OSSERVATORIO DI POLITICA INTERNAZIONALE, Approfondimento n. 164, La difesa cibernetica nei paesi NATO: modelli a confronto, a cura dell'Istituto Affari Internazionali (IAI)
21 dicembre 2020
Nell'ambito dell'Osservatorio di politica internazionale è stato pubblicato l'Approfondimento n. 164, La difesa cibernetica nei paesi NATO: modelli a confronto, a cura dell'Istituto Affari Internazionali (IAI)
Nel più ampio perimetro della sicurezza cibernetica, il presente studio si concentra esclusivamente sulla cyber defence, analizzando l'approccio della Nato nel suo complesso ed in particolare degli stati di riferimento quanto a strategia, capacità militari e investimenti –in primis gli Stati Uniti ovviamente, ma anche Regno Unito, Francia, Germania e Spagna per fornire un solido quadro europeo. L'approccio dell'Alleanza Atlantica verso la cyber defence si è evoluto in modo significativo negli ultimi 15 anni. Si è riconosciuto che un attacco cibernetico può arrivare a causare danni paragonabili a quelli di un attacco armato, e quindi diventare un caso di difesa collettiva ai sensi dell'articolo 5 del Trattatodi Washington.La Nato ha adottato politiche e piani d'azione, istituendo comitati, agenzie e centri operativi per integrare il dominio cibernetico sia nelle operazioni che nello sviluppo delle capacità militari dei Paesi membri. Nel frattempo l'Alleanza ha sviluppato partnership con l'Unione Europea e con il settore privato sulla cyber defence. Gli stessi Stati Uniti negli ultimi anni hanno cambiato strategia riguardo alla difesa cibernetica. Alla luce della competizione geopolitica a tutto campo con Cina e Russia, e del conseguente moltiplicarsi di attacchi cibernetici contro le istituzioni americane, Washington ha istituito un comando cyber al pari di quello aereo, terrestre o marittimo. La strategia dello US Cyber Command si basa sulla persistenza delle operazioni, mantenendo l'iniziativa tramiteuna campagna articolatasenza soluzione di continuità tra azioni difensive e offensive. Il bilancio del comando è passato da 120 milioni di dollari nel 2010 a 600 milioni nel 2018.
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