"Signor Presidente del Senato, Signor Sottosegretario Gozi, Sua Eccellenza Ambasciatore Mirošič, onorevoli deputati e senatori, rappresentanti diplomatici dei Paesi membri e candidati all'adesione, Signore e Signori, è un onore potervi accogliere qui alla Camera dei deputati.
L'iniziativa di oggi è stata promossa congiuntamente dalla Presidenza della Camera e dalle Ambasciate dei dieci Stati che, nel 2004, fecero ingresso nell'Unione europea. Un evento che non esiterei a definire epocale: non solo fu il più massiccio allargamento dell'Unione, ma segnò - in maniera simbolica ed assieme assai concreta - la fine della divisione del nostro continente in blocchi contrapposti e, con l'adesione di Malta e Cipro, la volontà di continuare a rivolgere lo sguardo verso il Mediterraneo. Di simboli e di concretezza abbiamo pressante bisogno anche oggi. Il nostro continente, che ha beneficiato di decenni di crescita e di prosperità, subisce ancora i colpi della peggior crisi economico-sociale dalla Grande Depressione ad oggi. Ai confini orientali dell'Europa, i venti di guerra scuotono i nostri vicini e rischiano di edificare una nuova Cortina di Ferro in un mondo ormai profondamente mutato, dove la globalizzazione rende assolutamente inutili gli steccati, le barriere, le fortificazioni - reali o ideologiche. Ed il Mar Mediterraneo - il Mare Nostrum - è solcato dalle imbarcazioni di fortuna di decine di migliaia di persone in fuga dalle persecuzioni e dai conflitti che insanguinano il Medio Oriente e l'Africa subsahariana.
Tra poco meno di due settimane, l'Italia sarà chiamata a presiedere il Consiglio dell'Unione europea, in una fase cruciale in cui i cittadini hanno dimostrato - votando e purtroppo anche astenendosi dal voto - quanto grande sia la disaffezione e la delusione per il progetto di integrazione europea. Un progetto che, ai loro occhi, non ha saputo fronteggiare la crisi economico-finanziaria mondiale, imponendo politiche di rigore economico e fiscale senza un'adeguata spinta propulsiva per la crescita e l'occupazione. Nei sei mesi in cui l'Italia deterrà la Presidenza del Consiglio dell'UE, verranno decisi gli assetti istituzionali comunitari e verrà impostata la rotta che l'Europa dovrà seguire per i prossimi cinque anni. Una rotta che dovrà essere incentrata sulla creazione di nuovi posti di lavoro, soprattutto per i nostri giovani, e sul ritorno ad una crescita duratura e sostenibile. Ed una rotta che dovrà segnare anche un ritorno alla centralità, nel progetto di integrazione europea, della salvaguardia dello stato di diritto e dei diritti fondamentali, che ha contribuito e contribuisce al consolidamento della democrazia negli Stati che via via hanno aderito all'Unione o che ora sono candidati all'adesione.
Qualche giorno prima dell'inizio del nostro Semestre, tre Paesi del Partenariato orientale sottoscriveranno i rispettivi Accordi di Associazione con l'Unione: un altro evento simbolico, che porterà benefici concreti per le economie della Georgia, della Moldavia e dell'Ucraina, nonché per quelle degli Stati membri. Con la stessa concretezza, l'Europa dovrà saper svolgere un ruolo forte e centrale per porre fine alla crisi ucraina.
La stessa forza e la stessa concretezza l'Europa dovrà dimostrarle nell'affrontare, con una sola voce, i conflitti in corso in Siria, in Libia e, non da ultimo, in Iraq: 500mila persone in fuga da Mosul, un'altra drammatica emergenza umanitaria. L'Europa non può ignorare quanto accade ai propri confini meridionali, non solo perché da queste terre fuggono migliaia di uomini, donne e bambini che cercano la salvezza nei nostri Paesi, ma anche per assicurare un futuro migliore a tutti gli Stati della regione, europei e non. Nel celebrare il decennale dell'ingresso di dieci nuovi Paesi membri, dunque, l'Europa deve saper ritrovare lo slancio che portò a quell'allargamento, dando risposte concrete ai cittadini europei che hanno perso speranza nel futuro; rialzando lo sguardo oltre i propri confini, ad est come a sud; parlando con una sola voce ed agendo con la consapevolezza della propria forza, quella di uno straordinario progetto che riunisce oltre cinquecento milioni di persone".