ALLEGANO N. 12


TESTO SULLA FORMA DI STATO
PRESENTATO DAI DEPUTATI COSSUTTA E BERTINOTTI
E DAI SENATORI SALVATO E MARCHETTI

Proposta di articolato sulla Forma di Stato.

Art. 1.

(Ordinamento territoriale dello Stato).

1. Lo Stato repubblicano è costituito dai Comuni, dalle Province e dalle Città metropolitane e dalle Regioni.
2. I rapporti tra amministrazione dello Stato, Regioni ed autonomie locali si ispirano al principio di leale cooperazione.
3. I compiti di amministrazione sono esercitati dall'ente più vicino alle popolazioni interessate, secondo il principio di sussidiarietà.

Art. 2.

(Le comunità e le autonomie locali).

1. Le comunità locali, ordinate in Comuni, Città metropolitane e Province, sono autonome. Le relative Autorità amministrative ne esercitano di conseguenza i poteri nell'ambito dei principi fissati dalla Costituzione e dalle leggi, e secondo le norme fissate dagli Statuti di cui ciascun Ente si dota.
2. Il Comune è l'ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo.
3. La Città metropolitana si costituisce per la tutela degli interessi, la rappresentanza e il Governo delle grandi aree urbane integrate.
4. La Provincia, ente locale intermedio fra Comune e Regione, cura gli interessi e promuove lo sviluppo della comunità provinciale.

Art. 3.

(Le Regioni. Funzioni).

1. Le Regioni sono Enti autonomi costitutivi della Repubblica. Ad essa è attribuita la funzione legislativa nell'ambito del proprio territorio secondo i limiti e i modi stabiliti dalla Costituzione.
2. La funzione legislativa è ripartita tra le Regioni e il Parlamento nazionale sulla base dei principi e delle norme della Costituzione in materia di legislazione esclusiva e di legislazione concorrente. Le Regioni hanno il potere di legiferare nelle materie che la Costituzione non riservi al Parlamento.
3. Nell'ambito della legislazione esclusiva del Parlamento, le Regioni hanno competenza legislativa fino a quando e nella misura in cui vi siano espressamente autorizzate da una legge nazionale.
4. Nell'ambito della legislazione concorrente, le Regioni hanno competenza legislativa solo quando e nella misura in cui il Parlamento non faccia uso del suo diritto di legiferare. Il Parlamento ha in questo ambito il potere di legiferare nel caso sussista la necessità di una disciplina legislativa nazionale se:


a)
una questione non può essere efficacemente regolata dalla legislazione delle singole Regioni;


b)
la regolazione di una questione mediante la legge di una Regione potrebbe nuocere agli interessi delle altre Regioni o della collettività;


c)
lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica, ed in particolar modo la tutela dell'uniformità delle condizioni di vita, prescindendo dai confini territoriali di ogni singola Regione.

Art. 4.

(Competenza legislativa esclusiva
dello Stato).
1. Il Parlamento ha legislazione esclusiva nelle materie concernenti:


a)
diritti e doveri dei cittadini previsti dai titoli I, II, III e IV della parte I della Costituzione;


b)
cittadinanza, libertà di circolazione, passaporti, immigrazione ed emigrazione, estradizione;


c)
rapporti regolati dagli articoli 7 e 8 della presente Costituzione;


d)
sistema valutario e monetario, pesi e misure, determinazione del tempo;


e)
sistema postale e telecomunicazioni;


f)
ordinamento degli uffici statali della Pubblica amministrazione e stato giuridico del personale al servizio dello Stato e degli enti di diritto pubblico direttamente dipendenti dallo Stato;


g)
politica estera, commercio con l'estero e relazioni internazionali;


h)
difesa nazionale;


i)
sicurezza pubblica;


l)
istruzione pubblica di ogni ordine e grado e università;


m)
ordinamento della giustizia civile, penale, amministrativa, tributaria e contabile, sanzioni penali e ordinamento giudiziario;


n)
tributi statali, contabilità dello Stato, moneta, attività finanziarie e credito sovraregionali;


o)
programmi economici generali e azioni di riequilibrio, politiche industriali, produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia;


p)
trasporti e comunicazioni nazionali, disciplina generale della circolazione, navigazione d'alto mare;


q)
calamità naturali e condizioni essenziali dell'igiene pubblica;


r)
ricerca scientifica e tecnologica, tutela della proprietà letteraria, artistica e intellettuale;


s)
previdenza sociale, assicurazioni, ordinamento generale della tutela e della sicurezza del lavoro;


t)
leggi elettorali e condizioni di esercizio dei diritti politici;


u)
disciplina generale dell'organizzazione e del procedimento amministrativo.

Art. 5.

(Materie di legislazione concorrente).

1. La legislazione concorrente si estende alle seguenti materie:


a)
stato civile;


b)
assistenza pubblica;


c)
promozione della produzione agricola e forestale, garanzia dei rifornimenti alimentari, importazione ed esportazione di prodotti agricoli e forestali, pesca d'alto mare e costiera, protezione delle coste;


d)
trasferimenti immobiliari, abitazioni, luoghi di insediamento;


e)
misure contro le malattie dell'uomo e degli animali infettive e pericolose per la collettività, autorizzazioni all'esercizio della professione medica e di altre professioni o mestieri sanitari, commercio di medicinali, farmaci, narcotici e veleni;


f)
prestazioni sanitarie e organizzazione dei relativi servizi;


g)
protezione del traffico di generi alimentari e voluttuari, di oggetti di prima necessità, di foraggi, di piante e semi agricoli e forestali, protezione degli alberi e delle piante contro le malattie e i parassiti; protezione degli animali;


h)
navigazione costiera, segnali marittimi, navigazione interna, servizio meteorologico;


i)
traffico stradale, autoveicoli, costruzione e manutenzione delle strade, e decisione dei pedaggi per l'uso di strade pubbliche con veicoli;


l)
linee ferroviarie secondarie;


m)
rimozione e smaltimento dei rifiuti, lotta all'inquinamento dell'atmosfera e all'inquinamento acustico.

Art. 6.

(Leggi-quadro).

1. Il Parlamento, con i presupposti dell'articolo 3, comma 4, ha il potere di emanare leggi-quadro concernenti:


a)
lo stato giuridico del personale che presta servizio nelle Regioni, nei Comuni e negli altri enti di diritto pubblico;


b)
la disciplina giuridica generale della stampa e del cinema;


c)
la caccia e la pesca, la protezione della natura e la tutela del paesaggio;


d)
il regime dei suoli e il sistema delle acque;


e)
le notifiche e i documenti di riconoscimento;


f)
la tutela, la conservazione e la promozione della fruizione dei beni culturali.

Art. 7.

(Garanzia delle prestazioni sociali).

1. Nell'esercizio delle funzioni di valore sociale, la Regione garantisce a ciascun cittadino le prestazioni previste dalla legge della Repubblica. Con legge della Repubblica sono previste le procedure per l'esercizio dei poteri sostitutivi in caso di inadempienza della Regione dopo motivato richiamo.

Art. 8.

(Ripartizione delle spese, contributi e investimenti dello Stato).

1. Lo Stato, le Regioni e le autonomie locali sopportano separatamente le spese relative ai compiti loro propri.
2. Se le Regioni o le autonomie locali operano per incarico dello Stato, quest'ultimo deve sopportare le spese relative.
3. Con legge organica approvata con l'assenso della Commissione parlamentare delle Regioni e delle Autonomie locali (*), lo Stato può concedere alle Regioni e alle Autonomie locali contributi finanziari per investimenti di particolare importanza delle medesime al fine di equilibrare differenze di potere economico nel territorio nazionale, o per promuoverne la crescita economica.
4. Lo Stato, le Regioni e le Autonomie locali sopportano le spese di amministrazione relative alle rispettive funzioni e operano in rapporto reciproco per un'ordinata amministrazione, sulla base di disposizioni di legge organica approvata con l'assenso della Commissione parlamentare delle Regioni e delle Autonomie.


(*) Qui e di seguito, ove ricorrano questa o simili alternative, si intende che si tratta di leggi da adottarsi con procedura aggravata. In altra sede (proposte di modifica in tema di Parlamento e fonti normative) sono in corso di esame le variabili relative alla struttura del Parlamento (monocamerale, bicamerale con Senato delle Regioni, mono-bicamerale con Commissione delle Regioni e delle Autonomie locali) e sulle modalità di approvazione nonché sulla forza di resistenza alle modifiche normative delle leggi rinforzate di grado intermedio tra quelle ordinarie e quelle costituzionali.

Art. 9.

(Autonomia finanziaria e autonomia tributaria).

1. L'autonomia finanziaria e l'autonomia dell'imposizione tributaria sono parte costitutiva dell'autonomia delle Regioni, delle Province, delle Città metropolitane e dei Comuni.
2. La legge nazionale detta norme per il coordinamento tra la finanza dello Stato, la finanza delle Regioni e la finanza delle Province, delle Città metropolitane e dei Comuni.

Art. 10.

(Ripartizione delle imposte).

1. Sono tributi nazionali l'imposta sul valore aggiunto, le imposte sui redditi di società ed enti e quelle di carattere personale.
2. Sono tributi regionali quelli istituiti e regolati da leggi regionali secondo i principi stabiliti con legge organica/approvata con l'assenso della Commissione parlamentare delle Regioni e delle Autonomie locali.
3. Le Regioni compartecipano con l'Amministrazione dello Stato alle imposte nazionali sul reddito secondo criteri stabiliti con legge organica/approvata con l'assenso della Commissione parlamentare delle Regioni e delle Autonomie locali che disciplina l'ordinamento generale del sistema tributario in relazione alle fonti di produzione del reddito ed in coerenza con l'applicazione del principio di sussidiarietà.
4. I tributi regionali non possono essere disciplinati ed applicati in maniera da ostacolare la libera circolazione delle persone e delle cose all'interno dello Stato e dell'Unione europea. Le differenze normative tra Regioni non devono essere tali da violare l'eguaglianza dei cittadini e le libertà individuali garantite dalla Costituzione.
5. Per la tutela delle Regioni economicamente svantaggiate lo Stato istituisce un apposito fondo perequativo il cui ammontare è definito in misura non superiore a quanto necessario per compensare la minore capacità di produrre gettiti tributari e contributivi rispetto alla media nazionale per abitante. Quote di un ulteriore fondo possono essere devolute alle Regioni di minore dimensione demografica per compensare le maggiori spese per abitante cui queste sono soggette per l'erogazione dei servizi. I trasferimenti sono fissati d'intesa con la Regione.
6. I Comuni, le Città metropolitane e le Province ricevono come propri una parte dei tributi destinati alle Regioni, che deve essere ripartita da parte di ciascuna di esse a loro favore sulla base del principio della capacità contributiva dei loro abitanti, secondo disposizioni di legge organica/approvata con l'assenso della Commissione parlamentare delle Regioni e delle Autonomie locali. Essa può stabilire che Comuni, Città metropolitane e Province fissino aliquote di riscossione o criteri di esenzione per la parte di loro spettanza.
7. I beni demaniali appartengono ai Comuni nel cui territorio sono ubicati, ad eccezione di quelli espressamente attribuiti alle Città metropolitane, alle Province, alle Regioni e allo Stato in quanto essenziali per l'esercizio delle funzioni ad essi attribuite.
8. Se lo Stato promuove in singole Regioni, Comuni, Province o Città metropolitane istituzioni che comportino per esse maggiori spese o minori entrate, lo Stato garantisce il necessario conguaglio.
9. Lo Stato e le Regioni applicano ed accertano unitariamente con propri uffici rispettivamente i tributi nazionali e quelli regionali secondo procedure applicabili per tutte le Regioni, previste da legge organica/approvata con l'assenso della Commissione Parlamentare delle Regioni e delle Autonomie locali. Le Regioni istituiscono ed organizzano con legge i propri uffici e disciplinano lo stato giuridico dei relativi dipendenti, fatto salvo il disposto dell'articolo 6, comma 1, lettera a).

Art. 11.

(Organi delle Regioni).

1. Sono organi delle Regioni il Consiglio, la Giunta e il suo Presidente.
2. Il Consiglio esercita le potestà legislative della Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione, dallo Statuto regionale, dalle leggi organiche/approvate con l'assenso della Commissione parlamentare per le Regioni e le Autonomie locali, dalle leggi regionali. Può fare proposte di legge al Parlamento nazioziale.
3. La Giunta regionale è organo esecutivo della Regione ed esercita le potestà regolamentari conferitele dallo Statuto e dalle leggi regionali.
4. Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione, ne promulga le leggi ed i regolamenti, ne dirige le funzioni amministrative.

Art. 12.
(Sistema d'elezione, ineleggibilità, incompatibilità, e status dei consiglieri regionali. Regolamento del Consiglio ed elezione degli organi esecutivi della Regione).


1. Il sistema d'elezione, il numero e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri regionali sono stabiliti con legge organica.
2. Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio regionale e al Parlamento nazionale (*), al Parlamento europeo o ad un altro Consiglio regionale.
3. I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.
4. Il Presidente ed i membri della Giunta sono eletti dal Consiglio regionale.
5. Il Consiglio, secondo le procedure fissate dallo Statuto, adotta un regolamento per lo svolgimento dei propri lavori.


(*) Ovviamente tale incompatibilità non potrà essere prevista per i componenti della Commissione parlamentare delle Regioni e delle Autonomie locali, ove essa venisse istituita e ai suoi componenti venisse riconosciuto lo status di parlamentari.

Art. 13.
(Statuti regionali).

1. Ogni Regione ha uno Statuto il quale, in armonia con la Costituzione e con le leggi della Repubblica, stabilisce le norme relative all'organizzazione interna della Regione. Lo Statuto regola l'esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.
2. Lo Statuto è deliberato dal Consiglio regionale a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.

Art. 14.
(Condizioni e modalità di scioglimento dei Consigli regionali).

1. Il Consiglio regionale può essere sciolto quando compia atti contrari alla Costituzione o non corrisponda all'invito del Presidente della Repubblica di sostituire la Giunta o il Presidente che abbiano compiuto analoghi atti.
2. Può essere sciolto quando, per dimissioni o per impossibilità di formare una maggioranza, non sia in grado di funzionare.
3. Lo scioglimento è disposto con decreto motivato del Presidente della Repubblica, con l'assenso di una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica/della Commissione parlamentare delle Regioni e delle Autonomie locali.

Art. 15.

(Promulgazione e pubblicazione delle leggi regionali. Questioni di legittimità e di merito).

1. Le leggi regionali sono promulgate entro quindici giorni dalla approvazione. Se il Consiglio ne dichiara l'urgenza la legge regionale è promulgata nel termine da essa stabilito.
2. Le leggi regionali sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.
3. Il Governo della Repubblica, quando ritenga che una legge regionale intervenga nell'ambito delle materie riservate alla legislazione esclusiva dello Stato, o contrasti con gli interessi nazionali o con quelli di altre Regioni, può promuovere la questione di legittimità davanti alla Corte costituzionale o quella di merito per contrasto di interessi davanti al Parlamento. In caso di dubbio, la Corte costituzionale decide di chi sia la competenza.

Art. 16.

(Le Regioni. Elencazione).

1. La Repubblica è costituita dalle seguenti Regioni:


Abruzzi, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino-Alto Adige, Umbria, Valle d'Aosta, Veneto.

Art. 17.

(Modifiche territoriali delle Regioni e delle Autonomie locali esistenti. Istituzione di nuove Regioni o di nuove Autonomie locali).

1. Si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di due milioni di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.
2. Si può, con referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province, Città metropolitane e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra.
3. Il mutamento delle circoscrizioni provinciali o delle Città metropolitane e la istituzione di nuove Province o Città metropolitane nell'ambito di una Regione sono stabiliti con leggi regionali, su iniziativa di almeno un terzo dei Comuni interessati e con la deliberazione favorevole del Parlamento nazionale.
4. La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

Cossutta, Bertinotti, Salvato, Marchetti.