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Resoconto dell'Assemblea

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XVIII LEGISLATURA

Allegato A

Seduta di Domenica 27 dicembre 2020

COMUNICAZIONI

Missioni valevoli nella seduta del 27 dicembre 2020.

  Ascani, Azzolina, Bonafede, Boschi, Buffagni, Cancelleri, Caparvi, Carfagna, Casa, Castelli, Cirielli, Colletti, Davide Crippa, Dadone, De Micheli, Del Re, Delmastro Delle Vedove, Luigi Di Maio, Di Stefano, Fassino, Ferraresi, Gregorio Fontana, Fraccaro, Frusone, Gebhard, Giachetti, Giacomoni, Giorgis, Invernizzi, Iorio, Iovino, L'Abbate, Liuni, Liuzzi, Lollobrigida, Losacco, Lupi, Magi, Marattin, Marchetti, Mauri, Melilli, Molinari, Morassut, Nardi, Nevi, Paita, Pallini, Perantoni, Pittalis, Rosato, Ruocco, Scalfarotto, Schullian, Serracchiani, Sisto, Spadoni, Speranza, Tasso, Tofalo, Tomasi, Traversi, Vignaroli, Zoffili.

(Alla ripresa pomeridiana della seduta).

  Ascani, Azzolina, Bonafede, Boschi, Buffagni, Cancelleri, Caparvi, Carfagna, Casa, Castelli, Cirielli, Colletti, Davide Crippa, D'Uva, Dadone, De Micheli, Del Re, Delmastro Delle Vedove, Luigi Di Maio, Di Stefano, Fassino, Ferraresi, Gregorio Fontana, Fraccaro, Franceschini, Frusone, Gebhard, Giachetti, Giacomoni, Giorgis, Grimoldi, Invernizzi, Iorio, Iovino, L'Abbate, Liuni, Liuzzi, Lollobrigida, Losacco, Lupi, Magi, Marattin, Marchetti, Mauri, Melilli, Molinari, Morani, Morassut, Nardi, Nevi, Paita, Pallini, Perantoni, Pittalis, Rosato, Ruocco, Scalfarotto, Schullian, Serracchiani, Sisto, Spadoni, Speranza, Tasso, Tofalo, Tomasi, Traversi, Vignaroli, Zoffili.

Annunzio di proposte di legge.

  In data 23 dicembre 2020 sono state presentate alla Presidenza le seguenti proposte di legge d'iniziativa dei deputati:
   PATASSINI: «Agevolazioni fiscali per la ripresa sociale ed economica dei comuni colpiti dagli eventi sismici verificatisi nell'Italia centrale negli anni 2016 e 2017» (2840);
   PEREGO DI CREMNAGO ed altri: «Istituzione del Dipartimento per la sicurezza della Repubblica presso la Presidenza del Consiglio dei ministri» (2841).

  In data 27 dicembre 2020 è stata presentata alla Presidenza la seguente proposta di legge d'iniziativa dei deputati:
   GUSMEROLI ed altri: «Agevolazione fiscale concernente la deduzione dei costi per il personale dalla base imponibile delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive» (2843).

  Saranno stampate e distribuite.

Annunzio di disegni di legge.

  In data 23 dicembre 2020 è stato presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge:
   dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale:
  «Ratifica ed esecuzione dello Statuto dell’East Mediterranean Gas Forum (EMGF), fatto al Cairo il 22 settembre 2020» (2842).

  Sarà stampato e distribuito.

Annunzio di sentenze della Corte Costituzionale.

  La Corte costituzionale ha depositato in cancelleria le seguenti sentenze che, ai sensi dell'articolo 108, comma 1, del Regolamento, sono inviate alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla I Commissione (Affari costituzionali):
  Sentenza n. 275 del 17 novembre - 21 dicembre 2020, (Doc. VII, n. 581), con la quale:
   dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 605, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione, dal Consiglio di Stato:
   alla XI Commissione (Lavoro);
  Sentenza n. 276 del 1o – 21 dicembre 2020, (Doc. VII, n. 582), con la quale:
   dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 7, commi 1 e 2, della legge della Regione Lazio 22 ottobre 2018, n. 7 (Disposizioni per la semplificazione e lo sviluppo regionale), sollevata, in riferimento all'articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio;
   dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 7, commi 1 e 2, della legge della Regione Lazio n. 7 del 2018, sollevate, in riferimento agli articoli 3, 41, 42 e 117, commi primo e terzo, della Costituzione, dal TAR Lazio:
   alla VIII Commissione (Ambiente);
  Sentenza n. 278 del 18 novembre – 23 dicembre 2020, (Doc. VII, n. 583), con la quale:
   dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 83, comma 4, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 24 aprile 2020, n. 27, sollevate, in riferimento all'articolo 25, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Siena;
   dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 83, comma 4, del decreto-legge n. 18 del 2020, convertito in legge, e dell'articolo 36, comma 1, del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 (Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali), convertito, con modificazioni, nella legge 5 giugno 2020, n. 40, sollevate, in riferimento all'articolo 25, secondo comma, della Costituzione, dai Tribunali ordinari di Roma e di Spoleto;
   dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale del medesimo articolo 83, comma 4, del decreto-legge n. 18 del 2020, come convertito, e dell'articolo 36, comma 1, del decreto-legge n. 23 del 2020, come convertito, sollevata - in riferimento all'articolo 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'articolo 7 Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848 – dal Tribunale ordinario di Spoleto;
   dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale del medesimo articolo 83, comma 4, del decreto-legge n. 18 del 2020, come convertito, e dell'articolo 36, comma 1, del decreto-legge n. 23 del 2020, come convertito, sollevata - in riferimento all'articolo 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'articolo 7 della CEDU, e all'articolo 49 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (CDFUE), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007 – dal Tribunale ordinario di Roma:
   alla II Commissione (Giustizia);
  Sentenza n. 279 del 3 – 23 dicembre 2020, (Doc. VII, n. 584), con la quale:
   dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 3, comma 3, della legge della Regione Siciliana 6 agosto 2019, n. 15 (Collegato alla legge di stabilità regionale per l'anno 2019 in materia di autonomie locali), promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, ed alle «competenze attribuite alla regione Sicilia dallo Statuto speciale»:
   alla XI Commissione (Lavoro).

  La Corte costituzionale ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia delle seguenti sentenze che, ai sensi dell'articolo 108, comma 1, del Regolamento, sono inviate alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla I Commissione (Affari costituzionali), se non già assegnate alla stessa in sede primaria:
   in data 21 dicembre 2020, Sentenza n. 272 del 18 novembre – 21 dicembre 2020 (Doc. VII, n. 578), con la quale:
    dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2 della legge della Regione Marche 18 settembre 2019, n. 29 (Criteri localizzativi degli impianti di combustione dei rifiuti e del CSS);
    dichiara, in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l'illegittimità costituzionale degli articoli 1, 3, 4 e 5 della legge della Regione Marche n. 29 del 2019;
    dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge della Regione Marche n. 29 del 2019, promossa, in riferimento all'articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, dal Presidente del Consiglio dei ministri;
    dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2 della legge della Regione Marche n. 29 del 2019, promossa, in riferimento all'articolo 136 della Costituzione, dal Presidente del Consiglio dei ministri:
   alla VIII Commissione (Ambiente);
   in data 21 dicembre 2020, Sentenza n. 273 del 3 – 21 dicembre 2020 (Doc. VII, n. 579), con la quale:
    dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 108 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 8 luglio 2019, n. 9 (Disposizioni multisettoriali per esigenze urgenti del territorio regionale);
    dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 107, comma 1, lettera b), 109 e 112, comma 1, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia n. 9 del 2019, promosse, in riferimento agli articoli 3, 51, 97, 117, secondo comma, lettere l) e m), e terzo comma, della Costituzione dal Presidente del Consiglio dei ministri:
   alla I Commissione (Affari costituzionali);
   in data 21 dicembre 2020, Sentenza n. 274 del 18 novembre - 21 dicembre 2020 (Doc. VII, n. 580), con la quale:
    dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 10, comma 3, della legge della Regione Lombardia 22 ottobre 2019, n. 16 (Istituzione della Leva civica lombarda volontaria - Abrogazione legge regionale 2/2006 e legge regionale 33/2014), nella parte in cui, rinviando all'articolo 16, comma 3, del decreto legislativo 6 marzo 2017, n. 40 (Istituzione e disciplina del servizio civile universale, a norma dell'articolo 8 della legge 6 giugno 2016, n. 106), prevede che i compensi corrisposti ai volontari della Leva civica lombarda volontaria siano esenti da imposizioni tributarie:
   alla VI Commissione (Finanze);
   in data 23 dicembre 2020, Sentenza n. 281 del 1o – 23 dicembre 2020 (Doc. VII, n. 585), con la quale:
    dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 77, comma 3-quinquies, della legge della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia 9 agosto 2005, n. 18 (Norme regionali per l'occupazione, la tutela e la qualità del lavoro), introdotto dall'articolo 88 della legge della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia 8 luglio 2019, n. 9 (Disposizioni multisettoriali per esigenze urgenti del territorio regionale);
    dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 14 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia n. 9 del 2019, promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento all'articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione;
    dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 45, comma 1, lettera b), della legge della regione Friuli-Venezia Giulia n. 9 del 2019, promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento all'articolo 117, secondo comma, lettere a) e b), della Costituzione;
    dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 74, comma 3, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia n. 9 del 2019, promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento all'articolo 117, commi secondo, lettera m), e terzo, della Costituzione, nonché all'articolo 5, numero 16), della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della regione Friuli Venezia Giulia):
   alla XI Commissione (Lavoro).

Trasmissione dal Ministro dello sviluppo economico.

  Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 14 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1 della legge 7 agosto 1997, n. 266, e dell'articolo 14, comma 2, della legge 29 luglio 2015, n. 115, la relazione sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive, aggiornata al 30 settembre 2020 (Doc. LVIII, n. 3).

  Questa relazione è trasmessa alla X Commissione (Attività produttive).

Trasmissione dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

  Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 23 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 19 della legge 30 marzo 2001, n. 152, la relazione sulla costituzione e sul riconoscimento degli istituti di patronato e di assistenza sociale, nonché sulle strutture, sulle attività e sull'andamento economico degli istituti stessi, riferita all'anno 2019 (Doc. CXCIII, n. 3).

  Questa relazione è trasmessa alla XI Commissione (Lavoro).

Trasmissione dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

  Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 23 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera g), della legge 22 dicembre 1990, n. 401, la relazione sull'attività svolta per la riforma degli Istituti italiani di cultura e gli interventi per la promozione della cultura e della lingua italiane all'estero, riferita all'anno 2019 (Doc. LXXX, n. 3).

  Questa relazione è trasmessa alla III Commissione (Affari esteri) e alla VII Commissione (Cultura).

  Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 23 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 19 marzo 1999, n. 80, la relazione sull'attività svolta dal Comitato interministeriale dei diritti dell'uomo nonché sulla tutela e il rispetto dei diritti umani in Italia, riferita all'anno 2019 (Doc. CXXI, n. 3).

  Questa relazione è trasmessa alla III Commissione (Affari esteri).

  Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 23 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6 della legge 7 marzo 2001, n. 58, la relazione sullo stato di attuazione della medesima legge n. 58 del 2001, concernente l'istituzione del Fondo per lo sminamento umanitario, riferita all'anno 2019 (Doc. CLXXIII, n. 3).

  Questa relazione è trasmessa alla III Commissione (Affari esteri).

  Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 23 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 29 ottobre 1997, n. 374, la relazione sullo stato di attuazione della medesima legge n. 374 del 1997, recante norme per la messa al bando delle mine antipersona, riferita al primo semestre del 2020 (Doc. CLXXXII, n. 6).

  Questa relazione è trasmessa alla III Commissione (Affari esteri), alla IV Commissione (Difesa) e alla X Commissione (Attività produttive).

Trasmissione dal Ministro della salute.

  Il Ministro della salute, con lettera in data 23 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, della legge 5 giugno 1990, n. 135, la relazione sullo stato di attuazione delle strategie attivate per fronteggiare l'infezione da HIV, riferita all'anno 2018 (Doc. XCVII, n. 2).

  Questa relazione è trasmessa alla XII Commissione (Affari sociali).

  Il Ministro della salute, con lettere in data 23 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, le ordinanze 18 dicembre 2020, recante «Ulteriori limitazioni agli ingressi nel territorio nazionale» e 20 dicembre 2020, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19».

  Queste ordinanze sono depositate presso il Servizio per i Testi normativi a disposizione degli onorevoli deputati.

Trasmissione dal Ministero della giustizia.

  Il Ministero della giustizia, con lettera del 27 dicembre 2020, ha trasmesso la nota relativa all'attuazione data all'ordine del giorno DORI ed altri n. 9/2463/187, accolto dal Governo nella seduta dell'Assemblea del 24 aprile 2020, concernente iniziative volte a risolvere le criticità relative alla procedura di liquidazione e pagamento delle spese di giustizia e dei compensi a favore dei difensori, degli ausiliari del magistrato e dei consulenti tecnici di parte.

  La suddetta nota è a disposizione degli onorevoli deputati presso il Servizio per il Controllo parlamentare ed è trasmessa alla II Commissione (Giustizia) competente per materia.

Annunzio di progetti di atti dell'Unione europea.

  Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 22 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, progetti di atti dell'Unione europea, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi.
  Questi atti sono assegnati, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alle Commissioni competenti per materia, con il parere, se non già assegnati alla stessa in sede primaria, della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
  Con la predetta comunicazione, il Governo ha altresì richiamato l'attenzione sui seguenti documenti, già trasmessi dalla Commissione europea e assegnati alle competenti Commissioni, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento:
   Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla resilienza operativa digitale per il settore finanziario e che modifica i regolamenti (CE) n. 1060/2009, (UE) n. 648/2012, (UE) n. 600/2014 e (UE) n. 909/2014 (COM(2020) 595 final);
   Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2006/43/EC, 2009/65/EC, 2009/138/EU, 2011/61/EU, EU/2013/36, 2014/65/EU, (EU) 2015/2366 and EU/2016/2341 (COM(2020) 596 final);
   Proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda il conferimento di competenze di esecuzione alla Commissione al fine di determinare il significato dei termini utilizzati in talune disposizioni di tale direttiva (COM(2020) 749 final);
   Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Patto europeo per il clima (COM(2020) 788 final);
   Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Corte di giustizia dell'Unione europea, alla Banca centrale europea e alla Corte dei conti sulla revisione dell'Unione europea nell'ambito del meccanismo di revisione dell'attuazione della convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC) (COM(2020) 793 final);
   Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Raccomandazioni agli Stati membri sui relativi piani strategici della politica agricola comune (COM(2020) 846 final).

Comunicazione di nomina governativa.

  Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 18 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, la comunicazione relativa alla nomina del prefetto dottoressa Giovanna Stefania Cagliostro a Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura.

  Questa comunicazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali) e alla II Commissione (Giustizia).

Atti di controllo e di indirizzo.

  Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell’Allegato B al resoconto della seduta odierna.

DISEGNO DI LEGGE: BILANCIO DI PREVISIONE DELLO STATO PER L'ANNO FINANZIARIO 2021 E BILANCIO PLURIENNALE PER IL TRIENNIO 2021-2023 (A.C. 2790-BIS-A/R)

A.C. 2790-bis-A/R – Ordini del giorno

ORDINI DEL GIORNO

   La Camera,
   premesso che;
    il provvedimento in esame, l'A.C. 2790-bis, disegno di legge «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023», disciplina all'articolo 165 «Disposizioni in materia di personale scolastico» una serie di misure volte ad incrementare e ad agevolare il sistema scolastico;
    la normativa scolastica degli ultimi decenni è stata soggetta ad una importante stratificazione legislativa, in particolare sul reclutamento e la stabilizzazione del personale, che ad oggi non ha ancora trovato una soluzione adeguata in grado di rispondere in maniera soddisfacente alla grande domanda di docenti e di personale, necessaria per l'organizzazione e il funzionamento ottimale del sistema scolastico;
    tale necessità si è accentuata in seguito alla pandemia, che ha reso tangibile la carenza del sopraddetto personale, ma soprattutto ha evidenziato con maggiore forza le distorsioni generate da norme stringenti, come il vincolo quinquennale di cui all'articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 59, come modificato dall'articolo 1, comma 792, lettera m), n. 3), legge 30 dicembre 2018, n. 145, e di cui all'articolo 1 comma 17-octies del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159, che danneggiano fortemente il nostro personale scolastico, impedendo a sempre più docenti di riavvicinarsi alle proprie vite, se non prima che siano trascorsi cinque anni nel luogo in cui hanno assunto il ruolo,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di procedere all'eliminazione del vincolo quinquennale previsto per tutti quei docenti immessi in ruolo, come disposto all'articolo 1 comma 17-octies del decreto-legge 29 ottobre
   2019, n. 126, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159, e per tutti quei docenti che sono stati immessi in ruolo nel 2018 tramite FIT.
9/2790-bis-AR/1Fioramonti, Trano.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge di Bilancio al nostro esame interviene su numerosi ambiti riconducibili alla materia lavoro, famiglia e politiche sociali, dai trattamenti di integrazione salariale agli sgravi contributivi, dal sostegno al reddito alle politiche attive del lavoro;
    in questo ampio spettro di interventi tematici in materia di lavoro si pensava potesse essere possibile inserire un intervento importante, non più procrastinabile, relativo all'assegno sociale, istituito con l'articolo 3, comma 6, della legge 335 del 1995. Per questo motivo è stato presentato un emendamento di modifica della normativa vigente, risultato ammissibile che non si è riusciti, purtroppo, a segnalare visti i numeri assai ridotti degli emendamenti da porre in votazione;
    l'assegno sociale è una prestazione economica, erogata a domanda, dedicata ai cittadini in condizioni economiche disagiate e con redditi inferiori alle soglie previste annualmente dalla legge. D pagamento dell'assegno inizia dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda e il beneficio ha un carattere provvisorio. L'importo dell'assegno per il 2020 è pari a 459,83 euro per 13 mensilità. il limite di reddito è pari a 5.977,79 euro annui e 11.955,58 euro, se il soggetto è coniugato;
    la verifica del possesso dei requisiti reddituali e di effettiva residenza avviene annualmente;
    con il Messaggio del 4 agosto 2017, n. 3239 l'INPS ha fornito alcuni chiarimenti sui requisiti per il riconoscimento del diritto all'assegno sociale, inerenti cittadinanza, soggiorno decennale e residenza;
    in particolare viene definito che l'assegno viene sospeso se il titolare soggiorna all'estero per più di 30 giorni. L'assegno non è reversibile ai familiari superstiti ed è inesportabile, quindi non può essere erogato all'estero;
    dopo un anno dalla sospensione, la prestazione è revocata;
    a decorrere dal 1o gennaio 2019, per ottenere l'assegno, tutti i cittadini italiani e stranieri devono soddisfare i seguenti requisiti: 67 anni di età, stato di bisogno economico, cittadinanza italiana e residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno dieci anni nel territorio nazionale;
    si ritiene che vi siano alcuni casi in cui si dovrebbe riconoscere un tempo più lungo prima di procedere alla revoca dell'assegno;
    per tutti quei soggetti che operano nei settori dell'assistenza e del volontariato, anche religiosi, all'estero, nonché nel settore della cooperazione internazionale allo sviluppo, si dovrebbe riconoscere la possibilità, anche senza percepire per cinque anni di seguito l'assegno, di mantenere il diritto alla prestazione economica prima della definitiva revoca, se non hanno la residenza o il domicilio effettivo, stabile e continuativo in Italia,

impegna il Governo

a riconoscere a coloro che sono cittadini italiani ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 91, che hanno un'età superiore a 67 anni, si trovano in stato di bisogno economico e che operano nei settori dell'assistenza e del volontariato, anche religiosi, all'estero, nonché nel settore della cooperazione internazionale allo sviluppo, il mantenimento del diritto all'assegno sociale, prima della definitiva revoca, per un periodo di cinque anni, anche senza percepire lo stesso, nel caso in cui non abbiano la residenza o il domicilio effettivo, stabile e continuativo in Italia.
9/2790-bis-AR/2Emanuela Rossini.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023» presenta all'articolo 134 «Misure per potenziare il sistema nazionale delle aree protette»;
    sul territorio italiano a partire dal secondo dopoguerra, comparti tradizionali della produzione industriale hanno subito significative trasformazioni e pesanti contrazioni; in alcuni casi attività caratteristiche di territori geograficamente, marginali hanno subito il sostanziale abbandono; un esempio rappresentativo di questo progressivo abbandono è costituito dalle attività estrattive e di processo connesse con l'industria mineraria del nostro Paese;
    giacimenti minerari, miniere antiche e moderne, impianti e architetture della produzione, insediamenti umani e paesaggi che conservano le tracce antiche e recenti della storia della lavorazione dei metalli racchiudono dunque un valore storico, sociale e costituiscono un patrimonio culturale da valorizzare;
    tuttavia, a causa della rapidità e della vastità dei processi di dismissione delle attività industriali, gli strumenti, le metodologie e le strutture materiali connesse alla produzione, sono inevitabilmente soggette ad abbandono;
    poiché la vastità dei processi di dismissione e la complessità strutturale del luoghi edificati a fini industriali, così come del sottosuolo, non consentono l'integrale conservazione dei beni minerari, occorre definire un quadro legislativo finalizzato a conoscere approfonditamente il patrimonio archeo-minerario, catalogarne gli elementi costitutivi, analizzarne i profili di interesse culturale. Dunque, in prima istanza, selezionare siti, impianti, architetture e paesaggi d'interesse storico per i quali è necessario intervenire con gli strumenti propri della tutela e della valorizzazione;
    in mancanza, in forma sistemica, di un indirizzo legislativo di livello nazionale, sono state numerose le iniziative locali volte alla conservazione della cultura archeo-mineraria. In alcuni casi sono state le regioni a promuovere ricerche sulle attività minerarie dismesse con lo scopo di suscitare attenzioni di tipo storico e possibili processi di recupero turistico-culturale;
    nel corso degli anni novanta e nei primi anni duemila si sono registrate infatti iniziative diffuse in molte zone d'Italia (come ad esempio Piemonte, Lombardia, Toscana, Sardegna, Marche, Sicilia) con l'obiettivo di mantenere viva la memoria del lavoro minerario, prefigurando possibili scenari di recupero ambientale e di valorizzazione di tipo culturale;
    negli anni scorsi, in mancanza di una normativa organica, sono stati comunque istituiti, attraverso singoli decreti ministeriali, alcuni parchi di carattere «minerario»:
    il Parco tecnologico ed archeologico delle Colline Metallifere Grossetane (istituito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 28 febbraio 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 9 maggio 2002);
    il Parco museo minerario delle miniere di zolfo delle Marche (istituito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 20 aprile 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 156 del 7 luglio 2005);
    il Parco museo delle miniere dell'Amiata (Istituito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 28 febbraio 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 102 del 3 maggio 2002);
    il Parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna (istituito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 16 ottobre 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 14 novembre 2001);
    va comunque specificato che tali organismi, pur godendo del riconoscimento di parchi nazionali, sono però estranei alla legge quadro nazionale sui parchi e non hanno peraltro una dotazione finanziaria stabile per poter programmare attività ed interventi;
    appaiono, quindi, evidenti i limiti della legislazione nazionale del settore che, anche quando ha previsto la possibilità di istituire parchi minerari, non ha concesso la possibilità a questi enti di approvare un proprio piano, prevalente su quello dei comuni che ricadono nel perimetro del parco. Anche i parchi minerari, dunque, a differenza dei parchi istituiti ai sensi della legge numero 394 del 1991, non dispongono di uno strumento autonomo di pianificazione e di tutela del patrimonio culturale e paesaggistico per il quale sono stati istituiti;
    emerge con tutta la sua urgenza la necessità di colmare quindi la lacuna normativa dei parchi minerari istituiti con decreti ministeriali attraverso il pieno riconoscimento di tali siti quali parchi nazionali, ai sensi della legge numero 394 del 1991, consentendo a tali istituzioni una dotazione di strumenti finanziari, direttivi e di programmazione stabili nel tempo per poter elaborare un piano gestionale, di attività e di recupero concreto, efficace e strutturato,

impegna il Governo

a promuovere, nel prossimo provvedimento utile, il pieno riconoscimento legislativo e giuridico dei «parchi geominerari» di interesse nazionale disponendo altresì una dotazione finanziaria certa e stabile, al fine di consentire una programmazione funzionale delle attività e delle finalità degli enti stessi.
9/2790-bis-AR/3Sani.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023» presenta all'articolo 134 «Misure per potenziare il sistema nazionale delle aree protette»;
    sul territorio italiano a partire dal secondo dopoguerra, comparti tradizionali della produzione industriale hanno subito significative trasformazioni e pesanti contrazioni; in alcuni casi attività caratteristiche di territori geograficamente, marginali hanno subito il sostanziale abbandono; un esempio rappresentativo di questo progressivo abbandono è costituito dalle attività estrattive e di processo connesse con l'industria mineraria del nostro Paese;
    giacimenti minerari, miniere antiche e moderne, impianti e architetture della produzione, insediamenti umani e paesaggi che conservano le tracce antiche e recenti della storia della lavorazione dei metalli racchiudono dunque un valore storico, sociale e costituiscono un patrimonio culturale da valorizzare;
    tuttavia, a causa della rapidità e della vastità dei processi di dismissione delle attività industriali, gli strumenti, le metodologie e le strutture materiali connesse alla produzione, sono inevitabilmente soggette ad abbandono;
    poiché la vastità dei processi di dismissione e la complessità strutturale del luoghi edificati a fini industriali, così come del sottosuolo, non consentono l'integrale conservazione dei beni minerari, occorre definire un quadro legislativo finalizzato a conoscere approfonditamente il patrimonio archeo-minerario, catalogarne gli elementi costitutivi, analizzarne i profili di interesse culturale. Dunque, in prima istanza, selezionare siti, impianti, architetture e paesaggi d'interesse storico per i quali è necessario intervenire con gli strumenti propri della tutela e della valorizzazione;
    in mancanza, in forma sistemica, di un indirizzo legislativo di livello nazionale, sono state numerose le iniziative locali volte alla conservazione della cultura archeo-mineraria. In alcuni casi sono state le regioni a promuovere ricerche sulle attività minerarie dismesse con lo scopo di suscitare attenzioni di tipo storico e possibili processi di recupero turistico-culturale;
    nel corso degli anni novanta e nei primi anni duemila si sono registrate infatti iniziative diffuse in molte zone d'Italia (come ad esempio Piemonte, Lombardia, Toscana, Sardegna, Marche, Sicilia) con l'obiettivo di mantenere viva la memoria del lavoro minerario, prefigurando possibili scenari di recupero ambientale e di valorizzazione di tipo culturale;
    negli anni scorsi, in mancanza di una normativa organica, sono stati comunque istituiti, attraverso singoli decreti ministeriali, alcuni parchi di carattere «minerario»:
    il Parco tecnologico ed archeologico delle Colline Metallifere Grossetane (istituito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 28 febbraio 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 9 maggio 2002);
    il Parco museo minerario delle miniere di zolfo delle Marche (istituito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 20 aprile 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 156 del 7 luglio 2005);
    il Parco museo delle miniere dell'Amiata (Istituito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 28 febbraio 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 102 del 3 maggio 2002);
    il Parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna (istituito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 16 ottobre 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 14 novembre 2001);
    va comunque specificato che tali organismi, pur godendo del riconoscimento di parchi nazionali, sono però estranei alla legge quadro nazionale sui parchi e non hanno peraltro una dotazione finanziaria stabile per poter programmare attività ed interventi;
    appaiono, quindi, evidenti i limiti della legislazione nazionale del settore che, anche quando ha previsto la possibilità di istituire parchi minerari, non ha concesso la possibilità a questi enti di approvare un proprio piano, prevalente su quello dei comuni che ricadono nel perimetro del parco. Anche i parchi minerari, dunque, a differenza dei parchi istituiti ai sensi della legge numero 394 del 1991, non dispongono di uno strumento autonomo di pianificazione e di tutela del patrimonio culturale e paesaggistico per il quale sono stati istituiti;
    emerge con tutta la sua urgenza la necessità di colmare quindi la lacuna normativa dei parchi minerari istituiti con decreti ministeriali attraverso il pieno riconoscimento di tali siti quali parchi nazionali, ai sensi della legge numero 394 del 1991, consentendo a tali istituzioni una dotazione di strumenti finanziari, direttivi e di programmazione stabili nel tempo per poter elaborare un piano gestionale, di attività e di recupero concreto, efficace e strutturato,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di promuovere, nel prossimo provvedimento utile, il pieno riconoscimento legislativo e giuridico dei «parchi geominerari» di interesse nazionale disponendo altresì una dotazione finanziaria certa e stabile, al fine di consentire una programmazione funzionale delle attività e delle finalità degli enti stessi.
9/2790-bis-AR/3. (Testo modificato nel corso della seduta) Sani.


   La Camera,
   premesso che;
    il provvedimento sottoposto ai nostro esame prevede anche misure volte all'attuazione del PNRR Italia riservate a contributi agli investimenti produttivi ad alto contenuto tecnologico;
    in particolare per le missioni strategiche relative all'innovazione e alla coesione sociale e territoriale, sono attribuiti 250 milioni, per ciascuno degli anni dal 2021 al 2023, a valere sulle risorse del Fondo di rotazione per l'attuazione del PNRR Italia al fine di sostenere gli investimenti produttivi ad alto contenuto tecnologico, e che le risorse vengano utilizzate per erogare contributi agli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature produttive, in misura pari al 40 per cento dell'ammontare complessivo di ciascun investimento,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di introdurre, con il primo provvedimento utile allo scopo, ulteriori norme prevedendo, per quanto riguarda il processo di Transizione 4.0, disposizioni che garantiscano liquidità alle imprese che effettuano investimenti in tempi più rapidi, emanando una specifica disposizione volta a prevedere che i soggetti beneficiari del relativo credito d'imposta possano, in luogo dell'utilizzo diretto, optare per la cessione, anche parziale, dello stesso ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.
9/2790-bis-AR/4Pentangelo.


   La Camera,
   premesso che
    il provvedimento in esame reca, tra l'altro, norme in materia di impiego del personale sanitario nel Servizio sanitario nazionale strettamente connesse alla situazione emergenziale e alla impossibilità di far fronte alle richieste di assistenza sanitaria utilizzando esclusivamente personale già in servizio;
    a tal fine, l'articolo 77 del provvedimento proroga quanto disposto dall'articolo 2-bis del DL 17 marzo 2020, n. 18, in merito alla facoltà degli enti e delle aziende del SSN di poter procedere al reclutamento del personale delle professioni sanitarie e degli operatori socio-sanitari, nonché dei medici specializzandi iscritti all'ultimo e al penultimo anno di corso delle scuole di specializzazione, mediante il conferimento di incarichi di collaborazione di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, di durata non superiore a sei mesi;
    nel corso della cosiddetta seconda ondata di diffusione del contagio del virus SARS-COV-2, al fine di operare il potenziamento delle azioni di contenimento del virus e di far fronte alle esigenze di gestione della ordinaria attività degli ospedali e delle strutture del Servizio sanitario nazionale, sono state coinvolte anche le strutture accreditate con il Servizio sanitario nazionale attivando un modello di cooperazione interregionale, coordinato a livello nazionale, e prevedendo l'utilizzo del personale sanitario in servizio presso dette strutture, nonché dei loro spazi e della loro strumentazione anche ai fini dell'espletamento della funzione assistenziale per i pazienti COVID-19,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di estendere la misura che autorizza il reclutamento dei medici specializzandi iscritti al penultimo e all'ultimo anno dei corsi di specializzazione medica anche alle strutture accreditate coinvolte nel potenziamento delle prestazioni di assistenza e cura proprie del Servizio sanitario nazionale.
9/2790-bis-AR/5Saccani Jotti, Aprea.


   La Camera,
   premesso che:
    l'emergenza pandemia del COVID-19 e le chiusure forzate connesse alle misure di riduzione della propagazione del virus stanno mettendo a dura prova le aziende e le attività economiche del nostro Paese;
    l'economia generata dal comparto sciistico genera un fatturato tra i 10 e i 12 miliardi di euro annui, occupando circa 300.000 persone in tutta Italia e potendo contare su più di 1.800 impianti di risalita;
    agli operatori economici prettamente inerenti all'attività sciistica si aggiungono migliaia di esercizi commerciali come alimentari, ristorazione, commercio al dettaglio e altro che trovandosi localizzati in comuni di montagna hanno volumi d'affari direttamente legati all'andamento dell'attività sciistica stessa;
    tale economia matura circa 1/3 del proprio fatturato nei soli mesi di dicembre e gennaio, con le vacanze natalizie che rappresentano una primaria ed insostituibile fonte di incassi;
    gli operatori economici del settore si sono attrezzati, sostenendo ulteriori ingenti spese, mettendo in campo tutte le misure di sicurezza e sanificazione dei luoghi di lavoro così da permettere ai propri dipendenti ed utenti le massime garanzie di prevenzione;
    i gestori degli impianti di risalita e dei comprensori di montagna hanno mostrato al Governo piena disponibilità nell'accertare contingentamenti, misure di distanziamento e quant'altri interventi fossero necessari per assicurare l'avvio della stagione, come per altro avvenuto nei principali Paesi UE ed extra-UE caratterizzati da un'economia della montagna rilevante, quali Svizzera. Austria, Svezia, Norvegia. Slovacchia, Polonia ai quali si aggiungerà durante le vacanze di Natale con buone probabilità anche la Francia;
    la Francia, il cui tessuto economico correlato all'attività sciistica è il più facilmente paragonabile a quello italiano, ha previsto un concreto piano di interventi di supporto al mondo della neve da parte del Governo;
    tra i punti principali del pacchetto approvato dal Governo francese troviamo:
    la compensazione del 70 per cento dei costi fissi di gestione per i gestori degli impianti di risalita, sia pubblici che privati, nei quali sono incluse le spese di messa in sicurezza dei comprensori durante il periodo di chiusura, e un'analoga compensazione rispetto al 70 per cento del volume d'affari, il fatturato di riferimento per il periodo di chiusura sarà calcolato sulla base della media del periodo degli ultimi tre anni;
    l'insieme delle attività commerciali situate nelle stazioni sciistiche e nelle corrispondenti vallate, con meno di 50 dipendenti, che giustificheranno una perdita del fatturato superiore al 50 per cento potranno far parte del «piano turismo» e in quanto tali, potranno beneficiare dell'assistenza del fondo di solidarietà fino a 10.000 euro e della cassa integrazione con copertura del 100 per cento;
    i maestri di sci, a titolo individuale, potranno accedere ai fondi di solidarietà con diritto di opzione e richiedere o la compensazione della perdita del fatturato fino a un massimo di 10.000 euro oppure richiedere che gli venga riconosciuto il 20 per cento del fatturato realizzato nello stesso periodo nel 2019;
    con emendamenti presentati al testo in esame, non approvati, è stato chiesto di costituire presso il Ministero dell'economia e delle finanze di un Fondo di ristoro degli operatori del turismo invernale, con dotazione 1500 milioni di euro per l'anno 2021, necessario per l'erogazione a fondo perduto di un contributo agli operatori economici che abbiano subito una riduzione di fatturato dei mesi da novembre 2020 ad aprile 2021 pari a 2/3 dell'ammontare del fatturato maturato nei mesi da novembre 2019 ad aprile 2020;
    inoltre è stato richiesto lo stanziamento di 50 milioni di euro a decorrere dal 2021 finalizzati al miglioramento dei livelli di sicurezza degli impianti a fune e degli impianti di innevamento programmato,

impegna il Governo

ad adottare con urgenza le misure necessarie per il sostegno del settore sciistico e dell'economia della montagna, sia in termini di sostegno agli operatori del turismo invernale, che di miglioramento dell'impiantistica.
9/2790-bis-AR/6Porchietto, Mazzetti, Rosso, Zangrillo, Giacometto, Ciaburro, Sandra Savino, Frassinetti, Lollobrigida.


   La Camera,
   premesso che:
    In sede di esame del disegno di legge all'esame dell'Assemblea, che contiene anche disposizioni concernenti misure conseguenti alla diffusione del COVID-19, abbiamo purtroppo constatato una carenza di, personale medico sanitario nelle strutture ospedaliere;
    tra l'altro proprio in questi giorni si è manifestato, anche a Roma, un nuovo ceppo di Sars-Cov-2 chiamato «VUI-202012/01» già isolato a Londra e sembra che questa variante abbia un'aumentata efficacia replicativa rispetto alle precedenti e se ciò fosse confermato la di grave crisi epidemiologica potrebbe in breve tempo peggiorare mandando in tilt le già fragili strutture ospedaliere;
    l'articolo 20 del decreto legislativo 25 maggio 2017 n. 75 introdotto per il «Superamento del precariato nelle pubbliche amministrazione» prevede che (comma 1) le Amministrazioni possano assumere a tempo indeterminato personale non dirigenziale che c) abbia maturato, al 31 dicembre 2020, alle dipendenze dell'amministrazione di cui alla lettera a) che procede all'assunzione, almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni. Il detto articolo al comma 2 prevede, inoltre, che le dette Amministrazioni possano bandire procedure concorsuali riservate, in misura non superiore al cinquanta per cento dei posti disponibili, al personale non dirigenziale che b) abbia maturato, alla data del 31 dicembre 2020, almeno tre anni di contratto, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, presso l'amministrazione che bandisce il concorso ...;
    al fine di rafforzare l'offerta formativa sanitaria per poter fronteggiare l'emergenza epidemiologica, appare evidente la necessità di stabilizzare il personale precario del comparto della sanità, prorogando i requisiti di maturazione previsti dalla norma innanzi richiamata,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di prorogare i termini di cui al comma 1 lettera c) e comma 2 lettera b) del decreto legislativo 25 maggio 2017 n. 75 prevedendo che: a) le Amministrazioni del Servizio sanitario nazionale assumano a tempo indeterminato il personale non dirigenziale che abbia maturato al 31 dicembre 2021, alle dipendenze delle medesime amministrazioni del Servizio sanitario nazionale, almeno tre anni di servizio, anche non continuativo, negli ultimo otto anni; b) le Amministrazioni bandiscano procedure concorsuali riservate, in misura non superiore a cinquanta per cento dei posti disponibili, al personale non dirigenziale che abbia maturato, alle data del 31 dicembre 2021, almeno tre anni di contratto, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, presso l'amministrazione che bandisce il concorso.
9/2790-bis-AR/7Aprile, Rizzone, Berardini, Benedetti, Piera Aiello, Ermellino, Trano.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento reca misure volte alle nuove assunzioni di insegnanti di sostegno per il triennio 2021-2024;
    il provvedimento prevede lo scaglionamento delle nuove assunzioni da ripartire in 5000 unità nel 2021, 11000 nel 2022/2023 e 9000 nel 2023/24;
    le cattedre degli insegnati si sostegno quest'anno risultano vacanti al 90 per cento, pertanto vi è l'esigenza di prevedere delle modifiche al fine di aumentare sin dall'anno 2021 l'organico degli insegnati si sostegno all'interno delle scuole italiane,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi delle norme richiamate in premessa al fine di prevedere modifiche in merito alla ripartizione annuale delle nuove assunzioni degli insegnati di sostegno prevedendo 10000 assunzioni per l'anno scolastico 2021/2022, 10000 per l'anno scolastico 2022/2023 e 5000 nel successivo anno scolastico 2023/2024.
9/2790-bis-AR/8Longo, Rospi, Bologna.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento reca misure volte alle nuove assunzioni di insegnanti di sostegno per il triennio 2021-2024;
    il provvedimento prevede lo scaglionamento delle nuove assunzioni da ripartire in 5000 unità nel 2021, 11000 nel 2022/2023 e 9000 nel 2023/24;
    le cattedre degli insegnati si sostegno quest'anno risultano vacanti al 90 per cento, pertanto vi è l'esigenza di prevedere delle modifiche al fine di aumentare sin dall'anno 2021 l'organico degli insegnati si sostegno all'interno delle scuole italiane,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di prevedere modifiche in merito alla ripartizione delle nuove assunzioni anticipandone quanto prima la maggior parte di esse.
9/2790-bis-AR/8. (Testo modificato nel corso della seduta) Longo, Rospi, Bologna.


   La Camera,
   premesso che:
    la pandemia COVID-19 ha messo in luce le criticità del nostro sistema socio-assistenziale ed ha acceso i riflettori sul mondo degli anziani e dei fragili;
    nel provvedimento all'esame si prevede l'istituzione presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un Fondo, con una dotazione di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, per gli interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell'attività di cura non professionale del caregiver familiare;
    la più lunga aspettativa di vita, in Italia, ha come contraltare una popolazione affetta da malattie croniche e complesse;
    le situazioni di fragilità che possono essere accudite nei rispettivi domicili – quelle delle persone con disabilità e degli anziani – trovano oggi tre risposte fondamentali, spesso inadeguate, in ordine: quella delle famiglie stesse, il mercato privato della cura (badanti e assistenti familiari) e il servizio pubblico (ADI e SAD);
    l'impiego di assistenti familiari comporta ingenti spese e costi per le famiglie. Mediamente la spesa è di 20 mila euro l'anno per un'assistente familiare per una persona non autosufficiente. Questi costi spesso non sono sostenibili da tutte le famiglie e, conseguentemente, la cura e l'assistenza continuative del malato o dell'anziano possono comportare la rinuncia di un familiare al proprio lavoro per quella del ruolo di caregiver familiare;
    i dati del secondo Rapporto annuale dell'Osservatorio nazionale Domina sul lavoro domestico, in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa, anticipati dalla stampa nazionale, provano come le agevolazioni introdotte quest'anno abbiano dato vita ad un circolo virtuoso contro il lavoro nero;
    lo scorso anno, infatti, i lavoratori domestici regolarmente iscritti all'Inps erano 849 mila (in leggero calo rispetto al 2018), ai quali si sono aggiunte le 177 mila domande di regolarizzazione presentate entro agosto 2020 secondo quanto previsto nel decreto Rilancio. A questi si devono poi aggiungere i saldi positivi tra assunzioni e cessazioni registrati nel primo semestre del 2020 (+18.344), con il boom di assunzioni (+58,5 per cento) verificatosi a marzo all'avvio del primo lockdown. In totale, dunque, si è superato per la prima volta dopo il 2012 il milione di lavoratori e oggi si stima che i regolari siano saliti a 1 milione e 45 mila;
    tale comparto fornisce un apporto significativo al Pil italiano caricando sul budget familiare l'assistenza domiciliare agli anziani. I calcoli di Domina parlano infatti di 7,1 miliardi di euro di spesa delle famiglie per i lavoratori regolari e 8 miliardi per quelli in «nero». Un totale di 15,1 miliardi che genera un gettito fiscale diretto di 1,5 miliardi (potenzialmente di 3,6), un valore aggiunto di 17,9 miliardi, pari all'1,1 per cento del Pil italiano;
    ancora più importante è il budget che le famiglie investono direttamente nella assistenza agli anziani non autosufficienti; ben 10,9 miliardi l'anno. Se un milione circa di ultra ottantenni e disabili venissero invece ricoverati, infatti, la spesa pubblica salirebbe da 22,1 a 33 miliardi di euro pur scontando il risparmio delle relative indennità di accompagnamento;
    dal 1o ottobre 2020 è in vigore il nuovo CCNL per gli assistenti familiari (colf e badanti) con l'obiettivo di far acquisire alla professione più dignità e tutela, oltre che di tutelare le famiglie che le usufruiscono del servizio. L'articolo 34, comma 7 del contratto collettivo prevede una indennità per il lavoratore in possesso della certificazione di qualità di cui alla norma tecnica UNI 11766:2019 in corso di validità: trattasi della possibilità di richiedere a un organismo accreditato la certificazione della propria competenza;
    ciononostante l'assistenza necessaria è tanto più complessa e specifica quanto più complesso è il quadro generale degli assistiti e, quindi, tale facoltativa certificazione può non essere sufficiente a garantire standard minimi di qualità e appropriatezza nell'assistenza;
    è necessario quindi promuovere soluzioni che, organizzando e coordinando i servizi pubblici e privati sui territori, anche per il reclutamento degli assistenti in maniera strutturata, riescano ad adattarsi in modo flessibile e personalizzato alle diverse e mutevoli esigenze di assistenza delle persone non autonome con una attenzione alla sostenibilità economica;
    quello del lavoro di assistenza domiciliare è un settore trascurato che potrebbe essere ulteriormente incrementato favorendo l'emersione del lavoro irregolare con conseguente vantaggio per lo Stato, per le famiglie e per i lavoratori,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare politiche volte a creare una rete socio-assistenziale strutturata che da un lato, attraverso sgravi in materia fiscale e una maggiore deducibilità per le famiglie delle retribuzioni degli assistenti familiari assunti regolarmente, consenta l'emersione del lavoro irregolare, e dall'altro punti a una formazione specifica dei lavoratori, omogenea nelle regioni, rispondente a standard nazionali definiti e comuni e organizzata per il reclutamento da parte delle famiglie.
9/2790-bis-AR/9Bologna, Rospi, Longo.


   La Camera,
   premesso che:
    quello dell'erosione costiera in Abruzzo è un fenomeno particolarmente evidente ed incisivo, nonostante a partire dagli anni Cinquanta si sia intervenuto con un sistema di opere di difesa realizzato a più riprese, costituito da pennelli e da tre allineamenti di scogliere parallele alla costa;
    gli interventi realizzati lungo la fascia costiera dal 1997 ad oggi hanno causato una profonda alterazione dei sistemi dunali e una interruzione del flusso detritico litoraneo, con conseguenti variazioni negative del profilo della spiaggia emersa e sommersa; nonostante negli ultimi 15 anni si sia speso, per questo tipo di opera, svariati milioni di euro, la crisi erosiva continua ad estendersi a tutto il litorale con le aree costiere di Alba Adriatica e Martinsicuro a nord, quelle di Montesilvano al centro e la Costa dei Trabocchi e Casalbordino a sud, tra i tratti maggiormente colpiti, determinando frequenti problemi per le strutture balneari e le viabilità cittadine, oltre che un ingente danno per l'economia turistica;
    in particolare, il litorale della costa della provincia di Teramo, nel tratto che va dal comune di Martinsicuro, passando per quello di Alba Adriatica, ma con danni anche nei comuni di Pineto e Silvi, è stato devastato negli ultimi anni da sempre più frequenti mareggiate, cancellando quasi totalmente ciò che rimane dell'arenile, arrivando fin sotto le fondamenta degli stabilimenti balneari, con strutture devastate e a rischio crollo; l'ultimo allarmante episodio si è verificato nei giorni scorsi, il 5 e 6 dicembre 2020,

impegna il Governo

valutare l'opportunità di destinare idonee risorse con il primo provvedimento legislativo utile destinandole a grandi opere e interventi strutturali e definitivi a largo raggio antierosione su tutto il litorale abruzzese.
9/2790-bis-AR/10Zennaro, Trano.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge di Bilancio all'esame dell'Assemblea contiene misure concernenti il personale della Sanità come ad esempio medici ed infermieri;
    gli Operatori Socio Sanitari sono stati impegnati in prima linea nell'ambito sanitario e socio-assistenziale per combattere pandemia da COVID-19;
    gli OSS che operano nel nostro Paese, secondo una recente stima, sono circa 330.000 e per la loro formazione professionale devono accedere a corsi regionali;
    la loro figura professionale trova origine nella sintesi dei diversi profili professionali degli operatori dell'area sociale e di quella sanitaria e risponde in modo più adeguato all'evoluzione dei servizi alla persona, intesa nella globalità dei suoi bisogni di salute,

impegna il Governo

a valutare di intraprendere tutte le iniziative anche di carattere finanziario e a prevedere uno strumento di risorse per superare la frammentarietà della formazione su base regionale degli OSS e per adeguare la formazione professionale degli Operatori Socio Sanitari alle esperienze più avanzate degli altri Paesi europei.
9/2790-bis-AR/11Lapia, Trano.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge 2790-bis contiene, fra le altre, disposizioni a tutela della salute delle persone, nonché «Misure per il lavoro, la famiglia e politiche sociali» (articolo 51 – Trattamenti di CIGS per le imprese con rilevanza economica strategica; articolo 52 – Piani di recupero occupazionale; articolo 56 – Fondo per l'assistenza dei bambini affetti da malattia oncologica; articolo 64 – Disposizioni in favore dei lavoratori esposti all'amianto) e «Misure per la partecipazione dell'Italia all'Unione europea e ad organismi internazionali» (articolo 113 – Risarcimenti derivanti dalla violazione della Convenzione europea dei diritti umani);
    in data 24 gennaio 2020 la Corte europea dei Diritti umani si è espressa sul ricorso presentato da 180 cittadini di Taranto (Procedimenti riuniti nn. 54414/13 e 54264/15) i quali hanno lamentato gli effetti nocivi sulla salute delle emissioni tossiche dello stabilimento siderurgico di Taranto già denominato ILVA ed attualmente gestito dal colosso industriale franco-indiano «Arcelor-Mittal»;
    la citata sentenza della Corte europea dei Diritti Umani ha stabilito all'unanimità che vi è stata violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare dei ricorrenti a seguito della mancata adozione, da parte delle Autorità italiane, di tutte le misure necessarie per salvaguardare efficacemente il diritto in oggetto;
    sempre secondo i giudici della Corte europea dei Diritti umani, il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell'ILVA ha messo in pericolo la salute dell'intera popolazione che vive in un'area ritenuta dall'OMS teatro di una gravissima emergenza sanitaria;
    i risultati di importanti studi epidemiologici hanno evidenziato che sino ad oggi i cittadini dell'area Tarantina sono stati privati di tutele concrete ed immediate in materia di salute umana e di ambiente, situazione che ha comportato, soprattutto per ciò che riguarda la fascia d'età pediatrica, l'incremento di tumori di ogni tipo, l'allarmante eccesso di mortalità per tutte le cause e l'ospedalizzazione a seguito di malattie respiratorie acute;
    nel caso in cui lo stabilimento siderurgico ex ILVA, nei giorni scorsi oggetto di un accordo fra lo Stato italiano ed il gruppo franco-indiano «ArcelorMittal» per la sua cogestione, rispettasse alla lettera i prescritti obblighi ambientali, i rischi per la salute umana non sarebbero in alcun modo ridimensionati in ragione della specificità di un'attività industriale altamente inquinante;
    per salvaguardare, da un lato, l'occupazione ed i livelli retributivi riconosciuti ai dipendenti (sia dello stabilimento siderurgico sia dell'indotto) e, dall'altro, la salute dei cittadini e l'ambiente, appare ineludibile procedere ad una convincente e massiva riconversione industriale, per la cui realizzazione si prevede debbano trascorrere ancora molti anni;
    la popolazione dell'area tarantina non può più attendere oltre il verificarsi del mutamento delle modalità a cui si ispira l'attività produttiva dello stabilimento siderurgico, così come è stanca di dover sperimentare sulla propria pelle gli effetti delle cosiddette «esternalità negative» della Grande industria;
    si ritiene opportuno prevedere la creazione di un regime di indennizzo garantito dagli attuali gestori dell'ex ILVA e dall'amministrazione statale per tutte quelle persone che hanno riportato e riportano danni a seguito delle emissioni di sostanze nocive e della dispersione di polveri nell'atmosfera, entrambe conseguenze dirette dell'attività industriale di quella che viene indicata la «più grande acciaieria d'Europa»,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche di carattere normativo e finanziario, volte a prevedere per l'area di Taranto la creazione e la successiva applicazione di un regime di indennizzo capace di fornire un valido sostegno economico sia alle famiglie che devono fronteggiare spese sanitarie per cure oncologiche, sia a quelle che hanno subito la perdita dei propri cari a seguito di patologie tumorali o comunque collegabili agli effetti dell'attività industriale inquinante.
9/2790-bis-AR/12De Giorgi, Palmisano.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge 2790-bis contiene, fra le altre, disposizioni a tutela della salute delle persone, nonché «Misure per il lavoro, la famiglia e politiche sociali» (articolo 51 – Trattamenti di CIGS per le imprese con rilevanza economica strategica; articolo 52 – Piani di recupero occupazionale; articolo 56 – Fondo per l'assistenza dei bambini affetti da malattia oncologica; articolo 64 – Disposizioni in favore dei lavoratori esposti all'amianto) e «Misure per la partecipazione dell'Italia all'Unione europea e ad organismi internazionali» (articolo 113 – Risarcimenti derivanti dalla violazione della Convenzione europea dei diritti umani);
    in data 24 gennaio 2020 la Corte europea dei Diritti umani si è espressa sul ricorso presentato da 180 cittadini di Taranto (Procedimenti riuniti nn. 54414/13 e 54264/15) i quali hanno lamentato gli effetti nocivi sulla salute delle emissioni tossiche dello stabilimento siderurgico di Taranto già denominato ILVA ed attualmente gestito dal colosso industriale franco-indiano «Arcelor-Mittal»;
    la citata sentenza della Corte europea dei Diritti Umani ha stabilito all'unanimità che vi è stata violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare dei ricorrenti a seguito della mancata adozione, da parte delle Autorità italiane, di tutte le misure necessarie per salvaguardare efficacemente il diritto in oggetto;
    sempre secondo i giudici della Corte europea dei Diritti umani, il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell'ILVA ha messo in pericolo la salute dell'intera popolazione che vive in un'area ritenuta dall'OMS teatro di una gravissima emergenza sanitaria;
    i risultati di importanti studi epidemiologici hanno evidenziato che sino ad oggi i cittadini dell'area Tarantina sono stati privati di tutele concrete ed immediate in materia di salute umana e di ambiente, situazione che ha comportato, soprattutto per ciò che riguarda la fascia d'età pediatrica, l'incremento di tumori di ogni tipo, l'allarmante eccesso di mortalità per tutte le cause e l'ospedalizzazione a seguito di malattie respiratorie acute;
    nel caso in cui lo stabilimento siderurgico ex ILVA, nei giorni scorsi oggetto di un accordo fra lo Stato italiano ed il gruppo franco-indiano «ArcelorMittal» per la sua cogestione, rispettasse alla lettera i prescritti obblighi ambientali, i rischi per la salute umana non sarebbero in alcun modo ridimensionati in ragione della specificità di un'attività industriale altamente inquinante;
    per salvaguardare, da un lato, l'occupazione ed i livelli retributivi riconosciuti ai dipendenti (sia dello stabilimento siderurgico sia dell'indotto) e, dall'altro, la salute dei cittadini e l'ambiente, appare ineludibile procedere ad una convincente e massiva riconversione industriale, per la cui realizzazione si prevede debbano trascorrere ancora molti anni;
    la popolazione dell'area tarantina non può più attendere oltre il verificarsi del mutamento delle modalità a cui si ispira l'attività produttiva dello stabilimento siderurgico, così come è stanca di dover sperimentare sulla propria pelle gli effetti delle cosiddette «esternalità negative» della Grande industria;
    si ritiene opportuno prevedere la creazione di un regime di indennizzo garantito dagli attuali gestori dell'ex ILVA e dall'amministrazione statale per tutte quelle persone che hanno riportato e riportano danni a seguito delle emissioni di sostanze nocive e della dispersione di polveri nell'atmosfera, entrambe conseguenze dirette dell'attività industriale di quella che viene indicata la «più grande acciaieria d'Europa»,

impegna il Governo

nei limiti dei vincoli di bilancio, a valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche di carattere normativo e finanziario, volte a prevedere per l'area di Taranto la creazione e la successiva applicazione di un regime di indennizzo capace di fornire un valido sostegno economico sia alle famiglie che devono fronteggiare spese sanitarie per cure oncologiche, sia a quelle che hanno subito la perdita dei propri cari a seguito di patologie tumorali o comunque collegabili agli effetti dell'attività industriale inquinante.
9/2790-bis-AR/12. (Testo modificato nel corso della seduta) De Giorgi, Palmisano.


   La Camera,
   premesso che:
    il testo all'esame dell'Aula prevede un pacchetto di misure a favore dell'occupazione e dell'imprenditoria femminile e dei servizi alla famiglia, nonché misure sulla giustizia quali rimborso delle spese legali per gli imputati assolti con sentenza penale divenuta irrevocabile e Fondo per il finanziamento dell'accoglienza di genitori detenuti con bambini al seguito in case famiglia;
    i dati pubblicati dall'Istat su occupati e disoccupati, confermano i pesantissimi effetti dell'emergenza COVID-19 sul mercato del lavoro in generale, e sulle donne in particolare;
    la pandemia COVID-19 e il distanziamento sociale per prevenire la diffusione del virus, hanno avuto un impatto significativo sull'aumento della violenza domestica e sulla fornitura di servizi sanitari, giudiziari e di polizia essenziali per quelle donne che hanno subito o sono a rischio di violenza;
    come è noto la violenza contro le donne è un importante problema di sanità pubblica, oltre che violazione dei diritti umani;
    è necessario pertanto attivare degli strumenti concreti per fornire percorsi di assistenza legale gratuita alle donne vittime di violenza e maltrattamenti su tutto il territorio nazionale, sulla scia dei progetti già avviati da alcune regioni virtuose tra cui il Lazio,

impegna il Governo:

   ad istituire un Fondo di assistenza legale per le donne vittime di violenza e maltrattamenti, del valore di 3 milioni di euro per il biennio 2021-2022, volto a sostenerne le azioni in sede giudiziaria e nella fase preliminare all'avvio delle stesse, ivi compreso l'eventuale ricorso a consulenza in ambito civilistico o a consulenza tecnica di parte;
   ad adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto attuativo relativo ai criteri e alle modalità di ripartizione del Fondo.
9/2790-bis-AR/13Giannone, Muroni, Deidda, Bellucci, Polidori, Boldrini, Gelmini, Angelucci, Aprea, Bagnasco, Baldelli, Baldini, Baratto, Barelli, Anna Lisa Baroni, Bartolozzi, Battilocchio, Bergamini, Biancofiore, Bond, Brambilla, Brunetta, Calabria, Cannatelli, Cannizzaro, Caon, Cappellacci, Carfagna, Casciello, Casino, Cassinelli, Cattaneo, Cortelazzo, Cristina, Dall'Osso, D'Attis, Della Frera, D'Ettore, Fasano, Fascina, Fatuzzo, Ferraioli, Gregorio Fontana, Giacometto, Giacomoni, Labriola, Mandelli, Marin, Marrocco, Martino, Mazzetti, Milanato, Mugnai, Mulè, Musella, Napoli, Nevi, Fitzgerald Nissoli, Novelli, Occhiuto, Orsini, Palmieri, Pella, Pentangelo, Perego di Cremnago, Pettarin, Pittalis, Polverini, Porchietto, Prestigiacomo, Ripani, Rossello, Rosso, Rotondi, Ruffino, Ruggieri, Paolo Russo, Saccani Jotti, Sarro, Elvira Savino, Sandra Savino, Cosimo Sibilia, Siracusano, Sisto, Sozzani, Spena, Squeri, Tartaglione, Torromino, Maria Tripodi, Valentini, Versace, Vietina, Vito, Zanettin, Zangrillo, Lapia, Gagliardi, Caiata, Gemmato, Emanuela Rossini, Frate, Casa, Elisa Tripodi.


   La Camera,
   premesso che:
    il testo all'esame dell'Aula prevede un pacchetto di misure a favore dell'occupazione e dell'imprenditoria femminile e dei servizi alla famiglia, nonché misure sulla giustizia quali rimborso delle spese legali per gli imputati assolti con sentenza penale divenuta irrevocabile e Fondo per il finanziamento dell'accoglienza di genitori detenuti con bambini al seguito in case famiglia;
    i dati pubblicati dall'Istat su occupati e disoccupati, confermano i pesantissimi effetti dell'emergenza COVID-19 sul mercato del lavoro in generale, e sulle donne in particolare;
    la pandemia COVID-19 e il distanziamento sociale per prevenire la diffusione del virus, hanno avuto un impatto significativo sull'aumento della violenza domestica e sulla fornitura di servizi sanitari, giudiziari e di polizia essenziali per quelle donne che hanno subito o sono a rischio di violenza;
    come è noto la violenza contro le donne è un importante problema di sanità pubblica, oltre che violazione dei diritti umani;
    è necessario pertanto attivare degli strumenti concreti per fornire percorsi di assistenza legale gratuita alle donne vittime di violenza e maltrattamenti su tutto il territorio nazionale, sulla scia dei progetti già avviati da alcune regioni virtuose tra cui il Lazio,

impegna il Governo:

   ad istituire nel primo provvedimento utile un Fondo di assistenza legale per le donne vittime di violenza e maltrattamenti, del valore di almeno 3 milioni di euro per il biennio 2021-2022, volto a sostenerne le azioni in sede giudiziaria e nella fase preliminare all'avvio delle stesse, ivi compreso l'eventuale ricorso a consulenza in ambito civilistico o a consulenza tecnica di parte;
   ad adottare entro sei mesi dalla data di istituzione un decreto attuativo relativo ai criteri e alle modalità di ripartizione del Fondo.
9/2790-bis-AR/13. (Testo modificato nel corso della seduta) Giannone, Muroni, Deidda, Bellucci, Polidori, Boldrini, Gelmini, Angelucci, Aprea, Bagnasco, Baldelli, Baldini, Baratto, Barelli, Anna Lisa Baroni, Bartolozzi, Battilocchio, Bergamini, Biancofiore, Bond, Brambilla, Brunetta, Calabria, Cannatelli, Cannizzaro, Caon, Cappellacci, Carfagna, Casciello, Casino, Cassinelli, Cattaneo, Cortelazzo, Cristina, Dall'Osso, D'Attis, Della Frera, D'Ettore, Fasano, Fascina, Fatuzzo, Ferraioli, Gregorio Fontana, Giacometto, Giacomoni, Labriola, Mandelli, Marin, Marrocco, Martino, Mazzetti, Milanato, Mugnai, Mulè, Musella, Napoli, Nevi, Fitzgerald Nissoli, Novelli, Occhiuto, Orsini, Palmieri, Pella, Pentangelo, Perego di Cremnago, Pettarin, Pittalis, Polverini, Porchietto, Prestigiacomo, Ripani, Rossello, Rosso, Rotondi, Ruffino, Ruggieri, Paolo Russo, Saccani Jotti, Sarro, Elvira Savino, Sandra Savino, Cosimo Sibilia, Siracusano, Sisto, Sozzani, Spena, Squeri, Tartaglione, Torromino, Maria Tripodi, Valentini, Versace, Vietina, Vito, Zanettin, Zangrillo, Lapia, Gagliardi, Caiata, Gemmato, Emanuela Rossini, Frate, Casa, Elisa Tripodi.


   La Camera,
   premesso che:
    per gli effetti connessi all'emergenza epidemiologica da COVID-19, per l'anno 2021, non è dovuta la prima rata dell'imposta municipale propria (IMU) di cui all'articolo 1, commi da 738 a 783, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, relativa a:
     a) immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali, nonché immobili degli stabilimenti termali;
     b) immobili rientranti nella categoria catastale D/2 e relative pertinenze, immobili degli agriturismi, dei villaggi turistici, degli ostelli della gioventù, dei rifugi di montagna, delle colonie marine e montane, degli affittacamere per brevi soggiorni, delle case e appartamenti per vacanze, dei bed & breakfast, dei residence e dei campeggi;
     c) immobili rientranti nella categoria catastale D in uso da parte di imprese esercenti attività di allestimenti di strutture espositive nell'ambito di eventi fieristici o manifestazioni;
     d) immobili destinati a discoteche, sale da ballo, night-club e simili, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate,

impegna il Governo

a che le disposizioni di cui al comma 1, lettera b), si applichino anche ai soggetti passivi dell'imposta municipale propria, come individuati dall'articolo 1, comma 743, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, indipendentemente dal fatto che siano o meno anche gestori delle attività economiche indicate dalla medesima lettera b).
9/2790-bis-AR/14Colucci, Lupi, Tondo, Germanà, Giannone, Sangregorio, Gelmini.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge sul Bilancio per il 2021 contiene disposizioni in materia di sistema scolastico;
    che il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private;
    le scuole paritarie rappresentano un importante sistema educativo che supplisce molte volte con grande difficoltà alle esigenze dell'istruzione del nostro Paese anche e soprattutto in questo particolare momento dovuto al diffondersi della pandemia del COVID-19;
    compito dello Stato è quello di intervenire in modo idoneo a sostenere la possibilità per ogni studente, anche e soprattutto quelli con disabilità a poter frequentare la scuola che si ritenga più idonea alla propria educazione,

impegna il Governo

a incrementare le risorse finanziarie destinate a coprire fino al 50 per cento delle spese sostenute dalle Scuole Paritarie che accolgano alunni con disabilità, di cui all'articolo 1-quinquies del decreto-legge 29 marzo 2016, n. 42, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2016, n. 89.
9/2790-bis-AR/15Lupi, Colucci, Germanà, Giannone, Sangregorio, Tondo, Gelmini.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge sul Bilancio per il 2021 contiene disposizioni in materia di sistema scolastico;
    che il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private;
    le scuole paritarie rappresentano un importante sistema educativo che supplisce molte volte con grande difficoltà alle esigenze dell'istruzione del nostro Paese anche e soprattutto in questo particolare momento dovuto al diffondersi della pandemia del COVID-19;
    compito dello Stato è quello di intervenire in modo idoneo a sostenere la possibilità per ogni studente, anche e soprattutto quelli con disabilità a poter frequentare la scuola che si ritenga più idonea alla propria educazione,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di incrementare le risorse finanziarie destinate a coprire fino al 50 per cento delle spese sostenute dalle Scuole Paritarie che accolgano alunni con disabilità, di cui all'articolo 1-quinquies del decreto-legge 29 marzo 2016, n. 42, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2016, n. 89.
9/2790-bis-AR/15. (Testo modificato nel corso della seduta) Lupi, Colucci, Germanà, Giannone, Sangregorio, Tondo, Gelmini.


   La Camera,
   premesso che:
    la grave crisi epidemiologica che ha colpito il nostro Paese ha accentuato in molti casi le disuguaglianze già esistenti e ha peggiorato repentinamente la condizione sociale ed economica di persone che in precedenza non conoscevano in modo duraturo e profondo situazioni di disagio di questa natura;
    la complessità delle sfide legate alla pandemia è particolarmente forte nelle città metropolitane dove si rendono necessari interventi per migliorare l'offerta complessiva di interventi e servizi per contrastare le differenze socio economiche, per superare divari infrastrutturali e promuovere la qualità ambientale e lo sviluppo sostenibile,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di promuovere, d'intesa con le istituzioni locali, specifiche misure di inclusione e di contrasto alle diseguaglianze socio economiche nelle aree metropolitane, con lo stanziamento di specifiche risorse finanziarie destinate alle Città Metropolitane.
9/2790-bis-AR/16De Maria.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge al nostro esame prevede al Titolo X misure per la partecipazione dell'Italia all'Unione europea e a organismi internazionali, al Titolo XI misure in materia di trasporti e ambiente mentre l'articolo 126 contiene disposizioni relative alla promozione della mobilità sostenibile;
    al fine di incidere positivamente sul settore della mobilità, anche sotto il profilo dell'efficienza delle reti distributive di prodotti energetici per autotrazione, il 4 dicembre 2019 in Commissione X (Attività produttive) veniva approvata, la risoluzione 8-00055 a firma De Toma e altri «Iniziative urgenti in favore del settore della distribuzione dei carburanti», con la quale si impegnava il Governo ad assumere iniziative urgenti in grado di contrastare le numerose e articolate criticità che sta affrontando il settore della distribuzione dei carburanti, i cui fattori di debolezza rischiano di aggravare le condizioni economiche ed occupazionali degli operatori nonché ad assumere, per quanto di competenza, iniziative volte in particolare alla razionalizzazione e all'ammodernamento della rete distributiva, con una revisione del piano e degli indirizzi di ristrutturazione della stessa prevedendo la chiusura dei punti vendita obsoleti ed inefficienti;
    il 12 ottobre 2020, in sede di esame del A.C. 2700 il Governo accoglieva l'ordine del giorno 9/02700/077, con l'impegno, tra l'altro, a dare esecuzione alla risoluzione 8-00055 in favore del settore della distribuzione dei carburanti e garantire l'accessibilità degli impianti alle persone con disabilità;
    ad oggi il Governo non ha dato esecuzione alla risoluzione 8-00055 e neanche all'ordine del giorno 9/02700/077 con grave pregiudizio per la messa in sicurezza e per l'efficienza della rete di distribuzione carburanti nonché per il diritto alla mobilità delle persone con disabilità,

impegna il Governo:

   ad adottare provvedimenti urgenti al fine di dare piena attuazione alla risoluzione 8-00055 in materia di razionalizzazione della rete di distribuzione carburanti anche sulla base dei criteri di accessibilità favorendo e sostenendo finanziariamente l'abbattimento delle barriere architettoniche degli impianti per garantire il pieno diritto alla mobilità e all'accessibilità da parte delle persone con disabilità che si recano presso detti impianti;
   ad adottare provvedimenti urgenti al fine di adeguare l'articolo 1, commi 102, 112 e 113 della legge 4 agosto 2017, n. 124 per integrare la previsione delle incompatibilità non più solo in relazione agli aspetti attinenti alla sicurezza della circolazione stradale, ma anche in relazione ai criteri per l'eliminazione delle barriere architettoniche al fine del rispetto delle previsioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 24 luglio 1996, n. 503.
9/2790-bis-AR/17De Toma, Rachele Silvestri, Versace.


   La Camera,

impegna il Governo:

   ad adottare provvedimenti urgenti al fine di dare piena attuazione alla risoluzione 8-00055 in materia di razionalizzazione della rete di distribuzione carburanti anche sulla base dei criteri di accessibilità favorendo e sostenendo finanziariamente l'abbattimento delle barriere architettoniche degli impianti per garantire il pieno diritto alla mobilità e all'accessibilità da parte delle persone con disabilità che si recano presso detti impianti;
   ad adottare provvedimenti urgenti al fine di adeguare l'articolo 1, commi 102, 112 e 113 della legge 4 agosto 2017, n. 124 per integrare la previsione delle incompatibilità non più solo in relazione agli aspetti attinenti alla sicurezza della circolazione stradale, ma anche in relazione ai criteri per l'eliminazione delle barriere architettoniche al fine del rispetto delle previsioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 24 luglio 1996, n. 503.
9/2790-bis-AR/17. (Testo modificato nel corso della seduta) De Toma, Rachele Silvestri, Versace.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame contiene numerose disposizioni volte a migliorare e rafforzare l'offerta complessiva del nostro Servizio sanitario nazionale quale risposta all'emergenza sanitaria in atto;
    a causa dell'emergenza pandemica in atto, secondo l'Associazione italiana di oncologia medica, invece, nei primi 5 mesi del 2020 nel nostro Paese sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening per i tumori in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Senza contare l'elevatissimo numero di visite specialistiche rimandate a causa dell'emergenza COVID-19;
    il territorio di Civitavecchia rappresenta un'area particolarmente nevralgica nell'assetto economico del nostro Paese, con la presenza, tra l'altro, del primo porto turistico italiano (con oltre 2 milioni e mezzo di crocieristi nel 2019), del polo energetico di rilevanza nazionale, nonché di enti militari strategici per l'intero comparto Difesa italiano;
    i Comuni di questo territorio, con deliberazioni formali unanimi dei rispettivi consigli comunali, hanno evidenziato la necessità di potenziare l'assistenza sanitaria per i cittadini, chiedendo in particolare, tra le altre cose, l'istituzione urgente presso l'Ospedale di Civitavecchia di un servizio di radioterapia;
    l'assenza di un centro di Radioterapia presso la struttura ospedaliera di Civitavecchia impatta enormemente sulla qualità assistenziale di pazienti oncologici dell'intero territorio comprensoriale;
    in ambito locale si è di recente insediato un tavolo ad hoc, sotto l'egida della locale Fondazione «Ca.Ri.Civ», che ha visto la presenza della Asl Rm 4, dei Comuni del territorio, della Curia vescovile e dei rappresentanti istituzionali e del volontariato (tra cui l'Associazione Adamo Onlus, che da anni è impegnata in questo servizio di assistenza), al fine di promuovere, anche in sinergia ed in collaborazione con la Regione Lazio, un'azione risolutiva per giungere a colmare questo vuoto nell'assistenza sanitaria locale, che costringe un numero enorme di malati oncologici a lunghi spostamenti verso le città di Roma, Viterbo e Grosseto,

impegna il Governo

a garantire nell'ambito delle proprie prerogative, anche alla luce dell'emergenza COVID-19 in atto, il necessario supporto, anche attraverso l'attivazione di risorse specifiche, all'azione promossa dalle istituzioni del territorio indicato per consentire l'istituzione di un servizio di radioterapia presso l'Ospedale di Civitavecchia, la cui attuale assenza impone a un numero elevato di malati oncologici, lunghi spostamenti verso le città di Roma, Viterbo e Grosseto.
9/2790-bis-AR/18Battilocchio.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame contiene numerose disposizioni volte a migliorare e rafforzare l'offerta complessiva del nostro Servizio sanitario nazionale quale risposta all'emergenza sanitaria in atto;
    a causa dell'emergenza pandemica in atto, secondo l'Associazione italiana di oncologia medica, invece, nei primi 5 mesi del 2020 nel nostro Paese sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening per i tumori in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Senza contare l'elevatissimo numero di visite specialistiche rimandate a causa dell'emergenza COVID-19;
    il territorio di Civitavecchia rappresenta un'area particolarmente nevralgica nell'assetto economico del nostro Paese, con la presenza, tra l'altro, del primo porto turistico italiano (con oltre 2 milioni e mezzo di crocieristi nel 2019), del polo energetico di rilevanza nazionale, nonché di enti militari strategici per l'intero comparto Difesa italiano;
    i Comuni di questo territorio, con deliberazioni formali unanimi dei rispettivi consigli comunali, hanno evidenziato la necessità di potenziare l'assistenza sanitaria per i cittadini, chiedendo in particolare, tra le altre cose, l'istituzione urgente presso l'Ospedale di Civitavecchia di un servizio di radioterapia;
    l'assenza di un centro di Radioterapia presso la struttura ospedaliera di Civitavecchia impatta enormemente sulla qualità assistenziale di pazienti oncologici dell'intero territorio comprensoriale;
    in ambito locale si è di recente insediato un tavolo ad hoc, sotto l'egida della locale Fondazione «Ca.Ri.Civ», che ha visto la presenza della Asl Rm 4, dei Comuni del territorio, della Curia vescovile e dei rappresentanti istituzionali e del volontariato (tra cui l'Associazione Adamo Onlus, che da anni è impegnata in questo servizio di assistenza), al fine di promuovere, anche in sinergia ed in collaborazione con la Regione Lazio, un'azione risolutiva per giungere a colmare questo vuoto nell'assistenza sanitaria locale, che costringe un numero enorme di malati oncologici a lunghi spostamenti verso le città di Roma, Viterbo e Grosseto,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di garantire nell'ambito delle proprie prerogative, anche alla luce dell'emergenza COVID-19 in atto, il necessario supporto, anche attraverso l'attivazione di risorse specifiche, all'azione promossa dalle istituzioni del territorio indicato per consentire l'istituzione di un servizio di radioterapia presso l'Ospedale di Civitavecchia, la cui attuale assenza impone a un numero elevato di malati oncologici, lunghi spostamenti verso le città di Roma, Viterbo e Grosseto.
9/2790-bis-AR/18. (Testo modificato nel corso della seduta) Battilocchio.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge in esame, prevede diverse misure finalizzate a sostenere il settore produttivo duramente colpito dalla crisi pandemica in atto;
    tra queste, è stato previsto un intervento a sostegno dell'industria del tessile, anche a tutela della filiera e delle attività di ricerca e sviluppo del settore;
    il nostro Paese è tra i primi, se non il primo, tra quelli produttori di moda e beni di lusso al mondo ma, non avendo materie prime, siamo costretti ad importarle (a caro prezzo) da altri Paesi;
    anche per tali motivi, il settore tessile è tra quelli che maggiormente può beneficiare di una crescita dell'economia circolare;
    basta considerare che solamente il distretto del tessile e dell'abbigliamento, comprendente i comuni della provincia di Prato e alcuni comuni limitrofi, raccoglie oltre 6.500 unità locali, con più di 33.000 addetti complessivi, tra tessile ed abbigliamento, e un fatturato stimato vicino ai 5 miliardi di euro, di cui circa la metà da esportazioni;
    il settore tessile, composto soprattutto da piccole e piccolissime imprese, sta sempre più puntando sul recupero di materiali tessili che vengono lavorati per alimentare il ciclo produttivo sia locale che internazionale,

impegna il Governo

al fine di sostenere l'economia circolare e le piccole e piccolissime imprese che svolgono attività nella filiera del settore tessile e in particolare sul recupero e riutilizzo industriale di materiali tessili, a prevedere quanto prima risorse e misure di sostegno a favore dei suddetti soggetti imprenditoriali che hanno accumulato scorte di rimanenze finali di magazzino di prodotti tessili riciclati, a causa della fortissima riduzione dell'attività conseguente all'emergenza sanitaria in atto.
9/2790-bis-AR/19Mazzetti.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge in esame, prevede diverse misure finalizzate a sostenere il settore produttivo duramente colpito dalla crisi pandemica in atto;
    tra queste, è stato previsto un intervento a sostegno dell'industria del tessile, anche a tutela della filiera e delle attività di ricerca e sviluppo del settore;
    il nostro Paese è tra i primi, se non il primo, tra quelli produttori di moda e beni di lusso al mondo ma, non avendo materie prime, siamo costretti ad importarle (a caro prezzo) da altri Paesi;
    anche per tali motivi, il settore tessile è tra quelli che maggiormente può beneficiare di una crescita dell'economia circolare;
    basta considerare che solamente il distretto del tessile e dell'abbigliamento, comprendente i comuni della provincia di Prato e alcuni comuni limitrofi, raccoglie oltre 6.500 unità locali, con più di 33.000 addetti complessivi, tra tessile ed abbigliamento, e un fatturato stimato vicino ai 5 miliardi di euro, di cui circa la metà da esportazioni;
    il settore tessile, composto soprattutto da piccole e piccolissime imprese, sta sempre più puntando sul recupero di materiali tessili che vengono lavorati per alimentare il ciclo produttivo sia locale che internazionale,

impegna il Governo

al fine di sostenere l'economia circolare e le piccole e piccolissime imprese che svolgono attività nella filiera del settore tessile e in particolare sul recupero e riutilizzo industriale di materiali tessili, a valutare l'opportunità di prevedere quanto prima risorse e misure di sostegno a favore dei suddetti soggetti imprenditoriali che hanno accumulato scorte di rimanenze finali di magazzino di prodotti tessili riciclati, a causa della fortissima riduzione dell'attività conseguente all'emergenza sanitaria in atto.
9/2790-bis-AR/19. (Testo modificato nel corso della seduta) Mazzetti.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge di bilancio in esame, introduce disposizioni per l'adozione di un piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2;
    il piano strategico nazionale dei vaccini, finalizzato a garantire il massimo livello di copertura vaccinale sul territorio nazionale, sarà adottato dal Ministro della salute con proprio decreto avente natura non regolamentare;
    il suddetto Piano vaccinazione elaborato dal Governo, già all'esame nei giorni scorsi della Conferenza Stato regioni, ha individuato, tra le altre cose, le priorità nella somministrazione delle prime dosi di vaccino;
    al fine di sfruttare l'effetto protettivo diretto dei vaccini, sono state infatti identificate le tre categorie da vaccinare in via prioritaria nelle fasi iniziali; gli operatori sanitari e sociosanitari, sia pubblici che privati accreditati; i residenti e personale dei presidi residenziali per anziani; le persone di età avanzata, dove sono maggiori i fattori di rischio clinici, visto che la prevalenza di comorbidità aumenta con l'età;
    con l'aumento delle dosi di vaccino si provvederà quindi a sottoporre a vaccinazione le altre categorie di cittadini;
    quello che emerge dal Piano vaccinazioni anti-COVID, relativamente alle priorità di somministrazione delle prime dosi di vaccino, è l'esclusione tra la categoria degli operatori sanitari, dei tantissimi medici libero professionisti – solo gli odontoiatri sono 5.000 – che rischia così di restare esposta al contagio e di diventare involontario veicolo di possibile trasmissione;
    come ha recentemente ricordato il presidente dell'Ordine dei medici di Napoli, Silvestro Scotti, chi è iscritto all'Ordine ha doveri deontologici ma anche diritti, e tra questi vi è sicuramente quello di poter avere somministrato il vaccino al pari degli altri medici, ed essere quindi messo in condizione di lavorare in piena sicurezza,

impegna il Governo

a prevedere che tra gli operatori sanitari, già individuati come categoria da vaccinare in via prioritaria, siano inclusi anche i medici libero professionisti e i medici pensionati.
9/2790-bis-AR/20Fasano, Paolo Russo.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca misure volte a sostenere il settore della cultura che con la crisi socio economica causata dalla pandemia in atto risulta essere uno dei settori maggiormente colpiti;
    la città di Matera, già capitale della cultura 2019, a causa della pandemia da COVID-19 ha riscontrato un vistoso calo delle attività culturali nell'anno in corso, pertanto vi e la necessita di prorogare fino al 2022 le disposizioni previste dall'articolo 1, commi 346 e 347 della legge 31 dicembre 2015, n. 208, relative all'assunzione del personale per il completamento delle opere previste nel dossier Matera 2019;
    la chiusura di cinema, teatri, musei e dei luoghi della cultura ha provocato ingenti danni economici e pertanto vi è la necessità di utilizzare nuovi strumenti volti ad incentivare ulteriori investimenti di capitali, anche privati, nel settore della cultura;
    aumentando il credito d'imposta previsto dall’Art-Bonus si creerebbe un effetto traino sull'intero comparto economico del settore producendo nuove risorse anche per gli operatori che quotidianamente operano nel settore;
    questa misura, promuovendo il restauro, la manutenzione e la protezione dei luoghi dell'arte e della cultura, agevolerebbe inoltre la fruizione delle tante opere di inestimabile valore e dei tanti luoghi storici presenti in Italia, che rappresentano la principale cartolina da visita del nostro Paese,

impegna il Governo:

   a prevedere, anche solo per l'anno 2021, ulteriori misure volte ad agevolare il settore della cultura, quali l'aumento fino all'80 per cento del credito d'imposta previsto dall'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 e successive modificazioni, c.d. Art-Bonus, che ad oggi prevede un credito d'imposta pari al 65 per cento per le erogazioni liberali effettuate per gli interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali pubblici e dei luoghi della cultura;
   a prevedere la proroga fino al 2022 delle disposizioni previste dall'articolo 1, commi 346 e 347 della legge 31 dicembre 2015, n. 208.
9/2790-bis-AR/21Rospi, Longo, Bologna.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca misure volte a sostenere il settore della cultura che con la crisi socio economica causata dalla pandemia in atto risulta essere uno dei settori maggiormente colpiti;
    la città di Matera, già capitale della cultura 2019, a causa della pandemia da COVID-19 ha riscontrato un vistoso calo delle attività culturali nell'anno in corso, pertanto vi e la necessita di prorogare fino al 2022 le disposizioni previste dall'articolo 1, commi 346 e 347 della legge 31 dicembre 2015, n. 208, relative all'assunzione del personale per il completamento delle opere previste nel dossier Matera 2019;
    la chiusura di cinema, teatri, musei e dei luoghi della cultura ha provocato ingenti danni economici e pertanto vi è la necessità di utilizzare nuovi strumenti volti ad incentivare ulteriori investimenti di capitali, anche privati, nel settore della cultura;
    aumentando il credito d'imposta previsto dall’Art-Bonus si creerebbe un effetto traino sull'intero comparto economico del settore producendo nuove risorse anche per gli operatori che quotidianamente operano nel settore;
    questa misura, promuovendo il restauro, la manutenzione e la protezione dei luoghi dell'arte e della cultura, agevolerebbe inoltre la fruizione delle tante opere di inestimabile valore e dei tanti luoghi storici presenti in Italia, che rappresentano la principale cartolina da visita del nostro Paese,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di:
    prevedere, anche solo per l'anno 2021, ulteriori misure volte ad agevolare il settore della cultura, quali l'aumento fino all'80 per cento del credito d'imposta previsto dall'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 e successive modificazioni, c.d. Art-Bonus, che ad oggi prevede un credito d'imposta pari al 65 per cento per le erogazioni liberali effettuate per gli interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali pubblici e dei luoghi della cultura;
    prevedere la proroga fino al 2022 delle disposizioni previste dall'articolo 1, commi 346 e 347 della legge 31 dicembre 2015, n. 208.
9/2790-bis-AR/21. (Testo modificato nel corso della seduta) Rospi, Longo, Bologna.


   La Camera,
   premesso che:
    il 30 aprile 2021 andranno a scadenza i contratti di collaborazione dei c.d. «Navigator», ossia quei contratti sottoscritti da Anpal Servizi Spa in attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 12, comma 3, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26 e del Piano straordinario di potenziamento dei centri per l'impiego e delle politiche attive del lavoro di cui al decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali 28 giugno 2019, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 3 agosto 2019, n. 181;
    i navigator ricoprono un ruolo fondamentale all'interno del «Reddito di cittadinanza», soprattutto per quanto riguarda il settore delle politiche attive del lavoro;
    appare opportuno fornire una risposta certa e definitiva a migliaia di persone che attendono di conoscere il futuro del proprio percorso lavorativo,

impegna il Governo

ad individuare le risorse finanziarie per prorogare fino al 31 dicembre 2022 i contratti di collaborazione dei c.d. « Navigator», selezionati in attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 12, comma 3, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26 e del Piano straordinario di potenziamento dei centri per l'impiego e delle politiche attive del lavoro di cui al decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali 28 giugno 2019, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 3 agosto 2019, n. 181.
9/2790-bis-AR/22Berardini, Benedetti, Trano, Rizzone, De Girolamo, Lapia.


   La Camera,
   premesso che:
    in sede di discussione del disegno di legge 2790 «Bilancio di previsione dello stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023», figurano diverse disposizioni in materia di produzione di energia elettrica, però manca del tutto una qualsiasi forma incentivante per la produzione dell'energia da impianti di biogas di piccola taglia;
    sarebbe stato necessario promuovere la continuità della produzione di energia elettrica da parte degli impianti di piccola taglia (non superiore a 300 kW) inseriti in un circuito di agricoltura anche attraverso una proroga dell'accesso agli incentivi per l'anno 2021 per gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a biogas, con potenza elettrica non superiore a 300 kW secondo le procedure, le modalità e le tariffe di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico del 23 giugno 2016 recante decreto ministeriale 23 giugno 2016 Incentivazione dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico;
    ciò anche in considerazione che il Ministero dello sviluppo economico è impegnato nella finalizzazione del Decreto attuativo dell'articolo 24, comma 5, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, per l'anno 2021 denominato «FER 2»;
    tuttavia, è bene evidenziare che i passaggi formali necessari ed indicati dal Ministero medesimo (consultazione pubblica. Conferenza Stato regioni, parere della Commissione europea, Corte dei conti) necessitano di un tempo congruo al confronto, pertanto per garantire la continuità del settore si propone la proroga dell'attuale sistema di incentivazione sino al 30 giugno 2021;
    del resto, il Governo aveva già provveduto in tal senso attraverso un intervento analogo (proroga di 1 anno) nel decreto Milleproroghe 2020 (legge 28 febbraio 2020, n. 8 – articolo 40-ter);
    un blocco del sistema del biogas di piccola taglia per un periodo così prolungato apporterebbe gravissimi danni al settore agricolo, già provato dall'attuale emergenza, ed all'indotto a esso collegato. Si ritiene, quindi, essenziale poter disporre di un nuovo registro nella prima metà del 2021;
    si tenga altresì conto che favorire la produzione di energia elettrica da biogas agricolo attraverso nuovi impianti, rappresenta anche un importante misura ambientale, soprattutto nel bacino padano, già oggetto di infrazione, per il miglioramento della qualità dell'aria a partire da un'attenta e sostenibile gestione dei reflui,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di ricercare tutte le possibili soluzioni per prorogare gli incentivi almeno fino alla data di pubblicazione del decreto di incentivazione, attuativo dell'articolo 24, comma 5, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, per l'anno 2021 gli incentivi previsti dall'articolo 1, comma 954, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, secondo le procedure e modalità definite dai commi da 954 a 957 della medesima legge, sono prorogati senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
9/2790-bis-AR/23Plangger, Gebhard, Emanuela Rossini, Schullian.


   La Camera,
   premesso che:
    in sede di discussione del disegno di legge 2790 «Bilancio di previsione dello stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023», è emersa l'opportunità di rifinanziare il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese;
    l'articolo 40, al primo comma, proroga fino al 30 giugno 2021 l'operatività dell'intervento straordinario in garanzia del Fondo per le PMI, previsto dall'articolo 13, comma 1 del decreto-legge n. 23/2020, per sostenere la liquidità delle imprese colpite dall'emergenza epidemiologica da COVID-19;
    relativamente alle imprese vittime di racket ed usura è necessario non considerare il Rating finanziario adottato dagli intermediari finanziari quale strumento principale per valutare l'affidabilità e solvibilità dei soggetti danneggiati, poiché gli stessi si trovano ad avere i bilanci «inquinati» a causa degli eventi criminosi e dunque non rispecchiano le reali condizioni finanziarie delle aziende;
    le Banche sono impegnate a far arrivare la liquidità a tutte le imprese che ne hanno bisogno nel modo più rapido possibile. I soggetti o l'impresa richiedenti aiuti finanziari – prestiti economici – che presentino inadempienze probabili e posizioni classificate come scadute oppure esposizioni deteriorate e classificate come sofferenti alla Centrale Rischi della Banca d'Italia ed in tutte le banche dati pubbliche e private, non devono, alla data di richiesta, essere considerate come ammissibili al rilascio della garanzia di MCC, purché le stesse abbiano ricevuto il beneficio sospensivo ai sensi dell'articolo 20 della legge 44/99 e della legge n. 108 del 1996 rilasciato dalla Procura competente;
    tra l'altro è fondamentale per le garanzie pregresse che gli intermediari ed il Fondo di garanzia non debbano tenere conto delle pregresse garanzie rilasciate dal Fondo di MCC e non debbano altresì considerare pregiudizievoli eventuali prolungamenti di garanzia in presenza della sospensione dei termini ai sensi della legge n. 44 del 1999 e della legge n. 108 del 1996,

impegna il Governo

al primo provvedimento utile: a) introdurre la garanzia da parte del MCC al 100 per cento a favore delle imprese denuncianti il racket e l'usura, poiché la mancata applicazione e il mal funzionamento delle leggi n. 108 del 1996 e n. 44 del 1999, comportano gravi problematiche collegate alle diverse scadenze per gli imprenditori i quali non possono attendere i tempi delle richieste sui diversi risarcimenti previsti dal Fondo di rotazione istituito dal Governo soprattutto per garantire l'attività economica delle medesime imprese denuncianti il racket e l'usura; b) far sì, per le pregresse garanzie, che gli intermediari ed il Fondo di garanzia non tengano conto delle medesime pregresse garanzie rilasciate dal medesimo Fondo di MCC ed a non considerare pregiudizievoli eventuali prolungamenti di garanzia in presenza della sospensione dei termini ai sensi delle leggi n. 44 del 1999 e n. 108 del 1996; c) non considerare come ammissibili al rilascio della garanzia del MCC i soggetti e le imprese richiedenti che presentino inadempienze probabili e posizioni classificate come scadute oppure esposizioni deteriorate e classificate come sofferenti alla Centrale rischi della Banca d'Italia; d) non considerare il rating finanziario adottato dagli intermediari finanziari quale strumento principale per valutare l'affidabilità e la solvibilità dei soggetti – imprese e operatori economici – che si trovino ad avere bilanci «inquinati» da eventi criminosi e pertanto che non rispecchiano le reali condizioni finanziarie delle medesime imprese; e) attingere da strumenti finanziari già esistenti come ad es. il Fondo di rotazione di cui alla legge 22 dicembre 1999 n. 512.
9/2790-bis-AR/24Piera Aiello, Ermellino, Rizzone, Benedetti, Trano, Zennaro, Berardini, Aprile, Garavaglia, Boldrini, Pellicani, Sandra Savino, Nesci, Polidori, Gelmini, Angelucci, Aprea, Bagnasco, Baldelli, Baldini, Baratto, Barelli, Anna Lisa Baroni, Bartolozzi, Battilocchio, Bergamini, Biancofiore, Bond, Brambilla, Brunetta, Calabria, Cannatelli, Cannizzaro, Caon, Cappellacci, Carfagna, Casciello, Casino, Cassinelli, Cattaneo, Cortelazzo, Cristina, Dall'Osso, D'Attis, Della Frera, D'Ettore, Fasano, Fascina, Fatuzzo, Ferraioli, Gregorio Fontana, Giacometto, Giacomoni, Labriola, Mandelli, Marin, Marrocco, Martino, Mazzetti, Milanato, Mugnai, Mulè, Musella, Napoli, Nevi, Fitzgerald Nissoli, Novelli, Occhiuto, Orsini, Palmieri, Pella, Pentangelo, Perego di Cremnago, Pettarin, Pittalis, Polverini, Porchietto, Prestigiacomo, Ripani, Rossello, Rosso, Rotondi, Ruffino, Ruggieri, Paolo Russo, Saccani Jotti, Sarro, Elvira Savino, Cosimo Sibilia, Siracusano, Sisto, Sozzani, Spena, Squeri, Tartaglione, Torromino, Maria Tripodi, Valentini, Versace, Vietina, Vito, Zanettin, Zangrillo, Lapia, Lupi, Annibali, Ferro.


   La Camera,
   premesso che:
    in sede di discussione del disegno di legge 2790 «Bilancio di previsione dello stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023», è emersa l'opportunità di rifinanziare il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese;
    l'articolo 40, al primo comma, proroga fino al 30 giugno 2021 l'operatività dell'intervento straordinario in garanzia del Fondo per le PMI, previsto dall'articolo 13, comma 1 del decreto-legge n. 23/2020, per sostenere la liquidità delle imprese colpite dall'emergenza epidemiologica da COVID-19;
    relativamente alle imprese vittime di racket ed usura è necessario non considerare il Rating finanziario adottato dagli intermediari finanziari quale strumento principale per valutare l'affidabilità e solvibilità dei soggetti danneggiati, poiché gli stessi si trovano ad avere i bilanci «inquinati» a causa degli eventi criminosi e dunque non rispecchiano le reali condizioni finanziarie delle aziende;
    le Banche sono impegnate a far arrivare la liquidità a tutte le imprese che ne hanno bisogno nel modo più rapido possibile. I soggetti o l'impresa richiedenti aiuti finanziari – prestiti economici – che presentino inadempienze probabili e posizioni classificate come scadute oppure esposizioni deteriorate e classificate come sofferenti alla Centrale Rischi della Banca d'Italia ed in tutte le banche dati pubbliche e private, non devono, alla data di richiesta, essere considerate come ammissibili al rilascio della garanzia di MCC, purché le stesse abbiano ricevuto il beneficio sospensivo ai sensi dell'articolo 20 della legge 44/99 e della legge n. 108 del 1996 rilasciato dalla Procura competente;
    tra l'altro è fondamentale per le garanzie pregresse che gli intermediari ed il Fondo di garanzia non debbano tenere conto delle pregresse garanzie rilasciate dal Fondo di MCC e non debbano altresì considerare pregiudizievoli eventuali prolungamenti di garanzia in presenza della sospensione dei termini ai sensi della legge n. 44 del 1999 e della legge n. 108 del 1996,

impegna il Governo

a integrare le procedure di intervento finanziario di cui alla legge n. 108 del 1996 e alla legge n. 44 del 1999 al fine di salvaguardare le aziende denuncianti il racket e l'usura istituendo, nel primo provvedimento utile, un fondo di garanzia con un corrispondente impegno alla copertura del rischio di insolvenza pari al 100 per cento dell'erogazione finanziaria, compatibilmente con la legislazione nazionale e la normativa europea sugli aiuti di Stato; a prevedere una procedura di erogazione che avvenga esclusivamente in presenza di un piano asseverato nel quale un professionista indipendente attesti la correttezza, la coerenza e la veridicità dei contenuti del piano di risanamento alla situazione economico patrimoniale dell'impresa, l'equilibrio economico finanziario e, più in generale, la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità economica e giuridica dell'intervento proposto; a non considerare il rating finanziario adottato dagli intermediari quale strumento principale per valutare l'affidabilità e la solvibilità delle aziende soggette a racket e usura, poiché i bilanci di tali aziende inquinati da eventi criminosi potrebbero non rispecchiare le reali condizioni finanziarie delle medesime imprese; ad attingere a strumenti finanziari già esistenti, come ad esempio il fondo di rotazione di cui alla legge 22 dicembre 1999 n. 512
9/2790-bis-AR/24. (Testo modificato nel corso della seduta) Piera Aiello, Ermellino, Rizzone, Benedetti, Trano, Zennaro, Berardini, Aprile, Garavaglia, Boldrini, Ferro, Baldini, Pellicani, Sandra Savino, Nesci, Polidori, Gelmini, Angelucci, Aprea, Bagnasco, Baldelli, Baldini, Baratto, Barelli, Anna Lisa Baroni, Bartolozzi, Battilocchio, Bergamini, Biancofiore, Bond, Brambilla, Brunetta, Calabria, Cannatelli, Cannizzaro, Caon, Cappellacci, Carfagna, Casciello, Casino, Cassinelli, Cattaneo, Cortelazzo, Cristina, Dall'Osso, D'Attis, Della Frera, D'Ettore, Fasano, Fascina, Fatuzzo, Ferraioli, Gregorio Fontana, Giacometto, Giacomoni, Labriola, Mandelli, Marin, Marrocco, Martino, Mazzetti, Milanato, Mugnai, Mulè, Musella, Napoli, Nevi, Fitzgerald Nissoli, Novelli, Occhiuto, Orsini, Palmieri, Pella, Pentangelo, Perego di Cremnago, Pettarin, Pittalis, Polverini, Porchietto, Prestigiacomo, Ripani, Rossello, Rosso, Rotondi, Ruffino, Ruggieri, Paolo Russo, Saccani Jotti, Sarro, Elvira Savino, Sandra Savino, Cosimo Sibilia, Siracusano, Sisto, Sozzani, Spena, Squeri, Tartaglione, Torromino, Maria Tripodi, Valentini, Versace, Vietina, Vito, Zanettin, Zangrillo, Lapia, Lupi, Annibali, Ferro.


   La Camera,
   premesso che:
    le problematiche legate al Coronavirus – dalla difficoltà di mercato alla logistica, fino alla carenza di manodopera – e i problemi connessi alle eccezionali ondate di maltempo hanno prodotto perdite economiche significative all'intero comparto ortofrutticolo,

impegna il Governo

a porre in essere tutte le iniziative più opportune per sostenere il rilancio del comparto ortofrutticolo.
9/2790-bis-AR/25Incerti.


   La Camera,
   premesso che:
    le problematiche legate al Coronavirus – dalla difficoltà di mercato alla logistica, fino alla carenza di manodopera – e i problemi connessi alle eccezionali ondate di maltempo hanno prodotto perdite economiche significative all'intero comparto ortofrutticolo,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di porre in essere tutte le iniziative più opportune per sostenere il rilancio del comparto ortofrutticolo.
9/2790-bis-AR/25. (Testo modificato nel corso della seduta) Incerti.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge in esame contiene misure volte ad aumentare il numero dei contratti di formazione specialistica dei medici di cui all'articolo 37 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368;
    con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 luglio 2007 è stato adottato lo schema-tipo del contratto di formazione specialistica dei medici;
    nello schema-tipo del contratto di formazione specialistica dei medici, all'articolo 5, comma 1 si vieta l'accesso a rapporti convenzionali o precari con il Servizio sanitario nazionale;
    il decreto-legge 9 marzo 2020, n. 14, ha istituito le USCA, unità speciali di continuità assistenziale;
    presso le USCA svolgono attualmente servizio molti medici che tra la fine di dicembre 2020 e le prime settimane di gennaio 2021 dovrebbero cominciare la specializzazione, la cui graduatoria è stata sbloccata con sentenza del Consiglio di Stato pubblicata il 21 dicembre 2020;
    c’è il rischio che le USCA, nel mese di gennaio 2021, rimangano a corto di personale proprio quando le attività di continuità assistenziale sono più necessarie,

impegna il Governo

ad adottare le iniziative necessarie affinché i medici che cominceranno la specializzazione tra la fine di dicembre 2020 e le prime settimane di gennaio 2021, se impegnati presso le USCA, possano continuare a svolgere le prestazioni di continuità assistenziale e che comunque a tali attività resti destinato un adeguato numero di medici.
9/2790-bis-AR/26Novelli.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge in esame contiene misure volte ad aumentare il numero dei contratti di formazione specialistica dei medici di cui all'articolo 37 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368;
    con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 luglio 2007 è stato adottato lo schema-tipo del contratto di formazione specialistica dei medici;
    nello schema-tipo del contratto di formazione specialistica dei medici, all'articolo 5, comma 1 si vieta l'accesso a rapporti convenzionali o precari con il Servizio sanitario nazionale;
    il decreto-legge 9 marzo 2020, n. 14, ha istituito le USCA, unità speciali di continuità assistenziale;
    presso le USCA svolgono attualmente servizio molti medici che tra la fine di dicembre 2020 e le prime settimane di gennaio 2021 dovrebbero cominciare la specializzazione, la cui graduatoria è stata sbloccata con sentenza del Consiglio di Stato pubblicata il 21 dicembre 2020;
    c’è il rischio che le USCA, nel mese di gennaio 2021, rimangano a corto di personale proprio quando le attività di continuità assistenziale sono più necessarie,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare le iniziative necessarie affinché i medici che cominceranno la specializzazione tra la fine di dicembre 2020 e le prime settimane di gennaio 2021, se impegnati presso le USCA, possano continuare a svolgere le prestazioni di continuità assistenziale e che comunque a tali attività resti destinato un adeguato numero di medici.
9/2790-bis-AR/26. (Testo modificato nel corso della seduta) Novelli.


   La Camera,
   premesso che:
    la legge di bilancio in esame, al primo comma dell'articolo 80-bis introdotto nell'esame in Commissione, impegna il Ministro della salute ad adottare con proprio decreto avente natura non regolamentare il piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2 finalizzato a garantire il massimo livello di copertura vaccinale sul territorio nazionale;
    nel corso del suo intervento del 2 dicembre 2020 in Parlamento, il ministro della Salute ha illustrato le linee guida del Piano strategico vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19, elaborato da Ministero della salute, Commissario Straordinario per l'emergenza, Istituto Superiore di Sanità AgeNaS e AIFA;
    come affermato in tale documento, nelle fasi iniziali il numero complessivo di dosi di vaccino potrà essere limitato, e pertanto occorrerà fare delle scelte sulle categorie che hanno accesso prioritario ai vaccini (es. operatori sanitari, anziani e individui più vulnerabili);
    è essenziale che tra i destinatari del vaccino in questa prima fase vi siano le persone detenute che, come affermato dall'Unione delle Camere penali nel suo appello, «da un punto di vista sanitario erano già vulnerabili ben prima dell'arrivo del COVID-19 e oggi vivono in uno stato di esposizione “naturale” – o meglio “innaturale” – al virus, per il ridottissimo spazio a loro disposizione, nella maggior parte dei casi, estremamente carente dal punto di vista igienico e, quindi, foriero di ogni tipo di malattia», oltre che il personale dell'amministrazione penitenziaria;
    parliamo di oltre 100.000 persone, che vanno immediatamente protette perché quotidianamente a rischio personale e in quanto potenziali diffusori del virus;
    anche il Comitato nazionale per la bioetica nel suo parere del Novembre scorso si è concentrato sull'accentuarsi di pregresse disuguaglianze fra cittadini/e e sul sorgerne di nuove, con particolare riferimento ad alcuni gruppi particolarmente vulnerabili, come i detenuti, che rappresentano un gruppo «ad alta vulnerabilità bio-psico-sociale», cui va riconosciuto il diritto alle pari opportunità nella tutela della salute tramite «un impegno delle istituzioni, che va rafforzato in questa emergenza»;
    al 7 dicembre scorso, i positivi tra i detenuti erano 958 (868 asintomatici, 52 sintomatici gestiti internamente, 38 gestiti in strutture ospedaliere), tra il personale di polizia penitenziaria 810 (771 in degenza presso il proprio domicilio, 25 presso le caserme, 14 presso strutture ospedaliere), tra il personale amministrativo e la dirigenza 72 (71 in degenza presso il domicilio, 1 in struttura ospedaliera);
    la necessità di inserire i detenuti e il personale carcerario tra le categorie prioritarie è stata sollevata dal Garante nazionale e da diversi Garanti regionali dei detenuti, oltre che dalla senatrice a vita Liliana Segre che ha presentato sulla questione un'interrogazione al Governo,

impegna il Governo

a predisporre un piano operativo per la vaccinazione dei detenuti e del personale che lavora nelle carceri, inserendoli sin dall'inizio fra le categorie sottoposte con priorità alla campagna di vaccinazione per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2.
9/2790-bis-AR/27Magi, Costa, Frate.


   La Camera,
   premesso che:
    la legge di bilancio in esame, al primo comma dell'articolo 80-bis introdotto nell'esame in Commissione, impegna il Ministro della salute ad adottare con proprio decreto avente natura non regolamentare il piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2 finalizzato a garantire il massimo livello di copertura vaccinale sul territorio nazionale;
    nel corso del suo intervento del 2 dicembre 2020 in Parlamento, il ministro della Salute ha illustrato le linee guida del Piano strategico vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19, elaborato da Ministero della salute, Commissario Straordinario per l'emergenza, Istituto Superiore di Sanità AgeNaS e AIFA;
    come affermato in tale documento, nelle fasi iniziali il numero complessivo di dosi di vaccino potrà essere limitato, e pertanto occorrerà fare delle scelte sulle categorie che hanno accesso prioritario ai vaccini (es. operatori sanitari, anziani e individui più vulnerabili);
    è essenziale che tra i destinatari del vaccino in questa prima fase vi siano le persone detenute che, come affermato dall'Unione delle Camere penali nel suo appello, «da un punto di vista sanitario erano già vulnerabili ben prima dell'arrivo del COVID-19 e oggi vivono in uno stato di esposizione “naturale” – o meglio “innaturale” – al virus, per il ridottissimo spazio a loro disposizione, nella maggior parte dei casi, estremamente carente dal punto di vista igienico e, quindi, foriero di ogni tipo di malattia», oltre che il personale dell'amministrazione penitenziaria;
    parliamo di oltre 100.000 persone, che vanno immediatamente protette perché quotidianamente a rischio personale e in quanto potenziali diffusori del virus;
    anche il Comitato nazionale per la bioetica nel suo parere del Novembre scorso si è concentrato sull'accentuarsi di pregresse disuguaglianze fra cittadini/e e sul sorgerne di nuove, con particolare riferimento ad alcuni gruppi particolarmente vulnerabili, come i detenuti, che rappresentano un gruppo «ad alta vulnerabilità bio-psico-sociale», cui va riconosciuto il diritto alle pari opportunità nella tutela della salute tramite «un impegno delle istituzioni, che va rafforzato in questa emergenza»;
    al 7 dicembre scorso, i positivi tra i detenuti erano 958 (868 asintomatici, 52 sintomatici gestiti internamente, 38 gestiti in strutture ospedaliere), tra il personale di polizia penitenziaria 810 (771 in degenza presso il proprio domicilio, 25 presso le caserme, 14 presso strutture ospedaliere), tra il personale amministrativo e la dirigenza 72 (71 in degenza presso il domicilio, 1 in struttura ospedaliera);
    la necessità di inserire i detenuti e il personale carcerario tra le categorie prioritarie è stata sollevata dal Garante nazionale e da diversi Garanti regionali dei detenuti, oltre che dalla senatrice a vita Liliana Segre che ha presentato sulla questione un'interrogazione al Governo,

impegna il Governo

a valutare la predisposizione di un piano per la vaccinazione del personale che opera negli istituti penitenziari e dei detenuti nel quadro della programmazione nazionale.
9/2790-bis-AR/27. (Testo modificato nel corso della seduta) Magi, Costa, Frate.


   La Camera,
   premesso che:
    la pandemia e l'emergenza ambientale ci stanno mostrando come sia essenziale poter contare su un sistema di ricerca pubblica indipendente ed autorevole;
    i cambiamenti della società che ci vengono proposti sollevano numerosi altri temi di tipo socio-economico, umanistico-culturale e tecnico-scientifico e il ruolo svolto su questi argomenti dagli Enti Pubblici di Ricerca e, in maniera differente e complementare, dalle Università merita un'attenzione ed un approccio strutturale;
    anche grazie alle norme inserite nel provvedimento in esame, per il completamento dell'applicazione dell'articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017 negli Enti Pubblici di Ricerca, è stata creata una base per il rinnovo del processo di reclutamento;
    è imperativo perseguire l'obiettivo del miglioramento dell'attrazione delle nuove generazioni verso il mondo della Ricerca e del rientro dei ricercatori attualmente all'estero;
    sottolineando che il decreto legislativo n. 218 del 2016 ha predisposto un primo schema per il riordino del settore, anche di natura amministrativa, e che la legge n. 12 del 2020 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 1 del 2020 ha separato il Ministero dell'università e della ricerca da quello dell'istruzione, con il chiaro intento di distinguere due settori profondamente differenti;
    nonostante tali interventi, risulta urgente un intervento normativo che permetta di tener conto della specificità del settore e dei richiami ad un adeguato ambiente contrattuale, così come definito dalla direttiva europea 2005/251/CE, da realizzarsi nell'ambito della discussione per la contrattazione nazionale e della prevista ridefinizione dei comparti;
    il settore necessita di un sistema di Governance unitario che, sia pur mantenendo le differenti vigilanze ministeriali per la necessaria attività di controllo, permetta una maggiore omogeneità tra gli Enti, anche attraverso un sistema amministrativo reso più agile e con la costituzione di una cabina di regia interministeriale in sede di Consiglio dei ministri che avvenga parallelamente alla ridefinizione di una agenzia governativa che abbia come scopi sia la distribuzione dei fondi che la verifica del loro utilizzo;
    appare inoltre necessaria la determinazione di modalità di verifica delle attività degli Enti nel rispetto della carta del ricercatore e della citata Direttiva europea nel suo complesso, con l'identificazione delle corrette metodologie atte a garantire la libertà di espressione e ricerca,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità, attraverso l'istituzione di un apposito comparto di contrattazione per gli Enti Pubblici di ricerca e un successivo organico riordino degli stessi Enti, di definire una governance unitaria del settore con conseguente definizione anche degli strumenti per la verifica dei risultati, la valutazione dei vertici degli Enti, la definizione delle norme di finanziamento e la verifica del loro utilizzo, nonché della protezione intellettuale dei risultati, anche attraverso la ridefinizione dell'Agenzia Nazionale della Ricerca.
9/2790-bis-AR/28Ciampi, Fioramonti.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame, «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023», pur contenendo una serie di misure a favore della disabilità, non è riuscito ancora a mettere a fuoco la grave emergenza occupazionale che colpirà le persone disabili a seguito della pandemia e fra queste, con particolare asprezza, quelle categorie particolari di disabili che, senza un sostegno pubblico, non riusciranno mai ad accedere al mercato del lavoro;
    in occasione del ventesimo anniversario dell'entrata in vigore della legge n. 68 del 12 marzo 1999, non è stato fatto – né in sede governativa, né dal Parlamento – un serio bilancio dei risultati conseguiti attraverso questo importante strumento normativo che tante attese aveva suscitato nel mondo della disabilità. Tale bilancio avrebbe messo in luce un panorama che purtroppo assomiglia molto a quello di un fallimento, soprattutto nelle regioni centromeridionali;
    oggi gli uffici pubblici del cosiddetto «collocamento mirato» istituito, appunto, dalla legge n. 68 del 1999 gestiscono lunghe liste d'attesa (al momento risultano iscritte oltre 800.000 persone) con percentuali davvero basse di inserimenti (annualmente, non più del 3-4 per cento degli iscritti nelle liste);
    inoltre, guardando più da vicino questa realtà, si scopre che la percentuale indicata, già bassa, non accomuna tutti i disabili, ma si abbassa drasticamente per alcune tipologie di disabilità. In particolare, oggi, un disabile grave (con percentuale di disabilità superiore al 79 per cento), un disabile psichico o intellettivo o una persona affetta da malattia rara, che si iscrive alle liste del collocamento mirato, non ha più dello 0,2 per cento di possibilità di essere inserito in un posto di lavoro. Eppure, i soggetti appartenenti alle categorie suddette sono il 70 per cento del totale delle persone disabili iscritte nelle liste;
    questi dati segnano il clamoroso fallimento di una legge che non era certo nata per fare assumere i cd «disabili-abili», come invece purtroppo accade. E come sanno bene tutti coloro che vivono la disabilità,

impegna il Governo

a dare il giusto rilievo – in tutto l'ampio spettro della risposta alla grave crisi pandemica ed economica, a partire dai prossimi interventi di urgenza – al tema dell'inclusione lavorativa dei disabili più gravi, di quelli psichici e intellettivi e di quelli affetti da malattie rare, nonché a colmare una grave lacuna rilevabile nelle bozze del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Next Generation Italia) che non fa alcun cenno alla problematica dell'inclusione lavorativa delle persone disabili, dimenticando che si tratta di soggetti che – senza un lungimirante, coordinato e concreto intervento pubblico, che non escluda riforme della struttura organizzativa e normativa – rimarranno certamente travolte dal cumularsi di inefficienza del collocamento pubblico mirato, debolezza delle politiche attive per il lavoro ed effetti della crisi pandemica.
9/2790-bis-AR/29Tondo.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame, «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023», pur contenendo una serie di misure a favore della disabilità, non è riuscito ancora a mettere a fuoco la grave emergenza occupazionale che colpirà le persone disabili a seguito della pandemia e fra queste, con particolare asprezza, quelle categorie particolari di disabili che, senza un sostegno pubblico, non riusciranno mai ad accedere al mercato del lavoro;
    in occasione del ventesimo anniversario dell'entrata in vigore della legge n. 68 del 12 marzo 1999, non è stato fatto – né in sede governativa, né dal Parlamento – un serio bilancio dei risultati conseguiti attraverso questo importante strumento normativo che tante attese aveva suscitato nel mondo della disabilità. Tale bilancio avrebbe messo in luce un panorama che purtroppo assomiglia molto a quello di un fallimento, soprattutto nelle regioni centromeridionali;
    oggi gli uffici pubblici del cosiddetto «collocamento mirato» istituito, appunto, dalla legge n. 68 del 1999 gestiscono lunghe liste d'attesa (al momento risultano iscritte oltre 800.000 persone) con percentuali davvero basse di inserimenti (annualmente, non più del 3-4 per cento degli iscritti nelle liste);
    inoltre, guardando più da vicino questa realtà, si scopre che la percentuale indicata, già bassa, non accomuna tutti i disabili, ma si abbassa drasticamente per alcune tipologie di disabilità. In particolare, oggi, un disabile grave (con percentuale di disabilità superiore al 79 per cento), un disabile psichico o intellettivo o una persona affetta da malattia rara, che si iscrive alle liste del collocamento mirato, non ha più dello 0,2 per cento di possibilità di essere inserito in un posto di lavoro. Eppure, i soggetti appartenenti alle categorie suddette sono il 70 per cento del totale delle persone disabili iscritte nelle liste;
    questi dati segnano il clamoroso fallimento di una legge che non era certo nata per fare assumere i cd «disabili-abili», come invece purtroppo accade. E come sanno bene tutti coloro che vivono la disabilità,

impegna il Governo

a considerare la possibilità di adottare tutte le iniziative utili per continuare a dare il giusto rilievo al tema dell'inclusione lavorativa dei disabili più gravi, di quelli psichici e intellettivi e di quelli affetti da malattie rare.
9/2790-bis-AR/29. (Testo modificato nel corso della seduta) Tondo.


   La Camera,
   premesso che:
    a seguito dell'emergenza da COVID-19, da marzo 2020 sono stati sospesi, su tutto il territorio nazionale, i servizi di apertura al pubblico degli istituti e luoghi della cultura, nonché gli spettacoli di qualsiasi natura, inclusi quelli teatrali e cinematografici;
    successivamente sono stati consentiti, a determinate condizioni, da maggio 2020, il servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura e, da giugno 2020, lo svolgimento di spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi;
    a ottobre 2020, in considerazione del carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia e dell'incremento dei casi sul territorio nazionale, sono state nuovamente introdotte, progressivamente, le stesse limitazioni disposte precedentemente;
    con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020 è stata nuovamente stabilita la sospensione degli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e ulteriori spazi all'aperto;
    l'osservatorio dello spettacolo SIAE ha fotografato lo scorso 16 novembre le perdite subite a causa della pandemia dall'attività cinematografica, teatrale, concertistica, di ballo, e dal settore delle mostre ed esposizioni: la spesa totale del pubblico per gli spettacoli fra gennaio e giugno 2020 è stata di 654,1 milioni di euro (-66,9 per cento rispetto al 2019), al botteghino di 418,1 milioni (-61,62 per cento). Cifre che nei primi sei mesi 2019 erano rispettivamente di 2,4 e 1,2 miliardi. Il settore dei concerti è quello che ha subito la maggior contrazione, con un calo nei due indici di circa l'86,5 per cento;
    come riportato dal sito Open lo scorso 10 novembre, Assomusica, associazione di produttori e organizzatori di spettacoli di musica dal vivo, ha stimato che sono 250 mila gli addetti al settore live che, attualmente, non possono lavorare a causa delle misure di contenimento del contagio. Comprendendo tutto il comparto, sarebbero circa 570 mila gli operatori impiegati dietro e davanti alle quinte;
    Assomusica segnala la perdita, nel solo periodo che va da febbraio a settembre 2020, di un miliardo e 500 milioni di euro sull'indotto dell'intera filiera collegata agli spettacoli dal vivo. I concerti sospesi sono stati oltre 4.000, 16 i grandi festival rimandati e il settore musicale, da marzo a settembre, ha registrato una contrazione pari a 650 milioni di euro. «La crisi è totale – afferma il Presidente Spera –, i cali di fatturato si attestano intorno al 97 per cento a fine estate. Ma con la chiusura prorogata a tutto il 2020, il calo sarà ancora più forte»;
    risulta evidente come, dopo un così prolungato periodo di chiusura dei luoghi della cultura e dello spettacolo, il pubblico possa essersi disabituato a prendere parte fisicamente ad eventi e rappresentazioni culturali, e come in assenza di precipue forme di incentivo alla partecipazione dal vivo agli eventi di spettacolo si possa determinare un ulteriore danno economico a un settore già martoriato;
    come evidenziato dalla rivista Cahier des arts nell'articolo del 17 dicembre 2020, « Covid o non covid. I drammatici effetti collaterali delle sale chiuse», il rischio più concreto è che «prima costretti tra le mura di casa, ma poi man mano coccolati (o viziati) dal tepore del proprio salotto, gli spettatori rimangano disabituati o lontani dal botteghino (un immane dramma per i lavoratori del settore) e, complici le grandi distribuzioni e i massicci investimenti, preferiscano sempre più le piattaforme streaming, i loro contenuti di elevata qualità, la loro indiscutibile comodità e i convenienti abbonamenti»,

impegna il Governo

ad individuare le risorse per incentivare la partecipazione del pubblico nei luoghi dello spettacolo e della cultura non appena le restrizioni dovute alla diffusione del virus saranno rimosse.
9/2790-bis-AR/30Nitti, Piccoli Nardelli, Di Giorgi, Prestipino, Rossi, Lattanzio, Ciampi, Orfini.


   La Camera,
   premesso che:
    a seguito dell'emergenza da COVID-19, da marzo 2020 sono stati sospesi, su tutto il territorio nazionale, i servizi di apertura al pubblico degli istituti e luoghi della cultura, nonché gli spettacoli di qualsiasi natura, inclusi quelli teatrali e cinematografici;
    successivamente sono stati consentiti, a determinate condizioni, da maggio 2020, il servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura e, da giugno 2020, lo svolgimento di spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi;
    a ottobre 2020, in considerazione del carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia e dell'incremento dei casi sul territorio nazionale, sono state nuovamente introdotte, progressivamente, le stesse limitazioni disposte precedentemente;
    con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020 è stata nuovamente stabilita la sospensione degli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e ulteriori spazi all'aperto;
    l'osservatorio dello spettacolo SIAE ha fotografato lo scorso 16 novembre le perdite subite a causa della pandemia dall'attività cinematografica, teatrale, concertistica, di ballo, e dal settore delle mostre ed esposizioni: la spesa totale del pubblico per gli spettacoli fra gennaio e giugno 2020 è stata di 654,1 milioni di euro (-66,9 per cento rispetto al 2019), al botteghino di 418,1 milioni (-61,62 per cento). Cifre che nei primi sei mesi 2019 erano rispettivamente di 2,4 e 1,2 miliardi. Il settore dei concerti è quello che ha subito la maggior contrazione, con un calo nei due indici di circa l'86,5 per cento;
    come riportato dal sito Open lo scorso 10 novembre, Assomusica, associazione di produttori e organizzatori di spettacoli di musica dal vivo, ha stimato che sono 250 mila gli addetti al settore live che, attualmente, non possono lavorare a causa delle misure di contenimento del contagio. Comprendendo tutto il comparto, sarebbero circa 570 mila gli operatori impiegati dietro e davanti alle quinte;
    Assomusica segnala la perdita, nel solo periodo che va da febbraio a settembre 2020, di un miliardo e 500 milioni di euro sull'indotto dell'intera filiera collegata agli spettacoli dal vivo. I concerti sospesi sono stati oltre 4.000, 16 i grandi festival rimandati e il settore musicale, da marzo a settembre, ha registrato una contrazione pari a 650 milioni di euro. «La crisi è totale – afferma il Presidente Spera –, i cali di fatturato si attestano intorno al 97 per cento a fine estate. Ma con la chiusura prorogata a tutto il 2020, il calo sarà ancora più forte»;
    risulta evidente come, dopo un così prolungato periodo di chiusura dei luoghi della cultura e dello spettacolo, il pubblico possa essersi disabituato a prendere parte fisicamente ad eventi e rappresentazioni culturali, e come in assenza di precipue forme di incentivo alla partecipazione dal vivo agli eventi di spettacolo si possa determinare un ulteriore danno economico a un settore già martoriato;
    come evidenziato dalla rivista Cahier des arts nell'articolo del 17 dicembre 2020, « Covid o non covid. I drammatici effetti collaterali delle sale chiuse», il rischio più concreto è che «prima costretti tra le mura di casa, ma poi man mano coccolati (o viziati) dal tepore del proprio salotto, gli spettatori rimangano disabituati o lontani dal botteghino (un immane dramma per i lavoratori del settore) e, complici le grandi distribuzioni e i massicci investimenti, preferiscano sempre più le piattaforme streaming, i loro contenuti di elevata qualità, la loro indiscutibile comodità e i convenienti abbonamenti»,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di individuare le risorse per incentivare la partecipazione del pubblico nei luoghi dello spettacolo e della cultura non appena le restrizioni dovute alla diffusione del virus saranno rimosse.
9/2790-bis-AR/30. (Testo modificato nel corso della seduta) Nitti, Piccoli Nardelli, Di Giorgi, Prestipino, Rossi, Lattanzio, Ciampi, Orfini.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame contiene varie misure per il sostegno e la promozione del patrimonio culturale del Paese;
    la vastità di tale patrimonio culturale e letterario dà origine ogni anno all'organizzazione di decine di migliaia di eventi culturali e iniziative artistico-letterarie. Tali manifestazioni, strettamente legate ai valori e alla storia del territorio e delle sue realtà locali, hanno la specifica finalità di diffondere la storia e la cultura letteraria italiana, favorendo al contempo la conoscenza dei suoi autori e stimolando momenti d'incontro e di riflessione che arricchiscono la vita sociale dell'intera comunità che le promuove;
    fra le proposte di natura culturale e letteraria meritevoli di essere valorizzate si annovera il premio letterario «Cielo D'Alcamo», in memoria del poeta e drammaturgo italiano, fra i più significativi rappresentanti della poesia popolare giullaresca della Scuola siciliana. L'evento – che rappresenta uno dei momenti culturalmente più alti per la città siciliana di Alcamo – rientra nell'ambito del più grande piano «Alcamo, una Città più culturale e vivibile» e mira a mettere in risalto l'importanza che il Contrasto e la Scuola poetica siciliana hanno avuto nella formazione della lingua italiana,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di promuovere e finanziare la realizzazione di eventi artistico-letterari e iniziative culturali che rappresentano il principale strumento di identità dell'Italia e delle singole comunità locali in grado di dare risalto alle peculiarità del patrimonio culturale di ciascun territorio.
9/2790-bis-AR/31Lombardo.


   La Camera,
   premesso che:
    le Camere di Commercio italiane all'estero (CCIE) riconosciute dallo Stato italiano sono 74, operanti in 53 Paesi del mondo; associano, su base volontaria, 20.000 imprese, sviluppando annualmente più di 300 mila contatti di affari;
    le CCIE sono connesse «a rete» in un sistema di promozione, radicato sui territori esteri, che costituisce un punto di riferimento per le comunità di affari italo-locali e un supporto di servizio alle piccole e medie imprese italiane;
    le CCIE stanno soffrendo per le difficoltà operative poste dall'attuale situazione di emergenza sanitaria collegata al COVID-19, che impone una totale riconversione delle attività di collegamento con le comunità di affari italo-locali e per fornire a distanza il miglior servizio alle piccole e medie imprese italiane;
    le CCIE, ai sensi delle leggi n. 518 del 10 luglio 1970 e n. 549 del 1995, sono destinatarie annualmente di un cofinanziamento sul valore dei programmi di promozione realizzati, nell'ambito delle disponibilità di cui alla Tab. 3 – Stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, alla Missione 11 Competitività e sviluppo delle imprese, Programma 6 Vigilanza sul sistema cooperativo, sulle società e il sistema camerale;
    ogni anno viene effettuata la ripartizione delle disponibilità sul capitolo sulla base del valore dei programmi presentati allo stesso Ministro dello sviluppo economico, che anche nel 2020, sulla base di un percorso seguito negli anni precedenti, ha riguardato il 100 per cento dei fondi disponibili pur rimanendo largamente insufficiente a cofinanziare le spese sostenute dalle CCIE;
    sulla base delle percentuali di contribuzione degli scorsi anni, la contribuzione pubblica a favore delle CCIE si è collocata quest'anno, in media, al 25 per cento della spesa rendicontata, rispetto alla previsione normativa di un 50 per cento;
    questa situazione appare foriera di situazioni di dissesto in soggetti che hanno visto, negli ultimi anni, ridurre sensibilmente il valore del cofinanziamento pubblico, mettendo a repentaglio la continuità di servizio, la capacità di rappresentanza degli interessi imprenditoriali all'estero, nonché l'attivo supporto ai processi d'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane;
    nell'anno 2020 il Ministero dello sviluppo economico ha ricevuto programmi di attività delle Camere per una spesa prevista di 38,7 milioni di euro,

impegna il Governo

a considerare l'opportunità di assicurare in sede di ripartizione delle disponibilità alle Camere di commercio italiane all'estero un contributo comunque non inferiore al 95 per cento della dotazione globale del capitolo 2515, per realizzare un più adeguato cofinanziamento della spesa sui programmi promozionali già realizzati nell'anno 2020 con risorse proprie.
9/2790-bis-AR/32La Marca, Ungaro, Schirò, Carè, Fitzgerald Nissoli.


   La Camera,
   premesso che:
    il presente provvedimento reca alcune misure importanti per il sostegno finanziario della salute pubblica per l'emergenza epidemiologica COVID-19;
    il COVID-19 ha reso il mondo intero più fragile anche dal punto di vista psicologico: la morte, la malattia, l'isolamento, la crisi economica e la paura della pandemia stanno provocando gravi ripercussioni psicologiche in moltissime persone. Già diversi studi hanno dimostrando l'impatto della pandemia sulla salute mentale a livello globale: bambini più ansiosi e in diversi paesi c’è un incremento dei casi di depressione e di ansia. La violenza domestica è in aumento e gli operatori sanitari segnalano un crescente bisogno di supporto psicologico;
    un'indagine dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) sul COVID-19 e sui giovani ha rilevato che la pandemia ha significato che un giovane su due (tra i 18 e i 29 anni) è soggetto a depressione e ansia e uno su sei probabilmente ne è colpito. Fino al 20 per cento degli operatori sanitari soffre di ansia e depressione;
    le Nazioni Unite hanno presentato un rapporto con delle linee guida sulla salute mentale e il COVID-19 e hanno sottolineato l'importanza di sostenere psicologicamente i più vulnerabili sia durante sia dopo la pandemia.
    Anche l'Organizzazione mondiale della sanità ha affermato che «affrontare questo problema deve diventare una priorità»,

impegna il Governo

al fine di tutelare la salute dei cittadini in tutti i suoi aspetti, ad adottare, con impellenza, nel prossimo provvedimento utile, le necessarie misure finanziarie per contrastare l'impatto sulla salute mentale sugli individui e sulle nostre comunità in ogni modo possibile e per supportare e implementare l'assistenza specializzata e servizi di supporto per coloro che sono in condizioni di salute mentale più gravi.
9/2790-bis-AR/33Quartapelle Procopio.


   La Camera,
   premesso che:
    gli effetti della pandemia sono stati devastanti anche per il settore dell'editoria giornalistica con particolare ripercussioni sulle imprese editrici di dimensioni minori e non profit, sia per il calo delle vendite che per il crollo della pubblicità;
    la legge n. 160 del 2019 (Bilancio 2020), in previsione di una riforma organica delle misure a tutela del pluralismo dell'informazione che consideri le modifiche introdotte con le nuove modalità di fruizione dell'informazione, ha differito di un anno l'applicazione delle norme che prevedono l'abolizione o la progressiva riduzione, fino all'abolizione, dei contributi a sostegno di imprese editrici di quotidiani e periodici, introdotte con legge n. 145 del 2018 (bilancio 2019);
    l'editoria costituisce un settore fondamentale per le istituzioni democratiche di un Paese sia dal punto di vista della circolazione delle idee e delle informazioni che da quello imprenditoriale e occupazionale e in tale contesto, risulta ancora più importante difendere le voci minori;
    il protrarsi della situazione emergenziale mette a serio rischio la tenuta finanziaria ed economica delle imprese editrici di quotidiani e periodici,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di prorogare di un anno l'applicazione di alcune norme relative al settore al fine di posticipare, in attesa di una nuova disciplina organica del settore, la riduzione dei contributi diretti all'editoria, di intervenire sulla tempistica e la quantificazione di erogazione dei pagamenti.
9/2790-bis-AR/34Casciello.


   La Camera,
   premesso che:
    il Digital Economy and Society Index – DESI, l'indicatore che riassume il livello di digitalizzazione dei Paesi europei, colloca l'Italia, per il 2019, al venticinquesimo posto tra i 28 Stati che compongono l'Unione europea;
    se si approfondisce lo studio e si prescinde dagli sviluppi legati alla connettività e alla diffusione della telefonia mobile, si apprende che l'Italia rimane ben al di sotto della media europea per quanto riguarda la diffusione delle competenze digitali, che, ancora peggio, il divario tende ad aumentare e che, inoltre, da questo stato delle cose non sono esclusi i più giovani;
    il basso livello delle competenze, con particolare attenzione per quelle digitali, è strettamente connesso all'adeguatezza – in termini sia qualitativi che quantitativi – delle risorse destinate agli investimenti in istruzione;
    dal punto di vista qualitativo il problema del grado di apprendimento degli studenti italiani non all'altezza del confronto internazionale è evidenziato dai risultati che i nostri studenti raggiungono nell'ambito dei test del Programme for International Student Assessment (PISA) che vedono i quindicenni collocarsi al di sotto della media OCSE;
    ci muoviamo ormai in una economia globalizzata in cui i cambiamenti legati alla tecnologia evidenziano le differenze nella comparazione tra paesi in termini di vantaggi e potenzialità di crescita e sviluppo, e in cui l'Italia mostra le debolezze di un modello di sviluppo con bassa propensione all'innovazione, con un capitale umano non in grado di confrontarsi con le nuove competenze e con esigue risorse investite in istruzione, formazione e ricerca;
    il potenziamento dell'investimento in istruzione assume un ruolo determinante e, in questo contesto generale, assume ruolo centrale la formazione dei docenti che per primi devono essere in grado di confrontarsi con le nuove sfide per una scuola del futuro, per l'acquisizione delle competenze digitali, per favorire un nuovo approccio e favorire l'introduzione nel sistema di istruzione di innovazione didattica e metodologica;
    la programmazione informatica – il coding – è una materia fondamentale per le nuove generazioni di studenti per alfabetizzarli ai linguaggi delle tecnologie e dominarle e rappresenta la quarta abilità di base della scuola, in continuità e non in contrapposizione con le abilità tradizionali del leggere, scrivere e far di conto,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare, per l'anno scolastico 2021-2022, un piano straordinario di formazione per il personale docente sull'innovazione digitale, al fine di sensibilizzarlo all'uso delle nuove metodologie didattiche e per lo sviluppo delle competenze digitali, per promuovere la cultura digitale, la conoscenza e lo sviluppo del pensiero computazionale, della creatività digitale, dell'alfabetizzazione ai linguaggi delle tecnologie al fine anche di introdurre l'insegnamento del coding nelle scuole a partire dall'anno scolastico 2022-2023.
9/2790-bis-AR/35Aprea, Casciello, Marin, Palmieri, Saccani Jotti, Vietina.


   La Camera,
   premesso che:
    il Digital Economy and Society Index – DESI, l'indicatore che riassume il livello di digitalizzazione dei Paesi europei, colloca I Italia, per il 2019, al venticinquesimo posto tra i 28 Stati che compongono l'Unione europea;
    se si approfondisce lo studio e si prescinde dagli sviluppi legati alla connettività e alla diffusione della telefonia mobile, si apprende che l'Italia rimane ben al di sotto della media europea per quanto riguarda la diffusione delle competenze digitali, che, ancora peggio, il divario tende ad aumentare e che, inoltre, da questo stato delle cose non sono esclusi i più giovani;
    il basso livello delle competenze, con particolare attenzione per quelle digitali, è strettamente connesso all'adeguatezza – in termini sia qualitativi che quantitativi – delle risorse destinate agli investimenti in istruzione;
    dal punto di vista qualitativo il problema del grado di apprendimento degli studenti italiani non all'altezza del confronto internazionale è evidenziato dai risultati che i nostri studenti raggiungono nell'ambito dei test del Programme for International Student Assessment (PISA) che vedono i quindicenni collocarsi al di sotto della media OCSE;
    ci muoviamo ormai in una economia globalizzata in cui i cambiamenti legati alla tecnologia evidenziano le differenze nella comparazione tra paesi in termini di vantaggi e potenzialità di crescita e sviluppo, e in cui l'Italia mostra le debolezze di un modello di sviluppo con bassa propensione all'innovazione, con un capitale umano non in grado di confrontarsi con le nuove competenze e con esigue risorse investite in istruzione, formazione e ricerca;
    il potenziamento dell'investimento in istruzione assume un ruolo determinante e, in questo contesto generale, assume ruolo centrale la formazione dei docenti che per primi devono essere in grado di confrontarsi con le nuove sfide per una scuola del futuro, per l'acquisizione delle competenze digitali, per favorire un nuovo approccio e favorire l'introduzione nel sistema di istruzione di innovazione didattica e metodologica;
    la programmazione informatica – il coding – è una materia fondamentale per le nuove generazioni di studenti per alfabetizzarli ai linguaggi delle tecnologie e dominarle e rappresenta la quarta abilità di base della scuola, in continuità e non in contrapposizione con le abilità tradizionali del leggere, scrivere e far di conto,

impegna il Governo

al fine di promuovere il coding nelle scuole, a valutare l'opportunità di adottare, per l'anno scolastico 2021-2022, un piano straordinario di formazione per il personale docente sull'innovazione digitale, al fine di sensibilizzarlo all'uso delle nuove metodologie didattiche e per lo sviluppo delle competenze digitali, per promuovere la cultura digitale, la conoscenza e lo sviluppo del pensiero computazionale, della creatività digitale, dell'alfabetizzazione ai linguaggi delle tecnologie al fine anche di introdurre l'insegnamento del coding nelle scuole a partire dall'anno scolastico 2022-2023.
9/2790-bis-AR/35. (Testo modificato nel corso della seduta) Aprea, Casciello, Marin, Palmieri, Saccani Jotti, Vietina.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca norme finalizzate all'adozione di un piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2 che prevede il coinvolgimento, per lo svolgimento di attività di profilassi vaccinale, dei medici specializzandi già a partire dal primo anno di corso, non prevedendo a tal fine una specifica retribuzione ma configurando tale incombenza quale attività formativa professionalizzante nell'ambito del corso di specializzazione frequentato;
    la campagna vaccinale che l'Italia si accinge ad affrontare richiederà un imponente sforzo organizzativo considerato che si parla, solo per la prima tornata, di 11 milioni di dosi da somministrare nel primo trimestre del 2021;
    l'eccezionalità del momento e la straordinarietà delle misure adottate per superare l'emergenza non giustificano il non riconoscimento dei titoli acquisiti dai medici specializzandi né tanto meno del loro percorso formativo, conclusosi con la laurea in medicina, e di cui la specializzazione rappresenta una fase di ulteriore formazione di professionisti abilitati a prestare servizio nel e per il Servizio sanitario nazionale;
    una buona percentuale di questi professionisti hanno già dato il loro contributo e messo a disposizione le loro competenze per far fronte all'emergenza da COVID-19,

impegna il Governo

pur consapevoli della gravità del momento e della situazione che stiamo vivendo a causa dell'emergenza pandemica da COVID-19 a garantire apposita ed equa retribuzione per i medici specializzandi che verranno coinvolti nella campagna vaccinale contro il COVID-19 e a prevedere ulteriori provvidenze per gli specializzandi in relazione alle funzioni ospedaliere assegnate.
9/2790-bis-AR/36D'Ettore, Saccani Jotti, Aprea.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca norme finalizzate all'adozione di un piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2 che prevede il coinvolgimento, per lo svolgimento di attività di profilassi vaccinale, dei medici specializzandi già a partire dal primo anno di corso, non prevedendo a tal fine una specifica retribuzione ma configurando tale incombenza quale attività formativa professionalizzante nell'ambito del corso di specializzazione frequentato;
    la campagna vaccinale che l'Italia si accinge ad affrontare richiederà un imponente sforzo organizzativo considerato che si parla, solo per la prima tornata, di 11 milioni di dosi da somministrare nel primo trimestre del 2021;
    l'eccezionalità del momento e la straordinarietà delle misure adottate per superare l'emergenza non giustificano il non riconoscimento dei titoli acquisiti dai medici specializzandi né tanto meno del loro percorso formativo, conclusosi con la laurea in medicina, e di cui la specializzazione rappresenta una fase di ulteriore formazione di professionisti abilitati a prestare servizio nel e per il Servizio sanitario nazionale;
    una buona percentuale di questi professionisti hanno già dato il loro contributo e messo a disposizione le loro competenze per far fronte all'emergenza da COVID-19,

impegna il Governo

pur consapevoli della gravità del momento e della situazione che stiamo vivendo a causa dell'emergenza pandemica da COVID-19 a valutare l'opportunità di garantire apposita ed equa retribuzione per i medici specializzandi che verranno coinvolti nella campagna vaccinale contro il COVID-19 e di prevedere ulteriori provvidenze per gli specializzandi in relazione alle funzioni ospedaliere assegnate.
9/2790-bis-AR/36. (Testo modificato nel corso della seduta) D'Ettore, Saccani Jotti, Aprea.


   La Camera,
   premesso che:
    grazie al Dispositivo Europeo di Ripresa e Resilienza (RRF), che finanzierà il Piano di Ripresa e Resilienza dell'Italia, il nostro Paese nel periodo 2021-26 potrà accedere a circa 65,4 miliardi di euro di sovvenzioni e 127,6 miliardi di euro di prestiti, ovvero 193 miliardi complessivamente;
    l'articolo 184 della legge in esame detta una serie di misure per l'attuazione del Programma Next Generation EU; in particolare al comma 1 viene istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, quale anticipazione rispetto ai contributi provenienti dall'Unione Europea, il «Fondo di rotazione per l'attuazione del Programma Next Generation EU», con una dotazione di 34,775 miliardi di euro per il 2021, 41,305 miliardi di euro per il 2022 e 44,573 miliardi di euro per il 2023 (comma 1);
    per il Recovery and Resilience Facility (RRF) sono stanziate, in via di anticipazione, complessivi 104.471 milioni di euro nel triennio 2021-2023; lo stanziamento è riferito a sovvenzioni e alla componente dei prestiti destinati a finanziare interventi aggiuntivi rispetto a quanto già previsto a legislazione vigente;
    tali interventi aggiuntivi dovranno contribuire ad affrontare la sfida che attende il nostro paese, che non consiste solo nel recuperare il terreno perduto con la crisi pandemica, ma anche di recuperare i gap che da oltre 20 anni non le consentono di tenere il passo delle altre economie avanzate, in termini di crescita del prodotto, della produttività e quindi del benessere dei suoi cittadini, tutte risorse da gestire in un'unica strategia coordinata;
    un meccanismo efficiente di organizzazione e gestione del piano e quindi la costruzione di una adeguata governance è il presupposto per la realizzazione dell'intero piano e parte integrante del piano stesso;
    nella bozza di PNRR si prevede che sulla sua attuazione vigilerà con compiti di indirizzo, coordinamento e controllo un Comitato esecutivo, composto da Presidente del Consiglio, Ministro dell'economia e delle finanze e Ministro dello sviluppo economico. Viene inoltre individuato il Ministro degli affari europei – di intesa con il Ministro degli affari esteri e delle cooperazione internazionale per quanto di competenza – quale referente unico con la Commissione Europea per tutte le attività legate all'attuazione del Piano; sono inoltre nominati sei Responsabili di missione che operano all'interno di una struttura di missione costituita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Comitato esecutivo, cui è attribuito un contingente di personale di dimensione ancora imprecisata (si è parlato inizialmente di 300 persone, poi 90), anche estraneo alla pubblica amministrazione;
    il coordinamento delle attività e delle azioni della struttura è affidato poi alla Conferenza dei Responsabili di missione, nel cui ambito è nominato un Coordinatore, mentre la gestione amministrativa e operativa della struttura è affidata a un direttore amministrativo; vi è infine un Comitato di responsabilità sociale, composto da rappresentanti delle categorie produttive, del sistema dell'università e della ricerca;
    nella bozza si precisa che i Ministri «esercitano in modo pieno le proprie ordinarie competenze» e che alla competente Autorità politica «resta pur sempre demandata, in ultima istanza, l'attività di verifica circa la corretta attuazione del piano»;
    un modello di « governance di secondo grado» che lascia molti dubbi sulla capacità di effettivo collegamento con la struttura ministeriale responsabile della realizzazione delle politiche del governo, e una frammentazione dei centri di responsabilità che rischia di amplificare le lentezze e le inefficienze che già caratterizzano il nostro apparato burocratico;
    appare quindi preferibile e più rispettoso del nostro sistema costituzionale costruire, nel rispetto delle competenze dei Ministri, una governance snella ed efficace per la programmazione e fuso delle risorse del PNRR che utilizzi le migliori professionalità già esistenti all'interno della pubblica amministrazione,

impegna il Governo

ad istituire un'unità di missione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con poteri straordinari e con competenze tecniche interne ed esterne alla pubblica amministrazione per supportare i Ministri nello svolgimento delle loro funzioni, rafforzando al contempo i Ministeri nella programmazione e gestione delle risorse stanziate dalla legge di bilancio, dai provvedimenti approvati finora e dai fondi provenienti dal Dispositivo europeo di ripresa e resilienza (RRF).
9/2790-bis-AR/37Angiola, Costa, Frate, Magi.


   La Camera,
   premesso che:
    grazie al Dispositivo Europeo di Ripresa e Resilienza (RRF), che finanzierà il Piano di Ripresa e Resilienza dell'Italia, il nostro Paese nel periodo 2021-26 potrà accedere a circa 65,4 miliardi di euro di sovvenzioni e 127,6 miliardi di euro di prestiti, ovvero 193 miliardi complessivamente;
    l'articolo 184 della legge in esame detta una serie di misure per l'attuazione del Programma Next Generation EU; in particolare al comma 1 viene istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, quale anticipazione rispetto ai contributi provenienti dall'Unione Europea, il «Fondo di rotazione per l'attuazione del Programma Next Generation EU», con una dotazione di 34,775 miliardi di euro per il 2021, 41,305 miliardi di euro per il 2022 e 44,573 miliardi di euro per il 2023 (comma 1);
    per il Recovery and Resilience Facility (RRF) sono stanziate, in via di anticipazione, complessivi 104.471 milioni di euro nel triennio 2021-2023; lo stanziamento è riferito a sovvenzioni e alla componente dei prestiti destinati a finanziare interventi aggiuntivi rispetto a quanto già previsto a legislazione vigente;
    tali interventi aggiuntivi dovranno contribuire ad affrontare la sfida che attende il nostro paese, che non consiste solo nel recuperare il terreno perduto con la crisi pandemica, ma anche di recuperare i gap che da oltre 20 anni non le consentono di tenere il passo delle altre economie avanzate, in termini di crescita del prodotto, della produttività e quindi del benessere dei suoi cittadini, tutte risorse da gestire in un'unica strategia coordinata;
    un meccanismo efficiente di organizzazione e gestione del piano e quindi la costruzione di una adeguata governance è il presupposto per la realizzazione dell'intero piano e parte integrante del piano stesso;
    nella bozza di PNRR si prevede che sulla sua attuazione vigilerà con compiti di indirizzo, coordinamento e controllo un Comitato esecutivo, composto da Presidente del Consiglio, Ministro dell'economia e delle finanze e Ministro dello sviluppo economico. Viene inoltre individuato il Ministro degli affari europei – di intesa con il Ministro degli affari esteri e delle cooperazione internazionale per quanto di competenza – quale referente unico con la Commissione Europea per tutte le attività legate all'attuazione del Piano; sono inoltre nominati sei Responsabili di missione che operano all'interno di una struttura di missione costituita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Comitato esecutivo, cui è attribuito un contingente di personale di dimensione ancora imprecisata (si è parlato inizialmente di 300 persone, poi 90), anche estraneo alla pubblica amministrazione;
    il coordinamento delle attività e delle azioni della struttura è affidato poi alla Conferenza dei Responsabili di missione, nel cui ambito è nominato un Coordinatore, mentre la gestione amministrativa e operativa della struttura è affidata a un direttore amministrativo; vi è infine un Comitato di responsabilità sociale, composto da rappresentanti delle categorie produttive, del sistema dell'università e della ricerca;
    nella bozza si precisa che i Ministri «esercitano in modo pieno le proprie ordinarie competenze» e che alla competente Autorità politica «resta pur sempre demandata, in ultima istanza, l'attività di verifica circa la corretta attuazione del piano»;
    un modello di « governance di secondo grado» che lascia molti dubbi sulla capacità di effettivo collegamento con la struttura ministeriale responsabile della realizzazione delle politiche del governo, e una frammentazione dei centri di responsabilità che rischia di amplificare le lentezze e le inefficienze che già caratterizzano il nostro apparato burocratico;
    appare quindi preferibile e più rispettoso del nostro sistema costituzionale costruire, nel rispetto delle competenze dei Ministri, una governance snella ed efficace per la programmazione e fuso delle risorse del PNRR che utilizzi le migliori professionalità già esistenti all'interno della pubblica amministrazione,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di istituire un'unità di missione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con poteri straordinari e con competenze tecniche interne ed esterne alla pubblica amministrazione per supportare i Ministri nello svolgimento delle loro funzioni, rafforzando al contempo i Ministeri nella programmazione e gestione delle risorse stanziate dalla legge di bilancio, dai provvedimenti approvati finora e dai fondi provenienti dal Dispositivo europeo di ripresa e resilienza (RRF).
9/2790-bis-AR/37. (Testo modificato nel corso della seduta) Angiola, Costa, Frate, Magi.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge di bilancio al nostro esame interviene con varie misure in favore dell'agricoltura, dai redditi agrari al sostegno di alcune filiere agricole fino all'innalzamento delle percentuali di compensazione applicabili agli animali vivi delle specie bovina e suina, quest'ultimo approvato durante l'esame in commissione, a testimonianza di un interesse per i settori zootecnico e agricolo in generale;
    a questo proposito le imprese dei settori zootecnico e agricolo delle zone montane svantaggiate del Paese si trovano a fronteggiare maggiori difficoltà dovute ai fenomeni siccitosi straordinari dei mesi di settembre, ottobre e novembre 2020, e anche ai maggiori costi causati dall'emergenza epidemiologica. In particolare ci si riferisce ai seguenti codici Ateco, che non hanno usufruito di alcun tipo di contributo:
     01.41.0 – allevamento di bovini e bufale da latte, produzione di latte crudo;
     01.42.0 – allevamento di bovini e Bufalini da carne;
     01.45.0 – allevamento di ovini e caprini;
     01.50.0 – coltivazioni agricole associate all'allevamento di animali;
     01.26.0 – coltivazione di frutti oleosi (olivi per olio extravergine e per olive da tavola),

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di riconoscere, nel prossimo decreto «Ristori» annunciato per il mese di gennaio 2021, contributi a fondo perduto per i soggetti contraddistinti dai menzionati codici Ateco, che abbiano subito nell'aprile 2020 una riduzione pari al 30 per cento del fatturato rispetto al fatturato del mese di aprile 2019.
9/2790-bis-AR/38Tasso, Borghese.


   La Camera,
   premesso che:
    l'articolo 81-bis (disposizioni in favore dei lavoratori fragili) inserito nel testo del «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023» non tutelerebbe tutti i lavoratori fragili perché l'assenza dal lavoro equiparata a ricovero ospedaliero non è stata esplicitamente esclusa dal calcolo del comporto,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di porre rimedio alla discriminazione tra lavoratori fragili, nel primo provvedimento utile, in modo che l'assenza dal lavoro equiparata a ricovero ospedaliero, sia del settore pubblico che del privato, venga esplicitamente esclusa dal computo del periodo di comporto.
9/2790-bis-AR/39Borghese, Tasso.


   La Camera,
   premesso che:
    l'articolo 81-bis (disposizioni in favore dei lavoratori fragili) inserito nel testo del «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023» non tutelerebbe tutti i lavoratori fragili perché l'assenza dal lavoro equiparata a ricovero ospedaliero non è stata esplicitamente esclusa dal calcolo del comporto,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di prevedere che l'assenza dal lavoro equiparata a ricovero ospedaliero venga esplicitamente esclusa, sia dal settore pubblico che privato, dal computo del periodo di comporto.
9/2790-bis-AR/39. (Testo modificato nel corso della seduta) Borghese, Tasso.


   La Camera,
   premesso che:
    in considerazione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, il settore marittimo e portuale è stato oggetto di diverse disposizioni inserite nei diversi decreti-legge n. 34 del 2020, n. 76 del 2020 e n. 104 del 2020 e che vengono ora innovate ai sensi dell'articolo 120 del presente provvedimento;
    il settore della portualità, già attraversato da una profonda ristrutturazione, nel corso dell'anno ha registrato dati davvero allarmanti. Nel primo trimestre del 2020 il valore del commercio via mare italiano è calato del 20 per cento, il traffico in tonnellate è sceso del 25 per cento, mentre il traffico container a livello mondiale ha perso il 7 per cento;
    in tale contesto di difficoltà generalizzata si segnalano alcune realtà che risultano ancor più penalizzate, quale quella del Porto Canale di Cagliari, dove i lavoratori ex dipendenti del Porto Industriale, licenziati lo scorso settembre ed attualmente in Naspi rischiano di rimanere senza prospettive lavorative, laddove non si intervenga tempestivamente, anche normativamente, consentendo la costituzione di un'agenzia portuale di transhipment;
    analoghe soluzioni sono state già adottate con riferimento ad altri scali nazionali dove si era registrata la cessata attività e la messa in liquidazione dell'impresa operante nel transhipment;
    il ritardo nell'individuazione di una soluzione che garantisca continuità lavorativa ed operativa nel porto di Cagliari, accentuerebbe il danno per i lavoratori direttamente interessati per l'economia del territorio e la tenuta sociale oltre che per la prospettiva di ripresa dei traffici contenitori nello scalo cagliaritano che per oltre un decennio ha rappresentato nodo strategico nel contesto mediterraneo,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di definire, d'intesa con le autorità regionali, locali e le parti sociali, ogni iniziativa utile, anche di carattere finanziario volta a consentire e favorire la costituzione di un'agenzia portuale di transhipment nel porto di Cagliari, quale strumento per assicurare la continuità lavorativa per i lavoratori attualmente in Naspi nonché la continuità operativa e il rilancio dello scalo cagliaritano nel settore dei traffici contenitori.
9/2790-bis-AR/40Mura, Viscomi, Serracchiani, Carla Cantone, Lacarra, Lepri, Frailis, Gavino Manca.


   La Camera,
   premesso che:
    in considerazione delle gravi conseguenze economico-sociali determinate dall'emergenza epidemiologica da COVID-19, il provvedimento in oggetto prevede un importante stanziamento, pari a 500 milioni di euro per l'anno 2021, per l'attuazione di misure rientranti tra quelle ammissibili dalla Commissione europea nell'ambito del programma «React EU», al fine di favorire la transizione occupazionale mediante il potenziamento delle politiche attive del lavoro e di sostenere il percorso di riforma degli ammortizzatori sociali;
    il nostro sistema delle politiche attive e degli ammortizzatori sociali ha visto un importante impatto innovativo a seguito dell'entrata in vigore dei decreti legislativi 14 settembre 2015, n. 150 e 4 marzo 2015, n. 22;
    tali misure potranno ora contare su nuove e significative risorse finanziarie, nel quadro degli stanziamenti europei, che potranno potenziarne l'efficacia, in linea con i migliori standard vigenti negli altri Paesi europei;
    appare di tutta evidenza che lo sforzo finanziario compiuto per l'anno 2021 necessita di interventi successivi che ne garantiscano la continuità degli investimenti in personale, in tecnologie e in competenze, volti a realizzare anche nel nostro Paese una rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro realmente in grado di sostenere il lavoratore nella ricerca di occupazione stabile e qualificata, in linea con le proprie competenze ed aspirazioni,

impegna il Governo:

   ad adottare ogni iniziativa utile, con il coinvolgimento delle regioni e delle parti sociali, per la realizzazione di una governance pubblica di un sistema integrato pubblico-privato di servizi per l'impiego anche attraverso un sistema di convenzioni delle agenzie per il lavoro con i centri per l'impiego;
   a rivedere l'assegno di ricollocazione, remunerando al costo il processo di assessment delle competenze, di individuazione dei bisogni formativi e di orientamento di lavoratrici e lavoratori per favorire la presa in carico delle Api delle fasce più deboli e l'apertura di sportelli nel mezzogiorno del Paese;
   ad investire risorse per la riqualificazione delle competenze di lavoratrici e lavoratori attraverso la rete di enti di formazione pubblici e privati accreditati, gli ITS e le Università;
   valorizzare il ruolo di Anpal, tenendo conto del livello di effettiva attuazione degli obiettivi assegnati al management aziendale e accelerando la stabilizzazione del personale precario come stabilito dalla legge;
   ad assicurare un processo di riorganizzazione ed efficientamento del sistema delle politiche attive e della rete degli uffici del lavoro, anche attraverso l'ingresso di professionalità specificamente qualificate e a tempo indeterminato, che possa contare su risorse finanziarie aggiuntive stabili e significative, colmando il divario che storicamente penalizza il nostro Paese.
9/2790-bis-AR/41Viscomi, Serracchiani, Gribaudo, Lepri, Carla Cantone, Mura, Soverini.


   La Camera,
   premesso che:
    in considerazione delle gravi conseguenze economico-sociali determinate dall'emergenza epidemiologica da COVID-19, il provvedimento in oggetto prevede un importante stanziamento, pari a 500 milioni di euro per l'anno 2021, per l'attuazione di misure rientranti tra quelle ammissibili dalla Commissione europea nell'ambito del programma «React EU», al fine di favorire la transizione occupazionale mediante il potenziamento delle politiche attive del lavoro e di sostenere il percorso di riforma degli ammortizzatori sociali;
    il nostro sistema delle politiche attive e degli ammortizzatori sociali ha visto un importante impatto innovativo a seguito dell'entrata in vigore dei decreti legislativi 14 settembre 2015, n. 150 e 4 marzo 2015, n. 22;
    tali misure potranno ora contare su nuove e significative risorse finanziarie, nel quadro degli stanziamenti europei, che potranno potenziarne l'efficacia, in linea con i migliori standard vigenti negli altri Paesi europei;
    appare di tutta evidenza che lo sforzo finanziario compiuto per l'anno 2021 necessita di interventi successivi che ne garantiscano la continuità degli investimenti in personale, in tecnologie e in competenze, volti a realizzare anche nel nostro Paese una rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro realmente in grado di sostenere il lavoratore nella ricerca di occupazione stabile e qualificata, in linea con le proprie competenze ed aspirazioni,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità, nei limiti dei vincoli di bilancio, di:
    adottare ogni iniziativa utile, con il coinvolgimento delle regioni e delle parti sociali, per la realizzazione di una governance pubblica di un sistema integrato pubblico-privato di servizi per l'impiego anche attraverso un sistema di convenzioni delle agenzie per il lavoro con i centri per l'impiego;
     rivedere l'assegno di ricollocazione, remunerando al costo il processo di assessment delle competenze, di individuazione dei bisogni formativi e di orientamento di lavoratrici e lavoratori per favorire la presa in carico delle Api delle fasce più deboli e l'apertura di sportelli nel mezzogiorno del Paese;
    investire risorse per la riqualificazione delle competenze di lavoratrici e lavoratori attraverso la rete di enti di formazione pubblici e privati accreditati, gli ITS e le Università;
    valorizzare il ruolo di Anpal, tenendo conto del livello di effettiva attuazione degli obiettivi assegnati al management aziendale e accelerando la stabilizzazione del personale precario come stabilito dalla legge;
    assicurare un processo di riorganizzazione ed efficientamento del sistema delle politiche attive e della rete degli uffici del lavoro, anche attraverso l'ingresso di professionalità specificamente qualificate e a tempo indeterminato, che possa contare su risorse finanziarie aggiuntive stabili e significative, colmando il divario che storicamente penalizza il nostro Paese.
9/2790-bis-AR/41. (Testo modificato nel corso della seduta) Viscomi, Serracchiani, Gribaudo, Lepri, Carla Cantone, Mura, Soverini.


   La Camera,
   premesso che:
    e l'indennizzo per cessazione dell'attività commerciale, istituito dal decreto legislativo n. 207 del 1996 è stato più volte oggetto di interventi di estensione: tra i recenti interventi, l'articolo 19-ter del decreto-legge n. 185 del 2009, che ha concesso il beneficio ai soggetti in possesso dei requisiti previsti dal citato decreto legislativo nel periodo compreso tra il 1o gennaio 2009 e il 31 dicembre 2016, e l'articolo 11-ter del decreto-legge n. 101 del 2019 che lo ha esteso anche ai soggetti in possesso, dei suddetti requisiti nel periodo compreso tra il 1o gennaio 2017 e il 31 dicembre 2018;
    da ultimo, la legge di bilancio 2019 (legge n. 145 del 2018), ha poi reintrodotto l'indennizzo, facendolo divenire strutturale a decorrere dall'anno 2019, in favore dei soggetti che, alla data di presentazione della domanda, abbiano più di 62 anni (se uomini) o più di 57 anni (se donne), e siano stati iscritti al momento della cessazione dell'attività, per almeno 5 anni, in qualità di titolari o coadiutori, nella Gestione dei contributi e e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali presso l'INPS;
    il provvedimento in oggetto dispone che, dal 1o gennaio 2022, l'aliquota contributiva aggiuntiva prevista a carico degli iscritti alla Gestione degli esercenti attività commerciali presso l'INPS sia significativamente incrementata al fine di far fronte agli oneri derivanti dall'introduzione dell'indennizzo per la cessazione dell'attività commerciale;
    attualmente risultano esclusi dalla possibilità di accedere al suddetto indennizzo coloro che, al momento della domanda, risultino in possesso dei requisiti anagrafici di cui all'articolo 2 del suddetto decreto legislativo n. 207 del 1996, anche per le cessazioni delle attività anteriori 1o gennaio 2017,

impegna il Governo

a valutare la possibilità di adottare le opportune iniziative volte a superare la suddetta esclusione, consentendo anche a coloro che hanno cessato l'attività commerciale prima del 2017 l'accesso al previsto indennizzo, qualora abbiano maturato i previsti requisiti al momento della presentazione della domanda.
9/2790-bis-AR/42Carla Cantone, Serracchiani, Viscomi, Lacarra.


   La Camera,
   premesso che:
    e l'indennizzo per cessazione dell'attività commerciale, istituito dal decreto legislativo n. 207 del 1996 è stato più volte oggetto di interventi di estensione: tra i recenti interventi, l'articolo 19-ter del decreto-legge n. 185 del 2009, che ha concesso il beneficio ai soggetti in possesso dei requisiti previsti dal citato decreto legislativo nel periodo compreso tra il 1o gennaio 2009 e il 31 dicembre 2016, e l'articolo 11-ter del decreto-legge n. 101 del 2019 che lo ha esteso anche ai soggetti in possesso, dei suddetti requisiti nel periodo compreso tra il 1o gennaio 2017 e il 31 dicembre 2018;
    da ultimo, la legge di bilancio 2019 (legge n. 145 del 2018), ha poi reintrodotto l'indennizzo, facendolo divenire strutturale a decorrere dall'anno 2019, in favore dei soggetti che, alla data di presentazione della domanda, abbiano più di 62 anni (se uomini) o più di 57 anni (se donne), e siano stati iscritti al momento della cessazione dell'attività, per almeno 5 anni, in qualità di titolari o coadiutori, nella Gestione dei contributi e e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali presso l'INPS;
    il provvedimento in oggetto dispone che, dal 1o gennaio 2022, l'aliquota contributiva aggiuntiva prevista a carico degli iscritti alla Gestione degli esercenti attività commerciali presso l'INPS sia significativamente incrementata al fine di far fronte agli oneri derivanti dall'introduzione dell'indennizzo per la cessazione dell'attività commerciale;
    attualmente risultano esclusi dalla possibilità di accedere al suddetto indennizzo coloro che, al momento della domanda, risultino in possesso dei requisiti anagrafici di cui all'articolo 2 del suddetto decreto legislativo n. 207 del 1996, anche per le cessazioni delle attività anteriori 1o gennaio 2017,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare le opportune iniziative volte a superare la suddetta esclusione, consentendo anche a coloro che hanno cessato l'attività commerciale prima del 2017 l'accesso al previsto indennizzo, qualora abbiano maturato i previsti requisiti al momento della presentazione della domanda.
9/2790-bis-AR/42. (Testo modificato nel corso della seduta) Carla Cantone, Serracchiani, Viscomi, Lacarra.


   La Camera,
   premesso che:
    la grave crisi economica ed occupazionale che si è abbattuta sull'economia del nostro Paese a seguito della pandemia nel corso del 2020 rischia di condizionare fortemente anche le prospettive di ripresa almeno per i primi mesi del prossimo anno;
    il Governo è dovuto intervenire con un ampio ventaglio di misure e ingenti risorse finanziarie per alleviare la condizione di milioni di lavoratori e imprese, con strumenti straordinari di sostegno del reddito in costanza del rapporto di lavoro o di proroga del trattamento di disoccupazione;
    è noto che la disciplina del trattamento di cassa integrazione e della Naspi riconosce la possibilità di non perdere il diritto a tali trattamenti qualora il lavoratore presti la propria attività lavorativa in forma occasionale ed entro i limiti di reddito individuati, in via ordinaria, dall'articolo 54-bis, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96;
    parimenti, anche il datore di lavoro è tenuto a non superare i limiti dei corrispettivi riconosciuti ai prestatori d'opera occasionale ai sensi del citato articolo 54-bis;
    molte analisi hanno evidenziato quanto pesante sia stata la perdita di reddito per i percettori della cassa integrazione nel corso del 2020. Al tempo stesso, molte imprese, nell'incertezza del quadro macroeconomico, non hanno potuto assumere l'onere di un'assunzione di lavoro dipendente;
    il rischio di tali fattori concomitanti è che molti, imprese e lavoratori, siano ricorsi a prestazioni lavorative in nero per non caricarsi di oneri insostenibili in una fase emergenziale o per non perdere i trattamenti di sostegno del reddito;
    appare opportuno rivedere, solo con riferimento alla fase emergenziale per la nostra economia e per l'occupazione a seguito della pandemia da COVID-19, i limiti di reddito e dei compensi ammessi al regime della prestazione occasionale, innalzandone il valore a livelli più congrui,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di rivedere, sin dal prossimo provvedimento utile, i limiti previsti dall'articolo 54-bis, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, al fine di consentire, in via del tutto straordinaria ed in conseguenza della crisi scatenata dalla pandemia, un loro innalzamento e così permettere di migliorare, nella legalità, i redditi dei lavoratori percettori dei trattamenti di cassa integrazione o di disoccupazione.
9/2790-bis-AR/43Lacarra, Serracchiani, Viscomi.


   La Camera,
   premesso che:
    in sede di discussione del disegno di legge 2790 «Bilancio di previsione dello stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023», è emersa l'opportunità di adottare, articolo 102, ulteriori misure a sostegno dell'informazione e dell'editoria;
    Il decreto direttoriale del 13 novembre 2020, previsto dal decreto del Ministero dello sviluppo economico del 12 ottobre 2020, disciplina le modalità di presentazione della domanda di accesso al contributo straordinario previsto dall'articolo 195 del decreto-legge n. 34 del 2020 (Fondo emergenze emittenti locali);
    il contributo straordinario, a sostegno delle emittenti locali in virtù dell'emergenza in corso, viene erogato sulla base di una graduatoria approvata nel 2019. L'evolversi della pandemia e la logica direbbero altro, eppure è proprio questo ciò che ha stabilito il provvedimento che ha messo a disposizione 50 milioni come contributo per i servizi informativi connessi alla diffusione del contagio da COVID-19, «al fine – come si legge nel testo – di consentire alle emittenti radiotelevisive locali di continuare a svolgere il servizio di interesse generale informativo sui territori»;
    al fine di contenere il perdurare degli effetti straordinari sull'occupazione e l'economia determinati dall'epidemia di COVID-19 e consentire alle emittenti televisive e radiofoniche locali di continuare a svolgere un servizio di interesse generale informativo sui territori attraverso la quotidiana produzione e trasmissione a beneficio dei cittadini, sarebbe stato necessario prevedere un contributo straordinario per le emittenti radiofoniche e televisive locali con concessione governativa in possesso di testata giornalistica, proporzionalmente al numero di impianti inseriti nel catasto pubblico dell'AGCOM, e non presenti nella graduatoria varata dal Ministero dello sviluppo economico in base al decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 2017, n. 146;
    non è difficile immaginare che le emittenti già escluse dalla graduatoria si trovino ora ancor più in difficoltà, proprio a causa della crisi attuale i cui effetti quella norma vorrebbe mitigare;
    le graduatorie del 2019 sono state stilate sulla base di un precedente decreto, decreto del Presidente della Repubblica del 23 agosto 2017, 146 (che regola i criteri di distribuzione delle risorse del Fondo per il pluralismo), su cui l'Antitrust ha sollevato rilievi più volte. L'ultima nel maggio scorso; «Presenta criticità sotto il profilo concorrenziale la previsione secondo cui il 95 per cento delle risorse disponibili è assegnato alle prime cento emittenti televisive in graduatoria, mentre il restante 5 per cento è ripartito tra quelle che si collocano dal centunesimo posto in poi. Tale previsione, infatti, è suscettibile di determinare una sperequazione nella distribuzione delle risorse tra emittenti che devono ritenersi caratterizzate da livelli di efficienza confrontabili. In particolare, ciò potrebbe avere implicazioni distorsive della concorrenza»,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di stanziare ulteriori risorse economiche da destinare alle emittenti radiofoniche e televisive locali più piccole e non incluse nella graduatoria già varata dal Ministero dello sviluppo economico risorse, che potrebbero permettere, alla luce dei nuovi sviluppi del COVID-19, alle reti in difficoltà di continuare a svolgere un servizio di interesse generale sui territori, attraverso la quotidiana produzione e trasmissione a beneficio dei cittadini e della sicurezza del Paese e aprire quindi una riflessione allargata relativamente alla revisione del decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 2017, al fine di garantire una maggiore equità di ripartizione delle risorse.
9/2790-bis-AR/44Ermellino, Piera Aiello, Aprile, Benedetti, Berardini, Rizzone, Trano, Zennaro.


   La Camera,
   premesso che:
    alla luce di una recentissima ricerca di Ashley Yaeger su The Scientist del 17 novembre 2020 condotta su 15 donne, il latte di mamma può contenere potenti anticorpi per contrastare l'infezione da SARS-CoV-2. Gli anticorpi del latte materno possono essere utili per proteggere i piccoli lattanti da molti fattori oltre che dal coronavirus;
    gli anticorpi estratti dal latte materno- al contrario dell'utilizzo attualmente diffuso di siero/plasma da pazienti guariti- possono costituire una terapia contro il COVID-19;
    è necessario sostenere la scelta dell'allattamento materno nei primi mesi di vita così come raccomandato sia dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che dall'UNICEF poiché il latte materno fornisce tutti i nutrienti di cui il lattante ha bisogno nei primi sei mesi di vita;
    inoltre, l'allattamento al seno costituisce un beneficio per la salute della donna e, gli effetti positivi sulla salute del bambino e della madre, perdurando, fanno della protezione, promozione e sostegno dell'allattamento uno degli interventi di salute pubblica più rilevanti in termini di efficacia e di rapporto costo-beneficio,

impegna il Governo

alla luce dei fatti sopraesposti a valutare l'opportunità di individuare nel primo provvedimento utile risorse economiche adeguate affinché possa essere garantito a quelle mamme che, nei primi sei mesi di vita del bambino, scelgono in via esclusiva tale allattamento dei benefici economici.
9/2790-bis-AR/45Siani, Rizzo Nervo, Carnevali, Pini, Campana, Schirò.


   La Camera,
   premesso che:
    il diritto ad esercitare alla libera professione intra ed extra moenia era originariamente riservata ai dipendenti del Servizio sanitario nazionale medici, odontoiatri e veterinari nonché agli psicologi che erano stati già equiparati ai medici psichiatri in virtù delle leggi n. 431 del 1968 e n. 515 del 1971;
    a seguito di un intervento dell'Autorità Antitrust e di un ricorso al TAR per la differenza di trattamento tra psicologi psicoterapeuti e i medici psicoterapeuti, l'allora Ministro alla sanità on. Rosy Bindi estese tale diritto a tutti i profili professionali dell'allora personale sanitario laureato, ricompreso nella qualifica di dirigente sanitario (farmacista, biologo, chimico, fisico e psicologo) anche se per loro non vi era nessun esercizio libero professionale riconosciuto per via legislativa o per via giudiziaria;
    è evidente che il diritto ad esercitare la libera professione non è solo della qualifica dirigenziale bensì è una componente di tutta la professione sanitaria e, tra sino all'approvazione della legge n. 3 del 2018 psicologi, biologi, chimici e fisici non erano neanche catalogati tra le professioni sanitarie bensì solo, se dipendenti, inseriti nel ruolo sanitario del personale del Servizio sanitario nazionale;
    gli esercenti le 21 professioni sanitarie infermieristiche-ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione nonché la professione sociosanitaria di assistente sociale all'Interno del rapporto di lavoro di dipendenza con il Servizio sanitario nazionale a tempo pieno non possono svolgere attività libero professionale salvo alcuni specifici casi come: 1. supporto all'attività libero-professionale intra moenia della dirigenza medica e sanitaria; 2. rapporto di lavoro a tempo parziale, se regolarmente autorizzata, qualora non vi sia conflitto di interessi, dall'Azienda Sanitaria anche come prestazione occasionale; 3. prestazioni aggiuntive, visto che con gli ultimi decreti estesi a tutte le professioni queste sono assimilabili a prestazioni libero professionali, acquistate dall'Azienda di dipendenza o da altra Azienda oppure RSA;
    le sopraelencate professioni sanitarie e sociosanitarie sono state oggetto e soggetto di una radicale, discontinua se non dirompente rispetto al passato, evoluzione formativa ed ordinamentale:
     il riconoscimento di uno specifico e distinto campo di autonomia professionale che concorre nel trinomio «prevenzione, cura e riabilitazione» ad attuare il diritto alla salute individuale e collettiva, di cui all'articolo 32 della Costituzione ed alle indicazioni dell'OMS;
     superamento e quindi abolizione del rapporto di subordinazione ed ausiliarietà di queste professioni rispetto alle altre, medici compresi;
     formazione, non più svolta a livello regionale, bensì negli Atenei con il medesimo percorso delle altre professioni (laurea triennale, laurea magistrale, master, dottorato di ricerca, specializzazione);
     medesimo impianto ordinistico delle altre professioni sanitarie e sociosanitarie realizzato dalla legge n. 3 del 2018.
    l'evoluzione normativa sopradescritta ha fatto sì che queste professioni siano state inserite nel medesimo alveo delle altre professioni intellettuali e liberali, nella comune e classica accezione;
    ne consegue che la negazione e quindi il non riconoscimento all'esercizio del diritto alla libera professione per i dipendenti del Servizio sanitario nazionale appartenenti alle 21 professioni sanitarie infermieristiche-ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione nonché la professione sociosanitaria di assistente sociale non ha più motivo visto che da un punto di vista ordinamentale non vi è differenza salvo che le prime a maggioranza sono collocate contrattualmente tra il personale dei livelli e le altre nell'area dirigenziale, anche se a
    larghissima maggioranza svolgono attività professionale e non dirigenziale nell'accezione gestionale;
    inoltre, per il nuovo quadro epidemiologico e demografico e la conseguente rimodulazione dell'organizzazione del lavoro sanitario e sociosanitario nel Servizio sanitario nazionale, si rende necessario intervenire con una precisa norma per regolamentare l'esercizio della libera professione del personale dipendente infermieristico – ostetrico, tecnico-sanitario, riabilitativo e della prevenzione nonché di assistente sociale del comparto sanità,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di predisporre nel primo provvedimento utile l'emanazione di una norma che consenta, alla luce anche delle considerazioni sopraesposte e, come richiesto da tutti i sindacati del comparto sanità, che estenda il diritto all'esercizio della libera professione intramuraria a tutti i dipendenti del Servizio sanitario nazionale, appartenenti alle professioni sanitarie infermieristiche-ostetrica, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione ed alla professione sociosanitaria di assistente sociale.
9/2790-bis-AR/46Rizzo Nervo, Carnevali, Siani, Pini, Campana, Schirò.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede norme che consentono la stabilizzazione di personale precario delle pubbliche amministrazioni;
    in tema di stabilizzazione del personale precario delle PA, si ricorda che l'articolo 20, comma 2, del decreto-legge n. 75 del 2017 dispone che nel triennio 2018- 2020, le amministrazioni, possono bandire procedure concorsuali riservate, in misura non superiore al cinquanta per cento dei posti disponibili, al personale non dirigenziale che possegga tutti i seguenti requisiti:
     a) risulti titolare, successivamente alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 2015, di un contratto di lavoro flessibile presso l'amministrazione che bandisce il concorso;
     b) abbia maturato, alla data del 31 dicembre 2020, almeno tre anni di contratto, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, presso l'amministrazione che bandisce il concorso;
    sempre in tema di stabilizzazione del personale diverse sono le norme approvate in sede di esame referente che consentono la stabilizzazione di personale precario presso le pubbliche amministrazioni anche con criteri parzialmente derogatori rispetto alla disciplina generale prevista dal decreto legislativo n. 75 del 2017;
    si ritiene importante, anche per garantire la piena funzionalità delle pubbliche amministrazioni, continuare nel percorso intrapreso dalla cosiddetta legge Madia per stabilizzare il personale precario, data anche l'esperienza professionale acquisita e la sospensione delle procedure concorsuali legata all'emergenza sanitaria da COVID-19,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di proseguire nel virtuoso percorso di stabilizzazione del personale precario delle pubbliche amministrazioni per il triennio 2021-2023, anche consentendo alle amministrazioni interessate di poter bandire procedure concorsuali per l'assunzione di personale non dirigenziale precario in possesso di determinati requisiti, previa indicazione della relativa copertura finanziaria, in deroga alla dotazione organica, al piano di fabbisogno del personale, ai vincoli assunzionali previsti dalla vigente normativa e in qualità di lavoratori sovrannumerari.
9/2790-bis-AR/47Bordo.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede norme che consentono la stabilizzazione di personale precario delle pubbliche amministrazioni;
    in tema di stabilizzazione del personale precario delle PA, si ricorda che l'articolo 20, comma 2, del decreto-legge n. 75 del 2017 dispone che nel triennio 2018- 2020, le amministrazioni, possono bandire procedure concorsuali riservate, in misura non superiore al cinquanta per cento dei posti disponibili, al personale non dirigenziale che possegga tutti i seguenti requisiti:
     a) risulti titolare, successivamente alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 2015, di un contratto di lavoro flessibile presso l'amministrazione che bandisce il concorso;
     b) abbia maturato, alla data del 31 dicembre 2020, almeno tre anni di contratto, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, presso l'amministrazione che bandisce il concorso;
    sempre in tema di stabilizzazione del personale diverse sono le norme approvate in sede di esame referente che consentono la stabilizzazione di personale precario presso le pubbliche amministrazioni anche con criteri parzialmente derogatori rispetto alla disciplina generale prevista dal decreto legislativo n. 75 del 2017;
    si ritiene importante, anche per garantire la piena funzionalità delle pubbliche amministrazioni, continuare nel percorso intrapreso dalla cosiddetta legge Madia per stabilizzare il personale precario, data anche l'esperienza professionale acquisita e la sospensione delle procedure concorsuali legata all'emergenza sanitaria da COVID-19,

impegna il Governo

nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili e della dotazione organica esistente, a valutare l'opportunità di proseguire nel virtuoso percorso di stabilizzazione del personale precario delle pubbliche amministrazioni per il triennio 2021-2023, anche consentendo alle amministrazioni interessate di poter bandire procedure concorsuali per l'assunzione di personale non dirigenziale precario in possesso di determinati requisiti, previa indicazione della relativa copertura finanziaria, in deroga alla dotazione organica, al piano di fabbisogno del personale, ai vincoli assunzionali previsti dalla vigente normativa e in qualità di lavoratori sovrannumerari.
9/2790-bis-AR/47. (Testo modificato nel corso della seduta) Bordo.


   La Camera,
   premesso che:
    è ormai necessario che il personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale appartenente ai profili professionali di assistente sociale, sociologo ed operatore sociosanitario già collocato nel ruolo tecnico di cui all'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 761 del 1979, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 5 della legge n. 3 del 2018 sia invece, collocato nel ruolo sociosanitario;
    si darebbe così il giusto diritto al giusto nome del ruolo nel quale questi operatori e professionisti debbano essere collocati in quanto non svolgono competenze di tipo strettamente tecnico ma atti e funzioni che contribuiscono direttamente alla realizzazione del diritto alla salute come sancito dall'articolo 32 della nostra Costituzione e della conseguente normativa attuativa nazionale e regionale, in integrazione funzionale con le professioni sanitarie, comprese nella citata legge n. 3 del 2018;
    come è noto la finalità del Servizio sanitario nazionale, come definita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, cioè la tutela della salute come «stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia» fa sì che debba essere attuata non solo in un sistema sanitario in senso stretto bensì dando corso ad un'articolata e complessa attività con più professionisti ed operatori per individuare e conseguentemente modificare quei fattori che influiscono negativamente sulla salute individuale e collettiva promuovendo al contempo quelli favorevoli;
    per supportare tale strategia di promozione del benessere, che trova nel «Patto per la Salute» un torte stimolo attraverso l'integrazione socio-sanitaria, la legge n. 3 del 2018 all'articolo 5 ha istituito una specifica area delle professioni socio-sanitarie, rinnovando quanto già previsto dall'articolo 3-octies del decreto legislativo n. 502 del 1992 e prevedendo che nell'immediato confluiscono in detta area i preesistenti profili professionali di operatore sociosanitario, assistente sociale, sociologo ed educatore professionale, giusta scelta del legislatore in un settore, quale quello socio-sanitario, ad elevata espansione per l'attuale quadro demografico ed epidemiologico;
    la creazione di questa specifica area delle professioni socio-sanitarie comporta di conseguenza il superamento della desueta articolazione del personale nei quattro ruoli (sanitario, professionale tecnico ed amministrativo) prevista dalla legge n. 833 del 1978, al quale si è aggiunto recentemente il ruolo della ricerca con 1 articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, commi 422 e seguenti, non più aderente all'evoluzione scientifica, tecnologica, normativa e formativa intervenuta nel quarantennio successivo e che ha prodotto l'attuale sistema nel quale prevale la mission di salute più che di sanità in senso stretto;
    purtroppo, infatti, la richiamata norma dell'articolo cinque della legge, in sede di contrattazione collettiva non e sembrata sufficiente per dar corso ad una specifica area delle professioni sociosanitarie, rinviando l'individuazione della soluzione a una specifica Commissione Paritetica, i cui lavori non sono ancora conclusi e comunque la collocazione contrattuale in un'area funzionale sociosanitaria non risolverebbe la collocazione giuridica dei dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale appartenenti a tali profili che rimarrebbe, con evidente contrasto legislativo, collocati nel ruolo tecnico;
    tale evento ha creato contrarietà tra il personale interessato in particolare tra operatori sociosanitari e assistenti sociali attualmente inquadrati nel ruolo tecnico nonostante i contenuti propriamente sociosanitari dei loro profili nonché la stessa denominazione dei profili, nonché impegnati in prima fila nella lotta al COVID-19 pagando di persona, anche a rischio della vita o a patologie invalidanti;
    da anni si tenta di risolvere l'annosa questione dell'assunzione a tempo indeterminato del dirigente assistente sociale del servizio sociale professionale di cui all'articolo 7 della legge n. 251 del 2000, che prevede solo l'assunzione a tempo determinato, non essendoci analoga definizione per l'assunzione a tempo indeterminato nell'articolo 6 della medesima legge per i dirigenti delle aree professionali infermieristica-ostetrica, tecnico-sanitaria, della riabilitazione e della prevenzione;
    per ovviare a questa carenza legislativa alcune regioni, invece hanno varato e terminato concorsi per il reclutamento di dirigenti del servizio sociale a tempo indeterminato avvalendosi, per analogia della normativa concorsuale dei dirigenti delle suddette professioni sanitarie,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di istituire con un'apposita norma nel primo provvedimento utile che il personale dipendente del Servizio sanitario nazionale appartenente ai profili professionali di assistente sociale, sociologo ed operatore sociosanitario già collocato nel ruolo tecnico di cui all'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 761 del 1979, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 5 della legge n. 3 del 2018 sia invece, collocato nel ruolo sociosanitario;
   a valutare l'opportunità di inserire nel primo provvedimento utile, di intesa con la Conferenza delle Regioni, una norma che specifichi la direttiva con la quale si indichi alle Aziende Sanitarie e agli altri Enti del Servizio sanitario nazionale che avendo istituito il servizio sociale professionale di cui all'articolo 7 della legge n. 251 del 2000, possono assumere, a tempo indeterminato, il relativo dirigente assistente sociale avvalendosi della medesima normativa concorsuale (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008) già prevista per gli altri dirigenti delle professioni sanitarie dei cui all'articolo 6 della legge n. 251 del 2000 sostituendo solo la tipologia di laurea magistrale con quella specifica di assistente sociale stabilita dall'articolo 7 della legge n. 251 del 2000.
9/2790-bis-AR/48Campana, Carnevali, Schirò, Siani, Pini, Rizzo Nervo.


   La Camera,
   premesso che:
    l'emergenza epidemiologica da covid-19 che ha investito l'Italia ha messo in evidenza ancor di più la fragilità del nostro sistema sanitario e socio-sanitario in particolare per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni e dell'assistenza ai malati cronici, acuti non ospedalizzati, alle persone non autosufficienti agli immunodepressi e alle persone fragili in genere;
    con il decreto-legge n. 34 del 2020 (Decreto rilancio) sono stati stanziati 733 milioni per incrementare le prestazioni di assistenza domiciliare integrata nonché è stato portato a 711 milione il fondo per la non autosufficienza nel 2020 e a 668 a decorrere dal 2021;
    è necessario non solo che le regioni incrementino le prestazioni socio-sanitarie così come individuate dal capo IV del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017 ma che garantiscano la continuità delle attività assistenziali in particolare oltre alle persone con patologia cronica , ai pazienti oncologici ed immunodepressi;
    in particolare è necessario implementare e rendere operative a pieno regime quanto prima sull'intero territorio nazionale le reti oncologiche di riferimento per migliorare gli accessi ai servizi da parte dei pazienti e al tempo stesso affrontare le innumerevoli emergenze legate al COVID-19 e non solo;
    nelle prime settimane della pandemia si è dovuto rinviare molti interventi sia diagnostici che terapeutici che potrebbero portare nei prossimi mesi ad un aumento del numero di tumori in stadio avanzato a causa dei mancanti screening del 2020,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di finalizzare il gettito proveniente dall'aumento delle accise sul tabacco compreso quello «riscaldato», degli anni 2022 e 2023 previsto nella legge di bilancio per incrementare e rafforzare le attività di assistenza domiciliare integrata, con particolare attenzione a tutti i soggetti più fragili ed in particolare nei confronti dei pazienti oncologici e l'assistenza domiciliare in capo agli Enti Locali.
9/2790-bis-AR/49Carnevali, Siani, Rizzo Nervo, Pini, Campana, Schirò.


   La Camera,
   premesso che:
    l'emergenza epidemiologica da covid-19 che ha investito l'Italia ha messo in evidenza ancor di più la fragilità del nostro sistema sanitario e socio-sanitario in particolare per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni e dell'assistenza ai malati cronici, acuti non ospedalizzati, alle persone non autosufficienti agli immunodepressi e alle persone fragili in genere;
    con il decreto-legge n. 34 del 2020 (Decreto rilancio) sono stati stanziati 733 milioni per incrementare le prestazioni di assistenza domiciliare integrata nonché è stato portato a 711 milione il fondo per la non autosufficienza nel 2020 e a 668 a decorrere dal 2021;
    è necessario non solo che le regioni incrementino le prestazioni socio-sanitarie così come individuate dal capo IV del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017 ma che garantiscano la continuità delle attività assistenziali in particolare oltre alle persone con patologia cronica , ai pazienti oncologici ed immunodepressi;
    in particolare è necessario implementare e rendere operative a pieno regime quanto prima sull'intero territorio nazionale le reti oncologiche di riferimento per migliorare gli accessi ai servizi da parte dei pazienti e al tempo stesso affrontare le innumerevoli emergenze legate al COVID-19 e non solo;
    nelle prime settimane della pandemia si è dovuto rinviare molti interventi sia diagnostici che terapeutici che potrebbero portare nei prossimi mesi ad un aumento del numero di tumori in stadio avanzato a causa dei mancanti screening del 2020,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di incrementare e rafforzare le attività di assistenza domiciliare integrata, con particolare attenzione a tutti i soggetti più fragili ed in particolare nei confronti dei pazienti oncologici e l'assistenza domiciliare in capo agli Enti Locali.
9/2790-bis-AR/49. (Testo modificato nel corso della seduta) Carnevali, Siani, Rizzo Nervo, Pini, Campana, Schirò.


   La Camera,
   premesso che:
    il nuovo articolo 12-bis del provvedimento in esame proroga l'applicazione della detrazione al 110 per cento (cosiddetto superbonus) per gli interventi di efficienza energetica e antisismici effettuati sugli edifici dal 1o luglio 2020 fino al 30 giugno 2022 (rispetto al previgente termine del 31 dicembre 2021);
    l'edilizia scolastica pubblica e privata è costituita da un patrimonio che presenta gravi carenze dal punto di vista della prevenzione del rischio sismico, del rischio incendio e dell'adeguamento degli stessi alle norme di accessibilità delle persone con handicap motori;
    il 10 per cento della popolazione scolastica frequenta oggi le scuole paritarie, rientranti nel sistema scolastico pubblico;
    la parità scolastica prevede che gli enti gestori non abbiano scopo di lucro e che si iscrivano al Registro degli Enti del Terzo Settore [RUNTS] non appena questo verrà istituito;
    molti interventi da effettuare sulle strutture detenuti da tali enti sono urgenti e coerenti con i piani di riqualificazione del patrimonio di edilizia scolastica del Ministero dell'istruzione,

impegna il Governo

ad adottare quanto prima un iniziativa di tipo normativo volta a specificare attraverso una norma transitoria che, in attesa dell'istituzione del Registro degli Enti del Terzo Settore [RUNTS], le previsioni di cui all'articolo 119 del decreto-legge n. 34/2020 si applicano anche agli enti privati di cui agli articoli 73, comma 1, lettera b) e c) del Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, a condizione che non abbiano per statuto finalità di lucro diretta ed indiretta, per le unità immobiliari a destinazione pubblica o di interesse collettivo appartenenti alle categorie del gruppo P, individuate dal decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 138, dai medesimi posseduti, anche se non detenute in piena proprietà.
9/2790-bis-AR/50Frate, Angiola, Costa.


   La Camera,
   premesso che:
    il nuovo articolo 12-bis del provvedimento in esame proroga l'applicazione della detrazione al 110 per cento (cosiddetto superbonus) per gli interventi di efficienza energetica e antisismici effettuati sugli edifici dal 1o luglio 2020 fino al 30 giugno 2022 (rispetto al previgente termine del 31 dicembre 2021);
    l'edilizia scolastica pubblica e privata è costituita da un patrimonio che presenta gravi carenze dal punto di vista della prevenzione del rischio sismico, del rischio incendio e dell'adeguamento degli stessi alle norme di accessibilità delle persone con handicap motori;
    il 10 per cento della popolazione scolastica frequenta oggi le scuole paritarie, rientranti nel sistema scolastico pubblico;
    la parità scolastica prevede che gli enti gestori non abbiano scopo di lucro e che si iscrivano al Registro degli Enti del Terzo Settore [RUNTS] non appena questo verrà istituito;
    molti interventi da effettuare sulle strutture detenuti da tali enti sono urgenti e coerenti con i piani di riqualificazione del patrimonio di edilizia scolastica del Ministero dell'istruzione,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare quanto prima un iniziativa di tipo normativo volta a specificare attraverso una norma transitoria che, in attesa dell'istituzione del Registro degli Enti del Terzo Settore [RUNTS], le previsioni di cui all'articolo 119 del decreto-legge n. 34/2020 si applicano anche agli enti privati di cui agli articoli 73, comma 1, lettera b) e c) del Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, a condizione che non abbiano per statuto finalità di lucro diretta ed indiretta, per le unità immobiliari a destinazione pubblica o di interesse collettivo appartenenti alle categorie del gruppo P, individuate dal decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 138, dai medesimi posseduti, anche se non detenute in piena proprietà.
9/2790-bis-AR/50. (Testo modificato nel corso della seduta) Frate, Angiola, Costa.


   La Camera,
   premesso che:
    l'emergenza epidemiologica da COVID-19 che ha investito il nostro Paese ha messo in evidenza, in modo drammatico, i limiti del nostro Servizio sanitario nazionale primo fra tutti la carenza di medici specialisti e di medici di medicina generale;
    secondo l'ultimo decreto del Ministero dell'università e della ricerca, per l'anno accademico 2019/2020 sono state messe a concorso 4.455 borse tra strutturali e una tantum, oltre 5 mila in più rispetto alle 8.920 dell'anno precedente di cui finanziate dallo Stato 13.400 (le restanti 888 dalle regioni e 167 da altri enti pubblici e privati) a fronte però di 25.259 domande effetto dei ricorsi al TAR negli anni passati che hanno consentito l'aumento estemporaneo del numero chiuso negli anni 2013-2014 e dell'istituzione della laurea abilitante;
    nonostante il provvedimento in corso preveda un ulteriore aumento del numero dei contratti di formazione medica dei medici specializzandi con uno stanziamento di spesa aggiuntivo, rispetto alla normativa vigente, pari a 105 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022 e di 109 2 milioni per i restanti anni 2023, 2024 e 2025 che consentiranno la stipula di ulteriori 4.200 contratti per l'anno 2021 e che, l'articolo 1-bis del decreto-legge 34 del 2020 (decreto rilancio) abbia previsto l'accantonamento a decorrere dal 2021, di ulteriori 20 milioni a valere sul finanziamento statale per attivazione di ulteriori borse di studio per medici di medicina generale, queste risorse non sono sufficienti né a colmare quello che viene definito l'imbuto formativo ovvero sia la possibilità per i medici una volta laureati di poter proseguire il loro percorso formativo né di far fronte al tour over del personale sanitario che va in quiescenza;
    in particolare, in questo modo si rischia la cristallizzazione dell'imbuto formativo, che negli anni precedenti ha accumulato in un limbo circa 7.000 giovani medici, destinati a ritentare l'ammissione alle Scuole di Specialità l'anno successivo o a lasciare il nostro Paese per formarsi all'estero,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di incrementare le risorse destinate alla formazione medica post laurea in particolare prevedendo ulteriori borse di MMG con l'obbiettivo di coprire almeno quelli che sono attualmente gli ambiti vacanti nonché come condizione minimale l'aumento delle borse di studio di specializzazione medica per l'anno 2021 tali da assicurare la stessa disponibilità per il prossimo anno accademico uguale a quella del 2020 utilizzando anche le risorse di un eventuale prossimo scostamento di bilancio e/o le risorse del Recovery pian.
9/2790-bis-AR/51Pini, Carnevali, Siani, Rizzo Nervo, Campana, Schirò.


   La Camera,
   premesso che:
    l'articolo 184 del provvedimento in esame riguarda l'istituzione del Fondo di rotazione per l'attuazione del Next Generation EU (NGEU) – Italia, con una dotazione complessiva di 120,7 miliardi per il triennio 2021- 23, di cui 34,7 nel 2021, 41,3 nel 2022, 44,6 nel 2023. Nel fondo sono iscritte le risorse relative alle diverse componenti del Programma NGEU;
    in particolare sono stanziate risorse, in via di anticipazione, per il Recovery and Residence Facility (RRF) per complessivi 104,5 miliardi nel triennio 2021-23 per la quota relativa ai contributi a fondo perduto e per la componente dei prestiti destinati a finanziare interventi aggiuntivi rispetto a quanto già previsto a legislazione vigente;
    sono inoltre stanziate nell'ambito del fondo risorse relative al React-EU per complessivi 14,7 miliardi nel triennio 2021-23 e ulteriori 1.982 milioni di euro per gli altri programmi europei di Next Generation EU;
    il comma 18-ter dell'articolo 27 del decreto-legge n. 34 del 2020 (Decreto Rilancio) che è il frutto di un emendamento Forza Italia approvato all'unanimità dalla Commissione Bilancio prevede che al conto fruttifero su cui confluiscono le disponibilità liquide del Patrimonio destinato possano affluire anche le disponibilità liquide dei contribuenti che intendano investire i loro risparmi a sostegno della crescita dell'economia reale, rafforzando la capitalizzazione popolare delle imprese. Inoltre, detto comma dispone che le disponibilità liquide del patrimonio destinato così costituite siano gestite dalla Cassa Depositi e Prestiti Spa assicurando il massimo coinvolgimento anche delle Società di gestione del risparmio (SGR) italiane per evitare ogni possibile effetto di spiazzamento del settore private capitali;
    per l'attuazione di quanto previsto dal comma 18-ter si rimanda ad un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione, ovverosia il 19 luglio 2020;
    al riguardo si segnala che tale decreto, nonostante le rassicurazioni rese dal Governo ad oggi non risulta ancora emanato;
    nell'ambito del disegno di legge di bilancio per il 2021 (C.2790-bis) il Gruppo Forza Italia ha presentato un emendamento classificato con il numero 184.8 con cui si propone che entro il 30 giugno 2021, il Ministro dell'economia e delle finanze, al fine di garantire maggiore competitività del sistema produttivo attraverso la leva finanziaria, in conformità agli atti di indirizzo approvati dal Parlamento sulla individuazione delle priorità nell'utilizzo del Recovery Fund, individui le risorse destinate a potenziare le nuove forme di incentivazione fiscale del risparmio, in analogia con quanto già previsto per i Piani individuali di risparmio (PIR) al fine accelerare l'evoluzione del Patrimonio Rilancio in un vero e proprio Fondo sovrano pubblico-privato italiano, o Fondo dei Fondi gestito dalla Gassa Depositi e Prestiti SPA, con il coinvolgimento delle Società di gestione del risparmio (SGR) italiane e delle altre istituzioni finanziarie, in cui oltre alle risorse pubbliche, private e la garanzia offerta dal patrimonio artistico e culturale del nostro Paese, possano confluire parte dei contributi provenienti dall'Unione Europea;
    del resto il Patrimonio Rilancio nella prima fase risponde ai principi del Temporary Framework ed investe in aziende in crisi ad alto rischio in cui non è il caso di coinvolgere il risparmio privato, ma dal 30 settembre 2021, quando verrà meno il regime straordinario derogatorio sugli aiuti di Stato, si potrà operare solo seguendo le regole del mercato e in tale contesto Patrimonio destinato dovrebbe essere trasformato in un Fondo Sovrano italiano pubblico privato, gestito da CDP con il coinvolgimento delle maggiori istituzioni finanziarie italiane,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi della norma richiamata in premessa, nonché ad adottare ogni iniziativa di competenza finalizzata a garantire il rispetto degli atti di indirizzo approvati dal Parlamento sulla individuazione delle priorità nell'utilizzo del Recovery Fund, anche al fine di individuare le risorse destinate a potenziare le nuove forme di incentivazione fiscale del risparmio, in analogia con quanto già previsto per i Piani individuali di risparmio (PIR) al fine accelerare l'evoluzione della fase emergenziale del Patrimonio Rilancio in base ai principi del Temporary Framework, in un vero e proprio intervento strutturale dato dalla piena operatività di un Fondo sovrano pubblico-privato italiano, o Fondo dei Fondi gestito dalla Cassa depositi e prestiti Spa.
9/2790-bis-AR/52Giacomoni.


   La Camera,
   premesso che:
    l'articolo 184 del provvedimento in esame riguarda l'istituzione del Fondo di rotazione per l'attuazione del Next Generation EU (NGEU) – Italia, con una dotazione complessiva di 120,7 miliardi per il triennio 2021- 23, di cui 34,7 nel 2021, 41,3 nel 2022, 44,6 nel 2023. Nel fondo sono iscritte le risorse relative alle diverse componenti del Programma NGEU;
    in particolare sono stanziate risorse, in via di anticipazione, per il Recovery and Residence Facility (RRF) per complessivi 104,5 miliardi nel triennio 2021-23 per la quota relativa ai contributi a fondo perduto e per la componente dei prestiti destinati a finanziare interventi aggiuntivi rispetto a quanto già previsto a legislazione vigente;
    sono inoltre stanziate nell'ambito del fondo risorse relative al React-EU per complessivi 14,7 miliardi nel triennio 2021-23 e ulteriori 1.982 milioni di euro per gli altri programmi europei di Next Generation EU;
    il comma 18-ter dell'articolo 27 del decreto-legge n. 34 del 2020 (Decreto Rilancio) che è il frutto di un emendamento Forza Italia approvato all'unanimità dalla Commissione Bilancio prevede che al conto fruttifero su cui confluiscono le disponibilità liquide del Patrimonio destinato possano affluire anche le disponibilità liquide dei contribuenti che intendano investire i loro risparmi a sostegno della crescita dell'economia reale, rafforzando la capitalizzazione popolare delle imprese. Inoltre, detto comma dispone che le disponibilità liquide del patrimonio destinato così costituite siano gestite dalla Cassa Depositi e Prestiti Spa assicurando il massimo coinvolgimento anche delle Società di gestione del risparmio (SGR) italiane per evitare ogni possibile effetto di spiazzamento del settore private capitali;
    per l'attuazione di quanto previsto dal comma 18-ter si rimanda ad un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione, ovverosia il 19 luglio 2020;
    al riguardo si segnala che tale decreto, nonostante le rassicurazioni rese dal Governo ad oggi non risulta ancora emanato;
    nell'ambito del disegno di legge di bilancio per il 2021 (C.2790-bis) il Gruppo Forza Italia ha presentato un emendamento classificato con il numero 184.8 con cui si propone che entro il 30 giugno 2021, il Ministro dell'economia e delle finanze, al fine di garantire maggiore competitività del sistema produttivo attraverso la leva finanziaria, in conformità agli atti di indirizzo approvati dal Parlamento sulla individuazione delle priorità nell'utilizzo del Recovery Fund, individui le risorse destinate a potenziare le nuove forme di incentivazione fiscale del risparmio, in analogia con quanto già previsto per i Piani individuali di risparmio (PIR) al fine accelerare l'evoluzione del Patrimonio Rilancio in un vero e proprio Fondo sovrano pubblico-privato italiano, o Fondo dei Fondi gestito dalla Gassa Depositi e Prestiti SPA, con il coinvolgimento delle Società di gestione del risparmio (SGR) italiane e delle altre istituzioni finanziarie, in cui oltre alle risorse pubbliche, private e la garanzia offerta dal patrimonio artistico e culturale del nostro Paese, possano confluire parte dei contributi provenienti dall'Unione Europea;
    del resto il Patrimonio Rilancio nella prima fase risponde ai principi del Temporary Framework ed investe in aziende in crisi ad alto rischio in cui non è il caso di coinvolgere il risparmio privato, ma dal 30 settembre 2021, quando verrà meno il regime straordinario derogatorio sugli aiuti di Stato, si potrà operare solo seguendo le regole del mercato e in tale contesto Patrimonio destinato dovrebbe essere trasformato in un Fondo Sovrano italiano pubblico privato, gestito da CDP con il coinvolgimento delle maggiori istituzioni finanziarie italiane,

impegna il Governo

a monitorare gli effetti applicativi della disposizione citata in premessa e conseguentemente, ove dovesse essere necessario, a valutare l'opportunità di individuare le risorse destinate a potenziare le nuove forme di incentivazione fiscale del risparmio in analogia con quanto previsto per i Piani individuali di risparmio al fine di accelerare l'evoluzione della fase emergenziale del Patrimonio Rilancio in fase ai principi del Temporary Framework.
9/2790-bis-AR/52. (Testo modificato nel corso della seduta) Giacomoni.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca disposizioni in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    nel corso dell'esame in commissione bilancio è stata approvata una proposta emendativa trasversale sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari in materia di lavoratori fragili;
    la norma approvata proroga al 28 febbraio 2021 l'applicazione delle disposizioni di cui ai commi 2 e 2-bis dell'articolo 26 del così detto decreto Cura Italia;
    il comma 2 dell'articolo 26 prevedeva, fino al 15 ottobre, la possibilità per il lavoratore fragile di potersi assentare dal lavoro equiparando tale assenza al ricovero ospedaliero, prevedendo che i giorni di assenza non incidessero il periodo di comporto. Il successivo comma 2-bis, invece, dal 16 ottobre prevede che i lavoratori fragili svolgano di norma attività lavorativa in modalità agile oppure che vengano adibiti a mansione equivalente nell'ambito dello stesso inquadramento contrattuale. Sulla base del regime previsto dal comma 2-bis, l'assenza del lavoratore fragile rientra esclusivamente nel regime della malattia;
    la norma approvata in commissione ed inserita nel provvedimento in esame, prorogando disposizioni che parzialmente hanno portata opposta potrebbe far insorgere dubbi interpretativi in merito all'applicazione concreta delle disposizioni recate;
    appare dunque opportuno chiarire quanto prima se, al ricorrere dei requisiti previsti dal comma 2 dell'articolo 26 del decreto-legge 18 del 2020, il lavoratore in stato di fragilità può comunque assentarsi dal lavoro con l'assenza equiparata al ricovero ospedaliero e, conseguentemente, senza incidere sul periodo di comporto,

impegna il Governo

a chiarire, anche sollecitando, nell'ambito delle proprie competenze, l'emanazione da parte di INPS di una circolare esplicativa, l'applicazione delle disposizioni di cui in premessa, con particolare riferimento all'effetto prodotto dall'assenza dal lavoro del lavoratore fragile ai fini del periodo di comporto, in modo da consentire la piena attuazione della norma dall'entrata in vigore della legge.
9/2790-bis-AR/53Cannatelli, Spena.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca disposizioni in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    nel corso dell'esame in commissione bilancio è stata approvata una proposta emendativa trasversale sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari in materia di lavoratori fragili;
    la norma approvata proroga al 28 febbraio 2021 l'applicazione delle disposizioni di cui ai commi 2 e 2-bis dell'articolo 26 del così detto decreto Cura Italia;
    il comma 2 dell'articolo 26 prevedeva, fino al 15 ottobre, la possibilità per il lavoratore fragile di potersi assentare dal lavoro equiparando tale assenza al ricovero ospedaliero, prevedendo che i giorni di assenza non incidessero il periodo di comporto. Il successivo comma 2-bis, invece, dal 16 ottobre prevede che i lavoratori fragili svolgano di norma attività lavorativa in modalità agile oppure che vengano adibiti a mansione equivalente nell'ambito dello stesso inquadramento contrattuale. Sulla base del regime previsto dal comma 2-bis, l'assenza del lavoratore fragile rientra esclusivamente nel regime della malattia;
    la norma approvata in commissione ed inserita nel provvedimento in esame, prorogando disposizioni che parzialmente hanno portata opposta potrebbe far insorgere dubbi interpretativi in merito all'applicazione concreta delle disposizioni recate;
    appare dunque opportuno chiarire quanto prima se, al ricorrere dei requisiti previsti dal comma 2 dell'articolo 26 del decreto-legge 18 del 2020, il lavoratore in stato di fragilità può comunque assentarsi dal lavoro con l'assenza equiparata al ricovero ospedaliero e, conseguentemente, senza incidere sul periodo di comporto,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di prevedere che l'assenza dal lavoro equiparata al ricovero ospedaliero venga esplicitamente esclusa sia dal settore pubblico che privato dal computo del periodo di comparto.
9/2790-bis-AR/53. (Testo modificato nel corso della seduta) Cannatelli, Spena.


   La Camera,
   premesso che:
    la legislazione in materia di fiscalità immobiliare per i residenti all'estero e iscritti
    all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (A.I.R.E.) è stata più volte modificata nel corso degli ultimi anni;
    dal 2020, con la legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio 2020), all'articolo 1, commi 738-787, è stata riformulata l'intera materia e non è più prevista la possibilità di assimilare un immobile ad abitazione principale per i pensionati all'estero, come previsto precedentemente a partire dal 2015 e, pertanto, per gli iscritti AIRE tutti gli immobili posseduti in Italia sono soggetti ad imposta senza eccezioni;
    il tema è di particolare rilevanza, considerando il numero sempre più elevato di connazionali residenti all'estero e che molti di loro possiedono almeno una abitazione in Italia;
    è da accogliere positivamente l'approvazione nella presente legge di bilancio dell'emendamento (che inserisce l'articolo aggiuntivo 10-bis: Unità immobiliari possedute da residenti all'estero) finalizzato a ridurre della metà il pagamento dell'Imu e di un terzo il pagamento della Tari per gli italiani all'estero, titolari di una pensione maturata in regime di
    convenzione internazionale con l'Italia residenti in uno stato di assicurazione diversa dall'Italia;
    da anni i nostri connazionali chiedono di superare una disparità di trattamento fiscale degli italiani all'estero, iscritti all'Aire, con quelli residenti in Italia, tenendo conto che i connazionali all'estero pagano alcuni tributi senza usufruire pienamente dei servizi;
    purtuttavia, occorre che tali agevolazioni fiscali in materia immobiliare siano estese anche in favore di tutti coloro che, con una vita di lavoro da emigrante e di risparmi investiti in Italia, dimostrino di mantenere legami familiari e affettivi permanenti con il territorio italiano, nel quale è situata l'unità immobiliare a uso abitativo, posseduta a titolo di proprietà o usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso e in presenza di determinati requisiti;
    il riconoscimento di tali sgravi produrrebbe benefici anche per i luoghi di origine, spesso territori o piccoli comuni che soffrono del fenomeno di spopolamento e con poche risorse per mantenere o ristrutturare immobili anche di pregio storico; si potrebbe in tal modo salvaguardare e mantenere vivi i legami culturali ed economici dei cittadini residenti all'estero con i propri territori d'origine, favorendo il c.d. turismo di ritorno, con un incremento degli scambi import/export a vantaggio dell'intero sistema Paese,

impegna il Governo

a prevedere, anche mediante successivi provvedimenti, misure volte ad estendere la riduzione introdotta per IMU e Tari per i pensionati italiani all'estero, anche per gli immobili posseduti da cittadini europei e da cittadini italiani residenti nei paesi extra Ue, con riferimento ad una sola unità immobiliare posseduta a uso abitativo, con relative pertinenze, a titolo di proprietà o di usufrutto, nel rispetto di determinate condizioni e specifici criteri, tra cui rilevano gli accertati legami familiari e affettivi di tali soggetti con l'Italia e con il territorio nel quale è situato l'immobile oggetto di agevolazione, in considerazione della necessità di incentivare il cosiddetto turismo di ritorno, anch'esso colpito dagli effetti connessi alla crisi epidemiologica da COVID-19.
9/2790-bis-AR/54Fitzgerald Nissoli.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca disposizioni in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    il provvedimento contiene disposizioni in materia promozione dell'uso consapevole della risorsa idrica;
    al fine di ridurre lo spreco di acqua è di fondamentale importanza l'efficienza e la corretta manutenzione degli acquedotti;
    nei territori del ponente della Regione Liguria si registra da lungo periodo una vera e propria emergenza idrica che arreca disagi a cittadini e imprese agricole;
    tale condizione di emergenza potrebbe essere superata con il completamento della nuova condotta dell'acquedotto ligure di ponente il cui progetto è già in fase esecutiva,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di individuare le risorse finanziarie, finalizzate a sostenere e accelerare la realizzazione del progetto relativo alla nuova condotta dell'acquedotto ligure di ponente nel tratto di territorio tra Imperia e Diano Marina.
9/2790-bis-AR/55Mulè.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca disposizioni in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    il provvedimento prevede una deroga all'articolo 21 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 in materia di contratti di lavoro a tempo determinato, consentendo fino al 31 dicembre 2021 la proroga di un contratto di lavoro per una durata massima di 12 mesi e nell'arco della durata complessiva di 24 mesi, anche in assenza delle condizioni previste dall'articolo 19, comma 1, del citato decreto legislativo;
    la crisi economica provocata dalla pandemia da COVID-19 sta facendo sentire i suoi effetti principalmente sul mercato del lavoro, effetti che purtroppo sono destinati a crescere in futuro;
    stante l'attuale quadro normativo la perdita di occupazione riguarda nella quasi totalità la mancata attivazione di posti di lavoro e il mancato rinnovo di contratti in scadenza, colpendo dunque proprio i lavoratori con contratto a tempo determinato;
    tralasciando ulteriori valutazioni di natura politica e di merito, è di tutta evidenza che nell'attuale fase economica, connotata da una forte depressione e incertezza di prospettive, la riforma della legislazione in materia di contratti a tempo determinato operata dal così detto decreto «dignità» sta danneggiando proprio quei soggetti, i lavoratori a tempo determinato, che il legislatore voleva tutelare e rafforzare;
    tale evidenza è confermata dallo stesso Governo che, in occasione di ogni provvedimento normativo di portata economica, ha apportato modifiche transitorie alla normativa in materia di contratti a termine. Modifiche che, però, come quella recata nel provvedimento in esame, sono sempre state insufficienti, perché troppo limitate temporalmente, ad affrontare compiutamente la criticità relativa ai lavoratori a tempo determinato,

impegna il Governo

ad estendere la deroga prevista in materia di rinnovo di contratti a tempo determinato a tutto l'anno 2021 al fine di tutelare, concretamente, i lavoratori con contratti di lavoro a tempo determinato, anche in regime di somministrazione, e consentire ai datori di lavoro di assumere e di contribuire alla indispensabile ripresa economica.
9/2790-bis-AR/56Zangrillo.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca disposizioni in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    il provvedimento prevede una deroga all'articolo 21 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 in materia di contratti di lavoro a tempo determinato, consentendo fino al 31 dicembre 2021 la proroga di un contratto di lavoro per una durata massima di 12 mesi e nell'arco della durata complessiva di 24 mesi, anche in assenza delle condizioni previste dall'articolo 19, comma 1, del citato decreto legislativo;
    la crisi economica provocata dalla pandemia da COVID-19 sta facendo sentire i suoi effetti principalmente sul mercato del lavoro, effetti che purtroppo sono destinati a crescere in futuro;
    stante l'attuale quadro normativo la perdita di occupazione riguarda nella quasi totalità la mancata attivazione di posti di lavoro e il mancato rinnovo di contratti in scadenza, colpendo dunque proprio i lavoratori con contratto a tempo determinato;
    tralasciando ulteriori valutazioni di natura politica e di merito, è di tutta evidenza che nell'attuale fase economica, connotata da una forte depressione e incertezza di prospettive, la riforma della legislazione in materia di contratti a tempo determinato operata dal così detto decreto «dignità» sta danneggiando proprio quei soggetti, i lavoratori a tempo determinato, che il legislatore voleva tutelare e rafforzare;
    tale evidenza è confermata dallo stesso Governo che, in occasione di ogni provvedimento normativo di portata economica, ha apportato modifiche transitorie alla normativa in materia di contratti a termine. Modifiche che, però, come quella recata nel provvedimento in esame, sono sempre state insufficienti, perché troppo limitate temporalmente, ad affrontare compiutamente la criticità relativa ai lavoratori a tempo determinato,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di estendere la deroga prevista in materia di rinnovo di contratti a tempo determinato a tutto l'anno 2021 al fine di tutelare, concretamente, i lavoratori con contratti di lavoro a tempo determinato, anche in regime di somministrazione, e consentire ai datori di lavoro di assumere e di contribuire alla indispensabile ripresa economica.
9/2790-bis-AR/56. (Testo modificato nel corso della seduta) Zangrillo.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca disposizioni in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    il provvedimento reca numerose disposizioni in materia di lavoro e di lavoro nelle pubbliche amministrazioni;
    che numerose graduatorie relative a concorsi per assunzioni nella pubblica amministrazione sono state fatte scadere al fine di bandire nuove procedure concorsuali che, però, a causa della pandemia da COVID-19 o non sono state espletate oppure una volta bandite non sono state portate a compimento;
    tale condizione ha prodotto una riduzione del personale della pubblica amministrazione, anche in settori come quello delle forze di polizia,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di prevedere la proroga fino al 31 dicembre 2021, delle graduatorie approvate a partire dall'anno 2012 delle amministrazioni di cui all'articolo 66, comma 9-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
9/2790-bis-AR/57Polverini.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca disposizioni in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    il provvedimento reca disposizioni in tema di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi;
    l'Agenzia delle entrate, con provvedimento del 30 giugno 2020 ha modificato il precedente provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 28 ottobre 2016 relativo alla memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati di corrispettivi giornalieri, nonché il provvedimento del 31 ottobre 2019 in materia di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati di corrispettivi validi ai fini della lotteria degli scontrini;
    a decorrere dal 1o gennaio 2021 le aziende con vendita al dettaglio dovranno obbligatoriamente adeguare il proprio registratore telematico alle nuove specifiche tecniche per l'invio dei corrispettivi, adeguando il tracciato telematico al nuovo formato XLM7;
    in aggiunta si rende necessario, ai fini della lotteria degli scontrini, un ulteriore adeguamento del registratore telematico, nonché l'acquisto e la messa in opera del software del RT di uno scanner per la lettura del codice cliente;
    tale adempimenti impongo oneri finanziari particolarmente gravoso per le numerose microimprese del settore. Inoltre a decorrere dal 1o gennaio 2021 i file trasmessi dai registratori non adeguati non saranno più accettati dalla Agenzia delle Entrate;
    il rischio è che con l'inizio dell'anno si verifichi una situazione estremamente critica per molti esercenti creando un ulteriore aggravio alla condizione già difficile prodotta dalla pandemia da COVID-19,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di prevedere un rinvio dei nuovi adeguamenti tecnici previsti per i registratori telematici ai fini della partecipazione della così detta lotteria degli scontrini.
9/2790-bis-AR/58Ruffino, Napoli.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame, contiene diverse disposizioni a favore delle persone con disabilità;
    le persone con disabilità sono infatti quelle che più di ogni altra stanno patendo questo lungo periodo di pandemia. La carenza di rapporti sociali e l'isolamento di questa terribile fase legata all'emergenza pandemica, incide pesantemente sulle condizioni di queste persone; questa situazione è inoltre fortemente acuita in questa fase di grave emergenza, qualora queste persone siano costrette al ricovero ospedaliero o perché positive e sintomatiche, o per altre patologie;
    in questi casi, come hanno denunciato molti familiari di soggetti con disabilità, la presenza di un familiare in autoambulanza durante il trasporto, così come successivamente in reparto o in terapia l'intensiva è vietata o comunque rientra nelle decisioni e nella piena discrezionalità della struttura sanitaria, che spesso la vieta per una sorta di eccesso di tutela. In realtà mai come in queste situazioni è fondamentale per il disabile poter avere accanto una persona cara, pena il rischio di un crollo psicologico,

impegna il Governo

ad avviare tutte le iniziative e l'adozione di un protocollo in base al quale, tranne specifiche eccezioni, i sanitari debbano consentire alla persona che si prende cura, debitamente formato, a partecipare a tutte le procedure con il paziente disabile, garantendo in caso di ricovero la presenza costante del medesimo soggetto o comunque di una persona familiare.
9/2790-bis-AR/59Dall'Osso.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame, contiene diverse disposizioni a favore delle persone con disabilità;
    le persone con disabilità sono infatti quelle che più di ogni altra stanno patendo questo lungo periodo di pandemia. La carenza di rapporti sociali e l'isolamento di questa terribile fase legata all'emergenza pandemica, incide pesantemente sulle condizioni di queste persone; questa situazione è inoltre fortemente acuita in questa fase di grave emergenza, qualora queste persone siano costrette al ricovero ospedaliero o perché positive e sintomatiche, o per altre patologie;
    in questi casi, come hanno denunciato molti familiari di soggetti con disabilità, la presenza di un familiare in autoambulanza durante il trasporto, così come successivamente in reparto o in terapia l'intensiva è vietata o comunque rientra nelle decisioni e nella piena discrezionalità della struttura sanitaria, che spesso la vieta per una sorta di eccesso di tutela. In realtà mai come in queste situazioni è fondamentale per il disabile poter avere accanto una persona cara, pena il rischio di un crollo psicologico,

impegna il Governo

a valutare la possibilità, nel rispetto dei limiti di competenza, di avviare tutte le iniziative e l'adozione di un protocollo in base al quale, tranne specifiche eccezioni, i sanitari debbano consentire alla persona che si prende cura, debitamente formato, a partecipare a tutte le procedure con il paziente disabile, garantendo in caso di ricovero la presenza costante del medesimo soggetto o comunque di una persona familiare.
9/2790-bis-AR/59. (Testo modificato nel corso della seduta) Dall'Osso.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame interviene, fra le altre cose, a modificare in alcune parti il Codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, per valorizzare al massimo lo «strumento militare» in ogni suo aspetto a favore dello sviluppo del sistema-Paese;
    l'articolo 2052, comma 1, del medesimo Codice prevede che «Il periodo di servizio militare è valido a tutti gli effetti per l'inquadramento economico e per la determinazione della anzianità lavorativa ai fini del trattamento previdenziale del settore pubblico»;
    l'inquadramento economico nel pubblico impiego è strettamente dipendente anche dall'anzianità riconosciuta nel ruolo di appartenenza, in particolar modo per il personale di cui all'articolo 984-bis del medesimo Codice dell'ordinamento militare, transitato nelle varie magistrature;
    allo stato attuale, il periodo di servizio militare svolto viene computato soltanto «per la determinazione della anzianità lavorativa ai fini del trattamento previdenziale del settore pubblico», non anche «per l'inquadramento economico»;
    nel parere reso al Governo il 3 ottobre 2012 dalla IV Commissione permanente Difesa della Camera dei deputati in relazione allo schema di decreto legislativo recante modifiche al Codice dell'ordinamento militare (atto del Governo n. 500), si evidenzia che «appare opportuno, in via generale, individuare strumenti affinché l'esperienza professionale maturata dal personale che ha appartenuto alle Forze armate per un periodo significativo sia adeguatamente valorizzata presso le amministrazioni di destinazione»;
    l'ordine del giorno n. 9/04444-A/087, presentato alla Camera ed accolto dal Governo in data 31 maggio 2017, prevede che venga data piena ed incondizionata effettività anche alla prima parte della citata disposizione di rango primario, tenuto conto di quanto evidenziato dalla competente Commissione parlamentare;
    a distanza di oltre tre anni il citato Ordine del Giorno parlamentare non risulta ancora attuato, benché persista intonsa, anzi rafforzata, l'esigenza di valorizzare adeguatamente, nei nuovi ambiti lavorativi cui accede, la specificità professionale acquisita dal personale militare, in un'ottica meritocratica legata alla consapevolezza che il possesso delle particolari competenze organizzative proprie degli ex Ufficiali, non rinvenibili in altri contesti lavorativi, costituisce un'innegabile e prezioso valore aggiunto per tutti i plessi giudiziari,

impegna il Governo

ad adottare ogni più opportuna iniziativa – innanzitutto di carattere interpretativo del combinato disposto degli articoli 984-bis e 2052, comma 1, del Codice dell'ordinamento militare – affinché l'intero servizio militare prestato, in particolar modo quello svolto in incarichi di comando destinati a coordinare risorse umane, finanziarie e strumentali, venga sempre e comunque computato per il riconoscimento dell'anzianità, soprattutto retributiva, nelle carriere cui accede, previo superamento del relative concorso pubblico per titoli ed esami, il personale con almeno dieci anni di esperienza militare da Ufficiale in servizio permanente effettivo.
9/2790-bis-AR/60Barelli, Maria Tripodi, D'Attis.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame interviene, fra le altre cose, a modificare in alcune parti il Codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, per valorizzare al massimo lo «strumento militare» in ogni suo aspetto a favore dello sviluppo del sistema-Paese;
    l'articolo 2052, comma 1, del medesimo Codice prevede che «Il periodo di servizio militare è valido a tutti gli effetti per l'inquadramento economico e per la determinazione della anzianità lavorativa ai fini del trattamento previdenziale del settore pubblico»;
    l'inquadramento economico nel pubblico impiego è strettamente dipendente anche dall'anzianità riconosciuta nel ruolo di appartenenza, in particolar modo per il personale di cui all'articolo 984-bis del medesimo Codice dell'ordinamento militare, transitato nelle varie magistrature;
    allo stato attuale, il periodo di servizio militare svolto viene computato soltanto «per la determinazione della anzianità lavorativa ai fini del trattamento previdenziale del settore pubblico», non anche «per l'inquadramento economico»;
    nel parere reso al Governo il 3 ottobre 2012 dalla IV Commissione permanente Difesa della Camera dei deputati in relazione allo schema di decreto legislativo recante modifiche al Codice dell'ordinamento militare (atto del Governo n. 500), si evidenzia che «appare opportuno, in via generale, individuare strumenti affinché l'esperienza professionale maturata dal personale che ha appartenuto alle Forze armate per un periodo significativo sia adeguatamente valorizzata presso le amministrazioni di destinazione»;
    l'ordine del giorno n. 9/04444-A/087, presentato alla Camera ed accolto dal Governo in data 31 maggio 2017, prevede che venga data piena ed incondizionata effettività anche alla prima parte della citata disposizione di rango primario, tenuto conto di quanto evidenziato dalla competente Commissione parlamentare;
    a distanza di oltre tre anni il citato Ordine del Giorno parlamentare non risulta ancora attuato, benché persista intonsa, anzi rafforzata, l'esigenza di valorizzare adeguatamente, nei nuovi ambiti lavorativi cui accede, la specificità professionale acquisita dal personale militare, in un'ottica meritocratica legata alla consapevolezza che il possesso delle particolari competenze organizzative proprie degli ex Ufficiali, non rinvenibili in altri contesti lavorativi, costituisce un'innegabile e prezioso valore aggiunto per tutti i plessi giudiziari,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare ogni più opportuna iniziativa – innanzitutto di carattere interpretativo del combinato disposto degli articoli 984-bis e 2052, comma 1, del Codice dell'ordinamento militare – affinché l'intero servizio militare prestato, in particolar modo quello svolto in incarichi di comando destinati a coordinare risorse umane, finanziarie e strumentali, venga sempre e comunque computato per il riconoscimento dell'anzianità, soprattutto retributiva, nelle carriere cui accede, previo superamento del relative concorso pubblico per titoli ed esami, il personale con almeno dieci anni di esperienza militare da Ufficiale in servizio permanente effettivo.
9/2790-bis-AR/60. (Testo modificato nel corso della seduta) Barelli, Maria Tripodi, D'Attis.


   La Camera,
   premesso che:
    è improcrastinabile alleggerire il pesante carico fiscale che grava sulla salute e sul benessere delle popolazioni animali del nostro Paese alla luce dell'emergenza sanitaria ed economica nazionale, delle strategie della Commissione europea e delle raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE);
    nonostante il loro carattere di essenzialità, le prestazioni veterinarie e la cessione dei prodotti alimentari per animali da compagnia continuano ad essere collocati nello scaglione IVA più elevato, al pari di beni e servizi di lusso e/o non essenziali;
    l'imposta sul valore aggiunto (IVA) rappresenta il principale ostacolo economico-fiscale e il più rilevante dissuasore sociale al conseguimento dei nuovi obiettivi strategici – nazionali, europei e globali – per la sanità animale e la sanità pubblica;
    nel nostro Paese la persistente disomogeneità di trattamento impositivo rende inefficaci le sinergie del comparto per conseguire obiettivi quali il controllo delle malattie animali trasmissibili all'uomo, la lotta all'antibiotico-resistenza, la sicurezza degli alimenti e dei mangimi per animali, i benefìci socio-sanitari del possesso di un animale da compagnia, il contrasto al randagismo e all'abbandono e i conseguenti risparmi di spesa pubblica, il possesso e la detenzione responsabile degli animali anche a tutela dell'incolumità pubblica, l'approccio one health e integrato Salute-Agricoltura-Ambiente;
    l'impoverimento economico determinato dall'emergenza COVID-19 renderà ancora più gravoso sopportare il peso fiscale da parte dei contribuenti privati, con il rischio di deprimere la domanda di salute e di benessere animale. In Italia, ci sono 60 milioni di animali da compagnia: su base ISTAT, il rapporto tra gli animali da compagnia e la popolazione italiana è di 1 a 1. Un cittadino per ogni animale da compagnia; 1,5 famiglie italiane su 3;
    il settore della salute e del benessere animale è considerato funzionale ad assicurare la continuità della filiera, servizi di pubblica utilità ed essenziali. Per questa ragione, le attività di questo settore non sono state sospese durante il lockdown,

impegna il Governo

ad allineare le aliquote IVA applicate al settore della salute e del benessere animale, attraverso la collocazione delle prestazioni veterinarie e della cessione degli alimenti per animali da compagnia condizionati per la vendita al minuto nello scaglione d'imposta agevolata al 10 per cento.
9/2790-bis-AR/61Brambilla, Fratoianni, Biancofiore, Frassinetti, Zanella, Rizzetto, Frailis, Siragusa, Prestipino.


   La Camera,
   premesso che:
    è improcrastinabile alleggerire il pesante carico fiscale che grava sulla salute e sul benessere delle popolazioni animali del nostro Paese alla luce dell'emergenza sanitaria ed economica nazionale, delle strategie della Commissione europea e delle raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE);
    nonostante il loro carattere di essenzialità, le prestazioni veterinarie e la cessione dei prodotti alimentari per animali da compagnia continuano ad essere collocati nello scaglione IVA più elevato, al pari di beni e servizi di lusso e/o non essenziali;
    l'imposta sul valore aggiunto (IVA) rappresenta il principale ostacolo economico-fiscale e il più rilevante dissuasore sociale al conseguimento dei nuovi obiettivi strategici – nazionali, europei e globali – per la sanità animale e la sanità pubblica;
    nel nostro Paese la persistente disomogeneità di trattamento impositivo rende inefficaci le sinergie del comparto per conseguire obiettivi quali il controllo delle malattie animali trasmissibili all'uomo, la lotta all'antibiotico-resistenza, la sicurezza degli alimenti e dei mangimi per animali, i benefìci socio-sanitari del possesso di un animale da compagnia, il contrasto al randagismo e all'abbandono e i conseguenti risparmi di spesa pubblica, il possesso e la detenzione responsabile degli animali anche a tutela dell'incolumità pubblica, l'approccio one health e integrato Salute-Agricoltura-Ambiente;
    l'impoverimento economico determinato dall'emergenza COVID-19 renderà ancora più gravoso sopportare il peso fiscale da parte dei contribuenti privati, con il rischio di deprimere la domanda di salute e di benessere animale. In Italia, ci sono 60 milioni di animali da compagnia: su base ISTAT, il rapporto tra gli animali da compagnia e la popolazione italiana è di 1 a 1. Un cittadino per ogni animale da compagnia; 1,5 famiglie italiane su 3;
    il settore della salute e del benessere animale è considerato funzionale ad assicurare la continuità della filiera, servizi di pubblica utilità ed essenziali. Per questa ragione, le attività di questo settore non sono state sospese durante il lockdown,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di allineare le aliquote IVA applicate al settore della salute e del benessere animale, attraverso la collocazione delle prestazioni veterinarie e della cessione degli alimenti per animali da compagnia condizionati per la vendita al minuto nello scaglione d'imposta agevolata al 10 per cento.
9/2790-bis-AR/61. (Testo modificato nel corso della seduta) Brambilla, Fratoianni, Biancofiore, Frassinetti, Zanella, Rizzetto, Frailis, Siragusa, Prestipino.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame, prevede diverse misure a favore delle persone con disabilità. Tra queste si segnala il contributo di un milione di euro per l'anno 2021 all'Unione Italiana dei ciechi e degli Ipovedenti Onlus, così come vengono previsti benefìci a favore delle persone con problemi di vista;
    ricordiamo che solo in Italia si stima che vivano poco meno di 1,4 milioni di ipovedenti e oltre 219 mila ciechi, per un totale di oltre 1,6 milioni di persone;
    tra le principali Onlus che si occupano delle persone con problemi di vista, sicuramente c’è la IAPB Italian Onlus;
    la IAPB Italian Onlus Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità è incaricata di costituire con enti e istituti pubblici di ricerca, università, fondazioni ed enti territoriali un consorzio di ricerca e studio che approfondisca e validi apparecchi a tecnologia digitale che, anche attraverso degli Indici visivi, permetta:
    valutazioni di interesse sociale relative ad una corretta abilitazione visiva alla guida e del coefficiente di disabilità visiva per profili di medicina legale, previdenziale ed assistenziale;
    modelli di screening ad alta tecnologia che producano un elevato livello di prevenzione e di diagnosi precoce di malattie oculari su larga scala;
    valutazioni avanzate nel campo della medicina del lavoro al fine di ridurre il tasso di incidenti sul lavoro migliorando la quantizzazione delle capacità visive individuali legate alla specifica attività ruolo lavorativa;
    l'implementazione delle funzioni degli apparecchi a tecnologia digitale per applicazioni nel campo della diagnostica oculare, in quello della guida assistita e dell'innovazione in generale,

impegna il Governo

a stanziare le necessarie risorse al fine di consentire all'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità di poter finanziare le attività nel campo della prevenzione della cecità indicate in premessa.
9/2790-bis-AR/62Paolo Russo.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame, prevede diverse misure a favore delle persone con disabilità. Tra queste si segnala il contributo di un milione di euro per l'anno 2021 all'Unione Italiana dei ciechi e degli Ipovedenti Onlus, così come vengono previsti benefìci a favore delle persone con problemi di vista;
    ricordiamo che solo in Italia si stima che vivano poco meno di 1,4 milioni di ipovedenti e oltre 219 mila ciechi, per un totale di oltre 1,6 milioni di persone;
    tra le principali Onlus che si occupano delle persone con problemi di vista, sicuramente c’è la IAPB Italian Onlus;
    la IAPB Italian Onlus Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità è incaricata di costituire con enti e istituti pubblici di ricerca, università, fondazioni ed enti territoriali un consorzio di ricerca e studio che approfondisca e validi apparecchi a tecnologia digitale che, anche attraverso degli Indici visivi, permetta:
    valutazioni di interesse sociale relative ad una corretta abilitazione visiva alla guida e del coefficiente di disabilità visiva per profili di medicina legale, previdenziale ed assistenziale;
    modelli di screening ad alta tecnologia che producano un elevato livello di prevenzione e di diagnosi precoce di malattie oculari su larga scala;
    valutazioni avanzate nel campo della medicina del lavoro al fine di ridurre il tasso di incidenti sul lavoro migliorando la quantizzazione delle capacità visive individuali legate alla specifica attività ruolo lavorativa;
    l'implementazione delle funzioni degli apparecchi a tecnologia digitale per applicazioni nel campo della diagnostica oculare, in quello della guida assistita e dell'innovazione in generale,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di stanziare le necessarie risorse al fine di consentire all'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità di poter finanziare le attività nel campo della prevenzione della cecità indicate in premessa.
9/2790-bis-AR/62. (Testo modificato nel corso della seduta) Paolo Russo.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento sottoposto al nostro esame, In materia previdenziale ha previsto alcuni interventi tra i quali l'estensione della possibilità di fruizione della cosiddetta Opzione donna alle lavoratrici che abbiano maturato determinati requisiti entro il 31 dicembre 2020, in luogo del 31 dicembre 2019, la proroga a tutto il 2021 della sperimentazione della cosiddetta Ape sociale nonché l'equiparazione, dal 2021, dell'aliquota contributiva per il trattamento pensionistico dei professori e ricercatori delle Università private legalmente riconosciute a quella prevista per le stesse categorie di personale in servizio presso le Università statali;
    durante i lavori in Commissione, solo alcuni ulteriori interventi sono stati introdotti sul tema, come l'istituzione del Fondo per l'esonero dal pagamento dei contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi è dai professionisti o la previsione della nona salvaguardia per i lavoratori che maturano requisiti per il pensionamento al 31 dicembre 2011, non inserendo nel testo alcune misure necessarie, e senza oneri aggiuntivi per il bilancio della Stato, come la proposta mirante a superare le criticità emerse da parte dell'INPS relative alla possibilità di calcolare, per tutti gli impiegati esattoriali, una pensione aggiuntiva con le regole del sistema contributivo,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare, con il primo provvedimento utile allo scopo, un provvedimento normativo in cui si preveda che tutti i contributi versati dal datore di lavoro e dal lavoratore al Fondo di previdenza per gli impiegati esattoriali, siano valorizzati secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 180.
9/2790-bis-AR/63D'Attis.


   La Camera,
   premesso che:
    l'emergenza sanitaria che va attraversando il Paese e il globo da ormai un anno ha riverberato i suoi effetti sulla totalità della macchina pubblica, facendo emergere criticità strutturali anche per quel che concerne la struttura di supporto ai nostri connazionali all'estero, con particolare riferimento ai canali comunicativi del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
    le informazioni utili ai nostri connazionali, infatti, non sono – come sarebbe da aspettarsi –facilmente reperibili in un unico luogo virtuale, ma si trovano frammentate fra svariati portali della Farnesina, oltre che fra i siti delle varie ambasciate e delle sedi consolari nel mondo, con i relativi canali social, senza menzionare le applicazioni per telefoni cellulari recentemente implementate dal Ministero;
    capita spesso, inoltre, che alcune – fondamentali – informazioni vengano pubblicate solo in alcuni luoghi, e non in altri; rendendo così manifesta l'assenza di un coordinamento e di una strategia comunicativa comune;
    quanto sopra esposto porta inevitabilmente l'utente, già in difficoltà a causa dell'emergenza, a non sapere dove reperire le informazioni. Nel caso dell'attuale crisi, inoltre, sarebbe stato molto utile, per l'utente, poter ricevere automaticamente tutti gli aggiornamenti legati all'emergenza, calibrati per Paese, e direttamente sul proprio dispositivo, anziché doversi destreggiare su diversi siti e canali social alla ricerca di informazioni;
    in occasioni straordinarie, come quella emergenziale, si rende dunque manifesta l'utilità di un unico portale internet, dedicato esclusivamente agli italiani all'estero, con tutte le informazioni loro utili. Al riguardo, si ricorda come, alla Camera, sia già stata depositata una proposta di legge volta alla sua istituzione, e che il 5 agosto 2020 siano state approvate risoluzioni in Commissione Affari esteri sul tema del potenziamento degli strumenti informatici a supporto dei nostri connazionali all'estero, con previsione dell'istituzione del suddetto portale,

impegna il Governo

a istituire entro l'anno 2021 il Portale unico per gli italiani all'estero, rivolto a quei connazionali che intendano trasferire la loro residenza fuori d'Italia, per coloro che all'estero risultino già residenti, nonché per gli italiani rimpatriati.
9/2790-bis-AR/64Siragusa.


   La Camera,
   premesso che:
    l'emergenza sanitaria che va attraversando il Paese e il globo da ormai un anno ha riverberato i suoi effetti sulla totalità della macchina pubblica, facendo emergere criticità strutturali anche per quel che concerne la struttura di supporto ai nostri connazionali all'estero, con particolare riferimento ai canali comunicativi del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
    le informazioni utili ai nostri connazionali, infatti, non sono – come sarebbe da aspettarsi – facilmente reperibili in un unico luogo virtuale, ma si trovano frammentate fra svariati portali della Farnesina, oltre che fra i siti delle varie ambasciate e delle sedi consolari nel mondo, con i relativi canali social, senza menzionare le applicazioni per telefoni cellulari recentemente implementate dal Ministero;
    capita spesso, inoltre, che alcune – fondamentali – informazioni vengano pubblicate solo in alcuni luoghi, e non in altri; rendendo così manifesta l'assenza di un coordinamento e di una strategia comunicativa comune;
    quanto sopra esposto porta inevitabilmente l'utente, già in difficoltà a causa dell'emergenza, a non sapere dove reperire le informazioni. Nel caso dell'attuale crisi, inoltre, sarebbe stato molto utile, per l'utente, poter ricevere automaticamente tutti gli aggiornamenti legati all'emergenza, calibrati per Paese, e direttamente sul proprio dispositivo, anziché doversi destreggiare su diversi siti e canali social alla ricerca di informazioni;
    in occasioni straordinarie, come quella emergenziale, si rende dunque manifesta l'utilità di un unico portale internet, dedicato esclusivamente agli italiani all'estero, con tutte le informazioni loro utili. Al riguardo, si ricorda come, alla Camera, sia già stata depositata una proposta di legge volta alla sua istituzione, e che il 5 agosto 2020 siano state approvate risoluzioni in Commissione Affari esteri sul tema del potenziamento degli strumenti informatici a supporto dei nostri connazionali all'estero, con previsione dell'istituzione del suddetto portale,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di istituire una volta stanziate le necessarie risorse il Portale unico per gli italiani all'estero, rivolto a quei connazionali che intendano trasferire la loro residenza fuori d'Italia, per coloro che all'estero risultino già residenti, nonché per gli italiani rimpatriati.
9/2790-bis-AR/64. (Testo modificato nel corso della seduta) Siragusa.


   La Camera,
   premesso che:
    l'articolo 150 del disegno di legge in esame, AC 2790-bis, istituisce il Fondo per la perequazione infrastrutturale, con una dotazione complessiva di 4,6 miliardi di euro per gli anni dal 2022 al 2033, al fine di assicurare il recupero del deficit infrastrutturale tra le diverse aree geografiche del territorio nazionale;
    con il citato articolo, al comma 1, si prevede che entro e non oltre il 30 giugno 2021, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sia effettuata la ricognizione delle dotazioni infrastrutturali e siano definiti gli standard di riferimento per la perequazione infrastrutturale in termini di servizi minimi;
    al comma 1-ter si dispone che Investitalia e il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei ministri saranno chiamati a definire, in collaborazione dei Ministeri competenti, gli schemi-tipo per la ricognizione e gli standard;
    al comma 1-quater si dispone che, entro sei mesi dalla ricognizione, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri saranno individuate le strutture necessarie a colmare il deficit di servizi nonché i criteri di priorità per l'assegnazione dei finanziamenti;
    l'articolo 150 indica il 30 giugno 2021, come termine massimo per la ricognizione delle dotazioni infrastrutturali e la definizione degli standard, che appare eccessivo e non determina la data entro la quale gli interventi operativi potranno essere avviati,

impegna il Governo:

   a effettuare, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, la ricognizione delle dotazioni infrastrutturali e a definire gli standard di riferimento per la perequazione infrastrutturale in termini di servizi minimi, di cui al citato articolo 1, AC 2790, comunque entro e non oltre il 30 marzo 2021;
   a garantire che, entro i successivi tre mesi, partano gli appalti e quindi i lavori per la realizzazione delle infrastrutture, in particolare nel Mezzogiorno, in modo di garantire dal 2022 l'effettivo inizio dei lavori, tenuto anche conto che ci si riferisce a opere essenziali quali: strutture sanitarie, assistenziali e scolastiche, nonché la rete autostradale, ferroviaria, portuale, aeroportuale, idrica, elettrica, digitale e di trasporto e distribuzione del gas.
9/2790-bis-AR/65Conte, De Lorenzo, Muroni.


   La Camera,
   premesso che:
    l'articolo 150 del disegno di legge in esame, AC 2790-bis, istituisce il Fondo per la perequazione infrastrutturale, con una dotazione complessiva di 4,6 miliardi di euro per gli anni dal 2022 al 2033, al fine di assicurare il recupero del deficit infrastrutturale tra le diverse aree geografiche del territorio nazionale;
    con il citato articolo, al comma 1, si prevede che entro e non oltre il 30 giugno 2021, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sia effettuata la ricognizione delle dotazioni infrastrutturali e siano definiti gli standard di riferimento per la perequazione infrastrutturale in termini di servizi minimi;
    al comma 1-ter si dispone che Investitalia e il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei ministri saranno chiamati a definire, in collaborazione dei Ministeri competenti, gli schemi-tipo per la ricognizione e gli standard;
    al comma 1-quater si dispone che, entro sei mesi dalla ricognizione, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri saranno individuate le strutture necessarie a colmare il deficit di servizi nonché i criteri di priorità per l'assegnazione dei finanziamenti;
    l'articolo 150 indica il 30 giugno 2021, come termine massimo per la ricognizione delle dotazioni infrastrutturali e la definizione degli standard, che appare eccessivo e non determina la data entro la quale gli interventi operativi potranno essere avviati,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di effettuare, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, la ricognizione delle dotazioni infrastrutturali e definire gli standard di riferimento per la perequazione infrastrutturale in termini di servizi minimi, di cui al citato articolo 1, AC 2790, comunque entro e non oltre il 30 marzo 2021;
   a valutare l'opportunità di garantire che, entro i successivi tre mesi, partano gli appalti e quindi i lavori per la realizzazione delle infrastrutture, in particolare nel Mezzogiorno, in modo di garantire dal 2022 l'effettivo inizio dei lavori, tenuto anche conto che ci si riferisce a opere essenziali quali: strutture sanitarie, assistenziali e scolastiche, nonché la rete autostradale, ferroviaria, portuale, aeroportuale, idrica, elettrica, digitale e di trasporto e distribuzione del gas.
9/2790-bis-AR/65. (Testo modificato nel corso della seduta) Conte, De Lorenzo, Muroni.


   La Camera,
   premesso che:
    con sentenza n. 152/2020 pubblicata in data 20 luglio 2020, la Corte costituzionale si è pronunciata in merito alla incostituzionalità dell'articolo 38 della legge n. 448 del 2001 riguardo alla misura di prestazione assistenziale a favore degli invalidi civili totali;
    la Corte costituzionale ha rilevato che l'importo mensile della pensione di inabilità, di euro 286,81, è «innegabilmente, e manifestamente, insufficiente» ad assicurare agli interessati il «minimo vitale» e non rispetta, dunque, il limite invalicabile del nucleo essenziale e indefettibile del «diritto al mantenimento», garantito ad «ogni cittadino inabile al lavoro» dall'articolo 38, primo comma della Costituzione;
    la Corte costituzionale ha inoltre dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 38, comma 4, della legge n. 448 del 2001, nella parte in cui, con riferimento agli invalidi civili totali, dispone che i benefìci incrementativi di cui al comma 1 sono concessi «ai soggetti di età pari o superiore a sessanta anni» anziché «ai soggetti di età superiore a diciotto anni»;
    prima con un intervento in sede di conversione del decreto rilancio (decreto-legge n. 34 del 2020 convertito nella legge 17 luglio 2020, n. 77) e poi con il cosiddetto «decreto Agosto» (decreto-legge n. 104 del 2020) in materia di pensioni di invalidità si è proceduto all'adeguamento dell'importo per il 2020 (ai sensi della circolare Inps 147/2019) fino a 651,51 euro mensili (per un totale annuale, su 13 mensilità);
    l'incremento di maggiorazione per la pensione di invalidità civile al 100 per cento è attualmente assegnato in base ai seguenti requisiti di reddito: – 8.469,63 euro per il pensionato solo, 14.447,42 euro per il pensionato coniugato –;
    in tale contesto si evidenzia che il diritto all'adeguamento della pensione dovrebbe essere garantito con unico riferimento al reddito individuale e non coniugale trattandosi di un diritto legato alla condizione «individuale» sarebbe quindi corretto che l'adeguamento sia correlato alla dimensione del diritto individuale, e quindi andrebbe eliminato ogni riferimento al reddito coniugale;
    le persone invalide al 100 per cento sono 220.189 come rilevato dalla Banca Dati Inps,

impegna il Governo

a valutare la possibilità, con atto successivo alla approvazione del provvedimento in esame, a disporre che l'adeguamento delle pensioni di invalidità sia previsto con riferimento al reddito individuale e non coniugale in quanto diritto correlato alla condizione individuale, individuando contestualmente le risorse necessarie.
9/2790-bis-AR/66Stumpo.


   La Camera,
   premesso che:
    il comma 98 dell'articolo 1 della legge n. 160 del 2019 ha istituito la Commissione per lo studio e l'elaborazione di proposte per la transizione ecologica e per la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi. Questi sussidi sono stimabili, complessivamente, in 35,7 miliardi di euro, di cui oltre 21,8 miliardi sotto forma diretta e circa 13,8 miliardi in forma indiretta;
    la quota più rilevante dei sussidi diretti riguarda il settore dei trasporti, per 11 miliardi; seguono l'energia con 10,6 e l'agricoltura con 0,1;
    nel 2017 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha presentato il primo «Catalogo dei Sussidi ambientalmente dannosi e favorevoli», aggiornato nel 2019;
    nelle settimane scorse è stato presentato un nuovo rapporto elaborato da Legambiente che illustra la dimensione e l'importanza delle decisioni da prendere. Larga parte di questi sussidi va alle imprese, oltre 23 miliardi, e 12,5 miliardi alle famiglie. La quota più rilevante dei sussidi diretti riguarda il settore dei trasporti, per 11 miliardi; seguono l'energia con 10,6 e l'agricoltura con 0,1;
    nel settore energetico sono 15 i miliardi di euro destinati, nel 2019, a sussidiare il settore energetico fossile del nostro Paese; che diventano 15,8 miliardi per il 2020. Ventisei sussidi diversi, di cui almeno 14 potrebbero essere eliminati subito, per un valore pari a 8,6 miliardi di euro. Sono invece 6,3 i miliardi euro di sussidi che andrebbero rimodulati, in quanto strettamente connessi con settori strategici produttivi o di consumo, come quelli delle isole minori o delle aree geograficamente svantaggiate o ancora la riduzione dell'Iva per imprese e utenti domestici. In particolare, le trivellazioni ricevono sussidi indiretti per 576, 54 milioni di euro, dovuti all'inadeguatezza di royalty e canoni. I contributi a centrali fossili e impianti sono costati, nel 2019, ai contribuenti italiani, 1.316,4 milioni di euro; di cui 412,4 milioni di euro sono andati ai cosiddetti «impianti essenziali» su terra ferma e nelle isole minori; 500 milioni di euro di indennizzo sono andati invece agli interconnector, linee elettriche finanziate da soggetti privati. Al Capacity Market nel 2020 vanno 180 milioni di euro di sussidi diretti, mentre il CIP6 continua a ricevere sussidi per 682 milioni all'anno. I prestiti e le garanzie pubbliche (CDP e SACE) per operazioni a sostegno di investimenti nell’Oil&Gas ammontano a 3.756 milioni di euro. Senza dimenticare gli assurdi sussidi che riceve la ricerca su carbone, gas e petrolio;
    il settore del trasporto è sussidiato complessivamente per 16,2 miliardi di euro. Di cui 5.154 milioni di euro per il differente trattamento fiscale tra benzina e gasolio e 3.757 milioni di euro per quello tra metano, gpl e benzina; l'esenzione dell'accisa sui carburanti per la navigazione aerea ammonta a 1.807,3 milioni di euro; 1.587,5 milioni vanno al rimborso delle accise sul gasolio per trasporti, 400 milioni sussidiano l'olio di palma nei biocarburanti;
    per quanto riguarda il settore agricoltura, alla PAC vanno sussidi per 2.117,47 milioni di euro. Le esenzioni e riduzioni ai prodotti energetici ammontano a 939,2 milioni. Tra i sussidi indiretti, la SACE eroga prestiti e garanzie per 155,6 milioni per un impianto di fertilizzanti in Russia;
    per il settore edilizia esiste il credito d'imposta per l'acquisto di beni strumentali, generalmente associati a elevati consumi energetici ed emissioni, vale 617 milioni di euro. L'esenzione dell'IMU per nuovi fabbricati ammonta a 38,3 milioni di euro, sussidiando il consumo di suolo anziché incentivare le ristrutturazioni;
    per il settore canoni e concessioni bisogna evidenziare l'inadeguatezza di concessioni e canoni equivale a un sussidio di 509 milioni, tra acque minerali (262), demanio marittimo (150) e cave (97),

impegna il Governo:

   ad inserire nel Recovery Plan, per realizzare la transizione ecologica ed energetica, la soppressione di tutti i sussidi alle fossili entro il 2030;
   ad eliminare dal 2021 i sussidi diretti alle fossili e per lo sfruttamento dei beni ambientali e aggiornare il Catalogo dei sussidi;
   a rivedere dal 2021 la tassazione sui combustibili fossili per portare trasparenza e legare la fiscalità alle emissioni di gas serra.
9/2790-bis-AR/67Muroni, Palazzotto, Fusacchia, Quartapelle Procopio, Fioramonti, Lattanzio, Magi.


   La Camera,
   premesso che:
    il comma 98 dell'articolo 1 della legge n. 160 del 2019 ha istituito la Commissione per lo studio e l'elaborazione di proposte per la transizione ecologica e per la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi. Questi sussidi sono stimabili, complessivamente, in 35,7 miliardi di euro, di cui oltre 21,8 miliardi sotto forma diretta e circa 13,8 miliardi in forma indiretta;
    la quota più rilevante dei sussidi diretti riguarda il settore dei trasporti, per 11 miliardi; seguono l'energia con 10,6 e l'agricoltura con 0,1;
    nel 2017 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha presentato il primo «Catalogo dei Sussidi ambientalmente dannosi e favorevoli», aggiornato nel 2019;
    nelle settimane scorse è stato presentato un nuovo rapporto elaborato da Legambiente che illustra la dimensione e l'importanza delle decisioni da prendere. Larga parte di questi sussidi va alle imprese, oltre 23 miliardi, e 12,5 miliardi alle famiglie. La quota più rilevante dei sussidi diretti riguarda il settore dei trasporti, per 11 miliardi; seguono l'energia con 10,6 e l'agricoltura con 0,1;
    nel settore energetico sono 15 i miliardi di euro destinati, nel 2019, a sussidiare il settore energetico fossile del nostro Paese; che diventano 15,8 miliardi per il 2020. Ventisei sussidi diversi, di cui almeno 14 potrebbero essere eliminati subito, per un valore pari a 8,6 miliardi di euro. Sono invece 6,3 i miliardi euro di sussidi che andrebbero rimodulati, in quanto strettamente connessi con settori strategici produttivi o di consumo, come quelli delle isole minori o delle aree geograficamente svantaggiate o ancora la riduzione dell'Iva per imprese e utenti domestici. In particolare, le trivellazioni ricevono sussidi indiretti per 576, 54 milioni di euro, dovuti all'inadeguatezza di royalty e canoni. I contributi a centrali fossili e impianti sono costati, nel 2019, ai contribuenti italiani, 1.316,4 milioni di euro; di cui 412,4 milioni di euro sono andati ai cosiddetti «impianti essenziali» su terra ferma e nelle isole minori; 500 milioni di euro di indennizzo sono andati invece agli interconnector, linee elettriche finanziate da soggetti privati. Al Capacity Market nel 2020 vanno 180 milioni di euro di sussidi diretti, mentre il CIP6 continua a ricevere sussidi per 682 milioni all'anno. I prestiti e le garanzie pubbliche (CDP e SACE) per operazioni a sostegno di investimenti nell’Oil&Gas ammontano a 3.756 milioni di euro. Senza dimenticare gli assurdi sussidi che riceve la ricerca su carbone, gas e petrolio;
    il settore del trasporto è sussidiato complessivamente per 16,2 miliardi di euro. Di cui 5.154 milioni di euro per il differente trattamento fiscale tra benzina e gasolio e 3.757 milioni di euro per quello tra metano, gpl e benzina; l'esenzione dell'accisa sui carburanti per la navigazione aerea ammonta a 1.807,3 milioni di euro; 1.587,5 milioni vanno al rimborso delle accise sul gasolio per trasporti, 400 milioni sussidiano l'olio di palma nei biocarburanti;
    per quanto riguarda il settore agricoltura, alla PAC vanno sussidi per 2.117,47 milioni di euro. Le esenzioni e riduzioni ai prodotti energetici ammontano a 939,2 milioni. Tra i sussidi indiretti, la SACE eroga prestiti e garanzie per 155,6 milioni per un impianto di fertilizzanti in Russia;
    per il settore edilizia esiste il credito d'imposta per l'acquisto di beni strumentali, generalmente associati a elevati consumi energetici ed emissioni, vale 617 milioni di euro. L'esenzione dell'IMU per nuovi fabbricati ammonta a 38,3 milioni di euro, sussidiando il consumo di suolo anziché incentivare le ristrutturazioni;
    per il settore canoni e concessioni bisogna evidenziare l'inadeguatezza di concessioni e canoni equivale a un sussidio di 509 milioni, tra acque minerali (262), demanio marittimo (150) e cave (97),

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di:
    inserire nel Recovery Plan, per realizzare la transizione ecologica ed energetica, la soppressione di tutti i sussidi alle fossili entro il 2030;
     eliminare dal 2021 i sussidi diretti alle fossili e per lo sfruttamento dei beni ambientali e aggiornare il Catalogo dei sussidi;
    rivedere dal 2021 la tassazione sui combustibili fossili per portare trasparenza e legare la fiscalità alle emissioni di gas serra.
9/2790-bis-AR/67. (Testo modificato nel corso della seduta) Muroni, Palazzotto, Fusacchia, Quartapelle Procopio, Fioramonti, Lattanzio, Magi.


   La Camera,
   premesso che:
    il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023 rappresenta il principale riferimento per l'allocazione, la gestione e il monitoraggio di entrate e spese dello Stato, rientrano pertanto nell'ambito di manovra i canoni demaniali marittimi, corrispettivo per l'utilizzo del bene pubblico;
    l'articolo 100 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, al comma 3, stabilisce che, in luogo dei «canoni OMI» (ossia i canoni parametrati sulle medie rilevate dall'Osservatorio del mercato immobiliare) o «canoni di mercato» alle concessioni relative alla realizzazione e alla gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto, inclusi i punti di ormeggio, si applicano le misure dei canoni determinati secondo i valori tabellari previsti per le concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative, di cui al comma 2 dello stesso articolo. Tuttavia, al comma 4 della suddetta disposizione si precisa che dal 1o gennaio 2021 l'importo annuo del canone dovuto quale corrispettivo dell'utilizzazione di aree e pertinenze demaniali marittime con qualunque finalità non può, in ogni caso, essere inferiore a 2.500 euro;
    dunque, il mancato gettito dovuto alla nuova quantificazione dei canoni viene compensato dal nuovo gettito previsto dall'aumento della soglia minima. In tal modo, però, viene inferto, dall'oggi al domani, un vero e proprio colpo ai titolari, circa 20.000 in tutta Italia, di concessioni per piccole aree demaniali, a terra o in mare, i quali pagavano un canone annuo di 361,90 euro e dovranno ora moltiplicare la cifra per sette;
    va precisato che il canone minimo viene corrisposto, in moltissimi casi, per utilizzazioni di carattere pubblico e collettivo e per attività espletate sul demanio marittimo senza finalità lucrative (colonie, associazioni e altro). Inoltre, tale aumento peserà anche sulle casse delle amministrazioni comunali, titolari di concessioni, infatti, suddetta misura determina un aggravio non sopportabile per le stesse, che vedrebbero crescere i costi per titoli che non hanno alcun ritorno economico. In particolare, quando si tratta di concessioni per utilizzo di beni di pubblica utilità (passeggiate, depuratori, moli e altro) il titolare della concessione è il comune che, oltre ad avere oneri di manutenzione per la sicurezza e l'incolumità, non ottiene nessun ritorno economico dall'utilizzo di questi beni. In altri termini, se ad oggi un comune titolare di 10 concessioni di questo tipo paga poco più di 3.500 euro all'anno, con l'aumento del canone minimo pagherà 25.000 euro, che sul bilancio comunale sono un importo rilevante, spesso insostenibile;
    ci sono poi altre piccole categorie che faticherebbero a sostenere questo aumento (pesca, associazioni sportive, enti di beneficenza), oltre a chi occupa il demanio marittimo per periodi limitati di tempo (mercatini, dehors, cantieri edili, e altro), infatti, il canone minimo viene corrisposto anche per attività commerciali stagionali o comunque per tempi ridotti di piccolissime attività quali edicole, bancarelle e dunque ambulantato, mercatini serali complementari all'attività turistica estiva;
    inoltre, trattandosi di un aumento della soglia minima rappresenta perlopiù un colpo inferto alla piccola nautica da diporto, che comprende un'importante fetta del parco nautico italiano, e alle tradizioni marinare nostrane, producendo la rinuncia di molte concessioni divenute per i singoli spese di rilievo in taluni casi insostenibili, specie se si pensa alle concessioni conservate per consuetudine e tramandate di generazione in generazione nonostante lo scarso utilizzo;
    a tal riguardo, si rileva che sul territorio nazionale, caratterizzato da una elevata estensione costiera, insistono moltissime concessioni di piccole dimensioni, in maniera diffusa a causa delle caratteristiche morfologiche del territorio di appartenenza (si vedano Liguria, Campania, Calabria, Marche, e altro) inferiori ai 1.000 metri quadrati, che con l'aumento esponenziale della soglia minima sarebbero costrette, seppur con una redditività notevolmente inferiore, a corrispondere un canone superiore ai propri consimili, con la generazione di una palese disparità di trattamento;
    pertanto, sebbene sia opportuno il superamento dei «canoni OMI» per determinate concessioni demaniali, risulta iniquo che questa riforma sia pagata dalla fascia più debole dei concessionari e occorre un'analisi più approfondita delle tipologie che usufruiscono del canone minimo e l'adozione di opportuni correttivi,

impegna il Governo

a intervenire – valutato il grave impatto della disposizione sopra richiamata, prevista dal comma 4 dell'articolo 100 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, sulle amministrazioni comunali, sulle attività senza scopo di lucro e su quelle stagionali nonché sul settore della piccola nautica – affinché l'importo annuo minimo del canone demaniale marittimo sia ridotto e fissato in base alle finalità di utilizzo.
9/2790-bis-AR/68Pastorino.


   La Camera,
   premesso che:
    il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023 rappresenta il principale riferimento per l'allocazione, la gestione e il monitoraggio di entrate e spese dello Stato, rientrano pertanto nell'ambito di manovra i canoni demaniali marittimi, corrispettivo per l'utilizzo del bene pubblico;
    l'articolo 100 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, al comma 3, stabilisce che, in luogo dei «canoni OMI» (ossia i canoni parametrati sulle medie rilevate dall'Osservatorio del mercato immobiliare) o «canoni di mercato» alle concessioni relative alla realizzazione e alla gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto, inclusi i punti di ormeggio, si applicano le misure dei canoni determinati secondo i valori tabellari previsti per le concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative, di cui al comma 2 dello stesso articolo. Tuttavia, al comma 4 della suddetta disposizione si precisa che dal 1o gennaio 2021 l'importo annuo del canone dovuto quale corrispettivo dell'utilizzazione di aree e pertinenze demaniali marittime con qualunque finalità non può, in ogni caso, essere inferiore a 2.500 euro;
    dunque, il mancato gettito dovuto alla nuova quantificazione dei canoni viene compensato dal nuovo gettito previsto dall'aumento della soglia minima. In tal modo, però, viene inferto, dall'oggi al domani, un vero e proprio colpo ai titolari, circa 20.000 in tutta Italia, di concessioni per piccole aree demaniali, a terra o in mare, i quali pagavano un canone annuo di 361,90 euro e dovranno ora moltiplicare la cifra per sette;
    va precisato che il canone minimo viene corrisposto, in moltissimi casi, per utilizzazioni di carattere pubblico e collettivo e per attività espletate sul demanio marittimo senza finalità lucrative (colonie, associazioni e altro). Inoltre, tale aumento peserà anche sulle casse delle amministrazioni comunali, titolari di concessioni, infatti, suddetta misura determina un aggravio non sopportabile per le stesse, che vedrebbero crescere i costi per titoli che non hanno alcun ritorno economico. In particolare, quando si tratta di concessioni per utilizzo di beni di pubblica utilità (passeggiate, depuratori, moli e altro) il titolare della concessione è il comune che, oltre ad avere oneri di manutenzione per la sicurezza e l'incolumità, non ottiene nessun ritorno economico dall'utilizzo di questi beni. In altri termini, se ad oggi un comune titolare di 10 concessioni di questo tipo paga poco più di 3.500 euro all'anno, con l'aumento del canone minimo pagherà 25.000 euro, che sul bilancio comunale sono un importo rilevante, spesso insostenibile;
    ci sono poi altre piccole categorie che faticherebbero a sostenere questo aumento (pesca, associazioni sportive, enti di beneficenza), oltre a chi occupa il demanio marittimo per periodi limitati di tempo (mercatini, dehors, cantieri edili, e altro), infatti, il canone minimo viene corrisposto anche per attività commerciali stagionali o comunque per tempi ridotti di piccolissime attività quali edicole, bancarelle e dunque ambulantato, mercatini serali complementari all'attività turistica estiva;
    inoltre, trattandosi di un aumento della soglia minima rappresenta perlopiù un colpo inferto alla piccola nautica da diporto, che comprende un'importante fetta del parco nautico italiano, e alle tradizioni marinare nostrane, producendo la rinuncia di molte concessioni divenute per i singoli spese di rilievo in taluni casi insostenibili, specie se si pensa alle concessioni conservate per consuetudine e tramandate di generazione in generazione nonostante lo scarso utilizzo;
    a tal riguardo, si rileva che sul territorio nazionale, caratterizzato da una elevata estensione costiera, insistono moltissime concessioni di piccole dimensioni, in maniera diffusa a causa delle caratteristiche morfologiche del territorio di appartenenza (si vedano Liguria, Campania, Calabria, Marche, e altro) inferiori ai 1.000 metri quadrati, che con l'aumento esponenziale della soglia minima sarebbero costrette, seppur con una redditività notevolmente inferiore, a corrispondere un canone superiore ai propri consimili, con la generazione di una palese disparità di trattamento;
    pertanto, sebbene sia opportuno il superamento dei «canoni OMI» per determinate concessioni demaniali, risulta iniquo che questa riforma sia pagata dalla fascia più debole dei concessionari e occorre un'analisi più approfondita delle tipologie che usufruiscono del canone minimo e l'adozione di opportuni correttivi,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di intervenire – valutato il grave impatto della disposizione sopra richiamata, prevista dal comma 4 dell'articolo 100 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, sulle amministrazioni comunali, sulle attività senza scopo di lucro e su quelle stagionali nonché sul settore della piccola nautica – affinché l'importo annuo minimo del canone demaniale marittimo sia ridotto e fissato in base alle finalità di utilizzo.
9/2790-bis-AR/68. (Testo modificato nel corso della seduta) Pastorino.


   La Camera,
   premesso che:
    da fonti Oxfam alla fine del primo semestre del 2019 la ricchezza italiana netta ammontava a 9.297 miliardi di euro, di cui il 70 per cento detenuto dal 20 per cento, il 16,9 detenuto da un altro 20 per cento, mentre il 60 per cento deteneva appena il 13,3 per cento della ricchezza nazionale netta;
    sempre da fonti Oxfam il 10 per cento più ricco della popolazione italiana possiede oggi oltre 6 volte la ricchezza della metà della popolazione, continuando a confrontare le sezioni della piramide del possesso della ricchezza patrimonio si rileva che il 5 per cento è titolare del 41 per cento della ricchezza nazionale netta e che la posizione patrimoniale netta dell'1 per cento più ricco detiene il 22 per cento della ricchezza nazionale, pari a 17 volte la ricchezza detenuta complessivamente dal 20 per cento più povero della popolazione italiana;
    sempre da fonti Oxfam si rileva che negli ultimi 20 anni le quote di ricchezza nazionale netta detenute dal 10 per cento più ricco degli italiani è cresciuta del 7,6 per cento, mentre la quota della metà più povera degli italiani è lentamente e costantemente scesa, riducendosi complessivamente negli ultimi 20 anni del 36,6 per cento;
    appare evidente da questi dati che non si è riusciti in questi anni ad assicurare una effettiva applicazione dell'articolo 53 della Costituzione e del principio in esso contenuto della progressività in ragione della capacità contributiva;
    l'emergenza sanitaria dovuta alla diffusione pandemica da COVID-19 e le sue conseguenze economiche e sociali hanno aggravato tali disparità;
    appare altresì evidente che nell'ambito di una più generale riforma della fiscalità italiana e dell'Unione europea, deve essere anche prevista una profonda revisione della imposizione patrimoniale esistente nel nostro paese;
    l'imposta municipale unica, l'imposta di bollo sui conti correnti bancari e l'imposta sui conti di deposito titoli oggi vigenti gravano prevalentemente sui ceti sociali medi e non abbienti;
    appare quindi necessario introdurre una nuova e sostitutiva imposta patrimoniale rispetto a quelle esistenti, la quale nel contemplare quale base imponibile l'intera ricchezza immobiliare e mobiliare ovunque posseduta e prevedendo una progressività nella sua tassazione, gravi maggiormente sulle grandi ricchezze,

impegna il Governo

ad inserire in prossimi provvedimenti legislativi una riforma delle imposte patrimoniali oggi vigenti, la quale esentando le persone fisiche da quelle esistenti: imposta municipale unica, imposta di bollo sui conti correnti bancari e sui conti di deposito titoli, introduca un'imposta ordinaria sostitutiva sulla ricchezza avente come base imponibile, al netto delle passività finanziarie, le attività mobiliari ed immobiliari possedute ovvero detenute sia in Italia che all'estero da persone fisiche, con la previsione di aliquote progressive e di una franchigia, prevedendo altresì, sulla base della normativa vigente ed ai fini del monitoraggio fiscale, che le persone fisiche e giuridiche residenti in Italia che detengono all'estero immobili, investimenti ovvero altre attività di natura finanziaria provvedano alla relativa dichiarazione annuale determinando una congrua sanzione in caso di omissione.
9/2790-bis-AR/69Fratoianni, Orfini, Bruno Bossio, Gribaudo, Muroni, Palazzotto, Pastorino, Pini, Raciti, Rizzo Nervo.


   La Camera,
   premesso che:
    la crisi economica causata dalla pandemia COVID-19 ha prodotto nuove diseguaglianze e ampliato l'area della povertà nel nostro Paese, nonostante le ingenti risorse economiche stanziate dal Governo per proteggere lavoratori, imprese e famiglie, la situazione rimane grave;
    tra marzo e settembre 2020, secondo il Rapporto Censis, si sono registrati oltre mezzo milione (precisamente 582.485) di individui che vivono nelle famiglie che percepiscono un sussidio di cittadinanza. Si tratta del 22,8 per cento in più. Quasi 700 mila persone durante la pandemia hanno chiesto il reddito di emergenza. Allo stesso tempo, però, durante la prima ondata sono aumentati i miliardari, sia in numero che in patrimonio: in Italia vivono 1.496.000 individui (il 3 per cento degli adulti) con una ricchezza che supera il milione di dollari (circa 840.000 euro) che possiedono il 34 per cento della ricchezza del nostro Paese;
    in questa fase, è giusto che chi ha di più dia un contributo per invertire la tendenza e sostenere le iniziative di contrasto alla povertà prodotta da COVID-19,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di istituire nel corso del 2021 un contributo straordinario di solidarietà determinato nella misura dell'1 per cento e percepito dallo Stato a carico delle persone fisiche che possiedono grandi patrimoni mobiliari e immobiliari superiori a 1,5 milioni di euro, con esclusione dal calcolo dell'abitazione principale e con detrazione dal suo ammontare delle somme versate come imposte a carattere patrimoniale derivanti da disposizioni vigenti. Il gettito prodotto da questa misura sarebbe finalizzato all'attuazione di politiche sociali atte a contrastare gli effetti prodotti dalla crisi determinata dalla pandemia Covid-19.
9/2790-bis-AR/70Fornaro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame contiene misure in materia di infrastrutture stradali nonché norme in materia di utilizzo delle risorse del Nexy generation EU (NGEU);
    il ritardo socio-economico e infrastrutturale del Mezzogiorno incide pesantemente sull'intera economia italiana in ambito europeo e non potrà che rallentare il prospettato recupero e la modernizzazione del Paese se non affrontato in modo sistematico e con programmi a lungo termine;
    in tale ambito la provincia di Crotone è afflitta da immani difficoltà per quel che riguarda il sistema trasportistico, stradale e ferroviario che ne aggravano la grave crisi economica. Le difficoltà derivanti dalla pandemia hanno inasprito una situazione già difficile, anche in termini di qualità della vita e della tenuta del tessuto economico;
    attualmente la provincia di Crotone è l'unica a non essere attraversata da un'autostrada o da una strada extraurbana principale di categoria B. La strada statale 106 Ionica è una strada extraurbana secondaria di categoria C, ad elevata incidentalità, che peraltro attraversa numerosi centri urbani;
    il CIPE, con delibera 24 luglio 2019, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 25 gennaio 2020 n. 20 e relativa all'aggiornamento del contratto di Programma tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e ANAS, ha approvato la Variante al Megalotto 6 relativo alla SS 106, che permetterebbe un collegamento tra Crotone e Catanzaro in trenta minuti su una strada a doppia carreggiata con spartitraffico centrale;
    si tratta di un'area che ricomprende la provincia di Crotone, ma anche quella catanzarese, un intervento infrastrutturale di estrema importanza e urgenza per il quale 51 i comuni e due consigli provinciali hanno adottato specifiche delibere di consiglio per sostenere il progetto;
    l'opera in oggetto, assai attesa dalle comunità locali, è già in parte finanziata, ma si sta stanno verificando rallentamenti per problemi progettuali, burocratici e per talune mancate autorizzazioni, nonostante le semplificazioni e le deroghe contenute nel decreto «sblocca cantieri» (decreto-legge n. 32 del 2019), come integrato dal decreto «semplificazioni» (decreto-legge n. 76 del 2020);
    nelle linee guida del Governo presentate al Parlamento per l'utilizzo del Recovery fund, la missione n. 3, «Infrastrutture per la mobilità», punta sugli investimenti e sull'efficienza dei processi autorizzativi per completare una serie di infrastrutture, quali la realizzazione di interventi sulla rete stradale e autostradale,

impegna il Governo

ad adottare le misure di competenza necessarie, volte a dare il massimo impulso alla realizzazione al tratto della Strada Statale n. 106 Ionica, tra Crotone e Catanzaro al fine di strappare all'isolamento questa porzione di Calabria, valutando la possibilità, al fine di accelerare l'avvio e l'esecuzione dei lavori, di procedere alla nomina del presidente della regione Calabria quale Commissario straordinario.
9/2790-bis-AR/71Torromino, Barbuto.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame contiene misure in materia di infrastrutture stradali nonché norme in materia di utilizzo delle risorse del Nexy generation EU (NGEU);
    il ritardo socio-economico e infrastrutturale del Mezzogiorno incide pesantemente sull'intera economia italiana in ambito europeo e non potrà che rallentare il prospettato recupero e la modernizzazione del Paese se non affrontato in modo sistematico e con programmi a lungo termine;
    in tale ambito la provincia di Crotone è afflitta da immani difficoltà per quel che riguarda il sistema trasportistico, stradale e ferroviario che ne aggravano la grave crisi economica. Le difficoltà derivanti dalla pandemia hanno inasprito una situazione già difficile, anche in termini di qualità della vita e della tenuta del tessuto economico;
    attualmente la provincia di Crotone è l'unica a non essere attraversata da un'autostrada o da una strada extraurbana principale di categoria B. La strada statale 106 Ionica è una strada extraurbana secondaria di categoria C, ad elevata incidentalità, che peraltro attraversa numerosi centri urbani;
    il CIPE, con delibera 24 luglio 2019, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 25 gennaio 2020 n. 20 e relativa all'aggiornamento del contratto di Programma tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e ANAS, ha approvato la Variante al Megalotto 6 relativo alla SS 106, che permetterebbe un collegamento tra Crotone e Catanzaro in trenta minuti su una strada a doppia carreggiata con spartitraffico centrale;
    si tratta di un'area che ricomprende la provincia di Crotone, ma anche quella catanzarese, un intervento infrastrutturale di estrema importanza e urgenza per il quale 51 i comuni e due consigli provinciali hanno adottato specifiche delibere di consiglio per sostenere il progetto;
    l'opera in oggetto, assai attesa dalle comunità locali, è già in parte finanziata, ma si sta stanno verificando rallentamenti per problemi progettuali, burocratici e per talune mancate autorizzazioni, nonostante le semplificazioni e le deroghe contenute nel decreto «sblocca cantieri» (decreto-legge n. 32 del 2019), come integrato dal decreto «semplificazioni» (decreto-legge n. 76 del 2020);
    nelle linee guida del Governo presentate al Parlamento per l'utilizzo del Recovery fund, la missione n. 3, «Infrastrutture per la mobilità», punta sugli investimenti e sull'efficienza dei processi autorizzativi per completare una serie di infrastrutture, quali la realizzazione di interventi sulla rete stradale e autostradale,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare le misure necessarie, anche di carattere normativo, per la realizzazione della Strada Statale n. 106 Ionica, tra Crotone e Catanzaro, valutando la possibilità di procedere alla nomina del presidente della regione Calabria quale Commissario straordinario.
9/2790-bis-AR/71. (Testo modificato nel corso della seduta) Torromino, Barbuto.


   La Camera,
   premesso che:
    la programmazione degli interventi di forestazione nella regione Calabria non può prescindere dagli effetti che i cambiamenti climatici in atto hanno sulle dinamiche di trasformazione del territorio, influendo negativamente sugli equilibri ecologici e generando crescenti fenomeni di dissesto, di erosione suoli e di alterazione dei regimi fluviali;
    in particolare, gli eventi atmosferici evidenziano la difficile morfologia della regione Calabria, le sue fragilità e la pesante insostenibilità generata dai tanti errori commessi con la antropizzazione insediativa e infrastrutturale. Questo quadro è aggravato dal progressivo, costante ed ormai irreversibile fenomeno dello spopolamento dei territori montani con abbandono definitivo delle ordinarie pratiche colturali, sia agricola che forestali;
    in questa situazione, la manutenzione del territorio assume un ruolo sempre più centrale, diventano fondamentali gli interventi volti a rallentare il deflusso delle acque e a renderle meno cariche di materiali su tutto il reticolo idrogeologico. Così operando, nella specificità della montagna calabrese si riduce il rischio idrogeologico;
    pertanto è necessario, a salvaguardia di un patrimonio costituitosi nei decenni anche grazie alle politiche della montagna fin qui seguite (rimboschimenti massicci, opere di ingegneria naturalistica, gestione di reticoli idrografici e viari ecc.), disporre di sufficiente dotazione finanziaria per attuare quantomeno le attività di manutenzione dei boschi, di regimazione dei fiumi e di riduzione del rischio idrogeologico;
    allo stato attuale la regione Calabria dispone di un patrimonio forestale di circa 70.000 ettari; le aree montane e collinari della regione occupano il 91 per cento della regione, con 30mila sorgenti censite, mille corsi di acqua, quasi tutti a carattere torrentizio, 14 bacini idrografici, tre parchi regionali e uno nazionale. Per la gestione di questo immenso patrimonio ambientale e idrogeologico, nell'anno 2020 in corso, sono stanziate risorse finanziarie pari a 146 milioni di euro (comprensivi del servizio antincendi) di cui 90 milioni dal Bilancio dello Stato e 56 milioni sui fondi propri regionali. 40 milioni in meno dell'anno 2019;
    i fondi trasferiti dallo Stato a copertura dei suddetti costi hanno subito una progressiva riduzione passando dal contributo di 160 milioni di euro dell'anno 2009 ai 90 dell'esercizio 2020, a fronte di costi per il solo personale superiori a 200 milioni di euro. Il ricorso all'applicazione della CISOA (Cassa Integrazione speciale per gli operai e impiegati a tempo indeterminato) per l'emergenza COVID-19 ha consentito una economia sul Bilancio Regionale di circa 19,5 milioni di euro;
    ai lavoratori idraulico forestali della regione Calabria, che oggi sono circa 6mila rispetto ai 30 mila degli anni 70, con una età media di 56-58 anni e quindi con una prospettiva di rapida riduzione degli organici, non si è mai voluta offrire la possibilità di sprigionare il loro potenziale, valorizzandone la professionalità e stimolando la loro intenzione di essere utili alla crescita della regione. Il comparto è stato sempre costretto a navigare a vista, muovendosi tra un presente fatto di disorganizzazione e un futuro pieno di incognite, quando invece occorrerebbe una visione lungimirante, adeguata programmazione e progettualità, formazione e aggiornamento, continuità lavorativa, rafforzamento del presidio umano sul territorio e ricambio generazionale;
    per la Giunta regionale in corso non è stato possibile chiudere il contratto integrativo regionale per i lavoratori forestali siglato il 4 dicembre 2019, dalla precedente amministrazione regionale, per carenza di risorse finanziarie;
    dopo la lettera del 16 novembre scorso firmata presidente facente funzioni della Giunta regionale il ministro delle politiche agricole, condividendo richieste e preoccupazioni della regione sulla forestazione calabrese ha sollecitato i ministri dell'economia e delle finanze e degli Affari regionali a individuare le necessarie risorse,

impegna il Governo:

   a ripristinare, a decorre dal bilancio dello Stato 2021, gli stanziamenti iscritti sul capitolo 7499/1 dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze relativo al personale per interventi di manutenzione forestale e idraulica in Calabria ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge n. 148 del 1993, in misura tale da assicurare un adeguato concorso dello Stato all'attuazione del contratto integrativo siglato dalla precedente Giunta regionale e comunque non minore di 40 milioni di euro per l'anno 2021;
   a coordinarsi con la regione Calabria al fine di individuare un percorso di valorizzazione dei lavoratori idraulico forestali regionali quale presidio indispensabile per la gestione del sistema ambientale-forestale della Calabria, inteso sia come servizio essenziale per la difesa del suolo, la sicurezza del territorio e delle attività economiche, sia come fattore necessario per lo sviluppo della green-economy e del turismo sostenibile.
9/2790-bis-AR/72Cannizzaro, Torromino, Bruno Bossio.


   La Camera,
   premesso che:
    la programmazione degli interventi di forestazione nella regione Calabria non può prescindere dagli effetti che i cambiamenti climatici in atto hanno sulle dinamiche di trasformazione del territorio, influendo negativamente sugli equilibri ecologici e generando crescenti fenomeni di dissesto, di erosione suoli e di alterazione dei regimi fluviali;
    in particolare, gli eventi atmosferici evidenziano la difficile morfologia della regione Calabria, le sue fragilità e la pesante insostenibilità generata dai tanti errori commessi con la antropizzazione insediativa e infrastrutturale. Questo quadro è aggravato dal progressivo, costante ed ormai irreversibile fenomeno dello spopolamento dei territori montani con abbandono definitivo delle ordinarie pratiche colturali, sia agricola che forestali;
    in questa situazione, la manutenzione del territorio assume un ruolo sempre più centrale, diventano fondamentali gli interventi volti a rallentare il deflusso delle acque e a renderle meno cariche di materiali su tutto il reticolo idrogeologico. Così operando, nella specificità della montagna calabrese si riduce il rischio idrogeologico;
    pertanto è necessario, a salvaguardia di un patrimonio costituitosi nei decenni anche grazie alle politiche della montagna fin qui seguite (rimboschimenti massicci, opere di ingegneria naturalistica, gestione di reticoli idrografici e viari ecc.), disporre di sufficiente dotazione finanziaria per attuare quantomeno le attività di manutenzione dei boschi, di regimazione dei fiumi e di riduzione del rischio idrogeologico;
    allo stato attuale la regione Calabria dispone di un patrimonio forestale di circa 70.000 ettari; le aree montane e collinari della regione occupano il 91 per cento della regione, con 30mila sorgenti censite, mille corsi di acqua, quasi tutti a carattere torrentizio, 14 bacini idrografici, tre parchi regionali e uno nazionale. Per la gestione di questo immenso patrimonio ambientale e idrogeologico, nell'anno 2020 in corso, sono stanziate risorse finanziarie pari a 146 milioni di euro (comprensivi del servizio antincendi) di cui 90 milioni dal Bilancio dello Stato e 56 milioni sui fondi propri regionali. 40 milioni in meno dell'anno 2019;
    i fondi trasferiti dallo Stato a copertura dei suddetti costi hanno subito una progressiva riduzione passando dal contributo di 160 milioni di euro dell'anno 2009 ai 90 dell'esercizio 2020, a fronte di costi per il solo personale superiori a 200 milioni di euro. Il ricorso all'applicazione della CISOA (Cassa Integrazione speciale per gli operai e impiegati a tempo indeterminato) per l'emergenza COVID-19 ha consentito una economia sul Bilancio Regionale di circa 19,5 milioni di euro;
    ai lavoratori idraulico forestali della regione Calabria, che oggi sono circa 6mila rispetto ai 30 mila degli anni 70, con una età media di 56-58 anni e quindi con una prospettiva di rapida riduzione degli organici, non si è mai voluta offrire la possibilità di sprigionare il loro potenziale, valorizzandone la professionalità e stimolando la loro intenzione di essere utili alla crescita della regione. Il comparto è stato sempre costretto a navigare a vista, muovendosi tra un presente fatto di disorganizzazione e un futuro pieno di incognite, quando invece occorrerebbe una visione lungimirante, adeguata programmazione e progettualità, formazione e aggiornamento, continuità lavorativa, rafforzamento del presidio umano sul territorio e ricambio generazionale;
    per la Giunta regionale in corso non è stato possibile chiudere il contratto integrativo regionale per i lavoratori forestali siglato il 4 dicembre 2019, dalla precedente amministrazione regionale, per carenza di risorse finanziarie;
    dopo la lettera del 16 novembre scorso firmata presidente facente funzioni della Giunta regionale il ministro delle politiche agricole, condividendo richieste e preoccupazioni della regione sulla forestazione calabrese ha sollecitato i ministri dell'economia e delle finanze e degli Affari regionali a individuare le necessarie risorse,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di:
    ripristinare, a decorre dal bilancio dello Stato 2021, gli stanziamenti iscritti sul capitolo 7499/1 dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze relativo al personale per interventi di manutenzione forestale e idraulica in Calabria ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge n. 148 del 1993, in misura tale da assicurare un adeguato concorso dello Stato all'attuazione del contratto integrativo siglato dalla precedente Giunta regionale e comunque non minore di 40 milioni di euro per l'anno 2021;
    coordinarsi con la regione Calabria al fine di individuare un percorso di valorizzazione dei lavoratori idraulico forestali regionali quale presidio indispensabile per la gestione del sistema ambientale-forestale della Calabria, inteso sia come servizio essenziale per la difesa del suolo, la sicurezza del territorio e delle attività economiche, sia come fattore necessario per lo sviluppo della green-economy e del turismo sostenibile.
9/2790-bis-AR/72. (Testo modificato nel corso della seduta) Cannizzaro, Torromino, Bruno Bossio.


   La Camera,
   premesso che:
    l'articolo 184 introduce le misure necessarie all'attuazione del Programma Next Generation EU (NGEU) prevedendo l'istituzione di un apposito Fondo di rotazione nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e le disposizioni applicative per l'erogazione degli ingenti fondi ivi previsti;
    il problema della difesa idrogeologica del territorio del Veneto, colpito nell'ultimo decennio da numerose calamità causate da eventi atmosferici di particolare intensità, si pone con crescente urgenza;
    in tale ambito il completamento dell'idrovia Padova Venezia che garantisca i più alti standard in termini di sicurezza idraulica dei bacini complessivamente coinvolti, inclusi i nodi critici nei territori attraversati dal canale Novissimo nell'entroterra veneziano, è stata oggetto il 28 luglio 2020 di una mozione unitaria 1-00370 approvata all'unanimità dalla Camera, con la firma di tutti i Gruppi parlamentari;
    l'opera è destinata nell'immediato a regimentare il livello delle acque nei casi di esondazione dall'alveo del sistema fluviale Bacchiglione-Brenta, prevedendo altresì l'istituzione di un parco fluviale all'interno di un corridoio ecologico che ricalchi il percorso dell'idrovia, per la cui realizzazione sarà garantita la piena partecipazione degli enti locali e, in prospettiva, la possibilità di trasformarne il percorso in Idrovia di V classe per il collegamento dell'area industriale di Padova con la rete portuale della laguna veneta;
    la rilevanza dell'opera è stata più volte evidenziata; è stata dichiarata preminente interesse nazionale dalla legge n. 380 del 1990 e inserita nell'elenco annesso all'Accordo europeo sulle grandi vie navigabili, di importanza internazionale ratificato dall'Italia con la legge n. 16 del 2000;
    la regione Veneto, nel 2016, ha incluso il completamento dell'idrovia Padova-Venezia tra le opere immediatamente cantierabili. Nel 2018 e 2019 ben 31 consigli comunali della provincia di Padova e della città metropolitana di Venezia, hanno approvato mozioni ed ordini del giorno con la richiesta di procedere all'esecuzione del progetto definitivo;
    la realizzazione dell'idrovia è il primo tra i progetti approvati con la DGR n. 1529 del 17 novembre 2020 con la quale Veneto ha adottato del Piano Regionale per la Ripresa e la Resilienza (PRRR) ai fini della predisposizione del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR), in attuazione della proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio del 28 maggio 2020, COM (2020) 408 final;
    il progetto è pienamente rispondente ai principi in base ai quali dovranno essere utilizzate le risorse del NGEU; investimento green, contrasto al dissesto idrogeologico e ai rischi alluvionali, modalità alternativa di trasporto, natura sociale dell'opera,

impegna il Governo

ad inserire il progetto per la realizzazione dell'Idrovia Padova Venezia tra quelli destinatari delle risorse di cui all'articolo 184 del provvedimento in esame.
9/2790-bis-AR/73Caon, Manzo, Ubaldo Pagano, Garavaglia, Del Barba, Lupi, Baratto, Marin, Bond, Zanettin, Cortelazzo, Cassinelli, Zangrillo, Rosso, Giacometto, Porchietto, Vietina, Zan, Dal Moro.


   La Camera,
   premesso che:
    l'onda d'urto causata dall'emergenza sanitaria è stata enorme in particolare per le attività del commercio e dei servizi delle località turistiche. Molte imprese di vendita di beni e servizi, ivi insediate, a fronte di volumi di affari drasticamente ridotti, si sono viste costrette a chiudere per sempre. Il nuovo lockdown ha cancellato la possibilità di un recupero di fatturato nel periodo natalizio;
    limitatamente a 29 comuni capoluogo di provincia o città metropolitane che nel 2019 avevano registrato i maggiori flussi turistici, l'articolo 59 del decreto-legge n. 104 del 2020, ha riconosciuto un contributo a fondo perduto, ancora in corso di erogazione, alle imprese di vendita di beni o servizi ivi residenti, a fronte di una riduzione del fatturato superiore al 33 per cento. Tale misura è estesa dal provvedimento in esame ad alcune specifiche realtà turistiche;
    con il comma 2-bis dell'articolo 182 del decreto-legge n. 34 del 2020, è stata prevista attribuzione di uno specifico codice ATECO alle attività commerciali nelle aree ad alta valenza turistica, che consentirebbe alle stesse di accedere ai sostegni destinati alla generalità delle imprese classificate come turistiche. La individuazione delle aree è demandata all'ISTAT, che il 17 settembre ha provveduto a definire una classificazione dei Comuni secondo la «categoria turistica prevalente» e la «densità turistica», da cui si possono individuare quei Comuni dove la vocazione turistica è rilevante. Successivamente l'ISTAT ha anche acquisito, per i 14 comuni capoluogo di Città metropolitane, la perimetrazione dei Centri storici;
    resta tuttavia da definire il relativo codice ATECO che le imprese ricadenti nelle aree interessate dovranno richiedere per il tramite del sistema Camerale. Occorre rilevare che con riferimento all'attribuzione del codice ATECO alle attività di coltivazione idroponica e acquaponica, di cui all'articolo 224 del medesimo decreto-legge n. 34 del 2020, l'ISTAT ha già provveduto ad aggiornare la classificazione ATECO, con previsione di entrata in vigore dal 10 gennaio 2021,

impegna il Governo

a provvedere nei tempi più rapidi possibili, alla piena attuazione di quanto previsto dal comma 2-bis dell'articolo 182 del decreto-legge n. 34 del 2020, demandando alle amministrazioni competenti l'individuazione del codice ATECO «Valenza turistica» ai fini della sua attribuzione alle imprese di vendita di beni e servizi operanti nelle aree ad alta densità turistica, in considerazione degli impatti che il prolungarsi dell'emergenza sanitaria sta generando nel tessuto produttivo di tali aree.
9/2790-bis-AR/74Spena, Squeri.


   La Camera,
   premesso che:
    l'onda d'urto causata dall'emergenza sanitaria è stata enorme in particolare per le attività del commercio e dei servizi delle località turistiche. Molte imprese di vendita di beni e servizi, ivi insediate, a fronte di volumi di affari drasticamente ridotti, si sono viste costrette a chiudere per sempre. Il nuovo lockdown ha cancellato la possibilità di un recupero di fatturato nel periodo natalizio;
    limitatamente a 29 comuni capoluogo di provincia o città metropolitane che nel 2019 avevano registrato i maggiori flussi turistici, l'articolo 59 del decreto-legge n. 104 del 2020, ha riconosciuto un contributo a fondo perduto, ancora in corso di erogazione, alle imprese di vendita di beni o servizi ivi residenti, a fronte di una riduzione del fatturato superiore al 33 per cento. Tale misura è estesa dal provvedimento in esame ad alcune specifiche realtà turistiche;
    con il comma 2-bis dell'articolo 182 del decreto-legge n. 34 del 2020, è stata prevista attribuzione di uno specifico codice ATECO alle attività commerciali nelle aree ad alta valenza turistica, che consentirebbe alle stesse di accedere ai sostegni destinati alla generalità delle imprese classificate come turistiche. La individuazione delle aree è demandata all'ISTAT, che il 17 settembre ha provveduto a definire una classificazione dei Comuni secondo la «categoria turistica prevalente» e la «densità turistica», da cui si possono individuare quei Comuni dove la vocazione turistica è rilevante. Successivamente l'ISTAT ha anche acquisito, per i 14 comuni capoluogo di Città metropolitane, la perimetrazione dei Centri storici;
    resta tuttavia da definire il relativo codice ATECO che le imprese ricadenti nelle aree interessate dovranno richiedere per il tramite del sistema Camerale. Occorre rilevare che con riferimento all'attribuzione del codice ATECO alle attività di coltivazione idroponica e acquaponica, di cui all'articolo 224 del medesimo decreto-legge n. 34 del 2020, l'ISTAT ha già provveduto ad aggiornare la classificazione ATECO, con previsione di entrata in vigore dal 10 gennaio 2021,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di provvedere nei tempi più rapidi possibili, alla piena attuazione di quanto previsto dal comma 2-bis dell'articolo 182 del decreto-legge n. 34 del 2020, demandando alle amministrazioni competenti l'individuazione del codice ATECO «Valenza turistica» ai fini della sua attribuzione alle imprese di vendita di beni e servizi operanti nelle aree ad alta densità turistica, in considerazione degli impatti che il prolungarsi dell'emergenza sanitaria sta generando nel tessuto produttivo di tali aree.
9/2790-bis-AR/74. (Testo modificato nel corso della seduta) Spena, Squeri.


   La Camera,
   premesso che:
    i decreti ristori, confluiti nel decreto-legge n. 137 del 2020, per i settori della ricettività, del turismo, della ristorazione, dello spettacolo e dello sport, hanno previsto un fondo perduto maggiorato, nonché l'estensione del credito d'imposta per i canoni di locazione e di affitto d'azienda anche per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020. Inoltre è stata prevista l'abolizione della seconda rata IMU. Il provvedimento in esame prevede l'abolizione dell'IMU anche per la prima rata 2021, relativamente ai settori del turismo e dello spettacolo;
    i medesimi sostegni sono stati previsti per le sole alle attività commerciali indicate nell'allegato 2 del decreto ristori, operanti nelle zone rosse;
    tali misure devono considerarsi specifiche rispetto alla generalità degli altri interventi in materia di lavoro, sospensione di mutui, proroga di adempimenti fiscali, accesso a finanziamenti agevolati riconosciuti a tutte le imprese e ai professionisti;
    l'onda d'urto causata dall'emergenza sanitaria è stata enorme per le attività del commercio e dei servizi molte di queste imprese a fronte di volumi di affari drasticamente ridotti, si sono viste costrette a chiudere per sempre. Il nuovo lockdown ha cancellato la possibilità di un recupero di fatturato nel periodo natalizio;
    nello specifico, per tali imprese si è intervenuti mediante la previsione di un fondo perduto, a fronte di una riduzione del fatturato superiore al 33 per cento, con riferimento al mese di aprile 2020 rispetto al mese di aprile 2019, e con un credito d'imposta locazione per i mesi da marzo a giugno 2020 ex articoli 25 e 28 del decreto-legge n. 34 del 2020;
    inoltre, limitatamente a 29 comuni capoluogo di provincia o città metropolitane che nel 2019 avevano registrato i maggiori flussi turistici, l'articolo 59 del decreto-legge n. 104 del 2020, ha riconosciuto un contributo a fondo perduto, ancora in corso di erogazione, alle imprese di vendita di beni o servizi ivi residenti, a fronte di una riduzione del fatturato superiore al 33 per cento, con riferimento al mese di giugno 2020 rispetto al mese di giugno 2019. Tale misura è estesa dal provvedimento in esame ad alcune specifiche realtà turistiche;
    si tratta di misure che non tengono conto dell'aggravarsi della situazione sanitaria dell'autunno 2020, che ha colpito il settore del commercio in particolare nelle aree turistiche, allo stesso modo con cui ha colpito i settori ricettivo e della ristorazione, precludendo la possibilità di ripresa dei volumi d'affari precedentemente preventivata;
    a Roma un recente sondaggio realizzato per Confesercenti da SWG segnala che nel commercio, nella ristorazione e nel turismo ci sono circa 90mila imprese a rischio chiusura già da questo autunno, anche al netto di nuovi lockdown. Secondo la CNA Roma sono a rischio 35mila negozi e 100mila posti di lavoro, dei quali 50mila sarebbero già persi;
    a Firenze, il centro studi della Cgil stima una perdita di posti di lavoro tra i 70.000 e i 100.000 nel 2020, con conseguenze particolarmente dure per i settori del commercio al dettaglio, dei trasporti e del manifatturiero;
    a Milano un'indagine di Confcommercio ha rivelato che il 30 per cento dei negozianti associati pensa che la propria attività sia a rischio chiusura entro la fine del 2020;
    Confesercenti Campania parla di ventimila saracinesche chiuse dopo il lockdown. Altre 47mila si avviano alla chiusura nei prossimi mesi;
    secondo l'Associazione Piazza San Marco, a Venezia, un'attività su 4 ha chiuso,

impegna il Governo

ad introdurre in un prossimo provvedimento urgente, specifiche misure di sostegno alle imprese di vendita di beni o servizi, rapportando tali misure alle perdite di volume di affari e commisurandole, nell'entità e nelle tipologie di sostegno, a quelle previste per i settori della ricettività, del turismo, della ristorazione, dello spettacolo e dello sport.
9/2790-bis-AR/75Squeri, Spena.


   La Camera,
   premesso che:
    i decreti ristori, confluiti nel decreto-legge n. 137 del 2020, per i settori della ricettività, del turismo, della ristorazione, dello spettacolo e dello sport, hanno previsto un fondo perduto maggiorato, nonché l'estensione del credito d'imposta per i canoni di locazione e di affitto d'azienda anche per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020. Inoltre è stata prevista l'abolizione della seconda rata IMU. Il provvedimento in esame prevede l'abolizione dell'IMU anche per la prima rata 2021, relativamente ai settori del turismo e dello spettacolo;
    i medesimi sostegni sono stati previsti per le sole alle attività commerciali indicate nell'allegato 2 del decreto ristori, operanti nelle zone rosse;
    tali misure devono considerarsi specifiche rispetto alla generalità degli altri interventi in materia di lavoro, sospensione di mutui, proroga di adempimenti fiscali, accesso a finanziamenti agevolati riconosciuti a tutte le imprese e ai professionisti;
    l'onda d'urto causata dall'emergenza sanitaria è stata enorme per le attività del commercio e dei servizi molte di queste imprese a fronte di volumi di affari drasticamente ridotti, si sono viste costrette a chiudere per sempre. Il nuovo lockdown ha cancellato la possibilità di un recupero di fatturato nel periodo natalizio;
    nello specifico, per tali imprese si è intervenuti mediante la previsione di un fondo perduto, a fronte di una riduzione del fatturato superiore al 33 per cento, con riferimento al mese di aprile 2020 rispetto al mese di aprile 2019, e con un credito d'imposta locazione per i mesi da marzo a giugno 2020 ex articoli 25 e 28 del decreto-legge n. 34 del 2020;
    inoltre, limitatamente a 29 comuni capoluogo di provincia o città metropolitane che nel 2019 avevano registrato i maggiori flussi turistici, l'articolo 59 del decreto-legge n. 104 del 2020, ha riconosciuto un contributo a fondo perduto, ancora in corso di erogazione, alle imprese di vendita di beni o servizi ivi residenti, a fronte di una riduzione del fatturato superiore al 33 per cento, con riferimento al mese di giugno 2020 rispetto al mese di giugno 2019. Tale misura è estesa dal provvedimento in esame ad alcune specifiche realtà turistiche;
    si tratta di misure che non tengono conto dell'aggravarsi della situazione sanitaria dell'autunno 2020, che ha colpito il settore del commercio in particolare nelle aree turistiche, allo stesso modo con cui ha colpito i settori ricettivo e della ristorazione, precludendo la possibilità di ripresa dei volumi d'affari precedentemente preventivata;
    a Roma un recente sondaggio realizzato per Confesercenti da SWG segnala che nel commercio, nella ristorazione e nel turismo ci sono circa 90mila imprese a rischio chiusura già da questo autunno, anche al netto di nuovi lockdown. Secondo la CNA Roma sono a rischio 35mila negozi e 100mila posti di lavoro, dei quali 50mila sarebbero già persi;
    a Firenze, il centro studi della Cgil stima una perdita di posti di lavoro tra i 70.000 e i 100.000 nel 2020, con conseguenze particolarmente dure per i settori del commercio al dettaglio, dei trasporti e del manifatturiero;
    a Milano un'indagine di Confcommercio ha rivelato che il 30 per cento dei negozianti associati pensa che la propria attività sia a rischio chiusura entro la fine del 2020;
    Confesercenti Campania parla di ventimila saracinesche chiuse dopo il lockdown. Altre 47mila si avviano alla chiusura nei prossimi mesi;
    secondo l'Associazione Piazza San Marco, a Venezia, un'attività su 4 ha chiuso,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di introdurre in un prossimo provvedimento urgente, specifiche misure di sostegno alle imprese di vendita di beni o servizi, rapportando tali misure alle perdite di volume di affari e commisurandole, nell'entità e nelle tipologie di sostegno, a quelle previste per i settori della ricettività, del turismo, della ristorazione, dello spettacolo e dello sport.
9/2790-bis-AR/75. (Testo modificato nel corso della seduta) Squeri, Spena, Prisco.


   La Camera,
   premesso che:
    i contenuti il disegno di legge in oggetto sono volti anche al sostegno delle imprese agricole;
    da alcuni anni, le colture di alcune aziende, tra cui quelle site in Friuli Venezia Giulia, sono minacciate dalla diffusione della cimice asiatica (Halyomorpha halys);
    con l'articolo 1, comma 502, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, la dotazione del Fondo di solidarietà’ nazionale – interventi indennizzatori, di cui all'articolo 15 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, è stata incrementata di 40 milioni di euro per l'anno 2020 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022 far fronte ai danni subiti dalle imprese agricole danneggiate dagli attacchi della cimice asiatica;
    tali fondi, anche se ulteriormente aumentati nel corso dell'anno 2020, non sembrano sufficienti a ripagare le aziende di tutti i danni subiti dalla cimice asiatica,

impegna il Governo

ad adottare le iniziative necessarie affinché i fondi destinati a far fronte ai danni subiti dalle imprese agricole danneggiate dagli attacchi della cimice asiatica siano aumentati in modo che tutte le aziende colpite siano ristorate.
9/2790-bis-AR/76Sandra Savino.


   La Camera,
   premesso che:
    i contenuti il disegno di legge in oggetto sono volti anche al sostegno delle imprese agricole;
    da alcuni anni, le colture di alcune aziende, tra cui quelle site in Friuli Venezia Giulia, sono minacciate dalla diffusione della cimice asiatica (Halyomorpha halys);
    con l'articolo 1, comma 502, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, la dotazione del Fondo di solidarietà’ nazionale – interventi indennizzatori, di cui all'articolo 15 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, è stata incrementata di 40 milioni di euro per l'anno 2020 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022 far fronte ai danni subiti dalle imprese agricole danneggiate dagli attacchi della cimice asiatica;
    tali fondi, anche se ulteriormente aumentati nel corso dell'anno 2020, non sembrano sufficienti a ripagare le aziende di tutti i danni subiti dalla cimice asiatica,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare le iniziative necessarie affinché i fondi destinati a far fronte ai danni subiti dalle imprese agricole danneggiate dagli attacchi della cimice asiatica siano aumentati in modo che tutte le aziende colpite siano ristorate.
9/2790-bis-AR/76. (Testo modificato nel corso della seduta) Sandra Savino.


   La Camera,
   premesso che:
    il sistema produttivo italiano è caratterizzato da un elevato frazionamento delle imprese. Oltre il 99 per cento delle imprese ha meno di 50 addetti, impiega il 63 per cento degli addetti e produce il 47 per cento del valore aggiunto totale. La ridotta dimensione aziendale influisce negativamente la capacità di sostenere i costi sempre più elevati connessi con le attività di ricerca e sviluppo e di adeguamento tecnologico e si riflette altresì in una minore propensione e capacità all'esportazione;
    in tale contesto, reso ancor più fragile dagli effetti tutt'ora in corso e certamente non prossimi all'esaurirsi della pandemia da COVID-19, sono necessarie politiche fiscali che incentivino i processi di aggregazione delle imprese;
    l'articolo 39 del provvedimento in esame prevede per incentivare i processi di aggregazione aziendale realizzati attraverso fusioni, scissioni o conferimenti d'azienda da deliberare nel 2021, la possibilità per il soggetto risultante dall'operazione straordinaria di trasformare in credito d'imposta una quota di attività per imposte anticipate (deferred tax asset – DTA) riferite a perdite fiscali ed eccedenze ACE (aiuto alla crescita economica);
    è necessario proseguire lungo questo percorso, facilitando, anche solo limitatamente all'anno 2021, i processi di riorganizzazione sia all'interno dei gruppi sia incentivando forme di aggregazione tra realtà economiche indipendenti, individuando idonei strumenti quali il riconoscimento fiscale dei maggiori valori attribuiti in bilancio agli elementi dell'attivo costituenti immobilizzazioni materiali e immateriali, avviamento, marchi d'impresa;
    il riconoscimento fiscale, su base opzionale, dei summenzionati valori, si inserisce nel contesto delle previsioni fiscali di affrancamento in essere (articolo 176 del TUIR ed articolo 15, commi 10-bis e 10-ter del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185),

impegna il Governo

al fine di favorire per l'anno 2021 le operazioni di aggregazione aziendale, a valutare l'adozione di strumenti fiscali che consentano al soggetto risultante dalla fusione o incorporante, al beneficiario e al conferitario di aumentare il valore fiscale degli attivi, allineandoli ai valori contabili post operazione straordinaria e assoggettando tali valori a un'imposta sostitutiva agevolata, in luogo delle imposte sui redditi e dell'IRAP.
9/2790-bis-AR/77Giacometto, Porchietto.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame rifinanzia il Fondo nazionale per la suinicoltura istituito dal decreto-legge 27 marzo 2019, n. 27 nella misura di 10 milioni di euro per l'anno 2021;
    il settore suinicolo è da lungo periodo esposto a dinamiche di mercato che evidenziano particolari difficoltà economiche sia per la fase primaria di allevamento dei suini sia per la fase di macellazione e trasformazione delle carni e la produzione di salumi;
    le dinamiche degli scambi internazionali evidenziano da oltre 18 mesi una inedita attenzione per la carne suina quale oggetto inserito all'interno delle dispute daziarie tra Stati, con ripercussioni operative sulle esportazioni e sugli approvvigionamenti della filiera suinicola nazionale;
    il settore suinicolo nazionale è da tempo oggetto di periodici attacchi mediatici che in maniera strumentale evidenziano i pochi casi isolati di «cattive pratiche», trascurando gli sforzi profusi per il costante miglioramento del settore, attacchi che rischiano di compromettere il necessario sostegno agli ulteriori sforzi migliorativi del settore;
    sulla scorta di questa immagina mediatica del settore, si stanno proponendo sul mercato un numero crescente di prodotti a base di vegetali, cereali e comunque non contenenti Carne, ma che vengono commercializzati con nomi tipici dei prodotti carnei quali ad esempio: spezzatino di quinoa, fiorentina di seitan, polpette green, mortadella vegetale, salame di tofu e simili;
    un tale tipo di comunicazione induce il consumatore a ritenere che i prodotti di origine vegetale proposti con tali denominazioni di vendita siano dei perfetti sostituti di quelli carnei, mentre invece è dimostrato che non solo gli apporti nutrizionali sono significativamente differenti, ma anche che gli alimenti di origine vegetale in questione presentano l'impiego di un gran numero di ingredienti e un diffuso utilizzo di sostanze additivanti necessarie a conferire consistenza, forma e colore simile a quelli carnei ai prodotti di tipo vegetale;
    anche la strategia europea Farm 2 Fork e gli obiettivi più generali inseriti nel cosiddetto Green New Deal indicano come necessario ridurre il ricorso nell'alimentazione a cibi di origine animale e di incrementare invece l'assunzione di proteine di origine vegetale, il che pone potenzialmente le basi per una più ampia diffusione sul mercato di tali prodotti che utilizzano le denominazioni di prodotti carnei,

impegna il Governo

a introdurre una disciplina per l'uso delle denominazioni di vendita comunemente riferite ai prodotti a base di carne e alla carne che escluda i prodotti vegetali dalla possibilità di utilizzo di tali denominazione, anche laddove è chiaramente indicato che il prodotto non contiene carne.
9/2790-bis-AR/78Anna Lisa Baroni, Nevi, Spena.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame rifinanzia il Fondo nazionale per la suinicoltura istituito dal decreto-legge 27 marzo 2019, n. 27 nella misura di 10 milioni di euro per l'anno 2021;
    il settore suinicolo è da lungo periodo esposto a dinamiche di mercato che evidenziano particolari difficoltà economiche sia per la fase primaria di allevamento dei suini sia per la fase di macellazione e trasformazione delle carni e la produzione di salumi;
    le dinamiche degli scambi internazionali evidenziano da oltre 18 mesi una inedita attenzione per la carne suina quale oggetto inserito all'interno delle dispute daziarie tra Stati, con ripercussioni operative sulle esportazioni e sugli approvvigionamenti della filiera suinicola nazionale;
    il settore suinicolo nazionale è da tempo oggetto di periodici attacchi mediatici che in maniera strumentale evidenziano i pochi casi isolati di «cattive pratiche», trascurando gli sforzi profusi per il costante miglioramento del settore, attacchi che rischiano di compromettere il necessario sostegno agli ulteriori sforzi migliorativi del settore;
    sulla scorta di questa immagina mediatica del settore, si stanno proponendo sul mercato un numero crescente di prodotti a base di vegetali, cereali e comunque non contenenti Carne, ma che vengono commercializzati con nomi tipici dei prodotti carnei quali ad esempio: spezzatino di quinoa, fiorentina di seitan, polpette green, mortadella vegetale, salame di tofu e simili;
    un tale tipo di comunicazione induce il consumatore a ritenere che i prodotti di origine vegetale proposti con tali denominazioni di vendita siano dei perfetti sostituti di quelli carnei, mentre invece è dimostrato che non solo gli apporti nutrizionali sono significativamente differenti, ma anche che gli alimenti di origine vegetale in questione presentano l'impiego di un gran numero di ingredienti e un diffuso utilizzo di sostanze additivanti necessarie a conferire consistenza, forma e colore simile a quelli carnei ai prodotti di tipo vegetale;
    anche la strategia europea Farm 2 Fork e gli obiettivi più generali inseriti nel cosiddetto Green New Deal indicano come necessario ridurre il ricorso nell'alimentazione a cibi di origine animale e di incrementare invece l'assunzione di proteine di origine vegetale, il che pone potenzialmente le basi per una più ampia diffusione sul mercato di tali prodotti che utilizzano le denominazioni di prodotti carnei,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di introdurre una disciplina per l'uso delle denominazioni di vendita comunemente riferite ai prodotti a base di carne e alla carne che escluda i prodotti vegetali dalla possibilità di utilizzo di tali denominazione, anche laddove è chiaramente indicato che il prodotto non contiene carne.
9/2790-bis-AR/78. (Testo modificato nel corso della seduta) Anna Lisa Baroni, Nevi, Spena.


   La Camera,
   premesso che:
    la crisi da COVID-19 sta accelerando la crisi dell'edilizia. Dall'ultima fotografia scattata da Nomisma al settore del real estate emerge, infatti, per il 2020 una flessione stimata del 18 per cento delle compravendite di abitazioni con una contrazione media annua dei prezzi anticipata al 2,6 per cento;
    Nomisma prevede una massiccia contrazione dei mutui per l'acquisto di abitazioni, che andrà a consolidarsi nella seconda metà del 2020. Nello scenario base, la stima è di un crollo del 18 per cento delle erogazioni di nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni nel 2020 a quota 35,3 miliardi. Nel 2021 si prevede un nuovo crollo a doppia cifra, pari all'11,5 per cento, mentre per l'anno successivo si stima una ripresa del 6,4 per cento;
    è necessario incentivare gli investitori ad acquistare immobili, anche al fine di poterli concedere in locazione, raggiungendo il duplice obiettivo di contribuire a rivitalizzare il mercato immobiliare e facilitare l'accesso alla «casa», contrastando la piaga sociale dell'emergenza abitativa;
    è necessario provvedere ad una riduzione indiretta del carico fiscale, senza intaccare le entrate delle amministrazioni locali;
    attualmente la deducibilità dell'IMU è prevista solo per le persone giuridiche e solo sugli immobili ad uso diverso dall'abitativo nell'anno successivo al relativo versamento,

impegna il Governo

a valutare la possibilità di prevedere la deducibilità dell'IMU nell'anno successivo al relativo versamento anche per le persone fisiche, con riferimento agli immobili destinati ad uso abitativo.
9/2790-bis-AR/79Polidori.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame e più in generale la normativa adottata per il contrasto all'emergenza COVID-19 tiene in particolare conto gli immobili aventi valore storico artistico culturale e architettonico. In particolare L'articolo 80, comma 6, del decreto-legge n. 104 del 2020 il superbonus energetico e sismico, anche alle dimore storiche accatastate nella categoria A/9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici o storici) a condizione che siano aperte al pubblico. L'articolo 89-bis del provvedimento in esame prevede una spesa per Interventi su edifici di particolare valore storico-artistico che ospitano conservatori di musica;
    l'emergenza epidemiologica in corso sta determinando dei riflessi drammatici sul comparto turistico italiano che rischiano di compromettere in maniera determinante l'impalcatura economica, sociale e culturale dell'Italia, che ha fatto del turismo in tutte le sue espressioni e progettualità, il dorso funzionale dell'intero sistema-Paese;
    la riscoperta delle dimore e dei luoghi «natali» di personaggi di rilievo storico, politico, culturale e artistico nazionale quale essenza della riscoperta dell'identità e delle origini di quelli che sono le fondamenta culturali, sociali artistiche e politiche del nostro Paese potrebbe rappresentare un percorso di valorizzazione attraverso cui non solo sia possibile rigenerare le potenzialità turistiche dell'Italia ma anche favorirne una funzionale integrazione con la storia del territorio e la formazione scolastica e accademica;
    la valorizzazione di questi luoghi, piccoli e spesso lontani dalle grandi città, può determinare la rinascita di un turismo nuovo fatto di ricerche ed esperienze innovative, unitamente alla promozione di un tessuto produttivo artigianale ad esso strettamente correlato e che al momento, anche in ragione della desertificazione sociale e commerciale dei piccoli borghi, amplificata dal dramma della gestione dell'emergenza epidemiologica in atto, ha subito un profondo colpo;
    queste modalità di fruizione «lento» destagionalizzato, diffuso, rispettoso degli impatti umani sui luoghi e la natura è pienamente compatibile con il modello post COVID prefigurato sia in sede europea che nazionale. Non a caso il provvedimento in esame prevede la costituzione di un Fondo sperimentale per la formazione turistica esperienziale per migliorare le capacità professionali degli operatori del settore e aumentare l'attenzione, da parte degli stessi, alla sostenibilità ambientale,

impegna il Governo

a promuovere nell'ambito del confronto in atto per il rilancio del comparto turistico italiano, opportune iniziative finanziare volte alla valorizzazione delle dimore e dei luoghi natale di personaggi di rilievo storico, politico, culturale e artistico nazionale attraverso la definizione di un registro nazionale degli stessi e la disponibilità di risorse per il recupero, la conservazione e la valorizzazione delle dimore natale e la promozione delle informazioni e della conoscenza ad esse correlate.
9/2790-bis-AR/80Baldini, Gelmini.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame e più in generale la normativa adottata per il contrasto all'emergenza COVID-19 tiene in particolare conto gli immobili aventi valore storico artistico culturale e architettonico. In particolare L'articolo 80, comma 6, del decreto-legge n. 104 del 2020 il superbonus energetico e sismico, anche alle dimore storiche accatastate nella categoria A/9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici o storici) a condizione che siano aperte al pubblico. L'articolo 89-bis del provvedimento in esame prevede una spesa per Interventi su edifici di particolare valore storico-artistico che ospitano conservatori di musica;
    l'emergenza epidemiologica in corso sta determinando dei riflessi drammatici sul comparto turistico italiano che rischiano di compromettere in maniera determinante l'impalcatura economica, sociale e culturale dell'Italia, che ha fatto del turismo in tutte le sue espressioni e progettualità, il dorso funzionale dell'intero sistema-Paese;
    la riscoperta delle dimore e dei luoghi «natali» di personaggi di rilievo storico, politico, culturale e artistico nazionale quale essenza della riscoperta dell'identità e delle origini di quelli che sono le fondamenta culturali, sociali artistiche e politiche del nostro Paese potrebbe rappresentare un percorso di valorizzazione attraverso cui non solo sia possibile rigenerare le potenzialità turistiche dell'Italia ma anche favorirne una funzionale integrazione con la storia del territorio e la formazione scolastica e accademica;
    la valorizzazione di questi luoghi, piccoli e spesso lontani dalle grandi città, può determinare la rinascita di un turismo nuovo fatto di ricerche ed esperienze innovative, unitamente alla promozione di un tessuto produttivo artigianale ad esso strettamente correlato e che al momento, anche in ragione della desertificazione sociale e commerciale dei piccoli borghi, amplificata dal dramma della gestione dell'emergenza epidemiologica in atto, ha subito un profondo colpo;
    queste modalità di fruizione «lento» destagionalizzato, diffuso, rispettoso degli impatti umani sui luoghi e la natura è pienamente compatibile con il modello post COVID prefigurato sia in sede europea che nazionale. Non a caso il provvedimento in esame prevede la costituzione di un Fondo sperimentale per la formazione turistica esperienziale per migliorare le capacità professionali degli operatori del settore e aumentare l'attenzione, da parte degli stessi, alla sostenibilità ambientale,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di promuovere nell'ambito del confronto in atto per il rilancio del comparto turistico italiano, opportune iniziative finanziare volte alla valorizzazione delle dimore e dei luoghi natale di personaggi di rilievo storico, politico, culturale e artistico nazionale attraverso la definizione di un registro nazionale degli stessi e la disponibilità di risorse per il recupero, la conservazione e la valorizzazione delle dimore natale e la promozione delle informazioni e della conoscenza ad esse correlate.
9/2790-bis-AR/80. (Testo modificato nel corso della seduta) Baldini, Gelmini.


   La Camera,
   premesso che:
    l'agevolazione nota come « Patent box», introdotta dall'articolo 1, commi da 37 a 45, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di Stabilità 2015), consiste in una tassazione agevolata, su base opzionale, dei redditi derivanti dall'utilizzo di determinati beni immateriali (brevetti, disegni, modelli, software coperto da copyright, etc.). L'agevolazione si sostanzia in una variazione in diminuzione del reddito complessivo che tiene conto non solo delle royalties percepite, ma anche dei costi ad esse connessi, ivi compresi i costi ricerca e pubblicità sostenuti dall'impresa;
    se il contribuente dispone dei beni immateriali in via diretta, il reddito agevolabile è determinato come reddito figurativo attribuibile al bene immateriale che ha concorso a formare il reddito di impresa. Con l'utilizzo indiretto, i canoni (royalties) derivanti dalla concessione in uso di detti beni, al netto dei costi a essi connessi, costituiscono la base per il calcolo dell'agevolazione;
    rientrano nella fattispecie di utilizzo indiretto sia la concessione del diritto di utilizzo a soggetti residenti, sia le ipotesi di concessione di tale diritto a soggetti esteri. In tale ultimo caso, sono insorte perplessità applicative sulle modalità di recupero delle imposte applicate all'estero sulle royalties percepite dal soggetto italiano, poiché l'articolo 165, comma 10, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), prevede che «Nel caso in cui il reddito prodotto all'estero concorra parzialmente alla formazione del reddito complessivo, anche l'imposta estera va ridotta in misura corrispondente»;
    sulla base di tale formulazione letterale si fonda l'interpretazione dell'Agenzia delle Entrate, in base alla quale anche i casi di detassazione di una parte del reddito estero in applicazione del cosiddetto Patent box, comportano l'impossibilità di procedere alla determinazione del credito per le imposte pagate all'estero per la quota parte corrispondente al reddito escluso;
    l'articolo 165, comma 10, TUIR mira ad eliminare ipotesi di doppia imposizione attraverso il riconoscimento di un credito di imposta nei casi in cui, per effetto di disposizioni di sistema, il reddito assoggettato a tassazione all'estero non viene «fisiologicamente» assoggettato a tassazione in Italia. Tipicamente trova applicazione con riferimento ai dividendi di fonte estera, percepiti da società o enti commerciali,
    ben diversa appare, invece, la ratio, sottesa alla disciplina del Patent box: si tratta, infatti, di una peculiare disciplina agevolativa, volta a incentivare il mantenimento dei beni immateriali in Italia e a incentivare la collocazione in Italia di beni immateriali detenuti all'estero da parte di imprese italiane o anche estere;
    una stretta interpretazione letterale del citato comma 10, riducendo il credito di imposta estero nelle ipotesi di concessione in uso a soggetti esteri di beni immateriali, penalizza, discriminandole con effetti distorsivi, le imprese italiane che licenziano beni immateriali oggetto di tutela a soggetti esteri rispetto a quelle che operano con soggetti residenti, in aperto contrasto con le finalità stesse della norma agevolativa,

impegna il Governo

ad emanare disposizioni interpretative dell'articolo 165, comma 10, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), prevedendo che lo stesso si intende non applicabile ai casi in cui il reddito prodotto all'estero concorre a determinare il beneficio fiscale di cui all'articolo 1, commi da 37 a 45, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Patent box).
9/2790-bis-AR/81Nevi, Porchietto.


   La Camera,
   premesso che:
    l'agevolazione nota come « Patent box», introdotta dall'articolo 1, commi da 37 a 45, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di Stabilità 2015), consiste in una tassazione agevolata, su base opzionale, dei redditi derivanti dall'utilizzo di determinati beni immateriali (brevetti, disegni, modelli, software coperto da copyright, etc.). L'agevolazione si sostanzia in una variazione in diminuzione del reddito complessivo che tiene conto non solo delle royalties percepite, ma anche dei costi ad esse connessi, ivi compresi i costi ricerca e pubblicità sostenuti dall'impresa;
    se il contribuente dispone dei beni immateriali in via diretta, il reddito agevolabile è determinato come reddito figurativo attribuibile al bene immateriale che ha concorso a formare il reddito di impresa. Con l'utilizzo indiretto, i canoni (royalties) derivanti dalla concessione in uso di detti beni, al netto dei costi a essi connessi, costituiscono la base per il calcolo dell'agevolazione;
    rientrano nella fattispecie di utilizzo indiretto sia la concessione del diritto di utilizzo a soggetti residenti, sia le ipotesi di concessione di tale diritto a soggetti esteri. In tale ultimo caso, sono insorte perplessità applicative sulle modalità di recupero delle imposte applicate all'estero sulle royalties percepite dal soggetto italiano, poiché l'articolo 165, comma 10, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), prevede che «Nel caso in cui il reddito prodotto all'estero concorra parzialmente alla formazione del reddito complessivo, anche l'imposta estera va ridotta in misura corrispondente»;
    sulla base di tale formulazione letterale si fonda l'interpretazione dell'Agenzia delle Entrate, in base alla quale anche i casi di detassazione di una parte del reddito estero in applicazione del cosiddetto Patent box, comportano l'impossibilità di procedere alla determinazione del credito per le imposte pagate all'estero per la quota parte corrispondente al reddito escluso;
    l'articolo 165, comma 10, TUIR mira ad eliminare ipotesi di doppia imposizione attraverso il riconoscimento di un credito di imposta nei casi in cui, per effetto di disposizioni di sistema, il reddito assoggettato a tassazione all'estero non viene «fisiologicamente» assoggettato a tassazione in Italia. Tipicamente trova applicazione con riferimento ai dividendi di fonte estera, percepiti da società o enti commerciali,
    ben diversa appare, invece, la ratio, sottesa alla disciplina del Patent box: si tratta, infatti, di una peculiare disciplina agevolativa, volta a incentivare il mantenimento dei beni immateriali in Italia e a incentivare la collocazione in Italia di beni immateriali detenuti all'estero da parte di imprese italiane o anche estere;
    una stretta interpretazione letterale del citato comma 10, riducendo il credito di imposta estero nelle ipotesi di concessione in uso a soggetti esteri di beni immateriali, penalizza, discriminandole con effetti distorsivi, le imprese italiane che licenziano beni immateriali oggetto di tutela a soggetti esteri rispetto a quelle che operano con soggetti residenti, in aperto contrasto con le finalità stesse della norma agevolativa,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di emanare disposizioni interpretative dell'articolo 165, comma 10, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), prevedendo che lo stesso si intende non applicabile ai casi in cui il reddito prodotto all'estero concorre a determinare il beneficio fiscale di cui all'articolo 1, commi da 37 a 45, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Patent box).
9/2790-bis-AR/81. (Testo modificato nel corso della seduta) Nevi, Porchietto.


   La Camera,
   premesso che:
    nella condizione di emergenza sanitaria connessa alla diffusione del COVID-19, la filiera della stampa ha continuato a svolgere una funzione essenziale di pubblico interesse, assicurando ai cittadini un servizio informativo professionale che, oltre a concorrere all'efficacia delle misure di contenimento del contagio, ha concretamente garantito l'esercizio dei diritti di libertà di cui all'articolo 21 della Costituzione;
    in considerazione della rilevanza costituzionale del diritto all'informazione, quale espressione della libertà e del pluralismo democratico, il Governo ha approntato fin dall'inizio dell'emergenza pandemica – nell'ambito di tutti i provvedimenti di decretazione d'urgenza che si sono succeduti –apposite e mirate misure di sostegno agli operatori della filiera della stampa, che hanno consentito di mitigare gli effetti della crisi sul settore;
    tali strumenti sono stati, non solo in larga parte consolidati, attraverso la manovra di bilancio per il 2021 e la legge di conversione dei cosiddetti decreti Ristori, ma anche integrati con nuove misure, che l'apporto emendativo del Parlamento ha contribuito ad ampliare e migliorare;
    in particolare, per arginare la caduta di ricavi delle testate editoriali, il disegno di legge di bilancio ha esteso al biennio 2021-2022 il regime speciale di sostegno agli investimenti pubblicitari nel settore editoriale, attraverso il riconoscimento di un credito d'imposta pari al 50 per cento dell'importo speso dalle imprese a questo fine;
    allo stesso modo, con la manovra di bilancio sono stati opportunamente prorogati il credito d'imposta per i servizi digitali, mirato a sostenere le testate online nell'erogazione di un servizio informativo che si è dimostrato cruciale nella pandemia, e il cosiddetto tax credit per le edicole, che riconosce un credito d'imposta fino a 4.000 euro agli edicolanti esclusivi e alle imprese di distribuzione della stampa che raggiungono i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti e i comuni con un solo punto vendita; inoltre, sono stati estesi ai periodici, in aggiunta ai quotidiani, gli acquisti effettuabili attraverso la 18APP, rifinanziata per il 2021;
    la funzione di presidio informativo territoriale svolta dalle edicole durante la pandemia ha trovato un ulteriore e specifico riconoscimento nell'ambito della norma inserita in sede di conversione del decreto-legge n. 137 del 2020, che – in continuità con il sostegno economico riconosciuto per il 2020 per gli oneri straordinari sostenuti per lo svolgimento dell'attività durante l'emergenza sanitaria – garantisce un contributo una tantum fino a 1.000 euro agli esercenti di punti vendita esclusivi per la rivendita di giornali e riviste, non titolari di reddito da lavoro dipendente;
    in quella sede è stata anche approvata una misura orientata a sterilizzare per il 2021, come già per il 2020, gli effetti negativi della crisi pandemica per le imprese editoriali ammesse ai contributi diretti all'editoria;
    infine, nell'ambito della legge di bilancio è stata approvata, su proposta emendativa del Parlamento, un'importante misura a sostegno del lavoro giornalistico, orientata ad accompagnare il percorso di riequilibrio finanziario dell'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti (INPGI), da tempo in condizioni di difficoltà, attraverso le forme di intervento statale ammesse ai sensi del decreto legislativo 509 del 1994, e in particolare l'estensione automatica ai giornalisti degli sgravi contributivi riconosciuti per la generalità dei lavoratori e la temporanea fiscalizzazione degli ammortizzatori sociali erogati dall'Istituto; una misura, quest'ultima, indispensabile per mitigare gli effetti della crisi economica e occupazionale del settore sui conti dell'INPGI e per garantire l'efficace completamento del percorso di risanamento finanziario dell'ente, a tutela dell'indipendenza della professione giornalistica,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità, fin dai prossimi provvedimenti legislativi di sostegno alle imprese e ai lavoratori colpiti dall'emergenza sanitaria, di ulteriori e specifici interventi per il settore editoriale e a tutela della libertà e del pluralismo dell'informazione;
   in particolare, a valutare l'opportunità di adottare specifiche misure per la valorizzazione del lavoro giornalistico e nuovi interventi per il sostegno economico delle imprese editoriali e degli operatori della rete di distribuzione e vendita dei giornali, mirati a garantire la capillarità e il pluralismo dell'informazione, a beneficio della qualità del servizio erogato ai cittadini.
9/2790-bis-AR/82Piccoli Nardelli, Di Giorgi, Ciampi, Prestipino, Lattanzio, Rossi, Nitti, Orfini.


   La Camera,
   premesso che:
    nell'ambito del disegno di legge di bilancio non è stato possibile fornire risposte concrete ad alcuni settori impattati dalla crisi, tra i quali il settore dei cambiavalute che ha registrato un calo del fatturato del 90 per cento rispetto al 2019, senza che sia stato previsto per tali imprese nessuno dei sostegni economici disposti per il settore del turismo di cui i cambiavalute costituiscono di fatto parte integrante;
    nonostante gli operatori di settore dipendano integralmente dal comparto turistico, le imprese che svolgono l'attività di cambiavalute afferiscono al codice ATECO 66.12.00, di cui alla sezione K della classificazione ATECO 2007, riferibile alle attività finanziarie ed assicurative. Tale classificazione ha purtroppo privato il settore della possibilità di usufruire delle misure agevolative che, nella fase emergenziale, sono state rivolte al settore turistico;
    a tale scenario, già di per sé molto allarmante, si aggiunge una grave criticità da un punto di vista operativo che di fatto mette a rischio la sopravvivenza dell'intera categoria concernente la limitazione all'utilizzo del denaro contante, estesa, rispetto al passato, senza deroghe, anche ai cambiavalute;
    per i cambiavalute il contante non costituisce un mezzo di pagamento della cessione di un bene o di un servizio ma è soprattutto l'oggetto stesso della transazione economica. Le transazioni sono totalmente tracciate ed effettuate esclusivamente dai soli soggetti iscritti all'apposito Registro OAM, che per specifici obblighi di legge identificano i clienti prevedendo l'acquisizione e la registrazione oltre che dei dati anagrafici dei clienti anche dell'importo delle stesse operazioni, che sono trasmesse mensilmente all'OAM e sottoposte all'obbligo di monitoraggio per gli adempimenti antiriciclaggio ed antiterrorismo di cui al decreto legislativo 231 del 2007 (cosiddetto decreto antiriciclaggio), derivanti dal recepimento della normativa europea. Le operazioni così «tracciate» sono trasmesse altresì, tramite ulteriore canale, mensilmente anche all'Agenzia delle entrate, per gli adempimenti connessi all'anagrafe tributaria, nonché per quelli connessi alle indagini finanziarie svolte dalla Guardia di Finanza;
    per tali ragioni già del 2012 a livello normativo era stato conservato un differente limite per l'uso del denaro contante per le operazioni dei cambiavalute con la propria clientela;
    in considerazione di ciò forze di maggioranza e di opposizione, hanno presentato al provvedimento in esame una proposta, volta ad esonerare la categoria dei cambiavalute, analogamente a quanto già disposto da Governi precedenti, proprio in virtù del riconoscimento del carattere di specialità delle negoziazioni, dall'applicazione delle ultime limitazioni all'uso del contante in vigore; mantenendo ferma per il settore la soglia previgente dei 3.000 euro,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare iniziative normative, nel primo provvedimento utile, volte a modificare la normativa vigente in materia di limite e trasferimento di denaro contante per i cambiavalute, ripristinando la soglia previgente a tremila euro, per le ragioni e così come richiamato in premessa.
9/2790-bis-AR/83Gemmato, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca misure in materia di bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023.
    l'emergenza economica, oltre che epidemiologica determinata dal coronavirus, ha messo in ginocchio interi comparti della nostra economia e del nostro tessuto produttivo. Nel secondo trimestre il PIL italiano è franato del 18 per cento in termini reali rispetto all'anno scorso, i consumi delle famiglie del 19,2 per cento, gli investimenti del 22,9 per cento, mentre l’export del 31,5 per cento.
    Il turismo, da sempre settore trainante della nostra economia, è stato il comparto che ha subito maggiori conseguenze negative da quando l'epidemia ha avuto inizio, ovvero da quasi un anno. Le prenotazioni turistiche si sono contraddistinte per una riduzione che va dal 60 per cento al 90 per cento rispetto agli stessi periodi degli anni precedenti, secondo dati dell'Organizzazione Mondiale del Turismo. Nel settore ricettivo, secondo Federalberghi, il calo tendenziale del fatturato è dell'88,3 per cento;
    attualmente ansia, incertezza e paura dell'ignoto risultano essere i sentimenti prevalenti di molti lavoratori italiani;
    il Censis ha recentemente affermato che il 73,4 per cento degli italiani indica nella paura dell'ignoto e nell'ansia conseguente il sentimento prevalente; il 66 per cento degli italiani si tiene pronto a nuove emergenze adottando comportamenti cautelativi, ovvero mettere i soldi da parte ed evitare di contrarre debiti.
    Esiste, però, una specifica categoria lavorativa che vive nella totale incertezza: quella le cui aziende insistono ed operano all'interno di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali.
    La Commissione europea potrebbe aprire a breve una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia dopo il rinnovo delle concessioni balneari decise nel 2018 durante il governo gialloverde (stabilita dalla legge di Bilancio del 2018 e riconfermate nel recente decreto Rilancio).
    Bruxelles ha inviato a Roma una «lettera di costituzione in mora» in merito alle autorizzazioni sull'uso del demanio marittimo e del turismo balneare. Questo atto rappresenta la prima fase di una procedura di infrazione. Nel mirino della Ue c’è il rinnovo delle concessioni balneari fino al 2033 deciso dal passato esecutivo. Una scelta che, secondo la Commissione europea, stride con la Direttiva Bolkstein e una sentenza della Corte di giustizia europea che aveva definito incompatibili le concessioni con le indicazioni dell'Unione Europea contenute nella direttiva.
    A seguito della lettera di costituzione in mora relativa al rilascio delle concessioni balneari che la Commissione europea ha inviato nelle scorse ore all'Italia, il Governo italiano dovrà presentare entro 60 giorni le sue ragioni spiegando la specificità con cui la materia è stata regolamentata fino ad ora.
    L'Italia ha già subito una procedura di infrazione europea sulle concessioni balneari già nel 2009, quando era in vigore il regime di «rinnovo automatico» ogni sei anni al medesimo soggetto. Nel 2010 il rinnovo automatico fu abrogato dall'ultimo governo Berlusconi, portando la Commissione Ue a chiudere la procedura di infrazione, e da allora l'Italia è andata avanti con diverse proroghe (prima al 2015, poi al 2020 e infine al 2033), ma senza mai attuare la necessaria riforma complessiva sul demanio marittimo, che potesse conciliare il diritto europeo con le aspettative degli attuali concessionari e con le esigenze di un comparto turistico unico al mondo. Tra l'altro, la proroga che doveva essere garantita dalla diretta esecuzione dell'articolo 1 commi 682, 683 e 684 della legge 145 del 2018, risulta attualmente applicata a «macchia di leopardo» nell'intero Stivale in dipendenza del colore politico che guidano i Comuni italiani;
    la lettera di Bruxelles, ed in generale l'Unione europea con questo atteggiamento, rischiano di consegnare alla criminalità una parte sana della nostra economia e di bloccare quei rinnovi che molte amministrazioni comunali stavano provvedendo ad attuare, oltre gli investimenti di un settore già in forte crisi;
    è importante ricordare come numerosi giuristi hanno evidenziato nel corso degli anni che le concessioni demaniali rappresentano un «bene» e non un «servizio». Lo stesso ex Commissario europeo Frederik Bolkestein, autore della direttiva, ha dichiarato il medesimo concetto in un convegno organizzato alla Camera dei deputati a cura dell'associazione «Donnedamare» in data 18 aprile 2018. In Italia, inoltre, non risulta essere presente il requisito della «scarsità delle risorse naturali», considerato invece necessario dall'articolo 12 della direttiva ai fini dell'applicazione della direttiva stessa. A riguardo, infatti, esistono ancora moltissimi beni pubblici nel nostro territorio (4.000 chilometri di coste nel solo sud) da assegnare mediante evidenza pubblica e in maniera «competitiva», cosa che contraddice i presupposti della normativa europea.
    È paradossale che l'Italia sia da oltre trent'anni arrovellata attorno ad una tematica risolta già da anni al di fuori dei confini nazionali. Ad esempio all'interno dell'UE, Paesi come Spagna, Portogallo e Croazia hanno già da tempo risolto la questione in maniera positiva, provvedendo con lunghe concessioni da 30 a 75 anni, non includendo le concessioni demaniali marittime e lacustri fra le attività attinenti alla direttiva Bolkestein ed evitando procedure di infrazione, cosa a cui invece sembra essere assoggettato attualmente il nostro Paese. In particolar modo la Spagna, attraverso una riforma del 2013, non solo ha elevato a 75 anni il termine massimo delle concessioni, ma ha introdotto un meccanismo di prorogabilità delle stesse per ulteriori 75 anni, in forza di quanto disposto dall'articolo 2, comma 3, della ley 2 del 2013, che ha modificato sul punto la « ley de costas» che disciplina il settore, A seguito della pubblicazione della sentenza della Corte di giustizia del 14 luglio 2016, alcuni rappresentanti dei concessionari italiani sono stati auditi dinanzi alla Commissione europea e ai rappresentanti del Governo italiano. Nel corso dell'audizione dell'11 ottobre 2016 presso la Commissione petizioni del Parlamento europeo, questi ultimi hanno evidenziato come l'applicazione da parte del Governo italiano della direttiva servizi alle concessioni balneari in essere si tradurrebbe nella lesione dei diritti sanciti in particolare dagli articoli 7,16 e 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, ponendo in grave pericolo la sopravvivenza delle imprese attive nel settore (in buona parte micro imprese a conduzione familiare), che svolgono compiti di interesse pubblico a tutela della sicurezza, igiene, protezione ambientale e valorizzazione turistica delle spiagge in loro concessione. L'assenza di una chiarezza e soprattutto di una tutela nei confronti di chi ha già investito nel settore ha già portato a un inviluppo dello stesso, compromettendo seriamente gli investimenti, l'occupazione e lo sviluppo con gravi ripercussioni sul PIL e sulla crescita del settore stesso.
    Il paradosso e la persecuzione, che sembra affliggere le migliaia di micro e piccole aziende a conduzione familiare legate al comparto delle concessioni demaniali in ambito turistico, è ancora più evidente se prendiamo in considerazione l'articolo 49 del Codice della navigazione (regio decreto 30 marzo 1942, n. 327, aggiornato alle modifiche apportate dal decreto legislativo 29 ottobre 2016, n. 221 e dalla legge 1 dicembre 2016, n. 230).
    L'articolo 49, comma 1, del Codice della Navigazione prevede in particolar modo che, quando venga a cessare la concessione, le opere definibili come «non amovibili», realizzate su area demaniale, restino acquisite allo Stato, senza alcun compenso o rimborso per il concessionario, salvo che non sia stato diversamente stabilito nell'atto di concessione. Potrebbe prevedersi, per esempio, che in caso di opere inservibili nel pubblico interesse oppure in cattivo stato di manutenzione, non siano incamerabili e, quindi, che debbano essere rimosse, a cura e spese del concessionario e che, in caso di inadempienza da parte di questi, provvederà la P.A., rivalendosi in toto, per le spese, sul deposito cauzionale (o, più probabilmente, polizza fidejussoria ex articolo 17 Reg. Es. C.N.) che, di regola, ogni concessionario è tenuto a corrispondere, a garanzia dell'adempimento di tutti gli obblighi scaturenti dalla concessione;
    in molti casi, dunque, al danno derivante da un mancato rinnovo per le concessioni in scadenza al 2020 (previsto per legge da una recente norma nazionale fino al 2033), in questo caso si andrebbe a sommare ad una «beffa» rappresentata dal dover risarcire economicamente lo Stato per la rimozione di opere «non amovibili» che insistono sulla concessione ormai scaduta,

impegna il Governo:

   ad abrogare l'articolo 49 del Codice della Navigazione mediante atti normativi futuri;
   a garantire attraverso le necessarie risorse finanziare la sopravvivenza ed il futuro del comparto balneare italiano, anche emanando velocemente una circolare ministeriale che obblighi esplicitamente i comuni ad applicare la proroga fino al 2033 delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali in scadenza così come previsto dall'articolo 1, commi 682 ,683 e 684 della legge 145 del 2018;
   a sollevare, mediante atti normativi futuri, da responsabilità civili e penali il personale amministrativo e dirigenziale degli enti comunali, che in virtù dell'articolo 1 commi 682, 683 e 694 della legge 145 del 2018, provvedono ad applicare la proroga fino al 2033 delle concessioni demaniali suddette.
9/2790-bis-AR/84Zucconi, Caiata, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca misure in materia di bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    le restrizioni adottate dal Governo a seguito dello scoppio dell'emergenza epidemiologica, nel corso dell'ultimo anno, hanno posto in ginocchio il settore del turismo e determinato danni ingenti al settore della ristorazione. Nel secondo trimestre del 2020 il PIL italiano è franato del 18 per cento rispetto allo scorso anno e i consumi delle famiglie del 19,2 per cento;
    nel 2018 il comparto turistico ha contribuito nella misura del 13,2 per cento alla formazione del PIL italiano, pari a un valore economico di 232,2 miliardi di euro, rappresentando il 14,9 per cento dell'occupazione totale, ovvero 3,5 milioni di occupati.
    A seguito delle misure introdotte, il settore del turismo è stato quello che ha registrato le maggiori perdite: secondo dati dell'Organizzazione Mondiale del Turismo, le prenotazioni turistiche hanno subito un calo che va dal 60 al 90 per cento rispetto agli stessi periodi degli anni precedenti;
    Nel settore ricettivo, come stimato da Federalberghi, il calo tendenziale del fatturato è dell'88,3 per cento. Sono infatti oltre 6000 gli alberghi che non hanno riaperto dopo il primo lockdown della scorsa primavera. Inoltre, Federalberghi ha stimato che risulta occupato solo il 20 per cento delle camere, mentre nel 2019 la media è stata pari all'85 per cento. Nell'ambito ricettivo sono state calcolate perdite per un valore pari a 245 milioni di euro, circa il 60 per cento rispetto all'anno precedente;
    Secondo la FIPE, l'emergenza da COVID-19 e i conseguenti decreti restrittivi emanati dal Governo, rischiano di comportare la chiusura di oltre 50.000 imprese legate alla ristorazione e una perdita totale di circa 24 miliardi di euro nell'anno 2020;
    dato il quadro delineato, due filiere fondamentali per il Paese, quali le attività ricettive e i pubblici esercizi, sono sottoposte a una pressione economica insostenibile, costrette ad affrontare cali disastrosi che porteranno alla chiusura di un numero esorbitante di attività. Di fronte a una situazione di questo tipo le strutture ricettive hanno bisogno immediato di liquidità, ma sono state completamente dimenticate nelle ultime decisioni governative, che hanno stanziato 650 milioni di euro per tutelare il settore ristorativo, dimenticando completamente gli alberghi;
    le strutture ricettive e i pubblici esercizi necessitano di urgenti misure che consentano una forte riduzione dei costi fissi, quali i canoni di locazione, e delle tasse, così da ricevere un aiuto economico concreto in un momento caratterizzato da alta drammaticità per queste imprese, non rivelandosi sufficienti i soli aiuti economici finora previsti,

impegna il Governo:

   ad adottare iniziative, mediante atti normativi futuri, volte all'abbattimento dei costi fissi e delle tasse per le strutture ricettive e per i pubblici, esercizi per l'intero 2021, garantendo così la sopravvivenza di un comparto fondamentale della nostra Nazione come quello del turismo;
   a garantire, mediante atti normativi futuri, maggiore liquidità alle imprese ricettive e della ristorazione, introducendo per coloro che operano in strutture non proprie, la possibilità di rinegoziare il canone di locazione mensile per l'intero 2021, ristorando al contempo i locatori che acconsentono a tale rinegoziazione;
   a prevedere, mediante atti normativi futuri, la riduzione degli oneri relativi alle tasse derivanti dal consumo di elettricità, acqua e gas per i locatari che intendono avvalersi della facoltà di rinegoziazione del canone di locazione.
9/2790-bis-AR/85Foti, Zucconi, Caiata, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca misure in materia di bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    le restrizioni adottate dal Governo a seguito dello scoppio dell'emergenza epidemiologica, nel corso dell'ultimo anno, hanno posto in ginocchio il settore del turismo e determinato danni ingenti al settore della ristorazione. Nel secondo trimestre del 2020 il PIL italiano è franato del 18 per cento rispetto allo scorso anno e i consumi delle famiglie del 19,2 per cento;
    nel 2018 il comparto turistico ha contribuito nella misura del 13,2 per cento alla formazione del PIL italiano, pari a un valore economico di 232,2 miliardi di euro, rappresentando il 14,9 per cento dell'occupazione totale, ovvero 3,5 milioni di occupati.
    A seguito delle misure introdotte, il settore del turismo è stato quello che ha registrato le maggiori perdite: secondo dati dell'Organizzazione Mondiale del Turismo, le prenotazioni turistiche hanno subito un calo che va dal 60 al 90 per cento rispetto agli stessi periodi degli anni precedenti;
    Nel settore ricettivo, come stimato da Federalberghi, il calo tendenziale del fatturato è dell'88,3 per cento. Sono infatti oltre 6000 gli alberghi che non hanno riaperto dopo il primo lockdown della scorsa primavera. Inoltre, Federalberghi ha stimato che risulta occupato solo il 20 per cento delle camere, mentre nel 2019 la media è stata pari all'85 per cento. Nell'ambito ricettivo sono state calcolate perdite per un valore pari a 245 milioni di euro, circa il 60 per cento rispetto all'anno precedente;
    Secondo la FIPE, l'emergenza da COVID-19 e i conseguenti decreti restrittivi emanati dal Governo, rischiano di comportare la chiusura di oltre 50.000 imprese legate alla ristorazione e una perdita totale di circa 24 miliardi di euro nell'anno 2020;
    dato il quadro delineato, due filiere fondamentali per il Paese, quali le attività ricettive e i pubblici esercizi, sono sottoposte a una pressione economica insostenibile, costrette ad affrontare cali disastrosi che porteranno alla chiusura di un numero esorbitante di attività. Di fronte a una situazione di questo tipo le strutture ricettive hanno bisogno immediato di liquidità, ma sono state completamente dimenticate nelle ultime decisioni governative, che hanno stanziato 650 milioni di euro per tutelare il settore ristorativo, dimenticando completamente gli alberghi;
    le strutture ricettive e i pubblici esercizi necessitano di urgenti misure che consentano una forte riduzione dei costi fissi, quali i canoni di locazione, e delle tasse, così da ricevere un aiuto economico concreto in un momento caratterizzato da alta drammaticità per queste imprese, non rivelandosi sufficienti i soli aiuti economici finora previsti,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di:
    adottare iniziative, mediante atti normativi futuri, volte all'abbattimento dei costi fissi e delle tasse per le strutture ricettive e per i pubblici, esercizi per l'intero 2021, garantendo così la sopravvivenza di un comparto fondamentale della nostra Nazione come quello del turismo;
    garantire, mediante atti normativi futuri, maggiore liquidità alle imprese ricettive e della ristorazione, introducendo per coloro che operano in strutture non proprie, la possibilità di rinegoziare il canone di locazione mensile per l'intero 2021, ristorando al contempo i locatori che acconsentono a tale rinegoziazione;
    prevedere, mediante atti normativi futuri, la riduzione degli oneri relativi alle tasse derivanti dal consumo di elettricità, acqua e gas per i locatari che intendono avvalersi della facoltà di rinegoziazione del canone di locazione.
9/2790-bis-AR/85. (Testo modificato nel corso della seduta) Foti, Zucconi, Caiata, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge in esame reca una serie di disposizioni in materia fiscale per l'anno finanziario 2021 e il triennio 2021-2023;
    in particolare, l'articolo 166 prevede un piano per l'assunzione straordinaria di un contingente massimo di 4.535 unità di personale delle Forze di polizia, quinquennale (dal 2021) per il Corpo della guardia di finanza e la Polizia Penitenziaria e triennale (dal 2023) per la Polizia di Stato e l'Arma dei carabinieri;
    tale provvedimento mal si concilia con le impellenti necessità derivanti dalla diffusione del virus COVID-19;
    il Governo, invero, avrebbe dovuto contenere la diffusione del contagio, sin dalla prima insorgenza, attraverso l'implementazione dei Comparti difesa, sicurezza e soccorso pubblico ed in particolare, data anche l'iniziale sospensione delle procedure concorsuali, avrebbe dovuto disporre, sin da subito, lo scorrimento, fino ad esaurimento, di tutte le graduatorie vigenti dei predetti comparti;
    a fronte della grave emergenza epidemiologica in atto, sarebbe stato opportuno, anzi doveroso prevedere disposizioni al fine di implementare rapidamente il personale dei comparti richiamati costretti ad operare in condizioni disagiate e indignitose;
    tali problematiche potrebbero essere risolte nell'immediatezza procedendo allo scorrimento delle graduatorie dei concorsi pubblici ancora valide, rivolti sia al personale civile che ai volontari in ferma prefissata (VFP1 e VFP4);
    tale azione di Governo rappresenterebbe un segnale importante per attribuire la dovuta e giusta dignità professionale oltre che personale ai tanti aspiranti candidati idonei che – dopo aver superato le prove scritte e quelle piscoattitudinali – legittimamente attendono, alcuni anche da diversi anni, di poter contribuire alla difesa della Nazione;
    in particolare, i volontari in ferma prefissata che si sono classificati come idonei nelle graduatorie, come noto, hanno già maturato durante il loro percorso lavorativo, oltre che di studio, le dovute conoscenze e competenze utili per il ruolo richiesto e soprattutto indispensabili in questo tragico momento storico;
    coloro che hanno partecipato ai concorsi e che attendono lo scorrimento delle graduatorie rappresentano, senza dubbio, una risorsa alla quale poter attingere non solo per ripianare le gravi carenze di organico ma anche per evitare ulteriori e maggiori oneri che deriverebbero nell'ipotesi in cui si preferisse arruolare personale mediante l'espletamento di nuovi concorsi pubblici;
    l'ampliamento di organico, inoltre, mediante l'avvio di nuovi concorsi, contrasterebbe con l'orientamento ormai consolidato della giurisprudenza amministrativa, in base al quale lo scorrimento delle graduatorie preesistenti e vigenti deve costituire la regola, mentre l'indizione di un nuovo concorso dovrebbe costituire l'eccezione e richiedere perciò una approfondita motivazione che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico (Cons. di Stato, sentenza dell'adunanza plenaria n. 14 del 28 luglio 2011),

impegna il Governo

a valutare la possibilità di procedere allo scorrimento fino ad esaurimento delle graduatorie ancora vigenti dei concorsi pubblici espletati nei Comparti Difesa, Sicurezza e Soccorso pubblico, al fine di attingere rapidamente personale qualificato e poter adeguatamente fronteggiare la grave emergenza epidemiologica dovuta alla diffusione del COVID-19, evitare maggiori costi e contenere il rischio di contagio.
9/2790-bis-AR/86Cirielli, Foti, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    gli interventi proposti nel settore della giustizia dal provvedimento in esame mirano nel complesso al miglioramento dell'efficienza dell'amministrazione giudiziaria;
    con specifico riguardo al personale della giustizia, il provvedimento all'articolo 159, autorizza il Ministero della giustizia ad assumere a tempo indeterminato personale sia di magistratura che amministrativo, destinato a coprire le carenze organiche del comparto;
    gli agenti di Polizia penitenziaria operano da anni in emergenza a causa della cronica carenza di organico, del sovraffollamento degli istituti penitenziari e dei quotidiani episodi di aggressioni, anche violente, che negli ultimi mesi si sono intensificate a causa dell'emergenza sanitaria da COVID-19 che ha ulteriormente esasperato il clima all'interno delle strutture di detenzione;
    l'implementazione delle piante organiche del corpo di polizia penitenziaria è urgente e non più rinviabile, posto che la consistenza numerica dei detenuti è tale da non poter essere contenuta, in caso di disordini, dal già risicato organico degli agenti
    attualmente la dotazione organica complessiva della polizia penitenziaria è ferma a 41.595 unità, con un gap di almeno quattromila unità, venutosi a determinare a partire dall'adozione del decreto ministeriale 2 ottobre 2017, tutt'oggi in vigore, che determinò un taglio di pari entità del personale, in recepimento della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante «Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche» (cosiddetta legge Madia) e del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, recante «Disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle Forze di polizia, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche»;
    Dopo il 2017 sono intervenuti il decreto ministeriale 10 aprile 2019, che ha inflitto un ulteriore taglio di 227 unità e il decreto legislativo 27 dicembre 2019, n. 172 (Disposizioni integrative e correttive, a norma dell'articolo 1, commi 2 e 3, della legge 1o dicembre 2018, n. 132, al decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, recante: «Disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle Forze di polizia, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche»), che ha previsto l'incremento di 620 unità, con un combinato disposto che, tra il taglio previsto dal decreto ministeriale e l'incremento disposto dal decreto legislativo avrebbe determinato alla fine un incremento di 393 agenti che però non c’è mai stato;
    la materia è stata oggetto di approfondita e dettagliata analisi da parte di un gruppo di esperti nominati con P.C.D. del 18 aprile 2019 dal Capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria;
    tale gruppo di lavoro, tutt'ora operativo, già nella riunione tenutasi presso il DAP in data 14 novembre 2019 con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, ha condiviso la proposta per la rimodulazione delle dotazioni organiche del Corpo di Polizia Penitenziaria sia a livello nazionale, sia con riferimento ai singoli istituti che comporterebbe l'assunzione di circa quattromila unità complessive;
    la proposta tuttavia è ferma al vaglio del Capo del DAP e del Gabinetto del Ministro della giustizia per l'emanazione di un nuovo Decreto Ministeriale afferente la dotazione organica del Corpo di polizia penitenziaria che sostituisca il vecchio DM 2 ottobre 2017;
    è opportuno sottolineare che, secondo il metodo di calcolo « ideal e medium test» che tiene conto di una serie complessa di coefficienti in base a cui viene determinata la dotazione ideale e quella media necessaria a garantire i livelli di sicurezza all'interno degli Istituti, l'implementazione prevista dal Gruppo di lavoro serve per raggiungere il livello medium con quattromila nuove unità, ben lontano dall’ideal che richiederebbe l'assunzione di diecimila unità ma sicuramente un primo passo nella giusta direzione;
    sembra che lo stallo, rispetto all'adozione del necessario decreto ministeriale, sia dovuto alla previsione dei posti di funzione per funzionari direttivi/dirigenti, circa 715 unità, per i quali si potrebbe tuttavia procedere «a stralcio», dal momento che l'emergenza è quella legata alla mancanza dei ruoli operativi, ossia degli agenti di polizia penitenziaria;
    è necessario che il Ministro adotti con urgenza sia il decreto di competenza che disponga l'incremento di personale secondo l'accordo raggiunto da parte del richiamato gruppo di esperti,

impegna il Governo

ad adottare quanto prima tutte le misure di competenza volte a emanare i decreti ministeriali afferenti la dotazione organica del Corpo di polizia penitenziaria.
9/2790-bis-AR/87Caiata, Prisco, Foti, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    gli interventi proposti nel settore della giustizia dal provvedimento in esame mirano nel complesso al miglioramento dell'efficienza dell'amministrazione giudiziaria;
    con specifico riguardo al personale della giustizia, il provvedimento all'articolo 159, autorizza il Ministero della giustizia ad assumere a tempo indeterminato personale sia di magistratura che amministrativo, destinato a coprire le carenze organiche del comparto;
    gli agenti di Polizia penitenziaria operano da anni in emergenza a causa della cronica carenza di organico, del sovraffollamento degli istituti penitenziari e dei quotidiani episodi di aggressioni, anche violente, che negli ultimi mesi si sono intensificate a causa dell'emergenza sanitaria da COVID-19 che ha ulteriormente esasperato il clima all'interno delle strutture di detenzione;
    l'implementazione delle piante organiche del corpo di polizia penitenziaria è urgente e non più rinviabile, posto che la consistenza numerica dei detenuti è tale da non poter essere contenuta, in caso di disordini, dal già risicato organico degli agenti
    attualmente la dotazione organica complessiva della polizia penitenziaria è ferma a 41.595 unità, con un gap di almeno quattromila unità, venutosi a determinare a partire dall'adozione del decreto ministeriale 2 ottobre 2017, tutt'oggi in vigore, che determinò un taglio di pari entità del personale, in recepimento della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante «Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche» (cosiddetta legge Madia) e del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, recante «Disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle Forze di polizia, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche»;
    Dopo il 2017 sono intervenuti il decreto ministeriale 10 aprile 2019, che ha inflitto un ulteriore taglio di 227 unità e il decreto legislativo 27 dicembre 2019, n. 172 (Disposizioni integrative e correttive, a norma dell'articolo 1, commi 2 e 3, della legge 1o dicembre 2018, n. 132, al decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, recante: «Disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle Forze di polizia, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche»), che ha previsto l'incremento di 620 unità, con un combinato disposto che, tra il taglio previsto dal decreto ministeriale e l'incremento disposto dal decreto legislativo avrebbe determinato alla fine un incremento di 393 agenti che però non c’è mai stato;
    la materia è stata oggetto di approfondita e dettagliata analisi da parte di un gruppo di esperti nominati con P.C.D. del 18 aprile 2019 dal Capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria;
    tale gruppo di lavoro, tutt'ora operativo, già nella riunione tenutasi presso il DAP in data 14 novembre 2019 con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, ha condiviso la proposta per la rimodulazione delle dotazioni organiche del Corpo di Polizia Penitenziaria sia a livello nazionale, sia con riferimento ai singoli istituti che comporterebbe l'assunzione di circa quattromila unità complessive;
    la proposta tuttavia è ferma al vaglio del Capo del DAP e del Gabinetto del Ministro della giustizia per l'emanazione di un nuovo Decreto Ministeriale afferente la dotazione organica del Corpo di polizia penitenziaria che sostituisca il vecchio DM 2 ottobre 2017;
    è opportuno sottolineare che, secondo il metodo di calcolo « ideal e medium test» che tiene conto di una serie complessa di coefficienti in base a cui viene determinata la dotazione ideale e quella media necessaria a garantire i livelli di sicurezza all'interno degli Istituti, l'implementazione prevista dal Gruppo di lavoro serve per raggiungere il livello medium con quattromila nuove unità, ben lontano dall’ideal che richiederebbe l'assunzione di diecimila unità ma sicuramente un primo passo nella giusta direzione;
    sembra che lo stallo, rispetto all'adozione del necessario decreto ministeriale, sia dovuto alla previsione dei posti di funzione per funzionari direttivi/dirigenti, circa 715 unità, per i quali si potrebbe tuttavia procedere «a stralcio», dal momento che l'emergenza è quella legata alla mancanza dei ruoli operativi, ossia degli agenti di polizia penitenziaria;
    è necessario che il Ministro adotti con urgenza sia il decreto di competenza che disponga l'incremento di personale secondo l'accordo raggiunto da parte del richiamato gruppo di esperti,

impegna il Governo

a compiere le attività necessarie per il completamento delle attività concernenti la definizione delle piante organiche della polizia penitenziaria.
9/2790-bis-AR/87. (Testo modificato nel corso della seduta) Caiata, Prisco, Foti, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e il bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    durante l'esame del provvedimento in Commissione è stato approvato un emendamento a nostra prima firma e con consenso bipartisan, volto a istituire, nelle more della riforma degli ammortizzatori sociali, in via sperimentale per il triennio 2021-2023, l'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO) in favore dei soggetti iscritti alla Gestione separata INPS di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;
    alla luce della drammatica crisi economica in atto, tale misura di sostegno al reddito appare oggi più che mai necessaria perché consente di parificare i lavoratori autonomi a quelli dipendenti e di tutelarne i diritti e la dignità in caso di cali di reddito, e proprio in tale ottica necessita di vedere ulteriormente estesa la platea dei beneficiari;
    il testo risultante dall'esame in Commissione, infatti, non riconosce tale tutela in favore dei professionisti con partita IVA, né dei lavoratori autonomi iscritti alla gestione speciale dell'assicurazione generale obbligatoria quali gli artigiani e i commercianti;
    L'introduzione della misura rappresenta certamente un ottimo punto di partenza ma è assolutamente necessario che il Governo trovi le risorse per ricomprendere all'interno della stessa misura le altre categorie di lavoratori summenzionate, le cui problematiche ed esigenze sono simili a quelle dei beneficiari dell'emendamento;
    ciò al fine di favorire tutte le categorie in difficoltà, soprattutto alla luce delle gravi perdite che hanno dovuto subire in questo ultimo anno, in concomitanza con la diffusione della pandemia e la relativa crisi economica,

impegna il Governo

a prevedere, in uno dei prossimi provvedimenti sottoposti all'esame del Parlamento, l'estensione dell'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO) anche alle suddette categorie dei professionisti e degli iscritti alla gestione speciale AGO.
9/2790-bis-AR/88Lollobrigida, Meloni, Trancassini, Rampelli, Lucaselli, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame interviene, fra le altre cose, a modificare in alcune parti il Codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, per valorizzare al massimo lo «strumento militare» in ogni suo aspetto a favore dello sviluppo del sistema-Paese;
    l'articolo 2052, comma 1, del medesimo Codice prevede che «Il periodo di servizio militare è valido a tutti gli effetti per l'inquadramento economico e per la determinazione della anzianità lavorativa ai fini del trattamento previdenziale del settore pubblico»;
    l'inquadramento economico nel pubblico impiego è strettamente dipendente anche dall'anzianità riconosciuta nel ruolo di appartenenza, in particolar modo per il personale di cui all'articolo 984-bis del medesimo Codice dell'ordinamento militare, transitato nelle varie magistrature;
    allo stato attuale, il periodo di servizio militare svolto viene computato soltanto «per la determinazione della anzianità lavorativa ai fini del trattamento previdenziale del settore pubblico», non anche «per l'inquadramento economico»;
    nel parere reso al Governo il 3 ottobre 2012 dalla IV Commissione permanente Difesa della Camera dei deputati in relazione allo schema di decreto legislativo recante modifiche al Codice dell'ordinamento militare (Atto del Governo n. 500), si evidenzia che «appare opportuno, in via generale, individuare strumenti affinché l'esperienza professionale maturata dal personale che ha appartenuto alle Forze armate per un periodo significativo sia adeguatamente valorizzata presso le amministrazioni di destinazione»;
    l'Ordine del Giorno n. 9/04444-A/087, presentato alla Camera ed accolto dal Governo in data 31 maggio 2017, prevede che venga data piena e incondizionata effettività anche alla prima parte della citata disposizione di rango primario, tenuto conto di quanto evidenziato dalla competente Commissione parlamentare;
    a distanza di oltre tre anni il citato Ordine del Giorno parlamentare non risulta ancora attuato, benché persista intonsa, anzi rafforzata, l'esigenza di valorizzare adeguatamente, nei nuovi ambiti lavorativi cui accede, la specificità professionale acquisita dal personale militare, in un'ottica meritocratica legata alla consapevolezza che il possesso delle particolari competenze organizzative proprie degli ex Ufficiali, non rinvenibili in altri contesti lavorativi, costituisce un'innegabile e prezioso valore aggiunto per tutti i plessi giudiziari,

impegna il Governo

ad adottare ogni più opportuna iniziativa interpretativa del combinato disposto degli articoli 984-bis e 2052 del Codice dell'ordinamento militare, affinché l'intero servizio militare prestato, in particolar modo quello svolto in incarichi di comando destinati a coordinare risorse umane, finanziarie e strumentali, sia sempre e comunque computato per il riconoscimento dell'anzianità retributiva, soprattutto nelle carriere cui accede, previo superamento del relativo concorso pubblico per titoli ed esami, il personale con almeno dieci anni di esperienza militare da Ufficiale in servizio permanente effettivo.
9/2790-bis-AR/89Deidda, Ferro, Galantino, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame interviene, fra le altre cose, a modificare in alcune parti il Codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, per valorizzare al massimo lo «strumento militare» in ogni suo aspetto a favore dello sviluppo del sistema-Paese;
    l'articolo 2052, comma 1, del medesimo Codice prevede che «Il periodo di servizio militare è valido a tutti gli effetti per l'inquadramento economico e per la determinazione della anzianità lavorativa ai fini del trattamento previdenziale del settore pubblico»;
    l'inquadramento economico nel pubblico impiego è strettamente dipendente anche dall'anzianità riconosciuta nel ruolo di appartenenza, in particolar modo per il personale di cui all'articolo 984-bis del medesimo Codice dell'ordinamento militare, transitato nelle varie magistrature;
    allo stato attuale, il periodo di servizio militare svolto viene computato soltanto «per la determinazione della anzianità lavorativa ai fini del trattamento previdenziale del settore pubblico», non anche «per l'inquadramento economico»;
    nel parere reso al Governo il 3 ottobre 2012 dalla IV Commissione permanente Difesa della Camera dei deputati in relazione allo schema di decreto legislativo recante modifiche al Codice dell'ordinamento militare (Atto del Governo n. 500), si evidenzia che «appare opportuno, in via generale, individuare strumenti affinché l'esperienza professionale maturata dal personale che ha appartenuto alle Forze armate per un periodo significativo sia adeguatamente valorizzata presso le amministrazioni di destinazione»;
    l'Ordine del Giorno n. 9/04444-A/087, presentato alla Camera ed accolto dal Governo in data 31 maggio 2017, prevede che venga data piena e incondizionata effettività anche alla prima parte della citata disposizione di rango primario, tenuto conto di quanto evidenziato dalla competente Commissione parlamentare;
    a distanza di oltre tre anni il citato Ordine del Giorno parlamentare non risulta ancora attuato, benché persista intonsa, anzi rafforzata, l'esigenza di valorizzare adeguatamente, nei nuovi ambiti lavorativi cui accede, la specificità professionale acquisita dal personale militare, in un'ottica meritocratica legata alla consapevolezza che il possesso delle particolari competenze organizzative proprie degli ex Ufficiali, non rinvenibili in altri contesti lavorativi, costituisce un'innegabile e prezioso valore aggiunto per tutti i plessi giudiziari,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare ogni più opportuna iniziativa interpretativa del combinato disposto degli articoli 984-bis e 2052 del Codice dell'ordinamento militare, affinché l'intero servizio militare prestato, in particolar modo quello svolto in incarichi di comando destinati a coordinare risorse umane, finanziarie e strumentali, sia sempre e comunque computato per il riconoscimento dell'anzianità retributiva, soprattutto nelle carriere cui accede, previo superamento del relativo concorso pubblico per titoli ed esami, il personale con almeno dieci anni di esperienza militare da Ufficiale in servizio permanente effettivo.
9/2790-bis-AR/89. (Testo modificato nel corso della seduta) Deidda, Ferro, Galantino, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    gli imprenditori minori rappresentano il tessuto produttivo del Paese maggiormente colpito dalla crisi economica e sanitaria;
    vanno aiutati e almeno liberati dagli aggravi fiscali più pesanti e artificiali. La legge di bilancio 2019 ha introdotto per la prima volta a loro carico la limitazione di non poter compensare le perdite d'impresa con le imposte dello stesso anno, prevedendo altresì la sola facoltà di compensare quelle perdite con gli utili d'impresa degli anni successivi;
    come diretta conseguenza delle suddette previsioni, oggi le microimprese si trovano ad essere gravate dal duplice colpo delle perdite determinate dalla crisi economica e dall'obbligo di versare imposte che mai avrebbero pensato di non poter più compensare, dal momento che è impossibile che esse riescano a tornare in utile nel breve-medio periodo e probabilmente anche nel lungo periodo poiché la situazione è tale che per molti piccoli imprenditori l'epilogo sarà la chiusura dell'Impresa, con danno incalcolabile per le famiglie, i dipendenti, i fornitori, i clienti, il tessuto sociale e l'economia tutta;
    questa ingiusta e dannosa distorsione determinata dalle previsioni della Legge di Bilancio 2019 può essere corretta mantenendo la possibilità di compensazione verticale, cioè con le imposte degli anni successivi ma ripristinando, come alternativa scelta liberamente dal contribuente, la facoltà da sempre riconosciuta fino al 2019, della compensazione orizzontale tra perdite dell'impresa minore e altri redditi dello stesso anno,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di ridurre la pressione fiscale e contributiva sulle imprese minori adottando quanto prima le misure di competenza affinché venga mantenuta la possibilità di compensazione verticale, cioè con le imposte degli anni successivi a quello di riferimento e venga ripristinata la facoltà di compensazione orizzontale tra perdite dell'impresa minore e altri redditi dello stesso anno.
9/2790-bis-AR/90Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    gli imprenditori minori rappresentano il tessuto produttivo del Paese maggiormente colpito dalla crisi economica e sanitaria;
    vanno aiutati e almeno liberati dagli aggravi fiscali più pesanti e artificiali. La legge di bilancio 2019 ha introdotto per la prima volta a loro carico la limitazione di non poter compensare le perdite d'impresa con le imposte dello stesso anno, prevedendo altresì la sola facoltà di compensare quelle perdite con gli utili d'impresa degli anni successivi;
    come diretta conseguenza delle suddette previsioni, oggi le microimprese si trovano ad essere gravate dal duplice colpo delle perdite determinate dalla crisi economica e dall'obbligo di versare imposte che mai avrebbero pensato di non poter più compensare, dal momento che è impossibile che esse riescano a tornare in utile nel breve-medio periodo e probabilmente anche nel lungo periodo poiché la situazione è tale che per molti piccoli imprenditori l'epilogo sarà la chiusura dell'Impresa, con danno incalcolabile per le famiglie, i dipendenti, i fornitori, i clienti, il tessuto sociale e l'economia tutta;
    questa distorsione determinata dalle previsioni della Legge di Bilancio 2019 può essere corretta mantenendo la possibilità di compensazione verticale, cioè con le imposte degli anni successivi ma ripristinando, come alternativa scelta liberamente dal contribuente, la facoltà da sempre riconosciuta fino al 2019, della compensazione orizzontale tra perdite dell'impresa minore e altri redditi dello stesso anno,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di ridurre la pressione fiscale e contributiva sulle imprese.
9/2790-bis-AR/90. (Testo modificato nel corso della seduta) Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame non prevede la disapplicazione generalizzata, per l'anno 2020, né degli Indicatori sintetici di affidabilità fiscale di cui all'articolo 9-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, i cosiddetti «ISA», né delle presunzioni in materia di società non operative previste dall'articolo 30, comma 4-bis, della legge 23 dicembre 1994, n. 724;
    la natura fortemente anomala – dal punto di vista delle dinamiche economiche – dell'anno 2020 e del 2021, non richiede ulteriori spiegazioni o approfondimenti, e già l'articolo 148 del decreto-legge del 19 maggio 2020, n. 34, recante «Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19», ventilava la possibilità di «prevedere ulteriori ipotesi di esclusione dell'applicabilità degli indici sintetici di affidabilità, fiscale», evitando l'introduzione di nuovi oneri dichiarativi attraverso la massima valorizzazione delle informazioni già nella disponibilità dell'Amministrazione finanziaria;
    appare evidente che indicatori e presunzioni costruite relativamente a situazioni di normalità sono comunque destinati a una disapplicazione generalizzata in un anno completamente anomalo come il 2020,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di prevedere l'esclusione dell'applicabilità degli indici sintetici di affidabilità fiscale e l'esclusione dell'applicabilità delle disposizioni relative alla disciplina sulle società non operative, per i periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2020 e 2021, al fine di tenere conto degli effetti di natura straordinaria della crisi economica e dei mercati conseguente all'emergenza sanitaria causata dalla diffusione del COVID-19, evitando nuovi oneri dichiarativi e semplificando, altresì, l'operatività già complessa ed estremamente onerosa dei contribuenti e dei professionisti in termini di adempimenti, istanze di interpello e contenziosi.
9/2790-bis-AR/91Albano, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame non prevede la disapplicazione generalizzata, per l'anno 2020, né degli Indicatori sintetici di affidabilità fiscale di cui all'articolo 9-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, i cosiddetti «ISA», né delle presunzioni in materia di società non operative previste dall'articolo 30, comma 4-bis, della legge 23 dicembre 1994, n. 724;
    la natura fortemente anomala – dal punto di vista delle dinamiche economiche – dell'anno 2020 e del 2021, non richiede ulteriori spiegazioni o approfondimenti, e già l'articolo 148 del decreto-legge del 19 maggio 2020, n. 34, recante «Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19», ventilava la possibilità di «prevedere ulteriori ipotesi di esclusione dell'applicabilità degli indici sintetici di affidabilità, fiscale», evitando l'introduzione di nuovi oneri dichiarativi attraverso la massima valorizzazione delle informazioni già nella disponibilità dell'Amministrazione finanziaria;
    appare evidente che indicatori e presunzioni costruite relativamente a situazioni di normalità sono comunque destinati a una disapplicazione generalizzata in un anno completamente anomalo come il 2020,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di prevedere l'esclusione o rimodulazioni dell'applicabilità degli indici sintetici di affidabilità fiscale e l'esclusione dell'applicabilità delle disposizioni relative alla disciplina sulle società non operative, per i periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2020 e 2021, al fine di tenere conto degli effetti di natura straordinaria della crisi economica e dei mercati conseguente all'emergenza sanitaria causata dalla diffusione del COVID-19, evitando nuovi oneri dichiarativi e semplificando, altresì, l'operatività già complessa ed estremamente onerosa dei contribuenti e dei professionisti in termini di adempimenti, istanze di interpello e contenziosi.
9/2790-bis-AR/91. (Testo modificato nel corso della seduta) Albano, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il comma 3 dell'articolo 114 della Costituzione, così come modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, dispone: «Roma è la Capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento»;
    i primi passi per l'attuazione del nuovo terzo comma dell'articolo 114 della Costituzione, si muovono con l'istituzione dell'ente territoriale «Roma Capitale» tramite l'approvazione della legge 5 maggio 2009, n. 42, recante «Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione»;
    il decreto legislativo 17 settembre 2010, n. 156, in materia di ordinamento provvisorio di Roma Capitale, è stato il primo provvedimento a essere emanato in attuazione della delega prevista dall'articolo 24 della citata legge 5 maggio 2009, n. 42, che riguarda l'ordinamento provvisorio, anche finanziario, di Roma Capitale;
    l'ente è dotato di uno status cui sono attribuite nuove e ulteriori funzioni amministrative;
    la stessa legge 5 maggio 2009, n. 42, inoltre, prevedeva all'articolo 24, comma 5, lettera b), l'assegnazione di ulteriori risorse a Roma Capitale, tenendo conto delle specifiche esigenze di finanziamento derivanti dal ruolo di capitale della Repubblica;
    in tutta Europa, Roma è l'unica capitale a non godere di uno status amministrativo speciale che dia modo di rispondere alle molteplici esigenze di coloro che la frequentano per ragioni di residenza, lavoro o turismo creando un evidente divario tra i livelli di prestazioni e servizi erogati rispetto alle maggiori città del mondo occidentale;
    Roma non è solo capitale della Repubblica italiana, ma anche capitale della Chiesa cattolica e della cristianità, capitale del Mezzogiorno, sede degli uffici di rappresentanza delle regioni; sede delle ambasciate di due Stati, sede di centinaia di uffici commerciali e culturali internazionali, sede della FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura;
    anche l'immenso patrimonio artistico e monumentale di Roma, il cui centro storico è sito Unesco, spesso si trasforma in un peso per l'amministrazione capitolina più che rappresentare una risorsa. Basti pensare al caso del Colosseo, monumento per antonomasia che rappresenta la sua immagine nel mondo, l'area archeologica più visitata in Italia con circa cinque milioni di presenze a stagione e che genera ogni anno incassi per oltre cinquanta milioni di euro poi ripartiti tra la Soprintendenza e il soggetto gestore. Nonostante i pesanti oneri connessi, Roma non risulta essere tra i soggetti beneficiari nemmeno degli incassi del Colosseo. Pur dovendo provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria del manto stradale e dei marciapiedi, del verde pubblico prospicente, all'illuminazione pubblica, alla raccolta e al trattamento dei rifiuti, al trasporto pubblico su gomma e su ferro, alla sorveglianza ad opera della polizia locale, ai servizi per i turisti. Investimenti che meriterebbero di essere adeguatamente ricompensati con la partecipazione agli incassi prodotti;
    Roma, in antitesi a una purtroppo diffusa e falsa notizia, ha un residuo fiscale e versa nelle casse dello Stato più di quanto riceve;
    il 3 febbraio del 2021 saranno 150 anni dalla proclamazione ufficiale di Roma Capitale, la cui legge fu pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia il 3 febbraio 1871: la data non è stata fin qui adeguatamente celebrata, e non solo a causa della pandemia ma per una disattenzione delle istituzioni centrali che hanno ignorato finanche la programmazione di un calendario di eventi che sarebbero dovuti iniziare a partire dal 20 settembre 2019, 150o anniversario della Breccia di Porta Pia; nel secolo scorso, sia il 50mo anniversario sia il centenario della proclamazione di Roma Capitale d'Italia furono celebrati solennemente con iniziative istituzionali che hanno visto la partecipazione del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio nella corale commemorazione di un evento storico che sancì il completamento dell'Unità d'Italia e la chiusura dell'epopea risorgimentale;
    il disegno di legge di bilancio 2021 tra i diversi interventi previsti dispone misure relative agli enti territoriali e nello specifico definisce nuove modalità di finanziamento delle province e delle città metropolitane delle regioni a statuto ordinario a decorrere dal 2022. In particolare è prevista l'istituzione di fondi nei quali fare confluire i contributi e i fondi di parte corrente dei suddetti enti, da ripartire tenendo progressivamente conto della differenza tra i fabbisogni standard e le capacità fiscali,

impegna il Governo:

   ad attivare in tempi immediati ogni misura necessaria a garantire il completamento del trasferimento dei poteri a Roma Capitale ai sensi delle disposizioni di cui all'articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, e del decreto legislativo 17 settembre 2010, n. 156, destinando le risorse e i beni necessari per il miglioramento della qualità della vita e dei servizi e il raggiungimento degli standard delle altre capitali europee, anche con lo scopo di arrestare la fuga di alcune storiche filiere produttive cui si legano il suo equilibrio socio economico e la sua vocazione;
   a investire su infrastrutture materiali e immateriali capaci di moltiplicare particolarmente il Pil proveniente da turismo, commercio, terziario e adoperarsi, nell'ambito delle proprie competenze, affinché quota parte degli incassi generati dal patrimonio artistico e monumentale vengano destinati al bilancio della Capitale per finanziare i costi sostenuti dagli eccezionali afflussi esterni quotidiani che ne compromettono decoro, viabilità, trasporti, sicurezza;
   ad individuare le risorse per organizzare e promuovere eventi celebrativi del 150o anniversario della proclamazione di Roma Capitale d'Italia;
   ad attuare quanto prima un piano strategico per la realizzazione delle opere straordinarie per l'organizzazione e la realizzazione del Giubileo del 2025;
   di individuare le risorse finanziarie per:
    potenziare i servizi di ordine pubblico e sicurezza per contrastare la criminalità organizzata, in special modo nelle aree periferiche;
    accelerare i processi di messa in sicurezza ed efficientamento energetico del patrimonio edilizio e affrontare l'emergenza abitativa incentivando la pratica della sostituzione edilizia nelle aree urbanisticamente degradate secondo una tendenza ormai diffusa nelle aree di bordo delle grandi città europee e occidentali;
   ad accelerare i processi di riforma della legge urbanistica e delle norme che regolamentano la trasformazione del territorio al fine di rianimare e ristrutturare i borghi e i piccoli comuni investendo su linee di trasporto di area vasta utili al decongestionamento delle aree metropolitane.
9/2790-bis-AR/92Meloni, Rampelli, Trancassini, Lollobrigida, Mollicone, Bellucci, Durigon, Fassina, Battilocchio, Barelli, Spena, Prisco, Caretta, Ciaburro, Polverini, Calabria, Marrocco, Saltamartini, Francesco Silvestri, Flati, Tuzi, Salafia, Giachetti, Nobili, Prestipino, De Angelis.


   La Camera,
   premesso che:
    nel corso dell'anno 2020, la crisi epidemiologica da COVID-19 ha impedito la piena fruizione delle licenze di porto d'armi ad uso sportivo ed anche ad uso caccia;
    le varie misure di contenimento dell'emergenza epidemiologica disposte dal Governo hanno infatti arrestato a più riprese lo svolgimento della stagione venatoria, nonostante il pagamento della tassa di concessione governativa per la licenza di porto di fucile anche ad uso caccia;
    come noto, affinché la predetta licenza possa produrre i propri effetti di legge, la corresponsione del relativo pagamento è condizione necessaria ed indispensabile;
    in data 18 dicembre 2020, il Governo ha accolto l'ordine del giorno 9/02828/104, con il quale ha assunto l'impegno di fornire una riduzione della tassa di concessione governativa per la licenza di porto di fucile anche ad uso caccia, o equipollenti forme di indennità per compensare il mancato utilizzo della licenza di porto di fucile nell'anno 2020,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di fornire una restituzione di almeno il 50 per cento della tassa di concessione governativa per la licenza di porto di fucile anche ad uso caccia per l'anno 2020 ed a decurtare di almeno il 40 per cento l'importo della stessa tassa di concessione governativa negli anni 2021 e 2022, a titolo indennitario nei confronti dei titolari delle licenze.
9/2790-bis-AR/93Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il Governo ha deciso, ai fini del contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 nel periodo delle festività natalizie, di disporre una serie di chiusure multilivello in tutto il Paese, comportando la chiusura improvvisa – nel periodo centrale delle feste invernali – di esercizi commerciali di ogni tipo;
    il sistema turistico della montagna, dei comprensori sciistici, dei rifugi, degli alberghi montani, delle botteghe montane e di tutte le attività in qualunque modo connesse alla montagna hanno subito una ingente perdita di liquidità e fatturato a causa delle varie misure di contenimento ed isolamento disposte dal Governo;
    il sistema turistico montano produce annualmente un fatturato annuo di oltre 10 miliardi di euro, mentre con l'intero indotto collegato al sistema turistico montano il valore supera i 20 miliardi di euro;
    la chiusura degli impianti in montagna e di tutte le attività collegate, mediante decreto-legge 18 dicembre 2020, n. 172, comporterà un'ulteriore perdita di fatturato per tutte le attività coinvolte, con particolare incisività nei piccoli Comuni italiani i quali, soprattutto per quelli situati nelle aree montane, hanno tessuti economici prevalentemente incentrati sui flussi turistici prodotti d'inverno, i quali a cascata portano indotto per tutta una serie di attività che vanno dal piccolo artigianato alla ristorazione, costituendo un presidio economico per le popolazioni;
    annoverando le chiusure disposte con decreto-legge n. 172/2020, i danni delle sole restrizioni natalizie implicheranno quindi una perdita di fatturato pari ad almeno il 70% per tutte le attività situate in aree montane;
    la legislazione governativa, nel susseguirsi della crisi pandemica da COVID-19, non ha mai tenuto considerazione delle tipicità dei Comuni compresi nelle aree interne, montane e rurali, relegandoli ad una dimensione e ad un trattamento sostanzialmente equivalenti a quelli applicati per i grandi centri abitati ed i conglomerati urbani, incentivando nel tempo le condizioni di difficoltà ed isolamento vissuti dalle periferie e dai piccoli Comuni, i quali non solo sono a rischio di desertificazione, ma anche di vera e propria morte, non trovandosi garantiti i principi costituzionali a tutela dell'esistenza di tutte queste comunità sul suolo nazionale;
    con l'approvazione della mozione 1/00317 e collegate, il Governo italiano è politicamente tenuto a fornire apposite misure di sostegno per il mondo della montagna che esulino dal semplice ristoro e comprendano l'attribuzione di apposite fiscalità di vantaggio e condizioni atte ad incentivare il ripopolamento e la sopravvivenza delle comunità, nonché le loro tipicità, in quanto patrimonio italiano,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di:
    disporre misure apposite di ristoro economico equivalenti almeno al 70% del fatturato perso nell'anno 2020 per tutte le attività connesse al turismo ed all'attività montana con particolare riguardo ai piccoli Comuni, a prescindere dall'ambito;
    a disporre, con apposite misure normative, regimi di fiscalità di vantaggio e legislativa per i piccoli Comuni compresi nelle aree montane, interne e rurali, incentrate sulla semplificazione normativa e su incentivi all'insediamento di aziende ed attività economiche;
    a garantire, con ogni mezzo finanziario necessario, l'attuazione del piano BUL con riferimento ai lavori nei piccoli Comuni, garantendo la copertura a banda larga in tutti i piccoli Comuni italiani entro e non oltre il 31 dicembre 2022.
9/2790-bis-AR/94Ciaburro, Caretta, Porchietto.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca interventi limitati e poco incisivi per il settore culturale, editoriale, e per le politiche dell'innovazione;
    tra i settori in esame, infatti, ci sono quelli più colpiti dall'emergenza epidemiologica e dalle politiche governative di contrasto del contagio;
    laddove il provvedimento presenta misure rivolte alla cultura quale l'articolo 18 recante l'istituzione del «Fondo per le piccole e medie imprese creative», la dotazione finanziaria risulta esigua, pari a solo 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, se si considera, soprattutto, che è destinato a sostenere – anche mediante contributi – le attività dirette allo sviluppo, alla creazione, alla produzione, alla diffusione e alla conservazione dei beni e servizi che costituiscono espressioni culturali, artistiche o altre espressioni creative in più campi;
    inoltre, non è mai intervenuto il decreto interministeriale MIBACT-MISE, previa intesa in Conferenza Stato-regioni e parere parlamentare, che avrebbe dovuto essere adottato per la definizione della procedura per il riconoscimento della qualifica di impresa culturale e creativa e per la definizione di prodotti e servizi culturali e creativi;
    il provvedimento è inoltre privo di disposizioni a favore dei lavoratori dello spettacolo che stanno vivendo un momento di estrema difficoltà economica e sociale maggiormente gravosa rispetto alle altre categorie di lavoratori. A tal fine, sarebbe auspicabile l'istituzione di un registro di tutte le categorie dei lavoratori dello spettacolo, nonché delle imprese di produzione;
    mancano interventi che possano effettivamente sostenere la domanda e l'offerta di spettacolo dal vivo, volti ad introdurre strumenti di deduzione parziale o totale dal reddito dei consumi culturali;
    le sale da spettacolo dopo il primo lockdown avevano faticosamente riconquistato un pubblico già spaventato oltremodo e confuso da una comunicazione incerta, con un impegno economico gravoso per riaprire le strutture – nel rispetto dei protocolli previsti – anche in perdita (vista la scarsa affluenza e i costi elevati), solo per recuperare il rapporto col pubblico e con il territorio circostante. Eppure, nonostante non ci sia evidenza di contagi all'interno delle strutture, né di assembramenti vista la capienza ridotta e una « occupancy» reale intorno al 10 per cento, il Governo ha ritenuto di chiudere di nuovo le attività dello spettacolo dal vivo;
    da dati dell'Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) ad inizio ottobre, si registra un solo caso di contagio da COVID-19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali. Una percentuale, questa, pari allo zero e assolutamente irrilevante, che testimonia quanto i luoghi che continuano ad ospitare lo spettacolo siano assolutamente sicuri;
    l'emergenza sanitaria e le nuove abitudini di distanziamento sociale hanno minato alla base l'attività dei cinema e dei teatri, settori aggreganti per eccellenza che hanno segnato un tracollo degli incassi e delle presenze;
    la necessità di un ripensamento generale del finanziamento pubblico della cultura e dello spettacolo, così come la necessità di interventi poderosi quale strumento di sostegno per la ripresa del settore è stato sostenuto a gran voce da diverse associazioni di settore, quali il Movimento Spettacolo dal Vivo, Unione Teatri di Roma e Voglia di Teatro, l'Associazione Teatri Italiani Privati, nel corso del tavolo di lavoro al Mibact sullo spettacolo dal vivo;
    il Fondo Unico per lo Spettacolo, istituito con legge 30 aprile 1985, n. 163 e modificato con legge 7 ottobre 2013, n. 112, è il principale meccanismo di regolazione del finanziamento pubblico che lo Stato italiano utilizza per fornire sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all'estero;
    operatori del settore e importanti centri di ricerca, fra cui il prestigioso Istituto Bruno Leoni, affermano che l'erogazione dei fondi FUS sia viziata da un'assegnazione «relazionale» dei fondi stessi, basata più sulle relazioni tra gestori e politica più che sulla qualità dell'opera finanziata, e poi ad una distorsione del mercato dei beni culturali italiani, ad un sistema di concorrenza sleale tra beneficiari e non- beneficiari, ed infine ad un abbassamento generale della qualità dei progetti d'arte proposti;
    appare, quindi, urgente e necessario un cambio di paradigma nell'infrastruttura normativa di sostegno all'offerta di cultura e all'incentivo di domanda di cultura;
    è auspicabile la riforma del fallimentare Fondo Unico per lo Spettacolo e la sua trasformazione in Fondo per le Arti Nazionali, per riunire in un unico perimetro il sistema di finanziamento pubblico della cultura e dello spettacolo;
    sarebbe opportuno prevedere misure per favorire la capitalizzazione anche delle piccole e micro imprese culturali costituite in forma societaria, troppo spesso sotto-patrimonializzate tanto più in questo momento di grave tensione economica e finanziaria, nonché di mettere le stesse imprese nelle condizioni di accedere più agevolmente al credito;
    l'emergenza sanitaria ha, inoltre, messo in luce l'arretratezza della struttura del MiBACT che non ha ancora una Direzione per la Musica che è un comparto diverso dallo Spettacolo dal vivo e da quel mondo FUS che non appartiene alla musica, interessata da uno sviluppo industriale, come il cinema;
    nel provvedimento in esame sono previsti interventi per l'editoria pari a 100 milioni di euro, assolutamente insufficienti per il quadro di grave crisi del settore, in cui si è inserita l'emergenza sanitaria;
    la Federazione Italiana Editori Giornali ha lanciato un appello per interventi urgenti a sostegno del settore;
    il settore, infatti, ha già perso 450 milioni fra pubblicità e copie a causa della pandemia e si stima che ne perderà altri 250 fino alla fine del 2020;
    i giornalisti in cassa integrazione COVID sono circa 1500 e praticamente tutte le aziende hanno in corso piani con ammortizzatori sociali con riduzione dei costi di lavoro dal 20 al 40 per cento. In pratica al termine della cassa integrazione e degli ammortizzatori, si stima che il 40 per cento del costo del lavoro dovrà essere ridimensionato;
    la riduzione della vendita delle copie si stima sarà, nel corso del 2020, di circa il 10/12 per cento e per la pubblicità si stima un meno 18 per cento;
    queste misure sono insufficienti per garantire l'editoria nazionale, gli operatori dell'informazione e l'intero indotto;
    il provvedimento in esame all'articolo 97 comma 1 aumenta il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo della Legge 220 del 2016, di 240 milioni di euro;
    attestato che durante il lockdown di marzo-aprile si siano consumati oltre 243 milioni di atti di pirateria audiovisiva, contro i 69 milioni che si consumavano in media in un bimestre normale del 2019, e come l'incidenza della pirateria sulla popolazione sia passata dal 37 per cento al 40 per cento;
    rilevato inoltre che, secondo l'ultimo rapporto Fapav/Ipsos, la visione illegale di materiale audiovisivo causa una perdita economica di 591 milioni di euro specificatamente per il settore audiovisivo che arriva a 1 miliardo di euro se si considera l'indotto, oltre alla perdita di 5.900 posti di lavoro; considerato, infine, che la pirateria audiovisiva è un vero e proprio fenomeno criminale, ramificato sul territorio nazionale e organizzato e connesso a livello internazionale;
    le politiche per l'innovazione contenute nel provvedimento appaiono carenti e insufficienti rispetto le necessità della crisi sanitaria e della crescente minaccia cibernetica, come testimoniato dai recenti attacchi a infrastrutture critiche del governo statunitense;
    come indicato già dalla risoluzione del Parlamento Europeo «New Industrial Strategy for Europe», è necessario investire in vari ambienti, dall'economia dei dati all'intelligenza artificiale umanocentrica, dall'Internet delle cose al cloud e alle reti 5G e 6G. In particolare, è necessario «garantire un'attuazione tempestiva delle misure chiave pertinenti raccomandate nella toolbox per la cibersicurezza 5G, e in particolare ad applicare, ove necessario, le restrizioni relative ai fornitori ad alto rischio per gli asset cruciali identificati come critici e sensibili», «sviluppare ulteriormente gli standard e la certificazione europei sulla cibersicurezza, garantendo così una maggiore competitività» tenendo particolare attenzione «le infrastrutture critiche, anche attraverso la revisione della direttiva sulla sicurezza delle reti e dell'informazione (Nis) e istituendo una rete di cybersecurity competence centre»;
    appare opportuno adottare iniziative, anche di carattere normativo, al fine di istituire un Comitato di coordinamento per lo sviluppo di parchi tecnologici (CCSPT), con lo scopo di promuovere e sostenere l'accrescimento delle competenze e delle capacità tecnologiche, industriali e scientifiche nazionali nel campo delle tecnologie emergenti quali l'intelligenza artificiale, l'analisi dei big data, il machine learning, la sicurezza delle reti e delle informazioni, la protezione informatica e la verifica delle tecnologie di telecomunicazione, nonché di favorire lo sviluppo della digitalizzazione della Nazione e tutelare la sovranità digitale, attraverso creazione di parchi tecnologici che facilitino il progresso e l'innovazione del sistema produttivo e delle pubbliche amministrazioni in una cornice di sicurezza e al fine di conseguire l'autonomia, nazionale ed europea, riguardo a prodotti, certificazione e processi informatici di rilevanza strategica, a tutela dell'interesse della sicurezza nazionale nel settore,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche di carattere normativo, al fine di iniziare una riforma sostanziale della normativa del finanziamento pubblico e della tutela del patrimonio culturale rappresentato dallo spettacolo dal vivo, del cinema, della danza, della musica popolare contemporanea, degli spettacoli viaggianti, dell'attività circense modificandone i criteri quantitativi e qualitativi dell'erogazione dei fondi, garantendo accesso anche ai nuovi operatori del settore;
   a valutare l'opportunità di garantire, nel primo provvedimento utile, interventi a sostegno della stampa e del pluralismo dei media, quali il rifinanziamento del credito d'imposta sulla carta e del regime di forfettizzazione delle rese e l'introduzione di nuove misure quali la sterilizzazione per due anni del quinquennio mobile per stati di crisi di imprese che nel semestre gennaio – giugno 2020 hanno avuto riduzione del fatturato del 10 per cento rispetto allo stesso semestre del 2019, la sterilizzazione dell'obbligo di assunzione per aziende che nel semestre gennaio – giugno 2020 hanno subito riduzione del fatturato del 10 per cento rispetto allo stesso semestre del 2019, il finanziamento dell'evoluzione digitale per il prossimo quinquennio con contributi a fondo perduto e la fiscalizzazione dei contributi previdenziali dei giornalisti per 24 mesi e incentivi per acquisto abbonamenti;
   a valutare l'opportunità di adottare iniziative normative nel primo provvedimento utile per istituire un Fondo temporaneo emergenze per la produzione, distribuzione e sviluppo delle attività delle imprese culturali di produzione teatrali, quale strumento di sostegno per la ripresa del settore culturale e teatrale, anche privato, e a valutare l'opportunità di destinare, a partire dal 2021, l'1 per cento del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo in campagne di sensibilizzazione e prevenzione del fenomeno della pirateria audiovisiva.
9/2790-bis-AR/95Mollicone, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca misure in materia di bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    l'emergenza economica, oltre che epidemiologica determinata dal coronavirus, ha messo in ginocchio interi comparti della nostra economia e del nostro tessuto produttivo. Nel secondo trimestre il Pil italiano è franato del 18 per cento in termini reali rispetto all'anno scorso, i consumi delle famiglie del 19,2 per cento, gli investimenti del 22,9 per cento, mentre l’export del 31,5 per cento;
    l'Italia ha bloccato i voli con il Regno Unito almeno fino al 6 gennaio 2021 con ordinanza firmata dal Ministero della salute e che in un comunicato delle 18:10 del 20 dicembre 2020 l'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) del nostra Nazione ha chiarito di aver «emesso un Notam (Notice to Airmen) con cui dispone l'interdizione del traffico aereo dal Regno Unito (Gran Bretagna e Irlanda del nord), a partire da oggi e fino al 6 gennaio 2021». L'Enac, poi, «invita i passeggeri con voli prenotati da e per queste destinazioni a contattare la propria compagnia aerea», iniziativa che causerà ulteriori danni economici sul comparto aeroportuale Nazionale;
    il comparto aereo rappresenta il 2,4 per cento del Pil mondiale, circa 1.800 miliardi di dollari, l'intera filiera dà lavoro a quasi 29 milioni di persone, tra occupazione diretta, indiretta e indotta e che in Italia, il trasporto aereo svolge un ruolo di rilievo, rappresentando l'1,8 per cento della produzione e dell'occupazione nazionale. Su tutto questo, l'impatto da COVID-19 è stato e sarà imponente;
    l'Italia ha attualmente una flotta inadeguata per poter concorrere sul lungo raggio nel momento in cui ci sarà la riapertura del traffico aereo, sostanzialmente per due motivi: il primo è che è una flotta eterogenea, che significa maggiori costi di manutenzione, di formazione dei piloti e di gestione, essendo vettori di case produttrici diverse, il secondo è che non dispone di un numero sufficiente di velivoli atti a coprire il lungo raggio;
    la Germania, ha già stanziato 1,36 miliardi di euro per gli aeroporti nella consapevolezza che il sistema aeroportuale nazionale è essenziale per lo sviluppo, non solo per il turismo ma anche, per la mobilità di cittadini, lavoratori ed imprese. Una consapevolezza che il Governo Italiano tende a non acquisire nonostante la rilevanza strategica di un vettore nazionale a presidio delle interconnessioni in momenti particolari come la crisi globale in corso.
    il crollo mondiale della domanda del settore sta avendo ripercussioni drammatiche in tutto il mondo e le compagnie di volo soffrono nonostante aiuti di stato, sovvenzioni, prestiti, tanto che lo scenario dipinto da Air Transport Association azzarda un 78 per cento di prenotazioni in meno nell'ultimo trimestre 2020, rispetto al 2019;
    l'interesse prioritario deve essere quello di scongiurare la mossa più comune in casi di crisi aziendale ovvero quella di ristrutturare l'azienda e licenziare, come a fine ottobre 2020 preannunciato dalla Cathay Pacific, compagnia aerea della regione amministrativa cinese, che ha intenzione di ridurre di un quarto la sua forza lavoro e chiuderà la sua controllata Cathay Dragon nel tentativo di far fronte allo storico crollo del traffico aereo, determinato dalla pandemia, tagliando 8.500 posti di lavoro,

impegna il Governo

ad adottare misure economiche che prevedano effetti compensativi per le società di gestione aeroportuale e per tutti gli altri operatori presenti in aeroporto, a partire dalle società di handling sino agli operatori commerciali, stanziando maggiori ed adeguate risorse, estese, oltre che ai danni già patiti nel 2020, anche a quelli attesi nel 2021 garantendo comunque l'allocazione delle risorse anche nei confronti degli aeroporti sotto il milione di passeggeri.
9/2790-bis-AR/96Silvestroni.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca misure in materia di bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    l'emergenza economica, oltre che epidemiologica determinata dal coronavirus, ha messo in ginocchio interi comparti della nostra economia e del nostro tessuto produttivo. Nel secondo trimestre il Pil italiano è franato del 18 per cento in termini reali rispetto all'anno scorso, i consumi delle famiglie del 19,2 per cento, gli investimenti del 22,9 per cento, mentre l’export del 31,5 per cento;
    l'Italia ha bloccato i voli con il Regno Unito almeno fino al 6 gennaio 2021 con ordinanza firmata dal Ministero della salute e che in un comunicato delle 18:10 del 20 dicembre 2020 l'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) del nostra Nazione ha chiarito di aver «emesso un Notam (Notice to Airmen) con cui dispone l'interdizione del traffico aereo dal Regno Unito (Gran Bretagna e Irlanda del nord), a partire da oggi e fino al 6 gennaio 2021». L'Enac, poi, «invita i passeggeri con voli prenotati da e per queste destinazioni a contattare la propria compagnia aerea», iniziativa che causerà ulteriori danni economici sul comparto aeroportuale Nazionale;
    il comparto aereo rappresenta il 2,4 per cento del Pil mondiale, circa 1.800 miliardi di dollari, l'intera filiera dà lavoro a quasi 29 milioni di persone, tra occupazione diretta, indiretta e indotta e che in Italia, il trasporto aereo svolge un ruolo di rilievo, rappresentando l'1,8 per cento della produzione e dell'occupazione nazionale. Su tutto questo, l'impatto da COVID-19 è stato e sarà imponente;
    l'Italia ha attualmente una flotta inadeguata per poter concorrere sul lungo raggio nel momento in cui ci sarà la riapertura del traffico aereo, sostanzialmente per due motivi: il primo è che è una flotta eterogenea, che significa maggiori costi di manutenzione, di formazione dei piloti e di gestione, essendo vettori di case produttrici diverse, il secondo è che non dispone di un numero sufficiente di velivoli atti a coprire il lungo raggio;
    la Germania, ha già stanziato 1,36 miliardi di euro per gli aeroporti nella consapevolezza che il sistema aeroportuale nazionale è essenziale per lo sviluppo, non solo per il turismo ma anche, per la mobilità di cittadini, lavoratori ed imprese. Una consapevolezza che il Governo Italiano tende a non acquisire nonostante la rilevanza strategica di un vettore nazionale a presidio delle interconnessioni in momenti particolari come la crisi globale in corso.
    il crollo mondiale della domanda del settore sta avendo ripercussioni drammatiche in tutto il mondo e le compagnie di volo soffrono nonostante aiuti di stato, sovvenzioni, prestiti, tanto che lo scenario dipinto da Air Transport Association azzarda un 78 per cento di prenotazioni in meno nell'ultimo trimestre 2020, rispetto al 2019;
    l'interesse prioritario deve essere quello di scongiurare la mossa più comune in casi di crisi aziendale ovvero quella di ristrutturare l'azienda e licenziare, come a fine ottobre 2020 preannunciato dalla Cathay Pacific, compagnia aerea della regione amministrativa cinese, che ha intenzione di ridurre di un quarto la sua forza lavoro e chiuderà la sua controllata Cathay Dragon nel tentativo di far fronte allo storico crollo del traffico aereo, determinato dalla pandemia, tagliando 8.500 posti di lavoro,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare misure economiche che prevedano effetti compensativi per le società di gestione aeroportuale e per tutti gli altri operatori presenti in aeroporto, a partire dalle società di handling sino agli operatori commerciali, stanziando maggiori ed adeguate risorse, estese, oltre che ai danni già patiti nel 2020, anche a quelli attesi nel 2021 garantendo comunque l'allocazione delle risorse anche nei confronti degli aeroporti sotto il milione di passeggeri.
9/2790-bis-AR/96. (Testo modificato nel corso della seduta) Silvestroni.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento all'esame reca il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e il bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023; il titolo VII prevede disposizioni sulla sanità, ma nulla è previsto in relazione alla produzione di prodotti medicali e agli appalti relativi agli acquisti degli stessi da parte della P.A.: essi, invece, andrebbero regolamentati in modo diverso per non discriminare le imprese italiane produttrici, come invece sta avvenendo e avverrà;
    nel nostro Paese il settore medicale è da anni ormai completamente rifornito tramite importazione, specialmente dalla Cina; le imprese italiane, infatti, che producevano questo tipo di prodotti medicali, in genere, e tessili in particolare (mascherine, camici, tute, ecc...) sono state chiuse o sono fallite;
    durante la pandemia il governo ha incentivato chiunque ne avesse avuto la possibilità e la capacità ad attivare produzioni di materiali medicali promettendo che avrebbe in qualche modo garantito una continuità produttiva, per chi lo avesse fatto, anche dopo la fine dello stato di emergenza. Ed ha previsto, per agevolare le produzioni nazionali, una speciale procedura in deroga per le necessarie certificazioni (procedura terminata a luglio 2020);
    ne è conseguito che molte aziende abbiano usufruito di questa possibilità sia seguendo la procedura in deroga, sia ottenendo le relative necessarie certificazioni del Ministero della salute e abbiano effettuato ingenti investimenti in macchinari ed impianti, avviando nuove produzioni e riconvertendo quelle già esistenti;
    finita la prima ondata dell'emergenza, la pubblica amministrazione è tornata a fare gli acquisti assegnando le commesse mediante bandi pubblici basati solo sul minor prezzo, con la conseguenza diretta ed immediata che tutti i produttori nazionali sono stati, di fatto, tagliati fuori dal mercato e costretti a chiudere, sospendere o ridurre le proprie produzioni a favore dei materiali di importazione; ne consegue che, se non verranno introdotti immediatamente dei correttivi, in poche settimane, il mercato tornerà totalmente ed irrimediabilmente nelle mani degli importatori e l'Italia dipenderà ancora completamente da Paesi esteri, quasi totalmente dalla Cina, con le conseguenze che abbiamo già vissuto;
    da non sottovalutare anche il problema qualità: le certificazioni richieste per partecipare ad un appalto pubblico sono, infatti, le stesse sia per le aziende italiane che per quelle che importano dall'estero, ma si verifica, una forte discriminazione dei produttori italiani che sono soggetti anche ai controlli sulla filiera produttiva: per un importatore i controlli di fatto si limitano solo al prodotto;
    è importante si intervenga prontamente sulla problematica, soprattutto considerando la strategicità dei prodotti, per evitare di ritrovarsi in una situazione di difficoltà già vissuta;
    si potrebbe agire sulla strutturazione dei bandi, adattandola a questa esigenza nazionale e riservando alle aziende italiane una quota degli acquisti; questo potrebbe consentire di avere della sana concorrenza, di agire con velocità, senza provocare contrasti con le normative vigenti e il codice degli appalti,

impegna il Governo

a prevedere che negli appalti pubblici relativi agli acquisti di prodotti tessili e dispositivi medici (mascherine, camici, tute) al miglior prezzo, si riservi una quota del 30/35 per cento ai produttori nazionali.
9/2790-bis-AR/97Donzelli, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    in questa situazione di pandemia una delle priorità è garantire il «diritto allo studio» nelle scuole e nelle Università supportando gli studenti che più hanno bisogno;
    è innegabile che la categoria degli studenti più in difficoltà sia quella dei cosiddetti «fuori sede» che devono far fronte al pagamento del canone di affitto dell'abitazione nella città dove frequentano l'Ateneo;
    per questo occorrono agevolazioni mirate per intervenire almeno nei periodi di sospensione delle attività didattiche in presenza;
    attivando queste modalità si riuscirebbe a scongiurare anche il pericolo di calo di immatricolazioni dovute all'impossibilità degli studenti indigenti a poter continuare a frequentare i corsi universitari,

impegna il Governo

al fine di promuovere il diritto allo studio, a garantire la deducibilità del canone di locazione per gli studenti universitari «fuori sede» nella misura del 60 per cento delle spese sostenute per l'anno 2020, del 50 per cento per il successivo biennio 2021-2022 e del 30 per cento a ottobre dal 2023.
9/2790-bis-AR/98Frassinetti, Bucalo, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    in questa situazione di pandemia una delle priorità è garantire il «diritto allo studio» nelle scuole e nelle Università supportando gli studenti che più hanno bisogno;
    è innegabile che la categoria degli studenti più in difficoltà sia quella dei cosiddetti «fuori sede» che devono far fronte al pagamento del canone di affitto dell'abitazione nella città dove frequentano l'Ateneo;
    per questo occorrono agevolazioni mirate per intervenire almeno nei periodi di sospensione delle attività didattiche in presenza;
    attivando queste modalità si riuscirebbe a scongiurare anche il pericolo di calo di immatricolazioni dovute all'impossibilità degli studenti indigenti a poter continuare a frequentare i corsi universitari,

impegna il Governo

al fine di promuovere il diritto allo studio, a valutare l'opportunità di garantire la deducibilità del canone di locazione per gli studenti universitari «fuori sede» nella misura del 60 per cento delle spese sostenute per l'anno 2020, del 50 per cento per il successivo biennio 2021-2022 e del 30 per cento a ottobre dal 2023.
9/2790-bis-AR/98. (Testo modificato nel corso della seduta) Frassinetti, Bucalo, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il decreto legislativo n. 66 del 2017, all'articolo 7 e 9, ha impresso una svolta importante al processo di inclusione degli alunni con disabilità, prevedendo, per la prima volta dal punto di vista normativo, che il GLIS (ex GLHO), ai fini della redazione del PEI «deve» essere composto anche dagli assistenti, in primis quelli all'autonomia e comunicazione;
    per potere realizzare quindi quel progetto di inclusione richiamato dalla legge n. 104 del 1992 è decisivo l'apporto professionale di questa categoria di figure professionali specializzate;
    la stabilizzazione porterebbe certamente «minori costi», in quanto per le modalità in cui è organizzato il servizio di erogazione (gare di appalto o sistema di accreditamento di cooperative), il costo per ora lavorato che l'ente pubblico corrisponde è molto maggiore rispetto al costo effettivo retributivo che spetta ad ogni singolo lavoratore;
    infatti nel costo orario che l'Ente territoriale è tenuto a corrispondere di solito a cooperative, vi è compresa una quota monetaria «non indifferente» che non arriva direttamente al lavoratore in busta paga, ma serve per remunerare le cooperative per il lavoro che svolgono di organizzazione di tale servizio;
    inoltre migliaia e migliaia di alunni potrebbero e trarne «immenso beneficio» da un processo di stabilizzazione lavorativa del predetto personale all'interno del MIUR; beneficio che in ultima analisi goderebbero anche le scuole che avrebbero l'assoluta certezza, all'inizio di ogni anno, di avere a loro fianco stabilmente nell'organico tali elevate e specifiche competenze professionali,

impegna il Governo

a valutare la possibilità di avviare la stabilizzazione nei ruoli dello Stato di personale destinato a svolgere la funzione di assistenza all'autonomia e comunicazione, con almeno 36 mesi di servizio anche non consecutivo e svolti nelle scuole Statali e paritarie di ogni ordine e grado e con qualunque forma contrattuale di lavoro subordinato o autonomo.
9/2790-bis-AR/99Bucalo, Frassinetti, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge di bilancio 2021 tra i diversi interventi previsti dispone misure relative agli enti territoriali e nello specifico definisce nuove modalità di finanziamento delle province e delle città metropolitane delle regioni a statuto ordinario a decorrere dal 2022;
    in questo momento particolarmente delicato, le città sono in evoluzione e i cambiamenti cui si è quotidianamente sottoposti prevedono l'intensificazione dei controlli da parte della polizia di stato soprattutto in prossimità delle stazioni ferroviarie, altre ai maggiori controlli nelle città e nelle periferie;
    soprattutto nelle zone limitrofe alle stazioni ferroviarie non è più sufficiente la presenza della polizia ferroviaria costretta a fronteggiare oltre alle attività di polizia giudiziaria, anche interventi a supporto dei militari impegnati nelle operazioni di «Strade Sicure»: solo nel periodo estivo oltre 4.465 pattuglie sono state impiegate in controlli nelle stazioni e 172 a bordo treno per un totale di 333 treni scortati. È stata intensificata l'attività della Polizia ferroviaria con servizi antiborseggio. Tra le differenti attività della Polfer, una particolarmente delicata è quella relativa al rintraccio dei minori riaffidati, poi, alle famiglie o alle comunità;
    molteplici sono i controlli straordinari, che interessano in questo periodo le città metropolitane, ma anche le aree ferroviarie «sensibili» in tutta Italia. È di tutta evidenza dunque la necessità di dover incrementare il numero dei commissariati al fine di poter garantire una maggior sicurezza per i cittadini,

impegna il Governo:

   ad individuare le necessarie risorse finanziarie per:
    incrementare il numero dei commissariati di polizia in Italia, soprattutto nelle aree limitrofe alle stazioni ferroviarie;
    incrementare la dotazione organica di agenti di polizia previsti nelle principali stazioni ferroviarie.
9/2790-bis-AR/100Rotelli, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge di bilancio 2021 tra i diversi interventi previsti dispone misure relative agli enti territoriali e nello specifico definisce nuove modalità di finanziamento delle province e delle città metropolitane delle regioni a statuto ordinario a decorrere dal 2022;
    in questo momento particolarmente delicato, le città sono in evoluzione e i cambiamenti cui si è quotidianamente sottoposti prevedono l'intensificazione dei controlli da parte della polizia di stato soprattutto in prossimità delle stazioni ferroviarie, altre ai maggiori controlli nelle città e nelle periferie;
    soprattutto nelle zone limitrofe alle stazioni ferroviarie non è più sufficiente la presenza della polizia ferroviaria costretta a fronteggiare oltre alle attività di polizia giudiziaria, anche interventi a supporto dei militari impegnati nelle operazioni di «Strade Sicure»: solo nel periodo estivo oltre 4.465 pattuglie sono state impiegate in controlli nelle stazioni e 172 a bordo treno per un totale di 333 treni scortati. È stata intensificata l'attività della Polizia ferroviaria con servizi antiborseggio. Tra le differenti attività della Polfer, una particolarmente delicata è quella relativa al rintraccio dei minori riaffidati, poi, alle famiglie o alle comunità;
    molteplici sono i controlli straordinari, che interessano in questo periodo le città metropolitane, ma anche le aree ferroviarie «sensibili» in tutta Italia. È di tutta evidenza dunque la necessità di dover incrementare il numero dei commissariati al fine di poter garantire una maggior sicurezza per i cittadini,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di individuare le necessarie risorse finanziarie per:
    incrementare il numero dei commissariati di polizia in Italia, soprattutto nelle aree limitrofe alle stazioni ferroviarie;
    incrementare la dotazione organica di agenti di polizia previsti nelle principali stazioni ferroviarie.
9/2790-bis-AR/100. (Testo modificato nel corso della seduta) Rotelli, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge di bilancio per l'anno finanziario 2021 contiene, tra le varie misure, anche interventi a sostegno degli Enti territoriali prevedendo risorse aggiuntive a sostegno del fondo di solidarietà comunale per il miglioramento dei servizi in campo sociale e diversi investimenti a sostegno delle regioni;
    tuttavia, si assiste a delle situazioni paradossali in cui ci sono aziende che pur operando a vantaggio di classi sociali meno abbienti, e ora a maggior ragione in difficoltà, si sono trovate nella condizione di essere sottoposte al pagamento di tasse, quali l'IMU, anche su immobili occupati abusivamente, alla pari di un qualsiasi proprietario immobiliare privato;
    è il caso, ad esempio del bilancio dell'Azienda Lombarda per l'Edilizia Residenziale che in questo momento di emergenza sanitaria, provato a sufficienza a causa della riduzione delle entrate, è sottoposto ad un ulteriore indebolimento a causa del versamento di 12 milioni di euro a titolo di IMU, di cui quasi 10 milioni al comune di Milano e altri 2 milioni ai comuni della Provincia;
    sono risorse che avrebbero dovuto avere una destinazione sociale, soprattutto in questo momento particolarmente delicato e caratterizzato dagli effetti dell'emergenza epidemica in corso, per sostenere le migliaia di famiglie in condizione di grave fragilità economica che abitano nelle case popolari, anche attraverso la manutenzione del patrimonio ad essi dedicato,

impegna il Governo

a valutare la possibilità di prevedere, nei provvedimenti di prossima emanazione, l'esonero definitivo dal pagamento dell'IMU, per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica in funzione del ruolo sociale che questi svolgono, vincolando i comuni a destinare le risorse aggiuntive, per contributi di solidarietà per gli inquilini stessi o per la copertura dei minori ricavi dovuti a morosità incolpevole, in modo da non compromettere i bilanci degli enti gestori.
9/2790-bis-AR/101Osnato, Foti, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge di bilancio per l'anno finanziario 2021 tra le differenti misure previste, dispone nell'ambito di un più ampio rafforzamento del programma Transizione 4.0 diretto ad accompagnare le imprese nel processo di transizione tecnologica e di sostenibilità ambientale, e per rilanciare il ciclo degli investimenti, l'estensione fino al 31 dicembre 2022 della disciplina del credito d'imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi, potenziando e diversificando le aliquote agevolati ve, incrementando le spese ammissibili e ampliandone l'ambito applicativo;
    il Piano Transizione 4.0 sostituisce i precedenti Impresa 4.0 e Industry 4.0 e rappresenta l'indirizzo di politica industriale dell'Italia, penalizzata dall'emergenza legata al COVID-19, ma necessaria alla ripresa delle attività economiche della Nazione e che ha costituito nel periodo di lockdown una risorsa inestimabile;
    il lockdown ha reso necessario riorganizzare completamente le modalità operative in tutti i settori. Dipendenti e aziende si sono dovuti attrezzare per rendere possibile la loro attività in smart working. È necessario in questo delicato momento adattarsi in modo dinamico ai cambiamenti. Le aziende devono essere agili, devono poter modificare rapidamente i propri modelli organizzativi per rispondere prontamente ai cambiamenti imposti dalla pandemia;
    tutto ciò è reso possibile grazie all’«agilità» e alla «flessibilità» dei cloud, strumenti tecnologici importanti che consentendo di usufruire, tramite server remoto, di risorse software e hardware, assicurano la crescita sia delle aziende più grandi che delle PMI, quando l'accesso al data center non è possibile;
    per questi motivi è necessario estendere il beneficio previsto dalla legge di bilancio e sopracitato anche alla connettività, anche in considerazione dell'emergenza sanitaria in corso che fa della digitalizzazione il volano per la ripresa dell'economia e il benessere di tutti,

impegna il Governo

a valutare la possibilità di ammettere anche le spese per i servizi di connettività strumentali alle attività di impresa, estendendo l'ambito oggettivo del credito d'imposta «Transizione 4.0» previsto per gli investimenti in beni strumentali nuovi anche per soluzioni di cloud computing.
9/2790-bis-AR/102Butti, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame interviene sia in materia di infrastrutture autostradali, sia con disposizioni finalizzate ad accelerare la realizzazione e il completamento di altre opere infrastrutturali, connesse a specifici eventi passati o futuri;
    nel gennaio 2019 la procura di Arezzo ha posto sotto sequestro il viadotto Puleto, sito lungo la strada europea E45 tra Valsavignone e Canili, in provincia di Arezzo, in seguito al riscontro di gravi danni strutturali ai piloni di cemento armato del ponte;
    la chiusura del viadotto e le conseguenti forti limitazioni al transito sull'asse viario E45 che hanno di fatto spezzato in due una delle principali direttrici Nord-Sud italiane, hanno creato, oltre agli inevitabili disagi per la circolazione, ingenti danni economici: sia nel settore dell'autotrasporto, colpito direttamente da tale chiusura, sia impattando negativamente su tutto il tessuto economico e sociale del territorio che, da questa arteria traeva grandi opportunità per svariate attività economiche;
    per far fronte a questa situazione, l'articolo 40 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi, il cosiddetto «decreto crescita», aveva previsto uno stanziamento specifico di dieci milioni di euro in favore dei lavoratori del settore privato, compreso quello agricolo, titolari di rapporti di collaborazione continuata e continuativa, di agenzia e di rappresentanza commerciale, di lavoratori autonomi, compresi i titolari di attività di impresa e professionali, che si trovarono impossibilitati a esercitare o dovettero sospendere la propria attività a causa della chiusura del tratto dell'E45 conseguente al sequestro del viadotto Puleto;
    tale stanziamento fu ripartito tra le tre regioni interessate nella misura di 5,6 milioni di euro all'Emilia-Romagna, 1,2 milioni di euro alla Toscana, e 3,2 milioni di euro all'Umbria;
    subito dopo la pubblicazione del suddetto decreto giunsero da più parti segnalazioni che evidenziavano come nel provvedimento mancasse una specifica destinazione dei contributi alle imprese che, pur avendo subito danni, avevano continuato, seppur in maniera ridotta, ad esercitare la propria attività;
    il riferimento del suddetto decreto alle sole imprese che furono costrette a sospendere l'attività ha pertanto precluso l'accesso ai fondi a molte aziende che si sono ritrovate nella condizione di non avere i requisiti necessari per partecipare all'eventuale bando per l'assegnazione dei contributi,

impegna il Governo

ad adottare ogni iniziativa normativa volta a individuare criteri di riparto dei fondi di cui in premessa che consentano di inserire fra i beneficiari anche le aziende che, pur non avendo sospeso del tutto l'attività a causa della chiusura del viadotto Puleto, abbiano comunque subito ingenti danni e riportato un consistente calo del fatturato.
9/2790-bis-AR/103Bignami, Prisco.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame interviene sia in materia di infrastrutture autostradali, sia con disposizioni finalizzate ad accelerare la realizzazione e il completamento di altre opere infrastrutturali, connesse a specifici eventi passati o futuri;
    nel gennaio 2019 la procura di Arezzo ha posto sotto sequestro il viadotto Puleto, sito lungo la strada europea E45 tra Valsavignone e Canili, in provincia di Arezzo, in seguito al riscontro di gravi danni strutturali ai piloni di cemento armato del ponte;
    la chiusura del viadotto e le conseguenti forti limitazioni al transito sull'asse viario E45 che hanno di fatto spezzato in due una delle principali direttrici Nord-Sud italiane, hanno creato, oltre agli inevitabili disagi per la circolazione, ingenti danni economici: sia nel settore dell'autotrasporto, colpito direttamente da tale chiusura, sia impattando negativamente su tutto il tessuto economico e sociale del territorio che, da questa arteria traeva grandi opportunità per svariate attività economiche;
    per far fronte a questa situazione, l'articolo 40 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi, il cosiddetto «decreto crescita», aveva previsto uno stanziamento specifico di dieci milioni di euro in favore dei lavoratori del settore privato, compreso quello agricolo, titolari di rapporti di collaborazione continuata e continuativa, di agenzia e di rappresentanza commerciale, di lavoratori autonomi, compresi i titolari di attività di impresa e professionali, che si trovarono impossibilitati a esercitare o dovettero sospendere la propria attività a causa della chiusura del tratto dell'E45 conseguente al sequestro del viadotto Puleto;
    tale stanziamento fu ripartito tra le tre regioni interessate nella misura di 5,6 milioni di euro all'Emilia-Romagna, 1,2 milioni di euro alla Toscana, e 3,2 milioni di euro all'Umbria;
    subito dopo la pubblicazione del suddetto decreto giunsero da più parti segnalazioni che evidenziavano come nel provvedimento mancasse una specifica destinazione dei contributi alle imprese che, pur avendo subito danni, avevano continuato, seppur in maniera ridotta, ad esercitare la propria attività;
    il riferimento del suddetto decreto alle sole imprese che furono costrette a sospendere l'attività ha pertanto precluso l'accesso ai fondi a molte aziende che si sono ritrovate nella condizione di non avere i requisiti necessari per partecipare all'eventuale bando per l'assegnazione dei contributi,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare ogni iniziativa normativa volta a individuare criteri di riparto dei fondi di cui in premessa che consentano di inserire fra i beneficiari anche le aziende che, pur non avendo sospeso del tutto l'attività a causa della chiusura del viadotto Puleto, abbiano comunque subito ingenti danni e riportato un consistente calo del fatturato.
9/2790-bis-AR/103. (Testo modificato nel corso della seduta) Bignami, Prisco.


   La Camera,
   premesso che:
    la crisi pandemica e i suoi risvolti sull'economia italiana impongano di ripensare ogni destinazione di risorse, conferendo priorità assoluta alle necessità della Nazione;
    le attività di cooperazione allo sviluppo e i crediti d'aiuto sono deliberati dal Comitato Congiunto, mentre le iniziative di emergenza vengono autorizzate da una delibera del vice ministro delegato;
    il valore complessivo degli interventi deliberati per iniziative di cooperazione allo sviluppo nel 2020, in piena pandemia, è di 449,4 milioni di euro, dei quali 348,5 milioni a dono per attività di sviluppo e 100,9 milioni destinati ad attività di emergenza umanitaria;
    nel complesso, il bilancio di previsione dello Stato per il 2021 prevede uno stanziamento totale a favore degli interventi di cooperazione allo sviluppo pari a 5,346 miliardi di euro;
    ancora oggi vi sono, a distanza di mesi dall'inizio della pandemia, numerose categorie produttive italiane senza sostegno economico, molti lavoratori non hanno ancora percepito integralmente la cassa integrazione e vige un ampio alone di incertezza sull'ammontare delle risorse necessarie per curare le ferite sanitarie ed economiche della Nazione e sul loro reperimento;
    l'attuale situazione determinata dalla pandemia ha cambiato completamente ogni prospettiva economica dell'Italia;
    il reperimento delle risorse necessarie, qualunque siano gli strumenti messi a disposizione dalla Comunità europea, comporteranno un forte indebitamento nazionale;
    l'insorgenza della pandemia, se ha giustificato l'assunzione di misure draconiane e tali da incidere, pervia del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su libertà costituzionali degli italiani e tali da consentire la chiusura, per decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di diverse attività economiche, certamente può e deve giustificare anche un generale ripensamento della politica della cooperazione italiana, nel senso di rivedere le risorse destinate per trattenerle in Patria, al fine di disporre di ogni risorsa economica prioritariamente per le necessità sanitarie ed economiche nazionali; la crisi pandemica ha, infatti, devastato interi settori economici in Italia e la sua dimensione, magnitudine, vastità e profondità sono tali da compromettere e pregiudicare la possibilità per molti settori di potersi riprendere e tornare a produrre e a generare ricchezza;
    appare evidente come l'Italia, in uno scenario simile a una ricostruzione post-bellica, abbia necessità di tutte le proprie risorse, da una parte, per sanare ogni ferita, sia sanitaria che economica e, dall'altra, per tornare, nel più breve tempo, possibile ai vertici dell'economia globale,

impegna il Governo

ad adottare le necessarie iniziative per sospendere, fino alla data di cessazione dell'emergenza pandemica sancita dall'Organizzazione mondiale della sanità e/o fino alla cessazione della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, l'erogazione di finanziamenti per iniziative di cooperazione internazionale e, conseguentemente, aumentare dello stesso importo la dotazione del Fondo da ripartire per il sostegno delle attività produttive maggiormente colpite dall'emergenza epidemiologica da COVID-19.
9/2790-bis-AR/104Delmastro Delle Vedove, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame dispone alcuni interventi in materia di difesa e, in particolare all'articolo 177, reca misure di finanziamento e gestione del sistema di difesa nazionale;
    il 16 dicembre 2020 in Puglia, è stato presentato il progetto «Caserme Verdi», ambizioso programma del Ministero della difesa, con il quale, nei prossimi vent'anni, è attesa la realizzazione di basi militari di nuova generazione, per incentivare l'interazione tra le caserme e i territori, al fine di renderle disponibili per la costituzione di asili e/o strutture sportive, aperte al pubblico;
    il progetto in questione nasce dall'inderogabile esigenza di ammodernamento delle attuali caserme esistenti — alcune risalenti all'800, o agli inizi del ’900 — al fine di limitare i costi di gestione a carico dell'Amministrazione della difesa e che, allo stato, su tutto l'intero territorio nazionale, sono state individuate, per una prima fase, 28 caserme, in accordo con le competenti amministrazioni comunali e regionali;
    in Puglia sono state previste 3 differenti sedi: la caserma «Briscese» a Bari, la caserma «Floriani» a Torre Veneri (LE) e la caserma «Semia-Pedone» a Foggia, le quali saranno riammodernate, rese funzionali ed efficienti anche dal punto di vista energetico e aperte ai cittadini che potranno godere di alcuni servizi;
    in ragione dell'ottimo lavoro svolto dai Comandanti di Reggimento e di Brigata, anche in considerazione dell'incessante impegno nell'Operazione «Strade Sicure» oltre ai vari impegni negli scenari internazionali, sembrerebbero diversi i Reggimenti che meriterebbero l'attenzione del governo sulle diverse strutture abitate dai nostri militari;
    allo stato attuale, il consistente parco infrastrutturale della Forza Armata è costituito nella stragrande maggioranza, da immobili realizzati da più di 70 anni che, oltre a non essere più rispondenti alle esigenze di un Esercito moderno ed efficiente, presenta uno stato di degrado generalizzato che comporta un serio rischio per l'incolumità del personale militare che quotidianamente opera all'interno delle caserme;
    in particolare, la caserma «Lolli Ghetti» sede del 9o Reggimento Fanteria a Trani e la caserma «Trizio» sede del 7o Reggimento Bersaglieri ad Altamura sono strutture che vivono forti disagi in termini alloggiativi anche a causa dell'inagibilità di diverse palazzine,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di assumere iniziative per l'istituzione di un fondo dedicato al progetto «Caserme Verdi» anche al fine di inserire nello stesso, la caserma «Lolli Ghetti» sede del 9o Reggimento Fanteria a Trani e la caserma «Trizio» sede del 7o Reggimento Bersaglieri ad Altamura.
9/2790-bis-AR/105Galantino, Deidda, Ferro, Prisco.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento all'esame reca il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e il bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023; l'articolo 194 riporta una modifica delle disposizioni relative alla lotteria dei corrispettivi, il cui avvio è previsto a partire dal prossimo 1o gennaio 2021; si prevede, infatti che, essa possa essere applicata solo per i pagamenti effettuati con metodi di pagamento elettronici;
    si ritiene che tutti i provvedimenti relativi all'incentivazione dell'uso dei pagamenti elettronici abbiano un fondamento ideale sbagliato, perché non fanno altro che andare a rimpinguare le prebende delle banche e delle società che gestiscono i pagamenti elettronici, e nessuna lotta all'evasione può essere giusta partendo da questo presupposto;
    si annette a questa problematica anche il fatto che, attraverso la lotteria dei corrispettivi e il cashback, si giunge con estrema facilità a profilare le abitudini dei cittadini italiani, al fine di raccogliere dati che poi serviranno a incentivare fallacemente le loro spese attraverso pubblicità mirate;
    si rammenta come, giusto in questi giorni, anche la Banca centrale europea abbia bocciato gli incentivi all'utilizzo della moneta elettronica varati dal Governo italiano: la BCE ha redarguito pubblicamente il Governo, con una lettera al Ministro dell'economia Gualtieri, ribadendo che l'Italia fa parte dell'eurozona e che, su questa materia, ha l'obbligo di consultare l'istituto di emissione;
    ulteriore criticità del provvedimento è l'aggravio di spese che attraverso questa lotteria si procurerà alle attività commerciali, mentre proprio ora, nella situazione di particolare difficoltà che sta attraversando l'intero Paese a causa del perdurare dell'emergenza epidemiologica, sarebbe opportuno non gravare le imprese di ulteriori adempimenti e costi;
    occorre osservare, infatti, che tale istituto di compliance impone necessari interventi di adeguamento tecnico dei Registratori Telematici già installati che – ad oggi – date le difficoltà legate alla grave crisi sanitaria, non è stato possibile eseguire per almeno la metà degli operatori economici interessati,

impegna il Governo

a prevedere, con successivi provvedimenti normativi, la disapplicazione della norma che introduce queste forme di incentivo all'uso dei pagamenti elettronici (lotteria dei corrispettivi e cashback) che non hanno alcun effetto positivo sull'economia reale e sulla lotta all'evasione, privilegiando, al contrario, misure che facilitino la circolazione del denaro contante.
9/2790-bis-AR/106Trancassini, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede all'articolo 71-bis un incremento degli stanziamenti del Fondo di prevenzione dei fenomeno dell'usura;
    la legge 27 gennaio 2012, n. 3, detta «Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento»;
    l'articolo 9, comma 1, del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, convertito con modificazioni dalla legge 5 giugno 2020, n. 40, dispone che i termini di adempimento dei concordati preventivi, degli accordi di ristrutturazione, degli accordi di composizione della crisi e dei piani del consumatore omologati, aventi scadenza in data successiva al 23 febbraio 2020, sono prorogati di sei mesi;
    la crisi economica, causata dal prolungarsi dello stato emergenziale, si protrarrà per diversi mesi durante tutto il 2021;
    tale sospensione semestrale degli accordi di composizione della crisi e dei piani del consumatore omologati, disposta dall'articolo 9 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, non appare più sufficiente a tutelare i soggetti in grave difficoltà economica,

impegna il Governo:

   a prorogare di sei mesi i termini di adempimento degli accordi di composizione della crisi e dei piani del consumatore omologati aventi le scadenze dei ratei nel periodo compreso tra il 1o settembre 2020 e il 30 marzo 2021, per coloro che dimostrino una riduzione della propria capacità reddituale;
   ad istituire un fondo dedicato alla copertura delle spese legali e burocratiche per tutti quei soggetti che non accedono agli istituti previsti dalla legge 27 gennaio 2012, n. 3 a causa di impossibilità finanziarie.
9/2790-bis-AR/107Rizzone, Berardini, Trano, Aprile, Zennaro, De Girolamo, Piera Aiello, Ermellino, Benedetti.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede all'articolo 71-bis un incremento degli stanziamenti del Fondo di prevenzione dei fenomeno dell'usura;
    la legge 27 gennaio 2012, n. 3, detta «Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento»;
    l'articolo 9, comma 1, del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, convertito con modificazioni dalla legge 5 giugno 2020, n. 40, dispone che i termini di adempimento dei concordati preventivi, degli accordi di ristrutturazione, degli accordi di composizione della crisi e dei piani del consumatore omologati, aventi scadenza in data successiva al 23 febbraio 2020, sono prorogati di sei mesi;
    la crisi economica, causata dal prolungarsi dello stato emergenziale, si protrarrà per diversi mesi durante tutto il 2021;
    tale sospensione semestrale degli accordi di composizione della crisi e dei piani del consumatore omologati, disposta dall'articolo 9 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, non appare più sufficiente a tutelare i soggetti in grave difficoltà economica,

impegna il Governo:

   a valutare la proroga di sei mesi dei termini di adempimento degli accordi di composizione della crisi e dei piani del consumatore omologati aventi le scadenze dei ratei nel periodo compreso tra il 1o settembre 2020 e il 30 marzo 2021, per coloro che dimostrino una riduzione della propria capacità reddituale;
   a valutare la possibilità di istituire un fondo dedicato alla copertura delle spese legali e burocratiche per tutti quei soggetti che non accedono agli istituti previsti dalla legge 27 gennaio 2012, n. 3 a causa di impossibilità finanziarie.
9/2790-bis-AR/107. (Testo modificato nel corso della seduta) Rizzone, Berardini, Trano, Aprile, Zennaro, De Girolamo, Piera Aiello, Ermellino, Benedetti.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca, all'articolo 130, Disposizioni in materia di infrastrutture stradali;
    la dotazione infrastrutturale rappresenta l'elemento decisivo per garantire lo sviluppo del sistema Paese;
    un adeguato piano di sviluppo e ristrutturazione della rete infrastrutturale costituisce evidente catalizzatore di crescita economica, creando lavoro e consentendo di garantire alle imprese le condizioni migliori per l'esercizio della loro attività;
    la provincia di Bergamo necessita di importanti investimenti per la realizzazione dei diversi progetti pensati per rilanciare e sostenere la crescita del tessuto economico: le linee tramviarie T2 e T3, la realizzazione di nuovi ed ulteriori tracciati in variante ad importanti arterie stradali, quali la SS42 e la SS671, l'adeguamento e messa in sicurezza di strade di montagna, quali la SS294 e la SS681, la realizzazione della nuova infrastruttura stradale denominata «Nuova Cremasca»;
    particolare attenzione va dedicata alle infrastrutture a servizio dei comuni montani, dove la pandemia ha accresciuto il rischio di spopolamento;
    analoga attenzione va inoltre dedicata alle problematiche di dissesto idrogeologico che affliggono il territorio della provincia di Bergamo;
    sul tema, l'articolo 126, commi da 3-bis a 3-quinquies, del provvedimento contempla misure volte all'accelerazione ed all'attuazione degli investimenti sul dissesto idrogeologico; l'ultimo rapporto Ispra certifica che sono 385,2 i chilometri quadrati (sui 2.746 del totale della provincia di Bergamo) considerati a rischio frane: 244,9 a rischio «molto elevato», 91,4 «elevato» e 48,9 «medio». Trentasei i comuni maggiormente esposti, per un totale di 4,075 famiglie interessate (pari allo 0,9 per cento);
    parte del rischio idraulico è imputabile alla complessità del reticolo idrografico provinciale. Il territorio orobico è infatti solcato da numerosi torrenti montani e da cinque fiumi principali (Adda, Brembo, Serio, Oglio e Cherio) e ospita due laghi naturali (Iseo ed Endine);
    a causa degli intensi fenomeni di maltempo dello scorso mese di ottobre, la strada provinciale 24 in località Foppacalda, nel territorio di Val Brembilla, è stata chiusa per una frana sul lato del torrente Brembilla;
    sono quattro le strade provinciali rimaste chiuse per frana: a Brembilla, Olmo al Brembo, Cassiglio e la Mezzoldo-San Marco; una frana hanno colpito anche strade comunali in Valle di Scalve; è inoltre franata la strada comunale tra Averara e la frazione Valmoresca;
    la mattina di sabato 3/10, nel comune di Camerata Cornelio il maltempo ha causato l'interruzione della linea elettrica; in Alta Valle Brembana sono rimasti isolati i centri abitati di Ornica, Valtorta, Piazzolo, Piazzatorre e Mezzoldo; in Alta Valle Seriana, sono rimasti isolati per frana la località Dossi del Comune di Valbondione ed il Comune di Lizzola;
    a Cusio una frana si è verificata in località Monte Avaro;
    molti corsi d'acqua sono esondati;
    i danni di un solo fine settimana di pioggia sono stati computati in oltre 7 milioni di euro;
    i comuni della bergamasca, già allo stremo delle forze, si trovano dunque a dover fronteggiare ulteriori situazioni di emergenza, con risorse insufficienti;
    ciò rende sempre più evidente la necessità di attuare imponenti interventi sul versante della risoluzione dei problemi del dissesto idro-geologico;
    è altrettanto evidente che il finanziamento di tali interventi debba essere considerato prioritario nella destinazione dei fondi straordinari messi in campo, anche a livello europeo, per consentire la ripresa economica,

impegna il Governo

a valutare la predisposizione, per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, di un piano straordinario di risorse da destinare, nel territorio della provincia di Bergamo, alla realizzazione di importanti interventi infrastrutturali da tempo avvertiti come necessari al fine di rilanciare e sostenere la crescita del tessuto economico – prestando particolare attenzione alle esigenze dei comuni montani ed all'obiettivo di evitarne lo spopolamento –, nonché alla definitiva messa in sicurezza dei territori soggetti a rischio-idrogeologico, considerando il finanziamento di tali interventi prioritario nelle scelte circa la destinazione delle risorse stanziate, anche a livello europeo, nell'ambito delle misure volte a consentire la ripresa economica in seguito alla grave crisi causata dalla pandemia in corso.
9/2790-bis-AR/108Benigni, Sorte, Gagliardi, Pedrazzini, Silli.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca, all'articolo 130, Disposizioni in materia di infrastrutture stradali;
    la dotazione infrastrutturale rappresenta l'elemento decisivo per garantire lo sviluppo del sistema Paese;
    un adeguato piano di sviluppo e ristrutturazione della rete infrastrutturale costituisce evidente catalizzatore di crescita economica, creando lavoro e consentendo di garantire alle imprese le condizioni migliori per l'esercizio della loro attività;
    la provincia di Bergamo necessita di importanti investimenti per la realizzazione dei diversi progetti pensati per rilanciare e sostenere la crescita del tessuto economico: le linee tramviarie T2 e T3, la realizzazione di nuovi ed ulteriori tracciati in variante ad importanti arterie stradali, quali la SS42 e la SS671, l'adeguamento e messa in sicurezza di strade di montagna, quali la SS294 e la SS681, la realizzazione della nuova infrastruttura stradale denominata «Nuova Cremasca»;
    particolare attenzione va dedicata alle infrastrutture a servizio dei comuni montani, dove la pandemia ha accresciuto il rischio di spopolamento;
    analoga attenzione va inoltre dedicata alle problematiche di dissesto idrogeologico che affliggono il territorio della provincia di Bergamo;
    sul tema, l'articolo 126, commi da 3-bis a 3-quinquies, del provvedimento contempla misure volte all'accelerazione ed all'attuazione degli investimenti sul dissesto idrogeologico; l'ultimo rapporto Ispra certifica che sono 385,2 i chilometri quadrati (sui 2.746 del totale della provincia di Bergamo) considerati a rischio frane: 244,9 a rischio «molto elevato», 91,4 «elevato» e 48,9 «medio». Trentasei i comuni maggiormente esposti, per un totale di 4,075 famiglie interessate (pari allo 0,9 per cento);
    parte del rischio idraulico è imputabile alla complessità del reticolo idrografico provinciale. Il territorio orobico è infatti solcato da numerosi torrenti montani e da cinque fiumi principali (Adda, Brembo, Serio, Oglio e Cherio) e ospita due laghi naturali (Iseo ed Endine);
    a causa degli intensi fenomeni di maltempo dello scorso mese di ottobre, la strada provinciale 24 in località Foppacalda, nel territorio di Val Brembilla, è stata chiusa per una frana sul lato del torrente Brembilla;
    sono quattro le strade provinciali rimaste chiuse per frana: a Brembilla, Olmo al Brembo, Cassiglio e la Mezzoldo-San Marco; una frana hanno colpito anche strade comunali in Valle di Scalve; è inoltre franata la strada comunale tra Averara e la frazione Valmoresca;
    la mattina di sabato 3/10, nel comune di Camerata Cornelio il maltempo ha causato l'interruzione della linea elettrica; in Alta Valle Brembana sono rimasti isolati i centri abitati di Ornica, Valtorta, Piazzolo, Piazzatorre e Mezzoldo; in Alta Valle Seriana, sono rimasti isolati per frana la località Dossi del Comune di Valbondione ed il Comune di Lizzola;
    a Cusio una frana si è verificata in località Monte Avaro;
    molti corsi d'acqua sono esondati;
    i danni di un solo fine settimana di pioggia sono stati computati in oltre 7 milioni di euro;
    i comuni della bergamasca, già allo stremo delle forze, si trovano dunque a dover fronteggiare ulteriori situazioni di emergenza, con risorse insufficienti;
    ciò rende sempre più evidente la necessità di attuare imponenti interventi sul versante della risoluzione dei problemi del dissesto idro-geologico;
    è altrettanto evidente che il finanziamento di tali interventi debba essere considerato prioritario nella destinazione dei fondi straordinari messi in campo, anche a livello europeo, per consentire la ripresa economica,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità della predisposizione, per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, di un piano straordinario di risorse da destinare, nel territorio della provincia di Bergamo, alla realizzazione di importanti interventi infrastrutturali da tempo avvertiti come necessari al fine di rilanciare e sostenere la crescita del tessuto economico – prestando particolare attenzione alle esigenze dei comuni montani ed all'obiettivo di evitarne lo spopolamento –, nonché alla definitiva messa in sicurezza dei territori soggetti a rischio-idrogeologico, considerando il finanziamento di tali interventi prioritario nelle scelte circa la destinazione delle risorse stanziate, anche a livello europeo, nell'ambito delle misure volte a consentire la ripresa economica in seguito alla grave crisi causata dalla pandemia in corso.
9/2790-bis-AR/108. (Testo modificato nel corso della seduta) Benigni, Sorte, Gagliardi, Pedrazzini, Silli.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame contiene, alla Sezione I, Parte I, Titolo VII, misure finalizzate alla tutela della salute ed al potenziamento dell'attività di prevenzione ed assistenza sociosanitaria;
    in Italia, solo il quindici per cento degli uomini e il diciannove per cento delle donne sopravvive a cinque anni dalla diagnosi di cancro al polmone;
    in quasi metà dei casi il tumore è scoperto solamente quando si è già diffuso oltre i polmoni e la prognosi è dunque aggravata;
    i risultati di tre studi randomizzati condotti negli USA, in Europa e in Italia (NLST, NELSON, MILD), hanno dimostrato che lo screening con TC del torace a basso dosaggio di radiazioni (LDCT, low dose computed tomography) può garantire una riduzione della mortalità per cancro al polmone compresa tra il venti e il trentanove per cento;
    un programma di prevenzione secondaria tramite screening, ai fini della diagnosi precoce, aumenterebbe la quota di pazienti trattabili con farmaci innovativi e sottoponibili a resezione chirurgica per neoplasia in stadio iniziale, rispetto a quella attesa in una popolazione con le stesse caratteristiche di rischio ma non sottoposta a screening;
    secondo le stime, a partire dai criteri individuati dalle linee guida internazionali, la popolazione candidabile a screening polmonare con LDCT in Italia è compresa tra 600.000 e 800.000 persone;
    i programmi attivi in questo momento coprono solamente una minima parte della popolazione candidabile;
    sarebbe possibile ottenere una significativa riduzione della mortalità per cancro al polmone, oltre che un importante miglioramento della qualità di vita dei pazienti, implementando sul territorio nazionale un programma di screening polmonare con LDCT attraverso una rete di centri ad elevata competenza clinica multidisciplinare,

impegna il Governo

a potenziare le attività di contrasto alla mortalità per cancro al polmone attraverso un programma di screening polmonare nazionale su larga scala, avvalendosi di centri ad elevata competenza clinica multidisciplinare distribuiti su tutto il territorio nazionale, da individuare nell'ambito di una Rete Italiana Screening Polmonare.
9/2790-bis-AR/109Sorte, Benigni, Gagliardi, Pedrazzini, Silli, Bologna.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame contiene, alla Sezione I, Parte I, Titolo VII, misure finalizzate alla tutela della salute ed al potenziamento dell'attività di prevenzione ed assistenza sociosanitaria;
    in Italia, solo il quindici per cento degli uomini e il diciannove per cento delle donne sopravvive a cinque anni dalla diagnosi di cancro al polmone;
    in quasi metà dei casi il tumore è scoperto solamente quando si è già diffuso oltre i polmoni e la prognosi è dunque aggravata;
    i risultati di tre studi randomizzati condotti negli USA, in Europa e in Italia (NLST, NELSON, MILD), hanno dimostrato che lo screening con TC del torace a basso dosaggio di radiazioni (LDCT, low dose computed tomography) può garantire una riduzione della mortalità per cancro al polmone compresa tra il venti e il trentanove per cento;
    un programma di prevenzione secondaria tramite screening, ai fini della diagnosi precoce, aumenterebbe la quota di pazienti trattabili con farmaci innovativi e sottoponibili a resezione chirurgica per neoplasia in stadio iniziale, rispetto a quella attesa in una popolazione con le stesse caratteristiche di rischio ma non sottoposta a screening;
    secondo le stime, a partire dai criteri individuati dalle linee guida internazionali, la popolazione candidabile a screening polmonare con LDCT in Italia è compresa tra 600.000 e 800.000 persone;
    i programmi attivi in questo momento coprono solamente una minima parte della popolazione candidabile;
    sarebbe possibile ottenere una significativa riduzione della mortalità per cancro al polmone, oltre che un importante miglioramento della qualità di vita dei pazienti, implementando sul territorio nazionale un programma di screening polmonare con LDCT attraverso una rete di centri ad elevata competenza clinica multidisciplinare,

impegna il Governo

nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, a potenziare le attività di contrasto alla mortalità per cancro al polmone attraverso un programma di screening polmonare nazionale su larga scala, avvalendosi di centri ad elevata competenza clinica multidisciplinare distribuiti su tutto il territorio nazionale, da individuare nell'ambito di una Rete Italiana Screening Polmonare.
9/2790-bis-AR/109. (Testo modificato nel corso della seduta) Sorte, Benigni, Gagliardi, Pedrazzini, Silli, Bologna.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca, agli articoli 119-bis e 126, misure di incentivo per l'acquisto di autoveicoli a basse emissioni;
    il settore dell’automotive rientra tra le attività maggiormente colpite dall'attuale contesto economico;
    sono stati recentemente diffusi i dati delle nuove immatricolazioni dello scorso mese di novembre, che hanno evidenziato un calo dell'8,3 per cento su base annua;
    il comparto automotive conta, considerando tutto l'indotto, oltre 250.000 addetti e, prima dell'emergenza sanitaria, vantava un fatturato complessivo di oltre 100 miliardi di euro;
    è dunque notevole il contributo del settore al PIL ed all'occupazione;
    risulta quindi di tutta evidenza la necessità di apprestare idonee misure di sostegno ad un settore di una tale importanza sul piano produttivo ed occupazionale,

impegna il Governo

a valutare la predisposizione di misure di sostegno adeguate a beneficio del settore automotive, colpito in modo dirompente dalle conseguenze economiche della pandemia in corso, che consentano in particolare di salvaguardare i livelli occupazionali ed evitare un ulteriore calo del PIL attraverso il consistente incremento delle risorse stanziate.
9/2790-bis-AR/110Silli, Pedrazzini, Benigni, Sorte, Gagliardi.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca, agli articoli 119-bis e 126, misure di incentivo per l'acquisto di autoveicoli a basse emissioni;
    il settore dell’automotive rientra tra le attività maggiormente colpite dall'attuale contesto economico;
    sono stati recentemente diffusi i dati delle nuove immatricolazioni dello scorso mese di novembre, che hanno evidenziato un calo dell'8,3 per cento su base annua;
    il comparto automotive conta, considerando tutto l'indotto, oltre 250.000 addetti e, prima dell'emergenza sanitaria, vantava un fatturato complessivo di oltre 100 miliardi di euro;
    è dunque notevole il contributo del settore al PIL ed all'occupazione;
    risulta quindi di tutta evidenza la necessità di apprestare idonee misure di sostegno ad un settore di una tale importanza sul piano produttivo ed occupazionale,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità della predisposizione di misure di sostegno adeguate a beneficio del settore automotive, colpito in modo dirompente dalle conseguenze economiche della pandemia in corso, che consentano in particolare di salvaguardare i livelli occupazionali ed evitare un ulteriore calo del PIL attraverso il consistente incremento delle risorse stanziate.
9/2790-bis-AR/110. (Testo modificato nel corso della seduta) Silli, Pedrazzini, Benigni, Sorte, Gagliardi.


   La Camera,
   premesso che:
    le conseguenze economiche della pandemia in corso avranno sicuramente strascichi notevoli anche nell'anno 2021;
    la legge di bilancio, all'articolo 207, prevede l'istituzione di un Fondo da ripartire per il sostegno delle attività produttive maggiormente colpite dall'emergenza epidemiologica da COVID-19, per il rifinanziamento, per l'anno 2021, di misure di sostegno economico-finanziario già adottate nel corso dell'anno 2020;
    appare tuttavia necessario predisporre un piano strutturale di sostegno, svincolato dalla mera logica emergenziale, che consenta di destinare a tutti gli operatori economici risorse utili a riavviare la propria attività nel rinnovato contesto economico;
    tali nuove risorse non dovrebbero essere destinate solo al ristoro delle perdite subite, ma anche a consentire ed incentivare l'attuazione di progetti di investimento e di ammodernamento delle imprese, con l'obiettivo di accrescere la produttività e la competitività;
    a ciò si ritiene debbano essere destinate, in via prioritaria, le risorse provenienti dalle diverse misure messe in campo in ambito comunitario,

impegna il Governo

a valutare la destinazione prioritaria delle risorse messe in campo, anche in ambito comunitario, nell'ambito degli interventi pensati per consentire la ripresa economica, al finanziamento ed all'incentivazione di progetti di investimento ed ammodernamento delle imprese, finalizzati ad accrescerne la produttività e la competitività.
9/2790-bis-AR/111Pedrazzini, Benigni, Gagliardi, Silli, Sorte.


   La Camera,
   premesso che:
    le conseguenze economiche della pandemia in corso avranno sicuramente strascichi notevoli anche nell'anno 2021;
    la legge di bilancio, all'articolo 207, prevede l'istituzione di un Fondo da ripartire per il sostegno delle attività produttive maggiormente colpite dall'emergenza epidemiologica da COVID-19, per il rifinanziamento, per l'anno 2021, di misure di sostegno economico-finanziario già adottate nel corso dell'anno 2020;
    appare tuttavia necessario predisporre un piano strutturale di sostegno, svincolato dalla mera logica emergenziale, che consenta di destinare a tutti gli operatori economici risorse utili a riavviare la propria attività nel rinnovato contesto economico;
    tali nuove risorse non dovrebbero essere destinate solo al ristoro delle perdite subite, ma anche a consentire ed incentivare l'attuazione di progetti di investimento e di ammodernamento delle imprese, con l'obiettivo di accrescere la produttività e la competitività;
    a ciò si ritiene debbano essere destinate, in via prioritaria, le risorse provenienti dalle diverse misure messe in campo in ambito comunitario,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità della destinazione prioritaria delle risorse messe in campo, anche in ambito comunitario, nell'ambito degli interventi pensati per consentire la ripresa economica, al finanziamento ed all'incentivazione di progetti di investimento ed ammodernamento delle imprese, finalizzati ad accrescerne la produttività e la competitività.
9/2790-bis-AR/111. (Testo modificato nel corso della seduta) Pedrazzini, Benigni, Gagliardi, Silli, Sorte.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca, alla Sezione I, Parte I, Titolo XI, un complesso di misure in materia di infrastrutture, trasporti e mobilità sostenibile;
    la dotazione infrastrutturale rappresenta l'elemento decisivo per garantire lo sviluppo del sistema Paese;
    un adeguato piano di sviluppo e ristrutturazione della rete infrastrutturale costituisce evidente catalizzatore di crescita economica, creando lavoro e consentendo di garantire alle imprese le condizioni migliori per l'esercizio della loro attività;
    nella definizione degli interventi sulle infrastrutture, particolare attenzione va riservata alla tutela e valorizzazione ambientale e, in tal senso, va data priorità a quegli interventi che consentano di raggiungere obiettivi di sostenibilità e di miglioramento dell'ambiente urbano;
    la Liguria è una delle regioni italiane che manifestano la maggiore esigenza di intervenire sulle infrastrutture esistenti, con le finalità e gli obiettivi testé indicati;
    si segnala, in particolare, l'esigenza di raddoppio della ferrovia Parma-La Spezia, fondamentale al fine di spostare su ferro il traffico di persone e merci;
    la città di La Spezia, inoltre, si pone da tempo quale obiettivo la valorizzazione della passeggiata «Morin», che separa il fronte mare dal centro e dai giardini storici della città, attualmente costeggiata dal molto trafficato Viale Italia, che ne limita oggettivamente la fruizione da parte di pedoni e famiglie;
    analoghi obiettivi rientrano nei piani strategici del Comune di Arcola, che intende realizzare una nuova circonvallazione che consenta di limitare il traffico di attraversamento del centro abitato,

impegna il Governo

a valutare la predisposizione, per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, di un piano straordinario di risorse da destinare allo sviluppo ed alla ristrutturazione della rete infrastrutturale della Liguria, dando priorità alla realizzazione di progetti che consentano di raggiungere obiettivi di tutela, valorizzazione e sostenibilità ambientale ed urbana, tra cui il raddoppio della ferrovia Parma-La Spezia, la realizzazione di una strada di circonvallazione del centro abitato del comune di Arcola e la riqualificazione della passeggiata «Morin» della città di La Spezia, da attuarsi attraverso l'interramento di parte del Viale Italia.
9/2790-bis-AR/112Gagliardi, Benigni, Pedrazzini, Silli, Sorte.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede lo stanziamento di 39 miliardi di euro da destinare, tra gli altri, a settori quali il fisco, lavoro, sanità ed emergenza sanitaria;
    tra le misure introdotte in tema di politiche sociali nulla è stato fatto, anche in termini economici, per la prevenzione e lotta alle dipendenze patologiche, come invece sarebbe stato doveroso fare. Si ha la sensazione di una resa generalizzata di fronte al disagio ed alle dipendenze, normalizzati come inevitabili corollari della moderna società, che altro non è che l'anticamera del disimpegno, mentre la droga e le altre dipendenze da droga e comportamentali, che hanno trovato terreno fertile anche e ulteriormente nell'emergenza sanitaria da COVID-19, continuano a mietere sempre più vittime;
    dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, sono in aumento i decessi per overdose che raggiungono i livelli del decennio precedente con oltre un decesso al giorno, principalmente da eroina e cocaina. I quantitativi di cocaina sequestrati sono quasi triplicati raggiungendo nel 2019 le 8,3 tonnellate. Secondo la Relazione europea sulla droga, presentata dall'OEDT per l'anno 2019, l'Italia è al terzo posto in Europa per frequenza di uso cocaina e, secondo l'ESPAD, al primo posto per uso di cannabis tra i giovani. Si diffondono, inoltre, le dipendenze da gioco d'azzardo, social e video giochi, oltre all'acquisto su internet di droghe legali e illegali, in particolare nel cosiddetto deep web;
    è di pochi mesi fa la notizia della morte dei due giovanissimi ragazzi, trovati nelle loro rispettive abitazioni, dopo aver comprato «15 euro di metadone» da un pusher di 41 anni, in merito al quale è intervenuto con parole dure il procuratore di Terni che si è detto sconvolto dalla «naturalezza con la quale parlano di droga (...). Non si rendevano conto dell'importanza delle loro dichiarazioni (...), dando per scontato che quella sostanza provoca sollievo e non è così nociva»;
    rispetto a questa emergenza sociale, da oltre 10 anni le istituzioni hanno relegato il tema delle droghe ad uno sterile dibattito sulla liberalizzazione e commercializzazione della cannabis e negato colpevolmente, a causa dell'azzeramento del fondo nazionale lotta alla droga, qualsiasi tipo di aiuto, strutturale e adeguato alla gravità del problema, ad iniziative di prevenzione, cura, reinserimento socio-lavorativo e contrasto in materia di dipendenze patologiche;
    alle dipendenze da droghe, illegali, inoltre, si sommano i comportamenti e i danni riferiti a quelle legali, come l'alcol e il fumo, oltre a dipendenze patologiche, definite comportamentali, come ad esempio la Dipendenza da Gioco d Azzardo, la dipendenza da internet, dal gaming o dai social network;
    solo pochi mesi fa è stata scoperta una rete di adolescenti, tra i 13 e i 17 anni, che partecipavano ad un gruppo social, definito dagli inquirenti «dell'orrore», nel quale si scambiavano immagini «di orribili violenze e con contenuti di alta crudeltà»: ragazzini che guardano altri ragazzini e bambini abusati. Dall'analisi del telefonino di un ragazzo coinvolto «erano presenti numerosi file “gore”, la nuova frontiera della divulgazione illegale, video e immagini provenienti dal dark web raffiguranti suicidi, mutilazioni, squartamenti e decapitazioni di persone, in qualche caso di animali»;
    pochi mesi fa un bambino di soli undici anni si è tolto la vita a Napoli buttandosi dal balcone, probabilmente a causa di un gioco, una « challenge» come la definiscono gli adolescenti, in cui devono superare prove di crescente pericolosità sino ad arrivare al gesto estremo del suicidio o di uccidere una persona cara;
    essere sempre on line, per le giovani generazioni, e non riuscire a farne a meno, presentando una vera sindrome astinenziale, rischia di assottigliare la linea di demarcazione tra vita reale e virtuale, dove i limiti sono inesistenti e amiche i giovanissimi sono esposti alla visione di immagini e video a carattere violento senza alcun filtro;
    le istituzioni hanno il dovere di intervenire con risolutezza nel contrasto alle droghe e alle dipendenze patologiche da sostanze, legali e illegali, oltre a quelle comportamentali come, dal gioco d'azzardo, da internet e dai social;
    è da questo impegno che passa la tutela del futuro dei nostri giovani e delle loro famiglie;
   appare opportuno:
    assumere iniziative di competenza, anche di carattere normativo, finalizzate a una revisione del testo unico Stupefacenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, affinché si ponga come reale strumento per il contrasto alle dipendenze, tutte le dipendenze, anche quelle cosiddette senza sostanza, comportamentali;
    modificare la normativa, anche in materia di tutela della privacy, che disciplina la possibilità da parte degli amministratori dei siti e delle piattaforme di file sharing di rimuovere il materiale caricato dagli utenti e fornire alle autorità competenti gli indirizzi IP di chi ha caricato e/o scaricato il materiale;
    assegnare la delega in materia di politiche antidroga,

impegna il Governo:

   a riconoscere la necessaria centralità al tema della lotta alle droghe, con particolare riguardo alla prevenzione, garantendo la riorganizzazione del sistema dei servizi e stanziando adeguati fondi per servizi pubblici e il privato sociale, anche sul piano delle risorse, umane, in particolare, rifinanziando il fondo nazionale di lotta alla droga al fine di garantire, in particolare:
    1) un adeguato supporto alle comunità, al servizio pubblico e alle associazioni impegnate nell'attività di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento socio-lavorativo delle persone con problemi di dipendenza patologica;
    2) la realizzazione quanto prima la Conferenza Nazionale sulle droghe, attesa da oltre dieci anni, affinché si possa inquadrare l'evoluzione del fenomeno nazionale con tutti gli operatori del settore pubblico e del mondo associativo;
    3) la costituzione del Comitato nazionale di coordinamento per l'azione antidroga, l'organo che per legge, ha responsabilità di indirizzo e di promozione della politica generale di prevenzione e di intervento contro la illecita produzione e diffusione delle sostanze stupefacenti o psicotrope, a livello nazionale ed internazionale;
    4) l'incremento delle attività di informazione e formazione circa i rischi correlati al web e ai social network nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di educare e sensibilizzare al tema i ragazzi in età scolare, con il coinvolgimento delle famiglie, a tutela della loro salute mentale e incolumità fisica.
9/2790-bis-AR/113Bellucci.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede lo stanziamento di 39 miliardi di euro da destinare, tra gli altri, a settori quali il fisco, lavoro, sanità ed emergenza sanitaria;
    tra le misure introdotte in tema di politiche sociali nulla è stato fatto, anche in termini economici, per la prevenzione e lotta alle dipendenze patologiche, come invece sarebbe stato doveroso fare. Si ha la sensazione di una resa generalizzata di fronte al disagio ed alle dipendenze, normalizzati come inevitabili corollari della moderna società, che altro non è che l'anticamera del disimpegno, mentre la droga e le altre dipendenze da droga e comportamentali, che hanno trovato terreno fertile anche e ulteriormente nell'emergenza sanitaria da COVID-19, continuano a mietere sempre più vittime;
    dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, sono in aumento i decessi per overdose che raggiungono i livelli del decennio precedente con oltre un decesso al giorno, principalmente da eroina e cocaina. I quantitativi di cocaina sequestrati sono quasi triplicati raggiungendo nel 2019 le 8,3 tonnellate. Secondo la Relazione europea sulla droga, presentata dall'OEDT per l'anno 2019, l'Italia è al terzo posto in Europa per frequenza di uso cocaina e, secondo l'ESPAD, al primo posto per uso di cannabis tra i giovani. Si diffondono, inoltre, le dipendenze da gioco d'azzardo, social e video giochi, oltre all'acquisto su internet di droghe legali e illegali, in particolare nel cosiddetto deep web;
    è di pochi mesi fa la notizia della morte dei due giovanissimi ragazzi, trovati nelle loro rispettive abitazioni, dopo aver comprato «15 euro di metadone» da un pusher di 41 anni, in merito al quale è intervenuto con parole dure il procuratore di Terni che si è detto sconvolto dalla «naturalezza con la quale parlano di droga (...). Non si rendevano conto dell'importanza delle loro dichiarazioni (...), dando per scontato che quella sostanza provoca sollievo e non è così nociva»;
    rispetto a questa emergenza sociale, da oltre 10 anni le istituzioni hanno relegato il tema delle droghe ad uno sterile dibattito sulla liberalizzazione e commercializzazione della cannabis e negato colpevolmente, a causa dell'azzeramento del fondo nazionale lotta alla droga, qualsiasi tipo di aiuto, strutturale e adeguato alla gravità del problema, ad iniziative di prevenzione, cura, reinserimento socio-lavorativo e contrasto in materia di dipendenze patologiche;
    alle dipendenze da droghe, illegali, inoltre, si sommano i comportamenti e i danni riferiti a quelle legali, come l'alcol e il fumo, oltre a dipendenze patologiche, definite comportamentali, come ad esempio la Dipendenza da Gioco d Azzardo, la dipendenza da internet, dal gaming o dai social network;
    solo pochi mesi fa è stata scoperta una rete di adolescenti, tra i 13 e i 17 anni, che partecipavano ad un gruppo social, definito dagli inquirenti «dell'orrore», nel quale si scambiavano immagini «di orribili violenze e con contenuti di alta crudeltà»: ragazzini che guardano altri ragazzini e bambini abusati. Dall'analisi del telefonino di un ragazzo coinvolto «erano presenti numerosi file “gore”, la nuova frontiera della divulgazione illegale, video e immagini provenienti dal dark web raffiguranti suicidi, mutilazioni, squartamenti e decapitazioni di persone, in qualche caso di animali»;
    pochi mesi fa un bambino di soli undici anni si è tolto la vita a Napoli buttandosi dal balcone, probabilmente a causa di un gioco, una « challenge» come la definiscono gli adolescenti, in cui devono superare prove di crescente pericolosità sino ad arrivare al gesto estremo del suicidio o di uccidere una persona cara;
    essere sempre on line, per le giovani generazioni, e non riuscire a farne a meno, presentando una vera sindrome astinenziale, rischia di assottigliare la linea di demarcazione tra vita reale e virtuale, dove i limiti sono inesistenti e amiche i giovanissimi sono esposti alla visione di immagini e video a carattere violento senza alcun filtro;
    le istituzioni hanno il dovere di intervenire con risolutezza nel contrasto alle droghe e alle dipendenze patologiche da sostanze, legali e illegali, oltre a quelle comportamentali come, dal gioco d'azzardo, da internet e dai social;
    è da questo impegno che passa la tutela del futuro dei nostri giovani e delle loro famiglie;
   appare opportuno:
    assumere iniziative di competenza, anche di carattere normativo, finalizzate a una revisione del testo unico Stupefacenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, affinché si ponga come reale strumento per il contrasto alle dipendenze, tutte le dipendenze, anche quelle cosiddette senza sostanza, comportamentali;
    modificare la normativa, anche in materia di tutela della privacy, che disciplina la possibilità da parte degli amministratori dei siti e delle piattaforme di file sharing di rimuovere il materiale caricato dagli utenti e fornire alle autorità competenti gli indirizzi IP di chi ha caricato e/o scaricato il materiale;
    assegnare la delega in materia di politiche antidroga,

impegna il Governo:

   a riconoscere la necessaria centralità al tema della lotta alle droghe, con particolare riguardo alla prevenzione, garantendo la riorganizzazione del sistema dei servizi e stanziando adeguati fondi per servizi pubblici e il privato sociale, anche sul piano delle risorse, umane, in particolare, rifinanziando il fondo nazionale di lotta alla droga al fine di garantire, in particolare:
    1) un adeguato supporto alle comunità, al servizio pubblico e alle associazioni impegnate nell'attività di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento socio-lavorativo delle persone con problemi di dipendenza patologica;
    2) la realizzazione quanto prima la Conferenza Nazionale sulle droghe, attesa da oltre dieci anni, affinché si possa inquadrare l'evoluzione del fenomeno nazionale con tutti gli operatori del settore pubblico e del mondo associativo;
    3) a valutare l'opportunità della costituzione del Comitato nazionale di coordinamento per l'azione antidroga, l'organo che per legge, ha responsabilità di indirizzo e di promozione della politica generale di prevenzione e di intervento contro la illecita produzione e diffusione delle sostanze stupefacenti o psicotrope, a livello nazionale ed internazionale;
    4) l'incremento delle attività di informazione e formazione circa i rischi correlati al web e ai social network nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di educare e sensibilizzare al tema i ragazzi in età scolare, con il coinvolgimento delle famiglie, a tutela della loro salute mentale e incolumità fisica.
9/2790-bis-AR/113. (Testo modificato nel corso della seduta) Bellucci.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede lo stanziamento di 39 miliardi di euro da destinare, tra gli altri, a settori quali il fisco, lavoro, sanità ed emergenza sanitaria;
    nonostante le promesse, nulla è stato fatto a favore delle Forze dell'Ordine e delle Forze Armate che, insieme a tutto il personale sanitario, lottano in prima linea per contrastare l'emergenza sanitaria che ha investito anche l'Italia: carabinieri, poliziotti, finanzieri, agenti della Polizia Municipale impegnati in attività di controllo, nei posti di blocco e nel pattugliamento; appartenenti all'Esercito, alla Marina Militare e vigili del fuoco che soccorrono e prelevano i malati, attrezzano ospedali da campo o continuano a svolgere i propri compiti essenziali; nonché gli agenti di polizia penitenziaria costretti a lavorare senza poter rispettare le distanze di sicurezza, in un clima di tensione senza precedenti e in condizioni di rischio straordinario;
    dinanzi ai sacrifici richiesti, è dovere delle istituzioni riconoscere loro i giusti meriti, allentando così la pressione dei procedimenti attivati nei tribunali dalle famiglie delle Vittime del Dovere, costrette ad ottenere giustizia adendo le vie giudiziali;
    lo stesso decreto Rilancio ha riconosciuto lo status di Vittima al personale sanitario, sacrificatosi nell'adempimento della propria missione, quale esempio delle più alte virtù civiche,

impegna il Governo:

   a garantire l'equiparazione delle Vittime del Dovere alle Vittime del terrorismo, con estensione di pari tutele anche al personale sanitario (medici, infermieri, Oss) e agli appartenenti alle Forze dell'Ordine e Forze Armate che durante il servizio, in occasione della pandemia, sono periti o rimasti gravemente invalidi a causa del COVID-19;
   ad adeguare l'assegno vitalizio a favore delle Vittime del Dovere di cui all'articolo 2 della legge 23 novembre 1998, n. 407;
   a rendere effettivo il diritto al collocamento mirato delle categorie protette, anche in funzione dell'ulteriore categoria di vittime COVID-19 del comparto sanitario di cui all'articolo 16-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.
9/2790-bis-AR/114Maschio, Varchi, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede lo stanziamento di 39 miliardi di euro da destinare, tra gli altri, a settori quali il fisco, lavoro, sanità ed emergenza sanitaria;
    nonostante le promesse, nulla è stato fatto a favore delle Forze dell'Ordine e delle Forze Armate che, insieme a tutto il personale sanitario, lottano in prima linea per contrastare l'emergenza sanitaria che ha investito anche l'Italia: carabinieri, poliziotti, finanzieri, agenti della Polizia Municipale impegnati in attività di controllo, nei posti di blocco e nel pattugliamento; appartenenti all'Esercito, alla Marina Militare e vigili del fuoco che soccorrono e prelevano i malati, attrezzano ospedali da campo o continuano a svolgere i propri compiti essenziali; nonché gli agenti di polizia penitenziaria costretti a lavorare senza poter rispettare le distanze di sicurezza, in un clima di tensione senza precedenti e in condizioni di rischio straordinario;
    dinanzi ai sacrifici richiesti, è dovere delle istituzioni riconoscere loro i giusti meriti, allentando così la pressione dei procedimenti attivati nei tribunali dalle famiglie delle Vittime del Dovere, costrette ad ottenere giustizia adendo le vie giudiziali;
    lo stesso decreto Rilancio ha riconosciuto lo status di Vittima al personale sanitario, sacrificatosi nell'adempimento della propria missione, quale esempio delle più alte virtù civiche,

impegna il Governo

   a valutare l'opportunità di:
    garantire l'equiparazione delle Vittime del Dovere alle Vittime del terrorismo, con estensione di pari tutele anche al personale sanitario (medici, infermieri, Oss) e agli appartenenti alle Forze dell'Ordine e Forze Armate che durante il servizio, in occasione della pandemia, sono periti o rimasti gravemente invalidi a causa del COVID-19;
    adeguare l'assegno vitalizio a favore delle Vittime del Dovere di cui all'articolo 2 della legge 23 novembre 1998, n. 407;
    rendere effettivo il diritto al collocamento mirato delle categorie protette, anche in funzione dell'ulteriore categoria di vittime COVID-19 del comparto sanitario di cui all'articolo 16-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.
9/2790-bis-AR/114. (Testo modificato nel corso della seduta) Maschio, Varchi, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede lo stanziamento di 39 miliardi di euro da destinare, tra gli altri, a settori quali il fisco, lavoro, sanità ed emergenza sanitaria;
    in particolare, la crisi sanitaria prodotta da COVID-19 si sta trasformando con impeto in una crisi occupazionale, con effetti dirompenti per il welfare e, in particolare, per la gestione delle pensioni e degli ammortizzatori sociali: escludendo le prestazioni temporanee, il disavanzo INPS per il 2020 potrebbe aggirarsi tra i 41 e i 49 miliardi, un livello da non sottovalutare;
    al 21 maggio erano già 7,7 milioni i lavoratori coinvolti in richieste di CIG, di cui il 71 per cento era già stato pagato, in prevalenza con l'anticipo da parte dell'azienda; così come sono aumentati notevolmente i sussidi di disoccupazione (NASpI e DIS-COLL): nel periodo marzo-maggio è stato presentato il 40 per cento di richieste in più rispetto al 2019 e l'82 per cento delle domande riguarda contratti a termine scaduti, ma lasciati in essere dai vari decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che hanno bloccato i licenziamenti fino al 21 marzo 2021;
    dopo tale data ai contratti a termine cessati si aggiungeranno i licenziamenti veri e propri: i contratti a termine attualmente sono oltre 3 milioni e sono i primi candidati alla cessazione del rapporto di lavoro; di questi, poi, 385.000 sono dipendenti da imprese sospese del comparto turismo-ristorazione e commercio al dettaglio, per i quali un ritorno al lavoro pare molto improbabile, come per buona parte degli 800.000 contratti part-time nello stesso comparto;
    se nel 2020 perderemo il 9,5 per cento del PIL, e ammesso che si cominci a recuperare nel 2021, possiamo ipotizzare in circa 1.500.000 i posti perduti, come denunciato da Confindustria che ipotizza in 1.700.000 i disoccupati «COVID»;
    la situazione non è più rosea per i liberi professionisti iscritti alle casse previdenziali private che, al pari di tutte le Partite IVA, hanno registrato una drammatica contrazione del volume d'affari, ma non hanno beneficiato di alcuna indennità o possibilità di accesso a contributi, nonostante tutti gli indicatori abbiano bruscamente invertito la rotta nel primo quadrimestre del 2020, con un calo di circa 400.000 occupati e di circa 190.000 lavoratori indipendenti;
    tale situazione, se non verrà invertita la rotta, avrà presumibilmente effetti dirompenti sull'intero welfare e soprattutto sulle pensioni e la gestione degli ammortizzatori sociali,

impegna il Governo:

   a riconoscere un congruo incentivo economico ai datori di lavoro privati che, a decorrere dal 1o gennaio 2021 e fino al 31 dicembre 2022, manterranno almeno l'80 per cento dei livelli occupazionali in forza alla data del 1o febbraio 2020;
   ad estendere i contributi a fondo perduto anche agli iscritti alle Casse di previdenza private che abbiano registrato un rilevante calo di fatturato al fine di garantire la sostenibilità delle professioni intellettuali, fondamentali per la tenuta del sistema Paese;
   ad introdurre una riforma della disciplina IRPEF, attraverso una rimodulazione delle attuali aliquote del terzo e del quarto scaglione, al fine di produrre una riduzione della pressione fiscale crescente per tutti i contribuenti con redditi fino a 150.000 euro.
9/2790-bis-AR/115Lucaselli, Foti, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede lo stanziamento di 39 miliardi di euro da destinare, tra gli altri, a settori quali il fisco, lavoro, sanità ed emergenza sanitaria;
    in particolare, la crisi sanitaria prodotta da COVID-19 si sta trasformando con impeto in una crisi occupazionale, con effetti dirompenti per il welfare e, in particolare, per la gestione delle pensioni e degli ammortizzatori sociali: escludendo le prestazioni temporanee, il disavanzo INPS per il 2020 potrebbe aggirarsi tra i 41 e i 49 miliardi, un livello da non sottovalutare;
    al 21 maggio erano già 7,7 milioni i lavoratori coinvolti in richieste di CIG, di cui il 71 per cento era già stato pagato, in prevalenza con l'anticipo da parte dell'azienda; così come sono aumentati notevolmente i sussidi di disoccupazione (NASpI e DIS-COLL): nel periodo marzo-maggio è stato presentato il 40 per cento di richieste in più rispetto al 2019 e l'82 per cento delle domande riguarda contratti a termine scaduti, ma lasciati in essere dai vari decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che hanno bloccato i licenziamenti fino al 21 marzo 2021;
    dopo tale data ai contratti a termine cessati si aggiungeranno i licenziamenti veri e propri: i contratti a termine attualmente sono oltre 3 milioni e sono i primi candidati alla cessazione del rapporto di lavoro; di questi, poi, 385.000 sono dipendenti da imprese sospese del comparto turismo-ristorazione e commercio al dettaglio, per i quali un ritorno al lavoro pare molto improbabile, come per buona parte degli 800.000 contratti part-time nello stesso comparto;
    se nel 2020 perderemo il 9,5 per cento del PIL, e ammesso che si cominci a recuperare nel 2021, possiamo ipotizzare in circa 1.500.000 i posti perduti, come denunciato da Confindustria che ipotizza in 1.700.000 i disoccupati «COVID»;
    la situazione non è più rosea per i liberi professionisti iscritti alle casse previdenziali private che, al pari di tutte le Partite IVA, hanno registrato una drammatica contrazione del volume d'affari, ma non hanno beneficiato di alcuna indennità o possibilità di accesso a contributi, nonostante tutti gli indicatori abbiano bruscamente invertito la rotta nel primo quadrimestre del 2020, con un calo di circa 400.000 occupati e di circa 190.000 lavoratori indipendenti;
    tale situazione, se non verrà invertita la rotta, avrà presumibilmente effetti dirompenti sull'intero welfare e soprattutto sulle pensioni e la gestione degli ammortizzatori sociali,

impegna il Governo:

   ad estendere i contributi a fondo perduto anche agli iscritti alle Casse di previdenza private che abbiano registrato un rilevante calo di fatturato al fine di garantire la sostenibilità delle professioni intellettuali, fondamentali per la tenuta del sistema Paese;
   ad introdurre una riforma della disciplina IRPEF, attraverso una rimodulazione delle attuali aliquote del terzo e del quarto scaglione, al fine di produrre una riduzione della pressione fiscale crescente per tutti i contribuenti con redditi fino a 150.000 euro.
9/2790-bis-AR/115. (Testo modificato nel corso della seduta) Lucaselli, Foti, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede lo stanziamento di 39 miliardi di euro da destinare, tra gli altri, a settori quali il fisco, lavoro, sanità ed emergenza sanitaria;
    la portualità è uno dei principali pilastri dell'economia nazionale, con una valenza in grado di attrarre a se sistemi economici che rappresentano una percentuale importante della produzione di valore della nostra industria, del commercio e dei servizi: secondo un recente rapporto, l'economia del mare nel 2017 contribuiva al PIL italiano per 34,3 miliardi di euro; una centralità che negli ultimi anni è stata fotografata dai significativi e importanti aumenti dei traffici e dei volumi di merce passata per i porti italiani;
    assumere un ruolo da protagonista nelle reti commerciali marittime rappresenta infatti una sfida fondamentale non soltanto dal punto vista commerciale e industriale, ma anche in ottica geopolitica;
    nonostante tale consapevolezza, la rete logistica e infrastrutturale del Mezzogiorno vive ancora un importante divario rispetto al Nord Italia, come riconosciuto dallo stesso Presidente Conte in occasione della presentazione del nuovo Piano Sud 2030 presentato a Gioia Tauro;
    il rilancio del Sud Italia non può non passare dall'adeguamento e potenziamento degli assi viari e ferroviari di connessione con le aree industriali, con i porti, interporti e retroporti; nonché di adeguamento dei porti, degli approdi e dei servizi a terra per uno sviluppo efficiente del traffico merci, anche al fine di garantire alle ZES di esprimere tutte le loro potenzialità;
    il Rapporto SACE-SIMEST 2018 ha stimato che il gap di qualità logistica rispetto alla Germania costa all'Italia 70 miliardi di euro in export mancato;
    l'efficienza dei sistemi portuali e la loro funzionalità rappresentano fattori che possono fare la differenza e difendere la portualità investendo sulla sua crescita significa investire per dare sostegno e sviluppo all'economia di tutta la Nazione;
    la definizione delle risorse statali dovrebbe sempre essere guidata dal principio di riequilibrio territoriale in favore delle regioni del Mezzogiorno o dei territori più svantaggiati,

impegna il Governo:

   a stanziare adeguate risorse, nella misura non inferiore a 10 milioni di euro, per interventi di ampliamento, ammodernamento e riqualificazione del porto di Vibo Valentia;
   a stanziare adeguate risorse, nella misura non inferiore a 5 milioni di euro, per interventi di ampliamento, ammodernamento e riqualificazione del porto di Catanzaro;
   a ripristinare le risorse destinate alle Zone economiche speciali del Mezzogiorno, da destinare a misure di semplificazione burocratica e credito d'imposta per incentivare le aziende a insediarsi o investire in territori fortemente penalizzati.
9/2790-bis-AR/116Ferro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede lo stanziamento di 39 miliardi di euro da destinare, tra gli altri, a settori quali il fisco, lavoro, sanità ed emergenza sanitaria;
    la portualità è uno dei principali pilastri dell'economia nazionale, con una valenza in grado di attrarre a se sistemi economici che rappresentano una percentuale importante della produzione di valore della nostra industria, del commercio e dei servizi: secondo un recente rapporto, l'economia del mare nel 2017 contribuiva al PIL italiano per 34,3 miliardi di euro; una centralità che negli ultimi anni è stata fotografata dai significativi e importanti aumenti dei traffici e dei volumi di merce passata per i porti italiani;
    assumere un ruolo da protagonista nelle reti commerciali marittime rappresenta infatti una sfida fondamentale non soltanto dal punto vista commerciale e industriale, ma anche in ottica geopolitica;
    nonostante tale consapevolezza, la rete logistica e infrastrutturale del Mezzogiorno vive ancora un importante divario rispetto al Nord Italia, come riconosciuto dallo stesso Presidente Conte in occasione della presentazione del nuovo Piano Sud 2030 presentato a Gioia Tauro;
    il rilancio del Sud Italia non può non passare dall'adeguamento e potenziamento degli assi viari e ferroviari di connessione con le aree industriali, con i porti, interporti e retroporti; nonché di adeguamento dei porti, degli approdi e dei servizi a terra per uno sviluppo efficiente del traffico merci, anche al fine di garantire alle ZES di esprimere tutte le loro potenzialità;
    il Rapporto SACE-SIMEST 2018 ha stimato che il gap di qualità logistica rispetto alla Germania costa all'Italia 70 miliardi di euro in export mancato;
    l'efficienza dei sistemi portuali e la loro funzionalità rappresentano fattori che possono fare la differenza e difendere la portualità investendo sulla sua crescita significa investire per dare sostegno e sviluppo all'economia di tutta la Nazione;
    la definizione delle risorse statali dovrebbe sempre essere guidata dal principio di riequilibrio territoriale in favore delle regioni del Mezzogiorno o dei territori più svantaggiati,

impegna il Governo:

   a valutare, esaminato il quadro normativo vigente anche europeo e compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, l'adozione delle più opportune inizative volte a:
    stanziare adeguate risorse, nella misura non inferiore a 10 milioni di euro, per interventi di ampliamento, ammodernamento e riqualificazione del porto di Vibo Valentia;
    stanziare adeguate risorse, nella misura non inferiore a 5 milioni di euro, per interventi di ampliamento, ammodernamento e riqualificazione del porto di Catanzaro;
    ripristinare le risorse destinate alle Zone economiche speciali del Mezzogiorno, da destinare a misure di semplificazione burocratica e credito d'imposta per incentivare le aziende a insediarsi o investire in territori fortemente penalizzati.
9/2790-bis-AR/116. (Testo modificato nel corso della seduta) Ferro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede lo stanziamento di 39 miliardi di euro da destinare, tra gli altri, a settori quali il fisco, lavoro, sanità ed emergenza sanitaria;
    dall'inizio dei diffondersi del COVID-19, sono diversi gli operatori della giustizia risultati positivi al tampone o posti in quarantena per contagi verificatisi nell'ufficio giudiziario ove prestano attività;
    in particolare, da tempo vengono denunciate le inaccettabili condizioni in cui la categoria del giudici onorari opera, unitamente all'annosa e mai risolta problematica che la pandemia ha riproposto in tutta la sua drammaticità: i magistrati onorari, pur essendo qualificati come lavoratori subordinati a tempo determinato dalla nota sentenza «UX» dalla Corte di giustizia europea, continuano ed essere esclusi da qualsiasi tutela in caso di malattia o di sospensione dell'attività dei tribunali;
    chi è costretto ad affrontare una malattia, infatti, oltre a dover combattere contro il male, viene abbandonato dallo Stato e privato di ogni sostegno economico per se e per la propria famiglia e lo stesso accade in caso di sospensione dell'attività dei tribunali, come recentemente successo in periodo di lockdown, o di semplice rallentamento con riduzione delle udienze, uniche attività retribuite con il sistema a cottimo;
    sono circa 5.000 i magistrati onorari, il secondo pilastro fondamentale per l'esercizio della giurisdizione, che consentono di smaltire circa il 60 per cento del carico dei processi civili e penali: alcuni di questi professionisti lavorano anche da 20 anni, con gli stessi doveri dei magistrati ordinari ma senza averne gli stessi diritti assistenziali e previdenziali e percependo una retribuzione e indennità pari a circa un sesto di un magistrato ordinario;
    il nostro appare un sistema drammaticamente bipolare, che da un lato continua a pagare decine di milioni di indennizzi per violazione del principio del giusto processo e dall'altro non sembra intenzionato a riformare il sistema; da un lato si serve, perché non può farne a meno, della magistratura onoraria per far funzionare la macchina della giustizia, ma dall'altro non è disposto a riconoscere ai giudici onorari i diritti spettanti;
    lo stesso neo presidente della Corte Costituzionale Coraggio è intervenuto duramente sulla questione dei giudici onorari, ricordando lo sciopero della fame iniziato da due giudici onorari di Palermo, a cui ha fatto eco un duro sciopero nazionale di tutta la categoria, pronta ad astenersi dalle udienze per tutto il mese di dicembre: «Certo, lo sciopero della fame colpisce. La Corte quello che poteva fare lo ha fatto. Anche se intervenendo su un caso marginale (quello del rimborso delle spese legali, ndr.). Però ha affermato un principio importante. La funzione è la stessa, sia che si giudichi su materie di minore o maggiore rilevanza economica, i criteri sono sempre identici, la serenità rispetto alle parti. Ma bisogna riflettere fino a che punto l'identità di funzione si traduce poi nel rapporto di impiego. L'Italia è inadempiente rispetto all'Europa, anche se si era impegnata a intervenire. Adesso un passo è urgente. Ma i tempi e l'oggetto della partita vanno rimessi al Parlamento»;
    anche il Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, ha recentemente riconosciuto come «non sia più rinviabile un intervento immediato che possa dare tranquillità alla magistratura onoraria, modificando la disciplina attuale con dei correttivi indispensabili, in una situazione già critica. Con adeguati correttivi e risorse aggiuntive [...] possiamo dare un segnale importante di tutela per chi ha svolto e continua a svolgere un'attività fondamentale per lo Stato, e ragionare successivamente di una complessiva riforma di un settore essenziale per il nostro sistema giudiziario. L'emergenza sanitaria e il blocco dei lavori parlamentari non connessi al COVID-19 ci pongono di fronte a una scelta necessaria»;
    appare opportuno assumere iniziative per garantire che i magistrati onorari in servizio da decenni possano, a domanda, chiedere il trasferimento di sede,

impegna il Governo:

   ad individuare, con urgenza, le risorse destinate a:
    garantire la giusta retribuzione per la magistratura ordinaria, in linea con i principi costituzionali e le norme comunitarie e nazionali, anche al fine di scongiurare gli effetti della precedente riforma che si dispiegheranno a partire dal 2021;
    garantire la permanenza in servizio dei magistrati onorari come lavoratori con i diritti propri di lavoratori subordinati, così come già previsto in passato con la legge n. 217 del 1974, in ottemperanza alla sentenza del 16 luglio 2020 della Corte di giustizia europea ed in linea al recentissimo richiamo del Presidente della Corte costituzionale;
    prevedere l'indennità di malattia e le tutele previdenziali per i magistrati onorari.
9/2790-bis-AR/117Varchi, Maschio, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede lo stanziamento di 39 miliardi di euro da destinare, tra gli altri, a settori quali il fisco, lavoro, sanità ed emergenza sanitaria;
    dall'inizio dei diffondersi del COVID-19, sono diversi gli operatori della giustizia risultati positivi al tampone o posti in quarantena per contagi verificatisi nell'ufficio giudiziario ove prestano attività;
    in particolare, da tempo vengono denunciate le inaccettabili condizioni in cui la categoria del giudici onorari opera, unitamente all'annosa e mai risolta problematica che la pandemia ha riproposto in tutta la sua drammaticità: i magistrati onorari, pur essendo qualificati come lavoratori subordinati a tempo determinato dalla nota sentenza «UX» dalla Corte di giustizia europea, continuano ed essere esclusi da qualsiasi tutela in caso di malattia o di sospensione dell'attività dei tribunali;
    chi è costretto ad affrontare una malattia, infatti, oltre a dover combattere contro il male, viene abbandonato dallo Stato e privato di ogni sostegno economico per se e per la propria famiglia e lo stesso accade in caso di sospensione dell'attività dei tribunali, come recentemente successo in periodo di lockdown, o di semplice rallentamento con riduzione delle udienze, uniche attività retribuite con il sistema a cottimo;
    sono circa 5.000 i magistrati onorari, il secondo pilastro fondamentale per l'esercizio della giurisdizione, che consentono di smaltire circa il 60 per cento del carico dei processi civili e penali: alcuni di questi professionisti lavorano anche da 20 anni, con gli stessi doveri dei magistrati ordinari ma senza averne gli stessi diritti assistenziali e previdenziali e percependo una retribuzione e indennità pari a circa un sesto di un magistrato ordinario;
    il nostro appare un sistema drammaticamente bipolare, che da un lato continua a pagare decine di milioni di indennizzi per violazione del principio del giusto processo e dall'altro non sembra intenzionato a riformare il sistema; da un lato si serve, perché non può farne a meno, della magistratura onoraria per far funzionare la macchina della giustizia, ma dall'altro non è disposto a riconoscere ai giudici onorari i diritti spettanti;
    lo stesso neo presidente della Corte Costituzionale Coraggio è intervenuto duramente sulla questione dei giudici onorari, ricordando lo sciopero della fame iniziato da due giudici onorari di Palermo, a cui ha fatto eco un duro sciopero nazionale di tutta la categoria, pronta ad astenersi dalle udienze per tutto il mese di dicembre: «Certo, lo sciopero della fame colpisce. La Corte quello che poteva fare lo ha fatto. Anche se intervenendo su un caso marginale (quello del rimborso delle spese legali, ndr.). Però ha affermato un principio importante. La funzione è la stessa, sia che si giudichi su materie di minore o maggiore rilevanza economica, i criteri sono sempre identici, la serenità rispetto alle parti. Ma bisogna riflettere fino a che punto l'identità di funzione si traduce poi nel rapporto di impiego. L'Italia è inadempiente rispetto all'Europa, anche se si era impegnata a intervenire. Adesso un passo è urgente. Ma i tempi e l'oggetto della partita vanno rimessi al Parlamento»;
    anche il Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, ha recentemente riconosciuto come «non sia più rinviabile un intervento immediato che possa dare tranquillità alla magistratura onoraria, modificando la disciplina attuale con dei correttivi indispensabili, in una situazione già critica. Con adeguati correttivi e risorse aggiuntive [...] possiamo dare un segnale importante di tutela per chi ha svolto e continua a svolgere un'attività fondamentale per lo Stato, e ragionare successivamente di una complessiva riforma di un settore essenziale per il nostro sistema giudiziario. L'emergenza sanitaria e il blocco dei lavori parlamentari non connessi al COVID-19 ci pongono di fronte a una scelta necessaria»;
    appare opportuno assumere iniziative per garantire che i magistrati onorari in servizio da decenni possano, a domanda, chiedere il trasferimento di sede,

impegna il Governo:

   a proseguire nella definizione di attività istruttorie poste in essere per l'elaborazione di una soluzione normativa che in tempi brevi assicuri l'adozione di una disciplina che delinei lo Statuto giuridico ed economico dei magistrati onorari nel rispetto del quadro normativo, costituzionale ed eurounitario.
9/2790-bis-AR/117. (Testo modificato nel corso della seduta) Varchi, Maschio, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede lo stanziamento di 39 miliardi di euro da destinare, tra gli altri, a settori quali il fisco, lavoro, sanità ed emergenza sanitaria;
    da anni i nostri negozi e, in generale, le attività produttive lottano contro la crisi, cercando di adeguarsi ai livelli di servizio e alle offerte commerciali proposte dai giganti del commercio elettronico e dalla grande distribuzione, finora senza troppa fortuna per una serie di ragioni, primo fra tutte, una iniquità fiscale tra i due tipi di attività, a cui non si è mai pensato di porre rimedio;
    non si può da un lato riconoscere che i sistemi commerciali delle aree urbane rappresentino veri e propri luoghi di riferimento per intere comunità, e dall'altra far «suicidare» il commercio di vicinato nell'assenza totale di regole condivise e di un supporto delle istituzioni; che è, di fatto, quanto sta accadendo, con notevoli ripercussioni sul piano occupazionale, sociale e di tenuta del sistema produttivo nazionale: solo a titolo esemplificativo, se i negozi fisici, in media, impiegano 49 persone per ogni 10 milioni di vendite, nel caso di Amazon si scende a 23 persone, sempre per ogni 10 milioni di ricavi; i commercianti hanno limiti di orari, non possono stare sempre aperti come, invece, può fare un negozio on line; i commercianti che decidono di praticare sconti su alcuni articoli, fuori dal periodo dei saldi, devono comunicarlo al comune; on line si può scontare tutto, senza dar conto a nessuno;
    nel 2020, ogni giorno ci viene ricordata l'emergenza sociale quale conseguenza drammatica dell'emergenza sanitaria che il mondo sta vivendo: migliaia di posti di lavoro sono scomparsi, il tasso di occupazione è sceso al 57,9 per cento (penultimo posto in Europa) e quello di disoccupazione è al 6,3 per cento (tra i più bassi degli ultimi decenni), con un'incidenza dei «nuovi poveri» passata dal 31 per cento al 45 per cento;
    tale situazione senza precedenti, però, è anche conseguenza diretta dei nostri metodi di produzione, globalizzati, che se da un lato, quello più facile da vedere, ostentano efficienza, comodità e un relativo risparmio; dall'altro lato ci hanno mostrato un mondo sempre più povero, meno tutelato, ricattabile: se a un risparmio di tempo c denaro individuali corrisponde un maggior costo sociale in termini di dignità dei lavoratori e posti di lavoro, allora il bilancio è certamente negativo. E lo è per tutti, perché una società più povera, in termini economici, morali, di sicurezza è un costo per tutti;
    e non solo, perché alla perdita di lavoro si aggiunge quella di gettito fiscale locale, ponendoci davanti a un duplice evidente problema: di concorrenza sleale verso gli altri operatori commerciali e di perdita di importanti risorse da investire sul territorio;
    i giganti del web nel 2018 hanno versato all'erario 64 milioni di euro, pari a circa il 2,7 per cento dei ricavi; nulla in confronto alla crescita vertiginosa dei fatturati, con picchi anche del 300 per cento e incassi pari a 850 miliardi di euro;
    un recente report dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre ha evidenziato che le piccole e medie imprese (Pmi) italiane hanno un carico fiscale quasi doppio delle multinazionali del web: se, infatti le prime registrano un carico fiscale complessivo che si attesta al 59,1 per cento dei profitti (The World Bank, «Doing Business 2020», 24 ottobre 2019), le multinazionali del web presenti in Italia, o meglio le controllate di questi giganti economici ubicate sul nostro territorio, registrano un tax rate del 33,1 per cento: è necessario un intervento che consenta di recuperare un serio obiettivo di equità fiscale;
    un evento catastrofico come l'emergenza pandemica potrebbe paradossalmente portare nuova linfa ai piccoli esercizi e alle micro-imprese commerciali, ma per uscire da questa crisi bisogna far leva sugli strumenti innovativi e recuperare spirito di solidarietà, tornando ad occuparsi dei nostri negozi «di strada», nei centri storici, come nelle periferie;
    le istituzioni hanno il dovere di sostenere con lo stesso parametro usato per i lavoratori dipendenti i negozi di vicinato, non solo per ovvie ragioni economiche, ma per presidiare una socialità e una qualità della vita ormai perse: questi negozi, nei piccoli centri come nelle periferie delle grandi città, rappresentano luoghi di aggregazione, un avamposto contro l'illegalità, il degrado, la desertificazione di strade e quartieri;
    la sopravvivenza del commercio nelle nostre città ha oggi solo una soluzione: strumenti che incoraggino i negozi di vicinato a concorrere con i giganti del web e della grande distribuzione,

impegna il Governo:

   ad assumere iniziative di competenza per mettere gli esercizi di vicinato in condizione di concorrere con i colossi del web, salvaguardando il nostro tessuto economico e sociale, attraverso la previsione di regole eque ed uniformi per tutti, anche per quanto riguarda le promozioni commerciali, come il black Friday o il Prime Day, a tutela dei consumatori e di un mercato sano;
   a introdurre una tassazione agevolata per le attività commerciali in zone svantaggiate, dai piccoli comuni, alle periferie delle città metropolitane, alle aree depresse;
   a modificare i parametri della «Digital tax» per escludervi dal campo di applicazione le imprese nazionali e colpire le asimmetrie fiscali di cui godono le multinazionali del web, destinando prioritariamente le risorse ricavate al ristoro delle piccole e medie imprese e delle attività commerciali di vicinato, tra cui le botteghe storiche, che rappresentano un patrimonio unico dal punto di vista culturale e della tutela del made in Italy;
   a prevedere adeguati strumenti, anche di carattere economico e tecnologico, per favorire l'attività di consegna a domicilio e di commercio on line delle micro-imprese commerciali italiane;
   a porre in essere ogni iniziativa di competenza presso le competenti sedi europee finalizzata a rivedere la proposta di direttiva COM(2018)148 final del Consiglio relativa al sistema comune d'imposta sui servizi digitali applicabile ai ricavi derivanti dalla fornitura di taluni servizi digitali, al fine di assicurare una tassazione coordinata a livello globale che consenta di limitare i comportamenti di elusione fiscale.
9/2790-bis-AR/118Rampelli, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame prevede lo stanziamento di 39 miliardi di euro da destinare, tra gli altri, a settori quali il fisco, lavoro, sanità ed emergenza sanitaria;
    da anni i nostri negozi e, in generale, le attività produttive lottano contro la crisi, cercando di adeguarsi ai livelli di servizio e alle offerte commerciali proposte dai giganti del commercio elettronico e dalla grande distribuzione, finora senza troppa fortuna per una serie di ragioni, primo fra tutte, una iniquità fiscale tra i due tipi di attività, a cui non si è mai pensato di porre rimedio;
    non si può da un lato riconoscere che i sistemi commerciali delle aree urbane rappresentino veri e propri luoghi di riferimento per intere comunità, e dall'altra far «suicidare» il commercio di vicinato nell'assenza totale di regole condivise e di un supporto delle istituzioni; che è, di fatto, quanto sta accadendo, con notevoli ripercussioni sul piano occupazionale, sociale e di tenuta del sistema produttivo nazionale: solo a titolo esemplificativo, se i negozi fisici, in media, impiegano 49 persone per ogni 10 milioni di vendite, nel caso di Amazon si scende a 23 persone, sempre per ogni 10 milioni di ricavi; i commercianti hanno limiti di orari, non possono stare sempre aperti come, invece, può fare un negozio on line; i commercianti che decidono di praticare sconti su alcuni articoli, fuori dal periodo dei saldi, devono comunicarlo al comune; on line si può scontare tutto, senza dar conto a nessuno;
    nel 2020, ogni giorno ci viene ricordata l'emergenza sociale quale conseguenza drammatica dell'emergenza sanitaria che il mondo sta vivendo: migliaia di posti di lavoro sono scomparsi, il tasso di occupazione è sceso al 57,9 per cento (penultimo posto in Europa) e quello di disoccupazione è al 6,3 per cento (tra i più bassi degli ultimi decenni), con un'incidenza dei «nuovi poveri» passata dal 31 per cento al 45 per cento;
    tale situazione senza precedenti, però, è anche conseguenza diretta dei nostri metodi di produzione, globalizzati, che se da un lato, quello più facile da vedere, ostentano efficienza, comodità e un relativo risparmio; dall'altro lato ci hanno mostrato un mondo sempre più povero, meno tutelato, ricattabile: se a un risparmio di tempo c denaro individuali corrisponde un maggior costo sociale in termini di dignità dei lavoratori e posti di lavoro, allora il bilancio è certamente negativo. E lo è per tutti, perché una società più povera, in termini economici, morali, di sicurezza è un costo per tutti;
    e non solo, perché alla perdita di lavoro si aggiunge quella di gettito fiscale locale, ponendoci davanti a un duplice evidente problema: di concorrenza sleale verso gli altri operatori commerciali e di perdita di importanti risorse da investire sul territorio;
    i giganti del web nel 2018 hanno versato all'erario 64 milioni di euro, pari a circa il 2,7 per cento dei ricavi; nulla in confronto alla crescita vertiginosa dei fatturati, con picchi anche del 300 per cento e incassi pari a 850 miliardi di euro;
    un recente report dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre ha evidenziato che le piccole e medie imprese (Pmi) italiane hanno un carico fiscale quasi doppio delle multinazionali del web: se, infatti le prime registrano un carico fiscale complessivo che si attesta al 59,1 per cento dei profitti (The World Bank, «Doing Business 2020», 24 ottobre 2019), le multinazionali del web presenti in Italia, o meglio le controllate di questi giganti economici ubicate sul nostro territorio, registrano un tax rate del 33,1 per cento: è necessario un intervento che consenta di recuperare un serio obiettivo di equità fiscale;
    un evento catastrofico come l'emergenza pandemica potrebbe paradossalmente portare nuova linfa ai piccoli esercizi e alle micro-imprese commerciali, ma per uscire da questa crisi bisogna far leva sugli strumenti innovativi e recuperare spirito di solidarietà, tornando ad occuparsi dei nostri negozi «di strada», nei centri storici, come nelle periferie;
    le istituzioni hanno il dovere di sostenere con lo stesso parametro usato per i lavoratori dipendenti i negozi di vicinato, non solo per ovvie ragioni economiche, ma per presidiare una socialità e una qualità della vita ormai perse: questi negozi, nei piccoli centri come nelle periferie delle grandi città, rappresentano luoghi di aggregazione, un avamposto contro l'illegalità, il degrado, la desertificazione di strade e quartieri;
    la sopravvivenza del commercio nelle nostre città ha oggi solo una soluzione: strumenti che incoraggino i negozi di vicinato a concorrere con i giganti del web e della grande distribuzione,

impegna il Governo:

   a valutare, esaminato il quadro normativo vigente anche europeo e compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, l'adozione delle più opportune iniziative volte a:
    assumere iniziative di competenza per mettere gli esercizi di vicinato in condizione di concorrere con i colossi del web, salvaguardando il nostro tessuto economico e sociale, attraverso la previsione di regole eque ed uniformi per tutti, anche per quanto riguarda le promozioni commerciali, come il black Friday o il Prime Day, a tutela dei consumatori e di un mercato sano;
    introdurre una tassazione agevolata per le attività commerciali in zone svantaggiate, dai piccoli comuni, alle periferie delle città metropolitane, alle aree depresse;
    modificare i parametri della «Digital tax» per escludervi dal campo di applicazione le imprese nazionali e colpire le asimmetrie fiscali di cui godono le multinazionali del web, destinando prioritariamente le risorse ricavate al ristoro delle piccole e medie imprese e delle attività commerciali di vicinato, tra cui le botteghe storiche, che rappresentano un patrimonio unico dal punto di vista culturale e della tutela del made in Italy;
    prevedere adeguati strumenti, anche di carattere economico e tecnologico, per favorire l'attività di consegna a domicilio e di commercio on line delle micro-imprese commerciali italiane;
    porre in essere ogni iniziativa di competenza presso le competenti sedi europee finalizzata a rivedere la proposta di direttiva COM(2018)148 final del Consiglio relativa al sistema comune d'imposta sui servizi digitali applicabile ai ricavi derivanti dalla fornitura di taluni servizi digitali, al fine di assicurare una tassazione coordinata a livello globale che consenta di limitare i comportamenti di elusione fiscale.
9/2790-bis-AR/118. (Testo modificato nel corso della seduta) Rampelli, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    la soglia massima per il pagamento in contanti è fissata a 2.000 euro, come previsto dall'articolo 49 del decreto legislativo n. 231 del 2007 (modificato dall'articolo 18, comma 1, lettera A del decreto-legge n. 124 del 2019);
    tuttavia, la legge di Bilancio, 27 dicembre 2019, n. 160, in modo non coerente con la predetta disposizione, ha previsto, al comma 679, tra l'altro, che per il riconoscimento della detrazione dall'imposta lorda nella misura del 19 per cento ai fini Irpef delle spese sanitarie, è necessario che il pagamento sia effettuato con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento tracciabili, escludendo, il pagamento in contanti, qualunque sia l'importo erogato. Il successivo comma 680 prevede che il predetto limite non si applica solo alle detrazioni spettanti in relazione alle spese sostenute per l'acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale;
    di conseguenza, da una mera lettura delle norme in questione il contribuente comprende che, pur in presenza di una fattura, non potrà ottenere alcuna detrazione per ulteriori spese sanitarie oltre a quelle previste, se viene utilizzato il contante ai fini del pagamento, ad esempio, nel caso di una visita specialistica da un medico privato; con una circolare, del 16 ottobre 2020, anche il Direttore dell'Agenzia ha fornito chiarimenti in materia di tracciabilità delle spese sanitarie e veterinarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi, a decorrere dall'anno d'imposta 2020, precisando che, nella dichiarazione «precompilata», i dati delle spese sanitarie e veterinarie, forniti all'Agenzia delle entrate dal Sistema Tessera Sanitaria, sono esclusivamente quelli relativi alle spese sanitarie e veterinarie sostenute con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento tracciabili di cui all'articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, vale a dire con «carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari ovvero mediante altri sistemi di pagamento»;
    il predetto sistema di rilevazione delle spese disposto dall'Agenzia delle entrate è conseguenza del limite alla detrazione introdotto dalla legge di Bilancio per l'anno finanziario 2020 di cui ai commi 679-680, sopra citati;
    è evidente l'illogicità della procedura in questione che attesta, innanzitutto, un difetto di coordinamento della normativa sull'uso dei contanti e, inoltre, l'inadeguatezza del sistema poiché esclude un tracciamento tramite fattura elettronica; in conformità ad una normativa che ammette l'uso del contante fino a 2.000 euro, è inammissibile che non si possa detrarre una somma legittimamente pagata e regolarmente certificata dalla relativa fattura oggetto della prestazione del professionista, che rende il pagamento perfettamente tracciabile, in termini di dimostrazione dell'evidenza dell'atto;
    sicché, l'Agenzia dell'entrate riferendosi alla norma della legge di bilancio che in modo evidente difetta di coordinamento, omette di prevedere una forma di trasmissione della fattura al sistema in modo da consentire la presa in carico della spesa ai fini della annuale dichiarazione dei redditi, anche nella precompilata;
    non vi è dubbio che il predetto sistema necessità di un intervento normativo, poiché oltre a non apparire coerente con la normativa in materia di utilizzo del contante, non risulta neanche chiara e comprensibile ai cittadini, già afflitti da una legislazione in materia fiscale sempre più complessa e contorta,

impegna il Governo

ad adottare provvedimenti normativi affinché la procedura disposta per la detrazione delle spese sanitarie sia coerente con la legge sull'utilizzo del contante, e venga riconosciuta con modalità agevoli per il cittadino, nella dichiarazione dei redditi (precompilata e non) anche quando il pagamento sia effettuato in contanti, in presenza di una fattura che attesti il pagamento – e non esclusivamente quando la spesa avvenga con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento previsti dall'articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, che escludono il pagamento in contanti.
9/2790-bis-AR/119Rizzetto, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    l'articolo 159 al comma 1 autorizza il Ministero della giustizia, per l'anno 2021, ad assumere magistrati ordinari che risultino vincitori di concorsi già banditi alla data di entrata in vigore della legge di bilancio, in aggiunta a quelli di cui è prevista l'assunzione in base alla normativa in vigore; il medesimo comma stanzia altresì le risorse finanziarie necessarie nel limite di euro 6.981.028 per il primo anno fino ad arrivare a euro 25.606.881 a decorrere dall'anno 2030;
    secondo quanto specificato nella relazione illustrativa, le assunzioni in oggetto sono essenzialmente motivate dalle gravi scoperture di organico che caratterizzano l'amministrazione della giustizia, tanto da essere previste in aggiunta alle facoltà assunzionali già riconosciute dalla normativa attualmente vigente;
    i commi 1-bis e 1-ter, inseriti nel corso dell'esame in commissione, intervengono inoltre sulla disciplina delle piante organiche flessibili distrettuali di magistrati da destinare alla sostituzione dei magistrati assenti ovvero all'assegnazione agli uffici giudiziari del distretto che versino in condizioni critiche di rendimento (disciplina introdotta nella legge n. 48 del 2001, sul ruolo organico della magistratura, dalla legge di bilancio dello scorso anno); la disposizione riconosce ai magistrati destinati alla pianta organica flessibile distrettuale un incentivo economico per il periodo di effettivo servizio prestato e per un massimo di 24 mesi, pari al 50 per cento dell'indennità mensile prevista per il magistrato trasferito d'ufficio a sedi disagiate;
   considerato che l'arretrato giudiziario – anche alla luce della sospensione dei procedimenti civili penali ed amministrativi e dei rinvii di cui ai provvedimenti disposti negli scorsi mesi per effetto della situazione di emergenza – assume dimensioni preoccupanti, non si può non rilevare che, contestualmente alle nuove assunzioni e alla concessione di incentivi economici, è giusto ed opportuno provvedere a concentrare tutte le forze in campo a svolgere attività giurisdizionale;
    risulta invece molto contraddittorio investire cospicue risorse per coprire le vacanze di organico e dall'altro non operare per indirizzare tutte le risorse verso la giurisdizione, intervenendo decisamente sul fenomeno dei magistrati fuori ruolo, che a centinaia, sono sottratti alla quotidianità dei palazzi di Giustizia (in gran numero sono di stanza al ministero della Giustizia);
    il Governo nei mesi scorsi si era impegnato, accogliendo un ordine del giorno alla Camera, «ad adottare ogni opportuna iniziativa volta a ridurre gli incarichi in posizione di fuori ruolo a magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, avvocati e procuratori dello Stato»;
    l'impegno non è stato rispettato. Il numero dei magistrati ordinari fuori ruolo è addirittura lievitato rispetto al momento di accoglimento dell'ordine del giorno e molti sono stati indirizzati al ministero della Giustizia,

impegna il Governo

ad adottare con urgenza un'iniziativa normativa volta a ridurre drasticamente il numero degli attuali incarichi in posizione di fuori ruolo a magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, avvocati e procuratori dello Stato.
9/2790-bis-AR/120Costa, Angiola, Frate, Magi.


   La Camera,
   premesso che:
    la pandemia dovuta al Covid-19 sta mettendo a dura prova il sistema Paese e si tratta di una crisi economica e sociale senza precedenti che richiede di sfruttare al massimo tutte le risorse e gli strumenti disponibili;
    la diplomazia culturale è una parte fondamentale della politica estera del nostro Paese. Il Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale afferma che le istituzioni scolastiche all'estero costituiscono una risorsa per la promozione della lingua e della cultura italiana e che le scuole italiane presenti in tutto il mondo rappresentano uno strumento di diffusione di idee, progetti, iniziative in raccordo con le Ambasciate e i Consolati e con le priorità della politica italiana;
    le scuole italiane sono un punto di riferimento nei Paesi in cui operano, potendo produrre per l'Italia ritorni di lunga durata in tutti i settori: culturale, politico ed economico. Tanto che presso il Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, all'interno della Direzione Generale per la promozione del Sistema Paese, è stata istituita la Direzione centrale della cultura e della lingua italiana;
    l'articolo 1, comma 587, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, ha autorizzato l'istituzione, nello stato di previsione del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, di un fondo da ripartire per il potenziamento della promozione della cultura e della lingua italiana all'estero;
    con decreto ministeriale n. 525 del 2017 il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha approvato un programma di interventi da finanziare con il suddetto fondo per il quadriennio 2017-2020 per un importo complessivo di euro 19.500.000;
    l'articolo 14, commi 4-ter e 4-quater, della legge n. 8 del 28 febbraio 2020 di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162 recante «Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni nonché di innovazione tecnologica», prevede il rifinanziamento del fondo per il potenziamento della promozione della cultura e della lingua italiana all'estero, per il 2021 e il 2022 per un milione di euro per ciascun anno;
    la Scuola d'Italia «Guglielmo Marconi» con sede a New York, da più di 40 anni è un esempio di promozione della cultura italiana all'estero con un programma che affonda le sue radici nell'eccellenza italiana ed abbraccia le migliori caratteristiche del sistema educativo italiano ed americano, offrendo un'istruzione multilingue e multiculturale;
    la Scuola d'Italia è un'eccellenza nel sistema scolastico italiano e americano, garantendo, da sempre, un sistema didattico di altissima qualità grazie alla grande preparazione dei docenti, molti dei quali con un PhD, e ad un programma unico nel suo genere, arricchito dall'IB-International Baccalaurate Diploma Program;
    a New York La Scuola d'Italia si confronta con altre scuole private enormemente sostenute dai loro rispettivi Governi, Inghilterra, Francia, Germania e Gina investono nelle loro istituzioni scolastiche all'estero 10 volte di più rispetto al nostro Paese,

impegna il Governo:

   ad individuare, nell'ambito dei fondi esistenti per la promozione della cultura e della lingua italiana all'estero, le risorse necessarie per garantire una solida base finanziaria nonché lo sviluppo della Scuola d'Italia in termini di offerta didattica a tutto vantaggio dell'immagine del nostro Paese e delle altre istituzioni italiane presenti a New York;
   a valutare l'opportunità di istituire un contributo fisso annuale pari a euro 150.000 da conferire alla Scuola d'Italia.
9/2790-bis-AR/121Angelucci, Biancofiore.


   La Camera,
   premesso che:
    la pandemia dovuta al Covid-19 sta mettendo a dura prova il sistema Paese e si tratta di una crisi economica e sociale senza precedenti che richiede di sfruttare al massimo tutte le risorse e gli strumenti disponibili;
    la diplomazia culturale è una parte fondamentale della politica estera del nostro Paese. Il Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale afferma che le istituzioni scolastiche all'estero costituiscono una risorsa per la promozione della lingua e della cultura italiana e che le scuole italiane presenti in tutto il mondo rappresentano uno strumento di diffusione di idee, progetti, iniziative in raccordo con le Ambasciate e i Consolati e con le priorità della politica italiana;
    le scuole italiane sono un punto di riferimento nei Paesi in cui operano, potendo produrre per l'Italia ritorni di lunga durata in tutti i settori: culturale, politico ed economico. Tanto che presso il Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, all'interno della Direzione Generale per la promozione del Sistema Paese, è stata istituita la Direzione centrale della cultura e della lingua italiana;
    l'articolo 1, comma 587, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, ha autorizzato l'istituzione, nello stato di previsione del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, di un fondo da ripartire per il potenziamento della promozione della cultura e della lingua italiana all'estero;
    con decreto ministeriale n. 525 del 2017 il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha approvato un programma di interventi da finanziare con il suddetto fondo per il quadriennio 2017-2020 per un importo complessivo di euro 19.500.000;
    l'articolo 14, commi 4-ter e 4-quater, della legge n. 8 del 28 febbraio 2020 di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162 recante «Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni nonché di innovazione tecnologica», prevede il rifinanziamento del fondo per il potenziamento della promozione della cultura e della lingua italiana all'estero, per il 2021 e il 2022 per un milione di euro per ciascun anno;
    la Scuola d'Italia «Guglielmo Marconi» con sede a New York, da più di 40 anni è un esempio di promozione della cultura italiana all'estero con un programma che affonda le sue radici nell'eccellenza italiana ed abbraccia le migliori caratteristiche del sistema educativo italiano ed americano, offrendo un'istruzione multilingue e multiculturale;
    la Scuola d'Italia è un'eccellenza nel sistema scolastico italiano e americano, garantendo, da sempre, un sistema didattico di altissima qualità grazie alla grande preparazione dei docenti, molti dei quali con un PhD, e ad un programma unico nel suo genere, arricchito dall'IB-International Baccalaurate Diploma Program;
    a New York La Scuola d'Italia si confronta con altre scuole private enormemente sostenute dai loro rispettivi Governi, Inghilterra, Francia, Germania e Gina investono nelle loro istituzioni scolastiche all'estero 10 volte di più rispetto al nostro Paese,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di individuare, nell'ambito dei fondi esistenti per la promozione della cultura e della lingua italiana all'estero, le risorse necessarie per garantire una solida base finanziaria nonché lo sviluppo della Scuola d'Italia in termini di offerta didattica a tutto vantaggio dell'immagine del nostro Paese e delle altre istituzioni italiane presenti a New York;
   a valutare l'opportunità di istituire un contributo fisso annuale pari a euro 150.000 da conferire alla Scuola d'Italia.
9/2790-bis-AR/121. (Testo modificato nel corso della seduta) Angelucci, Biancofiore.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca disposizioni in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022;
    nello specifico, l'articolo 85 opera alcune novelle all'articolo 7 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, e successive modificazioni, al fine di introdurvi disposizioni relative ai requisiti linguistici per l'esercizio delle professioni sanitarie nel territorio della Provincia autonoma di Bolzano, nonché disposizioni sull'uso delle lingue italiana e tedesca nello svolgimento dei servizi sanitari di pubblico interesse;
    nello specifico, il capoverso 1-septies, prevede che il presidente dell'ordine dei medici della Provincia autonoma di Bolzano è autorizzato ad istituire, avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, una sezione speciale dell'albo dei medici, alla quale possono essere iscritti, su domanda, fermi restando gli altri requisiti, i professionisti che siano a conoscenza della sola lingua tedesca. L'iscrizione nella sezione speciale autorizza all'esercizio della professione medica esclusivamente nel territorio della Provincia autonoma di Bolzano;
    a tal proposito, l'articolo 53 della direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, e successive modificazioni, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, prevede che i controlli dello Stato sulla conoscenza linguistica del professionista, interessato da un atto di riconoscimento di qualifica professionale, siano limitati alla conoscenza di una lingua ufficiale dello Stato membro ospitante, o di una lingua amministrativa dello Stato membro ospitante, a condizione che quest'ultima sia anche una delle lingue ufficiali dell'Unione;
    ai sensi dell'articolo 99 dello Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige, la lingua tedesca è parificata a quella italiana, la quale ultima (come specifica il medesimo articolo 99) è la lingua ufficiale dello Stato e pertanto la disposizione introdotta si pone in netto contrasto con la disciplina europea la quale non contempla esplicitamente la possibilità di un riconoscimento di qualifica limitato ad un'area del territorio dello Stato membro;
    la disposizione citata oltre a violare i diritti costituzionali di libertà e uguaglianza di ogni cittadino ignora il fatto che la comunicazione medico-paziente è fondamentale e il bilinguismo è altresì essenziale per ottenere una convenzione con la medicina di famiglia,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi delle nuove disposizioni di cui all'articolo 85, alla luce dell'assetto costituzionale italiano e a prevedere la revisione della proporzionale etnica (decreto del Presidente della Repubblica n. 752 del 26 luglio 1976) per l'esercizio delle professioni sanitarie vista la cronica carenza di personale e il contrasto con la legislazione europea, adottando altresì le misure di competenza, anche di natura costituzionale, per la revisione dell'obbligo di bilinguismo.
9/2790-bis-AR/122Biancofiore, Lollobrigida.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca disposizioni in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022;
    con il decreto legislativo 6 marzo 2017, n. 40, come modificato dal successivo decreto legislativo 13 aprile 2018, n. 43, è stato istituito il servizio civile universale (nella previgente normativa esso era denominato «servizio civile nazionale»), finalizzato alla difesa non armata e non violenta della Patria, all'educazione alla pace tra i popoli nonché alla promozione dei valori fondativi della Repubblica;
    i settori di intervento in cui si realizzano le finalità del servizio civile universale sono i seguenti e nell'ambito di svariate attività di interesse generale: assistenza; protezione civile; patrimonio ambientale e riqualificazione urbana; patrimonio storico, artistico e culturale; educazione e promozione culturale, paesaggistica, ambientale, del turismo sostenibile e sociale e dello sport; agricoltura in zona di montagna, agricoltura sociale e biodiversità; promozione della pace tra i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata; promozione e tutela dei diritti umani; cooperazione allo sviluppo; promozione della cultura italiana all'estero e sostegno alle comunità di italiani all'estero;
    i fondi definiti nel presente provvedimento, che integrano il cap. 2185 Fondo occorrente per gli interventi del servizio civile nazionale con uno stanziamento pari a 200 milioni per il biennio 2021-2022, confermano l'intenzione di dare stabilità ai principi contenuti nel progetto di riforma attraverso una progettualità strutturale e verso una progressiva universalità del servizio;
    è necessario pertanto dare ulteriore attuazione alla riforma del 2017 cercando di consentire l'accesso al servizio civile universale ad almeno 50.000 ragazzi,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di procedere annualmente alla stabilizzazione di un contingente di almeno 50.000 unità del servizio civile universale.
9/2790-bis-AR/123Versace.


   La Camera,
   premesso che:
    con la legge di bilancio che stiamo approvando si è riusciti a dare delle risposte importanti a situazioni precarie che ancora permanevano nelle strutture e nei luoghi più direttamente colpiti dai sismi a partire dal 2009;
    in particolare con alcuni emendamenti è stato portato a termine un lavoro frutto di notevole impegno da parte delle forze politiche presenti nell'arco parlamentare, dagli uffici legislativi dei gruppi parlamentari e dagli uffici della Camera dei deputati;
    viene rifinanziata la ricostruzione pubblica, con un nuovo stanziamento di 1,7 miliardi di euro, e si introduce il Contratto Istituzionale di Sviluppo per il sostegno alle attività economiche con una dotazione di 160 milioni di euro;
    si incrementano le dotazioni finanziaria per la stabilizzazione dei precari che lavorano nella ricostruzione e si finanzia fino al 2022 il superbonus, maggiorato nei tetti di spesa al 160 per cento, da utilizzare per la ricostruzione degli immobili inagibili in alternativa al contributo di ricostruzione;
    si prevedono alcune delle proroghe necessarie, come quella per la sospensione delle rate dei mutui prima casa e la norma che sospende l'IMU per gli immobili inagibili per tutto il 2021;
    sono state inserite cose nuove ed importanti: 40 mila euro dei risparmi della Camera per le aree terremotate, 20 mila euro nel prossimo triennio per Università ed istituti di ricerca delle aree terremotate, 15 mila euro per il Centro di formazione nazionale dei Vigili del fuoco, per realizzare una importante iniziativa di formazione che il governo ha voluto a L'Aquila ed in altre due città d'Italia. Infine, anche quest'anno sono stati previsti i 10 milioni per il Comune dell'Aquila ed 1 milione per i comuni del cratere per le minori entrate e le maggiori uscite derivanti dal sisma;
    restano in sospeso alcune proroghe di alcuni termini che scadono a fine anno che restano in attesa del provvedimento di proroga di fine anno,

impegna il Governo:

   a disporre nel prossimo provvedimento legislativo cosiddetto «milleproroghe» alcune proroghe per i territori colpiti dai sismi ed in particolare:
   la proroga delle agevolazioni di natura tariffaria per i titolari di utenze di immobili inagibili;
   la proroga dell'esenzione Irpef di cui all'articolo 48, comma 16, primo periodo del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229;
   la proroga dell'esclusione, ai fini dell'accertamento ISEE, del reddito relativo agli immobili inagibili;
   a prorogare il credito d'imposta di cui all'articolo 18-quater, del decreto-legge 9 febbraio 2017, n. 8, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 7 aprile 2017, n. 45 per gli investimenti in impianti, macchinari ed attrezzature.
9/2790-bis-AR/124Pezzopane, Morgoni, Verini.


   La Camera,
   premesso che:
    con la legge di bilancio che stiamo approvando si è riusciti a dare delle risposte importanti a situazioni precarie che ancora permanevano nelle strutture e nei luoghi più direttamente colpiti dai sismi a partire dal 2009;
    in particolare con alcuni emendamenti è stato portato a termine un lavoro frutto di notevole impegno da parte delle forze politiche presenti nell'arco parlamentare, dagli uffici legislativi dei gruppi parlamentari e dagli uffici della Camera dei deputati;
    viene rifinanziata la ricostruzione pubblica, con un nuovo stanziamento di 1,7 miliardi di euro, e si introduce il Contratto Istituzionale di Sviluppo per il sostegno alle attività economiche con una dotazione di 160 milioni di euro;
    si incrementano le dotazioni finanziaria per la stabilizzazione dei precari che lavorano nella ricostruzione e si finanzia fino al 2022 il superbonus, maggiorato nei tetti di spesa al 160 per cento, da utilizzare per la ricostruzione degli immobili inagibili in alternativa al contributo di ricostruzione;
    si prevedono alcune delle proroghe necessarie, come quella per la sospensione delle rate dei mutui prima casa e la norma che sospende l'IMU per gli immobili inagibili per tutto il 2021;
    sono state inserite cose nuove ed importanti: 40 mila euro dei risparmi della Camera per le aree terremotate, 20 mila euro nel prossimo triennio per Università ed istituti di ricerca delle aree terremotate, 15 mila euro per il Centro di formazione nazionale dei Vigili del fuoco, per realizzare una importante iniziativa di formazione che il governo ha voluto a L'Aquila ed in altre due città d'Italia. Infine, anche quest'anno sono stati previsti i 10 milioni per il Comune dell'Aquila ed 1 milione per i comuni del cratere per le minori entrate e le maggiori uscite derivanti dal sisma;
    restano in sospeso alcune proroghe di alcuni termini che scadono a fine anno che restano in attesa del provvedimento di proroga di fine anno,

impegna il Governo:

a valutare l'opportunità di disporre alcune proroghe per i territori colpiti da sismi e, in particolare, la proroga delle agevolazioni di natura tariffaria per i titolari di utenze di immobili inagibili; la proroga dell'esenzione Irpef, di cui all'articolo 48, comma 16, primo periodo, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229; la proroga dell'esclusione, ai fini dell'accertamento ISEE, del reddito relativo agli immobili inagibili; la proroga del credito d'imposta di cui all'articolo 18-quater del decreto-legge 9 febbraio 2017, n. 8, convertito in legge, con modificazioni, ai sensi della legge 7 aprile 2017, n. 45, per investimenti, impianti, macchinari e attrezzature.
9/2790-bis-AR/124. (Testo modificato nel corso della seduta) Pezzopane, Morgoni, Verini.


   La Camera,
   premesso che:
    l'espansione del contagio e il freno imposto al regolare svolgimento delle attività amministrative in quasi tutti i paesi dove sono presenti consistenti comunità di connazionali hanno determinato, oltre alla chiusura di oltre venti sedi per casi diretti di contagio, una limitazione dei servizi a seguito della turnazione del personale e, in qualche caso, dell'accorpamento e sospensione di alcune attività, al punto che i consolati sono diventati luoghi di difficile accesso per gli utenti;
    da qualche anno, sono stati avviati progetti di digitalizzazione di alcuni servizi essenziali delle sedi diplomatico-consolari che, pur sopperendo in parte alla carenza di personale, non hanno consentito di superare ritardi nella fissazione degli appuntamenti e nell'esame delle pratiche, sistemi che comunque vanno adeguati alla fase di persistente situazione di emergenza sanitaria;
    le limitazioni imposte dalla pandemia si sono innestate su strutturali carenze determinate da un lato dalla progressiva diminuzione del contingente di personale MAECI a causa del prolungato blocco del turnover, superato solo negli ultimi anni dalla ripresa delle assunzioni, dall'altro dalla crescita costante della comunità italiana all'estero, che ormai ha superato i sei milioni;
    la situazione di ritardo amministrativo di fatto rischia di eludere i diritti del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione, come accade nei casi di attesa dell'esame di una pratica di cittadinanza, che in alcuni consolati può addirittura superare i dieci anni, o di prenotazione di un appuntamento con i funzionari consolari, che in molte situazioni si aggira intorno ai due anni,

impegna il Governo

a considerare l'opportunità di delineare un percorso di transizione dall'attuale condizione di limitazione dei servizi a una situazione di normale agibilità, non appena le condizioni della crisi pandemica lo consentiranno, nel quadro di un progetto di sviluppo e modernizzazione dei servizi ai cittadini italiani all'estero fondato su un adeguato bilanciamento delle risorse umane e dei sistemi di digitalizzazione dei processi e dei servizi, in vista di una più celere e soddisfacente risposta alla domanda che si manifesta dalla comunità italiana nel mondo.
9/2790-bis-AR/125Schirò, Quartapelle Procopio, La Marca, Carè.


   La Camera,
   premesso che:
    l'espansione del contagio e il freno imposto al regolare svolgimento delle attività amministrative in quasi tutti i paesi dove sono presenti consistenti comunità di connazionali hanno determinato, oltre alla chiusura di oltre venti sedi per casi diretti di contagio, una limitazione dei servizi a seguito della turnazione del personale e, in qualche caso, dell'accorpamento e sospensione di alcune attività, al punto che i consolati sono diventati luoghi di difficile accesso per gli utenti;
    da qualche anno, sono stati avviati progetti di digitalizzazione di alcuni servizi essenziali delle sedi diplomatico-consolari che, pur sopperendo in parte alla carenza di personale, non hanno consentito di superare ritardi nella fissazione degli appuntamenti e nell'esame delle pratiche, sistemi che comunque vanno adeguati alla fase di persistente situazione di emergenza sanitaria;
    le limitazioni imposte dalla pandemia si sono innestate su strutturali carenze determinate da un lato dalla progressiva diminuzione del contingente di personale MAECI a causa del prolungato blocco del turnover, superato solo negli ultimi anni dalla ripresa delle assunzioni, dall'altro dalla crescita costante della comunità italiana all'estero, che ormai ha superato i sei milioni;
    la situazione di ritardo amministrativo di fatto rischia di eludere i diritti del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione, come accade nei casi di attesa dell'esame di una pratica di cittadinanza, che in alcuni consolati può addirittura superare i dieci anni, o di prenotazione di un appuntamento con i funzionari consolari, che in molte situazioni si aggira intorno ai due anni,

impegna il Governo

a considerare l'opportunità di delineare un percorso di transizione dall'attuale condizione di limitazione dei servizi a una situazione di normale agibilità, non appena le condizioni della crisi pandemica lo consentiranno, e assicurando al MAECI adeguate risorse umane e finanziarie nel quadro di un progetto di sviluppo e modernizzazione dei servizi ai cittadini italiani all'estero fondato su un adeguato bilanciamento delle risorse umane e dei sistemi di digitalizzazione dei processi e dei servizi, in vista di una più celere e soddisfacente risposta alla domanda che si manifesta dalla comunità italiana nel mondo.
9/2790-bis-AR/125. (Testo modificato nel corso della seduta) Schirò, Quartapelle Procopio, La Marca, Carè.


   La Camera,
   premesso che:
    il Fondo di cui alla legge 27 dicembre 2006, numero 296, articolo 1, comma 875, come incrementato all'articolo 1 comma 7, della legge numero 205 del 27 dicembre 2017, viene incrementato per l'anno 2021 di 20 milioni di euro grazie all'attività emendativa del Parlamento al provvedimento in esame;
    il Ministero dell'istruzione di concerto con la Presidenza del Consiglio, il Ministero del lavoro e il Ministero dello sviluppo economico, intende promuovere nell'ambito del Next Generation Act un investimento per il rafforzamento del capitale umano e delle competenze nel campo dello sviluppo sostenibile e dell'innovazione digitale (impresa 4.0) attraverso il consolidamento del sistema degli istituti tecnici superiori;
    il sistema degli Istituti Tecnici Superiori, che costituiscono il segmento di formazione terziaria non universitaria del sistema di istruzione nazionale, di cui al capo II del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell'11 aprile 2008, deve essere messo in grado di adeguare i propri laboratori alle indicazioni della Commissione europea contenute nelle linee di indirizzo e di finanziamento del Next Generation Fund che ha assunto come prioritario lo sviluppo di competenze abilitanti nel campo della digitalizzazione (impresa 4.0) e dello sviluppo sostenibile,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di incentivare il percorso di strutturazione dei laboratori ITS, in termini di tecnologie e attrezzature, in vista delle prospettive offerte dalle risorse previste dal Recovery fund, destinando agli ITS i cui percorsi abbiano ottenuto un risultato positivo nella graduatoria redatta da INDIRE per il Ministero dell'istruzione, una quota minima di 150.000 euro per investimenti laboratoriali in tecnologie green e digitali.
9/2790-bis-AR/126Soverini, Serracchiani, Benamati, Carla Cantone, Ciampi, Bonomo, Viscomi, Romina Mura, Gavino Manca.


   La Camera,
   premesso che:
    il Fondo di cui alla legge 27 dicembre 2006, numero 296, articolo 1, comma 875, come incrementato all'articolo 1 comma 7, della legge numero 205 del 27 dicembre 2017, viene incrementato per l'anno 2021 di 20 milioni di euro grazie all'attività emendativa del Parlamento al provvedimento in esame;
    il Ministero dell'istruzione di concerto con la Presidenza del Consiglio, il Ministero del lavoro e il Ministero dello sviluppo economico, intende promuovere nell'ambito del Next Generation Act un investimento per il rafforzamento del capitale umano e delle competenze nel campo dello sviluppo sostenibile e dell'innovazione digitale (impresa 4.0) attraverso il consolidamento del sistema degli istituti tecnici superiori;
    il sistema degli Istituti Tecnici Superiori, che costituiscono il segmento di formazione terziaria non universitaria del sistema di istruzione nazionale, di cui al capo II del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell'11 aprile 2008, deve essere messo in grado di adeguare i propri laboratori alle indicazioni della Commissione europea contenute nelle linee di indirizzo e di finanziamento del Next Generation Fund che ha assunto come prioritario lo sviluppo di competenze abilitanti nel campo della digitalizzazione (impresa 4.0) e dello sviluppo sostenibile,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di incentivare il percorso di strutturazione dei laboratori ITS, in termini di tecnologie e attrezzature, in vista delle prospettive offerte dalle risorse previste dal Recovery fund, destinando agli ITS i cui percorsi abbiano ottenuto un risultato positivo nella graduatoria redatta da INDIRE per il Ministero dell'istruzione, adeguate risorse finaziarie per investimenti laboratoriali in tecnologie green e digitali.
9/2790-bis-AR/126. (Testo modificato nel corso della seduta) Soverini, Serracchiani, Benamati, Carla Cantone, Ciampi, Bonomo, Viscomi, Mura, Gavino Manca.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame, riportante il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023, prevede anche una serie di misure volte allo sviluppo ed alla tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, tenendo conto della particolare contingenza sanitaria derivata dalla pandemia da Covid-19, che ha senza dubbio inciso negativamente sullo sviluppo psico-sociale di bambini e bambine, ragazze e ragazzi, che a causa prima del necessitato isolamento domiciliare imposto dall'esigenza di contenimento del virus e dopo delle limitazioni alle libertà relazionali conseguenti alla necessità di mantenere adeguato distanziamento sociale, hanno subito danni non ancora quantificabili, ma verosimilmente di natura sostanziale;
    tenuto conto che la tematica della tutela di bambini e adolescenti, costituisce da sempre argomento spinoso, in quanto problema intimamente ed ontologicamente connesso ad essa è quello della salvaguardia della primaria esigenza di tutela dei loro diritti – primi fra tutti, quelli ad un'educazione adeguata ed a cure speciali, così come specificamente previsto dalla Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo;
    tenuto conto che, la Convenzione sui Diritti del Fanciullo delle Nazioni Unite ricorda inoltre che gli Stati parte «si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, ed a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi ed amministrativi appropriati» e che «riconoscono il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale»;
    tenuto conto che, nel General Comment n. 7 del 2005 alla stessa Convenzione, si specifica inoltre che «Gli Stati devono garantire un supporto appropriato a genitori, affidatari e famiglie per consentire loro di svolgere adeguatamente le loro funzioni genitoriali» e che «i primi anni di vita costituiscono il periodo dove le responsabilità parentali riguardano tutti gli aspetti del benessere dei bambini affrontati dalla Convenzione. Di conseguenza, la realizzazione di questi diritti dipende in grande misura dal benessere e dalle risorse a disposizione di quanti portano queste responsabilità»;
    tenuto conto che, come emerso dal rapporto «Proteggiamo i bambini» di Save The Children, in Italia si registravano già prima della pandemia percentuali di deprivazione economica e materiale dei minori tra le più alte d'Europa, e che l'aumento della disoccupazione, registrato dall'Istat già a Giugno 2020 come pari all'8,3 per cento e stimato dal Fondo monetario internazionale per il 2020 al 12,7 per cento, e la conseguente riduzione della capacità economica delle famiglie, rischiano di aumentare considerevolmente l'incidenza della povertà materiale tra i bambini e gli adolescenti, comportando che il risultato potrebbe essere quello di un aumento di diversi punti percentuali del tasso di povertà assoluta tra i minorenni;
    tenuto conto che, è del tutto evidente che non tutte le bambine e i bambini possano contare su famiglie solide, e perciò risulti imprescindibile dedicare puntuale attenzione a tutti coloro i quali presentino maggiori fragilità, avendo riguardo particolare alle disabilità;
    tenuto conto che, la comunità ed il territorio rappresentano un presidio irrinunciabile per la concreta attuazione delle previsioni sinora elencate, posto che la prossimità diventa un elemento irrinunciabile laddove sia necessario monitorare e comprendere esattamente i bisogni di determinate realtà, ancor di più nel caso in cui ci si riferisca ai contesti periferici;
    tenuto conto che è dunque necessario contemplare un approccio quanto più possibile legato al territorio, in base al quale si riconosca e sostenga il ruolo del Terzo Settore e dell'associazionismo civico come protagonisti della comunità educante, rafforzando quindi le partnership tra i settori pubblico e privato;
    tenuto conto che, a tal fine, risultano inoltre fondamentali la sinergia ed un maggiore supporto agli enti locali, come presidi istituzionali imprescindibili per la realizzazione e l'attivazione di servizi per l'infanzia e l'adolescenza;
    tenuto conto che, in una visione di azione politica integrata, occorra lavorare per azioni di sistema che garantiscano una reale integrazione socio-educativa-sanitaria, che dia priorità di accesso e di presa in carico alle situazioni di fragilità e vulnerabilità, per le quali si renda necessario dedicare ampio spazio alla dimensione psicologica e pedagogica e valorizzare le figure di educatori, pedagogisti e psicologi su tutto il territorio nazionale a sostegno sia delle studentesse e degli studenti, sia delle famiglie;
    tenuto conto che, il quadro di misure e di indirizzi sinora elencati debba essere trasformato in politiche ed azioni organiche e sistemiche capaci di rispondere in maniera coordinata ai bisogni ed ai diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in previsione della programmazione e dell'utilizzo delle risorse nazionali ed europee,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di realizzare un Piano Straordinario dedicato all'infanzia ed all'Adolescenza in risposta alla crisi da Covid-19, che abbia come obiettivo la protezione dei bambini, delle bambine e degli adolescenti dagli effetti sociali, educativi e psicologici negativi provocati dalla pandemia, soprattutto con specifico riferimento alla fascia 0-6 anni ed alla genitorialità, in accordo con quanto previsto dal Documento sui primi 1000 giorni di vita elaborato dal Ministero della salute e approvato nel mese di Gennaio 2020 dalla Conferenza Stato-regioni;
   a valutare l'opportunità di realizzare interventi a livello locale, regionale e nazionale per il sostegno alla genitorialità anche ai fini di prevenire e contrastare la dispersione scolastica; a valutare l'opportunità di contribuire ad integrare e rafforzare le azioni a sostegno delle famiglie, prevedendo l'istituzione di una «dote educativa», intesa come intervento di sostegno educativo personalizzato per prevenire la povertà educativa e la dispersione scolastica dei minorenni in grave povertà economica;
   a valutare infine l'opportunità di adottare misure specifiche volte al contrasto della povertà educativa, investendo nella misura europea della Child Guarantee, per la quale l'Italia rientra tra i Paesi capofila per la sperimentazione a partire dal 2021.
9/2790-bis-AR/127Lattanzio, Siani, Casa.


   La Camera,
   premesso che:
    visto ex l'articolo 135 ora il comma 751 che incrementa, di 6 milioni di euro, a decorrere dall'anno 2021, le risorse destinate all'attuazione dei programmi di monitoraggio ambientale in relazione alle acque marine, previsti dall'articolo 11 comma 3 del decreto legislativo 13 ottobre 2010 n. 190 (Istituzione di un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino); tali risorse sono volte a garantire 1'implementazione delle funzioni di monitoraggio che il Sistema Nazionale per la protezione dell'Ambiente, deve garantire in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale, nell'ottica di attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali;
    il Sistema Nazionale a rete per la protezione dell'Ambiente – costituito dalle Agenzie regionali per la protezione dell'Ambiente (ARPA) e dall'istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) – è disciplinato dalla legge 28 giugno 2016, n. 132 e concorre al perseguimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile; le funzioni ad esso attribuite sono specificamente finalizzate alla protezione dell'ambiente e riguardano, tra le altre, attività di monitoraggio e di controllo delle fonti e dei fattori di inquinamento delle matrici ambientali e delle pressioni sull'ambiente, attività di campionamento, analisi e misura, sopralluogo e ispezione, attività di ricerca e sviluppo delle conoscenze sullo stato dell'ambiente;
    nello specifico le Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente sono state istituite con legge 21 gennaio 1994, n. 61, a seguito del referendum abrogativo di alcune norme della legge n. 833 del 1978 che ha comportato lo scorporo dal Servizio Sanitario Nazionale delle strutture preposte alla tutela e alla prevenzione ambientale. In ragione delle loro funzioni, le caratteristiche organizzative e i profili di competenza delle ARPA sono in larga misura differenti rispetto a quelli degli enti e delle aziende sanitarie e gli operatori dipendenti delle Agenzie ambientali, pur avendo in alcuni casi conseguito diplomi di laurea in materia sanitaria (biologi, chimici, fisici) esercitano competenze proprie del SNPA e non svolgono professioni sanitarie peculiari del Ssn;
    in particolare le ARPA, in ragione della multidisciplinarietà delle funzioni attribuite a tutela dell'ambiente, necessitano di acquisire professionalità a contenuto tecnico-scientifico in diversi ambiti; il personale dipendente comprende infatti laureati in chimica, fisica, biologia, ingegneria, geologia, scienze ambientali, e altre professionalità, figure che attualmente risultano inquadrate nelle Agenzie come sia come dirigenti che all'interno del comparto;
    a seguito dell'approvazione della legge il gennaio 2018, n. 3 sul riordino delle professioni sanitarie si sta determinando una situazione di enorme difficoltà operativa per le ARPA, in quanto gli Ordini delle professioni sanitarie e alcune organizzazioni sindacali di settore rivendicano l'obbligatorietà dell'inquadramento esclusivamente come dirigenti di biologi, fisici e chimici operanti all'interno delle ARPA. Ciò determina, anche a seguito di alcune recenti sentenze del TAR, una paralisi delle attività di assunzione di nuove professionalità, oltre che un insostenibile aggravio economico per le Agenzie ambientali e una illogica disparità di trattamento tra operatori che esercitano le stesse funzioni in materia di vigilanza e controllo ambientale, alcuni addirittura esposti al rischio di accusa del reato di esercizio abusivo della professione sanitaria nonché a differenti obblighi all'interno della pubblica amministrazione esclusivamente in ragione del diverso titolo di studio posseduto;
    tale situazione sta compromettendo seriamente la possibilità delle Agenzie ambientali di svolgere le funzioni ad esse attribuite, in particolare le attività di vigilanza e controllo ambientale, nonché quelle di supporto alla transizione ecologica e allo sviluppo sostenibile; si ritiene pertanto necessario intervenire anche per via legislativa al fine superare le attuali rigidità inerenti l'organizzazione e la gestione del personale delle ARPA,

impegna il Governo

ad assumere le iniziative opportune, anche di carattere normativo, per consentire alle ARPA di poter continuare ad esercitare le attività ispettive, di controllo e di vigilanza ambientale, attraverso una corretta gestione e valorizzazione del personale e la possibilità di procedere a nuove assunzioni secondo le esigenze organizzative e la necessità di garantire il raggiungimento dei livelli essenziali delle prestazioni ambientali, a garanzia dell'interesse pubblico e nel rispetto degli obiettivi di efficacia, efficienza ed economicità dell'operato della pubblica amministrazione.
9/2790-bis-AR/128Braga.


   La Camera,
   premesso che:
    le misure di contenimento sanitario adottate nel corso del 2020 per la pandemia da Covid-19 hanno prodotto conseguenze economiche drammatiche per il Paese e per intere categorie di lavoratori, in particolare per i lavoratori autonomi: artigiani, commercianti, partite Iva, piccoli imprenditori, lavoratori a contratto, liberi professionisti iscritti alle casse previdenziali private e alla gestione separata Inps, che da un giorno all'altro si sono trovati senza alcun reddito;
    attraverso l'ampio utilizzo della cassa integrazione e della cassa integrazione in deroga e il divieto di licenziamento è stato garantito ai lavoratori dipendenti il mantenimento di livelli reddituali soddisfacenti. Analoghi interventi di sostegno non sono invece stati assicurati ai lavoratori autonomi, ai professionisti, alle piccole e piccolissime imprese, non essendosi rivelatisi sufficienti i provvedimenti adottati in corso d'anno con i decreti economici approvati in corso d'anno e da ultimo, con i cosiddetti decreti «ristori»;
    nell'ambito delle modifiche apportate dalla Commissione Bilancio al testo del disegno di legge di bilancio, sono state approvate una serie di misure a sostegno dei lavoratori autonomi ed in particolare è stato stanziato un miliardo di euro finalizzato ad ottenere l'esonero contributivo per i lavoratori autonomi titolari di partita Iva per l'anno 2021: è stato quindi istituito un apposito Fondo per l'esonero dai contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi e dai professionisti iscritti alle gestioni previdenziali INPS e dai professionisti iscritti agli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza, che abbiano percepito nel periodo d'imposta 2019 un reddito complessivo non superiore a 50.000 euro e abbiano subito un calo del fatturato o dei corrispettivi nell'anno 2020 non inferiore al 33 per cento rispetto a quelli dell'anno 2019;
    inoltre, sempre nel corso dell'esame del disegno di legge di bilancio 2021, è stata istituita in via sperimentale, per il triennio 2021-2023, l'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO), riconosciuta per sei mensilità in favore dei soggetti iscritti alla Gestione separata INPS che esercitano per professione abituale attività di lavoro autonomo diverse dall'esercizio di imprese commerciali, compreso l'esercizio in forma associata di arti e professioni;
    ad ogni modo, le risorse stanziate non risultano essere sufficienti a coprire l'intera annualità per le partite IVA fino a 50 mila euro, così come assicurato dal Governo nel corso dell'esame del provvedimento a seguito della richiesta proveniente dai gruppi parlamentari di centrodestra; pertanto, è necessario che in un prossimo provvedimento si stanzino ulteriori risorse, pari a circa 1 miliardo e mezzo di euro. È noto infatti che con ogni probabilità si procederà quanto prima ad un nuovo scostamento di bilancio, determinando così la possibilità di reperire e vincolare nuove risorse per il contrasto alle conseguenze economiche prodotte dalla pandemia,

impegna il Governo

a destinare parte delle risorse rivenienti da un prossimo ulteriore ricorso all'indebitamento netto al Fondo per l'esonero dai contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi e dai professionisti, pari ad almeno 1,5 miliardi di euro, al fine di garantirne l'idonea capienza del Fondo per l'intera annualità 2021.
9/2790-bis-AR/129Gelmini.


   La Camera,
   premesso che:
    la legge di bilancio 2020, legge n. 160 del 2019, ha disposto uno sgravio contributivo integrale, per i contratti di apprendistato di primo livello per la qualifica e il diploma professionale stipulati nel 2020, in favore dei datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a 9;
    il lockdown della prima ondata e le successive restrizioni previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre hanno comportato il fermo di diverse attività e quindi l'attivazione della cig, di altri ammortizzatori sociali e integrazioni salariali volte a calmierare gli effetti negativi della crisi e a compensare le aziende per il blocco dei licenziamenti e il crollo dei fatturati;
    l'anno 2020 ha portato drammaticamente alla ribalta lo strumento degli ammortizzatori sociali, o strumento delle integrazioni salariali è servito fin dall'inizio dell'emergenza per supportare le aziende in questo momento di crisi e al contempo per sostenere il reddito dei lavoratori dipendenti privati che si sono trovati nell'impossibilità di lavorare a causa delle restrizioni dovute alle disposizioni per il contenimento della pandemia;
    come sottolineato dal presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, in audizione presso le Commissioni bilancio di Camera e Senato: «gli effetti della crisi occupazionale dovuta all'emergenza sanitaria si sono in prevalenza ripercossi sulle componenti più vulnerabili del mercato del lavoro (giovani, donne e stranieri), sulle posizioni lavorative meno tutelate e nell'area del Paese che già prima dell'emergenza mostrava le condizioni occupazionali più difficili»;
    come rivelato a settembre 2020 dall'Eurostat l'Italia è al secondo posto tra gli stati membri dell'Unione europea per la disoccupazione giovanile;
    la crisi pandemica e le mutate condizioni economiche e sociali rischiano di trasformare il 2020 in un dramma generazionale con la popolazione under-30 che rischia di essere duramente colpita dall'impennata di una disoccupazione giovanile ancora lontana dai livelli antecedenti alla crisi del 2012;
    il contratto di apprendistato risulta essere uno strumento capace di limitare la dilagante precarizzazione nel mercato del lavoro senza comportare eccessivi oneri per le imprese;
    lo sblocco dei licenziamenti e le mutate condizioni macroeconomiche comporteranno una probabile impennata della disoccupazione andando quindi a innescare una vera e propria bomba sociale,

impegna il Governo:

   a) a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni in premessa al fine di adottare ulteriori iniziative normative volte a prorogare fino a ulteriori 12 mesi l'insieme di sgravi contributivi relativi ai contratti di apprendistato quando il datore di lavoro ha sofferto, nell'anno in corso, una perdita del fatturato superiore al 33 per cento a causa dalla sospensione o della limitazione della propria attività in seguito alle misure restrittive introdotte per limitare la diffusione del contagio;
   b) a valutare l'opportunità di derogare, per 12 mesi, al limite di età fissato per l'assunzione tramite apprendistato per i soggetti che abbiano compiuto 30 anni nel 2020 o che li compiranno nel 2021.
9/2790-bis-AR/130Mantovani, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    la legge di bilancio 2020, legge n. 160 del 2019, ha disposto uno sgravio contributivo integrale, per i contratti di apprendistato di primo livello per la qualifica e il diploma professionale stipulati nel 2020, in favore dei datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a 9;
    il lockdown della prima ondata e le successive restrizioni previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre hanno comportato il fermo di diverse attività e quindi l'attivazione della cig, di altri ammortizzatori sociali e integrazioni salariali volte a calmierare gli effetti negativi della crisi e a compensare le aziende per il blocco dei licenziamenti e il crollo dei fatturati;
    l'anno 2020 ha portato drammaticamente alla ribalta lo strumento degli ammortizzatori sociali, o strumento delle integrazioni salariali è servito fin dall'inizio dell'emergenza per supportare le aziende in questo momento di crisi e al contempo per sostenere il reddito dei lavoratori dipendenti privati che si sono trovati nell'impossibilità di lavorare a causa delle restrizioni dovute alle disposizioni per il contenimento della pandemia;
    come sottolineato dal presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, in audizione presso le Commissioni bilancio di Camera e Senato: «gli effetti della crisi occupazionale dovuta all'emergenza sanitaria si sono in prevalenza ripercossi sulle componenti più vulnerabili del mercato del lavoro (giovani, donne e stranieri), sulle posizioni lavorative meno tutelate e nell'area del Paese che già prima dell'emergenza mostrava le condizioni occupazionali più difficili»;
    come rivelato a settembre 2020 dall'Eurostat l'Italia è al secondo posto tra gli stati membri dell'Unione europea per la disoccupazione giovanile;
    la crisi pandemica e le mutate condizioni economiche e sociali rischiano di trasformare il 2020 in un dramma generazionale con la popolazione under-30 che rischia di essere duramente colpita dall'impennata di una disoccupazione giovanile ancora lontana dai livelli antecedenti alla crisi del 2012;
    il contratto di apprendistato risulta essere uno strumento capace di limitare la dilagante precarizzazione nel mercato del lavoro senza comportare eccessivi oneri per le imprese;
    lo sblocco dei licenziamenti e le mutate condizioni macroeconomiche comporteranno una probabile impennata della disoccupazione andando quindi a innescare una vera e propria bomba sociale,

impegna il Governo:

ad impegnare e prorogare di dodici mesi tutti gli sgravi contributivi per i contratti di apprendistato e ad erogare per dodici mesi al limite dei 30 anni.
9/2790-bis-AR/130. (Testo modificato nel corso della seduta) Mantovani, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento all'esame reca il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e il bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023;
    alcune disposizioni della manovra sono state finanziate a valere sul Fondo di rotazione per l'attuazione di Next Generation EU di cui all'articolo 184 del disegno di legume in esame e secondo le modalità di cui al comma 4 del medesimo articolo;
    sono stati, quindi, già impegnati per il prossimo triennio 2021-2023 dei fondi ancora non ufficialmente in nostro possesso, e questo non solo desta preoccupazione in merito alla effettiva copertura delle voci di spesa in oggetto, ma, al contempo, fa sorgere dubbi su come sarà gestito il resto dei finanziamenti europei del Piano Nazionale di Ripresa e Ristoro (PNRR);
    in particolare, non appare chiaro, inoltre, come sarà strutturata la governance che si occuperà della gestione dei vari progetti inerenti il Piano, né quale sia il costo che comporterà tale governance;
    da una bozza di decreto governativo circolata sembra essere intenzione del Governo quella di affidare la gestione dei fondi a una task force formata da sei «responsabili di missione scelti tra persone dotate di comprovata capacità manageriale e di elevata professionalità e qualificata pluriennale esperienza», che sarebbero «nominati, anche nell'ambito di società a partecipazione pubblica», affiancati da una «struttura di missione per il sostegno ai Responsabili di missione nell'esercizio delle funzioni, nonché per l'assistenza tecnica ai soggetti attuatori degli interventi del PNRR», per un totale di circa trecento persone impiegate;
    in tutti i più recenti provvedimenti del Governo sono già state previste assunzioni di personale nelle amministrazioni pubbliche per la futura gestione dei fondi; creare un ulteriore carrozzone, con i relativi costi che comporterebbe, sembra obiettivamente inutile e lontano dalle reali esigenze del Paese, già in grave difficoltà economica;
    allo stato sembra che l'intera «struttura di missione» che – nelle intenzioni del Governo – dovrebbe gestire e spendere gli oltre duecento miliardi del Recovery fund, potrà agire senza alcun coinvolgimento delle forze politiche rappresentate in parlamento e al di fuori delle sedi istituzionali che dovrebbero, invece, operare tali scelte strategiche per il futuro della Nazione;
    è, invece, assolutamente necessario coinvolgere il Parlamento nella gestione delle risorse del Recovery fund, nelle diverse fasi di elaborazione e approvazione dei progetti, nonché in una successiva fase di vigilanza sulla loro attuazione,

impegna il Governo:

   a rendere palesi le proprie intenzioni in relazione all'utilizzo dei fondi del Recovery fund e della relativa governance;
   a riconoscere al solo Parlamento il potere di decidere circa le dettagliate modalità di destinazione dei suddetti fondi e la selezione dei progetti con essi finanziati prima della loro presentazione alla Commissione europea, prevista entro aprile 2021;
   a relazionare mensilmente il Parlamento circa lo stato di avanzamento dei medesimi progetti;
   nel caso della costituzione di una qualsiasi eventuale struttura amministrativa per la governance del Recovery fund, ad attribuirgli esclusivamente una funzione di monitoraggio dell'effettiva realizzazione dei suddetti progetti, senza ulteriori costi aggiuntivi per il suo funzionamento.
9/2790-bis-AR/131Montaruli, Lollobrigida, Mantovani, Prisco, Caretta, Ciaburro.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca disposizioni in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022;
    come è ormai noto, negli ultimi 20 anni migliaia di lavoratori «precari» hanno prestato servizio senza soluzione di continuità nei comuni e nelle ex Province siciliane, contribuendo a garantire i livelli essenziali dei servizi;
    la Regione siciliana, soprattutto negli ultimi due anni, ha adottato misure legislative volte a definire una volta per tutte la situazione lavorativa dei soggetti sopra citati, individuando percorsi di stabilizzazione pienamente compatibili con le previsioni del legislatore statale ed assicurando altresì la copertura dei costi della stabilizzazione con fondi regionali;
    in particolare, l'articolo 26 della legge regionale 11 maggio 2018, n. 21 (come modificato dalle leggi regionali 16 dicembre 2018, n. 24, 22 febbraio 2019, n. 1, 16 ottobre 2019, n. 17, 14 dicembre 2019, n. 26) reca la disciplina organica dei procedimenti di stabilizzazione in esame, con espressa previsione di copertura finanziaria da parte della Regione Siciliana; una disciplina che, non a caso, non è mai stata oggetto di contestazioni da parte del governo nazionale;
    è proprio grazie all'intervento organico dell'Assemblea Regionale Siciliana, in stretto rapporto con il Governo regionale e, in particolare, con l'Assessorato Regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica, che numerosi enti locali siciliani hanno portato a compimento, o si avviano a farlo, i percorsi di stabilizzazione del proprio personale «precario»;
    tuttavia, dai percorsi virtuosi sopra delineati sono rimaste finora escluse due categorie di enti locali:
     1. gli enti locali in dissesto finanziario la cui dotazione organica rideterminata ai sensi dell'articolo 259, comma 6, del decreto legislativo n. 267/2000, risulta priva dei posti utili alla stabilizzazione del personale precario;
     2. gli enti locali che hanno adottato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale con contestuale accesso al fondo di rotazione ai sensi dell'articolo 243-bis, comma 8, lettera g), del decreto legislativo n. 267/2000, la cui dotazione organica rideterminata ai sensi dell'articolo 259, comma 6, del decreto legislativo n. 267 del 2000, risulta priva dei posti utili alla stabilizzazione del personale precario;
    pertanto, proprio gli enti locali con maggiori difficoltà economico-finanziarie non possono dar corso ai processi di stabilizzazione del proprio personale precario, personale necessario per garantire i livelli essenziali dei servizi. Ciò, peraltro, pur in presenza della copertura finanziaria esterna assicurata dalla Regione Siciliana per tali processi di stabilizzazione;
    alla data odierna si hanno 30 comuni in dissesto e 45 comuni con piano di riequilibrio (alleg. nn. 1, 2, 3 e 4). In assenza di un intervento legislativo, gli enti locali ai quali il presente ordine del giorno si rivolge subiscono il rischio concreto ed attuale dell'ingente danno erariale conseguente alla condanna giudiziaria per abuso della contrattazione a termine, rischio che verrebbe azzerato proprio grazie alla realizzazione dei processi di stabilizzazione;
    tutto ciò, peraltro, nell'odierno contesto di gravissima crisi socio-economica legata all'emergenza della diffusione del COVID-19;
    senza chiare prospettive di stabilizzazione, gran parte dei soggetti oggi stabilizzati o in via di stabilizzazione, hanno in passato adito il giudice del lavoro territorialmente competente per ottenere (tra l'altro) la condanna dell'ente locale-datore di lavoro (di rispettiva appartenenza) al risarcimento del cosiddetto «danno comunitario», legato all'abuso della contrattazione a termine da parte del datore di lavoro pubblico (Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, sentenza n. 5072/2016);
    la perdurante mancata stabilizzazione del personale «precario» diventa quindi il viatico per la sicura condanna in giudizio dell'ente locale datore di lavoro, costituendo al contempo fonte di un ingente danno erariale quantificabile in svariate centinaia di migliaia di euro e talora in alcuni milioni di euro per ciascun ente locale siciliano;
    occorre, pertanto, consentire a ciascun ente locale interessato di avanzare motivata richiesta all'Assessorato Regionale per le autonomie locali per la istituzione in dotazione organica di posti «aggiuntivi» rispetto ai limiti numerici posti dal decreto del Ministro dell'interno adottato ai sensi dell'articolo 263, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000;
    si tratta di una misura eccezionale finalizzata esclusivamente al superamento del precariato storico attraverso le procedure di stabilizzazione di cui all'articolo 26 della legge regionale 8 maggio 2018, n. 8, e successive modificazioni e integrazioni;
    per evitare abusi e sprechi, si dovrebbe prevedere altresì che nel caso di quiescenza del personale precario stabilizzato (o di interruzione per qualunque motivo del rapporto di lavoro del medesimo personale), con conseguenza cessazione del finanziamento regionale, il corrispondente posto «aggiuntivo» in dotazione organica dovrà intendersi automaticamente soppresso, salvo apposita copertura dell'ente locale nel rispetto della normativa statale di finanza pubblica;
    infine, l'intervento normativo non comporta oneri aggiuntivi a carico del bilancio della Regione posto che la spesa per la copertura degli interventi in esame sarebbe garantita dalle autorizzazioni di spesa di cui al comma 1 dell'articolo 6 (cosiddetto Fondo delle Autonomie locali) e al comma 7 dell'articolo 30 della legge regionale n. 5 del 2014 (Fondo straordinario precari) e per il futuro (fino al 2038) dallo stanziamento del capitolo 215754 istituito ai sensi del comma 21 dell'articolo 3 della legge regionale n. 27 del 2016,

impegna il Governo

ad adottare gli interventi normativi di competenza volti a conseguire la stabilizzazione dei lavoratori precari che hanno prestato servizio senza soluzione di continuità nei comuni e nelle ex Province siciliane, contribuendo così a garantire i livelli essenziali dei servizi.
9/2790-bis-AR/132Bartolozzi, Miceli, Cancelleri, Siracusano, Prestigiacomo.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame reca disposizioni in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022;
    come è ormai noto, negli ultimi 20 anni migliaia di lavoratori «precari» hanno prestato servizio senza soluzione di continuità nei comuni e nelle ex Province siciliane, contribuendo a garantire i livelli essenziali dei servizi;
    la Regione siciliana, soprattutto negli ultimi due anni, ha adottato misure legislative volte a definire una volta per tutte la situazione lavorativa dei soggetti sopra citati, individuando percorsi di stabilizzazione pienamente compatibili con le previsioni del legislatore statale ed assicurando altresì la copertura dei costi della stabilizzazione con fondi regionali;
    in particolare, l'articolo 26 della legge regionale 11 maggio 2018, n. 21 (come modificato dalle leggi regionali 16 dicembre 2018, n. 24, 22 febbraio 2019, n. 1, 16 ottobre 2019, n. 17, 14 dicembre 2019, n. 26) reca la disciplina organica dei procedimenti di stabilizzazione in esame, con espressa previsione di copertura finanziaria da parte della Regione Siciliana; una disciplina che, non a caso, non è mai stata oggetto di contestazioni da parte del governo nazionale;
    è proprio grazie all'intervento organico dell'Assemblea Regionale Siciliana, in stretto rapporto con il Governo regionale e, in particolare, con l'Assessorato Regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica, che numerosi enti locali siciliani hanno portato a compimento, o si avviano a farlo, i percorsi di stabilizzazione del proprio personale «precario»;
    tuttavia, dai percorsi virtuosi sopra delineati sono rimaste finora escluse due categorie di enti locali:
     1. gli enti locali in dissesto finanziario la cui dotazione organica rideterminata ai sensi dell'articolo 259, comma 6, del decreto legislativo n. 267/2000, risulta priva dei posti utili alla stabilizzazione del personale precario;
     2. gli enti locali che hanno adottato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale con contestuale accesso al fondo di rotazione ai sensi dell'articolo 243-bis, comma 8, lettera g), del decreto legislativo n. 267/2000, la cui dotazione organica rideterminata ai sensi dell'articolo 259, comma 6, del decreto legislativo n. 267 del 2000, risulta priva dei posti utili alla stabilizzazione del personale precario;
    pertanto, proprio gli enti locali con maggiori difficoltà economico-finanziarie non possono dar corso ai processi di stabilizzazione del proprio personale precario, personale necessario per garantire i livelli essenziali dei servizi. Ciò, peraltro, pur in presenza della copertura finanziaria esterna assicurata dalla Regione Siciliana per tali processi di stabilizzazione;
    alla data odierna si hanno 30 comuni in dissesto e 45 comuni con piano di riequilibrio (alleg. nn. 1, 2, 3 e 4). In assenza di un intervento legislativo, gli enti locali ai quali il presente ordine del giorno si rivolge subiscono il rischio concreto ed attuale dell'ingente danno erariale conseguente alla condanna giudiziaria per abuso della contrattazione a termine, rischio che verrebbe azzerato proprio grazie alla realizzazione dei processi di stabilizzazione;
    tutto ciò, peraltro, nell'odierno contesto di gravissima crisi socio-economica legata all'emergenza della diffusione del COVID-19;
    senza chiare prospettive di stabilizzazione, gran parte dei soggetti oggi stabilizzati o in via di stabilizzazione, hanno in passato adito il giudice del lavoro territorialmente competente per ottenere (tra l'altro) la condanna dell'ente locale-datore di lavoro (di rispettiva appartenenza) al risarcimento del cosiddetto «danno comunitario», legato all'abuso della contrattazione a termine da parte del datore di lavoro pubblico (Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, sentenza n. 5072/2016);
    la perdurante mancata stabilizzazione del personale «precario» diventa quindi il viatico per la sicura condanna in giudizio dell'ente locale datore di lavoro, costituendo al contempo fonte di un ingente danno erariale quantificabile in svariate centinaia di migliaia di euro e talora in alcuni milioni di euro per ciascun ente locale siciliano;
    occorre, pertanto, consentire a ciascun ente locale interessato di avanzare motivata richiesta all'Assessorato Regionale per le autonomie locali per la istituzione in dotazione organica di posti «aggiuntivi» rispetto ai limiti numerici posti dal decreto del Ministro dell'interno adottato ai sensi dell'articolo 263, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000;
    si tratta di una misura eccezionale finalizzata esclusivamente al superamento del precariato storico attraverso le procedure di stabilizzazione di cui all'articolo 26 della legge regionale 8 maggio 2018, n. 8, e successive modificazioni e integrazioni;
    per evitare abusi e sprechi, si dovrebbe prevedere altresì che nel caso di quiescenza del personale precario stabilizzato (o di interruzione per qualunque motivo del rapporto di lavoro del medesimo personale), con conseguenza cessazione del finanziamento regionale, il corrispondente posto «aggiuntivo» in dotazione organica dovrà intendersi automaticamente soppresso, salvo apposita copertura dell'ente locale nel rispetto della normativa statale di finanza pubblica;
    infine, l'intervento normativo non comporta oneri aggiuntivi a carico del bilancio della Regione posto che la spesa per la copertura degli interventi in esame sarebbe garantita dalle autorizzazioni di spesa di cui al comma 1 dell'articolo 6 (cosiddetto Fondo delle Autonomie locali) e al comma 7 dell'articolo 30 della legge regionale n. 5 del 2014 (Fondo straordinario precari) e per il futuro (fino al 2038) dallo stanziamento del capitolo 215754 istituito ai sensi del comma 21 dell'articolo 3 della legge regionale n. 27 del 2016,

impegna il Governo

ad adottare, nell'ambito delle risorse finaziarie disponibili, gli interventi normativi di competenza volti a conseguire la stabilizzazione dei lavoratori precari che hanno prestato servizio senza soluzione di continuità nei comuni e nelle ex Province siciliane, contribuendo così a garantire i livelli essenziali dei servizi.
9/2790-bis-AR/132. (Testo modificato nel corso della seduta) Bartolozzi, Miceli, Cancelleri, Siracusano, Prestigiacomo.


   La Camera,
   premesso che:
    il presente provvedimento reca alcune misure importanti per il sostegno economico e finanziario delle imprese coinvolte dalla crisi economica legata all'emergenza epidemiologica «COVID-19», in particolare, il Titolo V reca norme per la liquidità e ricapitalizzazione imprese;
    le Agenzie di Sicurezza aventi come attività prevalente la fornitura di personale per discoteche, concerti, sale bingo, sale gioco, sagre e fiere, stadi calcistici, stanno subendo un grave nocumento a causa della crisi determinata dalla pandemia COVID-19;
    tra le attività cui sono autorizzate le agenzie di investigazione privata si annoverano infatti anche i servizi di controllo nelle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi: un settore in estrema sofferenza per il blocco totale di fiere, eventi, discoteche ed entertainment. Si parla di oltre 8.000 addetti alla sicurezza che non svolgono attività lavorativa da marzo;
    alle imprese che offrono servizi di controllo nei locali di pubblico intrattenimento è richiesta una professionalità garantita da licenza ex articolo 134 del TULPS e l'impiego di addetti che vantano il maggior numero di ore di formazione obbligatoria del comparto, peraltro vidimati da liste gestite dalle competenti Prefetture, ciononostante, il settore non dispone nemmeno di un codice ateco ad hoc, ricadendo tanto nel codice 81.10 (servizi integrati di gestione agli edifici – es. portierati), quanto nel 82.99.99 (altri servizi di sostegno alle imprese) e pure nel 80.10.00 (vigilanza privata);
    altrettanti danni economici li stanno subendo le Agenzie Investigative Private a causa delle restrizioni sui movimenti delle persone, per le sospensioni delle cause civili e penali;
    il Governo, a seguito dell'adozione di nuove azioni di contenimento sanitario per frenare il numero dei contagi e a tutela della salute di tutti, ha prontamente adottato interventi per assicurare un tempestivo sostegno economico a favore delle categorie più colpite dalle inevitabili restrizioni;
    tuttavia, alcune categorie di imprese quali le agenzie di sicurezza private sono rimaste escluse da alcune di tali misure,

impegna il Governo

al fine di sostenere la totalità delle imprese operanti nei diversi settori dell'economia coinvolte dalla crisi economica legata all'emergenza epidemiologica «COVID-19», a valutare l'opportunità di inserire, con impellenza, nel prossimo provvedimento utile o comunque nell'ambito di una revisione organica della disciplina delle misure di sostegno, le agenzie di sicurezza private (Codici Ateco: 80.20.00 servizi connessi ai sistemi di vigilanza; 80.30.00 servizi di investigazione privata; 81.10.00 servizi integrati di gestione agli edifici) tra le imprese beneficiarie dei provvedimenti adottati nell'interesse delle aziende in difficoltà.
9/2790-bis-AR/133Miceli.


   La Camera,
   premesso che:
    il presente provvedimento reca alcune misure importanti per il sostegno economico e finanziario delle imprese coinvolte dalla crisi economica legata all'emergenza epidemiologica «COVID-19», in particolare, il Titolo V reca norme per la liquidità e ricapitalizzazione imprese;
    le Agenzie di Sicurezza aventi come attività prevalente la fornitura di personale per discoteche, concerti, sale bingo, sale gioco, sagre e fiere, stadi calcistici, stanno subendo un grave nocumento a causa della crisi determinata dalla pandemia COVID-19;
    tra le attività cui sono autorizzate le agenzie di investigazione privata si annoverano infatti anche i servizi di controllo nelle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi: un settore in estrema sofferenza per il blocco totale di fiere, eventi, discoteche ed entertainment. Si parla di oltre 8.000 addetti alla sicurezza che non svolgono attività lavorativa da marzo;
    alle imprese che offrono servizi di controllo nei locali di pubblico intrattenimento è richiesta una professionalità garantita da licenza ex articolo 134 del TULPS e l'impiego di addetti che vantano il maggior numero di ore di formazione obbligatoria del comparto, peraltro vidimati da liste gestite dalle competenti Prefetture, ciononostante, il settore non dispone nemmeno di un codice ateco ad hoc, ricadendo tanto nel codice 81.10 (servizi integrati di gestione agli edifici – es. portierati), quanto nel 82.99.99 (altri servizi di sostegno alle imprese) e pure nel 80.10.00 (vigilanza privata);
    altrettanti danni economici li stanno subendo le Agenzie Investigative Private a causa delle restrizioni sui movimenti delle persone, per le sospensioni delle cause civili e penali;
    il Governo, a seguito dell'adozione di nuove azioni di contenimento sanitario per frenare il numero dei contagi e a tutela della salute di tutti, ha prontamente adottato interventi per assicurare un tempestivo sostegno economico a favore delle categorie più colpite dalle inevitabili restrizioni;
    tuttavia, alcune categorie di imprese quali le agenzie di sicurezza private sono rimaste escluse da alcune di tali misure,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di inserire, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, le agenzie di sicurezza private (Codici Ateco: 80.20.00 servizi connessi ai sistemi di vigilanza; 80.30.00 servizi di investigazione privata; 81.10.00 servizi integrati di gestione agli edifici) tra le imprese beneficiarie dei provvedimenti adottati nell'interesse delle aziende in difficoltà.
9/2790-bis-AR/133. (Testo modificato nel corso della seduta) Miceli.


   La Camera,
   premesso che:
    con il decreto legislativo 6 marzo 2017, n. 40, come modificato dal successivo decreto legislativo 13 aprile 2018, n. 43, è stato istituito il servizio civile universale (nella previgente normativa esso era denominato «servizio civile nazionale»), finalizzato alla difesa non armata e non violenta della Patria, all'educazione alla pace tra i popoli nonché alla promozione dei valori fondativi della Repubblica. I settori di intervento in cui si realizzano le finalità del servizio civile universale sono i seguenti e nell'ambito di svariate attività di interesse generale: assistenza; protezione civile; patrimonio ambientale e riqualificazione urbana; patrimonio storico, artistico e culturale; educazione e promozione culturale, paesaggistica, ambientale, del turismo sostenibile e sociale e dello sport; agricoltura in zona di montagna, agricoltura sociale e biodiversità; promozione della pace tra i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata; promozione e tutela dei diritti umani; cooperazione allo sviluppo; promozione della cultura italiana all'estero e sostegno alle comunità di italiani all'estero;
    i fondi definiti nella presente legge di bilancio, che integrano il fondo con uno stanziamento pari a ulteriori 200 milioni per il biennio 2021-22, confermano l'intenzione di dare stabilità ai principi contenuti nel progetto di riforma attraverso una progettualità strutturale e verso una progressiva universalità del servizio;
    il servizio civile universale in questo anno di estrema emergenza sociale ed economica è stata una delle esperienze più richiamate fra le risorse disponibili per la lotta alla pandemia e per il sostegno delle persone più esposte ai rischi e alle limitazioni che ne sono scaturite;
    basti pensare ai 3.200 operatori volontari che nei mesi di marzo e aprile hanno continuato il loro servizio nelle zone più colpite dal COVID-19, e alla risposta di altri 16.000 che dal 16 aprile hanno ripreso il loro servizio, grazie alla disponibilità del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale e agli sforzi delle organizzazioni accreditate (enti di Terzo Settore, enti religiosi, enti locali e pubbliche amministrazioni) anche rimodulando le attività per essere più vicini ai bisogni che l'emergenza COVID-19 ha generato;
    da tempo, tutte le associazioni e gli esperti del settore sostengono la necessità di assicurare continuità operativa e finanziaria alle attività e ai progetti del Servizio civile universale, attraverso il coinvolgimento di un contingente minimo di 50.000 operatori l'anno e la garanzia della stabilità delle corrispondenti risorse finanziarie anche per gli anni a venire;
    la possibilità di poter far conto su risorse congrue e stabili è il presupposto per una seria programmazione degli interventi e per l'efficacia dei risultati,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità, già dai prossimi provvedimenti di sostegno delle attività sociali e di rilancio economico, di individuare le opportune risorse finanziarie in linea con il suddetto obiettivo di stabilizzare almeno 50.000 ragazzi, garantendone la corrispondente continuità temporale.
9/2790-bis-AR/134Bonomo, Frassini, Gadda, D'Arrando, Muroni, Lupi, Versace, Trancassini, Pettarin, Lattanzio, Boldrini, Bruno Bossio, Carnevali, Maurizio Cattoi, Ceccanti, Cestari, Comaroli, De Filippo, Del Barba, Marco Di Maio, Fratoianni, Fregolent, Gava, Gebhard, Lepri, Moretto, Noja, Occhionero, Pastorino, Paternoster, Pezzopane, Rossi, Quartapelle Procopio, Serracchiani, Ungaro, Ascari.


   La Camera,
   premesso che:
    l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) istituita con decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 266, è un ente pubblico non economico nazionale, che svolge una funzione di supporto tecnico e operativo alle politiche di governo dei servizi sanitari di Stato e regioni, attraverso attività di ricerca, monitoraggio, valutazione, formazione e innovazione; essa, ai sensi del suo nuovo statuto, approvato il 18 maggio 2018, si configura come organo tecnico-scientifico del servizio sanitario nazionale e rappresenta uno strumento di raccordo tra il livello centrale, regionale e aziendale, garantendo supporto tecnico-operativo in ambito organizzativo, gestionale, economico, finanziario e contabile;
    il ruolo di Agenas è fondamentale per rendere il sistema sanitario sostenibile e capace di gestire situazioni di elevata complessità clinica e organizzativa, assicurando il rispetto degli standard di qualità, quantità, sicurezza, efficacia, efficienza, appropriatezza ed equità dei servizi erogati dalle strutture sanitarie su tutto il territorio nazionale. Funzione resa ulteriormente indispensabile dall'emergenza sanitaria dovuta dal COVID-19, come d'altronde ben rilevato dal decreto-legge n. 23 dell'8 aprile 2020 (articolo 42), che, disponendo il commissariamento dell'Ente, ha insistito sulle necessarie «attività di potenziamento della rete di assistenza ospedaliera e territoriale»;
    è noto che più di un terzo del personale AGENAS è da anni – in media 10 – precario. Si è trattato, per la maggior parte, di contratti di collaborazione e libero-professionali, soltanto nell'ultimo anno e previo superamento di una prova a evidenza pubblica (bandita nel novembre 2019), di contratti a tempo determinato. In merito, occorre aggiungere che, nonostante il rapporto di lavoro formalmente autonomo, le lavoratrici e i lavoratori in questione hanno tuttavia sopperito, seppur in condizioni di massima precarietà, e sempre garantendo dedizione e professionalità nella prestazione, a un fabbisogno organico di natura strutturale e non di certo congiunturale;
    buona parte dei predetti lavoratori, tra l'altro, sono stati esclusi dall'ampiamente dell'organico stabile disposto da apposito bando del novembre 2018, che non prevedeva l'ingresso del personale con profilo sanitario, né tanto meno di personale non laureato;
    il comma 3 dell'articolo 8 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35 convertito dalla legge 25 giugno 2019, n. 60 stabiliva che l'Agenas poteva ricorrere a profili professionali attinenti ai settori dell'analisi, valutazione, controllo e monitoraggio delle performance sanitarie, anche con riferimento alla trasparenza dei processi, con contratti di lavoro flessibile. Questo ha permesso a circa 65 lavoratori, di cui la maggior parte storicamente lavoratori con contratto co.co.co. di avere un contratto a tempo determinato;
    dopo una breve proroga di due mesi stabilita dal comma 4 dell'articolo 1 del decreto n. 150 del 2020 e mentre l'Ente ha avviato nuove procedure di assunzione di personale precario, con contratti sia a tempo determinato che di collaborazione, i contratti dei circa 70 precari «storici» scadranno il prossimo 31 dicembre, nonostante le promesse di stabilizzazione;
    la speranza era stata riposta in un emendamento alla legge di bilancio (n. 159.37) che avrebbe autorizzato l'Agenas a stabilizzare i lavoratori con la stessa ratio per cui nel decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito poi nella legge 13 ottobre 2020 n. 126, si è autorizzato il Ministero della difesa a stabilizzare 145 unità di personale, ma l'emendamento è stato respinto;
    la pandemia ha mostrato l'urgenza non rinviabile di potenziare la Sanità pubblica, in particolare quella territoriale e di prossimità. Sarebbe paradossale e inaccettabile, a parere dell'interrogante, viste anche le risorse europee in arrivo, se proprio il personale che da anni garantisce il supporto tecnico-operativo al Ministero della salute nel raccordo con le regioni, perdesse il proprio lavoro,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di assumere provvedimenti tempestivi al fine di stabilizzare definitivamente i settanta lavoratori precari dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, i cui contratti scadranno il prossimo 31 dicembre.
9/2790-bis-AR/135Bagnasco, Spena.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame contiene ulteriori disposizioni in materia di semplificazioni fiscali ed entrate;
    restano fermi al 31 gennaio 2021 i pagamenti derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento, in scadenza dell'8 marzo al 21 dicembre 2020; invero, sono rinviati al primo marzo 2021 il pagamento delle rate 2020 delle definizioni agevolate ancora in vigore, ma senza il termine di tolleranza;
    dal 1o gennaio 2021 riprenderanno anche le notifiche delle cartelle di pagamento e degli altri atti della riscossione nonché gli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati su stipendi, salari, altre indennità relative al rapporto di lavoro o impiego;
    nondimeno, lo stesso il direttore dell'Agenzia delle entrate ha ricordato che sono circa 12 milioni le cartelle sospese quest'anno, a cui si aggiungono 9 milioni di atti di riscossione, più altri 10 milioni di atti dell'Ade, tra avvisi e accertamento e che verosimilmente partiranno in esecuzione dal 1o gennaio prossimo;
    la scelta di rinviare ulteriormente, ovvero di rateizzare nuovamente, ha ricordato il Direttore dell'Agenzia delle entrate, spetta unicamente al Parlamento;
    l'approccio disorganico portato avanti dall'attuale maggioranza governativa è testimoniato anche dal fatto che l'ultima sospensione era stata decisa sul filo del rasoio a metà ottobre, con il decreto-legge 129/20 sulla proroga dello stato di emergenza,

impegna il Governo

ad adottare ogni iniziativa normativa che preveda la rateizzazione automatica degli atti fiscali testé descritti, in un arco temporale di almeno quindici anni e con tasso interesse legale, in considerazione soprattutto dell'eccezionalità economica e congiunturale dei mesi post crisi pandemica che seguiranno.
9/2790-bis-AR/136Gusmeroli, Bitonci, Cantalamessa, Cavandoli, Centemero, Covolo, Gerardi, Alessandro Pagano, Tarantino, Trano.


   La Camera,
   premesso che:
    il provvedimento in esame contiene misure in materia di trasporti e ambiente; in particolare, include misure in materia di infrastrutture, trasporti e mobilità;
    in sede di esame referente, grazie anche all'intervento emendativo del Gruppo Lega – Salvini premier, è stato incentivato il settore dell'automotive;
    l'emergenza economica in atto, dovuta soprattutto al diffondersi dell'epidemia da COVID-19, sta mettendo inevitabilmente a dura prova la tenuta organizzativa e finanziaria delle case automobilistiche italiane, ancorché l'indotto da esso derivante, a causa della necessità di una robusta e immediata domanda sì da rinvigorire la produzione nazionale;
    molti degli stabilimenti produttivi italiani si sono fermati o comunque hanno r