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Comunicati stampa

29/05/2016
Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo - Intervento della Presidente della Camera, Laura Boldrini, alla 12esima sessione plenaria: e' tempo di un grande piano strategico per Mediterraneo e Africa che si ispiri a Piano Marshall
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(Tangeri, 29 maggio 2016)

Presidente Talbi El Alami, Segretario generale Sijilmassi, Presidenti di Commissione, onorevoli colleghi, Signore e Signori, per me è un piacere essere qui. Un grazie sentito, di cuore, al Presidente Talbi per l'organizzazione di questi due giorni di Conferenza e per la pazienza dimostrata, nonché per avermi dato l'opportunità di chiudere i lavori della dodicesima Sessione plenaria dell'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo.

E' un onore poterlo fare e poter assumere la Presidenza, anche a nome del Presidente del Senato italiano, Pietro Grasso.

Intanto vorrei esprimere il mio rammarico per non essere riusciti ieri ad approvare una Dichiarazione finale condivisa da tutti i partecipanti. Non dobbiamo dividerci: è un lusso che non possiamo permetterci. Da quando esiste l'Assemblea per il Mediterraneo questo è il momento più critico. I nostri Paesi ora sono al centro del mondo. Abbiamo uno strumento prezioso: quest'Assemblea, di cui non stiamo sfruttando le potenzialità.

Non possiamo ignorare che viviamo un tempo precario, colpito da minacce di vario tipo, che si sviluppano varcando ogni frontiera - anzi, senza frontiere - e che dovremmo necessariamente affrontare assieme. La minaccia terroristica, che fa proselitismo sul web e fa vittime in Europa ma ancora di più sulla sponda sud, quella del cambiamento climatico - a questo proposito, vorrei ringraziare il Marocco per l'organizzazione della COP 22 -, quella della crisi economica, nata oltreoceano e propagatasi altrove, solo per citare alcune di queste minacce. E ancora, i conflitti sanguinari in corso in Medio Oriente ed in Nord Africa.

Dunque chi se ne deve occupare? La risposta è: tutti.

E tutti noi abbiamo interesse a moltiplicare gli sforzi per giungere ad una pace durevole tra israeliani e palestinesi - dobbiamo dirlo forte e con convinzione - basata sulla soluzione dei due Stati. Auspichiamo dunque che la prossima conferenza di Parigi possa portare a dei risultati concreti. A questo proposito, salutiamo anche con favore l'istituzione del gruppo di lavoro sulla questione in seno alla Commissione politica dell'Assemblea parlamentare.

Tutto questo ci porta a dire che abbiamo bisogno gli uni degli altri. Non abbiamo scelta. Noi - io, il Presidente Grasso, tanti colleghi qui presenti - non possiamo permetterci di essere divisi. Io sono qui perché sono interessata alla costruzione di ponti, non ad erigere nuove divisioni.

Saluto dunque con grande soddisfazione l'approvazione oggi di una Dichiarazione dell'Assemblea plenaria che riflette questa nostra comunanza di valori e di principi.Ringrazio tutti voi e la Presidenza per questo risultato.

Un anno fa, il tema all'ordine del giorno della nostra Assemblea era quello delle migrazioni. Anche oggi, continuiamo a parlarne. Nel frattempo, cos'è successo? I naufragi ormai non si contano più, così come i morti in mare. Abbiamo perso il conto. Non si riesce a capire quante persone abbiano perso la vita negli ultimi tre giorni: c'è chi dice 600, chi 700, chi 1000. Mille persone in tre giorni! Non ci dobbiamo rassegnare, come se fosse un fait accompli! Non è qualcosa con cui dobbiamo convivere. Mille persone in tre giorni, e tutto va avanti come se nulla fosse. Questo non è accettabile! Non dobbiamo stancarci di trovare soluzioni. È per questo che noi abbiamo un mandato: per trovare le soluzioni.

In questi ultimi dodici mesi, qualcosa è cambiato. Le istituzioni europee ed alcuni Stati membri hanno acquisito la consapevolezza del fatto che i flussi migratori non riguardano soltanto alcuni Paesi più esposti e hanno assunto un ruolo propositivo su questo tema come mai avevano fatto in passato.

Come si è giunti dunque a questo cambiamento di vedute? E' con amaro realismo che affermo che i flussi di rifugiati e di migranti sono divenuti un problema comune europeo soltanto quando, la scorsa estate, decine di migliaia di persone hanno cominciato a raggiungere, a piedi, il cuore del nostro continente. Ricorderemo il 2015 come l'anno del grande esodo verso il cuore dell'Europa.

L'Europa ha compiuto dunque passi importanti, istituendo una missione navale congiunta nel Mediterraneo centrale che ha contribuito a salvare migliaia di vite umane ed a contrastare l'azione dei trafficanti di persone. Inoltre sono state proposte dalla Commissione europea azioni che mirano a ripartire i richiedenti asilo in arrivo nell'Unione tra tutti gli Stati membri. Una proposta politica che non ha avuto seguito.

A fronte di questi passi in avanti, non posso non evidenziare anche la resistenza opposta da alcuni Paesi dell'Ue, che hanno impedito la gestione organizzata di questo fenomeno, causando la cosiddetta 'crisi dei rifugiati'. Una crisi che non sarebbe stata tale, nonostante il flusso ingente, se fossimo stati capaci, fin dall'inizio, di attuare politiche unitarie, condividendo oneri e responsabilità. L'arrivo di un milione di rifugiati e di migranti in Europa, il continente più ricco del mondo, formato da 28 Paesi e con una popolazione di 500 milioni di abitanti, non avrebbe dovuto costituire una crisi. Come dovrebbero descrivere la situazione, allora, i nostri partner in Libano, in Giordania, in Turchia, dove hanno trovato rifugio complessivamente oltre quattro milioni e mezzo di persone scappate dai massacri in Siria?

In Europa c'è stato un cortocircuito continentale, che ha evidenziato le nostre debolezze ed ha permesso a populisti e nazionalisti di guadagnare visibilità e consenso, proponendo soluzioni semplicistiche e impraticabili basate sull'erezione di muri, barriere e fili spinati che mirano a distruggere quanto abbiamo conseguito negli ultimi settant'anni: un'Europa unita, democratica ed in pace. Questo è il pericolo dal quale dobbiamo difenderci. Questo pericolo ce l'abbiamo in casa.

C'è chi, in Europa, dice che non è tempo di occuparci dei popoli che ci circondano. "Le risorse che abbiamo devono andare solo ai nostri concittadini!", esclamano, "Non dobbiamo pensare alla sorte di chi ci sta vicino". Mai ricetta fu più sbagliata. Ecco, questo è l'approccio più miope e meno efficace da adottare.

L'Europa dovrebbe comprendere che è il tempo di un grande piano strategico per il Mediterraneo e l'Africa. Un grande piano che s'ispiri al piano Marshall. E non lo dico per generosità, non lo dico perché sto inseguendo un'utopia, ma perché questo è nell'interesse comune. Perché se noi europei non investiremo nella stabilità dei Paesi che s'affacciano sul Mediterraneo, anche noi verremo destabilizzati.

Dobbiamo andare avanti in maniera lungimirante e dobbiamo farlo perché in ballo c'è molto di più.

La Presidenza italiana dell'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo s'inserisce in questo contesto con l'auspicio di contribuire a innescare un cambiamento.

Nel corso della nostra Presidenza, affronteremo una serie di tematiche cruciali: migrazione; sicurezza, stabilità, prevenzione e contrasto al terrorismo; crescita e occupazione in tutta la regione mediterranea; turismo sostenibile; ed energia. Tutte questioni che verranno trattate insieme a tutti voi seguendo un approccio trasversale che punterà l'attenzione sui diritti umani - inclusa la libertà d'espressione e di stampa -, sul ruolo delle donne nell'area euromediterranea e sulla dimensione territoriale dei fenomeni.

Perché vogliamo partire dall'occupazione? Perché senza occupazione, ci saranno una serie di conseguenze negative a cascata per le nostre società. Non possiamo più permetterci di crescere generazioni senza futuro.

Lo potremo fare certamente attraverso politiche efficaci e lungimiranti a livello nazionale, ma anche facendo leva sui programmi e sui finanziamenti disponibili a livello europeo e multilaterale, incluso attraverso il Segretariato dell'Unione per il Mediterraneo, per promuovere consistenti investimenti nei settori cruciali dell'economia.

Come potremo, però, dare concretezza alle nostre discussioni su questi importanti temi, nell'anno che ci aspetta? E' bello discutere ed i Parlamenti sono il cuore della democrazia, ma dobbiamo tradurre i nostri propositi in risultati. La Presidenza italiana si propone di farlo attraverso le seguenti iniziative.

Le nostre tre Riunioni del Bureau, che si svolgeranno non solo a Roma ma anche in Sicilia - dove sbarcano ogni giorno migliaia di migranti - prevedranno l'organizzazione di speciali sessioni d'approfondimento, alle quali parteciperanno esperti di alto profilo, che potranno arricchire il nostro confronto.

Per quanto concerne il funzionamento dell'Assemblea parlamentare, credo che siamo tutti d'accordo nel constatare che è necessario procedere ad un cambio di passo. Lo abbiamo potuto verificare anche ieri. C'è bisogno di darci delle regole chiare e condivise da tutti. Ad esempio, ieri si parlava dei termini per la presentazione delle bozze di Dichiarazioni finali e degli emendamenti. E' per questo che valuteremo con interesse tutte le proposte di modifica regolamentare sul tavolo, facendone inoltre di aggiuntive. L'esigenza primaria è quella di rafforzare il collegamento con il versante governativo dell'Unione per il Mediterraneo.

Cari colleghi, questi sono anni cruciali per il futuro della nostra regione: spazio di pace e di prosperità, oppure, spazio di guerra e crescente povertà. Delle due, una, non abbiamo altre scelte. Abbiamo un'enorme responsabilità, cui deve corrispondere un impegno altrettanto grande. Il Parlamento italiano è pronto a fare la sua parte, lavorando assieme a voi, in tanti. E' giunto il tempo delle scelte per tutti noi.

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