ALLEGANO N. 14


TESTO RELATIVO AGLI ARTICOLI DA 97 A 99 E DA 114 A 132
DELLA COSTITUZIONE PRESENTATO DAL SENATORE ROTELLI

RELAZIONE


Secondo quanto annunciato nell'intervento del 26/5/97, si presenta la proposta di testo-base alternativo agli articoli 97/99 - 114/132, che sono gli stessi articoli oggetto della proposta del relatore del Comitato forma di Stato. Al testo degli articoli (in cui le parti sottolineate corrispondono alla conservazione del testo attuale) si fanno seguire note esplicative sui singoli articoli. Si richiede che la proposta sia messa agli atti della Commissione.

ART. 97.

L'amministrazione pubblica statale, regionale, provinciale e comunale attua le politiche pubbliche dello Stato, delle regioni, delle province e dei comuni.
L'organizzazione e l'attività della pubblica amministrazione sono disciplinate con regolamento del rispettivo ente, in modo che le sue responsabilità siano distinte.
Le procedure garantiscono efficacia, efficienza, imparzialità, trasparenza dell'azione amministrativa.
Il controllo interno di gestione di ogni amministrazione rileva, con indicatori funzionali alla comparazione, costi e tempi delle unità di prodotto e di servizio e risultati conseguiti.
Le leggi, i regolamenti e gli atti generali che incidono sull'attività della pubblica amministrazione sono adottati con preventiva analisi e indicazione degli effetti organizzativi.
Il coordinamento informativo, statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale è determinato con legge dello Stato.
Motivazione della decisione, diritto di informazione, diritto di accesso ai documenti, partecipazione al procedimento, rimedio sostitutivo dell'inerzia, controllo degli utenti, risarcimento del danno da inefficienza sono garantiti ai cittadini e alle imprese.

ART. 98.

L'impiegato pubblico, finché membro del parlamento o del governo o dei parlamenti e dei governi regionali, consegue promozioni solo per anzianità.
L'impiegato pubblico è responsabile della sua produttività, elemento costitutivo della retribuzione e del rapporto di lavoro.
Il funzionario pubblico è responsabile dell'organizzazione dell'ufficio, dell'efficienza crescente dello stesso, della qualità del servizio, del conseguimento dei risultati, della violazione dei doveri professionali.
Gli impiegati e i funzionari sono assunti ed accedono alle qualifiche attraverso pubblici concorsi svolti su base regionale e per ruoli e organici regionali.
La legge statale e regionale determina le funzioni e i ruoli dirigenziali che possono essere attribuiti a tempo determinato dal governo statale e regionale senza concorso.
Si possono porre con legge limitazioni al diritto di iscriversi ai partiti politici per i funzionari professionali, i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all'estero.

ART. 99.

La legge disciplina l'istituzione, le funzioni e l'organizzazione delle autorità amministrative indipendenti. Gli organi deliberativi apicali non possono essere nominati o designati dal governo e dai dirigenti della pubblica amministrazione.
Il difensore civico nazionale e i difensori civici regionali sono disciplinati con legge dello Stato e, rispettivamente, della Regione. Non possono candidarsi al Parlamento della Repubblica o ai parlamenti regionali, né essere componenti dei rispettivi governi prima di tre anni dalla cessazione delle funzioni.

ART. 100.

La Corte dei conti controlla le amministrazioni pubbliche per assicurare la regolarità dei conti. Redige una relazione annuale sulla gestione finanziaria dello Stato e delle regioni. Riceve i dati omogenei richiesti al servizio di controllo interno di gestione di ciascuna amministrazione pubblica, effettua la comparazione e le valutazioni e ne riferisce, dopo eventuale contraddittorio, con le amministrazioni stesse. Gestisce il sistema informatico della contabilità nazionale in collegamento con la Ragioneria generale dello Stato e con le ragionerie delle regioni.
Sono determinate con legge l'autonomia organizzativa della Corte dei conti e le circoscrizioni delle sezioni decentrate.
L'indipendenza della Corte dei conti dal Governo, dai governi regionali, dai dirigenti delle pubbliche amministrazioni è assicurata dalla legge. Sono escluse la designazione e la nomina da parte di tali organi. I consiglieri della Corte non svolgono pubblica funzione o attività se non presso l'istituto.

ART. 114.

La Repubblica è costituita dai comuni, dalle province, dalle regioni e dallo Stato.
Al cittadino italiano ed europeo sono riconosciuti i diritti di cittadinanza del comune, della provincia e della regione cui appartiene.
L'autogoverno comunale, provinciale e regionale è esercitato nelle forme della democrazia rappresentativa e diretta.
Le comunità territoriali sono ordinate in comuni, province e regioni.
La provincia è costituita, conservata e soppressa per deliberazione vincolante dei comuni interessati, a finanza locale complessiva invariata, previa indicazione della legge regionale sulla dimensione demografica e territoriale minima dei comuni correlata alla soppressione della provincia.
La denominazione e l'ordinamento della provincia identificata come area metropolitana sono determinati dalla legge regionale di attuazione della legge generale della Repubblica.

ART. 115.

Le regioni sono enti autonomi con propri poteri e funzioni fissati dalla Costituzione e dalla legge costituzionale.
Ciascuna regione determina, col proprio statuto, le materie di esercizio della propria potestà legislativa nell'ambito delle materie non riservate allo Stato dalla Costituzione.
All'atto di modifica dello statuto, di cui al comma precedente, è attribuita l'efficacia formale della legge costituzionale ove il Parlamento non lo impugni davanti alla Corte costituzionale entro trenta giorni dal ricevimento.
La spesa statale per l'esercizio delle funzioni e dei servizi, che la regione non abbia deliberato di assumere, è commisurata a quella delle più efficienti delle altre regioni.
A ciascuna regione, che lo deliberi nelle forme del comma secondo, è riconosciuta inoltre la potestà legislativa in ogni materia che sia stata attribuita in precedenza ad altra regione.

ART. 116.

Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle d'Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali.
Forme e condizioni particolari di autonomia sono attribuite, con la medesima efficacia formale della legge costituzionale, ad ogni altra regione che lo deliberi secondo la procedura dell'articolo 115.
Le particolari condizioni etniche, culturali e linguistiche delle popolazioni sono tutelate dall'ordinamento di ciascuna regione.
Nelle regioni, che si costituiscano secondo l'articolo 131, sono conservate, su conformi deliberazioni delle popolazioni interessate, l'identità territoriale e tutti i precedenti poteri legislativi e amministrativi degli enti esponenziali, comunque decidano di denominarsi, delle distinte comunità della Valle d'Aosta, dell'Alto Adige o Sud-Tirolo, del Trentino, del Friuli, della Venezia-Giulia.

ART. 117.

La regione esercita la potestà legislativa esclusiva, senza ulteriore legislazione statale che non sia prevista espressamente dalla Costituzione o da legge costituzionale, nelle materie o sub-materie non riservate allo Stato dalla seguente elencazione: ordinamento e giustizia civile, penale, amministrativa, tributaria e contabile; rapporti internazionali; sicurezza esterna ed interna; difesa e forze armate; organizzazione sovraregionale della ricerca scientifica, tecnologica e culturale; principi dell'istruzione scolastica e relativi ordini, gradi e titoli di studio; istruzione universitaria; proprietà artistica, letteraria e intellettuale; concessioni alle emittenti; standard minimi di tutela del paesaggio e del patrimonio culturale; livelli minimi inderogabili a tutela della salute e requisiti minimi dei vincoli a tutela dell'ambiente e dell'eco-sistema e di parchi naturali; moneta, credito non agevolato; energia; trasporti e comunicazioni nazionali; ordini professionali; lavoro e previdenza obbligatoria.
Sulle nuove materie, che a giudizio delle regioni o del Parlamento nazionale dovessero affermarsi o definirsi come tali successivamente, si provvede con legge costituzionale alla attribuzione allo Stato o alla regione.
Nell'ambito delle materie non riservate allo Stato lo statuto regionale può prevedere l'ambito della potestà legislativa delle province.
La regione stipula accordi con enti territoriali di altri Stati nell'ambito di trattati-quadro. Partecipa alla assunzione di obblighi internazionali dello Stato nelle materie di sua competenza e concorre alla attuazione.
La regione partecipa alla formazione degli organi comunitari rappresentativi del popolo europeo. Trattiene rapporti diretti con gli organi comunitari europei. Partecipa alla formazione degli atti comunitari nelle materie di sua competenza e dà attuazione alle direttive comunitarie europee.

ART. 118.

Salvo che nelle materie di potestà legislativa statale, le funzioni amministrative spettano a comuni, province e regioni, cui sono attribuite procedendo secondo tale ordine, secondo i principi di autonomia e sussidiarietà.
Alla regione sono attribuite esclusivamente le funzioni amministrative che non possono essere svolte con pari efficacia ed efficienza dai comuni e, nell'ordine, dalle province a motivo della dimensione territoriale e demografica e delle connesse risorse finanziarie, organizzative, tecniche e tecnologiche.
Nelle materie di potestà legislativa dello Stato le funzioni amministrative decentrate sono esercitate dalle regioni, dalle province e dai comuni, ad eccezione di quelle relative a giustizia, difesa, sicurezza pubblica, finanza e servizi pubblici necessariamente statali.
Nelle materie escluse dalla potestà legislativa statale gli enti pubblici locali funzionali sono costituiti, modificati e soppressi per deliberazione di comuni, province e regioni.
L'amministrazione statale centrale è limitata alle materie che sono di competenza dello Stato.

ART. 119.

Le regioni, le province e i comuni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa nei limiti del coordinamento della finanza pubblica.
Lo Stato, mediante apposito fondo, trasferisce finanza alla regione e la regione a province e comuni esclusivamente a scopo di perequazione e sviluppo delle aree meno favorite. La perequazione è commisurata al potenziale fiscale, indipendentemente dalla efficacia dell'azione dell'amministrazione finanziaria.
I vincoli di destinazione delle risorse finanziarie trasferite dallo Stato alla regione, alle province e ai comuni, riguardano esclusivamente le materie riservate allo Stato.
I tributi sono applicati da comuni, province e regioni. Sono applicati dallo Stato i tributi per il finanziamento delle sue funzioni, per la restituzione alle regioni di appartenenza, per la perequazione e per la solidarietà.
I beni demaniali appartengono a comuni nel cui territorio sono ubicati, tranne quelli espressamente riservati alla provincia, alla regione e allo Stato per l'esercizio delle rispettive funzioni.
Comuni, province e regioni si indebitano esclusivamente su mercato e in base a garanzia costituita da beni e tributi locali propri.

ART. 120.

Immutato.

ART. 121.

Sono organi della regione il Parlamento regionale, il governo regionale e il presidente della regione.
Il parlamento regionale esercita la potestà legislativa attribuita alla regione e le altre funzioni ad esso conferite dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge al parlamento nazionale.
Il presidente e il governo regionali sono organi esecutivi della regione. Il presidente rappresenta la Regione, presiede il governo regionale, promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali.

ART. 122.

Nessuno può appartenere contemporaneamente a più di un parlamento regionale, ovvero ad un parlamento regionale e al parlamento nazionale in qualità di membro elettivo.
I parlamenti regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.

ART. 123.

Lo statuto regionale disciplina l'organizzazione interna della regione, l'esercizio del diritto di iniziativa popolare, il referendum propositivo e abrogativo sulle leggi e sui regolamenti regionali, nonché la forma di governo.
Nello statuto viene scelta la forma di governo fra quella presidenziale, con elezione diretta a suffragio universale del presidente ed eventuale ballottaggio, e quella parlamentare, con elezione del presidente della regione da parte del parlamento regionale.
Se la scelta della forma di governo non è adottata dal parlamento regionale con la maggioranza dei due terzi, l'opzione di cui al comma precedente è sottoposta a referendum popolare alternativo.

ART. 124.

La conferenza delle regioni, costituita con legge generale della Repubblica, è composta dai presidenti delle regioni che deliberano con voto riferito alla rispettiva consistenza demografica.
La conferenza delle regioni, con la partecipazione del Governo, determina nelle materie di competenza regionale, in relazione alle materie di competenza statale, gli obbiettivi e le direttive della programmazione economica nazionale.
La violazione delle direttive della conferenza da parte delle leggi e dei provvedimenti amministrativi statali o regionali ne comporta la impugnazione per illegittimità davanti alla corte costituzionale ad iniziativa della conferenza stessa o delle singole regioni o del Governo.
Le regioni possono stipulare fra loro accordi a tempo determinato e, salvo sempre il diritto di recesso, a tempo indeterminato per coordinare l'esercizio delle proprie competenze e l'impiego delle proprie risorse ai fini di comune interesse. A tali accordi possono partecipare le province, i comuni e le altre amministrazioni pubbliche.

ART. 125.

Soppresso.

ART. 126.

Soppresso.

ART. 127.

Soppresso.

ART. 128.

Le province e i comuni sono enti autonomi nell'ambito dei principi fissati da leggi generali della Repubblica che ne determinano le funzioni.
La determinazione delle funzioni, di cui la legge generale della Repubblica può delegare, per singole materie, la individuazione specifica alla legge regionale, si attua con il riconoscimento preliminare delle funzioni proprie dei comuni e, successivamente, delle province, secondo i principi di autonomia e sussidiarietà.

ART. 129.

La definizione territoriale dei comuni, delle province e delle regioni si adegua costantemente, in funzione delle esigenze dei cittadini, all'insediamento delle comunità. In applicazione dei criteri paritari fissati dalle leggi generali della Repubblica e dalle leggi regionali di attuazione sono definiti nell'ordine e successivamente modificabili il territorio dei comuni con decisione delle popolazioni interessate, il territorio delle province con decisione dei comuni e il territorio della regione con decisione delle province.
L'amministrazione decentrata della regione è esercitata di norma dalle province e dai comuni.

ART. 130.

Soppresso.

ART. 131.

Le regioni sono definite nel territorio e costituite attraverso l'aggregazione di province o, in mancanza, di comuni in modo che, oltre alla regione Sardegna, si determinino regioni con almeno tre milioni e cinquecentomila abitanti.
Le denominazioni delle regioni sono formate, ove occorra, attraverso tutte le denominazioni delle precedenti regioni costituzionali.
Può essere costituito distintamente il distretto di Roma capitale.
Fino a quando non sia attuato il procedimento di cui al comma 1 le regioni sono le seguenti: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino-Alto Adige, Umbria, Valle d'Aosta, Veneto.

ART. 132.

Fino a quando non sia stato attuato interamente il procedimento di cui all'articolo 131, comma 1, si può con legge costituzionale sentiti i parlamenti regionali disporre la fusione di regioni esistenti e la creazione di nuove regioni con un minimo di un milione di abitanti quando ne facciano richiesta tanti consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate e la proposta sia approvata con referendum della maggioranza delle popolazioni stesse.
Quando sia stato attuato interamente il procedimento di cui all'articolo 131, comma primo, si possono modificare numero, circoscrizioni e denominazioni delle regioni, sempre che la proposta sia approvata con referendum della maggioranza delle popolazioni interessate e le nuove regioni che si costituiscono abbiano almeno 3 milioni e 500 mila abitanti.

Nota sul 97


Come già osservato in comitato, più che di indirizzi (A.S. 2030, E. Rotelli) o, peggio, indirizzo politico (relatore) è corretto parlare di attuazione delle politiche pubbliche. Il concetto di separazione della pubblica amministrazione dagli organi istituzionali (già in 2030, ma omesso dal relatore) è invece opportuno. La esplicita menzione del controllo interno di gestione (già in 2030, integralmente recepita dal relatore pure in Comitato) serve anche ad evitare che il cosiddetto controllo interno (il quale poi è direzione della gestione) venga assorbito dai cosiddetti controlli esterni, come vorrebbe la Corte dei conti. La previa analisi dell'impatto delle leggi sulla pubblica amministrazione (già in 2030) è stato recepito dal relatore, ma con una ridefinizione in termini di fattibilità, la quale è errata e fuorviante.

Nota sul 98


La produttività come elemento costitutivo della retribuzione (già in 2030, recepito integralmente dal relatore) è norma forse più da parte I, ma preclusa come tale alla bicamerale. Il concorso regionale per ruoli regionali, anche dello Stato, è già nell'ordinamento. Non si ritiene eliminabile il principio del concorso. Si ammettono però posti dirigenziali determinati assegnabili dai governi senza concorso.

Nota sul 99


La previsione costituzionale delle autorità indipendenti era già nel 2030. È stata recepita dal relatore, ma con elencazione disordinata dei termini perché le funzioni vengono sempre prima dell'organizzazione. Anche i difensori civici erano nel 2030, ma collocati distintamente. Invece il relatore li ha addossati, sbagliando, alla imparzialità, la quale è richiesta all'amministrazione attiva a prescindere dai difensori civici.

Nota sul 100


Il ruolo, così definito, della Corte dei conti (già in 2030) è necessario in rapporto al 97, comma 4^. Serve per dire che la Corte non effettua il controllo di gestione dall'esterno, ma valuta i dati, richiesti, del controllo interno di gestione provenienti dalle amministrazioni. È opportuno, anzi necessario, ribadire che i consiglieri della corte non svolgono altre attività.

Nota sul 114


La formulazione era già nel 2030, ma soprattutto era già nel disegno di legge costituzionali redatto per la regione Lombardia dal proponente col collega professor Onida e altri. È stato poi anche ripreso alla lettera, fra gli altri, dal doc. sul federalismo solidale della diocesi ambrosiana, presidenza del Card. Martini. Fino ad allora ebbe l'opposizione e il capovolgimento da parte della cultura centralista romana (CNR, prog. fin. S. Cassese, «La Rep. è costituita dallo Stato, nonché.....»).
Anche durante i lavori della bicamerale, in data 19/3/97, è stata presentata dall'ANCI (sic.) una ipotesi di revisione costituzionale, fatta redigere da ex-consigliere di Stato di nomina governativa, in cui la sequenza è, nell'ordine, Stato, regioni, province e comuni.
Vi è stata qualche sorpresa, in Comitato e in Commissione, per la mancanza di identificazione dello Stato con la Repubblica. La distinzione è già nell'intero testo costituzionale (a cominciare dall'articolo 5) e in tutto l'insegnamento del diritto costituzionale (vedi p.e. le Istituzioni di C. Mortati). Di più: lo Stato è democratico in quanto i cittadini, i comuni, le province, le regioni e lo Stato stesso sono posti su un piano di parità e costituiscono la Repubblica. La distinzione è stata recepita dal relatore, da parte del proponente, alla vigilia della sua relazione nella bicamerale. La formulazione era stata già accolta in comitato con variazioni del verbo, come «si forma», «si compone» (quest'ultima anche nella relazione), ma «si compone» va bene per un organo collegiale, mentre «è costituita» si addice perfettamente alla natura dell'atto costituente. La discrasia fra articolo 5 e articolo 114 è sempre stata rilevata in dottrina. La formulazione proposta era stata accolta anche nel cosiddetto Comitato Speroni del governo Berlusconi (1994) su proposta del proponente.
È bene affermare, con la normativa europea, che la cittadinanza locale può non coincidere con la nazionale e, inoltre, è opportuno sottolineare che per diritti e doveri non è irrilevante la cittadinanza di un comune, anziché un altro. Pure opportuno è porre, quanto meno, sullo stesso piano democrazia diretta e democrazia rappresentativa.
Sulla questione delle province, fra favorevoli e contrari, anche in Comitato, la soluzione più corretta appare quella che fa decidere ai comuni a finanza locale invariata, previa indicazione regionale della soglia demografica minima inderogabile dei comuni che intendono prescindere dalla Provincia.

Nota sul 115


Intanto non si può omettere la definizione delle regioni come enti autonomi (così come dei comuni e delle province al 128), come fa invece inopinatamente il relatore: in tal modo, infatti, si fa venir meno il collegamento col principio del 5, cioè si esclude che l'autonomia delle comunità (articolo 5) si manifesti e proietti, anzitutto, nell'autonomia degli enti. Tanto più poi se si considera che il relatore inopinatamente introduce, contemporaneamente, il concetto di autonomia per le cosiddette autonomie funzionali, recependo l'istanza di un partito in bicamerale (come nel 1946/47 riemerge il corporativismo «cattolico», pochi anni dopo la costituzione e la soppressione della Camera dei fasci e delle corporazioni). Le autonomie funzionali, correttamente citate nella relazione generale dal presidente D'Alema (università, ecc.) sono già compiutamente tutelate nella parte I della Costituzione, sia pure non nei principi fondamentali, e non richiedono pertanto ulteriore tutela nella parte II.
Non si tratta di introdurre due velocità nel cosiddetto federalismo. Semplicemente non si può imporre a una regione di esercitare e, per di più, subito, funzioni per le quali non si ritiene ancora attrezzata. Pertanto la soluzione, già prospettata nel 2030 e nel 1992/93 per la regione Lombardia è che, elencate tassativamente le materie e sub-materie statali, ciascuna regione dica se intende esercitare tutte le altre, che, volendo, può appunto esercitare (si conta, in effetti, sul fatto emulativo). Occorre che l'atto appropriativo delle funzioni sia ad efficacia costituzionale per evitare una diversità con le regioni speciali precedenti. Non solo in tal senso tutte le regioni diventano speciali con siffatta geometria variabile. Ma anche nel senso che viene stabilito che non c'è competenza di una regione che non possa attribuire a se stessa anche un'altra regione.

Nota sul 116


Si lascia formalmente intatto il comma primo seconda la specifica richiesta delle regioni speciali, delle quali invece non si ritiene di accogliere la ulteriore richiesta di avere sempre e comunque qualcosa di più delle altre (il che oggi non è in Costituzione perché «forme e condizioni particolari di economia» non significa più autonomia). Però le regioni speciali attuali non possono certo impedire che forme e condizioni particolari di autonomia spettino anche a ciascun'altra regione che le chieda. Con ciò, formalmente, il comma primo è lasciato intatto, ma tutte le regioni possono diventare speciali. È previsto inoltre che le attuali speciali possano restare esattamente così come sono anche se inserite in regioni più vaste (vedi articolo 131) ed ancora che fra Alto Adige e Trentino e fra Friuli e Venezia Giulia si possa addivenire ad una separazione degli enti esponenziali, i quali (le due province autonome) conservino i poteri che hanno nel quadro delle nuove più ampie regioni.

Nota sull 117


Come si vede, l'elenco delle materie e sub-materie da conservare allo Stato, per l'esercizio della potestà legislativa, non è poi così infinito come si è detto. Ma sono palesi i vantaggi della scelta tecnica compiuta: non vi saranno leggi organiche statali nelle materie di competenza regionale e ciascuna regione potrà decidere se assumere in proprio tutto subito. Quindi, con procedimento unilaterale (regionale), semplicissimo, si ottiene un esito chiaro: tutto il contrario della complessa e interminabile contrattazione fra lo Stato e ogni singola regione, materia per materia, proposto dal relatore, sulla base, invero, della inopinata richiesta, fatta in comitato, di avere una elencazione brevissima delle materie (argomento artificiosamente inventato con lo scopo recondito di spuntare il cosiddetto Senato delle regioni, cioè il Senato degli assessori regionali, il quale renderebbe superflua l'elencazione delle materie perché sarebbe tale Senato a distribuirle a favore delle regioni). Va da sé che qualsiasi clausola di chiusura, che legittimasse l'intervento legislativo statale nelle materie di competenza regionale con l'invocazione dell'interesse nazionale ovvero, più nobilmente, della parità di condizioni di vita in tutto il territorio nazionale, annullerebbe di fatto e di diritto (anche presso la corte costituzionale, come già avvenuto) tutta la elencazione delle materie di competenza regionale.
L'argomento ulteriore, secondo cui occorre prevedere future materie nuove, è affrontabile prevedendo esplicitamente per esse la legge costituzionale, anche se è da aggiungere che, finora, non c'è stata materia nuova che non fosse già contenuta in nuce nelle materie vecchie.
Infine l'osservazione, sostanzialmente esatta, secondo cui nelle materie del cosiddetto Stato sociale non può essere (e non è altrove nel mondo) troppo netta la separazione delle competenze, è superabile considerando che, attraverso la individuazione di certe submaterie (p.e. sanità), si mantiene elastica la linea di divisione (i limiti inderogabili non sono certo definibili senza una dose di discrezionalità).

Nota sul 118


Si applica il principio di sussidiarietà anche soprattutto nelle funzioni amministrative partendo ovviamente dai comuni, che si presuppongono, però, previamente riordinati sul territorio con operazione di accorpamento analoga a quella compiuta in tutta l'Europa nord-occidentale. Si conferma la norma, già nel 2030 e, ancor prima, già nel progetto redatto per la regione Lombardia per cui non sussiste (a parte le eccezioni) l'amministrazione statale decentrata, devoluta a regioni e province. Si conferma altresì che l'amministrazione statale centrale (ministeri) non ha ragione di esistere se non per le materie di competenza statale.

Nota sul 119


Si ribadiscono concetti già espressi nel 2030: che l'autonomia finanziaria deve essere sia di entrata sia di spesa e riguardare paritariamente regioni, province e comuni; che la finanza può essere da trasferimento solo per perequazione e sviluppo e questa deve essere commisurata al potenziale fiscale. Per il resto ci si attiene a quelle che il relatore ha ritenuto le conclusioni del Comitato.

Nota sul 121-122-123


Come nel 2030 e nel precedente progetto 92/93 per la regione Lombardia, si conferma che la scelta della forma di governo non può essere lasciata indiscriminatamente alla discrezione del parlamento regionale in carica al momento. Pertanto deve essere scelta fra regime parlamentare e regime presidenziale e, se non è approvata dai due terzi, deve essere sottoposta a referendum popolare alternativo.

Nota sul 124


Si sopprime la figura del commissario del governo e si utilizza il 124 per formalizzare la Conferenza delle regioni e costituirla in organo di determinazione della programmazione economica nazionale nelle materie di competenza regionale.

Nota sul 125-126-127-130


Il 125 e il 130 possono essere soppressi in quanto riguardano il controllo preventivo di legittimità degli atti amministrativi (regione ed enti locali), praticamente già ridotti ai minimi termini per effetto della legislazione ordinaria del 1997 (tale riduzione, non originariamente prevista nei disegni di legge cosiddetti Bassanini) è stata introdotta in Senato a seguito dell'accettazione della proposta dello scrivente di recepire il contenuto dei referendum abrogativi regionali). La materia del 126 (scioglimento) può essere assorbita nello statuto regionale. Infine (articolo 127) il controllo sulla legge regionale può essere definito semplicemente in sede di attribuzioni della corte costituzionale.

Nota sul 128


Si ribadisce la validità e necessità dell'attuale 128, baluardo costituzionale contro il centralismo regionale. Si esclude pertanto il potere ordinamentale della regione su comuni e province, del quale infatti non fu avvertita alcuna esigenza al momento di redigere gli statuti comunali. Senza l'attuale 128 verrebbe meno la parità fra regioni, province e comuni e il cosiddetto federalismo si tradurrebbe in centralismo regionale, sovrapposto al centralismo statale.

Nota sul 129


Si utilizza il 129 per delineare l'indispensabile operazione di definizione territoriale di comuni, province e regioni attraverso l'applicazione di un federalismo di metodo che parte dai comuni.

Nota sul 131


Si fissa indicativamente in tre milioni e cinquecentomila abitanti il limite demografico (invero un po' basso) per ricostituire le regioni italiane in modo che siano competitive (ed anche perché non vi è mai stato pronunciamento al riguardo delle popolazioni). Sulla esigenza la letteratura è vastissima. Il tema è stato posto costantemente dal proponente fin dal 1967. Concorda la migliore geografia italiana (Lucio Gambi). Lo sostenne finché visse il maggior costituzionalista italiano (Costantino Mortati). Ha posto il problema, ma in termini economistici e centralistici, la Fondazione Agnelli, oggi ridotta a più miti consigli.

Nota sul 132


Si conferma l'attuale 132 (fino all'accorpamento delle regioni) perché nella relazione, inopinatamente, è stato elevato a due milioni il limite per costituire nuove regioni. Sicché, da un lato non si vogliono toccare le regioni esistenti, ancorché minimali, e, dall'altro, non si vuole consentire che altre regioni si costituiscano come le precedenti (perché la Valle d'Aosta sì e la Valtellina no? Perché il Molise sì e la Romagna no? Perché Trento e Bolzano sì e Milano no?).

Rotelli.