XIX LEGISLATURA
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
Chiarimenti in merito all'accordo transattivo con Jc electronics Italia s.r.l. nell'ambito di un contenzioso relativo alla fornitura di dispositivi di protezione individuale durante l'emergenza Covid-19 – 3-02941
GIRELLI, BRAGA, CIANI, MALAVASI, FURFARO, FILIPPIN, GHIO, FERRARI, FORNARO e CASU. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
con sentenza n. 17025 del 7 novembre 2024 il tribunale di Roma ha condannato la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero della salute, in solido, al pagamento in favore della Jc electronics Italia s.r.l. di 203.012.065,34 euro, oltre interessi, rivalutazione e spese, nell'ambito del contenzioso relativo alla fornitura di dispositivi di protezione individuale durante l'emergenza COVID-19;
nonostante l'esito ad essa pienamente favorevole del giudizio di primo grado, Jc electronics Italia s.r.l. avrebbe manifestato, successivamente alla sentenza, la disponibilità a una definizione transattiva della controversia;
il 24 novembre 2024 l'Avvocatura generale dello Stato, esaminata la sentenza, l'ha ritenuta «gravemente erronea» sotto molteplici profili, concludendo per la sussistenza dei presupposti per la proposizione dell'appello;
successivamente Jc electronics Italia s.r.l. e le altre parti hanno formulato una proposta di 134.315.568 euro per la definizione dei contenziosi;
il 21 luglio 2025 la sentenza n. 10918 del tribunale di Roma ha rigettato la querela di falso proposta dallo Stato in relazione al test report concernente i dispositivi;
il 27 luglio 2025 l'Avvocatura, nuovamente interpellata, pur rilevando alcuni profili di criticità, ha ritenuto che il secondo motivo di appello, relativo al limite massimo della fornitura di 10 milioni di dispositivi, presentasse «più consistenti probabilità di fondatezza» e che il rischio di soccombenza fosse «sensibilmente più contenuto» per la restante parte, concludendo che la proposta di 134 milioni di euro dovesse essere rideterminata sulla base dell'effettiva alea del giudizio;
non appare pertanto chiaro quali ulteriori elementi, successivi a tale secondo parere, abbiano determinato una diversa valutazione dell'opportunità della transazione, mentre risultavano già proposti l'appello e la richiesta di sospensiva;
il 31 ottobre 2025 è stato infine sottoscritto un accordo transattivo per complessivi 100.221.429 euro, prima che la corte d'appello si pronunciasse sulla sospensiva;
la vicenda assume rilievo anche alla luce dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus Sars-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da Sars-CoV-2, nella quale il caso Jc electronics Italia s.r.l. è stato ripetutamente oggetto di approfondimento –:
quali elementi istruttori, fatti nuovi o valutazioni giuridiche ed economiche abbiano determinato la decisione di sottoscrivere la transazione del 31 ottobre 2025, nonostante l'appello e la richiesta di sospensiva già presentati, anche con riferimento a chi abbia promosso il percorso transattivo e richiesto i successivi pareri all'Avvocatura dello Stato e se il Ministro interrogato intenda fornire al Parlamento tutti i necessari elementi circa i pareri acquisiti, le relative interlocuzioni e gli atti posti a fondamento della decisione finale.
(3-02941)
Iniziative per incrementare le risorse del Servizio sanitario nazionale, nonché per migliorare le condizioni retributive e di lavoro per medici e infermieri, anche al fine di ridurre le liste d'attesa – 3-02942
BOSCHI, GADDA, FARAONE, DEL BARBA, BONIFAZI, GIACHETTI e MADIA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
i numeri del 9° rapporto della Fondazione Gimbe, presentato alla Camera dei deputati il 7 ottobre 2026, non lasciano spazio a letture rassicuranti: l'aumento nominale del Fondo sanitario nazionale, da 125,4 miliardi di euro nel 2022 a 142,9 miliardi nel 2026, nasconde 18,8 miliardi di «tagli invisibili», cioè le risorse che la sanità avrebbe avuto se fosse stata mantenuta la quota di prodotto interno lordo del 2022; al netto dell'inflazione, il finanziamento 2026 è tornato ai livelli del 2010;
il Documento programmatico di finanza pubblica 2026, approvato dal Governo il 2 ottobre 2026, anziché invertire la rotta fa scendere la spesa sanitaria dal 6,4 per cento del prodotto interno lordo nel 2026 al 6,3 per cento nel 2027-2029 e Gimbe stima in 32,3 miliardi di euro il divario nel triennio tra spesa prevista e Fondo sanitario nazionale, che senza nuovi stanziamenti ricadrà su regioni e cittadini, con più tasse o meno servizi;
il conto lo stanno già pagando le famiglie: 42,4 miliardi di euro di spesa sanitaria di tasca propria nel 2025 e quasi 6 milioni di persone costrette a rinunciare alle cure, circa 4 milioni per le liste d'attesa, che sono diventate la prima causa di rinuncia a visite ed esami, e 3,1 milioni per motivi economici (potendo indicare entrambe le cause), con il risultato che chi può paga e chi non può aspetta o rinuncia;
mancano i medici nel Servizio sanitario nazionale e si stima un deficit di 5.716 medici di famiglia. L'Italia ha 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti contro i 9,7 della media Ocse e nel 2024-2025 il ricorso ai «gettonisti» ha generato contratti per 1,06 miliardi di euro –:
quali iniziative urgenti intenda adottare, a partire dal prossimo disegno di legge di bilancio, per aumentare in modo strutturale le risorse del Servizio sanitario nazionale e per attrarre e trattenere medici e infermieri, intervenendo su retribuzioni e condizioni di lavoro, e al tempo stesso ridurre i tempi d'attesa che costringono milioni di cittadini a rinunciare alle cure.
(3-02942)
Iniziative a favore di imprese e famiglie in relazione ai costi dell'energia, anche favorendo un accordo con la Federazione Russa alla luce della recente decisione dell'Amministrazione statunitense – 3-02943
ZIELLO, FURGIUELE, DAVIDE BERGAMINI, BOF, CALDERONE, PIERRO, POZZOLO, RAVETTO e SASSO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
la grave e prolungata crisi economica legata all'eccezionale ed incontrollato aumento dei prezzi dei carburanti e dei prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio sta raggiungendo livelli di assoluta insostenibilità per il tessuto socio-economico nazionale;
come attestato dai dati rilevati dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e dall'Osservatorio del Ministero delle imprese e del made in Italy, i prezzi medi alla pompa hanno superato la soglia critica dei 2,10 euro al litro per la benzina e dei 2,24 euro al litro per il gasolio, registrando un'impennata che erode drammaticamente il potere d'acquisto delle famiglie italiane, deprime i redditi da lavoro e da pensione ed alimenta una spirale inflazionistica confermata dai report dell'Istat;
la speculazione e i rincari dei carburanti minacciano settori strategici come agricoltura, autotrasporto, pesca e piccole e medie imprese ed i costi operativi insostenibili rischiano di bloccare le attività economiche, provocando un'imminente paralisi delle filiere distributive alimentari e industriali, con gravi conseguenze per la tenuta dell'intero sistema produttivo;
nei giorni scorsi è emerso con chiarezza il mutamento dello scenario geopolitico ed energetico globale a seguito dell'intesa diretta intercorsa in data 9 ottobre 2026 tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente della Federazione russa Vladimir Putin, volta ad autorizzare l'immissione nei mercati di oltre 4,8 milioni di tonnellate di gasolio di provenienza russa attraverso la general license no. 135 emanata dal Dipartimento del tesoro Usa, al dichiarato fine di contenere i prezzi dei carburanti, proteggere i settori produttivi nazionali ed alleviare la pressione economica sui cittadini statunitensi;
appare evidente che tali scelte pragmatiche rischiano di penalizzare Italia ed Unione europea, esponendole a costi energetici sproporzionati in assenza di incisive iniziative diplomatiche e commerciali a tutela dell'interesse nazionale e sociale –:
se il Ministro interrogato, alla luce delle gravi ripercussioni economiche su cittadini, famiglie e categorie produttive e preso atto dell'iniziativa intrapresa dall'Amministrazione statunitense, non ritenga urgente e improcrastinabile promuovere, per quanto di competenza e anche nell'ambito delle competenti sedi europee e internazionali, l'avvio immediato di iniziative volte a salvaguardare la competitività del sistema produttivo italiano e a tutelare il tenore di vita delle famiglie, affinché siano garantiti l'approvvigionamento, la stabilizzazione dei flussi di idrocarburi e carburanti e la riduzione dei prezzi energetici, anche favorendo, per quanto di competenza, un accordo in tal senso con la Federazione russa.
(3-02943)
Iniziative per la salvaguardia della continuità produttiva e dell'occupazione presso lo stabilimento Ericsson di Genova – 3-02944
BENZONI, BONETTI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
la vicenda che ha interessato Ericsson, con particolare riferimento al polo tecnologico di Genova, rappresenta un segnale di forte preoccupazione per il futuro dell'industria nazionale delle telecomunicazioni, per la salvaguardia dell'occupazione qualificata e per la permanenza in Italia di competenze tecnologiche strategiche nel campo delle reti, della fibra ottica e del cloud;
il 6 ottobre 2026, a seguito del tavolo di confronto con il Ministero delle imprese e del made in Italy, Ericsson ha annunciato il superamento della prospettiva dei licenziamenti forzati, orientando la gestione della vertenza verso uscite volontarie incentivate e percorsi di ricollocazione interna al gruppo;
tale esito non appare di per sé sufficiente a garantire la continuità produttiva e occupazionale del sito, né a chiarire le prospettive industriali del gruppo nel nostro Paese;
lo stabilimento di Genova ha già subito un significativo ridimensionamento, passando da circa 900 addetti nel 2012 a 373 nel 2025. L'ulteriore riduzione del personale rischierebbe di compromettere la capacità operativa del polo, il quale si trova all'interno del Parco scientifico e tecnologico di Genova-Erzelli, un ecosistema di ricerca e sviluppo basato su una forte sinergia tra le università e le aziende tecnologiche, che rischia di essere spezzato con il venir meno di una di tali realtà;
la crisi del sito ligure si inserisce in un processo di riorganizzazione internazionale del gruppo. In assenza di un piano industriale trasparente, il ridimensionamento di Genova potrebbe pertanto costituire un precedente per ulteriori interventi sugli altri presidi nazionali;
la vertenza Ericsson si colloca in un contesto di difficoltà strutturale del mercato italiano delle telecomunicazioni, caratterizzato, tra l'altro, da una pressione competitiva sui prezzi e dalla riduzione della capacità di finanziare gli investimenti nelle infrastrutture e nell'innovazione. La tutela dell'occupazione nel comparto richiede, pertanto, un intervento strutturale, che promuova investimenti, innovazione e sostenibilità economica della filiera –:
quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire che gli impegni assunti da Ericsson nell'ambito della vertenza di Genova si traducano in garanzie effettive per la salvaguardia dell'occupazione e delle attività industriali in Italia, con particolare riferimento agli impegni vincolanti e alle relative scadenze in materia di investimenti in ricerca e sviluppo per il prossimo triennio, mantenimento dei brevetti e dei progetti strategici presso il sito di Genova, nonché gestione e monitoraggio dei percorsi di ricollocazione interna, al fine di verificare che le uscite volontarie non si traducano in licenziamenti differiti o in un progressivo svuotamento delle strutture italiane.
(3-02944)
Iniziative volte a rafforzare l'approvvigionamento di alluminio a favore della filiera nazionale – 3-02945
SQUERI, CASASCO e LOVECCHIO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
l'alluminio rappresenta una materia prima strategica per numerose filiere industriali italiane ed europee, tra cui automotive, meccanica, edilizia, packaging, elettronica, aerospazio, difesa, energia e manifattura avanzata;
l'Unione europea lo ha inserito tra le materie prime strategiche e critiche, causa una crescente dipendenza dalle importazioni estere, pari all'85 per cento di un fabbisogno di circa 13 milioni di tonnellate di alluminio all'anno, di cui 7,5 milioni di tonnellate di alluminio primario (da bauxite);
negli ultimi vent'anni l'Unione europea ha perso circa il 65 per cento della propria capacità di produzione primaria, in un contesto nel quale gli elevati costi energetici hanno contribuito alla progressiva riduzione della capacità produttiva interna;
l'industria europea dell'alluminio occupa circa 200.000 lavoratori, dei quali circa il 92 per cento opera nel settore downstream, costituito dalle imprese che trasformano l'alluminio primario e secondario (da rottami) in semilavorati destinati alle successive fasi della manifattura;
l'Unione europea applica dazi dal 3 al 6 per cento sull'importazione di alluminio primario, generando un sovraccosto che si trasferisce lungo la catena del valore dell'ordine di 1-2 miliardi di euro all'anno, a seconda della metodologia e del periodo considerato;
a tali criticità si aggiungono gli effetti delle norme sulla transizione green e degli ulteriori costi regolatori sostenuti dalle imprese europee, tra cui quelli connessi al Cbam;
si determina un effetto cumulativo di dazi, costi energetici, costo della materia prima, Cbam e altri oneri regolatori che arrivano ad incidere fino a 5 miliardi di euro annui di extra costi per le imprese europee, rispetto ai concorrenti di Paesi terzi;
parallelamente, l'Europa dispone di una rilevante quantità di materiale riciclabile: ogni anno vengono esportate verso Paesi terzi circa 1,2 milioni di tonnellate di rottame di alluminio raccolto nell'Unione, una quantità pari a circa il 25 per cento dell'attuale capacità europea di riciclo;
l'industria italiana della trasformazione dell'alluminio si concentra principalmente sul riciclo, posizionandosi ai vertici in Europa per economia circolare e recupero dei materiali. Tuttavia a seguito della crisi in Medio Oriente la catena di approvvigionamento dell'alluminio europeo non è mai stata così vulnerabile, con inevitabili riflessi per la filiera italiana –:
se non ritenga opportuno, nel quadro di una valutazione dell'impatto cumulativo di dazi, Cbam, costi energetici e altri oneri regolatori sulla competitività delle imprese italiane utilizzatrici di alluminio, adottare iniziative, per quanto di competenza, per rafforzare la disponibilità di rottame di alluminio e ove occorra di alluminio primario, in favore della filiera nazionale.
(3-02945)
Iniziative di competenza volte a fronteggiare la contrazione della produzione industriale nazionale – 3-02946
APPENDINO, FERRARA, PAVANELLI e CAPPELLETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
nonostante le celebrazioni del primato di longevità del Governo Meloni, il quadro industriale nazionale continua a presentare persistenti criticità, come dimostrano le contrazioni della produzione industriale registrate per tre anni consecutivi, pari al 2,5 per cento nel 2023, al 3,5 per cento nel 2024 e allo 0,2 per cento nel 2025. Anche nel 2026 permangono segnali di debolezza congiunturale, con una contrazione dell'1,1 per cento della produzione industriale nel periodo giugno-agosto rispetto ai tre mesi precedenti, a fronte di difficoltà diffuse in diversi comparti manifatturieri e di problematiche che sollevano interrogativi sull'efficacia delle politiche industriali adottate dall'Esecutivo;
tra le numerose vertenze, destano particolare preoccupazione le vicende dei gruppi Beko, Electrolux ed ex Ilva, per i cui stabilimenti mancano ancora prospettive strutturali di continuità e valorizzazione industriale, nonché politiche di salvaguardia dei livelli occupazionali; a queste si aggiungono le criticità di Stellantis, che nel 2025 ha prodotto in Italia meno di 380.000 veicoli, il livello più basso dal 1954, e quelle di Ericsson, che nel settembre 2026 ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 131 lavoratori della sede di Genova, prospettando la dismissione di attività strategiche nelle reti e nell'ottica e una riduzione delle attività di ricerca e sviluppo;
tali vertenze, insieme alle altre presenti sul territorio nazionale, mettono in discussione l'effettiva capacità degli interventi finora adottati di assicurare un coordinamento organico tra gestione delle singole crisi, programmazione industriale e tutela di lungo periodo dei livelli occupazionali, evidenziando la necessità di rafforzare il raccordo tra tavoli ministeriali, politiche di investimento e strategie di salvaguardia delle filiere produttive;
è necessario superare un approccio prevalentemente incentrato sulla gestione delle singole emergenze, attraverso una politica industriale che colleghi sostegni pubblici, investimenti privati, innovazione, domanda interna e salvaguardia delle filiere produttive, definendo obiettivi verificabili, meccanismi di monitoraggio trasparente dell'attuazione degli accordi, adeguate condizioni per l'erogazione e il mantenimento degli aiuti pubblici, strumenti di individuazione tempestiva delle situazioni di crisi e misure di sostegno alla riconversione e al rilancio produttivo –:
quali urgenti iniziative di competenza intenda promuovere, anche di carattere normativo, al fine di contrastare la contrazione della produzione industriale nazionale, anche superando la gestione frammentaria delle crisi aziendali e definendo una strategia industriale organica che favorisca continuità produttiva, investimenti, tutela delle filiere strategiche e salvaguardia dei livelli occupazionali.
(3-02946)
Elementi e iniziative a livello nazionale ed europeo in materia di stoccaggio delle materie prime critiche, con particolare riferimento alle prospettive di realizzazione dell'hub italiano – 3-02947
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, CARAMANNA, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI e ZUCCONI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
la disponibilità di materie prime critiche, in particolare delle terre rare, risulta oggi più che mai strategica per la competitività dell'industria europea e la sicurezza degli approvvigionamenti;
le recenti interruzioni nelle forniture di semiconduttori, con ripercussioni sull'industria automobilistica, hanno nuovamente evidenziato la vulnerabilità delle catene del valore europee e i rischi posti dalla distribuzione geografica delle attività di estrazione, raffinazione e trasformazione;
il 9 ottobre 2026 l'Unione europea e la Cina hanno raggiunto un'intesa preliminare sui rapporti commerciali, che prevede misure per agevolare l'accesso europeo alle terre rare;
tale intesa costituisce un primo passo, ma permangono le ben note criticità strutturali che rendono necessario costituire scorte strategiche, diversificare gli approvvigionamenti e sviluppare in Europa capacità di raffinazione e riciclo delle materie prime critiche;
nell'autunno 2025, nell'ambito dell'iniziativa europea «Coalition of the Willing», sono stati istituiti gruppi di lavoro per definire un sistema comune di stoccaggio strategico;
risulta che all'Italia sia stato affidato il coordinamento del Working group 2, dedicato agli aspetti logistici e organizzativi, dal cui lavoro è emersa la proposta di un hub italiano incentrato sui porti di Venezia, Trieste e Ravenna e sulle infrastrutture strategiche collegate, complementare a un polo olandese;
il 15 settembre 2026 la Commissione europea ha pubblicato un bando per selezionare il soggetto attuatore del progetto pilota, con scadenza il 9 ottobre 2026 –:
quale sia lo stato di avanzamento della candidatura italiana e quali siano le finalità del progetto pilota, con particolare riferimento alle prospettive di realizzazione dell'hub italiano per lo stoccaggio strategico delle materie prime critiche.
(3-02947)
Iniziative per una strategia industriale per il settore automobilistico, al fine di rilanciare gli investimenti e la capacità produttiva in Italia – 3-02948
GRIMALDI, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GHIRRA, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto dichiarato da Alfredo Altavilla, special advisor del colosso cinese Byd per l'Europa, il gruppo sta valutando nuovi insediamenti produttivi europei, dopo quello in Ungheria, e che Francia e Spagna figurano tra i Paesi maggiormente considerati, mentre l'Italia rimane un'opzione residuale;
Byd sta valutando l'acquisizione e la riconversione di stabilimenti industriali esistenti in Europa, privilegiando condizioni di competitività e possibilità di realizzare rapidamente investimenti;
Altavilla ha riferito che il gruppo aveva valutato l'ex stabilimento Maserati di Grugliasco, senza che tale ipotesi si concretizzasse;
tra le ragioni che hanno spinto il gruppo cinese a non optare per l'Italia vi sono, soprattutto, fattori di carattere strutturale che rendono il tessuto produttivo meno competitivo;
l'Italia ha un solo produttore che dovrebbe produrre circa 450.000 veicoli nell'anno in corso. Il dato rappresenta un aumento rispetto ai livelli produttivi, già bassi, del 2025, ma rimane al di sotto delle previsioni del piano industriale. Stellantis, oltre a subire la crisi, l'ha in parte provocata, poiché da leader di mercato in Italia ed Europa ha abbandonato gli investimenti e la spesa in ricerca sull'elettrico e sull'ibrido, con la conseguenza che risulta meno competitiva rispetto ai concorrenti cinesi e statunitensi;
l'Italia non attrae nuove produzioni di Stellantis, né nuovi produttori anche per la mancanza di strategia industriale del Governo che ha gestito la fase di transizione in modi e con risultati diversi dagli altri Paesi, definanziando, tra l'altro, il fondo per l'automotive, nonché negando la necessità, ormai improrogabile, della transizione verso la mobilità elettrica;
il rilancio del comparto richiede investimenti produttivi, innovazione tecnologica, ricerca, nuovi modelli e la salvaguardia delle competenze industriali, nonché, considerando la crisi dei volumi produttivi di Stellantis e dei relativi investimenti fuori dal Paese, la necessità di favorire l'ingresso di altri produttori, assicurando che i nuovi insediamenti produttivi siano accompagnati da precisi impegni in termini di condivisione del know-how, trasferimento di tecnologie e competenze, attività di ricerca, nonché di raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione –:
quali iniziative di competenza intenda adottare per definire una strategia industriale per il settore automotive, volta a rilanciare gli investimenti e la capacità produttiva, anche attraverso l'attrazione di nuovi produttori automobilistici in Italia, garantendo che gli insediamenti siano subordinati a precisi impegni in termini di investimenti produttivi, trasferimento di tecnologie e competenze, tutela dei livelli occupazionali e sviluppo di produzioni aggiuntive rispetto a quelle esistenti.
(3-02948)
Iniziative di competenza volte a tutelare la produzione e i livelli occupazionali presso gli stabilimenti ex Ilva di Genova Cornigliano e del Nord Italia, nelle more delle procedure di vendita – 3-02949
LUPI, CAVO, BRAMBILLA, CARFAGNA, ALESSANDRO COLUCCI, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
Acciaierie d'Italia s.p.a. è un'azienda partecipata dallo Stato attraverso Invitalia, che attualmente gestisce gli impianti siderurgici «ex Ilva»;
il decreto del Ministro interrogato del 20 febbraio 2024 ha ammesso Acciaierie d'Italia s.p.a. alla procedura di amministrazione straordinaria ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39, nominando commissario straordinario l'ingegnere Giancarlo Quaranta, affiancato dal 1° marzo 2024 anche dal professore Giovanni Fiori e dal professore Davide Tabarelli;
lo stabilimento ex Ilva di Genova Cornigliano, specializzato nella lavorazione a freddo della latta e della banda zincata, rappresenta un presidio industriale, economico ed occupazionale fondamentale per la città di Genova, per la regione Liguria e per l'intero comparto manifatturiero e siderurgico nazionale;
il 27 luglio 2026 la corte di appello di Milano ha disposto che l'area a caldo dello stabilimento di Taranto dovrà fermare la produzione entro la fine del mese di ottobre 2026, poiché ritenuta inquinante e nociva per la salute. Le istanze di sospensiva presentate dalle società in amministrazione straordinaria Ilva e Acciaierie d'Italia sono state rigettate;
in attesa della pronuncia della Corte di cassazione, prevista per il 20 ottobre 2026, Acciaierie d'Italia ha avviato lo spegnimento dell'altoforno di Taranto per ottemperare alla sentenza della corte di appello di Milano, confermata l'11 settembre 2026, e l'8 ottobre 2026 ha comunicato ufficialmente la volontà di fermare temporaneamente dal 15 novembre 2026 anche gli impianti dello stabilimento di Genova Cornigliano e del Nord Italia, nonostante effettuino solo lavorazioni a freddo –:
quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per tutelare l'occupazione e valorizzare l'eccellenza delle produzioni degli stabilimenti ex Ilva di Genova Cornigliano e del Nord Italia, anche favorendo soluzioni urgenti e un piano mirato che garantisca l'approvvigionamento sul mercato di semilavorati per le lavorazioni a freddo, sia da fornitori internazionali sia italiani, da destinare alla lavorazione negli impianti di Genova Cornigliano e del Nord Italia, in modo da garantirne la produttività, soprattutto nelle more dell'assegnazione della gara di vendita dell'ex Ilva.
(3-02949)
Iniziative volte a individuare soluzioni industriali alternative per gli stabilimenti ex Ilva di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi, a seguito dello spegnimento dell'altoforno di Taranto – 3-02950
MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BORDONALI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CENTENARO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, DI RUBBA, FORMENTINI, FRASSINI, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MAFFIOLI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
è notizia di giovedì 8 ottobre 2026 quella della fermata temporanea generale – annunciata da Acciaierie d'Italia, in amministrazione straordinaria – degli stabilimenti ex Ilva di Genova-Cornigliano e di Novi Ligure entro il 15 novembre 2026, con conseguenze che interessano anche il sito piemontese di Racconigi;
i siti di Genova, Novi Ligure e Racconigi sono parte integrante della filiera siderurgica nazionale e svolgono una funzione importante per l'economia dei rispettivi territori, per l'occupazione diretta e per la rete delle imprese dell'indotto; gli effetti di tale fermata, pertanto, andranno inevitabilmente ben oltre la temporanea interruzione dell'attività, mettendo a repentaglio non solo la continuità produttiva e la salvaguardia dei livelli occupazionali, bensì anche e soprattutto la sopravvivenza stessa di un patrimonio industriale strategico per l'Italia;
l'incertezza relativa al futuro produttivo del gruppo e ai tempi del processo di cessione degli asset rischia di scaricare ancora una volta sui lavoratori, sulle rispettive famiglie e sul nostro Paese il costo di una crisi industriale protratta nel tempo;
è opportuno rammentare che durante le precedenti esperienze di Governo a guida MoVimento 5 Stelle e Partito democratico la gestione della vertenza ex Ilva è stata caratterizzata a giudizio degli interroganti da scelte controverse, scontri normativi e ripetuti cambiamenti nell'impostazione degli interventi pubblici, senza che si consolidasse una prospettiva industriale di lungo periodo;
la vicenda dell'accordo con ArcelorMittal e il successivo contenzioso hanno evidenziato le conseguenze che l'incertezza normativa e politica può produrre sulla credibilità del sistema Paese nei confronti degli investitori; le controversie relative alle garanzie legali connesse all'attuazione del piano ambientale, comprese le modifiche intervenute nel 2019, hanno contribuito ad alimentare uno scontro politico e istituzionale che avrebbe richiesto, invece, maggiore lungimiranza sulla politica industriale del nostro Paese, ferma restando la necessità di garantire la tutela della salute e dell'ambiente;
le conseguenze occupazionali ed economiche di oggi, quindi, non possono prescindere dalle responsabilità delle precedenti gestioni politiche, né si possono far pagare oggi ai lavoratori e ai territori gli errori della politica passata –:
se il Governo, alla luce dell'annunciata fermata degli stabilimenti ex Ilva del Nord, intenda valutare con urgenza soluzioni industriali alternative che ne garantiscano la continuità produttiva e occupazionale, anche attraverso accordi di fornitura e partnership con altri produttori siderurgici, nonché mediante la cessione, anche separata dal resto del gruppo, degli stabilimenti di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi a soggetti industriali in grado di assicurarne il rilancio e se, a tal fine, siano già state avviate interlocuzioni con potenziali partner o acquirenti.
(3-02950)