COMITATO SISTEMA DELLE GARANZIE

SEDUTA DI MARTEDÌ 29 APRILE 1997

Seduta notturna

Presidenza del Presidente Giuliano URBANI.


La seduta comincia alle 21,10.


Giuliano URBANI, Presidente, ricorda che nella seduta di domani occorre decidere se concludere il dibattito nella seduta medesima ovvero se convocare nuovamente il Comitato per martedì 6 maggio.


Il senatore Marcello PERA (gruppo forza Italia) chiede se vi sarà una ulteriore riformulazione della bozza di articolato predisposta dal relatore, rilevando che non avrebbe altrimenti senso svolgere un dibattito che sarebbe soltanto ripetitivo.


Giuliano URBANI, Presidente, fa presente che l'obiettivo massimo da perseguire è quello di pervenire alla formulazione di un testo del tutto privo di opzioni alternative; ritiene che tale obiettivo non potrà essere raggiunto, ma rileva che occorrerà comunque cercare di avvicinarvisi quanto più possibile. Pertanto, a conclusione del dibattito il relatore potrà auspicabilmente eliminare alcune delle opzioni alternative che ancora figurano nella bozza di articolato.


Il deputato Tiziana PARENTI (gruppo forza Italia) ritiene impossibile pervenire ad un testo unico, essendovi già adesso opzioni che non risultano accolte nella bozza predisposta dal relatore. Pertanto, non può precludersi la possibilità per tutti di presentare emendamenti o testi alternativi.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, fa presente che - secondo l'ordine dei lavori a suo tempo deciso - è sua intenzione riservarsi, al termine della seduta di domani, di prendere atto degli esiti del dibattito formulando una ulteriore bozza di articolato, nel tentativo di avvicinarsi all'obiettivo di un testo quanto più possibile privo di opzioni alternative. Rileva inoltre che la bozza di articolato da lui predisposta riguarda anche argomenti sui quali non si è finora svolto dibattito, per cui è necessario che i componenti del Comitato si pronuncino riguardo a tali argomenti. Fa altresì presente che accompagnerà il testo con una relazione scritta, nella quale darà atto delle posizioni su cui non si è realizzata una possibile convergenza maggioritaria. La bozza presentata nella seduta di questa mattina non può pertanto considerarsi definitiva, essendo suo intendimento tenere conto di tutto quanto emergerà dal dibattito, fino alla sua conclusione.


Il deputato Pietro FOLENA (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) rileva che la ulteriore rielaborazione dell'articolato non potrà ovviamente essere pronta per domani, ma soltanto per martedì 6 maggio. È pertanto necessario prevedere una riunione anche per tale data.
La attuale difficoltà è connessa alla circostanza che il Comitato ha di fronte a sé una ipotesi di testo che contiene numerose opzioni alternative. È quindi opportuno raccogliere adesso osservazioni ed indicazioni. La prossima bozza di articolato, se non del tutto priva di alternative, dovrà comunque essere tale da consentire a singoli e a gruppi di riconoscersi nelle sue formulazioni oppure di presentare emendamenti e testi alternativi.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, dichiara di accogliere l'invito formulato dal deputato Folena.


Il deputato Tiziana PARENTI (gruppo forza Italia) rileva che le diverse ipotesi formulate dal relatore con riferimento ai vari articoli della Costituzione risultano in effetti abbastanza simili fra di loro, per cui potrebbe anche dirsi che in fondo un testo c'è già. Un articolato, però, deve fondarsi su una precisa scelta politica, cosa che invece non può dirsi sia avvenuta. In ogni caso, devono poter essere formulate scelte alternative.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, fa presente che non è tuttavia possibile tornare alle posizioni di partenza, ponendo così nel nulla tutto il lavoro svolto dal Comitato.


Giuliano URBANI, Presidente, riassumendo le risultanze del dibattito svoltosi, rileva che nel corso della presente seduta e di quella convocata per domani alle ore 15 la discussione potrà offrire al relatore ulteriori elementi per perfezionare la sua bozza di articolato, che sarà presentata dal relatore al Comitato in una seduta che sarà convocata per martedì 6 maggio alle ore 10. Da tale ulteriore bozza le diverse opzioni dovranno essere del tutto espunte o, quanto meno, essere limitate al minimo indispensabile, in modo che ciascuno possa poi presentare in Commissione propri testi alternativi.
Dichiara quindi aperto il dibattito sulla ipotesi di articolato presentata dal relatore nella seduta mattutina di oggi.


Il senatore Giovanni RUSSO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) condivide nella sostanza gli articoli 97-bis e 99-bis della ipotesi di articolato illustrata dal relatore nella seduta mattutina. Si limita a fare delle osservazioni di forma; in particolare, all'articolo 97-bis, secondo comma, non condivide il riferimento alla «cattiva amministrazione». Riterrebbe, invece, più opportuno riferirsi alla violazione dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione di cui all'articolo 97 della Costituzione.
Esprime dubbi sull'ultima parte del secondo comma dell'articolo 97-bis che prevede che il difensore civico segnali agli organi competenti i casi di cattiva amministrazione riscontrati anche ai fini del promuovimento dell'azione di responsabilità nei confronti dei funzionari e dei dipendenti pubblici. Infatti, il promuovimento dell'azione di responsabilità secondo il disposto dell'articolo 28 della Costituzione spetta ai cittadini e non alla pubblica amministrazione.
All'articolo 99-bis ritiene necessario precisare che i poteri sanzionatori attribuiti all'autorità di garanzia non possono essere di tipo penale.
Condivide il primo comma dell'ipotesi di articolato relativo all'articolo 101. Non condivide il secondo comma e preferirebbe le seguenti ipotesi: «i giudici e i magistrati del pubblico ministero sono soggetti soltanto alla legge. Le norme dell'ordinamento giudiziario assicurano il coordinamento degli uffici del pubblico ministero» oppure «i magistrati sono soggetti soltanto alla legge. Le norme dell'ordinamento giudiziario assicurano il coordinamento degli uffici del pubblico ministero». Inoltre, non condivide il riferimento ai magistrati inquirenti preferendo «i magistrati del pubblico ministero», poiché esistono magistrati inquirenti che non appartengono all'ufficio del pubblico ministero (ad esempio il collegio per i reati ministeriali).
Pertanto, o si mantiene l'attuale formulazione della Costituzione, oppure ritiene preferibili quelle testè formulate.
Ribadisce poi di preferire che il terzo, il quarto e il quinto comma dell'articolo 101 siano collocati all'articolo 111 che potrebbe quindi essere dedicato al giusto processo.
Ritiene che il riferimento al terzo comma dell'ipotesi di articolato relativa all'articolo 101 circa la tutela giurisdizionale costituisca una formula non appropriata per i procedimenti penali e ritiene preferibile fare riferimento alla «giurisdizione».
Al quarto comma è più opportuno prevedere che «il procedimento si svolge nel contraddittorio tra le parti in condizione di parità». Circa il principio della oralità, fa presente che esso riguarda solo i procedimenti penali, mentre in quelli civili e amministrativi il contraddittorio si realizza anche in forma scritta, per cui le relative norme diventerebbero soggette a dubbi di costituzionalità.
Sul quinto comma, ricordando che il relatore ha sottolineato che ripete sostanzialmente l'articolo 24 della Costituzione, ribadisce di preferire la sua formulazione, che prevede che la legge assicura gli strumenti per rendere effettivo l'esercizio del diritto di difesa anche da parte dei non abbienti.
Non è d'accordo circa l'ipotesi di articolato relativa all'articolo 102 dove la parola «magistrati» è sostituita con la parola «giudici». Il senso della norma attuale è, infatti, che la funzione giurisdizionale è esercitata da chi ha lo status di magistrato; dire che è esercitata da giudici sarebbe una tautologia.
All'ipotesi di articolato relativa all'articolo 104, condivide il fatto di non attribuire al Presidente della Repubblica la formazione dell'ordine del giorno. Inoltre, è favorevole a non prevedere che il ministro di grazia e giustizia sia membro di diritto del CSM, ritenendo che la questione possa essere rinviata alla legge ordinaria anche in considerazione del fatto che la Costituzione si riferisce solo ai membri a pieno titolo.
È contrario a prevedere che il CSM sia diviso in due distinte sezioni: una per i giudici e una per i pubblici ministeri.
Condivide la ipotesi illustrata precedentemente dal senatore Pellegrino sulla creazione di un organismo di giustizia disciplinare espresso dai consigli superiori della magistratura ordinaria e della magistratura amministrativa, che può preludere alla realizzazione di una vera unitarietà della giurisdizione.
Non condivide il secondo comma di entrambe le ipotesi di articolato relative all'articolo 105. Condivide invece il primo comma ed in particolare è favorevole al riferimento - come proposto dal senatore Pera - ai provvedimenti amministrativi riguardanti le assunzioni, le assegnazioni, eccetera.
Circa le ipotesi di articolato relative all'articolo 106, ribadisce di essere convinto che uno scambio di esperienze costituisca un valore positivo: perciò non condivide la formulazione proposta che in sostanza lo ostacola. Invece, ritiene preferibile rinviare alla legge ordinaria la previsione puntuale di situazioni di incompatibilità. È d'accordo a prevedere una iniziale esperienza in organi collegiali, bisogna però prendere atto di una tendenza ad estendere il giudizio monocratico, limitando quello collegiale, tendenza che potrebbe ostacolare l'attuazione concreta di un vincolo costituzionale di questo tipo. Meglio sarebbe allora riferirsi solo alle funzioni giudicanti senza specificare che devono essere svolte in organi collegiali. Inoltre, preferirebbe che il CSM dopo un periodo di esercizio di funzioni giudicanti assegni all'esercizio delle varie funzioni, rinviando alla legge ordinaria la disciplina del passaggio tra l'esercizio della funzione giudicante alla funzione inquirente. Comunque, ribadisce di essere contrario alla previsione di un concorso.
Ritiene preferibile rinviare alla legge ordinaria la disciplina delle incompatibilità di sede e comunque ritiene troppo esteso il riferimento all'ambito regionale, preferendo piuttosto il circondario o il distretto. Inoltre, la limitazione dovrebbe riguardare soltanto il passaggio tra le funzioni requirenti e le funzioni giudicanti penali. C'è comunque bisogno di una regolamentazione più puntuale che bene potrebbe essere disciplinata con legge ordinaria.
Circa le ipotesi di articolato relative all'articolo 107, è contrario a prevedere dei limiti alla inamovibilità, che possono sicuramente prestarsi ad abusi.
Ritiene inappropriato includere in Costituzione gli ultimi due commi dell'ipotesi di articolato relative all'articolo 107, trattandosi di materia da rinviare alla legge ordinaria. Inoltre, la previsione che i giudici e i magistrati possano partecipare alle competizioni elettorali solo se si dimettono prima della presentazione delle liste elettorali è in contrasto con l'articolo 51, realizzando anche una modifica surrettizia alla prima parte della Costituzione.
Ribadisce che preferirebbe che l'articolo 111 diventasse un unico articolo sul giusto processo. Circa il secondo comma della prima ipotesi, osserva che implicitamente sembra presupporre che i provvedimenti ivi previsti siano adottati solo da giudici. Esprimendo pertanto delle riserve, ritiene che poiché la disposizione si riferisce al ricorso per cassazione è opportuno togliere il riferimento alle perquisizioni ai sequestri e alle intercettazioni.
Ritiene che il terzo comma sembra limitare l'articolo 13 della Costituzione. Infatti, verrebbe meno il potere di arresto in flagranza della polizia. Sarebbe favorevole a che la legge ordinaria preveda un contraddittorio prima della adozione di misure cautelari; tuttavia anche in questo caso la legge ordinaria non potrebbe non prevedere limitazioni immediate della libertà personale (sotto forma di fermo provvisorio o di accompagnamento coatto) che verrebbero ad essere in contrasto con la norma costituzionale così come proposta.
Non condivide la prima ipotesi di modifica dell'articolo 112, in particolare ritiene che il riferimento alle «modalità stabilite dalla legge» si presti a dubbia interpretazione. Infatti, se si riferisce all'esercizio dell'azione penale, è superfluo; se si riferisce alla obbligatorietà, si consente di limitarla con legge ordinaria. Pertanto, preferisce la seconda ipotesi di articolato.
Circa le ipotesi di articolato relative all'articolo 134, osserva che tra gli atti dei pubblici poteri non devono essere comprese le sentenze, perché non diventi un quarto grado di giurisdizione. Pertanto, ritiene opportuno chiarire meglio l'ipotesi di articolato.
Non condivide il primo comma della ipotesi di articolato relativa all'articolo 136. Infatti, condividendo le osservazioni svolte dal senatore Elia, non ritiene opportuno irrigidire in Costituzione le tipologie delle sentenze.
Circa la previsione di cui al terzo comma, richiama l'attenzione sul rischio che la manifestazione di opinioni dissenzienti possa esporre la Corte ad un coinvolgimento in un dibattito politico. Dichiara comunque di essere favorevole a lasciare alla Corte la possibilità di stabilire che sia ammessa la dissenting opinion.


Giuliano URBANI, Presidente, ritiene che la norma in questione costituisca un deterrente rispetto alla formazione di maggioranze prevaricanti.


Il senatore Giovanni RUSSO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), riconoscendo la forza dell'argomento del Presidente, ribadisce di aver solo espresso dei dubbi al riguardo.


Il senatore Giulio MACERATINI (gruppo alleanza nazionale) premette che, nell'ultima ipotesi di articolato presentata dal relatore nella seduta antimeridiana di oggi, molte delle norme proposte, pur ispirate da buoni propositi, appaiono eccessivamente dettagliate per un testo costituzionale, e tali che nel tempo potrebbero rivelarsi un vestito troppo stretto; a suo avviso sarebbe opportuno un più ampio rinvio alla legge ordinaria, al fine di evitare che il testo costituzionale risulti a seguito della riforma al suo interno sbilanciato.
Passando all'esame dell'articolato, con riferimento all'articolo 97-bis proposto dal relatore, condivide l'osservazione formulata dal senatore Russo sull'espressione, prevista al secondo comma, «cattiva amministrazione» che appare sicuramente poco puntuale. Ritiene che sarebbe opportuno istituire un difensore civico per regione, se si intende evitare che esso diventi, come il CNEL, una mera astrazione: in tal modo si creerebbe un'istituzione effettivamente vicina ai cittadini e tale da far da tramite alle loro doglianze. Inoltre a suo avviso occorrerebbe precisare che la legge ordinaria assicura la riservatezza nei rapporti tra cittadino e difensore civico.
All'articolo 99-bis proposto dal relatore, osserva che l'espressione «determinati settori» appare troppo generica e comunque inadeguata al testo costituzionale; essa non individua il ruolo delle autorità di garanzia.
L'articolo 100 deve essere letto in collegamento con l'articolo 103; la soluzione proposta in materia dal relatore è omogenea, ma suscita preoccupazione e merita una riflessione più attenta che consideri che le funzioni giurisdizionali in materia contabile vengono esercitate da anni dalla Corte dei Conti, istituzione che bene o male ha funzionato. Pertanto si dichiara favorevole a mantenere le funzioni giurisdizionali della Corte dei conti.
Quanto ai tribunali militari, osserva che possono essere utili anche in tempo di pace: se infatti si abolisse il tribunale militare in tempo di pace, la disciplina militare verrebbe completamente affidata ai superiori gerarchici e alla giurisdizione del giudice militare si sostituirebbe il «nonnismo».


Marco BOATO, relatore, osserva che il «nonnismo» esiste anche ora nonostante vi siano i tribunali militari in tempo di pace.


Il senatore Giulio MACERATINI (gruppo alleanza nazionale) aggiunge che è necessario considerare anche le missioni all'estero che non possono essere necessariamente ricondotte ai casi di guerra.
In ordine all'articolo 101, e in particolare al comma 2, ritiene condivisibile il primo periodo; quanto al secondo periodo osserva che è superfluo affermare che «i magistrati inquirenti sono soggetti alla legge»; piuttosto occorre rendersi conto che per il pubblico ministero vi sono esigenze di coordinamento interno e di unità di azione, soprattutto di fronte ad emergenze che talvolta spingono a creare apposite strutture come è avvenuto per la lotta alla criminalità organizzata. Nel settore della pubblica accusa non può regnare l'anarchia: inciderebbe sull'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e sull'effettiva obbligatorietà dell'azione penale.
Quanto agli articoli 102 e 103, osserva che è opportuno distinguere funzioni giurisdizionali e funzioni consultive del Consiglio di Stato; tuttavia il relatore non ha offerto una soluzione su tutti i problemi sollevati in materia di giurisdizione amministrativa. Ricorda in proposito che il senatore Lisi aveva proposto di istituire tribunali amministrativi regionali di primo e di secondo grado, ma la proposta non è stata recepita dal relatore.
Sull'articolo 104, al primo comma, non condivide l'ipotesi di prevedere che i giudici ordinari e amministrativi e i magistrati inquirenti costituiscono un ordine autonomo e indipendente «dai poteri dello Stato»: la norma così formulata sembra prevedere l'indipendenza solo dai poteri statali, ammettendo così che vi possa essere dipendenza da poteri diversi da quelli dello Stato. Pertanto ritiene preferibile l'attuale testo della Costituzione, sottolineando che la magistratura è comunque un potere. Rileva altresì che a suo avviso dovrebbero essere istituiti tre organi di autogoverno, di cui uno per la magistratura ordinaria, diviso in due sezioni - una per i giudici, l'altra per i magistrati del pubblico ministero - uno per la magistratura amministrativa e uno per quella contabile. Sempre all'articolo 104 non si comprende la ragione per cui il relatore abbia proposto che contro i provvedimenti delle sezioni del CSM è ammessa tutela giurisdizionale solo innanzi alle sezioni riunite; infatti si tratta di atti amministrativi che, in quanto tali, debbono poter essere impugnati dinanzi al giudice amministrativo e non sottoposti esclusivamente ad una giurisdizione domestica. Semmai sarebbe possibile rinviare alla legge ordinaria il compito di stabilire che i provvedimenti in oggetto siano esecutivi; ricorda che sempre alla legge ordinaria spetta il compito di prevedere quando sia possibile la sospensiva degli atti amministrativi.
Sulla composizione del CSM si dichiara favorevole all'ipotesi di prevedere che tale organo sia costituito per metà da laici e per metà da togati. Il CSM non dovrebbe temere alcunchè da tale ipotesi; comunque se a tale soluzione non si dovesse addivenire, non sarebbe per lui una questione dirimente. Piuttosto sottolinea che non si comprende la ragione per cui i componenti laici del CSM debbano essere nominati esclusivamente dal Parlamento: sostanzialmente coloro che sostengono tale necessità lo fanno perchè hanno l'impressione che nell'ipotesi contraria i membri laici perderebbero d'importanza. Ricorda che aveva proposto di prevedere che i membri laici siano espressi dalle categorie dei professori universitari in materie giuridiche e degli avvocati; ma se a tale soluzione non si addivenisse, si potrebbe comunque prevedere che il Parlamento elegga i membri laici sulla base di rose di nomi formate dalle suddette categoriearie. Inoltre l'incompatibilità per i membri del CSM, a suo avviso, dovrebbe essere estesa alla carica di sindaco, se non - più in generale - a tutte le cariche politiche.
Quanto all'articolo 105, la norma proposta dal relatore al secondo comma dell'ipotesi n. 1 è necessaria, ma non sufficiente. Infatti il CSM utilizza come strumento di potere la funzione interpretativa della legge; è pertanto preferibile la formulazione di cui all'ipotesi n. 2.
Sull'articolo 106 dichiara di concordare, per quanto riguarda il secondo comma, con le osservazioni formulate dal senatore Russo, rilevando tuttavia che spesso i giovani magistrati, allorchè ricoprono la carica di giudice monocratico, commettono grossi errori, per cui la norma che impone un'iniziale permanenza in organi collegiali è opportuna, anche se tre anni possono essere troppi. Comunque si tratta di una norma che dovrebbe essere più appropriatamente posta dalla legge ordinaria.
Sull'articolo 107 ritiene superflua la norma proposta dal relatore al penultimo comma, essendo del tutto ovvia l'osservanza dei principi ivi richiamati. Quanto alla possibilità, per i magistrati, di partecipare alle competizioni elettorali, rileva che è necessario individuare una formulazione che si concili con l'articolo 51 della Costituzione; sul punto è opportuno un rinvio alla legge ordinaria.
Sulla disciplina relativa alla Corte Costituzionale, in particolare sull'istituto dell'opinione dissenziente, fa presente che, mentre si era inizialmente dichiarato contrario a tale innovazione, è pervenuto ora ad un orientamento favorevole. Aggiunge altresì, con riferimento al ricorso diretto dei cittadini alla Corte Costituzionale, previsto nell'ipotesi di articolato proposta dal relatore all'articolo 134, che l'osservazione formulata dal senatore Russo secondo la quale il ricorso non dovrebbe essere consentito con riferimento alle sentenze per evitare la creazione di un ulteriore grado di giurisdizione, non è pienamente condivisibile, potendosi verificare che un'istanza di un cittadino venga dichiarata inammissibile in ogni grado di giurisdizione; appare quindi opportuno prevedere che il ricorso diretto alla Corte costituzionale sia consentito allorchè non sia «attivabile altro mezzo di tutela».


Giuliano URBANI, Presidente, intende formulare brevemente alcune osservazioni alla bozza di articolato predisposta dal relatore.
Con riferimento all'articolo 97-bis, ritiene poco elegante la formulazione che fa riferimento al «promuovimento» della azione di responsabilità nei confronti dei funzionari e dipendenti pubblici. Propone quindi di omettere tale locuzione, formulando l'ultima parte del periodo nei seguenti termini: «anche ai fini della azione di responsabilità nei confronti dei funzionari e dipendenti pubblici».
In relazione all'articolo 99 o 99-bis, sottolinea che è preferibile prevedere una disciplina costituzionale quanto mai essenziale e stringata. Fa altresì presente che le autorità di garanzia vanno distinte da quelle di vigilanza, attesa la diversità delle relative funzioni. Dopo aver ricordato, inoltre, che scopo della disciplina è dare rango costituzionale a tali autorità al fine di sottolinearne l'indipendenza ed alla luce della loro connessione con la tendenza verso il bipolarismo, propone quindi di formulare l'articolo nei seguenti termini: «Per lo svolgimento di attività imparziali di garanzia e di vigilanza su determinati ambiti economici la legge può istituire autorità indipendenti.
La legge prevede i requisiti e le modalità di nomina dei titolari delle autorità di garanzia e di vigilanza e ne assicura l'indipendenza nello svolgimento delle rispettive funzioni».
Occorrerebbe inoltre aggiungere un ulteriore comma al fine di prevedere che la elezione dei titolari delle suddette autorità abbia luogo da parte del Parlamento a maggioranza qualificata, in quanto in tale statuizione risiede il primo fondamento dell'indipendenza.


Il senatore Giulio MACERATINI (gruppo alleanza nazionale) rileva che il secondo periodo del primo comma, che il Presidente propone di espungere, stabilisce che la legge determini le forme di impugnazione presso gli organi giurisdizionali dei provvedimenti delle autorità indipendenti. A suo giudizio occorrerebbe conservare tale previsione.


Giuliano URBANI, Presidente, osserva che previsioni di questa natura sono già contenute nelle leggi istitutive delle singole autorità.
Passando all'articolo 104, nella ipotesi di modifica n. 1, con riferimento al primo comma, propone di espungere il riferimento ai poteri dello Stato, limitandosi quindi a stabilire che i giudici ordinari e amministrativi e i magistrati inquirenti costituiscono un ordine autonomo e indipendente. Propone altresì di espungere, al quinto comma, il primo periodo, che fa riferimento alla impugnazione dinanzi alle sezioni riunite del CSM dei provvedimenti delle singole sezioni, ritenendo in proposito sufficiente la previsione di cui al secondo periodo. Al sesto comma, inoltre, ritiene preferibile lessicalmente riferirsi ad avvocati con almeno (e non dopo) 15 anni di esercizio. Giudica altresì poco felice la formulazione di cui al decimo comma, concernente la elezione del presidente della sezione disciplinare del CSM.
Quanto all'articolo 106, al secondo comma, propone di modificare la formulazione riferita alla assegnazione dei magistrati all'esercizio delle funzioni inquirenti espungendo l'espressione «con decisione motivata» ed aggiungendo, dopo le parole «previa specifica valutazione attitudinale» le seguenti: «e dopo una congrua formazione specialistica».


Il senatore Giovanni RUSSO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) sottolinea che non si comprende perché debba aversi una specifica valutazione attitudinale solo per l'assegnazione delle funzioni inquirenti, considerato che le funzioni giudicanti sono certo non meno delicate.


Il deputato Tiziana PARENTI (gruppo forza Italia) osserva che, se tutti i magistrati esercitano inizialmente funzioni giudicanti, non si vede come possano manifestare attitudini per l'esercizio di quelle inquirenti. In effetti, la selezione dovrebbe avvenire prima - e non dopo - l'ingresso in magistratura.


Giuliano URBANI, Presidente, passando all'articolo 107 rileva che la formulazione di cui al penultimo comma, di cui forse non vi sarebbe bisogno in un altro contesto storico, risulta invece in quello attuale particolarmente necessaria ed altresì bisognosa di essere ulteriormente arricchita con un riferimento anche al principio di responsabilità.
Con riferimento all'articolo 109, propone di modificarne il testo aggiungendo alla fine l'espressione «con le modalità e i limiti stabiliti dalla legge».
Quanto all'articolo 135, ritiene preferibile che la Corte costituzionale sia composta da venti giudici ed è altresì favorevole alla possibilità, prevista nell'ipotesi di modifica n. 2, che essa possa organizzarsi in due sezioni.
Ribadisce quindi, con riferimento all'articolo 136 il suo avviso favorevole all'istituto della dissenting opinion, che rappresenta un efficace deterrente contro la formazione di maggioranze prevaricanti.
Rinvia infine il seguito del dibattito alla seduta già convocata per domani mercoledì 30 aprile, alle ore 15.

La seduta termina alle 23,20.