Intervento della Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini:
"Presidente Meta, onorevoli deputate e deputati, Corpo diplomatico, è per me un grande onore prendere la parola nell'Aula di questo Parlamento. Ringrazio il Presidente Meta per questo invito, che rappresenta un'ulteriore conferma dell'amicizia che lega i nostri due Paesi. Sono lieta anche che il mio intervento sia trasmesso in diretta dalla televisione albanese: mi sia consentito rivolgere un caloroso saluto ai cittadini e alle cittadini albanesi che ci seguono dai teleschermi.
Permettetemi, in apertura del mio intervento, una nota personale, cui il Presidente Meta ha fatto cenno, che rende ancor più evidente perché questa visita sia così importante per me.
Alla fine degli anni Novanta, nel 1998 e 1999 - ormai quasi vent'anni fa - ho lavorato in Albania, sia qui a Tirana che, per soprattutto, nel Nord, in territori più complicati, prima a Bajram Curri, poi a Kükes. Iniziava e si sviluppava la guerra in Kosovo ed io in quel momento ero portavoce dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l'UNHCR.
Dall'altopiano di Podesh, a 1.800 metri, noi vedevamo cosa accadeva dall'altra parte, così come lo vedevamo dalla frontiera di Morini. Fui testimone fin dal nascere del conflitto e delle sue nefaste conseguenze. Partecipai, con i miei colleghi dell'UNHCR, all'accoglienza di chi arrivava in Albania, a volte dopo aver camminato per giorni nei boschi, sui monti, cercando di fuggire da quel che accadeva dall'altra parte. Erano persone stremate, con gli occhi pieni di paura e di orrore. Allora l'Albania non era il Paese di oggi: era un Paese con molte meno risorse, ma certo l'accoglienza non mancò.
Nel marzo del 1998, sulla rivista italiana Limes, scrivevo: "I camion dell'UNHCR depositano i rifugiati davanti alla bashkia, il municipio, di Bajram Curri o di altri paesi indicati dalle autorità locali. A questo punto accade qualcosa di sorprendente per un osservatore esterno: nel giro di un'ora da quando vengono depositati, tutti i rifugiati vengono prelevati da famiglie che si offrono di ospitarli. Ed è qui, in questa zona remota dell'Albania, che si può assistere ad un grande e commovente esempio di solidarietà. Nonostante le difficoltà materiali che si incontrano in questa regione, considerata la più povera d'Europa, gli albanesi non esitano ad aprire le case a quelli che loro considerano 'fratelli' e non rifugiati."
E dunque - signor Presidente, onorevoli deputati - ritornare oggi, in un'Albania membro della NATO, candidata all'adesione all'Unione europea, con un'economia in crescita ed una dinamicità che molti Paesi europei invidiano, è per me motivo di grande emozione. Domani ripercorrerò in poche ore di autostrada il tragitto che porta a Kükes e che, all'epoca in cui vi transitavo qualche decennio fa, era molto meno agevole. Un simbolo, per così dire, della strada percorsa dall'Albania in questi anni!
I legami fra Albania e Italia conoscono una fase di straordinaria intensità. La mia visita, infatti, s'inserisce nel quadro di una fitta serie di incontri a livello istituzionale che si sono susseguiti negli ultimi tempi. Solo ieri si è conclusa la visita ufficiale in Italia del Presidente della Repubblica, Bujar Nishani, che ringrazio per avermi conferito poco fa la prestigiosa onorificenza intitolata a Giorgio Castriota Skanderbeg, come lo pronunciamo in Italia. Sul piano parlamentare, oggi insieme al Presidente Meta abbiamo deciso di rafforzare ulteriormente le iniziative di collaborazione fra le nostre due Assemblee. Abbiamo proposto un Protocollo parlamentare di collaborazione bilaterale, cari deputati e care deputate, e spero che il Presidente Meta torni presto a Roma per firmarlo.
I nostri due Paesi hanno avviato progetti di cooperazione molto importanti sia sul versante economico che su quello della giustizia e della sicurezza. Italia e Albania collaborano oggi infatti in modo esemplare su una serie di importanti iniziative che riguardano il miglioramento della rete dei trasporti, l'energia, il settore agroalimentare. Altrettanto fondamentali sono le attività congiunte in materia di lotta alla corruzione, alla criminalità organizzata e al traffico di esseri umani.
Ma forse ancora più importante è il legame fra i nostri due popoli. Come sapete, sono presenti da secoli in Italia antiche comunità storiche di origine albanese, le comunità arbereshe, particolarmente concentrate in regioni come la Calabria, la Sicilia, il Molise, la Basilicata e la Puglia. La legislazione italiana tutela la lingua e la cultura di queste minoranze, che costituiscono una grande ricchezza per il nostro Paese.
D'altro canto, la comunità albanese di più recente immigrazione, che si è venuta formando in Italia negli ultimi venticinque anni, è fra le più numerose e meglio integrate nel tessuto sociale ed economico del Paese. I quasi 500mila uomini, donne e bambini che lavorano - come dipendenti o, sempre più spesso, come imprenditori e imprenditrici - e che studiano nelle nostre scuole contribuiscono non soltanto alla crescita dell'economia italiana, ma anche ad arricchirne la società e la cultura.
Il percorso compiuto dagli albanesi in Italia non è stato semplice. Hanno saputo superare ostilità e pregiudizi attraverso il loro lavoro ed i molti sacrifici fatti. Oggi è uno dei più straordinari esempi d'inclusione. Io sono grata agli albanesi in Italia ed a quanto fanno nel nostro Paese.
Ma non è solo la presenza albanese in Italia ad alimentare la nostra amicizia.
C'è infatti anche tanta Italia in Albania. In primo luogo, grazie alla conoscenza della lingua italiana da parte della maggioranza dei cittadini albanesi. E' questo un patrimonio immateriale di immenso valore, che dobbiamo tutelare e mettere a frutto per proiettare nel futuro i legami fra le nostre due comunità nazionali.
C'è poi la presenza in Albania di tanti imprenditori italiani. Una presenza che mi auguro possa ulteriormente rafforzarsi e qualificarsi. L'Italia è già il primo partner commerciale dell'Albania. Per il sistema produttivo italiano l'Albania può costituire una grande opportunità di ulteriore sviluppo: a patto però di non ridurre la nostra presenza qui solo alla delocalizzazione di alcuni segmenti produttivi. C'è molto di più che si può fare e non si deve ridurre questa presenza alla competizione salariale.
A mio avviso, l'imprenditoria italiana può dare un decisivo contributo investendo su progetti in campo infrastrutturale, dell'energia, della sostenibilità ambientale. Questo è stato un punto fondamentale nei miei colloqui di stamane. Non si tratta di partecipare ad una corsa verso il basso nella remunerazione del lavoro, ma, al contrario, di concorrere alla crescita umana ed economica di entrambi i Paesi.
Una crescita umana che deve basarsi anche sulla capacità di accogliere chi fugge da guerre e persecuzioni e d'integrare chi cerca di costruirsi un futuro in un Paese straniero.
Domani, come accennavo all'inizio del mio intervento, sarò a Kükes, dove, tra il 1998 ed il 1999, trovarono accoglienza decine di migliaia di persone scappate dal Kosovo. Quel momento costituisce ancora oggi un esempio per tutta l'Europa, quell'Europa che, con i suoi 500 milioni di abitanti, l'anno scorso è andata in crisi a seguito dell'arrivo di poco più di un milione di rifugiati e di migranti.
Come dicevo all'inizio del mio intervento, negli ultimi anni l'Albania ha fatto straordinari progressi sul piano economico e sociale. Oggi è membro a pieno titolo della NATO, del Consiglio d'Europa, di altri importanti organizzazioni regionali come l'INCE e l'Iniziativa Adriatico-Ionica.
Ma soprattutto è candidata all'ingresso nell'Unione europea. Ribadisco qui, in questa sede solenne, il pieno e convinto sostegno dell'Italia a questa candidatura come al processo di riforme necessario per favorire l'apertura dei negoziati per l'adesione. Ritengo di straordinaria importanza, in questo contesto, l'approvazione all'unanimità da parte di questo Parlamento, pochi mesi fa, della riforma costituzionale, che cambierà radicalmente il sistema giudiziario albanese, portandolo in linea con l'acquis comunitario. La Camera dei deputati italiana è pronta a sostenervi in questo sforzo, sia a livello bilaterale che nei consessi internazionali.
L'Albania ha bisogno dell'Europa per completare il suo cammino di modernizzazione e accelerare lo sviluppo economico e sociale attorno ad un obiettivo condiviso da tutte le parti politiche. Ma anche l'Europa ha bisogno dell'Albania come fondamentale partner per stabilizzare una regione che ancora oggi è attraversata da pericolose tensioni e rigurgiti nazionalisti.
Aderire all'Unione europea non significa solo però - ci tengo a sottolinearlo - entrare a fare parte di uno spazio economico comune, di un grande mercato di merci e servizi. Significa anche, come ben sanno gli amici albanesi, fare ingresso in uno spazio di libertà e di valori etici e civili condivisi. E' quello che purtroppo spesso oggi dimenticano alcuni Paesi membri dell'Unione, che si rifiutano di adempiere agli ineludibili doveri di solidarietà che l'appartenenza all'Unione impone, come abbiamo visto in occasione della cosiddetta 'crisi dei rifugiati'.
Le libertà europee si devono prendere o lasciare tutte insieme: la libertà di movimento delle merci, dei capitali e dei servizi non può andare disgiunta dalla libertà di movimento delle persone. E' un unico pacchetto. Va tutto insieme. Così come il rispetto dei diritti fondamentali e dello stato di diritto non è meno importante di quello delle regole di bilancio. Sono questi princìpi irrinunciabili che mi sembra ancora più urgente ribadire dopo l'esito del referendum britannico sull'uscita dall'Unione europea. Sono questi i prinìpi su cui dobbiamo insistere.
L'erosione ormai sempre più rapida dello spirito originario alla base della costruzione europea non può lasciarci indifferenti. Non è 'business as usual'. Viviamo un tempo critico. Proprio per richiamare quei principi fondativi, mi sono fatta promotrice, già nel settembre dell'anno scorso, insieme ai Presidenti del Bundestag, dell'Assemblea Nazionale francese e della Camera dei deputati del Lussemburgo, della Dichiarazione "Più integrazione europea. La strada da percorrere", che è stata successivamente sottoscritta da altri undici Presidenti di Assemblee parlamentari dell'Unione.
La Dichiarazione sottolinea l'esigenza di superare le sole politiche economiche d'austerità, che non ci hanno portati fuori dalla crisi, con una maggiore attenzione alla loro dimensione sociale; c'impegna a condividere sovranità nel cammino verso una federazione di Stati. L'Europa deve ridiventare un progetto che scalda i cuori, soprattutto quelli dei nostri giovani, che li faccia sentire parte di una casa comune. Il progetto europeo è un progetto di pace; mai l'Europa aveva vissuto un periodo di pace così lungo.
Il prossimo anno a Roma si celebreranno i 60 anni della firma dei Trattati europei. In quella sede intendo rilanciare i temi della Dichiarazione affinché essi possano essere sempre più tradotti in concrete iniziative politiche.
Non abbiamo bisogno di un'Europa sempre più chiusa in se stessa, di un'Europa sempre più paurosa, che vive di egoismi nazionali. Dobbiamo al contrario adoperarci con tutte le nostre forze per costruire un'Europa più giusta, inclusiva, prospera ed aperta al futuro. In quest'Europa del futuro, l'Albania avrà un ruolo da protagonista".