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Resoconto dell'Assemblea

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XVII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 476 di mercoledì 5 agosto 2015

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PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE LAURA BOLDRINI

  La seduta comincia alle 9,40.

  PRESIDENTE. La seduta è aperta.
  Invito la deputata segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

  CLAUDIA MANNINO, Segretaria, legge il processo verbale della seduta di ieri.

  PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
  (È approvato).

Missioni.

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider, Baretta, Boccia, Bonafede, Michele Bordo, Bratti, Bressa, Caparini, Damiano, Dellai, Di Gioia, Di Lello, Ferranti, Fico, Galati, Giancarlo Giorgetti, Gitti, La Marca, Lauricella, Losacco, Manciulli, Marazziti, Marotta, Migliore, Pes, Piccoli Nardelli, Piepoli, Pisicchio, Porta, Ravetto, Realacci, Rosato, Sanga, Scotto, Turco, Valeria Valente e Vignali sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
  I deputati in missione sono complessivamente novantasette, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Sui lavori dell'Assemblea e aggiornamento del programma.

  PRESIDENTE. Comunico che, a seguito della riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo tenutasi nella giornata di ieri, i lavori alla ripresa di settembre saranno così articolati:

  Martedì 8 settembre (ore 16).

  Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.

  Mercoledì 9 settembre (ore 10).

  Discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 2799 – Modifiche all'articolo 9 della legge 6 luglio 2012, n. 96, concernenti la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici.

  Discussione sulle linee generali dei disegni di legge di ratifica:
   n. 2620 – Esecuzione del Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica popolare cinese, fatto a Roma il 7 ottobre 2010 (Approvato dal Senato);
   n. 3056 – Esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile sull'autorizzazione all'esercizio di attività lavorative dei familiari a carico del personale diplomatico, consolare e tecnico-amministrativo delle missioni diplomatiche e rappresentanze consolari, fatto a Roma il 13 dicembre 2013 (Approvato dal Senato);
   n. 3155 – Esecuzione dell'Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Pag. 2Governo della Repubblica del Cile, fatto a Roma il 16 ottobre 2007 (Approvato dal Senato);
   n. 3085 – Esecuzione dell'Accordo tra il Ministro dell'interno della Repubblica italiana e il Ministro dell'interno della Repubblica francese in materia di cooperazione bilaterale per l'esecuzione di operazioni congiunte di polizia, fatto a Lione il 3 dicembre 2012;
   n. 3157 – Esecuzione dell'Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino, con Allegato, fatto a Roma il 5 marzo 2008 (Approvato dal Senato).

  Mercoledì 9 settembre (pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna) (con votazioni).

  Seguito dell'esame della proposta di legge n. 2799 – Modifiche all'articolo 9 della legge 6 luglio 2012, n. 96, concernenti la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici.

  Seguito dell'esame dei disegni di legge di ratifica:
   n. 2620 – Esecuzione del Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica popolare cinese, fatto a Roma il 7 ottobre 2010 (Approvato dal Senato);
   n. 3056 – Esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile sull'autorizzazione all'esercizio di attività lavorative dei familiari a carico del personale diplomatico, consolare e tecnico-amministrativo delle missioni diplomatiche e rappresentanze consolari, fatto a Roma il 13 dicembre 2013 (Approvato dal Senato);
   n. 3155 – Esecuzione dell'Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile, fatto a Roma il 16 ottobre 2007 (Approvato dal Senato);
   n. 3085 – Esecuzione dell'Accordo tra il Ministro dell'interno della Repubblica italiana e il Ministro dell'interno della Repubblica francese in materia di cooperazione bilaterale per l'esecuzione di operazioni congiunte di polizia, fatto a Lione il 3 dicembre 2012;
   n. 3157 – Esecuzione dell'Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino, con Allegato, fatto a Roma il 5 marzo 2008 (Approvato dal Senato).

  Giovedì 10 settembre (ore 10 e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna) (con votazioni).

  Esame della Relazione della XIV Commissione sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per il 2015, sul Programma di lavoro della Commissione europea per il 2015 e sul Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea (Doc. LXXXVII-bis, n. 3-A).

  Mercoledì 9 settembre (dalle ore 15) avrà luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (question time).

  Lo svolgimento di interpellanze urgenti avrà luogo venerdì 11 settembre.

  L'organizzazione dei tempi per l'esame della proposta di legge n. 2799, dei disegni di legge di ratifica nn. 2620, 3056, 3155, 3085 e 3157 e del doc. LXXXVII-bis, n. 3-A sarà pubblicata in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.
  La Conferenza dei presidenti di gruppo tornerà a riunirsi nella stessa settimana per la predisposizione del calendario dei lavori di settembre.
  Il programma si intende conseguentemente aggiornato.

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Seguito della discussione congiunta dei documenti: Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2014 (Doc. VIII, n. 5); Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2015 (Doc. VIII, n. 6) (ore 9,45).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione congiunta dei documenti: Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2014 (Doc. VIII, n. 5); Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2015 (Doc. VIII, n. 6).
  Ricordo che nella seduta del 20 luglio 2015, dopo la relazione del questore, deputato Gregorio Fontana, si è svolta e conclusa la discussione congiunta.

(Repliche dei deputati questori – Doc. VIII, nn. 5 e 6)

  PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il deputato questore, Stefano Dambruoso.

  STEFANO DAMBRUOSO, Questore. Signora Presidente, a nome del Collegio dei questori, ringrazio i colleghi intervenuti nella discussione generale per le loro considerazioni. Alla luce di quanto emerso, il dato che mi sembra più rilevante registrare è il generale riconoscimento dei risultati che il Collegio dei questori, ma soprattutto l'Ufficio di Presidenza, hanno conseguito in questa legislatura nell'opera di razionalizzazione e di revisione della spesa della nostra istituzione.
  Alcuni colleghi lo hanno fatto condividendo modalità e risultati di questa azione, altri lo hanno invece fatto da una prospettiva critica, anche con toni aspri. Nell'uno come nell'altro caso ciò che conta è la condivisione di un dato: la forte e chiara diminuzione del carico che cittadini e contribuenti hanno sostenuto per il funzionamento della Camera dall'inizio di questa legislatura. Questa realtà costituisce per la Camera e in particolare per gli organi chiamati ad amministrare le risorse una tappa di un percorso che può e deve conoscere nuovi e ulteriori sviluppi, nessuno di noi – credo – può illudersi che il cammino sia concluso. In questa chiave il Collegio raccoglie con interesse le riflessioni svolte dal collega Palese in merito alle esigenze di garantire in ogni caso all'esercizio della funzione parlamentare un livello davvero di decoro e dignità corrispondente alle responsabilità costituzionali che vi si riconnettono. Non vi è dubbio che parte dell'attività di razionalizzazione della spesa a cui facevo riferimento incida inevitabilmente sui servizi prestati ai colleghi in vista dell'esercizio del mandato. Posso tuttavia assicurare, senz'altro al collega Palese ma a tutti coloro che credo ne condividano le preoccupazioni, che il Collegio dei questori ha ben presente la distinzione che passa tra ciò che costituisce un servizio alla funzione e che come tale non può non essere prestato in forme o con modalità quanto più razionali possibili, efficaci e trasparenti, e ciò che ancora invece deve essere estirpato dalle residue aree di privilegio e ricondotto ai canoni della sobrietà e della buona amministrazione delle risorse pubbliche. È questo lo spirito che anima l'azione del Collegio, è lo spirito che lo ha guidato in particolare nelle difficili scelte adottate con il prezioso contributo dei gruppi parlamentari in ogni caso e nella delicata materia della riqualificazione e razionalizzazione degli spazi su cui gli organi di direzione politica sono ancora impegnati con grande intensità. Parimenti di grande interesse sono risultate le considerazioni della collega Cinzia Fontana su un aspetto non sufficientemente valorizzato della gestione amministrativa della nostra istituzione. Penso e voglio dire del tema della modalità di organizzazione dei nostri lavori, il cui impatto sulla spesa di funzionamento della Camera dei deputati è oggettivo e indiscutibile. Si tratta di un tema già evocato dal collega Vignali nell'ambito della discussione in Assemblea svoltasi lo scorso anno sul bilancio di previsione 2014 e che merita sicuramente un'attenzione maggiore da parte degli organi di direzione non solo in vista di un Pag. 4più ordinato e proficuo svolgimento della funzione parlamentare, ma anche sotto il profilo del conseguimento di una riduzione potenzialmente assai significativa della spesa di funzionamento della Camera e, con essa, del peso della nostra istituzione. Tuttavia si è condivisa la consapevolezza degli esiti oggettivi del lavoro degli organi di direzione politica nell'azione di contenimento della spesa, meno condivisa mi sembra invece la convinzione che quest'azione non possa esercitarsi se non attraverso un processo graduale, un processo cioè che non è compatibile con strappi o fughe in avanti. C’è un interesse superiore che deve guidare le scelte degli organi di direzione politica, quello della continuità dell'istituzione parlamentare, che deve essere garantita attraverso scelte tanto chiare negli obiettivi da raggiungere, quanto attente a preservare la funzionalità di un organo, qual è il Parlamento, che si trova al centro del sistema costituzionale e che ancor di più si troverà quando sarà compiuto quel cammino della riforma costituzionale. In questo quadro l'idea che ha ispirato l'intervento del collega Di Maio, secondo cui i risparmi conseguiti in merito alla spesa per far funzionare la Camera possano essere destinati e corrispondere alle esigenze dei cittadini, merita ovviamente un'adeguata attenzione, rafforzando l'opera di razionalizzazione e revisione della spesa con altrettanto attenta opera di riqualificazione della stessa. Al collega Di Maio il Collegio intende peraltro dare assicurazioni circa l'attenta considerazione dei fattori di criticità evidenziati nel suo intervento, sempre nella logica della puntuale considerazione di ciò che è funzionale all'esercizio delle funzioni costituzionali attribuite alla nostra istituzione e ciò che invece non lo è. Vorrei però ricordare che non giova a quel processo continuo e graduale, decisivo per la ricostruzione del rapporto di fiducia fra cittadini e istituzioni, così drammaticamente laceratosi nel corso degli anni, la ricerca delle affermazioni ad effetto, anche al prezzo di mettere in discussione il buon nome dell'istituzione e l'onorabilità di coloro che al suo servizio operano e lavorano.
  Non è utile, ad esempio, affermare che solo grazie alle denunce del rispettabilissimo MoVimento 5 Stelle la Camera dei deputati ha iniziato ad acquisire dalle imprese contraenti i documenti unici di regolarità contributiva, documenti cui le norme vigenti condizionano la stessa possibilità di concludere un contratto e che la Camera ha sempre regolarmente richiesto ai termini di legge.
  In questo quadro hanno colto nel segno le considerazioni del collega Melilla, quando ci ha ricordato l'attitudine diffusa ad amplificare criticità e privilegi, quando ci sono, e ad ignorare, invece, sistematicamente i progressi sul piano della migliore gestione delle risorse pubbliche e dei risparmi. di cui possono beneficiare i cittadini. Si tratta di un'attitudine che finisce per delegittimare le stesse istituzioni, che sono un bene per tutti e in cui tutti debbono potersi riconoscere, criticandole quando è necessario senz'altro, ma anche dando atto dei risultati positivi conseguiti nell'interesse generale.
  Colgono altrettanto nel segno quando sottolineano, come dicevo, la necessità di condurre un'azione di riforma della nostra istituzione, che deve essere progressiva ma anche quotidiana, fuori da riflettori e dal clamore mediatico, ma proprio per questo tanto più efficace e duratura. Questa è l'idea di fondo che ha ispirato il lavoro degli organi di direzione politica in questi primi due anni di legislatura e questo sarà il riferimento che ne guiderà l'impegno negli anni a venire, a fronte del cimento non facile che ancora ci attende, perché abbiamo tutte le intenzioni di affrontarlo con determinazione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l'Italia, e del deputato Melilla).

(Esame degli ordini del giorno – Doc. VIII, n. 6)

  PRESIDENTE. Passiamo, quindi, all'esame degli ordini del giorno presentati.
  Con riferimento all'ammissibilità degli ordini del giorno presentati, ricordo che i relativi criteri sono stati definiti nel tempo Pag. 5sulla base dei principi generali dell'ordinamento e alla luce del quadro regolamentare delle competenze degli organi della Camera.
  Tali criteri sono riconducibili all'esigenza di assicurarne la compatibilità con l'ordinamento interno, in termini di rispetto delle sfere di competenza e di autonomia attribuite ai vari organi.
  Essi sono inoltre funzionali a garantire che le decisioni dell'Assemblea non prefigurino interventi in contrasto con i principi generali dell'ordinamento, come individuati anche nella giurisprudenza della Corte costituzionale, o con limiti di contenuto o garanzie procedurali fissati dalla legge. Ordini del giorno siffatti non potrebbero in ogni caso essere attuati dall'Ufficio di Presidenza, in quanto contrastanti con l'ordinamento.
  Alla luce, quindi, di questi criteri, come già comunicato all'Ufficio di Presidenza, la Presidenza non ritiene ammissibili i seguenti ordini del giorno: Cozzolino n. 9/Doc. VIII, n. 6/20, volto a prevedere per le Commissioni parlamentari di inchiesta di futura istituzione la possibilità di presentare un rendiconto annuale delle spese sostenute, da allegare al bilancio interno. Una simile disciplina potrebbe, infatti, essere disposta esclusivamente dalla legge o dall'atto monocamerale istitutivo della Commissione d'inchiesta, esulando, quindi, dall'ambito di competenza dell'Ufficio di Presidenza e del Collegio dei questori; Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/41, che concerne l'erogazione di contributi ai partiti politici in assenza dell'esito dei controlli sui rendiconti per l'anno 2013 di competenza della Commissione per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti. L'ordine del giorno è da ritenersi inammissibile in quanto volto a sollecitare, da parte dell'Assemblea, la definizione di indirizzi interpretativi di disposizioni legislative su materia che la legge rimette alla competenza esclusiva dell'Ufficio di Presidenza e della Presidenza. Ricordo, peraltro, che l'Ufficio di Presidenza, nell'esercizio della sua competenza, ha deliberato, nella riunione dello scorso 29 luglio, di non procedere alle predette erogazioni sino alla comunicazione da parte della citata Commissione del giudizio circa la regolarità e la conformità alla legge dei rendiconti 2013 nonché della comunicazione circa l'avvenuta irrogazione di eventuali sanzioni. In questo senso il contenuto dell'ordine del giorno può considerarsi sostanzialmente superato; Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/62 e Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/105, volti a prevedere la soppressione degli assegni vitalizi, anche in corso di erogazione, e la rideterminazione degli importi dovuti secondo il sistema di calcolo contributivo. Gli ordini del giorno hanno, infatti, contenuto sostanzialmente identico a quello di ordini del giorno presentati presso il Senato in occasione della discussione del bilancio interno e giudicati inammissibili in quella sede, in quanto in contrasto con i principi di irretroattività della norma e del legittimo affidamento, come definiti dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell'uomo. Non ritengo di potermi discostare da tale valutazione; in proposito, rilevo, infatti, che l'intervento prospettato dagli ordini del giorno non potrebbe essere realizzato in assenza di un'intesa con l'altro ramo del Parlamento, sia per esigenze di uniformità della disciplina del trattamento previdenziale degli ex parlamentari, che, come è noto, è definita in modo conforme presso le due Camere, sia per l'impossibilità di procedere all'intervento in essi indicato per tutti i casi in cui gli assegni vitalizi siano frutto di periodi di mandato parlamentare svolto presso entrambe le Camere.
  Ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/106, volto a prevedere forme di selezione del personale facente parte degli allegati A e B, che prefigurano per esso procedure preferenziali di reclutamento non consentite dai principi generali dell'ordinamento in materia di accesso agli impieghi pubblici, e l'ordine del giorno riproduce il contenuto dell'ordine del giorno Caparini n.  9/Doc. VIII, n. 4/131, presentato in occasione dell'esame del bilancio Pag. 62014 e dichiarato inammissibile, con analoghe motivazioni, anche in quella occasione.
  Se nessuno chiede di intervenire per illustrare gli ordini del giorno, chiedo al deputato questore, Paolo Fontanelli, di esprimere i pareri.

  RICCARDO FRACCARO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Scusi, questore Fontanelli.

  RICCARDO FRACCARO. Grazie, Presidente. Intervengo perché vorrei sollecitare la Presidenza a rivalutare il giudizio di inammissibilità sull'ordine del giorno a mia prima firma n. 9/Doc. VIII, n. 6/62; giudizio di inammissibilità che lei aveva già espresso, in Ufficio di Presidenza, nella giornata di ieri e che riguarda un ordine del giorno con cui chiedevo, sostanzialmente, di far valutare a quest'Aula l'opportunità di sostituire il sistema dei vitalizi, che tanto scandalo, giustamente, crea nell'opinione pubblica, per gli ex parlamentari e per i futuri ex parlamentari con un sistema che passi dal vitalizio al sistema contributivo, quello che esiste per tutti i cittadini italiani, che spesso hanno pensioni da fame.
  Allora, vorrei contestare, entrando nel merito, il suo giudizio di inammissibilità puntualmente. Lei, Presidente, ha, sostanzialmente, come prima motivazione addotta a sostegno del suo giudizio, sottolineato la retroattività di un'eventuale delibera dell'Ufficio di Presidenza in termini di vitalizi e eliminazione di vitalizi. Cosa significa illegittimità perché retroattivo ? Lei sostiene, Presidente, che si va in questo modo ad intaccare una legittima aspettativa degli ex parlamentari.
  Mi spiego meglio: siccome questi parlamentari sapevano che, una volta cessati dal mandato, avrebbero preso un vitalizio, avevano un'aspettativa di avere una pensione d'oro e devono continuare a prendere la pensione d'oro. Ora, Presidente, ovviamente non contesto nel merito la sua decisione, ma le motivazioni giuridiche che lei ha addotto, perché ricordo, Presidente, che anche l'Ufficio di Presidenza, in questa legislatura, ha spesso adottato delle delibere retroattive; delibere, tra l'altro, da lei fortemente sponsorizzate e sostenute.
  Ne ricordo una fra tutte: il tetto ai dipendenti. Tra l'altro, una delibera retroattiva, perché anche i dipendenti avevano la legittima aspettativa a non avere un tetto e ad arrivare anche a 300 mila euro. Noi li abbiamo abbassati, tra l'altro con il suo benestare, e la legittima aspettativa dei dipendenti non è stata tutelata in Ufficio di Presidenza. Allora, se era legittimo quel provvedimento, mi chiedo come possa essere illegittimo un provvedimento sui vitalizi degli ex parlamentari.
  Un altro esempio: la sospensione dei vitalizi ai condannati. Anche questa delibera dell'Ufficio di Presidenza è stata da lei sostenuta; ovviamente è retroattiva e va ad intaccare una legittima aspettativa, Presidente. Tra l'altro, lei l'ha sostenuta così fortemente che non ci ha permesso nemmeno di porre in votazione le nostre proposte di modifica in Ufficio di Presidenza, se ne ricorderà. Questo riguarda il comportamento, in questa legislatura, dell'Ufficio di Presidenza, ma lo stesso carattere retroattivo è stato spesso sostenuto anche dall'Aula.
  Ricordo a quest'Aula, Presidente, che recentemente avete approvato il cosiddetto «bonus Poletti» che restituisce ai pensionati italiani il 12 per cento dei 13 miliardi che una sentenza della Corte costituzionale aveva dichiarato che era loro diritto avere. Quindi, vi chiedo: i pensionati italiani non avevano, in quel caso, una legittima aspettativa di vedere rispettata una sentenza dell'ordinamento giudiziario italiano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ? Si rispettano o no le sentenze ? Bene, Presidente, allora io mi chiedo qual è la ratio, qual è la coerenza della sua decisione con quanto votato finora sia dall'Aula, che in Ufficio di Presidenza con il suo parere favorevole.
  L'altro punto che mi permetto di sottolineare e contestare, Presidente, è l'opportunità di coordinarsi con il Senato. Lei sostiene che non si possono togliere i Pag. 7vitalizi agli ex deputati della Camera perché dobbiamo fare contemporaneamente, eventualmente, la stessa cosa con il Senato. A parte che si contraddice, perché se è illegittimo, non si può fare che Camera e Senato contemporaneamente...

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  RICCARDO FRACCARO. Presidente, le chiedo qualche minuto in più, perché il tema dei vitalizi è fondamentale. È sua facoltà darmi e togliermi la parola, le chiedo semplicemente di poter spiegare le mie motivazioni che contestano, invece, le sue ragioni, anche perché non posso, poi, spiegare l'ordine del giorno perché me l'ha dichiarato inammissibile, mi permetta almeno di sostenere in quest'ambito il mio intervento sull'ordine dei lavori.
  Ritorno all'opportunità di fare questo provvedimento insieme al Senato. Presidente, sono sicuro, anzi sono certo che lei ha letto, come me, la Costituzione italiana e il Regolamento della Camera dei deputati. I costituenti hanno pensato Camera e Senato come due rami indipendenti ed autonomi del Parlamento, per un motivo semplicissimo, che dovevano essere autonomi nella valutazione della bontà dei provvedimenti. Quindi, non c’è nessun obbligo di adottare un provvedimento o prendere una scelta sulla base di quella dell'altro ramo del Parlamento.

  PRESIDENTE. Concluda.

  RICCARDO FRACCARO. Quindi, l'opportunità non può essere addotta come motivo di inammissibilità. L'opportunità viene scelta dalla politica in base a delle ragioni che ognuno può portare in questa Aula.
  L'ultimo punto e concludo.

  PRESIDENTE. Deve concludere, deputato.

  RICCARDO FRACCARO. Concludo, Presidente, ma questo è importante, lei ha espresso quest'anno, 2015, un giudizio di inammissibilità su un ordine del giorno che chiedeva l'eliminazione dei vitalizi. Durante la votazione del bilancio preventivo del 2014, io ho presentato un analogo ordine del giorno, anzi un ordine del giorno sui vitalizi molto più pesante, che metteva un tetto di 5 mila euro a tutti vitalizi, e lei, Presidente, lo ha dichiarato ammissibile. Allora cosa è cambiato dall'anno scorso a quest'anno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ? Quali interessi quest'anno deve tutelare che non ha tutelato ? Io pretendo, Presidente, che il suo giudizio sia uniforme, anche perché lei si giustifica sempre...

  PRESIDENTE. La ringrazio deputato.

  RICCARDO FRACCARO. Aspetti, Presidente, mi lasci finire.

  PRESIDENTE. No, è oltre un minuto, io le ho dato un minuto addizionale,

  RICCARDO FRACCARO. È sua facoltà di darmi un minuto...

  PRESIDENTE. La ringrazio deputato.

  LUIGI DI MAIO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  LUIGI DI MAIO. Presidente, è chiaro che noi contestiamo queste motivazioni che sono di carattere politico. Lei ha tutto il diritto di fare le sue valutazioni politiche sui nostri ordini del giorno, ma non addurre quelle valutazioni politiche come un giudizio tecnico di inammissibilità, perché io avrei gradito, magari, che il Senato si adeguasse alle scelte della Camera sui vitalizi e non perché il Senato dice che i vitalizi non si possono toccare, allora anche la Camera dice che i vitalizi non si possono toccare. Altrimenti, ci dovete spiegare perché al collega Fraccaro lo stesso ordine del giorno, anzi addirittura più stringente e restrittivo, gli è stato dichiarato ammissibile l'anno scorso.
  Inoltre, intervengo sull'inammissibilità di un mio ordine del giorno che chiede alla Camera dei deputati di non erogare i Pag. 8rimborsi elettorali ai partiti se non c’è una rendicontazione. Io sono ben consapevole che l'ottimo collega Melilla abbia fatto un'istruttoria che ci ha permesso di bloccare i soldi ai partiti se non si fanno le rendicontazioni e la Commissione non analizza queste rendicontazioni. Ma noi questo principio lo vogliamo stabilire con un ordine del giorno, perché sappiamo già che con la «legge Boccadutri» si sta preparando una sanatoria per i partiti per permettere loro di prendersi i rimborsi elettorale senza fare le rendicontazioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Allora, in questa Camera, dobbiamo dirci che le regole valgono per i partiti, così come per i cittadini, perché quando Invitalia, in questo Paese, fa un prestito a un giovane che vuole aprire uno studio professionale o un'impresa gli chiede di rendicontare tutti i soldi che gli dà, gli chiede di rendicontare tutte le spese che deve affrontare.
  Allora, mi dovete spiegare perché solo per i partiti sono pronte sempre le sanatorie, per prendervi i soldi a forfait senza dire come li avete spesi e senza una commissione che li analizzi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Allora, se l'ordine del giorno è superato, non è inammissibile, perché dire che è superato è un giudizio politico. Per noi non è superato, perché sta arrivando la legge Boccadutri, che sana questo problema. Se l'ordine del giorno è inammissibile, ci dovete spiegare un'altra ragione che non sia quella di essere superato. Infatti, anche la relazione di Melilla è una relazione temporanea. Il blocco che abbiamo dato è temporaneo, o in attesa che cambi la legge o in attesa che la commissione faccia il suo lavoro, ma è impossibilitata a farlo.
  Quindi, la Camera dei deputati per noi, al di là delle leggine che vi farete, al di là del fatto che la commissione inizia a funzionare o no, non deve erogare rimborsi elettorali se non ci spiegate come spendete quei soldi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  DAVIDE CAPARINI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CAPARINI. Se il buongiorno si vede dal mattino, devo dire che questa è una pessima giornata, in quanto ci sono 130 mila motivi per accettare l'ordine del giorno che abbiamo presentato per l'abolizione dei vitalizi, che sono le 130 mila persone che questo Parlamento ha esodato, ovvero alle quali questo Parlamento non ha riconosciuto un diritto acquisito.
  Se per queste 130 mila persone valeva il principio per cui in corsa le regole si cambiano, io non capisco perché lo stesso principio non possa valere per noi. A maggior ragione dovrebbe valere per i parlamentari. A maggior ragione, proprio perché siamo in un momento di gravissima difficoltà, dovremmo prendere in mano la norma dei vitalizi e cambiarla. Come ? Noi abbiamo chiesto semplicemente di applicare ciò che viene applicato a tutti i cittadini, ovvero la legge Fornero. Voi l'avete votata, voi l'avete voluta, applichiamola come principio anche ai parlamentari, equiparandoli a tutti i cittadini, come dovrebbe essere.
  Ci sono dei problemi di ammissibilità, signor Presidente ? Lei dice che ci sono i diritti acquisiti, quindi non possiamo modificarla per quanto riguarda i vecchi parlamentari ? Cosa scandalosa, perché vi ricordo che ci sono parlamentari che prendono il vitalizio pur essendo stati qua un solo giorno e hanno percepito centinaia di migliaia di euro per un solo giorno di Camera dei deputati. Allora, se voi non avete intenzione di intervenire su questi scandalosi vitalizi, che sono stati erogati a mani basse nel passato, per motivi di costituzionalità, io non sono d'accordo. Però potrei accedere a questa richiesta, in quanto supponete ci siano dei problemi di costituzionalità e di ammissibilità, che io comunque vi contesto. Ma ciò non toglie che per quanto riguarda il futuro, scusatemi, non c’è alcun motivo per cui noi qui, tutti insieme, non si affronti questo problema.
  Quindi, io mi sarei aspettato una proposta di riformulazione, per lo meno, per quanto riguarda il mio ordine del giorno, Pag. 9che – ribadisco – chiede di equiparare il trattamento dei deputati a quello di qualsiasi altro cittadino di questo Paese. Ovvero, stante i problemi di costituzionalità per quanto riguarda il pregresso, che lei ha evidenziato e che comunque non condivido, mi sarei aspettato una richiesta di riformulazione per parlare del futuro. Infatti, se noi facciamo passare un altro anno, ci troveremo ancora un altro anno perso e soprattutto ennesimi costi a carico del bilancio dello Stato e, quindi, a carico del contribuente.
  Allora, signor Presidente, la domanda è molto semplice: affrontiamo o no la questione scandalosa dei vitalizi dei deputati ? E, se l'affrontiamo, qual è il luogo migliore per farlo, se non la Camera dei deputati (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord e Autonomie - Lega dei Popoli - Noi con Salvini e MoVimento 5 Stelle) ?

  GIANNI MELILLA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANNI MELILLA. Grazie, signora Presidente. Intervengo solo per una doverosa informazione ai cittadini che ci ascoltano. Dal 2012 i vitalizi dei parlamentari sono assoggettati al sistema contributivo. Quindi, le denunce che i colleghi della Lega e del MoVimento 5 Stelle stanno facendo si riferiscono a vitalizi del passato.
  Tutti i parlamentari che siedono in quest'Aula e tutti i senatori che sono nell'altro ramo del Parlamento hanno dei vitalizi il cui meccanismo è analogo a quello di tutti i lavoratori italiani. Naturalmente, c’è un problema che riguarda gli ex parlamentari, i quali percepiscono da tempo il vitalizio. È una questione molto delicata su cui dobbiamo operare, insieme naturalmente al Senato, perché il meccanismo è uguale. Le delibere approvate nel 2012, che hanno consentito l'accesso al sistema contributivo nel calcolo di queste pensioni, di questi vitalizi degli ex parlamentari, sono identiche tra Camera e Senato ed è evidente che noi dobbiamo procedere in modo analogo. Dico questo perché a volte si vuole propagandare rispetto ai cittadini un'inamovibilità dei privilegi della cosiddetta, tra virgolette, «casta», invece dal 2012 su questo argomento è stata prodotta una riforma secondo me ispirata a criteri di grande equità e che valgono allo stesso modo per i lavoratori e per i parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  EDMONDO CIRIELLI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  EDMONDO CIRIELLI. Signora Presidente, colleghi, noi per una questione tecnica non abbiamo potuto presentare un ordine del giorno analogo a quello del collega Caparini, di cui condividiamo le finalità. Allo stesso tempo, quindi, anche noi non riteniamo congruo e logico, per l'insieme dei modi che finora hanno caratterizzato questa legislatura, che questo ordine del giorno venga dichiarato non ammissibile. Riteniamo che oggettivamente ha ragione il collega Melilla, ossia che è stata fatta una riforma già assolutamente adeguata, quella del 2012, dove si è deciso di passare, così come è accaduto per tutti i cittadini italiani, da un sistema retributivo a un sistema contributivo, che oggi investe tutti gli attuali parlamentari e investe sostanzialmente il trattamento previdenziale, o vitalizio che dir si voglia, per il futuro. È chiaro che esiste un tema, atteso che è stato fatto con altri cittadini, ossia quello di potere rivedere in maniera retroattiva il sistema previdenziale nel senso contributivo come patto generazionale per garantire a tutti i lavoratori giovani del futuro un adeguato sistema previdenziale. E bisogna iniziare sicuramente dalla Camera. Quindi, crediamo sia giusto rivedere in senso contributivo tutti i vitalizi, quelli che vengono erogati e quelli che saranno erogati nel futuro.
  Ma l'altro scandalo, che è lo scandalo degli scandali, che, guarda caso, nessun gruppo solleva, soprattutto qualche gruppo che magari ha tutti i parlamentari alla prima legislatura, è che un parlamentare, a differenza di un cittadino qualunque, Pag. 10dopo soli cinque anni debba avere un trattamento previdenziale. Allora, io credo che, da questo punto di vista, quello che impatta veramente sul piano finanziario sulle casse della Camera e quello che impatterà anche nel futuro è la vergogna che una persona che versa per soli cinque anni debba avere poi un vitalizio, sebbene con il sistema contributivo. Allora, io credo che certamente non è con l'ordine del giorno che si può affrontare un ragionamento del genere e da questo punto di vista capisco la Presidenza della Camera e il Collegio dei questori. Noi come gruppo di Fratelli d'Italia da tempo abbiamo mandato una nota chiedendo una discussione ampia della revisione del sistema dei vitalizi, nel senso di trasformarlo in sistema previdenziale vero, ma con un sistema pienamente contributivo e, allo stesso tempo, di eliminare la vergogna che con una sola legislatura, con soli cinque anni, centinaia di parlamentari prenderanno poi un trattamento previdenziale, ancorché proporzionale a quanto versato, ma sicuramente una vergogna rispetto a tanti altri cittadini che, invece, devono versare per oltre trent'anni per avere un trattamento previdenziale.

  ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. Grazie, Presidente. Concordiamo che non sia questa la sede per discutere dei vitalizi dei parlamentari e che esistano dei temi che riguardano la costituzionalità. Io dico purtroppo, perché non sono mai stato d'accordo in generale sulla giurisprudenza che si è formata negli anni sui diritti acquisiti, inclusa quella in materia pensionistica sulle pensioni d'oro, che credo sia una giurisprudenza da discutere. Le sentenze si rispettano ma si possono anche criticare. Sono invece convinto che questa questione vada risolta in Parlamento e Scelta Civica è l'unico partito che ha cercato di risolvere il problema dei diritti acquisiti prima con un disegno di legge costituzionale, poi presentando degli emendamenti alla riforma che prevedevano semplicemente che, se viene riconosciuto un vitalizio, quel vitalizio, quella forma previdenziale deve essere equa, ragionevole e proporzionale ai contributi e alla durata del mandato. Non devo ricordare come è andato il voto ma vorrei solo ricordare all'onorevole Caparini che la Lega ha votato in blocco contro quell'emendamento che, se approvato, avrebbe risolto definitivamente il tema dei diritti acquisiti (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia). Quindi le lezioni di questo tipo non credo che possano essere date in questo modo. Ci sono dei disegni di legge anche nel merito, sull'argomento dei vitalizi, e credo che se questo Parlamento vuole fare un lavoro serio deve semplicemente lavorare per calendarizzare e discutere subito sia i provvedimenti che abbiamo presentato come Scelta Civica, che tendono a risolvere il tema dal punto di vista costituzionale e cancellare la scusa, perché così la definisco, dei diritti acquisiti, sia i disegni di legge che nella sostanza vanno a risolvere questo problema. È inutile continuare a discuterne a ordini del giorno, a dichiarazioni sui giornali o a interventi in televisione. Da settembre quei provvedimenti dovranno essere calendarizzati e allora vedremmo chi vuole davvero intervenire su questo tema (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

  ANDREA CAUSIN. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ANDREA CAUSIN. Grazie, Presidente. Premetto che intervengo a titolo personale e non a nome del mio gruppo. Tuttavia credo che avrebbe fatto bene e sarebbe stato opportuno per l'istituzione che lei rappresenta, signor Presidente, fare in modo di poter svolgere la discussione proposta dall'ordine del giorno di cui, invece, si ritiene di dichiarare l'inammissibilità. Il 31 dicembre dello scorso 2014 ho operato la rinuncia al vitalizio regionale. Avevo maturato otto anni e in questi Pag. 11otto anni avevo versato 120 mila euro e, in virtù dei 120 mila euro versati, avrei percepito circa 2 milioni e mezzo di euro secondo la speranza della vita media degli italiani. Ho operato questa scelta perché trovavo assolutamente inopportuno rispetto al contesto delle mie relazioni personali, degli amici che fanno gli imprenditori e dei lavoratori che hanno la mia età che vi fosse una disuguaglianza di questo tipo. E allora discutere dell'abolizione o della rideterminazione – perché di questo stiamo parlando, della rideterminazione dei vitalizi – non significa toccare un diritto acquisito ma significa agire rispetto ad una vergognosa disuguaglianza che ancora caratterizza questo Paese. Credo che lei abbia operato anche bene per restituire dignità a questa istituzione. Però non si conferisce dignità a questa istituzione mettendo i deputati in condizioni di non lavorare e magari mettendoli nel sottoscala per una legislatura come è capitato a molti di noi. La dignità a questa istituzione si conferisce, ad esempio, eliminando delle vergognose disuguaglianze che non ci rendono credibili nella nostra opera di legislatori quando andiamo, ad esempio, a praticare l’austerity di fronte ad una crisi che ha colpito il nostro Paese e che mette in evidenza i costi insostenibili della pubblica amministrazione e dello Stato rispetto al tema della competitività. Ritengo che questa discussione andava fatta, che era giusto nei confronti di questa istituzione che lei rappresenta che fosse fatta e che era giusto, doveroso e dignitoso rispetto agli italiani affrontare un argomento che ancora oggi continua ad essere una vergognosa disuguaglianza (Applausi di deputati del gruppo Per l'Italia - Centro Democratico)

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Caso. Devo ricordare che fino adesso un deputato per gruppo ha parlato sulla inammissibilità. Direi che per me il dibattito su questo si è concluso. Quindi, deputato Caso, se si tratta di un richiamo al Regolamento le do la parola, se invece interviene di nuovo sulla inammissibilità non le do la parola perché si sono già espressi i deputati del suo gruppo.

  VINCENZO CASO. Grazie Presidente, i miei colleghi, però, non hanno completato quello che si voleva dire in nome del gruppo; insomma, volevamo un attimo concludere il discorso, in quanto il deputato Fraccaro e il deputato Di Maio non sono riusciti a concludere il discorso. Presidente, veramente trenta secondi, solo per dire che è veramente assurdo far passare, oggi, il concetto che il vitalizio sia calcolato allo stesso modo delle pensioni che vengono calcolate per tutti i cittadini, almeno, anche se è stata data l'ammissibilità, portiamo un attimo di chiarezza, perché non è così. Semplicemente non è così, perché non è applicata la legge Fornero ai vitalizi dei deputati e perché i deputati ricevono poi un vitalizio, non dopo tanti anni di contributi, ma semplicemente dopo cinque anni che sono qui dentro. Quindi, questo deve essere chiaro, almeno, anche se non ne potremo più discutere. Questo almeno vogliamo che sia chiaro, perché bastano cinque anni affinché poi i vitalizi vengano erogati a tutti i deputati che in questo momento siedono qui. Su questo, almeno, diamo chiarezza a tutti i cittadini. Nessun cittadino dopo cinque anni di contributi riceve una pensione o un vitalizio.
  Questo vogliamo che sia chiaro, è veramente un privilegio ed è per noi veramente assurdo che non se ne possa parlare qui. È veramente assurdo perché quando si tratta di togliere ai deputati qui non se ne può parlare, quando si tratta invece di darli come il finanziamento pubblico ai partiti siete pronti a farvi una leggina apposita. Complimenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Colleghi, comunque la questione è già stata ampiamente dibattuta ieri, in Ufficio di Presidenza. Io oggi in apertura ho già dato le motivazioni per cui ritengo inammissibili questi ordini del giorno, voi avete espresso il vostro parere, io ribadisco i criteri che avevo già anticipato Pag. 12e confermato in Ufficio di Presidenza. Quindi per me la discussione su questi punti adesso è superata e direi di andare avanti.

  DAVIDE CRIPPA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Deputato Crippa, ho già detto che su questo tema non voglio riaprire il dibattito, ognuno ha potuto esprimere il proprio parere sui criteri di ammissibilità, io ho ribadito i miei, quindi, a questo punto lei ci deve consentire di andare avanti.

  DAVIDE CRIPPA. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

  PRESIDENTE. Su quale articolo del Regolamento intende intervenire ?

  DAVIDE CRIPPA. Sull'articolo 8.

  PRESIDENTE. Se è sull'ammissibilità io non...

  DAVIDE CRIPPA. No, non entro nel merito dei contenuti dell'inammissibilità, volevo solo farle presente, da un punto di vista formale, del Regolamento, che in altri casi quando vi è analogia di materia, e in questo caso ci sono ordini del giorno presentati in passato sempre sulla medesima materia, i criteri di ammissibilità vengono fatti in maniera estensiva e in maniera proporzionale. Quindi, nel momento in cui questo ordine del giorno è stato possibile votarlo, perché lei l'ha considerato ammissibile in passato, oggi, su quella materia lei ci sta dicendo, di fatto, che è inammissibile ed è la stessa materia. Da un punto di vista formale...

  PRESIDENTE. La devo interrompere, perché non è così.

  DAVIDE CRIPPA. Invece sì !

  PRESIDENTE. Deputato Crippa, lei sta dando un'informazione a quest'Aula che non è corretta. Una cosa è il tetto, una cosa è il ricalcolo, parliamo di due temi diversi, sempre riferiti al vitalizio, ma su due questioni diverse. Quindi, a questo punto, penso che tutti gli ambiti siano stati chiariti. Quell'ordine del giorno non ha lo stesso contenuto di quello che è stato dichiarato inammissibile. Quello fissava il tetto, qui parliamo del ricalcolo.

  RICCARDO FRACCARO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Quindi colleghi, veramente, a questo punto direi di andare avanti, perché voi vi ostinate a non rispettare le regole, a voler di nuovo riaprire una discussione che non ha più nulla da...

  RICCARDO FRACCARO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

  PRESIDENTE. È già stato affrontato il tema (Commenti del deputato Di Battista)...

  PRESIDENTE. Deputato Di Battista, si esprima con proprietà, non è che lei richiama all'ordine capisce... io voglio proseguire i lavori...

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Ho detto: Fraccaro !

  RICCARDO FRACCARO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento !

  PRESIDENTE. No, ho detto che su questo tema non do più la parola, perché è stato affrontato.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 10,30).

  PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Pag. 13

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame degli ordini del giorno – Doc. VIII n. 6)

  RICCARDO FRACCARO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

  PRESIDENTE. Colleghi, voi chiedete la parola sul Regolamento per ritornare sull'ammissibilità.
  Deputato Fraccaro, lei vuole intervenire sul Regolamento oppure no ? Vuole parlare, deputato Fraccaro ? Prego.

  RICCARDO FRACCARO. Grazie, Presidente. Richiamo al Regolamento: articolo 8, buon andamento dei lavori. Presidente, io credo che il suo ruolo di garanzia deve essere, in qualche modo, attuato almeno una volta all'anno, e oggi potrebbe essere l'occasione giusta, perché, Presidente, se lei in quest'Aula dice – e non entro nel merito – che è inammissibile un ordine del giorno perché potrebbe essere la successiva delibera conseguente retroattiva e quindi incostituzionale, e poi mi dice che non è incompatibile con la decisione di ammissibilità dell'anno scorso su un ordine del giorno sulla stessa materia, che era retroattiva, perché un ordine del giorno parlava del tetto e un ordine del giorno parlava del ricalcolo. Sia il tetto che il ricalcolo erano retroattivi, quindi lei deve spiegare a quest'Aula perché la sua decisione è diversa sulla base della motivazione che ha portato ! Non se lo può inventare di sana pianta solo per giustificare quello che ha detto prima, deve essere ragionevole il suo intervento, se no il ruolo di garanzia non c’è, perché se no sembra schizofrenica ! Io sono sicuro che non è schizofrenica, allora penso che lei oggi non voglia farci discutere dell'ordine del giorno sui vitalizi per salvare la faccia ad una forza politica che, tra l'altro, non è neanche la sua forza politica, ma che è diventata la sua forza politica, a cui risponde evidentemente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché altrimenti avrebbe il coraggio di garantire la possibilità delle opposizioni di portare una materia all'ordine del giorno di quest'Aula.
  L'opposizione serve per questo: a volte serve anche per smascherare il comportamento opportunistico, utilitaristico e bugiardo della maggioranza che ci governa, perché – le spiego, Presidente – dopo la figuraccia con la delibera sui vitalizi ai condannati che ha portato alla sospensione di dieci – dieci !- vitalizi su 1.543, il Partito Democratico ha depositato una proposta di legge che prevedeva lo stesso contenuto del mio ordine del giorno; quindi, anche la maggioranza in quest'Aula reputa quest'ordine del giorno costituzionale, evidentemente, visto che hanno depositato una proposta di legge (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Il mio ordine del giorno serve per smascherare la loro ipocrisia, che depositano una proposta di legge che non verrà mai discussa in quest'Aula solo per dire ai loro elettori che sono contro i vitalizi !

  PRESIDENTE. Deputato Fraccaro... io già mi sono espressa su questo. Le ho dato le motivazioni.

  RICCARDO FRACCARO. Mi lasci terminare e non mi interrompa, Presidente !

  PRESIDENTE. No, lei sta parlando su un tema di cui abbiamo già parlato in Ufficio di Presidenza, abbiamo già parlato qui: ho ribadito i criteri di inammissibilità e li hanno capiti tutti. Se lei non è d'accordo, mi dispiace, ma purtroppo la mia decisione è questa e la deve accettare. La deve accettare !

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Presidente, richiamo al Regolamento. Non parlerò Pag. 14dell'ordine del giorno. Articolo 8, Presidente. Che lei stia facendo da parafulmine al Governo è palese...

  PRESIDENTE. Queste sono illazioni che...

  ALESSANDRO DI BATTISTA. No, sono opinioni, non illazioni.

  PRESIDENTE. No, sono illazioni. Lei rispetti la Presidenza. Queste sono illazioni che non le competono.

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Opinioni politiche...

  PRESIDENTE. La Presidenza sta svolgendo il suo ruolo...

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Lo fa lei il richiamo al Regolamento o lo faccio io ?

  PRESIDENTE. Dico che lei...

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Mi faccia esprimere, allora !

  PRESIDENTE. ...non può continuare a fare sempre illazioni sulla Presidenza.

  ALESSANDRO DI BATTISTA. No, le mie sono opinioni.

  PRESIDENTE. Se lei ha qualcosa da dire sul Regolamento, la dica. Sul Regolamento, la dica.

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Posso Presidente ? Posso andare avanti ? Grazie. Lei già un paio di anni fa fece, in quel caso, illazioni quando io dissi...

  PRESIDENTE. No, guardi... non è possibile che lei prenda quest'occasione per fare una cronistoria dell'operato della Presidenza. Non è questa la sede !

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Oltre a Napolitano, non si può neanche nominare lei ?

  PRESIDENTE. Ci stiamo occupando di altro. Entri nel merito. Qual è il richiamo al Regolamento ?

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Il richiamo al Regolamento...

  PRESIDENTE. Qual è ? Che cosa non va ? Dica qual è l'articolo e stia nel merito.

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Presidente, quattro parole di seguito senza interruzione me le fa pronunciare ? Quattro ! Poc'anzi, Presidente Boldrini, lei mi ha richiamato dicendo, se non sbaglio, «utilizzi un linguaggio consono», già delle parole che lei utilizzò quando due anni fa io dissi che il PD era peggio del PDL e lei rispose: «non offenda»; e si offesero probabilmente coloro del PDL. Lei mi ha detto poc'anzi «usi un linguaggio consono»: volevo dire soltanto che io ho nominato il deputato Fraccaro. Quindi, se per lei pronunciare la parola «Riccardo Fraccaro» non è un linguaggio consono, evidentemente è un problema interno...

  PRESIDENTE. D'accordo, la ringrazio deputato...

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Mi toglie la parola, Presidente ? Mi censura ?

  PRESIDENTE. Ma che cosa deve aggiungere ? Aggiunga quello che vuole aggiungere, vada al punto !

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Mi lascia concludere o mi vuole censurare ulteriormente ?

  PRESIDENTE. Concluda !

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Quindi, secondo il mio modesto parere, Presidente, è possibilità e diritto di un parlamentare della Repubblica nominare Fraccaro.

  PRESIDENTE. Va bene.

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Se lei poi mi dice che lo devo fare utilizzando il Pag. 15microfono, ha perfettamente ragione. Quindi d'ora in poi le chiederò oggi la parola ripetutamente. Grazie Presidente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  MATTEO RICHETTI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà, deputato Richetti. Su che cosa però ? Mi dica se è un richiamo al Regolamento o su che cosa, perché hanno già parlato....

  MATTEO RICHETTI. Grazie Presidente, per fatto personale visto che Fraccaro ha fatto riferimento alle motivazioni che stanno dietro al deposito di una proposta di legge (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Cosa pensa il Partito Democratico sui vitalizi è agli atti della regione Emilia Romagna...

  PRESIDENTE. Va bene.

  MATTEO RICHETTI. ... ed è bene che gli italiani sappiano che a seguito...

  PRESIDENTE. Va bene.

  MATTEO RICHETTI. ... di questo ordine del giorno i vitalizi rimangono...

  PRESIDENTE. D'accordo.

  MATTEO RICHETTI. ... con la proposta di legge del Partito Democratico i vitalizi si aboliscono.

  PRESIDENTE. D'accordo, la ringrazio, la ringrazio.
  Se nessun intende intervenire per illustrare gli ordini del giorno chiedo al deputato questore, Paolo Fontanelli, di esprimere i pareri del Collegio dei questori sugli ordini del giorno presentati.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Grazie Presidente. Nell'esprimere i pareri innanzitutto una rapida avvertenza sul fatto che tutti i pareri hanno la valutazione finale sull'invito «a valutare l'opportunità di» – questa è la prassi e la consuetudine consolidata – e che i pareri che noi diamo sono sul dispositivo, non tanto sulle premesse. Solo, mi pare, in un caso abbiamo fatto delle obiezioni che riguardano anche il contesto delle premesse, perché francamente inaccettabili, però nella nostra elaborazione dei pareri vi è un giudizio e una valutazione che sono esclusivamente rivolti al dispositivo e alla proposta finale dell'ordine del giorno.
  L'ordine del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/1 è accolto come raccomandazione.
  L'ordine del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/2 è accolto, a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «prevedere una procedura semplificata per il rilascio dell'accredito valido per l'accesso alla galleria dei Presidenti ai collaboratori dei deputati».
  L'ordine del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/3 è accolto, a condizione che il dispositivo sia così riformulato: «a mantenere un accesso a titolo gratuito alle suddette agenzie di stampa nelle more della complessiva ridefinizione, attualmente in corso, delle condizioni di abbonamento alle fonti di informazione».
  Gli ordini del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/4 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/5 sono accolti.
  L'ordine del giorno Baldelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/6 è accolto. Ovviamente sarà necessario procedere alle opportune verifiche tecniche ed economiche.
  L'ordine del giorno Bernardo n. 9/Doc. VIII, n. 6/7 è accolto come raccomandazione: la materia sarà sottoposta alla contrattazione, garantendo le esigenze funzionali dell'amministrazione sotto il profilo dei fabbisogni di personale.
  L'ordine del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/8 è accolto come raccomandazione.
  L'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/9 è accolto, a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «prevedere Pag. 16termini più stringenti per la pubblicazione del bollettino degli organi collegiali».
  L'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/10 è accolto, a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «invita il Collegio dei questori a valutare l'opportunità di riferire ogni sei mesi all'Ufficio di Presidenza sullo stato di attuazione degli ordini del giorno al bilancio interno».
  L'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/11 è accolto, se il dispositivo è così riformulato: «proseguire nell'individuazione di misure atte a conseguire ulteriori risparmi nelle spese di viaggio degli ex deputati nella prospettiva di un loro progressivo superamento». Faccio presente che tale obiettivo corrisponde alla proposta formulata in materia dal Collegio dei questori all'Ufficio di Presidenza, che prevede una drastica riduzione dello stanziamento di bilancio relativo alle spese in questione e la limitazione del loro rimborso alla sola tratta tra la residenza e la Camera dei deputati.
  Sugli ordini del giorno: Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/12, n. 9/Doc. VIII, n. 6/13, n. 9/Doc. VIII, n. 6/14, n. 9/Doc. VIII, n. 6/15, n. 9/Doc. VIII, n. 6/16 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/17, e Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/18 c’è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/19 è accolto a condizione che il dispositivo venga riformulato nel modo seguente, altrimenti il parere è contrario: a valutare ove l'organo competente, ossia la Giunta per il Regolamento, disponga nel senso della pubblicazione dei precedenti – essendo il tema in discussione nell'ambito delle riforme regolamentari – le misure organizzative e tecniche necessarie per procedere alla loro pubblicazione su Internet.
  L'ordine del giorno Cozzolino n. 9/Doc. VIII, n. 6/20 è tra quelli inammissibili.
  Sull'ordine del giorno Paolo Nicolò Romano n. 9/Doc. VIII, n. 6/21 c’è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Paolo Nicolò Romano n. 9/Doc. VIII, n. 6/22 è accolto a condizione che il dispositivo venga riformulato nel modo seguente: «a valutare modalità di interlocuzione con i rappresentanti della categoria dei collaboratori parlamentari, ai fini di un confronto sulle problematiche connesse alla loro professione e per un migliore funzionamento delle attività e dei servizi da essi offerti».
  Sull'ordine del giorno Ciprini n. 9/Doc. VIII, n. 6/23 il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/24 è accolto, si tratta infatti di un indirizzo già in corso di attuazione.
  L'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/25 è accolto, si tratta infatti di un indirizzo già in corso di attuazione.
  L'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/26 è accolto a condizione che il dispositivo venga riformulato nel modo seguente, altrimenti il parere è contrario: «a prevedere per gli incarichi di prossima attribuzione, o in occasione del rinnovo di incarichi in essere, l'obbligo per il consulente di fornire il proprio curriculum vitae da pubblicare sul sito in apposita sezione Spese e trasparenza, unitamente all'indicazione della remunerazione».
  L'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/27 è accolto a condizione che il dispositivo venga riformulato, altrimenti il parere è contrario, nel senso di sopprimere il secondo capoverso. Faccio presente che la restituzione al bilancio dello Stato non comporta un risparmio per il bilancio della Camera.
  Sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/28 c’è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/29 è accolto a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di: sopprimere il primo capoverso e riformulare il secondo nel modo seguente: «a proseguire i contatti con le imprese di car sharing e a sollecitare Roma Capitale a definire un'area di parcheggio nelle adiacenze di Palazzo Montecitorio».
  L'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/30 è accolto a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente, altrimenti il parere è contrario: Pag. 17«individuare, valutandone anche l'impatto economico, eventuali soluzioni tecniche che consentano di segregare le aree fumatori con pareti e continuare nell'opera di sensibilizzazione circa il rispetto del divieto di fumo»; preciso, per la parte motiva, che le attuali aree attrezzate per i fumatori sono assolutamente idonee a garantire la tutela della salute, come dimostrato dal costante monitoraggio effettuato dall'Istituto superiore di sanità.
  Sull'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/31 c’è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/32 è accolto.
  Sull'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/33 c’è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/34 è accolto.
  Sugli ordini del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/35 e Sorial n. 9/Doc. VIII, n. 6/36 c’è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Cariello n. 9/Doc. VIII, n. 6/37 è accolto.
  L'ordine del giorno Carinelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/38 è accolto come raccomandazione.
  Sull'ordine del giorno Carinelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/39 c’è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Alberti n. 9/Doc. VIII, n. 6/40 è accolto a condizione che sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «la Camera, premesso che il bilancio triennale 2015-2017, allegato al bilancio di previsione del 2015, evidenzia un aumento della spesa nel 2016 e nel 2017 rispetto al 2015, invita l'Ufficio di Presidenza e il collegio dei Questori a proseguire nella revisione e razionalizzazione della spesa della Camera anche nel secondo e nel terzo anno del triennio in corso e nel perseguimento dell'obiettivo di ridurre l'avanzo di amministrazione con restituzione al bilancio dello Stato delle quote del medesimo che al termine di ciascun esercizio non risultino funzionali a garantire l'equilibrio del bilancio dell'Istituzione».
  L'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/41 è tra quelli inammissibili, mentre l'ordine del giorno Alberti n. 9/Doc. VIII, n. 6/42 è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno Cozzolino n. 9/Doc. VIII, n. 6/43 è accolto, ma restano ovviamente salve le esigenze della privacy che il Collegio dei Questori ha tenuto in considerazione in un progetto che verrà sottoposto alla valutazione dell'Ufficio di Presidenza.
  L'ordine del giorno Cozzolino n. 9/Doc. VIII, n. 6/44 è accolto come raccomandazione, mentre l'ordine del giorno Spadoni n. 9/Doc. VIII, n. 6/45 è accolto.
  L'ordine del giorno Spadoni n. 9/Doc. VIII, n. 6/46 è accolto a condizione che il dispositivo sia così riformulato altrimenti il parere è contrario: «prevedere che il rimborso dei trasferimenti ferroviari dei deputati avvenga coniugando l'esigenza di contenimento dei costi con quelli di garanzia della disponibilità dei posti nella tratta prescelta». Ovviamente, in questa formulazione non c’è nessun automatismo, ma ci sarà un dispositivo regolamentare elaborato dai Questori e va comunque sottolineato che in questo periodo già un'indicazione di tal senso è data agli Uffici e i risparmi sono già consistenti rispetto al sistema del rimborso dei biglietti ferroviari.
  Per quanto riguarda l'ordine del giorno Carinelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/47 è accolto come raccomandazione e, ovviamente, dovrà essere effettuata una valutazione dei relativi costi. L'ordine del giorno Crippa n. 9/Doc. VIII, n. 6/48 è accolto come raccomandazione a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «continuare nell'istruttoria avviata dall'apposito gruppo di lavoro tecnico volta a conseguire significativi risparmi in tale ambito».
  L'ordine del giorno Crippa n. 9/Doc. VIII, n. 6/49 è accolto...

  PRESIDENTE. Colleghi, è possibile abbassare il tono della voce per favore ?

  PAOLO FONTANELLI, Questore. L'ordine del giorno Manlio Di Stefano n. 9/Pag. 18Doc. VIII, n. 6/50 è accolto a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «prevedere in senso restrittivo i criteri di rimborso delle spese di missione allo scopo di conseguire ulteriori risparmi in tale ambito».
  L'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/51 è accolto come raccomandazione, a tenere conto delle esigenze prospettate dall'ordine del giorno all'atto della modifica dell'articolo 74 del RAC, che si renderà necessario a seguito dell'accoglimento dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/25, su cui si è già espresso parere favorevole.
  L'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/52 è accolto a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: alla lettera a) sostituire le parole «rendere obbligatoria» con la seguente: «incentivare»; alla lettera c) invece, dopo la parola «valutare» aggiungere le seguenti: «previa verifica sul piano economico, tecnico ed organizzativo».
  L'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/53 è accolto a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «continuare a disincentivare l'uso del fax in vista della sua eliminazione per riferire all'Ufficio di Presidenza sui risultati conseguiti entro il 31 dicembre 2015».
  L'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/54 è accolto a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «proseguire nelle attività di realizzazione di nuovi impianti e prevedere da subito un aumento dei canali a disposizione delle Commissioni, ferme restando le compatibilità finanziarie e fatte salve eventuali riforme regolamentari del regime di pubblicità dei lavori parlamentari».
  L'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/55 è accolto, mentre sull'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/56 vi è l'invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/57 è accolto come raccomandazione. Preciso che gli interventi nel settore impiantistico devono essere effettuati in conformità alle norme tecniche e nel rispetto della normativa sulla sicurezza del lavoro e devono tener conto delle peculiarità storico-artistiche dei palazzi. L'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/58 è accolto a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «proseguire con misure che disincentivino la richiesta delle dotazioni dei quotidiani cartacei ancora nella disponibilità dei deputati titolari di incarico istituzionale, con l'obiettivo di giungere in tempi brevi alla totale soppressione».
  L'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/59 è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/60 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/61 è accolto a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «sottoporre quanto prima all'Ufficio di Presidenza una proposta di modifica della normativa vigente volta: 1) a ridurre le consistenze dell'Allegato B, alla delibera dell'Ufficio di Presidenza n. 227/2012, in modo da tener conto, in particolare, dell'attività lavorativa effettivamente prestata dai soggetti ivi ricompresi presso i gruppi parlamentari o presso le segreterie dei deputati titolari di carica istituzionale interna nella presente e nella precedente legislatura; 2) ferma restando la prospettiva del superamento dell'Allegato B, a rimodulare gli obblighi di assunzione attualmente previsti nel passaggio tra legislature in modo da assicurare una maggiore gradualità nella progressiva attenuazione degli obblighi medesimi».
  L'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/62 è inammissibile. Sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/63 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/64 è accolto a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «introdurre un principio di rotazione nell'assegnazione dei Pag. 19consiglieri Capo Servizio alle diverse strutture dell'amministrazione da attuare senza rigidi automatismi, in modo tale da garantire prioritariamente le esigenze di funzionalità dell'amministrazione».
  L'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/65 è accolto come raccomandazione, a condizione che il dispositivo sia riformulato sopprimendo il secondo capoverso, altrimenti il parere è contrario. Sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/66 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/67 è accolto a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: sopprimere il punto 1), in quanto già risolto attraverso la relazione sullo stato dell'amministrazione; sostituire i punti 2) e 3) con il seguente: «integrare la relazione sullo stato dell'amministrazione con l'indicazione degli apporti offerti ai fini dell'erogazione dei servizi dal personale appartenente a società esterne»; all'ultimo capoverso sopprimere le parole da «prevedendo» fino alla fine del capoverso, in quanto il programma dell'attività amministrativa riguarda solo gli obiettivi amministrativi con effetti finanziari.
  L'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/68 è accolto. Faccio presente che l'Agenzia del demanio è stata più volte interpellata dal Collegio dei questori per individuare una soluzione alternativa al centro di Castelnuovo di Porto ma, nonostante i ripetuti solleciti, non ha trovato una soluzione idonea, almeno finora.
  Sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/69 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario. Gli ordini del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/70 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/71 sono accolti. Sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/72 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/73 è accolto a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «aumentare ulteriormente la quota dei premi assicurativi a carico del fondo di solidarietà». L'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/74 è accolto. Faccio presente che sarà svolta la necessaria istruttoria tecnica, economica e regolamentare. L'ordine del giorno Bindi n. 9/Doc. VIII, n. 6/75 è accolto come raccomandazione.
  L'ordine del giorno Zaccagnini n. 9/Doc. VIII, n. 6/76 è accolto. Preciso, peraltro, che dal 31 agosto 2015 la Camera non acquisterà più direttamente derrate alimentari.
  L'ordine del giorno Melilla 9/Doc. VIII, n. 6/77 è accolto.
  L'ordine del giorno Melilla 9/Doc. VIII, n. 6/78 è accolto come raccomandazione. Si tratta di una misura già in corso di attuazione.
  L'ordine del giorno Marcon 9/Doc. VIII, n. 6/79 è accolto come raccomandazione, a condizione che il dispositivo sia riformulato in conformità al dispositivo dell'ordine del giorno Caparini 9/Doc. VIII, n. 6/121, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Melilla 9/Doc. VIII, n. 6/80 è accolto. Faccio presente che l'utilizzo del formato elettronico per la presentazione di atti di iniziative parlamentari è già oggi possibile, ma il suo utilizzo da parte dei deputati è sporadico.
  L'ordine del giorno Abrignani 9/Doc. VIII, n. 6/81 è accolto come raccomandazione. La materia sarà sottoposta alla contrattazione garantendo le esigenze funzionali dell'amministrazione sotto il profilo dei fabbisogni di personale.
  L'ordine del giorno Pisicchio 9/Doc. VIII, n. 6/82 è accolto come raccomandazione. La materia sarà sottoposta alla contrattazione garantendo le esigenze funzionali dell'amministrazione sotto il profilo dei fabbisogni di personale.
  L'ordine del giorno Pisicchio 9/Doc. VIII, n. 6/83 è accolto come raccomandazione, a condizione che il dispositivo venga riformulato negli stessi termini di quello dell'ordine del giorno Baldelli 9/Doc. VIII, n. 6/85, altrimenti il parere è contrario.
  L'ordine del giorno Baldelli 9/Doc. VIII, n. 6/84 è accolto nei limiti delle compatibilità finanziarie.
  L'ordine del giorno Baldelli 9/Doc. VIII, n. 6/85 è accolto come raccomandazione.Pag. 20
  L'ordine del giorno Baldelli 9/Doc. VIII, n. 6/86 è accolto.
  L'ordine del giorno Di Salvo 9/Doc. VIII, n. 6/87 è accolto, a condizione che il dispositivo sia riformulato nei termini seguenti, altrimenti il parere è contrario: «dare mandato al Collegio dei Questori affinché approfondisca, riferendo quanto prima all'Ufficio di Presidenza, i termini giuridici, economici, organizzativi e contabili di una disciplina del rapporto di lavoro tra deputato e collaboratore ispirata ai principi di cui alle premesse; ferma restando la massima tutela del diritto alla privacy, assumere le opportune iniziative affinché, con riferimento ai contratti di collaborazione parlamentare depositati presso i competenti uffici della Camera dei deputati, sia dato sapere il numero complessivo di tali contratti, la percentuale diversificata delle relative tipologie contrattuali e la media degli emolumenti corrisposti; riattivare un servizio di ristorazione al quale possano accedere anche i collaboratori parlamentari».
  L'ordine del giorno Mazziotti Di Celso n. 9/Doc. VIII, n. 6/88 è accolto, a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti il parere è contrario: «sottoporre quanto prima all'Ufficio di Presidenza la proposta di modifica della normativa vigente volta: 1) a ridurre la consistenza dell'Allegato B alla delibera dell'Ufficio di Presidenza n. 227 del 2012, in modo da tenere conto, in particolare, dell'attività lavorativa effettivamente prestata dai soggetti ivi ricompresi presso i gruppi parlamentari o presso le segreterie dei deputati in carica istituzionale interna nella presente e nella precedente legislatura; 2) ferma restando la prospettiva del superamento dell'Allegato B, a rimodulare gli obblighi di assunzione attualmente previsti nel passaggio tra legislature, in modo da assicurare una maggiore gradualità nella progressiva attenuazione degli obblighi medesimi».
  L'ordine del giorno Valeria Valente n. 9/Doc. VIII, n. 6/89 è accolto come raccomandazione. Preciso che si tratta, in larga parte, di materia sottoposta a contrattazione con le rappresentanze sindacali.
  L'ordine del giorno Valeria Valente n. 9/Doc. VIII, n. 6/90 è accolto come raccomandazione. Preciso che si tratta di materia sottoposta a contrattazione con le rappresentanze sindacali dei dipendenti di Camera e Senato nell'ambito del processo di armonizzazione dello stato giuridico ed economico del personale.
  L'ordine del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/91 è accolto.
  L'ordine del giorno Milanato n. 9/Doc. VIII, n. 6/92 è accolto. Informo che l'intervento di riforma in tal senso è stato già deliberato dall'Ufficio di Presidenza il 30 luglio scorso.
  Gli ordini del giorno Palese n. 9/Doc. VIII, n. 6/93 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/94, Vargiu n. 9/Doc. VIII, n. 6/95 nonché Cinzia Maria Fontana n. 9/Doc. VIII, n. 6/96 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/97 sono accolti.
  L'ordine del giorno Segoni n. 9/Doc. VIII, n. 6/98 è accolto, a condizione che il dispositivo sia riformulato nei seguenti termini, altrimenti il parere è contrario: «proseguire nella scrupolosa osservanza delle forme di pubblicità delle procedure di selezione del contraente stabilite dalla normativa vigente».
  Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Bechis n. 9/Doc. VIII, n. 6/99, a condizione che il dispositivo sia riformulato nei termini seguenti, altrimenti parere contrario: «dare mandato al Collegio dei questori affinché approfondisca, riferendo quanto prima all'Ufficio di Presidenza, i termini giuridici, economici, organizzativi e contabili di una disciplina del rapporto di lavoro tra deputato e collaboratore ispirata ai principi di cui alle premesse; ferma restando la massima tutela del diritto di privacy, assumere le opportune iniziative affinché, con riferimento ai contratti di collaborazione parlamentare depositati presso i competenti uffici della Camera dei deputati, sia dato sapere il numero complessivo di tali contratti, la percentuale diversificata delle relative tipologie contrattuali e la media degli emolumenti Pag. 21corrisposti; riattivare un servizio di ristorazione al quale possano accedere anche i collaboratori parlamentari».
  Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Prodani n. 9/Doc. VIII, n. 6/100, a condizione che il dispositivo sia riformulato nei termini seguenti, altrimenti parere contrario: «riattivare un servizio di ristorazione al quale possano accedere anche i collaboratori parlamentari». Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Baldassarre n. 9/Doc. VIII, n. 6/101, mentre accoglie l'ordine del giorno Barbanti n. 9/Doc. VIII, n. 6/102, a condizione che il dispositivo sia riformulato come segue, altrimenti parere contrario: «dare mandato al Collegio dei questori affinché approfondisca, riferendo quanto prima all'Ufficio di Presidenza, i termini giuridici, economici, organizzativi e contabili di una disciplina del rapporto di lavoro tra deputato e collaboratore ispirata ai principi di cui alle premesse».
  Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Artini n. 9/Doc. VIII, n. 6/103, a condizione che il dispositivo sia riformulato negli stessi termini di quelli dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/128, altrimenti il parere è contrario. Il Collegio dei questori accoglie l'ordine giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/104, a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti parere contrario: «dare mandato al Collegio dei questori affinché approfondisca, riferendo quanto prima all'Ufficio di Presidenza, i termini giuridici, economici, organizzativi e contabili di una disciplina del rapporto di lavoro tra deputato e collaboratore ispirata ai principi di cui alle premesse; ferma restando la massima tutela del diritto di privacy, assumere le opportune iniziative affinché, con riferimento ai contratti di collaborazione parlamentare depositati presso i competenti uffici della Camera dei deputati, sia dato sapere il numero complessivo di tali contratti, la percentuale diversificata delle relative tipologie contrattuali e la media degli emolumenti corrisposti».
  Gli ordini del giorno Caparini nn. 9/Doc. VIII, n. 6/105 e 9/Doc. VIII, n. 6/106 sono inammissibili. Il Collegio dei questori accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/107: la materia sarà sottoposta alla contrattazione, garantendo le esigenze funzionali dell'amministrazione sotto il profilo dei fabbisogni di personale.
  Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/108: la materia sarà sottoposta alla contrattazione, garantendo le esigenze funzionali dell'amministrazione sotto il profilo dei fabbisogni di personale. Il Collegio dei questori accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/109, mentre formula un invito al ritiro, altrimenti parere contrario, dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/110. Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/111: la chiusura dei palazzi nelle giornate del sabato e nei giorni festivi è già prevista.
  Il Collegio dei questori formula un invito al ritiro, altrimenti parere contrario, dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/112, mentre accoglie l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/113 (preciso che l'amministrazione già si attiene ai parametri della Consip). Il Collegio dei questori accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/114, mentre accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/115, a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti parere contrario, essendo tutte le altre materie trattate in specifici ordini del giorno sempre a firma del deputato Caparini: «uniformare il trattamento economico complessivo dei deputati agli standard dei deputati di altri Parlamenti europei tenendo conto del fatto che, nelle esperienze dei Paesi comparabili al nostro, si registra la prevalente attribuzione di servizi finalizzati all'espletamento del mandato; proseguire nell'attuazione dell'indirizzo di massimo contenimento delle spese per le consulenze». Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/116.Pag. 22
  Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/117, a condizione che il dispositivo sia così riformulato, altrimenti parere contrario: «invita l'Ufficio di Presidenza a dare mandato al Collegio dei questori di elaborare un progetto volto all'ulteriore rafforzamento della funzione di controllo amministrativo interno».
  Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/118. Si precisa che è costante l'azione dell'Amministrazione diretta a mantenere inalterato il livello del supporto e dei servizi resi ai deputati e agli organi parlamentari in una fase storica caratterizzata da una consistente riduzione delle risorse umane disponibili. L'ordine del giorno è, quindi, accolto nel senso di proseguire nell'opera di razionalizzazione amministrativa.
  Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/119.
  Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/120, come raccomandazione, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente, altrimenti parere contrario: «introdurre meccanismi che evitino l'accumularsi di ore in eccedenza e di giorni di ferie non godute, compatibilmente con le esigenze di servizio».
  Il Collegio dei questori accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/121.
  Il Collegio dei questori formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli ordini del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/122, n. 9/Doc. VIII, n. 6/123 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/124.
  Il Collegio dei questori formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/125. Faccio presente che è stato accolto l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/117, come riformulato. Sottolineo che l'ordine del giorno può essere considerato ammissibile solo se interpretato nel senso che l'organismo a cui si fa riferimento nelle premesse sia un organismo esterno all'Amministrazione. Tale struttura esterna, peraltro, potrebbe svolgere solo una funzione consulenziale e non potrebbe avere funzione ispettiva, in quanto ciò sarebbe in contrasto con l'ordinamento della Camera che assegna tale ultima funzione al Collegio dei questori.
  Il Collegio dei questori formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/126. Faccio presente che l'invito al ritiro è da ricollegare al tenore delle premesse che non appaiono condivisibili.
  Il Collegio dei questori formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/127.
  Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/128.
  Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/129. Preciso che la verifica dei fabbisogni organici costituisce premessa per l'avvio delle procedure concorsuali richieste con gli ordini del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, Baldelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/86, Palese n. 9/Doc. VIII, n. 6/93 e Cinzia Maria Fontana n. 9/Doc. VIII, n. 6/96, che sono stati accolti.
  Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/130. Faccio presente che l'utilizzo del formato elettronico per la presentazione di atti di iniziativa parlamentare è già oggi possibile, ma il suo utilizzo da parte dei deputati è sporadico.
  Il Collegio dei questori accoglie gli ordini del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/131 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/132.
  Il Collegio dei questori accoglie l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/133. Preciso che è indirizzo consolidato dell'amministrazione quello di prediligere sempre i software open source, fatti salvi unicamente i casi nei quali se ne rilevi l'indisponibilità, l'inadeguatezza o la palese mancanza di convenienza economica.
  Il Collegio dei questori formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'ordine del giorno Caparini Pag. 23n. 9/Doc. VIII, n. 6/134. Faccio presente che la materia è trattata dagli ordini del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/135 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/136.
  Il Collegio dei questori accoglie come raccomandazione gli ordini del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/135 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/136.
  Il Collegio dei questori accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/137. Preciso che l'accoglimento dell'ordine del giorno è subordinato al completamento del processo di riforma costituzionale e che dovrà, comunque, procedersi ad una attenta verifica della relativa compatibilità finanziaria.
  Il Collegio dei questori formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/138.

  PRESIDENTE. Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/1, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/2, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/3, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/4, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Baldelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/6, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Bernardo n. 9/Doc. VIII, n. 6/7, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/8, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/9, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.

  LUIGI DI MAIO. Grazie, Presidente. Velocemente, noi non accogliamo questa riformulazione semplicemente perché nella riformulazione ci spiegate che non volete che l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei questori abbiano una resocontazione puntuale. Perché ? Perché oggi esiste il bollettino degli organi collegiali, ma è un resoconto sommario, mentre quello che noi intendiamo è una resocontazione integrale dei lavori dell'UP.
  E perché sono importanti l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei questori ? Lo voglio dire ai cittadini che ci ascoltano e magari non capiscono l'importanza di questa nostra richiesta. L'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei questori rappresentano quello che in un'azienda potrebbe essere il consiglio di amministrazione, dove si fanno le scelte più importanti per questo palazzo dal punto di vista economico. Noi abbiamo trattato dello stipendio dei parlamentari, dei rimborsi elettorali, delle auto blu, degli appartamenti dei Vicepresidenti. Abbiamo parlato degli affitti d'oro. Abbiamo parlato di tutti questi temi nell'Ufficio di presidenza.
  Pensare che questi luoghi, oltre a non avere una diretta pubblica, una diretta streaming per vedere cosa ci diciamo, non abbiano neanche un resoconto puntuale di quello che ci diciamo mi sembra veramente una concezione da inizi dell'Ottocento. Questo tipo di riformulazione mi dimostra, anzi mi fa pensare, a mio parere, che vogliate continuare a nascondere quello che ci diciamo in quelle sedi e filtrarlo esclusivamente attraverso comunicati stampa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), e poi i vari Pag. 24responsabili stampa dei vari membri di queste assise decidono cosa dire e cosa non dire.
  Quindi, io penso semplicemente che la riformulazione non si possa accettare, perché voi ci dite: «Prevedere termini più stringenti per la pubblicazione del bollettino degli organi collegiali», cioè facciamo quello che facevamo prima, però ci diamo l'obiettivo di avere termini più stringenti per la pubblicazione. Infatti, molti non sanno che la pubblicazione, in maniera sommaria, di quello che ci diciamo nell'Ufficio di Presidenza avviene, a volte, dopo mesi. Questo sposta l'attenzione rispetto a quello che ci siamo detti fuori dai riflettori mediatici.
  Quindi, chiediamo di mettere in votazione l'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/9, su cui il parere è contrario.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Colonnese, Carloni, Ferranti, Di Girolamo, Fanucci, Paglia, Nastri, Artini, Abrignani, Marazziti.
  Dichiaro chiusa la votazione.

  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  455   
   Votanti  450   
   Astenuti    5   
   Maggioranza  226   
    Hanno votato  119    
    Hanno votato no   331.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che i presentatori non accettano la riformulazione e insistono per la votazione dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/10, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/10, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Archi, Sisto, Giuliani...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  453   
   Votanti  449   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  225   
    Hanno votato  121    
    Hanno votato no   328.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/11, accettato dal Collegio dei questori, purché riformulato.

  LUIGI DI MAIO. Presidente, questo è uno degli ordini del giorno che più ci farà discutere oggi perché la nostra richiesta è semplicemente quella di sopprimere tutti i rimborsi spese di viaggio agli ex deputati con misura immediata, con effetto immediato da quest'anno. Perché ? Perché pochissimi sanno che in questo Palazzo si spendono 900 mila euro delle tasse dei cittadini per rimborsare i viaggi a gente che non è stata più eletta. In altre parole, persone che alle elezioni o non si sono più presentate o non sono state votate dai cittadini, prendono i rimborsi per le spese di viaggio. In questo momento, in giro per l'Italia ci sono persone che non hanno nessun mandato elettorale e stanno girando con una tessera con la quale si fanno i biglietti da ex deputati. Poi vengono qui, li rendicontano e si prendono i soldi.
  Allora, io voglio dire una cosa: questo ordine del giorno è la terza volta che lo presentiamo in tre anni. Da quando siamo Pag. 25qui abbiamo presentato tre volte la stessa cosa. Ora, noi chiediamo che vengano eliminati, non che vengano diminuiti, per una semplice ragione: ogni anno che noi affrontiamo il bilancio cerchiamo di portare qui dentro quello che succede lì fuori tra i cittadini normali. Spiegatemi in quale azienda di questo Paese un ex dipendente continua a prendere i rimborsi spese da dipendente dell'azienda (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Me lo dovete spiegare. Se me la indicate, cominciamo a ragionare.
  Il problema è che non esiste una cosa del genere, non sta né in cielo né in terra. E se tu sei un ex deputato, ci sarà una ragione: o non ti sei candidato o non ti hanno votato più e, quindi, torni a fare il cittadino normale che si fa il biglietto dell'aereo e del treno come tutti quelli che vanno a lavoro ogni giorno in questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Giorgis. Ne ha facoltà.

  ANDREA GIORGIS. Grazie, Presidente. La proposta di riformulazione che è stata avanzata dall'Ufficio di Presidenza era una proposta ragionevole che muoveva nella sostanza nella stessa direzione dell'ordine del giorno ovvero nella direzione di rimuovere alcune prerogative economiche che sono riconosciute ai deputati anche dopo che sono venuti meno dalla carica. La proposta di riformulazione purtroppo non è stata accolta dai presentatori e siccome anche noi del Partito Democratico abbiamo da sempre, fin dalle precedenti discussioni sul bilancio, ritenuto opportuno che venissero riconsiderate alcune prerogative economiche nei confronti dei parlamentari che sono cessati dalla carica, perché riteniamo appunto che alcune di queste prerogative si giustifichino essenzialmente finché il deputato ricopre la carica di deputato e, venuta meno la carica, anche alcuni benefici è ragionevole che vengano meno, chiederei all'Ufficio di Presidenza e al Collegio dei Questori di riconsiderare il parere appena formulato in modo da evitare che quest'Aula, pur essendo nel suo complesso orientata nella medesima direzione politica, sia costretta ad esprimere un voto che potrebbe non essere capito nel suo contenuto e di conseguenza, nonostante la riformulazione muovesse proprio nella direzione dell'ordine del giorno medesimo, insisterei nel chiedere questa riconsiderazione del parere.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Già veniva ricordato prima che su questo tema abbiamo discusso nei bilanci degli anni passati. Ricordo che lo scorso anno un analogo ordine del giorno fu bocciato mentre ne fu approvato uno che invitava a ridurre, ridimensionare le spese di rimborso sui viaggi degli ex parlamentari tanto che, come Collegio dei Questori, avevamo predisposto anche una proposta di fortissima riduzione – fino al 70 per cento – e introducevamo anche un vincolo rispetto al tragitto che prima non esisteva in maniera tale da ridimensionare fortemente questa misura. In questo senso ci siamo mossi, con una novità inoltre con cui abbiamo valutato l'ordine del giorno ripresentato oggi. La novità è che anche noi abbiamo valutato positiva la direzione indicata da quell'ordine del giorno quando abbiamo detto «nella prospettiva di un progressivo superamento», cioè ci muoviamo per così dire sull'onda del medesimo obiettivo. In questo senso quindi non abbiamo alcuna esigenza di tenere una posizione contraria. Il Collegio si rimette all'Aula su questo ordine del giorno perché la direzione indicata dal nostro parere non è diversa da quella indicata dall'ordine del giorno. Chiudo solo con una precisazione rispetto all'ordine del giorno: riguardo all'ultima parte dove è scritto di togliere anche i servizi erogati ad ex-deputati su altri temi, si segnala che non sussistono servizi erogati ai deputati cessati dal mandato Pag. 26che non siano pagati dagli stessi e cioè, al di là del rimborso del viaggio, non esistono altri servizi per gli ex parlamentari.

  RICCARDO FRACCARO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  RICCARDO FRACCARO. Scusi Presidente, perché c’è stata un po’ di confusione, vorrei capire esattamente: si mette in votazione l'ordine del giorno così com’è con il Collegio dei questori che si rimette all'Aula. Ho capito bene ?

  PRESIDENTE. Sì, si rimettono all'Aula. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/11, sul quale il Collegio dei questori si rimette all'Assemblea.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Tidei, Giancarlo Giordano, Simone Valente...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  452   
   Votanti  447   
   Astenuti    5   
   Maggioranza  224   
    Hanno votato  434    
    Hanno votato no   13.

  La Camera approva (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico) (Vedi votazioni).

  (Il deputato Marazziti ha segnalato di aver espresso voto contrario mentre avrebbe voluto astenersi).

  Prendo atto che i presentatori dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/12 non accedono all'invito al ritiro formulato dal Collegio dei questori ed insistono per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/12, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Montroni, Romele, Latronico, Aiello, Greco, Colaninno...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  463   
   Votanti  459   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  230   
    Hanno votato  123    
    Hanno votato no   336.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Gutgeld ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

  Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/13 formulato dal Collegio dei questori.

  LUIGI DI MAIO. Grazie Presidente, oltre a mostrare la nostra contentezza per l'ordine del giorno che è stato approvato prima, speriamo, quindi, che il Collegio dei questori possa dargli attuazione immediatamente. Ricordiamo che questi sono degli ordini del giorno, quindi, dal Collegio dei questori all'Ufficio di Presidenza spero che a settembre possano impegnarsi subito per sospendere e abolire il capitolo di spesa e di bilancio sui rimborsi di viaggio agli ex deputati. Probabilmente questo è uno degli esempi in cui il Senato non ci segue, magari, è uno dei tanti esempi in cui la Camera fa meglio del Senato e ne siamo orgogliosi; potevamo fare la stessa cosa sui vitalizi oggi, ma per la ragione per cui il Pag. 27Senato non lo ha fatto la Camera ha dichiarato inammissibile il relativo ordine del giorno.
  Veniamo a questo ordine del giorno; leggo quello che è l'impegno: sospensione dei rimborsi spese di viaggio agli ex deputati..., no scusate, stavo leggendo quello di prima; fissazione di un limite all'indennità parlamentare pari a euro cinquemila lordi onnicomprensivi, mensili, a cui aggiungere un unico rimborso spese il cui utilizzo è subordinato alla rendicontazione sul sito web della Camera. Questa è, probabilmente, la prima proposta, anzi, sicuramente, è la prima proposta del MoVimento 5 Stelle che abbiamo presentato qui alla Camera dei deputati, ma più in generale nella storia della nostra attività parlamentare. Il primo atto che abbiamo presentato in Parlamento è stata questa richiesta che presentammo in Ufficio di Presidenza alla prima riunione dell'Ufficio di Presidenza della XVII legislatura alla Camera dei deputati; allo stesso modo abbiamo fatto al Senato; questo nel 2013. Fu sicuramente il primo atto della storia del MoVimento 5 Stelle anche perché le Commissioni, se ricordate, non erano ancora partite e, quindi, l'unico lavoro che si riusciva a fare era proprio in questi organi come l'Ufficio di Presidenza.
  Quello che noi abbiamo chiesto dall'inizio è una cosa molto semplice: dimezzare il lordo dell'indennità parlamentare, perché a nostro parere è molto più vicino allo stipendio medio... Non so chi sta urlando, però, se è possibile, vorrei semplicemente concludere il mio discorso e poi lascio parlare gli altri. Cinquemila mila euro lordi, quindi il dimezzamento dei 10 mila lordi, più la rendicontazione di tutti i rimborsi spese attraverso il sito della Camera. Il rimborso spese diventa uno solo (non c’è più l'indennità, l'esercizio del mandato) e si fa un unico rimborso spese, per cui tutte le spese che facciamo le rendicontiamo sul sito della Camera. Perché siamo così sicuri che possa funzionare ? Può funzionare perché noi lo facciamo già. Voi avete di fronte un gruppo parlamentare che quest'ordine del giorno non ha aspettato che fosse attuato, non ha aspettato che fosse applicato, ma se lo è già applicato come codice di comportamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Noi decurtiamo di 5 mila euro lordi la nostra indennità, tutti i rimborsi li rendicontiamo su un sito Internet e sono trasparenti, oltre a rinunciare a tutte le indennità aggiuntive – anche a quella mia di Vicepresidente o quella di segretario di Fraccaro e Mannino o a quella di presidente della Commissione di vigilanza RAI – e alle spese di rappresentanza, perché, per esempio – se non sbaglio, perché non le ho mai utilizzate –, io avrei diritto anche a 6.500 euro all'anno di spese di rappresentanza come Vicepresidente della Camera. Questa cosa funziona perché vi posso assicurare che io mi muovo su tutto il territorio nazionale, vivo a Roma e non sono di Roma, e con la metà dello stipendio di un deputato amministro anche la carica di Vicepresidente. Quindi, si può fare, e quello che chiediamo in questo ordine del giorno è semplicemente di applicare a tutti i deputati quello che già fa il MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Caparini. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CAPARINI. Grazie, Presidente. Sono ancora incredulo per il voto precedente, in quanto mi sembrava assolutamente legittima quanto condivisibile la richiesta di sopprimere i rimborsi spese e di rappresentanza. Faccio presente che – come del resto il collega Giorgetti, non me ne voglia se lo cito – non abbiamo mai utilizzato questo fondo da quando poi è stato modificato nel 2013, e, vista anche la drastica diminuzione che sta subendo nell'utilizzo, non vedo perché non debba venire soppresso. Detto questo, noi abbiamo presentato già nella scorsa legislatura e ripresentato in questa la proposta di legge per la modifica del sistema delle indennità. Abbiamo qualche perplessità per quanto riguarda il meccanismo della rendicontazione, che, come abbiamo visto, Pag. 28in alcune regioni ha portato non qualche problema. Al di là di questo, condividiamo il principio per cui ci debba essere un contenimento, e anche cospicuo, delle spese. Questo deve riguardare non la sola Camera dei deputati – ciò non ci esime ovviamente dal farlo per primi – ma anche altri organismi costituzionali e anche le assemblee regionali, perché vi ricordo che i costi maggiori, ahimè, purtroppo per il Paese, oggi vengono sopportati proprio dalle assemblee regionali, che hanno delle indennità che sono, in alcuni casi, addirittura superiori a quelle di questo Parlamento. Per cui, ovviamente noi voteremo a favore di questo ordine del giorno, nella speranza che venga accolto dai colleghi soprattutto il principio per cui bisogna arrivare al più presto a un contenimento dei costi.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fraccaro. Ne ha facoltà.

  RICCARDO FRACCARO. Grazie, Presidente. Vorrei cercare di fugare alcuni dubbi. Qui non si tratta di essere contro la ricchezza o le persone che percepiscono stipendi elevati, si tratta solamente di constatare una cosa: mentre in questi anni i parlamentari, come i senatori, hanno continuato a intascare lautissimi stipendi, hanno contemporaneamente impoverito il popolo italiano. I cittadini guadagnano meno, i parlamentari continuano a guadagnare come prima o più di prima. È una situazione paradossale, che va eliminata, tanto che in Ufficio di Presidenza – lei se lo ricorderà – abbiamo chiesto di vincolare questi 5 mila euro lordi al reddito mediano del popolo italiano, per passare, per una volta, dal conflitto d'interessi all'armonia degli interessi. Cioè, se gli italiani si arricchiscono anche il nostro stipendio potrà aumentare.
  Cosa significa ? Che tutti noi, anziché fare gli interessi delle lobby o dell'ente finanziatore amico, iniziamo a fare gli interessi della collettività. Siccome non lo fate spontaneamente, abbiamo individuato uno strumento economico, visto che da qui, dalla mia postazione, sembra che voi agiate solamente sulla base dei soldi, solamente sulla base dell'interesse personale o lobbistico economico.
  Per cambiare la situazione e per portarvi a ragionare in maniera diversa, in maniera più sensibile verso le esigenze della collettività e non delle vostre tasche gonfie, abbiamo escogitato quest'espediente. Ma non ve lo chiediamo: vi stiamo dando l'esempio che si può fare e vi chiediamo di emularlo. È molto diverso. Non vi stiamo chiedendo di farlo, come voi state chiedendo ai cittadini italiani, da anni, di tagliarsi lo stipendio e la pensione, mentre voi continuate a prendere 20 mila euro lordi al mese. Voi chiedete agli italiani di tagliarsi lo stipendio, di tagliarsi le pensioni e continuate a prendere quello che prendete adesso. Noi siamo i primi a tagliarci lo stipendio, prima di chiedere a voi di fare altrettanto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Melilla. Ne ha facoltà.

  GIANNI MELILLA. Grazie Presidente. Io mi rendo conto che da parte di alcuni colleghi vi è una visione molto strumentale di questi temi, al punto tale che vengono agitati in modo propagandistico, quasi che la politica non dovesse avere dei costi, quasi che ognuno di noi non dovesse rendere conto di tutti i finanziamenti che riceve a vario titolo, sia come partito sia sotto forma di indennità.
  Ci sono partiti, come il MoVimento 5 Stelle, che non prendono il finanziamento pubblico riservato ai partiti, che peraltro è in via di estinzione – tra due anni sarà finito –, ma che prendono il finanziamento pubblico riservato ai gruppi parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). Hanno preso per l'anno scorso 5 milioni e rotti di euro, da cui sono stati stornati 800 mila euro, perché loro non vogliono i lavoratori dell'allegato A. Evidentemente quei soldi sono giustamente utilizzati per assumere personale, per fare consulenti, per fare comunicazioni. Pag. 29Magari gli altri partiti prendono invece i portaborse. Allora, noi prendiamo i portaborse, loro prendono i collaboratori.
  Io dico che noi dobbiamo, su questi argomenti, invece, ragionare con serietà. La politica ha bisogno di grande sobrietà, ha bisogno anche di trattare apertamente i trattamenti dei parlamentari e cercare di diminuirli. Però dobbiamo evitare di lanciare dei messaggi che sono assolutamente devastanti nell'impatto con l'opinione pubblica. Non è vero che i parlamentari prendono 20 mila euro. Non è affatto vero. Lo stipendio dei parlamentari netto è di 5 mila euro, a cui si aggiungono naturalmente – e possiamo prendere le buste paghe e farle vedere – i rimborsi spese, le varie voci dei rimborsi spese. Benissimo, interveniamo, cerchiamo di dare il massimo di trasparenza !
  Diciamo pure che qualcuno che siede in questa parte del Parlamento non ha nessuna paura di dire che 3.500 euro della propria indennità ogni mese vanno a Sinistra Ecologia Libertà nazionale (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ed altri mille euro noi li diamo a livello locale. Ognuno di noi li dà. Qualcuno dirà: ma voi in questo modo utilizzate comunque dei soldi pubblici per finanziarie l'attività politica del vostro partito. Certamente ! Perché così il nostro partito conserva le mani pulite (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). E noi siamo fieri di essere in un partito che crede nel finanziamento pubblico. Noi abbiamo votato contro l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, perché riteniamo che la politica ha dei costi. E la democrazia deve essere a carico di tutti i cittadini.
  E anche i partiti devono farla finita con il malaffare, la corruzione, le deviazioni rispetto ad un comportamento sobrio e serio, perché devono sapere che i soldi che prendono sono controllati dalla prima all'ultima... non dico lira, ma dal primo e all'ultimo euro, direi, adesso.
  E siamo fieri, in questo, di reclamare con forza la dignità della politica, perché noi crediamo nella politica e nei partiti e non ci uniamo al coro di chi intende sempre e comunque delegittimare la politica e il sistema costituzionale dei partiti (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Partito Democratico, e di deputati dei gruppi Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente, Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini e Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Frusone. Ne ha facoltà.

  LUCA FRUSONE. Grazie, Presidente. Io ci tengo a sottolineare una cosa: questa non è propaganda, perché con il sistema che noi vorremmo portare qui, il sistema che abbiamo utilizzato per due anni, non diciamo di non spendere soldi, ma di rendicontarli, perché io non vedo nulla di male a prendere, magari, 3 mila euro come esercizio del mandato o per pagare un collaboratore che lavora in regola, per pagare, per esempio, eventi sul territorio, convention, per poter parlare ai cittadini, viaggiare e spiegare che cosa si fa in Parlamento, informarsi e via dicendo. Noi non diciamo questo, non diciamo che non bisogna spendere, noi diciamo che, se arrivano 3 mila euro per queste cose e non si spendono, allora non si ha diritto a tenerli ! Questo stiamo dicendo in questo momento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Perché, se riceviamo – non so – quando riceviamo per le spese telefoniche 1200-2000 euro, ma se si ha un contratto mensile magari da 60 euro e a fine anno si è speso 600-800-1000 euro per le spese telefoniche e avanzano dei soldi, quei soldi non abbiamo il diritto di tenerli perché non li abbiamo spesi ! I rimborsi hanno uno scopo, un obiettivo: quindi, se noi non spendiamo quei soldi, noi chiediamo semplicemente di restituirli e qui, in questa parte del Parlamento, c’è una forza politica che non si vergogna a dire che in due anni ha restituito più di 12 milioni di euro alle piccole e medie imprese, e non a SEL, e non al PD, e non a Forza Italia (Applausi dei deputati del Pag. 30gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Noi non vogliamo fare propaganda, vogliamo le cose chiare. Se poi, in caso di rendicontazione, ci sarà qualcuno che incontrerà gli stessi problemi di alcuni consiglieri regionali, che hanno rendicontato mutande, vibratori e via dicendo, non è affar nostro, perché noi non abbiamo questi problemi !
  Quindi, state attenti: questa non è propaganda, è confrontarsi con i cittadini, perché se oggi si chiedono sacrifici ai cittadini, se si chiede ai cittadini di andare in pensione a 68-69 anni, se si parla addirittura di bonus Poletti e si chiedono determinati sacrifici, noi come eletti, noi che durante le elezioni ci chiamiamo «candidati» – e ricordo che nell'antica Roma «candidato» derivava da «candido» – dobbiamo dare l'esempio, e questo è l'esempio che chiediamo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Di Battista. Ne ha facoltà.

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Grazie, Presidente. Quello che diciamo e che sosteniamo è che, in un momento in cui la disoccupazione giovanile in Italia è al 44,2 per cento, i senza lavoro al 12,7 per cento, sia offensivo che non capiate che 5 mila euro lordi, per cui 3200 euro netti di indennità, vi garantiscono una vita più che decorosa ed oltretutto i rimborsi che potete utilizzare per la vostra attività politica da rendicontare siano sufficienti per l'attività politica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! È offensivo che, oltretutto, un partito di sinistra difenda così tanto gli stipendi dei parlamentari, perché in questo siete uguali alla destra, voi di SEL, avete beccato gli applausi da Fratelli d'Italia, rendetevene conto !
  E altra cosa, Presidente: noi qui sosteniamo le piccole e medie imprese con i nostri soldi, in Sicilia con i soldi dei nostri portafogli costruiamo delle strade (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
  E le reazioni scomposte, da veri e propri frustrati, che sono succedute alla inaugurazione di una strada fatta con i nostri soldi...noi in Sicilia, con i soldi dei nostri portafogli facciamo le strade, voi con i soldi delle strade riempite i vostri portafogli ! Questa è la differenza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Tagliatevi lo stipendio ! Ve lo chiede un popolo che è alla fame per colpa delle vostre scelte. Tagliate il rendicontare ! Perché a me, quest'anno sono entrati 1.600 euro di rimborsi spese telefoniche; mi sono fatto un bel contrattino Vodafone, 49 euro al mese; il resto l'ho restituito; perché voi non potete farlo ? Fatelo e vergognatevi se difendete ancora questi privilegi osceni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sannicandro. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Io non voglio accettare la provocazione, ma soltanto richiamare l'attenzione dell'Aula su questa mitologia del rimborso. Ci sono delle voci, come, per esempio, il rimborso alle diarie, che sono forfettizzate. In regione Puglia – è una delle pochissime regioni che non ha avuto problemi per quanto riguarda «rimborsopoli» – il rimborso della benzina era misurato forfetariamente dalla distanza che ognuno aveva tra la regione e la propria abitazione – non c'era bisogno di scontrini, non c'era bisogno di affaticare la macchina amministrativa con controllori, e poi controllori dei controllori, a loro volta – una volta stabilità l'indennità di carica, lorda, una volta stabilita la diaria – che, se non sbaglio è 3.500 euro, calibrata, presumo, su venti giorni al mese per un albergo che non sia una bettola, perché bisogna anche parlare di questo, bisogna anche stare attenti a proporre certe cose; la mia è professione di avvocato, se vado a leggere le tariffe professionali è scritto che se il cliente vuole che vada a Milano mi deve pagare il biglietto di prima classe; qui invece ho visto che qualcuno si lamenta di Pag. 31questo e propone la seconda classe, non potendo proporre la terza classe, perché l'abbiamo abolita nel 1954.
  Quindi, questa mitologia del rimborso; noi siamo perfettamente d'accordo che i soldi vanno spesi, ma che vanno anche documentati in modo più acconcio. Si vuole passare appunto a quello che ha dato adito a «rimborsopoli», cioè alla rendicontazione ? Lo si faccia pure, ma bisogna valutare qual è la bontà amministrativa, l'efficienza amministrativa di questo sistema rispetto a quell'altro. Cosa c'entra questa mitologia ? Questa è la verità. È quella che hanno stabilito loro in tutte le regioni in cui si è fatta la rendicontazione o sta nella regione Puglia, che invece la rendicontazione non chiedeva, perché per alcune voci, per queste voci, era un esborso forfetario a fine mese, punto e basta ? Questa è la questione. Non assurgiamo a signori che hanno la verità in tasca, perché questa verità non ce l'ha mai nessuno. D'altra parte, la vita è varia e dimostra che ogni sistema ha avuto i suoi chiari ed i suoi oscuri.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Di Salvo. Ne ha facoltà.

  TITTI DI SALVO. Grazie, Presidente. Altri colleghi hanno già detto prima come è fatta la busta paga dei parlamentari, in questo caso dei deputati e delle deputate. Peraltro è trasparente e leggibile da parte di tutti i cittadini italiani, perché le voci che la compongono sono pubbliche. Non abbiamo aspettato che venisse «aperto il Parlamento come una scatoletta di tonno» – mi pare di ricordare, no ? – per rendere pubblico ciò che è giusto che gli italiani sappiano, e cioè che la busta paga dei parlamentari ha una retribuzione di 5 mila euro lordi. E poi esistono voci di rimborsi per le spese, come si è detto.
  Io, però vorrei invitare tutta l'Aula, e particolarmente i miei colleghi e le colleghe del MoVimento 5 Stelle a riflettere su un punto, che è la ragione per cui noi voteremo contro questo ordine del giorno, noi del Partito Democratico, ed abbiamo votato contro altri ordini del giorno. E, cioè riflettere sul fatto se è proprio utile, all'Italia, al nostro Paese, al bene comune, raffigurare i parlamentari come persone che – direbbe mia madre, in siciliano – sono mangiapane a tradimento. Dare la rappresentazione della inutilità della politica, della dannosità del Parlamento, non valorizzare mai le scelte che fanno in una direzione di bene comune. Pensano loro che sia così utile accreditarsi nel cuore degli italiani come gli angeli vendicatori, di che ? Ma è questa la democrazia che vogliamo costruire e contribuire a cambiare ? Io penso di no.
  Io penso che sia molto utile al paese che questo Parlamento insieme faccia dei passi come quello che abbiamo fatto prima, nell'indirizzo della sobrietà della politica, della sua onestà, della sua trasparenza. Ma l'idea che esista un gruppo di persone, di rappresentanti dei cittadini italiani, che indica a tutto il resto l'inutilità e dannosità della politica, ha avuto tante brutte pagine alle nostre spalle. Vorrei che su questo ci fosse una riflessione autentica. Insieme questa legislatura ha fatto molte cose, grazie alla Presidenza della Camera, grazie all'Ufficio di Presidenza, grazie a tutto il Parlamento. Io penso che questo sia il messaggio da dare alle persone che ci stanno ascoltando, che si è cambiato pagina, che l'ha fatto questo Parlamento, questo insieme di deputate e deputati, di ragazzi più giovani, di persone che fanno politica da più tempo, ma che pensano che la politica abbia una dignità e questa dignità vada salvaguardata, certo non a scapito della sobrietà, ma non continuando a negare le cose che si fanno. Per esempio, perché non dire, mentre si dicono le cose che sono state dette prima, che questa indennità di 5.000 euro lorde dal 2006 non viene...

  ALESSANDRO DI BATTISTA. 10 mila !

  TITTI DI SALVO. ... Non viene adeguata. È una scelta che è stata fatta, che cito come esempio di passi avanti che nel tempo la politica ha saputo fare, di scelte importanti che dobbiamo ancora fare. Ma Pag. 32se c’è chi si rappresenta come angelo vendicatore che addita chi fa politica come i mangiapane a tradimento non ne giova la democrazia italiana, non ne giova nessuno: è un passo indietro rispetto all'interesse comune. Io vorrei che su questo ci fosse una riflessione comune e non la ricerca di un posticino nel cuore degli italiani fino a momenti difficili che vorrei non vivessimo mai in nessun modo nessuno di noi. La rabbia che si coltiva non è mai né una buona consigliera, né aiuta nessuno a costruire passi avanti. I passi avanti, invece, li abbiamo fatti tutti insieme e penso che questo debba essere per tutti un elemento di vanto e non un elemento di rendita di posizione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Cera. Ne ha facoltà.

  ANGELO CERA. Signora Presidente, francamente voglio chiedere se ancora questa Assemblea ha una dignità. Guardate, non mi faccio passare sopra che qui sta scadendo la politica. Cosa abbiamo creato ? Un mostro e vorrò vedere con le prossime legislature chi sarà e chi verrà. Chi sarà quel professionista, quella seria persona che lascerà un proprio lavoro per venire qui. Sto parlando di medici, notai, farmacisti, di tutti coloro i quali hanno qualcosa da spendere all'interno di questa Assemblea. Ebbene, grazie al nostro irresponsabile atteggiamento – perché ci stiamo lasciando andare in una sorta di irresponsabile condizione – e mi meraviglio che ci sia gente che in silenzio pensa di seguire il populismo da quattro soldi che non serve a nulla. Qui il livello è scadente ! Quello che è arrivato e quello che era nuovo è scadente ! Noi con questo sistema spingiamo sempre di più il nostro Parlamento ad essere scadente, roba da terzo mondo ! E allora su questo versante io non ci sto, mi ribello ! E lo dico a coloro i quali, come me, hanno fatto la politica in maniera seria e onesta sul territorio. Ero un bancario quando ho lasciato, ero un funzionario di banca e non ero come qualcuno di tanti che sono venuti disoccupati e reclutati ... Fai bene prendimi bene e mandalo sul video. Mandalo sul video...
  Mandalo sul video perché non ho paura. Ho querelato dei grillini come te ...

  PRESIDENTE. Deputato Cera, si rivolga a me. Non ho sentito cosa è successo.

  NUNZIA DE GIROLAMO. Presidente, questa deputata del MoVimento 5 Stelle sta riprendendo con il telefonino !

  ANGELO CERA. Allora il problema è questo. Il livello è questo e noi oggi abbiamo dato un bel palco, un palcone a questa gentaglia reclutata per strada a fare politica da quattro soldi qui dentro, all'interno di questa Assemblea !

  DAVIDE CRIPPA. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CRIPPA. Signora Presidente, io vorrei ai sensi dell'articolo 8 che lei in qualche modo faccia presente al collega Cera che rivolgersi a «gentaglia raccattata in strada» riferito ad un gruppo parlamentare indicato in qualche modo (Commenti del deputato Cera – Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)...

  PRESIDENTE. Colleghi ! Deputato Cera ! No, facciamo parlare il collega. Deputato Cera, con calma ! Con calma ! Facciamo parlare il deputato. Prego.

  DAVIDE CRIPPA. Grazie, Presidente. Se possiamo proseguire, io volevo solo far presente che se lei non interviene quando un deputato, seppure in uno stato di agitazione evidente perché in qualche modo probabilmente gli mancheranno nel futuro delle risorse economiche che gli hanno permesso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) di continuare a gestire e a fare, dalla politica locale a quella nazionale in maniera indegna, Pag. 33quello che a nostro avviso è un compito istituzionale che ci viene riservato, noi oggi però vorremmo da lei una presa di posizione perché non sia possibile da parte del collega Cera riferirsi con «gentaglia raccattata in strada» a un gruppo parlamentare che al proprio interno ha uno dei più alti tassi di laureati all'interno di questo Parlamento (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico e Sinistra Ecologia Libertà). Per cui io vorrei solo farle presente che magari, al di là di una questione anagrafica o dei passati e trascorsi politici, c’è un senso civico che va ben oltre quella che è una rappresentanza di mero interesse personale rappresentata da Area Popolare e dal Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché quando salvate gente come Azzollini vi dovete solo vergognare e non venite a dire a noi che siamo gente raccattata per strada, perché voi la gente la salvate – quella che deve andare in galera – e invece fate finire per strada i cittadini che devono meritare un trattamento diverso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Allora, deputato Crippa, io credo che tutti in quest'Aula dobbiamo essere rispettosi, tutti, delle opinioni e delle posizioni altrui. D'accordo ? Quindi vi prego, esorto tutti a esprimersi in un modo rispettoso delle differenze di ciascun gruppo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pizzolante. Ne ha facoltà.

  SERGIO PIZZOLANTE. Signora Presidente, io non mi sono laureato perché dovevo lavorare (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), però ho qui di fianco a me il professor Buttiglione e quindi fra me e il professor Buttiglione la nostra media non è male, diciamo, se facciamo la media non è male. Detto questo io non so se il parlamentare guadagna poco o molto, io so che però non si possono raccontare agli italiani bugie, cioè non può passare la comunicazione secondo la quale in questi 9-10 anni della crisi i cittadini si sono impoveriti e hanno visto ridotti le indennità e gli stipendi e i parlamentari invece si sono arricchiti perché hanno aumentato le indennità e gli stipendi. Non è vero, è una bugia. Io sono entrato qui 10 anni fa ormai e fra l'indennità e i rimborsi, grazie agli interventi fatti dall'Ufficio di Presidenza della Camera, l'insieme si è ridotto complessivamente di quasi il 30 per cento. Nessuno lo dice, ma questa è la verità. Qualcuno può dire che è ancora troppo poco, qualcuno può dire che bisogna ridurre di più, che bisogna abolire gli stipendi dei parlamentari. Se io me lo potessi permettere sarei d'accordo, se io fossi ricco di famiglia sarei d'accordo per abolire le indennità dei parlamentari, come quando, all'inizio di questo Parlamento e all'inizio del secolo, in Parlamento ci stavano soltanto i ricchi, che si potevano permettere di non avere indennità e rimborsi, ma io non me lo posso permettere.
  Ciò detto, io dico che non si può dire in questo Parlamento una bugia, perché si è disonesti se si dice che gli stipendi dei cittadini diminuiscono e gli stipendi dei parlamentari sono aumentati.
  E vi ricordo che Benedetto Croce diceva che ci sono due tipi di disonestà: c’è la disonestà materiale e c’è la disonestà intellettuale, e anche in questo Parlamento, se la disonestà intellettuale fosse reato penale, molti sarebbero già all'ergastolo da un pezzo, sarebbero già all'ergastolo da un pezzo (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).
  E dico anche, visto che qui i colleghi del MoVimento 5 Stelle sono i principali difensori, giustamente, dei magistrati e dei PM, che lo stipendio dei parlamentari per Costituzione era collegato allo stipendio dei presidenti di corte d'appello, ai magistrati presidenti di corte d'appello, e se voi andate a vedere oggi lo stipendio...

  PRESIDENTE. Deputato Rampi, deputato Manlio Di Stefano, per favore. Deputato Manlio Di Stefano e deputato Rampi ! Mi scusi, deputato Pizzolante. Per favore ! Continui pure, deputato Pizzolante.

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  SERGIO PIZZOLANTE. ...e se oggi andate a vedere lo stipendio tolti i rimborsi, ma i rimborsi, se uno fa il parlamentare seriamente, quei rimborsi li spende, se a uno per fare il parlamentare non gli basta stare attaccato dalla mattina alla sera al computer e alla rete, quei soldi li spende; e, allora, se voi guardate oggi il rapporto fra lo stipendio del parlamentare e lo stipendio del magistrato presidente di corte d'appello, quello del parlamentare è quasi la metà, perché di questo si è ridotto in questi dieci anni. Questa è la verità !
  E questi grandi difensori dei magistrati, giustamente, non dicono questa semplice verità. Sono tanto impegnati a degradare la figura del Parlamento e del parlamentare, però non dicono come mai il parlamentare ha sul suo stipendio la riduzione del contributo di solidarietà e, invece, i magistrati sono l'unica categoria professionale che non ha questa cosa, perché si sono opposti e hanno ottenuto di non averla.
  Nessuno dice come mai lo stipendio dei dipendenti pubblici è bloccato da dieci anni, escluso lo stipendio del magistrato. Voi, che fate la campagna sugli stipendi e speculate sulla questione degli stipendi e siete i massimi difensori dei PM e dei magistrati, non dite queste semplici verità, che non arrivano al popolo italiano.
  E, allora, concludo sempre con Benedetto Croce: «La disonestà intellettuale – e voi siete intellettualmente disonesti – è una cosa molto grave» (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC) e di deputati dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Argentin. Ne ha facoltà.

  ILEANA ARGENTIN. Grazie, Presidente. Intervengo in modo molto breve ma necessario, credo. Io credo che nessuno debba giustificarsi per lo stipendio che prende e trovo che se ognuno di noi fa il suo lavoro sa esattamente quanto può valere il suo lavoro. È molto facile gridare stando e volendo rimanere a tutti i costi all'opposizione e non sporcarsi le mani per cambiare realmente le cose, perché se uno vuole cambiare il lavoro e lo stipendio di un operaio non è che lo fa solo gridando: entra nel Governo e nella maggioranza e prova a cambiare quello stipendio. Ora se invece si grida soltanto dalle piazze e si fa confusione, credo che ci sia una grande differenza.
  Mi permetto, infine, di dire – e veramente concludo – che non c’è niente di peggio – lo dico ai miei colleghi, ma con umiltà intellettuale – di dovere giustificare perché o per come ci sono delle indennità. Quando uno fa il suo lavoro, e lo fa fino in fondo, non è certo tenuto a spiegarne a nessuno le ragioni. Se la gente per la strada muore di fame va aiutata, ma non è che va utilizzata, perché è un'altra storia, questa, che non può andare avanti in questi termini.
  Mi permetto, Presidente, di dire che non voglio fare un dibattito sulla mancanza delle cose. Prima ho sentito qualcuno che diceva: «Io ho la laurea, io non ho la laurea...». Mi creda: i valori non sono le lauree di una persona.
  La gente è buona o cattiva al di là se abbia o meno una laurea. Le dico questo e le dico (ne ho prese veramente tante, mi posso permettere di dirlo): la laurea non fa di nessuno di noi una persona migliore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Binetti. Ne ha facoltà.

  PAOLA BINETTI. Avevo chiesto di intervenire prima che tutti gli animi si surriscaldassero in maniera così evidente. Semplicemente, per fare tre osservazioni, Presidente. Penso che ognuno di noi svolga la parte forse più bella e più significativa del proprio lavoro politico-parlamentare a contatto con la gente, a contatto con le persone. Forse, proprio la mia esperienza professionale e anche la mia esperienza Pag. 35umana fanno sì che le persone che si avvicinano siano sempre portatrici di forti e, molto spesso, ineludibili bisogni.
  È parte integrante di un lavoro che non considero affatto nel fronte – mi viene una parola che non è quella giusta – assistenziale, ma la risposta a prendersi carico di una persona in quel momento fa sì che tutto questo assorba una parte significativa di quello che è il guadagno, perché la gente bussa alla tua porta perché tu sei un parlamentare, bussa alla tua porta a portare i suoi bisogni, le sue esigenze, le sue difficoltà, che siano quelle del lavoro perduto, che siano quelle dell'analisi clinica che deve fare, che siano quelle di un'esigenza qualunque.
  E quella sollecitazione non è indifferente per i parlamentari, perché egli si aspetta che tu, in qualche modo, ti faccia carico di quel bisogno. È vero che non è la parte, potrei dire, razionalmente qualificante del nostro lavoro, perché per quello ci sono i disegni di legge, per quello ci sono le mozioni, per quello ci sono mille altri interventi, ma certamente è una parte in cui la persona ti dice «ho bisogno ora, tu puoi, io no, mi aspetto che tu faccia qualcosa per me». E, se tu non fai qualcosa per lui in quel momento, è proprio questo che suscita l'astiosità verso una politica esclusivamente autoreferenziale. Non vi è possibilità di eluderlo ! Cito un esempio che è stato sotto gli occhi di tutti noi per due anni: lo abbiamo visto intorno all'operazione della tenda piantata in piazza Montecitorio. Quella tenda non parlava soltanto di due ragazzi che, in qualche modo, avevano a casa altre due sorelle e altre situazioni drammatiche di necessità. Una situazione rispetto alla quale le istituzioni, in quel momento, erano fredde, erano estranee, ma intorno a quella tenda ruotava una quantità di casi, di casi-problemi. Non era possibile avvicinarsi e girare la testa dall'altra parte, non sarebbe stato degno di nessuna politica.
  Così come per ognuno di noi ci sono mille occasioni, mille situazioni, mille circostanze, nel proprio territorio, nel proprio cerchio sociale. Tutti noi consideriamo una parte importante di quelle, chiamiamole così, risorse economiche, che sicuramente il ruolo di parlamentare rende disponibili per noi, come un bene da amministrare a vantaggio di chi queste necessità non ha ancora trovato chi le possa colmare e vi possa rispondere.
  Credo che pensare che l'attività professionale sia una specie di rendicontazione ragionieristica, ignorando quei bisogni di solidarietà, quei bisogni, molte volte, veramente di naturalezza con cui le persone sanno di poter porre... Chi di noi, attraversando queste strade, che sia la via degli Uffici del Vicario, che sia la piazza Montecitorio o un po’ più avanti, non si è sentito chiamare per nome ? A me stupisce molto che la gente ti chiami per nome e ti riconosca per ciò che sei, per ciò che fai, per il tuo ruolo, e ti chieda, e ti dica che non ha da mangiare.
  È chiaro che il nostro problema è un problema politico-parlamentare, ma esiste anche un problema del quotidiano, esiste anche un problema in cui non posso dire a questa persona «tranquillo, noi adesso faremo una legge e vedrai che, nel giro di un paio di anni, tu, con questa legge, avrai risolto il problema di tuo figlio malato o il problema del tuo bisogno, di qualsiasi tipo sia». Allora, questa possibilità che hanno i cittadini, insisto, dovunque siano, di sapere che qualcuno può pensarci, proprio perché, magari, ha qualche risorsa in più, e, di fatto, lo fa, non rende affatto più ricco il parlamentare.
  Non lo rende, perlomeno, nella misura della sua sensibilità, della sua capacità di sentirsi solidale con i bisogni degli altri, che è esattamente la motivazione che ha portato molti di noi in Parlamento. Non sto qui ad arricchirmi, probabilmente per arricchirmi avrei fatto altre cose diverse, c'erano spazi per poter fare cose diverse. Sono qui, esattamente, per prendermi cura dei bisogni dei cittadini. Lo faccio, e molti di noi lo fanno, in modi molto diversi. Lo fanno nel lavoro di Commissione, lo fanno nel lavoro d'Aula, lo fanno nel lavoro di progettazione legislativa, ma lo fanno anche Pag. 36nell'azione di servizio personale e diretto alla gente (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sberna. Ne ha facoltà.

  MARIO SBERNA. Grazie, signora Presidente. Non vorrei dire le parole che dico adesso, ma mi servono di premessa a quello che dirò dopo. Dall'inizio della legislatura, con mia moglie e i miei cinque figli, abbiamo deciso di non cambiare classe sociale, di restare in quella in cui eravamo, quindi di trattenere per noi, per la nostra famiglia, il medesimo stipendio che mi veniva dato come responsabile di una cooperativa sociale; erano 2.500 euro netti. Questo è lo stipendio e il resto viene dato a chi ne ha più bisogno. Eppure, nonostante questo, non voterò questo ordine del giorno. Io faccio parte di un gruppo che non ha spese politiche, è appena nato, è nato in questa legislatura, io mi auguro che abbia un grande futuro, ma non ne sono così sicuro, di fatto, non abbiamo spese. I colleghi del MoVimento 5 Stelle che sono certamente un esempio da questo punto di vista, credo che sia innegabile per tutti e sarebbe vergognoso negarlo, ce lo dimostrano, conti alla mano. Citano spesso la somma totale che hanno devoluto in solidarietà che corrisponde, più o meno, a 3 mila euro al mese, 2.800 euro al mese a testa, prendendo quella somma suddividendole per il numero dei parlamentari per il numero di mesi. Io ho molti colleghi qui dentro, non ne faccio i nomi evidentemente, se vogliono lo faranno loro, che so che quella somma la destinano esattamente come faccio io ad opere di solidarietà. So anche che ci sono molti colleghi, l'ha detto molto bene prima il collega Melilla, che hanno la necessità di tenere viva la politica in questo Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Per l'Italia - Centro Democratico e Sinistra Ecologia Libertà), perché la politica, come tutte le attività in questo Paese, ha necessità di essere vissuta attraverso delle opere concrete e molti dei nostri colleghi destinano alla politica concreta, quella sul territorio, più di 2.800 euro al mese. Questo, gentile Presidente, lo so con certezza assoluta. Io chiedo scusa, ma purtroppo mi agito sempre al microfono.
  Vorrei anche aggiungere una cosa, se me lo consente, Presidente. Qui, in questa Camera, abbiamo almeno uno, lo ricordo bene, è il collega Giuseppe Guerini, del Partito Democratico, che ha il 100 per cento di presenze (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Se lo merita l'applauso, perché se c’è uno stipendio che è maturato nella quotidianità del lavoro qui dentro, perché lei ci insegna, Presidente, che siamo pagati per lavorare qui dentro, è quello del collega. Io ho solo il 90 per cento di presenze, ma ci sono dei colleghi che hanno delle presenze in Aula veramente molto ridotte, parliamo del 60, 65 per cento, molti anche tra quelli – me lo lasciate dire – che destinano poi una parte. Sì, in questo caso sì, è una restituzione, perché avendo lavorato poco più della metà, è giusto anche restituire quello che non si è guadagnato.
  Infine, l'ultima cosa, non le sembri uno scandalo se la dico: ma i parlamentari della Repubblica italiana non arrivano a mille, più o meno, cioè ci sono mille persone in questo Paese che fanno solo quell'esclusivo lavoro. Ci sono 100 mila persone, 500 mila persone, in questo Paese, anche qui dentro, che fanno un altro lavoro e che prendono due, tre, quattro, dieci, venti volte di più dei parlamentari della Repubblica italiana.
  Presidente, facciamo il nostro dovere, che è quello di essere qui... Veniamo giudicati, lo so che è da noi stessi, ma qualcuno lo ha detto bene prima: è il 30 per cento in meno. Quindi, una parte di sobrietà è già stata concretamente realizzata. Facciamo il nostro dovere, dopodiché con i soldi che ognuno riceve decida quello che è meglio per la propria coscienza (Applausi dei deputati dei gruppi Per l'Italia - Centro Democratico e Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pisicchio. Ne ha facoltà.

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  PINO PISICCHIO. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, questa mattina assistiamo a una sorta di conflitto di civiltà tra chi imparò a guardare alla politica come alla più sublime delle passioni, come dice Pepe Mujica, e chi della politica ha conosciuto solo cascami e decadenze e una sua funzione del tutto strumentale: la politica come mestiere per sbarcare il lunario.
  Intervengo, allora, perché trovo giusto lasciare al galateo istituzionale dei resoconti un punto di vista. Il punto vero è che la rincorsa del gesto populista, usando strumentalmente la sofferenza di un popolo stremato e sfiduciato, esige la rappresentazione truculenta dell'offesa al Parlamento. Sì, di quella che viene celebrata dai programmi televisivi satirici, per esempio, in cui – attenzione ! – non è l'incauto peone, in difetto con la storia, le lingue e talvolta la sintassi, a cadere sotto i colpi di un sarcasmo urticante, ma è ciò che quella persona in quel momento rappresenta, il Parlamento italiano, ad essere colpito e qualche volta anche affondato.
  La politica come dedizione alta, come passione sublime, illustrissimi colleghi. Vi prego, allora, prego noi tutti, maneggiamo con cura argomenti che possono danneggiare non l'immagine di un ceto politico compromesso da se stesso e dall'attitudine che ha alla flagellazione del vicino di banco, ma quella del Parlamento.
  Dobbiamo, invece, avere coraggio e mettere mano alla materia del ristoro dovuto a chi serve lo Stato. Usciamo dall'ambiguità cui forse ci conduce una qualche cattiva coscienza. Io affermo in quest'Aula che deve essere salvaguardato il principio della equa remunerazione di chi rappresenta il Paese nel Parlamento della Repubblica, senza improbabili spinte pauperistiche, senza isterie, senza tutele castali, senza scorciatoie in chiaro scuro, ma alla luce del sole, quella luce che può sconfiggere le spinte populistiche e difendere la dignità del Parlamento.
  Ricordiamo, infine, che non si possono sparare all'infinito i proiettili dell'antipolitica, perché l'ultimo colpo, quello letale, sarà rivolto a noi stessi e dopo non ci sarà che cenere (Applausi).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà.

  NICOLA FRATOIANNI. Grazie, Presidente. Non c’è dubbio che la discussione che facciamo questa mattina su questo ordine del giorno – credo anche su molti altri – sia una discussione molto intrisa di strumentalità. Lo è su questo punto, lo sarà quando discuteremo più tardi. Mi pare ci sia un ordine del giorno riguardante il vincolo per i deputati e per le deputate di viaggiare in seconda classe invece che in prima classe. Scopriremo che qui ci sono ultrà della seconda classe, nella quale io viaggio quasi sempre, che però trovo sempre in prima classe quando mi capita di non trovare posto in seconda (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà e di deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
  Vede, Presidente, io, come Gianni Melilla, sono tra quelli che pensano che la politica andrebbe finanziata, certo in misura ridotta rispetto a come è stato fatto negli anni passati, con controlli rigidi, puntuali, trasparenti.
  Sono tra quelli che pensano che la politica andrebbe finanziata per impedire che la politica cerchi finanziamento altrove e che in quel finanziamento si metta sotto lo schiaffo di interessi particolari invece che collettivi, alimentando, come succede ormai quotidianamente, circuiti corruttivi della politica e dell'impresa, del mercato e della cosa pubblica. Vede, signora Presidente, io, come quelli che siedono qui con me in questi banchi, faccio parte di una cultura politica, di una storia, di una forza politica che ha fatto della militanza a spese proprie, della militanza senza retribuzione, della scelta di una passione di vita, una ragione collettiva e non individuale. Sono tra quelli che pensano che la politica sia lo strumento utile alle persone per costruire insieme la possibilità Pag. 38di una trasformazione collettiva del loro futuro e, dunque, sono tra quelli che pensano che difendere l'onorabilità della politica, il suo valore sociale, sia il contrario dell'autodifesa di una casta di privilegiati. Tuttavia, dico a questo Parlamento, a tutto questo Parlamento, che non possiamo non vedere come il problema della rottura che si è andata determinando ed allargando tra la politica che vive dentro i luoghi della rappresentanza e tanta, troppa parte della popolazione sia un problema che riguarda tutti e tutte noi. Non possiamo non vedere come in questa rottura, sempre più grande e sempre più drammatica, che travolge giorno dopo giorno l'autorevolezza delle decisioni e delle discussioni, che io continuo a difendere tenacemente, ci sia anche la sperequazione crescente che riguarda la materialità della vita dei tanti e delle tante a cui ciascuno di noi, magari con punti di vista diversi, si rivolge. Non possiamo non vedere che c’è tanta strumentalità in chi racconta cifre impossibili, in chi racconta di stipendi che crescono e di altri che diminuiscono, e che c’è disparità tra la vita di tanti, troppi cittadini che oggi vedono crescere la loro condizione di povertà e di marginalità e quella di chi, pur in modo del tutto convinto, lavora per difenderne i diritti, cosa che rischia di diventare giorno dopo giorno un elemento di delegittimazione di quello stesso lavoro.
  Allora, io penso che ci sia davanti a noi un problema complesso; che sia necessario dire che deve tornare in questo Paese una forma di finanziamento pubblico e trasparente alla politica. Si discuta del quanto; si discuta di ogni forma di controllo, ma che questo tema deve tornare all'ordine del giorno di queste Aule. Secondo, io penso, però, che non può essere aggirato il tema di un elemento di redistribuzione che ponga anche a noi il tema della riduzione delle retribuzioni e di forme capaci di introdurre elementi di controllo più puntuali e accessibili a tutti. Terzo, che il tema della redistribuzione della ricchezza e della redistribuzione della sperequazione, che oggi in questo Paese tende ad allargarsi, non tanto per gli stipendi dei parlamentari, ma per la forbice che fa della distribuzione della ricchezza il tema di una grande disuguaglianza, va posto da questo Parlamento, a cominciare anche da noi, a tutti gli strati di questo Paese. Questo è il motivo per cui io, pur sapendo che dovremmo trovare modalità diverse di discussione, penso che il problema posto in questo ordine del giorno sia un problema che non può essere liquidato come troppi interventi in quest'Aula hanno fatto questa mattina (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato D'Ambrosio. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Grazie Presidente, ascoltare in quest'Aula colleghi parlare di strumentalizzazione di questo ordine del giorno e di quello che rappresenta francamente è ridicolo, soprattutto se questo arriva da chi parla adesso in quest'Aula di trasparenza, di pulizia dei costi della politica, dello stipendio dei parlamentari e, poi, è coinvolto in indagini in cui grandi potentati economici e politici – voglio ricordare, ad esempio, l'Ilva a SEL – hanno in qualche modo finanziato una classe politica decennale che ha distrutto completamente territori pugliesi e, quindi, adesso vengono qui a parlare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Proteste dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà)...

  PRESIDENTE. Colleghi ! Colleghi, per favore ! Colleghi, dopo ! Colleghi ! Colleghi !

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Grazie, Presidente.

  PRESIDENTE. Adesso facciamo finire (Proteste dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà)... colleghi !

  ARCANGELO SANNICANDRO. Bugiardo !

Pag. 39

  PRESIDENTE. Deputato Sannicandro ! Dopo, dopo, per favore, consentite di finire, poi avrete diritto alla parola.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Presidente, capisco che avere il proprio presidente del partito SEL rinviato a giudizio per disastro ambientale nell'Ilva faccia male, ma è la realtà dei fatti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Presidente, quello che noi chiediamo nel merito in questo ordine del giorno, vorrei ricordarlo ai colleghi, è semplicemente il dimezzamento dell'indennità parlamentare che – voglio ricordare alla collega Di Salvo – è 10 mila lordi, e non 5 mila lordi perché magari qualcuno l'ha imbrogliata e le stanno fregando soldi oppure, volevo ricordare anche tra parentesi, che in questo ordine del giorno parliamo anche del fatto che semplicemente i rimborsi vengano rendicontati, non vengano tagliati. Quindi non moriremo di fame: ve lo voglio ricordare tranquillamente. Presidente, inoltre, vorrei mettere in chiaro una cosa molto semplice: credo che ai cittadini interessi molto la trasparenza, la verità. Presidente, credo che da quella parte continuino e forse l'ordine andrebbe richiamato anche da quella parte, grazie...

  PRESIDENTE. Continui, continui pure.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Sentirsi da colleghi chiamare incompetenti, incapaci, richiamare alla solidarietà, come ha fatto ad esempio la collega del PD, va benissimo. Tuttavia dovrebbe essere compito della politica e di chi amministra non aspettare la solidarietà, ma dare il buon esempio e amministrare affinché quella solidarietà non vi sia, perché una politica che governa bene mantiene la propria cittadinanza in condizioni decenti, per le quali magari la solidarietà non ci dovrebbe essere.
  Ma vorrei ricordare all'Aula e ai cittadini, Presidente, proprio in merito a questo ordine del giorno e all'importanza di questo stesso ordine del giorno, che in quest'Aula abbiamo il Mourinho di San Marco in Lamis. Il Mourinho di San Marco in Lamis è riuscito a fare il triplete, alla faccia di tutti quanti. Infatti dovete sapere che prende lo stipendio da parlamentare, lo stipendio da sindaco e dovrebbe prendere anche il vitalizio da consigliere regionale; e queste persone vengono a parlare a noi del MoVimento 5 Stelle – che, senza che via sia alcuna legge, facciamo già quello che abbiamo precedentemente detto – di quella che è l'importanza del ruolo politico, soprattutto di quella che è la retribuzione dei politici, Presidente, proprio nel momento in cui queste persone sono responsabili politicamente con il PD del dissesto finanziario attualmente esistente nel proprio comune di San Marco in Lamis, e lì le conseguenze, come al solito, non le pagherà la politica, ma le pagheranno i cittadini perché verranno tagliati i servizi essenziali, perché aumenteranno le tasse.
  Dunque voi, prima di parlare del MoVimento 5 Stelle, sciacquatevi la bocca, andate a vedere fuori i nostri esempi di amministrazione nelle nostre amministrazioni locali (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
  Quindi, vi prego ancora una volta: prima di parlare nei confronti dei cittadini di quelli che sono i vostri stipendi, abbiate un semplice sussulto di dignità e di coraggio, andate in piazza senza alcuna scorta e parlate ai cittadini di quelle che sono le vostre retribuzioni, e vediamo come i cittadini vi risponderanno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Piras. Ne ha facoltà.

  MICHELE PIRAS. Vede, Presidente, quando si ha un bambino di sei anni spesso si commette l'errore di trasferirgli le proprie passioni infantili. Recentemente ho regalato a Nicolò, che è mio figlio, un modellino originale, acquistato dal Giappone, Pag. 40di Goldrake Ufo Robot. Allora, oggi ho scoperto, per arrivare a ciò che voglio dire, che con la nostra indennità ci campiamo, e arricchiamo in maniera smodata la nostra famiglia. Il fatto che ci campino i nostri clientes non l'ho scoperto oggi, lo sento da un po’ di tempo: costruiamo strade, ponti, potremmo risanare il debito pubblico, moralizzare la politica, risolvere i problemi della piccola e media impresa, risollevare la condizione sociale del Paese, che ovviamente è un compito della politica, finanziare le sonde su Marte e sfiorare persino l'iperuranio (magari ci arriveremo un giorno, ce lo dicevano in questi giorni anche a mezzo stampa).
  In effetti, prendiamo molto più di certi calciatori e di certi comici, e loro si sa, però, che fanno veramente il bene del Paese, mica noi, che siamo ladri, siamo corrotti; anche quando non ci conosciamo, siamo ladri, siamo corrotti; anche quando non conosciamo le storie delle persone, siamo ladri, siamo corrotti; anche quando persone che ci vogliono bene ascoltano questo dibattito e scoprono che siamo ladri e siamo corrotti. Va bene, è la libertà di opinione della politica, così si dice.
  Sa, Presidente, per chi come me fa politica da quando aveva 17 anni e da quando aveva 17 anni in poi ha fatto una miriade di lavori, dai più umili a quelli più qualificati – ho insegnato, ho lavorato in un supermercato, ho fatto di tutto e di più prima di campare di politica, come mi capita in questo frangente della mia vita – ricordo che io l'ho sempre fatta con zero la politica, prima del 2007, e, dopo, con molto poco – sicuramente con molto meno di quanto non faccia adesso – ed integrandola con un altro lavoro. Io penso che questa sia la storia di molti, dei più di coloro che stanno qua, ho questa vaga impressione; non darei questa rappresentazione al Paese che già ne ha una sbagliata.
  Ecco perché penso, per uno che ha sempre fatto politica con zero, che l'ha sofferta sulla propria pelle – perché ha battuto il territorio, perché poi nel territorio ha il coraggio delle proprie idee e anche si assume la responsabilità di prendere qualche invettiva, qualche insulto, magari qualche minaccia dai democratici, che non è il Partito Democratico, in questo caso, dagli iper democratici, dagli ultrademocratici, dai democratici dell'iperuranio – l'ordine del giorno del MoVimento 5 Stelle appare assolutamente moderato, insufficiente. Lo voterò solo perché mi fa un po’ pena chi, in ragione di una battaglia così nobile, non rinuncia a tutto. Zero, dobbiamo prendere zero, perché la politica si può fare come l'ho fatta io e come l'hanno fatto tanti, con zero. Per tutto il resto ci sono i blog, i click che creano consenso e si sa anche, cara Presidente, che la pubblicità di Sogin sui depositi di scorie nucleari è più etica di un'indennità della politica, è più etico ammazzare una persona che difendersi in giudizio (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà, Partito Democratico e di deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente). Allora io, oggi, ho pensato questo, così torno all’incipit, perché ancora non sono completamente esaurito dalla vita che faccio e non sono ancora completamente rincretinito da queste stanze, io pensavo davvero Goldrake di averlo regalato a mio figlio Niccolò, e invece ho scoperto che l'ho regalato al collega Di Battista. Errori che fanno i genitori (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Tabacci (Commenti). Colleghi, ho una lunga lista di iscritti a parlare...
  Prego, deputato Tabacci, ne ha facoltà.

  BRUNO TABACCI. Signora Presidente, questo dibattito conferma la crisi profonda dell'istituto parlamentare e credo possa apparire di tutta evidenza se pensiamo che in quest'Aula persone come Togliatti, Moro, Nenni, Almirante o Malagodi, che hanno avuto la fortuna di servire il Paese da questi scranni avevano dall'esterno, nell'opinione pubblica, una considerazione, un rispetto che non è neppure lontanamente paragonabile a quello che ci viene rivolto. Quindi, si vede che la crisi è Pag. 41profonda. Io difendo il Parlamento e sono onorato di averne fatto parte e orgoglioso di aver servito il Paese.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO (ore 12,35)

  BRUNO TABACCI. Ovviamente, di fronte a questa crisi così evidente, a questa seduta un po’ psicanalitica, uno dice: ma qual è il contributo che si può dare per evitare che la crisi diventi palesemente personale ? Va bene, facciamo un esercizio molto semplice, questo è il mio contributo. Poiché parliamo dei soldi, facciamo un discorso molto sereno, poi ognuno lo applichi a se stesso e vedrà che giochino interessate viene fuori. Io crederei che se la nostra denuncia dei redditi è pubblica, potrebbe diventare pubblica anche la denuncia dei redditi precedente al nostro ingresso in Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Per l'Italia - Centro Democratico, Partito Democratico e Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
  Verrebbe fuori un gioco molto interessante: c’è chi magari è entrato qui e guadagnava molto di più prima di entrare qui, e io credo che l'intelligenza di una democrazia non sia quella di privarsi di contributi importanti che possono venire da tante persone che hanno qualcosa da dire o da dare. Comunque, fate questo esercizio, perché non averlo fatto ci porta nella direzione sbagliata, e vedrete che anche in questa legislatura verranno fuori dei casi molto educativi e significativi. Fate questo giochetto, fatelo (Applausi dei deputati dei gruppi Per l'Italia – Centro Democratico, Partito Democratico, Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Mannino, che rinuncia. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Scotto. Ne ha facoltà.

  ARTURO SCOTTO. Presidente, c’è chi è abituato a interloquire e c’è chi, invece, perché ha una difficoltà di fronte a chi prova a interloquire, sceglie soltanto la strada di mentire. Ho ascoltato una menzogna molto grave e chiedo al collega D'Ambrosio di dire una parola di chiarimento e, mi consenta, anche di scuse, rispetto alla vicenda dei finanziamenti dell'Ilva. Lui sa benissimo che SEL, il presidente Vendola e il collega Nicola Fratoianni, che stavano in quella giunta, hanno fatto di tutto, attraverso la strada della legge, per limitare le emissioni dell'Ilva, anziché fare come altri, che hanno scelto talvolta un'altra strada di interlocuzione con l'Ilva. Noi non abbiamo mai preso 1 euro, e questo lo rivendichiamo in questo Parlamento e davanti al Paese (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). Quindi chiediamo le scuse pubbliche, altrimenti saremo costretti a incontrarci con il collega D'Ambrosio altrove (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà – Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. No, collega D'Ambrosio, lei è già intervenuto.

  ANGELO CERA. Chiedo di parlare per fatto personale.

  PRESIDENTE. Voi vi richiamate agli interventi per fatto personale, sia il collega D'Ambrosio sia il collega Cera, ma gli interventi per fatto personale, come ben sapete, vanno a fine seduta. Quindi, adesso darò la parola al collega Rampelli e poi, a fine seduta, avrete la parola, sia D'Ambrosio che Cera, per fatto personale.

  ANGELO CERA. Per fatto personale !

  PRESIDENTE. Sì, sì, per fatto personale. Il Regolamento dice che vanno fatti a fine seduta (Commenti del deputato Cera). Sì, lo so, collega Cera, ho ben inteso Pag. 42il motivo per cui chiede di intervenire, come D'Ambrosio chiede di intervenire. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Rampelli. Ne ha facoltà.

  FABIO RAMPELLI. Grazie, Presidente. Cari colleghi, penso che il lavoro che anima l'Ufficio di Presidenza nel corso dell'anno sia un lavoro decisamente importante, ma penso anche che la discussione, almeno su alcune vicende ricorrenti come quella che stiamo trattando adesso con la scusa dell'ordine del giorno, con il suo pretesto, sia importante ma debba essere anche conclusiva. Se davvero questa materia è una materia a cui teniamo e che riteniamo particolarmente importante da sottoporre all'attenzione Parlamento italiano e poi all'attenzione dell'opinione pubblica, penso che questa discussione, con le conseguenti decisioni, vada fatta una volta e una volta soltanto, altrimenti sorge il sospetto che a ogni approvazione del bilancio della Camera si debba assistere a qualcuno che tenta di strumentalizzare questa vicenda ben al di là del merito, che possa essere solo un'occasione, una vetrina per cercare di cavalcare un'onda che pure esiste e si manifesta in modo particolare quando l'economia del Paese è in difficoltà e quando sono noti alcuni parametri economici, di cui spesso parliamo, non magari in queste circostanze ma più diffusamente quando arriva alla nostra attenzione la stagione della legge di stabilità o comunque tutti i provvedimenti che attengono alle materie economiche e finanziarie. Ma questi parametri esistono.
  Noi come Fratelli d'Italia presentammo un ordine del giorno che paradossalmente fu anche accolto, che tendeva in buona sostanza a dire che, intanto, per i parlamentari, per i Ministri, ma anche per gli stipendi importanti che caratterizzano i livelli apicali della pubblica amministrazione, proprio per sottrarsi alla terribile legge della demagogia e del populismo di secondaria importanza, sarebbe stato utile e opportuno fare in modo che queste indennità fossero legate all'andamento reale dell'economia del Paese.
  Non c’è un oggettivo criterio che possa aiutarci a valutare l'effettiva congruità dell'indennità di un parlamentare. Se facciamo parte di un sistema Italia, se di fatto è come se ciascun cittadino italiano, in modo particolare coloro che lavorano nella pubblica amministrazione, sono, tra virgolette, soci azionisti di questa grande Spa che è la nostra nazione, se l'indice dei consumi sta ai livelli attuali, se la percentuale di tassazione è quella che conosciamo, se il PIL è inchiodato a zero, salvo andare sotto zero per due anni come è successo nell'ultimo decennio, se il tasso di povertà è in crescita esponenziale, se le aziende chiudono – o viceversa, quando le cose vanno bene, quando aprono, se si pensa quante ne aprono –, se il tasso di natalità è sotto zero da quindici anni, se l'occupazione aumenta e addirittura diventa gigantesca e ingestibile la disoccupazione giovanile, è sacrosanto dire e mi pare evidente che il ragionamento che stiamo facendo sulle indennità non possa prescindere da questo andamento. Quindi penso debba ridursi, se le cose vanno male, e possa e debba crescere, se le cose vanno bene, evidentemente anche premiando il lavoro del Governo e il lavoro del Parlamento per quello che possono incidere nel sistema economico generale.
  Questo è un ordine del giorno – Presidente, le chiedo scusa e concludo – che è stato approvato dalla Camera e sul quale non è stata fatta nemmeno soltanto un'ora di discussione per cercare di decodificarlo, articolarlo e concretizzarlo. Quindi io penso che si debba ripartire da lì. Se la Camera – non mi pare che qualcuno abbia detto il contrario – è ancora d'accordo su questa impostazione, «per togliere la sete col prosciutto», come si dice in gergo, a chi vuole fare bassa demagogia, occorre agganciare questa discussione a qualcosa di concreto, che sta al di fuori di questo Palazzo.
  L'ultima battuta – perché è solo una battuta, Presidente – sta nell'occasione nella quale lo stipendio dei parlamentari, o meglio l'indennità dei parlamentari sia sganciata da quella dei magistrati, come richiamato da un intervento precedente, Pag. 43quindi risparmio i dettagli. Io penso che questa discussione sia giusta e saggia, ma per certi aspetti sia anche penosa. Allora...

  PRESIDENTE. Collega Rampelli, concluda.

  FABIO RAMPELLI. Sto concludendo. Troviamo un qualunque tipo di indennità, a cui automaticamente agganciare l'indennità di un parlamentare per evitarci la pantomima di discussioni interminabili, fatte solo e soltanto per prendersi po’ di voti.

  PRESIDENTE. Non mi pare ci siano altri interventi su questo ordine del giorno, quindi lo pongo in votazione.

  ANGELO CERA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Deputato Cera, a fine seduta può intervenire.

  ANGELO CERA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto !

  PRESIDENTE. Già l'ha fatto, è già intervenuto su questo ordine del giorno, siamo sempre sullo stesso. Andiamo avanti, collega, perché lei non può intervenire la seconda volta per dichiarazione di voto sullo stesso ordine del giorno. Chieda al suo capogruppo, è già intervenuto.
  Passiamo ai voti
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/13, sul quale vi è il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Montroni, Grassi, Vico, Bolognesi, Sgambato... hanno votato tutti...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  438   
   Votanti  408   
   Astenuti   30   
   Maggioranza  205   
    Hanno votato   93    
    Hanno votato no   315.

  La Camera respinge (Vedi votazioni)

  (La deputata Iacono e i deputati Aiello, Manfredi e Gutgeld hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

  Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/14 formulato dal Collegio dei questori.

  RICCARDO FRACCARO. Grazie, Presidente. Devo constatare con tristezza l'esito della votazione sull'ordine del giorno che chiedeva di dimezzarsi lo stipendio ai parlamentari. Molti degli interventi che abbiamo sentito a sostegno della tesi contraria al nostro ordine del giorno e alla nostra richiesta di avvicinare lo stipendio dei parlamentari alla vita reale si basava sul fatto che, secondo il Partito Democratico, SEL, Nuovo Centrodestra e tutti i partiti che ci hanno governato in questi anni i parlamentari avrebbero diminuito la retribuzione percepita nel corso di questi decenni di mala politica.
   Vi voglio smentire con dei dati per riportare un po’ di verità: dal 1948 ad oggi, lo stipendio dei parlamentari, al netto dell'inflazione, è aumentato di ben sei volte; per indennità dei deputati quest'anno si spendono 81 milioni 315 mila euro, un milione di euro in più rispetto all'anno scorso. Tutto ciò mentre la disoccupazione giovanile ha toccato quota 44,2 per cento: non è mai stata così tanta dal 1977. Una sola parola, colleghi: vergognatevi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE LAURA BOLDRINI (ore 12,45)

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Cera. Ne ha facoltà.

Pag. 44

  ANGELO CERA. Grazie, Presidente. Voglio solo dire al collega D'Ambrosio che conferma la sua assoluta ignoranza e gli spiego perché, perché deve sapere, essendo lui un bravo legislatore, che per legge è vietato avere non il triplo stipendio, ma il doppio stipendio.
  Siccome io già ho querelato – e tu lo sai – un tuo amico grillino di San Marco e il giornale Libero...

  PRESIDENTE. Deputato Cera, mi scusi, ma per fatto personale abbiamo detto che potrà intervenire a fine della seduta. Adesso deve intervenire nel merito dell'ordine del giorno.

  ANGELO CERA. Siccome è pubblica la mia denuncia dei redditi, basta fare, caro D'Ambrosio, un piano per renderti conto di quale sia la mia attuale situazione in termini di denuncia per evitare di continuare ad essere un ignorante.

  PRESIDENTE. Va bene. La ringrazio, deputato Cera.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Luigi Di Maio. Ne ha facoltà.

  LUIGI DI MAIO. Grazie Presidente. L'ordine del giorno che stiamo discutendo chiede la soppressione delle indennità erogate ai deputati in relazione alla carica ricoperta. È quella che, molto spesso, anche forse con un termine semplificativo, viene definita «doppio stipendio», cioè tu fai il presidente di Commissione e, oltre a prendere lo stipendio da deputato, prendi anche l'indennità da presidente di Commissione e così via.
  Voi capirete e immaginerete che, siccome riteniamo che già lo stipendio normale di un deputato sia molto alto, noi l'indennità aggiuntiva non vogliamo che ci sia, a tal punto che – come vi ho detto prima – le nostre cariche, quindi il presidente della vigilanza RAI, io, i membri dell'Ufficio di Presidenza, i membri dell'Ufficio di presidenza delle Commissioni rinunciano all'indennità aggiuntiva, non mettendola sul fondo per il microcredito alle piccole e medie imprese, ma vi rinunciano totalmente e, quindi, questa ritorna nelle disponibilità della Camera, contribuendo poi a spese che conosciamo dal bilancio.
  Quindi, vi chiediamo di votare per la soppressione dei doppi stipendi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Su questo mi sta a cuore ricordare che noi avevamo già fatto un taglio sulle indennità di chi ricopre ruoli istituzionali qua dentro. È un taglio complessivo del 30 per cento che è stato compiuto. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Capelli. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CRIPPA. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

  PRESIDENTE. Deputato Crippa, poi le do la parola. Prego, deputato Capelli.

  ROBERTO CAPELLI. In merito all'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 14, penso che vi sono dei movimenti e delle organizzazioni politiche che sono presenti in quest'Aula proprio perché la politica in passato ha avuto – dobbiamo riconoscere – una gestione allegra del suo status. Nel contempo, comunque, si sta cercando di porre rimedio a quanto di inopportuno è stato creato nel passato.
  L'ordine del giorno specificatamente propone di sopprimere le indennità aggiuntive di carica. Personalmente, io voterò a favore di questo ordine del giorno e voglio di ciò darne una giustificazione. Precedentemente al mio ingresso in Parlamento ho svolto anche le funzioni di consigliere regionale ed io proposi, nella mia regione, la stessa azione con un emendamento ad una finanziaria regionale ritenendo che quel denaro sarebbe stato molto più opportuno spenderlo nella organizzazione dei servizi di quella carica, di quella funzione.
  Quindi, con molta coerenza sarò favorevole a questo ordine del giorno. Colleghi, badate bene, non voglio fare da cassa di Pag. 45risonanza a chi è in quest'Aula perché la politica non si è comportata bene nel passato ma, purtroppo, devo riscontrare, che la politica non propone niente di concreto per eliminare quella forbice che c’è nel nostro Paese tra chi ha sempre di più e chi ha sempre di meno. Poco si fa per giustificare e per dare una risposta ai cittadini italiani nel senso di dire: va bene, quanto tu prendi, perché mi rendi un servizio onesto, efficiente, perché stai lottando e stai facendo proposte per migliorare la mia condizione economica. Perciò, io potrei dire, che vorrei lavorare perché chi ha poco guadagni di più e non necessariamente perché chi ha di più guadagni di meno. Vorrei, quindi, fare un richiamo alla coerenza e ritorno a quel 6 novembre 2013: ricordo ancora, Presidente, che lei diede la stessa risposta allora, ed io accedetti a quella sua risposta, dicendo: stiamo lavorando per una riduzione. Ma vorrei sottolineare che, insieme ad altri, chi votò compattamente contro lo stesso ordine del giorno presentato oggi è stato il MoVimento 5 Stelle (Commenti di deputati del MoVimento 5 Stelle). È agli atti, compattamente voi avete votato contro quell'atto che oggi proponete ! Onorevole Luigi Di Maio, non sono abituato a dire cose per cui non ho riscontro: vada a guardarsi gli atti del 6 novembre 2013 e troverà che l'effetto, l'efficacia e la proposta di quel ordine del giorno è simile, sovrapponibile, totalmente uguale a quello che lei propone oggi. Uguale.

  PRESIDENTE. Deputato Crippa, prego. Ha facoltà di intervenire.

  DAVIDE CRIPPA. Mi scusi Presidente, faccio un richiamo all'articolo 8 del Regolamento perché lei poc'anzi ha espresso un giudizio nel merito riferito a seguito dell'intervento del (Commenti). ..possiamo un attimo placare l'ira ...ai sensi dell'articolo 8 del Regolamento lei ha espresso un parere, un giudizio di merito rispetto ad un ordine giorno presentato dal collega Luigi Di Maio.
  Mi permetto di ricordarle che nel merito dovrebbero intervenire i questori e quindi lei in quel ruolo, in questo momento, non dovrebbe in nessun caso esprimere dei giudizi di merito del tipo «stiamo già facendo».
  Pertanto, le ricordo che quanto meno un giudizio di merito lei l'ha potuto esprimere sulle questioni di inammissibilità e se ne è assunta la responsabilità. Almeno non intervenga sugli ordini del giorno prima di porli in votazione (Applausi dei deputati del gruppo del MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Deputato Crippa, lei avrebbe ragione se fosse che ho espresso un parere, ma non ho espresso nessun parere e ho fatto una precisazione che ritenevo importante per l'aula. Tutto qui.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Mannino. Ne ha facoltà.

  CLAUDIA MANNINO. Signora Presidente, ritornando all'ordine del giorno, su cui noi anche nei futuri bilanci continueremo a presentare, perché proprio poco fa il collega Melilla ci ha dato una ulteriore motivazione perché noi continuare a parlare di rendicontazione e di limiti dell'indennità ai parlamentari. Poco fa, se non ho capito male, il collega Melilla ci ha detto che versa, il suo gruppo, 3500 al partito. Ora se l'indennità del parlamentare è all'incirca 5 mila euro lordi, che corrisponde a circa 5000 euro netti ... 10 mila lordi e 5 mila netti, mi chiedo che questi 3.500 spero che vengano prese dall'indennità e non dai rimborsi perché se dovessimo utilizzare i rimborsi per pagare il partito credo che sia ancora più grave(Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).. Quindi, a maggior ragione, questo ordine del giorno, così come i precedenti che parlano anche di semplice rendicontazione, vogliono raggiungere quel principio di trasparenza che questa Camera si dovrebbe dare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Caparini. Ne ha facoltà.

Pag. 46

  DAVIDE CAPARINI. Signora Presidente, tra opinione o precisazione diciamo che il confine è molto labile. Quindi, la risposta al deputato Crippa mi sembrava piuttosto vaga. Tuttavia, seguo il suo filo conduttore faccio presente che è vero che dal 2012 abbiamo ridotto le indennità di carica del 37 per cento, una prima tranche del 10 per cento e una seconda del 30. Ma i concetti che i colleghi del MoVimento 5 Stelle vogliono portare alla nostra attenzione e che anche la Lega nord condivide è quello che noi veniamo eletti per svolgere delle funzioni tra cui ci sono anche quelli di membri della segreteria di Presidenza, delle Presidenze delle Commissioni, come quelle dell'aula. Quindi, in quanto deputati svolgiamo quelle funzioni per cui non è necessaria una integrazione dal punto di vista delle indennità perché è nello svolgimento stesso delle nostre funzioni che noi abbiamo la natura dell'indennità e quindi la corresponsione economica. Dato per assodato questo principio, quindi è condivisibile il punto di vista per cui tutto ciò che è in più all'indennità di carica di tutti gli altri parlamentari in quest'aula deve essere tolto. Quindi noi accediamo a questa richiesta e condividiamo il punto di vista per cui chi è qui in quest'aula è uguale e ha diverse mansioni e diverse funzioni che svolge ma per le quali non deve percepire alcunché di diverso da tutti gli altri.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

  ARTURO SCOTTO. Signora Presidente, lei giustamente parlava di precisazioni e io vorrei precisare alcune cose, auspicando che altri colleghi di altri gruppi facciano altrettanto. Intanto, aspetto una precisazione e una correzione rispetto alle parole che ho ascoltato prima dal collega D'Ambrosio, sempre disponibile ovviamente a confrontarmi in tribunale, rinunciando anche all'immunità parlamentare, se necessario, rispetto a quelle cose.
  Secondo punto, precisazioni, Presidente. Ho sentito una collega del MoVimento 5 Stelle che parlava delle risorse che i deputati di Sinistra Ecologia Libertà erogano in maniera autonoma al proprio partito.
  Io rivendico questa forma di finanziamento alla politica e ai soggetti perché è un fatto di buona politica ed è una prassi che nella storia del movimento dei lavoratori è stata sempre portata avanti perché era un modo di rendere gli eletti più uguali al resto dei cittadini. Terzo, e chiudo. Ovviamente quelle risorse sono prese dallo stipendio, sono 3.500 euro netti. Non so altre risorse che vanno ad altri fondi dove vanno (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/14, sul quale il Collegio dei questori ha espresso parere contrario.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Frusone...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  443   
   Votanti  412   
   Astenuti   31   
   Maggioranza  207   
    Hanno votato  103    
    Hanno votato no   309.

  La Camera respinge (Vedi votazioni)

  Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/15 formulato dal Collegio dei questori.

  LUIGI DI MAIO. Signora Presidente, vorrei una risposta dai questori sul perché non vogliamo sopprimere dal 2016 i finanziamenti al Patriarcato di Antiochia e all'associazione degli ex parlamentari. Se mi possono rispondere, io avevo proposto solo questo perché se sopprimiamo i viaggi Pag. 47agli ex parlamentari figuriamoci i finanziamenti all'associazione ex parlamentari e al Patriarcato di Antiochia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Questore Fontanelli, prego.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Signora Presidente, sono due cose diverse. Per quanto riguarda l'associazione ex parlamentari ci è stata negli ultimi anni una sensibile riduzione del contributo. Qui non sono i singoli parlamentari che viaggiano, è un'associazione che svolge un'attività che è una attività che si può giudicare in vario modo ma è un'attività anche utile, di confronto, di stimolo, di iniziativa rispetto alle attività del Parlamento. Quindi in questo senso noi siamo andati a una riduzione ma riteniamo un errore azzerare un contributo ad un'associazione che fa cultura politica sul piano istituzionale. L'altro punto riguarda invece il Patriarcato di Antiochia, che non è un contributo. Con il Patriarcato di Antiochia è infatti in essere un contratto di locazione passiva che comporta una dotazione di un canone di circa 43 mila euro annui. Il Patriarcato ha sede in parte degli immobili che sono connessi al vicolo Valdina.

  PRESIDENTE. Passiamo dunque ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/15, sul quale il Collegio dei questori ha espresso parere contrario.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Donati, Pastorelli, Monchiero.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  446   
   Votanti  419   
   Astenuti   27   
   Maggioranza  210   
    Hanno votato  101    
    Hanno votato no   318.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Culotta ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/16 formulato dal Collegio dei questori.

  RICCARDO FRACCARO. Grazie, Presidente. Con questo ordine del giorno semplicemente cerchiamo di porre rimedio a una triste vicenda che riguarda la delibera approvata quest'anno in Ufficio di Presidenza relativa alla sospensione – nemmeno all'abolizione – dei vitalizi per gli ex deputati condannati.
  C’è semplicemente una ragione logica: questa Camera ha approvato una legge abbastanza famosa oggi in Italia, che si chiama «legge Severino». Questa «legge Severino» prevede in alcuni casi di condanna l'ineleggibilità alla carica di deputato per alcuni soggetti, perché si sono resi colpevoli di reati. Ebbene, con la delibera che ha portato alla sospensione – nemmeno all'abolizione, ma alla sospensione – per un tempo limitato del vitalizio a un ex parlamentare condannato, a un ex deputato condannato, si è proceduto alla sospensione del vitalizio solamente nei confronti di dieci ex parlamentari su 1.543, ma questo non perché sono solo dieci quelli condannati, che sono molti di più ovviamente, ma perché la delibera è stata costruita in modo da essere solamente un simbolo e non un rimedio, come spesso fate, con la conseguenza paradossale che in base a questa delibera un soggetto, un cittadino italiano, potrebbe essere non degno di ricoprire la carica di deputato, per la «legge Severino» che voi avete approvato, ma degno di recepire il vitalizio, come ex deputato, nonostante sia stato condannato, in base a una delibera che voi stessi avete approvato.
  Quindi, vi riporto al lume della ragione, ad essere almeno un po’ coerenti con le leggi che approvate.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Caparini. Ne ha facoltà.

Pag. 48

  DAVIDE CAPARINI. Grazie, Presidente. Anche noi voteremo a favore di questo ordine del giorno, in quanto nello stesso Ufficio di Presidenza avemmo modo di sottolineare come la proposta che venne fatta era frutto di una mediazione e la necessità, che allora venne spiegata, di approvare una medesima delibera tra Camera e Senato creava, di fatto, un'impossibilità di emendare il documento che era alla nostra attenzione, ma noi eravamo tra coloro che avevano proposte degli emendamenti, tra cui molti di quelli che leggo nell'ordine del giorno proposto dal MoVimento 5 Stelle.
  Evidentemente, essendo noi a favore di una radicale revisione del sistema delle indennità e, soprattutto, di una revisione retroattiva di quelli che sono stati i vitalizi, elargiti a mani basse e molto generosamente dai passati Parlamenti nelle passate legislature, non possiamo che essere d'accordo con questo ordine del giorno. Quindi, preannunzio il voto favorevole.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Melilla. Ne ha facoltà.

  GIANNI MELILLA. Grazie, signora Presidente. Io, invece, voglio rivendicare il lavoro svolto dalla Presidente Boldrini e dal Presidente Grasso, e dai rispettivi Uffici di Presidenza della Camera e del Senato, che hanno trovato un giusto equilibrio ed hanno adottato una deliberazione che ha consentito già di raggiungere un risultato significativo.
  Ora, io mi rendo conto che qualcuno pensa che i 1.700 ex parlamentari sono un manipolo di malfattori e, magari, pensano che quest'Aula possa essere trasformata in un istituto di massima sicurezza e sono rimasti delusi, dunque, quando hanno visto che su 1.700 deputati solo dieci avevano avuto condanne passate in via definitiva per due anni (Una voce dai banchi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle: Ma non è vero !). Sono rimasti delusi, ma purtroppo è così: nella Prima Repubblica la stragrande maggioranza dei parlamentari ha servito il Paese in maniera onesta (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e noi questo lo dobbiamo rivendicare come un merito del nostro Paese, dell'Italia.
  Dopodiché, le mele marce ci sono in tutte le professioni, devono essere allontanate e non possono essere premiate, coloro che sono venuti meno alla funzione costituzionale di assolvere con disciplina e onore al mandato parlamentare, sia quando erano parlamentari che quando non lo sono più. Questa è la ratio del provvedimento. Quindi, penso che questo ordine del giorno non sia da approvare.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Luigi Di Maio. Ne ha facoltà.

  LUIGI DI MAIO. Collega Melilla, parlando, ovviamente, alla Presidenza, lo dico con molta cortesia: se non abbiamo il casellario giudiziario di quelli che, dopo gli 80 anni, prendono il vitalizio, come facciamo a sapere se quelli della prima Repubblica avevano diritto al vitalizio oppure no, e lei sta dicendo che erano onesti ? Noi non abbiamo il casellario perché vi è un difetto nei tribunali, che abbiamo riscontrato, per il quale non riusciamo ad avere i dati (Commenti del deputato Melilla). No, non lo sa, io non lo so, ufficialmente, i tribunali non ce lo hanno detto.
  Seconda cosa: se non ci mettete l'abuso di ufficio tra i reati che colpiscono i deputati e i senatori che prendono il vitalizio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), come fate a dire che sono solo dieci quelli condannati ? Sono solo dieci quelli che cadono sotto l'ombrello dei reati che avete individuato, che, guarda caso, salvano i condannati per i reati di abuso d'ufficio e di finanziamento illecito (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), reati che nella prima Repubblica abbiamo visto commettere decine di volte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Pag. 49
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/16, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  445   
   Votanti  443   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  222   
    Hanno votato  104    
    Hanno votato no   339.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (I deputati Scotto e Pannarale hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

  Prendo atto che i presentatori dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/17 non accedono all'invito al ritiro formulato dal Collegio dei questori ed insistono per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/17, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Palma...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  448   
   Maggioranza  225   
    Hanno votato   83    
    Hanno votato no   365.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che i presentatori dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/18 non accedono all'invito al ritiro formulato dal Collegio dei questori ed insistono per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/18, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Tartaglione, Paris...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  447   
   Votanti  441   
   Astenuti    6   
   Maggioranza  221   
    Hanno votato  119    
    Hanno votato no   322.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che i presentatori non accettano la riformulazione proposta dal Collegio dei questori e insistono per la votazione dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/19.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/19, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Impegno, Vazio, Lo Monte...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  453   
   Votanti  452   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  227   
    Hanno votato  127    
    Hanno votato no   325.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 50

  Ricordo che l'ordine del giorno Cozzolino n. 9/Doc. VIII, n. 6/20 è inammissibile.
  Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione dell'ordine del giorno Paolo Nicolò Romano n. 9/Doc. VIII, n. 6/21, sul quale c’è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Paolo Nicolò Romano n. 9/Doc. VIII, n. 6/21, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Migliore, Misiani...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  451   
   Maggioranza  226   
    Hanno votato   84    
    Hanno votato no   367.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Paolo Nicolò Romano n. 9/Doc. VIII, n. 6/22.
  Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Ciprini n. 9/Doc. VIII, n. 6/23, sul quale il Collegio dei questori ha espresso parere contrario.

  TIZIANA CIPRINI. Grazie, Presidente. Non capisco il parere contrario espresso su questo ordine del giorno, dato che della questione è importantissima, ovvero: affidereste la guida del Paese a persone con capacità cerebrali alterate a causa del consumo di droghe pesanti, come ad esempio la cocaina ? Certamente no. Eppure il legame politica-cocaina, stando anche ai fatti di cronaca che hanno investito anche noti politici, sembra essere molto stretto. A tal proposito, ricordo anche l'inchiesta di una nota trasmissione televisiva da cui risultò che un parlamentare su tre era positivo al test antidroga. Quindi, questo è un tema tabù, di cui nessuno parla per convenienza, ma il problema esiste ed è diffuso a tutti i livelli della politica nazionale, regionale, provinciale e comunale. La cocaina, ad esempio, è definita droga delle performance sociali ed è usata come stimolante lavorativo anche dai cosiddetti colletti bianchi e dai professionisti, e finisce per essere una specie di stampella per essere competitivi, brillanti, per ammortizzare lo stress. Infatti, si parla di dopati della cocaina, in Italia sono circa 2 milioni i cocainomani abituali e 700 mila quelli saltuari. Ebbene, gli italiani hanno il diritto di sapere se i parlamentari che eleggono fanno uso di sostanze pesanti, in nome della trasparenza di comportamento, perché i parlamentari devono essere mentalmente in equilibrio vista anche la funzione che sono chiamati a svolgere. Funzione di responsabilità, di alto impatto per la collettività, tanto da determinarne le sorti. Le sorti politiche, istituzionali, economiche e sociali di un Paese sono appese alla lucidità e alla buona amministrazione che ciascun soggetto politico, portatore di interessi collettivi, svolge quotidianamente nell'esercizio del proprio mandato elettorale.
  Ricordo che i test antidroga sono già previsti dalla normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro per particolari categorie di soggetti come autisti, camionisti, mulettisti conducenti di treni, ma non solo, anche per le forze armate e di polizia. Quindi, sarebbe opportuno prevedere anche per i parlamentari, per la categoria dei politici, che sono i dipendenti dei cittadini, un trattamento similare, anche più stringente, a quello previsto dall'attuale articolo 125 del testo unico sugli stupefacenti, che prevede accertamenti di assenza di tossicodipendenza prima dell'assunzione in servizio e successivamente ad accertamenti periodici, per quelle categorie di lavoratori destinati a mansioni che, appunto, comportano rischi per la sicurezza e, quindi, per l'incolumità e la salute dei terzi. Anche gli automobilisti, lo ricordo, sono sottoposti giustamente a Pag. 51controlli antidroga, ma la politica, come al solito, predica bene e razzola male ed esenta se stessa dall'applicazione delle norme che impone agli altri.
  Ebbene, il binomio politica-droghe pesanti è da evitare per legge per i seguenti motivi: comporta instabilità psicofisica che preclude all'esercizio del mandato politico, offre un esempio di stile di vita negativo per la collettività, antitetico al concetto di condotta specchiata. Inoltre, il politico che si fa di sostanze pesanti si espone al rischio di essere sottoposto a influenze esterne, criminali e di subire i relativi ricatti.
  Quindi, con questo ordine del giorno si propone di prevedere un sistema di controlli, dai costi assolutamente sostenibili, da imputare a carico degli stessi deputati, volto a verificare con i drug test quali tra i parlamentari presenti facciano uso di droghe pesanti. Potrebbe essere sufficiente, anche allo scopo di superare le problematiche connesse alla privacy, prevedere quanto meno la possibilità di ricorrere a test antidroghe pesanti una volta ogni sei mesi. In tal modo, si darebbe la possibilità a ciascun deputato di decidere liberamente e a propria discrezione se sottoporsi ai controlli o meno – concludo –, accettando conseguentemente che i relativi risultati vengano pubblicati sul sito della Camera. Quindi, si tratta di un sistema di controlli assolutamente di buon senso e a costo zero per il bilancio della Camera. Questo sarebbe, concludo, un Parlamento pulito in tutti i sensi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Caparini. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CAPARINI. Grazie, Presidente. Io ricordo alla collega Ciprini che questa non è una novità. Una proposta identica venne avanzata nel 2007 dal collega Casini con una proposta di legge, composta da due articoli, che venne presentata sull'onda dell'emotività di un servizio de Le Iene, in cui erano stati beccati – non mi viene altro termine – 17 parlamentari, su 50, positivi all'uso di oppiacei.
  Detto questo, io ricordo che da allora vennero istituiti, del tutto volontariamente e su iniziativa di vari partiti, dall'UDC ad AN e ad altre forze politiche, test volontari, proprio qui fuori dalla Camera dei deputati, ai quali molti di noi – io stesso, ma anche molti colleghi qui presenti – si sottoposero.
  Allora, io credo che sia nella libertà personale testimoniare il fatto di non utilizzare sostanze stupefacenti. Però la preoccupazione potrebbe essere identica per chi viene in Aula sotto l'influsso dell'alcol o di psicofarmaci. Quindi, mi sembra veramente esagerato istituzionalizzare questo test. Capisco lo spirito. Se la deputata Ciprini volesse organizzare un test, anche a pagamento, io mi sottopongo più che volentieri. Immagino che tanti di noi lo farebbero, altri magari no, semplicemente per una scelta personale. Io credo che questo, però, debba comunque rientrare nella privacy di ognuno di noi. Comunque, noi accediamo a questa proposta con lo spirito di chi ovviamente vuole essere trasparente agli occhi dei cittadini.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rizzetto. Ne ha facoltà.

  WALTER RIZZETTO. Grazie, Presidente. Io sono perfettamente d'accordo con questo ordine del giorno, presentato dalla collega Ciprini. Tra l'altro, mentre la collega parlava, notavo parecchia ilarità, purtroppo, tra i banchi dei colleghi deputati rispetto a questa proposta.
  Presidente, io sono assolutamente d'accordo con quanto detto dalla collega Ciprini quando lei afferma che chi guida questo Paese deve essere nelle condizioni migliori per poterlo fare. Non serve richiamare i servizi de Le Iene, che tutti noi ricordiamo. Basta andare a pochi giorni fa, quando in un servizio su La 7, rispetto alla legalizzazione delle droghe leggere, ad esempio, sono stati intervistati alcuni deputati che, di fatto, siedono in quest'Aula e qualche deputato ha detto: «Io ho la Pag. 52certezza che qualche mio collega fa uso di sostanze stupefacenti».
  Quindi, è semplicemente per avallare e per dichiarare il nostro voto favorevole a questo ordine del giorno, senza mancare di dire alla collega, attraverso lei, Presidente, che se i controlli sono semplicemente verso i deputati che – cito – accettino di sottoporvisi, probabilmente non saremmo così forti nel cercare, anche in quest'Aula, di ristabilire quello che l'ordine del giorno di fatto va a dire.
  Per quanto ci riguarda, quindi, chi non ha nulla da nascondere, effettivamente non deve andare a nascondersi entro questo «accettino di sottoporvisi». Il deputato deve essere, secondo noi, obbligatoriamente e ciclicamente assoggettato a questo tipo di controlli. Soltanto così – e penso che nessuno in quest'Aula ha nulla da nascondere – cercheremmo di dare anche al di fuori delle istituzioni un'immagine sicuramente più pulita rispetto al lavoro che noi stiamo facendo.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ciprini n. 9/Doc. VIII, n. 6/23, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Malisani, Fanucci, Alberti, Arlotti, Iori, Galperti...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  453   
   Votanti  449   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  225   
    Hanno votato  107    
    Hanno votato no   342.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/24 e 9/Doc. VIII, n. 6/25, accolti dal Collegio dei questori. Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/26 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/27, accettati dal Collegio dei questori, purché riformulati.
  Prendo atto che i presentatori dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/28 non accedono all'invito al ritiro formulato dal Collegio dei questori ed insistono per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/28, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Tancredi, Tinagli, Boccuzzi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  449   
   Votanti  445   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  223   
    Hanno votato   85    
    Hanno votato no   360.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/29, accettato dal Collegio dei questori, purché riformulato.

  LUIGI DI MAIO. Presidente, con questo ordine del giorno, che un po’ si riferisce anche a quello precedente per far capire lo spirito, noi vogliamo eliminare l'autorimessa della Camera, cioè dove ci sono le auto blu, lasciando un'auto per la Presidenza della Camera perché sappiamo che ci sono enormi difficoltà poi con la questura, con la prefettura per quanto riguarda le scorte, la blindatura e così via, Pag. 53e attivare una convenzione con il servizio di car sharing del Comune di Roma e ai nostri autisti far guidare le auto del car sharing di Roma. Ovviamente, ad esaurimento, non è che assumiamo altri autisti. Quelli che abbiamo li continuiamo a far lavorare sui veicoli del car sharing di Roma. Ora, se voi nella riformulazione mi dite: sopprimiamo l'impegno e, quindi, eliminiamo il fatto che vogliamo eliminare le auto blu, e avviamo la convenzione con il car sharing di Roma, significa che oltre alle auto blu adesso ci sobbarchiamo anche la spesa del car sharing di Roma e questo significa avere una doppia spesa.
  Due anni fa aderii alla vostra proposta di ordine del giorno di attivare il car sharing, però questo ordine del giorno così com’è ci porta ad un'ulteriore spesa. Noi vogliamo che le auto blu che sono nell'autorimessa vengano eliminate e le utilizzino le cariche istituzionali e poi intendiamo utilizzare il car sharing dotandolo anche degli autisti che stiamo pagando. Quindi ditemi perché non vogliamo eliminare l'autorimessa, lasciando l'automobile della Presidente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Signor Presidente, noi ovviamente abbiamo un'opinione diversa come giustamente rilevava anche il collega Di Maio sul tema dell'autorimessa e sul car sharing e facciamo quella precisazione perché riteniamo ci si possa lavorare anche nell'individuazione degli spazi possibili e necessari, cercando di sollecitare anche l'amministrazione comunale a dare una mano in questo senso. Noi sull'autorimessa abbiamo un'opinione diversa. Anzi noi pensiamo che l'autorimessa della Camera potrebbe essere oggi, ad esempio, utilizzata per molte altre amministrazioni dello Stato. Se vogliamo dire la verità: abbiamo dieci auto con bravi autisti. Abbiamo attuato una politica di contenimento e di riduzione dei costi. Pensiamo che non corrisponda alla realtà l'idea che, chiudendo l'autorimessa, si produca di per sé un risparmio anche perché ci troveremmo in una situazione ovviamente di sovrappresenza di personale oggi indirizzato e connesso a quelle funzioni. Riteniamo che in questo senso sia giusto lavorare per contenere e ridimensionare quello che si chiama il ruolo o la vicenda delle auto blu, l'esagerazione e così via, ma nell'esperienza della Camera di questi anni riteniamo si sia attivato proficuamente un lavoro di contenimento della spesa che probabilmente negli anni porterà anche ad un'ulteriore riduzione. Pensiamo che si debba lavorare in questo senso e nessuno pensa di fare concorsi per autisti, tuttavia pensiamo che sia un errore oggi partire dall'idea di chiudere e sopprimere l'autorimessa perché per noi sarebbe un danno di funzionalità e nemmeno un guadagno economico.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Mannino. Ne ha facoltà.

  CLAUDIA MANNINO. Intervengo telegraficamente, Presidente, solo per dire che anche Papa Francesco ha dichiarato pochi giorni fa che rinuncerà a tutte le auto blu del Vaticano. Quindi l'ordine del giorno, per così dire, serve semplicemente per avvicinarci alla situazione dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/29, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Duranti... Carra... Zoggia... Baroni... Giorgetti Alberto... Guidesi...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 54
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  445   
   Votanti  440   
   Astenuti    5   
   Maggioranza  221   
    Hanno votato   83    
    Hanno votato no   357.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Romanini ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/30, accettato dal Governo, purché riformulato.

  ARIANNA SPESSOTTO. Grazie, Presidente. Volevo chiedere ai Questori perché non accettano la formulazione di questo ordine del giorno. È due anni che chiedo con questo ordine del giorno al Progetto di bilancio di adeguarsi alla normativa vigente riguardante il fumo, che vige per tutti gli edifici pubblici e privati, e voi continuate a rispondermi con riformulazioni che sono fumose cioè non servono assolutamente a nulla. Vi ricordo che questa è una amministrazione pubblica e quindi come tutte le amministrazioni pubbliche deve stare alla normativa vigente. Non capisco perché le nostre aree fumatori continuino ad essere fuori norma perché voi continuate a sostenere che l'Istituto superiore di sanità fa delle valutazioni ogni anno, verifica e afferma che queste aree sono compatibili, in realtà lo sapete benissimo che non sono compatibili. Ho portato anche tecnici esterni a visitare queste aree che mi hanno confermato il fatto che queste aree fumatori non sono assolutamente a norma: d'altronde le aree fumatori sono situate nelle scale oppure nell'area retrostante l'Aula, dove addirittura ci sono dei lavoratori che sono costantemente esposti a rischio fumo.
  Infatti, fumano qui dietro all'Aula dove ci sono delle postazioni per dei lavoratori dove i deputati sono obbligati a passare. Io chiedo, soprattutto, l'attenzione del questore Fontanelli, perché lui si è dimostrato più disponibile in materia, in quanto mi ha aiutata nella battaglia a eliminare le aree fumatori qui dietro all'Aula, perché effettivamente si era reso conto che la situazione era insostenibile. Però, abbiamo eliminato quella di sinistra e permane quella di destra dove adesso abbiamo peggiorato la situazione, perché tutti i fumatori si concentrano in quell'area fumatori. Allora, poiché abbiamo un giardinetto esterno e abbiamo un'area fumatori qui nel Transatlantico, perché non possiamo utilizzare le aree che abbiamo ed eliminare quelle che non sono assolutamente a norma o, quanto meno, perché non possiamo metterle a norma ? Tuttavia, dato che mi avete risposto che non è possibile metterle a norma, eliminiamole e usiamo gli spazi disponibili (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Catalano. Ne ha facoltà.

  IVAN CATALANO. Grazie Presidente, intervengo per sottoscrivere l'ordine del giorno.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Dall'Osso. Ne ha facoltà.

  MATTEO DALL'OSSO. Grazie Presidente, è inconcepibile, anche in Commissione lavoro c’è un'area dove si fuma al chiuso. È veramente assurdo, assurdo !

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Presidente, colgo lo spirito positivo dell'ordine del giorno della collega Spessotto che ha motivazioni reali. Tuttavia, noi vogliamo dire che rispetto alle norme non possiamo accettare l'idea che non siano adeguate. Vi sono forzature fatte da comportamenti che bisogna controllare, perseguire e eventualmente occorre introdurre nuove modifiche Pag. 55per consentire un rispetto di quelle che sono le norme da parte, anche, dei comportamenti sbagliati.
  Quindi, non pensiamo che si possa accettare una valutazione che ritiene che ci sia inadeguatezza e non rispetto delle norme, perché non è così; riteniamo che vi sia un problema di comportamenti, pensiamo che si possa intervenire e la nostra soluzione di modifica che proponevamo non sfugge al tema, anzi ci impegna su questo ad attivare e ricercare tutte le soluzioni tecniche che consentano di rispondere al problema che giustamente l'ordine del giorno pone. Questa per noi è una sollecitazione positiva e in questo senso chiederei alla collega Spessotto, invece, di accettare la riformulazione con l'impegno nostro ad andare in quella direzione.

  PRESIDENTE. Deputata Spessotto, accetta questa riformulazione ?

  ARIANNA SPESSOTTO. Sì, Presidente, accetto la riformulazione.

  PRESIDENTE. Bene, prendo atto altresì che non insiste per la votazione.
  Prendo atto che i presentatori dell'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/31 non accedono all'invito al ritiro formulato dal Collegio dei questori ed insistono per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/31, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Tripiedi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  445   
   Votanti  436   
   Astenuti    9   
   Maggioranza  219   
    Hanno votato  110    
    Hanno votato no   326.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Nicchi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/32, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che i presentatori dell'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/33 non accedono all'invito al ritiro formulato dal Collegio dei questori ed insistono per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/33, non accolto dal Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Arlotti, Paris, Galperti...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  440   
   Votanti  435   
   Astenuti    5   
   Maggioranza  218   
    Hanno votato  103    
    Hanno votato no   332.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/34, accolto dal Collegio dei questori.
  Passiamo all'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/35, sul quale vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario. Prendo atto che si insiste per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Spessotto n. 9/Doc. VIII, n. 6/35, con il parere contrario del Collegio dei questori.Pag. 56
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Paris, Impegno, Monchiero.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  444   
   Votanti  438   
   Astenuti    6   
   Maggioranza  220   
    Hanno votato  110    
    Hanno votato no   328.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Caparini ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo all'ordine del giorno Sorial n. 9/Doc. VIII, n. 6/36, sul quale vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario. Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro.

  GIRGIS GIORGIO SORIAL. Grazie, Presidente. Nell'attuale sistema di ristorazione della Camera, Presidente, viene riconosciuto ad ogni deputato che usufruisce del servizio di ristorazione sito al piano interrato, quindi a quella che viene definita la mensa dei dipendenti, uno sconto sul prezzo totale del pasto. È logico che questo sconto che viene applicato ai deputati è un privilegio, da questo punto di vista, e naturalmente si tratta di un contributo che l'amministrazione, quindi la Camera, paga sul prezzo totale del pasto che viene consumato dal deputato.
  Nell'attuale sistema viene anche distinto quello che è il dipendente – a cui vengono applicati altri sistemi ma che non riguardano quest'ordine del giorno – e quello che è invece il deputato, che direttamente con il tesserino viene riconosciuto e a cui viene applicato direttamente questo sconto. L'ordine del giorno serve proprio a creare questo risparmio all'amministrazione e quindi alla Camera dei deputati, perché mi sembra più che logico che un deputato, a cui, da questi ordini del giorno, non viene dimezzato lo stipendio, non viene tolta l'indennità di carica e non viene tolto nessun altro privilegio, abbia naturalmente tutte le risorse per pagare quei 4-5 euro in più a pasto, che potrebbe tranquillamente pagare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Quindi, l'ordine del giorno è solo un risparmio per la Camera dei deputati. Penso che qualsiasi deputato qui dentro non abbia nessuna difficoltà a pagare a prezzo intero il pasto che consuma nella mensa dei dipendenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Sorial n. 9/Doc. VIII, n. 6/36, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dall'Osso, Colonnese, Lo Monte, Donati, Invernizzi.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  440   
   Votanti  433   
   Astenuti    7   
   Maggioranza  217   
    Hanno votato  124    
    Hanno votato no   309.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Cariello n. 9/Doc. VIII, n. 6/37, accolto dal Collegio dei questori.
  Passiamo all'ordine del giorno Carinelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/38, accolto come raccomandazione. Chiedo alla presentatrice se insista per la votazione dell'ordine del giorno.

  PAOLA CARINELLI. Grazie, Presidente. Vorrei capire, se è possibile, come Pag. 57mai quest'ordine del giorno è stato accolto come raccomandazione e non con formula completa.
  Con quest'ordine del giorno si proponeva una cosa molto semplice, che tra l'altro al Senato già fanno, cioè il fatto che la Camera sottoscriva all'interno della propria convenzione con Trenitalia la possibilità anche di includere, oltre ai biglietti semplici, i carnet. Sono praticamente dei biglietti cumulativi che hanno uno sconto maggiore rispetto a quelli attuali. Quindi, con questi carnet per alcune tratte, magari per le tratte più battute, in questo modo, si potrebbero risparmiare dei soldi, perché lo sconto sui carnet è maggiore. Quindi, rispetto ai biglietti che noi dobbiamo fare per tornare nelle nostre circoscrizioni, i soldi che la Camera spenderebbe sottoscrivendo i carnet sarebbero di meno. Ripeto, è una cosa che al Senato già fanno, già praticamente da inizio legislatura. Per cui anche da un punto di vista tecnico penso che sia facilmente fattibile, visto che al Senato nel giro di poche settimane sono riusciti ad attivare questa cosa. È una misura molto semplice, che ci farebbe risparmiare a tutti quanti un po’ di soldi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. La raccomandazione non è una negazione, è solo una specie di precauzione, perché comunque noi dobbiamo, assunta questa scelta, lavorare e verificarla con l'operatore che ha da noi, per così dire, in collo il servizio. Quindi, è un fatto precauzionale, ma è un'accettazione.

  PRESIDENTE. Bene, quindi deputata, va bene come raccomandazione ?

  PAOLA CARINELLI. Sì.

  PRESIDENTE. Sta bene, andiamo avanti.
  Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'ordine del giorno Carinelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/39, formulato dal Collegio dei questori.

  PAOLA CARINELLI. Grazie Presidente. Con questo altro ordine del giorno...

  PRESIDENTE. Mi scusi, la interrompo, per dire che il gruppo MoVimento 5 Stelle ha esaurito il tempo previsto dal contingentamento per il seguito dell'esame. È stata fatta la richiesta e, come da prassi, la Presidenza concederà un tempo aggiuntivo, pari a un terzo di quello originariamente previsto. Prego, deputata Carinelli.

  PAOLA CARINELLI. Grazie Presidente. Con quest'ordine del giorno proponevo che lo «spazio bimbi», attualmente allestito a Palazzo Theodoli, che ricordo è uno spazio incustodito disponibile per i deputati e le deputate, venga messo a disposizione di tutti i dipendenti della Camera, per cui non soltanto dei deputati.
  È una misura che non comporta oneri aggiuntivi, proprio perché, come dicevo prima, è uno spazio incustodito. Credo che all'interno della Camera non vi siano dipendenti di serie A e dipendenti di serie B. Siamo tutti dipendenti dei cittadini italiani, per cui credo che sia importante che anche i dipendenti della Camera possano usufruire di questo spazio, che non venga considerato un privilegio per deputati. Ripeto, non ci sono oneri aggiuntivi, perché è uno spazio incustodito, per cui non capisco come mai sia stato dato parere contrario (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  IVAN CATALANO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  IVAN CATALANO. Grazie Presidente, per sottoscrivere l'ordine del giorno.

  PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi...

Pag. 58

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Prego, Questore Fontanelli. Ne ha facoltà.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Presidente solo per motivare e per non indurre ad equivoci. Questo è uno spazio che noi abbiamo organizzato su richiesta anche di molti parlamentari e su cui si è lavorato da tempo. Si tratta di una struttura di dimensioni ridotte che non è un nido. È fatto secondo le norme necessarie ad accogliere la presenza dei bambini, ma le dimensioni sono ridotte e non consentono la contestuale presenza di più di dieci minori.
  Siccome lo spazio è stato richiesto sulla base delle esigenze delle parlamentari, noi riteniamo che innanzitutto debba essere, per così dire, sperimentato e portata a fondo questo tipo di esperienza, vista la limitatezza di spazi che ci sono. Sulla base di questa sperimentazione valuteremo poi eventuali nuove novità. Ma dire oggi di aprire questo spazio in un altro modo, oltre che per problematiche connesse alla normativa e di responsabilità e così via, ciò attualmente non consente di fare una serie valutazione, perché la sperimentazione dello spazio non è ancora stata effettivamente realizzata.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Di Salvo. Ne ha facoltà.

  TITTI DI SALVO. Grazie Presidente. L'osservazione che vorrei fare è questa. Intanto io credo che vadano separati i due argomenti. Da un lato c’è uno spazio che è nato su richiesta di alcune parlamentari, è stato approntato, da aprile a maggio, due mesi in cui si è avuta la possibilità di essere utilizzato. C’è un bilancio da fare per capire se effettivamente quell'utilizzo viene praticato e già il questore Fontanelli ha ragionato e raccontato come lo spazio sia dimensionato su un numero X di bambini.
  Si tratterà di capire nel corso di qualche mese di utilizzo se effettivamente questo spazio nato e richiesto dalle parlamentari per conciliare la maternità con la presenza in Aula si giustifichi, cioè sia utilizzato. C’è però un secondo tema che riguarda l'esigenza da parte delle dipendenti e dei dipendenti di palazzo Montecitorio di avere uno spazio, dico nido aziendale per farmi capire, ma in realtà la loro richiesta riguarda la possibilità di avere un posto quando le scuole sono chiuse per essere utilizzato in quella funzione. Questo è un altro ragionamento che si può e io credo si debba anche aprire, ma mescolare le due cose in realtà non ha senso, perché non sono mescolabili e non sono utilizzabili allo stesso modo.
  Quindi, io, per esempio, sono molto d'accordo sul fatto che si agevoli la possibilità per le dipendenti e i dipendenti di avere uno spazio, ma non è quello in ogni caso.

  PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione dell'ordine del giorno Carinelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/39.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Carinelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/39, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Ricciatti, Tidei.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  422   
   Votanti  420   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  211   
    Hanno votato  119    
    Hanno votato no   301.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Le deputate De Girolamo e Santelli hanno segnalato di aver espresso voto contrario mentre avrebbero voluto esprimere voto favorevole).

Pag. 59

  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Alberti n. 9/Doc. VIII, n. 6/40, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.
  Ricordo che l'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/Doc. VIII, n. 6/41 è inammissibile.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Alberti n. 9/Doc. VIII, n. 6/42, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Cozzolino n. 9/Doc. VIII, n. 6/43, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Cozzolino n. 9/Doc. VIII, n. 6/44, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Onorevole Spadoni, insiste per la votazione del suo ordine del giorno Spadoni n. 9/Doc. VIII, n. 6/45, accolto dal Collegio dei questori ?

  MARIA EDERA SPADONI. Presidente, vorrei far votare questo ordine del giorno. Vorrei semplicemente parlare delle specifiche che i Questori hanno inserito. I Questori hanno scritto fondamentalmente che sui voli nazionali non esiste la scelta tra prima classe ed economy. Ricordo che in questo ordine del giorno chiedevo che per i voli inferiori alle quattro ore venisse scelta la classe economy. Il problema è che non corrisponde a realtà, nel senso che sui voli Alitalia, per esempio, c’è sia la scelta tra prima classe ed economy class, c’è una scelta tra economy basic ed economy classic, su Vueling c’è la basic, la optima e l’excellence. Ci sono su varie compagnie aeree anche delle scelte che possono permettere per un volo, per esempio, per Milano o Palermo una spesa di 68 euro rispetto ai 300 euro della scelta optima, per esempio. Quindi, non corrisponde a realtà la specifica che sui voli nazionali non c’è prima classe e non c’è economy. C’è una differenziazione; nelle specifiche avete anche detto che ci sono delle convenzioni molto agevolate. Io ricordo perfettamente che, durante la missione in Afghanistan in cui siamo andati in sei colleghi, tre deputati e tre senatori, per un volo Emirates la spesa totale di tutti e sei i viaggi era di 18 mila euro. Ora, se 18 mila euro per tre giorni in Afghanistan per sei persone era considerata una tariffa agevolata, non voglio pensare cosa siano le tariffe non agevolate.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Spadoni n. 9/Doc. VIII, n. 6/45, con il parere favorevole del Collegio dei questori
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fantinati...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  391   
   Votanti  382   
   Astenuti    9   
   Maggioranza  192   
    Hanno votato  311    
    Hanno votato no   71.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (La deputata Pellegrino ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Chiedo alla presentatrice se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Spadoni n. 9/Doc. VIII, n. 6/46, accettato dal Collegio dei questori, purché riformulato.

  MARIA EDERA SPADONI. Grazie, Presidente. Con questo ordine del giorno chiedevo semplicemente che i trasporti e i trasferimenti avvenissero in seconda classe. Leggo la riformulazione: «prevedere che il rimborso dei trasferimenti ferroviari dei deputati avvenga coniugando le esigenze di contenimento dei costi con quelle di garanzia della disponibilità di posti nella tratta prescelta». Ora, signori, Pag. 60questa frase non vuol dire esattamente niente rispetto alla mia richiesta, me la dovete spiegare perché questo non è italiano. Io non posso accettare una riformulazione su un ordine del giorno che non è comprensibile, in qualche modo vorrei che i questori mi venissero incontro spiegandomi la riformulazione per capire se accettarla o meno.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. La formulazione che abbiamo proposto noi vuole evitare di interpretare l'ordine del giorno presentato come un automatismo. Questo è il senso della nostra riformulazione, in quanto vi è già un lavoro orientato al risparmio delle spese. Viene già data la possibilità a chi prende un biglietto di scegliere tra prima e seconda classe. C’è un lavoro in corso in questa direzione che tra l'altro sta producendo anche dei risparmi, ma riteniamo che non sia accettabile un ordine del giorno che introduce un automatismo.

  PRESIDENTE. Prendo atto che la presentatrice dell'ordine del giorno Spadoni n. 9/Doc. VIII, n. 6/46 non accetta la riformulazione proposta dal Collegio dei questori ed insiste per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Spadoni n. 9/Doc. VIII, n. 6/46, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Misiani, Crippa, Sgambato...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e Votanti  416   
   Maggioranza  209   
    Hanno votato  114    
    Hanno votato no   302.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Pellegrino ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Colleghi, sospendo ora la seduta che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

  La seduta, sospesa alle 14, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

(Iniziative a tutela del personale delle province, in rapporto al processo di riordino delle relative funzioni – n. 3-01657)

  PRESIDENTE. L'onorevole Russo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01657, iniziative a tutela del personale delle province, in rapporto al processo di riordino delle relative funzioni, per un minuto (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata).

  PAOLO RUSSO. Signor Presidente, vi avevamo avvertiti per tempo. Il processo di riordino e di riorganizzazione degli enti locali si sarebbe arenato, e puntualmente Pag. 61è accaduto. Anzi, di più, si registra un pericoloso disallineamento tra le previsioni normativo-ordinamentali e quelle economico-finanziarie. A province e città metropolitane in quest'anno in corso è stato sottratto un miliardo, il prossimo ne saranno sottratti 2 e, ancora per il 2017, 3 miliardi.
  Ovviamente, tutto ciò metterà a repentaglio tutti i servizi a partire dalla manutenzione delle strade per finire ai plessi scolastici. Accanto a questo processo che ha affamato le province sarebbe prevista la ricollocazione per mobilità del personale provinciale in soprannumero. Quali sono le iniziative che il Governo vorrà assumere per garantire a quei lavoratori e a quelli delle imprese private fornitrici di beni e servizi affamate dalla crisi finanziaria che attanagliano le province un futuro che non metta a rischio professionalità e livelli salariali ? Non ci dica, però, signor ministro, che la prossima settimana o quella in corso accadrà qualcosa perché non ci crediamo.

  PRESIDENTE. Il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Maria Anna Madia, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

  MARIA ANNA MADIA, Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione. Signor Presidente, rispondo all'onorevole interrogante che non si è arenato nulla. Noi nell'attuazione della legge n. 56, la cosiddetta legge Delrio e nel connesso processo di mobilità del personale previsto dalla legge di stabilità del 2015, dall'ultima legge di stabilità, ci siamo impegnati per la tutela dei lavoratori delle province e per la valorizzazione della loro professionalità. Ho già avuto modo più volte di riferire in quest'aula che diversi atti di attuazione sono stati adottati dalle linee guida per le amministrazioni interessate alle cosiddette tabelle di equiparazione che erano attese da diversi anni e il portale per la gestione di mobilità dei processi di mobilità. Il decreto previsto dalla legge di stabilità che deve definire i criteri di mobilità è stato elaborato, è stato sottoposto alle organizzazioni sindacali ed è stato successivamente portato all'esame della Conferenza unificata, sia il 16 che poi il 30 luglio. Purtroppo, in nessuna di queste due occasioni è stata raggiunta l'intesa nonostante gli sforzi del Governo e il mancato raggiungimento dell'intesa nell'ultima seduta della Conferenza, quella del 30 luglio, è stata determinata da mancato accordo delle regioni, dovuto a sua volta all'opposizione di una sola regione, la regione Veneto, che per via del particolare modo di funzionamento della Conferenza stessa sta rallentando – ma solo rallentando – il processo di mobilità.
  La ricollocazione del personale in soprannumero ovviamente è più facile nelle regioni che stanno collaborando, cioè nelle regioni che hanno già approvato le leggi relative alle funzioni già attribuite alle province, ma – voglio tranquillizzare l'onorevole interrogante – si procederà ai processi mobilità anche nelle altre regioni e a fronte di obiezioni più o meno pretestuose, comunque, il Governo è determinato a portare a compimento anche in assenza di intesa in Conferenza unificata e procederà quindi alla definizione di criteri di mobilità che assicurino l'effettivo trasferimento di tutto il personale interessato.
  Concludo, fornendo un ulteriore rassicurazione ai dipendenti delle province ricordando che rispetto a possibili inerzie delle regioni nell'approvazione delle leggi di riordino delle funzioni, il decreto-legge n. 78, di recente emanazione, ha previsto che a partire da novembre, in difetto di tale approvazione, gli oneri per i loro trattamenti economici saranno sostenuti dalle regioni inadempienti.

  PRESIDENTE. L'onorevole Russo ha facoltà di replicare, per due minuti.

  PAOLO RUSSO. Signor Presidente, ahimè, sono insoddisfatto se pure lei ha detto con molta chiarezza che c’è ritardo, riferendo e attribuendo a questo ritardo ad altri e non al Governo. Mi sembrano argomentazioni, devo dire, un po’ speciose, un tentativo di coprire – queste si – le Pag. 62incertezze che si registrano in modo evidentemente.
  Speravo che ella facesse ammenda e dicesse: va bene, abbiamo sbagliato, proviamo a ricominciare, proviamo a sistemare un po’ di cose, proviamo a fare chiarezza e con serietà proviamo a recuperare il ritardo che si è misurato finora. Aspettavo una correzione di rotta, nulla di questo. Assistiamo ad una pervicace insistenza su una strada che pone a rischio la vita professionale di migliaia di lavoratori, mette a disagio decine di migliaia di famiglie, soprattutto cancella di fatto servizi e funzioni delle province nella tenaglia asfissiante di ridotte risorse ed assenza di normative regionali, come ella ha riferito. Ci aspettavamo un sussulto di resipiscenza, un atto di lealtà nei confronti dei territori, non ci hanno rassicurato – devo dire, Ministro – le sue parole, anzi ci indicano lo stato confusionale che regna dalle parti del Governo ed il fallimento di una riforma che abolisce le province ma non del tutto, riduce gli spazi democratici, sottrae le funzioni affamando le province dimenticando che dietro quei lavoratori ci sono 100 mila chilometri di strade, migliaia di plessi scolastici, tante attività e servizi al cittadino. Distruggere è facile, ricostruire sarà sempre più difficile.

(Elementi in ordine allo stato della bonifica delle discariche in Campania e all'ammontare delle sanzioni pagate dall'Italia per la violazione della normativa europea in materia di rifiuti – n. 3-01658)

  PRESIDENTE. L'onorevole Fitzgerald Nissoli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Fauttilli n. 3-01658, concernente elementi in ordine allo stato della bonifica delle discariche in Campania e all'ammontare delle sanzioni pagate dall'Italia per la violazione della normativa europea in materia di rifiuti (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmataria, che ha sottoscritto in data odierna, per un minuto.

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Signor Presidente, signor Ministro, con questa interrogazione di cui appunto è firmatario il collega Fauttilli vogliamo porre l'attenzione su un problema che erode le finanze pubbliche, quindi anche le tasche del cittadino, cioè la condanna dell'Italia al mancato rispetto delle direttive UE. Si tratta degli inadempimenti dell'Italia circa la Direttiva rifiuti, infatti con la sentenza del 16 luglio scorso la Corte di giustizia, riferendosi alla precedente sentenza del 2010, replicando il meccanismo della doppia condanna, ha inflitto all'Italia una sanzione pecuniaria per una somma forfettaria di 20 milioni di euro, una penalità di mora, oltre alle spese processuali. È pur vero che dal 2010 ad oggi il nostro Paese ha fatto notevoli sforzi per adeguare il sistema di smaltimento dei rifiuti alla disciplinato europea...

  PRESIDENTE. Concluda.

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. ...intervenendo su alcune discariche abusive. Vorrei chiedere cosa sta facendo il Governo per arrivare ad una completa attuazione della Direttiva rifiuti e quanto è stato pagato sinora di multe all'Unione europea.

  PRESIDENTE. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

  GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, intanto ringrazio gli onorevoli interroganti perché penso che sia importante definire lo stato dell'arte delle infrazioni comunitarie contestate al nostro Paese per la violazione della Direttiva sui rifiuti, in particolare in questo caso con riferimento alla regione Campania. La sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 2 dicembre 2014 ha condannato l'Italia al pagamento di una sanzione forfettaria di circa 40 milioni di euro e ad una penalità semestrale di oltre 42 milioni di euro, da ridurre in proporzione all'avanzamento degli interventi di bonifica, per mancata esecuzione di una Pag. 63precedente sentenza di condanna del 26 aprile 2007. Questa sentenza riguarda peraltro solo 200 discariche rispetto alle migliaia previste in origine per le quali era ancora necessario realizzare operazioni di bonifica oppure occorreva dimostrare l'approvazione di piani di riassetto e l'adozione di decisioni definitive di chiusura. Nel territorio della regione Campania ricadono 48 discariche i cui interventi di ripristino ambientale sono interamente finanziati con l'accordo di programma per le compensazioni ambientali e con le risorse di dotazione all'obiettivo operativo del POR. Gli interventi di modifica e messa in sicurezza dovranno comunque essere conclusi entro il termine del 31 dicembre 2015. Allo stato si segnala che con decisione del 13 luglio scorso la Commissione ha ritenuto messe a norma le discariche di Contursi Terme, Serroni e Pisciotta Sant'Elia. Gli ulteriori interventi sono tuttora in corso, come comunicato dalla regione Campania in data 4 maggio 2015. In particolare 29 interventi sono stati ammessi a finanziamento, di cui 4 con i lavori avviati, 3 con le gare aggiudicate in via definitiva, 18 con le gare in bando ed in corso, 4 interventi con progetti di bonifica approvata, 8 con progetti di bonifica in corso di approvazione, 2 con progetti di caratterizzazione e analisi di rischio in corso. Due comuni non hanno presentato la documentazione necessaria per l'approvazione del progetto di caratterizzazione. Con la sentenza dello scorso 16 luglio la Corte di giustizia ha invece condannato l'Italia per inadempimento della regione Campania nella gestione del proprio ciclo dei rifiuti.
  La condanna prevede il pagamento di una somma forfettaria di 20 milioni ed una penalità giornaliera di 120 mila euro. La penalità giornaliera imposta dalla Corte di giustizia è suddivisa in tre parti, ciascuna pari ad un importo di euro 40 mila, calcolata per categoria di impianti da realizzare in attuazione del piano regionale di gestione dei rifiuti, ed è dovuta fino a quando non saranno messi in servizio gli impianti necessari a garantire l'autosufficienza nella gestione dei rifiuti ordinari.

  PRESIDENTE. L'onorevole Fitzgerald Nissoli ha facoltà di replicare, per due minuti.

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Grazie, signor Ministro, prendiamo atto dell'impegno assunto dal Governo nell'affrontare e risolvere la problematica rifiuti anche secondo le norme dell'Unione europea, nell'interesse della salubrità dell'ambiente e della tutela del cittadino. Tuttavia, essere stati condannati due volte non è virtuoso e crediamo che bisognava anticipare la sentenza del 16 luglio scorso. Credo che questo ci possa servire da lezione per evitare, soprattutto in un momento di crisi, il pagamento di pesanti multe che gravano sul bilancio pubblico. Per questa ragione, signor Ministro, ci consenta di insistere affinché nel più breve tempo possibile venga risolto definitivamente il risanamento di tutte le discariche per venire incontro alle attese dei cittadini sia sul piano della tutela della salute che su quello del doveroso risparmio dei soldi pubblici provenienti dalle tasche di tutti.

(Chiarimenti e iniziative con riferimento alla regolazione del livello delle acque del lago Maggiore – n. 3-01659)

  PRESIDENTE. L'onorevole Prina ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01659, concernente chiarimenti e iniziative con riferimento alla regolazione del livello delle acque del lago Maggiore (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), per un minuto.

  FRANCESCO PRINA. Signor Presidente, signor Ministro, con questa interrogazione a risposta immediata si vuole porre la massima attenzione al grave stato di siccità che sta attraversando il fiume Ticino, il secondo fiume italiano per portato d'acqua e principale affluente del Po. È una situazione venutasi a creare dopo la decisione presa dal suo Dicastero, nel giugno del 2014, su sollecitazione della Confederazione svizzera, di interrompere la sperimentazione che aveva fissato l'innalzamento Pag. 64da un metro a un metro e mezzo sullo zero idrometrico di Sesto Calende il livello del lago Maggiore nel periodo estivo. Il Ticino è un importante fiume che bagna molte aziende agricole e anche i servizi di Expo. Per i suddetti motivi e per quelli esposti dalla premessa, in questa interrogazione si chiede se è sua intenzione attivarsi presso gli enti preposti per garantire al fiume Ticino il flusso d'acqua necessario...

  PRESIDENTE. Concluda.

  FRANCESCO PRINA. ...sostenendo la sperimentazione che eleva da un metro a un metro e mezzo anche per gli altri anni a venire e la regolazione estiva del lago Maggiore, e chiarire la posizione della Confederazione svizzera...

  PRESIDENTE. La ringrazio. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

  GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, la sperimentazione dei nuovi livelli di regolazione estiva del lago Maggiore è stata approvata con delibera del comitato istituzionale dell'Autorità di bacino del fiume Po il 12 maggio 2015, dopo una serie di approfondimenti tecnici condotti in sede di conferenza di servizi. L'incremento del livello estivo di regolazione del lago Maggiore, richiesto sin dal 2012 dal consorzio del Ticino, consentirà di mettere a disposizione una riserva d'acqua adeguata a sostenere il rilascio delle portate di deflusso minimo, vitale per il fiume Ticino, senza ridurre le dotazioni oggi disponibili per l'agricoltura irrigua di valle a sostenere nei periodi di prolungata siccità la portata del fiume Po. L'accordo prevede che fino al 15 settembre del 2017, infatti, il livello idrografico sarà mantenuto a 1,25 metri al di sopra dello zero idrometrico di Sesto Calende. Ci saranno quindi due anni per migliorare gli strumenti di controllo delle portate e il monitoraggio del lago per avere un quadro aggiornato delle dinamiche lacustri. A fine 2017 poi si valuterà se già dal marzo 2018 si potrà innalzare il livello a 1,30 metri; in seguito, sulla base dell'andamento della sperimentazione, si potrà procedere negli anni successivi all'innalzamento fino alla quota di 1 metro e mezzo. Credo si sia trovata una soluzione equilibrata, una sintesi che riesce a tenere unite le ragioni degli agricoltori con quella dei comuni rivieraschi, la difesa dell'ambiente con la tutela dei rischi di tipo idraulico e alluvionale, e quindi le ragioni del nostro Paese con quelle dei confinanti. Rispetto ai rapporti con la Svizzera segnalo l'instaurazione, in occasione della seconda riunione del dialogo ambientale tra i due Stati del 15 giugno scorso, di una procedura di sistematica condivisione delle formazioni idrogeologiche, meteorologiche e ambientali relative all'area transfrontaliera del Ticino e del lago Maggiore con l'ufficio federale dell'ambiente della Confederazione svizzera. Sui fenomeni di siccità dei laghi e dei corsi d'acqua voglio ribadirlo: il mio Ministero è a disposizione per un lavoro comune con le regioni, volto a superare le emergenze sopraggiunte. È proprio di oggi la deliberazione da parte del comitato istituzionale per il bacino del Po di misure per la mitigazione della crisi idrica che interessa l'area padana.

  PRESIDENTE. L'onorevole Prina ha facoltà di replicare, per due minuti.

  FRANCESCO PRINA. Grazie, signor Ministro. Sono, diciamo, parzialmente soddisfatto, in quanto valutiamo molto positivamente lo sforzo del suo Ministero per innalzare il livello idrografico del lago Maggiore, che è il bacino che alimenta le acque del Ticino e, dicevo nell'intervento, i cinque canali, le 7 mila aziende agricole, le molte attività, quest'anno anche in servizi, e i condizionamenti di Expo 2015, siamo sotto i riflettori del mondo.
  Ma questo, secondo noi, esige di portare il livello idrometrico del lago Maggiore a più 1,50 metri dal livello zero di Sesto Calende. Questo permetterebbe e garantirebbe al fiume Ticino, ai canali, al Pag. 65Naviglio Grande e a tutti gli altri canali, la possibilità di irrigare le aziende agricole. In ultimo, ci sarebbe anche un consiglio, che è quello di regolamentare la gestione delle acque soprattutto nel periodo primaverile, nei mesi di marzo, aprile e maggio, affinché nei mesi estivi vi sia la possibilità di garantire l'affluenza normale delle acque e il livello normale del Ticino e dei canali che da esse prendono l'acqua.

(Chiarimenti circa l'effettivo utilizzo dei fondi destinati alla bonifica del sito di interesse nazionale di «Bagnoli-Coroglio» – n. 3-01660)

  PRESIDENTE. L'onorevole Taglialatela ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01660, concernente chiarimenti circa l'effettivo utilizzo dei fondi destinati alla bonifica del sito di interesse nazionale di «Bagnoli-Coroglio» (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), per un minuto.

  MARCELLO TAGLIALATELA. Presidente, la ringrazio. Ministro, il suo Ministero, nel passato, ha più volte finanziato interventi al fine di bonificare il sito industriale di Bagnoli. Nel novembre del 2011 il commissariato di Governo, che all'epoca era stato utilizzato dal Ministero, ha cessato le sue attività, specificamente per richiesta dell'amministrazione comunale di Napoli, trasferendo all'amministrazione comunale le competenze amministrative e patrimoniali. Tra le competenze patrimoniali, in modo particolare per il sito di Bagnoli-Coroglio, per la bonifica di Bagnoli-Coroglio, sono stati trasferiti al comune di Napoli 48 milioni di euro.
  Noi non abbiamo alcuna notizia di come siano stati utilizzati questi 48 milioni di euro, tranne il fatto che siano entrati nel bilancio del comune senza che vi sia stato alcun utilizzo degli stessi. Le chiediamo quale tipo di intervento intenda porre in essere il Ministero, anche per evitare una culpa in vigilando, tenendo conto che sono soldi che, per un accordo di programma quadro, erano stati trasferiti dal Ministero direttamente al comune.

  PRESIDENTE. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

  GIAN LUCA GALLETTI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Ringrazio l'interrogante perché mi dà modo di fare chiarezza sull'impiego delle risorse citate nell'interrogazione, pari a circa 48 milioni di euro e provenienti, come ricordato, dal bilancio ministeriale, a suo tempo trasferite al commissario di Governo per l'emergenza bonifiche in Campania per interventi nel sito di interesse nazionale Bagnoli-Coroglio e, in seguito, al bilancio comunale di Napoli.
  Va ricordato, innanzitutto, l'iter che ha interessato il sito nell'ultimo anno. Nell'ottobre 2014 si è verificato il sequestro preventivo dell'area industriale ex Ilva ed ex Italsider di Bagnoli in disponibilità della Bagnolifutura Spa da parte del tribunale di Napoli, risalente ad aprile 2013, dapprima revocato e poi ripristinato nell'ottobre 2014.
  Nel maggio 2014 si è registrato il fallimento della Bagnolifutura Spa, mentre il 21 novembre è stato nominato da parte del tribunale di Napoli l'avvocato Maurizio Pernice quale custode giudiziario dinamico delle aree del sito di Bagnoli sottoposte al provvedimento di sequestro, con il compito di sovrintendere le attività necessarie e di adottare le iniziative e misure tecniche per la salvaguardia ambientale e la bonifica del sito ex industriale.
  Con il decreto-legge n. 133 del 2014 è stata prevista la definizione di un piano di bonifica ambientale e rigenerazione urbana delle aree ricomprese nel comprensorio di Bagnoli individuate di rilevante interesse nazionale, nonché la nomina di un commissario straordinario di Governo e di un soggetto attuatore. Proprio il soggetto attuatore è stato individuato, attraverso la recentissima approvazione del «decreto enti locali» n. 78 del 2015, nell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli Pag. 66investimenti, Invitalia Spa, quale società in house dello Stato.
  Il 16 aprile scorso, il Ministero dell'ambiente e il comune di Napoli hanno sottoscritto un accordo di programma per individuare, disciplinare e programmare l'impiego delle risorse economiche necessario per dare attuazione alle attività e alle iniziative del predetto e agli interventi che il predetto custode giudiziario deve appunto porre in essere.
  Tale accordo, finanziato per 4,5 milioni di euro a valere sulle risorse residue di cui si è già riferito, oggi pari a circa 45 milioni di euro già al netto di circa tre milioni di euro spesi dal custode giudiziario pro tempore per le finalità di messa in sicurezza. Sono attualmente in fase di definizione gli atti convenzionali per l'affidamento ai soggetti attuatori degli interventi previsti nell'accordo, anche all'esito dei quali potranno essere disciplinate le risorse residue che ammontano a 40,5 milioni.

  PRESIDENTE. L'onorevole Taglialatela ha facoltà di replicare per due minuti.

  MARCELLO TAGLIALATELA. Signor Presidente, Ministro, il problema è che i fondi sono già entrati nel bilancio del comune di Napoli e non si ha traccia del loro utilizzo, tranne del fatto che sono stati utilizzati per pagare le bollette ENEL per il funzionamento delle pompe che vanno ad intercettare le acque per evitare che vadano ad essere inquinate per effetto della presenza di materiale non meglio identificato.
   La questione è un'altra: il Ministero cosa intende fare nei confronti del comune, che ha prima richiesto i soldi, per poi non fare nulla ? Anche il sequestro delle aree da parte della magistratura per un possibile danno alla salute dei cittadini è effetto della mancata azione dell'amministrazione comunale di Napoli. Mi pare che la sua risposta non offra nessuna garanzia in ordine ai soldi che il suo Ministero molti anni fa ha dato al commissario di Governo, che il commissario di Governo ha trasferito al comune di Napoli quattro anni fa e in questi quattro anni – ripeto – sono stati spesi solo i soldi per le bollette dell'energia elettrica.
  Io penso che la sua risposta sia estremamente lacunosa e sia lacunosa soprattutto la valutazione che i suoi uffici fanno dell'operato dell'amministrazione comunale di Napoli.

(Iniziative per garantire i contributi per le spese sostenute da proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di beni culturali per la realizzazione degli interventi conservativi autorizzati – n. 3-01662)

  PRESIDENTE. L'onorevole Pizzolante ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01662, concernente iniziative per garantire i contributi per le spese sostenute da proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di beni culturali per la realizzazione degli interventi conservativi autorizzati, per un minuto (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata).

  SERGIO PIZZOLANTE. Grazie, Presidente. Ministro, la interrogo sul tema dei fondi di incentivazione per il ripristino, il restauro e il recupero dei beni storici, artistici e culturali, fondi che sono stati bloccati nel 2012 anche per un eccesso di pagamenti arretrati non effettuati, che hanno messo in grave difficoltà proprietari di immobili e aziende, oltre al depauperamento del nostro patrimonio storico e artistico.
  Vorrei sapere se il Ministero intende potenziare la dotazione di risorse per interventi già previsti, come si intenda accelerare le procedure e cosa si intenda fare per il futuro, visto che questo fondo è passato negli anni a una dotazione di 130 milioni soltanto.

  PRESIDENTE. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha facoltà di rispondere per tre minuti.

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  DARIO FRANCESCHINI, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Signor Presidente, ringrazio l'interrogante perché nel testo scritto ha ricostruito il quadro normativo e amministrativo e ha posto all'attenzione dell'Aula questo tema così rilevante, rilevante in Italia in particolare perché la forza del nostro patrimonio artistico e monumentale è data dal patrimonio pubblico, ma è data anche da uno straordinario patrimonio privato, storico e artistico vincolato, che è una parte essenziale dell'offerta del nostro Paese e della proposta culturale del nostro Paese.
  Purtroppo, nel 2012, come l'interrogante sa, in un momento di rigore di spesa, si è bloccato questo meccanismo anche in considerazione del fatto che si erano accumulati negli anni molti debiti nei confronti dei privati. Quindi, io sono assolutamente d'accordo con l'interrogante che bisogna ripristinare quelle norme e in questa direzione, positivamente, come primo passo, nel disegno di legge di assestamento per il 2015, è stato previsto un capitolo di nuova istituzione, il 7441: «somme destinate all'estinzione dei debiti pregressi nei confronti dei proprietari, possessori o detentori di beni culturali», ai sensi dell'articolo 31 del decreto legislativo n. 26 del Codice dei beni culturali, per i contributi concessi fino a che era in vigore la legge e cioè il 31 agosto 2012, e con uno stanziamento per anno di 10 milioni. È un primo passo, ma consente intanto di andare verso il recupero e il pagamento dei debiti pregressi, che è un atto dovuto da parte del pubblico.
  Per quanto riguarda i Fondi PON, che lei ha citato, non è possibile l'utilizzo, perché i Fondi PON sono esclusivamente destinanti sugli attrattori culturali e luoghi della cultura statali. Io penso che – e in questo senso, evidentemente, il ruolo del Parlamento è determinante – superata quella fase di emergenza, si debba in ogni modo, oltre che pagare i debiti pregressi, che è un atto dovuto – cosa che cominciano a fare – anche riaprire la possibilità di interventi a favore di privati che intervengono sul loro patrimonio. Se lo Stato, per la tutela di quel patrimonio, impone dei vincoli, impone delle regole di conservazione e di tutela, è altrettanto evidente che ci deve essere un sostegno dello Stato a quei beni – aggiungo – soprattutto quando quei beni privati sono aperti al pubblico e all'utilizzo pubblico.

  PRESIDENTE. L'onorevole Pizzolante ha facoltà di replicare, per due minuti.

  SERGIO PIZZOLANTE. Grazie, signor Ministro, per l'informazione che ci ha dato dello stanziamento di 10 milioni all'anno per gli arretrati. Grazie anche per l'impegno che ha preso per la condivisione rispetto alla rilevanza di questo settore e la necessità di riaprire il fondo di incentivazione per il grande contributo che danno anche i privati per lo sviluppo e la tutela del patrimonio del patrimonio artistico. Le sottolineo che i fondi possano essere destinati per interventi in fondo capitale, ma anche per conto interessi. Se si riuscisse a fare uno sforzo, a mettere a disposizione risorse soprattutto per il conto interessi, magari questo potrebbe diventare una leva per investimenti cospicui, con minori costi per lo Stato.

(Intendimenti circa l'assunzione degli idonei di concorsi banditi dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per differenti profili di funzionario, per complessivi 920 posti – n. 3-01661)

  PRESIDENTE. L'onorevole Di Lello ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01661, concernente intendimenti circa l'assunzione degli idonei di concorsi banditi dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per differenti profili di funzionario, per complessivi 920 posti (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), per un minuto.

  MARCO DI LELLO. Grazie, Presidente. Come sa il signor Ministro, il MIBAC, nel 2007, ha pubblicato dieci bandi di concorso, per un totale di 920 posti per personale interno, con differenti profili di Pag. 68funzionari. Fra questi concorsi, oggi sono state approvate le graduatorie regionali di merito e nominati i vincitori. Ma ad oggi, risultano assunte solo 460 unità, su un totale delle 920 previste, con una evidente disparità di trattamento tra vincitori già assunti e quelli in attesa. Ricordo in questa sede che quest'Aula votò un ordine del giorno, accolto dal Governo, proprio sul tema. A seguito di questo ordine del giorno, il direttore generale del Ministero ha proposto al gabinetto del Ministro l'assunzione di tutte le unità in deroga al decreto legislativo n. 150 del 2009. Come è noto, il Governo ha già fatto una scelta in questa direzione, sia sull'Agenzia delle dogane e dei monopoli, e recentemente sulla «buona scuola». Chiedo al Ministro quali iniziative urgenti intende assumere al fine di prevedere lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi interni.

  PRESIDENTE. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

  DARIO FRANCESCHINI, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Come l'interrogante sa, questo tema è stato più volte sollevato, sia in Parlamento, sia soprattutto per le ripetute sollecitazioni delle rappresentanze sindacali e siamo impegnati a trovare una soluzione, ma che deve essere necessariamente per via legislativa.
  Per ricostruire nel brevemente i fatti, con D.P.C.M. del 16 gennaio 2007 è stata autorizzata dalla Funzione pubblica l'assunzione di 460 unità di personale in servizio nella ex area B del MIBAC. Con decreti direttoriali, il 24 luglio 2007, successivamente integrati, è stata indetta la procedura per il passaggio dall'area B alla posizione economica C1. Chiedo scusa per queste cose tecniche, ma sono necessarie. Nel mese di luglio 2010, con l'approvazione delle graduatorie definitive relative ai profili professionali di funzionario architetto, storico dell'arte, archeologo, si è proceduto all'inquadramento economico. Per tutti gli altri profili professionali, diversi da quelli sopraindicati, la procedura si è conclusa nel dicembre 2012. Prima di procedere alla pubblicazione delle graduatorie nel novembre 2012, la direzione generale del personale del mio Ministero ha chiesto al dipartimento della funzione pubblica la possibilità, nei limiti delle economie di spesa e dei posti in organico, di poter attingere alle predette graduatorie per un numero di posti maggiore rispetto a quelli inizialmente messi a bando nel 2007. Il dipartimento, con nota del dicembre 2012, ha evidenziato l'impossibilità di farlo, cioè di ampliare il numero di posti relativi al passaggio da B C1, ricordando il decreto legislativo del 2009 secondo cui le amministrazioni pubbliche a decorrere dal 1o gennaio 2010 coprono i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici, riservando al personale interno fino al 50 per cento dei posti messi a concorso.
  Con circolare n. 5 del 2013, sempre il Dipartimento della funzione pubblica ha ribadito che l'utilizzo delle graduatorie relative ai passaggi di area banditi anteriormente al 1o gennaio 2010, in applicazione della previgente disciplina normativa, è consentito al solo fine di assumere i candidati vincitori e non anche gli idonei della procedura selettiva. Questo orientamento è stato anche è confermato da una sentenza del TAR, la n. 6945 del 2012.
  Quindi si rende necessaria una modifica legislativa per consentire progressioni di carriera verticali. Il Ministero ha più volte presentato in fase istruttoria per i diversi provvedimenti legislativi proposte in questo senso, che non hanno però trovato esito favorevole. Noi siamo impegnati a trovare una soluzione. Naturalmente perché questa soluzione avvenga in via legislativa è fondamentale l'impegno del Parlamento.

  PRESIDENTE. L'onorevole Di Lello ha facoltà di replicare per due minuti.

  MARCO DI LELLO. Grazie Presidente. Io ringrazio il signor Ministro e mi considero parzialmente soddisfatto, particolarmente per l'ultima considerazione. Non Pag. 69sfugge d'altra parte al Ministro, a cui va il mio plauso, quella evidente inversione di tendenza che ha saputo imporre al tema non solo della tutela, ma anche della fruizione e della valorizzazione del nostro patrimonio culturale.
  Proprio mentre il Ministero – e io ho condiviso questa scelta – ha cercato all'esterno le professionalità necessarie ad esempio per la direzione dei più significativi musei del nostro Paese, sono certo che non sfugge la necessità – doverosa io direi – di valorizzare al meglio le risorse umane interne al Ministero, vieppiù in un periodo anche di polemiche per molti versi giustificate. Mi lasci dare il sostegno anche a lei, Ministro, in questa direzione – penso alle vicende di Pompei – proprio in un periodo anche di polemiche con il personale interno, perché credo che severità e responsabilità siano parte di un disegno complessivo, che non può prescindere ovviamente dalla valorizzazione del merito. Dunque sono certo che il Ministro troverà una soluzione alla questione rappresentata e troverà da parte mia – ma sono convinto del Parlamento visto anche il precedente – la piena condivisione perché si possano valorizzare al meglio le tante risorse positive che sono già presenti nel Ministero.

(Iniziative volte a tutelare il complesso delle gallerie del museo civico Pietro Micca di Torino – n. 3-01663)

  PRESIDENTE. L'onorevole Allasia ha facoltà di illustrare, per un minuto, la sua interrogazione n. 3-01663, concernente iniziative volte a tutelare il complesso delle gallerie del museo civico Pietro Micca di Torino (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata).

  STEFANO ALLASIA. Grazie Presidente, grazie Ministro. L'interrogazione innanzitutto è per capire e comprendere la capacità di conoscenza da parte del Governo e del Ministero stesso delle vicende. Infatti nel periodo di maggio-giugno sono cominciati i lavori e gli scavi per il parcheggio sotterraneo in corso Galileo Ferraris e sono state scoperte e distrutte, abbattute a tradimento, anche delle gallerie importanti e storiche del Seicento. Perciò la nostra richiesta al Ministro è che venga a richiedere, anche dopo il blocco del soprintendente Micheletto, il blocco degli schiavi e chiarisca qual è l'interesse e la volontà del Governo stesso.

  PRESIDENTE. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

  DARIO FRANCESCHINI, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Grazie Presidente. La questione che è stata sollevata riguarda una vicenda complessa, che è connessa con la realizzazione di un parcheggio interrato di quattro piani sul sedime di un corso centrale urbano, corso Galileo Ferraris, che è affidato in concessione dalla città di Torino ad una società privata, in un'area marginale di questo sedime, che è occupato dall'antica Cittadella militare smantellata nel 1856. È da premettere che in precedenza era stato rilasciato da parte dell'ex direzione generale per i beni culturali, sentite le sovrintendenze, un parere preliminare favorevole all'intervento, condizionato ad opere di sistemazione, restauro e valorizzazione di eventuali ritrovamenti archeologici, quindi condizionandolo a questo.
  I lavori che sono partiti a novembre 2014 hanno evidenziato la scoperta e la presenza di resti del sistema fortificato, via via più significativi: bastioni, terrapieni e fossati che cingevano la Cittadella nonché tratti delle gallerie di comunicazione tra i vari ambienti. In ragione di questo complesso quadro che si è delineato, i lavori sono stati sospesi. Si è interessato direttamente il direttore generale archeologia, dottor Famiglietti, che è andato a compiere un sopralluogo e ha ascoltato le richieste delle soprintendenze relative alla conservazione e alla valorizzazione dei resti delle strutture e delle gallerie del bastione degli invalidi.
  Ad oggi la società concessionaria sta elaborando un progetto di variante, che Pag. 70pure essendo questo appreso in via informale, dovrebbe ridurre la superficie del parcheggio, rendendo possibile la conservazione delle grandi gallerie curvilinee emerse, racchiudendole in un'area archeologica accessibile direttamente dal sovrastante piano pedonale.
  Al tempo stesso, la variante prevede di rendere accessibile un'altra importante testimonianza della presenza della Cittadella, cioè un forte sotterraneo di controguardia ancora perfettamente conservato sotto il sedime stradale.
  Infine, voglio precisare che, nel corso delle opere, non sono stati abbattuti, come è stato detto, importanti resti della Cittadella, ma unicamente e previa autorizzazione della commissione regionale di controllo del patrimonio culturale, un tratto di una galleria di contromina, già interrotta e parzialmente crollata.
  Da notizia assunta anche presso la competente sovrintendenza delle belle arti di Torino, risulta che la città di Torino ha scelto di chiudere al pubblico parte delle gallerie della Cittadella accessibili dal museo Pietro Micca e questa vicenda non ha alcuna relazione con i lavori del parcheggio.
  Concludo precisando che lo scorso 17 luglio la sovrintendenza archeologica del Piemonte ha notificato alla città di Torino l'avvio del provvedimento per la verifica dell'interesse culturale di quei resti delle fortificazioni urbane afferenti alla seicentesca Mezzaluna o Rivellino degli invalidi per le ragioni che sono contenute in una dettagliata relazione storico-archeologica.

  PRESIDENTE. L'onorevole Allasia ha facoltà di replicare per due minuti.

  STEFANO ALLASIA. Grazie, Presidente. La ringrazio della risposta molto dettagliata. Mi fa piacere la sua conoscenza storico-artistica del sottosuolo del comune di Torino. Indubbiamente, innanzitutto, c’è da fare la valutazione oggettiva che ci deve essere la capacità e la proprietà delle gallerie, del Pastiss, del cunicolo che collega Rivellino con la Cittadella e tutto quello che ha citato nella sua relazione. Infatti, oggi come oggi è ancora sotto proprietà del demanio militare. È nostra proposta già da tempo, essendo gallerie militari del 1600 e del 1700, far passare dalla proprietà dal demanio militare almeno alla competenza regionale, se non comunale, indubbiamente con trasferimento di fondi per il mantenimento.
  Oggi, come ho anche ribadito, ci sono alcune gallerie che sono state chiuse per mancanza dei fondi da parte dei vari Ministeri competenti, uno è il suo. Ma ribadisco sempre il concetto che la proprietà è esclusivamente militare. Perciò, dovrebbe essere in primis altro Dicastero ad occuparsene. Nella fattispecie di questo evento, noi speriamo che ci sia la possibilità di evitare colpi di mano per possibili, eventuali incidenti futuri, come è già stato ipotizzato dalla sovrintendenza.
  La nostra conoscenza è che alcune parti delle gallerie sono già state abbattute e non è possibile accedere. Abbiamo la fortuna, ce l'ha anche descritta, che i lavori sono fermi e c’è la possibilità di modificare. Noi dobbiamo vincolare e tutelare questi beni, perché se Torino è come la vediamo oggi lo dobbiamo soprattutto al sacrificio di Pietro Micca e alle sue gallerie.

(Intendimenti del Governo in ordine all'assegnazione delle deleghe per le politiche di coesione al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Claudio De Vincenti – n. 3-01664)

  PRESIDENTE. L'onorevole Placido ha facoltà di illustrare per un minuto la sua interrogazione n. 3-01664, concernente intendimenti del Governo in ordine all'assegnazione delle deleghe per le politiche di coesione al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Claudio De Vincenti (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata).

  ANTONIO PLACIDO. Grazie, Presidente. I dati diffusi dallo Svimez il 31 luglio scorso indicano che la ricchezza di una regione come il Trentino è più che Pag. 71doppia rispetto a quella di una regione come la Calabria, che il Mezzogiorno registra un calo fortissimo di consumi interni, investimenti e occupati, che siamo in presenza del rischio di una vera e propria desertificazione demografica. Le donne tra i 15 e i 34 anni sono occupate al sud nella misura di una su cinque.
  Al 31 maggio del 2015, l'Italia ha speso il 73,6 per cento dei fondi strutturali della programmazione 2007-2013, tre punti in meno rispetto all'obiettivo dichiarato dal Governo Renzi. I due precedenti Governi avevano strutturato la squadra di Governo affidando a due Ministri la programmazione e la gestione dei fondi comunitari, con la creazione di una cabina di regia.
  Chiediamo al Ministro, dunque, per quale ragione, a tutt'oggi, non risultino assegnate a nessuno le deleghe per le politiche di coesione e, dunque, non risulta insediata da nessuna parte la cabina di regia tanto declamata.

  PRESIDENTE. Il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha facoltà di rispondere per tre minuti.

  MARIA ELENA BOSCHI, Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Grazie, Presidente. Come sa bene l'onorevole interrogante, ovviamente il fatto che non sia stata attribuita una delega puntuale ad un Ministro o a un sottosegretario non significa che la questione, quindi la gestione delle politiche di coesione e dei fondi europei, non sia presidiata e attentamente seguita, proprio perché ovviamente la responsabilità e la competenza è in mano al Presidente del Consiglio.
  Peraltro, il Presidente del Consiglio viene talvolta sostituito, ovviamente, nella gestione quotidiana dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio De Vincenti in quanto appunto ha una delega generale per quanto riguarda la Presidenza del Consiglio. Proprio in ragione del lavoro che viene portato avanti dal Governo, come ha già sottolineato l'onorevole interrogante, siamo al momento ad una spesa dei fondi previsti del 73 per cento, ricordando che alla fine del 2011 era solo il 15 per cento il dato dei fondi già impiegati nel nostro Paese. Quindi, sicuramente c’è stata un'intensa attività del nostro Governo, anche sotto la responsabilità del Ministro Delrio nel suo ruolo precedente di sottosegretario alla Presidenza, per cercare ovviamente di creare una task force, tuttora esistente, tra la Presidenza del Consiglio e alcune regioni del Sud (Campania, Calabria e Sicilia) che sono indietro ancora nell'utilizzo di queste risorse, proprio per dare piena attuazione alle possibilità che oggi i fondi a disposizioni consentono. Peraltro, il sottosegretario De Vincenti ha incontrato i presidenti di regione delle regioni del Sud e il Commissario europeo Corina Cretu il 23 aprile a Reggio Calabria e, successivamente, sempre il Commissario europeo a Bruxelles nel luglio di quest'anno. Peraltro, sulla programmazione 2014-2020, sono già stati approvati quaranta progetti e altri dieci saranno approvati entro la fine del mese di settembre. Nel frattempo, continuano ovviamente i contatti costanti tra la Presidenza del Consiglio, i Ministri competenti, la pubblica amministrazione e i presidenti di regione. Quindi, il lavoro è costantemente seguito.

  PRESIDENTE. L'onorevole Placido ha facoltà di replicare, per due minuti.

  ANTONIO PLACIDO. Presidente, non possiamo che dirci insoddisfatti. Le cose che dice il Ministro sarebbero adatte a tempi di navigazione tranquilla e noi siamo, invece, al cospetto di una crisi drammatica. Quella che ci consegnano i dati è una situazione nella quale, tra il 2000 e il 2013, il PIL meridionale è cresciuto della metà di quello greco. La legge di stabilità prevedeva che entro marzo si sarebbero dovute programmare almeno le aree di intervento del Fondo sviluppo e coesione, ma non è accaduto. Su quelle scelte il CIPE avrebbe dovuto, entro il 30 aprile, decidere la ripartizione degli interventi. Si tratta di 51 miliardi di euro, più della metà di quello di cui parla Pag. 72il Ministro Guidi quando discute del Piano Marshall quindicennale. Nulla di tutto questo è accaduto. Noi crediamo francamente che perché si venga fuori dalla retorica sul governo politico della coesione questo Parlamento debba dedicare alle questioni del Mezzogiorno una sessione tematica straordinaria nel più breve tempo possibile (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

(Orientamenti del Governo in relazione al coinvolgimento di membri dell'Esecutivo nella vicenda «Tirreno Power» – n. 3-01665)

  PRESIDENTE. L'onorevole Mantero ha facoltà di illustrare l'interrogazione Zolezzi ed altri n. 3-01665, concernente orientamenti del Governo in relazione al coinvolgimento di membri dell'Esecutivo nella vicenda «Tirreno Power» (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario, per un minuto.

  MATTEO MANTERO. Grazie Presidente, a Vado Ligure c’è una centrale, la Tirreno Power appunto, che secondo i periti della procura avrebbe causato, negli anni dal 2000 al 2007, oltre quattrocento morti premature. Dalle intercettazioni si evince un quadro di connivenze che coinvolge amministratori locali, nazionali e tecnici atte a far funzionare la centrale contra legem. L'allora Viceministro De Vincenti e l'allora Ministro Guidi sembravano essere il cardine di queste intercettazioni, anche se al momento non sono coinvolti nelle indagini. Sembra che addirittura De Vincenti proponesse di fare una «legge porcata», come la definivano gli stessi tecnici, «ad aziendam», e perfino di mandare controlli al giudice che stava indagando sulla centrale. Ora, noi abbiamo chiesto al Governo di venire a riferire in Aula su questi atti gravissimi che rendono queste persone corresponsabili della morte di centinaia di persone. Chiediamo se almeno si vogliano valutare i reali coinvolgimenti di membri del Governo in questa indagine.

  PRESIDENTE. La Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

  MARIA ELENA BOSCHI, Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Grazie Presidente, ringrazio anche l'onorevole interrogante per aver posto questo quesito che dà l'occasione di poter chiarire il punto qui in Aula rispetto a degli stralci di intercettazioni che sono comparsi sui giornali. Come sempre, al momento noi parliamo di notizie uscite a mezzo stampa e, quindi, affrontiamo insieme una discussione sulla rassegna stampa, ma non ci sono elementi di indagine a carico di nessun membro del Governo, nemmeno del sottosegretario De Vincenti. Quindi, al momento non ci sono indagini aperte, non ci sono procedimenti giudiziari.
  Ciò nonostante parliamo ovviamente delle intercettazioni e degli articoli di giornale dai quali sembrerebbe che, in alcune telefonate, ci siano illazioni da parte di terzi – infatti non riguardano direttamente l'allora Viceministro De Vincenti – circa la possibilità di individuare soluzioni normative di carattere diverso. Ripeto: si tratta al momento di ipotesi e illazioni non comprovate e che riguardano dialoghi e conversazioni tra terzi. Quello che è sicuro è che il Viceministro De Vincenti nel suo ruolo ha ovviamente svolto una funzione di Governo volta a salvaguardare la produzione e l'occupazione, perché quello che sta a cuore al Governo ovviamente è sia salvaguardare la salute e l'ambiente ma anche evitare che si perdano 500 posti di lavoro a Tirreno Power e credo che un Viceministro dello sviluppo economico debba tener conto ovviamente, nel rispetto della legge come ha sempre fatto il sottosegretario De Vincenti, anche della possibilità che si eviti la chiusura di siti importanti. Del resto il Ministero dello sviluppo economico e l'allora Viceministro in prima persona hanno seguito molti tavoli di crisi aziendale nel corso di questo anno e mezzo di Governo che Pag. 73hanno portato per fortuna ad evitare la chiusura di molti impianti industriali a cominciare dall'Ilva di Taranto, alla Whirlpool di Carinaro, all'impianto di Gela, al rilancio, ad esempio, del settore del mobile imbottito tra la Basilicata e la Puglia, a Terni, a Piombino, all'Electrolux in Friuli Venezia Giulia. Questo è il compito del Governo: salvare posti di lavoro.

  PRESIDENTE. L'onorevole Zolezzi ha facoltà di replicare per due minuti.

  ALBERTO ZOLEZZI. Grazie, Presidente. Andiamo poi alla sostanza: la produzione energetica a carbone è assolutamente inutile. Potrebbe essere stralciata da subito senza ridurre l'autonomia energetica nazionale. Basterebbe rivedere il pagamento dell'energia prodotta anche nel settore falsamente rinnovabile basato sulle combustioni. Recentemente è stato introdotto l'incentivo per la combustione degli sfalci tanto che l'altro Matteo, Messina Denaro, si sta occupando in Italia di vendita di energia. Il Matteo al Governo dice che la mafia ha cessato di operare nel 1993. Il Papa ha parlato di cambiamento climatico criticando le fonti fossili. Lo ha fatto anche il Presidente Obama. Ci riusciamo noi in Italia ? Con chi ? Con il Ministro Guidi e De Vincenti e non vogliamo neppure chiarire per conto di chi lavorano queste persone ? Nel film della Disney, Qualcosa di sinistro sta per accadere, una donna bionda desidera di tutto e sempre di più bellezza e potere e ottiene tutto ma alla fine si ritrova cieca, portata in mostra in catene in un corteo di fenomeni da circo incapace di godersi quello che aveva ottenuto. La vostra bulimia è simile: siete sempre più ciechi metaforicamente e siete scollegati dai cittadini e disorientati nel tempo e nello spazio. Attenti a non ricevere qualche trattamento obbligatorio giudiziario o sanitario ma attenti soprattutto a continuare a guidare: da ciechi e privi di etica quali siete, state portando un Paese intero nella preistoria del carbone (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Iniziative di competenza per garantire la qualità e l'efficienza dei servizi del trasporto ferroviario, con particolare riferimento all’«emergenza caldo» – n. 3-01666)

  PRESIDENTE. L'onorevole Galgano ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01666 concernente iniziative di competenza per garantire la qualità e l'efficienza dei servizi del trasporto ferroviario, con particolare riferimento all’ «emergenza caldo» (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata) per un minuto.

  ADRIANA GALGANO. Grazie, Presidente. Buongiorno Ministro Delrio, oggi la nostra interrogazione riguarda la situazione dei treni perché sono settimane che si ricevono centinaia di segnalazioni da parte di pendolari e turisti da tutta Italia rispetto a terribili disagi vissuti durante il viaggio in treno, ad esempio area condizionata rotta, finestrini bloccati che comportano che la temperatura all'interno della carrozza raggiunga i 45 gradi e guasti alle carrozze che provocano ritardi fino a 180 minuti quando non c’è neanche l'aria condizionata. Tutto questo durante il massimo afflusso turistico nel nostro Paese: tutto ciò comporta anche un danno di immagine. Le chiediamo quindi di intervenire urgentemente presso Trenitalia per risolvere questa situazione e per concordare un piano di investimenti di lungo periodo che migliori la qualità del servizio per pendolari e turisti.

  PRESIDENTE. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Delrio, ha facoltà di rispondere per tre minuti.

  GRAZIANO DELRIO, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Grazie, signor Presidente. In merito alle problematiche descritte, che sono tutte reali e vere, anche sulla base di segnalazioni pervenute personalmente siamo già intervenuti presso Trenitalia al fine di conoscere e promuovere le misure che lei sollecita, onorevole Pag. 74Galgano, e per fronteggiare anche tutte le emergenze che sono dovute al mancato funzionamento in gran parte dei climatizzatori a bordo delle stesse vetture.
  Abbiamo chiesto, infatti, di ricevere un'informativa urgente e dettagliata relativa ai treni intercity e intercity notte e agli altri treni di competenza statale – come lei sa i treni regionali sono di competenza regionale e, quindi, il committente è la regione competente – sul programma che c’è di manutenzione ciclica dei mezzi e dei rotabili utilizzati, sul piano adottato di ammodernamento e di ristrutturazione del parco rotabili, sulla descrizione dettagliata del materiale rotabile circolante che ancora necessita di ristrutturazione o che risulti ancora da ammodernare nei prossimi cinque anni, sulla percentuale di materiale rotabile nuovo circolante o acquistato durante l'attuale contratto di servizio a media e lunga percorrenza e, quindi, per avere esattamente la prospettiva di rinnovo di questo materiale.
  È vero quello che lei dice, si sono registrati malfunzionamenti e blocchi degli impianti di climatizzazione nei treni regionali intercity perché alcune carrozze sono prive di impianto mentre per altre si è proceduto all'installazione successiva alla loro fabbricazione e quindi hanno problemi di compatibilità. Soltanto i rotabili di ultima generazione garantiscono l'efficienza della climatizzazione al 95 per cento. Trenitalia ha predisposto una serie di misure, come la presenza a bordo treno di tecnici esperti di climatizzazione sulle tratte più critiche, i presidi tecnici nelle stazioni principali, un incremento del presidio degli impianti di manutenzione, il rafforzamento delle attività di assistenza alla clientela, ma, ovviamente, tutto questo non è bastato a ovviare ai disagi. Trenitalia evidenzia anche di aver disposto, proprio sulla base delle relazioni, indennizzi variabili a seconda dell'entità del disagio.
  Come ho ricordato più volte anche per la vicenda di Fiumicino, l'azione nostra deve essere quella di mettere al centro i diritti dei passeggeri e per questo il nuovo contratto di servizio per gli obblighi di servizio pubblico a media e lunga percorrenza metterà proprio al centro tutti gli obblighi relativi anche al percorso di ristrutturazione, ammodernamento, manutenzione ed acquisto di nuovo materiale rotabile relativo a queste tratte.

  PRESIDENTE. L'onorevole Galgano ha facoltà di replicare, per due minuti.

  ADRIANA GALGANO. Signor Presidente, Ministro, la ringrazio per la sua risposta e per essere già intervenuto, però le segnalo che per esperienza personale questi disagi continuano a esserci e in maniera rilevante. Le segnalo anche che c’è veramente scarsa attenzione alla qualità del servizio rispetto alle persone che sono vittime di questo disagio nel senso che la prima cosa che dovrebbe essere fatta in una situazione del genere è che chi ha la responsabilità del treno si occupi del benessere degli anziani e delle donne con i bambini per sistemarli in condizioni decenti e questo non accade.
  Quindi, in alcuni casi potrebbero essere fatte cose semplici che a nessuno però sembra vengano in mente e su questo chiediamo di intervenire. Qui accanto a me ci sono l'onorevole Oliaro e l'onorevole Catalano che siedono nella Commissione trasporti. Io chiedo loro di continuare in Commissione per avere notizie rispetto alle cose che voi intendete fare e quindi da parte di Scelta Civica noi assicuriamo che continueremo a incalzarvi perché questa situazione è veramente indegna di un Paese civile.

  PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
  Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 16 con il seguito della discussione congiunta del conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2014 e del progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2015.

  La seduta, sospesa alle 15,55, è ripresa alle 16,15.

Pag. 75

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE LAURA BOLDRINI

Missioni.

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider, Artini, Bindi, Boccia, Bonafede, Brunetta, Caparini, Antimo Cesaro, Cirielli, Di Gioia, Di Lello, Ferranti, Franceschini, Garofani, Giancarlo Giorgetti, Manciulli, Marazziti, Migliore, Nicoletti, Pes, Piccoli Nardelli, Pisicchio, Rampelli, Ravetto, Realacci, Rosato, Sanga, Sani, Scotto e Vignali sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
  I deputati in missione sono complessivamente cento, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

Si riprende la discussione dei Doc. VIII, nn. 5 e 6.

(Ripresa esame degli ordini del giorno – Doc. VIII, n. 6)

  PRESIDENTE. Ricordo che prima della sospensione è stato da ultimo respinto l'ordine del giorno Spadoni n. 9/Doc. VIII, n. 6/46.
  Prendo atto che la presentatrice non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Carinelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/47, accolto come raccomandazione.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione e accettano la riformulazione dell'ordine del giorno Crippa n. 9/Doc. VIII, n. 6/48, accolto come raccomandazione purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Crippa n. 9/Doc. VIII, n. 6/49, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Manlio Di Stefano n. 9/Doc. VIII, n. 6/50, accolto dal Collegio dei questori purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/51, accolto come raccomandazione.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/52, accolto dal Collegio dei questori purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione e non accettano la riformulazione dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/53, accolto dal Collegio dei questori se riformulato.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/53, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dall'Osso, Lattuca, Becattini, Invernizzi, Quintarelli, Boccuzzi, Simoni, Nicchi, Caparini.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  337   
   Votanti  317   
   Astenuti   20   
   Maggioranza  159   
    Hanno votato   68    
    Hanno votato no   249.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Kronbichler ha segnalato che non è riuscito a votare).

  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per Pag. 76la votazione dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/54, accolto purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/55, accolto dal Collegio dei questori.
  Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal Collegio dei questori sull'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/56.

  CLAUDIA MANNINO. Presidente, mi scusi, se è possibile, vorrei intervenire sul mio ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 6/54 e chiedere che sia messo in votazione.

  PRESIDENTE. Deputata, mi spiace, siamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 6/56, non posso ritornare indietro. Sul suo ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 6/56 vuole intervenire ?
  Prendo atto che i presentatori dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/56 non accedono all'invito al ritiro ed insistono per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/56, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Montrone, Russo, Frusone, Vico, Zaccagnini, Sorial, Lorefice, Grillo, Silvia Giordano...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e Votanti  354   
   Maggioranza  178   
    Hanno votato   63    
    Hanno votato no   291.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Kronbichler ha segnalato che non è riuscito a votare. Il deputato Busin e la deputata Sgambato hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

  Prendo atto che la presentatrice non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/57, accolto dal Governo come raccomandazione.
  Prendo atto che la presentatrice dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/58 non accetta la riformulazione proposta dal Collegio dei questori ed insiste per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/58, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fusilli, Simoni, Patriarca, Marzano.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  366   
   Votanti  363   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  182   
    Hanno votato   98    
    Hanno votato no   265.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Albanella ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Prendo atto che la presentatrice non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/59, accolto dal Governo come raccomandazione.
  Chiedo alla presentatrice se acceda all'invito al ritiro dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/60 formulato dal Collegio dei questori.

  CLAUDIA MANNINO. Presidente, questo ordine del giorno, così come quello di altri colleghi, vorrebbe semplicemente dare la possibilità di utilizzare lo spazio Pag. 77bimbi, prevedendo che chi lo voglia utilizzare lo possa fare pagando di tasca propria il personale per la custodia, perché ad oggi il regolamento che ci siamo dati, impone, ed è questa la principale limitazione, di avere un bambino con un accompagnatore. Non votare favorevolmente a questo ordine del giorno continua a far sì che quello spazio rimanga inutilizzato.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/60, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fanucci, Ciprini, Camani, Bordo, Colonnese...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  383   
   Votanti  361   
   Astenuti   22   
   Maggioranza  181   
    Hanno votato   90    
    Hanno votato no   271.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che la presentatrice dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/61 non accetta la riformulazione proposta dal Collegio dei questori ed insiste per la votazione.
  Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII n. 6/61, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Placido, Archi, Fraccaro, Crimì.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  383   
   Votanti  381   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  191   
    Hanno votato  105    
    Hanno votato no   276.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII n. 6/63 su cui vi è l'invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario. Prendo atto che il presentatore non accetta l'invito al ritiro e insiste per la votazione e pertanto passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII n. 6/63, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Locatelli, Mongiello, Segoni, Rizzo, Brugnerotto.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  386   
   Maggioranza  194   
    Hanno votato   85    
    Hanno votato no   301.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII n. 6/64, accettato con riformulazione. Chiedo al presentatore se accetta la riformulazione o insiste per la votazione.

  RICCARDO FRACCARO. Signor Presidente, non accetto la riformulazione e chiedo invece ai questori di rivalutare il loro parere perché noi chiediamo semplicemente di adeguare l'amministrazione Camera a quanto avviene nella pubblica amministrazione esterna a questo Palazzo, ossia introdurre per le posizioni funzionali ricoperte dai consiglieri caposervizio una Pag. 78rotazione automatica e certa. Invece, i questori, propongono una riformulazione nel senso di non rendere automatica questa rotazione. In questo modo, non solo non ci adeguiamo all'amministrazione pubblica a quanto avviene all'esterno, ma addirittura viene meno il senso della rotazione. Se lo lasciamo in balia delle valutazioni dell'amministrazione stessa viene meno il senso della rotazione che è quello di garantire imparzialità ed efficienza. Torniamo sempre al sistema Camera che deve essere diverso e non deve mai accettare quei principi di trasparenza, imparzialità ed efficienza che invece si sta cercando di portare nella pubblica amministrazione. Se abbiamo fatto una norma per l'esterno perché non adottarla anche per l'interno ? Se l'abbiamo fatta per l'esterno è perché anche voi la ritenete utile.

  PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII n. 6/64, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dall'Osso, Fusilli, Palma, Sisto.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  403   
   Votanti  401   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  201   
    Hanno votato  109    
    Hanno votato no   292.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII n. 6/65, accolto come raccomandazione con riformulazione. Chiedo al presentatore se accetta la riformulazione o insiste per la votazione.

  RICCARDO FRACCARO. Signor Presidente, molto umilmente oggi quando un deputato del Partito Democratico ha chiesto un intervento da parte dei questori lei ovviamente ha sollecitato subito dopo l'intervento. L'ho chiesto io e si è andato subito in votazione fregandosene della mia richiesta.
  Quindi magari se potesse utilizzare la stessa attenzione anche per esponenti del MoVimento 5 Stelle. Detto questo, al di là di ogni polemica, ma perché era interessante parlare con i questori su un punto, vorrei chiedere anche qui ai questori di rivalutare la loro posizione perché cosa è successo ? Qui chiediamo una razionalizzazione del sistema dell'amministrazione Camera, degli incarichi attribuiti, per capire quali sono i carichi di lavoro e come poter migliorare l'impianto amministrativo della Camera anche per le nuove esigenze che la Camera dei deputati ha nell'amministrare la cosa pubblica. Questo ordine del giorno era stato già approvato nella scorsa legislatura, solo che nulla è stato fatto in merito. Quindi noi abbiamo ripresentato questo ordine del giorno, però abbiamo messo una clausola, perché è inutile approvare le cose e poi voi non le fate. Allora abbiamo messo una penale, abbiamo detto: se voi approvate questo ordine del giorno e vi impegnate a fare, a razionalizzare l'amministrazione Camera, bene; se non lo fate, anzi, meglio, finché non lo farete, sospendiamo l'erogazione dell'indennità come membri dell'Ufficio di Presidenza, perché e inutile chiedere ai cittadini italiani di rispettare le regole e nel caso in cui non vengano rispettate le regole subito pronti a sanzionarli, noi che ci prendiamo l'impegno poi non lo facciamo e non succede mai nulla. Facciamo la regola, facciamo la norma, prendiamoci l'impegno e prendiamoci anche le nostre responsabilità. Quando avremo realizzato il nostro dovere, poi potremo continuare a prendere le indennità come membri dell'Ufficio di Presidenza.

  PRESIDENTE. Giusto per specificare che la Presidenza dà la parola ai questori quando i questori chiedono la parola, non Pag. 79si tratta di fregarsene o non fregarsene. Si tratta di dare la parola su richiesta. Dunque, non essendoci richiesta in questo caso, passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/65, sul quale il Collegio dei questori ha espresso parere contrario.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fratoianni, Latronico, Pellegrino...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  412   
   Votanti  389   
   Astenuti   23   
   Maggioranza  195   
    Hanno votato   90    
    Hanno votato no   299.

  La Camera respinge (Vedi votazioni)

  Prendo atto che i presentatori dell'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/66 non accedono all'invito al ritiro formulato dal Collegio dei questori ed insistono per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/66, sul quale il Collegio dei questori ha espresso parere contrario.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Nardi, Gadda, Greco, Beni, Rizzetto, Rampelli...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  413   
   Votanti  411   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  206   
    Hanno votato  112    
    Hanno votato no   299.

  La Camera respinge (Vedi votazioni)

  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/67, accettato dal Collegio dei questori, purché riformulato. Onorevole Fraccaro, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. n. 9/Doc. VIII, n. 6/68, accettato dal Collegio dei questori ?

  RICCARDO FRACCARO. Signor Presidente, io intervengo nonostante questo ordine del giorno sia accolto perché credo sia importante che tutti siano messi a conoscenza di un vero e proprio scandalo che colpisce secondo me questa amministrazione.

  PRESIDENTE. Mi scusi deputato Fraccaro, lei lo vuol far votare questo ordine del giorno ?

  RICCARDO FRACCARO. Sì.

  PRESIDENTE. D'accordo, anche se è accolto, come lei ben sa.

  RICCARDO FRACCARO. Infatti, stavo spiegando, Presidente, che intervengo e chiedo che venga messo in votazione perché è importante che tutti i deputati in quest'Aula siano a conoscenza di questi fatti e si «prendino» (Commenti) la responsabilità di collaborare, perché un simile scandalo non avvenga più... Scusi, Presidente.

  PRESIDENTE. Niente, continui, vada avanti.

  RICCARDO FRACCARO. E riguarda in particolare la situazione che abbiamo appurato esistere presso Castelnuovo di Porto. Nel 2001...

  PRESIDENTE. Deputati, per favore. È possibile abbassare il tono della voce ? Grazie. Prego, deputato Fraccaro, prosegua.

Pag. 80

  RICCARDO FRACCARO. Abbiamo poco tempo, se può togliere questi secondi dal tempo a disposizione...

  PRESIDENTE. Vada avanti, prego.

  RICCARDO FRACCARO. Nel 2001 la Camera dei deputati ha deciso di prendere in locazione dei magazzini per custodire importanti documenti e importanti volumi che fanno parte della biblioteca della Camera e gli arredi stessi della Camera. Ovviamente questi magazzini erano e sono in regola ? No, ovviamente no. Abbiamo constatato che è stato deciso di prendere in locazione, per la modica cifra di quasi un milione di euro l'anno, dei magazzini presso la struttura di Castelnuovo di Porto di proprietà dell'Inail, che sono in una zona di espansione naturale del Tevere, classificata a rischio esondazioni dalla stessa Autorità di bacino del Tevere. Cioè noi, con i soldi dei cittadini per custodire i beni, gli arredi, i documenti, i volumi di proprietà dei cittadini, siamo andati a prendere in affitto dei magazzini che si trovano in una zona di espansione del Tevere; quando esonda il Tevere lì, l'acqua del Tevere raggiunge i nostri, anzi i volumi e i documenti di proprietà dei cittadini, importantissimi, perché la biblioteca della Camera ha un patrimonio storico importante, e anche gli arredi. Quindi cosa è successo nel 2014 ? Guarda caso, quei magazzini si sono inondati. Guarda caso, visto che era in una zona di esondazione del Tevere. Abbiamo constatato con i nostri occhi – vi invito ad andare a vedere – e vi assicuro che la situazione è tragica. Abbiamo constatato con i nostri occhi che i beni mobili della Camera sono stati buttati al macero, beni di importanza storica, perché sono stati raggiunti dall'acqua del Tevere, si sono gonfiati e devono essere buttati via, così anche 24 mila volumi, che corrispondono al patrimonio librario medio di una biblioteca italiana, completamente buttati al macero. Non solo: presso questi magazzini, che hanno 40 gradi in questo momento, dove dentro si riscontrano 40-50 gradi, e quindi non credo che sia la situazione migliore per gestire e per accogliere vecchi e antichi volumi storici, che contengono il patrimonio culturale di questo Paese, ci sono delle sedie e dei mobili che provengono addirittura dalla Reggia di Caserta, che sono rosicchiati dai topi, Presidente. Allora, secondo noi, questa è una situazione paradossale e non possiamo accettarla da parte della Camera, come amministrazione che deve guidare il Paese Italia – spero – verso una rinascita, visto quello che anche dal punto di vista della gestione del patrimonio culturale del Paese abbiamo sotto gli occhi giorno dopo giorno. Credo che sia importante che i Questori e che tutti i deputati si rendano conto dello schifo che in quelle zone noi abbiamo creato, voi anzi avete creato a partire dal 2011. E voglio che tutti quanti votino quest'ordine del giorno per responsabilizzarsi, perché dovete responsabilizzarvi e dare l'esempio per una volta ai cittadini che qualcosa di buono possiamo fare. Insieme magari possiamo risolvere questo problema (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Presidente, intervengo anche perché credo che le informazioni sulle vicende debbano essere corrette, al di là del merito dell'ordine del giorno, che pone alcuni punti di impegno che noi giustamente avevamo accolto con precisazioni su cui lavorare. Però l'intervento del collega Fraccaro ha inserito invece elementi che in parte sono strumentali o che comunque richiedono una valutazione perlomeno per fare chiarezza. La realtà del centro polifunzione di Castelnuovo di Porto è nata tanti anni fa, addirittura ci è stato detto come Centro nazionale di protezione civile. La Camera l'ha affittato in assenza di altre alternative molto tempo fa, come punto di concentramento di magazzino di una parte delle attività.Pag. 81
  In queste attività ci sono, per esempio, tutti i materiali che riguardano le elezioni, le schede, i verbali e così via, che non hanno mai avuto alcun danno, così come nessun danno serio e rilevante è mai stato denunciato o manifestato dalla biblioteca rispetto a volumi di valore. Vi sono stati degli elementi che hanno toccato del materiale di tipo secondario, peraltro tutti coperti da un'assicurazione generale che abbiamo; quindi, parlare di scandalo mi sembra del tutto fuori luogo.
  Questo mi premeva chiarirlo. Sulle richieste dell'ordine del giorno, come abbiamo detto, le accogliamo, e quindi valuteremo gli interventi legati, se necessario, alla derattizzazione, al processo di razionalizzazione, un'attenzione più minuta anche allo scarto dei materiali di conservazione che non siano più necessari.
  Sull'ultimo punto voglio dire che noi abbiamo chiesto una sede alternativa all'Agenzia del demanio, ovviamente, da tempo, che è stata più volte interpellata dal Collegio dei questori per una soluzione diversa da Castelnuovo di Porto.
  L'Agenzia ha prospettato una teorica disponibilità di spazi, peraltro da condividere con altre amministrazioni, nella caserma «Donato» dell'Esercito, in zona Trullo, ma, nonostante ripetuti solleciti, il progetto non ha avuto ancora alcuno sviluppo pratico.
  Quindi, noi continuiamo a lavorare anche per trovare una sede alternativa e, se è dell'Agenzia, se è di proprietà dello Stato, probabilmente con costi di affitto anche minori, questo è evidente, però, dal punto di vista della sicurezza dei materiali, riteniamo che la situazione del centro di Castelnuovo di Porto, per quanto attiene ai nostri magazzini, non sia affatto uno scandalo, ma sia sotto controllo.

  RICCARDO FRACCARO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Deputato Fraccaro, lei ha già parlato; il suo ordine del giorno è stato accolto e quindi adesso lo mettiamo in votazione. Ha avuto già la risposta, non può fare la replica, ha già parlato.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII n. 6/68, accolto dal Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Sorial, Paglia...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  414   
   Votanti  408   
   Astenuti    6   
   Maggioranza  205   
    Hanno votato  348    
    Hanno votato no   60.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Prendo atto che i presentatori dell'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII n. 6/69 non accedono all'invito al ritiro formulato dal Collegio dei questori ed insistono per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII n. 6/69, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Magorno, Carloni...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  414   
   Votanti  400   
   Astenuti   14   
   Maggioranza  201   
    Hanno votato   85    
    Hanno votato no   315.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Molea ha segnalato che ha erroneamente votato a favore, mentre avrebbe voluto votare contro).

Pag. 82

  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Fraccaro nn. 9/Doc. VIII n. 6/70 e 9/Doc. VIII n. 6/71, accolti dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che i presentatori dell'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII n. 6/72 non accedono all'invito al ritiro formulato dal Collegio dei questori ed insistono per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/72, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Tartaglione, Segoni, Fanucci...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  408   
   Votanti  404   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  203   
    Hanno votato   87    
    Hanno votato no   317.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che i presentatori non accettano la riformulazione e insistono per la votazione dell'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/73, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/Doc. VIII, n. 6/73, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Baruffi, Greco, Mazziotti Di Celso.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  415   
   Votanti  412   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  207   
    Hanno votato   92    
    Hanno votato no   320.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Le deputate Rotta e Rubinato hanno segnalato che non sono riuscite ad esprimere voto contrario).

  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Mannino n. 9/Doc. VIII, n. 6/74, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Bindi n. 9/Doc. VIII, n. 6/75, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno Zaccagnini n. 9/Doc. VIII, n. 6/76 e Melilla 9/Doc. VIII, n. 6/77, accolti dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Melilla n. 9/Doc. VIII, n. 6/78 accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Marcon n. 9/Doc. VIII, n. 6/79, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Melilla n. 9/Doc. VIII, n. 6/80, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno Abrignani n. 9/Doc. VIII, n. 6/81 e Pisicchio n. 9/Doc. VIII, n. 6/82, accolti dal Collegio dei questori come raccomandazione. Non vedo il deputato Pisicchio, non è in Aula.
  L'ordine del giorno Pisicchio n. 9/Doc. VIII, n. 6/83 è accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.Pag. 83
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Baldelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/84, accolto nei limiti della compatibilità finanziaria.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Baldelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/85, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Baldelli n. 9/Doc. VIII, n. 6/86, accolto dal Collegio dei questori.
  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Di Salvo n. 9/Doc. VIII, n. 6/87, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.

  TITTI DI SALVO. Grazie, Presidente. Accolgo la riformulazione perché coglie il punto. Stiamo parlando del rapporto tra i collaboratori parlamentari e i deputati e il punto è esattamente questo: definire in modo certo la figura del collaboratore parlamentare; è un modo per riconoscere dignità a quel lavoro, valore a quel lavoro e, contemporaneamente, esaltare il senso che insieme il collaboratore parlamentare e il deputato fanno nello svolgimento della loro funzione.
  La riformulazione coglie il punto perché assume questo tema, dice che in tempi brevi farà un approfondimento tenendo conto che il riferimento sono le normative del Parlamento europeo e degli altri Paesi. Naturalmente sappiamo benissimo che in altri Paesi è molto più forte lo stanziamento che viene proposto a questo fine, ma evidentemente è ovvio e noto che il Parlamento italiano ha fatto la scelta di puntare sui servizi. Noi pensiamo di dover fare un approfondimento e la proposta che viene fatta l'accoglie.
  Ma soprattutto – e finisco con questo – ci tengo a sottolineare la soddisfazione per la riformulazione su altri due punti. Il primo è che, da qui in avanti, si farà una pubblicazione, a proposito di trasparenza, della consistenza media, del numero e degli importi dei contratti di collaborazione che aiuterà anche a sanare quelle residue situazioni che ci potranno essere. Naturalmente, questo non c'entra niente con la privacy, ma si tratta di avere una dimensione del rapporto di lavoro.
  Infine, il punto più importante credo dal punto di vista della vita di quelle persone è l'accesso alla mensa, al ripristino di quella possibilità che è stata, nei mesi precedenti, per ragioni legate alle scelte che abbiamo dovuto fare su palazzo Marini, resa impossibile.
  Quindi, io penso che la riformulazione colga i punti fondamentali e per questo la accolgo.

  PRESIDENTE. Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Mazziotti Di Celso n. 9/Doc. VIII, n. 6/88, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Valeria Valente n. 9/Doc. VIII, n. 6/89 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/90, accolti dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Boccadutri n. 9/Doc. VIII, n. 6/91, Milanato n. 9/Doc. VIII, n. 6/92 e Palese n. 9/Doc. VIII, n. 6/93, accolti dal Collegio dei questori.
  Onorevole Palese, insiste per la votazione del suo ordine del giorno Palese n. 9/Doc. VIII, n. 6/94, accolto dal Collegio dei questori ?

  ROCCO PALESE. Signora Presidente, chiedo che venga posto in votazione l'ordine del giorno Palese n. 9/Doc. VIII, n. 6/94.

  PRESIDENTE. Prendo atto che il deputato Palese insiste per la votazione. Avverto che lo stesso ordine del giorno sarà posto in votazione congiuntamente all'ordine del giorno Cinzia Maria Fontana n. 9/Doc. VIII, n. 6/97, avente un identico contenuto sul quale il parere del Collegio dei questori è favorevole.Pag. 84
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fraccaro. Ne ha facoltà.

  RICCARDO FRACCARO. Grazie, Presidente. Questo ordine del giorno invita, sostanzialmente, a rioccupare i cosiddetti palazzi...

  PRESIDENTE. Deputato Fraccaro, prima che continui voglio darle una comunicazione: sono finiti anche i tempi aggiuntivi, quindi, adesso, la Presidenza concederà interventi di un minuto, si attenga, se possibile, a questo tempo, grazie.

  RICCARDO FRACCARO. Cercherò di essere brevissimo, Presidente. Qui si tratta di ritornare ai palazzi Marini, dopo che è stata approvata la norma contro gli affitti d'oro. Ora, noi siamo contrari a questa proposta, e le spiego perché: affinché non siano di nuovo degli affitti d'oro è necessario attenersi a quella che è la previsione del costo di affitto del demanio che è il prezzo, ovviamente, di mercato.
  In questo caso, in questa previsione, c’è il costo di afflitto previsto dal demanio più un 10 per cento a discrezionalità della Camera, richiesto da Scarpellini proprietario di quell'immobile. Ovviamente la Camera ha subito accettato. Si tratta di mezzo milione di euro ogni anno che andrebbero, rispetto al costo di mercato, in più nelle casse di un uomo che il Partito Democratico ha favorito, regalandogli 500 milioni di euro dal 1998 ad oggi. Io credo, Presidente, che sia immorale concedere un altro favore a questo soggetto. Però, se volete, tornate da Scarpellini e vi prendete le vostre responsabilità...

  PRESIDENTE. Concluda.

  RICCARDO FRACCARO. Invito solamente, anche lei Presidente, perché so che ci tiene a questa cosa, e anche i questori, sapendo che la Camera ha pagato per quei palazzi, fino a giugno, milioni di euro per servizi che non abbiamo avuto e che quel signore non paga gli stipendi dei dipendenti da mesi...

  PRESIDENTE. Grazie, deve concludere.

  RICCARDO FRACCARO. Prima di dare un solo euro a quel soggetto, le chiedo di verificare che siano pagati tutti gli stipendi dei dipendenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Intervengo per dire che noi condividiamo, ovviamente, questo ordine del giorno, che è una premessa importante anche per le decisioni che dovrà assumere l'Ufficio di Presidenza in ordine all'iniziativa di attivare un nuovo contratto di locazione per i palazzi Marini 3 e 4.
  I costi sono tutti stati verificati e, quindi, sottoposti alla valutazione di congruità dell'Agenzia del demanio. Noi abbiamo, in ogni caso, fatto sottoporre le richieste eventuali e le valutazioni all'Agenzia del demanio che ha prodotto, peraltro, un risultato significativamente diverso dalle stime che la proprietà avanzava, nel senso che sono molto più basse.
  Noi però abbiamo lavorato su queste ipotesi per alcune ragioni fondamentali, altrimenti non si capirebbe il perché di questo impegno, dopo aver dato attuazione alla disdetta delle locazioni votata dalla Camera l'anno scorso in sede di bilancio. Uno, perché siamo, comunque, carenti di alcuni servizi: la mensa, qui più volta richiamata; vi è una problematica di uffici, perché siamo riusciti a coprire, attraverso la ristrutturazione di Vicolo Valdina, solo una parte degli uffici proposti; vi è una carenza anche di sale per riunioni e iniziative che sono rimaste molto sacrificate con la precedente chiusura dei palazzi Marini.
  Quindi, in questo modo possiamo, soddisfare esigenze dei servizi propri del lavoro della Camera e dei deputati in modo particolare.
  Seconda questione. Non siamo rimasti indifferenti – anche in questo senso Pag. 85c'erano sollecitazioni e ordini del giorno da parte di tutti – a cercare di risolvere, attraverso questo problema dei servizi, anche la questione dell'occupazione. Noi abbiamo avuto tutte le pressioni, ma di fronte al fatto che, con la chiusura dei palazzi Marini, la proprietà aveva attivato già una procedura di licenziamento di centinaia di lavoratori, non siamo rimasti indifferenti a questo. Ovviamente abbiamo collocato l'esigenza o la possibilità di dare una risposta a questo tema dell'occupazione in un contesto che fosse un contesto funzionale e utile al lavoro della Camera. Ci sembra che con questa soluzione si possa trovare questo risultato, che sarebbe un risultato importante.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli ordini del giorno Palese n. 9/Doc VIII, n. 6/94 e Cinzia Maria Fontana n. 9/Doc VIII, n. 6/97, di identico contenuto, con il parere favorevole del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Quartapelle Procopio...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  419   
   Votanti  395   
   Astenuti   24   
   Maggioranza  198   
    Hanno votato  311    
    Hanno votato no   84.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (Il deputato Zaratti ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Vargiu n. 9/Doc VIII, n. 6/95, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che la presentatrice non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Cinzia Maria Fontana n. 9/Doc VIII, n. 6/96, accolto dal Collegio dei questori.
  Ricordo che l'ordine del giorno Cinzia Maria Fontana n. 9/Doc VIII, n. 6/97 è stato già votato.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Segoni n. 9/Doc VIII, n. 6/98, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.
  Prendo atto che la presentatrice accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Bechis n. 9/Doc VIII, n. 6/99, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Prodani n. 9/Doc VIII, n. 6/100, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Baldassarre n. 9/Doc VIII, n. 6/101, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Barbanti n. 9/Doc VIII, n. 6/102, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.
  Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Artini n. 9/Doc VIII, n. 6/103, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.
  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc VIII, n. 6/104, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.

  DAVIDE CAPARINI. Grazie Presidente. I questori mi propongono una riformulazione. Tre anni fa io avevo prestato del denaro ad un amico e mi aveva detto: te lo restituisco quanto prima. E lo sto ancora aspettando. Ora, al di là della qualità dell'amicizia, vorrei capire: il «quanto prima» che mi proponete è come quello del mio amico oppure possiamo meglio definirlo ?

  PRESIDENTE. Quindi, deputato Caparini, lei accetta la riformulazione ?

Pag. 86

  DAVIDE CAPARINI. Chiedevo, però, se nella riformulazione il «quanto prima» fosse meglio quantificabile.

  PRESIDENTE. Va bene, non credo che ci sia una risposta in questo momento. Prendo comunque atto che lei accetta la riformulazione del suo ordine del giorno Caparini n. 9/Doc VIII, n. 6/104.
  Ricordo che gli ordini del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/105 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/106 sono inammissibili.
  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc VIII, n. 6/107, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.

  DAVIDE CAPARINI. Grazie Presidente. Anche qui, la raccomandazione è un favore che si fa a qualcuno, ma per così dire, si nega un diritto a tanti altri. Anche in questo caso io vorrei capire perché è accolto come raccomandazione e non vi è un accoglimento pieno. Si tratta di applicare una legge dello Stato per quanto riguarda la pubblica amministrazione e, quindi, nel momento in cui la si accetta... la raccomandazione sembra un tentativo semplicemente di schivare il voto, sembra un «nì», invece, io volevo un «sì» pieno o almeno le parole da parte del questore.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PAOLO FONTANELLI, Questore. In questo caso la raccomandazione è legata al fatto che questa è una materia sottoposta a contrattazione. Quindi, un accoglimento totale noi non lo possiamo dare. Diciamo che – sì – lavoriamo per questo, sperando che, nella contrattazione, tutto si svolga in questo modo.

  PRESIDENTE. Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/107, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/108, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/109, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/110, su cui il Collegio dei questori ha formulato un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/110 su cui il parere è contrario.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Scotto, Palladino.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  419   
   Maggioranza  210   
    Hanno votato  120    
    Hanno votato no   299.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/111, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/112, su cui il Collegio dei questori ha formulato un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/112.Pag. 87
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Colonnese, Caparini.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  419   
   Maggioranza  210   
    Hanno votato  118    
    Hanno votato no   301.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Busto ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/113, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/114, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/115, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/116, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/117, accolto dal Collegio dei questori, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/118, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/119, accolto dal Collegio dei questori.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/120, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione, purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/121, accolto dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/122, su cui il Collegio dei questori ha formulato un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/122 con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  418   
   Votanti  417   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  209   
    Hanno votato   95    
    Hanno votato no   322.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/123, su cui il Collegio dei questori ha formulato un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII n. 6/123 con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

Pag. 88

  Marzano, Currò.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  421   
   Votanti  420   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  211   
    Hanno votato   95    
    Hanno votato no   325.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Saltamartini ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/124, su cui il Collegio dei questori ha formulato un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/124, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Biancofiore, Malisani...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  420   
   Votanti  418   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  210   
    Hanno votato   97    
    Hanno votato no   321.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/125, su cui il Collegio dei questori ha formulato un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/125, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Montroni, Pastorelli, Pizzolante, Luigi Gallo...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  423   
   Maggioranza  212   
    Hanno votato   99    
    Hanno votato no   324.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/126, su cui il Collegio dei questori ha formulato un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/126, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  D'Agostino...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  421   
   Maggioranza  211   
    Hanno votato  101    
    Hanno votato no   320.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/127, su cui il Pag. 89Collegio dei questori ha formulato un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/127, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Guidesi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  423   
   Maggioranza  212   
    Hanno votato   99    
    Hanno votato no   324.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Nicchi ha segnalato che non è riuscita a votare).

  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione degli ordini del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/128, n. 9/Doc. VIII, n. 6/129, n. 9/Doc. VIII, n. 6/130, n. 9/Doc. VIII, n. 6/131, n. 9/Doc. VIII, n. 6/132 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/133, accolti dal Collegio dei questori.
  Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/134 formulato dal Collegio dei questori.

  DAVIDE CAPARINI. Presidente, ovviamente molto brevemente. Qui si tratta di una questione che abbiamo già più volte affrontato. Io non mi sento di ritirarlo in quanto si tratta dell'utilizzo delle strutture della Camera per attività non facenti prettamente parte delle funzioni istituzionali della Camera stessa. Quindi, noi chiediamo che ci sia una stretta, sia per motivi di funzionalità dell'istituzione stessa, sia ovviamente per motivi economici.

  PRESIDENTE. Prendo atto che si insiste per la votazione.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/134, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Cera...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  422   
   Votanti  414   
   Astenuti    8   
   Maggioranza  208   
    Hanno votato   95    
    Hanno votato no   319.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Nicchi ha segnalato che non è riuscita a votare).

  Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/135, n. 9/Doc. VIII, n. 6/136 e n. 9/Doc. VIII, n. 6/137 accolti dal Collegio dei questori come raccomandazione.
  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/Doc. VIII, n. 6/138, su cui il Collegio dei questori ha formulato un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caparini n. n. 9/Doc. VIII, n. 6/138, con il parere contrario del Collegio dei questori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Covello... Dell'Aringa... Fitzgerald... Fregolent... Giuliani...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 90
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  424   
   Votanti  423   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  212   
    Hanno votato  118    
    Hanno votato no   305.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Nicchi ha segnalato che non è riuscita a votare).

  È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto – Doc. VIII, nn. 5 e 6)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul conto consuntivo che, per prassi, avranno luogo congiuntamente a quelle sul progetto di bilancio.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Di Gioia. Ne ha facoltà.

  LELLO DI GIOIA. Grazie, signora Presidente, intervengo soltanto per ringraziare l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei questori e per esprimere il nostro voto favorevole e quindi chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. D'accordo deputato, la Presidenza lo consente (Sulla base dei criteri costantemente seguiti).
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Capelli. Ne ha facoltà.

  ROBERTO CAPELLI. Grazie, Presidente. Nel ringraziare l'Ufficio di Presidenza e i Questori per il lavoro svolto, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto..

  PRESIDENTE. Certamente deputato, la Presidenza lo consente (Sulla base dei criteri costantemente seguiti).
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Caparini. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CAPARINI. Grazie, Presidente. Intervengo molto brevemente in quanto abbiamo discusso già molto e l'approvazione degli ordini del giorno nonché la discussione intorno ad essi ha chiarito la nostra posizione. Noi ribadiamo il fatto che fondamentalmente si debba fare un'opera di riorganizzazione gestionale della Camera dei deputati perché tutto ciò che è stato fatto sino adesso sicuramente è utile, ha prodotto dei benefici dal punto di vista economico ma non è sufficiente e soprattutto non è commisurato a quello che potremmo realmente fare nel caso in cui riorganizzassimo la struttura pensandola in funzione di quelle che sono le sue principali missioni istituzionali. Non credo che la Camera serva per fare mostre né per fare la convegnistica né per tutte quelle attività collaterali che sappiamo benissimo che costano molto ai cittadini italiani. Sono convinto che, se i cittadini fossero consci di quanto viene prelevato loro per garantire l'apertura della Camera o per lo svolgimento di queste attività, ne farebbero volentieri a meno. Dopo di che, siamo convinti altresì che questa opera di riorganizzazione non possa avvenire solo ed esclusivamente all'interno ma debba avvenire attraverso l'utilizzo di uno strumento ovvero l’advisor che possa analizzare in modo acritico le funzioni e l'attuale organizzazione per poi prevederne una che tenga conto di criteri economici all'altezza di quella che dovrebbe essere un'istituzione nel terzo millennio.
  Noi abbiamo presentato molti ordini del giorno, sicuramente quello che avremmo però voluto discutere, e qui concludo il mio intervento, era quello relativo ai vitalizi. Purtroppo non c’è stato modo di affrontare un tema che, evidentemente, è nevralgico nel rapporto tra le istituzioni e i cittadini, tra l'eletto e gli elettori, ovvero il trattamento pensionistico. Noi siamo in una Camera che, non Pag. 91più di tre anni fa, ha votato una legge sciagurata, la legge Fornero che, voi sapete bene, il mio partito continua ad avversare e per la cui abolizione ha anche raccolto oltre mezzo milione di firme; chiediamo che questa legge, proprio per una questione di equità, per una questione di giustizia sociale, debba essere applicata ai parlamentari.
  È vero, è stato fatto molto per quanto riguarda la modifica del trattamento pensionistico nel corso degli ultimi anni, ma è altrettanto vero che le disparità sono evidenti, gridano vendetta i casi per cui ci sono dei parlamentari, dei colleghi che sono stati in quest'Aula un solo giorno e hanno percepito oltre mezzo milione di euro; è una cosa vergognosa.
  Allora, io vedo un accanimento, in alcuni casi, nei confronti di chi, in questa istituzione, lavora, lo fa con passione, con capacità, con competenza e con devozione, va molto spesso oltre i limiti contrattuali perché ci crede; a queste persone, a queste donne e uomini noi, a volte, ci rivolgiamo in modo sprezzante con provvedimenti che molto spesso non tengono conto dei diritti acquisiti; poi, invece, quando si tratta di toccare altri diritti acquisiti, magari di persone che come i nostri colleghi hanno avuto dei ruoli molto importanti, di altissimo livello e, quindi, evidentemente sono più influenti, allora i diritti acquisiti, ahimè, tornano fatidicamente a galla e vengono sventolati come una sorta di feticcio dal quale non si può scappare. Allora, in questo senso noi, invece, siamo convinti che si possa fare di più e meglio; di più, nel senso che possiamo sicuramente intervenire per quanto riguarda quello che sarà da oggi in futuro e, meglio, soprattutto dal punto di vista della giustizia sociale, anche in modo più giusto, per quanto riguarda coloro che sono oggi in pensione e che qui hanno lavorato solo qualche ora, qualche giorno o forse non hanno neanche mai varcato la soglia di quella porta, ma che se ne stanno bellamente a casa con delle pensioni milionarie (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Librandi. Ne ha facoltà.

  GIANFRANCO LIBRANDI. Grazie Presidente, preannuncio il voto favorevole di Scelta Civica all'approvazione del conto consuntivo del 2014 e del previsionale 2015 alla Camera dei deputati. Chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti), ringraziando i questori per il grande lavoro competente eseguito finora.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Melilla. Ne ha facoltà.

  GIANNI MELILLA. Signora Presidente, il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà voterà a favore di questo bilancio interno della Camera. Vorremo mettere in rilievo brevemente gli straordinari risparmi che sono stati prodotti in questi tre anni: 223 milioni di euro, in tre anni, sono stati restituiti al bilancio dello Stato. Io vorrei mettere in rilievo anche la scelta personale e politica della Presidente Boldrini che, all'atto del suo insediamento, come prima scelta adottò una riduzione sostanziosa delle sue indennità, proprio per dare un esempio nella direzione dei risparmi che dovevano essere fatti e che sono stati fatti, in particolare, sugli immobili, sul trattamento riservato ai deputati e al personale. Per quanto riguarda i deputati si è discusso sulle indennità che naturalmente devono essere anch'esse ulteriormente ridotte attraverso una riflessione rapida da parte di tutti noi.
  I nostri stipendi sono legati ai magistrati e penso che, dal 2006, il fatto che queste indennità siano state bloccate, determinando una diminuzione nei fatti del 30 per cento rispetto agli stipendi dei magistrati, dimostri come siano stati fatti dei passi importanti. Del resto la funzione di un parlamentare non credo sia inferiore per qualità e per importanza a quella di Pag. 92un magistrato, a cui va il mio assoluto rispetto. Devo infine dire che sono rimasto francamente sconcertato dalla decisione della Commissione giurisdizionale, che qualche giorno fa ha deciso di rivedere in modo radicale la decisione assunta dall'Ufficio di Presidenza di creare dei tetti e dei sottotetti per tutte le fasce professionali. Se questa decisione fosse confermata, i risparmi sul personale passerebbero da 50 milioni di euro a soli 13 milioni di euro l'anno. Teniamo conto che su questo l'Ufficio di Presidenza, all'unanimità, compresi i colleghi del MoVimento 5 Stelle, che sono ben sensibili a questa materia, ha deciso di proporre appello; mi auguro che il Consiglio di appello possa prendere una decisione molto più razionale. Mi dispiace rilevare che il presidente Bonifazi, tesoriere del Partito Democratico, che presiede questa Commissione giurisdizionale, non abbia colto la serietà e l'obiettività con cui l'Ufficio di Presidenza aveva assolto a questa importante scelta di intervento, dolorosa sicuramente, ma necessaria, sugli stipendi del personale. Di qui il nostro invito a valutare questa nuova situazione che si è creata, un invito che nasce dalla seria preoccupazione che possa interrompersi un cammino virtuoso di risparmi del bilancio della Camera. Noi voteremo quindi «sì» a questo bilancio e manifestiamo la nostra preoccupazione per quanto ha deciso la Commissione giurisdizionale della Camera (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rocco Buttiglione. Ne ha facoltà.

  ROCCO BUTTIGLIONE. Grazie, signora Presidente. Molto brevemente annuncio il voto favorevole del gruppo di Area Popolare e mi permetto di dire che noi sosteniamo il processo di risanamento del bilancio della Camera, di riduzione delle spese in un momento difficile della vita nazionale; sono lieto di vedere che anche i gruppi di opposizione vedono che su questo si è intervenuti forse con qualche ritardo ma poi con decisione e con la dovuta energia. Il dibattito ha avuto qualche momento non esaltante, che non ha fatto molto onore alla funzione parlamentare. Credo che dovremmo fare una riflessione a questo punto: bisogna procedere nel processo di efficientamento dei servizi ? Sì. Bisogna procedere nel processo di cura per la moneta del contribuente ? Sì. È possibile farlo in modo improvvisato o demagogico ? No. Dobbiamo riflettere su cosa vuol dire essere un parlamentare, su qual è la funzione, nella vita nazionale, di un parlamentare. Una volta si pensava che in Parlamento sedessero persone le quali nella vita civile guadagnavano più del rimborso spese – o poco più – che offriva il Parlamento; e si pensava che quelli di loro che nella vita civile invece avevano guadagnato di meno di quello che si otteneva dall'esercizio del mandato parlamentare avessero guadagnato di meno perché il loro senso civico li portava a svolgere con passione una funzione di servizio fuori dal Parlamento che non era retribuita o che non era adeguatamente retribuita. Vogliamo fare dei nomi ? Ricordiamo uomini come Leone, grandi avvocati, che certamente avevano redditi molto più elevati di quelli che derivano dall'esercizio del mandato parlamentare ? Vogliamo ricordare uomini come De Gasperi, che sì, aveva redditi minori, ma nessuno poteva mai immaginare che facesse il parlamentare perché così guadagna di più perché aveva dedicato la vita anche nel carcere al servizio dell'Italia ?
  Qual è l'idea che abbiamo noi oggi del parlamentare ? Che tipo di uomini noi pensiamo debbano sedere su questi banchi, e che valutazione diamo di questi uomini ? Quali sono gli strumenti che noi intendiamo mettere a loro disposizione ? Che tipo di uomini intendiamo attirare verso il servizio del Paese e all'interno dell'Aula parlamentare ?
  Credo che su questo dovremmo fare una riflessione. Alcuni interventi mi hanno realmente ferito, perché hanno dato l'impressione di un disprezzo per i parlamentari e per la funzione parlamentare. Non Pag. 93esiste un filtro sufficiente ? Cerchiamo di rendere l'opinione pubblica più attenta in modo che elegga parlamentari migliori, ma non squalifichiamo in blocco la figura del parlamentare. Significherebbe squalificare in blocco la democrazia, la rappresentanza popolare, significherebbe far venire meno il necessario rapporto che deve esistere tra rappresentati e rappresentanti.
  Con ciò non voglio dire che non esistano elementi che vanno riconsiderati e fattori anche di odioso privilegio. Si è parlato di qualcuno che è stato in questa Aula parlamentare per un giorno e continua a percepire una pensione a spese del contribuente. Altri esempi si potrebbero fare, alcuni di grande portata, altri di portata minore. Credo che dobbiamo rivedere anche il sistema dei vitalizi e dobbiamo farlo considerando due fattori. Innanzitutto in linea generale il tipo di parlamentare che vogliamo, immaginando che per molti l'accesso al Parlamento sia il punto di arrivo di una carriera in cui hanno fatto molti sacrifici per sostenere la rappresentanza parlamentare e la politica. D'altro canto dobbiamo anche riflettere sul tema dei diritti acquisiti. Signora Presidente vorrei vedere trattare la condizione del parlamentare e il tema dei diritti acquisiti in una sessione ad hoc del Parlamento con diverso spirito e diversa profondità e attenzione.
  Personalmente, sono convinto che il tabù dei diritti acquisiti sia un male per il Paese e che questo tabù abbia costretto ad affrontare anche la crisi in modo sbagliato ed inadeguato, nell'impossibilità di toccare i cosiddetti diritti acquisiti la pressione per trovare le risorse necessarie ad evitare il tracollo del Paese si è dovuta necessariamente concentrare su tagli di spesa a danno dei più deboli ed anche su aumenti di entrate, spesso ugualmente a danno dei più deboli. Se vi fosse stata una maggiore possibilità di intervenire sul bilancio dello Stato saremmo usciti dalla crisi prima, meglio e con sacrifici minori e meglio distribuiti. Vogliamo riflettere su questo tabù in linea generale ? Facciamolo, cerchiamo di farlo, però, con una discussione che sia all'altezza e della serietà delle questioni che trattiamo e anche della dignità del Parlamento. Detto ciò, non essendo questo il luogo per questo genere di discussione mi scuso per essermi dilungato e confermo l'approvazione del mio gruppo parlamentare a questo provvedimento e alla linea di azione che impostata anche per il futuro.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Elio Vito. Ne ha facoltà.

  ELIO VITO. Signora Presidente, il gruppo di Forza Italia non voterà il bilancio interno della Camera, lasciando naturalmente libertà all'apprezzamento dei nostri componenti dell'Ufficio di Presidenza, che ringraziamo per il lavoro svolto: il questore Fontana e il Vicepresidente Baldelli. Come sa non abbiamo segretari di Presidenza, una questione che invano avevamo posto.
  Noi non voteremo il bilancio interno della Camera, lo faremo per una ragione specifica, perché non intendiamo più tollerare una grave situazione di illegalità che si è creata all'interno della Camera e del Senato, che viola le regole costitutive del principale organismo di controllo parlamentare: il Comitato parlamentare sull'attività e per la sicurezza della Repubblica. L'articolo 30, comma 1, di questa legge, che ella conosce, prevede una particolare composizione di questo organismo. Organismo del quale, ecco perché riguarda anche il bilancio interno della Camera, vengono sostenute le spese a carico dei bilanci della Camera e del Senato.
  La particolare composizione di questo organismo, limitato a soli 10 componenti, 5 deputati e 5 senatori, prevede che la composizione venga fatta dai Presidenti di Camera e Senato in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, garantendo comunque la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni, ripeto, delle opposizioni.
  Forza Italia non è rappresentata in questo Comitato, non è rappresentata da più di un anno. I nostri capigruppo hanno sollevato ripetutamente la questione, che è Pag. 94una questione di rappresentanza democratica che lede la stessa rappresentatività dell'organo e che ci rende impossibilitati a essere messi a conoscenza di informazioni riservate che solo in quell'organismo vengono rese: per esempio, oggi vi è stata l'audizione del Comandante generale dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza; la settimana scorsa del capo della Polizia e domani del Direttore dell'AISE sull'inquietante vicenda Hacking team. Quindi, un gruppo di opposizione così rilevante è escluso da queste informazioni e dal poter effettuare la indispensabile attività di controllo che la legge ci assegna e che lei, signora Presidente insieme al Presidente del Senato, dovrebbe garantire.
  Abbiamo apprezzato che per la Commissione di vigilanza RAI si è attivata; ha scritto ai gruppi in soprannumero. Noi abbiamo fatto il nostro dovere, il senatore Romani si è dimesso dalla Commissione di vigilanza RAI, tutto ciò però non avviene per il Copasir, utilizzando non so quali cavilli. Mi dispiace anche che tutto ciò non avviene anche per la indisponibilità dei colleghi del gruppo del MoVimento 5 Stelle che oggi hanno dato – giustamente dal loro punto di vista – lezioni a tutta la Camera i quali sono rappresentati in soprannumero nel Copasir perché hanno ben tre componenti su cinque delle opposizioni e che dovrebbero dare il loro contributo a rispettare la legalità all'interno della Camera e degli organismi parlamentari, anche riconoscendo che ci sono altre opposizioni non rappresentate.
  Avevamo offerto soluzioni legislative, ci siamo scontrati con la contrarietà del Governo e della maggioranza. A questo punto, come il nostro capogruppo le aveva annunciato, noi adopereremo tutte le iniziative necessarie per difendere i nostri diritti, i diritti del nostro gruppo, i diritti dei nostri elettori ma anche i diritti del Parlamento ad avere degli organismi che siano davvero rappresentativi. Ci dispiace anche che il presidente del Comitato, Stucchi, anche lui di opposizione, finora non abbia preso iniziative per poter rimediare a questo gravissimo vulnus che riguarda noi e l'intera Assemblea. In queste condizioni, capirà bene, signora Presidente, noi non possiamo votare il bilancio interno della Camera e alla ripresa dei lavori parlamentari se ci troveremo ancora in questa intollerabile situazione dovremo assumere ulteriori e più gravi iniziative (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

  PRESIDENTE. Onorevole Vito, di questo abbiamo già parlato e continueremo a parlare, adesso siamo in fase di dichiarazioni di voto, sarebbe dunque inopportuna una mia replica, ma su questo, ripeto, continueremo a confrontarci nella speranza di poter trovare una soluzione che venga incontro alle sue richieste. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Mannino. Ne ha facoltà.

  CLAUDIA MANNINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come MoVimento 5 Stelle durante la discussione degli ordini del giorno crediamo di aver abbondantemente detto quali siano i temi su cui questa amministrazione si ostina a nostro avviso ancora oggi a non voler fare chiaro cambio di marcia, né tantomeno si comprende quando questi cambiamenti auspicati anche da questo Collegio dei questori diventeranno effettivamente realtà. Inutile ripetere anche in questa occasione come per la prima volta dopo circa dieci anni il bilancio di questo palazzo è sceso al di sotto del miliardo di euro, grazie in particolare alle battaglie del MoVimento 5 Stelle che ha portato avanti e ha attuato, in particolare sul tema delle locazioni, «la norma Fraccaro». E da oggi anche sui viaggi degli ex parlamentari su cui vigileremo la puntuale attuazione.
  Ci soffermeremo adesso sul significato che noi diamo a questa fase del lavoro parlamentare: rendere leggibile e trasparente il bilancio interno è un atto dovuto perché qui si amministra la democrazia: «la casa di vetro» da slogan dovrebbe diventare presto realtà. Mai come in questi giorni è una priorità che darebbe credibilità all'amministrazione, ma anche all'organo politico-istituzionale. Il principio Pag. 95di autonomia contabile amministrativa della Camera dei deputati può e deve intersecare il principio di massima trasparenza. Siamo molto interessati e impegnati al buon funzionamento degli apparati di supporto di questo ramo del Parlamento. Riteniamo doveroso assicurare le migliori condizioni di lavoro dei singoli e la più alta efficienza della struttura.
  Ma in cambio chiediamo trasparenza. In cambio chiediamo condivisione delle informazioni, in altre parole accountability. Il mio ordine del giorno n. 9/Doc VIII, n. 6/65, accolto in questa Assemblea il 24 luglio 2014, si ispira evidentemente a questo principio, e ringrazio il Collegio dei questori per aver concretamente istituito una relazione puntuale. L'approvazione di tale innovazione sul piano della leggibilità da parte dell'Ufficio di presidenza nel corso dell'esame del bilancio interno dell'anno scorso non è che una tappa di un percorso a cui tutti noi vogliamo contribuire lealmente, ma trasparenza non vuol dire solo migliorare l'intelligibilità dei documenti; trasparenza significa soprattutto costruire un nuovo modello di amministrazione che richiede da un lato un cambiamento dei processi di lavoro e, dall'altro lato, la promozione di quella accountability, cioè la responsabilità verso i cittadini di tutte le azioni compiute dai pubblici poteri. Trasparenza perciò intesa soprattutto come accessibilità totale alle informazioni concernenti l'organizzazione e le attività delle pubbliche amministrazioni allo scopo di favorire norme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche.
  La trasparenza va inoltre intesa come partecipazione al processo democratico e ai principi costituzionali di uguaglianza, imparzialità, buon andamento, responsabilità efficacia ed efficienza nell'uso delle risorse pubbliche, di integrità e di lealtà. Su questo terreno, a me pare che molta strada resti ancora da compiere, a cominciare dal recepimento nell'ordinamento della Camera dei principi del decreto legislativo n. 33 del 2013 riguardanti gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, che mi sembra necessario e mi auguro si proceda con solerzia.
  Se vogliamo davvero costruire una Camera trasparente come tutti dicono è però necessario capovolgere il paradigma, una vera e propria rivoluzione dell'atteggiamento in tutta l'organizzazione, mettere finalmente in pratica il principio in base al quale, proprio perché ci troviamo nella sede più alta della rappresentanza popolare deve essere normale che tutto ciò che non è riservato per motivi di rispetto delle disposizioni in materia di segreto di Stato, di segreto d'ufficio, di segreto statistico e di protezione dei dati personali debba essere pubblico.
  Parliamo, per esempio, delle decisioni degli organi collegiali, dell'Ufficio di presidenza e del Collegio dei questori, ma anche dell'informatizzazione dei lavori delle Commissioni, con voto elettronico e dirette web. Parliamo ad esempio della desecretazione degli atti delle commissioni di inchiesta, o dell'accesso ai precedenti che sono la prassi dell'interno di questo palazzo. Non basta mettere la sintesi o gli estratti. Occorre che tutto il processo deliberativo sia pubblico. Solo così si può esercitare un controllo efficace e democratico da parte di tutti.
  Al contrario, il limitato o difficile accesso a queste informazioni, o peggio ancora il controllo delle stesse da parte di un numero davvero limitatissimo di soggetti va nella direzione diametralmente opposta a quella fin qui detta.
  Questo richiede – mi rendo conto – non solo un cambio di mentalità, ma procedure e metodi nuovi di lavoro degli organi politici e dell'amministrazione. Rispetto ai decenni scorsi ci sono prodotti più avanzati della tecnologia che possono sicuramente dare un grande aiuto. Noi portavoce del MoVimento 5 Stelle siamo qui per rispondere del mandato ricevuto dai cittadini e per dar loro conto di come viene impiegato il danaro pubblico. Credo perciò che la partita non sia più rinviabile.
  Con diversi nostri ordini del giorno abbiamo sollecitato in tutti i modi questo Pag. 96cambiamento e continueremo nella battaglia per una Camera più cristallina e meno costosa e, anche per questo, più vicina ai cittadini. La trasparenza, figlia di primo letto dell'uguaglianza – e mi avvio a concludere – è il principio attivo della democrazia. L'adeguamento pubblico ai nuovi crismi digitali dell’open data non può essere soggetta alla discrezionalità di certe decisioni, altrimenti sconfina nelle vecchie categorie, quelle che Gramsci chiamava «burocrazia di stampo ottomano». Infine, faccio riferimento al mio ordine del giorno, relativamente all'uso dei fax. Mi sarei accontentato di un gesto di coerenza, ad esempio da parte del collega Coppola, autore nel 2000 dell'emendamento «ammazza fax» nella pubblica amministrazione, ma non è così.
  Per questi motivi, quindi dichiaro il voto contrario del MoVimento 5 stelle sul bilancio della Camera (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mauri. Ne ha facoltà.

  MATTEO MAURI. Grazie, signora Presidente, gentili colleghe e gentili colleghi, quando si discute di bilancio io credo che si debbano far parlare i numeri, perché i numeri sono quelli che dicono di più delle scelte politiche che si sono fatte. E i numeri del consuntivo del 2014, dei prossimi preventivi e degli scorsi bilanci dicono che abbiamo risparmiato, come Camera dei deputati, 223 milioni in tre anni e che tanti altri ne risparmieremo. Cioè abbiamo ridotto i costi della bellezza di 75 milioni di euro all'anno dall'inizio della legislatura, portando le spese in termini reali a meno 20 per cento rispetto a dieci anni fa. Meno 50 milioni all'anno nel 2013, nel 2014 e nel 2015 fanno 150 milioni risparmiati, a cui si devono aggiungere 73 milioni di restituzione all'erario, arrivando così alla cifra consistente di 223 milioni. Sono numeri di cui andare orgogliosi, sono risultati da presentare ai cittadini a testa alta, risultati che non sono – guardate – solo della maggioranza, che votando certe scelte li ha resi possibili, ma che per noi sono risultati di tutti, perché pensiamo che quando si costruisce un bilancio di questo tipo non si sta giocando una partita per la propria squadra del cuore, ma si sta giocando per la nazionale e perciò si dovrebbe giocare tutti per vincere insieme questa sfida. E lo dico – guardate – anche a quelli che pensano che quest'Aula sia non un luogo delle istituzioni, ma uno stadio con le curve degli ultrà, perché il Parlamento non può e non deve essere il luogo della demagogia, ma deve essere il luogo delle idee, perché il Parlamento non può essere il luogo delle falsità costruite a tavolino ed esibite come verità rivelate, ma deve essere il luogo dell'onestà intellettuale, pur nelle diversità, perché il Parlamento non può e non deve essere il luogo del populismo becero, ma il luogo del popolo, perché il Parlamento non può essere il luogo dove si costruiscono ad arte polemiche scandalistiche magari solo per alimentare i click di qualche sito di amici degli amici che così si riempiono le tasche, perché il Parlamento è la casa di tutti gli italiani e bisogna rispettarla sempre. E non siamo – lo sappiamo bene – in un periodo semplice. Questo è stato un anno complicato, dal rilascio degli immobili dei cosiddetti Palazzi Marini, cosa che ha creato molti disagi a tutti, alla deliberazione sui limiti massimi di retribuzione del personale dipendente. È stato un anno di lavoro complicato ma di successo, reso possibile grazie all'impegno e alla disponibilità di tutti, a partire dai Questori, dall'Ufficio di Presidenza, dai dipendenti e da tutti i colleghi. E proprio sul rilascio degli immobili vale la pena di spendere qualche parola in più. È stato giusto lasciarli – diciamolo chiaramente – perché le locazioni erano immotivatamente onerose e perché le modalità contrattuali erano inaccettabili. E su questo – lo dico con chiarezza – va il giusto riconoscimento a chi prima di altri ha posto il tema con la forza delle argomentazioni. Aver raccolto quella sollecitazione è la dimostrazione che c’è una maggioranza capace di ascoltare e che non giudica le proposte che vengono da altri campi in modo preconcetto, Pag. 97una maggioranza che non solo ascolta, ma che poi è capace di realizzare concretamente le idee in modo rapido nonostante le tante complessità. E come sapete la situazione non era semplice né dal punto di vista logistico né da quello normativo e di possibili contenziosi né per l'emergenza occupazionale che ne è derivata e che noi stiamo cercando di affrontare e che credo affronteremo con qualche risultato molto tangibile. Su questa questione – intendo quella dei Palazzi Marini – qualcuno ha giocato, come capita spesso, due parti in commedia, e cioè ha provato a giocare la parte di chi taglia e di chi difende i lavoratori tagliati. È un po’ curioso, ma diciamo che non si può dire che qui dentro non ci sia gente di talento.
  Come sappiamo e come abbiamo più volte discusso insieme, oggi sul tavolo vi è l'ipotesi del rientro parziale nei palazzi Marini 3 e 4. Questo si farà solo a precise condizioni economiche e di impegno di personale, e su questo devo dire che noi abbiamo sempre avuto, anche nelle fasi più complicate e difficili, un'interlocuzione aperta con il personale di Milano 90 e una grande attenzione, che speriamo abbia anche una conseguenza pratica da qui a breve. Una soluzione, dicevo, equilibrata e finalmente sostenibile anche dal punto di vista economico. Anche con questa soluzione ci sarà un risparmio di 43 milioni in tre anni.
  Dicevamo all'inizio dei numeri, che sono tanto, ma non sono tutto. In questo bilancio vi è un'anima politica che si vede chiaramente non solo sul lato del contenimento della spesa, ma anche sulla chiarezza e sulla trasparenza, due cose di primaria importanza. Dall'anno prossimo avremo una nuova struttura di bilancio, ancora più trasparente e facilmente leggibile da parte di chiunque, anche dai non addetti ai lavori – e questo, lasciatemelo dire, non è una cosa di poco conto –, e già da quest'anno i rendiconti delle spese dei gruppi sono allegati al consuntivo.
  Ci sarebbero anche delle cose curiose da dire sulla questione dei bilanci dei gruppi, ma, probabilmente, non è questa la sede; avremo modo di farlo nel prossimo futuro. Ricordiamo, tra l'altro, che, da questa legislatura e per la prima volta, i gruppi sono soggetti al controllo di una società di revisione esterna, un altro elemento di garanzia e di tutela per il lavoro di tutti. La democrazia ha un costo: è inevitabile ed è normale che sia così, come per tutte le cose. È necessario, certo, che quel costo sia un costo giusto e credo che noi possiamo dire, oggi, dopo tre anni, che ci stiamo avvicinando a grandi passi a quel risultato.
  Non siamo, però, per una presentazione distorta e che solletichi l'antipolitica; siamo perché venga riconosciuto, anche fuori, il grande lavoro che si è fatto e che questo sia un elemento di avvicinamento alla politica e non di distanza. Stiamo facendo i passi giusti, la direzione è quella corretta, ma c’è, lasciatemi dire, un costo occulto, uno di quelli che non appare sui bilanci, che è quello dell'inefficienza, perché maggiore efficienza significa, di fatto, maggiori risparmi e maggiori vantaggi per i cittadini.
  E, quando dico che vi sono inefficienze, non intendo dire che le cose non si fanno, ma che si fanno con un eccessivo dispendio di energie e di tempo. È la differenza profonda tra efficienza ed efficacia: se uno deve alzare una matita, lo può fare con una gru o con una ruspa, dipende dagli orientamenti politici, oppure con due dita; farlo con due dita è il modo più efficiente, perché non si sprecano inutilmente energie e risorse. Infatti, purtroppo, devo dire, noi abbiamo questo compito, io credo, che è quello di semplificare, perché, purtroppo, devo dire che, a volte, le inefficienze partono proprio da come si svolgono i lavori in quest'Aula.
  Bisogna combatterle con regole più razionali e con modalità che spostino più sulle Commissioni alcune incombenze e rendendo più fluidi e con tempi certi i nostri lavori. Anche su questo sono sicuro che riusciremo a fare di meglio, lavorandoci tutti insieme (un riferimento a questo tema è stato fatto dai Questori ed è stato fatto anche dalla collega Cinzia Fontana). Dicevo all'inizio che dobbiamo essere orgogliosi del lavoro fatto insieme: ne abbiamo Pag. 98fatto tanto, andiamo avanti così (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Pisicchio, che, però, non è presente in Aula; andiamo avanti.
  Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul conto consuntivo e sul progetto di bilancio.
  Ha chiesto di parlare il Questore Dambruoso. Ne ha facoltà.

  STEFANO DAMBRUOSO, Questore. Grazie, Presidente. Un doveroso e sentito ringraziamento da parte del Collegio dei questori per il lavoro svolto non solo dal Segretario Generale, che ha coordinato tutta l'amministrazione per portare avanti questo ennesimo anno di lavoro impegnativo, ma, soprattutto, davvero, ai singoli appartenenti all'amministrazione, che, di volta in volta, non hanno mai fatto mancare la loro preziosa presenza e collaborazione, che anche quest'anno ci è stata davvero di grandissima utilità. Quindi, un grazie sentito.

  PRESIDENTE. Grazie, Questore Dambruoso.

(Votazioni – Doc. VIII, nn. 5 e 6)

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul Doc. VIII, n. 5, di cui si è testé concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Colleghi, siamo in votazione, per favore affrettatevi. Abbassiamo un po’ il tono della voce, per favore. Montroni, Dell'Aringa, Segoni, Ruocco, Ciprini, Gallinella, Benedetti, Baldassarre, Artini, Rizzetto...

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
  «Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2014» (Doc. VIII, n. 5):

   Presenti  396   
   Votanti  394   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  198   
    Hanno votato  294    
    Hanno votato no   100.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (Il deputato Brandolin e la deputata Pellegrino hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole).

  Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul Doc. VIII, n. 6, di cui si è testé concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dall'Osso, Vacca, Currò...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
  «Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2015» (Doc. VIII, n. 6):

   Presenti  406   
   Votanti  402   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  202   
    Hanno votato  292    
    Hanno votato no   110.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (Il deputato D'Agostino e le deputate Pellegrino e Vezzali hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole, il deputato Giacomoni ha segnalato di aver espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole).

Pag. 99

Deliberazione in merito alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione ad un conflitto di attribuzione sollevato innanzi alla Corte costituzionale dalla Corte di Cassazione – sezioni unite civili, di cui all'ordinanza della Corte costituzionale n. 137 del 2015 (ore 17,50).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la deliberazione in merito alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione ad un conflitto di attribuzione sollevato innanzi alla Corte costituzionale dalla Corte di cassazione – sezioni unite civili, di cui all'ordinanza della Corte costituzionale n. 137 del 2015.
  Comunico che l'Ufficio di Presidenza, nella riunione del 29 luglio 2015, ha deliberato di proporre all'Assemblea della Camera la costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, per resistere al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, sollevato dalla Corte di Cassazione – sezioni unite civili nei confronti del Senato della Repubblica, in relazione alla deliberazione con la quale il Senato della Repubblica ha approvato gli articoli da 72 a 84 del Titolo II (Contenzioso) del «Testo unico delle norme regolamentari dell'Amministrazione riguardanti il personale del Senato della Repubblica», dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 137 del 2015, di cui la medesima Corte costituzionale ha disposto la notifica anche alla Camera dei deputati in ragione dell'identità, cioè della stessa posizione costituzionale dei due rami del Parlamento in relazione alla questione da trattare.
  Sulla proposta dell'Ufficio di Presidenza, darò la parola, ai sensi articolo 41, comma 1, del Regolamento, ad un deputato contro e ad uno a favore, per non più di cinque minuti ciascuno.
  Ha chiesto di parlare contro la deputata Mannino. Ne ha facoltà.

  CLAUDIA MANNINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, spero di avere due minuti in più del solito, poiché la questione non è per nulla semplice. Il voto che ci accingiamo a dare oggi riguarda una cosa che molti di noi neppure conoscono: si chiama conflitto di attribuzione ed è uno speciale giudizio che si svolge davanti alla Corte costituzionale. Le parti di questo giudizio non sono due persone, due società, due privati, come di solito accade davanti al giudice. Le parti di questo giudizio sono due poteri: il potere legislativo e il potere giudiziario.
  Il potere legislativo siamo noi istituzione Camera dei deputati, insieme al Senato, e il potere giudiziario, in questo caso, è la Cassazione. In questo momento, ci sono delle controversie tra i due rami del Parlamento ed alcuni suoi dipendenti. Questioni da dirimere all'ombra delle segrete stanze. Il Parlamento italiano ragiona per sottrazione, escludendo qualsiasi giudice esterno in ordine alle controversie che attengono allo stato e alla carriera giuridica ed economica dei dipendenti, avallandosi del principio di autodichia.
  Come prima considerazione, noi portavoce del MoVimento 5 Stelle, reputiamo che tale principio dell'autodichia sia in netta contrapposizione con l'articolo 3 della nostra Costituzione. La Cassazione sostiene che debba essere lei a giudicare tali controversie. Le Camere, invece, hanno la citata autodichia, cioè la giustizia domestica. In pratica, le Camere vogliono continuare a giudicare da sé i propri dipendenti e i propri appalti, mentre la Cassazione ritiene che questa autodichia sia un privilegio non più giustificato e vorrebbe sottoporre le questioni contenziose delle Camere alle leggi che valgono per tutti i cittadini.
  Presidente, io ho seriamente difficoltà anche a leggere perché c’è un rumore di sottofondo, per favore.
  È noto che il MoVimento 5 Stelle è contro i privilegi di casta, è contro le deroghe, sta con la gente comune, e, conseguentemente, consideriamo l'autodichia un'eredità di un passato che non è solo passato, è morto.
  Siamo contrari all'autodichia perché le questioni in oggetto sono analoghe a qualsiasi Pag. 100altra pubblica amministrazione o, più in generale, riteniamo che l'autodichia sui propri dipendenti non costituisca una prerogativa necessaria a garantire l'indipendenza del Parlamento.
  La situazione attuale che ci accingiamo a votare è un'opportunità veramente unica che deriva dal fatto che la Corte di cassazione ha modulato, per la prima volta, la sua posizione in netta ostilità all'autodichia, affacciando la possibilità di un'ipotesi subordinata che è questa: mantenere i due gradi di giudizio interni alle Camere, dei deputati e dei senatori, ma sottoporsi al terzo grado di giudizio solo per i ricorsi di legittimità in Cassazione.
  Vista, quindi, la nuova situazione che ci accingiamo ad affrontare, si potrebbe dare mandato agli avvocati della Camera di respingere la richiesta massimale della Cassazione, cioè l'abolizione totale dell'autodichia e di accogliere la richiesta subordinata. Ma questa possibilità, da noi del MoVimento 5 Stelle ampiamente condivisa, non credo che qui si abbia la voglia di percorrerla.
  Infine, consentiteci di manifestare la nostra stima per i dipendenti della Camera. Sappiamo che tra le loro fila vi sono persone preparate e dedite al lavoro senza risparmio di tempo e di energia. Questo, quindi, non è un voto contro di loro. Pensiamo, però, che il loro valore e le loro ragioni troverebbero riconoscimento uguale, se non maggiore, davanti a un giudice normale.
  Noi, quindi, voteremo contro la nomina di un avvocato che vada a contrapporre la Camera alla Cassazione davanti alla Corte costituzionale, in nome di una giustizia domestica che è un relitto del passato che ormai tutela solo la nomenclatura arrogante e autoreferenziale della Camera (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare a favore la deputata Rossomando. Ne ha facoltà.

  ANNA ROSSOMANDO. Grazie Presidente. Colleghi siamo un po’ affaticati, ma svolgo alcune brevissime considerazioni per chiarire in modo più semplice possibile. Noi oggi non dobbiamo deliberare se siamo favorevoli o no all'autodichia, cioè a quella caratteristica di autogoverno prevista per le Camere del Parlamento e per la Corte costituzionale medesima, in un quadro costituzionale che per noi, per il Parlamento, ha radici nell'articolo 64. E neanche dobbiamo deliberare quale posizione processuale assumere, perché tra l'altro, se dovessimo seguire quello che ci ha appena illustrato la collega, dovremmo votare come io dico di votare, cioè dovremmo innanzitutto costituirci in giudizio.
  A noi oggi è stato notificato questo giudizio, nel quale siamo chiamati a costituirci, a tutela di cosa ? A tutela delle decisioni che la Camera prende. Quindi, noi oggi dobbiamo solo decidere se essere presenti in questo giudizio davanti alla Corte costituzionale, che in questo caso non giudica come giudice delle leggi.
  Su questo argomento specifico, cioè autodichia, la Corte si è pronunciata nel 2014, con una sentenza che è il presupposto dell'elevazione del conflitto di attribuzione della Corte di cassazione di cui oggi discutiamo, dichiarando infondata la questione di illegittimità costituzionale con riferimento all'autodichia. E dicendo che cosa ? Dicendo che, casomai, c’è un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, cosa che riguarda sempre una specifica questione, cosa che infatti la Cassazione ha raccolto.
  Quindi, la Corte, nel prendere questa decisione sulla non illegittimità costituzionale, ha detto che del conflitto di attribuzione, con riferimento a questa materia, ovvero la questione che riguarda i dipendenti, si discuterà dei limiti di attribuzione tra questi due poteri dello Stato, che sono le Assemblee legislative e il potere, appunto, giurisdizionale.
  Quindi, noi oggi deliberiamo solo questo. E noi ci orientiamo generalmente, quando la Camera è chiamata in un giudizio, comunque, nel senso di avere una tutela per difendere e tutelare le decisione e la posizione della Camera. Quindi, io Pag. 101ritengo che noi dobbiamo in questo senso ovviamente costituirci ed essere presenti.
  Però, spendo ancora un minuto e mezzo per concludere, perché ho sentito parlare di privilegi e spesso si usa questo termine negativo con riferimento, invece, a tutto quello che riguarda le prerogative o gli spazi di autonomia del Parlamento. In questo caso l'autodichia, come le prerogative, stanno in un quadro costituzionale che ha voluto porre al riparo l'Assemblea legislativa, in quanto espressione massima della democrazia, dei cittadini e luogo della democrazia, da ingerenze degli altri poteri dello Stato, che in un qualche modo ne limitassero l'autonomia.
  Oggi questo concetto come lo applichiamo nel 2015, in una dialettica che è anche cambiata tra il legislativo, l'Esecutivo, il potere giudiziario e altri organi che influenzano molto, vedi i mass media o quant'altro, che hanno una dimensione diversa ? Oggi noi effettivamente ci interroghiamo, senza mettere in discussione assolutamente questo principio, come possa essere meglio attuato. Infatti, è recente una discussione sui giornali, per esempio, con riferimento alle attribuzioni della Giunta per le autorizzazioni a procedere. Non mettiamo in discussione già il principio, ma come meglio possa essere tutelata proprio la libertà del Parlamento.
  Mi rendo conto che su questi concetti, salva – e condividiamo – la necessità di discutere, siamo – e ho concluso – un po’ distanti dal MoVimento 5 Stelle, perché io per esempio sono convinta che l'articolo 67 della Costituzione sul non vincolo di mandato sia da difendere.
  Quindi, capisco che stiamo su un'altra impostazione. Però noi oggi discutiamo di questo e basta, cioè se costituirci in giudizio, non se essere d'accordo o no con l'autodichia, fermo restando che è un argomento aperto, che sicuramente discuteremo e che abbiamo intenzione di affrontare in questo quadro generale relativo a come si tutela l'autonomia del Parlamento nel terzo millennio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta dell'Ufficio di Presidenza che la Camera si costituisca in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, per resistere al conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sollevato dalla Corte di cassazione.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione)

  Segoni, Fantinati, Placido.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  La Camera approva per 215 voti di differenza.

Discussione delle mozioni Cozzolino ed altri n. 1-00962, Busin ed altri n. 1-00957, Marcon ed altri n. 1-00969, Martella ed altri n. 1-00970, Causin e Dorina Bianchi n. 1-00971, Segoni ed altri n. 1-00972 e Brunetta ed altri n. 1-00973 concernenti iniziative in favore delle popolazioni del Veneto colpite da calamità naturali l'8 luglio 2015 (ore 18,05).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni Cozzolino ed altri n. 1-00962, Busin ed altri n. 1-00957, Marcon ed altri n. 1-00969, Martella ed altri n. 1-00970, Causin e Dorina Bianchi n. 1-00971, Segoni ed altri n. 1-00972 e Brunetta ed altri n. 1-00973, concernenti iniziative in favore delle popolazioni del Veneto colpite da calamità naturali l'8 luglio 2015 (Vedi l'allegato A – Mozioni).
  La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata in calce al calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).
  Avverto che sono state presentate in data odierna la mozione Rampelli ed altri n. 1-00974 e una nuova formulazione delle mozioni Cozzolino ed altri n. 1-00962, Martella ed altri n. 1-00970 e Segoni ed altri n. 1-00972 (Vedi l'allegato A – Mozioni). I relativi testi sono in distribuzione.

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(Discussione sulle linee generali)

  PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle mozioni.
  È iscritto a parlare il deputato Marco Da Villa, che illustrerà anche la mozione Cozzolino ed altri n. 1-00962 (Nuova formulazione), di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.

  MARCO DA VILLA. Grazie, Presidente. Mercoledì 8 luglio, alle 5 del pomeriggio, una violentissima tromba d'aria si è abbattuta sulla riviera del Brenta, in provincia di Venezia, portando distruzione nella località di Cazzago di Pianiga, scendendo verso sud e radendo letteralmente al suolo Villa Santorini – Toderini – Fini, e, proseguendo oltre il fiume Brenta, attraversava la località di Sambruson di Dolo e concludeva la sua corsa distruttrice in località Porto Menai, nel comune di Mira. Un percorso di 7 chilometri di lunghezza per 700 metri di larghezza, coperto in meno di dieci minuti.
  Il territorio veneto non è nuovo a questi episodi meteorologici. Ricordiamo solo come esempi la tromba d'aria abbattutasi su Vallà di Riese Pio X nel giugno 2009, quella che provocò 30 feriti durante una nota manifestazione musicale al Parco San Giuliano di Venezia nel 2007, fino ad arrivare al tornado che nel 1970 provocò 36 vittime, circa 500 feriti e affondò nella laguna veneziana un motoscafo con 60 passeggeri.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (ore 18,07)

  MARCO DA VILLA. E proprio ieri sera si è aggiunta alla lunga lista una frana a San Vito di Cadore, provocando tre morti. Forse la politica dovrebbe occuparsi più seriamente dei cambiamenti climatici e del dissesto idrogeologico del nostro Paese, anziché soffermarsi così a lungo, come questa mattina, sugli emolumenti dei parlamentari.
  Anche questa volta, nonostante l'eco mediatica dell'evento sia stata molto tiepida, il fenomeno meteorologico è stato devastante.
  Secondo l'Arpa Veneto, il tornado è stato catalogato di livello EF4 nella scala Enhanced Fujita, paragonabile per intensità all'uragano Katrina che nel 2005 devastò New Orleans. Il secondo più grave in Veneto da 85 anni in qua, pari a quello che sollevò il vaporetto a Venezia nel 1970 e inferiore solo a quello che nel 1930 sradicò e abbattè la chiesa di Selva del Montello nel trevigiano. Anche questa volta si è consumata una tragedia: Claudio Favaretto di Sambruson ha perso la vita, trascinato via dalla furia del tornado mentre rincasava alla guida della sua auto. Circa un centinaio i feriti, colpiti da vetri e detriti sollevati dalla tromba d'aria. Molti cittadini si sono salvati solo grazie alla loro prontezza di riflessi che li ha spinti a ripararsi nelle parti più sicure delle loro abitazioni. La furia del tornado ha sradicato gli alberi fin dalle radici, ma i più forti, le cui radici hanno retto, sono stati squarciati all'altezza del tronco. Interi campi coltivati sono stati spianati, 500 ettari spazzati via. Secondo la Confederazione italiana agricoltori, i danni alle strutture agricole ammontano a 2 milioni e mezzo di euro escludendo colture e abitazioni private degli agricoltori. Per la Coldiretti, le perdite di raccolto superano i 6 milioni di euro.
  Ma la Riviera del Brenta è anche artigianato e realtà produttive che, oltre alla stretta della crisi, devono affrontare questo ulteriore ostacolo. Neon Stefanello di Dolo (35 lavoratori), Isosteel, che fa caldaie industriali (30 dipendenti), Unitrans, produttrice di cabine frigo per camion (50 dipendenti), il torronificio Scaldaferro, eccellenza secolare del gusto italiano, solo per citarne alcune. Confindustria Venezia quantifica i danni in almeno 5 milioni di euro. Desolante la situazione dell'inestimabile patrimonio architettonico delle ville del Brenta che nei secoli passati erano luogo di villeggiatura della nobiltà veneziana. Villa Santorini-Toderini-Fini, costruita nel 1665, è letteralmente rasa al Pag. 103suolo e si contano danni in almeno altre venti ville, tra cui Villa Migliorini, Villa Bembo, Villa Gasparini, Villa Velluti, Villa Titi e Villa Badoer Fattoretto. Alle difficoltà della ricostruzione si aggiungono i vincoli burocratici che, posti a tutela dello stesso patrimonio artistico, diventano paradossalmente ostacolo al loro recupero.
  Ma non possiamo dimenticare il dramma di chi, superato indenne l'evento catastrofico, si ritrova senza una casa o con le proprie abitazioni gravemente danneggiate. 200 persone sfollate, 500 abitazioni danneggiate, 100 edifici da abbattere perché pericolanti e non recuperabili. Grave poi la situazione dei frammenti delle coperture in amianto dei capannoni che sono stati sparsi per l'intero territorio dalla furia del vento. La reazione dei cittadini è stata encomiabile. Già dal giorno successivo sono iniziati interventi di bonifica e sistemazione con la messa in sicurezza degli edifici. Decine di volontari si sono messi a disposizione della protezione civile dei tre comuni coinvolti. I sindaci dei tre comuni e le relative amministrazioni si sono attivati immediatamente per dare sostegno ai cittadini colpiti dal tornado, organizzando un'ospitalità che non ha escluso nemmeno uno sfollato. Numerose sono le iniziative di solidarietà sorte in tutto il territorio veneziano con eventi, concerti e spettacoli finalizzati alla raccolta di fondi da destinare ai tre comuni colpiti. Lodevole anche l'iniziativa di diversi consigli comunali e di municipalità veneti che hanno deliberato di devolvere i gettoni di presenza ai cittadini di Mira, Dolo e Pianiga.
  Presidente, questa mozione è stata calendarizzata grazie anche al tentativo e comunque alla volontà del MoVimento 5 Stelle di cedere rispetto all'ostruzionismo che avrebbe ritardato l'entrata in vacanza di tutti noi. Ecco, Presidente, noi chiediamo semplicemente una cosa al Governo, al cosiddetto Stato centrale, troppo spesso percepito lontano dai cittadini. Chiediamo di essere all'altezza di quei cittadini, dei sindaci di Mira, Dolo e Pianiga, delle loro amministrazioni, della protezione civile locale che ha coordinato egregiamente i primi interventi, dei volontari e di chi si è attivato con ogni iniziativa di solidarietà, dell'orgoglio di chi vuole tornare a dormire in casa propria facendo quanto prima tutto il possibile per sistemarla, con la fiera operosità di chi non attende una mano dall'alto. Presidente, questo meritano i cittadini: che noi tutti siamo all'altezza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Busin, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00957 (Nuova formulazione). Ne ha facoltà.

  FILIPPO BUSIN. Grazie Presidente, l'8 luglio 2015, eccezionali fenomeni temporaleschi hanno colpito il territorio Veneto ed in particolare alcuni comuni delle province di Venezia, Padova, Vicenza e Belluno, provocando gravi danni alle infrastrutture, agli edifici pubblici e privati e ai beni mobili e purtroppo anche un morto. L'intensità delle raffiche di vento e pioggia è stata devastante e ha messo in pericolo la vita delle persone, provocando anche la morte di Claudio Favaretto e circa 100 feriti e creando l'interruzione dei collegamenti viari e la compromissione delle attività civili, commerciali e agricole. I fenomeni temporaleschi, che hanno fatto seguito ad un lungo periodo di temperature eccezionalmente elevate e caldo torrido, ben oltre la media stagionale estiva, hanno provocato la bora sul litorale adriatico ed un tornado che, per i danni provocati, è stato catalogato di intensità EF4 in funzione della Scala Enhanced fujita cioè un'intensità pari a quella del tornado Katrina. A Valle del Boite, nel bellunese, una frana in località Acquabona nel comune di Cortina d'Ampezzo ha provocato l'interruzione della viabilità sulla strada statale n. 51 di Alemagna che è stata a lungo bloccata in entrambe le direzioni da circa 2.000 metri cubi di materiale; e sempre questa statale è stata interessata dalla bomba d'acqua che si è abbattuta ieri notte e che ha interessato, oltre questa statale, le località di San Vito di Cadore e di Borca di Cadore e che ha Pag. 104provocato purtroppo anche la morte di tre persone.
  Sempre per parlare dell'evento dell'8 luglio nel veneziano, le violente piogge e la grandine ai quali si è accompagnato il tornado, hanno provocato lo scoperchiamento di case e capannoni, il danneggiamento di circa 500 edifici, l'isolamento di intere aree, con l'interruzione della rete stradale e ferroviaria, black-out elettrici fino all'indomani, oltre a disservizi nella fornitura del gas e dell'acqua. In particolare, lungo la Riviera del Brenta, nel pomeriggio il violento tornado ha provocato ingenti danni nei comuni di Dolo, Pianiga e Mira; tra gli edifici di maggior rilievo colpiti si segnala la devastazione di numerose ville storiche venete (almeno 20), quella della famosa, già citata dal collega, Villa Fini, nel comune di Dolo, località Cesare Musatti, letteralmente rasa al suolo e i cui danni sono stati quantificati in almeno 6,5 milioni. E, solo per un caso fortuito, non è stata sepolta dal crollo la famiglia che ci abitava e che ha speso una vita di interi sacrifici per ristrutturarla.
  Nel comune di Dolo, sono state danneggiate oltre 200 abitazioni, di cui 132 sono considerate inagibili (90 da abbattere almeno parzialmente); di conseguenza gli sfollati sono circa 450 e hanno trovato ricovero temporaneo presso amici o parenti; sono state coinvolte dall'evento 20 attività produttive e commerciali solo nel comune di Dolo e centinaia di vetture; è stato distrutto completamente l'arredo urbano di almeno 16 strade (patrimonio arboreo, segnaletica stradale, impianti di sollevamento di fognature bianche, pubblica illuminazione e altro) e gli impianti sportivi comunali. Il comune ha sospeso il pagamento dei tributi locali e ha allestito presso il municipio uno sportello unico di emergenza. Nel comune di Pianiga, si sono rilevati, ad oggi, danni al patrimonio privato e pubblico per un totale di circa 250 immobili coinvolti e centinaia di autovetture; è stato distrutto completamente l'arredo urbano di almeno 22 strade e sono state coinvolte oltre 30 attività produttive e commerciali e gli impianti sportivi comunali; il comune anche in questo caso ha allestito due sportelli di emergenza.
  Nel comune di Mira, sono stati rilevati danni su circa 75 fabbricati, dei quali 10 risultano danneggiati irrimediabilmente; molti manufatti pertinenziali ad uso magazzino e garage sono crollati e in numerose aree verdi si sono resi necessari interventi urgenti di messa in sicurezza di alberi e rami pericolanti, che hanno creato intralcio alla circolazione stradale; risulta urgente ripristinare la segnaletica stradale letteralmente sradicata e divelta; in molte zone industriali sono necessari interventi urgenti di bonifica e di smaltimento di materiali contenenti amianto; molti capannoni sono stati scoperchiati, e la quantificazione dei costi, inclusi quelli di fermo produzione, risulta estremamente difficile e attualmente è approssimativa.
  Solo nel comparto agricolo, il passaggio del tornado ha determinato la distruzione delle coltivazioni erbacee in atto e la compromissione di strutture produttive quali fabbricati, serre e impianti arborei, in particolare vigneti. Numerose sono le segnalazioni per interventi estesi di bonifica dai detriti di qualsiasi genere dispersi nei terreni coltivati, che rendono e renderanno difficile le lavorazioni e lo sfruttamento degli stessi.
  La stima sulla base dei dati forniti porta a una quantificazione del danno per il comparto agricolo di circa 4 milioni di euro solo per la provincia di Venezia. Il presidente della regione Veneto ha adottato immediatamente un decreto con cui è stato dichiarato lo stato di crisi e ha inoltrato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al capo del dipartimento della protezione civile la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza a livello nazionale. La prima stima dei danni è di circa 100 milioni di euro, ma è destinata ad aumentare, una volta concluse le verifiche di stabilità degli edifici danneggiati. Molte aziende colpite sono impossibilitate a riprendere la propria attività, perché già provate dalla crisi economica in atto e in difficoltà nel reperire i finanziamenti necessari, Pag. 105il che rende la situazione ancora più grave con conseguenti ripercussioni economiche ed occupazionali.
  Nella relazione della stima dei danni, la regione Veneto chiede l'attivazione nell'immediato di alcuni provvedimenti urgenti necessari, già adottati in passato in simili situazioni ed in particolare: la possibilità di smaltire in forma semplificata i materiali che, per loro natura, sono dichiarati pericolosi, tossici, nocivi, come ad esempio i cumuli di materiale inerti contaminati dall'amianto che era presente nell'Eternit dei capannoni e le ingenti quantità di rifiuti domestici e industriali, di qualsiasi natura, derivanti dagli sgomberi e dalle numerose demolizioni di fabbricati e manufatti. In secondo luogo, la previsione di conferire il potere di ristorare le spese sostenute dai numerosissimi volontari, a cui va il nostro ringraziamento e il nostro plauso, intervenuti sui luoghi del disastro, direttamente al commissario straordinario che verosimilmente sarà nominato, come anche le spese di lavoro straordinario del personale degli enti locali, resosi necessario nella prima fase dell'emergenza. Inoltre, si sottolinea l'esigenza di attivare procedure semplificate, anche in deroga al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 e successive modificazioni e della normativa sulla SCIA, per quanto attiene alle manutenzioni straordinarie e alle ristrutturazioni edilizie, che regolarizzino a posteriori i principali interventi ormai iniziati e anche portati a compimento.
  Il Consiglio dei ministri, con delibera del 17 luglio 2015 ha dichiarato lo stato di emergenza, tuttavia, in tale delibera non sono ricompresi tutti i territori delle province di Venezia, Padova, Vicenza e Belluno colpite dall'evento e ovviamente non sono stati ricompresi, questo non per colpa del Governo, gli eventi dell'altra notte che hanno colpito il Cadore. Con un emendamento all'articolo 1 del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di enti territoriali, è stato inserito il comma 10-bis, volto a stabilire una riduzione degli obiettivi del Patto di stabilità per l'anno 2015 in favore dei comuni appunto colpiti di Dolo, Pianiga e Mira per un importo massimo complessivo di 7,5 milioni di euro, ovvero per l'importo disponibile per l'attuazione della cosiddetta «premialità» derivante dalle sanzioni applicate ai comuni che non hanno rispettato il Patto di stabilità interno. Si tratta, comunque, di spazi attualmente non quantificati e che, qualora risultassero insufficienti, determinerebbero una riduzione proporzionale dei già esigui margini di spesa disponibili per i tre comuni interessati. Inoltre, tale disposizione non riguarda tutti i comuni colpiti dalle avversità atmosferiche e non esclude dal Patto di stabilità tutte le spese destinate dalla regione e dagli enti locali al ripristino dei territori.
  Pertanto, impegniamo il Governo a dichiarare lo stato di emergenza a livello nazionale per tutti i territori delle province di Venezia, Padova, Vicenza e Belluno colpiti dalle avversità atmosferiche dell'8 luglio 2015, come richiamati nella richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza inviata al Presidente del Consiglio dei ministri e al capo dipartimento della Protezione civile da parte della regione Veneto nonché, ovviamente, per i territori del Cadore colpiti dalla bomba d'acqua del 4 agosto scorso. Ancora, impegniamo il Governo ad adottare immediatamente, con apposita ordinanza, i provvedimenti urgenti riportati in premessa per lo smaltimento dei rifiuti, il ristoro delle spese dei volontari e del lavoro straordinario e l'attivazione delle procedure semplificate per la manutenzione straordinaria e le ristrutturazioni; a prevedere un adeguato sostegno finanziario per assicurare le necessarie operazioni di soccorso ai territori e alle popolazioni colpite, con interventi indifferibili necessari a garantire la pubblica incolumità, il ripristino dei danni subiti dal patrimonio pubblico e privato e il ritorno alle normali condizioni di vita della popolazione.
  Ancora, impegniamo il Governo ad assumere iniziative affinché le imposte e le tasse municipali sugli immobili dichiarati inagibili a causa degli eventi eccezionali, a decorrere dal mese di luglio 2015 e fino Pag. 106all'attestazione di agibilità dei medesimi immobili, siano interamente detraibili dall'imposta sui redditi delle persone fisiche e delle imprese; ad assumere iniziative per istituire, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e di concerto con le principali associazioni di categoria dell'area, oltre che con gli istituti di credito del territorio, un fondo per le imprese colpite dagli eventi citati in premessa finalizzato al sostentamento e al supporto di liquidità per le aziende colpite dalle avversità atmosferiche.
  Inoltre, ad assumere iniziative per sospendere l'invio delle cartelle esattoriali e gli oneri fiscali e contributivi, fino al ritorno alle normali condizioni di vita della popolazione, e al contempo prevedere sgravi fiscali per le famiglie e le imprese delle aree colpite, per la ricostruzione degli edifici e la ripresa di tutte le attività produttive e commerciali; ad assumere iniziative per non considerare tra le spese finali, di cui all'articolo 31, comma 3, della legge 12 novembre 2011, n. 183, rilevanti ai fini del Patto di stabilità interno, le somme destinate dalla regione e dagli enti locali al ripristino dei territori delle province di Venezia, Padova, Vicenza e Belluno, colpiti dalle avversità atmosferiche; ad assumere iniziative per provvedere allo stanziamento immediato di almeno 100 milioni di euro per la copertura delle spese relative alla ricostruzione e al risarcimento dei danni, come attualmente stimati, ferme restando le ulteriori necessità a seguito della quantificazione definitiva dei danni subiti dai privati e dalle imprese e ai quali si aggiungono ovviamente e devono essere contemplati anche i danni conseguenti alla bomba d'acqua in Cadore attualmente non ancora stimabili (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Marcon, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00969. Ne ha facoltà.

  GIULIO MARCON. Grazie, Presidente. La devo smentire, perché svolgerò le argomentazioni relativamente alla mozione di SEL in sede di dichiarazioni di voto. Quindi, rinuncio all'intervento e rimando alla dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Onorevole Marcon, non ho parole per la sua saggezza.
  È iscritto a parlare l'onorevole Zoggia, che illustrerà anche la mozione Martella ed altri n. 1-00970 (Nuova formulazione), di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.

  DAVIDE ZOGGIA. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi tutti, lo scorso 8 luglio, in Veneto, c’è stato un evento meteorologicamente eccezionale, che lo ha duramente colpito, portando con sé distruzione, disperazione e purtroppo anche morte. Ovviamente do per scontato tutte le premesse che sono state illustrate fino ad adesso dai colleghi, che vengono condivise anche dal gruppo del Partito Democratico, voglio solo aggiungere in premessa alcune considerazioni veloci per poi arrivare alla proposta. Devo dire che i sindaci e le istituzioni locali sono stati tra i protagonisti assoluti di questa straordinaria azione di aiuto e di solidarietà. La regione Veneto ha prontamente dichiarato lo stato di crisi con una prima stima dei danni quantificati in 91 milioni di euro; il Governo centrale ha immediatamente approvato una dichiarazione di stato di emergenza come primo importante passo per dare concreta risposta nei confronti dei comuni di Dolo, Pianiga e Mira, in provincia di Venezia, e di Cortina d'Ampezzo, in quella di Belluno, per un fatto che era avvenuto nella stessa circostanza, stanziando per l'attuazione dei primi interventi 2 milioni di euro. Il Senato della Repubblica ha altresì approvato, nella seduta del 28 luglio 2015, su proposta del Governo, un emendamento al decreto-legge n. 78, in materia di enti locali, finalizzato a consentire ai comuni della riviera del Brenta un allentamento del Patto di stabilità 2015 per un importo complessivo di 7 milioni e mezzo di euro, percorso che si è concluso con l'approvazione definitiva da parte della Camera dei deputati. Con un'ordinanza del Presidente Pag. 107del Consiglio dei ministri, acquisita d'intesa con la regione Veneto, per la nomina del commissario, sono stati adottati i primi atti per gli interventi, i contributi e la ricognizione dei fabbisogni per il patrimonio pubblico e privato, nonché per le attività economiche produttive e la sospensione dei mutui per i proprietari di edifici distrutti e inagibili. Numerosissime sono state le azioni concrete di solidarietà – questo va sottolineato – che si sono avute nei giorni successivi all'evento calamitoso, attraverso la raccolta di fondi promossi da diverse istituzioni locali, associazioni sociali, economiche, culturali e singoli cittadini. È necessario perseguire nella strada di questa proficua collaborazione istituzionale e che la regione Veneto valuti l'opportunità di utilizzo del residuo del Patto di stabilità verticale. In riferimento a quanto esposto in premessa, bisogna far presente che il territorio Veneto e, in particolare, la provincia di Belluno, nell'ambito dei comprensori di Auronzo di Cadore, San Vito di Cadore e Borca di Cadore, sono stati nuovamente colpiti, nel corso della sera del 4 agosto, da una devastante bomba d'acqua che ha determinato ingentissimi danni alle infrastrutture, al patrimonio pubblico, nonché quello privato, e che al momento fa registrare purtroppo anche tre vittime; di questo parlerà tra poco il collega De Menech.
  Per questi motivi chiediamo al Governo di utilizzare parte del residuo rimasto del Fondo per emergenze nazionali 2015 ed eventualmente prevedere anche impegni del Fondo per il 2016 a favore dei beni pubblici e privati, di quelli delle attività economiche e produttive danneggiati o distrutti. Chiediamo di verificare, d'intesa con i sindaci dei comuni interessati, forme particolari di sospensione o esenzione di tributi. Chiediamo di assumere iniziative per prevedere anche per il 2016 l'allentamento del patto di stabilità per i comuni di Dolo, Mira e Pianiga nella legge di stabilità per il 2016. Chiediamo di estendere immediatamente la dichiarazione dello stato di emergenza adottata dal Consiglio dei ministri del 17 luglio anche ai comuni di Auronzo di Cadore, San Vito di Cadore e Borca di Cadore colpiti dalla bomba d'acqua di cui ho parlato poco fa. Chiediamo di valutare l'opportunità di allentare il patto di stabilità anche per i comuni della provincia di Venezia e del Veneto che hanno dichiarato la loro disponibilità ad impegnare risorse economiche a favore della ricostruzione anche in riferimento agli spazi del patto di stabilità del 2014 e dei comuni veneti non ancora utilizzati. Chiediamo di adottare provvedimenti che consentano con le modalità già attuate in favore delle popolazione dell'Emilia Romagna colpite prima dal terremoto e dai successivi eventi alluvionali nel 2014 il sostegno dei beni privati nonché delle attività economiche e produttive. Chiediamo di considerare l'adozione di provvedimenti volti a stabilire criteri di automaticità nella distribuzione delle risorse da destinare ai comuni in caso degli ormai sempre più frequenti eventi calamitosi, al fine di accelerare i tempi per le ricostruzioni stabilendo così un rapporto efficace di semplificazione burocratica tra amministrazioni. Chiediamo di assumere celeri iniziative specifiche per il recupero del patrimonio architettonico e culturale costituito dalle ville venete, sia attraverso risorse economiche sia semplificando le procedure burocratiche. Chiediamo di rafforzare le misure «anti sciacallaggio», prevedendo anche l'impiego di unità dell'Esercito. Chiediamo infine di promuovere e sostenere, anche in occasione della prossima Conferenza di Parigi delle Nazioni che hanno aderito alla convenzione sul clima, tutte quelle azioni volte a ridurre l'emissione di gas serra che aumentano la temperatura media globale e producono cambiamenti climatici all'origine di eventi meteorologici estremi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Causin, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00971. Ne ha facoltà.

  ANDREA CAUSIN. Presidente, rinuncio ad illustrare la mozione in quanto la parte Pag. 108illustrativa, il dispositivo e gli impegni sono praticamente simili a quelli di tutte le altre. Mi consenta una battuta: se nei soccorsi avessero impiegato lo stesso tempo che noi impieghiamo noi per illustrare e approvare una mozione le popolazioni sarebbero ancora in grande difficoltà.
  Visto che rinuncerò poi alle dichiarazioni di voto mi sento di dire anche che il voto del nostro gruppo sarà favorevole anche per tutte le altre mozioni in quanto è importante che il Parlamento dia un segnale di vicinanza a delle popolazioni che, come sempre, per proprio dna e cultura si sono intanto arrangiate da sole.

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Segoni, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00972 (Nuova formulazione). Ne ha facoltà.

  SAMUELE SEGONI. Grazie, Presidente. Sono giunte in Aula una serie di mozioni in soccorso, è proprio il caso di dirlo, dei territori veneti colpiti dai recenti eventi alluvionali e atmosferici, con questo tornado che ha sconvolto varie zone venete. Voglio essere molto chiaro su una cosa. Il sostegno economico da dare alla popolazione è sacrosanto, è necessario ed è giusto che il Parlamento si sia mosso in questa direzione. Infatti nella nostra mozione di Alternativa Libera tutti questi punti di sostegno economico alle popolazioni colpite ci sono. Tuttavia, volevo scivolare leggermente su toni più polemici che mi aiutano anche a sottolineare due elementi di originalità della mozioni di Alternativa Libera rispetto alle altre.
  È indubbio che interventi del Parlamento di questo tipo siano per forza di cose a carattere localistico.
  C’è un territorio colpito da un evento calamitoso e giustamente il Parlamento viene chiamato a dare risposte. Nel caso specifico le prime forze politiche che si sono attivate sono state il MoVimento 5 Stelle e la Lega Nord con delle mozioni per soccorrere i territori dove il MoVimento 5 Stelle amministra un comune oppure dove la Lega ha una delle sue roccaforti più eclatanti. Ci mancherebbe, non voglio assumere in questo fare polemica: è giusto e sacrosanto che i parlamentari si occupino dei loro territori. Però, volevo sottolineare che agendo in questo modo si viene ad innescare un circolo che potrebbe essere vizioso; nel senso che lo schema è sempre lo stesso: c’è una calamità, i territori tirano per la giacchetta i politici, parlamentari semplici o membri del Governo, ed essi rispondono con una mozione, con un decreto che poi vanno a rivendersi sul territorio per consolidarsi o per radicarsi o per andare a richiamarlo quando ci sarà la prossima campagna elettorale. Ripeto, i soccorsi e gli aiuti anche economici sono sacrosanti, però nella nostra mozione vogliamo anche spostare il problema dalla sua visione particolaristica e contingente ad un problema più ampio e generale. Mi spiego meglio con un esempio: anche ieri in Aula ci sono stati molti deputati, toscani e fiorentini, che hanno espresso solidarietà alla popolazione di Firenze che è stata duramente colpita da un tornado molto circoscritto. I fiorentini, e in generale i toscani, sono persone estremamente schiette: se mentre sono a spalare il fango gli vai ad esprimere solidarietà e gli dai una pacca sulla spalla loro ci mettono poco a mandarti a quel paese. Non ho voluto prendere la parola ieri ma oggi sfrutto l'opzione di questa mozione che riguarda in teoria soltanto il Veneto per non pensare al mio territorio ma per metterci degli impegni che potrebbero essere utili per tutta l'Italia, più in chiave generale. Ad esempio, chiediamo che si proceda con urgenza alla definizione di criteri oggettivi che in caso di future calamità naturali sul territorio italiano, garantiscano ai territori colpiti, qualunque essi siano, parità di trattamento in proporzione all'entità dei danni subiti.
  Quindi, sfuggendo dallo schema classico: arriva la calamità e poi si devono attivare i politici locali acquisendo dei crediti da riscuotere successivamente nei confronti dei loro elettori. Esistono vari criteri possibili per mettere in pratica una cosa di questo tipo. La Protezione civile è Pag. 109abbastanza rapida nel conteggiare e confermare i danni; pertanto, basterebbe confrontare i danni accertati al PIL della località colpita e già potremmo individuare delle cose automatiche ed oggettive che farebbero sfuggire alla discrezionalità della politica se intervenire sì o no con decreti, togliere così questa aleatorietà che a qualcun altro fa comodo.
  Il secondo punto che ci tengo a sottolineare è che quando ci siamo approcciati a questo tipo di mozioni lo abbiamo fatto come quelli che cercano di dare un contributo per risolvere i problemi; un po’ come un dottore che invece di curare i sintomi pensa di agire sulla malattia; quindi, invece, di dedicarci soltanto agli effetti, ai disastri causati da calamità naturali come queste siamo andati ad interrogarci sulle cause. Per le alluvioni una grande responsabilità – non è la prima volta che lo dico in questa Aula – è come viene gestito il territorio. Nel caso della laguna di Venezia ciò è evidente. Già i dogi sapevano benissimo che oltre a tutte le opere idrauliche di regimentazione delle acque il lavoro importantissimo da fare era a monte nelle colline e nelle montagne, dove la cura del territorio, anche dal punto di vista dell'agricoltura, era essenziale, cosa questa che probabilmente abbiamo perso perché i territori bellissimi del Veneto sono soggetti a urbanizzazione e cementificazione incontrollata che aggrava il problema.
  Per quanto riguarda i tornado, è vero che la zona colpita in Veneto non era nuova ad eventi di questo tipo, però è anche evidente consultando la letteratura scientifica che fenomeni di questo tipo sono sempre più frequenti e sempre più intensi. La colpa in questo caso può essere attribuita anche ai cambiamenti climatici e quindi con questa mozione andiamo proprio a chiedere di concentrarsi anche su questo aspetto che non deve rimanere scollegato dalla questione delle calamità naturali, sono fortemente connessi. Quindi noi puntiamo il dito contro per agevolare questa strategia di adattamento ai cambiamenti climatici che esiste, c’è già, e noi andiamo a chiedere in questa mozione di andare a prenderla, dare delle priorità ai vari interventi che sono proposti in questa strategia in modo da elaborare un piano vero e proprio, con interventi scadenzati e tempistiche certe e soprattutto andare a finanziarli il prima possibile perché si passi dalle parole ai fatti, magari – proponiamo noi – già dalla prossima legge di stabilità, altrimenti continuiamo a fare soltanto chiacchiere e poi alla fine nessuno si attiva veramente con delle misure concrete che, oltre che tappare le pezze in emergenza, facciano anche seriamente della prevenzione.

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Alberto Giorgetti, che illustrerà la mozione Brunetta n. 1-00973, di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.

  ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, innanzitutto la vicinanza del gruppo di Forza Italia alle vittime del grave evento che ha colpito il territorio del Veneto l'8 luglio scorso e anche la vicinanza al grave evento che purtroppo ha colpito il nostro territorio la notte scorsa, come hanno ricordato i miei colleghi, San Vito di Cadore, a dimostrazione di un ciclo di eventi assolutamente avversi, di una gravità straordinaria che purtroppo ha colpito il nostro territorio e che credo debba meritare una grande attenzione del Governo ma in generale di tutto il Parlamento rispetto ad eventi che non hanno mai toccato con questa gravità le nostre terre se non con episodi assolutamente lontani nel tempo e che credo debbano farci riflettere non solo sugli interventi immediati ma anche sul futuro. Non voglio ripetere le considerazioni rispetto a ciò che è accaduto, ciò che è accaduto però evidentemente erano degli eventi assolutamente inattesi e che dimostrano la necessità di avere anche una chiarezza rispetto alle scelte che si andranno ad adottare, sia in termini di risorse che di provvedimenti specifici, per sostenere le popolazioni, i territori, le aziende, gli enti locali ma anche immaginare una capacità di intervento molto più forte rispetto a quello che è accaduto fino ad oggi. Lo dico al sottosegretario Pag. 110Sesa Amici, che è molto attenta a questi argomenti, ma per ricordare che noi abbiamo vissuto nel 2010 un evento alluvionale di una gravità drammatica sul nostro territorio, un evento alluvionale che aveva dimostrato già allora quali erano i punti di debolezza nella nostra realtà idrogeologica e che oggi hanno ritrovato un richiamo, un campanello d'allarme fortissimo. Sicuramente nel 2010 c’è stata una risposta, lo dico con chiarezza e senza polemica, da parte del Governo molto rapida, con interventi che sono stati giudicati assolutamente appropriati e che con una quantità di risorse che ritengo ancora oggi un esempio rispetto ai tanti purtroppo accadimenti che hanno colpito altre regioni d'Italia. Lo dico senza polemica, è stato un dato oggettivo e grazie a quelle risorse qualche tempo fa siamo riusciti ad evitare eventi alluvionali che avrebbero comunque colpito se la regione Veneto non avesse pianificato una serie di interventi dai bacini di navigazione ad altre opere pubbliche che hanno comunque aiutato in particolar modo i territori veronesi, vicentini e trevigiani e in parte la bassa padovana ad evitare ulteriore drammi, però la nostra impressione è che questa volta ci si è mossi con una discreta timidezza.
  Dico questo anch'io associandomi al ringraziamento ovviamente nei confronti di tutti coloro che hanno prestato gli interventi, la necessaria attenzione ed assistenza nei confronti delle aziende e delle popolazioni colpite da questi eventi così gravi, ma che necessitano adesso di ulteriori passi in avanti. Nel nostro ordinamento esistono degli strumenti straordinari che a mio avviso – lo dico al Governo – sono stati in parte adottati e in parte no, e anche noi vorremmo concentrarci, al di là delle premesse, su ciò che si farà nei prossimi giorni per questo territorio.
  È evidente, infatti, che, pur ricordando quelli che sono stati interventi anche nel 1978 e nel 2015, quindi gli elementi che hanno portato anche a poter consentire ai comuni coinvolti da questo evento drammatico, da questo tornado, uno sforamento di fatto del Patto di stabilità per qualche milione di euro, le stime legate alle necessità dei nostri territori sono purtroppo – tra danni diretti e indiretti e, a nostro avviso, necessità di pianificazione di interventi che possono mettere in sicurezza questo territorio per il futuro – largamente insufficienti.
  Non è immaginabile presentarsi con qualche milione di euro rispetto a quello che è accaduto in termini di feriti, in perdite di vite umane, messa in difficoltà di aziende che oggi si trovano in un contesto assolutamente difficile o impossibile per riprendere l'attività e – ciò che è tra le cose io credo più raccapriccianti e gravi, essendo strumento antico – a dover onorare da parte di queste realtà il debito fiscale. E allora è evidente che da parte del Governo riteniamo che debbano essere intraprese una serie di iniziative. Innanzitutto un coordinamento forte, che in parte è già avvenuto, ma vogliamo che sia molto più forte, con la regione Veneto per poter pianificare tutti gli interventi anche di cosiddetta piccola burocrazia. Sono stati prima ricordati e quindi: materiali da smaltire, gli aspetti legati alle procedure semplificate, più in generale gli interventi che riguardano ovviamente la ripresa delle attività delle aziende, ma riteniamo anche che si debbano assumere iniziative immediate, come è avvenuto in passato, quindi niente di straordinario, e non capisco perché su questo ci sia ancora qualche titubanza, ciò che riguarda la sospensione dei termini dei versamenti, degli adempimenti contributivi, di tutto ciò che riguarda l'aspetto legato alla riscossione. Sappiamo che ci sono aziende che non solo devono affrontare questo dramma senza avere risorse ancora quantificate in fase di quantificazione dei danni diretti e indiretti, ma che allo stesso tempo devono comunque onorare i propri debiti fiscali e i propri adempimenti di carattere tributario e contributivo. Ciò francamente mi pare tema di sciatteria istituzionale – me lo consenta sottosegretario, lo dico ai colleghi – perché una cosa di questo genere avrebbe dovuto trovare una risposta immediata e credo che sia un tema che le Commissioni parlamentari in autonomia Pag. 111comunque dovranno affrontare, se ce ne sarà la possibilità, in tempi molto rapidi.
  Patto di stabilità: torniamo ad un vecchio argomento. Dovremmo cercare di lavorare per attivare ovviamente la deroga del Patto di stabilità per tutti i comuni che sono stati coinvolti da queste vicende, ma a mio avviso un Patto di stabilità finalizzato ad interventi che abbiano carattere di opera pubblica strutturale per riuscire a risolvere queste gravi vicende, che dimostrano anche quanto la rigidità oggi del funzionamento dei bilanci degli enti pubblici e quanto le risorse pubbliche non riescano a far fronte, purtroppo, ad eventi di questo genere.
  Infine, ovviamente vi è il tema del Fondo per le emergenze nazionali. Sappiamo che le risorse purtroppo nel tempo sono andate asciugandosi, però abbiamo la possibilità in corso d'anno, come sempre – lei mi insegna sottosegretario – di intervenire e se serve di ripianare poi quelle che sono risorse che devono essere assicurate. Ma noi oggi dobbiamo assicurare alla popolazione che ci sia una vicinanza vera, profonda e intensa da parte concreta, da parte dello Stato centrale, affiancato alla regione e al commissario, che è delegato ovviamente a dover attuare tutte le procedure che sono necessarie per far fronte a questa gravissima emergenza. Non voglio parlare ovviamente del recupero del patrimonio straordinario che, purtroppo, è andato perso, ma che rappresenta sicuramente un elemento di riflessione per quello che riguarda anche il futuro.
  Credo che non ci si possa aspettare, e lo dico con chiarezza, perché, purtroppo, la tentazione, spesso, in questi momenti, è quella anche di ricorrere o di spingere la regione a ricorrere a uno strumento che è in vigore oggi e che credo dovremmo lavorare per riformare, il possibile aumento delle accise da parte della regione, in autonomia, per affrontare gli eventi di emergenza.
  Per quanto riguarda lo stato di emergenza, rispetto alle risorse pubbliche e ai tagli che hanno avuto le regioni, non possiamo aspettarci che vi sia un ulteriore innalzamento della pressione fiscale a livello locale, di prelievo diretto sui cittadini anche per affrontare questi eventi di grave calamità. Sappiamo benissimo che è un tema che resta lì, nel rapporto tra Governo centrale e governo regionale. Noi vorremmo che venisse sgombrato e la cosa migliore per sgombrarlo è dare risorse, ma anche attivare un'iniziativa urgente per modificare quella norma e ragionare insieme – su questo la massima apertura di Forza Italia – su quelli che possono essere gli strumenti più idonei, standard, per tutte le regioni, per poter affrontare eventi di questo tipo.
  Quindi, ci attendiamo molto dal Governo, ci attendiamo che molto venga fatto nei prossimi giorni, perché siamo in grave ritardo, e quindi auspichiamo che su queste esperienze vi sia non solo una risposta positiva, ma, allo stesso tempo, si costituiscano gli elementi per poter affrontare meglio, con nuovi strumenti, anche eventi che speriamo non accadano mai, ma che, purtroppo, toccano il nostro Paese. Presidente, le preannunzio – so che le sta a cuore – che questo intervento comprende anche la nostra dichiarazione di voto sulla mozione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

  PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Giorgetti, soprattutto perché ha così a cuore il Presidente.
  È iscritta a parlare l'onorevole Spessotto. Ne ha facoltà.

  ARIANNA SPESSOTTO. Grazie, Presidente. È passato quasi un mese da quel mercoledì 8 luglio, quando una terribile tromba d'aria, simile a un vero e proprio tornado per la sua violenza distruttiva, si è abbattuta sulla Riviera del Brenta, nell'area ricompresa tra i comuni di Dolo, Pianiga e Mira, in provincia di Venezia. Le raffiche di vento, che hanno raggiunto i 350 chilometri orari, hanno letteralmente spazzato via strade, abitazioni private ed edifici pubblici, causando una vittima e numerosi feriti, oltre all'isolamento di innumerevoli edifici e l'evacuazione di circa Pag. 112600 persone dalle loro abitazioni. Molte attività economiche sono state costrette a sospendere la loro attività a causa dei danni materiali riportati dalle aziende, con grave detrimento per il sistema economico dell'intera provincia di Venezia. Quasi un mese è trascorso, eppure, anche a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza per i territori colpiti, in Veneto permane tuttora una situazione di profondissima crisi, vissuta da chi, in poche ore, ha perso tutto.
  La tromba d'aria che si è abbattuta sulla Riviera del Brenta ha causato danni certificati per quasi 100 milioni di euro. Avevamo chiesto, con un emendamento del MoVimento 5 Stelle, che poi è stato bocciato dal Governo con la posizione del voto di fiducia al «decreto-legge enti locali», la messa a disposizione immediata di questi fondi per ricostruire i comuni colpiti. Il contributo pubblico è indispensabile per permettere al tessuto sociale e imprenditoriale del Veneto di riprendersi in tempi rapidi. Per questo motivo, con la presente mozione, chiediamo lo stanziamento immediato di questi fondi, che spettano di diritto alla regione per iniziare la ricostruzione dei comuni colpiti.
  Dalla ricognizione che è stata effettuata il giorno dopo la tromba d'aria è emerso un quadro sconvolgente. Il Ministro Delrio, che ha visitato i comuni veneti colpiti dal tornado – tra l'altro, anche Renzi aveva promesso una sua visita, ma la stiamo ancora aspettando –, avrà potuto constatare di persona il disastro provocato dalla furia del tornado che si è abbattuto nei comuni. A Dolo sono state distrutte o gravemente danneggiate 132 case, a Pianiga 784 edifici sono stati colpiti fra appartamenti, negozi ed aziende, mentre a Mira sono stati danneggiati, tra case e attività produttive, 75 edifici.
  A fronte di questo disastro, che assomiglia molto a quello provocato da un terremoto, il Governo ha risposto con lo stanziamento di 2 milioni di euro, somma che doveva essere solo un anticipo per le somme urgenze, ma che finora ha rappresentato gli unici fondi, assolutamente insufficienti, messi a disposizione da questo Governo.
  Lo stanziamento da parte del Governo di 2 milioni di euro per i comuni veneti non può essere considerata una misura sufficiente a riparare i danni causati ai territori colpiti dalla forza devastante di questo tornado, né, tanto meno, può essere ritenuta risolutiva la previsione di un allentamento del Patto di stabilità solo per il 2015, che non permetterà ai sindaci di spendere in soli sei mesi le risorse messe a disposizione.
  La dichiarazione dello stato di emergenza consentirà, infatti, ai comuni di accedere a un fondo di 62 milioni, insieme, però, ad altre 30 richieste di finanziamento, con il risultato che, su quasi 100 milioni di euro stimati come necessari per la ricostruzione delle zone colpite, i comuni veneti avranno accesso, sì e no, ai 2 milioni di euro messi a disposizione.
  Le garanzie e l'impegno che con questa mozione chiediamo da parte del Governo, a favore dei territori danneggiati, vanno ben al di là del semplice allentamento del Patto di stabilità con cui, in sostanza, è stata autorizzata la spesa solo dei fondi comunali, peraltro già insufficienti, e accessibili alle amministrazioni colpite. È come se il Governo stesse autorizzandolo i comuni ad utilizzare i propri fondi per rispondere all'emergenza, senza però mettere un euro in più.
  Per assicurare alle zone colpite un effettivo e rapido processo di ricostruzione c’è, invece, bisogno di ben altre misure rispetto a quelle predisposte dal Governo. Misure che siano concrete e immediatamente attuabili e che oggi noi chiediamo con questa mozione.
  Innanzitutto, chiediamo che, come già stato fatto in passato con il «decreto Emilia», il decreto-legge n. 74 del 2014, volto a garantire l'assistenza ai cittadini e la ripresa economica nei territori colpiti dalle alluvioni del gennaio 2014, venga adottato un provvedimento normativo ad hoc anche per i comuni veneti colpiti dal tornado, per garantire la loro rapida ed effettiva ricostruzione. In particolare, con Pag. 113questa mozione chiediamo che venga prevista la sospensione dei termini per il pagamento delle imposte a favore dei cittadini contribuenti colpiti dagli eventi eccezionali dell'8 luglio.
  Chiediamo anche un impegno al Governo per la sospensione dei mutui sugli edifici distrutti o inagibili, fino alla loro ricostruzione o alla dichiarazione di nuova abitabilità.
  Oggi il fondo per le emergenze, gestito da Palazzo Chigi, non supera i 275 milioni di euro e ha in coda decine di richieste di risarcimenti, con il risultato che sarà difficile, per non dire quasi impossibile, per il Veneto riuscire ad ottenere risorse, che gli spettano, per terminare il processo di ricostruzione dei comuni colpiti. A fronte di questa palese insufficienza di risorse, chiediamo al Governo di aumentare la ripartizione degli stanziamenti nazionali destinati al Fondo per la ricostruzione e di prevedere procedure semplificate per la presentazione delle domande di rimborso, oggi rese lente e sempre più difficili dalla burocrazia italiana.
  Chiediamo, inoltre, che venga esteso anche agli anni 2016 e 2017 l'allentamento del Patto di stabilità. Non sarà, infatti, possibile per i comuni colpiti dal tornado terminare il processo di ricostruzione degli immobili danneggiati e impiegare le relative risorse entro il 2015. Mancano solo quattro mesi alla fine dell'anno e, come è stato sottolineato dagli amministratori comunali, sarà impossibile per i comuni spendere le risorse loro assegnate per completare i progetti e le opere di ricostruzione in così poco tempo.
  Non è la prima volta che il nostro territorio viene colpito da violenti fenomeni atmosferici che provocano gravissimi danni e vittime. Già alcuni Paesi europei hanno definito strategie, programmi e piani di adattamento ai cambiamenti climatici, allo scopo di assicurare al proprio territorio un futuro sviluppo sostenibile ed evitare di pagare un prezzo troppo elevato in termini di danni ambientali, perdite di vite umane e costi economici.
  In considerazione della gravità ed eccezionalità degli eventi atmosferici che si sono abbattuti sulla Riviera del Brenta, chiediamo inoltre, con questa mozione, che la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici redatta dal Ministero dell'ambiente venga convertita in un piano di azioni concrete, inclusivo di un cronoprogramma e di finanziamenti ad hoc, prevedendo lo stanziamento dei primi fondi già a partire dalla prossima legge di stabilità.
  C’è, inoltre, bisogno in tempi rapidi di assicurare lo stanziamento di risorse aggiuntive per finanziare gli ammortizzatori sociali a favore di quelle aziende duramente danneggiate dalla tromba d'aria, per far ripartire le attività produttive di questa parte del Veneto, già duramente colpita dalla crisi economica.
  Oltre al tessuto produttivo e ai gravi danni riportati dalle abitazioni pubbliche e private, dalla rete di servizi essenziali, dalle infrastrutture viarie e dalle attività agricole e produttive, anche il patrimonio storico e architettonico della Riviera del Brenta, di inestimabile valore, è stato devastato dalla furia del tornado. Nei casi più gravi, a causa della violenza devastante del tornado, è stato compromesso per sempre un patrimonio ricchissimo di arte e cultura, uno dei più importanti patrimoni storico-artistici esistente al mondo. Parliamo di ville venete il cui valore è stato riconosciuto patrimonio artistico mondiale, come Villa Fini rasa al suolo dalla tromba d'aria e diventata il simbolo della catastrofe di questo territorio. Poi ci sono anche Villa Ducale, Villa Caggiano e molte altre.

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Spessotto. Gentilmente, onorevole Carra, grazie.

  ARIANNA SPESSOTTO. L'attività di ricostruzione di questo patrimonio artistico di enorme valore sarà complessa ed è necessario stanziare risorse adeguate destinate al suo corretto recupero. Per questo, tra gli impegni della mozione, c’è anche quello di stanziare risorse pubbliche aggiuntive specifiche che siano destinate ad interventi di messa in sicurezza di Pag. 114quegli immobili pubblici e privati, appartenenti al patrimonio culturale, artistico e architettonico delle ville venete, danneggiate dalla tromba d'aria dello scorso 8 luglio.
  Chiediamo, inoltre, che questi stanziamenti di fondi pubblici siano destinati all'avvio di interventi di ricostruzione, ripristino, conservazione e restauro e di miglioramento strutturale del medesimo patrimonio culturale, anche attraverso l'inoltro della richiesta di finanziamento ad hoc alla Banca europea per gli investimenti.
  Infine, alla luce dello stato di necessità e urgenza che stanno vivendo i comuni della Riviera del Brenta, impegniamo il Governo a individuare risorse aggiuntive a valere sui fondi europei residui e relativi alla programmazione finanziaria 2007-2013, o sui fondi europei del nuovo ciclo di programmazione 2014-2020, attraverso un'opportuna riprogrammazione e rimodulazione dei fondi strutturali e di investimento, in favore delle imprese danneggiate dalle eccezionali avversità atmosferiche che hanno colpito il Veneto.
  Il Governo si deve assumere ora, di fronte a quest'Aula, al Veneto e a tutti i cittadini, la responsabilità di dare seguito agli impegni che il MoVimento 5 Stelle ha presentato in questa mozione.
  A pochi giorni dal disastro il Governo ha promesso pubblicamente che sarebbe stato a fianco delle vittime. È un mese ormai che aspettiamo che vengano adottate misure concrete, le strette di mano non bastano. La nostra pazienza e quella dei cittadini veneti è finita. Ora è il momento di dimostrare un impegno concreto e reale a favore dei territori della Riviera del Brenta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole De Menech. Ne ha facoltà.

  ROGER DE MENECH. Grazie Presidente, grazie Governo. Una vera e propria bomba d'acqua si è abbattuta ieri sera sulla parte alta della provincia di Belluno, in particolare nei comuni di San Vito, Auronzo, Borca, Cortina e Vodo di Cadore. Tre le vittime accertate al momento, alle cui famiglie va tutta la nostra vicinanza, tutte in comune di San Vito: sono un turista polacco, una ragazza di circa 16 anni e un uomo di mezz'età, non ancora riconosciuti puntualmente.
  Oltre alle vittime, ingentissimi sono i danni alle strutture pubbliche, nonché al patrimonio privato. Invasa la statale di Alemagna, Cortina è rimasta isolata per ore. Frane anche nella strada regionale n. 48 ad Auronzo. Tracimati i torrenti Giralba e Ru Secco. Molte case ed uffici sono stati invasi dal fango al centro del paese di San Vito. Al lavoro anche adesso le squadre dei vigili del fuoco, il personale dei comuni della provincia, della protezione civile, del soccorso alpino e numerosi altri volontari, a cui va il nostro ringraziamento come va a tutti i sindaci e agli amministratori coinvolti.
  Con la mozione che abbiamo modificato questa mattina – e ringrazio per questo il nostro gruppo parlamentare e il Governo – chiediamo l'immediata estensione della dichiarazione di emergenza anche alle zone colpite in attesa della puntuale quantificazione dei danni.
  Amara considerazione è che questi fenomeni stanno diventando sempre più frequenti e sempre più violenti su tutto il territorio nazionale a causa sicuramente dei cambiamenti climatici, ma anche di un disinteresse verso il territorio, cui va posto rimedio.
  Due sono i punti che intendo sottolineare: continuare negli investimenti per prevenire il dissesto con opere di prevenzione su cui il Governo si sta già di molto impegnando; pianificare territorialmente in maniera più attenta, considerando fino in fondo le fragilità del nostro territorio, in particolare nelle zone, come quelle di montagna, che sono sicuramente più fragili. Con il motto «meno cemento e più opere idrauliche» probabilmente potremo evitare nel futuro qualcuno di questi disastri.
  Chiedo, in conclusione, al Governo di porre la massima attenzione, come ha fatto nel modificare questa mozione, ai Pag. 115territori coinvolti, mettendo in atto tutti i provvedimenti necessari per venire incontro a territori che sono in forte sofferenza, territori ancora una volta colpiti – lo voglio ricordare – come sono stati colpiti nel 2009 nella frana ormai tristemente famosa di Borca in cui ci sono state due vittime.
  Ringrazio, in conclusione, il Governo perché si è dimostrato da subito attento, tanto è vero che, in queste ore e in questi momenti, c’è il Ministro Galletti e c’è il capo della Protezione civile in riunione proprio nel comune di San Vito e li ringrazio.
  Credo che questa attenzione dovrà essere seguita da fatti concreti, che sicuramente ci saranno, di attenzione nei confronti di questi territori, territori di straordinaria bellezza, patrimonio dell'umanità – le Dolomiti del territorio bellunese – ma anche molto fragili.
  Per questo credo che questa mozione possa contribuire a costruire un miglioramento della situazione che si è riscontrata ieri sera e, soprattutto, a porre in atto delle politiche per la prevenzione che sono la cosa più importante in questo momento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare, a titolo personale, l'onorevole Prataviera. Ne ha facoltà.

  EMANUELE PRATAVIERA. Grazie Presidente, ancora una volta lo Stato elefante italiano si è dimostrato lento e distante da ciò che accade in Veneto. Ancora una volta i nostri concittadini, però, non si sono tirati indietro e hanno fatto la loro parte. Hanno reagito come sempre e solo loro sanno fare. Si sono messi al lavoro e hanno dimostrato che la grinta di certo non manca. E hanno dimostrato anche di essere veramente più forti del tornado. Questo è uno degli slogan che sono stati usati per tenere duro dalle nostre parti.
  A loro, però, adesso mancano i soldi per ripartire, manca la fiducia da parte dello Stato per ripartire. Io da quel giorno, da quando mi sono recato in visita nelle zone per rendermi conto di quello che era successo, ho portato con me e porto con me tutti i giorni in borsa un calcinaccio, un «rovinasso dea riviera» si dice dalle nostre parti. Un «rovinasso» perché serva da monito per ricordarci che noi dobbiamo fare e non dobbiamo solo parlare e non dobbiamo continuare semplicemente a promettere, perché i tetti non si ricostruiscono da soli.
  Ecco, se voi volete, ve ne porto giù qualcuno di questi «rovinassi», casomai ve li potete mettere in tasca e ricordarvi sempre, sempre, che alle parole devono seguire i fatti, perché i cittadini della Riviera del Brenta non possono e non devono essere presi in giro. Quindi, a queste mozioni seguano veramente i fatti (Applausi dei deputati del gruppo Misto).

  PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle mozioni.

(Intervento e parere del Governo)

  PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, che esprimerà altresì il parere sulle mozioni presentate. Prego, sottosegretario Amici.

  SESA AMICI, Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Grazie, Presidente. Svolgo due brevissime considerazioni che possono essere intese anche come un contributo ulteriormente informativo rispetto al ricco dibattito che si è sviluppato su queste mozioni, con una vicinanza vera rispetto alle ultime notizie che sono giunte proprio nella giornata di ieri sera riguardo alle vittime che hanno colpito ulteriori comuni del Veneto.
  Per non allungare una discussione che è drammatica per questo Paese e che si ripresenta ogniqualvolta si producono eventi calamitosi, io credo che sia doveroso, da parte mia, ricordare, con grande semplicità, ma anche con molto rigore, alcuni elementi che danno la sensazione di Pag. 116un cambio di svolta intorno alle questioni relative alle emergenze, tenendo anche conto che, dopo l'esame delle mozioni, noi incardineremo un importante provvedimento di iniziativa parlamentare, che testimonia come è necessario, anche rispetto ad alcune questioni, modificare il quadro normativo di questo Paese.
  Lo dico perché il grande rapporto istituzionale instaurato tra vari livelli, compresi la regione Veneto e lo Stato, ha permesso, nella situazione specifica del Veneto, che dopo l'evento calamitoso dell'8 luglio, sin già dal 17 luglio, dopo la prima informativa della protezione civile, che si era recata nei luoghi, è stato dichiarato lo stato di emergenza. Questo stato di emergenza ha determinato per la protezione civile la possibilità di intervenire nella prima fase, che, come tutti i colleghi sanno, è quella della ricognizione per rimettere in condizioni minime, relativamente alle strutture, alle arterie, alle strade, una serie di elementi e per stabilire che la somma stanziata dei 2 milioni di euro faccia parte della contabilità speciale relativa agli eventi calamitosi.
  Insisto su questo aspetto perché la stessa questione della contabilità speciale è quella norma che ha permesso, ad esempio, nella vicenda altrettanto drammatica del terremoto in Emilia Romagna, di attivare da subito una serie di elementi, derogando anche ad alcune questioni che poi nelle mozioni vengono ricordate, come il pagamento dei volontari, che in questa fase di immediata ricognizione rappresentano uno dei perni centrali.
  Nella stessa ordinanza della protezione civile esistono già delle risposte ai quesiti delle varie mozioni. Io mi voglio soffermare, in particolare, su un tema, che è quello relativo allo smaltimento dei rifiuti. I colleghi sanno che, di fronte a questi eventi, non c’è solo il dolore delle famiglie, le case distrutte, ma ci sono anche elementi che ulteriormente possono aggravare uno stato di pericolosità dell'insieme della tenuta ambientale. Ad esempio, proprio nella mozione dei colleghi della Lega veniva ricordato lo smaltimento di alcuni capannoni che contenevano amianto. Da questo punto di vista, lo stesso Ministro Galletti ha precisato in una sua nota di commento alle mozioni che è bene, del tutto in proroga, immettere questi materiali in una discarica per poi, però, cercare di smantellarli in discariche che possono tutelare l'ambiente.
  Quindi, c’è un'attenzione vera, che è un'attenzione data e dimostrata, ad esempio, nel passaggio successivo, ossia l'allentamento già dal 2015 del Patto di stabilità sugli enti locali.
  Ma credo anche sia importante che noi riflettiamo come in tutti questi passaggi la fase dell'emergenza, l'uso della Protezione civile, le ordinanze, la possibilità di derogare ad alcuni aspetti devono andare di pari passo ad una copertura e ad un'attenzione maggiore che riguardi gli aspetti economici e sociali del disastro che si è prodotto. E credo che questo elemento sia anche legato – ed è l'ultimo punto di questa brevissima premessa e mi scuso anche con i colleghi per la velocità con cui ho espresso una serie di pensieri – fondamentalmente al fatto, come avete ricordato, per ultima la collega del MoVimento 5 Stelle, che noi abbiamo anche un tema, ossia che questi territori non possono essere semplicemente abbandonati ad un'eventualità calamitosa spesso non prevedibile. Ma non c’è dubbio che i segnali che provengono da quelle realtà e in particolare dalla regione Veneto, che era già stata colpita, testimoniano un'attenzione al disastro idrogeologico che non può essere più rinviabile. E credo sia comparsa già in tutti i siti la novità da parte del Governo che domani convocherà presso Palazzo Chigi la prima presentazione dell'apertura di cento cantieri, avendo già fatto una mappatura sui punti in cui c’è un elemento di pericolosità maggiore rispetto ad altri, proprio per prevenire gli elementi del disastro idrogeologico.
  Finito ciò, passo all'espressione dei pareri e sarò velocissima, Presidente.
  Il Governo esprime parere favorevole sulla mozione Cozzolino ed altri n. 1-00962 (Nuova formulazione), a condizione che sia riformulata inserendo, come premessa Pag. 117a tutti gli impegni, la formula di rito: «compatibilmente con le politiche di finanza pubblica», perché è del tutto evidente che non si fanno promesse a vuoto, ma tutto deve avere un'entrata e un'uscita e, quindi, anche una copertura.

  PRESIDENTE. Scusi, sia nella premessa, che negli impegni ?

  SESA AMICI, Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. No, solo negli impegni.
  Il Governo esprime parere favorevole sulla mozione Busin ed altri n. 1-00957 (Nuova formulazione), a condizione che sia riformulata, premettendo anche in questo caso solo agli impegni al Governo le parole: «nel rispetto della compatibilità della finanza pubblica» e premettendo «a valutare l'opportunità di assumere (...)».
  Il Governo esprime parere favorevole sulla mozione Marcon ed altri n. 1-00969, a condizione che sia riformulata inserendo nell'impegno al Governo la formula: «nel rispetto della contabilità di finanza pubblica» e «a valutare l'opportunità della concessione di contributi (...)».
  Il Governo esprime parere favorevole sulla mozione Martella ed altri n. 1-00970 (Nuova formulazione), a condizione che sia riformulata, inserendo la solita premessa rispetto alle questioni degli impegni al Governo, togliendo questa idea di utilizzare immediatamente il fondo. Quindi, il primo impegno risulta essere così: «a valutare, nel rispetto della contabilità di finanza pubblica, l'opportunità di individuare risorse per interventi a favore dei beni pubblici». Inoltre, al sesto capoverso, inserire: «a considerare l'adozione di provvedimenti generali», togliendo l'elemento dell'automaticità. Infine, all'ottavo capoverso, inserire: «a verificare l'idoneità delle misure anti-sciacallaggio già predisposte, prevedendo anche l'eventuale impiego di unità dell'Esercito per la vigilanza a siti e obiettivi sensibili».
  Il Governo esprime parere favorevole sulla mozione Segoni ed altri n. 1-00972 (Nuova formulazione), a condizione che sia riformulata inserendo, come premessa agli impegni al Governo, le parole: «nel rispetto delle politiche di finanza pubblica». Il Governo esprime parere favorevole sulla mozione Brunetta ed altri n. 1-00973, a condizione che sia riformulata sempre aggiungendo la solita premessa agli impegni al Governo. Il Governo esprime parere favorevole sulla mozione Causin e Dorina Bianchi n. 1-00971, a condizione che sia riformulata, inserendo sempre negli impegni la formula: «compatibilmente con le politiche di finanza pubblica». Infine, il Governo esprime parere favorevole sulla mozione Rampelli ed altri n. 1-00974, a condizione che sia riformulata inserendo come premessa agli impegni al Governo la formula di rito: «nel rispetto delle politiche di finanza pubblica».

(Dichiarazioni di voto)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pastorelli. Ne ha facoltà.

  ORESTE PASTORELLI. Grazie signor Presidente, signora rappresentante del Governo, la mozione che oggi insieme ad altri colleghi deputati sottopongo al vostro voto è prima di tutto un atto dovuto nei confronti delle popolazioni venete colpite dagli eventi calamitosi dello scorso 8 luglio. Il violento tornado che ha, infatti, investito la provincia di Venezia impone una risposta immediata ed adeguata da parte delle istituzioni statali. Il Senato ha già contribuito in sede di conversione del decreto-legge n. 78 del 2015 e ora tocca a quest'Aula esigere che il Governo agisca subito a tutela dei nostri concittadini veneti.
  L'Esecutivo – è bene riconoscerlo – si sta muovendo per arginare l'emergenza ma occorre pensare sin da subito anche a quelle misure di medio e lungo termine che consentiranno alle zone colpite di potersi rialzare. In questi frangenti la sospensione o l'esenzione dei tributi, la predisposizione di fondi ad hoc, l'allentamento Pag. 118del Patto di stabilità per i comuni interessati dal disastro, il sostegno ed il recupero dei beni e le attività private presenti su quel territorio sono tutti strumenti di uno Stato che si fa alleato del cittadino e sono la prova della vitalità di quel patto costituzionale che ci lega e garantisce la convivenza. Non solo occorre già pensare al recupero del patrimonio architettonico e culturale costituito nel Veneto nonché a porre in campo efficaci misure, come diceva giustamente l'onorevole rappresentante del Governo, per cercare di contenere i danni e le ferite inferte ad un territorio già prostrato dai precedenti eventi calamitosi. Rispetto a ciò, è chiaro che il Governo è l'organo nel quale necessariamente sono riposte tutte le aspettative sia delle popolazioni oggi in difficoltà sia delle forze politiche che in questa sede le rappresentano. Non deludere tali aspettative è allora essenziale. La mozione che oggi sottoponiamo alla vostra attenzione cerca dunque di orientare l'attività del Governo verso questi obiettivi la cui necessità ed urgenza è sotto gli occhi di tutti. Invito dunque i miei colleghi a prendere atto della grave situazione che sta interessando il Veneto, aggravata in queste ore dalla tragedia provocata dalla frana in Cadore, e dichiaro il voto favorevole alla mozione della componente socialista, essendo adesso più che mai necessaria un'azione di Governo efficace e all'altezza della prova cui il Veneto e l'Italia ancora una volta sono chiamati ad affrontare.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Busin. Ne ha facoltà.

  FILIPPO BUSIN. Mi consenta una brevissima battuta. Non faremo mancare ovviamente il voto favorevole alle mozioni e volevo ribadire che con queste mozioni noi offriamo anche un'occasione al Governo per recuperare perché la risposta del Governo in questo frangente è stata troppo timida nei confronti di un popolo che si è sempre dimostrato in prima linea quando c'era da soccorrere altre popolazioni della penisola e che – voglio ribadirlo – contribuisce con un residuo fiscale di oltre 20 miliardi all'anno al bilancio di questo Stato. La risposta è stata troppo debole, ci aspettiamo di più e ad aumentare anche la distanza che si è creata dopo l'evento calamitoso tra i veneti e il Governo centrale c’è stato anche lo scarso spazio riservato a questo evento dai media nazionali, in particolare la RAI, che l'hanno derubricato quasi ad un forte temporale (assolutamente sproporzionato lo spazio riservato rispetto all'entità dell'evento). Il Governo ha l'occasione di recuperare. Abbiamo indicato come farlo, gli strumenti ci sono. In altre occasioni è stato fatto. La gravità dell'evento lo merita e credo che anche il popolo veneto lo meriti.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Quintarelli. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE STEFANO QUINTARELLI. Grazie, signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Lo autorizzo (La Presidenza lo consente sulla base dei criteri costantemente seguiti).
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcon. Ne ha facoltà.

  GIULIO MARCON. Grazie, Presidente. Avendo rinunciato prima, adesso intervengo in dichiarazione di voto e vorrei esprimere in qualche modo le posizioni di SEL che con questa mozione vuole sollecitare il Governo ad intervenire in modo più deciso per far fronte alle conseguenze così tragiche della tromba d'aria che si è abbattuta lo scorso 8 luglio in Veneto, in particolare nella zona della riviera del Brenta (Mira, Dolo, Pianiga). Ricordo ancora un morto, 90 feriti, 100 milioni di danni, distruzioni e danni a ville e monumenti storici e 500 abitazioni danneggiate e 100 di queste strutture distrutte. Come è stato già ricordato, la tromba Pag. 119d'aria dell'8 luglio che ha colpito la riviera del Brenta è stata classificata dall'ARPA Veneto come di livello F4, il più alto nella scala di rivelazione, con raffiche di vento che sono arrivate fino a 300 chilometri orari. Non è la prima volta che il Veneto viene sconvolto da drammatici eventi atmosferici. Lo scorso anno abbiamo ricordato in quest'aula la bomba d'acqua che ha colpito il comune di Refrontolo nella notte del 2 agosto 2014, causando la morte di quattro persone e numerosi feriti.
  Ricordiamo ancora la tragedia di oggi, altri tre morti in Cadore per una frana gravissima.
  Noi, con la nostra mozione, chiediamo al Governo: primo, di disporre in tempi rapidi la concessione di contributi per la riparazione, il ripristino e la ricostruzione di immobili di edilizia abitativa e a uso produttivo; secondo, di garantire le risorse aggiuntive necessarie per finanziare gli ammortizzatori sociali con riguardo alle aziende e alle attività produttive interessate; terzo, di provvedere ai necessari interventi normativi, in modo da escludere automaticamente dal Patto di stabilità interno e senza la necessaria approvazione di una specifica norma di legge le spese sostenute dai comuni a valere su risorse proprie o su donazioni di terzi; quarto, di promuovere la possibilità di accedere a finanziamenti agevolati assistiti dalla garanzia dello Stato per il pagamento dei tributi, dei contributi e premi da effettuare dopo l'eventuale sospensione dei termini; quinto, di valutare la possibilità di negoziare con l'Unione europea la sospensione del Patto di stabilità per le opere di ricostruzione e un significativo allentamento per le opere di prevenzione; sesto, di prevedere le necessarie misure di snellimento per le procedure burocratiche per le opere di ricostruzione; settimo, di valutare l'opportunità di adottare un provvedimento ad hoc per istituire un fondo, compartecipato dallo Stato, dalle regioni e dagli enti locali, per far fronte alle urgenze dovute e quindi con indennizzi immediati per i danni emergenti; ottavo, di provvedere, attraverso specifiche misure, allo stanziamento delle risorse necessarie al recupero delle ville di valore storico architettonico danneggiate; per ultimo, di rafforzare i meccanismi di allerta meteo in modo da assicurare la necessaria prevenzione anche per il futuro.
  Ora, di fronte agli stimati 100 milioni di euro di danni per questo evento, il Governo ne ha stanziati, ci risulta, molto pochi, solo due, e questo francamente non è accettabile. Sappiamo che in questi anni il Veneto è stato colpito da molti disastri ambientali e calamità naturali e anche oggi, come ricordavo prima, vi è stata l'altra tragedia in Cadore. Disastri che sono stati, spesso, amplificati e aggravati dai cambiamenti climatici, dall'incuria del territorio, dal dissesto idrogeologico, dall'assenza di attività preventive di allerta e più in generale dalla trasformazione di un paesaggio, quello Veneto, sotto i colpi di un'industrializzazione di bassa qualità, del consumo di suolo, di sfruttamento delle risorse.
  Un grande poeta Andrea Zanzotto, a proposito della trasformazione della sua e della nostra amata regione ebbe a dire: oggi abbiamo un paesaggio in cui sembra prevalere la fabbrichetta velenosa, la puzzolente discarica, l'orribile intasamento del traffico a causa dei continui treni di TIR e per l'assatanata velocità di tutti, e i nostri pensieri vanno al monstrum della Pedemontana, una vigna di affari e di tangenti, una specie di futura pista di formula 1 per camioncini e bilici.
  Ecco perché la tromba d'aria dell'8 luglio si aggiunge alle tante altre simboliche trombe d'aria che hanno sconvolto il Veneto in questi decenni, un territorio violentato da un'idea di sviluppo economico che ha anteposto produzioni di bassa qualità, «schèi» maledetti e subito, villini tutto trionfo di cartongesso, infissi di alluminio e cantinette, capannoni mezzi vuoti come funghi, subappalti e false partite IVA come se piovesse, piazze trasformate in rotatorie, studenti di terza media che rimpolpano le statistiche della dispersione scolastica perché trasformati prima in apprendisti e poi, magari, in «paronsin», strade consolari ridotte a nastri Pag. 120trasportatori di merci e a vie di ingresso per replicanti centri commerciali di ineguagliata bruttezza.
  Tutto questo anteposto a un'idea di crescita economica equilibrata, fondata sul rispetto del paesaggio, sulla bellezza, sull'innovazione, sulla qualità ambientale e sociale, sul genius loci. Accanto al territorio è stata violentata anche l'antropologia, almeno di una parte della comunità; risentimento, rancore, cattiveria che sono stati instillati in un popolo strattonato e strumentalizzato dagli imprenditori della paura, trasformata, questa, in preziosa merce elettorale, da utilizzare contro meridionali, immigrati e prima di loro gli italiani, come si diceva una volta. Ma accanto al Veneto della paura, c’è un Veneto che amiamo e che vogliamo ricordare a proposito di questa drammatica successione di eventi, come abbiamo ricordato prima. Quello della cura della propria comunità, della bellezza del suo paesaggio, dell'integrazione e dell'accoglienza, del lavoro e dell'apertura agli altri, come lo fu la Repubblica di Venezia nel corso della sua storia...

  PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Marcon. Onorevole Verini, se lei gentilmente si allontana dal banco del Governo, noi finiamo la seduta...
  Prego, onorevole Marcon.

  GIULIO MARCON. C’è il Veneto di Luigi Meneghello o di Rigoni Stern, di Bandini, di Andrea Zanzotto, il grande Veneto che, grazie al patriota padovano Ippolito Nievo, con il suo capolavoro del Risorgimento «Le confessioni d'un italiano» si apre al mondo e non il Veneto piccolo, piccolo delle gelosie e del proprio asfissiante e angusto contado.
  Il Veneto degli operai di Marghera e di quelli che di Marghera e del «petrolkiller» sono morti per tumori e malattie incurabili, una Marghera che ha dato tanto lavoro ma anche morte a tante persone, tanto far cantare ai musicisti del gruppo reggae dei Pitura Freska, nel ritornello dedicato all'insediamento veneziano: «Marghera sensa fabriche saria più sana ’na jungla de panoce, pomodori e marijuana». Il Veneto degli operai della vecchia Miralanza, delle riviere del Brenta, che in migliaia, l'11 giugno del 1984, accarezzarono con le lacrime, tra due ali di folla, il feretro di Berlinguer, che da Padova procedeva lentamente verso l'aeroporto di Tessera (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). È lo stesso Veneto degli abitanti della Riviera del Brenta, di Mira, di Dolo, di Pianiga, colpiti dal disastro dell'8 luglio. Come ricordavo: 500 famiglie interessate, alcune attività economiche compromesse, con la devastazione di una zona, quella della Riviera del Brenta, di ineguagliabile bellezza paesaggistica ed artistica, di straordinarie ville settecentesche, Villa Fini rasa al suolo, altre splendide ville palladiane danneggiate, capolavori settecenteschi distrutti. Dobbiamo intervenire, ed è passato quasi un mese.
  Concludo. Chiediamo al Governo di non lasciare il Veneto da solo, di non lasciare la Riviera del Brenta da sola, di intervenire e di mettere in condizione enti locali, imprese e cittadini di ricostruire quello che è stato distrutto nella comunità, di riparare i danni, di far ripartire le attività economiche, di ripristinare gli edifici storici, le ville palladiane, di ridare così speranza a un territorio che, se non lasciato solo, sarà in grado di aprirsi.
  Per questo, SEL voterà a favore di tutte le mozioni presentate. E abbiamo noi avanzato nella mozione proposte circostanziate che investono il Patto di stabilità, la finanza locale, gli interventi straordinari da portare avanti. C’è una cosa più importante del rispetto del Patto di stabilità dei burocrati dell'austerità, c’è un patto sociale fatto di aiuto, di solidarietà, di impegno comune con i cittadini, un patto da rispettare soprattutto quando questi sono in drammatica difficoltà, come per la tromba d'aria dell'8 luglio; un impegno e un patto che noi chiediamo al Governo di non dimenticare (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Se non ho capito male, l'onorevole Causin si rimette all'intervento Pag. 121svolto in sede di discussione sulle linee generali, così come mi pare che anche l'onorevole Alberto Giorgetti si rimetta all'intervento svolto in discussione sulle linee generali. Invece penso che l'onorevole Cozzolino intervenga per dichiarazione di voto. Prego, ne ha facoltà.

  EMANUELE COZZOLINO. Mi dispiace. Signor Presidente, rappresentante del Governo, l'8 luglio scorso, come è stato detto già molte volte nel corso di questo dibattito e anche in precedenza, la Riviera del Brenta è stata duramente colpita da un tornando, che, per intensità, ha eguagliato il tifone Katrina, che devastò nel 2005 la città di New Orleans. Dolo, Pianiga e Mira sono città che non hanno la stessa fama di New Orleans, non sono conosciute per il jazz ma hanno subito danni molto gravi, a seguito della tromba d'aria che le ha travolte quasi un mese fa. Sono state danneggiate o totalmente distrutte abitazioni, attività produttive, esercizi commerciali, edifici di grande valore storico-artistico, come le ville venete della Riviera del Brenta, che rientrano nell'elenco dei siti riconosciuti dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità.
  In poche parole, si può affermare che un'intera comunità è stata colpita da un cataclisma naturale e messa al tappeto in quelle che sono le sue funzioni abituali e fondamentali: avere un tetto sulla testa, poter tornare alla propria casa, andare a lavorare e produrre. I danni economici sono stati ingenti e ad oggi, come più volte ribadito dal governatore della regione Veneto, si aggirano intorno ai 90 milioni di euro. Dopo un primo momento di sbandamento e di inevitabile sconforto, le popolazioni colpite dalla tromba d'aria si sono rimboccate le maniche e hanno iniziato subito a lavorare, come abitudine consolidata dei veneti, per sgomberare le macerie e rimettere in attività tutto ciò che era possibile. Se da parte dei cittadini di Dolo, Pianiga e Mira c’è stata una pronta reazione e anche i primi cittadini hanno subito tentato di utilizzare tutti gli strumenti possibili per mettere mano alla situazione difficile – sono stati ad esempio attivati immediatamente conti correnti di raccolta fondi, che hanno ottenuto un buon risultato –, se da parte della stessa regione Veneto – va riconosciuto – c’è stata attenzione immediata, purtroppo lo stesso non si può dire per lo Stato centrale e per Roma. Ovviamente, con una delibera del 17 luglio, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza, ma questo è un atto più che dovuto. Con la dichiarazione di emergenza, però, lo stanziamento previsto per consentire i primi interventi è stato abbastanza esiguo, per non dire assolutamente scarso: 2 milioni di euro da ripartire tra quattro comuni, i tre rivieraschi più Cortina d'Ampezzo.
  Chi segue un po’ le emergenze e l'uso del Fondo nazionale per le emergenze sa bene che i fondi per la ricostruzione vera, per il sostegno ai territori colpiti da calamità naturale, non possono arrivare da questo Fondo, che viene solitamente utilizzato per stanziare risorse per i primi interventi urgenti nell'immediato. Però, se andiamo a guardare le deliberazioni sugli stati di emergenza, anche solo dell'anno scorso, è abbastanza evidente che la bilancia penda abbondantemente in direzione diversa da quella dei comuni veneti. Giacché parliamo di emergenze, vorrei anche segnalare che, ad oggi, non risulta adottato, dal capo dipartimento della Protezione civile, alcuna ordinanza per i primi interventi urgenti, ovvero quell'atto operativo che procede all'individuazione di un commissario, all'apertura di una contabilità speciale e all'avvio di quelle operazioni che servono a utilizzare i fondi stanziati dal Consiglio dei ministri.
  In Gazzetta Ufficiale, almeno fino alla data del 4 agosto 2015, non c’è nulla. Sul sito della Protezione civile stessa cosa, anzi non si fa neanche cenno in nessuna sezione alla tromba d'aria che ha colpito i tre comuni. Ho letto dal sito della Protezione civile che Curcio ieri ha visitato le sale operative di Expo, se magari trovasse cinque minuti per scrivere o far scrivere anche l'ordinanza sui primi interventi urgenti per i nostri comuni ci farebbe un favore e sarebbe cosa utile.Pag. 122
  Tornando ai provvedimenti dello Stato centrale ad oggi c’è stato molto, molto poco. Nel decreto-legge enti locali, convertito ieri, non vi è stato spazio se non per un timido allentamento del Patto di stabilità, che detto in parole povere non significa altro che Roma consente a Dolo, Pianiga e Mira di mettere le mani nelle loro tasche e tirare fuori i loro soldi per pagarsi i primi danni di quello che è successo. Il Governo ieri è stato avaro anche in sede di ordini del giorno, e per fortuna che a dare i pareri c'era un viceministro del posto come Baretta, che a parole sulla stampa locale nei giorni precedenti era stato assai più prodigo.
  Colleghi, la guerra tra poveri e sventurati non è solo brutta, ma, in primo luogo, inutile per tutti. Eppure almeno per ora è impossibile non guardare le altre emergenze del passato e, fatte le dovute proporzioni della vastità dei danni, non notare un evidente disparità di trattamento, almeno per ora. C’è chi si è scandalizzato e ha criticato l'ipotesi avanzata dal Governatore Zaia di aumentare in regione l'accisa sui carburanti per reperire fondi, ma, se Roma non tira fuori neanche un centesimo di soldi veri, come ha fatto per molte altre emergenze, le risorse da qualche parte vanno trovate, sempre che, ovviamente, non si vogliano abbandonare i comuni di Dolo, Pianiga e Mira al loro destino.
  Colleghi, queste mozioni che a breve andremo a votare sono oggi purtroppo gli unici atti su quanto accaduto l'8 luglio scorso. Dico purtroppo perché sono atti di indirizzo e non norme di legge. Se questo dibattito si sta svolgendo ed è doveroso che si svolga è perché il Movimento 5 Stelle ne ha imposto la calendarizzazione in sede di Conferenza dei Presidenti di gruppo nella propria quota dei tempi in calendario. Tutto questo è abbastanza sorprendente, e qui rivolgo una critica soprattutto ai gruppi di maggioranza, perché, se andiamo a vedere le mozioni che sono state abbinate negli impegni, dicono tutte più o meno le stesse cose. Ovviamente questo è positivo, perché riteniamo che l'impegno ad intervenire sarà più forte e stringente nei confronti del Governo ed è per questo che il gruppo del Movimento 5 Stelle dichiara il voto favorevole nei confronti di tutte le mozioni presentate, oltre che ovviamente il voto favorevole per la propria mozione.
  Colleghi, concludendo, mi auguro davvero che il Governo saprà cogliere il messaggio proveniente da queste mozioni, che è un invito a fare qualcosa di concreto e soprattutto a farlo in tempi rapidi. Io vivo proprio in quei territori colpiti dalla tromba d'aria e vi posso dire che la situazione è difficile perché i danni sono stati ingenti. Uno Stato, una vera comunità nazionale, al di là dei discorsi di bandiera e delle ideologie o delle propagande più o meno autonomiste, più o meno centraliste, più o meno federaliste, dimostra di essere tale soprattutto nei momenti di difficoltà. È nei momenti dell'emergenza e del bisogno che si dimostra ai cittadini che fanno tutti parte di una stessa comunità, di un'unica famiglia, nella quale magari vi sono abitudini e dialetti diversi, ma ci si aiuta sempre l'uno con l'altro senza differenze. È il momento di dimostrare alle genti di dolo, Pianiga e Mira che lo Stato non li ha lasciati soli e non lo farà in futuro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mognato. Ne ha facoltà.

  MICHELE MOGNATO. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, consegnerò il mio intervento, tuttavia voglio sottolineare che la risposta del Governo è stata immediata e concreta. Sono state stanziate le prime risorse in attesa che vengano realmente quantificati i danni. È stato allentato il Patto di stabilità e quindi si è data una risposta pronta e concreta. Pur consapevoli che si tratta di eventi meteorologici estremi, causati anche dai cambiamenti climatici dovuti all'aumento della temperatura del nostro pianeta, bisogna agire nel campo della prevenzione. Ogni euro speso in prevenzione può far risparmiare fino a Pag. 123cento euro in riparazione dei danni. Questo è il ruolo della struttura di missione costituita dalla Presidenza del Consiglio dei ministri impegnata nella battaglia contro il dissesto idrogeologico. Interventi concreti nella prevenzione delle criticità possono superare la logica dell'emergenza. Annunciando il voto favorevole a nome del gruppo del Partito Democratico alla mozione a prima firma Martella e sottoscritta dai parlamentari veneti e di tutte le altre mozioni, siamo certi che gli impegni presi dal Governo saranno rispettati affinché le risorse per la ricostruzione arrivino in tempi brevi. Oggi, ancora di più, chiediamo l'attenzione e l'aiuto ai comuni del Cadore dopo tutto quello che è successo in queste ore. È necessaria la piena collaborazione tra i diversi livelli istituzionali e per questo ci rivolgiamo a chi oggi ha responsabilità di governo nel Veneto affinché faccia il suo mestiere.
  La campagna elettorale è finita da un paio di mesi, ora bisogna rimboccarsi le maniche e aiutare le persone e le attività economiche produttive colpite da questi eventi meteorologici estremi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Prataviera. Ne ha facoltà.

  EMANUELE PRATAVIERA. Signor Presidente, come parlamentari del «Fare» non abbiamo presentato mozioni, però come parlamentari veneti credo che avremmo dovuto presentare un'unica mozione unitaria per il rispetto del popolo veneto, per la dignità con cui ha reagito e la solidarietà che sta dimostrando. Colleghi, ormai le parole contano poco per quella gente; è già passato un mese e non possiamo permettere che i cittadini vengano abbandonati. Di fronte a queste disgrazie dobbiamo lavorare uniti. Questo è stato un banco di prova che, ancora una volta, ha visto la politica veneta – non mi vergogno di dire – fallire. Abbiamo fallito una possibilità unica di poter lavorare assieme e questo purtroppo potrà pesare sulle spalle dei cittadini. Però, io potrò dire: ci ho provato, anche se questo sicuramente non basta. Noi abbiamo firmato la mozione della Lega Nord per dare forza a chi sta governando il Veneto e per evitare in tutti i modi che venga introdotta l'accisa sulla benzina di 7,5 centesimi così come proposto dal governatore Luca Zaia. Il Veneto non deve arrangiarsi, il Veneto deve pretendere ciò che gli spetta e i veneti devono rialzare la testa.

  PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazioni)

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Come da prassi le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Cozzolino ed altri n. 1-00962 (Nuova formulazione) come riformulata su richiesta del Governo e su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Palese... Fanucci
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  346   
   Maggioranza  174   
    Hanno votato  346    

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (Il deputato D'Agostino e la deputata Vezzali hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Busin ed altri n. 1-00957 (Nuova formulazione) come riformulata su richiesta del Pag. 124Governo e per quanto non assorbita dalla precedente votazione su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Malisani... Carbone... Mognato
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  350   
   Maggioranza  176   
    Hanno votato  350    

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (Il deputato D'Agostino ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Marcon ed altri n. 1-00969, come riformulata su richiesta del Governo e per quanto non assorbita dalle precedenti votazioni e su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Montroni... Rampi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  349   
   Maggioranza  175   
    Hanno votato  349    

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Martella ed altri n. 1-00970 (Nuova formulazione) come riformulata su richiesta del Governo e per quanto non assorbita dalle precedenti votazioni e su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  347   
   Maggioranza  174   
    Hanno votato sì
 345    
    Hanno votato no   2    

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (Il deputato Fiano ha segnalato che ha erroneamente votato contro, mentre avrebbe voluto votare a favore).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Causin e Dorina Bianchi n. 1-00971, come riformulata su richiesta del Governo, per quanto non assorbita dalle precedenti votazioni, sulla quale il Governo ha espresso parere favorevole.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Montroni, Frusone, Spadoni, Capelli, Nissoli Fitzgerald...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  352   
   Maggioranza  177   
    Hanno votato  352.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Segoni ed altri n. 1-00972 (Nuova formulazione), come riformulata su richiesta del Governo, per quanto non assorbita dalle precedenti votazioni, sulla quale il Governo ha espresso parere favorevole.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Peluffo, Luigi Gallo, Carloni, Fanucci, Vignali...Pag. 125
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  353   
   Votanti  352   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  177   
    Hanno votato  352.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Brunetta ed altri n. 1-00973, come riformulata su richiesta del Governo, per quanto non assorbita dalle precedenti votazioni, sulla quale il Governo ha espresso parere favorevole.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Palese, Piccoli Nardelli, Cani, Sorial...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  352   
   Maggioranza  177   
    Hanno votato  352.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Colleghi, prima di passare all'ultimo voto, penso di interpretare il sentimento di tutti voi nel dare un vivo ringraziamento a tutto il personale della Camera (Applausi), che ci ha accompagnati in questi mesi, dai tecnici agli assistenti parlamentari, ai segretari, ai documentaristi, ai consiglieri, che ci hanno consentito di fare uno straordinario lavoro anche di fatica, al di là di come la si vede. In questo senso penso di poter rivolgere un ringraziamento a tutti noi, sia di maggioranza sia di opposizione, per il grande lavoro che, dalle parti diverse nelle quali ci siamo trovati, però, abbiamo fatto in questi mesi e credo che tutti insieme ci siamo probabilmente meritati, quest'anno un po’ di più degli altri anni, qualche giorno di riposo.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Rampelli ed altri n. 1-00974, come riformulata su richiesta del Governo, per quanto non assorbita dalle precedenti votazioni, sulla quale il Governo ha espresso parere favorevole.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Palese, Giuliani, Giampaolo Galli...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  335   
   Votanti  333   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  167   
    Hanno votato  333.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (La deputata Malisani ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Colleghi, molti di voi possono guadagnare l'uscita dall'Aula tranquillamente, alcuni devono rimanere perché noi andiamo avanti.

Discussione del testo unificato delle proposte di legge: Braga ed altri; Segoni ed altri; Zaratti e Pellegrino: Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile (A.C. 2607-2972-3099-A) (ore 19,45).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge d'iniziativa dei deputati Braga ed altri; Segoni ed altri; Zaratti e Pellegrino: Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile.
  Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per la discussione sulle linee generali è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 4 agosto 2015.

Pag. 126

(Discussione sulle linee generali – A.C. 2607-A ed abbinate)

  PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
  Avverto che il presidente del gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento.
  Avverto, altresì, che la VIII Commissione (Ambiente) si intende autorizzata a riferire oralmente.
  Ha facoltà di intervenire – e la prego magari di guadagnare il banco del Comitato dei nove – la relatrice per la maggioranza, onorevole Mariani.
  Colleghi, vi pregherei adesso veramente, se è possibile, di guadagnare rapidamente l'uscita per fare in modo che chi deve continuare possa farlo in una condizione possibile. Vi ringrazio molto. Prego, onorevole Mariani.

  RAFFAELLA MARIANI, Relatrice per la maggioranza. Grazie Presidente, l'Assemblea avvia oggi l'esame del testo unificato delle proposte di legge n. 2607, di iniziativa dei deputati Braga ed altri, n. 2972, di iniziativa dei deputati Segoni ed altri e n. 3099 di iniziativa dei deputati Zaratti e Pellegrino, che delega il Governo al riordino e all'integrazione delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile.
  È opportuno, in premessa, sottolineare il contesto istituzionale di profonda ridefinizione degli assetti e dell'organizzazione dello Stato, delle regioni e degli enti locali in cui si inserisce la modifica e l'integrazione della normativa in materia di protezione civile attraverso lo strumento della legge delega al Governo con l'obiettivo di mantenere la priorità assoluta della sicurezza dei cittadini...

  PRESIDENTE. Onorevole Mariani, attenda. Colleghi, veramente vi pregherei: possiamo per favore salutarci fuori dall'Aula e lasciare che la relatrice riesca a parlare, gentilmente ? O devo cominciare a chiamare uno per uno ? Decidiamo. Prego, onorevole Mariani.

  RAFFAELLA MARIANI, Relatrice per la maggioranza... e delle imprese, rendere omogenea l'applicazione delle norme nella gestione e nel superamento delle emergenze, indicare con certezza le misure applicabili per favorire il ritorno alla normalità dopo gravi calamità, coordinare al meglio responsabilità centrali e territoriali nell'intero Paese, recuperare i ritardi verificatisi, nonché costruire le condizioni per ridurre preventivamente l'effetto di rischi rilevanti.
  La scelta dello strumento della legge delega in cui il Parlamento definisce ambiti ampi di intervento e principi e criteri entro i quali riordinare, semplificare, ed attualizzare la normativa di supporto al sistema nazionale della protezione civile, persegue l'obiettivo di coniugare il necessario coordinamento dell'attività del Governo e del Parlamento con l'approvazione in tempi rapidi del riordino, tenuto conto peraltro dell'evoluzione normativa che ha caratterizzato in questi anni il settore della protezione civile.
  Dal 1992, anno della pubblicazione della legge n. 225, che ha avuto il grandissimo pregio di costruire il primo quadro organico ed omogeneo di riferimento ancora molto attuale, il nostro Paese è stato soggetto a decine di calamità naturali e causate dall'azione umana, per le quali lo Stato ha attivato procedure di emergenza e misure di sostegno che hanno costituito occasione per un proliferare eccessivo di norme primarie e ordinanze conseguenti, la cui somma oggi appare parcellizzata e disomogenea.
  L'effetto più eclatante è, infatti, l'inapplicabilità e la non trasferibilità di alcune misure costruite per specifiche situazioni nel contesto generale con giustificabili dubbi sull'efficacia e sull'equità per i cittadini.
  La discussione politico-istituzionale nel corso degli anni si è molto concentrata nel definire le opzioni da privilegiare nel caso di eventi calamitosi che hanno compromesso Pag. 127la vita dei cittadini, i loro beni primari e il sistema economico-sociale di importanti regioni, città storiche, territori minori e disagiati. Il confronto si è sviluppato in maniera altalenante sull'opportunità di destinare alla singola peculiarità una legge di riferimento o piuttosto su quella di operare direttamente con schemi più semplici attraverso l'utilizzo di ordinanze della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei commissari delegati.
  In questo senso, Presidente, per elencare i dettagli e il prosieguo della descrizione del provvedimento, chiederei l'autorizzazione a consegnare il testo integrale della mia relazione, anche per rilevare, dopo il lavoro di ascolto dei gruppi, ulteriori contributi che possano permettere di giungere ad una rapida approvazione del provvedimento. Quindi, consegno la mia relazione. Grazie.

  PRESIDENTE. È certamente autorizzata e la ringrazio io.
  Ha facoltà di intervenire il relatore di minoranza, Grimoldi, di cui constato l'assenza: s'intende che vi abbia rinunciato.
  Prendo atto che il rappresentante del Governo si riserva di intervenire in sede di replica.
  È iscritta a parlare l'onorevole Braga. Ne ha facoltà.

  CHIARA BRAGA. Signor Presidente, anch'io annuncio che consegnerò il mio intervento. Approfitto solo di questi tre minuti per precisare il senso di questo provvedimento di legge delega, che non è certo quello di sovvertire un sistema come quello della Protezione civile, che funziona e che ha già saputo riformarsi negli anni recenti, ma al contrario di affrontare in un contesto adeguato, che abbiamo ritenuto essere quello della legge delega, alcune criticità con cui il sistema si trova a fare i conti ogni qual volta si manifesti uno stato di emergenza.
  Allora, una delle prime questioni riguarda proprio l'adeguatezza del quadro normativo vigente, che è stato oggetto e frutto di molte modifiche e integrazioni, che si sono rese necessarie, di volta in volta, per dare risposta alle calamità, tutte con lo scopo meritorio di creare le condizioni migliori per dare una risposta ai cittadini e alle imprese, ma che anche hanno restituito un quadro disorganico e disomogeneo, con l'effetto di generare anche il rischio di una sperequazione non voluta tra cittadini appartenenti ad aree territoriali diverse.
  L'altro aspetto riguarda il tema della prevenzione: noi crediamo che protezione civile sia certamente capacità di intervenire nel momento in cui si verifica una calamità, ma è anche tutto quello che sta a monte, e quindi prevenzione, conoscenza, previsione e consapevolezza del rischio. E, poi, l'altra questione delle risorse, di cui anche oggi, in quest'Aula, abbiamo discusso in relazione agli eventi del Veneto.
  Per questo, uno dei punti chiave e fondamentali della legge delega riguarda proprio la disciplina organica degli strumenti nazionali di finanziamento per l'esercizio delle funzioni di protezione civile. Noi crediamo che attraverso questa iniziativa possiamo operare un serio lavoro di riordino delle disposizioni legislative, da fare nei tempi e nelle modalità più opportune. Quindi, non interventi parziali, magari sotto l'onda emotiva di qualche calamità, ma, invece, un confronto che, con tutti i soggetti che fanno parte del sistema, possa portare a un testo unico, capace di rendere chiari strumenti, ruoli e responsabilità.
  Il percorso che abbiamo fatto fin qui, grazie anche al contributo delle audizioni, è stato molto positivo. Ci auguriamo che anche il prosieguo di questo lavoro possa consentire di dare risposte alle aspettative di riforma di un servizio che rappresenta un'eccellenza, perché noi vogliamo essere in grado di dare le risposte migliori ai cittadini proprio nei momenti di maggiore criticità ed emergenza. Consegno il resto del mio intervento (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

  PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Terzoni. Ne ha facoltà.

Pag. 128

  PATRIZIA TERZONI. Grazie, Presidente. Visti gli impegni dell'Ufficio di Presidenza, consegno, come hanno fatto gli altri colleghi, il testo completo (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti), ma voglio ribadire alcuni concetti, su cui poter porre l'attenzione.
  Non abbiamo presentato una proposta di legge delega, perché non ci fidiamo di questo Governo Renzi, ma siamo comunque entrati nel merito ed abbiamo proposto alcune modifiche, che in parte sono state accettate.
  Mi riferisco, ad esempio, alla revisione periodica dei piani di emergenza e alla loro valutazione, come alla proposta di individuare modalità di reperimento delle forniture di beni di prima necessità, di servizi e materiali necessari nella fase d'emergenza direttamente in loco, proprio per sostenere fin da subito l'economia del territorio colpito, e altre piccole modifiche.
  Ma siamo qui, inoltre, per chiedere di valutare alcune altre proposte, come, ad esempio, quella di escludere la possibilità di derogare ad alcune norme, come, ad esempio, la norma sulla responsabilità penale ed amministrativa, sulla sicurezza del lavoro, sulla tutela ambientale, di specificare fin da subito le disposizioni che sono parzialmente derogabili e di definire questi casi.
  Questo per prevenire non pochi problemi giudiziari e gli ingenti danni economici ed ambientali che si realizzano sempre con l'abuso dello strumento derogatorio.
  Chiedo anche di valutare la nostra proposta sull'uso del volontariato, perché per noi deve essere elevato al vero compito di prevenzione e soccorso, e non deve essere utilizzato per mancanze o deficit dell'ordinaria amministrazione.
  Inoltre, e questa è una cosa molto importante, vista anche la mozione sul Veneto che abbiamo appena votato, quella di rendere strutturali i criteri e le metodologie per l'erogazione di agevolazioni, contributi e forme di ristoro per le popolazioni colpite dall'evento calamitoso; questo è necessario anche per correre subito in aiuto di queste persone.
  Inoltre, è necessario che i piani di emergenza vengano considerati come uno strumento sovraordinato di pianificazione, necessario per l'adozione di qualunque altro strumento urbanistico locale.
  Ciò perché deve essere chiaro che il concetto della prevenzione deve partire non solo da una cultura personale, ma anche dall'organizzazione e dalla gestione del territorio in cui si vive, e qualsiasi piano urbanistico va coordinato al meglio con il piano di emergenza, così da avere un'ottimizzazione dell'efficienza e dell'autoritatività di questi.
  Concludo, dicendo che la votazione di queste modifiche avverrà con l'avvicinarsi dell'autunno, quando inizieranno anche le prime piogge e ritorneranno a galla tutti i problemi della mala gestione del territorio italiano. Sarà l'ennesimo autunno caldo per molti italiani, i quali si troveranno sommersi da acqua e fango, e credo che sia opportuno dare loro un segnale, accettando queste proposte.
  Proposte che, ribadisco, sono necessarie per aiutare concretamente, fin da subito, i nostri concittadini. Quindi, rifletteteci sotto l'ombrellone, e buone ferie a tutti.

  PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Dorina Bianchi che era iscritta a parlare: si intende che vi abbia rinunziato.
  È iscritto a parlare l'onorevole Monchiero. Ne ha facoltà.

  GIOVANNI MONCHIERO. Intervengo solo per sottolineare la necessità, l'urgenza e l'opportunità di questa di legge delega, che consentirà al Governo di riordinare una materia abbastanza complessa della cui necessità, come hanno già sottolineato i colleghi, tutti sentiamo il bisogno. Detto questo, chiedo di poter consegnare il mio intervento.

Pag. 129

  PRESIDENTE. È certamente autorizzato anche lei, onorevole Monchiero sulla base dei criteri costantemente seguiti.
  È iscritto a parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.

  FILIBERTO ZARATTI. Grazie Presidente, anch'io consegnerò il mio intervento, voglio soltanto dire due frasi in premessa. Il Governo ha scelto la forma della legge delega, noi avremmo preferito, invece, una legge fatta in Aula, perché crediamo che, ancora una volta, il ruolo centrale del Parlamento venga sottodimensionato.
  Ciononostante, anche noi abbiamo presentato una nostra proposta di legge che, in qualche modo, in minima parte, è confluita nel testo che è arrivato in Aula. Alcuni nostri emendamenti sono stati ulteriormente inseriti, speriamo che nella fase di discussione che l'Aula affronterà a settembre, ci sarà la possibilità di migliorare ulteriormente questo testo.
  Come preannunziato, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale del mio intervento (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Segoni. Ne ha facoltà.

  SAMUELE SEGONI. Grazie Presidente, questa è la prima proposta di legge di Alternativa Libera che approda in Aula. Quindi, capirete che ci tengo moltissimo a questo intervento, pertanto chiedo di consegnarlo alla Presidenza di modo che venga fedelmente riportato agli atti, scrivendo tutte le lettere «C» che altrimenti avrei aspirato, grazie.

  PRESIDENTE. Ovviamente è autorizzato anche lei. Sulla base dei criteri costantemente seguiti.
  Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche dei relatori e del Governo – A.C. 2607-A ed abbinate)

  PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Grimoldi, relatore di minoranza, quindi evidentemente non intende replicare.
  Prendo atto che la relatrice per la maggioranza, Mariani, e il rappresentante del Governo, rinunziano alla replica.
  Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Modifica nella composizione dell'ufficio di presidenza di un gruppo parlamentare (ore 19,55).

  PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data odierna, il presidente del gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle, Federico D'Incà, ha reso noto che a decorrere dal 6 agosto 2015 assumerà le funzioni di vicepresidente vicario, in sostituzione della deputata Francesca Businarolo, il deputato Girgis Giorgio Sorial, che assolverà anche alla funzione di portavoce del gruppo, secondo quanto previsto dal relativo statuto, ferma restando la titolarità, in capo al deputato D'Incà, della carica di presidente del gruppo stesso.

Modifica nella composizione di gruppi parlamentari.

  PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data odierna, l'onorevole Carmelo Lo Monte, già iscritto al gruppo parlamentare Per l'Italia-Centro Democratico, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Misto, cui risulta pertanto iscritto.

Approvazione in Commissione.

  PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta di oggi, mercoledì 5 agosto 2015, la XIII Commissione permanente (Agricoltura) ha approvato, in sede legislativa, la seguente proposta di legge: S. 1568 – Pag. 130Fiorio ed altri; Russo e Faenzi; Franco Bordo e Palazzotto; Zaccagnini ed altri, Schullian ed altri: «Disposizioni in materia di agricoltura sociale» (approvata, in un testo unificato, dalla Camera e modificata dal Senato) (A.C. 303-760-903-1019-1020-B).

Modifica nella composizione della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale.

  PRESIDENTE. Comunico che il Presidente del Senato della Repubblica ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale la senatrice Patrizia Bisinella, in sostituzione del senatore Francesco Molinari, dimissionario.

Sull'ordine dei lavori e per la risposta a strumenti del sindacato ispettivo (ore 20).

  IRENE MANZI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  IRENE MANZI. Grazie, signor Presidente, prendo la parola, come già fatto da altri colleghi nelle sedute precedenti in queste settimane, per sollecitare il Governo ad affrontare e risolvere il problema della cosiddetta «opzione donna».
  La legge del 2004 e la successiva legge Fornero del 2011 hanno garantito fino al 31 dicembre 2015 la possibilità per le lavoratrici di andare in pensione a 57 anni, con 35 anni di contributi, e a 58, per le lavoratrici autonome, purché optino per il calcolo contributivo dell'assegno pensionistico. Purtroppo, le circolari dell'INPS del 2012, di fatto, hanno ristretto il periodo di sperimentazione richiedendone la maturazione entro il 2014 ed escludendo, di fatto, lavoratrici che lo avrebbero maturato nel 2015, eludendo così l'applicazione di una normativa tuttora vigente.
  Di fatto, un'amplia platea di lavoratrici, in base a queste circolari, risulta esclusa dall'accesso alla pensione, pur avendone diritto in base alla legge. Presidente, noi chiediamo che il Governo intervenga, non è solo una questione di natura tecnica o di limitato interesse. C’è una class action aperta nei confronti del Ministero del lavoro e dell'INPS. C’è una risoluzione con cui il Parlamento nel 2013 ha sollecitato il Governo. Ci sono significative prese di posizione a favore di opzione donna da parte di numerosi comitati regionali e provinciali dell'INPS.
  È una richiesta di giustizia sociale quella che rivolgiamo al Governo, sorretta da semplici e buone ragioni, per evitare inutili contenziosi, per dare risposta a lavoratrici prive di tutela in questo momento, per liberare posti di lavoro per nuove assunzioni nel settore pubblico e privato, consentendo l'ingresso di nuove energie e competenze professionali e permettendo una positiva riorganizzazione dell'intera pubblica amministrazione, per lasciare alle persone la libertà di scegliere del loro futuro e della loro vita in modo onesto, visto che le beneficiare, a fronte dell'anticipo, rinunceranno ad una quota significativa della propria pensione.

  PRESIDENTE. Concluda, onorevole Manzi.

  IRENE MANZI. Ed è per questo che sollecitiamo con urgenza l'intervento del Governo.

  ROBERTO RAMPI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ROBERTO RAMPI. Presidente, come la collega poco fa e come molte colleghe e qualche collega nei giorni scorsi, ho ritenuto anch'io di sollecitare in quest'Aula il Governo rispetto alla cosiddetta opzione donna.
  Credo che ci siano molte ragioni, di natura tecnica sicuramente, ma in realtà soprattutto di natura politica. Innanzitutto con quella sperimentazione si cercò di riconoscere un fatto, che riguarda in particolare le lavoratrici. Penso a tante donne italiane che, oltre al loro lavoro ufficialmente Pag. 131riconosciuto, svolgono nella vita una serie di altri lavori non riconosciuti, lavori di cura della casa, dei figli, nella cura delle persone anziane. A queste donne, che molto spesso proprio per questa ragione non hanno raggiunto integralmente le possibilità contributive e retributive, è stata aperta una possibilità e un'opzione che riguarda una loro scelta individuale, rinunciare a qualche cosa di più che potrebbero forse un giorno avere, per avere subito qualche cosa che ritengono di avere già maturato.
  Ma c’è una seconda ragione, Presidente, che riguarda un po’ tutta la nostra attività. Questo è uno di quei casi in cui il Parlamento fa una norma e poi, nelle more dell'interpretazione di quella norma e magari in un mutato contesto e clima politica, la norma viene di fatto modificata nel suo corso. Questo toglie credibilità e fiducia da parte dei cittadini alla politica. Per questa ragione io credo che il Governo debba intervenire e debba raccogliere le tante sollecitazioni in questo senso.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Signor Presidente, solo per una rettifica molto semplice. Nel mio intervento nella seduta antimeridiana, parlando del rinvio al giudizio dell'ex presidente della regione Puglia, Vendola, parlavo del reato di disastro ambientale. In realtà, il reato per il quale l'ex presidente della regione Puglia è stato rinviato a giudizio è quello di concussione aggravata. Quindi vorrei lasciare agli atti questa modifica.

  GIRGIS GIORGIO SORIAL. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIRGIS GIORGIO SORIAL. Grazie Presidente, oggi abbiamo appreso che il Presidente del Consiglio Renzi augura buone feste ai parlamentari del Partito Democratico attraverso una lettera in cui gli augura delle vacanze molto meritate. Sì, meritate ! Allora cogliamo l'occasione di augurare anche noi qualcosa ai deputati del Partito Democratico e lo facciamo attraverso la Presidenza.
  Carissimi parlamentari del Partito Democratico, fra qualche ora sarete in vacanza per una pausa più lunga della maggior parte di quella che potranno permettersi gli italiani, costretti anche quest'anno a dovere incorrere, in qualsiasi momento dell'anno, lavori e lavoretti pur di riuscire a portare a casa lo stipendio. Mi permetto di dire vacanza non meritata. Assolutamente non meritata, perché se vi voltaste un attimo indietro trovereste un Paese distrutto dalla vostra irresponsabilità e dalla vostra disonestà.
  Lo dico senza giri di parole, perché è vergognoso chi dice il contrario. Siete riusciti ad affossare la situazione economica sociale e culturale del Paese. E se guardaste a cosa avete fatto, vi rendereste conto di essere direttamente corresponsabili delle peggiori riforme portate avanti in questo Paese, dalla distruzione della scuola pubblica al precariato spinto del Jobs act, dalla distruzione del nostro territorio attraverso lo sblocca Italia al prelievo di risorse dalla sanità pubblica. E non dimentichiamo il salvataggio dei vostri privilegi, del vostro sistema e della vostra casta. Io debbo e voglio dirvi grazie al vostro spudorato e dannato senso menzognero e alla vostra disonestà, che ha permesso...

  PRESIDENTE. No, onorevole Sorial, è la seconda volta che lei pronuncia questa parola. Non le consento di dire che qui dentro ci sono persone disoneste, sennò sono costretto a toglierle i venti secondi che le rimangono. Decida lei, prego.

  GIRGIS GIORGIO SORIAL. Diversamente onesti, allora, che non sono disonesti. E ringrazio la vostra ipocrisia, perché se avete fatto tutto questo in dodici mesi i cittadini italiani hanno imparato a conoscervi e a capire con senso critico chi siete e cosa avete fatto. Per questo motivo Pag. 132siamo fieri di aver portato anche oggi a casa l'abolizione di un vostro privilegio: abbiamo eliminato dal bilancio della Camera la spesa per i viaggi dei deputati non rieletti. E continueremo a lavorare per rimettere a...

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Colletti, che però non è in Aula, quindi si intende vi abbia rinunciato.

  LUIGI GALLO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  LUIGI GALLO. Grazie, Presidente. Voglio augurare buone vacanze al Ministro Franceschini, becchino del Ministero dei beni culturali.

  PRESIDENTE. Onorevole Gallo, potrebbe gentilmente usare un linguaggio con il quale rappresentare le sue opinioni politiche senza necessariamente usare parole non consone a quest'Aula ? Grazie.

  LUIGI GALLO. Grazie al micidiale articolo 8 della legge Madia sulla pubblica amministrazione, le sovrintendenze confluiranno nelle prefetture. E se non riusciranno ad evadere una pratica entro novanta giorni, si intenderà che abbiano detto «sì» a qualunque cosa contenesse quella pratica. Insomma, il discorso del Presidente del Consiglio sulla cultura dal Giappone suona come l'estrema unzione dei nostri beni culturali.
  Voglio ricordare le slide della propaganda renziana, pagata con i soldi pubblici. Una dice: «È vero che i sovrintendenti saranno sottoposti all'autorità dei prefetti ? No, sul territorio ci sarà un ufficio unico del territorio, nel quale il prefetto avrà un ruolo di direzione, che non significa funzione di comando». Se qualcuno dirige qualcosa, esercita un'autorità. Il fatto che non comandi attiene allo stile, non alla sostanza. Dunque, la risposta è «sì»: i prefetti dirigeranno i sovrintendenti, gli stessi prefetti che sono sotto il controllo indecente di Alfano.
  Un'altra slide sostiene che la regola del silenzio assenso non favorirà la cementificazione selvaggia, ma significherà più responsabilità per le amministrazioni nell'assicurare maggior tutela del paesaggio, dei beni culturali e ambientali. Eppure, i sovrintendenti sono bloccati dal turn over, non hanno più mezzi, non c’è neanche la carta, ma il nostro Presidente del Consiglio prende l'elicottero per andare alla Festa dell'Unità.
  Ieri il consiglio superiore dei beni culturali, massimo organo tecnico del Ministero dei beni culturali, ha detto che la legge Madia può mettere in pericolo l'esistenza stessa del MIBAC, ma poi ha proseguito i suoi lavori come se nulla fosse. Per una cosa gravissima, ma forse meno grave, altri si sono dimessi.
  Così, quando si scriverà la storia dei danni inflitti al Paese dal breve regno di Matteo Renzi, una nota a pie’ di pagina...

  PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Gallo.

  LUIGI GALLO. ... documenterà che si è messa una pietra tombale sull'articolo 9 della Costituzione, perché la Repubblica promuoverà le fonti fossili, la cementificazione e la distruzione del paesaggio e del patrimonio...

  PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gallo.

  PAOLO PARENTELA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PAOLO PARENTELA. Grazie, Presidente. Intervengo per sollecitare delle interrogazioni. La prima è la n. 5-01104 del 1o ottobre 2013. Praticamente, sono trascorsi quasi due anni e non ho ancora ricevuto una risposta. La questione è relativa alla trasversale del Medio Savuto, ribattezzata dai cittadini «la strada che non c’è». È praticamente un'arteria viaria che dovrebbe collegare trenta comuni dell'entroterra calabrese ai capoluoghi di provincia di Catanzaro e di Cosenza.Pag. 133
  I lavori di questa fondamentale opera viaria sono iniziati negli anni Ottanta e ad oggi non sono mai stati conclusi. Ma risultano essere finanziati. O meglio, i fondi per il completamento sono stati stanziati, ma non sono mai stati erogati. Io sono stato nei cantieri di questa strada che non c’è un paio di mesi fa e ho assistito ad uno spettacolo drammatico, per non dire desolante: un ecomostro lungo chilometri.
  La strada che non c’è è solo l'ennesimo esempio emblematico dell'incapacità della politica di far fronte ai problemi dei cittadini, la stessa politica che costruisce con soldi pubblici strade che crollano o strade che, come questa, non vengono mai completate. E critica magari, questa politica, chi le strade le fa come, ad esempio, è successo in Sicilia in poco più di trenta giorni grazie al MoVimento 5 Stelle rinunciando a buona parte dei propri stipendi.
  Invece, il secondo atto di sindacato ispettivo che voglio sollecitare è il n. 5/06207 relativo all'annoso problema della mala depurazione in Calabria. In pratica questo problema rischia di compromettere ulteriormente l'economia della nostra regione e ha portato ad una procedura di infrazione da parte dell'Unione europea che, a partire dal prossimo anno, potrà costarci la bellezza di 38 milioni di euro all'anno e porterebbe la Calabria ad essere nuovamente commissariata per la gestione della depurazione.

  PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Parentela.

  PAOLO PARENTELA. Ci tengo a dire che si tratta di un sistema di commissariamento che abbiamo avuto già per dieci anni, in quanto dal 1998 al 2008 siamo già stati commissariati. Il problema non è mai stato risolto e per questo ho chiesto al Governo, attraverso questa interrogazione, delle proposte per risolvere il problema, ad esempio svincolando...

  PRESIDENTE. Però lo dobbiamo risolvere rapidamente perché il tempo è concluso, onorevole Parentela.

  PAOLO PARENTELA. ... i comuni dal Patto di stabilità.
  Presidente, mi auguro che al ritorno dalle vacanze il Governo si degni di dare una risposta perché i cittadini calabresi e i turisti che si trovano nelle nostre bellissime coste stanno assistendo ad uno scempio indecoroso.

Ordine del giorno della prossima seduta.

  PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

  Martedì 8 settembre 2015, alle 16:

  Svolgimento di una interpellanza e interrogazioni.

  La seduta termina alle 20,10.

TESTO INTEGRALE DELLE DICHIARAZIONI DI VOTO DEI DEPUTATI ROBERTO CAPELLI E GIANFRANCO LIBRANDI SUI DOC. VIII, NN. 5 E 6

  ROBERTO CAPELLI. Il 20 luglio 2015 si è svolta la discussione generale congiunta sul conto consuntivo 2014 e sul bilancio triennale 2015-2017. Come dai precedenti bilanci, anche da questi documenti emerge con chiarezza la volontà di contenere quanto più possibile le spese della Camera, pur non compromettendone l'efficienza indispensabile per svolgere i compiti costituzionali dell'istituzione. Per quel che riguarda il Consuntivo 2014, i Questori osservano che i risultati positivi ottenuti potranno essere consolidati nella loro esatta entità nel corso dell'esercizio 2015. La dotazione resta fissata in 943,16 milioni di euro non solo per il 2015 e 2016, come già previsto, ma anche per il 2017, attestandosi, quindi, per cinque esercizi consecutivi sul livello del 2013, che era già inferiore di 50 milioni rispetto al 2012. Non si tratta, precisano i Questori, di un valore formale o inerziale, ma di effetti sistemici dovuti ad interventi di razionalizzazione Pag. 134organica della spesa, la quale si riduce per il 2015 si riduce di 50,5 milioni di euro rispetto al 2014 e si attesta sui 986,6 milioni di euro, scendendo sotto il miliardo per la prima volta dal 2005. Rispetto a quell'anno, il risparmio per il funzionamento della Camera è pari al 20%. Al netto della spesa previdenziale, si registra un costante decremento della spesa stessa in ciascuno degli anni del triennio 2015-2017, attestandosi nell'ultimo anno preso in considerazione sulla cifra di 570 milioni di euro.
  Nel 2015 si prevede di restituire al bilancio dello Stato 34,7 milioni di euro, derivanti per 25 milioni dalla destinazione all'erario di una quota di avanzo dell'amministrazione accertato al termine dell'esercizio 2014, e per 9,75 milioni per le trattenute operate sui trattamenti previdenziali, come previsto dalle delibere 87 e 88 del 2014 dell'Ufficio di Presidenza. La stabilizzazione della spesa ai livelli del 2014, quindi, ha permesso anche l'inizio di un processo inteso a ridurre progressivamente il differenziale tra le spese della Camera e la dotazione trasferita all'istituzione dal bilancio dello Stato, utilizzando per questo l'avanzo di amministrazione quale strumento ordinario di copertura delle spese complessive. Per quest'anno il differenziale è pari a 43,44 milioni di euro, ma appare chiara la tendenza ad una riduzione costante grazie alla riduzione e razionalizzazione delle spese operata dalla Camera.
  Il risultato ottenuto con la restituzione di 25 milioni di avanzo amministrativo, potrà esser migliorata nei prossimi anni, nel quadro finanziario 2016-2018, quando saranno superati i fattori di incertezza che ancora connotano il triennio 2015-2017, non essendo ancora stato possibile stabilire quanto sarà l'ammontare delle risorse dovute al recesso anticipato dell'affitto dei Palazzi Marini. Nel 2013, la cifra restituita all'erario era pari al 19 milioni, mentre era salita ad oltre 28 milioni nel 2014. Dal 2012 ad oggi il bilancio dello Stato ha avuto un minor onere dovuto al funzionamento della Camera pari a 223 milioni di euro.
  Il blocco della dotazione alla cifra del 2013 è dovuto allo stop sino a tutto il 2017 dell'indennità parlamentare e dei rimborsi per spese di soggiorno e esercizio del mandato, oltre che alle riduzioni del personale dipendente e delle spese di locazione. Per quel che riguarda i Palazzi Marini 3 e 4, disdetti come ricordato, l'Ufficio di Presidenza ha approvato nelle scorse settimane la deliberazione in linea di principio dell'autorizzazione a stipulare con la Milano 90 un contratto di affitto per i suddetti Palazzi Marini, per una spesa massima di 12 milioni di euro più Iva, su base annua, anche per cercare di preservare per quanto possibile i posti di lavoro a rischio. Dal punto di vista degli oneri finanziari relativi al triennio 2015-2017, precisano i Questori, qualora si realizzasse il contratto autorizzato e avente decorrenza, per ipotesi, il 1 settembre 2015, rispetto alle attuali previsioni si determinerebbe un maggior onere per locazione e servizi accessori, Iva compresa, pari a circa 5 milioni di euro per il 2015 e a 14,5 milioni di euro per ciascuno dei due anni successivi. Per il nuovo onere si provvederebbe nel 2015 con la corrispondente riduzione del Fondi di riserva per le spese correnti, in modo da lasciar immutato il totale delle spese, pari alla cifra ricordata in precedenza (943,16 milioni di euro). Per i successivi esercizi 2016 e 2017, invece, sarebbe necessario far ricorso alle risorse accantonate nell'avanzo di amministrazione, con un aumento di spesa inevitabile rispetto alle previsioni attuali (e una inevitabile riduzione di quanto restituito all'erario pubblico). Il bilancio di previsione è, comunque, approvabile oggi, pur prevedendo modifiche che saranno inserite nell'impostazione del bilancio 2016, che l'Ufficio di Presidenza delibererà nel dicembre 2015. Questo perché le proiezioni delle previsioni del bilancio triennale rappresentano solo uno strumento d'informazione e programmazione gestionale ma non sono oggetto di approvazione da parte della Camera. Qualora si realizzasse l'operazione relativa ai Palazzi Marini 3 e 4 i risparmi sarebbero, ovviamente, inferiori rispetto a Pag. 135quelli ottenibili con il semplice recesso dall'affitto dei Palazzi, senza un nuovo accordo con la Milano 90. Ma sarebbero, comunque, molto consistenti: nel triennio 2015-2017, infatti, sarebbero pari a 43 milioni di euro.
  Appare, infine, importante, a detta del Collegio dei Questori, ribadire che può ritenersi acquisito in termini strutturali il livello di spesa del 2013, che verrà confermato certamente sino al 2017. Si tratta di un risultato non scontato, e che può essere utile base di partenza (e non di arrivo) per realizzare un'istituzione Camera sempre più efficiente e al tempo stesso trasparente.
  La relazione per il consuntivo, inoltre, evidenzia l'andamento della spesa per il personale che si è ridotta rispetto al 2014 (meno 16 milioni, pari a 7,9 in meno).
  Appare utile, infine, ricordare gli esiti di alcuni degli ordini del giorno approvati nel 2014 dalla Camera. Si è provveduto, in particolare, a proseguire nell'ambito di una rigorosa applicazione degli indirizzi di spending review, l'opera di razionalizzazione e riduzione delle spese per i servizi, mantenendo però – a detta dei Questori – il mantenimento dei livelli qualitativi dei servizi offerti ai deputati in supporto allo svolgimento del mandato. Per quel che riguarda il personale, il Collegio dei Questori ha definito una proposta volta a ridurre la consistenza dell'Allegato B (dove si trovano i nomi di personale esterno alla Camera assunto dai Gruppi) a decorrere dalla prossima legislatura, dopo una revisione già in atto nell'attuale, con la progressiva riduzione dei nominativi inseriti nel suddetto Allegato B per la maturazione dei requisiti pensionistici. Sono anche state ridotte le spese di viaggio per gli ex deputati e si sta intervenendo sul sistema dei trattamenti pensionistici dei Deputati e dei dipendenti, sempre nell'ottica della riduzione organica della spesa. L'Amministrazione della Camera è chiamata a procedere ad una rapida ricognizione complessiva del fabbisogno degli organici dei diversi di livelli professionali, vista la forte riduzione del personale che si è registrata dall'inizio della Legislatura, in modo da poter svolgere efficacemente i compiti che le competono. Per quel che riguarda le cariche apicali, l'Ufficio di Presidenza del dicembre 2014 ha fissato il limite per la durata in carica del Segretario Generale della Camera: 7 anni non rinnovabili. Il Vice Segretario Generale, invece, permane in carica 7 anni ma è rinnovabile (Ufficio di Presidenza 25 giugno 2015).
  Si sta procedendo, come da più parti richiesto, alla cosiddetta «dematerializzazione degli atti», consentendo la possibilità per i Deputati di presentare atti di sindacato ispettivo, mozioni, proposte di legge, per via informatica piuttosto che cartacea, e rendendo disponibili sempre per via informatica ai singoli Deputati, documenti e atti, anche in tempo reale. In questo caso si può osservare un certo ottimismo, forse eccessivo, da parte dei Questori. Infine, per quel che riguarda il principio dell'Autodichia, è stata svolta un'istruttoria in vista della riforma dei Regolamenti volta a uniformare sempre di più il rito giurisdizionale interno a quello del processo amministrativo esterno.

  GIANFRANCO LIBRANDI. Signor Presidente, illustrissimi Questori, onorevoli colleghi, l'Assemblea è chiamata a votare il Consuntivo 2014 e il progetto di bilancio 2015, sulla base degli specifici impegni di contenimento e razionalizzazione delle spese assunti dal Collegio dei Questori già nella seduta dell'Ufficio di Presidenza del 21 dicembre 2013 e più volte ribaditi con successive deliberazioni.
  Prima di analizzare nel dettaglio alcune singole e significative poste del bilancio, vorrei proporre alcune considerazioni di ordine generale. La prima, fondamentale, è che i documenti che oggi esaminiamo evidenziano, come riportato anche dalla Relazione dei Deputati Questori, «la continuità dell'impegno che la Camera dei Deputati sta profondendo nel processo di graduale riduzione della spesa sostenuta per il funzionamento dell'Istituzione parlamentare».
  La restituzione al Bilancio dello Stato nel 2015 di 34,7 milioni di euro, che segue i 28,3 del 2014 e i 10 del 2013, è un chiaro Pag. 136segnale che il processo di revisione della spesa richiesto agli organi costituzionali sta offrendo – almeno per quanto riguarda la Camera dei Deputati – risultati decisamente positivi e continui negli anni.
  Sommando poi alla sopra citata restituzione al bilancio dello Stato anche la riduzione della dotazione annuale di 50 milioni, contabilizzata a partire dall'esercizio 2013 e confermata nel 2014 e 2015, il minor onere a carico del bilancio statale per il funzionamento della Camera ammonta a ben 223 milioni di euro.
  Oltre a ciò sono state prorogate fino alla fine del 2017 le riduzioni delle indennità parlamentari – il cui adeguamento è stato corrisposto per l'ultima volta nel 2006 – e dei rimborsi ai deputati.
  Da sottolineare sono certamente i positivi risultati attesi dall'azione del Collegio dei Questori e dell'Ufficio di Presidenza su due temi di grande rilevanza e delicatezza: sto parlando del recesso anticipato dai contratti di locazione dei cosiddetti Palazzi Marini e la fissazione di limiti massimi agli stipendi del personale dipendente.
  Nel primo caso sottolineiamo con soddisfazione non solo il ragguardevole risparmio economico che si registrerà a conclusione di questa vicenda, stimabile in 24 milioni di riduzione degli oneri per locazione e 15 milioni di servizi accessori, ma anche i brillanti risultati ottenuti in relazione al recupero ed alla razionalizzazione degli spazi nelle sedi della Camera.
  Sul secondo fronte, l'effetto dell'introduzione di un limite massimo già permette di prevedere per l'esercizio 2015 una spesa per le retribuzioni del personale di 195 milioni di euro. Per la prima volta dal 2004, e quindi dopo oltre 10 anni, la spesa per le retribuzioni scende sotto la soglia dei 200 milioni.
  Queste due importanti azioni, oltre alla continua e costante opera di riduzione e razionalizzazione della spesa, permettono di prevedere una spesa totale per l'anno 2015 di 987 milioni, con una riduzione di oltre 50 milioni rispetto all'esercizio precedente, scendendo quindi sotto il miliardo di euro. L'ultimo anno in cui la spesa complessiva è stata inferiore a tale somma è stato il 2005; in termini reali ciò significa che per il funzionamento della Camera si spende quasi il 20 per cento in meno rispetto al 2005.
  Per quel che riguarda il rendiconto 2014, sul fronte delle spese correnti, il trend risulta essere in costante ribasso: le spese di competenza di cui al Titolo I, che raccoglie tutti gli esborsi necessari per il corrente funzionamento dell'Istituzione, risultano impegnate per 1.000 milioni, a fronte dei 1.009 del 2013, con una percentuale impegno/previsione definitiva del 99 per cento, a conferma della correttezza dell'attività di programmazione. Nel 2015 la previsione di spesa è 959 milioni, con una sicura riduzione a consuntivo dell'impegnato 2015 rispetto all'anno precedente.
  Fra le spese di funzionamento, particolare attenzione meritano la riduzione delle spese per i deputati in carica e per i gruppi parlamentari.
  Le prime risultano impegnate nel 2014 per 143 milioni con una diminuzione dell'i per cento rispetto ai 145 del 2013, le seconde per 32 milioni rispetto ai 33 del 2013, con una diminuzione percentuale di quasi il 2 per cento.
  Gli impegni relativi al costo totale del personale in servizio si riducono a 252 milioni rispetto ai 264 del 2013, con una diminuzione in valore assoluto di 12 milioni ed in percentuale del 4,8 per cento.
  Le spese per acquisto beni e servizi registrano una diminuzione degli impegni rispetto all'esercizio precedente di 7 milioni di euro, dai 146 milioni del 2013 ai 139 del 2014, con una diminuzione percentuale del 5 per cento Dall'analisi delle principali categorie di spesa contabilizzate al Titolo I emergono dei dati interessanti e abbastanza sorprendenti: le indennità dei deputati in carica sono in valore assoluto di pochissimo superiori a quelle dei deputati cessati (143 milioni le prime, 138 le seconde), ma mentre le prime tendono a ridursi (145 milioni nel 2013 ), le seconde aumentano sia in valore assoluto (137 milioni il dato 2013) che come percentuale sul totale della spesa.Pag. 137
  In altre parole, una cifra praticamente pari alle indennità erogate agli attuali Deputati viene erogata sotto forma di vitalizi o pensioni a chi alla Camera da tempo non c’è più.
  Lo stesso fenomeno si registra rispetto al personale in servizio ed a quello in quiescenza: trend di riduzione delle spese per il primo, trend di aumento per il secondo.
  Ciò significa che più di un terzo del bilancio della Camera serve per pagare indennità, vitalizi, pensioni a deputati cessati dalla carica e dipendenti in quiescenza.
  Credo che su questo tema si renda necessaria una riflessione, anche in relazione all'appostazione di alcune voci di spesa che faccio fatica a comprendere: che senso ha impegnare 915.000 euro per «rimborsi di viaggio ai deputati cessati dal mandato», voce che oltre al resto viene riproposta nel previsionale 2015 per 900.000 euro ?
  La serie di dati di bilancio che vi ho sottoposto è stata probabilmente un po’ lunga da ascoltare, ma attraverso questi dati ritengo di avere dimostrato con i fatti, numeri alla mano, quanto sostenevo in apertura del mio intervento: i documenti contabili che oggi approviamo si muovono nella giusta direzione del contenimento delle spese e della loro razionalizzazione, per piccoli ma costanti e continui passi.
  Negli ultimi tre anni la Camera ha fatto risparmiare al bilancio dello Stato oltre 200 milioni di euro, senza, e lo voglio sottolineare con forza, recare alcun danno o frapporre alcun ostacolo allo svolgimento dell'azione parlamentare ed alle funzioni di supporto.
  Il rendiconto della Camera, che a prima vista potrebbe sembrare un documento interno, quasi una formalità burocratica, ha in realtà una forte valenza politica, oltre che tecnica.
  Viviamo in un momento non facile per il nostro Paese. I cittadini ci guardano con crescente distacco e diffidenza, un sentimento di avversione attraversa larghe fascia della cittadinanza.
  La collettività è chiamata a sforzi e sacrifici, ai quali non possono certamente sottrarsi le istituzioni; la classe dirigente del Paese deve dare l'esempio.
  Per concludere, onorevoli colleghi, la democrazia è una forma di governo che ha un costo che la collettività deve necessariamente comprendere.
  Ma un conto sono i costi di funzionamento delle istituzioni parlamentari, un conto sono gli sprechi, i privilegi, le clientele.
  Il funzionamento della Camera ha un costo per ogni italiano; io sono convinto che ognuno pagherà molto più volentieri questa somma, oltre al resto modesta, meno di 20 euro all'anno, se tutti noi saremo in grado di spiegare e dare motivazioni plausibili e concrete su ciò che spendiamo, su come lo spendiamo, perché lo spendiamo e soprattutto con quali risultati.
  Concludendo, la Camera, con questo bilancio, sta andando nella giusta direzione
  Certo, c’è ancora molto da fare, ma il percorso è iniziato e non si può e non si deve tornare indietro.
  Annuncio il voto favorevole di Scelta Civica all'approvazione del bilancio consuntivo 2014 e del previsionale 2015 della Camera dei deputati.

TESTO INTEGRALE DELLE DICHIARAZIONI DI VOTO DEI DEPUTATI GIUSEPPE STEFANO QUINTARELLI E MICHELE MOGNATO IN SEDE DI DISCUSSIONE DELLE MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE IN FAVORE DELLE POPOLAZIONI DEL VENETO COLPITE DA CALAMITÀ NATURALI L'8 LUGLIO 2015

  GIUSEPPE STEFANO QUINTARELLI. L'8 luglio 2015 un tornado di livello EF4 si è abbattuto sulla Riviera del Brenta, colpendo duramente i centri abitati sui quali si è abbattuto, in particolare Dolo, Pianiga e Mira nella provincia di Venezia.
  È stato uno dei più violenti della storia d'Italia. I danni prodotti sono stati ingentissimi: una vittima e 87 feriti; anche in Pag. 138termini economici con 500 abitazioni danneggiate e 100 edifici da abbattere perché pericolanti e non recuperabili.
  Nella zona circa 200 persone sono state sfollate e molte attività economiche saranno costrette a sospendere la propria attività per un periodo medio lungo, con un grave danno per il sistema economico della provincia di Venezia.
  La macchina dei soccorsi si è attivata attraverso l'impegno della protezione civile, vigili del fuoco, forze dell'ordine e molti volontari.
  Di fronte ad eventi di questo tipo, infatti, lo Stato, le istituzioni, gli enti locali, la regione devono essere vicini a famiglie, artigiani ed imprese, agricoltori e a tutti coloro che hanno subito gravi danni consentendo un rapido ritorno alla normalità della vita e una rapida ripresa dell'attività produttiva.
  Questa è la reazione principale che ci deve essere dalle istituzioni ed è quello che chiedono le mozioni presentate.
  L'Italia è sottoposta a diversi rischi ambientali, per collocazione geografica e per natura del territorio. Anche una frana in Cadore purtroppo ha provocato la morte di tre persone.
  Va implementata una politica del territorio efficace. In passato si è costruito tanto, ma soprattutto male e in generale si ha l'impressione di una scarsa attenzione ai necessari investimenti di manutenzione.
  La prevenzione deve diventare la priorità, aggiornando le mappe del rischio, ristabilendo un flusso di risorse stabile negli anni per opere di prevenzione, delocalizzando gli insediamenti a maggiore rischio e investendo nell'informazione alla popolazione. Occorre prevedere altresì la possibilità di allentare il patto di stabilità anche per i comuni della provincia di Venezia e del Veneto che si sono dichiarati disponibili a impegnare le risorse economiche a favore della ricostruzione, adottare provvedimenti che consentano il sostegno dei beni privati nonché delle attività economiche e produttive, con le stesse modalità attuate in favore dell'Emilia Romagna colpita nel 2014 da un terremoto e da eventi alluvionali
  Per queste ragioni Scelta Civica voterà a favore della mozione del Partito Democratico.

  MICHELE MOGNATO. Grazie Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo.
  Ormai sono sempre più numerosi e frequenti gli eventi meteorologici estremi che colpiscono il nostro paese.
  Recenti studi ci ricordano che sono aumentati del 900 per cento rispetto agli anni ’60-’90.
  È accaduto negli ultimi giorni a Firenze e ieri sera in Veneto nel Cadore.
  Fenomeni che seguono a quello di mercoledì 8 luglio in riviera del Brenta colpendo i comuni di Dolo, Pianiga e Mira e contemporaneamente una forte cella temporalesca ha interessato alcuni comuni dell'Alto Bellunese.
  Già nel corso della discussione del decreto-legge enti locali sono stati presentati e accolti ordini del giorno che chiedevano al Governo interventi per la ricostruzione.
  I colleghi che mi hanno preceduto hanno elencato i danni e ricordato anche la tragica morte di 1 persona e quella di numerosi feriti.
  Mi preme sottolineare che al di là di alcune basse polemiche che non meritano la nostra attenzione, il Governo è intervenuto immediatamente una volta richiesta dalla regione Veneto lo stato di emergenza.
  Il Governo ha approvato gli atti conseguenti stanziando le prime risorse e inserendo già al Senato nel dl enti locali un emendamento finalizzato all'allentamento del patto di stabilità 2015 per un importo di 7,5 mln di euro.
  Risposta immediata e concreta in attesa della reale quantificazione dei danni.
  Altrettanto pronta e straordinaria è stata l'azione di soccorso della protezione civile, dei VVFF, delle forze dell'ordine, di donne e uomini volontari, semplici cittadini che hanno operato in condizioni difficili per dare i primi aiuti mettendo in Pag. 139sicurezza abitazioni, attività produttive e economiche, beni pubblici e privati in quel scenario apocalittico che abbiamo visto andando in questo straordinario e bellissimo angolo del veneto tra ville veneziane, case e campagne a pochi km di distanza da Venezia centro storico.
  Straordinaria è la solidarietà e partecipazione di singoli, enti, associazioni che stanno raccogliendo fondi a sostegno, sindaci e amministratori sono stati e sono tra i protagonisti e punti di riferimento essenziali in questa drammatica situazione.
  Insomma da subito ci si è rimboccato le maniche.
  Il Governo si è impegnato esprimendo il parere favorevole a queste mozioni a sostenere le popolazioni colpite con iniziative concrete.
  C’è un altro aspetto importante contenuto nella mozione presentata dal gruppo PD.
  È l'impegno a promuovere e sostenere tutte quelle azioni e provvedimenti volti a ridurre l'emissione di gas serra che aumentano le temperature medie globali causando cambiamenti climatici che sono spesso all'origine di molti eventi meteorologici estremi.
  È oggetto di discussione nei nostri lavori parlamentari la mozione in preparazione della conferenza sul clima prevista a Parigi per promuovere il raggiungimento di un accordo globale vincolante era contenere il riscaldamento della temperatura media del pianeta.
  È una tappa decisiva che non possiamo fallire !
  L'ha ricordato Papa Francesco con la sua enciclica su Creato.
  Il Presidente Obama in queste ore sta provando con coraggio a superare le resistenze che spinsero i suoi predecessori ad opporsi al protocollo di Kyoto, con un progetto ambizioso perché nulla minaccia di più il nostro futuro e quello delle nuove generazioni del cambiamento climatico, è una realtà che stiamo già vivendo.
  La sfida per gli Stati Uniti è ridurre del 32 per cento le emissioni di CO2 entro il 2030.
  Ripeto siamo tutti impegnati a promuovere azioni che favoriscano una crescente riduzione delle emissioni climalteranti.
  Per una strategia che ne definisca indicazioni, priorità d'intervento, tempistica e impegni di spesa.
  Supportando l'impegno degli amministratori locali per rendere le nostre città sempre meno inquinate, sostenendo le attività produttive che impiegano energia pulita e sono più efficienti nel’ uso delle risorse naturali.
  La stessa struttura di missione costituita 1 anno fa dalla Presidenza del cdm è impegnata nella battaglia contro il dissesto idrogeologico per mettere uno stop all'emergenza alluvioni e frane nel Paese.
  Sbloccare risorse, lavori, opere finanziate ma ferme al palo per mettere in sicurezza fiumi, torrenti, montagne, città e paesi. Questa è la missione.
  «Italia sicura» è la campagna che si è lanciata perché se si cura l'Italia, l'Italia è più sicura.
  Il nostro è un territorio fragile e densamente abitato e il cambiamento del clima ha accentuato anche il regime delle precipitazioni.
  In poche ore cade la pioggia che si ha normalmente in periodi molto più lunghi e noi non possiamo essere impreparati.
  1 euro speso in prevenzione fa risparmiare fino a 100 euro in riparazione dei danni.
  Annunciando il voto favorevole alla mozione prima firma Martella e alle altre su cui il Governo ha espresso parere favorevole, siamo certi che gli impegni presi saranno rispettati e le risorse per la ricostruzione arriveranno i tempi brevi a ancora di più oggi dopo quel che è accaduto ieri sera.
  È necessaria la piena collaborazione tra i diversi livelli istituzionali e ci rivolgiamo anche a chi oggi governa il Veneto.
  La campagna elettorale è finita da un paio di mesi, ora bisogna rimboccarsi le maniche e aiutare le persone, le attività economiche colpiti da questi eventi meteorologici estremi.
  Grazie.

Pag. 140

TESTO INTEGRALE DELLA RELAZIONE DELLA DEPUTATA RAFFAELLA MARIANI IN SEDE DI DISCUSSIONE SULLE LINEE GENERALI DEL TESTO UNIFICATO DELLE PROSPOSTE DI LEGGE NN. 2607-2972-3099-A

  RAFFAELLA MARIANI, Relatrice per la maggioranza. L'Assemblea avvia oggi l'esame del testo unificato delle proposte di legge C. 2607 (Braga ed altri), C. 2907 (Segoni ed altri) e C. 3099 (Zaratti ed altri), che delega il Governo al riordino e all'integrazione delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile.
  È opportuno in premessa sottolineare il contesto istituzionale di profonda ridefinizione degli assetti e dell'organizzazione dello Stato, delle regioni e degli Enti Locali in cui si inserisce la modifica e l'integrazione della normativa in materia di protezione civile attraverso lo strumento della legge delega al Governo con l'obiettivo di mantenere la priorità assoluta della sicurezza dei cittadini e delle imprese, rendere omogenea l'applicazione delle norme nella gestione e nel superamento delle emergenze, indicare con certezza le misure applicabili per favorire il ritorno alla normalità dopo gravi calamità, coordinare al meglio responsabilità centrali e territoriali nell'intero Paese, recuperare i ritardi verificatisi, nonché costruire le condizioni per ridurre preventivamente l'effetto di rischi rilevanti.
  La scelta dello strumento della legge delega in cui il Parlamento definisce ambiti ampi di intervento e principi e criteri entro i quali riordinare, semplificare, ed attualizzare la normativa di supporto al sistema nazionale della protezione civile, persegue l'obiettivo di coniugare il necessario coordinamento dell'attività del Governo e del Parlamento con l'approvazione in tempi rapidi del riordino tenuto conto peraltro dell'evoluzione normativa che ha caratterizzato in questi anni il settore della protezione civile.
  Dal 1992, anno della pubblicazione della legge n. 225 che ha avuto il grandissimo pregio di costruire il primo quadro organico ed omogeneo di riferimento ancora molto attuale, il nostro Paese è stato soggetto a decine di calamità naturali e causate dall'azione umana, per le quali lo Stato ha attivato procedure di emergenza e misure di sostegno e che hanno costituito occasione per un proliferare eccessivo di norme primarie e ordinanze conseguenti, la cui somma oggi appare parcellizzata e disomogenea.
  L'effetto più eclatante è infatti l'inapplicabilità e la non trasferibilità di alcune misure costruite per specifiche situazioni nel contesto generale con giustificabili dubbi sull'efficacia e sull'equità per i cittadini.
  La discussione politico-istituzionale nel corso degli anni si è molto concentrata nel definire le opzioni da privilegiare nel caso di eventi calamitosi che hanno compromesso la vita dei cittadini, i loro beni primari e il sistema economico-sociale di importanti regioni, città storiche, territori minori e disagiati. Il confronto si è sviluppato in maniera altalenante sull'opportunità di destinare alla singola peculiarità una legge di riferimento o piuttosto su quella di operare direttamente con schemi più semplici attraverso l'utilizzo di ordinanze della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Commissari delegati.
  Hanno senz'altro influenzato il legislatore fattori emotivi conseguenti agli effetti gravissimi di calamità devastanti, e non sono mancate forti motivazioni collegate al troppo abusato potere derogatorio tipico della gestione emergenziale e i fenomeni corruttivi connessi dei quali le cronache italiane hanno ampiamente reso conto e per i quali i cittadini e le istituzioni hanno richiesto rigore e controllo più incisivo.
  Appare oggi quanto mai opportuno quindi riordinare il quadro di riferimento, semplificandolo e rendendolo più chiaro ed efficace, ricercando la maggior coerenza possibile tra gli strumenti nazionali e regionali, garantendo certezza e omogeneità nelle risposte concrete date alle comunità colpite, valorizzando l'indispensabile apporto del volontariato organizzato e del sistema pubblico della protezione civile Pag. 141dai livelli territoriali al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, mantenendo lo standard di eccellenza riconosciuto al nostro Paese in tutta Europa.
  L'Italia è un paese molto fragile sotto il profilo geologico; ai rischi naturali aggravati da sempre più frequenti fenomeni indotti da cambiamenti climatici in atto, si sommano purtroppo incuria, abbandono, abusivismo, consumo irrazionale di suolo. Sempre più frequentemente si verificano calamità naturali e disastri aggravati dalla mancanza di prevenzione e di corretta gestione dell'emergenza.
  Ai costi elevatissimi in termine di vite umane si sommano perdite economiche e sociali insostenibili cui occorre corrispondere, oltre che con misure finanziarie adeguate e programmabili, anche con organizzazione e pianificazione della prevenzione.
  Basti pensare che il costo complessivo dei danni provocati in Italia da calamità naturali è pari a circa 3,5 miliardi di euro all'anno e le risorse necessarie per fronteggiare gli effetti causati da questi eventi tendono ad aumentare di anno in anno, superando di gran lunga i costi che sarebbero necessari a prevenire i danni.
  Risulta indispensabile creare una più forte e diffusa cultura della prevenzione e della mitigazione del rischio, una maggiore consapevolezza nei cittadini.
  Preservare dai rischi naturali vite umane, attività economiche, il nostro patrimonio artistico-culturale, richiede una cultura della prevenzione e della mitigazione del rischio supportata da risorse, scelte amministrative ed una normativa strutturale appropriata, ma separare la organizzazione dell'emergenza e del primo soccorso dalla indispensabile prospettiva della riduzione del rischio sarebbe insufficiente e un inutile spreco.
  Un moderno sistema della protezione civile costituisce oggi per il nostro Paese, come verificato in occasione degli ultimi eventi calamitosi di grande entità (cito ad esempio il sisma che ha colpito La regione Emilia Romagna-Lombardia-Veneto del 20-29 maggio 2012), la garanzia di una presenza insostituibile nella gestione dell'emergenza e nella definizione delle misure utili al rientro nella normalità.
  Il sistema ha acquisito negli anni competenze scientifiche e professionali che hanno arricchito un patrimonio umano e tecnico rinomato e riconosciuto come eccellenza, cui le responsabilità politiche ed istituzionali hanno fatto riferimento con tempi e normative non sempre adeguati e soprattutto in maniera disorganica.
  È tuttavia innegabile, riferendoci all'esperienza dei più rilevanti fenomeni che hanno colpito il Paese negli ultimi 10 anni, la reale disomogeneità tra una regione ed un'altra nelle azioni di aiuto, nella quantificazione delle garanzie economiche destinate alla ricostruzione, nei tempi di risposta per l'avvio della ripresa delle normali condizioni di vita.
  Ricordo a tale proposito che il sistema nazionale di protezione civile è stato istituito dalla legge 24 febbraio 1992, n. 225, che è stata modificata nel corso della XVI legislatura dal decreto-legge n. 225 del 2010 – il cui articolo 2, comma 2-quater è stato dichiarato incostituzionale con sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012 – e successivamente dal decreto-legge n. 59 del 2012, convertito dalla legge n. 100 del 2012, il quale, operando un riordino della disciplina della materia e abrogando le norme che consentivano al Dipartimento della protezione civile di operare anche con riferimento ai grandi eventi, ha ricondotto l'operatività della Protezione civile al nucleo originario di competenze attribuite dalla legge istitutiva del 1992, dirette prevalentemente a fronteggiare gli eventi calamitosi e a rendere più incisivi gli interventi nella gestione delle emergenze.
  Nell'attuale legislatura, inoltre, sono stati effettuati ulteriori interventi correttivi, in particolare con l'articolo 10 del decreto-legge n. 93 del 2013, convertito, con modificazioni dalla legge n. 119 del 2013. Le modifiche introdotte dalla richiamata disposizione attengono al contenuto della deliberazione dello stato di emergenza e delle ordinanze di protezione civile, alla durata dello stato di emergenza, Pag. 142nonché al finanziamento degli interventi, in particolare attraverso l'istituzione di un Fondo per le emergenze nazionali.
  Il testo unificato delle proposte di legge all'esame dell'Assemblea è il frutto di un lavoro condiviso svolto in Commissione nell'ambito di un'istruttoria approfondita, che si è avvalsa anche del contributo indispensabile delle numerose audizioni svolte che hanno rafforzato e condiviso lo spirito delle proposte supportando la necessità di rafforzare il valore della prevenzione nel sistema di protezione civile.
  Reputo importante sottolineare tale aspetto proprio in quanto l'esame in prima lettura del testo unificato avviene al di fuori di contingenze legate ad emergenze, che troppo spesso hanno dettato in passato le misure di protezione civile.
  Il testo unificato delle proposte di legge, al comma 1, stabilisce che la delega deve essere esercitata entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della legge, con l'adozione di uno o più decreti legislativi di ricognizione, riordino, coordinamento, modifica e integrazione delle disposizioni legislative vigenti che disciplinano il Servizio nazionale della protezione civile e le relative funzioni nel rispetto dei princìpi e delle regole costituzionali, delle norme dell'Unione Europea e in base al principio di leale collaborazione, nei seguenti ambiti:
   definizione delle attività di protezione civile, articolate in attività di previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi connessi con i medesimi eventi calamitosi, di pianificazione e gestione delle emergenze, nonché di coordinamento delle misure da attuare;
   organizzazione di un sistema policentrico (centrale, regionale e locale), che consenta la definizione dei livelli di coordinamento intermedi tra il livello comunale e regionale e l'integrazione dell'elenco delle strutture operative per le finalità di protezione civile;
   attribuzione delle funzioni di protezione civile allo Stato, alle regioni, ai comuni, alle unioni dei comuni, alle città metropolitane, agli enti di area vasta e alle diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile a partire dal Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, attribuendo funzioni di indirizzo e coordinamento al Presidente del Consiglio dei ministri, che si avvale del Dipartimento della protezione civile;
   partecipazione e responsabilità dei cittadini singoli e associati alle attività di protezione civile per finalità riguardanti la pianificazione dell'emergenza, le esercitazioni, nonché la diffusione della conoscenza e della cultura di protezione civile;
   partecipazione e collaborazione delle università e degli enti ed istituti di ricerca alle attività di protezione civile;
   istituzione di meccanismi e procedure di revisione e valutazione periodica dei piani di emergenza comunali;
   disciplina dello stato di emergenza e previsione del potere di ordinanza in deroga all'ordinamento giuridico vigente, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento e della normativa europea;
   previsione di modalità di intervento del Servizio nazionale di protezione civile volte a garantire l'effettività delle misure adottate nel corso della emergenza, la cui durata deve essere limitata, in relazione alle procedure di acquisizione di lavori, servizi e forniture, alla gestione dei rifiuti, delle macerie e delle terre e rocce da scavo prodotte in condizioni di emergenza, nonché alle forniture di beni di prima necessità;
   disciplina del finanziamento delle funzioni di protezione civile attraverso il Fondo della protezione civile, il Fondo per le emergenze nazionali e il Fondo regionale di protezione civile, nonché dell'eventuale integrazione delle predette dotazioni, qualora fosse necessario;
   disciplina delle procedure finanziarie e contabili che devono rispettare i commissari delegati titolari di contabilità speciale;Pag. 143
   disciplina delle misure per rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita nelle aree colpite dagli eventi citati;
   ruolo e responsabilità del sistema e degli operatori di protezione civile, anche con riferimento alle attività di presidio delle sale operative e della rete dei centri funzionali;
   modalità di partecipazione del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri all'elaborazione delle linee di indirizzo per la definizione delle politiche di prevenzione strutturale dei rischi naturali e di origine antropica e per la loro attuazione.

  Il comma 2 dispone che i decreti legislativi provvedono ad assicurare il coordinamento e la coerenza terminologica in materia di protezione civile nel rispetto:
   a) dell'identificazione delle tipologie dei rischi per i quali si esplica l'azione di protezione civile;
   b) dell'individuazione, sistematizzazione e riassetto in forma organica e coordinata degli ambiti di intervento di cui al comma 1;
   c) del raccordo delle attività di pianificazione in materia di protezione civile svolte ai diversi livelli con quelle di valutazione ambientale e di pianificazione territoriale nei diversi ambiti e di pianificazione strategica;
   d) dell'omogeneizzazione, su base nazionale, delle terminologie e dei codici convenzionali adottati dal Servizio nazionale della protezione civile per classificare e per gestire le diverse attività di protezione civile, anche in relazione alla redazione dei piani di protezione civile nel rispetto dell'autonomia organizzativa delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano;
   e) dell'individuazione dei livelli degli effetti determinati dagli eventi calamitosi per parametrare le diverse misure e forme di agevolazioni e di ristoro per i soggetti interessati;
   f) della ricognizione delle fonti normative primarie vigenti che regolano le materie già incluse nella legge 225/1992, oltre che negli ulteriori provvedimenti normativi, anche relativi a specifici eventi calamitosi, contenenti disposizioni che producono effetti a regime nell'ambito della materia oggetto della legge, per garantire coerenza giuridica, logica e sistematica;
   g) dell'introduzione di appositi strumenti di semplificazione volti alla riduzione degli adempimenti amministrativi;
   h) dell'integrazione del Servizio nazionale della protezione civile con la disciplina in materia di protezione civile dell'Unione Europea;
   i) dell'invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica.

  Il comma 3 dispone che i decreti legislativi provvedono altresì alla semplificazione normativa delle materie che ne sono oggetto, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
   a) indicazione, dopo la rubrica di ogni articolo, degli estremi della disposizione della fonte normativa originaria oggetto di riassetto, della disposizione dell'Unione europea, della giurisprudenza dell'Unione europea o costituzionale, o, in alternativa o in aggiunta, redazione di una tabella di raffronto da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale in concomitanza con la pubblicazione del decreto legislativo delegato;
   b) coordinamento formale e sostanziale del testo delle disposizioni vigenti, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo;Pag. 144
   c) verifica del rispetto dei principi contenuti nelle direttive dell'UE in materia;
   d) adeguamento alla giurisprudenza costituzionale, dell'Unione europea e delle giurisdizioni superiori;
   e) indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta salva l'applicazione dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile.

  Il comma 4 stabilisce che i decreti legislativi, nel disciplinare i settori e le materie ivi indicati, devono provvedere alla definizione dei criteri da seguire per l'adozione, entro due anni dalla data di entrata in vigore dei medesimi decreti delegati, di eventuali modifiche e integrazioni dei provvedimenti di attuazione, con particolare riferimento alle direttive del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 2 dell'articolo 5 del decreto-legge n. 343 del 2001, e all'individuazione degli ambiti nei quali le regioni esercitano la potestà legislativa e regolamentare fatte salve le prerogative riconosciute alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano.
  Il comma 5 disciplina le modalità per l'adozione dei decreti legislativi prevedendo che tali decreti sono emanati su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, che si avvale, a tal fine, del Dipartimento della protezione civile, previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 3 del decreto legislativo n. 281 del 1997, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e con i Ministri interessati, nonché con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa acquisizione dei pareri del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti, resi entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta decorsi i quali decreti legislativi sono comunque adottati.
  Il comma 6 stabilisce, infine, che entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dei princìpi e dei criteri direttivi stabiliti dalla presente legge, il Governo può emanare disposizioni integrative o correttive dei decreti legislativi emanati ai sensi del comma 1. A tale fine, il comma 6 dispone la presentazione di una relazione motivata alle Camere dal Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del capo del Dipartimento della protezione civile, che individua le disposizioni dei decreti legislativi su cui si intende intervenire e le ragioni dell'intervento normativo proposto.
  Con il lavoro in aula avremo modo di raccogliere gli ulteriori contributi che mi auguro permetteranno di giungere ad una rapida approvazione del provvedimento così come auspicato da molte parti.
  Mi riservo infine di svolgere un supplemento di istruttoria con riguardo ai rilievi formulati da talune Commissioni in sede consultiva ai fini del loro recepimento.

TESTO INTEGRALE DEGLI INTERVENTI DELLE DEPUTATE CHIARA BRAGA E PATRIZIA TERZONI E DEI DEPUTATI GIOVANNI MONCHIERO, FILIBERTO ZARATTI E SAMUELE SEGONI IN SEDE DI DISCUSSIONE SULLE LINEE GENERALI DEL TESTO UNIFICATO DELLE PROSPOSTE DI LEGGE NN. 2607-2972-3099-A

  CHIARA BRAGA. Signora Presidente, signora Sottosegretaria, onorevoli colleghi, oggi l'aula inizia l'esame del disegno di legge delega per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale e coordinamento della protezione civile, un disegno di legge che ha trovato origine da una prima proposta del gruppo del PD e che ha visto affiancarsi l'iniziativa di più gruppi parlamentari, mi sembra di poter dire, in un contesto di significativa condivisione delle sue finalità.
  Discutere di protezione civile significa prima di tutto ricordare che l'Italia è un paese estremamente fragile, esposto ad un pluralità di rischi di origine naturale – idrogeologico, sismico, vulcanico – e di origine antropica, in un territorio fortemente urbanizzato e densamente abitato, Pag. 145che lo rende unico al mondo; ai rischi naturali e a quelli strettamente connessi alla normale attività dell'uomo si sommano purtroppo abbandono nella cura del territorio, abusivismo, irresponsabile consumo di suolo. Ce lo ricordano, per ultime, le calamità che hanno colpito nelle scorse settimane la città di Firenze e i comuni della riviera del Brenta in Veneto e l'ennesima tragedia che ha provocato oggi in Cadore tre vittime a seguito di una frana.
  Sempre più spesso ormai si verificano calamità naturali determinate per effetto dei cambiamenti climatici ed aggravati purtroppo dalla mancanza di prevenzione e talvolta anche di una corretta gestione dell'emergenza.
  Si tratta di una questione di rilevanza sociale ma anche economica, se pensiamo che dal dopoguerra a oggi, oltre a migliaia di vittime, il costo dei danni legato a frane, alluvioni e terremoti è stimato nella spaventosa cifra di oltre 240 miliardi di euro; le risorse necessarie per fronteggiare gli effetti causati da questi eventi tendono ad aumentare di anno in anno, superando di gran lunga i costi che sarebbero necessari per limitare il rischio e contenere i danni.
  La prevenzione quindi è l'obiettivo primario da perseguire in un Paese che non vuole rincorrere solo le emergenze ma immaginare uno scenario di sviluppo sostenibile e capace di farsi carico della sicurezza dell'ambiente e dei suoi abitanti.
  Per questo appare prioritario investire energie e risorse per rafforzare la cultura della previsione, della prevenzione e della mitigazione del rischio, una maggiore consapevolezza nei cittadini e di tutti gli attori che hanno un ruolo e una responsabilità nel complesso sistema della risposta all'emergenza, e nello stesso tempo affrontare con maggiore efficacia ed equità la gestione dell'emergenza e di tutte le misure necessarie a ripristinare condizioni di sicurezza nell'immediato e una progressiva ripresa delle normali condizioni di vita nelle aree colpite.
  Questo compito nel nostro Paese è assegnato alla Protezione Civile, che è appunto «l'insieme delle attività messe in campo per tutelare l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni che derivano dalle calamità: previsione e prevenzione dei rischi, soccorso delle popolazioni colpite, contrasto e superamento dell'emergenza e mitigazione del rischio».
  La protezione civile non è un compito assegnato a una singola amministrazione, ma è una funzione attribuita a un sistema complesso, modulare e articolato sul territorio: il Servizio Nazionale della Protezione Civile. Il Servizio Nazionale opera a livello centrale, regionale e locale, nel rispetto del principio di sussidiarietà. I princìpi istitutivi della Protezione civile trovano collocazione nella legge n. 225 del 1992, poi aggiornati dal decreto legislativo n. 112 del 1998, che richiamano appieno l'originalità italiana di una configurazione modulare, improntata sul coinvolgimento, la responsabilizzazione dei livelli territoriali e la sinergia con i livelli centrali.
  La Protezione civile italiana rappresenta un'eccellenza a livello internazionale, riconosciuta e valorizzata anche nelle esperienze non solo di gestione di grandi emergenze sovranazionali, ma da sempre promotrice anche di un'evoluzione della normativa europea in materia di protezione civile; è l'insieme di donne e uomini che con coraggio e onore affrontano le emergenze, come stanno dimostrando anche in queste ore, e il frutto della presenza nel sistema di professionalità tecniche e scientifiche elevate, rappresentate da tutte le componenti e strutture operative, e dalle autorità di protezione civile articolate sul territorio.
  Queste considerazioni iniziali penso siano indispensabili per inquadrare correttamente il senso di questo ddl: non sovvertire un sistema che funziona e che ha già saputo riformarsi, attraverso la legge 100 del 2012 e la successiva legge 119 del 2013, superando alcune degenerazioni che nel recente passato hanno rischiato di compromettere il valore indiscutibile del sistema di protezione civile italiano, dai grandi eventi alle deroghe incontrollate – ma al contrario affrontare in un contesto Pag. 146adeguato alcune criticità con cui il sistema si trova a fare i conti ogni qualvolta si manifesta uno stato di emergenza.
  È innegabile infatti che di fronte all'aumentare della frequenza e della complessità delle situazioni di rischio, alla disomogeneità delle condizioni di intervento, il sistema di protezione civile oggi è sottoposto a sfide nuove e sempre più articolate, che impattano direttamente sui cittadini, le istituzioni, le imprese che si trovano coinvolte in una calamità e nel conseguente stato di emergenza.
  Una prima questione di cui si occupa questo ddl è quindi l'adeguatezza del quadro normativo vigente in materia di protezione civile.
  La legge quadro 225 del 1992 è stata oggetto di molte modifiche, integrazioni, aggiunte, a mezzo di successive disposizioni legislative e anche per effetto di singole ordinanze conseguenti allo stato di emergenza che si sono rese necessarie di volta in volta per dare risposta a calamità che hanno colpito aree diverse dei paese; tutte con lo scopo meritorio di cercare le migliori risposte possibili e cittadini, imprese, istituzioni, ma che hanno restituito un quadro disorganico e disomogeneo, che ha spesso finito per generare una sperequazione non voluta ma inevitabile tra cittadini appartenenti ad aree territoriali diverse ma tutti appartenenti alla stessa nazione. Nella maggior parte dei casi poi si è intervenuti sotto l'effetto dell'onda emotiva generata da una calamità o dall'esigenza di correggere storture del sistema (ricorso improprio a procedure in deroga, allargamento a dismisura dei poteri di commissariamento con conseguente indebolimento della trasparenza e rispetto della legalità) o esigenze di effettuare economie di bilancio, intervenendo quindi in maniera frammentaria solo su alcuni aspetti, senza preoccuparsi degli effetti, a cascata, sul sistema di una singola modifica: ad esempio le procedure più puntuali e dettagliate per arrivare a dichiarare lo stato di emergenza, anziché realizzare gli auspicati obiettivi di trasparenza, hanno finito per produrre un disallineamento tra i tempi di adozione dei provvedimenti emergenziali e le aspettative di cittadini e territori. Pur rappresentando ancora il punto di riferimento essenziale del sistema nazionale di protezione civile e confermando la sua validità di impostazione oggi è necessario intervenire con un'azione di riordino e razionalizzazione del quadro normativo.
  Protezione civile è capacità di intervenire quando la calamità c’è stata, ma è anche tutto quello che sta a monte: prevenzione, effettiva conoscenza, previsione e consapevolezza del rischio, gestione della fase acuta dell'emergenza. Esiste un quadro molto diversificato a livello nazionale. Nella fase più critica dell'emergenza a volte è difficile far funzionare la filiera delle varie responsabilità; al di là dei ruoli formali riconosciuti e attribuiti si genera sovrapposizione di competenze, si fatica a far fruttare al meglio il contributo prezioso del volontariato spontaneo che dovrebbe appoggiarsi al lavoro fondamentale del volontariato organizzato – punta di eccellenza del sistema italiano, nelle sue varie articolazioni – e alle strutture di Protezione civile. È evidente invece che «una situazione di emergenza richiede in primo luogo che sia chiaro chi decide, chi sceglie, chi assume la responsabilità degli interventi da mettere in atto» e che gli strumenti necessari a ridurre il rischio, a partire dai piani di emergenza comunali, siano strumenti aggiornati e condivisi per poter garantire reale efficacia.
  E poi l'altra questione centrale e sempre ricorrente delle risorse, di cui anche oggi in quest'aula abbiamo discusso.
  Il Fondo per l'emergenza nazionale, istituito nel 2013, quest'anno, nel 2015, ha visto uno stanziamento iniziale importante, complessivamente di 220 milioni di euro, pur sapendo che queste risorse non saranno probabilmente sufficienti. Il Fondo regionale istituito nel 2001 destinato a interventi in caso di calamità di livello locale o regionale non è più finanziato dal 2010. A fronte delle cifre dei danni riconosciuti, per il pubblico e il privato, queste risorse sono del tutto insufficienti e che, per quanto una adeguata cultura della prevenzione possa concorrere Pag. 147a ridurre la somma dei danni, esisterà ancora per molti anni il problema di risarcire danni a territori colpiti dalle calamità, nelle infrastrutture pubbliche come negli edifici privati. Allo stato attuale, nonostante lo sforzo importante che il Governo ha fatto in questi anni, abbiamo ancora emergenze nazionali alle quali non si è riusciti a dare adeguata risposta per carenza di risorse, pur avendo avviato attività di ricognizione.
  Per questo uno dei punti della legge delega riguarda proprio la disciplina organica degli strumenti nazionali di finanziamento per l'esercizio delle funzioni di protezione civile, attribuendo la dotazione alla legge di stabilità e definendo le procedure per l'eventuale integrazione, garantendo trasparenza e tracciabilità dei flussi finanziari.
  Noi siamo da sempre convinti che un Sistema nazionale di Protezione civile non può che fondarsi su una maggiore responsabilizzazione dei cittadini, che significa migliore informazione e formazione, importanza di conoscere i rischi a cui è esposto il proprio territorio, valore della prevenzione e importanza di sentirsi responsabili in prima persona della sicurezza propria e della propria comunità. La consapevolezza è la prima forma di prevenzione perché consente di fare affidamento su una maggiore partecipazione dei cittadini anche nel momento di un'eventuale emergenza. È una sfida educativa, da affrontare nei territori, a partire dalle scuole. E poi il pieno riconoscimento e la valorizzazione del ruolo attivo dei cittadini, del volontariato, da sempre parte integrante e fondamentale del sistema di PC e di una cultura diffusa di protezione civile.
  Nel contesto istituzionale di profonda riorganizzazione degli assetti istituzionali, a partire dalla riforma costituzionale che è in discussione in Parlamento e in particolare della riforma del titolo V, che riporta al livello centrale in maniera molto chiara «l'azione di coordinamento e di indirizzo unitario» della Protezione civile e della conseguente riattribuzione di competenze istituzionali – dalla riforma Delrio fino al processo di aggregazione dei comuni – crediamo che sia questo il momento per un riordino delle disposizioni legislative in materia di protezione civile, da condurre nei tempi e nelle condizioni giuste: non interventi parziali, magari sotto l'onda emotiva di qualche calamità, ma un confronto con tutti i soggetti che fanno parte del sistema della protezione civile che porti in tempi brevi a un testo unico capace di rendere chiari strumenti, responsabilità. L'obiettivo è quello di ricostruire un quadro normativo certo e stabile, in grado di dare risposte omogenee a tutti i cittadini, in tutto l'arco in cui si esplica l'attività di protezione civile: nelle politiche di prevenzione e riduzione del rischio, nella fase dell'emergenza e anche in quella successiva, cioè quando si tratta di creare le condizioni per una ripresa delle normali condizioni di vita nei territori colpiti da calamità.
  La scelta di adottare lo strumento della delega legislativa al Governo è stata quindi orientata dall'opportunità di affrontare in un contesto appropriato un disegno di riforma ambizioso e certamente caratterizzato da un elevato grado di complessità: nel disegno di legge sono pertanto identificati al comma 1 gli ambiti di azione e al comma 2 i princìpi di delegazione e i criteri direttivi, oltre ai tempi e alle modalità di esercizio della delega (che dovrà portare all'adozione entro 9 mesi di un testo unico, di ricognizione, coordinamento e integrazione delle disposizioni in materia di sistema nazionale e coordinamento della protezione civile).
  Voglio ricordare solo per sommi capi gli ambiti della delega: attività di protezione civile, ovvero di previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi naturali e antropici e di gestione delle emergenze (secondo quella visione unitaria dell'intero ciclo di protezione civile che è un punto di forza irrinunciabile); attribuzione delle funzioni in materia di protezione civile alle autorità territoriali, sindaci, prefetti, presidenti di Regione, Corpo nazionale dei vigili del fuoco in raccordo con le altre componenti e strutture operative del Servizio nazionale – ribadendo la funzione Pag. 148affidata alla struttura nazionale di coordinamento, incardinata presso la Presidenza del Consiglio dei ministri; partecipazione dei cittadini e sostegno alle organizzazioni di volontariato; ruolo e responsabilità del sistema e degli operatori di protezione civile; disciplina dello stato di emergenza e del regime derogatorio, secondo un modello che tenda sempre più verso un «diritto positivo» da applicare in situazioni di emergenza che garantisca immediatezza dell'azione e chiara identificazione delle responsabilità, anche in raccordo con la nuova disciplina dei riforma del codice degli appalti; disciplina delle procedure finanziarie e contabili; disciplina delle misure da porre in essere per rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita.
  Il percorso fatto fin qui, grazie al contributo importante che è venuto dalle audizioni svolte in sede istruttoria in Commissione ambiente, ci ha consentito di raccogliere molte sollecitazioni positive e le aspettative di una riforma della protezione civile, che tenga conto della complessità e del giusto equilibrio necessario a garantire al Paese un sistema a cui ci si possa affidare proprio nei momenti di maggiore criticità ed emergenza. L'occasione di discussione e di confronto che proseguirà anche in quest'Assemblea sono certa che renderà il nostro lavoro di legislatori il più possibile proficuo e soprattutto ancorato alla concretezza di temi che faticosamente ma progressivamente stanno assumendo, anche nella dimensione del dibattito politico, la rilevanza che meritano.

  PATRIZIA TERZONI. Innanzitutto vorrei fare una premessa. Bisogna avere una più ampia visione di ciò che sta succedendo ora in Parlamento e nel Governo. Questa proposta di legge si inserisce in una riforma generale dello Stato: mi riferisco infatti al riordino del terzo settore, alla riforma della Pubblica amministrazione e alla riorganizzazione del comparto sicurezza, che hanno una ricaduta e una correlazione diretta con il disegno di legge sulla PC. Approfitto tra l'altro per ricordare a tutti che questo Governo sta smembrando il Corpo Forestale dello Stato che da sempre ha dato un contributo cruciale alla protezione civile in fase emergenziale, soprattutto nell'ambito del dissesto idrogeologico e incendi boschivi.
  Tutte queste «riforme» non possono non avere un forte impatto sulla forma dello Stato stesso, sullo spazio e sulla qualità dei diritti sociali e del lavoro e, infine, sulla democrazia. Mi riferisco infatti ai numerosi provvedimenti in discussione o già approvati che hanno un unico filo conduttore: «la delega al Governo», prassi che sta svilendo ogni giorno di più l'attività parlamentare.
  Tanto che ormai anche gli stessi Deputati e Senatori di maggioranza per vedersi approvare una legge, delegano il Governo a farla.
  Come MoVimento 5 Stelle, non abbiamo presentato una proposta di delega, anche perché non ci fidiamo affatto di questo Governo Renzi ma siamo entrati nel merito presentando proposte di modifica, alcune già accettate, ma molte altre no. Spero che lo spirito di collaborazione nato in commissione continui in aula al fine di poter dettagliare ancora di più questa ennesima delega e per far si che essa non sia totalmente in bianco.
  Comprendiamo però che è necessario modificare il quadro normativo sulla Protezione Civile, poiché sono circa quindici quelli emanati negli ultimi dieci anni. Vorrei inoltre ricordare che sono provvedimenti elaborati sotto la pressione di emergenze a volte molto ingigantite, che hanno da un lato spezzettato e resa irriconoscibile la ratio individuata con fatica nei precedenti venti anni, dall'altro ridotto il servizio nazionale a mero strumento di gestione delle emergenze e dei grandi eventi gestiti al di fuori di qualsiasi canale istituzionale.
  Negli anni, a causa di questo modus operandi, nel nostro Bel Paese si è ormai radicato il principio che qualsiasi cosa può essere realizzata sotto la spinta dell'emergenza, grazie anche all'ausilio di pesanti strumenti derogatori. Si sono Infatti stravolte le normali procedure ordinarie di Pag. 149amministrazione e gestione del territorio, andando a creare non pochi problemi giudiziari ed ingenti danni economici ed ambientali.
  Per questo motivo abbiamo chiesto di inserire all'interno di questa legge delega l'esclusione della possibilità di dare alle norme comunitarie, alla norma penale, al codice di procedura penale, alle norme in materia di responsabilità penale e amministrativa, alle norme in materia di avviamento al lavoro e sicurezza del lavoro, alle norme di tutela ambientale, alla normativa antimafia e anticorruzione alle norme riguardanti il controllo e la vigilanza sull'esecuzione degli appalti pubblici, nonché alle disposizioni in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture fatta eccezione per specifiche disposizioni parzialmente derogabili in casi espressamente predeterminati e definiti in ragione del grado di emergenza, del livello di rischio per la popolazione e del settore di intervento. Questo perché ci rendiamo conto che in fase emergenziale c’è bisogno di parziali deroghe, ma considerati i continui abusi che si sono fatti negli anni di questo strumento, è bene definire dove, come per quali motivi si può derogare.
  Questa proposta per noi sembra più che logica anche perché è uno dei punti più cari e conosciuti all'opinione pubblica ed ai fatti di cronaca (mi riferisco, ad esempio, alla gestione del terremoto e post terremoto all'Aquila). Purtroppo però non è stato accolto in commissione, quindi ne approfitto qui per richiamare l'attenzione del Governo e del Partito di maggioranza nell'accettare questa nostra modifica.
  Sempre in base al principio di avere un controllo nelle procedure derogatorie e dell'utilizzo della struttura della protezione civile, proponiamo di inserire una indicazione di quali interventi non possono essere considerati propri delle finalità e dei compiti di protezione civile.
  Un altro punto importante, visto che i limiti di questa delega appaiono estremamente ampi e vaghi, è il controllo del Parlamento sul rispetto di tali limiti in sede di emanazione dei decreti delegati. Infatti viene prevista la sola acquisizione di pareri presso il Consiglio di Stato e le Commissioni parlamentari, sotto uno stretto limite temporale. Prevedendo dunque che tali pareri non siano vincolanti e pertanto possono essere anche totalmente disattesi. Inserire qui un vincolo è fondamentale per poter poi entrare effettivamente nel merito della vera riforma della Protezione Civile, che si sta totalmente delegando.
  Per quanto riguarda il volontariato, secondo noi esso deve trovare massima valorizzazione e totale riconoscimento, ma nel rispetto del principio che per quanto utile, mai esso deve sostituirsi allo Stato o equiparato ad una struttura di questi. Il volontariato non può in alcun caso svolgere attività di ordine pubblico, sicurezza e disciplina stradale, né attività e compiti propri di altri enti che concorrono alle operazioni di intervento e né funzioni che non siano strettamente attinenti allo stato emergenziale. Questa delimitazione deve trovare applicazione in ogni campo, sia nelle fasi emergenziali del soccorso, sia in quelle continuative delle attività di previsione e prevenzione.
  I volontari della Protezione civile non devono quindi essere utilizzati per mancanze o deficit della ordinaria amministrazione ma devono essere elevati al loro vero compito di prevenzione e soccorso in fase emergenziale.
  Per quanto riguarda il numero unico europeo 112. Come inserito nel disegno di legge Madia grazie ad un emendamento de MoVimento 5 Stelle a firma Lombardi, sarà finalmente operativo il numero unico. Quindi, in questa sede, chiediamo semplicemente l'istituzione di un sistema di coordinamento tecnico-operativo tra le due sale operative, cioè tra NUE e Protezione civile. Un coordinamento che a noi sembra fondamentale, in quanto solo così si può garantire uno scambio rapido ed efficace dei dati tra i due sistemi in fase emergenziale.
  Uno dei principali problemi che si ha a seguito di un evento calamitoso è la ripercussione sulla vita economica, lavorativa e sociale della popolazione colpita. Per limitare queste ripercussioni siamo soddisfatti Pag. 150che il Governo abbia recepito la nostra proposta di dare indicazioni sulle modalità di reperimento delle forniture di beni di prima necessità, di servizi e di materiali necessari nelle diverse fasi dell'emergenza, prevedendo meccanismi atti a favorire il coinvolgimento delle attività presenti sul territorio così da sostenere l'economia locale delle aree interessate dall'evento.
  Alla luce di questa apertura da parte del Governo e del partito di maggioranza nel seguire questo principio di supporto alla popolazione colpita, approfitto per proporre una ulteriore modifica.
  Credo sia condivisibile definire e rendere strutturali in fase emergenziale i criteri e le metodologie per il riconoscimento, su tutto il territorio nazionale, dell'erogazione di agevolazioni, contributi e forme di ristoro per i soggetti colpiti da eventi per i quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza.
  Questo è necessario, secondo noi, per andare subito in aiuto alle popolazioni colpite senza dover aspettare decreti legge da parte del governo. Questo comporterà anche una minore tensione sociale ed un ripristino più veloce delle normali condizioni di vita. Stesso discorso vale per la definizione dei modelli fiscali che consentano di porre gli interventi di prevenzione e riparazione dei danni da calamità naturale a carico della fiscalità generale, escludendo qualsiasi forma di assicurazione obbligatoria da parte dei cittadini.
  Per quanto riguarda i piani di emergenza, siamo in parte soddisfatti che il governo abbia accettato la nostra proposta di una periodica revisione e valutazione dei piani comunali, ma sarebbe anche necessario che piani emergenziali considerati come uno strumento sovraordinato di pianificazione necessario per l'adozione di qualunque altro strumento urbanistico locale. Ciò perché deve essere chiaro che il concetto della prevenzione deve partire non solo da una cultura personale, ma anche dalla organizzazione e dalla gestione del territorio in cui si vive. E qualsiasi piano urbanistico va coordinato al meglio con i piani di emergenza così da avere un'ottimizzazione dell'efficienza e della operatività di questi.
  La votazione di queste modifiche avverrà con l'avvicinarsi dell'autunno, quando inizieranno anche le prime piogge e ritorneranno a galla tutti i problemi della mala gestione del territorio italiano.
  Sarà l'ennesimo autunno caldo per molti italiani, i quali si troveranno sommersi da acqua e fango e credo che sia opportuno dar loro un segnale accettando queste proposte. Proposte che, ribadisco, sono necessarie per aiutare concretamente e fin da subito i nostri concittadini.
  Rifletteteci sotto l'ombrellone e buone ferie a tutti !

  GIOVANNI MONCHIERO. Il provvedimento investe in primo luogo la materia della protezione civile, che rientra tra le materie di legislazione concorrente elencate nel terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione.
  In proposito, merita ricordare la sentenza della Corte n. 284 del 2006 in cui la Corte ha ricordato quanto già rilevato in precedenti pronunce, ossia che le previsioni contemplate nel'articolo 5 della legge n. 225 del 1992 e 107 del decreto legislativo n. 112 del 1998 sono «espressive di un principio fondamentale della materia della protezione civile, sicché deve ritenersi che esse delimitino il potere normativo regionale, anche sotto il nuovo regime di competenze legislative» delineato dopo il 2001. Lo Stato è, dunque, legittimato a regolamentare – in considerazione della peculiare connotazione che assumono i «principi fondamentali» quando sussistono ragioni di urgenza che giustificano l'intervento unitario del legislatore statale – gli eventi di natura straordinaria di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), della stessa legge n. 225 del 1992, anche mediante l'adozione di specifiche ordinanze autorizzate a derogare, in presenza di determinati presupposti, alle stesse norme primarie.
  Si è ritenuto di modificare e integrare la normativa di riferimento attraverso lo strumento della legge delega al Governo Pag. 151con l'obiettivo di renderne omogenea l'applicazione nella gestione e nel superamento delle emergenze, indicare con certezza le misure applicabili per favorire il ritorno alla normalità dopo gravi eventi, coordinare al meglio responsabilità centrali e territoriali nell'intero Paese, recuperando i ritardi verificatisi e mantenendo come priorità assoluta la sicurezza dei cittadini e delle imprese, nonché costruendo le condizioni per ridurre preventivamente l'effetto di rischi rilevanti.
  Dal 1992, anno della pubblicazione della legge n. 225 che ha avuto il grandissimo pregio di costruire il primo quadro organico e flessibile di riferimento ancora molto attuale, il nostro Paese è stato soggetto a decine di calamità naturali e causate dall'azione umana, per le quali lo Stato ha attivato procedure di emergenza e che hanno costituito occasione per un proliferare eccessivo di norme primarie e ordinanze conseguenti, la cui somma oggi appare parcellizzata e disomogenea. L'effetto più eclatante è infatti l'inapplicabilità e la non trasferibilità di alcune misure costruite per specifiche situazioni nel contesto generale con giustificabili dubbi sull'efficacia e sull'equità per i cittadini. La discussione politico-istituzionale nel corso degli anni si è molto concentrata nel definire le opzioni da privilegiare nel caso di eventi calamitosi che hanno compromesso la vita dei cittadini, i loro beni primari e il sistema economico-sociale di importanti regioni, città storiche, territori minori e disagiati. Il confronto si è sviluppato in maniera altalenante sull'opportunità di destinare alla singola peculiarità una legge di riferimento o piuttosto su quella di operare direttamente con schemi più semplici attraverso l'utilizzo di ordinanze della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Commissari delegati.
  L'Italia è un paese molto fragile sotto il profilo geologico; ai rischi naturali si sommano purtroppo incuria, abbandono, abusivismo, consumo irrazionale di suolo. Sempre più frequentemente si verificano calamità naturali e disastri aggravati dalla mancanza di prevenzione e di corretta gestione dell'emergenza: basti pensare che il costo complessivo dei danni provocati in Italia da calamità naturali è pari a circa 3,5 miliardi di euro all'anno e le risorse necessarie per fronteggiare gli effetti causati da questi eventi tendono ad aumentare di anno in anno, superando di gran lunga i costi che sarebbero necessari a prevenire i danni. Ai costi elevatissimi in termine di vite umane si sommano perdite economiche e sociali insostenibili cui occorre corrispondere, oltre che con misure finanziarie adeguate e programmabili, anche con organizzazione e pianificazione della prevenzione.
  È importante creare una più forte e diffusa cultura della prevenzione e della mitigazione del rischio e una maggiore consapevolezza nei cittadini.
  Il sistema nazionale di protezione civile è stato istituito dalla legge 24 febbraio 1992, n. 225, che è stata modificata nel corso della XVI legislatura dal decreto-legge n. 225 del 2010 – il cui articolo 2, comma 4-quater, è stato dichiarato incostituzionale con sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012 – e successivamente dal decreto-legge n. 59 del 2012, convertito dalla legge n. 100 del 2012, il quale, operando un riordino della disciplina della materia, ha ricondotto l'operatività della Protezione civile al nucleo originario di competenze attribuite dalla legge istitutiva del 1992, dirette prevalentemente a fronteggiare gli eventi calamitosi e a rendere più incisivi gli interventi nella gestione delle emergenze.
  Nell'attuale legislatura, sono state effettuate ulteriori modifiche, in particolare con l'articolo 10 del decreto-legge n. 93 del 2013, convertito, con modificazioni dalla legge n. 119 del 2013. Tali modifiche attengono al contenuto della deliberazione dello stato di emergenza e delle ordinanze di protezione civile, alla durata dello stato di emergenza, nonché al finanziamento degli interventi, in particolare attraverso l'istituzione di un Fondo per le emergenze nazionali.
  La proposta di legge in esame è composta da un solo articolo.
  Il comma 1 stabilisce che la delega deve essere esercitata entro nove mesi dalla Pag. 152data di entrata in vigore della legge, con l'adozione di uno o più decreti legislativi di ricognizione, coordinamento, modifica e integrazione delle disposizioni legislative vigenti in materia di sistema nazionale e coordinamento della protezione civile, nel rispetto dei principi e delle regole costituzionali, delle norme dell'Unione europea e in base al principio di leale collaborazione, nei seguenti ambiti: a) definizione delle attività di protezione civile articolate in attività di previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi connessi con i medesimi eventi calamitosi, di pianificazione e gestione delle emergenze, nonché di coordinamento delle misure da attuare; b) organizzazione di un sistema policentrico (centrale, regionale e locale), con la possibilità di definire i livelli di coordinamento intermedi tra il livello comunale e regionale, e di integrare l'elenco delle strutture operative per le finalità di protezione civile; c) attribuzione delle funzioni di protezione civile allo Stato, alle regioni, ai comuni, alle unioni dei comuni, alle città metropolitane, agli enti di area vasta di cui alla legge 7 aprile 2014, n. 56, e alle diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile, distinguendo le funzioni di carattere politico e quelle di gestione amministrativa e differenziando le responsabilità, i compiti e i poteri autoritativi. In tale ambito, il Presidente del Consiglio dei Ministri svolge funzioni di indirizzo e coordinamento, avvalendosi del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, anche per armonizzare l'esercizio delle funzioni di protezione civile sul territorio; d) partecipazione e responsabilità dei cittadini singoli e associati alle attività di protezione civile per finalità riguardanti la pianificazione dell'emergenza, le esercitazioni, nonché la diffusione della conoscenza e della cultura di protezione civile; e) partecipazione e collaborazione delle università e degli enti ed istituti di ricerca alle attività di protezione civile; f) istituzione di meccanismi e procedure di revisione e valutazione periodica dei piani comunali di protezione civile; g) disciplina dello stato di emergenza e previsione del potere di ordinanza in deroga all'ordinamento giuridico vigente, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento e della normativa europea; h) previsione di modalità di intervento del Servizio nazionale di protezione civile volte a garantire l'effettività delle misure adottate nel corso della emergenza, la cui durata deve essere limitata, in relazione alle procedure di acquisizione di lavori, servizi e forniture, alla gestione dei rifiuti, delle macerie e delle terre e rocce da scavo prodotte in condizioni di emergenza, nonché alle forniture di beni di prima necessità; i) disciplina del finanziamento nazionale delle funzioni di protezione civile attraverso il Fondo della protezione civile, il Fondo per le emergenze nazionali e il Fondo regionale di protezione civile, i cui stanziamenti sono determinati annualmente con la legge di stabilità, e dell'eventuale integrazione delle predette dotazioni nel rispetto della trasparenza e della tracciabilità dei flussi finanziari; l) disciplina delle procedure finanziarie e contabili dei commissari delegati titolari di contabilità speciale (obblighi di rendicontazione, procedure di controllo successivo, subentro delle amministrazioni competenti in via ordinaria nei rapporti giuridici attivi e passivi sorti durante la gestione commissariale e nelle vicende contenziose o precontenziose sorte durante lo stato di emergenza e in relazione a quest'ultimo); m) disciplina delle misure per rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita nelle aree colpite dagli eventi citati; n) ruolo e responsabilità del sistema e degli operatori di protezione civile, anche con riferimento alle attività di presidio delle sale operative e della rete dei centri funzionali; o) modalità di partecipazione del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri all'elaborazione delle linee di indirizzo per la definizione delle politiche di prevenzione strutturale dei rischi naturali e di origina antropica e per la loro attuazione.
  Il comma 2 dispone che i decreti legislativi provvedono ad assicurare il coordinamento e la coerenza terminologica in Pag. 153materia di protezione civile nel rispetto dei seguenti princìpi: a) identificazione delle tipologie dei rischi per i quali si esplica l'azione di protezione civile; b) individuazione, sistematizzazione e riassetto in forma organica e coordinata degli ambiti di disciplina di cui al comma 1, ai fini della più efficace ed effettiva attribuzione delle connesse responsabilità gestionali ed amministrative; c) raccordo delle attività di pianificazione in materia di protezione civile svolte ai diversi livelli con quelle di valutazione ambientale e di pianificazione territoriale nei diversi ambiti e di pianificazione strategica; d) omogeneizzazione, su base nazionale, delle terminologie e dei codici convenzionali adottati dal Servizio nazionale della protezione civile per classificare e per gestire le diverse attività di protezione civile, anche in relazione alla redazione dei piani di protezione civile nel rispetto dell'autonomia organizzativa delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano; e) individuazione dei livelli degli effetti determinati dagli eventi calamitosi per parametrare le diverse misure e forme di agevolazioni e di ristoro per i soggetti interessati; f) ricognizione delle fonti normative primarie vigenti che regolano le materie già incluse nella legge n. 225 del 1992, oltre che negli ulteriori provvedimenti normativi, anche relativi a specifici eventi calamitosi, contenenti disposizioni che producono effetti a regime nell'ambito della materia oggetto della presente legge, per garantire coerenza giuridica, logica e sistematica; g) introduzione di appositi strumenti di semplificazione volti alla riduzione degli adempimenti amministrativi; h) integrazione del Servizio nazionale della protezione civile con la disciplina in materia di protezione civile dell'Unione Europea; i) invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica.
  Al comma 3 è previsto che i decreti legislativi provvedono altresì alla semplificazione normativa delle materie che ne sono oggetto, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) indicazione, dopo la rubrica di ogni articolo, degli estremi della vigente disposizione della fonte normativa originaria oggetto di riassetto, della disposizione dell'Unione europea, della giurisprudenza dell'Unione europea o costituzionale attuata, in modo che sia agevolmente ricostruibile il percorso previgente, o, in alternativa o in aggiunta, redazione di una tabella di raffronto da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale in concomitanza con la pubblicazione del decreto legislativo delegato; b) coordinamento formale e sostanziale del testo delle disposizioni vigenti, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo; c) verifica del rispetto dei princìpi contenuti nelle direttive dell'UE in materia; d) adeguamento alla giurisprudenza costituzionale, dell'Unione europea e delle giurisdizioni superiori; e) indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta salva l'applicazione dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile.
  Al comma 4 si stabilisce che i decreti legislativi, nel disciplinare i settori e le materie ivi indicati, devono provvedere: – alla definizione dei criteri da seguire al fine di adottare, entro due anni dalla data di entrata in vigore dei medesimi decreti delegati, le necessarie iniziative per la ricognizione, la modifica e l'integrazione dei provvedimenti di attuazione, con particolare riferimento alle direttive del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 2 dell'articolo 5 del decreto-legge 343 del 2001, a tal fine, del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri; – previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 3 del decreto legislativo n. 281 del 1997. L'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, regola le intese che sono espresse in tutti casi in cui la legislazione vigente preveda che venga sancita un'intesa con la Conferenza Stato-regioni. Quando un'intesa non è raggiunta entro trenta giorni dalla prima seduta della Conferenza Stato regioni in cui l'oggetto è posto all'ordine del giorno, il Consiglio dei ministri provvede con deliberazione Pag. 154motivata (comma 3 del citato articolo 3). In caso di motivata urgenza il Consiglio dei ministri può provvedere senza l'osservanza delle disposizioni del citato articolo. I provvedimenti adottati sono sottoposti all'esame della Conferenza Stato-regioni nei successivi quindici giorni. Il Consiglio dei ministri è tenuto ad esaminare le osservazioni della Conferenza Stato-regioni ai fini di eventuali deliberazioni successive (comma 3 del citato articolo 3). – di concerto con i Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione e con i Ministri interessati, nonché con il Ministro dell'economia e delle finanze; – previa acquisizione dei pareri del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti, resi entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta. Decorsi inutilmente i termini di cui al presente comma, i decreti legislativi sono comunque adottati.
  Il comma 6, infine, stabilisce che entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dei principi e criteri direttivi stabiliti dalla presente legge, il Governo può emanare, ai sensi dei suddetti commi 4 e 5, disposizioni integrative o correttive dei decreti legislativi emanati ai sensi del comma 1. A tale fine, il comma 6 dispone la presentazione di una relazione motivata alle Camere dal Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del capo del Dipartimento della protezione civile, che individua le disposizioni dei decreti legislativi su cui si intende intervenire e le ragioni dell'intervento normativo.
  In un Paese come il nostro, messo a dura prova negli ultimi anni da importanti e devastanti cambiamenti climatici, migliorare l'efficienza di un settore quale la protezione civile è senz'altro di fondamentale importanza al fine di prevenire i danni a cose e persone.

  FILIBERTO ZARATTI. Il disegno di legge «Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale e coordinamento della protezione civile» si inserisce in un più ampio disegno dell'esecutivo di riforma generale dello Stato, che evidentemente non può non avere dirette conseguenze sulla forma stesso dello Stato, sullo spazio e la qualità dei diritti sociali e del lavoro e più in generale della democrazia. Emblematica in questo senso la legge delega sul lavoro il famigerato Jobs Act. Numerosi sono i provvedimenti giunti in Parlamento, che hanno come filo comune «la delega al Governo». Le proposte di legge che consideriamo interrelate con il disegno di legge in questione sono quelle inerenti il riordino del Terzo settore, la riforma della Pubblica Amministrazione e il riordino del comparto sicurezza, che hanno evidenti ricadute e correlazioni diretta con il disegno di legge all'esame dell'aula.
  Il Provvedimento esplicita la volontà dell'esecutivo di ricondurre ad unità, un settore come quello della PC, che negli ultimi anni ha subito una certa bulimia legislativa con un unico comune denominatore: promuovere la gestione delle emergenze e di quegli eventi, detti grandi, che spesso si sono dimostrati congeniali a radicare consorterie criminali e affaristiche collaterali allo Stato. È stato imposto e quasi sempre avvallato il principio che nulla in questo Paese potesse essere realizzato se non sotto la spinta emergenziale e con il ricorso alla deroga, logica che ha stravolto la natura stessa del corpo normativo, che sulla legge 225/92 fondava il sistema nazionale di PC. In questo l'uso ricorrente e reiterato del decreto legge e dell'ordinanza derogatoria hanno piegato al totale e pervasivo predominio dell'Esecutivo di turno, le funzioni legislative e di controllo del Parlamento su una materia dai molteplici risvolti politici, sociali, scientifici, economici ed istituzionali.
  Troppi provvedimenti, circa 15 solo negli ultimi 10 anni, si sono accumulati sotto l'urgenza e la pressione di emergenze talvolta artatamente ingigantite, con l'effetto di spezzettare e rendere inapplicabile la normativa di settore e allo stesso tempo trasformare il servizio nazionale di PC a mero strumento di gestione delle emergenze e dei grandi eventi, fuori da qualsiasi canale istituzionale. Negli anni abbiamo Pag. 155assistito ad una sorta di «modificazione genetica» della Protezione civile e delle sue originarie funzioni, dove si è provveduto ad equiparare le emergenze post-calamità ai cosiddetti «grandi eventi». Vale la pena ricordare sotto questo aspetto la paradigmatica stagione politica della coppia Berlusconi-Bertolaso, dove la Protezione Civile era stata trasformata in un formidabile sistema di potere spesso sottratto ad ogni controllo, con l'utilizzo della deroga perenne.
  La prassi della reazione all'evento, di stampo emergenzialista, ha prodotto una sorta di deresponsabilizzazione dell'amministrazione pubblica, deformando la fondamentale missione di coordinamento della Protezione Civile e privilegiando, invece, approcci interventistico operativi, con strutture centralistiche e sempre più lontane dai territori (esempio chiaro di tale impostazione è rintracciabile nella gestione del sisma abruzzese) e molto vicine ai centri d'affari, una situazione aggravata anche dal ricorso perenne alla delega all'esperto, in contrasto con gli originari principi della PC.
  Ben venga dunque il tentativo di razionalizzare il sistema nazionale di PC, per ridare nuovamente correttezza e certezza ai rapporti tra le istituzioni le tante forme di cittadinanza attiva, che solo una legge fondamentale dello Stato, in quanto norma non solo di tutela della sicurezza delle persone e dei beni, ma di regolamentazione dei diritti e dei doveri che derivano nell'attuare tale tutela, può garantire. Il sistema nazionale di PC, a nostro avviso deve oggi rifondarsi sulla previsione e la prevenzione diffuse sul territorio, soprattutto se si tiene contro della molteplicità delle situazioni critiche presenti nel Paese. I fenomeni di calamità naturale, sempre più intensi e devastanti, la fragilità del territorio e lo sviluppo spregiudicato dell'abuso edilizio, ma anche certa produzione industriale senza alcun controllo ambientale, hanno determinato nel corso degli ultimi due decenni un costo economico e sociale per il paese insostenibile. Peraltro gli effetti conseguenti ai cambiamenti climatici in atto, sono tali che gli eventi estremi in Italia hanno subito un aumento esponenziale, passando da uno circa ogni 15 anni, prima degli anni ’90, a 4-5 l'anno. Circa il 10 per cento dell'intera superficie nazionale è ad alta criticità idrogeologica e sono oltre 6.600 i Comuni coinvolti.
  Con tali premesse è evidente che un efficiente, efficace, capillare e trasparente sistema di Protezione civile diventa assolutamente indispensabile. Un sistema complesso, dove è fondamentale interagiscono interlocutori istituzionali diversi, volontari e cittadini, in un rapporto organico ed armonico tra realtà e strutture presenti sul territorio. Per questo il riordino delle norme che nel tempo hanno interessato l'attività di protezione civile ai vari livelli, richiederebbe oggi un intervento legislativo estremamente articolato e complesso, che mal si coniuga in un tecnicismo legislativo da delegare al Governo.
  Ma l'Esecutivo decide di utilizzare la forma della legge delega, sacrificando ancora una volta il ruolo centrale di garante della democrazia e della partecipazione in capo al Parlamento, avallando un pervasivo predominio dell'Esecutivo, in contrasto con i processi di apertura e democratizzazione di cui necessita il settore. In tal senso i limiti della delega al governo appaiono estremamente ampi e vaghi. Il testo si compone di un unico articolo e 6 commi ed un numero elevato di principi e criteri direttivi, non sempre lineare, cui dovranno attenersi i decreti legislativi, che dovranno essere emanati entro 9 mesi.
  La nostra proposta depositata e che solo in minima parte è confluita nel testo che arriva all'esame dell'aula, aveva come fine quello di definire con puntualità una serie di limiti entro i quali devono trovare espressione i decreti delegati, magari un unico decreto attuativo, a partire dall'individuazione delle componenti il servizio nazionale di PC. L'insieme di componenti e strutture operative, la rete degli enti pubblici e privati, la rete di professionisti di diversa formazione, con l'apporto delle tante discipline scientifiche che costituiscono e garantiscono il servizio nazionale della protezione civile (SNPC), realizzato Pag. 156dal professionale e generoso apporto di migliaia di lavoratori impegnati quotidianamente a garantirne l'effettivo funzionamento e svolgimento, sono i soggetti cui una riforma organica della protezione civile dovrebbe guardare.
  La protezione civile è tutt'altro che materia «tecnica» riservata agli «specialisti» e organizzata in strutture chiuse. La sua organizzazione trae origine da una struttura primaria basata su quattro principi: la presenza dello Stato che non si sottrae in alcun momento ai propri obblighi di PC nei confronti della comunità nazionale; il diritto-dovere all'autoprotezione; il superamento dei soli aspetti dei servizi di emergenza, soccorso e assistenza; l'importante ruolo dell'attività primaria di previsione e di prevenzione.
  L'occasione di una ennesima proposta di revisione e riforma legislativa dovrebbe giovarsi del patrimonio di esperienze ultra decennali di quanti contribuiscono a realizzare il SNPC, per assicurare finalmente le migliori risorse alle buone pratiche e non ripetere gli stessi errori che l'esperienza di questi anni ci impone di evitare.
  Il SNPC, vista la complessità e l'alta qualificazione di energie umane e di mezzi strumentali che ne sono caratteristiche, molto difficilmente può realizzarsi entro i soli termini di un Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri, istituito e regolato con atto del Governo, specie se esso come accaduto negli ultimi anni, è andato assumendo caratteristiche di supremazia nei confronti di altre componenti e strutture operative del SNPC. Tale impostazione dirigistica ha portato ad una perdita della funzione di coordinamento, a favore di un approccio meramente interventistico-operativo, in competizione – peraltro senza competenza specifica – con le strutture operative del SNPC.
  I futuri decreti legislativi che saranno emanati in forza di questa legge delega, dovranno, tra l'altro, definire i criteri da seguire al fine di adottare, entro 2 anni, le eventuali iniziative per la ricognizione, la modifica e l'integrazione dei provvedimenti di attuazione. In tal senso Signor Presidente e rappresentanti del Governo siate certi saremmo attenti e vigilanti affinché non prevalga ancora una volta la tentazione ad emanare decreti «omnibus» che, sotto nuove spinte emergenziali, proseguano sulla scia di quanto sinora ha compromesso la struttura e gli obiettivi fondamentali della protezione civile, con deroghe alle norme penali, ai princìpi generali di contabilità dello Stato, in materia di avviamento e tutela del lavoro e in materia di tutela e protezione dell'ambiente. In tal senso i limiti della delega al Governo appaiono estremamente ampi e vaghi.
  In questa direzione è andata la nostra azione emendativa in commissione dove i lavori nell'ultima settimana hanno subito un'improvvisa accelerazione. Sono stati 3 gli emendamenti di SEL approvati, volti a distinguere, nelle funzioni in materia di protezione civile, ruoli politici e gestionali, differenziando responsabilità, compiti e poteri autoritativi; a richiamare i principi di adeguatezza e prossimità al fianco di quello di sussidiarietà; ad inserire una garanzia di raccordo delle attività di pianificazione in materia di protezione civile con quelle di valutazione ambientale, di pianificazione territoriale e di pianificazione strategica.
  Noi riteniamo fondamentale che la legge delega debba definire con puntualità una serie di limiti entro i quali debbano trovare espressione i decreti delegati. Strettamente legato al tema degli interventi di PC è quello della necessità della loro omogeneità sull'intero territorio nazionale che non può che passare attraverso l'individuazione di standard di qualità e di prestazione minima per ciascuna delle fasi della previsione, della prevenzione e del soccorso. Da questo punto di vista riteniamo necessario che i decreti individuino tali standard ed al tempo stesso ne prevedano le forme ed i tempi di progressiva applicazione presso tutte le strutture di PC.
  Va definito poi con chiarezza il ruolo del Sindaco quale autorità locale di PC, rendendo tale definizione finalmente piena di contenuti e non, come nel passato, priva di reale operatività. Quali sono i poteri ed Pag. 157i doveri, quali sono gli strumenti e le garanzie, qual è l'autonomia anche economica di cui i sindaci – specie dei piccoli e piccolissimi centri – si possono avvalere per poter esercitare efficacemente il proprio ruolo ?
  La presenza ed il ruolo del volontariato deve trovare massima valorizzazione e riconoscimento nel rispetto del principio che, per quanto utile, mai esso deve sostituirsi allo Stato o equiparato ad una struttura di questi. Netta deve essere la distinzione tra cittadino professionista e cittadino competente che ha deciso di scendere in campo. Il Volontariato, perciò, non può in alcun caso essere considerato e trovare impiego alla stregua di surroga palese od occulta di forme regolari o precarie di occupazione, né come strumento di temporaneo o definitivo avviamento al lavoro in deroga e spregio alle norme in materia ed a quelle sulle tutele e lo stato giuridico del lavoratore. Questa delimitazione deve trovare applicazione in ogni campo, sia nelle fasi emergenziali del soccorso, sia in quelle continuative delle attività di previsione e prevenzione.
  È necessaria una chiara delimitazione delle tipologie di eventi e di rischi la cui competenza è attribuita al Servizio nazionale della protezione civile, includendo i soli eventi, naturali o connessi con le attività dell'uomo, i cui impatti nella società non siano programmabili. Vanno esclusi dall'ambito di applicazione dei decreti legislativi gli interventi per la ricostruzione definitiva nelle aree colpite da calamità che deve essere disposta e regolata da legge ordinaria, le situazioni connesse all'evoluzione di crisi internazionali e ai flussi migratori di popolazioni, al diffondersi di fenomeni epidemiologici o pandemici, agli atti di terrorismo anche internazionale, ad eccezione del soccorso alle popolazioni, all'igiene e alla salubrità dei luoghi, alla organizzazione di eventi comunque connessi con manifestazioni nazionali od internazionali di carattere politico, religioso, artistico, sociale o sportivo e all'ordine pubblico. Tutto questo è stato negli ultimi anni il business della protezione civile.
  Su questo riteniamo imprescindibile rafforzare i sistemi di controllo e trasparenza nella gestione dei finanziamenti e dei contributi destinati alle situazioni per le quali sia dichiarato lo stato di emergenza, così come riteniamo fondamentale che i reati commessi in occasione e in relazione a calamità o alla gestione delle emergenze siano considerati imprescrittibili così come i relativi procedimenti penali.
  Questo sarà il nostro contributo alla discussione in aula per correggere e migliorare il testo presentato dal Governo perché la delega che viene a chiedere al Parlamento sia chiara e definita in tutte le sue articolazioni.

  SAMUELE SEGONI. Oggi mercoledì 5 agosto approda in Aula per la prima volta una proposta di legge di alternativa libera, che dovrebbe venire votata già a settembre !
  Si tratta della proposta di legge Segoni ed altri: «Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale e coordinamento della protezione civile» – Atto Camera 2972 (abbinata alle 2607 e 3099).
  Perché è necessaria una riforma della protezione civile ?
  Il Sistema di Protezione Civile è stato istituito con la legge n. 225 del 1992. Nei ventitré anni successivi sono state apportate innumerevoli modifiche ne ho contate ben 17, effettuate in maniera disorganica, spesso improvvisata sull'onda dell'emotività del momento o di esigenze di risparmi di cassa.
  Ne consegue, oggi, un quadro normativo estremamente farraginoso e poco efficace.
  Basti pensare che in tipico stile italiano si è passati in breve tempo da periodi in cui la Protezione Civile aveva a disposizione mezzi straordinari per fronteggiare anche situazioni ordinarie (situazione purtroppo ancora viva nell'immaginario collettivo) a periodi in cui si pretendeva che la Protezione Civile fronteggiasse anche situazioni straordinarie con solo mezzi ordinari.Pag. 158
  Quindi, AL considera necessaria e urgente una riforma della Protezione Civile, senza che ne vengano stravolti i principi originali.
  Vorrei riassumere un attimo l'iter di questa proposta di legge.
  Nel gennaio 2015 inizia la discussione in commissione ambiente di una proposta di legge di riforma della Protezione Civile presentata dal PD. La forma scelta è la legge delega al Governo. Le opposizioni rinunciano a presentare delle proprie proposte di legge da abbinare a quella del PD perché dicono «noi siamo opposizione, non ci fidiamo del governo, quindi non gli diamo nessuna delega». Così il PD può agire indisturbato (la sua proposta va verso una direzione giusta ma a nostro modo di vedere è un po’ troppo vaga e blanda su diversi punti essenziali). A fine gennaio nasce Alternativa Libera, che ha un approccio diverso nel fare opposizione: proprio perché non ci fidiamo del Governo, vogliamo presentare la nostra proposta di «legge delega», non vogliamo che il governo possa agire indisturbato e vogliamo mettere nero su bianco più paletti possibile. Ed abbiamo perseguito questo obiettivo con volontà, tenacia, impegno.
  E così, in poco più di un mese, viene redatta e presentata la proposta di legge di Alternativa Libera (Segoni ed altri: «Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale e coordinamento della protezione civile» – Atto Camera 2972).
  Ho scritto di mio pugno la proposta di legge, ricorrendo all'aiuto dello staff legislativo di alternativa Libera solo per le limature finali. A causa della mia professione precedente l'impegno parlamentare sono abbastanza familiare con l'argomento, e comunque sono orgoglioso di essere ricorso anche ai consigli ed ai contributi volontari di una vasta rete di operatori del settore, esperti, accademici e semplici simpatizzanti di Alternativa Libera. Da questo brainstorming, dal basso, scaturisce una proposta di legge molto articolata e dettagliata, che rende bene il senso modo di Alternativa Libera, molto faticoso ed impegnativo, di fare opposizione. Mentre la proposta di legge del PD si articola in 5 pagine, quella di AL in 11. Ciò ovviamente non può essere considerato sinonimo di qualità superiore, ma voglio usare questo dato numerico per dimostrare un'altra cosa: nonostante abbiamo dovuto scrivere anche noi una legge delega (altrimenti non si sarebbe potuta sovrapporre a quella del PD), è evidente che non siamo stati sul vago ed abbiamo cercato di imbrigliare l'azione del governo il più possibile.
  L'approccio ed il contenuto della proposta di legge poi devono aver riscosso successo, tanto che: anche SEL presenta dopo un paio di mesi la propria proposta di legge, che in larghi tratti ricalca la proposta di AL, arricchita con ulteriori aggiunte emerse dal ciclo delle audizioni che si sono svolte nel frattempo; in fase emendativa, alcune forze politiche di opposizione presentano emendamenti che sono evidentemente dei copia-incolla di alcune parti della proposta di AL.
  Questo testo che approda in aula ha molto della proposta di legge di Alternativa Libera.
  Durante l'elaborazione del testo base e durante la fase emendativa in commissione ambiente siamo risusciti a far passare quanto segue: principio di policentrismo e sussidiarietà, con coordinamento in sede di presidenza del consiglio dei ministri. Sono princìpi cardine dell'impostazione originaria del ’92, siamo voluti essere molto chiari su questo punto per evitare derive verticistiche e «militaresche» o uno spostamento sotto il ministero dell'interno; partecipazione attiva dei cittadini (singoli e in forma associata) e diffusione della cultura del rischio come base di una società resiliente; coinvolgimento ed interazione con volontariato e ordini professionali, per avere un aggiornamento costante e per istruire la popolazione; accendiamo un focus su emergenze, previsione, prevenzione e pianificazione della risposta operativa; ricerca e sviluppo: coinvolgimento di università ed enti di ricerca per continuare ad avere strumenti operativi all'avanguardia e sempre migliori. Un esempio pratico: non ci Pag. 159possiamo lamentare quando vengono sbagliate le previsioni se non si investe in ricerca per avere sistemi previsionali più efficaci ! Gestione delle emergenze più razionale: inserimento di criteri meno discrezionali per stabilire quando va dichiarata e quando no; meno burocrazia ma bilanciata da più trasparenza e controlli ex-post e soprattutto niente scorciatoie legali; normativa specifica per la gestione delle macerie, dei corpi di frana e degli alberi in caso di disastri. Fondi certi; la protezione civile si esprime sulle opere strutturali per il contrasto al dissesto idrogeologico; la protezione civile non organizza grandi eventi; omogenizzazione e standardizzazione su base nazionale di terminologie e codici colore relativi agli allarmi (ad oggi ogni regione fa come vuole e quando si cerca di avere una visione di insieme a scala nazionale o interregionale ci si trova di fronte ad una babele di termini e di colori: è più grave una criticità elevata, un allarme rosso o un'allerta viola ? La risposta non è immediata; istituzione di un programma di verifica e revisione dei piani comunali di emergenza e delle linee guida regionali. Questo punto è una delle nostre priorità: avere dei buoni ed efficaci piani di emergenza, conosciuti dalla popolazione e dagli amministratori locali, è basilare. Inutile prevedere le calamità naturali se non sai come reagire ! Durante le emergenze, favorire l'approvvigionamento di beni e servizi in loco. Così il tessuto produttivo locale ha un parziale stimolo alla ripresa già da subito.
  La cosa buffa è che in realtà pochissimi nostri emendamenti sono stati approvati. La maggior parte di ciò che abbiamo ottenuto l'abbiamo ottenuto in fase di definizione del testo base e, in fase emendativa, sotto forma di «assorbimenti», riformulazioni di emendamenti altrui, oppure approvazione di emendamenti di altre forze politiche che traevano chiaramente spunto da alcuni contenuti della nostra proposta di legge.
  Ovviamente va benissimo così: non ci interessano le bandierine, ci va benissimo lavorare nell'ombra, l'importante è che certi concetti passino ! E con questo spirito affronteremo l'aula, convinti che il testo in discussione possa essere ulteriormente migliorato.

Pag. 160

ORGANIZZAZIONE DEI TEMPI DI ESAME DEL DOC. LXXXVII-bis, n. 3-A, DELLA PROPOSTA DI LEGGE N. 2799 E DEI DISEGNI DI LEGGE DI RATIFICA NN. 2620, 3056, 3155, 3085 E 3157

Relazione della XIV Commissione sul Programma di lavoro della Commissione europea per il 2015, sul Programma di 18 mesi del Consiglio dell'Unione europea e sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per il 2015 (Doc. LXXXVII-bis, n. 3-A)

Tempo complessivo, escluse le dichiarazioni di voto: 7 ore (*).

Relatore 20 minuti
Governo 20 minuti
Richiami al Regolamento e tempi tecnici 10 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora e 10 minuti (con il limite massimo di 8 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)
Gruppi 5 ore
 Partito Democratico 1 ora e 28 minuti
 MoVimento 5 Stelle 37 minuti
 Forza Italia – Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente 32 minuti
 Area Popolare (NCD - UDC) 24 minuti
 Sinistra Ecologia Libertà 21 minuti
 Scelta civica per l'Italia 21 minuti
 Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini 20 minuti
 Per l'Italia – Centro Democratico 19 minuti
 Fratelli d'Italia – Alleanza Nazionale 17 minuti
 Misto: 21 minuti
  Alternativa Libera 9 minuti
  Minoranze Linguistiche 5 minuti
  Partito Socialista Italiano (PSI) – Liberali per l'Italia (PLI) 4 minuti
  MAIE – Movimento Associativo italiani all'estero – Alleanza per l'Italia (API) 3 minuti

(*) Per le dichiarazioni di voto sono attribuiti a ciascun gruppo 10 minuti. Al gruppo Misto sono assegnati 12 minuti.

Pag. 161

Pdl n. 2799 – Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza ed il controllo dei rendiconti dei partiti politici

Tempo complessivo: 15 ore e 30 minuti, di cui:
• discussione generale: 7 ore e 30 minuti;
• seguito dell'esame: 8 ore.

Discussione generale Seguito dell'esame
Relatore 20 minuti 20 minuti
Governo 20 minuti 20 minuti
Richiami al Regolamento 10 minuti 10 minuti
Tempi tecnici 30 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora e 14 minuti (con il limite massimo di 15 minuti per ciascun deputato) 1 ora e 16 minuti (con il limite massimo di 9 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)
Gruppi 5 ore e 26 minuti 5 ore e 24 minuti
 Partito Democratico 43 minuti 1 ora e 35 minuti
 MoVimento 5 Stelle 34 minuti 40 minuti
 Forza Italia – Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente 33 minuti 35 minuti
 Area Popolare (NCD - UDC) 31 minuti 26 minuti
 Sinistra Ecologia Libertà 31 minuti 23 minuti
 Scelta civica per l'Italia 31 minuti 23 minuti
 Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini 31 minuti 21 minuti
 Per l'Italia – Centro Democratico 31 minuti 20 minuti
 Fratelli d'Italia – Alleanza Nazionale 30 minuti 19 minuti
 Misto: 31 minuti 22 minuti
  Alternativa Libera 13 minuti 9 minuti
  Minoranze Linguistiche 7 minuti 5 minuti
  Partito Socialista Italiano (PSI) – Liberali per l'Italia (PLI) 6 minuti 4 minuti
  MAIE – Movimento Associativo italiani all'estero – Alleanza per l'Italia (API) 5 minuti 4 minuti
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Ddl di ratifica nn. 2620, 3056, 3155, 3085 e 3157

Tempo complessivo: 2 ore per ciascun disegno di legge di ratifica

Relatore 5 minuti
Governo 5 minuti
Richiami al Regolamento 5 minuti
Tempi tecnici 5 minuti
Interventi a titolo personale 17 minuti (con il limite massimo di 2 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)
Gruppi 1 ora e 23 minuti
 Partito Democratico 18 minuti
 MoVimento 5 Stelle 12 minuti
 Forza Italia – Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente 10 minuti
 Area Popolare (NCD - UDC) 7 minuti
 Sinistra Ecologia Libertà 6 minuti
 Scelta civica per l'Italia 6 minuti
 Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini 5 minuti
 Per l'Italia – Centro Democratico 6 minuti
 Fratelli d'Italia – Alleanza Nazionale 5 minuti
 Misto: 8 minuti
  Alternativa Libera 2 minuti
  Minoranze Linguistiche 2 minuti
  Partito Socialista Italiano (PSI) – Liberali per l'Italia (PLI) 2 minuti
  MAIE – Movimento Associativo italiani all'estero – Alleanza per l'Italia (API) 2 minuti

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 5 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nom. Doc. VIII, n. 6 – odg n. 9 455 450 5 226 119 331 78 Resp.
2 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/10 453 449 4 225 121 328 78 Resp.
3 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/11 452 447 5 224 434 13 77 Appr.
4 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/12 463 459 4 230 123 336 74 Resp.
5 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/13 438 408 30 205 93 315 67 Resp.
6 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/14 443 412 31 207 103 309 67 Resp.
7 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/15 446 419 27 210 101 318 67 Resp.
8 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/16 445 443 2 222 104 339 66 Resp.
9 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/17 448 448 225 83 365 66 Resp.
10 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/18 447 441 6 221 119 322 66 Resp.
11 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/19 453 452 1 227 127 325 66 Resp.
12 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/21 451 451 226 84 367 66 Resp.
13 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/23 453 449 4 225 107 342 66 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). – C = Voto contrario (in votazione palese). – V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). – A = Astensione. – M = Deputato in missione. – T = Presidente di turno. – P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. – X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 5 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/28 449 445 4 223 85 360 66 Resp.
15 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/29 445 440 5 221 83 357 66 Resp.
16 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/31 445 436 9 219 110 326 66 Resp.
17 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/33 440 435 5 218 103 332 66 Resp.
18 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/35 444 438 6 220 110 328 66 Resp.
19 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/36 440 433 7 217 124 309 66 Resp.
20 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/39 422 420 2 211 119 301 67 Resp.
21 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/45 391 382 9 192 311 71 67 Appr.
22 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/46 416 416 209 114 302 66 Resp.
23 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/53 337 317 20 159 68 249 91 Resp.
24 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/56 354 354 178 63 291 90 Resp.
25 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/58 366 363 3 182 98 265 89 Resp.
26 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/60 383 361 22 181 90 271 90 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 5 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/61 383 381 2 191 105 276 89 Resp.
28 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/63 386 386 194 85 301 89 Resp.
29 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/64 403 401 2 201 109 292 88 Resp.
30 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/65 412 389 23 195 90 299 86 Resp.
31 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/66 413 411 2 206 112 299 85 Resp.
32 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/68 414 408 6 205 348 60 84 Appr.
33 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/69 414 400 14 201 85 315 84 Resp.
34 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/72 408 404 4 203 87 317 84 Resp.
35 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/73 415 412 3 207 92 320 84 Resp.
36 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/94 e 97 419 395 24 198 311 84 83 Appr.
37 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/110 419 419 210 120 299 83 Resp.
38 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/112 419 419 210 118 301 83 Resp.
39 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/122 418 417 1 209 95 322 83 Resp.
INDICE ELENCO N. 4 DI 5 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 52)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/123 421 420 1 211 95 325 83 Resp.
41 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/124 420 418 2 210 97 321 84 Resp.
42 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/125 423 423 212 99 324 84 Resp.
43 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/126 421 421 211 101 320 84 Resp.
44 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/127 423 423 212 99 324 84 Resp.
45 Nom. odg 9/Doc. VIII, n. 6/134 422 414 8 208 95