Campidoglio, Roma
"Saluto il Sindaco Marino, il Presidente Grasso, il Ministro Gentiloni, il Presidente Manconi e tutti gli intervenuti. Un saluto al direttore generale di Amnesty International Italia Rufini, al presidente Marchesi, al portavoce Noury. Desidero innanzitutto ringraziare Amnesty per l'invito a partecipare a questa importante occasione di incontro. Sono trascorsi quarant'anni dalla nascita di Amnesty International Italia.
77.111 soci e sostenitori, 1870 attiviste e attivisti per i diritti umani, 183 gruppi sul territorio nazionale, 169.322 fan su Facebook e 154.993 follower su Twitter. Sono questi dati a dimostrare quanto Amnesty Italia sia cresciuta, diventando un fondamentale punto di riferimento nella lotta per la difesa dei diritti umani. Quaranta anni fa, quando nasceva la sezione italiana di Amnesty International, nel novembre del 1975, il nostro paese attraversava un momento molto difficile. Eravamo nel pieno dell'attacco terroristico (gli "anni di piombo") ma assistevamo anche al dispiegarsi di ampi movimenti sociali e ad una crescita, in tante forme diverse, dell'associazionismo.
E fu proprio grazie alla partecipazione democratica di tanti cittadini che l'Italia seppe risollevarsi dalla stagione buia e sanguinosa della violenza politica e che si aprirono spazi nuovi di rinnovamento sociale e civile.
Penso ad esempio alla riforma del diritto di famiglia, all'introduzione del divorzio, alla legge per l'interruzione volontaria della gravidanza, alla legge Basaglia e alla riforma dell'ordinamento penitenziario.
Ma penso anche all'affermarsi dei primi movimenti ecologisti, alla rivendicazione del diritto di vivere in un ambiente sano, e più in generale alla formazione di una nuova consapevolezza ambientalista.
Organizzazioni come Amnesty si sono inserite pienamente in quel contesto di crescita della coscienza collettiva del nostro Paese, coinvolgendo le persone, facendo partecipazione. Perché, vedete, la cittadinanza e la democrazia non si esercitano una volta ogni cinque anni, quando si va a votare. Non basta il voto, ci vuole la partecipazione. E Amnesty è stata capace di fare cittadinanza attiva. Questo impegno è ancora oggi ben vivo e presente. Nei venticinque anni in cui ho lavorato nelle Agenzie delle Nazioni Unite, ho potuto apprezzare spesso quanto serie, documentabili e certificate fossero le denunce di Amnesty. Così come ho potuto verificare in modo diretto la capacità di diffusione dei messaggi. Perché non è importante solo lavorare bene, ma serve anche comunicare in maniera efficace, specialmente in un tempo in cui l'opinione pubblica è bersagliata sempre più spesso da messaggi sopra le righe. Amnesty va in senso opposto, documenta le proprie denunce, le certifica e solo dopo le diffonde con forza.
Questo accade ogni anno: Amnesty ci presenta un rapporto in cui si fa riferimento alle tante violazioni dei diritti umani in tutto il mondo, compreso il nostro Paese. E in Italia, da almeno 10-12 anni, il tema principale è la condizione dei migranti, dell'emergenza asilo, delle persone che sono costrette a fuggire dal loro Paese a causa dei conflitti, delle persecuzioni. Amnesty ne parla in modo dettagliato, richiama la necessità di avere degli standard di accoglienza dignitosi. Insomma informa, mobilita e svolge attività di advocacy presso le stesse istituzioni italiane. L'Italia, in questi quattro decenni, ha compiuto alcuni passi in avanti in materia di diritti: penso, limitandomi a quelli più recenti, all'istituzione della figura del Garante dei detenuti e anche alla pur tardiva introduzione del reato di tortura, approvato dalla Camera e che ora passa al Senato, andando così a colmare un vuoto che i giudici europei, oltre che tanti cittadini italiani, hanno ritenuto intollerabile. Su questo reato si poteva fare di più? Si poteva fare meglio? Certo, ma comunque è un passo in avanti che credo debba essere valorizzato.
Con riferimento alla situazione delle carceri, se è vero che finalmente è stato istituito il Garante dei detenuti e se è vero che in questa legislatura sono stati approvati diversi provvedimenti volti a contrastare il drammatico sovraffollamento negli istituti di pena, è però anche vero che molto vi è ancora da fare. A tal proposito, ricordo che l'Italia è l'unico Paese dell'Unione europea in cui non esiste un organismo indipendente in materia di diritti umani. E' una lacuna che va assolutamente colmata. Dunque, anche su sollecitazione di Amnesty, mi auguro che questo tema possa rientrare a pieno titolo nell'agenda politica italiana. L'Europa ci chiede dei vincoli in materia economia. Siamo tenuti a rispondere, con rigore. Ma con lo stesso rigore dobbiamo essere capaci di rispondere anche in tema di tutela dei diritti umani. Non possiamo essere europeisti a giorni alterni. Per quanto riguarda la valutazione delle domande d'asilo il nostro Paese con gli anni è riuscito a dotarsi di un sistema strutturato e capillare sul territorio. Purtroppo, però, le condizioni d'accoglienza per chi richiede protezione e per chi la ottiene sono spesso ancora inadeguate. Va compiuto quindi un altro sforzo, in modo da estendere le buone pratiche già esistenti ai settori in cui si registrano maggiori deficienze. Siamo drammaticamente indietro, invece, per ciò che riguarda le politiche di inclusione delle comunità rom e sinti, tuttora - come evidenziato anche nel rapporto - ghettizzate e discriminate. In questo campo i passi in avanti sono stati troppo timidi o del tutto inconsistenti, nonostante le tante raccomandazioni da parte delle istituzioni sovranazionali, delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa. Non possiamo non rilevare, inoltre, come su questi temi continui ad agire, senza che vi sia il contrasto necessario, la cosiddetta "fabbrica della paura", spesso alimentata ad arte. Il nostro discorso pubblico è sempre più animato da toni eccessivi, e viene meno l'analisi, la valutazione, la risposta costruttiva ai fenomeni. Si ripropongono pressoché quotidianamente espressioni di disprezzo e di discriminazione verso le minoranze, i migranti, le donne, gli omosessuali, e i disabili.
C'è ampia materia, dunque, per continuare con sempre maggiore convinzione nell'impegno per l'affermazione dei diritti anche nel nostro paese.
L'azione incessante di organizzazioni come Amnesty International resta dunque più che mai necessaria".