Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Resoconto dell'Assemblea

Vai all'elenco delle sedute

XVII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 142 di venerdì 20 dicembre 2013

Pag. 1

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARINA SERENI

  La seduta comincia alle 9.

  CATERINA PES, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
  (È approvato).

Missioni.

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider, Amici, Michele Bordo, Brambilla, Caparini, Cicchitto, D'Incà, Di Gioia, Di Lello, Luigi Di Maio, Fassina, Giancarlo Giorgetti, Legnini, Gianluca Pini, Pisicchio, Realacci, Sani, Speranza, Tabacci e Vito sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
  I deputati in missione sono complessivamente sessantanove, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

  Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

Informativa urgente del Governo sull'evasione di un detenuto presso il carcere di Genova che usufruiva di un permesso premio.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sull'evasione di un detenuto presso il carcere di Genova che usufruiva di un permesso premio.
  Dopo l'intervento del rappresentante del Governo interverranno i rappresentanti dei gruppi in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica, per cinque minuti ciascuno. Un tempo aggiuntivo è attribuito al gruppo Misto.

(Intervento del Ministro della giustizia)

  PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la Ministra della giustizia, Annamaria Cancellieri.

  ANNAMARIA CANCELLIERI, Ministro della giustizia. Signor Presidente, onorevoli deputati, il lungo percorso criminale del detenuto Bartolomeo Gagliano può suddividersi in due fasi. Sulla base di quanto riferito dal presidente del tribunale di sorveglianza di Genova, risulta che le sue vicende giudiziarie iniziano il 16 gennaio 1981, quando viene tratto in arresto per omicidio, e proseguono con la commissione di altri gravi reati, in particolare i delitti di omicidio plurimo e tentato omicidio, sequestro di persona, sostituzione di persona, porto d'armi, minaccia ed altro, fatti commessi fino al 1990. Inoltre, il 22 maggio del 2000 risponde dei reati, di cui alla sentenza del tribunale di Genova, ossia armi, minaccia, danneggiamento, stupefacenti e ricettazione, del 1998.
  Per tutti questi fatti, Gagliano è stato assolto per vizio totale di mente e sottoposto alle misure di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, una prima volta sino al 1997, quando la misura è stata trasformata in obbligo di permanenza in casa di lavoro per la durata minima di due anni, e una seconda volta, dall'8 marzo 1999 al 20 luglio 2001, Pag. 2quando si aveva una nuova trasformazione della misura di sicurezza psichiatrica in casa di lavoro.
  Il 1o dicembre 2002 è stata dichiarata cessata la pericolosità e revocata la misura di sicurezza e Gagliano è stato in libertà sino alla commissione dei reati per i quali rientra in carcere il 16 agosto del 2006. L'ultima detenzione di Bartolomeo Gagliano, che, come ho detto, ha avuto inizio il 16 agosto 2006, dipende dal provvedimento di cumulo della procura della Repubblica di Savona del 19 novembre 2011 che somma quattro sentenze di condanna per rapina e violazione di domicilio del 5 e 9 maggio 2005, per danneggiamento di edifici pubblici del 10 maggio 2005 e per tentata estorsione in concorso. Il termine della pena è fissato al 28 aprile 2015. Risulta tuttora una pendenza per violenza sessuale nel 2005 con condanna non definitiva alla pena diminuita per vizio parziale di mente di quattro anni di reclusione. Nel corso dell'esecuzione, a partire dall'agosto 2009, data del suo rientro dal ricovero in osservazione dall'ospedale psichiatrico giudiziario, ricovero effettuato in ragione dello stato depressivo nel quale il soggetto era caduto in coincidenza della morte del padre, risultava una situazione di compenso psichico-patologico stabile evidenziata, come riferito dal presidente del tribunale di Genova, dalle relazioni psichiatriche in data 21 luglio 2010, 11 e 24 agosto 2010 e 5 marzo 2012.
  Le varie istanze di benefici penitenziari proposte dal detenuto venivano tuttavia sempre respinte, nonostante il parere favorevole della direzione del carcere. Solo in occasione del rigetto del 18 marzo 2011, per la residua pericolosità sociale, la direzione avrebbe fornito un parere contrario. Il provvedimento più recente è costituito da un'ordinanza a seguito di reclamo presentata avverso il rigetto di permesso premio in data 27 febbraio 2013.
  Tale provvedimento è stato emesso anche sulla base di accertamento peritale che, pur ritenendo una residua pericolosità sociale, evidenziava una riduzione della stessa grazie a fattori come la graduale remissione del disturbo con l'età, dimostrata dal comportamento tenuto negli ultimi anni, la non necessità di terapie farmacologiche, la collaborazione riscontrata e le buone capacità intellettive.
  Il tribunale ravvisava come un elemento critico la mancanza di un collegamento con il servizio esterno di salute mentale che potesse prendere in carico Gagliano con l'avvicinarsi dall'uscita dal carcere. In tal senso la relazione sanitaria dell'11 giugno 2013 riferiva – cito testualmente – «nel corso delle ultime visite psichiatriche effettuate, sempre vigile, lucido e orientato nei parametri di realtà, tranquillo, disponibile ai colloqui, collaborativo e sufficientemente adeguato nelle modalità razionali. Risultava a tratti vagamente rivendicativo, senza tuttavia evidenziare spunti deliranti. Non si sono manifestate nel corso delle visite alterazioni del tono dell'umore né dello spettro ansioso tali da necessitare l'avvio di trattamento farmacologico continuativo. Non si sono riscontrati segni né sintomi psicotici produttivi di stato di acuzie. Allo stato attuale non assume psicofarmaci che, in base al quadro psichico riscontrato, non risultano strettamente necessari».
  La condotta penitenziaria risultava priva di rilievi disciplinari e, in alcune occasioni, addirittura oggetto di elogio da parte della polizia penitenziaria. Su queste basi la magistratura di sorveglianza sollecitava la presa in carico da parte del servizio di salute mentale nel corso degli eventuali permessi che veniva assicurata con appuntamenti fissati preventivamente dagli operatori. A seguito di tale istruttoria e sulla base delle risultanze acquisite, con provvedimento in data 17 agosto 2013, veniva concesso un primo permesso premio accompagnato da prescrizioni cautelari, provvedendo all'accompagnamento da parte del cappellano. All'esito del primo permesso si aveva un riscontro positivo circa la condotta del detenuto sia da parte del cappellano sia da parte della madre e del servizio di salute mentale. Infine, con relazione del 3 settembre 2013, il servizio di psichiatria dell'istituto evidenziava osservazioni sovrapponibili a quelle delle relazioni in data 11 giugno 2013. Anche in Pag. 3questo caso, cito testualmente: «il soggetto, con adeguata risonanza emotiva, riferiva circa il permesso svoltosi in data 26 agosto 2013 nel corso del quale non erano stati segnalati elementi di rilievo a livello psicopatologico».
  Il secondo permesso viene concesso con provvedimento del 21 novembre, con la previsione dell'accompagnamento negli spostamenti del fratello, con il divieto di allontanamento dal domicilio, salvo che per recarsi all'appuntamento con il dipartimento di salute mentale.
  Il 15 dicembre scorso fruisce di tale permesso e, in questa occasione, com’è noto, non ha fatto rientro in istituto, e sembra, da quanto si è appreso, che si sia reso responsabile di un grave episodio di rapina. Una circostanza che intendo immediatamente chiarire riguarda il fatto che sia il magistrato di sorveglianza che il carcere di Genova erano perfettamente a conoscenza dell'intero percorso personale e criminale del detenuto. Risulta in modo evidente come il giudice abbia avviato un'istruttoria chiedendo all'istituto penitenziario e al servizio psichiatrico del carcere tutte le notizie necessarie proprio partendo da una valutazione dell'ampio curriculum criminale di Gagliano. Tengo in particolare a precisare questo punto per sgombrare il campo dall'equivoco ingenerato dalle prime dichiarazioni rese dal direttore del carcere di Marassi che sembrava sostenere che il carcere non aveva avuto conoscenza dell'intera storia criminale del detenuto, cosa che, come ho detto, è smentita dalla corrispondenza intercorsa tra la direzione del carcere e la magistratura di sorveglianza.
  Il giudice di sorveglianza, dunque, ha concesso il permesso sulla base di tutti gli elementi di conoscenza che erano necessari al fine di adottare quella delicata decisione stando alle risultanze sino ad ora acquisite.
  Una seconda osservazione che può essere allo stato svolta è che, mentre in una prima fase le istanze di permesso sono state tutte rigettate, con l'approssimarsi della data di liberazione di Gagliano, il giudice, sulla base dei pareri e delle relazioni richiamate, ha ritenuto di concedere due permessi proprio al fine di preparare il detenuto all'uscita definitiva dal carcere, determinando la presa in carico da parte del locale dipartimento di salute mentale. Tuttavia non vi è dubbio che la vicenda ha destato allarme e preoccupazione nell'opinione pubblica.
  Di questo, nel rispetto dell'autonomia ed indipendenza del giudice, intendo farmi carico, anche approfondendo ulteriormente l'accaduto. Per questo motivo, ho disposto che venga condotta una completa indagine conoscitiva.
  Infine, credo sia opportuno proporre a quest'Aula una riflessione più ampia e pacata sull'istituto del permesso premio, che costituisce – insieme ad altre misure come l'affidamento in prova, la semilibertà e il lavoro all'esterno – uno strumento essenziale per il reinserimento sociale dei detenuti, secondo quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione repubblicana.
  I permessi servono a coltivare, in prossimità dall'uscita dal carcere, gli affetti familiari, a riprendere contatti con il territorio e ad evitare che si ripresentino le condizioni che hanno condotto al delitto. Si tratta, in altri termini, di un meccanismo che deve produrre più e non meno sicurezza. A questo proposito, i dati oggettivi sono estremamente significativi: nel 2010 sono stati concessi 19.662 permessi e solo in 38 casi vi è stato un mancato rientro; nel 2011 sono stati concessi 21.923 permessi, con 48 mancati rientri; nel 2012 vi sono stati 25.275 permessi, con 52 mancati rientri ed analoghi sono i dati del 2013. Si tratta di una percentuale di violazione di molto inferiore all'1 per cento, senza contare che, nella maggior parte dei casi, gli evasi vengono ricondotti all'interno del carcere.
  Invito a riflettere su questi dati: se si cercano altri episodi di mancati rientri da permessi, se ne troveranno. Qualcuno ha citato un fatto avvenuto qualche giorno fa a Pescara. In questo caso, il detenuto, secondo le prime informazioni acquisite, sarebbe stato liberato il prossimo mese di giugno. Anche in questo caso sono, comunque, Pag. 4in corso gli accertamenti necessari. Sono numeri, comunque, compatibili.
  Come è noto, sono analoghi i dati sulle altre misure, come pure ampiamente conosciute le statistiche, che dimostrano il notevole abbassamento dei tassi di recidiva per chi espia la pena con misure diverse dal carcere. Non è, dunque, da un singolo episodio – sul quale ribadisco essere necessari ulteriori approfondimenti – che possono essere tratte conclusioni affrettate od emotive sulla valenza complessiva di istituti irrinunciabili per l'attuazione del principio costituzionale della rieducazione della pena.

(Interventi)

  PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi.
  Ha chiesto di parlare il deputato Verini. Ne ha facoltà.

  WALTER VERINI. Signor Presidente, voglio dire subito che anche noi, di fronte alla notizia della fuga di Gagliano a Genova, ma anche dell'episodio del detenuto Esposito a Pescara, abbiamo provato rabbia e indignazione. Come milioni di italiani, infatti, anche noi pensiamo che non sia possibile e che non sia giusto che possano accadere fatti del genere.
  Il Ministro adesso ci ha fornito una prima parziale informativa, dalla quale si evincono alcuni passaggi significativi della vicenda, ma che non chiarisce tutte le ombre che ci sono state. Ci ha fornito una prima informativa dopo che nelle ore successive alla fuga erano rimbalzate da Genova incredibili e sconcertanti dichiarazioni, in qualche modo smentite dal Ministro, secondo le quali non sarebbe stato a conoscenza delle autorità carcerarie il pesantissimo curriculum criminale e psichiatrico del detenuto Gagliano. Dichiarazioni, tra l'altro, smentite proprio stamattina anche sui giornali da alti soggetti coinvolti nella gestione del fascicolo Gagliano.
  Questi «balletti e scarichi» di responsabilità, che sono emersi sulla stampa, lasciano francamente sconcertati. Chiediamo, perciò, al Governo, con ancora maggior forza, Ministro, quello che chiedono tutti i cittadini italiani e, come prima cosa, intensificare, moltiplicare in queste ore tutti gli sforzi delle forze dell'ordine, che sono già in atto naturalmente, per riassicurare al più presto alla giustizia Gagliano e anche Esposito. Ma, accanto a questo, chiediamo e ribadiamo che siano rigorosamente accertate responsabilità soggettive nella catena della gestione del detenuto. Ci sono stati errori, cortocircuiti, sottovalutazioni, leggerezze, analisi sbagliate ? Se ci sono state, devono emergere, non per spirito punitivo, ma perché è semplicemente giusto e doveroso.
  E perché il Paese e il Parlamento, proprio nel momento in cui sono impegnati in un lavoro serio e difficile di umanizzazione delle carceri, debbono poter conoscere i limiti di una macchina organizzativa, debbono poter riflettere sui ventisette anni di funzionamento di una legislazione che io – noi – consideriamo civile e positiva, ma che può avere falle applicative; come, per esempio, ci richiama dignitosamente a fare la presidente dell'associazione «Vittime del dovere», Emanuela Piantadosi, orfana, figlia di un ufficiale ucciso da un ex detenuto.
  È necessario sapere, poi, come funzionano le banche dati ministeriali del DAP, il registro delle persone detenute, come viene gestito; capire anche, per fare un altro esempio, i motivi dei ritardi, che si vogliono in parte colmare con il recente decreto, circa l'uso costante di uno strumento che noi consideriamo utile come il braccetto elettronico, che fin qui, per la verità, di notevole ha avuto soltanto i suoi costi.
  È indispensabile, insomma, evidenziare oltre che eventuali responsabilità soggettive di medici, psicologi, psichiatri, giudici di sorveglianza, magistrati, direzione del carcere, anche disfunzioni e limiti strutturali, perché vicende come queste non accadano. Al più presto dobbiamo farlo, perché non dobbiamo, e lo dico con chiarezza, fare di ogni erba un fascio – ha avuto alcuni accenni che condividiamo – Pag. 5o, per usare un'altra frase fatta, non dobbiamo «buttare con l'acqua sporca anche il bambino». Due evasioni, però, in ventiquattro ore – diciamo così, almeno siamo venuti a conoscenza di questi episodi nell'arco di ventiquattro ore – di detenuti ammessi ai benefici di legge sono un fatto sconcertante.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  WALTER VERINI. Ho ancora mezzo minuto Presidente, concludo subito. Ma, per fortuna, questa non è la normalità: i dati che lei ha richiamato sono significativi. Oggi, in un'importante intervista, il vicedirettore del DAP, Pagano, ricorda come soltanto lo 0,5 per cento dal 1986 ad oggi di detenuti ammessi ai benefici premiali non abbia fatto ritorno in carcere, così come nel 2012 questi dati assommano al 2 per cento.
  Insomma, quello che voglio dire è che certamente vi deve essere la certezza della pena, che i delinquenti, i pluriomicidi debbono stare in galera, ma con altrettanta forza voglio affermare che non è consentito, non può essere consentito a nessuno usare queste vicende per alimentare paure, per fermare dei processi difficili, ma giusti, di umanizzazione delle carceri, processi che puntano alla umanizzazione per rieducare, reinserire nella società e, quindi, per fare anche più efficaci politiche di sicurezza.
  Però – e ho concluso –, io provo rabbia, dicevo all'inizio, come i milioni di cittadini: noi proviamo rabbia perché siamo impegnati in questo difficile lavoro. E, allora, io penso che la rabbia stia anche nel fatto e nella preoccupazione che drammatici fatti come quelli di Genova e come quelli di Pescara siano usati per impedire provvedimenti che non sono ancora venuti, che non hanno ancora avuto nessuna applicazione, quindi, per una strumentalizzazione preventiva. Ma questo Paese, che vuole rigore, certezza delle pene e sicurezza è anche il Paese che, contemporaneamente, vuole rispetto della Costituzione e umanità: nella Costituzione c’è scritto che le carceri e la pena devono essere rieducazione e non vendetta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Turco. Ne ha facoltà.

  TANCREDI TURCO. Signor Presidente, colleghe e colleghi, Ministro, quanto è successo è di una gravità inaudita. Per le strade della Liguria, d'Italia o, forse, d'Europa gira un pluriomicida armato e infermo di mente, Bartolomeo Gagliano. A lui si è aggiunto – notizia delle ultime ore, come ha già ricordato anche lei – Pietro Esposito, anch'esso in permesso premio, accusato di due omicidi, tra cui quello di una giovane di ventitré anni, torturata e uccisa, evaso qualche giorno fa dal carcere di Pescara.
  Tornando a Gagliano, il pubblico ministero Alberto Landolfi lo ha definito come un soggetto altamente pericoloso. Al momento di un interrogatorio, alcuni anni fa, in uno scatto d'ira, cominciò a prendere a testate i mobili dell'ufficio. Questa brevemente è la carriera delittuosa di Gagliano. Il primo delitto risale al 1981, quando uccise, sfondandole il cranio, una prostituta.
  Venne condannato a otto anni di manicomio criminale, ma sfruttando una licenza concessa dai medici, nel 1983, sequestrò un'intera famiglia, spianò la pistola alla tempia di un tassista e minacciò un vigile urbano. Inseguito dai carabinieri, iniziò a sparare a casaccio tra gli studenti, ferendo una diciassettenne. Evase dal manicomio nel 1989, assassinando poco dopo, a colpi di pistola, un transessuale uruguayano e un travestito e poi ferendo gravemente una prostituta. Nell'aprile del 1990 sparò alla fidanzata ferendola, poi fuggì. Dopo un giorno e due notti si presentò spontaneamente ai medici dell'ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Questa, quindi, in sintesi, la carriera criminale di Gagliano.
  Il direttore del carcere di Marassi di Genova ha dichiarato, sue testuali parole: «Noi non sapevamo che aveva quei precedenti penali, per noi era un rapinatore. Pag. 6Abbiamo valutato Gagliano in base al fascicolo di reato per cui era detenuto, che risale al 2006 e lo indica come rapinatore». Queste dichiarazioni sono scandalose e gravissime, perché non è possibile che con un curriculum di tre omicidi, uno stupro, sei evasioni, estorsioni e rapine si risponda: per noi era solo un rapinatore, non sapevamo i dettagli di tutto quello che ha fatto. Ora, nelle città liguri, e non solo, la paura si diffonde a macchia d'olio, paura soprattutto tra le prostitute.
  Ministro, ci aspettiamo che i responsabili, e cioè quei distratti tutori dell'ordine che gli hanno aperto benevolmente le porte del carcere, paghino le loro irresponsabilità. Le dichiarazioni di chi ammette che nessuno era al corrente dei precedenti criminali del serial killer confermano la totale inefficienza della pubblica amministrazione. Questa è una sconfitta per tutto l'apparato repressivo, che dimostra, sempre di più, superficialità e approssimazione.
  Da lei, Ministro, ci aspettiamo delle misure immediate per porre rimedio all'arretratezza del sistema informatico e delle misure di prevenzione. Occorre una vera e propria verifica all'interno del DAP, che ha il compito, tra l'altro, di garantire la sicurezza e il recupero dei carcerati. Da tempo i sindacati della polizia penitenziaria denunciano i limiti a gestire, in maniera soddisfacente, il popolo dei detenuti. Ci aspettiamo, quindi, che saltino alcune poltrone; ci aspettiamo da lei un segnale forte per porre rimedio a un sistema pieno di crepe. Ma, sia chiaro, non sarà certo il suo ultimo decreto, l'ennesimo decreto «svuota carceri» a risolvere questi problemi né, men che meno, un ennesimo indulto.
  Qui occorre fare una seria riflessione sul principio della certezza della pena. Gagliano ha sulla coscienza tre omicidi, innumerevoli altri reati e un turbinio di scarcerazioni, una grazie anche allo stesso indulto del 2006, emblema delle cosiddette porte girevoli del nostro sistema penitenziario. Quindi, Ministro, lasci stare l'abnorme spreco dei braccialetti elettronici – che vedono, tra l'altro, suo figlio dipendente della Telecom – l'innalzamento dei servizi sociali da tre a quattro anni di pena o uno scriteriato aumento dello sconto di pena per buona condotta. Questo Paese, il nostro sistema giudiziario e il nostro sistema penitenziario hanno bisogno di altro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Chiarelli. Ne ha facoltà.

  GIANFRANCO GIOVANNI CHIARELLI. Signora Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, abbiamo ormai tutti ben chiaro quanto è accaduto a Genova mercoledì scorso e, quasi si trattasse di fatti di normale amministrazione, abbiamo appreso con preoccupante e colpevole ritardo di una seconda evasione a Pescara. L'abbiamo appreso con cinque giorni di ritardo; mentre oggi noi parliamo in quest'Aula è probabile che apprenderemo di un'ulteriore evasione, che scopriremo a distanza di giorni.
  Viviamo in un sistema in cui ormai il delitto è più materia di gossip mediatico che di interesse degli organi preposti a prevenirlo e, nel caso, a sanzionarlo. Tanto derivo dalle osservazioni che a svolgere autonomamente, ritengo senza alcun coordinamento con le forze di polizia, una attività a tutti gli effetti investigativa è stata da subito, a poche ore dall'evento, la trasmissione televisiva Chi l'ha visto. È su questo che noi dobbiamo riflettere, signora Ministro. È evidente che su questo aspetto, di una gravità inaudita, ci sia veramente da riflettere e da preoccuparsi.
  I fatti sono chiari, lo hanno anche specificato i colleghi che mi hanno preceduto: vi è Bartolomeo Gagliano, 55 anni, serial killer, accusato di ben tre omicidi (due prostitute ed un omosessuale), ma soprattutto soggetto mentalmente disturbato, così come riconosciuto nell'ambito di un processo a cui nel passato è stato sottoposto in osservazione al CIM, così come, peraltro, lei nella sua relazione ha specificato.
  Forse è ancora più grave l'evasione di Pietro Esposito, sicario della camorra, uno Pag. 7dei protagonisti della barbara uccisione dopo la tortura di una donna nell'ambito della faida di Scampia, che scontava una condanna per aver partecipato a due omicidi e per altri reati minori.
  Quello che sconcerta è la considerazione della sua relazione in ordine a quello che è l'elenco che le è pervenuto tanto dal carcere quanto dal tribunale di sorveglianza, e nulla è stato detto, caro Ministro, in ordine a quello che si è fatto e in ordine a quello che si deve fare. Lei sa, la mia parte politica non certamente qui lancia accuse nel vuoto, sappiamo anche perfettamente il suo ruolo difficile, lo comprendiamo, lo comprende il sottoscritto, che è operatore di giustizia da oltre trent'anni, però è vero anche che non si possono non considerare le gravissime dichiarazioni del direttore del carcere, il quale, nell'imminenza dei fatti, rispetto ai cittadini italiani, risponde: non noi sapevamo che si trattava di un serial killer.
  È chiaro che oggi ci aspettiamo da lei una consequenzialità in ordine a determinati comportamenti di efficienza. Cioè, un direttore del carcere che ha la responsabilità della struttura non conosce qual è il fascicolo del detenuto per il quale è stato concesso il premio, ma che in ogni caso è detenuto presso il suo ufficio ! È sconcertante ! Obiettivamente è qualcosa a cui non riusciamo a dare risposte e mette ancora più in difficoltà il suo compito.
  Ancora, abbiamo Luigi Pagano che dice: stiamo valutando gli atti e a mio parere il permesso di Gagliano non è stato un errore. Io non lo so, ma dalla sua stessa relazione obiettivamente forse andava fatta una riflessione diversa, perché vi era stata...

  PRESIDENTE. Concluda.

  GIANFRANCO GIOVANNI CHIARELLI. Un minuto. Da quanto è stato desunto andava fatta una ricerca più approfondita, in considerazione del fatto che era stato negato precedentemente, pochi mesi prima, uno stesso permesso. Sono valutazioni che chi opera sa; sono valutazioni, caro Ministro, che comprendiamo bene nel suo ruolo, però è evidente che lo stesso giudice di sorveglianza, la stessa persona che ha negato il permesso al poliziotto imputato per falso nel processo del G8, nega il premesso premio – si nega addirittura il permesso di andare all'estero a un leader politico solo perché ha una sentenza che ancora deve entrare in esecuzione – e poi si lasciano liberi questi pregiudicati, questi killer che effettivamente preoccupano non solo l'intero sistema, ma preoccupano tutti i cittadini.
  Ancora una volta faccio un appello per quello che è il sentire della nostra forza politica, per quello che è il sentire dei cittadini: noi abbiamo bisogno di una riforma vera, coraggiosa, seria; abbiamo bisogno di una riforma, e lei ha tutte le capacità e le qualità per poterlo fare, però è evidente che bisogna arrivare immediatamente a dare una risposta a questi episodi per questi soggetti che sono i responsabili veri di non aver messo nelle condizioni i cittadini italiani di vivere tranquillamente.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lacquaniti. Ne ha facoltà.

  LUIGI LACQUANITI. Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signora Ministro, grazie per essere venuta qui oggi a riferire su questo caso, nell'ambito dei suoi doveri istituzionali. Io credo che la prima cosa che dobbiamo chiederle a gran voce è che Bartolomeo Gagliano sia assicurato alla giustizia al più presto.
  Ce lo chiedono i cittadini, che sono comprensibilmente preoccupati per la presenza nelle nostre strade di questo detenuto evaso, che stava scontando una pena detentiva per rapina ma che, lo ricordo anch'io, aveva tra i propri precedenti due efferati omicidi. La condizione, diagnosticatagli a suo tempo, di incapacità di intendere e di volere non garantisce certo i cittadini sulla loro sicurezza.
  Ovviamente ce lo chiede il nostro ordinamento che non potrebbe reggersi senza la certezza della pena, principio cardine di ogni moderno sistema penale. Certezza della pena non significa solo la Pag. 8puntuale applicazione delle pene nel rispetto dell'ordinamento; certezza della pena significa anche la piena e corretta applicazione dell'ordinamento penale, col suo sistema di aggravanti attenuanti, e del sistema penitenziario, con le sue finalità che la Costituzione individua nella dimensione preventiva del reato, nella dimensione rieducativa del condannato, ma che non esclude nemmeno la dimensione retributiva della pena.
  Per tutto questo, ministro Cancellieri, ci risultano francamente inaccettabili le dichiarazioni che anch'io ricordo qui, del direttore del carcere di Genova che abbiamo appreso dalla stampa: «Non sapevamo che avesse quei precedenti, per noi era un rapinatore».
  Signora Ministro, questa è un'affermazione inaccettabile non solo perché fa riferimento ad un detenuto che, se dobbiamo stare appunto a quanto riferiscono i media, l'istituzione carceraria dove stava scontando la sua pena solo dopo l'evasione scopre essere un pluriomicida, ma è inaccettabile anche per un altro motivo. Sappiamo bene come le condizioni inumane di gran parte del nostro sistema penitenziario non siano in grado di garantire effettivamente la finalità riabilitativa del condannato, cui accennavo poc'anzi.
  Ma come può essere garantita questa funzione senza un corretto quadro psicologico del detenuto da parte delle strutture predisposte, intracarcerarie ed extracarcerarie ? Quadro psicologico, che nel caso di Gagliano, pluriomicida, ma anche incapace di intendere e di volere, diventa corretto e ampio quadro clinico.
  Per questo non riusciamo a credere, non vogliamo credere a quella dichiarazione del direttore del carcere di Genova. Noi oggi, signora Ministro, Le chiediamo di fare in modo che Gagliano sia assicurato alla giustizia, ma le chiediamo anche che puntualmente si verifichino eventuali negligenze in capo alla direzione del carcere di Genova e a tutte le strutture che dovevano essere preposte a seguire questo detenuto.
  Tuttavia, a mio avviso, onorevoli colleghe e colleghi, questo è solo una parte del problema che oggi è all'esame di questa Assemblea; poi vi è l'altra parte del problema. L'altra parte del problema, signora Presidente, non sono tanto le condizione invivibili delle nostre strutture carcerarie. Di questo abbiamo avuto modo di parlare più volte in questa sede e vi ho appena accennato anche io. Ce le ricorda anche l'associazione Antigone nel suo consueto rapporto, appena reso pubblico, sulle condizioni di detenzione in Italia.
  L'altra parte del problema è come sia possibile che il caso di un detenuto evaso, che va assicurato alla giustizia, possa diventare argomento per sollevare strumentalmente l'ennesima polemica politica che mira ad attaccare le scelte che il suo Ministero, signora Cancellieri, sta compiendo per rendere più umane le condizioni inumane e vergognose in cui versano le carceri italiane. L'ennesima polemica politica che mira ad attaccare le scelte dello sconto della pena, scelte che non hanno certo come obiettivo la fuga dei detenuti, ma la loro rieducazione.
  Abbiamo sentito le parole del MoVimento 5 Stelle che già nei mesi scorsi ci ha abituato a una sua curiosa concezione ondivaga della valutazione dei diritti dei detenuti. Probabilmente di qui a poco sentiremo pure i colleghi della Lega in quello che ormai è un loro refrain, quel loro armamentario di luoghi comuni e frasi fatte apposta per parlare alla pancia della gente ed istigare alla facile ricerca di capri espiatori sempre utili in tempi di crisi per il Paese, e che si vanno esercitando in queste ore pure nell'alimentare la rabbia popolare. Faccio riferimento al caso di quel cittadino di origine albanese ucciso in Val Trompia, in quella che appare sempre più come una vera caccia all'uomo. Ecco, colleghi della Lega in Italia nessuno può farsi giustizia da solo.
  Signor Ministro, qui oggi qualcuno l'ha chiamata per fare luce sul caso Gagliano, e qualcun altro l'ha chiamata per fare della bieca polemica politica. Noi le chiediamo di non farsi intimidire, di andare avanti nel programma lungo, difficile di Pag. 9umanizzazione delle carceri e delle pene (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Dorina Bianchi. Ne ha facoltà.

  DORINA BIANCHI. Signor Presidente, signor Ministro, in questa sede, anche alla luce di quanto riferito da lei con la sua informativa, si pretende che si faccia tutto il possibile, innanzitutto per individuare Bartolomeo Gagliano e assicurarlo una volta per tutte alla giustizia. In secondo luogo, risulta quanto mai opportuno avviare un'indagine interna che chiarisca di chi siano le responsabilità di quanto accaduto, sui motivi che abbiano potuto permettere ad un brutale assassino di vedersi assegnare un permesso premio, in quanto associato ad un reato diverso da quello per i quali in passato è stato condannato.
  È necessario andare più a fondo in una questione del genere, e cercare di capire quale sia il meccanismo che ha determinato l'errore. La risposta stessa del direttore del carcere: non sapevamo che avesse quei precedenti, per noi era solo un rapinatore, sollecita una riflessione preoccupata sull'intera vicenda. Siamo allo scambio di fascicoli e faldoni, ad incartamenti smarriti, confusi, inviati in ritardo a chissà chi. È possibile, mi chiedo, che in un'epoca a forte impronta tecnologica avvengano ancora simili episodi ?
  Occorre anche interrogarsi sul significato di rieducazione dell'individuo, che dovrebbe essere alla base della pena detentiva. Ed in effetti la considerazione più adeguata sembra essere quella che, così come sopravvive il sistema carcerario, non serve allo scopo. Nelle carceri manca il lavoro, la cura, ogni minima forma di attività che aiuti l'individuo a redimersi e a confrontarsi con un nuovo e più adeguato modo di essere. È un sistema di galleggiamento, di sopravvivenza, che lascia le cose come stanno, se non addirittura le peggiora. Abbiamo letto sui giornali stamattina che probabilmente riusciremo a riprendere il killer fuggito perché è in cerca di cocaina: questo ci deve far chiedere come mai un soggetto che è all'interno del carcere fuoriesce e riusciremo a prenderlo perché in qualche modo è un consumatore di droghe.
  È dunque valutando la materia nella sua globalità che occorre affrontare un discorso di riforma complessiva, più adeguata e più rispondente alle reali esigenze che la nostra stessa Costituzione indica come prioritarie. Sappiamo benissimo quanto rilevante sia lo sforzo necessario a risolvere il problema, e sappiamo anche che la soluzione adeguata necessita di idee chiare e forti. Noi siamo convinti che i permessi, l'affidamento in prova sono utili al reinserimento dei detenuti; ma perché non valutare caso per caso le modalità di controllo che ci garantiscano dalla fuga ? Perché in questi casi non pensiamo, come succede anche in altri Paesi, di usare il braccialetto elettronico con maggiore facilità ?
  Perché non ci rendiamo conto, e non «velocizziamo» quello che è un provvedimento, quello della custodia cautelare, ingiusto ? Su 64 mila detenuti in Italia, abbiamo 24 mila detenuti in custodia cautelare, e di questi il 50 per cento circa non ha mai commesso alcun omicidio, né ha subito delle pene gravi. Il risultato è che spesso abbiamo detenuti innocenti all'interno delle carceri, e detenuti colpevoli fuori le carceri.
  C’è un'unica strada che un sistema istituzionale deve percorrere quando vuole essere giusto e tenere in equilibrio le ragioni e il rispetto delle vittime e il diritto dei detenuti al loro recupero, ed è quella di dare la certezza della pena e di garantire ai detenuti un reinserimento vero all'interno della nostra società.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Monchiero. Ne ha facoltà.

  GIOVANNI MONCHIERO. Signor Presidente, signor Ministro, sarò breve perché non voglio ripetere cose già dette dai colleghi. Vorrei soltanto esprimere un po’ di sconcerto non solo nell'aver letto le dichiarazioni, che sono già state riferite, Pag. 10del direttore del carcere ma, se mi consente, signor Ministro, anche nell'aver ascoltato la relazione che i funzionari del suo Ministero le hanno, con abituale attenzione, preparato tempestivamente. È una relazione in perfetto burocratese, nella quale, fra l'altro, le hanno scritto che le dichiarazioni del direttore del carcere sembrano contraddire la realtà dei fatti. Ecco, signor Ministro, non sembrano, le abbiamo ascoltate in diretta televisiva, queste dichiarazioni sono una spudorata affermazione che noi non possiamo accettare !
  Signor Ministro, non le chiedo di cambiare la politica carceraria, non le chiedo neanche di andare alla ricerca di capri espiatori, il nostro partito ha una visione del mondo che non si fonda sulla ricerca di capri espiatori, ma qui ci sono due persone che hanno rilasciato in televisione dichiarazioni che lei può serenamente ascoltare in qualsiasi momento: l'uno, l'abbiamo già ricordato, l'altro è il giudice di sorveglianza che ha affermato che mai caso è stato meglio approfondito di questo. Allora, se questo caso è un caso perfetto di approfondimento da parte delle strutture carcerarie e dei loro consulenti psichiatrici, psicologi e quant'altro, allora c’è da dubitare davvero della nostra organizzazione.
  Signor Ministro, io concludo dicendo questo: l'errore sarà sempre con noi, non esiste norma che non si presti a degli eccessi e a delle valutazioni errate, non c’è misura né severa né più blanda che possa ottenere sempre i risultati auspicati, però se l'errore è sempre con noi e non lo possiamo evitare, l'improntitudine, signor Ministro, va evitata. Io non le chiedo di restringere la libertà dei detenuti, le chiedo di fare un intervento significativo che punisca l'improntitudine dei burocrati (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Molteni. Ne ha facoltà.

  NICOLA MOLTENI. Signor Presidente, Ministro, io non utilizzerò le parole moderate che hanno utilizzato i colleghi e noi della Lega non avremo nemmeno un tono accomodante come abbiamo sentito sino ad ora, perché ? Perché siamo di fronte ad una vicenda, anzi a due vicende, Gagliano e Esposito, che sono vicende a dir poco agghiaccianti, a dir poco scandalose perché esattamente in questo momento, in cui noi stiamo discutendo, abbiamo sul nostro territorio due soggetti, due pluriassassini, due plurievasori che in quanto tali sono anche due pluripremiati, e questa è una vicenda letteralmente indecente. Non ci basta, Ministro, che lei oggi sia venuta a riferire con riferimento a un vero e proprio «bollettino parrocchiale» – con tutto il rispetto per i bollettini parrocchiali – non ci basta una relazione cruda, fredda dei fatti, servono delle vere e proprie riflessioni, servono delle azioni affinché episodi agghiaccianti e vergognosi come questi non si ripetano. Queste non sono le parole dei leghisti cattivi, come ci hanno ricordato prima i colleghi di SEL, questa è l'indignazione, questo è lo sconcerto di quei cittadini che oggi vedono liberi sul proprio territorio due soggetti altamente pericolosi che possono tornare a delinquere. Tra l'altro, nemmeno sappiamo quanti sono i casi di soggetti evasi che non sono ancora stati portati all'attenzione, perché le ricordo che Esposito è evaso esattamente nella giornata di sabato, oggi è venerdì e le cronache hanno riportato ieri l'evasione di Esposito.
  Ministro, qui ci sono evidentemente delle responsabilità. Prima il collega Verini ci ricordava che ci sono solo cinquantadue casi di evasione. Noi diciamo ci sono ben addirittura cinquantadue casi di evasione, perché andate a spiegare alle cinquantadue o più vittime di questi soggetti che oggi questi due pluriomicidi sono stati rimessi in libertà a causa della politica fallimentare dei permessi premio (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !
  Ministro, le responsabilità giudiziarie e tecniche devono essere accertate. Tra l'altro, avremmo voluto e avremmo preferito Pag. 11che il Ministro fosse venuto già qua oggi con l'accertamento delle responsabilità. Le parole vedremo, valuteremo, analizzeremo, studieremo non ci vanno bene davanti a vicende come questa ! Quindi, già ci dovevano essere le responsabilità. La responsabilità, che qua è stata abbondantemente ricordata, da parte del direttore del carcere di Marassi. Il direttore del carcere di Marassi non può non sapere che Gagliano è un pluriassassino ! Non ci vanno bene le parole del magistrato del tribunale di sorveglianza di Genova, che dice che la misura è legittima. Dove è legittima, Ministro, questa misura ? Non ci vanno bene neanche le parole del vice capo del DAP Pagano, che oggi in un'intervista su la Repubblica dice: le fughe sono un prezzo da pagare. Certo, sono un prezzo da pagare da parte dei cittadini onesti ! E ancora dice che l'Europa ci chiede di osare di più.
  Ministro, l'Europa può andare veramente a quel paese su questi punti ! Ci sono responsabilità giudiziarie e tecniche, teste che devono saltare, responsabilità che toccano evidentemente a lei nell'esercizio delle sue funzioni ma, Ministro, ci sono anche delle responsabilità di natura politica. Queste due evasioni sono il risultato e la certificazione del fallimento delle politiche premiali, degli sconti di pena, dei benefici che vengono dati a criminali. Questa responsabilità è una responsabilità prettamente e puramente politica che lei e il Governo vi dovete assumere. Non è con gli «svuota carceri», non è con gli indulti mascherati, non è con le politiche premiali nei confronti dei delinquenti che noi risolviamo e assolviamo al compito del sovraffollamento delle carceri.
  Continuiamo a parlare – e concludo – di abolizione della legge Bossi-Fini, di abolizione della Fini-Giovanardi, di abolizione della legge ex Cirielli, dell'abolizione del reato di immigrazione clandestina. Ma, Ministro, la vera legge che andrebbe abolita o quanto meno rivista e riformata è la legge Gozzini ed è per questo che noi ci impegneremo da qui nel prosieguo ad avviare una vera e propria riforma della legge Gozzini, che è la legge che concede benefici e premi a coloro i quali benefici e premi non li possono meritare.
  Ministro, siamo a Natale, a Natale si fanno i regali, ma i regali vanno fatti alle persone oneste e non agli assassini (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Piepoli. Ne ha facoltà.

  GAETANO PIEPOLI. Signor Presidente, signor Ministro sarò anch'io breve, anche perché condivido molte delle cose dette qui in quest'Aula, in particolare dai colleghi di SEL e dal collega Monchiero. Vorrei dire che, evaporando il gioco della retorica, che purtroppo coinvolge anche gli eletti e non semplicemente la demagogia che pure esiste nel Paese, rimane un problema di fondo: i grandi principi a cui noi teniamo, la certezza della pena, la sua funzione rieducativa, l'umanizzazione di questo universo di inferno che è il carcere vanno gestiti. E questo richiede la consapevolezza che siamo un Paese dalle istituzioni fragili, dove queste emergenze permettono fatti come quelli che sono emersi in questi giorni, che però richiedono accertamenti di responsabilità non per un demagogico tentativo di trovare dei colpevoli, perché non ci interessa, ma per migliorare il senso del servizio fatto, del servizio reso ai cittadini e anche del servizio necessario rispetto agli stessi protagonisti.
  Per questo le chiediamo di insistere non solo sulla gestione di questi principi, ma anche sulla verifica della capacità di applicazione di questi principi. Noi sappiamo che queste emergenze rendono inevitabilmente possibili fatti come quelli estremamente gravi a cui siamo sottoposti, così come fatti altrettanto gravi come quelli di Lampedusa, che ci costringono ad essere oggetto del ludibrio a livello europeo.
  Però, questo non ci può far abbassare la guardia, non possiamo ritenere questo un prezzo inevitabile: sono problemi di uomini, e quindi possono essere gestiti. Ci Pag. 12rendiamo conto che vi è una pressione mediatica, anche assolutamente abnorme, rispetto al singolo episodio e alla singola eccezione, e questo non ci può scoraggiare, però le chiediamo, da questo punto di vista, di intensificare il rapporto di verifica della capacità professionale dei diversi operatori che, a diverso titolo, sono impegnati in questo settore (Applausi dei deputati dei gruppi Per l'Italia e Scelta Civica per l'Italia).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Corsaro. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ENRICO CORSARO. Signor Presidente, signor Ministro, spero che l'imbarazzo che lei prova questa mattina sia almeno direttamente proporzionale a quello che hanno gli italiani, la maggioranza degli italiani, nel sapere che lei è lì ad occupare quel posto. Infatti, lei ci ha fatto una descrizione psicosanitaria e una burocratica lettura dei precedenti penali di un personaggio che, in qualsiasi Paese civile, sarebbe assicurato per sempre alle patrie galere, ne sarebbe gettata la chiave e gli sarebbe impedito il contatto personale con alcuno, fatta salva la purtroppo necessaria opportunità di farlo incontrare con qualche agente penitenziario per l'espletazione delle necessità personali.
  Quindi, è inutile, signor Ministro, che oggi lei e la sua maggioranza veniate a versare delle lacrime di coccodrillo, perché il risultato che è sotto gli occhi di tutti è la naturale conseguenza di una scelta determinata che la sua maggioranza e lei in prima persona, signor Ministro, avete assunto nella regolazione del tema della giustizia. Prima sono state fatte delle modifiche e delle cancellazioni alla legge Cirielli, laddove in quella legge veniva correttamente indicata l'apposizione di forti limiti per il riconoscimento di sconti di pena ai recidivi e ai plurirecidivi, e Dio sa se il personaggio in questione sia un plurirecidivo o meno.
  Ora voi applicate gli sconti di pena solo con una burocratica verifica degli automatismi temporali, per cui, passato un determinato periodo di tempo, si ha diritto a degli sconti di pena. Oggi, addirittura, lei ha presentato un ulteriore decreto, l'ennesimo «svuota carceri», che metterà fuori migliaia di persone, tra le quali, certamente, ve ne saranno alcune che saranno parificabili, quanto a pericolosità sociale, al personaggio che è evaso dal carcere di Marassi, il quale si è dimostrato sgarbato e stupido.
  Sgarbato, se me lo consente, signor Ministro, perché, conoscendo la sua predisposizione e anche il clima natalizio, sarebbe stato assai più carino che, prima di scappare, le avesse fatto una telefonata; stupido perché, se quella telefonata gliela avesse fatta, lei avrebbe avuto l'opportunità di rassicurarlo sul fatto che, se avesse aspettato una settimana, se ne sarebbe uscito di galera legittimamente grazie al suo decreto, Ministro.
  Quel decreto nel quale è scritto che, per far uscire la gente di galera anzitempo, riconoscete uno sconto di pena di cinque mesi ogni dodici di pena comminata, tornando indietro alle pene che sono state determinate dalla giustizia al 1o gennaio 2010. Il che significa, per il personaggio in questione, condannato a sette anni, cinque per sette, trentacinque mesi di sconto. All'entrata in vigore del decreto, questo se ne sarebbe andato a casa: davvero stupido a non averle telefonato !
  La realtà, signor Ministro, è che voi seguite solo l'ideologia della sinistra – l'abbiamo sentita, in quest'Aula, ancora in questi minuti – senza alcun rispetto per le vittime, le vittime accertate dei delinquenti che sono stati assicurati alla giustizia; senza alcun rispetto delle vittime potenziali che saranno colpite da questi delinquenti che voi rimettete anzitempo in libertà. Rifiutate di guardare il tema vero della soluzione alla sovrappopolazione carceraria, che è il tema della revisione della custodia cautelare.
  Non vi occupate delle decine di migliaia di italiani e di stranieri che sono in galera, in attesa di giudizio, e Dio solo sa perché sono lì ad aspettare un giudizio. No ! Voi, per svuotare le galere, fate uscire i delinquenti acclarati.Pag. 13
  Non affrontate il tema della convenzione con i Paesi stranieri, a cui devono essere riconsegnati i tanti detenuti non italiani che albergano nei nostri penitenziari. Non affrontate il tema della nuova edilizia carceraria.
  Il direttore ha dichiarato di non avere il fascicolo, ma lui, e soprattutto il magistrato di sorveglianza, – lei lo sa bene, signor Ministro –, hanno in mano la posizione giuridica che accompagna ogni spostamento penitenziario di ogni detenuto. Qual è la sanzione ? L'evaso ha liberato un posto in galera. Con chi intende occuparlo quel posto in galera ? Con il magistrato di sorveglianza ? Con il direttore del carcere di Marassi ?
  Se lei ha dignità, signor Ministro, ha due scelte. La prima è quella di ritirare l'ennesimo decreto svuotacarceri che lei ha presentato e di rinunciare a sostenere ulteriori indulti ed amnistie. La seconda è di rassegnare le dimissioni. Oppure può fare tutte e due le scelte: farebbe un favore all'Italia e avrebbe più tempo per stare al telefono (Applausi di deputati del gruppo Lega Nord Padania).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Pia Locatelli, anzi, Pia Elda Locatelli. Mi scusi, prego.

  PIA ELDA LOCATELLI. Signor Presidente, al massimo concedo «Pia», ma non «Maria Pia».

  PRESIDENTE. Prego, onorevole.

  PIA ELDA LOCATELLI. Signor Presidente, signora Ministra, l'evasione del detenuto dal carcere di Marassi dell'altro ieri, ma anche quella di ieri dal carcere di Pescara, sono fatti gravi per i quali vanno accertate le eventuali responsabilità sia dei magistrati di sorveglianza sia delle autorità penitenziarie. Non abbiamo dubbi in merito e chiediamo che questi accertamenti siano fatti con rapidità ed estremo rigore. Altrettanto impegno chiediamo per riassicurare alla giustizia i detenuti evasi.
  Sentiamo però il dovere di affermare che questi gravi episodi non devono vanificare il lavoro fatto in questi mesi per rendere le carceri italiane luoghi più civili e capaci di svolgere la funzione rieducativa a cui sono chiamate. Al contrario, dobbiamo continuare in questa direzione, anche perché i dati disponibili ci rinfrancano in tal senso.
  Lì ha già citati lei, signora Ministro. I permessi premio concessi ai detenuti nell'anno 2012 sono stati poco più di 25 mila e le evasioni commesse da soggetti che hanno fruito di tali permessi sono state 52. Percentualmente è un dato piuttosto basso, direi: il 2 per mille.
  Se poi parliamo di evasioni non legate ai permessi, ma di tutte le altre evasioni (quelle dei detenuti ammessi a lavoro esterno, le evasioni da istituti di pena e dalla semilibertà), queste sono 104, ma i detenuti sono 67 mila.
  Anche i dati del 2013 ci confortano, perché fanno vedere una contrazione rispetto all'anno precedente. Questa è la dimensione del fenomeno, per quelli che i dati vogliono guardarli per davvero.
  Allora, il mancato rientro di un detenuto, in permesso premio o ammesso al lavoro, rientra purtroppo tra gli eventi critici, che non dovrebbero ma possono accadere. Questo, però, non deve inficiare l'istituto della concessione di permessi ai detenuti, perché non possiamo dimenticare che un detenuto recuperato è un pericolo in meno per la società.
  Quindi si vada nella direzione di maggiore sicurezza e non di minore sicurezza ! Ma soprattutto non dobbiamo interrompere il lavoro per rendere il nostro Paese degno di avere dato i natali a Cesare Beccarla (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Partito Socialista Italiano (PSI)- Liberali per l'Italia (PLI))

  PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'informativa urgente del Governo.
  Sospendo ora la seduta, che riprenderà alle ore 10,30 con il seguito della discussione del disegno di legge di stabilità 2014.

  La seduta, sospesa alle 10,05, è ripresa alle 10,45.

Pag. 14

Seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014) (Approvato dal Senato) (A.C. 1865-A).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 1865-A: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014).
  Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo della Commissione, come risultante dalle correzioni comunicate all'Assemblea nella seduta di ieri.
  Ha chiesto di intervenire il presidente della V Commissione, deputato Francesco Boccia. Ne ha facoltà.

  FRANCESCO BOCCIA, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, intervengo solo per informare l'Aula che, per un refuso tipografico, lo stampato relativo all'A.C. 1865-A, al comma 204-quater dell'articolo 1 del disegno di legge n. 1865, riporta le parole: «e la misura dell'agevolazione» che, invece, devono intendersi soppresse, come risulta dal resoconto della seduta del 17 dicembre della Commissione Bilancio (pagina 213 del bollettino delle Giunte e delle Commissioni del 17 dicembre 2013), in conseguenza dell'approvazione del subemendamento Giacomelli 0.1.4031.8, riferito all'emendamento 1.4031 del relatore. Di tale refuso tipografico è stato espressamente reso edotto il Comitato dei nove nella seduta di questa mattina.
  Presidente, le comunico altresì che, per un refuso contenuto nel bollettino delle Giunte e delle Commissioni del 17 dicembre scorso, l'emendamento 1.5034 del Governo, al primo periodo, dopo le parole: «nei territori ove» non reca la parola: «non» presente, invece, nel testo dell'emendamento, così come presentato dal Governo e correttamente pubblicato nel bollettino delle Giunte e delle Commissioni del 16 dicembre.
  Inoltre, per un disguido, l'atto Camera 1865-A, alle pagine 430 e 431, non riporta l'aggiornamento delle disponibilità di competenza e di cassa del bilancio dello Stato di cui all'Allegato 5, annesso al medesimo disegno di legge, concernenti le riduzioni delle somme destinate ai consumi intermedi. Questa mattina il Governo ha trasmesso una nota della Ragioneria generale dello Stato che aggiorna il suddetto Allegato in conseguenza della modifica, da 151 a 151,3 milioni di euro a decorrere dal 2015, approvata dalla Commissione Bilancio e, come tale, indicata al comma 290 dello stampato del disegno di legge. Dell'Allegato 5, come aggiornato, ha preso atto, sempre questa mattina, il Comitato dei nove nella riunione già svoltasi.

  PRESIDENTE. La Presidenza prende atto di tali correzioni, che si intendono quindi ricomprese nel testo.

(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia – Articolo unico A.C. 1865-A)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Lello Di Gioia. Ne ha facoltà.

  LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, stiamo assistendo in questi giorni ad una serie di iniziative, probabilmente giuste, da parte degli imprenditori e da parte di una serie di categorie, contro questa legge di stabilità. Sicuramente si poteva fare di più. Però io credo – e noi crediamo, come socialisti – che abbiamo anche il dovere di pensare a come eravamo sei mesi fa. E coloro i quali oggi sostengono, dall'opposizione, l'esistenza di tutta una serie di contraddizioni in questa legge di stabilità, probabilmente hanno dimenticato a che livello ci hanno portato durante il loro Governo.Pag. 15
  Noi siamo profondamente convinti che bisognerà migliorare nel prossimo futuro una serie di iniziative, soprattutto per ciò che riguarda gli sgravi fiscali, soprattutto per quello che riguarda il rilancio dell'economia, e che bisognerà costruire un sistema scolastico diverso e dare, in buona sostanza, l'opportunità ai giovani di poter trovare un posto di lavoro.
  Quindi sperare in un futuro diverso. Come abbiamo già detto in tempi passati, il merito sia un valore e non un disvalore. Abbiamo anche la necessità di fare in modo che coloro i quali sono più deboli possano avere la possibilità di poter accedere, di poter essere accompagnati, in buona sostanza di mettere in moto quell’«ascensore sociale» che oggi sostanzialmente non c’è.
  Pur tuttavia in questo provvedimento vi sono elementi positivi – e mi avvio rapidamente alle conclusioni – elementi positivi come il cuneo fiscale – sicuramente limitato – elementi positivi che riguardano gli interventi sui giovani, interventi positivi per gli esodati, per coloro i quali sono più deboli all'interno della nostra società. In buona sostanza, per la prima volta, non si toglie qualcosa ai cittadini italiani, ma certamente si dà, poco ma si dà.
  Ecco, vorrei in conclusione fare semplicemente un paragone, probabilmente abbastanza grossolano. Diceva un grande sindacalista della mia terra, riformista e socialista, Giuseppe Di Vittorio: «Quando i contratti tra lavoratori e impresa sono contestati da tutti e due, perché non sono soddisfatti, probabilmente si è sulla strada giusta». Oggi c’è una grande – come posso definirla ? – situazione di insoddisfazione in generale. Probabilmente siamo sulla strada giusta, perché evidentemente non abbiamo garantito una categoria soltanto e questa è la strada che dobbiamo intraprendere per creare equità e certezza appunto per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Misto – Partito Socialista Italiano (PSI) – Liberali per l'Italia (PLI)).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pisicchio. Ne ha facoltà.

  PINO PISICCHIO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministra, onorevoli esponenti del Governo, se c’è un atto normativo che più d'ogni altro qualifica e caratterizza l'identità politica di un Governo, questo è la legge di stabilità, chiamata a regolare la vita economica del Paese nel triennio. Questa legge costruisce la declinazione concreta del programma di Governo, dunque dà conto della sua credibilità rispetto al Paese.
  Forse occorrerebbe normare la votazione di fiducia al Governo in occasione della stabilità, accogliendo in modo esplicito nell'ordinamento ciò che ormai avviene in altri Paesi e che avviene per prassi nel nostro Parlamento da sempre, consentendo l'assunzione piena di responsabilità da parte del Governo di fronte al Parlamento ed al Paese.
  La fiducia alla legge di stabilità dunque è un atto politico, una responsabilità che noi di Centro Democratico intendiamo assumere. Ma non solo per un'adesione politica nei confronti del Governo, ma anche perché leggiamo in questo atto, che è il primo testo organico di politica economica del Governo Letta dopo i primi otto mesi di vita, un'inversione di tendenza. In primo luogo perché non sceglie la via di un inasprimento della leva fiscale.
  La crisi, prima finanziaria, poi economica e poi sociale, è crudele: ha demolito un soggetto sociale, il ceto medio, ha devastato le generazioni più giovani, ha squassato le famiglie monoreddito, ha prodotto condizioni irreversibili per la generazione dei cinquantenni messi fuori dal mercato del lavoro. L'Italia ha bisogno di rifiatare. Avrebbe bisogno di Keynes, di impresa, non certamente di nuove tasse.
  Questa legge di stabilità, con un intervento ancorché più contenuto delle attese sul cuneo fiscale e con le scelte compiute Pag. 16sul piano della razionalizzazione della spesa pubblica, mostra di voler invertire una tendenza e predisporre il Paese ad una nuova stagione di politica ed economica. Vogliamo rilevarlo, rammentando che questo Governo ha operato sull'orlo del precipizio, all'indomani di elezioni che hanno messo il Parlamento in una condizione di stallo, a fronte di un contesto economico e sociale che reclamava decisioni forti ed immediate.
  Voteremo la fiducia, conferendo a questa scelta un di più di valore politico e affidando al Presidente Letta, convinto europeista, una richiesta: si faccia protagonista di un fronte mediterraneo in Europa.
  Lo faccia, oltre che per la giustezza intrinseca di questa scelta, anche per imporre un principio che superi l'alambiccare di qualche eurocontabile fuori dal mondo della realtà. Il principio è semplice: ogni euro impiegato per sostenere l'occupazione, l'impresa, lo sviluppo, non può essere considerato parte del debito pubblico. Lo faccia, Presidente, perché solo così potremo metterci alle spalle questo triste triennio di recessione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Centro Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Gebhard. Ne ha facoltà.

  RENATE GEBHARD. Signor Presidente, i deputati dell'SVP e del PATT voteranno la fiducia posta dal Governo sulla legge di stabilità. Votiamo la fiducia in ragione del confronto con il Governo che ha consentito, nel corso di questi mesi, di ottenere importanti risultati nella prospettiva dell'autonomia speciale e perché la questione di fiducia rispetta il lavoro parlamentare. I tempi di approvazione del provvedimento, d'altra parte, appaiono urgenti e obbligati. Sia nel corso dell'esame da parte del Senato, che nei lavori della Camera, come autonomie speciali abbiamo ritenuto la legge di stabilità coerente con gli obiettivi di politica economica che costituiscono la priorità dell'azione di Governo. In particolare, riteniamo essenziali le misure adottate sulla riduzione del cuneo fiscale che riteniamo positive anche se inferiori a quelle a nostro avviso necessarie al fine di ridurre significativamente e a medio termine le tasse sul lavoro che è un obiettivo strategico per diventare competitivi in Europa e nel mondo.
  Apprezziamo fortemente che siano state poste a regime le misure per il risanamento energetico e per le ristrutturazioni degli edifici, che possono essere un aiuto alla crescita. Esprimiamo, invece, il nostro rammarico per il fatto che non sia stato introdotto, come noi abbiamo sostenuto ed avremmo voluto, l'aumento della soglia di reddito per i familiari a carico, che riteniamo punto fondamentale di una seria politica di sostegno delle famiglie.
  Circa la legge di stabilità, anche se essa in relazione agli statuti speciali presenta molti aspetti che hanno profili di costituzionalità fortemente a rischio, per altri aspetti il confronto con il Governo ha consentito di produrre importanti risultati per le autonomie. L'intesa per il trasferimento della competenza primaria della provincia autonoma di Bolzano in ordine a finanze e tributi locali, contenuta nella legge di stabilità, ha determinato l'individuazione degli interventi in grado di conseguire gli obiettivi di finanza pubblica. È questo un primo passo nella giusta direzione per una rafforzata prospettiva di autogoverno e, dunque, di assunzione di ulteriori competenze e responsabilità.
  La legge di stabilità, che con la fiducia il Parlamento è chiamato ad approvare, costituisce un punto di intesa realistico nella situazione economica e in ordine alla compatibilità di bilancio del Paese. La rinnovata fiducia al Governo è contestuale, nella nostra prospettiva, all'avvenuto rinnovo delle commissioni paritetiche. Per queste ragioni, i deputati dell'SVP e del PATT voteranno la fiducia alla legge di stabilità (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Minoranze Linguistiche).

Pag. 17

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Corsaro. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ENRICO CORSARO. Signor Presidente, ogni giorno ce n’è una nuova con questo Governo. Questa volta credo davvero non ci siano precedenti in quanto si chiede la fiducia su un provvedimento che ha nel suo contenuto un elevatissimo profilo di illegittimità. Infatti, come si è già avuto modo di ricordare, sia in Commissione, che ieri quest'Aula, la Repubblica italiana, con l'approvazione della legge n. 196 del 2009, si è dotata di un nuovo strumento per la legge più importante della Repubblica, cioè la legge di bilancio. Abbiamo voluto, cioè, superare, in ottemperanza ad una disposizione comunitaria, il sistema delle vecchie leggi finanziarie per cui ciascuno cercava di inserire il proprio microinteresse personale, tanto che ogni approvazione di legge finanziaria veniva accompagnato, nella comunicazione televisiva e giornalistica, dalla solita definizione dell’«assalto alla diligenza».
  E, allora, anche ossequiando una norma comunitaria che ci imponeva un virtuosismo mai conosciuto prima, con la legge n. 196 del 2009 abbiamo stabilito anche noi di mettere nell'armadio del passato la legge finanziaria e di dotarci della legge di stabilità, cioè di una legge che debba contenere solo i saldi finanziari, l'individuazione del fabbisogno e la determinazione delle modalità per coprire quel fabbisogno.
  Nient'altro: nessuna norma di carattere ordinamentale, nessun intervento di carattere microsettoriale e la finanziaria che era stata inizialmente scritta dal Governo, forse perché serviva portare a casa la vidimazione dell'Europa, più o meno stava in quelle condizioni. Poi, una volta che la finanziaria è stata «vidimata» dall'Europa e l'avete presentata al Parlamento – anche qui, cosa curiosa che riteniate di dover presentare un documento così importante all'Europa prima che al Parlamento – l'avete trasferito prima al Senato poi alla Camera dove avete, voi maggioranza e soprattutto voi Governo, con gli emendamenti direttamente del Governo e quelli che avete fatto sottoscrivere al povero relatore incolpevole, perché vi vergognavate di mettere la vostra firma, avete sostanzialmente trasformato questo disegno di legge di stabilità in un «marchettificio» che altro non è, ora come ora, che la somma di una vecchia legge finanziaria cui si aggiungono un certo numero di leggi mancia, le famose tanto vituperate leggi mancia che almeno avevano una definizione temporale e di misura economica di investimento. Qui non c’è limite. Adesso che cosa andate a raccontare all'Europa ? Le andate a raccontare che la legge più importante della Repubblica italiana prescrive trecentomila euro di marchetta agli orchestrali dell'orchestra «I Virtuosi di Verona» ? Gli andate a raccontare che date un milione all'orchestra «Il Mediterraneo di Napoli» ? Gli andate a raccontare che state dando due milioni al sistema di ricerca per il miglior utilizzo degli scarti degli agrumi ? Sono molto curioso, alla mia prossima spremuta d'arancia, di sapere come avete investito quei due milioni per consigliarmi l'uso delle scorze che normalmente butto nella spazzatura. O gli andate a raccontare dei 122 milioni di euro che avete regalato, con l'ultimo emendamento presentato nottetempo, al vostro principale partner finanziario ed economico, al titolare della tessera numero uno del PD De Benedetti, per il tramite dei milioni di euro che sono stati regalati al gruppo Sorgenia e alle sue aziende ?
  Avete fatto una gran cassa di balle in questo disegno di legge di stabilità. Avete raccontato agli italiani che finalmente si interveniva sul cuneo fiscale: qualche centesimo, misurato ad personam per una platea molto ristretta di beneficiari. E la promessa che però gli daremo tutto quello che riusciremo a portare a casa con la spending review, sapendo già che di spending review non si parla perché il sottosegretario all'economia qui presente ci ha spiegato che per lui la spending review vuol dire leggere la spesa pubblica non tagliarla, perché altrimenti l'avrebbe chiamata spending cut. Questo ci ha detto in Pag. 18Commissione. Il che significa che non intende recuperare una lira degli 830 miliardi di spesa pubblica. Quindi una promessa sul niente.
  Avete detto che finalmente si toglieva l'imposta sulla prima casa semplicemente perché non si chiama più IMU. Oppure per qualcuno si chiama IMU, per qualcun altro si chiamava Trise, poi Tari, poi Tasi poi Tares, poi IUC. Il risultato è che si paga esattamente quello che si pagava prima, e in più si aggiunge la disponibilità di tassazione da parte dei comuni e in più aumenta la spesa che si deve corrispondere ai commercialisti perché, da una tassa che c'era prima, se ne pagano quattro, ciascuna con una base imponibile diversa perché nessuno è capace di determinare, senza l'ausilio di un professionista abilitato, quale sia il suo debito nei confronti dello Stato.
  Avete aumentato le accise sui carburanti, non rendendovi conto che ogni volta che aumentano le accise diminuisce l'acquisto dei carburanti e che, quindi, ad ogni aumento di spesa corrisponde una diminuzione di entrate per le risorse dello Stato. Avete utilizzato ancora in misura parziale la «pelle degli esodati» per dire che facevate qualche cosa e ancora una volta la gran parte della platea degli esodati è in attesa di una soluzione da un Governo imbelle. Avete fatto un intervento risibile sulle pensioni, consentendo il 95 per cento dell'adeguamento alla perdita di valore della moneta ai «ricchissimi» possessori di pensioni che conseguono fino a millecinquecento euro lordi di pensione. Avete aumentato l'imposta di bollo. Avete diminuito i trasferimenti agli enti locali.
  Avete, però, fatto – questo sì – un grande regalo alle banche e alle assicurazioni, alle quali è consentito nei prossimi sette anni di conseguire un vantaggio fiscale di 17 miliardi e mezzo ! Usate la vecchia logica: sempre microspese a pioggia, pagate con un aumento della pressione fiscale, e mai un taglio della spesa pubblica.
  E non è un caso che alla fine del vergognoso iter di questo «marchettificio» continuo, in cui il Governo stesso metteva in mano all'imbarazzato relatore degli emendamenti microsettoriali per finanziare gli amici degli amici, abbiate tutti contro: avete contro i sindacati, avete contro Confindustria, avete contro le piccole imprese, avete contro addirittura Fassino, presidente dell'Associazione nazionale dei comuni. E a favore chi avete ? A favore avete le banche e le assicurazioni, a favore avete gli orchestrali di Verona, a favore avete i titolari delle slot machine, ai quali con il provvedimento di ieri al Senato avete ulteriormente garantito qualche prebenda dopo avere già azzerato le multe che gli erano state comminate.
  Sì, siete contro, violentemente contro, la sigaretta elettronica, perché volete penalizzare gli italiani che cercano di uscire da un vizio, ma siete fortemente a favore delle slot machine ! Pensare al peso delle multinazionali del tabacco, pensare alla dimensione economica del gioco d'azzardo, fa immaginare che a voi difettino o l'intelligenza o l'onestà, e non vi faccio troppo stupidi.
  E allora il dato vero, sul quale in conclusione ci inducete a pensare, è che la realtà di questo disegno di legge di stabilità, «somma di marchette», non rappresenti altro che l'inizio della soluzione a un problema che vi siete posti da soli e sul quale state cercando di raccogliere una finta solidarietà di piazza. Mi riferisco al tema del finanziamento della politica e del tanto decantato taglio totale dei finanziamenti e dei rimborsi ai partiti, sui quali cercate di rifarvi una verginità. Forse è per questo che il disegno di legge di stabilità si presenta nel modo in cui lo state depositando al voto di fiducia. Forse è perché, da un lato, volete farvi la faccia pulita di quelli che rinunciano ai finanziamenti pubblici...

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  MASSIMO ENRICO CORSARO. ...e, dall'altro, utilizzate il vostro ruolo di Governo per dispensare, a questo o a quello, favori e disponibilità economiche per precostituirvi, come dire, delle forme di simpatia e di adesione a quanti domani potranno Pag. 19magari essere intercettati per ricostituire, nelle casse dei vostri partiti, quelle disponibilità finanziarie a cui fintamente state cercando di asserire di voler rinunciare (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Congratulazioni).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Borghesi. Ne ha facoltà.

  STEFANO BORGHESI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge di stabilità, così come è uscito dalla Commissione bilancio, è per noi un disegno di legge assolutamente inaccettabile, un disegno di legge pessimo, un disegno di legge che non tiene conto della tragica situazione in cui versa il nostro Paese in questo momento, alla faccia dei grandi annunci che solo pochi giorni fa il Presidente Letta aveva fatto in occasione del precedente voto di fiducia: annunci di misure concrete per il lavoro, annunci di aiuti per le nostre famiglie, annunci puntualmente disattesi da questo provvedimento.
  Stiamo vivendo un momento drammatico. La maggioranza forse non se ne è accorta o forse fa finta di non vedere, ma la tanto sospirata e annunciata crescita non si vede all'orizzonte e le nostre imprese, nel frattempo, continuano a chiudere, penalizzate da una tassazione senza uguali in Europa e nel mondo, penalizzate da un costo del lavoro esorbitante, penalizzate da un costo dell'energia che le pone, di fatto, fuori dal mercato.
  Gli imprenditori si suicidano a causa di questa crisi e ormai non si contano più quelli che hanno deciso di delocalizzare, ma non in Paesi emergenti o in paradisi fiscali, bensì a pochi chilometri dai nostri confini, come in Carinzia, in Slovenia, in Svizzera.
  Nel nostro Paese, in questo momento, non esistono più le condizioni per poter fare impresa e, di conseguenza, la disoccupazione ha registrato dei livelli record; il dato di quella giovanile è terrificante: siamo arrivati a sfondare il 40 per cento. Sono sempre di più i nostri giovani che vanno all'estero per cercare di garantirsi un futuro che qui non riescono a programmare. Gli ammortizzatori sociali ormai non sono più sufficienti per coprire le emergenze, le crescenti situazioni di gravità stanno portando sempre più persone in condizioni di povertà, e di povertà vera.
  I nostri enti locali, soffocati da un Patto di stabilità che scarica su di essi la quasi totalità dei vincoli di risparmio imposti da questa Europa di burocrati, devono far fronte alle crescenti situazioni di bisogno e di disperazione della nostra gente, che chiede maggiori aiuti ai servizi sociali. I nostri sindaci, i nostri amministratori locali oggi non sanno più come far quadrare i loro bilanci, ma a questa maggioranza non sembra interessare nulla. Nessun provvedimento in questo disegno di legge di stabilità è stato preso in loro favore, anzi, con la nuova tassazione sulla casa sono proprio i comuni ad essere penalizzati.
  Come se tutto ciò non bastasse, stiamo assistendo ad un continuo crollo dei consumi, la domanda interna è in continua flessione, il mercato interno è in fase depressiva ormai da anni e non dà alcun segnale di ripresa. Gli indici di fiducia delle imprese e dei consumatori sono in continuo calo, vi è una situazione di generalizzato pessimismo dovuto alla continua perdita del potere d'acquisto e alla crescente percezione che questo Paese, così come è conciato ora, non sarà in grado di uscire da questa crisi economica se non con le ossa rotte e pagando un prezzo altissimo in termini di smantellamento del nostro sistema produttivo e di crescente disagio sociale, che rischia di sfociare in disordini incontrollabili.
  Quindi, non so quale fotografia della realtà abbia questa maggioranza e abbiano i membri che la sostengono. La situazione è assolutamente grave ed imponeva delle scelte, scelte chiare e scelte nette, che, purtroppo, non sono state prese in questo disegno di legge di stabilità. Con questo provvedimento si prendono in giro i cittadini: sono stati fatti regali a destra e a sinistra, si aumenta la spesa pubblica e si aumenta la tassazione. Questa è la verità.Pag. 20
  Ci sono misure che definiamo vergognose, di puro assistenzialismo ed in totale controtendenza con i bisogni del Paese. Ricordiamo, per fare degli esempi, i 110 milioni di euro per i lavoratori socialmente utili di Napoli e Palermo e i 25 milioni di euro per i lavoratori socialmente utili della Calabria, mentre ci siamo dimenticati di buona parte degli esodati, ai quali oggi non abbiamo ancora dato risposte concrete e risposte che erano assolutamente dovute. Perché non sono stati destinati questi 135 milioni agli esodati, invece di impiegarli in misure clientelari come quelle dei lavoratori socialmente utili ?
  Abbiamo assistito in questa finanziaria ad una serie infinita di finanziamenti ad associazioni, ad amici e ad amici di amici, che sono inaccettabili. Sono stati stanziati ulteriori 4,5 milioni di euro per assumere nuove guardie forestali e, via via, discorrendo, vi è una serie infinita di impegni di spesa che nulla hanno a che vedere con la risoluzione dei problemi della nostra gente. O, forse, ci volete far credere che il Paese attendeva con ansia, ad esempio, i finanziamenti dell'Orchestra del Mediterraneo di Napoli o quelli per le Grotte di Ripalta e Torre Calderina ? Per tutto ciò noi riteniamo assolutamente scarso, pessimo e insufficiente questo disegno di legge di stabilità che è stato approvato dalla Commissione.
  Veniamo, poi, ad un altro aspetto, un aspetto altrettanto grave, ossia l'assoluta assenza di visione strategica di questo Governo, di questa maggioranza: non c’è nulla che lasci ben sperare per il futuro. Avevate chiesto la fiducia per grandi riforme, per grandi provvedimenti che avrebbero risolto i problemi del lavoro, delle nostre imprese, dei nostri enti locali e, invece, avete fatto peggio dei Governi della prima Repubblica. La crisi viene fatta pagare solo ai soliti noti: al nord che lavora e che produce.
  Non c’è stato alcun segnale in controtendenza sulla riduzione della spesa pubblica. Ci chiediamo come si possa continuare a mantenere un apparato pubblico così costoso ed inefficiente che genera costi folli ed insostenibili in questo momento di crisi, ma che non si può toccare e nemmeno mettere in discussione in quanto rappresenta un bacino elettorale per una sinistra che, invece di difendere i lavoratori, quelli veri, difende gli sprechi generati dall'assistenzialismo, creando situazioni di disparità tra lavoratori del settore privato, lavoratori di serie «B», e quelli del settore pubblico.
  In altri Paesi colpiti dalla crisi gli stipendi dei dipendenti pubblici sono stati tagliati anche del 30 per cento; perché in Italia, Paese che ha il più alto numero di dipendenti pubblici rapportato alla popolazione, e di conseguenza la più alta spesa di tutti i Paesi europei, non si sono chiesti sacrifici a questa categoria ? Perché la crisi viene fatta pagare solo ai lavoratori e alle imprese che stanno principalmente al nord ? La spesa pubblica assistenziale e improduttiva non viene tagliata nonostante i proclami, ma vengono introdotte nuove tasse. Questa è la vostra ricetta per la crescita.
  In compenso, non c’è alcuna traccia della realizzazione di una parte del federalismo fiscale, come quella relativa ai costi e ai fabbisogni standard che, questa sì, produrrebbe risparmi veri e consistenti.
   L'azione politica che ha portato il Governo e la maggioranza a elaborare questa legge di stabilità è priva di prospettiva, non c’è un progetto, emergono chiaramente i contrasti tra le diverse correnti; un Governo e una maggioranza ingessati dalle differenze e dai contrasti interni, privi della capacità di sviluppare una strategia politica di rilancio.
  Prigionieri dei precari equilibri siete solo stati in grado di distribuire le ultime risorse disponibili per accontentare le varie anime di cui si compone la maggioranza. È davvero troppo poco. Nel suo insieme, questa manovra è, a nostro modo di vedere, assolutamente insufficiente. Crediamo che peggio di così questo Governo e questa maggioranza, fino ad oggi, non potessero fare.Pag. 21
  Per tutti questi motivi il gruppo della Lega Nord non darà la fiducia a questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Lorenzo Dellai. Ne ha facoltà.

  LORENZO DELLAI. Signora Presidente, colleghe e colleghi, il Governo ci chiede di far prevalere la solidarietà politica e istituzionale sul giudizio di merito del provvedimento in discussione che ha, a nostro avviso, luci ed ombre, come meglio diranno nel corso del dibattito i colleghi Fauttilli e De Mita a nome del gruppo.
  Noi accogliamo questa richiesta del Governo; non ci sfugge il valore del percorso di questo Governo in un Paese sempre più sofferente e lacerato e non ci sfugge che, in un contesto come questo, il Governo e il Capo dello Stato, che speriamo rimanga a lungo al suo posto, sono punti di riferimento essenziali. Neppure ci sfugge la fondatezza di quanto sostiene il Presidente Letta e cioè che si ravvisano piccoli segnali positivi, non ancora però percepibili, ahimè, dalle famiglie e dalle imprese, segnali che vanno sostenuti e potenziati con un di più di responsabilità e non con uno «sciogliete le righe».
  Proprio per questo, mentre confermiamo il nostro voto di fiducia, lanciamo anche un avviso di pericolo, una sorta di avviso a garanzia di ciò che Governo e maggioranza vogliono e possono fare. Lo lanciamo al Governo e al Partito Democratico. Al Governo riteniamo giusto dire che serve più concentrazione sulle cose che contano veramente e meno ansia da prestazione. Serve più coerenza con la linea enunciata con chiarezza dal Presidente Letta. Serve più attenzione e più linearità, vorrei dire più sobrietà nei pareri espressi su proposte emendative che poi si è costretti a rivedere, come nel caso delle slot machine. Serve più capacità di innovazione, anche nella gestione delle politiche finanziarie, poiché la responsabilità finanziaria, che è un grande valore, non è comunque, e non può essere, ottusità di apparato.
  Vogliamo anche rivolgerci, nell'esprimere questo voto sulla questione di fiducia, al Partito Democratico, principale forza di questa coalizione e del Parlamento, partito che esprime il Presidente del Consiglio, partito al quale facciamo i migliori auguri a seguito del nuovo corso con il quale ha scommesso molto sul tema del rinnovamento e del cambiamento.
  Vogliamo dire, in primo luogo, che spetta appunto al primo partito tenere la barra diritta nei passaggi difficili. Questo vuol dire mettere gli interessi del Governo e del Paese prima degli interessi propri.
  Il Governo aveva mandato alle Camere una manovra con dei vincoli precisi, dichiarandosi disponibile a migliorare questa manovra in Parlamento nel rispetto dei vincoli. Questi vincoli sono andati a rischio e la manovra è stata appesantita in Commissione, soprattutto nella fase finale, con quelle che l'opposizione ha chiamato «marchette». Non le chiamiamo così. Questi provvedimenti contengono anche cose importanti, di valore anche morale e civile rilevante, come il finanziamento al Museo della Shoah. E tuttavia, certamente non sono un esempio, un buon esempio, di un uso delle risorse con criteri di priorità e trasparenza e di strategie.
  Mentre, nel contempo, è largamente inadeguata, ad esempio, la risposta alle esigenze di una seria, europea politica per la famiglia. Il problema, al di là delle diverse sensibilità, è che in questo modo si rischia di dare ragione ai «forconi», quando sostengono che trova ascolto dalla politica solo chi grida di più e non invece chi ha più diritto e più bisogno.
  Il secondo avviso di pericolo che lanciamo è questo: la politica degli annunci ad effetto è nemica delle riforme vere; crea illusioni che si trasformano poi in delusioni e in scetticismo crescente; è in contrasto con la necessità di radicalità e di profondità dei cambiamenti richiesti al nostro Paese. Cito solo due esempi. La riforma della politica, che è stata giocata solo sul tema – unici in Europa – della cancellazione del finanziamento pubblico Pag. 22dei partiti e la riforma delle istituzioni: a fronte della necessità di una riforma radicale ed organica della pubblica amministrazione e del potere centrale e locale, rischia di prevalere una strada fatta di improvvisazione, di tabù da abbattere, di soluzioni pasticciate e poco chiare.
  Attenzione, vogliamo dire. Attenzione, perché la semplicità è un valore, ma la semplificazione è una patologia; e attenzione perché il populismo è una droga che non si può assumere a modiche dosi; o si resiste e si pratica l'opzione «zero» o, alla fine, si arriva alla dipendenza.
  In terzo luogo, vogliamo lanciare anche un altro avviso di pericolo, che riguarda la legge elettorale. Il Presidente Letta, nel suo discorso con il quale ha chiesto la fiducia l'ultima volta, ha esposto chiaramente alcuni principi da noi condivisi e non singoli modelli di legge elettorale, e ha soprattutto assunto l'impegno a garantire un metodo; il metodo della concertazione tra i partiti della maggioranza. Ecco, noi siamo fermi e vogliamo rimanere fermi a questa impostazione, in quest'Aula e nell'Aula del Senato.
  È ovvio, è ovvio che si deve puntare ad un consenso il più largo possibile sulla tematica elettorale, ma è anche altrettanto ovvio che nessun gruppo parlamentare della maggioranza può accettare che, mentre sostiene il Governo, anche con fatica, anche mettendo in secondo piano dissensi e critiche pesanti, il primo partito della coalizione negozi separatamente con parti dell'opposizione una legge elettorale funzionale agli interessi, pur legittimi, di una parte del sistema politico.
  Non è questa la sede per giudicare le legittime strategie che ogni partito progetta per il proprio futuro; ci permettiamo solo di suggerire attenzione a ciò che sta comunque accadendo nel corpo elettorale, perché dopo il congresso del Partito Democratico la polarizzazione che ne è conseguita ha fatto certamente crescere il Partito Democratico, ma ha fatto anche crescere Berlusconi, e lo scarto fra le due proposte non è poi così ampio.
  Questa è però la sede per richiedere a tutti i partner della maggioranza il rispetto dei patti e dei doveri di reciproca lealtà tra i partiti che, con grande sacrificio, si sono assunti il compito, e lo confermano, di sostenere il Governo Letta nell'interesse del Paese e di corrispondere così all'invito pressante e forte che ci è stato rivolto dal Presidente Napolitano.
  Tutti chiedono al Governo Letta di fare riforme e di operare per la ripresa. Questo è giusto, ma in un'epoca di recessione e di crescente povertà e precarietà c’è un solo modo perché le riforme necessarie non vengano sentite come una minaccia da parte di milioni di persone: occorre che la politica sia credibile e capace di convincere ma per fare questo occorre che a nessun cittadino italiano sorga il dubbio che mentre il Presidente del Consiglio chiede coesione e tenuta agli italiani, i partiti della sua maggioranza stanno pensando ad altro, ad un dopo che se nascesse sul naufragio di questo Governo non sarebbe l'avvio di un nuovo ciclo ma la riverniciatura di quello vecchio (Applausi dei deputati del gruppo Per l'Italia).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gianfranco Librandi. Ne ha facoltà.

  GIANFRANCO LIBRANDI. Signor Presidente, signori Ministri, onorevoli colleghi, il voto favorevole di Scelta Civica alla legge di stabilità è il frutto della nostra responsabilità, non della nostra convinzione acritica. Da questi banchi non verranno mai proposte o critiche qualunquiste – che purtroppo oggi sembrano aver contagiato anche autorevoli esponenti di importanti associazioni di rappresentanza degli interessi produttivi –, ma contemporaneamente non saremo mai dei semplici plauditores. Interpretiamo la nostra presenza nella maggioranza e la nostra partecipazione diretta al Governo come uno stimolo a fare di più e meglio.
  Proprio il nostro atteggiamento rigoroso, volere di più e meglio e volerlo prima possibile nell'interesse degli italiani, fa di Scelta Civica la forza politica di cui questo Governo non deve dubitare. Siamo una forza politica autenticamente europea.Pag. 23Come in tutte le maggiori democrazie, pretendiamo che i partiti di maggioranza e il Governo non vivano alla giornata, ma s'impegnino reciprocamente e di fronte all'opinione pubblica con un contratto di coalizione che espliciti obiettivi, misure, tempi. Così operano le grandi coalizioni in Germania o nel Regno Unito, così è bene che operi questa maggioranza. Lo pretendiamo.
  Siamo una forza politica coerente, in un tempo in cui la politica presta troppo il fianco al qualunquismo, all'opportunismo e al populismo. Chi due anni fa stava conducendo, irresponsabilmente, il Paese sull'orlo del default, prima negando la crisi, poi affrontandola solo blandamente, oggi sbraita contro il Governo, prova a lisciare il pelo agli improbabili forconi e tenta inutilmente di ricostruirsi una verginità politica, sventolando le bandiere e gli slogan di 20 anni fa.
  Chi si è presentato agli elettori rivendicando la sua alterità alla classe politica, oggi non riesce a trasformare la protesta in proposta e finisce per seguire le orme di cattivi maestri, che nelle piazze e nella rete incitano le forze armate ad azioni eversive, inaccettabili in una democrazia compiuta.
  Anche tra i nostri partner di maggioranza, pur riconoscendo le importanti novità dell'elezione del nuovo segretario del PD e la scelta di NCD di separare il proprio destino da quello del «vecchio centrodestra», riscontriamo incomprensibili sacche di resistenza alle riforme. Sono atteggiamenti sbagliati, che sfideremo quotidianamente con le nostre proposte.
  Se c’è una forza politica che oggi può rivendicare la battaglia per la riduzione delle tasse, per il taglio della spesa, per le liberalizzazioni, per le privatizzazioni, per la riforma del mercato del lavoro e del welfare, questa forza è Scelta Civica. I contributi che abbiamo portato a questa legge di stabilità, con le nostre proposte e il nostro lavoro in Commissione, lo dimostrano ampiamente.
  È un successo di Scelta Civica l'istituzione del contratto di ricollocazione, modellato sulle migliori esperienze nord europee, un principio di concorrenza virtuosa tra agenzie di lavoro pubbliche e private che spazza via decenni di inefficienze e, purtroppo, anche di malaffare nella gestione solo pubblica.
  Abbiamo fatto da guardiani contro una norma incomprensibile, l'aumento del numero dei consiglieri della Consob da tre a cinque, che avrebbe rappresentato un pessimo segnale per l'opinione pubblica. Dopo i concreti sforzi fatti dal Governo Monti per dare una prima «sforbiciata» alla giungla delle poltrone da 300 mila euro in su nelle mille authority e nei mille ruoli di sottogoverno, era inaccettabile un'operazione inversa, di aumento delle poltrone. Se l'organico della Consob ha bisogno di essere rafforzato, lo si faccia aumentando il numero degli ispettori e degli analisti con l'assunzione di giovani preparati e pieni di voglia di fare, non aumentando il numero dei commissari. Grazie a Scelta Civica, la norma è stata ritirata.
  Siamo stati i primi, con i nostri emendamenti in Commissione, a chiedere l'istituzione di un fondo per la riduzione del cuneo fiscale. È quella la vera, la grande priorità per il rilancio del Paese: la riduzione del carico fiscale sul lavoro, altro che IMU prima casa ! Oggi quel fondo c’è, grazie al nostro impegno, ma noi di Scelta Civica non ci accontentiamo. Ci preoccupa che qualcuno voglia tenere il freno a mano tirato rispetto al piano di revisione della spesa affidato all'ottimo commissario Cottarelli. Ci preoccupano ad esempio i dubbi del Viceministro dell'economia e delle finanze Fassina sull'importo da 30 miliardi del piano, perché ciò significherebbe – cito testualmente – «cambiare il modello sociale». Nella legge di stabilità il Governo ha già previsto che, grazie alla spending review, si produrranno risparmi per circa 32 miliardi dal 2015 al 2017 e ha fissato, nel caso in cui i tagli non siano totalmente realizzati, un meccanismo di salvaguardia, rappresentato da un aumento delle aliquote e da una riduzione delle agevolazioni fiscali delle imposte dirette. In altri termini, se non saranno tagliate le spese per 32 miliardi in un triennio aumenteranno le tasse. Il Viceministro considera Pag. 24forse non desiderabile la riduzione delle spese superflue, preferendo l'aumento delle tasse ? Noi di Scelta Civica di certo no. E chiediamo invece che il Piano Cottarelli venga anticipato, che sia più ambizioso negli obiettivi e che inizi a produrre i suoi effetti già nel 2014, per destinare le risorse alla riduzione del cuneo fiscale.
  Non mancano le occasioni perse, in questa legge di stabilità. La crisi del debito pubblico sovrano necessita di interventi coraggiosi sul fronte delle privatizzazioni: da molti anni, ormai, gli italiani pagano più tasse di quanto annualmente venga restituito dallo Stato sotto forma di spesa e servizi; questo «avanzo primario» è completamente assorbito dagli ingenti interessi sul debito; non usciremo facilmente da questo circolo vizioso, senza un radicale intervento sullo stock di debito. Non sarà sufficiente il piano da 12 miliardi di euro allo studio del Governo, anche perché metà di queste risorse saranno destinate alla ricapitalizzazione della Cassa depositi e prestiti, secondo una logica non priva di dubbi.
  Ci preoccupano le pregiudiziali di troppo, in particolare del PD, rispetto alle privatizzazioni: in Senato, appena ieri, si sono alzate le barricate contro la proposta della collega Lanzillotta di condizionare l'aumento dell'addizionale IRPEF per il comune di Roma ad un piano di cessione delle quote di ACEA. Sono atteggiamenti dannosi. In tema di tassazione immobiliare, abbiamo assistito sconsolati ad una giostra di modifiche e cambiamenti dettati da un vizio d'origine: il «pedaggio» propagandistico pagato a Silvio Berlusconi per l'abolizione totale dell'IMU prima casa. Perché persone come quelle che siedono in quest'Aula, molto più ricche della media degli italiani, non debbono pagare tasse sull'abitazione principale ? Se uno straniero mi chiedesse: «Di cosa si è occupata la politica italiana nel 2013 ?», dovrei probabilmente rispondere: «Si è occupata di eliminare una piccola tassa sulla proprietà, per sostituirla con un'altra tassa sulla proprietà e con un aumento delle accise sui carburanti». Noi di Scelta Civica speriamo che, finalmente, la vicenda sia stata archiviata e si possa intraprendere un confronto sulla politica economica più serio e concreto.
  Non possiamo non esplicitare la nostra totale contrarietà alla cosiddetta web tax. Pur se lievemente ridotta nella sua portata, essa rappresenta una palese violazione delle libertà fondamentali del Trattato dell'Unione europea. È paradossale, questa incompatibilità comunitaria: è evidenziata persino nel dossier di documentazione redatto dall'ottimo Servizio studi della Camera. Nel merito, poi, si tratta di una misura protezionistica, un messaggio negativo che l'Italia invia ai potenziali investitori esteri.
  Il Governo si ravveda, prima che sia troppo tardi. Il tema della tassazione dell'economia digitale esiste, ma va posto a livello europeo. L'Italia sfrutti il semestre europeo di presidenza per porre la questione e cercare una soluzione lungimirante.
  Concludo con una riflessione generale. Se oggi siamo qui a discutere e ad approvare una legge di stabilità «da tempo di pace», mentre l'Italia torna a guardare con speranza alla ripresa economica dei prossimi anni, è anche perché nel dicembre del 2011 e poi nel dicembre del 2012 c’è stato un Governo che ha assicurato la salvezza del Paese, quando l'Italia era ad un passo da una possibile catastrofe finanziaria. Se il Governo italiano oggi parla nei vertici europei con ritrovata credibilità, se il Ministro Saccomanni può porre con forza le sue condizioni nella difficile costruzione dell'unione bancaria europea e se gli investimenti stranieri stanno tornando in Italia, come io da imprenditore posso testimoniare, compresi quelli dei tanto criticati tedeschi, ciò si deve a chi ha saputo assumere decisioni difficili e impopolari che pochi – per non dire nessuno – avevano la forza e l'autorevolezza di assumere.
  Noi di Scelta Civica pensiamo che non sia questo il tempo di fermarsi, il 2014 dovrà essere un anno senza respiro sul fronte delle riforme, non sprechiamo il tempo in una lunga e dannosa campagna elettorale permanente, le priorità saranno Pag. 25il lavoro e le tasse, su queste priorità noi vogliamo che si fondi il contratto di coalizione del Governo Letta. Noi saremo sempre quelli che vi chiederanno più coraggio, signori Ministri, per questo vi chiediamo di andare avanti e per questo il gruppo Scelta Civica rinnoverà anche in questa occasione la propria fiducia al Governo (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SIMONE BALDELLI (ore 11,35)

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saltamartini. Ne ha facoltà.

  BARBARA SALTAMARTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Nuovo Centrodestra, nel sostenere l'azione del Governo, ha svolto in questi giorni un difficile lavoro tra le maglie strette delle coperture finanziarie per arrivare ad approvare una legge di stabilità utile in un momento difficile per la nostra economia. Lo abbiamo fatto senza cedere alle sirene di chi non ha esitato, ogni giorno, ad appesantire il clima con critiche pretestuose, piuttosto che avere un atteggiamento costruttivo e propositivo finalizzato più all'interesse generale che a quello propagandistico.
  Siamo ancora convinti che l'azione di questo Governo debba continuare e che una crisi al buio non serva all'Italia; per questo abbiamo deciso di assumerci una responsabilità maggiore rispetto a chi, invece, ha preferito la via facile dell'opposizione facendo credere agli italiani di stare così dalla loro parte, sapendo bene invece che la caduta di questo Governo comporterebbe tasse occulte e spread alle stelle.
  A chi ci accusa di essere una maggioranza attenta alle poltrone, rispondiamo che il Nuovo Centrodestra ha compiuto una scelta basata su un atto politico eccezionale che serve a dare fiducia e a porre le basi per la costruzione di fatti che, come più volte ha sostenuto anche il Vicepremier Alfano, devono diventare le priorità di quel patto per l'Italia 2014 necessario tra le forze di questa strana quanto necessaria maggioranza per far partire le riforme oggi urgenti e non più rinviabili. Riforme che devono avere come priorità il lavoro, la riduzione del cuneo fiscale, la riforma della giustizia, quella della legge elettorale e quelle dell'assetto dello Stato.
  Su questa linea abbiamo lavorato nella legge di stabilità che già al Senato conteneva significativi interventi, come l'eliminazione della tassa sulla prima casa in quanto patrimonio e le misure per la riduzione del cuneo. Qui alla Camera abbiamo voluto migliorarla ulteriormente, per aiutare chi era rimasto indietro in una prospettiva di crescita e di rilancio per il Paese. Il Governo e il Parlamento hanno dimostrato che è possibile fare un'efficace azione di revisione della spesa nella pubblica amministrazione, assicurandone le funzioni fondamentali e tutelando le fasce più deboli della popolazione. Gli italiani hanno infatti pagato, in questi ultimi mesi, meno tasse rispetto al previsto, per un valore di oltre 4 miliardi di euro. Malgrado questo, siamo stati accusati di aver fatto una manovra timida da chi non ha certo colto l'impegno che abbiamo messo nel cercare di non distruggere e sfasciare i conti, lavorando sapendo bene che la parola «coraggio» non può essere confusa con la parola «incoscienza».
  Siamo rimasti legati alla parola realtà, senza slogan, senza frasi figlie dell'estremismo. E su questo abbiamo costruito un percorso che ci ha portato ad inserire e migliorare alcune misure economiche che hanno avuto come obiettivo quello di evitare che qualcuno rimanesse indietro. Penso alle misure per gli esodati, a quelle per gli specializzandi, a quelle per le borse di studio, per il fondo all'infanzia e all'adolescenza, per il bonus bebè, per i minori non accompagnati.
  Penso all'emendamento con cui abbiamo effettuato un taglio particolarmente significativo della spesa pubblica improduttiva andando a far approvare uno degli emendamenti per noi prioritari che prevede Pag. 26la dismissione progressiva delle affittanze della pubblica amministrazione.
  Abbiamo allentato la morsa del Patto di stabilità per i comuni. Abbiamo posto come priorità che i proventi del contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro e sui vitalizi fossero destinati ad incrementare il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e i progetti di ricerca e innovazione e il fondo per la prima casa e non il fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato, favorendo dunque una maggiore equità e abolendo insopportabili privilegi.
  Abbiamo aumentato di 250 milioni le risorse disponibili per le forze di polizia, che presidiano fattivamente il territorio e garantiscono la sicurezza dei cittadini. Un traguardo che è stato reso possibile grazie alla grande determinazione del Nuovo Centrodestra e del Ministro Alfano, alla faccia di chi, soprattutto in queste ore e in questi ultimi giorni, ha cercato di strumentalizzare i comportamenti di quei poliziotti e di quei militari che da sempre sono a tutela delle istituzioni e dei cittadini e che spesso più di altri pagano l'esiguità delle risorse disponibili.
  Per non parlare poi dell'azione che abbiamo condotto insieme al Ministro delle politiche agricole, della sinergia che abbiamo creato grazie alle nostre proposte emendative, che ha rimesso l'agricoltura al centro dell'azione del Governo evitando, dopo anni, tagli ad un settore strategico per il nostro territorio e garantendo il rilancio di questo importantissimo settore italiano.
  Grazie inoltre al nostro fattivo contributo abbiamo introdotto lo stop all'anatocismo degli interessi bancari; i processi di mobilità per il personale delle società controllate direttamente o indirettamente dalle pubbliche amministrazioni con l'esclusione delle società che emettono strumenti finanziari quotati. Abbiamo convinto il Governo a ritirare la norma che prevedeva l'aumento da tre a cinque dei consiglieri della Consob, consapevoli che quella sarebbe stata una scelta in totale controtendenza con quelle politiche di riduzione della spesa pubblica che avevamo a fatica avviato. E potrei continuare ancora.
  Di contro, di emendamenti rappresentativi di un fantastico mondo dei sogni ne abbiamo visti molti nelle lunghe giornate e nelle lunghe notti in cui abbiamo lavorato in Commissione. Ma attenzione. Ci permettiamo di sconsigliare a chi ha costruito e ha cercato di costruire castelli in aria di andarci ad abitare perché è molto difficile raggiungerli quei castelli (Applausi dei deputati del gruppo Nuovo Centrodestra).
  Noi sappiamo bene che si può fare molto di più. Dispiace ad esempio che la nostra proposta di destinare tutti i risparmi provenienti della spending review alla riduzione delle tasse sul lavoro non sia stata accolta, perché si è voluto allargare anche ai pensionati. Certo poi mi chiedo come mai con questa misura ci sia ancora qualche forza sindacale che si lamenta del nostro operato.
  Non avremmo voluto accantonare una parte di quella proposta fatta per far pagare le tasse in Italia a quelle multinazionali della new economy che traggono profitti operando nel nostro Paese, perché magari qualcuno ha preferito rispondere al telefono a qualcuno che chiamava dall'estero.
  Ma noi non demordiamo. Lo dico soprattutto ai colleghi con i quali oggi siamo maggioranza. Noi sosteniamo e partecipiamo all'azione di questo Governo e ne condividiamo priorità e obiettivi, purché finalizzati alla crescita e alla prospettiva di costruire un futuro. Lo facciamo forti delle motivazioni che ci hanno condotto a questa scelta politica, forti e consapevoli di essere determinanti nel conseguimento di questi obiettivi. Ed è dunque coerentemente con questo impegno che noi oggi voteremo la fiducia sulla legge di stabilità, perché sappiamo bene che negare la fiducia in questo momento significa arrestare la speranza per il nostro futuro (Applausi dei deputati del gruppo Nuovo Centrodestra).

Pag. 27

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il presidente Migliore. Ne ha facoltà.

  GENNARO MIGLIORE. Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, questa manovra, questo disegno di legge di stabilità, ha la lungimiranza di uno di quegli acconti che ormai usate chiedere ai contribuenti, tipo il 103 per cento, nel quale dite: «iniziate a pagare e poi vediamo che cosa possiamo fare per voi».
  Ha una mancanza di prospettiva, ha un'impossibilità di chiedere qualsiasi tipo di impegno a questo Paese, perché voi non vi siete impegnati. Non vi siete impegnati a stabilire alcun punto di discontinuità e vorrei capire, francamente, se non vi distraggo troppo dalla lettura dei giornali, in che punto possiate riscontrare una discontinuità con la fase precedente, la fase nella quale avevate detto che avevate il «piombo nell'ala» di Silvio Berlusconi e di Forza Italia.
  Insomma, Berlusconi non c’è più, ma il berlusconismo è vivo e lotta insieme a voi, visto che, nel corso di questi mesi, non abbiamo registrato nessuna discontinuità – e dico nessuna – rispetto alle precedenti leggi finanziarie. Dov’è questa aria nuova ? Sull'IMU ? È una Caporetto totale, guardate, la tassazione sulle case. È una Caporetto !
  Vi siete messi in questa strada sbagliata per accontentare Silvio Berlusconi e la sua forza politica e adesso, che non c’è più, prima avete provato a camuffarla con un cambio di nomi che è persino imbarazzante e oggi vi è un'intera pletora di sindaci, a partire dall'organizzazione nazionale dei comuni d'Italia, che vi chiede di intervenire, perché manca un miliardo e mezzo di previsione rispetto alle entrate.
  Sui giornali campeggia in prima pagina che farete un altro decreto per cambiare questa manovra. I comuni sono in rivolta, ma dovrebbero essere in rivolta anche le coscienze di chi questa manovra ha voluto scriverla, perché non si può, non si deve e non permetteremo che voi facciate un decreto per cambiarla ulteriormente, dopo che avete promesso che il testo del relatore non sarebbe stato modificato.
  Altrimenti, non dovevate scegliere la strada della fiducia, che noi non vi daremo, ma dovevate scegliere la strada del confronto e del dibattito parlamentare, dove le opposizioni erano pronte a ridurre il numero degli emendamenti e a migliorare quello che voi, impropriamente, state facendo in nome dell'interesse generale del Paese.
  Fino a ieri il Ministro Franceschini ha detto che non ci sarebbe stato alcun intervento e oggi, sull'onda di questa protesta, che è anche la nostra, state aprendo di nuovo uno spiraglio che potrebbe trasformarsi in una nuova manovra. Non siete in grado neanche di attribuirvi la paternità di questo provvedimento. Avete dato nelle mani del relatore provvedimenti improponibili, come il regalo a Sorgenia. Avete messo nelle mani di una Commissione delle richieste che erano insostenibili all'interno di quest'Aula.
  Non so, forse la vostra affidabilità si può riscontrare sul tema del gioco d'azzardo. Non l'ho detto io, lo ha detto il segretario del partito dei Ministri qui presenti. È una «porcata» quella di avere tagliato, nell'altro ramo del Parlamento, le risorse alle casse dei comuni che più si stanno battendo contro la diffusione del gioco d'azzardo elettronico. E poi, questa manovra arriva in un momento in cui la crisi ha devastato la vita di migliaia, di milioni di persone. È stato detto – anche qui, non da me, ma da rappresentanti, addirittura, di Confindustria – che i danni sono paragonabili a quelli di una guerra e voi, di fronte a questa guerra, avete alzato la bandiera bianca.
  Infatti, questa manovra, questo disegno di legge di stabilità, che tutto è tranne quell'innovazione che avevate promesso al posto delle vecchie leggi finanziarie, serve solo per garantire un'effimera stabilità al vostro Esecutivo.
  Se pensate di essere stabili, dovreste spiegarci perché nessuno è in grado di rivendicare gli obiettivi che sono stati portati avanti all'interno di questo provvedimento, un provvedimento che ha due Pag. 28corni: quello fiscale e quello sulla tassazione sulla casa. Su quello sulla tassazione sulla casa, come ho appena detto, non siete in grado neanche di reggere 24 ore rispetto a questa determinazione e quello in materia fiscale ha visto impegnare risorse nel dare pochi euro, invece di fare quello che sarebbe necessario da molti anni: una riforma della fiscalità in senso equo e progressivo, che potrebbe ristabilire un criterio di uguaglianza o quantomeno, almeno, di equità nel Paese più diseguale d'Europa.
  Questa è la solita vecchia, farraginosa finanziaria, con i soliti vizi e nessuna virtù. Vedete, il problema non sono quei furbacchioni che si mettono dietro un forcone e cercano di organizzare delle piazze – che, caso unico nella storia delle nostre manifestazioni, sono quotate più dalla questura che da quelli che vanno a vedere quanti sono veramente –, ma sono i problemi che sono dentro questa società, rosa dal rancore, che voi non volete affrontare.
  Non c’è nessuna percezione della crisi. Ma di che stabilità parlate ? Non avete nessuno che vi sostenga, nessuno tranne i numeri che sono all'interno di quest'Aula e lo dico con semplicità. Noi vi abbiamo preso sul serio, vi abbiamo preso tanto sul serio che abbiamo proposto non solo tanti emendamenti – che neppure, per così dire, l'ostinazione di una maggioranza impermeabile è riuscita a fermare e siamo riusciti ad ottenerli come risultati molto parziali –, ma vi abbiamo preso soprattutto sul serio, perché abbiamo indicato un piano per il lavoro, un «green new deal» detto in inglese, nel quale c'erano i contenuti per dare una risposta effettiva a questa crisi. Infatti, se questa è una crisi nella quale sono aumentati i disoccupati, bisogna dare risposte che creino occupazione e riabilitare l'intervento pubblico in funzione anticiclica, dando lo spazio necessario all'intervento pubblico di agire, così come per ridurre la forbice delle disuguaglianze, reperendo le risorse necessarie per l'equità fiscale, tassando i grandi patrimoni, cosa che voi non volete fare, a fronte degli oltre 7 milioni di persone che non hanno lavoro.
  Allora, vedete, non basta strombazzare il cuneo fiscale – e adesso vedo che non lo difendete neanche più voi –, ma bisogna andare a vedere che cosa succede con il dissesto idrogeologico di questo Paese, con le case che crollano sotto le frane, con l'idea che voi dobbiate immediatamente non solo alleggerire, ma sbloccare complessivamente il Patto di stabilità per i comuni, per spese di investimento e per spese utili. Dovete farlo e dovete andare in Europa a dire che queste spese per investimento sono assolutamente indispensabili per fare ripartire il Paese, prima, però, stanziando gli interventi e poi andando a negoziare, non aspettando che qualcuno ci dia una pacca sulla spalla.
  Leggete anche voi – so che il Ministro Fassina su questo è attento – il rapporto sulla mappa delle disuguaglianze in Italia di Paolo Acciari e di Sauro Mocetti. Leggetelo, leggetelo, forse è più utile delle relazioni che accompagnano la legge di stabilità. È più utile soprattutto per vedere perché del sud non si parla proprio più, lì dove c’è una disuguaglianza ai livelli della Turchia.
  Ora sappiate che noi vogliamo realmente cambiare il Governo di questo Paese. Lo vogliamo cambiare, perché non siete stati in grado di dare una risposta oltre i pochi impegni che vi siete presi tra di voi per garantire questa maggioranza di Governo.
  Ma io aggiungo – e lo dico al Ministro Franceschini visto che non c’è – una cosa «fuorisacco», approfittando della dichiarazione di voto sulla fiducia.
  Intervenite immediatamente anche sulla vicenda dei bambini che, in questo momento, sono trattenuti in Congo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). Intervenite non perché si possa dare la risposta burocratica: «Loro sono andati a loro rischio», perché se sono partite ventisei famiglie con i loro bambini è perché qualcuno li aveva assicurati.Pag. 29
  Se volete la fiducia, non nostra, che non avrete, ma almeno di qualcuno fuori da quest'Aula, almeno su questo punto – che non è un punto di politica economica, è un punto di dignità del nostro Paese – dateci almeno una risposta (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carfagna. Ne ha facoltà.

  MARIA ROSARIA CARFAGNA. Signor Presidente, le ragioni per le quali Forza Italia non voterà la fiducia che il Governo pone su questo provvedimento sono, in sostanza, le stesse che hanno determinato il nostro passaggio all'opposizione. Si può dire che le ragioni che ci hanno spinto ad uscire dalla maggioranza che sostiene questo Governo sono tutte contenute in questa legge di stabilità. Lo abbiamo detto tante volte: è un provvedimento finanziario modesto, timido, mediocre, inadeguato ad affrontare i problemi del Paese, più che una legge di stabilità coraggiosa, in grado di indicare la strada che il Paese avrebbe dovuto intraprendere. Vedete, non vi chiediamo di fare miracoli, ma di indicare la strada e la strada non può essere che quella della crescita e della riduzione del perimetro dello Stato nell'economia e nell'economia privata.
  Avete costruito un mostro per elargire prebende, mance e qualche sconto fiscale, non certo alle famiglie e alle imprese in difficoltà, che dovranno accontentarsi di qualche spicciolo, ma agli amici che contano, a quelli che servono, a quelli che servono al Partito Democratico.
  E allora l'obiettivo di questa legge non sembra essere quello di sollevare gli italiani dalle loro difficoltà, quanto piuttosto quello di acquistare il loro consenso, per garantirvi la sopravvivenza, come se le elezioni politiche fossero alle porte, come se il ritorno alle urne fosse imminente, come se la percezione del vostro fallimento si fosse trasformata in una condizione di oggettiva insolvenza. Avete forse finalmente preso coscienza dei limiti di questa esperienza di Governo.
  Bene, solo che alle dimissioni onorevoli e dignitose avete preferito una resistenza patetica e con questa legge avete preferito la questua. E se qualche penitente riceverà quanto richiesto, la stragrande maggioranza degli italiani, invece, non otterrà quanto dovuto.
  «Nessuno ha la bacchetta magica», il Presidente del Consiglio – che oggi non ci degna della sua presenza – ama ripetere molto spesso questa frase, quasi a voler giustificare la sua mancanza di coraggio. E, infatti, noi non chiediamo a questo Governo di fare delle magie, non chiediamo di fare dei miracoli; chiediamo di governare, chiediamo di creare le condizioni non per far sopravvivere il Governo a tutti i costi, ma per far ripartire il Paese.
  È un obiettivo ambizioso – lo sappiamo –, ma un obiettivo così ambizioso non si raggiunge certo con un'azione di Governo mediocre come quella che state mettendo in campo. Ovvio che questo obiettivo non si raggiunge in pochi mesi, ma la direzione di marcia, quella che ci indica la strada da seguire, l'impianto culturale, politico, ideologico della vostra azione di Governo sono tutte cose che ben si comprendono nei primi giorni, nelle prime settimane, nei primi mesi. E la vostra direzione di marcia è sbagliata: state portando il Paese esattamente in direzione opposta rispetto a quella che servirebbe.
  Avete tradito l'impegno preso con il Paese e non lo diciamo solo noi. Avete scontentato tutte le categorie produttive, i sindacati. I più autorevoli opinionisti e commentatori politici, che siete soliti nominare quando vi riempiono di lodi, hanno dichiarato che questa legge di stabilità tradisce l'interesse generale del Paese.
  Gli italiani a questo Governo chiedevano coraggio, forza decisionale, spinta propulsiva, capacità di innovare e di invertire la rotta. Invece, si ritrovano con un Governo debolissimo e con una finanziaria vecchio stampo che inasprisce il carico fiscale e che scontenta tutti: non un provvedimento strutturale per la crescita né una riduzione delle tasse né un taglio delle spese effettivo. Tutto il contrario. E i Pag. 30risparmi della spending review, anziché servire a tagliare le tasse, saranno destinati alle esigenze di cassa. Gran bel colpo ! Complimenti !
  Ci chiediamo dov’è la tanto declamata discontinuità.
  Certo, forse nel fatto che, come voi dite e amate ripetere – peccato che non vi creda nessuno – l'Italia ha riconquistato prestigio in Europa ? Ci chiediamo a chi serve e a cosa serve un Paese che non riesce ad affrontare la crisi economica e sociale in cui versa, che però, come voi dite, ha conquistato prestigio internazionale.
  Dovremmo forse gioire per il fatto che c’è un Premier che dichiara di piacere alle cancellerie internazionali ?
  Noi vogliamo contare non per la solerzia con cui obbediamo agli ordini che vengono dall'estero, non per la capacità di fare gli interessi altrui, ma per la cocciutaggine con cui perseveriamo nel realizzare i nostri interessi, gli interessi nazionali. E l'interesse del Paese o coincide con quello dei nostri cittadini, delle nostre famiglie e delle nostre imprese, o semplicemente non è, è altro, sono altri interessi e noi non ci renderemo complici della vostra incapacità di servire gli interessi nazionali.
  A proposito, Ministro Franceschini – mi rivolgo a lei visto che il Presidente del Consiglio, come dicevo prima, non ci degna della sua presenza – se veramente come dite abbiamo riconquistato il prestigio perduto, che da mesi avevamo perso, dove sono i nostri marò ? Dove sono i nostri connazionali bloccati in Congo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente) ? Mangeranno anche loro una fetta di panettone che voi siete ben lieti di mangiare questo Natale, oppure questo è un privilegio che preferite riservare soltanto a voi e ai membri del vostro Governo ?
  E allora, per iniziare a rimettere in piedi l'Italia, serve non soltanto la volontà di lavorare per gli italiani ed evidentemente non per altri, ma anche un vero e proprio salto culturale, che si ponga in collisione frontale rispetto all'interventismo e al peso dello Stato nella vita dei cittadini.
  Forse vale la pena di ricordare che c’è una certa similitudine tra l'Italia di oggi e l'Inghilterra della fine degli anni Settanta, che era considerata il malato d'Europa; era in una condizione di inarrestabile declino economico, ma ebbe una grande fortuna: quella di avere un Premier coraggioso, che fu capace di leggere la realtà del suo Paese e di attuare politiche economiche coraggiose e marcatamente liberali. Nessuna bacchetta magica, sia chiaro, ma solo la capacità di comprendere i problemi reali del Paese, il coraggio e la volontà di perseguire l'interesse nazionale.
  Peccato che l'Italia di oggi abbia un Premier che non è in grado di avere una visione oggettiva del Paese, né di attuare una politica economica adeguata ed incisiva.
  Sul coraggio ci asteniamo dal dare un giudizio, ma credo che gli italiani abbiano già provveduto abbondantemente a formarsene uno.
  E allora, proprio perché voi non siete in sintonia con la nazione, preferite il limbo, preferite galleggiare, preferite il panettone. Siamo lieti per voi che lo riusciate a mangiare.
  Tuttavia, siamo molto preoccupati per tutti quegli italiani che quest'anno e negli anni a venire il panettone non lo mangeranno, anche per la vostra incapacità di compiere quelle scelte, anche impopolari, anche antielettorali, ma decisive per la crescita e lo sviluppo di questo Paese.
  Diciamolo chiaramente: avete avuto una grande occasione. Potevate imprimere una svolta, una svolta risoluta: interventi normativi liberali, privatizzazioni, mercato, meno spesa, meno tasse, meno vincoli e oppressione burocratica e fiscale (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
  E invece la vostra direzione di marcia è esattamente quella opposta; solo piccoli accenni, vaghe e confuse idee di futuro, Pag. 31però un'unica grande e solida certezza: restare al potere, gestirlo ed occuparlo quanto più a lungo possibile.
  Governare ? È una parola troppo grande per voi, un'ambizione che questo Governo non è in grado di realizzare.
  Credevamo molto in questo Governo. Lo abbiamo sostenuto con convinzione e mi permetto di dire che ci credevamo anche per il fattore generazionale. Speravamo che – come dire – l'audacia della gioventù vi aiutasse a gettare il cuore oltre l'ostacolo.
  Devo dire che, dopo avervi visti all'opera, siamo costretti a rimpiangere la saggezza, l'esperienza ed il decisionismo di chi ha qualche anno in più di voi.
  E mentre voi amate consolarvi con il vostro panettone, noi preferiamo consolarci, pensando che i giovani italiani non sono tutti come voi.
  E con loro e per loro noi ricostruiremo questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente – Congratulazioni).

  PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento ed il coordinamento dell'attività di Governo ha precisato alla Presidenza che il Presidente del Consiglio è impegnato, nella giornata odierna, al Consiglio europeo di Bruxelles.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Castelli. Ne ha facoltà.

  LAURA CASTELLI. Signor Presidente, che Letta non ci sia e che quest'Aula sia vuota dà il senso di quanto sia importante la legge di stabilità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Presidente, finalmente dopo giorni di sofferenza in Commissione bilancio possiamo finalmente parlarci. Vi abbiamo scritto molte lettere che speriamo abbiano un seguito. Noi le scriviamo come un bambino di tre anni le scrive a Babbo Natale, con la stessa speranza. Una delle più importanti è quella che denuncia la completa violazione delle leggi di contabilità nazionale. Lei, giustamente, ha chiesto al presidente della Commissione bilancio di rispettare la legge, tuttavia, sia il Governo che il presidente della Commissione bilancio e i suoi uffici, ritengono che non ci siano violazioni. Che dice, Presidente, glielo leggiamo insieme questo capitolo ? Articolo 11: «La legge di stabilità contiene esclusivamente norme tese a realizzare effetti finanziari con decorrenza nel triennio considerato dal bilancio pluriennale. Essa non può contenere norme di delega o di carattere ordinamentale ovvero organizzatorio, né interventi di natura localistica o microsettoriale». Non so se avete sentito. Bene, questa legge di stabilità non rispetta questo articolo, non rispetta questa legge. Dunque noi, persone responsabili e oneste, abbiamo fatto al Governo e al Ministro Franceschini questa proposta: faccia tornare questa legge di stabilità «legale» e noi rinunciamo agli emendamenti. Non c’è stato nulla da fare. Pur di mantenere i soliti miliardi di regali agli amici, si mette la fiducia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Lei, Franceschini, mette la fiducia nel giorno in cui il suo segretario di partito, Renzi, riempie giornali e TV con il suo disgusto sulla vicenda che coinvolge un'altra volta le slot machine, la lobby delle lobby. Presidente, perché non ce lo spiega quali siano e quali saranno veramente i rapporti tra lei e le scelte politiche del suo segretario di partito ? Infatti, questa legge di stabilità, a ridosso dell'elezione di Renzi, non ha nulla di quello che i nuovi piddini renziani avevano promesso, anzi spesso si sono inginocchiati a lei, Presidente Letta, solo se ci fosse in Aula. Ce lo dica, ma per essere chiari una volta per tutte su chi comanda la larga intesa. La comanda il Presidente Letta, suo zio, Renzi, le banche, la Compagnia delle Opere ? La comanda Sorgenia ? La comandano gli accordi commerciali che avete fatto con la Russia senza dire niente a nessuno ? Diciannove contratti commerciali sui quali non ci avete coinvolto, siete rimasti in silenzio. Noi vogliamo sapere cosa sono. Chi è e che cosa comanda la larga intesa ? Qualcuno dice che questa legge di stabilità è timida. Non è vero, non è assolutamente vero. Avete avuto una Pag. 32faccia di bronzo come nessuno mai si era permesso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Presidente, lei lo sa che nelle famiglie italiane la stabilità non esiste, non esiste da anni ? Non sanno neanche più se è una parola del dizionario o una dittatura imposta dalla casta. Spiegateglielo, per favore. La gente, quella normale, è costretta a subire qualsiasi sopruso, anche chi un lavoro ce l'ha. Subire orari indegni, mobbing, lavorare il 26 dicembre, lavorare a Natale, lavorare per riuscire solo a pagare le tasse, sapere che la pensione non arriverà mai, e non solo perché mancheranno i soldi, ma perché si morirà. Si morirà prima a causa delle malattie procurate da industriali privi di scrupoli, che faranno soldi tra rifiuti, inceneritori, TAV, Ilva (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), e voi credete che tutto quello che voi pensate vi renderà ricchi, ricchi, molto ricchi, come già vi ha reso ricchi, e immortali; non siete immortali.
  E a Torino l'ennesimo suicidio, un disoccupato cinquantenne impiccato. Una volta ricevuto lo sfratto non ha più retto; zona Parella, ma chissà se voi la conoscete. Se la sua calcolatrice, Presidente, non funziona, non funziona per calcolare i decessi, allora gliela regaleremo noi per Natale la calcolatrice.
  Presidente, il popolo non se ne va, questa volta non se ne andrà dalle piazze, non se ne andrà via da questo Parlamento. Non se ne va neanche dopo aver capito che questo Parlamento non è più sovrano, dopo aver capito che questo Parlamento può decidere che cosa fare in questo Paese, ma questo Governo e questa Ragioneria di Stato non lo fanno, e non lo fanno per scelte politiche ben note. Continuate a mettere in ginocchio anche i comuni, con effetti devastanti su noi cittadini, e neanche più i superpolitici riescono a contrastarvi.
  Neanche più un uomo come Fassino, che per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo nel suo comune torinese, riesce più a contrastare la furia di questo sopruso. Non che sia diventato un santo, certo, ma probabilmente il potere che ci schiavizza è più alto di lui. Presidente Letta, mentre lei pensa già al panettone 2014, ci sono famiglie che non hanno da mangiare neanche la notte di Natale. Voi siete privi di coscienza, privi di coscienza sia politica che istituzionale. Fosse vivo Pertini vi avrebbe cacciato tutti fuori, in primis i finti economisti senza scrupoli minacciati dai vecchi banchieri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Presidente, noi glielo chiediamo con una citazione cinematografica: questo Governo è stato osservato, è stato pensato ed è stato trovato mancante, per cui non ha la nostra fiducia.
  In questi giorni, signor Presidente, mentre veniva inaugurato qui alla Camera il presepe, che anche per me che non sono credente è un simbolo di povertà e umiltà, il Palazzo era invaso da lobbisti e indecenti mercanti pronti a piazzare una «marchetta» con il beneplacito dei partiti di destra e di sinistra (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! E se lo faccia dire da una non credente, come il tempio di Gerusalemme anche il tempio della legge, la casa della buona politica, come ama tanto dire la Boldrini, è stata trasformata in un luogo di affari, di intrallazzi, di vergognosi scambi di favori e lo avete visto, e siete complici (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
  Duemila anni fa, Presidente, e questo lo senta e se lo tenga in mente, se lo tenga in mente davvero, duemila anni fa Gesù Cristo cacciò in malo modo i mercanti dal tempio, gli rovesciò i tavoli e allo stesso modo, Presidente, dovremo sbatterli fuori dalla Camera e non lasciargli fare i porci comodi (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico – Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Presidente, facciamo come Gesù Cristo, che li buttò fuori, e li buttò fuori a calci (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Congratulazioni) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Melilli. Ne ha facoltà.

  FABIO MELILLI. Signor Presidente, Ministri, onorevoli colleghi, il Partito Democratico Pag. 33voterà convintamente la fiducia al Governo per aver condiviso l'impianto del disegno di legge di stabilità e le conclusioni cui siamo pervenuti dopo un lungo e faticoso, ma produttivo lavoro in Commissione bilancio. Una legge – e credo che sia bene ricordarlo ai tanti distratti censori – che si colloca in una situazione difficilissima del nostro Paese, una situazione che il Paese attraversa da troppo tempo e, per questo, il disegno di legge di stabilità compie una scelta radicale cioè quella di tornare a dare risorse al sistema Paese, e lo fa concentrando la sua attenzione su uno dei temi che è stato posto all'attenzione del dibattito politico negli ultimi mesi, sul quale abbiamo parlato forse per voce sola, e cioè provando a ridurre il costo del lavoro per le imprese e per i lavoratori. Su questo tema la Commissione ha compiuto alcune correzioni che sono state volte a favorire una maggiore progressività per i redditi più bassi ma ha mantenuto sostanzialmente un obiettivo generalmente condiviso da tutti quelli che individuano proprio nell'eccessivo costo del lavoro uno dei temi più rilevanti della ripresa.
  Si poteva fare di più – probabilmente sì – ed è molto facile dirlo fuori dalla logica stretta della compatibilità di bilancio, ma credo sia doveroso ricordare che le scelte che siamo chiamati a compiere, siamo chiamati a compierle proprie in un quadro di compatibilità ed in un quadro di compatibilità molto rigoroso. Vorrei dire all'onorevole Dellai che il Partito Democratico terrà la barra dritta, come lui ci invita a fare, e ha tenuto la barra dritta anche in questa occasione. E d'altronde, più volte il Presidente del Consiglio ci ha richiamato alla necessità che l'Italia debba continuare a godere nel panorama europeo di una ritrovata credibilità. Lo dico all'onorevole Carfagna. Abbiamo faticato parecchio, onorevole Carfagna, a recuperare la credibilità che voi avevate perso in Europa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
  E vorremmo mantenerla, vorremmo mantenerla con il rigore delle scelte, con la serietà delle scelte, perché la credibilità in Europa può essere l'unico argomento che ci consentirà, nel semestre di presidenza italiana, di fare in modo che l'Europa stessa comprenda che a questa crisi bisogna dare risposte diverse dal passato, risposte che consentano a noi di lasciare alle spalle il periodo più difficile della storia repubblicana recente e dare speranza perché questa crisi torni a creare occupazione nel Paese.
  La legge di stabilità non dà solo questa risposta, e qui lo voglio dire all'onorevole Corsaro, che ci dice: che cosa andrete a dire in Europa ? Noi abbiamo discorso per mesi, nei nostri ordini del giorno, nella nostra presenza parlamentare, di alcune tematiche e sembra oggi che queste tematiche siano state completamente dimenticate, almeno negli interventi che ho ascoltato questa mattina. Abbiamo detto che era necessario nel nostro Paese dare respiro alle imprese, favorire l'accesso al credito per le nostre imprese, un credito che cala del 38 per cento dal 2008 e che scende, nei primi mesi di quest'anno, del 51 per cento, come ci ha ricordato l'onorevole Taranto nell'intervento iniziale, rispetto ai primi mesi dell'anno precedente.
  Abbiamo detto tutti – e mi stupisce che ce ne siano dimenticati – che bisogna dare soluzione a chi ha perso certezze, a chi vive in condizioni di precarietà. Poi ci siamo detti, per ore ed ore che era necessario ed urgente dare risposte alla difesa del suolo, alla tenuta del nostro Paese, che tanti danni e tanti guai – questa distrazione – ha provocato negli ultimi tempi. Ci siamo detti che era necessario permettere ai comuni di rilanciare gli investimenti, perché il blocco delle piccole opere, delle opere che sono cantierabili, andava rimosso per dare respiro ad uno dei settori più critici di questa nostra stagione, che è quello dell'edilizia. Ci siamo detti, da ogni parte, che era necessario restituire dignità al comparto della sicurezza e di insistere da ultimo, ma non da ultimo, nell'attenzione ai temi troppi anni – troppi anni, onorevole Carfagna – dimenticati: l'università, il diritto allo studio, i saperi.Pag. 34
  Ebbene, il disegno di legge di stabilità fa tutto questo nei limiti del possibile: lo fa dando risposte a 17 mila esodati; spendendo, impegnando 729 milioni, di cui 200 nel solo 2014; lo fa dando risposta non sufficiente – ma avremo modo di tornarci – a 3 mila precari che hanno reso possibile la sopravvivenza tecnica dei nostri tribunali nell'ultimo anno; lo fa nei confronti degli specializzandi in sanità, con 80 milioni di euro; lo fa nei confronti delle regioni del sud e del precariato delle regioni del sud. Non so se l'onorevole Carfagna e l'onorevole Corsaro considerano queste «marchette». Noi pensiamo siano le risposte più serie che possiamo dare ad un Paese in difficoltà ed alle classi più deboli del Paese.
  Penso davvero sia facile in questa stagione scivolare, come fa l'onorevole Castelli, lungo la strada in discesa, larga e comoda, della demagogia. Si può fare, ma questo non credo serva al nostro Paese ed alla speranza che noi abbiamo, tutti insieme, di provare a risolvere alcune questioni che rendono difficile la tenuta sociale delle nostre collettività.
  Non voglio trascurare un tema delicatissimo e difficile, che è quello della costruzione di una nuova imposta sulla proprietà immobiliare, sui servizi che i comuni offrono ai cittadini. C’è protesta da parte dei comuni, ne abbiamo consapevolezza. Qui dentro ci sono uomini e donne che quei comuni li hanno governati e sanno, al di là della demagogia, quanto sia difficile tenere insieme il livello dei servizi e la necessità di recuperare risorse perché il Paese possa vivere una stagione di speranze. Noi siamo stati costruttori in questo disegno di legge di stabilità, di una legge sulla casa più equa, che distribuisce correttamente, e più correttamente del passato, verso i fruitori dei servizi l'imposizione.
  Non bastano le risorse per le detrazioni ? Ne parleremo, sono convinto che il Governo non si sottrarrà a un confronto con le autonomie locali perché questo possa essere possibile. Ma dire che questa finanziaria non presta attenzione al sistema delle autonomie locali è dire una profonda bugia. Abbiamo assistito, per anni, alla riduzione degli spazi finanziari dei comuni e delle province, abbiamo assistito, per anni, alla riduzione degli spazi finanziari nella nostra sanità e questa volta possiamo dire di averli ampliati: un miliardo, ripeto, per l'aumento del Patto di stabilità ed una scelta fatta sull'imposizione locale che torna a dare respiro anche all'autonomia comunale, non in modo pieno, lo faremo ancora meglio, probabilmente, con la delega fiscale e con gli altri strumenti che sono all'attenzione di questo Parlamento.
  Ma abbiamo invertito una tendenza e, come ci ricorda giustamente il Presidente del Consiglio, abbiamo costruito una legge di stabilità che torna a dare, che non toglie, ma torna a dare. E se questo viene considerato insufficiente siamo i primi ad averne contezza, ma stiamo lavorando dentro un quadro economico-finanziario di grande difficoltà e abbiamo tutti consapevolezza – lo hanno ricordato alcuni colleghi della maggioranza – che questo Paese non può più permettersi le «sbandate» del passato: questo Paese deve dimostrare al mondo di essere una grande forza economica. Lo farà, lo farà con la consapevolezza che abbiamo in quest'Aula e lo farà con le forze economiche e sociali nel prossimo futuro.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  FABIO MELILLI. Siamo certi di essere davanti ad una stagione di profonde riforme, che andranno al di là della legge di stabilità ed investiranno – concludo, Presidente – il sistema istituzionale di questo Paese. Lo faremo, lo faremo nei prossimi mesi e lo faremo con rapidità. E vedremo se le forze che fanno così facile ricorso alla demagogia accetteranno la scommessa o staranno a guardare. Per questo il Partito Democratico dà la fiducia convintamene al Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Congratulazioni).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, Pag. 35l'onorevole Marguerettaz. Ne ha facoltà.

  RUDI FRANCO MARGUERETTAZ. Signor Presidente, ieri nel corso della discussione generale sul disegno di legge di stabilità ho avuto modo di ripercorrere alcune delle tante problematiche della Valle d'Aosta, evidenziando come la nostra regione sia troppo spesso oggetto di interventi iniqui da parte del Governo. Al tempo stesso, ho ricordato come delle questioni da noi sollevate attraverso gli emendamenti che abbiamo presentato solo una abbia ricevuto una risposta positiva da questo disegno di legge di stabilità. È un po’ poco per poterci dichiarare soddisfatti.
  La Valle d'Aosta, signori del Governo, ha urgenza di risposte che ristabiliscano l'equità perduta. La scorsa settimana, il Presidente Letta ci ha chiesto la fiducia e i parlamentari valdostani gliel'hanno concessa con un breve termine. Ora siamo qui a dirvi che sentiamo sempre più vacillare questo sentimento di fiducia, soprattutto se confrontiamo il nostro atteggiamento collaborativo con quello del Governo.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  RUDI FRANCO MARGUERETTAZ. Tuttavia, sulla base degli impegni presi ieri dal Ministro Delrio per costituire già dal prossimo mese di gennaio un tavolo istituzionale per cercare soluzioni concrete alle questioni che abbiamo sollevato, questa fiducia, signori del Governo, siamo disposti a prorogarvela. Ci auguriamo che ne facciate un buon uso, perché firmare cambiali in bianco non fa parte dei nostri costumi.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cicu. Ne ha facoltà.

  SALVATORE CICU. Signor Presidente, intervengo quale deputato della Sardegna per dire che, al di là di tutti gli aspetti che complessivamente sono stati valutati dal mio gruppo, io debbo sottolineare come fatto positivo l'aspetto che in maniera particolare riguarda la riforma dell'articolo 10 dello Statuto regionale sardo.
  Una riforma centrale, importante, che dà una svolta alla possibilità di una regione, alla regione Sardegna, ad una comunità che vive una crisi drammatica e straordinaria, accanto al fatto poi, altrettanto drammatico, dell'alluvione avvenuta poche settimane fa, di decidere sulla fiscalità di vantaggio che significa la riduzione dell'IRAP, che significa puntare alla riduzione delle accise, che significa, cioè, sostenere le nostre piccole e medie imprese che stentano ad avere la possibilità di avere un minimo di sostegno. Quindi, sotto questo aspetto guardo con positività così come, naturalmente, sotto gli altri aspetti che riguardano proprio la destinazione dei fondi al discorso dell'alluvione.

  PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cicu. Colleghi, se lasciate libero anche il posto davanti al banco del Comitato dei nove...
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Argentin. Ne ha facoltà.

  ILEANA ARGENTIN. Signor Presidente, intervengo per un minuto per dire che voterò la questione di fiducia assolutamente per i grandi passi avanti che sono stati fatti per quanto concerne la non autosufficienza e non solo, tutto il sociale in genere, ma non posso che essere qui, in questi venti secondi, per dire che molto c’è ancora da fare e che mi rammarico moltissimo di quanto poco è stato fatto, invece, per tutto il discorso ISEE che va a penalizzare fortemente la disabilità in base a un emendamento che avevo presentato e che non è stato accettato dal Governo e che io ritengo vada, non solo a rendere reddito le pensioni e gli assegni di accompagnamento, ma credo che vada a far sì che i cittadini si differenzino in cittadini di serie «A» e cittadini di serie «B» per quanto riguarda un atteggiamento troppo assistenzialistico (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

Pag. 36

  PRESIDENTE. Grazie, onorevole Argentin.
  Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 12,20).

  PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Si riprende la discussione.

(Votazione della questione di fiducia – Articolo unico – A.C. 1865-A)

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione per appello nominale dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo della Commissione, come risultante dalle correzioni comunicate all'Assemblea, sulla cui approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia.
  Per agevolare le operazioni di voto, invito i deputati ad avvicinarsi al banco della Presidenza seguendo il proprio turno di votazione, che è evidenziato sul tabellone elettronico, evitando quindi di stazionare nell'emiciclo e di rendere così più difficoltosa l'espressione del voto.
  Avverto che la Presidenza ha accolto alcune richieste di anticipazione del turno di voto di deputati appartenenti ai vari gruppi, che ne hanno fatto motivata richiesta per particolari ragioni personali o di salute o per impegni legati alla loro carica.
  Estraggo a sorte, con annesso boato..., il nome del deputato dal quale comincerà la chiama.
  (Segue il sorteggio).

  Bossi. Inevitabilmente... La chiama avrà, quindi, inizio dal deputato Bossi.
  Invito i deputati segretari a procedere alla chiama.
  (Segue la chiama)

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARINA SERENI (ore 13,40).

  (Segue la chiama)

  PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo della Commissione, come risultante dalle correzioni comunicate all'Assemblea, sulla cui approvazione, senza emendamenti e articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia:

   Presenti  547   
   Votanti  546   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  274   
    Hanno risposto  350    
    Hanno risposto no  196.

  La Camera approva.

  Si intendono così respinte tutte le proposte emendative presentate.

  Hanno risposto sì:

  Adornato Ferdinando
  Agostini Luciano
  Agostini Roberta
  Albanella Luisella
  Alfano Gioacchino
  Alfreider Daniel
  Alli Paolo
  Amato Maria
  Amici Sesa
  Amoddio Sofia
  Antezza Maria
  Anzaldi Michele
  Argentin Ileana
  Arlotti Tiziano
  Ascani AnnaPag. 37
  Balduzzi Renato
  Baretta Pier Paolo
  Bargero Cristina
  Baruffi Davide
  Basso Lorenzo
  Battaglia Demetrio
  Bazoli Alfredo
  Bellanova Teresa
  Benamati Gianluca
  Beni Paolo
  Berlinghieri Marina
  Bernardo Maurizio
  Berretta Giuseppe
  Bersani Pier Luigi
  Bianchi Dorina
  Bianchi Mariastella
  Biffoni Matteo
  Bindi Rosy
  Binetti Paola
  Bini Caterina
  Biondelli Franca
  Blazina Tamara
  Bobba Luigi
  Bocci Gianpiero
  Boccia Francesco
  Boccuzzi Antonio
  Bolognesi Paolo
  Bonaccorsi Lorenza
  Bonafè Simona
  Bonavitacola Fulvio
  Bonifazi Francesco
  Bonomo Francesca
  Bordo Michele
  Borghi Enrico
  Borletti Dell'Acqua Ilaria Carla Anna
  Boschi Maria Elena
  Bosco Antonino
  Bossa Luisa
  Bragantini Paola
  Brandolin Giorgio
  Bratti Alessandro
  Bray Massimo
  Bressa Gianclaudio
  Bruno Franco
  Bruno Bossio Vincenza
  Burtone Giovanni Mario Salvino
  Buttiglione Rocco
  Campana Micaela
  Cani Emanuele
  Capelli Roberto
  Capodicasa Angelo
  Capone Salvatore
  Capozzolo Sabrina
  Capua Ilaria
  Carbone Ernesto
  Cardinale Daniela
  Carella Renzo
  Carocci Mara
  Carra Marco
  Carrescia Piergiorgio
  Carrozza Maria Chiara
  Caruso Mario
  Casati Ezio Primo
  Casellato Floriana
  Casero Luigi
  Cassano Franco
  Castricone Antonio
  Catania Mario
  Causi Marco
  Causin Andrea
  Cenni Susanna
  Censore Bruno
  Cera Angelo
  Cesa Lorenzo
  Cesaro Antimo
  Chaouki Khalid
  Cicchitto Fabrizio
  Cimbro Eleonora
  Civati Giuseppe
  Coccia Laura
  Colaninno Matteo
  Cominelli Miriam
  Coppola Paolo
  Coscia Maria
  Costa Enrico
  Cova Paolo
  Covello Stefania
  Crimì Filippo
  Crivellari Diego
  Culotta Magda
  Cuperlo Giovanni
  D'Agostino Angelo Antonio
  D'Alia Giampiero
  Dallai Luigi
  Dal Moro Gian Pietro
  Dambruoso Stefano
  Damiano Cesare
  D'Arienzo Vincenzo
  D'Attorre Alfredo
  Decaro Antonio
  De Girolamo Nunzia
  Del Basso De Caro Umberto
  Dellai Lorenzo
  Dell'Aringa CarloPag. 38
  De Maria Andrea
  De Mita Giuseppe
  Di Gioia Lello
  Di Lello Marco
  Di Maio Marco
  D'Incecco Vittoria
  Di Stefano Marco
  Donati Marco
  D'Ottavio Umberto
  Epifani Ettore Guglielmo
  Ermini David
  Fabbri Marilena
  Famiglietti Luigi
  Fanucci Edoardo
  Farina Gianni
  Fassina Stefano
  Fauttilli Federico
  Fedi Marco
  Ferranti Donatella
  Ferrari Alan
  Ferro Andrea
  Fiano Emanuele
  Fiorio Massimo
  Fioroni Giuseppe
  Fitzgerald Nissoli Fucsia
  Folino Vincenzo
  Fontana Cinzia Maria
  Fontanelli Paolo
  Formisano Aniello
  Fossati Filippo
  Fragomeli Gian Mario
  Franceschini Dario
  Fregolent Silvia
  Gadda Maria Chiara
  Galli Carlo
  Galli Giampaolo
  Gandolfi Paolo
  Garavini Laura
  Garofalo Vincenzo
  Garofani Francesco Saverio
  Gasbarra Enrico
  Gasparini Daniela Matilde Maria
  Gebhard Renate
  Gelli Federico
  Genovese Francantonio
  Gentiloni Silveri Paolo
  Ghizzoni Manuela
  Giachetti Roberto
  Giacobbe Anna
  Giacomelli Antonello
  Gigli Gian Luigi
  Ginato Federico
  Ginefra Dario
  Ginoble Tommaso
  Giorgetti Alberto
  Giorgis Andrea
  Gitti Gregorio
  Giuliani Fabrizia
  Giulietti Giampiero
  Gnecchi Marialuisa
  Gozi Sandro
  Grassi Gero
  Gregori Monica
  Gribaudo Chiara
  Guerini Giuseppe
  Guerini Lorenzo
  Guerra Mauro
  Gullo Maria Tindara
  Gutgeld Itzhak Yoram
  Iacono Maria
  Iannuzzi Tino
  Impegno Leonardo
  Incerti Antonella
  Kyenge Cécile
  Laforgia Francesco
  La Marca Francesca
  Lattuca Enzo
  Lauricella Giuseppe
  Legnini Giovanni
  Lenzi Donata
  Leone Antonio
  Leva Danilo
  Librandi Gianfranco
  Locatelli Pia Elda
  Lodolini Emanuele
  Lorenzin Beatrice
  Losacco Alberto
  Lotti Luca
  Lupi Maurizio
  Madia Maria Anna
  Maestri Patrizia
  Magorno Ernesto
  Malisani Gianna
  Malpezzi Simona Flavia
  Manciulli Andrea
  Manfredi Massimiliano
  Manzi Irene
  Marantelli Daniele
  Marchetti Marco
  Marchi Maino
  Marguerettaz Rudi Franco
  Mariani Raffaella
  Mariano Elisa
  Marrocu SiroPag. 39
  Marroni Umberto
  Martella Andrea
  Martelli Giovanna
  Martino Pierdomenico
  Marzano Michela
  Matarrese Salvatore
  Mattiello Davide
  Mauri Matteo
  Mazziotti Di Celso Andrea
  Mazzoli Alessandro
  Melilli Fabio
  Meloni Marco
  Meta Michele Pompeo
  Miccoli Marco
  Minardo Antonino
  Miotto Anna Margherita
  Misiani Antonio
  Misuraca Dore
  Mogherini Federica
  Mognato Michele
  Molea Bruno
  Monaco Francesco
  Monchiero Giovanni
  Mongiello Colomba
  Montroni Daniele
  Morani Alessia
  Morassut Roberto
  Moretto Sara
  Mosca Alessia Maria
  Moscatt Antonino
  Mura Romina
  Murer Delia
  Naccarato Alessandro
  Narduolo Giulia
  Nesi Edoardo
  Nicoletti Michele
  Oliverio Nicodemo Nazzareno
  Orfini Matteo
  Orlando Andrea
  Ottobre Mauro
  Pagani Alberto
  Pagano Alessandro
  Palma Giovanna
  Paolucci Massimo
  Paris Valentina
  Parrini Dario
  Pastorelli Oreste
  Patriarca Edoardo
  Pelillo Michele
  Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
  Pes Caterina
  Petitti Emma
  Petrini Paolo
  Piccione Teresa
  Piccoli Nardelli Flavia
  Piccolo Salvatore
  Piccone Filippo
  Piepoli Gaetano
  Pini Giuditta
  Pisicchio Pino
  Piso Vincenzo
  Pizzolante Sergio
  Plangger Albrecht
  Pollastrini Barbara
  Porta Fabio
  Portas Giacomo Antonio
  Preziosi Ernesto
  Rabino Mariano
  Raciti Fausto
  Rampi Roberto
  Realacci Ermete
  Ribaudo Francesco
  Richetti Matteo
  Roccella Eugenia
  Rocchi Maria Grazia
  Romano Andrea
  Rosato Ettore
  Rossi Domenico
  Rossomando Anna
  Rostan Michela
  Rotta Alessia
  Rubinato Simonetta
  Rughetti Angelo
  Saltamartini Barbara
  Sammarco Gianfranco
  Sanga Giovanni
  Sani Luca
  Sanna Francesco
  Sanna Giovanna
  Sbrollini Daniela
  Scalfarotto Ivan
  Scanu Gian Piero
  Schirò Gea
  Schullian Manfred
  Scopelliti Rosanna
  Scuvera Chiara
  Senaldi Angelo
  Simoni Elisa
  Sottanelli Giulio Cesare
  Speranza Roberto
  Stumpo Nicola
  Tabacci Bruno
  Tancredi Paolo
  Taranto LuigiPag. 40
  Taricco Mino
  Tartaglione Assunta
  Tentori Veronica
  Terrosi Alessandra
  Tidei Marietta
  Tinagli Irene
  Tullo Mario
  Vaccaro Guglielmo
  Valente Valeria
  Valiante Simone
  Vargiu Pierpaolo
  Vazio Franco
  Velo Silvia
  Venittelli Laura
  Ventricelli Liliana
  Verini Walter
  Vezzali Maria Valentina
  Vignali Raffaello
  Villecco Calipari Rosa Maria
  Zampa Sandra
  Zappulla Giuseppe
  Zardini Diego
  Zoggia Davide

  Hanno risposto no:

  Abrignani Ignazio
  Agostinelli Donatella
  Aiello Ferdinando
  Airaudo Giorgio
  Alberti Dino
  Allasia Stefano
  Angelucci Antonio
  Archi Bruno
  Artini Massimo
  Baldassarre Marco
  Baldelli Simone
  Barbanti Sebastiano
  Baroni Massimo Enrico
  Basilio Tatiana
  Battelli Sergio
  Benedetti Silvia
  Bergamini Deborah
  Bernini Massimiliano
  Bernini Paolo
  Bianchi Nicola
  Biancofiore Michaela
  Biasotti Sandro
  Boccadutri Sergio
  Bonafede Alfonso
  Bordo Franco
  Borghesi Stefano
  Bossi Umberto
  Bragantini Matteo
  Brugnerotto Marco
  Brunetta Renato
  Buonanno Gianluca
  Busin Filippo
  Businarolo Francesca
  Busto Mirko
  Cancelleri Azzurra Pia Maria
  Caon Roberto
  Caparini Davide
  Capezzone Daniele
  Carfagna Maria Rosaria
  Cariello Francesco
  Carinelli Paola
  Caso Vincenzo
  Castelli Laura
  Catalano Ivan
  Cecconi Andrea
  Centemero Elena
  Cesaro Luigi
  Chiarelli Gianfranco Giovanni
  Chimienti Silvia
  Cicu Salvatore
  Ciprini Tiziana
  Cirielli Edmondo
  Colletti Andrea
  Colonnese Vega
  Cominardi Claudio
  Corda Emanuela
  Corsaro Massimo Enrico
  Cozzolino Emanuele
  Crippa Davide
  Currò Tommaso
  Dadone Fabiana
  Daga Federica
  D'Alessandro Luca
  Dall'Osso Matteo
  D'Ambrosio Giuseppe
  Del Grosso Daniele
  Della Valle Ivan
  Dell'Orco Michele
  De Lorenzis Diego
  De Rosa Massimo Felice
  Di Battista Alessandro
  Di Benedetto Chiara
  Dieni Federica
  Di Salvo Titti
  Di Stefano Fabrizio
  Di Stefano Manlio
  Di Vita Giulia
  Duranti DonatellaPag. 41
  D'Uva Francesco
  Faenzi Monica
  Fantinati Mattia
  Farina Daniele
  Fava Claudio
  Fedriga Massimiliano
  Ferrara Ciccio
  Ferraresi Vittorio
  Fitto Raffaele
  Fontana Gregorio
  Fraccaro Riccardo
  Fratoianni Nicola
  Frusone Luca
  Furnari Alessandro
  Gagnarli Chiara
  Galati Giuseppe
  Gallinella Filippo
  Gallo Luigi
  Giacomoni Sestino
  Giordano Giancarlo
  Giordano Silvia
  Giorgetti Giancarlo
  Grillo Giulia
  Grimoldi Paolo
  Guidesi Guido
  Iannuzzi Cristian
  Invernizzi Cristian
  Kronbichler Florian
  L'Abbate Giuseppe
  Lacquaniti Luigi
  Laffranco Pietro
  Lainati Giorgio
  Latronico Cosimo
  Lavagno Fabio
  Liuzzi Mirella
  Lorefice Marialucia
  Lupo Loredana
  Maietta Pasquale
  Mantero Matteo
  Marcolin Marco
  Marcon Giulio
  Marotta Antonio
  Marzana Maria
  Matarrelli Toni
  Melilla Generoso
  Meloni Giorgia
  Micillo Salvatore
  Migliore Gennaro
  Milanato Lorena
  Molteni Nicola
  Mottola Giovanni Carlo Francesco
  Mucci Mara
  Nardi Martina
  Nesci Dalila
  Nicchi Marisa
  Nuti Riccardo
  Paglia Giovanni
  Palazzotto Erasmo
  Palese Rocco
  Palmieri Antonio
  Palmizio Elio Massimo
  Pannarale Annalisa
  Parentela Paolo
  Parisi Massimo
  Pellegrino Serena
  Pesco Daniele
  Petrenga Giovanna
  Piazzoni Ileana Cathia
  Pilozzi Nazzareno
  Pini Gianluca
  Pinna Paola
  Pisano Girolamo
  Placido Antonio
  Polidori Catia
  Polverini Renata
  Prataviera Emanuele
  Prestigiacomo Stefania
  Prodani Aris
  Quaranta Stefano
  Ragosta Michele
  Rampelli Fabio
  Ricciatti Lara
  Rizzetto Walter
  Rizzo Gianluca
  Romano Francesco Saverio
  Romano Paolo Nicolò
  Rondini Marco
  Rostellato Gessica
  Rotondi Gianfranco
  Ruocco Carla
  Russo Paolo
  Sannicandro Arcangelo
  Sarro Carlo
  Savino Elvira
  Sberna Mario
  Scagliusi Emanuele
  Scotto Arturo
  Segoni Samuele
  Sibilia Carlo
  Sorial Girgis Giorgio
  Spadoni Maria Edera
  Squeri Luca
  Tacconi Alessio
  Terzoni PatriziaPag. 42
  Tofalo Angelo
  Toninelli Danilo
  Totaro Achille
  Turco Tancredi
  Vacca Gianluca
  Valente Simone
  Vallascas Andrea
  Vella Paolo
  Vignaroli Stefano
  Villarosa Alessio
  Vito Elio
  Zaccagnini Adriano
  Zaratti Filiberto
  Zolezzi Alberto

  Si sono astenuti:
  Attaguile Angelo

  Sono in missione:
  Alfano Angelino
  Amendola Vincenzo
  Brambilla Michela Vittoria
  Castiglione Giuseppe
  Di Maio Luigi
  D'Incà Federico
  Fico Roberto
  Galan Giancarlo
  Grande Marta
  La Russa Ignazio
  Letta Enrico
  Lombardi Roberta
  Mannino Claudia
  Martino Antonio
  Merlo Ricardo Antonio
  Picchi Guglielmo
  Pistelli Lapo
  Quartapelle Procopio Lia
  Ravetto Laura
  Sereni Marina

  PRESIDENTE. Sospendo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà alle ore 15, a partire dall'esame degli ordini del giorno.

  La seduta, sospesa alle 14, è ripresa alle 15,35.

  PRESIDENTE. Mi scuso per il ritardo, ma c’è stato un problema istruttorio sugli ordini del giorno e abbiamo potuto riprendere i lavori solo ora.

Missioni.

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider, Amici, Balduzzi, Baretta, Berretta, Bindi, Bocci, Michele Bordo, Borletti Dell'Acqua, Bray, Brunetta, Caparini, Capezzone, Carrozza, Casero, Cicchitto, Cirielli, Costa, D'Alia, Dambruoso, De Girolamo, Dell'Aringa, Dellai, Di Gioia, Di Lello, Fassina, Ferranti, Gregorio Fontana, Fontanelli, Formisano, Franceschini, Alberto Giorgetti, Giancarlo Giorgetti, Gozi, Kyenge, Legnini, Leone, Lorenzin, Lupi, Giorgia Meloni, Migliore, Orlando, Gianluca Pini, Pisicchio, Realacci, Sani, Sisto, Speranza, Tabacci, Vargiu e Vito sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
  I deputati in missione sono complessivamente settantatré, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

Modifica nella composizione dell'ufficio di presidenza di un gruppo parlamentare e affidamento dei poteri attribuiti dal Regolamento nell'ambito del medesimo gruppo.

  PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 19 dicembre 2013, il presidente del gruppo parlamentare Per l'Italia, Lorenzo Dellai, ha reso noto che, nella riunione svoltasi in pari data, è stato eletto il nuovo direttivo del gruppo che risulta così composto: vicepresidente vicario: Giuseppe De Mita; vicepresidente: Gea Schirò; tesoriere: Mario Caruso; segretario d'Aula: Domenico Rossi. Ai deputati Giuseppe De Mita, Gea Schirò e Domenico Rossi è stato inoltre affidato l'esercizio dei poteri attribuiti in caso di assenza o impedimento del presidente, secondo quanto previsto dall'articolo 15, comma 2, del Regolamento della Camera.

Pag. 43

Si riprende la discussione (ore 15,37).

  PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 1865-A: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, cosiddetta legge di stabilità 2014. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato approvato l'articolo unico del provvedimento, nel testo della Commissione, come risultante dalle correzioni comunicate all'Assemblea, sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia. Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.

(Esame degli ordini del giorno – A.C. 1865-A)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A – A.C. 1865-A). Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibile l'ordine del giorno Biancofiore n. 9/1865-A/298 in quanto, essendo volto ad impegnare il Governo ad eliminare una specifica disposizione recata dall'articolo unico del provvedimento, si pone in contrasto con il testo del disegno di legge di stabilità. Avverto, inoltre, che l'ordine del giorno Ginato n. 9/1865-A/260 è stato ritirato dal presentatore. Avverto, infine, che l'ordine del giorno Sereni n. 9/1865-A/141 si intende sottoscritto anche dalla deputata Martelli.

  GUIDO GUIDESI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GUIDO GUIDESI. Signor Presidente, è scontato che il problema istruttorio che c’è stato abbia causato comunque qualche problema dal punto di vista della stampa degli ordini del giorno. Il nostro gruppo non ce li ha ancora tutti, per cui le chiedo di fare una valutazione da questo punto di vista.

  PRESIDENTE. Verifichiamo subito. Sono in distribuzione, onorevole Guidesi, sono sul tavolo in distribuzione. Il fascicolo stampato degli ordini del giorno, quindi, è disponibile per tutti i deputati. Magari dal lato destro sono terminati, ma di qua, come mi dicono gli assistenti, ci sono.

  LAURA CASTELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  LAURA CASTELLI. Signor Presidente, se sono arrivati ora, noi non è che possiamo sapere quali sono gli ordini del giorno degli altri. Chiederei a lei, Presidente, quindi, una sospensione di cinque, dieci minuti per permetterci di prendere il faldone e provare a leggere quegli altri perlomeno.

  PRESIDENTE. Deputata Castelli, poiché ci sono dei colleghi iscritti a parlare per illustrare il proprio ordine del giorno, quelli che non parlano, nel frattempo, possono prendere in visione il fascicolo degli ordini del giorno. Non vedo come le due cose siano incompatibili, onorevole Castelli ... sono finiti i fascicoli anche nel lato sinistro ?
  Allora, approfittiamo di questo problema per sospendere di un quarto d'ora, ma chiedo ai gruppi di utilizzare questo tempo per esaminare – perché un po’ di fascicoli ci sono, deputata Castelli; date un fascicolo ad ogni gruppo – il fascicolo degli ordini del giorno. Riprendiamo tra un quarto d'ora con l'intervento del collega Capelli per illustrare il suo ordine del giorno.
  Sospendo la seduta.

  La seduta, sospesa alle 15,40, è ripresa alle 15,55.

  PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori dall'illustrazione degli ordini del giorno.
  Ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno...

Pag. 44

  LAURA CASTELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Deputata Castelli, cosa c’è ?

  LAURA CASTELLI. Signor Presidente, c’è che non è cambiato nulla, non è arrivata la prima parte degli emendamenti e i deputati miei colleghi – scusate, degli ordini del giorno – non potranno votare...

  PRESIDENTE. Deputata Castelli, non stiamo per votare.

  LAURA CASTELLI. No, ma non si può neanche illustrare, perché c’è solo la seconda parte, la prima parte...chieda agli uffici.

  PRESIDENTE. No ! Ogni deputato illustra il rispettivo ordine del giorno che si presume conosca, perché l'ha presentato e l'ha scritto. Quindi, intanto noi andiamo avanti con l'illustrazione degli ordini del giorno; poi, quando arriviamo al momento in cui dobbiamo ascoltare i pareri, faremo in modo che tutti i deputati abbiano il fascicolo degli ordini del giorno.

  STEFANO ALLASIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO ALLASIA. Signor Presidente, non discuto sulla tempistica, ma discuto più che altro sulla necessità e sull'urgenza che la Camera dei deputati e la Presidenza si dotino al più presto di mezzi informatici adeguati. Perché fotocopiare trecento ordini del giorno ha un costo indicativo di circa 4-5 mila euro, così, a misure spannometriche. E ogni volta che c’è un provvedimento, per di più un disegno di legge di stabilità, in cui andiamo a fare dei tagli agli enti locali, andare a fare delle spese non dico inutili, perché c’è necessità che tutti noi conosciamo gli ordini del giorno presentati da tutti i colleghi, però vi è anche la necessità di essere coerenti sulla gestione. Perciò non è che c’è da tagliare solo in alcuni casi e in casa propria no.
  Dato che oramai la stragrande maggioranza dei deputati ha un mezzo informatico, che può essere lo smartphone o un cellulare o un telefonino o un tablet, in tempo zero, come si può conoscere il provvedimento sul portale della Camera c’è possibilità, dato che oramai sono stampati e non sono scritti a mano – non esistono più gli amanuensi...

  PRESIDENTE. Onorevole Allasia...

  STEFANO ALLASIA. ...c’è la possibilità tranquillamente di metterli immediatamente nel portale o, al massimo, mandarli via mail (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord e Autonomie e MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Grazie. Il suo suggerimento, che io personalmente condivido, necessita anche di una piccola modifica del Regolamento: alcuni colleghi l'hanno anche presentata.
  Il deputato Capelli ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/41.

  ROBERTO CAPELLI. Signor Presidente, nel richiamare l'attenzione dei colleghi...

  PRESIDENTE. Onorevole Piepoli, si deve mettere la giacca. Prego, onorevole Capelli.

  ROBERTO CAPELLI. Nel richiamare l'attenzione dei colleghi ad un'attenta lettura degli ordini del giorno n. 9/1865-A/40 e n. 9/1865-A/41, rinuncio all'intervento per facilitare i lavori della seduta.

  PRESIDENTE. Il deputato Formisano ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/85.

  ANIELLO FORMISANO. Signor Presidente, per le stesse motivazioni enunciate dal collega Capelli, facendo riferimento a questo ordine del giorno, che insiste sulla Pag. 45necessità che si dia finalmente corso alla staffetta generazionale fra generazioni di lavoratori al termine di carriera e generazioni di aspiranti lavoratori all'inizio di carriera e confidando su un parere favorevole del Governo e del relatore, rinuncio ad intervenire.

  WALTER RIZZETTO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Chiede di parlare su cosa, onorevole Rizzetto ? È iscritto un deputato del suo gruppo su un ordine del giorno.

  WALTER RIZZETTO. Signor Presidente, intervengo sull'ordine del giorno e sull'ordine dei lavori. Penso che, comunque, anche per quanto riguarda i nostri altri partner politici in quest'Aula, sia veramente necessario avere il testo. Poiché se non ho il testo, se non abbiamo il testo, rispetto agli emendamenti presentati dagli altri gruppi – agli ordini del giorno, chiedo scusa –, non possiamo neanche votare sì. Quindi, potremmo anche votare «sì» ad un ordine del giorno, ma non avendo il testo, non ci prendiamo questa responsabilità.

  PRESIDENTE. Non siamo nel momento della votazione, onorevole Rizzetto, siamo nella fase dell'illustrazione degli ordini del giorno. Prima della votazione avrete ognuno il fascicolo.
  Il deputato Manlio Di Stefano ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/48.

  MANLIO DI STEFANO. Signora Presidente, illustrerò l'ordine del giorno di cui sono firmatario. Praticamente rientriamo sempre in quell'ambito che avevamo già discusso in passato relativamente alle spese del Ministero degli affari esteri, ad esempio, e a tutto quello che è l'impianto del Ministero. Con questo ordine del giorno diciamo sostanzialmente, come avevamo già chiesto nel comma 186 dell'articolo 1, di destinare maggiori fondi agli istituti di cultura e comunque a tutte quelle parti della rappresentanza italiana all'estero che ritenevamo meritevoli, a differenza di altre.
  In questo ordine del giorno chiediamo sostanzialmente di fare un'indagine sui circa 90 istituti di cultura che abbiamo in giro per il mondo per capire quelli che sono realmente meritevoli e quelli che non lo sono e soprattutto per capire, per quelli che sono meritevoli di aiuto, come hanno fatto a esserlo. Infatti, stiamo facendo, in questo momento, nel Ministero degli affari esteri, dei tagli che definirli ciechi è poco. Si sta dicendo: togliamo i soldi agli istituti di cultura, ma non si sta andando mai nel merito del perché si è arrivati ad aver bisogno di quei soldi. Ci sono istituti di cultura che riescono tranquillamente a sopravvivere, a fare attività che sponsorizzano poi l'Italia nel mondo, con i soldi che gli diamo attualmente; riescono a farlo perché, evidentemente, hanno una gestione virtuosa dei fondi che gli diamo, riescono, evidentemente, a gestire un finanziamento grazie alle attività che svolgono e riescono a portare avanti quello che dovrebbe essere il pane quotidiano italiano, ovvero la nostra cultura. Molti di questi, chiaramente, non hanno delle agevolazioni differenti dagli altri Istituti di cultura che invece sono in crisi, lo fanno con gli stessi fondi, ma lo fanno meglio.
  Con questo ordine del giorno noi chiediamo di sostenere maggiormente quegli istituti di cultura italiana che, sulla base di criteri obiettivi di merito, si siano distinti per buona gestione delle risorse pubbliche. Per fare questo, però, chiaramente, ed era un po’ una discussione che abbiamo già incardinato in altre sedi, bisogna prima fare un censimento, cioè capire i singoli istituti di cultura come si finanziano, come gestiscono i finanziamenti che gli diamo, perché sappiamo che tra gli istituti di cultura come tra tutte le strutture di rappresentanza italiana, consolati, ambasciate e così via ci sono quelli...
  Presidente, posso chiedere un po’ di silenzio all'Aula, per favore ?

  PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Di Stefano. Chiederei ai colleghi che non Pag. 46sono interessati, compresi quelli del suo gruppo, ovviamente, che vedo piuttosto in movimento, di mettersi seduti e di stare zitti, oppure di uscire dall'Aula.

  MANLIO DI STEFANO. Grazie, Presidente, mi sembra strano che non si sia interessati agli istituti di cultura.

  PRESIDENTE. Il tema è molto interessante.

  MANLIO DI STEFANO. Siccome qui dentro, in passato, si sono sentite frasi come con la cultura non si mangia, capisco che magari non ci sia attenzione... (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)... chi si scalda magari condivide quella frase.

  PRESIDENTE. Colleghi...

  MANLIO DI STEFANO. Quindi, nella spending review del MAE, sicuramente dovremmo agire non con dei tagli ciechi su tutto quello che pensiamo sia superfluo, ma con un'analisi dettagliata, come fanno le aziende, d'altronde. Quando un'azienda privata fa una spending review, analizza reparto per reparto l'efficienza di quel reparto, capisce dove si spendono i soldi e dove si buttano e dove, invece, portano un profitto. Ciò quando si è un'azienda. In questo caso invece, dove noi chiaramente dobbiamo vendere cultura, dobbiamo vendere il nostro prodotto migliore, dovremmo fare una spending review mirata sull'analisi fatta precedentemente. Il MAE non ha mai fatto una attività di questo tipo, non ha mai analizzato le spese degli istituti di cultura, non ha mai provato a capire come questi soldi vengono utilizzati e come, soprattutto, si possano prendere magari le best practice dagli istituti di cultura che invece li usano nel modo migliore. Però, in emendamenti che sono stati bocciati abbiamo trovato soldi elargiti a profusione su settori che, invece, da anni consumano denaro senza ottenere nulla. Ad esempio, avevamo proposto un emendamento per tagliare l'aumento della quota che sarebbe scattata per il rinnovo dei Comites e dei CGIE perché sono soldi aggiuntivi che non capiamo che senso abbiano visto che da anni non si riescono a fare le elezioni. Visto che sono enti assolutamente politicizzati, ci viene il dubbio che, forse, quei soldi lì siano l'ennesima «oleata» ai rapporti tra i gruppi parlamentari e le nostre istituzioni di rappresentanza all'estero.
  Siccome su quegli istituti ruotano i nostri italiani che vivono all'estero, chiediamo trasparenza in tal senso e chiediamo che una spending review sia fatta, sì, ma dando merito a chi opera in modo positivo e tagliando i fondi a chi invece li spreca, o magari anche allontanando le persone che non sanno gestire i nostri fondi, perché in un momento di crisi tutti devono stringere un po’ la cinta.

  LUCA FRUSONE. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Su cosa chiede la parola ?

  LUCA FRUSONE. Sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori, mi sembra già di aver esaurito tutte le risposte possibili. Prego.

  LUCA FRUSONE. Signor Presidente, infatti capisco il discorso che ha fatto sull'illustrazione, ma, per cortesia, le potrei chiedere semplicemente l'elenco, l'ordine con cui lei chiamerà i vari deputati ad illustrare ? Non gli ordini del giorno, ma solamente l'elenco; basta anche una fotocopia da dare al nostro delegato d'Aula.

  PRESIDENTE. Sì, c’è un elenco; se lo verrete a chiedere agli uffici vi verrà consegnato.
  Il deputato Di Gioia ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/229.

  LELLO DI GIOIA. No, Signor Presidente.

Pag. 47

  PRESIDENTE. Non capisco quello che dite. È Di Lello e non Di Gioia, va bene.
  L'onorevole Di Lello ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/30.

  MARCO DI LELLO. Signor Presidente, onorevole colleghi, leggo con piacere che finalmente un nuovo e largo consenso si sta costruendo intorno alla necessità di limitare il gioco d'azzardo nel nostro Paese. Ieri c’è stata l'autorevole voce del segretario del Partito Democratico – ne sono molto felice –, che si è schierato in questa direzione. Oggi ho sentito i colleghi del MoVimento 5 Stelle, che sono sempre bravi a fare ammuina. Con i deputati di SEL, invece, condividiamo da tempo questo obiettivo.
  A quanti condividono da poche ore questa necessità, domando: dov'eravate nei giorni scorsi, quando il collega Di Gioia lottava per difendere gli emendamenti nn. 1.1865 e 1.1864 ? Dove eravate quando si faceva la battaglia per limitarlo nel nostro Paese ? Come si è consentito, ancora ieri, nonostante gli avvertimenti e le polemiche, gli interventi dei senatori socialisti, approvare, nell'altro ramo del Parlamento, quell'emendamento di cui oggi tutti i giornali parlano ? È stato un errore madornale il voto di ieri al Senato, è stato un errore clamoroso quello commesso dalla V Commissione nei giorni scorsi.
  Dal 2000 il fatturato del gioco d'azzardo è cresciuto in maniera esponenziale: erano 14 miliardi di euro il primo anno, quasi 85 nel 2012. Per consentire all'erario di far cassa, si è consentito a decine di migliaia di italiani di finire sul lastrico. Nei giorni scorsi è tornato a casa il brigadiere Giangrande – colgo l'occasione per fargli auguri da quest'Aula –, il carabiniere ferito, lo ricorderete, lo scorso 28 aprile fuori da questo palazzo da Luigi Preiti, un disperato nelle mani di chissà chi che si era giocato tutto alle slot machine. È da quell'episodio che monta una campagna, oscurata dai media, dei giovani socialisti per denunciare i costi sociali ed economici delle ludopatie. È da mesi che i parlamentari socialisti denunziano, altrettanto inascoltati, i guadagni enormi dei concessionari ed i costi sociali per la popolazione di giocatori, fatta da casalinghe, studenti e pensionati.
  Lacrime di coccodrillo scorgano abbondanti. Come mai – mi domando – giornali, televisioni e radio si ricordano di questo fenomeno solo di fronte ad una tragedia, un suicidio, una famiglia distrutta ? Non sarà mica a causa di quegli 85 milioni di euro che ogni anno vengono investiti in pubblicità dai concessionari sui media nazionali che le nostre battaglie passano nel silenzio più assoluto ? È questo il prezzo del silenzio ? È proprio vero, il silenzio è d'oro.
  Lo Stato ha bisogno di far cassa, mi è stato spesso risposto, ma è possibile che a fronte di una tale mole di gioco, gli introiti per l'erario siano meno del 10 per cento, 8 miliardi di euro, a fronte degli 85 giocati ? Ed è giusto che il prelievo sui bingo sia sceso durante il terzo Governo Berlusconi dal 20 all'11 per cento ? È giusto che il prelievo sulle videolottery sia di appena il 5 per cento o quello sulle scommesse sportive di appena il 3 ? E questo è solo il gioco legale. Ma come è possibile che, a fronte di una media di spesa annua di circa 2 mila euro, ci siano regioni come la Campania, la Puglia e la Sicilia, dove la percentuale ufficiale, invece, è pari a meno della metà della media nazionale ?
  Quanta evasione si nasconde in quei territori ? Al danno la beffa, oserei dire. E cosa fa lo Stato per difendere i cittadini e le sue casse ? Aumenta la pressione fiscale ? Disincentiva forse il gioco ? Diminuisce le sale e i punti scommessa ? No. Da ieri lo Stato punisce gli enti locali virtuosi e ancor più le regioni che si impegnano con proprie leggi e delibere a prevenire le ludopatie.
  Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità nel nostro Paese ci sono quasi 1 milione di ludopatici patologici. Ogni malato costa al sistema sanitario nazionale circa 38 mila euro. A curarli tutti servirebbero oltre 30 miliardi di euro. E allora, se proprio non interessano i destini della famiglia, la disperazione, l'educazione al Pag. 48culto della sorte, anziché dell'impegno, beh allora lo si faccia almeno per salvare le casse dello Stato. È per questo che chiedo al Governo un parere positivo e a questa Aula di accogliere questo ordine del giorno.

  PRESIDENTE. La deputata Pannarale ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/65. Prendo atto che la stessa rinuncia ad intervenire.
  La deputata Pellegrino ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/246. Prendo atto che la stessa rinuncia ad intervenire.
  L'onorevole Titti Di Salvo ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/69.

  TITTI DI SALVO. Signor Presidente, ci tenevo moltissimo a illustrare all'Aula questo ordine del giorno, che riguarda la legge Fornero sulle pensioni; una legge che ha lasciato molti guai dietro di sé e molte ingiustizie, la più famosa è quella degli esodati. Ma la legge Fornero ha compiuto anche altre ingiustizie: ha brutalmente innalzato la pensione delle donne; ha condannato i giovani a un futuro di povertà, oggi precari, domani futuri poveri. Poi ha fatto iniquità molto gravi, ma meno famose. Noi abbiamo avuto in sorte il fatto di sottolinearlo più volte, non da soli insieme ad altri, e mai è stata accolto e di nuovo il Governo ha perso un'occasione per accogliere la richiesta che sto per fare adesso e che quindi ripropongo. Sto parlando di un'autentica bestialità, tra le altre, che la legge contempla. Io vorrei che i colleghi avessero contezza del fatto che la legge Fornero fa andare in pensione, per esempio, i macchinisti ferrovieri a 67 anni, ma loro hanno un'aspettativa di vita media di 64 anni.
  Questo avviene perché il comma 18 dell'articolo 24 definisce le armonizzazioni per la pubblica sicurezza, per lo spettacolo e per le Forze armate dicendo quali sono quelle categorie che dovranno avere l'accesso alla pensione adeguata e quindi armonizzata e, per un errore di scrittura, per come è scritto, esclude dall'armonizzazione i ferrovieri e i macchinisti. Peraltro esiste un fondo speciale che li caratterizzava presso l'INPS, esiste una legge degli anni Cinquanta che è stata abrogata, non sono inseriti nei lavori usuranti perché la predetta legge li ricomprendeva, e adesso non c’è più.
  Insomma, io vorrei che l'Aula avesse presente che esiste una categoria che conduce i treni in cui tutti noi viaggiamo, che deve andare in pensione a 67 anni, ma le condizioni di quel lavoro sono tali per cui mediamente non arrivano a quell'età; e noi continuiamo ad ignorare questo problema, condannandoci, condannando tutti noi e loro ad una contraddizione incredibile, a una situazione paradossale. Veramente faccio fatica a capire come mai questa situazione, su cui tutti dicono di essere d'accordo, non si riesce a risolvere. L'ordine del giorno è volto esattamente a riproporre all'attenzione dell'Aula, del Governo, della maggioranza, di tutti quanti questo problema, che francamente diventa paradossale non poter affrontare (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Prendo atto che i deputati Pilozzi, Lacquaniti, Paglia, Lavagno rinunciano ad illustrare i loro ordini del giorno n. 9/1865-A/68, n. 9/1865-A/54, n. 9/1865-A/58, n. 9/1865-A/55.
  Il deputato Di Gioia ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/31.

  LELLO DI GIOIA. No, Presidente, avevo rinunciato.

  PRESIDENTE. Sta bene. Il deputato Pastorelli ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/30.

  ORESTE PASTORELLI. Signora Presidente, onorevoli colleghi, onorevole rappresentante del Governo è da tempo che chiediamo agli italiani uno sforzo per contribuire a risollevare le sorti del Paese. Io credo, più che mai in una situazione come quella attuale, sia improrogabile mantenere gli impegni assunti da parte Pag. 49delle istituzioni nei confronti dei cittadini. Chi si onora di rappresentare il popolo italiano non può mai, e ancor meno in circostanze come quelle che viviamo, indicare un percorso per poi far scoprire a chi lo intraprende che il cammino era sbagliato. Sarebbe un errore grave, sia sul piano etico che politico; tanto più che parliamo di un settore su cui davvero si giocano i destini e le sfide per il futuro, quello dell'università.
  Assorbire finalmente i vincitori degli ultimi concorsi per professori universitari di prima fascia significa opporsi alla disgregazione del corpo accademico avviata con legge n. 240 del 2010 e successivi tagli lineari imposti al sistema universitario. Significa avere rispetto delle regole e delle risorse impiegate per lo svolgimento delle procedure di selezione, portando a termine l'iter amministrativo avviato dal MIUR. Significa premiare lo sforzo e l'impegno di un percorso intrapreso da professionisti con un alto profilo didattico e scientifico, testimoniato e certificato da anni di attività accademica.
  Per questo noi socialisti siamo qui oggi a chiedere che quello sforzo, quelle professionalità e quell'impegno ricevano il dovuto riconoscimento. È un dovere nei confronti del merito, di cui sempre si parla, ed è un dovere nei confronti di chi vuole intraprendere un percorso di studi nella certezza di incontrare un'offerta formativa valida, in grado di preparare alle complesse sfide che presenta l'attuale mercato del lavoro. È per questo, onorevoli colleghi, che chiediamo, con un investimento minimo, di sanare questa situazione. Per questo motivo poniamo l'ordine del giorno.

  PRESIDENTE. Il deputato Gallinella ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/217.

  FILIPPO GALLINELLA. Signor Presidente, questo ordine del giorno nasce perché in Commissione bilancio ovviamente l'emendamento che chiedeva la stessa cosa è stato bocciato. Il problema è l'applicazione dei fondi strutturali: nello specifico, i fondi del piano di sviluppo rurale.
  Noi vogliamo che questi soldi...ora qui devo fare una piccola cronistoria: i fondi strutturali sono un insieme di denari che provengono dall'Europa, che però le diamo noi, e quelli che diamo sono molto meno di quelli che tornano; però c’è anche il rischio che non li prendiamo. Uno, perché – come abbiamo visto – è stata inserita la condizionalità macroeconomica, ovvero che se il Paese, il nostro Paese Italia sfora determinati parametri rischiamo proprio di non prendere questi soldi.
  Altro problema, che è proprio quello che chiediamo in questo ordine del giorno, è che questi soldi, che comunque sono cofinanziati dalle regioni, vengano svincolati dal Patto di stabilità perché già è difficile per un agricoltore o un imprenditore agricolo, che vuole accedere a un bando, prendere dei soldi perché poi deve trovare anche delle coperture sul sistema bancario ed oggi sappiamo quanto è complicato accedere al credito. Poi, nonostante tutto questo, dopo che riusciamo a passare lo sbarramento della condizione macroeconomica, facciamo un progetto che, comunque sia, viene accettato, riusciamo a farci dare credito dalla banca, ma la regione, che deve cofinanziare il progetto, dice di no, non tanto perché non ha i soldi, quanto perché non li può usare perché altrimenti sforerebbe, in termini di Patto di stabilità.
  Quindi, chiediamo al Governo, con questo emendamento, anzi con questo ordine del giorno – mi correggo – di valutare la possibilità, perché ci sono le coperture perché, a maggio, abbiamo visto che diversi autori e conoscitori della materia hanno detto che è possibile svincolare questi soldi dal Patto di stabilità per fare in modo che le regioni riescano a cofinanziare.
  In questo modo, visto che qui dentro si parla sempre di PIL, di sviluppo e di crescita, noi possiamo dare occupazione, innovazione, produrre qualcosa per poter pagare le tasse, quindi creiamo, comunque sia, uno scambio di beni e servizi, che Pag. 50vanno ad incrementare il PIL e, pagando le tasse, possiamo anche andare ad intaccare il debito pubblico.
  Quindi, se non riusciamo a prendere questi soldi, che comunque spendiamo, e non li investiamo sul territorio, non per niente, ma perché comunque siamo vincolati dal Patto di stabilità delle regioni, questa è una spirale senza fine.
  Quindi, chiedo – e lo dirò anche in dichiarazione di voto – di valutare la possibilità di fare in modo che il Governo si applichi per fare in modo che questi fondi vengano sbloccati dal Patto di stabilità, visto che comunque in Commissione bilancio avete detto «no». Tutte le volte sento dire che bisogna crescere, però, poi, non ci date l'opportunità di farlo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. La deputata Ciprini ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/197.

  TIZIANA CIPRINI. Signor Presidente, la legge di «instabilità» del 2014 elargisce regali e regalini alle lobby, agli amici delle lobby, ma continua a togliere danaro al pubblico impiego, a quello che, una volta, veniva definito il ceto medio, che era definito «il popolo dei colletti bianchi» e che oramai è divenuto «il popolo delle mutande bianche».
  Ebbene, al «popolo delle mutande bianche» la legge di «instabilità» continua a prorogare, fino a dicembre del 2014, il blocco degli aumenti retributivi, degli incrementi delle indennità di vacanza contrattuale e del trattamento accessorio, peraltro già previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 2013.
  Il prospettato blocco, però, presenta profili di dubbia legittimità costituzionale. Le disposizioni in esame, infatti, sarebbero state adottate in considerazione dell'eccezionalità della situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, in esecuzione di patti assunti con l'Unione europea, verso la quale il Governo italiano si mostra sempre prono e solerte a calarsi le braghe, facendo però rimanere in mutande i cittadini stessi.
  Tuttavia, tale obiettivo deve essere perseguito con criteri di proporzionalità e ragionevolezza, nel rispetto dei principi di uguaglianza e dei valori previsti dalla Costituzione.
  Ricordo che la Corte costituzionale, in occasione di pregresse manovre economiche recanti deroghe temporanee a tali meccanismi rivalutativi di adeguamento, disposti in particolare in occasione della grave congiuntura economica del 1992, ha indicato i limiti e le condizioni entro i quali un tale intervento può ritenersi rispettoso dei principi costituzionali. In particolare, la Corte, con l'ordinanza n. 299 del 1999, nel sindacare la costituzionalità del decreto-legge n. 384 del 1992, affermò che, per esigenze così stringenti, il legislatore ha imposto a tutti sacrifici anche onerosi e che tali norme di tale natura possono ritenersi non lesive dei principi costituzionali, a condizione però che i suddetti sacrifici siano eccezionali, transeunti, non arbitrari e consentanei allo scopo prefissato che, tradotto in italiano, significa che tali sacrifici non sarebbero incostituzionali a patto che tali sacrifici non siano irragionevolmente estesi nel tempo, né irrazionalmente ripartiti tra categorie diverse di cittadini.
  Tuttavia l'attuale regime di proroga pare oltrepassare i limiti tracciati dalla suddetta giurisprudenza della Corte in maniera indecente. Si rende, di fatto, stabile una disposizione a carattere eccezionale addirittura disponendo ex novo la sospensione delle indennità di vacanza contrattuale per gli anni 2013 e 2014 ed è stato determinato un effetto permanente di blocco dell'adeguamento delle retribuzioni.
  Quindi, con questa legge di «instabilità» del 2014 si vuole rendere strutturale la misura emergenziale già adottata. Quindi, quando in Italia si afferma che non vengono fatte le riforme strutturali è un falso, perché si usa la scusa dell'emergenza per rendere permanenti misure che dovrebbero essere eccezionali.Pag. 51
  Ricordo che anche il tribunale di Roma recentemente ha sollevato la questione di legittimità costituzionale delle norme che prevedono la proroga del blocco degli aumenti retributivi, con l'ordinanza del 27 novembre 2013, trasmettendo gli atti alla Corte costituzionale.
  Pertanto, si ritiene che non si può più fare gravare il peso della crisi nuovamente sull'intero pubblico impiego, ma vanno cercati percorsi alternativi per un'equa redistribuzione del carico dei sacrifici. Ma, si sa che i cittadini non sono tutti uguali di fronte ai sacrifici da fare. Infatti, in questa legge, invece che vietare ai pensionati d'oro della pubblica amministrazione di cumulare i redditi, si è preferito mettere un tetto di 300 mila euro: proprio un bel regalo ai baroni dell'università ! Le conseguenze, però, a livello macroeconomico di una compressione dei redditi medio-bassi di una così ampia categoria sociale non possono che risultare spiccatamente recessive. È auspicabile una sospensione della continua proroga di disposizioni volte alla compressione del reddito dei dipendenti della P.A. e l'avvio di un confronto per la revisione delle politiche in atto.
  Concludo ricordando che questo congelamento automatico degli aumenti retributivi e degli scatti di anzianità per i dipendenti pubblici, senza alcuna valutazione e distinzione in ordine al merito e alla performance, disattende anche quanto previsto nella legge n. 150 del 2009 che prevedeva, appunto, un meccanismo premiale in base alla professionalità del dipendente pubblico. Quindi, si sta arrecando un danno anche al buon andamento della pubblica amministrazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Il deputato Emanuele Cozzolino ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/210.

  EMANUELE COZZOLINO. Signor Presidente, nel corso dell'esame, qui alla Camera, del disegno di legge di stabilità si è usato molte volte – e ovviamente non solo da parte del MoVimento 5 Stelle – il termine «mancia» o «favore», mirato per indicare diverse norme di evidente carattere localistico o con finalità di natura vagamente clientelare, norme che, se si fosse voluto rispettare la legge che ha istituito proprio la legge di stabilità, non avrebbero dovuto trovare spazio in questo provvedimento, perché microsettoriali oppure semplicemente ordinamentali.
  Io non so se il comma 193, ovvero il finanziamento biennale a Radio Radicale, possa essere definito una «mancia» o un «favore». E certamente non è la prima volta che questa norma trova la sua sede naturale nella legge di stabilità e, prima ancora, nella legge finanziaria. I dati certi sono altri. Ad esempio, c’è una norma di legge, che prevede una gara pubblica per assegnare il servizio della diretta radiofonica dei lavori parlamentari, che continua a non essere applicata da ben più di 15 anni. C’è un servizio che allo Stato – e, dunque, ai cittadini italiani – ogni anno costa 10 milioni di euro e che continua ad essere affidato, per via diretta e sempre allo stesso soggetto, senza la minima forma di concorrenza e, soprattutto, senza sapere se il prezzo che lo Stato paga sia effettivamente il migliore sul mercato e sia congruo per il servizio offerto.
  Ci sono poi la Camera e il Senato che da diverso tempo, ormai, si sono dotati di canali satellitari web, tramite i quali non solo è possibile seguire le sedute dell'Aula delle rispettive Camere ma, in alcuni casi, anche le conferenze stampa e le audizioni in Commissione. Se vent'anni fa, pur essendo sempre stati pubblici, i lavori di Camera e Senato si svolgevano in una sorta di clandestinità di fatto, oggi possono essere definiti come una delle cose più accessibili e pubbliche che vi siano.
  Dunque, la domanda che poniamo con questo ordine del giorno è duplice. In primo luogo, poniamo la questione se abbia senso ancora oggi spendere dieci milioni all'anno per garantire la diretta radiofonica dei lavori parlamentari. Ammesso che lo sia, non siamo affatto convinti che 10 milioni siano un prezzo congruo, ritenendolo ovviamente eccessivo. Ci domandiamo, inoltre, che ci stia a fare la Pag. 52RAI, che è pubblica, e alla quale dovrebbe essere affidato questo servizio. L'altra domanda che poniamo è: perché si continua a non applicare una norma a tutto vantaggio di Radio Radicale ? Perché non si procede a svolgere una gara tra i soggetti interessati al servizio ? Perché in questo momento, in cui a ogni voce di spesa si applicano tagli, la voce «Radio Radicale» continua a rimanere immutata ?
  L'ostinazione dei Governi passati e di questo, in particolare, a proseguire su questa strada, senza neppure fornire una minima spiegazione, è francamente incomprensibile.
  In particolare, l'attuale il Governo si è dimostrato ben più generoso del suo predecessore con Radio Radicale. Monti le aveva dato 10 milioni, in due rate, tra l'altro, nella scorsa legge di stabilità, ma per un solo anno. Letta le ha voluto garantire addirittura un biennio, quando i lavoratori non sanno neanche se lavoreranno per il giorno successivo. In queste ore si è molto parlato e polemizzato sui lobbysti, ci viene il dubbio che anche il Ministro degli affari esteri sappia il fatto suo in quanto a lobby, essendo riuscita ad ottenere di più rispetto a quando il Partito Radicale aveva una rappresentanza in Parlamento. Con questo ordine del giorno noi chiediamo al Governo una cosa banale, che poi è un cavallo di battaglia degli stessi radicali, di applicare la legge e di porre fine ad una situazione che ormai è diventata inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Prendo atto che i deputati Rubinato e Luigi Di Maio, che avevano chiesto di illustrare i rispettivi ordini del giorno, vi rinunciano.
  Il deputato Andrea Romano ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/144.
  Intanto, se qualche collega del MoVimento 5 Stelle vuole cambiare l'ordine, venite a dirmelo. Prego, deputato Andrea Romano.

  ANDREA ROMANO. Signor Presidente, il nostro ordine del giorno, il n. 9/1865-A/144, che ho firmato, si riferisce al fatto che nella legge di stabilità è previsto uno stanziamento di 126 milioni di euro in favore dei lavoratori socialmente utili nei territori di Napoli, Palermo e della regione Calabria. In particolare, ricordo che sono previsti 100 milioni di euro per gli LSU di Napoli e Palermo e 25 milioni per gli LSU della Calabria. Così come ricordo che, di questa somma, circa 50 milioni a carico del Fondo per l'occupazione sono previsti per la stabilizzazione degli LSU in quelle regioni che rientrano negli obiettivi di convergenza dei fondi strutturali dell'Unione europea.
  Benissimo, si tratta in questo caso di una nuova boccata d'ossigeno per un sussidio di fatto che è stato introdotto – ricordiamolo – in anni passati e che né allora né oggi può essere scambiato per una soluzione efficace per il dramma della disoccupazione. Anche perché dobbiamo ricordare che le assunzioni, cui si fa riferimento nel punto citato della legge di stabilità, sono a tempo determinato, che possono avvenire in deroga alle normative vigenti, normative che limitano le assunzioni anche a tempo determinato da parte della pubblica amministrazione. Certamente Presidente lei ricorderà, come lo ricorderanno i nostri colleghi, che in occasione della presentazione...
  Presidente io vorrei invitare, così com’è stato fatto poc'anzi dai colleghi del MoVimento 5 Stelle, alla reciprocità del silenzio, al rispetto, almeno, di chi interviene.

  PRESIDENTE. Sì, giusto. Facciamo più silenziosamente possibile, così ascoltiamo anche l'onorevole Romano.

  ANDREA ROMANO. La ringrazio Presidente. Appunto stavo dicendo che ricordiamo tutti certamente le parole con le quali il Presidente del Consiglio, lo scorso agosto e nel dettaglio il 26 agosto, commentò il cosiddetto decreto sulla pubblica amministrazione presentato dal Ministro D'Alia, un decreto nel quale – voglio citare le parole del Presidente del Consiglio – il Governo aveva messo «alcune barriere, Pag. 53per evitare che si ripetessero le scorciatoie per le assunzioni senza concorso, fin troppo presenti in passato». Noi accogliemmo quelle parole in modo molto favorevole, così come oggi le ricordiamo in modo molto favorevole perché prendiamo molto sul serio gli impegni che prendeva e che prende oggi il Presidente del Consiglio, a maggior ragione oggi a pochi giorni dal rinnovo di un voto di fiducia ad un Governo che si è presentato in quest'Aula come un Governo del nuovo inizio.
  Voglio ricordare le parole con le quali il Presidente del Consiglio appunto ricordava come in passato l'istituto dell'entrata nella pubblica amministrazione senza concorso fosse stato utilizzato a sproposito ed eccessivamente, perché proprio a proposito di questi punti che ho ricordato poco fa è fondamentale impegnare il Governo – in questa direzione va il nostro ordine del giorno – affinché non si ripetano più in questo Paese esempi che abbiamo visto fin troppo presenti nel passato, ovvero esempi che vedono persone mettere un piede nella pubblica amministrazione senza concorso e poi essere stabilizzati.
  Non è questa la modalità con la quale nei Paesi normali – mi viene da dire, non particolarmente civilizzati, ma nei Paesi normali – si entra nella pubblica amministrazione, perché nella pubblica amministrazione si entra e si deve entrare attraverso dei concorsi regolari.
  Per questa ragione, proprio per evitare che si ripetano, anche in futuro, esempi come quelli che ho citato e per evitare che la nuova boccata di ossigeno che diamo all'istituto vetusto e purtroppo inevitabile dei lavoratori socialmente utili non si traduca in una stabilizzazione, e quindi in una rinnovata ripetizione dell'entrata nella pubblica amministrazione senza concorso, noi impegniamo il Governo a non procedere alla stabilizzazione del personale dei lavoratori socialmente utili senza regolari procedure concorsuali aperte, e quindi utilizzando in via prioritaria, come strumento di inserimento nel mondo del lavoro, le forme di politiche attive del lavoro previste dal comma 132.
  In conclusione, voglio ricordare, signor Presidente, che se, dicevo prima, 126 milioni di euro sono quelli previsti per «l'ossigenazione» dei lavoratori socialmente utili e molte altre centinaia di milioni sono state destinate a forme di politiche passive del lavoro, come la cassa integrazione in deroga, è soltanto – lo ripeteremo anche nei prossimi giorni e nelle prossime ore – grazie all'impegno di Scelta Civica che questo disegno di legge di stabilità prevede un piccolo stanziamento per politiche attive del lavoro.
  Quindi, proprio mettendo a confronto la piccola entità destinata alle politiche attive del lavoro con l'enorme quantità di denaro pubblico che viene usata per le politiche passive del lavoro, noi auspichiamo che il Governo voglia accogliere il nostro ordine del giorno, confermando, anche attraverso questo accoglimento, le parole del Presidente Letta, ovvero mai più, in questo Paese, si entri nella pubblica amministrazione senza concorso (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

  PRESIDENTE. La deputata Tinagli ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/143.

  IRENE TINAGLI. Signor Presidente, il mio ordine del giorno si riferisce al comma 309, con il quale si prevede l'effettuazione di nuove assunzioni nel comparto sicurezza in deroga a quanto previsto dalla normativa vigente, per le quali vengono stanziati 51 milioni e mezzo di euro per il 2014 e 126 milioni a partire dal 2015.
  Nulla da obiettare sull'esigenza e il bisogno di rafforzare un settore così importante per la vita del Paese come quello della sicurezza, però ricordo anche che, in parallelo, noi abbiamo 27 mila esuberi di personale militare, le sorti dei quali stiamo discutendo in questi giorni nelle Commissioni bilancio. Vi sono degli schemi di decreto – penso che il parere sia stato scritto proprio oggi dalla Commissione difesa – che prevedono, come soluzione per questo personale militare in esubero, Pag. 54diciamo per brevità, un prepensionamento a cinquant'anni, con l'85 per cento dello stipendio e, per di più, la possibilità, comunque, di lavorare senza cumulo ai fini Irpef e un'altra serie di altri benefici.
  Noi crediamo che il confronto tra queste due misure e provvedimenti contrasti, strida, sia stridente, da un lato, con il principio della necessità di allungamento dell'età pensionabile, che noi abbiamo già applicato a tutti gli altri cittadini, e dall'altro, però, sia anche in contrasto con il principio della spending review, che ci impone, ci imporrà in futuro di operare una seria operazione di efficientamento, per così dire, di razionalizzazione nell'uso delle risorse della pubblica amministrazione.
  Noi proponiamo, chiediamo, semplicemente questo: di fronte alla necessità legittima di rafforzare le forze di sicurezza e, però, di fronte, dall'altro lato, a consistenti esuberi di forze militari, impegniamo il Governo a istituire una procedura idonea per la riqualificazione e il trasferimento interno tra amministrazioni pubbliche, affinché una quota consistente delle assunzioni che dovranno essere fatte nelle forze di sicurezza vengano effettuate semplicemente con la riqualificazione e il trasferimento di questo personale militare in esubero.
  Credo che questo sarebbe un messaggio molto importante ai cittadini italiani, per far vedere che da subito, da subito, noi vogliamo cambiare delle cose importanti per il nostro Paese, metterci tutti in gioco, applicare i criteri della spending review in maniera seria, senza rimandare all'ennesimo rapporto di ricerca, che poi finirà nell'ennesimo cassetto. Queste cose noi possiamo farle subito, da ora. Questa è un'occasione sulla quale chiediamo al Governo di impegnarsi (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

  PRESIDENTE. L'onorevole Zolezzi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/188.

  ALBERTO ZOLEZZI. Signora Presidente, questo ordine del giorno riguarda i commi 227, 228 e 233-bis e altri dell'articolo 1, che prevedono misure al fine di agevolare la ripresa delle attività per il ripristino dei danni causati dagli eccezionali eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 in Emilia Romagna, in Lombardia e in Veneto, anche in relazione alla ricostruzione del patrimonio culturale e al regolare svolgimento della didattica scolastica. Già in questo Parlamento sarebbe stato possibile regolarizzare la situazione con il «decreto emergenze» e il «decreto ecobonus», che prevedeva di estendere le detrazioni fiscali anche agli interventi di adeguamento antisismico su edifici adibiti ad abitazione principale o ad attività produttive ricadenti nelle zone sismiche 1 e 2 della classificazione sismica.
  Buona parte dei comuni che ricadono nel cosiddetto cratere sismico del maggio 2012, invece, rientrano, sulla base dell'attuale classificazione, in zona 3, ovvero area a sismicità media e bassa.
  Pertanto, considerando l'erronea – purtroppo, in maniera drammatica – classificazione sismica di questi comuni, che deriva da un'ordinanza, la OPCM n. 3274 del 20 marzo 2003, e dalle nuove mappe di pericolosità sismica, ci si trova di fronte ad un paradosso per cui questi strumenti e questa mappatura sono un mero strumento di natura amministrativa e non tecnica.
  Gli strumenti tecnici per la sicurezza sismica del territorio e dei cittadini fanno riferimento a questa carta del 2006. Purtroppo il terremoto si è verificato, e si è verificato in una zona che tecnicamente è considerata a basso rischio.
  La regione Emilia Romagna è impegnata da alcuni anni in studi sull'assetto sismo-tettonico dell'Appennino emiliano-romagnolo e della Pianura padana per comprendere i fenomeni sismici e contribuire alla realizzazione di una nuova mappa di pericolosità sismica.
  Pertanto cerchiamo di chiedere un impegno importante a valutare ulteriori iniziative normative per estendere la misura agevolativa del 65 per cento ai comuni comunque colpiti da eventi sismici, in Pag. 55particolare ad estendere tali interventi per le costruzioni site nei comuni colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012.
  L'assemblea legislativa dell'Emilia Romagna aveva deliberato con voto unanime, con una risoluzione, di estendere a livello nazionale la maggioranza dell'ecobonus per le ristrutturazioni anche a quelle aree che, seppur non ricadenti nelle zone 1 e 2, sono attualmente interessate dallo stato di emergenza. Questo era il senso della risoluzione al Governo.
  Pertanto chiediamo, con questo ordine del giorno, un impegno per il Governo ad adottare i necessari provvedimenti per il pieno riconoscimento della detrazione fiscale del 65 per cento per gli adeguamenti antisismici sugli edifici civili e produttivi delle imprese nei territori per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza e preferibilmente per tutti i comuni ricadenti in zona sismica 3, attraverso un provvedimento di modifica dell'attuale legge in vigore e a promuovere a livello nazionale un confronto tecnico-scientifico fra le regioni, il Dipartimento nazionale della protezione civile e l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia per la verifica della revisione della carta di pericolosità, non solo in base a criteri sismologici, ma anche in base alle condizioni geologiche e strutturali e ai criteri di massima salvaguardia.
  Abbiamo detto appunto che l'attuale carta non ha più alcun valore tecnico-scientifico: lo dicono gli stessi scienziati dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e lo dicono purtroppo i drammatici terremoti del maggio 2012, verificatesi in zona 3.
  I 28 morti, purtroppo, stanno a testimoniare drammaticamente questo dato. È d'obbligo legiferare per la messa in sicurezza del Paese e chiediamo quindi che le agevolazioni fiscali siano concesse su tutto il territorio nazionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. La deputata Chimienti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/1865-A/200.

  SILVIA CHIMIENTI. Signora Presidente, questo ordine del giorno è per noi fondamentale, anche alla luce di quanto avvenuto in Commissione bilancio nei giorni scorsi, dove il Governo ha dovuto inizialmente accantonare il nostro emendamento, poiché non in grado di giustificare una bocciatura immediata e perché, altrettanto chiaramente, non c'erano ragioni plausibili per votare contro una norma che chiedeva semplicemente il rispetto di un'altra norma di legge.
  L'emendamento chiedeva, infatti, di non applicare al personale della scuola il blocco degli scatti stipendiali e della contrattazione, esteso dalla legge di stabilità, votata oggi da quest'Aula, fino al 31 dicembre 2014 a tutti i dipendenti di tutti i comparti della pubblica amministrazione. Perché proprio la scuola, Presidente ? Perché questo settore è stato l'unico a subire, nel 2008, un taglio lineare di oltre 8 miliardi di euro in quattro anni e poiché, per legge, lo stesso decreto-legge di Tremonti n. 112 del 2008, sanciva che il 30 per cento di questi risparmi doveva essere utilizzato proprio per gli incrementi contrattuali del personale scolastico a partire dal 2010. Evidentemente, se in rapida successione il decreto-legge n. 78 del 2010, il decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 2013 e ora la legge di stabilità 2014, hanno continuamente prorogato il blocco della contrattazione e degli incrementi contrattuali del personale scolastico, la norma di Tremonti è diventata carta straccia. Non lo sono diventati, però, i licenziamenti di oltre 140 mila unità, tra personale docente e personale tecnico-amministrativo.
  Sapete cosa significa il 30 per cento di 8 miliardi di euro ? Significa che oltre 2 miliardi di euro avrebbero, come voglio ripetere a quest'Aula, dovuto essere utilizzati – cito l'articolo 64, comma 9, del decreto n. 112 del 2008, per – «incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della scuola». E oggi siamo qui a parlare di una legge di stabilità che ha prorogato il blocco degli Pag. 56incrementi contrattuali fino al 31 dicembre 2014 ? Com’è possibile ? Dove sono finiti questi soldi, se non sono stati – e questo è ormai palese – utilizzati per le finalità stabilite dalla norma di Tremonti ? Come sono stati impiegati questi risparmi ? Quel che è certo è che lo Stato non li ha reinvestiti nella scuola e nel suo personale, da troppo tempo vittima di soprusi, di tagli e di un accanimento francamente incomprensibile per una Paese civile, che dovrebbe, come si è più volte sentito da queste parti, ripartire dall'istruzione.
  E, allora, con questo ordine del giorno noi chiediamo semplicemente il rispetto della legge, prima che sia davvero troppo tardi. Chiediamo che il Governo destini il 30 per cento delle economie di spesa, ottenute dal piano quadriennale di razionalizzazione del settore scolastico voluto dal decreto-legge n. 112 del 2008, al riconoscimento degli incrementi contrattuali del personale della scuola per gli anni 2012 e seguenti, così come è sancito proprio dall'articolo 64, comma 9, del decreto in questione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Il deputato Gigli ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Rubinato 9/1865-A/114, di cui è cofirmatario.

  GIAN LUIGI GIGLI. Signor Presidente, intervengo sull'ordine del giorno a prima firma Rubinato che riguarda le scuole paritarie, scuole che sono state collocate all'interno del sistema nazionale di istruzione pubblica con la legge n. 62 del 2000. Questo ordine del giorno vuole cercare di «parare», per così dire, ad una problematica che ci ha fatto diventare, in termini di libertà e di educazione, le cenerentole dell'Europa. Si tratta di un tipo di problema che confligge con i principi della sussidiarietà, che pure il nostro Paese riconosce, poiché, nella scelta educativa, nella scelta della scuola, si confronta veramente la libertà e la responsabilità della famiglia.
  Questo tema, inoltre, ha a che fare con l'occupazione di circa 150 mila lavoratori del settore ed ha a che fare con un problema altrettanto grave, che è quello della dispersione scolastica, che sta interessando fasce sempre più larghe della popolazione, soprattutto al Nord. Inoltre, dobbiamo tenere presente che il sistema pubblico delle scuole paritarie costa allo Stato circa l'un per cento degli investimenti in istruzione pur interessando il 10 per cento della popolazione scolastica, quindi con un risparmio netto dal punto di vista degli investimenti formativi.
  È per questi motivi che questo ordine del giorno mira, in primo luogo a far sì che tutti i fondi accordati, ma non di fatto assegnati nel 2013, vengano effettivamente assegnati (e si tratta di 223 milioni di euro), e, in secondo luogo, a far sì che per l'avvenire i fondi stessi siano sganciati dal Patto di stabilità per le regioni ed assegnati al capitolo di spesa del MIUR che può essere erogato direttamente alle scuole e non attraverso il sistema delle regioni.
  In buona sostanza si mira a far sì che possa essere riconosciuto anche in Italia quello che già dal 1984 il Parlamento europeo riconosceva e a cui obbligava in qualche modo per gli Stati membri dell'Europa, e cioè l'obbligo di accordare alle scuole le sovvenzioni pubbliche necessarie allo svolgimento dei loro compiti e all'adempimento dei loro obblighi in condizioni uguali a quelle di cui beneficiano gli istituti pubblici corrispondenti, senza discriminazione nei confronti degli organizzatori, dei genitori, degli alunni e del personale. Voglio solo ricordare che più recentemente, nell'ottobre 2012, queste indicazioni sono state ribadite nella risoluzione europea che richiama con forza gli Stati membri a tutelare e garantire concretamente il diritto alla libertà di scelta educativa. È per questi motivi che io spero e mi auguro che il Governo, che pure in sede di Commissione bilancio sembrava volersi assumere determinati tipi di impegno, se li assuma effettivamente per riportare l'Italia nella mainstream dell'Europa, anche per quanto riguarda la libertà di educazione.

Pag. 57

  PRESIDENTE. Avverto che è in distribuzione la versione corretta dell'ordine del giorno Ribaudo n. 9/1865-A/249.
  La deputata Corda ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/42.

  EMANUELA CORDA. Signor Presidente, questo ordine del giorno mi sta particolarmente a cuore perché riprende un tema che abbiamo già trattato nelle settimane passate, quello delle missioni internazionali. Ricordiamo ancora una volta il decreto-legge missioni, passato grazie al voto di fiducia nonostante le criticità emerse sia in sede di dibattito in Commissione che in Aula. Eviterò dunque di ripetermi ancora, ricordando comunque l'assurdità di questi rifinanziamenti mirati sostanzialmente ad alimentare il mercato delle armi e le guerre, senza alcun controllo preventivo da parte del Parlamento. Anche perché bisognerebbe operare dei distinguo comunque anche tra le varie missioni internazionali nelle quali sono impegnati i nostri contingenti.
  Nello specifico questo ordine del giorno verte sullo stanziamento di 614 milioni di euro per l'anno 2014 appunto per le missioni internazionali. Noi riteniamo sarebbe decisamente più utile e opportuno, oltre che eticamente apprezzabile, che il Governo si impegnasse ad utilizzare parte di questo stanziamento per far rientrare tutti i reparti militari impegnati in Afghanistan e un'altra parte indirizzandola sulle spese di indennizzo al personale italiano esposto a particolari fattori di rischio. Questo in base all'articolo 603 del decreto legislativo 15 marzo 2010 n. 66, il codice dell'ordinamento militare.
  La missione in Afghanistan – lo ricordiamo ancora una volta – dura ormai da oltre un decennio e ci sembra giunto il momento di porvi fine, anche perché il fallimento di questa missione è dinanzi agli occhi di tutti. L'abbiamo ripetuto all'infinito e continueremo a ribadirlo con forza: questa guerra ha prodotto più insicurezza, più terrorismo e più instabilità nel mondo, quando i presupposti auspicati erano assolutamente diversi. Dunque ci sembra doveroso che parte di questi denari, così come ho già ribadito, stanziati nel disegno di legge di stabilità, siano utilizzati per far rientrare celermente ed in sicurezza i nostri contingenti e, al contempo, che i soldi risparmiati vadano a rimpinguare i fondi per gli indennizzi al personale italiano esposto a particolari fattori di rischio. Basti pensare, ad esempio, alle vittime dell'uranio impoverito che da tempo chiedono verità, ma soprattutto fatti concreti che restituiscano dignità alla loro battaglia. Tra queste fattispecie vi sono coloro che operano in particolari condizioni ambientali ed operative, il personale impiegato nei poligoni militari. Io che sono sarda conosco abbastanza bene la questione anche perché in Sardegna insiste il 60 per cento delle servitù militari italiane, quindi è un problema che sento in particolar modo; e questa problematica tocca anche coloro che comunque sono coinvolti in maniera indiretta, ovvero le popolazioni che comunque abitano in prossimità di questi poligoni o le zone che sono interessate da attività particolarmente rischiose.
  Quindi, ribadisco, teniamo particolarmente a questo ordine del giorno e auspichiamo che venga recepito al meglio.

  PRESIDENTE. Il deputato Baroni ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/70.

  MASSIMO ENRICO BARONI. Grazie Presidente, è sempre abbastanza difficile illustrare un ordine del giorno nel momento in cui non esiste una normativa di legge che di fatto regola un determinato settore, quindi stiamo parlando di una classe politica che sta «scotomizzando», a mio avviso volutamente, e che ha tutta una serie di interessi nel non voler vedere un mercato enorme e in grandissima crescita com’è quello dei giochi online. Per quanto riguarda la mia categoria di professionisti e di tutti quelli che si occupano di salute mentale – ma semplicemente basterebbe dire quelli che si occupano di beni comuni – noi stiamo parlando di un vero cancro che è stato in ascesa negli ultimi tre, Pag. 58quattro, cinque anni. In particolare nel gioco online, il Comando generale della Guardia di finanza riporta che il raccolto è stato nel 2011 di 8,4 miliardi, e nel 2012 di 14 miliardi.
  Ebbene, a differenza, di tutti gli altri giochi, che sono regolati con forza di legge dal Tuls e che sono stati via via aggiornati, questo settore aggredisce incredibilmente la società e, come abbiamo visto anche oggi dal convegno che è stato proposto alla Camera dei deputati, aggredisce i soggetti più deboli, spesso quelli più giovani, i disoccupati o gli anziani, che in questo momento hanno anche un problema di sofferenza e di abbandono sociale.
  A fronte di questo 66 per cento, che è aumentato dal 2011 al 2012, a proposito delle politiche di aggressione di questi stakeholder, se vogliamo essere gentili, dovremmo ricordarci le parole del Ministro della salute Balduzzi che, nel tentativo di instaurare un osservatorio all'interno del Ministero, ha dovuto gettare la spugna, dichiarando agli organi di stampa che si è dovuto scontrare con le lobby del gioco d'azzardo. Lobby che, come già avete visto, sono insomma molto vicine a noi, sono molto vicini a voi questi lobbisti, e ho sentito la rabbia di tantissimi deputati del PD relativamente all'emendamento che è passato in Senato sul fatto che gli enti locali dovrebbero pagare di tasca loro il mancato prelievo erariale che si suppone non entrerebbe nelle casse dello Stato. Dovrebbero pagare i comuni virtuosi. Quindi siamo di fronte, ancora, al mantenimento di un pervertimento culturale, di un pervertimento televisivo, di un pervertimento della politica. Perché la tassazione in questo momento è dello 0,6 per cento e noi continuiamo a fare leggi in cui stabiliamo che pay-out minimo deve essere alto. Signori basta un minimo di salute mentale o di onestà nel capire che il pay-out va abbassato con norma di legge. Perchè noi chiediamo che venga messa al 22 per cento questa tassazione e che il Governo, nella sua infinita bontà e illuminazione, possa prendere in considerazione, nelle proprie politiche future, che un raccolto di 14 miliardi non sia tassato solo allo 0,6 per cento. Grazie. (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Il deputato Allasia ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/131.

  STEFANO ALLASIA. Signor Presidente, colleghi, l'ordine del giorno n. 9/1865-A/131 a mia firma è riferito alle politiche per le imprese, che l'esame del disegno di legge di stabilità ha visto trattare enormemente perché, essendo un comparto molto importante per l'economia del Paese, rilanciare l'impresa, necessita sostenerla.
  Però, ahimè, in questo disegno di legge di stabilità si è cercato di sostenere la grande impresa, che conta lo 0,5 per cento delle imprese in Italia, meno di 22 mila unità in Italia, a differenza delle piccole e medie imprese, che contano il 95 per cento, che sono 4 milioni e 350 mila piccole partite IVA; per piccole partite IVA intendo anche quelle microimprese sotto i cinque dipendenti.
  L'ordine del giorno chiede un impegno ben preciso, nel senso di adottare immediate misure di sostegno alle piccole e medie imprese, quelle imprese che fanno grande il Paese e che danno, anche con la propria fiscalità, la possibilità alle grandi imprese di sostenersi; come sta succedendo ancora, purtroppo, con questo disegno di legge di stabilità, in cui si cerca di finanziare e si cerca di far accedere ai finanziamenti le grandi imprese differentemente, cosa che chiediamo.
  Con questo ordine del giorno cerchiamo di portare in esame e all'attenzione del Governo una singolare differenza che c’è nel nostro Paese e, cioè, che su 4 milioni e 400 mila imprese, la larga parte è fatta da piccole imprese. E come è stato fatto un ordine al sostegno finanziario alle imprese in questo disegno di legge di stabilità, noi chiediamo esclusivamente che, come nell'articolo 1, comma 26, si estende alle grandi imprese la possibilità di finanziamento da parte di Cassa depositi e prestiti, vi siano misure di sostegno anche a favore delle piccole e medie imprese.Pag. 59
  La norma in questione permette alla Cassa depositi e prestiti di utilizzare una provvista di risparmio postale per operazioni di finanziamento a favore delle piccole e medie imprese operate dagli istituti di credito.
  La modifica dell'articolo 3 del suddetto provvedimento serve a contrastare lo stato di crisi in cui versano alcune grandi imprese: qui si rischia di far affluire minori risorse in favore delle piccole e medie imprese. Questo perché, negli ultimi anni, i Governi – che, negli ultimi tre anni, sono Governi che sono arrivati ad automantenersi senza maggioranze ben definite – hanno tartassato e hanno stretto il «collo finanziario» alle aziende. Un caso per tutti: in questi giorni, è arrivato nelle poste delle aziende, e non solo, di tutti gli italiani, l'aumento e l'acconto della TARSU, che è aumentata rispetto agli scorsi anni. Ciò ci parrebbe abbastanza singolare, perché, se c’è la necessità di far finanziare le nostre imprese, è illogico aumentare le tasse: cosa che è stata fatta dal precedente Governo Monti e cosa che è stata fatta con questo Governo, aumentando l'IVA dal 20 al 21 per cento e, poi, successivamente, al 22 per cento.
  Però – cosa che ho già sentito a più riprese dai sindacati e dal PD, che sta sostenendo questo Governo –, l'aumento dell'IVA non è figlio di nessuno, anzi, non è un aumento delle tasse. La stessa cosa dicasi sull'aumento della cosiddetta IMU o IUC, come si suol dire, come si vuol chiamare, sicuramente balzelli che danneggeranno le imprese del nostro Paese.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  STEFANO ALLASIA. Senza parlare del fatto che c’è la necessità di un progetto ben chiaro da parte nostra: cercare di sburocratizzare l'accesso ai finanziamenti. Perché, oggi come oggi, è sempre più difficile fare in modo che le aziende, soprattutto le piccole e medie imprese, possano avere la possibilità di usufruire dei finanziamenti, che siano dello Stato, che siano anche europei o regionali.

  PRESIDENTE. Onorevole Allasia, concluda.

  STEFANO ALLASIA. Questo è un danno perché la necessità della fiscalità immediata per le aziende è immediata perché, oltre a dover pagare le tasse che voi avete aumentato, c’è anche la necessità di poter fare in modo che gli addetti che lavorano all'interno possano essere pagati.

  PRESIDENTE. L'onorevole Cristian Invernizzi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/121.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Signora presidente, onorevoli colleghi, parliamo di qualcosa che già in quest'Aula, anche recentemente, è stato affrontato e cioè di dissesto idrogeologico. Noi ormai, purtroppo, siamo abituati, in questo Stato, a subire tutta una serie di dissesti che parecchie volte, tra l'altro, causano anche la morte dei cittadini di quelle zone nelle quali la mancata previsione, la mancata manutenzione del territorio, il mancato controllo, il mancato monitoraggio determinano, con l'inizio delle stagioni autunnali ed invernali, quindi con l'inizio delle piogge, con l'inizio del freddo, tutta una serie di smottamenti e di altri fenomeni che poi hanno delle conseguenze sicuramente devastanti per quanto riguarda la vita e la tranquillità delle comunità che vivono in quelle zone. Sono sia zone ad alto rischio idrogeologico che, magari, zone a basso rischio idrogeologico, ma nelle quali la mancata manutenzione, appunto, la mancata previsione e il mancato controllo determinano il verificarsi di quelle che poi, sicuramente e giustamente, vengono definite tragedie, l'ultima, non possiamo non ricordarlo ovviamente, quella che è avvenuta in Sardegna poche settimane fa.
  Però, come accade ogni volta, come parlamentare, anch'io, come voi, quando avvengono cose di questo tipo, sono stanco di non far altro che alzarmi in piedi, commemorare, dichiarare che queste sono cose che non devono più accadere, dichiarare che è nostro compito, dovere, fare di Pag. 60tutto per far sì che situazioni di questo tipo mai più avvengano in questo Stato e poi, purtroppo, magari, anche a causa del proseguire della storia, la nostra attenzione viene richiamata da tutta un'altra serie di questioni e ci dimentichiamo di questo.
  Con questo ordine del giorno a mia firma si chiede per una volta, magari, seriamente, di impegnarsi con coraggio per far sì che il Patto di stabilità – che tutti a parole dichiarano di voler modificare, che tutti, dopo aver incontrato gli esponenti dell'ANCI o aver ricevuto sollecitazioni da parte dei nostri cittadini, dei nostri territori, dichiariamo di voler modificare – possa essere, decisamente, una volta per tutte modificato per quanto riguarda quelle iniziative che prevedono, appunto, l'esclusione dei vincoli previsti dal Patto interno per i finanziamenti pluriennali delle risorse provenienti dallo Stato, dalle regioni e di quelle proprie degli enti locali destinate ad interventi di prevenzione e manutenzione del territorio e contrasto al dissesto idrogeologico.
  Io penso che, per una volta, noi potremmo tranquillamente dire ai signori di Bruxelles, a coloro che guardano i grafici e, forse, dopo aver guardato i grafici li pongono su un piedistallo come unici parametri della loro attività, che anziché guardare i grafici noi preferiamo guardare ai nostri cittadini, preferiamo guardare a quelle situazioni che purtroppo capitano spesso, sempre più spesso, da noi, a quei casi nei quali i genitori che andavano a prendere i figli a scuola vengono travolti da ondate improvvise causate, sì, sicuramente, dalla natura che ogni tanto è matrigna, ma anche dall'incapacità in alcuni casi sia degli enti locali che di tutti gli altri enti territoriali di monitorare e, controllare i corsi d'acqua, i fenomeni legati al dissesto idrogeologico nei loro comuni, nelle zone di loro pertinenza.
  Tuttavia, adesso, è inutile negarlo, sarebbe sicuramente, oltre che sbagliato, anche immorale negare che tali fenomeni negli ultimi anni siano stati causati dall'impossibilità degli enti locali di effettuare quelle opere, quali palificazioni, controlli, pulizia dei torrenti.
  Ciò non per incapacità o per non voglia, ma semplicemente perché il Patto di stabilità interno impone vincoli tali che anche interventi di questo tipo porrebbero l'ente che se ne facesse carico al di fuori del Patto di stabilità, con tutto ciò che ne consegue.
  Per cui, colleghi, io penso che sia il momento – lo diciamo e l'abbiamo detto tante volte – di far sapere, non soltanto all'Europa, ma anche a coloro che qui dentro ritengono di dover, ancora una volta, dichiarare la loro assoluta fede nel bilancio, nei grafici e nel Patto di stabilità, che forse, per spese di questo tipo, per interventi di questo tipo, possiamo anche permetterci lo 0,01 per cento di aggravio del nostro bilancio e magari la prossima volta evitare di trovarci ancora in quest'Aula ad alzarci commemorando i morti di chissà quale zona d'Italia.
  Chissà a chi capiterà, perché non bisogna chiedersi se capiterà, ma quando capiterà la prossima volta. Magari, se facessimo un atto di coraggio di questo tipo, anziché alzarci, commemorare, indignarci e dichiarare tutto il dolore e la vicinanza a questi cittadini, votando un ordine del giorno di questo tipo, impegnando il Governo ad attività di questo tipo, ci alzeremmo di meno e potremmo magari anche fare qualche discorso in meno, ma sicuramente potremmo dire...

  PRESIDENTE. Onorevole Invernizzi, mi sono distratta con l'onorevole Tabacci. È andato oltre di un minuto e adesso deve chiudere proprio.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Non è colpa mia. Ho concluso, però mi ha fatto perdere il filo del discorso. Dicevo, alzarci di meno e far qualcosa di più per evitare queste cose (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Il deputato Molteni ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/119.

Pag. 61

  NICOLA MOLTENI. Signor Presidente, compenserò io il minuto in più che si è preso il collega Invernizzi.

  PRESIDENTE. Bravo.

  NICOLA MOLTENI. Signor Presidente, intervengo su questo ordine del giorno con il quale, come tutti gli altri ordini del giorno presentati dal gruppo della Lega, vogliamo riportare un po’ l'attenzione del Governo su alcune tematiche di particolare interesse, tematiche che sono state totalmente escluse ed evitate dal Governo e dalla maggioranza in questa legge di stabilità.
  È evidente che, prima di entrare nel merito dell'ordine del giorno medesimo, che si riferisce ovviamente a un tema a noi particolarmente caro e che citava prima anche il collega Invernizzi, ovvero il tema delle nostre imprese e della tassazione che viene ulteriormente aggravata e, in questo caso, con questa legge di stabilità, ulteriormente aggravata a carico delle nostre imprese e in modo particolare delle microimprese del Nord, credo che sia necessario ed opportuno magari fare anche alcune considerazioni in merito alla legge di stabilità stessa.
  È una legge di stabilità che Governo e maggioranza approveranno assumendosi ovviamente le responsabilità di questa legge, una legge che rappresenta una grande occasione persa da parte del Governo e da parte della maggioranza stessa.
  È una legge rispetto alla quale noi abbiamo contestato non solo i profili di merito, e lo hanno fatto in maniera assolutamente opportuna ed adeguata i nostri colleghi Borghesi e Guidesi. È una legge di stabilità che non è assolutamente ambiziosa, così come, tra l'altro, anche il presidente di Confindustria, Squinzi, ha più volte ricordato, non ultimo qualche giorno fa, sottolineandone la non utilità ai fini e agli scopi che la legge si prefissava, ovvero quello di poter ricreare sviluppo e crescita economica, quella crescita economica che questa legge di stabilità non porta.
  È una legge di stabilità che non affronta i problemi cronici e strutturali che il nostro Paese ha, in modo particolare in termini di occupazione, in termini di rilancio dell'economia; una legge di stabilità che non risolve e che non attenua quei numeri drammatici, che anzi in questi otto mesi di Governo Letta sono sensibilmente peggiorati. Mi riferisco in modo particolare al tema della pressione fiscale, al tema della disoccupazione.
  Voglio ricordare che la disoccupazione giovanile ha toccato e superato il 40 per cento (più del 41 per cento) e che la disoccupazione generale è al 12,5 per cento. Voglio ricordare che il nostro è un Paese con più di 3 milioni di disoccupati e con più di 5 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà. Il debito pubblico è in costante aumento, è stato sfondato il muro dei 2 mila miliardi di euro e la pressione fiscale sulle imprese è oltre il 68 per cento.
  Quindi, una situazione complessiva drammatica a cui questo Governo non ha posto rimedio; anzi, con le sue politiche di aumento della pressione fiscale non ha fatto null'altro che aumentare la situazione di disagio in modo particolare nei confronti delle imprese.
  Questa legge di stabilità rappresenta l'ennesima occasione persa. Noi abbiamo utilizzato un termine che definisce perfettamente le finalità, il fine di questa legge di stabilità, una legge di stabilità che non è assolutamente organica, una legge di stabilità che non è strutturale, ma che è caratterizzata da tutta una serie di «marchette», da tutta una serie di interventi a pioggia che vanno a favorire, per l'ennesima volta, gli amici degli amici.
  Cito, esclusivamente per la cronaca – l'hanno già fatto perfettamente i miei colleghi – i soldi che vengono per l'ennesima volta stanziati per i lavori socialmente utili, guarda caso, ancora una volta e tanto per cambiare, di Napoli e Palermo e, per i lavori socialmente utili, della Calabria. Assistiamo ancora, per l'ennesima volta, allo stanziamento di 340 milioni di euro per la Salerno-Reggio Calabria, quando invece – e io sottoscriverò l'ordine del giorno del collega del PD Guerra – questi soldi potrebbero essere Pag. 62utilizzati per una strada, a noi comaschi particolarmente cara, che è la statale Regina.
  Quindi, una legge di stabilità rispetto alla quale ovviamente noi esprimiamo tutto il nostro dissenso e l'ordine del giorno che ho presentato va nella direzione di dare un aiuto e un sostegno maggiore ai nostri eroi che sono gli imprenditori del nord (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Il deputato Mantero ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/71.

  MATTEO MANTERO. Signor Presidente, questo ordine del giorno chiede di impedire il rilascio di nuove licenze per 30 nuove sale Bingo che sono previste in questa legge di stabilità e di aumentare il costo per il rinnovo delle vecchie licenze ad almeno 300 mila euro l'una. Il motivo di questo ordine del giorno è andare a contrastare la diffusione del gioco d'azzardo. Questo perché il gioco d'azzardo causa una grave patologia riconosciuta dall'OMS che si chiama appunto GAP, gioco d'azzardo patologico, che in Italia riguarda circa un milione di malati e due milioni di giocatori potenzialmente a rischio.
  In questo momento, in Commissione affari sociali, stiamo discutendo una proposta di legge proprio per la cura e la prevenzione della diffusione del gioco d'azzardo patologico e, all'interno di questa proposta, alla prevenzione viene dato un ruolo molto importante perché ovviamente è molto più facile ed efficace contrastare e prevenire piuttosto che lasciare ammalare e poi curare.
  Il problema è che voi state andando esattamente nella direzione opposta, ovvero all'interno di questa legge di stabilità sono rilasciate nuove licenze per il Bingo, sono rilasciate 7 mila nuove licenze per le VLT, videolottery, che sono le macchinette più pericolose perché permettono di giocare fino a 10 euro alla volta e si possono perdere anche 6-700 euro ogni ora. Quindi, sono molto pericolose anche perché tendono a favorire comportamenti compulsivi nel giocatore.
  Nel decreto «salva Roma» che avete approvato al Senato, un emendamento addirittura va a punire gli amministratori che, tentando di tutelare la salute dei loro cittadini, vanno a contrastare la diffusione del gioco d'azzardo.
  Sono inutili e tardive le dichiarazioni del neo segretario del PD, Renzi, (che, tra l'altro, lo ricordo, fa parte anche lui, insieme a Letta ed Alfano, dell'associazione Vedrò che, tra gli altri, è sponsorizzata anche da Lottomatica e da Sisal), perché ormai questo emendamento è passato e con la scusa che il mancato gettito dovuto al contrasto che i sindaci vogliono fare proprio a tutela della salute dei loro cittadini possa causare un mancato gettito allo Stato.
  Le mancate entrate, però, che sono invece dovute allo sconto che voi avete fatto alle concessionarie che sono state multate dalla Corte dei conti, quelle non contano ? Sono quasi 2 miliardi di euro. A questo punto a me viene allora da pensare che le mancate entrate che vi preoccupano di più non siano quelle dello Stato, ma siano quelle alle concessionarie che vi foraggiano regolarmente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Adesso, giusto per rinfrescarvi un pochettino la memoria, vi elenco un po’ di soldini che avete preso dalle concessionarie. Questi riguardano solamente i fondi versati dalla SNAI: nel 2006 150 euro alla Margherita; nel 2007 30 mila euro all'UdC; nel 2008 45 mila euro ai DS; nel 2009 45 mila euro al Movimento per le Autonomie di Lombardo. Poi hanno finanziato Cuperlo, hanno finanziato direttamente Letta.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  MATTEO MANTERO. Dopo di che il Governo del neodecaduto Berlusconi ha emanato il decreto-legge mille proroghe, che ha alzato a 50 mila euro la soglia sotto la quale le dichiarazioni devono essere trasparenti, quindi non ci è dato sapere quante donazioni da 49.900 euro facciano Pag. 63ancora; però fino a lì ci siamo arrivati. Ricordo ancora l'associazione VeDrò di Letta è finanziata da SISAL e da Lottomatica, e lì oltre al nostro amico Renzi ci sono vari membri di questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Ma non è solo tramite i soldi che le lobby del gioco d'azzardo vi ripagano dei servigi che fate loro: molti membri di governi passati sono stati premiati per il loro comportamento, e adesso hanno ruoli importanti e di spicco all'interno delle concessionarie.

  PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Mantero, ha finito il tempo.

  MATTEO MANTERO. Concludo dicendo che quello che avete approvato al Senato è una schifezza, e che se permetterete a questa proposta, a questo disegno di legge di andare avanti, sarete responsabili di questa malattia e della rovina di molti italiani. Quindi li avrete sulla coscienza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. La deputata Silvia Giordano ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/72.

  SILVIA GIORDANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'ordine del giorno a mia prima firma riguarda il 5 per mille. In particolare, la normativa del 5 per mille nasce nel 2006 a titolo sperimentale, e dà la possibilità al contribuente di destinare una quota pari a 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche a enti no profit. Per il 2013 il Governo ha messo a bilancio 400 milioni con il decreto-legge n. 95 del 6 luglio 2012, mostrando quindi un'intenzione di continuità da quando questo istituto è nato. Anche ora ci ritroviamo con questa legge di stabilità, che deve destinare alla liquidazione della quota del 5 per mille nell'anno 2014 un importo di 400 milioni di euro.
  Così annualmente i soggetti interessati sono in trepidazione nell'attesa di un rinnovo di questo finanziamento. Quest'anno, inoltre, molte sono le perplessità di chi opera nel terzo settore: nonostante infatti le rassicurazioni del Governo, la crisi economica attuale è causa di preoccupazioni concrete circa la disponibilità effettiva dei finanziamenti, che negli ultimi anni ha subito sostanziali cali e che quindi potrebbe subirne uno ulteriore.
  Il 5 per mille è così diventato sempre più un istituto precario a rinnovo e quantificazione delle risorse annuali; le organizzazioni no profit hanno necessità di stabilizzazione e certezza di tempi nell'erogazione delle risorse, anche per rispondere alla necessità di programmare le attività da finanziare attraverso gli introiti derivanti dal 5 per mille.
  Vorrei oltretutto ricordare che martedì 24 settembre questa Camera ha concluso l'esame del provvedimento, composto da 16 corposi articoli, e che contiene anche (all'articolo 4, comma 2) la tanto attesa stabilizzazione del 5 per mille. O meglio, l'impegno da parte del Governo a intervenire con appositi decreti attuativi per rendere questa misura fiscale, che da sette anni dipende dalle leggi di bilancio, una vera legge dello Stato. Dalla società civile, dal mondo accademico ed anche da quello politico è fin da subito stata avanzata la proposta di stabilizzare il 5 per mille.
  Cito il professor Luca Antonini, ordinario di diritto costituzionale all'Università di Padova e membro dell'Agenzia per le Onlus, che ha spiegato con chiarezza: «Il 5 per mille è uno strumento di democrazia: voti ogni anno e in questo modo contribuisce a far sì che le organizzazioni no profit abbiano fondi per le loro iniziative. Non solo. Favorisce uno sviluppo virtuoso del settore: ogni realtà è spinta a dimostrare come ha utilizzato le risorse. È importante stabilizzare la misura: le no profit avranno la certezza di una fonte stabile di finanziamento».
  Il 23 ottobre scorso su Il Sole 24 ore leggevo che il terzo settore chiedeva l'innalzamento del tetto a 500 milioni e una legge che stabilizzi questo strumento.
  L'appello fu lanciato da alcune delle principali associazioni e organizzazioni no profit, ad esempio, AIRC – Associazione Pag. 64Italiana Ricerca sul Cancro, AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, Amnesty International, AMREF, Associazione Italiana Celiachia, Cesvi, Emergency, FAI-Fondo Ambiente Italiano, Fondazione Don Gnocchi, Fondazione Telethon, Greenpeace, Lega del Filo d'Oro, Medici senza Frontiere, Save the Children, Unicef, World Vision, WWF e tante altre che, pur rilevando lo scongiurato rischio di un ulteriore ridimensionamento della disponibilità per il 5 per mille, hanno voluto ribadire l'inadeguatezza del limite a 400 milioni e la necessità di stabilizzare questo strumento.
  I rappresentati del terzo settore chiedono fin da subito di provvedere a un innalzamento del tetto massimo ad almeno 500 milioni di euro per il 2014, in modo da dare una risposta ai 17 milioni di contribuenti italiani che hanno deciso di supportare il mondo no profit – e con esso, l'ambiente, la sanità, l'infanzia, la ricerca scientifica – attraverso la donazione del proprio 5 per mille.
  Quindi, ribadisco la richiesta di impegno nei confronti del Governo a valutare la possibilità di procedere alla stabilizzazione del 5 per mille, fornendo alle associazioni no profit, certezza di risorse in aderenza alla scelte operate dai contribuenti, superando la fase sperimentale e la determinazione delle risorse con cadenza annuale in sede di legge di stabilità, garantendo altresì tempi certi per l'erogazione delle risorse.
  Oltretutto, sono certa che l'intergruppo parlamentare sul terzo settore, che riunisce all'incirca centocinquanta parlamentari, di cui la maggior parte fa parte della maggioranza e della forza politica di Governo, in particolare del PD, non solo voterà con piacere questo ordine del giorno in quanto riguarda il 5 per mille, che è la parte principale, o comunque una macroarea importante di questo intergruppo, ma convincerà anche ogni collega al suo fianco di votare a favore. Ne sono convintissima.

  PRESIDENTE. Il deputato Dall'Osso ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/73, ma non è presente.
  L'onorevole Di Vita ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/76.

  GIULIA DI VITA. Signor Presidente, questo ordine del giorno impegna a realizzare, d'intesa con le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, infrastrutture tecnologiche al fine di supportare il passaggio alle prescrizioni mediche digitali e il superamento della ricetta cartacea.
  Le infrastrutture tecnologiche a supporto delle prescrizioni mediche digitali dovranno assicurare la piena operabilità tra sistemi di telecomunicazione a livello regionale e interregionale.
  Come sanno benissimo i colleghi, in Commissione Bilancio, era stato presentato un emendamento che aveva proprio questo obiettivo, chiaramente è stato bocciato e, allora, questo ordine del giorno è divenuto ormai necessario, come minimo, e abbiamo dovuto presentarlo.
  Questo perché un'azione che, nel 2013, sarebbe dovuta essere una realtà più o meno diffusa in tutto il tessuto nazionale, in realtà, in molte regioni tra cui la mia, ovvero la Sicilia, risulta essere ancora fantascienza.
  Questo lo dico, per esempio... Presidente, se è possibile liberare i banchi del Governo.

  PRESIDENTE. Ha ragione. Onorevoli Casati, Polverini, Cova e Mauri, lasciate in pace i membri del Governo. Dovete ascoltare, vi piaccia o no.
  Prego, onorevole Di Vita.

  GIULIA DI VITA. Grazie, anche se ancora non è del tutto libero.

  PRESIDENTE. Viceministro Fassina, non stavo scherzando.

  GIULIA DI VITA. Stavo dicendo che, per esempio, nella mia regione, la Sicilia, quello che doveva essere un mezzo per accompagnare questo passaggio dalla ricetta Pag. 65cartacea a quella elettronica è risultato essere invece una trasformazione bizzarra di questo passaggio stesso alla ricetta perché, in questa fase, bisognava accompagnare il passaggio tramite il promemoria cartaceo.
  In realtà, questa azione si è tramutata in un passaggio da una ricetta rosa a una ricetta nera (questa, diciamo, è stata la grande rivoluzione che è accaduta nella mia regione).
  Per parlare anche di quello che è successo all'interno delle altre regioni, riporto delle testimonianze per capire, anche insieme, l'urgenza di questo ordine del giorno. Parlando di ricetta elettronica ci si trova di fronte ad un puzzle piuttosto variegato, con un'unica certezza ormai assodata da tempo: l'obiettivo dell'Agenda elettronica del «decreto sviluppo», che prevedeva per il 2013 la dematerializzazione del 60 per cento delle ricette, rimarrà incompiuto e questo lo afferma Federfarma.
  La situazione è decisamente variegata e la probabile causa sta nelle autonomie regionali, che faticano a seguire un'agenda molto pressante. Il funzionamento del sistema è noto: una volta che il paziente si è recato in farmacia, con la propria tessera sanitaria e il promemoria della ricetta, al farmacista basterà controllare online la prescrizione, attraverso l'identificazione tramite tessera elettronica, e consegnerà il farmaco al paziente.
  A questo punto le opzioni per il farmacista sono due: o trasmettere i dati telematicamente al Sac (Sistema di accoglienza centrale) o al Sar (Sistema di accoglienza regionale). Proprio nella differenza tra i due sistemi risiede la questione cruciale. Quello che è successo è che le regioni con il sistema Sar sono quelle più lente e che stanno riscontrando più difficoltà. Si tratta di regioni – ed è il caso, per esempio, di Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Puglia – che pur partite prima nella sperimentazione stanno arrancando. Altre regioni, come Molise, Sicilia e Val d'Aosta, che si avvalgono del Sac, pur partite più tardi stanno bruciando le tappe, perché non hanno una stazione intermedia da cui passare.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SIMONE BALDELLI (ore 17,30)

  GIULIA DI VITA. Il caso della Sicilia, come dicevo anche poc'anzi, è emblematico. La sperimentazione doveva partire il 16 settembre tra molte perplessità. È partita a rilento ma sono state fatte 33 mila ricette elettroniche, nonostante l'impreparazione a livello di farmacie e software house.
  Una delle novità di questi giorni è l'introduzione di una sorta di bypass, in base al quale anche dove c’è il Sar le farmacie possono chiudere la ricetta nel Sac, in virtù del fatto che i due sistemi dialogano tra loro. Un modello che, senza negare l'importanza del Sar, risolve il problema della lentezza dei sistemi. Il modello è stato già ufficializzato in Liguria e anche la Sardegna lo sta prendendo in esame.
  Quindi, il quadro che ci si presenta è un quadro abbastanza, come dicevo prima, eterogeneo. Quindi, forse è il caso che il Governo si impegni in tal senso, al fine di superare tutte quelle criticità che sono alla fine legate alle dotazioni tecnologiche e, soprattutto, a un coordinamento generale che possa finalmente risolvere il problema e portarci a quel risparmio, in termini economici, che sappiamo tutti che il passaggio alla ricetta elettronica ci permetterebbe di ottenere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. L'onorevole Lorefice ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/77.

  MARIALUCIA LOREFICE. Signor Presidente, con questo ordine del giorno chiediamo al Governo di predisporre atti e iniziative necessari affinché il medico, che cura un paziente per la prima volta e per una patologia cronica, indichi nella ricetta solo la denominazione del principio attivo Pag. 66contenuto nel farmaco, naturalmente se per quel dato trattamento siano disponibili medicinali equivalenti.
  Il medicinale equivalente è un medicinale che in seguito a studi clinici si dimostra biequivalente rispetto ad un altro medicinale. In questo modo si potrebbe ridurre la spesa farmaceutica, poiché i farmaci equivalenti sono solitamente venduti a prezzi significativamente più bassi rispetto al farmaco comunemente definito «di marca».
  Il prezzo più basso è possibile grazie ai costi minori che l'azienda farmaceutica deve sostenere per lo sviluppo e la ricerca del farmaco. Infatti, una volta attestata la biequivalenza tra il farmaco generico e quello originatore, la pari efficacia terapeutica non necessita di essere ulteriormente dimostrata.
  I medicinali generici offrono capacità terapeutiche comprovate, poiché si tratta di molecole ampiamente utilizzate su un gran numero di pazienti ma anche perché il brevetto scaduto implica che il farmaco è in commercio da molti anni, almeno da dieci, ma anche perché i farmaci da registrare come generici sono scelti in base all'ampiezza di utilizzo. Inoltre, del farmaco generico sono ben noti i possibili effetti collaterali, che sono gli stessi rilevati sui farmaci originatori durante il lungo periodo di esclusiva.
  Pertanto, scopo di questo ordine del giorno è garantire un risparmio per lo Stato, risparmio che può essere reinvestito in altri settori della stessa sanità che, come ben sappiamo, ne ha molto bisogno.
  Inoltre potrebbe essere un'occasione per aiutare i cittadini a spendere meno e a contrastare lo strapotere di talune lobby farmaceutiche (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)

  PRESIDENTE. L'onorevole Spadoni ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/78.

  MARIA EDERA SPADONI. Signor Presidente, con questo ordine del giorno si parla di ambulatori SASN per il personale aeronavigante. Ricordo che in Italia ci sono ventisette ambulatori e che secondo la legge n. 183 del 2011 si prevedeva la chiusura di queste ASL, di questi ambulatori per il personale marittimo aeronavigante entro il 1o gennaio 2013. Ricordo che questi ambulatori ci costano al momento più o meno 5 milioni di euro al mese soltanto per costi diretti e ci ritroviamo comunque a non avere dei dati specifici per quanto riguarda i costi indiretti, per esempio pensiamo agli affitti di questi ambulatori. Al momento, le ASL dovevano confluire in un altro istituto l'USMAF, dal 1o gennaio 2013, in questo nuovo ente, appunto l'USMAF. Noi ci chiediamo per quale motivo ci sia bisogno di un altro ente e soprattutto per quale motivo il personale marittimo aeronavigante si ritrovi ad avere una condizione speciale rispetto invece agli altri cittadini che si ritrovano ad essere sotto il sistema sanitario nazionale.
  Chiaramente parlo in quanto rappresentante della categoria del personale aeronavigante e molto spesso, proprio anche come storia personale, ci si ritrova a dover cercare anche lontano, a dover cercare questi ambulatori o appunto medici convenzionati SASN, perché non si trovavano in tutte le città. Quindi non si riesce a capire per quale motivo ci debba essere l'istituzione di un altro carrozzone per il personale aeronavigante e marittimo.
  Noi con questo ordine del giorno chiediamo che venga fatta una relazione dettagliata alle competenti Commissioni parlamentari e in questa relazione vorremmo avere tutti i dati disponibili, in particolare quelli in relazione ai costi di gestione diretti e indiretti, con particolare rilievo dei costi degli affitti di questi ambulatori. Crediamo che la trasparenza sia fondamentale e chiediamo anche che ci sia comunque una stima di costi anche del personale di questo nuovo ente USMAF, che – ribadiamo – non si capisce esattamente che senso abbia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. L'onorevole Tacconi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/79.

Pag. 67

  ALESSIO TACCONI. Signor Presidente, con questo ordine del giorno ci permettiamo di portare all'attenzione dell'Aula e del Governo l'assoluta e indifferibile necessità di sanare una situazione che danneggia pesantemente le società di ingegneria e di architettura che operano all'estero. A tali soggetti, come a tutti i professionisti, infatti, dal 1o gennaio del 2013, è stata imposta da parte delle casse previdenziali l'applicazione del contributo integrativo del 4 per cento anche sulle attività professionali svolte all'estero. Ciò è avvenuto in base ad un articolo della legge di stabilità del 2013 votata circa un anno fa che, nel recepire una direttiva fiscale, ha modificato la nozione di cifra d'affari ai fini IVA, alla quale è legata l'applicazione del contributo previdenziale.
  Il risultato è stato che su tutte le fatture fatte ad un soggetto all'estero, anche per i vecchi contratti, professionisti e società devono esporre un 4 per cento in più che non viene mai corrisposto dal committente straniero, non tenuto in base al principio di territorialità della legislazione sociale e che, quindi, determina un extra costo di pari importo che mette fuori mercato le offerte delle nostre società e dei nostri professionisti.
  Fino al 31 dicembre 2012 queste prestazioni svolte all'estero non rientravano nell'imponibile ai fini del calcolo dell'IVA, e quindi le società che rendono servizi professionali, così come tutti i liberi professionisti, non avevano mai dovuto corrispondere alle casse previdenziali alcunché su quanto svolto all'estero. Questa istanza ha l'appoggio del Ministero del lavoro ed è condivisa anche dal Ministero dello sviluppo economico.
  Tale problematica, se non risolta, vedrebbe compromessa l'efficacia delle risorse assegnate ai progetti di internazionalizzazione in questi settori e potrebbe diventare uno dei più clamorosi esempi di contraddittorietà dell'operato della nostra legislazione, che, da un lato, supporta in vari modi l'internazionalizzazione delle imprese e dei professionisti e, dall'altro, rende impossibile a chi già opera all'estero di rimanere competitivo.
  Siamo pertanto a chiedere di valutare positivamente questo ordine del giorno, che impegna il Governo a fare in modo di sanare prima possibile questa problematica, eliminando la suddetta maggiorazione, per evitare concreti rischi in termini di delocalizzazione della manodopera professionale qualificata e di riduzione del gettito tributario e previdenziale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. A questo punto, avendo il gruppo del MoVimento 5 Stelle ritirato i propri iscritti per l'illustrazione degli ordini del giorno, procediamo con i colleghi iscritti del gruppo della Lega Nord e Autonomie.
  L'onorevole Attaguile ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/136.

  ANGELO ATTAGUILE. Signor Presidente, mi rivolgo all'Aula e ai colleghi per sottoporre il mio ordine del giorno, che ritengo abbastanza importante, anzi, importantissimo. Parlo dell'opera, che dicono «faraonica», della costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Direi che si tratta di un'opera importante per l'economia nazionale, a costo zero.
  Sinora per il progetto del ponte sullo stretto sono stati già spesi circa 383 milioni di euro e la mancata realizzazione del ponte porterebbe al pagamento di penali stimate fino a 700 milioni di euro, per un totale, quindi, di oltre un miliardo di euro.
  Una cifra che corrisponde quasi all'investimento per cui lo Stato si era impegnato, poiché l'ulteriore finanziamento sarebbe dovuto gravare sui fondi privati. Si ricorda che il costo dell'opera realizzata sarebbe di circa sette miliardi. La mancata realizzazione del ponte sullo Stretto comporterebbe, quindi, una perdita che ha un valore economico pari a quello di un'infrastruttura realizzata, ma senza usufruire di alcuna infrastruttura realizzata. Oltre al danno, la beffa !
  È fondamentale indirizzare una forte azione italiana per coinvolgere anche le Pag. 68istituzioni europee in una valutazione sui benefici che porterebbe la definitiva realizzazione del ponte sullo Stretto per i collegamenti dei Paesi del Mediterraneo da e per il nord Europa.
  Invece, il Governo Monti ha pagato, paga, 400 milioni di euro per un progetto già cantierabile e regala un miliardo circa all'Impregilo per annullare il contratto stipulato dalle ditte italiane che avevano partecipato all'appalto insieme a giapponesi, svedesi e spagnoli. Che figura !
  Un delitto politico che ha commesso il Governo Monti e con questo ordine del giorno si potrebbe rallentare l'operazione di seppellimento del ponte affidata al commissario Vincenzo Fortunato, ex capo di gabinetto dell'economia e delle finanze.
  E si potrebbero capire tante cose oscure di questo regalo fatto alla società Salini, che ha rilevato dall’ Impregilo – anche questa un'operazione da sottoporre all'attenzione – la società.
  Impregilo che oggi ritroviamo sugli onori della cronaca proprio per lo scandalo e l'arresto di Lavitola.
  Si parla in qualche intercettazione che il Presidente della Panama rilascerà alle 19,30 di questa sera, ora panamense, una dichiarazione per bloccare l'opera di Impregilo sullo stretto, con grave tracollo – pensano – conseguentemente in borsa per Impregilo.
  Quindi sono i poteri forti che hanno portato ad annullare l'opera già cantierabile del ponte, con grande danno economico ai nostri cittadini, anche dal punto di vista lavorativo.
  Il ponte Golden Gate di San Francisco fu costruito nel 1929, quando gli Stati Uniti subirono una grande depressione economica e fu un segnale di fiducia nel futuro e nella ripresa.
  Ho sempre lottato contro i poteri forti, la mafia, ecco perché chiederò anche una Commissione d'inchiesta su questo punto.
  Chi è interessato a non far realizzare l'opera di cui ho parlato, un'opera così importante ?
  Capisco, forse, le società interessate dei traghetti, ma ci sono altre cose inspiegabili, su cui bisogna fare chiarezza.
  Ecco perché io invito i colleghi ad attenzionare questo punto all'ordine del giorno, perché è un'opera importantissima per l'economia italiana, un'opera importantissima per i lavoratori, un'opera che va attenzionata anche da un punto di vista dei poteri forti.

  PRESIDENTE. L'onorevole Borghesi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/1865-A/123.

  STEFANO BORGHESI. Signor Presidente, con questo ordine del giorno noi vorremmo ristabilire un principio, ossia il principio che chi sbaglia dovrebbe essere trattato non in egual misura rispetto a chi ha sempre rispettato le regole.
  Infatti, attraverso questo ordine del giorno noi chiediamo che, per gli immobili non accatastati, vi sia una tassazione immobiliare maggiorata, in maniera tale da ridurre i fenomeni di elusione fiscale ed incentivare i comuni a verificare e contrastare il grado di diffusione di questo fenomeno, in quanto vediamo che, anche da un recente controllo da parte dell'Agenzia delle entrate, sono stati resi noti poi dei dati che hanno visto l'individuazione di oltre un milione e duecentomila unità immobiliari che non avevano una rendita catastale, cioè degli edifici abusivi che in sostanza non erano stati accatastati ed erano sconosciuti al fisco.
  Detto questo, poi, l'Agenzia delle entrate ha provveduto ad un accatastamento provvisorio di questi immobili che, fino a prima di questo controllo, erano completamente sconosciuti. Siccome parliamo di un numero di particelle immobiliari assolutamente elevato e che, quindi, va ad incidere notevolmente sulla tassazione e sulle entrate tributarie dello Stato, noi riteniamo che, in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, in un momento in cui abbiamo le nostre imprese sempre in maggiore difficoltà, che chiudono, che delocalizzano, in un momento in cui abbiamo una disoccupazione che continua ad aumentare, purtroppo i provvedimenti che sono stati emanati in questi giorni, non da ultimo quello di Pag. 69questa legge di stabilità, denotano una completa estraneità e una completa insufficienza delle misure adottate da questa maggioranza e da questo Governo. Tali misure, appunto, non vanno ad incidere in direzione di una maggiore equità e, allo stesso tempo, nemmeno nel senso di avere delle giuste entrate tributarie, da un lato, ma anche di avere una rivisitazione di quella che è una spesa pubblica assolutamente sproporzionata, in quanto possiamo vedere che, solo in un Paese come il nostro, abbiamo un apparato pubblico gigantesco che deve essere mantenuto, sembra quasi ad ogni costo. Quindi, a fronte di una fantomatica spending review, non si è ancora riusciti ad ottenere, da un lato una vera revisione di spesa e, quindi, un taglio netto della spesa pubblica improduttiva, ma, dall'altro lato, vediamo che si è continuato a mettere mano alla leva della tassazione, passando oggi dalla tassazione sulla casa. Ricordiamo, poi, gli aumenti degli acconti delle imposte e anche l'aumento che questo Governo e questa maggioranza hanno adottato nei confronti dell'IVA.
  Ecco, attraverso questo ordine del giorno noi vorremmo che le particelle immobiliari, che prima non erano censite e che sono emerse dal controllo dell'Agenzia delle entrate, vengano assoggettate ad una tassazione diversa rispetto a coloro i quali le tasse le hanno sempre pagate, rispetto a coloro i quali hanno sempre accatastato i propri immobili in maniera corretta, che hanno sempre rispettato le regole, che hanno sempre pagato le tasse. Noi riteniamo, quindi, che, attraverso l'approvazione di questo ordine del giorno, una maggiore tassazione per chi ha sempre fatto il furbo sia una sorta di punizione equa che va, da un lato, comunque, a premiare chi si è sempre comportato nel rispetto delle regole, e, dall'altro, va giustamente a penalizzare chi le regole, invece, non le ha mai rispettate. Al contempo, poi, essendo questo un fenomeno molto, ma molto esteso, viste, appunto, le centinaia di migliaia di particelle che sono emerse, un'eventuale maggiorazione di tassazione non potrebbe altro che far bene anche alle entrate di questo Stato e, quindi, aumenterebbe in maniera considerevole anche le entrate tributarie che, sicuramente, in un periodo di crisi di bilancio come quello che vediamo che il Paese sta attraversando, potrebbe essere una nuova fonte di entrata assolutamente equa, assolutamente giusta e potrebbe anche essere un segnale non indifferente verso quei cittadini che, come ripeto, sono sempre stati alle regole, hanno sempre pagato quanto dovuto e che puntualmente non sembrano essere mai stati presi in considerazione da questo Stato e da queste leggi che altro non hanno fatto se non penalizzare sempre quelli e altro non hanno fatto se non tagliare la spesa improduttiva.

  PRESIDENTE. Grazie.

  STEFANO BORGHESI. Concludo velocissimamente. Approvando questo ordine del giorno, quindi, vi sarebbe una maggiore tassazione per questa tipologia di immobili che potrebbe, appunto, aumentare le entrate tributarie e considerare l'intero sistema più equo.

  PRESIDENTE. L'onorevole Matteo Bragantini ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/125.

  MATTEO BRAGANTINI. Onorevole Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, questo ordine del giorno va a sollevare una problematica per certi versi territoriale, anzi di sicuro territoriale perché riguarda la materia stradale del territorio dove io risiedo, la statale 434 che riguarda la provincia di Verona e la provincia di Rovigo che, negli anni, ha avuto una manutenzione non adeguata e, dunque, lo scorso anno, addirittura si sono dovuti abbassare i limiti di velocità perché il manto era usurato in maniera veramente pesante. È stato fatto un piccolo intervento che ha sistemato, su una terra di circa 50 chilometri, neanche 25 chilometri, una corsia per senso di marcia. Ho dovuto fare un'interrogazione perché almeno nei tratti dove è stato Pag. 70sistemato il manto stradale – proprio notizie di questi giorni – vengano ripristinati i limiti, dopo che i lavori sono finiti da un mese e mezzo e, dunque, chiediamo che vengano stanziate ulteriori risorse perché venga messa in sicurezza e venga fatta un'adeguata manutenzione. Magari, come ho detto anche in Commissione quando ho presentato l'interrogazione, non siano fatte gare al massimo ribasso, ma gare valutando l'usura del manto e la qualità del manto, utilizzando anche altri strumenti che forse andranno ad incidere per un costo maggiore per il primo periodo, ma che hanno una durata molto ma molto più lunga di quella attuale. Altrimenti accade, come sta accadendo troppo spesso, che vengono fatte queste manutenzioni (questo è un ragionamento più ampio che voglio condurre insieme ai colleghi), continuiamo a sistemare le strade e, dopo tre o quattro anni, ritroviamo la strada nella stessa situazione. Questo perché ? Perché non si fanno gare che vanno a garantire il servizio, a garantire la qualità delle nostre infrastrutture e, invece, semplicemente vengono bandite le gare al massimo ribasso e questo forse perché in questo modo si garantisce a chi deve fare gli appalti di continuarli a fare per due o tre anni, invece di fare un bell'appalto che dura dieci-quindici anni e chi vince l'appalto per quindici anni deve garantire che l'opera infrastrutturale sia efficiente ed efficace.
  E poi mi collego al ragionamento perché questa è una strada ANAS, una delle poche strade ANAS che ci sono nella regione Veneto perché la maggior parte delle strade ANAS erano già state passate alla regione. Noi solleviamo la problematica per questo carrozzone che è totalmente inutile a nostro avviso e dovrebbe veramente essere sciolto e tutte le strade ANAS attuali dovrebbero competere alle regioni con le relative risorse finanziarie. In questo modo ci sarebbe efficacia ed efficienza nelle gestioni; ci sarebbe la responsabilità perché per queste strade, oltre alla fiscalità generale dello Stato, che sarebbe uguale per tutte le regioni e non per chilometro di strada presente nelle regioni, ci sarebbe la possibilità di essere finanziate attraverso il project o attraverso delle aliquote per quanto riguarda i canoni delle autostrade e questo vorrebbe dire andare a rendere più efficienti, più efficaci le regioni dove ci sono tantissimi chilometri di strada che sono a pagamento, anche ormai le strade già costruite e le tangenziali già costruite, che adesso diventeranno a pagamento perché bisogna fare i servizi, e potremmo porre fine al malcostume per il quale in alcune zone è sempre «mamma Roma» che paga le infrastrutture, anche le autostrade – penso alla Salerno-Reggio Calabria per non dire molte altre che sono presenti – in modo che tutti siano responsabilizzati. Anche perché c’è un'ulteriore problematica che, ad esempio, ho visto molto spesso in questa strada. Molte volte vengono fatti gli asfalti nel periodo di settembre-ottobre-novembre perché dicono che gli asfalti in questo periodo vengono fatti in modo migliore. Però dopo ci si dimentica che i periodi di settembre-ottobre-novembre sono i periodi di nebbia e stranamente, per quanto riguarda la segnaletica orizzontale, le strisce vengono fatte sempre a dicembre e gennaio quando ormai il problema non dico che sia superato ma è minimo, dunque creando grandissime difficoltà ai nostri cittadini. Forse queste strade dovrebbero essere gestite da gente del territorio, che sa che nel periodo di ottobre-novembre-dicembre sono necessarie le segnaletiche orizzontali, perché con la nebbia, come sa chi vive in un territorio con nebbia, se non hai la segnaletica orizzontale è molto difficile guidare ed è molto ma molto facile fare incidenti. Dunque se invece fossero regionalizzate non ci sarebbe forse questo problema.

  PRESIDENTE. L'onorevole Buonanno ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno ma non è presente in Aula, pertanto, si intende che vi abbia rinunciato.
  L'onorevole Busin ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/130.

  FILIPPO BUSIN. Signor Presidente, l'attuale legge di stabilità 2014 fin da Pag. 71quando è stata presentata si è subito palesata per l'esiguità delle risorse messe in campo, più o meno 16 miliardi, che è obiettivamente troppo poco soprattutto se la paragoniamo con altre manovre allo studio, ad esempio della Gran Bretagna, dove il ministro Cameron ha allo studio una manovra che dia impulso all'economia di circa 300 miliardi di sterline che, se non sbaglio, al cambio attuale con l'euro, è circa 20 volte quanto previsto da noi. Ma data, appunto, l'esiguità delle risorse messe in campo, sarebbe stato saggio, a nostro avviso, concentrarle su pochi interventi significativi che abbiano una reale incidenza sull'economia del nostro Paese e che si trasformino in una specie di innesco, analogamente a quanto avviene quando si cerca di accendere un fuoco.
  Registriamo, al contrario, la dispersione di queste poche risorse in mille rivoli che hanno la caratteristica di essere degli interventi di tipo clientelare, quando non si possano definire addirittura delle «marchette» o dei voti dati di scambio, che presi singolarmente sono poca cosa, ma sommati raggiungono la non piccola somma di oltre 620 milioni di euro.
  Fatte queste premesse, l'ordine del giorno che propongo impegna il Governo a concentrare questi suoi timidi e incerti sforzi nella direzione di ridurre il cuneo fiscale e, attraverso questo, migliorare la capacità di spesa delle famiglie il loro potere di acquisto che, per inciso, dal 2008 è calato di quasi 10 punti percentuali, metà dei quali sono stati persi nel solo anno 2012, e come conseguenza dare impulso alla domanda interna che registriamo dal 2009 è scesa del 21 per cento, quando la media dell'Unione europea è del 4,3 per cento. La Spagna, che è terzultima in questa triste classifica, meno 16 per cento; peggio di noi fa solo la Grecia, ma si sa questo è un Paese tecnicamente fallito e ci apprestiamo a seguirlo in questa strada se non cambiamo con urgenza la nostra direzione.
  Ricordo che il cuneo fiscale in Italia, ad esempio, per un single senza figli è del 47,6 per cento del suo reddito, quando la media dei Paesi OCSE è di dodici punti inferiore; per una famiglia monoreddito con due figli il cuneo fiscale in Italia è del 38,3 per cento mentre la media OCSE è, anche qui oltre 12 punti inferiore, al 26,1 per cento.
  L'Italia inoltre è ventiduesima su 34 paesi dell'OCSE per salario netto, 19.663 euro, ma recupera qualche posizione in una classifica peggiorativa in quanto è diciassettesima quindi guadagna cinque posizioni per costo del personale, proprio a testimoniare quanto incida il cuneo fiscale. Sono dati, questi, che non tengono conto dell'IRAP che aggraverebbe ancora la nostra posizione.
  Quanto previsto dall'attuale legge di stabilità per il 2014 è obiettivamente da questo fronte poco e insufficiente, quando anche non è pleonastico, quando prevede l'istituzione di un fondo che destini, appunto, la riduzione del cuneo fiscale e l'imposizione fiscale a carico del reddito di azienda quanto recuperato dall'evasione fiscale e dalla spending review.
  Questo intervento è stato totalmente reso pleonastico appunto da interventi successivi che danno la precedenza all'utilizzo di questo fondo per il rispetto dei vincoli europei, che sappiamo già adesso essere quasi impossibile da rispettare e per interventi urgenti relativamente a quanto attiene al capitolo della spesa assistenziale corrente. Quindi, praticamente sappiamo già che non avanzerà niente e la riduzione del cuneo fiscale si presenta come una chimera difficilmente raggiungibile.
  Invitiamo tutti i colleghi a riflettere su questo punto, per noi essenziale, per dare ossigeno alle famiglie, che si traduce in maggiore potere d'acquisto, in fiducia che diamo ai lavoratori, che possono spendere e possono in questo modo dare ossigeno, appunto, alla domanda interna italiana.

  PRESIDENTE. L'onorevole Caon ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/134. Colleghi, collega D'Ambrosio, cortesemente. Prego, onorevole Caon.

  ROBERTO CAON. Signor Presidente, mi sembra serva una riunione del MoVimento 5 Stelle, oggi...

Pag. 72

  PRESIDENTE. Sì, c’è una riunione di gruppo, ma è stata sconvocata all'istante. Prego, onorevole Caon.

  ROBERTO CAON. Io intervengo su un ordine del giorno che spero...

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Caon. C’è un'altra assemblea permanente di fronte al Comitato dei nove. Colleghi, se possiamo cortesemente liberare l'emiciclo anche per non distrarre l'uditorio, che è molto attento all'intervento dell'onorevole Caon. Prego.

  ROBERTO CAON. Grazie, Presidente. Io intervengo con questo ordine del giorno per sollecitare il Governo a porre fine ad un contenzioso che c’è con il problema dei passi carrai. L'ANAS si inventa, tutto d'un tratto, di fare un aumento dei passi carrai, qualche anno fa, anche dell'8 mila per cento. È una cosa inaudita l'8 mila per cento.
  Qui si fa notare quanto il nostro Stato sia strozzino nei confronti dei propri cittadini, perché si fanno aumenti solo per fare cassa, perché, magari, l'ANAS è un carrozzone che va chiuso e va, naturalmente, riportato a chi nel territorio sa fare il proprio mestiere – in questo caso, regionalizzare tutte le strade – e sicuramente la regione non ha il coraggio di fare quegli aumenti dell'8 mila per cento. Anche perché in queste strade ci sono delle attività, ci sono delle famiglie, ci sono delle persone che sicuramente oggi non si ritrovano con quelle entrate di qualche anno fa; e che lo Stato si faccia partecipe di chiedere l'8 mila per cento di aumento mi sembra una cosa propria di una repubblica in cui non mi riconosco. Poi, vedo che, in questa finanziaria, i soldi vanno a finire in mille rivoli che sicuramente non creano ricchezza al nostro popolo, al nostro Stato.
  Io le chiedo vivamente che questi aumenti non ci siano e che vengano, diciamo così, ottemperati secondo ISTAT, come qualsiasi buona famiglia fa, magari, con la propria spesa, cercando di fare quegli aumenti che ogni anno l'ISTAT ci indica.
  Detto questo, io spero vivamente che si ponga fine a questo calvario per queste famiglie, per queste aziende, per questi negozi, che, sfortunatamente, hanno la propria entrata in queste strade in cui i lavori vengono portati avanti da parte dell'ANAS e che, una volta per tutte, l'ANAS non faccia la riscossione con l'8 mila per cento, ma si dedichi solo a fare la manutenzione, lasciando fare tutto il resto a qualcun altro.

  PRESIDENTE. Ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1865-A/122 l'onorevole Caparini, che però non vedo in Aula: s'intende che vi abbia rinunziato.
  Giunge in questo momento la notizia del ritiro dei colleghi della Lega Nord e Autonomie dalle iscrizioni a parlare per l'illustrazione degli ordini del giorno.
  Non essendovi altri iscritti a parlare, prima che il Viceministro Fassina inizi ad esprimere i pareri, avverto che gli ordini del giorno Schullian n. 9/1865-A/228 e Alfreider n. 9/1865-A/235 sono stati ritirati dai presentatori. Quindi, quando arriveremo a questi ordini del giorno, è evidente che procederemo oltre, perché sono stati ritirati.
  Invito, dunque il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, siccome sono molti, mi limiterei ad indicare il numero e il parere del Governo.
  Ordine del giorno Catanoso Genoese n. 9/1865-A/1: il parere è favorevole a condizione che sia riformulato inserendo le parole: «valutare la possibilità di attivarsi».
  Ordine del giorno Tancredi n. 9/1865-A/2: riformulato inserendo le parole: «impegna il Governo a valutare la possibilità di consentire (...)».

  PRESIDENTE. Quindi parere favorevole con riformulazione.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Ordine del giorno Fregolent n. 9/1865-A/3: accolto come raccomandazione.Pag. 73
  Ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/1865-A/4: il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Bobba n. 9/1865-A/5: il parere è favorevole a condizione che sia riformulato nel modo seguente: «impegna il Governo a presentare, entro gennaio 2014, una relazione alle Commissioni congiunte circa i risultati dell'applicazione della Tobin Tax relativa all'anno 2013, con particolare attenzione alle ragioni dello scarto tra il gettito atteso e il gettito conseguito» e, poi, nel punto successivo: «Ad inserire nell'agenda del semestre di presidenza italiano del Consiglio europeo il completamento e l'avvio dell'attuazione della direttiva comunitaria».
  Ordine del giorno Paola Bragantini n. 9/1865-A/6: riformulato inserendo la formula: «a valutare l'opportunità di adottare».
  Ordine del giorno Zanin n. 9/1865-A/7: riformulato inserendo le parole: «a valutare le opportune misure».
  Ordine del giorno Biondelli n. 9/1865-A/8: si propone la seguente riformulazione: «a valutare l'opportunità di proseguire».
  Ordine del giorno Gelli n. 9/1865-A/9: il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Bressa n. 9/1865-A/10: riformulato inserendo le parole: «a valutare la possibilità di individuare». Mi scusi, signor Presidente, ho fatto un errore sull'ordine del giorno Bressa n. 9/1865-A/10; la riformulazione prevede di sostituire la parola: «introdurre» con la parola: «individuare».

  PRESIDENTE. Quando si evoca la riformulazione si intende che l'ordine del giorno sia accettato ove riformulato; qualora non fosse accolta la riformulazione, il parere diventa contrario.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Sugli ordini del giorno Minardo n. 9/1865-A/11, Schirò n. 9/1865-A/12 e Cenni n. 9/1865-A/13 il parere è favorevole.
  Sugli ordini del giorno Dallai n. 9/1865-A/14, Zardini n. 9/1865-A/15, Sani n. 9/1865-A/16 e Crivellari n. 9/1865-A/17 si propone la seguente riformulazione: inserire le parole «a valutare la possibilità».
  Ordine del giorno Polverini n. 9/1865-A/18: accolto come raccomandazione.
  Sull'ordine del giorno Mucci n. 9/1865-A/19 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Ferro n. 9/1865-A/20: riformulato inserendo la formula: «a valutare la possibilità».
  Ordine del giorno De Menech n. 9/1865-A/21: riformulato inserendo la formula: «a valutare l'opportunità».
  Sugli ordini del giorno Pizzolante n. 9/1865-A/22 e Piso n. 9/1865-A/23 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Brandolini n. 9/1865-A/24: riformulato inserendo la formula: «valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Sammarco n. 9/1865-A/25: riformulato inserendo la formula: «a valutare la possibilità».
  Ordine del giorno Bargero n. 9/1865-A/26: accolto come raccomandazione.
  Sugli ordini del giorno Realacci n. 9/1865-A/27, Morassut n. 9/1865-A/28 e Arlotti n. 9/1865-A/29 si propone la seguente riformulazione: inserire le parole «a valutare la possibilità».
  Sugli ordini del giorno Di Lello n. 9/1865-A/30 e Locatelli n. 9/1865-A/31 il parere è favorevole.
  Sugli ordini del giorno Ginoble n. 9/1865-A/32 e Castricone n. 9/1865-A/33 si propone la riformulazione seguente: inserire le parole «a valutare la possibilità».
  Sull'ordine del giorno Rigoni n. 9/1865-A/34 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Oliverio n. 9/1865-A/35: riformulato inserendo la formula: «a valutare la possibilità».
  Sull'ordine del giorno Amato n. 9/1865-A/36 il parere è favorevole.
  Sugli ordini del giorno Garofalo n. 9/1865-A/37, Pesco n. 9/1865-A/38 e Costa n. 9/1865-A/39 si propone la seguente riformulazione: inserire le parole «a valutare la possibilità».
  Sugli ordini del giorno Tabacci n. 9/1865-A/40 e Capelli n. 9/1865-A/41 il parere è favorevole. Ordine del giorno Corda n. 9/1865-A/42: riformulato con «a valutare Pag. 74la possibilità». Ordini del giorno Bonaccorsi n. 9/1865-A/43, Lenzi n. 9/1865-A/44 e Binetti n. 9/1865-A/45: parere favorevole.
  Ordini del giorno Marchetti n. 9/1865-A/46, Zappulla n. 9/1865-A/47, Marco Di Stefano n. 9/1865-A/48 e Gianni Farina n. 9/1865-A/49: riformulati con «a valutare l'opportunità». Ordine del giorno Bolognesi n. 9/1865-A/50: parere favorevole.
  Ordine del giorno Moscatt n. 9/1865-A/51: riformulato con «a valutare l'opportunità». Ordine del giorno Migliore n. 9/1865-A/52: riformulato con «a valutare l'adozione di opportune misure». Ordine del giorno Piazzoni n. 9/1865-A/53: riformulato con «a valutare l'opportunità». Ordine del giorno Lacquaniti n. 9/1865-A/54: parere favorevole.
  Ordini del giorno Lavagno n. 9/1865-A/55, Melilla n. 9/1865-A/56 e Marcon n. 9/1865-A/57: riformulati con «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Paglia n. 9/1865-A/58: parere favorevole. Ordine del giorno Franco Bordo n. 9/1865-A/59: riformulato con «a valutare l'opportunità». Ordine del giorno Nardi n. 9/1865-A/60: parere favorevole. Ordine del giorno Zaratti n. 9/1865-A/61: riformulato con «a valutare l'opportunità» e l'eliminazione del secondo punto dell'impegno al Governo.
  Ordini del giorno Placido n. 9/1865-A/62, Piras n. 9/1865-A/63 e Nicchi n. 9/1865-A/64: riformulati con «a valutare l'opportunità». Ordine del giorno Pannarale n. 9/1865-A/65: parere favorevole purché riformulato con «a valutare l'individuazione di una soluzione». Ordine del giorno Fratoianni n. 9/1865-A/66: riformulato con «a valutare l'opportunità». Ordine del giorno Ricciatti n. 9/1865-A/67: parere favorevole. Ordine del giorno Airaudo n. 9/1865-A/68: riformulato con «a valutare l'opportunità».

  PRESIDENTE. Colleghi, se abbassiamo il tono della voce, così permettiamo a quelli che hanno presentato gli ordini del giorno di capire qual è il parere, altrimenti dopo dobbiamo ripeterlo per ognuno e facciamo veramente notte.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Ordine del giorno Di Salvo n. 9/1865-A/69: riformulato con «a valutare l'opportunità». Ordine del giorno Baroni n. 9/1865-A/70: riformulato con «a valutare la possibilità».
  Ordini del giorno Mantero n. 9/1865-A/71 e Silvia Giordano n. 9/1865-A/72: parere favorevole.
  Ordine del giorno Dall'Osso n. 9/1865-A/73: riformulato con «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Grillo n. 9/1865-A/74: riformulato nel seguente modo: dopo «modificare» inserire «nei limiti delle risorse finanziarie disponibili per il servizio sanitario nazionale», e nel secondo impegno, dopo la parola «provvedere» introdurre «nei limiti delle risorse finanziarie disponibili per il servizio sanitario nazionale».

  PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Se riusciamo, non dico ad ascoltare, ma almeno a rimanere in silenzio, chi ha bisogno di sentire il parere riesce a sentirlo. Le chiedo scusa, Viceministro Fassina, stava ancora dando il parere ? Mancava il secondo capoverso ?

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Avevo detto che nel secondo capoverso, dopo la parola «provvedere» si inseriscono le seguenti: «nei limiti delle risorse finanziarie disponibili per il servizio sanitario nazionale».
  Ordine del giorno Cecconi n. 9/1865-A/75: riformulato con «a valutare la possibilità». Ordine del giorno Di Vita n. 9/1865-A/76: parere contrario. Ordini del giorno Lorefice n. 9/1865-A/77 e Spadoni n. 9/1865-A/78: parere favorevole. Ordine del giorno Tacconi n. 9/1865-A/79: riformulato eliminando le parole «a risolvere con norma di interpretazione autentica» e introducendo le seguenti: «ad affrontare». Ordine del giorno Rizzo n. 9/1865-A/80: parere favorevole. Ordini del giorno Basilio n. 9/1865-A/81 e Paolo Bernini n. 9/1865-A/82: riformulati con «a valutare l'opportunità».Pag. 75
  Sull'ordine del giorno Frusone n. 9/1865-A/83 il parere è contrario.
  Ordine del giorno Fedi n. 9/1865-A/84, riformulato nel primo impegno e nel secondo impegno «a valutare l'opportunità». Sull'ordine del giorno Formisano n. 9/1865-A/85 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Garavini n. 9/1865-A/86, riformulato, dopo «il comma 522» eliminare fino alla parola «estero» e introdurre «le detrazioni previste possono essere applicate anche a favore degli italiani iscritti all'AIRE».
  Ordine del giorno Totaro n. 9/1865-A/87, riformulato «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno D'Attorre n. 9/1865-A/88, riformulato nel senso di eliminare «comunque e non oltre i sessanta giorni». Ordine del giorno Battaglia n. 9/1865-A/89, riformulato nel senso di inserire dopo «Governo» la locuzione «nel rispetto dei saldi di finanza pubblica» ed eliminare le parole dopo «l'anno 2013». Sull'ordine del giorno Speranza n. 9/1865-A/90 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Argentin n. 9/1865-A/91, riformulato, prima della lettera b), intendendo che vale sia per la lettera b) che per lettere c) e d), «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Roberta Agostini n. 9/1865-A/92, riformulato inserendo dopo la parola «attivare» le parole «fatti salvi i vincoli di finanza pubblica».
  Ordine del giorno Mongiello n. 9/1865-A/93, riformulato «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Famiglietti n. 9/1865-A/94, riformulato nel senso di eliminare «entro sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della presente legge».
  Sull'ordine del giorno Burtone n. 9/1865-A/95 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Pierdomenico Martino n. 9/1865-A/96, riformulato «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Boccadutri n. 9/1865-A/97, riformulato «a valutare l'opportunità».
  Sugli ordini del giorno Gribaudo n. 9/1865-A/98, Paris n. 9/1865-A/99, Boccuzzi n. 9/1865-A/100 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Madia n. 9/1865-A/101, riformulato inserendo dopo «una tantum» le parole «fatti salvi i vincoli di finanza pubblica».
  Sull'ordine del giorno Giacobbe n. 9/1865-A/102 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Incerti n. 9/1865-A/103, riformulato «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Maestri n. 9/1865-A/104, riformulato «a valutare la possibilità».
  Ordine del giorno Cinzia Maria Fontana n. 9/1865-A/105, riformulato «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Gnecchi n. 9/1865-A/106, riformulato «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Murer n. 9/1865-A/107, riformulato «a valutare la possibilità».
  Sugli ordini del giorno Antezza n. 9/1865-A/108 e Venittelli n. 9/1865-A/109 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Raciti n. 9/1865-A/110, riformulato «a valutare l'opportunità».
  Sull'ordine del giorno Damiano n. 9/1865-A/111 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Scanu n. 9/1865-A/112, riformulato inserendo, dopo la parola «riconsiderare», le parole «laddove siano rinvenute adeguate risorse compensative».
  Sull'ordine del giorno Pes n. 9/1865-A/113 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Rubinato n. 9/1865-A/114, riformulato inserendo, dopo la parola «stanziare», le parole «fatti salvi i vincoli di finanza pubblica» e al secondo impegno sostituire «prendere atto che» con le parole «fornire un'interpretazione circa».
  Ordine del giorno Terrosi n. 9/1865-A/115, riformulato «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Luciano Agostini n. 9/1865-A/116, riformulato inserendo, dopo la parola «reperire», le parole «fatti salvi i saldi di finanza pubblica».Pag. 76
  Ordine del giorno Carra n. 9/1865-A/117, riformulato «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Fiorio n. 9/1865-A/118, riformulato, nell'ultimo impegno, aggiungendo «a valutare la possibilità».
  Sull'ordine del giorno Molteni n. 9/1865-A/119 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Gianluca Pini n. 9/1865-A/120, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Invernizzi n. 9/1865-A/121, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Caparini n. 9/1865-A/122, riformulato: «a valutare la possibilità».
  Sull'ordine del giorno Borghesi n. 9/1865-A/123 il parere è favorevole.
  Sull'ordine del giorno Bossi n. 9/1865-A/124 il parere è contrario.
  Ordine del giorno Matteo Bragantini n. 9/1865-A/125, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Guidesi n. 9/1865-A/126, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Marcolin n. 9/1865-A/127, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Sull'ordine del giorno Fedriga n. 9/1865-A/128 il parere è contrario.
  Sull'ordine del giorno Rondini n. 9/1865-A/129 il parere è contrario.
  Ordine del giorno Busin n. 9/1865-A/130, riformulato: «compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, a valutare ulteriori interventi finalizzati ad un concreto e significativo abbattimento del cuneo fiscale».
  Sull'ordine del giorno Allasia n. 9/1865-A/131 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Grimoldi n. 9/1865-A/132, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Sull'ordine del giorno Buonanno n. 9/1865-A/133 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Caon n. 9/1865-A/134, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Il parere è favorevole sui seguenti ordini del giorno: Giancarlo Giorgetti n. 9/1865-A/135, Attaguile n. 9/1865-A/136, Prataviera n. 9/1865-A/137, Saltamartini n. 9/1865-A/138 e Piccoli Nardelli n. 9/1865-A/139.
  Ordine del giorno Manzi n. 9/1865-A/140, riformulato: dopo «istituti culturali», alla terza riga, inserire «destinatari del contributo statale ricevano anche eventuali contributi», e poi eliminare le parole «in possesso dei requisiti per l'ammissione al contributo statale ricevano finanziamenti», lasciare le parole che seguono fino a «locale», e poi eliminare la parte residua.
  Sull'ordine del giorno Sereni n. 9/1865-A/141 il parere è favorevole.
  Sull'ordine del giorno Giulietti n. 9/1865-A/142 il parere è favorevole.
  Sull'ordine del giorno Tinagli n. 9/1865-A/143 il parere è contrario.
  Ordine del giorno Andrea Romano n. 9/1865-A/144, raccomandazione.
  Ordine del giorno Matarrese n. 9/1865-A/145, riformulato: «a valutare la possibilità».
  Ordine del giorno Sottanelli n. 9/1865-A/146, riformulato: «a valutare la possibilità».
  Sull'ordine del giorno Vargiu n. 9/1865-A/147 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Porta n. 9/1865-A/148, riformulato: «a valutare la possibilità».
  Sull'ordine del giorno Fitzgerald Nissoli n. 9/1865-A/149 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno La Russa n. 9/1865-A/150, accolto come raccomandazione.
  Sull'ordine del giorno Taglialatela n. 9/1865-A/151 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Corsaro n. 9/1865-A/152, accolto come raccomandazione.
  Ordine del giorno Rampelli n. 9/1865-A/153, riformulato: «a valutare la possibilità».
  Sull'ordine del giorno Cancelleri n. 9/1865-A/154 il parere è contrario.
  Ordine del giorno Barbanti n. 9/1865-A/155, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Sull'ordine del giorno Villarosa n. 9/1865-A/156 il parere è contrario.Pag. 77
  Sull'ordine del giorno Ruocco n. 9/1865-A/157 il parere è contrario.
  Sull'ordine del giorno Alberti n. 9/1865-A/158 il parere è contrario.
  Ordine del giorno Vignaroli n. 9/1865-A/159, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Carinelli n. 9/1865-A/160, riformulato: sostituire «assicurare» con «a promuovere in sede europea principi volti a».
  Ordine del giorno Spessotto n. 9/1865-A/161, riformulato: eliminare «necessarie» ed inserire «opportune», e poi eliminare le parole da «quali il blocco» fino a «magistratura».
  Sull'ordine del giorno Colonnese n. 9/1865-A/162 il parere è contrario.
  Ordine del giorno Fico n. 9/1865-A/163, riformulato: eliminare le parole iniziali fino a «decreto-legge n. 227 del 2012», e poi il resto rimane come nel testo.
  Ordine del giorno Pinna n. 9/1865-A/164, accolto come raccomandazione.
  Sull'ordine del giorno Colletti n. 9/1865-A/165 il parere è contrario.
  Sull'ordine del giorno Turco n. 9/1865-A/166 il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Sarti n. 9/1865-A/167, riformulato: aggiungere alla fine «purché nel rispetto dell'inviolabilità dei diritti umani».
  Ordine del giorno Micillo n. 9/1865-A/168, riformulato: «a valutare».
  Sull'ordine del giorno Businarolo n. 9/1865-A/169 il parere è contrario. Ordine del giorno Bonafede n. 9/1865-A/170, riformulato: «a valutare l'opportunità». Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Agostinelli n. 9/1865-A/171. Ordine giorno Currò n. 9/1865-A/172, accolto come raccomandazione. Ordine del giorno Cariello n. 9/1865-A/173, accolto raccomandazione.
  Gli ordini del giorno Brescia n. 9/1865-A/174 e Luigi Gallo n. 9/1865-A/175 sono riformulati: «a valutare l'opportunità».
  L'ordine del giorno Di Benedetto n. 9/1865-A/176 viene riformulato con l'eliminare del secondo impegno. Ordine del giorno Simone Valente n. 9/1865-A/177 riformulato: «a valutare l'opportunità». Ordine del giorno Marzana n. 9/1865-A/178 riformulato, inserendo: «a valutare l'opportunità» nel primo e nel secondo impegno, e nel terzo impegno eliminare le parole «in deroga rispetto ai titoli di accesso». Ordine del giorno D'Uva n. 9/1865-A/179, riformulato: sostituire «garantire» con «promuovere in sede dell'Unione europea principi volti a». Ordine del giorno Battelli n. 9/1865-A/180, riformulato: «compatibilmente con i saldi di finanza pubblica» ed eliminare: «considerare l'urgenza».
  Ordine del giorno Vacca n. 9/1865-A/181, riformulato: eliminare «concrete».
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Busto n. 9/1865-A/182. Ordini del giorno Daga n. 9/1865-A/183 e Terzoni n. 9/1865-A/184, riformulati: «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Segoni n. 9/1865-A/185, riformulato: sostituire «prevedere» con «valutare la possibilità nel rispetto dei saldi di finanza pubblica».
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno De Rosa n. 9/1865-A/186.
  Ordine del giorno Mannino n. 9/1865-A/187 riformulato alla lettera c): «a valutare la possibilità». Ordine del giorno Zolezzi n. 9/1865-A/188, riformulato, con l'eliminazione delle parole da «e preferibilmente» fino alla fine del periodo.
  Ordine del giorno Ferraresi n. 9/1865-A/189, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Liuzzi n. 9/1865-A/190.
  Ordine del giorno Nicola Bianchi n. 9/1865-A/191, riformulato: «a valutare l'opportunità». Ordine del giorno Cristian Iannuzzi n. 9/1865-A/192, riformulato: «a valutare l'opportunità» e, infine, aggiungere: «compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica».
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno De Lorenzis n. 9/1865-A/193.
  Ordine del giorno Catalano n. 9/1865-A/194, riformulato: «a valutare l'opportunità». Pag. 78Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Paolo Nicolò Romano n. 9/1865-A/195. Ordine del giorno Dell'Orco n. 9/1865-A/196, riformulato: «a valutare l'opportunità». Ordine del giorno Ciprini n. 9/1865-A/197, riformulato, al primo impegno: «a valutare l'opportunità» e, al secondo impegno, «a valutare l'opportunità fatti salvi i vincoli di finanza pubblica». Ordine del giorno Bechis n. 9/1865-A/198, riformulato: «a valutare l'opportunità». Il parere è contrario sugli ordini del giorno Baldassarre n. 9/1865-A/199 e Chimienti n. 9/1865-A/200.
  Ordine del giorno Cominardi n. 9/1865-A/201, accolto come raccomandazione. Ordine del giorno Rizzetto n. 9/1865-A/202, riformulato: «a valutare l'opportunità». Ordine del giorno Tripiedi n. 9/1865-A/203, accolto come raccomandazione. Ordine del giorno Rostellato n. 9/1865-A/204, riformulato nel senso di eliminare l'ultimo impegno. Ordini del giorno Lombardi n. 9/1865-A/205, Dadone n. 9/1865-A/206 e Nuti n. 9/1865-A/207, riformulati: «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Toninelli n. 9/1865-A/208, accolto come raccomandazione.
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/1865-A/209. Dopo di che, nelle premesse si continua a insistere sulla procedura di assunzione, prevista per 120 persone, che non vi sia procedura concorsuale. Continuo a ribadire, come ho fatto in Commissione, che la procedura è concorsuale.

  PRESIDENTE. Dunque, il parere è favorevole o chiede di sopprimere le premesse ?

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di modificare la premessa. Il parere è favorevole, ma con riformulazione della premessa.

  PRESIDENTE. Con la soppressione della premessa.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Cozzolino n. 9/1865-A/210.
  Ordini del giorno D'Ambrosio n. n. 9/1865-A/211 e Nesci n. 9/1865-A/212, riformulati: «a valutare l'opportunità».
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Gagnarli n. 9/1865-A/213.
  Il Governo esprime parere contrario sull'ordine del giorno L'Abbate n. 9/1865-A/214.
  Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Massimiliano Bernini n. 9/1865-A/215 e Lupo n. 9/1865-A/216.
  Ordine del giorno Gallinella n. 9/1865-A/217, riformulato: espungere le parole «a valutare la possibilità di svincolare» e sostituirle con le parole: « promuovere nelle sedi dell'Unione europea l'esclusione».
  Il Governo esprime parere contrario sull'ordine del giorno Benedetti n. 9/1865-A/218.
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Parentela n. 9/1865-A/219.
  Ordini del giorno Latronico n. 9/1865-A/220 e Rosato n. 9/1865-A/221, riformulati: «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Stumpo n. 9/1865-A/222, riformulato: «a valutare l'attivazione».
  Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Alli n. 9/1865-A/223 e Scuvera n. 9/1865-A/224.
  Ordine del giorno Manlio Di Stefano n. 9/1865-A/225, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Di Battista n. 9/1865-A/226 e Tofalo n. 9/1865-A/227.

  PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno Schullian n. 9/1865-A/228 è ritirato.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Di Gioia n. 9/1865-A/229.Pag. 79
  Ordine del giorno Gregori n. 9/1865-A/230, riformulato: sopprimere le parole «con effetto immediato».
  Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Casati n. 9/1865-A/231 e Taricco n. 9/1865-A/232.

  PRESIDENTE. Colleghi !

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Ordine del giorno Mattiello n. 9/1865-A/233, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Nastri n. 9/1865-A/234.

  PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno Alfreider n. 9/1865-A/235 è ritirato.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Ordine del giorno Adornato n. 9/1865-A/236, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno De Mita n. 9/1865-A/237, riformulato: nell'impegno del Governo espungere le parole «volte a superare le descritte ambiguità».
  Ordine del giorno Santerini n. 9/1865-A/238, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Gigli n. 9/1865-A/239, Fauttilli n. 9/1865-A/240 e Piepoli n. 9/1865-A/241.
  Ordine del giorno Cera n. 9/1865-A/242, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Rossi n. 9/1865-A/243 e Dellai n. 9/1865-A/244.
  Il Governo esprime parere contrario sugli ordini del giorno Bernardo n. 9/1865-A/245 e Pellegrino n. 9/1865-A/246.
  Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Caruso n. 9/1865-A/247 e Baruffi n. 9/1865-A/248.
  Ordine del giorno Ribaudo n. 9/1865-A/249 (versione corretta), riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Crimì n. 9/1865-A/250, riformulato: «a valutare l'opportunità» ed eliminazione del secondo impegno.
  Ordine del giorno Ferrari n. 9/1865-A/251, Carrescia n. 9/1865-A/252 e Tartaglione n. 9/1865-A/253, riformulati: «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Bonomo n. 9/1865-A/254, riformulato: «a valutare la possibilità».
  Ordini del giorno De Micheli n. 9/1865-A/255 e Causi n. 9/1865-A/256, riformulati: «a valutare l'opportunità».
  Sugli ordini del giorno Pelillo n. 9/1865-A/257, Petrini n. 9/1865-A/258 e Rostan n. 9/1865-A/259, il parere è favorevole.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno n.9/1865-A/260 è ritirato.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Ordini del giorno Gasbarra n. 9/1865-A/261, Fiano n. 9/1865-A/262 e Marco Di Maio n. 9/1865-A/263, riformulati: «a valutare l'opportunità».
  Sugli ordini del giorno Amoddio n. 9/1865-A/264 e Morani n.9/1865-A/265, il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Ferranti n. 9/1865-A/266, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Sull'ordine del giorno Giuliani n. 9/1865-A/267, il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Verini n. 9/1865-A/268, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Sull'ordine del giorno Manfredi n. 9/1865-A/269, il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Pagano n. 9/1865-A/270, riformulato nel senso di inserire dopo 25 ottobre 2012 «a valutare l'opportunità».
  Sull'ordine del giorno Bossa n. 9/1865-A/271, il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Preziosi n. 9/1865-A/272, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Sull'ordine del giorno Miotto n. 9/1865-A/273, il parere è favorevole.Pag. 80
  Ordine del giorno Pastorelli n. 9/1865-A/274, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Ordine del giorno Guerra n. 9/1865-A/275, accolto come raccomandazione.
  Ordine del giorno Prodani n. 9/1865-A/276, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Sull'ordine del giorno Maietta n. 9/1865-A/277, il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Prestigiacomo n. 9/1865-A/278, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Sugli ordini del giorno Riccardo Gallo n. 9/1865-A/279, Chiarelli n. 9/1865-A/280, Baldelli n. 9/1865-A/281 e Galati n. 9/1865-A/282, il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Palese n. 9/1865-A/283, accolto come raccomandazione.
  Sugli ordini del giorno Parisi n. 9/1865-A/284 e Milanato n. 9/1865-A/285, il parere è favorevole.
  Sull'ordine del giorno Laffranco n. 9/1865-A/286, il parere è contrario.
  Sugli ordini del giorno Bergamini n. 9/1865-A/287 e Faenzi n. 9/1865-A/288, il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Biasotti n. 9/1865-A/289, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Sugli ordini del giorno Fabrizio Di Stefano n. 9/1865-A/290 e Palmizio n. 9/1865-A/291, il parere è favorevole.
  Ordine del giorno Polidori n.9/1865-A/292, riformulato: «a valutare l'opportunità».
  Sugli ordini del giorno Palmieri n. 9/1865-A/293, Picchi n. 9/1865-A/294, Carfagna n. 9/1865-A/295, Centemero n. 9/1865-A/296 e Russo n. 9/1865-A/297, il parere è favorevole.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno Biancofiore n. 9/1865-A/298 è inammissibile.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Sull'ordine del giorno Bianconi n. 9/1865-A/299, parere favorevole.
  Ordine del giorno Sbrollini n. 9/1865-A/300, riformulato: «a valutare l'opportunità».

  PRESIDENTE. La ringrazio Viceministro Fassina. Sono così finalmente conclusi i pareri. A questo punto procediamo con le votazioni.

  ETTORE ROSATO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà, spero che agevoli i nostri lavori.

  ETTORE ROSATO. Signor Presidente, salvo situazioni particolarissime che verranno segnalate, per quanto riguarda gli ordini del giorno del Partito Democratico, si intendono accettate tutte le riformulazioni che quindi non chiediamo vengano messe in votazione, salvo situazioni particolarissime che segnaleremo puntualmente alla Presidenza in via anticipata. Ci sono alcune segnalazioni che sono state fatte al sottosegretario Legnini per le vie brevi in questa fase, che io auspico vengano accolte e vengano dette dal Governo prima di arrivare alla fase di votazione, ma questo per semplificare i lavori.

  MICHAELA BIANCOFIORE. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Su che cosa ?

  MICHAELA BIANCOFIORE. Se mi dà la parola, glielo spiego. Vorrei capire dal Governo come mai ha ritenuto inammissibile il mio ordine del giorno n. 9/1865-A/298, un ordine del giorno che, peraltro, è gravissimo.

  PRESIDENTE. Onorevole Biancofiore, chiedo scusa: è la Presidenza che valuta le ammissibilità e le inammissibilità, non il Governo.

  MICHAELA BIANCOFIORE. Ho capito. Qualcuno mi può dare una risposta in merito ?

  PRESIDENTE. Gliela dà la Presidenza. Se lei vuole argomentare la richiesta, può farlo, però non è il Governo l'interlocutore, ma la Presidenza.

Pag. 81

  MICHAELA BIANCOFIORE. Assolutamente. Se è la Presidenza, voglio argomentare la mia richiesta, in quanto questo ordine del giorno è relativo ad un comma del disegno di legge di stabilità che è palesemente incostituzionale. Chiederei anche un attimo di attenzione da parte dell'Aula, perché con questo disegno di legge di stabilità non soltanto, come tutti sappiamo, vi sono state delle evidenti regalie personalizzate, ma, in questo caso, dopo che vi è stata – lo dico soprattutto agli amici grillini – tutta la polemica sull'articolo 138 della Costituzione, con un articolo del disegno di legge di stabilità, o meglio, per un comma nel maxiemendamento al disegno di legge di stabilità, si modifica, con un tratto di penna, lo statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige, e solo lo statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige, che ha rango costituzionale.
  E lo si fa prevedendo delle cose gravissime, cioè il passaggio degli uffici giudiziari alle province autonome di Trento e di Bolzano; il che significa, visto che in quest'Aula ci dovremmo occupare di giustizia e di malagiustizia, che sta attanagliando il nostro Paese e la politica in generale, che, soprattutto in Alto Adige, dove si fa una politica di tipo etnico, dove vi è una schiacciante maggioranza politica di natura etnica, che a decidere che cosa faranno i cancellieri non sarà il Ministro della giustizia, ma bensì il presidente della provincia autonoma di Bolzano, eletto a schiacciante maggioranza da un partito politico etnico.
  Possiamo accettare che ciò accada in quest'Aula semplicemente perché la Südtiroler Volkspartei serve indissolubilmente, o è servita fino ad oggi, per 130 mila voti, a far avere quel premio di maggioranza al PD, che ha consentito di vincere alla sinistra, e tra l'altro di vincere, sappiamo bene, con un sistema elettorale che è stato decretato, anche quello, incostituzionale (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Sinistra Ecologia Libertà) ?

  PRESIDENTE. Onorevole Biancofiore.

  MICHAELA BIANCOFIORE. Non è possibile, Presidente, che questo ordine del giorno venga dichiarato inammissibile.

  PRESIDENTE. Onorevole Biancofiore, sono state sollevate obiezioni sul fatto che l'ordine del giorno Biancofiore n. 9/1865-A/298 sia stato dichiarato inammissibile dalla Presidenza. Tale ordine del giorno è volto a impegnare il Governo ad eliminare, nel corso dell'ulteriore esame del provvedimento presso il Senato, il comma 339 dell'articolo unico del disegno di legge di stabilità.
  Le faccio presente, come credibilmente anche lei sa, in primo luogo che, stante l'autonomia costituzionale di ciascuna delle due Camere, la Camera dei deputati non può impegnare il Governo ad intervenire su un provvedimento presso l'altro ramo del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). In secondo luogo, ai sensi dell'articolo 88, comma 1, del Regolamento, l'ordine del giorno... (Commenti). Colleghi, per favore ! Colleghi !
  Ai sensi dell'articolo 88, comma 1, del Regolamento, l'ordine del giorno è uno strumento volto a recare istruzioni al Governo in relazione alla legge in esame e, come tale, non può porsi in contrasto con il contenuto della stessa, prevedendo, come nel caso di specie, la soppressione di parte del testo. Alla luce di questi elementi, la Presidenza non può che confermarne l'inammissibilità. Quindi, il suo ordine del giorno è inammissibile.

  GIANLUCA PINI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Signor Presidente, intervengo per annunciare che, anche da parte del gruppo della Lega Nord e Autonomie, tutti gli ordini del giorno per i quali è stata proposta una riformulazione si intendono accettati nella parte riformulata, e quindi non si chiede di porli in votazione.

  PRESIDENTE. La ringrazio molto, onorevole Pini, anche a fronte del numero importante degli ordini del giorno.

Pag. 82

  DOMENICO ROSSI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  DOMENICO ROSSI. Signor Presidente, anche il gruppo Per l'Italia annuncia che accetta tutte le riformulazioni proposte dal Governo.

  PRESIDENTE. La Presidenza ringrazia anche lei.

  TITTI DI SALVO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  TITTI DI SALVO. Signor Presidente, il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà accetta le riformulazioni, tranne che su un ordine del giorno, il mio ordine del giorno n. 9/1865-A/69, e, ovviamente, non accetta su di esso il parere contrario.

  PRESIDENTE. La ringrazio.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Prego i colleghi intorno all'onorevole d'Ambrosio, se possono, di lasciarlo parlare in tranquillità.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Signor Presidente, adeguandoci e rispecchiando un po’ quello che è il movimento all'interno dell'Aula, noi chiediamo, invece, alla Presidenza di porre in votazione tutti i nostri ordini del giorno, tranne le dovute eccezioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Tranne ?

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Tranne qualche eccezione, che verrà specificata.

  ROCCO PALESE. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ROCCO PALESE. Signor Presidente, il gruppo di Forza Italia accetta le riformulazioni ed interverrà solo in casi particolarissimi.

  PRESIDENTE. La ringrazio.

  ORESTE PASTORELLI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ORESTE PASTORELLI. Signor Presidente, accetto la riformulazione del mio ordine del giorno n. 9/1865-A/274

  PRESIDENTE. La ringrazio.
  Anche il vostro gruppo, onorevole Bianchi, intende seguire la medesima disciplina in ordine alle riformulazioni ?

  DORINA BIANCHI. Sì, con l'unica eccezione dell'ordine del giorno Pagano n. 9/1865-A/270, sul quale insistiamo per la votazione.

  PRESIDENTE. Va bene, adesso cercheremo di ricordarci un po’ tutto. Non sarà semplice, ma spero che questo agevoli di molto i nostri lavori.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Catanoso Genoese n. 9/1865-A/1 accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Tancredi n. 9/1865-A/2, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Fregolent n. 9/1865-A/3, accolto dal Governo come raccomandazione.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/1865-A/4, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per Pag. 83la votazione dell'ordine del giorno Bobba n. 9/1865-A/5, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Bragantini n. 9/1865-A/6, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Zanin n. 9/1865-A/7, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Biondelli n. 9/1865-A/8, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Gelli n. 9/1865-A/9, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Bressa n. 9/1865-A/10, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Minardo n. 9/1865-A/11, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Schirò n. 9/1865-A/12, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Cenni n. 9/1865-A/13, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Dallai n. 9/1865-A/14, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Zardini n. 9/1865-A/15, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Sani n. 9/1865-A/16, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Crivellari n. 9/1865-A/17, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Polverini n. 9/1865-A/18, accolto dal Governo come raccomandazione.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Mucci n. 9/1865-A/19, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Ferro n. 9/1865-A/20, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno De Menech n. 9/1865-A/21, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Pizzolante n. 9/1865-A/22, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Piso n. 9/1865-A/23, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Brandolin n. 9/1865-A/24, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Sammarco n. 9/1865-A/25, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Bargero n. 9/1865-A/26, accolto dal Governo come raccomandazione.
  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Realacci n. 9/1865-A/27, accettato dal Governo, purché riformulato.

Pag. 84

  ERMETE REALACCI. Signor Presidente, volevo segnalare al Governo, ma adesso il Viceministro Fassina è distratto...

  PRESIDENTE. Sì, un istante: se il Governo viene liberato...

  ERMETE REALACCI. Comunque ho segnalato al sottosegretario Legnini che la riformulazione che il Governo chiede è già contenuta nel testo, quindi non si può raddoppiare.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Va bene.

  PRESIDENTE. Si intende dunque che sia favorevole, perfetto.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Morassut n. 9/1865-A/28, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Arlotti n. 9/1865-A/29, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Di Lello n. 9/1865-A/30, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Locatelli n. 9/1865-A/31, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Ginoble n. 9/1865-A/32, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Castricone n. 9/1865-A/33, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Rigoni n. 9/1865-A/34, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Oliverio n. 9/1865-A/35, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Amato n. 9/1865-A/36, accettato dal Governo.

  ROBERTO MORASSUT. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Su che cosa ?

  ROBERTO MORASSUT. Sull'ordine del giorno Morassut n. 9/1865-A/28, perché avevamo visto con il Governo la possibilità di presentare una diversa formulazione. Questo ordine del giorno pone il problema della proroga degli sfratti, quindi la nuova formulazione di rito potrebbe essere sostituita da una riformulazione che dice: «ad assumere iniziative finalizzate alla proroga degli sfratti». È un po’ più cogente, diciamo, soprattutto per il fatto che, in presenza di iniziative importanti che il Governo sta assumendo soprattutto sul rifinanziamento del fondo per gli affitti...

  PRESIDENTE. Onorevole Morassut, le chiedo scusa: le riformulazioni le propone il Governo. Io posso dare...

  ROBERTO MORASSUT. Mi è stato chiesto di proporla io, quindi...

  PRESIDENTE. No, però non è così che funziona. Funziona che il Governo propone la riformulazione e, se intende cambiarla, è lo stesso Governo che chiede di cambiarla. Io posso chiedere al Governo se intenda cambiare la riformulazione ed in questo caso lei può dirmi se l'accoglie.
  Viceministro Fassina, se intende intervenire io le dò la parola, altrimenti andiamo oltre.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, la riformulazione proposta è: «ad assumere idonee iniziative finalizzate a rinnovare».

Pag. 85

  PRESIDENTE. Onorevole Morassut, ho il vago sospetto che questa riformulazione possa piacerle.

  ROBERTO MORASSUT. Per me va bene.

  PRESIDENTE. Perfetto, andiamo oltre. Passiamo all'ordine del giorno Garofalo n. 9/1865-A/37, accettato dal Governo, purché riformulato.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, correggo la valutazione. Il parere è favorevole.

  PRESIDENTE. Su che cosa, scusi ?

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Sull'ordine del giorno Castricone n. 9/1865-A/33.

  PRESIDENTE. Sta bene. Quindi, c’è un cambio di parere anche sull'ordine del giorno Castricone n. 9/1865-A/33, nel senso che si intende accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Garofalo n. 9/1865-A/37, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Onorevole Pesco, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/38, accettato dal Governo, purché riformulato ?

  DANIELE PESCO. Signor Presidente, non accetto la riformulazione perché ieri è stato accettato un ordine del giorno simile al Senato sull'introduzione del reddito di cittadinanza e con questo volevamo dare delle ulteriori specifiche su come ci piacerebbe che il Governo intraprendesse questo iter verso l'introduzione del reddito di cittadinanza. Cosicché, abbiamo inserito anche il diritto all'abitazione, la tutela dei senzatetto. Abbiamo inserito misure contro l'abbandono scolastico. Pensiamo che sia intelligente inserire anche incentivi per le aziende affinché possano assumere persone in difficoltà economica. Noi siamo dell'idea che un reddito di cittadinanza, un reddito minimo o comunque sia, debba comprendere molte azioni per fare in modo che molte persone siano finalmente tolte da questa precarietà e, soprattutto, dalla povertà che affligge numerosi e numerosi cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo, quindi, ai voti.
  Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Pesco n. 9/1865-A/38, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Paris, Viceministro...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  454   
   Votanti  450   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  226   
    Hanno votato
 119    
    Hanno votato
no  331).    

  (La deputata Cimbro ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Costa n. 9/1865-A/39, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Tabacci n. 9/1865-A/40 e Capelli n. 9/1865-A/41, accettati dal Governo.Pag. 86
  Circa l'ordine del giorno Corda n. 9/1865-A/42, accettato dal Governo, purché riformulato, prendo atto che l'onorevole Corda non è presente in Aula e, quindi, si intende che vi abbia rinunciato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Bonaccorsi n. 9/1865-A/43, Lenzi n. 9/1865-A/44 e Binetti n. 9/1865-A/45, accettati dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Marchetti n. 9/1865-A/46, Zappulla n. 9/1865-A/47, Marco Di Stefano n. 9/1865-A/48 e Gianni Farina n. 9/1865-A/49, accettati dal Governo, purché riformulati.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Bolognesi n. 9/1865-A/50, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Moscatt n. 9/1865-A/51, Migliore n. 9/1865-A/52 e Piazzoni n. 9/1865-A/53, accettati dal Governo, purché riformulati.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Lacquaniti n. 9/1865-A/54, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Lavagno n. 9/1865-A/55, Melilla n. 9/1865-A/56 e Marcon n. 9/1865-A/57, accettati dal Governo, purché riformulati.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Paglia n. 9/1865-A/58, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Franco Bordo n. 9/1865-A/59, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Nardi n. 9/1865-A/60, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Zaratti n. 9/1865-A/61, Placido n. 9/1865-A/62, Piras n. 9/1865-A/63, Nicchi n. 9/1865-A/64, Pannarale n. 9/1865-A/65 e Fratoianni n. 9/1865-A/66, accettati dal Governo, purché riformulati.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Ricciatti n. 9/1865-A/67, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Airaudo n. 9/1865-A/68, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Onorevole Di Salvo, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/69, accettato dal Governo, purché riformulato ?

  TITTI DI SALVO. Signor Presidente, ho detto prima, quando ho presentato l'ordine del giorno, le ragioni per cui noi pensiamo che qui si tratti di un errore grandissimo, riconosciuto da chi questa norma ha scritto, cioè dal Governo in cui era Ministra la Ministra Fornero. L'errore è quello secondo il quale tra le categorie da armonizzare non sono riconosciuti i ferrovieri. Da armonizzare sulla base delle nuove regole previdenziali.
  Cioè una categoria per cui l'aspettativa di vita media è di 64 anni viene portata ad andare in pensione a 67 anni. Però, il Governo Monti ci disse che era un errore che sarebbe stato corretto.
  Ora, il Governo attuale ci propone di valutare l'opportunità, di che ? Se è un errore è un errore. L'opportunità di correggere un errore riconosciuto come tale è un paradosso. Noi pensiamo che i paradossi così evidenti non possano essere sottaciuti per «buona creanza».
  Quindi, su questo punto su cui tutte le forze politiche, tutti i sottosegretari, tutti i Ministri sono d'accordo, se siamo tutti d'accordo, votiamo a favore.
  Noi non chiediamo di votare a favore di un cambiamento delle regole previdenziali, chiediamo di votare a favore di un impegno a rivedere questa questione, ad armonizzarla. Chiediamo una cosa molto moderata, Pag. 87di assoluto buonsenso in cui si riconosce che, se uno muore a 64 anni, non può andare in pensione a 67, sui treni guidati da persone di quell'età su cui viaggiano tutti gli italiani. Non si può fare. Non si può fare (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  CESARE DAMIANO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  CESARE DAMIANO. Signor Presidente, inviterei il Governo a valutare le osservazioni dell'onorevole Di Salvo. Noi ci troviamo di fronte ad una situazione che effettivamente – l'hanno riconosciuto tutti, destra, sinistra, centro – è un errore; anziché scrivere «articolo» si trattava di scrivere «comma». Non pretendiamo, non chiediamo affatto che si risolva adesso. Non pretendiamo che si risolva domani mattina. Vorremmo solo che si togliesse la valutazione di opportunità e si prendesse un impegno, vedremo quando. Quindi, io sono d'accordo con quello che dice l'onorevole Di Salvo.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, come sanno l'onorevole Di Salvo e l'onorevole Damiano, in Commissione abbiamo discusso di questo e il Governo condivide la valutazione che è stata fatta. Quindi, propongo una riformulazione sul testo attuale nel senso di sopprimere le parole «con il primo provvedimento di natura legislativa» e lasciare il testo dell'ordine del giorno.

  PRESIDENTE. Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Di Salvo n. 9/1865-A/69, accettato dal Governo, purché riformulato.

  TITTI DI SALVO. Va bene (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

  DAVIDE TRIPIEDI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Su che cosa ?

  DAVIDE TRIPIEDI. Signor Presidente, su questo ordine del giorno.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno è superato nel momento in cui il presentatore accoglie la riformulazione e, quindi, non c’è più né dichiarazione di voto né altro. La cosa che può fare, onorevole Tripiedi, se intende, è sottoscriverlo anche lei al banco della Presidenza, se è una espressione favorevole; diversamente, dobbiamo andare oltre.

  DAVIDE TRIPIEDI. Noi della Commissione lavoro, Tripiedi, Rizzetto, Rostellato, lo sottoscriviamo. Quindi, invito il Governo ad accettare anche il mio ordine del giorno che va in quella direzione. Non si capisce perché quello di SEL lo dovete accettare mentre il mio no.

  PRESIDENTE. Onorevole Tripiedi, arriveremo al suo ordine del giorno e avrà modo di fare la dichiarazione di voto.

  MARISA NICCHI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MARISA NICCHI. Signor Presidente, insisto per la votazione dell'ordine del giorno n. 9/1865-A/64 perché, ad un'attenta lettura, preferivamo che fosse messo in votazione.

  PRESIDENTE. Il suo gruppo aveva dato indicazioni differenti. Se, a questo punto, il suo gruppo mi conferma che c’è stato un errore materiale...

  TITTI DI SALVO. Ho sbagliato io.

Pag. 88

  PRESIDENTE. Considerato che comunque questa procedura agevola molto i nostri lavori, può tuttavia far incorrere i gruppi in alcuni errori.
  L'ordine del giorno di cui si parla è l'ordine del giorno Nicchi n. 9/1865-A/64. Al riguardo l'onorevole Nicchi, intendeva intervenire per metterlo in votazione, non accogliendo la riformulazione presentata dal Governo.

  MARISA NICCHI. No, non accolgo la riformulazione perché, permettetemi questa insistenza, si tratta di un ordine del giorno che tratta del completamento della formazione di giovani medici e di tutte le professioni di area non solo sanitaria; noi abbiamo visto, in questi giorni, grandi manifestazioni qui davanti di tanti giovani neo laureati. Noi vogliamo garantire – e sappiamo che questa è una discussione aperta – ai laureati in medicina...

  PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo parlare la collega che sta intervenendo.

  MARISA NICCHI. Vogliamo garantire a tutti i giovani laureati in medicina il completamento della loro formazione con i corsi di formazione e di specializzazione ed affrontare un tema che è completamente evaso, ossia l'equiparazione di questo trattamento anche alle professioni non sanitarie – biologi, fisici, psicologi – che mandano avanti il sistema sanitario nazionale.
  Si tratta di futuro, di buon lavoro dei giovani, del sistema sanitario nazionale.
  Vorrei aggiungere che è il caso simbolico di come merito e uguaglianza devono andare insieme; altrimenti solo a chi si può permettere una lunga formazione, a chi ha le spalle coperte, si potrà garantire il completamento.
  Quindi, proprio per questa battaglia, merito e uguaglianza, noi vogliamo mettere all'ordine del giorno e affidare la copertura di questa formazione non alla convenienza ma alla garanzia.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Come sa l'onorevole, tra gli emendamenti approvati in Commissione vi è uno stanziamento di 30 milioni per gli specializzandi in medicina che salgono a 50. Lo sottolineo perché è un tema che il Governo avverte come prioritario. Dunque, il parere è favorevole sull'ordine del giorno nella formulazione con la quale è stato presentato.

  PRESIDENTE. Sta bene, dunque la questione è superata.

  GIAN LUIGI GIGLI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIAN LUIGI GIGLI. Vorrei intervenire a sostegno dell'ordine del giorno Nicchi. È vero che sono stati fatti degli sforzi...

  PRESIDENTE. Onorevole Gigli, chiedo scusa, è stato accolto. Quindi rivolgo un invito anche a lei: se intende, può sottoscriverlo al banco della Presidenza.

  ROCCO PALESE. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Su che cosa ?

  ROCCO PALESE. Sempre sull'ordine del giorno...

  PRESIDENTE. Può firmarlo anche lei.

  ROCCO PALESE. Non solo lo sottoscrivo, ma vorrei evidenziare che noi, per una procedura di infrazione, siamo già condannati per le figure mediche specializzande e quant'altro...

  PRESIDENTE. Onorevole Palese, la sua competenza è nota, però l'argomento è stato già concluso. Quindi, invito anche lei, se intende, a sottoscriverlo, ma non ad aprire un dibattito su questo.Pag. 89
  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Baroni n. 9/1865-A/70, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Invito anche i colleghi intorno all'onorevole Baroni, se è possibile...

  MASSIMO ENRICO BARONI. Scusi, non sento !

  PRESIDENTE. Lo credo bene che non sente. Mi rivolgo anche ai suoi colleghi intorno: colleghi, se lo lasciate parlare, per favore, in tranquillità. E se lasciate anche libero l'onorevole Fiano per favore. Onorevole Fiano, per favore.

  MASSIMO ENRICO BARONI. Signor Presidente, l'impegno che chiediamo va chiaramente in una direzione, che è quella di alzare l'imposta sul poker online e i giochi online che attualmente è dello 0,6. Dato che ciò non è in forza di legge, ma è determinato solo da un decreto direttoriale che è totalmente in mano governativa, voi avete il potere e la forza di fare esattamente quello che volete, non deve neanche passare dal Parlamento. Dato che il numero di questo decreto direttoriale è 666, il numero del diavolo, vorremmo un attimo che si esprimesse in maniera più chiara.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, la ragione riguarda la copertura perché, contrariamente a quello che potrebbe essere intuitivo, magari per lei è chiaro, ma noi abbiamo bisogno di una relazione tecnica, di verificare che la proposta, l'impegno che il Governo prende non abbia riflessi negativi di finanza pubblica.
  Questa è la ragione per cui abbiamo proposto una riformulazione.

  PRESIDENTE. Quindi, onorevole Baroni, accoglie la riformulazione ?

  MASSIMO ENRICO BARONI. Presidente, a me sembra una «supercazzola», perché non ha risposto a quello che (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)...

  PRESIDENTE. Qualunque cosa le sembri, onorevole Baroni, io ho l'esigenza di sapere se lei accoglie o no la riformulazione.

  MASSIMO ENRICO BARONI. No, non accolgo la riformulazione e chiedo la votazione.

  PRESIDENTE. Passiamo, dunque, ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Baroni n. 9/1865-A/70, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevole Folino, ora provi a votare. Abbiamo votato tutti ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Mantero n. 9/1865-A/71 e Silvia Giordano n. 9/1865-A/72, accettati dal Governo.
  Ordine del giorno Dall'Osso n. 9/1865-A/73: c’è una richiesta di riformulazione. La accoglie ? Dov’è l'onorevole Dall'Osso ? È in Aula ?

Pag. 90

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Signor Presidente, lo sottoscrivo e chiedo di porlo in votazione.

  PRESIDENTE. In realtà, la sottoscrizione dell'ordine del giorno al fine di porlo in votazione deve avvenire prima dell'inizio della seduta, non durante. Quindi, io sono costretto ad andare avanti se il presentatore non è presente.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Presidente, in quanto delegato d'Aula ho mandato per...

  PRESIDENTE. No, non ha mandato per fare una cosa che non è nel Regolamento.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Per chiedere la votazione !

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno è un fatto individuale onorevole D'Ambrosio, come lei sa bene, conoscendo il Regolamento.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, come forse sa l'onorevole, in Commissione abbiamo approvato un emendamento che va esattamente nella stessa direzione. Non so se, data l'assenza dell'onorevole Dall'Osso, può essere accettata la riformulazione del Governo o meno. Non ho capito che cosa chiede.

  PRESIDENTE. In teoria, non essendoci il presentatore, noi dovremmo procedere oltre, perché si intende che abbia rinunciato al suo ordine del giorno.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, parere favorevole sull'ordine del giorno così com’è stato presentato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Prendo, dunque atto che si intende accolto.
  Ordine del giorno Grillo n. 9/1865-A/74: c’è una richiesta di riformulazione. Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione proposta.

  GIULIA GRILLO. Signor Presidente, volevo chiedere al Viceministro se nella riformulazione è sottinteso che l'aggiornamento di questo tariffario avverrà sì nei limiti delle risorse finanziarie disponibili del Servizio sanitario nazionale, ma nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza (LEA) vigenti al momento in cui verrà aggiornato. Non vorrei, infatti, che questo significasse che verranno forniti meno protesi e meno ausili ai cittadini, perché sarebbe esattamente l'opposto della mia intenzione. Quindi, è importante per me sapere se c’è il rispetto di questi livelli essenziali di assistenza.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, il Governo si limita ad indicare la riformulazione nei termini che ho presentato prima, quindi...

  PRESIDENTE. Chiedo scusa. Onorevole Fioroni, chiedo scusa. Prego.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. ... per il resto, l'ordine del giorno rimane com’è nel testo originario, quindi, non c’è nessuna ulteriore modifica. L'indicazione non vuole intervenire in quello che è il contenuto dell'ordine del giorno.

Pag. 91

  PRESIDENTE. Dunque, onorevole Grillo, a fronte anche delle precisazioni del Viceministro, accoglie la riformulazione ? Prendo atto che l'onorevole Grillo accetta la riformulazione e non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/74, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Cecconi n. 9/1865-A/75, accettato dal Governo, purché riformulato.

  ANDREA CECCONI. Signor Presidente, francamente capisco la riformulazione, però a volte rimango un po’ perplesso. Pur considerando l'ordine del giorno un atto parlamentare che non ha poi molto valore – anzi, ho l'impressione che, visto che gli ordini del giorno si concedono a tutti, forse penso male, ma credo che questi fogli escano da qui e vadano all'interno dei Ministeri competenti per finire in un cassetto e niente di più – tuttavia, su questo, così come su tanti altri ordini del giorno che riguardano la farmaceutica o la prescrizione in generale, noi abbiamo sempre puntato molto, proprio in ragione del fatto che, attraverso una rimodulazione della spesa farmaceutica, si possono ricavare tantissimi soldi che possono essere reimpiegati sempre all'interno del Servizio sanitario nazionale in maniera adeguata.
  Non trovo che la riformulazione del Governo sia soddisfacente per l'ordine del giorno che ho presentato e, quindi, vorrei porlo in votazione.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Cecconi n. 9/1865-A/75, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Folino, Sorial, Frusone...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  452   
   Votanti  451   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  226   
    Hanno votato
 134    
    Hanno votato
no  317).    

  (La deputata Bossa ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Di Vita n. 9/1865-A/76, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Cinzia Fontana, Folino...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  449   
   Maggioranza  225   
    Hanno votato
 130    
    Hanno votato
no  319).    

  (La deputata Piccoli Nardelli ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Ordine del giorno Lorefice n. 9/1865-A/77: il parere è favorevole. Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione.
  Ordine del giorno Spadoni n. 9/1865-A/78: il parere è favorevole. Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione.
  Ordine del giorno Tacconi n. 9/1865-A/79: il parere è favorevole con riformulazione. Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione.

  ALESSIO TACCONI. Signor Presidente, la riformulazione non è accettata e, quindi, insisto per la votazione, per cortesia.

Pag. 92

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Tacconi n. 9/1865-A/79, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fanucci...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  459   
   Maggioranza  230   
    Hanno votato
 141    
    Hanno votato
no  318).    

  (I deputati Cassano e Piccione hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

  Ordine del giorno Rizzo n. 9/1865-A/80: il parere è favorevole. Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione.
  Ordine del giorno Basilio n. 9/1865-A/81: il parere è favorevole con riformulazione. Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione.
  Ordine del giorno Paolo Bernini n. 9/1865-A/82: il parere è favorevole con riformulazione. Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione e insiste per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Paolo Bernini n. 9/1865-A/82, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fanucci, Casati, Malpezzi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  455   
   Maggioranza  228   
    Hanno votato
 124    
    Hanno votato
no  331).    

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Frusone n. 9/1865-A/83 non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Rizzetto, Vacca, Malpezzi.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  458   
   Maggioranza  230   
    Hanno votato
 131    
    Hanno votato
no  327).    

  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Fedi n. 9/1865-A/84, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Formisano n. 9/1865-A/85, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Garavini n. 9/1865-A/86, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Totaro n. 9/1865-A/87, accettato dal Governo, purché riformulato.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Pag. 93

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, devo completare, perché ho letto solo in parte la riformulazione. Infatti, credevo fosse stato presentato un secondo testo, mentre non è stato presentato.

  PRESIDENTE. Chiedo scusa, su quale ordine del giorno ?

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Sull'ordine del giorno Garavini n. 9/1865-A/86. Dopo le parole «comma 522-ter» continuare con «le detrazioni previste possano essere applicate anche a favore degli italiani iscritti all'AIRE, al fine di ridurre gli oneri tributari relativi, oltre che alla Tasi, anche all'IMU».

  PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Garavini se accetti la seguente riformulazione.

  LAURA GARAVINI. Signor Presidente, Viceministro, manca ancora un pezzetto, dunque mi permetto di leggerle il pezzo iniziale: «ad attivarsi affinché nel decreto che il Ministro dell'economia e delle finanze dovrà adottare entro il 28 febbraio 2014 per stabilire la ripartizione delle risorse di cui al comma 522-ter», dopo di che prosegue come da lei enunciato.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Lo ho omesso, ho detto che si partiva da dopo.

  PRESIDENTE. Viceministro Fassina, facciamo finta che lo abbia detto lei all'onorevole Garavini e che l'onorevole Garavini abbia detto che lo accoglie.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno D'Attorre n. 9/1865-A/88 e Battaglia n. 9/1865-A/89, accettati dal Governo, purché riformulati.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Speranza n. 9/1865-A/90, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Argentin n. 9/1865-A/91, Roberta Agostini n. 9/1865-A/92, Mongiello n. 9/1865-A/93 e Famiglietti n. 9/1865-A/94, accettati dal Governo, purché riformulati.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Burtone n. 9/1865-A/95, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Pierdomenico Martino n. 9/1865-A/96 e Boccadutri n. 9/1865-A/97, accettati dal Governo, purché riformulati.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Gribaudo n. 9/1865-A/98, Paris n. 9/1865-A/99 e Boccuzzi n. 9/1865-A/100, accettati dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Madia n. 9/1865-A/101, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Giacobbe n. 9/1865-A/102, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Incerti n. 9/1865-A/103, Maestri n. 9/1865-A/104 e Cinzia Maria Fontana n. 9/1865-A/105, accettati dal Governo, purché riformulati.
  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Gnecchi n. 9/1865-A/106, accettato dal Governo, purché riformulato.

  CESARE DAMIANO. Signor Presidente, chiedo al Governo, sull'ordine del giorno Gnecchi n. 9/1865-A/106, se c’è la nuova riformulazione, cioè se possiamo uniformare l'ordine del giorno Gnecchi n. 9/1865-A/106 all'ordine del giorno Di Salvo n. 9/1865-A/69 appena accolto.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, Pag. 94uniformiamo la riformulazione dell'ordine del giorno Gnecchi n. 9/1865-A/106 a quella dell'ordine del giorno accolto Di Salvo n. 9/1865-A/69.

  PRESIDENTE. Quindi, con questa riformulazione, adeguata all'ordine del giorno Di Salvo n. 9/1865-A/69, si intende accolta la riformulazione dell'ordine del giorno Gnecchi n. 9/1865-A/106.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Murer n. 9/1865-A/107, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Antezza n. 9/1865-A/108 e Venittelli n. 9/1865-A/109, accettati dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Raciti n. 9/1865-A/110, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Damiano n. 9/1865-A/111, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Scanu n. 9/1865-A/112, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Pes n. 9/1865-A/113, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Rubinato n. 9/1865-A/114, accettato dal Governo, purché riformulato.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Solo una precisazione sull'ordine del giorno Rubinato n. 9/1865-A/114 perché probabilmente non sono stato chiaro prima nell'espressione della riformulazione. Dopo le parole «a reperire e stanziare» aggiungere «nel rispetto dei saldi di finanza pubblica» e al secondo impegno sostituire «prendere atto che» con le parole «fornire un'interpretazione circa il fatto che».

  PRESIDENTE. Onorevole Rubinato è d'accordo ?

  SIMONETTA RUBINATO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  SIMONETTA RUBINATO. Signor Presidente, intervengo solo per sottolineare, nel ringraziare il Governo, il fatto che con questo ordine del giorno viene formalizzato l'impegno assunto dal Governo in persona del Viceministro Fassina con i gruppi di maggioranza in Commissione bilancio rispetto a un tema importante che non ha trovato soluzione nella legge di stabilità in questo momento ma lo troverà nei prossimi mesi.

  PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dei seguenti ordini del giorno, accettati dal Governo, purché riformulati: Terrosi n. 9/1865-A/115, Luciano Agostini n. 9/1865-A/116, Carra n. 9/1865-A/117, Fiorio n. 9/1865-A/118.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Molteni n. 9/1865-A/119, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dei seguenti ordini del giorno, accettati dal Governo, purché riformulati: Gianluca Pini n. 9/1865-A/120, Invernizzi n. 9/1865-A/121, Caparini n. 9/1865-A/122, Borghesi n. 9/1865-A/123.
  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Bossi n. 9/1865-A/124, non accettato dal Governo.Pag. 95
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bossi n. 9/1865-A/124, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Moretti, Patriarca, Albanella...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  452   
   Votanti  357   
   Astenuti   95   
   Maggioranza  179   
    Hanno votato
  42    
    Hanno votato
no  315).    

  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dei seguenti ordini del giorno, accettati dal Governo, purché riformulati: Matteo Bragantini n. 9/1865-A/125, Guidesi n. 9/1865-A/126, Marcolin n. 9/1865-A/127.
  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Fedriga n. 9/1865-A/128, non accettato dal Governo.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fedriga n. 9/1865-A/128, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Campana, Capua, Rotondi, Palma...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  457   
   Votanti  361   
   Astenuti   96   
   Maggioranza  181   
    Hanno votato
  19    
    Hanno votato
no  342).    

  (I deputati Palma e Giacomelli hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

  MARCO RONDINI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MARCO RONDINI. Signor Presidente, voi estendete la platea dei beneficiari della carta acquisti ordinaria anche ai cittadini stranieri in possesso di permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.
  Ebbene noi sappiamo che il maggior fardello della crisi economica in atto è riversata sulle famiglie italiane che hanno sperimentato una significativa riduzione del proprio reddito reale. Sappiamo, stando ai dati ISTAT, che il 30 per cento degli italiani sono a rischio povertà o «esclusione sociale», secondo la definizione adottata nell'ambito della Strategia Europea del 2020.
  In particolare l'ISTAT registra una diffusione della severa deprivazione superiore alla media europea: aumentano gli individui che non si possono permettere di riscaldare adeguatamente casa, sostenere spese impreviste di 800 euro o un pasto proteico adeguato ogni due giorni.
  Ebbene, voi oggi estendete questo beneficio, che dovrebbe essere riservato alle fasce della popolazione italiana, anche agli immigrati: agli immigrati che magari si trovano presenti sul nostro territorio nazionale grazie ad un permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo, ma che magari hanno perso il posto di lavoro.
  Sappiamo quindi che oggi gli stranieri presenti sul territorio nazionale, che hanno perso il posto di lavoro, sono mezzo milione. Bene, queste persone e le loro famiglie più facilmente riusciranno ad accedere a quel fondo, stando ai criteri che permettono l'accesso a quel fondo; e ancora una volta andrete a penalizzare i cittadini italiani. Questo è un ennesimo cedimento buonista da salotto, e si aggiunge al costo sociale ed economico che pagano tutti i nostri cittadini onesti al politicamente corretto e a quell'immigrazione Pag. 96che avrebbe dovuto arricchirci culturalmente, e che invece grava pesantemente ed è un grave peso sul nostro stato sociale; ad aggiungersi poi naturalmente alle spese che dobbiamo sostenere, magari per mantenere queste persone, che magari sono presenti anche nelle nostre carceri. Entrando nelle nostre carceri, danno l'esempio di che benefici hanno portato alla nostra società.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rondini n. 9/1865-A/129, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Rughetti...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  460   
   Votanti  366   
   Astenuti   94   
   Maggioranza  184   
    Hanno votato
  21    
    Hanno votato
no  345).    

  Gli ordini del giorno da Busin n. 9/1865-A/130 a Prataviera n. 9/1865-A/137 sono tutti favorevoli o accolti con riformulazione.
  Onorevole Buonanno, vuole intervenire sul suo ordine del giorno n. 9/1865-A/133 ? È favorevole. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA BUONANNO. Signor Presidente, ringrazio il Governo per il parere favorevole, ma volevo cogliere l'occasione per dire una cosa che dalle nostre parti, in Valsesia, ci ha colpito. Proprio ieri – siccome si parla della crisi del manifatturiero – è scomparso il leader mondiale, un imprenditore molto importante, Sergio Loro Piana, che aveva le sue aziende proprio nella zona dove abito...

  PRESIDENTE. Onorevole Buonanno...

  GIANLUCA BUONANNO. ... e sono leader mondiali del cashmere. Volevo solo ricordarlo a questo Parlamento: siccome parliamo sempre di imprenditori e di imprese, che ci sono anche dei grandissimi imprenditori che sono leader mondiali, e che danno lavoro a migliaia di persone. Purtroppo Sergio Loro Piana è mancato ieri, e volevo dirlo all'Aula (Applausi).

  PRESIDENTE. Avverto che il gruppo Lega Nord e Autonomie ha esaurito i tempi a sua disposizione. Essendone stata fatta richiesta, la Presidenza concederà a tale gruppo un tempo aggiuntivo pari ad un terzo rispetto a quello originariamente ad esso assegnato.
  Atteso che sugli ordini del giorno da Busin n. 9/1865-A/130 a Prataviera n. 9/1865-A/137 ci sono tutti pareri favorevoli o riformulazioni, se il gruppo, così come mi accennava, accoglie le riformulazioni, procediamo oltre, nel senso che si intendono tutte accolte le riformulazioni e nessuno insiste per la votazione. Sta bene.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Saltamartini n. 9/1865-A/138 e Piccoli Nardelli n. 9/1865-A/139, accettati dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Manzi n. 9/1865-A/140, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Sereni n. 9/1865-A/141, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Giulietti n. 9/1865-A/142, accettato dal Governo.
  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Tinagli n. n. 9/1865-A/143, non accettato dal Governo.

  IRENE TINAGLI. Signor Presidente, capisco che la formulazione dell'ordine del giorno era abbastanza stringente, nelle modalità di trasferimento di personale Pag. 97eccedentario delle Forze armate per coprire le nuove assunzioni nelle forze dell'ordine, ma mi sarei aspettata magari una riformulazione, che per lo meno facesse salvo un principio importante: il principio che le nostre pubbliche amministrazioni possono essere riorganizzate e che finalmente si possa utilizzare lo strumento della mobilità interna, che il nostro ordinamento prevede ma che non viene mai applicato ai fini di razionalizzare, di usare le risorse e di risparmiare. Speravo che almeno ora, nella logica della spending review, si potesse attuare questo principio.
  Quindi, prendo atto con grande dispiacere che il Governo non chiede una riformulazione, ma semplicemente si dichiara contrario a questo principio. Non so se forse il Viceministro voleva intervenire.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, l'obiettivo è assolutamente condiviso però fa riferimento a un comma specifico, che prevede un certo numero di assunzioni delle forze di polizia. Se adottassimo la procedura, e la soluzione prevista nell'impegno, poiché le persone che verrebbero impiegate hanno una retribuzione media più elevata di quelle che si vanno ad assumere, non si potrebbero soddisfare gli obiettivi numerici indicati nel comma 309 – questa è la ragione – poiché quelle persone che si intende utilizzare hanno dei gradi e delle retribuzioni più elevati.

  PRESIDENTE. Dunque, per il Viceministro Fassina resta fermo il parere contrario. Onorevole Tinagli, insiste per la votazione ?

  IRENE TINAGLI. Signor Presidente, tanto verrebbero retribuiti comunque; sarebbe comunque risparmio perché sono persone che comunque vengono ora retribuite. Chiedo che l'ordine del giorno a mia firma venga posto in votazione.

  PRESIDENTE. Onorevole Tinagli, non è prevista la replica: non si tratta di un'interrogazione. Fermo restando che avete provato a trovare una soluzione, ma la soluzione non si è trovata, procediamo con la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Tinagli, n. 9/1865-A/143, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Rostan, Abrignani, Folino...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  455   
   Votanti  438   
   Astenuti   17   
   Maggioranza  220   
    Hanno votato
 164    
    Hanno votato
no  274).    

  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno: Andrea Romano n. 9/1865-A/144, accolto come raccomandazione, Matarrese n. 9/1865-A/145, accolto riformulato, Sottanelli n. 9/1865-A/146, accolto riformulato, Vargiu n. 9/1865-A/147, parere favorevole, Porta n. 9/1865-A/148, accolto riformulato, Fitzgerald Nissoli n. 9/1865-A/149, parere favorevole, La Russa n. 9/1865-A/150, accolto come raccomandazione, Taglialatela n. 9/1865-A/151, parere favorevole.
  Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Corsaro n. 9/1865-A/152, accolto come raccomandazione.

  MASSIMO ENRICO CORSARO. Signor Presidente, nell'estrema bontà che mi contraddistingue, che ella mi vorrà riconoscere, Pag. 98io avevo provato in questo ordine del giorno ad offrire al Governo una «foglia di fico» dietro la quale coprire la vergogna dell'assoluto asservimento di questo Esecutivo alle società che gestiscono i giochi d'azzardo e le slot machine in particolare. Ero convinto, peraltro, che il Governo potesse fare buon uso della foglia di fico anche in ragione del fatto che il nuovo leader del principale partito della maggioranza è giustamente sobbalzato sulla sedia ieri, quando ha scoperto che i suoi senatori avevano votato, nel decreto di cui ci occuperemo domani alla Camera, un provvedimento che penalizza le amministrazioni comunali, che non agevolano e non incentivano sul loro territorio l'esplosione e la ramificazione delle slot machine e del gioco d'azzardo.
  La circostanza, quindi, che il Viceministro abbia determinato la decisione non di dare parere favorevole, ma semplicemente di accogliere come raccomandazione questo ordine del giorno che, lo leggo testualmente, «impegna il Governo a valutare un incremento» – quindi, dando la disponibilità di valutazione soggettiva al Governo – «delle somme che i concessionari dovranno corrispondere sia per il rinnovo delle concessioni sia per continuare ad esercitare la propria attività da parte dei concessionari in scadenza che intendano partecipare al bando di gara per la riattribuzione della concessione» e il fatto, cioè, che il Governo non intenda nemmeno prendere questo impegno alla valutazione successiva, mi conferma il forte dubbio con il quale avevo concluso questa mattina, signor Presidente, il mio intervento in sede di dichiarazione di voto sulla questione di fiducia e, cioè, la circostanza, la volontà, dopo avere abbassato da 97 a 2 miliardi e poi da 2 miliardi a 600 milioni e poi da 600 milioni a 500 la misura delle sanzioni che erano state comminate ai proprietari delle slot machine e dei giochi; in sede ulteriore la maggioranza e, segnatamente, il Partito Democratico abbiano fatto l'ulteriore ignobile «marchetta» al Senato, tanto che sono stati ripresi per le orecchie dal loro nuovo leader, che avendo un po’ di fiuto politico ha capito che diavolo di castroneria stavano facendo (e per questo saremo impegnati domani e dopodomani per cercare di riparare alle loro malefatte).
  Questo mi consolida nel convincimento che se da un lato si fa la voce grossa dicendo che improvvisamente si scopre tutta la negatività dell'utilizzo delle risorse pubbliche per finanziare la politica e i partiti nel dettaglio, dall'altra si stia alla disperata ricerca nel PD – e devo dire in tutta la maggioranza che sostiene questo Governo – di accattivarsi la simpatia di qualcuno che probabilmente dovrà, con le proprie risorse e con il proprio foraggiamento successivo, sostituirsi all'erogazione di quelle risorse pubbliche di cui oggi si fa vanto di volere rinunciare. Altra interpretazione rispetto all'atteggiamento del Governo, della maggioranza e del Partito Democratico nei confronti del gioco d'azzardo e delle slot machine non è possibile intravedere.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Prego, Viceministro Fassina.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. La raccomandazione era relativa alle ragioni che prima indicavo rispetto a questa partita e, cioè, gli effetti di finanza pubblica. Dopo l'intervento dell'onorevole Corsaro, per togliere ogni possibile elemento di ambiguità esprimo parere favorevole sulla versione iniziale dell'ordine del giorno.

  PRESIDENTE. La ringrazio, Viceministro Fassina. Andiamo avanti. Prendo atto che l'onorevole Rampelli non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/153, accolto come riformulato.
  Prendo atto che l'onorevole Cancelleri insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/154, non accettato dal Governo.
  Passiamo ai voti.Pag. 99
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Cancelleri n. 9/1865-A/154, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fanucci, Fedriga. Giacché abbiamo un po’ di ordini del giorno con il parere contrario, invito i colleghi a rimanere al posto. Malpezzi, Rizzetto, Lavagno, Misuraca, Guerini, Rostan.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  450   
   Votanti  447   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  224   
    Hanno votato
 164    
    Hanno votato
no  283).    

  Prendo atto che l'onorevole Barbanti non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/155, accolto dal Governo purché riformulato.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Villarosa n. 9/1865-A/156, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Gitti, L'Abbate...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  456   
   Maggioranza  229   
    Hanno votato
  96    
    Hanno votato
no  360).    

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ruocco n. 9/1865-A/157, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fanucci, Guerini, Rizzetto, Centemero, Fitzgerald Nissoli...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  449   
   Maggioranza  225   
    Hanno votato
 108    
    Hanno votato
no  341).    

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Alberti n. 9/1865-A/158, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Giacomelli, Vignaroli, Monchiero, Palma...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  453   
   Votanti  429   
   Astenuti   24   
   Maggioranza  215   
    Hanno votato
  96    
    Hanno votato
no  333).    

  (I deputati Boschi e Damiano hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

  Onorevole Vignaroli, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/159 ?

  STEFANO VIGNAROLI. Signor Presidente, non accetto la riformulazione perché chiedo semplicemente trasparenza e competenza con un concorso pubblico per le assunzioni del personale per quanto riguarda il semestre europeo, quindi dovrebbe essere una cosa scontata e non vedo perché il Governo non debba accettare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Pag. 100
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Vignaroli n.9/1865-A/159, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Gasparini, Mazziotti Di Celso, Ferrari...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  452   
   Maggioranza  227   
    Hanno votato
 167    
    Hanno votato
no  285).    

  Onorevole Carinelli accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/160 ?

  PAOLA CARINELLI. Signor Presidente, non accetto la riformulazione e vorrei spiegare brevemente perché. Questo ordine del giorno parla di una questione di cui abbiamo parlato molto in quest'Aula, ma soprattutto in Commissione, anche in audizione con il Ministro. Si parla infatti del cofinanziamento dei fondi europei. Infatti come forse non tutti sanno, perché non tutti in quest'Aula e sicuramente anche tanti cittadini fuori dal Parlamento non sanno, i fondi europei per poter essere usati devono essere in parte anche cofinanziati dalle regioni che ne beneficiano. Per cui se, per esempio, una regione riceve, che ne so, 10 milioni di finanziamento dall'Europa, deve contribuire per altrettanti 10 milioni con propri fondi. Questo però è un grosso problema per le regioni perché in primis spesso non hanno la liquidità per cofinanziare questi fondi e, in secondo luogo, perché le regioni rischiano di sforare dal Patto di stabilità.
  Per questo, con questo ordine del giorno chiediamo al Governo che i fondi che usano le regioni per cofinanziare questi fondi europei vengano svincolati, e quindi staccati, dal Patto di stabilità. Noi avevamo chiesto un impegno forte da parte del Governo: ci è, invece, stato risposto con una promessa da parte del Governo di agire in sede europea, affinché questo avvenga.
  Purtroppo, però, abbiamo visto, in questi mesi, che ciò non è avvenuto, perché noi molte volte abbiamo chiesto al Governo, sia direttamente al Ministro Trigilia che anche al Ministro Moavero, e anche a Letta, nelle risoluzioni prima del Consiglio europeo, di impegnarsi a tal fine, e non solo noi del MoVimento 5 Stelle, visto che questa proposta viene un po’ da tutti i partiti, ma non abbiamo avuto alcun feedback al riguardo.
  Infatti, nei Consigli europei che vi sono stati in questi mesi l'argomento è stato trattato in maniera molto marginale e non ci risulta che il Governo si sia impegnato attivamente. Non credo, quindi, che cominci a farlo da domani. Tra l'altro, la proposta di riformulazione del Governo, nel senso di promuovere in sede europea i principi volti al fine della questione del cofinanziamento, ci sembra un po’ un «vorrei, ma non posso». Sappiamo che in Consiglio europeo, quando un Governo vuole qualcosa, deve andare e, in un certo senso, battere i pugni sul tavolo. Questo il nostro Governo non lo fa. Quindi, a noi questa formulazione sembra come un dire: «vorrei, però devo chiedere all'Europa; non so se lo posso fare, perché non posso decidere io», come un bambino che deve chiedere a mamma e papà il permesso per fare qualcosa.
  Io credo che sia il momento, per una questione, tra l'altro, così importante come il cofinanziamento dei fondi delle regioni, che un singolo Stato possa decidere e agire in autonomia, senza avere il placet dell'Europa e senza dover aspettare di avere il permesso dall'Europa. Chiediamo, quindi, un impegno forte da parte del Governo. Siccome sappiamo, tra l'altro, che lo svincolo della quota di cofinanziamento dal Patto di stabilità è una questione portata avanti anche da altri partiti, chiediamo a tutti di votare questo ordine del giorno, per un attimo, magari, mettendo da parte il pregiudizio sul fatto che lo abbiamo proposto noi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Pag. 101

  PRESIDENTE. Onorevole Carinelli, deduco, a questo punto, che lei rimanga dell'idea di porre in votazione il suo ordine del giorno.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palese. Ne ha facoltà.

  ROCCO PALESE. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per due motivi. Il primo è quello di condividere – ma non ripeto tutte le considerazioni che in più sedi sono state ripetute, anche in quest'Aula – le parole della collega Carinelli. Ma intervengo anche per evidenziare che lo stesso ordine del giorno era stato da me presentato, formulato e contrassegnato con il n. 9/1865-A/283, in cui chiedevo l'impegno del Governo perché intervenisse in sede europea in questo senso.
  Il mio ordine del giorno è stato accolto come raccomandazione, alla collega si è proposta una riformulazione. Davo per scontato che il Governo formulasse un giudizio assolutamente favorevole rispetto a questo problema; per questo, richiamo l'attenzione – penso vi sia stata una disattenzione del rappresentante del Governo, del Viceministro Fassina – su un argomento così importante.
  Infatti, il mio ordine del giorno n. 9/1865-A/283, sul quale anticipo che non richiederò la parola, addirittura, viene accolto come raccomandazione, che viene formulata su un ordine del giorno che chiede l'impegno ad intervenire in sede europea, cosa che, ad onor del vero, anche il Presidente del Consiglio aveva assicurato, ahimé, con risultati nulli (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bobba. Ne ha facoltà.

  LUIGI BOBBA. Signor Presidente, intervengo solo per esprimere un sentito ringraziamento alla collega che è intervenuta prima, per averci fornito una notizia del tutto sconosciuta, di cui eravamo veramente ignari, e cioè che i fondi europei abbiano bisogno di un cofinanziamento italiano. Ringraziamo di cuore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mucci. Ne ha facoltà.

  MARA MUCCI. Signor Presidente, intervengo solo per supportare questo emendamento, che è molto importante...

  PRESIDENTE. È un ordine del giorno.

  MARA MUCCI. ...perché in Italia – questo ordine del giorno, scusate – abbiamo diversi problemi: il problema di non riuscire ad usare tutti i fondi europei che ci arrivano, il problema di farli scadere prima dei termini utili per l'utilizzo completo e, addirittura, il problema di non poterli accettare, appunto perché cofinanziati e vincolati dal Patto di stabilità. Quindi, pensateci e votate questo ordine del giorno.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Carinelli n. 9/1865-A/160, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Ginefra ? Artini ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  457   
   Maggioranza  229   
    Hanno votato
 169    
    Hanno votato
no  288).    

  (Il deputato Gianluca Pini ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

Pag. 102

  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Spessotto n. 9/1865-A/161, accettato dal Governo, purché riformulato.

  ARIANNA SPESSOTTO. Signor Presidente, io non accetto la riformulazione fatta dal Governo, in quanto con questo ordine del giorno chiedevo una cosa del tutto razionale e cioè che, prima di dare ulteriori fondi all'opera MOSE, l'opera più costosa mai varata in Italia, si sentissero prima i risultati delle indagini che la magistratura sta facendo sulle imprese coinvolte negli appalti del MOSE, appunto perché vorrei porre l'attenzione del Governo sulla questione degli scandali che hanno di recente investito il progetto del MOSE, il costosissimo sistema antimarea pensato per la laguna veneziana, al centro delle indagini in corso da parte della magistratura e di quella che è stata definita la nuova tangentopoli veneta.
  Come noto, nel corso dell'estate del 2013 il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dello Stato per la realizzazione di interventi di salvaguardia di Venezia e della laguna, tra cui appunto il progetto del MOSE, è stato direttamente coinvolto in una maxi inchiesta per capi d'accusa quali turbativa d'asta, fatture false e appalti distorti. Le diverse inchieste giudiziarie tuttora in corso nella regione Veneto hanno portato alla luce l'esistenza di una vera e propria associazione a delinquere dedita alla distrazione di risorse destinate alla realizzazione dell'opera MOSE mediante la costituzione di fondi neri e false fatturazioni.
  Il sistema di illegalità diffusa emerso grazie alle indagini della magistratura ha portato lo scorso luglio all'arresto di 14 persone e di oltre 100 indagate nell'ambito di una nuova inchiesta, avente nel centro sempre il Consorzio Venezia Nuova.
  Alla luce degli elementi inquietanti che stanno emergendo dalle indagini in corso chiediamo quindi, con il presente ordine del giorno, che il Governo condizioni la prosecuzione dei lavori del MOSE – per i quali sono stati stanziati appunto, con questa legge di stabilità, complessivamente 401 milioni di euro, di cui 151 milioni per il 2014, oltre appunto ai diversi miliardi che sono stati stanziati in questi trent'anni in cui si sta realizzando quest'opera – appunto al fine di garantire il pieno rispetto dei principi di trasparenza e legalità che devono guidare la gestione delle gare d'appalto.
  Tale ordine del giorno contiene quindi un preciso impegno da parte del Governo ad adottare tutte le necessarie misure cautelative ed in primis il blocco immediato dei finanziamenti per la prosecuzione dei lavori del MOSE, in attesa dei risultati delle indagini attualmente in corso da parte della magistratura, indagini dalle quali potrebbero emergere, oltre a nuovi nomi di imprenditori e politici coinvolti negli scandali delle grandi opere, gravose perdite erariali e danni per l'economia nazionale.
  Quindi non si accetta la riformulazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Spessotto n. 9/1865-A/161, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Colletti ? Sorial ? Rizzetto ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  452   
   Maggioranza  227   
    Hanno votato
 119    
    Hanno votato
no  333).    

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Colonnese n. 9/1865-A/162, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

Pag. 103

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARINA SERENI (ore 19,55).

  Patriarca...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  447   
   Votanti  433   
   Astenuti   14   
   Maggioranza  217   
    Hanno votato
 115    
    Hanno votato
no  318).    

  Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione e insiste per la votazione dell'ordine del giorno Fico n. 9/1865-A/163, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fico n. 9/1865-A/163, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Ferrari...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  452   
   Votanti  437   
   Astenuti   15   
   Maggioranza  219   
    Hanno votato
 138    
    Hanno votato
no  299).    

  (La deputata Antezza ha segnalato che non è riuscita a votare).

  Onorevole Pinna, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/164, accolto dal Governo come raccomandazione ?

  PAOLA PINNA. Signor Presidente, vorrei chiedere al Governo se è possibile rivedere la valutazione perché, mentre il mio ordine del giorno è stato, appunto, accettato come raccomandazione, quello del collega di Scelta Civica per l'Italia Vargiu, che è praticamente identico, è stato accolto. Quindi, non so se ci sia stata una svista.
  Praticamente, si tratta di estendere le misure che erano state previste per i cittadini colpiti dal terremoto in Emilia, Lombardia e Veneto ai lavoratori dipendenti della regione Sardegna che sono stati danneggiati dall'alluvione, prevedendo la non assoggettabilità ai fini contributivi e fiscali delle erogazioni liberali effettuate dai datori di lavoro. E, poi, la possibilità di erogare anticipatamente una quota del TFR. Quindi, vorrei chiedere, appunto, un confronto tra i due ordini del giorno.

  PRESIDENTE. Mi pare che il Governo abbia intenzione di cambiare il parere. Prego, Viceministro Fassina.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, sì, evidentemente c’è stato un errore nella lettura che ho fatto. Chiedo scusa all'onorevole Pinna ed esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Colletti n. 9/1865-A/165, non accettato dal Governo.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Colletti n. 9/1865-A/165, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Colonnese, Marzana, Ciprini, Ferro...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 104
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  454   
   Votanti  451   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  226   
    Hanno votato
 117    
    Hanno votato
no  334).    

  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Turco n. 9/1865-A/166, accettato dal Governo. Onorevole Sarti, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/167, accettato dal Governo, purché riformulato ?

  GIULIA SARTI. Signor Presidente, io accetto la riformulazione, ma chiedo comunque la votazione sul mio ordine del giorno così come riformulato dal Governo.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Sarti n. 9/1865-A/167, nel testo riformulato accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Gadda...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

   (Presenti  452   
   Votanti  441   
   Astenuti   11   
   Maggioranza  221   
    Hanno votato
 404    
    Hanno votato
no   37).    

  Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione e insiste per la votazione dell'ordine del giorno Micillo n. 9/1865-A/168.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Micillo n. 9/1865-A/168, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Malisani... Marco Di Stefano... Currò... Giammanco...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  454   
   Maggioranza  228   
    Hanno votato
 164    
    Hanno votato
no  290).    

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Businarolo n. 9/1865-A/169, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Tartaglione... Gutgeld...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  459   
   Votanti  405   
   Astenuti   54   
   Maggioranza  203   
    Hanno votato
 109    
    Hanno votato
no  296).    

  Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonafede. Ne ha facoltà.

  ALFONSO BONAFEDE. Signor Presidente, l'attenzione dell'Aula soltanto per dire che l'ordine del giorno riguarda l'impegno del Governo a investire nel settore del gratuito patrocinio, considerando che il Ministro della giustizia vuole reperire fondi proprio nel settore del gratuito patrocinio. In altre parole, impediamo ancora di più ai cittadini che non se lo Pag. 105possono permettere di accedere alla giustizia. Ora addirittura aumentiamo la marca da bollo da 8 a 27 euro.
  Noi abbiamo rinunciato ad avere come interlocutore il Ministro della giustizia tanto meno oggi, visto che il tribunale di Milano ha disposto un sequestro di 120 milioni contro la famiglia Ligresti: immagino che sarà impegnata al telefono (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ma oggi abbiamo un nuovo interlocutore ed è il PD, il nuovo PD di Matteo Renzi. Io vedo anche presente la responsabile della giustizia, la deputata Morani, della nuova segreteria. Noi ci aspettiamo che il nuovo PD voti a favore di un ordine del giorno che impegna semplicemente il Governo a investire nel gratuito patrocinio, perché altrimenti tanto vale che la scritta nelle aule del tribunale la cambiamo e diciamo che la legge è uguale per tutti quelli che se la possono permettere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Mi pare che il Governo avesse proposto una riformulazione. Capisco dal suo intervento che non accetta la riformulazione.
  Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bonafede n. 9/1865-A/170, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Oliverio... Russo... Tinagli...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  446   
   Votanti  434   
   Astenuti   12   
   Maggioranza  218   
    Hanno votato
 169    
    Hanno votato
no  265).    

  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Agostinelli n. 9/1865-A/171, accettato dal Governo.
  Onorevole Currò, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/172, accolto dal Governo come raccomandazione ?

  TOMMASO CURRÒ. Signor Presidente, io mi trovo costretto a rifiutare la riformulazione...

  PRESIDENTE. No, non è una riformulazione. Il Governo ha proposto di accoglierlo come raccomandazione.

  TOMMASO CURRÒ. Chiedo scusa, in ogni caso chiedo che venga posto in votazione perché ritengo che la trasformazione dell'ordine del giorno in raccomandazione in qualche modo indebolisca, diciamo così, l'impegno conseguente all'atto di indirizzo.
  Vorrei anche richiamare l'Assemblea ad assumersi una responsabilità rispetto a questa questione, perché l'ordine del giorno sostanzialmente impegnerebbe, appunto, il Governo ad assumere quelle 120 unità che dovrebbero andare a rafforzare le strutture che sono poste in capo alle amministrazioni competenti che dovrebbero assistere alla realizzazione dei progetti dei fondi di coesione. Queste assunzioni di 120 unità vengono fatte con contratti a tempo indeterminato.
  Questa cosa, a nostro avviso, confligge anche con una manifesta disposizione che esclude queste 120 unità dall'essere impiegate per altre finalità all'interno dell'amministrazione.
  Peraltro, sono previsti criteri e modalità che non hanno nessun vincolo e obbligo di trasparenza; la selezione, insomma, è posta in capo alle stesse amministrazioni, a degli organi, per esempio a questa commissione di attuazione dei progetti di riqualificazione della pubblica amministrazione.
  Insomma, noi chiediamo che l'Assemblea oggi prenda una decisione, si assuma una responsabilità e dica: in un momento politico in cui noi, come rappresentanti del corpo elettorale, dobbiamo dare un esempio di trasparenza, un esempio di sobrietà, non possiamo demandare la problematica Pag. 106soltanto al Governo. Quindi, assumiamoci questa responsabilità. Io chiedo che venga fatto il voto e che tutti i colleghi riflettano su questa questione.
  Noi siamo anche favorevoli all'assunzione o comunque all'impiego di personale aggiuntivo, sappiamo che c’è questa agenzia per la coesione, che darà una maggiore uniformità all'utilizzo dei fondi, tuttavia chiediamo che ci sia trasparenza e la possibilità che, qualora ci fossero altri funzionari disponibili in seno al personale già esistente nella pubblica amministrazione, si applichino le normative sulla mobilità.

  PRESIDENTE. La ringrazio.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, l'ordine del giorno affronta un punto che è stato affrontato da un altro ordine del giorno qualche ora fa. Come ho avuto modo di ripetere in Commissione e come ho ripetuto quando abbiamo discusso di quell'ordine del giorno che richiamavo, questo concorso prevede le ordinarie procedure concorsuali, non ha procedure particolari. Questa è la ragione per cui, piuttosto che dare parere contrario, perché l'oggetto e l'obiettivo è condiviso, abbiamo proposto la raccomandazione. Lo ripeto per la quinta volta: le 120 assunzioni sono previste per concorso e non c’è una procedura particolare che riguardi queste assunzioni.
  Dopodiché, se l'onorevole Currò non si sente garantito, trasformo la raccomandazione in parere favorevole, in modo che possiamo finalmente provare a... Lo ripeto ancora: la procedura è concorsuale. Spero di essere stato chiaro, almeno questa volta.

  PRESIDENTE. Sta bene, l'ordine del giorno è accolto.

  ROCCO PALESE. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ROCCO PALESE. Signor Presidente, per aggiungere che, in Commissione, proprio sull'argomento...

  PRESIDENTE. Mi scusi, non avrei dovuto darle la parola perché ha già parlato due volte. Comunque ha ragione, anche in Commissione su questo tema si era già... Non poteva parlare, ma non lo sapevo perché non ero stata io a presiedere poco fa.
  Ordine del giorno Cariello n. 9/1865-A/173: anche qui il Governo lo accoglie come raccomandazione. Chiedo al deputato Cariello se insista per la votazione del suo ordine del giorno, accolto dal Governo come raccomandazione.

  FRANCESCO CARIELLO. Signor Presidente, io chiedo che questo ordine del giorno venga votato dall'Aula, perché questo ordine del giorno, come già discusso ieri durante la discussione generale, vale di per sé un'intera finanziaria. Qui parliamo di debiti della pubblica amministrazione non ancora onorati dagli enti locali.
  Quindi, in virtù del fatto anche che il Governo nella Nota di aggiornamento al DEF ha indicato che questo pagamento determinerà un benefico effetto sulla crescita del PIL pari allo 0,5 per cento, non vedo come mai, in una situazione così stagnante, il Parlamento non possa impegnare il Governo. La raccomandazione è fine a se stessa. Quindi, io chiedo che l'Aula prenda questo ordine del giorno e lo voti favorevolmente, in modo tale da impegnare il Governo ad un'azione concreta durante il 2014 alla chiusura definitiva di tutti i debiti della pubblica amministrazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Pag. 107

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, anche qui l'impegno, come ricordava l'onorevole, è condiviso, era indicato nella Nota di aggiornamento. La raccomandazione non voleva ridurre, ridimensionare l'impegno del Governo. La formulazione non è particolarmente precisa e questa era la ragione della raccomandazione. Se introduciamo l'espressione «fatti salvi i vincoli di finanza pubblica» si può trasformare in un parere favorevole.

  PRESIDENTE. Onorevole Cariello accetta la riformulazione ?

  FRANCESCO CARIELLO. Sì, signor Presidente, accetto la riformulazione.

  PRESIDENTE. L'onorevole Pini ha chiesto di parlare comunque: avverto che il suo gruppo ha finito i tempi, anche quelli aggiuntivi. Un minuto.

  GIANLUCA PINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Signor Presidente, per cercare di agevolare un po’ i lavori, vorrei far presente ai colleghi che sono, magari, per la prima volta in questa legislatura in quest'Aula che gli ordini del giorno si distribuiscono all'inizio della seduta proprio perché tutti ne prendano visione. Li leggiamo, chiaramente ogni gruppo poi esprime, al suo interno, un parere finalizzato da chi ha seguito il provvedimento. Sentire riecheggiare tutte le volte la spiegazione del contenuto dell'ordine del giorno, che dovrebbe essere, invece, qualcosa che si fa inizialmente, è un'inutile – lo dico – perdita di tempo che non rende assolutamente giustizia all'efficienza dei lavori di quest'Aula.

  PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pini.
  Ordine del giorno Brescia n. 9/1865-A/174: anche qui c’è una riformulazione. Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Brescia n. 9/1865-A/174, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Ordine del giorno Luigi Gallo n. 9/1865-A/175: anche qui c’è una proposta di riformulazione. Onorevole Luigi Gallo accetta la riformulazione ?

  LUIGI GALLO. Signor Presidente, questo Governo, se fosse in mano ad uno psichiatra, verrebbe definito schizofrenico, perché in pratica abbiamo visto che il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha detto sempre che non eravamo pronti ad una rivoluzione della scuola digitale. Poi, siamo arrivati al «decreto istruzione» ed è stato accettato quello che abbiamo proposto come MoVimento 5 Stelle in ordine alla riforma digitale. Dopo di che, il Ministro Carrozza è andata in tutte le televisioni, sui giornali, in radio a vantarsi di questa misura della scuola digitale contenuta nel «decreto istruzione». Ora noi semplicemente diciamo di replicare la misura per le università: non capiamo perché si ritorna a fare un passo indietro e si dice di non essere pronti. Quindi, chiediamo di mettere in votazione l'ordine del giorno.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Gallo n. 9/1865-A/175, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Hanno votato tutti i colleghi ? Pilozzi, Patriarca, Giancarlo Giordano, Turco, D'Uva.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  446   
   Votanti  443   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  222   
    Hanno votato
 147    
    Hanno votato
no  296).    

Pag. 108

  (Il deputato Martella ha segnalato di aver espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario).

  Passiamo all'ordine del giorno Di Benedetto n. 9/1865-A/176: c’è una proposta di riformulazione. Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione e insiste per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Di Benedetto n. 9/1865-A/176, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Rizzetto, Lavagno, Mottola...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  445   
   Maggioranza  223   
    Hanno votato
 116    
    Hanno votato
no  329).    

  Passiamo all'ordine del giorno Simone Valente n. 9/1865-A/177, anche qui c’è una proposta di riformulazione. Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione e insiste per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Simone Valente n. 9/1865-A/177, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Casati, Garavini, Gigli, Abrignani, Carfagna...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  445   
   Votanti  407   
   Astenuti   38   
   Maggioranza  204   
    Hanno votato
  89    
    Hanno votato
no  318).    

  Passiamo all'ordine del giorno Marzana n. 9/1865-A/178, anche qui c’è una proposta di riformulazione. Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione e insiste per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Marzana n. 9/1865-A/178, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Bossa, Tofalo...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  444   
   Votanti  429   
   Astenuti   15   
   Maggioranza  215   
    Hanno votato
 113    
    Hanno votato
no  316).    

  Passiamo all'ordine del giorno D'Uva n. 9/1865-A/179, anche qui c’è una proposta di riformulazione. Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione.
  Passiamo all'ordine del giorno Battelli n. 9/1865-A/180, anche qui c’è una proposta di riformulazione. Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione e insiste per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Battelli n. 9/1865-A/180, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Palese, Melilla, Amoddio, Silvia Giordano...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 109
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
   (Presenti  447   
   Votanti  433   
   Astenuti   14   
   Maggioranza  217   
    Hanno votato
 137    
    Hanno votato
no  296).    

  Passiamo all'ordine del giorno Vacca n. 9/1865-A/181, anche qui c’è una proposta di riformulazione. Chiedo al presentatore se accetta la riformulazione.

  GIANLUCA VACCA. Signora Presidente, non accetto la riformulazione e chiedo che venga votato.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Vacca n. 9/1865-A/181, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Beni, Vacca, Pesco, Rabino, Rostan...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  450   
   Maggioranza  226   
    Hanno votato
 159    
    Hanno votato
no  291).    

  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Busto n. 9/1865-A/182, accettato dal Governo.
  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Daga n. 9/1865-A/183, accettato dal Governo, purché riformulato.

  FEDERICA DAGA. Accetto la riformulazione.

  PRESIDENTE. Sta bene.
  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Terzoni n. 9/1865-A/184 accettato dal Governo, purché riformulato.

  PATRIZIA TERZONI. Signor Presidente, la riformulazione consiste nell'inserire solo «a valutare di» ?

  PRESIDENTE. Sì.

  PATRIZIA TERZONI. Accetto la riformulazione.

  PRESIDENTE. Sta bene.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Segoni n. 9/1865-A/185, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno De Rosa n. 9/1865-A/186, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Mannino n. 9/1865-A/187, Zolezzi n. 9/1865-A/188, accettati dal Governo, purché riformulati.
  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Ferraresi n. 9/1865-A/189, accettato dal Governo, purché riformulato.

  VITTORIO FERRARESI. Signor Presidente, quest'ordine del giorno impegna il Governo a prolungare la sospensione delle rate dei mutui e dei finanziamenti di qualsiasi genere per gli immobili di edilizia abitativa fino al completo ripristino dell'agibilità degli edifici stessi. Allora, Viceministro Fassina, io le chiedo cosa ci sia o quale opportunità ci sia da valutare in questo caso. Le sembra giusto che i terremotati, chi ha la casa inagibile debba pagare il mutuo ? Le sembra giusta la sospensione e quindi le sembra una vergogna non approvarlo ? Abbiamo tempo fino al 31 dicembre per garantire questo provvedimento, allora facciamolo subito Pag. 110con questo voto su questo ordine del giorno, tutti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Il Governo intende cambiare parere ?

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Probabilmente non sono stato chiaro. La riformulazione non riguarda «a valutare», la riformulazione riguarda l'ultima parte dell'ordine del giorno, quella che va da «e preferibilmente» fino alla fine del periodo. Quindi non è «a valutare di», ma rimane come indicato nell'ordine del giorno e viene cancellata l'ultima parte.

  VITTORIO FERRARESI. Non è quello, è quello dopo. È l'ordine del giorno Ferraresi n. 9/1865-A/189 e non l'ordine del giorno Zolezzi n. 9/1865-A/188.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SIMONE BALDELLI (ore 20,25)

  PRESIDENTE. È l'ordine del giorno Ferraresi n. 9/1865-A/189. È comprensibile, perché sono 300 ordini del giorno, quindi è evidente che possa sorgere una qualche confusione.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signore Presidente, allora va bene. Il parere è favorevole.

  PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Liuzzi n. 9/1865-A/190, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Nicola Bianchi n. 9/1865-A/191 e Cristian Iannuzzi n. 9/1865-A/192, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno De Lorenzis n. 9/1865-A/193, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Catalano n. 9/1865-A/194, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Paolo Nicolò Romano n. 9/1865-A/195, accettato dal Governo.
  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Dell'Orco n. 9/1865-A/196, accettato dal Governo, purché riformulato.

  MICHELE DELL'ORCO. Signor Presidente, non accetto la riformulazione, perché dopo un anno e mezzo non è possibile che si debba ancora valutare. Ci sono persone che ormai da un anno e mezzo vivono ancora nei moduli abitativi e non si può ancora aspettare. Molte di queste aziende nelle zone terremotate colpite dal sisma del maggio 2012 non hanno ancora ricevuto i previsti contributi statali per la ricostruzione e hanno affrontato le prime fasi con le proprie risorse e al momento sono prive di liquidità.
  Se il Governo ha rispetto per queste aziende e per i lavoratori che in questi mesi hanno sofferto per rimettere in piedi il lavoro di anni, deve svegliarsi ed agire studiando, come chiede questo ordine del giorno, misure temporanee di fiscalità di vantaggio per l'area del cratere, compatibilmente con le norme europee.
  Se volete aiutare veramente cittadini e imprese date un altro segnale: votate intanto questo ordine del giorno e soprattutto iniziate a restituire parte dei vostri stipendi, come ha fatto il MoVimento 5 Stelle, versando milioni di euro nel conto per aiutare le PMI.

  PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Dell'Orco n. 9/1865-A/196, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevole Fanucci...Pag. 111
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  442   
   Votanti  440   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  221   
    Hanno votato
 153    
    Hanno votato
no  287).    

  Onorevole Ciprini, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/197, accettato dal Governo, purché riformulato ?

  TIZIANA CIPRINI. Apprezzo lo sforzo riformulativo del Governo però la frase «nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica» che è nella riformulazione, se l'udito non mi ha ingannato, si pone in contrasto con tutto quanto riportato in premessa pertanto chiedo di porre in votazione l'ordine del giorno nella formulazione originaria.

  PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ciprini n. n. 9/1865-A/197, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Bargero, Palmieri, Gigli, Picierno...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  446   
   Votanti  445   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  223   
    Hanno votato
 141    
    Hanno votato
no  304).    

  Onorevole Bechis, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. n. 9/1865-A/198, accettato dal Governo, purché riformulato ?

  ELEONORA BECHIS. Non accetto la riformulazione. Viceministro non c’è niente da valutare, la gente continua ad andare a lavorare nonostante stia morendo.

  PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bechis n. 9/1865-A/198, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  439   
   Maggioranza  220   
    Hanno votato
 158    
    Hanno votato
no  281).    

  (La deputata Biondelli ha segnalato che non è riuscita a votare e avrebbe voluto astenersi).

  Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione e insiste per la votazione dell'ordine del giorno Baldassarre n. n. 9/1865-A/199.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Baldassarre n. 9/1865-A/199, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Dadone, Carfagna, Ventricelli, Pilozzi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  440   
   Votanti  418   
   Astenuti   22   
   Maggioranza  210   
    Hanno votato
 124    
    Hanno votato
no  294).    

Pag. 112

  (Il deputato Bratti ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Chimienti n. 9/1865-A/200, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Colletti, Milanato...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  433   
   Votanti  431   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  216   
    Hanno votato
 122    
    Hanno votato
no  309).    

  (La deputata Pes ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Cominardi n. 9/1865-A/201, accolto dal Governo come raccomandazione, purché riformulato.
  Onorevole Rizzetto, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/202, accettato dal Governo purché riformulato ?

  WALTER RIZZETTO. Signor Presidente, questa è la fatidica legge Mosca, la n. 252 del 1976, che qualche collega ricorderà ma magari qualche collega più giovane non ricorderà.
  Brevissimamente, questa legge permetteva a portaborse di partito e di sindacato di andare in pensione – non a tutti chiaramente, ma a una gran parte di queste persone – senza mai aver versato un euro di contributi, sulla base di una certificazione che veniva fatta dai sindacati e dai partiti politici. Questa legge è ancora vigente. Si tratta dell'abrogazione della legge in oggetto, e sicuramente se andremo ad abrogare la legge in oggetto non andremo a toccare – come mi è stato detto in Commissione – 40 mila persone, parte delle quali acquisiscono una pensione ingiusta, perché mi insegnate – purtroppo, in questo caso – che la pensione acquisita è un diritto acquisito. Si tratta quindi semplicemente di abrogare questa legge ingiusta. Adesso vediamo chi riesce a farlo e che riesce a non farlo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rizzetto n. 9/1865-A/202, col parere contrario dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Rughetti, Picierno...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  449   
   Votanti  446   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  224   
    Hanno votato
 110    
    Hanno votato
no  336).    

  (La deputata Rotta ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Tripiedi n. 9/1865-A/203, accolto dal Governo come raccomandazione.

  DAVIDE TRIPIEDI. Signor Presidente, faccio riferimento alle parole di Fassina, che in Commissione ha preso un impegno chiaro. Noi con questo ordine del giorno chiediamo che entro 60 giorni si dia una risposta a tutte queste persone, che sono i macchinisti, il personale viaggiante, i manovratori. È quindi perfettamente lineare alle parole che Fassina ha detto in Commissione ! Voglio solo ricordare che con i fatti, se si promuoveva quell'emendamento, Pag. 113non andavamo a gravare ancora su questi poveri lavoratori. Chiedo quindi veramente di accogliere l'emendamento così com’è.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno.

  DAVIDE TRIPIEDI. Questo ordine del giorno. Spero veramente che il Viceministro Fassina dia una risposta, ma sempre in riferimento alle sue parole in Commissione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, propongo all'onorevole Tripiedi di unire il suo ordine del giorno a quelli che abbiamo già approvato sullo stesso tema, e confermo quello che ho detto in Commissione. In Commissione non ho detto che lo faremo entro 60 giorni, per le ragioni che sa bene, che dobbiamo affrontare e che affronteremo. Prendere un impegno che poi potrebbe non essere mantenuto non credo sia corretto.

  PRESIDENTE. Viceministro Fassina, l'unione degli ordini del giorno non è prevista, ma se lei chiede una riformulazione dell'ordine del giorno Tripiedi n. 9/1865-A/203 identica al contenuto di quello accolto poco fa, se l'onorevole Tripiedi è d'accordo, l'ordine del giorno si intende accolto con quella riformulazione.
  Onorevole Tripiedi ? Sulla base anche dell'analogia con l'ordine del giorno precedente, che ella ricordava durante il suo intervento precedente.

  DAVIDE TRIPIEDI. Signor Presidente, dato che è analogo, mettiamo in votazione, e voglio vedere adesso i partiti politici cosa fanno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! È analogo ! Allora voglio vedere se il PD. La Gnecchi, Damiano, la Di Salvo sono sicuro che la voteranno ! Vediamo ! Sappiamo anche che un ordine del giorno ha un valore legislativo pari a zero, e spero che voi questa cosa l'avete detta ai macchinisti, che è una cosa irrisoria ! È un invito al Governo ! Voglio vedere ! Metto in votazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Onorevole Tripiedi, l'ordine del giorno va quindi in votazione nella sua formulazione originaria. Però a questo punto, Viceministro Fassina, col parere contrario del Governo ?

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, il punto è i 60 giorni. L'ho detto prima, l'ho detto in Commissione...

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore ! Chiedo scusa, mi scusi, mi scusi, Viceministro Fassina. Se diamo la possibilità al Viceministro di parlare in un'Aula dove c’è un clima decente forse è meglio: riusciamo a capire anche tutti quanti quello che dice. Prego.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Il punto è i sessanta giorni. Abbiamo bisogno di fare degli approfondimenti. Come sa, si tratta di una spesa cospicua: prendere un impegno entro sessanta giorni non è serio rispetto ai lavoratori che si vogliono tutelare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
  Dopodiché, se si vogliono fare altre operazioni, è diverso: noi vogliamo risolvere il problema e prendiamo impegni che possiamo mantenere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tripiedi. Ne ha facoltà.

  DAVIDE TRIPIEDI. Signor Presidente, sessanta giorni non vanno bene ? Facciamo novanta, o un mese, però l'ordine del giorno deve rimanere uguale. Poi, un'altra Pag. 114cosa: mi perdoni, Presidente, il Viceministro Fassina ha dichiarato in Commissione...

  PRESIDENTE. Onorevole Tripiedi, io non posso darle la parola tutte le volte che lei vuole. La ringrazio. Allora, l'ordine del giorno resta in votazione nella sua formulazione originaria, col parere contrario del Governo, vero Viceministro Fassina ?
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Salvo. Ne ha facoltà.

  TITTI DI SALVO. Signor Presidente, soltanto per dire che noi voteremo a favore di questo ordine del giorno, riconoscendo il valore della cosa che abbiamo fatto prima, non disconoscendolo. Prima, abbiamo convinto il Governo, anche con un altro ordine del giorno, a impegnarsi a risolvere il problema, quindi noi non disconosciamo quel valore raggiunto, ma naturalmente questo è uguale al nostro ordine del giorno, quindi noi votiamo comunque a favore.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Battista. Ne ha facoltà.

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Signor Presidente, Viceministro, soltanto per dire che Bersani in sessanta giorni ha distrutto il PD. Lei potrebbe fare qualcos'altro. No (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ?

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Signor Presidente, per annunciare, anche da parte del gruppo della Lega Nord, il voto favorevole su questo ordine del giorno.
  Mi permetto sommessamente di suggerire al collega Fassina, magari, di rimettersi all'Assemblea.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Latronico. Ne ha facoltà.

  COSIMO LATRONICO. Signor Presidente, per annunciare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, il Governo ha cercato di considerare questi ordini del giorno con grande serietà, quindi ha cercato di prendere impegni in modo molto serio. Potevamo esprimere parere favorevole su tutti gli ordini del giorno, tanto sapete poi le conseguenze che hanno in generale (Applausi polemici dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Abbiamo cercato di essere molto seri e molto rigorosi, guardando in quattro ore trecento ordini del giorno, quindi il Governo intende risolvere il problema. Vi dico che, nei sessanta giorni indicati dall'ordine del giorno, è complicato arrivare al risultato, dopodiché il Governo si rimette all'Assemblea. La responsabilità di non riuscire a intervenire in sessanta giorni è di coloro che votano a favore dell'ordine del giorno.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cominardi. Ne ha facoltà.

  CLAUDIO COMINARDI. Signor Presidente, forse non è chiaro a tutti che questo ordine del giorno vuole solo ed esclusivamente rimediare ad un errore materiale della manovra Fornero, che tutti in quest'Aula ho sentito, in qualche modo, comprendere e capire.
  Quindi, prendete il coraggio di capire che è un errore materiale. Si deve recuperare: non c’è niente da fare, non c’è alternativa. Impegnatevi !

  PRESIDENTE. L'onorevole Grimoldi... rinuncia. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzetto. Ne ha facoltà.

Pag. 115

  WALTER RIZZETTO. Signor Presidente, solo per ricordare al Viceministro Fassina che, l'altra notte, in Commissione, lei ha detto chiaramente che questo è uno scandalo, che questa è una cosa che va ad essere bonificata.
  Io penso che, se un Esecutivo di cotanta forza, in sessanta giorni di tempo, non riesce a tirare fuori dei numeri, mi dispiace ma c’è qualcosa che non va.
  Dopo di che, Viceministro, ripeto, quando lei afferma in Aula che sappiamo il valore che ha quello che stiamo facendo, a questo punto chiedetevi se ha ancora senso resistere qui dentro per andare a votare ordini del giorno ancora per un'ora se questo è un passaggio che svilisce l'Aula parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  MASSIMO ENRICO CORSARO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Su che cosa, onorevole Corsaro ?

  MASSIMO ENRICO CORSARO. Signor Presidente, intervengo perché credo che sia giusto sottolineare agli atti, perché quello che...

  PRESIDENTE. Onorevole Corsaro, le chiedo su che cosa intende intervenire, perché lei ha già preso la parola per due volte e, quindi, ha esaurito le possibilità di intervenire. Se interviene per un richiamo al Regolamento le do la parola, ma se non è per quello non posso darle ulteriormente la parola.

  MASSIMO ENRICO CORSARO. Sì, intervengo per un richiamo al Regolamento. È un richiamo al Regolamento per il rispetto che il Governo deve al Parlamento, signor Presidente, perché quello che è successo qualche minuto fa, va consegnato alla storia. Alle 20,39 del 20 dicembre (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico) per la prima volta dall'inizio di questa legislatura, il «Governo delle larghe marchette» ha detto la verità in Aula, cioè ha detto che sta qui fregandosene assolutamente degli impegni che finge di assumere nell'approvazione degli ordini del giorno (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rabino. Ne ha facoltà. Collega, per cortesia. Prego, onorevole Rabino.

  MARIANO RABINO. Signor Presidente, senza entrare nel merito volevo solo capire, con un richiamo al Regolamento, se quando si parla di un ordine del giorno si può aprire, come lei aveva negato alla collega Irene Tinagli, il ping pong su un ordine del giorno. Si è aperto un dibattito su un ordine del giorno.
  Il Governo esprime un parere e si passa alla votazione o meno. Non è che alla Irene Tinagli si nega di poter conversare, replicare e controreplicare al Viceministro Fassina mentre su questo argomento si apre un grande dibattito...

  GIANLUCA PINI. Il dibattito si è aperto sul parere. Leggiti il Regolamento !

  PRESIDENTE. Collega, mi perdoni. Mi perdoni, collega. Il Governo ha facoltà di prendere la parola quanto vuole su un ordine del giorno se ha intenzione di cambiare parere e ogni volta (Commenti del deputato Rabino)... Ho capito, ma a fronte del fatto che il Governo prende la parola per cambiare il parere, la discussione si riapre e l'interessato, a fronte del Governo che cambia parere, ha tutto il diritto di esprimere se questo parere lui lo accetta oppure no. È semplicemente questo. Non vi sono altre questioni.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gnecchi. Ne ha facoltà. Colleghi, allora ! Prego, onorevole Gnecchi.

  MARIALUISA GNECCHI. Signor Presidente, io ci tengo veramente a sottolineare che l'ordine del giorno del PD e l'ordine del giorno di SEL erano uguali e andavano nella stessa direzione, cioè quella della correzione di un errore formale della «manovra Fornero».Pag. 116
  Questo ordine del giorno del MoVimento 5 Stelle, che abbiamo visto anche come emendamento in Commissione bilancio, dice esplicitamente che il personale di accompagnamento e il personale di manovra maturano il diritto alla pensione al raggiungimento del requisito anagrafico di 58 anni di età e del requisito contributivo di 37 anni, di cui almeno 20 effettivi da addetto.
  Allora, è evidente che la nostra proposta era una proposta di armonizzazione e quindi che anche il personale delle Ferrovie dello Stato rientri nel regolamento di armonizzazione, cioè di quelle categorie che hanno dei requisiti particolari rispetto alle altre per l'accesso alla pensione. Quindi, quello che chiediamo noi è senza onere di spesa e, anzi, con un risparmio in una logica reale di revisione e di armonizzazione del sistema previdenziale.
  Questo ordine del giorno, invece, volutamente viene detto che è uguale al nostro, ma già pone 58 anni e 37 anni. Noi non abbiamo posto dei vincoli e non abbiamo previsto in anticipo quello che il regolamento di armonizzazione potrà prevedere. Stiamo anche lavorando in Commissione lavoro rispetto a questo, ma è profondamente diverso. Quindi, non è che si può dire che è uguale e pretendere lo stesso trattamento dei due ordini del giorno che hanno chiesto, sostenuto e ottenuto anche dal Governo che si riconosca che c’è stato un errore formale nel comma 18 dell'articolo 24 della «manovra Fornero».
  Quindi questo noi continuiamo a sostenerlo e lo pretendiamo perché ne siamo convinti dal 6 di dicembre del 2011. Non siamo disponibili a barattarlo con un'altra cosa, perché effettivamente già prevedere dei requisiti e un'età, sulla quale la discussione è aperta, potrà essere meglio o peggio, non lo so, vedremo, ma bisogna essere corretti e dire le cose come stanno almeno in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  RICCARDO FRACCARO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  RICCARDO FRACCARO. Signor Presidente, che il Partito Democratico non chieda e non ponga vincoli al Governo noi questo già lo sappiamo, non avevamo bisogno che ce lo ricordassero. Noi da opposizione vera chiediamo certezze e chiediamo fatti al Governo, cosa che dovrebbe fare la maggioranza ma che, non facendolo, ha bisogno che qualcuno lo faccia al posto suo. E questo è il ruolo che stiamo assumendo in questo momento. Chiediamo certezza al Governo di risolvere un errore che lo stesso Governo e che la stessa maggioranza dell'altra legislatura ha commesso. Vogliamo certezze (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Poniamo in votazione l'ordine del giorno Tripiedi n. 9/1865-A/203, su cui il Governo si è rimesso all'Assemblea.

  CESARE DAMIANO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Onorevole Damiano, non può intervenire, lei è già intervenuto due volte.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Tripiedi n. 9/1865-A/203, su cui il Governo si è rimesso all'Assemblea.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  440   
   Votanti  437   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  219   
    Hanno votato
 152    
    Hanno votato
no  285).    

  Onorevole Rostellato, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/204 ?

Pag. 117

  GESSICA ROSTELLATO. Signor Presidente, mi risulta che il Governa dovrebbe avere una nuova riformulazione su questo ordine del giorno.

  PRESIDENTE. Prego, Viceministro Fassina.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Sì, nel secondo impegno invece dell'eliminazione, come ho indicato prima, inserire: «a valutare la possibilità».

  PRESIDENTE. Prendo atto che con questa riformulazione i presentatori non insistono per la votazione.
  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Lombardi n.9/1865-A/205. Chiedo all'onorevole D'Ambrosio o all'onorevole Dieni che è cofirmataria.

  FEDERICA DIENI. Signor Presidente, con questo ordine del giorno...

  PRESIDENTE. Chiedo scusa, colleghi, onorevole Di Battista, se la lasciate tranquilla... Prego.

  FEDERICA DIENI. Non accettiamo la riformulazione perché chiediamo semplicemente di ridurre le indennità parlamentari. Noi lo abbiamo fatto e aspettiamo che il partito di Renzi, che vuole abolire e ridurre le indennità parlamentari lo faccia e voti a favore (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. L'ordine del giorno chiede un impegno al Governo su una materia che non è di competenza del Governo, come è noto. È competenza parlamentare e questa è la ragione per cui si è indicata la riformulazione, dopodiché il Governo si rimette ovviamente all'Assemblea.

  PRESIDENTE. Quindi il Governo ha cambiato parere e si rimette all'Assemblea.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Lombardi n. 9/1865-A/205, su cui il Governo si è rimesso all'Assemblea.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Malpezzi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

   (Presenti  422   
   Votanti  413   
   Astenuti    9   
   Maggioranza  207   
    Hanno votato
 384    
    Hanno votato
no  29).    

  Onorevole Dadone, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/206 ?

  FABIANA DADONE. Signor Presidente, non accetto la riformulazione e chiedo che sia messo in votazione.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Dadone n. 9/1865-A/206, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Stumpo, Cassano, Beni...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 118
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  438   
   Votanti  437   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  219   
    Hanno votato
 106    
    Hanno votato
no  331).    

  Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione e insiste per la votazione dell'ordine del giorno Nuti n. 9/1865-A/207.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Nuti n. 9/1865-A/207, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Russo...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  429   
   Votanti  427   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  214   
    Hanno votato
 102    
    Hanno votato
no  325).    

  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Toninelli n. 9/1865-A/208, accolto dal Governo come raccomandazione.

  DANILO TONINELLI. Signor Presidente, insisto per la votazione di questo ordine del giorno, che spiegherò brevemente. Chiediamo di impegnare il Governo alla cancellazione e alla soppressione dei ben noti enti pubblici inutili: sono decenni che tutti i Governi continuano a promettere di sopprimerli, ma nessuno lo fa, a testimonianza del fatto che i burocrati contano di più dei Governi stessi. Vi chiediamo, di conseguenza, che vengano aboliti questi enti e diciamo che la nuova nomina di un super commissario come Cottarelli, dopo due volte Giarda, dopo Gavazzi e dopo Bondi, è l'ennesima nomina fatta apposta per non abolire nulla (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Testo sostituito con errata corrige volante   PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Toninelli n. 9/1865-A/208, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).
  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Toninelli n. 9/1865-A/208, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

Testo sostituito con errata corrige volante   Taricco, Savino, Tripiedi, Pollastrini...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
   (Presenti e votanti  439   
   Maggioranza  220   
    Hanno votato
 105    
    Hanno votato
no  334).    
  Taricco, Savino, Tripiedi, Pollastrini...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  439   
   Maggioranza  220   
    Hanno votato
 105    
    Hanno votato
no  334).    

Testo sostituito con errata corrige volante   Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Fraccaro n. 9/1865-A/209, sul quale vi è il parere favorevole del Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Cozzolino n. 9/1865-A/210, sul quale vi è il parere favorevole del Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno D'Ambrosio n. 9/1865-A/211, sul quale vi è il parere favorevole del Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione e insiste per la votazione dell'ordine del giorno Nesci n. 9/1865-A/212.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Nesci n. 9/1865-A/212, con il parere contrario del Governo.Pag. 119
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Fraccaro n. 9/1865-A/209, sul quale vi è il parere favorevole del Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Cozzolino n. 9/1865-A/210, sul quale vi è il parere favorevole del Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno D'Ambrosio n. 9/1865-A/211, sul quale vi è il parere favorevole del Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione e insiste per la votazione dell'ordine del giorno Nesci n. 9/1865-A/212.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Nesci n. 9/1865-A/212, con il parere contrario del Governo.Pag. 119
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

Testo sostituito con errata corrige volante   Cinzia Fontana, Gutgeld, Bargero, Nesci, Rotta...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
   (Presenti  439   
   Votanti  413   
   Astenuti   26   
   Maggioranza  207   
    Hanno votato
 105    
    Hanno votato
no  308).    

  (Il deputato Fiano ha segnalato che non è riuscito a votare).
  Cinzia Fontana, Gutgeld, Bargero, Nesci, Rotta...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  439   
   Votanti  413   
   Astenuti   26   
   Maggioranza  207   
    Hanno votato
 105    
    Hanno votato
no  308).    

  (Il deputato Fiano ha segnalato che non è riuscito a esprimere voto favorevole).

Testo sostituito con errata corrige volante   Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Gagnarli n. 9/1865-A/213, sul quale vi è il parere favorevole del Governo.
  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno L'Abbate n. 9/1865-A/214, sul quale vi è il parere contrario del Governo.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno L'Abbate n. 9/1865-A/214, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Gagnarli n. 9/1865-A/213, sul quale vi è il parere favorevole del Governo.
  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno L'Abbate n. 9/1865-A/214, sul quale vi è il parere contrario del Governo.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno L'Abbate n. 9/1865-A/214, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

Testo sostituito con errata corrige volante   Pilozzi, Realacci, Giammanco, Pesco...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
   (Presenti  438   
   Votanti  437   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  219   
    Hanno votato
 111    
    Hanno votato
no  326).    
  Pilozzi, Realacci, Giammanco, Pesco...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  438   
   Votanti  437   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  219   
    Hanno votato
 111    
    Hanno votato
no  326).    

Testo sostituito con errata corrige volante   Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno Massimiliano Bernini n. 9/1865-A/215 e Lupo n. 9/1865-A/216, sui quali vi è il parere favorevole del Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Gallinella n. 9/1865-A/217, sul quale vi è il parere favorevole del Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Benedetti n. 9/1865-A/218, sul quale vi è il parere contrario del Governo.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Benedetti n. 9/1865-A/218, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno Massimiliano Bernini n. 9/1865-A/215 e Lupo n. 9/1865-A/216, sui quali vi è il parere favorevole del Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Gallinella n. 9/1865-A/217, sul quale vi è il parere favorevole del Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Benedetti n. 9/1865-A/218, sul quale vi è il parere contrario del Governo.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Benedetti n. 9/1865-A/218, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

Testo sostituito con errata corrige volante   Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
   (Presenti  429   
   Votanti  427   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  214   
    Hanno votato
  98    
    Hanno votato
no  329).    
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  429   
   Votanti  427   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  214   
    Hanno votato
  98    
    Hanno votato
no  329).    

Testo sostituito con errata corrige volante   Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Parentela n. 9/1865-A/219, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Latronico n. 9/1865-A/220, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Rosato n. 9/1865-A/221, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Stumpo n. 9/1865-A/222, accettato dal Governo, purché riformulato.Pag. 120
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Alli n. 9/1865-A/223, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Scuvera n. 9/1865-A/224, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Manlio Di Stefano n. 9/1865-A/225, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Di Battista n. 9/1865-A/226, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Tofalo n. 9/1865-A/227, accettato dal Governo.
  Ricordo che l'ordine del giorno Schullian n. 9/1865-A/228 è ritirato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Di Gioia n. 9/1865-A/229, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Gregori n. 9/1865-A/230, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Casati n. 9/1865-A/231, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Taricco n. 9/1865-A/232, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Mattiello n. 9/1865-A/233, accettato dal Governo, purché riformulato.
  L'onorevole Taricco chiede, però, di parlare. Ne ha facoltà.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Parentela n. 9/1865-A/219, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Latronico n. 9/1865-A/220, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Rosato n. 9/1865-A/221, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Stumpo n. 9/1865-A/222, accettato dal Governo, purché riformulato.Pag. 120
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Alli n. 9/1865-A/223, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Scuvera n. 9/1865-A/224, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Manlio Di Stefano n. 9/1865-A/225, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Di Battista n. 9/1865-A/226, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Tofalo n. 9/1865-A/227, accettato dal Governo.
  Ricordo che l'ordine del giorno Schullian n. 9/1865-A/228 è ritirato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Di Gioia n. 9/1865-A/229, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Gregori n. 9/1865-A/230, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Casati n. 9/1865-A/231, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Taricco n. 9/1865-A/232, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Mattiello n. 9/1865-A/233, accettato dal Governo, purché riformulato.
  L'onorevole Taricco chiede, però, di parlare. Ne ha facoltà.

  MINO TARICCO. Signor Presidente, chiedo al Governo di riconsiderare il proprio parere, perché su questa operazione di manutenzione c’è un assenso di massima, ovviamente compatibilmente con le risorse. Pertanto, chiederei di togliere «l'opportunità» e di riformulare il parere da parte del Governo.

  PRESIDENTE. Onorevole Taricco, il parere è favorevole.

  MINO TARICCO. Chiedo scusa, mi riferisco all'ordine del giorno seguente, all'ordine del giorno Mattiello n. 9/1865-A/233.

  PRESIDENTE. Non è suo.

  MINO TARICCO. Sono firmatario anch'io però.

  PRESIDENTE. È sottoscritto anche da lei, perfetto, però è il Governo che deve fare...

  MINO TARICCO. Infatti, chiedo al Governo di riconsiderare il proprio parere.

  PRESIDENTE. Viceministro, cosa facciamo ? Può anche mantenere il parere.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Sì, manteniamo il parere rispetto a quello che ho detto prima.

  PRESIDENTE. Quindi, così come detto dal collega Taricco: a questo punto si intende accolto evidentemente.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Nastri n. 9/1865-A/234, accettato dal Governo.
  Ricordo che l'ordine del giorno Alfreider n. 9/1865-A/235 è ritirato.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Adornato n. 9/1865-A/236, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno De Mita n. 9/1865-A/237, accettato dal Governo, purché riformulato.Pag. 121
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Santerini n. 9/1865-A/238, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Gigli n. 9/1865-A/239, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Fauttilli n. 9/1865-A/240, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Piepoli n. 9/1865-A/241, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Cera n. 9/1865-A/242, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Rossi n. 9/1865-A/243, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Dellai n. 9/1865-A/244, accettato dal Governo.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bernardo n. 9/1865-A/245, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Patriarca ? Roberta Agostini ? Del Basso De Caro ? Manfredi ? Provi. Ma non provi a sbloccarlo, provi a votare; provi a votare: abbia fede.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  427   
   Votanti  325   
   Astenuti  102   
   Maggioranza  163   
    Hanno votato
  36    
    Hanno votato
no  289).    

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Pellegrino n. 9/1865-A/246, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione...

  SERENA PELLEGRINO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Revoco la votazione. Ne ha facoltà.

  SERENA PELLEGRINO. Signor Presidente, a proposito di questo ordine del giorno, io chiedo al Governo come mai il parere è contrario su una cosa così. Ci dicono sempre: «Ce lo chiede l'Europa, ce lo chiede l'Europa». Questa volta che l'Europa ci chiede di abbattere l'IVA sull'energia che proviene dalle fonti rinnovabili dal 10 al 5 per cento, ci chiediamo come mai il Governo non lo prende in considerazione.
  Tanto più che noi, nel nostro dispositivo, chiediamo di valutare l'opportunità, non gli chiediamo di abbattere di fatto l'IVA sull'energia proveniente da fonti rinnovabili.
  Pertanto, io chiedo al Governo di rivedere la sua posizione.

  PRESIDENTE. Viceministro Fassina ?

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Ha ragione l'onorevole Pellegrino: è stato un errore, il parere è favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. A questo punto l'ordine del giorno si intende accolto.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Caruso n. 9/1865-A/247, accettato dal Governo.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Baruffi n. 9/1865-A/248, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Ribaudo Pag. 122n. 9/1865-A/249 (Versione corretta), accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Crimi n. 9/1865-A/250, Ferrari n. 9/1865-A/251, Carrescia n. 9/1865-A/252, Tartaglione n. 9/1865-A/253, Bonomo n. 9/1865-A/254, De Micheli n. 9/1865-A/255 e Causi n. 9/1865-A/256, accettati dal Governo, purché riformulati.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Pelillo n. 9/1865-A/257, Petrini n. 9/1865-A/258 e Rostan n. 9/1865-A/259, accettati dal Governo. Ricordo che l'ordine del giorno Ginato n. 9/1865-A/260 è stato ritirato.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Gasbarra n. 9/1865-A/261, Fiano n. 9/1865-A/262 e Marco Di Maio n. 9/1865-A/263, accettati dal Governo, purché riformulati.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Amoddio n. 9/1865-A/264 e Morani n. 9/1865-A/265, accettati dal Governo.
  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Ferranti n. 9/1865-A/266, accettato dal Governo, purché riformulato.

  DONATELLA FERRANTI. Signor Presidente, questo ordine del giorno riguarda un impegno che il Governo deve assumere riguardante, appunto, la ripartizione dei fondi per l'affidamento in prova al servizio terapeutico per i tossicodipendenti, per cui ha investito anche nel recente decreto. Chiedo al Viceministro, quindi, di accogliere l'impegno così com’è, che, peraltro, credo sia pure nelle linee del programma anche della Presidenza del Consiglio.

  PRESIDENTE. Pertanto, onorevole Ferranti ? Lei chiede che il Governo cambi il parere. Viceministro Fassina ?

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, il problema è che si chiedono risorse finanziarie...

  PRESIDENTE. Onorevole Bianchi, se ci lascia libero il banco del Governo, per favore.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. ... aggiuntive. Rivediamo il parere comunque. D'accordo.

  PRESIDENTE. Che diventa, quindi, favorevole ?

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sta bene, quindi è accolto. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Giuliani n. 9/1865-A/267, accettato dal Governo.
  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Verini n. 9/1865-A/268, accettato dal Governo, purché riformulato.

  WALTER VERINI. Signor Presidente, per le stesse motivazioni che ha detto adesso la collega Ferranti per l'ordine del giorno Ferranti n. 9/1865-A/266, anche noi chiediamo al Governo di rivedere il parere dichiarando il parere favorevole per l'urgenza di prendere impegni e non soltanto di valutare l'opportunità sul tema dei precari della giustizia e del funzionamento degli uffici giudiziari.

  PRESIDENTE. Viceministro ?

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, favorevole.

  PRESIDENTE. Sta bene. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Manfredi n. 9/1865-A/269, accettato dal Governo. Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Pagano n. 9/1865-A/270, accettato dal Governo, purché riformulato. Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Bossa n. 9/1865-A/271, Pag. 123accettato dal Governo. Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Preziosi n. 9/1865-A/272, accettato dal Governo, purché riformulato. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Miotto n. 9/1865-A/273, accettato dal Governo. Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Pastorelli n. 9/1865-A/274, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Mauro Guerra n. 9/1865-A/275, accolto dal Governo come raccomandazione.

  MAURO GUERRA. Signor Presidente, solo per chiedere al Governo se con la rimozione del riferimento al febbraio 2014 non possa esserci un parere favorevole.

  PRESIDENTE. Governo ?

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, con la riformulazione che elimina «entro febbraio 2014» il parere è favorevole.

  PRESIDENTE. Allora, si intende che il Governo abbia chiesto all'onorevole Mauro Guerra la riformulazione e che lei conseguentemente l'abbia accettata.
  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Prodani n. 9/1865-A/276, accettato dal Governo, purché riformulato.

  ARIS PRODANI. Signor Presidente, io chiedevo un'attenzione al Viceministro in quanto penso sappia che la pubblicazione del decreto ministeriale il 7 dicembre in Gazzetta Ufficiale non dà ai monopoli la possibilità di far partire l'applicazione del decreto dal 1o gennaio. Quindi, ci troveremo in un’impasse da parte dei monopoli perché non sono in grado di rispettare questo termine. Quindi, il fatto, soprattutto nella parte finale dell'impegno, di cercare di sospendere in qualche maniera l'applicabilità del decreto ministeriale di qualche mese, credo che salverebbe diverse, anzi se non moltissime attività commerciali.

  PRESIDENTE. Quindi, si intende che la riformulazione non sia accettata così. Lei chiede al Governo di cambiare il parere, ma mi sembra che il Governo non intenda cambiare il parere.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Prodani n. 9/1865-A/276, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Stumpo... Agostini... Di Stefano...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  417   
   Votanti  415   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  208   
    Hanno votato
 120    
    Hanno votato
no  295).    

  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Maietta n. 9/1865-A/277, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Prestigiacomo n. 9/1865-A/278, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Riccardo Gallo n. 89/1865-A/279, Chiarelli n. 9/1865-A/280, Baldelli n. 9/1865-A/281 e Galati n. 9/1865-A/282, accettati dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Palese n. 971865-A/283, accolto dal Governo come raccomandazione.Pag. 124
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Parisi n. 9/1865-A/284 e Milanato n. 9/1865-A/285, accettati dal Governo.
  Onorevole Laffranco, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1865-A/286, non accettato dal Governo ?

  PIETRO LAFFRANCO. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PIETRO LAFFRANCO. Consegno, signor Presidente, a lei le mie considerazioni su questo parere francamente «imbarazzante» del Governo. Infatti, era solo una richiesta di norma di interpretazione autentica per chiarire che i soci delle cooperative artigiane potessero iscriversi alla gestione degli artigiani. Siccome sappiamo che in Italia l'INPS si contraddistingue per comportamenti completamente differenti tra loro nelle diverse sedi, chiedevamo una norma di interpretazione autentica, ma qui evidentemente, nel momento in cui si chiede di fare chiarezza, si va contro il potere della burocrazia che esiste e, quindi, si crea un problema.
  Comprendo la posizione di un Governo che è palesemente un Governo al «soldo delle burocrazie» e, quindi, non posso che prenderne atto, ma chiedo che l'ordine del giorno venga votato.

  PRESIDENTE. È un suo diritto. Se il Governo non ha altre opinioni da esprimere al riguardo, passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Laffranco n. 9/1865-A/286, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Basso... Businarolo....
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  412   
   Votanti  401   
   Astenuti   11   
   Maggioranza  201   
    Hanno votato
 139    
    Hanno votato
no  262).    

  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Bergamini n. 9/1865-A/287 e Faenzi n. 9/1865-A/288, accettati dal Governo.
  Onorevole Biasotti, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno Biasotti n. 9/1865-A/289, accettato dal Governo, purché riformulato ?

  SANDRO BIASOTTI. Chiedo al Governo di poter rivedere la riformulazione perché si tratta dell'ospedale pediatrico Gaslini che il Viceministro Fassina conoscerà bene perché la scorsa legislatura è stato eletto in Liguria.
  Parliamo di un finanziamento, nella legge di stabilità dello scorso anno, di 5 milioni di euro che è stato portato a 2 milioni di euro. Ora l'ospedale Gaslini è un ospedale di eccellenza in Europa, è un ospedale riconosciuto da tutta Italia, frequentato da tutta Italia e soprattutto dai Paesi dell'Africa del nord e, quindi, io non saprei come giustificare questo atteggiamento del Governo anche in considerazione che l'altro ospedale pediatrico di livello pari a quello del Gaslini è l'ospedale Bambin Gesù. All'ospedale Bambin Gesù vengono elargiti dal 2001 – io ero presidente della regione – 50 milioni di euro all'anno dai fondi sanitari nazionali e quest'anno, in questa legge di stabilità, oltre ai 50 milioni ce ne sono altri 30. Come posso giustificare una disparità del genere, signor Ministro ?
  Quindi, la prego di riconsiderare il parere, anche perché nel mio dispositivo c’è la considerazione delle risorse del Governo.

  MARIO TULLO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Pag. 125

  MARIO TULLO. Signor Presidente, intervengo rapidamente, perché mi assocerei alla richiesta del collega Biasotti, però ricordando che il Governo ha scelto di investire 2 milioni in un impegno pluriennale. Quindi, questo è importante per l'istituto Gaslini, ma chiederei al Governo anch'io di rivedere il parere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Biasotti e l'onorevole Tullo. Come è stato ricordato, il Governo, la maggioranza, la Commissione bilancio ha individuato 2 milioni di euro pluriennali. Non c’è tempo qui per elaborare, ma il richiamo al Bambin Gesù andrebbe spiegato, perché lì si tratta di un debito che viene onorato. Comunque, parere favorevole all'ordine del giorno, come è stato presentato dal proponente.

  PRESIDENTE. Prendo, dunque, atto che l'ordine del giorno Biasotti n. 9/1865-A/289 si intende accolto.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Fabrizio Di Stefano n. 9/1865-A/290 e Palmizio n. 9/1865-A/291, accettati dal Governo. Ordine del giorno Polidori n. 9/1865-A/292: c’è una richiesta di riformulazione...

  MARIASTELLA BIANCHI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Su che cosa ?

  MARIASTELLA BIANCHI. Signor Presidente, sull'ordine del giorno Di Stefano n. 9/1865-A/290 se è possibile. Chiederei al Governo di riconsiderare il parere, perché per quello che...

  PRESIDENTE. Chiedo scusa. L'ordine del giorno Di Stefano n. 9/1865-A/290 è stato accolto dal Governo.

  MARIASTELLA BIANCHI. Chiederei se è possibile riesaminarlo...

  PRESIDENTE. Ma lei non può chiedere che un parere si cambi su un ordine del giorno che è stato accolto; non è neanche il suo. Chiedo scusa.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Polidori n. 9/1865-A/292, accettato dal Governo, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei successivi ordini del giorno Palmieri n. 9/1865-A/293, Picchi n. 9/1865-A/294, Carfagna n. 9/1865-A/295, Centemero n. 9/1865-A/296, Russo n. 9/1865-A/297, Bianconi n. 9/1865-A/299, accettati dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Sbrollini n. 9/1865-A/300, accettato dal Governo, purché riformulato.
  È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 1865-A)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Capelli. Ne ha facoltà.
  Che succede ? Onorevole Castelli, che succede ?

  LAURA CASTELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  LAURA CASTELLI. Signor Presidente, come tutti sappiamo, aspettiamo che arrivi dal Senato il provvedimento sugli enti locali, ma alle 21,12 di questa sera ancora non è arrivato. La Commissione bilancio, Pag. 126per il momento, ha fissato la scadenza degli emendamenti alle 12 di domani. Ora, io le chiedo, Presidente, di tutelare l'attività di opposizione, perché non è possibile che ancora non sia arrivato e che questa sia la scadenza per gli emendamenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. La Presidenza sta verificando in ordine ai tempi di arrivo del provvedimento.
  Onorevole Capelli, le chiedo scusa. Prego.

  ROBERTO CAPELLI. Signor Presidente, signor Viceministro..., io direi, Presidente, che attendo qualche secondo.

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore, l'onorevole Capelli sta cercando di fare una dichiarazione di voto. Chi intende uscire può farlo, ma se lo fate silenzio è di gran lunga molto meglio. Colleghi !

  ROBERTO CAPELLI. Posso riprendere ? Riniziare ?

  PRESIDENTE. Abbia pazienza, un istante, onorevole Capelli. La Presidenza vi invita ad uscire in silenzio dall'Aula. Prego, onorevole Capelli.

  ROBERTO CAPELLI. Grazie Presidente. Signor Viceministro...

  PRESIDENTE. Colleghi, liberate l'emiciclo. Onorevole Fedriga, chiedo scusa, se riuscite. Prego, onorevole Capelli, lei purtroppo è svantaggiato dalla sua posizione all'inizio delle dichiarazioni di voto, nel momento in cui i colleghi...

  ROBERTO CAPELLI. Non è un problema, Presidente.

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

  ROBERTO CAPELLI. Dicevo, la discussione sul voto di fiducia, la discussione sugli ordini del giorno, l'iter dei lavori, la palpabile tensione che attraversa il Paese evidenziano principalmente che questo disegno di legge di stabilità non dà le risposte attese alle aspettative create, che sono state, tra l'altro, motivo fondante di questa maggioranza.
  Le larghe intese che, nell'interesse del Paese, rompendo, o meglio, sospendendo lo scontro politico che ha caratterizzato il recente passato, dovevano consentire quelle riforme strutturali indispensabili per riportare l'Italia nel ruolo politico economico e culturale che gli compete in Europa. Sicuramente in soli otto mesi non si può porre rimedio ad una situazione drammatica, figlia di una crisi internazionale aggravata da una quantomeno discutibile gestione nazionale. Ma si può dare un'anima all'azione politica, ed è questo che manca, a nostro avviso, in questo disegno di legge di stabilità. Non si intravede il progetto, quali sono le scelte, quali le priorità. Non è più tempo di norme per i cento e uno campanili d'Italia, anche se queste norme vengono dettate dall'alto. In pratica nel cercare di dare risposte a tutti, si scontentano tutti. Tra questi, da sardo, non posso che riscontrare la flebile risposta che il Governo dà agli impegni assunti fin dall'immediato per far fronte ai danni alle persone, ai luoghi, alle imprese, alle scuole devastati dall'alluvione. Sardegna Basilicata, Calabria, Puglia, Toscana, ma ancora Abruzzo, Emilia, Veneto, Liguria attendono lo Stato, attendono il Parlamento e attendono, soprattutto, il Governo.
  Signor Presidente, signor Ministro, signor viceministro, non è più tempo di piccoli passi, bisogna correre e non con il fioretto, ma con la spada. Il rigoroso taglio della spesa improduttiva, l'immediata abrogazione di anacronistici immotivati e costosi privilegi, dagli enti ai consigli di amministrazione, alle fondazioni, alle associazioni, e in primis all'architettura politico-amministrativa del Paese, a partire proprio da questo Parlamento, avrebbero favorito un nuovo rapporto di fiducia con gli italiani e la possibilità di finanziare azioni a favore di imprese e famiglie.
  I nostri comuni, i sindaci d'Italia non sono la nostra controparte né gli esattori Pag. 127di Roma, ma così vengono fuori da questa legge. Lo Stato deve scegliere se essere biscazziere o diffondere la cultura del merito e del lavoro. Il Patto di stabilità è veramente utile per tenere in ordine i conti dello Stato ? Il dubbio mi sembra che inizi a farsi spazio tra tutti noi. Quanta responsabilità e quanto si potrebbero migliorare i conti dello Stato se a fronte di una razionalizzazione della spesa immediatamente si sburocratizzasse il sistema pubblico, responsabilizzando maggiormente i cittadini e le imprese ? È l'impresa, la cultura e l'ambiente che generano reddito e occupazione e salvano la famiglia.

  PRESIDENTE. Onorevole Capelli, concluda.

  ROBERTO CAPELLI. Da questo Governo vorremmo essere chiamati a giudicare e votare la questione di fiducia e i disegni di legge su queste scelte e sulle nostre proposte tutte tese e protese a scelte nette e coraggiose incastonate in una cornice di equilibrio dei conti dello Stato e dell'altra, non meno importante, dell'equità sociale.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fedriga. Lei risulta iscritto. Se non crede...
  Onorevole Borghesi ? Ne prendo atto. Ne ha facoltà.

  STEFANO BORGHESI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo disegno di legge di stabilità è un provvedimento che noi abbiamo definito pessimo, insufficiente, privo di una visione strategica, privo di un progetto che possa realmente dare delle risposte reali e concrete ai bisogni che oggi ha la nostra gente, ai bisogni legati al mondo del lavoro, ai bisogni legati al mondo delle imprese, ai nostri disoccupati, agli esodati, a tutta una serie di problematiche e di categorie che sono state duramente colpite da questa crisi che, al di là dei proclami di crescita, che non si è ancora vista, è una crisi che continua a mordere soprattutto un tessuto produttivo economicamente forte ed avanzato come è quello del nord del Paese. Quindi, il nostro giudizio complessivamente sulla manovra è un giudizio assai negativo, è un giudizio di una manovra insufficiente, priva di visione strategica, di una maggioranza che durante i lavori in Commissione altro non ha fatto se non mostrare le proprie divisioni, al proprio interno.
  Quindi non possiamo che ribadire quanto già detto nei passati interventi, ossia che questa è una legge di stabilità che non guarda al futuro. È una legge stabilità nella quale vi sono impegni di spesa inaccettabili, come quelli relativi, ad esempio, agli ulteriori stanziamenti per i lavori socialmente utili di Napoli e ai lavori socialmente utili di Palermo e della regione Calabria. Questa è una legge di stabilità che sicuramente non lascerà un segno positivo per quanto riguarda la futura uscita dalla crisi del nostro Paese. Detto questo, ribadiamo quindi il nostro giudizio assolutamente negativo e assolutamente insufficiente su questa legge di stabilità.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fauttilli. Ne ha facoltà.

  FEDERICO FAUTTILLI. Signor Presidente, sottosegretari, onorevoli colleghe e colleghi, stiamo per approvare la legge di stabilità 2014 e il bilancio annuale e pluriennale in un momento estremamente difficile per il Paese, noi riteniamo non solo dal punto di vista economico e finanziario; la crisi è anche profondamente sociale, è una crisi di identità, di comprensione di ciò che sta accadendo, ma soprattutto le cause che hanno determinato l'attuale situazione di degrado.
  Il Presidente della Repubblica in questi ultimi giorni è tornato ad invocare più volte le riforme istituzionali e della legge elettorale come riforme vitali per la democrazia, così come le risposte alla crisi economica. Altrimenti – ha ammonito – c’è il rischio di un crescendo di tensioni e scosse sociali. Una crisi economica senza Pag. 128precedenti nella sua storia, l'ha definita anche il Ministro Saccomanni. L'Italia ha perso negli ultimi due anni più di 8 punti di PIL (la Confindustria ieri ne rilevava addirittura 9), ma gli ultimi indicatori congiunturali disponibili ci dicono che, dopo un lungo periodo di contrazione, l'attività economica si è stabilizzata avviandosi verso una graduale ripresa. Ed è qui che noi riteniamo che si giochi per intero la credibilità dell'attuale Governo e delle forze politiche della maggioranza che lo sostengono.
  Ed è sul rafforzamento di questo graduale segnale di ripresa che il valore della stabilità del Governo può elevarsi, compiendo le scelte che soltanto gli ultimi due governi hanno iniziato a realizzare, ma oggi l'attuale Governo ha il dovere di continuare con maggiore determinazione ed incidenza; innanzitutto per il lavoro, per creare occupazione, per garantire prospettive realizzabili alle generazioni più giovani, per limitare il costo del debito pubblico. Il Governo e la sua maggioranza debbono perseguire questa politica economica fondata sul rafforzamento dell'attività produttiva ed il miglioramento della competitività delle nostre imprese. Ma le politiche per la crescita da sole non reggono se non aiutate da una convinta azione di risanamento della finanza pubblica. Per un Paese ad elevato debito pubblico, se non si realizza pienamente un contenimento della spesa, è difficile se non impossibile raggiungere l'obiettivo di avviare una concreta azione di sviluppo dell'economia.
  Fino a quando il debito pubblico non inizierà a diminuire in maniera consistente, l'economia non potrà tornare a crescere in modo significativo. Per questo abbiamo sostenuto con convinzione la manovra approvata nei giorni scorsi, che riconduceva l'indebitamento netto entro la soglia del 3 per cento, ma il raggiungimento di tale traguardo – condividiamo l'assunto del Ministro dell'economia – non è sufficiente di per sé: il disavanzo strutturale deve tendere verso il pareggio, quindi la massa del debito deve diminuire.
  La limitazione della crescita del debito, determinata dalle misure prese in questi ultimi due anni, e il miglioramento delle condizioni finanziarie in Europa ci consentono oggi, con questa legge di stabilità, di evitare ulteriori pesanti restrizioni.
  Infatti, l'indebitamento netto perseguito per il 2014 (il 2,5 per cento del PIL) coincide sostanzialmente con l'indebitamento netto tendenziale.
  Nel rispetto di questo obiettivo il Governo invece di limitarsi a confermare gli andamenti tendenziali a politiche invariate ha scelto, noi riteniamo giustamente, di investire su due fondamenti strategici: la riduzione della pressione fiscale ed il rilancio degli investimenti pubblici.
  Decisione che noi riteniamo non solo corretta, ma essenziale, vista la grave crisi produttiva e occupazionale in cui versa il Paese. Con la riduzione del cuneo fiscale, si inverte la tendenza avviando la riduzione della pressione fiscale sia sulle imprese che sui lavoratori. Così, con l'aumento della spesa per gli investimenti, penalizzata per anni dalle politiche di riduzione della spesa, si tende a rafforzare l'incidenza sul PIL nel 2014, dopo anni di contenimento e limitazione.
  Torno a ribadire, due obiettivi, questi, da noi Popolari per l'Italia pienamente condivisi, anche nella consapevolezza della difficoltà oggettiva del Governo a trovare soluzioni per reperire le risorse necessarie per interventi di sgravi fiscali e investimenti, tali da determinare una inversione di tendenza rilevante.
  Ma questa consapevolezza, ritengo abbastanza diffusa nella maggioranza, non può indurre alcuno, in primo luogo il Governo, ma anche le forze politiche che lo sostengono, innanzitutto quelle più rappresentative, a non tenere conto che la crescita di un Paese che ristagna da venti anni, richiede interventi fortemente radicali, selettivi dei singoli programmi di spesa, delle capacità gestionali delle amministrazioni e della definizione dell'intervento pubblico. Fondamentale riteniamo debba essere il processo di revisione della spesa, a cominciare da quella sanitaria e Pag. 129regionale, anche attraverso una rivisitazione del Titolo V ormai non più rinviabile.
  Mi piace ricordare che tutte le nostre proposte emendative finalizzate a far crescere il terzo settore nel sociale erano basate sulla condizione assoluta della produttività e del miglioramento della qualità della spesa pubblica non può rimanerne orfano, è essenziale.
  La competitività, conditio sine qua non per la crescita, non richiede più spesa pubblica, richiede maggiore efficienza e regole più semplici.
  In questo senso, ricordo la priorità delle riforme, il contesto normativo in cui si fa impresa, la qualità dell'istruzione e della giustizia civile, l'efficacia della difesa e della sicurezza. Ma questo concetto ragionevole della gestione della cosa pubblica non sembra a noi che in questi giorni convulsi dell'esame del disegno di legge in Commissione Bilancio, sia prevalso.
  La spesa pubblica è rimasta ancora qualcosa che si ha a disposizione per intervenire dove la foresta richiama. Le buone intenzioni del Governo, per la verità difese fino a dove ha potuto, sono spesso rimaste tali rispetto a chi ha ritenuto ancora una volta, in forza di una rappresentanza parlamentare che non corrisponde a quella del Paese, di decidere non sempre secondo gli obiettivi del Governo (li ricordo: il decremento delle tasse e gli investimenti produttivi), rispolverando logiche che pensavamo non più riproponibili, non tanto perché deprecate inutilmente dai vecchi e nuovi populismi, ma perché sconfitte dalla storia.
  Noi Popolari per l'Italia quindi voteremo a favore per l'approvazione della legge di stabilità nel suo complesso, ma con l'amarezza di chi non ha visto nel Governo il coraggio e la determinazione nel difendere gli obiettivi contenuti nel suo disegno di legge e nei partiti della maggioranza la consapevolezza della straordinarietà della situazione (Applausi dei deputati del gruppo Per l'Italia).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Locatelli. Ne ha facoltà.

  PIA ELDA LOCATELLI. Signor Presidente, i socialisti voteranno favore della legge di stabilità che non è stata semplice da predisporre, come ha già detto il collega Di Gioia ricordando che questo Governo è in carica da pochissimi mesi e ha ricevuto un'eredità difficile. Senza dubbio questa legge presenta elementi di discontinuità rispetto a quelle degli anni passati, discontinuità che apprezziamo.
  Registriamo un'inversione di tendenza per quanto riguarda la pressione fiscale, l'attenzione all'occupazione giovanile, la soluzione per alcune migliaia di esodati, per fare alcuni esempi.
  Accanto a queste luci, però, non possiamo fare a meno di notare ombre, che ci preoccupano. Restano senza risposte le richieste di cittadini e cittadine che non rientrano nei benefici previsti per l'occupazione giovanile; restano senza risposta le domande di coloro che il lavoro l'hanno perso a causa della crisi, dei piccoli imprenditori, degli artigiani, degli operatori di quel terziario avanzato e di quella rete di piccole e medie imprese che ha promosso negli anni passati la crescita. Resta insufficiente la riduzione del cuneo fiscale, e ci auguriamo che questa possa essere incrementata grazie al costituendo fondo in cui confluiranno gli introiti derivanti dal recupero dell'evasione e dalla spending review.
  È insufficiente lo stanziamento per combattere il dissesto idrogeologico, perché 30 milioni sono un passo troppo piccolo, un primo piccolissimo passo. E – mi sta particolarmente a cuore – restano povere le politiche di sostegno alle famiglie, famiglie nelle loro diverse configurazioni, e le conseguenze di questa povertà gravano soprattutto sulle spalle delle donne, che continuano a svolgere un ruolo di supplenza dello stato sociale.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  PIA ELDA LOCATELLI. Noi socialisti chiediamo un cambio di passo deciso, pur Pag. 130essendo consapevoli delle oggettive difficoltà, anche tenendo conto del contesto europeo dal quale non possiamo prescindere ma che dovremo impegnarci a condizionare per quanto ci è possibile; e lo dico perché, con tutte le difficoltà del caso, questo Governo è riuscito a recuperare un'immagine internazionale, un'immagine europea, e questo ci dà forza ed autorevolezza, e ne siamo orgogliosi. Ed anche per questo voteremo a favore della legge di stabilità 2014.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Irene Tinagli. Ne ha facoltà.

  IRENE TINAGLI. Signor Presidente, non posso che ribadire quanto già espresso anche nei giorni scorsi: il nostro parere è favorevole, anche se con delle riserve e condizionato anche a degli impegni che noi ci aspettiamo in futuro da questo Governo. In particolare, quello che noi apprezziamo di questa legge di stabilità è l'attenzione agli equilibri delle finanze pubbliche e al rispetto degli impegni internazionali: è una cosa che a noi è sempre stata molto a cuore e che apprezziamo di questo Governo, perché ci consente di mantenere quella credibilità che con tanta fatica ci siamo riconquistati in Europa.
  E anche per esempio alcune idee che si stanno affermando, che si affermano in questa legge di stabilità anche solo come principi: l'avvio di una riduzione del cuneo fiscale. Molti si sono lamentati della modesta dimensione di questa riduzione; però, ove considerati i vincoli, è comunque un segnale ed un principio che si va affermando, che man mano che le condizioni lo consentano, si possa intervenire sulla riduzione del peso fiscale sul lavoro: lo riteniamo molto importante.
  E un altro aspetto, un elemento anche di innovazione e di novità che secondo noi è importante, è l'introduzione di un fondo per le politiche attive del lavoro: per la prima volta si riconosce la necessità e l'urgenza di investire in delle politiche attive, e non solo ed esclusivamente in sussidi e politiche passive. Noi siamo molto contenti di questo, anche perché è stata una nostra battaglia, tradizionalmente. Ringraziamo anche il Governo, in particolare il Ministro Giovannini, per la recettività e la disponibilità su questo fronte.
  Certamente le perplessità sono legate al fatto che comunque in questa legge convivono questi elementi di novità e di interesse, per quello che ci riguarda, con degli elementi però anche di politiche che noi riteniamo un po’ superate. E non solo e non tanto per alcuni finanziamenti un po’ particolari, non particolarmente giustificati o giustificabili nel contesto generalista di una legge di stabilità che molti altri partiti hanno citato: per esempio, per il continuo investimento massiccio in queste politiche passive. Non solo esse drenano risorse (ricordiamo che noi oggi spendiamo più di 22 miliardi in politiche passive): ci fanno pensare che qui si continua ad ipotecare un po’ la sostenibilità dei nostri conti pubblici, e ci fanno temere sulla intenzione futura di mettere mano ad una riforma seria degli ammortizzatori sociali e delle politiche passive del lavoro, di cui si parla ormai da più di trent'anni.
  Non mi riferisco solo a misure eccezionali, come la cassa integrazione in deroga, che comunque ricordo che continuiamo a derogare ormai da diversi anni, ma anche alla cassa integrazione ordinaria. È del 1978 l'idea che questo istituto andasse riformato e non era un'idea che veniva da liberisti sfrenati, ma lo stesso Luciano Lama, all'epoca, in una famosa intervista a Scalfari, sottolineava l'urgenza di questa riforma, un'urgenza che era già urgenza trentacinque anni fa.
  Quindi, noi ci auguriamo che, su questo fronte, ci possano essere delle nuove strade e delle riforme importanti da parte del Governo e che, per esempio, gli impegni presi sul fronte delle politiche attive di strumenti come il contratto di ricollocazione, che noi abbiamo fortemente promosso e proposto, possano diventare degli strumenti per mettere mano a queste riforme e superare questi istituti di sussidi e di politiche passive.Pag. 131
  L'unico timore che ci viene su queste intenzioni e sulla volontà di perseguire questa strada è l'intervento che è stato fatto sul Fondo per la riduzione del cuneo futuro. Noi avremmo sperato in un provvedimento più incisivo su quel fronte. Il fatto che il Governo si sia voluto tenere, come dire, le mani libere per utilizzare quei fondi per esigenze inderogabili è comprensibile, comprensibile soprattutto per alcune fattispecie più urgenti. Se deve diventare un modo per, al contrario, continuare a finanziare questi strumenti di sussidio passivo anche negli anni futuri, questo ci desta un po’ di perplessità.
  Per cui, noi ci auguriamo – lanciamo questo monito e questo appello al Governo – che questo tipo di politiche possa pian piano andare a diminuire il suo peso nell'economia del bilancio dello Stato e a liberare risorse per politiche più attive per il lavoro, per le famiglie e per il sociale (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Misuraca. Ne ha facoltà.

  DORE MISURACA. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, la legge di stabilità che ci apprestiamo a varare deve rappresentare un'opportunità per il nostro Paese, una chance e una speranza per gli italiani, che chiedono riforme economiche e istituzionali per invertire il trend negativo dell'economia italiana, che ha avuto effetti devastanti sulla vita dei cittadini e delle loro famiglie e delle imprese.
  Il Nuovo Centrodestra, avendo scelto di garantire al Paese la stabilità, è addivenuto ad una determinazione che, sebbene travagliata, è stata ben ponderata e convinta. Solo la continuità consente alle istituzioni di poter contare su presupposti necessari e indispensabili per ridare all'azione politica quello slancio che è fondamentale in un contesto di crisi drammatica, come quello che stiamo vivendo.
  Non avremmo potuto consentire che scelte inadeguate ci spingessero nel cono d'ombra di una campagna elettorale che avrebbe inevitabilmente sancito la rottura del patto sociale stipulato con il Paese, interrompendo il processo della ripresa e creando una frattura difficilmente sanabile con il resto d'Europa.
  Rivendichiamo, pertanto, l'esperienza positiva di questi mesi, nei quali abbiamo lavorato con impegno, dedizione e totale partecipazione per tenere il Governo lontano e al riparo dalle minacce di quanti ritenevano necessario trasformare una vicenda politica in uno scontro accesso.
  Il nostro impegno ha consentito al Governo di mettere in cantiere interventi significativi e al Parlamento di migliorarne i contenuti, privilegiando scelte economiche che potessero consentire e favorire la ripresa. Tra mille difficoltà, abbiamo tenuto la barra dritta, non abbiamo cambiato rotta, consentendo all'Italia di mantenere il rapporto deficit-PIL entro la soglia del 3 per cento, ma soprattutto abbiamo determinato le condizioni perché lo spread diminuisse.
  Le azioni messe in campo hanno, in un primo momento, frenato la caduta del PIL che, in questi giorni, ha registrato, dopo alcuni anni, un dato numerico senza il segno negativo. Malgrado la rilevante evasione fiscale che si è cercato di aggredire, siamo intervenuti sull'enorme debito pubblico, con manovre correttive e tutto questo non ha impedito il Governo di iniziare quel percorso virtuoso che affronta oggi i problemi, pone le basi per la crescita di domani e che, per la prima volta dopo anni, vede diminuire spesa pubblica, deficit e tasse. Avevamo l'esigenza improcrastinabile di avviare misure immediate ed efficaci, finalizzate ad incentivare opportunità per coloro che non hanno lavoro e i tanti che lo stanno per perdere.
  Vorrei a questo punto brevemente soffermarmi su alcuni punti della manovra e su alcune norme inserite nel disegno di legge di stabilità. Siamo riusciti a ridurre il debito, il deficit e parte delle spese correnti. Abbiamo affrontato alcuni temi a noi cari. Abbiamo affrontato il tema della casa. Abbiamo introdotto una nuova imposta caratterizzata da due presupposti Pag. 132impositivi, dovuta dal possessore degli immobili, escludendo ovviamente le abitazioni principali, e l'erogazione dei servizi comunali, la cosiddetta Tasi. L'aliquota massima non potrà, comunque, superare i limiti imposti per la sola IMU al 31 dicembre 2013.
  Sempre sul tema della casa, abbiamo istituito il Fondo di garanzia per la prima abitazione. Abbiamo affrontato i temi della previdenza e abbiamo introdotto altre misure volte alla razionalizzazione del sistema, limitando la rivalutazione dei trattamenti pensionistici e il contributo di solidarietà sulle pensioni di importo elevato. Abbiamo istituito il Fondo per la riduzione della pressione fiscale. Tale Fondo sarà costituito grazie alle risorse derivanti dalla razionalizzazione della spesa pubblica, dal suo contenimento e dalle risorse che si prevede di incassare dalle attività di contrasto all'evasione fiscale.
  Abbiamo affrontato il tema degli esodati e abbiamo inserito un tema caro al Nuovo Centrodestra, un tema che abbiamo voluto affrontare aumentando la dotazione alle forze di polizia di oltre 250 milioni di euro. Questo Governo produce un atto importante come la legge di stabilità. Un Governo definito «una strana maggioranza». Ebbene, Presidente, riteniamo che per questi motivi convintamente il gruppo del Nuovo Centrodestra voterà favorevolmente sul disegno di legge di stabilità (Applausi dei deputati del gruppo Nuovo Centrodestra).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Salvo. Ne ha facoltà.

  TITTI DI SALVO. Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

  PRESIDENTE. La ringrazio molto. È evidente che questa iniziativa della consegna dell'intervento è molto apprezzata.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palese. Ne ha facoltà.

  ROCCO PALESE. Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola.

  PRESIDENTE. È mio dovere farlo.

  ROCCO PALESE. Onorevoli colleghi, il gruppo di Forza Italia dichiara, ancora una volta, la netta contrarietà al disegno di legge di stabilità per l'esercizio finanziario 2014. La nostra contrarietà è stata manifestata da subito, sin dall'approvazione del disegno di legge da parte del Governo. È una contrarietà che è stata ribadita ed è proseguita al Senato, fino a determinare l'uscita di Forza Italia dalla maggioranza per questo motivo.
  Anche qui, durante i lavori in Commissione bilancio della Camera e in quest'Aula durante la discussione sulle linee generali, abbiamo evidenziato tutte le nostre perplessità e preoccupazioni. Noi di Forza Italia evidenziamo prioritariamente – e mi fa piacere che ci sia il Ministro presente – che il disegno di legge di stabilità non assicura alcuna certezza sulla tenuta dei conti pubblici della Repubblica. Sia l'impianto sia la modalità con cui è stata predisposta non rispettano l'articolo 81 della Costituzione, non rispettano le disposizioni degli accordi dell'Unione europea, se non in via molto generale, ma soprattutto non rispettano la legge di contabilità dello Stato, l'articolo 11 della legge n. 196 del 2009, legge che doveva, in maniera perentoria, stabilire e sancire solo che devono esserci norme di carattere finanziario e di contabilità (non tutto quello che è successo).
  Il disegno di legge in discussione prevede esattamente il contrario di quello che doveva prevedere. C’è stato il testo del Governo che ognuno dei colleghi certamente avrà esaminato. Poi, abbiamo assistito, Ministro, all'assalto alla diligenza da parte del Senato, facendo diventare di 531 commi il provvedimento, e all'assalto barbarico che si è avuto alla Camera, raddoppiando i commi. In pratica, è avvenuto nei fatti un ritorno a come si procedeva Pag. 133prima del 1992, quando i Governi dell'epoca e i Parlamenti dell'epoca predisponevano tre provvedimenti: la legge finanziaria, il decreto-legge sulla finanza locale e quello sulle mille proroghe.
  Ebbene, l'attuale maggioranza è riuscita nella incredibile impresa di battere ogni record della storia repubblicana, cioè di varare un unico provvedimento con il drammatico risultato di sfasciare i suoi conti pubblici, di aumentare le tasse centrali, quelle locali in maniera particolare, e la spesa pubblica improduttiva.
  Questo è il risultato che si è ottenuto rispetto a quello che è il provvedimento che oggi è all'esame. Peraltro non sfuggirà all'onestà intellettuale del Ministro Franceschini, che è venuto qui in Parlamento a dire esattamente questo, che il Governo aveva fatto un provvedimento e che il Senato e la Camera, legittimamente rispetto alle loro prerogative – secondo noi illegittimamente perché invece si contraddice in maniera esatta la legge n. 196 del 2009 – avevano trasformato la legge di stabilità in una vera e propria legge finanziaria, non solo in quella ma anche in altro. Quindi non siamo solo noi a dover affermare questo.
  Denunciamo con chiarezza un grande problema Ministro. La legge di stabilità in discussione, a nostro avviso, non ha garanzie e certezze sulle entrate. Qui si è parlato dappertutto, per quasi l'intero tempo che si è discusso, solo delle spese, dei contributi, di mance e mancette e così via. Delle entrate non ha parlato nessuno, se non i report del servizio studi che ci sono stati consegnati.
  Invece, secondo me, uno dei problemi seri, che lei conosce molto meglio di me e di noi, è che per quanto riguarda le previsioni del PIL per il 2014 ognuno di noi si augura che si realizzino quelle previste, quelle che sono state stimate, ma purtroppo la storia dimostra che in tutti questi anni c’è stata una sovrastima a causa della crescita del prodotto interno lordo che non c’è stata e poi con la necessità di rivedere al ribasso.
  C’è il problema dell'evasione di sopravvivenza, così come la definisce Befera, per la crisi economica, che mina la certezza delle entrate. L'altro giorno le società di riscossione hanno rilevato che su una stima certa di 7 miliardi e mezzo di euro che dovevano esserci hanno incassato meno 500 mila euro.
  Inoltre la prego di vedere e setacciare tutto quello che hanno introdotto Senato e Camera. Molte norme sono senza adeguata copertura finanziaria. Non è dato sapere se vi è stata la bollinatura la parte della Ragioneria generale dello Stato. A noi risulta che ci siano stati solo pareri. Abbiamo denunciato la presenza di norme ordinamentali di ogni tipo ed estranee alla materia. La maggioranza è andata oltre ogni possibile immaginazione, proponendo norme contro sentenze della giustizia amministrativa per favorire ben noti interessi di aziende vicine alla sinistra. Hanno osato minare, in questo particolare momento delicatissimo, il problema della Consob portando a cinque i consiglieri e anche quello della Sogei, in un momento particolare, dove la Consob sta cercando di tutelare, come authority, gli interessi dei cittadini italiani nella difficile e oscura operazione di Telecom-Telefonica, dove il Governo non ha assunto fino ad oggi una posizione precisa a difesa e a tutela, come doveva esserci. E c’è stata questa operazione abbastanza sospetta e abbastanza oscura, e noi abbiamo di fatto indotto il Governo e la maggioranza a cambiare strada insieme ad altri gruppi di questa Camera.
  Già il testo del Senato prevedeva più spesa pubblica. Cito il report, cioè la relazione tecnica del relatore, collega Andrea Romano: 7,5 miliardi di euro in più rispetto a quella sostenuta nel 2013, peraltro cinque di questi miliardi di euro di spesa corrente. Quanto di peggio potesse esserci. Due e mezzo solo per investimenti. Il testo della Camera ha drammaticamente aumentato questa cifra, perché la scheda tecnica a pagina 438 ci dà che per la spesa corrente siamo a 9 miliardi 518 milioni.
  Sarebbe veramente interessante, rispetto a questo aumento della spesa pubblica, sapere cosa ne pensa il commissario straordinario per la spending review Cottarelli, Pag. 134per esempio, di questa legge di tasse e instabilità finanziaria. Questo è il risultato.
  Aumenta la spesa pubblica centrale e quella degli enti territoriali, soprattutto quella di regioni e comuni, a causa di norme con spese a piè di lista autorizzate. Penso che tutto questo sia determinato da alcuni simboli. Le tasse: l'imposta di bollo delle rendite finanziarie con Monti era all'1,5 per mille e la si è portata al 2 per mille. Ottocento milioni di euro in più di tasse a danno delle tasche dei cittadini.
  Le tasse, con la partecipazione dei poveri giovani che devono iscriversi all'ordine degli avvocati. Neanche quelli avete lasciato in pace: 50 euro per ogni candidato. Sulle tasse locali è stato disegnato il mostro, veramente un grande pasticcio ! È stata introdotta l'imposta unica comunale, che genera un mostro a tre teste: l'IMU, che è come quella, sostanzialmente, che avevamo con Monti; la Tasi, che una è nuova imposta comunale, la tassa dei servizi indivisibili (non sto qui a ripetere altro per brevità di tempo), che induce e costringe i cittadini a pagare questi servizi ai comuni, ma non vi è un pari importo di riduzione della fiscalità generale, così come doveva esserci; la Tari, che è l'altra testa del mostro.
  Noi, signor Ministro, abbiamo fatto una serie di proposte: la spending review, i proventi dall'evasione e anche l'accordo con la Svizzera. Qualche mese fa, durante la campagna elettorale, quando noi abbiamo avanzato questo problema, si è innescato tutto lo scetticismo dello scibile umano della sinistra. Adesso viene rispolverato, ma non fa niente.
  A noi fa piacere e avrebbe fatto ancora più piacere se fosse stata adottata e approvata la nostra proposta di buonsenso, con l'automatismo del fondo per la riduzione del cuneo fiscale e con la possibilità di generare risorse all'interno di questo fondo dalla spending review vera – fate operare, per bene e subito, il commissario Cottarelli –, dall'evasione, dall'accordo con la Svizzera, ma anche da tre miliardi immediati di tagli ai Ministeri che dovevano essere fatti.
  Vi era una nostra proposta anche sulle spiagge, su cui poi, invece, non è stato fatto niente, come sugli stadi e anche su altre situazioni. Invece, questa legge è stata trasformata in legge mancia: contributi assegnati con «marchette» incredibili e non riferibili, contributi a orchestre e orchestrine, contributi per studi di fattibilità fantomatici, contributi per ricerche sul Mezzogiorno, due milioni di euro per pubblicizzare nientemeno che il semestre UE. Un grande delitto: le uniche risorse che abbiamo in questo Paese per gli investimenti sono i 107 miliardi dei fondi strutturali.
  Avevamo chiesto a grande voce che ci fosse la nettizzazione del Patto di stabilità, per poter consentire questa spesa. Niente di tutto questo ! Una legge di stabilità senza strategia, senza interventi per lo sviluppo, senza interventi seri per l'occupazione e il lavoro, senza alcun sostegno ai pensionati, senza dismissioni. Solo una sommatoria infinita di interventi a pioggia e clientelari. Penso alle critiche severe da sindacati, industriali, imprenditori di PMI, artigiani, pensionati, dipendenti pubblici...

  PRESIDENTE. Onorevole, concluda.

  ROCCO PALESE. Mi sto avviando alla conclusione, trenta secondi. Il giudizio dell'Europa, però, ci aspetta. Il pericolo è un nuovo avvio della procedura di infrazione per deficit eccessivo; in pratica, l'anticamera alla trojka. In conclusione, per questi e tanti altri motivi, Forza Italia non voterà mai questa legge di stabilità, perché è una legge che passerà alla storia non come legge di stabilità 2014, ma come legge delle marchette a gogò e delle clientele (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cariello. Ne ha facoltà.

  FRANCESCO CARIELLO. Signor Presidente, Ministro, colleghi, le parole che utilizziamo per le nostre leggi sono molto Pag. 135importanti: portano con sé il significato del contesto in cui nascono e ne accolgono tutti i pregi e i difetti. Il loro nome, così come il loro significato, produce molti effetti nel collettivo e nel sentire comune.
  Una volta la chiamavamo manovra finanziaria, oggi la chiamiamo legge di stabilità. Il concetto di manovra presupponeva una certa libertà di movimento, che creava spazi finanziari, perché si esercitava un potere pieno e la sovranità dello Stato era garantita.
  Il concetto di stabilità, invece, rappresenta l'immobilismo che deriva dall'affermazione di un obbligo o di un vincolo che a sua volta presuppone la cessione di una parte della sovranità dello Stato. È questa, a nostro avviso, la sintesi di quanto accade in Italia e in tutti gli Stati membri dell'Unione europea da diversi anni ormai.
  Il Viceministro, in discussione generale, ha affermato che abbiamo problemi sistemici. Concordo, ma diamo nome e cognome a questi problemi. Affrontiamoli a viso aperto, senza timore di ritornare sulle scelte sbagliate fatte in passato da chi ci ha preceduto.
  Voglio darvi alcuni dati per cercare di analizzare questo problema. Una graduatoria riconosciuta e autorevole come il Pocket Word in Figures del The Economist produce un dato inequivocabile: nel decennio 2000-2010 ben 12 Paesi dell'Unione europea sono entrati nella graduatoria dei 35 Paesi al mondo con minore sviluppo. L'Italia figura come terza peggiore economia al mondo, la Germania decima, la Francia quattordicesima. Nel decennio precedente, tra il 1990 e 2000, nessun Paese dell'area euro era in quella lista. Questo indica che, dalla stipula del Patto di stabilità, avvenuta appunto prima dell'anno 2000, non ci sono esperienze reali e serie e storiche che dimostrano l'efficacia di quel patto. Ricordo a tutti noi che quel patto impone agli Stati membri il vincolo del pareggio di bilancio. Questo vincolo, aggiunto alla perdita di sovranità monetaria, privava gli Stati membri dell'unico mezzo e strumento con cui gestire nel lungo periodo la propria politica economica, senza peraltro sostituirli con mezzi alternativi.
  Si assumeva inoltre, in maniera del tutto teorica e senza un supporto di dati reali, che questo obbligo avrebbe consentito la stabilità dei prezzi e la crescita vigorosa, come testualmente scritto nel regolamento fondante. I dati sopracitati mostrano invece che il nesso causa-effetto tra stabilità e crescita non funziona. La tesi quindi non sta in piedi. L'analisi oggettiva, i dati relativi allo sviluppo dei Paesi nell'area euro e i dati Eurostat sulla disoccupazione ne sono la dimostrazione. Dobbiamo cambiare il sistema che regola l'unione economica e monetaria prima ancora di occuparci di porre le basi dell'unione bancaria, come avviene in questi giorni all'Ecofin, da cui proviene il nostro Ministro.
  Siamo tutti vittime di un peccato originale che ha falsato il percorso di unificazione dell'Europa in maniera fraudolenta.
  L'Italia, tutti i cittadini europei hanno il diritto di sapere chi e perché ha permesso che ciò accadesse. Avete permesso la creazione di una moneta falsa. L'euro è una moneta falsa. Quello creato non è l'euro che volevano i padri fondatori dell'Europa. Non si può rimanere a subire gli effetti di un attentato alla Costituzione. Chi permette tutto questo sta tradendo la Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Esistono mezzi che permettono l'uscita da questa situazione stagnante e chi non si adopera e ne ha la facoltà fa attentato alla Costituzione.
  Chi non agisce è un traditore del suo Paese, perché vende un futuro di miseria spacciandolo per sogni di crescita vigorosa, ripeto. E tutto questo per un riconoscimento nei salotti internazionali (a cui porterà in dote un Paese strangolato magari) ?
  Il Paese non glielo perdonerà mai.
  L'articolo 1, ve lo ripeto, afferma che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.Pag. 136
  È il caso quindi che questo Parlamento assuma una posizione netta e dia un mandato chiaro al Governo di affermare nelle istituzioni preposte che il Patto di stabilità procura danni macroeconomici e blocca lo sviluppo dei Paesi che sottendono ai suoi obblighi.
  La disoccupazione è un effetto indiretto, dovuto alla perdita di potere di manovra economica di ogni singolo Stato.
  L'Italia deve farsi promotrice di un tavolo di confronto tecnico di intesa con i Paesi che sono nelle stesse condizioni, prima ancora del semestre di presidenza di turno. In quel periodo deve semmai promuovere le soluzioni studiate e concordate in quel tavolo.
  Le bugie sull'euro stanno allontanando i cittadini dalle istituzioni e quando vi giudicano poi voi li chiamate «populisti».
  La verità è che voi avete paura del giudizio dei cittadini.
  Ecco perché dite: «Non possiamo uscire dall'Europa». Come se l'Europa si identificasse con l'euro. Si può rimanere tranquillamente nell'Unione senza rinunciare alla propria moneta.
  Si può rimanere tranquillamente nell'Unione ancora perché l'hanno fatto 24 Stati aderenti all'Unione e 11 hanno mantenuto la loro divisa monetaria. Non rischiano alcun default, ma ne subiscono comunque gli effetti.
  Un altro trucco è l'utilizzo ripetitivo del termine «moneta unica». Non vi è assolutamente alcuna moneta unica europea. L'euro è limitato a 17 Stati e chi è fuori si guarda bene dall'entrare nella zona euro prima che non si rivedano le regole. Rimanere nell'euro, senza rivedere i regolamenti e riscrivere i trattati, significa «strangolare» le economie nazionali. A queste condizioni il MoVimento non ci sta. Se non si cambia, meglio ritornare alla propria moneta nazionale.
  Fatte queste dovute premesse, utili ad analizzare in maniera sistemica questa legge di stabilità, passiamo ai problemi politici tipici di queste istituzioni e del nostro Paese.
  La legge di stabilità, con tutti i suoi limiti di principio, ha un problema maggiore in Italia dove non esiste un metodo solido, o meglio esistono delle regole che puntualmente la politica disattende. Si veda, a tal proposito, il carattere localistico e settoriale di alcune norme incluse e gestite sempre con un maxi o mini emendamento del relatore o del Governo sul quale ci siamo già espressi in più sedi.
  Credo che il Parlamento debba rivedere il meccanismo istituzionale che porta alla formazione della legge di stabilità, se così vogliamo continuare a chiamarla. Se siamo d'accordo, già dal prossimo mese di gennaio questo Parlamento deve riflettere seriamente sulla riforma della modalità con cui si svolge l'iter parlamentare di discussione della legge, soprattutto alla luce della recente esperienza e delle defezioni da noi denunciate.
  Noi vogliamo un rafforzamento delle regole già previste dalla legislazione vigente, oltre che un profondo processo di riforma che includa, nell'iter decisionale, questi aspetti: il ruolo chiaro del nascente ufficio parlamentare di bilancio, una regolamentazione dell'attività di lobbying ed ultimo, ma non meno importante, la volontà dei cittadini in ogni parte sociale equamente rappresentata. Sul ruolo dell'ufficio parlamentare di bilancio, ci siamo già pienamente espressi durante la discussione nelle Commissioni bilancio riunite della Camera e del Senato, ed auspichiamo la più ampia trasparenza nella scelta delle competenze e delle personalità in grado di ricoprire quel ruolo.
  In questa sede ribadiamo la necessità di tenere quell'ufficio lontano dalle ingerenze sovranazionali e di affermare la piena autonomia di Stato membro dell'Unione, ma con pieni poteri sulle proprie manovre economiche.
  Sull'attività di lobbying, ci sono due proposte, una della Camera a firma Sereni, la nostra vicepresidente, già assegnata alla I Commissione affari costituzionali, ed un'altra al Senato, assegnata all'omologa Commissione, che andrebbero semplicemente discusse e calendarizzate. Cosa vi impedisce di discuterle ? Aspettate che sia sempre il MoVimento a fare la prima mossa ? Avete perso la bussola (Applausi Pag. 137dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ? Siate coerenti con quello che dite, agite in tal senso e noi saremo ben lieti di fare le riforme utili al Paese, altrimenti fatevi umilmente da parte.
  Invito la Presidenza ad informarsi sull'iter in corso al Senato e ad attivare un percorso coordinato che porti alla promulgazione di una legge di iniziativa parlamentare sul delicato problema delle rappresentanze di interessi. Infine, ribadiamo la necessità di strutturare le audizioni delle parti sociali, dei comitati, delle associazioni di categoria e dei liberi cittadini, al fine di rendere più incisivo il loro apporto alla redazione della legge di programmazione economica appunto. Solo in questo modo potremo garantire la sua efficacia ai fini dello sviluppo sostenibile e della piena occupazione.
  Tuttavia, nello scenario attuale, con risorse limitate per via degli obblighi sottoscritti dalle precedenti legislature, questo Governo ha fatto scelte non condivisibili politicamente. Oltre ad aver disatteso la norma di contabilità dello Stato, questa legge di stabilità non ha saputo gestire le priorità di questo Paese. In uno scenario di risorse limitate, le priorità si stabiliscono con la regola d'oro: un investimento frutto dell'indebitamento deve, secondo una previsione ragionevole, produrre...

  PRESIDENTE. Concluda.

  FRANCESCO CARIELLO. ... uno sviluppo sostenibile in misura superiore al suo costo. Per intenderci, ogni euro speso nell'investimento deve produrre un ritorno utile in termini di sviluppo e occupazione superiore al prezzo pagato per indebitarsi.

  PRESIDENTE. Concluda.

  FRANCESCO CARIELLO. Questo deve rappresentare il vero e unico filtro del nostro processo decisionale che porti alla definizione delle priorità da seguire.
  Tutto questo non si è fatto, seppur si è lavorato tanto, giorno e notte, con la collaborazione di tutti. Alla fine sono rimasti delusi tutti. Benché accontentate in parte, tutte le categorie hanno affermato il principio che poco a tutti non va bene a nessuno, ma era necessario assumere più coraggio: il coraggio di investire nei settori più produttivi del Paese.
  A nostro avviso, il Governo e la maggioranza di questo Parlamento hanno completamente disatteso l'approccio sistemico da noi auspicato in questo disegno di legge di stabilità e, pertanto, dichiariamo il nostro voto contrario a questo disegno di legge di stabilità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Velo. Ne ha facoltà.

  SILVIA VELO. Signor Presidente, signor Ministro, in questo disegno di legge di stabilità finalmente il Governo ha iniziato a imprimere un'inversione di tendenza rispetto ai provvedimenti analoghi degli anni passati.
  Non ci sono tagli alla spesa sociale, non c’è aumento di tasse. L'uscita dalla procedura di infrazione, l'abbassamento dello spread e, quindi, della nostra spesa di interessi ci ha consentito di avviare quest'inversione di tendenza. Non tutti i nodi sono sciolti naturalmente, ma si comincia a intravedere questo segnale.
  Cito alcuni dei temi più importanti affrontati nel disegno di legge di stabilità a partire dal cosiddetto cuneo fiscale, un fondo per la riduzione delle tasse su imprese e famiglie; il tema degli esodati, 17 mila esodati cui troviamo una soluzione in questo disegno di legge di stabilità. Poi vi è la rivalutazione delle pensioni, in base all'inflazione, per le pensioni tre-quattro volte il minimo; il Fondo per gli ammortizzatori sociali: 600 milioni; le politiche a sostegno del sistema della piccola e media impresa con i fondi per il credito, il rifinanziamento del fondo di garanzia, il potenziamento dell'ACE, la rivalutazione dei beni per l'impresa. E poi la sanità: non ci sono tagli e sono stati finalmente definiti i livelli essenziali di assistenza. Vi sono misure importanti a sostegno di investimenti in infrastrutture e 500 milioni aggiunti Pag. 138al Fondo per il trasporto pubblico locale. Misure che vanno stabilizzate, ne abbiamo discusso in questi giorni con il Ministro Lupi.
  E, poi, l'altro fronte, su cui credo sia rilevante sottolineare l'impegno del disegno di legge di stabilità, riguarda l'ambiente: l'ecobonus rinnovato per tutto il 2014; 60 milioni per un fondo straordinario per le bonifiche delle discariche abusive; il Fondo per le zone alluvionate e terremotate.
  Misure importanti, quindi, in un quadro di finanza pubblica non semplice. Non tutto è stato risolto, come ho detto, ma è stata imboccata una strada giusta. La strada che ci ha consentito di passare da politiche concentrate esclusivamente o quasi esclusivamente sul rigore ad una strada in cui sono più evidenti e più accentuate le politiche destinate alla crescita.
  Certo, tutto senza mettere in discussione il percorso di risanamento dei conti pubblici che sappiamo è ancora lungo e complesso.
  Noi ci apprestiamo, il PD si appresta a votare favorevolmente su questa legge di stabilità con la convinzione del giudizio sul merito che ho espresso sinteticamente in questo intervento, ma anche con la consapevolezza di dover chiedere al Governo di proseguire su questa strada e di farlo, anzi, con maggiore coraggio e determinazione, a partire dalle richieste degli enti locali che sono il primo riferimento per il cittadino in termini di servizi alla persona e di politiche sociali, ma sono anche un punto importante da cui possono partire quegli investimenti fondamentali per il rilancio dell'economia del nostro Paese.
  Noi ci impegniamo a sostenere la richiesta dei comuni portata avanti dall'ANCI, così come ci impegniamo, e lo abbiamo detto subito questa mattina, a correggere quanto è stato introdotto al Senato nel decreto cosiddetto salva Roma in merito al gioco. Crediamo che in quel decreto ci siano anche altre correzioni da fare perché, nel momento in cui le risorse a disposizione sono limitate, credo che sia giusto concentrarle in maniera più efficace e produttiva e non in mille rivoli come talvolta si continua a fare.
  Ripeto questa è la strada avviata da questo Governo su cui bisogna proseguire. Come PD chiediamo al Governo di farlo, basandosi su due criteri fondamentali: equità e sviluppo. Equità vuol dire, innanzitutto, utilizzare le risorse disponibili per ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese basandosi sull'attenzione ai redditi medio-bassi, perché solo così si comincerà a ridurre quelle diseguaglianze che la crisi ha reso insostenibili e inaccettabili.
  Sviluppo è l'altro filone su cui chiediamo al Governo di tracciare le politiche dei prossimi mesi. Investire nella modernizzazione del Paese, infrastrutture materiali e immateriali, tutela del territorio, sapere, scuola e cultura: queste sono le ricchezze del Paese, questi sono gli elementi da cui può ripartire la crescita economica in Italia, queste sono le priorità su cui dobbiamo concentrarci, in una situazione ancora complicata sulla quale solo determinazione e coerenza possono garantire risultati visibili già dai prossimi mesi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale – A.C. 1865-A)

  PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
  (Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 1865-A)

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.Pag. 139
  Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1865-A, di cui si è testé concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Vezzali, Cominardi. Ci siamo ? Vorrei assicurarmi che per il voto finale abbiano votato tutti.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
  S. 1120 – «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014)» (Approvato dal Senato) (A.C. 1865-A):

   Presenti  363   
   Votanti  360   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  181   
    Hanno votato  258    
    Hanno votato no   102.

  La Camera approva (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). (Vedi votazioni).

  (I deputati Coccia, Bruno Bossio, Boschi, Del Basso De Caro, Paolucci e Bonifazi hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole).

Sull'ordine dei lavori e per la risposta ad uno strumento del sindacato ispettivo (ore 22,15).

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Prego Presidente. Chiedo scusa, prego onorevole Fedriga.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. La ringrazio per la promozione...

  PRESIDENTE. Chiedo scusa perché io non riesco a vederla. Collega Giorgetti per favore....
  Su cosa, onorevole Fedriga ?

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Sull'ordine dei lavori, signor Presidente. Solo per fare presente, a lei e ai colleghi, che la maggioranza, da sola, non riusciva, durante il disegno di legge di stabilità, nemmeno a mantenere il numero di legale rispetto alla votazione precedente che era 259. Adesso i voti favorevoli sono stati 258. Faccio presente questa situazione perché mi sembra che forse, politicamente, il Governo se ne dovrebbe rendere conto.

  MASSIMO ENRICO CORSARO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ENRICO CORSARO. Signor Presidente, avevo chiesto la parola per fare la stessa considerazione, quindi mi associo alle parole dell'onorevole Fedriga perché resti agli atti che la legge più importante della Repubblica somma la madre di tutte le «marchette» e senza la presenza responsabile delle forze di opposizione non sarebbe oggi possibile e non avrebbe potuto essere stata approvata.

  ANTONELLO GIACOMELLI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Mi scusi, la Presidenza deve fare alcune comunicazioni; se lei preferisce intervenire pur consapevole della situazione di caos che ci circonda io la lascio parlare, altrimenti, se preferisce, io faccio le comunicazioni e poi lei interviene.

  ANTONELLO GIACOMELLI. Signor Presidente, è una comunicazione molto breve ed è riferita più alla Presidenza che ai colleghi, con tutto il rispetto naturalmente per i miei colleghi.

  PRESIDENTE. Bene. Ne ha facoltà.

  ANTONELLO GIACOMELLI. Signor Presidente, qualche minuto fa abbiamo letto con un qualche stupore agenzie che Pag. 140attribuivano al procuratore nazionale antimafia Franco Roberti dichiarazioni che egli avrebbe rilasciato ad una agenzia internazionale in cui paragonava Prato ad altre realtà, come la terra dei fuochi, dicendo che nella zona di Prato sarebbero stati smaltiti dalla camorra, insieme ad organizzazioni malavitose cinesi, rifiuti tossici. Siccome non vi è traccia di atti che diano l'idea di un'indagine conclusa e dunque provvedimenti pari alla gravità di quanto denunciato; siccome immagino un'indagine conclusa perché il procuratore ritenga di parlarne a un'agenzia; poiché ha ritenuto di parlarne a un'agenzia internazionale rilanciando questa immagine, io credo che la gravità di questa dichiarazione imponga che il Governo venga immediatamente a riferire alla Camera sulle dichiarazioni del procuratore nazionale antimafia e ne dia conto.
  Credo che non si possa concludere questa nostra sessione di lavoro prima della pausa, senza che il Governo abbia dato conto in Aula di queste dichiarazioni, che al momento sono attribuite al procuratore, e che io ritengo rilasciate in una sede quanto meno insolita e in un modo molto opinabile.

  MARIA ANTEZZA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
  Chiedo ai colleghi che sono intorno se possono permettere all'onorevole Antezza di intervenire... colleghi, per favore... onorevole Arlotti... chiedo scusa, oltre a non dare le spalle alla Presidenza, sta parlando la collega a fianco a lei...
  Colleghi, anche qui sotto, cortesemente... onorevole Rughetti. Sottosegretario Legnini, per favore...
  Prego, onorevole Antezza.

  MARIA ANTEZZA. Signor Presidente, la ringrazio, volevo semplicemente segnalare, all'ordine del giorno n. 108 che è stato accolto dal Governo un paio di refusi. Nel dispositivo, mi riferisco al secondo punto del dispositivo che per errore è stato trascritto «Piano nazionale»; al terzo punto del dispositivo «aiutare» con «avviare» e nell'ultimo punto, eliminare nel primo capoverso «in tema» perché è stato ripetuto due volte. Vorrei che questa correzione formale fosse messa agli atti ai fini della pubblicazione corretta.

  EMANUELE SCAGLIUSI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  EMANUELE SCAGLIUSI. Signor Presidente, ai sensi del comma 2 dell'articolo 134 del Regolamento della Camera, chiedo che venga posta all'ordine del giorno della prossima seduta della Commissione assegnataria l'interrogazione a risposta scritta n. 4-02114, che tratta dell'abolizione del comitato tecnico dell'autorità di bacino in Puglia.

  PRESIDENTE. La ringrazio, la Presidenza prende atto della sua richiesta.

Trasmissione dal Senato di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente.

  PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla V Commissione (Bilancio):
  S. 1149 – «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 ottobre 2013, n. 126, recante misure finanziarie urgenti in favore di regioni ed enti locali ed interventi localizzati nel territorio. Proroghe di termini previsti da disposizioni legislative» (approvato dal Senato) (1906) – Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII, VIII, IX, X, XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale), Pag. 141XII e XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
  Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
  Poiché l'inizio della discussione generale in Assemblea del suddetto disegno di legge è previsto per domani 21 dicembre, ai sensi del comma 5 dell'articolo 96-bis del Regolamento, i termini di cui ai commi 3 e 4 del medesimo articolo si intendono conseguentemente adeguati.

Annunzio di una informativa urgente del Governo.

  PRESIDENTE. Ricordo che, secondo quanto stabilito dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, domani, a partire dalle ore 9, avrà luogo un'informativa urgente del Governo sul trattamento riservato ai migranti nel centro di soccorso e di prima accoglienza di Lampedusa, come emerso in un recente filmato trasmesso dalla RAI.

Ordine del giorno della seduta di domani.

  PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della seduta di domani.

  Sabato 21 dicembre 2013, alle 9:

  1. – Informativa urgente del Governo sul trattamento riservato ai migranti nel Centro di soccorso e di prima accoglienza di Lampedusa, come emerso in un recente filmato trasmesso dalla RAI.

  2. – Seconda nota di variazioni al Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio 2014-2016.

  3. – Seguito della discussione del disegno di legge:
   S. 1121 – Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio 2014-2016 (Approvato dal Senato) (C. 1866-A).
   Prima nota di variazioni al Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio 2014-2016 (C. 1866-bis).
  – Relatori: Andrea Romano, per la maggioranza; Marcon, di minoranza.

  4. – Deliberazione in merito alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione ad un conflitto di attribuzione sollevato innanzi alla Corte costituzionale dalla Corte d'Appello di Milano, di cui all'ordinanza della Corte costituzionale n. 262 del 2013.

  5. – Seguito della discussione del disegno di legge:
   Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni (C. 1542-A).
   e delle abbinate proposte di legge: MELILLI; GUERRA ed altri; CENTEMERO ed altri (C. 1408-1737-1854).
  – Relatori: Bressa, per la maggioranza; Matteo Bragantini, di minoranza.

  6. – Discussione del disegno di legge:
   S. 1149 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 ottobre 2013, n. 126, recante misure finanziarie urgenti in favore di regioni ed enti locali ed interventi localizzati nel territorio (Approvato dal Senato) (C. 1906).

  La seduta termina alle 22,25.

Pag. 142

TESTO INTEGRALE DELLA DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO TITTI DI SALVO SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1865-A

  TITTI DI SALVO. Gentile Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, la legge di stabilità che stiamo discutendo, lo voglio dire pacatamente ma in modo fermo, non è adeguata alla fase drammatica che sta attraversando il Paese. Ci troviamo di fronte, e non certo da oggi, ad un quadro che deve destare preoccupazione. Ogni dato, da quelli sul Pil, alla disoccupazione, fino al reddito, ci descrivono un'Italia stremata. Crollano i redditi delle famiglie, aumenta la disoccupazione e addirittura dilaga quella giovanile. Si calcola che più di due milioni di giovani, soprattutto nel Mezzogiorno del Paese, sono fuori dai processi di studio e di lavoro, i cosiddetti, con un neologismo anglosassone, «NEET». Per dirla in italiano sono quelli che non studiano e il lavoro non lo cercano neanche più. È questo lo scenario in cui avvengono i fatti di queste settimane, in cui la disperazione spesso prende la strada della protesta, anche violenta. Compito della politica sarebbe dare risposte, trovare soluzioni, indicare una strada verso il bene comune.
  Invece vediamo qualcuno assecondare gli istinti più bassi, ammiccando, chi più esplicitamente chi meno, alla violenza verbale e materiale messa in campo in questi giorni in diverse città d'Italia, scommettendo di fatto sul fallimento del Paese. Una scelta tanto più inaccettabile da chi è stato al Governo per più di due terzi dell'ultimo decennio. C’è invece chi, di fronte a questa disperazione dilagante, ad un tasso di povertà che aumenta ogni giorno, decide consapevolmente di non decidere. In questo quadro la missione della sinistra, delle forze progressiste, sarebbe alimentare il «principio speranza»: è l'unica via, peraltro, per scongiurare un esito populista della crisi. Invece il Governo e la maggioranza non hanno il coraggio del cambiamento. È questo il limite vero di questa «Legge di stabilità». È impossibile leggerne il progetto organico, coglierne il senso politico, individuarne la strategia. Non c’è, cioè, quella discontinuità con il berlusconismo che il Paese si attendeva. Il Governo delle non più larghe, ma piccole intese, dimostra così tutta la sua debolezza e impotenza di fronte a questa fase.
  Cito il limite più grande, che per noi di SEL è determinante: non c’è traccia, in tutta la legge di stabilità, di una reale volontà redistributiva. Eppure i più autorevoli economisti di tutto il mondo da tempo sostengono che il rilancio della domanda aggregata sia l'unica strada per uscire da questa crisi. Cerco di spiegarmi con un esempio, che è insieme lampante ed esplicativo. La riduzione del cuneo fiscale è prevista a senso unico, con pochi euro in più al mese in tasca al lavoratore. Un provvedimento che non avrà alcun impatto sui consumi. La vicenda degli esodati, per citarne un altro, è affrontata in modo non sufficiente, con un intervento troppo debole. Inoltre, lo voglio ricordare, la possibilità di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, la Tobin Tax, su cui pure c'era la disponibilità di un accordo trasversale tra maggioranza e opposizione, è stata bloccata dal Ministero dell'economia. Ovviamente, speriamo sia solo uno stop temporaneo, ma per adesso si è rinunciato a tassare le operazioni speculative.
  Sulla tassazione della casa, al di là del cambio dei vari nomi, assistiamo al passaggio ad un sistema ancora più iniquo, che chiama a contribuire addirittura gli inquilini e che, come annunciato dall'Anci, metterà in ginocchio i Comuni italiani, nelle casse dei quali si prevede che arriveranno un miliardo e mezzo in meno. Una cifra enorme, che si tradurrà inevitabilmente in tagli sui servizi e in ultima analisi in disagi per i cittadini, a partire dai meno abbienti.
  Eppure un'altra strada c'era. Attraverso la proposta del Green New DealPag. 143italiano, un piano per il lavoro, abbiamo provato ad indicarla. Del resto si tratta di un piano che ricalca il modo in cui gli Stati Uniti si rialzarono dalla terribile crisi del ’29. In una fase di crisi gravissima come quella attuale, l'unica via praticabile è un investimento diretto da parte dello Stato come, tra gli altri, a più riprese ha scritto il prof. Luciano Gallino. La nostra proposta era chiara: uno stanziamento di 29 miliardi in tre anni per portare alla creazione di un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro destinati agli interventi sul dissesto idrogeologico, alla conservazione e valorizzazione del nostro patrimonio storico e culturale, alla rimessa in sesto dell'edilizia scolastica, in troppe aree del Paese in condizioni disastrose. Dichiarando i relativi emendamenti inammissibili il Governo e la maggioranza hanno perso, ancora una volta un'occasione. Il prezzo più alto di questa scelta lo pagheranno, come sempre, gli strati più popolari, quelli per cui anche arrivare alla terza settimana del mese è diventato un problema, o chi è stato espulso dai processi di formazione e di lavoro che attraverso la nostra proposta avrebbe potuto trovare la propria occasione. Sarebbe stata una scelta di rottura che avrebbe indicato una strada anche all'Europa.
  Ad esempio, qualche mese fa, lo ricorderete, è stata approvata una «manovrina» da 1,6 miliardi di euro per il rientro nel limite europeo del 3 per cento di rapporto deficit/pil. Lo voglio dire chiaramente: secondo noi quei soldi andavano utilizzati in maniera diversa. Così come andavano spesi diversamente i 2 miliardi che saranno destinati alla costruzione di nuove navi da guerra «Fremm», proprio mentre si dice no per mancanza di fondi all'assunzione di nuovi ispettori Inail, che sarebbero serviti a prevenire le tragedie come quella a cui abbiamo assistito da poco a Prato.
  L'Unione Europea deve cambiare rotta, ormai il fallimento delle misure di austerità è sotto gli occhi di tutti. Con il lancio del piano per il lavoro il futuro semestre di presidenza italiana, insieme alle elezioni europee della prossima primavera, avrebbero assunto un significato nuovo. Sarebbero potute diventare l'occasione di imprimere un cambiamento profondo, e aiutare una trasformazione vera, verso quell'Europa politica e socialmente avanzata, di cui tanti anni fa scrisse Altiero Spinelli a Ventotene.
  Tuttavia, lo voglio dire con chiarezza, il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà non pensa che fare opposizione, anche in modo intransigente, sia la gara a chi urla di più. Ci siamo cimentati, quindi, in un faticoso lavoro per capire dove e come migliore questa legge di stabilità e – voglio dirlo con un certo orgoglio – il nostro gruppo è quello che ha ottenuto di più tra i gruppi di opposizione.
  Ad esempio, i nuovi fondi destinati all'areonautica non saranno destinati ai cacciabombardieri F35, insieme ad un investimento di 9 milioni di euro per i corpi civili di pace, un'esperienza che ci parla del mondo che vogliamo. I fondi per i lavoratori che usufruiscono del contratto di solidarietà sono stati aumentati di 50 milioni di euro, così come abbiamo ottenuto uno stanziamento analogo per il diritto allo studio.
  Inoltre con l'introduzione della cosiddetta «webtax», sulla quale mi corre l'obbligo di ringraziare i colleghi della Commissione Bilancio che l'hanno proposta e condivisa e il Presidente Boccia, si introduce un principio semplice, persino banale: chi ottiene profitti da acquisti avvenuti nel nostro Paese deve pagare le relative tasse in Italia. Forse non sarà una misura esaustiva, ma intanto si contrasta per la prima volta lo strapotere economico e ormai anche politico degli «Over the top». Naturalmente dovrà e potrà sicuramente essere migliorata, ma almeno apriamo una discussione che andrà approfondita in sede di Unione Europea. Credo che proprio il semestre di Presidenza italiana possa essere l'occasione per arrivare ad una armonizzazione Pag. 144dei sistemi fiscali dei vari Paesi, mettendo fine al fenomeno del «profit shifting».
  Ovviamente questi frammenti di uguaglianza e giustizia che siamo riusciti ad ottenere non cambiano, dal nostro punto di vista, l'impianto della legge, ma indicano una direzione, verso il cambiamento, la redistribuzione e il lavoro, come unica leva per uscire dalla peggiore crisi degli ultimi decenni. Proprio la direzione che il Governo e la maggioranza hanno rinunciato ad imboccare, costruendo una legge di stabilità troppo simile alle vecchie finanziarie: un insieme disorganico di norme tampone, che non affrontano il cuore della questione, che in Italia nel 2013 si chiama soprattutto lavoro.
  Per questo non posso che annunciare il voto contrario del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nom. Ddl 1865-A - odg 9/1865-A/38 454 450 4 226 119 331 59 Resp.
2 Nom. odg 9/1865-A/70 457 453 4 227 159 294 56 Resp.
3 Nom. odg 9/1865-A/75 452 451 1 226 134 317 56 Resp.
4 Nom. odg 9/1865-A/76 449 449 225 130 319 56 Resp.
5 Nom. odg 9/1865-A/79 459 459 230 141 318 56 Resp.
6 Nom. odg 9/1865-A/82 455 455 228 124 331 56 Resp.
7 Nom. odg 9/1865-A/83 458 458 230 131 327 56 Resp.
8 Nom. odg 9/1865-A/124 452 357 95 179 42 315 56 Resp.
9 Nom. odg 9/1865-A/128 457 361 96 181 19 342 56 Resp.
10 Nom. odg 9/1865-A/129 460 366 94 184 21 345 56 Resp.
11 Nom. odg 9/1865-A/143 455 438 17 220 164 274 56 Resp.
12 Nom. odg 9/1865-A/154 450 447 3 224 164 283 56 Resp.
13 Nom. odg 9/1865-A/156 456 456 229 96 360 55 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nom. odg 9/1865-A/157 449 449 225 108 341 55 Resp.
15 Nom. odg 9/1865-A/158 453 429 24 215 96 333 55 Resp.
16 Nom. odg 9/1865-A/159 452 452 227 167 285 55 Resp.
17 Nom. odg 9/1865-A/160 457 457 229 169 288 55 Resp.
18 Nom. odg 9/1865-A/161 452 452 227 119 333 55 Resp.
19 Nom. odg 9/1865-A/162 447 433 14 217 115 318 55 Resp.
20 Nom. odg 9/1865-A/163 452 437 15 219 138 299 56 Resp.
21 Nom. odg 9/1865-A/165 454 451 3 226 117 334 55 Resp.
22 Nom. odg 9/1865-A/167 452 441 11 221 404 37 55 Appr.
23 Nom. odg