E' per me un grande piacere ospitare qui alla Camera dei deputati questa lectio magistralis del professor Joseph Stiglitz.
L'autorevolezza riconosciuta a Joseph Stiglitz deriva, oltre che dalla qualità dell'analisi economica, che gli è valsa il premio Nobel per l'economia nel 2001, anche dall' impegno civile che ha costantemente ispirato il suo lavoro.
Il professor Stiglitz è uno dei testimoni più autorevoli di questi anni, che ha saputo unire passione e rigore scientifico, assicurando solidi argomenti di discussione al dibattito pubblico. Il suo pensiero è stato fonte di ispirazione per coloro che propongono un diverso modo di interpretare i fenomeni della globalizzazione, mettendo in discussione il conformismo delle teorie economiche dominanti.
L'attenzione costante per le dinamiche reali della vita economica e sociale e il suo acuto spirito critico possono risultare particolarmente preziosi in questa fase, contrassegnata dalla persistenza di una gravissima crisi generata dall'emersione di gravi disfunzioni del sistema finanziario, ma che presto si è propagata all'economia reale, provocando effetti pesantissimi sul piano sociale.
Una crisi che ha investito soprattutto l'Europa, che assai più delle altre aree economicamente più sviluppate fatica a uscire da questa lunghissima stagione di mancata crescita e di vera e propria recessione.
Queste difficoltà appaiono ancora più acute nell'eurozona. E' di questi giorni la notizia per cui l'OCSE ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita dei paesi dell'area euro, a fronte di una ripresa abbastanza sostenuta dell'economia della Gran Bretagna. La durata e l'intensità della stagnazione vanno addebitate anche a quegli interventi di politica economica ancora troppo legati alle ricette del passato. Le cosiddette politiche di austerità non hanno fatto altro, purtroppo, che aggravare una situazione già molto pesante per tanta parte della popolazione e delle imprese.
Aumentano le disuguaglianze e l'iniquità nella distribuzione del reddito; cresce il divario nello sviluppo tra i Paesi europei, nonostante le politiche comunitarie di coesione. Le recenti elezioni europee hanno dato ampia prova della profondità del disagio sociale: in alcuni Paesi il voto di protesta ha raggiunto livelli tali da mettere in discussione la stessa validità del progetto europeo.
Una fetta molto ampia di cittadini europei comincia a leggere l'integrazione europea come la causa cui addebitare la crisi piuttosto che il fattore decisivo per la sua soluzione. E questo accade sia nei Paesi più in difficoltà che in quelli che versano in condizioni migliori.
Ma proprio Stiglitz ha spesso ribadito che l'economia non è governata da leggi ineluttabili e neutrali. Le decisioni politiche possono fare la differenza sulle vicende che riguardano lo sviluppo economico e la qualità della vita delle persone.
Ed è ora che la politica torni ad esercitare senza incertezze la sua funzione : che si impegni in una seria riflessione sulle ragioni fondamentali di questa crisi e nella scelta di rimuoverle, voltando pagina decisamente rispetto alle politiche fin qui seguite.
Non si tratta di mettere in discussione l'impegno per un risanamento delle finanze pubbliche. I soldi dei cittadini vanno sempre amministrati con rigore e serietà. Si tratta però di rilanciare le prospettive di sviluppo e di crescita delle nostre economie, di far ripartire gli investimenti, di creare lavoro, di ridurre le diseguaglianze sociali.
Solo così restituiremo forza al progetto europeo, un progetto che deve andare ben oltre il rispetto di alcuni parametri fiscali, rilanciando una prospettiva di condivisione e di solidarietà capace di dare un senso allo stare insieme dei popoli europei. Senza questa prospettiva, la stessa istituzione della moneta comune rischia di perdere le sue basi.
I grandi temi su cui si dovrà concentrare quindi l'agenda europea nei prossimi mesi, a partire dalle strategie per uscire dalla crisi, debbono impegnare in primo luogo i Parlamenti, le istituzioni in cui matura la legittimazione delle grandi scelte politiche.
In questa logica la Presidenza della Camera sta organizzando la Conferenza in tema di governance economica che si terrà qui a Montecitorio il 29 e il 30 settembre: una grande occasione di confronto tra i Parlamenti di tutti i Paesi dell'Unione europea, con il contributo di esperti e studiosi autorevoli, per rimettere al centro della discussione politica in Europa il tema della crescita.
In questo sforzo di riflessione e di ricerca delle vie migliori per uscire dalla crisi, analisi come quelle del professor Stiglitz, possono esserci di grande aiuto.
Per questo lo ringrazio per la sua presenza e ringrazio gli organizzatori di questo incontro per l'occasione preziosa che ci offrono.