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Comunicati stampa

01/04/2014
Ad un anno dalla strage del Rana Plaza, la Presidente Boldrini ha incontrato una delegazione della Campagna Abiti Puliti
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"La delocalizzazione, fatta in modo sconsiderato e col solo obiettivo di sfruttare la manodopera a basso costo, senza curarsi affatto dello sviluppo dei territori dove si impiantano le aziende, rappresenta un modo miope di fare impresa, privo di una visione di medio e lungo termine. E' anche un sistema fortemente ingiusto, sia per i lavoratori italiani che perdono il posto qui da noi, sia per quelli dei paesi stranieri che vedono i loro diritti calpestati." Con queste parole la Presidente della Camera ha ricevuto oggi a Montecitorio una delegazione della Campagna Abiti Puliti, promossa da una rete internazionale di organizzazioni a sostegno dei diritti dei lavoratori del settore tessile. L'incontro si è svolto a quasi un anno dalla strage che in Bangladesh, nella fabbrica Rana Plaza di Dacca, costò la vita a 1338 operai, in gran parte donne, e provocò il ferimento di altre duemila persone: il peggior disastro della storia industriale dopo Bhopal. Della delegazione faceva parte Shila Begun, una delle lavoratrici che nel crollo ha riportato gravi lesioni: "il giorno prima della strage - ha raccontato - avevamo visto crepe nei muri e lo avevamo denunciato, ma ci risposero che se non fossimo entrate non avremmo ricevuto la paga".
La Campagna Abiti Puliti chiede alle imprese italiane che agiscono in Bangladesh di operare secondo gli standard internazionali in materia di diritti del lavoro, di firmare l'accordo sulla sicurezza degli edifici e - per le aziende che erano al Rana Plaza - di contribuire al fondo per il risarcimento delle vittime. Alle istituzioni italiane si domanda di vincolare al rispetto dei diritti i contributi e le agevolazioni alle imprese operanti all'estero.
"Condivido queste proposte - ha affermato la Presidente Boldrini - e le trasmetterò alle Commissioni della Camera e ai Ministri competenti. E' importante inoltre il coinvolgimento delle associazioni di categoria. La corsa al ribasso dei diritti del lavoro a livello globale deve finire. Sono convinta che se le nostre aziende esportassero anche diritti il loro guadagno sarebbe ancora più grande, perché ne beneficerebbe la loro immagine presso i consumatori."

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