XIX LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 664 di mercoledì 20 maggio 2026
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI
La seduta comincia alle 9,45.
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ALESSANDRO COLUCCI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 101, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).
Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1852 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, recante disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica (Approvato dal Senato) (A.C. 2935) (ore 9,49).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2935: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, recante disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica.
Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,50).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Si riprende la discussione.
(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2935)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Emilio Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Questo decreto fiscale è, per l'ennesima volta, un mancato intervento con una strategia; qualcosa di modesto - come, purtroppo, è modesto… oramai siamo al quarto anno di legislatura e di Governo -, che sembra più andare nella direzione di alcuni Governi del passato di stampo democristiano, che di rinnovamento o cambiamento epocale, come ci era stato promesso in campagna elettorale, con delle condizioni oggettivamente straordinarie.
Ad oggi, la maggioranza gode di un numero di deputati e di senatori straordinariamente alto, a causa soprattutto delle divisioni degli avversari, che si sono presentati divisi in tre fazioni alle ultime elezioni politiche. E quando uno ha una maggioranza molto ampia, ci si aspetta che abbia il coraggio di fare delle scelte importanti. E invece, per l'ennesima volta, questo decreto fiscale sistema qualcosa, sicuramente qualcosa anche di utile, ma è parva materia, non c'è una visione strategica. Non si è intervenuti su quella che era la grande promessa che, ovviamente, prima di farla, bisogna valutare con grande attenzione se si hanno i numeri, la volontà e la capacità: cioè, abbassare la pressione fiscale, venire incontro ai salari dei lavoratori, alle partite IVA - mai o quasi mai tenute in considerazione -, premiare chi è cittadino modello, paga le tasse regolarmente e tiene in piedi questo Paese. Questo Paese non si tiene in piedi con la corruzione o con gli evasori, ma con le persone perbene e coloro che portano avanti faticosamente il sistema del nostro Stato. Eppure non avviene, e noi abbiamo letto questi articoli. Tutti interventi, come dire… in alcuni casi avete addirittura aggiustato delle precedenti manovre che voi stessi avevate realizzato e che, poi, vi siete resi conto di aver sbagliato.
Ecco, questo è un elemento che ci lascia particolarmente perplessi: questa costante e continua improvvisazione, questo cambio continuo di posizione una volta assunti atti, casomai con superficialità e improvvisazione. E lo ripetiamo, al di là della nostra posizione - che è quella della minoranza, quella dell'opposizione, quella di aver cercato sempre, in modo corretto, di migliorare i vostri testi, alcune volte cambiandoli, alcune volte mettendovi in allarme su errori clamorosi che venivano fatti e sui quali, poi, si è dovuto ulteriormente intervenire -, c'è qualcosa che ci lascia veramente perplessi: la strategia di un disegno che non riusciamo a comprendere. Sembrano cose messe assieme, frutto di trattative: siamo sul finale, cerchiamo di accontentare tutti. Il problema è che è lo stesso sistema che avete utilizzato per gli altri decreti fiscali: misure frammentate, su cui bisognerà di nuovo intervenire, misure senza coperture, misure temporanee e contraddittorie, come dicevo poc'anzi, che riflettono logiche corporative di rappresentanze, spesso di micro-interessi. Sia chiaro, vanno tutelati gli interessi di tutti, ma bisogna ragionare nell'interesse generale del Paese.
Questa è la grande sfida, perché i primi a cui non vi siete interessati sono stati, purtroppo, gli abitanti del Mezzogiorno e delle isole, poi di intere categorie sociali di tutto il Paese, poi del mondo delle imprese, addirittura del mondo dell'industria, addirittura di mondi che erano vicino a voi e che, per logiche corporative o di rotte tra bande, non siete riusciti neanche a tutelare, creando uno scontento generale. È, esattamente, il contrario di ciò che servirebbe al Paese per sostenere quelle che sono cose importanti: la competitività, gli investimenti e la crescita.
Il risultato finale è un provvedimento che non affronta nessuno - e ribadiamo: nessuno - dei nodi strutturali dell'economia italiana. Non riduce neanche il costo dell'energia. Voi immaginate di lanciare, in un futuro tra 20 anni, il nucleare - senza immaginare che il petrolio, tra virgolette, c'è oggi e sono le rinnovabili - sempre per lo stesso furore ideologico. È un furore ideologico non voler investire su quello che abbiamo oggi, sul nostro petrolio, che sono il vento e il sole.
Non siete riusciti ad alleggerire la pressione fiscale. Ma vi rendete conto che avete raggiunto il record dall'epoca di Monti? Voi dovevate fare qualcosa di straordinario. Perdonatemi, leggo costantemente sulla stampa che la Premier - il Premier - ci racconta che, purtroppo, è stata sfortunata, che ci sono state le congiunture. Ma si può mai governare dicendo che se le cose vanno bene è merito proprio e se le cose vanno male è il fato? È anche poco serio da persone che stanno in Parlamento, fanno politica e hanno fatto parte di altri Governi. Io, poi, voglio ricordare, sempre per ricordarlo a noi stessi, quando sento in Aula alcuni colleghi che dicono: i Governi della sinistra che hanno…
Premesso che la gran parte dei Governi precedenti a questi sono stati Governi spesso di unità nazionale o Governi di carattere tecnico, la Premier è entrata recentemente nei primi tre Governi che hanno avuto maggiore durata nella storia del nostro Paese dal dopoguerra ad oggi e sono tre Governi di destra: Berlusconi, Meloni, Berlusconi. In totale, questi tre Premier hanno governato 11 anni. Poi viene Craxi, se non sbaglio. Anche per la storia - chi ha governato prima di noi - spesso parlate di Governi in cui ci sono stati i vostri stessi alleati, Governi di cui facevano parte la Lega e Forza Italia. Invece, sempre a scaricare addosso a qualcun altro le responsabilità. Guardate che la serietà è una cosa importante, ammettere i propri errori è una cosa seria, governare sapendo che non è tutto possibile.
Non riusciamo a vedere, neanche sull'aspetto fiscale, un qualcosa per cui sarà ricordato questo Governo. Non dovete portare a termine - e meno male - la riforma assurda della giustizia, in un furore ideologico anche in quel caso. Non porterete a termine la vicenda del premierato, perché adesso vi fa paura tornare a fare un referendum. State cercando di maneggiare in modo molto scorretto - e su questo ci saranno delle conseguenze politiche e di carattere giuridico, perché state facendo una forzatura - l'autonomia differenziata, anche quella bocciata.
Alla fine, sembrate, come sta dicendo qualche giornalista, una sorta di “Governo colibrì”: il massimo sforzo per rimanere fermi. Il massimo sforzo per rimanere fermi. Interroghiamo i cittadini su cosa ricordano di questo Governo negli ultimi quattro anni, qual è un atto, nel bene e nel male, che lo ha caratterizzato? Dei Governi passati, nel bene o nel male, ci sono dei ricordi, dal Governo Berlusconi a quello Renzi, a quello Draghi, nel bene o nel male. Qui, invece, non ci si ricorda nulla, come se fosse passato senza incidere su nulla. Questo non è un fatto positivo, dato che questo Governo, più degli altri, ha avuto la possibilità di incidere.
Soprattutto, poi, noi ci domandiamo: ma perché? Quindi, non avevate nessun disegno di governo del nostro Paese, non avevate un'ambizione reale. Avete sostanzialmente cercato, in modo alterno, di favorire una corporazione su un'altra, con il risultato che avete lasciato il Paese nelle paludi senza raggiungere, dal punto di vista economico, nessun risultato apprezzabile.
Qui voglio concludere sottolineando una cosa: se c'è un grande malcontento nei settori produttivi del nostro Paese, settori che, in alcuni casi, erano fortemente legati, anche ideologicamente, alla vostra parte politica, è perché avete toppato alla grande (Applausi del deputato Grimaldi), probabilmente per l'accusa più grave che vi fanno: improvvisazione e superficialità. Ci sono persone che sono state molto critiche, in passato, con la sinistra o con il centro-sinistra, però hanno detto una cosa: loro cercavano almeno di mettere persone preparate, questi neanche persone preparate. Il risultato di questo decreto è il niente. Il niente porterà a nulla per il nostro Paese e ancora a perdita di tempo, di energie, di risorse e di sviluppo. C'è bisogno di un cambio di guardia e il cambio di guardia lo si può fare in un solo modo, andando a votare (Applausi del deputato Grimaldi).
PRESIDENTE. Salutiamo studenti e insegnanti dell'Istituto comprensivo “Via delle Alzavole”, plesso “Luigi Volpicelli”, di Roma, che assistono ai nostri lavori in tribuna. Vi ringraziamo per questo e vi auguriamo ogni fortuna (Applausi). Precisiamo che la seduta è appena iniziata e sono in corso di svolgimento le dichiarazioni di voto. Tra non molto, l'Aula si riempirà per procedere alle votazioni su questo provvedimento.
Ha chiesto di parlare la deputata Ilaria Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghi, il provvedimento, di cui stiamo discutendo la fiducia, è un provvedimento che, anche con le modifiche apportate al Senato, rappresenta un tassello concreto e urgente dell'azione di Governo per sostenere l'economia italiana in un momento ancora segnato da tensioni internazionali, rincari energetici e necessità di rilancio produttivo. Con il voto di fiducia, che oggi ci apprestiamo a esprimere, questa maggioranza conferma una linea politica chiara: intervenire, con rapidità, responsabilità e concretezza per proteggere famiglie, imprese, lavoro e competitività del sistema Italia in una fase internazionale ancora complessa e instabile.
Il decreto nasce dalla necessità di dare risposte immediate alle famiglie, alle imprese, ai lavoratori e non è un provvedimento omnibus fine a se stesso, ma è un intervento mirato, finanziariamente coperto, che tocca settori strategici: dal mare all'agricoltura, dalla decarbonizzazione alla competitività internazionale e che semplifica regole, troppo spesso, complesse e obsolete. Rafforza la crescita, tutela il lavoro, mantiene la barra dritta sulla responsabilità fiscale. Si concentra sul rigore fiscale, appunto, e sostegno all'economia reale. Interviene, innanzitutto, sul piano della certezza del diritto in materia tributaria e la disciplina dell'IVA, per le operazioni permutative e le dazioni in pagamento, viene finalmente chiarita in modo stabile, superando le incertezze applicative che avevano generato contenzioso e disorientamento. Si tratta di una norma che vale per i contratti stipulati dal 1° gennaio 2026 e che tutela i comportamenti, già adottati, in conformità alla disciplina previgente. Questo è rispetto della buona fede dei contribuenti.
Altrettanto significativa è la disciplina sui lavoratori impatriati, quei lavoratori italiani o stranieri che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia dopo aver lavorato e vissuto all'estero: viene coordinata con il regime introdotto dal decreto legislativo n. 209 del 2023. Poi la nuova disciplina, altrettanto importante, sull'imposizione fiscale dei redditi dei lavoratori marittimi residenti in Italia e imbarcati su navi battenti bandiera estera. Si riconosce, finalmente, piena tutela a questa categoria di lavoratori, escludendo dalla base imponibile Irpef i redditi da lavoro dipendente di chi presta servizio, per oltre 183 giorni l'anno, in acque internazionali. È una misura di equità che valorizza una professione fondamentale per la nostra economia marittima e che colma una lacuna di lungo corso.
Il decreto guarda anche alla competitività dell'intera filiera marittima europea. Importante, infatti, è la norma che sostiene gli interventi di decarbonizzazione del settore navale, il miglioramento dell'efficienza energetica delle navi o lo sviluppo di tecnologie innovative e di propulsione a zero emissioni, prevedendo che tali investimenti, quelli sostenuti, siano realizzati presso cantieri navali situati all'interno dell'Unione europea. Una scelta strategica che rafforza insieme sostenibilità ambientale, occupazione qualificata e autonomia industriale europea, sostenendo un comparto che rappresenta una leva essenziale per la crescita economica del nostro Paese.
Passiamo, poi, al credito d'imposta, a sostegno della transizione energetica. Il limite di spesa per il credito d'imposta in favore delle imprese che hanno investito in beni strumentali 4.0 è stato, infatti, incrementato fino a 1,3 miliardi di euro e la percentuale di riconoscimento del credito è salita all'89,77 per cento dell'ammontare richiesto. Questi numeri non sono frutto del caso, sono il segno di una maggioranza che ha ascoltato le imprese, che ha compreso la portata del problema e ha dato una soluzione concreta.
A questo si aggiunge un contributo per gli investimenti in impianti di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e destinata all'autoconsumo, pari fino a 57,7 milioni per quest'anno e 80 per il prossimo.
Ciò costituisce un ulteriore tassello nella strategia di transizione energetica del sistema produttivo nazionale. Non è uno slogan, è un investimento concreto nella competitività futura delle nostre imprese. Sul versante dell'ammortamento, la soppressione del requisito di provenienza europea per i beni strumentali agevolati è una scelta coraggiosa e necessaria: consente alle imprese italiane di acquistare tecnologie di qualità ovunque esse si trovino, senza penalizzazioni artificiose che avrebbero finito per ritorcersi contro la produttività delle nostre aziende.
C'è, poi, il tema forse più urgente ed emergenziale: la risposta al caro carburante con misure concrete per famiglie e imprese. Non possiamo non richiamare l'insieme di misure, introdotte in sede di conversione, per fronteggiare l'eccezionale incremento dei prezzi dei carburanti.
L'articolo 8-bis ha rideterminato temporaneamente le aliquote di accisa su benzina, gasolio, GPL e gas naturale; quest'ultimo è stato azzerato per il periodo dall'8 aprile fino al 1° maggio, un intervento che ha avuto effetti immediati e tangibili per milioni di automobilisti e per le categorie economiche che dipendono dalla mobilità. Il potenziamento, poi, del meccanismo di sorveglianza dei prezzi dei carburanti, con il nuovo strumento di allerta affidato al Garante e il potere ministeriale di attivare il regime di controllo in caso di anomalie di filiera, completa un sistema di tutela del consumatore che era atteso. Altrettanto meritevole è il credito d'imposta riconosciuto alle imprese agricole per l'acquisto di carburante nel mese di marzo 2026: una misura che ha preso atto della situazione di straordinaria difficoltà vissuta dal comparto primario in questa fase. L'agricoltura è il presidio del territorio e della sovranità alimentare: proteggerla non è assistenzialismo, è lungimiranza.
Il provvedimento non si dimentica delle imprese che guardano oltre confine: il cofinanziamento a fondo perduto è stato aumentato fino al 20 per cento per iniziative di transizione digitale o ecologica.
Di rilievo anche l'istituzione del Fondo per le imprese artigiane, con una dotazione di 20 milioni di euro per il 2027 e di 30 per 2028, dedicato all'accesso agevolato al credito in forma di contributi in conto interessi. L'artigianato è l'identità produttiva più autentica del nostro Paese e tutelarlo significa tutelare quelle reti di saperi, di mestieri, di comunità locali che nessuna globalizzazione ha saputo o potuto scalzare.
C'è, poi, il capitolo che riguarda il concordato preventivo biennale e la riscossione equa. Inoltre, l'estensione della definizione agevolata delle cartelle esattoriali ai carichi degli enti territoriali - mi riferisco all'articolo 10-quinquies - permetterà a molti contribuenti di chiudere posizioni debitorie con regioni ed enti locali attraverso procedure semplificate e rateizzazioni accessibili. La pace fiscale non è un condono, è il riconoscimento che un sistema tributario equo deve essere anche accessibile.
Rileviamo con soddisfazione anche le disposizioni dedicate al mondo della cultura e della coesione sociale. Mi riferisco alle misure in favore delle fondazioni lirico-sinfoniche, dei teatri nazionali, dei teatri di rilevante interesse culturale, per i quali vengono differiti i vigenti limiti assunzionali e rafforzati gli strumenti di continuità organizzativa e finanziaria. È una scelta importante perché significa difendere non solo migliaia di posti di lavoro, ma anche un patrimonio culturale che rappresenta l'identità stessa dell'Italia. Allo stesso modo, riteniamo particolarmente significativa la disposizione che garantisce, anche per il 2026, la continuità del servizio di emissione della Carta europea della disabilità. Si tratta di una misura concreta di inclusione e civiltà, che consente alle persone con disabilità un accesso più semplice e uniforme ai servizi, alle agevolazioni, agli strumenti di tutela previsti a livello nazionale ed europeo. Anche in queste norme si coglie il senso di fondo del provvedimento: coniugare crescita economica, responsabilità finanziaria e attenzione alle persone più fragili.
Queste misure non nascono dal nulla, sono il frutto di un Governo che ha scelto di stare dalla parte di chi produce, di chi lavora e di chi rischia in prima persona. Non siamo di fronte a bonus a pioggia, siamo di fronte a interventi chirurgici su settori che rappresentano l'eccellenza italiana - il mare, come abbiamo visto, l'agricoltura, la manifattura, la transizione energetica -, che in questi anni hanno subito shock esterni per la pandemia, la guerra in Ucraina, la crisi energetica, le tensioni nel Golfo. Qui non c'è ideologia, c'è concretezza. Qui si aiutano i marinai, che stanno mesi in mare; gli agricoltori, che producono il cibo che arriva sulle nostre tavole; le imprese, che investono nel green e nell'innovazione; i porti, che devono restare competitivi; le imprese artigiane, che sono il cuore del nostro made in Italy.
La fiducia che votiamo oggi non è soltanto la fiducia a un Governo, ma fiducia all'Italia che lavora, produce e guarda avanti. È fiducia a un modello di sviluppo che mette al centro la persona, l'impresa responsabile e la sostenibilità ambientale ed economica. Per tutti questi motivi, dichiaro il voto favorevole alla fiducia su questo provvedimento, a nome del gruppo di Noi Moderati (Applausi del deputato Alessandro Colucci).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Antonio D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Invece il nostro è un “no”, ed è un “no” convinto, non è un “no” solo da posizionamento politico. È un “no” che nasce da una serie di considerazioni.
Intanto, oggi ci si chiede la fiducia su una cosiddetta conversione doppia, perché il decreto-legge 3 aprile 2026, n. 42, abrogato pochi giorni dopo essere stato emanato, viene fatto confluire nel provvedimento che esaminiamo oggi. Questa è la cosiddetta tecnica della confluenza, che la Corte costituzionale ha avuto modo di stigmatizzare, da ultimo in una sentenza del 2024, in cui ha definito assolutamente tortuoso questo tipo di tecnica, frutto di un anomalo uso del peculiare procedimento di conversione del decreto-legge. Sono parole pesanti della Corte costituzionale, che aggiunge che questa tipologia di strategia… di tecnica legislativa reca pregiudizio alla chiarezza delle leggi e alla intelligibilità dell'ordinamento. Che cosa significa? Significa che, quando si propone un decreto-legge, ci vogliono circostanze di eccezionale gravità da motivare adeguatamente, che, naturalmente, non si sono verificate, né questa volta, né tantissime altre volte nelle quali, in questa legislatura, il Governo ha abusato dello strumento della decretazione di urgenza.
Per non parlare, poi, del fatto che quando c'è un decreto-legge, esso debba contenere indicazioni su una sola materia e, invece, i decreti-legge diventano i cosiddetti decreti omnibus. Può succedere una volta, Presidente, due volte, tre volte, ma qui è un continuo. Voglio solo fare accenno all'elencazione di materie toccate con questo decreto: abbiamo valutazioni e determinazioni sui carburanti, sulle accise, sui marittimi che navigano sotto bandiera estera, sull'America's Cup-Napoli 2027, sul porto di Piombino, sulle imprese artigiane, sugli uffici diplomatici italiani in Tunisia, sul florovivaismo, sulle fondazioni lirico-sinfoniche, sulla polizza sanitaria. Forse è meglio che non continuo, perché c'è veramente di tutto e di più dentro un contenitore unico che, ripeto, diventa addirittura una doppia decretazione, una doppia conversione. Quindi, come dicevamo, l'articolo 77 della Costituzione, che prescrive in maniera rigorosa l'omogeneità della materia richiesta, veramente va a farsi benedire.
Per non parlare, poi, del metodo in generale: cioè, qui abbiamo ancora una volta un decreto, questa volta - ripeto - correttivo, ancora una volta una fiducia, con un dibattito che strozza la centralità del Parlamento, con le prerogative parlamentari che saltano, con una centralità che non viene rispettata, con un abuso dello strumento rispetto al quale la Presidente Meloni ha tantissime volte inveito dall'opposizione. Allora, è facile quando si sta all'opposizione dire: ma quanti decreti, ma come si fa a togliere la centralità costituzionale al Parlamento, il Parlamento è la voce del popolo, è il Parlamento che deve avere la centralità, che deve seguire questo strumento abusato della decretazione di urgenza, che è un nonsenso, un abuso, una stortura. Dai banchi dell'opposizione è molto facile; poi si va al Governo e, per carità, si può fare un decreto, se ne possono fare due, se ne possono fare tre, ma, poi, segnare il record assoluto, storico, dell'utilizzo dello strumento della decretazione d'urgenza, detto da chi urlava con grande determinazione dai banchi dell'opposizione che fosse un abuso, sembra veramente un paradosso.
Affrontando il merito del provvedimento, Presidente, se c'è un tema, se c'è una materia dove si acuisce la disillusione rispetto alle promesse di un Governo che sta mettendo - questo sì - un record storico di durata e che, quindi, dovrebbe strutturare… perché è un Governo politico, perché è un Governo lungo, perché è un Governo che dovrebbe avere una visione, che dovrebbe avere una traiettoria dritta, lineare… invece, continua con i rattoppi.
Al netto, quindi, dei dibattiti ideologici, è un Governo che non riesce a strutturare e non riesce a ottenere fiducia dal Paese. Qui, non si tratta di ottenere la fiducia nel Parlamento, si tratta di avere la fiducia del Paese, degli investitori, della gente, dei nostri concittadini.
Quattro anni di promesse, sostanzialmente. Parlo di promesse fiscali, in questo caso, e oggi di promesse assolutamente tradite: accise che dovevano essere ridotte e non se ne parla nemmeno; una riforma fiscale strutturale annunciata per 4 anni, che per la verità non si è vista e, probabilmente, non si vedrà. Abbiamo un costo dell'energia abnorme, una pressione fiscale esagerata, delle bollette che mettono in difficoltà tutti gli italiani, il costo della vita che aumenta, l'aumento dei prezzi, un potere di acquisto che è diventato veramente abnorme, dei salari che sono diventati insufficienti e a nulla vale urlare che occorre un salario minimo.
Davanti a ciò, che cosa c'è? Il caos del Governo che non riesce a tracciare una linea dritta e non riesce a farlo, non soltanto perché non ha le idee chiare, ma perché all'interno c'è una maggioranza che non è coesa, che non è omogenea sui grandi temi. È omogenea solo sulla conservazione della postazione di Governo, ma non è coesa, non è omogenea e non è uniforme nell'impostazione su nessuna delle grandi questioni. Questo è veramente evidentissimo e naturalmente il ricorso alla fiducia, probabilmente - altro che urgenza, necessità, reattività o rincorsa immediata rispetto alle esigenze del Paese -, è il modo per incerottare una maggioranza che, se andassimo su alcuni emendamenti, si ritroverebbe fortemente in piena e forte conflittualità.
Occorrerebbero misure strutturali, scelte - lo ripeto - lineari e logiche, stabilità conferita al Paese, prospettive e traiettorie più rassicuranti. Invece, la politica fiscale che viene proposta non è affatto rassicurante né per gli investitori che devono versare i capitali ma nemmeno, ovviamente, per le famiglie perché diventa semplicemente una grande gestione dell'emergenza.
Allora, che cosa bisognerebbe fare? Occorrerebbe innanzitutto una riforma fiscale strutturale, non dei bonus a pioggia che intervengono e che mettono delle pezze a colori. Piuttosto che una impostazione tesa a favorire i condoni, occorrerebbe dare, invece, una certezza del diritto, controlli mirati, un taglio serio e permanente del cuneo fiscale e non dei provvedimenti che rimodulano a livello temporale e a livello episodico determinate situazioni; poi, occorrerebbe naturalmente un'attenzione assoluta alle bollette degli italiani. Questa dovrebbe essere la linea guida, l'attenzione massima del Governo.
Quindi, naturalmente, occorrerebbe fermare questo abuso, questo sistema di continua decretazione d'urgenza, addirittura con la tecnica, questa volta, della cosiddetta confluenza. Quindi, stop ai decreti omnibus, quelli che contengono tantissime materie tutte insieme. Se c'è un decreto, si sceglie, si sceglie una materia, si sceglie un'urgenza vera e motivata e non questo continuo ricorso che non rispetta il Parlamento e non rispetta gli equilibri istituzionali.
Poi, naturalmente, laddove ci fosse da parte del Governo una politica, una traiettoria coerente, strategica e strutturale, avremmo naturalmente un posizionamento più coerente a livello europeo e internazionale.
In definitiva, Presidente, il Governo ci chiede ancora una volta la fiducia e, quindi, ancora fiducia su fiducia. Fiducia, fiducia, fiducia: sembra lo slogan di un gruppo goliardico salernitano. Noi, però, fiducia a questo Governo in queste condizioni non ne possiamo dare. Quindi, esprimeremo un voto contrario (Applausi della deputata Ruffino).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Enrica Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, Sottosegretario, potrei continuare il discorso che ha fatto chi mi ha preceduto, continuare a stigmatizzare il ricorso, che anche questa volta è stato fatto, a un decreto-legge, doppiato dall'ennesima questione di fiducia.
Io penso, però, che in questo caso ci sia addirittura qualcosa in più, perché il Governo è riuscito a modificare dopo soli tre mesi, quindi, poche settimane, delle disposizioni che erano contenute nella legge di bilancio e in altri provvedimenti normativi su materie che per le imprese rivestono un'importanza cruciale.
Parliamo del credito di imposta per Transizione 5.0, parliamo della rateizzazione dei debiti contributivi, parliamo della rimodulazione dell'IVA sulle operazioni permutative, parliamo della famigerata tassa sui pacchi. Ma cosa significa questo modo di legiferare? Ci lascia perplessi, se non attoniti. Cioè, cosa significa? Butto lì una norma, vedo come va, poi magari non va bene, e che faccio? Inverto la rotta in pochissimo tempo, la congelo. Ma io vorrei ricordare alla maggioranza che nemmeno la più microscopica delle aziende può avere una progettualità a così breve scadenza. Figuriamoci chi governa un Paese come l'Italia!
Questa continua oscillazione normativa disorienta cittadini e imprese. Tra l'altro, per le piccole imprese tutto ciò si converte ovviamente in un aumento dei costi e anche in opportunità mancate. Questi continui ripensamenti nuocciono proprio al tessuto produttivo e le piccole imprese rappresentano la gran parte del tessuto produttivo italiano. Cioè, non si può decidere a dicembre una cosa per l'iperammortamento e, poi, cambiare idea dopo tre mesi! Non si possono illudere centinaia di imprese con Transizione 5.0, prima promettendo e poi cambiando in corso d'opera le regole che erano state stabilite in un primo momento e dopo ripensarci, perché ovviamente si è pensato si fosse dinanzi al rischio di gravi ripercussioni economiche a carico delle imprese. Quindi, ci si ripensa e si interviene nuovamente, tra l'altro, con delle toppe, con un rattoppo che probabilmente creerà ulteriori difficoltà perché le risorse comunque sono insufficienti.
È un modo assolutamente incredibile di agire da parte di questo Governo. È disorientante! Abbiamo necessità di stabilità normativa: le imprese devono avere un quadro preciso nel quale muoversi. Si crea, altrimenti, un caos inutile.
Poi, vogliamo parlare dell'assurda tassa sui pacchi che avrebbe potuto ovviamente sferrare un colpo decisivo alla logistica, senza ovviamente generare il gettito sperato? È una misura ovviamente miope, è una misura che è stata aggirata con estrema facilità e che ha spinto l'e-commerce verso altri Paesi dell'Unione europea, salvo ovviamente, poi, entrare in Italia in libera circolazione.
Allora, ovviamente dinanzi a queste criticità, che si fa? Si proroga, si stabilisce il differimento al 1° luglio 2026 e poi tanto si vedrà. Ma come “poi tanto si vedrà”? È qualcosa di disorientante al massimo. Ripeto: l'Italia ha bisogno di regole certe. Noi, invece, qui che cosa stiamo facendo? Il Governo cosa sta facendo? Sta procedendo per tentativi ed errori. A parer mio, più per errori che per tentativi. È un modo di procedere tipico dell'apprendista stregone. Mi viene in mente l'apprendista stregone che fa degli esperimenti, vede un po' se gli riescono o meno, magari salta il laboratorio per aria, ma che fa? Qui, però, non si può procedere in questo modo. Il legislatore, anche quello dell'urgenza, deve avere un quadro chiaro, nitido dell'agire; un legislatore dell'urgenza che, però, ha esautorato completamente il Parlamento. Forse, è questo il problema: qui non c'è più un vero dibattito su questioni che riguardano l'economia del Paese. Noi ci siamo trasformati in muti ratificatori di decisioni già prese. Allora, che cosa si fa? Cosa fa il Governo?
Tiriamo su una norma e vediamo un po' se riusciamo a far cassa. Poi, magari, se è troppo fastidiosa, la congeliamo e poi, magari, la riproponiamo tra tre mesi. No, torno a ripetere che la stabilità normativa è necessaria per la programmazione, anche della più piccola delle imprese, anche per il più insignificante degli investimenti. Questa, a parere mio, è una delle grandi criticità di questo decreto che, tra l'altro, come ricordava chi mi ha preceduto, mette insieme un po' tutto. È la solita “insalata” che viene poi riproposta in sede di conversione al Parlamento, tanto il requisito dell'omogeneità è bello e scomparso, ormai è superato, risulta superato da questo modo di normare. Nessuno più se ne importa a quanto pare, solo noi dell'opposizione, ovviamente, protestiamo continuamente, perché dovremmo attenerci al dettato costituzionale.
Poi, dulcis in fundo, che cosa si fa? Si proroga il taglio delle accise, quelle che, un tempo lontano e dimenticato dalla maggioranza, la Premier voleva abolire. Si tagliano sempre a tempo, a settimane. Tra poco si taglieranno, a giorni; forse è in mente di tagliarle anche ad horas, visto e considerato che ci troviamo dinanzi a interventi alluvionali, di settimana in settimana. Tutto questo, ovviamente, con il corollario di una norma che è stabilita in questo decreto, una norma dal tono roboante che promette lo speciale regime di controllo dei fenomeni distorsivi, come se la colpa del caro carburanti fosse dei benzinai, degli impianti di distribuzione e non delle avventure belliche che piacciono tanto a questa maggioranza. Però, adesso c'è un problema per voi della maggioranza: come tenere in piedi, almeno per qualche settimana, il taglio delle accise? È un bel dilemma.
Dopo aver ridotto la spesa per sanità, per istruzione, per politiche sociali e anche per la sicurezza con lo scorso provvedimento - vi ricordate, ci sono stati tagli lineari alla gran parte dei Ministeri - il Governo cosa fa? È corso a Bruxelles per chiedere margini straordinari per affrontare il caro energia e la crisi economica. La risposta era da aspettarsela: picche, almeno al momento. Cosicché, dopo aver accettato impegni miliardari per il riarmo, dopo aver assistito inermi al crollo della produzione industriale e dopo aver tagliato servizi essenziali per i cittadini, il Governo ora si accorge che la coperta è troppo corta. Nessuno gli ha detto - o, meglio, noi glielo abbiamo detto più volte - che se non cresce l'economia, se non si genera ricchezza, le misure di rigore, caro Sottosegretario, a nulla servono.
Intanto, che cosa succede? Incombe la paura di perdere il consenso elettorale. Gli autotrasportatori minacciano di bloccare il Paese con uno sciopero straordinario dal 25 al 29 maggio. Quello che sta accadendo, Presidente, è il segno di un Esecutivo senza una strategia economica reale, schiacciato tra caro energia, inflazione, che morde sempre più, e vincoli europei che ha accettato senza battere ciglio. Sapevamo che questo momento sarebbe arrivato, perché alla fine la propaganda si scontra sempre con la dura realtà. Ora abbiamo un Esecutivo che annaspa, al quale, Presidente, non si può dare alcuna fiducia (Applausi del deputato Perantoni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fabrizio Sala. Ne ha facoltà.
FABRIZIO SALA (FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, oggi siamo chiamati a esprimerci sulla fiducia posta dal Governo su questo decreto-legge. Un provvedimento importante, un provvedimento concreto, un provvedimento pragmatico che affronta con serietà alcuni nodi economici e fiscali più delicati del nostro Paese.
Forza Italia voterà convintamente la fiducia a questo decreto. Lo farà con spirito di responsabilità, ma anche con orgoglio politico, perché dentro questo provvedimento vi sono molti dei principi che da sempre caratterizzano la nostra cultura liberale, garantista, produttivista ed europeista. Questo decreto non nasce per fare propaganda, nasce per dare risposte: risposte alle famiglie, risposte alle imprese, risposte ai lavoratori, a chi produce ricchezza, investe, rischia e crea occupazione. Soprattutto nasce da una visione precisa: quella di uno Stato che non deve soffocare l'economia, ma accompagnarla, sostenerla e renderla più forte e competitiva. È una differenza culturale profonda. Per troppi anni la sinistra ha considerato l'impresa quasi con sospetto, come qualcosa da controllare, da limitare, da tassare. Noi, invece, crediamo che chi produce lavoro e sviluppo non sia il problema dell'Italia, ma la soluzione.
È dentro questa visione che si colloca questo decreto. Pensiamo alle misure fiscali introdotte: si interviene sul concordato preventivo biennale, cercando di costruire sempre di più un rapporto nuovo tra Stato e contribuente. Lo spirito di questo strumento è uno spirito estremamente innovativo, un rapporto fondato non più sulla persecuzione fiscale, ma sulla fiducia reciproca, sulla certezza delle regole e sulla collaborazione tra cittadino e fisco. È un cambio di paradigma che il nostro partito sostiene da sempre. Noi crediamo che il fisco debba essere giusto, semplice e prevedibile, non un labirinto burocratico, non uno strumento di oppressione, non una macchina che presume automaticamente la colpevolezza del cittadino. Il cittadino onesto va aiutato, non vessato, andrebbe anche premiato.
Dentro questo decreto troviamo anche misure importanti sulla riscossione e sulla rottamazione, misure che hanno uno spirito ben preciso: quello di aiutare famiglie e imprese in difficoltà a rientrare nel sistema, a regolarizzare la propria posizione, a tornare a investire e a consumare. Uno Stato intelligente non punta a schiacciare il contribuente, ma punta a recuperare risorse senza distruggere il tessuto economico. È esattamente questa la linea che Forza Italia ha da sempre sostenuto nei Governi di centrodestra.
Vi sono poi interventi molto significativi sul fronte degli investimenti e dell'innovazione. Il decreto rafforza strumenti come Transizione 5.0, accompagnando il sistema produttivo italiano verso la modernizzazione tecnologica, l'efficienza energetica, la digitalizzazione. Questa non è una scelta ideologica, è una necessità strategica. Oggi la competitività di una Nazione si misura sulla capacità di innovare, sulla capacità di attrarre investimenti e sulla capacità di sostenere industria, ricerca, infrastrutture digitali, intelligenza artificiale, data center ed energia. Oggi la più grande azienda al mondo è un'azienda che investe in intelligenza artificiale. Questo ci deve far riflettere sulle manovre che dobbiamo approvare per rendere il nostro Paese attrattivo. Qui emerge, ancora una volta, la differenza tra chi vuole governare il cambiamento e chi invece preferisce bloccarlo. Forza Italia non ha paura dell'innovazione. Forza Italia vuole che l'Italia diventi protagonista della nuova economia europea. Per questo sosteniamo con convinzione gli strumenti che aiutano le imprese a investire, perché ogni investimento produttivo significa posti di lavoro, significa salari, significa crescita, significa futuro. Questi sono i principi fondanti del nostro partito, di Forza Italia. Dentro questo decreto troviamo anche una particolare attenzione all'attrattività del nostro Paese. Le norme sugli impatriati vanno nella direzione giusta: riportare competenze, talenti e professionalità in Italia. Per troppo tempo abbiamo assistito alla fuga di cervelli, come se fosse un fenomeno inevitabile. Noi diciamo, invece, che l'Italia deve tornare ad attrarre intelligenze, competenze e capitale umano. Per farlo servono regole fiscali competitive, stabilità normativa e un sistema economico credibile. Questo decreto va in questa direzione.
Così come è importante l'intervento sulla fiscalità degli investimenti. Sono temi tecnici, certo, ma dietro le norme tecniche ci sono conseguenze molto concrete. Ci sono aziende che decidono di investire o no in Italia.
Ci sono gruppi industriali che scelgono dove localizzare attività produttive; ci sono posti di lavoro che possono essere creati o persi: non sono i Governi che creano i posti di lavoro, è il sistema economico messo in condizione ottimale che crea posti di lavoro.
Noi non possiamo permetterci una fiscalità che allontani gli investimenti, dobbiamo avere il coraggio di costruire un sistema competitivo a livello europeo. È questo che il Governo sta facendo. Certo, nessuno sostiene che tutti i problemi siano risolti, sarebbe poco serio dirlo, viviamo una fase internazionale estremamente complessa - le tensioni geopolitiche, le guerre, l'instabilità energetica, le difficoltà del commercio internazionale, i tassi elevati e la concorrenza globale -, ma proprio per questo servono Governi capaci di decidere, servono Governi che non si rifugino negli slogan, servono Governi che abbiano il coraggio della responsabilità; e questo Governo sta dimostrando esattamente questo.
Mentre altri alimentano paure e contrapposizioni sociali, il centrodestra continua a lavorare per rafforzare l'economia reale. E lasciatemelo dire, in questo lavoro vi è un contributo politico fondamentale di Forza Italia. Perché Forza Italia rappresenta nel centrodestra la cultura del garantismo economico, della libertà di impresa, dell'europeismo pragmatico, della responsabilità istituzionale. Noi siamo quelli che parlano alle imprese, ai professionisti, al ceto medio, ai lavoratori autonomi, alle partite IVA, a chi ogni mattina alza una saracinesca, a chi ogni giorno rischia tutto per creare ricchezza per la propria famiglia e per tutti gli altri. Siamo quelli che credono nella crescita come strumento di giustizia sociale, perché senza crescita non esiste redistribuzione, senza imprese non esiste welfare, senza lavoro non esiste dignità.
E allora questo decreto assume anche un valore politico più ampio: dice che l'Italia non vuole arrendersi al declino; dice che l'Italia vuole continuare a produrre, a innovare e a competere; dice che il Parlamento e il Governo sanno assumersi responsabilità difficili; e dice, soprattutto, che esiste un centrodestra serio, credibile, capace di governare, un centrodestra che non urla e che non promette miracoli, ma che lavora ogni giorno per dare stabilità al Paese.
Per queste ragioni, signor Presidente, Forza Italia voterà con convinzione la fiducia al Governo su questo decreto. Lo faremo continuando a portare avanti le nostre battaglie storiche - meno burocrazia, meno pressione fiscale, più libertà economica, più sostegno alle imprese, più crescita, più competitività -, perché crediamo che questa sia la strada giusta non per una parte politica, ma per tutta l'Italia (Applausi del deputato Lovecchio).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavandoli. Ne ha facoltà.
LAURA CAVANDOLI (LEGA). Grazie, Presidente. Gentili colleghi, oggi ci accingiamo a confermare il voto di fiducia al Governo Meloni. Lo facciamo in relazione al cosiddetto decreto fiscale, il decreto-legge n. 38 del 2026, che ha assorbito quello di riduzione delle accise - uno dei primi, anzi, il secondo che ha ridotto le accise sui carburanti fino al 1° maggio -, salvandone gli effetti prodotti.
Come ogni decreto fiscale, si tratta di un provvedimento molto eterogeneo, con norme specifiche e urgenti che servono per assestare normative già in essere, nel senso di ampliarne la portata o la dotazione, di istituire nuovi fondi o nuove dotazioni economiche - come quelle, per esempio, per le imprese artigiane - o di prorogare l'entrata in vigore di norme restrittive o di altre norme che andranno a regime, cioè andranno a sistema, così rafforzando e chiarendo quella che è l'azione e la volontà del Governo. Il tutto è nell'interesse dei contribuenti e del nostro Paese.
È questo il luogo per ricordare come il Governo in carica abbia assicurato stabilità, affidabilità e una grande considerazione internazionale grazie alla propria continuità e alla capacità di mantenere sotto controllo gli effetti di un debito pubblico rilevante, ereditato, e sempre sotto osservazione delle istituzioni europee e degli investitori esteri, che però hanno tributato fiducia ai nostri prodotti e, quindi, al nostro Governo. È anche un Governo che riesce a mantenere alto il proprio gradimento da parte dei cittadini italiani, cosa non facile in questo periodo geopolitico ed economico molto complicato, che richiede e necessita di interventi emergenziali, spesso di non facile spiegazione ai cittadini, in uno scenario internazionale sempre variabile.
E, proprio in questo scenario, mi è balzato all'occhio uno schemino che riporta i sondaggi politici nei quattro principali Paesi europei, oltre all'Italia: Francia, Germania, Inghilterra e Spagna. Ecco, questi sondaggi danno un quadro molto diverso dal nostro. C'è un divario evidente fra i partiti che sostengono il Governo e quelli all'opposizione; divario a favore di questi ultimi. Questo è un segnale importante di quanto non sia facile governare in questo periodo storico e del fatto che il solido Governo che c'è in Italia riesca ancora ad attuare il proprio programma nonostante le avversità, che sono comuni agli altri Paesi europei. E questo lo voglio sottolineare, perché, per la Lega e per il Governo di centrodestra, il coraggio di governare, con risultati validi, non deve essere mai dato per scontato. Del resto, in Italia pare incredibile come sia facile, per chi sta all'opposizione, sciorinare soluzioni banali a problemi complicati e, poi, vantarne un'efficacia che ovviamente non c'è, non c'è mai stata e mai è stata dimostrata.
Sul piano energetico, dobbiamo ricordarci che questa è la seconda crisi energetica in quattro anni. Nel 2022, la guerra contro l'Ucraina ha aperto la prima grande crisi: c'era gran parte dell'attuale opposizione a occuparsi delle tematiche più pesanti e, sinceramente, non ricordo soluzioni differenti rispetto a quelle dell'attuale Governo. Nemmeno l'applicazione delle proposte che vengono fatte ora, come la tassazione degli extraprofitti, ha portato a risultati mirabolanti, quelli che vengono ora proclamati dall'opposizione.
Forse non si ricordano del buco nelle coperture che si era prodotto dopo che erano stati annunciati e messi a copertura gli extraprofitti delle banche nel 2022, ma, soprattutto, non viene ricordata mai la sentenza della Corte costituzionale, la n. 111 del 2024, che ha stabilito l'illegittimità dell'imposta straordinaria sugli extraprofitti delle società energetiche introdotta dal Governo Draghi nel 2022, fissando un principio in virtù del quale le emergenze finanziarie dello Stato non possono giustificare tutto, perché il necessario bilanciamento di interessi fra le esigenze finanziarie della collettività e la tutela delle ragioni del contribuente non può sistematicamente risolversi a favore delle prime. Quindi noi non possiamo pensare che l'opposizione non sappia queste cose e, quindi, forse, mente sapendo di mentire, ma lo fa davanti agli italiani.
L'utilizzo dell'accisa mobile e la copertura con il maggior gettito IVA è la soluzione praticata e praticabile, e non penso che possa meritare critiche o dubbi applicativi, se non da parte di chi racconta favole.
Sui carburanti, vi è uno sconto sulle accise che adesso sta per essere ulteriormente prorogato e c'è grande attenzione per quello che riguarda i controlli e le segnalazioni da parte degli utenti, perché sono stati visti schizzare allo stesso costo benzina e gasolio, nonostante la differenza dello sconto sulle accise, in tempistiche, quantomeno, sospette. Proprio per questo, in questo decreto fiscale c'è un richiamo all'attività del Garante per la sorveglianza dei prezzi, che deve verificare l'applicazione della normativa e come questa sia applicata.
Quella dell'energia, Presidente, è una battaglia che dovrebbe unire tutti in quest'Aula, altrimenti denota uno degli ulteriori fallimenti dell'Unione europea, che non è stata in grado di fare una politica energetica comune, nemmeno dopo la crisi in Ucraina; anzi, con le sanzioni alla Russia, sono state create ulteriori situazioni di disparità. Qui, in Italia, ci troviamo senza approvvigionamento del gas russo, mentre Spagna e Francia, solo nel mese di marzo, hanno dato 600 milioni di euro alla Russia per acquistare il suo gas. Fu una decisione risalente all'epoca della sinistra quella di rinunciare al gas italiano e di fare investimenti per cui la principale fonte energetica del nostro Paese provenisse dalla Russia. E quindi, dopo l'attacco all'Ucraina, il nostro Paese ha dovuto cercare soluzioni diverse. E ora, invece, ci sentiamo dire da parte dell'opposizione che, per esempio, in Spagna l'energia è solamente rinnovabile e che dovremmo copiare la Spagna. Beh, sì, in effetti la Spagna, nell'ultimo trimestre, ha dato un miliardo di euro alla Russia per acquistarne il gas. Forse è vero, dobbiamo aprire un ragionamento in questa direzione. Comunque, il Governo ora sta andando avanti sul piano energetico. Proprio ieri, le Commissioni competenti hanno approvato il nuovo testo del disegno di legge sul nucleare. Un nucleare che deve essere importante, che deve essere di piccola taglia, al servizio di industria e cittadini, con la possibilità di investire nei territori in cui viene insediato, con lavoratori altamente specializzati e un ritorno economico.
In questo decreto c'è un passaggio importante che riguarda anche le imprese agricole, che possono finalmente beneficiare di un bonus fiscale per l'acquisto del gasolio agricolo.
Ecco, sulle imprese agricole l'Unione europea ieri finalmente si è occupata dei fertilizzanti, finalmente perché hanno visto schizzare quasi al 70 per cento in più il costo dell'urea e dei fertilizzanti nei soli mesi di marzo e aprile. Finalmente l'Unione europea se ne occupa. È un inizio, ne prendiamo atto. Si può fare ancora molto, molto di più, per tutelare le imprese agricole e i nostri prodotti.
In questo decreto, poi, sono previsti bonus per l'internazionalizzazione delle imprese, un Fondo per le imprese artigiane e, ancora, fondi per chi era in graduatoria utile per Transizione 5.0. Si va avanti anche per tutelare il diritto al pagamento dei liberi professionisti, in modo che, se anche non sono in linea con i pagamenti contributivi, possono comunque essere pagati e, quindi, poi adempiere. Si amplia l'accessibilità al concordato preventivo biennale e si vuole ampliare la platea dei beneficiari dell'iperammortamento. Infine, si vogliono utilizzare i fondi delle aste degli ETS per interventi di decarbonizzazione nel settore marittimo, implementando l'efficacia energetica delle navi, ma anche l'applicazione di software innovativi e tecnologici, che possano, quindi, portare a un miglioramento dal punto di vista ambientale.
Ci sono 50 milioni di euro per il recupero e l'ampliamento del porto di Piombino, 50 milioni di euro per le imprese artigiane e agevolazioni per mettere a sistema le aziende italiane che gravitano intorno all'America's Cup, che vedrà come protagonista Napoli e il nostro Paese il prossimo anno.
Sul piano economico, non possiamo dimenticare il nuovo Piano casa, perché sono stati previsti investimenti che portano sul mercato - che vogliono portare sul mercato - 100.000 abitazioni nei prossimi dieci anni, con un connubio pubblico e privato, ma si va nella direzione soprattutto di una rigenerazione del tessuto urbano, di dare nuova vita agli immobili della ricostruzione post-bellica o del boom economico che ormai hanno concluso la loro vita.
Per quanto riguarda l'imposta provinciale sulle trascrizioni e le immatricolazioni delle auto a noleggio, mi permetto di tranquillizzare l'amico trentino che è intervenuto ieri, perché, come ha scritto la stessa provincia autonoma di Trento, non c'è un immediato impatto negativo sulle finanze provinciali, perché la norma tende a uniformare il regime fiscale per quello che è l'immatricolazione con quello che è l'esercizio dell'attività. Pertanto, sarà più facile fare investimenti in Trentino proprio in relazione all'attuale vantaggiosità dell'imposta.
Presidente, concludo ricordando che una delle rivoluzioni di questo Governo è stato il minor tasso di disoccupazione dal dopoguerra. È un trend che rimane vicino ai minimi storici, con un grande impatto per quello che riguarda la disoccupazione femminile.
PRESIDENTE. Concluda.
LAURA CAVANDOLI (LEGA). Ricordo anche gli investimenti sul lato della sicurezza e faccio presente che, oltre ai 30.000 assunti nell'arco di questi quattro anni di Governo, è ora aperto un concorso per l'assunzione di 4.400 allievi agenti della Polizia di Stato, che sono più di tutti quelli…
PRESIDENTE. La ringrazio.
LAURA CAVANDOLI (LEGA). …che - e concludo Presidente - ha assunto il Governo PD-5 Stelle.
Per tutti questi motivi, la Lega voterà a favore della fiducia al Governo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti della Consulta degli studenti dell'Ufficio scolastico provinciale di Reggio Emilia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Li ringraziamo e gli auguriamo ogni fortuna.
Precisiamo che sono in corso le dichiarazioni di voto sul provvedimento all'ordine del giorno e tra breve, appunto, si procederà - arriveranno anche tutti gli altri deputati - alla votazione.
Ha chiesto di parlare il deputato Stefanazzi. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, presidente Osnato, inizio con un dato che, da solo, credo basterebbe a sintetizzare questa giornata e anche probabilmente l'ennesima farsa che questo voto di fiducia impone all'Aula. La pressione fiscale in questo Paese è arrivata al 43,1 per cento che, com'è noto, è il record assoluto degli ultimi dieci anni.
La certificazione, ovviamente, non è di parte, ma arriva da Eurostat, lo stesso Eurostat al quale - a febbraio scorso - il nostro Governo aveva affidato, in modo entusiastico, la propria credibilità e di cui oggi, di fronte, appunto, a questa certificazione, si lamenta a gran voce.
È evidente che i dati forniti da Eurostat sono dati certificati, ma la nostra Presidente del Consiglio la pensa in maniera diversa e pochi giorni fa ha detto che i numeri forniti da Istat sono un'illusione ottica, che è un approccio - mi permetto di dire - piuttosto peculiare da parte della nostra Presidente del Consiglio. Però, siccome io sono un patriota che ama le istituzioni, mi sono chiesto: se il Presidente del Consiglio di una delle più importanti economie del mondo afferma questo evidentemente qualcosa ci deve essere di vero, perché dubito che un Presidente del Consiglio di un Paese come l'Italia possa mentire sapendo di farlo. Quindi, ho riavvolto il nastro e sono andato un po' a riguardare quello che ha costituito la vostra politica fiscale in questi anni, dal momento in cui vi siete insediati. Faccio riferimento a quella fase preelettorale, poi trionfante post-elettorale, in cui avete delineato un futuro straordinario per il rapporto tra il nostro Paese e il fisco.
Quindi, mi sono chiesto, per esempio, che fine ha fatto la promessa, in campagna elettorale da parte di Fratelli d'Italia, di introdurre un limite costituzionale del 40 per cento alla pressione fiscale, mi sono chiesto che seguito abbiano avuto quei bellissimi video fatti dalla Presidente Meloni e dal Ministro Salvini a proposito delle accise sui carburanti e in che modo il Governo è stato consequenziale rispetto alle dichiarazioni, per esempio, come quelle sull'IRAP, che fu chiamata, come ricordo, “imposta rapina”, e sulla distorsività della Tobin tax. Alla fine, appunto, di questo esercizio segue un silenzio gigantesco che fa il paio con un fallimento gigantesco in uno dei campi - lo dico in maniera chiara - in cui probabilmente avreste voluto o avreste dovuto caratterizzare l'azione del Governo, perché le accise, com'è noto, sono rimaste immutate, con la scorsa legge di bilancio avete aumentato l'IRAP di due punti percentuali per banche e assicurazioni e pure la Tobin tax, distorsiva o meno che sia, è stata raddoppiata a partire da quest'anno.
Il decreto fiscale che stiamo esaminando oggi conferma questo trend, che lega in maniera tragica questo Governo all'epopea del fisco. Innanzitutto, questo è un provvedimento che, ancora una volta, non abbassa le tasse, però - e di questo non possiamo che darvi atto - inventa nuovi modi per non pagare queste tasse, proprio in ossequio a quella particolare attenzione, direi quasi attrazione fatale, che questo Governo, questa destra, ha nei confronti degli evasori fiscali. Compare l'ennesima rottamazione, la quinta per l'esattezza, che questa volta riguarda i debiti con i comuni, con le regioni, l'IMU non pagata, la TARI arretrata, le occupazioni di suolo pubblico, le multe eccetera. Tutto, in questi anni, è stato scontabile, dilazionabile, condonabile, con un messaggio chiaro che è passato - ve lo garantisco - in maniera molto precisa: chi non paga le tasse trova sempre in questo Governo un alleato, mentre chi le paga, che sono, com'è noto, i lavoratori e i pensionati, è un povero fesso, ahimè, sul quale accanirsi dal momento che la pressione fiscale, che cresce, grava proprio su queste categorie.
Poi c'è il concordato preventivo biennale e io ricordo personalmente, appartenendo alla Commissione finanze, l'entusiasmo con cui fu presentato questo provvedimento. La grande riforma del rapporto tra fisco e contribuenti, la pace fiscale strutturale. Le adesioni sono state una frazione infinitesima rispetto a quelle attese e il gettito che avevate garantito, ovviamente, non è mai arrivato. Un Governo normale, proprio dotato di un'intelligenza media, avrebbe dovuto, in sede di verifica, prendere atto dell'inefficacia dello strumento. Invece no, e mi viene da dire che non siete riusciti nemmeno a fidelizzare gli evasori e questo, devo dire, è dal loro punto di vista poco riconoscente rispetto agli sforzi che avete fatto.
Ma siccome voi avete pervicacemente a cuore il destino di chi non paga le tasse, avete una missione da compiere, con questo provvedimento cambiate nuovamente le regole e prorogate ancora una volta i termini.
E devo dire che c'è qualcosa di drammaticamente affascinante in questo accanimento, una sorta - immagino - di riflesso condizionato che vi spinge a negare l'evidenza nel nome del bene ultimo, della missione ultima che, evidentemente, vi siete dati: quella di garantire il benessere degli evasori.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI (ore 10,55)
CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Questo decreto - mi pare di dire - è proprio paradigmatico del palo che avete preso sulla strada della grande riforma fiscale di questo Governo: quella rivoluzione, appunto, che fu annunciata nel 2023 e che ha fatto, purtroppo, la fine di tutte le riforme che l'“annuncificio” di Palazzo Chigi ha messo in campo. Eppure, le condizioni c'erano tutte: avevate una maggioranza solida, avevate una delega in bianco da parte del Parlamento. Che cosa è rimasto? Vediamo un po'. Il termine originario per completare la riforma era agosto 2025. Non ce l'avete fatta, avete dovuto prorogare di altri dodici mesi il termine.
La grande marcia verso il paradiso fiscale in terra della destra italiana non è riuscita nemmeno a rispettare il proprio orologio e, per una volta, il Ministro Salvini non c'entra nulla. Il testo unico delle imposte sui redditi, che è il cuore del sistema fiscale, quello che riguarda Irpef e Ires, le imposte che gravano su cittadini e imprese, è ancora all'esame parlamentare e, dopo 4 anni, il provvedimento più importante della riforma non è legge.
I testi unici che avete approvato - sanzioni, giustizia tributaria, riscossioni, IVA - entreranno in vigore nel 2027. Li avete scritti, riordinati, sistemati, ripensati e poi li avete congelati perché, siccome siete un Governo di scarsi, avete capito e soprattutto avete intuito che tra poco non governerete più e avete preferito - e preferite - non esserci quando entreranno in vigore.
Ormai i cittadini hanno constatato che nulla di quello che avete promesso si è avverato, né si avvererà. Il fallimento che in assoluto brucia di più e vi brucia di più è quello delle aliquote Irpef: avete promesso la flat tax e siete arrivati a 3 scaglioni anziché 4, e la riduzione del secondo scaglione, dal 35 al 33 per cento, vale 40 euro per chi guadagna 28.000 euro. Quaranta euro! Questo è il dividendo fiscale di 4 anni di Governo per il ceto medio italiano che, nel frattempo, avete pensato bene di impoverire con assoluta mancanza di politiche economiche e industriali; perché tutto il tempo che avete perso e state perdendo per questa mitologica riforma fiscale, e che avete evidentemente fatto perdere al Paese senza produrre il minimo beneficio, fa il paio in maniera drammatica, ancora una volta, con i disastri che avete inflitto all'economia reale. Economia che, ovviamente, in questo provvedimento non entra minimamente. Su questo, diciamo, bisogna essere chiari.
La produzione industriale, in questo Paese, è in caduta libera; quel famoso made in Italy, di cui vi riempite la bocca, sta morendo in tempo reale; il Ministro Urso continua a dilettarsi con il gioco delle tre carte su Transizione 5.0 e, mentre cerchiamo di capire se le risorse ci sono o meno, le imprese sono sparite.
Scappate via da procedure farraginose, requisiti che cambiano dalla mattina alla sera. Lo scenario generale è tragico. Non voglio riparlare delle conseguenze del conflitto del Golfo, né di quello che sta succedendo a imprese e famiglie. Dico semplicemente che in un contesto di questo tipo - come si dice - quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.
Ecco, ci saremmo aspettati che un Governo normale fosse stato in grado di produrre qualcosa per venire incontro a questo momento storico, e invece vi siete squagliati come neve al sole. Non siete stati in grado di mettere in piedi uno straccio di politica strutturale, un aiuto permanente per le famiglie vulnerabili. Siamo uno dei pochissimi Paesi che, in questo…
PRESIDENTE. Concluda.
CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). …clima generale, non ha un salario minimo legale. Questo decreto è, appunto, il manifesto pieno, preciso, del vostro fallimento. Voi non siete stati capaci di passare dalle parole ai fatti e quello che rimarrà di voi sono le scuse e il vittimismo che nega l'evidenza di fallimenti in serie.
Il Partito Democratico voterà contro ovviamente, lo farà per chi paga le tasse e per chi non ha un amico nel Governo; lo farà per le imprese che aspettano una politica industriale che sia quantomeno verosimile…
PRESIDENTE. Onorevole, deve concludere.
CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Ho finito, Presidente. Questo perché gli italiani meritano onestamente di più, a partire da un Governo che inizi a governare, ma per questo attenderemo le prossime elezioni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Osnato. Ne ha facoltà.
MARCO OSNATO (FDI). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, onorevoli e coraggiosi colleghi presenti, mi fa molto piacere intervenire oggi su questo tema della fiducia. Non interverrò puntualmente sul decreto fiscale - lo farà molto meglio di me l'ottimo onorevole Congedo nella discussione sul provvedimento -, però mi interessa, invece, fare un ragionamento e seguire il ragionamento che alcuni colleghi hanno fatto oggi, negli interventi che mi hanno preceduto, sul tema del fisco e della situazione socio-economica della nostra Nazione.
Con molta umiltà mi tengo la definizione di “scarso” che ci ha dato il collega Stefanazzi, però vorrei che approfondisse un aspetto, visto che parla di riforma fiscale non riuscita, dopo che abbiamo approvato - e lui lo sa bene - 18 decreti attuativi e 6 testi unici, quindi sostanzialmente abbiamo praticamente concluso l'iter di una riforma fiscale che si attendeva da cinquant'anni.
Vorrei che lui, a proposito di scarsezza delle persone, chiedesse alla sua collega di gruppo, l'onorevole Guerra, che allora era Sottosegretario, come si definisce un Governo che in un anno e mezzo non è riuscito a votare neanche il primo articolo della delega fiscale che si erano dati (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Perché questo è successo quando governavate voi, quando voi gestivate una riforma fiscale.
Lo dico perché, vedete, sicuramente si può e si deve criticare e contestare, però, quando si parla per esempio di evasione, oggi noi abbiamo - lo dice l'Osservatorio sui conti pubblici italiani - il record di recupero dell'evasione: 36,2 miliardi, che è un record sia in termini assoluti, che in termini di rapporto col PIL, visto che piace molto legarsi sempre a questo tipo di rapporto.
E allora credo che anche sostenere che abbiamo strizzato l'occhio agli evasori - come dite spesso - ormai, probabilmente, non ha più molto senso, non è neanche più così utile come mainstream elettorale e comunicativo. Lo dimostrano tutti i dati.
La nostra riforma fiscale proprio perché si è allineata alla fiscalità internazionale, proprio perché ha puntato tutto sulla compliance, proprio perché ha cercato di favorire tutti quelli che sono i momenti di adempimento collaborativo, compreso il concordato biennale preventivo che ha messo praticamente in congruenza fiscale circa 400.000 contribuenti… cosa che nessuno prima era riuscito a fare, evidentemente proprio perché non abbiamo giocato sulle finte sanzioni al 200 per cento, che non hanno fatto altro che riempire di crediti inesigibili un magazzino fiscale che noi abbiamo ricondotto a una realtà, dopo che per anni voi eravate arrivati a riempirlo di migliaia di miliardi di inutili crediti che nessuno potrà mai esigere.
E voglio dire anche che lei ha parlato di credibilità e la credibilità non so se la dà lei, onorevole Stefanazzi, o il Partito Democratico, o l'opposizione, oppure la danno dei dati che sono inconfutabili: lo spread, stamattina a 75 punti base, l'altro giorno le agenzie di rating per la terza volta consecutiva hanno confermato lo stato di salute della nostra economia; l'indice degli investimenti diretti esteri ci porta a guadagnare posizioni su posizioni in questi tre anni.
E, vedete, sicuramente la nostra situazione non è facile perché abbiamo storicamente un debito pubblico elevato, che ci porta ad avere una spesa per interessi molto sostenuta, più di 2.100 miliardi negli ultimi 25 anni. Quindi è chiaro che, come dice il Ministro Giorgetti, quando noi affrontiamo il tema del fisco e del bilancio dello Stato, dobbiamo partire dal finanziare questo debito pubblico molto importante.
Però, vedete, se nel 2026 ragioniamo sul fatto che l'Italia ha un tasso di interesse sul debito pubblico che è di oltre un punto percentuale, che è quasi un punto e mezzo percentuale inferiore a quello del Regno Unito, credo che, se l'avessimo detto vent'anni fa, la gente ci avrebbe riso dietro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Oggi, invece, possiamo dirlo con molta serenità, vorrei che lo riconosceste.
Oggi siamo il primo Paese in avanzo primario, abbiamo portato la traiettoria dei conti pubblici dall'8,1 al 3,1, qualcuno dice al 3,7, qualcuno al 3,04. Guardate, io non sono di quelli che ritiene che raggiungere l'uscita dall'inflazione avrebbe rappresentato un'entità salvifica per la nostra Nazione, perché è un accordo che noi avevamo preso per il 2027.
Lo rispetteremo, lo rispetteremo anche prima. Ma, come non abbiamo pensato che fosse un disastro non raggiungerlo, non pensiamo che avrebbe pregiudicato, invece, il risultato di tanti provvedimenti che abbiamo messo in linea in questi quasi quattro anni.
Lo dico perché lei parlava di nastro riavvolto, onorevole Stefanazzi, ma io credo che purtroppo lei abbia ascoltato un “nastro-pirata”, evidentemente era adulterato. Io sarò un po' noioso adesso, leggendo un elenco di cose fatte riguardo alla pressione fiscale, però sarò molto meno noioso di questa continua litania del 43,1 per cento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). L'abbiamo spiegato, ma non c'era bisogno di spiegarlo a voi, che non siete scarsi come noi, ma siete così competenti: la pressione fiscale indicata dal 43,1 è quella dovuta alle entrate tributarie, alle entrate contributive, e ha come denominatore il PIL. Allora, sappiamo che il PIL in questi anni - non solo, ovviamente, da quando governa questo Governo - non cresce particolarmente; sono aumentate di molto le entrate tributarie, le entrate contributive. Lo sa perché? Perché abbiamo un'occupazione record (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia): c'è molta più gente che paga le tasse, ma questa gente non paga più tasse. E lo dico perché? Io vi sfido oggi a venire qui e portare la busta paga di un lavoratore dipendente dell'ottobre 2022 e una dell'aprile 2026, nella stessa situazione, nello stesso contesto, e mi direte se le tasse sono aumentate o sono diminuite, se il potere d'acquisto, come dice l'Istat, è aumentato oppure il potere d'acquisto è diminuito, se il netto in busta paga è aumentato o diminuito (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
Vedete, è difficile sostenere questo, perché l'Eurostat - che lei o qualcuno prima di lei ha citato - ci dice che, per esempio, in questi anni, abbiamo addirittura - cosa che voi cercate sempre di mistificare - diminuito l'indice di povertà, in Italia, del 2 per cento. Anche questa è un'altra leggenda da sfatare.
Allora io vado con questo noiosissimo elenco, ma che credo non annoi gli italiani. Tutti i tagli delle tasse introdotti da questo Governo sono: riduzione dell'aliquota Irpef al 23 per cento fino a 28.000 euro e al 33 per cento fino a 50.000 euro; taglio del cuneo fiscale; innalzamento del tetto delle detrazioni fiscali a 1.000 euro per le spese scolastiche; accesso agevolato al mutuo per la prima casa prorogato per il triennio, fino al 2027; maxi-deduzione del costo del lavoro al 120 per cento, fino a un massimo del 130 per cento per particolari categorie di soggetti; esonero contributivo, totale o parziale, per coloro che erano beneficiari dell'assegno di inclusione, per esempio, quelli che prima prendevano il reddito di cittadinanza: qualcuno ha preferito dare lavoro e favorire le aziende che danno lavoro e qualcuno ha preferito pagare la disoccupazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
Ancora: esonero contributivo al 100 per cento per le donne lavoratrici svantaggiate; esonero contributivo al 100 per cento per giovani under 35; imposta sostitutiva sui premi di risultato e di partecipazione agli utili delle imprese ridotta dal 10 al 5 per cento, poi all'1 per cento nella legge di bilancio 2026; soglia di esenzione fiscale per i fringe benefit; regime forfettario fino a 85.000 euro; detassazione del trattamento economico accessorio per i dipendenti pubblici, con aliquota sostitutiva del 15 per cento; aliquota sostitutiva del 5 per cento sugli aumenti retributivi dei rinnovi contrattuali; aliquota del 15 per cento per i dipendenti del settore privato con reddito fino a 40.000 euro; innalzamento da 8 a 10 euro della soglia dei buoni pasto elettronici; bonus mamma; congedo parentale; congedo parentale indennizzato all'80 per cento fino al 6° anno di vita del figlio; esonero totale per i datori di lavoro che danno priorità al lavoro a tempo parziale in caso di almeno tre figli a carico; ISEE con la prima casa esentata fino a 91.000 euro; rifinanziamento della carta “Dedicata a te”; sconto del 25 per cento sulla Tari.
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO OSNATO (FDI). Concludo, non citando quello che c'è invece nel decreto del 1° maggio attuale, con questo noiosissimo elenco, che forse, però, è ora che cominciate ad imparare per smettere di raccontare frottole agli italiani con questa storia della pressione fiscale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Noi abbiamo lavorato per gli italiani; per quanto riguarda voi, non so ancora adesso quale sarà il vostro programma condiviso. Visto che vi apprestate già a distribuire i Ministeri per la prossima legislatura, spiegateci cosa vorrete fare, anche dal punto di vista fiscale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Poiché il vigente calendario dei lavori prevede che la votazione per appello nominale abbia luogo a partire dalle ore 11,30, sospendo la seduta fino a tale ora. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 11,30.
La seduta, sospesa alle 11,10, è ripresa alle 11,30.
(Votazione della questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2935)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Indico la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata già effettuata dalla Presidenza nella seduta di ieri. La chiama avrà quindi inizio dal deputato Mule'.
Invito i deputati Segretari a procedere alla chiama.
(Segue la chiama).
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI (ore 12,03)
(Segue la chiama).
Approfitto per salutare il consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi di Bolzano Vicentino, in provincia di Vicenza, e studenti e insegnanti dell'Università degli studi internazionali - UNINT, di Roma, che sono qui ad assistere ai nostri lavori in tribuna (Applausi). Grazie per questo e auguriamo loro ogni fortuna.
(Segue la chiama).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
Presenti: ………………… 266
Votanti: …………………. 262
Astenuti: …………………. 4
Maggioranza: ……………132
Hanno risposto sì: ……… 169
Hanno risposto no: ……… 93
La Camera approva.
Si intendono così precluse tutte le proposte emendative presentate.
Hanno risposto sì:
Almici Cristina
Ambrosi Alessia
Amich Enzo
Amorese Alessandro
Andreuzza Giorgia
Baldelli Antonio
Barelli Paolo
Battilocchio Alessandro
Battistoni Francesco
Bellomo Davide
Bellucci Maria Teresa
Benvenuti Gostoli Stefano Maria
Benvenuto Alessandro Manuel
Bergamini Davide
Bicchielli Pino
Bignami Galeazzo
Bisa Ingrid
Bof Gianangelo
Bordonali Simona
Boscaini Maria Paola
Bruzzone Francesco
Buonguerrieri Alice
Caiata Salvatore
Calovini Giangiacomo
Cangiano Gerolamo
Cannata Giovanni Luca
Caparvi Virginio
Cappellacci Ugo
Caramanna Gianluca
Caretta Maria Cristina
Carfagna Maria Rosaria
Carloni Mirco
Carra' Anastasio
Casasco Maurizio
Cavandoli Laura
Cavo Ilaria
Cecchetti Fabrizio
Centenaro Giulio
Cerreto Marco
Cesa Lorenzo
Ciaburro Monica
Ciancitto Francesco Maria Salvatore
Ciocchetti Luciano
Cirielli Edmondo
Coin Dimitri
Colombo Beatriz
Colosimo Chiara
Colucci Alessandro
Comaroli Silvana Andreina
Comba Fabrizio
Congedo Saverio
Coppo Marcello
Cortelazzo Piergiorgio
Costa Enrico
Crippa Andrea
Dalla Chiesa Rita
Dara Andrea
D'Attis Mauro
De Corato Riccardo
De Monte Isabella
De Palma Vito
Deidda Salvatore
Di Giuseppe Andrea
Di Maggio Grazia
Di Mattina Salvatore Marcello
Donzelli Giovanni
Ferrante Tullio
Ferro Wanda
Filini Francesco
Frassini Rebecca
Frijia Maria Grazia
Furgiuele Domenico
Gabellone Antonio Maria
Gatta Giandiego
Gemmato Marcello
Gentile Andrea
Giaccone Andrea
Giglio Vigna Alessandro
Giordano Antonio
Giorgianni Carmen Letizia
Giovine Silvio
Gori Irene
Gruppioni Naike
Gusmeroli Alberto Luigi
Iaia Dario
Kelany Sara
La Salandra Giandonato
Lampis Gianni
Lancellotta Elisabetta Christiana
Latini Giorgia
Leo Maurizio
Loizzo Simona
Longi Eliana
Loperfido Emanuele
Lovecchio Giorgio
Lucaselli Ylenja
Maccanti Elena
Maerna Novo Umberto
Maffioli Manuela
Maiorano Giovanni
Malagola Lorenzo
Malaguti Mauro
Mantovani Lucrezia Maria Benedetta
Marrocco Patrizia
Mascaretti Andrea
Maschio Ciro
Matone Simonetta
Matteoni Nicole
Mattia Aldo
Maullu Stefano Giovanni
Mazzetti Erica
Michelotti Francesco
Miele Giovanna
Minardo Antonino
Molinari Riccardo
Mollicone Federico
Montaruli Augusta
Montemagni Elisa
Morgante Maddalena
Mule' Giorgio
Mura Francesco
Nevi Raffaele
Nisini Tiziana
Nordio Carlo
Osnato Marco
Ottaviani Nicola
Padovani Marco
Pagano Nazario
Palombi Alessandro
Panizzut Massimiliano
Pella Roberto
Perissa Marco
Pierro Attilio
Pietrella Fabio
Pizzimenti Graziano
Polo Barbara
Pretto Erik Umberto
Pulciani Paolo
Raimondo Carmine Fabio
Romano Francesco Saverio
Roscani Fabio
Rossello Cristina
Rossi Angelo
Rossi Fabrizio
Rosso Matteo
Rotelli Mauro
Ruspandini Massimo
Russo Gaetana
Russo Paolo Emilio
Saccani Jotti Gloria
Sala Fabrizio
Sbardella Luca
Schiano Di Visconti Michele
Schifone Marta
Silvestri Rachele
Squeri Luca
Tassinari Rosaria
Tenerini Chiara
Testa Guerino
Trancassini Paolo
Tremaglia Andrea
Tremonti Giulio
Urzi' Alessandro
Varchi Maria Carolina
Vietri Imma
Vinci Gianluca
Volpi Andrea
Zoffili Eugenio
Zurzolo Immacolata
Hanno risposto no:
Aiello Davide
Alifano Enrica
Amato Gaetano
Amendola Vincenzo
Appendino Chiara
Auriemma Carmela
Barzotti Valentina
Berruto Mauro
Boldrini Laura
Bonafe' Simona
Bonelli Angelo
Bonifazi Francesco
Borrelli Francesco Emilio
Braga Chiara
Bruno Raffaele
Caramiello Alessandro
Care' Nicola
Caso Antonio
Casu Andrea
Cherchi Susanna
Ciani Paolo
Colucci Alfonso
Cuperlo Gianni
Curti Augusto
D'Alessio Antonio
De Luca Piero
De Maria Andrea
De Micheli Paola
Del Barba Mauro
Della Vedova Benedetto
Di Biase Michela
Dori Devis
D'Orso Valentina
Evi Eleonora
Ferrari Sara
Filippin Rosanna
Forattini Antonella
Fornaro Federico
Gadda Maria Chiara
Ghio Valentina
Ghirra Francesca
Giachetti Roberto
Gianassi Federico
Graziano Stefano
Gribaudo Chiara
Grimaldi Marco
Gubitosa Michele
Guerra Maria Cecilia
Iaria Antonino
Laus Mauro Antonio Donato
Lomuti Arnaldo
Madia Maria Anna
Magi Riccardo
Malavasi Ilenia
Mancini Claudio
Manzi Irene
Mari Francesco
Merola Virginio
Morassut Roberto
Morfino Daniela
Orfini Matteo
Orrico Anna Laura
Pandolfo Alberto
Pastorino Luca
Pellegrini Marco
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Penza Pasqualino
Perantoni Mario
Porta Fabio
Prestipino Patrizia
Provenzano Giuseppe
Quartini Andrea
Ricciardi Marianna
Romeo Nadia
Rosato Ettore
Rossi Andrea
Ruffino Daniela
Santillo Agostino
Sarracino Marco
Scotto Arturo
Serracchiani Debora
Simiani Marco
Soumahoro Aboubakar
Speranza Roberto
Stefanazzi Claudio Michele
Stumpo Nicola
Tabacci Bruno
Tucci Riccardo
Vaccari Stefano
Viggiano Francesca
Zanella Luana
Zaratti Filiberto
Ziello Edoardo
Si sono astenuti:
Gebhard Renate
Manes Franco
Schullian Manfred
Steger Dieter
Sono in missione:
Albano Lucia
Ascani Anna
Bagnai Alberto
Barbagallo Anthony Emanuele
Benzoni Fabrizio
Bergamini Deborah
Billi Simone
Bonetti Elena
Boschi Maria Elena
Brambilla Michela Vittoria
Calderone Tommaso Antonino
Cattaneo Alessandro
Centemero Giulio
Costa Sergio
Dell'Olio Gianmauro
Fassino Piero
Foti Tommaso
Frassinetti Paola
Freni Federico
Gardini Elisabetta
Gava Vannia
Giorgetti Giancarlo
Grippo Valentina
Guerini Lorenzo
Lacarra Marco
Lollobrigida Francesco
Lupi Maurizio
Maccari Carlo
Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo
Mazzi Gianmarco
Meloni Giorgia
Molteni Nicola
Morrone Jacopo
Patriarca Annarita
Pichetto Fratin Gilberto
Pittalis Pietro
Polidori Catia
Prisco Emanuele
Quartapelle Procopio Lia
Ricciardi Riccardo
Richetti Matteo
Rixi Edoardo
Rizzetto Walter
Roccella Eugenia
Scerra Filippo
Semenzato Martina
Siracusano Matilde
Sportiello Gilda
Tajani Antonio
Zucconi Riccardo
PRESIDENTE. Sospendiamo ora l'esame del provvedimento, che riprenderà al termine della commemorazione dell'onorevole Marco Pannella, in occasione del decennale della scomparsa.
In ricordo di Marco Pannella nel decimo anniversario della scomparsa.
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea). Colleghe e colleghi, ricorreva ieri il decennale della scomparsa di Giacinto Marco Pannella, nato a Teramo il 2 maggio 1930 e spentosi a Roma il 19 maggio 2016.
Proprio qui, a Palazzo Montecitorio, nella Sala Aldo Moro, venne allora allestita la camera ardente e migliaia di cittadini si misero in fila per rendergli omaggio.
Commemorare Pannella è ripercorrere la storia della politica italiana “dentro e fuori dal Palazzo”. È rievocare un “mostro di originalità” che distrusse i ritualismi e la “musealità” della politica.
Marco Pannella non parlava sotto voce, non comunicava per logiche astrazioni. Mentre i partiti di allora si rivolgevano ai corpi sociali, alle famiglie, ai giovani e alle classi operaie nel loro insieme, Pannella ebbe l'intuizione, terribile e geniale, di parlare al cittadino, nella sua individualità, costringendolo a pensarsi come titolare di diritti individuali e di capacità soggettiva nell'esercizio della libertà.
Una novità in quei decenni in cui i partiti di massa, in una società di massa, parlavano solo al proprio elettorato seguendo la linea ideologica della delega ricevuta. Pannella inventò il movimentismo di massa tra persone che la pensavano diversamente. Non a caso il Partito Radicale prevedeva la possibilità della doppia tessera.
La biografia politica racconta questa storia: a soli 15 anni, alunno del liceo classico Giulio Cesare di Roma, si iscrisse al Partito liberale, assumendo poi la presidenza dell'Unione goliardica italiana e quindi dell'Unione nazionale degli studenti universitari. Dopo la laurea in giurisprudenza fu tra i fondatori del Partito Radicale, insieme a un gruppo di intellettuali e politici della sinistra liberale fuoriusciti dal Partito liberale italiano, tra i quali Ernesto Rossi, Leo Valiani, Mario Pannunzio ed Eugenio Scalfari.
La nuova formazione politica concorrerà alle elezioni del 1958 insieme al Partito repubblicano, ottenendo però risultati inferiori alle attese: lo stesso Pannella non riuscirà a essere eletto e dal 1960 sarà corrispondente da Parigi del quotidiano Il Giorno. Nel 1963, esaurita l'esperienza giornalistica, diventa segretario del Partito Radicale, palesandosi sin dall'inizio come un leader al di fuori di qualsiasi schema, in grado di comprendere e denunciare, anche con gesti estremi di protesta, aventi un altissimo impatto mediatico, le contraddizioni dell'Italia di quel tempo.
Rivendicando da un lato la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche e facendo ricorso, dall'altro, a forme di lotta basate sulla non violenza e sulla disobbedienza civile, sull'esempio di due giganti della storia dei popoli: il Mahatma Gandhi e Martin Luther King. Pannella sarà in grado di imporre, di volta in volta, al centro del dibattito pubblico i diritti civili, riuscendo a trasformare questioni fino a quel momento trattate come fatti privati in temi di carattere e natura sociale, sui quali mobilitare l'opinione pubblica.
Innumerevoli furono le battaglie avviate, e non di rado vinte, da Marco Pannella, anche consumando il proprio corpo e sempre in modo instancabile e spiazzante, a partire dall'approvazione delle leggi sul divorzio nel 1970, sull'obiezione di coscienza al servizio militare nel 1972 e la legge n. 194, “Norme per la tutela della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza” nel 1978.
Nello stesso tempo, Pannella fu anche un grande sostenitore degli istituti di democrazia diretta, impegnandosi per la promozione di più di 100 referendum e raccogliendo a tal fine più di 50 milioni di firme. Come da lui stesso dichiarato, le consultazioni referendarie, nel determinare la divisione dell'opinione pubblica in due soli schieramenti, hanno il pregio di prefigurare il funzionamento del sistema elettorale uninominale all'inglese che egli certamente prediligeva.
Nel 1976 il Partito Radicale riuscì per la prima volta ad eleggere suoi rappresentanti alla Camera e finalmente entrò nella casa delle istituzioni. Fu uno storico e instancabile difensore del Parlamento, in cui fu rieletto nelle successive quattro legislature. La denuncia della degenerazione della partitocrazia, termine che con lui entrò nel vocabolario quotidiano delle cronache politiche, non era infatti fine a sé stessa, ma nasceva proprio da una strenua difesa della centralità e della libertà del Parlamento come luogo supremo della democrazia rappresentativa. Mi permetto un'annotazione politica legata alla mia esperienza, che non sarebbe giusto omettere, nel ricostruirne il percorso coraggioso: il suo profondo amore per la libertà lo indusse, unico a quei tempi, a interloquire anche con uno dei partiti fuori del cosiddetto arco costituzionale: il Movimento sociale italiano, i cui congressi ed eventi Radio Radicale seguiva - come tutti gli altri - e a cui Pannella ebbe modo di partecipare.
Radio Radicale, da lui stesso fondata, a partire dal 1976 iniziò a trasmettere in diretta le sedute delle Camere, accumulando in cinquant'anni un archivio di inestimabile valore storico, in cui sono contenute anche le registrazioni audiovisive di tutti i congressi dei principali partiti politici italiani. Un archivio gigantesco e plurale, cui presto o tardi andrà anche formalmente riconosciuto il valore oggettivo che detiene.
Ed è dalle frequenze di questa emittente che Marco Pannella riuscirà a dare il meglio di sé, dialogando in diretta per ore con gli ascoltatori, che si fronteggiavano con un interlocutore stimolante e provocatorio.
Verso la fine degli anni Ottanta, Pannella promosse la trasformazione del Partito Radicale in partito “transnazionale”, con una maggiore attenzione a campagne di respiro internazionale, quali l'abolizione della pena di morte e la lotta contro la fame nel mondo, nel presupposto dell'affermazione universale dei diritti umani e della democrazia. E fu tra i primi a occuparsi della condizione dei detenuti in Italia, quando ancora parlare di carcere significava parlare “semplicemente” di delinquenti, esseri umani privi di ogni diritto per l'offesa arrecata alla società. Pannella costrinse tutti a riflettere sulla rieducazione, sulle pene alternative e sulla umanizzazione del sistema carcerario.
Incarnò la nobiltà della politica, esaltò il ruolo pubblico di ciascun cittadino senza mai insufflare la malapianta dell'antipolitica ma suggerendo in ciascuno il potere di cambiarla.
A dieci anni dalla sua scomparsa resta il rammarico di aver perduto un grande combattente che ha segnato in modo indelebile la storia della comunità nazionale e della politica internazionale.
La sua biografia si sovrappone in larga parte con il movimento radicale, ma Marco Pannella è stato molto più di un leader di parte. Ogni partito e ogni cittadino ha potuto condividere in profondità alcune delle sue battaglie e questo fa di lui un riferimento universale, una persona irripetibile, un leader sì, ma un leader per tutti.
Saluto gli amici e i familiari presenti in tribuna, in particolare la compagna di Marco Pannella, Mirella Parachini, e invito l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Applausi).
Ha chiesto di parlare il deputato Enrico Costa. Ne ha facoltà.
ENRICO COSTA (FI-PPE). Grazie, Presidente. Quando, nella seconda metà degli anni Settanta, avevo 8 anni, più o meno, conobbi Marco Pannella, e mai avrei immaginato, quasi 50 anni dopo, di prendere la parola per ricordarlo. Era la legislatura del 1976 e io ero negli uffici del gruppo con il mio papà, che all'epoca era neodeputato, e passò Marco. Mi portò con sé in Transatlantico e fu la prima volta che lo attraversai, e mi spiegò che quei marmi a terra, così lucidi, erano il terreno ideale perché un bambino prendesse la rincorsa e facesse delle lunghe e divertenti scivolate.
Gli diedi retta e venni bruscamente rimproverato dai commessi. Da quel giorno non abbiamo mai perso i contatti. E mi domando cosa potrebbe pensare Marco di fronte a un'Aula della Camera che gli dedica un tributo a 10 anni dalla scomparsa. All'apparenza, probabilmente, sarebbe severo, suggerendoci di non perdere tempo prezioso, di non preoccuparci del suo ricordo, ma di occuparci di proseguire le sue battaglie civili non ancora concluse; ma in cuor suo sono convinto che apprezzerebbe, perché anche in questi momenti cresce il frutto dei semi che ha sparso nel Paese.
Mi asterrò dal recitare l'elenco delle sue battaglie che hanno diviso la società, ma l'hanno fatta crescere. Vorrei provare a riflettere sullo spirito di queste sue iniziative, sugli insegnamenti che ha dato alla politica e che la politica ha omesso di seguire. Tre sue lezioni inascoltate: Pannella e il consenso, Pannella e le istituzioni, Pannella e i giovani. Marco ci ha dimostrato che il politico di razza non sceglie i temi e le proposte in base al consenso e alla popolarità, ma in base al suo fiuto di giustizia e di equità. Se avessimo messo in pratica le lezioni di Marco, dei tanti sondaggisti che il mondo politico segue fedelmente non ci sarebbe così bisogno.
Lui si tuffava in temi impopolari, scomodi, senza il vento in poppa dell'opinione pubblica. Se ne innamorava, li sposava, li coltivava con la sua passione, li imponeva al dibattito politico. Partiva da zero e costruiva condivisione attraverso un dialogo ossessivo con la società. Penso ai diritti dei detenuti e alle sfide in nome del garantismo. Argomenti spesso impopolari - li ha citati lei, Presidente -, difficili da spiegare, perché ad ogni proposta garantista corrisponde l'accusa di favorire i delinquenti, di stare dalla parte dell'illegalità.
Ad ogni parola spesa per i detenuti corrispondono le reazioni di chi vorrebbe buttare la chiave. Te lo senti dire decine, centinaia di volte, ma resisti perché sei convinto di essere nel giusto, dalla parte dei princìpi costituzionali, e ad un certo punto, quando un tema impopolare diventa la tua identità politica, cresce il rispetto e acquista dignità. Le battaglie di Pannella non si affermavano istantaneamente, avevano bisogno di tempo per maturare, subivano battute di arresto e crescevano con il tempo. Dalle sconfitte - e di sconfitte Pannella ne ha subite molte - creava le condizioni per rilanciare.
Mi domando come avrebbe reagito Marco, nei nostri panni, di fronte alla vittoria dei “no” al referendum sulla giustizia: di certo non si sarebbe fermato. Avrebbe proseguito a sottolineare ogni giorno le ragioni della riforma costituzionale, non si sarebbe intimorito di fronte a questa Associazione nazionale magistrati, non avrebbe chinato il capo, consapevole che, per vincere le grandi sfide, occorre tempo, perché le grandi sfide non si vincono dall'oggi al domani, ma progressivamente, continuando a spiegare nel merito e a contrastare sul merito quanti si oppongono.
Molti descrivono Marco come un personaggio controcorrente. Non sono d'accordo, piuttosto era capace di invertire la corrente. Ci ha insegnato che si può cambiare la traiettoria del dibattito pubblico, anziché infilarsi nella sua onda. Ha saputo leggere il cambiamento e trasformarlo in azione politica. Ha trasformato temi minoritari in conquiste di tutti. Marco metteva la persona al centro, ne difendeva la libertà di scegliere, la sua politica era radicalmente umana.
Ha saputo parlare all'Italia senza demagogia, non ha mai ceduto alla tentazione di svilire le istituzioni per avere facile consenso. Le ha sempre amate e difese perché le conosceva a fondo, le rispettava, le voleva sì riformare e migliorare, ma dall'interno e in punta di Regolamento; quei Regolamenti che conosceva meglio e più di altri. Portava in Parlamento le sue idee attraverso gli eletti, per fare delle loro storie testimonianze vive, una su tutte quella di Enzo Tortora.
Nella sua lunga carriera, non ha mai rivestito le più alte cariche istituzionali, eppure ha esercitato un peso politico più incisivo di tanti altri; eppure ci ha insegnato che, per conseguire risultati e ottenere spazio e riconoscibilità nel Paese, non servono i galloni, ma la forza degli argomenti, la coerenza, il coraggio di insistere anche quando è scomodo. Una lezione a chi ritiene che l'identità politica si costruisca sui ruoli e sugli incarichi, e non sulle idee.
Lo seguivano tanti giovani, a dimostrazione che ad affermarsi tra le nuove generazioni non conta l'anagrafe di chi conduce le battaglie, ma l'anagrafe delle proposte e degli argomenti, quelli capaci di sprigionare forza, di fare la differenza e di mobilitare e appassionare i ragazzi. Tanti sono i temi che Marco ha introdotto nell'agenda politica, ancora irrisolti, e senza la sua tenacia rischiano di muoversi al rallentatore. Oggi non è il momento di entrare nel merito, ma onorare il suo stile: non farsi condizionare dal facile consenso, amare le istituzioni, parlare ai giovani con la voce matura degli argomenti (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Federico Mollicone. Ne ha facoltà.
FEDERICO MOLLICONE (FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola oggi, a nome di Fratelli d'Italia, per ricordare Marco Pannella, che ebbi l'onore di conoscere e frequentare per politica e che consideriamo un protagonista indiscutibile e indiscusso della vita nazionale. E voglio farlo - per usare un'espressione pannelliana - unendoci nella differenza, uniti nella libertà. La libertà che si fa carne, che si fa digiuno, che si fa corpo.
La stessa libertà che portò Pannella e l'altrettanto indimenticata Mariateresa Di Lascia a un punto d'incontro storico con noi ragazzi del Fronte della Gioventù, a favore dell'indulto politico, per chiudere insieme e per sempre la stagione drammatica degli anni di piombo in Italia. Attraverso la non violenza, mentre l'arco costituzionale escludeva e ghettizzava il Movimento Sociale Italiano, Marco Pannella combatteva per la libertà di espressione di tutti, attraverso Radio Radicale, scatola nera della Repubblica, che chiunque faccia politica ascoltava e ascolta nelle nostre notti insonni, e la mattina per Stampa e regime con l'indimenticato Bordin.
Certo, ci sono poi le grandi questioni, ci sono i valori non negoziabili sulla vita, sulla droga, sulla famiglia, che ci dividono da ciò che ha rappresentato, ma Pannella ha combattuto da gigante. Ha combattuto per il giusto processo, per il garantismo autentico e il caso Tortora ne è una pietra miliare, per la dignità delle carceri, per la resistenza in Iran (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), per Israele, per Gaza, per gli uiguri, per il Tibet, per l'autodeterminazione di tutti i popoli che soffrono, per i dissidenti in Russia, in Cina, in Turchia. Cito Capezzone su Il Tempo: Pannella non era un santone, non era un santo, e oggi non può e non deve essere un santino.
Pannella era un rompicoglioni, come ha scritto qualcuno oggi, ma in politica i rompicoglioni servono, altrimenti restano solo gli yes-man. Non può e non deve essere un santino per chi oggi appone targhe per omaggiarlo, peraltro in luoghi affatto significativi per la sua storia, nel tentativo di una goffa appropriazione indebita, ma che, al tempo, lo definiva un massimalista confusionario e un avventurista. Più senso avrebbe, senza dubbio, la scelta di ricordarlo a Torre Argentina, la sede storica del Partito Radicale, lo scenario delle sue battaglie, o in quella che è stata per anni la sede storica dell'associazione Nessuno tocchi Caino.
Nel 1975 Montale, sul Corriere della Sera, riferendosi a lui e a Sacharov, scriveva: “soli e inermi, essi parlano anche per noi”. Oggi, pur continuando ancora a parlare anche per noi, Pannella non è più solo.
Questa è la lezione più pura e l'eredità che raccogliamo: la gioiosa voglia di confronto, la sacralità del dialogo tra diversi, la coerenza, il coraggio come stelle polari della vita politica, un satyāgraha assoluto, che rimane come insegnamento per tutti, con le parole di Gandhi: il satyāgraha non è la resistenza passiva, è, piuttosto, la forza più potente a disposizione dell'umanità (Applausi).
PRESIDENTE. Salutiamo studenti e insegnanti dell'Istituto comprensivo “Lanzara - Castel San Giorgio”, di Castel San Giorgio, in provincia di Salerno, che sono qui ad assistere ai nostri lavori. A nome di tutti, auguriamo loro ogni bene e ogni fortuna (Applausi). Ha chiesto di parlare la deputata Simona Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE' (PD-IDP). Grazie, Presidente. Dieci anni fa moriva Marco Pannella, leader storico del Partito radicale: uno dei personaggi più significativi e riconoscibili della vita pubblica italiana dagli anni Sessanta fino al termine dei suoi giorni. Un politico tutto d'un pezzo, che aveva fatto della politica una vera ragione esistenziale.
Oggi lo ricordiamo per il contributo straordinario che ha dato alla storia democratica del nostro Paese e credo che anche chi non lo comprese fino in fondo in vita possa oggi riconoscere la forza e la lungimiranza delle sue battaglie. Infatti, quando guardiamo all'Italia di oggi, a molti diritti che consideriamo normali, dobbiamo avere l'onestà di ricordare che qualcuno li ha conquistati, sfidando un Paese spesso chiuso, impaurito e conservatore. E quel qualcuno, tante volte, era Pannella.
Ricordarlo oggi significa anche riconoscere una verità semplice: la democrazia cresce quando c'è chi ha il coraggio di disturbare le coscienze. Pannella lo ha fatto per tutta la vita. Lo ha fatto con una forza oratoria travolgente, a volte provocatoria e dissacrante; lo ha fatto sui diritti civili, sul divorzio, sull'aborto, sulla dignità delle persone detenute, sull'abolizione della pena di morte, sulla fame nel mondo, sulla libertà individuale, sulla laicità dello Stato: battaglie allora non scontate, tutt'altro che facili o popolari. Basti pensare alla forza di rottura del referendum sul divorzio, combattuto contro il partito di maggioranza dell'epoca. Eppure Pannella non ebbe mai paura di partire da posizioni minoritarie; anzi, considerò sempre quella minoranza un punto di forza e non un limite.
Seppe anche cambiare il modo stesso di fare politica, portando le sue campagne fuori dai palazzi e dentro la vita quotidiana delle persone. Con forme di protesta clamorose, ma sempre non violente, riuscì a coinvolgere l'opinione pubblica come pochi altri leader della sua epoca, rendendo il dissenso qualcosa di concreto, visibile, capace di mobilitare coscienze e partecipazione civile.
Certo, non sempre la politica ha saputo capirlo fino in fondo: a volte, lo ha guardato con diffidenza, altre con fastidio, perché Pannella era impossibile da rinchiudere in uno schema. Era radicale nel metodo prima ancora che nelle idee: rompeva gli equilibri, forzava il dibattito pubblico, obbligava tutti a prendere posizione. Tutto il suo impegno si dipanò intorno al tema della libertà, sempre e comunque: libertà individuale innanzitutto, come diritto della persona di disporre della propria vita senza imposizioni dello Stato, dei partiti o delle ideologie dominanti; ma anche libertà politica, come difesa dello Stato di diritto, delle garanzie democratiche e delle istituzioni liberali contro ogni abuso del potere.
E c'è una cosa che colpisce chi, come me, non lo ha vissuto direttamente: la sua ostinazione umana. In un'epoca in cui la politica rischia di diventare comunicazione veloce, slogan e cinismo, Pannella ci appare quasi come una figura fuori dal tempo: uno che era disposto a consumarsi fisicamente per ciò in cui credeva, uno che faceva della politica una forma totale di impegno civile.
Per tutto questo, possiamo allora dire che la sua memoria non appartiene solo ai radicali: appartiene a tutta la Repubblica democratica. Credo allora che il modo migliore per ricordarlo sia non trasformarlo in un santino, ma raccogliere il suo insegnamento più vivo: non avere paura delle battaglie difficili, non smettere di interrogare il potere e non lasciare indietro gli ultimi, perché una democrazia vera non si misura da come tutela i più forti, ma da come ascolta chi resta ai margini. E Marco Pannella quei margini li ha illuminati come pochi altri nella storia italiana (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fabrizio Cecchetti. Ne ha facoltà.
FABRIZIO CECCHETTI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, dieci anni fa moriva Marco Pannella. Sarebbe riduttivo ricordarlo soltanto come un leader politico o come il protagonista di alcune delle più grandi campagne civili della storia repubblicana.
Marco Pannella è stato qualcosa di più raro: una coscienza critica della democrazia italiana, capace di rompere ipocrisie e di mettere in discussione verità comode, tanto a destra quanto a sinistra.
Molte delle sue battaglie le ha vinte e spesso le ha vinte dopo essere stato isolato, deriso o considerato un provocatore. Ma, forse, il modo più autentico per ricordarlo non è celebrare le sue vittorie, ma guardare alle sue sconfitte, a quelle battaglie che non riuscì a vincere e che, proprio per questo, restano ancora aperte, ancora attuali, ancora drammaticamente irrisolte.
Penso anzitutto alla giustizia. Pannella comprese, prima di molti altri, che una democrazia può sopravvivere agli errori della politica, ma non alla deformazione del diritto. Denunciò il carcere disumano, l'abuso della custodia cautelare, i processi interminabili.
Il garantismo di Pannella non era indulgenza verso il potere, anzi, era il suo argine democratico. Fu quasi sempre in solitudine in queste battaglie e lo fece sapendo che dirsi garantisti significa spesso attirarsi l'antipatia dell'opinione pubblica. Resta di impressionante attualità anche la sua visione del Medio Oriente, del rapporto tra Israele, democrazie e fanatismo religioso. Pannella difese Israele quando farlo non significava inseguire una convenienza geopolitica. Per lui, Israele non era immune da critiche, perché nessuna democrazia lo è, ma rappresentava - e ancora rappresenta - un presidio di libertà e di Stato di diritto in un territorio in cui troppo spesso le minoranze vengono perseguitate, le donne private dei propri diritti e il dissenso soffocato. A tal proposito, ricordo una sua frase contro la sinistra europea: vi accorgete dell'esistenza dell'umanità palestinese solo quando vi serve per denunciare il vostro continuo nemico di oggi, che si chiami Stati Uniti o Israele. Non una provocazione la sua, ma la denuncia del doppio standard morale che Pannella considerava intollerabile: l'uso strumentale della causa palestinese non per difendere davvero i diritti dei palestinesi, ma per trasformare Israele e gli Stati Uniti nel bersaglio simbolico del sentimento antioccidentale.
Ricordo poi con affetto e rispetto la scelta coraggiosa compiuta nel 1997, quando la lista Pannella-Radicali - qui abbiamo uno dei parlamentari del parlamento della Padania, il collega Della Vedova - decise, su indicazione proprio di Pannella, di partecipare alle elezioni del parlamento della Padania. Mentre quasi tutti preferivano demonizzare Umberto Bossi e il pensiero leghista, Pannella diede una lezione di democrazia liberale: confrontarsi con le idee altrui invece di limitarne la legittimità politica. Ha difeso le minoranze senza trasformarle in identità chiuse.
Concludo, Presidente. Pannella ha praticato la politica come esercizio di libertà. Era scomodo, eccessivo, a volte irritante, ma la democrazia italiana gli deve molto più di quanto spesso sia disposta ad ammettere, perché Pannella ci ha ricordato che la politica serve anche a sfidare i conformismi, a restare liberi anche quando il prezzo della libertà è la solitudine.
Dieci anni dopo la sua morte, molte delle sue battaglie restano ancora aperte ed è forse proprio questo il segno più evidente della sua grandezza (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Ricordare Marco Pannella è anche ricordare un pezzo importante del Paese, della nostra vita, della mia vita di giovanissimo militante radicale, che guardava con ammirazione a questo vero e proprio uragano che infiammava il cuore di tanti italiani, capace di stravolgere i riti flemmatici e ingessati della politica italiana di quegli anni.
Ascoltare Marco a Radio Radicale in quelle lunghissime dirette piene di temi, di confronti, di passione civile, o vederlo in azione, assistere a un suo comizio o partecipare a una manifestazione del Partito radicale era sempre emozionante, il che rendeva naturale, per molti di noi, passare alla militanza attiva, all'impegno politico attivo in prima persona.
Nell'Italia di allora, nella Prima Repubblica, i grandi partiti erano pachidermici rispetto alle richieste di cambiamento che la società avanzava; quindi, l'arrivo di Marco Pannella sulla scena, con il suo magnetismo, con la sua forza, spazzava via il conformismo, il conservatorismo, l'ipocrisia del potere, con la forza del coraggio, del nuovo e con la forza della verità.
A distanza di tanti anni, provo un senso profondo di gratitudine per aver vissuto, grazie a lui e insieme a lui, una stagione bellissima, probabilmente irripetibile. Credo che tutti noi dobbiamo qualcosa a Marco Pannella, a quella comunità straordinaria che è stata il Partito Radicale, in un periodo, quello della partitocrazia, come spesso ripeteva, in cui lui ci ha insegnato che la politica può essere, anzi deve essere qualcosa di altissimo; non deve essere - com'era allora e, purtroppo, anche adesso - una occupazione asfissiante del potere fine a se stessa, ma una passione civile e, quindi, il sogno di un'Italia più giusta, un sogno di cambiamento.
Io credo che tantissime battaglie per i diritti civili portino il suo nome e quello del Partito Radicale. Ha trasformato l'Italia che, come dicevo prima, era un Paese ingessato, in un qualcosa di diverso; l'ha catapultata nella modernità.
Quei diritti civili che oggi ci sembrano scontati, quelle battaglie per il divorzio, partendo dalla LID, poi la legge Fortuna-Baslini, la vittoria del referendum, la legge sull'aborto, la legge sull'obiezione di coscienza, tutto questo che ora fa parte del nostro bagaglio politico, sociale e culturale lo dobbiamo a lui e a quelle sue battaglie coraggiose.
Concludo, Presidente. Noi che eravamo allora giovanissimi e guardavamo a lui con ammirazione siamo, nel frattempo, cresciuti, ma nel cuore custodiamo ancora quella scintilla che ci ha trasmesso. Grazie, Marco, per averci insegnato a essere liberi e coraggiosi. Grazie per aver reso l'Italia un Paese più giusto, più moderno e più umano (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ettore Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Dieci anni fa moriva Marco Pannella. È stato un uomo che ha saputo costruire intorno a sé un trasversale rispetto tra le forze politiche, nell'opinione pubblica: lo ha ricordato lei, nella sua bella commemorazione.
È stato capace di costringere la politica a occuparsi di temi non convenienti; lo faceva da minoranza e, sempre da piccola minoranza, ha cambiato la maggioranza. Ha saputo mettere al centro, anche in anticipo, decisioni che poi l'opinione pubblica e la politica, ma soprattutto l'opinione pubblica ha trasferito in queste Aule, e che hanno cambiato tante cose. Lo ha fatto con le battaglie sul divorzio, sull'aborto, sul carcere, sulla giustizia, sull'obiezione di coscienza, sui diritti civili. Iniziava da solo, qualche volta, alcune di queste battaglie, ma lo faceva sapendo di anticipare la storia.
È stato anche un leader internazionale, lo è stato con una visione transnazionale, anche nei momenti in cui questi temi venivano considerati non prioritari: io lo ricordo, all'inizio degli anni Novanta, nel consiglio comunale di Trieste, a battersi per un'Europa senza confini.
Ha sempre usato, nel suo dire e nel suo fare, un metodo non violento, sempre. È stato capace di usare il suo corpo come testimonianza, come arma, per costringere la politica a guardare a problemi che venivano rimossi, dimenticati e cercavano di essere nascosti. Lui utilizzava battaglie civili, forti, per riportarle al centro dell'attenzione.
Sembrava un antisistema ma, invece, ha sempre rispettato le istituzioni. Marco Pannella ci teneva alle istituzioni. Ci teneva alle istituzioni, a questo Parlamento, e vale la pena ricordare che Marco Pannella è stato consigliere comunale in tanti comuni: citavo prima Trieste, ma lo è stato a Roma, lo è stato a Napoli, lo è stato a Catania, lo è stato a Teramo, è stato presidente della circoscrizione di Ostia. È stata una persona che ha sempre ritenuto di dare il suo contributo all'interno delle istituzioni e non era antisistema.
Usava gli strumenti della Costituzione, usava i referendum, usava le campagne pubbliche, usava la raccolta di firme. Ha sempre lavorato per costruire un'opinione pubblica a favore delle sue battaglie. Non chiedeva di essere seguito; non chiedeva di avere una battaglia che coinvolgesse tutti, però chiedeva e pretendeva che la politica non volgesse lo sguardo da un'altra parte su temi che, per lui, erano al centro, non della politica, ma della società.
Io penso che noi dobbiamo essere molto grati al suo profilo, a quello che ha fatto in questi luoghi, alla sua capacità di coinvolgere nella politica le nuove generazioni; tanti, qui, hanno ricordato come sono stati coinvolti dalla capacità di Marco Pannella di fare politica. Questo ricordo vuole tributargli questo (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Angelo Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, Presidente. Mi lasci dire, inizialmente, che voglio esprimere il mio apprezzamento e gratitudine per l'intervento che lei ha fatto nel ricordo di Marco Pannella (Applausi). Voglio ricordare un aspetto, non sconosciuto del resto, che riguarda l'attività, la vita politica di Marco Pannella. Uomo dalle mille battaglie che ha dato a questo Paese conquiste di diritti civili e sociali estremamente fondanti e fondamentali, che hanno rafforzato la democrazia del nostro Paese.
Marco Pannella è stato un uomo di Governo; sembrerà strano, ma è stato un uomo di Governo. Era il 7 o l'8 giugno del 1992 quando, nella circoscrizione di Ostia, sciolta per tangenti - e che anticipò la Tangentopoli più generale che, da lì a poco, avrebbe riguardato Milano -, presentò la Lista Pannella. Io, allora, ero un consigliere molto giovane dei Verdi; stavo facendo volantinaggio a piazza Anco Marzio, c'era Marco Pannella con la sua lista e c'era Sergio Rovasio vicino a lui che stava per iniziare un comizio. Marco Pannella fu eletto nella circoscrizione di Ostia e, poi - non c'era l'elezione diretta - i partiti si misero d'accordo ed elessero Marco Pannella presidente della XIII circoscrizione.
Iniziarono i famosi 100 giorni; i 100 giorni che furono una fase storica, memorabile, da questo punto di vista, e iniziò una grande battaglia contro l'abusivismo edilizio. Ricordo una telefonata, nella sua stanza di presidente e, poi, a casa sua, in via della Panetteria, quando, da poco eletto Presidente del Consiglio Giuliano Amato, gli disse: Presidente, sa che cosa ho scoperto? Ho scoperto che le società che fanno gli appalti per le demolizioni delle case abusive a Ostia sono le stesse società che poi, la notte, vanno a realizzare le case abusive. Talmente fu così tignoso e determinato che chiese ad Amato il Genio militare per avviare le demolizioni. Un'opera di grande legalità. Nessuno ebbe il coraggio mai di farlo, ma Marco Pannella lo fece perché aveva una grande determinazione; la determinazione di mettere sempre al centro lo Stato di diritto, anche nelle questioni che sembreranno piccole, ma sono grandi, grandi, grandi.
Ecco, lo fece e fu un grande, da questo punto di vista, perché, poi, dopo quei 100 giorni, mantenne la promessa. Io lo sostituii come presidente della circoscrizione e continuai a vederlo.
Io penso che una delle grandi questioni… poi, questi sono momenti in cui la retorica - e mi fermo qua - la fa da padrone, ma penso che dobbiamo avere la consapevolezza, tutti quanti, di una cosa: ossia che il Paese avrebbe bisogno di un Marco Pannella, in questa Italia che oggi ha perso un po' l'orientamento. Questa penso che sia la questione principale che dobbiamo ricordare (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ilaria Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Colleghi, oggi ricordare Marco Pannella significa ricordare un modo raro di fare politica, un modo che non separava mai le idee dalla vita concreta, dalle scelte personali, dal coraggio quotidiano. C'è modo e modo di fare politica. C'è una politica fatta di slogan, convenienza, distanza dalle persone. C'è la politica delle azioni concrete, delle assunzioni di responsabilità, della buona amministrazione. Poi, c'è la politica vissuta come testimonianza personale, come assunzione, fino in fondo, delle conseguenze delle proprie battaglie. C'è chi fa politica per servizio, per senso civico e delle istituzioni e c'è chi fa politica come Pannella, con la vita intera.
Marco Pannella, nato a Teramo nel 1930 e scomparso nel 2016, dieci anni fa, non è stato un politico come gli altri, non ha mai accettato il compromesso, non ha mai chiesto il permesso per battersi. Ha fondato e guidato il Partito Radicale, ma soprattutto ha introdotto in Italia il metodo della non violenza gandhiana, quello della forza della verità, che non ha bisogno di armi ma di coraggio. Il suo coraggio aveva un nome preciso: il corpo. Le sue idee erano convinzioni vissute con un'intensità tale da mettere il proprio stesso corpo al servizio di quelle battaglie. Decine di scioperi della fame e della sete, il più lungo, a 81 anni, durò quasi tre mesi, non per se stesso ma per i diritti degli altri: per i detenuti, per l'amnistia, per la giustizia. Si è lasciato ridurre a pelle e ossa pur di affermare un principio semplice e rivoluzionario: il diritto alla vita e la vita del diritto.
Con il corpo ha occupato le piazze, ha fatto sit-in, ha disobbedito civilmente, ha trasformato la sua magrezza, la sua stanchezza, la sua voce roca in uno strumento politico potentissimo. Pannella è stato il primo politico del dopoguerra italiano a mettere se stesso, il corpo e la persona al centro della comunicazione politica, non per vanità ma per verità. Tanti i temi per cui Pannella si è speso: il diritto al divorzio - l'abbiamo detto in molti qui oggi -, l'obiezione di coscienza, la legge per l'interruzione volontaria di gravidanza, battaglie contro la pena di morte, per l'Europa unita, per la laicità dello Stato, per i diritti dei detenuti. Lui non parlava di valori astratti, lui li incarnava. Si può essere d'accordo oppure no con le sue posizioni, ma è difficile non riconoscere la coerenza profonda con cui ha attraversato la vita pubblica italiana.
In un tempo in cui spesso la politica appare calcolo, lui ci ha ricordato che può essere anche passione, sacrificio, autenticità, anche dando fastidio, anche disturbando. Pannella ha insegnato che la politica non è soltanto amministrazione del presente, ma capacità di disturbare le abitudini, di aprire domande scomode, di difendere i diritti anche quando farlo è impopolare. C'è modo e modo di fare politica: c'è chi cerca di cambiare le cose in Parlamento, proponendo, discutendo e trovando accordi, e c'è chi, come Pannella, decide che, se le cose non cambiano, allora cambia se stesso per primo, fino a rischiare la vita. Oggi, in un tempo in cui la politica sembra spesso ridotta a like e insulti sui social, la lezione di Pannella è più che mai attuale. Ci ricorda che le idee più belle muoiono se non trovano qualcuno disposto a viverle con tutto se stesso. Forse il suo lascito più importante è proprio questo: le idee valgono davvero solo quando siamo disposti a viverle fino in fondo.
Ricordarlo oggi non significa soltanto celebrare una figura della storia italiana, ma interrogarci sul senso più profondo dell'impegno politico, della libertà e della responsabilità personale, perché Marco Pannella - davvero molto più di un leader di parte, come ci ha ricordato oggi il Presidente, ma un leader per tutti - ci ha mostrato che la politica quando è autentica non si limita ad essere detta, si vive (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI (IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Vorrei unirmi alla gratitudine che le ha rivolto il collega Bonelli per un ricordo così complesso e così puntuale, nel quale si è percepito chiaramente il di più che lei ha voluto aggiungere al pur rilevante intervento formale. Di questo mi prendo la responsabilità di ringraziarla, non soltanto a nome mio ma a nome dei tanti e diversi radicali sparsi nel mondo, e colgo l'occasione per rivolgere un saluto anche a Mirella Parachini e agli amici radicali che sono in tribuna.
In tre minuti c'è poco da dire e forse poi il rischio è sempre quello di cadere nel parlare di se stessi, invece di parlare delle persone che vogliamo ricordare. Allora, mi permetta soltanto, signor Presidente, di dire che c'è uno scritto di Pannella, che qualcuno, senza alcuna autorizzazione, ha ritenuto sia il manifesto di Pannella della politica del Partito Radicale, che è un'introduzione che fece a un libro, che era Underground: a pugno chiuso! di Andrea Valcarenghi, uno scritto lunghissimo del quale io mi permetto di tirare fuori soltanto una paginetta, perché rappresenta, per me, cosa questo libro mi ha fatto capire, cioè che cosa è vivere la politica come una scelta e come un vero e proprio atto d'amore.
Scriveva Pannella a Valcarenghi: “Cosa vuoi da me? Pensi davvero che il mio nome sia divenuto merce buona per il mercato di compra-legge, o di chi vuoi o vorresti chiamare alla lettura con questo libro? No; ne ho la prova, so che sai che non è così. Tu non leggi i miei ‘scritti', le migliaia di volantini ciclostilati, di comunicati-stampa, di foglietti del Partito Radicale, che sono le sole cose ch'io abbia mai prodotto, in genere scrivendole in mezz'ora, per urgenze militanti, nella bolgia di via XXIV Maggio ieri, in quella di via di Torre Argentina 18 oggi. Tu sei un rivoluzionario. Io amo invece gli obiettori, i fuorilegge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i non violenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione. Amo speranze antiche, come la donna e l'uomo; ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della Destra storica. Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni ragione di rafforzamento, anche solo contingente, dello Stato di qualsiasi tipo, contro ogni sacrificio, morte o assassinio, soprattutto se ‘rivoluzionari'. Credo alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuol essere onesti ed essere davvero capiti, più che ai saggi o alle invettive, ai testi più o meno sacri ed alle ideologie”. Ho chiuso, Presidente. “Credo sopra ad ogni altra cosa al dialogo, e non solo a quello ‘spirituale': alle carezze, agli amplessi, alla conoscenza come a fatti non necessariamente d'evasione o individualistici e tanto più ‘privati' mi appaiono, tanto più pubblici e politici, quali sono, m'ingegno che siano riconosciuti. Ma non è questa l'occasione buona per spiegare ai tuoi lettori cosa sia il Partito Radicale; andiamo avanti. Non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d'occuparlo. Non credo ai ‘viaggi' e sarà anche perché i ‘vecchi' ci assicurano sempre che ‘formano' (a loro immagine) i ‘giovani', come l'esercito e la donna-scuola. Non credo al fucile: ci sono troppe splendide cose che potremmo e potremo fare anche con il ‘nemico' per pensare ad eliminarlo” (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente, a nome nostro e di tanti compagni radicali per l'intervento di commemorazione bello e sentito che lei ha pronunciato e grazie al collega Giachetti per aver letto un ampio stralcio di quello che Pier Paolo Pasolini aveva salutato finalmente come un manifesto del radicalismo. Ognuno ha il proprio Marco Pannella e forse questa è la cosa più bella, perché Marco Pannella è stato uno di casa soprattutto per i senza casa, per quelli che lo hanno amato e rispettato senza averlo mai votato, per quelli che lo hanno votato almeno una volta, per quelli che non lo hanno mai sopportato. Si illuminava nel raccontare che i ragazzi e le ragazze per strada gli dicevano e gli urlavano: legalizzala Marco.
Si illuminava quando nelle carceri italiane i detenuti intonavano cori, chiamandolo e salutandolo, quando arrivava e quando si congedava da loro, assicurandoli sempre, con un impegno immancabile, che sarebbe tornato molto presto, subito. Unico, straordinario, travolgente e trascinante, molti di noi non si sarebbero mai impegnati in politica, se non lo avessero incontrato; maieutico, molesto, irriconoscibile, eppure, sempre lui, capace di dettare l'agenda con le poche forze di un gruppo politico di piccole dimensioni, ma di grandi obiettivi, che è riuscito a entrare in sintonia con i bisogni profondi dei cittadini. E che agenda: diritti civili, libertà individuali, giustizia internazionale, fame nel mondo, Stato di diritto, lotta alla partitocrazia, antiproibizionismo e Stati Uniti d'Europa. Quasi sempre aveva ragione, ma le sue ragioni erano ignorate. Pannella doveva lottare per farle comprendere, anche solo per farle conoscere. Perché Pannella è stato silenziato, zittito, negato, clandestinizzato per quello che era e che incarnava, per la parola che faceva risuonare in quest'Aula, come nei comizi, alla radio o per le strade perché il suo pensiero e la sua parola erano azione e mai proclamazione; arrivavano ai cuori, alle coscienze, come uno schiaffo o come una carezza. Sempre, però, come una rivelazione: una porta o una finestra attraverso cui vedere un dialogo da continuare.
Vedeva dove nessun altro politico della sua epoca arrivava a vedere, non solo il rischio del regime, ma già la formazione del regime, il pericolo dell'illusione nazionalista, totalitaria, autoritaria, securitaria, militarista, repressiva e proibizionista. Vedeva tutti i pericoli mortali per la democrazia e lanciava l'allarme che a quasi tutti sembrava sopra le righe, esagerato, solo perché tutti gli altri non vedevano quel rischio concretissimo già farsi realtà. Vedeva venti, trenta, cinquant'anni fa quello che ora appare scontato a tutti e su cui tutti si chiedono: com'è potuto succedere? Come siamo arrivati di nuovo a quel punto? Riascoltate, rileggete Marco Pannella e lo capirete. Dove c'è strage di diritto, prima o poi c'è anche strage di vite e di popoli, ammoniva. La strage di diritto è in molti luoghi, nelle carceri italiane, da tanto, troppo tempo, in modo strutturale; lì c'è una delle ferite più gravi proprio perché si tratta della negazione patente della legalità costituzionale.
Di fronte ai dati diffusi ieri sulle carceri italiane - Presidente, concludo - ora sarebbe opportuno un altro giro tra i gruppi per decidere come i gruppi intendano affrontare quell'emergenza delle carceri. Noi pensiamo sia necessario, nel nome di Marco Pannella, avere una convocazione straordinaria del Parlamento, di nuovo, perché dopo anni, dopo mesi dall'ultima, non è accaduto nulla (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Non è una questione di maggioranza e di opposizione. È questione di far vivere questo luogo, di far vivere la democrazia parlamentare e la Costituzione (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benedetto Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Anch'io in modo non formale mi unisco ai ringraziamenti per il suo intervento in ricordo di Marco Pannella, che era tutt'altro che formale. Io voglio citare brevemente due cose che riguardano in modo diverso quest'Aula. La prima è del 1976, quando i radicali arrivano e, con una semplicità tecnologica d'allora, prendono il telefono, lo avvicinano al diffusore della voce che arrivava dall'Aula negli uffici e, d'incanto, la voce del Palazzo si sente; ancora non in tutta Italia perché Radio Radicale non aveva la copertura che ha oggi, ma si porta fuori, a disponibilità di chiunque, la voce di quello che succedeva dentro la Camera. È una rivoluzione pazzesca se ci pensiamo. Noi oggi diamo per scontati i giornali, i siti, la radio della Camera dei deputati. Allora, fu una rivoluzione che inventarono i radicali come Marco Pannella, Paolo Vigevano, Rolando Parachini, Roberto Cicciomessere. È una roba che oggi sembra banale e, invece, nel 1976 era una rivoluzione. Oppure nel 1987, quando Pannella decise che il gruppo parlamentare dei radicali dovesse chiamarsi “Gruppo Federalista Europeo”; sono passati quarant'anni. Ecco, mi chiedevo con piacere, vedendo tutti i ricordi scritti e non di Marco in questi giorni, come mai felicemente? Io credo che nella storia, nella vita e anche nella politica ci sia chi anticipa e chi segue. Servono entrambi: sia quelli che anticipano che quelli che seguono. Dai diritti civili a tutte le cose che sono state ricordate: portare fuori la voce del Parlamento - “conoscere per deliberare” - e portare dentro la politica italiana il federalismo europeo sono due esempi di quanto Pannella sapesse anticipare e di quanto noi abbiamo cercato, spesso troppo tardivamente, di seguire.
Diceva Marco: “sono uomo d'altri tempi, tempi futuri”; noi nei tempi futuri, anche a dieci anni dalla sua scomparsa, troviamo la straordinaria attualità di tantissime delle cose che ha detto e fatto (Applausi).
PRESIDENTE. Salutiamo insieme studenti e insegnanti dell'Istituto superiore “Andrea Torrente” di Casoria, in provincia di Napoli, che sono qui ad assistere ai nostri lavori. Li ringraziamo e gli auguriamo ogni fortuna per il loro futuro (Applausi).
Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Per chiedere che il Governo venga in Aula per parlare dell'ennesimo atto di pirateria di Israele che, negli ultimi giorni, fino a ieri, ha sequestrato in acque internazionali circa 450 attivisti e attiviste provenienti da tutto il mondo, tra cui, pare, 29 cittadini italiani. Al Governo di Israele è permesso tutto. Noi chiediamo: ma se qualsiasi altro Paese al mondo facesse quello che sta facendo Israele, cosa accadrebbe? Arrivano ora immagini da quelle carceri dove il Ministro Ben-Gvir fa un giretto tra gli attivisti, ammanettati e fatti inginocchiare, a cui è stato dato il benvenuto in Israele, e ride, scherza mentre le Forze dell'ordine israeliane malmenano queste persone. Non importa la loro nazionalità per parlare della brutalità e della vigliaccheria con cui si sta facendo questa cosa. Il fatto che l'Italia e l'Unione europea non dicano nulla e soprattutto non facciano nulla di sostanziale di fronte a questo ennesimo atto criminale del Governo Netanyahu è qualcosa di indecente e di indegno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!
Tra gli attivisti fermati e arrestati illegalmente - ricordiamo, illegalmente - c'è anche il nostro Dario Carotenuto (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Noi non facciamo distinzione tra parlamentari e attivisti, lì ci sono esseri umani che hanno deciso di continuare quel moto di solidarietà straordinaria che è avvenuto in questo Paese e che ha fatto vedere nei mesi scorsi una mobilitazione senza precedenti. Quella mobilitazione è ancora in corso; voi l'avete denigrata, l'avete criticata, l'avete osteggiata. Ma, vedete, fin quando il potere osteggerà, fin quando il potere bombarderà, fin quando il potere criminalizzerà vuol dire che c'è un cuore pulsante nei corpi del Paese e nei corpi del popolo che sta continuando a battere. Quindi, entriamo in un paradosso nel quale, se dovessimo vedere che il potere non criminalizza più, non bombarda più, non arresta più, allora, vorrebbe dire che questo cuore si è fermato. Questo cuore, invece, non si è fermato.
Questo cuore e questi corpi continuano a mettersi nelle barche, continueranno a mettersi nelle strade, continueranno a urlare tutta la vostra ipocrisia, di una Presidente Meloni che oggi, di fronte a 29 cittadini italiani sequestrati, non dice nulla e si mostra con un pacchetto di snack insieme al Presidente indiano, ridendo e scherzando. Questa è la prima uscita che ha fatto la Presidente Meloni di fronte a 29 cittadini italiani sequestrati illegalmente. Noi non speriamo che qualcosa cambi. Noi vorremmo vedere un Paese, un continente che alzasse la testa, che sanzionasse Israele, che interrompesse ogni accordo commerciale con il Governo più criminale che c'è al mondo in questo momento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
È stato detto tutto e il contrario di tutto su quello che sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania. Avete raggiunto livelli di ipocrisia e di infamia infinita. Tuttavia, le persone hanno smascherato questa ipocrisia. Voi avete provato a utilizzare il vecchio trucco, ossia che una bugia detta mille volte diventa verità. Le persone, però, non sono state ingannate; hanno visto che le vostre bugie, ripetute mille volte, rimangono solamente bugie ripetute oltretutto mille volte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Quindi, siamo al fianco di tutti gli attivisti e le attiviste che in questo momento stanno passando ore tremende e delle loro famiglie che aspettano che vengano rimpatriati per quello che hanno fatto, ovvero un atto di umanità contro un blocco illegale che Israele sta facendo a Gaza da anni, il vero blocco criminale che esiste in questo momento nel mondo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Angelo Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Come Alleanza Verdi e Sinistra, torniamo a chiedere che il Governo venga in Aula, perché - lo vogliamo dire chiaramente - non ci allineiamo, non vogliamo farci assuefare da una logica di un Governo capace solo a ripetere, come un frame di un disco incantato, le solite affermazioni che sono irricevibili, come quelle del Ministro degli Esteri Tajani, che, ogni volta che accadono questi fatti, invita il Governo israeliano a rispettare il diritto internazionale, sapendo bene che il Governo israeliano non rispetterà mai il diritto internazionale, perché fa della violenza, del crimine, della pulizia etnica e del genocidio a Gaza il suo modo di essere in maniera molto lineare.
Quindi, c'è una questione fondamentale: non vogliamo assuefarci a questa violenza e a chi, ad esempio, come l'esercito israeliano, a 1.000 chilometri di distanza dalle coste israeliane, rapisce cittadini italiani e non italiani, pensando di avere questo diritto e di poter fare quello che crede. Mi viene un dubbio: noi, come Alleanza Verdi e Sinistra - qui, vicino a me, ci sono la collega Ghirra e il collega Grimaldi -, abbiamo fatto molte iniziative. Siamo stati in Cisgiordania e nel valico di Rafah. Abbiamo ricevuto il diniego del visto da parte del Governo israeliano, come indesiderabili per le questioni e per le critiche che noi rivolgiamo.
Appena metteremo i piedi in mare, in qualunque posto d'Italia, ci verranno a prendere, signor Presidente? È possibile considerare e accettare una cosa di questo genere e che il Governo accetti, senza colpo ferire, questo atteggiamento criminale da parte del Governo israeliano (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Noi chiediamo, in maniera molto determinata e forte, che ci siano le sanzioni e che sia sanzionato questo Governo. È un Governo che sta bombardando ospedali, ha bombardato scuole, ha bombardato campi-profughi. L'altro giorno in una scuola, in Cisgiordania, uno studente è stato ucciso perché voleva andare a scuola. È stato ucciso con un colpo di pistola da un colono. Le scuole sono state recintate con il filo spinato.
È una cosa inaccettabile. Il silenzio da parte del Governo, da questo punto di vista, è ancor di più inaccettabile. Mi dispiace che la Presidente Meloni si arrabbi nel momento in cui riteniamo complice, dal punto di vista politico e morale, il Governo nel momento in cui non sanziona, perché, se è stata sanzionata la Russia, a maggior ragione, deve essere sanzionato anche Israele (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Allora, veniamo qua e vogliamo chiederlo, in primis, alla Presidente del Consiglio Meloni. Ci dica, Presidente Meloni, perché lei non vuole sanzionare il Governo criminale di Netanyahu che uccide donne e bambini e che rapisce in mare aperto, in acque internazionali, cittadini italiani e non, con atti di pirateria inaccettabili? Ripeto: il giorno in cui metteremo i piedi in mare o ce ne andremo, Presidente, un po' fuori, al largo, ci preleveranno? Non siamo più sicuri, perché sono i padroni del mondo? Allora, facciamo valere il diritto internazionale. La Presidente del Consiglio venga in Aula e, una volta per tutte, ci dica se chi uccide donne e bambine e rapisce uomini e donne in mare aperto, in acque internazionali, debba essere sanzionato o meno, perché, se non sanzioni, allora sei complice (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, il deputato Arturo Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Sul profilo del partito di Itamar Ben-Gvir, Potere ebraico, da diverse ore circola un video, nel quale si vedono centinaia di attivisti con la testa bassa, inginocchiati, a carponi. Il Ministro dell'Interno di quel Paese, tronfio, in camicia nera, passa in rassegna la sua Polizia, insulta i cittadini ammanettati e incita le sue milizie a malmenarli. Mi domando, le domando: qual è il limite? Quando qualcuno, da quei banchi vuoti del Governo, dirà “basta, basta, basta” (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Qual è il confine tra la democrazia e il Cile di Pinochet? Io penso che quel confine sia stato varcato da tempo. La Global Sumud Flotilla è stata attaccata più di una volta durante questa missione partita ormai più di un mese fa. Al largo di Creta furono sequestrati, rapiti e messi su una nave militare 180 attivisti: in area SAR greca, in acque internazionali, a 1.000 chilometri da Gaza, come se il Mediterraneo fosse cosa loro, roba loro, proprietà militare loro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Non dovrebbe funzionare così. Dall'Europa, anziché sconsigliare di mettersi in mare, ci saremmo aspettati un monito e una dichiarazione con toni ben diversi, ossia “li accompagniamo noi a Gaza, facciamo rispettare noi il diritto di navigazione in acque internazionali, perché quelle regole le abbiamo scritte noi, comunità internazionale democratica” (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Non è accaduto. L'Europa è rimasta ferma, imbelle e purtroppo complice.
Una settimana fa, finalmente, dopo mesi, sono arrivate sanzioni per tre coloni violenti, amici del Ministro Ben-Gvir, come se, signor Presidente, esistessero i coloni gandhiani. Le colonie sono illegali, lo dicono tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite. Noi chiediamo un'altra cosa, qui chiediamo all'Italia una posizione diversa: sospendere l'accordo Unione europea-Israele. Nessuno in quest'Aula può affermare ragionevolmente che i diritti umani siano rispettati oggi in Israele. L'articolo 2 dice una cosa molto semplice: se una delle due Parti contraenti tra Unione europea e Israele non rispetta il diritto umanitario, quell'accordo non è più valido. Per quale motivo l'Italia continua a bloccarlo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?
Vede, signor Presidente, ieri sono stati sparati proiettili di gomma contro sei imbarcazioni civili a 200 miglia da Gaza. Due imbarcazioni battevano bandiera italiana. Hanno sparato sul tricolore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), hanno violato la sovranità italiana. Dove siete voi che vi dichiarate sovranisti? Dove siete?
Oggi il Ministro Tajani ha detto che il nostro fratello, compagno e collega Dario Carotenuto sarà rilasciato oggi insieme al giornalista Mantovani. Benissimo. Occorre che insieme a loro vengano rilasciati tutti gli attivisti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) entro le prossime 24 ore. Serve una pressione.
Vede, signor Presidente, qualche mese fa, quando con alcuni colleghi - insieme a me - eravamo su quelle barche, la vera protezione ci fu data dalle mobilitazioni popolari. Migliaia e migliaia di cittadini che scesero in piazza e che dissero che la strage, il genocidio a Gaza doveva essere fermato. Evidentemente serve ancora mobilitarsi, perché la tregua non c'è. Gaza è sola, il 53 per cento della Striscia è occupato. Occorre un'altra politica estera (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sempre sullo stesso argomento il deputato Riccardo Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Ci uniamo alla richiesta avanzata dagli altri gruppi di un'informativa urgente del Governo, perché le persone che sono state fermate, e di cui arrivano in questo momento video molto preoccupanti, sono state fermate in maniera illegale dalle Forze armate dello Stato di Israele.
Non è la prima volta che avvengono questi tipi di abusi in acque internazionali. Queste persone sono private della libertà in modo illegale e anche di questi crimini dovranno rispondere Netanyahu e il suo Governo davanti alla Corte penale internazionale, ma il Governo italiano deve esigere - deve esigere! - che siano rilasciate immediatamente, che non sia fatto nulla che leda la loro dignità e, ovviamente, tantomeno il loro fisico, dunque che non vengano malmenati e che non vengano trattati nel modo in cui i video che stanno arrivando e che sono in rete mostrano come, invece, li stanno trattando le Forze armate israeliane. Noi su questo vorremmo avere una risposta dal Governo italiano e una presenza in quest'Aula quanto prima (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Intanto faccio presente che il Presidente Fontana è stato costantemente in contatto con il Ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, per avere notizie sulla situazione, in particolare del collega Dario Carotenuto. La Presidenza può confermare che il deputato Carotenuto è sulla strada del ritorno in Italia, che dovrebbe avvenire già nella giornata odierna.
Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 2935 (ore 13,45).
PRESIDENTE. Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
(Esame degli ordini del giorno - A.C. 2935)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).
Avverto che l'ordine del giorno n. 9/2935/2 De Palma è stato ritirato dal presentatore. Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
SANDRA SAVINO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Sull'ordine del giorno n. 9/2935/1 Nevi il parere è favorevole.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 9/2935/2 De Palma è ritirato.
SANDRA SAVINO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Sull'ordine del giorno n. 9/2935/3 Curti il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica e nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, l'introduzione di misure a favore delle imprese operanti nelle aree di crisi industriale complessa, al fine di accompagnare i processi di sviluppo e di tutela occupazionale nei territori interessati”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2935/4 Testa, n. 9/2935/5 La Salandra, n. 9/2935/6 Osnato e n. 9/2935/7 Polo il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/8 Simiani il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno, premettendo: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con il quadro di finanza pubblica ed i vincoli di bilancio, di dare seguito all'ordine del giorno n. 9/1933/5”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/9 Ferrari si esprime parere favorevole premettendo le parole: “a valutare l'opportunità di accompagnare”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/10 Andrea Rossi, espunte la seconda e la terza premessa, nonché l'ultimo periodo della quarta premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno, che premette le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/11 Romeo, espunte la seconda e la quarta premessa, nonché l'ultimo periodo della terza premessa, il parere è favorevole con la riformulazione dell'impegno, che premette le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/12 Forattini, espunta la seconda premessa, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno, che premette le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/13 Vaccari, espunta la seconda premessa, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno, che premette le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/14 Soumahoro il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno, che premette le parole: “a valutare l'opportunità di integrare”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/15 Tenerini il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/16 Mari il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2935/17 Filippin è accolto con la riformulazione dell'impegno, premettendo le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
L'ordine del giorno n. 9/2935/18 Boschi è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/19 Madia, espunta l'ultima premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare gli effetti applicativi delle misure recate dall'articolo 2 del provvedimento in esame, al fine di favorire il rientro e l'attrazione di capitale umano altamente qualificato, essenziale per la crescita economica e l'innovazione del Paese”.
L'ordine del giorno n. 9/2935/20 Faraone è accolto con la riformulazione dell'impegno, premettendo le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
L'ordine del giorno n. 9/2935/21 Del Barba è accolto con la riformulazione dell'impegno, premettendo le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/22 Evi, espunte la prima, la seconda, la sesta, la nona e la decima premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “ad accompagnare le disposizioni recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative volte, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ad introdurre misure per sostenere le spese per l'alimentazione e la cura sanitaria degli animali di affezione, nonché a favore delle persone che adottano cani e gatti provenienti da canili e rifugi, prevedendo un rimborso o un'ulteriore detrazione delle spese veterinarie sostenute nei primi anni successivi all'adozione”.
L'ordine del giorno n. 9/2935/23 Pastorella è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/24 Pastorino il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare gli effetti applicativi delle misure recate dall'articolo 7 del provvedimento in esame, con particolare riguardo ai beni agevolati che, per loro stessa natura, siano destinati all'utilizzo in più strutture produttive e, pertanto, possano essere oggetto di temporaneo utilizzo anche al di fuori del territorio dello Stato”.
L'ordine del giorno n. 9/2935/25 Ghirra è accolto con la seguente riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ad accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative volte a valutare l'opportunità di introdurre misure a favore del trasporto marittimo da e per la Sardegna, al fine di contenere gli aggravi di costo per le imprese e le famiglie”.
L'ordine del giorno n. 9/2935/26 Orrico è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/27 Iaria il parere è favorevole.
L'ordine del giorno n. 9/2935/28 Francesco Silvestri è accolto con la seguente riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ad integrare le misure recate dall'articolo 9 del provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative a favore delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche iscritte al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche, al fine di prevedere misure di sostegno per compensare l'eccezionale incremento dei prezzi dei prodotti energetici”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/29 Amato, il parere è favorevole con la riformulazione di entrambi gli impegni: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di adottare ulteriori iniziative normative volte a rendere strutturale, oltre il termine del 31 dicembre 2026, la soglia di esenzione dalle ritenute alla fonte per i premi erogati agli atleti dilettanti, con particolare riferimento a quelli impiegati in attività giovanili e paralimpiche”; “a valutare l'opportunità di, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, accompagnare le misure richiamate in premessa con ulteriori iniziative normative volte ad introdurre meccanismi di premialità fiscale per le società sportive dilettantistiche che dimostrino di aver investito una quota maggioritaria dei proventi da raccolte fondi in progetti di inclusione sociale e promozione dello sport per i minori appartenenti a nuclei familiari a reddito medio-basso”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/30 Caso, espungendo la quarta, quinta e sesta premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ad adottare iniziative normative volte a favorire ulteriormente le fondazioni e i teatri nazionali, anche attraverso meccanismi che agevolino la stabilizzazione del personale artistico e tecnico”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/31 Torto, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a valutare di estendere il regime di tassazione agevolata della cedolare secca anche alle locazioni di immobili commerciali, con particolare riguardo ai negozi storici e di vicinato”.
L'ordine del giorno n. 9/2935/32 Alifano è accolto come raccomandazione. L'ordine del giorno n. 9/2935/33 L'Abbate è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2935/34 Gubitosa il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/35 Raffa, espungendo le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a valutare di adottare ulteriori misure a favore del comparto del lavoro autonomo e dell'impresa individuale che costituisce l'ossatura portante del tessuto economico nazionale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/36 Appendino il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a valutare di adottare ulteriori misure a favore delle imprese e, in generale, del tessuto economico-produttivo nazionale, nonché per continuare a contrastare l'aumento generalizzato del costo della vita e la conseguente erosione del potere d'acquisto delle famiglie”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/37 Lomuti il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a valutare di adottare ulteriori misure a favore delle comunità territoriali e delle piccole realtà produttive, continuando a sostenere in particolare famiglie, imprese agricole, artigiane e manifatturiere, nonché le aree interne e i territori soggetti a spopolamento”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/38 Donno, espungendo le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare gli effetti applicativi delle misure recate dall'articolo 7-bis del provvedimento in esame”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/39 Perantoni, espungendo le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare in una politica di efficace contrasto all'evasione fiscale e all'economia sommersa, accompagnando, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, il processo di digitalizzazione dei pagamenti nel Paese attraverso campagne di informazione e incentivi mirati volti a ridurre i costi di transazione per le micro e piccole imprese”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/40 Ambrosi il parere è favorevole a condizione che venga così riformulato, considerato che la legge sulla montagna non prevede infatti una revisione di criteri di riparto del Fosmit, ma anzi conferma esplicitamente l'autonomia delle regioni nell'assegnazione degli stanziamenti della quota regionale del Fosmit e, quindi, nell'individuazione dei comuni destinatari. Nella premessa vengano espunti i paragrafi quarto e sesto che contengono riferimenti ai meccanismi di riparto del Fosmit. L'impegno sia così riformulato: “a valutare l'opportunità di accompagnare la misura recata dall'articolo 17-bis del provvedimento in esame con l'adozione, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili nel quadro della finanza pubblica, nei prossimi provvedimenti utili, di misure fiscali al fine di sostenere i comuni che non saranno più compresi nell'elenco dei comuni montani, per venire incontro alle esigenze di tali territori”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/41 Merola, espungendo le premesse il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare ad adottare politiche volte a sostenere famiglie e imprese, continuando a mitigare ulteriormente gli effetti del caro energia sui costi di produzione, sui trasporti, sui beni di largo consumo e sul potere di acquisto delle famiglie”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/42 Borrelli, espungendo la penultima e l'ultima premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ad accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative volte a valutare l'opportunità di esentare dal pagamento dell'imposta municipale propria (IMU) e del tributo per i servizi indivisibili (TASI) i fabbricati inagibili ubicati nei comuni di Casamicciola Terme, di Forio e di Lacco Ameno, colpiti dagli eventi sismici verificatisi il 21 agosto 2017 nell'isola di Ischia”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/43 Guerra, espungendo le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare in una politica di efficace contrasto all'evasione fiscale e contributiva, continuando a rafforzare ulteriormente gli strumenti di prevenzione, accertamento, controllo e riscossione, anche mediante un più efficace utilizzo delle banche dati pubbliche, dell'interoperabilità informativa e dell'analisi del rischio”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/44 Casu, espungendo la quarta, la quinta e la sesta premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a continuare ad adottare misure a favore delle famiglie e delle imprese, nonché delle aziende del trasporto pubblico locale maggiormente esposte agli effetti dell'aumento dei costi energetici, valutando di introdurre misure compensative in favore del medesimo settore”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/45 Fossi, espungendo tutte le premesse ad eccezione della prima, il parere è favorevole con la riformulazione: “a continuare ad adottare, in coerenza con l'attuale provvedimento, ulteriori misure a favore del porto di Piombino e, più in generale, delle aree immediatamente vicine”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/46 Giaccone il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2935/47 Grimaldi il parere è contrario. Sugli ordini del giorno n. 9/2935/48 Cavandoli, n. 9/2935/49 Loizzo e n. 9/2935/50 Centenaro il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Bene, a questo punto sospendo brevemente la seduta al fine di consentire la predisposizione dell'elenco dei deputati in missione per la parte pomeridiana, il cui numero dovrà essere comunicato all'Aula alla ripresa della seduta.
Prima di sospendere la seduta, ricordo che alla ripresa si passerà immediatamente ai voti e che la seduta proseguirà fino alle ore 14,30.
La seduta è sospesa, riprenderà alle ore 14,05.
La seduta, sospesa alle 14, è ripresa alle 14,05.
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 102, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.
Si riprende la discussione.
(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 2935)
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2935. Ricordo che, prima della sospensione della seduta, la Sottosegretaria Savino ha espresso il parere sugli ordini del giorno per conto del Governo. Passiamo dunque ai voti.
Poiché l'ordine del giorno n. 9/2935/1 Nevi è stato accolto dal Governo e l'ordine del giorno n. 9/2935/2 De Palma è stato ritirato dal presentatore, passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/3 Curti, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole, ove fosse accolta la riformulazione… che viene accolta.
Sugli ordini del giorno n. 9/2935/4 Testa, n. 9/2935/5 La Salandra, n. 9/2935/6 Osnato e n. 9/2935/7 Polo il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/8 Simiani, su cui vi è una proposta di riformulazione. Viene accolta? Va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/9 Ferrari, su cui vi è una proposta di riformulazione, che va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/10 Andrea Rossi, su cui vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo: accolta. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/11 Romeo, su cui vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/12 Forattini, su cui vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo: accolta. Sull'ordine del giorno n. 9/2935/13 Vaccari vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo: accolta. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/14 Soumahoro, su cui vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo: accolta. Sull'ordine del giorno n. 9/2935/15 Tenerini, il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/16 Mari sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/16 Mari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/17 Filippin su cui vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo: accolta. L'ordine del giorno n. 9/2935/18 Boschi è accolto come raccomandazione: viene accettata. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/19 Madia, su cui vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo: accolta. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/20 Faraone, su cui vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo: accolta. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/21 Del Barba, su cui vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo: accolta. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/22 Evi, su cui vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo: accolta. L'ordine del giorno n. 9/2935/23 Pastorella è accolto come raccomandazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/24 Pastorino, su cui vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo: accolta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/25 Ghirra. Onorevole Ghirra, accoglie la riformulazione? No.
Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. No, non accogliamo questa proposta di riformulazione, perché, così com'è accaduto la settimana scorsa con il decreto Accise, di fatto, sembra che il Governo non voglia entrare nel merito dei problemi della Sardegna e, più in generale, delle isole. Con quest'ordine del giorno chiediamo di introdurre misure volte a mitigare gli effetti dell'applicazione del sistema ETS sul trasporto marittimo da e per la Sardegna, per contenere gli aggravi di costo, garantire condizioni di equità per le regioni insulari e tutelare la competitività delle imprese e il potere d'acquisto di cittadine e cittadini.
Non chiediamo niente di strano, chiediamo quello che è previsto nell'articolo 119 della nostra Costituzione, ma anche nell'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Presidente, ho già sottolineato come la Sardegna soffra di un triplice aggravio, legato al fatto che dobbiamo trasportare per forza le merci via mare, in fase di approvvigionamento, di trasformazione e di esportazione, con costi che arrivano fino al 40 per cento in più rispetto a quelli della terraferma. Spiace che il Governo non voglia agire anche a livello europeo. Noi non mettiamo assolutamente in discussione il sistema ETS, visto che rende l'inquinamento economicamente svantaggioso. Chiediamo, però, di introdurre misure che consentano anche a chi opera e fa impresa nelle isole di essere competitivo e l'attuale sistema non lo consente. Quindi chiedo di rivedere il parere su quest'ordine del giorno per cercare di trovare un sistema che, realmente, ci possa garantire di essere competitivi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Il suo ordine del giorno è sottoscritto anche dal collega Perantoni. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/25 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/26 Orrico, che è accolto come raccomandazione. Va bene. Sull'ordine del giorno n. 9/2935/27 Iaria il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/28 Francesco Silvestri, su cui vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo: è accolta? Qualche deputato del gruppo 5 Stelle si esprima: va bene. Sottoscrive anche l'onorevole Berruto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/29 Amato. Onorevole Amato, accoglie la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/30 Caso: onorevole Caso, accoglie la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/31 Torto: onorevole Torto, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/31 Torto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/32 Alifano, che è accolto come raccomandazione: va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/33 L'Abbate, che è accolto come raccomandazione: va bene? No. Il parere s'intende contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/33 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/34 Gubitosa, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/34 Gubitosa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/35 Raffa, su cui c'è una proposta di riformulazione. Viene accolta? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/36 Appendino, su cui c'è una proposta di riformulazione. Viene accolta? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/36 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/37 Lomuti, su cui c'è una proposta di riformulazione da parte del Governo: viene accolta? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/37 Lomuti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/38 Donno. C'è una proposta di riformulazione da parte del Governo. Viene accolta? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/38 Donno, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/39 Perantoni. C'è una proposta di riformulazione da parte del Governo, che non viene accolta. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/39 Perantoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/40 Ambrosi. C'è una proposta di riformulazione da parte del Governo. Viene accolta? Sì. Sottoscrive la deputata Ruffino.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/41 Merola. Onorevole Merola, accoglie la riformulazione? No. Ha chiesto di parlare il deputato Merola. Ne ha facoltà.
VIRGINIO MEROLA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Non accolgo la riformulazione perché non risponde per niente al contenuto proposto da quest'ordine del giorno. Vedete, poco fa il Ministro Giorgetti, commentando i dati Istat, ha ribadito che, secondo il Governo, va tutto bene. In particolare…
PRESIDENTE. Deputato Merola, chiedo scusa. Se può pazientare un secondo, dovrebbe alzare l'asta del microfono, perché la sua voce non giunge chiara.
VIRGINIO MEROLA (PD-IDP). La ringrazio, Presidente. Grazie davvero. Dicevo che il Ministro Giorgetti ha commentato i dati Istat dicendo che in Italia andrebbe tutto bene, ma non c'è stata una parola del Governo sul caro vita e sul fiscal drag. Invece, i dati dell'Istat raccontano salari e pensioni erosi dall'inflazione, carburanti e beni essenziali più cari, potere d'acquisto in calo. Ci sono soggetti che non hanno avuto questo guadagno - lo ha detto l'Istat - e sono i pensionati e le famiglie senza figli.
Il calcolo dell'Istat riflette, soprattutto, l'indicizzazione dell'assegno per il nucleo familiare, che non è merito di questo Governo ma del Governo precedente, di cui comunemente facevamo parte. Quindi il quadro non può essere definito roseo. Senza indicizzazione, l'aumento nominale dei redditi diventa maggiore prelievo Irpef: così l'inflazione si trasforma in una tassa occulta su lavoratori dipendenti, pensionati e ceto medio.
Con quest'ordine del giorno chiediamo l'indicizzazione di scaglioni, detrazioni e trattamento integrativo per neutralizzare il drenaggio fiscale, oltre a una considerazione: bisogna intervenire a sostegno dei ceti più deboli per quanto riguarda il caro energia e non con provvedimenti generici e generali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/41 Merola, con il parere contrario del Governo. La proposta di riformulazione non è stata accolta.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/42 Borrelli. Deputato Borrelli, accoglie la riformulazione? Viene accolta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/43 Guerra. Onorevole Guerra, accoglie la riformulazione? No, e chiede di parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo, intanto, per sottolineare che non si possono fare riformulazioni di questo tipo, perché togliere tutte le premesse, cambiare completamente e rovesciare completamente il senso del primo impegno e cancellare il secondo impegno: datemi parere contrario, che è più onesto. E poi intervengo per dire che mi dispiace molto che, anche a quest'epoca, il Governo si rifiuti di prendere l'impegno di non introdurre nuove forme di condono, sanatoria, definizione agevolata generalizzata e rottamazione delle cartelle, non avendo capito che sono formule che minano l'equità del sistema e sono ormai insopportabili per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/43 Guerra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/44 Casu. C'è una proposta di riformulazione da parte del Governo. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Purtroppo, non possiamo accettare la proposta di impegno da parte del Governo perché, tra l'altro, è lo stesso impegno che il Governo ha già assunto la scorsa settimana su un nostro ordine del giorno, sempre sull'aumento del caro carburante, per il trasporto pubblico locale, che avevamo presentato al DL Prezzi petroliferi. Diciamo che questo impegno, che è stato rinnovato oggi, è già un impegno che ha assunto il Governo e aspettiamo risposte concrete nel Consiglio dei ministri di venerdì; però, il passaggio che si chiede di cancellare, quando si chiede di cancellare le premesse e alcuni impegni, non può essere eluso e non visto nel nostro confronto. Mi riferisco ai tagli che la manovra ha già generato nel settore del trasporto pubblico locale, alle conseguenze su molte regioni, perché alcune regioni hanno avuto tagli molto pesanti, penso al Lazio, alla Lombardia, all'Emilia-Romagna, alla Liguria, al Veneto, più di tutte; ma tante altre regioni hanno avuto tagli per la scelta del Governo non solo di non adeguare il Fondo nazionale, ma di tagliarlo in termini assoluti rispetto all'anno precedente. Poi, ci sono le conseguenze drammatiche del caro carburante; consideri che solo nel Lazio è stato stimato un aumento di extra costi per 40 milioni di euro nel 2026. Quindi, da un lato, viene tagliato il Fondo nazionale, dall'altro, aumentano i costi, il Governo non prende iniziative e scarica sulle regioni, sugli enti locali, le conseguenze di queste scelte, generando un effetto di riduzione dei servizi di trasporto che rende, sempre più difficile, per le cittadine e per i lavoratori, poter godere del diritto alla mobilità. Quindi, in una condizione di questo tipo noi chiediamo di più. Nei nostri impegni c'era la richiesta di prevedere un potenziamento del Fondo per intervenire almeno per gli extracosti, a livello nazionale, per fare in modo, per lo meno, che quei costi in più, che vivranno le imprese di trasporto, venissero garantiti a livello nazionale. Non ci possiamo accontentare di una riformulazione così vaga che non aggiunge una virgola rispetto all'impegno che avevamo già ottenuto la scorsa settimana. Quindi, chiediamo un passo in avanti deciso del Governo; ci sarà a breve un Consiglio dei ministri, non potete continuare a fare finta che non ci sia una situazione drammatica del trasporto pubblico locale. Dovete cominciare a occuparvene (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/44 Casu, con il parere contrario del Governo. Sottoscrive il deputato Pastorino.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/45 Fossi. C'è una proposta di riformulazione da parte del Governo che non è accolta. Se nessuno chiede di parlare, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/45 Fossi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).
Sull'ordine del giorno n. 9/2935/46 Giaccone, il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2935/47 Grimaldi, con il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Spesso ci dite quando vogliamo alzare le tasse ai più ricchi, sulle rendite, sui patrimoni, che vogliamo tassare il ceto medio. Ecco, vi chiediamo semplicemente di guardare l'Europa, di guardare le tasse di successione e comprendere che se, alla fine di tutte le nostre tasse di successione, entra un miliardo l'anno, in questo Paese in cui tutte le eredità dei più ricchi italiani valgono il 20 per cento del PIL - non sto scherzando, parliamo del 20 per cento del PIL, vuol dire tre volte la sanità di questo Paese - ecco, vi chiediamo di alzare le aliquote sopra i 5 e i 100 milioni di euro. Non so quale ceto medio, più o meno, conosciate voi: conoscete qualcuno del ceto medio che ha più di 5 milioni di euro? Conoscete qualcuno del ceto medio che ha più di 100 milioni di euro?
Secondo voi, 79 miliardari italiani, che hanno più di un miliardo di patrimonio, non possono permettersi di dare qualche euro in più per le tasse di successione? Guardate, nessuno augura la morte a queste famiglie, ma fatemi dire che queste famiglie hanno contribuito alla storia di questo Paese e quando qualcuno ci dice: ma non ti senti un po' responsabile a parlare in questo modo, come se loro non contribuissero ancora al futuro del Paese, ebbene ce ne fosse una di quelle 79 famiglie che ha ancora la sede fiscale e legale in questo Paese, ce ne fosse qualcuna di quelle famiglie che dice: invece di fare donazioni sarebbe giusto, nei momenti di crisi, dare un po' di più.
Allora, per carità, la patrimoniale per voi è un tabù, ma possiamo parlare almeno della tassa di successione? Ce l'hanno in tutti i Paesi più alta della nostra. Ma sapete che con questa altro che scostamento: entrerebbero 15 miliardi di euro entro il prossimo anno. Possiamo dirci tutti noi che basterebbe chiedere un po' di più. Guardate, lo diciamo in un modo semplice: non è vendetta, è giustizia. Giustizia è una parola che forse dovreste iniziare a sentire un po' di più. Ma lo sapete che la gran parte di questi miliardari - e non c'è bisogno che arrivi Bernie Sanders per ricordarvelo - ormai vogliono addirittura sparire, nel senso che vogliono sparire proprio dalle cronache e non vogliono neanche che si sappia a che cosa partecipano. La gran parte dell'economia globale è già così, presto lo sarà anche quella italiana. La gran parte delle multinazionali sono detenute da fondi e, secondo voi, dietro i fondi chi c'è? Ci sono quelle stesse famiglie, ma non si può dire, no, spesso non si possono neanche conoscere quali sono le famiglie dietro questi grandi fondi. Allora, chiedetevelo se è giusto che chi vive di rendita, chi fa il rentier, perché molte di queste famiglie ormai sono rentier, paghi molte meno tasse dei lavoratori e delle lavoratrici italiane. Giustizia, non vendetta (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2935/47 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Sottoscrivono i deputati Iaria, Gribaudo e Boldrini.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).
Sugli ordini del giorno n. 9/2935/48 Cavandoli, n. 9/2935/49 Loizzo e n. 9/2935/50 Centenaro il parere è favorevole.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Sospendiamo, a questo punto, l'esame del provvedimento, che riprenderà nella parte pomeridiana della seduta, a partire dalle ore 16,15, per lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale e la votazione finale.
Sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 14,30, è ripresa alle 15.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, il Ministro dell'Università e della ricerca e il Ministro della Difesa.
Gli oratori sanno per consuetudine che bisogna rispettare i tempi, ancor di più oggi perché, come sapete, c'è la diretta televisiva in corso.
(Iniziative di competenza in relazione ai licenziamenti annunciati dal gruppo Electrolux per gli stabilimenti italiani - n. 3-02680)
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Scotto ed altri n. 3-02680 (Vedi l'allegato A). La deputata Roggiani ha facoltà di illustrare l'interrogazione di cui è cofirmataria.
SILVIA ROGGIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Millesettecento persone su 4.000, lavoratrici e lavoratori che verranno lasciati a casa da Electrolux, la stragrande maggioranza sono donne e hanno un'età attorno ai 60 anni. Electrolux ha avuto dall'Italia sostegni, 3 milioni di euro per l'innovazione. Electrolux ha già vissuto un'acquisizione della Zanussi, portando con sé anche il prestigio di questo marchio italiano, ha avuto 200 milioni di finanziamenti agevolati dalla BEI.
Ora noi chiediamo, per i territori di Cerreto d'Esi, dove verrà chiuso lo stabilimento, per Solaro, per Porcia, per Susegana, per Forlì, ma soprattutto per queste 1.700 persone, oltre agli annunci che ha fatto il Ministro Urso in vista del tavolo del 25 maggio…
PRESIDENTE. Concluda.
SILVIA ROGGIANI (PD-IDP). …esattamente, cosa vorrete fare per salvaguardare questo comparto che non avete accompagnato in questi anni e, soprattutto, queste lavoratrici e questi lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.
LUCA CIRIANI, Ministro per i Rapporti con il Parlamento. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, Electrolux, per il valore strategico che il gruppo rappresenta nel nostro sistema produttivo e occupazionale, rappresenta una realtà che ha oltre 4.500 lavoratori nel nostro Paese e costituisce uno dei principali presidi industriali europei. È un elemento significativo della filiera nazionale degli elettrodomestici, comparto che nel nostro Paese coinvolge centinaia di migliaia di addetti.
Il nuovo piano di riorganizzazione, che coinvolge diversi stabilimenti e che prevede circa 1.700 esuberi a livello nazionale, è per il Governo inaccettabile. È stato convocato per il prossimo 25 maggio, presso il Ministero delle Imprese, un tavolo istituzionale dedicato alla vertenza, al quale prenderanno parte l'azienda, le organizzazioni sindacali e le regioni interessate.
Come già preannunciato, il Governo chiederà l'immediato ritiro del piano industriale presentato e la conseguente predisposizione di un nuovo piano su cui avviare un serio confronto tra il Governo, le regioni e i sindacati, al fine di tutelare i lavoratori e la continuità produttiva senza prevedere licenziamenti.
Dalla Electrolux il Governo si aspetta, anche alla luce degli aiuti statali che nel corso degli anni ha ricevuto, che sono stati testé ricordati, una maggiore responsabilità e una strategia fondata su investimenti, innovazione e tutela della capacità produttiva.
Il Ministro delle Imprese, inoltre, ha discusso della situazione del settore degli elettrodomestici con i Commissari europei competenti in materia. Per affrontare al meglio la crisi degli stabilimenti italiani, è necessario parallelamente individuare misure relative alla crisi dei produttori europei. Il comparto sta infatti scontando le conseguenze della politica del Green Deal e, conseguentemente, la concorrenza sleale da parte di produttori di Paesi terzi che non devono sottostare a regole altrettanto stringenti.
In conclusione, la linea del Governo è chiara: lavorare con determinazione, affinché si possa arrivare a un percorso alternativo a quello prospettato, favorendo invece soluzioni condivise, sostenibili e compatibili con il mantenimento della presenza industriale nel nostro Paese.
In questi giorni, è inoltre in corso un confronto preliminare tra le regioni e i comuni, nella convinzione che una posizione istituzionale unitaria possa rafforzare il confronto con l'azienda e contribuire a individuare strumenti efficaci per salvare occupazione e produzione.
PRESIDENTE. Il deputato Scotto, primo firmatario di questa interrogazione, ha facoltà di replicare.
ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Non possiamo dirci soddisfatti, innanzitutto perché pensiamo che non basti un tavolo al Mimit, serve una presa di responsabilità di Giorgia Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché se guardiamo l'elenco delle crisi industriali, dall'automotive all'acciaio, passando per l'industria degli elettrodomestici, è un pianto greco.
L'Italia sta perdendo tutte le principali filiere produttive per una ragione molto semplice: perché il Governo non fa il suo mestiere, perché il Governo non ha nessuna programmazione, perché il Governo - come ha fatto anche qui il Ministro Ciriani - agita feticci ideologici. Ora se la prende con il Green Deal, dicendo che è l'effetto del Green Deal.
Ministro Ciriani, c'è una cosa che forse lei ha rimosso: i dazi del vostro amico Trump (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Dagli amici ci si aspetterebbe ben altro e, invece, lei sa benissimo che, purtroppo, quei macchinari acquistati con i soldi degli europei e degli italiani vengono smontati e portati lì. Sono gli effetti dei dazi.
Allora, vede, io propongo una cosa molto semplice: vogliamo salvare le nostre industrie dalle delocalizzazioni? Votiamo insieme una norma che dica una cosa elementare: chi ha preso gli incentivi pubblici nel corso degli ultimi 10 anni li restituisce, gli vengono ritirati, e quei soldi vengono reinvestiti nel territorio che è stato colpito da quei licenziamenti. Parliamo di 1.700 persone.
PRESIDENTE. Concluda.
ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Non sono numeri, sono vite che vanno rispettate e che vanno salvate (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
(Iniziative di competenza per l'adozione di un piano nazionale straordinario per la mitigazione del rischio idrogeologico delle coste italiane - n. 3-02681)
PRESIDENTE. Il deputato Luca Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02681 (Vedi l'allegato A).
LUCA PASTORINO (MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, come diceva lei, il tema è quello dell'erosione costiera. Io vengo dalla Liguria e gli eventi franosi su falesie sono ormai all'ordine del giorno anche in modo molto pericoloso. Comunque in Italia ci sono circa 1.200 coste che sono fortemente soggette a erosioni, con arretramenti medi superiori a 25 metri negli ultimi 50 anni.
Tutto questo mette in pericolo l'abitato, le persone e tutto quanto ne consegue.
In un ultimo provvedimento avevo presentato un ordine del giorno e la Sottosegretaria ha fatto riferimento a un Piano di adattamento ai cambiamenti climatici su cui magari vorremmo qualche delucidazione in più.
Quindi, il quesito è questo: se, stante l'acclarata situazione di fragilità di larga parte del territorio costiero italiano, intenda assumere iniziative volte a superare la logica degli interventi emergenziali, che fino a oggi hanno rappresentato la principale modalità di azione nella gestione degli eventi franosi, mediante l'adozione di un Piano nazionale straordinario per la mitigazione del rischio idrogeologico delle coste italiane, prevedendo azioni puntuali, nonché lo stanziamento di adeguate risorse gestite con una programmazione pluriennale, finalizzate alla difesa dell'abitato e delle attività che insistono sui territori interessati dalla minaccia di cedimenti delle falesie e di erosione dei litorali.
PRESIDENTE. Il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, ha facoltà di rispondere.
NELLO MUSUMECI, Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. Grazie, signor Presidente. Ha ragione l'onorevole interrogante: il 14,6 per cento del territorio della Liguria è classificato a pericolosità elevata o molto elevata, come del resto ogni altra realtà territoriale della nostra Nazione.
Nella piattaforma ReNDiS sono censiti quasi 27.000 interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, per un finanziamento totale di oltre 21 miliardi di euro. Gli interventi classificati nella tipologia di dissesto costiero sono invece 239, per un importo complessivo di finanziamenti di oltre 410 milioni di euro.
L'onorevole interrogante sa che la competenza per il contrasto al dissesto idrogeologico è e rimane in capo alle regioni, che ricevono dal Governo, attraverso il Ministero dell'Ambiente, le risorse necessarie per far fronte a questo problema.
Per l'annualità 2026, per esempio, la regione Liguria ha ricevuto complessivamente 9.789.730 euro. Si è in attesa di ricevere l'elenco degli interventi regionali da proporre a finanziamento, nell'ambito del quale la regione Liguria potrà valutare se inserire iniziative a difesa della costa.
Il Governo, con due decreti-legge del 2023, il n. 13 e il n. 44, ha istituito, presso il Dipartimento Casa Italia, una segreteria tecnico-amministrativa al fine di assicurare un adeguato supporto tecnico allo svolgimento dei compiti istituzionali per la stessa materia, vale a dire il contrasto al dissesto idrogeologico.
In tale ambito, per il potenziamento del ruolo delle autorità di bacino che, a nostro avviso, potrebbero affiancare l'attività in capo alle regioni, come Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare ho promosso un Accordo per la coesione finanziato con risorse FSC 2021-2027, volto alla definizione di un Piano nazionale di interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico.
Su questa proposta di Piano nazionale, che non sostituirebbe l'attività delle regioni, ma avrebbe una correlazione netta e diretta con le opere particolarmente strategiche, stiamo attendendo il confronto e, soprattutto, la condivisione di alcune altre amministrazioni dello Stato che, le assicuro, avrò premura di sollecitare. Il Governo, su questo tema, è davvero particolarmente sensibilizzato.
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di replicare.
LUCA PASTORINO (MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Grazie, signor Ministro. Il tema è prendere atto che la situazione è drammaticamente in peggioramento, non soltanto in Liguria. Guardi, chi le parla è stato per tanti anni sindaco di un paese costiero che, recentemente, ha avuto un crollo di una falesia a tradimento, in situazione serale senza vento e senza mare. Lei capisce che non si vive tanto bene.
Poi, va bene, anche lei dice che la responsabilità è in capo alle regioni, vedremo questo Piano nazionale. Dopodiché, chi va con il cappello in mano sono i comuni, sì, certo, in un principio di sussidiarietà che però rende particolarmente impegnativo anche il percorso in questa direzione di prevenzione, verso cui bisogna andare. Lei l'ha anche detto, nel momento in cui i finanziamenti attuali possono essere già utilizzati anche per prevenire situazioni di questo tipo. Però, mentre negli anni, giustamente, abbiamo rivolto l'attenzione più su eventi franosi che riguardano la terraferma, il fenomeno del mutamento climatico e dell'impatto su chi vive sul mare è da prendere in grande considerazione, perché l'innalzamento del livello del mare è un fatto ormai oggettivo, soprattutto dalle mie parti, ma mi riferisco anche alla Calabria e in tutte le zone d'Italia dove, quando arrivano eventi marini di un certo tipo, non è più come prima, ormai non siamo più ragazzini. Se posso dire la mia esperienza, vivo sul mare da sempre, da quando c'erano le mareggiate; il livello del mare è decisamente cambiato e la frequenza degli eventi è decisamente ravvicinata. Per cui, agire anche su questo fronte con determinazione, che lei ha dimostrato, per carità, diventa una necessità di esistenza di certi luoghi. Le posso dire che è così, perché soprattutto nella mia zona, si ricorderà il cimitero di Camogli, che era franato in mare. Ecco, noi siamo lì. E ogni anno assistiamo, nonostante le misure di prevenzione che cerchiamo di prendere con le risorse che ci sono, ma non sono tantissime…
PRESIDENTE. Bene.
LUCA PASTORINO (MISTO-+EUROPA). …da parte della regione, che comunque fa molto in questo senso, occorre davvero che questo Piano nazionale…
PRESIDENTE. Bene.
LUCA PASTORINO (MISTO-+EUROPA). … sia un Piano nazionale in grado di capire nel miglior modo possibile le esigenze di questo nuovo millennio, che passano anche da qui.
(Iniziative di competenza volte a tutelare la specificità della laguna di Venezia alla luce delle recenti disposizioni in materia di nautica da diporto della legge n. 70 del 2026 - n. 3-02682)
PRESIDENTE. L'onorevole Boscaini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02682 (Vedi l'allegato A).
MARIA PAOLA BOSCAINI (FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro Musumeci, relativamente all'ordine del giorno presentato dal gruppo di Forza Italia il 28 aprile e approvato - un ordine del giorno alla legge n. 70 del 2026 -, vorremmo chiedere, se lei, per quanto di sua competenza, possa supportarci per avviare un confronto con il comune di Venezia, la città metropolitana, l'Ispettorato al porto, l'Autorità per la laguna e gli altri enti interessati al fine di tutelare la specificità della laguna di Venezia e la sicurezza della navigazione nelle acque lagunari.
PRESIDENTE. Il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, ha facoltà di rispondere.
NELLO MUSUMECI, Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. La ringrazio, signor Presidente. La legge sulla valorizzazione della risorsa mare, che l'onorevole interrogante ha richiamato, come sa è il frutto di un lavoro sinergico particolarmente ampio che ha coinvolto tantissimi attori pubblici e privati, 17 audizioni tematiche organizzate dalla struttura di Missione per il mare, oggi Dipartimento, 281 protagonisti del mare, 180 contributi scritti. Quindi, abbiamo elaborato una norma ascoltando tutti coloro che potessero offrire suggerimenti, proposte, critiche e osservazioni.
Sotto il profilo della regolazione delle discipline speciali vigenti, la legge non comporta alcuna modifica. Basti considerare che la legge n. 171 del 1973, quella che qualifica la salvaguardia di Venezia e della sua laguna quale problema preminente di interesse nazionale e che tutela l'equilibrio idraulico e ambientale dell'area lagunare nell'ambito del sistema di competenze tra Stato, regioni ed enti locali, continua ad essere effettivamente vigente nella sua essenzialità.
Per quanto concerne, in particolare, la sicurezza, la navigazione e la disciplina della circolazione acquea, emerge un sistema multilivello nel quale l'Autorità marittima opera d'intesa con tutte le altre istituzioni.
A tale quadro si aggiungono ulteriori disposizioni regolamentari finalizzate ai limiti della velocità, le precedenze, le distanze di sicurezza, le modalità di incrocio, la segnaletica nautica.
Dopo l'entrata in vigore della legge n. 70, a cui lei faceva riferimento parlando dell'ordine del giorno, restano ferme le competenze e le regolazioni locali finalizzate al contenimento dei flussi di traffico, alla sicurezza della navigazione e alla salvaguardia dell'ambiente lagunare. Basti considerare che la legge sulla valorizzazione della risorsa mare non ha inciso sul divieto di esercitare, con unità da diporto, le attività di trasporto di persone a titolo oneroso.
In un contesto ordinamentale incentrato sulla distinzione tra locazione, noleggio e trasporto, anche la disciplina della locazione di unità da diporto con comandante, recata dalla legge n. 70, non riguarda il distinto tema del trasporto di passeggeri, che continua ad essere regolato dalla normativa di settore, sul punto non modificata. Tuttavia, accogliendo lo spirito dell'ordine del giorno cui lei faceva riferimento, onorevole, ritengo, al pari di quanto accade per ogni intervento di riforma particolarmente ampia, che sarà necessaria un'azione di monitoraggio sull'attuazione delle nuove norme così introdotte.
Per questo, la straordinaria peculiarità di Venezia e della sua laguna merita, a mio avviso e ad avviso del Governo, un'attenzione altrettanto straordinaria. Ed è, quindi, intenzione del Governo promuovere comunque un confronto tra i Ministeri competenti, la regione, la città metropolitana, il comune e tutti gli enti interessati per continuare a tutelare la specificità della laguna di Venezia e la sicurezza della navigazione nelle sue acque.
PRESIDENTE. La deputata Boscaini ha facoltà di replicare.
MARIA PAOLA BOSCAINI (FI-PPE). Grazie, Ministro. Contavo sulla sua grande sensibilità e sulla sua grande attenzione per l'ambiente. Forza Italia è sempre stata per la competitività e per la tutela della concorrenza, ma la laguna di Venezia e gli abitanti di Venezia erano molto preoccupati per questa legge n. 70, che potesse verificarsi un affollamento all'interno della laguna. La sua risposta ci conforta e, pertanto, noi siamo sicuri che ci sarà grande attenzione, da parte del Governo, affinché la laguna di Venezia possa effettivamente essere tutelata.
(Ulteriori iniziative volte a favorire la crescita del Paese attraverso l'economia del mare, anche dopo il termine del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con particolare riferimento al Mezzogiorno - n. 3-02683)
PRESIDENTE. La deputata Maria Rosaria Carfagna ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02683 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
MARIA ROSARIA CARFAGNA (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, come lei sa, negli ultimi 5 anni le regioni del Mezzogiorno hanno visto il loro prodotto interno lordo crescere di più rispetto alla media nazionale; e questo grazie anche - come ci confermano i dati Svimez e, da ultimo, quelli Ifel - al vincolo di destinazione del 40 per cento delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza che - mi scusi il riferimento personale - ho fortemente voluto e portato all'approvazione di quest'Aula da Ministro per il Sud e la coesione territoriale. Le chiediamo, quindi, Ministro, quali iniziative intenda portare avanti per consolidare la crescita del Mezzogiorno, anche naturalmente valorizzando una risorsa strategica e ad alto potenziale di crescita come, appunto, l'economia del mare.
PRESIDENTE. Il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, ha facoltà di rispondere.
NELLO MUSUMECI, Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. Grazie, signor Presidente. Do atto volentieri all'onorevole interrogante dell'impegno che ha profuso perché quel vincolo di destinazione finanziaria diventasse norma e venisse rispettato. Come sa, il comitato interministeriale per le politiche del mare, che ho l'onore di presiedere, ha approvato la nuova edizione del Piano del mare. Il documento contiene indirizzi strategici del Governo, volti ad assicurare lo sviluppo sostenibile dell'economia blu attraverso un intervento ad ampio spettro che abbraccia tutti i settori e tutte le filiere delle politiche del mare - dal turismo alla pesca, all'acquacoltura, alla cantieristica, alle strategie dell'industria armatoriale, alla nautica da diporto, ai lavori del settore marittimo -, esplorando anche le potenzialità sconosciute della dimensione subacquea, alla quale questo Parlamento ha dato il voto definitivo alcune settimane fa.
È chiaro che dobbiamo lavorare con tutti i soggetti pubblici e privati, utilizzando ogni forma di risorsa possibile dopo il PNRR. Penso ai Fondi strutturali, penso alla possibilità di attingere al Piano per lo sviluppo del Mezzogiorno e penso alla possibilità di mettere assieme le risorse che l'Unione europea mette in campo per una crescita sostenibile dell'attività marittima. Pensiamo a superare le condizioni di svantaggio derivanti dall'insularità, a perseguire le nuove opportunità di sviluppo sostenibile dell'economia, a sostenere la cantieristica, ad estrarre energia rinnovabile dal mare, a valorizzare il peculiare settore del lavoro marittimo, a sviluppare le tecnologie subacquee e a sviluppare ulteriormente la portualità turistica.
Il Governo - come lei sa, onorevole - ha già assunto rilevanti iniziative a favore dello sviluppo e della promozione di un'economia e di una crescita blu sostenibile. Non è un caso che i rapporti degli ultimi anni confermino come la crescita si sia registrata in maniera più evidente proprio nelle regioni del Sud che hanno compreso come il mare fosse la carta vincente che finora non era stata giocata. Dobbiamo lavorare non solo sul piano finanziario, ma anche sul piano della crescita culturale, inteso come promozione del mare che deve poter essere guardato come obiettivo di crescita.
Se posso sintetizzare, a conclusione di questo mio intervento: occorre proseguire con un'azione di rilancio della cultura e dell'economia del mare e vorremmo tanto - ecco, questo è il mio desiderio - che le città con il mare diventassero città di mare e che le città con il porto diventassero città di porto. Si tratta di una differenza non semantica; si tratta di avere una ricchezza davanti agli occhi e di saperne fare una straordinaria forza di crescita economica, identitaria e culturale. Questo è l'obiettivo al quale il Governo lavora (Applausi di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. L'onorevole Carfagna ha facoltà di replicare.
MARIA ROSARIA CARFAGNA (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Intendo ringraziare il signor Ministro per la replica e per l'impegno che ha da sempre garantito per valorizzare una risorsa così strategica come il mare soprattutto, ma non solo, per le regioni del Sud. Anche noi, come lei, siamo convinti che l'economia del mare rappresenti uno dei settori più dinamici per l'economia nazionale e, in particolare, per quella del Mezzogiorno perché è lì che è radicata, no? Se pensiamo che un'impresa blu su due si trova al Mezzogiorno e un terzo degli occupati del settore è meridionale. Quindi, non bisogna inventarsi nulla, non bisogna inventarsi una vocazione marittima, c'è già. Bisogna valorizzare e potenziare quello che c'è già attraverso investimenti mirati, quelli a cui lei ha fatto riferimento, e attraverso una strategia complessiva, una visione di lunga durata che la legge n. 70 ha già contribuito a delineare.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, signor Ministro, ha dimostrato che, quando le risorse sono indirizzate con criteri precisi, con tempi certi e con un sistema di monitoraggio accurato, il Sud è in grado di crescere più della media nazionale. Con quella clausola del 40 per cento crediamo di aver abbattuto lo stereotipo del Sud che non sa spendere e di aver affermato la convinzione, ancora una volta, che, se cresce il Sud, cresce l'intero Paese.
Siamo certi che il Governo farà tesoro di questa esperienza anche dopo la scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il gruppo di Noi Moderati è pronto a sostenere la sua azione in questa direzione, per investire con lo stesso metodo e con lo stesso approccio del Piano nazionale di ripresa e resilienza sui porti, sulla zona economica speciale, sulla logistica, sulla cantieristica, sul turismo e sulle nuove competenze che il settore richiederà per potenziare una filiera che è strategica per il Mezzogiorno e indispensabile per la crescita dell'intero Paese.
(Iniziative per la stabilizzazione del personale precario del CNR - n. 3-02684)
PRESIDENTE. La deputata Piccolotti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02684 (Vedi l'allegato A).
ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Signora Ministra, noi abbiamo per lei una domanda molto semplice: ci sono al CNR 506 lavoratori con i requisiti della legge Madia, che hanno, quindi, lavorato almeno tre anni per l'ente negli ultimi otto anni, che hanno superato un concorso e che sono rimasti fuori dalla stabilizzazione che è stata operata attraverso le risorse che noi delle opposizioni abbiamo messo a disposizione con quel piccolissimo ammontare su cui, appunto, noi possiamo decidere. Quindi, le chiediamo di sapere se il Governo intenda agire per stabilizzare e dare una prospettiva di lavoro a questi ricercatori e a queste ricercatrici.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, la senatrice Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI, Ministro dell'Università e della ricerca. Grazie, Presidente. L'interrogazione coinvolge l'ente di ricerca più significativo e più grande tra gli enti pubblici di ricerca, non solamente vigilati dal Ministero, ma operanti sul territorio nazionale. Sono in tutto 9.500 dipendenti, 353 sedi sul territorio nazionale e 88 istituti. Insomma, un grande patrimonio da valorizzare. Quindi, sì, il nostro obiettivo è quello: dare garanzie di procedure di stabilizzazione a tutti coloro che abbiano i requisiti per poter essere stabilizzati. Le procedure per l'utilizzo delle risorse stanziate dalle ultime leggi di bilancio, peraltro, non sono solo quelle che tenevano conto dei milioni meritevolmente allocati dallo stesso Parlamento; noi abbiamo, con legge di bilancio, già predisposto, per produrre risultati concreti, ulteriori procedure. Approfitto proprio di questa interrogazione per richiamare un intervento che per il CNR farà la differenza, ovvero il Piano di valorizzazione dei ricercatori introdotto dall'ultima legge di bilancio. È un Piano che riguarda tutti gli enti pubblici di ricerca vigilati dal MUR e tutte le università italiane, che vale 61 milioni, ma non 61 milioni una tantum, 61 milioni annuali. Ogni anno 61 milioni saranno stanziati per le stabilizzazioni. Quindi, saranno permanenti e strutturali. Lo ripeto: permanenti e strutturali. Questo è quello che fa la differenza.
Grazie al cofinanziamento di università ed enti di ricerca, questa misura consentirà di mobilitare oltre 121 milioni di euro ogni anno per sostenere percorsi stabili dentro il sistema della ricerca italiana perché la precarietà si supera solo con risorse strutturali e stabili, come quelle di cui stiamo parlando. Agli enti pubblici di ricerca solo quest'anno sono destinati 7,5 milioni di euro che saliranno a 8,7 milioni il prossimo anno. Si tratta di risorse ovviamente finalizzate all'assunzione di ricercatori e tecnologi a tempo indeterminato attraverso procedure pubbliche e valorizzando il lavoro svolto nei progetti PNRR. Al CNR sono destinati circa tre milioni di euro. Numeri chiari, fondi certi, trasparenti, ma soprattutto permanenti.
In questa direzione - e concludo, Presidente - nasce il nuovo Piano triennale della ricerca, che abbiamo avuto l'onore di rappresentare insieme ai presidenti di tutti gli enti pubblici di ricerca e al Presidente Mattarella che, per la prima volta, introduce un calendario dei bandi e delle risorse. Quindi, per la prima volta, costruiamo un sistema che consente ai ricercatori di programmare il proprio lavoro e il proprio futuro. Con questo Fondo per la programmazione della ricerca triennale abbiamo stanziato - già stanziato - oltre 1,2 miliardi di euro per il triennio 2026-2028, perché per un ricercatore sapere quando uscirà un bando significa poter ricevere fondi, programmare la ricerca e, soprattutto, scegliere di restare.
PRESIDENTE. La deputata Piccolotti ha facoltà di replicare.
ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Purtroppo, Ministra, sono tantissimi quelli che non potranno scegliere di restare. Noi di Alleanza Verdi e Sinistra conosciamo bene i numeri che lei ha illustrato, quindi siamo costretti e costrette a sottolineare che i sette milioni di euro che andranno al Consiglio nazionale delle ricerche, anzi, tutti i fondi che andranno a tutti gli enti di ricerca che lei ha appena illustrato sono sufficienti sostanzialmente a garantire 240 postazioni, a fronte di 6.000 precari. Significa che noi abbiamo una quantità mostruosa di precari che saranno costretti ad una espulsione dal Paese.
A questi si aggiungono quelli dell'università, per i quali i 50 milioni che lei ha citato sono assolutamente insufficienti. In sostanza, noi abbiamo una situazione in cui si è investito tanto con il PNRR e quell'investimento si configura come uno spreco, perché queste persone, su cui l'Italia ha investito, non sono messe in condizioni di rimanere a lavorare in Italia e per l'Italia con delle condizioni dignitose. Quindi, le chiedo di ripensarci. Avete davanti la strada della scrittura di una legge di bilancio. È evidente che i fondi per gli enti di ricerca e quelli per le stabilizzazioni del CNR vanno aumentati.
Noi vogliamo vedere tutti assunti, tutti con un lavoro e uno stipendio dignitoso. Ministra, glielo dico anche perché, se questo Paese vuole competere nell'economia internazionale, è bene che si attrezzi ad investire sulle sue menti migliori, mentre, invece, voi li state umiliando e cacciando dal Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
(Iniziative di competenza in materia di emigrazione e rientro in Italia di giovani studiosi - n. 3-02685)
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02685 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
MARIA CHIARA GADDA (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministra Bernini, l'Italia è un Paese che, purtroppo, non fa più figli. Dall'altra parte, però, pare che non siamo in grado nemmeno di trattenere quelli che ci sono, perché sono ormai molte migliaia gli studenti e i ragazzi che vanno all'estero dopo averli formati nel nostro Paese con ingenti risorse pubbliche. Nel 2023 il Governo Meloni ha cambiato la norma del Governo Renzi sul rientro dei cervelli e i rientri sono calati del 70 per cento.
Allo stesso tempo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che aveva generato una speranza per molti ricercatori, è al termine. Quindi, Ministra, noi le chiediamo cosa intendete fare per arrestare questa emorragia di capitale umano, ma soprattutto cosa volete fare, soprattutto dal punto di vista fiscale, per trattenerli e soprattutto per dare una visibilità strutturale alla ricerca nel nostro Paese.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI, Ministro dell'Università e della ricerca. Grazie, Presidente. Ringrazio la collega per l'interrogazione, che mi consente di fare alcune puntualizzazioni, tra cui una in particolare a cui teniamo molto. Non abbiamo mai modificato la normativa fiscale di favore per ricercatori, professori e studiosi che rientrano nel nostro Paese, che per un numero di anni significativo, dieci, hanno un'esenzione del 90 per cento rispetto alla propria tassazione. Il che rappresenta certamente un elemento molto importante per agevolare il rientro dei cervelli italiani che sono andati a condividere le loro conoscenze all'estero e ad arricchirsi all'estero, ma sicuramente non è sufficiente.
È vero, esiste una fuga dei cervelli significativa, che si somma ad una glaciazione demografica che non può che preoccuparci. Le soluzioni sono tante, non una sola. Certamente la riforma fiscale ha fatto la differenza, ma non è sufficiente, perché, ove non esistano infrastrutture di ricerca, quindi luoghi dove fare ricerca e dove creare comunità scientifica, su cui noi abbiamo investito in questi ultimi quattro anni 11 miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e ove non esistano temi innovativi e sfidanti su cui fare ricerca, come il calcolo ad altissima prestazione, le tecnologie quantistiche, l'agricoltura tecnologica, la mobilità sostenibile, la biodiversità, terapie geniche, farmaci a tecnologia RNA, noi non potremo, finché non avremo - lo stiamo già facendo - radicato comunità scientifiche, chiedere ai nostri ricercatori di rientrare solamente perché garantiamo loro sgravi fiscali.
L'elemento salariale è ugualmente fondamentale, ma su questo, come potrete intendere, al netto dei provvedimenti sul salario giusto, che questo Governo sta portando avanti, a livello imprenditoriale, possiamo intervenire solo in parte. È importante, ripeto, che tutti noi sappiamo che i ricercatori sono come le rondini: seguono le infrastrutture di ricerca. A questo proposito, concludo ricordando che molti dei nostri ricercatori non sono in realtà fuggiti all'estero, ma si trovano nei luoghi dove devono e possono fare ricerca, come nel deserto di Atacama, dove esiste una comunità di ricercatori italiani che può solo in quella zona, in quella latitudine, fare ricerca sul cosmo.
Una ricerca che viene fatta da ricercatori italiani attraverso infrastrutture italiane, quindi manifatture italiane, e altissime tecnologie italiane. Questo significa creare delle reti di ricerca che non hanno solamente confini nazionali, ma giovano soprattutto le connessioni che noi riusciamo a creare. Concludo dicendo - è proprio notizia di oggi - che abbiamo concluso un accordo di collaborazione per rendere efficace la nostra partecipazione a un'infrastruttura di ricerca importantissima, la più importante del Medio Oriente, che si chiama SESAME, dove attraverso un sincrotrone si fa insieme biomedicina, alta tecnologia e archeologia tecnologica, in cui lavorano insieme ricercatori italiani, palestinesi, iraniani, giordani e israeliani.
Ecco, è anche attraverso queste infrastrutture e anche attraverso la mobilità dei ricercatori, a cui noi dobbiamo comunque dare le opportunità e le condizioni di ritornare, che si fa diplomazia scientifica e si creano le condizioni per un mondo e un Paese migliore.
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di replicare.
MARIA CHIARA GADDA (IV-C-RE). Ministra, è un orgoglio e un vanto sentire di questi progetti internazionali, però mi spiace sentire che nel nostro Paese, a suo parere, non esista un ecosistema in grado di favorire la ricerca. Lo abbiamo, pensiamo alle tante aziende che fanno ricerca insieme alle nostre università. Il punto, però, è un altro. Oggi un giovane ricercatore, se avesse un'idea da portare avanti, non potrebbe essere nemmeno il gestore di quel progetto, come può avvenire invece all'estero, perché semplicemente non si sa se quel ricercatore ci sarà nell'arco temporale della durata di quel progetto, perché sono precari.
Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza e con il vostro Piano triennale finanziate meno della metà dei ricercatori che sono stati inseriti nel sistema con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che, fin dall'inizio, si sapeva avesse un termine. Peraltro, quella metà deve essere finanziata al 50 per cento dalle università, creando anche delle disomogeneità regionali, perché non tutte le università stanno nelle stesse situazioni. Il punto poi è un altro.
Noi continueremo, come Italia Viva, a fare delle proposte, lo abbiamo fatto in questi mesi, lo rifaremo in legge di bilancio, lo abbiamo fatto anche nella delega fiscale, perché ci sono due misure che vanno fatte. Intanto, ripristinare la norma sul rientro dei cervelli fatta dal Governo Renzi, che consentiva di portare una decontribuzione al 70 per cento, fino al 90 per cento se rientravano al Sud, per i giovani che, appunto, portano le loro competenze nel nostro Paese. Voi l'avete smontata in questi anni. Il 2024 è l'anno record degli esodi, con 156.000 giovani che se ne sono andati tra i 18 e i 39 anni.
Poi proponiamo anche un'altra misura, che riguarda la detassazione: almeno provare a fare una misura sperimentale, come noi abbiamo proposto con la start tax, che sia parametrata all'età dei giovani. Proviamoci perché, altrimenti, questo Paese non avrà futuro.
(Iniziative volte a favorire il cofinanziamento delle borse di dottorato presso le università statali da parte delle imprese - n. 3-02686)
PRESIDENTE. Il deputato Zinzi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02686 (Vedi l'allegato A).
GIANPIERO ZINZI (LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, con il PNRR abbiamo finalmente costruito un modello virtuoso di collaborazione tra le imprese e le università, lo abbiamo fatto con fatica. Migliaia di dottorati innovativi hanno consentito ai nostri talenti di lavorare in Italia su progetti concreti. Lo abbiamo fatto con la consapevolezza che il PNRR avrebbe avuto un termine.
Ora che questo straordinario booster sta per esaurirsi, rischiamo di vedere esaurire anche gli effetti positivi su cui abbiamo tanto lavorato e lei ha lavorato tanto. In molte realtà del nostro Paese, da Nord a Sud, cosa sta accadendo? Le imprese che avevano investito nella ricerca, cofinanziando le borse, non sono più in grado di finanziarle integralmente.
E allora le vogliamo chiedere quali iniziative urgenti il Governo intenda intraprendere per garantire continuità a questo rapporto virtuoso.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI, Ministro dell'Università e della ricerca. Grazie, Presidente Mulè, e ringrazio l'onorevole Zinzi. In realtà questa domanda è tarata su uno degli strumenti probabilmente più di successo del Piano nazionale di ripresa e resilienza per quanto riguarda, ovviamente, le competenze del Ministero che mi onoro di servire e su cui noi - tutti noi - abbiamo lavorato molto a partire dal 2022, proprio perché originariamente i dottorati industriali innovativi non riuscivano a raggiungere tutti i destinatari, tutte le imprese che avevano necessità di portare al loro interno un ricercatore per rendere più fresca, più innovativa la ricerca, dando al ricercatore la possibilità di trovare una successiva collocazione e crearsi una professionalità.
Noi abbiamo ampliato, insieme a Confindustria, a Farmindustria, a Confartigianato e a tante altre associazioni di categoria che ci sono venute a sostegno e che continuano a sostenerci, l'ambito di operatività di questi dottorati, che sono sempre cofinanziati e che continuano ad esserlo, avendo ormai costituito una sorta di modello che non sarà più abbandonato, nonostante il Piano nazionale di ripresa e resilienza. I fondi che noi abbiamo stanziato sono tanti, tantissimi. In questi tre anni abbiamo creato un ecosistema di collaborazione tra università, enti pubblici di ricerca e imprese, che rappresenta un tesoro per il nostro Paese che non potremo e non dovremo disperdere.
Per quanto riguarda le università a cui lei fa riferimento, noi abbiamo un rapporto che direi continuativo con tutte le università. Ove vi fossero delle segnalazioni particolari di luoghi dove i dottorati industriali innovativi non stanno funzionando e le imprese non stanno investendo, la pregherei di darci ulteriori informazioni, perché, per quanto ci riguarda e per quanto noi ne sappiamo, proprio avendo relazioni continue con le associazioni datoriali, continuano a funzionare, continuano a essere finanziati e cofinanziati dal Ministero dell'Università, che ha già stanziato ulteriori fondi per continuare questo finanziamento, proprio perché - ripeto - funzionano e creano un circuito virtuoso tra ricercatori che entrano nell'impresa e impresa che si giova dell'attività di ricerca delle università e degli enti pubblici.
PRESIDENTE. Il deputato Zinzi ha facoltà di replicare.
GIANPIERO ZINZI (LEGA). Ministro, intanto la ringrazio e siamo soddisfatti della puntuale risposta. Lei ha colto il senso di questa interrogazione, che non è tanto contare le borse di studio su cui è possibile realizzare dei cofinanziamenti, quanto investire su un modello di sviluppo che vede le università e le imprese collaborare in maniera virtuosa. Abbiamo università di eccellenza nel nostro Paese e abbiamo una filiera produttiva molto importante e strategica, che va dall'aerospazio all'elettronica, fino all'intelligenza artificiale.
Ma se è vero questo, è altrettanto vero che, se non c'è una connessione forte tra ricerca e impresa, il modello di sviluppo che noi abbiamo in mente per il nostro Paese è difficile da portare avanti. Stiamo facendo un grande lavoro, e lei lo sta facendo sull'università.
L'inserimento degli studenti nel mondo del lavoro e questa connessione parte poi dal mondo della scuola con il 4+2. Ebbene, questo tipo di esperienze noi riteniamo che debbano essere ulteriormente valorizzate. Lo dico immaginando il potenziale del nostro Paese, lo dico in particolar modo immaginando che il potenziale maggiore sia nel Mezzogiorno che, da questo punto di vista, merita di offrire delle opportunità ai giovani, che molto spesso sono costretti a cambiare territorio per trovare lavoro e per esprimersi al meglio.
Con questi modelli possiamo creare innovazione che consenta finalmente ai giovani italiani e del Mezzogiorno di creare un progetto di vita e magari farlo nella propria terra.
(Orientamenti del Governo circa l'adesione al programma europeo SAFE - n. 3-02687)
PRESIDENTE. L'onorevole Rosato ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02687 (Vedi l'allegato A).
ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). La ringrazio, signor Presidente.
Buongiorno, signor Ministro. Dico cose che lei sa: 14,9 miliardi disponibili, 45 anni per restituirli e tassi più bassi del credito normale. Questo serve per rispettare gli impegni che quel Governo - il vostro Governo - ha sottoscritto con la NATO, per raggiungere un livello adeguato di armamento per le nostre Forze armate e, quindi, potenziare il nostro sistema difensivo.
La mia domanda, che riprende le sue lettere che manda al Ministro Giorgetti, è: la sottoscriviamo entro fine maggio questa richiesta del SAFE? So che è una domanda difficile, però è una domanda a cui teniamo moltissimo, per evitare che finisca come il MES, dove la nostra sanità non ha avuto i benefici che avrebbe potuto avere.
PRESIDENTE. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha facoltà di rispondere.
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole Rosato. Nel merito del quesito posto appare opportuno preliminarmente richiamare il quadro generale entro il quale si collocano le recenti discussioni sviluppatesi in ambito NATO.
Vado al punto. Attira l'attenzione il parametro del 5 per cento del PIL - anche i giornali di oggi ne sono pieni, tra l'altro. Occorre fare chiarezza di questo 5 per cento. Di questo 5 per cento, 1,5 è un contenitore riferito a sicurezza e resilienza in senso ampio, e quindi non strettamente legato alla difesa. In questo 1,5 per cento si potranno ricomprendere infatti spese, a partire da quelle già esistenti o programmate, relative ad esempio a infrastrutture, mobilità, energia, protezione delle reti e altre misure funzionali alla sicurezza nazionale. Quindi, non si tratta di finanziamenti aggiuntivi e non si tratta di spese per capacità di difesa nazionale.
Quelle di difesa, invece - quelle chiamate core -, sono nel restante 3,5 per cento, e questo è l'obiettivo prospettico di lungo periodo e anche su questo occorre fare chiarezza. Non si tratta di un obiettivo immediato, ma di una traiettoria di lungo periodo, sviluppata su un arco di dieci anni e che, peraltro, sarà soggetta a revisione nel 2029. Per questo impegno, l'Italia parte da un formale 2,09 per cento - valore sul quale tornerò a breve -, il che significa che si tratta di un impegno per un ulteriore 1,41 per cento da raggiungere nel 2035, senza ratei obbligati o fissi.
Nel breve periodo, l'impegno concreto, già delineato dal Governo nel Documento programmatico di finanza pubblica, riguarda un tendenziale dello 0,5 per cento in 3 anni (0,15 - 0,15 - 0,20). Il valore di partenza del 2 per cento per l'Italia - come detto, precisamente 2,09, vorrei fosse chiaro - non è stato raggiunto attraverso un incremento di nuove risorse, quindi di capacità per la difesa, ma mediante una diversa e più ampia contabilizzazione di spese e attività già sostenute dallo Stato, come hanno fatto anche le altre Nazioni. Abbiamo computato meglio ambiti e forze, a cui attribuiamo un focus relativamente più militare. Questo significa che non abbiamo costruito alcun presidio o difesa aggiuntiva in questi anni rispetto alle minacce crescenti.
Quanto all'emergenza energetica, la chiave di lettura non può essere la contrapposizione tra spese per energia e difesa, ma il fatto che oggi la sicurezza e la difesa nazionale devono essere considerati in maniera più ampia e integrata, includendo anche la resilienza energetica (quella delle infrastrutture critiche) e la capacità di risposta del sistema Paese nel suo complesso.
In merito alla recente - e dagli interroganti richiamata - lettera del Presidente del Consiglio dei ministri al Presidente della Commissione europea, cito: “L'Italia continuerà a fare la propria parte per rafforzare la sicurezza e la difesa europea. È una responsabilità che sentiamo profondamente, soprattutto nel contesto internazionale che stiamo vivendo. Continueremo a sostenere la necessità che l'Unione europea investa di più nella propria sicurezza strategica e nella propria capacità di difesa”. In tale contesto, lo strumento SAFE - finanziario a condizioni favorevoli, come lei diceva - nasce come meccanismo europeo per sostenere e favorire le iniziative comuni e accelerare lo sviluppo di capacità indispensabili per la difesa del nostro continente, puntando essenzialmente su tecnologie e capacità produttive degli stessi Stati membri. Per tale ragione, la sua attivazione assume un rilievo in relazione a incrementi delle capacità che ci mancano e ai relativi investimenti.
Restano demandate alle competenti valutazioni del Ministero dell'Economia e delle finanze le ulteriori determinazioni di carattere finanziario e attuative che concernono le modalità di adesione a tale strumento, fermo restando che la difesa continua a considerarlo, oggi come ieri, assolutamente indispensabile.
PRESIDENTE. L'onorevole Rosato ha facoltà di replicare.
ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Ministro. Noi speravamo di darle una mano, perché per venire a rispondere al question time speravamo che il Ministero dell'Economia e delle finanze le desse una risposta, invece la manda qui ancora nell'incertezza. Quindi, siamo al 20 maggio, abbiamo ancora 11 giorni. Magari facciamo un altro question time la prossima settimana, se ne abbiamo l'occasione.
Noi condividiamo l'impostazione che lei dice. Spiega in maniera seria quali sono le risorse che servono o che non servono, fuori da discorsi demagogici. A nessuno di noi piace investire in armi, tutti noi vorremmo investire in altro. La difesa serve per evitare un attacco e la difesa dell'Europa è indispensabile come arma di deterrenza rispetto agli aggressori, in particolare la Russia, che sta sui nostri confini - a Est ma anche a Sud - perché la Russia, lo ricordo, ha basi in Libia, in Africa.
Quindi noi abbiamo il diritto e il dovere di difenderci. Non lo facciamo perché ci piace spendere le risorse lì, lo facciamo perché siamo tenuti, lo facciamo perché abbiamo un obbligo di difendere il nostro Paese anche in questo. E chiunque mette in relazione le spese della difesa con le altre spese fa un'operazione sicuramente popolare, ma anche sbagliata.
Noi vogliamo che questo Governo si impegni - lo abbiamo detto 100 volte - sulle spese che occorrono per ridurre il costo dell'energia, ma questo non ha a che fare direttamente con l'impegno di sottoscrivere il prestito del SAFE che è un vantaggio per questo Paese. È un vantaggio sui conti pubblici, è un vantaggio per il nostro sistema industriale e, soprattutto, è un vantaggio per il sistema di difesa dell'Italia e dell'Europa (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
(Chiarimenti in ordine all'annunciata sospensione del Memorandum d'intesa fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa - n. 3-02688)
PRESIDENTE. Il deputato Lomuti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02688 (Vedi l'allegato A).
ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Ministro, il suo silenzio - devo dire inusuale - per quanto riguarda la vicenda inerente alla questione poco chiara del Memorandum di intesa militare fra Italia e Israele, ha generato in noi forti dubbi, che sono stati poi alimentati dalle dichiarazioni, fumose e ambigue, dei suoi colleghi di Governo.
Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, uno a caso, ha parlato di sospensione temporanea del rinnovo automatico. Ora, con tutto il rispetto verso le Istituzioni, noi crediamo che questa sia qualcosa che non sta in piedi, una supercazzola. E, tra l'altro, dal suo Ministero ci viene spiegato che quella sospensione non archivia definitivamente il Memorandum, anzi, lo si può riprendere in qualsiasi momento.
E, allora, Ministro, le poniamo una domanda molto semplice: lei, il 13 aprile, ha inviato a Israele la notifica della denuncia del Memorandum ex articolo 9, comma 3, dell'Intesa stessa, in modo da chiarire che il nostro recesso archivierebbe definitivamente, dopo sei mesi, il Memorandum? Non ci sono altre strade.
PRESIDENTE. Grazie…
ARNALDO LOMUTI (M5S). È solo questa che si può percorrere. Se ciò non è stato fatto, se la risposta non è affermativa, vuol dire che voi avete mentito a quei milioni di italiani che chiedono la cessazione di ogni rapporto con lo Stato, con il Governo criminale di Netanyahu che spara ai nostri soldati, spara alle nostre imbarcazioni…
PRESIDENTE. Sì, però...
ARNALDO LOMUTI (M5S). …sequestra i nostri cittadini come il parlamentare…
PRESIDENTE. Però ha già usato quasi il doppio del tempo, onorevole Lomuti. Se non mi aiuta, non ci possiamo aiutare. Ascoltiamo intanto la risposta del Ministro Crosetto, poi lei potrà replicare, per due minuti.
Il Ministro della Difesa, Mauro Crosetto, ha facoltà di rispondere.
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, in via preliminare si evidenzia che sulla questione il Governo ha già fornito chiarimenti sia in sede parlamentare che in altre molteplici occasioni.
La prima è nella seduta della Camera dei deputati del 15 aprile 2026. Rispondendo a un quesito dell'onorevole Grimaldi sullo stesso argomento, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha precisato che il Ministero Difesa, d'intesa con il Presidente del Consiglio e con il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, ha comunicato al Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, con una lettera del 13 aprile, la decisione del Governo italiano di sospendere il rinnovo automatico del Memorandum.
Analogo riscontro è stato fornito dal Ministro Tajani nel corso delle interrogazioni a risposta immediata da parte del senatore Licheri, svolte il 23 aprile 2026 al Senato, come ribadito dal Ministro della Difesa l'11 maggio 2026 nella risposta a un'interrogazione scritta, formulata in data 21 aprile dallo stesso onorevole Lomuti.
In ultimo, tale posizione è stata ulteriormente sottolineata al Ministro Tajani il 13 maggio 2026 a una domanda formulata dall'onorevole Lomuti nel corso dell'audizione davanti alle Commissioni Esteri e Difesa riunite di Camera e Senato, rispondendo proprio a un'ennesima sollecitazione dell'interrogante stesso.
Pertanto, non sussistono profili di incertezza e di ambiguità circa la volontà espressa dal Governo italiano, né circa l'idoneità della comunicazione a impedire la proroga automatica del Memorandum. Si tratta di una scelta chiara e coerente, assunta alla luce della gravità della situazione internazionale, nel quadro di un dialogo franco con la controparte, nel quale l'Italia ha sempre affermato con fermezza le proprie posizioni.
Alla luce di quanto più volte già comunicato in via ufficiale, non vi sarebbero ulteriori elementi da aggiungere sul medesimo quesito rivolto - se mi è permesso dirlo - dall'onorevole in continuazione.
Tuttavia, posso sintetizzare: l'azione condotta ha impedito l'automatico rinnovo dell'accordo, evitando contemporaneamente di chiudere ogni tipo di canale diplomatico che, come vediamo, ci è servito tenere aperto anche in questi giorni, in linea con quanto viene invocato continuamente anche in quest'Aula. Ad oggi, però, quel Memorandum non è valido (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Il deputato Pellegrini, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, ma che risposta è? Noi le abbiamo fatto una domanda precisissima: è stato denunciato il Memorandum di cooperazione militare tra Italia e Israele? Sì o no? Non ci sono modi diversi di denunciare, cioè di interrompere quell'accordo, al di fuori delle modalità previste nell'accordo stesso, come succede in tutti i trattati e i memorandum di questo tipo. Non vi potete inventare una modalità di porre fine o di mettere nel freezer un accordo di quel tipo.
Voi continuate, Ministro, a non rispondere, nonostante ve lo stiamo chiedendo da settimane. Nonostante circa un mese fa, in Commissione difesa, proprio perché non vi crediamo, avevamo chiesto l'acquisizione della lettera a cui lei fa riferimento, e invece continuate.
Ma lo capite che è una questione di cruciale importanza? Infatti si tratta di intrattenere rapporti di cooperazione militare con un Governo che si è macchiato di un genocidio, che sta facendo apartheid in Cisgiordania, che ha invaso il Sud del Libano e che anche lì sta radendo al suolo interi villaggi, compresi quelli abitati dai cristiani che, quindi, con tutta evidenza, con Hezbollah non c'entrano nulla.
Eppure continuate ad avere questo atteggiamento, nonostante qualche ora fa siano arrivate alcune immagini del rapimento di nostri connazionali, che sono stati rapiti dalla Marina dello Stato di Israele e deportati nel porto di Ashdod e in questo momento sono sottoposti a trattamenti umilianti. E voi cosa avete detto? Avete detto che volete le scuse, perché, in questo modo, sono state disprezzate le vostre posizioni.
Ministro, lo sapete perché il Governo di Israele vi disprezza? Perché avete avuto un atteggiamento servile in tutti questi tre anni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), non avete mai alzato né la voce né la testa! Vi siete fatti trattare come pezza da piedi e questi sono i risultati! Tant'è vero che la Presidente Meloni in merito all'invasione dell'Iran - altra problematica - non ha avuto di meglio da dire che non aveva elementi per poter giudicare.
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO PELLEGRINI (M5S). Ma voi siete un Governo e una Presidente del Consiglio o state al bar (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)?
(Iniziative per garantire un sistema di difesa nazionale funzionale all'attuale scenario strategico internazionale - n. 3-02689)
PRESIDENTE. La deputata Polo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02689 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
BARBARA POLO (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghi, nel corso dell'audizione del 13 maggio davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sulla crisi dello Stretto di Hormuz, i Ministri della Difesa e degli Affari esteri e della cooperazione internazionale hanno confermato la volontà del Governo di operare nell'ambito delle missioni internazionali già autorizzate dal Parlamento, evidenziando come eventuali nuove missioni potranno essere valutate solo in presenza di una tregua stabile e di una chiara cornice giuridica.
È stata inoltre sottolineata la necessità di mantenere uno stretto coordinamento con gli alleati internazionali e con il Parlamento, al fine di favorire il rapido ripristino della sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, anche attraverso il contributo di circa 40 Paesi, di cui 24 già disponibili a partecipare agli assetti specializzati nelle operazioni di bonifica delle mine presenti nell'area.
Nel corso dell'audizione è stato inoltre evidenziato che in caso di cessazione delle ostilità tra Stati Uniti e Iran sarebbero necessarie diverse settimane affinché le unità navali alleate possano raggiungere il Golfo. Ragione per cui il Ministro della Difesa ha annunciato il preposizionamento precauzionale di due unità cacciamine italiane nell'ambito delle missioni già operative nel Mediterraneo e nel Mar Rosso, in considerazione del deterioramento dello scenario internazionale e della necessità di tutelare gli interessi nazionali.
Quindi, quali iniziative il Governo italiano intende assumere per garantire che lo strumento di difesa nazionale possa sviluppare le capacità necessarie ad affrontare lo scenario strategico internazionale connotato da instabilità e imprevedibilità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)?
PRESIDENTE. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha facoltà di rispondere.
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Grazie, Presidente. Grazie per la domanda.
È difficilissimo, nell'epoca in cui viviamo, garantire la sicurezza e la difesa di un Paese. Diventa ogni giorno più difficile. Sono cambiate profondamente le minacce, è cambiato il modo stesso di concepire la difesa. Lo schema di difesa che era stato ipotizzato fino a dieci anni fa, fino a cinque anni fa, è cambiato profondamente negli ultimi anni. Sono cambiate le armi con cui vengono attaccati gli Stati, ma sono cambiati anche gli attori che lo fanno.
Un tempo abbiamo costruito la nostra Difesa perché potesse esserci l'invasione magari da parte di uno Stato ostile. Adesso, per mettere in ginocchio un Paese non serve uno Stato ostile, basta un'organizzazione ostile, anche non statuale, perché, come abbiamo visto in questi giorni, per mettere in crisi uno Stato, sì, servono magari delle bombe sofisticate, servono degli aerei, serve una tecnologia costosa, ma bastano quattro droni che colpiscono un'infrastruttura elettrica, colpiscono un'infrastruttura di potabilizzazione o un'infrastruttura energetica.
E il costo dei droni è ormai a un livello tale che un'organizzazione di 20, 30, 50 persone può benissimo, con un investimento di qualche centinaio di migliaia di euro, mettere in ginocchio uno Stato, se questo Stato non si prepara. È molto più difficile costruire la difesa oggi. Come abbiamo visto, la difesa è molto più complessa, perché non è soltanto quella fisica, aerea o navale a cui eravamo abituati e a cui pensavamo 20 anni fa, ma è anche quella che ci costringe a mandare navi per ripristinare il passaggio a Hormuz o a pensare di costruire delle coalizioni internazionali per assicurare il commercio, per assicurare che l'energia arrivi e che non si impatti sulle nostre famiglie. È molto più complesso il tema della difesa, e, purtroppo, un tema così complesso ha bisogno di risorse.
Non penso che esista un solo cittadino romano… mi capita spesso di passare in alcuni quartieri e di vedere le finestre con le inferriate: nessuno di quei cittadini ha investito nelle inferriate; ha investito nella difesa della propria famiglia, nella sicurezza della propria famiglia. E non è colpa di quella famiglia se ha dovuto investire in quelle inferriate. È la stessa cosa che fa uno Stato quando deve investire in cose brutte, magari in difesa, in armi: non perché voglia investire in armi, ma perché pensa di doversi difendere da qualcuno che può magari portare un attacco.
È lo stesso paragone con l'inferriata. Chi c'è dentro non vuole l'inferriata: avrebbe preferito investire quei soldi non nell'inferriata, ma nella scuola dei figli, nel motorino, in un divano nuovo; lo ha fatto per proteggere la sua famiglia. È la stessa cosa che fa un Paese quando costruisce la propria difesa: non dà una priorità alle spese per la difesa, ma è una necessità perché, all'interno di quel Paese, possano sopravvivere le istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e si possa sopravvivere in libertà. È questo che io vorrei far capire.
Prima si è parlato del programma SAFE. Il programma SAFE ha una parte che può essere declinata, anche perché viene pagata in un tempo, che non hanno i titoli di Stato, di 45 anni. All'interno di questa, però, rientra anche la capacità di mantenere un atteggiamento duro con Israele, riprendendo alcuni degli insulti che sono arrivati gratuitamente - il brutto di queste interrogazioni è che uno interviene e poi quello che ti ha fatto l'interrogazione ti fa intervenire solo per poterti risultare, in modo che tu non possa ribadire. Il nostro atteggiamento con Israele è duro da una parte - leggetevi le mie parole oggi sul messaggio, su quello che ha pubblicato Ben-Gvir - e deve però, dall'altra, continuare a mantenere canali aperti perché, in questi giorni, quando i nostri cittadini si sono trovati in difficoltà, compreso il vostro collega o alcuni giornalisti, poi bisognava avere un canale di dialogo per garantire la sicurezza. Anche quando non si condivide un'azione, infatti, poi tu devi agire per difendere i tuoi cittadini. Avere un canale di dialogo con loro ti consente di agire, di rassicurare le loro famiglie e di assicurare la loro libertà; un canale che deve essere duro, che non deve perdonare quando un'azione è illegale, come è stato nel caso del prelevamento di questi cittadini in acque internazionali, ma rompere i rapporti, come qualcuno vorrebbe, significherebbe non avere neanche il canale di dialogo per aiutare i tuoi cittadini.
Esiste l'accordo militare? Esistono rapporti di cooperazione militare? No, in questo momento sono stati chiusi. È inutile che cerchiamo di andare a individuare il significato delle parole: i fatti sono questi. Non abbiamo chiuso i rapporti diplomatici, ma abbiamo chiuso i rapporti in ambito militare. Ripeto, e ritorno alla domanda originale, che è un momento difficile, la difesa sarà sempre più difficile, richiederà scelte sempre più difficili.
Io vorrei - l'ex Ministro Guerini lo ha detto in un'agenzia prima - che il dibattito su queste cose potesse avvenire all'interno del Parlamento senza voti finali. Il Parlamento dovrebbe parlare di SAFE, a cosa servono le risorse SAFE, di quale è la visione che hanno il Ministro della Difesa e le Forze armate sul futuro dell'Italia, di quelle che sono le preoccupazioni, senza un voto, senza contarsi, senza le telecamere, perché vorrei che ci fosse la consapevolezza dei rischi che questo Paese corre. Perché questo Governo durerà un anno, un anno e mezzo, non so chi vincerà le prossime elezioni, ce ne sarà uno uguale, ce ne sarà un altro, ma non cambierà il tema della difesa. Le problematiche che io devo affrontare adesso le affronterà il prossimo Ministro della Difesa e quello dopo ancora. Sono problematiche che chiedono un salto di dignità, un salto di qualità, una visione che vada al di sopra delle parti e del risultato elettorale momentaneo.
La sicurezza di una Nazione e la difesa di una Nazione non dovrebbero essere parte di un dibattito politico. Io non costruisco la difesa pensando a me: la costruisco pensando ai miei figli, alla loro sicurezza e al futuro di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Il deputato Comba, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
FABRIZIO COMBA (FDI). Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, ringrazio il Ministro Crosetto per la risposta fornita e per il quadro estremamente chiaro che il Governo ha inteso delineare rispetto all'evoluzione dello scenario internazionale e, in particolare, alla crisi nell'area dello Stretto di Hormuz.
Dalle comunicazioni rese emerge, con evidenza, un elemento che riteniamo fondamentale: la volontà del Governo di coniugare prudenza, rispetto del diritto internazionale e capacità di preparazione operativa. La situazione del Golfo Persico dimostra, infatti, quanto il contesto strategico globale sia caratterizzato da instabilità, rapidità di evoluzione e crescente imprevedibilità. In tale quadro, la sicurezza marittima e la tutela delle rotte commerciali internazionali assumono un valore essenziale, non soltanto sul piano geopolitico, ma anche per la salvaguardia degli interessi economici, strategici ed energetici dell'Italia e dell'Europa stessa.
Per questo motivo e per questa ragione, appare particolarmente significativa la scelta del Governo di operare all'interno delle missioni già autorizzate dal Parlamento, mantenendo un costante raccordo con gli alleati internazionali e predisponendo, in via precauzionale, assetti altamente specializzati, quali le unità cacciamine. In questo scenario, riteniamo essenziale proseguire nel rafforzamento dello strumento di difesa nazionale, investendo nell'ammodernamento, nelle capacità operative, nella sicurezza marittima, nella dimensione tecnologica e cibernetica, nonché nella piena interoperabilità con i partner alleati.
La credibilità internazionale di una Nazione si misura anche nella capacità di prevenire le crisi, di garantire prontezza operativa e di tutelare efficacemente i propri interessi strategici in contesti di alta instabilità. Per tali ragioni, signor Ministro, esprimiamo apprezzamento per la linea di equilibrio, responsabilità e visione strategica che il Governo sta perseguendo in una fase internazionale particolarmente complessa. Grazie, signor Ministro, per il suo straordinario impegno (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,15.
La seduta, sospesa alle 16,07, è ripresa alle 16,22.
Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 2935.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2935. Ricordo che, prima della sospensione della seduta, si è concluso l'esame degli ordini del giorno.
Prima di passare al voto finale, consentitemi di salutare con deferenza il Presidente della Sezione bilaterale Sri Lanka-Italia, Hector Appuhamy, che oggi è in visita alla Camera dei Deputati. Benvenuto alla Camera (Applausi).
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2935)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Oggi abbiamo votato la 119° fiducia del Governo Meloni rispetto a un provvedimento che, certo, aveva molte aspettative sia dal punto di vista delle misure fiscali, sia dal punto di vista del sostegno a imprese e cittadini in materia di accise, l'aumento del costo dei carburanti, eppure ci troviamo di nuovo a votare un testo profondamente eterogeneo che non va, per l'ennesima volta, a risolvere i problemi del nostro Paese. Sicuramente non va a interessarsi delle questioni che riguardano la competitività del nostro Paese.
C'è un tema su cui, probabilmente, questo provvedimento ha una sensatezza, che è legata al fatto che in questo provvedimento ci sono diverse misure che voi avete inserito in legge di bilancio e su cui dovete fare marcia indietro. È un po' l'abitudine di questo Governo fare delle misure in modo sperimentale, salvo poi rendersi conto, il giorno dopo, che quei provvedimenti generano degli effetti ancora più nefasti della situazione pregressa.
Mi riferisco, in particolare, alla norma sui pacchi, che certo riconosce un problema che esiste non soltanto nel nostro Paese, ma in tutta Europa, ad esempio sulla diffusione del fast fashion, con la concorrenza sleale nei confronti delle nostre imprese del made in Italy, ma che poi voi risolvete generando un boomerang ulteriormente negativo perché quella norma sui pacchi, inserita in legge di bilancio, ha creato -ad esempio, in un territorio come il mio, l'area di Malpensa - la letterale fuga di tante imprese che, gestiscono logistica e trasporti, verso altri Paesi europei. Credo che oggi l'abbiano capito tutti gli italiani che non si possono fare misure che non siano armonizzate in un contesto europeo, perché altrimenti, come al solito, noi ci tiriamo la zappa sui piedi.
Un provvedimento eterogeneo che non dà risposte nemmeno sulla semplificazione burocratica. All'interno delle diverse misure ci sono provvedimenti che riguardano la rottamazione delle cartelle, che rimane comunque una giungla per contribuenti e soprattutto per i commercialisti.
Un altro elemento che rimane, purtroppo, irrisolto con questo provvedimento - che come un omnibus raccoglie il decreto Accise, che era in discussione al Senato, insieme ai provvedimenti in materia fiscale, peraltro in attesa che arrivi la riforma fiscale che voi avete promesso ormai qualche anno fa e che ancora non ha visto attuazione, quindi andiamo avanti per tentativi - è che le aziende in questa incertezza non si trovano nelle condizioni di poter investire. Voi siete riusciti con il Governo Meloni a scassare una delle riforme più importanti, che non dico aveva fatto il Governo Renzi, perché credo che oggi dobbiamo guardare in avanti e non soltanto al passato.
È chiaro però che Industria 4.0 - chiedetelo a ogni tipo di azienda italiana, dalle piccole e medie alle grandi imprese - aveva consentito in questi anni alle aziende di investire, di credere nell'innovazione, nel cambio tecnologico e poi anche, di conseguenza, nella formazione su sempre migliori competenze in grado di interpretare e anticipare l'evoluzione del mercato. Voi, con il Ministro Urso, siete riusciti a scassare anche questa misura, perché Transizione 5.0, di fatto, ha bloccato gli investimenti, in quanto le aziende non hanno una visibilità, la confusione che avete fatto tra iperammortamento e credito d'imposta di fatto ha bloccato il Paese. E con questo provvedimento, purtroppo, non andiamo nella direzione della risoluzione vera di un problema. Dovreste fare una cosa che ormai le aziende dicono: cancellatela quella misura, perché nell'attesa state creando un danno maggiore in quanto le aziende non sanno se investire oppure no.
Noi abbiamo provato al Senato ovviamente - perché qui, alla Camera, non abbiamo potuto incidere in nulla nel dibattito in termini di emendamenti, di modifica del testo - a fare delle proposte in grado di andare nella direzione di una maggiore competitività del Paese, per provare ad usare la leva fiscale come strumento di politica economica, perché così il fisco modifica in positivo i comportamenti, traina l'economia, consente anche di attrarre risorse e capitale umano. Noi vi abbiamo proposto misure rispetto alla detassazione dei rinnovi contrattuali, l'esonero contributivo sui contratti di apprendistato. Abbiamo proposto anche misure che vanno nella direzione degli investimenti, nella direzione di un Paese sempre più digitalizzato, non soltanto nelle grandi aree urbane, ma anche in quelle aree periferiche del Paese dove, ad esempio, la telemedicina e tante attività, legate al made in Italy e all'attrattività dei nostri territori, possono diventare una leva, non solo di vantaggio competitivo, ma di ritorno di investimenti, di scelte di vita in alcuni territori, ma, da questo punto di vista, niente.
Mi vorrei concentrare nella mia seconda parte dell'intervento su due misure che stanno molto a cuore a Italia Viva e su cui noi abbiamo insistito nell'arco di tutta questa legislatura e continueremo a farlo fino alla fine e lo faremo in questo e nei prossimi provvedimenti e soprattutto in legge di bilancio.
Il nostro è un Paese che non fa più figli, che non investe più in servizi, in politiche di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e vediamo anche un Paese che non sa più nemmeno trattenere i giovani che ci sono. Il 2024 è stato l'anno record di fuga, di espatri di persone, di cittadini, di studenti che noi abbiamo finanziato e sostenuto con ingenti risorse pubbliche nell'intero ciclo scolastico e universitario, che portano le loro competenze negli istituti di ricerca all'estero, nelle imprese all'estero e che là fanno il loro progetto, il loro progetto di vita: 154.000 ragazzi. È chiaro che è un'emorragia che non è più tollerabile e che aumenta di mese in mese.
Questo Governo, evidentemente, nel suo immobilismo - un Governo che peraltro vanta la maggiore stabilità -, denota una stabilità che poi non ha un nesso con l'effettiva necessità di mettere in campo delle misure che facciano progredire questo Paese. Noi vi abbiamo proposto, da diversi mesi a questa parte, di fare una sperimentazione, la cosiddetta start tax, per provare a rendere più attrattivi i salari in ingresso dei nostri giovani e per consentire che questi possano declinare i loro progetti di vita nel nostro Paese creando ricchezza nei territori, strutturando diversamente l'Irpef per consentire ai ragazzi di non andare all'estero, ma di continuare la loro attività qui. Sulla start tax non abbiamo avuto nessuna risposta, ma soprattutto non abbiamo avuto nessuna risposta sull'altra faccia della medaglia perché, se vanno via in 154.000, sono peggiorati notevolmente i numeri dei rientri.
Quindi il nostro è un Paese che manda in fuga tanti ragazzi e che non è più attrattivo nemmeno per il loro ritorno. E anche qui, come nel caso di Industria 4.0, certe volte basta semplicemente ripristinare le norme esistenti. Durante il Governo Renzi avevamo fatto una misura, quella sul rientro dei cervelli, che aveva prodotto un risultato, perché poi, alla fine, le norme devono essere valutate nel loro impatto. E questo lo dice l'INPS: nel 2016, i rientri in Italia da parte di professionalità diverse - non soltanto universitari, laureati, ma le professionalità tecniche che servono al nostro sistema produttivo - erano 1.700. Grazie alla misura introdotta dal Governo Renzi, nel 2023 eravamo arrivati a oltre 40.000. Perché? Perché quella misura utilizzava la leva fiscale in modo intelligente, con un abbattimento dell'imponibile Irpef pari al 70 per cento; arrivava al 90 per cento nel caso in cui quei giovani, quei ragazzi, quelle donne avessero deciso di trasferirsi al Sud. Un orizzonte temporale di cinque anni, prorogabile anche a 10 in presenza di figli oppure di un progetto di vita stabile, con l'acquisto della casa. Voi avete smontato questa misura e qual è l'effetto? Che con le emorragie non siamo in grado di risolvere il tema opposto, quello del rientro.
Quindi, mi avvio verso la conclusione: noi, come Italia Viva, non potremo che votare contro questo provvedimento. Almeno questa misura di buon senso ripristinatela. Certe volte copiare è un atto di intelligenza, perché quello che voi avete fatto, semplicemente cambiando i nomi dei provvedimenti, ha generato l'immobilismo del Paese.
Un Paese immobile, in un mondo, in un contesto internazionale sempre più variabile, è destinato a non avere un futuro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, Sottosegretaria, il decreto fiscale che oggi giunge all'esame finale dell'Aula rappresenta una risposta concreta, articolata e tempestiva alle esigenze di stabilità economica, competitività, produttività e tutela sociale che il Paese ci chiede con forza. Siamo di fronte a un decreto ampio, certamente complesso, ma coerente nella sua finalità, ovvero quella di sostenere il sistema economico italiano in una fase ancora segnata da tensioni internazionali, volatilità energetica, trasformazioni industriali e necessità di rafforzare la crescita.
Noi Moderati esprime il proprio voto favorevole nella consapevolezza che questo è esattamente il tipo di intervento legislativo che i cittadini si attendono da una maggioranza seria, responsabile e orientata al bene comune. Non misure propagandistiche, né provvedimenti estemporanei, ma norme che affrontano problemi reali con soluzioni concrete.
Questo decreto nasce in un contesto internazionale segnato ancora dall'instabilità energetica, dalle tensioni geopolitiche, dagli effetti sui costi di produzione, dalle difficoltà di accesso al credito, dalla necessità di sostenere la competitività industriale europea. Di fronte a questo scenario il Governo non rimane fermo, interviene tempestivamente, e ha scelto di farlo con misure che parlano direttamente all'economia reale.
Innanzitutto, lo fa sul piano della certezza del diritto in materia tributaria: la disciplina dell'IVA per le operazioni permutative e le dazioni in pagamento viene, finalmente chiarita in modo stabile, superando le incertezze applicative che avevano generato contenzioso e disorientamento tra gli operatori economici.
Uno dei pilastri più importanti del decreto riguarda il sostegno agli investimenti produttivi e alla competitività industriale. Il provvedimento rifinanzia e rafforza il sistema dei crediti di imposta per gli investimenti innovativi e per la transizione energetica delle imprese. Parliamo di risorse molto significative destinate alle imprese che hanno investito in innovazione tecnologica, in digitalizzazione, in efficienza energetica ed in autoproduzione da fonti rinnovabili. È una scelta strategica perché oggi sostenere gli investimenti significa difendere occupazione, produzione e autonomia industriale nazionale. Questo decreto aiuta le imprese che hanno avuto il coraggio di investire anche in anni difficili e lo fa con una visione molto chiara: accompagnare il sistema produttivo verso una transizione sostenibile senza penalizzare la competitività.
Il Governo, inoltre, con questo decreto interviene anche sul fronte energetico e del costo dei carburanti. In una fase di forte volatilità dei mercati internazionali, vengono temporaneamente rideterminate le aliquote delle accise su benzina, gasolio, GPL e gas naturale. Non è propaganda, ma un intervento concreto per contenere gli effetti degli aumenti sui cittadini e sulle attività produttive.
Ma c'è un altro elemento importante: il decreto introduce strumenti di sorveglianza sui prezzi dei carburanti, rafforzando il ruolo del Garante per la sorveglianza dei prezzi. Questo significa contrastare eventuali distorsioni speculative lungo la filiera; significa dire che il mercato deve funzionare, ma deve funzionare correttamente.
Il decreto, inoltre, dedica attenzione anche al settore agricolo, uno dei comparti più colpiti dall'aumento dei costi energetici. Viene previsto un credito d'imposta fino al 20 per cento per l'acquisto di carburanti destinati alle attività agricole. È un intervento importante perché sostiene le aziende agricole e le attività produttive legate alla filiera agroalimentare. In un momento in cui il costo dell'energia incide direttamente sui prezzi finali e sulla competitività delle nostre produzioni, sostenere l'agricoltura significa difendere lavoro, qualità e sovranità alimentare.
Il decreto, inoltre, guarda alle imprese esportatrici e all'internazionalizzazione. Si rafforzano gli strumenti Simest e i cofinanziamenti a fondo perduto per le imprese colpite dal rincaro energetico, dalle conseguenze delle crisi internazionali e dalle difficoltà sui mercati esteri.
Particolare attenzione viene data alla transizione digitale, alla transizione ecologica e alle piccole e medie imprese. Questa è una scelta strategica da parte nostra perché l'export italiano è uno dei motori della nostra economia, e sostenere chi esporta significa difendere occupazione e crescita.
C'è poi un capitolo molto importante, dedicato al rapporto tra fisco e contribuente: il decreto interviene sul concordato preventivo biennale, introducendo proroghe correttive, meccanismi più equilibrati legati all'affidabilità fiscale. Qui c'è un principio politico molto importante: il Governo vuole un fisco che sia più trasparente, più prevedibile, meno conflittuale. Noi crediamo che lo Stato debba combattere l'evasione fiscale, ma debba anche rispettare chi lavora, produce e paga le tasse, e questo decreto va in questa direzione.
Poi, ci sono importanti interventi sulle norme sulla riscossione, sulla definizione agevolata dei carichi degli enti territoriali. Viene estesa la possibilità di accesso alla definizione agevolata per tributi e debiti locali. È una misura di buonsenso, perché permette a cittadini e imprese di regolarizzare la propria posizione, agli enti territoriali di recuperare risorse e al sistema di alleggerire un contenzioso spesso enorme. Anche qui la filosofia è chiara: uno Stato serio deve saper recuperare le entrate, ma deve anche offrire strumenti sostenibili per rientrare nella legalità fiscale.
Nel complesso, sul fisco si tratta di interventi che puntano a rafforzare il rapporto di fiducia tra Stato e contribuente, favorendo compliance, certezza del diritto e sostenibilità fiscale.
Il decreto contiene anche interventi per il settore marittimo e logistico. Sono previste norme fiscali per i lavoratori marittimi e misure per rafforzare la competitività del comparto navale europeo. È una scelta importante, perché il mare è centrale per l'economia italiana, la logistica è centrale per la competitività e la cantieristica è eccellenza industriale nazionale. Il Governo dimostra così di avere una visione industriale e strategica. Il provvedimento finanzia anche infrastrutture strategiche, come il potenziamento del porto di Piombino. Parliamo di opere funzionali alla reindustrializzazione, alla salvaguardia occupazionale e alla crescita del territorio.
Allo stesso modo, viene istituito un Fondo per sostenere l'accesso al credito delle imprese artigiane, ed è un segnale politico importante, perché l'artigianato non è il passato dell'Italia, ma è una parte decisiva del suo futuro perché consente di mantenere la produzione legata al saper fare, alla progettualità, senza dimenticare l'innovazione.
Nel decreto troviamo anche interventi relativi agli enti locali e al federalismo fiscale. Si rafforzano gli strumenti di gestione tributaria e si introducono misure per migliorare l'efficienza nell'amministrazione fiscale territoriale. Anche qui emerge una linea precisa: rafforzare la capacità amministrativa dello Stato senza aumentare la pressione fiscale.
Colleghi, in una fase storica segnata da instabilità economica internazionale e competizione globale, il compito delle istituzioni è duplice: garantire equilibrio dei conti pubblici e, allo stesso tempo, sostenere crescita, occupazione e coesione sociale. Questo provvedimento prova a fare entrambe le cose. Non è un decreto manifesto, ma un decreto operativo. Non contiene slogan, ma strumenti. Non rincorre il consenso immediato, ma cerca di dare risposte concrete ai bisogni dei sistemi produttivi e dei cittadini.
Naturalmente, restano aperte molte sfide: il rafforzamento strutturale della produttività, la riduzione del costo dell'energia, la semplificazione amministrativa, la piena attuazione della riforma fiscale e il sostegno stabile ai redditi delle famiglie. Il testo, oggi in esame, rappresenta un passo importante nella direzione della responsabilità e della crescita.
Per questa ragione annuncio, come già detto in apertura del mio intervento, il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati sul provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, di fatto, scrivete sempre di più decreti per porre rimedio a problemi che voi stessi avete creato. Ormai è diventata una costante. Scrivete i decreti in emergenza, perché, di fatto, rifiutate di affrontare le cause. Sulla Transizione 5.0 e sulla legge di bilancio avete creato un caos normativo e ora vi serve un decreto fiscale, ma continuate a fingervi morti di fronte al crollo del potere d'acquisto dei lavoratori e dei pensionati.
Pensate che nel 2025 le retribuzioni contrattuali reali in Italia erano ancora inferiori dell'8,8 per cento rispetto a gennaio 2021. Lo dice l'OCSE e significa che milioni di lavoratori non hanno recuperato il potere d'acquisto perso dopo la pandemia. Intanto, i dati Istat registrano una nuova crescita dell'inflazione: ad aprile, il 2,7 per cento su base annua pesa soprattutto sui beni essenziali. Abbiamo un livello record di pressione fiscale: il 43,1 per cento. OCSE e Banca d'Italia ci parlano ormai in modo molto chiaro di stagnazione economica, perché il PIL è fra lo 0,4 e lo 0,5 per cento e le persone a rischio di povertà sono ancora il 22,6 per cento, circa 13.265.000 persone, un dato eclatante.
La grave deprivazione materiale e sociale cresce dal 4,6 al 5,2 per cento. Vorrei che questo dato vi fosse più chiaro, lasciate perdere i numeri. È la condizione di chi accumula difficoltà concrete nella vita quotidiana. È tutto come un rischio: spese impreviste, affitto, pasti inadeguati, ferie, attività di svago, bollette e bisogni essenziali. Se i redditi restano insufficienti, il costo della vita continua a pesare e il lavoro, di fatto, non basta più a proteggere dalle fragilità sociali. Questo è il dramma dell'Italia ad oggi. Non so se vi sia chiaro: significa semplicemente che anche chi ha un lavoro rinuncia a curarsi, anche chi ha un lavoro non riesce a pagare affitto e bollette. Sono queste persone a cadere nella morosità incolpevole, quelle che voi volete, di fatto, sgomberare più in fretta. Sono loro a pagare il prezzo della crisi energetica, ma l'abbiamo già detto: quella crisi ha colpevoli e siete soprattutto voi.
La subalternità e i deliri bellicisti di Trump e Netanyahu si pagano, ma a pagarne il prezzo, tra l'altro, sono altri. Siete voi i responsabili della dipendenza dalle fonti fossili e dai colossi energetici. Certo, dallo Stretto di Hormuz, nel 2024, sono passati in media 20 milioni di barili di petrolio al giorno e un quinto del commercio mondiale di GNL. Sapete bene che un blocco si riversa sulle nostre bollette, sui carburanti, sui trasporti, sui prezzi alimentari e sulla produzione industriale. Eppure, continuate a voler dipendere. Già, nel 2025 il 58 per cento delle importazioni europee di GNL è arrivato proprio dagli Stati Uniti.
Nel primo trimestre 2026 la quota è salita al 63 per cento. Altro che friendshoring, noi siamo dei sudditi di questo modello. Potrebbe raggiungere circa due terzi nel corso dell'anno. Ecco, gli italiani non sono scemi: non potete spacciare un cambio di padrone per una diversificazione energetica e avete anche il coraggio di parlare di scostamento. Ma esattamente, colleghi, per fare cosa? Ora è chiaro che il 5 per cento del PIL in spese militari non piace neppure a una parte della maggioranza. Come andrà a finire? Non lo so, a vedere le scene di ieri al Senato, molto male, soprattutto fra di voi, perché non sapete neanche più che cosa fa la mano sinistra con la mano destra. Noi lo ribadiamo: lo scostamento dovrebbe servire solo a proteggere le persone. E sapete con cosa? Con lo Stato sociale, non ad armarci per far contente le poche lobby che ne traggono vantaggio. Abbiamo superato 34 miliardi di euro di spesa militare, c'è stato un incremento costante negli ultimi anni. Dall'inizio della legislatura, sono stati stanziati 42 miliardi di euro in nuovi programmi d'armamento. Di questi, 15 miliardi sono già vincolati tra il 2025 e il 2027. Parliamo di sistemi d'arma ad alta tecnologia: F-35, droni da combattimento, fregate, carri armati, Leopard e missili a lungo raggio. Sono risorse sottratte soprattutto allo Stato sociale. Spiegatelo a quei 6 milioni di italiani che hanno rinunciato alle cure sanitarie. Invece di introdurre una tutela universale, tornate di nuovo, anche con questi decreti, agli incentivi alle imprese, ma se i salari reali sono stagnanti o in calo, i rinnovi contrattuali non tengono il passo con l'inflazione, neanche quelli firmati dalle sedi delle organizzazioni confederali. Il rinnovo automatico dei contratti scaduti da oltre 12 mesi al 30 per cento dell'inflazione, come voi avete previsto, è una mascherina usa e getta davanti a una pandemia economica. Serve - come abbiamo proposto noi - un vero meccanismo di indicizzazione dei salari al costo della vita, rivalutato ogni giorno, ogni anno. Con questi decreti non risolverete mai il tema del lavoro povero. Ora spunta addirittura un emendamento, quello di Lega e Forza Italia, allo stesso decreto 1° maggio, che dice praticamente: prego imprenditori, sfruttate pure i lavoratori, non rischierete nulla. Come il vostro ridicolo Piano casa, che aggraverà ancora l'emergenza abitativa, anziché arginarla. Sfratti più veloci e un piano di vendita dell'edilizia pubblica: è così che affrontate di fatto le emergenze sociali del Paese. Emanate i decreti fiscali per non fare una vera politica fiscale, una politica di redistribuzione della ricchezza. D'altra parte, extraprofitti, grandi rendite e concentrazioni di capitali continuano addirittura a crescere. Sono 472.000 gli italiani con un patrimonio da più di 1 milione di euro; ci sono 80.000 super ricchi con più di 5 milioni di euro di patrimonio; ci sono 2.300 ultra ricchi con più di 100 milioni di patrimonio; 79 Paperoni che hanno più di 1 miliardo di euro di patrimonio. Oggi l'1 per cento più ricco paga meno del ceto medio. Ma di quale ceto medio state parlando? Il fatto che con le tasse poi sembrano tutti ricchi sopra i 55.000 euro di ISEE, ecco, forse non avete capito che stiamo parlando di ultra ricchi davvero, di persone che potrebbero dare una parte della loro ricchezza continuando a essere ricchi. Non siamo a Anche i ricchi piangono, ma piangono di cosa? Con le nostre proposte sarebbero comunque ricchi e magari lo Stato sociale si salverebbe. Già, perché tutto questo potrebbe generare 26 miliardi di euro, che servirebbero a contribuire a quello stato sociale. Un'imposta ordinaria unica e progressiva, ma anche rivedere, come abbiamo detto prima, una tassa di successione, perché oggi la normativa prevede franchigie troppo alte e imposizioni troppo basse. Noi proponiamo un'imposizione fiscale triplicata solo dopo i 5 milioni di euro e vi sfidiamo su questo. Ogni volta che proviamo a parlare osate dire che vorremmo tassare il ceto medio, ma se pensate che il ceto medio possieda milioni e milioni di euro di patrimonio, non sapete cosa sia la vita di quel ceto medio. Ferrero, Del Vecchio, Elkann, Ferrari, Armani, Caltagirone, Berlusconi, Benetton, Prada: è di questa penisola dei famosi che parliamo, di chi si arricchisce grazie a stock option e spostamento all'estero di profitti e produzione. Sono famiglie che vivono di rendita - guardate quei familiari - e pagano meno tasse di quelle che gravano sul lavoro. È la cosiddetta “ereditocrazia” italiana. Non sono certo le famiglie che pagano affitti o mutui con fatica, prendono i mezzi pubblici e magari hanno ereditato una casa. Non parliamo di loro. Dite che non è vostro compito neanche fare politica industriale. Fatemi dire: si vede, diamine. Intanto, dentro le crisi industriali vediamo sempre più spesso ciò che negli Stati Uniti esiste da tempo e che Bernie Sanders ha ricordato anche in queste ore in Italia: imprese controllate da fondi di investimento che rispondono a una logica di puro profitto finanziario. Negli Stati Uniti, i controllori di General Motors sono State Street, Vanguard e BlackRock, i tre più grandi fondi americani. Lo stesso vale per la Ford, lo stesso vale per altre imprese. Le imprese per loro sono asset finanziari. Si possono ristrutturare, spezzettare, accorpare e chiudere - lo vediamo anche qui - e sempre di più manca la trasparenza, perché gli accorpamenti oligarchici di potere rendono più difficile che i proprietari rispondano alle loro azioni. Ho finito. I dirigenti della società, se richiamati, dicono: non siamo noi i proprietari. I ricchi che prima pagavano gli AD per scaricare le responsabilità, oggi hanno scelto di volatilizzare la loro immagine. La fiscalità dovrebbe servire per porre un freno a tutto questo e dovrebbe servire per orientare un modello produttivo, per esempio verso un grande investimento pubblico e privato nella riconversione ecologica ed energetica.
Potreste usare la leva fiscale per una maxi agevolazione per le imprese che investono in beni strumentali legati alla transizione tecnologica. Potreste ridurre i sussidi ambientalmente dannosi e invece voi volete utilizzare le risorse dell'ETS che dovevano accompagnare la decarbonizzazione. Ho concluso. Allora nessuna redistribuzione, nessuna strategia per finanziare la riconversione e nessuna risposta all'inflazione e ai bassi salari: nessuna giustizia sociale.
Per queste ragioni, il nostro voto al decreto sarà convintamente contrario. Non vogliamo vendetta, vogliamo giustizia. I nostri sogni sono i vostri incubi. Bene, allora sappiate che sono appena cominciati (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola, a nome del gruppo di Azione, per annunciare il nostro voto contrario alla conversione in legge del decreto Fiscale. Stamattina il collega onorevole D'Alessio, seduto qui di fianco a me, ha già avuto modo di illustrare ampiamente tutte le problematiche formali del decreto e dell'ennesima fiducia, quindi mi concentrerò sulle questioni di merito, perché vi assicuro che anche nel merito i problemi non mancano.
Innanzitutto, rileviamo che i quattro anni di Governo Meloni corrispondono a quattro anni di promesse fiscali sistematicamente tradite: la pressione fiscale, che doveva essere abbattuta con un tetto costituzionale al 40 per cento, oggi è al 42,8 per cento: record degli ultimi 10 anni; l'IRAP doveva essere abolita e invece è stata aumentata; le accise dovevano scendere e invece sono state alzate con l'ultima legge di bilancio, salvo poi le misure straordinarie; e la riforma fiscale strutturale, annunciata ogni anno, ancora non si è vista.
In compenso, è arrivata la rottamazione-quinquies, la quinta in pochi anni, estesa con questo decreto anche ai carichi degli enti territoriali. La pace fiscale, insomma, promessa come misura eccezionale e irripetibile è diventata, invece, routine. Ma il problema non è tecnico, colleghi. Il problema è politico, è morale, è di sistema. Il messaggio che si manda è assolutamente inaccettabile: chi paga le tasse regolarmente è un fesso; chi ha eluso, evaso o rinviato, invece, avrà la sua sanatoria e il suo sconto. E i contribuenti onesti - i lavoratori dipendenti che non possono nascondere un centesimo - finanziano, con le loro imposte, il condono di chi non ha pagato.
Azione lo dice da sempre: i condoni distruggono la fedeltà fiscale e un Paese che non ha fedeltà fiscale non ha futuro fiscale.
Passiamo poi al concordato preventivo biennale, all'articolo 7-bis: ennesimo intervento ed ennesima riscrittura per uno strumento che, nel primo biennio, ha registrato un'adesione modestissima e che oggi il Governo cerca di rendere appetibile abbassando l'asticella. Si fa cassa promettendo un trattamento di favore a chi ha sempre dichiarato poco, mentre chi ha sempre dichiarato il giusto paga per intero. Onestamente, è la fotografia di un sistema fiscale che ha completamente smarrito il principio costituzionale di capacità contributiva.
E che dire su Transizione 5.0? Mi sembra di essere un disco rotto, ma permettetemi ancora una volta di soffermarmi su questo perché è davvero il capitolo che meglio illustra il caos amministrativo prodotto da questo Governo: quattro versioni diverse in 18 mesi. Abbiamo iniziato con il decreto-legge n. 19 del 2024, in cui si istituisce il credito d'imposta; a novembre 2025 i fondi PNRR vengono tagliati e le risorse si esauriscono immediatamente: 20.000 imprese rimangono così in lista d'attesa; arriva poi la legge di bilancio 2026, che sostituisce il credito d'imposta con l'iperammortamento; poi arriva il decreto n. 38 del 2026, nella versione originaria, che riconosce alle imprese esodate il 35 per cento; e poi la conversione al Senato che porta all'89,77 per cento, con un tetto di spesa che vola da 537 a oltre 1.300 milioni di euro: quattro cambi di regole in 18 mesi.
Imprese che hanno fatto investimenti milionari non sanno onestamente più quali sono le regole del gioco; banche che non riescono a valutare i progetti; investitori esteri che si guardano bene dall'entrare in un mercato dove le norme cambiano ogni semestre. Dov'è la certezza del diritto che il sistema produttivo italiano chiede da sempre? Non si può governare la politica industriale di un Paese del G7 con quattro cambi di regole in 18 mesi! La politica industriale non può essere una lotteria normativa.
Poi c'è un altro problema, sicuramente minore, che però ci tengo a sottolineare: quello dell'esclusione dei servizi cloud in abbonamento dai beni immateriali incentivabili da Transizione 5.0; servizi che sono fondamentali per la transizione digitale delle aziende italiane e che, come sa chiunque abbia lavorato anche soltanto un giorno in azienda, vengono, nella maggior parte dei casi, venduti con abbonamenti as a service. Tuttavia, mentre i beni materiali possono essere incentivati anche mediante contratti in leasing, questi beni di tipo immateriale no.
Ci sembra una contraddizione da molti punti di vista; una contraddizione che abbiamo cercato di correggere tramite un ordine del giorno che avete, per fortuna, accolto come raccomandazione e che ci auguriamo naturalmente che non rimanga lettera morta. Noi di Azione, infatti, crediamo che la politica industriale di un Paese passi anche dalla transizione digitale e il nostro segretario Carlo Calenda lo dice da mesi: serve una politica industriale europea coordinata, una risposta unitaria ai dazi americani, una protezione strategica per le nostre filiere. E il contesto internazionale, in cui questo decreto si inserisce, ce lo fa capire bene: la crisi di Hormuz, iniziata a febbraio, e il conflitto Iran, Israele e Stati Uniti non sembrano trovare una soluzione. Una ventina di raffinerie sono state colpite e i prezzi dell'energia sono alle stelle. I dazi americani su acciaio, farmaceutici, microchip e automotive continuano a pesare e il Fondo monetario internazionale stima perdite fino a 2.270 euro a famiglia italiana.
Come reagisce il Governo? Ma come può reagire un Governo il cui Vice Premier Salvini avrebbe scambiato due Mattarella per mezzo Putin e ha definito Trump una grande opportunità dell'Italia? Ecco, oggi quelle scelte di campo presentano il conto al nostro Paese: Putin e Trump, i due leader osannati da pezzi di questa maggioranza, stanno imponendo all'Italia e all'Europa costi economici enormi. E noi di Azione diciamo che serve una risposta europea unitaria, lo ribadisco, perché la diplomazia dei rapporti personali, signor Presidente, è fallita. Trump ha imposto i dazi lo stesso e ha lasciato l'Europa più divisa di prima. Era esattamente la sua strategia, divide et impera, e noi gli abbiamo fatto il favore di seguire i suoi piani. Ma visto che criticare è facile, veniamo a cosa avremmo fatto noi e a cosa propone Azione. Avremmo dovuto scrivere una riforma fiscale strutturale, smettendola con la politica dei bonus a pioggia. Nessun condono, ma certezza del diritto e controlli mirati. Taglio serio e permanente del cuneo fiscale, e una politica industriale europea coordinata e per l'indipendenza energetica vera, sicuramente con le rinnovabili, ma anche con il nucleare. E, infine, tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche, che continuano a fare utili enormi mentre le famiglie pagano bollette da record.
Sul piano del metodo, stop ai decreti omnibus. Un decreto per una materia, quando l'urgenza è vera: è così che si rispettano il Parlamento e la Costituzione.
Signor Presidente, concludo. Questo decreto fotografa quattro anni di Governo Meloni. Fotografa un Esecutivo che corre dietro alle emergenze, invece di programmare; che fa e disfa le norme nel giro di quattro mesi; che si proclama atlantista mentre indebolisce l'unità europea di fronte a Trump, e che parla di rigore mentre festeggia la quinta rottamazione. Per fortuna, ci sembra che gli italiani stiano cominciando a capire che sulla loro pelle e sulle loro spalle pesa il conto di scelte politiche internazionali ed economiche fatte male, fatte tardi e, soprattutto, fatte contro l'interesse del Paese. Per tutte queste ragioni di metodo e di merito, il gruppo di Azione voterà convintamente contro la conversione in legge di questo decreto-legge (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO (M5S). Grazie, Presidente. Parto subito con il dire che, a nome del mio gruppo, il MoVimento 5 Stelle, dichiaro un voto contrario a questo provvedimento. E lo faccio, signor Presidente, su un provvedimento che, di fatto, è totalmente blindato; blindato da un'altra fiducia, l'ennesima di questa legislatura. E voglio partire proprio da questo, dal metodo, perché in questi casi possiamo assolutamente dire che il metodo è anche sostanza: 144 questioni di fiducia, Presidente, 144! Sono i numeri che sono stati certificati dagli ultimi dati di Openpolis di fine aprile e, se andiamo a contare, sono una ogni 11 giorni di vita di questo Governo: un record - sottolineo, un record - mai raggiunto in nessuna legislatura della storia della nostra Repubblica.
Questo, ovviamente, non è un primato di cui andare fieri, anzi, possiamo dirlo a tutti gli effetti che è una ferita inferta a questo Parlamento, perché ricordiamolo: porre la fiducia su un decreto come questo significa che tutti gli emendamenti depositati - i nostri, quelli degli altri gruppi di opposizione ma anche, in molti casi, quelli della stessa maggioranza - decadono tutti. Significa, quindi, che il testo non si discute più: lo si prende o lo si lascia così com'è.
Significa che il Parlamento, ovvero l'organo che la Costituzione vuole sovrano, viene ridotto, ancora una volta, a passacarte, e significa soprattutto che, ogni volta che questo accade, la rappresentanza dei cittadini italiani viene compromessa, silenziata e archiviata in nome di un'urgenza che nella maggior parte dei casi neanche c'è. Mi consenta, Presidente, di ricordare un'unica citazione, due parole: deriva preoccupante. Sono proprio le parole pronunciate in questa stessa Aula, qualche anno fa, da una deputata che era all'opposizione, ovvero Giorgia Meloni, a proposito proprio dell'abuso presunto dei voti di fiducia.
Quella stessa deputata oggi è il Presidente del Consiglio, è il capo dell'Esecutivo che detiene poi il record storico in assoluto delle fiducie poste sia alla Camera che al Senato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Vede, Presidente, le parole in politica hanno un peso, o almeno dovrebbero avere un peso, sia quando vengono dette all'opposizione e ancor di più quando vengono dette in maggioranza. Testimonianza palese di questo Governo è che per Giorgia Meloni non è così. Ma andiamo nel merito di questo decreto: c'è una quinta rottamazione, la quinta nel nostro ordinamento, 54 rate bimestrali fino al 2030 e oltre.
Insomma, è un altro condono mascherato, come se poi cambiare il nome alle cose cambiasse veramente la loro natura. In tutto questo, invece, poi, ai contribuenti onesti, agli artigiani, ai commercianti, ai lavoratori dipendenti che ogni mese versano puntualmente fino all'ultimo centesimo, il messaggio che voi date è sempre lo stesso: pagare è una scelta, attendere conviene. È la politica pubblica al ribasso che noi del MoVimento 5 Stelle denunciamo da anni e che questo decreto certifica, ancora una volta, come, invece, metodo del vostro Governo.
C'è poi il concordato preventivo biennale che all'articolo 7-bis premia addirittura il meno affidabile. Il 30 per cento di sconto a chi sia in fascia ISA tra 6 e 8 e il 35 per cento a chi sta in fascia bassa tra 1 e 6. Sa che significa? Significa che, più sei poco affidabile fiscalmente, più ti scontiamo; più hai pagato poco negli anni scorsi, più te lo riconosciamo, paradossalmente, come merito. Insomma, è il rovescio della giustizia fiscale, è un patto al ribasso. Ci sono poi le esenzioni fiscali che possiamo un po' definire ad personam perché riguardano l'evento dell'America's Cup.
All'articolo 8 c'è un'esenzione per l'IRES e l'IRAP per le persone giuridiche dell'evento e c'è una tassazione al 35 per cento per i redditi dei non residenti che si trasferiscono in Italia per la regata, per l'evento. Sia chiaro, tutto nel pieno rispetto della normativa europea, però, così come ovviamente non è nostra intenzione ostacolare un evento come l'America's Cup, che, tra l'altro, è sul mio territorio, è lecito domandarsi, no? È lecito domandarsi che se, da un lato, vengono date queste esenzioni anche a figure giuridiche estere che verranno nel nostro Paese, è normale fare un po' il paragone.
Si trova lo spazio, insomma, in questo decreto per esentare i circuiti di un evento sportivo, mentre non si trova lo spazio per una sola misura strutturale sui 5 milioni di lavoratori autonomi del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Qui ci tengo a ricordare che l'America's Cup è a Napoli, ma, quando si fanno queste misure, possiamo dire che sono un po' di facciata, perché se poi con queste misure, ripeto, con quella tipologia di esenzione per l'evento, il Governo vuole mostrarsi come attento al Sud, assolutamente non è così.
Perché per il tessuto produttivo reale del Mezzogiorno, per le centinaia di migliaia di partite IVA campane, siciliane, calabresi, pugliesi, lucane, sarde, abruzzesi e molisane che ogni giorno tirano avanti senza tutele, con il fisco più pesante del Paese, con i pagamenti della pubblica amministrazione che ancora tardano, con un sistema bancario che alle piccole imprese del Sud presta meno e a tassi più alti, per loro no, per loro in questo decreto non c'è una sola misura, neanche una. Allora, signor Presidente, è questo il vuoto principale che vediamo in questo decreto, in questo provvedimento.
Noi abbiamo provato, ovviamente, a colmarlo e abbiamo presentato 9 emendamenti, che, di fatto, sono una vera e propria riforma strutturale, finanziata e graduale del trattamento fiscale e previdenziale proprio dei lavoratori autonomi. Avevamo immaginato un'aliquota Irpef dedicata, un'indennità di malattia ordinaria fino a 180 giorni, l'equiparazione del congedo di maternità e paternità con il lavoro dipendente, il potenziamento dell'ISCRO, la tutela contro il recesso del committente nei periodi protetti, un fondo per la conciliazione vita-lavoro e un contributo solidaristico dei committenti per finanziare il sistema.
Come ha risposto il Governo? Con la fiducia. Quindi, tutti i nostri emendamenti, insieme a quelli degli altri, sono decaduti, sono stati respinti senza nemmeno un voto nel merito. Centinaia di emendamenti di tutti i gruppi cancellati con un solo gesto. E così, Presidente, arrivo a conclusione. Voglio, però, permettermi di rivolgermi non solo a quest'Aula, non solo a voi, ma anche fuori da queste mura. Voglio parlare proprio ai cittadini che ci ascoltano, voglio parlare alle partite IVA che stasera, quando finiranno il loro lavoro, leggeranno che il Parlamento ha approvato un decreto fiscale, dove però per loro non c'è una sola riga di tutela in più.
Voglio parlare agli onesti contribuenti che ogni mese pagano fino all'ultimo centesimo e che oggi assistono all'ennesimo condono per chi, invece, non ha pagato. Voglio parlare ai giovani che oggi si chiedono se aprire una partita IVA in Italia valga la pena; voglio parlare ai cittadini del Mezzogiorno che si sentono promettere il Sud al centro dell'agenda, per poi scoprire che al centro dell'agenda di questo Governo c'è ben altro.
A tutti voi diciamo questo: in questo Paese è chiara la frattura che si è creata, una frattura tra chi governa e chi è governato, tra chi blinda i provvedimenti con la fiducia e chi, invece, vorrebbe poter discutere, modificare, proporre e scegliere. Questo è l'atteggiamento del Governo Meloni, ma ora è chiaro. E continueranno a farvi promesse fino all'ultimo, fino all'ultimo minuto, proveranno ad ingannarvi, ancora una volta, con una propaganda che è sempre più becera, ma la realtà è chiara: il Paese reale è evidente e il Paese reale è totalmente diverso da quello che continua a raccontare Giorgia Meloni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lovecchio. Ne ha facoltà.
GIORGIO LOVECCHIO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, intervengo oggi in Aula per esprimere il voto favorevole su un provvedimento che affronta questioni concrete, urgenti e profondamente sentite dal mondo produttivo italiano, dai lavoratori, dalle famiglie e dalle imprese. È un decreto che arriva in un momento internazionale complicato, caratterizzato da tensioni geopolitiche, aumento dei costi energetici, rallentamento della crescita e forte pressione sui sistemi economici europei. In questo scenario, il Governo ha scelto di non restare fermo, ha scelto di intervenire, e lo ha fatto con misure pragmatiche, immediate e orientate alla tutela dell'economia reale.
Questo è il punto politico fondamentale di questo decreto: non una visione ideologica dell'economia, ma una visione concreta, una politica che ascolta le imprese, il lavoro autonomo, gli artigiani, il commercio, il comparto agricolo e il sistema produttivo italiano. Perché oggi il compito della politica non è complicare la vita a chi produce ricchezza, ma creare condizioni favorevoli per chi investe, assume, esporta e crea occupazione, ed è esattamente ciò che troviamo in questo provvedimento. Penso, innanzitutto, alle misure dedicate alle imprese che avevano aderito al piano Transizione 5.0 e che erano rimaste escluse per l'esaurimento delle risorse disponibili.
Parliamo di aziende che avevano creduto nello Stato, programmato investimenti e avviato processi di innovazione, efficientamento energetico e digitalizzazione. Questo decreto finalmente dà una risposta a quelle imprese, non le lascia sole, non le abbandona, e lo fa stanziando risorse straordinarie per 1,3 miliardi di euro, portando il contributo riconosciuto fino a quasi il 90 per cento del credito richiesto.
Questa è una scelta politica chiara: significa sostenere chi investe, significa aiutare chi produce, significa avere una visione industriale del Paese. Accanto a questi, troviamo ulteriori contributi per gli investimenti in autoproduzione energetica da fonti rinnovabili, per l'efficienza energetica e per la riduzione dei consumi. Misure che vanno nella direzione giusta: rendere le nostre imprese più competitive e meno vulnerabili agli shock energetici internazionali. Importanti sono anche gli interventi sul caro carburanti. In una fase di fortissima instabilità internazionale, il Governo ha deciso di prorogare il taglio delle accise su benzina, gasolio, GPL e metano, dando sollievo a famiglie, lavoratori e, soprattutto, a imprese.
Anche qui voglio sottolineare un aspetto politico. Mentre gli altri parlano, questo Governo interviene, perché governare significa assumersi responsabilità, significa prendere decisioni difficili, significa dare risposte. Così come meritano attenzione le misure a favore delle imprese agricole, fortemente colpite dall'aumento dei costi dei carburanti. Il credito d'imposta fino al 20 per cento sulle spese sostenute per gasolio e benzina rappresenta un sostegno concreto a un comparto strategico per il nostro Paese. L'agricoltura non è soltanto economia: è identità nazionale, tutela del territorio, qualità italiana e sovranità alimentare.
Poi c'è il grande tema del rapporto tra fisco e contribuente. Questo decreto introduce misure importanti di semplificazione e maggiore equilibrio. Penso alle modifiche sul concordato preventivo biennale, all'estensione della Rottamazione-quinquies e anche ai carichi degli enti locali, alle correzioni sulle ritenute per professionisti e agenzie di viaggio, agli interventi che alleggeriscono il rapporto tra pubblica amministrazione e operatori economici. Si tratta di misure che vanno nella direzione di un fisco meno oppressivo e più ragionevole. Perché uno Stato forte non è quello che perseguita il contribuente: uno Stato forte è quello che riesce a coniugare legalità, equità e sostenibilità fiscale.
Credo che dentro questo provvedimento si veda anche il contributo importante di quella cultura politica moderata, liberale, garantista e profondamente vicina al mondo produttivo che da sempre caratterizza Forza Italia. Lo si vede nell'attenzione verso le imprese, verso le partite IVA, verso il ceto medio produttivo, verso gli artigiani e i professionisti. Lo si vede nelle norme sulla rottamazione, nelle semplificazioni fiscali, nelle misure per il concordato preventivo, negli interventi per favorire gli investimenti e l'accesso al credito. È giusto riconoscere che all'interno della maggioranza esiste una sensibilità politica che continua a rappresentare il mondo delle imprese, del lavoro autonomo e dell'economia reale con serietà e concretezza.
Molto importanti sono anche le misure per l'internalizzazione delle imprese italiane, con il rafforzamento degli strumenti di sostegno all'export e ai processi di transizione digitale ed ecologica delle PMI, perché oggi difendere il made in Italy significa difendere occupazione, sviluppo e competitività internazionale. Così come sono significativi gli interventi per il comparto marittimo, la logistica e le infrastrutture strategiche, con investimenti sul porto di Piombino e sulle tecnologie innovative per la decarbonizzazione navale. Parliamo di investimenti che guardano al futuro e che possono generare crescita, lavoro e sviluppo industriale.
Colleghi, questo decreto dimostra una cosa molto semplice: quando c'è una maggioranza coesa, seria e responsabile, si riesce a dare risposte al Paese. Certo, nessun provvedimento è perfetto. Ci saranno altri interventi da fare, ci saranno ulteriori correzioni necessarie, ma sarebbe profondamente ingeneroso non riconoscere il lavoro svolto dal Governo in un contesto internazionale estremamente complesso.
Oggi l'Italia ha bisogno di stabilità, ha bisogno di credibilità, ha bisogno di una politica che sappia stare vicino a chi produce, a chi lavora e a chi investe. Questo decreto va esattamente in quella direzione. Per queste ragioni annuncio convintamente il voto favorevole al provvedimento, esprimendo apprezzamento per il lavoro del Governo, della maggioranza e di tutte quelle forze politiche che hanno contribuito a migliorare il testo con responsabilità e spirito costruttivo, perché sostenere imprese, lavoro e crescita significa sostenere il futuro dell'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gusmeroli. Ne ha facoltà.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, io ho attentamente ascoltato tutti gli interventi e, quindi, vorrei replicare su alcuni passaggi. Uno dei passaggi più citati è stato quello sulla rottamazione e, in particolare, sulla Rottamazione-quinquies, sul fatto che sia un condono, che è ora di finirla con i condoni, eccetera. Addirittura, Azione ha detto: lo diciamo da sempre di essere contro la rottamazione. Però, evidentemente, quel “da sempre” va riferito a dopo il 2018, perché il loro leader ha votato la Rottamazione 1 del Governo Renzi, ha votato la Rottamazione 2 del Governo Gentiloni e ha votato uno dei peggiori condoni - se vogliamo parlare di condono in assoluta negatività - che è il rientro dei capitali dall'estero pure in contanti. Quindi, quando si dice “lo dico da sempre” di essere contro condoni e rottamazioni, bisogna almeno ricordarsi ciò che si è votato.
La stessa cosa vale per il MoVimento 5 Stelle, perché dice: noi siamo contro i condoni, l'ennesimo condono, però dovrebbe ricordarsi che la Rottamazione-ter - il saldo e stralcio, la chiusura delle liti fiscali pendenti - l'ha votata il MoVimento 5 Stelle. La Rottamazione-ter, la terza rottamazione. Peraltro, le quattro rottamazioni le ha votate praticamente tutto il Parlamento. Quindi scagliarsi contro dei cittadini... Perché la Rottamazione-quinques, in questo momento, riguarda cittadini che hanno regolarmente dichiarato le imposte e non sono riusciti a pagarle; e non può essere una colpa.
Peraltro, è totalmente diversa dalla Rottamazione 1 e 2 del PD, dalla Rottamazione-ter dei 5 Stelle e dalla Rottamazione-quater degli altri partiti, perché riguarda solo i pagamenti di imposte che non si è riusciti a fare e che si è regolarmente dichiarato, quindi pagando tutte le imposte, senza saldi e stralci, pagando interessi e rateizzando a 9 anni.
Quindi, piuttosto che dire le peggio cose sul condono e sulla rottamazione in particolare, bisognerebbe ricordarsi: uno, nel merito, che la Rottamazione-quinquies è totalmente diversa dalle precedenti, ma che aiuta chi ha regolarmente dichiarato le imposte e non è riuscito a pagarle. Questo è il primo aspetto.
Secondo aspetto. Ho sentito parlare nuovamente di patrimoniali, e ovviamente bisognerebbe ricordarsi gli effetti delle patrimoniali, che è giusto tassare i redditi, ma non è assolutamente corretto tassare i patrimoni.
Altro aspetto. Si è criticato l'aumento della pressione fiscale, però la pressione fiscale - che ricordo essere il totale delle imposte, più i contributi, diviso il PIL - bisogna metterla in relazione anche con alcuni fatti che sono avvenuti fortemente. Cioè, noi ci troviamo, in questo momento, con il valore massimo dell'occupazione, che, peraltro, è stata fortemente stimolata da questo Governo con gli incentivi del 120 e del 130 per cento sulle deduzioni dei costi per le nuove assunzioni, ma bisogna anche ricordarsi che, se aumenta l'occupazione, aumenta l'Irpef che si paga su quegli stipendi e aumentano anche i contributi. Ma, detto questo, dobbiamo anche ricordarci che siamo al livello più basso di disoccupazione: 5,2 per cento.
E quando si parla di pressione fiscale bisogna anche ricordarsi com'erano le aliquote prima del Governo di centrodestra, cioè quattro aliquote e con percentuali più alte di Irpef, che ora sono 23, 33 e 43 per cento, cioè tre aliquote tutte più basse rispetto alla situazione ante-Governo di centrodestra.
Allora, questo decreto fiscale interviene su alcuni aspetti molto importanti. In primo luogo, la rottamazione delle cartelle anche per i carichi dati all'Agenzia delle entrate dagli enti locali. Perché? Perché anche in questo caso non può essere una colpa avere difficoltà a pagare la tassa rifiuti e lì non c'è un problema di non dichiarazione della tassa rifiuti, perché la tassa rifiuti la manda il comune. Se uno ha difficoltà a pagare la tassa rifiuti non può essere una colpa. La stessa cosa vale per l'IMU e la stessa cosa vale per tutte le altre imposte comunali, che peraltro daranno anche, se i comuni hanno accantonato correttamente il Fondo svalutazione crediti, gettito e quindi risorse ai comuni che potranno destinarle ad aiutare per le situazioni di difficoltà e di fragilità di ogni comune. Questo è un aspetto.
Ma ci sono delle partite aperte ancora sulla parte fiscale? Bisogna avere onestà intellettuale e dire che ci sono ancora delle partite aperte. La prima partita è che nel decreto Milleproroghe era stato possibile il recupero di chi non aveva pagato la rata di novembre. Come Lega, abbiamo inserito un emendamento in tal senso anche per la rata di febbraio, ma per ragioni di equità, perché la rottamazione quinquies è entrata in vigore alla fine dell'anno, chi è decaduto non pagando la rata di novembre era giusto che potesse, se non poteva aderire alla rottamazione quinquies, almeno aderire alla rottamazione quater.
Ma poi c'è una situazione che è stata generata anche dalla politica, perché c'è chi ha degli arretrati di imposte e non può fare la rottamazione quater né può fare la rottamazione quinquies perché purtroppo, a differenza del progetto di legge della Lega, nell'ambito delle interlocuzioni di maggioranza non sono state inserite le cartelle per accertamenti. Ebbene, almeno a chi non può aderire alla rottamazione quater né può aderire alla rottamazione quinquies possiamo farlo rateizzare con sanzioni e interessi a lungo termine? Perché in questo momento queste persone non possono rateizzare assolutamente e questa è una severa ingiustizia.
Noi abbiamo inserito anche, come Lega, il tema delle casse di previdenza, abbiamo inserito anche che, nella rottamazione quinquies, quando si tratterà di pagare le rate non ci sono i cinque giorni di tolleranza che ci sono in qualsiasi pagamento e su questo ci sono partite aperte su cui dobbiamo assolutamente intervenire nei prossimi provvedimenti legislativi.
Però, in questo decreto fiscale siamo intervenuti anche sul concordato preventivo biennale. Ricordo, come Lega, che è stato approvato un ordine del giorno che porta ad evidenza un tema forte, che è la flat tax; la flat tax incrementale che è stata varata nel 2023, che ha sortito dei buoni effetti e può essere - visto che è nella delega per la riforma fiscale - ripresa per farla tornare viva ed essere un'alternativa insieme al concordato preventivo biennale che, in questo decreto fiscale, è stato reso in qualche modo più interessante.
PRESIDENTE. Concluda.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI (LEGA). Quindi, in generale, questo decreto fiscale lascia delle partite aperte ma migliora tutta una serie di interventi dal punto di vista fiscale. Per questo la Lega convintamente voterà favorevolmente al decreto (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Merola. Ne ha facoltà.
VIRGINIO MEROLA (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Permettetemi di far notare una cosa. Vista l'ennesima compressione del confronto parlamentare attraverso la fiducia, voglio affermare che, dopo 125 imposizioni della fiducia, non c'è più rispetto del lavoro parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questo è svuotamento del Parlamento e della sua funzione costituzionale. Quello che arriva dal Senato e viceversa non si cambia, non si discute. Oggi è la Camera a ratificare, domani sarà il Senato. A turno, ogni ramo del Parlamento viene ridotto a ufficio notarile del Governo. È il segno di una maggioranza che non sa reggere il confronto vero ma solo durare, che teme le proprie contraddizioni ma - voglio dirlo con nettezza - è anche il segno di un'idea autoritaria della politica, che svuota di fatto il ruolo del Parlamento e lo riduce a strumento di ratifica delle decisioni del Governo. Il Premierato, di fatto, lo avete già.
Il Governo ha portato in Aula un provvedimento frammentario, costruito per pezzi, fatto di proroghe, correzioni, rinvii, microinterventi settoriali e ripensamenti, per carità. Il Governo interviene sulle accise con finestre temporali brevissime, proroghe di pochi giorni, decreti successivi - ne aspettiamo già un altro questo venerdì - senza un meccanismo permanente e senza una prospettiva strutturale, una direzione per il Paese.
Noi avevamo proposto un atteggiamento diverso, di collaborare con l'Europa per condividere una politica energetica, non per mettere in discussione le regole europee quando conviene, oppure dire che sono giuste quando conviene. Noi avevamo proposto misure selettive, come il bonus carburante per i lavoratori dipendenti e il sostegno alle famiglie con redditi più bassi, perché le risorse pubbliche, a nostro avviso, devono andare prima a chi ha più bisogno, a chi lavora, a chi ha redditi medio-bassi, a chi subisce di più il carovita. La vostra misura, invece, manca di selettività, manca di stabilità, manca di giustizia sociale.
In verità la pressione fiscale resta pesante, soprattutto per lavoratori dipendenti, pensionati, imprese, professionisti e commercianti che rispettano le regole, che ogni mese pagano al fisco il dovuto. Questo Governo continua, invece, a privilegiare condoni, rottamazioni, proroghe, tolleranze nei confronti di chi paga tardi o non paga. La cosiddetta rottamazione quinquies, l'estensione della definizione agevolata, le ulteriori aperture sui termini di pagamento alimentano e coltivano un messaggio profondamente sbagliato: chi paga puntualmente viene dato per scontato; chi non rispetta le scadenze viene periodicamente riaccompagnato dentro il sistema con condizioni di favore. Ma - è bene sottolinearlo - le rottamazioni non raggiungono il risultato voluto, perché dopo cinque rottamazioni si aspetta la sesta, collega Gusmeroli.
Ma una cosa è aiutare chi è in buona fede e si trova in difficoltà, un'altra è trasformare la politica fiscale in una sequenza continua di sanatorie (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Così si produce ulteriore ingiustizia verso milioni di contribuenti che ogni mese fanno il proprio dovere. Voglio citare il caso della tassa sui piccoli pacchi sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-UE a voi che siete così attenti all'eccessiva imposizione di regole della nostra Unione europea. Una misura introdotta male, contestata e poi sospesa da voi fino al 30 giugno di quest'anno. Ma sospenderla non basta, va cancellata, perché è una tassa pensata senza valutarne gli effetti sulla logistica nazionale, sui flussi cargo, sugli aeroporti italiani, sulle imprese italiane. Il rischio è evidente, secondo noi: spostare i flussi verso altri Paesi europei e penalizzare proprio la nostra catena logistica. È un dazio che vi state dando da soli, che ci state dando da soli.
Per non parlare di Transizione 5.0, che doveva essere una misura per sostenere investimenti digitali ed energetici meglio della Transizione 4.0. È diventata il simbolo della cattiva gestione degli incentivi. Le risorse si sono esaurite, le prenotazioni sono rimaste aperte, molte imprese hanno programmato investimenti confidando nelle regole esistenti e poi hanno scoperto che il credito di imposta sarebbe stato drasticamente ridotto. Solo dopo le proteste il Governo ha corretto parzialmente il tiro.
Ma, vedete, il danno resta perché, se lo Stato cambia le condizioni in corsa, mina la fiducia negli incentivi pubblici e scoraggia proprio gli investimenti di cui l'Italia ha più bisogno: innovazione, efficienza energetica e transizione industriale. Dunque, il quadro d'insieme resta quello di un provvedimento che insegue l'emergenza, più attento agli equilibri interni della maggioranza che ai grandi problemi del Paese. Voi non offrite una strategia contro il caro vita: chiedete di derogare al Patto di stabilità per l'energia, ma non avete una politica strutturale per ridurre la dipendenza dal gas e incentivare le energie alternative. Noi pensiamo che serva una riduzione strutturale del carico fiscale sul lavoro che elimini il fiscal drag, un sostegno selettivo a famiglie e imprese in difficoltà, incentivi stabili e credibili per gli investimenti, una politica energetica capace di guardare oltre l'emergenza insieme all'Europa e che superi la dipendenza dall'energia fossile, una lotta seria all'evasione attraverso un patto fiscale fondato sull'equità, sul rispetto di chi osserva le regole e sulla progressività fiscale. In sostanza, voi continuate a imporre la fiducia al Parlamento, ma sapete bene che state perdendo la fiducia dei cittadini. Il nostro voto è contrario (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Saverio Congedo. Ne ha facoltà.
SAVERIO CONGEDO (FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario Savino, colleghe e colleghi, il decreto-legge all'esame di questa Camera, in seconda lettura, contiene disposizioni urgenti sia in materia fiscale che economica. Il provvedimento contiene, infatti, misure che si inseriscono nel solco della riforma fiscale, peraltro in avanzata fase di attuazione, con 18 decreti legislativi di revisione del sistema tributario e 6 di riordino normativo che hanno già concluso l'iter parlamentare.
Mi riferisco, ad esempio, alle norme per agevolare l'adesione al concordato preventivo biennale, misura che favorisce l'emersione di materia imponibile e la compliance fiscale e rafforza il controllo sui soggetti a maggiore rischio di evasione, all'estensione della rottamazione quinquies per gli enti territoriali, che consente agli enti locali di aderire alla definizione agevolata dei debiti fiscali e ai contribuenti di regolarizzare tributi, sanzioni e altre entrate affidate alla riscossione coattiva. Tengo a precisare che non si tratta di un condono, ma si tratta di soggetti che hanno dichiarato il giusto, non hanno pagato e ora possono regolarizzare la loro posizione.
Il decreto interviene anche sui rapporti tra professionisti e pubblica amministrazione in merito alla compensazione tra crediti e debiti fiscali, sulla tassazione dei dividendi delle partecipazioni, sul regime IVA delle operazioni permutative, sulla tassazione dei lavoratori impatriati e sulla cosiddetta tassa sui pacchi. Come detto, il provvedimento contiene inoltre misure di sostegno a specifici comparti produttivi, come il pacchetto Transizione 5.0, con oltre 1,3 miliardi; il Fondo di 50 milioni a favore delle imprese artigiane; lo stanziamento di 10,5 milioni per il florovivaismo; le misure per l'internalizzazione delle aziende, per la transizione digitale, per il comparto marittimo e per le agenzie di viaggio; il pacchetto di misure per contenere l'impatto del caro energia e dei rincari carburanti, a cominciare dal settore agricolo; il regime IVA del 10 per cento sui farmaci da banco. L'elenco potrebbe continuare, ma rinvio alla relazione svolta in discussione generale dalla collega Nicole Matteoni.
È un provvedimento che si inserisce nella strategia di politica economica attuata dal Governo, che ha prodotto risultati che, dati alla mano, smentiscono clamorosamente la narrazione catastrofica che abbiamo sentito anche oggi da parte dell'opposizione. Infatti, nonostante le tensioni geopolitiche globali che gravano fin dall'inizio di questa legislatura su crescita, costo dell'energia, competitività delle imprese e potere d'acquisto della famiglia, dall'insediamento del Governo di Giorgia Meloni, cioè dal 2022, i principali indicatori economici sono tutti in positivo: l'inflazione è scesa dal 12,6 al 2,7; lo spread è sceso da quota 233 a 75 - dato aggiornato ad oggi - e l'indice di Borsa sale da 21.568 punti a oltre 50.000, ai massimi dal 2020. Questo grazie alla politica di finanza pubblica, improntata alla prudenza e alla responsabilità, messa in campo dal Governo, per preservare la fiducia dei mercati, la credibilità della nostra economia e la solidità del sistema Italia. Atteggiamento premiato non solo dai mercati, ma anche dalle agenzie di rating, il più recente, quello di Standard & Poor's, assegna all'Italia il giudizio BBB+ e un outlook positivo che certifica la traiettoria virtuosa dei conti pubblici e l'affidabilità del Governo di Giorgia Meloni.
Un discorso a parte merita il rapporto deficit-PIL, sceso dall'8,11 per cento al 3,1 per cento nonostante, e sottolineo nonostante, la zavorra del superbonus (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Il deputato Aiello: “Quello che voi volevate prorogare”): un lascito da 174 miliardi del Governo di Giuseppe Conte che grava sui conti dello Stato e impedisce, ancora oggi, all'Italia di chiudere anticipatamente la procedura europea per deficit eccessivo. Una misura che doveva rilanciare l'edilizia e, invece, ha prodotto un sistema malato con costi fuori controllo, rincari dei materiali, truffe per oltre 4 miliardi di euro, ed una vera e propria voragine nei conti pubblici, che pesa ancora per 40 miliardi nel 2026, e che peserà per 20 miliardi nel 2027 e che ha condizionato pesantemente l'intera legislatura. Una misura spacciata come gratuita, ma che gratuita non è perché il conto lo stanno pagando le famiglie e lo pagheranno anche le future generazioni e che la Corte dei conti, non Fratelli d'Italia, non il centrodestra, ha definito la più grande operazione di spreco di soldi pubblici della storia italiana (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Ben altra storia sono i dieci miliardi, in dieci anni, per 100 mila alloggi del Piano Casa del Governo Meloni. In stile La Settimana Enigmistica, mi verrebbe da dire: trova le differenze.
Altra questione che merita di essere evidenziata è quella della tassazione. Nessun Governo può vantare interventi così impattanti sul fronte della riduzione delle tasse. Vado a memoria con una elencazione che, certamente, non è completa: accorpamento dei primi due scaglioni Irpef; taglio di due punti del secondo scaglione e del cuneo fiscale, misure che, insieme, valgono 21 miliardi di euro che sono stati restituiti agli italiani; flat tax per gli autonomi alzata a 85.000 euro; detassazione dei fringe benefit e dei premi di produttività; decontribuzione per le mamme lavoratrici; iperammortamento per le imprese; crediti d'imposta per gli investimenti al Sud; super deduzione del costo del lavoro e l'elenco potrebbe ancora continuare.
Ciononostante le opposizioni, anche oggi, hanno denunciato l'aumento della pressione fiscale. Allora, riprendo qui un concetto che è stato già sviscerato in dichiarazione di voto sulla questione di fiducia dal presidente Osnato, perché sulla pressione fiscale occorre fare chiarezza e non giocare sugli equivoci. La pressione fiscale misura come, mi insegnate, il rapporto percentuale tra entrate tributarie e prodotto interno lordo. La pressione fiscale è salita, è vero, ma per ragioni diverse da quelle che denunciano le opposizioni, semplicemente perché è aumentato il numeratore, sono cioè aumentate le entrate e questo grazie ad una serie di fattori: la lotta all'evasione fiscale, 100 miliardi recuperati in tre anni - altro che amici degli evasori -, l'aumento della base imponibile, la riduzione della propensione all'evasione, il rafforzamento dei salari e, banalmente - sottolineo banalmente - perché ci sono più lavoratori che pagano le tasse.
In questa legislatura, il tasso di disoccupazione è sceso dal 7,8 al 5,2. I precari sono diminuiti di 500.000 unità; il numero di occupati è salito da 23 a oltre 24 milioni; 1,2 milioni di nuovi posti di lavoro in tre anni e mezzo. Mille posti di lavoro al giorno (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Certo, è vero, le tasse sono aumentate per qualcuno: ce lo ha ricordato il Presidente del Consiglio al question time al Senato.
Quel qualcuno sono le banche, le assicurazioni, le società energetiche, esattamente il contrario di quello che è stato fatto dai Governi di sinistra, che tassavano gli italiani per sostenere le banche (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
Fa specie poi che a parlare di aumento delle tasse siano le opposizioni e, in particolare, il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle. Come è noto sono pugliese e come tutti i pugliesi, anche i colleghi presenti in Aula, dovremo fare i conti con l'aumento delle addizionali Irpef della regione Puglia per coprire il buco di 350 milioni nella sanità generato in oltre 20 anni di Governo della sinistra (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Per cui i pugliesi in questi anni non solo hanno fatto i conti con il depotenziamento dei servizi sanitari, i tagli di posti letto, l'allungamento delle liste d'attesa, la mobilità passiva, ma ora devono anche subire quella che suona come una beffa, cioè pagare fino a 1.200 euro a contribuente per coprire il deficit della sanità pugliese.
Mentre il Governo Meloni stanzia 17 miliardi in più per il Fondo sanitario senza aumentare le tasse, lì dove la sinistra governa produce buchi nei conti pubblici, da coprire con l'unico modo che conosce: mettere le mani nelle tasche dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Anche qui mi verrebbe da dire: trovate le differenze.
PRESIDENTE. Concluda.
SAVERIO CONGEDO (FDI). Concludo, Presidente. Ci sarebbe veramente tanto altro da dire, ma concludo annunciando il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia a un provvedimento che è un altro tassello della strategia economica del Governo di Giorgia Meloni, del gruppo di Fratelli d'Italia, per promuovere lo sviluppo e la crescita della nostra Nazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2935)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2935: S. 1852 - "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, recante disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica" (Approvato dal Senato).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 15).
Modifica nella composizione di gruppi parlamentari.
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 20 maggio 2026, la deputata Laura Ravetto ha comunicato di dimettersi dal gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier per aderire al gruppo parlamentare Misto.
Sui lavori dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Avverto che, con distinte lettere in data 15, 19 e 20 maggio, i presidenti delle Commissioni cultura, attività produttive e finanze hanno manifestato l'esigenza - sulla quale hanno convenuto all'unanimità i rappresentanti dei gruppi delle Commissioni medesime - di posticipare ad altro calendario dei lavori l'avvio dell'esame in Assemblea, attualmente previsto per la parte antimeridiana della seduta di martedì 26 maggio, delle seguenti proposte di legge: n. 2360 e abbinate, concernente l'istituzione dell'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo; n. 362, concernente istituzione e disciplina delle zone del commercio nei centri storici; n. 2374, concernente l'ampliamento dell'ambito di applicazione del credito d'imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura.
Avverto inoltre che, con distinte lettere in data odierna, i presidenti delle Commissioni affari sociali e ambiente hanno rappresentato analoga esigenza - sulla quale hanno convenuto all'unanimità i rappresentanti dei gruppi delle relative Commissioni - di rinviare ad altro calendario dei lavori l'avvio della discussione in Assemblea, previsto per la seduta di giovedì 28 maggio, rispettivamente, del disegno di legge n. 2825, in materia di giovani e servizio civile universale, e del disegno di legge n. 2826, recante delega al Governo per l'adozione del codice dell'edilizia e delle costruzioni.
Pertanto, secondo le intese intercorse tra i gruppi, l'esame di tali progetti di legge non sarà iscritto all'ordine del giorno delle sedute del corrente calendario dei lavori.
Organizzazione dei tempi di esame di progetti di legge.
PRESIDENTE. Avverto infine che, nell'allegato A al resoconto della seduta odierna sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi: per la discussione generale della proposta di legge n. 2696-A, recante misure per la protezione e l'assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento nei contesti di criminalità organizzata (Liberi di Scegliere); per l'esame del disegno di legge n. 2669-A e abbinata, recante delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile (Vedi l'allegato A).
Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Marco Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Il mio intervento è, appunto, per chiedere una informativa urgente al Ministro Abodi e, per i motivi che mi accingo a spiegare, anche alla Presidente Meloni e al Ministro Giorgetti, in merito a tutta la vicenda della governance di ACI, quindi alla vicenda che ha portato al defenestramento del precedente presidente, Sticchi Damiani, e all'elezione dell'attuale presidente, che è Geronimo La Russa.
Presidente, sin dal 2024 il MoVimento 5 Stelle, questo gruppo parlamentare, quando il Governo adottò quel decreto-legge - il decreto legge Emergenze -, all'interno del quale era prevista una norma - si sarebbe detto, in altri momenti, una “leggina” - che riguardava e faceva scaturire, sostanzialmente, la decadenza dell'allora presidente di ACI, Sticchi Damiani… Poi, c'è stato il commissariamento dell'ente, che è un ente importante, ha più di 1.600.000 associati e gestisce beni per circa 2 miliardi: quindi, stiamo parlando di un soggetto importante che è importante anche dal punto di vista del consenso, oltre alle attività che svolge per statuto e che sono connesse all'automobile nel senso più largo, anche dal punto di vista sportivo. Dicevo che noi, sin dal 2024, leggendo quella norma, individuammo - come se fossero le impronte digitali - la volontà di favorire un percorso di carriera del figlio del Presidente del Senato e non altro. Perché ci era stata venduta, invece, come una norma che voleva far rispettare una precedente legge che sanciva un numero massimo di tre mandati consecutivi che potevano essere espletati in enti come quello dell'ACI; e, quindi, nel caso di Sticchi Damiani, siccome era al quarto mandato, quella norma ha fatto immediatamente decadere la sua presidenza.
Però la novità qual è? Che domenica Report è andato in onda e ha fatto un'inchiesta specifica su questo argomento. C'è stata un'intervista all'ex presidente Sticchi Damiani che ha dichiarato cose di una gravità assoluta; cioè, se si verificasse la veridicità delle dichiarazioni di Sticchi Damiani, queste dichiarazioni porterebbero, come dire, una vergogna su pezzi importanti delle istituzioni italiane, a partire dalla Presidenza del Consiglio, per poi proseguire su alcuni Ministeri, e alla Presidenza del Senato.
Le descrivo e le racconto la vicenda in pochissimi secondi, in pochi minuti. Sticchi Damiani ha descritto che, secondo lui, avrebbe avuto un incontro nel 2023 - quindi, prima della fine del suo terzo mandato - con il Presidente del Senato la Russa. Durante questa conversazione, si sarebbero sostanzialmente messi d'accordo: Sticchi Damiani avrebbe potuto ripresentarsi alle elezioni e, quindi, espletare il suo quarto mandato, con la gentile richiesta - sempre secondo il racconto di Sticchi Damiani -, da parte del Presidente del Senato, che in questo quadriennio che stava per arrivare, il nuovo quadriennio, Sticchi Damiani avrebbe dovuto far, tra virgolette, crescere la figura di Geronimo La Russa in maniera tale che, poi, sarebbe diventato lui - sperabilmente, secondo La Russa padre - il nuovo presidente.
In più, ci sarebbe stata la nomina a vicepresidente di Sara Assicurazioni e a vicepresidente di ACI dello stesso Geronimo La Russa e, accorpando i due stipendi e le due indennità, si arriva a oltre 700.000 euro all'anno.
Inoltre - e finisco - ci sarebbe addirittura un sostanziale assenso del Ministro Giorgetti - sempre per quello che racconta Sticchi Damiani -, perché era interessato a fare operazioni a favore dello Stato con riguardo al tesoretto di ACI.
Allora, quello che io ho descritto in pochi secondi, in pochi minuti, Presidente, rappresenta un tale coacervo di amichettismo, di interessi privati, di assalto alla diligenza di enti pubblici o enti di diritto pubblico che veramente davvero…
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO PELLEGRINI (M5S). …sono di una gravità inaudita. Quindi, la richiesta che noi facciamo è che i soggetti che ho indicato prima vengano al più presto a riferire qui, in Aula, perché non è possibile che i figli degli italiani normali, che studiano dalla mattina alla sera, che prendono una laurea, fanno sacrifici, sono sempre sorpassati da questi figli di papà, che non hanno alcun merito, se non quello di essere figli del Presidente del Senato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche come Partito Democratico ci associamo a una richiesta di informativa che vorremmo però centrasse un tema che, a nostro avviso, è fondamentale. Noi parliamo, abbiamo visto in quest'Aula, e non solo, tutta una serie di interventi del Governo orientati all'attenzione nei confronti di chi dovesse essere il presidente di ACI. Abbiamo visto un prelievo forzoso di 50 milioni di euro, abbiamo visto norme attive, retroattive, interventi composti, scomposti, azioni e battaglie.
Quello di cui non si sta occupando questo Governo, e che noi pensiamo invece sia fondamentale, è il fatto che ACI non riguarda solo chi fa il presidente di ACI, ma è una realtà che riguarda migliaia di lavoratrici e lavoratori e riguarda servizi essenziali per tutti i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Anche nella giornata di ieri c'è stata una manifestazione delle lavoratrici e dei lavoratori di ACI Informatica.
C'è una fortissima preoccupazione circa il futuro di queste donne e di questi uomini che svolgono funzioni fondamentali anche per quell'innovazione che serve nelle azioni fondamentali che ACI porta avanti, ma che deve essere un'innovazione che tiene conto del fattore umano, delle esperienze e delle competenze esistenti. Noi abbiamo votato degli ordini del giorno, abbiamo votato degli atti insieme per chiedere di tutelare queste lavoratrici e questi lavoratori. Oggi, però, non ci sono impegni conseguenti a garantire; anzi, ci sono delle azioni che vanno nella direzione opposta e che fanno crescere le preoccupazioni di lavoratrici e lavoratori.
Quindi, noi chiediamo al Governo di chiarire e di mettere in chiaro qual è la strategia e la visione, perché abbiamo capito che c'era un fortissimo interesse circa chi facesse il presidente. Poi le indagini giornalistiche, le inchieste giornalistiche e le azioni che si stanno vedendo costituiscono, giorno dopo giorno, nuovi pezzi di questo puzzle. Alla fine penso che sia abbastanza chiaro a tutti quello che è successo.
Il tema vero è, però, che ci stiamo dimenticando e stiamo perdendo di vista che noi dobbiamo tutelare il ruolo fondamentale di ACI e le preoccupazioni delle lavoratrici e lavoratori di ACI e di ACI Informatica che in questo momento sono soli e di cui in questo momento nessuno si sta occupando (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Ci associamo pure noi a questa richiesta e aggiungiamo un elemento: esce una figura dal quadro riportato dalla trasmissione Report inquietante, in cui sulla pelle dei contribuenti e dei soci ACI - che, voglio ricordare, è la più importante organizzazione che svolge molto spesso funzioni in supporto o in sostituzione da parte dello Stato - si è consumata una vicenda a dir poco vergognosa. Noi dobbiamo capire se quello che è stato raccontato a Report è vero. Perché, se è vero, la seconda carica dello Stato è andata a fare trattative per il figlio, a concordare che tra 4 anni entra lui; se non è buono, tiragli uno scappellotto dietro la nuca.
Insomma, un quadro anche politicamente e istituzionalmente miserevole. Noi ci aspettiamo che ci venga spiegata la ratio per cui, anche per opportunità, è stata fatta una scelta che, dal nostro punto di vista - ripeto, per opportunità -, il Governo non avrebbe mai dovuto avallare in nessuna forma, amicale o istituzionale.
Interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cavandoli. Ne ha facoltà.
LAURA CAVANDOLI (LEGA). Grazie, Presidente. Io voglio tornare a sabato pomeriggio, a Modena. Sabato pomeriggio, a Modena, Salim El Koudri, un cittadino marocchino e italiano di seconda generazione, ha compiuto un atto che emula un atto tipicamente estremista. Una strage che ha portato 5 feriti, 2 gravi, una donna amputata e un eroe, che è Luca Signorelli, che insieme ad altri eroi - cittadini italiani, bengalesi e stranieri - hanno bloccato questa persona, nonostante fosse armata di coltello, nonostante fosse pericolosa, nonostante avesse voglia di uccidere.
Un intento omicida che, forse, potevamo scoprire prima. Potevamo scoprire quando, qualche anno fa, scriveva e-mail minacciose per insultare i cristiani. Ecco, questa persona aveva la cittadinanza italiana. Noi crediamo che non basti avere la cittadinanza italiana per avere la certezza di essere integrati, di condividere i nostri valori e le nostre regole. Questo credo che sia un principio basilare: la nostra cittadinanza ha un valore. Ha un valore estrinseco, che deve essere meritato, al di là di ogni posizione ideologica o politica.
La GIP di Modena - è notizia di ieri sera - ci ha detto una cosa chiara, ossia che non si tratta di un'azione conseguente a un disturbo psichico. Credo che questo sia un punto importante, perché è sempre stata questa la giustificazione per atti violenti che dovevano essere omicidi, che dovevano essere violenti, ma con un intento veramente stragistico come questo. Non c'è una giustificazione psichiatrica, ma proprio per questo oggi sulla stampa non troviamo articoli che riguardano i fatti di Modena.
Concludo, Presidente. Noi non vogliamo che si dimentichi quel drammatico sabato pomeriggio che ha squartato una regione in cui vivono il 13 per cento di stranieri e che dà la cittadinanza a oltre 30.000 cittadini stranieri ogni anno. Credo che debba essere mantenuta l'attenzione alta per il rispetto che si deve avere per i feriti, per il rispetto per la città, ma anche per il rispetto della nostra civiltà (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo, a nome del gruppo del Partito Democratico, per rilanciare in quest'Aula la gravissima denuncia che abbiamo visto fare con coraggio dalle studentesse e dagli studenti antifascisti della Consulta provinciale degli studenti di Roma. In queste ore un organismo biennale, finanziato direttamente dal Ministero dell'Istruzione e del merito, ha cambiato il nome a uno dei gruppi di lavoro. Da “antifascismo e memoria storica” è diventato “democrazia e memoria storica”. Noi consideriamo, così come gli studenti che hanno votato contro questa proposta, intollerabile questa iniziativa, perché deve essere molto chiaro a questo Governo e alle forze politiche che lo sostengono: noi non vi permetteremo mai di cancellare l'antifascismo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! Senza l'antifascismo non ci sarebbe la nostra democrazia. È fondamentale che nelle scuole sia ben chiaro che antifascismo e democrazia camminano insieme, sono parti integranti della nostra memoria storica. Tutte queste iniziative noi le respingeremo sempre dentro e fuori da quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Andrea Rossi. Ne ha facoltà.
ANDREA ROSSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Il 20 e il 29 maggio 2012 due scosse hanno colpito l'Emilia, la Lombardia e il Veneto. Hanno abbattuto case, campanili, capannoni. Hanno interrotto vite, fermato fabbriche e svuotato piazze che fino al giorno prima erano il cuore pulsante di comunità che lavoravano, producevano e vivevano. Quattordici anni fa, in quei giorni, sembrava impossibile immaginare che quella terra potesse tornare quella di prima. Invece, è tornata, anzi, per molti aspetti, è andata oltre. Tin bòta, così ci siamo fatti forza nei giorni del dolore e dello smarrimento. Tieni duro, resisti, non mollare: tre parole in dialetto che contengono una filosofia intera, quella di una comunità che non ha mai smesso di credere nel proprio futuro, anche quando il futuro sembrava sepolto sotto le macerie.
Quella tenacia non sarebbe bastata da sola, perché quello che è successo con il sisma non è stato solo un miracolo emiliano, ma è stato un atto di solidarietà nazionale: comuni, regioni, Governo, Parlamento, imprese, associazioni di categoria, i volontari arrivati da ogni angolo del Paese, i cittadini che hanno donato, sostenuto e partecipato.
Tutti insieme hanno costruito qualcosa che va oltre la somma delle singole parti. I numeri lo dicono con chiarezza: circa 20.000 abitazioni ricostruite, 28.000 persone rientrate nelle proprie case, oltre 6.000 attività economiche tornate operative, più di 3.000 imprese industriali e agricole ripristinate, 570 scuole restituite alla comunità, senza perdere un giorno di lezione per i ragazzi.
Otto miliardi di investimento complessivo. Una macchina amministrativa e istituzionale che ha saputo innovare gli strumenti, semplificare le procedure e mantenere la rotta per oltre un decennio.
Non è un caso che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbia riconosciuto questa ricostruzione come un modello per il Paese e per l'Europa. Non solo per i risultati quantitativi raggiunti, ma per la qualità del metodo, la coesione istituzionale, la collaborazione tra livelli di governo, la partecipazione attiva delle comunità locali: un approccio che ha trasformato un evento catastrofico in un'occasione di rafforzamento del territorio dal punto di vista economico, sociale e civile.
Oggi, nel 2026, si chiude formalmente la fase di emergenza. Quattordici anni sono tanti e qualcuno potrebbe pensare che siano troppi, ma chi conosce la complessità di una ricostruzione vera, non solo di facciata, sa che la velocità non può essere l'unico metro. Conta la solidità, conta che le cose fatte siano un punto di qualificazione, che i territori siano più sicuri di prima e che le comunità siano più forti di prima.
Ricordare il sisma oggi, quindi, significa esattamente questo: non fermarsi alla commemorazione, ma rinnovare un impegno concreto verso quei cittadini e quelle comunità che in 14 anni hanno dimostrato cosa vuol dire essere italiani nel senso più pieno del termine. Tin bòta non è solo un'espressione del passato, è ancora il modo in cui quella gente guarda al futuro, è il modo in cui noi dobbiamo continuare a starle accanto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruspandini. Ne ha facoltà.
MASSIMO RUSPANDINI (FDI). Grazie, Presidente. Come ogni anno, vorrei ricordare il sacrificio di migliaia di donne italiane durante la Seconda guerra mondiale. Mi riferisco a quelle donne per le quali l'industria del politicamente corretto ha chiuso un occhio, per le quali non esistono flash mob delle femministe e delle quali i professori nelle scuole non sono così avvezzi a raccontare la storia. Quella delle 60.000 donne, dalla Sicilia fino alle porte di Firenze, vittime delle “marocchinate”, vittime della barbarie del generale Juin, il macellaio franco-algerino che, alla guida di un contingente di 130.000 uomini - tunisini, senegalesi, algerini e marocchini di origine berbera, particolarmente avvezzi alla battaglia corpo a corpo, perché provenienti dai monti dell'Atlante e che furono decisivi poi nello sfondamento della linea Gustav, prendendo di sorpresa i tedeschi -, addirittura, secondo storici affidabili, si lasciò andare alla promessa, alla garanzia data alle truppe, appunto, marocchine di consentire loro 50 ore durante le quali, se avessero sfondato il fronte, potevano fare quello che volevano, disporre di tutto quello che volevano al loro passaggio: cose, uomini, donne.
E fu così che solo in Ciociaria, terra dalla quale provengo, ci furono 20.000 stupri, da Vallecorsa fino ad Esperia; se ne contarono a cento a cento ogni ora. E tutto questo ancora è presente nei racconti dei nostri anziani. Nonostante questo l'oblio, dopo il film di De Sica, purtroppo arriva fino ai giorni nostri.
E davvero questa vicenda così tragica ricorda sicuramente un'altra grande tragedia, difesa soltanto dalla destra italiana. Mi riferisco a quella delle foibe. Quindi, una Giornata del ricordo arrivata dopo sacrifici enormi, dopo tante e tante - ripeto - ripercussioni che hanno di certo rallentato questa battaglia per il ricordo. Ecco, a me piacerebbe, dopo che il Papa dell'epoca, Pio XII, scrisse a de Gaulle - ci sono i verbali, ci sono le prove - e ottenne da Roosevelt che le truppe coloniali francesi fossero allontanate dall'Italia, perché era evidente quello che stava succedendo, che anche la politica italiana possa rendere onore a queste donne, a queste vittime delle “marocchinate” e della guerra (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. È passato quasi un anno dall'uccisione di una ragazzina, Martina Carbonaro, ad Afragola. L'altro giorno una ragazzina di 14 anni è stata uccisa dal suo fidanzatino. L'ha portata in un cantiere abbandonato nel suo comune, il comune di Afragola, e poiché aveva avuto un rifiuto l'ha colpita con una pietra più volte, poi l'ha messa dentro una specie di armadietto abbandonato e l'ha lasciata lì, a morire dissanguata.
Ebbene, l'altro giorno è iniziato il processo nei confronti dell'assassino e da quello che riportano le cronache i genitori, i parenti, i familiari di questa persona, che è rea confessa, tra l'altro, hanno minacciato di morte i genitori della ragazzina. Addirittura uno ha fatto un gesto al padre, del tipo: “ti taglio la gola”.
Questo episodio, nella sua brutalità, deve farci rendere conto che probabilmente ancora adesso c'è ancora tanto da fare, perché se un ragazzo, un ragazzino, si comporta in quel modo sicuramente ha avuto ambiti sociali e familiari che l'hanno strutturato e, purtroppo, in alcuni casi, addestrato a diventare un mostro; un mostro che ha ucciso una bambina innocente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi la corte d'appello di Roma ha confermato la condanna di primo grado ad otto mesi del Sottosegretario, del già Sottosegretario Delmastro Delle Vedove. Guardi, Presidente, noi siamo garantisti naturalmente, non c'è un giudizio definitivo. Non c'è un giudizio processuale definitivo. Ma c'è un giudizio politico molto chiaro e la sentenza di oggi consolida esattamente quel giudizio politico e dimostra ancora una volta l'approssimazione, la spregiudicatezza, l'inadeguatezza con cui il Sottosegretario ha operato utilizzando il proprio ruolo. E voglio anche ricordare in quest'Aula che evidentemente quei documenti, che erano quantomeno di limitata divulgazione, che hanno portato a una condanna per rivelazione del segreto d'ufficio, visto l'utilizzo che ne è stato fatto in quest'Aula per attaccare l'opposizione, ossia dire che quell'opposizione era fatta di terroristi e mafiosi, avrebbero quantomeno giustificato scuse che non sono mai arrivate.
Presidente, oggi quel giudizio politico si consolida. Oggi, quell'inadeguatezza, quella spregiudicatezza e quella approssimazione sono state ancora una volta confermate da una sentenza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Ordine del giorno della prossima seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
Martedì 26 maggio 2026 - Ore 11:
1. Discussione sulle linee generali della proposta di legge:
COLOSIMO ed altri: Misure per la protezione e l'assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento nei contesti di criminalità organizzata (Liberi di Scegliere). (C. 2696-A)
Relatrice: VARCHI.
2. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:
Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile. (C. 2669-A)
e dell'abbinata proposta di legge: LUPI ed altri. (C. 1742)
Relatori: ZINZI e ZUCCONI, per la VIII Commissione; CAVO e SQUERI, per la X Commissione.
(ore 15)
3. Seguito della discussione del disegno di legge:
Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento forense. (C. 2629-A)
e delle abbinate proposte di legge: D'ORSO ed altri, GRIBAUDO; D'ORSO ed altri; CALDERONE e PATRIARCA; PITTALIS ed altri; DORI. (C. 594-735-751-867-2432-2633)
Relatori: BISA, MASCHIO, PITTALIS e SCHIFONE.
4. Seguito della discussione della proposta di legge:
SANTILLO ed altri: Disposizioni concernenti la programmazione dell'edilizia residenziale pubblica, le agevolazioni fiscali per interventi di recupero del patrimonio edilizio residenziale pubblico e sociale nonché il sostegno dell'accesso alla locazione di immobili abitativi e del pagamento dei canoni di locazione. (C. 1562-A)
e delle abbinate proposte di legge: FURFARO ed altri, GRIMALDI ed altri. (C. 1169-2181)
Relatrice: SEMENZATO.
5. Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge:
LOIZZO ed altri; QUARTINI ed altri; GIRELLI ed altri: Disposizioni in materia di terapie digitali. (C. 1208-2095-2220-A)
Relatrice: LOIZZO.
6. Seguito della discussione della proposta di legge costituzionale:
S. 427-731-888-891 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: IANNONE ed altri; MARTON ed altri; PARRINI ed altri; DE CRISTOFARO e MAGNI: Modifica all'articolo 24 della Costituzione in materia di tutela delle vittime di reato (Approvata, in un testo unificato, in prima deliberazione, dal Senato). (C. 2197)
e delle abbinate proposte di legge costituzionali: CIRIELLI; ZANELLA. (C. 286-1312)
Relatore: DE CORATO.
7. Seguito della discussione della proposta di legge:
ENRICO COSTA e MATONE: Modifiche al codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento. (C. 632-A)
e dell'abbinata proposta di legge: MATONE ed altri. (C. 2328)
Relatore: ENRICO COSTA.
8. Seguito della discussione della Relazione della XIV Commissione sul Programma di lavoro della Commissione per il 2026 e sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2026. (Doc. LXXXVI, n. 4-A)
Relatrice: AMBROSI.
9. Seguito della discussione della mozione Scerra ed altri n. 1-00569 concernente la revisione integrale del Patto di stabilità e crescita e gli investimenti europei e nazionali in armamenti .
10. Seguito della discussione della mozione Boschi ed altri n. 1-00572 in materia di riduzione del costo dell'energia e politiche a sostegno della crescita .
11. Seguito della discussione della proposta di legge:
COLOSIMO ed altri: Misure per la protezione e l'assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento nei contesti di criminalità organizzata (Liberi di Scegliere). (C. 2696-A)
Relatrice: VARCHI.
12. Seguito della discussione del disegno di legge:
Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile. (C. 2669-A)
e dell'abbinata proposta di legge: LUPI ed altri. (C. 1742)
Relatori: ZINZI e ZUCCONI, per la VIII Commissione; CAVO e SQUERI, per la X Commissione.
13. Seguito della discussione della proposta di legge:
D'ATTIS ed altri: Interventi per la prevenzione e la lotta contro il virus dell'immunodeficienza umana (HIV), la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), il papilloma virus umano (HPV) e le infezioni a trasmissione sessuale. (C. 218-A)
e delle abbinate proposte di legge: ZANELLA; SPORTIELLO ed altri; GIRELLI. (C. 948-1078-1198)
Relatore: D'ATTIS.
La seduta termina alle 18,10.
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta è pervenuta la seguente segnalazione in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):
nella votazione n. 1 la deputata Morfino ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO
| INDICE ELENCO N. 1 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 1 | Nominale | DDL 2935 - ODG 16 | 223 | 220 | 3 | 111 | 82 | 138 | 80 | Resp. |
| 2 | Nominale | ODG 9/2935/25 | 231 | 228 | 3 | 115 | 97 | 131 | 78 | Resp. |
| 3 | Nominale | ODG 9/2935/31 | 232 | 227 | 5 | 114 | 98 | 129 | 78 | Resp. |
| 4 | Nominale | ODG 9/2935/33 | 233 | 228 | 5 | 115 | 98 | 130 | 78 | Resp. |
| 5 | Nominale | ODG 9/2935/34 | 228 | 225 | 3 | 113 | 99 | 126 | 78 | Resp. |
| 6 | Nominale | ODG 9/2935/36 | 235 | 232 | 3 | 117 | 99 | 133 | 78 | Resp. |
| 7 | Nominale | ODG 9/2935/37 | 233 | 230 | 3 | 116 | 98 | 132 | 78 | Resp. |
| 8 | Nominale | ODG 9/2935/38 | 230 | 227 | 3 | 114 | 98 | 129 | 78 | Resp. |
| 9 | Nominale | ODG 9/2935/39 | 233 | 228 | 5 | 115 | 98 | 130 | 78 | Resp. |
| 10 | Nominale | ODG 9/2935/41 | 232 | 228 | 4 | 115 | 96 | 132 | 78 | Resp. |
| 11 | Nominale | ODG 9/2935/43 | 233 | 230 | 3 | 116 | 99 | 131 | 78 | Resp. |
| 12 | Nominale | ODG 9/2935/44 | 234 | 229 | 5 | 115 | 96 | 133 | 78 | Resp. |
| 13 | Nominale | ODG 9/2935/45 | 232 | 227 | 5 | 114 | 95 | 132 | 78 | Resp. |
F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.
| INDICE ELENCO N. 2 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 15) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 14 | Nominale | ODG 9/2935/47 | 234 | 231 | 3 | 116 | 85 | 146 | 78 | Resp. |
| 15 | Nominale | DDL 2935 - VOTO FINALE | 213 | 213 | 0 | 107 | 132 | 81 | 77 | Appr. |