Intervento della Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini: "Saluto il Professor Amartya Sen, il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, Il Presidente della Fondazione Gramsci Silvio Pons, le numerose personalità politiche presenti, le autorità e tutti voi che siete qui. Consentitemi innanzitutto di ringraziare il professor Amartya Sen per la sua presenza - sappiamo che fa una vita complicata, sempre in giro per il mondo - e la Fondazione Gramsci che ha promosso questo incontro. Più volte, in questa legislatura, sono stati invitati a parlare qui alla Camera studiosi e intellettuali di fama internazionale. Abbiamo ascoltato idee e analisi di grande interesse come quelle di Muhammad Yunus, di Joseph Stiglitz, di Jeremy Rifkin, di Thomas Piketty, di Saskia Sassen. Promuoviamo e incoraggiamo qui alla Camera iniziative di questo tipo, perché la politica ha bisogno di alzare lo sguardo ben al di là delle schermaglie quotidiane, di allargare la lente per osservare quello che accade oltre i confini del nostro Paese, e soprattutto di orientarsi di fronte a un mondo in continua trasformazione che ci impegna ogni giorno con sfide inedite. Il contributo di persone che studiano, analizzano e interpretano i fenomeni globali aiuta chi fa politica e chi fa le leggi a svolgere al meglio il proprio compito. La politica senza l'approfondimento circa i bisogni reali delle persone e senza la cultura rischia di ridursi a mero esercizio del potere e affannosa ricerca di un consenso tanto immediato quanto effimero. Per questo siamo felici di poter ascoltare oggi una personalità del livello di Amartya Sen, filosofo e Premio Nobel per l'economia, che con i suoi studi ha mostrato i limiti delle analisi economiche tradizionali e ha proposto una visione dello sviluppo in virtù della quale per misurare il benessere di una società, per capire come viviamo, non contano soltanto il reddito e il Pil ma la diffusione delle libertà e il rispetto dei diritti delle persone. Questo serve a farci stare bene. "Accade spesso" cito una sua illuminante affermazione " che il livello di reddito non sia un indicatore adeguato di aspetti importanti come la libertà di vivere a lungo, la capacità di sottrarsi a malattie evitabili, la possibilità di trovare un impiego decente o di vivere in una comunità pacifica e libera dal crimine". Lei saprà, professore, che il Parlamento italiano, con un ampio consenso, ha riscritto le norme con le quali si procede alla elaborazione della legge annuale di bilancio ed ha inserito due nuovi indicatori, per me molto importanti: quello di genere e quello del Benessere equo e sostenibile. Si potrà quindi misurare come le scelte di bilancio fatte dal Governo e dal Parlamento incideranno non soltanto sul Pil e sul debito pubblico, ma anche sulla qualità della vita delle donne e degli uomini nel nostro Paese, a volte in modo diverso (e anche questo vorremmo capirlo meglio) . E' un salto culturale importante che ora il Parlamento e il Governo devono prendere sul serio, a partire dalla nomina di un Comitato di esperti con il compito di elaborare questi indicatori. Siamo felici di avere oggi con noi Amartya Sen, anche perché egli ha un legame speciale con il nostro Paese e con alcune personalità di grande valore della storia italiana. Mi riferisco in particolare alla sua amicizia con Altiero Spinelli, di cui ha parlato in una bella intervista dell'agosto scorso dedicata al presente e al futuro dell'Europa. Viviamo giornate nelle quali il progetto europeista e il sogno di Spinelli, di Colorni, di Rossi e di Ursula Hirschmann, sembrano destinati ad infrangersi irreparabilmente contro il risorgere di nazionalismi antistorici ma molto vividi, di barriere di paure e di diffidenza, di muri che vengono eretti per proteggersi da presunte invasioni. Mentre la storia europea ci dice invece che quando si erige un muro a propria difesa, quel muro, alla fine, renderà tutti prigionieri. L'Europa è un grande ideale, prima ancora che uno spazio geografico. La sua costruzione è il più grande progetto politico dal dopoguerra. Non si può ridurre a conti, a decimali, a procedure. L'Europa non può immolarsi sull'altare delle misure di austerità. Per rilanciare il progetto europeista è utile anche tornare alle sue fondamenta culturali e Antonio Gramsci, di cui lei parlerà tra poco, è sicuramente una figura di primo piano della cultura europea, studiata più all'estero che in Italia, più nelle Università non italiane che in quelle italiane. Nel 2017 ricorreranno gli ottanta anni dalla sua morte. Una morte causata dalla brutalità del regime fascista. La Camera dei deputati che si onora di averlo avuto tra i suoi banchi, celebrerà con l'attenzione dovuta questo evento. Con lo stesso spirito e con lo stesso rispetto con il quale nell'Aprile scorso la Camera ha approvato a larghissima maggioranza la legge, ora all'esame del Senato, che rende Museo Nazionale la "Casa Gramsci" di Ghilarza. Mi auguro che queste ricorrenze e queste decisioni, anche legislative, non rimangano soltanto il doveroso omaggio delle istituzioni ad uno dei figli migliori della storia italiana, ma possano essere di impulso alle nostre scuole e alle nostre Università per un maggiore impegno nello studio e nella ricerca sul pensiero di Antonio Gramsci. Perché Gramsci ha lasciato alla cultura italiana ed europea una grande eredità, un dono preziosissimo, racchiuso soprattutto nei quaderni che scrisse in carcere. Le sue riflessioni sulla storia italiana, sul Risorgimento, sul Mezzogiorno, sul folklore, sui partiti politici e sul concetto di egemonia meritano di essere conosciute e discusse anche per comprendere l'Italia di oggi e il tempo che viviamo".