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Resoconti stenografici delle audizioni

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XVII Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate

Resoconto stenografico



Seduta antimeridiana n. 65 di Mercoledì 26 ottobre 2016

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Gelli Federico , Presidente ... 3 

Audizione del delegato ANCI per l'immigrazione e le politiche per l'integrazione, Matteo Biffoni, sindaco di Prato:
Gelli Federico , Presidente ... 3 
Biffoni Matteo (PD) , delegato ANCI per l'immigrazione e le politiche per l'integrazione ... 4 
Gelli Federico , Presidente ... 8 
Rondini Marco (LNA)  ... 8 
Brescia Giuseppe (M5S)  ... 9 
Carnevali Elena (PD)  ... 9 
Beni Paolo (PD)  ... 11 
Gelli Federico , Presidente ... 12 
Patriarca Edoardo (PD)  ... 12 
Moretto Sara (PD)  ... 12 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 13 
Gelli Federico , Presidente ... 13 
Biffoni Matteo (PD) , delegato ANCI per l'immigrazione e le politiche per l'integrazione ... 13 
Brescia Giuseppe (M5S)  ... 13 
Gelli Federico , Presidente ... 13

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
FEDERICO GELLI

  La seduta comincia alle 9.10.

  (La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione diretta sulla web-TV della Camera dei deputati.
  Avverto che, ove necessario, anche su richiesta di un commissario ovvero dell'audito, i lavori della Commissione potranno proseguire in seduta segreta. Al riguardo, per assicurare la massima fluidità al dibattito, prego i colleghi di riservare eventuali quesiti da sviluppare in sede riservata alla parte finale della seduta.

Audizione del delegato ANCI per l'immigrazione e le politiche per l'integrazione, Matteo Biffoni, sindaco di Prato.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del delegato ANCI per l'immigrazione e le politiche per l'integrazione, Matteo Biffoni. Porgiamo il nostro benvenuto al sindaco di Prato, Matteo Biffoni, delegato per l'immigrazione e le politiche per l'integrazione dell'ANCI (Associazione dei comuni italiani). L'incontro odierno consentirà un aggiornamento a tutto campo sul funzionamento del sistema di accoglienza predisposto per fronteggiare l'afflusso di stranieri sul territorio nazionale e sulle relative strutture. Non si può, però, non tenere conto delle novità intervenute anche in queste ultime ore e in questi ultimi giorni, come indicano anche i giornali di stamani.
  I punti sono tanti. Il principale mi sembra l'obiettivo politico di promuovere un sistema unico di accoglienza per i migranti, eliminando i Centri straordinari di accoglienza (CAS) e facendo, invece, leva sul sistema degli SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), che fa capo ai comuni. In questo senso, da Bari, dove si è svolta l'Assemblea annuale dell'ANCI, sono arrivati segnali importanti. L'idea di fondo è di fissare tetti massimi di ingressi per ogni comune e la garanzia per i comuni che si impegnano con gli SPRAR di non ricevere altre richieste d'accoglienza, evitando tuttavia strumenti obbligatori.
  Sappiamo che l'ANCI ha sempre indicato tra le priorità, oltre all'ampliamento dei posti dedicati all'accoglienza, anche un «ammorbidimento» – diciamo così – della disciplina che pone un blocco all'assunzione da parte dei comuni, almeno con riferimento ai servizi di natura assistenziale. Sappiamo che le competenze dei comuni su alcune questioni specifiche, a partire dai minori non accompagnati, è un carico molto importante e molto impegnativo.
  Un altro punto che chiederei di approfondire riguarda i minori non accompagnati, su cui pure credo si stia marciando per trovare nuovi posti e assistenza più dedicata. Proprio stamani si voterà sulla legge relativa all'argomento specifico di cui stiamo parlando. La Camera, infatti, è oggi impegnata nella discussione della proposta di legge n. 1658, la cosiddetta «legge Pag. 4Zampa», dedicata a questo tema. La proposta prevede, tra gli altri punti, il divieto di respingimento dei minori non accompagnati e impone il ricovero presso centri di prima accoglienza specifici.
  Per i termini della prima accoglienza, il tempo massimo in cui gli stessi devono rimanere nelle strutture viene ridotto da 60 a 30 giorni e viene stabilito che l'identificazione avvenga entro 10 giorni. Ai minori è riconosciuto il diritto all'istruzione, alla tutela sanitaria, all'ascolto e alla tutela legale.
  Sappiamo che su questo tema gli enti locali sono in prima linea. Saremo grati di ricevere aggiornamenti e valutazioni in questo senso, visto che stiamo approvando una norma che avrà una ricaduta importante, ovviamente. Questa norma è anche il frutto di un confronto e nasce da un lungo percorso, ragion per cui siamo fiduciosi che dalla votazione di oggi in Aula possa uscire un buon testo.
  Da ultimo, ritorna spesso la questione del rilascio della carta di identità, che è un altro problema. Si tratta, ancora una volta, di un tema di rilievo comunale, su cui appare utile acquisire qualche valutazione da parte di chi opera in prima linea su questo fronte.
  Ho posto, caro sindaco, solo alcuni dei problemi che abbiamo dovuto gestire in queste settimane. A questo punto, darò la parola al sindaco Biffoni per la sua relazione, cui seguiranno eventualmente le domande dei colleghi per puntualizzazioni e quesiti vari.

  MATTEO BIFFONI, delegato ANCI per l'immigrazione e le politiche per l'integrazione. Innanzitutto grazie dell'invito e dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo su un tema che è, oggettivamente, piuttosto importante in questo momento storico – l'avrete letto, è cronaca praticamente quotidiana – quello della gestione dei profughi e degli arrivi massicci sulle nostre coste. Mettiamo in fila le cose e poi magari, se avete bisogno di qualsiasi approfondimento, ne parliamo.
  Tratto due questioni. È ovvio che – lo dico a una platea più che qualificata – che questo è un tema molto particolare. Non siamo qui a parlare di immigrazione. Io ho la delega all'immigrazione ma, come purtroppo accade, siamo costretti a focalizzare la nostra attenzione e i nostri lavori su quello che è il tema cogente di tutti i giorni, cioè quello degli arrivi, degli sbarchi e di ciò che accade sulle nostre coste, anche adesso, anche in queste ore, mentre siamo qui a riflettere su ciò che sta accadendo.
  Per fare una premessa, cercando di rispondere ai quesiti che pone il presidente – la situazione attuale probabilmente la conoscete, ma è bene rifare il punto della situazione – in questo momento insistono, al di là della questione del CARA, su cui per ora eviterei di entrare nello specifico (se serve, poi ne parliamo), due grandi forme di accoglienza a fronte degli sbarchi che stanno avvenendo.
  La prima è il sistema organizzato, quello dello SPRAR, che prevede il coinvolgimento delle amministrazioni comunali e la presenza di un sistema centrale. So che la dottoressa Di Capua, che è qui con me, è già stata audita da questa Commissione. Si tratta di un lavoro che coinvolge, con i nuovi progetti, circa 26.000 persone sul nostro territorio.
  Tutto il restante numero dei migranti che insistono sui nostri territori è, invece, accolto nel sistema dei CAS (Centri di accoglienza straordinari). I Centri di accoglienza straordinari sono di gestione e di competenza – mettiamola in questo modo – prefettizia, nel senso che prevedono una relazione diretta tra il Ministero dell'interno, attraverso la prefettura, i bandi emanati dalla prefettura e i gestori che partecipano a questo bando. L'incrocio di tutto questo porta all'apertura di centri sul nostro territorio.
  Facciamo un esempio, almeno ci capiamo e ci annoiamo anche meno: Goro. Quello che è successo ieri è il tipico esempio di CAS, di una situazione in cui la prefettura individua uno spazio, si mette d'accordo con il proprietario e trova un luogo in cui inviare le persone.
  Cosa è successo? L'accennava bene il presidente. Nel massimo rispetto della posizione di tutti, perché questo è veramente un tema politico, per esempio nel massimo Pag. 5rispetto della posizione di tre importanti presidenti di tre altrettanto importanti regioni del nostro Paese, che sostengono e chiedono con forza al Governo la possibilità di utilizzare gli strumenti dell'emergenza, il sistema ANCI – questo è l'accordo con cui stiamo lavorando nell'interesse dei comuni italiani – fa un ragionamento diverso e dice che questa non è emergenza.
  Non emergenza è non sarà emergenza. Ce lo dicono i numeri. Se prendiamo i numeri dal 2013 a ad oggi vediamo che quest'anno è l'anno record; a questo punto, lo possiamo dire, perché c'è un aumento degli arrivi. Siamo intorno ai 160.000, che succedono ai 150.000 circa dell'anno precedente e ai 130.000 dell'anno ancora precedente.
  Non ho grandi competenze geopolitiche per poter poi raccontare storie molto particolari. Sono un sindaco di provincia, ragion per cui mi beo nel citare il New York Times, che parla di almeno vent'anni di questo fenomeno da gestire. Ripeto, è una condizione che c'è e che ci sarà. Vengo dopo alla questione del perché arrivino sulle nostre coste (guerra, persecuzioni razziali, religiose, sessuali, fame; questo lo stabiliremo).
  Come sistema ANCI, abbiamo deciso di uscire da questa logica, dalla logica di emergenza; perché non è emergenza. L'emergenza è un'alluvione o il terremoto, che dura un po’ e poi finisce, per cui si inizia con degli strumenti particolari, più snelli e più agili, a rimettere a posto il proprio territorio.
  In merito a questo fenomeno, non è così in questo momento e non sarà così. Almeno questo è plausibile, in attesa del ricollocamento europeo, certo, che va benissimo ed è sacrosanto, in attesa dell'intervento in Libia, che è altrettanto sacrosanto, in attesa degli esiti delle relazioni internazionali con i Paesi, in particolare con i Paesi di provenienza.
  Questo Governo – diamone atto – è, dopo anni, il Governo che ha rimesso 140 milioni di euro sulla cooperazione internazionale. Se diciamo di aiutarli a casa loro, o ci mettiamo le risorse o altrimenti si fanno dei discorsi e basta. Questi sono gli esiti che, però, probabilmente daranno risposte a medio e lungo termine. È impensabile che vi siano risposte immediate, magari. Io ve lo dico.
  Apro un inciso, da sindaco di una tradizione personale e politica e in base alla sensibilità della terra da cui io provengo. Sono il primo a dirvi che, da sindaco, se potessi occuparmi di immigrazione e non di profughi, sarei l'uomo più contento del mondo, perché è un problema per i territori e perché credo che queste persone per la stragrande maggioranza fuggano da situazioni complicate. Se domani tutto questo finisse, saremmo tutti più contenti.
  Detto questo, il fenomeno va gestito e il percorso che stiamo facendo, su cui proviamo ad insistere e su cui abbiamo trovato un accordo con il ministero – c'è stato un lungo percorso, perché giustamente si parte da sensibilità e necessità anche diverse – è quello di lasciare il sistema emergenziale che i CAS, comunque vada, rappresentano. Ciò significa per i territori (si torna al caso di Goro, per capirci) ricevere la telefonata del prefetto. Quando arriva la telefonata al sindaco – che, vorrei specificare, non è dovuta tecnicamente in questo momento – lui ha la conoscenza dell'arrivo sul suo territorio di persone 36-48 ore prima (quando va abbastanza bene ed è fortunato).
  L'idea è esattamente quella opposta. Secondo ANCI, poiché comunque, alla fine, la responsabilità, le tensioni, le osservazioni e le proteste vengono al palazzo del comune, l'idea è di riprendersi uno spazio di movimento rispetto a questo meccanismo e – è una brutta espressione; me la perdonerete, ma ora è piuttosto di moda – di metterci la faccia. Noi proponiamo di fare un percorso per cui si invertano esattamente i numeri che in questo momento sono sul nostro territorio, ossia 26.000 negli SPRAR e 140.000 circa nel sistema CAS. Cerchiamo di far partire un meccanismo, su cui c'è già un caposaldo, cui arrivo, col quale si prova a invertire la rotta.
  Perché questo? Perché, ridando centralità all'amministrazione comunale, ma non solo, premiando e ponendo come punto di riferimento, come architrave su cui costruire Pag. 6 il sistema dell'accoglienza, un sistema organizzato come quello dello SPRAR – poi, se volete, lo approfondiamo, ma credo di parlare ad una platea che conosce il meccanismo – proviamo a dare ordine a una situazione che altrimenti rischia di scapparci di mano e di creare tensioni sul territorio.
  L'accoglienza si fa e funziona se ci sono due capisaldi assolutamente non discutibili: un'accoglienza dignitosa e strutturata per chi arriva, ma un'altrettanta capacità di non creare tensioni nelle comunità che accolgono, altrimenti la cosa non va, non viaggia, non ce la facciamo.
  Il percorso che abbiamo chiesto è proprio questo, ossia che lo SPRAR diventi il sistema. Chiediamo di ricoinvolgere i comuni e ridare centralità ai progetti di qualità. Questo coinvolge anche gli operatori che gestiscono questi spazi, perché per il 99 per cento i centri SPRAR sono gestiti da soggetti esterni all'amministrazione comunale. Saranno tre o quattro in tutt'Italia i casi di sistemi SPRAR gestiti direttamente dai comuni. Lì c'è un progetto che viene valutato, scandagliato, esaminato e soprattutto controllato. Lasciamo all'emergenzialità – chiamiamola così – rappresentata dal CAS una minoritaria presenza sul territorio.
  Meglio ancora, come sistema ANCI (questo magari a questa Commissione può interessare meno), il percorso che abbiamo provato a mettere in campo e che ormai sembra aver trovato definitivamente un punto d'accoglienza con il ministero è di dare al sindaco un'opportunità. Il sindaco, legittimamente eletto, che rappresenta la sua comunità, ha un'opportunità, quella di stare dentro al sistema SPRAR, dentro quel meccanismo che provavamo a raccontare prima, oppure no. A quel punto, resta nella situazione attuale, con il rischio degli arrivi improvvisi, ma ha comunque un'opportunità. Ha la possibilità, secondo me, perché questo gli ha chiesto di fare la sua comunità quando l'ha eletto, di scegliere il percorso all'interno del quale vuole stare. Farà le sue valutazioni politiche e personali – ognuno farà le sue –, ma questa è l'idea.
  Per fare questo che cosa stiamo chiedendo? Innanzitutto, sulla prima cosa che abbiamo chiesto il ministro è stato di parola, perché l'11 ottobre in tutte le prefetture d'Italia è arrivata una circolare in cui si definisce nero su bianco, in maniera non equivocabile, la cosiddetta «clausola di salvaguardia».
  Cos'è la clausola di salvaguardia? Tecnicamente, il ministro dà ordine ai prefetti di mandare in esenzione da arrivi di nuovi sbarchi o comunque da arrivi non condivisi con il territorio quei comuni che aderiscono al sistema SPRAR. Ovviamente, questa è l'architrave. Perché? Perché, accompagnato dal Piano di riparto che stiamo finendo di discutere con il ministero, che prevede tetti massimi nel numero della possibilità d'accoglienza dei territori, il combinato disposto – ora va di moda, lo dico anch'io perché «fa fico» – di queste due questioni ti permette di sapere quanti migranti ti spettano. Il sindaco lo sa subito ed è esente da arrivi non concordati. C'è un sistema organizzato, che sta dentro un progetto che il sindaco conosce. Sa dov'è, sa chi lo fa, sa in quale luogo della città è, dove viene svolto e con che numeri. Ha la possibilità di inserirsi in un percorso.
  Accanto a questo, che cosa abbiamo chiesto e chiediamo – e in quest'occasione rinnovo la richiesta, perché credo che questo sia il luogo più deputato per farlo: abbiamo chiesto una serie di ulteriori «accompagnamenti» a questo percorso. Chiediamo, ovviamente, un sostegno economico.
  Apro un brevissimo inciso, poi ognuno farà le sue valutazioni. Quello che è in questa legge di stabilità è un'altra cosa. Mi riferisco ai 500 euro a migrante. Lo dico da delegato ANCI all'immigrazione. Leggiamo tutti quel gesto finalmente come un'alleanza, nel senso che questa questione si gestisce se è l'Istituzione tutta, il sistema Paese, a fare squadra, senza lasciare soli coloro che sono sul fronte più esposto, cioè i sindaci. Noi vogliamo leggere quel gesto finalmente come un riconoscimento del fatto che siamo un unico grande sistema, che prova a gestire una questione complicata. Pag. 7
  Questo è un una tantum. L'ha detto il Presidente del Consiglio nella presentazione. Noi quell’una tantum lo vorremmo strutturare: chiediamo un sostegno economico per quei comuni che stanno dentro lo SPRAR, soprattutto – torno al secondo inciso – senza mai creare tensioni sui territori che accolgono. Poiché questo, però, comporta un aggravio del carico di lavoro per l'amministrazione comunale, chiediamo uno sblocco del turnover delle assunzioni del personale della pubblica amministrazione, almeno nei settori più esposti da questo punto di vista (anagrafe, servizi sociali e polizia municipale).
  Perché? Perché, se diamo servizi in più, non vogliamo che questi servizi in più vadano ad incidere sui servizi che già offriamo ai nostri concittadini. Per esempio, il rilascio della carta d'identità – vi accennava ora il presidente – è un tema a cui siamo particolarmente interessati. Leggo con grande favore – magari ci ritorniamo – quello che è accaduto ieri l'altro sull'accordo relativo all'incrocio delle banche dati tra questura e anagrafi dei comuni. Meno male, grazie, finalmente. Era ora. Non so quanto ci siamo sgolati per chiederlo, perché è ovvio, soprattutto per i comuni più piccoli, che l'incrocio tra i dati che la questura ha nel momento del rilascio del permesso di soggiorno e quelli in possesso dei comuni relativi ai rilasci del documento di identità evita di raddoppiare un lavoro che l'Istituzione può fare una volta sola.
  È di ieri l'annuncio del Prefetto Morcone finalmente della possibilità di incrociare i dati. Chiediamo che ci sia la possibilità di avere quei numeri in più nelle strutture comunali per far sì che i servizi vengano erogati con la stessa capacità attuale, nonostante l'aggravio dei lavori. Poi magari approfondiamo, ma mi fermo per non farla troppo lunga.
  Passo ai minori stranieri non accompagnati. Quello dei minori stranieri non accompagnati è l'altro grande tema su cui stiamo facendo un lavoro con il Governo, perché questi sono tutti di piena competenza, come sapete, dei sindaci. Segnalo che ci sono situazioni, per esempio, come quella di un mio collega di Palermo, che è tutore di non so quante centinaia di bimbi.
  La premessa è questa: attualmente sono circa 20.000. Al Governo ho segnalato, e lo segnalo a questa Commissione, che c'è il tema da riconfigurare – mettiamola così – e da riparametrare sui minori stranieri non accompagnati provenienti da alcuni Paesi in particolare. Mi permetto di segnalare l'Albania e l'Egitto, che sono situazioni molto spesso borderline rispetto alla vera e propria accoglienza del minore straniero non accompagnato in questo momento.
  La cosiddetta legge Zampa è un importante passo in avanti – l'abbiamo detto mesi fa e ce lo siamo ridetti più di una volta – perché contiene tutta una serie di passaggi cui accennava il presidente, ma ce ne sono anche altri, che facilitano questo percorso e soprattutto mette dei parametri e dei paletti molto importanti nell'accompagnamento dei minori stranieri non accompagnati. È abbastanza semplice ricordare che questi sono la parte più esposta, in particolare le ragazze, che molto spesso sono vittime di tratta e di tutto quello che voi immaginate.
  Va regolamentato un pezzo importante, un numero più ampio di minori stranieri non accompagnati che proviene dall'Albania, ma lì la situazione è molto particolare, perché si rischia un utilizzo improprio di questo strumento. Poi c'è tutto il resto.
  Come amministratori, stiamo chiedendo uno sforzo ulteriore per aprire centri specializzati – su questo c'è già l'impegno, 12 centri sono già stati aperti – perché con 45 euro al giorno, se vogliamo fare un lavoro fatto bene, soprattutto sulle fasce più esposte, non ci riusciamo.
  Non imbrogliatevi: i dati guardiamoli per bene. Sono circa 20.000. Ovviamente, la grande maggioranza sta nella fascia 15-17 anni, ma c'è un numero rilevante e importante anche nel dato 0-6. Questo significa che qualcuno, una famiglia, un babbo o una mamma, ha preso un bambino o una bambina e li ha affidati non si sa bene a chi per farli arrivare non si sa bene dove. Chiudo la parentesi.
  È ovvio che nel sistema comunale con 45 euro non ce la facciamo. Non reggiamo, Pag. 8se vogliamo fare un lavoro fatto bene, perché c'è bisogno di formazione scolastica, di accompagnamento psicologico, di percorsi formativi dedicati. C'è bisogno di farli giocare e c'è bisogno di strutture dedicate, che non possono essere quelle degli adulti. La legge Zampa su questo punto interviene. Mi auguro si arrivi rapidamente all'approvazione anche per questo. Non è la panacea di tutti i mali, ma ci fa fare un bel passo in avanti, altrimenti rischiamo davvero di perdere un pezzo, quello più debole, della presenza di migranti sul nostro territorio.
  Venendo al merito, il percorso che chiediamo in particolare è – questo vale non solo per i minori stranieri non accompagnati, ma un po’ per tutto – una fluidità maggiore nelle possibilità già offerte dai nostri strumenti del Codice. Pensiamo, primo fra tutti, all'affidamento familiare. La Toscana ha già provato a fare un percorso di questo genere e ha trovato delle difficoltà logistiche non indifferenti, ma quello che chiediamo è di avere risorse economiche più importanti. Abbiamo calcolato che, per fare un buon lavoro – so che si tratta di persone e che essere meramente venali è un po’... però funziona così – ci vuole almeno il doppio, probabilmente, delle risorse attualmente investite per un minore.
  Soprattutto, però, chiediamo centri di accoglienza specifici, anche nella primissima accoglienza, nel momento dello sbarco, che è quello molto spesso più complesso. Vi immaginate che cosa significhi. Se è difficile per un adulto, potete immaginare che cosa significhi per un bambino arrivare. Gli va fatta trovare immediatamente un'accoglienza dedicata e poi, ovviamente, i minori vanno sparsi sul territorio con percorsi anche di integrazione, scolastica in particolare, dedicati e specifici per questo tipo di situazioni, che sono molto complicate.
  Riconosco che su questo c'è già l'impegno del ministero per una dozzina di centri, ma è necessario probabilmente implementarli, perché l'altra faccia della medaglia è che chiaramente, se non ci convince per gli adulti l'aggregazione con grandi numeri in centri d'accoglienza, figuriamoci se ci convince per i minori.
  Questa è la situazione. Al momento c'è già l'impegno del ministero, con la circolare che vi dicevo, alla clausola di salvaguardia per il sistema SPRAR. Ci vedremo nei prossimi giorni e continueremo, come ANCI, il lavoro sull'accordo del cosiddetto Piano di riparto nazionale, su cui siamo praticamente a buon punto. L'avrete sentito accennare: prevede 2.5 per ogni 1.000 abitanti, un alleggerimento per le città metropolitane, che di per sé fungono da soggetto aggiudicatore di riferimento, l'esenzione per i piccolissimi comuni, la possibilità di mettersi insieme per i comuni più piccoli e di fare sistema SPRAR, una serie di questioni su cui tenderemmo a chiudere in questo momento.
  Poi, ovviamente, ci vuole l'accompagnamento normativo, cioè occorre essere coerenti con quello che proviamo a proporre con le normative vigenti e soprattutto essere rigorosi nel fatto che, se si sta dentro a quel sistema, nel sistema ci si deve stare dentro. Il patto che vi dicevo prima con il senso di fiducia e di affidamento che abbiamo fra Istituzioni, che siano i comuni, cioè quelli più esposti, o che sia il Governo centrale, deve essere assolutamente rigoroso. Se si dice che non arrivano arrivi non condivisi, arrivi non condivisi non devono arrivare mai.

  PRESIDENTE. Grazie al Sindaco Biffoni per la sua relazione. Iniziamo subito con gli interventi.
  Do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  MARCO RONDINI. Grazie, presidente. Molto velocemente, volevo chiedere se è stata superata, a seguito degli incontri fatti da ANCI col Ministero dell'interno, quella diffidenza da parte dei sindaci che vedeva sicuramente la maggior parte – credo abbondantemente oltre il 50 per cento – non disponibili all'accoglienza, indipendentemente dal colore politico.
  Ricordiamo quando abbiamo avuto in audizione il Governatore Zaia, il quale ci diceva che il 90 per cento dei comuni del Veneto, indipendentemente dal colore politico, Pag. 9 non aveva dato la disponibilità per l'accoglienza. Vorrei sapere se questa «diffidenza» è stata superata e su quali basi è stata superata.
  Ancora, vorrei chiedere in merito alla questione del rilascio della carta d'identità e dell'iscrizione anagrafica dell'immigrato che può eleggere ed elegge residenza presso il centro di accoglienza anche da richiedente asilo, quando ancora la sua domanda non è stata valutata. Vorrei sapere se, nonostante quello che ci ha già detto, questo non permetterà a quel richiedente asilo l'accesso a dei servizi che di fatto, a risorse invariate, verrebbero a mancare come disponibilità per i cittadini italiani.

  GIUSEPPE BRESCIA. Grazie, sindaco, per questo aggiornamento. Prima di porle le domande volevo fare una precisazione in premessa.
  Lei ha appena sfiorato il tema dei grandi centri. Ad un ascoltatore non ben informato potrebbe sembrare che il sistema che ha descritto sia quello presente in questo momento nel territorio italiano, in cui per una piccola parte i migranti vengono ospitati negli SPRAR e per una grande parte nei CAS.
  Questo è vero, ma è anche vero che, purtroppo, i grandissimi centri, o i grandi centri, esistono ancora e che la politica ha scelto di non cancellarli. Ultimamente è successo questo. Tutti questi grandi centri hanno delle dinamiche che vanno esattamente contro tutto ciò che lei ha detto e che noi condividiamo. Questo lavoro che state facendo con il Governo, se andasse a buon fine, sarebbe davvero un ottimo risultato per l'Italia, ma abbiamo dei grossi dubbi che siano davvero queste le intenzioni del Governo, dato che si comporta in maniera esattamente opposta.
  Per quanto riguarda l'efficacia di questo accordo che avete raggiunto, anch'io voglio farle una domanda che ricalca quella fatta dal collega Rondini: qual è il livello di coinvolgimento dei sindaci che c'è stato dal basso? Tutti i sindaci italiani sono disposti ad accettare tranquillamente questo accordo che avete fatto? È auspicabile che ciò avvenga, ma ho dei grossi dubbi che avverrà, soprattutto in alcuni territori.
  Mi chiedo anche come farete a garantire la qualità del servizio. Una volta che sarà instaurato questo sistema diffuso in tutta Italia, avete pensato, per esempio, ad un registro di cooperative delle quali si conosca la professionalità e dalle quali attingere per poter garantire il servizio o a che cosa?
  Un'altra domanda è relativa ai criteri di scelta. Uno dei grossi problemi che si hanno nella gestione delle domande e delle richieste d'asilo, come sappiamo tutti e come saprà anche lei, è il malfunzionamento delle Commissioni territoriali, di cui un elemento è proprio un rappresentante dei comuni. Sappiamo che non sempre vanno proprio le «cime», per usare un eufemismo, a fare i rappresentanti dei comuni all'interno delle Commissioni territoriali. Vorrei sapere se vi state muovendo anche in quel senso, per capire come fare a formare delle persone competenti che vadano a fare un buon lavoro all'interno delle Commissioni territoriali.
  In chiusura faccio un inciso sulla legge Zampa, che sicuramente – l'avete citata più volte – è una buona legge. Peccato che, però, non comporti nuovi oneri per lo Stato. Quindi, c'è il grosso rischio che rimanga soltanto una bella legge scritta che non può essere poi applicata effettivamente. Speriamo che nella legge di bilancio ci siano tutti questi soldi, ma lo vedremo soltanto nelle prossime settimane.

  ELENA CARNEVALI. Ringrazio moltissimo. Devo dire che per noi quest'audizione era particolarmente attesa. Davvero grazie, sindaco Biffoni.
  La ringrazio molto anche perché ci tengo a farle sapere che trova in questa Commissione un alleato rispetto alle politiche che avete scelto fino ad adesso. Non solo abbiamo chiesto e abbiamo operato, ma pensiamo anche che quel piccolo grande contributo – lo lasciamo alla valutazione dei posteri – che viene da qui è andato proprio nella stessa direzione di ciò che voi state proponendo.
  Ovviamente, bisogna uscire dall'ipocrisia. Non lo dico a lei, lo dico come contributo alla discussione. Perché avvenga l'inversione del sistema bisogna prima che strutturiamo il sistema per poi chiudere e Pag. 10dire che continuiamo a proseguire nella realizzazione dei grandi centri. Delle due l'una: o ci mettiamo nelle condizioni di permettere che questa infrastrutturazione si realizzi o diventa complicato pensare che ci siano delle soluzioni alternative. Penso che questo patto fatto con il Governo vada nella direzione giusta anche per tutta una serie di disponibilità che vengono non solo da parte del Governo, ma anche dalle richieste che voi stessi avete formulato e che lei ha portato qui.
  D'altra parte, credo sarebbe una buona cosa intanto far fare ad ANCI il suo mestiere, in modo che gli 8.000 comuni si sentano impegnati, garantiti e tutelati, per coniugare l'esigenza di avere un sistema strutturato e contemporaneamente in grado di garantire quell'equilibrio di integrazione possibile dal punto di vista dell'accoglienza, ma anche di sostenibilità dal punto di vista dell'opinione pubblica e dell'ordine pubblico.
  Certo, sarebbe molto importante che magari qualche presidente non utilizzasse meccanismi e magari anche ipotesi punitive per chi fa accoglienza, perché questo, ovviamente, non favorisce un percorso sul quale in questa Commissione siamo tutti a parole disponibili.
  Tornando alle domande, più che fare domande – mi auguro davvero che questo accordo arrivi in tempi brevi – forse mi permetto di fare alcuni suggerimenti. Il primo, se posso dire, riguarda il livello informativo che spetta in particolare al comparto amministrativo e tecnico dei comuni.
  Credo che ci sia non solo una grandissima qualità professionale, che abbiamo riconosciuto e che conosciamo dentro il sistema SPRAR – ringrazio molto anche la dottoressa Di Capua di essere qui con noi – ma anche che ci siano delle associazioni (l'ANUSCA o chi per essa) che possono fare una formazione specifica del personale amministrativo e dell'anagrafe.
  Spesso le interpretazioni passano non da una vera conoscenza di ciò che in questo momento la legislazione consente o non consente, ma da interpretazioni che non favoriscono comportamenti omogenei su tutto il territorio. Credo che questa sia un'esigenza.
  Abbiamo sottolineato anche noi l'esigenza di rafforzare le amministrazioni dal punto di vista della flessibilità del turnover. Sappiate anche che questo è un tema molto complicato. Abbiamo erogato delle risorse aggiuntive per il sistema SIA, per quel che riguarda i servizi sociali. Non è sufficiente, ma penso che 500 milioni siano stati un bel contributo. Ci sarà poi tutto il tema per quel che riguarda la polizia locale e il sistema dell'anagrafe.
  C'è il tema di favorire i percorsi di integrazione. Questo è l'altro contributo che chiedo ai comuni. Se riusciamo, arriveremo lì, giustamente, con tempi medio-lunghi. Attualmente speriamo nel governare il meglio possibile anche attraverso rapporti con tutti i prefetti, che magari non hanno tutti una capacità di coinvolgere. Altri si stanno davvero attrezzando e stanno facendo uno sforzo – penso – immane, che va riconosciuto.
  Ritengo che vadano favoriti percorsi di integrazione su cui, invece, vedo che c'è ancora molta resistenza, non solo per i lavori socialmente utili e non solo per la formazione. Come si diceva, si tratta di passare dalla logica da prestazione a una politica. Se riusciamo a ragionare in questi termini, davvero un sistema da 170.000, numeri che sono esattamente quelli del 2014, molto probabilmente avrebbe un impatto diverso rispetto a quello che facciamo.
  Il paradosso è che ci sono Paesi come la Germania che investono su persone che scelgono, perché hanno anche il favore – penso alla Germania, ma anche a tutti gli altri Paesi – di scegliersi persone sulle quali poi fanno formazione e investono anche nelle professioni.
  Sulla questione delle professioni chiedo anche a voi di darci una mano. Il tema della formazione è importante. Siamo nelle condizioni attualmente di non riuscire a garantire, in particolare alla fascia dei quindicenni, il riconoscimento del titolo di licenza media, il che non permette loro di accedere ai corsi di professionalizzazione. Questo è un problema che riguarda il ministero, Pag. 11 ovviamente. Quindi, c'è un coinvolgimento anche qui graduale con quello che possiamo fare. Penso che sia una delle richieste che potrebbero incontrare in qualche modo anche la vostra sensibilità.
  Sui criteri di scelta il sistema SPRAR, ma lo direte voi, ha già dei criteri molto strutturati, come il registro e via elencando. Sulla questione delle competenze, la residenza è un diritto. Non è una concessione che diamo. È vero che esiste anche qui tutto il tema dell'eventuale impatto sulle responsabilità di natura soprattutto socio-assistenziale, più che assistenziale, perché a chi è nei centri viene garantito tutto. Il socio-assistenziale, quando queste persone eventualmente si spostano dai centri, invece, è un tema che rimane aperto.
  Quello dell'incrocio delle banche dati credo sia uno degli elementi più forti che ci consentono finalmente di risolvere anche quelle grandi questioni aperte con gli enti locali, perché il rapporto tra le pubbliche amministrazioni faciliterebbe moltissimo quei temi e i problemi legati ai contenziosi attuali aperti con gli enti locali.

  PAOLO BENI. Intervengo rapidamente, anche perché vorrei lasciare spazio al sindaco. In gran parte insistiamo sui medesimi temi.
  Innanzitutto volevo ringraziare il sindaco della sua relazione. Per noi è molto confortante quello che ci ha detto, perché, confrontandoci ormai da un paio d'anni con il Dipartimento per le libertà civili su questo tema, auspichiamo proprio quello che l'Associazione dei comuni mi sembra sia arrivata a [interruzione audio]. Condivido perfettamente anche l'analisi che il sindaco faceva. Il problema è che il nostro Paese ha già scelto di abbandonare l'approccio emergenziale e la logica delle grandi strutture e dei grandi centri e ha scelto la strada dell'accoglienza diffusa.
  Oggi, però – gli episodi di questi giorni ce lo confermano – questo approccio emergenziale, che non è più quello del nostro Paese a livello centrale e a livello delle scelte di Governo, rischia di spostarsi nel territorio attraverso la gestione prefettizia. L'unica alternativa riguarda il pieno coinvolgimento e la piena responsabilizzazione dei comuni, nell'ottica e nel quadro di un lavoro di squadra che coinvolga tutti i livelli istituzionali e non. C'è anche il mondo della società civile organizzata.
  Quindi, va bene questo, ma torno alla domanda che hanno già fatto i colleghi: qual è il clima dentro l'Associazione dei comuni rispetto a questo? Qual è il livello di consenso rispetto a queste scelte? Soprattutto – questo l'hanno già detto gli altri – ci sono attualmente circa 2.000 comuni coinvolti nell'accoglienza, ma soltanto alcune centinaia di comuni pienamente coinvolti come titolari dei progetti SPRAR, se non erro. Da questa situazione in proporzione sugli 8.000 comuni circa qual è l'obiettivo credibile che ci poniamo? Non credo che sia di 8.000 comuni che entrano nello SPRAR, ma da 500 a 8.000 c'è una strada.
  Questo significa anche misurare la possibile gradualità del percorso rispetto a quello che diceva il collega Brescia. È vero che stiamo parlando di questi obiettivi, ma attualmente la situazione non è questa. Attualmente le grandi strutture e i vecchi CARA sono ancora aperti. Dobbiamo superare questa fase. Che tempi ci diamo, in sostanza?
  Peraltro ragioniamo attualmente sui numeri di ora. Abbiamo detto che questo è un fenomeno destinato a durare, strutturale, in costanza di arrivi. Probabilmente niente lascia prevedere un'esplosione di maggiori arrivi, ma in costanza di arrivi il numero delle presenze sta lievitando in modo preoccupante. Questo riguarda ciò che è stato già detto anche dalla collega. È un problema.
  Rispetto a questo credo che la fase dell'accoglienza, che perdura nella fase di vigenza della domanda in attesa di risposta, debba legarsi maggiormente a percorsi di integrazione e di inclusione. Quei mesi non possono passare inutilmente. Devono essere già mesi in cui si svolgono delle attività propedeutiche all'integrazione. Ci sono proposte da parte dei comuni su questo tema, anche oltre le misure già previste nel protocollo SPRAR? Per esempio, sperimentare percorsi di formazione e di validazione delle competenze già acquisite da queste Pag. 12persone potrebbe essere una prospettiva interessante.
  Infine – e chiudo – come affrontate (questo è proprio un problema che abbiamo verificato parlando con molti sindaci in varie zone del Paese) e come pensate di affrontare la difformità di comportamento che attualmente i comuni hanno in merito al riconoscimento della residenza e al rilascio dei documenti? Anche questo è un problema.

  PRESIDENTE. Grazie. Dobbiamo correre, perché abbiamo avuto notizia che l'Aula riprenderà i suoi lavori alle 10.10. Prego, vice presidente Patriarca.

  EDOARDO PATRIARCA. Sarò breve. Grazie, sindaco. Non faccio la premessa su tutto il tema, che già conosciamo. Le pongo due o tre questioni.
  In primo luogo, le chiedo se può in qualche modo aiutarci e aiutare soprattutto tutto il mondo del terzo settore, oggi già impegnato nell'accoglienza – nei territori siamo sollecitati spesso in questa direzione – che attende pagamenti, semplicemente contributi, da mesi e mesi e mesi. Le chiedo se su questo ci possa essere una sorta di pressione anche da parte di ANCI perché questa questione si risolva al più presto.
  Nel decreto sono 100 milioni. Le chiedo se in merito c'è qualche novità in più, perché, per quanto ne so io – ho parlato ieri con il sottosegretario Manzione – si parla di gennaio, con l'approvazione della legge di bilancio. Eventualmente si tratterebbe di riuscire a trovare una forma di tamponamento di una situazione difficile e complessa di tutta l'area associativa e di tutto il settore che sta gestendo i centri di servizio nella mia città. Parliamo di 2 milioni di risorse che ancora devono essere date. Il rischio è davvero che salti tutto in pochi mesi.
  L'altra questione che le chiedo è se la quantificazione che è stata prevista – o almeno annunciata – nella legge di bilancio (si parla di 600 milioni, se ricordo bene), sia adeguata e se riusciamo a dire – credo che l'ANCI possa farlo anche culturalmente – che non si tratta di uno spreco, ma di un investimento. Lei parla di sblocco del turnover e di risorse che richiederanno operatori, educatori, professionisti. Si tratta di riuscire a ribadire nuovamente che, quando parliamo di queste «spese», forse parliamo, più saggiamente, di investimenti, il che vuol dire incrementare un'area occupazionale di grande interesse.
  Come seconda cosa, le chiedo velocemente, sindaco, se da parte di ANCI – io lo faccio per altro modo e in altra veste – sia possibile strutturare una comunicazione che aiuti a raccontare o a illustrare le esperienze innovative sul territorio rispetto alla vicenda SPRAR. Tutti le conosciamo. Io ne conosco alcune. Conosco la Toscana perché sono ogni tanto adottato in Toscana, ma conosco anche quelle emiliane. Manca un monitoraggio, una forma di comunicazione che faccia capire che il sistema SPRAR si sta evolvendo positivamente. Penso al tema delle famiglie e dell'affido.
  L'ultima cosa è sapere se questo tema dell'albo dei soggetti, che credo dovrà essere in carico al ministero – mi riferisco all'albo ad hoc dedicato a quei soggetti che tendono a lavorare sullo SPRAR e sull'accoglienza – sia solo un'ipotesi o se possa essere in qualche modo perseguito anche da ANCI con più determinazione, per evitare quello che abbiamo visto in taluni casi.

  SARA MORETTO. Anch'io non mi aggiungo alle premesse. Ovviamente, non posso che esprimere, però, condivisione rispetto all'approccio di ANCI al problema, perché, molto semplicemente e forse anche banalmente, penso che gestire il fenomeno piuttosto che subirlo sia molto più intelligente.
  Mi aggancio all'esempio fatto dal collega Rondini. Al di là che il Presidente Zaia annunci, anche con una pecca di orgoglio, che il 90 per cento dei sindaci non vuole accogliere, di fatto però il 44 per cento dei comuni si trova ad avere dei migranti nel proprio comune. Quindi, forse è meglio gestire piuttosto che subire.
  La domanda è molto diretta. Mi riaggancio anch'io alla questione della residenza anagrafica, un tema che in questo periodo coinvolge direttamente i sindaci. La prima domanda serve un po’ per fare Pag. 13chiarezza anche rispetto ai dibattiti che sento.
  Quando il migrante ottiene la protezione, allora si apre un'altra questione, che ovviamente ha dei profili di carattere sociale, ma quello che chiedo è: fino a che il richiedente asilo sta all'interno del sistema di accoglienza, quali sono effettivamente e concretamente le prestazioni e i servizi che il comune, in caso di residenza, deve fornire? Questo forse non mi è chiaro.
  La seconda domanda, molto secca, è se questo incrocio delle banche dati a cui il sindaco faceva riferimento prima con soddisfazione potrà essere utile anche in questo senso per i comuni, per chiarire effettivamente quando anche la residenza anagrafica viene a cessare, nel caso in cui il migrante venga espatriato. Vorrei sapere se questa novità può essere utile anche per i comuni nella gestione della residenza.

  MARIA CHIARA GADDA. Ringrazio anch'io il sindaco Biffoni. Il collega Patriarca mi ha anticipata relativamente alla questione della comunicazione.
  Provengo da una regione in cui l'accoglienza è vissuta in modo molto problematico. Infatti, da questo punto di vista, sono contenta che la dottoressa Di Capua verrà prossimamente a svolgere proprio un incontro di formazione per i sindaci sul territorio, quantomeno nella mia provincia. Credo che l'elemento di formazione e di comunicazione non debba essere indirizzato soltanto allo SPRAR, che è uno strumento e una possibilità assai poco conosciuta, ma anche relativamente ad altre questioni, come quali servizi socialmente utili e quali attività possono essere svolti dai richiedenti asilo.
  Purtroppo, questioni che sono note alla Commissione talvolta mi accorgo che non sono ben chiare e ben note nemmeno ai sindaci e ai dipendenti comunali. Delle linee-guida concrete e delle direttive magari inviate dall'ANCI forse potrebbero essere utili da questo punto di vista.
  L'altra domanda riguarda un tema che è già stato toccato. Vorrei porlo in modo più diretto. Nel caso in cui non si dovesse trovare un accordo o comunque una condivisione, vorrei sapere se la via dell'obbligatorietà in termini di accoglienza sia stata pensata e valutata all'interno dell'ANCI.
  L'ultimo tema riguarda non tanto il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, quanto quello che poi succede dopo in caso di diniego, quando le persone che sono state ospitate all'interno delle strutture si trovano a non poter essere più ospitate. Da questo punto di vista, che credo sia l'aspetto più delicato, vorrei sapere come l'ANCI intende affrontare questa tematica, su cui non è responsabile, ma che comunque vede lo stesso un impegno del territorio, perché queste persone continuano a permanere nel territorio dei comuni dove vengono ospitate o nei comuni limitrofi.

  PRESIDENTE. Poiché i tempi sono veramente stretti, direi di partire con le risposte del sindaco. Se poi non riusciamo a esaurirle, c'è la disponibilità del sindaco a ritornare. Mi sembra che gli argomenti siano particolarmente interessanti e che, per il lavoro che stiamo facendo, siano fondamentali.
  Caro sindaco, le sottolineo e confermo che tutte le forze politiche sono qui presenti e apprezzano il lavoro importante che i comuni stanno facendo e che la Commissione, per quanto di nostra competenza, è al vostro fianco nel cercare di aiutarvi a tradurre in risposte concrete questa scommessa che avete lanciato con la vostra posizione e con il vostro impegno come Assemblea nazionale dell'ANCI.
  Le darei immediatamente la possibilità di rispondere. Poi valuti lei. Consideri che alle 10.10 abbiamo votazioni in Aula.

  MATTEO BIFFONI, delegato ANCI per l'immigrazione e le politiche per l'integrazione. Fermatemi quando lo ritenete utile.

  GIUSEPPE BRESCIA. Dato che sappiamo che questo accordo è ancora in divenire, sarebbe, secondo me, anche più opportuno rivederci nel momento in cui questo accordo sarà definito, in modo tale che non andiamo di fretta e sentiamo le risposte definitive e non quelle parziali.

  PRESIDENTE. Sono d'accordo con il Vicepresidente Brescia. Non si dica che non Pag. 14accogliamo le proposte del Movimento 5 Stelle...
  Vi ringrazio. Ringrazio il Sindaco Biffoni. Ci dispiace, ma purtroppo abbiamo votazioni immediate, fra l'altro proprio sulla legge all'oggetto. Quindi, è importante andarci.
  Ricordo ai colleghi la seduta delle 14.15, molto importante per le votazioni sulla relazione sugli hotspot.
  Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 10.05.