Colleghe e colleghi,
come sapete, ricorre oggi, 23 maggio, il venticinquesimo anniversario della strage di Capaci.
In questa occasione, vorrei, insieme a voi, rendere omaggio a Giovanni Falcone, a sua moglie Francesca Morvillo, a Paolo Borsellino, vittima, il 19 luglio del 1992, dello stesso efferato disegno mafioso, come pure ai componenti delle rispettive scorte: Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.
Questi attentati hanno suscitato dolore e commozione non soltanto nelle persone che li amavano e li stimavano, ma in tutti gli italiani e le italiane. Un sentimento profondo, non attenuato dallo scorrere del tempo e accompagnato dalla riconoscenza per il loro sacrificio nonché dalla consapevolezza del valore della loro testimonianza, umana e professionale.
Di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ricordiamo il rigore e la competenza nell'esercizio del proprio lavoro di magistrati, il profondo senso dell'etica e della legalità, il convincimento che il riscatto debba cominciare dalla coscienza del cittadino. E che la mafia non è invincibile.
È questa la visione alla quale Falcone e Borsellino ispiravano la loro professione e la loro profonda amicizia. E sulla quale credevano che potesse essere costruita un'Italia diversa e migliore.
Ricordare i loro valori e la loro azione non risponde dunque soltanto all'imperativo morale della memoria, ma anche all'esigenza di consolidare nel nostro Paese la cultura della legalità e dell'integrità.
È un impegno che dobbiamo continuare ad attuare in modo fermo ed incondizionato anche nell'attività parlamentare e più in generale politica, attraverso i provvedimenti che adottiamo e i comportamenti individuali che teniamo.
Invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio.