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Resoconto dell'Assemblea

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XVIII LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Martedì 20 luglio 2021

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzioni in Commissione:


   La III Commissione,

   premesso che:

    la situazione dei diritti umani e della democrazia in Nicaragua ha subito un costante e grave deterioramento a partire dall'aprile 2018, quando una serie di diffuse proteste nel Paese sono state represse con la violenza;

    alle proteste civili e pacifiche degli studenti universitari e della popolazione, il Governo ha risposto con brutalità, provocando almeno 350 morti e migliaia di feriti. La Commissione interamericana per i diritti umani (Iachr), l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Oacnudh), difensori nazionali come Cenidh, Nicaragua Center for Human Rights e difensori internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch, hanno documentato in dettaglio la violenta repressione per mano di agenti dello Stato, inclusi paramilitari e la polizia;

    nell'aprile 2021, terzo anniversario delle proteste del 2018, almeno 124 persone sono state private della libertà per motivi politici e gli oppositori del Governo e le loro famiglie sono costantemente sottoposti alla minaccia di vessazioni da parte della polizia e di sostenitori del Governo;

    nelle ultime settimane, dai primi di giugno 2021, il Governo del Presidente Ortega ha ulteriormente intensificato la repressione, incarcerando sindacalisti, giornalisti e anche leader dell'opposizione più rilevanti, tra cui alcuni candidati alle prossime elezioni Presidenziali del novembre 2021. Alla data del 6 luglio risultavano detenuti: Arturo Cruz, Félix Maradiaga, Cristiana Chamorro, Miguel Mora, Medardo Mairena e Juan Sebastián Chamorro;

    tali detenzioni sono ad avviso del firmatario del presente atto del tutto arbitrarie e illegali, prive di qualunque base giuridica e senza alcuna garanzia costituzionale: gli arrestati non possono parlare con i propri avvocati ne ricevere cibo o medicine, anche per coloro che soffrono di malattie croniche, che mettono in serio pericolo la loro salute e la loro vita;

    questi arresti sono stati resi possibili dalla cosiddetta «legge ghigliottina», approvata dal Congresso dominato dal partito di Ortega nel dicembre 2020 e che permette di arrestare i cittadini accusati di terrorismo o che siano sospettati di essere «traditori della patria», anche senza fornire prove evidenti; soprattutto, tale legge impedisce a chi viene arrestato di candidarsi alle cariche pubbliche;

    dal 2018 risultano oltre 108.000 i cittadini nicaraguensi che sono stati costretti alla fuga e a chiedere asilo nei Paesi limitrofi, principalmente in Costa Rica;

    il 4 maggio 2021 l'Assemblea nazionale del Nicaragua ha approvato una riforma della legge elettorale, che incorpora leggi punitive e norme che limitano la competizione elettorale e l'esercizio dei diritti politici, ostacolando ulteriormente la partecipazione dell'opposizione politica democratica e che, in contrasto con le norme internazionali, limitano le libertà pubbliche, tra le altre, la libertà di associazione, la libertà di espressione, il diritto alla protesta sociale e il diritto alla difesa dei diritti;

    i membri del nuovo Consiglio elettorale supremo (Ces), un organo che supervisiona e amministra il processo elettorale in Nicaragua e che dovrebbe essere imparziale, indipendente e trasparente sono stati nominati dall'Assemblea nazionale del Nicaragua controllata da Ortega, rendendo il (Ces) un organo parziale e pregiudicando ulteriormente il processo elettorale politico;

    nelle ultime settimane, le autorità del Nicaragua hanno sciolto due partiti politici utilizzando metodi contrari alle norme internazionali, avviando, contestualmente indagini giudiziarie che potrebbero portare all'esclusione di ulteriori candidati dell'opposizione democratica; tali misure risultano in contrasto con i principi democratici fondamentali e in grave violazione dei principi sanciti dalla Costituzione del Nicaragua e dal diritto internazionale;

    i media indipendenti subiscono continue vessazioni che limitano il diritto alla libertà stampa e di espressione e pregiudicano il diritto del pubblico a essere correttamente informato;

    si è di fronte ad un'ulteriore deriva autoritaria del Governo di Ortega che mina definitivamente gli sforzi per una soluzione pacifica del conflitto e che ostacola lo svolgimento di elezioni libere ed eque fissate per il prossimo 7 novembre 2021;

    vi sono segnalazioni secondo cui il Nicaragua starebbe riciclando oro proveniente dalla Compañía General de Minería de Venezuela, inclusa nell'elenco delle persone e delle entità oggetto di sanzioni da parte dell'Ufficio di controllo dei beni stranieri (Ofac) degli Stati Uniti per operazioni illecite;

    le banche nicaraguensi sono obbligate ad aprire conti per i parenti di persone oggetto di sanzioni da parte del Governo statunitense e di altri Paesi e che sono accusate di corruzione, riciclaggio di denaro e violazioni dei diritti umani;

    nella capitale del Paese, Managua, continua a vivere, sotto la protezione del Governo nicaraguense, il brigatista Alessio Casimirri che deve scontare la condanna a sei ergastoli, per il suo comprovato coinvolgimento nel sequestro e nell'assassinio del Presidente Aldo Moro e per l'assassinio degli agenti della scorta, avvenuti a Roma il 16 marzo 1978,

impegna il Governo:

   a prendere posizione condannando tutte le misure repressive poste in essere dalle autorità nicaraguensi nei confronti dei membri dei partiti di opposizione, dei sindacalisti, dei giornalisti e di altri operatori dei media, degli studenti, delle popolazioni indigene, dei difensori dei diritti umani e della società civile e chiedendo l'immediata cessazione delle ingiustificate carcerazioni e delle violazioni dei diritti umani;

   a lavorare, in sede di Consiglio europeo, affinché l'Unione europea con voce unica:

    a) chieda il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri politici detenuti arbitrariamente, tra cui i potenziali candidati presidenziali, i leader politici dei partiti di opposizione e degli altri attivisti detenuti;

    b) adotti iniziative per il rispetto delle garanzie giuridiche fondamentali, dei diritti umani, civili e politici;

    c) solleciti la ripresa del dialogo inclusivo come unica via d'uscita pacifica dalla crisi politica, economica e sociale in Nicaragua;

    d) esorti le autorità nicaraguensi ad apportare modifiche alla legge elettorale in conformità dei parametri internazionali richiesti dall'Organizzazione degli Stati Americani (Osa) nella sua risoluzione del 21 ottobre 2020 e dalle organizzazioni internazionali, a ripristinare lo status giuridico dei partiti che ne sono stati privati, a rispettare il diritto elettorale attivo e passivo dei nicaraguensi, nonché a garantire la presenza senza restrizioni degli organi di osservazione elettorale nazionali e internazionali;

    e) chieda di consentire il libero accesso all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), alla Commissione interamericana dei diritti dell'uomo (Iachr), al Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (Giei), al meccanismo speciale di monitoraggio per il Nicaragua (Meseni), alle organizzazioni internazionali della società civile e alle istituzioni dell'Unione europea, al fine di garantire il rispetto dei diritti umani in Nicaragua;

   a muovere concreti passi a livello internazionale affinché sia fatta luce e posta fine alle operazioni finanziarie illecite riconducibili al Governo Ortega-Murillo e ai suoi collaboratori.
(7-00700) «Orsini, Valentini, Battilocchio, Cappellacci, Fitzgerald Nissoli».


   La IX Commissione,

   premesso che:

    Enav s.p.a., a marzo 2018, ha presentato il Piano industriale della società per il quinquennio 2018/2023, anticipando, inoltre, alcune strategie da sviluppare nel quinquennio successivo;

    il piano prevedeva, tra le altre cose, il transito degli avvicinamenti radar dagli aeroporti sui quali attualmente viene erogato il servizio, in particolare quelli di Torino, Genova, Napoli, Palermo, Firenze e dell'Acc di Brindisi verso i Centri di controllo d'area (Acc) di Roma e Milano;

    tale piano industriale, che secondo le parti sociali avrebbe avuto un impatto eccessivamente oneroso dal punto di vista professionale e sociale per i lavoratori, è stato sospeso dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (sospensione a firma dell'allora Sottosegretario Armando Siri) nel febbraio 2019;

    nel maggio 2019, è stato siglato un accordo con tutte le organizzazioni sindacali di Enav, che delineava i nuovi tratti del piano industriale dell'azienda e che prevedeva, tra l'altro, la condivisione puntuale con le organizzazioni sindacali dello stato di avanzamento dei lavori sulla tematica delle torri remote;

    nel corso dell'audizione del 30 marzo 2021 in Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni il nuovo amministratore delegato di Enav, ad avviso dei firmatari del presente atto eludendo le puntuali e numerose domande dei commissari, ha di fatto confermato che la società sta procedendo con l'attuazione del piano industriale del 2018, senza che siano state effettuate le verifiche di fattibilità richieste e senza che vi sia stata alcuna forma di condivisione;

    la zona di controllo di competenza dell'avvicinamento di Torino, che si occupa anche del traffico da e per Cuneo, è una zona particolarmente complessa, sia per le diverse tipologie di traffico che deve gestire (voli militari di sperimentazione e collaudo Leonardo, voli di turismo che operano a vista, scuole di pilotaggio) che per motivi ambientali, meteorologici e orografici e, grazie alla profonda conoscenza della zona e dell'evolversi delle condizioni meteorologiche, il personale attualmente impiegato riesce a gestire in modo efficiente il traffico evitando ritardi e collisioni e, oltre ad alleggerire il lavoro del Centro informazioni volo di Milano, è stato in grado di creare una nicchia di eccellenza nella gestione del traffico addestrativo civile e militare;

   il servizio radar di Genova è garantito a tutti gli aeromobili che attraversano lo spazio aereo di competenza, percorrendo rotte di volo in tutte le direzioni, la commistione di questo eterogeneo traffico aereo richiede un aggiornamento continuo tra controllori di Torre e di Radar, i quali, essendo ubicati nella stessa sala, riescono a cooperare facilmente ed efficacemente;

    la torre di controllo di Firenze e il servizio di avvicinamento sono coubicati, per consentire ai controllori radar di vedere l'effettiva posizione dei traffici al suolo, visto che le operazioni di decollo e atterraggio avvengono, in prevalenza, per pista opposta; inoltre, la configurazione aeroportuale richiede una particolare sinergia tra gli operatori interessati, cosa che può avvenire solo avendo una particolare conoscenza della realtà operativa;

    il servizio radar di Napoli ha contribuito allo sviluppo che il sistema aeroportuale campano ha intrapreso ormai da molti anni, che sta portando al raggiungimento di ottimi livelli di funzionamento, strumentale alla rinascita sociale del Sud; pertanto, con un eventuale trasferimento, ci sarebbe la dispersione di competenze, metodologie e pratiche maturate negli anni, fondamentali e indispensabili per garantire la migliore gestione delle operazioni. Si andrebbe a cancellare l'esperienza accumulata su un'area tanto vasta quanto complessa che va ben oltre i confini della Regione;

    i controllori radar di Palermo posseggono la perfetta conoscenza dell'orografia della zona, della meteorologia locale e dei venti caratteristici di Punta Raisi, con particolare riferimento alla pericolose improvvise variazioni del vento nelle giornate di scirocco (fenomeno Wind Shear), particolarmente limitante per le operazioni di volo; conoscenza, che in generale, risulta determinante nella positiva gestione dei voli in emergenza sulla Sicilia che necessitano di immediata assistenza radar; da qui la necessità di tempestivi coordinamenti tra la torre e l'avvicinamento radar che difficilmente potranno essere altrettanto rapidi, con un ente non presente in loco: inoltre, il Centro radar dell'isola, vista la copertura radio particolarmente lacunosa del Centro informazioni volo (Fic) di Roma, sopperisce, con il suo servizio, a tale carenza;

    il centro di controllo di Brindisi gestisce tutti i voli della dorsale adriatica e del Meridione fino ai confini con Zagabria, Albania e Grecia e una sua riconversione in hub torri remote con l'accentramento all'Acc di Roma, causerebbe un gravissimo danno economico per tutta la comunità;

    il servizio di controllo di avvicinamento di Verona, di recente transitato a Milano, riveste particolare importanza nello spazio aereo nordorientale: è caratterizzato da elevata complessità, perché il traffico aereo che lo interessa è equamente distribuito tra voli commerciali, voli militari e voli di turismo che operano a vista, tanto che negli anni si era sviluppata, presso i dipendenti di Verona, una vera e propria expertise nella gestione di queste interazioni;

    a seguito del trasferimento del servizio in questione a Milano, numerose sono le segnalazioni di inconvenienti operativi fatte a Enav ed Enac (in qualità di ente regolatore) e le problematiche rilevate sono molteplici e afferiscono alla sfera tecnica, per quanto concerne la gestione dei voli che operano a vista e la copertura del radar sullo spazio aereo gestito, e anche operativa, per quanto concerne l'addestramento ricevuto dal personale di Milano, inadeguato alla complessa e variegata realtà del traffico che si è trovato ad affrontare una volta in posizione operativa, anche a causa della riduzione di personale impiegato per la gestione dello spazio aereo in questione: si è passati da quattro controllori, di cui uno gestiva il traffico dando istruzioni in frequenza, uno coordinava e pianificava il lavoro del collega sull'impianto di Verona e altri due impiegati allo stesso modo al settore di Milano, a tre controllori, di cui due che danno istruzioni in frequenza e un solo coordinatore che pianifica il lavoro di entrambi e si interfaccia con ben dieci enti contemporaneamente, con le evidenti conseguenze che questo sovraccarico di lavoro inevitabilmente genera;

    diverse organizzazioni sindacali, in assenza di segnali concreti sulla questione da parte della società, hanno proclamato lo sciopero nazionale di tutto il personale Enav per il giorno 26 luglio 2021,

impegna il Governo

ad adottare tutte le iniziative di competenza affinché venga sospeso immediatamente il piano industriale della società, tenuto conto che lo stesso è stato presentato prima della pandemia e della crisi in cui versa attualmente il settore, che ad oggi Enav non ha prodotto evidenza incontrovertibile di risparmio dall'attuazione di suddetto piano industriale, che nel frattempo il management è cambiato e che diverse organizzazioni sindacali hanno indetto mobilitazioni su tutto il territorio.
(7-00701) «Maccanti, Rixi, Capitanio, Donina, Fogliani, Furgiuele, Giacometti, Tombolato, Zanella, Zordan, Germanà, Alessandro Pagano».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:


   MONTARULI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

   dal 1° dicembre 2020, l'Italia detiene la Presidenza del G20 (Gruppo dei 20), il principale momento annuale di confronto a livello globale su temi legati alla cooperazione economica e finanziaria;

   le tematiche affrontate nel corso del G20 sono molteplici: dal contrasto alla pandemia derivante dalla diffusione del virus COVID-19 ai cambiamenti climatici, ed il programma della Presidenza è ricco di incontri ed eventi che verranno ospitati in tutta la penisola;

   le principali economie del mondo che fanno parte del G20, che insieme costituiscono l'80 per cento del prodotto interno lordo globale nonché il 60 per cento della popolazione del pianeta, saranno ospiti di una serie di vertici, riunioni ministeriali ed eventi speciali dedicati ai grandi temi dell'agenda globale che si svolgeranno da Milano a Catania e culmineranno a Roma nel vertice dei leader del G20, nelle date del 30 e 31 ottobre 2021;

   tali appuntamenti, sparsi sulla penisola italiana, consentiranno di valorizzare molte eccellenze diffuse sul territorio della Repubblica; tuttavia, nonostante la fittissima agenda dei lavori, nessun meeting è stato organizzato a Torino per il 2021;

   tale esclusione è, a parere dell'interrogante, l'ennesima occasione sprecata che mette in difficoltà e compromette il tessuto economico del territorio torinese e piemontese –:

   per quali motivi la città di Torino sia stata esclusa dagli eventi previsti dalla fitta agenda dei lavori del G20 e quali iniziative si intendano adottare al fine di includere Torino nelle attività e negli eventi legati al G20.
(3-02408)

Interrogazioni a risposta scritta:


   VARCHI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per il sud e la coesione territoriale, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

   il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è un imponente piano di investimenti, diventato, oggi più che mai, prioritario in considerazione delle conseguenze economiche e sociali prodotte dalla pandemia da Covid-19, occasione unica per il rilancio della portualità logistica siciliana;

   in Sicilia approdano il gasdotto Ttpc (Trans Tunisian Pipeline Company) che trasporta in Italia il gas algerino e il gasdotto sottomarino Greanstream dalla Libia con punto di arrivo a Gela; inoltre, secondo recenti notizie, l'isola si candida come hub industriale per l'idrogeno;

   in particolare, Gela ha le giuste peculiarità per divenire sede di uno degli hub siciliani per la logistica italiana nel Mediterraneo; possiede un grande retro-porto dotato di servizi, un porto industriale di proprietà regionale, una grande disponibilità di aree (Irsap) attrezzate e già disponibili (128 ettari, serviti da impianti tecnologici, da strade e da ferrovie, di cui 94 destinati a lotti industriali);

   la favorevole posizione geografica del sito industriale di Gela, che si pone in posizione di ponte tra l'Europa Continentale sul Mediterraneo, con un accesso privilegiato a regioni importanti da un punto di vista energetico e commerciale, quali il Nord Africa, i Balcani e il Medio Oriente, permetterebbe al territorio gelese, nel contesto del Nuovo sistema portuale della Sicilia orientale, di interpretare l'interesse nazionale di sviluppo di una cantieristica navale e portuale idonea ad attrarre investimenti internazionali, incanalando l'Italia sulla principale rotta marittima di trasporto merci, a più alta densità mondiale di percorrenza navale data dall'ampliamento del canale di Suez;

   in tale contesto, preoccupa la notizia che l'unico dato certo relativo al Pnrr è che le risorse sicuramente allocate al Sud sono 22 e non 82 miliardi di euro, cioè il 10 per cento del totale, a cui, potrebbero aggiungersi, leggendo attentamente tra le righe delle Missioni e linee progettuali, altri 13 miliardi, con la precisazione, peraltro, che solo in parte i 35 miliardi stimati sono destinati a finanziare nuovi interventi;

   solo a titolo semplificativo, le opere inserite nel Piano per la Sicilia e la Calabria erano già finanziate, quindi, sarebbero sottratti alle due regioni circa 10 miliardi di euro, mentre nulla si sa in merito ai finanziamenti destinati a nuove opere in materia di trasporti, strade e hub portuali e aeroportuali, il vero cuore del rilancio;

   se i dati fossero confermati, le stime di crescita del Sud sono, ad oggi, solamente ipotesi e promesse politiche; stando così le cose, il rischio che si corre è quello di mettere dentro priorità disorganiche, in un elenco di buoni intendimenti slegati da un piano sinottico organico e di tempestiva attuazione, come richiedono le linee guida emanate a luglio con decreto interministeriale;

   da infrastrutture nuove, moderne, sicure e all'avanguardia passa la strada per il nostro futuro; il Recovery è un'occasione unica e irripetibile per il Sud, e perdere questo treno sarebbe un imperdonabile errore –:

   se i fatti di cui in premessa corrispondano al vero e se il Governo intenda adottare le iniziative di competenza per inserire l'hub logistico di Gela nell'ambito dei progetti finanziati dal Pnrr, quale infrastruttura strategica, asset per la competitività del territorio e della Sicilia.
(4-09842)


   CECCANTI, CRITELLI, FRAILIS, DE LUCA, BOLDRINI, INCERTI, FIANO, CARNEVALI, MORGONI, VERINI, CENNI, QUARTAPELLE PROCOPIO e CIAMPI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   secondo alcune autorevoli fonti giornalistiche alcuni Governi stranieri avrebbero utilizzato un software di spionaggio per controllare in maniera illegale giornalisti, attivisti dei diritti umani, oppositori politici, dirigenti di azienda, altri leader politici;

   secondo le medesime fonti anche il Governo dell'Ungheria, Paese membro dell'Unione europea, si sarebbe contraddistinto in tali operazioni, che minano alla base i principi dello Stato di diritto, valore fondamentale dell'Unione ai sensi dell'articolo 2 del Tue –:

   se il Governo sia a conoscenza di attività illegali a danno di cittadini italiani, se risultino confermate le notizie relative al Governo ungherese e, in caso positivo, quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo, nell'ambito dell'Unione europea, per attivare le procedure relative al rispetto dello Stato di diritto da parte del Governo Orban.
(4-09851)

DIFESA

Interrogazione a risposta immediata in Commissione:

IV Commissione:


   FERRARI, MATURI e PICCOLO. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   sono in corso le trattative e i tavoli di concertazione per i rinnovi contrattuali del comparto sicurezza;

   l'articolo 1 della legge 23 ottobre 1961, n. 1165, ha previsto la corresponsione di un'indennità speciale di seconda lingua anche al personale militare od appartenente alle forze di polizia ad ordinamento militare in servizio nella provincia autonoma di Bolzano o presso uffici situati a Trento ed aventi competenza regionale;

   la predetta indennità è stata incrementata nel tempo con provvedimenti ad hoc come, ad esempio, il decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 2001, n. 139, recante «recepimento del provvedimento di concertazione per le Forze armate relativo al biennio economico 2000-2001», o il decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2009, n. 52, recante «recepimento del provvedimento di concertazione per le Forze armate, integrativo del decreto del Presidente della Repubblica 11 settembre 2007, n. 171, relativo al quadriennio normativo 2006-2009 e al biennio economico 2006-2007»;

   nel decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2018, n. 40, recante recepimento del provvedimento di concertazione per il personale non dirigente delle Forze armate nel triennio normativo ed economico 2016-2018, non erano invece presenti disposizioni che concernessero l'adeguamento dell'indennità di bilinguismo;

   non è noto quando il personale militare o appartenente alle forze di polizia ad ordinamento militare percepirà una maggiorazione dell'indennità speciale di seconda lingua –:

   se e quando il Governo ritenga possibile adottare le iniziative di competenza per procedere all'adeguamento dell'indennità speciale di seconda lingua spettante al personale militare o appartenente alle forze di polizia ad ordinamento militare in servizio nella provincia autonoma di Bolzano o presso uffici situati a Trento ed aventi competenza regionale.
(5-06453)

Interrogazione a risposta scritta:


   RAMPELLI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto si apprende da fonti di stampa, il comando dei carabinieri della stazione di Ottavia, in via Raffaele Filamondo, periferia di Roma nord è stato sfrattato, come un semplice inquilino abusivo o moroso;

   il quadrante coperto dal citato comando è uno dei più difficili della Capitale, con alta densità abitativa e un tasso di criminalità sopra la media, che richiederebbe, come è evidente, un presidio fisso delle forze dell'ordine: Ottavia, Palmarola, Torresina e Quartaccio sono solo alcune delle zone ricomprese nella giurisdizione di questo fondamentale presidio di sicurezza territoriale che chiuderà definitivamente a settembre 2021, come già accaduto per la caserma di Settecamini;

   senza stazione dei carabinieri di Ottavia e in assenza di una valida alternativa, i residenti dei quartieri coinvolti dovranno far riferimento alla stazione e al commissariato di Monte Mario e Primavalle distanti circa 7 chilometri;

   si tratta di una situazione surreale in merito alla quale le istituzioni competenti sono tenute a intervenire per evitare che i militari dell'Arma debbano lasciare sguarnita un'area vasta a nord della Capitale;

   nonostante ciò, a quanto risulta all'interrogante, ad oggi gli incontri tra la prefettura e il sindaco per la ricerca di una sede alternativa non sarebbero andati a buon fine, nonostante le diverse proposte avanzate dagli stessi consiglieri del XIV Municipio –:

   se e quali urgenti iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per trovare una immediata soluzione allo sfratto della Caserma dei carabinieri sita in Via Raffaele Filamondo ad Ottavia, al fine di garantire l'insostituibile servizio delle forze dell'ordine nelle zone del XIV Municipio a tutela dei cittadini e della sicurezza delle aree interessate.
(4-09841)

DISABILITÀ

Interrogazione a risposta scritta:


   CORDA, SAPIA, EHM, MANIERO, LEDA VOLPI, MENGA, CABRAS, MASSIMO ENRICO BARONI, APRILE, SARLI, SPESSOTTO e TRANO. — Al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:

   la malattia di Batten variante 7, detta anche Ceroidolipofuscinosi neuronale, è una rarissima malattia congenita neurodegenerativa, caratterizzata da progressivo declino delle capacità cognitive e motorie, retinopatia, atrofia cerebellare variabile ed epilessia;

   la malattia richiederebbe, come altre malattie rare simili alla suddetta patologia, il diritto ad un'assistenza domiciliare h24 che, invece, viene fornita soltanto per poche ore al giorno, differenti prestazioni fisioterapiche ad oggi non contemplate nell'assistenza sanitaria e la possibilità di ricevere la somministrazione gratuita dei costosi farmaci per le cure in quanto solo alcuni rientrano nell'esenzione RFG020;

   con l'emergenza sanitaria da COVID-19 le problematiche sono aumentate soprattutto a causa della discontinuità dell'assistenza domiciliare, con troppi e troppo rapidi cambiamenti di operatori sanitari;

   inoltre, essa deve essere svolta in presenza di almeno un genitore e ciò genera altre e non banali ripercussioni sulla vita di questi ultimi –:

   se non ritengano opportuno adottare le iniziative di competenza per implementare l'assistenza sanitaria domiciliare e ampliare la tabella dei farmaci dispensati gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale.
(4-09837)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   FRAGOMELI, BURATTI, CIAGÀ, DE MICHELI, SANI e TOPO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   dal 2015 è stata introdotta nell'ordinamento la dichiarazione precompilata sulla base della quale i lavoratori dipendenti e assimilati e i pensionati, ovvero coloro che hanno i requisiti per presentare il modello 730, possono adempiere agli obblighi dichiarativi in modalità semplificata;

   sono state poi modificate le sanzioni, ponendo quelle per visto di conformità infedele in capo al Caf o al professionista anziché al contribuente (fatto salvo il caso di condotta dolosa del contribuente);

   il 10 maggio 2021 l'Agenzia delle entrate ha reso disponibile, telematicamente, la dichiarazione precompilata relativa ai redditi prodotti nell'anno 2020, con diversi dati già inseriti quali le spese sanitarie, quelle universitarie, quelle funebri, i premi assicurativi, i contributi previdenziali, nonché quelle per interventi di ristrutturazione edilizia e riqualificazione energetica;

   dal 19 maggio è possibile inviare la dichiarazione, accettandola oppure apportando eventuali modifiche o integrazioni al modello precompilato proposto; qualora la dichiarazione sia presentata senza modifiche, direttamente dal contribuente o tramite sostituto d'imposta, è escluso il controllo formale e il contribuente non è più tenuto a esibire le ricevute attestanti oneri detraibili e deducibili e non sarà sottoposto a controlli documentali;

   a partire dell'anno di imposta 2020, la detrazione del 19 per cento degli oneri sostenuti spetta solo nel caso in cui le spese siano effettuate con strumenti di pagamento tracciabili; la citata disposizione non si applica in relazione alle spese sostenute per l'acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle spese per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Ssn;

   molti, Caf e professionisti, chiamati ad apporre il visto di conformità sulle dichiarazioni dei redditi 2021, ai fini della verifica della tracciabilità dei pagamenti, starebbero richiedendo ai contribuenti le copie delle ricevute bancomat/carte di credito, estratti conto, bollettini postali, MAV e ricevute PagoPA o, in mancanza di tale documentazione, un'annotazione in fattura, ricevuta o documento commerciale, da parte del percettore delle somme che cede il bene o effettua la prestazione di servizio;

   questa procedura, a parere degli interroganti, introducendo un adempimento ulteriore per i contribuenti, pregiudicherebbe la rapidità e l'efficacia dello strumento dichiarativo precompilato –:

   se ritenga utile fornire un chiarimento volto ad evitare l'ulteriore onere documentale a carico dei contribuenti per i dati già acquisiti dall'Agenzia delle entrate nell'ambito della dichiarazione precompilata che specifichi il controllo formale e la responsabilità dei professionisti abilitati, solo per le modifiche apportate alla precompilata.
(5-06450)

Interrogazione a risposta scritta:


   SODANO e DEL SESTO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   risulta di pubblica, consolidata e diffusa conoscenza la continua corsa al rialzo del costo dei due principali carburanti più utilizzati nel nostro Paese, ovvero il gasolio e la benzina, arrivati ai livelli record di tre anni fa;

   secondo i dati settimanali pubblicati dal Ministero dello sviluppo economico la media nazionale per la benzina verde, in modalità self-service, è pari a 1,65 euro al litro mentre per il diesel è pari a 1,50 euro al litro;

   dal novembre del 2018 non si registrava un incremento così elevato: ad oggi, la benzina verde costa il 17,5 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre il gasolio è aumentato del +16,8 per cento;

   il Codacons ha stimato, ad esempio, che da inizio anno la benzina verde ha subito un rincaro alla pompa del 14,4 per cento e del 14,2 per cento il diesel. In termini economici ciò significa che un pieno di benzina costa oggi 12,3 euro in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre un pieno di gasolio costa 10,8 euro in più;

   gli effetti sul portafoglio degli automobilisti italiani sono notevoli, basti pensare che l'Unione nazionale consumatori ha calcolato un aumento di spesa di ben 273 euro in più all'anno per la benzina e di 259 euro in più per il diesel;

   alcuni effetti indiretti poi impattano anche sull'economia e sui consumi: dall'aumento dei prezzi al dettaglio per una moltitudine di prodotti fino ai pesanti rincari delle tariffe luce e gas, così come l'aumento dei costi di produzione per le industrie che vengono inevitabilmente scaricati sui consumatori finali;

   sul prezzo della benzina gravano pesantemente Iva e accise che incidono per più di un terzo e sono composte in buona parte da imposte di scopo. Il 27 per cento del prezzo della benzina è determinato da «platts», che è il prezzo ottimale del carburante a livello internazionale deciso dall'omonima agenzia specializzata con sede a Londra, viceversa sul diesel il «platts» pesa poco di più, circa il 32 per cento;

   il margine lordo, ossia il ricavo della filiera di distribuzione del petrolio, incide sul prezzo dei carburanti solo per una minima parte rispetto alle altre due voci, ovvero per l'8 per cento per la benzina, e il 9 per cento per il diesel;

   Iva e accise incidono sulla determinazione finale del prezzo rispettivamente per il 65 per cento per la benzina e 59 per cento per il diesel e nelle prossime settimane inizierà il grande esodo per le vacanze estive, con gran parte della popolazione che preferirà spostarsi in totale autonomia e con mezzi propri –:

   se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di monitorare il costo dei carburanti, diminuire il peso eccessivo delle accise, nonché al fine dell'applicazione di un prezzo finale corretto da parte di tutte le compagnie petrolifere.
(4-09855)

GIUSTIZIA

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:

   con nota del 12 luglio 2021 il presidente della locale sottosezione Anm ha segnalato le inaccettabili condizioni igieniche in cui versa il Tribunale di Torre Annunziata;

   in particolare, nella nota viene descritto lo stato di insalubrità delle aule giudiziarie, con la presenza di blatte e formiche, nonché il cattivo funzionamento degli impianti di condizionamento dell'aria e di riscaldamento, che contribuiscono a rendere del tutto indecorose le condizioni di lavori di magistrati, avvocati e personale amministrativo;

   a seguito di tale segnalazione, è stata richiesta anche l'apertura di una pratica alle commissioni quarta e settima del Consiglio superiore della magistratura –:

   se le lamentele della sezione locale dell'Anm corrispondano al vero e quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro per ovviare ai gravissimi inconvenienti denunciati.
(2-01284) «Zanettin».

Interrogazioni a risposta immediata:


   COLLETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   la durata media dei procedimenti penali presso le corti di appello è pari a circa 759 giorni, queste rappresentano un vero e proprio «collo di bottiglia» della giustizia penale, dove si intasa e si rallenta l'intero iter processuale; infatti, è proprio in quella sede che avviene il passaggio più critico e delicato, come confermato anche dai dati territoriali dove nella parte degli uffici giudiziari si supera in media la «ragionevole durata» di due anni;

   risulta di quasi 1.600 giorni la durata media di un processo penale nei tre gradi di giudizio, dalle indagini preliminari alla sentenza della Corte di cassazione, la metà dei quali passa di fronte alle corti di appello: a titolo di esempio, si parte dai 1.495 giorni di Napoli, seguono Roma 1.128, Venezia 1.017, Reggio Calabria 1.013, Bari 1.002, Bologna 960, Catania 882, Firenze 878, Potenza 767; invece, sotto la media di 759 giorni risultano: Lecce 605, Catanzaro 500, Cagliari 426, L'Aquila 412, Palermo 347, Campobasso 283, Messina 247, Salerno 242;

   assume specifico rilievo anche il collegamento evidente tra il livello di «lentezza» di alcune corti di appello e il relativo tasso di «scopertura» del personale giudiziario, oltre che amministrativo; a titolo di esempio, da recenti dati del Consiglio superiore della magistratura, risultano vacanti 15 posti nell'organico del distretto di Napoli (15 posti da consigliere: 5 civile, 9 penale e 1 lavoro), 8 a Roma (1 consigliere civile, 3 penale e 1 sostituto procuratore generale), 6 posti nel distretto di Palermo, 6 a Reggio Calabria, 5 a Salerno;

   il meccanismo che viene proposto dal Governo, nell'ambito del dibattito sulla riforma del processo penale, determinerebbe, inevitabilmente, l'improcedibilità di numerosi processi, in particolar modo nelle corti di appello dove si registra la presenza di procedimenti legati a reati gravi come la mafia e il terrorismo –:

   se il Governo abbia adeguatamente considerato le forti criticità connesse all'entrata in vigore di tali meccanismi di improcedibilità, connessi esclusivamente ai termini di durata massima dei giudizi di impugnazione, valutando gli eventuali strumenti alternativi per migliorare l'efficacia delle corti di appello, in base all'analisi delle statistiche di riferimento a propria disposizione e verificando ad oggi il numero di procedimenti in appello che durano più di due anni al Centro-Sud.
(3-02412)


   PALAZZOTTO, FRATOIANNI e TIMBRO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   si è appreso da diversi media che negli atti dell'inchiesta sulle organizzazioni non governative condotta dalla procura di Trapani risulterebbero centinaia di pagine di trascrizioni di intercettazioni telefoniche riguardanti giornalisti che da anni lavorano sulla rotta migratoria libica e di avvocati impegnati in processi che avevano ad oggetto proprio reati connessi al fenomeno migratorio;

   nelle trascrizioni sarebbero riportati nomi di fonti, contatti, rapporti personali e perfino colloqui con avvocati in violazione del segreto professionale e del diritto di difesa;

   i casi più eclatanti riguardano la giornalista Nancy Porsia, intercettata a lungo, mentre conversava con altri giornalisti e anche durante alcuni colloqui telefonici con la propria legale, l'avvocata Alessandra Ballerini;

   analogo trattamento viene riservato al giornalista Nello Scavo, oltre che agli avvocati Calantropo e Romano intercettati mentre discutono con la stessa Porsia, nella qualità di loro consulente, della strategia difensiva in processi in corso presso la procura di Palermo;

   nei riguardi della giornalista Nancy Porsia esisterebbe un documento di ben 22 pagine corredato da fotografie, contatti sui social, rapporti personali e nomi di fonti, senza che la stessa, così come tutti gli altri intercettati, risulti indagata o che i dati raccolti appaiano rilevanti ai fini delle indagini in corso;

   analoga vicenda si sarebbe verificata nel procedimento condotto dalla procura di Locri nei confronti dell'ex sindaco Mimmo Lucano. Nell'ambito delle indagini sarebbero stati intercettati numerosi giornalisti, magistrati e avvocati, trascrivendo le loro conversazioni e allegandole agli atti processuali;

   appare estremamente grave che, in entrambe le vicende, siano stati intercettati, con la trascrizione delle intercettazioni allegate agli atti processuali, persone estranee alle indagini, ledendo diritti costituzionalmente garantiti anche per la specificità della professione svolta dagli intercettati;

   la Ministra interrogata ha annunciato l'avvio di accertamenti sui fatti accaduti alla procura di Trapani, disponendo un'apposita ispezione al fine di verificare se siano state violate le norme relative alla tutela del diritto alla difesa, del diritto di cronaca, della libertà personale e di informazione;

   da ulteriori notizie di stampa l'ispezione è iniziata, prima in via telematica, il 17 maggio 2021 e, successivamente, con la presenza degli ispettori in procura, a partire dall'8 giugno 2021 –:

   se l'ispezione si sia conclusa, quale ne sia l'esito e quali iniziative la Ministra interrogata intenda adottare in considerazione della rilevanza dei fatti riportati in premessa con riguardo al pregiudizio di diritti costituzionalmente garantiti, come quello alla libertà di stampa e il diritto alla difesa.
(3-02413)

Interrogazioni a risposta orale:


   ZANETTIN. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   alcuni quotidiani oggi informano del via libera da parte del Consiglio superiore della magistratura al fuori ruolo del dottor Bruno Giordano, magistrato in servizio al massimario della Corte di Cassazione, chiamato dal Ministro Orlando a sostituire il Generale dei Carabinieri Leonardo Alestra nell'incarico di capo dell'Ispettorato del lavoro;

   mentre l'Associazione nazionale magistrati, per voce del suo presidente dottor Santalucia non perde occasione per denunciare le gravi carenze di organico, che aumentano sempre più anche a causa delle difficoltà riscontrate negli ultimi anni nell'assunzione di nuovi magistrati, un altro magistrato viene dunque collocato fuori ruolo, nonostante il presidente aggiunto della Cassazione, dottoressa Margherita Cassano, avesse ricordato che l'incarico fuori ruolo del dottor Giordano «è pregiudizievole di gravissime difficoltà» con «evidenti ricadute sulla trattazione dei processi»;

   al dottor Giordano sono stati da tempo assegnati importanti processi con udienze già fissate che dovranno essere ora riassegnati;

   è opinione dell'interrogante che nella situazione attuale gli incarichi fuori ruolo dei magistrati debbano essere limitati a quelli riservati loro per legge –:

   se e quali iniziative normative intenda assumere in ordine agli incarichi fuori ruolo dei magistrati, con particolare riferimento a quelli che non sono loro riservati per legge.
(3-02409)


   ASCARI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   dopo le immagini mostrate in esclusiva dal quotidiano Domani, spuntano nuovi video delle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Nelle registrazioni, delle quali il Fattoquotidiano.it è entrato in possesso, risalenti al 6 aprile 2020, si vedono i detenuti inermi, picchiati da più agenti. E poi, ancora, detenuti salire le scale con le mani alzate e un agente intervenire ugualmente con il manganello. Le nuove immagini arrivano poche ore dopo la decisione della procura di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, di aprire un fascicolo sulla pubblicazione di alcuni video delle violenze. Per l'«orribile mattanza», come il Gip ha definito i terribili pestaggi, sono state emesse 52 misure cautelari (8 arresti in carcere, 18 arresti ai domiciliari, 3 obblighi di dimora e 23 interdizioni dall'esercizio del pubblico ufficio);

   a seguito della lettura di tali gravi notizie, l'interrogante in qualità di deputata ha sentito il dovere e l'urgenza di recarsi in visita, il 6 luglio 2021, presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere, in particolare presso la sezione femminile;

   a seguito delle interlocuzioni avute con alcune detenute ristrette presso il medesimo istituto penitenziario non si può non rilevare che ivi sussistano delle gravi problematiche e criticità che occorre risolvere, quanto prima. Tra le gravi criticità si segnalano la mancanza di ventilatori che impedisce a molte anche di respirare, soprattutto in questi giorni di intensa calura; l'assenza di videocamere di sorveglianza nel reparto femminile con il rischio che ciò possa agevolare la commissione e l'impunità di eventuali violenze nei confronti delle donne ivi detenute. Alcune delle donne detenute lamentano l'assenza di personale medico, tanto che alcune di loro riferiscono di avere dei gravi problemi di salute che tuttora persistono, in quanto non sarebbero mai state visitate da nessun medico. Le mancanze riscontrate riguardano, per quanto ora si sa, la sezione femminile;

   tali fatti non possono non attirare l'attenzione delle massime istituzioni per far luce e chiarezza su quello che effettivamente è avvenuto e sta avvenendo all'interno del carcere campano, oltre che sulle attuali condizioni detentive di chi vi sconta la pena, ed accertare laddove opportuno le eventuali responsabilità che hanno portato a ciò;

   lo status di detenuto non può portare all'annullamento dei diritti inalienabili, ma deve preservare il diritto all'identità e all'integrità psicofisica, il diritto alla salute, il diritto allo studio e il diritto a svolgere un'attività lavorativa e, per quanto compatibile con lo stato di reclusione, il diritto alla riservatezza, alle relazioni personali e affettive;

   la tutela della dignità umana si può ottenere solo attraverso il pieno riconoscimento dei diritti fondamentali, intesi come insieme di libertà e di diritti;

   urge pertanto intervenire immediatamente al fine di ripristinare lo Stato di diritto e il principio di legalità all'interno di tale struttura carceraria tramite la risoluzione delle gravi problematiche e criticità che paiono ivi persistere da tempo;

   come diceva Voltaire «Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri»: viene da pensare che questa frase non l'abbia mai letta nessuno vista la situazione carceraria in Italia e viste le tragiche vicende di questi giorni –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti, e quali iniziative di competenza ritenga opportuno adottare per far sì che, all'interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere, in particolare nella sezione femminile, vengano ripristinate, al più presto, condizioni detentive dignitose e rispettose dei diritti umani ai sensi del combinato disposto di cui all'articolo 27 della Costituzione e all'articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Cedu) che vieta la tortura e le pene che consistano in trattamenti inumani e degradanti, promuovendo un'eventuale attività ispettiva per accertare eventuali responsabilità di carattere amministrativo e disciplinare e risolvere le gravi problematiche afferenti l'istituto penitenziario tramite l'istituzione di un servizio di prevenzione mediante supporto psicologico da parte di professionisti, di presidi di sicurezza per contrastare le aggressioni, di protocolli operativi per fronteggiare le criticità in carcere e l'attivazione di un percorso di formazione adeguata per il personale penitenziario.
(3-02410)

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   GEMMATO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto si evince da fonti degli organi di stampa nonché dalle segnalazioni dell'Aiga di Foggia, e segnatamente dalla relativa delibera di astensione locale dalle udienze del 29 giugno 2021, sembrerebbe che da tempo lo svolgimento dell'attività giudiziaria presso il Tribunale di Foggia avvenga, di fatto, in condizioni di notevole disagio a causa di problemi strutturali e logistici che determinano l'impossibilità di ospitare in maniera efficiente e decorosa l'altissimo numero di utenti;

   in particolare, secondo quanto si evince da fonti di stampa, sembrerebbe che a seguito dell'accorpamento degli uffici giudiziari avvenuto nel 2013, il Palazzo di giustizia ubicato in Viale I Maggio, nato per ospitare il solo Tribunale di Foggia e già all'epoca sottodimensionato, ha visto accorpare a sé ben sette sedi giudiziarie, ovvero quelle di Lucera (già sede di autonomo Tribunale), oltre alle sezioni distaccate di San Severo, Apricena, Cerignola, Manfredonia, Rodi Garganico e Trinitapoli, rendendo di fatto il Tribunale di Foggia il quarto tribunale più grande d'Italia (dietro solo a Roma, Milano e Napoli) come numero di procedimenti pendenti sia penali sia civili, nonché unico presidio giudiziario a servizio della terza provincia territorialmente più estesa d'Italia;

   tale circostanza ha di fatto reso immediatamente insufficiente il citato Palazzo di giustizia quanto ad aule di udienza e stanze per il personale amministrativo, cui si è inadeguatamente rimediato ricavando nuovi ambienti di lavoro negli androni e nei corridoi o dividendo fisicamente alcune aule d'udienza;

   tuttavia, secondo quanto si evince dal citato articolo di stampa, come più volte segnalato dal procuratore della Repubblica Ludovico Vaccaro e dai Presidenti dell'Ordine degli avvocati nonché dall'Aiga la carenza strutturale del Tribunale rappresenta un freno alla produttività del Tribunale medesimo in quanto non vi sono aule per celebrare i processi;

   fonti di stampa del 2019 riferiscono di un presunto finanziamento di 70 milioni di euro volto alla costruzione di una cittadella giudiziaria. Quindi, sarebbe opportuna una verifica, presso il Ministero della giustizia, circa la possibilità per il Tribunale di Foggia di usufruire del citato finanziamento per la realizzazione della «cittadella giudiziaria» pari a 70 milioni;

   secondo quanto si evince dalla delibera Aiga di proclamazione dell'astensione locale dalle attività sembrerebbe che sussistano gravi problemi legati alla carenza e alla lentezza degli interventi di manutenzione straordinaria del Palazzo, sfociata, tra gli altri, in eventi di infiltrazioni d'acqua negli uffici della procura, con conseguente danneggiamento di fascicoli e apparati elettrici, già segnalati con carattere d'urgenza al Ministero sin dal 2017 ma risolti solo nel 2020 e, più di recente, nell'avaria dell'impianto di climatizzazione del Palazzo tutto, anch'esso malfunzionante sin dal 2015, per il quale sembrerebbe essere stato disposto solo di recente il totale rifacimento senza, peraltro, definire i tempi di conclusione dei lavori;

   sembrerebbe, dunque, sussistere la necessità, per il Tribunale di Foggia, di tempestivi, importanti ed efficaci interventi di manutenzione della struttura e di risoluzione delle problematiche indicate in premessa, nonché certamente della realizzazione di una ulteriore sede per le attività giudiziarie svolte con difficoltà presso l'attuale Palazzo di giustizia –:

   se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero e, in caso affermativo:

    a) quale sia lo stato di attuazione del presunto progetto di realizzazione della cittadella giudiziaria evidenziato dagli organi di stampa;

    b) se intenda porre in essere iniziative di competenza volte ad accelerare il predetto progetto di realizzazione della cittadella giudiziaria;

    c) se intenda porre in essere iniziative di competenza volte a migliorare in tempi brevi le condizioni logistiche per lo svolgimento dell'attività giudiziaria all'interno dei locali del Tribunale di Foggia, in particolar modo provvedendo anche al celere rifacimento del sistema di condizionamento dell'aria.
(5-06451)


   VARCHI e MASCHIO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, comma 855, della legge di bilancio 2021 ha autorizzato il Ministero della giustizia ad assumere magistrati ordinari vincitori di concorsi già banditi alla data di entrata in vigore della legge di bilancio, in aggiunta a quelli di cui era già prevista l'assunzione in base alla normativa in vigore;

   come si legge nella relazione illustrativa, tali assunzioni erano essenzialmente motivate dalle gravi scoperture di organico che caratterizzano l'amministrazione della giustizia, tanto da essere previste in aggiunta alle facoltà assunzionali già riconosciute dalle disposizioni vigenti;

   mentre, quindi, l'arretrato giudiziario assume dimensioni preoccupanti, aggravate dalla sospensione dei procedimenti civili penali ed amministrativi e dei rinvii delle udienze disposti nell'ultimo anno per effetto dell'emergenza pandemica, richiedendo, quindi, a rigor di logica, di concentrare tutte le risorse disponibili per coprire le vacanze di organico e garantire il corretto funzionamento della macchina giudiziaria, permane la scelta contraddittoria dei magistrati fuori ruolo;

   sarebbero, infatti, centinaia i magistrati sottratti alla quotidianità dei palazzi di giustizia, molti distaccati presso i Ministeri ad ogni cambio di Governo, come denunciato dal presidente delle Camere penali, Gian Domenico Caiazza, che lo reputa il vero problema non affrontato della giustizia italiana –:

   se i fatti di cui in premessa corrispondano al vero e quali siano i dati aggiornati relativi ai magistrati distaccati presso i Ministeri, con riguardo al numero, agli incarichi ricoperti e ai Ministeri interessati;

   se e quali iniziative di competenza, in particolare di carattere normativo, intenda assumere per ridurre il numero degli attuali incarichi in posizione di fuori ruolo ai magistrati ordinari.
(5-06455)

INFRASTRUTTURE E MOBILITÀ SOSTENIBILI

Interrogazioni a risposta immediata:


   MOLINARI, MACCANTI, ANDREUZZA, BADOLE, BASINI, BAZZARO, BELLACHIOMA, BELOTTI, BENVENUTO, BIANCHI, BILLI, BINELLI, BISA, BITONCI, BOLDI, BONIARDI, BORDONALI, CLAUDIO BORGHI, BUBISUTTI, CAFFARATTO, CANTALAMESSA, CAPARVI, CAPITANIO, CARRARA, CASTIELLO, VANESSA CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CESTARI, COIN, COLLA, COLMELLERE, COMAROLI, COMENCINI, COVOLO, ANDREA CRIPPA, DARA, DE ANGELIS, DE MARTINI, D'ERAMO, DI MURO, DI SAN MARTINO LORENZATO DI IVREA, DONINA, FANTUZ, FERRARI, FIORINI, FOGLIANI, LORENZO FONTANA, FORMENTINI, FOSCOLO, FRASSINI, FURGIUELE, GALLI, GASTALDI, GERARDI, GERMANÀ, GIACCONE, GIACOMETTI, GIGLIO VIGNA, GOBBATO, GOLINELLI, GRIMOLDI, GUSMEROLI, IEZZI, INVERNIZZI, LAZZARINI, LEGNAIOLI, LIUNI, LOLINI, EVA LORENZONI, LOSS, LUCCHINI, LUCENTINI, MAGGIONI, MANZATO, MARCHETTI, MARIANI, MATURI, MICHELI, MINARDO, MORRONE, MOSCHIONI, MURELLI, ALESSANDRO PAGANO, PANIZZUT, PAOLIN, PAOLINI, PAROLO, PATASSINI, PATELLI, PATERNOSTER, PETTAZZI, PIASTRA, PICCHI, PICCOLO, POTENTI, PRETTO, RACCHELLA, RAFFAELLI, RAVETTO, RIBOLLA, RIXI, SALTAMARTINI, SNIDER, STEFANI, SUTTO, TARANTINO, TATEO, TIRAMANI, TOCCALINI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, TURRI, VALBUSA, VALLOTTO, VIVIANI, RAFFAELE VOLPI, ZANELLA, ZENNARO, ZICCHIERI, ZIELLO, ZOFFILI e ZORDAN. — Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

   il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili ha pubblicato un bando di gara avente ad oggetto «affidamento in concessione delle attività di gestione delle tratte autostradali A21 Torino-Alessandria-Piacenza, A5 Torino-Ivrea-Quincinetto, la bretella di collegamento A4/A5 Ivrea-Santhià, la diramazione Torino-Pinerolo e il Sistema autostradale tangenziale torinese (Satt), nonché, limitatamente agli interventi di messa in sicurezza dell'infrastruttura esistente, la progettazione, la costruzione e la gestione degli stessi», per individuare un nuovo concessionario;

   il concessionario uscente Astm ha partecipato alle due gare per l'affidamento in concessione delle tratte autostradali A21 Torino-Piacenza/A5 Sistema autostradale tangenziale torinese e A10 Autostrada dei fiori/A12 Sestri Levante-Livorno, presentando la migliore offerta tecnica ed economica rispetto al concorrente; si stima che l'offerta proposta avrebbe determinato per la gara relativa all'A21 un vantaggio economico per lo Stato di circa 1,3 miliardi di euro e per quella relativa all'A10 un vantaggio economico per lo Stato di circa 1 miliardo di euro;

   qualora le gare non venissero aggiudicate al miglior offerente (Astm), tali benefici non andrebbero allo Stato ma sarebbero trasferiti al privato secondo classificato, determinando secondo gli interroganti un danno erariale per lo Stato ed un extraprofitto per il privato, in violazione della normativa europea sugli aiuti di Stato e sui principi di libera concorrenza;

   il gruppo Astm, per ora, perde la gestione delle tratte autostradali A21 Torino-Piacenza, A5 Torino-Quincinetto, la bretella di collegamento A4/A5 Ivrea-Santhià, la diramazione Torino-Pinerolo e il Sistema autostradale tangenziale torinese «per mancanza dei requisiti da parte della capofila concessionaria» poiché la capofila che ha partecipato alla gara – Salt, controllata dall'Astm – non aveva la qualifica di costruttore, che però avevano le società mandanti;

   secondo un'interpretazione restrittiva della norma, il gruppo Astm è stato escluso, nonostante un'offerta tecnica ed economica superiore rispetto alla concorrenza;

   dopo aver vinto la competizione, il gruppo Astm si è trovato estromesso secondo un'interpretazione confermata anche dalle sentenze di tribunale amministrativo regionale e Consiglio di Stato che ne hanno approvato l'esclusione –:

   se non ritenga opportuno, alla luce di quanto previsto dal bando, nel disciplinare l'eventualità di un'unica offerta valida, valutare se sussistono i presupposti per annullare la gara in oggetto e indire una nuova procedura, al fine di perseguire il pubblico interesse ed evitare l'ipotesi di danno erariale che, ad avviso degli interroganti, andrebbe configurandosi, anche alla luce del fatto che in caso di aggiudicazione al primo classificato vi sarebbe stata una maggiore entrata da destinare a nuove infrastrutture.
(3-02414)


   SCAGLIUSI, BARBUTO, LUCIANO CANTONE, CARINELLI, DE LORENZIS, FICARA, GRIPPA, LIUZZI, MARINO, RAFFA, SERRITELLA e TRAVERSI. — Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

   nel corso della crisi pandemica da COVID-19 sono state introdotte numerose disposizioni in materia di trasporto pubblico locale, che rappresenta uno dei settori maggiormente coinvolti nella gestione dell'emergenza;

   in materia di trasporto scolastico sono state attribuite risorse per supportare, in prima istanza, le perdite per l'assenza del servizio, mentre successivamente si è reso necessario impegnare risorse rilevanti volte al finanziamento di servizi di trasporto scolastico aggiuntivi;

   il decreto-legge n. 18 del 2020 prevede il divieto di decurtare il corrispettivo o di irrogare sanzioni e/o penali nei confronti dei gestori di servizi di trasporto pubblico locale e regionale e di trasporto scolastico a seguito delle minori corse effettuate e/o delle minori percorrenze realizzate a decorrere dal 23 febbraio 2020 e fino al 31 dicembre 2020;

   il decreto-legge n. 34 del 2020 ha istituito un fondo per compensare gli operatori di servizio di trasporto pubblico regionale e locale passeggeri oggetto di obbligo di servizio pubblico degli effetti negativi in termini di riduzione dei ricavi nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 31 gennaio 2021, di importo pari a 500 milioni di euro per l'anno 2020;

   l'importo del fondo è stato aumentato di ulteriori 400 milioni di euro dal decreto-legge n. 104 del 2020, stabilendo che possa essere utilizzato, nel limite di 300 milioni di euro, anche per il finanziamento di servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale, destinato anche a studenti;

   la legge di bilancio per il 2021 ha istituito un ulteriore fondo di 150 milioni di euro per l'anno 2021 nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e delle mobilità sostenibili, al fine di consentire l'erogazione dei servizi di trasporto scolastico in conformità alle misure di contenimento della diffusione del COVID-19;

   una delle problematiche emerse durante la pandemia ha riguardato la mancanza di adeguati controlli, che hanno provocato assembramenti, in particolare, durante le ore in ingresso e in uscita dagli istituti scolastici;

   da articoli di stampa emerge la possibilità che, a fronte delle continue mutazioni del virus, lo stato di emergenza nel nostro Paese sarà prorogato oltre il 31 luglio 2021 –:

   quali iniziative di competenza intenda porre in essere al fine di agevolare la ripresa delle attività didattiche in presenza, potenziando e agevolando il servizio di trasporto pubblico scolastico per l'intero anno scolastico.
(3-02415)


   CATTANEO, OCCHIUTO, CORTELAZZO, PENTANGELO, SOZZANI, CASINO, FERRAIOLI, LABRIOLA, MAZZETTI, VALENTINI, BALDELLI, CAON, ROSSO, SIRACUSANO, ANGELUCCI, GIACOMETTO, GIACOMONI, MARTINO e PORCHIETTO. — Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

   le detrazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione edilizia rappresentano da anni uno strumento validissimo per favorire il miglioramento strutturale ed energetico dei nostri immobili pubblici e privati;

   detrazioni e benefici fiscali che si sono nel tempo potenziati ed estesi anche ad altri ambiti: «sismabonus 85 per cento», «ecobonus 65 per cento», «bonus ristrutturazioni 50 per cento» e altri;

   a ciò si aggiunga che la legge di bilancio per il 2020 ha introdotto la detraibilità del 90 per cento delle spese relative agli interventi, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, volti al recupero o al restauro della facciata degli edifici ubicati in specifiche zone (cosiddetto «bonus facciate»). Queste detrazioni scadono a dicembre 2021;

   inoltre nel 2020, con il decreto-legge n. 34 del 2020, è stato introdotto il cosiddetto «superbonus 110 per cento», uno strumento fiscale potente in grado finalmente di consentire di accelerare sugli interventi per la rigenerazione dei centri urbani, la messa in sicurezza e la riqualificazione del patrimonio immobiliare del nostro Paese;

   il «superbonus» rappresenta una grande opportunità per riqualificare e mettere in sicurezza le città, sostenere il settore edile, produrre posti di lavoro e accrescere il valore degli immobili. Ma è indispensabile risolvere i diversi problemi legati alle complessità burocratiche e ad un orizzonte temporale legato alla sua vigenza davvero troppo breve;

   uno dei limiti da tempo evidenziati dai professionisti del settore e dai cittadini, e ancora non pienamente risolti dal Governo, riguardo al «superbonus 110 per cento», è certamente quello legato alla durata ridotta del provvedimento. Un tempo troppo limitato, con il risultato che si privilegiano interventi più piccoli con iter burocratici meno complessi per non avere lavori incompleti allo scadere del provvedimento. A questo si aggiungono gli eccessivi adempimenti burocratici per la realizzazione dell'intervento e per ottenere il beneficio fiscale;

   molti aspetti attuativi delle norme che regolamentano il «superbonus» sono poco chiari e poco definiti nella loro portata –:

   se intenda, per quanto di competenza, adottare iniziative volte a prevedere la proroga del «superbonus» e delle ulteriori e altrettanto importanti misure fiscali citate in premessa («sismabonus 85 per cento», «ecobonus 65 per cento», «bonus ristrutturazioni 50 per cento», «bonus facciate 90 per cento»), indispensabili ad accelerare gli interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana, nonché avviare tutte le iniziative normative volte a rafforzare tali benefici, anche semplificandone ulteriormente l'accessibilità.
(3-02416)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   D'ATTIS, GIANNONE, ELVIRA SAVINO e LABRIOLA. — Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

   nel corso della celebrazione dei quaranta anni di attività di Enav, l'amministratore delegato dottor Paolo Simioni, come riportato da notizie di stampa, ha rilanciato il progetto remote tower, consistente nel controllo del traffico aereo da remoto negli aeroporti che registrano bassi volumi di traffico;

   la possibilità che l'aeroporto di Brindisi sia ricompreso tra quelli in cui verrà utilizzato il sistema di controllo con torre remota è presente ormai da tempo nei progetti di Enav ed è stata anche oggetto di diversi atti di sindacato ispettivo degli interroganti, ad oggi ancora senza risposta;

   l'aeroporto di Brindisi con i suoi oltre 2,7 milioni di passeggeri e 18.000 movimenti all'anno non può essere considerato tra quelli a basso volume di traffico, e il suo volume è comunque superiore a quello di altri importanti città italiane, anche capoluoghi di regione, per le quali non è invece previsto il passaggio al controllo del traffico aereo tramite torre remota –:

   se il Governo intenda assumere le iniziative di competenza al fine di evitare che il controllo del traffico aereo nell'aeroporto di Brindisi venga effettuato da remoto, mantenendo in attività l'attuale centro di controllo.
(5-06452)

Interrogazione a risposta scritta:


   SODANO. — Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

   il 28 giugno 2021, il viadotto Akragas I, meglio conosciuto come viadotto Morandi di Agrigento, situato lungo la strada statale 115 quater tra il chilometro 1,450 e 2,950 che collega Porto Empedocle con il capoluogo, è stato riaperto al traffico cosiddetto leggero;

   chiuso nel marzo del 2015, dopo 1.564 lunghi giorni di attesa, sono stati ultimati i lavori di risanamento strutturale degli elementi in elevazione più danneggiati dell'opera, le pile dalla seconda alla settima nello specifico, che per il loro stato di degrado ne avevano imposto la chiusura;

   l'Anas ha ritenuto opportuno riaprire solo la carreggiata sinistra del viadotto garantendo il transito a una corsia, in entrambi i sensi di marcia, a tutti i veicoli leggeri con massa inferiore a 3,5 tonnellate, ripristinando così un'importante direttrice di collegamento tra Agrigento e la sua costa;

   al contrario, sull'altra carreggiata sono in fase di avvio i lavori di risanamento degli impalcati e dei pulvini, terminati i quali sarà possibile riaprire entrambe le carreggiate anche al traffico pesante;

   l'apertura parziale di questa importante arteria di collegamento lascia perplessità e preoccupazione nei cittadini che ancora stentano a percorrerlo, perché spaventati dalla limitazione al solo traffico leggero e per evidenti rischi di cedimento, come già accaduto per il suo «gemello» genovese;

   da recenti controlli sembrerebbero esserci ancora dei problemi ai piloni sottostanti il ponte, mentre si stima che per la riapertura definitiva, la messa in sicurezza e la totale fruibilità del ponte, serviranno ancora nove mesi;

   con l'interrogazione a risposta scritta n. 4-05969, presentata in data 10 giugno 2020, l'interrogante aveva già chiesto al Ministro pro tempore di fornire informazioni dettagliate in relazione alle condizioni della struttura portante del viadotto e soprattutto di intercedere, tramite Anas, affinché venissero ultimati i lavori di ristrutturazione e ripristinata la viabilità sul tratto interessato;

   in risposta a tali quesiti, l'allora Ministro in carica, Paola De Micheli, aveva assicurato la riapertura ed il completamento di tutti i lavori sui 7 piloni entro i primi mesi dell'anno 2021 (gennaio-febbraio);

   allo stato attuale la situazione è ancora in fase di stallo, perché la riapertura parziale non solo non agevola i collegamenti, ma alimenta ancora di più paure, ansie e preoccupazioni di tanti cittadini che preferiscono evitare di attraversare il ponte –:

   se il Ministro sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa e se non intenda adottare ogni iniziativa di competenza per rassicurare i cittadini sullo stato di assoluta sicurezza del ponte, sulla tipologia di interventi eseguiti e sulle relative modalità;

   quali siano le prospettive future per il completamento dei lavori e la definitiva riapertura del Ponte Morandi di Agrigento.
(4-09854)

INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

IX Commissione:


   SILVESTRONI, ROTELLI, BUTTI e MOLLICONE. — Al Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale. — Per sapere – premesso che:

   con il Piano nazionale di ripresa e resilienza sono stati destinati 900 milioni di euro alla creazione di una infrastruttura cloud su cui far migrare i dati delle pubbliche amministrazioni centrali e locali;

   quella del Pnrr rappresenta un'occasione irripetibile per investire sulla modernizzazione del Paese. Sarebbe ancor più irripetibile se usassimo queste risorse per valorizzare le nostre imprese di cloud, rafforzando il rapporto con le università italiane che si occupano di ricerca in ambito cloud;

   autorevoli esponenti del Governo sostengono che l'Italia non abbia le tecnologie per implementare il cloud pubblico, ma sulle tecnologie è necessario investire. L'alternativa è che le stesse si acquistino, come fanno anche i più grossi player di cloud. Del resto, nemmeno gli operatori di telecomunicazioni sono possessori delle tecnologie mobili eppure offrono servizi di prima qualità;

   indiscrezioni della stampa lasciano presagire che lo schema di gioco prescelto dal Governo sul progetto cloud sia quello di un soggetto esecutore costituito da: Cassa depositi e prestiti, presenza importante ma finanziaria che nulla ha a che fare con il cloud; Leonardo, altrettanto importante, ma che non si occupa di cloud; infine Tim, che non si occupa di cloud, se non attraverso la sua alleanza con Google –:

   se le indiscrezioni apparse nei giorni scorsi riproducano fedelmente le intenzioni del Governo che con la manovra di cui in premessa andrebbe a favorire, con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, la crescita del prodotto interno lordo di altri Paesi, dai quali l'Italia acquisterebbe servizi e beni, anziché incentivare una politica nazionale di sviluppo del settore, e perché noi vi sia stata un'evidenza pubblica della selezione affinché altre aziende italiane potessero essere coinvolte.
(5-06457)


   SCAGLIUSI, BARBUTO, LUCIANO CANTONE, CARINELLI, DE LORENZIS, FICARA, GRIPPA, LIUZZI, MARINO, RAFFA, SERRITELLA e TRAVERSI. — Al Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale. — Per sapere – premesso che:

   l'Agenzia per l'Italia digitale (AgID), definisce il cloud come «un modello di infrastrutture informatiche che consente di disporre, tramite internet, di un insieme di risorse di calcolo che possono essere rapidamente erogate come un servizio. Questo modello consente di semplificare drasticamente la gestione dei sistemi informativi, trasformando le infrastrutture fisiche in servizi virtuali fruibili in base al consumo di risorse»;

   nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza sono descritti interventi finalizzati a favorire l'adozione e lo sviluppo delle tecnologie cloud nel settore pubblico e a rimuovere gli ostacoli all'utilizzo del cloud da parte della pubblica amministrazione;

   in questo ambito, si prevede lo sviluppo di un cloud nazionale e la effettiva interoperabilità delle banche dati delle pubbliche amministrazioni. L'investimento mira a favorire l'adozione dei servizi cloud secondo quanto previsto nella strategia cloud first del piano triennale per l'informatica nella pubblica amministrazione attraverso lo sviluppo di un'infrastruttura ad alta affidabilità localizzata sul territorio nazionale per la razionalizzazione e il consolidamento dei data center di Tipo B della pubblica amministrazione centrale e il rafforzamento in chiave green dei data center di tipo A candidabili a Polo strategico nazionale (Psn) in base al censimento AgID. Si prevede la realizzazione di un cloud enablement program per favorire l'aggregazione e la migrazione delle pubbliche amministrazioni verso soluzioni cloud e fornire alle stesse pubbliche amministrazioni procedure, metodologie e strumenti di supporto a questa transizione;

   per i dati sensibili si intende creare un Polo strategico nazionale a controllo pubblico, localizzato sul suolo italiano e con garanzie, anche giurisdizionali, elevate. Il Polo strategico permetterà di razionalizzare e consolidare molti di quei centri che a oggi non riescono a garantire standard di sicurezza adeguati, mentre per le tipologie di dati e applicazioni meno sensibili si prevede la possibilità per le amministrazioni di usufruire di efficienti cloud messi a disposizione da operatori di mercato;

   occorre considerare la nazionalità del cloud provider, poiché questa può comportare la giurisdizione di Paesi terzi e non europei che possono ritenersi autorizzati ad intervenire sulle proprie aziende, anche con riferimento a dati di cittadini europei da esse custoditi in server localizzati in Europa, ne è un esempio concreto il cloud act americano;

   da notizie di stampa, si apprende che entro luglio 2021 è previsto l'avvio dell'iter per la creazione del cloud nonché la selezione del gestore dello stesso. È noto che si siano presentati diversi operatori, tuttavia non vi è notizia di formale manifestazione di interessi –:

   quale sia lo stato di aggiudicazione del polo strategico nazionale e secondo quali parametri sarà definita la modalità di aggiudicazione.
(5-06458)


   CAPITANIO, DONINA, FOGLIANI, FURGIUELE, GIACOMETTI, MACCANTI, RIXI, TOMBOLATO, ZANELLA e ZORDAN. — Al Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale. — Per sapere – premesso che:

   nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ampio spazio è dedicato alla digitalizzazione, sia della pubblica amministrazione, sia del sistema produttivo. La missione n. 1 del Pnrr, denominata Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, ha come obiettivo generale «l'innovazione del Paese in chiave digitale, grazie alla quale innescare un vero e proprio cambiamento strutturale», ed investe alcuni ampi settori di intervento;

   il decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, oltre a riordinare le attribuzioni di alcuni ministeri, interviene anche sulle funzioni del Governo in materia di innovazione tecnologica e transizione digitale prevedendo che il Presidente del Consiglio promuova, indirizzi e coordini l'azione del Governo in diverse materie, tra cui la strategia italiana per la banda ultra larga, la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni e delle imprese, le infrastrutture digitali materiali e immateriali innovazione tecnologica;

   la sede di coordinamento e monitoraggio dell'attuazione delle iniziative di innovazione tecnologica e transizione digitale delle pubbliche amministrazioni viene individuata nel nuovo Comitato interministeriale per la transizione digitale. Il Comitato è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri, o, in sua vece, dal Ministro delegato per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, ed è composto da Ministro per la pubblica amministrazione, Ministro dell'economia e delle finanze, Ministro della giustizia, Ministro dello sviluppo economico e Ministro della salute;

   del Comitato non è componente la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano che può, eventualmente, essere invitata a prendere parte ad alcuni incontri, mentre non è prevista la possibilità per il Presidente della Conferenza stessa di delegare alla partecipazione un suo sostituto;

   posto il macroscopico ritardo nel quale versa da anni il piano della banda ultralarga e considerato il sostanziale fallimento di una strategia eccessivamente centralizzata, a parere degli interroganti alle regioni dovrebbe essere riconosciuto un ruolo strategico nell'attuazione degli obiettivi di transizione al digitale del Pnrr –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogante intenda adottare al fine di un maggior utilizzo delle risorse e delle competenze già attive sul territorio attraverso le regioni che, sul piano dell'innovazione tecnologica e delle competenze digitali, potrebbero fornire un supporto importante per il raggiungimento dell'obiettivo comune della transizione digitale.
(5-06459)


   ROSSO, PENTANGELO e SOZZANI. — Al Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale. — Per sapere – premesso che:

   la legge di bilancio per l'anno 2021 (legge n. 178 del 2020), al comma 623 dell'articolo 1, al fine di ridurre il fenomeno del divario digitale, ha introdotto al ricorrere di determinati requisiti, la possibilità di concedere in comodato gratuito un dispositivo elettronico dotato di connettività per un anno o un bonus di equivalente valore da utilizzare per le medesime finalità, stanziando a tal fine 20 milioni di euro per l'anno 2021;

   la misura, introdotta a seguito dell'approvazione di una proposta emendativa presentata dal gruppo Forza Italia, demandava la propria attuazione ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ovvero del Ministro delegato per l'innovazione tecnologica, decreto che ad oggi non risulta ancora adottato –:

   entro quali tempi sarà data attuazione alla misura di cui all'articolo 1, comma 623, della legge n. 178 del 2020.
(5-06460)

INTERNO

Interrogazione a risposta scritta:


   ASCARI, GRIPPA e D'ORSO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   dalla lettura di un articolo di giornale del quotidiano «Giornale di Sicilia» del 3 febbraio 2021 si è appreso del fatto che il giornalista Paolo Borrometi, vicedirettore dell'Agi (da sempre impegnato in inchieste giornalistiche sul fronte antimafia tanto da essere sotto scorta da sette anni) sia stato nuovamente oggetto di minacce di carattere mafioso come è emerso da un'inchiesta antimafia della direzione distrettuale antimafia di Palermo;

   si legge nell'articolo che, da quanto è emerso dalle intercettazioni raccolte durante le indagini dei militari del Ros, è Simone Castello (indicato come uomo d'onore di Villabate e scudiero di Provenzano) a mostrare forte insofferenza nei confronti del giornalista proprio durante un colloquio tra lo stesso Castello e Giancarlo Buggea (quest'ultimo ritenuto espressione del capomafia agrigentino Falsone);

   gli uomini di Cosa nostra, infatti, non temono solo le indagini dell'autorità giudiziaria, ma «anche le inchieste realizzate nei loro confronti da alcuni giornalisti», la cui attività «impedisce agli uomini d'onore quella strategia dell'inabissamento che ormai da lungo tempo connota il loro agire criminale»: questo è quanto si legge in un passaggio dell'ordinanza dell'operazione coordinata dalla Dda di Palermo ed eseguita all'epoca dal Ros con l'obiettivo di scardinare la rete di protezione del super boss Matteo Messina Denaro. Per chi indaga, l'esigenza di Castello «era di mantenere un profilo sempre basso, quello dell'inabissamento che aveva rappresentato per il suo mentore, Bernardo Provenzano una regola di vita». E che una simile vicenda non riguardasse soltanto il singolo associato bersaglio delle inchieste giornalistiche, «ma coinvolgeva le necessità dell'intera associazione di rimanere invisibile rispetto alle possibili iniziative investigative che talvolta conseguono alle inchieste, si intuiva chiaramente nella decisione di Castello di richiedere ospitalità in altri paesi siciliani presso altre famiglie mafiose – quale quella capeggiata da Buggea – che dal canto loro si mostravano senza tentennamenti pronti a fornire protezione e assistenza logistica». Ed ancora quella più grave «ha la scorta ma noi teniamo presente...»;

   l'attività giornalistica svolta da Borrometi sul sito LaSpia.it gli è costato sin da subito svariate minacce dalla criminalità organizzata ragusana e siracusana;

   da agosto 2014, a causa delle continue minacce e dopo l'incendio della porta di casa, vive sotto scorta dei carabinieri. Il Procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia di Catania, che indaga sulla mafia delle province di Siracusa e Ragusa, nel dicembre del 2017 ha lanciato un ulteriore allarme sui rischi per la vita di Borrometi, in un'intervista a Fan Page, dicendo che: «se c'è un giornalista che rischia la vita in Italia questo è Paolo Borrometi». Per questa motivazione l'Agi lo ha trasferito da Ragusa a Roma. Anche a Roma continua a ricevere pesanti minacce di morte anche sui social network;

   il giornalista ha svolto, negli anni, diverse e importanti inchieste che hanno riguardato il commissariamento per mafia di Italgas (la prima azienda quotata in borsa ad essere oggetto di questo provvedimento da parte del Tribunale di Palermo), il Mercato ortofrutticolo di Vittoria (il più grande del sud Italia), i trasporti su gomma gestiti dai Casalesi dai Mercati ortofrutticoli. E poi ancora, la presenza mafiosa nel sudest siciliano di Cosa Nostra, fino ad un'inchiesta giornalistica sulle «vie della droga dal Porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa» (che anticiperà di qualche settimana la morte di un presunto boss della 'ndrangheta, Michele Brandimarte, il 14 dicembre del 2014 proprio nella città di Vittoria). Alcune inchieste hanno riguardato i rapporti mafia e politica, come nel caso del comune di Pachino ed Avola, altre le piazze di spaccio a Siracusa città; malgrado le innumerevoli minacce ricevute dalle cosche mafiose del suo territorio, Paolo Borrometi ha sempre continuato a svolgere la sua attività di inchiesta con coraggio e determinazione;

   è evidente però che sono aumentati i rischi per la vita del giornalista che va, dunque, preservata attraverso il rafforzamento del servizio di scorta di cui lo stesso oggi fruisce;

   non bisogna mai abbassare la guardia a sostegno di chi svolge questa professione sotto continue minacce –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative di competenza ritenga opportuno adottare affinché si provveda al rafforzamento del servizio di scorta assegnato al giornalista a tutela dell'incolumità fisica dello stesso e della sua attività di inchiesta che fornisce peraltro un contributo importante all'autorità giudiziaria nell'attività di contrasto alla mafia.
(4-09836)

ISTRUZIONE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   NEVI e APREA. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   nel 2019 si sono concluse le procedure del concorso per dirigente scolastico, bandito con Ddg 1259 del 23 dicembre 2017, cui ha fatto seguito una procedura di reclutamento, secondo gli interroganti, caratterizzata da incongruenze e distorsioni, soprattutto in Campania;

   il comma 92, dell'articolo 1, della legge n. 107 del 2015, ha previsto il conferimento dei posti di dirigente scolastico attingendo alla graduatoria ad esaurimento del precedente concorso, bandito nel 2011, in misura non superiore al 20 per cento dei posti vacanti e disponibili eppure, sia nel 2019 che nel 2020, l'intero contingente di posti vacanti e disponibili per le immissioni in ruolo nella regione Campania, è stato assegnato esclusivamente ai candidati idonei del concorso 2011;

   ai vincitori del concorso del 2017, ad oggi, in Campania, sono stati assegnati 2 posti a settembre 2020, in quanto la graduatoria del 2011 risultava oramai esaurita;

   la vicenda Campania ha causato un effetto domino sull'attribuzione delle sedi di destinazione per i vincitori del concorso 2017 che si sono visti assegnare sedi lontane dai luoghi di residenza;

   a ciò si aggiunge che nell'assegnazione delle cattedre non si è tenuto conto delle tutele previste dalla legge n. 104 del 1992, così che dirigenti scolastici con disabilità, o che assistono familiari con disabilità, sono stati costretti a scegliere tra il trasferimento e il depennamento dalla graduatoria nazionale di merito;

   infatti, il comma 4 dell'articolo 15 del Ddg 1259/2017 prevede che «sono altresì depennati dalla graduatoria coloro che, senza giustificato motivo, non prendono servizio nel termine indicato dall'Usr [...]» senza che siano stati esplicitati quali motivi possano considerarsi giustificati e appare dai fatti che essere portatori di disabilità o assistere una persona affetta da disabilità non sia stato considerato un giustificato motivo;

   il 9 ottobre 2019 e il 1° aprile 2020, è stato disposto il depennamento dalla graduatoria di merito di coloro che non hanno accettato la sede assegnata, pur avendo questi espresso motivazioni mediante diffida agli uffici scolastici regionali di destinazione: diffide alle quali gli uffici preposti non hanno risposto chiarendo quali criteri abbiano determinato il depennamento, considerato che tali presupposti non sono indicati dalla norma, come nel caso in specie;

   nonostante il decreto dipartimentale 1461 del 2019 e il decreto direttoriale 413 del 2021, che hanno indicato l'elenco nominativo dei soggetti depennati, indichino il Tar del Lazio quale organo a cui rivolgere i ricorsi giurisdizionali, quest'ultimo, con sentenza 8406 del 20 luglio 2020, si è dichiarato incompetente, rimandando le decisioni al giudice del lavoro, in quanto le vicende trattate sono successive alla chiusura dell'iter amministrativo-concorsuale – che si conclude con la pubblicazione della graduatoria – e attengono alla disciplina dei contratti; i giudici ordinari si sono anch'essi dichiarati incompetenti;

   nella tornata di assunzioni del 2019, in seguito alla comunicazione dei motivi ostativi all'accettazione delle sedi assegnate, si sono liberate sedi di servizio in Puglia e Calabria. Tali sedi sono state assegnate mediante scorrimento delle graduatorie, anziché effettuare una procedura di interpello per verificare l'interesse nei confronti di quelle sedi da parte dei vincitori residenti in quelle medesime regioni e destinati a regioni settentrionali, con la conseguenza che i vincitori con minor punteggio, nella medesima tornata di assunzioni, sono stati assegnatari di sedi sottratte alla scelte dei vincitori con maggior punteggio;

   i vincitori depennati sono a tutt'oggi presenti nella graduatoria nazionale di merito, approvata con si decreto dipartimentale n. AOODPIT 1205 del 1° agosto 2019, come rettificata dal decreto dipartimentale n. AOODPIT 1229 del 7 agosto 2019 e, ad agosto 2020, la piattaforma Polis per la scelta della regione di immissione in ruolo è stata aperta anche ai vincitori depennati nel 2019 –:

   se il Ministro interrogato sia al corrente dei fatti e se non ritenga di dover adottare iniziative di competenza nel merito della vicenda al fine di verificare la correttezza delle procedure adottate dagli uffici scolastici regionali per l'assegnazione dei posti.
(5-06454)

Interrogazione a risposta scritta:


   MURONI, CECCONI, FUSACCHIA e ROMANIELLO. — Al Ministro dell'istruzione, al Ministro della salute, al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. — Per sapere – premesso che:

   solitudine, emarginazione, paura sono l'oggetto delle segnalazioni raccolte dal mondo giovanile durante la pandemia da coronavirus. Il professor Stefano Vicari, responsabile di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza del Bambino Gesù di Roma, ha posto l'attenzione sull'incremento tra gli adolescenti dei disturbi di ansia, irritabilità, stress e disturbi del sonno, fino ad arrivare ai casi estremi in aumento di autolesionismo e tentato suicidio, come dichiarato in un'intervista rilasciata all'Espresso. Mentre da un'indagine realizzata da Cittadinanzattiva – su 5.713 ragazzi tra i 14 e i 19 anni – risulta che la pandemia da COVID-19 abbia modificato atteggiamenti, comportamenti, sensazioni, emotività degli adolescenti. Non è stato un periodo facile: più di 1 su 3 (37 per cento) ha avuto l'esperienza diretta di persone care contagiate e addirittura di una perdita quasi per 1 su 4 (23 per cento). E il digitale è diventato per molti l'unica esperienza di vita: ben il 63 per cento dei ragazzi e delle ragazze è connesso oltre tre ore al giorno, in aggiunta a quelle impiegate per la didattica a distanza;

   il Centro Studi Cnop ha effettuato un primo report sulla situazione di disagio dei ragazzi e sull'attività degli psicologi scolastici resa possibile dal protocollo Cnop-Ministero dell'istruzione del settembre 2020. Il protocollo ha portato all'attivazione del servizio di psicologia scolastica in circa 6.000 scuole su 8 mila, soprattutto a partire da ottobre-novembre 2020. Da una prima rilevazione tale servizio si è occupato di supporto agli studenti (33 per cento attività svolta, ad esempio: gestione disagi, supporto emotivo, potenziamento risorse), consulenza all'organizzazione scolastica (28 per cento, ad esempio: gestione comunicazioni, sistemi di monitoraggio organizzativo e di clima psicorelazionale), supporto al personale (22 per cento, ad esempio: benessere psicologico, strategie attività online e gestione classe, promozione risorse studenti), supporto alle famiglie (17 per cento, ad esempio: coordinamento azioni scuola/studenti/famiglia; gestione delle situazioni a casa);

   sono oltre un milione i soggetti che hanno usufruito del servizio di ascolto e sostegno dedicato ai ragazzi, alle famiglie e al personale della scuola;

   il Centro studi ha inoltre effettuato, tramite l'Istituto Piepoli, un sondaggio sulla popolazione italiana (21 giugno 2021) che mostra come l'81 per cento degli italiani chieda lo psicologo scolastico, percentuale che sale al 94 per cento nella fascia d'età 15-18 anni. Secondo gli intervistati le attività più importanti sono ascolto e sostegno (54 per cento), prevenzione del disagio (41 per cento), supporto alle famiglie (29 per cento), consulenza al sistema scuola nel suo complesso e supporto ai docenti (18 per cento). Tra gli studenti (15-18 anni) sette su dieci scelgono la voce «ascolto e sostegno», evidenziando così il bisogno di comunicare;

   sono in aumento degli episodi di cyberbullismo: un ragazzo su sette dichiara di avervi assistito e uno su dieci di esserne stato vittima –:

   alla luce di quanto riportato in premessa, se non si intendano adottare iniziative per realizzare una rete capillare permanente e gratuita di «sportello psicologico» in ogni istituto scolastico in modo da fornire gli aiuti necessari agli studenti e alle loro famiglie, per capire immediatamente gli eventuali disagi e intervenire prima che sia troppo tardi.
(4-09840)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

XI Commissione:


   BARZOTTI e INVIDIA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   con il decreto ministeriale del 22 maggio 2020, n. 59, la dotazione economica del Piano straordinario di potenziamento dei centri per l'impiego e delle politiche attive del lavoro, di cui all'articolo 12, comma 3 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, è stata sensibilmente aumentata per favorire entro l'anno 2021, l'assunzione di 11.600 risorse umane, sia amministrative, sia professionali, debitamente formate;

   lo stanziamento dei suddetti fondi dovrebbe consentire anche l'adeguamento strumentale e infrastrutturale delle sedi dei centri per l'impiego, nonché lo sviluppo del sistema informativo unitario del lavoro, e la costituzione di una rete nazionale degli osservatori del mercato del lavoro, finalizzata a programmare le politiche occupazionali –:

   con riferimento al potenziamento degli organici da parte delle regioni, quale sia lo stato d'attuazione del piano straordinario di cui in premessa.
(5-06464)


   GIACCONE, MOLINARI, CAFFARATTO, CAPARVI, LEGNAIOLI, MINARDO, MOSCHIONI, MURELLI, PAROLO e SNIDER. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto pubblicato sull'inserto L'Economia del Corriere della Sera l'ex Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, farà parte nella veste di consulente della squadra di tecnici del Consiglio d'indirizzo per la politica economica, istituito circa dieci giorni fa dal sottosegretario Tabacci e dal medesimo guidato;

   la celebrità dell'ex Ministro, si ricorda, è correlata alla riforma delle pensioni «lacrime e sangue», varata dall'allora Governo Monti con la motivazione di riforma necessaria per «salvare il Paese» – il decreto che la contiene è cosiddetto «Salva Italia» – ma che nei fatti ha prodotto più danni che guadagni, a cominciare dalla platea degli esodati;

   lo stesso ex Ministro, si rammenta ancora, ha raccolto diverse critiche allorquando dichiarò che «i giovani non devono essere troppo choosy» nella ricerca di un impiego, ovvero troppo esigenti;

   è inoltre a tutti nota la sua posizione di disapprovazione dell'intervento normativo cosiddetto «quota 100» e la sua posizione secondo cui «la priorità del nostro Paese è creare occupazione e avere più persone al lavoro, non anticipare il pensionamento»;

   indubbiamente la scelta sulla sua persona non è – per gli interroganti – sinonimo di tranquillità e serenità rispetto ad eventuali interventi in materia pensionistica, anche alla luce della prossima scadenza della sperimentazione di «quota 100»; peraltro sfugge la ratio di una sua partecipazione rispetto al compito di orientare potenziare e rendere efficiente l'attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica presso il Dipe –:

   se e quali garanzie il Ministro interrogato intenda fornire riguardo a quanto esposto in premessa e, in particolare, al rischio di eventuali scelte fortemente penalizzanti in materia pensionistica proposte dall'ex Ministro Fornero.
(5-06465)


   VISCOMI e BERLINGHIERI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   come denunciato dalla Fiom-Cgil, si apprende della decisione della società Timken Italia S.r.l. di aprire la procedura di licenziamento per i 106 lavoratori dello stabilimento di Villa Carcina, in provincia di Brescia, e la conseguente chiusura immediata dell'impianto, senza il previo utilizzo della cassa integrazione;

   dopo la fine del blocco dei licenziamenti, ancora un'altra grande multinazionale decide di chiudere uno stabilimento nel nostro Paese;

   Timken è una multinazionale presente in 30 Paesi, con 58 stabilimenti, 24 centri distribuzione, 10 centri ricerca e 85 filiali, impiegando complessivamente oltre 21 mila persone, specializzata nella produzione di cuscinetti a rotolamento, acciai legati e relativi componenti. Non più tardi di un anno fa aveva annunciato un investimento sul territorio di Villa Carcina per dimostrare l'attaccamento ai luoghi nei quali l'azienda produce;

   come può leggersi nel sito della multinazionale proprietaria dell'impianto bresciano, si tratta di un gruppo che realizza prodotti di altissima qualità anche a supporto dei settori industriali più innovativi, quali le turbine eoliche (le più potenti al mondo) o il solare. Tanto da vantare «Siamo più forti e diversificati che mai, in una posizione migliore per eseguire i cicli economici. Di conseguenza, stiamo ottenendo ricavi e guadagni record per alimentare la nostra crescita globale nelle energie rinnovabili e nella trasmissione di potenza»;

   i lavoratori hanno indetto immediatamente lo sciopero ed attivato un presidio permanente;

   la procedura di licenziamento per ora è stata annunciata, ma non risulta ancora formalizzata e, pertanto, non sono iniziati a decorrere i termini per la procedura prevista ai sensi della legge n. 223 del 1991;

   in questa vicenda, come in altre analoghe che si sono registrate nei giorni scorsi, appare fondamentale un'attenta verifica delle ragioni addotte dalla proprietà a giustificazione dell'annunciata chiusura dell'impianto bresciano, anche tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche del gruppo, nonché degli eventuali benefici statali o regionali riconosciuti nel corso degli ultimi anni –:

   quali urgenti iniziative intenda adottare, anche d'intesa con le amministrazioni locali interessate, al fine di verificare la situazione della Timken Italia S.r.l. e di scongiurare il licenziamento dei 106 lavoratori attualmente dipendenti, eventualmente costituendo un apposito tavolo istituzionale.
(5-06466)


   MENGA e FRATE. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   a poco o nulla sono valse le lunghe ore di trattativa tra le parti sociali e l'intestato Ministero sul superamento del blocco dei licenziamenti;

   l'avviso siglato avrebbe impegnato le aziende ad esaurire l'utilizzo degli ammortizzatori sociali che la legislazione vigente e il neo approvato decreto-legge n. 73 del 2021 cosiddetto «Sostegni-bis» prevedono in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro, in un'ottica di promozione e rafforzamento del dialogo sociale quale strumento indispensabile per la gestione e il superamento di gravi periodi di crisi come quello vissuto a causa della pandemia;

   una tutela che, tuttavia, non ha riguardato i 52 Informatori scientifici del farmaco (Isf) raggiunti in data 5 luglio 2021 dalla comunicazione di avvio della procedura di licenziamento collettivo ad opera della Takeda Italia Spa, nonché i 32 Isf destinatari di analoga comunicazione datata 6 luglio 2021, a firma della Società Mylan Italia S.r.l. che preannuncia l'attivazione di un'analoga procedura;

   le ragioni sottese ai provvedimenti richiamati risiedono nella necessità manifestata dalle aziende in argomento di attuare un radicale riassetto organizzativo giustificato, a loro parere, sia da un cambiamento nelle modalità di gestione e promozione dei prodotti sul mercato, che di esecuzione del lavoro stesso dovuti al dilagare della pandemia;

   ma ciò non corrisponde al reale, difatti la filiera farmaceutica ha registrato dati in totale controtendenza rispetto all'andamento negativo dell'economia nel suo insieme, dimostrando che il settore farmaceutico dinanzi alla sfida del Covid-19 è riuscito a crescere, risentendo meno di altri della recessione in atto tanto da poter divenire uno dei settori trainanti del recupero dell'Italia post pandemia;

   a maggior ragione, la categoria degli Isf non può pagare un prezzo così alto a causa dell'assenza di un univoco inquadramento contrattuale che ponga tali professionisti alle dipendenze del servizio scientifico dell'azienda di rispettiva appartenenza, servizio che, come previsto dall'articolo 126 del decreto legislativo n. 219 del 2006, è obbligatorio per ciascuna impresa titolare dell'Autorizzazione all'immissione in commercio di medicinali e nulla ha a che vedere con il settore marketing e dunque con le logiche del profitto –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, conseguentemente, se non intenda istituire un tavolo di crisi aziendale, che veda il coinvolgimento diretto delle aziende farmaceutiche summenzionate, al fine di garantire una tutela fattiva alla categoria degli Isf e scongiurare i preannunciati licenziamenti.
(5-06467)


   RIZZETTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   è evidente il fallimento delle disposizioni normative introdotte a contrasto del fenomeno delle delocalizzazioni verso l'estero, degli impianti produttivi insediati nel territorio italiano. Al riguardo, infatti non sono servite né le iniziative previste in materia dalla legge di bilancio del 27 dicembre 2013, n. 147, né quelle contenute nel cosiddetto decreto Dignità, n. 87 del 2018, laddove prevede «Misure per il contrasto alla delocalizzazione e la salvaguardia dei livelli occupazionali»;

   in particolare, il decreto «Dignità» ha l'oggettivo limite di stabilire misure sanzionatorie per le imprese che hanno beneficiato di contributi pubblici solo qualora delocalizzino la propria produzione in un Paese non appartenente all'Unione europea;

   invece, erano essenziali delle idonee misure proprio per disincentivare le delocalizzazioni nei paesi dell'Unione europea, considerando che l'Italia continua a perdere investimenti e capitale umano a causa del dumping salariale e fiscale che sconta a livello europeo;

   succede, quindi, che imprese sane, da un punto di vista economico e finanziario, decidano di delocalizzare per una mera logica di profitto, sfruttando la legislazione europea che consente queste operazioni all'interno del mercato unico;

   infatti, l'80 per cento delle imprese italiane che hanno delocalizzato ha scelto Paesi come Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria, Polonia, Romania e Ungheria;

   non vi è dubbio che tra le conseguenze più dannose delle delocalizzazioni vi è la perdita di migliaia di posti di lavoro, con le ovvie e gravi ricadute sociali ed economiche;

   si ritiene, dunque, necessario adottare ulteriori ed efficaci strumenti di contrasto alle delocalizzazioni «selvagge» che specificamente disincentivino l'uso/abuso delle differenze normative che esistono tra i Paesi dell'Unione europea rispetto al costo del lavoro e alle condizioni contrattuali di lavoro, al fine di proteggere i lavoratori delle imprese sul territorio italiano dagli effetti del dumping sociale e salariale –:

   se e quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per tutelare concretamente i lavoratori e i livelli occupazionali in Italia contro le delocalizzazioni delle imprese.
(5-06468)

Interrogazione a risposta scritta:


   AMITRANO, DEL SESTO e VILLANI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   dai dati del dossier di Confesercenti, la crisi delle imprese innescata dalla pandemia (marzo 2020-marzo 2021) ha avuto un impatto fortissimo sia sul tessuto produttivo sia in ambito occupazionale con circa 269 mila lavoratori autonomi, imprenditori, collaboratori, professionisti e partite Iva che hanno perso il lavoro, ma non tutti i settori sono stati colpiti allo stesso modo: commercio, somministrazione e turismo hanno registrato, nel solo 2020, una diminuzione di -192 mila indipendenti, per le attività culturali e ricreative la flessione è invece di -13 mila;

   la crisi economica causata dall'emergenza pandemica è stata enorme e in particolar modo per le città turistiche con la conseguenza che molte imprese sono state costrette a chiudere la propria attività;

   per l'economia e le imprese, il bilancio del primo anno di pandemia è drastico, dal primo lockdown alla seconda ondata si sono ridotte soprattutto la spesa in alberghi, ristoranti (-46 miliardi di euro) e trasporti (-28,2 miliardi), ma riduzioni significative hanno interessato anche i consumi culturali-ricreativi (-17,3 miliardi) e di moda (-13,1 miliardi);

   secondo la recente indagine Istat sui «profili strategici e operativi delle imprese italiane nella crisi generata dal COVID-19» sono 292 mila le aziende che si trovano in una situazione di seria difficoltà e queste attività coinvolgono 1,9 milioni di lavoratori;

   ad essere più a rischio sono le piccole aziende con un numero medio di addetti per impresa pari a 6,5; estendendo la stima dell'Istat all'intera platea delle imprese, incluse quelle con meno di 3 addetti, si possono aggiungere altre 160 mila imprese, con oltre 200 mila addetti, all'area di quelle a rischio di chiusura, il totale delle imprese a rischio chiusura salirebbe quindi a circa 450 mila, con oltre 2 milioni di addetti tra dipendenti ed indipendenti;

   dai dati riportati nel dossier Confesercenti, emerge che, nel 2021, nella regione Campania, i pubblici esercizi a rischio di chiusura sono 5.102 mila e 2.190 mila le attività nei settori del commercio e della moda;

   il potenziamento di aiuti alle imprese, così come il rafforzamento delle misure sull'occupazione (contratto di espansione e accordo di ricollocazione) messe in campo dal Governo, sono misure fondamentali, ma la ripresa delle attività economiche e dell'occupazione dipende fortemente dalla normalizzazione della spesa delle famiglie in particolare; secondo le stime elaborate da Confesercenti, con una «immunità di gregge» il trend potrebbe essere invertito rapidamente portando a guadagnare nel 2021, tra aprile e dicembre, 20,3 miliardi di prodotto interno lordo e 12 miliardi di consumi, incrementi che arriverebbero a toccare 32,9 e 24,4 miliardi di euro nel 2022;

   con la riapertura di tutte le attività economiche e produttive, emerge una situazione di allarme economico e sociale determinata dal rischio di indebitamento eccessivo e chiusura di numerose imprese di piccole dimensioni, dislocate soprattutto in Campania e nel Mezzogiorno, e la priorità deve essere quella di tutelare sia le imprese dal rischio chiusura sia i posti di lavoro –:

   se e quali iniziative i Ministri intendano adottare, per quanto di competenza, per fare fronte alle circa 7 mila imprese campane a rischio di chiusura che necessitano di ulteriori misure di breve e lungo termine volte a rafforzare sia la competitività delle stesse sia i livelli di occupazione, al fine di salvaguardare gli attuali posti di lavoro e generarne nuovi, considerato che la Campania è una delle regioni del Mezzogiorno con il più alto tasso di disoccupazione.
(4-09843)

PARI OPPORTUNITÀ E FAMIGLIA

Interrogazioni a risposta immediata:


   GADDA, OCCHIONERO, FREGOLENT, NOJA, MORETTO, UNGARO, MARCO DI MAIO e VITIELLO. — Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. — Per sapere – premesso che:

   la parità di genere rappresenta oggi una delle più urgenti questioni di civiltà e giustizia sociale dalle quali nessun Paese può esimersi;

   a livello globale, il raggiungimento dell'uguaglianza di genere e dell'emancipazione di tutte le donne e le ragazze rappresenta uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che gli Stati si sono impegnati a raggiungere entro il 2030;

   l'Unione europea ha promosso uno Strategic engagement sulla gender equality per il triennio 2016-19 e una nuova strategia per il quinquennio 2020-2025;

   la pandemia di COVID-19 ha purtroppo aggravato questa esigenza: le donne sono 1,8 volte più a rischio di perdere il lavoro rispetto agli uomini;

   nell'indice sull'uguaglianza di genere 2020 elaborato dall'Eige, l'Italia ha ottenuto un punteggio di 63,5 su 100. Tale punteggio è inferiore alla media dell'Unione europea di 4,4 punti;

   in occasione della Giornata internazionale della donna, la Ministra interrogata ha promosso la web conference «Verso una Strategia nazionale sulla parità di genere», cui hanno partecipato il Presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi, esponenti del Governo, delle istituzioni, del mondo accademico, delle parti sociali e delle principali associazioni e organizzazioni impegnate nella promozione della parità di genere;

   il nostro Paese, per la prima volta, quindi, ha deciso di redigere una strategia nazionale per sistematizzare un approccio trasversale e integrato volto alla promozione delle pari opportunità e della parità di genere;

   il Piano nazionale di ripresa e resilienza individua la parità di genere come una delle tre priorità trasversali perseguite in tutte le missioni che compongono il Piano e l'intero Piano dovrà inoltre essere valutato in un'ottica di gender mainstreaming;

   nel Piano nazionale di ripresa e resilienza è prevista entro il primo semestre 2021 l'adozione di una Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026, che si propone di raggiungere entro il 2026 l'incremento di cinque punti nella classifica dell'Indice sull'uguaglianza di genere elaborato dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (Eige), che attualmente vede l'Italia al 14esimo posto nella classifica dei Paesi dell'Unione europea –:

   quali siano le linee principali lungo le quali la Strategia nazionale per la parità di genere si sta sviluppando e quando ne sia prevista l'adozione definitiva.
(3-02417)


   BOLOGNA. — Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. — Per sapere – premesso che:

   i dati sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea, dicono che nessuno Stato membro ha raggiunto la piena parità di genere. La Presidente della Commissione europea Von der Leyen durante il Women Rome summit ha affermato che «Abbiamo bisogno delle migliori idee al livello politico per dare le giuste opportunità a tutte le donne» e «per raggiungere la parità entro il 2030, abbiamo bisogno di implementare i congedi parentali, di consolidare l'assistenza per l'infanzia e per gli anziani.». Dai dati emerge che la differenza tra il tasso di occupazione femminile e maschile nell'Unione europea è dell'11,6 per cento; in Italia si attesta al 19,6 per cento; sebbene in Europa le laureate superino numericamente i laureati, le donne continuano a essere sottorappresentate nelle professioni apicali e più remunerate. In Italia oltre alle norme costituzionali, le politiche per le pari opportunità si sono arricchite nel tempo di norme per promuovere una piena attuazione del principio di uguaglianza, soprattutto in attuazione della disciplina europea. Il Codice delle pari opportunità tra uomo e donna (decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198) raccoglie la normativa sull'uguaglianza di genere nei settori della vita politica, sociale ed economica, dalla promozione delle pari opportunità tra uomo e donna alla promozione delle pari opportunità nei rapporti etico-sociali, nei rapporti economici e nei rapporti civili e politici. Tuttavia, ancora oggi gli stereotipi di genere sono molto radicati nel nostro Paese; secondo una recente indagine dell'Eurobarometro per gli italiani la promozione della parità di genere è fondamentale solo per circa quattro cittadini su dieci e lo stereotipo che il ruolo primario della donna sia occuparsi della cura della casa e della famiglia è condiviso dal 53 per cento delle donne e dal 44 per cento degli uomini –:

   quali strategie il Ministro interrogato intenda attuare per raggiungere la parità di genere, promuovendo il cambiamento culturale nella famiglia, nella scuola, nei luoghi di lavoro e nella società, valorizzando il merito nella crescita di cittadine e cittadini consapevoli, in tutti i contesti della vita sociale.
(3-02418)


   LOLLOBRIGIDA, MELONI, ALBANO, BELLUCCI, BIGNAMI, BUCALO, BUTTI, CAIATA, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, DE TOMA, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FOTI, FRASSINETTI, GALANTINO, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, RACHELE SILVESTRI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI, VINCI e ZUCCONI. — Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. — Per sapere – premesso che:

   secondo il recente rapporto Istat sull'andamento del mercato del lavoro nel 2020, le categorie più penalizzate dall'emergenza sanitaria sono state quelle già in precedenza caratterizzate da situazioni di svantaggio: nel secondo trimestre 2020 le riduzioni congiunturali del tasso di occupazione sono state, infatti, più marcate per i giovani tra i 15 e i 34 anni, le donne e i residenti del Mezzogiorno;

   le analisi proposte mettono in luce le conseguenze che le misure di contenimento della pandemia hanno avuto sul mercato del lavoro, mostrando, quindi, come siano state soprattutto le donne a pagare il prezzo più alto, con un aumento del tasso di disoccupazione di 1,7 punti percentuali;

   si rileva, inoltre, che, a causa delle misure restrittive conseguenti al COVID, i minori ingressi e le maggiori uscite dall'occupazione nel corso del 2020 riguardano, soprattutto, i dipendenti a termine ed è stimato che, tra i lavoratori dipendenti occupati nel settore privato, l'incidenza dei contratti a termine è maggiore tra le donne rispetto agli uomini; per molte di loro, di conseguenza, la scelta del lavoro autonomo è un ripiego alla mancanza di alternative, ma anch'esso nel corso del 2020 ha subito una contrazione;

   le donne hanno dovuto far fronte, infatti, alla maggior parte degli impegni familiari, alla chiusura delle scuole, alla gestione della didattica a distanza dei propri figli, alle varie quarantene imposte dagli istituti scolastici e per questo molte di loro hanno subito non poche penalizzazioni in ambito lavorativo;

   addirittura alcune, a causa dell'assenza di efficaci e reali strumenti di welfare che facessero fronte a queste problematiche, si sono viste costrette a lasciare il lavoro per dedicarsi alla famiglia;

   la probabile terza ondata del virus in autunno, in assenza dell'adozione sin da ora di concrete ed efficaci misure per garantire il regolare svolgimento dell'attività scolastica, rischia di determinare ulteriori periodi di didattica a distanza con le ovvie ricadute negative sulle madri lavoratrici –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere nei prossimi mesi, affinché alle donne, anche in situazione di emergenza, sia garantita la possibilità di lavorare senza dover far fronte a proprie spese all'inadeguatezza del sistema italiano di fronte alla pandemia.
(3-02419)

POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazioni a risposta scritta:


   LOSS, BUBISUTTI, VIVIANI, GASTALDI, GERMANÀ, GOLINELLI, LOLINI e MANZATO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

   il bostrico tipografo (Ips typographus), è un coleottero scolitide corticicolo dell'abete rosso classificato tra le dieci specie di insetti responsabili dei maggiori danni alle foreste europee, ed è presente in 22 Stati membri; è individuato dai regolamenti europei come organismo nocivo da quarantena;

   in Europa gli attacchi di questo insetto alle foreste di conifere colpite da vento sono ben noti, tanto da causare ulteriori perdite fino al 200 per cento della massa già abbattuta; soprassuoli danneggiati dal vento, infatti, favoriscono lo sviluppo del bostrico e possono originare pullulazioni che si innescano a partire dagli alberi schiantati per poi, a causa della elevata densità delle popolazioni di insetti, spostarsi sulle piante sane presenti nelle vicinanze;

   a seguito del passaggio della tempesta Vaia di fine 2018 si sono avuti generalizzati aumenti delle popolazioni di bostrico in molte aree del Triveneto, tenuto conto anche dell'elevato numero di alberi abbattuti, un ottimo ambiente di riproduzione per questo insetto;

   le infestazioni di bostrico sono legate a situazioni climaticamente sfavorevoli all'abete rosso ed i fenomeni climatici legati al cambiamento climatico e al riscaldamento globale registrato sia a livello alpino che europeo stanno generando un progressivo aumento della frequenza dell'intensità delle infestazioni, oggi aggravate dalla situazione generata da Vaia;

   il monitoraggio del bostrico nel 2019 e 2020 ha rilevato come le popolazioni dell'insetto siano pronte a svilupparsi nella gran massa di alberi caduti e sono potenzialmente in grado di avviare una crescita demografica esponenziale che può mettere in crisi la sopravvivenza anche degli abeti rossi non colpiti dalla tempesta, minacciando le foreste alpine delle Dolomiti, con pesantissime ripercussioni ambientali, economiche e paesaggistiche;

   con un precedente atto di sindacato ispettivo (n. 5/04766) gli interroganti avevano già fatto presente questa problematica situazione chiedendo specifiche iniziative per la lotta ed il contrasto al Bostrico;

   a quell'atto fu risposto che «...la gestione del fenomeno e l'attivazione di azioni di lotta e contenimento del Bostrico sono estremamente problematiche (...) che per limitare le infestazioni sono stati sperimentati numerosi metodi di cattura, ma un controllo efficace risulta ancora difficile (...) i principali metodi di controllo del parassita sono essenzialmente di tipo preventivo e comprendono la bonifica forestale, tagli fitosanitari, alberi esca e trappole a feromone, innescate con dei feromoni di aggregazione specifici (...)»;

   infine, nella medesima risposta gli interroganti venivano informati che, «...per la definizione delle più opportune strategie integrate di intervento e prevenzione da attuare sul territorio nazionale, la questione sarà discussa in sede di Comitato Fitosanitario Nazionale...»;

   risulta agli interroganti che in questo ultimo periodo la situazione si sta aggravando ulteriormente in quanto gli andamenti climatici discontinui in atto sottopongono a «stress» le popolazioni di abete rosso, con la crescita della mortalità degli alberi in piedi per il diffondersi del bostrico, con il grave rischio di arrivare ad una assenza quasi totale dell'abete rosso nelle nostre foreste alpine –:

   se e quando, in sede di Comitato fitosanitario nazionale, siano state dibattute le questioni inerenti alle strategie integrate di intervento e prevenzione in relazione al bostrico e quali siano state le conclusioni alle quali si è arrivati per impedire che nel breve termine le foreste italiane, in particolare del Triveneto, si spoglino dell'abete rosso a causa degli attacchi di bostrico.
(4-09844)


   MUGNAI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

   il patrimonio castanicolo italiano si dimostra ricco in consistenza e potenzialità, nonostante siano drasticamente mutati il tessuto sociale e le funzioni che il castagneto è chiamato a svolgere secondo un documento dell'Arsia (Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione nel settore agricolo-forestale della regione Toscana);

   in Italia la specie è ampiamente distribuita nell'Appennino, nelle Isole e nelle aree pedemontane delle Alpi e Prealpi su una superficie di 788.408 ettari, pari al 9 per cento della superficie classificata come bosco;

   la maggior parte dei castagneti da frutto italiani è concentrata, sostiene Arsia, in Campania, Toscana e Piemonte, dove sono presenti il 61 per cento dei castagneti; questa percentuale sale al 92 per cento considerando anche Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Lazio e Calabria;

   secondo i dati Istat relativi al 2016, la maggior parte delle aziende con superfici investite a castagneto da frutto si concentra in sei regioni Italiane: Campania (22 per cento), Calabria (18 per cento), Piemonte (18 per cento), Toscana (13 per cento), Emilia-Romagna (13 per cento), e a distanza, Lazio (6 per cento);

   le principali criticità, spiega Arsia, della castanicoltura attuale sono riconducibili alla loro realtà socio-economica, alla tipologia degli impianti ed infine agli attacchi fitosanitari;

   da un punto di vista socio-economico, sostiene Arsia, le principali criticità sono da attribuire alla struttura della filiera: aziende di piccole dimensioni, presenza di numerosi intermediari, pochi operatori che trasformano e commercializzano il prodotto sui mercati nazionali ed esteri. Di conseguenza, il prezzo alla produzione è basso, ma quello per il consumatore è alto;

   per quanto riguarda la tipologia degli impianti, le principali limitazioni, scrive Arsia, derivano da: ridotta dimensione delle superfici investite; età elevate (generalmente superiori a 70 anni); relativamente scarsa accessibilità (secondo Infc, il 25 per cento dei castagneti vegeta in terreni accidentati); gestione spesso saltuaria e, nei casi peggiori, caratterizzata da pratiche colturali inadatte o totalmente assenti;

   le specie di fitofagi che colpiscono il castagno sono circa cinquanta, anche se solo alcune sono considerate effettivamente dannose dal punto di vista fitosanitario;

   tra queste specie suddette il «cinipide galligeno» (specie esotica di provenienza asiatica) ha fortemente perturbato l'ecosistema castanicolo e portato alla rinnovata manifestazione di danni significativi da vecchie malattie come il cancro corticale o danni e marciumi ai frutti. In aggiunta, i cambiamenti climatici hanno favorito l'insediamento nei castagneti italiani della «Phytophthora cinnammomi» specie più aggressiva della comunque pericolosa Phytophtora cambivora;

   è stato redatto un documento e presentato dalle Associazioni dei castanicoltori e/o consorzi di produttori, con l'obiettivo di porre all'attenzione alcuni aspetti specifici della castanicoltura nazionale, ovvero il suo stato, le sue prospettive e le sue problematiche;

   suddetto documento è stato inviato dagli interessati, a quanto risulta all'interrogante, ai Ministri competenti (politiche agricole alimentari e forestali e sviluppo economico) sia durante l'epoca del Governo Conte II che durante l'attuale Governo Draghi;

   si parla molto di «transizione ecologica» ed è stato giustamente realizzato da questo Governo un apposito Dicastero; l'interrogante crede sia opportuno sostenere concretamente adesso la castanicoltura in un momento di forte crisi economica ed occupazionale in Italia dovuta alla pandemia da COVID-19. La castanicoltura è l'emblema del lavoro verde –:

   se il Ministro, per quanto di competenza e con la collaborazione del «Tavolo tecnico sulla frutta in guscio», abbia individuato nel frattempo linee precise per gli enti che gestiranno i fondi del nuovo Programma di sviluppo rurale al fine di sostenere e incentivare la castanicoltura in generale e, in particolare, il recupero e il mantenimento dei castagneti storici e tradizionali;

   se siano previsti protocolli di intesa fra il Governo, le regioni interessate maggiormente dalla castanicoltura e le associazioni di castanicoltori-consorzi di produttori per poter rendere sempre competitivo il settore su scala nazionale e non solo.
(4-09845)


   MUGNAI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro della salute, al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:

   l'invasione dei cinghiali in Italia secondo le stime della Coldiretti è inquietante: il loro numero in Italia sarebbe aumentato del 15 per cento nei mesi della pandemia da COVID-19, quando l'emergenza ha ridotto la presenza dell'uomo negli spazi aperti;

   in Italia hanno raggiunto la cifra record di 2,3 milioni di esemplari. La situazione è palese nelle città ed è diventata insostenibile nelle campagne con danni per almeno 200 milioni di euro all'anno alle produzioni agricole, ma viene compromesso anche l'equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico con la perdita di biodiversità sia animale che vegetale – sostiene la Coldiretti;

   sulle strade italiane, negli ultimi quattro anni, ricorda la Confederazione italiana agricoltori (Cia) sui dati Asaps, si sono verificati 469 incidenti causati da animali, con 830 segnalazioni di feriti gravi. Sono morte 56 persone, 16 solo nel 2020, nonostante la minore circolazione per effetto delle restrizioni COVID-19. In Italia, sempre nel 2020, è la Lombardia a detenere la maglia nera con l'11 per cento di incidenti con il coinvolgimento di animali. Seguono Emilia-Romagna (10 per cento), Piemonte (9 per cento), Abruzzo e Campania (8 per cento), Toscana e Liguria (6 per cento), Veneto, Lazio e Sardegna (5 per cento);

   inoltre, l'85 per cento degli incidenti tra il 2018 e il 2020, sono da attribuire agli animali selvatici e solo il 15 per cento a quelli domestici. Contrariamente a quanto si possa pensare, poi, si sono verificati per lo più di giorno (78 per cento) e per il 97 per cento sulla rete ordinaria; su autostrade e strade extraurbane principali solo per il 3 per cento;

   negli ultimi dieci anni il numero di incidenti gravi con morti e feriti causati da animali (dati aci istat) è quasi raddoppiato (+81 per cento) sulle strade provinciali; una vera e propria emergenza che mette a rischio la sicurezza degli automobilisti;

   oltre 8 italiani su 10 (81 per cento) pensano che vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero secondo il sondaggio Coldiretti/Ixè. Un allarme condiviso dall'Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa) che ha lanciato un appello agli Stati dell'Unione europea chiedendo misure straordinarie per evitare l'accesso dei cinghiali al cibo e realizzare una riduzione del numero di capi per limitare il rischio di diffusione di malattie come la peste suina africana (psa);

   sempre secondo il sondaggio Coldiretti/Ixè oltre 6 italiani su 10 (62 per cento) ne hanno una reale paura e quasi la metà (48 per cento) non prenderebbe addirittura casa in una zona infestata dai cinghiali. Alla domanda su chi debba risolvere il problema, un italiano su 2 (53 per cento) ritiene che spetti alle regioni, mentre per un 25 per cento) è compito del Governo e per un 22 per cento tocca ai comuni;

   gli agricoltori chiedono una gestione numerica di questi animali, rilanciano il piano di sorveglianza che ne prevede la riduzione tramite l'attività venatoria, le azioni di controllo di cui alla legge n. 157 del 1992, articolo 19, e le azioni programmabili nella rete delle aree protette. La Coldiretti fa appello alle regioni affinché si coordinino con lo Stato per far rispettare il Piano –:

   quali iniziative intenda intraprendere il Governo per andare incontro rapidamente alle richieste degli agricoltori;

   quali iniziative intenda adottare il Governo per tutelare la sicurezza dei cittadini nelle città e nei paesi, viste le ultime pericolose e frequenti invasioni da cinghiali;

   se il Governo non intenda sottoporre la questione con urgenza alla Conferenza Stato-regioni, vista la valenza nazionale del problema sopracitato.
(4-09848)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interrogazione a risposta scritta:


   ALAIMO, GIARRIZZO, PAPIRO, LOREFICE, MARTINCIGLIO, D'ORSO e D'UVA. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 18, comma 2 del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, intervenendo sull'articolo 2 del decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 6, ha stabilito che a decorrere dall'anno 2020 e fino al 31 dicembre 2022, in via sperimentale, Formez PA fornisce, attraverso le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, sulla base delle indicazioni del Piano triennale delle azioni concrete per l'efficienza delle pubbliche amministrazioni, adeguate forme di assistenza in sede o a distanza a favore dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti e dei comuni in dissesto finanziario o che abbiano deliberato la procedura di riequilibrio pluriennale per il sostegno della gestione finanziaria e contabile;

   la disposizione, dunque, autorizza Formez PA a fornire adeguate forme di assistenza, anche mediante utilizzo di specifiche professionalità, ai piccoli comuni per il sostegno delle attività fondamentali, comprese le attività di assistenza tecnico-operativa a supporto delle diverse fasi della progettazione europea al fine di favorire un approccio strategico nell'accesso ai fondi dell'Unione europea, e a favore dei comuni in dissesto finanziario o che abbiano deliberato la procedura di riequilibrio pluriennale per il sostegno alla gestione finanziaria e contabile. In conseguenza di tale previsione, all'articolo 60-bis, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, viene sostituita la lettera b), prevedendo che, nell'ambito del Piano triennale delle azioni concrete per l'efficienza delle pubbliche amministrazioni, predisposto annualmente dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, siano previste le tipologie di azioni dirette a incrementare l'efficienza delle pubbliche amministrazioni, anche con riferimento all'impiego delle risorse dei fondi strutturali e di investimento europei;

   lo scopo della norma introdotta è quello di permettere al Formez di dare agli enti locali piccoli e in dissesto il supporto operativo e l'assistenza tecnica nelle varie fasi dell'euro-progettazione per far fronte alla difficoltà nell'accesso ai fondi, soprattutto europei, dovuta alla mancanza di uffici dedicati alla promozione delle politiche comunitarie e alla carenza di personale tecnico competente in materia;

   l'ormai cronica carenza di organico negli enti locali è stata più volte denunciata dagli amministratori degli stessi enti. Una situazione che presenta caratteri di particolare gravità soprattutto nei comuni più piccoli, che devono garantire servizi adeguati ai cittadini senza il personale necessario;

   questa situazione è presente, in particolar modo, nelle amministrazioni comunali delle regioni del Sud, dove gli enti si trovino in assoluta carenza di organico di figure professionali, cosiddetti «infungibili», indispensabili per l'attuazione degli obiettivi perseguiti, per assolvere ai servizi pubblici essenziali verso i cittadini secondo adeguati livelli quantitativi e qualitativi, la cui mancanza rischia di bloccare il corretto funzionamento della macchina amministrativa;

   secondo quanto previsto dalla disposizione in esame, Formez PA fornisce adeguate forme di assistenza attraverso le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, sulla base delle indicazioni del Piano triennale delle azioni concrete per l'efficienza delle pubbliche amministrazioni;

   l'adozione del Piano triennale delle azioni concrete per l'efficienza delle pubbliche amministrazioni sembrerebbe essere propedeutico all'attuazione della disposizione in esame e a oggi non risulta essere stato adottato dal Dipartimento della funzione pubblica –:

   se sia intenzione del Ministro interrogato adottare il Piano triennale delle azioni concrete per l'efficienza delle pubbliche amministrazioni, al fine di consentire agli enti locali che necessitano di assistenza e supporto di poterne farne richiesta al Formez PA e, conseguentemente, di dare concreta attuazione alla disposizione di legge.
(4-09838)

SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   SCHIRÒ, LA MARCA, QUARTAPELLE PROCOPIO e SENSI. — Al Ministro della salute, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   l'ordinanza n. 7/2021 del Commissario per l'emergenza Covid-19 ha disposto le vaccinazioni Covid-19 dei soggetti appartenenti a specifiche categorie di rilievo internazionale, compresi i cittadini iscritti all'Aire presenti in Italia. Le regioni italiane hanno implementato le procedure per la messa in esecuzione delle forme di prenotazione mediante i portali e i call center, permettendo ai cittadini delle categorie previste dall'ordinanza di accedere alla campagna vaccinale;

   a conclusione del ciclo vaccinale, ai cittadini iscritti all'Aire temporaneamente in Italia dovrebbe essere rilasciata la certificazione verde Covid-19 sulla base dei dati trasmessi dalle regioni e dalle province autonome, certificazione che dovrebbe essere acquisita tramite i diversi canali previsti;

   migliaia di cittadini italiani all'estero e i loro famigliari, iscritti all'Aire o meno, immunizzati in altri Paesi, extra Unione europea, con vaccini riconosciuti dall'autorità sanitaria nazionale e da quella dell'Unione europea (Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson&Johnson), una volta rientrati in Italia, non riescono ad ottenere la certificazione verde Covid-19 che consente l'accesso ai servizi e alle attività individuati dalle disposizioni vigenti;

   numerosi italiani e i loro famigliari, iscritti all'Aire o meno, inoltre, hanno ricevuto la prima dose all'estero e, una volta rientrati in Italia, chiedono di poter fare il richiamo e di avere riconosciuto il green pass con una certificazione mista;

   gli operatori del numero 1500, interpellati dai connazionali immunizzati o parzialmente immunizzati all'estero, comunicano che per questi casi è necessario attendere la predisposizione di una funzionalità specifica che consenta al sistema di rilasciare tali certificazioni e che sarebbe attesa entro la fine del mese di luglio 2021;

   il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 giugno 2021, all'articolo 5, stabilisce che il Sistema TS «c) acquisisce tramite apposito modulo online, reso disponibile sul portale nazionale della Piattaforma-DGC, i dati relativi alle vaccinazioni effettuate all'estero dai cittadini italiani e dai loro familiari conviventi nonché dai soggetti iscritti al Servizio sanitario nazionale che richiedono l'emissione della certificazione verde COVID-19 in Italia; d) mette a disposizione la possibilità di validare le richieste di cui alla, lettera c) ai fini del rilascio della certificazione verde COVID-19, secondo modalità stabilite con circolare congiunta del Ministero della salute e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale» –:

   se risulti che tutte le regioni stiano procedendo in modo uniforme alla comunicazione dei dati riguardanti i cittadini italiani iscritti all'Aire temporaneamente in Italia, vaccinati negli ambiti di rispettiva competenza, affinché essi possano ottenere la certificazione verde Covid-19;

   con quali tempi e con quali modalità si intenda rilasciare la certificazione verde Covid-19 ai cittadini italiani e ai familiari conviventi, iscritti o meno all'Aire, vaccinati all'estero e rientrati in Italia;

   quali iniziative siano previste per i connazionali e i familiari conviventi che hanno ricevuto la prima dose all'estero e che, rientrati in Italia, chiedono di poter fare il richiamo nel nostro Paese e di vedere riconosciuto il green pass con una certificazione mista.
(5-06456)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BELLUCCI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   una vasta operazione di controllo a livello nazionale condotta dai Nas presso 536 centri e strutture pubbliche e private deputate alla presa in carico, assistenza, riabilitazione, trattamento sanitario e ricovero di pazienti con disabilità e disagi mentali e psichici ha portato alla luce una grave situazione di maltrattamenti, ambienti insalubri, stato di abbandono e farmaci scaduti in 122 dei centri ispezionati, pari al 22 per cento;

   secondo quanto si apprende da fonti di stampa, in due strutture di Agrigento e Sassari i pazienti venivano maltrattati e abbandonati a sé stessi, ad Avellino un ambulatorio è stato sequestrato perché non aveva requisiti e autorizzazioni e in 8 ispezioni i Nas hanno rinvenuto centinaia di confezioni contenenti farmaci a base di ansiolitici e per il trattamento dell'umore scaduti, così come bombole di ossigeno, conservate in promiscuità con medicinali ancora validi destinati alla somministrazione ai pazienti;

   ulteriori violazioni, in almeno 11 centri ispezionati, sono riconducibili a inosservanze in materia di sicurezza sul lavoro, mancata valutazione dei rischi e inadempienze alle misure di contenimento del COVID-19, ma anche inadeguatezze strutturali, assistenziali ed organizzative dei servizi dedicati alle persone con patologie psichiche, con spazi insufficienti e servizi igienici malfunzionanti, carenze nei livelli di assistenza dovute alla mancanza di piani riabilitativi e di operatori adeguati alle necessità rieducative dei pazienti, ambienti insalubri; sono state altresì accertate carenze nella corretta conservazione e preparazione degli alimenti nei centri ove è previsto un servizio semiresidenziale o di ricovero H24;

   l'operazione è partita a seguito dei recenti episodi di cronaca che hanno riproposto l'attualità e l'importanza della corretta gestione della salute mentale nel più ampio contesto di tutela delle fasce più deboli della popolazione, anche in relazione all'emergenza sociale determinata dalla pandemia da COVID-19;

   il 12 luglio 2021, infatti, in una struttura di cura per minori disabili di Varese sono stati arrestati sette educatori per maltrattamenti: secondo gli inquirenti, i giovani venivano sottoposti a continue vessazioni e violenze, abbandonati a se stessi senza controlli;

   le gravi criticità in cui versano i centri e le strutture di salute mentale sono state denunciate anche da De Stefani, ex direttore del dipartimento di salute mentale di Trento: «dalla morte di Basaglia, più di 40 anni fa, la salute mentale è uscita dal dibattito politico e mediatico e con lei sono “scomparsi” quasi un milione di persone duramente colpite dalle malattie mentali “pesanti” e due/tre milioni di loro familiari. [...] Orari di apertura sempre più risicati, percorsi di cura che troppo spesso dimenticano le persone che si allontanano dai Centri nei momenti di maggior malessere e che vengono abbandonati al loro destino. [...] I Tso sono fatti con faciloneria, per gestire impropriamente le crisi. Più della metà sarebbero evitabili con impegno e passione. Troppi si fanno in 5 minuti, e la prima cosa da fare è buttar via l'orologio! La somministrazione di psicofarmaci a vita o quasi. Scelta tanto comoda quanto dannosa. Per non parlare poi di genitori ai margini quando non del tutto esclusi dai percorsi di cura dei propri figli, tantissime comunità ad altissima protezione, e per di più costosissime, in un clima e gestione da vecchio manicomio. E voglio credere che il premier Draghi un po' questa situazione drammatica la conosca» –:

   se e quali immediate iniziative di competenza il Governo intenda assumere con riguardo alla grave situazione, esposta in premessa, in cui versano centri e strutture pubbliche e private deputate, a vario titolo, alla presa in carico, assistenza, riabilitazione, trattamento sanitario e ricovero di pazienti con disabilità e disagi mentali e psichici;

   quali iniziative il Governo intenda adottare, per quanto di competenza, per garantire il diritto al supporto psicologico e psicoterapico alle persone con disturbi mentali.
(4-09839)


   BIGNAMI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   in data 26 maggio 2021 il ventottenne Michele Merlo si sarebbe recato al pronto soccorso di Cittadella (VI) lamentando una forte emicrania; successivamente, a quanto risulta all'interrogante, avrebbe inviato una email al centro medico di Rosà, comune di residenza di Merlo, descrivendo i sintomi. In entrambe le strutture mediche il Merlo non avrebbe ricevuto una corretta valutazione dei sintomi stessi e nessuna terapia adeguata sarebbe stata prescritta;

   il 28 maggio 2021, il giovane, che si trovava a Bologna per lavoro, a seguito di un dolore cervicale, per quanto consta all'interrogante, sarebbe stato visitato da un fisioterapista della zona che avrebbe effettuato un massaggio anche sulla gamba sulla quale era presente l'ematoma con coagulo; secondo gli organi di stampa, in data 2 giugno 2021 Michele Merlo si recava presso il pronto soccorso dell'ospedale di Vergato in provincia di Bologna, lamentando emicrania e un forte mal di gola, oltre ad avere una copiosa epistassi ed ematomi diffusi su tutto il corpo; successivamente il giovane sarebbe stato indirizzato dal medico di continuità assistenziale;

   il medico di guardia avrebbe dimesso il paziente con una diagnosi influenzale; la sera del giorno successivo, 3 giugno, veniva richiesto un intervento del 118 di Marzabotto, comune dove si trovava il giovane ospite della sua fidanzata; secondo le testimonianze dei presenti, l'atteggiamento del medico di primo soccorso sarebbe stato del tutto fuori luogo. Il medico avrebbe accusato i due giovani di avere assunto sostanze stupefacenti. A sostegno di questa tesi ci sarebbe l'azione dell'Ausl di Bologna che avrebbe messo il sanitario in ferie forzate dal giorno successivo all'intervento;

   quando Merlo viene trasportato all'ospedale maggiore di Bologna è già in coma. Verrà sottoposto ad un intervento chirurgico di urgenza per una emorragia cerebrale dovuta ad una leucemia fulminante. Il giovane non riprenderà conoscenza e morirà la sera del 6 giugno;

   il tipo di leucemia che ha colpito il giovane è di tipo mieloide acuta: i sintomi sono febbre, eccessiva sudorazione, epistassi ed ematomi, che il Merlo avrebbe già manifestato durante la prima visita al pronto soccorso di Vergato. La diagnosi della leucemia, preliminarmente, è possibile tramite un prelievo di sangue, esame a cui Merlo, a quanto riferiscono i suoi genitori, non è stato sottoposto da nessuno dei medici che lo hanno visitato;

   l'ospedale di Vergato risulta da anni essere oggetto di depotenziamento dei servizi sanitari offerti all'utenza, tra cui quelli relativi al laboratorio di analisi; a seguito di questo episodio drammatico, la famiglia di Merlo ha avviato un'azione legale per accertare le responsabilità e capire se la morte del figlio potesse essere evitata;

   dall'inizio della situazione pandemica i pronto soccorso di tutta Italia hanno sopportato una enorme mole di lavoro; sarebbero diversi gli episodi in cui diagnosi no-Covid sarebbero state sottovalutate per carenza di organico o impossibilità di ospitare i pazienti –:

   se sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;

   se non ritenga, per quanto di competenza, di avviare iniziative ispettive per comprendere meglio le cause e le scelte che hanno portato al decesso del giovane;

   se non ritenga che, superata la fase acuta di crisi da COVID-19, non sia necessario adottare iniziative normative per porre in essere una riforma dell'intero Sistema sanitario nazionale, con particolare attenzione ai servizi di primo soccorso e di medicina di prossimità.
(4-09850)


   DELMASTRO DELLE VEDOVE. — Al Ministro della salute, al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

   l'interrogante in data 18 luglio 2021 ha viaggiato sul treno regionale veloce 2025 Torino-Milano, con partenza da Santhià alle ore 12,38 e arrivo a Milano Centrale alle ore 13,45;

   l'interrogante ha potuto appurare, per l'ennesima volta, che inopinatamente e in termini immotivati, molte carrozze erano interdette al pubblico e inutilizzate, con la lapidaria dicitura «carrozza fuori servizio»;

   tale situazione, sempre per conoscenza personale, si protrae da mesi;

   la protrazione da mesi della predetta situazione e con diversi treni sembra indicare una prassi aziendale, piuttosto che imprevisti guasti tecnici nelle singole carrozze e volta a risparmi di costi sul personale;

   tale inqualificabile e inaccettabile strategia aziendale è tanto più grave, quanto più si consideri il periodo di pandemia ed in particolar modo l'insorgenza di alcune varianti che già vengono utilizzate al fine di ipotizzare quelle che l'interrogante giudica nuove sciagurate ed inaccettabili chiusure e/o nuovi infausti provvedimenti limitativi delle libertà degli italiani;

   tale situazione, oltre a generare disagi, aumenta notevolmente il rischio della diffusione della pandemia;

   tale situazione è stata oggetto di svariate interrogazioni parlamentari del sottoscritto –:

   se intendano adottare tempestivamente iniziative, anche in raccordo con la regione Piemonte, affinché Trenitalia utilizzi immediatamente e sistematicamente tutte le carrozze di treni regionali in uso nella predetta tratta, anche al fine di contrastare la diffusione della pandemia.
(4-09856)


   DELMASTRO DELLE VEDOVE. — Al Ministro della salute, al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

   l'insorgenza di varianti pandemiche e segnatamente della variante cosiddetta delta sta, più o meno fondatamente, alimentando un dibattito politico e scientifico sulla necessità di introdurre nuovi divieti e nuovi provvedimenti restrittivi delle libertà degli italiani;

   il Governo non ha voluto impegnarsi, nonostante la presentazione di un preciso ordine del giorno dell'interrogante nel corso dell'iter di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge «aperture», a studiare protocolli di sicurezza con le categorie, assicurando che, qualunque fosse stato il decorso estivo della pandemia, non avrebbe più assunto provvedimenti di chiusura di intere filiere produttive;

   le vere criticità sono costituite da sanità, scuola e trasporti;

   l'interrogante, in relazione alla tratta regionale di Trenitalia Torino-Milano, ha prodotto decine di interrogazioni, segnalando il fatto che spessissimo molte carrozze sono interdette al pubblico poiché «fuori servizio»;

   se fosse vero che si tratta di carrozze perennemente fuori servizio, sarebbe necessario, in periodo di pandemia più che mai, sostituirle;

   se, viceversa, si trattasse di prassi aziendale volta al contenimento dei costi, sarebbe inaccettabile in piena pandemia;

   che in ogni caso, non è accettabile che il Ministro della salute, in piena pandemia e per contrastarne la diffusione, non intervenga radicalmente su Trenitalia al fine di intimare l'utilizzo sempre e comunque di tutte le carrozze disponibili per agevolare il distanziamento sociale sul trasporto ferroviario;

   a seguito delle interrogazioni sulla tratta regionale Torino-Milano, l'interrogante ha ricevuto lamentele da tutta Italia per cui l'interrogante ha fondati motivi per ritenere che tale mala prassi aziendale sia posta in essere non solo nella tratta segnalata, ma in diverse tratte regionali italiane;

   sarebbe immorale non intervenire su Trenitalia al fine di contrastare la diffusione del virus sul trasporto pubblico, per poi intervenire nuovamente su intere categorie produttive chiudendole per decreto –:

   se i Ministri interrogati non ritengano di svolgere, per quanto di competenza, una verifica sull'utilizzo delle carrozze da parte di Trenitalia su tutte le tratte regionali d'Italia e, per la denegata ipotesi che tale malaprassi certificata sulla tratta regionale Torino-Milano sia diffusa anche sul resto della rete nazionale, se non ritengano opportuno adottare iniziative per intervenire radicalmente ai fini del contenimento della diffusione della pandemia nella sua variante «delta», facendo sì che Trenitalia utilizzi tutte le carrozze non solo e non tanto per motivi di adempimento contrattuale, ma per superiori esigenze sanitarie.
(4-09858)


   MARAIA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   in Campania, la problematica relativa alla situazione dell'Ospedale Dea di I Livello «Sant'Ottone Frangipane» di Ariano Irpino, in provincia di Avellino, negli ultimi giorni è stata caratterizzata da un notevole aggravamento;

   allo stato attuale l'Ospedale soffre per la chiusura o il ridimensionamento di molteplici reparti;

   in particolare: i reparti di medicina generale e rianimazione non sono funzionanti; il reparto di cardiologia ha subìto una decurtazione di posti letto, passati da 14 a 5 più 1 di riserva; i reparti di ortopedia e chirurgia sono passati da 16 posti letto ad 8; il reparto di patologia neonatale non è funzionante; il reparto di radiologia dispone di una sola Tac al servizio del pronto soccorso, nonché al servizio dei pazienti ricoverati sia nei reparti COVID-19 che in quelli ordinari;

   la riconversione di varie aree del presidio ospedaliero, con conseguente riorganizzazione delle attività in funzione dell'emergenza COVID-19, rischia di prolungarsi ben al di là, e al di fuori, delle contingenze legate alla situazione pandemica;

   inoltre, la direzione sanitaria dello stesso presidio ospedaliero, in data 17 luglio 2021 comunicava la decisione di disporre la chiusura, definita «temporanea», della Uosd di pediatria e del punto nascita del nosocomio, motivandola con una «gravissima carenza dei dirigenti medici»;

   il ridimensionamento di fatto dell'ospedale è per nulla compatibile con lo status di struttura Dea di I livello attribuito al Frangipane;

   la nebulosità delle decisione e delle iniziative fino ad ora assunte dalla direzione generale e dalla direzione sanitaria dell'Asl di Avellino sul futuro del nosocomio arianese richiedono un intervento deciso a salvaguardia di un presidio sanitario di importanza vitale per la città di Ariano e per il suo vasto circondario;

   il contesto pandemico non può giustifica il sottodimensionamento ed il depauperamento de facto operato sul presidio ospedaliero arianese –:

   se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative d'intesa con la regione Campania e la direzione generale dell'Asl di Avellino, per elaborare un piano concordato finalizzato al graduale ripristino della piena funzionalità di tutti i reparti del presidio ospedaliero «Sant'Ottone Frangipane», nel rispetto del decreto ministeriale n. 70 del 2015 e conformemente allo status di Dea di I Livello, con modalità e tempistiche da definire e non aleatorie;

   se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative di competenza finalizzate a prevedere ulteriori assunzioni del personale sanitario e dirigenziale, necessarie a garantire la funzionalità di tutti i reparti dei presidi ospedalieri in Campania.
(4-09860)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta immediata:


   SENSI, DI GIORGI, CENNI, BURATTI, CANTINI, CECCANTI, CIAMPI, LOTTI, NARDI, ANDREA ROMANO, ROTTA, SANI, BENAMATI, VISCOMI, BERLINGHIERI, LORENZIN e FIANO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   Gkn, multinazionale britannica che realizza componentistica per i settori automobilistico e aerospaziale, con fatturato di 4,8 miliardi di sterline, 29.000 dipendenti e 54 stabilimenti nel mondo, nel 2018 è stata acquisita dal fondo finanziario Melrose, con l'obiettivo dichiarato di una ristrutturazione aziendale su scala internazionale;

   in Italia, lo stabilimento Gkn driveline spa di Campi Bisenzio produce semiassi per numerose case automobilistiche, impiegando 422 dipendenti fissi, più venti dipendenti in contratto di staff leasing;

   è notizia di questi ultimi giorni l'intenzione dell'azienda di procedere al licenziamento immediato e alla chiusura dello stabilimento, comunicata via mail ai lavoratori;

   secondo l'azienda le ragioni sarebbero attribuibili al calo del mercato automobilistico e alla necessità di ridurre drasticamente i costi di produzione a causa della competitività dei mercati internazionali, mentre le organizzazioni sindacali hanno evidenziato come non sussista alcuna crisi aziendale e che il vero motivo sia invece la volontà della proprietà di delocalizzare per spostare la produzione dove il costo della manodopera è minore;

   le attività degli altri stabilimenti Gkn in Italia sarebbero positive: recentemente nei siti di Brunico e Monguelfo sono stati fatti ingenti investimenti per innovare la produzione, assumendo oltre 100 nuove figure professionali;

   numerose manifestazioni di vicinanza sono state espresse ai lavoratori di Gkn da parte di amministratori locali e rappresentanti istituzionali che hanno evidenziato la necessità di una rapida verifica su eventuali finanziamenti, aiuti o sostegni di Stato nei confronti di Gkn al fine di procedere formalmente contro la proprietà;

   al tavolo istituzionale convocato dal Ministero dello sviluppo economico il 15 luglio 2021, tenutosi presso la prefettura di Firenze, Gkn ha confermato, tramite il suo avvocato, la chiusura dello stabilimento e la sola disponibilità a trattare economicamente i licenziamenti;

   alla luce di tutto ciò, è evidente come sia necessario e urgente un intervento del Governo anche per evitare che altre multinazionali possano, in totale autonomia, chiudere in brevissimo tempo fabbriche produttive, con il solo scopo di delocalizzare e ottenere maggiori profitti –:

   come intenda attivarsi concretamente il Governo per assicurare la continuità produttiva dello stabilimento Gkn di Campi Bisenzio e salvaguardarne l'occupazione, anche al fine di evitare altre chiusure unilaterali di siti industriali non coinvolti da crisi aziendali.
(3-02411)

Interrogazioni a risposta scritta:


   OCCHIONERO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   con il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, all'articolo 48-bis, al fine di sostenere le imprese del settore tessile, moda e accessori che, a causa dell'emergenza COVID-19, hanno registrato un aumento delle rimanenze finali, è stato introdotto un bonus, sotto forma di credito d'imposta a favore dei soggetti esercenti attività d'impresa operanti nell'industria tessile e della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria (settore tessile, moda e accessori);

   il cosiddetto «decreto Rilancio» ha riconosciuto un contributo nella forma di credito d'imposta, al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento adottate per l'emergenza epidemiologica da COVID-19 sulle rimanenze finali di magazzino nei settori contraddistinti da stagionalità e obsolescenza dei prodotti;

   nella previsione originaria del «decreto Rilancio» il beneficio era riconosciuto limitatamente al periodo d'imposta in corso al 10 marzo 2020;

   con il cosiddetto «decreto Sostegni-bis» decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, all'articolo 8 il beneficio è stato esteso anche al periodo d'imposta in corso sino al 31 dicembre 2021;

   al Ministero dello sviluppo economico, è stato affidato il compito di stabilire, con apposito decreto ministeriale, i destinatari del beneficio ed i criteri per la corretta individuazione dei settori economici in cui operano tali soggetti beneficiari del credito d'imposta;

   ad oggi ancora non è stato emanato alcun decreto ministeriale recando un grave danno economico ad un settore così importante per l'economia italiana e che a causa dell'emergenza COVID-19 ha subito gravi perdite finanziarie per le giacenze di prodotti nei propri magazzini –:

   quali iniziative intenda adottare al fine di accelerare l'emanazione del decreto ministeriale, necessario ad assicurare l'operatività del bonus concesso nei confronti dei destinatari.
(4-09846)


   MUGNAI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   Gkn Driveline di Firenze ha avviato, come annuncia la stampa, la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 422 lavoratori a tempo indeterminato. La società lo ha comunicato ai sindacati. La Gkn è una fabbrica ex Fiat ora di proprietà di un fondo Usa;

   la società, scrive la stampa, ha motivato la decisione con la situazione del mercato automobilistico e la contrazione dei volumi e della domanda che gli operatori del settore considerano avviata verso un trend ribassista generalizzato, trend amplificato dalla pandemia e dai processi di cambiamento che l'emergenza sanitaria ha scatenato;

   il trend negativo ha mostrato un carattere strutturale e irreversibile. La struttura organizzativa del gruppo appare «non più sostenibile». La sede e il sito produttivo di Campi Bisenzio (Firenze) saranno chiusi e gli esuberi – viene precisato – sono strutturali. Secondo l'azienda, non ci sono le condizioni per ricorrere agli ammortizzatori sociali per la totale cessazione dell'attività;

   il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha sentito il Ministero dello sviluppo economico e anche l'amministratore delegato della multinazionale Gkn, che ha annunciato la procedura di licenziamento collettivo. «Quanto accaduto – ha dichiarato Giani – è inaccettabile e di una gravità inaudita. Senza comunicazione preventiva, si mandano a casa più di 400 persone. Ci opporremo con tutte le nostre forze e l'impegno della Regione sarà massimo»;

   Emiliano Fossi, sindaco di Campi Bisenzio (Firenze), appena appresa la notizia della chiusura dello stabilimento campigiano della multinazionale Gkn: «Stamani hanno ricevuto una mail, dopo un regolare turno notturno, 420 lavoratori. Sono qui da stamani con loro, ma adesso servite tutti qui». Il sindaco chiama «tutte le istituzioni e i cittadini al presidio permanente a sostegno dei lavoratori, fin da subito, giorno e notte» perché «la loro battaglia è la nostra battaglia: non ce ne andremo finché il Governo non darà risposte»;

   Confindustria Firenze in una nota stampa dichiara: «preso atto della procedura di licenziamento collettivo aperta in totale autonomia da GKN Driveline – di cui non aveva avuto alcuna informazione e dalle cui modalità prende le distanze – garantisce il proprio impegno a fare tutto il possibile e in tutte le sedi opportune, per giungere ad una soluzione che tenga conto degli interessi di tutti i soggetti coinvolti, comprese le aziende dell'indotto, nel pieno rispetto dell'impegno sottoscritto, lo scorso 29 giugno, con la firma dell'avviso comune con il Governo e i sindacati»;

   in una nota congiunta Michele De Palma, segretario nazionale Fiom Cgil e responsabile automotive, e Daniel Calosi, segretario generale Fiom Cgil di Firenze e Prato, affermano: «Come Fiom-Cgil chiariamo subito che non firmeremo alcun licenziamento: non possiamo accettare che si consumi l'ennesimo dramma sociale che, inoltre, avrebbe importanti ripercussioni per tutto il tessuto economico e produttivo fiorentino che non può permettersi di incassare l'ennesimo attacco alle sue professionalità e non può accettarlo tutta la comunità fiorentina, dai cittadini alle istituzioni politiche e sociali. Per questo chiediamo all'azienda il ritiro immediato della procedura di licenziamento e l'attivazione degli ammortizzatori sociali previsti dalla normativa vigente e alle Istituzioni politiche la convocazione del tavolo al Ministero dello sviluppo economico, coinvolgendo la Regione Toscana e gli enti locali» –:

   quali iniziative intenda intraprendere il Governo per andare in aiuto dei 422 lavoratori della Gkn e delle loro famiglie sconvolte dalla vicenda;

   se il Governo non intenda immediatamente adoperarsi, in raccordo con la Regione Toscana, per attivare da subito un tavolo azienda-sindacati-istituzioni per trovare immediate e coordinate soluzioni per sostenere concretamente i lavoratori.
(4-09849)


   FERRO, ZUCCONI, VINCI, DEIDDA, DE TOMA, CIABURRO e GALANTINO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   il marchio italiano piace a tutti e negli ultimi anni sono state diverse le aziende del Made in Italy ad essere state rilevate da compagnie straniere, realtà imprenditoriali che finiscono per perdere la loro identità e spesso anche i poli produttivi;

   è recente la notizia di un'altra eccellenza italiana prossima a finire in mani straniere; lo storico gruppo modenese Panini, famoso in tutto il mondo per le figurine dei calciatori e che ha appena festeggiato i 60 anni di attività, sarebbe, infatti, finito nel mirino della Slam Corp. di Alex Rodriguez, ex protagonista del baseball americano, che ne starebbe valutando l'acquisizione;

   il gruppo italiano, fondato a Modena nel 1961, può contare su un buon fatturato anche se variabile: nel 2020, ha registrato 800 milioni di euro di ricavi con margine lordo di 230 milioni e negli ultimi anni è cresciuta aprendo filiali in 125 Paesi tra Europa, Usa e America Latina;

   secondo Bloomberg, Panini sarebbe stata valutata 3 miliardi di dollari, una valutazione superiore a quella stimata nella scorsa primavera, quando indiscrezioni nell'ambito del «Project Cavalier», il progetto finalizzato alla vendita del gruppo lanciato dagli stessi soci, affiancati dall'advisor Lincoln International e finito nei dossier di società di private equity, riportavano una valutazione compresa tra i 2 e i 3 miliardi di dollari (2,5 miliardi di euro);

   il gruppo Panini è da tempo sul tavolo di fondi e investitori, tanto che il dossier è stato già visionato da Advent, Eqt, Carlyle e Kkr, ma fino ad oggi l'ambiziosa richiesta dei proprietari ha impedito alle trattative di andare in porto;

   da un recente studio di Refinitiv, la gigantesca banca dati della London Stock Exchange, emerge che solo nel 2020 c'è stato un vero e proprio assalto al sistema industriale italiano: i gruppi stranieri hanno speso 75,6 miliardi per acquistare imprese italiane con un aumento del 37 per cento rispetto all'anno precedente; non si tratta di rilevare aziende senza mercato ma di subentrare a proprietà stanche e finanziariamente provate;

   ogni nuova acquisizione estera ripropone, con sempre più urgenza, la problematica delle conseguenze della svendita del patrimonio imprenditoriale italiano: marchi storici, imprese di famiglia, storie industriali e familiari vengono spazzati via da acquirenti esteri, lasciandoci ai margini del mercato internazionale;

   più passa il tempo e più il tessuto imprenditoriale italiano si sfilaccia, tra imprese che non riapriranno più dopo l'emergenza pandemica e imprese che si guardano intorno –:

   se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere per difendere, sostenere e promuovere la nostra economia fatta di piccole e medie imprese e tutelare le eccellenze italiane;

   di quali informazioni disponga il Governo in merito alla portata del fenomeno delle imprese italiane cedute ad acquirenti stranieri nell'ultimo anno e quale sia stato l'impatto sul tessuto produttivo nazionale, con particolare riguardo alla eventuale delocalizzazione dei poli produttivi e alla tenuta dei livelli occupazionali.
(4-09853)

TRANSIZIONE ECOLOGICA

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

X Commissione:


   DE TOMA, ZUCCONI e CAIATA. — Al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

   la realizzazione di installazioni Fer, inclusi gli impianti offshore, necessaria al raggiungimento degli obiettivi climatici al 2030 fissati dallo European Green Deal, ovvero ridurre del 55 per cento le emissioni di gas climalteranti entro il 2030 e rendere entro il 2050 le economie del vecchio continente pienamente sostenibili, non può più essere procrastinata;

   alla Missione 2 «Rivoluzione verde e transizione ecologica» del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sono assegnati 68,6 miliardi di euro di cui 23,68 miliardi di euro destinati alla sottomissione M2C2 relativa all'energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile;

   alcune delle misure per le fonti rinnovabili previste dal Pnrr riguardano investimenti e progetti nelle diverse tecnologie pulite innovative e sono destinate a finanziare almeno 200 Megawatt di impianti per una produzione energetica annua stimata in 490 GWh suddivisi in 100 Megawatt di eolico e fotovoltaico galleggiante abbinati a impianti per produrre energia dal moto ondoso e 100 MW di eolico e fotovoltaico galleggianti con sistemi di accumulo energetico;

   a partire dal 2022 saranno stanziati 70 milioni di euro del Fondo complementare al Pnrr in tre anni per la nascita di un polo per la produzione di energia da fonti rinnovabili, eolico, fotovoltaico e idrogeno, utilizzando anche piattaforme estrattive dismesse nelle acque dell'Adriatico al largo di Ravenna;

   negli scorsi decenni l'Italia ha importato le componenti utili alla costruzione degli impianti fotovoltaici, perdendo la filiera industriale a beneficio dei Paesi del sud-est asiatico;

   bisogna impedire che anni di ricerca, tecnologie, formazione e professionalità nel settore delle energie rinnovabili vengano sprecati a vantaggio di altri Paesi europei ed extraeuropei, cercando di utilizzare questi fondi in un'ottica di investimenti produttivi con effetto moltiplicatore per la produzione italiana, affinché tale domanda venga soddisfatta dalle imprese site nei confini nazionali;

   è di questi ultimi giorni l'annuncio, da parte del Ministro interrogato, dell'arrivo entro settembre del tanto atteso decreto «Fer 2» che incentiverà gli impianti diversi dal fotovoltaico –:

   in che modo il Governo intenda sfruttare questi fondi per agevolare, sostenere e riconvertire i processi produttivi delle filiere e delle aziende strategiche italiane nel settore delle energie rinnovabili, per consentire che i benefici che derivano da tali investimenti ricadano sul territorio nazionale.
(5-06461)


   BENAMATI, BONOMO, GUALTIERI, GAVINO MANCA, SOVERINI e ZARDINI. — Al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

   con l'articolo 42 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, è stato istituito un sistema di controlli da parte del Gestore dei servizi energetici (Gse) relativi agli incentivi nei settori elettrico, termico e dell'efficienza energetica;

   i citati controlli sono finalizzati a verificare i presupposti per l'erogazione degli incentivi medesimi ovvero per il diniego e la decadenza degli stessi a fronte dell'insussistenza di tali presupposti;

   sebbene il quadro normativo in materia sia stato oggetto nel tempo di numerosi interventi, a partire dal 2017 con la legge n. 205, successivamente nel 2019 con la legge n. 128 e nel 2020 con il decreto-legge n. 76, finalizzati ad una progressiva mitigazione del regime sanzionatorio ed a una maggiore flessibilità dei poteri di controllo del Gestore, continua a permanere una applicazione dei controlli asimmetrica, poiché frequentemente, a fronte di irregolarità meramente formali, il Gse ha comminato sanzioni estremamente severe quali l'integrale decadenza dagli incentivi;

   tali sanzioni hanno determinato gravi danni agli operatori, nonostante sia lo stesso articolo 42 ad affermare il principio secondo il quale, al fine di salvaguardare la produzione di energia da fonti rinnovabili, l'energia termica e il risparmio energetico, conseguente agli interventi di efficientamento, degli impianti che al momento dell'accertamento della violazione percepiscono incentivi, il Gse disponga la decurtazione dell'incentivo in misura ricompresa fra il 10 e il 50 per cento in ragione dell'entità della violazione;

   per porre rimedio a questa situazione, sarebbe necessario dare attuazione a quanto previsto al comma 5 del citato articolo 42, che rinvia al Ministero dello sviluppo economico (intendendosi, nell'attuale compagine governativa, competenza del Ministero della transizione ecologica) la disciplina organica delle regole e delle modalità con cui il Gse effettua i controlli sugli impianti che accedono agli incentivi e applica sanzioni in caso di violazioni, in conformità ai principi di efficienza, efficacia e proporzionalità;

   tuttavia, nonostante l'urgenza e i ripetuti annunci, a tutt'oggi il Ministero della transizione ecologica non ha emanato il decreto attuativo del sistema dei controlli ai sensi della normativa vigente e, pertanto, il Gse continua ad applicare la sanzione massima –:

   quali siano i tempi previsti per l'adozione del decreto di cui all'articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28.
(5-06462)


   SUT, CHIAZZESE, ALEMANNO, CARABETTA, FRACCARO, GIARRIZZO, MASI, ORRICO, PALMISANO, PERCONTI e SCANU. — Al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

   il «Clean energy package», che fissa il quadro regolatorio della governance dell'Unione europea per l'energia e il clima, contiene la direttiva sulla promozione dell'uso di energia da fonti rinnovabili (Red II) e la direttiva su regole comuni per il mercato interno dell'elettricità (Iem);

   nelle more del recepimento della Direttiva Red II ed in parziale e anticipata attuazione delle disposizioni ivi contenute, l'articolo 42-bis del decreto-legge n. 162 del 2019 ha autorizzato la realizzazione delle comunità energetiche rinnovabili (Cer), dettandone la relativa disciplina e le relative condizioni;

   in particolare, la normativa ha previsto che gli azionisti o membri (persone fisiche, condomini, piccole e medie imprese, enti locali), siano capaci di produrre, consumare e condividere energia a condizione che, per le imprese private, la partecipazione non costituisca l'attività commerciale principale. Inoltre possono partecipare alla creazione di Cer solo i nuovi impianti alimentati da Fer di potenza complessiva non superiore a 200 kW (entrati in esercizio dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge n. 162 del 2019 ed entro i sessanta giorni successivi alla data di entrata in vigore del provvedimento di recepimento della direttiva 2018/2001) per i quali i punti di prelievo e i punti di immissione siano ubicati su reti elettriche di BT sottese, alla data di creazione della Cer, alla medesima cabina di trasformazione media/bassa tensione (cabina secondaria);

   tuttavia, trattandosi di un intervento normativo sperimentale, lo stesso limita la sua applicazione a comunità energetiche ristrette;

   l'articolo 5 della legge di delegazione europea 2019 (legge 22 aprile 2021, n. 53), che reca la delega per il recepimento della Red II, contiene princìpi e criteri per l'attuazione della stessa e taluni di essi si intersecano strettamente con l'attuazione dei progetti e delle riforme previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr);

   promuovere la crescita delle Cer è essenziale affinché le imprese possano condividere i propri consumi d'energia, ottenendo incentivi statali da redistribuire a vantaggio di tutti gli iscritti e riducendo significativamente le proprie emissioni di gas serra –:

   quali iniziative di competenza ritenga di adottare per un recepimento della direttiva «Red II» orientata alla rimozione di tutti gli ostacoli di natura normativa e amministrativa che limitano nel concreto le piccole e medie imprese nel partecipare pienamente al processo di aggregazione e rivestire un ruolo centrale nel potenziamento del sistema di produzione elettrica e nel conseguimento dei nuovi obiettivi europei al 2030.
(5-06463)

Interrogazioni a risposta scritta:


   MUGNAI. — Al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

   il centro servizi ambiente impianti (Csa) di Terranuova (AR) ha spiegato alla stampa che: «In occasione dei controlli annuali previsti nell'ambito del Piano di Sorveglianza e Controllo della discarica di Podere Rota, concordato con l'autorità competente e realizzato periodicamente da CSAI per monitorare la qualità ambientale dell'area interessata dall'impianto, nel piezometro N2s, esterno e a monte idraulico della discarica, è stata riscontrata la presenza di Cromo (Cr) e Cromo Esavalente (CrVI) con valori non in linea con quelli storicamente registrati e del tutto anomali anche in rapporto all'assetto idrogeologico dell'area»;

   Csai, racconta la stampa, ha voluto effettuare ulteriori approfondimenti per comprendere la provenienza di tali sostanze. Le verifiche effettuate hanno confermato l'assenza di correlazione tra la presenza dei suddetti contaminanti nel piezometro N2s e il percolato di discarica, escludendo dunque che i superamenti dei due metalli possano in alcun modo derivare dalle attività di gestione dell'impianto;

   in particolare, la relazione tecnica della società di consulenza incaricata di svolgere attività di indagine integrativa evidenziava che i test «mostrano una diretta correlazione con la qualità dei materiali utilizzati per la realizzazione delle recenti opere stradali per cui si ritiene che l'evento riscontrato sia ascrivibile a fattori esterni, in particolare alle attività di realizzazione della nuova viabilità provinciale e non riconducibili in alcun modo alla discarica»;

   il sindaco di Terranuova Bracciolini (AR) Sergio Chienni, è intervenuto dopo la denuncia presentata da Csai affermando: «Sollecito fin da ora tutti gli enti e i soggetti competenti a svolgere celermente il loro compito di indagine, controllo e messa in sicurezza dell'area. La nostra comunità è parte lesa in questa vicenda»;

   nell'aprile 2021, come racconta la stampa, un'articolata operazione dei Carabinieri e della direzione distrettuale antimafia (Dda) di Firenze con 23 arresti ha stroncato in Toscana più attività criminali riconducibili alla 'ndrangheta infiltratasi nell'intera regione, dal traffico di cocaina, al controllo di lavori stradali, allo smaltimento illecito di rifiuti nelle concerie;

   per l'accusa, le ceneri di risulta dei rifiuti conciari classificati «Keu», altamente inquinanti, sarebbero state miscelate con altri materiali e riutilizzate in attività edilizie. Circa 8.000 tonnellate di rifiuti contaminati sarebbero stati usati nella realizzazione del V lotto della Strada 429 della Val d'Elsa, tra Empoli e Castelfiorentino (Firenze);

   i valori più alti di keu – secondo la relazione del consulente della procura – sono stati trovati nella parte alta del rilevato stradale, dove è stata accertata la presenza di 1.592 microgrammi di cromo per chilogrammo, pari al doppio del limite consentito per i terreni industriali;

   le concentrazioni di cromo e cromo esavalente, afferma la stampa, sono tra i principali parametri impiegati in questi mesi dall'Arpat – l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana – per valutare potenziali inquinamenti nell'ambito dell'inchiesta Keu condotta dalla Dda di Firenze e, dunque, per tutelare al meglio la popolazione da eventuali rischi, Csai ha presentato denuncia contro ignoti proprio presso l'Antimafia fiorentina per la presenza di cromo nei terreni di riporto dei lavori stradali sulla Sp 7 di Piantravigne (Terranuova – AR) –:

   quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Ministro interrogato per effettuare le opportune verifiche, anche per il tramite del comando carabinieri per la tutela dell'ambiente, nella zona oggetto di denuncia Csai e per fare finalmente chiarezza, visto l'inquinamento da cromo (Cr) e cromo esavalente (CrVI);

   se non ritenga opportuno effettuare controlli mirati in tutti i territori vicino alle discariche costruite nella regione Toscana, vista anche la recente inchiesta nell'ambito del riciclo del Keu dall'impianto Aquarno (zona Santa Croce sull'Arno – Pisa) ed i dati emersi dalla sopracitata relazione del consulente della procura.
(4-09847)


   LICATINI. — Al Ministro della transizione ecologica, al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   con l'arrivo della stagione estiva, in Italia – ma in particolare in Sicilia – si verificano numerosi incendi che devastano interi territori;

   nella sola giornata di domenica 4 luglio 2021 si sono sviluppati 34 roghi che hanno distrutto ettari di vegetazione e lambito case e centri abitati, impegnando nelle operazioni di spegnimento centinaia di volontari di protezione, 4 Canadair e 2 elicotteri coordinati dal Corpo forestale della regione a supporto dei vigili del fuoco e della stessa Forestale;

   il rischio che gli incendi si propaghino aumenta soprattutto a ridosso dei terreni agricoli abbandonati e incolti, anche in prossimità di abitazioni civili; va inoltre considerata la presenza di piromani che, purtroppo, approfittano delle alte temperature per appiccare incendi di natura dolosa;

   da ciò conseguono numerosi pericoli per l'incolumità pubblica: le zone maggiormente colpite dagli incendi ricadono nella provincia di Palermo, in particolare nel territorio del partinicese, dove l'autostrada A29 tra Balestrate e Partinico è rimasta bloccata a causa delle fiamme divampate lungo la carreggiata;

   inoltre, diversi roghi presumibilmente dolosi sono stati appiccati presso alcuni impianti di rifiuti, per esempio a Caltagirone dove è stato distrutto l'impianto di selezione della frazione secca;

   pur sapendo che questi fenomeni si verificano ricorrentemente con l'arrivo della calda stagione, la Regione Siciliana si è fatta trovare ancora una volta impreparata e sprovvista di un piano di prevenzione incendi;

   i danni arrecati al patrimonio ambientale, alla flora siciliana e soprattutto alla salute dei cittadini, richiedono interventi urgenti e la collaborazione di tutti gli organi competenti –:

   se, alla luce di quanto sopra riportato, i Ministri interrogati intendano assumere iniziative, per quanto di competenza, al fine di incrementare le risorse e i mezzi per scongiurare, prevenire e rimuovere i danni provocati dagli incendi estivi a tutto il territorio nazionale, ma con particolare attenzione alle aree maggiormente colpite dal fenomeno.
(4-09852)


   CASSESE. — Al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

   il 15 luglio 2021 a Grottaglie, in località Paparazio, si è sviluppato un incendio di grosse dimensioni all'interno di una discarica abusiva, sita in un'area privata già sottoposta a sequestro a seguito di una precedente indagine, colma prevalentemente di materiali pericolosi tra cui vecchi elettrodomestici, teli di plastica ed eternit; l'incendio, che sembra essersi esteso nel raggio di circa 3 mila metri quadrati, per essere spento ha richiesto l'impegno delle forze dell'ordine e di numerose squadre dei vigili del fuoco;

   i tecnici dell'Arpa sono attualmente impegnati per la valutazione della qualità dell'aria e dei danni prodotti, ma si teme che il limite delle polvere sottili sia stato ampiamente superato;

   la presenza su tutto il territorio nazionale di discariche abusive, dietro cui spesso si nascondono malaffare e criminalità organizzata, è un annoso problema, che non ha risparmiato la Puglia, dove il fenomeno è in crescita costante, con continui incendi, capaci di liberare sostanze altamente tossiche che avvelenano aria e terreni, mettendo a rischio la catena alimentare e la salute e la sicurezza dei cittadini;

   in particolare, la provincia di Taranto in questi anni ha visto il moltiplicarsi di discariche autorizzate, che hanno destato la protesta delle comunità locali, a cui si sono andate aggiungendo, senza soluzione di continuità, quelle abusive, caricando un territorio, già fortemente colpito dalla problematica dell'inquinamento per la presenza dell'industria pesante, di ulteriori insopportabili fonti inquinanti, tanto che al capoluogo ionico è stato purtroppo attribuito l'appellativo di «discarica della Puglia» –:

   se il Ministro interrogato, per quanto di competenza, abbia già attivato il Comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente al fine di intraprendere tutte le opportune verifiche circa il grave incendio descritto in premessa e quali utili iniziative di competenza intenda intraprendere per contrastare gli abbandoni abusivi dei rifiuti.
(4-09857)


   GAGLIARDI. — Al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

   il nostro Paese è in fase attuativa del capacity market, lo schema del mercato elettrico cui la fase esecutiva è affidata a Terna, che ha il compito di renderlo operativo tramite il coordinamento e la gestione delle aste a cui partecipano gli operatori del settore;

   all'asta per il mercato energetico dell'anno 2023, Enel Produzione spa è risultata l'assegnatario con la maggiore capacità disponibile in probabilità nazionale. Una quota dell'energia garantita da Enel, verrebbe prodotta da «Unità di produzione nuove non autorizzate» ed in particolare, dalla Centrale Montale della Spezia, dopo la conversione dell'unità a carbone esistente con nuova unità a gas;

   ai sensi dell'articolo 40, comma 10, della disciplina del mercato della capacità, l'aggiudicatario, non oltre 24 mesi prima dell'inizio del periodo di consegna negoziato nell'asta, è tenuto a depositare la documentazione attestante il conseguimento dei titoli abilitativi alla costruzione e all'esercizio degli impianti;

   in caso di mancato rispetto del termine, l'aggiudicatario dovrebbe incorrere nelle penali di cui all'articolo 70, comma 1, numero IV, della medesima disciplina, che prevedono la perdita del contributo al fondo di garanzia e del deposito cauzionale versato;

   non solo: ai sensi dell'articolo 6, comma 2, lettera i) dell'allegato 2 alla disciplina del mercato della capacità, il mancato rispetto dell'obbligo di cui all'articolo 40, comma 10, comporterebbe la risoluzione di diritto ex articolo 1456 del codice civile del contratto standard di approvvigionamento di capacità intercorso tra Terna e l'aggiudicatario;

   tutto questo però non sarebbe avvenuto in quanto, pochi giorni prima del termine (già prorogato al 30 giugno 2021) per il deposito della documentazione di cui all'articolo 40, Terna rendeva noto «che, sulla base dell'atto di indirizzo del Ministro della transizione ecologica, per tener conto delle conseguenze dell'emergenza pandemica tuttora in corso, il termine per la presentazione dei titoli autorizzativi di cui all'articolo 40, comma 10, della Disciplina del Mercato della Capacità ... è ulteriormente prorogato al 31 ottobre 2021»;

   con poche righe ed un provvedimento sostanzialmente privo di motivazione si è sanato l'inadempimento di Enel Produzione, senza una preventiva valutazione degli effetti del mancato esercizio delle penali e delle possibili azioni legali dei soggetti non aggiudicatari –:

   se il Ministro interrogato intenda illustrare i motivi della proroga concessa, della disapplicazione delle penali e della mancata attivazione della clausola risolutiva nei confronti di Enel Produzione spa per la violazione dell'articolo 40, comma 10, nella disciplina del mercato della capacità.
(4-09859)

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Lotti n. 5-06391, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 luglio 2021, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato De Luca.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Toccalini e altri n. 5-06440, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 15 luglio 2021, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Iezzi.

Pubblicazione di un testo riformulato.

  Si pubblica il testo riformulato della mozione Fornaro n. 1-00499, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 535 del 6 luglio 2021.

   La Camera,

   premesso che:

    la Whirlpool Corporation è un'azienda multinazionale americana, produttrice di elettrodomestici, fondata nel 1911. Il primo prodotto a marchio Whirlpool viene lanciato nel 1950. Nel 1988 crea una joint-venture con Philips denominata Whirlpool International, che poi è acquisita totalmente dalla società americana nel 1991. Nel 2006 Whirlpool ha rilevato la Maytag Corporation e i relativi marchi ed è divenuta la principale produttrice mondiale di elettrodomestici. Nel 2014 rileva la multinazionale italiana Indesit Company e, attraverso questa operazione, acquisisce il controllo dei marchi Indesit e Hotpoint;

    in Italia Whirlpool ha 6 stabilimenti. In provincia di Varese, nella fabbrica di Cassinetta di Biandronno (polo Emea) si producono elettrodomestici a incasso (microonde, frigoriferi e forni). A Siena (polo Emea) si producono congelatori a pozzetto, a Melano (polo Emea) in provincia di Ancona, vengono realizzati i piani cottura a gas, elettrici e a induzione, prodotti speciali. A Comunanza (Ascoli Piceno) lavatrici a caricamento frontale e lava-asciuga top di gamma, a Napoli lavatrici a carica frontale top di gamma per mercati Emea ed extra-Unione europea, a Carinaro (Caserta) polo Emea, parti di ricambio e accessori;

    il 1° novembre 2020 la multinazionale americana ha cessato la produzione nel sito di Napoli, decidendo di erogare gli stipendi fino al 31 dicembre per i 355 lavoratori, venendo meno ad impegni presi con il Governo. Infatti, l'accordo del 25 ottobre 2018 firmato da parti sociali e Governo prevedeva di mantenere gli stabilimenti italiani (con circa 5 mila dipendenti) e, nel sito di Napoli, di investire per il triennio 2019-2021 circa 17 milioni di euro tra prodotto, processo, ricerca e sviluppo, confermando l'intenzione di Whirlpool di mantenere una presenza di alta qualità a Napoli, a fronte dell'utilizzo di ammortizzatori sociali e di sovvenzioni da parte delle istituzioni;

    la dismissione del sito industriale di Napoli ha un impatto fortissimo per il Mezzogiorno e per la stessa città, attraversata, come il resto del Paese, da una grave crisi economica derivante dalle due ondate di COVID-19 che hanno determinato le inevitabili restrizioni che comportano drammatiche conseguenze economiche per migliaia di famiglie;

    la chiusura dello stabilimento di Napoli porta come conseguenza la cancellazione di quasi mille occupati tra diretti e indiretti e risulta incomprensibile alla luce del fatto che il mercato degli elettrodomestici offre dati incoraggianti, come dimostrato dagli investimenti di Whirlpool e anche degli altri competitor come Candy ed Electrolux;

    la decisione di chiudere il sito di Napoli aumenta inoltre il rischio concreto di un disimpegno del Gruppo in tutta Italia;

    il mercato 2020 per il comparto dei grandi elettrodomestici si è svolto secondo fasi ben distinte: il promettente inizio dei primi due mesi è stato bruscamente interrotto dal blocco pandemico, che ha impresso una sensibile regressione sul settore, per assistere poi a una sostenuta ripresa dal periodo estivo, che è andata anche oltre il semplice «rimbalzo» tecnico; secondo un'analisi di Applia Italia, l'anno si è chiuso con il segno più nelle vendite sia a valore (0,8 per cento) sia a volume (0,3 per cento). Secondo i dati Gfk, nei primi tre mesi del 2021 le vendite del grande elettrodomestico sono cresciute del 29,5 per cento, confermando un trend positivo che fa ben sperare per il settore e che, quindi, spiega ancora meno la chiusura del sito di Napoli;

    il 27 maggio 2021 i lavoratori della Whirlpool di Napoli, uniti alle delegazioni dei lavoratori degli stabilimenti di tutta Italia e con la partecipazione di Parlamentari di molte forze politiche hanno manifestato per l'ennesima volta affinché si trovi una soluzione che eviti la chiusura del sito;

    il 30 giugno 2021 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia fiscale, di tutela del lavoro, dei consumatori e di sostegno alle imprese. Per i settori nei quali è superato, a partire dal primo luglio, il divieto di licenziamento, il decreto stabilisce che le imprese, che non possano più fruire della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, possano farlo in deroga per 13 settimane fino al 31 dicembre 2021 senza contributo addizionale e, qualora se ne avvalgano, con conseguente divieto di licenziare. Ora è importante che la Whirlpool trasformi le lettere di licenziamento in proroga di cassa integrazione per 13 settimane, in modo da avere tempo per individuare una soluzione necessaria per il mantenimento dei livelli occupazionali del sito di Napoli e per favorire la ricerca di una soluzione industriale che metta in sicurezza il futuro lavorativo di centinaia di famiglie;

    il blocco dei licenziamenti ha evitato la perdita di oltre 400 mila posti di lavoro e la ripresa post pandemica è alle porte: secondo le più autorevoli istituzioni sarà talmente imponente da far chiudere l'anno 2021 con un +5 per cento di prodotto interno lordo. La ripartenza del Sud e dell'Italia, dunque, non può avvenire con il licenziamento di centinaia di lavoratori che alimenta l'emergenza sociale in un contesto caratterizzato da un tessuto produttivo più debole, un mondo del lavoro più frammentario ed un welfare più fragile;

    il caso in esame risulta, inoltre, emblematico di un tema complesso e troppo spesso eluso. L'Italia deve implementare la sua attrattività per gli investimenti delle imprese le quali, anche nei settori di ripresa e aumento dei profitti, preferiscono chiudere e/o delocalizzare le produzioni, È chiaro, quindi, che il problema non possa dirsi circoscritto al sito Whirlpool di Napoli e impone la messa in campo di una strategia industriale a lungo termine, la quale punti a rimettere al centro il settore manifatturiero;

    al tavolo convocato al Ministero dello sviluppo economico nei giorni scorsi la multinazionale Whirlpool ha annunciato di rifiutare la cassa integrazione aggiuntiva di 13 settimane avviando la procedura di licenziamento collettivo per i lavoratori del sito industriale Whirlpool di Napoli,

impegna il Governo:

1) a proseguire una interlocuzione diretta con la Whirlpool Corporation già avviata presso il Ministero dello sviluppo economico per la salvaguardia del perimetro occupazionale, scongiurando il rischio di «desertificazione industriale» non soltanto nel sito industriale di Napoli;

2) ad adottare tutte le iniziative opportune al fine di ridefinire il progetto di organizzazione già avviato con il precedente piano industriale 2019/2021 – confermando la centralità dell'Italia per il settore degli elettrodomestici nell'area EMEA – che garantisca l'attuale presenza industriale sul territorio nazionale nel rispetto delle specializzazioni già assegnate ad ogni sito, con l'obiettivo di salvaguardare e incrementare i livelli occupazionali nell'interesse della Whirlpool e dell'intero Paese;

3) a ricercare, valutare e sostenere comunque, per quanto di competenza, ogni ulteriore progetto industriale per la rigenerazione economica e produttiva dello stabilimento industriale di Napoli coniugando crescita nazionale e coesione territoriale con l'obiettivo di salvaguardare il sito produttivo e mantenere i livelli occupazionali dello stesso in cui sono impiegati lavoratori altamente qualificati, individuando una soluzione che tuteli e valorizzi il lavoro insieme alle professionalità e le competenze delle lavoratrici e dei lavoratori, garantendo una occupazione dignitosa per tutti con rinnovate tutele contrattuali;

4) ad assicurare adeguate forme di sostegno al reddito anche per i dipendenti con qualifica impiegatizia degli stabilimenti Whirlpool, ovvero a garantire specifici percorsi di riqualificazione professionale e ricollocazione atti a salvaguardare i livelli occupazionali, coinvolgendo le istituzioni regionali e locali interessate;

5) a valutare azioni e proposte volte a rivedere le scelte strategiche di rilancio della politica industriale italiana e comunitaria, ponendo al centro l'industria manifatturiera italiana, anche e soprattutto in relazione ai partner europei al fine di costruire strategie di lungo periodo che possano comportare un effettivo rilancio dell'economia, rendendo più attrattivi gli investimenti in Italia e contrastando il fenomeno delle delocalizzazioni;

6) ad attivarsi in sede comunitaria al fine di promuovere e rilanciare iniziative volte a contrastare le politiche di dumping salariale e ogni altra pratica di concorrenza sleale al fine di attrarre investimenti.
(1-00499) «Fornaro, Terzoni, Galli, De Luca, Paolo Russo, Vitiello, Andreuzza, Benamati, Bersani, Binelli, Cantalamessa, Carrara, Casciello, Castiello, Colla, Conte, Dara, De Lorenzo, Fassina, Fiorini, Fratoianni, Invidia, Manzo, Micheli, Pentangelo, Pettazzi, Piastra, Saltamartini, Sarro, Siani, Sut, Topo, Zardini».

Ritiro di un documento di indirizzo.

  Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: mozione Lollobrigida n. 1-00501 dell'8 luglio 2021.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:

   interrogazione a risposta immediata in Commissione Fragomeli n. 5-06179 dell'8 giugno 2021;

   interrogazione a risposta in Commissione Butti n. 5-06444 del 15 luglio 2021.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta scritta Nevi e Aprea n. 4-09560 del 16 giugno 2021 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-06454.