XIX LEGISLATURA
ORGANIZZAZIONE DEI TEMPI DI ESAME: MOZIONE N. 1-00563
Mozione n. 1-00563 – In materia di trasporto pubblico locale
Tempo complessivo, comprese le dichiarazioni di voto: 6 ore (*).
| Governo | 25 minuti |
| Richiami al Regolamento | 10 minuti |
| Tempi tecnici | 15 minuti |
| Interventi a titolo personale |
1 ora
(con il limite massimo di 7 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato) |
| Gruppi | 4 ore e 10 minuti |
| Fratelli d'Italia | 48 minuti |
| Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista | 35 minuti |
| Lega – Salvini Premier | 31 minuti |
| Forza Italia – Berlusconi Presidente – PPE | 30 minuti |
| MoVimento 5 Stelle | 28 minuti |
| Alleanza Verdi e Sinistra | 16 minuti |
| Azione-Popolari europeisti riformatori-Renew Europe | 16 minuti |
| Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE- Centro popolare | 16 minuti |
| Italia Viva-il Centro-Renew Europe | 15 minuti |
| Misto: | 15 minuti |
| Minoranze Linguistiche | 9 minuti |
| +Europa | 6 minuti |
(*) Al tempo sopra indicato si aggiungono 5 minuti per l'illustrazione della mozione.
COMUNICAZIONI
Missioni valevoli
nella seduta del 1° aprile 2026.
Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Caiata, Calderone, Carloni, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Colosimo, Sergio Costa, D'Alessio, Deidda, Donzelli, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gardini, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Lucaselli, Lupi, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Mollicone, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Pagano, Pellegrini, Pichetto Fratin, Pittalis, Prisco, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rosato, Angelo Rossi, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Sportiello, Tajani, Trancassini, Tremonti, Vaccari, Varchi, Vinci, Zaratti, Zoffili, Zucconi.
(Alla ripresa pomeridiana della seduta).
Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Caiata, Calderone, Carloni, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Sergio Costa, D'Alessio, Deidda, Donzelli, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gardini, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Lucaselli, Lupi, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Mollicone, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Pagano, Pellegrini, Pichetto Fratin, Pittalis, Prisco, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rosato, Angelo Rossi, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Sportiello, Tajani, Trancassini, Tremonti, Vaccari, Varchi, Vinci, Zaratti, Zoffili, Zucconi.
Annunzio di proposte di legge.
In data 31 marzo 2026 sono state presentate alla Presidenza le seguenti proposte di legge d'iniziativa dei deputati:
DE BERTOLDI: «Modifiche agli articoli 2236 e 2407 del codice civile e altre disposizioni concernenti la responsabilità civile e l'obbligo di assicurazione dei professionisti iscritti negli albi delle professioni tecniche regolamentate» (2858);
STEFANAZZI ed altri: «Disposizioni per la sperimentazione clinica dell'ipertermia oncologica locoregionale esterna e per la valutazione del suo inserimento nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza a carico del Servizio sanitario nazionale» (2859);
ZOFFILI: «Introduzione dell'articolo 270.1 del codice penale, concernente i gruppi militanti denominati “Antifa” o anarchici che perseguono finalità di sovversione attraverso atti di violenza o terrorismo» (2860);
CARFAGNA: «Disciplina dell'utilizzazione delle piattaforme digitali telematiche da parte dei minori di sedici anni» (2861).
Saranno stampate e distribuite.
Assegnazione di progetti di legge
a Commissioni in sede referente.
A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, i seguenti progetti di legge sono assegnati, in sede referente, alle sottoindicate Commissioni permanenti:
VII Commissione (Cultura):
GRIPPO: «Delega al Governo per l'introduzione, in via sperimentale, dell'insegnamento curricolare dell'educazione musicale negli asili nido e nelle scuole di ogni ordine e grado» (2392) Parere delle Commissioni I, V, XI, XII e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
X Commissione (Attività produttive):
ROMANO: «Modifiche all'articolo 100 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, in materia di sospensione e revoca della licenza per i pubblici esercizi» (2793) Parere delle Commissioni I, V e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
XI Commissione (Lavoro):
GRIMALDI: «Disposizioni in materia di lavoro mediante piattaforme digitali» (147) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, IX, X, XII e XIV.
XII Commissione (Affari sociali):
FURFARO ed altri: «Modifiche al testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e altre disposizioni per la tutela, il sostegno e la promozione della pratica dell'allattamento materno» (2764) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII, VIII, IX, X, XI, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
XIII Commissione (Agricoltura):
CARAMIELLO: «Modifiche al decreto legislativo 23 maggio 2016, n. 103, concernenti le designazioni e definizioni degli oli di oliva e degli oli di sansa di oliva, la loro vendita e immissione in commercio e le relative sanzioni» (2003) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, X, XII, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e XII (Affari sociali):
BORRELLI: «Modifiche al decreto legislativo 5 febbraio 2024, n. 20, in materia di funzioni e procedimenti istruttori dell'Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità» (2811) Parere delle Commissioni II e V.
Annunzio di petizioni.
Antonio Pappalardo, da Roma, chiede:
l'istituzione dei Carabinieri della Repubblica (1490) – alla IV Commissione (Difesa);
norme costituzionali per l'istituzione del Tribunale per la responsabilità giudiziaria (1491) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
Marco Cosentino, da Calatabiano (Catania), chiede l'applicazione dell'istituto della difesa d'ufficio a tutti i procedimenti giudiziari (1492) – alla II Commissione (Giustizia);
Vincenzo Marzano, da Mazara del Vallo (Trapani), chiede che il porto di Mazara del Vallo rientri nell'Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale (1493) – alla IX Commissione (Trasporti);
Orlando Masiero, da Fiesso d'Artico (Venezia), chiede l'arresto del consumo di suolo e il recupero del patrimonio edilizio esistente (1494) – alla VIII Commissione (Ambiente);
Giovanna Domini, da Salerno, chiede la stabilizzazione dei funzionari tecnici di amministrazione assunti a tempo determinato presso gli uffici giudiziari con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (1495) – alla XI Commissione (Lavoro);
Giorgia Butera, da Palermo, chiede iniziative urgenti per la difesa dei diritti umani in Iran (1496) – alla III Commissione (Affari esteri);
Riccardo Fabbricatore, da Marano (Napoli), chiede una riforma dei cimiteri quali luoghi dedicati al ricordo (1497) – alla XII Commissione (Affari sociali);
Gianpaolo Penco, da Trieste, chiede iniziative per chiarire l'applicazione delle norme europee in materia di accessori, omologazione e circolazione dei veicoli (1498) – alla IX Commissione (Trasporti);
Gerardo Nannini, da Tolmezzo (Udine), chiede l'estensione dell'indennità di pronto soccorso a tutti i tecnici sanitari di radiologia medica e i tecnici sanitari di laboratorio biomedico impiegati in contesti di pronto soccorso e di medicina d'urgenza (1499) – alla XI Commissione (Lavoro);
Mattia Vazzoler, da Aviano (Pordenone), chiede:
modifiche alla normativa in materia di frequenza minima dell'orario annuale personalizzato ai fini della validità dell'anno scolastico (1500) – alla VII Commissione (Cultura);
modifiche alla normativa in materia di provvedimenti disciplinari nei confronti degli studenti, ai fini dell'introduzione dei princìpi di ne bis in idem e di divieto di reformatio in peius (1501) – alla VII Commissione (Cultura);
Marco Negrisolo, da Due Carrare (Padova), chiede provvedimenti urgenti volti al superamento del divario digitale e al riconoscimento dell'accesso alla rete internet quale presupposto per l'esercizio della cittadinanza attiva (1502) – alla IX Commissione (Trasporti);
Alberto Pinotti, da Modena, chiede la modifica dell'articolo 11 della Costituzione (1503) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
Francesco Palladino, da Torremaggiore (Foggia), chiede modifiche alla normativa in materia di prevenzione vaccinale (1504) – alla XII Commissione (Affari sociali);
Annamaria Gelormini, da Montecalvo Irpino (Avellino), chiede provvedimenti urgenti a tutela della figura professionale dell'infermiere (1505) – alla XII Commissione (Affari sociali);
Federico Ciciliot, da Savona, chiede il superamento del meccanismo di accantonamento virtuale del trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici iscritti ai fondi negoziali di previdenza complementare (1506) – alla XI Commissione (Lavoro);
Luchina Branciani, da Nerola (Roma), chiede un piano contro lo spopolamento dei borghi (1507) – alle Commissioni riunite XI (Lavoro) e XII (Affari sociali);
Ivan Raffaele Silvio Pacifico, da Napoli, chiede l'istituzione del difensore civico nazionale (1508) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
Roberta Falchieri, da Bologna, chiede misure di sostegno economico in favore dei disoccupati attivamente in cerca di lavoro (1509) – alla XI Commissione (Lavoro);
Marco D'Adamo, da Ascoli Satriano (Foggia), e altri cittadini chiedono l'estensione alle madri non lavoratrici con almeno due figli a carico dell'integrazione al reddito prevista in favore delle madri lavoratrici (1510) – alla XII Commissione (Affari sociali);
Giovanni Bello, da Ferrara, e altri cittadini chiedono:
l'aumento degli importi delle pensioni di invalidità civile (1511) – alla XII Commissione (Affari sociali);
l'istituzione di un giornale finanziato dallo Stato dal nome La Democrazia, in cui tutti i cittadini possano esprimere le proprie opinioni (1512) – alla VII Commissione (Cultura);
l'abrogazione delle disposizioni che consentono la rettificazione di attribuzione di sesso (1513) – alla II Commissione (Giustizia);
l'istituzione delle regioni Emilia, Romagna, Friuli e Venezia Giulia (1514) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
Francesco Pedone, da Bari, e altri cittadini chiedono:
disposizioni per l'umanizzazione dell'esecuzione della pena e per la promozione della giustizia riparativa e dell'esecuzione penale esterna (1515) – alla II Commissione (Giustizia);
interventi diversi per il superamento delle misure detentive per i soggetti non imputabili (1516) – alle Commissioni riunite II (Giustizia) e XII (Affari sociali);
disposizioni per garantire il rispetto dei diritti umani negli istituti penitenziari (1517) – alla II Commissione (Giustizia);
disposizioni per la tutela dei diritti dell'indagato e dell'imputato e la prevenzione e la riparazione degli errori giudiziari (1518) – alla II Commissione (Giustizia);
l'incremento della detrazione di pena, per ogni semestre scontato dal condannato a pena detentiva, da quarantacinque a sessanta giorni (1519) – alla II Commissione (Giustizia);
di non approvare il disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (atto Senato n. 1818) (1520) – alle Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e II (Giustizia);
l'aumento dell'organico e delle retribuzioni del personale sanitario e la riduzione delle liste di attesa per l'accesso alle cure mediche (1521) – alla XII Commissione (Affari sociali);
Roberto di Gaetano, da Vecchiano (Pisa), e altri cittadini chiedono l'introduzione nel codice penale del principio di non punibilità del soggetto che respinge chi si sia introdotto senza titolo nella sua abitazione (1522) – alla II Commissione (Giustizia);
Mauro Manservigi, da Bondeno (Ferrara), e altri cittadini chiedono:
l'obbligo per i datori di lavoro di motivare il mancato rinnovo dei contratti di lavoro a tempo determinato (1523) – alla XI Commissione (Lavoro);
norme per rendere effettiva l'applicazione dell'articolo 36 della Costituzione (1524) – alla XI Commissione (Lavoro);
Mirko Antonio Spampinato, da Catania, e altri cittadini chiedono la riorganizzazione del sistema di protezione civile nazionale e il rafforzamento della prevenzione strutturale dei rischi naturali (1525) – alla VIII Commissione (Ambiente);
Francesco Indaco, da Catania, e altri cittadini chiedono:
l'estensione alla polizia locale della facoltà di pieno accesso alla banca di dati interforze SDI (sistema d'indagine) (1526) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
l'istituzione di un sistema previdenziale autonomo per gli appartenenti alla polizia locale (1527) – alla XI Commissione (Lavoro);
Nicola D'Attolico, da Bussolengo (Verona), e altri cittadini chiedono l'inasprimento delle pene per gli autori di reati contro gli animali (1528) – alla II Commissione (Giustizia);
Luigi Negro, da Lecce, e altri cittadini chiedono l'istituzione nella regione Puglia di un «Santuario laico per la ricerca artistica e culturale» e la sperimentazione delle «Case per l'arte e le culture contemporanee» (1529) – alla VII Commissione (Cultura);
Cosimo Damiano Gallo, da Taranto, e altri cittadini chiedono l'estensione dell'istituto dei buoni pasto al personale amministrativo, tecnico e ausiliario del comparto scuola (1530) – alla XI Commissione (Lavoro);
Sina Ranjibar, da Milano, e numerosi altri cittadini chiedono iniziative a sostegno della transizione democratica in Iran (1531) – alla III Commissione (Affari esteri);
Pamela Arena, da Furnari (Messina), e altri cittadini chiedono l'estensione dell'istituto dei buoni pasto a tutto il personale del comparto scuola (1532) – alla XI Commissione (Lavoro);
Michela Piccione, da Bari, chiede misure per la tutela delle donne vittime di violenza (1533) – alla XII Commissione (Affari sociali);
Roberto Cenci, da Falconara Marittima (Ancona), ed altri cittadini chiedono di affidare al Commissario unico per la bonifica delle discariche abusive e dei siti contaminati gli interventi di bonifica, ripristino ambientale e messa in sicurezza operativa del sito di interesse nazionale di Falconara Marittima (1534) – alla VIII Commissione (Ambiente);
Arianna Fioravanti, da Tivoli (Roma), e altri cittadini chiedono la riforma della disciplina sugli allontanamenti dei minori (1535) – alla II Commissione (Giustizia).
Trasmissione dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari.
Il Presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari, con lettera in data 1° aprile 2026, ha trasmesso – ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 10 maggio 2023, n. 53 – la relazione dal titolo: «Relazione sul fenomeno dei traffici transnazionali di rifiuti: analisi e proposte di intervento nel contesto della normativa europea», approvata all'unanimità dalla medesima commissione nella seduta della stessa giornata del 1° aprile 2026.
Il predetto documento sarà stampato e distribuito (doc. XXIII, n. 16).
Trasmissione dalla Corte dei conti.
Il Presidente della Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con lettera in data 1° aprile 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, la determinazione e la relazione riferite al risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA), per l'esercizio 2024, cui sono allegati i documenti rimessi dall'ente ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della citata legge n. 259 del 1958 (Doc. XV, n. 546).
Questi documenti sono trasmessi alla V Commissione (Bilancio), alla VIII Commissione (Ambiente) e alla X Commissione (Attività produttive).
Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 25 marzo 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 22, comma 1, del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, la relazione annuale, approvata dal Collegio del controllo concomitante della Corte di conti in data 17 marzo 2026, sull'esito del controllo concomitante sui principali piani, programmi e progetti relativi agli interventi di sostegno e di rilancio dell'economia nazionale, riferita all'anno 2025 (Doc. CCXXIV, n. 4).
Questa relazione è trasmessa alla V Commissione (Bilancio).
Trasmissione dal Ministro
per la pubblica amministrazione.
Il Ministro per la pubblica amministrazione, con lettera in data 26 marzo 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della legge 11 novembre 2011, n. 180, la relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di riduzione e trasparenza degli adempimenti amministrativi a carico di cittadini e imprese, riferita all'anno 2025 (Doc. CCXIV, n. 3).
Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali) e alla X Commissione (Attività produttive).
Trasmissione dal Ministro
per i rapporti con il Parlamento.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 marzo 2026, ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nella seduta del 18 marzo 2026, sul disegno di legge recante legge quadro per la salute e la sicurezza nelle piscine (atto Camera n. 2576).
Questo parere è trasmesso alla XII Commissione (Affari sociali).
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 marzo 2026, ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza unificata, nella seduta del 18 marzo 2026, sul disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione (atto Camera n. 2807).
Questo parere è trasmesso alla V Commissione (Bilancio).
Trasmissione dal Ministro della cultura.
Il Ministro della cultura, con lettera in data 31 marzo 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, la relazione concernente gli interventi realizzati e avviati nell'ambito del Piano strategico «Grandi progetti beni culturali», riferita all'anno 2025 (Doc. CXI, n. 4).
Questa relazione è trasmessa alla VII Commissione (Cultura).
Annunzio di progetti
di atti dell'Unione europea.
La Commissione europea, in data 31 marzo 2026, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati alle sottoindicate Commissioni, con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Strategia per la parità di genere 2026-2030 (COM(2026) 113 final), che è assegnata in sede primaria alla I Commissione (Affari costituzionali);
Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Revisione intermedia del piano d'azione per l'economia sociale: principali risultati e prospettive future (COM(2026) 138 final), che è assegnata in sede primaria alla XII Commissione (Affari sociali);
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione dell'articolo 29 del regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici, alla presenza di prodotti e sostanze non autorizzati a norma dell'articolo 9, paragrafo 3, primo comma, di detto regolamento (UE) 2018/848 per l'uso nella produzione biologica e sulla valutazione delle norme nazionali di cui all'articolo 29, paragrafo 5 (COM(2026) 142 final), che è assegnata in sede primaria alla XIII Commissione (Agricoltura);
Proposta di decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare a nome dell'Unione europea in sede di comitato misto SEE riguardo a una modifica dell'allegato IX (Servizi finanziari) dell'accordo SEE (Vigilanza di determinati amministratori di indici di riferimento da parte dell'ESMA) (COM(2026) 143 final), corredata del relativo allegato (COM(2026) 143 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio relativa ai costi annuali complessivi sostenuti per l'esecuzione dei compiti della Commissione a norma del regolamento (UE) 2022/2065 nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 e il 31 dicembre 2025 e all'importo totale dei contributi annuali per le attività di vigilanza addebitati a norma dell'articolo 6, paragrafo 4, del regolamento delegato (UE) 2023/1127 della Commissione nel 2025 (COM(2026) 147 final), che è assegnata in sede primaria alla IX Commissione (Trasporti).
Il Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 31 marzo 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, progetti di atti dell'Unione europea, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi.
Questi atti sono assegnati, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alle Commissioni competenti per materia, con il parere, se non già assegnati alla stessa in sede primaria, della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
Con la medesima comunicazione, il Governo ha inoltre richiamato l'attenzione sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Strategia portuale dell'UE (COM(2026) 112 final), già trasmessa dalla Commissione europea e assegnata alle competenti Commissioni, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento.
Trasmissione dall'Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità.
Il Presidente dell'Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, con lettera in data 30 marzo 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 4, comma 1, lettera m), del decreto legislativo 5 febbraio 2024, n. 20, la prima relazione sull'attività svolta dalla medesima Autorità, riferita all'anno 2025, dal titolo «Dalla garanzia formale alla tutela effettiva dei diritti delle persone con disabilità» (Doc. CCXLV, n. 1).
Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali) e alla XII Commissione (Affari sociali).
Trasmissione dal Difensore civico
della regione Basilicata.
Il Difensore civico della regione Basilicata, con lettera in data 31 marzo 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2025 (Doc. CXXVIII, n. 15).
Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali).
Trasmissione dal Difensore civico
della regione Lazio.
Il Difensore civico della regione Lazio, con lettera in data 31 marzo 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2025 (Doc. CXXVIII, n. 16).
Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali).
Trasmissione dal Difensore civico
della regione Emilia-Romagna.
Il Difensore civico della regione Emilia-Romagna, con lettera in data 31 marzo 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2025 (Doc. CXXVIII, n. 17).
Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali).
Trasmissione dal Difensore civico
della regione Liguria.
Il Difensore civico della regione Liguria, con lettera in data 31 marzo 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2025 (Doc. CXXVIII, n. 18).
Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali).
Trasmissione dal Difensore civico
della regione Sardegna.
Il Difensore civico della regione Sardegna, con lettera in data 31 marzo 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2025 (Doc. CXXVIII, n. 19).
Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali).
Trasmissione dal Difensore regionale
della Lombardia.
Il Difensore regionale della Lombardia, con lettera in data 31 marzo 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2025 (Doc. CXXVIII, n. 20).
Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali).
Richiesta di parere parlamentare
su atti del Governo.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 31 marzo 2026, ha trasmesso, ai sensi degli articoli 2, 3, commi 1, 2, lettera a), e 3, e 4 della legge 27 ottobre 2023, n. 160, e dell'articolo 50, comma 2, della legge 2 dicembre 2025, n. 182, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo recante revisione del sistema degli incentivi (394).
Questa richiesta, in data 31 marzo 2026, è stata assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla X Commissione (Attività produttive) e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla V Commissione (Bilancio), che dovranno esprimere i prescritti pareri entro il 30 aprile 2026.
Atti di controllo e di indirizzo.
Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell'Allegato B al resoconto della seduta odierna.
MOZIONI CONTE ED ALTRI N. 1-00553, ZANELLA ED ALTRI N. 1-00554, MALAVASI ED ALTRI N. 1-00555, FARAONE ED ALTRI N. 1-00560, BONETTI ED ALTRI N. 1-00561 E VIETRI, LOIZZO, BAGNASCO, BRAMBILLA ED ALTRI N. 1-00562 CONCERNENTI INIZIATIVE VOLTE ALLA CELERE RIDUZIONE DELLE LISTE DI ATTESA NELL'AMBITO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
Mozioni
La Camera,
premesso che:
1) il diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, non è una enunciazione programmatica né una variabile subordinata agli equilibri di finanza pubblica, ma un diritto fondamentale e incomprimibile, che condiziona e orienta l'azione dello Stato, come ribadito dalla Corte costituzionale prima nella sentenza n. 275 del 2016 e più recentemente nella sentenza n. 195 del 2024, secondo cui è la garanzia dei diritti a incidere sul bilancio e non viceversa;
2) il Servizio sanitario nazionale, nato come strumento di uguaglianza sostanziale e di coesione sociale, è stato progressivamente svuotato con politiche di sottofinanziamento, regionalizzazione spinta, aziendalizzazione estrema e crescente privatizzazione, che hanno trasformato un modello universalistico in un sistema sempre più frammentato, diseguale e permeabile alle logiche di mercato;
3) la crisi del Ssn non è frutto del caso ma di scelte politiche precise: tagli lineari, blocco del turn over, precarizzazione del lavoro sanitario, espansione incontrollata del privato accreditato e della sanità integrativa, rinuncia a una governance pubblica forte e trasparente;
4) la crisi strutturale delle liste di attesa non può essere dunque compresa né affrontata senza riconoscere il progressivo definanziamento del Servizio sanitario nazionale registrato negli ultimi quindici anni, che ha determinato una riduzione della spesa sanitaria in rapporto al Pil, una compressione delle risorse correnti e un mancato adeguamento del finanziamento al mutato quadro demografico ed epidemiologico del Paese;
5) in termini reali, al netto dell'inflazione e dell'aumento dei costi energetici, tecnologici e contrattuali, come confermato anche dalla Corte dei conti in occasione della inaugurazione dell'anno giudiziario del 24 febbraio 2026, il finanziamento del Ssn ha subìto una progressiva erosione del proprio potere d'acquisto, mentre la domanda di salute è cresciuta per effetto dell'invecchiamento della popolazione, dell'aumento delle cronicità e delle innovazioni terapeutiche; ciò ha determinato uno squilibrio strutturale tra bisogni assistenziali e capacità di risposta del sistema pubblico;
6) la spesa sanitaria italiana in rapporto al Pil si colloca stabilmente al di sotto della media dei principali Paesi europei, e la componente di spesa privata «out of pocket» sostenuta direttamente dalle famiglie ha raggiunto livelli sempre più elevati, segnalando un arretramento della copertura pubblica e un trasferimento silenzioso di oneri economici sui cittadini;
7) il definanziamento si è tradotto concretamente nel blocco del turn over, nella riduzione dei posti letto, nella mancata sostituzione del personale andato in pensione, nel sottoinvestimento nella medicina territoriale e nella diagnostica pubblica, generando colli di bottiglia organizzativi che si riflettono direttamente nell'allungamento delle liste di attesa;
8) non si è trattato di una dinamica inevitabile, ma di scelte politiche reiterate nel tempo, che hanno subordinato il diritto costituzionale alla salute a vincoli contabili e obiettivi di finanza pubblica, in aperta tensione con il succitato principio affermato dalla Corte costituzionale secondo cui è la garanzia dei diritti incomprimibili a incidere sul bilancio e non viceversa;
9) le liste di attesa rappresentano pertanto non soltanto un problema organizzativo, ma la manifestazione più evidente di un sottofinanziamento strutturale che ha progressivamente indebolito la capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire universalità, equità e tempestività delle cure;
10) le liste di attesa rappresentano oggi il punto di rottura più evidente di questo processo: non un disservizio tecnico, non un problema contingente legato alla pandemia, ma la manifestazione strutturale di un sistema che ha smarrito la propria missione costituzionale;
11) una componente fondamentale della strategia di rafforzamento del Servizio sanitario nazionale e di riduzione strutturale delle liste di attesa era rappresentata dagli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, in particolare nell'ambito della missione 6 dedicata alla salute, che ha previsto un profondo potenziamento della medicina territoriale, attraverso la realizzazione delle case della comunità, degli ospedali di comunità, delle centrali operative territoriali, e il rafforzamento dell'assistenza domiciliare; tali interventi erano stati concepiti proprio per ridurre la pressione impropria sugli ospedali e sulla specialistica ambulatoriale, intercettando precocemente i bisogni di salute, migliorando la presa in carico delle cronicità e garantendo un accesso più diffuso e tempestivo ai servizi sanitari di prossimità;
12) tuttavia, l'attuazione di numerosi interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza nel settore sanitario sta registrando ritardi significativi, sia nella realizzazione delle infrastrutture che nell'organizzazione dei modelli assistenziali e nel reclutamento del personale necessario al loro funzionamento, con il rischio concreto che tali strutture restino incompiute o prive delle risorse umane indispensabili; questi ritardi compromettono la capacità del sistema sanitario di spostare una parte rilevante della domanda assistenziale dal livello ospedaliero a quello territoriale e finiscono inevitabilmente per aggravare il problema delle liste di attesa per visite ed esami specialistici;
13) nella Relazione presentata, il 24 febbraio 2026, all'inaugurazione dell'anno giudiziario, la Procura generale della Corte dei conti ha confermato nuovamente le criticità strutturali del Servizio sanitario nazionale, rimarcando come «le osservazioni che si erano formulate con riguardo all'anno 2024 troverebbero, quindi, piena conferma nell'analisi che voglia prendere ad oggetto il 2025»;
14) proprio con riguardo alle predette osservazioni per l'anno 2024, vale la pena ricordare la requisitoria lucida e severa del Procuratore generale presso la Corte dei conti, Pio Silvestri, incentrata soprattutto sullo stato di salute, drammaticamente critico, del nostro sistema sanitario pubblico; proprio in tale requisitoria è stata denunciata, con parole nette, l'insostenibilità del modello attuale e la necessità di rimettere al centro il diritto alla salute e il ruolo del personale sanitario, ribadendo un concetto indispensabile: «La tutela del fondamentale diritto alla salute rimane centrale per definire il parametro di civiltà di un Paese»; la medesima Corte, richiamando anch'essa la succitata giurisprudenza costituzionale, ha ricordato che, una volta stabilite le garanzie minime, il diritto alla salute «non può essere finanziariamente condizionato in termini assoluti e generali», perché «è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l'equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione»;
15) proprio le liste d'attesa, secondo la Corte dei conti, sono il simbolo di una sanità che non regge parlando, senza mezzi termini, di un «fenomeno vergognoso, per un Paese civile», che mina l'universalità e l'equità del sistema sanitario; e anche oggi, nel 2026, la medesima Corte ribadisce come rimanga centrale il nodo delle liste di attesa, affermando che: «il tema delle liste di attesa e dei tempi di accesso alle prestazioni sanitarie continua a rappresentare un ambito di particolare attenzione per il Servizio sanitario nazionale» e le dinamiche osservate «si inseriscono in un contesto caratterizzato da elementi strutturali che incidono sulla capacità del sistema di garantire un'erogazione tempestiva e omogenea delle prestazioni sul territorio, con possibili riflessi sui principi di universalità ed equità dell'accesso alle cure»;
16) i dati diffusi da diversi organismi e osservatori della sanità evidenziano come per diverse prestazioni traccianti – tra cui risonanza magnetica, Tac, visite cardiologiche, oculistiche e ortopediche – persistano scostamenti significativi tra tempi dichiarati e tempi effettivi di erogazione, con un marcato divario Nord-Sud e una crescente mobilità sanitaria interregionale;
17) milioni di prestazioni specialistiche ambulatoriali vengono ogni anno erogate oltre i tempi massimi stabiliti dal Piano nazionale di Governo delle liste di attesa, determinando un incremento delle rinunce alle cure per motivi economici o per lunghezza delle attese, fenomeno certificato anche dai dati Istat sulla rinuncia alle prestazioni sanitarie;
18) i dati ufficiali sulla libera professione intramuraria (intramoenia), pubblicati dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), attestano che il volume complessivo delle prestazioni rese in regime intramoenia e i relativi introiti economici ammontano a centinaia di milioni di euro ogni anno, con un andamento stabile o in crescita in diverse regioni, mentre parallelamente si registrano criticità nel rispetto dei tempi di attesa nel canale istituzionale; le relazioni annuali di Agenas sull'attività libero-professionale segnalano inoltre che in alcune realtà territoriali la quota di prestazioni intramoenia rispetto al totale delle medesime prestazioni erogate nel pubblico raggiunge percentuali significative, alimentando di fatto un doppio canale di accesso alle cure;
19) in numerose aziende sanitarie si rileva una sproporzione tra i tempi di erogazione delle medesime prestazioni nel regime ordinario e nel regime intramoenia, con differenze che possono arrivare a diverse settimane o mesi, generando una evidente distorsione nell'accesso equo, alle cure;
20) a diciotto mesi dalla conversione in legge del decreto sulle liste di attesa (decreto-legge n. 73 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 107 del 2024), la situazione descritta dalla Fondazione Gimbe è netta: non si registrano benefìci concreti per i cittadini e, nonostante gli annunci e le dichiarazioni istituzionali, l'annunciata riforma non ha ancora prodotto risultati tangibili nella riduzione dei tempi di attesa per visite ed esami;
21) nel 2025 la Piattaforma nazionale delle liste di attesa ha raccolto i dati relativi a 57,8 milioni di prestazioni erogate: 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici; si tratta di numeri imponenti, che fotografano la dimensione del problema; tuttavia, secondo Gimbe, la piattaforma allo stato attuale non è realmente utile per i cittadini, poiché i dati sono presentati solo in forma aggregata nazionale, senza distinguere tra regioni, aziende sanitarie, strutture pubbliche e private accreditate, né tra prestazioni erogate in regime ordinario e in intramoenia; in altre parole, non è possibile capire dove si concentrano i ritardi, quali territori sono più in difficoltà e per quali prestazioni si registrano le maggiori criticità;
22) a riguardo, vale la pena ricordare come già con l'interrogazione n. 3-02232 del 7 ottobre 2025, a prima firma della collega Ricciardi Marianna, siano stati richiesti i necessari chiarimenti sull'istituzione della Piattaforma nazionale delle liste di attesa, proprio rilevando che la stessa non solo non fornisce contezza dei dati in tempo reale e dei tempi di attesa divisi per regione, per azienda sanitaria locale e per singola struttura ma, soprattutto e incredibilmente, fornisce la misurazione dei tempi di attesa sulla base della unificazione delle prenotazioni dell'attività istituzionale e di quella libero-professionale, calcolando il tempo di attesa delle prestazioni istituzionali includendovi anche quelle in intramoenia, non consentendo di confrontare i tempi di attesa dell'attività istituzionale e di quella libero-professionale; alla domanda chiara di consentire ai cittadini di conoscere quali siano i reali tempi di attesa per le prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale, attraverso la rilevazione distinta dei tempi di attesa delle prenotazioni presso il servizio pubblico e istituzionale e delle prestazioni in regime libero professionale intramoenia, le risposte fornite dal Ministro della salute sono state totalmente elusive e insoddisfacenti;
23) Gimbe, aggiunge a ciò anche un problema metodologico: il rispetto dei tempi di attesa viene comunicato attraverso indicatori tecnici (mediane e quartili) che risultano difficilmente comprensibili ai cittadini e che, escludendo il 25 per cento delle attese più lunghe, rischiano di attenuare la percezione reale delle criticità; non viene inoltre fornita l'informazione più semplice e rilevante: quale percentuale di prestazioni viene effettivamente erogata entro i tempi massimi previsti per ciascuna classe di priorità;
24) l'analisi di alcune prestazioni ad alto volume, come la prima visita oculistica e l'ecografia dell'addome completo, mostra un quadro in chiaroscuro; in media circa la metà dei pazienti riesce a ottenere la prestazione entro i tempi garantiti, ma almeno un paziente su quattro supera sistematicamente i limiti massimi, con attese che per le prestazioni programmabili possono arrivare a diversi mesi; esiste dunque una «coda invisibile» di cittadini che resta intrappolata in tempi eccessivi, spesso costretta a pagare di tasca propria o a rinunciare alla prestazione;
25) il problema delle liste di attesa si intreccia inevitabilmente con il tema dell'intramoenia; la Piattaforma include infatti le prestazioni erogate in intramoenia nel totale complessivo delle prenotazioni, ma le esclude dal calcolo degli indicatori sui tempi di attesa; analizzando la differenza tra questi dati, Gimbe stima che circa il 30 per cento delle prestazioni venga erogato in regime intramoenia, cioè a pagamento all'interno delle strutture pubbliche; una quota significativa che suggerisce come una parte rilevante della domanda sanitaria venga soddisfatta fuori dal canale ordinario del SSN, con evidenti implicazioni in termini di equità;
26) anche il comportamento dei cittadini evidenzia criticità poiché solo il 39,9 per cento accetta la prima disponibilità proposta dal Cup per gli esami diagnostici e appena il 34,9 per cento per le visite specialistiche; tuttavia, la piattaforma non chiarisce le ragioni di questa bassa accettazione, che possono essere legate a tempi troppo lunghi, sedi distanti o orari incompatibili; è un dato che, comunque lo si interpreti, segnala un sistema che fatica a rispondere in modo adeguato ai bisogni delle persone; il fenomeno della cosiddetta medicina difensiva rappresenta una delle distorsioni del Servizio sanitario nazionale, incidendo in modo significativo sia sulla sostenibilità economica del sistema sia sull'appropriatezza clinica delle prestazioni erogate; numerosi studi e rilevazioni di società scientifiche stimano che una quota compresa tra il 25 e il 40 per cento delle prestazioni sanitarie, in particolare esami diagnostici ad alta tecnologia, venga prescritta non per reale necessità clinica ma con finalità meramente cautelative, al fine di prevenire possibili contenziosi medico-legali; la Società italiana di radiologia medica ha stimato che, nell'ambito della diagnostica per immagini, la componente riconducibile a medicina difensiva possa raggiungere percentuali prossime al 40 per cento;
27) tale fenomeno produce un effetto moltiplicatore sulle liste di attesa, saturando agende e risorse con prestazioni inappropriate o a basso valore clinico, sottraendo tempo e capacità produttiva a pazienti che necessitano realmente di accertamenti tempestivi; la medicina difensiva non solo aggrava i tempi di accesso, ma altera il rapporto fiduciario tra medico e paziente, trasformando l'atto clinico in un atto di autotutela giuridica; senza un intervento legislativo organico sulla responsabilità sanitaria, ogni strategia di riduzione delle liste di attesa rischia di rimanere parziale, poiché non affronta una delle cause strutturali dell'iperprescrizione e dell'inappropriatezza;
28) la qualità, l'efficienza e l'equità del Servizio sanitario nazionale dipendono in modo determinante dalla solidità e dall'autonomia della dirigenza sanitaria, la quale, per mandato costituzionale e per assetto ordinamentale, deve operare nel rispetto dei principi di imparzialità, buon andamento e trasparenza di cui all'articolo 97 della Costituzione;
29) l'attuale sistema di nomina dei direttori generali, sanitari e amministrativi delle aziende sanitarie e ospedaliere, pur formalmente regolato da elenchi nazionali e procedure comparative, continua a presentare margini significativi di discrezionalità politica, indebolendo di fatto l'autonomia tecnico-gestionale e subordinando le scelte organizzative a logiche di appartenenza o di consenso;
30) la commistione tra indirizzo politico e gestione amministrativa produce effetti distorsivi diretti anche sul governo delle liste di attesa, sulla programmazione dei fabbisogni, sulla gestione delle agende e sul rapporto con il privato accreditato, generando opacità decisionale, discontinuità gestionale e talvolta una scarsa assunzione di responsabilità rispetto ai risultati;
31) una governance sanitaria realmente orientata al diritto alla salute richiede una netta distinzione tra chi definisce gli obiettivi strategici e chi è chiamato a realizzarli, con criteri rigorosi di selezione, valutazione e revoca dei dirigenti fondati su competenza, merito, risultati misurabili e indipendenza, e non su equilibri politici contingenti; il rafforzamento dell'autonomia e della responsabilità della dirigenza sanitaria costituisce pertanto una condizione imprescindibile per restituire efficienza, trasparenza e credibilità al Servizio sanitario nazionale;
32) sul piano normativo, poi, il decreto «liste di attesa» non è ancora pienamente attuato: al 1° febbraio 2026 risultano adottati solo quattro dei sei decreti attuativi previsti; mancano ancora quello sulla definizione della metodologia per il fabbisogno di personale del Ssn (elemento cruciale anche per il superamento del tetto di spesa sul personale) e quello sulle linee guida nazionali per la gestione delle disdette e l'ottimizzazione delle agende Cup; questi ritardi incidono direttamente sulla possibilità di intervenire in modo strutturale sulle cause organizzative delle liste di attesa;
33) nel frattempo, i dati Istat confermano che nel 2024 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, mentre la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie continua a crescere; in questo contesto, il decreto sulle liste di attesa appare, secondo Gimbe, ancora lontano dal produrre gli effetti annunciati; il ritardo è dunque duplice: normativo, per la mancata adozione dei decreti attuativi, e tecnologico, per una piattaforma che non garantisce trasparenza e leggibilità dei dati;
34) il problema delle liste di attesa, che non può essere affrontato con misure parziali o strumenti incompleti, riflette criticità strutturali del Servizio sanitario nazionale: carenza di personale, organizzazione frammentata, domanda in parte inappropriata, digitalizzazione incompleta ed è evidente che senza interventi strutturali e investimenti adeguati, il rischio è che la riforma resti sulla carta, mentre sempre più cittadini si trovano a pagare di tasca propria o a rinunciare alle cure, con un impatto diretto sul diritto alla salute e sulla tenuta stessa del sistema sanitario pubblico;
35) la stessa analisi di Gimbe ha sottolineato l'opacità persistente dei dati, la non omogeneità delle rilevazioni regionali, l'assenza di una piattaforma nazionale realmente trasparente e confrontabile, e la totale inadeguatezza dei meccanismi sanzionatori nei confronti delle regioni e delle aziende sanitarie inadempienti;
36) il predetto decreto-legge sulle liste di attesa nell'auspicio di abbattere le liste di attesa intendeva delineare un nuovo sistema di monitoraggio più efficace e strumenti di controllo che dovrebbero vedere in prima linea le regioni e il Ministero della salute con un organismo che ha titolo ad accedere presso le aziende, in caso di inadempienza; inoltre, presso ciascuna regione dovrebbe essere identificato un Responsabile unico regionale dell'assistenza sanitaria (Ruas) che deve individuare gli interventi utili a correggere le problematiche emerse a seguito dei controlli dell'organismo; tuttavia, a tutt'oggi questo nuovo sistema di monitoraggio non risulta effettivamente operativo;
37) una recente inchiesta giornalistica pubblicata sul Corriere della Sera, il DataRoom di Milena Gabanelli, ha offerto un quadro sulle liste di attesa ancora più allarmante: agende chiuse, tempi ufficiali non corrispondenti a quelli reali, prenotazioni dirottate verso il regime intramoenia o verso il privato, disomogeneità territoriali abissali, utilizzo distorto delle priorità cliniche, con un sistema che, di fatto, scarica sui cittadini l'onere di aggirare l'inefficienza pagando di tasca propria;
38) l'inchiesta parte da un dato che colpisce subito: in Italia ogni anno circa 10 miliardi di euro vengono spesi dai cittadini di tasca propria per visite ed esami sanitari invece di essere erogati gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale (Ssn); questo fenomeno non è causale, ma il frutto di un sistema che crea e alimenta un flusso di denaro enorme attorno alle liste di attesa, alle prestazioni private e alla commistione tra pubblico e privato;
39) secondo i documenti riservati esaminati durante l'inchiesta, siamo di fronte a una struttura a doppio binario che produce effetti paradossali rispetto agli obiettivi dichiarati dalle leggi: da una parte lo Stato e il Ssn dovrebbero garantire prestazioni in tempi certi a tutti i cittadini; dall'altra, però, esiste una forte spinta interna al sistema sanitario verso la medicina a pagamento, che attrae risorse, professionisti e pazienti proprio perché le liste di attesa nel canale pubblico restano lunghe e difficili da gestire;
40) per legge la libera professione intramoenia, cioè l'attività privata svolta dai medici all'interno o per conto di strutture pubbliche, non dovrebbe superare quella istituzionale erogata dal Ssn; proprio per evitare che chi lavora in pubblico dedichi più tempo e risorse all'attività a pagamento piuttosto che a quella gratuita prevista per legge; tuttavia, dai documenti emerge che in molti casi questa regola viene largamente aggirata: in alcune strutture le prestazioni intramoenia rappresentano quote altissime dell'attività complessiva;
41) l'inchiesta offre esempi concreti: in diverse grandi strutture ospedaliere italiane alcuni esami diagnostici vengono erogati in regime di libera professione in percentuali vicine o superiori al 90 per cento, nonostante la normativa vigente intenda limitare questa pratica; allo stesso modo, per visite specialistiche in strutture pubbliche di riferimento, quote significative di accessi per prestazioni come cardiologia o neurologia risultano svolte privatamente;
42) il meccanismo che il reportage denuncia è duplice: da un lato il Ssn, incapace di soddisfare la domanda di prestazioni in tempi brevi, vede allungarsi costantemente le liste di attesa; ciò spinge i pazienti ad accedere a visite ed esami a pagamento, spesso all'interno della stessa struttura pubblica o tramite medici che operano anche privatamente; l'accesso al canale privato diventa così non solo una scelta economica del paziente, ma una via per aggirare le liste e arrivare prima a una prestazione;
43) dall'altro lato, gli ospedali privati accreditati, che ricevono una parte significativa dei loro ricavi dal Ssn, orientano sempre più il loro modello di attività verso le prestazioni più remunerative e a pagamento, utilizzando anche medici provenienti dal pubblico; in questo modo il sistema sanitario, pur basandosi su fondi pubblici, finisce per alimentare un mercato privato all'interno delle stesse strutture che dovrebbero erogare servizi universali;
44) l'inchiesta racconta poi due casi emblematici; il primo riguarda l'istituto Rizzoli di Bologna, uno dei centri ortopedici più importanti al mondo: i suoi medici svolgono attività privata distribuita capillarmente in numerose città italiane, andando a «catturare» pazienti anche fuori regione; questo fenomeno crea una situazione in cui migliaia di interventi e visite attraggono utenti provenienti da fuori dal bacino di utenza previsto, contribuendo ad aumentare le liste di attesa per i residenti dell'Emilia-Romagna e di altre aree; il secondo caso riguarda l'Humanitas a Milano, ospedale privato accreditato con un fatturato molto elevato, in cui la crescita dell'attività privata supera quella convenzionata; qui una parte consistente di medici che operano anche in pubblico lavora per strutture completamente private, creando legami di business che amplificano la commistione tra pubblico e privato e riducono ulteriormente l'efficacia del canale pubblico;
45) secondo l'inchiesta, tale commistione non è un effetto collaterale, ma il risultato di un quadro normativo e organizzativo che non riesce a governare l'evoluzione del sistema sanitario; le leggi esistenti, come il decreto legislativo n. 229 del 1999 (che regola l'intramoenia) e le norme recenti sulle liste d'attesa, non sono state sufficienti a prevenire che il sistema si trasformasse in una «macchina da soldi»; in pratica, si profila uno scenario in cui abbattere le liste di attesa non conviene a nessuno, perché la lentezza dell'offerta pubblica alimenta i flussi di prestazioni a pagamento e genera profitti per soggetti privati e professionisti, a discapito dell'universalità e dell'equità assistenziale;
46) l'inchiesta si conclude con un amaro paradosso: il cittadino italiano si trova spesso davanti a due alternative, entrambe svantaggiose; se sceglie di aspettare nel circuito pubblico, rischia tempi di attesa lunghissimi; se paga di tasca propria, alimenta un mercato che contribuisce a mantenere inefficiente il sistema pubblico e che, alla fine, può ritardare ancor di più l'accesso alle prestazioni gratuite; il risultato è un circolo vizioso che trasforma la sanità in un grande affare economico più che in un servizio pubblico universalistico, con conseguenze pesanti per l'attuazione del diritto alla salute;
47) non si tratta di episodi isolati, purtroppo, ma di un modello che rischia di istituzionalizzare la doppia corsia: da un lato il pubblico sottofinanziato, lento, opaco; dall'altro il privato rapido e costoso, alimentato dalla stessa carenza strutturale del pubblico;
48) negli ultimi anni si sta assistendo in Italia a un processo sempre più evidente di progressiva espansione della sanità integrativa e dei fondi sanitari privati, che rischia di trasformarsi in un vero e proprio processo di «assicurativizzazione» del sistema sanitario nazionale, in cui quote crescenti di prestazioni e di risorse vengono progressivamente spostate dal perimetro della fiscalità generale e del servizio pubblico universalistico verso strumenti assicurativi, fondi contrattuali e polizze private; tale fenomeno non è neutrale, né meramente complementare al Servizio sanitario nazionale, ma tende a ridefinire in profondità il modello di tutela della salute, introducendo meccanismi selettivi e segmentati di accesso alle cure, in cui la qualità, la tempestività e talvolta la stessa disponibilità delle prestazioni dipendono sempre più dalla posizione lavorativa, dal contratto collettivo applicato o dalla capacità individuale di sostenere premi assicurativi;
49) l'espansione della sanità integrativa, favorita anche da rilevanti agevolazioni fiscali e contributive, sta producendo una progressiva redistribuzione regressiva delle risorse pubbliche, poiché tali benefici fiscali avvantaggiano prevalentemente lavoratori stabilmente occupati e categorie con maggiore capacità contributiva, lasciando invece scoperti milioni di cittadini che non dispongono di coperture integrative; si sta così consolidando un sistema sanitario a più velocità, nel quale una parte della popolazione accede a prestazioni più rapide attraverso canali assicurativi o fondi integrativi, mentre chi dipende esclusivamente dal Servizio sanitario nazionale è costretto ad affrontare liste di attesa sempre più lunghe;
50) questo processo, lungi dall'essere contrastato, appare invece sempre più spregiudicatamente incentivato dalle scelte di politica sanitaria e fiscale di questo Governo, che da un lato continua a non garantire un adeguato finanziamento strutturale del Servizio sanitario nazionale e dall'altro favorisce l'espansione della sanità integrativa come strumento di compensazione delle carenze del sistema pubblico; una simile impostazione rischia di snaturare progressivamente il modello universalistico disegnato dalla Costituzione, trasformando la sanità pubblica in una rete di protezione residuale per chi non può permettersi forme di copertura privata;
51) in questo scenario le liste di attesa diventano paradossalmente uno dei principali fattori di spinta verso l'assicurativizzazione del sistema sanitario: più il servizio pubblico rallenta, più cresce la domanda di prestazioni a pagamento e di coperture assicurative, alimentando un circolo vizioso che rafforza il mercato sanitario privato e indebolisce ulteriormente il pilastro pubblico del diritto alla salute;
52) nel corso della XIX legislatura, il gruppo del Movimento 5 Stelle ha presentato numerose interrogazioni parlamentari per denunciare la mancata pubblicazione integrale delle agende, l'assenza di monitoraggio in tempo reale, l'inefficacia dei piani regionali, il conflitto di interessi strutturale derivante dall'intramoenia e la carenza di personale sanitario; interrogazioni che hanno ricevuto risposte evasive, generiche, prive di un cronoprogramma vincolante;
53) l'elusività e l'inerzia di questo Governo nel risolvere il grave problema delle liste di attesa sono d'altronde evincibili, oltreché da provvedimenti inattuati, anche dalla mancata approvazione e/o aggiornamento del nuovo Piano nazionale di Governo delle liste di attesa, scaduto nel 2021, talché permane la vigenza del Pngla 2019-2021, siglato con Intesa Stato-regioni a febbraio 2019 dall'allora Governo Conte I;
54) le liste di attesa producono un effetto devastante in termini di disuguaglianza sociale: chi ha risorse economiche accede alle cure in tempi brevi, chi non le ha è costretto ad attendere o a rinunciare; ciò determina un sistema classista, in aperta violazione del principio di uguaglianza sostanziale di cui all'articolo 3 della Costituzione;
55) le rinunce alle cure per motivi economici o per tempi di attesa eccessivi sono in aumento, e colpiscono soprattutto le fasce più fragili della popolazione: anziani, lavoratori precari, famiglie monoreddito, persone con disabilità e malattie croniche;
56) la regionalizzazione, in assenza di una regia nazionale forte, ha prodotto una sanità a ventuno velocità, nella quale il luogo di residenza determina tempi di accesso, qualità delle prestazioni e probabilità di sopravvivenza; ciò costituisce una frattura intollerabile dell'unità sostanziale della Repubblica;
57) la mancata riforma del Titolo V della Costituzione continua ad alimentare disuguaglianze, conflitti di competenza e scaricabarile istituzionale, con un Governo che spesso si limita a richiamare le regioni senza esercitare fino in fondo i poteri sostitutivi previsti dall'ordinamento;
58) la carenza strutturale di personale sanitario, aggravata da anni di blocco delle assunzioni e da salari non competitivi rispetto agli standard europei, è una delle cause principali dell'allungamento delle liste, insieme a una programmazione inadeguata dei fabbisogni formativi e professionali;
59) il sistema di accreditamento del privato, così come attualmente configurato, ha favorito una progressiva esternalizzazione delle prestazioni più remunerative, lasciando al pubblico il carico delle urgenze, delle cronicità e delle fragilità, con un drenaggio di risorse e professionalità;
60) l'intramoenia, lungi dall'essere una soluzione transitoria, si è trasformata in un meccanismo strutturale che alimenta conflitti di interesse e incentiva indirettamente il mantenimento di liste di attesa elevate nel canale istituzionale;
61) non è più tollerabile che, a fronte di annunci mediatici e piani straordinari, i decreti attuativi restino nei cassetti dei Ministeri, mentre i cittadini attendono mesi per una mammografia, una risonanza magnetica, una visita cardiologica o oncologica;
62) non è più accettabile che i dati ufficiali non siano pienamente trasparenti, comparabili e verificabili, impedendo al Parlamento e ai cittadini di esercitare un controllo democratico effettivo;
63) non è più giustificabile che la spesa sanitaria venga compressa in nome di vincoli contabili, quando la salute rappresenta un investimento con effetti moltiplicativi sull'economia e sulla coesione sociale;
64) non è più ammissibile che la spesa sanitaria sia sacrificata a dispetto delle enormi e spropositate risorse destinate invece al riarmo;
65) non è più rinviabile una riforma strutturale che restituisca centralità al servizio pubblico, valorizzi il lavoro sanitario e garantisca uniformità dei diritti su tutto il territorio nazionale;
66) le liste di attesa non sono un accidente amministrativo, ma il sintomo di un tradimento politico del dettato costituzionale;
67) la salute non è una merce, non è un privilegio per chi può pagare, non è un capitolo residuale di bilancio, ma è il fondamento della Repubblica;
68) ogni giorno di inerzia, ogni decreto non emanato, ogni agenda chiusa è una responsabilità politica precisa, che il nostro Paese non può più tollerare,
impegna il Governo:
1) ad adottare con estrema urgenza, tutti i decreti attuativi ancora mancanti del decreto-legge n. 73 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 107 del 2024, con particolare riferimento a quello relativo alla metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale e a quello concernente le linee guida nazionali per la gestione delle agende e delle disdette, assumendosi la responsabilità politica di eventuali ulteriori ritardi e trasmettendo alle Camere una relazione dettagliata sullo stato di attuazione della riforma, corredata da cronoprogramma vincolante;
2) a rendere pienamente operativa e trasparente la Piattaforma nazionale delle liste di attesa, garantendo la pubblicazione in formato aperto, accessibile e comprensibile dei dati disaggregati per regione, azienda sanitaria, struttura erogatrice, tipologia di prestazione e classe di priorità, distinguendo in modo netto e non aggregato tra attività istituzionale e attività libero-professionale intramoenia, affinché cittadini, Parlamento e organi di controllo possano verificare in tempo reale l'effettivo rispetto dei tempi massimi previsti dal Pngla;
3) ad assumere iniziative di competenza, anche normative, volte a modificare radicalmente gli indicatori di monitoraggio dei tempi di attesa, superando l'uso esclusivo di mediane e quartili e introducendo l'obbligo di pubblicazione della percentuale effettiva di prestazioni erogate entro i tempi massimi previsti per ciascuna classe di priorità, nonché della quota di cittadini che supera tali limiti, al fine di eliminare ogni opacità metodologica e ogni possibile rappresentazione edulcorata del fenomeno;
4) ad esercitare pienamente i poteri sostitutivi previsti dell'ordinamento nei confronti delle regioni inadempienti, qualora si riscontrino reiterate violazioni dei tempi massimi di erogazione o gravi carenze organizzative, assumendo iniziative normative per prevedere meccanismi sanzionatori effettivi, inclusa la sospensione o rimodulazione delle quote di finanziamento aggiuntivo, e valutando la sussistenza dei presupposti per la nomina di commissari nei casi di perdurante inadempienza;
5) ad adottare iniziative normative, con carattere di urgenza, per una riforma organica e strutturale della disciplina della libera professione intramuraria, fondata sul principio inderogabile della prevalenza assoluta dell'attività istituzionale rispetto a quella libero-professionale, stabilendo che, per ciascun professionista e per ciascuna unità operativa, il volume delle prestazioni erogate e il valore economico generato dall'attività intramoenia non possano in alcun caso superare quelli dell'attività resa in regime ordinario a carico del Servizio sanitario nazionale;
6) ad assumere iniziative di carattere normativo volte a prevedere che il principio inderogabile della prevalenza assoluta dell'attività istituzionale rispetto a quella libero-professionale non sia meramente dichiarativo ma sia accompagnato da strumenti cogenti di controllo, imponendo la piena tracciabilità e pubblicazione in tempo reale delle agende, dei tempi di attesa distinti tra canale istituzionale e libero-professionale, dei volumi di attività e dei relativi introiti, in formato aperto e accessibile, introducendo a tal fine un sistema di verifiche periodiche obbligatorie a cura di Agenas e del Ministero della salute, con obbligo di trasmissione dei dati al Parlamento;
7) ad adottare iniziative normative al fine di stabilire un regime sanzionatorio automatico e progressivo in caso di violazione dei limiti fissati per l'intramoenia, comprendente la sospensione temporanea dell'autorizzazione all'esercizio dell'intramoenia, la decadenza dagli incarichi di responsabilità, la riduzione della retribuzione di risultato e, nei casi reiterati o particolarmente gravi, la revoca definitiva dell'autorizzazione;
8) ad assumere iniziative normative al fine di vietare espressamente qualsiasi forma di chiusura arbitraria delle agende istituzionali in presenza di disponibilità per l'attività libero-professionale, configurando tale condotta come grave inadempimento disciplinare e gestionale;
9) a garantire che l'intramoenia torni a essere uno strumento residuale e regolato, e non un canale strutturalmente concorrente e sostitutivo dell'attività pubblica, adottando iniziative volte a eliminare ogni incentivo economico o organizzativo che possa determinare conflitti di interesse o distorsioni nell'accesso equo alle cure;
10) ad avviare, in parallelo e in modo non meramente esplorativo ma concreto, una valutazione finalizzata ad assumere iniziative normative per il progressivo superamento dell'istituto dell'intramoenia quale modalità ordinaria di esercizio della libera professione all'interno delle strutture pubbliche, nella consapevolezza che l'attuale assetto rischia di istituzionalizzare un sistema a doppia corsia incompatibile con il principio di uguaglianza sostanziale di cui all'articolo 3 della Costituzione, predisponendo, a tal fine, un piano pluriennale di riallineamento delle retribuzioni del personale medico e sanitario agli standard europei, attraverso un significativo incremento della componente stipendiale fissa e non accessoria, riducendo la dipendenza economica dalla libera professione;
11) a garantire condizioni di lavoro dignitose, carichi sostenibili, dotazioni organiche adeguate e percorsi di carriera trasparenti, affinché l'attrattività del servizio pubblico non sia legata alla possibilità di integrare il reddito mediante prestazioni a pagamento; a presentare alle Camere, entro un termine definito, una relazione tecnico-economica che quantifichi l'impatto finanziario, organizzativo e sociale del superamento dell'intramoenia, indicando le coperture necessarie e le modalità attuative; a riaffermare, in definitiva, che il diritto alla salute non può essere subordinato alla capacità di spesa del cittadino e che la piena valorizzazione del lavoro sanitario deve avvenire attraverso una remunerazione equa e pubblicamente garantita, non attraverso la strutturazione di un mercato interno alla sanità pubblica;
12) ad assumere iniziative normative volte a introdurre l'obbligo di pubblicazione integrale e tempestiva delle agende di prenotazione, vietando la chiusura arbitraria delle stesse e garantendo che ogni prestazione, prescritta trovi sempre una prima disponibilità prenotabile;
13) ad adottare iniziative anche di carattere normativo al fine di varare un piano straordinario pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni del personale sanitario, superando definitivamente il tetto di spesa per il personale e adeguando le dotazioni organiche agli standard europei, con particolare attenzione alle specialità maggiormente coinvolte nelle liste di attesa, alla medicina territoriale e ai servizi diagnostici, riconoscendo che la riduzione strutturale dei tempi di attesa non può prescindere da un investimento massiccio sul capitale umano;
14) ad accelerare con urgenza l'attuazione degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza in materia di sanità territoriale, assicurando il pieno rispetto delle scadenze relative alla realizzazione e all'effettiva operatività delle case della comunità, degli ospedali di comunità e delle centrali operative territoriali, nonché garantendo le risorse necessarie per il reclutamento e la stabilizzazione del personale sanitario indispensabile al loro funzionamento, integrando concretamente queste nuove infrastrutture nel sistema di governo della domanda sanitaria e delle agende di prenotazione, rafforzando il ruolo della medicina territoriale nella presa in carico dei pazienti cronici, nella gestione delle prestazioni a bassa e media complessità e nell'orientamento appropriato verso la specialistica ambulatoriale, nella consapevolezza che solo un territorio forte, capace di intercettare e gestire precocemente i bisogni di salute, può contribuire in modo strutturale alla riduzione delle liste di attesa e al riequilibrio complessivo del Servizio sanitario nazionale;
15) ad assumere iniziative normative volte a rivedere il sistema di accreditamento e remunerazione del privato convenzionato, subordinando il rinnovo degli accreditamenti e dei budget alla dimostrazione di un contributo effettivo alla riduzione delle liste di attesa nel canale istituzionale, impedendo che risorse pubbliche finanzino prioritariamente prestazioni più remunerative o attività che alimentano la competizione con il servizio pubblico anziché la sua integrazione;
16) a predisporre un nuovo Piano nazionale di Governo delle liste di attesa, aggiornato al mutato contesto epidemiologico e demografico, in continuità con il Pngla 2019-2021, definendo obiettivi quantitativi vincolanti, indicatori omogenei su scala nazionale, strumenti di controllo indipendenti e una governance centrale forte, capace di garantire uniformità dei diritti su tutto il territorio nazionale;
17) ad adottare le iniziative normative necessarie finalizzate a delineare una revisione organica della disciplina della responsabilità professionale sanitaria, volta a ridurre in modo significativo il ricorso alla medicina difensiva, anche attraverso l'introduzione di meccanismi deflattivi del contenzioso quali procedure obbligatorie di conciliazione e strumenti di risoluzione alternativa delle controversie ed un programma nazionale per l'appropriatezza prescrittiva, con monitoraggio sistematico delle prestazioni ad alto rischio di inappropriatezza nonché attraverso la rimozione dei fattori che alimentano l'iperprescrizione e la distorsione difensiva dell'atto medico;
18) ad arrestare il processo di progressiva assicurativizzazione della sanità italiana e a riaffermare con iniziative normative e di indirizzo politico la centralità del Servizio sanitario nazionale quale strumento primario e non sostituibile di tutela del diritto alla salute, provvedendo a una revisione organica della disciplina della sanità integrativa e dei fondi sanitari, affinché essi tornino a svolgere un ruolo realmente complementare e non sostitutivo rispetto ai livelli essenziali di assistenza garantiti dal servizio pubblico, rivedendo anche il regime delle agevolazioni fiscali riconosciute ai fondi sanitari e alle polizze assicurative, subordinandole a criteri stringenti di integrazione con il Servizio sanitario nazionale e impedendo che risorse pubbliche indirette alimentino circuiti di sanità parallela, nonché monitorando in modo trasparente i volumi di prestazioni erogate attraverso fondi e assicurazioni sanitarie e il loro impatto sull'accesso alle cure, riaffermando con chiarezza che la salute non può essere trasformata in un mercato assicurativo, né subordinata alla capacità individuale di acquisto, ma deve restare un diritto fondamentale garantito in condizioni di uguaglianza a tutte le persone che vivono nel territorio della Repubblica;
19) ad adottare iniziative normative volte a rafforzare in modo strutturale la separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa nel Servizio sanitario nazionale, prevedendo procedure di nomina dei direttori generali, sanitari e amministrativi pienamente trasparenti, basate su criteri oggettivi di competenza ed esperienza, con commissioni di valutazione indipendenti, istituzione di graduatorie pubbliche e nazionali e verbalizzazione pubblica dei punteggi attribuiti; a introdurre contratti di mandato fondati su obiettivi misurabili, con particolare riferimento alla riduzione delle liste di attesa, al rispetto dei tempi massimi di erogazione e alla trasparenza dei dati; a garantire sistemi di valutazione periodica realmente indipendenti e consequenziali in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, evitando revoche arbitrarie legate a mutamenti politici; a rafforzare le incompatibilità e i presidi anticorruzione nei rapporti con il privato accreditato; a promuovere una cultura della responsabilità gestionale orientata ai risultati e alla tutela effettiva del diritto alla salute, nella consapevolezza che solo una dirigenza autonoma, competente e valutata su basi oggettive può assicurare un governo efficiente, imparziale e uniforme del sistema sanitario su tutto il territorio nazionale;
20) ad assumere iniziative normative al fine di istituire una relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione del diritto alla tempestività delle cure, contenente dati certificati, comparazioni territoriali, analisi delle criticità e indicazione delle misure correttive adottate, affinché il controllo democratico su un diritto fondamentale non sia episodico ma strutturale e continuo;
21) a promuovere iniziative normative, anche di rango costituzionale, per una riforma organica della governance sanitaria nazionale, anche attraverso una revisione del quadro costituzionale e del Titolo V, volta a rafforzare la regia unitaria dello Stato nella definizione dei livelli essenziali di assistenza e nella garanzia uniforme dei tempi di accesso alle prestazioni, ponendo fine alla frammentazione che ha prodotto una sanità diseguale e territorialmente discriminatoria;
22) ad assumere iniziative volte a trasferire le risorse destinate al riarmo per destinare risorse aggiuntive e strutturali al Fondo sanitario nazionale, sottraendo la spesa sanitaria alla logica dei meri vincoli contabili e riconoscendola come investimento strategico per la crescita, la coesione sociale e la tutela dei diritti fondamentali, nella consapevolezza che ogni euro sottratto alla sanità pubblica si traduce in maggiori disuguaglianze, maggiore spesa privata e indebolimento del patto costituzionale.
(1-00553)(Nuova formulazione) «Conte, Marianna Ricciardi, Quartini, Sportiello, Di Lauro, Riccardo Ricciardi, Auriemma, Ilaria Fontana, Alifano, Santillo».
La Camera
impegna il Governo:
1) ad adottare con estrema urgenza, tutti i decreti attuativi ancora mancanti del decreto-legge n. 73 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 107 del 2024, con particolare riferimento a quello relativo alla metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale e a quello concernente le linee guida nazionali per la gestione delle agende e delle disdette, assumendosi la responsabilità politica di eventuali ulteriori ritardi e trasmettendo alle Camere una relazione dettagliata sullo stato di attuazione della riforma, corredata da cronoprogramma vincolante;
2) a rendere pienamente operativa e trasparente la Piattaforma nazionale delle liste di attesa, garantendo la pubblicazione in formato aperto, accessibile e comprensibile dei dati disaggregati per regione, azienda sanitaria, struttura erogatrice, tipologia di prestazione e classe di priorità, distinguendo in modo netto e non aggregato tra attività istituzionale e attività libero-professionale intramoenia, affinché cittadini, Parlamento e organi di controllo possano verificare in tempo reale l'effettivo rispetto dei tempi massimi previsti dal Pngla;
3) ad assumere iniziative normative volte a introdurre l'obbligo di pubblicazione integrale e tempestiva delle agende di prenotazione, vietando la chiusura arbitraria delle stesse e garantendo che ogni prestazione, prescritta trovi sempre una prima disponibilità prenotabile;
4) ad adottare iniziative anche di carattere normativo al fine di varare un piano straordinario pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni del personale sanitario, superando definitivamente il tetto di spesa per il personale e adeguando le dotazioni organiche agli standard europei, con particolare attenzione alle specialità maggiormente coinvolte nelle liste di attesa, alla medicina territoriale e ai servizi diagnostici, riconoscendo che la riduzione strutturale dei tempi di attesa non può prescindere da un investimento massiccio sul capitale umano;
5) a predisporre un nuovo Piano nazionale di Governo delle liste di attesa, aggiornato al mutato contesto epidemiologico e demografico, in continuità con il Pngla 2019-2021, definendo obiettivi quantitativi vincolanti, indicatori omogenei su scala nazionale, strumenti di controllo indipendenti e una governance centrale forte, capace di garantire uniformità dei diritti su tutto il territorio nazionale;
6) ad assumere iniziative normative al fine di istituire una relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione del diritto alla tempestività delle cure, contenente dati certificati, comparazioni territoriali, analisi delle criticità e indicazione delle misure correttive adottate, affinché il controllo democratico su un diritto fondamentale non sia episodico ma strutturale e continuo.
(1-00553)(Nuova formulazione – Testo modificato nel corso della seduta) «Conte, Marianna Ricciardi, Quartini, Sportiello, Di Lauro, Riccardo Ricciardi, Auriemma, Ilaria Fontana, Alifano, Santillo».
La Camera,
premesso che:
1) l'abbattimento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie deve essere un obiettivo prioritario del Servizio sanitario nazionale e l'erogazione dei servizi entro tempi certi e appropriati, rispetto alla patologia e alle necessità di cura, è un elemento fondamentale e strutturale dei Lea, secondo quanto previsto anche dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017;
2) il report dei monitoraggi nazionali dei tempi di attesa per l'attività libero-professionale intramuraria (Alpi) e volumi di prestazioni ambulatoriali e di ricovero erogate in attività istituzionale e Alpi, da parte di Agenas, reca dati significativi;
3) in riferimento alle prestazioni strumentali, quelle maggiormente richieste sono state l'elettrocardiogramma l'ecografia all'addome inferiore, superiore e completo, l'ecografia monolaterale e bilaterale della mammella, l'ecocolordopplergrafia cardiaca e la mammografia monolaterale e bilaterale della mammella;
4) nel 2025 la Piattaforma nazionale delle liste di attesa (Pnla) ha raccolto dati relativi a quasi 57,8 milioni di prestazioni erogate, di cui 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici;
5) i dati Istat rilevano che la spesa out-of-pocket per prestazioni diagnostiche e visite specialistiche si è impennata negli ultimi anni e nel 2024 ben 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria;
6) nonostante l'elevato volume di dati disponibili, la piattaforma attualmente pubblica informazioni solo aggregate a livello nazionale, senza disaggregazione per regione, azienda sanitaria, tipologia di erogatore, pubblico/privato accreditato e regime Ssn o intramoenia;
7) la mancanza di dati disaggregati impedisce di individuare con precisione i principali colli di bottiglia, le criticità territoriali e le prestazioni maggiormente soggette a ritardi;
8) a 18 mesi dalla conversione in legge del decreto-legge n. 73 del 2024 convertito con modificazioni dalla legge n. 107 del 2024, cosiddetto «liste d'attesa», risultano ancora non adottati due decreti attuativi fondamentali:
a) sulla definizione della metodologia per il fabbisogno di personale del Ssn;
b) sulle linee di indirizzo nazionali per la gestione del sistema di disdetta delle prenotazioni e l'ottimizzazione delle agende cup;
9) il decreto sul superamento del tetto di spesa per il personale è in stand-by per la mancata approvazione della nuova metodologia Agenas per stimare il fabbisogno di personale, mentre quello volto a definire le linee di indirizzo nazionali per i cup non risulta calendarizzato per l'esame in Conferenza delle regioni;
10) la mancata adozione di tali decreti ha di fatto rallentato l'efficacia delle misure previste dalla normativa e impedito benefici concreti per cittadini e pazienti;
11) al 1° febbraio 2026 la versione pubblica della piattaforma rimane quella iniziale, che contiene solo dati aggregati a livello nazionale e monitora 17 visite specialistiche e 95 esami diagnostici, classificati in base alla priorità indicata nella ricetta: urgente, entro 3 giorni, breve, entro 10 giorni, differita, entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli esami, programmata, entro 120 giorni;
12) la prima versione della Pnla, lanciata nel giugno 2025, non è stata ancora aggiornata alle versioni annunciate con consultazione per regione e dati in tempo reale, nonostante reiterate dichiarazioni istituzionali in tal senso;
13) il ritardo nella ripartizione dei fondi destinati all'interoperabilità dei sistemi informatici regionali ha ulteriormente posticipato l'integrazione dei cup regionali nella piattaforma nazionale;
14) gli indicatori attualmente pubblicati dalla piattaforma, mediane e quartili, risultano di difficile comprensione per i cittadini e non consentono di verificare in modo chiaro la percentuale di prestazioni erogate entro i tempi massimi garantiti per classe di priorità;
15) la piattaforma esclude inoltre dalle principali analisi le prestazioni erogate in intramoenia, stimabili mediamente attorno al 30 per cento per alcune prestazioni ad alto volume, alterando la rappresentazione complessiva dei tempi di attesa;
16) nel 2025 i cittadini hanno accettato la prima disponibilità proposta dal cup solo nel 34,9 per cento delle visite specialistiche e nel 39,9 per cento degli esami diagnostici, dato che evidenzia criticità legate a tempi eccessivi, distanza delle sedi, incompatibilità orarie o duplicazioni di prenotazione;
17) per gli esami diagnostici, al netto di quelli erogati in intramoenia, le richieste urgenti rappresentano l'1,6 per cento e quelle con priorità breve il 13,5 per cento, le prestazioni differite il 34,5 per cento e quelle programmate il 50,3 per cento; un quadro analogo si osserva per le visite specialistiche, sempre al netto di quelle erogate in intramoenia: le prenotazioni urgenti sono il 2,2 per cento, quelle brevi il 17 per cento, le prestazioni differite il 43,3 per cento e quelle programmate il 37,4 per cento. È verosimile che la maggior parte delle prestazioni inappropriate si annidi nelle prenotazioni programmate, che rappresentano oltre la metà degli esami e più di un terzo delle visite;
18) la fruizione delle prestazioni nel fine settimana, per l'abbattimento delle liste di attesa resta marginale e risultano effettuati solo 1,26 milioni di esami diagnostici, il 3,8 per cento e solo 391 mila visite specialistiche l'1,6 per cento;
19) secondo Gimbe l'entità delle prestazioni erogate in intramoenia, riscontrate da una verifica a campione sui 3 esami diagnostici e sulle 3 visite specialistiche con i volumi più elevati emergerebbe che, in media, il 30 per cento delle prestazioni viene erogato in intramoenia;
20) una quota significativa di prestazioni programmabili rappresenta oltre la metà degli esami e più di un terzo delle visite, con possibile presenza di inappropriatezza prescrittiva stimata dalla letteratura internazionale almeno intorno al 30 per cento per test diagnostici di primo livello;
21) l'analisi dei tempi di attesa per prestazioni ad alto volume evidenzia che, pur rispettando i tempi per circa la metà dei pazienti, una quota consistente, fino a un paziente su quattro, attende ben oltre i limiti massimi garantiti, configurandosi ciò in una sorta di «coda invisibile» che spinge molti cittadini, che possono di accollarsi l'onere di pagare privatamente o a rinunciare alle cure;
22) secondo i dati più recenti, milioni di cittadini rinunciano ogni anno ad almeno una prestazione sanitaria e la spesa sanitaria out-of-pocket per visite ed esami è in crescita;
23) la Pnla non fornisce indicazioni operative ai cittadini su come tutelarsi in caso di mancato rispetto dei tempi massimi di attesa, né strumenti di segnalazione o accesso ai diritti previsti;
24) persistono pratiche organizzative critiche in alcune realtà territoriali, quali agende chiuse, liste di galleggiamento e ritardi nell'istituzione di cup unici integrati con il privato accreditato;
25) il disallineamento tra gli obiettivi dichiarati di rapida riduzione delle liste d'attesa e l'assenza di risultati concreti evidenzia un duplice ritardo, normativo e tecnologico;
26) le liste d'attesa rappresentano un sintomo strutturale dell'indebolimento progressivo del Servizio sanitario nazionale e incidono sull'equità di accesso alle cure, in evidente contrasto con l'articolo 32 della Costituzione;
27) la piattaforma, infatti descrive il rispetto dei tempi di attesa con indicatori incomprensibili e, soprattutto, non documenta le differenze tra regioni, tra aziende sanitarie, tra pubblico e privato accreditato né tra prestazioni erogate a carico del Ssn e in intramoenia;
28) è pertanto necessario un intervento immediato, strutturale e coordinato per garantire il diritto alla tutela della salute, la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e la riduzione delle disuguaglianze di accesso alle cure;
29) la mancata piena attuazione del decreto «liste d'attesa» e l'attuale configurazione della Pnla, priva di trasparenza e di reale utilità per i cittadini, rischiano di trasformare una misura proposta dal Governo con carattere di urgenza in una promessa mancata. È pertanto necessario un intervento immediato, strutturale e coordinato per garantire il diritto alla tutela della salute, la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e la riduzione delle disuguaglianze di accesso alle cure,
impegna il Governo:
1) ad adottare con urgenza e senza alcuna attività dilatoria i decreti attuativi ancora mancanti previsti dal decreto-legge n. 73 del 2024, in particolare quelli relativi alla metodologia di definizione del fabbisogno di personale e alle linee di indirizzo nazionali per l'ottimizzazione dei sistemi cup;
2) a rendere operativa, in tempi brevi, la versione aggiornata e più aderente alla realtà della Piattaforma nazionale delle liste di attesa con dati disaggregati per regione, azienda sanitaria, tipologia di erogatore e regime di erogazione;
3) a pubblicare indicatori chiari e comprensibili per i cittadini, basati sulla percentuale di prestazioni erogate, distinte tra quelle erogate dal Ssn e quelle in intramoenia, entro i tempi massimi garantiti per ciascuna classe di priorità;
4) a includere sistematicamente nei monitoraggi in maniera distinta le prestazioni erogate dal Ssn e quelle prestazioni erogate in intramoenia, al fine di garantire una rappresentazione trasparente e completa dei tempi di attesa;
5) a predisporre strumenti informativi e operativi sulla piattaforma per consentire ai cittadini di conoscere i propri diritti, segnalare disservizi e attivare le procedure di tutela in caso di mancato rispetto dei tempi di attesa;
6) ad adottare iniziative di competenza per accelerare l'interoperabilità dei sistemi informatici regionali e l'integrazione dei cup, anche attraverso un utilizzo tempestivo ed efficace delle risorse già stanziate, anche implementandole ulteriormente;
7) a rafforzare strutturalmente il personale del Ssn attraverso la definizione di un piano straordinario di assunzioni, attraverso un reale confronto con i sindacati comparativamente maggiormente rappresentativi a livello nazionale, nonché a programmare investimenti organizzativi e digitali finalizzati alla riduzione delle liste d'attesa;
8) a promuovere misure efficaci per il contrasto all'inappropriatezza prescrittiva e per l'ottimizzazione della domanda di prestazioni sanitarie;
9) a garantire la piena trasparenza sui tempi di attesa e sulle criticità territoriali, al fine di assicurare equità di accesso, uniformemente sul territorio nazionale, alle prestazioni sanitarie e prevenire fenomeni di rinuncia alle cure o ricorso forzato alla spesa privata;
10) ad abbattere le liste di attesa, adottando iniziative, anche normative, volte a prevedere che il rispetto del Piano nazionale di governo delle liste di attesa sia un adempimento ai fini della verifica dell'erogazione dei Lea, rafforzando l'obbligo di pubblicazione dell'elenco delle prestazioni diagnostiche, terapeutiche e riabilitative di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera e i relativi tempi massimi di attesa, assicurando la gestione informatizzata, trasparente e tracciabile, la totale visibilità, nonché l'unicità dell'agenda di prenotazione delle strutture pubbliche e private accreditate, nonché quelle dell'attività istituzionale e dell'attività libero-professionale intramuraria, da parte dei sistemi informativi aziendali e regionali;
11) ad assumere iniziative di competenza, anche normative, al fine di garantire la priorità nella erogazione delle prestazioni e nei tempi stabiliti nell'ambito del servizio sanitario pubblico, evitando che le prestazioni in intramoenia diventino una via preferenziale o alternativa nella modalità di erogazione delle prestazioni, avviando contestualmente forme e modalità di limitazione dell'intramoenia nelle strutture pubbliche;
12) ad aggiornare semestralmente le competenti commissioni parlamentari sullo stato di attuazione del decreto-legge «liste d'attesa», sull'evoluzione della piattaforma nazionale e sui risultati effettivi conseguiti nella riduzione dei tempi di attesa.
(1-00554) «Zanella, Bonelli, Dori, Borrelli, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
La Camera,
premesso che:
1) l'abbattimento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie deve essere un obiettivo prioritario del Servizio sanitario nazionale e l'erogazione dei servizi entro tempi certi e appropriati, rispetto alla patologia e alle necessità di cura, è un elemento fondamentale e strutturale dei Lea, secondo quanto previsto anche dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017;
2) il report dei monitoraggi nazionali dei tempi di attesa per l'attività libero-professionale intramuraria (Alpi) e volumi di prestazioni ambulatoriali e di ricovero erogate in attività istituzionale e Alpi, da parte di Agenas, reca dati significativi;
3) in riferimento alle prestazioni strumentali, quelle maggiormente richieste sono state l'elettrocardiogramma l'ecografia all'addome inferiore, superiore e completo, l'ecografia monolaterale e bilaterale della mammella, l'ecocolordopplergrafia cardiaca e la mammografia monolaterale e bilaterale della mammella;
4) nel 2025 la Piattaforma nazionale delle liste di attesa (Pnla) ha raccolto dati relativi a quasi 57,8 milioni di prestazioni erogate, di cui 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici;
5) i dati Istat rilevano che la spesa out-of-pocket per prestazioni diagnostiche e visite specialistiche si è impennata negli ultimi anni e nel 2024 ben 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria;
6) nonostante l'elevato volume di dati disponibili, la piattaforma attualmente pubblica informazioni solo aggregate a livello nazionale, senza disaggregazione per regione, azienda sanitaria, tipologia di erogatore, pubblico/privato accreditato e regime Ssn o intramoenia;
7) la mancanza di dati disaggregati impedisce di individuare con precisione i principali colli di bottiglia, le criticità territoriali e le prestazioni maggiormente soggette a ritardi;
8) a 18 mesi dalla conversione in legge del decreto-legge n. 73 del 2024 convertito con modificazioni dalla legge n. 107 del 2024, cosiddetto «liste d'attesa», risultano ancora non adottati due decreti attuativi fondamentali:
a) sulla definizione della metodologia per il fabbisogno di personale del Ssn;
b) sulle linee di indirizzo nazionali per la gestione del sistema di disdetta delle prenotazioni e l'ottimizzazione delle agende cup;
9) il decreto sul superamento del tetto di spesa per il personale è in stand-by per la mancata approvazione della nuova metodologia Agenas per stimare il fabbisogno di personale, mentre quello volto a definire le linee di indirizzo nazionali per i cup non risulta calendarizzato per l'esame in Conferenza delle regioni;
10) la mancata adozione di tali decreti ha di fatto rallentato l'efficacia delle misure previste dalla normativa e impedito benefici concreti per cittadini e pazienti;
11) al 1° febbraio 2026 la versione pubblica della piattaforma rimane quella iniziale, che contiene solo dati aggregati a livello nazionale e monitora 17 visite specialistiche e 95 esami diagnostici, classificati in base alla priorità indicata nella ricetta: urgente, entro 3 giorni, breve, entro 10 giorni, differita, entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli esami, programmata, entro 120 giorni;
12) la prima versione della Pnla, lanciata nel giugno 2025, non è stata ancora aggiornata alle versioni annunciate con consultazione per regione e dati in tempo reale, nonostante reiterate dichiarazioni istituzionali in tal senso;
13) il ritardo nella ripartizione dei fondi destinati all'interoperabilità dei sistemi informatici regionali ha ulteriormente posticipato l'integrazione dei cup regionali nella piattaforma nazionale;
14) gli indicatori attualmente pubblicati dalla piattaforma, mediane e quartili, risultano di difficile comprensione per i cittadini e non consentono di verificare in modo chiaro la percentuale di prestazioni erogate entro i tempi massimi garantiti per classe di priorità;
15) la piattaforma esclude inoltre dalle principali analisi le prestazioni erogate in intramoenia, stimabili mediamente attorno al 30 per cento per alcune prestazioni ad alto volume, alterando la rappresentazione complessiva dei tempi di attesa;
16) nel 2025 i cittadini hanno accettato la prima disponibilità proposta dal cup solo nel 34,9 per cento delle visite specialistiche e nel 39,9 per cento degli esami diagnostici, dato che evidenzia criticità legate a tempi eccessivi, distanza delle sedi, incompatibilità orarie o duplicazioni di prenotazione;
17) per gli esami diagnostici, al netto di quelli erogati in intramoenia, le richieste urgenti rappresentano l'1,6 per cento e quelle con priorità breve il 13,5 per cento, le prestazioni differite il 34,5 per cento e quelle programmate il 50,3 per cento; un quadro analogo si osserva per le visite specialistiche, sempre al netto di quelle erogate in intramoenia: le prenotazioni urgenti sono il 2,2 per cento, quelle brevi il 17 per cento, le prestazioni differite il 43,3 per cento e quelle programmate il 37,4 per cento. È verosimile che la maggior parte delle prestazioni inappropriate si annidi nelle prenotazioni programmate, che rappresentano oltre la metà degli esami e più di un terzo delle visite;
18) la fruizione delle prestazioni nel fine settimana, per l'abbattimento delle liste di attesa resta marginale e risultano effettuati solo 1,26 milioni di esami diagnostici, il 3,8 per cento e solo 391 mila visite specialistiche l'1,6 per cento;
19) secondo Gimbe l'entità delle prestazioni erogate in intramoenia, riscontrate da una verifica a campione sui 3 esami diagnostici e sulle 3 visite specialistiche con i volumi più elevati emergerebbe che, in media, il 30 per cento delle prestazioni viene erogato in intramoenia;
20) una quota significativa di prestazioni programmabili rappresenta oltre la metà degli esami e più di un terzo delle visite, con possibile presenza di inappropriatezza prescrittiva stimata dalla letteratura internazionale almeno intorno al 30 per cento per test diagnostici di primo livello;
21) l'analisi dei tempi di attesa per prestazioni ad alto volume evidenzia che, pur rispettando i tempi per circa la metà dei pazienti, una quota consistente, fino a un paziente su quattro, attende ben oltre i limiti massimi garantiti, configurandosi ciò in una sorta di «coda invisibile» che spinge molti cittadini, che possono di accollarsi l'onere di pagare privatamente o a rinunciare alle cure;
22) secondo i dati più recenti, milioni di cittadini rinunciano ogni anno ad almeno una prestazione sanitaria e la spesa sanitaria out-of-pocket per visite ed esami è in crescita;
23) la Pnla non fornisce indicazioni operative ai cittadini su come tutelarsi in caso di mancato rispetto dei tempi massimi di attesa, né strumenti di segnalazione o accesso ai diritti previsti;
24) persistono pratiche organizzative critiche in alcune realtà territoriali, quali agende chiuse, liste di galleggiamento e ritardi nell'istituzione di cup unici integrati con il privato accreditato;
25) il disallineamento tra gli obiettivi dichiarati di rapida riduzione delle liste d'attesa e l'assenza di risultati concreti evidenzia un duplice ritardo, normativo e tecnologico;
26) le liste d'attesa rappresentano un sintomo strutturale dell'indebolimento progressivo del Servizio sanitario nazionale e incidono sull'equità di accesso alle cure, in evidente contrasto con l'articolo 32 della Costituzione;
27) la piattaforma, infatti descrive il rispetto dei tempi di attesa con indicatori incomprensibili e, soprattutto, non documenta le differenze tra regioni, tra aziende sanitarie, tra pubblico e privato accreditato né tra prestazioni erogate a carico del Ssn e in intramoenia;
28) è pertanto necessario un intervento immediato, strutturale e coordinato per garantire il diritto alla tutela della salute, la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e la riduzione delle disuguaglianze di accesso alle cure;
29) la mancata piena attuazione del decreto «liste d'attesa» e l'attuale configurazione della Pnla, priva di trasparenza e di reale utilità per i cittadini, rischiano di trasformare una misura proposta dal Governo con carattere di urgenza in una promessa mancata. È pertanto necessario un intervento immediato, strutturale e coordinato per garantire il diritto alla tutela della salute, la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e la riduzione delle disuguaglianze di accesso alle cure,
impegna il Governo:
1) ad assumere ogni opportuna iniziativa di competenza volta a completare l'adozione – in collaborazione con Agenas e con le Regioni – dei decreti attuativi del decreto-legge n. 73 del 2024 ancora mancanti;
2) a rendere operativa, in tempi brevi, la versione aggiornata e più aderente alla realtà della Piattaforma nazionale delle liste di attesa con dati disaggregati per regione, azienda sanitaria, tipologia di erogatore e regime di erogazione;
3) a pubblicare indicatori chiari e comprensibili per i cittadini, basati sulla percentuale di prestazioni erogate, distinte tra quelle erogate dal Ssn e quelle in intramoenia, entro i tempi massimi garantiti per ciascuna classe di priorità;
4) a includere sistematicamente nei monitoraggi in maniera distinta le prestazioni erogate dal Ssn e quelle prestazioni erogate in intramoenia, al fine di garantire una rappresentazione trasparente e completa dei tempi di attesa;
5) a predisporre strumenti informativi e operativi sulla piattaforma per consentire ai cittadini di conoscere i propri diritti, segnalare disservizi e attivare le procedure di tutela in caso di mancato rispetto dei tempi di attesa;
6) ad adottare iniziative di competenza per accelerare l'interoperabilità dei sistemi informatici regionali e l'integrazione dei cup, anche attraverso un utilizzo tempestivo ed efficace delle risorse già stanziate, anche implementandole ulteriormente e compatibilmente con i vincoli di bilancio;
7) a rafforzare strutturalmente il personale del Ssn attraverso la definizione di un piano straordinario di assunzioni, attraverso un reale confronto con i sindacati comparativamente maggiormente rappresentativi a livello nazionale, nonché a programmare investimenti organizzativi e digitali finalizzati alla riduzione delle liste d'attesa;
8) a promuovere misure efficaci per il contrasto all'inappropriatezza prescrittiva e per l'ottimizzazione della domanda di prestazioni sanitarie;
9) a garantire la piena trasparenza sui tempi di attesa e sulle criticità territoriali, al fine di assicurare equità di accesso, uniformemente sul territorio nazionale, alle prestazioni sanitarie e prevenire fenomeni di rinuncia alle cure o ricorso forzato alla spesa privata;
10) ad abbattere le liste di attesa, adottando iniziative, anche normative, volte a prevedere che il rispetto del Piano nazionale di governo delle liste di attesa sia un adempimento ai fini della verifica dell'erogazione dei Lea, rafforzando l'obbligo di pubblicazione dell'elenco delle prestazioni diagnostiche, terapeutiche e riabilitative di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera e i relativi tempi massimi di attesa, assicurando la gestione informatizzata, trasparente e tracciabile, la totale visibilità, nonché l'unicità dell'agenda di prenotazione delle strutture pubbliche e private accreditate, nonché quelle dell'attività istituzionale e dell'attività libero-professionale intramuraria, da parte dei sistemi informativi aziendali e regionali;
11) ad aggiornare annualmente le competenti commissioni parlamentari sullo stato di attuazione del decreto-legge «liste d'attesa», sull'evoluzione della piattaforma nazionale e sui risultati effettivi conseguiti nella riduzione dei tempi di attesa.
(1-00554)(Testo modificato nel corso della seduta) «Zanella, Bonelli, Dori, Borrelli, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
La Camera,
premesso che:
1) l'articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività, imponendo alla Repubblica un obbligo di protezione attiva e non meramente dichiarativa; in combinato disposto con l'articolo 3 della Costituzione, il legislatore ha il dovere di rimuovere gli ostacoli economici, sociali e territoriali che limitano l'accesso effettivo alle cure, garantendo livelli essenziali di assistenza uniformi su tutto il territorio nazionale;
2) le sentenze della Corte costituzionale n. 275 del 2016 e n. 195 del 2024 hanno confermato che il diritto alla salute è un diritto immediatamente esigibile e non subordinabile alla capacità dei bilanci pubblici;
3) il Servizio sanitario nazionale, istituito con la legge n. 833 del 1978, rappresenta una delle più significative realizzazioni dello Stato sociale europeo; fondato sui principi di universalità, uguaglianza ed equità, il Servizio sanitario nazionale ha garantito per decenni un accesso omogeneo alle cure, riducendo le disparità territoriali;
4) tuttavia, i dati Ocse mostrano come l'Italia sia tra i Paesi europei con minore crescita della spesa sanitaria in rapporto al prodotto interno lordo negli ultimi 15 anni, con un incremento medio annuo dello 0,3 per cento, contro una media dell'Unione europea dell'1,5 per cento; nel 2024 l'Italia, per spesa sanitaria pubblica pro capite, si colloca al 14° posto tra i 27 Paesi europei dell'area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7, con una spesa sanitaria pubblica pari al 6,3 per cento del prodotto interno lordo, inferiore sia alla media Ocse (7,1 per cento) che a quella europea (6,9 per cento), con un gap di circa 43 miliardi di euro rispetto agli altri Paesi europei; la spesa pro capite è di 3.835 dollari, nettamente inferiore sia alla media Ocse (4.625 dollari) che a quella europea (4.689 dollari); il confronto con i Paesi del G7 evidenzia, inoltre, come Germania e Regno Unito presentino livelli di spesa più che doppi rispetto all'Italia;
5) «Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – è ormai una questione strutturale, che, oltre a generare tensioni crescenti in Parlamento, sta mettendo in grandi difficoltà tutte le regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci. Ma oggi il conto più salato di queste scelte miopi lo pagano anzitutto i cittadini costretti a confrontarsi ogni giorno con liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e la necessità sempre più frequente a pagare di tasca propria visite e prestazioni sanitarie fino a rinunciare del tutto. Nel 2024 sono state costrette a farlo ben 5,8 milioni di persone, quasi 1 su 10»;
6) la spesa sanitaria privata diretta sostenuta dalle famiglie ha raggiunto nel 2025 quasi 10 miliardi di euro annui, con un incremento del 42 per cento rispetto al 2015, generando effetti regressivi sui redditi medio-bassi; circa 1,7 milioni di cittadini hanno fatto ricorso a prestiti per spese sanitarie, per un ammontare totale stimato in 1,4 miliardi di euro, fenomeno in crescita rispetto ai 900 milioni registrati nel 2019;
7) l'invecchiamento della popolazione, con il 24,3 per cento degli individui sopra i 65 anni nel 2025 e oltre 4,7 milioni di cittadini over 80, ha determinato un aumento delle patologie croniche e multi-morbosità; secondo l'Istat, nel 2025 oltre 25 milioni di cittadini soffrono di almeno una patologia cronica, nonostante l'Italia sia tra i Paesi più longevi al mondo, con un'aspettativa di vita di circa 83,5 anni;
8) tuttavia, gli anni vissuti in buona salute sono in media circa 58,1, con un peggioramento negli ultimi anni. L'aumento della longevità è accompagnato da una crescita delle condizioni croniche e neurologiche: circa 7 milioni di persone soffrono di emicrania, 12 milioni di disturbi del sonno, oltre 1,2 milioni di demenza, circa 800.000 persone convivono con esiti di ictus e circa 400.000 con malattia di Parkinson; la multicronicità interessa quasi il 49 per cento delle persone con più di 75 anni, rendendo sempre più necessario rafforzare la presa in carico territoriale e i percorsi diagnostico-terapeutici integrati;
9) la carenza di personale sanitario è un fattore critico: nel 2025 risultano scoperti circa 40.000 posti tra medici e infermieri dovuti a blocchi del turn-over, limitata programmazione delle borse di specializzazione e condizioni contrattuali non competitive rispetto a Germania, Francia e Spagna; il numero di medici per 1.000 abitanti in Italia è 3,8, inferiore alla media dell'Unione europea di 4,5; il numero di infermieri per 1.000 abitanti è 5,6, contro una media dell'Unione europea di 8;
10) la mancata integrazione tra ospedale e territorio, il ritardo nel pieno sviluppo delle strutture previste dalla missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza e l'insufficiente investimento nella prevenzione hanno determinato un aumento delle ospedalizzazioni improprie e delle agende specialistiche sovraccariche;
11) le liste di attesa costituiscono la manifestazione più evidente dello squilibrio strutturale del nostro sistema sanitario: nel 2025 sono state registrate 57,8 milioni di prestazioni prenotate tramite la Piattaforma nazionale delle liste di attesa, che monitora prime visite e diagnostica per tutte le regioni e le strutture accreditate; tuttavia, la piattaforma non fornisce dati consultabili a livello regionale o per singola struttura, impedendo una corretta lettura dei ritardi reali e della loro distribuzione territoriale. Numerose indagini civiche e dati raccolti da associazioni di tutela dei cittadini rivelano attese estremamente lunghe per visite ed esami rispetto ai tempi massimi previsti dalla normativa nazionale (entro 72 ore per urgente, 10 giorni per breve, 30-60 giorni per differibile e 120 giorni per programmabile). Secondo l'analisi di Sky Tg24 e Altroconsumo, oltre la metà delle visite (52 per cento) e più di un terzo degli esami (36 per cento) superano i tempi massimi previsti, con attese medie di circa 105 giorni. Rapporti civici basati su segnalazioni raccolte presso il Ministero della salute indicano casi estremi come attese fino a 360 giorni per Tac, 500 giorni per prime visite specialistiche e 720 giorni per una colonscopia. Tali ritardi generano la rinuncia alle prestazioni o il ricorso al privato, con conseguente aumento della spesa diretta delle famiglie;
12) l'attività libero-professionale dei medici all'interno delle strutture sanitarie pubbliche, l'intramoenia, rappresenta un indicatore fondamentale del funzionamento e dell'equilibrio dei servizi erogati dal Servizio sanitario nazionale e un ricorso eccessivo o mal gestito a tale attività, unitamente alle prestazioni aggiuntive, può evidenziare gravi criticità organizzative, con liste d'attesa non rispettate e dati falsati sulle agende, a scapito del diritto dei cittadini a prestazioni tempestive e garantite dalla legge;
13) le responsabilità di tali inefficienze ricadono sia a livello aziendale, in termini di gestione e organizzazione, che a livello regionale, in termini di programmazione, controllo e supervisione, sebbene la normativa vigente stabilisca limiti chiari all'intramoenia, vincoli alle prestazioni aggiuntive rispetto a quelle garantite a carico del Servizio sanitario nazionale e obblighi di trasparenza e tracciabilità nelle agende e nelle liste d'attesa;
14) laddove i cittadini non trovino posto nel pubblico e siano costretti a ricorrere all'intramoenia, la responsabilità della spesa non deve ricadere sull'utente, ma sul Servizio sanitario nazionale, in piena ottemperanza ai principi di universalità, equità e diritto alla salute;
15) con la legge n. 107 del 2024 è stato istituito l'Organismo di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria e sulle liste d'attesa, con il compito di rafforzare il sistema di monitoraggio e di verifica sull'attuazione delle normative relative ai tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie da parte delle regioni, prevedendo anche poteri sostitutivi nei confronti delle amministrazioni regionali inadempienti e la possibilità di accedere alle agende di prenotazione delle strutture sanitarie per analizzare le disfunzioni del sistema e tutelare il diritto dei cittadini a ricevere prestazioni sanitarie nei tempi previsti dalla normativa;
16) per il funzionamento di questo Organismo è stata prevista una struttura composta da una cabina di regia, un ufficio dirigenziale di livello generale, quattro dirigenti non generali e circa venti unità di personale, con uno stanziamento di circa 1,4 milioni di euro per l'anno 2024 e oltre 2,6 milioni di euro annui a decorrere dal 2025; tuttavia, a oltre diciotto mesi dalla sua istituzione non risultano ancora pienamente definite la struttura organizzativa, la nomina della direzione e la piena operatività dell'organismo stesso, circostanza che rischia di limitarne l'efficacia nella riduzione delle liste di attesa;
17) la progressiva riduzione della capacità produttiva del Servizio sanitario nazionale e l'aumento della spesa privata hanno effetti macroeconomici rilevanti: riduzione del reddito disponibile, minori consumi, aumento delle disuguaglianze, riduzione della produttività; in Italia circa 4 milioni di lavoratori sono poveri o a rischio povertà e l'incremento della spesa sanitaria out-of-pocket colpisce in modo sproporzionato donne, anziani e famiglie monoreddito;
18) a tali criticità si aggiunge una debolezza strutturale nella programmazione sanitaria nazionale: l'ultimo Piano sanitario nazionale approvato risale al triennio 2006-2008 e, nonostante la normativa ne preveda l'aggiornamento periodico, non è stato successivamente adottato un nuovo piano strategico nazionale, determinando un vuoto programmatorio che rende più difficile garantire una visione unitaria delle politiche sanitarie e coordinare efficacemente le azioni tra Stato e regioni;
19) analisi recenti sulla programmazione sanitaria regionale evidenziano, inoltre, una forte eterogeneità tra i territori: numerose regioni dispongono di piani sanitari approvati prima della pandemia e non aggiornati alle nuove esigenze del sistema sanitario, mentre altre adottano strumenti programmatori differenti o temporanei; tale frammentazione contribuisce ad ampliare le disuguaglianze territoriali nell'organizzazione dei servizi sanitari, nella pianificazione delle reti cliniche e nei modelli di assistenza territoriale;
20) la frammentazione programmatoria e le difficoltà organizzative incidono direttamente sull'accesso alle cure: nel 2024 quasi una persona su dieci (9,9 per cento) ha rinunciato a visite o esami specialistici, principalmente a causa delle liste di attesa troppo lunghe o per difficoltà economiche; parallelamente la spesa sanitaria privata è cresciuta significativamente negli ultimi anni, superando i 40 miliardi di euro annui;
21) l'adozione incompleta dei decreti attuativi previsti dal decreto-legge n. 73 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 107 del 2024, limita l'efficacia delle misure, in particolare per quanto riguarda la definizione dei fabbisogni di personale, l'ottimizzazione delle agende e la programmazione delle borse di specializzazione;
22) a questa criticità si aggiunge la carenza di risorse, aggravata dal fatto che il decreto-legge è stato approvato a costo zero, senza prevedere stanziamenti aggiuntivi, né incremento del personale. La mancanza di risorse finanziarie, umane e logistiche riduce la capacità delle strutture di pianificare e gestire in modo efficiente le attività, ostacolando la piena attuazione delle misure previste. In assenza di un adeguato apporto di fondi e di un completamento tempestivo dei decreti attuativi, gli interventi producono risultati parziali, disomogenei e insufficienti rispetto agli obiettivi prefissati, con effetti negativi sulla qualità dei servizi offerti e sulla formazione dei nuovi professionisti;
23) l'ulteriore espansione del privato accreditato senza regole uniformi, insieme alle agende chiuse e all'intramoenia diffusa, ha prodotto un doppio binario nell'accesso alle cure, con discriminazioni economiche e territoriali, compromettendo l'universalismo del Servizio sanitario nazionale;
24) l'appropriatezza prescrittiva e l'implementazione di protocolli clinici standardizzati rappresentano strumenti essenziali per ridurre gli sprechi, migliorare la qualità delle cure e contenere i costi;
25) a livello regionale permangono forti squilibri: nel Nord, regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, registrano tempi medi di attesa per visite specialistiche di circa 45-60 giorni, mentre nel Sud, Campania, Calabria e Sicilia, superano i 120 giorni per prestazioni equivalenti; la mobilità sanitaria in entrata per le regioni del Nord è di circa 1,2 milioni di prestazioni annue, mentre il Sud registra un deflusso verso altre regioni di circa 800.000 prestazioni;
26) le differenze regionali si riflettono anche sulla disponibilità di posti letto: Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna hanno circa 3,8 posti letto per 1.000 abitanti, mentre Sicilia e Calabria scendono a 2,5 posti letto per 1.000 abitanti; analogamente, il numero di infermieri per 1.000 abitanti varia da 7,5 nel Nord a 4,2 nel Sud;
27) l'accesso alla prevenzione e alla diagnostica di base è fortemente disomogeneo: nel Nord-Est, circa il 65 per cento della popolazione sopra i 50 anni si sottopone a screening oncologici periodici, mentre nel Sud la percentuale scende al 38 per cento; questo gap contribuisce ad aumentare mortalità e costi sanitari nel medio-lungo periodo;
28) la differenziazione regionale dei fondi, spesso legata alla capacità fiscale locale, ha prodotto una sanità a «velocità differenziate», con conseguenze dirette sull'appropriatezza delle cure, sulle liste di attesa e sulla capacità di attrarre personale qualificato;
29) nel contesto del dibattito sull'attuazione dell'autonomia differenziata, numerosi osservatori indipendenti, tra cui la fondazione Gimbe, hanno evidenziato il rischio che un'ulteriore regionalizzazione delle competenze in materia sanitaria possa ampliare le differenze già esistenti tra i sistemi sanitari regionali, incidendo sull'uniformità del diritto alla salute garantito dall'articolo 32 della Costituzione;
30) le preintese siglate tra il Governo e alcune regioni, tra cui Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, hanno alimentato un ampio dibattito pubblico e istituzionale, con richieste di rivedere il quadro delle competenze per escludere materie particolarmente sensibili, come la sanità, al fine di preservare la coesione territoriale e garantire l'uniforme applicazione dei livelli essenziali delle prestazioni;
31) in tale contesto è stata più volte evidenziata la necessità di rafforzare i sistemi di monitoraggio e di coordinamento nazionale, affinché il decentramento amministrativo non determini un aumento dei divari territoriali nell'accesso ai servizi sanitari;
32) la garanzia del diritto alla salute richiede un intervento organico e strutturale, basato su un adeguato finanziamento del Servizio sanitario nazionale, sulla programmazione pluriennale dei fabbisogni di personale sanitario e sul rafforzamento della governance pubblica, poiché i dati evidenziano che la riduzione della capacità produttiva, le liste di attesa estese e la crescente spesa sanitaria privata compromettono l'universalità e l'equità del sistema;
33) la salute rappresenta un investimento strategico ad alto moltiplicatore economico e sociale, capace di produrre benefici diretti sul prodotto interno lordo, stimati in circa 2,5 euro per ogni euro investito in prevenzione e assistenza primaria, dimostrando che interventi mirati nella medicina territoriale e nella prevenzione non solo migliorano la qualità della vita, ma riducono anche i costi complessivi del sistema e la spesa privata delle famiglie;
34) il rafforzamento della medicina territoriale, della prevenzione primaria e secondaria e l'adozione di protocolli clinici standardizzati sono fondamentali per ridurre ospedalizzazioni improprie, sovraccarico delle agende specialistiche, liste di attesa e ricorso al privato, fenomeni che negli ultimi anni hanno prodotto attese medie superiori ai 100 giorni e, in casi estremi, fino a 720 giorni per alcune prestazioni;
35) la piena trasparenza dei dati sulle liste di attesa, con disaggregazione per regione, struttura e regime di erogazione, è essenziale per garantire la responsabilità delle regioni e la possibilità di indirizzo strategico nazionale, poiché l'attuale mancanza di dati consultabili impedisce una corretta valutazione dei ritardi e della loro distribuzione territoriale;
36) il superamento dei tetti di spesa per il personale sanitario e l'incremento delle borse di specializzazione sono imprescindibili per garantire sostenibilità e qualità delle cure;
37) le politiche di riduzione della medicina difensiva e di aumento dell'appropriatezza prescrittiva sono necessarie per liberare risorse, diminuire sprechi e ridurre i tempi di attesa, riducendo così il ricorso al privato e gli effetti regressivi della spesa sanitaria sui redditi medio-bassi;
38) la riduzione dei divari Nord-Sud deve essere perseguita attraverso una redistribuzione strutturale dei fondi, programmi di rafforzamento del personale, investimenti mirati in infrastrutture e prevenzione, basati su dati oggettivi e monitoraggio continuo, al fine di garantire che la residenza non determini più l'accesso e la qualità delle cure, riducendo disuguaglianze e mobilità sanitaria interregionale,
impegna il Governo:
1) a completare senza ulteriori ritardi l'adozione dei decreti attuativi previsti dal decreto-legge n. 73 del 2024, definendo rapidamente i fabbisogni di personale sanitario, chiarendo i criteri di riparto dei fondi e predisponendo linee guida per ottimizzare le agende, riducendo i tempi di attesa e prevedendo sistemi di monitoraggio per valutarne l'efficacia;
2) a rendere la Piattaforma nazionale delle liste di attesa pienamente trasparente, pubblicando dati aggiornati per regione, struttura, disciplina medica e tipo di prestazione, con strumenti di visualizzazione chiari per cittadini e operatori, e implementando sistemi di allerta per i casi in cui i tempi superino i limiti previsti, favorendo un'analisi comparativa e l'individuazione di best practice;
3) ad adottare iniziative volte a predisporre un incremento progressivo del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, al fine di raggiungere nel più breve tempo possibile un livello di finanziamento non inferiore al 7,5 per cento del prodotto interno lordo nominale tendenziale dell'anno di riferimento, in linea con la media dei principali Paesi europei, definendo contestualmente un piano pluriennale di rafforzamento della spesa sanitaria, con priorità al personale sanitario, allo sviluppo della medicina territoriale e alle attività di prevenzione, assicurando l'equità territoriale nella distribuzione delle risorse;
4) ad assumere iniziative, anche normative, volte a superare i tetti di spesa sul personale sanitario e a definire una metodologia stabile e trasparente per determinare i fabbisogni di personale, eliminando i limiti alle assunzioni e predisponendo, in collaborazione con le organizzazioni sindacali, un piano pluriennale di assunzioni straordinarie volto a rafforzare gli organici del Servizio sanitario nazionale, che vada oltre le stabilizzazioni e il turnover superando l'attuale precarietà;
5) ad adottare iniziative volte a garantire il pieno rispetto della normativa vigente in materia di intramoenia, assicurando che l'attività libero-professionale dei medici all'interno delle strutture pubbliche sia trasparente, tracciabile e conforme ai limiti previsti dalla legge, senza che ciò pregiudichi l'erogazione delle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale;
6) ad adottare iniziative, anche normative, al fine di garantire che le liste d'attesa siano gestite in modo trasparente e che, qualora una prestazione non possa essere erogata tempestivamente nel pubblico a causa della lunghezza delle liste di attesa, la parte dei costi della prestazione in intramoenia eccedente rispetto a quella a carico del Servizio sanitario nazionale sia sostenuta dal sistema pubblico e non dal cittadino, assicurando così un accesso equo, rapido e universale alle cure;
7) ad assumere iniziative volte a promuovere incentivi economici e professionali per i professionisti che operano nelle aree interne o svantaggiate, garantendo al contempo condizioni di lavoro dignitose, sicure e attrattive, capaci di valorizzare le competenze e ridurre l'abbandono della professione;
8) a rafforzare i programmi di formazione e garantire un numero sufficiente di borse di specializzazione, assicurando così continuità assistenziale, ricambio generazionale e qualità delle prestazioni sanitarie in tutto il territorio nazionale;
9) ad assumere iniziative di competenza, anche normative, volte a garantire uniformità nazionale nell'accesso ai cup e nell'applicazione del diritto alle prestazioni nel privato accreditato, standardizzando i sistemi di prenotazione e controllando l'accesso alle strutture private, evitando discriminazioni economiche o territoriali, con meccanismi di monitoraggio e sanzioni in caso di violazioni;
10) ad assumere iniziative normative volte a vietare qualsiasi forma di chiusura delle liste di attesa, garantendo che le prestazioni sanitarie siano erogate tempestivamente e in modo continuo, con particolare attenzione alle aree interne e svantaggiate, e configurando la chiusura ingiustificata delle liste come grave inadempimento disciplinare e gestionale;
11) ad adottare iniziative di competenza sulla medicina difensiva e sull'appropriatezza prescrittiva, promuovendo protocolli clinici basati sull'evidenza scientifica, incentivando la formazione continua dei medici, monitorando le prescrizioni per ridurre sprechi e sperimentando modelli organizzativi innovativi;
12) ad adottare iniziative di competenza volte a rafforzare la medicina territoriale e la prevenzione, completando l'attivazione di poli territoriali e case della comunità, aumentando l'accesso a screening e programmi di prevenzione, implementando sistemi digitali per coordinare ospedale e territorio, l'integrazione sociosanitaria e garantendo continuità assistenziale per i pazienti con patologie croniche o multimorbidità;
13) ad assumere iniziative, anche normative, volte a promuovere misure di equità sociale per ridurre l'impatto della spesa sanitaria sui redditi più bassi, prevedendo esenzioni o rimborsi per famiglie a basso reddito, riducendo il ricorso al pagamento diretto e intervenendo nelle aree più svantaggiate per garantire pari accesso alle cure;
14) ad assumere iniziative normative al fine di istituire una relazione semestrale al Parlamento sullo stato delle liste di attesa e sull'andamento della spesa sanitaria, fornendo report dettagliati per regione e struttura, analizzando l'effetto delle politiche adottate sui tempi di attesa, sull'accesso alle cure e sulla spesa privata e suggerendo eventuali correttivi basati sui dati raccolti;
15) a potenziare l'innovazione digitale e la telemedicina, integrando strumenti di teleassistenza, cartelle cliniche elettroniche e piattaforme di monitoraggio remoto, per migliorare l'accesso alle cure nelle aree più periferiche e ridurre il carico sugli ospedali;
16) ad assumere iniziative di competenza volte ad incrementare la formazione e la valorizzazione del personale sanitario, prevedendo percorsi di aggiornamento, incentivi economici e percorsi di carriera che rendano le professioni sanitarie attrattive e al tempo stesso l'Italia competitiva rispetto agli standard europei;
17) a monitorare e ridurre le disuguaglianze territoriali, con iniziative mirate per regioni in ritardo in termini di posti letto, personale, prevenzione e tempi di attesa, riducendo la mobilità sanitaria interregionale e garantendo pari accesso alle cure;
18) ad adottare, entro tempi certi, un nuovo Piano sanitario nazionale aggiornato alle trasformazioni demografiche, epidemiologiche e tecnologiche del Paese, definendo obiettivi strategici misurabili, priorità di intervento e strumenti di coordinamento tra Stato e regioni, al fine di garantire una programmazione sanitaria unitaria e ridurre le disuguaglianze territoriali nell'accesso alle cure;
19) a rendere pienamente operativo l'Organismo di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria e sulle liste d'attesa istituito dal decreto-legge n. 73 del 2024, procedendo alla nomina della direzione, alla definizione della struttura organizzativa e all'effettivo utilizzo dei poteri di monitoraggio e dei poteri sostitutivi previsti dalla normativa nei confronti delle regioni inadempienti, anche attraverso l'utilizzo dei dati della Piattaforma nazionale delle liste di attesa;
20) ad adottare iniziative di competenza, anche normative, volte a garantire che l'attuazione dell'autonomia differenziata, con esclusione espressa della sanità, non comporti un aumento delle disuguaglianze territoriali nell'accesso ai servizi sanitari, assicurando il pieno rispetto dell'articolo 32 della Costituzione e l'uniforme applicazione dei livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio nazionale, attraverso il rafforzamento dei meccanismi di monitoraggio, coordinamento e verifica da parte dello Stato.
(1-00555) «Malavasi, Braga, Furfaro, Casu, Girelli, Ciani, Filippin, Stumpo».
La Camera,
premesso che:
1) l'articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività, imponendo alla Repubblica un obbligo di protezione attiva e non meramente dichiarativa; in combinato disposto con l'articolo 3 della Costituzione, il legislatore ha il dovere di rimuovere gli ostacoli economici, sociali e territoriali che limitano l'accesso effettivo alle cure, garantendo livelli essenziali di assistenza uniformi su tutto il territorio nazionale;
2) le sentenze della Corte costituzionale n. 275 del 2016 e n. 195 del 2024 hanno confermato che il diritto alla salute è un diritto immediatamente esigibile e non subordinabile alla capacità dei bilanci pubblici;
3) il Servizio sanitario nazionale, istituito con la legge n. 833 del 1978, rappresenta una delle più significative realizzazioni dello Stato sociale europeo; fondato sui principi di universalità, uguaglianza ed equità, il Servizio sanitario nazionale ha garantito per decenni un accesso omogeneo alle cure, riducendo le disparità territoriali;
4) la spesa sanitaria privata diretta sostenuta dalle famiglie ha raggiunto nel 2025 quasi 10 miliardi di euro annui, con un incremento del 42 per cento rispetto al 2015, generando effetti regressivi sui redditi medio-bassi; circa 1,7 milioni di cittadini hanno fatto ricorso a prestiti per spese sanitarie, per un ammontare totale stimato in 1,4 miliardi di euro, fenomeno in crescita rispetto ai 900 milioni registrati nel 2019;
5) l'invecchiamento della popolazione, con il 24,3 per cento degli individui sopra i 65 anni nel 2025 e oltre 4,7 milioni di cittadini over 80, ha determinato un aumento delle patologie croniche e multi-morbosità; secondo l'Istat, nel 2025 oltre 25 milioni di cittadini soffrono di almeno una patologia cronica, nonostante l'Italia sia tra i Paesi più longevi al mondo, con un'aspettativa di vita di circa 83,5 anni;
6) tuttavia, gli anni vissuti in buona salute sono in media circa 58,1, con un peggioramento negli ultimi anni. L'aumento della longevità è accompagnato da una crescita delle condizioni croniche e neurologiche: circa 7 milioni di persone soffrono di emicrania, 12 milioni di disturbi del sonno, oltre 1,2 milioni di demenza, circa 800.000 persone convivono con esiti di ictus e circa 400.000 con malattia di Parkinson; la multicronicità interessa quasi il 49 per cento delle persone con più di 75 anni, rendendo sempre più necessario rafforzare la presa in carico territoriale e i percorsi diagnostico-terapeutici integrati;
7) la carenza di personale sanitario è un fattore critico: nel 2025 risultano scoperti circa 40.000 posti tra medici e infermieri dovuti a blocchi del turn-over, limitata programmazione delle borse di specializzazione e condizioni contrattuali non competitive rispetto a Germania, Francia e Spagna; il numero di medici per 1.000 abitanti in Italia è 3,8, inferiore alla media dell'Unione europea di 4,5; il numero di infermieri per 1.000 abitanti è 5,6, contro una media dell'Unione europea di 8;
8) le liste di attesa costituiscono la manifestazione più evidente dello squilibrio strutturale del nostro sistema sanitario: nel 2025 sono state registrate 57,8 milioni di prestazioni prenotate tramite la Piattaforma nazionale delle liste di attesa, che monitora prime visite e diagnostica per tutte le regioni e le strutture accreditate; tuttavia, la piattaforma non fornisce dati consultabili a livello regionale o per singola struttura, impedendo una corretta lettura dei ritardi reali e della loro distribuzione territoriale. Numerose indagini civiche e dati raccolti da associazioni di tutela dei cittadini rivelano attese estremamente lunghe per visite ed esami rispetto ai tempi massimi previsti dalla normativa nazionale (entro 72 ore per urgente, 10 giorni per breve, 30-60 giorni per differibile e 120 giorni per programmabile). Secondo l'analisi di Sky Tg24 e Altroconsumo, oltre la metà delle visite (52 per cento) e più di un terzo degli esami (36 per cento) superano i tempi massimi previsti, con attese medie di circa 105 giorni. Rapporti civici basati su segnalazioni raccolte presso il Ministero della salute indicano casi estremi come attese fino a 360 giorni per Tac, 500 giorni per prime visite specialistiche e 720 giorni per una colonscopia. Tali ritardi generano la rinuncia alle prestazioni o il ricorso al privato, con conseguente aumento della spesa diretta delle famiglie;
9) l'attività libero-professionale dei medici all'interno delle strutture sanitarie pubbliche, l'intramoenia, rappresenta un indicatore fondamentale del funzionamento e dell'equilibrio dei servizi erogati dal Servizio sanitario nazionale e un ricorso eccessivo o mal gestito a tale attività, unitamente alle prestazioni aggiuntive, può evidenziare gravi criticità organizzative, con liste d'attesa non rispettate e dati falsati sulle agende, a scapito del diritto dei cittadini a prestazioni tempestive e garantite dalla legge;
10) le responsabilità di tali inefficienze ricadono sia a livello aziendale, in termini di gestione e organizzazione, che a livello regionale, in termini di programmazione, controllo e supervisione, sebbene la normativa vigente stabilisca limiti chiari all'intramoenia, vincoli alle prestazioni aggiuntive rispetto a quelle garantite a carico del Servizio sanitario nazionale e obblighi di trasparenza e tracciabilità nelle agende e nelle liste d'attesa;
11) laddove i cittadini non trovino posto nel pubblico e siano costretti a ricorrere all'intramoenia, la responsabilità della spesa non deve ricadere sull'utente, ma sul Servizio sanitario nazionale, in piena ottemperanza ai principi di universalità, equità e diritto alla salute;
12) con la legge n. 107 del 2024 è stato istituito l'Organismo di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria e sulle liste d'attesa, con il compito di rafforzare il sistema di monitoraggio e di verifica sull'attuazione delle normative relative ai tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie da parte delle regioni, prevedendo anche poteri sostitutivi nei confronti delle amministrazioni regionali inadempienti e la possibilità di accedere alle agende di prenotazione delle strutture sanitarie per analizzare le disfunzioni del sistema e tutelare il diritto dei cittadini a ricevere prestazioni sanitarie nei tempi previsti dalla normativa;
13) per il funzionamento di questo Organismo è stata prevista una struttura composta da una cabina di regia, un ufficio dirigenziale di livello generale, quattro dirigenti non generali e circa venti unità di personale, con uno stanziamento di circa 1,4 milioni di euro per l'anno 2024 e oltre 2,6 milioni di euro annui a decorrere dal 2025; tuttavia, a oltre diciotto mesi dalla sua istituzione non risultano ancora pienamente definite la struttura organizzativa, la nomina della direzione e la piena operatività dell'organismo stesso, circostanza che rischia di limitarne l'efficacia nella riduzione delle liste di attesa;
14) a tali criticità si aggiunge una debolezza strutturale nella programmazione sanitaria nazionale: l'ultimo Piano sanitario nazionale approvato risale al triennio 2006-2008 e, nonostante la normativa ne preveda l'aggiornamento periodico, non è stato successivamente adottato un nuovo piano strategico nazionale, determinando un vuoto programmatorio che rende più difficile garantire una visione unitaria delle politiche sanitarie e coordinare efficacemente le azioni tra Stato e regioni;
15) analisi recenti sulla programmazione sanitaria regionale evidenziano, inoltre, una forte eterogeneità tra i territori: numerose regioni dispongono di piani sanitari approvati prima della pandemia e non aggiornati alle nuove esigenze del sistema sanitario, mentre altre adottano strumenti programmatori differenti o temporanei; tale frammentazione contribuisce ad ampliare le disuguaglianze territoriali nell'organizzazione dei servizi sanitari, nella pianificazione delle reti cliniche e nei modelli di assistenza territoriale;
16) la frammentazione programmatoria e le difficoltà organizzative incidono direttamente sull'accesso alle cure: nel 2024 quasi una persona su dieci (9,9 per cento) ha rinunciato a visite o esami specialistici, principalmente a causa delle liste di attesa troppo lunghe o per difficoltà economiche; parallelamente la spesa sanitaria privata è cresciuta significativamente negli ultimi anni, superando i 40 miliardi di euro annui;
17) l'adozione incompleta dei decreti attuativi previsti dal decreto-legge n. 73 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 107 del 2024, limita l'efficacia delle misure, in particolare per quanto riguarda la definizione dei fabbisogni di personale, l'ottimizzazione delle agende e la programmazione delle borse di specializzazione;
18) a questa criticità si aggiunge la carenza di risorse, aggravata dal fatto che il decreto-legge è stato approvato a costo zero, senza prevedere stanziamenti aggiuntivi, né incremento del personale. La mancanza di risorse finanziarie, umane e logistiche riduce la capacità delle strutture di pianificare e gestire in modo efficiente le attività, ostacolando la piena attuazione delle misure previste. In assenza di un adeguato apporto di fondi e di un completamento tempestivo dei decreti attuativi, gli interventi producono risultati parziali, disomogenei e insufficienti rispetto agli obiettivi prefissati, con effetti negativi sulla qualità dei servizi offerti e sulla formazione dei nuovi professionisti;
19) l'ulteriore espansione del privato accreditato senza regole uniformi, insieme alle agende chiuse e all'intramoenia diffusa, ha prodotto un doppio binario nell'accesso alle cure, con discriminazioni economiche e territoriali, compromettendo l'universalismo del Servizio sanitario nazionale;
20) l'appropriatezza prescrittiva e l'implementazione di protocolli clinici standardizzati rappresentano strumenti essenziali per ridurre gli sprechi, migliorare la qualità delle cure e contenere i costi;
21) a livello regionale permangono forti squilibri: nel Nord, regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, registrano tempi medi di attesa per visite specialistiche di circa 45-60 giorni, mentre nel Sud, Campania, Calabria e Sicilia, superano i 120 giorni per prestazioni equivalenti; la mobilità sanitaria in entrata per le regioni del Nord è di circa 1,2 milioni di prestazioni annue, mentre il Sud registra un deflusso verso altre regioni di circa 800.000 prestazioni;
22) le differenze regionali si riflettono anche sulla disponibilità di posti letto: Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna hanno circa 3,8 posti letto per 1.000 abitanti, mentre Sicilia e Calabria scendono a 2,5 posti letto per 1.000 abitanti; analogamente, il numero di infermieri per 1.000 abitanti varia da 7,5 nel Nord a 4,2 nel Sud;
23) l'accesso alla prevenzione e alla diagnostica di base è fortemente disomogeneo: nel Nord-Est, circa il 65 per cento della popolazione sopra i 50 anni si sottopone a screening oncologici periodici, mentre nel Sud la percentuale scende al 38 per cento; questo gap contribuisce ad aumentare mortalità e costi sanitari nel medio-lungo periodo;
24) la differenziazione regionale dei fondi, spesso legata alla capacità fiscale locale, ha prodotto una sanità a «velocità differenziate», con conseguenze dirette sull'appropriatezza delle cure, sulle liste di attesa e sulla capacità di attrarre personale qualificato;
25) nel contesto del dibattito sull'attuazione dell'autonomia differenziata, numerosi osservatori indipendenti, tra cui la fondazione Gimbe, hanno evidenziato il rischio che un'ulteriore regionalizzazione delle competenze in materia sanitaria possa ampliare le differenze già esistenti tra i sistemi sanitari regionali, incidendo sull'uniformità del diritto alla salute garantito dall'articolo 32 della Costituzione;
26) le preintese siglate tra il Governo e alcune regioni, tra cui Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, hanno alimentato un ampio dibattito pubblico e istituzionale, con richieste di rivedere il quadro delle competenze per escludere materie particolarmente sensibili, come la sanità, al fine di preservare la coesione territoriale e garantire l'uniforme applicazione dei livelli essenziali delle prestazioni;
27) in tale contesto è stata più volte evidenziata la necessità di rafforzare i sistemi di monitoraggio e di coordinamento nazionale, affinché il decentramento amministrativo non determini un aumento dei divari territoriali nell'accesso ai servizi sanitari;
28) la garanzia del diritto alla salute richiede un intervento organico e strutturale, basato su un adeguato finanziamento del Servizio sanitario nazionale, sulla programmazione pluriennale dei fabbisogni di personale sanitario e sul rafforzamento della governance pubblica, poiché i dati evidenziano che la riduzione della capacità produttiva, le liste di attesa estese e la crescente spesa sanitaria privata compromettono l'universalità e l'equità del sistema;
29) la salute rappresenta un investimento strategico ad alto moltiplicatore economico e sociale, capace di produrre benefici diretti sul prodotto interno lordo, stimati in circa 2,5 euro per ogni euro investito in prevenzione e assistenza primaria, dimostrando che interventi mirati nella medicina territoriale e nella prevenzione non solo migliorano la qualità della vita, ma riducono anche i costi complessivi del sistema e la spesa privata delle famiglie;
30) il rafforzamento della medicina territoriale, della prevenzione primaria e secondaria e l'adozione di protocolli clinici standardizzati sono fondamentali per ridurre ospedalizzazioni improprie, sovraccarico delle agende specialistiche, liste di attesa e ricorso al privato, fenomeni che negli ultimi anni hanno prodotto attese medie superiori ai 100 giorni e, in casi estremi, fino a 720 giorni per alcune prestazioni;
31) la piena trasparenza dei dati sulle liste di attesa, con disaggregazione per regione, struttura e regime di erogazione, è essenziale per garantire la responsabilità delle regioni e la possibilità di indirizzo strategico nazionale, poiché l'attuale mancanza di dati consultabili impedisce una corretta valutazione dei ritardi e della loro distribuzione territoriale;
32) il superamento dei tetti di spesa per il personale sanitario e l'incremento delle borse di specializzazione sono imprescindibili per garantire sostenibilità e qualità delle cure;
33) le politiche di riduzione della medicina difensiva e di aumento dell'appropriatezza prescrittiva sono necessarie per liberare risorse, diminuire sprechi e ridurre i tempi di attesa, riducendo così il ricorso al privato e gli effetti regressivi della spesa sanitaria sui redditi medio-bassi;
34) la riduzione dei divari Nord-Sud deve essere perseguita attraverso una redistribuzione strutturale dei fondi, programmi di rafforzamento del personale, investimenti mirati in infrastrutture e prevenzione, basati su dati oggettivi e monitoraggio continuo, al fine di garantire che la residenza non determini più l'accesso e la qualità delle cure, riducendo disuguaglianze e mobilità sanitaria interregionale,
impegna il Governo:
1) a completare senza ulteriori ritardi l'adozione dei decreti attuativi previsti dal decreto-legge n. 73 del 2024, definendo rapidamente i fabbisogni di personale sanitario, chiarendo i criteri di riparto dei fondi e predisponendo linee guida per ottimizzare le agende, riducendo i tempi di attesa e prevedendo sistemi di monitoraggio per valutarne l'efficacia;
2) a rendere la Piattaforma nazionale delle liste di attesa pienamente trasparente, pubblicando dati aggiornati per regione, struttura, disciplina medica e tipo di prestazione, con strumenti di visualizzazione chiari per cittadini e operatori, e implementando sistemi di allerta per i casi in cui i tempi superino i limiti previsti, favorendo un'analisi comparativa e l'individuazione di best practice;
3) ad adottare le iniziative normative necessarie per il superamento definitivo del tetto di spesa per il personale sanitario, garantendo un piano pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni con particolare attenzione alle specialità carenti, alla medicina territoriale e ai servizi diagnostici, e valorizzando le professioni sanitarie attraverso un adeguamento retributivo che riduca la dipendenza economica dalle prestazioni a pagamento;
4) ad adottare per quanto di competenza iniziative volte a garantire il pieno rispetto della normativa vigente in materia di intramoenia, assicurando che l'attività libero-professionale dei medici all'interno delle strutture pubbliche sia trasparente, tracciabile e conforme ai limiti previsti dalla legge, senza che ciò pregiudichi l'erogazione delle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale;
5) ad adottare iniziative, anche normative, al fine di garantire che le liste d'attesa siano gestite in modo trasparente e che, qualora una prestazione non possa essere erogata tempestivamente nel pubblico a causa della lunghezza delle liste di attesa, la parte dei costi della prestazione in intramoenia eccedente rispetto a quella a carico del Servizio sanitario nazionale sia sostenuta dal sistema pubblico e non dal cittadino, assicurando così un accesso equo, rapido e universale alle cure;
6) ad assumere iniziative volte a promuovere incentivi economici, compatibilmente con i vincoli di bilancio, e professionali per i professionisti che operano nelle aree interne o svantaggiate, garantendo al contempo condizioni di lavoro dignitose, sicure e attrattive, capaci di valorizzare le competenze e ridurre l'abbandono della professione;
7) a rafforzare i programmi di formazione e garantire un numero sufficiente di borse di specializzazione, assicurando così continuità assistenziale, ricambio generazionale e qualità delle prestazioni sanitarie in tutto il territorio nazionale;
8) ad assumere iniziative di competenza, anche normative, volte a garantire uniformità nazionale nell'accesso ai cup e nell'applicazione del diritto alle prestazioni nel privato accreditato, standardizzando i sistemi di prenotazione e controllando l'accesso alle strutture private, evitando discriminazioni economiche o territoriali, con meccanismi di monitoraggio e sanzioni in caso di violazioni;
9) ad assumere iniziative di competenza volte a vietare qualsiasi forma di chiusura delle liste di attesa, garantendo che le prestazioni sanitarie siano erogate tempestivamente e in modo continuo, con particolare attenzione alle aree interne e svantaggiate, e configurando la chiusura ingiustificata delle liste come grave inadempimento disciplinare e gestionale;
10) ad adottare iniziative di competenza sulla medicina difensiva e sull'appropriatezza prescrittiva, promuovendo protocolli clinici basati sull'evidenza scientifica, incentivando la formazione continua dei medici, monitorando le prescrizioni per ridurre sprechi e sperimentando modelli organizzativi innovativi;
11) ad adottare iniziative di competenza volte a rafforzare la medicina territoriale e la prevenzione, completando l'attivazione di poli territoriali e case della comunità, aumentando l'accesso a screening e programmi di prevenzione, implementando sistemi digitali per coordinare ospedale e territorio, l'integrazione sociosanitaria e garantendo continuità assistenziale per i pazienti con patologie croniche o multimorbidità;
12) ad assumere iniziative, anche normative, volte a promuovere misure di equità sociale per ridurre l'impatto della spesa sanitaria sui redditi più bassi, prevedendo, compatibilmente con i vincoli di bilancio, esenzioni o rimborsi per famiglie a basso reddito, riducendo il ricorso al pagamento diretto e intervenendo nelle aree più svantaggiate per garantire pari accesso alle cure;
13) ad assumere iniziative normative al fine di istituire una relazione annuale al Parlamento sullo stato delle liste di attesa e sull'andamento della spesa sanitaria, fornendo report dettagliati per regione e struttura, analizzando l'effetto delle politiche adottate sui tempi di attesa, sull'accesso alle cure e sulla spesa privata e suggerendo eventuali correttivi basati sui dati raccolti;
14) a potenziare l'innovazione digitale e la telemedicina, integrando strumenti di teleassistenza, cartelle cliniche elettroniche e piattaforme di monitoraggio remoto, per migliorare l'accesso alle cure nelle aree più periferiche e ridurre il carico sugli ospedali;
15) a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative volte a potenziare la formazione e la valorizzazione del personale sanitario, prevedendo percorsi di aggiornamento nell'ambito e in coerenza con il sistema di formazione continua in medicina, nonché a proseguire nell'adozione di misure volte a riconoscere incentivi economici e percorsi di carriera che rendano le professioni sanitarie attrattive e, al tempo stesso, l'Italia competitiva rispetto agli standard europei;
16) a monitorare e ridurre le disuguaglianze territoriali, con iniziative mirate per regioni in ritardo in termini di posti letto, personale, prevenzione e tempi di attesa, riducendo la mobilità sanitaria interregionale e garantendo pari accesso alle cure;
17) ad adottare, entro tempi certi, un nuovo Piano sanitario nazionale aggiornato alle trasformazioni demografiche, epidemiologiche e tecnologiche del Paese, definendo obiettivi strategici misurabili, priorità di intervento e strumenti di coordinamento tra Stato e regioni, al fine di garantire una programmazione sanitaria unitaria e ridurre le disuguaglianze territoriali nell'accesso alle cure;
18) a rendere pienamente operativo l'Organismo di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria e sulle liste d'attesa istituito dal decreto-legge n. 73 del 2024, procedendo alla nomina della direzione, alla definizione della struttura organizzativa e all'effettivo utilizzo dei poteri di monitoraggio e dei poteri sostitutivi previsti dalla normativa nei confronti delle regioni inadempienti, anche attraverso l'utilizzo dei dati della Piattaforma nazionale delle liste di attesa;
19) ad adottare iniziative di competenza, anche normative, volte a garantire che l'attuazione dell'autonomia differenziata, con esclusione espressa della sanità, non comporti un aumento delle disuguaglianze territoriali nell'accesso ai servizi sanitari, assicurando il pieno rispetto dell'articolo 32 della Costituzione e l'uniforme applicazione dei livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio nazionale, attraverso il rafforzamento dei meccanismi di monitoraggio, coordinamento e verifica da parte dello Stato.
(1-00555)(Testo modificato nel corso della seduta) «Malavasi, Braga, Furfaro, Casu, Girelli, Ciani, Filippin, Stumpo».
La Camera,
premesso che:
1) circa quarantacinque anni fa la legge 23 dicembre 1978, n. 833, ha istituito il Servizio sanitario nazionale, i cui principi cardine sono l'universalità, l'uguaglianza e l'equità e il cui obiettivo è la tutela della salute «come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività», in ossequio all'articolo 32 della Costituzione, nonché la promozione, il mantenimento e il recupero «della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini»;
2) la sanità pubblica italiana rappresenta ancora oggi, in Europa e nel mondo, un vero e proprio modello di tutela della salute, che ha garantito agli italiani, nel corso degli anni, il miglioramento delle condizioni di vita, la riduzione delle patologie, maggiore longevità e benessere e una risposta collettiva ai bisogni di salute e di vita di cittadini, famiglie e società nel suo complesso;
3) sono tuttavia diverse le criticità che affliggono il Servizio sanitario nazionale, tra cui non può non richiamarsi il divario nella quantità e qualità dei servizi forniti dalle singole regioni, legato sia alla diversa dotazione infrastrutturale, sia a capacità di programmazione e gestionali non omogenee;
4) sul piano dell'assistenza territoriale, nonostante i servizi sanitari e sociosanitari diffusi capillarmente sul territorio – dalla medicina di base all'assistenza farmaceutica, dalla specialistica e diagnostica ambulatoriale, ai servizi domiciliari agli anziani ed ai malati – e il fondamentale ruolo di «filtro» svolto dai medici di base, il pronto soccorso viene percepito come unica opportunità per essere valutati adeguatamente, con conseguenti difficoltà sul piano delle risposte di tipo emergenziale;
5) il progressivo indebolimento del principio di universalità del Servizio sanitario nazionale non si manifesta necessariamente attraverso forme esplicite di esclusione dall'accesso alle cure, ma sempre più spesso attraverso meccanismi indiretti che incidono concretamente sulla possibilità per i cittadini di esercitare pienamente il diritto alla tutela della salute: tali dinamiche riguardano, in particolare, l'accessibilità temporale alle prestazioni sanitarie, con tempi di attesa che rischiano di trasformarsi in un meccanismo implicito di razionamento dell'offerta, la protezione economica effettiva dei cittadini, messa in discussione dall'aumento della spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie, nonché la continuità e l'integrazione dei percorsi di presa in carico, soprattutto nei casi di patologie croniche o condizioni di fragilità che richiedono interventi coordinati tra diversi livelli di assistenza;
6) in questo contesto, pur permanendo formalmente il principio di universalità del sistema, si rischia una progressiva evoluzione verso una forma di universalismo condizionato, nella quale diritti formalmente uguali producono esiti concretamente diseguali in termini di accesso tempestivo alle cure, qualità dei servizi e continuità assistenziale;
7) il decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2024, n. 107, è stato adottato dal Governo con l'obiettivo dichiarato di ridurre i tempi delle liste di attesa per visite specialistiche, esami diagnostici e interventi programmati, attraverso misure organizzative e l'istituzione di una piattaforma nazionale di monitoraggio;
8) a distanza di oltre diciannove mesi dall'entrata in vigore della normativa, numerose analisi indipendenti evidenziano come i risultati attesi non siano stati conseguiti e come il fenomeno delle liste d'attesa continui a rappresentare una delle principali criticità strutturali del Servizio sanitario nazionale, pregiudicando le più elementari esigenze di prevenzione che si pongono alla base di qualsivoglia sistema di tutela sanitaria;
9) i lunghi tempi d'attesa non riguardano solo le tempistiche relative alla diagnosi, ma anche quelle relative agli interventi terapeutici e assistenziali-riabilitativi, che vengono posti in essere con ritardi che spesso finiscono inesorabilmente per aggravare il quadro clinico del paziente;
10) dei sei decreti attuativi previsti dal decreto-legge n. 73 del 2024, per rendere operative le misure del decreto-legge, solo tre sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale, tutti con ritardi significativi, mentre uno è scaduto da oltre nove mesi e per gli altri due decreti attuativi fondamentali non risultano ancora adottati, in particolare quelli relativi alla definizione della metodologia per la stima del fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale e alle linee di indirizzo per la gestione delle prenotazioni e delle disdette da parte dei centri unici di prenotazione (cup);
11) secondo alcune stime, i tempi di attesa rimangono drammaticamente insostenibili, con oltre un anno per tac e mammografie e più di 18 mesi per ricoveri urgenti, esponendo concretamente la vita dei cittadini a rischi evitabili e costringendo migliaia di famiglie a rivolgersi al privato o a strutture fuori regione, con conseguenti costi economici e sociali gravissimi;
12) sempre più persone rinunciano alle cure (quasi 6 milioni di italiani), con il 9,9 per cento della popolazione che non effettua almeno una visita specialistica o un esame diagnostico necessario, e per il 6,8 per cento dei casi la causa principale è riconducibile alle lunghe liste d'attesa, un dato aumentato del 51 per cento rispetto al 2023;
13) il risultato è la progressiva affermazione di una sanità a due velocità, nella quale i soggetti più fragili e le fasce economicamente più deboli restano sistematicamente svantaggiati, a fronte di una violazione del diritto fondamentale alla salute di cui all'articolo 32 della Costituzione;
14) le liste d'attesa cessano così di essere un mero problema organizzativo e si configurano come una concreta forma di selezione sociale nell'accesso alle cure: chi può pagare aggira l'attesa, chi non può resta indietro;
15) ancora più preoccupante è il dato relativo alla cosiddetta povertà sanitaria, poiché nel 2025 circa 1,7 milioni di italiani hanno dovuto ricorrere a prestiti bancari o finanziari per sostenere spese mediche, per un importo complessivo pari a circa 1,4 miliardi di euro, a dimostrazione di come l'accesso alle cure rischi di trasformarsi in un fattore di indebitamento per le famiglie;
16) la Piattaforma nazionale liste di attesa si è dimostrata inefficiente, incompleta e di difficile consultazione, con dati aggregati a livello nazionale, non confrontabili e privi di informazioni utili: il primo cruscotto con gli indicatori, previsto per febbraio 2025, è stato reso disponibile solo il 22 maggio 2025, limitato a informazioni parziali provenienti da appena tre regioni e senza alcun dataset pubblico completo e verificabile;
17) i dati 2025 della Piattaforma nazionale delle liste di attesa registrano circa 57,8 milioni di prestazioni monitorate, di cui 24,2 milioni di prime visite e 33,6 milioni di esami diagnostici, senza alcun miglioramento significativo dei tempi di attesa rispetto agli anni precedenti; tali dati rimangono di scarsa utilità, in quanto non permettono né di identificare le cause puntuali dei ritardi, né di effettuare confronti tra le diverse regioni, tra le singole aziende sanitarie locali o tra le prestazioni erogate dai servizi pubblici e quelle provenienti dalle attività libero-professionali intramurarie, né di verificare in modo comparabile eventuali scostamenti tra i tempi del regime istituzionale, quelli dell'attività libero-professionale intramoenia e quelli del privato accreditato, vanificando così l'obiettivo fondamentale della piattaforma di garantire trasparenza, monitoraggio efficace e strumenti di accountability realmente utilizzabili;
18) la piattaforma, inoltre, utilizza indicatori tecnici come mediane e quartili, che risultano di difficile comprensione per i cittadini e rischiano di mascherare le criticità più gravi, escludendo dal calcolo le attese più lunghe;
19) nel 2025, i cittadini hanno accettato la prima disponibilità proposta dal cup soltanto nel 39,9 per cento degli esami diagnostici e nel 34,9 per cento delle visite specialistiche, al netto dell'intramoenia. Ciò significa, in termini sostanziali, che nella maggior parte dei casi la prima proposta del sistema non è risultata concretamente fruibile o adeguata. Le possibili ragioni — tempi eccessivi, sedi troppo lontane, giorni e orari incompatibili, prestazione già effettuata altrove — non vengono documentate dalla piattaforma, con conseguente perdita di un'informazione preziosa per intervenire sulle cause organizzative del disservizio; manca, inoltre, una tracciabilità integrale del percorso di prenotazione – richiesta, prima disponibilità proposta, eventuale rifiuto e relativa motivazione, spostamento, disdetta, agenda sospesa o chiusa – senza la quale non è possibile distinguere tra indisponibilità reale dell'offerta e opacità organizzativa;
20) secondo le analisi contenute nel Rapporto sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale della Fondazione per la sussidiarietà, la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie rappresenta circa il 24 per cento della spesa sanitaria complessiva, per un ammontare stimato in circa 9 miliardi di euro annui, di cui circa 5,4 miliardi per visite ambulatoriali e circa 3,2 miliardi per esami diagnostici. Tale componente di spesa – la cosiddetta «out of pocket» – presenta un'incidenza tra le più elevate in Europa occidentale, significativamente superiore alla media dell'Unione europea, pari a circa il 15 per cento, e mostra un andamento in crescita costante a partire dal 2010, al netto della parentesi emergenziale legata alla pandemia da Covid-19, evidenziando un progressivo trasferimento del costo delle prestazioni sanitarie sui cittadini e un conseguente aumento delle disuguaglianze nell'accesso alle cure;
21) una riduzione del 10 per cento della spesa sanitaria è associata a 44 decessi in più ogni 10.000 pazienti per alcuni tipi di patologie. Al contrario, un incremento del 10 per cento della spesa in farmaci e controlli nei mesi precedenti a eventi acuti (come l'infarto) può evitare fino a 2.500 decessi l'anno;
22) diverse analisi economiche sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale evidenziano come l'incremento nominale delle risorse non abbia compensato pienamente l'aumento dell'inflazione e dei costi del settore sanitario e che, pertanto, non si sia tradotto in un aumento reale della capacità di spesa sanitaria. Alcune stime indicano che, se nel 2012 il Fondo sanitario nazionale consentiva di acquistare beni e servizi sanitari per circa 108 miliardi di euro a valori costanti, nel 2024, pur a fronte di un finanziamento nominale superiore a 133 miliardi, il valore reale delle risorse disponibili risulterebbe ridotto a circa 104 miliardi, segnalando una significativa perdita di potere d'acquisto del finanziamento pubblico destinato alla sanità; tale dinamica incide direttamente sull'esigibilità effettiva dei livelli essenziali di assistenza, poiché non è realisticamente possibile garantire tempi certi, personale sufficiente, servizi territoriali funzionanti e continuità della presa in carico in assenza di un finanziamento coerente con tali obblighi;
23) secondo i dati del rapporto Health at a glance dell'Ocse, l'Italia presenta una popolazione medica tra le più anziane dei Paesi avanzati, con circa il 44 per cento dei medici con più di 55 anni e oltre il 20 per cento con più di 65 anni, mentre il numero dei medici di medicina generale è progressivamente diminuito negli ultimi anni, passando da oltre 45.000 nel 2012 a circa 40.000 negli anni più recenti, con un conseguente aumento del numero medio di assistiti per medico;
24) secondo alcune stime, nei prossimi anni circa un medico di medicina generale su tre è destinato a raggiungere l'età pensionabile, con una carenza stimata di circa 5.575 medici di medicina generale rispetto al fabbisogno calcolato sulla base del rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti;
25) situazione analoga si registra nei servizi di emergenza-urgenza: secondo i dati della Società italiana di medicina di emergenza-urgenza, soltanto il 62 per cento del fabbisogno di dirigenti medici nei pronto soccorso è coperto da medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale, mentre il restante 38 per cento è rappresentato da carenze di organico o da personale impiegato attraverso forme contrattuali non strutturate, tra cui prestazioni aggiuntive o il ricorso ai cosiddetti medici «a gettone»;
26) la carenza di personale infermieristico appare ancora più significativa: in Italia si registrano circa 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, valore inferiore di oltre il 20 per cento rispetto alla media europea, con una carenza stimata superiore a 65.000 unità; tale situazione incide negativamente sulla continuità assistenziale, sulla qualità delle cure e sulla capacità organizzativa delle strutture sanitarie;
27) la domanda di prestazioni sanitarie è cresciuta in misura significativa negli ultimi anni, anche a causa delle trasformazioni demografiche ed epidemiologiche del Paese: secondo il Rapporto sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale elaborato dalla Fondazione per la sussidiarietà, oltre il 40 per cento della popolazione italiana convive con almeno una patologia cronica, quota che supera il 70 per cento tra le persone anziane, determinando un aumento strutturale della domanda di prestazioni diagnostiche, terapeutiche e assistenziali e una crescente pressione sulle strutture sanitarie pubbliche;
28) l'invecchiamento della popolazione rappresenta uno dei principali fattori di crescita della domanda di assistenza sanitaria. Il medesimo rapporto evidenzia, infatti, come la quota di popolazione con più di 65 anni passerà dal 24,3 per cento registrato nel 2024 al 34,6 per cento entro il 2050, mentre la percentuale di persone con più di 85 anni è destinata a raddoppiare, passando dal 3,9 per cento al 7,2 per cento nello stesso periodo, determinando una crescita significativa della domanda di servizi sanitari e sociosanitari continuativi, con un conseguente aumento delle condizioni di cronicità, dei bisogni assistenziali e della necessità di percorsi di cura continuativi che coinvolgono sia la medicina territoriale sia le strutture ospedaliere;
29) negli ultimi anni il progressivo ridimensionamento dell'offerta ospedaliera, determinato anche dalla riduzione dei posti letto e dalla riorganizzazione delle strutture ospedaliere, non è stato accompagnato da un adeguato e uniforme rafforzamento dei servizi sanitari territoriali: secondo dati Ocse, si è passati da circa 4,7 posti letto per 1.000 abitanti nei primi anni 2000 a circa 3,1 per 1.000 abitanti di oggi. Tale processo di riorganizzazione del sistema ospedaliero, pur ispirato all'obiettivo di rafforzare l'assistenza territoriale e la presa in carico dei pazienti fuori dall'ospedale, non è stato accompagnato in molte realtà da un adeguato sviluppo dei servizi sanitari territoriali, determinando difficoltà nella continuità assistenziale e contribuendo ad aumentare la pressione sulle strutture ospedaliere e sui servizi di emergenza;
30) si evidenzia, inoltre, un forte squilibrio tra il ruolo strategico attribuito alla prevenzione nei documenti di indirizzo internazionali e le risorse effettivamente allocate. In Italia, la spesa per la prevenzione rappresenta meno del 5 per cento della spesa sanitaria complessiva, una quota inferiore a quella raccomandata da numerosi organismi internazionali. Le evidenze disponibili indicano che oltre il 60 per cento delle patologie croniche è prevenibile o ritardabile attraverso interventi di prevenzione primaria e secondaria e che ogni euro investito in prevenzione genera ritorni stimati tra 2 e 4 euro nel medio-lungo periodo, grazie alla riduzione di ricoveri, complicanze e perdita di produttività;
31) la sottodotazione della prevenzione contribuisce a spiegare il mancato incremento della speranza di vita in buona salute e l'aumento della pressione sui servizi ospedalieri. Dal punto di vista dell'universalismo, essa rappresenta una forma indiretta di diseguaglianza, poiché colpisce maggiormente le fasce di popolazione più esposte ai fattori sociali che determinano la salute;
32) le criticità del Servizio sanitario nazionale risultano ulteriormente aggravate dalla forte eterogeneità territoriale nell'organizzazione e nella qualità dei servizi sanitari. L'attuale assetto di governance del sistema sanitario, caratterizzato da una marcata regionalizzazione delle competenze, ha contribuito nel tempo a determinare differenze significative tra territori nella capacità di garantire livelli adeguati di assistenza e tempi di accesso alle prestazioni sanitarie, ampliando il divario tra le diverse aree del Paese;
33) l'aumento della mobilità sanitaria interregionale aggrava le disuguaglianze territoriali, con un numero crescente di cittadini costretti a spostarsi dalla propria regione di residenza per ottenere visite, esami diagnostici o interventi chirurgici in tempi compatibili con le esigenze cliniche;
34) permangono rilevanti criticità e ritardi nell'attuazione degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza in materia di rafforzamento dell'assistenza territoriale, in particolare per quanto concerne la realizzazione e la piena operatività delle case della comunità e degli ospedali di comunità, in relazione ai quali i ritardi di progettazione ed esecuzione sono tali da far stimare tempi di realizzazione pari ad altri 5-6 anni, ben oltre la scadenza tassativa del Piano nazionale di ripresa e resilienza fissata per il 31 agosto 2026, con conseguente rallentamento nel processo di riequilibrio tra ospedale e territorio e nel miglioramento della presa in carico dei pazienti;
35) dopo la scadenza del Piano nazionale di governo delle liste d'attesa 2019-2021 il sistema sanitario nazionale è rimasto per anni privo di un aggiornamento di tale strumento di programmazione, determinando un vuoto di indirizzo nazionale nella gestione delle liste di attesa. Solo nel novembre 2025 lo schema di intesa sul nuovo Piano nazionale di governo delle liste d'attesa 2025-2027 ha ottenuto un primo via libera dalla Commissione salute della Conferenza delle regioni, peraltro subordinato all'accoglimento di cinque condizioni ritenute essenziali dalle stesse regioni, tra cui la definizione di adeguate risorse economiche, un maggiore coinvolgimento istituzionale nella governance del sistema e l'attivazione di specifici tavoli tecnici, circostanza che evidenzia il persistente ritardo nella definizione di una strategia nazionale efficace per il governo delle liste di attesa;
36) il Servizio sanitario nazionale può contare su un personale medico e infermieristico di elevata qualità, competenza e riconosciuta professionalità anche a livello internazionale; tuttavia, le criticità emerse nei meccanismi di accesso ai percorsi formativi e nella recente riforma del sistema di formazione medica – come evidenziato anche dai risultati del cosiddetto «semestre filtro» per l'accesso a medicina, che ha registrato gravi criticità organizzative, percentuali di esclusione molto elevate e il concreto rischio di non coprire i posti disponibili – rischiano di compromettere la capacità di programmare personale adeguato e in modo efficace e coerente il fabbisogno futuro di professionisti sanitari;
37) in tale contesto appare necessario, altresì, rafforzare i sistemi di valutazione delle strutture sanitarie, dei modelli organizzativi, delle direzioni aziendali e della capacità di programmazione regionale, introducendo criteri più aderenti alla qualità effettiva delle cure, agli esiti clinici e alla capacità di presa in carico dei pazienti, senza scaricare sul personale sanitario, già gravato da carenze di organico e condizioni di lavoro spesso critiche, responsabilità che attengono in larga misura all'organizzazione dei servizi e alle scelte di governo del sistema, ma monitorando comunque anche eventuali ritardi nell'erogazione delle prestazioni attribuibili alla gestione delle liste di attesa da parte del personale sanitario;
38) un ulteriore elemento critico riguarda i sistemi di valutazione e monitoraggio del Servizio sanitario nazionale. Diverse analisi evidenziano, infatti, come gli attuali strumenti di misurazione delle performance sanitarie risultino ancora largamente concentrati su indicatori di processo e su adempimenti di natura amministrativa – quali i volumi di prestazioni erogate, i tempi di attesa, l'appropriatezza formale delle prescrizioni o la conformità a standard organizzativi – mentre risultano significativamente meno sviluppati gli indicatori capaci di misurare gli esiti effettivi delle cure, il livello di equità nell'accesso ai servizi e la continuità dei percorsi assistenziali;
39) è evidente la necessità di un intervento strutturale e sistemico che affronti il problema delle liste di attesa, rafforzando la capacità organizzativa del Servizio sanitario nazionale, migliorando la trasparenza dei dati e la qualità dei risultati ottenuti in termini di salute della popolazione e garantendo ai cittadini strumenti effettivi di tutela dei propri diritti; a tal fine occorrono verifiche periodiche sull'effettiva apertura delle agende, sulla consistenza reale delle prenotazioni e sul rispetto dei tempi per classe di priorità, nonché meccanismi di responsabilizzazione in caso di persistente inadempienza da parte delle regioni e delle direzioni aziendali;
40) si rende necessario pertanto rafforzare la capacità di indirizzo, coordinamento e garanzia del livello nazionale, in particolare attraverso la definizione di regole chiare e orientate all'equità, l'individuazione di standard nazionali effettivamente esigibili (livelli essenziali di assistenza aggiornati, omogenei e finanziati), la disciplina dei rapporti tra soggetti pubblici e privati in modo da evitare dinamiche sostitutive o competitive incompatibili con la funzione universalistica del Servizio sanitario nazionale, il consolidamento di strumenti di monitoraggio e valutazione fondati su criteri comparabili tra territori, la previsione di interventi mirati e temporanei nei contesti caratterizzati da gravi criticità organizzative o da persistenti inadempienze, la valorizzazione delle risorse sociali, civiche e comunitarie in un'ottica di sussidiarietà integrativa e non sostitutiva del pubblico, nonché la promozione di meccanismi di apprendimento reciproco e diffusione delle buone pratiche tra i diversi sistemi sanitari regionali,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative di competenza volte a garantire l'erogazione delle prestazioni sanitarie entro i tempi massimi previsti per ciascuna classe di priorità e implementare sistemi di monitoraggio efficaci ed effettivi dell'appropriatezza prescrittiva, così da ridurre concretamente i tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e per gli interventi terapeutici e assistenziali-riabilitativi, che pregiudicano direttamente il fondamentale diritto alla salute di cui all'articolo 32 della Costituzione e il carattere universale del sistema sanitario nazionale nel suo complesso, scongiurando qualsiasi forma di definanziamento del Servizio sanitario nazionale e incrementando l'organico medico e infermieristico;
2) ad approvare un piano straordinario di riduzione delle liste di attesa, fondato sul potenziamento dell'offerta di prestazioni sanitarie nel Servizio sanitario nazionale, anche attraverso l'estensione degli orari di attività delle strutture pubbliche, prevedendo adeguate risorse economiche destinate alla remunerazione delle prestazioni aggiuntive e degli straordinari del personale medico e infermieristico, il rafforzamento della diagnostica e un utilizzo più efficiente delle risorse tecnologiche e organizzative disponibili, il monitoraggio dell'appropriatezza prescrittiva;
3) ad adottare con la massima urgenza tutti i decreti attuativi ancora mancanti previsti dal decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, convertito con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2024, n. 107, con particolare riferimento a quelli relativi alla definizione della metodologia per la stima del fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale e alle linee di indirizzo per la gestione delle prenotazioni e delle disdette da parte dei centri unici di prenotazione (cup);
4) a garantire la piena operatività e trasparenza della Piattaforma nazionale delle liste di attesa, assicurando la pubblicazione di dati completi, aggiornati e disaggregati per regione, azienda sanitaria, struttura erogatrice e tipologia di prestazione, nonché distinguendo tra prestazioni erogate in regime di Servizio sanitario nazionale e quelle in attività libero-professionale intramoenia, e rendendo pubblicamente confrontabili i tempi di attesa del regime istituzionale, dell'intramoenia e del privato accreditato, al fine di consentire un monitoraggio effettivo, comparabile e verificabile dei tempi di attesa;
5) ad adottare iniziative di competenza volte a rafforzare il sistema dei centri unici di prenotazione, assicurando il rispetto dell'obbligo di apertura e gestione trasparente delle agende di prenotazione e contrastando il fenomeno delle cosiddette «liste di attesa occulte», delle liste parallele e di qualsiasi meccanismo che consenta, direttamente o indirettamente, di ottenere più rapidamente nel circuito a pagamento prestazioni che nel canale istituzionale restano bloccate per mesi, al fine di garantire la piena tracciabilità delle richieste di prestazioni sanitarie e una corretta rilevazione dei tempi di attesa, garantendo altresì la tracciabilità integrale del percorso di prenotazione, dalla richiesta alla prima disponibilità proposta, dall'eventuale rifiuto con relativa motivazione allo spostamento, alla disdetta e all'eventuale sospensione o chiusura dell'agenda, nonché una verifica periodica dell'effettiva consistenza delle prenotazioni e dell'effettiva apertura delle agende;
6) ad adottare iniziative di competenza, anche normative, volte a rivedere in modo sostanziale gli indicatori utilizzati per il monitoraggio dei tempi di attesa, superando il ricorso prevalente a indicatori statistici quali mediane e quartili e prevedendo, in particolare, la pubblicazione di dati che evidenzino con chiarezza la percentuale effettiva di prestazioni erogate entro i tempi massimi previsti per ciascuna classe di priorità, nonché la quota di cittadini per i quali tali limiti risultano superati, al fine di garantire maggiore trasparenza nella rappresentazione del fenomeno e consentire una valutazione più accurata ed oggettiva dell'effettiva capacità del sistema sanitario di rispettare gli standard di accesso alle cure;
7) ad adottare iniziative volte a rafforzare strutturalmente il Servizio sanitario nazionale, anche attraverso un incremento progressivo e stabile del suo finanziamento, in modo da adeguarlo alla crescita dei bisogni sanitari della popolazione, assicurando risorse coerenti con l'effettiva esigibilità dei livelli essenziali di assistenza, nonché mediante l'attuazione di un piano pluriennale di rafforzamento del personale sanitario, finalizzato a superare le carenze di organico e a favorire il reclutamento e la stabilizzazione di medici, infermieri e altri professionisti sanitari, garantendo al contempo incrementi retributivi del personale sanitario per portarli ad essere in linea con gli altri Paesi europei, adeguate condizioni di lavoro e di valorizzazione professionale, al fine di migliorare la capacità del sistema pubblico di erogare prestazioni in tempi congrui e ridurre il ricorso alla spesa sanitaria privata e ridurre il fenomeno della migrazione del personale sanitario dall'Italia verso altri Paesi;
8) ad adottare iniziative normative volte a rivedere complessivamente il sistema di formazione e accesso alle professioni mediche, al fine di garantire una programmazione coerente con i fabbisogni del Servizio sanitario nazionale;
9) ad adottare iniziative di competenza, anche normative, volte a introdurre criteri di valutazione e responsabilizzazione riferiti prioritariamente alle strutture sanitarie, ai modelli organizzativi, alle direzioni aziendali e alla capacità di programmazione regionale, fondati anche sugli esiti delle cure, sulla qualità dell'assistenza, sulla presa in carico dei pazienti, sulla trasparenza delle agende e sul rispetto dei tempi per classe di priorità, salvaguardando il ruolo del personale sanitario che opera in condizioni di sotto-organico e prevedendo adeguati meccanismi di supporto e valorizzazione professionale basati anche sulla valutazione della efficienza nell'erogazione delle prestazioni, al fine di rafforzare l'efficienza e l'attrattività del Servizio sanitario nazionale e contrastare il fenomeno della fuga dei professionisti sanitari verso il settore privato o verso l'estero;
10) a superare la frammentazione tra ambito sanitario, sociosanitario e sociale, promuovendo, per quanto di competenza, modelli organizzativi integrati che garantiscano la presa in carico unitaria e continuativa dei pazienti, in particolare di quelli fragili e non autosufficienti, anche attraverso il rafforzamento del coordinamento stabile a livello distrettuale tra aziende sanitarie locali, enti locali e soggetti del terzo settore e l'introduzione di strumenti di valutazione unitaria per l'accesso alle prestazioni;
11) a promuovere, per quanto di competenza, interventi finalizzati alla riduzione del carico burocratico improprio a carico delle strutture sanitarie e del personale, orientando i processi organizzativi verso criteri di maggiore efficacia ed efficienza delle attività assistenziali, nonché a definire criteri di selezione del management sanitario fondati su competenze specifiche nella gestione dell'integrazione dei servizi e nel governo della complessità organizzativa del sistema sanitario;
12) ad adottare iniziative di competenza volte garantire la piena operatività delle case della comunità e degli ospedali di comunità previsti dalla riorganizzazione dell'assistenza territoriale, assicurando la presenza stabile di équipe multiprofessionali – composte, tra gli altri, da medici di medicina generale, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e professionisti dell'area sociosanitaria – in grado di gestire una quota crescente dei bisogni sanitari non acuti, migliorare la presa in carico delle patologie croniche e contribuire alla riduzione dei tempi di attesa per visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni sanitarie, attraverso una più appropriata gestione della domanda di salute e una minore pressione sulle strutture ospedaliere e sui servizi di specialistica ambulatoriale;
13) ad adottare iniziative di competenza volte a rafforzare la rete dell'emergenza-urgenza e i relativi presidi territoriali e ospedalieri, al fine di garantire risposte tempestive ed efficaci alle situazioni di maggiore gravità clinica e, nel contempo, ridurre gli accessi impropri ai pronto soccorso e il conseguente sovraccarico delle strutture ospedaliere, fattori che incidono direttamente sull'allungamento delle liste d'attesa e sulla capacità complessiva del Servizio sanitario nazionale di erogare prestazioni in tempi congrui;
14) a promuovere l'introduzione di sistemi avanzati e tecnologie digitali, incluse soluzioni basate sull'intelligenza artificiale, per il governo delle liste di attesa, l'ottimizzazione delle agende di prenotazione e il miglioramento dell'allocazione delle risorse sanitarie, favorendo in particolare l'interoperabilità dei cup, la riallocazione automatica degli slot liberati, la riduzione delle mancate presentazioni e forme di prioritarizzazione clinica verificabile e trasparente;
15) ad adottare iniziative di competenza, anche normative, volte a rafforzare e rendere più efficace il sistema di monitoraggio e valutazione del Servizio sanitario nazionale, promuovendo l'adozione di un insieme integrato e omogeneo di indicatori, che, accanto alla misurazione dei volumi di attività e dei tempi di attesa, consenta di valutare in modo sistematico anche gli esiti effettivi delle cure, il livello di equità nell'accesso ai servizi sanitari e la continuità dei percorsi assistenziali, al fine di migliorare la capacità delle istituzioni di individuare tempestivamente le disuguaglianze territoriali, valutare l'efficacia delle politiche sanitarie adottate e orientare in modo più efficiente la programmazione delle risorse e degli interventi, prevedendo altresì forme di verifica periodica e pubblica degli adempimenti regionali e aziendali, con specifica evidenza delle persistenti inadempienze relative all'apertura delle agende, alla confrontabilità dei dati e al rispetto dei tempi massimi per classe di priorità;
16) ad adottare con la massima urgenza le iniziative volte a definire e rendere pienamente operativo il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d'attesa 2025-2027, assicurando il recepimento delle condizioni formulate dalle regioni, la definizione di adeguate risorse economiche e l'attivazione di strumenti efficaci di coordinamento e monitoraggio nazionale;
17) ad adottare iniziative volte a rafforzare in modo strutturale le politiche di prevenzione nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, incrementando progressivamente la quota di spesa sanitaria destinata alla prevenzione primaria e secondaria fino a livelli in linea con quelli dei principali Paesi europei, al fine di ridurre l'incidenza e l'aggravamento delle patologie croniche e prevenibili e contribuire, conseguentemente, alla diminuzione della domanda di prestazioni diagnostiche, specialistiche e ospedaliere evitabili, con effetti diretti sulla riduzione dei tempi di attesa e sul miglioramento della capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire ai cittadini l'accesso tempestivo alle cure;
18) a fornire ogni elemento utile alle Camere, con cadenza almeno annuale, sullo stato di attuazione delle misure previste dalla normativa vigente in materia di riduzione delle liste di attesa, sull'andamento dei tempi medi di erogazione delle prestazioni e sull'efficacia delle azioni intraprese.
(1-00560) «Faraone, Boschi, Gadda, Del Barba, Bonifazi, Giachetti».
La Camera,
premesso che:
1) circa quarantacinque anni fa la legge 23 dicembre 1978, n. 833, ha istituito il Servizio sanitario nazionale, i cui principi cardine sono l'universalità, l'uguaglianza e l'equità e il cui obiettivo è la tutela della salute «come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività», in ossequio all'articolo 32 della Costituzione, nonché la promozione, il mantenimento e il recupero «della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini»;
2) la sanità pubblica italiana rappresenta ancora oggi, in Europa e nel mondo, un vero e proprio modello di tutela della salute, che ha garantito agli italiani, nel corso degli anni, il miglioramento delle condizioni di vita, la riduzione delle patologie, maggiore longevità e benessere e una risposta collettiva ai bisogni di salute e di vita di cittadini, famiglie e società nel suo complesso;
3) sono tuttavia diverse le criticità che affliggono il Servizio sanitario nazionale, tra cui non può non richiamarsi il divario nella quantità e qualità dei servizi forniti dalle singole regioni, legato sia alla diversa dotazione infrastrutturale, sia a capacità di programmazione e gestionali non omogenee;
4) sul piano dell'assistenza territoriale, nonostante i servizi sanitari e sociosanitari diffusi capillarmente sul territorio – dalla medicina di base all'assistenza farmaceutica, dalla specialistica e diagnostica ambulatoriale, ai servizi domiciliari agli anziani ed ai malati – e il fondamentale ruolo di «filtro» svolto dai medici di base, il pronto soccorso viene percepito come unica opportunità per essere valutati adeguatamente, con conseguenti difficoltà sul piano delle risposte di tipo emergenziale;
5) il progressivo indebolimento del principio di universalità del Servizio sanitario nazionale non si manifesta necessariamente attraverso forme esplicite di esclusione dall'accesso alle cure, ma sempre più spesso attraverso meccanismi indiretti che incidono concretamente sulla possibilità per i cittadini di esercitare pienamente il diritto alla tutela della salute: tali dinamiche riguardano, in particolare, l'accessibilità temporale alle prestazioni sanitarie, con tempi di attesa che rischiano di trasformarsi in un meccanismo implicito di razionamento dell'offerta, la protezione economica effettiva dei cittadini, messa in discussione dall'aumento della spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie, nonché la continuità e l'integrazione dei percorsi di presa in carico, soprattutto nei casi di patologie croniche o condizioni di fragilità che richiedono interventi coordinati tra diversi livelli di assistenza;
6) in questo contesto, pur permanendo formalmente il principio di universalità del sistema, si rischia una progressiva evoluzione verso una forma di universalismo condizionato, nella quale diritti formalmente uguali producono esiti concretamente diseguali in termini di accesso tempestivo alle cure, qualità dei servizi e continuità assistenziale;
7) il decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2024, n. 107, è stato adottato dal Governo con l'obiettivo dichiarato di ridurre i tempi delle liste di attesa per visite specialistiche, esami diagnostici e interventi programmati, attraverso misure organizzative e l'istituzione di una piattaforma nazionale di monitoraggio;
8) i lunghi tempi d'attesa non riguardano solo le tempistiche relative alla diagnosi, ma anche quelle relative agli interventi terapeutici e assistenziali-riabilitativi, che vengono posti in essere con ritardi che spesso finiscono inesorabilmente per aggravare il quadro clinico del paziente;
9) dei sei decreti attuativi previsti dal decreto-legge n. 73 del 2024, per rendere operative le misure del decreto-legge, solo tre sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale, tutti con ritardi significativi, mentre uno è scaduto da oltre nove mesi e per gli altri due decreti attuativi fondamentali non risultano ancora adottati, in particolare quelli relativi alla definizione della metodologia per la stima del fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale e alle linee di indirizzo per la gestione delle prenotazioni e delle disdette da parte dei centri unici di prenotazione (cup);
10) sempre più persone rinunciano alle cure (quasi 6 milioni di italiani), con il 9,9 per cento della popolazione che non effettua almeno una visita specialistica o un esame diagnostico necessario, e per il 6,8 per cento dei casi la causa principale è riconducibile alle lunghe liste d'attesa, un dato aumentato del 51 per cento rispetto al 2023;
11) il risultato è la progressiva affermazione di una sanità a due velocità, nella quale i soggetti più fragili e le fasce economicamente più deboli restano sistematicamente svantaggiati, a fronte di una violazione del diritto fondamentale alla salute di cui all'articolo 32 della Costituzione;
12) le liste d'attesa cessano così di essere un mero problema organizzativo e si configurano come una concreta forma di selezione sociale nell'accesso alle cure: chi può pagare aggira l'attesa, chi non può resta indietro;
13) ancora più preoccupante è il dato relativo alla cosiddetta povertà sanitaria, poiché nel 2025 circa 1,7 milioni di italiani hanno dovuto ricorrere a prestiti bancari o finanziari per sostenere spese mediche, per un importo complessivo pari a circa 1,4 miliardi di euro, a dimostrazione di come l'accesso alle cure rischi di trasformarsi in un fattore di indebitamento per le famiglie;
14) la piattaforma, inoltre, utilizza indicatori tecnici come mediane e quartili, che risultano di difficile comprensione per i cittadini e rischiano di mascherare le criticità più gravi, escludendo dal calcolo le attese più lunghe;
15) nel 2025, i cittadini hanno accettato la prima disponibilità proposta dal cup soltanto nel 39,9 per cento degli esami diagnostici e nel 34,9 per cento delle visite specialistiche, al netto dell'intramoenia. Ciò significa, in termini sostanziali, che nella maggior parte dei casi la prima proposta del sistema non è risultata concretamente fruibile o adeguata. Le possibili ragioni — tempi eccessivi, sedi troppo lontane, giorni e orari incompatibili, prestazione già effettuata altrove — non vengono documentate dalla piattaforma, con conseguente perdita di un'informazione preziosa per intervenire sulle cause organizzative del disservizio; manca, inoltre, una tracciabilità integrale del percorso di prenotazione – richiesta, prima disponibilità proposta, eventuale rifiuto e relativa motivazione, spostamento, disdetta, agenda sospesa o chiusa – senza la quale non è possibile distinguere tra indisponibilità reale dell'offerta e opacità organizzativa;
16) secondo le analisi contenute nel Rapporto sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale della Fondazione per la sussidiarietà, la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie rappresenta circa il 24 per cento della spesa sanitaria complessiva, per un ammontare stimato in circa 9 miliardi di euro annui, di cui circa 5,4 miliardi per visite ambulatoriali e circa 3,2 miliardi per esami diagnostici. Tale componente di spesa – la cosiddetta «out of pocket» – presenta un'incidenza tra le più elevate in Europa occidentale, significativamente superiore alla media dell'Unione europea, pari a circa il 15 per cento, e mostra un andamento in crescita costante a partire dal 2010, al netto della parentesi emergenziale legata alla pandemia da Covid-19, evidenziando un progressivo trasferimento del costo delle prestazioni sanitarie sui cittadini e un conseguente aumento delle disuguaglianze nell'accesso alle cure;
17) una riduzione del 10 per cento della spesa sanitaria è associata a 44 decessi in più ogni 10.000 pazienti per alcuni tipi di patologie. Al contrario, un incremento del 10 per cento della spesa in farmaci e controlli nei mesi precedenti a eventi acuti (come l'infarto) può evitare fino a 2.500 decessi l'anno;
18) secondo i dati del rapporto Health at a glance dell'Ocse, l'Italia presenta una popolazione medica tra le più anziane dei Paesi avanzati, con circa il 44 per cento dei medici con più di 55 anni e oltre il 20 per cento con più di 65 anni, mentre il numero dei medici di medicina generale è progressivamente diminuito negli ultimi anni, passando da oltre 45.000 nel 2012 a circa 40.000 negli anni più recenti, con un conseguente aumento del numero medio di assistiti per medico;
19) secondo alcune stime, nei prossimi anni circa un medico di medicina generale su tre è destinato a raggiungere l'età pensionabile, con una carenza stimata di circa 5.575 medici di medicina generale rispetto al fabbisogno calcolato sulla base del rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti;
20) situazione analoga si registra nei servizi di emergenza-urgenza: secondo i dati della Società italiana di medicina di emergenza-urgenza, soltanto il 62 per cento del fabbisogno di dirigenti medici nei pronto soccorso è coperto da medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale, mentre il restante 38 per cento è rappresentato da carenze di organico o da personale impiegato attraverso forme contrattuali non strutturate, tra cui prestazioni aggiuntive o il ricorso ai cosiddetti medici «a gettone»;
21) la carenza di personale infermieristico appare ancora più significativa: in Italia si registrano circa 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, valore inferiore di oltre il 20 per cento rispetto alla media europea, con una carenza stimata superiore a 65.000 unità; tale situazione incide negativamente sulla continuità assistenziale, sulla qualità delle cure e sulla capacità organizzativa delle strutture sanitarie;
22) la domanda di prestazioni sanitarie è cresciuta in misura significativa negli ultimi anni, anche a causa delle trasformazioni demografiche ed epidemiologiche del Paese: secondo il Rapporto sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale elaborato dalla Fondazione per la sussidiarietà, oltre il 40 per cento della popolazione italiana convive con almeno una patologia cronica, quota che supera il 70 per cento tra le persone anziane, determinando un aumento strutturale della domanda di prestazioni diagnostiche, terapeutiche e assistenziali e una crescente pressione sulle strutture sanitarie pubbliche;
23) l'invecchiamento della popolazione rappresenta uno dei principali fattori di crescita della domanda di assistenza sanitaria. Il medesimo rapporto evidenzia, infatti, come la quota di popolazione con più di 65 anni passerà dal 24,3 per cento registrato nel 2024 al 34,6 per cento entro il 2050, mentre la percentuale di persone con più di 85 anni è destinata a raddoppiare, passando dal 3,9 per cento al 7,2 per cento nello stesso periodo, determinando una crescita significativa della domanda di servizi sanitari e sociosanitari continuativi, con un conseguente aumento delle condizioni di cronicità, dei bisogni assistenziali e della necessità di percorsi di cura continuativi che coinvolgono sia la medicina territoriale sia le strutture ospedaliere;
24) negli ultimi anni il progressivo ridimensionamento dell'offerta ospedaliera, determinato anche dalla riduzione dei posti letto e dalla riorganizzazione delle strutture ospedaliere, non è stato accompagnato da un adeguato e uniforme rafforzamento dei servizi sanitari territoriali: secondo dati Ocse, si è passati da circa 4,7 posti letto per 1.000 abitanti nei primi anni 2000 a circa 3,1 per 1.000 abitanti di oggi. Tale processo di riorganizzazione del sistema ospedaliero, pur ispirato all'obiettivo di rafforzare l'assistenza territoriale e la presa in carico dei pazienti fuori dall'ospedale, non è stato accompagnato in molte realtà da un adeguato sviluppo dei servizi sanitari territoriali, determinando difficoltà nella continuità assistenziale e contribuendo ad aumentare la pressione sulle strutture ospedaliere e sui servizi di emergenza;
25) la sottodotazione della prevenzione contribuisce a spiegare il mancato incremento della speranza di vita in buona salute e l'aumento della pressione sui servizi ospedalieri. Dal punto di vista dell'universalismo, essa rappresenta una forma indiretta di diseguaglianza, poiché colpisce maggiormente le fasce di popolazione più esposte ai fattori sociali che determinano la salute;
26) le criticità del Servizio sanitario nazionale risultano ulteriormente aggravate dalla forte eterogeneità territoriale nell'organizzazione e nella qualità dei servizi sanitari. L'attuale assetto di governance del sistema sanitario, caratterizzato da una marcata regionalizzazione delle competenze, ha contribuito nel tempo a determinare differenze significative tra territori nella capacità di garantire livelli adeguati di assistenza e tempi di accesso alle prestazioni sanitarie, ampliando il divario tra le diverse aree del Paese;
27) l'aumento della mobilità sanitaria interregionale aggrava le disuguaglianze territoriali, con un numero crescente di cittadini costretti a spostarsi dalla propria regione di residenza per ottenere visite, esami diagnostici o interventi chirurgici in tempi compatibili con le esigenze cliniche;
28) dopo la scadenza del Piano nazionale di governo delle liste d'attesa 2019-2021 il sistema sanitario nazionale è rimasto per anni privo di un aggiornamento di tale strumento di programmazione, determinando un vuoto di indirizzo nazionale nella gestione delle liste di attesa. Solo nel novembre 2025 lo schema di intesa sul nuovo Piano nazionale di governo delle liste d'attesa 2025-2027 ha ottenuto un primo via libera dalla Commissione salute della Conferenza delle regioni, peraltro subordinato all'accoglimento di cinque condizioni ritenute essenziali dalle stesse regioni, tra cui la definizione di adeguate risorse economiche, un maggiore coinvolgimento istituzionale nella governance del sistema e l'attivazione di specifici tavoli tecnici, circostanza che evidenzia il persistente ritardo nella definizione di una strategia nazionale efficace per il governo delle liste di attesa;
29) il Servizio sanitario nazionale può contare su un personale medico e infermieristico di elevata qualità, competenza e riconosciuta professionalità anche a livello internazionale; tuttavia, le criticità emerse nei meccanismi di accesso ai percorsi formativi e nella recente riforma del sistema di formazione medica – come evidenziato anche dai risultati del cosiddetto «semestre filtro» per l'accesso a medicina, che ha registrato gravi criticità organizzative, percentuali di esclusione molto elevate e il concreto rischio di non coprire i posti disponibili – rischiano di compromettere la capacità di programmare personale adeguato e in modo efficace e coerente il fabbisogno futuro di professionisti sanitari;
30) in tale contesto appare necessario, altresì, rafforzare i sistemi di valutazione delle strutture sanitarie, dei modelli organizzativi, delle direzioni aziendali e della capacità di programmazione regionale, introducendo criteri più aderenti alla qualità effettiva delle cure, agli esiti clinici e alla capacità di presa in carico dei pazienti, senza scaricare sul personale sanitario, già gravato da carenze di organico e condizioni di lavoro spesso critiche, responsabilità che attengono in larga misura all'organizzazione dei servizi e alle scelte di governo del sistema, ma monitorando comunque anche eventuali ritardi nell'erogazione delle prestazioni attribuibili alla gestione delle liste di attesa da parte del personale sanitario;
31) è evidente la necessità di un intervento strutturale e sistemico che affronti il problema delle liste di attesa, rafforzando la capacità organizzativa del Servizio sanitario nazionale, migliorando la trasparenza dei dati e la qualità dei risultati ottenuti in termini di salute della popolazione e garantendo ai cittadini strumenti effettivi di tutela dei propri diritti; a tal fine occorrono verifiche periodiche sull'effettiva apertura delle agende, sulla consistenza reale delle prenotazioni e sul rispetto dei tempi per classe di priorità, nonché meccanismi di responsabilizzazione in caso di persistente inadempienza da parte delle regioni e delle direzioni aziendali;
32) si rende necessario pertanto rafforzare la capacità di indirizzo, coordinamento e garanzia del livello nazionale, in particolare attraverso la definizione di regole chiare e orientate all'equità, l'individuazione di standard nazionali effettivamente esigibili (livelli essenziali di assistenza aggiornati, omogenei e finanziati), la disciplina dei rapporti tra soggetti pubblici e privati in modo da evitare dinamiche sostitutive o competitive incompatibili con la funzione universalistica del Servizio sanitario nazionale, il consolidamento di strumenti di monitoraggio e valutazione fondati su criteri comparabili tra territori, la previsione di interventi mirati e temporanei nei contesti caratterizzati da gravi criticità organizzative o da persistenti inadempienze, la valorizzazione delle risorse sociali, civiche e comunitarie in un'ottica di sussidiarietà integrativa e non sostitutiva del pubblico, nonché la promozione di meccanismi di apprendimento reciproco e diffusione delle buone pratiche tra i diversi sistemi sanitari regionali,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative di competenza volte a garantire l'erogazione delle prestazioni sanitarie entro i tempi massimi previsti per ciascuna classe di priorità e implementare sistemi di monitoraggio efficaci ed effettivi dell'appropriatezza prescrittiva, così da ridurre concretamente i tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e per gli interventi terapeutici e assistenziali-riabilitativi, che pregiudicano direttamente il fondamentale diritto alla salute di cui all'articolo 32 della Costituzione e il carattere universale del sistema sanitario nazionale nel suo complesso, scongiurando qualsiasi forma di definanziamento del Servizio sanitario nazionale e incrementando l'organico medico e infermieristico;
2) ad adottare con la massima urgenza tutti i decreti attuativi ancora mancanti previsti dal decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, convertito con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2024, n. 107, con particolare riferimento a quelli relativi alla definizione della metodologia per la stima del fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale e alle linee di indirizzo per la gestione delle prenotazioni e delle disdette da parte dei centri unici di prenotazione (cup);
3) a garantire la piena operatività e trasparenza della Piattaforma nazionale delle liste di attesa, assicurando la pubblicazione di dati completi, aggiornati e disaggregati per regione, azienda sanitaria, struttura erogatrice e tipologia di prestazione, nonché distinguendo tra prestazioni erogate in regime di Servizio sanitario nazionale e quelle in attività libero-professionale intramoenia, e rendendo pubblicamente confrontabili i tempi di attesa del regime istituzionale, dell'intramoenia e del privato accreditato, al fine di consentire un monitoraggio effettivo, comparabile e verificabile dei tempi di attesa;
4) ad adottare iniziative di competenza volte a rafforzare il sistema dei centri unici di prenotazione, assicurando il rispetto dell'obbligo di apertura e gestione trasparente delle agende di prenotazione e contrastando il fenomeno delle cosiddette «liste di attesa occulte», delle liste parallele e di qualsiasi meccanismo che consenta, direttamente o indirettamente, di ottenere più rapidamente nel circuito a pagamento prestazioni che nel canale istituzionale restano bloccate per mesi, al fine di garantire la piena tracciabilità delle richieste di prestazioni sanitarie e una corretta rilevazione dei tempi di attesa, garantendo altresì la tracciabilità integrale del percorso di prenotazione, dalla richiesta alla prima disponibilità proposta, dall'eventuale rifiuto con relativa motivazione allo spostamento, alla disdetta e all'eventuale sospensione o chiusura dell'agenda, nonché una verifica periodica dell'effettiva consistenza delle prenotazioni e dell'effettiva apertura delle agende;
5) ad adottare iniziative volte a rafforzare strutturalmente il Servizio sanitario nazionale, anche attraverso un incremento progressivo e stabile del suo finanziamento, in modo da adeguarlo alla crescita dei bisogni sanitari della popolazione, assicurando risorse coerenti con l'effettiva esigibilità dei livelli essenziali di assistenza, nonché mediante l'attuazione di un piano pluriennale di rafforzamento del personale sanitario, finalizzato a superare le carenze di organico e a favorire il reclutamento e la stabilizzazione di medici, infermieri e altri professionisti sanitari, garantendo al contempo incrementi retributivi del personale sanitario per portarli ad essere in linea con gli altri Paesi europei, adeguate condizioni di lavoro e di valorizzazione professionale, al fine di migliorare la capacità del sistema pubblico di erogare prestazioni in tempi congrui e ridurre il ricorso alla spesa sanitaria privata e ridurre il fenomeno della migrazione del personale sanitario dall'Italia verso altri Paesi;
6) a superare la frammentazione tra ambito sanitario, sociosanitario e sociale, promuovendo, per quanto di competenza, modelli organizzativi integrati che garantiscano la presa in carico unitaria e continuativa dei pazienti, in particolare di quelli fragili e non autosufficienti, anche attraverso il rafforzamento del coordinamento stabile a livello distrettuale tra aziende sanitarie locali, enti locali e soggetti del terzo settore e l'introduzione di strumenti di valutazione unitaria per l'accesso alle prestazioni;
7) ad adottare iniziative di competenza volte garantire la piena operatività delle case della comunità e degli ospedali di comunità previsti dalla riorganizzazione dell'assistenza territoriale, assicurando la presenza stabile di équipe multiprofessionali – composte, tra gli altri, da medici di medicina generale, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e professionisti dell'area sociosanitaria – in grado di gestire una quota crescente dei bisogni sanitari non acuti, migliorare la presa in carico delle patologie croniche e contribuire alla riduzione dei tempi di attesa per visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni sanitarie, attraverso una più appropriata gestione della domanda di salute e una minore pressione sulle strutture ospedaliere e sui servizi di specialistica ambulatoriale;
8) a promuovere l'introduzione di sistemi avanzati e tecnologie digitali, incluse soluzioni basate sull'intelligenza artificiale, per il governo delle liste di attesa, l'ottimizzazione delle agende di prenotazione e il miglioramento dell'allocazione delle risorse sanitarie, favorendo in particolare l'interoperabilità dei cup, la riallocazione automatica degli slot liberati, la riduzione delle mancate presentazioni e forme di prioritarizzazione clinica verificabile e trasparente;
9) a fornire ogni elemento utile alle Camere, con cadenza almeno annuale, sullo stato di attuazione delle misure previste dalla normativa vigente in materia di riduzione delle liste di attesa, sull'andamento dei tempi medi di erogazione delle prestazioni e sull'efficacia delle azioni intraprese.
(1-00560)(Testo modificato nel corso della seduta) «Faraone, Boschi, Gadda, Del Barba, Bonifazi, Giachetti».
La Camera,
premesso che:
1) dall'istituzione del Servizio sanitario nazionale con la legge della Ministra Tina Anselmi fino alle attuazioni legislative dei primi anni '90 l'Italia è stata in grado di costruire una rete di presa in carico della salute dei cittadini con un approccio universalistico, tale da renderla considerata dai principali osservatori internazionali tra i Paesi con il miglior sistema sanitario al mondo;
2) con la riforma del titolo V della Costituzione e, soprattutto, a causa dell'impossibilità dello Stato di esercitare pienamente il proprio ruolo di indirizzo e di controllo sulle politiche sanitarie regionali, il Servizio sanitario nazionale è entrato in una crisi strutturale, che rischia di diventare irreversibile, con profonde ricadute sulla qualità e sull'aspettativa di vita di milioni di persone e con il rischio concreto di ledere in maniera significativa il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione;
3) tra le diverse criticità che affliggono il Servizio sanitario nazionale non possono non richiamarsi le lunghe liste d'attesa, esplose nella fase pandemica, che ha di fatto ritardato o sospeso la presa in carico di molti pazienti per altre patologie e per attività di prevenzione;
4) nonostante non siano mai stati diffusi dei dati precisi relativi al numero di prestazioni in ritardo, si può stimare che la sospensione di gran parte delle attività durante la fase acuta della pandemia abbia generato un ritardo di almeno cento milioni di prestazioni, tra visite specialistiche ed esami diagnostici;
5) dopo la pandemia, la produttività del Servizio sanitario nazionale ha subito un crollo evidente. I dati pubblicati sul portale di Agenas lo dimostrano con chiarezza. Ancora nel primo semestre del 2023, ultimo periodo disponibile, il volume delle prestazioni erogate risultava inferiore rispetto allo stesso periodo del 2019. E questo nonostante un aumento significativo del personale del Servizio sanitario nazionale. Ciò significa che il sistema, così com'è oggi, non riesce a trasformare le risorse in servizi concreti per i cittadini. Se non si interviene con decisione, il divario accumulato durante la pandemia non solo non verrà recuperato, ma è destinato ad ampliarsi ulteriormente, con conseguenze dirette sull'accesso alle cure e sui tempi di attesa;
6) secondo uno studio del Ministero della salute francese, in un gruppo di Paesi europei composto da Francia, Belgio, Germania, Danimarca, Olanda, Spagna e Italia, il nostro Paese risulta avere il più alto numero di apparecchiature per tac e risonanza magnetica per milione di abitanti. Eppure, paradossalmente, è anche il Paese in cui si esegue il minor numero di tac e di risonanze per milione di abitanti;
7) questi fenomeni, sommandosi a precedenti malfunzionamenti e inefficienze del sistema, hanno significativamente leso la fiducia dei cittadini nei confronti della sanità pubblica: secondo una ricerca condotta da Euromedia research e presentata a inizio marzo 2026 all'ottavo Health summit di Msd Italia, quasi un italiano su due (46 per cento) ritiene che il diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, non sia pienamente rispettato, e questo soprattutto a causa delle liste di attesa, indicato dal 58 per cento degli intervistati come il primo problema del Servizio sanitario nazionale;
8) un ulteriore indicatore di come il diritto alla salute sancito dalla Costituzione non sia più pienamente rispettato nel nostro Paese è la crescita della spesa out of pocket, che ha ormai superato i 40 miliardi di euro annui e che, secondo quanto riportato dalla Corte dei conti in audizione alla Camera, è destinata a raggiungere i 47 miliardi di euro nel 2028, pari a circa il 2 per cento del prodotto interno lordo;
9) per tentare di affrontare il problema delle liste di attesa, a giugno 2024 il Governo ha approvato il decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, convertito con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2024, n. 107 (cosiddetto «liste di attesa»), che nelle intenzioni dell'Esecutivo doveva essere un passo avanti per «costruire una sanità più efficiente e più vicina ai bisogni dei cittadini» e grazie al quale si interveniva «in maniera strutturale con misure che affrontano i fattori che hanno contribuito a un aumento delle liste d'attesa», parole rispettivamente della Presidente del Consiglio dei ministri Meloni e del Ministro della salute Schillaci;
10) a distanza di 18 mesi dall'adozione del decreto, la fondazione Gimbe ha pubblicato un report in cui si evidenzia come le misure volute dal Governo un anno e mezzo fa non abbiano, in realtà, prodotto risultati di nota;
11) questo è dovuto in parte alla mancata adozione dei decreti attuativi: il decreto-legge prevedeva sei decreti attuativi, ma ad oggi ne mancano ancora due, riguardanti la definizione di una metodologia per la definizione del fabbisogno di personale degli enti del Servizio sanitario nazionale e le linee di indirizzo, a livello nazionale, contenenti le indicazioni tecniche per gestire, da parte del cup, un nuovo sistema di disdetta delle prenotazioni e ottimizzazione delle agende di prenotazioni;
12) d'altro canto, anche alcune misure previste dal decreto-legge «liste di attesa» pienamente messe a terra non hanno mostrato i risultati sperati: un esempio emblematico è rappresentato dalla Piattaforma nazionale delle liste di attesa, presentata come «la parte più innovativa e importante» e come «un cruscotto nazionale con i dati di tutte le regioni e province autonome» dal Ministro Schillaci, ma che ancora oggi risulta inutile per i cittadini e che ancora non ha prodotto effetti sulla riduzione dei tempi di attesa;
13) infatti, come sottolineato dal report Gimbe, sulla Piattaforma i dati sono aggregati a livello nazionale, senza fornire la possibilità di osservare i dati regione per regione e azienda sanitaria locale per azienda sanitaria locale, come era stato inizialmente garantito dall'Esecutivo, impedendo, dunque, di osservare quali sono i dati reali territorio per territorio;
14) inoltre, i dati sono riportati con mediane e quartili, da un lato rendendo difficile l'interpretazione per la maggior parte dei cittadini e, dall'altro, escludendo i dati del 25 per cento delle prestazioni con i tempi di attesa più lunghi, di fatto manipolando i numeri e nascondendo i numeri più critici;
15) infine, in questo modo i dati non forniscono l'informazione più rilevante per verificare il rispetto dei diritti dei cittadini, vale a dire per ciascuna prestazione, quale percentuale viene erogata entro i tempi massimi previsti per ogni classe di priorità;
16) in questa situazione di difficoltà, i primi a subire gli effetti negativi dell'inefficienza del Servizio sanitario nazionale sono le fasce di popolazione più fragili: come racconta il rapporto «Quando i soldi non bastano – Il razionamento sanitario in Italia», realizzato da Acli e Caf Acli, NeXt e dall'Università di Roma Tor Vergata, il 55-60 per cento dei contribuenti anziani più poveri non dichiara alcuna spesa sanitaria privata, contro il 10-15 per cento dei pari età nello scaglione più elevato e questo non perché chi guadagna meno ha una salute mediamente migliore, ma perché chi è più povero non può permettersi di ricorrere alla sanità privata, rinunciando di fatto alle cure o alla prevenzione;
17) le disparità tra i cittadini, però, non riguardano solo l'aspetto economico, ma anche territoriale: come evidenziato dall'ultimo rapporto Gimbe sulla mobilità sanitaria, nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3 per cento rispetto al 2022 (5,04 miliardi di euro), confermando il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Nord, in particolare verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che si confermano le regioni più attrattive, denunciando ancora una volta la presenza di 21 sistemi sanitari differenti, come oramai i maggiori esperti internazionali affermano;
18) oltre all'evidente problema di offerta delle prestazioni sanitarie, fin qui ampiamente documentato, è necessario evidenziare anche che ad influire negativamente sui tempi di attesa in ambito sanitario contribuisce l'eccesso di domanda, vale a dire la mole di prestazioni sanitarie inappropriate richieste dai medici, frutto del fenomeno della cosiddetta medicina difensiva;
19) in un articolo pubblicato il 24 febbraio 2026 su Il Sole 24 ore, il direttore generale dell'azienda ospedaliero-universitaria senese, Antonio Davide Barretta, porta come esempio i dati della sua zona di competenza, dove dal 2019 al 2025 la domanda di prime visite è aumentate del 47 per cento e quella di esami diagnostici del 31 per cento;
20) su questi dati è stata condotta un'analisi di appropriatezza sulle prestazioni per le quali si è registrato un aumento maggiore nel periodo considerato, dal quale si evince come appena il 26 per cento delle prescrizioni risulta appropriato, poco più di una su quattro, generando uno spreco di soldi pubblici significativamente elevato,
impegna il Governo:
1) ad intervenire con decisione sui nodi strutturali che oggi impediscono al sistema sanitario di esprimere appieno le proprie potenzialità, adottando iniziative volte a garantire anche le risorse strumentali e finanziarie necessarie a tale scopo, anche al fine di aumentare gradualmente il finanziamento del Fondo sanitario nazionale per colmare il gap di finanziamento pro capite rispetto alla media europea;
2) a porre in essere tutte le necessarie iniziative di competenza affinché l'attenzione al «come» si spende sia almeno pari a quella relativa al «quanto» si spende in sanità, in particolare per quanto concerne l'analisi di fabbisogni e costi standard, di indicatori di efficienza del servizio, di accorpamento delle stazioni appaltanti e di dimensione minima efficiente delle aziende sanitarie locali e delle strutture ospedaliere;
3) ad adottare quanto prima i decreti attuativi ancora mancanti per la piena attuazione del decreto-legge «liste di attesa» e, in particolare – per quanto riguarda il cup – prevedere un cup unico a livello regionale, al fine di procedere all'armonizzazione dei sistemi cup attraverso la definizione di caratteristiche minime e uniformi a livello nazionale, nonché di rendere possibile la prenotazione di prestazioni sanitarie presso varie tipologie di strutture, comprese quelle non accreditate, per i diversi regimi di erogazione (prestazioni del Servizio sanitario nazionale, libera professione intramoenia e intramoenia allargata) e per le differenti modalità di accesso;
4) a prevedere un piano straordinario di assunzione di medici, infermieri e personale sanitario, per colmare l'attuale fabbisogno delle strutture del Servizio sanitario nazionale, essendo la carenza di personale una delle cause che contribuisce all'allungamento dei tempi di attesa;
5) ad assumere iniziative, anche normative, volte ad aumentare gli stipendi dei medici, degli infermieri e del personale sanitario, per portarlo in linea con quello degli altri grandi Paesi europei e rendere più attrattivo lavorare nella sanità pubblica, al fine di fermare l'emorragia di medici verso il privato e verso l'estero;
6) ad adottare iniziative di competenza, anche normative, non solo per aumentare l'offerta delle prestazioni sanitarie, ma anche per aumentare l'appropriatezza delle prescrizioni, come le linee guida per l'adozione di percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (ptda) comuni, la depenalizzazione della colpa medica, strumenti di controllo e monitoraggio delle prescrizioni, una maggior sinergia tra medici di medicina generale e specialisti;
7) a proporre iniziative normative di rango costituzionale per una riforma del titolo V per riportare le competenze della sanità allo Stato e prevedere un meccanismo di delega delle funzioni di gestione alle regioni che dovessero rispettare determinati indicatori di efficienza stabiliti di concerto con gli enti territoriali, esercitando, nelle more della necessaria riforma costituzionale, i poteri sostitutivi previsti dall'articolo 120 della Costituzione per assicurare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali nelle regioni dove i livelli essenziali di assistenza vengano continuamente non garantiti.
(1-00561) «Bonetti, Marattin, Pastorella, Richetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Rosato, Ruffino».
La Camera,
premesso che:
1) dall'istituzione del Servizio sanitario nazionale con la legge della Ministra Tina Anselmi fino alle attuazioni legislative dei primi anni '90 l'Italia è stata in grado di costruire una rete di presa in carico della salute dei cittadini con un approccio universalistico, tale da renderla considerata dai principali osservatori internazionali tra i Paesi con il miglior sistema sanitario al mondo;
2) tra le diverse criticità che affliggono il Servizio sanitario nazionale non possono non richiamarsi le lunghe liste d'attesa, esplose nella fase pandemica, che ha di fatto ritardato o sospeso la presa in carico di molti pazienti per altre patologie e per attività di prevenzione;
3) nonostante non siano mai stati diffusi dei dati precisi relativi al numero di prestazioni in ritardo, si può stimare che la sospensione di gran parte delle attività durante la fase acuta della pandemia abbia generato un ritardo di almeno cento milioni di prestazioni, tra visite specialistiche ed esami diagnostici;
4) dopo la pandemia, la produttività del Servizio sanitario nazionale ha subito un crollo evidente. I dati pubblicati sul portale di Agenas lo dimostrano con chiarezza. Ancora nel primo semestre del 2023, ultimo periodo disponibile, il volume delle prestazioni erogate risultava inferiore rispetto allo stesso periodo del 2019. E questo nonostante un aumento significativo del personale del Servizio sanitario nazionale. Ciò significa che il sistema, così com'è oggi, non riesce a trasformare le risorse in servizi concreti per i cittadini. Se non si interviene con decisione, il divario accumulato durante la pandemia non solo non verrà recuperato, ma è destinato ad ampliarsi ulteriormente, con conseguenze dirette sull'accesso alle cure e sui tempi di attesa;
5) secondo uno studio del Ministero della salute francese, in un gruppo di Paesi europei composto da Francia, Belgio, Germania, Danimarca, Olanda, Spagna e Italia, il nostro Paese risulta avere il più alto numero di apparecchiature per tac e risonanza magnetica per milione di abitanti. Eppure, paradossalmente, è anche il Paese in cui si esegue il minor numero di tac e di risonanze per milione di abitanti;
6) questi fenomeni, sommandosi a precedenti malfunzionamenti e inefficienze del sistema, hanno significativamente leso la fiducia dei cittadini nei confronti della sanità pubblica: secondo una ricerca condotta da Euromedia research e presentata a inizio marzo 2026 all'ottavo Health summit di Msd Italia, quasi un italiano su due (46 per cento) ritiene che il diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, non sia pienamente rispettato, e questo soprattutto a causa delle liste di attesa, indicato dal 58 per cento degli intervistati come il primo problema del Servizio sanitario nazionale;
7) un ulteriore indicatore di come il diritto alla salute sancito dalla Costituzione non sia più pienamente rispettato nel nostro Paese è la crescita della spesa out of pocket, che ha ormai superato i 40 miliardi di euro annui e che, secondo quanto riportato dalla Corte dei conti in audizione alla Camera, è destinata a raggiungere i 47 miliardi di euro nel 2028, pari a circa il 2 per cento del prodotto interno lordo;
8) per tentare di affrontare il problema delle liste di attesa, a giugno 2024 il Governo ha approvato il decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, convertito con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2024, n. 107 (cosiddetto «liste di attesa»), che nelle intenzioni dell'Esecutivo doveva essere un passo avanti per «costruire una sanità più efficiente e più vicina ai bisogni dei cittadini» e grazie al quale si interveniva «in maniera strutturale con misure che affrontano i fattori che hanno contribuito a un aumento delle liste d'attesa», parole rispettivamente della Presidente del Consiglio dei ministri Meloni e del Ministro della salute Schillaci;
9) questo è dovuto in parte alla mancata adozione dei decreti attuativi: il decreto-legge prevedeva sei decreti attuativi, ma ad oggi ne mancano ancora due, riguardanti la definizione di una metodologia per la definizione del fabbisogno di personale degli enti del Servizio sanitario nazionale e le linee di indirizzo, a livello nazionale, contenenti le indicazioni tecniche per gestire, da parte del cup, un nuovo sistema di disdetta delle prenotazioni e ottimizzazione delle agende di prenotazioni;
10) infatti, come sottolineato dal report Gimbe, sulla Piattaforma i dati sono aggregati a livello nazionale, senza fornire la possibilità di osservare i dati regione per regione e azienda sanitaria locale per azienda sanitaria locale, come era stato inizialmente garantito dall'Esecutivo, impedendo, dunque, di osservare quali sono i dati reali territorio per territorio;
11) inoltre, i dati sono riportati con mediane e quartili, da un lato rendendo difficile l'interpretazione per la maggior parte dei cittadini e, dall'altro, escludendo i dati del 25 per cento delle prestazioni con i tempi di attesa più lunghi, di fatto manipolando i numeri e nascondendo i numeri più critici;
12) infine, in questo modo i dati non forniscono l'informazione più rilevante per verificare il rispetto dei diritti dei cittadini, vale a dire per ciascuna prestazione, quale percentuale viene erogata entro i tempi massimi previsti per ogni classe di priorità;
13) in questa situazione di difficoltà, i primi a subire gli effetti negativi dell'inefficienza del Servizio sanitario nazionale sono le fasce di popolazione più fragili: come racconta il rapporto «Quando i soldi non bastano – Il razionamento sanitario in Italia», realizzato da Acli e Caf Acli, NeXt e dall'Università di Roma Tor Vergata, il 55-60 per cento dei contribuenti anziani più poveri non dichiara alcuna spesa sanitaria privata, contro il 10-15 per cento dei pari età nello scaglione più elevato e questo non perché chi guadagna meno ha una salute mediamente migliore, ma perché chi è più povero non può permettersi di ricorrere alla sanità privata, rinunciando di fatto alle cure o alla prevenzione;
14) le disparità tra i cittadini, però, non riguardano solo l'aspetto economico, ma anche territoriale: come evidenziato dall'ultimo rapporto Gimbe sulla mobilità sanitaria, nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3 per cento rispetto al 2022 (5,04 miliardi di euro), confermando il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Nord, in particolare verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che si confermano le regioni più attrattive, denunciando ancora una volta la presenza di 21 sistemi sanitari differenti, come oramai i maggiori esperti internazionali affermano;
15) oltre all'evidente problema di offerta delle prestazioni sanitarie, fin qui ampiamente documentato, è necessario evidenziare anche che ad influire negativamente sui tempi di attesa in ambito sanitario contribuisce l'eccesso di domanda, vale a dire la mole di prestazioni sanitarie inappropriate richieste dai medici, frutto del fenomeno della cosiddetta medicina difensiva;
16) in un articolo pubblicato il 24 febbraio 2026 su Il Sole 24 ore, il direttore generale dell'azienda ospedaliero-universitaria senese, Antonio Davide Barretta, porta come esempio i dati della sua zona di competenza, dove dal 2019 al 2025 la domanda di prime visite è aumentate del 47 per cento e quella di esami diagnostici del 31 per cento;
17) su questi dati è stata condotta un'analisi di appropriatezza sulle prestazioni per le quali si è registrato un aumento maggiore nel periodo considerato, dal quale si evince come appena il 26 per cento delle prescrizioni risulta appropriato, poco più di una su quattro, generando uno spreco di soldi pubblici significativamente elevato,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative volte a dare continuità al trend di incremento del Fondo sanitario nazionale;
2) a porre in essere tutte le necessarie iniziative di competenza affinché l'attenzione al «come» si spende sia almeno pari a quella relativa al «quanto» si spende in sanità, in particolare per quanto concerne l'analisi di fabbisogni e costi standard, di indicatori di efficienza del servizio, di accorpamento delle stazioni appaltanti e di dimensione minima efficiente delle aziende sanitarie locali e delle strutture ospedaliere;
3) ad adottare quanto prima i decreti attuativi ancora mancanti per la piena attuazione del decreto-legge «liste di attesa»;
4) ad adottare le iniziative normative necessarie per il superamento definitivo del tetto di spesa per il personale sanitario, garantendo un piano pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni;
5) a valorizzare le professioni sanitarie attraverso un adeguamento retributivo che renda più attrattivo lavorare nella sanità pubblica;
6) a valutare l'opportunità di adottare iniziative di competenza, anche normative, non solo per aumentare l'offerta delle prestazioni sanitarie, ma anche per aumentare l'appropriatezza delle prescrizioni, come le linee guida per l'adozione di percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (ptda) comuni, la depenalizzazione della colpa medica, strumenti di controllo e monitoraggio delle prescrizioni, una maggior sinergia tra medici di medicina generale e specialisti.
(1-00561)(Testo modificato nel corso della seduta) «Bonetti, Marattin, Pastorella, Richetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Rosato, Ruffino».
La Camera,
premesso che:
1) il diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, costituisce un fondamento irrinunciabile dell'ordinamento repubblicano; la sua piena attuazione richiede un approccio fondato su rigore metodologico, dati verificabili e responsabilità politica chiaramente attribuita, distinguendo con precisione le diverse epoche di Governo e le relative scelte di policy;
2) il progressivo definanziamento del Servizio sanitario nazionale registrato nel periodo 2010-2022, attraverso tagli lineari, blocco del turn over e mancata programmazione dei fabbisogni di personale, ha prodotto effetti strutturali che il Governo in carica ha trovato all'atto del proprio insediamento e che sta sistematicamente affrontando con investimenti crescenti e riforme organiche;
3) dal 2022 a oggi il Fondo sanitario nazionale è cresciuto da 125 a 142,9 miliardi di euro, con un incremento di quasi 18 miliardi in quattro anni; per il solo 2026 la legge di bilancio per il 2025 ha previsto un aumento di 4,967 miliardi di euro rispetto alle norme vigenti, a cui si aggiungono i 2,4 miliardi della manovra attuale, per un incremento complessivo di 7,4 miliardi; si tratta del più rilevante investimento nel Servizio sanitario nazionale degli ultimi quindici anni;
4) il rapporto tra Fondo sanitario nazionale e prodotto interno lordo aumenterà nel 2026 grazie alle risorse aggiuntive stanziate; il gap tra la spesa sanitaria italiana e la media europea, che nel periodo pre-pandemico ammontava a circa 15 miliardi di euro secondo i dati Ocse health, si è ridotto a 7,8 miliardi: un'inversione di tendenza mai verificatasi negli ultimi dieci anni; la spesa sanitaria totale è passata dai 131,8 miliardi di euro del 2023 ai 138,3 del 2024 e supererà i 149 miliardi nel 2026;
5) i confronti con altri Paesi europei in materia di spesa sanitaria pro capite richiedono una contestualizzazione puntuale: la Francia ha un prodotto interno lordo superiore all'Italia del 31,7 per cento, la Germania del 38,5 per cento; il parametro metodologicamente più corretto è il rapporto tra spesa sanitaria e prodotto interno lordo pro capite, che misura quanto un Paese investe in sanità rispetto alle proprie effettive disponibilità: su questo indicatore, l'Italia si sta avvicinando alla retta di regressione europea per la prima volta nell'ultimo decennio;
6) il decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2024, n. 107, rappresenta il primo intervento organico e strutturale sulle liste di attesa adottato in questa legislatura, dopo anni di inerzia normativa; al 1° febbraio 2026 quattro dei sei decreti attuativi previsti risultano pubblicati in Gazzetta Ufficiale; i restanti due – relativi alla metodologia per il fabbisogno di personale e alle linee guida nazionali per la gestione delle agende e delle disdette – sono in fase avanzata di completamento;
7) il piano straordinario avviato con il decreto-legge ha già prodotto effetti misurabili: il Ministero della salute ha rilevato, sulla base dei propri dati di monitoraggio, che oltre 1.000 strutture ospedaliere hanno incrementato il volume delle prestazioni erogate del 20 per cento; il cruscotto Agenas di monitoraggio dei tempi di attesa è operativo e copre 57,8 milioni di prestazioni erogate nel 2025, di cui 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici: la base dati più ampia mai raccolta sul sistema sanitario nazionale;
8) la Piattaforma nazionale delle liste di attesa costituisce uno strumento fondamentale di trasparenza e controllo democratico; la sua piena operatività richiede che i dati siano resi accessibili ai cittadini in formato aperto e comprensibile, disaggregati per regione, azienda sanitaria, struttura erogatrice, tipologia di prestazione e classe di priorità, con distinzione netta tra attività istituzionale e attività libero-professionale intramuraria; il percorso di pubblicazione progressiva è in corso, nel rispetto dell'esigenza di certificare i dati prima della loro diffusione, così come formalmente richiesto dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome con il documento dell'11 luglio 2024;
9) l'articolo 117 della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, attribuisce alla legislazione concorrente Stato-regioni la tutela della salute, con le regioni titolari delle funzioni organizzative ed erogative del servizio sanitario;
10) i dati della Corte dei conti e del Ministero della salute attestano che, al terzo trimestre 2025, delle somme che le regioni hanno programmato per l'abbattimento delle liste d'attesa 135 milioni di euro su 1,37 miliardi di euro complessivi non risultano ancora pienamente impegnati per le finalità previste, anche in ragione delle difficoltà organizzative e di attuazione registrate nella fase di avvio delle nuove misure; ciò rende necessario rafforzare il coordinamento tra Stato e regioni affinché tali risorse siano impiegate tempestivamente per ridurre i tempi di attesa;
11) la disciplina della libera professione intramuraria è già regolata dalla legge 3 agosto 2007, n. 120; il decreto-legge n. 73 del 2024 ha introdotto il divieto di chiusura arbitraria delle agende istituzionali in presenza di disponibilità per l'attività libero-professionale e meccanismi sanzionatori per le violazioni accertate; la chiusura delle agende rappresenta una delle forme più gravi di inadempimento gestionale, in quanto scarica sui cittadini i costi dell'inefficienza organizzativa e alimenta il ricorso alle prestazioni a pagamento;
12) il sistema degli adempimenti regionali e il nuovo sistema di garanzia per il monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza costituiscono strumenti cardine per la verifica dell'effettivo rispetto dei diritti dei cittadini sul territorio nazionale; la loro revisione in chiave più cogente sui tempi di attesa, con indicatori che misurino i miglioramenti rispetto all'anno precedente, rafforzerebbe significativamente la capacità del livello centrale di indirizzare e affiancare le regioni nel miglioramento delle performance sui tempi di attesa, nel rispetto delle competenze costituzionali;
13) occorre valorizzare il ruolo dei medici di medicina generale e dei pediatri: intervento ritenuto necessario per sostenere il rafforzamento e la riorganizzazione delle cure primarie sul territorio, anche alla luce della necessaria integrazione e completamento degli interventi introdotti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza – missione 6 salute;
14) i dati Istat sulla longevità degli italiani — con 23.500 centenari e un incremento del 130 per cento rispetto al 2009 — attestano che il Servizio sanitario nazionale, nonostante le criticità strutturali ereditate, garantisce aspettative di vita tra le più alte d'Europa e continua a rappresentare un presidio insostituibile di uguaglianza sostanziale; partire da questa realtà non significa negare i problemi, significa affrontarli con la serietà che meritano;
15) le liste di attesa rappresentano una criticità strutturale del Servizio sanitario nazionale, la cui soluzione richiede un approccio sistemico, fondato su dati certificati e accessibili ai cittadini, governance chiara e collaborativa tra livello statale e livello regionale, enforcement effettivo delle norme vigenti e investimenti crescenti e strutturali;
16) il decreto-legge n. 73 del 2024 ha avviato una traiettoria di riforma strutturale che sta producendo risultati misurabili e il completamento del suo impianto attuativo, la trasparenza verso i cittadini dei dati di monitoraggio, il potenziamento del personale dedicato, il correlato incremento delle risorse e il rafforzamento dei meccanismi di controllo costituiscono le priorità operative più urgenti;
17) il percorso di miglioramento ed efficientamento dell'offerta sanitaria richiede di consolidare ulteriormente i meccanismi di collaborazione istituzionale, monitoraggio e responsabilizzazione, con sistemi di valutazione delle performance regionali in grado di valorizzare le esperienze più efficaci e di incentivare la diffusione dei modelli organizzativi virtuosi tra i diversi territori,
impegna il Governo:
1) ad assumere ogni opportuna iniziativa di competenza volta a completare l'adozione – in collaborazione con Agenas e con le regioni – dei decreti attuativi del decreto-legge n. 73 del 2024 ancora mancanti;
2) a rendere pienamente operativa e trasparente la Piattaforma nazionale delle liste di attesa, garantendo la pubblicazione in formato aperto, accessibile e comprensibile ai cittadini dei dati disaggregati per regione, azienda sanitaria, struttura erogatrice, tipologia di prestazione e classe di priorità, distinguendo in modo netto tra attività istituzionale e attività libero-professionale intramuraria, affinché cittadini, Parlamento e organi di controllo possano verificare in tempo reale l'effettivo rispetto dei tempi massimi previsti dal Piano nazionale di governo delle liste di attesa, garantendo che i dati siano previamente certificati al fine di prevenirne qualsiasi alterazione;
3) ad adottare le iniziative normative necessarie affinché le regioni che non abbiano utilizzato le risorse assegnate per l'abbattimento delle liste di attesa siano tenute, entro sessanta giorni, a presentare al Ministero della salute un piano operativo straordinario che garantisca il pieno impiego di tali risorse entro sei mesi, con priorità alle prestazioni con i tempi di attesa più critici, definendo obiettivi chiari e indicatori specifici che possano, attraverso i dati della Piattaforma nazionale liste di attesa dell'Agenas, misurare il progresso nella riduzione dei tempi di attesa;
4) ad adottare le iniziative normative necessarie per rafforzare gli strumenti di monitoraggio e cooperazione tra i livelli di governo, promuovendo la condivisione dei dati e delle migliori pratiche organizzative tra le diverse realtà territoriali, meccanismi di affiancamento e supporto tecnico alle amministrazioni regionali che registrino maggiori criticità, nonché meccanismi di responsabilizzazione e di premialità a favore delle amministrazioni regionali che conseguano risultati misurati e certificabili;
5) ad adottare iniziative volte a dare continuità al trend di incremento del Fondo sanitario nazionale già attuato dal Governo nel corso della corrente legislatura;
6) ad adottare, in raccordo con la Conferenza delle regioni, il nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa entro il 2026, aggiornato al mutato contesto epidemiologico e demografico, con obiettivi quantitativi vincolanti, indicatori omogenei su scala nazionale e meccanismi di valutazione indipendente dei risultati;
7) ad adottare le iniziative normative necessarie per il superamento definitivo del tetto di spesa per il personale sanitario, garantendo un piano pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni, con particolare attenzione alle specialità carenti, alla medicina territoriale e ai servizi diagnostici, e valorizzando le professioni sanitarie attraverso un adeguamento retributivo che riduca la dipendenza economica dalle prestazioni a pagamento;
8) a valutare l'opportunità, nell'ambito del quadro normativo vigente, di adottare ogni iniziativa di competenza volta a prevedere che i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale e i medici titolari di rapporto convenzionale possano svolgere, al di fuori dell'orario di servizio e nel rispetto dei doveri professionali, attività professionale aggiuntiva presso strutture pubbliche o accreditate, al fine di ampliare la capacità complessiva di erogazione delle prestazioni e contribuire alla riduzione delle liste di attesa;
9) a valutare l'opportunità di adottare ogni iniziativa di competenza, anche di carattere normativo, volta a modificare la disciplina dell'attività libero-professionale dei dirigenti medici e sanitari del Servizio sanitario nazionale, superando la rigida dicotomia tra regime di esclusività e non esclusività e introducendo meccanismi di incentivazione economica e progressione professionale che valorizzino il merito, la produttività e la qualità delle prestazioni rese nell'ambito dell'attività istituzionale, anche orientando i sistemi premianti al conseguimento di obiettivi di salute e di riduzione delle liste d'attesa;
10) a valutare l'opportunità di adottare ogni iniziativa di competenza volta a promuovere interventi finalizzati a una più chiara definizione dell'attività professionale dei medici di medicina generale e degli specialisti ambulatoriali convenzionati interni ad una maggiore integrazione con l'organizzazione dei servizi sanitari territoriali, anche attraverso una più strutturata articolazione dell'impegno professionale e un rafforzamento della presenza dei medici sopra citati nei presidi territoriali, con l'obiettivo di migliorare l'accessibilità alle cure e contribuire alla riduzione delle liste di attesa;
11) a valutare l'opportunità di adottare ogni iniziativa di competenza, anche normativa, volta ad avviare, in collaborazione con la Conferenza delle regioni e delle province autonome, il percorso di riforma dell'assistenza primaria, che, nel rispetto delle peculiarità dei diversi contesti territoriali e della relazione tra sistemi sanitari regionali e professionisti operanti sul territorio, consenta un'adeguata programmazione del fabbisogno, la revisione dei modelli formativi e di reclutamento, l'integrazione dei professionisti nelle reti delle cure primarie e la piena operatività delle strutture territoriali previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, nel rispetto dei vincoli di bilancio;
12) a valutare l'opportunità di adottare ogni opportuna iniziativa di competenza volta a promuovere interventi diretti a potenziare ulteriormente il governo della domanda sanitaria a livello territoriale, anche attraverso il coinvolgimento attivo dei medici di medicina generale nei sistemi di prenotazione e gestione delle agende delle prestazioni specialistiche e diagnostiche, lo sviluppo di strumenti digitali integrati e il rafforzamento dei meccanismi di triage territoriale, con l'obiettivo di orientare i cittadini verso i percorsi assistenziali più appropriati, rafforzando ulteriormente la riduzione dei tempi di attesa già conseguita;
13) a valutare l'opportunità di adottare ogni iniziativa di competenza, anche normativa, volta a rendere strutturale il superamento del vincolo di esclusività per il personale del comparto del Servizio sanitario nazionale, nell'ottica di valorizzare le competenze del personale sanitario, incrementare l'attrattività delle professioni e potenziare la capacità erogativa del sistema sanitario, contribuendo alla riduzione delle liste d'attesa, nel rispetto dei vincoli di bilancio;
14) a promuovere lo sviluppo della sanità digitale quale leva strategica per il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale e l'abbattimento delle liste di attesa, favorendo l'adozione e la diffusione di strumenti, quali la telemedicina, le terapie digitali, il modello dell'ospedale virtuale e l'interoperabilità dei dati clinici, al fine di migliorare la qualità delle cure, aumentare l'efficienza del sistema sanitario e garantire ai cittadini un accesso più tempestivo ed efficace ai servizi sanitari;
15) a presentare alle Camere, con cadenza annuale, una relazione tecnica sullo stato di attuazione del decreto-legge n. 73 del 2024, contenente dati certificati sull'andamento delle liste di attesa disaggregati per regione e per tipologia di prestazione, l'analisi delle criticità persistenti, le misure correttive adottate nei confronti delle strutture e dei territori inadempienti e lo stato dei procedimenti sanzionatori avviati.
(1-00562) «Vietri, Loizzo, Bagnasco, Brambilla, Ciancitto, Giagoni, Benigni, Ciocchetti, Matone, Cappellacci, Gabellone, Pretto, Patriarca, Lancellotta, Maccari, Morgante, Rosso, Schifone».
DISEGNO DI LEGGE: DISPOSIZIONI IN MATERIA DI DESTINAZIONE DI PROVENTI DERIVANTI DALLA VENDITA DI PRODOTTI (A.C. 1704-A)
A.C. 1704-A – Parere della I Commissione
PARERE DELLA I COMMISSIONE SULLE PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE
NULLA OSTA
sugli emendamenti contenuti nel fascicolo.
A.C. 1704-A – Parere della V Commissione
PARERE DELLA V COMMISSIONE SULLE PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE
PARERE CONTRARIO
sulle proposte emendative 3.5, 4.02 e 6.1, in quanto suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione e copertura;
NULLA OSTA
sulle restanti proposte emendative contenute nel fascicolo.
A.C. 1704-A – Articolo 1
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 1.
(Ambito e definizioni)
1. La presente legge disciplina la pubblicità e gli obblighi di informazione che i produttori e i professionisti devono adempiere in relazione alla promozione, alla vendita o alla fornitura ai consumatori di prodotti i cui proventi siano in parte destinati a taluno dei soggetti indicati agli articoli 10, comma 1, lettere g), i), l) e l-quater), e 100, comma 2, lettere a), b), f), g), h), m), m-bis), n), o) e o-bis), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, all'articolo 14, comma 1, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, o all'articolo 82, comma 1, del codice del Terzo settore, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, ovvero a soggetti, costituiti, stabiliti o comunque operanti all'estero, che svolgano attività aventi caratteristiche o finalità analoghe a quelle indicate nelle citate disposizioni.
2. La presente legge non si applica alla promozione, alla vendita o alla fornitura di prodotti ai consumatori da parte degli enti non commerciali che non siano partecipati, direttamente o indirettamente, dai produttori o professionisti di cui al comma 1. Restano ferme le disposizioni in materia di raccolta di fondi previste dall'articolo 7 del codice del Terzo settore, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, e quelle relative alle raccolte svolte dagli enti appartenenti alle confessioni religiose che hanno stipulato patti, accordi o intese con lo Stato.
3. Ai fini della presente legge si applicano le definizioni previste dagli articoli 13 e 18 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.
4. Ai fini della presente legge, per professionista si intende sia il venditore sia il soggetto che promuove l'acquisto.
PROPOSTE EMENDATIVE
EMENDAMENTI SEGNALATI
PER LA VOTAZIONE
ART. 1.
(Ambito e definizioni)
Sopprimerlo.
Conseguentemente, sopprimere gli articoli 2, 3, 4, 5 e 6.
1.1. Gadda.
Al comma 1, dopo le parole: n. 117, aggiungere le seguenti: nonché alle imprese sociali costituite in forma societaria.
1.2. Peluffo.
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
2-bis. Nello svolgimento delle attività di cui al comma 1, i produttori e i professionisti si conformano alle linee guida in materia di raccolta fondi degli Enti del Terzo settore di cui all'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117.
1.3. Pavanelli, Appendino, Cappelletti, Ferrara.
A.C. 1704-A – Articolo 2
ARTICOLO 2 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 2.
(Informazioni)
1. I consumatori hanno diritto di ricevere dai produttori e dai professionisti un'adeguata informazione, ai sensi degli articoli 2, comma 2, e 6, comma 1, del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, circa la destinazione di una parte dei proventi della vendita di un prodotto in favore di taluno dei soggetti di cui all'articolo 1, comma 1.
2. Ai fini di cui al comma 1, i produttori o i professionisti riportano sulle confezioni dei prodotti di cui all'articolo 1, comma 1, ovvero nei modi di cui al comma 3 del presente articolo, a integrazione di quelle concernenti il prezzo, le seguenti indicazioni:
a) il soggetto destinatario di parte dei proventi ai sensi dell'articolo 1, comma 1;
b) le finalità per cui sarà impiegata la parte dei proventi destinata ai soggetti indicati ai sensi della lettera a);
c) la quota percentuale del prezzo di vendita o l'importo destinati a taluno dei soggetti indicati ai sensi della lettera a) per ogni unità di prodotto.
3. L'adempimento di cui al comma 2 può essere eseguito anche tramite l'apposizione di una targhetta cartacea o adesiva sulla confezione ovvero mediante l'indicazione delle informazioni prescritte sui materiali di comunicazione presenti nei punti di vendita, assicurando chiarezza, semplicità e adeguata evidenza grafica.
4. I produttori e i professionisti forniscono le indicazioni di cui al comma 2 anche nell'ambito delle pratiche commerciali e, in particolare, nelle comunicazioni commerciali, compresa la pubblicità del prodotto. Al medesimo obbligo sono tenuti i soggetti che svolgono attività di pubblicità del prodotto nella forma tradizionale ovvero di influencer marketing.
PROPOSTE EMENDATIVE
ART. 2.
(Informazioni)
Sopprimerlo.
Conseguentemente:
all'articolo 3, comma 1, sopprimere la lettera a);
all'articolo 4, comma 2, sostituire le parole: dagli articoli 2 e 3 con le seguenti: dall'articolo 3.
2.1. Gadda.
Al comma 2, alinea, sostituire le parole da: riportano sulle confezioni fino alle parole: il prezzo con le seguenti: forniscono ai consumatori, con chiarezza e semplicità.
Conseguentemente, al medesimo comma, aggiungere, in fine, la seguente lettera:
d) la durata della raccolta dei proventi.
2.3. Pavanelli, Appendino, Cappelletti, Ferrara.
A.C. 1704-A – Articolo 3
ARTICOLO 3 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 3.
(Comunicazioni all'Autorità garante
della concorrenza e del mercato)
1. Almeno quindici giorni prima di porre in vendita i prodotti i cui proventi siano in parte destinati a taluno dei soggetti di cui all'articolo 1, comma 1, il produttore o il professionista comunica all'Autorità garante della concorrenza e del mercato:
a) le informazioni di cui all'articolo 2, comma 2;
b) il termine entro cui sarà effettuato il versamento dell'importo destinato ai soggetti di cui all'articolo 1, comma 1.
2. Entro tre mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 1, lettera b), il produttore o il professionista di cui al comma 1 comunica all'Autorità garante della concorrenza e del mercato l'esecuzione del versamento dell'importo di cui alla medesima lettera.
PROPOSTE EMENDATIVE
ART. 3.
(Comunicazioni all'Autorità garante
della concorrenza e del mercato)
Sopprimerlo.
Conseguentemente, all'articolo 4, comma 2, sostituire le parole: dagli articoli 2 e 3 con le seguenti: dall'articolo 2.
3.2. Gadda.
Al comma 1, alinea, sostituire le parole: Autorità garante della concorrenza e del mercato con le seguenti: Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Conseguentemente:
al medesimo articolo, al comma 2, sostituire le parole: Autorità garante della concorrenza e del mercato con le seguenti: Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;
all'articolo 4:
al comma 1, sostituire le parole: Autorità garante della concorrenza e del mercato con le seguenti: Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;
al comma 3, primo periodo:
sostituire le parole: Autorità garante della concorrenza e del mercato con le seguenti: Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;
sostituire le parole: nel proprio bollettino settimanale con le seguenti: secondo le modalità previste dall'articolo 11 del Regolamento concernente l'organizzazione e il funzionamento dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni;
all'articolo 6, comma 2, sostituire le parole: Autorità garante della concorrenza e del mercato con le seguenti: Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
3.5. Ghirra.
Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Ai fini di cui al comma 1, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato provvede a stabilire, con proprio regolamento da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le modalità con cui i produttori o il professionista adempiono gli obblighi di cui al comma 1.
3.6. Ghirra.
Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Con delibera dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato possono essere introdotte semplificazioni procedurali per le donazioni inferiori a una determinata soglia, nonché l'introduzione di un modello standard semplificato per le comunicazioni all'Autorità medesima.
3.7. Peluffo.
Sopprimere il comma 2.
3.8. Ghirra.
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
2-bis. Le comunicazioni di cui ai commi 1 e 2 sono rese, in via telematica, attraverso un modello standardizzato predisposto dalla stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato.
3.10. Pavanelli, Appendino, Cappelletti, Ferrara.
A.C. 1704-A – Articolo 4
ARTICOLO 4 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 4.
(Controlli e sanzioni)
1. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato è competente a irrogare le sanzioni per le violazioni degli obblighi stabiliti dalla presente legge.
2. Salvo che il fatto costituisca reato o una pratica commerciale scorretta ai sensi della parte II, titolo III, del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, la violazione delle disposizioni previste dagli articoli 2 e 3 della presente legge comporta l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 5.000 euro a 50.000 euro.
3. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato pubblica i provvedimenti sanzionatori adottati ai sensi del comma 2 nel proprio bollettino settimanale e può imporre l'obbligo di pubblicazione di tali provvedimenti, a cura e spese del produttore o del professionista, nel sito internet e nelle pagine delle reti sociali telematiche del produttore o del professionista destinatario della sanzione, su uno o più giornali quotidiani nonché mediante ogni altro mezzo ritenuto opportuno in relazione all'esigenza di informare compiutamente i consumatori. In caso di inottemperanza all'obbligo imposto ai sensi del presente comma, l'Autorità applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 5.000 euro a 50.000 euro.
4. La misura delle sanzioni di cui ai commi 2 e 3 è determinata tenendo conto del prezzo di listino di ciascun prodotto e del numero delle unità poste in vendita.
5. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo 27 del codice di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005.
6. I proventi derivanti dalle sanzioni di cui al presente articolo sono versati ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati, nella misura del 50 per cento, allo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e destinati a iniziative solidaristiche, da definire con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, adottato di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy, con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il Ministro dell'istruzione e del merito e con il Ministro dell'università e della ricerca. Il medesimo decreto individua i soggetti beneficiari, le modalità di riparto e le procedure di erogazione delle relative risorse.
PROPOSTE EMENDATIVE
ART. 4.
(Controlli e sanzioni)
Sopprimerlo.
4.1. Gadda.
Al comma 2, sostituire le parole: da 5.000 euro a 50.000 euro con le seguenti: da 10.000 euro a 100.000 euro.
Conseguentemente, al comma 3, ultimo periodo, sostituire le parole: da 5.000 euro a 50.000 euro con le seguenti: da 10.000 euro a 100.000 euro.
4.3. Ghirra.
Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole: può imporre con la seguente: impone.
*4.4. Pavanelli, Appendino, Cappelletti, Ferrara.
*4.5. Ghirra.
Al comma 3, ultimo periodo, sostituire le parole: inottemperanza all'obbligo con le seguenti: mancato adempimento, entro il termine perentorio di 30 giorni, dell'obbligo.
4.7. Ghirra.
Al comma 6, primo periodo, dopo la parola: definire aggiungere le seguenti: , previa consultazione delle reti rappresentative del Terzo Settore e delle associazioni dei consumatori nel processo di definizione dei criteri di assegnazione delle risorse e nella composizione degli eventuali organi di valutazione,.
4.8. Peluffo.
Dopo l'articolo 4, aggiungere il seguente:
Art. 4-bis.
(Monitoraggio)
1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sono stabiliti i criteri e le modalità per il monitoraggio, anche mediante utilizzo delle informazioni trasmesse all'Autorità garante della concorrenza e del mercato ai sensi dell'articolo 3, dello stato di attuazione degli interventi e delle misure di cui alla presente legge in relazione alla tutela dei consumatori e all'effettiva trasparenza delle pratiche commerciali poste in essere dai produttori e professionisti in relazione alle attività di cui all'articolo 1.
2. I dati del monitoraggio sono pubblicati e resi disponibili in formato dati di tipo aperto ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera l-ter), del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, entro il 30 giugno dell'anno successivo, sui canali internet del Ministero delle imprese e del made in Italy, in apposita sezione denominata «monitoraggio destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti», sia in forma aggregata riferiti all'intero territorio nazionale, sia in forma disaggregata suddivisi per regione, provincia e comune.
3. All'attuazione del presente articolo si provvede nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
4.01. Pavanelli, Appendino, Cappelletti, Ferrara.
Dopo l'articolo 4, aggiungere il seguente:
Art. 4-bis.
(Campagne di informazione
e di sensibilizzazione)
1. Il Ministero delle imprese e del made in Italy, d'intesa con la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per l'informazione e l'editoria, in collaborazione con le organizzazioni di categoria più rappresentative a livello nazionale e con i social media più utilizzati, promuove e coordina, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, periodiche campagne di informazione e di sensibilizzazione finalizzate a rendere i consumatori più edotti sulle insidie legate alla manipolazione commerciale e alla commercializzazione poco chiara di prodotti e servizi, in particolare quelli i cui proventi sono destinati a iniziative solidaristiche, nonché ad accrescere la consapevolezza di produttori e professionisti sull'importanza di valorizzare la trasparenza e la correttezza del contenuto pubblicitario delle loro attività.
2. Nell'ambito delle iniziative di cui al presente articolo, possono essere promosse, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, campagne di sensibilizzazione nelle istituzioni scolastiche secondarie, nel rispetto dell'autonomia scolastica, in coerenza con l'educazione alla cittadinanza digitale di cui all'articolo 5 della legge 20 agosto 2019, n. 92.
4.02. Pavanelli, Appendino, Cappelletti, Ferrara.
A.C. 1704-A – Articolo 5
ARTICOLO 5 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO APPROVATO DAL SENATO
Art. 5.
(Disposizione transitoria)
1. La presente legge non si applica alle promozioni, alle vendite e alle forniture di prodotti in corso alla data di entrata in vigore della medesima legge.
A.C. 1704-A – Articolo 6
ARTICOLO 6 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO APPROVATO DAL SENATO
Art. 6.
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato svolge le attività previste dalla presente legge con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
EMENDAMENTI NON SEGNALATI
PER LA VOTAZIONE
ART. 3.
(Comunicazioni all'Autorità garante
della concorrenza e del mercato)
Sopprimerlo.
Conseguentemente, all'articolo 4, comma 2, sostituire le parole: dagli articoli 2 e 3 con le seguenti: dall'articolo 2.
3.1. Ghirra.
ART. 5.
(Disposizione transitoria)
Sopprimerlo.
5.1. Gadda.
ART. 6.
(Clausola di invarianza finanziaria)
Sopprimerlo.
6.1. Gadda.
A.C. 1704-A – Ordini del giorno
ORDINI DEL GIORNO
La Camera,
premesso che:
il disegno di legge in esame reca disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti e risulta volto a disciplinare la pubblicità e le pratiche commerciali attuate da produttori e professionisti in relazione alla promozione, alla vendita o alla fornitura ai consumatori di prodotti i cui proventi siano in parte destinati, con finalità solidaristiche, tra gli altri, ad organizzazioni non governative, alla Chiesa cattolica italiana, a università, ad enti del Terzo settore e ad altri soggetti, costituiti, stabiliti o comunque operanti all'estero che svolgano attività aventi le medesime caratteristiche o finalità;
in particolare, si prevede che i consumatori debbano avere il diritto di ricevere dai produttori e dai professionisti un'adeguata informazione sulla destinazione di parte dei proventi ricavati dalla vendita di un prodotto a taluno dei soggetti di cui all'articolo 1 prevedendo taluni obblighi preventivi di comunicazione all'Autorità garante della concorrenza e del mercato;
le suddette previsioni sono compendiate da un apparato sanzionatorio la cui applicazione è demandata, a norma dell'articolo 4, alla citata Autorità. La violazione delle disposizioni di cui agli articoli 2 e 3 del disegno di legge in esame – fatto salvo che il fatto non costituisca reato o una pratica commerciale scorretta ai sensi della parte II, titolo III, del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 – prevede l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 5.000 a 50.000 euro;
quanto sopra rischia di rivelarsi inefficace in assenza di un'idonea campagna di informazione e sensibilizzazione destinata a rendere maggiormente edotti i consumatori, consentendo loro di operare scelte pienamente consapevoli in merito alla destinazione dei proventi, e, al contempo, ad accrescere la consapevolezza di produttori e professionisti sulla trasparenza e correttezza dei contenuti pubblicitari afferenti alle loro attività. È altresì necessario colmare il vulnus informativo degli operatori del terzo settore attraverso adeguati percorsi di formazione e accompagnamento finalizzati a rafforzarne le competenze nella progettazione e gestione di iniziative a finalità sociale, nella distinzione tra raccolta fondi e operazioni commerciali, nella corretta definizione dei rapporti con le imprese e nel rispetto dei requisiti di trasparenza e correttezza nella comunicazione,
impegna il Governo
ad accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a:
promuovere, anche in collaborazione con le organizzazioni di categoria più rappresentative a livello nazionale e con i social media più diffusi, nonché presso le istituzioni scolastiche secondarie, efficaci campagne di informazione e di sensibilizzazione in merito alle insidie legate alla manipolazione commerciale e alla commercializzazione di prodotti e servizi i cui proventi sono destinati a iniziative solidaristiche;
incentivare percorsi di formazione e accompagnamento rivolti agli operatori del Terzo settore, finalizzati a rafforzarne le competenze in materia di sostenibilità, raccolta fondi e partnership con soggetti profit, con particolare riguardo alla corretta definizione degli obblighi contrattuali, dei flussi finanziari e delle responsabilità reciproche, nonché al rispetto dei requisiti di trasparenza e correttezza nella comunicazione, inclusa la chiara indicazione delle somme effettivamente destinate a finalità benefiche.
9/1704-A/1. Pavanelli.
La Camera,
premesso che:
il disegno di legge in esame reca disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti e risulta volto a disciplinare la pubblicità e le pratiche commerciali attuate da produttori e professionisti in relazione alla promozione, alla vendita o alla fornitura ai consumatori di prodotti i cui proventi siano in parte destinati, con finalità solidaristiche, tra gli altri, ad organizzazioni non governative, alla Chiesa cattolica italiana, a università, ad enti del Terzo settore e ad altri soggetti, costituiti, stabiliti o comunque operanti all'estero che svolgano attività aventi le medesime caratteristiche o finalità;
in particolare, si prevede che i consumatori debbano avere il diritto di ricevere dai produttori e dai professionisti un'adeguata informazione sulla destinazione di parte dei proventi ricavati dalla vendita di un prodotto a taluno dei soggetti di cui all'articolo 1 prevedendo taluni obblighi preventivi di comunicazione all'Autorità garante della concorrenza e del mercato;
le suddette previsioni sono compendiate da un apparato sanzionatorio la cui applicazione è demandata, a norma dell'articolo 4, alla citata Autorità. La violazione delle disposizioni di cui agli articoli 2 e 3 del disegno di legge in esame – fatto salvo che il fatto non costituisca reato o una pratica commerciale scorretta ai sensi della parte II, titolo III, del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 – prevede l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 5.000 a 50.000 euro;
quanto sopra rischia di rivelarsi inefficace in assenza di un'idonea campagna di informazione e sensibilizzazione destinata a rendere maggiormente edotti i consumatori, consentendo loro di operare scelte pienamente consapevoli in merito alla destinazione dei proventi, e, al contempo, ad accrescere la consapevolezza di produttori e professionisti sulla trasparenza e correttezza dei contenuti pubblicitari afferenti alle loro attività. È altresì necessario colmare il vulnus informativo degli operatori del terzo settore attraverso adeguati percorsi di formazione e accompagnamento finalizzati a rafforzarne le competenze nella progettazione e gestione di iniziative a finalità sociale, nella distinzione tra raccolta fondi e operazioni commerciali, nella corretta definizione dei rapporti con le imprese e nel rispetto dei requisiti di trasparenza e correttezza nella comunicazione,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare iniziative, nel rispetto dei vincoli di bilancio, volte a:
promuovere, anche in collaborazione con le organizzazioni di categoria più rappresentative a livello nazionale e con i social media più diffusi, nonché presso le istituzioni scolastiche secondarie, efficaci campagne di informazione e di sensibilizzazione in merito alle insidie legate alla manipolazione commerciale e alla commercializzazione di prodotti e servizi i cui proventi sono destinati a iniziative solidaristiche;
incentivare percorsi di formazione e accompagnamento rivolti agli operatori del Terzo settore, finalizzati a rafforzarne le competenze in materia di sostenibilità, raccolta fondi e partnership con soggetti profit, con particolare riguardo alla corretta definizione degli obblighi contrattuali, dei flussi finanziari e delle responsabilità reciproche, nonché al rispetto dei requisiti di trasparenza e correttezza nella comunicazione, inclusa la chiara indicazione delle somme effettivamente destinate a finalità benefiche.
9/1704-A/1. (Testo modificato nel corso della seduta)Pavanelli.
La Camera,
premesso che:
il disegno di legge in esame reca disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti e risulta volto a disciplinare la pubblicità e le pratiche commerciali attuate da produttori e professionisti in relazione alla promozione, alla vendita o alla fornitura ai consumatori di prodotti i cui proventi siano in parte destinati, con finalità solidaristiche, tra gli altri, ad organizzazioni non governative, alla Chiesa cattolica italiana, a università, ad enti del Terzo settore e ad altri soggetti, costituiti, stabiliti o comunque operanti all'estero che svolgano attività aventi le medesime caratteristiche o finalità;
il provvedimento prevede inoltre specifici obblighi informativi a carico dei produttori e dei professionisti affinché i consumatori possano ricevere un'adeguata informazione circa la destinazione di parte dei proventi derivanti dalla vendita di determinati prodotti, nonché obblighi preventivi di comunicazione all'Autorità garante della concorrenza e del mercato;
l'efficacia delle misure previste dal disegno di legge risulta strettamente connessa alla possibilità di disporre di strumenti idonei a verificarne nel tempo l'attuazione concreta e a valutare l'impatto delle disposizioni introdotte in termini di effettiva tutela dei consumatori e di trasparenza delle pratiche commerciali;
in particolare, un adeguato sistema di monitoraggio dei dati e delle informazioni relative alle iniziative promozionali e commerciali disciplinate dal disegno di legge in esame consentirebbe di rafforzare la trasparenza, favorire forme di controllo diffuso e supportare eventuali interventi correttivi o migliorativi della normativa. Si aggiunga che la pubblicazione dei dati relativi all'attuazione del disegno di legge in formato aperto e accessibile potrebbe garantire la massima conoscibilità delle informazioni da parte dei cittadini, degli operatori economici e delle istituzioni,
impegna il Governo
ad accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a promuovere un sistema strutturato di monitoraggio dello stato di attuazione degli interventi e delle misure di cui al disegno di legge in esame, anche mediante l'utilizzo delle informazioni trasmesse all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di determinare l'effettiva trasparenza delle pratiche commerciali poste in essere dai produttori e dai professionisti nonché di consentire una efficace analisi dell'impatto delle misure introdotte a tutela dei consumatori.
9/1704-A/2. Ferrara.
La Camera,
premesso che:
il disegno di legge in esame reca disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti e risulta volto a disciplinare la pubblicità e le pratiche commerciali attuate da produttori e professionisti in relazione alla promozione, alla vendita o alla fornitura ai consumatori di prodotti i cui proventi siano in parte destinati, con finalità solidaristiche, tra gli altri, ad organizzazioni non governative, alla Chiesa cattolica italiana, a università, ad enti del Terzo settore e ad altri soggetti, costituiti, stabiliti o comunque operanti all'estero che svolgano attività aventi le medesime caratteristiche o finalità;
il provvedimento prevede inoltre specifici obblighi informativi a carico dei produttori e dei professionisti affinché i consumatori possano ricevere un'adeguata informazione circa la destinazione di parte dei proventi derivanti dalla vendita di determinati prodotti, nonché obblighi preventivi di comunicazione all'Autorità garante della concorrenza e del mercato;
l'efficacia delle misure previste dal disegno di legge risulta strettamente connessa alla possibilità di disporre di strumenti idonei a verificarne nel tempo l'attuazione concreta e a valutare l'impatto delle disposizioni introdotte in termini di effettiva tutela dei consumatori e di trasparenza delle pratiche commerciali;
in particolare, un adeguato sistema di monitoraggio dei dati e delle informazioni relative alle iniziative promozionali e commerciali disciplinate dal disegno di legge in esame consentirebbe di rafforzare la trasparenza, favorire forme di controllo diffuso e supportare eventuali interventi correttivi o migliorativi della normativa. Si aggiunga che la pubblicazione dei dati relativi all'attuazione del disegno di legge in formato aperto e accessibile potrebbe garantire la massima conoscibilità delle informazioni da parte dei cittadini, degli operatori economici e delle istituzioni,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di promuovere un sistema di monitoraggio dello stato di attuazione degli interventi e delle misure di cui al disegno di legge in esame, anche mediante l'utilizzo delle informazioni trasmesse all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di determinare l'effettiva trasparenza delle pratiche commerciali poste in essere dai produttori e dai professionisti nonché di consentire una efficace analisi dell'impatto delle misure introdotte a tutela dei consumatori.
9/1704-A/2. (Testo modificato nel corso della seduta)Ferrara.
La Camera,
premesso che:
la disciplina introdotta dal disegno di legge in esame si inserisce nel panorama normativo volto alla tutela del consumatore, con l'obiettivo di garantire una maggiore trasparenza tramite la regolamentazione delle pratiche commerciali poste in essere da produttori e professionisti in relazione alla promozione, vendita o fornitura ai consumatori di prodotti i cui proventi siano in parte destinati a soggetti operanti nel settore della beneficenza. L'obiettivo, dichiarato anche nella relazione illustrativa, è quello di garantire che i consumatori ricevano informazioni chiare e non ingannevoli in relazione alle iniziative solidaristiche attuate da produttori e professionisti;
considerato l'utilizzo massivo dei sistemi di intelligenza artificiale, anche nei settori del marketing, è opportuno e necessario intervenire affinché la tutela dei consumatori sia garantita anche con riferimento all'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale;
l'utilizzo e lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale è l'elemento portante della transizione digitale e interessa svariati settori socioeconomici;
a tal fine il regolamento (UE) 2024/1689 adotta un approccio basato sul rischio, dettando regole diverse in base al settore su cui intervengono i sistemi e modelli di intelligenza artificiale;
in conformità ai princìpi di conoscibilità e trasparenza enunciati dal provvedimento, nonché in considerazione dell'esigenza di bilanciare i rischi connessi all'impiego dei sistemi e modelli di intelligenza artificiale, risulta opportuno garantire una chiara identificabilità dei contenuti generati da tali sistemi, in particolare nei settori individuati dal regolamento europeo come ad alto rischio ed anche nel settore del marketing, inteso sia nelle forme classiche che tramite piattaforme social,
impegna il Governo
ad accompagnare le misure contenute nel provvedimento in esame con ulteriori iniziative di carattere normativo volte a istituire l'obbligo, e le relative modalità attuative, cui devono attenersi i soggetti che producono e/o diffondono contenuti creati da sistemi di intelligenza artificiale anche in relazione alla promozione, vendita o fornitura ai consumatori di prodotti i cui proventi siano in parte destinati a soggetti operanti nel settore della beneficenza, in modo da dare effettiva concretezza ai princìpi di conoscibilità e trasparenza quali criteri guida dell'utilizzo di tali sistemi in conformità, anche, con quanto disposto dal regolamento (UE) 2024/1689.
9/1704-A/3. Ghirra, Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti.
La Camera,
premesso che:
la disciplina introdotta dal disegno di legge in esame si inserisce nel panorama normativo volto alla tutela del consumatore, con l'obiettivo di garantire una maggiore trasparenza tramite la regolamentazione delle pratiche commerciali poste in essere da produttori e professionisti in relazione alla promozione, vendita o fornitura ai consumatori di prodotti i cui proventi siano in parte destinati a soggetti operanti nel settore della beneficenza. L'obiettivo, dichiarato anche nella relazione illustrativa, è quello di garantire che i consumatori ricevano informazioni chiare e non ingannevoli in relazione alle iniziative solidaristiche attuate da produttori e professionisti;
considerato l'utilizzo massivo dei sistemi di intelligenza artificiale, anche nei settori del marketing, è opportuno e necessario intervenire affinché la tutela dei consumatori sia garantita anche con riferimento all'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale;
l'utilizzo e lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale è l'elemento portante della transizione digitale e interessa svariati settori socioeconomici;
a tal fine il regolamento (UE) 2024/1689 adotta un approccio basato sul rischio, dettando regole diverse in base al settore su cui intervengono i sistemi e modelli di intelligenza artificiale;
in conformità ai princìpi di conoscibilità e trasparenza enunciati dal provvedimento, nonché in considerazione dell'esigenza di bilanciare i rischi connessi all'impiego dei sistemi e modelli di intelligenza artificiale, risulta opportuno garantire una chiara identificabilità dei contenuti generati da tali sistemi, in particolare nei settori individuati dal regolamento europeo come ad alto rischio ed anche nel settore del marketing, inteso sia nelle forme classiche che tramite piattaforme social,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di accompagnare le misure contenute nel provvedimento in esame con ulteriori iniziative volte a prevedere modalità attuative, cui devono attenersi i soggetti che producono e/o diffondono contenuti creati da sistemi di intelligenza artificiale anche in relazione alla promozione, vendita o fornitura ai consumatori di prodotti i cui proventi siano in parte destinati a soggetti operanti nel settore della beneficenza, in modo da dare effettiva concretezza ai princìpi di conoscibilità e trasparenza quali criteri guida dell'utilizzo di tali sistemi in conformità, anche, con quanto disposto dal regolamento (UE) 2024/1689.
9/1704-A/3. (Testo modificato nel corso della seduta)Ghirra, Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti.
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
Iniziative di competenza volte a rendere i documenti delle pubbliche amministrazioni digitalmente accessibili, anche al fine di assicurare l'integrazione con i sistemi di intelligenza artificiale – 3-02581
CENTEMERO, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTENARO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, DI RUBBA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MAFFIOLI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
la digitalizzazione e l'attuazione dell'intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione rappresentano, a parere degli interroganti, una leva essenziale per migliorare l'efficienza dell'azione amministrativa;
attualmente, una quota rilevante dei documenti normativi e amministrativi delle pubbliche amministrazioni centrali e locali italiane viene pubblicata in formati non strutturati, ovvero non digitalmente accessibili, limitando le potenzialità di innovazione e trasparenza nell'attività di redazione, archiviazione e consultazione di tali atti;
invero, la disponibilità di dati e documenti pubblici in formati aperti e interoperabili, ossia machine-readable, pienamente leggibili dai sistemi automatici, consentirebbe di modernizzare il ciclo di vita della produzione normativa e di assicurare la sua integrazione con i sistemi di intelligenza artificiale, in conformità ai principi stabiliti a livello europeo dal regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) e dai programmi Digital Europe e Open data EU;
l'introduzione di formati strutturati per i documenti normativi delle pubbliche amministrazioni favorirebbe, altresì, una più agevole integrazione tra banche dati pubbliche e la piena applicabilità delle norme sui dati aperti pubblici (Open data directive – direttiva (UE) 2019/1024), nonché piena trasparenza e accessibilità per cittadini e imprese;
in sede di esame di un precedente provvedimento, il gruppo della Lega Salvini Premier ha già impegnato nel merito il Governo con l'ordine del giorno n. 9/02316-A/009, a prima firma dell'interrogante, il quale è stato accolto –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare al fine di dare seguito agli impegni precedentemente assunti in sede parlamentare con l'ordine del giorno richiamato in premessa, nell'ottica di supportare l'adozione di standard tecnici per la pubblicazione in formato machine-readable dei documenti normativi e amministrativi da parte delle pubbliche amministrazioni, promuovendo lo sviluppo di un sistema di produzione normativa interoperabile.
(3-02581)
Iniziative urgenti per ripristinare le risorse della misura «Transizione 5.0», al fine di tutelare il legittimo affidamento delle imprese e assicurare la realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili – 3-02582
PANDOLFO, PELUFFO, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, GHIO, FERRARI, FORNARO e CASU. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il costo dell'energia rappresenta la principale leva di competitività per il sistema produttivo italiano. Con prezzi all'ingrosso che si attestano strutturalmente attorno ai 110 euro per megawattora contro gli 85 della Germania, i 75 della Francia e i 65 della Spagna, le imprese manifatturiere italiane scontano uno svantaggio competitivo cronico che nessun provvedimento del Governo Meloni ha finora affrontato in modo strutturale;
la via maestra per ridurre oggi questo differenziale è la transizione energetica del settore produttivo: più rinnovabili nel mix, meno dipendenza dai combustibili fossili, minore esposizione alla volatilità dei prezzi internazionali. Si è scelta la direzione opposta: misure a sostegno del gas, nessuna discontinuità sul carbone e un dibattito sul nucleare commerciale che distrae l'agenda politica da scelte urgenti e realizzabili nell'orizzonte temporale rilevante per le imprese. Nonostante che nel 2025 le rinnovabili abbiano coperto il 48 per cento della generazione elettrica italiana e il Paese sia diventato il principale mercato europeo delle aste solari, il ritmo di installazione delle fonti energetiche rinnovabili frena: 7,2 gigawatt nel 2025, meno dei 7,5 gigawatt del 2024, mentre il Pniec richiederebbe almeno 55 gigawatt aggiuntivi nel prossimo quinquennio;
è l'assenza di una politica industriale che trasformi la transizione energetica in una leva competitiva per le imprese. «Transizione 5.0» avrebbe dovuto essere quello strumento. Invece il Governo ne ha fatto una sequenza di promesse disattese;
dal 7 novembre 2025, giorno dell'esaurimento dei fondi, fino alla legge di bilancio, il Ministro interrogato ha ripetutamente rassicurato le imprese: risorse in arrivo, impegni mantenuti, piano «non un flop, ma un successo». Successivamente confermava, insieme ai Ministri Giorgetti e Foti, che le imprese «esodate» con progetti congrui avrebbero avuto pieno accesso all'agevolazione;
il decreto-legge n. 38 del 2026 ha smentito tutto: alle oltre 7.000 imprese «esodate» viene riconosciuto solo il 35 per cento del credito spettante, con esclusione totale degli investimenti in rinnovabili: si frena la transizione energetica delle imprese e si mina la credibilità della politica industriale, in un Paese che già registra tre anni consecutivi di calo della produzione manifatturiera –:
quali iniziative urgenti anche di carattere normativo il Ministro interrogato intenda assumere per ripristinare integralmente le risorse promesse alle imprese escluse dalla misura «Transizione 5.0», garantire il rispetto del principio di legittimo affidamento e assicurare un'accelerazione effettiva della realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili, in linea con gli obiettivi del Pniec e con le esigenze di competitività del sistema produttivo nazionale.
(3-02582)
Iniziative normative volte a revocare le recenti disposizioni relative al piano «Transizione 5.0» – 3-02583
BENZONI, PASTORELLA, RICHETTI, BONETTI, D'ALESSIO, GRIPPO, SOTTANELLI, ONORI, ROSATO e RUFFINO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 8 del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, interviene retroattivamente sugli incentivi per gli investimenti produttivi del piano «Transizione 5.0», su cui nella legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026 – articolo 1, comma 770), erano stati stanziati 1,3 miliardi di euro aggiuntivi, al fine di incrementare le dotazioni di misure a favore delle imprese, limitatamente agli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2025;
il predetto articolo 8 riconosce ai beneficiari un credito di imposta pari solo al 35 per cento dell'ammontare richiesto, nel limite di spesa 537 milioni di euro per l'anno 2026, stabilendo poi l'esclusione dall'agevolazione degli investimenti finalizzati all'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. Il danno per il sistema produttivo ammonta a circa 763 milioni di crediti fiscali retroattivamente tagliati, a fronte di investimenti già effettuati;
la reazione del mondo imprenditoriale è stata fortemente critica: Confindustria ha parlato di «grave lesione del principio del legittimo affidamento» e di un «vulnus alla fiducia delle imprese», chiedendo correzioni immediate;
in una fase segnata da persistenti fragilità dell'apparato industriale, il sostegno agli investimenti produttivi, all'innovazione, alla transizione tecnologica e all'efficientamento energetico dovrebbe rappresentare una priorità, tanto più in presenza di segnali di rallentamento della produzione industriale e di prospettive fosche sull'andamento del sistema economico nazionale;
continui mutamenti delle regole fiscali, soprattutto quando incidono in tempi ravvicinati su investimenti già programmati o effettuati alla luce della normativa vigente, hanno il sicuro effetto di indebolire l'affidamento degli operatori economici, ridurre l'efficacia delle politiche industriali e rinviare, o quantomeno scoraggiare, nuove decisioni di investimento –:
se non intenda adottare iniziative di carattere normativo volte a revocare urgentemente l'intervento approvato in Consiglio dei ministri pochi giorni fa, il quale ha ridotto retroattivamente gli incentivi per gli investimenti produttivi e per l'efficientamento energetico del piano «Transizione 5.0» al fine di garantire, in tal modo, un'effettiva stabilità normativa, certezza applicativa e prevedibilità temporale delle misure fiscali a sostegno degli investimenti delle imprese italiane.
(3-02583)
Iniziative urgenti volte a incrementare le risorse disponibili e a rivedere la percentuale di riconoscimento del credito in relazione al piano «Transizione 5.0» – 3-02584
BOSCHI, GADDA, FARAONE, DEL BARBA, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, recante «Disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica», interviene sul meccanismo di riconoscimento dei crediti d'imposta relativi agli investimenti nell'ambito del piano «Transizione 5.0», di cui all'articolo 38 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 56 del 2024, stabilendo che, per le imprese che hanno già presentato le comunicazioni e i cui investimenti sono stati ritenuti tecnicamente ammissibili, è riconosciuto, per l'anno 2026, un contributo sotto forma di credito d'imposta pari al 35 per cento dell'ammontare del credito originariamente richiesto, entro il limite complessivo di spesa di 537 milioni di euro;
tale previsione determina, come evidenziato da Confindustria, una riduzione effettiva del beneficio fiscale fino al 65 per cento rispetto a quanto originariamente previsto, incidendo su investimenti già programmati o realizzati e alterando in modo significativo le condizioni economico-finanziarie su cui le imprese hanno fondato le proprie decisioni;
l'intervento presenta carattere sostanzialmente retroattivo, in quanto si applica a imprese che hanno già presentato le comunicazioni e sostenuto investimenti conformi ai requisiti tecnici vigenti, determinando un aumento inatteso del costo netto degli investimenti, con effetti negativi sui margini attesi, sui piani di rientro finanziario e sulla capacità di sostenere impegni già assunti, inclusi contratti di fornitura e finanziamenti bancari;
inoltre, il limite di spesa fissato in 537 milioni di euro risulta largamente insufficiente rispetto al fabbisogno complessivo, con il rischio di generare una platea di imprese cosiddette «esodate», che, pur avendo rispettato i requisiti e sostenuto gli investimenti, non vedrebbero riconosciuto integralmente il beneficio;
tali elementi configurano una lesione dei principi di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento, nonché un potenziale danno alla credibilità delle politiche industriali, con effetti disincentivanti sugli investimenti futuri e sulla competitività del sistema produttivo –:
quali iniziative urgenti, anche di carattere normativo, intenda adottare al fine di incrementare le risorse disponibili e di rivedere la percentuale di riconoscimento del credito, al fine di garantire la sostenibilità finanziaria degli investimenti già effettuati e tutelare il legittimo affidamento delle imprese.
(3-02584)
Iniziative di competenza volte a soddisfare le istanze presentate nell'ambito del piano «Transizione 5.0» – 3-02585
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, CARAMANNA, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI e ZUCCONI. —Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
nell'ambito del piano «Transizione 5.0» sono state presentate quasi 20.000 istanze, per un credito d'imposta richiesto dalle imprese pari a oltre 4,25 miliardi di euro, con investimenti attivati di quasi 10 miliardi di euro;
tali dati confermano il successo della misura, in termini di adesione delle imprese e di capacità di attivare investimenti produttivi, in modo di gran lunga superiore alle previsioni iniziali, che avevano ipotizzato un utilizzo limitato a poche centinaia di milioni di euro;
gli investimenti attivati sono persino superiori a quanto registrato nel primo anno del piano «Industria 4.0», che nel suo primo anno di operatività – con regole più semplici e senza i vincoli europei legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza – generò un beneficio fiscale di circa 418 milioni di euro, da parte di 8.300 società;
anche le analisi dell'Istat hanno evidenziato come la crescita degli investimenti registrata nella seconda metà del 2025 sia in larga parte attribuibile proprio agli effetti del piano «Transizione 5.0»;
alla luce di tali risultati, la misura è stata confermata nel nuovo iperammortamento con il piano «Transizione 5.0» di durata triennale per offrire alle imprese un quadro di maggiore stabilità e certezza nella programmazione degli investimenti;
il successo di «Transizione 5.0» ha comportato che le risorse europee del Piano nazionale di ripresa e resilienza, rimodulate in 2,5 miliardi di euro e successivamente integrate con ulteriori 250 milioni, non siano sufficienti a soddisfare tutte le istanze presentate;
nel tavolo convocato al Ministero delle imprese e del made in Italy in data 10 dicembre 2025, il Ministero dell'economia e delle finanze aveva ribadito la disponibilità ad esaudire le legittime aspettative di chi aveva presentato i progetti in data successiva al 6 novembre 2025;
a tal fine la legge di bilancio ha istituito un fondo con una dotazione di 1.300 milioni di euro a favore delle imprese che hanno presentato istanze tecnicamente ammissibili ai sensi del piano «Transizione 5.0», ma che non trovano copertura nelle risorse assegnate;
con il decreto-legge «fiscale» solo una parte di queste risorse, pari a 537 milioni di euro, è stata effettivamente destinata alle imprese che hanno presentato istanze tecnicamente ammissibili, mentre 763 milioni del sopra citato fondo sono a oggi ancora disponibili;
nel comunicato di Palazzo Chigi si annuncia la convocazione di un tavolo con le categorie produttive interessate al fine di valutare l'ordine di priorità per l'utilizzo delle ulteriori risorse disponibili –:
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per soddisfare le richieste di «Transizione 5.0», anche attraverso lo stanziamento di ulteriori risorse per il nuovo piano «Transizione 5.0».
(3-02585)
Elementi in merito alla procedura di vendita di Acciaierie d'Italia s.p.a., nella prospettiva del mantenimento dei livelli occupazionali e del rilancio della produzione in tutti gli stabilimenti – 3-02589
LUPI, CAVO, BRAMBILLA, CARFAGNA, ALESSANDRO COLUCCI, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
Acciaierie d'Italia s.p.a. è un'azienda partecipata dallo Stato attraverso Invitalia, che attualmente gestisce gli impianti siderurgici «ex Ilva»;
il decreto del Ministro interrogato del 20 febbraio 2024 ha ammesso Acciaierie d'Italia s.p.a. alla procedura di amministrazione straordinaria ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39, nominando commissario straordinario l'ingegner Giancarlo Quaranta, affiancato dal 1° marzo 2024 anche dal professor Giovanni Fiori e dal professor Davide Tabarelli;
il 17 aprile 2024, su istanza dei commissari straordinari di Acciaierie d'Italia s.p.a., il Ministro interrogato ha esteso la procedura di amministrazione straordinaria anche ad Acciaierie d'Italia holding s.p.a., per consentire ai commissari di gestire in modo unitario e coordinato tutte le attività del Gruppo;
il 16 marzo 2026, come riportato dagli organi di stampa, il Ministro interrogato ha dichiarato: «È stato mandato il report dai commissari sia sulla manifestazione di interesse di Jindal per proseguire sulla strada del negoziato sia sulle risposte di Flacks group, comparando le due diverse proposte affinché si possa scegliere la migliore»;
ancora il 16 marzo 2026, il Ministro interrogato ha spiegato che «Jindal prevede che gli altiforni siano mantenuti sino a quando non saranno installati forni elettrici e che comunque sia garantita a Taranto una produzione solo con tecnologia green. Prevede un progetto di sostituzione di altiforni con la produzione di acciaio da forni elettrici, in piena continuità produttiva, necessaria per rispondere alle esigenze del nostro sistema manifatturiero, quindi una decarbonizzazione» –:
quali tempi preveda per la conclusione della vendita di Acciaierie d'Italia s.p.a. e se le offerte ad ora pervenute assicurino il mantenimento dei livelli occupazionali e il rilancio della produzione in tutti gli stabilimenti presenti nel Paese.
(3-02589)
Elementi in merito agli effetti derivanti dalle recenti disposizioni in materia di rimodulazione delle risorse del piano «Transizione 5.0» e iniziative volte a chiarire il quadro applicativo per le imprese interessate dalla misura – 3-02587
APPENDINO, ALIFANO, PAVANELLI, CAPPELLETTI, FERRARA, GUBITOSA e RAFFA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il tessuto manifatturiero nazionale attraversa una congiuntura critica, segnata da una contrazione della produzione industriale del 3,8 per cento nell'ultimo triennio e da un'accelerazione del trasferimento del controllo industriale all'estero, che oggi interessa oltre un terzo del fatturato complessivo delle medie e grandi imprese;
a ciò si aggiunga come i prezzi elevati e volatili dell'energia incidano in modo significativo sui costi di produzione delle imprese, mettendo a rischio la sostenibilità economica di ampie filiere del sistema produttivo;
in questo scenario, il piano «Transizione 5.0», finanziato tramite RepowerEU, è stato presentato come lo strumento cardine per rafforzare la doppia transizione digitale ed energetica delle imprese attraverso interventi di efficientamento e di riduzione dei consumi nei processi produttivi;
il recente decreto-legge «fiscale» introduce modifiche che incidono sulla posizione di oltre 7.400 imprese cosiddette «esodate» della misura, i cui progetti, pur essendo risultati tecnicamente ammissibili e conformi ai rigorosi requisiti di risparmio energetico, erano rimasti privi di copertura finanziaria;
le nuove disposizioni riconoscono un credito d'imposta limitato al 35 per cento dell'importo originariamente prenotato, determinando una significativa riduzione del beneficio reale, che, per i progetti più virtuosi, risulta ridotto dal 45 per cento, sul quale si erano basati i piani finanziari a un effettivo 15,75 per cento, rendendo la misura meno vantaggiosa della previgente «Transizione 4.0»;
il ridimensionamento è aggravato poi dall'esclusione dal perimetro incentivante degli investimenti in impianti a fonti rinnovabili e sistemi di gestione dell'energia, pilastri che costituivano la ragion d'essere del piano e che avevano orientato le aziende verso l'acquisto di tecnologie innovative e ad alta efficienza;
il citato mutamento regolatorio per investimenti già avviati o programmati sta generando significative difficoltà operative e tensioni di liquidità, in particolare per le piccole e medie imprese che avevano pianificato i propri investimenti, confidando sulla stabilità delle aliquote e delle procedure di accesso al beneficio –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza degli effetti applicativi derivanti dal decreto-legge di cui in premessa e se intenda, per quanto di competenza, adottare iniziative urgenti di carattere normativo volte a chiarire in modo definitivo il quadro applicativo per le imprese interessate dalla misura, garantendo la necessaria certezza agli operatori economici, salvaguardando gli investimenti in innovazione già effettuati ed evitando effetti distorsivi che possano ulteriormente penalizzare il tessuto manifatturiero nazionale.
(3-02587)
Aggiornamenti in ordine alle trattative di acquisizione di Acciaierie d'Italia e intendimenti in merito all'ipotesi di nazionalizzazione degli stabilimenti ex Ilva al fine di tutelare l'occupazione e salvaguardare la salute dei cittadini – 3-02590
PASTORINO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
in risposta all'interrogazione del firmatario del presente atto, n. 3-02535, avente ad oggetto chiarimenti in ordine alle prospettive di rilancio industriale dello stabilimento ex Ilva e alle trattative in corso per la sua acquisizione, a seguito della sentenza del tribunale di Milano relativa all'inosservanza delle prescrizioni ambientali, il 3 marzo 2026 il Ministro interrogato, ridimensionando grandemente le sue precedenti affermazioni secondo cui entro il mese appena terminato si sarebbe assistito alla consegna a un futuro acquirente di impianti sicuri con una capacità produttiva di almeno 4 milioni di tonnellate, aveva affermato che entro tre settimane i commissari avrebbero finalizzato le trattative per la cessione;
tuttavia, le recenti notizie di stampa non confermerebbero questo timing, anzi si allontanano sempre più le rassicurazioni ministeriali secondo cui si sarebbe assistito a un rilancio dei poli siderurgici e la strategia di decarbonizzazione avrebbe garantito i livelli occupazionali e la continuità operativa degli impianti;
il gruppo Flacks, presentatosi a settembre 2025 e selezionato dai commissari straordinari, non è un fondo con grandi capitali da investire, non gestisce grandi aziende industriali ed ha proposto un'offerta di acquisizione di zero euro, con la promessa di 5 miliardi di euro di investimenti. Al riguardo, il commissario Fiori, nell'incontro tenutosi a Palazzo Chigi il 5 marzo 2026, ha dichiarato la necessità di approfondimenti circa le garanzie per il proseguimento degli investimenti, ma le prime risposte ricevute dal potenziale acquirente americano, che dal punto di vista industriale vorrebbe coinvolgere gli ucraini di Metinvest e Danieli, non sarebbero soddisfacenti;
l'11 marzo 2026 è arrivata la manifestazione d'interesse del gruppo indiano Jindal steel di Naveen Jindal. Lo schema delineato prevedrebbe dal 2030 un solo forno elettrico, da 2 milioni di tonnellate di acciaio, mentre 4 milioni di tonnellate di semilavorati arriverebbero dagli impianti di Jindal in Oman. L'idea è, dunque, di un'Ilva dimezzata, con produzione ridotta e taglio netto dei posti di lavoro che passerebbero da 10 mila a 4 mila. Per quel che riguarda gli investimenti proporrebbero unicamente 1,5 miliardi di euro;
infine, ad oggi, nonostante la situazione critica, non risulta che sia stato riconvocato il «tavolo Ilva» –:
se voglia fornire puntuali aggiornamenti circa le trattative di acquisizione di Acciaierie d'Italia, chiarendo definitivamente come si intenda collocare l'intervento dello Stato, e se al riguardo abbia concretamente valutato l'ipotesi di nazionalizzazione volta a tutelare l'occupazione, riprendendo a produrre a pieno ritmo, e la salute dei cittadini, con l'adeguamento degli impianti.
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Iniziative per sostenere l'industria italiana nell'ambito dell'attuale contesto internazionale, anche in relazione al tavolo di confronto con le categorie produttive convocato a seguito della rimodulazione delle risorse del piano «Transizione 5.0» – 3-02586
D'ATTIS, SQUERI, DE PALMA, GATTA e LOVECCHIO. —Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il decreto-legge n. 38 del 2026, tra le altre misure adottate, destina 535 milioni di euro al finanziamento dei crediti di imposta previsti dalla misura denominata «Transizione 5.0», con specifico riferimento alle domande di accesso alla misura pervenute in data successiva a quella del 7 novembre 2025;
le risorse stanziate consentiranno di finanziare un credito di imposta in misura inferiore a quello preventivato e la rimodulazione si è imposta a seguito della nuova ulteriore crisi internazionale verificatasi in Iran, al fine di valutare la migliore allocazione delle risorse finanziarie disponibili nell'ambito del rispetto dei vincoli di finanza pubblica;
il Governo ha prontamente convocato per il 1° aprile 2026 un tavolo di confronto con le categorie produttive presso la sede del Ministero delle imprese e del made in Italy –:
quali siano le iniziative che il Governo valuta di assumere, anche in considerazione del confronto annunciato, per sostenere il settore dell'industria italiana nell'ambito dell'attuale scenario economico e dei vincoli di finanza pubblica.
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Iniziative per il rilancio produttivo dello stabilimento Eurallumina nel territorio del Sulcis-Iglesiente – 3-02588
GHIRRA, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il territorio del Sulcis-Iglesiente è interessato da una grave crisi industriale e occupazionale, con riguardo alle principali realtà produttive del comparto metallurgico e dell'alluminio, tra cui Eurallumina s.p.a., azienda sotto il controllo della russa Rusal;
il 10 dicembre 2025, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, si è tenuto il dodicesimo tavolo sulla vertenza, nel corso del quale i rappresentanti del Governo hanno annunciato la garanzia della continuità aziendale per sei mesi, attraverso uno stanziamento di 9,6 milioni di euro;
tale intervento è stato inteso, anche dallo stesso Ministro, come misura temporanea, volta a garantire una fase di continuità, idonea anche a individuare una soluzione strutturale alla vertenza;
le risorse disponibili, come rappresentato dal comunicato sindacale del 20 marzo 2026, coprono esclusivamente le attività minime di sicurezza e risultano garantite fino ad agosto 2026 e mancano certezze sui fondi per il secondo semestre, rendendo complicata l'approvazione del bilancio 2025 in continuità aziendale;
attualmente 186 lavoratori restano in cassa integrazione nelle aree di crisi complessa, con rotazioni ridotte al minimo, mentre appena 38 addetti, considerati insufficienti, conducono il presidio minimo di uno stabilimento strategico per il comparto nazionale dell'alluminio e per il territorio del Sulcis-Iglesiente;
il nodo nevralgico della vicenda è rappresentato dalla perdurante assenza di soluzione circa lo sblocco degli asset aziendali, attualmente congelati in quanto patrimonio di una società controllata dal gruppo russo Rusal, in attuazione delle misure adottate dal Comitato di sicurezza finanziaria nell'ambito del regime sanzionatorio nei confronti della Russia, circostanza che ha costituito un ostacolo alla ripartenza produttiva;
tale congelamento risulta non coerente con le prassi applicate in altri Paesi europei, dove vengono previste deroghe operative per consentire la continuità delle attività produttive e occupazionali strategiche;
le organizzazioni sindacali hanno ribadito con chiarezza che, in assenza di risposte rapide, verificabili e risolutive in merito allo sblocco degli asset, alle risorse necessarie e al rilancio produttivo, saranno attivate tutte le forme di mobilitazione ritenute necessarie, come già avvenuto nei mesi scorsi –:
quali urgenti iniziative il Governo intenda adottare volte a garantire la continuità operativa e il rilancio produttivo della Eurallumina, anche mediante l'individuazione di soluzioni giuridicamente sostenibili in relazione al blocco degli asset aziendali riconducibili al gruppo Rusal, nell'ambito di una più ampia strategia industriale di lungo periodo, coerente con la transizione energetica e con le politiche europee di decarbonizzazione, idonea a garantire la tutela dell'occupazione e del tessuto produttivo del Sulcis.
(3-02588)