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Resoconto dell'Assemblea

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XVIII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 108 di martedì 15 gennaio 2019

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARIA EDERA SPADONI

La seduta comincia alle 11.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

LUCA PASTORINO, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 9 gennaio 2019.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Battelli, Bonafede, Brescia, Buffagni, Carfagna, Castelli, Castiello, Cirielli, Colletti, Cominardi, Davide Crippa, D'Incà, D'Uva, Del Re, Delrio, Luigi Di Maio, Di Stefano, Durigon, Ehm, Fantinati, Ferraresi, Fioramonti, Gregorio Fontana, Lorenzo Fontana, Fraccaro, Galli, Gallinella, Garavaglia, Gava, Gebhard, Gelmini, Giaccone, Giachetti, Giorgetti, Grande, Grimoldi, Guerini, Liuzzi, Lollobrigida, Lorefice, Lorenzin, Losacco, Lupi, Manzato, Micillo, Molinari, Molteni, Morelli, Morrone, Picchi, Rampelli, Rixi, Ruocco, Saltamartini, Schullian, Carlo Sibilia, Sisto, Spadafora, Tofalo, Vacca, Valente, Vignaroli, Villarosa, Raffaele Volpi e Zoffili sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.

I deputati in missione sono complessivamente sessantanove, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Svolgimento di interpellanze e interrogazioni.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e interrogazioni.

(Elementi e iniziative in merito al trasferimento di alcuni corsi dei volontari in ferma prefissata annuale, appartenenti alla categoria di nocchieri di porto e tecnici di macchine, da Taranto a La Maddalena – n. 2-00050)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza all'ordine del giorno Labriola n. 2-00050 (Vedi l'allegato A).

Chiedo alla deputata Vincenza Labriola se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

VINCENZA LABRIOLA (FI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, da un articolo di stampa pubblicato il 18 giugno 2018 dal giornale La Nuova Sardegna, intitolato: “Alla scuola sottufficiali ritornano i corsi per allievi nocchieri”, si apprende dell'esistenza di un accordo secondo cui verrebbero trasferiti circa 700 allievi da Taranto a La Maddalena, divisi in quattro incorporamenti annuali da 160-180 giovani tra Marina militare e Capitaneria di porto, appartenenti alla categoria di nocchieri di porto e tecnici di macchine. Conseguentemente, si avrebbero quattro cerimonie di giuramento ogni anno di giovani appartenenti a tali categorie a La Maddalena.

Risulterebbe, tra l'altro, che l'accordo sia stato probabilmente il frutto di buoni rapporti instaurati a suo tempo tra il Ministero della difesa e l'ente locale interessato, accordo quindi stipulato senza che gli amministratori locali tarantini siano stati precedentemente interpellati o informati.

Quindi, se da una parte e dopo una breve disamina dell'operazione appare che il trasferimento da Taranto a La Maddalena avviene al fine di avere un'importante ricaduta sul territorio sardo sul fronte del turismo e per tutta l'economia ad essa legata, dall'altra risulta evidente come a Taranto non si avrebbe più un flusso di 700 famiglie in occasione dei giuramenti, con una forte ricaduta sull'economia locale.

Inoltre, spostando il corso nell'isola sarda, le 700 famiglie in occasione dei giuramenti dovrebbero affrontare un viaggio lungo e costoso per assistere a uno dei momenti più importanti della carriera dei loro familiari.

Dobbiamo ricordare che circa quattro anni fa, al fine di razionalizzare le spese, fu presa la decisione di trasferire i corsi dei volontari in ferma prefissata di un anno e i successivi giuramenti dall'allora Maricentro Taranto a Mariscuola. Oggi si parla di spostare anche i 700 allievi annui sull'isola de La Maddalena, dove lo stesso Cocer Marina fu in visita pochi anni fa, rilevando l'esistenza di inidonee condizioni infrastrutturali e logistiche.

Il comprensorio ex Maricentro potrebbe ospitare tranquillamente i 700 allievi distribuiti in quattro corsi qualora le scuole sottufficiali di Taranto non fossero idonee ad ospitare i militari stranieri.

Sembra logico che una maggiore presenza di militari sull'isola de La Maddalena comporti il trasferimento di qualche decina di militari in servizio permanente e le rispettive famiglie. Tale possibilità sta creando forte preoccupazione per il personale della Marina, in quanto andrebbe ad incidere sull'economia familiare notevolmente, essendo La Maddalena un'isola ad alta vocazione turistica.

Le risorse che servirebbero per ristrutturare e adeguare le strutture sarde potrebbero essere tranquillamente investite a Taranto, creando anche strutture logistiche e di affiancamento a Maricentro e contribuendo in qualche misura all'economia locale. Infatti, la popolazione di Taranto, come tutti sanno, sta vivendo una crisi economica molto importante da molto tempo come conseguenza delle condizioni ambientali e sanitarie. Dunque, togliere altre risorse al territorio tarantino non giova né all'economia né alle condizioni sociali dei cittadini di Taranto e provincia.

Chiedo, pertanto, al sottosegretario la veridicità della notizia riportata dalla stampa circa il trasferimento delle 700 unità e il motivo per cui la decisione sia stata presa senza coinvolgere le amministrazioni locali; se non si ritenga più opportuno riaprire e ristrutturare Maricentro, anche attingendo risorse dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tenendo conto della dichiarazione del Cocer Marina in merito alle carenti condizioni strutturali delle scuole sottufficiali de La Maddalena; se, ad oggi, siano avvenuti interventi per colmare le carenze strutturali sull'isola; quali sono i costi sostenuti e quanti sono gli alloggi disponibili o da ristrutturare; se sia in previsione l'ampliamento dell'organico del personale di servizio permanente non dirigente nei prossimi dieci mesi sull'isola de La Maddalena e di quali categorie e grado parliamo; se non si ritenga di riconsiderare tale trasferimento, soprattutto in riferimento al danno economico che ne deriverebbe per l'intera provincia tarantina a seguito della mancanza del flusso di 700 famiglie all'anno, considerando che i cittadini hanno ospitato per oltre centocinquant'anni gli appartenenti alle Forze Armate nel pieno centro della città, circostanza che li ha privati delle zone più belle e che oggi, con l'eventuale trasferimento dei 700 VFP 1, si vedrebbero oltraggiati ulteriormente.

Io auspico che le risposte del sottosegretario vadano nella direzione di tranquillizzare fortemente un territorio che già negli anni è stato scippato di molti suoi gioielli,

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la Difesa, Raffaele Volpi, ha facoltà di rispondere.

RAFFAELE VOLPI, Sottosegretario di Stato per la Difesa. Grazie, Presidente. Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, mi permetto, prima di rispondere alla collega, di ricordare qui - e lo sento doveroso - la vicinanza mia, nostra e penso di tutti al nostromo Gioacchino Verde, che è stato coinvolto, il 12 gennaio, in un gravissimo incidente proprio nella struttura portuale di Taranto. Credo che la nostra vicinanza sia dovuta a lui e ai suoi familiari, con l'augurio di tornare presto a bordo a dare il suo contributo, come ha sempre fatto, alle Forze Armate e al Paese.

Ringrazio la collega interpellante per l'opportunità fornita al Dicastero di fare chiarezza anche in questa sede - e lei sa, collega, che abbiamo già risposto in Commissione a una parte di queste domande - sulla natura e sulla portata di un provvedimento che, pur inserito da tempo nel contesto di un progetto decisamente proficuo per la città di Taranto, ha generato qualche apprensione nell'opinione pubblica.

Rispondo, quindi, per ordine ai quesiti posti dall'interpellante in principio chiarendo una cosa: lo spostamento dalla sede di Taranto a quella de La Maddalena è un provvedimento che è stato programmato dalla Marina militare di concerto con il comando generale della Capitaneria di porto e della Guardia costiera allo scopo di riequilibrare le attività dei due istituti di formazione, in modo da sfruttare appieno le capacità di entrambi i poli formativi.

Il provvedimento, infatti, ha il duplice scopo di rilanciare, valorizzandola in maniera significativa, la struttura sarda - e ricordo qui che è attuato anche in una fase proprio di attuazione del protocollo di intesa stipulato tra l'amministrazione della difesa e la regione Sardegna il 18 dicembre 2017 – e, nello stesso tempo, di decongestionare nell'immediato l'istituto tarantino, in previsione di un incremento significativo e permanente in termini di presenza militare.

Il ribilanciamento ha avuto inizio lo scorso mese di settembre con l'incorporamento presso la scuola de La Maddalena delle prime aliquote di volontari limitatamente alla sola categoria dei nocchieri di porto poiché le altre specializzazioni non sono previste in quella fase e, quindi, rimarranno per le fasi superiori di corso presso Mariscuola a Taranto.

Come correttamente ricordava l'interpellante, parliamo in buona sostanza di quattro corsi annuali di quattro settimane per 160 allievi ciascuno per un totale di circa 700 militari, il cui ricollocamento sarà ampiamente compensato dai futuri afflussi che manterranno sostanzialmente stabile, anzi incrementata, la presenza del personale militare nella città pugliese.

In merito all'ipotesi di alloggiare i corsisti presso la caserma “Castrogiovanni” di Taranto, nota come Maricentro, va considerato che la struttura, agibile e pienamente operativa, non dispone adeguatamente di spazi ulteriori di ricettività in quanto già ospita il III Reggimento Sud della Brigata San Marco, oltre ad una serie significativa di servizi logistici e di supporto ai militari presenti, nonché ulteriori infrastrutture destinate a soddisfare le esigenze di Forze armate attualmente in attesa di interventi di manutenzione programmati.

Riguardo alle condizioni strutturali della scuola sottufficiali de La Maddalena su di essa non si può dire che vi siano situazioni carenti, anzi la situazione alloggiativa è confacente alle esigenze, con 400 posti letto già disposti e disponibili, cui se ne aggiungeranno circa 200 una volta ultimata la manutenzione della rete idrica.

Quanto agli interventi già realizzati - lei chiedeva anche della parte finanziaria: il provvedimento ha ovviamente una sua provvista - nel corso dell'ultimo biennio sono state realizzate svariate attività di manutenzione, sia di natura edile sia di natura impiantistica e di adeguamento, per una spesa complessiva di 410 mila euro.

Dal punto di vista degli organici non ci saranno incrementi di personale presso Mariscuola a La Maddalena: i nuovi incarichi saranno svolti infatti attraverso l'impiego immediato di 15 sottufficiali del ruolo marescialli selezionati tra quelli che si sono particolarmente distinti nell'ambito del loro corso. Saranno inviati in missione per cinque settimane presso la struttura sarda.

Quanto alla richiesta di riconsiderare il trasferimento, mi riallaccio a quanto accennavo in apertura riguardo al fatto che il decremento in termini di personale sarà più che adeguatamente compensato dagli afflussi su Taranto, numericamente superiori a quelli delle ricollocazioni. Il trasferimento infatti è stato programmato in previsione di un significativo aumento sia del numero di corsisti sia della durata di alcuni corsi presso la scuola di Taranto. In particolare, a Mariscuola Taranto, a partire dal 2019, si avranno incrementi in termini di personale volontario di corso per i sottufficiali. Inoltre, saranno organizzati corsi di qualificazione per circa 100 militari appartenenti ad equipaggio delle unità navali della Marina di altri Paesi ai quali stiamo fornendo le unità, tanto da rendere, per numerosi anni a venire, la scuola sottufficiali e il Centro addestramento aeronavale uno dei poli più importanti formativi per il personale estero e tutte le attività che vedranno impegnate le Forze armate. Ho avuto modo, onorevole collega, di visitare Maricentro e mi sembrava una cosa interessante: lei sa che ci sono già forme di adeguamento strutturale che cominceranno ad arrivare proprio in questi mesi e i primi corsisti stranieri che formeremo per specializzazioni sia marittime sia aeronavali.

In cifre, a Taranto affluiranno annualmente circa 2.500 corsisti, a fronte di una media attuale di 2.300; in termini temporali, a fronte di un decremento di 3.990 giorni di corso, si passerà ad un incremento di 7.170 giorni di corso presso la scuola di Taranto. Mi permetto di ricordare - non è una cosa marginale - che Taranto, in virtù della propria rilevanza strategica, è stata individuata quale sede di assegnazione di nave Cavour e vi saranno assegnate 6 delle 10 fregate multiruolo, le FREMM, una volta completato il programma. Lei sa che la stazione navale è ampia: sono state realizzate migliorie per il controllo di traffico e nave Cavour sarà basata, proprio dopo la sua fase di ristrutturazione, proprio a Taranto.

In conclusione, onorevole collega, due sono gli aspetti fondamentali che ci rimane da sottolineare: l'importanza assoluta che la Difesa e la Marina militare ritengono sia rivestita dal Polo di Taranto e l'aspetto qualitativo, che lei mi insegna - lei ha citato il rapporto con gli amministratori locali - ossia che la città di Taranto ha sempre avuto come assoluto pregio per la sua storia marittima anche il rapporto con la Marina. Tante opere e tanti interventi sono stati fatti sempre concertati in maniera molto proficua con le amministrazioni locali e si continuerà a lavorare in questo modo.

La ringrazio perché la presente è stata un'occasione, spero, per tranquillizzare in parte, se non del tutto, ma sono certo che ci siano tutti i termini per la tranquillità totale, per un dato economico e un dato di continuità della Marina nella città di Taranto.

PRESIDENTE. La deputata Labriola ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.

VINCENZA LABRIOLA (FI). Grazie, Presidente. La soddisfazione, sottosegretario Volpi, si può dire che si vedrà perché tutti i progetti, sicuramente di interesse, che lei ha menzionato, hanno un tempo di applicazione o necessiterebbero, per trovare pieno regime sul territorio, di un tempo di lunga durata. Il problema è ciò che viene tolto oggi, nella condizione economica attuale di un territorio che è stato più di una volta depredato, svenduto e abbandonato e penso che il Governo debba dare atto di questo, della condizione economica e sociale particolare che sta vivendo il territorio di Taranto anche in seno alle vicende legate all'Ilva, alle questioni ambientali e sanitarie, perché l'Ilva e la Marina militare sono state sempre le due presenze forti e distintive della città di Taranto.

Mi chiedo perché si è voluto fare il gioco delle tre carte, perché si è voluto spostare una realtà consolidata da un territorio quale quello tarantino per fare spazio ad altro e in questa maniera recuperando in qualche altro modo la perdita. Per questo dico che la soddisfazione alla risposta del sottosegretario arriverà a posteriori perché dobbiamo capire se nella progettualità c'è qualche pezzo che poi alla fine verrà perso.

Taranto, come le dicevo, ha un fortissimo legame con la Marina militare e le zone più belle della città sono a disposizione proprio di questa e anche su ciò bisognerebbe fare una riflessione, perché in merito a tale questione c'è un protocollo, che fu firmato nel 1992, dove, in previsione dello spostamento della base navale dal Mar Piccolo al Mar Grande, in questo patto firmato da tutti gli enti, compreso lo Stato, gli enti locali, i Ministeri, era prevista la dismissione di alcune aree che sarebbe interessante che ritornassero a beneficio della città quale la banchina torpediniere come approdo stazionale delle navi da crociera e l'ospedale militare nel cuore della città con l'unica camera iperbarica, tra l'altro, che può essere donata o comunque usata in alternanza anche con i cittadini. C'è la questione del muraglione dell'arsenale che andrebbe risolto, perché lì c'è uno dei polmoni verdi della città. Quindi, abbattere e rendere fruibile quella zona dalla città sarebbe molto interessante anche perché, essendo una delle zone più ricche di verde, ritengo che, nella condizione ambientale attuale, possa far bene anche vedere qualcosa di bello, considerato che ciò che guardano i nostri occhi da troppo tempo è qualcosa di brutto, che purtroppo vediamo, viviamo e subiamo.

Per questo motivo, sottosegretario, non toglieteci la scuola della Marina militare. La città di Taranto è stata scippata: ultima è stata la sovraintendenza dei beni culturali che, dopo cento anni che aveva sede nella città vecchia, è stata spostata a Lecce e su questo aspettiamo ancora la compensazione. Di certo sono scelte che non sono state prese dal suo Governo ma, in qualche maniera, posso anche intravedere una continuità con il vecchio Governo. Taranto è stata più volte saccheggiata, svenduta, abbandonata e per questo mi faccio portavoce dell'ennesima richiesta d'aiuto – le altre, purtroppo, sono cadute nel vuoto – per una città che rischia il tracollo economico: la crisi dell'Ilva, la svendita di Mittal, la fuga perfetta del Ministro Di Maio, che aveva promesso per Taranto una legge speciale, che aveva promesso che tutto il Paese era debitore nei confronti del territorio, ma sono rimaste solo parole, tweet e post. Semplicemente – vergogna - l'unica cosa che questo Governo è stato in grado di realizzare, per il momento su carta, è stato mettere nella manovra 300 milioni per una commissione che dura tre anni per valutare la riconversione economica di Taranto e la candidatura alle Olimpiadi del Mediterraneo del 2025: è assurdo; noi abbiamo bisogno di risposte oggi.

Per quello lo slittare nelle decisioni nel vedere qualcosa di concreto terrorizza un territorio che è stato per il momento abbandonato, dove su di esso anche questo Governo ha sbandierato bandierine sui problemi sanitari, sui bambini, quando poi non si è riuscito neanche ad accogliere un ordine del giorno sulla sanità.

Questi 300 milioni per una commissione che rivaluti la riconversione li vedo banali, perché bisognerebbe fare un progetto armonico di quello che già c'è e bisognerebbe partire da una cosa semplicissima, che sono le bonifiche, perché quanto l'Ilva quanto la Marina militare su quel territorio hanno inquinato, e hanno inquinato pesantemente. Se non si parte dalle bonifiche, che è una cosa semplicissima, l'unica cosa e la prima cosa da fare è il recupero delle economie storiche.

Queste sono le risposte, non una commissione; bisognerebbe iniziare da questo, dalle cose semplici, da queste cose che sono state rimandate da vent'anni e che hanno una ripercussione, oltre che sulla salute, sull'ambiente, ma anche pesantemente sull'aspetto economico.

Per non parlare, poi, del reddito di cittadinanza, pensato per noi del Mezzogiorno, che ci umilia. Per non parlare, tra l'altro, del fatto che il Mezzogiorno viene visto come una nursery per i pensionati che hanno vissuto all'estero per cinque anni e poi hanno la flat tax al 7 per cento. Della flat tax al 7 per cento avrebbero bisogno anche i pensionati che già risiedono nel Mezzogiorno. Per questi motivi la possibilità che i corsi per allievi volontari della Marina militare in ferma prolungata di un anno vengano trasferiti a La Maddalena mette la città in allarme a causa di un altro possibile colpo all'economia.

Quanto da lei dichiarato, sottosegretario Volpi, non ci rassicura, perché questo Governo, al pari del Governo targato PD, continua nella logica di depredare e ingiustamente punire la città. L'annunciato aumento di qualche decina di militari stranieri e di marescialli presso la scuola sottufficiali nel capoluogo ionico non servirà a colmare il vuoto economico lasciato dai corsi dei futuri guardiacostieri, o almeno nell'immediato, visto le prospettive future.

Un cambiamento non certo alla pari, nonostante il Governo stia cercando in tutte le maniere di creare ben altre aspettative. La compensazione prevista per la perdita della scuola nocchieri non ci soddisfa.

Per questo chiedo oggi che, oltre alle progettualità che questo Governo ha messo in campo per la città di Taranto, sia data anche la possibilità di ormeggiare di fronte al Castello Aragonese la nave della scuola sottufficiali della Marina militare Palinuro. Questo, insieme ai progetti che il Governo ha messo in campo, potrebbe essere realmente una compensazione quasi giusta e equa, anche perché la nave Palinuro, attraccata, approdata, ormeggiata davanti al Castello Aragonese, sarebbe un evento turistico molto importante per la città, e su questo andrebbe anche un po' ristrutturato il ponte girevole che rischia di cadere; e facciamo un rimbalzo di responsabilità tra il Ministero della difesa e il Ministero delle infrastrutture. Però, ecco, le segnalo anche questa emergenza che il territorio sta vivendo in questo momento, anche perché sono più di dieci anni che c'è il traffico alternato dei mezzi pesanti o degli autobus e ci sono le congiunture del ponte che sono molto divaricate. Di certo non è un ponte che ha il traffico di quello di Genova, però sarebbe meglio non farne cadere degli altri.

Lo Stato italiano, come più volte hanno detto tutti i Governi, e anche questo Governo, ha un debito con Taranto. Per questo, sottosegretario, le chiedo di farsi portavoce presso il Ministro Di Maio, ricordandogli che Taranto aspetta ancora la compensazione.

Per quanto riguarda il suo Ministero, aspettiamo che ciò che lei ha annunciato per Taranto veda la luce, nell'attesa che le altre segnalazioni che ho fatto durante la replica possano essere prese in considerazione dal suo Ministero.

(Iniziative di competenza, anche tramite il commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario, volte a garantire un adeguato presidio ospedaliero nella costiera amalfitana – n. 3-00425)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la Salute, Luca Coletto, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Cirielli n. 3-00425 (Vedi l'allegato A).

LUCA COLETTO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole interrogante poiché con l'atto ispettivo in esame ha posto l'attenzione su di una questione che, per quanto territorialmente limitata, è particolarmente seguita da questo Ministero, in quanto strettamente connessa alle più generali condizioni della sanità campana, in merito alle quali il Governo intende esercitare tutte le prerogative di competenza affinché siano assicurati i livelli essenziali di assistenza in ogni parte di quel territorio regionale.

Preliminarmente occorre rammentare che l'intera rete ospedaliera della regione Campania è stata valutata nel novembre 2017 nell'ambito dei lavori dei tavoli di verifica del grado di attuazione del decreto ministeriale n. 70 del 2015. In tale sede il tavolo congiunto ha sollecitato la regione a recepire le indicazioni precedentemente impartite, provvedendo anche a definire un cronoprogramma puntuale degli interventi per la riconduzione entro gli standard alla data del 31 dicembre 2018.

In particolare, tali tavoli ministeriali hanno prescritto alla regione di: ricondurre entro gli standard massimi del decreto ministeriale n. 70 del 2015 le strutture di degenza e dei servizi in rapporto ai bacini di utenza, sulla base dei volumi osservati nel primo semestre 2018; individuare per le diverse macro aree territoriali i nodi della rete, con particolare riferimento ai presidi sede di dipartimento di emergenza e accettazione (DEA) di primo livello, attraverso la rivalutazione del ruolo dei presidi classificati come pronto soccorso, e il conseguente allineamento alla configurazione delle strutture sede di pronto soccorso ai parametri previsti dal DM n. 70 del 2015.

Successivamente la regione Campania ha trasmesso, con il decreto del commissario ad acta n. 8 del 2018, un nuovo piano regionale di programmazione della rete ospedaliera, relativamente al quale, nella riunione di verifica del 27 marzo 2018, i tavoli congiunti hanno ribadito la necessità di un completo allineamento dei parametri previsti dal DM n. 70 del 2015 attraverso l'adozione di un decreto del commissario ad acta entro e non oltre il 10 agosto 2018, riproponendo, quindi, interamente le negative valutazioni del novembre 2017.

Alla regione è stato prescritto, dunque, di integrare, con un ulteriore atto formale, la rete ospedaliera approvata con decreto del commissario ad acta n. 8 del 2018, entro il 10 agosto 2018.

Con nota del 9 agosto 2018, la regione Campania ha, tuttavia, comunicato l'esigenza di un'ulteriore dilazione dei termini. In data 5 novembre 2018, la regione ha trasmesso a questo Ministero il decreto del commissario ad acta n. 87 del 2018, concernente l'aggiornamento del piano regionale di programmazione della rete ospedaliera, nel quale viene, tuttavia, confermata la configurazione precedentemente individuata.

A fronte di ciò, la regione Campania ha formulato un'ulteriore proposta in data 3 dicembre 2018, che ha ricevuto ancora numerose osservazioni dai tavoli di monitoraggio, e, da ultimo, in data 28 dicembre 2018, il definitivo piano regionale di programmazione ospedaliera, il cui esame è tuttora in corso da parte degli uffici ministeriali competenti.

Nello scusarmi per la successione di date e i complessi riferimenti alla procedura in atto, intendo evidenziare in questa sede che la problematica sollevata dall'interrogazione in esame si inserisce nella lunga interlocuzione con la regione, che solo di recente, nonostante i continui inviti ad adeguarsi alla normativa vigente, ha depositato la propria programmazione ospedaliera, tuttavia ancora da valutare nella sua congruità.

Con specifico riferimento alla situazione sollevata dall'interrogazione in esame, che riguarda un'importante e complessa area territoriale della provincia di Salerno, si forniscono gli ulteriori elementi informativi in possesso del Ministero della salute.

Preliminarmente, dall'esame degli atti di programmazione regionale si rileva la presa d'atto da parte della regione che la particolare estensione della provincia di Salerno, la difficile viabilità in alcune zone, la necessità di integrare la risposta alla domanda proveniente dalla zona sud-ovest della provincia di Avellino e dall'ASL Napoli 3, sono elementi che inducono a prevedere il maggior numero di accessi alla rete dell'emergenza-urgenza, facendo in modo che la rete dei pronto soccorso riesca a coprire il territorio garantendo l'accesso nei tempi previsti.

Al riguardo, la stessa regione ha precisato che il bacino di utenza giustifica la presenza di un minimo di otto fino a un massimo di tredici punti di accesso al sistema di emergenza-urgenza.

Sulla base di questi principi, dunque, il presidio ospedaliero di Castiglione di Ravello, annesso all'azienda ospedaliera universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona” di Salerno, con 20 posti letto, è stato individuato quale struttura di accesso alla rete di emergenza-urgenza in deroga, per la quale dovranno, comunque, essere previste specifiche modalità e percorsi atti a garantire i trasferimenti in emergenza-urgenza non gestibili in loco.

Le criticità rappresentate nell'interrogazione costituiscono, dunque, oltre a una condivisibile segnalazione delle particolari esigenze, anche in termini di tutela di salute pubblica di un territorio unico nel suo genere, qual è la costiera amalfitana, anche e soprattutto la prova di un quadro regolatorio che non consente, pure a fronte di inadempienze come quelle segnalate, rapidi strumenti di intervento in capo al Ministero della salute. Anche sulla base di problematiche quali quelle rappresentate in quest'atto ispettivo, il Ministero della salute ha, allora, ritenuto di dover proporre, con riferimento alle regioni sottoposte a piano di rientro, uno specifico intervento normativo finalizzato a ripristinare il limite dell'incompatibilità tra commissario ad acta e presidente della regione e a introdurre specifici requisiti professionali e morali che devono necessariamente caratterizzare il soggetto proposto per tale incarico.

Attraverso tale intervento normativo, inserito nella legge n. 136 del 2018, che ha convertito il decreto-legge n. 119 del 2018, si ritiene, infatti, che possano stabilirsi in futuro migliori forme di collaborazione tra il Ministero della salute e le regioni commissariate, laddove, come nel caso che forma oggetto della presente interrogazione, deve individuarsi un maggiore equilibrio tra le esigenze del piano di rientro e quelle espresse da un territorio di particolare complessità qual è la costiera amalfitana.

PRESIDENTE. Il deputato Edmondo Cirielli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione, per cinque minuti.

EDMONDO CIRIELLI (FDI). Grazie, Presidente. No, non sono affatto soddisfatto, nonostante io ringrazi il sottosegretario per avermi dato ragione nel merito del problema che sollevo. Innanzitutto, voglio far riflettere il sottosegretario come, dalla sua risposta, si evince che, da oltre un anno, da oltre i sei mesi di vigenza di questo Governo, che doveva essere il Governo del cambiamento, si continua con un palleggiamento di responsabilità e di controlli tra la regione Campania, governata da De Luca, e il Ministero, prima governato sempre dal centrosinistra, con il Ministro Lorenzin e, adesso, dai 5 Stelle, con il Ministro Grillo. In realtà, si continua a fare polemica, si continua a fare un passacarte avanti e indietro con proposte e richieste, ma la gente continua a morire, nel frattempo. Non stiamo parlando di cose particolari che possono richiedere e rispettare i tempi biblici della burocrazia, qui, ci vuole celerità; sta di fatto che in Campania, in maniera generalizzata, non vengono rispettati i livelli di assistenza.

La Campania ha una sanità da terzo mondo; la regione Campania, con il commissario, come lei stesso ha detto, nella sua duplice veste di presidente della regione e di commissario - avete detto che cambierete con legge, speriamo che lo facciate presto, così vi assumerete appieno la responsabilità che gli elettori campani vi hanno dato -, continua con le sue azioni propagandistiche. Quindi, a febbraio, giustamente, ha riconosciuto che la costa amalfitana, per la sua conformazione geografica, orografica, per il fatto di avere una strada unica, la strada statale appunto che attraversa la costa amalfitana, di fatto, non rende una garanzia sanitaria.

Ricordo che la destra, a suo tempo, con al Governo Rastrelli, individuò la soluzione tecnica di questo ospedale, di questo plesso, appoggiato, oggi, all'Azienda Ruggi d'Aragona, allora l'ospedale di Cava, che pure fa parte, oggi, dell'Azienda Ruggi d'Aragona, ma, di fatto, da oltre un anno, non solo non sono stati attuati minimamente questi nuovi standard che dovrebbero garantire la sicurezza e l'emergenza, ma, addirittura, la regione Campania ha tagliato una serie di strutture; non solo la sala operatoria chirurgica non è attiva da oltre tre anni, ma è stato tagliato anche l'ambulatorio di chirurgia; di fatto, questa è una struttura che costa fior di quattrini, ma non riesce a garantire minimamente, neanche durante l'inverno, quando non c'è il turismo appieno e, quindi, ci sono pochi utenti, i livelli essenziali.

Quindi, noi non possiamo, come forza politica, tacere, rispetto a questa inosservanza, a questa incapacità, non soltanto, a questo punto, del presidente della regione Campania, ma del Ministro Grillo che continua, semplicemente, in una lite, in una polemica a distanza con il «governatore», ma senza fare nulla per migliorare la qualità della sanità in Campania. E su queste responsabilità noi vi staremo addosso e faremo in modo che i cittadini siano sempre di più tutelati da questo Parlamento.

(Iniziative in ambito europeo in ordine alla riduzione delle risorse del bilancio pluriennale dell'Unione europea 2021-2027 riguardanti la politica agricola comune – n. 2-00049 e n. 3-00426)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Rossello ed altri n. 2-00049 e all'interrogazione Incerti n. 3-00426, concernenti iniziative in ambito europeo in ordine alla riduzione delle risorse del bilancio pluriennale dell'Unione europea 2021-2027, riguardanti la politica agricola comune (Vedi l'allegato A).

Avverto che l'interpellanza e l'interrogazione, vertendo sullo stesso argomento, verranno svolte congiuntamente.

Chiedo alla deputata Cristina Rossello se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

CRISTINA ROSSELLO (FI). Grazie, Presidente Maria Edera Spadoni. Colleghe e colleghi deputati, signor sottosegretario, oggi parliamo di Politica agricola comune, altresì denominata PAC, ovvero una delle politiche comunitarie di maggior importanza che impegna circa il 39 per cento del bilancio dell'Unione europea. Come sappiamo, essa ha come obiettivo quello di aiutare gli agricoltori a produrre quantità di cibo sufficienti per l'Europa, garantire cibi sicuri e di qualità a prezzi accessibili, assicurare un tenore di vita equo agli agricoltori, proteggendoli da un'eccessiva volatilità dei prezzi, dalle crisi di mercato, dagli squilibri all'interno della filiera alimentare e da tutte le devastazioni, anche catastrofiche di questo periodo, investendo nell'ammodernamento delle loro fattorie, mantenere comunità rurali prospere in tutta l'Unione europea, creare e conservare posti di lavoro nell'industria alimentare, tutelare l'ambiente, il benessere degli animali, la biodiversità e mitigare i cambiamenti climatici, attraverso uno sfruttamento sostenibile delle risorse ambientali.

Ci si ispira, dunque, signor Presidente, a questi criteri di sviluppo ecosostenibili: sostegno agli agricoltori, riducendo quelle sperequazioni all'interno dell'Unione europea e concentrandosi in particolare sui giovani agricoltori, sugli operatori all'interno di mercati a basso reddito e su quelli che vivono in zone soggette a vincoli naturali.

Ebbene, signor Presidente, noi, della XIV Commissione, di Forza Italia, ci siamo proprio posti un problema, per tornare all'interpellanza che abbiamo presentato; lo scorso 2 maggio la Commissione europea ha proposto per il quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea un programma di 1.279 miliardi di euro in impegni, pari all'1,114 per cento del reddito nazionale lordo dei ventisette Stati membri. Ciò prefigura, nel nuovo contesto di minori entrate a causa della Brexit, una preoccupante riduzione per taluni capitoli di bilancio, con un impatto considerevole su taluni nostri comparti produttivi. I tagli più rilevanti riguardano la politica agraria comune; la proposta di Regolamento presentata dalla Commissione contempla una dotazione complessiva che passa da 408 a 365 miliardi di euro, con una riduzione pari a 43 miliardi. Secondo la Commissione, i finanziamenti per la PAC subirebbero complessivamente un taglio del 5 per cento, secondo il Parlamento, invece, i tagli ammonterebbero complessivamente al 15 per cento ed - questa è una premessa fondamentale - è facile comprendere che risulterebbero ridotti sia i pagamenti diretti, da 303 miliardi a 286 miliardi di euro, sia le dotazioni del Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale (FEARS), da 95,5 a 78,8 miliardi di euro.

Ciò detto, l'Italia, con il nuovo bilancio dell'Unione europea, potrebbe perdere 2,7 miliardi di euro, una riduzione del 6,9 per cento stimata e, secondo Confagricoltura, i tagli colpirebbero le aziende di maggiore dimensione del nostro Paese. Ricordiamo, signor Presidente, il frequente sacrificio della produzione agricola storica italiana, nell'ottica di una politica comunitaria prospettica, che rischia di essere vanificato. Come abbiamo ben indicato nella nostra interpellanza del 18 giugno in sede di Consiglio agricoltura, i Ministri hanno espresso preoccupazione, loro stessi, in merito ai tagli proposti dalla Commissione per il bilancio della PAC in generale e dello sviluppo rurale in particolare. Nel corso di questo Consiglio, tra l'altro, si è presa nota anche di una dichiarazione congiunta siglata da Francia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Grecia, in favore del mantenimento dell'attuale budget per l'agricoltura, anche per il periodo 2021-2027.

Nella stessa sede, l'Italia si è espressa contro il taglio della spesa. Sappiamo che la decisione sul bilancio a lungo termine dell'Unione, signor Presidente, spetta al Consiglio, che delibera all'unanimità, previa approvazione del Parlamento, ma il recente Consiglio europeo del 28-29 giugno, nelle sue conclusioni, ha già preso atto del pacchetto di proposte sul quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 presentato dalla Commissione il 2 maggio, e quindi anche delle previsioni di riduzione in questione. Non abbiamo avuto ragguagli sufficienti, da parte del Governo, nelle sedi proprie, quelle parlamentari, e qui insistiamo. L'agricoltura italiana non deve subire nessun danno finanziario a seguito delle decisioni politiche come l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea o il finanziamento di nuove politiche europee successive alle regole base che si diedero i Paesi fondatori nel sistema delle risorse proprie dell'UE. Infatti, si deve parlare anche di un'ottica di indennizzo di quello che è stato un disegno mancato, una mancanza di visione prospettica, chiedendo sempre sacrifici a quelle che erano le poche risorse del nostro Paese rispetto ad altri Stati membri. Si parla di costi-benefici, bene, introduciamoli anche in quest'argomento, però.

Io, quindi, così come abbiamo fatto nella nostra interpellanza, torno a ribadire ancora con più forza se non riteniate, come Governo, di dovervi attivare di più, soprattutto con il Ministero degli affari europei, da me stessa interrogato rispetto alla presente questione, che non ha risposto. Ora, non ci parlate di difetto di delega, perché noi sappiamo che le deleghe ci sono, conferite dal mese di giugno addirittura con ampia produzione; e, nelle competenti sedi europee e ovviamente in pieno accordo con gli altri Paesi membri penalizzati, bisogna stabilire una nuova regola per la Politica agricola comune e respingere le ipotesi di taglio che incidono fortemente sull'agricoltura italiana, per piegare a delle esigenze finanziarie quelle che sono le necessità di risorse naturali. La Politica agricola è incidente anche sulle sfide dei cambiamenti climatici, sulla messa in sicurezza del territorio e sulla salute dei cittadini europei. Sarebbe auspicabile, quindi, per tutti, non solo che sposiate i nostri suggerimenti, che penso siano solo di buonsenso, ma soprattutto che ci illustraste quali sono le iniziative messe in atto dal Governo per mitigare, comunque, i nuovi criteri di ripartizione che sono già stati prospettati in sede di Consiglio e con quali alleanze nei Paesi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. La sottosegretaria di Stato per le Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Alessandra Pesce, ha facoltà di rispondere.

ALESSANDRA PESCE, Sottosegretaria di Stato per le Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Buongiorno, signor Presidente, onorevoli deputati, considerata l'analogia della tematica rispondo congiuntamente all'interrogazione e all'interpellanza degli onorevoli Rossello e Incerti.

Rilevo in premessa che, per il Ministero delle politiche agricole, la sfida principale dei prossimi mesi è rappresentata dell'imminente riforma della PAC, su cui la Commissione ha presentato le prime proposte di Regolamento il 1° giugno scorso; un negoziato complesso e articolato, le cui discussioni si svolgono in parallelo con quelle sul prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e sulla Brexit, a cui la riforma sarà strettamente legata.

Già nel corso della prima riunione del Consiglio dei ministri dell'agricoltura, dedicata all'esame della proposta, il Ministro Centinaio ha colto l'occasione per evidenziarne alcune criticità, in particolare la capacità della PAC di soddisfare le aspettative dei nostri agricoltori, dei consumatori e dei cittadini europei. Da questo punto di vista, la proposta non è all'altezza delle sfide da affrontare, perché non tutela sufficientemente il reddito degli agricoltori, sia per tagli di bilancio, sia per la mancanza di solidi meccanismi di protezione dei settori più esposti ai cambiamenti climatici e alla volatilità dei mercati.

Il taglio dei fondi alla rubrica agricola è eccessivo ed è necessario ristabilire una situazione di maggiore equità, soprattutto se si considera che la Politica agricola comune avrà un ruolo ancora più importante nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibili fissati dall'Agenda 2030.

Anche in occasione dell'incontro del 3 dicembre scorso con il Commissario Hogan, il Ministro Centinaio ha ribadito la posizione nazionale, evidenziando in particolare come il taglio del budget per la rubrica agricola rappresenti il primo problema in questo processo di riforma, in quanto contrasta con i maggiori impegni richiesti agli agricoltori e come l'Italia sia stata ingiustamente penalizzata, fin nella fase 2014-2020, attraverso il meccanismo della convergenza esterna, alla cui prosecuzione, considerata ingiustificata dal punto di vista economico e sociale, l'Italia resta fortemente contraria.

Il Ministero sta già prestando la massima attenzione al negoziato finanziario 2021-2027 in tutte le sedi competenti, nazionali ed europee. A livello nazionale, nell'ambito del comitato tecnico di valutazione, attraverso la costante partecipazione al tavolo tecnico del quadro finanziario pluriennale 2021-2027, istituito dalla Presidenza del Consiglio, abbiamo portato avanti un attento lavoro di difesa della posizione agricola, chiedendo ed ottenendo l'inserimento di un apposito paragrafo sulla PAC nel documento inviato a Bruxelles dal Governo.

In tale contesto, è stata rappresentata la necessità di assicurare alla PAC un'adeguata dotazione finanziaria nel prossimo quadro finanziario pluriennale, in considerazione dei molteplici e rilevanti compiti della Politica agricola, tra i quali quelli di assicurare una produzione alimentare di qualità, un reddito adeguato agli agricoltori, una gestione delle risorse naturali allineata all'obiettivo di produzione di beni pubblici e contro gli effetti del cambiamento climatico, uno sviluppo territoriale attento agli equilibri socioeconomici, alle diversità delle agricolture e delle aree rurali.

Abbiamo, altresì, evidenziato che i criteri di riparto delle risorse della PAC nel prossimo QFP dovranno tenere in massima considerazione anche la capacità del settore di creare occupazione e la necessità di effettuare investimenti per sostenere la competitività del modello agricolo.

Il Governo ha, inoltre, sottolineato che la PAC, in linea con le sfide future, dovrebbe promuovere l'occupazione, la crescita sostenibile, la competitività, la sicurezza alimentare, la qualità e la riduzione delle emissioni di gas serra attraverso un finanziamento adeguato.

Abbiamo, poi, rappresentato la criticità del sistema di assegnazione delle risorse sulla base del meccanismo di convergenza esterna, tenendo conto del solo criterio relativo alle zone agricole, che produce una discriminazione tra agricoltori di diversi Stati membri e distorsioni nel funzionamento del mercato unico.

Di contro, abbiamo evidenziato come più coerenti con gli obiettivi della PAC i criteri di assegnazione alternativi, basati sulla produzione standard di riferimento dell'agricoltura, sul valore aggiunto lordo dell'agricoltura, sul diverso costo dei fattori di produzione, in particolare il costo della manodopera e il costo della terra, e sul livello di disuguale potere d'acquisto.

Assicuro che nel corso del negoziato per il Quadro finanziario pluriennale e per la Politica agricola comune PAC 2021-2027, il Ministero continuerà a garantire la massima attenzione sui punti in questione, indirizzando la propria attività a rappresentare l'esigenza di maggiori risorse per l'Italia nell'ambito della rubrica agricola.

PRESIDENTE. Saluto gli istituti comprensivi “Vito Volterra”, di Ariccia e “Barbara Rizzo”, di Formello, che stanno assistendo ai nostri lavori.

La deputata Cristina Rossello ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.

CRISTINA ROSSELLO (FI). Grazie, signor Presidente. È facile immaginare che non si esprime comunque un chiaro segno del Governo, nella sua totalità, su questi temi. Iniziative che vengono lasciate ai singoli Ministeri e non hanno una compattezza di segno non sono sufficienti, in questo momento. Faccio rilevare, signor Presidente, che in questo momento in Aula c'è una presenza dell'80 per cento di quote di genere femminile. Questi sono temi che a noi tutte stanno a cuore. Questi sono temi che devono essere trattati con la nostra responsabilità sociale su un tema così importante come quello della PAC. Questo è un tema sul quale il Governo non può essere solo e deve avere tutta la nostra solidarietà. Si parla di terre, di materie prime, di energie naturali, di denaro, di capacità produttive e attività dell'uomo. Sono tutti elementi che restano appannaggio, prima di tutto, di buonsenso e di diligenza del buon padre di famiglia. Quando si parla di buon padre di famiglia bisognerebbe riformare il codice, perché in realtà si dovrebbe parlare di buona madre di famiglia. Stiamo lavorando per questo. La terra e noi siamo madri. Che lo siamo effettivamente o naturalmente è un altro tema, noi abbiamo la responsabilità del nostro ambiente e dell'agricoltura, e dobbiamo essere tutti coesi. Questo è uno di quei temi che dovrebbero essere trattati trasversalmente. Non possono essere lasciati solo ad un Ministero e non possono non vedere la coesione di altri Ministeri, come quello degli Affari europei, come quello degli Affari esteri, come quello anche delle Finanze. Si deve essere uniti e avere un Governo che viene ad esprimere, con la sua coralità, la sua posizione, perché si gioca del nostro futuro.

Non possiamo rimettere tutto in ottica, come dicevamo prima, in termini – solo sterili – di costo e beneficio, come se parlassimo di numeri: noi parliamo di valori assoluti, e ogni sacrificio dev'essere commisurato ad una storia. Se ci viene chiesto un sacrificio, in passato, non deve passare indenne, deve avere un suo indennizzo nella storia attuale europea; e siamo convinti, proprio per il seggio, in questo momento, del nostro Presidente, proprio per la presenza e la risposta di una persona che rappresenta il genere femminile nell'ambito del Ministero che ci ha risposto e delle colleghe presenti, che noi dobbiamo farci carico, anche in questo caso, di un progetto più nobile, trasversale, che dia forza al Governo per andare a trattare questi temi, non lasciandolo solo e non dando l'idea di una divisione del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. La deputata Antonella Incerti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione. Ha cinque minuti, collega.

ANTONELLA INCERTI (PD). Grazie, Signora Presidente. Signora sottosegretario, direi che la risposta non mi soddisfa pienamente. Noi abbiamo seguito anche il percorso del Ministro, nelle sue dichiarazioni a seguito delle varie riunioni, quelle di giugno in particolare Agrifish: lui stesso si è dichiarato fortemente e complessivamente contrario alle proposte di riforma della PAC e dei regolamenti che venivano proposti. Mi pare tuttavia, nonostante alcune considerazioni che lei ha appunto accennato, che non siano state prese, in questi sei mesi, delle vere iniziative, al di là di alcune dichiarazioni e raccomandazioni che ha fatto il Ministro nei successivi incontri europei. Voglio ricordare, insomma, alcune cose le ha ben definite già la collega che mi ha preceduto: noi siamo di fronte a dei tagli di tale importanza che credo le poche raccomandazioni che sono state formulate dal nostro Ministero non possano sopperire a tagli che metterebbero in grandissima difficoltà la nostra agricoltura. Insomma, mi pare che ci sia non quell'attenzione, quella considerazione dell'importanza che questo comparto ha.

Voglio solo ricordare, ulteriormente, che sono tagli che arrivano, se teniamo conto anche dell'inflazione, a livelli molto alti: meno 25 per cento sul secondo pilastro, meno 11 per cento sul primo; e voglio ricordare che noi veniamo da anni di tagli, perché già nel 2013 il bilancio 2014-2020 aveva segnato dei tagli che avevano messo in difficoltà appunto, come si diceva, dei comparti, anche quelli più vulnerabili dal punto di vista, ad esempio, dei prezzi e del mercato.

È anche per me l'occasione per segnalare che, oltre ai tagli (ne abbiamo visto appunto l'enorme gravità), c'è anche una proposta di un vero cambio di sistema. Vorrei che il Ministro, da questo punto di vista, segnalasse che è un cambio radicale nella loro proposta: non ci saranno più i pagamenti e i rapporti diretti con le regioni; noi vediamo un tentativo di ri-nazionalizzazione di questo settore, proprio perché le quote saranno assegnate agli Stati che saranno chiamati a gestire la materia secondo le loro politiche nazionali. Allora, io credo che le regioni, il Comitato europeo delle regioni abbia segnalato che non è accettabile questo cambio e che loro si opporranno. Credo che il Ministro, in questo senso, debba prendere delle iniziative formali, incontrare le regioni e condividere con gli altri Stati queste difficoltà. Mi pare che, fino ad oggi, il Ministro non sia ancora operativo da questo punto di vista. Mi permetto, insomma, di dire che mi pare che l'agricoltura - e l'abbiamo visto nell'ultima legge di bilancio - sia un po' la Cenerentola di questo Governo.

(Misure a favore delle imprese ittiche in relazione agli obblighi comunitari riguardanti la cattura di esemplari sotto taglia – n. 3-00427)

PRESIDENTE. La sottosegretaria di Stato per le politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Alessandra Pesce, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Gallinella ed altri n. 3-00427 (Vedi l'allegato A).

ALESSANDRA PESCE, Sottosegretaria di Stato per le Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Signor Presidente, onorevoli deputati, come è noto, il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, il FEAMP, individua tra i suoi obiettivi quello della promozione di una pesca e di un'acquacoltura che siano competitive, redditizie e sostenibili sotto il profilo ambientale, socialmente responsabili e finalizzate ad uno sviluppo territoriale equilibrato ed inclusivo delle zone di pesca e di acquacoltura, nonché quello dell'attuazione della Politica marittima integrata dell'Unione in modo complementare rispetto alla Politica di coesione e alla Politica comune della pesca.

In tale contesto, il coinvolgimento di portatori di interesse, componente integrante, fondamentale e meritevole di valorizzazione, sia nella fase ascendente della programmazione che in quella discendente dell'attuazione, è stato un elemento imprescindibile del processo di programmazione, avendo contribuito a migliorare l'efficacia degli interventi da realizzare. Un ruolo di primo piano è stato riconosciuto altresì alle regioni, in qualità di partner istituzionali, al fine di favorire la migliore attuazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità della governance multilivello.

A riprova dell'attenzione che questo Governo nutre per il settore produttivo della pesca marittima, ricordo che con la legge di bilancio 2019, oltre ad aver stanziato 11 milioni di euro per il fermo obbligatorio temporaneo, è stato altresì ampliato, rispetto all'anno precedente, lo stanziamento di quella fondamentale misura di welfare per le imprese ittiche costrette a rimanere in porto per casi di sospensione dell'attività di pesca diversi dalle tradizionali ipotesi di fermo obbligatorio: un ammortizzatore sociale di 7 milioni di euro a cui tali imprese potranno ricorrere per garantire un sostegno al reddito dei pescatori imbarcati su pescherecci costretti in porto per cause diverse dal classico fermo pesca obbligatorio.

Ciò premesso, appare opportuno precisare che la decisione di non attribuire fondi FEAMP per la misura 43.2, discende da un processo decisionale complesso che ha coinvolto amministrazioni centrali, regionali e portatori di interesse. La decisione di non attivare la suddetta misura si rinviene essenzialmente nell'approccio ecosistemico con cui l'Italia ha ritenuto di privilegiare le varie misure del FEAMP da attivare. In particolare, si è preferito attivare quelle misure volte a finanziare progetti sulla selettività degli attrezzi da pesca, che avrebbero potuto garantire un impatto minimo sulla risorsa ittica, piuttosto che quelle intese ad agevolare lo sbarco e riutilizzo delle catture indesiderate sotto misura, che invece creano un problema di recruitment della specie sugli stadi giovanili.

Come correttamente osservato dall'interrogante, nel 2015 fu ipotizzato l'utilizzo di catture indesiderate di piccoli pelagici per produrre farina di pesce. Il progetto non andò però a buon fine, data la difficoltà nel separare le catture a bordo e la quantità esigua di catture indesiderate: pertanto si optò per una deroga de minimis agli obblighi di sbarco. Ad oggi, in ragione del maggior numero di specie coinvolte dall'obbligo di sbarco di cui trattasi, le quantità previste di catture indesiderate sono decisamente maggiori, per cui almeno una delle difficoltà verrebbe meno.

Da ultimo, si evidenzia che la Commissione europea, con Regolamento delegato (UE) n. 2018/2036, del 18 ottobre 2018 e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea in data 21 dicembre 2018, ha introdotto alcune deroghe all'obbligo di sbarco delle specie demersali. Le deroghe in questione permettono ai pescatori di scartare una percentuale di catture indesiderate, a seconda della specie ittica e degli attrezzi utilizzati, in ragione del totale di cattura annuale di detta specie. Per quanto riguarda il rischio di ulteriori oneri in capo al ceto peschereccio derivanti dalla vigenti disposizioni relative all'obbligo di sbarco e connessi alla necessità di individuare a proprie spese la corretta via di smaltimento e di utilizzo delle catture indesiderate, risulta per la maggior parte scongiurato.

Premesso quanto sopra, pertanto, e in considerazione del maggior numero di specie coinvolte e della maggiore quantità prevista di catture indesiderate, si potrà eventualmente valutare in futuro la possibilità, secondo i previsti canali istituzionali, ove sussista idonea disponibilità di risorse, di attivare progetti che abbiano come finalità l'uso degli esemplari sotto taglia sbarcati, nei campi della cosmesi, del pet food e della farmaceutica, pensando a possibili sviluppi di una filiera produttiva a terra. Ciò allo scopo precipuo di scongiurare il rischio di trovarci in una situazione di inadempienza degli obblighi comunitari, con conseguenti possibili oneri, anche economici, per gli operatori, stante la complessità applicativa del regolamento adottato a dicembre 2018.

PRESIDENTE. Il deputato Giuseppe L'Abbate ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta all'interrogazione Gallinella ed altri n. 3-00427, di cui è cofirmatario. Il collega ha cinque minuti.

GIUSEPPE L'ABBATE (M5S). Presidente, ringrazio il Governo per la risposta. È fuor di dubbio il fatto che questo Governo abbia posto una grande attenzione verso il settore della pesca: lo dimostrano le misure introdotte in legge di bilancio, ma anche lo sblocco dei pagamenti che si è avuto sul fermo pesca: da sempre, con enormi ritardi anche di un paio d'anni, adesso grazie ad una task force messa in piedi si è accelerato. Quindi, attenzione alta verso il settore: di questo ne siamo contenti. Ovviamente, quello che sorge con l'attuazione del regolamento dal 1° gennaio è un problema importante per i nostri pescatori, perché non potranno più portare a terra le taglie minime e non potranno più rigettarle in mare: quindi, c'è il rischio che vadano incontro a sanzioni da parte degli organi di controllo.

L'impegno del Governo è quello di risolvere questo problema e, quindi, non possiamo far altro che complimentarci con questo. Chiediamo che si faccia in tempi rapidi, perché, come sostenuto all'interno della risposta, adesso, con l'aumento del numero di specie che non potranno essere sbarcate si creano tutte le condizioni per poter mettere in piedi una seconda filiera in modo tale da poter chiudere il cerchio in maniera virtuosa e risolvere quello che potrebbe essere un problema che altrimenti, se non risolto, potrebbe portare danni ai pescatori in termini di eventuali sanzioni, ma danni anche per il Paese Italia in termini di eventuali sanzioni anche con l'Unione europea stessa. Quindi, ben vengano tutte le soluzioni prossime a questo problema: noi siamo disponibili al confronto per cercare di trovare tutti insieme, quanto prima, una soluzione e finanziare un progetto per poter creare una seconda filiera virtuosa.

(Misure a favore delle popolazioni colpite dai danni provocati dall'incendio occorso a fine settembre 2018 nell'area del Monte Serra, fra le province di Pisa e Lucca – n. 2-00221, n. 3-00423 e n. 3-00424)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Mazzetti ed altri n. 2-00221 e alle interrogazioni Mazzetti ed altri n. 3-00423 e Ciampi ed altri n. 3-00424, che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (Vedi l'allegato A).

Chiedo alla deputata Mazzetti se intenda illustrare la sua interpellanza n. 2-00221 o se si riservi di intervenire in sede di replica.

ERICA MAZZETTI (FI). Grazie, Presidente, grazie al Governo qui presente, grazie alle colleghe e ai colleghi qui presenti. Il 24 settembre del 2018 si è sviluppato un incendio prorogatosi nei giorni successivi di grandissime proporzioni sul Monte Serra, la montagna più alta che divide le province di Pisa e di Lucca, e che ha prodotto la distruzione di una superficie di circa 1.400 ettari di terreno fra bosco e coltivazione, nonché centinaia di ettari di uliveti, oltre a un danno economico di oltre 11 milioni di euro, almeno, per l'agricoltura e i privati. Quattro sono i comuni coinvolti, con conseguenze pesantissime per Calci: 832 ettari ricadono nel suo territorio e per Vicopisano.

Negli stessi giorni, un secondo rogo distinto, ma più limitato, ha interessato i vicini comuni di Vecchiano e San Giuliano Terme. Il 25 settembre 2018, con decreto del presidente della giunta regionale, è stato dichiarato lo stato di emergenza regionale, con collegati oltre 200 mila euro per i primi soccorsi ed assistenza, oltre a prevedere lo stanziamento di 850 mila euro per i primi interventi forestali e di ripulitura e 350 mila euro per i lavori a valle attorno ai corsi d'acqua.

L'incendio, oltre a distruggere ettari di bosco, vigneti e castagneti, nonché ulivi, anche secolari, ha prodotto settecento sfollati nella prima fase e danni per milioni di euro al patrimonio ambientale e paesaggistico. Dodici case sono andate distrutte, di cui sette oggi rese inagibili, per 3.100.000 euro di danni complessivi. Da qui la necessità di sostenere le spese di soccorso e somme urgenti a ristoro dei danni degli immobili privati, dando così risposta a coloro che nell'incendio hanno perso l'abitazione.

L'incendio ha avuto pesanti effetti anche sul piano ambientale per via della perdita di biodiversità, tra animali morti e la distruzione di vastissime aree di boschi e vegetazione. Inoltre, con questo incendio saranno impedite per anni tutte le attività umane tradizionali, come la raccolta della legna, delle castagne e dei piccoli frutti.

Superata l'emergenza, occorrerà intervenire rapidamente per far ripartire le attività produttive, anche con interventi straordinari per il reimpianto delle coltivazioni. La Coldiretti ha inoltre sottolineato che occorrerà avere presente che, ai costi necessari per ripristinare la produzione, andranno aggiunti i danni per le mancate produzioni; in sostanza, bisognerà tenere conto della sopravvivenza delle aziende di questi territori, che vivono esclusivamente di agricoltura.

Sono stati definiti circa 800 ettari di monte a corona della parte andata distrutta, dove la caccia sarà vietata talmente fino al 31 gennaio 2019, esclusa quella dedita agli ungulati, soprattutto cinghiali.

Con specifico riferimento ai danni subiti dal comparto agricolo, il 29 novembre 2018, la Commissione agricoltura della Camera ha approvato la risoluzione conclusiva, sottoscritta dai rappresentanti di tutti i gruppi, con la quale si impegna il Governo ad adottare tutte le iniziative di competenza per il sostegno finanziario alle imprese agricole danneggiate; per garantire la corretta progettazione e gestione del reimpianto delle colture persi nell'incendio; per tutelare ed incentivare la seconda e tradizionale produzione agricola e olivicola dei Monti pisani, nonché risorsa naturale e rurale qualitativamente elevata del territorio toscano.

Da una stima dei danni e del costo di una prima bonifica si valuta che, per ogni ettaro, occorrono 5 mila euro. Nonostante che il 10 ottobre 2018 il governatore della Toscana abbia ufficialmente avanzato al Governo la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per l'incendio sul Monte Pisano, l'Esecutivo non ha ritenuto di riconoscere alcunché.

È indispensabile un efficace intervento per la messa in sicurezza del Monte, soprattutto con l'inverno e l'aumento delle piogge, considerato che in un terreno cotto, privo di vegetazione, con massi in bilico, c'è il rischio di nuove emergenze per le aree sottostanti pedemontane. È necessario avviare e finanziare interventi per contenere i rischi idrogeologici, soprattutto a valle delle aree percorse dal fuoco, per limitare la possibilità di eventuali frane, nonché per il reticolo idraulico e la piena bonifica e ricostruzione sui Monti Pisani.

Pertanto, chiedo qui al presente sottosegretario in rappresentanza del Governo, se non intenda adottare iniziative, al fine di sostenere fin da subito le spese di soccorso e di ristoro dei danni agli immobili privati, per quanto di competenza del Governo, dando così un indispensabile positiva risposta prioritariamente a chi nell'incendio ha perso l'immobile, la propria abitazione, il proprio lavoro; se non si ritenga di adottare iniziative di competenza per sospendere tutti i pagamenti di tributi, contributi e utenze per soggetti che sono stati colpiti, siano essi persone fisiche e aziende; quali iniziative si intendono avviare nell'ambito delle proprie competenze, al fine di consentire l'avvio dei necessari indispensabili interventi di difesa del suolo e di contenimento dei rischi idrogeologici, soprattutto a valle delle aree percorse dal fuoco, per limitare la possibilità di eventuali frane, nonché per consentire la piena bonifica e ricostruzione sui monti colpiti; quali e quante siano le risorse che si intende destinare alla riqualificazione e al recupero della suddetta area montana e dei territori di cui in premessa; quale contributo per ricostruire le zone devastate dall'incendio.

PRESIDENTE. La sottosegretaria di Stato, Alessandra Pesce, ha facoltà di rispondere.

ALESSANDRA PESCE, Sottosegretaria di Stato per le Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Presidente, deputati, per quanto riguarda le domande e gli atti di sindacato ispettivo in oggetto concernenti le problematiche degli incendi boschivi che hanno interessato alcuni comuni della regione Toscana durante la notte del 24 settembre 2018, si rappresenta quanto segue.

Premesso che la regione Toscana ha dichiarato lo stato di emergenza regionale, rendendo operativo un piano da 1,5 milioni di euro e ha provveduto egregiamente con la protezione civile regionale al superamento dell'emergenza e agli interventi di spegnimento e messa in sicurezza dell'intera area percorsa dall'evento, il dipartimento della protezione civile non ha ritenuto di riconoscere lo stato di emergenza nazionale in quanto non sussistevano circostanze tali da giustificare l'adozione di misure che trascendessero le capacità operative e finanziarie degli enti competenti in via ordinaria.

Per quanto riguarda le iniziative che si intendono intraprendere per l'avvio di interventi in difesa del suolo e per il contenimento dei rischi idrogeologici, questo Governo ha deciso di affrontare in maniera strutturale le problematiche relative al rischio idrogeologico in Italia destinando, con DPCM, al Fondo investimenti risorse pari a un aumentare complessivo, nel periodo 2018-2033, di 2 miliardi 110 milioni di euro e avviando il piano operativo nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico per il periodo 2014-2020. Nonostante il suddetto piano preveda tra le tipologie di dissesto anche le aree percorse da incendi, allo stato non risulta pervenuta alcuna richiesta di finanziamento da parte della regione interessata.

Per quanto concerne l'avvio di iniziative per lo sviluppo immediato e il ripristino dei terreni andati distrutti, si rammenta che il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, con provvedimento del 22 novembre 2018, ha dichiarato l'esistenza del carattere di eccezionalità dell'evento che ha interessato il Monte Serra, creando tutti i presupposti affinché la regione Toscana possa attivare le pertinenti misure e sottomisure del proprio programma di sviluppo rurale 2014-2020 destinate al ripristino del potenziale agricolo e forestale danneggiato dall'evento in parola.

Infine, per quanto concerne la richiesta di nomina di un commissario straordinario, fermo restando che non è dato rilevare a quale finalità di ricostruzione si riferiscano gli interpellanti, non si ritiene necessario provvedere alla suddetta nomina alla luce delle considerazioni sopra esposte e dell'attuale configurazione delle strutture organizzative della Presidenza e dei Ministeri competenti.

PRESIDENTE. La deputata Erica Mazzetti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza e alla sua interrogazione.

ERICA MAZZETTI (FI). Grazie al sottosegretario per la risposta. Le posso dire che sono soddisfatta a metà, in quanto vedo da parte del governo della Toscana e da parte del comune di Calci, che è il comune più colpito e che è un piccolo comune di circa 6.400 abitanti, mettere in atto numerosi interventi dal punto di vista economico e per le persone addette ai lavori, a differenza, invece, del Governo che, oltre a non aver riconosciuto lo stato di emergenza nazionale, non ha messo nemmeno in campo i provvedimenti e a disposizione i soldi per fare tale cosa.

Soprattutto, io chiedevo di intervenire per tutti quei problemi legati a chi ha perso l'abitazione, a chi ha perso i terreni privati, alle aziende che hanno perso la produzione e a cui ci vorranno al minimo 15 anni affinché i propri frutti potranno tornare a rendere produttiva la propria azienda, mentre invece questo non è stato fatto.

Oltre a questo, chiedevo, insieme ai miei colleghi, di poter annullare i tributi, le bollette e i finanziamenti in essere a queste persone colpite, però anche a questa richiesta non è stata data una risposta. L'unica risposta che è stata data è una risposta parziale, perché per il rischio idrogeologico, secondo me, il Governo avrebbe dovuto stanziare molti più soldi, in quanto le ultime esperienze in tutto il Paese ci hanno dimostrato che il nostro è un territorio fragile dal punto di vista idrogeologico, che tutto il territorio, dal nord al sud, può essere colpito e i soldi che il Governo ha detto di stanziare in questo provvedimento sono veramente irrisori per quello che è successo e per quello che potrebbe succedere al nostro territorio.

Pertanto, chiedo al Governo che ripensi sia ai soldi investiti per il rischio idrogeologico, che sono insufficienti, ma anche a quanto espresso per il Monte Serra, perché anche il Ministro Centinaio, che è competente per l'agricoltura, ha compiuto delle piccole visite in loco e adesso si è reso conto del danno enorme che si è registrato (si parla di oltre 10 milioni di euro di danno) e dice di volere un confronto con il presidente della Toscana. Spero che questo confronto avvenga presto e spero che il Ministro Centinaio si renda conto della situazione, perché potrebbero sparire anche queste piccole realtà dove ci sono “hobbisti” che seguono i terreni per hobby personale, non per un guadagno ma soltanto per una questione personale e, soprattutto, per la tutela del territorio.

Se in questi piccoli comuni si va a perdere anche questo il rischio sarà ancora maggiore e il Governo dovrà mettere ancora più mano a questa situazione.

PRESIDENTE. La deputata Lucia Ciampi ha facoltà, per cinque minuti, di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.

LUCIA CIAMPI (PD). Signora Presidente, signor sottosegretario, anch'io esprimo la non soddisfazione per la risposta che è stata data relativamente a questo evento che è stato un evento terribile, che ha devastato, come diceva la collega precedente, un territorio vastissimo comprendente i comuni di Calci, di Vicopisano e anche di Buti, seppure in maniera marginale. Sono state distrutte dodici case, quattro completamente: quattro completamente vuol dire che quattro famiglie si ritrovano senza la casa. I danni alle strutture ammontano a 3 milioni 100 mila euro. Mi permetto, inoltre, di correggere il precedente intervento perché i danni complessivi sono stati calcolati in 15 milioni di euro. Quindi, la regione Toscana ha chiesto prima di tutto il ristoro per i danni alle strutture delle dodici case distrutte (quattro completamente).

Quindi, è stata richiesta ufficialmente la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale perché, con questa possibilità, il Governo potesse intervenire per rimborsare quanti hanno perso la casa. Inoltre, è stato chiarito che per ottenere i rimborsi per i danni alle colture e per gli investimenti a cui le aziende saranno costrette per ripartire, sarebbe servita la dichiarazione di stato di calamità naturale, per cui era necessario un intervento diretto del Ministro dell'agricoltura. Il Governo, come lei ci diceva, non ha riconosciuto lo stato di emergenza nazionale per l'incendio del Monte Pisano. La motivazione è quella data dal dipartimento della protezione civile, che noi riteniamo assolutamente non accettabile, cioè che l'evento non abbia determinato condizioni tali da giustificare questa misura. Ma come è possibile accettare questa dichiarazione? “L'incendio - dice questa dichiarazione - non risulta abbia coinvolto in modo significativo le strutture”. Io credo che non si possa accettare questa dichiarazione in presenza di tali danni.

Altra cosa, poi, è quella che riguarda i danni all'agricoltura, per i quali si è chiesto lo stato di calamità naturale al Ministro dell'agricoltura, consapevoli della presenza di un Fondo europeo, il Programma di sviluppo rurale 2014-2020, che la regione Toscana, in maniera lungimirante, aveva a suo tempo programmato e concertato con i precedenti Governi, e che l'Europa ha messo a disposizione degli agricoltori in caso di calamità. Il Ministro ha doverosamente firmato il decreto che ha autorizzato la regione a intervenire sui territori danneggiati e per il quale abbiamo tutti ringraziato: un atto dovuto, senza che però dal Governo sia stato concesso alcun aiuto ulteriore rispetto a quelli previsti. Il Ministro ha autorizzato a spendere alcune risorse assegnate alla Toscana dal piano di sviluppo rurale - dal proprio piano di sviluppo rurale - per i danni in agricoltura, mentre invece zero risorse per il riconoscimento di emergenza nazionale e quindi per le strutture.

Zero risorse direttamente dal Governo, mentre cittadini, imprese, agricoltori e allevatori hanno perso tutto. A parole ci sono state promesse che le risorse sarebbero arrivate comunque con il primo provvedimento utile e, a nostro parere, le occasioni ci sarebbero state: c'è stato il “decreto emergenze” e c'è stata la legge di bilancio. Tuttavia, anche in queste occasioni le nostre speranze sono state disattese e i nostri emendamenti, sia nell'un caso sia nell'altro, sono stati respinti. “Dalle parole ai fatti” ha dichiarato il Ministro firmando il decreto di autorizzazione. Solo che i fatti sono esclusivamente i finanziamenti…

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

LUCIA CIAMPI (PD). Mi permetta, signora Presidente: sono già passati cinque minuti?

PRESIDENTE. Ha venticinque secondi, collega.

LUCIA CIAMPI (PD). Mi permetta di concludere, per favore.

PRESIDENTE. Prego, concluda.

LUCIA CIAMPI (PD). I finanziamenti sono stati esclusivamente quelli della regione Toscana. Allora, noi aspettiamo che il Governo mantenga le promesse. La collega ha anche fatto riferimento alla risoluzione della XIII Commissione in cui si impegna il Governo – è stata approvata all'unanimità – ad attivare in via eccezionale interventi compensativi al ristoro della produzione perduta.

PRESIDENTE. Concluda.

LUCIA CIAMPI (PD). Inoltre, si impegna il Governo ad affrontare, con un piano generale contro il dissesto idrogeologico, come diceva…

PRESIDENTE. Deve concludere.

LUCIA CIAMPI (PD). …ma con risorse che siano molto più serie e realistiche rispetto a quelle che sono state finanziate con la legge di bilancio.

(Iniziative di competenza in ordine all'impiego di lavoratori tramite cooperative da parte della società Italpizza di Modena - n. 3-00405)

PRESIDENTE. La sottosegretaria di Stato, Alessandra Pesce, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Ascari ed altri n. 3-00405 (Vedi l'allegato A).

ALESSANDRA PESCE, Sottosegretaria di Stato per le Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. In riferimento all'interrogazione in esame concernente la società Italpizza Srl, con sede a San Donnino (Modena) rappresento quanto segue. L'accertamento svolto dall'ispettorato territoriale di Modena si è concluso il 24 maggio 2018 e ha coinvolto, oltre la società committente Italpizza Srl anche le due società cooperative appaltatrici, Evologica e Logica.Mente, quest'ultima già sostituita nel tempo dalla cooperativa Cofamo, che hanno svolto dal 1° gennaio 2015 in poi l'attività di lavorazione all'interno della suddetta committente. In particolare, Italpizza Srl, in qualità di committente, è stata destinataria di due verbali di obbligazione solidale ex articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 del 2003, relativamente alle imprese appaltatrici Evologica e Logica.Mente per gli importi contributivi da queste omesse. Inoltre, è necessario sottolineare, per maggiori chiarimenti, che dalla valutazione dell'applicazione del contratto di appalto, pulizie e servizi integrati multiservizi stipulato con un accordo sindacale del 29 dicembre 2015 da CGIL, CISL e UIL, peraltro certificato dalla Fondazione Marco Biagi di Modena, non sono emerse irregolarità formali alla disciplina di riferimento.

Nello specifico, per quanto riguarda Evologica, le violazioni amministrative accertate riguardano: a) la denuncia di variazione delle attività inerente l'estensione e la natura del rischio all'INAIL in riferimento all'applicazione delle tariffe e dei premi; b) il superamento della durata massima delle 48 ore di lavoro settimanale; c) il superamento delle 250 ore annue dei limiti di straordinario, ipotesi aggravata.

In riferimento ai recuperi contributivi, l'impresa Evologica risulta aver corrisposto dal 2016 a un gruppo di lavoratori con mansioni di produzione pizza, stenditura dell'impasto, di finitura forma e diametro e corretto posizionamento sulla linea produttiva una paga oraria inferiore a quella prevista dal contratto collettivo nazionale dell'industria alimentare. Per questa ragione l'ispettorato ha provveduto a calcolare la differenza di imponibile retributivo non denunciata e al conseguente addebito degli oneri previdenziali e assicurativi. Inoltre, la società in parola, in ragione dell'accertamento delle suddette differenze di imponibile, risultava avere indebitamente fruito anche dei benefici dell'esonero contributivo triennale e biennale per violazione delle condizioni fissate dall'articolo 1, commi 1175 e 1176, della legge n. 296 del 2006.

Infine è stata disapplicata una normativa di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602 per tutti i lavoratori che dal 2015 hanno svolto mansioni di asservimento linee prima e dopo forno, inquadrati sotto un'altra matricola contributiva, settore industria di produzione di pizza confezionata, che non prevede benefici contributivi di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1970. Complessivamente, l'ispettorato ha recuperato oltre 525 mila euro a titolo di contributi previdenziali omessi e oltre 200 mila euro a titolo di sanzioni civili e interessi.

Aggiungo, per maggior chiarezza, che l'ITL di Modena ha segnalato che la società Evologica, a seguito di un piano di ammodernamento del debito concordato con l'INPS, ha pattuito la restituzione all'istituto delle somme a debito.

Per quanto riguarda la seconda società in appalto, la cooperativa Logica.Mente, le violazioni amministrative contestate riguardano la denuncia di variazione delle attività inerenti l'estensione e la natura del rischio all'INAIL in riferimento all'applicazione delle tariffe dei premi e il superamento delle 250 ore annue dei limiti di straordinario, ipotesi aggravata. I recuperi contributivi, invece, hanno riguardato trasferte prive dei giustificativi, oltre che assegni sul nucleo familiare maggiorati rispetto all'importo dovuto. Nel complesso, sono stati recuperati oltre 11 mila euro a titolo di contributi previdenziali omessi e circa 3 mila euro a titolo di sanzione civile e interesse.

Questo Governo ha l'obiettivo di proseguire e intensificare ulteriormente l'opera di contrasto già avviata contro questi illeciti, rafforzando l'organico dell'ispettorato e inasprendo le sanzioni in materia di lavoro. Per questo motivo, segnalo che anche la legge di bilancio 2019, approvata lo scorso 30 dicembre, procede in questa direzione. Infatti, l'INL potrà assumere 300 nuove unità lavorative per ciascuno degli anni 2019 e 2020 e ulteriori 300 unità per l'anno 2021. Inoltre, abbiamo previsto anche un aumento delle sanzioni per violazioni in materia di tutela della salute e di lavoro irregolare, entrambe raddoppiate nel caso in cui un datore di lavoro, nei tre anni precedenti, sia stato oggetto di sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti.

In risposta, poi, alle questioni di carattere generale poste dall'interrogante in relazione alle iniziative che il Governo intende attivare per contrastare e prevenire illeciti in tale ambito, specifico che il documento di programmazione della vigilanza per il 2019, di imminente ufficializzazione, prevede la realizzazione di controlli mirati a garantire la corretta applicazione della normativa lavoristica, previdenziale e assicurativa nell'ambito delle società cooperative, con particolare riferimento ai settori della logistica, del trasporto e dei servizi in cui le stesse operano tradizionalmente in regime di appalto, rivelandosi talvolta coinvolte in fenomeni interpositori illeciti. Tale azione di vigilanza sarà volta in primo luogo a verificare la correttezza dell'inquadramento contrattuale e delle condizioni di lavoro dei soci lavoratori, nell'ottica del conseguente efficace contrasto alle forme di elusione degli obblighi retributivi e contributivi, anche attraverso il costante supporto degli osservatori provinciali, nonché del Ministero dello Sviluppo economico.

Costituirà, inoltre, anche per il 2019 oggetto di particolare impegno il contrasto ai fenomeni illeciti posti in essere dalle cosiddette cooperative spurie, che sfuggono al monitoraggio e al controllo esercitato dalle centrali cooperative relativamente ai bilanci e al rispetto dell'attività indicata nello statuto e della vigente normativa lavoristico-previdenziale.

Infine, con l'obiettivo di arginare ogni forma di illecito e garantire sempre più il rispetto dei diritti e la tutela della salute dei lavoratori, sarà intensificato l'impegno nel contrastare, in tale realtà economica, la tendenza all'applicazione dei contratti collettivi non rispondenti alle effettive attività produttive e lavorative svolte.

PRESIDENTE. La deputata Ascari ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione. Ha cinque minuti, collega.

STEFANIA ASCARI (M5S). Grazie, Presidente. Sono soddisfatta e la ringrazio, sottosegretario, per la risposta che ha voluto fornire a me a questa Assemblea. Soprattutto mi fa piacere prendere atto che il Governo ha risposto subito a questa mia interrogazione, presentata meno di un mese fa: è segno che la questione del lavoro e la tutela dei diritti dei lavoratori ci sta veramente a cuore e che è intenzione di questo Esecutivo far uscire l'Italia dal cono d'ombra dello sfruttamento, del caporalato e del lavoro nero. Oggi in Aula sono presenti anche alcuni lavoratori di Italpizza: sono venuti appositamente da Modena. Li ringrazio della loro presenza e della forza con la quale stanno portando avanti questa battaglia. Desidero rassicurarli: non li lasceremo soli, perché noi, come rappresentanti del territorio, non possiamo che essere al loro fianco. Centinaia di famiglie adesso avranno la certezza che l'Esecutivo e il Parlamento stanno monitorando l'evolversi della situazione e la corretta applicazione delle leggi. Le norme in materia emanate dagli ultimi Governi sono state disorganiche.

Spesso si sono sovrapposte le une alle altre ed hanno permesso la nascita di un fenomeno che potremmo definire caporalato industriale in cui, in tutta Italia, decine di migliaia di lavoratori vengono spostati da una cooperativa all'altra a seconda delle convenienze fiscali e previdenziali a danno dei diritti e dei salari dei dipendenti, i quali vivono in una continua situazione di assoluto precariato, senza alcuna tutela. In altre parole, al solo scopo di garantire qualche margine di guadagno in più a certe aziende, si distruggono intere famiglie, e questo è inaccettabile. Questa è purtroppo una condizione diffusa nella mia regione, in Emilia-Romagna, ed è per questo che la mia attenzione su questa vicenda non potrà che continuare fino a quando l'ultimo lavoratore non vedrà rispettati i propri diritti e questa inefficace normativa verrà modificata radicalmente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Iniziative di carattere ispettivo con riferimento alla crisi finanziaria della cooperativa Cft di Firenze – n. 3-00320)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico, Michele Geraci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Donzelli n. 3-00320 (Vedi l'allegato A).

MICHELE GERACI, Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico. Presidente, deputati, con riferimento all'atto presentato, concernente le vicende finanziarie e occupazionali della Cft, cooperativa operante nel settore della logistica integrata e avente sede in Novoli, si rappresenta quanto segue. Preliminarmente, vorrei specificare che il Ministero dello sviluppo economico e le regioni a statuto speciale, nell'ambito della rispettiva competenza territoriale, esercitano la vigilanza nei confronti delle società cooperative attraverso l'attività revisionale che comporta verifiche con cadenza biennale ovvero annuale nei confronti di specifiche categorie previste per legge. Nei confronti di quei sodalizi che aderiscono a associazioni nazionali riconosciute dal movimento cooperativo, tale attività di controllo e supporto è affidata a queste ultime associazioni, così come stabilito dal decreto legislativo n. 220 del 2002.

Resta, comunque, la competenza del Mise a disporre ispezioni straordinarie in caso di esposti, segnalazioni e esigenze di approfondimento dell'attività revisionale tutte le volte che sia ritenuto necessario. Nello specifico della cooperativa Cft, la stessa è associata alla Lega Cooperative e da questa è regolarmente revisionata. A tal proposito, si osserva che l'ultima revisione si è conclusa il 29 gennaio 2018. A seguito della suddetta revisione, non sono emersi rilievi sotto il profilo della mutualità, ma è affiorato un quadro di difficoltà economica, cui la citata cooperativa ha cercato di far fronte attuando sin dal 2016 una politica di rinnovamento aziendale, attuando elementi di discontinuità rispetto al passato, cercando di contenere la riduzione del fatturato e una razionalizzazione dei costi. Il revisore ha concluso la sua relazione mettendo in evidenza che la cooperativa può continuare a svolgere la propria attività di normale esercizio di impresa, raccomandando, tuttavia, una serie di azioni al fine del superamento delle difficoltà economiche e finanziarie evidenziate anche nell'atto di cui si discute, e in particolare la Cft dovrà: riequilibrare la situazione finanziaria, con consolidamento delle passività; vendere gli asset non essenziali allo svolgimento della propria attività per reperire immediata liquidità; adempiere al pagamento della rateizzazione bonaria degli avvisi per la mancata corresponsione dell'IVA; contenere i costi per aumento del margine operativo.

Viene raccomandato alla stessa, inoltre, una ristrutturazione aziendale che persegua tale obiettivo, per evitare, una volta risanata la situazione finanziaria, di trovarsi di nuovo con importanti problemi di liquidità. Dovrà verificare costantemente i rischi derivanti dalle fideiussioni prestate che espongano la cooperativa a potenziali impegni nei confronti dei creditori delle controllate e collegate. Con riferimento alla governance della cooperativa, si rappresenta che, nel mese di ottobre del 2018, c'è stato un avvicendamento ai vertici nello spirito del rinnovamento aziendale richiesto. Infine, si fa presente che la revisione dell'associazione per il 2018 è tuttora in corso, in attesa di conoscere il nuovo piano industriale, che deve ancora essere approvato dall'assemblea e che dovrà contenere interventi di rilievo, atti a modificare l'andamento economico dell'ente e a superare le criticità pregresse, come la perdita gestionale di 8 milioni di euro. Quanto all'esposizione nei confronti dell'erario, l'ente, che è ancora in fase di revisione da parte dell'associazione competente, ha rateizzato il debito con l'Agenzia delle entrate in 5 anni. Pertanto, il Ministero dello Sviluppo economico monitorerà la situazione della cooperativa e, ove richiesto, aggiornerà tale nota sulla base degli esiti del monitoraggio, anche al fine di garantire la tutela dei lavoratori.

PRESIDENTE. Il deputato Donzelli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Grazie, Presidente. No, non sono soddisfatto. Sono molto preoccupato che l'attuale Governo si possa basare, nella difesa di quasi 5.500 lavoratori, su quello che è il report della Lega delle cooperative, cioè le cooperative rosse. Qui si tratta di un colosso che ha, nel frattempo, accumulato debiti, si parla di 108 milioni di debiti accumulati nel tempo, con 16 milioni di euro di rosso nel proprio bilancio; di questi, 14 solo con l'erario, e 5.500 dipendenti e soci, perché è una cooperativa, che hanno paura per il loro futuro. E, a fronte di un'interrogazione che chiede “il Governo ha pensato, ha ritenuto di inviare un'ispezione, come è competenza del Governo?”, il Governo del cambiamento dice: ci accontentiamo del report che fa la Lega delle cooperative. Lega delle cooperative che in Toscana sappiamo essere comunque un sistema che non è riuscito a controllare le cooperative quando le doveva controllare, perché, se siamo arrivati in questa situazione, è perché tra cooperative rosse non si mangiano.

E allora non si è mai arrivati a fare quegli interventi necessari per tutelare lo spirito mutualistico e i dipendenti, in questo caso. E sentirsi dire dal Governo “monitoreremo, ma quello che ci dice Legacoop a noi sta bene, non sentiamo l'esigenza di mandare un'ispezione” mi preoccupa; mi preoccupa perché speravo che questo Governo fosse attento ai dipendenti, attento alla crisi aziendale, preoccupato perché le cooperative rosse a volte non sono così trasparenti come dovrebbero essere, e mi sento rispondere : no, noi ci accontentiamo del report che fa Legacoop. Questa poteva essere una risposta che mi dava il Governo di Renzi, il Governo del Partito Democratico, che da sempre con il mondo cooperativistico rosso ha un interesse condiviso, ma che il Governo del cambiamento, davanti a una crisi di questo genere, che i rappresentanti del MoVimento 5 Stelle mi vengano a dire “no, ma noi ci accontentiamo, perché Legacoop ci dice che va tutto bene”... Ricordo, e presto se ne occuperà anche quest'Aula, che Legacoop diceva che andava tutto bene anche al Forteto, quando noi chiedevamo che arrivassero gli ispettori.

Oggi questo Governo finalmente ha commissariato il Forteto, ma c'erano Legacoop e le centrali cooperative che dicevano che al Forteto andava tutto bene, in Toscana; quindi, accontentarsi di Legacoop che dice che va tutto bene...E dov'era Legacoop, nel frattempo, mentre si accumulavano i 108 milioni di debito? Dov'era Legacoop a verificare, mentre, nel frattempo, si creava una crisi aziendale di questo genere, perché sono anni, anni su anni, di Iva non pagata; non è solo un anno, sono anni di Iva non pagata. Le centrali delle cooperative di cui si fida il Governo, delle cooperative rosse, dove erano quando dovevano controllare?

Solo quando la vicenda è esplosa se ne sono accorti. E che il Governo non invii gli ispettori è secondo me gravissimo, e questo Governo si prende la responsabilità di non inviare gli ispettori, si prenderà questa responsabilità davanti alle 5.500 famiglie che rischieranno di perdere il posto di lavoro perché mi sento rispondere: no, ci fidavamo di Legacoop. Quando ci saranno 5 mila famiglie in difficoltà, il sottosegretario, che ora vedo sorridere, vedremo se sorriderà ancora e se potrà dire ancora in faccia a queste 5.500 famiglie: ci fidavamo di Legacoop.

(Iniziative di competenza volte a contrastare il fenomeno degli atti vandalici a Venezia – n. 3-00206)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'Interno, Carlo Sibilia, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Pellicani n. 3-00206 (Vedi l'allegato A).

CARLO SIBILIA, Sottosegretario di Stato per l'Interno. Grazie, Presidente. Il deputato Pellicani, nel rammentare il grave atto vandalico compiuto a Venezia nella notte tra il 28 e il 29 settembre del 2018 ai danni di uno dei due leoncini in marmo rosso di Cottanello, nell'omonima piazzetta adiacente al lato nord della Basilica di San Marco, chiede al Governo specifiche iniziative atte a contrastare analoghi atti incivili. Ringrazio il deputato che mi offre l'opportunità di riferire al riguardo. Il grave atto vandalico ha riguardato, in particolare, alcune parti della pregevole opera scultorea attribuita a Giovanni Bonazza, che sono state imbrattate con della vernice rossa.

Nella stessa notte, i medesimi vandali avevano imbrattato anche alcune parti del Ponte dei Carmini, nel sestiere di Castello, sia sulle alzate in pietra d'Istria che sulle pedate in trachite. I responsabili del reato sono stati prontamente individuati dalle forze dell'ordine: si tratterebbe, come ormai è noto, di tre studenti dell'Accademia di Belle Arti di Venezia. Una ditta di restauratori ha fin da subito dato la propria disponibilità al comune di Venezia, proprietario del bene, per un pronto intervento gratuito, quanto mai auspicabile in questi casi per evitare che il solvente della vernice penetri più in profondità nella porosità del litotipo, arrecando maggior danno al bene. Nel giro di pochissimi giorni, con la collaborazione della locale Soprintendenza, che ha seguito direttamente l'intervento, il bene è stato correttamente ripulito.

L'atto parlamentare pone, in realtà, un tema più generale che interessa tutte le città storiche italiane e non solo: quello del vandalismo grafico.

In questa ed in altre sedi parlamentari abbiamo già affrontato questo problema ed è unanime la richiesta di interventi anche normativi per migliorare la sicurezza del patrimonio artistico, contrastare il degrado e ripristinare il decoro della città, con specifico riferimento a due aspetti in particolare: il rafforzamento dei presidi di sicurezza e dei corpi specializzati delle forze dell'ordine e iniziative normative per aggravare le pene previste per questo tipo di reati.

Vorrei rammentare, a tal proposito, che il 18 ottobre scorso è stata approvata alla Camera dei deputati la proposta di legge presentata il 9 luglio 2018, in merito alle disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale. Il testo è stato inviato al Senato il 6 novembre scorso ove inizierà a breve il suo iter, così come verrà a breve presentato il disegno di legge per la ratifica della Convenzione di Nicosia, sulla tutela penale dei beni culturali.

Come è noto, la proposta prevede in alcuni casi autonome figure di reato contro il patrimonio culturale ed in altri casi circostanze aggravanti, laddove i reati comuni siano commessi contro beni culturali, prevedendo, altresì, opportuni innalzamenti delle pene edittali già esistenti.

In ogni caso, pur auspicando che gli aspetti richiamati dal deputato Pellicani siano entrambi percorribili, si ritiene che gli strumenti repressivi debbano essere affiancati anche da campagne educative di prevenzione del fenomeno e di sensibilizzazione sull'importanza del patrimonio artistico. Se, infatti, proprio studenti di un'accademia di belle arti arrivano a compiere un gesto di questo genere, si deve ritenere che vi siano margini di miglioramento nei percorsi educativi e formativi.

Sarebbe opportuno, inoltre, favorire, presso gli enti locali, la costituzione di squadre di operai e restauratori specializzate che possano intervenire subito secondo protocolli condivisi con le soprintendenze competenti per il territorio, onde evitare, chiaramente, effetti cumulativi ed emulativi.

Proprio in questa direzione, la sovrintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per il comune di Venezia e Laguna sta collaborando con il comune di Venezia alla redazione di un protocollo di intesa sul vandalismo grafico che vede coinvolto anche l'ANCE di Venezia.

Per quanto, invece, riguarda i profili di stretta competenza del Dicastero della giustizia, riferisco che presso la procura della Repubblica presso il tribunale di Venezia risulta iscritto un procedimento, per gli articoli 110 e 635, comma 1 e 2, del codice penale, a carico di tre indagati identificati pochi giorni dopo il fatto.

Risultano pertanto in corso gli interrogatori delegati, onde cristallizzare le dichiarazioni confessorie raccolte nell'immediatezza, nonché l'analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza per riscontrare le dichiarazioni rese.

La procura interpellata ha rappresentato che, in caso di soluzioni patteggiate, anche con riferimento al contenuto dell'interrogazione in oggetto, dovrà tenersi conto del disposto di cui all'ultimo comma dell'articolo 635 del codice penale e della necessità di condotte risarcitorie o riparatorie.

Chiaramente, forse, consentitemi una riflessione finale: dare eccessivo risalto, sui mezzi di comunicazione, sia tradizionali che social, a questi episodi, magari dovrebbe essere leggermente dimensionato, proprio per scongiurare il fatto che vi siano successivi episodi emulativi.

PRESIDENTE. Il deputato Pellicani ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione, per cinque minuti.

NICOLA PELLICANI (PD). Presidente, no, non sono soddisfatto. Lo sfregio al Leoncino ha profondamente indignato e offeso i veneziani, ma è solo l'ultimo atto di una serie di atti vandalici che subisce il patrimonio monumentale di Venezia e che si sommano ad una continua mancanza di rispetto della città.

Vede, signor Presidente, servono, sì, più controlli e ancora non sono arrivate nuove misure per far fronte a una situazione decisamente di emergenza su questo tema, ma è necessario promuovere, anzitutto, un'educazione al rispetto nei confronti di una città unica al mondo, patrimonio dell'umanità, che accoglie ogni anno 30 milioni di turisti, di cui il 70 per cento circa, giornalieri.

E serve, anzitutto, una continua opera di manutenzione del patrimonio culturale. I Leoncini oggetto dell'interrogazione sono a fianco, come è stato detto dal sottosegretario, della Basilica di San Marco che, in occasione dell'ultima acqua alta eccezionale dello scorso 29 ottobre, ha subito ingenti danni, rimanendo sommersa per oltre 16 ore consecutive.

La Basilica, è stato calcolato, in poche ore è invecchiata di oltre vent'anni. Ecco, in questo contesto che fa il Governo? Pratica la politica dei rinvii e degli annunci; continua ad essere rinviata la convocazione del “comitatone”, l'organo che deve decidere e deve assegnare le risorse previste dalla legge speciale per Venezia e, così, restano bloccati 285 milioni destinati alle opere diffuse di salvaguardia della città. E sono fermi i cantieri del MOSE, signor Presidente, che avrebbe dovuto concludere i lavori lo scorso 31 dicembre, ma siamo sempre fermi a quel 94 per cento dell'opera che rischia di diventare la più grande incompiuta d'Europa. Ricordiamo che sono stati già stanziati 6 miliardi di risorse pubbliche per realizzare il MOSE di Venezia.

Signor Presidente, io credo che serva più attenzione da parte del Governo per la città di Venezia e bisognerebbe farla finita con la retorica che c'è sempre una Venezia che affonda, che c'è sempre una Venezia che muore, che c'è sempre una Venezia da salvare.

Venezia, per tutto ciò che evoca, rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese; bisogna, però, saperla cogliere e questo è l'appello che mi sento di fare al Governo in questa occasione, che ci sia più attenzione per la città, che si attuino le opere di salvaguardia previste, che ci siano i controlli sui monumenti, che si inizi, finalmente, a governare il flusso dei turisti che, come ricordavo prima, sono 30 milioni all'anno, di cui oltre il 70 per cento è giornaliero. Ecco, in tutto questo, non c'è stato, fino adesso, nessun atto concreto da parte del Governo del cambiamento. Io mi auguro che le cose cambino perché per Venezia bisognerebbe che tutti ci unissimo e facessimo squadra per il bene della città e del nostro Paese.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni all'ordine del giorno.

Modifica nella composizione di un gruppo parlamentare.

PRESIDENTE. Comunico che la deputata Tiziana Piccolo, proclamata il 9 gennaio 2019, ha dichiarato, con lettera pervenuta in data 10 gennaio 2019, di aderire al gruppo Lega-Salvini Premier.

Organizzazione dei tempi di esame di una proposta di legge costituzionale.

PRESIDENTE. Avverto che nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per la discussione generale della proposta di legge costituzionale n. 1173 e abbinata, recante: “Modifica all'articolo 71 della Costituzione in materia di iniziativa legislativa popolare” (Vedi l'allegato A).

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Mercoledì 16 gennaio 2019 - Ore 9,30:

(ore 9,30 e ore 16)

1. Discussione sulle linee generali della proposta di legge costituzionale:

D'UVA ed altri: Modifiche all'articolo 71 della Costituzione, in materia di iniziativa legislativa popolare, e alla legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1.

(C. 1173-A)

e delle abbinate proposte di legge costituzionale: CECCANTI ed altri; CECCANTI ed altri; MAGI. (C. 726-727-1447)

Relatori: DADONE, per la maggioranza; CECCANTI, SISTO e SPERANZA, di minoranza.

(ore 15)

2. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata .

La seduta termina alle 12,50.