COMITATO SISTEMA DELLE GARANZIE

SEDUTA DI MARTEDÌ 29 APRILE 1997

Seduta antimeridiana

Presidenza del Presidente Giuliano URBANI.


La seduta comincia alle 11,10.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, fa presente che intende procedere ad una ricognizione delle posizioni emerse nel corso del dibattito fino ad ora svoltosi, annunciando fin da ora che ha predisposto un'ulteriore ipotesi di articolato per quanto concerne la disciplina costituzionale della magistratura ed una prima ipotesi di articolato sulla Corte costituzionale, sul difensore civico e sulle autorità di garanzia.
Ricorda quindi che nel corso del dibattito, con riferimento all'articolo 100, il senatore Pellegrino si è pronunciato a favore del mantenimento della Corte dei conti quale organo di controllo; della soppressione delle funzioni consultive del Consiglio di Stato e del controllo di legittimità della Corte dei conti. In relazione ad una delle ipotesi di modifica da lui presentate, il senatore Pellegrino ha proposto - per meglio individuare la specificità del giudice amministrativo - di denominarlo «giudice amministrativo e contabile». Ha ritenuto inoltre che sia preferibile attribuire le funzioni giurisdizionali attualmente esercitate dalla Corte dei conti ad un unico giudice amministrativo, con sezioni competenti in materia di responsabilità patrimoniale e contabile; a suo avviso l'azione di responsabilità contabile deve essere attribuita ad un titolare pubblico ed in particolare al pubblico ministero ordinario (senza nessuna apposita previsione costituzionale).
Il senatore Russo, con riferimento all'articolo 100, ha proposto di sostituirlo con il seguente testo: «Il Consiglio di Stato svolge, mediante distinte sezioni, funzioni giurisdizionali e di consulenza giuridico-amministrativa del Governo. La legge assicura la separazione tra la sezione giurisdizionale e quella consultiva.
La Corte dei Conti esercita, nei modi stabiliti dalla legge, il controllo sulla efficienza e sulla economicità della azione amministrativa e sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del controllo eseguito.
La legge assicura l'indipendenza dei due istituti e dei loro componenti di fronte al Governo».
Ha proposto che il potere di azione in materia di responsabilità contabile sia mantenuto alla Corte dei conti.
Il deputato Parenti si è pronunciata a favore della soppressione delle funzioni consultive del Consiglio di Stato e dell'attribuzione al giudice ordinario della giurisdizione in materia di contabilità pubblica.
Il senatore Zecchino, sull'articolo 100, si è dichiarato favorevole all'ipotesi di prevedere, al primo comma, che la legge istituisca organi di consulenza giuridico-amministrativa del Governo e, al secondo comma, che la Corte dei conti sia organo di controllo dell'efficienza e dell'economicità dell'azione amministrativa e che partecipi, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria, riferendo direttamente alle Camere sul risultato del controllo eseguito, nonché sulla gestione finanziaria del bilancio dello Stato. Per quanto riguarda la giurisdizione in materia di contabilità pubblica, ha espresso l'opinione secondo cui in una prospettiva di soppressione delle funzioni giurisdizionali della Corte dei conti tale materia dovrebbe essere attribuita alla magistratura amministrativa, presso la quale verrebbe istituito un apposito ufficio del pubblico ministero.
Il deputato Bressa ha manifestato un dissenso rispetto alle ipotesi di modifica da lui proposte sull'articolo 100, ritenendo che il Consiglio di Stato debba essere disciplinato nel titolo IV della Costituzione, all'articolo 103; egli si è dichiarato favorevole alla prima ipotesi di modifica sulla Corte dei conti da lui formulata, con l'aggiunta di una previsione che rinvii alla legge il compito di assicurare l'indipendenza di tali organi e dei loro componenti di fronte al Governo.
Il deputato Folena, sull'ipotesi di testo da lui predisposta, con riferimento all'articolo 100, si è pronunciato a favore della soppressione del riferimento al Consiglio di Stato che a suo avviso potrebbe essere disciplinato dall'articolo 103, pur dichiarandosi convinto dell'opportunità che lo stesso Consiglio di Stato sia articolato in due sezioni, una giurisdizionale ed una consultiva.
Il senatore Pera si è dichiarato favorevole alla seconda ipotesi di testo da lui presentata.
Il senatore Lisi ha proposto di prevedere all'articolo 100 che il Consiglio di Stato è un organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela nell'amministrazione e che la legge determina i casi in cui il Consiglio di Stato esprime pareri sui disegni di legge e sugli atti normativi di competenza del Governo e delle singole Amministrazioni. Quanto alla Corte dei Conti, e sempre all'articolo 100, ha proposto di prevedere che essa esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti di governo, e anche quello successivo sul bilancio dello Stato; che partecipa, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli Enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria e riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito. Nell'articolo 100, a suo avviso, dovrebbe infine essere inserita una norma in base alla quale la legge assicura l'indipendenza dei due istituti e dei loro componenti di fronte al Governo».
Il senatore Senese ha dichiarato di condividere la proposta formulata con riferimento all'articolo 100 della Costituzione dal senatore Russo.
Il senatore Marchetti ha dichiarato di aderire alla formulazione del secondo comma prevista dall'ipotesi di modifica n.2 da lui presentata.
Il senatore Maceratini ha dichiarato di non ritenere opportuno apportare modifiche sostanziali alle disposizioni sul Consiglio di Stato e sulla Corte dei conti; ha manifestato nondimeno la sua disponibilità ad accogliere le proposte del senatore Pellegrino relative all'unificazione della magistratura amministrativa e contabile. Ha dichiarato inoltre di condividere la proposta del senatore Lisi d'inserire rappresentanti dei Consigli regionali nei TAR. Si è pronunciato altresì a favore dell'ipotesi di separare le funzioni amministrative da quelle giurisdizionali sia per quanto riguarda il Consiglio di Stato che la Corte dei conti; ha ritenuto infine che debba essere esclusa la facoltà del Governo di nominare componenti di tali organi con funzioni giurisdizionali.
Con riferimento all'articolo 101 della Costituzione, il senatore Russo si è pronunciato a favore del mantenimento dell'attuale testo del primo comma; si è dichiarato inoltre favorevole alla seguente soluzione, tra quelle proposte da lui proposte: «I magistrati sono soggetti soltanto alla legge, che stabilisce le misure idonee ad assicurare il coordinamento interno degli uffici del pubblico ministero». Ha suggerito poi una formulazione che preveda un punto dopo le parole «soltanto alla legge», posto che il termine «legge» viene usato con riferimento alla legge in generale, equivalendo ad affermare l'indipendenza della magistratura. Ha proposto altresì che il secondo comma preveda che «le norme sull'ordinamento giudiziario stabiliscono le misure idonee ad assicurare il coordinamento interno degli uffici del pubblico ministero», rilevando, in alternativa, che potrebbe prevedersi che «i giudici ed i magistrati del pubblico ministero sono soggetti soltanto alla legge».
Il senatore Pellegrino, sempre con riferimento all'articolo 101, per quanto riguarda il secondo comma, si è dichiarato favorevole all'ipotesi, tra quelle da lui proposte, che prevede che i giudici e i magistrati titolari degli uffici del Pubblico Ministero siano soggetti soltanto alla legge.
Il deputato Parenti si è dichiarata contraria alla sua proposta di prevedere che i magistrati siano soggetti alla legge; tale previsione a suo avviso, infatti, dovrebbe essere riferita ai soli giudici, come già previsto dal testo costituzionale.
Il senatore Zecchino, con riferimento al primo comma dell'articolo 101, ha proposto il seguente testo: «I magistrati, indipendenti da ogni potere, sono soggetti soltanto alla legge. Le norme sull'ordinamento giudiziario stabiliscono le misure idonee per assicurare l'unitarietà dell'ufficio del pubblico ministero». Sul principio della parità delle parti nel processo, ha dichiarato di ritenere preferibile l'impiego del termine «giudizio», in luogo di «processo».
Il deputato Bressa si è dichiarato favorevole all'ipotesi di modifica da lui predisposto dell'articolo 101, ma con la formula «I giudici e gli organi del pubblico ministero sono soggetti soltanto alla legge». Ha ritenuto opportuno, inoltre, l'inserimento di un comma che preveda che la legge assicuri l'unitarietà d'indirizzo degli uffici del pubblico ministero. Si è dichiarato inoltre favorevole all'ipotesi di modifica dell'ultimo comma che stabilisce che la legge assicuri in ogni fase del procedimento la parità delle parti, l'oralità, il contraddittorio e la ragionevole durata.
Il deputato Folena si è dichiarato favorevole all'attuale testo costituzionale del primo comma e ha dichiarato di ritenere un buon punto di equilibrio quanto previsto dalla prima ipotesi di testo del secondo comma dell'articolo 101 della Costituzione, da lui formulata. Riguardo all'ultimo comma, si è dichiarato favorevole alla proposta formulata dal senatore Russo all'articolo 111, ultimo comma.
Il senatore Pera si è dichiarato favorevole al testo costituzionale vigente del primo comma dell'articolo 101; con riferimento al secondo comma, si è dichiarato favorevole a prevedere la soggezione della magistratura giudicante e requirente soltanto alla legge. Ha proposto inoltre il seguente testo dell'ultimo comma: «La legge assicura il giusto processo garantendo durante le indagini preliminari ed in ogni fase del procedimento giudiziario la parità delle parti, l'oralità, il contraddittorio e la ragionevole durata» e ha sottolineato che tali principi vanno salvaguardati assolutamente, sin dall'inizio del procedimento, e quindi anche nella fase delle indagini preliminari. Ha proposto quindi il seguente testo dell'articolo 101: «La giustizia è amministrata in nome del popolo.
La magistratura si distingue in magistratura giudicante e magistratura requirente.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge. La magistratura inquirente è soggetta alla legge e alle norme dell'ordinamento giudiziario che assicurano il coordinamento e l'unità di azioni degli uffici del pubblico ministero.
La legge assicura il giusto processo garantendo durante le indagini preliminari ed in ogni fase del procedimento giudiziario la parità delle parti, l'oralità, il contraddittorio e la ragionevole durata».
Il senatore Lisi ha proposto di prevedere che la giustizia è amministrata in nome del Popolo; che i giudici sono soggetti soltanto alla legge; che i magistrati titolari degli uffici del pubblico ministero sono soggetti soltanto alla legge e che essi coordinano l'attività degli altri magistrati assegnati al medesimo ufficio; che nessuno può essere sottoposto al giudizio penale se non nei modi e nelle forme del giusto processo; che a tal fine devono essere assicurati la imparzialità del Giudice, la parità dei diritti delle parti, la formazione della prova nel contraddittorio, la oralità e la pubblicità del dibattimento; che lo Stato assicura una ragionevole durata dei processi».
Il deputato Soda si è dichiarato favorevole alla formulazione proposta dal senatore Russo con riferimento all'articolo 111, con alcuni adattamenti.
Il senatore Senese, in relazione al secondo comma dell'articolo 101, ha proposto il seguente testo «I magistrati sono soggetti soltanto alla legge. Le norme dell'ordinamento giuridico stabiliscono le misure idonee ad assicurare il coordinamento interno e l'unitarietà dei singoli uffici del pubblico ministero, ovvero, qualora preminenti esigenze nazionali lo esigano, anche dei vari uffici del pubblico ministero per determinate materie». Si è comunque dichiarato disponibile ad accedere alla prima ipotesi di testo del secondo comma, da lui formulata, con limitate modifiche.
Il senatore Marchetti si è dichiarato contrario a modifiche dell'attuale primo comma dell'articolo 101, pronunciandosi per una modifica del secondo comma del seguente tenore: «I giudici e i magistrati del pubblico ministero sono soggetti soltanto alla legge», ovvero «I magistrati che svolgono funzione giudicante e i magistrati che svolgono funzione requirente sono soggetti soltanto alla legge». Ha suggerito altresì l'inserimento della seguente formulazione: «la magistratura ordinaria e la magistratura amministrativa costituiscono, ciascuna, un ordine autonomo e indipendente da ogni potere». In relazione alla costituzionalizzazione dei principi del processo, ha espresso in linea generale il proprio consenso, ritenendo tuttavia che il principio della «parità delle parti» debba essere affermato in termini di «finalità».
Con riferimento all'articolo 102, il senatore Pellegrino ha proposto di modificare il secondo comma nel modo seguente: «Non possono essere istituiti giudici straordinari o speciali. Per materie determinate, con esclusione della materia penale, la legge può istituire, assicurandone la indipendenza. organi per la risoluzione imparziale delle controversie, garantendo la impugnabilità delle loro decisioni innanzi al giudice ordinario (o al giudice amministrativo)».
Il senatore Russo ha proposto la seguente ipotesi di modifica dell'articolo 102: «La funzione giurisdizionale è unitaria ed è esercitata da magistrati ordinari e amministrativi istituiti e regolati dalle norme dei rispettivi ordinamenti giudiziari.
Salva la competenza esclusiva della magistratura ordinaria per la tutela dei diritti civili e politici, la legge determina le materie in cui, per la tutela giurisdizionale di situazioni soggettive nei confronti della Pubblica Amministrazione, la competenza è attribuita alla magistratura amministrativa.
La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della Pubblica Amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.
Non possono essere istituiti giudici speciali, salvo che per determinate materie, esclusa in ogni caso la materia penale, e per il solo giudizio di primo grado, con espressa previsione della facoltà di impugnazione davanti a giudici ordinari.
Presso gli organi giudiziari possono essere istituite sezioni specializzate per determinate materie anche con la partecipazione di giudici amministrativi o di cittadini idonei estranei alla magistratura.
Non possono essere istituiti giudici straordinari.
La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo alla amministrazione della giustizia».
Il senatore Zecchino, in ordine alla proposta da lui formulata, concernente l'istituzione, presso gli organi giudiziari, di sezioni specializzate per materia, ha dichiarato di ritenere che tale previsione debba essere configurata come possibilità, anzichè come obbligo, senza specificarne il riferimento a singole materie.
Il deputato Bressa ha dichiarato di condividere la seconda ipotesi di modifica da lui predisposta dell'articolo 102, proponendo di aggiungere che «la Corte di Cassazione e il Consiglio di Stato sono organi di giurisdizione superiore».
Il deputato Folena non ha avuto osservazioni da muovere all'ipotesi di testo dell'articolo 102 da lui predisposta.
Il senatore Lisi ha proposto di prevedere all'articolo 102 che la funzione giurisdizionale è esercita da magistrati ordinari, istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario; che non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali e che possono istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura. Ha proposto inoltre di prevedere che la legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo alla amministrazione della giustizia e prevede le ipotesi in cui, nel caso di reati contro la pubblica amministrazione, il Collegio penale è integrato da un magistrato amministrativo.
Il senatore Pera ha proposto il seguente testo dell'articolo 102:
«La funzione giurisdizionale è esercitata da giudici istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario.
La funzione requirente è esercitata dall'ufficio del pubblico ministero istituito e regolato dalle norme dell'ordinamento giudiziario».
Il deputato Soda ha proposto di prevedere all'articolo 102:
«La funzione giurisdizionale è esercitata dai giudici ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario», rilevando che tale norma dovrebbe essere coordinata con quella dell'articolo 104 di cui auspica una riformulazione.
Il senatore Senese ha dichiarato di aderire alle proposte presentate dal senatore Russo all'articolo 102, pur ritenendo opportuno sopprimere l'aggettivo «limitate» riferito alle materie per le quali possono essere istituiti giudici speciali. Egli ha osservato altresì che le cd. autorità amministrative indipendenti potrebbero essere configurate come giudici speciali di primo grado, le cui decisioni siano ricorribili solo per Cassazione. Si è dichiarato altresì favorevole al mantenimento della giurisdizione tributaria nel suo assetto attuale: conseguentemente ha proposto di premettere al quarto comma dell'articolo 102, nel testo proposto dal senatore Russo, le parole «Ad eccezione della giurisdizione tributaria».
Il senatore Marchetti ha ritenuto che debba essere affermato il principio della partecipazione dei cittadini estranei alla magistratura alla funzione giurisdizionale, devolvendo alla legge ordinaria l'individuazione delle modalità di partecipazione, anche con il coinvolgimento delle istituzioni elettive.
Passando all'articolo 103 il senatore Pellegrino ha proposto il seguente testo:
«Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa e contabile hanno funzione di tutela giurisdizionale nei confronti della Pubblica amministrazione. La legge ne determina la competenza nelle materia in cui sia parte una Pubblica autorità o che riguardino pubblici servizi.
Il giudice amministrativo, su iniziativa del Pubblico ministero, giudica della responsabilità patrimoniale dei pubblici funzionari in materia di contabilità pubblica o negli altri casi previsti dalla legge.
Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado secondo l'ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione».
Il senatore Russo ha proposto il seguente testo:
«La giurisdizione amministrativa è esercitata dai magistrati dei tribunali amministrativi regionali e della sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato.
I tribunali militari possono essere istituiti soltanto in tempo di guerra ed hanno la giurisdizione stabilita dalla legge».
Il deputato Folena si è dichiarato favorevole alla prima ipotesi da lui formulata, proponendo la sostituzione del primo comma con il seguente: «La giurisdizione amministrativa è esercitata dai magistrati dei Tribunali amministrativi regionali e dai magistrati del Consiglio di Stato (o Corte di giustizia amministrativa), sulla base di materie omogenee tassativamente indicate dalla legge di attuazione. Il Consiglio di Stato (o Corte di giustizia amministrativa) è organo tutela della giurisdizione amministrativa e di consulenza giuridico-amministrativa. Si compone di una sezione giurisdizionale e di una sezione consultiva, composte da magistrati che non possono appartenere alle due sezioni».
Il senatore Zecchino si è dichiarato favorevole, in linea di massima, allo schema proposto dal senatore Pellegrino.
Il deputato Bressa si è dichiarato favorevole alla prima ipotesi di testo da lui formulata, precisando che a suo avviso si dovrebbe far riferimento al Consiglio di Stato ed agli altri organi di giustizia amministrativa, per consentire al legislatore ordinario di costituire giudici di appello. Ha dichiarato di ritenere inoltre che si dovrebbe prevedere che tali organi hanno giurisdizione nei confronti dei pubblici poteri e non della Pubblica amministrazione. Ha proposto inoltre di aggiungere il seguente comma : «La legge demanda al Consiglio di Stato il compito di esprimere avvisi preventivi su atti normativi e generali. A tal fine, è assicurata la separazione tra finzioni di garanzia preventiva e funzioni giurisdizionali». Si è dichiarato inoltre favorevole alla proposta riguardante i tribunali militari.
Il senatore Lisi ha proposto di prevedere che la giurisdizione amministrativa è esercitata dal Consiglio di Stato e dai Tribunali amministrativi di I e II istanza; che le regioni istituiscono con legge uno o più Tribunali amministrativi di Regioni; che con leggi regionali di identico contenuto, due o più Regioni, possono istituire Tribunali amministrativi di II istanza, con competenza territoriale estesa a più regioni e possono altresì attribuire ai Tribunali amministrativi di seconda istanza l'esercizio di funzioni consultive nell'interesse della legge; che il Consiglio di Stato, nelle controversie devolute agli organi di giustizia amministrativa, esercita le funzioni di Giudice di ultima istanza, di regola per assicurare l'uniforme applicazione delle leggi, ovvero le funzioni di Giudice di unico grado per le controversie aventi ad oggetto gli atti delle autorità alla cui nomina concorra un organo del Parlamento, nonché nelle altre ipotesi previste dalla legge; che la legge regionale disciplina l'organizzazione dei Tribunali amministrativi delle Regioni per ogni aspetto non riservato alle leggi dello Stato; che la Corte dei Conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge; che i tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge; che in tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate».
Il senatore Senese ha aderito alla proposta presentata dal senatore Russo; per quanto attiene ai tribunali militari, ha proposto che essi siano istituiti «per» e non «in» tempo di guerra, dal momento che l'istituzione di detti tribunali deve precedere e non seguire la dichiarazione dello stato di guerra. A suo avviso la competenza dei tribunali militari potrebbe essere estesa anche ai fatti avvenuti in caso d'impiego delle Forze Armate all'estero in adempimento di obblighi internazionali assunti in conformità della Carta delle Nazioni Unite.
Il senatore Marchetti ha ritenuto che la legge dovrebbe determinare le competenze della magistratura amministrativa sulla base di materie tassativamente indicate e che al giudice amministrativo dovrebbe essere affidata «una tutela piena ed efficace nei confronti di tutti gli atti ed anche delle omissioni della Pubblica amministrazione, che comprende il risarcimento della lesione arrecata»; ha suggerito inoltre di estendere alle altre regioni l'esperienza del Trentino-Alto Adige e della Sicilia, in cui gli organi di giustizia amministrativa comprendono anche membri laici. Si è dichiarato favorevole alla proposta di soppressione delle funzioni giurisdizionali della Corte dei conti e dei tribunali militari in tempo di pace.
Con riferimento all'articolo 104, il senatore Pellegrino ha proposto un'articolazione del Consiglio superiore della magistratura in tre sezioni: una per i magistrati ordinari, una per i magistrati amministrativi ed una per i magistrati del pubblico ministero. Ha dichiarato di condividere la proposta del deputato Folena concernente un'elezione separata dei rappresentanti dei giudici e dei pubblici ministeri in modo da rappresentare proporzionalmente tali due categorie, rilevando che si potrebbe opportunamente prevedere una rappresentanza dei magistrati onorari in seno al CSM (per una quota pari ad un decimo dei componenti) nonché la creazione di un'Alta Commissione per la giustizia, cui affidare tutti i procedimenti disciplinari nei confronti di tutti i magistrati ed i giudizi sui reclami proposti avverso i provvedimenti di entrambi i Consigli; tale commissione sarebbe costituita da nove membri, tre dei quali (due togati ed un laico) eletti dal Consiglio superiore della magistratura amministrativa e sei dal Consiglio superiore della magistratura ordinaria. La presidenza dovrebbe essere riservata ad uno dei componenti laici. I provvedimenti in materia disciplinare sarebbero ricorribili per cassazione, mentre quelli sui reclami avrebbero carattere di definitività. Circa la separazione delle carriere (o delle funzioni) si è dichiarato favorevole all'ipotesi di mediazione formulata dal senatore Maceratini, imperniata su una rigida ed effettiva separazione delle funzioni. Nel caso in cui prevalesse l'ipotesi dei due Consigli superiori, ha auspicato che quello della magistratura ordinaria sia articolato in due sezioni (per la magistratura ordinaria e per quella inquirente).
Il senatore Russo ha proposto il seguente testo dell'articolo 104:
«La magistratura ordinaria e la magistratura amministrativa costituiscono, ciascuna, un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
Il Consiglio superiore della magistratura ordinaria è presieduto dal Presidente della Repubblica. ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore della Corte di cassazione. Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.
Il Consiglio superiore della magistratura amministrativa è presieduto dal Presidente della Repubblica. Ne fa parte di diritto il presidente della sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato. Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati amministrativi tra gli appartenenti alle varie categorie e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.
Ciascun Consiglio elegge un vice-presidente fra i componenti designati dal Parlamento.
I membri elettivi di ciascun Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale»..
Si è dichiarato inoltre contrario alla proposta da lui presentata relativa al potere del Presidente della Repubblica di fissare l'ordine del giorno del Consiglio superiore della Magistratura.
Il deputato Parenti si è dichiarata favorevole alla previsione di tre organi di autogoverno dei giudici: uno per la magistratura ordinaria, uno per quella amministrativa ed uno per i magistrati del pubblico ministero. Si è dichiarata inoltre favorevole alla proposta da lui presentata relativa al potere del Presidente della Repubblica di fissare l'ordine del giorno del Consiglio superiore della Magistratura.
Il senatore Zecchino si è dichiarato favorevole alla soppressione del primo comma dell'articolo, aggiungendo, peraltro, che tale previsione deve essere messa in relazione con le modifiche da lui proposte all'articolo 101 alla luce della preferenza per i riferimenti testuali ai magistrati e non alla magistratura. Si è dichiarato inoltre favorevole alla costituzione di due Consigli superiori, rispettivamente per la magistratura ordinaria e per quella amministrativa e, per quanto riguarda la formulazione dell'ordine del giorno del CSM, ha ritenuto che non si possa escludere un potere del Consiglio stesso materia, eventualmente disciplinato da legge ordinaria. Con riferimento alla composizione del CSM, ed in particolare alla componente laica, ha dichiarato la sua disponibilità ad esaminare soluzioni diverse dall'investitura parlamentare (occasione secondo alcuni di «politicizzazione dell'organo»), come per esempio l'elezione da parte degli stessi titolari del diritto di elettorato passivo (professori universitari in materie giuridiche e avvocati con 15 anni di esercizio).
Il deputato Bressa ha ritenuto opportuno mantenere la vigente formulazione del terzo comma e ha rilevato l'opportunità di esaminare i successivi commi dopo aver deciso se prevedere in Costituzione la sezione disciplinare del CSM, la quale, dovrebbe avere - a suo parere - una composizione paritaria di laici e togati. Si è dichiarato, inoltre, favorevole ad una composizione paritaria del CSM, salvo il caso di costituzionalizzazione della sezione disciplinare, ipotesi in cui si potrebbe optare per una ripartizione che preveda 3/5 di componenti togati e 2/5 di laici.
Il deputato Folena si è dichiarato favorevole alla prima ipotesi di testo da lui proposta, rilevando l'inopportunità di costituzionalizzare il riferimento alla formazione dell'ordine del giorno del CSM. Ha dichiarato inoltre di non condividere l'ipotesi di considerare il Ministro di grazia e giustizia membro di diritto del Consiglio medesimo: questi, tuttavia, dovrebbe essere titolare del diritto d'intervento e di formulazione di proposte. Ha affermato di essere contrario a distinguere, all'interno del CSM, una sezione per i magistrati giudicanti ed una per i magistrati requirenti, ritenendo che una soluzione praticabile potrebbe consistere nell'indicare una composizione percentuale dei componenti togati del CSM correlata alla consistenza numerica della magistratura giudicante e di quella requirente. Si è dichiarato favorevole alla designazione parlamentare dei componenti laici del CSM sulla base di «rose» indicate da professori universitari ed avvocati, demandando alla legge ordinaria l'individuazione delle proporzioni tra queste due categorie, nonché all'ipotesi di composizione del CSM con la presenza di 3/5 di componenti togati e di 2/5 di componenti laici. Ha ritenuto inoltre opportuno prevedere la costituzione di una sezione disciplinare, composta di quattro membri togati e di quattro membri laici.
Il senatore Lisi ha proposto di prevedere che la magistratura costituisce un ordine autonomo ed indipendente da ogni potere; che il Consiglio superiore della Magistratura Ordinaria è presieduto dal Presidente della Repubblica, che ne forma l'ordine del giorno, ed è composto da tre sezioni, la prima per i Giudici della Corte di Cassazione o equiparati, la seconda per i giudici di merito, la terza per i magistrati del pubblico ministero; che ciascuna delle tre sezioni è composta da dieci membri; che la legge della Repubblica determina i casi in cui le sezioni riunite ovvero le singole sezioni decidono sulle materie di interesse comune; che della prima e della seconda sezione fa parte di diritto il primo Presidente della Corte di cassazione, della terza il procuratore Generale presso la Corte di Cassazione; che gli altri componenti sono eletti, per ciascuna delle tre sezioni, per la metà dai giudici e dai magistrati del pubblico ministero e per l'altra metà dal parlamento in seduta comune a maggioranza di dei due terzi, tra professori ordinari di università in materie giuridiche e tra avvocati con 15 anni di esercizio della professione; che ciascuna sezione del Consiglio Superiore della Magistratura elegge un Vice Presidente tra i componenti designati dal Parlamento; che i magistrati che compongono la prima sezione sono eletti dai giudici in servizio presso la Corte di Cassazione; che i magistrati che compongono la seconda sezione sono eletti dagli altri giudici ordinari; che i magistrati che compongono la terza sezione sono eletti dai Magistrati con funzioni di pubblico ministero; che i membri elettivi del Consiglio durano in carico quattro (sei) anni e non sono immediatamente rieleggibili e che non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, nè far parte del Parlamento o di un Consiglio Regionale; che presso ogni sezione è istituita una sezione disciplinare composta da quattro membri, dei quali due eletti tra Consiglieri Magistrati e due tra i Consiglieri designati dal Parlamento e che ciascuna delle sezioni disciplinari elegge un Presidente tra i componenti designati dal Parlamento.
Il senatore Pera ha proposto il seguente testo dell'articolo 104:
«La magistratura giudicante e la magistratura requirente costituiscono un ordine autonomo e indipendente dai poteri dello Stato.
Il Consiglio superiore della Magistratura si compone di una sezione giudicante e di una sezione requirente. La legge stabilisce le funzioni e le competenze delle sezioni riunite.
Il Presidente della Repubblica presiede il Consiglio superiore della magistratura e le sue sezioni e ne forma l'ordine del giorno.
Il Ministro della giustizia è membro di diritto del Consiglio superiore della Magistratura e delle sue sezioni. Partecipa senza diritto di voto e può presentare proposte e richieste.
Gli altri membri di diritto del Consiglio superiore della magistratura sono il primo Presidente della Corte di Cassazione, che fa parte della sezione giudicante, e il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, che fa parte della sezione requirente.
I rimanenti venti membri della sezione giudicante sono eletti per metà dai magistrati giudicanti al proprio interno e per metà dal Parlamento. I rimanenti dieci membri della sezione requirente sono eletti per metà dai magistrati requirenti al proprio interno e per metà dal Parlamento. I membri eletti dal Parlamento sono scelti tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati dopo quindici anni di esercizio.
Le sezioni riunite e ciascuna sezione eleggono un vice presidente tra i componenti designati dal Parlamento.
Ciascun membro elettivo del Consiglio Superiore della Magistratura dura in carica sei anni e non è rieleggibile, nè può ricoprire altri incarichi durante il mandato».
Il deputato Soda ha proposto, con riferimento al primo comma dell'articolo 104, il seguente testo: «L'ordine giudiziario, costituito dai giudici e dai magistrati del Pubblico Ministero, è indipendente e autonomo da ogni altro potere dello Stato». Ha proposto inoltre che il Consiglio Superiore elegga, fra i suoi componenti, la Corte di giustizia dei magistrati, quale giudice dell'azione disciplinare e organo di tutela giurisdizionale avverso i provvedimenti adottati dal CSM. La Corte di giustizia dovrebbe essere composta paritariamente da membri eletti dai magistrati e dal Parlamento e avverso le sue decisioni dovrebbe essere ammesso ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione. Per quanto attiene all'azione disciplinare, ha ritenuto che essa debba essere esercitata dal Ministro di grazia e giustizia, dal Procuratore generale e dal Difensore Civico Nazionale (quale autorità indipendente di garanzia).
Il senatore Senese, in relazione alla composizione del CSM, ha aderito alla proposta del senatore Russo, dichiarandosi non contrario ad un aumento dei componenti laici nella sola sezione disciplinare. Per tale sezione ha proposto la seguente disposizione: «Il Consiglio elegge nel proprio seno la sezione disciplinare, i cui componenti durano in carica quattro anni e non possono partecipare ad alcun'altra attività del Consiglio stesso». Precisa che la non contrarietà all'aumento di componenti laici nella sezione disciplinare è condizionata all'elezione di tali componenti da parte di una Camera di garanzia o da parte del Parlamento con voto limitato.
Il senatore Marchetti ha proposto una sezione disciplinare del CSM composta di cinque membri, dei quali tre togati e due laici, da rinnovarsi annualmente; i componenti della sezione non dovrebbero partecipare alle altre attività del Consiglio.
Il senatore Maceratini ha ritenuto più corretto, alla luce del nuovo codice di procedura penale, l'impiego della locuzione«magistrati inquirenti», in luogo di »magistrati requirenti». È favorevole al principio della separazione delle carriere, ritenendolo necessario per assicurare la terzietà del giudice; un eventuale compromesso potrebbe essere costituito dalla netta separazione delle funzioni. Ritiene che la sezione disciplinare debba essere composta in maggioranza da componenti togati e che le due componenti del CSM, inoltre, dovrebbero avere eguale consistenza numerica, mentre la componente laica non dovrebbe espressa dal Parlamento, ma dalle categorie professionali. Sostiene infine che il Ministro di grazia e giustizia debba essere titolare esclusivo dell'azione disciplinare e debba far parte del CSM.
Con riferimento al testo dell'articolo 104-bis, dal lui proposto, il deputato Bressa si è dichiarato favorevole.
Il senatore Lisi ha proposto di inserire, dopo l'articolo 104, un articolo volto a prevedere che il Consiglio Superiore della Magistratura amministrativa è presieduto dal Presidente del Consiglio di Stato ed è composto da due sezioni, la prima per i Giudici del Consiglio di Stato, la seconda per i Giudici di prima e seconda istanza che la legge della Repubblica determina i casi in cui le sezioni riunite ovvero le singole sezioni decidono sulle materie di interesse comune; che i componenti sono eletti, per ciascuna delle due sezioni per la metà dai Giudici e per la metà, quanto alla sezione per il Consiglio di Stato dal Parlamento in seduta comune a maggioranza dei due terzi e quanto ai Tribunali amministrativi dalle Regioni con modalità stabilite di intesa tra le stesse che la scelta avviene tra professori ordinari di università in materie giuridiche e tra avvocati con 15 anni di esercizio della professione; che ciascuna sezione del Consiglio elegge un Vice Presidente tra i componenti designati rispettivamente dal Parlamento e dalle Regioni».
Il senatore Senese si è dichiarato contrario ad attribuire esclusivamente al Presidente della Repubblica il potere di formare l'ordine del giorno del CSM.
In ordine all'articolo 105, il senatore Russo si è dichiarato contrario alla proposta di modifica da lui formulata dell'articolo105 che prevede un comma aggiuntivo in base al quale si vieta ai Consigli superiori della magistratura (o, nell'ipotesi di unicità dell'organo, al CSM) di adottare atti o deliberazioni di indirizzo politico.
Il deputato Parenti, sulla sua proposta che vieta al CSM l'adozione di atti o deliberazioni di indirizzo politico, ha dichiarato che tale principio sarebbe meglio espresso con una norma che affermasse che il CSM è un organo di alta amministrazione che, come tale, non può adottare atti di indirizzo politico.
Il senatore Zecchino ha proposto dopo il primo comma, di inserire i seguenti: »Il Consiglio superiore della magistratura non può adottare deliberazioni di indirizzo politico o altri atti di indirizzo in ordine all'interpretazione delle leggi e all'organizzazione giudiziaria.Il Consiglio superiore della magistratura è organo di consulenza del governo sulle materie riguardanti l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia. A tal fine adotta un proprio regolamento interno.Avverso i provvedimenti assunti in questa materia è dato ricorso solo in Cassazione solo per violazione di legge»..
Il deputato Bressa si è dichiarato favorevole alle ipotesi da lui formulate in relazione all'articolo 105.
Il deputato Folena ha ritenuto opportuno conservare la sostanza del divieto di adottare atti d'indirizzo politico.
Il senatore Lisi ha proposto di prevedere che spettano ai Consigli Superiori della Magistratura Ordinaria e amministrativa, secondo le norme dei rispettivi ordinamenti giudiziari, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei Magistrati e che i Consigli Superiori della Magistratura ordinaria e amministrativa non possono adottare atti o deliberazioni di indirizzo politico».
Il senatore Pera ha proposto il seguente testo: «Spettano alle sezioni giudicante e requirente del Consiglio Superiore della Magistratura, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, i provvedimenti amministrativi relativi alle assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e le misure disciplinari nei riguardi rispettivamente dei magistrati giudicanti e requirenti.
Il Consiglio Superiore della Magistratura non può adottare atti o deliberazioni di indirizzo politico, di interpretazione della legge o relativi all'organizzazione degli uffici giudiziari».
Il deputato Soda si è dichiarato contrario ad un CSM titolare di competenze disciplinari.
Il senatore Senese ha proposto di consentire l'impugnazione, per motivi di legittimità, dei provvedimenti di un Consiglio superiore presso l'altro, ovvero l'impugnazione presso la Corte di Cassazione dei provvedimenti adottati dal Consiglio superiore della magistratura amministrativa e l'impugnazione dei provvedimenti adottati dal Consiglio superiore della magistratura ordinaria presso il Consiglio di Stato; ha proposto inoltre che alla fine dell'articolo venga inserita la seguente disposizione: «La legge può delegare ad organi periferici ausiliari del Consiglio alcune categorie di provvedimenti di cui al comma precedente, esclusi i provvedimenti disciplinari, salvo sempre il ricorso del Ministro o dell'interessato al Consiglio superiore della magistratura».
Il senatore Marchetti ha ritenuto necessaria la costituzione di un Consiglio superiore della magistratura amministrativa, con composizione analoga all'attuale CSM. Ha inoltre presentato la seguente riformulazione dell'articolo 105: «salvo quanto previsto dall'articolo 106, terzo comma, e dagli articoli 105 e 107, primo comma, al CSM spettano, secondo le norme sull'ordinamento giudiziario, le funzioni relative alle assunzioni, alle assegnazioni ed ai trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati»; si è dichiarato contrario - pur condividendone l'ispirazione - alla proposta da lui formulata di vietare l'adozione, da parte del CSM, di atti o deliberazioni di indirizzo politico.
In ordine all'articolo 106 il senatore Russo è contrario all'ipotesi di testo da lui proposta volta a delineare, nella sostanza, una separazione netta delle carriere.
Il deputato Parenti è favorevole alla sua proposta che prevede la necessità del concorso per il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti; tale concorso dovrebbe svolgersi nei termini fissati dall'ordinamento giudiziario.
Il deputato Bressa condivide le ipotesi relative alla nuova formulazione dell'articolo, preferendo, però limitarsi alla previsione che il passaggio di funzioni sia stabilito dalla legge che deve altresì determinare il tempo minimo di permanenza in ciascuna funzione. Ha proposto, poi, che i professori universitari possano essere chiamati all'ufficio di consigliere di cassazione e di consigliere di Stato su designazione dei rispettivi Consigli superiori.
Il senatore Zecchino è favorevole ad uno sbarramento territoriale e temporale molto rigoroso per quanto riguarda il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa; ha sottolineato il rischio che il termine «concorso», previsto sia per le nomine dei magistrati che per il passaggio di funzioni, possa assumere lo stesso significato e ha ritenuto che il passaggio di funzioni potrebbe avvenire solo a seguito di un giudizio motivato del CSM.
Il deputato Folena non condivide la seconda ipotesi di modifica dell'articolo106, da lui formulata, in particolare laddove prevede che le nomine dei giudici e dei magistrati del pubblico ministero debbano avvenire «esclusivamente» per concorso. Quanto al passaggio di funzioni, pur non essendo contrario all'ipotesi di concorso, ha ritenuto preferibile prevedere che tale passaggio sia consentito secondo le modalità consentite dalla legge. Si è dichiarato favorevole, in ogni caso, alla previsione che le funzioni requirenti e giudicanti non possano essere svolte nella stessa Regione.
Il senatore Lisi ha proposto di prevedere che le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso; che i magistrati si distinguono per funzioni giudicanti o requirenti e che la scelta della funzione, effettuata dopo il tirocinio, è definitiva; che la legge sull'ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli; che su designazione del Consiglio Superiore della Magistratura possono essere chiamati all'Ufficio di Consiglieri di Cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati che abbiano 15 anni di esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori; che la legge sull'ordinamento giudiziario può ammettere la nomina di avvocati e professori universitari in materie giuridiche negli altri della giurisdizione».
Il senatore Pera ha proposto il seguente testo: «Il reclutamento dei magistrati giudicanti e dei magistrati requirenti ha luogo mediante periodi di formazione, valutazione di specifiche idoneità e concorsi differenziati, secondo le modalità previste dalle norme sull'ordinamento giudiziario».
Il deputato Soda ha proposto di inserire, dopo il primo comma, il seguente: «La legge prevede i requisiti e le forme per l'assegnazione delle funzioni giudicanti e requirenti e per il loro tramutamento» oppure «La legge prevede le forme e i requisiti per il tramutamento dell'esercizio delle funzioni giudicanti e requirenti».
Il senatore Russo è favorevole ad una formulazione che privilegi la determinatezza e la temporaneità delle funzioni, anche se esercitate nell'ambito di un Collegio. Ha proposto inoltre all'articolo 106, quarto comma, di sostituire le parole: «per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli» con le parole «per funzioni e per un tempo determinati».
Il senatore Senese ha proposto di aggiungere al primo comma dell'articolo106 (testo vigente), dopo le parole «per concorso», le seguenti: «per esami».
Il senatore Marchetti è favorevole a norme che individuino criteri precisi per il passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa; ritiene eccessivo il periodo di dieci anni, trascorso il quale si può passare dalle funzioni giudicanti alle funzioni requirenti e viceversa e suggerisce un periodo di tempo di tre-quattro anni, dopo i quali la nuova funzione potrebbe essere esercitata in un altro distretto. Ha giudicato interessante la proposta del senatore Senese volta a limitare il periodo di esercizio delle medesime funzioni.
Il senatore Maceratini ha rilevato che il passaggio tra funzione giudicante e requirente dovrebbe essere non agevole e comunque, si deve almeno cambiare regione o distretto.
Con riferimento all'articolo 107 il senatore Russo è favorevole ad inserire, dopo il terzo comma, il seguente comma: «La legge assicura la temporaneità delle funzioni e regola il passaggio tra di esse».. Si è dichiarato contrario alla sua proposta relativa alla possibilità del CSM di assegnare i giudici e i magistrati del Pubblico ministero ad altre sedi, con decisione adottata in contraddittorio con l'interessato, in quanto in contrasto con il principio dell'inamovibilità.
Il deputato Parenti è favorevole ad attribuire al Ministro di grazia e giustizia la facoltà di promuovere l'azione disciplinare anche con riferimento all'esercizio dell'azione penale da parte del pubblico ministero.
Il deputato Bressa è favorevole a prevedere l'inamovibilità dei giudici ordinari e amministrativi e dei magistrati del pubblico ministero; si dichiara, inoltre, favorevole a che il CSM possa assegnare i giudici e i magistrati del pubblico ministero ad altre sedi, non - come da lui previsto - con decisione adottata in contraddittorio con l'interessato, bensì a maggioranza qualificata e sentito l'interessato.
Il senatore Zecchino è favorevole, per ciò che riguarda il primo comma, all'ipotesi che prevede l'inamovibilità dei giudici ordinari e amministrativi e dei magistrati del pubblico ministero. Si dichiara, inoltre, favorevole a che il CSM (secondo comma), possa assegnare i giudici e i magistrati del pubblico ministero ad altre sedi, sentito l'interessato.
Propone di inserire il quinto comma del testo da lui proposto nel testo dell'articolo 111, che condivide, proposto dal senatore Russo.
Rispetto al problema della partecipazione dei giudici alle competizioni elettorali (soprattutto, per i magistrati del pubblico ministero) è dell'avviso che occorre prevedere un ampio lasso di tempo tra le dimissioni e la candidatura.
Il deputato Folena condivide, con osservazioni, la prima ipotesi di testo dell'articolo 107 da lui formulata. Per quanto riguarda le norme sulle incompatibilità, ritiene opportuno prevedere un testo che non faccia riferimento alla partecipazione ai collegi arbitrali. In relazione alla partecipazione dei giudici alle competizioni elettorali ritiene opportuno temperare e condizionare tale partecipazione, piuttosto che escluderla, dal momento che una tale esclusione potrebbe entrare in contrasto con l'articolo 51, o con l'articolo 3 della Costituzione.
Il senatore Lisi ritiene opportuno prevedere che i giudici e i magistrati del pubblico ministero sono inamovibili; che essi non possano essere dispensati o sospesi dal servizio nè destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall'ordinamento giudiziario o con il loro consenso; che, inoltre, per assicurare la funzionalità della giustizia il Consiglio superiore della magistratura possa tuttavia assegnare i giudici e i magistrati del pubblico ministero ad altre sedi, con decisione adottata in contraddittorio con l'interessato. Ritiene inoltre necessario prevedere esplicitamente che, nell'esercizio delle rispettive funzioni, i giudici e i magistrati del pubblico ministero si attengano ai valori di correttezza e riservatezza e che essi non possano svolgere compiti o rivestire incarichi diversi da quelli degli uffici giudiziari per cui sono nominati. L'ufficio di giudice e di magistrato del pubblico ministero dovrebbe essere inoltre incompatibile con qualunque altro ufficio, incarico o professione, fatte salve le altre cause di incompatibilità e di ineleggibilità previste dalla legge e i magistrati non dovrebbero far parte di collegi arbitrali nè essere distaccati presso Ministeri o altre pubbliche amministrazioni. Essi potrebbero invece partecipare alle competizioni elettorali solo se si dimettono prima della presentazione delle liste elettorali, candidandosi comunque fuori dal distretto in cui abbiano svolto le loro funzioni prima delle dimissioni.
Il senatore Russo ha proposto la seguente formulazione dell'ultimo comma dell'articolo 107: «Le incompatibilità e la responsabilità disciplinare dei magistrati sono regolate con legge. Non possono essere attribuite ai magistrati, sia ordinari che amministrativi, funzioni amministrative che non siano connesse con l'esercizio della giurisdizione».
Il senatore Senese si è dichiarato contrario ad ogni ipotesi di separazione delle carriere dei magistrati. Con riferimento al primo comma dell'articolo 107, giudica opportuno modificare il testo vigente nel senso di prevedere che la inamovibilità del magistrato possa essere superata solo per i motivi stabiliti dall'ordinamento giudiziario e sentito l'interessato o con il suo consenso. Suggerisce la seguente formulazione per il quarto comma dell'articolo 107 (testo vigente): «L'assegnazione dei magistrati a funzioni requirenti è consentita solo dopo un periodo di esercizio delle funzioni giudicanti in organi collegiali. Gli ulteriori passaggi dall'una all'altra funzione sono consentiti solo a seguito di una valutazione di effettiva idoneità dopo un periodo stabilito dalla legge e con destinazione ad altra sede. La legge stabilisce la temporaneità degli uffici direttivi e delle funzioni requirenti e può stabilire la temporaneità anche di altre funzioni».
Il senatore Marchetti è favorevole all'incompatibilità dell'ufficio di magistrato ordinario o amministrativo con qualunque altro ufficio, incarico e professione, con la partecipazione a collegi arbitrali e con la posizione di distacco presso Ministeri o altre pubbliche amministrazioni. È inoltre contrario alla previsione delle dimissioni dalla magistratura nel caso di partecipazione alle competizioni elettorali, in quanto tale previsione contrasta con l'articolo 51 (se non con lo stesso articolo 3).
Il senatore Maceratini, infine, per quanto attiene al principio dell'inamovibilità, ritiene che esso debba essere esteso anche al pubblico ministero. Per quanto attiene alla partecipazione dei magistrati alle elezioni, concorda sull'obbligo di previe dimissioni, sostenendo tuttavia la necessità di pervenire ad una soluzione che, senza violare il disposto dell'articolo 51 della Costituzione, garantisca la terzietà del magistrato.
Con riferimento all'articolo 108 il senatore Pellegrino ha proposto la seguente formulazione del primo comma: «L'ordinamento dei giudici e del pubblico ministero è stabilito dalla legge».
Il deputato Bressa è favorevole alla prima ipotesi di modifica da lui proposta.
Il senatore Zecchino è anch'egli favorevole alla ipotesi di testo da lui proposta.
Il senatore Lisi ritiene opportuno prevedere che le norme sull'ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge e che la legge debba altresì assicurare l'indipendenza degli estranei che partecipano all'amministrazione della giustizia.
Il senatore Senese ritiene che l'avverbio «esclusivamente», riferito alle norme sull'ordinamento giudiziario, impedisca al CSM di poter emanare regolamenti sulle materie ad esso demandate.
Quanto all'articolo 109, il deputato Bressa è favorevole alla ipotesi di modifica da lui proposta.
Il senatore Zecchino ha evidenziato il problema, probabilmente di pertinenza del legislatore ordinario, del coordinamento tra le procure nei confronti della polizia giudiziaria e della attuale compressione della specificità della polizia giudiziaria ad opera del pubblico ministero.
Il deputato Parenti non condivide il testo da lui proposto in riferimento al potere del giudice, nei casi previsti dalla legge, di disporre della polizia giudiziaria; di essa, dovrebbe disporre solo il pubblico ministero.
Il senatore Lisi si è dichiarato favorevole al mantenimento dell'articolo nel testo vigente.
Il senatore Russo si è anch'egli dichiarato favorevole al mantenimento del vigente testo dell'articolo.
Il deputato Folena è favorevole all'ipotesi di testo da lui proposta.
Il deputato Soda ha proposto la seguente formulazione dell'articolo: «L'ufficio del pubblico ministero, e i giudici nei casi previsti dalla legge, dispongono direttamente della polizia giudiziaria.
I provvedimenti che limitano i diritti e le libertà della persona sono adottati esclusivamente dai giudici con atto motivato nei soli casi e modi previsti dalla legge.
Fatti salvi i casi eccezionali di necessità e urgenza, tassativamente indicati dalla legge, i provvedimenti che limitano i diritti e le libertà della persona sono adottati in contraddittorio delle parti».
Relativamente all'articolo 110, il deputato Bressa e il senatore Zecchino si sono dichiarati favorevoli alla ipotesi di testo da lui proposta.
Il deputato Parenti condivide la sua proposta secondo cui soltanto il ministro Guardasigilli è titolare dell'azione disciplinare.
Il deputato Folena è favorevole alla sua ipotesi di testo, pur ritenendo opportuno non prevedere che sia il ministro di grazia e giustizia ad assicurare la formazione alle professioni giudiziarie e forensi. Pur essendo favorevole alla titolarità dell'azione disciplinare in capo al ministro di grazia e giustizia, ritiene opportuno che vi sia una pluralità di titolari, tra le quali un'autorità eletta dal Parlamento.
Il senatore Lisi ritiene opportuno prevedere che, ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, il ministro della giustizia provvede all'organizzazione ed al funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, assicura la formazione delle professioni giudiziarie e forensi, esercita la funzione ispettiva sul corretto funzionamento degli uffici giudiziari, promuove l'azione disciplinare.
Il senatore Senese è contrario a riservare l'azione disciplinare al ministro: a tal fine ha proposto il seguente testo: «La legge indica gli altri titolari dell'azione disciplinare».
Il senatore Marchetti è favorevole alla previsione di una relazione annuale al Parlamento da parte del ministro di grazia e giustizia sullo stato della giustizia. Tale relazione dovrebbe costituire uno dei compiti del ministro, disciplinati in questo articolo.
Il senatore Maceratini concorda sull'opportunità di una relazione annuale al Parlamento da parte del ministro di grazia e giustizia sullo stato della giustizia. Ritiene che il ministro di grazia e giustizia debba essere titolare esclusivo dell'azione disciplinare e debba far parte del CSM: il ruolo del ministro dev'essere recuperato in quanto anello di congiunzione tra la magistratura ed il sistema democratico.
Quanto all'articolo 111, il senatore Senese ha proposto la seguente formulazione: «Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati».
La Corte Suprema di Cassazione promuove l'unità del diritto oggettivo nazionale attraverso l'uniforme applicazione della legge e l'ordinata evoluzione della giurisprudenza.
Il ricorso per Cassazione, nei casi previsti dalla legge, è ammesso solo per violazione di norme di diritti. Può essere ammesso anche per vizio di motivazione contro le sentenze di condanna per gravi delitti.
È sempre ammesso ricorso per cassazione contro i provvedimenti restrittivi della libertà personale e le sentenze in materia penale pronunciate in unico grado».
In seguito, si è dichiarato favorevole alla formulazione proposta dal senatore Russo e, comunque, ad una riformulazione del testo relativamente al ricorso per cassazione nei seguenti termini: «Il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge e sempre per i provvedimenti sulla libertà personale».
Il senatore Pellegrino si è pronunciato per la soppressione del testo vigente del terzo comma («Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione»). Ritiene inoltre preferibile lasciare al legislatore la facoltà di prevedere l'esercizio diretto dell'azione penale da parte della polizia e della persona offesa dal reato. Circa l'azione penale, condivide la proposta formulata dal senatore Senese di consentire al pubblico ministero di richiedere il proscioglimento o l'archiviazione qualora ravvisi l'inoffensività del fatto. Tale previsione, per esigenze di bilanciamento, dovrebbe essere accompagnata dall'inserimento di un principio che richiami quello di cui all'articolo 25, secondo comma (nulla poena sine lege), precisando che le norme incriminatrici, in quanto di stretta interpretazione, escludono non solo l'applicazione analogica, ma anche quella estensiva.
Il senatore Russo ha proposto il seguente testo dell'articolo 111, facendo presente che in tale ipotesi l'attuale articolo 111 diventerebbe articolo 112. La giurisdizione in materia civile, penale e amministrativa si attua mediante giusti processi regolati dalla legge.
Ogni processo deve svolgersi nel contraddittorio tra le parti, in condizione di parità, davanti a giudice imparziale.
La persona accusata di un reato deve essere informata, nel più breve tempo possibili, della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; deve poter disporre del tempo e delle condizioni necessarie per preparare la sua difesa; deve avere la facoltà di interrogare o far interrogare le persone da cui provengono le accuse a suo carico e di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a discarico nelle stesse condizioni di quelle dell'accusa; deve essere assistita gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.
La legge assicura gli strumenti per rendere effettivo l'esercizio del diritto di difesa, anche da parte di chi non ha mezzi adeguati, in ogni fase del giudizio civile, penale e amministrativo, e per garantire che la decisione intervenga in un tempo ragionevole».
Il deputato Parenti, in riferimento al testo del terzo comma proposto dal senatore Russo, si dichiara favorevole ad una disciplina che ponga accusa e difesa sullo stesso piano e garantisca l'imparzialità del giudice.
Il deputato Bressa è favorevole alla seconda ipotesi di modifica da lui proposta.
Il senatore Zecchino è favorevole alla ipotesi di testo proposta dal senatore Russo, pur rilevando la superfluità dell'ultimo comma in quanto già previsto dal terzo comma dell'articolo 24.
Il senatore Lisi ritiene che l'articolo debba essere formulato nel senso di prevedere che tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati; che contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge; che si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei Tribunali militari in tempo di guerra; e che, infine, contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.
Il deputato Soda ha prospettato una disposizione in base alla quale la Corte di cassazione, a sezioni unite, garantisca l'uniforme applicazione del diritto in tutto il territorio dello Stato e che preveda altresì l'istituzione presso ogni regione di una o più sezioni della Corte di cassazione.
Il senatore Russo ha proposto inoltre la seguente formulazione che se fosse accolta la sua ipotesi di testo all'articolo 111 andrebbe riferita all'articolo 112: »Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati. Contro le sentenze è sempre ammessa impugnazione (oppure: é sempre ammesso appello ovvero ricorso in cassazione).
Contro i provvedimenti sulla libertà personale pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali è sempre ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge.
Contro le decisioni della sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato il ricorso in cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione».
Il senatore Marchetti ritiene auspicabile non «andare oltre» la proposta formulata dal senatore Russo.
Relativamente all'articolo 112 il senatore Pellegrino ha proposto la seguente formulazione: «Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale. Esercita altresì le azioni e le facoltà di intervento previste dalla legge in difesa della legalità, dei diritti del cittadino e dell'interesse pubblico tutelato dalla legge, nonché l'azione per l'affermazione della responsabilità patrimoniale dei pubblici funzionari in mate ria di contabilità pubblica e negli altri casi stabiliti dalla legge».
Ha proposto inoltre un'organizzazione degli uffici del pubblico ministero su base distrettuale.
Il senatore Maceratini ritiene che l'obbligatorietà dell'azione penale vada mantenuta, sia pure con la formula proposta dal senatore Zecchino.
Il senatore Senese ha dichiarato di aderire al testo appena riportato proposto dal senatore Russo; ha proposto peraltro di inserire in tale articolo le seguenti disposizioni: la prima prevede che «La legge determina i casi nei quali l'azione penale è attribuita in via concorrente e sussidiaria anche ad altri soggetti»; la seconda, già contemplata nell'attuale giudizio minorile, prevede che «In caso di effettiva offensività del fatto, il pubblico ministero richiede al giudice di dichiarare l'improcedibilità dell'azione penale».
Il senatore Russo si è dichiarato contrario alla sua proposta concernente il primo comma e ha proposto di aggiungere dopo le parole «il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale» le seguenti: «la legge stabilisce le misure idonee ad assicurare la effettività di tale esercizio». Ritiene inoltre preferibile attribuire al legislatore ordinario la disciplina prevista dalla sua ipotesi di testo per gli ultimi due commi dell'articolo 107.
Il deputato Parenti condivide la sua proposta in base alla quale il ministro di grazia e giustizia, sentito il procuratore generale presso la Corte di cassazione, riferisce annualmente al Parlamento sull'esercizio dell'azione penale e sull'uso dei mezzi d'indagine.
Il deputato Bressa ritiene preferibile la previsione secondo la quale il ministro di grazia e giustizia riferisca al Parlamento sull'esercizio dell'azione penale e sull'uso dei mezzi d'indagine, sentito il procuratore generale presso la Corte di cassazione.
Il senatore Zecchino si è chiesto se il riferimento, previsto dal primo comma, alle «modalità stabilite dalla legge», per l'esercizio dell'azione penale sia sufficiente a dare copertura costituzionale alle deroghe al principio dell'obbligatorietà dell'azione penale già previste dall'ordinamento, come l'istituto del patteggiamento e la non procedibilità nelle ipotesi di tenuità del fatto come avviene nel procedimento minorile.
Il deputato Folena è favorevole all'obbligatorietà dell'esercizio dell'azione penale da parte del pubblico ministero. In riferimento alle «modalità stabilite dalla legge», ritiene opportuno adottate una formulazione che consenta al giudice, su richiesta del pubblico ministero o dell'imputato, di archiviare in caso di mancanza di offensività della fattispecie. Condivide l'ipotesi di testo del secondo comma da lui proposta, concernente la relazione annuale al Parlamento sull'esercizio dell'azione penale. Ritiene, tuttavia, che sia preferibile non prevedere che il ministro di grazia e giustizia senta prima il procuratore generale presso la Corte di cassazione.
Il senatore Lisi ritiene opportuno prevedere che il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale, secondo modalità stabilite dalla legge e che il ministro della giustizia, sentito il procuratore generale presso la Corte di cassazione, riferisce annualmente al Parlamento sull'esercizio dell'azione penale e sull'uso dei mezzi di indagine.
Il senatore Senese ha proposto d'inserire le seguenti disposizioni: la prima prevede che «La legge determina i casi nei quali l'azione penale è attribuita in via concorrente e sussidiaria anche ad altri soggetti»; la seconda, già contemplata nell'attuale giudizio minorile, prevede che «In caso di effettiva offensività del fatto, il pubblico ministero richiede al giudice di dichiarare l'improcedibilità dell'azione penale». Tali disposizioni non potrebbero essere ricomprese nell'articolo 111 dello schema da lui presentato, dal momento che detto articolo disciplina il ricorso per cassazione. A tale riguardo ha suggerito di sopprimere il riferimento alla ricorribilità necessaria delle sentenze.
Passando all'articolo 113, fa presente che il senatore Pellegrino ha proposto, con riferimento al primo comma, la seguente formulazione: «Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale».
Il deputato Bressa si è dichiarato favorevole alla soppressione dell'articolo.
Il senatore Lisi ha proposto di prevedere che contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale con le modalità stabilite dalla legge; che tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti; che la legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.


Il deputato Tiziana PARENTI (gruppo forza Italia) chiede se sia possibile presentare ipotesi di testo alternative a quella predisposta dal relatore.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, osserva che direttamente alla Commissione sarà possibile presentare proposte emendative allo schema di articolato da lui predisposto.


Il senatore Giovanni RUSSO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) chiede se oltre agli emendamenti sia possibile presentare in Commissione testi alternativi rispetto a quello che presenterà il relatore.


Giuliano URBANI, Presidente fa presente che il testo che sarà trasmesso al Presidente della Commissione verrà predisposto dal relatore; sarà poi l'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi a decidere in ordine alle modalità di presentazione di ipotesi di testo alternative.


Il senatore Fausto MARCHETTI (gruppo rifondazione comunista-progressisti) rileva che, qualora emergano divergenze non superabili, rimane sempre la soluzione di procedere a voti di indirizzo. Il testo del relatore dovrebbe riflettere l'opinione prevalente in seno al Comitato; se ciò non dovesse accadere dovrebbe essere possibile presentare ipotesi di testo alternative.


Giuliano URBANI, Presidente, rileva che nelle sedute previste per oggi e per domani si svolgerà il dibattito sullo schema di articolato predisposto dal relatore con l'obiettivo di realizzare il massimo consenso possibile. Ma la relazione conclusiva su quanto emerso dalla discussione spetta al relatore.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, osserva che, anche se è compito del relatore predisporre un'ipotesi di testo per la Commissione, rimane ferma la possibilità per ciascuno di presentare emendamenti e ipotesi di testo alternative.


Il senatore Agazio LOIERO (gruppo federazione cristiano democratica-CCD) chiede se è possibile presentare emendamenti in Comitato al testo che il relatore illustrerà tra poco.


Giuliano URBANI, Presidente, osserva che si discuterà il testo predisposto dal relatore proprio allo scopo di valutare se e in quali parti modificarlo.


Il deputato Pietro FOLENA (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) propone di ascoltare l'illustrazione che il relatore farà del testo da lui predisposto, rinviando poi alla seduta prevista per stasera alle 20.30 il dibattito su tale testo. Sarà quindi possibile risolvere i quesiti procedurali sollevati da taluni degli intervenuti alla luce di ciò che proporrà il relatore.


Giuliano URBANI, Presidente, ritiene che la proposta del deputato Folena sia condivisibile. Invita quindi il relatore ad illustrare l'ipotesi di articolato annunciata all'inizio della seduta.


Il senatore Fausto MARCHETTI (gruppo rifondazione comunista-progressisti) chiede che lo schema di articolato che il relatore illustrerà sia pubblicato nel resoconto sommario.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, dopo aver assicurato che l'ipotesi di articolato che si accinge ad illustrare verrà pubblicata nel resoconto sommario della seduta odierna (v. allegato), premette in ordine all'articolo 99 della Costituzione che, qualora la Commissione addivenisse all'ipotesi di sopprimere il CNEL - come proposto da taluni - in tale articolo andrebbe inserita la disciplina della autorità di garanzia che rappresenta una novità assoluta; mentre se la Commissione decidesse di conservare il CNEL, la disciplina sulle autorità di garanzia troverebbe la sua sede in un apposito articolo, cioè l'articolo 99-bis. Fa presente di aver preferito, nell'ipotesi di testo da lui predisposta, la denominazione «autorità di garanzia», piuttosto che quella di «autorità amministrative indipendenti», ritenendo che debba essere la legge ad assicurare i requisiti e le modalità di nomina dei titolari delle stesse nonché la loro indipendenza nello svolgimento delle funzioni; l'espressione «autorità amministrative indipendenti» inserita nel testo costituzionale potrebbe far pensare alla costituzione di un altro potere dello Stato. Aggiunge che deve a suo avviso trattarsi di poche norme, di una disciplina asciutta, dovendo essere inserita nel testo costituzionale: una disciplina dettagliata in Costituzione potrebbe irrigidire l'ulteriore evoluzione delle autorità di garanzia.
In ordine all'articolo 100, per quanto riguarda il primo comma, ha predisposto due ipotesi, la prima delle quali attribuisce all'Avvocatura dello Stato le funzioni di consulenza giuridico-amministrative del Governo, mentre la seconda ipotesi attribuisce tali funzioni al Consiglio di Stato. A suo avviso a quest'ultimo organo dovrebbero essere attribuite alternativamente o le funzioni consultive o quelle giurisdizionali, certamente non entrambe; per parte sua propende per attribuire al Consiglio di Stato esclusivamente funzioni giurisdizionali, mentre quelle consultive dovrebbero essere svolte esclusivamente dall'Avvocatura dello Stato. Quanto alla Corte dei conti, cui fa riferimento il secondo comma dell'articolo 100, ha prospettato due formulazioni, tra le quali preferisce la prima.
In ordine all'articolo 101, ha ritenuto fosse prevalente l'orientamento favorevole a mantenere il primo comma nel testo attuale; quanto al secondo comma ha predisposto due ipotesi, delle quali preferisce la prima: si tratta di una formulazione su cui nel corso del dibattito sono state espresse riserve, soprattutto dal deputato Parenti. Precisa di aver ritenuto preferibile una formulazione che non fosse troppo dettagliata, come quella che era stata proposta dal senatore Senese, trattandosi di un testo costituzionale. Al quinto comma il testo da lui predisposto propone una norma analoga a quella già contenuta dal terzo comma dell'articolo 24 della Costituzione, raccogliendo così l'indicazione di coloro che hanno sottolineato l'importanza di inserire la norma sulla difesa dei non abbienti nell'articolo 101; occorre pertanto valutare se inserire o meno tale formulazione nel testo dell'articolo 101.
All'articolo 102, in particolare al quarto comma la sua ipotesi di testo prevede che possono essere istituiti giudici speciali, oltre che per la giustizia tributaria, esclusivamente per determinate materie diverse da quella penale e per il solo giudizio di primo grado; il testo da lui proposto reca in parentesi la possibilità di impugnare le pronunce dei giudici di primo grado dinanzi ai giudici ordinari. La parentesi è dovuta al fatto che è incerto sulla opportunità di prevedere tale facoltà espressamente, in quanto potrebbe risultare ultronea.
Quanto all'articolo 103, al primo comma l'ipotesi di articolato da lui predisposta prevede che la giurisdizione amministrativa sia esercitata dai giudici del TAR e da quelli del Consiglio di Stato sulla base di materie omogenee tassativamente indicate dalla legge; in proposito occorre valutare se definire espressamente tale legge come «legge di attuazione», al fine di sottolineare con maggior forza l'esigenza di adottarla. Per quanto riguarda il secondo comma dell'articolo 103 ricorda che si è discusso sull'ipotesi di costituire un apposito ufficio del pubblico ministero presso il giudice amministrativo; richiama quindi l'attenzione dei membri del Comitato su tale problema, che considera ancora aperto. Sempre all'articolo 103 lo schema di articolato propone la soppressione delle funzioni giurisdizionali della Corte dei conti; propone inoltre che i tribunali militari siano istituiti solo per il tempo di guerra o in conformità ad obblighi internazionali. In proposito fa presente che all'articolo 111, al secondo comma, si prevede la possibilità di derogare alla norma per cui è sempre ammesso il ricorso in Cassazione per violazione di legge contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra, e non anche per quelle che facciano riferimento ad obblighi internazionali. In merito all'articolo 103 ha predisposto anche un'ipotesi di modifica che attribuisce al Consiglio di Stato funzioni di consulenza giuridico-amministrative; ribadisce in proposito le sue perplessità, rilevando che le funzioni consultive dovrebbero comunque essere disciplinate all'articolo 100 e non all'articolo 103; come ha quindi già fatto presente preferisce la prima ipotesi di testo.


Il senatore Ortensio ZECCHINO (gruppo partito popolare italiano) osserva che nell'ipotesi di modifica n. 2 del secondo comma dell'articolo 103 non si affronta la questione della giurisdizione sulla responsabilità patrimoniale dei pubblici funzionari in materia di contabilità pubblica e nelle altre materie specificate dalla legge, questione che invece viene risolta nell'ipotesi n. 1.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, con riferimento all'osservazione espressa dal senatore Zecchino, riconosce che il problema da lui sollevato deve essere comunque affrontato. Ciò che è importante comunque è far cessare la commistione tra funzioni giurisdizionali e funzioni di consulenza del Consiglio di Stato.
All'articolo 104 il suo schema di articolato prevede tre ipotesi alternative; si tratta infatti dell'articolo sul quale maggiormente si sono riscontrate divergenze tra i componenti del Comitato e in ordine al quale rimane il maggior numero di problemi aperti. La prima delle suddette ipotesi prevede che i giudici ordinari e amministrativi nonché i magistrati inquirenti costituiscono un ordine autonomo e indipendente dai poteri dello Stato; prevede inoltre per la magistratura ordinaria un Consiglio superiore composto da due sezioni, di cui una per i giudici e l'altra per i magistrati inquirenti. A tale ipotesi è connessa la proposta di istituire un organo di autogoverno per la magistratura amministrativa, per cui dovrebbe essere inserito a tal fine un ulteriore articolo, il 104-bis. Nell'ipotesi in cui si concordi sulla soluzione di prevedere un pubblico ministero unico, soltanto il CSM dovrebbe prevedere un'apposita sezione per i magistrati inquirenti, mentre se si addivenisse all'ipotesi di costituire un ufficio del pubblico ministero anche presso il giudice amministrativo, allora anche il Consiglio superiore della magistratura amministrativa dovrebbe avere un'apposita sezione per i magistrati inquirenti. Nell'ipotesi di modifica n. 2, si prevede che il Consiglio superiore della magistratura sia unico e formato da tre sezioni, di cui una per la magistratura ordinaria, un'altra per la magistratura amministrativa e un'altra ancora per i magistrati inquirenti. L'ipotesi di modifica n. 3 prevede egualmente un unico Consiglio superiore della magistratura, senza contemplare alcuna distinzione in sezioni. Fa presente di riconoscersi maggiormente nella prima ipotesi, non tanto per sue personali valutazioni, ma perché ritiene che essa rappresenti una soluzione di possibile mediazione. Non ha ritenuto invece di proporre al Comitato l'ipotesi di due Consigli superiori distinti, per i giudici e per i magistrati inquirenti, in quanto su questa non si sarebbero potute realizzare convergenze.


Il deputato Pietro FOLENA (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) chiede chiarimenti sul primo comma dell'articolo 104 laddove il relatore propone di prevedere che i giudici ordinari e amministrativi e i magistrati inquirenti costituiscono un ordine autonomo e indipendente dai poteri dello Stato; in particolare chiede se l'espressione «dai poteri dello Stato» sottenda ad una precisa scelta politica, in quanto si sarebbe potuto anche parlare di indipendenza «da ogni potere» o «da ogni altro potere».


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, riferendosi al quesito posto dal deputato Folena, fa presente di aver operato solo una scelta tecnica, avendo ritenuto più chiara l'espressione «ordine autonomo e indipendente dai poteri dello Stato». Rileva quindi che nell'ipotesi di modifica n. 1 dell'articolo 104, al secondo comma, non si prevede il potere del Presidente della Repubblica di formare l'ordine del giorno del CSM - potere invece previsto nelle ipotesi di modifica n. 2 e 3 - in quanto nel dibattito sono emerse in proposito opinioni contrastanti; pur giudicando, per parte sua, che tale previsione sarebbe opportuna, non la ha, tuttavia inserita nella ipotesi n. 1, che è quella che ritiene possa rappresentare una soluzione di possibile compromesso, si intende nel senso alto del termine. Al terzo comma dell'articolo 104 si prevede che faccia parte del CSM il ministro della giustizia, ovviamente senza diritto di voto; già oggi il ministro della giustizia partecipa alle sedute del CSM, ma non in virtù di una norma costituzionale. Ha ritenuto invece di proporre l'inserimento di tale norma in quanto a suo avviso non inserire tale disposizione nel testo costituzionale sarebbe un'ipocrisia. Nelle ipotesi di modifica da lui predisposte all'articolo 104 al quarto comma si propone inoltre un rinvio alla legge ordinaria per la determinazione del numero dei componenti di ciascuna sezione da cui dovrebbe essere composto il CSM. Al quinto comma ha proposto di prevedere che contro i provvedimenti delle sezioni del CSM sia ammessa tutela giurisdizionale solo dinanzi alle sezioni riunite, evitando così i reclami incrociati, prospettati dal senatore Pellegrino, che potrebbero a suo avviso determinare un ingorgo di interessi trasversali tra il Consiglio superiore della magistratura ordinaria e quello della magistratura amministrativa.


Il senatore Salvatore SENESE (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) chiede al relatore la ragione per cui non ha proposto nella sua ipotesi di articolato l'istituzione della Corte di giustizia della magistratura.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, rispondendo al quesito del senatore Senese, fa presente di non aver proposto l'ipotesi di istituire la Corte di giustizia della magistratura, avendo ritenuto preferibile - almeno in prima battuta - proporre di inserire nella Costituzione la creazione di un'apposita sezione disciplinare, prospettata anche nel corso delle audizioni svolte dalla Commissione, tra gli atti dello stesso procuratore generale presso la Corte di cassazione; sul punto tuttavia si dichiara aperto fino all'ultimo a ulteriori proposte.


Il senatore Giulio MACERATINI (gruppo alleanza nazionale) chiede al relatore se le parole «solo innanzi alle sezioni riunite» previste dalle ipotesi di modifica da lui predisposte per il quinto comma dell'articolo 104 valgano ad escludere il ricorso per cassazione.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, riferendosi al quesito del senatore Maceratini, risponde che l'espressione «solo innanzi alle sezioni riunite» è intesa ad escludere soltanto il ricorso al TAR.


Il deputato Tiziana PARENTI (gruppo forza Italia), chiede come sia possibile escludere il ricorso al TAR contro i provvedimenti delle sezioni del CSM, che sono atti amministrativi.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, ribadisce che l'articolo 104 della Costituzione è quello su cui sono rimaste aperte il maggior numero di questioni ed è quindi quello più esposto a ipotesi di modifica.


Il deputato Antonio SODA (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), riferendosi al sesto comma delle ipotesi di modifica riferite all'articolo 104, chiede se sia opportuno prevedere che i componenti laici di ciascuna sezione del CSM possano essere avvocati con quindici anni di esercizio; infatti dopo la soppressione dell'albo dei procuratori legali avvenuta recentemente quindici anni potrebbero essere pochi.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, riferendosi all'osservazione del deputato Soda, fa presente che sul punto è possibile un'ulteriore riflessione. Ciò che per lui è importante è che i membri laici del CSM non debbano essere espressi dalle categorie, ma dal Parlamento che è espressione della sovranità popolare.


Il deputato Tiziana PARENTI (gruppo forza Italia) chiede perché le diverse proporzioni tra togati e laici all'interno del CSM (metà e metà ovvero tre quinti e due quinti) non siano state riferite a tutte le ipotesi di testo predisposte dal relatore.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, riferendosi all'osservazione del deputato Parenti, precisa di aver inteso evitare di proporre troppe ipotesi di modifica alternative; le ipotesi da lui formulate possono peraltro essere incrociate, fermo restando che la soluzione da lui preferita è comunque l'ipotesi di modifica n. 1, perché quella che a suo avviso più probabilmente può raccogliere consensi. Per quanto in particolare riguarda l'articolo 104, all'ipotesi di modifica n. 1 è connessa la proposta di inserire un articolo 104-bis che istituisce un Consiglio superiore della magistratura amministrativa.
Riferendosi quindi all'articolo 105, fa presente di aver proposto nelle sue ipotesi di modifica che il CSM adotti provvedimenti amministrativi; ha proposto inoltre l'ipotesi di modifica n. 2 che riprende una proposta del senatore Zecchino.
Quanto all'articolo 106 osserva che a suo avviso occorre inserire in modo più definito nel testo costituzionale la distinzione netta tra funzioni giudicanti e funzioni inquirenti, pur senza giungere alla soluzione di una separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati inquirenti.


Il senatore Fausto MARCHETTI (gruppo rifondazione comunista-progressisti) osserva che al quarto comma dell'articolo 106 sarebbe preferibile prevedere l'impossibilità di svolgere le funzioni inquirenti e quelle giudicanti nello stesso distretto, invece che nella «medesima regione» come proposto dal relatore.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, riferendosi all'osservazione del senatore Marchetti, precisa che l'ipotesi di modifica da lui proposta per il quarto comma dell'articolo 106 è quella che ha raccolto maggiori consensi.
In ordine all'articolo 107, richiama l'attenzione dei membri del Comitato sul quarto comma dell'ipotesi di modifica n. 1 da lui predisposta: ha ritenuto infatti di proporre la possibilità di una deroga al principio dell'inamovibilità dei magistrati, sia pure con le dovute garanzie per gli interessati. Al quinto comma ha ritenuto di far riferimento ai principi di correttezza e di riservatezza, e non al principio di imparzialità che riguarda soltanto il giudice, e non anche i magistrati inquirenti. Per quanto riguarda la possibilità per i magistrati di partecipare alle competizioni elettorali, l'ipotesi di modifica da lui proposta prevede che tale possibilità sia consentita soltanto se i magistrati si dimettano prima della presentazione delle liste elettorali; sul punto il senatore Zecchino aveva proposto che ciò dovesse avvenire tre anni prima di tale presentazione. Passando all'articolo 110, la sua ipotesi di modifica propone che venga assicurata una comune formazione propedeutica per l'esercizio delle professioni giudiziarie e quelle forensi, avendo tutti i componenti del Comitato manifestato il loro consenso per tale innovazione. Inoltre molti hanno ritenuto che fosse opportuno inserire un rinvio alla legge ordinaria per la possibilità di individuare altri titolari dell'azione disciplinare oltre al Ministro della giustizia.
Per quanto riguarda l'articolo 111, chiede ai componenti del Comitato di vagliare sotto il profilo tecnico la formulazione del secondo comma della ipotesi di modifica n. 1, che fa riferimento, oltre che alle sentenze e ai provvedimenti sulla libertà personale, anche alle perquisizioni, ai sequestri in materia penale e alle intercettazioni.


Il deputato Tiziana PARENTI (gruppo forza Italia) chiede il motivo per cui il relatore nell'ipotesi di modifica riferita al secondo comma dell'articolo 111 ha fatto riferimento ai provvedimenti pronunciati anche da organi giurisdizionali speciali, considerato che non risulta che tali organi possano emettere provvedimenti sulla libertà personale, perquisizioni, sequestri e intercettazioni.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, rispondendo al quesito del deputato Parenti, precisa che il riferimento agli organi giurisdizionali speciali è già presente nell'attuale testo del secondo comma dell'articolo 111. Si tratta comunque di un problema tecnico su cui si potrà riflettere. Per quanto riguarda il terzo comma delle ipotesi di modifica da lui predisposte con riferimento all'articolo 111, precisa di condividere integralmente sia l'ipotesi n. 1, che l'ipotesi n. 2, pur rilevando che quest'ultima - proposta dal senatore Russo - appare eccessivamente dettagliata per essere inserita in un testo costituzionale. Comunque non si tratta di alternative di natura politica, bensì tecnica. Sempre all'articolo 111 ha recepito la proposta di inserire il riferimento alla riserva di codice per le nuove norme penali.
All'articolo 112 l'ipotesi di modifica n. 1 da lui predisposta prevede che il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale «secondo modalità stabilite dalla legge»; su quest'ultima espressione vi sono state molte polemiche a suo avviso strumentali e alimentate dall'infondato sospetto di voler limitare il potere di esercizio dell'azione penale, mentre l'intenzione è sempre stata quella di disciplinarne le modalità. L'espressione citata quindi dovrebbe essere quella preferibile. L'ipotesi di modifica n. 2, sempre riferita all'articolo 112, reca anche una proposta che è stata formulata dal senatore Senese, proposta su cui tuttavia manifesta perplessità di carattere tecnico. L'ipotesi di modifica dell'articolo 112 prevede inoltre che il ministro della giustizia riferisca annualmente al Parlamento sullo stato della giustizia, sull'esercizio dell'azione penale e sull'uso dei mezzi di indagine; ha ritenuto di non ripresentare la norma - presente nelle precedenti ipotesi di articolato - in base alla quale il ministro avrebbe dovuto consultarsi con il procuratore generale presso la Corte di cassazione.
Riferendosi all'articolo 113, fa presente che nella sua ipotesi di modifica non compare ovviamente più il riferimento agli interessi legittimi.
Passando alla disciplina relativa alla Corte costituzionale, sottolinea che all'articolo 134 le ipotesi di modifica da lui predisposte aggiungono al testo attualmente vigente la competenza in materia di ammissibilità dei referendum abrogativi che è già attribuita alla Corte costituzionale, ma dalla legge ordinaria; aggiungono inoltre una norma che prevede la possibilità per il cittadino di presentare ricorsi alla Corte costituzionale qualora si ritenga leso in uno dei suoi diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione da un atto dei pubblici poteri. In merito a quest'ultimo punto l'ipotesi di modifica n. 1 propone di prevedere che il ricorso diretto alla Corte sia consentito soltanto qualora non sia dato altro mezzo di tutela; mentre l'ipotesi n. 2 non prevede tale limitazione. Per evitare che la Corte sia sommersa dai ricorsi, come è avvenuto in altri ordinamenti, preferisce l'ipotesi n. 1.
All'articolo 135 propone una composizione della Corte da 16 a 20 giudici, un quarto dei quali nominati dai consigli regionali; propone inoltre di prevedere una incompatibilità successiva alla scadenza del mandato e una disposizione intesa ad evitare presidenze troppo brevi, quali quelle che si sono avute recentemente. Sempre all'articolo 135 l'ipotesi di modifica n. 2 prevede al settimo comma la costituzione di una sezione speciale composta da tre giudici al fine di valutare l'ammissibilità dei ricorsi presentati per la tutela dei diritti fondamentali; se tale soluzione dovesse registrare la prevalenza dei consensi, allora sarebbe la sezione speciale a fungere da filtro per quanto riguarda i ricorsi diretti dei cittadini.
All'articolo 136 l'ipotesi di modifica n. 1 premette un comma che prevede la tipizzazione delle sentenze della Corte costituzionale; al comma successivo propone di prevedere che la Corte possa differire per non più di un anno l'efficacia delle sue sentenze dichiarative dell'illegittimità costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge; al terzo comma propone di prevedere l'istituto dell'opinione dissenziente.
All'articolo 137 l'ipotesi di modifica n. 1 prevede al secondo comma una norma a tutela delle opposizioni: si propone infatti che un quinto dei componenti di ciascuna Camera possa sollevare la questione di illegittimità costituzionale di una legge entro quindici giorni dalla sua pubblicazione e che la Corte debba decidere nei sessanta giorni successivi. Si tratta di una norma che consente alle opposizioni di sollevare la questione di illegittimità costituzionale soltanto dopo la pubblicazione della legge, in modo da evitare manovre ostruzionistiche e da preservare comunque il potere del Presidente della Repubblica di rinviare le leggi alle Camere. Tale norma potrebbe essere collocata anche nella sezione riguardante la formazione delle leggi, attraverso l'inserimento di un apposito articolo, ad esempio l'articolo 74-bis.
Ritiene infine sia opportuno rinviare ad una fase successiva dell'esame la definizione di una disciplina transitoria.


Giuliano URBANI, Presidente, rinvia quindi il seguito dell'esame alla seduta prevista per questa sera alle 20.30.


La seduta termina alle 13,50.