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Resoconto dell'Assemblea

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XVII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 648 di mercoledì 6 luglio 2016

Pag. 1

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO

  La seduta comincia alle 9,30.

  PRESIDENTE. La seduta è aperta.
  Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

  DAVIDE CAPARINI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

  PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
  (È approvato).

Missioni.

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider, Bindi, Matteo Bragantini, Dambruoso, Ferranti, Gregorio Fontana, Formisano, Giancarlo Giorgetti, Greco, Leva, Locatelli, Manciulli, Mazziotti Di Celso, Paris, Pes, Gianluca Pini, Pisicchio, Portas, Realacci, Rosato, Sanga, Sani, Scotto, Valeria Valente e Venittelli sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
  I deputati in missione sono complessivamente centodieci, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell’allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,35).

  PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
  Per questa ragione, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 9,55. La seduta è sospesa.

  La seduta, sospesa alle 9,35, è ripresa alle 10.

Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Tagikistan sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, fatto a Dushanbe il 22 maggio 2007 (A.C. 2800-A).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2800-A: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Tagikistan sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, fatto a Dushanbe il 22 maggio 2007.
  Ricordo che nella seduta del 5 luglio si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli – A.C. 2800-A)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica, nel testo della Commissione (Vedi l'allegato A – A.C. 2800-A).Pag. 2
  La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A – A.C. 2800-A), che è in distribuzione.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A – A.C. 2800-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Quartapelle Procopio. Ne ha facoltà.

  LIA QUARTAPELLE PROCOPIO. Grazie, Presidente. L'Accordo di cui discutiamo oggi è un Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra l'Italia e la Repubblica del Tagikistan, è un Accordo che, come tutte le ratifiche, si compone di quattro articoli. Sostanzialmente, si tratta di una possibilità di cooperazione tra il nostro Paese e il Tagikistan in ambito culturale, scientifico e tecnologico.
  È un Accordo che ha una previsione di spesa di 29.120 euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015, 33.980 euro annui a decorrere dall'anno 2016, 143 mila euro a decorrere dall'anno 2014. Ovviamente, l'Accordo è stato aggiornato, gli anni dell'Accordo sono stati aggiornati, perché esso è stato firmato nel 2007 e, quindi, questi importi sono stati aggiornati per il 2016, il 2017 e il 2018.
  Gli accordi di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica sono accordi che sono particolarmente importanti per quello che è chiamato soft power ovvero la possibilità tra Paesi di far prevalere logiche di cooperazione, di scambio e di rafforzamento dei rapporti non solo con strumenti hard, ma anche con strumenti più cooperativi, di scambio e di rafforzamento delle relazioni. In particolare, il tema della cooperazione scientifica è un tema su cui il nostro Paese e le Commissioni esteri della Camera e del Senato stanno lavorando per rafforzare la cooperazione con vari Paesi.
  Il Tagikistan è un Paese per l'Italia particolarmente strategico in un'area come quella del Centrasia, dove si incontrano una serie di interessi di varie potenze ed è importante esserci con una logica, appunto, cooperativa e con una logica di rafforzamento anche di strumenti di politica estera non tradizionali, come il tema della cooperazione culturale, scientifica e tecnologica. È per questo che oggi portiamo all'esame di questa Camera un Accordo così importante con un Paese che riveste un ruolo cruciale e strategico in un'area del mondo come il Centrasia.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Aspettiamo i colleghi che stanno abilitando la tessera. Rampi. Chi non riesce a votare ? Binetti, che ha problemi con il dispositivo, e Mura. Velocemente, per favore. Allora, lì abbiamo il collega Vico, che ha problemi con il dispositivo. Chi altro non riesce a votare ? Il collega Verini, se non sbaglio, Catalano e Molea. Chi altro non riesce a votare ? Gagnarli, L'Abbate, Artini. Ci siamo quasi. Palma, Turco; aspettiamo Palma, che sta votando, e Pinna e poi chiudiamo. Becattini, Corsaro, Pinna, Lombardi e poi chiudiamo davvero.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  287   
   Votanti  278   
   Astenuti    9   
   Maggioranza  140   
    Hanno votato  278.

  Sono in missione 98 deputati.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (La deputata La Marca ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo all'esame dell'articolo 2 (Vedi l'allegato A – A.C. 2800-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo ai voti.Pag. 3
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Rampi, Giorgio Piccolo, Nicchi, Sandra Savino. Qualcun altro ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  294   
   Votanti  282   
   Astenuti   12   
   Maggioranza  142   
    Hanno votato  282.

  Sono in missione 98 deputati.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (La deputata La Marca ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo all'esame dell'articolo 3 (Vedi l'allegato A – A.C. 2800-A).
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Bolognesi, Palese, Santerini, Terzoni, Adornato, Frusone, Saltamartini, Sorial, Bosco. Ci siamo ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  302   
   Votanti  288   
   Astenuti   14   
   Maggioranza  145   
    Hanno votato  288.

  Sono in missione 98 deputati.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (La deputata La Marca ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo alla votazione dell'articolo 4 (Vedi l'allegato A – A.C. 2800-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Gigli, Fratoianni, Brandolin, Burtone, Capezzone, Librandi, Piccoli Nardelli, Taglialatela. Ci siamo ? La Marca, Colonnese, Tartaglione. Ci siamo ? Ecco, Colonnese ha votato.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  313   
   Votanti  298   
   Astenuti   15   
   Maggioranza  150   
    Hanno votato  298.

  Sono in missione 98 deputati.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (La deputata Bossa ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

(Esame di un ordine del giorno – A.C. 2800-A)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato (Vedi l'allegato A – A.C. 2800-A).
  Se nessuno chiede di intervenire per illustrare l'ordine del giorno, invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sull'unico ordine del giorno presentato.

Pag. 4

  VINCENZO AMENDOLA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno Marzano n. 9/2800-A/1 il parere è favorevole.

  PRESIDENTE. Prendo atto che la presentatrice non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Marzano n. 9/2800-A/1, accettato dal Governo.

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 2800-A)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Fitzgerald Nissoli. Ne ha facoltà.

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il presente Accordo, firmato il 22 maggio 2007, si propone di agevolare la collaborazione tra il nostro Paese e il Tagikistan nei settori dell'osservazione dei beni culturali, nella promozione e tutela dei patrimoni culturali, anche attraverso lo scambio di esperienze tecniche e scientifiche. Un Accordo, quindi, che potremmo definire buono perché, porta all'incontro e al dialogo tra i popoli e le culture che ad esso sono sottese. È un testo di 19 articoli su cui non mi dilungo, ma che esprime la chiara volontà di attivare una collaborazione duratura, di cui è funzionale anche lo scambio di docenti, e il sistema di collegamento tra formazione e lavoro. Appare di particolare interesse l'articolo 5, dove si prevede la promozione e la diffusione delle rispettive lingue e letterature. Ritengo che questa rappresenti una buona opportunità per far conoscere la nostra bella lingua italiana, espressione della nostra grande tradizione culturale, Infine, vi è l'investimento in formazione, con le borse di studio, che è lo strumento migliore per costruire un mondo in grado di dialogare sui valori umani e collaborare per la pace.
  Per queste ragioni annuncio il voto favorevole del mio gruppo parlamentare.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Grazie, Presidente. Brevemente noi ci asterremo su questo provvedimento perché se l'accordo tra il Governo della Repubblica italiana e quella del Tagikistan si fosse fermato alla semplice cooperazione culturale, vista anche la storia del Tagikistan per quello che riguarda la grande tradizione della cultura farsi e tutto il resto, saremmo stati anche d'accordo. Ma estendere una cooperazione scientifica e tecnologica con un Paese che non ha mai mostrato particolare eccellenze, anzi tutt'altro, e investire una cifra che può sembrare irrisoria rispetto a quello che è il bilancio complessivo, cioè 180 mila euro, ci sembra obiettivamente una cosa non giustificata da nessun tipo di risultato pratico per la Repubblica italiana.
  Per questo non ci opporremo ma neanche daremo il nostro avallo ad una spesa che riteniamo sostanzialmente inutile. Quindi, preannunzio il voto di astensione.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Vezzali. Ne ha facoltà.

  MARIA VALENTINA VEZZALI. Presidente, Governo, colleghi, l'Italia vanta un enorme patrimonio di arte e cultura che il mondo ci invidia. Poter condividere esperienze e accrescere scambi con altri Paesi in questo ambito è utile non solo a livello di formazione ma anche economico e per la sicurezza. La ratifica dell'Accordo con il Governo del Tagikistan sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, che stiamo per votare, prevede una fitta collaborazione e lo scambio di informazioni di polizia per contrastare i trasferimenti illeciti di opere d'arte e assicurare la tutela dei diritti di proprietà intellettuale. Inoltre, apre alla promozione e alla valorizzazione dei rispettivi patrimoni archivistici e museali e alla cooperazione universitaria. Auspica la conoscenza reciproca delle Pag. 5rispettive lingue e promuove borse di studio che favoriscano la formazione professionale.

  PRESIDENTE. Scusi, collega. Colleghi, il tono della voce, per favore. Prego, collega Vezzali.

  MARIA VALENTINA VEZZALI. Grazie, Presidente. L'accordo disciplina la collaborazione in ambito sportivo e in materia di scambi giovanili, senza trascurare di incoraggiare la cooperazione a livello delle arti visive e dello spettacolo.
  L'accordo con il Governo della Repubblica del Tagikistan risale al 22 maggio 2007. Questo Paese ha già compiuto degli sforzi a livello di sicurezza interna e sul piano macroeconomico. È una Repubblica con la quale l'Italia ha, da anni, buoni rapporti e con la quale potrebbe intraprendere un cammino molto proficuo. Ne auspico, pertanto, anche a nome di Scelta Civica, la rapida ratifica.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Alli. Ne ha facoltà.

  PAOLO ALLI. Grazie, Presidente. Solo poche parole per dichiarare il voto favorevole del gruppo di Area Popolare a un provvedimento che, ancora una volta, va nella giusta direzione. Le collaborazioni scientifiche e tecnologiche sono importanti. Gli investimenti in cultura e in tecnologia, per quanto modesti, nel rapporto con Paesi emergenti sono investimenti a lungo termine e, quindi, assolutamente giustificati.
  Come già è stato sottolineato dalla collega Quartapelle, anche se noi sfugge questa importanza, il Tagikistan è certamente uno di quei Paesi dell'area centro asiatica che sono destinati ad avere un ruolo sempre crescente nei prossimi anni. Bene, quindi, l'approccio a 360 gradi, che denota lungimiranza. L'unico neo che mi permetto di sottolineare ancora una volta – purtroppo lo abbiamo detto in molte occasioni – è che arriviamo con nove anni di ritardo a ratificare questo Accordo, che fu firmato nel 2007. Questa è una cosa che dobbiamo cercare di evitare, anche perché in campo tecnologico nove anni sono due ere geologiche. Quindi, ci auguriamo che l'operazione di recupero di tutte queste ratifiche proceda, come sta facendo questo Parlamento, in modo molto serio. Quindi, ancora una volta, rinnovo il voto favorevole del gruppo di Area Popolare.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega archi. Ne ha facoltà.

  BRUNO ARCHI. Grazie, Presidente. L'Accordo tra Italia e Tagikistan in materia di collaborazione culturale, scientifica e tecnologica è finalizzato ad approfondire le relazioni tra i due Paesi attraverso la promozione dei rispettivi patrimoni culturali e lo scambio di dati ed esperienze tecnico-scientifiche. L'intesa si propone di agevolare la collaborazione culturale ed artistica nel campo della conservazione, della tutela e della valorizzazione del patrimonio artistico e archeologico, impedendo i trasferimenti illeciti di beni culturali e assicurando la protezione dei diritti di proprietà intellettuale. Vorrei, a proposito, ricordare brevemente che con il Tagikistan sono in essere importanti collaborazioni a livello universitario. Si tratta di collaborazioni che hanno condotto allo svolgimento di importanti missioni archeologiche in quel Paese.
  La ratifica del trattato innalzerà, quindi, il livello delle nostre relazioni con un Paese dal potenziale molto interessante, del quale notiamo il miglioramento non solo del quadro macroeconomico, ma anche della situazione della sicurezza interna. Sempre in tale ottica, desidero sottolineare che, dal punto di vista le relazioni bilaterali, l'Italia gode in Tagikistan di un capitale di stima e di simpatia che andrà opportunamente valorizzato, anche attraverso un potenziamento della nostra offerta culturale, sostenuta proprio dall'Accordo in esame.
  Dichiaro, pertanto, il voto favorevole del gruppo di Forza Italia.

Pag. 6

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Di Stefano. Ne ha facoltà.

  MANLIO DI STEFANO. Grazie, Presidente. Questa è la classica ratifica che al MoVimento 5 Stelle piace, infatti voteremo a favore. È una ratifica che parla di accordi culturali, che parla di protezione del patrimonio archeologico e culturale, di interscambio di informazioni sulla gestione dello stesso e anche sullo sviluppo scientifico e tecnologico. È ben diversa da tutte le altre che passano in quest'Aula, che, per lo più, sono di cooperazione militare. Noi siamo ben lieti che questo tipo di ratifiche possano andare avanti. Crediamo che, però, oltre a concludere accordi con altri Paesi sull'interscambio della conoscenza in tale ambito, andrebbe anche preservata quella a livello nazionale, cioè un investimento maggiore del nostro Governo sulla protezione del patrimonio archeologico. Penso ai siti di cui abbiamo parlato tantissime volte (Pompei e tutti gli altri), perché è importante, in tal senso, oltre che dire agli altri come si fa, anche dare il buon esempio.
  Purtroppo in Italia abbiamo, invece, grandi casi di fallimenti sulla protezione del nostro patrimonio archeologico.
  Questa ratifica va nella direzione giusta. Per carità, non parliamo di un Paese dal quale abbiamo chissà quanto da apprendere in tal senso, ma è giusto anche dare il nostro know how a chi ne ha bisogno, come in questo caso il Tagikistan. Per questo il MoVimento 5 Stelle voterà a favore di questa ratifica. Aspettiamo di capire anche come si tradurrà, poi, fattivamente in questo ambito di cooperazione.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Gianni Farina. Ne ha facoltà.

  GIANNI FARINA. Grazie, Presidente. Il Tagikistan fa parte delle cinque Repubbliche dall'Asia centrale nate dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, nel 1991. Come le altre (Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan e Kazakistan, che è la più popolosa e importante sul piano economico e strategico), la Repubblica del Tagikistan – 8 milioni di abitanti, a larga maggioranza (80 per cento) di fede musulmana sunnita – si trova confrontata a movimenti di guerriglia filo islamici sviluppatisi negli anni successivi all'indipendenza. Si tratta di fenomeni la cui entità varia da Paese a Paese, presenti anche nelle altre Repubbliche ex sovietiche di fede islamica. Tanto più importante, quindi, è la tessitura di rapporti tesi a favorire la cooperazione in ogni campo (culturale, scientifico, tecnologico, oltre naturalmente a quello economico e commerciale).
  La stabilità e lo sviluppo del Tagikistan e delle cinque Repubbliche asiatiche ex sovietiche è l'obiettivo che si è proposto il Governo italiano in una regione cuscinetto tra la Federazione russa a nord, l'Afghanistan e le potenze regionali dell'Iran e del Pakistan a sud e le grandi potenze planetarie della Cina e dell'India a sud-est. Pace, sviluppo, stabilità, scambio di esperienze scientifiche e culturali sono obiettivi comuni dell'Italia e dell'Europa in zone del mondo caratterizzate, a sud delle cinque Repubbliche ex sovietiche, dal terrorismo e da lotte fratricide di origini etniche e religiose. Evitare che il morbo dell'odio etnico, religioso e razziale si diffonda a nord, oltre l'Afghanistan, è l'obiettivo prioritario dell'Italia e della comunità internazionale.
  Come afferma il contenuto dell'Accordo tra il Governo della Repubblica tagika e l'Italia, firmato a Dushanbe, capitale della giovane Repubblica centro asiatica, il 22 maggio 2007, si intende perseguire alla collaborazione culturale, scientifica, tecnologica tra i due Paesi, al fine di migliorare la conoscenza tra le due Parti e promuovere i rispettivi patrimoni culturali, attraverso lo scambio di informazioni in ogni campo. La Repubblica italiana e quella tagika si impegnano a perseguire tali finalità, in accordo con le rispettive legislazioni, con un'attenzione particolare alle problematiche dell'immigrazione, nel rispetto delle norme vigenti e, per quanto riguarda l'Italia, naturalmente delle norme contenute nel Trattato di Schengen.Pag. 7
  L'istruzione scolastica e lo scambio di esperienze e dei rispettivi metodi e materiali didattici nonché lo scambio di docenti ed esperti nelle materie formative, sia nelle scuole secondarie come nelle superiori e nelle università, e sono gli obiettivi che ci si propone di raggiungere con l'Accordo, che si muove nel rispetto delle convenzioni internazionali, in primis quelle delle Nazioni Unite e dell'UNESCO, per quanto riguarda la preservazione e il contrasto al traffico illecito del rispettivo patrimonio culturale. Il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica dell'Accordo tra l'Italia e il Tagikistan, in definitiva, è composto da quattro articoli, dall'autorizzazione alla ratifica e all'ordine di esecuzione degli accordi, alle norme di copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni con riferimento alle spese di missione monitorate dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e, rispettivamente, dai Ministri dell'istruzione, dei beni e delle attività culturali, dall'università e della ricerca. Infine, il provvedimento legislativo, per il quale chiedo a nome del gruppo democratico l'approvazione della Camera, si inquadra nell'ambito della materia politica estera e rapporti internazionali dell'Italia fissati all'articolo 117 dalla Costituzione repubblicana vigente, demandata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. Per tutti questi motivi chiedo a nome del Partito Democratico l'approvazione del trattato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale – A.C. 2800-A)

  PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
  (Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 2800-A)

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
  Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 2800-A, di cui si è testé concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Ciracì, Chimienti, Crippa, Luciano Agostini
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
   «Ratifica ed esecuzione del Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Tagikistan sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, fatto a Dushanbe il 22 maggio 2007» (2800-A):

   (Presenti  371   
   Votanti  354   
   Astenuti   17   
   Maggioranza  178   
    Hanno votato
 354).    

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1827 – Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo aggiuntivo alla Convenzione di reciproca assistenza giudiziaria, di esecuzione delle sentenze e di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno del Marocco del 12 febbraio 1971, fatto a Rabat il 1o aprile 2014; b) Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno del Marocco sul trasferimento delle persone condannate, fatta a Rabat il 1o aprile 2014 (Approvato dal Senato) (A.C. 3458) (ore 10,26).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di Pag. 8legge, già approvato dal Senato, n. 3458: Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo aggiuntivo alla Convenzione di reciproca assistenza giudiziaria, di esecuzione delle sentenze e di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno del Marocco del 12 febbraio 1971, fatto a Rabat il 1o aprile 2014; b) Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno del Marocco sul trasferimento delle persone condannate, fatta a Rabat il 1o aprile 2014.
  Ricordo che, nella seduta del 5 luglio, si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli – A.C. 3458)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
  Poiché non sono stati presentati emendamenti, li porrò direttamente in votazione.
  Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A – A.C. 3458), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Caso, Lo Monte, Biancofiore, Coppola...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

   (Presenti  379   
   Votanti  377   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  189   
    Hanno votato
 377).    

  Passiamo all'esame dell'articolo 2 (Vedi l'allegato A – A.C. 3458), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Ravetto, Casellato, Caso, Vico...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

   (Presenti  381   
   Votanti  380   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  191   
    Hanno votato
 380).    

  Passiamo all'esame dell'articolo 3 (Vedi l'allegato A – A.C. 3458), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fratoianni, Massa, Monchiero, Biasotti, De Girolamo, Fraccaro...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

   (Presenti  387   
   Votanti  386   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  194   
    Hanno votato
 386).    

  Passiamo all'esame dell'articolo 4 (Vedi l'allegato A – A.C. 3458), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

Pag. 9

  Ravetto, Lo Monte, Sorial, Stella Bianchi, Burtone, Pili, Marco Meloni...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

   (Presenti  394   
   Votanti  392   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  197   
    Hanno votato
 392).    

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 3458)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Nissoli Fitzgerald. Ne ha facoltà.

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, l'Accordo aggiuntivo alla Convenzione del 1971 e la Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, oggetto di ratifica, si inseriscono nella collaborazione giudiziaria in materia penale avviata sin dall'inizio degli anni Settanta con il Governo del Regno del Marocco. In particolare, l'Accordo aggiuntivo modifica la disciplina di alcune ipotesi di estradizione previste dalla Convenzione del 1971, consistenti in ipotesi di estradizione processuale o di estradizione esecutiva per la quale si applica il criterio della doppia incriminabilità. In quest'ultimo caso particolare attenzione merita l'estradizione nei casi di reati per i quali è prevista la pena di morte. Si aggiungono le disposizioni riguardanti i motivi di rifiuto di estradizione, sia obbligatori, come nel caso del mancato rispetto dei diritti di minima difesa, sia facoltativi, basati su valutazioni di carattere umanitario.
  Altre disposizioni di carattere procedurale sono finalizzate a disciplinare gli aspetti diplomatici e mirano a tutelare la persona dell'estradando. La Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, fatta a Rabat il 1o aprile 2014, ha lo scopo di far scontare la pena ai condannati nel Paese di loro cittadinanza, e a tal fine disciplina la cooperazione bilaterale tra Italia e Marocco. Anche in questo caso, tra le condizioni di trasferimento è prevista la doppia incriminabilità, in Italia e in Marocco, per il reato di cui trattasi, oltre ad un minimo di durata della pena ancora da scontare di un anno. Sono inoltre previsti motivi di rifiuto del trasferimento e situazioni favorevoli per il detenuto, quali la concessione della grazia, dell'amnistia o di altre misure volte a ridurre la pena.
  Di particolare rilievo è anche la previsione del ne bis in idem, volta ad evitare che il condannato trasferito possa essere oggetto di un procedimento di arresto o detenzione per il medesimo reato per il quale è già stato condannato. Il soggetto trasferito può peraltro essere oggetto di procedimenti per reati commessi antecedentemente a quello per cui è stato condannato. La Convenzione prevede che lo Stato di esecuzione applichi la pena prevista dallo Stato di condanna. Seguono alcune disposizioni riguardanti il consenso dell'interessato e le modalità di consegna.
  Va ancora sottolineato che la Convenzione, a differenza dell'Accordo aggiuntivo, prevede oneri per le finanze italiane, e che al fine di evitare costi eccessivi è prevista una clausola di salvaguardia nel caso di scostamenti rispetto agli oneri previsti in sede di monitoraggio.
  Considerate le buone relazioni tra i due Paesi e la rilevante presenza marocchina in Italia, riteniamo doveroso annunciare come gruppo parlamentare il nostro voto favorevole.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Presidente, annuncio il voto favorevole da parte del gruppo della Lega Nord, così come avvenuto al Senato, e chiedo l'autorizzazione a depositare il testo dell'intervento (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

Pag. 10

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Monchiero. Ne ha facoltà.

  GIOVANNI MONCHIERO. Sostituisco il collega Dambruoso, annunciando il voto favorevole del gruppo di Scelta Civica, e consegneremo anche noi l'intervento.

  PRESIDENTE. È autorizzato.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Alli. Ne ha facoltà.

  PAOLO ALLI. Presidente, anche qui solo poche parole, per annunciare il voto favorevole del gruppo di Area Popolare. Le collaborazioni in materia giudiziaria sono fondamentali, il Marocco è certamente importante, per ovvie ragioni geopolitiche, in particolare per l'Italia; ricordo che la stabilità del Marocco è uno dei pochi punti fermi dentro il mondo islamico, al quale noi dobbiamo certamente vedere con favore. Questa collaborazione si inserisce in questo quadro, e quindi confermo il nostro voto favorevole.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Archi. Ne ha facoltà.

  BRUNO ARCHI. Presidente, il primo dei due accordi integra le disposizioni della Convenzione per migliorare la cooperazione tra i due Paesi e rafforzare il contrasto al crimine internazionale; in particolare il primo Accordo, che segue il modello della Convenzione del Consiglio d'Europa del 1957, introduce all'articolo 2 norme sulla non applicabilità della pena di morte o di altre pene contrarie alla legge dello Stato richiesto, mentre gli articoli 3 e 4 prevedono alcune ipotesi in cui si può opporre un rifiuto all'estradizione: reati politici, timori fondati che nei confronti della persona vi siano rischi discriminazione, casi di amnistia e indulto, grazia ed altro. L'Accordo non comporta oneri finanziari.
  Il secondo Accordo è volto a consentire il trasferimento nel proprio Stato di cittadinanza di cittadini detenuti nel territorio dall'altro Stato, al fine di facilitarne la rieducazione ed il reinserimento sociale. Tale Convenzione bilaterale tra l'Italia e il Marocco si è resa in un certo senso obbligatoria, dal momento in cui il Regno del Marocco non ha aderito alla Convenzione promossa dal Consiglio d'Europa ed aperta alla sottoscrizione e adesione anche di Stati che non fanno parte del Consiglio, sottoscritta a Strasburgo il 21 marzo 1983. L'Accordo sul trasferimento delle persone condannate reca invece oneri, sulla base di una stima di circa 200 trasferimenti annui, valutati in circa 340.000 euro annui a decorre dall'anno 2015.
  Il gruppo di Forza Italia voterà quindi a favore di questa ratifica, anche perché ritiene significativa l'apertura del Marocco nei riguardi dell'Unione europea.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Del Grosso. Ne ha facoltà.

  DANIELE DEL GROSSO. Presidente, semplicemente per annunciare il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle, come accade sempre in queste ratifiche. E anzi approfitto di questo momento, visto che parliamo di estradizione e viste le ultime notizie su Alfano, per sperare nell'estradizione di Alfano dal Ministero dell'interno all'Aula parlamentare per sapere delle vicende che lo coinvolgono (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. La richiesta è stata già avanzata ieri da un suo collega di gruppo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Chaouki. Ne ha facoltà.

  KHALID CHAOUKI. Presidente, anche a nome del Partito Democratico, dichiaro il nostro voto favorevole a questa importante ratifica di una Convenzione tra l'Italia e il Regno del Marocco su un tema come quello della giustizia e sullo scambio di informazioni; e, al fine di cercare anche di rafforzare la collaborazione con un Paese alleato, un Paese strategicamente importante per noi, per il Mediterraneo Pag. 11come il Marocco, sui temi della cooperazione giudiziaria, rispetto ad un contesto dove non sempre si riescono a trovare interlocutori validi, interlocutori affidabili, interlocutori che tengano insieme la necessità di assicurare la lotta alla criminalità e al terrorismo con il rispetto dei diritti umani. Oggi il Marocco, come testimoniato anche da una recente visita del sottosegretario Amendola due settimane fa, durante la quale ha incontrato le massime cariche di quel Paese, testimonia questo passaggio decisivo e importante da sostenere: un Paese che vive dall'altra parte del Mediterraneo una sfida che riguarda tutta la regione, ma che riesce a tenere vivo un dibattito democratico e un faticoso percorso verso la stabilità e la lotta al terrorismo e alla criminalità. Crediamo che l'Italia e il nostro Parlamento facciano benissimo a sostenere questo percorso, questa ratifica. Tali ratifiche devono come tante altre anche essere vissute, in questo momento così particolare, come un modo per tradurre davvero in pratica quelle che sono molte volte parole che ci siamo detti: collaborare e cooperare con i Paesi del Mediterraneo, a partire dal Marocco, significa sostenere queste società in un momento difficile per tutti noi, ma riconoscere anche ad un Paese come il Marocco il superamento di una fase di turbolenze, che ha portato questo Paese oggi a riuscire a mantenere una stabilità per noi strategica ed importante, e contemporaneamente a collaborare con noi rispetto alle sfide della gestione del tema della giustizia, che riguardano entrambi i Paesi. Quindi il nostro voto favorevole come Partito Democratico, nella speranza di proseguire insieme questa cooperazione anche con gli altri Paesi della sponda sud del Mediterraneo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 3458)

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
  Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 3458, di cui si è testé concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Sisto, Matarrese, Battaglia, Ginoble, Ragosta, Biasotti, Tacconi, Crimi, Magorno...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
   S. 1827 – «Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo aggiuntivo alla Convenzione di reciproca assistenza giudiziaria, di esecuzione delle sentenze e di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno del Marocco del 12 febbraio 1971, fatto a Rabat il 1o aprile 2014; b) Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno del Marocco sul trasferimento delle persone condannate, fatta a Rabat il 1o aprile 2014» (3458):

   Presenti  390   
   Votanti  389   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  195   
    Hanno votato  389.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (La deputata Di Salvo ha segnalato di non essere riuscita ad esprimere voto favorevole).

Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Turkmenistan sullo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Roma il 4 maggio 2015 (A.C. 3462) (ore 10,43).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3462: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Turkmenistan Pag. 12sullo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Roma il 4 maggio 2015.
  Ricordo che nella seduta del 5 luglio si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli – A.C. 3462)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono stati presentati emendamenti, li porrò direttamente in votazione.
  Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A – A.C. 3462), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Di Lello, Covello, Pellegrino...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  399   
   Votanti  398   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  200   
    Hanno votato  398.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Passiamo all'esame dell'articolo 2 (Vedi l'allegato A – A.C. 3462), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Di Lello, Sbrollini, Simoni, Zan, Palma...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  402   
   Votanti  401   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  201   
    Hanno votato  401.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Passiamo all'esame dell'articolo 3 (Vedi l'allegato A – A.C. 3462), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Brandolin, Calabrò, De Girolamo, Tinagli...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  397   
   Maggioranza  199   
    Hanno votato  397.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

(Esame di un ordine del giorno – A.C. 3462)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato (Vedi l'allegato A – A.C. 3462).
  La parola al rappresentante del Governo per il parere sull'ordine del giorno n. 9/3462/1 Marzano.

  VINCENZO AMENDOLA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Favorevole, Presidente.

  PRESIDENTE. Favorevole. Possiamo andare avanti ? Penso di sì.
  È così esaurito l'esame dell'unico ordine del giorno presentato.

Pag. 13

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 3462)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Fitzgerald Nissoli. Ne ha facoltà.

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Grazie. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, l'Accordo al nostro esame, concernente lo scambio di informazioni in materia fiscale tra l'Italia e il Turkmenistan, si inserisce nel quadro dell'impegno del nostro Paese per la trasparenza fiscale internazionale. A causa di uno scambio commerciale poco consistente tra i due Paesi non si è ritenuto necessario stipulare una convenzione contro le doppie imposizioni. Invece, si è ritenuto sufficiente stipulare un accordo, redatto in base al modello TIEA, Tax Information Exchange Agreement, predisposto dall'OCSE nell'aprile 2002, che permette anche di inserire in futuro il Turkmenistan nella white list dei Paesi che permettono uno scambio di informazioni con l'Italia secondo standard internazionali adeguati.
  Non entro nel merito dei 14 articoli dall'Accordo, ma voglio sottolineare che in un contesto di globalizzazione è importante allargare il più possibile lo spazio di cooperazione fiscale al fine di implementare un'effettiva politica di prevenzione dell'evasione fiscale e venire incontro alle esigenze di chi lavora in un contesto internazionale. Nella prospettiva di una più intensa cooperazione economica tra i due Paesi attualmente preponderante nel settore dell'energia e in base alle considerazioni svolte, riteniamo importante ratificare il presente Accordo e, pertanto, annuncio il voto favorevole del mio gruppo parlamentare.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Annuncio il voto favorevole da parte del gruppo della Lega Nord e chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Librandi. Ne ha facoltà.

  GIANFRANCO LIBRANDI. Grazie, Presidente. Governo, onorevoli colleghi, il disegno di legge all'esame della Camera...

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore !

  GIANFRANCO LIBRANDI. ... reca l'autorizzazione alla ratifica dell'Accordo fra la Repubblica italiana e il Turkmenistan, sottoscritto a Roma il 4 maggio 2015. Il disegno di legge si compone di tre articoli: il primo reca l'autorizzazione alla ratifica del suddetto Accordo, il secondo il relativo ordine di esecuzione ed il terzo prevede che l'entrata in vigore della legge di autorizzazione sia il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
  Fulcro dell'Accordo risulta essere l'articolo 5, redatto, così come indicato dalla relazione illustrativa che accompagna il provvedimento, secondo il modello TIEA elaborato dall'OCSE. In questo articolo vengono, infatti, definite le modalità con cui le informazioni sono richieste da una delle parti e fornite dall'altra.
  In particolare, il comma 4 prevede il superamento del segreto bancario conformemente all'obiettivo prioritario della lotta all'evasione, nonché agli standard dell'OCSE in materia, prevedendo che le autorità competenti di ciascuna parte possano ottenere e fornire su richiesta informazioni in possesso di banche e di altri istituti finanziari e di qualsiasi persona che agisca in qualità di intermediario e fiduciario, inclusi procuratori finanziari, e informazioni riguardanti la proprietà di società di capitali di persone, trust, fondazioni, Anstalten.
  L'approvazione del disegno di legge in esame contribuirà sicuramente a sviluppare Pag. 14e rafforzare i rapporti economici tra Italia e Turkmenistan attraverso la cooperazione tra le amministrazioni fiscali che garantirà trasparenza, contrastando possibili fenomeni di evasione ed elusione fiscale. Scelta Civica esprimerà un voto favorevole all'approvazione della legge di ratifica ed esecuzione dell'Accordo.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Tancredi. Ne ha facoltà.

  PAOLO TANCREDI. Grazie, Presidente. Si tratta di un accordo di libero scambio di informazioni fiscali sul modello predisposto dall'OCSE, come ne abbiamo approvati tanti in quest'Aula in questa legislatura. È prodromico a un accordo per l'abolizione delle doppie imposizioni che speriamo arrivi presto. Oggi non è giustificato dal basso livello degli scambi tra Italia e Turkmenistan, ma è chiaro che un accordo di libero scambio di informazioni fiscali è la premessa per arrivare ad un accordo di abbattimento delle doppie imposizioni. Per questo motivo, il gruppo di Area Popolare voterà favorevolmente.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Archi. Ne ha facoltà.

  BRUNO ARCHI. Grazie, Presidente. Molto brevemente: l'Accordo, al pari di altri già esaminati, è stato redatto sulla base dell'apposito modello fatto dall'OCSE, che consiste in un accordo finalizzato allo scambio di informazioni tra Stati che, in ragione appunto del ridotto interscambio commerciale, non ritengono necessario stipulare una convenzione contro le doppie imposizioni.
  Ricordo che, anche sulla base di questo accordo, il Turkmenistan potrà essere inserito nella white list dei Paesi e dei territori che consentono un adeguato scambio di informazioni con l'Italia. Per tale motivo, voteremo a favore, come abbiamo fatto finora su accordi di uguale tenore, della ratifica al nostro esame.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Grande. Ne ha facoltà.

  MARTA GRANDE. Grazie, Presidente. Siamo ancora una volta in presenza di un accordo tra due Paesi relativo allo scambio di informazioni in materia fiscale, basato sostanzialmente sul modello di accordo di scambio di informazioni fiscali predisposto in sede di Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nell'ambito dei lavori sulla trasparenza fiscale.
  L'Accordo tra la Repubblica italiana e il Turkmenistan sullo scambio di informazioni, fatto a Roma il 4 maggio 2015, è stato redatto sulla base del modello TIEA, predisposto dall'OCSE nell'aprile del 2002, che consiste in un accordo finalizzato allo scambio di informazioni tra gli Stati che, in ragione del ridotto interscambio commerciale, non ritengono necessario stipulare una convenzione contro le doppie imposizioni. Esattamente come per tutti gli altri accordi di questo tipo, come MoVimento 5 Stelle voteremo favorevolmente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Fedi. Ne ha facoltà.

  MARCO FEDI. Grazie, Presidente. L'approvazione del disegno di legge di ratifica di questo Accordo tra Italia e Turkmenistan in materia di scambio di informazioni, per il quale annuncio fin d'ora il voto favorevole del Partito Democratico, consentirà l'inserimento del Turkmenistan nella «white list» e rafforzerà quell'area di trasparenza nei rapporti tra gli Stati che è condizione per intensificare anche i rapporti economico-commerciali e gli investimenti, e sicuramente questa è una delle direzioni in cui l'Italia intende muoversi con questo Paese.
  L'Accordo è stato redatto sulla base del modello del Tax information exchange agreement, che è un modello di base OCSE, e consiste nello scambio di informazioni tra gli Stati che, in questo momento, in ragione Pag. 15anche del ridotto interscambio commerciale, non ritengono necessario stipulare una convenzione contro le doppie imposizioni fiscali, che rimane, comunque, un obiettivo da raggiungere una volta che intensificheremo i rapporti con questo Paese.
  L'articolo 5, come è stato ricordato, rappresenta il fulcro dell'Accordo, perché in quell'articolo si stabiliscono le modalità per lo scambio di informazioni e, soprattutto, si stabilisce che viene definitivamente superato il segreto bancario e questo per una serie di figure economiche che a livello di Accordo vengono identificate, in particolare, come è stato ricordato anche i fiduciari.
  L'immagine dell'Italia come partner commerciale è, al momento, centrata sul settore energetico ma, come dicevo, le autorità turkmene hanno manifestato interesse a cooperare anche nell'agricoltura, nelle costruzioni, nelle infrastrutture e nell'industria tessile. L'interesse per i beni di consumo italiani, al momento limitato, appare suscettibile di grandi sviluppi, se opportunamente veicolato presso queste competenti autorità.
  Ricordo che, nel dicembre 2013, ha aperto l'ambasciata d'Italia in Turkmenistan e che, il 18 novembre del 2014, il Presidente del Consiglio Renzi si è recato in visita in Ashgabat. In questa occasione, è stata affermata la comune volontà da parte dell'Italia e del Turkmenistan di avviare un partenariato strategico tra i due Paesi in altri settori economici, al di là di quello energetico, così come in campo educativo, culturale e turistico.
  Per queste ragioni, signor Presidente, tenendo conto anche della crescita di questo Paese, l'Italia fa molto bene ad accelerare l'iter di approvazione di questi Accordi e, in particolare, di questo che il Partito Democratico vota convintamente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 3462)

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
  Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 3462, di cui si è testé concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
  «Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Turkmenistan sullo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Roma il 4 maggio 2015» (3462):

   Presenti e votanti  406   
   Maggioranza  204   
    Hanno votato  406.    
  La Camera approva (Vedi votazioni).

Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, riguardante la criminalizzazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici, fatto a Strasburgo il 28 gennaio 2003 (A.C. 3084-A) (ore 11).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3084-A: Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, riguardante la criminalizzazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici, fatto a Strasburgo il 28 gennaio 2003.
  Ricordo che, nella seduta del 5 luglio 2016, si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli – A.C. 3084-A)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica, nel testo della Commissione (Vedi l'allegato A – A.C. 3084-A).Pag. 16
  Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A – A.C. 3084-A), che sono in distribuzione.

(Esame dell'articolo 1 – A.C. 3084-A)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A – A.C. 3084-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo, dunque, ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Gandolfi. Ci siamo ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  411   
   Votanti  312   
   Astenuti   99   
   Maggioranza  157   
    Hanno votato  297    
    Hanno votato no   15.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

(Esame dell'articolo 2 – A.C. 3084-A)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A – A.C. 3084-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo, dunque, ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  D'Ambrosio. Ci siamo ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  410   
   Votanti  345   
   Astenuti   65   
   Maggioranza  173   
    Hanno votato  331    
    Hanno votato no   14.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

(Esame dell'articolo 3 – A.C. 3084-A)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A – A.C. 3084-A).
  Se nessuno chiede di parlare sul complesso delle proposte emendative, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

  WALTER VERINI, Relatore per la II Commissione. Presidente, sull'emendamento 3.10 Vazio, le Commissioni esprimono parere favorevole, perché si tratta di una proposta che, in pratica, sopprime una parte dell'articolato in quanto già contenuta nella recentissima legge approvata dal Parlamento che – diciamo per semplificare – riguarda il reato di negazionismo, mentre sull'emendamento 3.1 Agostinelli, le Commissioni esprimono parere contrario.

  PRESIDENTE. Il Governo ?

  VINCENZO AMENDOLA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore per la II Commissione.

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.10 Vazio.
  Passiamo, dunque, ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pag. 173.10 Vazio, con il parere favorevole delle Commissioni e del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fiano. Ci siamo ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  408   
   Votanti  318   
   Astenuti   90   
   Maggioranza  160   
    Hanno votato  317    
    Hanno votato no   1.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Avverto che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento 3.10 Vazio, integralmente soppressivo del comma 2 dell'articolo 3, risulta precluso l'emendamento 3.1 Agostinelli, modificativo del medesimo comma 2.
  Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
  Passiamo, dunque, ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Malisani, Scuvera. Ci siamo ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  415   
   Votanti  317   
   Astenuti   98   
   Maggioranza  159   
    Hanno votato  302    
    Hanno votato no   15.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

(Esame dell'articolo 4 – A.C. 3084-A)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 4 (Vedi l'allegato A – A.C. 3084-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Carloni, Ravetto, Turco. Qualcun altro non riesce a votare ? Piccolo, Turco, Pastorino, Di Lello, Agostini.
  Dichiaro chiusa la votazione. Chiedo scusa, Distaso.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  410   
   Votanti  344   
   Astenuti   66   
   Maggioranza  173   
    Hanno votato  329    
    Hanno votato no   15.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

(Esame degli ordini del giorno – A.C. 3084-A)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A – A.C. 3084-A).
  Qual è il parere del Governo sugli ordini del giorno presentati ?

  VINCENZO AMENDOLA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Grazie, Presidente. Il Governo esprime parere favorevole su tutti e tre gli ordini del giorno presentati.

  PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Santerini n. 9/ Pag. 183084-A/1, Matarrelli n. 9/3084-A/2 e Marzano n. 9/3084-A/3, accettati dal Governo.
  È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 3084-A)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Santerini. Ne ha facoltà.

  MILENA SANTERINI. Grazie, Presidente. Il mio gruppo, Democrazia Solidale – Centro Democratico, vota convintamente questa ratifica che è importante. È importante perché è attesa. In realtà, sappiamo che la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica è stata aperta alla firma già dal 2003 e sottoscritta da noi già nel 2011. Vorrei ribadire che abbiamo dato molto interesse a questo tema, tanto che nel luglio 2013 avevamo presentato una proposta di legge, la n. 1301, di modifica della legge n. 654 del 1975 proprio perché ci sembrava fondamentale aggiornare, possiamo dire, l'idea che noi abbiamo e gli interventi che noi facciamo sui crimini proprio in base a quello che è cambiato nel mondo in questo momento e, quindi, non solo aggiornarla prevedendo i crimini di diffusione della propaganda razzista, ma anche attraverso appunto i mezzi telematici. In questo senso avevamo anche firmato e sottoscritto la «mozione Mogherini» del 2013 che appunto chiedeva una rapida attuazione di questo protocollo che ci è stato richiesto, anche recentemente, dall'ECRI, cioè dal Consiglio d'Europa e dalla Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza, proprio sollecitando di nuovo l'Italia a questa approvazione a cui siamo giunti oggi.
  Ci sembra molto importante, quindi, sottolineare quanto sia necessario lottare contro l'odio esposto, possiamo dire, cioè l'odio aggressivo e volgare e sottolineare il link che esiste tra le parole d'odio e i crimini d'odio, che viene spesso sottovalutato, perché da un lato abbiamo un linguaggio banale ma comunque criminogeno e abbiamo poi i fatti d'odio che non colleghiamo necessariamente – ma dovremmo farlo di più, appunto – con la propaganda e la diffusione a mezzo di Internet. È un tema delicato, lo sappiamo, e tocca la differenza tra libertà di espressione e, appunto, discorso d'odio, ma è fondamentale impegnarci in questo senso e in questo senso è andato anche l'ordine del giorno su cui il Governo ha espresso parere favorevole, il nostro ordine del giorno, in cui abbiamo chiesto, in particolare, il coinvolgimento dei gestori delle piattaforme di comunicazione proprio perché abbiamo bisogno di sistemi di monitoraggio dei contenuti a sfondo razzista o xenofobo più efficaci e abbiamo quindi bisogno, in qualche modo, che il Governo aiuti le grandi piattaforme, dai social media ai social network, a un'autoregolamentazione della condotta, individuando le responsabilità specifiche dei prestatori di servizi Internet. Quindi, non ci accontentiamo come sempre di una repressione o di chiarire ancora meglio la punibilità di certi reati, ma chiediamo caldamente al Governo più prevenzione, più monitoraggio, più efficacia e più vigilanza sul web.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Grazie, Presidente. La Lega Nord voterà «no» sulla ratifica ed esecuzione di questo protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa. Le motivazioni le lascio al testo che chiedo cortesemente di essere autorizzato a depositare (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti), prendendomi però un minuto per far rilevare come l'intervento della collega che mi ha preceduto sia assolutamente incongruente rispetto a quanto effettivamente il Governo stia facendo.
  Infatti, da una parte si cerca di creare l'ulteriore strumento con le migliori intenzioni probabilmente, cioè quelle di limitare Pag. 19l'utilizzo di strumenti d'odio o comunque l'incitazione all'odio; dall'altra, però, si depotenzia totalmente quello che è lo strumento vero e proprio operativo sul territorio, cioè la Polizia postale, e quindi anche qui vi è l'ennesimo esercizio di ipocrisia da parte del Governo.
  Ma quello che ci preoccupa di più è la discrezionalità nell'applicazione di quello che è il contenuto della ratifica di questo protocollo, perché temiamo onestamente che già dal titolo ci sia più attenzione magari verso determinate espressioni, per quanto assolutamente disdicevoli e da condannare, di razzismo e di odio e ci sia, magari, una tolleranza eccessiva rispetto all'incitamento magari verso la Jihad piuttosto che ad altre iniziative volte a colpire l'Occidente.
  Quindi, per questi motivi – ripeto – cioè per l'assoluta discrezionalità, per il fatto che ci sia un'incongruenza pesante fra quello che s'intende fare e quelli che sono gli strumenti effettivamente a disposizione anche dell'autorità giudiziaria per poterli perseguire e soprattutto per una discriminazione ab origine proprio di come possono essere trattati differenti controparti, diciamo così, nell'incitamento all'odio, il nostro voto sarà convintamente contrario.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Galgano, che però non c’è.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Tancredi. Ne ha facoltà.

  PAOLO TANCREDI. Grazie, Presidente. Effettivamente si tratta di un argomento molto delicato che rischia di andare in conflitto con diritti fondamentali come quelli della libertà di espressione, ma noi crediamo che il lavoro svolto in Commissione sia abbastanza serio. Il gruppo di Area Popolare quindi voterà a favore di questo disegno di legge che autorizza la ratifica e l'esecuzione del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica. Infatti, esso estende la Convenzione, includendo i reati legati alla propaganda a sfondo razzista e xenofobo. Ci consente, quindi, di poter utilizzare gli strumenti della cooperazione internazionale stabiliti nella Convenzione.
  Il disegno di legge modifica il nostro ordinamento – è bene dirlo – integrando la disciplina nazionale finalizzata alla repressione della discriminazione razziale e della xenofobia, intervenendo sull'articolo 3 della legge n. 654 del 1975. Voglio solo ricordare, infine, che su tale legge recentemente è già intervenuta la legge n. 115 del 2016 che disciplina il negazionismo.
  Per tutti questi motivi il gruppo di Area Popolare voterà favorevolmente su questa ratifica.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Archi. Ne ha facoltà.

  BRUNO ARCHI. Grazie, Presidente. Questo accordo è parte integrante di un impegno continuo in un solco teso a onorare le vittime della Shoah e di ogni atto criminale di razzismo e di xenofobia contro singole persone o gruppi di persone e a tenere sempre accesa la fiamma della memoria affinché tutto questo non si possa e non si debba più ripetere e perché le persone che appartengono a qualsiasi minoranza non siano fatte oggetto di odio attraverso tutti gli strumenti che la comunicazione oggi mette a disposizione. La ratio di questo accordo è quella di estendere quindi la portata della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla cyber criminalità. Tale Convenzione è stata ratificata nel nostro Paese nel 2008, al fine di includere atti legati alla propaganda a sfondo razzistico e xenofobo e consentendo, in tal modo, alle parti di utilizzare gli strumenti della cooperazione internazionale anche per il contrasto a detti reati. L'intesa prevede che ciascuna delle parti proceda, attraverso gli strumenti giuridici offerti dal proprio ordinamento, alla criminalizzazione della diffusione per via informatica di materiali che neghino il genocidio.
  Questa ratifica è tanto più importante per noi che ci siamo sempre fatti promotori Pag. 20e abbiamo sempre sostenuto numerose iniziative, anche parlamentari, contro la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento fondati, in tutto o in parte, sulla minimizzazione in modo grave, sull'approvazione, sulla giustificazione o sulla negazione della Shoah, così come dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra.
  Annuncio, quindi, il voto favorevole del gruppo di Forza Italia.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Agostinelli. Ne ha facoltà.

  DONATELLA AGOSTINELLI. Grazie, Presidente. Il provvedimento in esame persegue il fine di consentire l'autorizzazione alla ratifica e l'esecuzione del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, riguardante la criminalizzazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici, fatto a Strasburgo il 28 gennaio 2003. Esso determina un'estensione della portata della Convenzione sulla criminalità informatica per includervi reati legati alla propaganda a sfondo razziale o xenofobo. Tale Protocollo rafforzerebbe non solo il quadro giuridico in materia di reati a sfondo razziale e xenofobo compiuti su Internet, ma consentirebbe all'autorità di polizia giudiziaria di operare anche su siti al di fuori del territorio nazionale.
  Certamente è condivisibile che non vada confusa la libertà di pensiero con gli atti discriminatori basati sull'odio razziale. Tuttavia, non possiamo non notare, ancora una volta, quanto superficiale sia stato l'intervento normativo su un tema così delicato. In primo luogo, durante i lavori in Commissione qui alla Camera, è stato aggiunto un emendamento al provvedimento, precisamente all'articolo 3. Era stato inserito il nuovo 3-bis, con il quale si prevedeva un'aggravante quando la pubblica istigazione e il pubblico incitamento si fondano, in tutto o in parte, sulla minimizzazione in modo grave, sull'approvazione, sulla giustificazione o sulla negazione della Shoah, ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra, come definiti dallo statuto della Corte penale internazionale, tenendo conto dei fatti accertati con sentenza passata in giudicato, pronunciata da un organo di giustizia internazionale, ovvero da atti di organismi internazionali e sovranazionali dei quali l'Italia è membro.
  Dunque, l'aggravante suddetta sarebbe stata inserita in materia di negazionismo senza alcuna contezza del fatto che lo stesso negazionismo viene disciplinato ora da un altro provvedimento che ha concluso l'iter parlamentare e che il prossimo 12 luglio entrerà in vigore. Avremmo avuto, quindi, non uno, ma ben due provvedimenti che sarebbero andati ad intervenire sulla stessa materia contemporaneamente ed in modo diverso. È lampante – oserei dire – quanto schizofrenico sia il legislatore, persino su una materia tanto delicata e che ha risvolti pesantissimi. Da un lato, nel provvedimento oggi in Aula era stata prevista un'aggravante; dall'altro, nel provvedimento che a breve entrerà in vigore, su cui comunque il MoVimento 5 Stelle si è già astenuto, viene previsto, di fatto, un reato autonomo. È talmente poco discutibile che si tratti di una scelta sbagliata che in Aula è stato, infatti, presentato un altro emendamento, per salvare il salvabile, che ha soppresso questa parte del comma. Siamo dovuti arrivare in Aula per avere questo emendamento, che rimedia in modo goffo alla situazione venuta a crearsi. Quando abbiamo segnalato in Commissione referente che si stava verificando una vera e propria impasse, ci siamo sentiti rispondere che il disegno di legge in esame è di iniziativa governativa e che il relativo procedimento è del tutto autonomo e distinto rispetto a quello di approvazione delle proposte di legge parlamentari. Basta andare a verificare i resoconti per averne conferma.
  Ora, come se non bastasse, i due provvedimenti hanno inevitabilmente anche altri riflessi l'uno sull'altro. Laddove si prevede, al comma 3-bis della legge 16 giugno 2016, n. 115, che dalla propaganda ovvero dall'ispirazione o dall'incitamento derivi Pag. 21concreto pericolo di diffusione quale presupposto per l'integrazione della fattispecie e, nel provvedimento in esame, si fa riferimento a mezzi informatici, è evidente che vi è il rischio concreto di aver generato una norma che crea confusione e difficoltà di applicazione. Questo atto, in particolare – ma non è l'unico –, avrebbe richiesto una maggiore attenzione e riflessione e sconta la fretta tipica di un legislatore che appare evidentemente più attento a meccanismi meramente propagandistici che ai contenuti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Per quanto appena affermato, il MoVimento 5 Stelle si asterrà sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Zampa. Ne ha facoltà.

  SANDRA ZAMPA. La ringrazio, signor Presidente. Colleghe e colleghi, il gruppo del Partito Democratico si esprimerà favorevolmente sulla ratifica del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, che include nella Convenzione anche gli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici.
  Ho appena sentito parlare di fretta e sono piuttosto sbalordita, visto che dal 2003, da circa tredici anni, si attendeva questa ratifica. Ora, finalmente, il Parlamento italiano può colmare questo ritardo. È stato ricordato – lo richiamo anch'io – che, infatti, oggi si conclude un iter avviato addirittura nella scorsa legislatura con la risoluzione Nirenstein in Commissione e, in questa legislatura, con la mozione a prima firma Mogherini sui reati commessi on line.
  Di fatto, noi oggi compiamo un atto che non solo armonizza le nostre norme rispetto a quelle del Consiglio d'Europa, ma anche reagisce e risponde, in qualche modo, naturalmente nella finitezza e nella limitatezza che le norme possono avere, alla recrudescenza quotidiana e contemporanea di fenomeni di razzismo e di xenofobia, di antisemitismo e di discriminazione razziale. L'approvazione di questo disegno di legge non è solo un atto dovuto, è più di questo: è una risposta, dunque, culturale, prima che giuridica, a una grande minaccia anche attraversa le conoscenze e le vite dell'Europa contemporanea. E sarebbe opportuno, colleghi, – lo dico soprattutto con riferimento all'intervento che mi ha preceduto – che si mettessero da parte, di fronte a questi drammi e a queste tragedie, a questa violenza e a questa ondata di violenza, le ragioni di partito e le ragioni della piccola quotidianità della politica.
  La nostra società è attraversata da vere e proprie ondate di violenza e di recrudescenza di questi fenomeni. Lo sappiamo tutti, è l'esperienza quasi quotidiana di chiunque di noi utilizzi e frequenti i social. Ai tradizionali strumenti di comunicazione e di propaganda, infatti, si è aggiunta oggi la rete, alla quale accede – è bene ricordarlo – l'80 per cento dei giovani europei che si collegano tra loro. Abbiamo il dovere di interrogarci sulle cause del sempre più frequente diffondersi di comportamenti ispirati all'odio, alla violenza, alla discriminazione e alle ideologie razziste. Ma abbiamo soprattutto il dovere di intervenire. È molto più facile denigrare, offendere, deridere attraverso i social piuttosto che in un confronto reale.
  A coloro che hanno avuto dubbi e che ritengono che ci sia una limitazione eccessiva alla libertà di parola e di opinione dobbiamo chiarire che con questo disegno di legge non riduciamo in alcun modo la libertà di espressione, ma puntiamo a contrastare la propaganda dell'odio e della violenza razziale attraverso i sistemi informatici. Puntiamo, insomma, ad affermare un'etica telematica della responsabilità come fase di sviluppo superiore e più avanzato della semplice etica telematica della testimonianza.
  L'approvazione di questo disegno di legge è un atto che dobbiamo al nostro Paese da sempre e questa deve essere una ragione di orgoglio per noi protagonista nella lotta alla discriminazione. L'avvio della commissione di studio sull'intolleranza, Pag. 22sulla xenofobia, sul razzismo e sui fenomeni di odio, istituita da questa Presidenza, dalla Presidente Laura Boldrini, ne costituisce un'altra autorevole testimonianza. Ma questa approvazione è un atto che dobbiamo anche alla comunità internazionale e all'Europa. Quindi, annuncio e confermo il voto favorevole del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Galgano. Ne ha facoltà.

  ADRIANA GALGANO. Grazie, Presidente. Esprimo il voto favorevole di Scelta Civica e chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

(Coordinamento formale – A.C. 3084-A)

  PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
  (Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 3084-A)

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
  Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 3084-A, di cui si è testé concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Magorno...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

  «Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, riguardante la criminalizzazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici, fatto a Strasburgo il 28 gennaio 2003» (3084-A):

   (Presenti  422   
   Votanti  324   
   Astenuti   98   
   Maggioranza  163   
    Hanno votato
 305    
    Hanno votato
no   19).    

Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione della Decisione del Consiglio di sorveglianza recante modifiche all'Allegato IV della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana, il Governo della Repubblica francese, il Governo della Repubblica federale di Germania ed il Governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sull'istituzione dell'Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti OCCAR del 9 settembre 1998, fatta a Roma il 10 giugno 2014 (A.C. 3199) (ore 11,25).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3199: Ratifica ed esecuzione della Decisione del Consiglio di sorveglianza recante modifiche all'Allegato IV della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana, il Governo della Repubblica francese, il Governo della Repubblica federale di Germania ed il Governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sull'istituzione dell'Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti Occar del 9 settembre 1998, fatta a Roma il 10 giugno 2014.
  Ricordo che nella seduta del 5 luglio 2016 si è conclusa la discussione sulle linee generali.

Pag. 23

(Esame degli articoli – A.C. 3199)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
  Poiché non sono stati presentati emendamenti, li pongo direttamente in votazione.
  Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A – A.C. 3199), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Tripiedi, Malisani, Rizzo, Gebhard...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

   (Presenti  427   
   Votanti  420   
   Astenuti    7   
   Maggioranza  211   
    Hanno votato
 332    
    Hanno votato
no   88).    

  Passiamo all'esame dell'articolo 2 (Vedi l'allegato A – A.C. 3199), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Di Lello, Gagnarli, Lavagno...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

   (Presenti  421   
   Votanti  416   
   Astenuti    5   
   Maggioranza  209   
    Hanno votato
 333    
    Hanno votato
no   83).    

  (Il deputato Minnucci ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo all'esame dell'articolo 3 (Vedi l'allegato A – A.C. 3199), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Archi, Lo Monte, Tancredi, Palma...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

   (Presenti  422   
   Votanti  420   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  211   
    Hanno votato
 339    
    Hanno votato
no   81).    

(Esame di un ordine del giorno – A.C. 3199)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato (Vedi l'allegato A – A.C. 3199).
  Qual è il parere del Governo sull'unico ordine del giorno presentato ?

  VINCENZO AMENDOLA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Signor Presidente, sull'ordine del giorno Frusone n. 9/3199/1 il parere è contrario.

  PRESIDENTE. Frusone, si chiede di porlo in votazione ? Il parere è contrario. Sì ?
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Frusone n. 9/3199/1, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

Pag. 24

  Archi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti  428   
   Votanti  399   
   Astenuti   29   
   Maggioranza  200   
    Hanno votato
 108    
    Hanno votato
no  291).    

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 3199)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Nissoli Fitzgerald. Ne ha facoltà.

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Signor Presidente, per annunciare il voto favorevole del mio gruppo parlamentare. Chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Signor Presidente, per annunciare il voto favorevole da parte del gruppo Lega Nord. Chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rabino. Ne ha facoltà.

  MARIANO RABINO. Signor Presidente, allo stesso modo dei miei due precedenti colleghi, dichiaro il voto favorevole del gruppo Scelta Civica. Chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Alli. Ne ha facoltà.

  PAOLO ALLI. Signor Presidente, per annunciare il voto favorevole da parte del gruppo Area Popolare.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Duranti. Ne ha facoltà.

  DONATELLA DURANTI. Signor Presidente, l'atto in questo momento all'esame dell'Aula si riferisce alla ratifica ed esecuzione della decisione del Consiglio di sorveglianza circa le modifiche dell'Allegato 4 della Convenzione istitutiva dell'OCCAR, cioè dell'Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti, ratificata dall'Italia nel 2000.
  Ricordo che all'Accordo istitutivo dell'OCCAR, stipulato da Italia, Francia, Germania e Regno Unito, hanno aderito successivamente il Belgio e la Spagna, portando a 6 il numero dei Paesi membri, ma altri sei Stati, in particolare Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svezia, Polonia e Turchia partecipano a uno o più programmi.
  Il Consiglio di sorveglianza è il massimo organo decisionale dell'OCCAR e al suo interno sono rappresentanti degli Stati i Ministri della difesa dei Paesi membri, che a loro volta hanno delegato i rispettivi direttori nazionali degli armamenti.
  Ricordo che, per quello che riguarda il nostro Paese, il direttore nazionale per gli armamenti è il generale di squadra aerea, quindi un generale.
  Le modifiche all'Allegato 4, oggi all'esame, sono mirate a fare incrementare i programmi di armamenti in regime di cooperazione multinazionale e ad agevolare l'adesione all'OCCAR da parte di altri Stati, a partire da quelli che già partecipano ai suoi programmi. Queste modifiche Pag. 25rappresentano quindi lo sviluppo delle attività già svolte in ambito di accordo.
  L'OCCAR è stata istituita allo scopo di contribuire allo sviluppo e alla gestione dei programmi di armamenti intergovernativi e ha lo scopo di facilitare i processi di ristrutturazione delle industrie della difesa europee. È evidente che i motivi alla base dell'Accordo sono di natura essenzialmente economica in quanto si propone di coordinare a livello europeo le politiche relative al settore della difesa per ridurre i costi della ricerca e dell'approvvigionamento di armamenti, di rendere più competitiva l'industria militare europea nel mercato globale e di promuovere i contatti fra le imprese. A questo scopo giova ricordare che si riducono e semplificano le procedure di controllo delle esportazioni in tutti i programmi di coproduzione fra gli Stati membri e si assicura che le decisioni sulle licenze di export siano prese in base ad un consenso comune (e in maniera più positiva ovviamente), mentre precedentemente la decisione sulla destinazione finale era di responsabilità del Paese in cui si realizzava l'ultimo assemblaggio.
  Il punto vero, per quello che riguarda il gruppo di Sinistra Italiana, riguarda le ricadute che tutto ciò ha avuto e continuerà ad avere sui meccanismi e sull'efficacia della legge n. 185 del 1990 sull’export di armamenti: voglio ricordare, una delle migliori leggi europee nello stabilire il controllo efficace del Parlamento e il divieto di commerciare con Paesi in guerra e che non rispettano i diritti umani. Al contrario l'Accordo istitutivo dell'OCCAR... Mi scusi, signor Presidente, può chiedere un po’ di silenzio ? Signor Presidente ! Signor Presidente, può chiedere un po’ di silenzio ?

  PRESIDENTE. Sì. Mi scusi.

  DONATELLA DURANTI. Al contrario, l'Accordo istitutivo dell'OCCAR ha trasferito ad un organismo diverso dal Parlamento il controllo sulla gestione dello scambio di armamenti; con l'aggravante che l'OCCAR ha personalità giuridica, in base alla quale ha assunto completa capacità negoziale, stipula di contratti, assunzione di personale, conduzione di attività negoziali in genere.
  A questo proposito, per quanto riguarda la possibilità di avviare procedimenti legali, la posizione contrattuale dell'OCCAR di cui ho precedentemente detto, sarebbe al riparo di un Accordo internazionale ratificato dai Parlamenti nazionali, e quindi in grado di prevalere in sede giudiziaria nei confronti di scelte di livello nazionale, anche dipendenti da ragioni etiche, che vadano contro i suoi interessi.
  L'Accordo non prevede, inoltre, alcun criterio etico stringente nella scelta dei Paesi, organizzazioni, istituzioni con le quali l'OCCAR intende concludere i contratti, cedere e acquisire tecnologia, forniture e strutture militari, se non il riferimento all'ambito del codice di condotta europea sull'esportazione di armi. Va però ricordato che i criteri del codice sono soggetti a interpretazioni differenti dai vari Paesi, con la possibilità di differenze considerevoli tra gli Stati membri sulla legittimità di alcuni potenziali destinatari di armi.
  Voglio sottolineare che le coproduzioni in ambito europeo coprono una percentuale molto alta delle esportazioni italiane, mentre nel contempo manca ancora una politica europea di difesa degna di questo nome e permane una notevole e preoccupante differenza di normative nazionali sulla produzione e sul commercio di armamenti fra gli Stati europei.
  In conclusione, per le ragioni che ho provato a sintetizzare, a mio giudizio ma anche secondo l'opinione di molte associazioni pacifiste ed istituti di studi per il disarmo, l'Accordo istitutivo dell'OCCAR ha di fatto rappresentato il primo strappo formale alle garanzie di trasparenza e rispetto dei diritti umani sancite dalla legge n. 185 del 1990: una legge depotenziata ulteriormente dalla sottrazione dei programmi di coproduzione militare dalla relazione annuale che il Presidente del Consiglio dei ministri presenta al Parlamento, a norma dell'articolo 5 della legge n. 185 del 1990.Pag. 26
  Pertanto, annuncio il voto contrario del gruppo di Sinistra Italiana all'atto all'esame che, come dicevo all'inizio, rappresenta la prosecuzione delle attività dell'OCCAR, un'organizzazione che incide negativamente sui profili della legge n. 185 del 1990, e ne riduce l'efficacia, in una fase storica in cui le aziende europee di produzione di armi continuano a fare enormi profitti con la vendita ai Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa; e come denunciato da Rete disarmo, figurano tra le aziende che approfittano del fiorente mercato della militarizzazione delle frontiere europee per il contrasto dell'immigrazione, traendo a mio giudizio in maniera assolutamente immorale ulteriori enormi guadagni anche dalla crisi dei rifugiati (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Archi. Ne ha facoltà.

  BRUNO ARCHI. Presidente, la decisione all'esame modifica l'Allegato 4 alla Convenzione OCCAR, il quale riguarda il processo decisionale, disponendo in linea generale che tutte le decisioni siano prese dagli Stati membri all'unanimità; fatta eccezione per le decisioni sulle materie indicate appunto all'Allegato, che sono adottate in alcuni casi a maggioranza qualificata rinforzata, in altri a maggioranza degli aventi diritto.
  Inoltre, per quanto concerne le deliberazioni del Consiglio di sorveglianza e dei Comitati di programma relative a piani di cooperazione ai quali non aderiscono tutti gli Stati membri dell'organizzazione, la Convenzione prevede infine che le relative decisioni siano assunte soltanto da rappresentanti degli Stati partecipanti ai suddetti programmi.
  La ratio della modifica concordata dai sei Stati membri a livello di Consiglio di sorveglianza è finalizzata anche ad agevolare l'accesso all'OCCAR a nuovi Stati, soprattutto a quelli che già partecipano ai programmi dell'Organizzazione, e cioè Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svezia, Polonia e Turchia. Dall'ampliamento della membership, infatti, deriverà la riduzione della spesa annua a carico di ogni Stato membro per la partecipazione al bilancio amministrativo dell'Ufficio centrale dell'OCCAR-EA di Bonn.
  Ci auguriamo che l'approvazione di questa ratifica, al di là del risparmio delle spese di partecipazione al bilancio amministrativo dell'Ufficio centrale – che attualmente ammontano per il nostro Paese, così come per gli altri tre fondatori, Regno Unito, Francia e Germania, a circa 1,7 milioni di euro annui –, sia realmente utile a far incrementare una più proficua cooperazione multinazionale in materia. Dichiaro, quindi, il voto favorevole del gruppo di Forza Italia.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Grande. Ne ha facoltà.

  MARTA GRANDE. Presidente, il presente provvedimento si rende necessario per dare attuazione legislativa, ai sensi dell'articolo 80 della Costituzione, all'atto internazionale di cui al disegno di legge in esame, in attuazione di un preciso impegno politico assunto dal Governo italiano, in un quadro di salvaguardia dei reciproci interessi in termini di miglioramento delle capacità militari, mirato a fare incrementare i programmi di armamenti in regime di cooperazione multinazionale.
  Purtuttavia, il MoVimento 5 Stelle continua ad avere delle perplessità, come già espresso in sede di Commissione difesa, non tanto sulla cooperazione in materia di armamenti quanto sul fatto che alcuni dei progetti siano a tutti gli effetti solamente dei progetti nazionali, come poi ricordato anche dall'ordine del giorno presentato. Per questo motivo voteremo in maniera negativa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Andrea Romano. Ne ha facoltà.

Pag. 27

  ANDREA ROMANO. Presidente, brevemente, voteremo ora sulla modifica alla Convenzione OCCAR, che è uno strumento europeo, e non solo europeo, per la cooperazione tecnologica e industriale nel campo degli armamenti.
  Sembra un aspetto marginale di quanto sta avvenendo in questi giorni ma non lo è, perché proprio in questi giorni, se guardiamo alla Gran Bretagna ma non solo, assistiamo allo svolgersi concreto di una ritirata su molti fronti della cooperazione internazionale e verso la rinazionalizzazione di molte politiche: politiche commerciali, politiche economiche, politiche nel campo della gestione dei migranti. E le conseguenze di questi processi di rinazionalizzazione sono letteralmente sotto i nostri occhi: per esempio, nella moltiplicazione degli episodi di odio razziale di cui si ha notizia dalla civilissima Inghilterra. E dobbiamo ricordare a noi stessi, anche quando discutiamo, come in questo caso, di una Convenzione che appare di aspetto tecnico, che il contrario della cooperazione non è maggior benessere e maggiore giustizia; e questo vale in ogni campo, compreso il campo della sicurezza e degli armamenti.
  Anche in questo campo, noi crediamo che la condivisione significhi cooperazione, anche e soprattutto in campo tecnologico e industriale; ed è esattamente quello che fa l'OCCAR da molti anni, e lo fa seguendo un trasparente percorso democratico, che ha visto i Parlamenti nazionali, incluso il Parlamento italiano come avviene oggi, sempre pienamente coinvolti.
  In questo caso, tra l'altro, si rinnova il processo decisionale dell'OCCAR, e soprattutto si facilita l'ingresso nell'OCCAR di nuovi Stati che ancora non ne fanno parte, rafforzando quindi lo spazio della cooperazione: più cooperazione e più condivisione, e quindi gestione più ampia e condivisa delle sfide tecnologiche e industriali che i nostri singoli Stati devono affrontare anche nel campo della sicurezza. Senza cooperazione e condivisione, non c’è alcuna possibilità, in nessun campo, di avviare quel rilancio del progetto europeo su cui tutti, in questo Parlamento, o meglio quasi tutti, concordiamo.
  Anche per questi motivi, il Partito Democratico voterà a favore del provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 3199)

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
  Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 3199, di cui si è testé concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Archi, Caso, Stumpo, Beni, Palma, Magorno, Tripiedi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
   «Ratifica ed esecuzione della Decisione del Consiglio di sorveglianza recante modifiche all'Allegato IV della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana, il Governo della Repubblica francese, il Governo della Repubblica federale di Germania ed il Governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sull'istituzione dell'Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti OCCAR del 9 settembre 1998, fatta a Roma il 10 giugno 2014» (3199):

   Presenti e votanti  402   
   Maggioranza  202   
    Hanno votato  307    
    Hanno votato no   95.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (Il deputato Matteo Bragantini ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto di astensione).

Pag. 28

Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo di Bermuda per lo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Londra il 23 aprile 2012 (A.C. 3529) (ore 11,45).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3529: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo di Bermuda per lo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Londra il 23 aprile 2012.
  Ricordo che nella seduta del 5 luglio 2016 si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli – A.C. 3529)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono stati presentati emendamenti, li porrò direttamente in votazione.
  Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A – A.C. 3529), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  409   
   Votanti  399   
   Astenuti   10   
   Maggioranza  200   
    Hanno votato  396    
    Hanno votato no   3.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Passiamo all'esame dell'articolo 2 (Vedi l'allegato A – A.C. 3529), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Colaninno, Patriarca, Bergonzi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  411   
   Votanti  402   
   Astenuti    9   
   Maggioranza  202   
    Hanno votato  402.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Passiamo all'esame dell'articolo 3 (Vedi l'allegato A – A.C. 3529), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Abrignani, Calabrò...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  407   
   Votanti  395   
   Astenuti   12   
   Maggioranza  198   
    Hanno votato  395.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

(Esame di un ordine del giorno – A.C. 3529)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato (Vedi l'allegato A – A.C. 3529).
  Chiedo al rappresentante del Governo il parere sull'ordine del giorno n. 9/3529/1 Marzano.

Pag. 29

  VINCENZO AMENDOLA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Grazie, Presidente. Parere favorevole.

  PRESIDENTE. Parere favorevole, andiamo avanti.
  È così esaurito l'esame dell'unico ordine del giorno presentato.

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 3529)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Fitzgerald Nissoli. Ne ha facoltà.

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signor sottosegretario, l'Accordo all'esame dell'Aula si inquadra, come altri provvedimenti che abbiamo già esaminato, nell'ambito dell'azione del Governo per una trasparenza fiscale internazionale adeguata agli standard OCSE. Infatti, il modello usato per tale Accordo si richiama ancora una volta al TIEA, Tax information exchange agreement dell'OCSE. Tali accordi sono in linea con gli impegni internazionali assunti dall'Italia e vanno nella direzione della promozione della legalità fiscale oltre i confini nazionali e, pertanto, ritengo che la collaborazione tra le amministrazioni fiscali dei vari Paesi, in questo caso Italia e Bermuda, sia fondamentale.
  Inoltre, tale Accordo, come per altri già esaminati, può costituire la base giuridica per inserire le Bermuda nella white list da emanare, come richiamato in Commissione, secondo le disposizioni della legge finanziaria del 2008.
  L'Accordo, per la cui attuazione non sono previsti oneri, specifica le imposte che ne sono oggetto e le modalità di scambio delle informazioni ed è quindi teso a fare chiarezza per gli operatori economici, ma anche a contrastare l'evasione fiscale transnazionale; obiettivi che riteniamo importanti e, pertanto, annuncio il voto favorevole del mio gruppo parlamentare.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Presidente, io lo so che lei è molto curioso, ma noi ci asterremo su questo provvedimento, su questa ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo di Bermuda perché è oggettivamente, non soggettivamente, una presa in giro, nel senso che va benissimo tutto, lo scambio di informazioni, quello che ricordava la collega Nissoli, il Tax Information Exchange Agreement, benissimo tutto, però c’è un problema: lo Stato delle Bermuda per legge vieta alle banche di fornire informazioni sui loro correntisti e questo Accordo non supera questa forza di legge, ossia le previsioni dell'ordinamento interno delle Bermuda. Quindi, è una sorta di burla questo Accordo voluto dal Governo Monti che già era una burla di per sé lo stesso Governo, anche perché non porta nessun effetto pratico.
  Quindi, lungi da noi opporci a quelli che sono i tentativi di creare degli automatismi nello scambio di informazioni volti a impedire quelle che sono le grandi evasioni fiscali internazionali, però oggettivamente, ripeto, guardando il contenuto dell'Accordo e guardando quello che è l'ordinamento interno delle Bermuda, questo Accordo è assolutamente inutile e, quindi, noi ci asterremo.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Oliaro. Ne ha facoltà.

  ROBERTA OLIARO. Grazie, Presidente. Colleghi, il gruppo di Scelta Civica voterà a favore dell'Accordo tra la Repubblica italiana e le Bermuda sullo scambio di informazioni in materia fiscale. Voglio ricordare a tutti che questo Accordo, fatto a Londra nel 2012, è stato redatto sulla base del modelloPag. 30Tax Information Exchange Agreement predisposto dall'OCSE nel 2002 nell'ambito dei lavori di trasparenza fiscale e finalizzato allo scambio di informazioni tra gli Stati, che, in ragione del ridotto interscambio commerciale, non ritengono necessario stipulare una convenzione contro le doppie imposizioni.
  È un'intesa in linea con gli ordinamenti proposti e condivisi dal nostro Paese nelle diverse sedi internazionali, dal G20 all'Unione europea, in tema di potenziamento degli strumenti di contrasto del fenomeno dell'evasione fiscale. L'Accordo può essere anche pertanto un valido strumento per inserire il Governo di Bermuda nella white list dei Paesi e territori che seguono pratiche corrette sullo scambio di informazioni fiscali ai sensi delle più recenti normative internazionali in materia.
  Vorrei ricordare a tutti le modifiche con la legge finanziaria per il 2008; l'articolo 1, comma 83, ha modificato proprio le disposizioni italiane contro l'elusione fiscale, passando da un criterio basato sull'individuazione dei cosiddetti paradisi fiscali ad un nuovo sistema incentrato, invece, sull'individuazione degli Stati con regime fiscale conforme agli standard di legalità e di trasparenza adottati dall'Unione europea.
  Per quanto riguarda il contenuto dell'Accordo, oggetto dello scambio sono le informazioni rilevanti per la determinazione, l'accertamento, l'applicazione e la riscossione delle imposte. Per l'Italia le imposte in oggetto sono l'IRPEF, l'IRES, l'IRAP, l'IVA, l'imposta sulle successioni, l'imposta sulle donazioni e le imposte sostitutive, mentre per le Bermuda si fa riferimento a qualsiasi imposta diretta.
  Importante è anche il paragrafo 4 dell'articolo 5 dell'Accordo, che prevede, tra l'altro, il superamento del segreto bancario. Al riguardo viene stabilito, infatti, che le autorità competenti di ciascuna parte devono ottenere e fornire informazioni in possesso di banche, altri istituti finanziari, qualsiasi persona che operi in qualità di agente o fiduciario ed informazioni riguardanti la proprietà nominale ed effettiva di società di capitali o di persone, di trust e di fondazioni.
  Ribadisco, pertanto, il voto favorevole di Scelta Civica alla ratifica di questo Accordo (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Tancredi. Ne ha facoltà.

  PAOLO TANCREDI. Presidente, come il precedente Accordo con il Turkmenistan, si tratta di un accordo tipo, sul modello OCSE, per il libero scambio di informazioni fiscali. Naturalmente, ci troviamo in presenza di uno Stato con altre peculiarità, molto più piccolo, con una piccola popolazione, ma uno Stato a rischio sul discorso delle imposizioni fiscali.
  Noi pensiamo che questo Accordo sia prodromico ad un accordo, anche qui, per l'abbattimento della doppia tassazione. Crediamo che con lo Stato di Bermuda ci sia molto da andare avanti ancora, molto percorso da fare: comunque, il voto di Area Popolare sarà favorevole.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Archi. Ne ha facoltà.

  BRUNO ARCHI. Grazie, Presidente. Questo Accordo è, al pari di altre intese già esaminate dal Parlamento, modulato sul già richiamato apposito modello dell'OCSE: l'ambito dei lavori sulla trasparenza fiscale. Intese di questo tipo sono state sottoscritte dal Governo di Bermuda con quelli di altri Stati membri dell'Unione europea, come Regno Unito, Francia, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Svezia e Portogallo.
  È un'intesa in linea con gli orientamenti proposti e condivisi dal nostro Paese nelle diverse sedi internazionali, dal G20 all'Unione europea, in tema di potenziamento degli strumenti di contrasto del fenomeno dell'evasione fiscale. Dichiaro, quindi, il nostro voto favorevole.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Manlio Di Stefano. Ne ha facoltà.

Pag. 31

  MANLIO DI STEFANO. Grazie, Presidente. Non perderò molto tempo, anche perché, oggettivamente, questa ratifica, su cui voteremo a favore, come diceva qualche collega precedentemente, ha un intento positivo, ma nella pratica, poi, non cambia un granché.
  Votiamo a favore di un trend che ci piace, che è quello della trasparenza degli istituti bancari, laddove, spesso e volentieri, si è parlato di capitali illeciti nascosti: le Bermuda, come anche tanti altri luoghi storici dal punto di vista dell'illegalità finanziaria.
  È un passo avanti chiesto dall'OCSE: certamente, non risolve il problema, dovremmo essere un po’ più coraggiosi negli accordi bilaterali che facciamo con questi Paesi. Pur, ciò nonostante, crediamo che sia comunque un passo avanti e, anche dal punto di vista dell'impegno economico, non ci sono sostanzialmente oneri. Quindi, voteremo favorevolmente.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega La Marca. Ne ha facoltà.

  FRANCESCA LA MARCA. Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole del PD su questo disegno di legge di ratifica tra il nostro Governo e quello di Bermuda, che ha per oggetto lo scambio di informazioni in materia fiscale.
  Il presente Accordo risponde pienamente alle caratteristiche del Tax Information Exchange Agreement, che garantisce il rispetto delle garanzie di riservatezza legate alla persona, un più efficace accertamento dei redditi sottoposti a doveri fiscali e la tutela del contribuente dal rischio delle doppie imposizioni.
  In Europa, un simile accordo è stato firmato e ratificato da diversi altri Paesi nostri partner, il che significa che con esso ci mettiamo in linea su un terreno ormai necessario di collaborazione internazionale a fini fiscali ed estendiamo ulteriormente la rete degli accordi di questa natura a beneficio di una migliore definizione dei diritti e dei doveri del cittadino contribuente.
  Pur non trovandoci di fronte ad una precisa quantificazione, ci si augura che dall'Accordo possa derivare un beneficio per le nostre entrate fiscali, dal momento che la nostra amministrazione viene dotata di più incisivi poteri di accertamento.
  Per queste ed altre ragioni illustrate dal relatore, il gruppo del PD concorrerà, con il suo voto favorevole, all'approvazione della ratifica dell'Accordo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 3529)

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
  Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 3529, di cui si è testé concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Di Lello, Fiano, Di Vita, Lo Monte, Bini, Brugnerotto, Luigi Gallo, Alberti, Sarro, Cesaro, Coccia...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
   «Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo di Bermuda per lo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Londra il 23 aprile 2012» (3529):

   Presenti  423   
   Votanti  378   
   Astenuti   45   
   Maggioranza  190   
    Hanno votato  378.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (Il deputato Falcone ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto favorevole).

Pag. 32

Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Cile, fatto a Roma il 27 febbraio 2002, con Protocollo addizionale, fatto a Santiago il 4 ottobre 2012; b) Accordo di mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile, fatto a Bruxelles il 6 dicembre 2005 (A.C. 3269-A) (ore 12).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3269-A: Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Cile, fatto a Roma il 27 febbraio 2002, con Protocollo addizionale, fatto a Santiago il 4 ottobre 2012; b) Accordo di mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile, fatto a Bruxelles il 6 dicembre 2005.
  Ricordo che nella seduta del 5 luglio 2016 si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli – A.C. 3269-A)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica, nel testo della Commissione (Vedi l'allegato A – A.C. 3269-A).
  La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A – A.C. 3269-A), che è in distribuzione.
  Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A – A.C. 3269-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Giammanco, Pannarale, Gadda.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  417   
   Votanti  416   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  209   
    Hanno votato  416.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Passiamo all'esame dell'articolo 2 (Vedi l'allegato A – A.C. 3269-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Quaranta.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  415   
   Votanti  413   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  207   
    Hanno votato  413.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Passiamo all'esame dell'articolo 3 (Vedi l'allegato A – A.C. 3269-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

Pag. 33

  Giammanco, Di Lello, Turco, Ferranti, Garofalo.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  419   
   Votanti  417   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  209   
    Hanno votato  417.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Passiamo all'esame dell'articolo 4 (Vedi l'allegato A – A.C. 3269-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Palese, Archi, Garofani. Qualcun altro non riesce a votare ? Carrozza. C’è qualcun altro ? Non mi pare.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  417   
   Votanti  414   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  208   
    Hanno votato  414.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Passiamo all'esame dell'articolo 5 (Vedi l'allegato A – A.C. 3269-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Matarrelli, Giammanco, Roberta Agostini. Qualcun altro ? Non mi pare.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  423   
   Votanti  421   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  211   
    Hanno votato  421.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 3269-A)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Fitzgerald Nissoli. Ne ha facoltà.

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Grazie, signor Presidente. Il provvedimento al nostro esame reca la ratifica e l'esecuzione di un Trattato di estradizione con il Cile del 2002 e del Protocollo addizionale del 4 ottobre 2012 contestualmente all'Accordo di cooperazione amministrativa italo-cilena nel settore doganale del 2005. Un provvedimento quindi corposo ed importante, improntato al rispetto della legalità e dei diritti umani. Infatti, nell'affrontare la questione dell'estradizione voglio evidenziare che non sono soggetti ad estradizione persone qualora siano contestati reati politici o si ravvisi un fumus persecutionis concernente la razza, le opinioni politiche o altre ragioni come la religione, il sesso e la cittadinanza.
  È importante rilevare che, in base all'articolo 5, al condannato estradato non sarà mai applicata la pena di morte, in linea con quanto sostenuto dall'Italia nei vari contesti internazionali. Inoltre, i reati per cui si è avuta la condanna devono risultare punibili con la privazione della libertà in ambedue gli ordinamenti dei Paesi contraenti e devono essere superiori ad un anno o in maniera che sia possibile scontare nell'altro Paese la pena definitiva di almeno sei mesi dalla richiesta dell'estradizione.Pag. 34
  Vorrei anche richiamare l'attenzione, pur non entrando nel merito dell'articolato ben evidenziato dal relatore, sull'applicazione del principio di specialità, all'articolo 7, per cui la persona estradata non potrà essere perseguita per reati commessi in data anteriore alla consegna dallo Stato che ne fa richiesta.
  Principi dunque che condividiamo e che vengono richiamati anche nel Protocollo addizionale allorché si fa riferimento, per i condannati in contumacia, alla concessione dell'estradizione solo a condizione che vi siano, nell'ordinamento del Paese richiedente, istituti che garantiscano il diritto di impugnare la sentenza emessa o il diritto a un nuovo processo nei casi in cui tali condizioni siano dovute alla mancata conoscenza del processo.
  Invece, l'Accordo di cooperazione amministrativa tra l'Italia e il Cile nel settore doganale, fatto a Bruxelles il 6 dicembre 2005, si inquadra nel contesto delle azioni poste in essere per il contrasto ai traffici illeciti di stupefacenti, come richiamato dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope del 19 dicembre 1988.
  L'Accordo, che è limitato alle amministrazioni doganali quali autorità competenti per l'applicazione, tiene conto dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea e delle implicazioni relative alla difesa della privacy, pur contemplando efficaci strumenti di lotta alle infrazioni doganali a partire dallo scambio di informazioni tra le due amministrazioni. Inoltre, si prevede, all'articolo 20, l'istituzione di una Commissione mista tra l'Italia e il Cile che seguirà l'evoluzione dell'Accordo e ne dirimerà le controversie in via amichevole quando se ne ravvisino le condizioni, senza dover ricorrere alle vie diplomatiche.
  Quindi, in base a quanto esposto siamo di fronte a ratifiche importanti, di cui condividiamo il contenuto, e di conseguenza annuncio il voto favorevole del mio gruppo parlamentare.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Presidente, preannunzio il voto favorevole da parte del gruppo della Lega Nord.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Oliaro. Ne ha facoltà.

  ROBERTA OLIARO. Grazie, Presidente. Il Trattato di estradizione tra Italia e Cile, risalente al febbraio 2002, impegna le parti a consegnare le persone presenti sul territorio ricercate dalle autorità giudiziarie dello Stato richiedente per avervi commesso un reato o per l'esecuzione di una pena privativa della libertà. Il testo disciplina i fatti che danno luogo ad estradizione e, tra gli altri, i casi di diniego obbligatorio della richiesta di estradizione, l'autorizzazione al transito nel proprio territorio in relazione all'estradizione di una persona in provenienza da uno Stato terzo, le modalità e le lingue delle comunicazioni e i documenti a sostegno delle domande di estradizione, la procedura semplificata di estradizione. Particolare rilevanza assume l'articolo 7, che riguarda il cosiddetto «principio di specialità» in base al quale la persona, eventualmente estradata in applicazione del Trattato in esame, non può essere in alcun modo perseguita, salvo alcune eccezioni, da parte dello Stato richiedente per reati commessi anteriormente alla consegna e diversi da quelli oggetto della richiesta di estradizione.
  Vorrei ora soffermarmi sulla seconda parte dell'intesa al nostro esame, ossia l'Accordo con il Cile sulla cooperazione e la mutua assistenza amministrativa in materia doganale, firmato il 6 dicembre 2005 a Bruxelles, teso principalmente alla lotta ai traffici illeciti di stupefacenti in riferimento anche alla Convenzione ONU del 1988. Passando alla trattazione delle norme più salienti del testo, vanno evidenziati la salvaguardia degli obblighi doganali dell'Italia in ragione della sua appartenenza Pag. 35all'Unione europea, lo scambio di informazioni tra le amministrazioni doganali circa la legittimità delle operazioni di importazioni ed esportazioni delle merci e per l'esatta percezione di diritti e tasse doganali nonché quello di informazioni sulle transazioni in essere o progettate che possono costituire infrazione doganale. Vengono anche previsti lo scambio di informazioni sulla legislazione sulle procedure doganali nazionali...

  PRESIDENTE. Il tono della voce per favore, colleghi. Il tono della voce.

  ROBERTA OLIARO. ... nonché sulle tecniche di applicazione di tale legislazione, allo scopo di prevenire eventuali infrazioni doganali anche attraverso l'utilizzo di strumenti informatici. Da segnalare l'articolo 20, che detta le procedure che le amministrazioni doganali devono seguire per l'applicazione di questo Accordo ed istituisce una Commissione mista italo-cilena che si riunirà, quando se ne ravvisi la necessità e su richiesta di una delle amministrazioni, per seguire l'evoluzione dell'Accordo e per individuare le soluzioni agli eventuali problemi.
  Confidiamo, dunque, in una rapida approvazione del disegno di legge che rafforzerà il clima costruttivo che si è percepito nel corso della missione del Presidente Renzi in America Latina. Proprio lo spirito di questa collaborazione, che si tratta adesso di confermare in sede legislativa, ha permesso la sottoscrizione di altri importanti accordi con Santiago – e voglio ricordare quello contro le doppie imposizioni, sulla cooperazione bancaria e nel settore dell'energia – e si è concretizzato anche nell'annuncio, da parte del Presidente Bachelet, dell'appoggio cileno alla candidatura italiana per il seggio non permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2017.
  Per tutte queste ragioni dichiaro il voto favorevole di Scelta Civica.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Alli. Ne ha facoltà.

  PAOLO ALLI. Grazie, Presidente. Intervengo solo per confermare il voto favorevole del gruppo di Area Popolare.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Archi. Ne ha facoltà.

  BRUNO ARCHI. Grazie, Presidente. Il primo dei due accordi impegna le parti a consegnare, attenendosi alle norme e condizioni stabilite nel Trattato stesso, le persone presenti sul proprio territorio ricercate dalle autorità giudiziarie dello Stato richiedente per avervi commesso un reato o per l'esecuzione di una pena privativa della libertà. In materia di tributi, di imposte, dogane e cambi l'estradizione non può essere negata per il motivo che la legge della parte richiesta non preveda la stessa disciplina della parte richiedente in materia di tributi, imposte, dogane e cambi.
  L'estradizione, in ogni caso, non verrà concessa se vi sia nella richiesta un fumus persecutionis con motivazioni di razza, sesso, religione, lingua, cittadinanza, condizione personale o sociale, opinioni politiche. Naturalmente alla persona estradata non verrà, in nessun caso, irrogata o applicata la pena di morte, alla quale, qualora questa fosse prevista per i reati oggetto della richiesta di estradizione, si applicherà in sostituzione una pena detentiva prevista nell'ordinamento della Parte richiedente.
  Il secondo Accordo, invece, comprende, tra vari aspetti e motivi della cooperazione doganale, quello della lotta ai traffici illeciti di stupefacenti, con un esplicito richiamo alla Convenzione delle Nazioni Unite del 20 dicembre del 1988. Richiamo l'attenzione sull'articolo 3, in particolare, che prevede l'applicabilità della disciplina delle operazioni sotto copertura, prevista dalla legge di ratifica delle Convenzioni delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato, alle procedure di consegna controllata, previste dall'Accordo di mutua assistenza relativo alle infrazioni doganali tra Italia e Cile. Ricordo, a tale riguardo, che la consegna controllata è una tecnica investigativa, che Pag. 36consente di effettuare determinate consegne di droghe o di altre sostanze illecite attraverso o all'interno di uno o più Stati. L'obiettivo è quello di identificare le persone coinvolte in una transazione e di facilitare, in tal modo, le indagini penali. Voteremo, quindi, favorevolmente.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Spadoni. Ne ha facoltà.

  MARIA EDERA SPADONI. Grazie, Presidente. Intervengo per dichiarare il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle alla ratifica in oggetto.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (ore 12,15)

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tacconi. Ne ha facoltà.

  ALESSIO TACCONI. Grazie, Presidente. Cari colleghi, l'importanza dei trattati tra Italia e Cile, che ci apprestiamo a ratificare, può sfuggire solo a chi non conosce in profondità i radicati, intensi e duraturi rapporti che si sono instaurati tra i due Paesi. Sono rapporti che esistono da sempre e che coinvolgono a 360 gradi attività produttive ed economiche, sociali e culturali e che fanno in modo che entrambe le comunità di questi due Paesi che vivono all'estero – quindi, la numerosa comunità di connazionali italiani che risiedono in Cile e la comunità dei cittadini cileni che vivono in Italia – possano considerare entrambi i Paesi come casa propria.
  Il primo dei due trattati è un trattato di estradizione, che impegna le Parti contraenti a consegnare le persone presenti sul proprio territorio ricercate dalle autorità giudiziarie dello Stato richiedente, o per avervi commesso un reato o per l'esecuzione di una pena detentiva, e lo fa nel pieno rispetto degli ordinamenti degli Stati contraenti e nel rispetto della nostra cultura giuridica. Particolare rilevanza per la nostra tradizione e cultura giuridica, infatti, riveste l'articolo 5 dell'Accordo, che prevede, in caso di consegna allo Stato richiedente, il divieto di irrogare o applicare la pena di morte. Tale pena è stata abolita in Cile dal 2001 e l'ultima esecuzione risale al 1985 sotto la giunta militare, anche se non sono mancate negli ultimi anni proposte che mirerebbero a reintrodurla per alcuni reati di particolare gravità.
  Il secondo trattato è l'Accordo sulla cooperazione e la mutua assistenza amministrativa in materia doganale; è limitato all'assistenza amministrativa ed esclude l'assistenza in campo penale. Per l'Italia vengono salvaguardati gli obblighi doganali derivanti dalla sua appartenenza all'Unione europea. Come si può ben intuire, lo scambio di informazioni sulle transazioni in essere o progettate che possono costituire infrazione alle leggi doganali e l'assistenza amministrativa in materia doganale rivestono un ruolo determinante nella lotta ad attività criminose, in particolar modo nella lotta ai traffici illeciti di sostanze stupefacenti. A tale proposito, l'articolo 3 del disegno di legge di ratifica prevede la non punibilità delle operazioni sotto copertura messe in atto dalle forze di polizia previamente autorizzate, così come previsto dalla legge di ratifica delle Convenzioni delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato.
  La ratifica degli accordi in esame, da un lato, si iscrive nel quadro di una sempre più stretta collaborazione tra i nostri due Paesi, legati da storici vincoli di amicizia e da proficui rapporti di collaborazione in campo economico, industriale e culturale, come recentemente ha voluto sottolineare anche il Presidente del Consiglio nella sua recente visita nel Paese andino. Dall'altro lato, potrà dare un rilevante contributo alla trasparenza delle transazioni doganali e alla lotta ai traffici illeciti, soprattutto di sostanze stupefacenti. Annuncio, quindi, il voto favorevole del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Pag. 37

(Coordinamento formale – A.C. 3269-A)

  PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
  (Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 3269-A)

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
  Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 3269-A, di cui si è testé concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO (ore 12,19)

  PRESIDENTE. Zan, Ferraresi, Rotondi, Miotto, Molea, Piccione.

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
   «Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Cile, fatto a Roma il 27 febbraio 2002, con Protocollo addizionale, fatto a Santiago il 4 ottobre 2012; b) Accordo di mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile, fatto a Bruxelles il 6 dicembre 2005» (3269-A):

   Presenti e votanti  420   
   Maggioranza  211   
    Hanno votato  420.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (Il deputato Preziosi ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto favorevole).

Discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Cile per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, con Protocollo, fatta a Santiago il 23 ottobre 2015 (A.C. 3759) (ore 12,20).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3759: Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Cile per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, con Protocollo, fatta a Santiago il 23 ottobre 2015.
  Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 5 luglio 2016.
  Avverto, inoltre, che con lettera in data odierna il presidente della Commissione Affari esteri ha comunicato che il relatore Fabio Porta ha rinunciato a svolgere il suo mandato e che le funzioni di relatore saranno svolte dalla deputata Lia Quartapelle Procopio.

(Discussione sulle linee generali – A.C. 3759)

  PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
  Avverto che la Commissione Affari esteri si intende autorizzata a riferire oralmente.
  Ha facoltà di intervenire la relatrice Lia Quartapelle Procopio.

  LIA QUARTAPELLE PROCOPIO, Relatrice. Grazie, Presidente. Chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna Pag. 38della mia relazione (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

  PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo si riserva di intervenire nel prosieguo.
  Non essendovi iscritti a parlare dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche.

(Esame degli articoli – A.C. 3759)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
  Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A – A.C. 3759), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Iannuzzi Cristian, Pannarale.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  412   
   Votanti  346   
   Astenuti   66   
   Maggioranza  174   
    Hanno votato  346.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (Il deputato Preziosi ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo all'esame dell'articolo 2 (Vedi l'allegato A – A.C. 3759), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Di Battista, Archi, Capelli, Coccia.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  410   
   Votanti  343   
   Astenuti   67   
   Maggioranza  172   
    Hanno votato  343.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Passiamo all'esame dell'articolo 3 (Vedi l'allegato A – A.C. 3759), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo dunque ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Totaro.
  Dichiaro chiusa la votazione. Mi scusi, collega Fitzgerald, non l'avevo vista.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  404   
   Votanti  340   
   Astenuti   64   
   Maggioranza  171   
    Hanno votato  340.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (La deputata Vezzali ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo all'esame dell'articolo 4 (Vedi l'allegato A – A.C. 3759), al quale non sono state presentate proposte emendative.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fratoianni, Malisani, Ragosta...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 39
  Comunico il risultato della votazione.

   (Presenti  415   
   Votanti  348   
   Astenuti   67   
   Maggioranza  175   
    Hanno votato sì  348).    

  La Camera approva (Vedi votazioni).

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 3759)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Oliaro. Ne ha facoltà.

  ROBERTA OLIARO. Signor Presidente, alla base di questa Convenzione e delle altre similmente stipulate vi è la necessità di evitare una duplicazione di imposizione sugli stessi fenomeni economici e giuridici che, se non limitata, arrecherebbe un notevole aggravio a chi opera su un piano transazionale. In sintesi la Convenzione sulle doppie imposizioni tra Italia e Cile e l'annesso Protocollo, firmati a Santiago il 23 ottobre 2015, rivestono molta importanza dal momento che pongono le basi per una più proficua collaborazione economica tra Italia e Cile, rendendo possibile un'equa distribuzione del prelievo fiscale tra Stato in cui viene prodotto un reddito e Stato di residenza dei beneficiari di esso. Nello specifico la Convenzione chiarisce che i redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dai beni immobili situati nell'altro Stato sono imponibili in quest'ultimo Stato, mentre gli utili di impresa sono imponibili nello Stato di residenza dell'impresa a meno che questa non svolga la sua attività nell'altro Stato contraente, mediante una stabile organizzazione ivi situata, ma anche in questo caso gli utili sono imponibili solo nella misura in cui siano attribuibili alla stabile organizzazione dell'impresa interessata. Di rilievo la disposizione in base alla quale gli utili da esercizio della navigazione aerea o marittima internazionale sono imponibili solo nel Paese a cui fa capo l'effettiva direzione dell'impresa. In riferimento agli utili di imprese associate invece le disposizioni stabiliscono di rendere possibili le rettifiche degli utili derivanti da transazioni tra dette imprese qualora essi differiscano dagli utili che sarebbero stati conclusi nei rapporti tra imprese tra loro indipendenti. Vengono definiti poi metodi per evitare le doppie imposizioni e stabilito il principio di non discriminazione nei confronti dei soggetti nazionali di uno Stato contraente e che non si può subire nell'altro Stato un'imposizione più onerosa di quella a cui sarebbero sottoposti i soggetti nazionali dello Stato stesso. Vengono inoltre recepiti più aggiornati standard internazionali per la lotta all'evasione e all'elusione fiscale, incluso il superamento del segreto bancario. Per questi motivi Scelta Civica voterà favorevolmente.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Archi. Ne ha facoltà.

  BRUNO ARCHI. Signor Presidente, la Convenzione in esame intende avviare una più proficua collaborazione economica tra Italia e Cile, rendendo possibile un'equa distribuzione del prelievo fiscale tra Stato in cui viene prodotto un reddito e Stato di residenza dei beneficiari di esso. La ratio di questa tipologia di accordi internazionali è quella di evitare una duplicazione di imposizione sugli stessi fenomeni economici e giuridici che, se non limitata, arrecherebbe un notevole aggravio a chi opera su un piano transnazionale. La Convenzione risponde infatti all'esigenza di disciplinare gli aspetti fiscali relativi alle relazioni economiche e finanziarie posti in essere tra i soggetti residenti in una delle due parti contraenti, mirando all'eliminazione dei fenomeni di doppia imposizione e a un'equilibrata ripartizione tra i due Paesi della materia imponibile. Ciò consentirà in prospettiva alle imprese italiane di operare in Cile e di stringere rapporti economici e finanziari con soggetti di tali Paesi in condizioni pienamente concorrenziali rispetto agli operatori economici di Pag. 40altri Paesi, nonché garantendo al contempo gli interessi erariali. La struttura della Convenzione corrisponde agli standard più aggiornati elaborati dall'OCSE in materia nonché alle recenti raccomandazioni delineate nel corso dei lavori dell'OCSE e del G20. Voteremo quindi favorevolmente.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Nissoli Fitzgerald. Ne ha facoltà.

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Signor Presidente, la Convenzione tra l'Italia e il Cile sulle doppie imposizioni, assieme al Protocollo annesso, rappresenta un passo importante nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi, che ha avuto il culmine con la visita del Presidente Renzi nella Repubblica andina. Tale Convenzione, che è redatta secondo le indicazioni dell'OCSE e quindi viene applicata solo alle imposizioni sul reddito e non a quelle sul patrimonio, è uno strumento importante per chi è impegnato in attività economiche tra i due Paesi di italiani e di residenti e allo stesso tempo, concordemente a quanto definito dagli impegni internazionali presi dall'Italia, compreso il G20, è strumento di contrasto all'elusione fiscale.
  Voglio sottolineare anche che il Protocollo aggiuntivo permette di applicare eventuali condizioni più favorevoli, negoziate dal Cile con Paesi OCSE, anche all'Italia, previa comunicazione.
  Insomma, si tratta di un provvedimento che guarda al futuro e ad un futuro di vivace cooperazione economica tanto che, come ha fatto notare il relatore in Commissione, nel 2015 vi è stata una missione imprenditoriale con l'allora Viceministro Calenda seguita dalla visita della Presidente Boldrini e da quella del Presidente del Consiglio con il Viceministro allo sviluppo economico e quello della cooperazione internazionale. Quindi siamo in presenza di una intensificazione delle relazioni tra i due Paesi che spero possa concretizzarsi anche con la ratifica dell'Accordo sulla sicurezza sociale che l'Italia ha siglato con questo Paese nel 1998, considerazioni che mi portano ad annunciare quindi il voto favorevole del mio gruppo parlamentare.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Tacconi. Ne ha facoltà.

  ALESSIO TACCONI. Signor Presidente, colleghi, la Convenzione Italia – Cile per evitare le doppie posizioni si iscrive nel quadro della storica amicizia e collaborazione fra i due Paesi, i cui rapporti si sono, se possibile, recentemente rafforzati con la visita di numerosi esponenti delle nostre istituzioni e del mondo imprenditoriale, come è stato anche già accennato negli interventi precedenti. Ed è proprio in una delle occasioni che ci sono state durante il 2015 che è stato siglato l'Accordo in questione.
  La rapida calendarizzazione del provvedimento di ratifica a distanza di pochi mesi dalla sua sigla sta ad indicare l'importanza che il Governo stesso annette a questo Accordo, che pone le basi per una più proficua collaborazione economica tra Italia e Cile, rendendo possibile un'equa distribuzione del prelievo fiscale tra Stato in cui viene prodotto un reddito e Stato di residenza dei beneficiari del reddito stesso.
  L'Accordo ricalca il modello OCSE e quindi le analoghe convenzioni stipulate con altri Paesi e si applica all'imposizione dei soli redditi con esclusione del patrimonio.
  È importante notare che alcuni articoli della Convenzione, in particolare l'articolo 5 e l'articolo 25, recepiscono alcuni indirizzi dell'OCSE e del G20 e gli standard internazionali in materia di contrasto dell'evasione e dell'elusione fiscale, incluso il superamento del segreto bancario. Lo scambio di informazioni tra le autorità fiscali e doganali dei due Paesi, pur nel rispetto dei rispettivi ordinamenti e dei limiti imposti alla diffusione di tali informazioni e del segreto industriale, commerciale o professionale, nonché del fondamentale interesse al mantenimento dell'ordine pubblico nei due Paesi, sono poi lo Pag. 41strumento principe per rendere efficace il contrasto dell'evasione e dell'elusione.
  Mi si permetta infine di sottolineare come questo Accordo, consolidando la collaborazione fra i due Paesi e contrastando ampie sacche di evasione ed elusione fiscale, si inserisca nel lungo elenco di accordi bilaterali che questo Governo e questo Parlamento hanno fortemente voluto siglare e ratificare per mettere ordine a molte situazioni ancora non trasparenti, rafforzando, anche a livello internazionale, la difficile battaglia contro l'evasione fiscale, che rappresenta orgogliosamente uno dei punti forti dell'azione di questo Governo, di questo Parlamento e di questa legislatura.
  Annuncio quindi il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 3759)

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
  Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 3759, di cui si è testé concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Lavagno, Fusilli, Chimienti, De Lorenzis, Galgano, Librandi, Bargero...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
   «Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Cile per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, con Protocollo, fatta a Santiago il 23 ottobre 2015» (3759):

   Presenti  405   
   Votanti  335   
   Astenuti   70   
   Maggioranza  168   
    Hanno votato  335    

  La Camera approva (Vedi votazioni).

Inserimento all'ordine del giorno dell'Assemblea del seguito della discussione di un disegno di legge di conversione (ore 12,35).

  CINZIA MARIA FONTANA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  CINZIA MARIA FONTANA. Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 27, comma 2, del Regolamento, propongo di inserire all'ordine del giorno della seduta di oggi, dopo la discussione generale sul disegno di legge n. 3953, di conversione del decreto-legge n. 67 del 2016, recante proroga di missioni internazionali, anche il seguito dell'esame del medesimo provvedimento, previo esame e votazione delle questioni pregiudiziali presentate.

  PRESIDENTE. È stato dunque proposto di inserire all'ordine del giorno della seduta odierna, dopo la discussione generale sul disegno di legge n. 3953 di conversione del decreto-legge n. 67 del 2016, recante proroga di missioni internazionali, anche il seguito dell'esame del medesimo provvedimento, previo esame e votazione delle questioni pregiudiziali presentate.
  In proposito ricordo che, ai sensi dell'articolo 27, comma 2, del Regolamento, l'Assemblea può deliberare su materie non iscritte all'ordine del giorno previa deliberazione con votazione palese mediante procedimento elettronico con registrazione dei nomi a maggioranza dei tre quarti dei votanti.
  Su tale proposta darò la parola, ove ne sia fatta richiesta, ad un deputato contro Pag. 42ed uno a favore, per non più di cinque minuti ciascuno, ai sensi dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento.
  Ci sono interventi a favore o contro ? No.
  Indìco dunque la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di inserire all'ordine del giorno della seduta odierna, dopo il punto n. 4, il seguito dell'esame del disegno di legge n. 3953 di conversione del decreto legge n. 67 del 2016, recante proroga di missioni internazionali, previo esame e votazione delle questioni pregiudiziali presentate.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Pellegrino, Matarrese, Palmieri, Elvira Savino, Casellato...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  399   
   Votanti  392   
   Astenuti    7   
   Maggioranza dei tre quarti
   dei votanti  294   
    Hanno votato  391    
    Hanno votato no   1    

  La Camera approva (Vedi votazioni).

Discussione del disegno di legge: S. 2389 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 maggio 2016, n. 67, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché misure urgenti per la sicurezza. Proroga del termine per l'esercizio di delega legislativa (Approvato dal Senato) (A.C. 3953) (ore 12,38).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3953: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 maggio 2016, n. 67, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché misure urgenti per la sicurezza. Proroga del termine per l'esercizio di delega legislativa.

(Discussione sulle linee generali – A.C. 3953)

  PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
  Avverto che il presidente del gruppo MoVimento 5 Stelle ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento.
  Avverto altresì che le Commissioni III (Affari esteri) e IV (Difesa) si intendono autorizzate a riferire oralmente.
  Ha facoltà di intervenire la relatrice per la maggioranza per la III Commissione, deputata Lia Quartapelle Procopio.

  LIA QUARTAPELLE PROCOPIO, Relatrice per la maggioranza per la III Commissione. Presidente, arriva oggi in Aula, purtroppo a ridosso della scadenza del provvedimento (e questo a causa soprattutto del protrarsi dei lavori del Senato), l'esame del decreto-legge del rifinanziamento delle missioni internazionali, alle quali il nostro Paese partecipa con le proprie Forze armate e di polizia, con i corpi civili dello Stato e con gli operatori e le operatrici della cooperazione internazionale.
  L'iter in sede referente, ed è giusto qui rimarcarlo, è stato segnato dal fatto che sia l'opposizione, ma anche parti della maggioranza, hanno segnalato l'inadeguatezza dei tempi della discussione, e quindi dalla conseguente percezione di questa Camera come una stanza di ratifica: cosa Pag. 43che ha generato frustrazione relativamente al contributo parlamentare alla decisione sul maggiore strumento ad oggi esistente di intervento internazionale militare e civile.
  Questa polemica si è spinta fino alla decisione di ieri dei colleghi del MoVimento 5 Stelle di abbandonare l'aula delle Commissioni. Io desidero rivolgere ai colleghi di tale gruppo un appello affinché oggi non vogliano cessare di assicurare, durante la discussione, un apporto costruttivo su questi temi, che, come sappiamo per le discussioni che abbiamo avuto, toccano nel profondo tutto il Paese da noi rappresentato. Ringrazio loro e ringrazio il resto dei colleghi che hanno presentato in Commissione e ripresenteranno in Aula un congruo numero di emendamenti, da cui è emerso effettivamente un approccio serio al provvedimento. Ringrazio anche i colleghi degli altri gruppi di opposizione, Sinistra Italiana, Lega e Forza Italia, per i temi politici di cui abbiamo discusso ieri in Commissione e per la disponibilità alla collaborazione su questioni di interesse condiviso, come in tema di cooperazione allo sviluppo e di intervento civile.
  In questi giorni abbiamo commemorato in quest'Aula varie vittime di attentati, a Istanbul, a Baghdad, a Dacca; ieri il Capo dello Stato ha accolto a Ciampino le salme dei connazionali morti nell'attentato di Dacca. Queste commemorazioni ancora una volta ci devono ricordare che il provvedimento che approveremo deve essere approvato in tempo e senza ambiguità o esitazioni: dobbiamo infatti essere chiari nel dare un messaggio al Paese, che noi siamo intenzionati a batterci contro il terrorismo in modo unitario e allo stesso modo intendiamo procedere a favore della pace e della sicurezza internazionale.
  Tutto ciò premesso, all'indomani degli attentati di cui parlavo prima, rinnovando l'orrore per gli attentati di Bruxelles, Parigi e Tunisi, e nell'imminenza del vertice di Varsavia, il decreto-legge approfondisce la riflessione sulla politica estera dell'Italia, che abbiamo più volte discusso anche in quest'Aula, l'ultima volta in occasione delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dopo il referendum nel Regno Unito.
  In questo snodo storico, l'agenda di politica estera e di sicurezza del nostro Paese coincide con quella dell'Europa come mai nella storia del nostro continente: lo rivelano le conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo, in cui sostanzialmente si è parlato di migrazioni e in cui si è ribadito quale prima priorità delle relazioni esterne dell'Unione europea il supporto al Governo di unità nazionale libico. In tal senso, il nostro impegno in Libia si iscrive appieno in quello europeo ed internazionale, in attuazione della risoluzione n. 2292 del Consiglio di sicurezza, e del potenziamento del ruolo della missione Sophia per l'embargo di armi alla Libia e per l'addestramento della guardia costiera libica.
  In tale ottica sono da leggere anche gli interventi che l'Italia rifinanzia nel contesto delle operazioni del Mediterraneo, sia della NATO con Active Endeavour sia dell'Unione europea con EUNAVFOR Med Sophia. Per quest'ultima, in coerenza con le conclusioni del Consiglio europeo, con un emendamento dei relatori è stato disposto al Senato un incremento di fondi, al fine di estendere l'impegno proprio alle attività di addestramento della guardia costiera libica. Certamente rientra a maggior ragione nella linea di impegno per la stabilità e contro il terrorismo il complesso delle operazioni e degli interventi autorizzati nel quadrante mediorientale, dal Libano fino all'Afghanistan; con una centralità del contrasto dell'attività terroristica del Daesh, cui si deve un significativo incremento delle risorse finanziarie e umane, con particolare riferimento ai lavori di consolidamento della diga di Mosul, che tuttavia sarà oggetto di successive autorizzazioni una volta perfezionato lo scambio di note verbali con il Governo iracheno.
  Rileva richiamare in questa seduta l'emendamento approvato dal Senato, su proposta della senatrice Bertorotta, che ha esteso l'ambito di applicazione dei fondi finalizzati a tale impegno per includere Pag. 44anche le richieste di aiuto umanitario alla popolazione civile. Va anche menzionato l'impegno militare, oltre che civile, confermato nel provvedimento, dell'Italia nei Balcani, e non è un caso che la Commissione esteri abbia deliberato una prossima missione in tali Paesi e non trascuri ogni versante di diplomazia parlamentare utile ad approfondire la collaborazione con essi.
  Ulteriore elemento di sintonia con l'Europa deriva dalla presentazione dell'Alto rappresentante Mogherini della nuova strategia globale per la politica estera di sicurezza europea, che innova la strategia Solana del 2003 e registra nuovi tipi di minaccia alla sicurezza del continente. Non a caso, la Commissione esteri ha intrapreso un percorso di indagine conoscitiva che si è concluso la scorsa settimana.
  Conclude questo percorso di rilancio il rafforzamento della cooperazione UE-NATO sulla base del principio di autonomia decisionale nella gestione di obiettivi e valori comuni alla luce delle sfide senza precedenti a sud come ad est. In tale ottica, il provvedimento, quale elemento di novità, prevede nuove disposizioni che definiscono il contributo italiano al potenziamento dei dispositivi dell'Alleanza Atlantica in vari teatri a difesa dello spazio aereo turco, ma anche dei Paesi membri dell'Europa orientale e dell'area sud-orientale dell'alleanza.
  È questo il contesto di riferimento per il corretto inquadramento del decreto-legge in esame, che assicura una copertura annuale agli interventi e conferma l'approccio multilateralista del nostro Paese alle crisi internazionali.
  L'onere complessivo del provvedimento, di cui all'articolo 11 del decreto-legge, ammonta a circa un miliardo e 272 milioni di euro, sostanzialmente in linea con lo stanziamento del 2015.
  Da un punto di vista generale, se lo sforzo militare a sostegno dei processi di pace e stabilizzazione vede impegnati circa 5.900 uomini, con un leggero incremento rispetto allo scorso anno, per le iniziative di cooperazione allo sviluppo di cui all'articolo 8 sono autorizzate risorse per 90 milioni di euro. Sono sostanzialmente fondi destinati a integrare gli stanziamenti già disposti dalla legge sulla cooperazione allo sviluppo. Tra questi, segnalo gli interventi in Iraq, finalizzati a misure umanitarie, in particolare per gli sfollati interni, in Siria e nei Paesi limitrofi e altri interventi qualificanti sono destinati ai territori palestinesi, alla Libia, alla Somalia, allo Yemen, al Sudan e al Sudan del Sud. Il decreto prevede che particolare attenzione venga data alla diffusione pubblica dei risultati ottenuti da queste attività attraverso la pubblicazione sul sito Internet del Ministero.
  Vi è poi uno stanziamento addizionale per la realizzazione di programmi integrati di sminamento da realizzare principalmente in Afghanistan, Somalia, Siria, Libia, Colombia, Iraq e Gaza. È significativa la modifica introdotta al Senato, con un emendamento del senatore De Cristofaro, che promuove interventi previsti dal piano d'azione nazionale «Donne, pace e sicurezza» 2014-2016 predisposto dal Comitato interministeriale per i diritti umani, che sostanzialmente ha tra gli obiettivi la prevenzione, la protezione e il contrasto alla violenza sessuale sulle donne e sulle bambine, in attuazione della risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza.
  Relativamente alle misure di sostegno ai processi di ricostruzione, di pace e di stabilizzazione, l'articolo 9 autorizza una spesa complessiva di circa 168 milioni di euro; di questi, 6 milioni sono destinati ai processi di stabilizzazione e rafforzamento della sicurezza in Paesi come l'Afghanistan, l'Iran, la Libia, la Siria, la Tunisia e nei Paesi dell'Africa Subsahariana e dell'America Latina; un impegno specifico è destinato al sostegno della riconciliazione nazionale e della transizione in Libia e a beneficio dell'economia tunisina gravemente colpita dagli attentati del 2015; 2,1 milioni di euro sono destinati al finanziamento di fondi fiduciari, oltre che a beneficio dell'Unione per il Mediterraneo e del Tribunale speciale ONU per il Libano; 120 milioni sono per il contributo italiano Pag. 45a favore delle forze di sicurezza afgane; 11,7 milioni sono previsti per la partecipazione italiana alle iniziative europee PESC, all'OSCE, alla Fondazione segretariato permanente dell'Iniziativa adriatico-ionica, allo European Institute of Peace e al Fondo fiduciario InCE della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.
  Il decreto finanzia, inoltre, interventi operativi di emergenza e di sicurezza per la tutela dei cittadini e delle strutture della rete diplomatica in aree di crisi per un totale di 27,5 milioni di euro, in particolare in aree come l'Afghanistan, l'Egitto, i territori palestinesi, l'Arabia Saudita e la Somalia.
  Colgo l'occasione per svolgere qualche riflessione sulla modifica approvata dal Senato, che ha disposto la sospensione della cessione a titolo gratuito della fornitura all'Egitto di parti di ricambio per i velivoli F16. La discussione è stata affrontata ieri dalle Commissioni a seguito della presentazione da parte dei colleghi Vito e Gianluca Pini di due emendamenti identici volti a ripristinare il testo originale.
  Come ho avuto modo di osservare ieri rispetto alle polemiche sulla connessione con il caso Regeni, il rapporto italo-egiziano è un rapporto che va oltre la mera amicizia, trattandosi di Paesi alleati e tra alleati la fiducia è reciproca ed è questo un fattore chiave su cui si basa anche la cooperazione in ambito militare. Allo stato, non c’è dubbio che sia in corso una valutazione sul rapporto di fiducia tra Italia ed Egitto in ragione dell'andamento della cooperazione sul caso Regeni.
  Si tratta di una cooperazione che deve proseguire secondo un auspicio che è condiviso da tutte le forze politiche italiane. Quello di cui discutiamo con questo emendamento è un tema delicatissimo su cui occorre dare, però, segnali ai nostri interlocutori egiziani proprio per il ruolo che loro hanno per la stabilità del Mediterraneo.
  In tale contesto, anche il ruolo giocato dalla diplomazia diventa parte dei segnali da trasmettere, atteso che gli ambasciatori non sono solo chiamati loro stessi a gestire le relazioni con i Paesi, ma possono essere essi stessi, in quanto tali, elementi del dialogo bilaterale.
  In generale, ci sono passaggi importanti per un Paese europeo come il nostro che fa della questione valoriale, dei diritti umani in primis, un profilo decisivo per il proprio ruolo nel mondo e nelle relazioni internazionali, che si impegna contro la pena di morte, che investe risorse nel salvataggio delle vite umane nel Mediterraneo, che si mette in gioco per la tutela dei diritti dei propri cittadini, anche laddove vi sono evidenti e delicati interessi in conflitto. Passaggi, questi, in cui occorre preservare dignità e coerenza e non alimentare dinamiche dal doppio standard. Non lo comprenderebbero i nostri cittadini e neanche i nostri interlocutori internazionali ai quali abbiamo chiesto sostegno e solidarietà e che seguono con apprensione l'andamento del caso Regeni in una situazione in cui le violazioni dei diritti umani rischiano di alimentare le dinamiche di destabilizzazione interna dell'Egitto e della regione.
  Segnalo anche che il provvedimento modifica la legge sulla cooperazione allo sviluppo istituendo un conto di tesoreria su cui far affluire le risorse destinate agli interventi di cooperazione. Segnalo anche che, purtroppo, al Senato non ha superato il vaglio della Ragioneria generale dello Stato la proposta emendativa presentata dal senatore Verducci...

  PRESIDENTE. Collega Battelli !

  LIA QUARTAPELLE PROCOPIO, Relatrice per la maggioranza per la III Commissione. ..che autorizzava il bando per il concorso per l'accesso all'area tecnico-operativa e, conseguentemente, l'assunzione a tempo indeterminato fino a 60 unità nella terza area funzionale dell'Agenzia per la cooperazione.
  L'emendamento, dichiarato inammissibile dalle presidenze della Commissione affari esteri e difesa, verrà trasposto in un ordine del giorno preannunciato ieri in Commissione dal collega Palazzotto con il quale stiamo collaborando.Pag. 46
  Va detto che il tema del concorso per l'Agenzia è un tema importante, soprattutto nel momento in cui noi andiamo a stanziare più risorse per la cooperazione; più risorse devono essere spese da persone competenti e in grado di farlo e devono essere spese da un'Agenzia in grado di funzionare nella sua complessità.
  Concludo questa mia relazione ribadendo che è stato difficile contemperare la rilevanza di questo provvedimento con le improvvise strettoie parlamentari che hanno penalizzato fortemente questa Camera. Non ha giovato al nostro lavoro la ritardata presentazione del provvedimento da parte del Governo, né i tempi di lavoro che si è preso il Senato. Non è una circostanza inedita, ma ci auguriamo che, a partire dal 2017, con l'entrata in vigore del nuovo percorso di deliberazione sulla partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali, si possa effettivamente ovviare a questo tipo di problemi.

  PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore per la maggioranza per la IV Commissione, collega Causin.

  ANDREA CAUSIN, Relatore per la maggioranza per la IV Commissione. Grazie, Presidente, onorevole sottosegretario alla difesa e onorevoli colleghi deputati, come è già stato anticipato dal relatore per la maggioranza per la III Commissione, onorevole Quartapelle, con ogni probabilità l'Aula affronta oggi l'esame dell'ultimo decreto-legge di rifinanziamento delle missioni internazionali – si supera la provvisorietà – alle quali l'Italia partecipa con le proprie Forze armate e di polizia.
  Grazie a uno straordinario lavoro di approfondimento e di affinamento giuridico, dopo quasi quattro legislature, il Parlamento si appresta in questi giorni a portare a termine l'esame della nota legge quadro sulle missioni internazionali.
  Sullo scenario delle crisi internazionali e sulle iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione ha già detto tutto esaurientemente la collega della III Commissione, onorevole Quartapelle.
  Mi soffermerò, pertanto, sulle disposizioni che interessano più da vicino le competenze della Commissione difesa, che sono contenute nel Capo I del decreto, dall'articolo 1 all'articolo 7.
  In particolare, gli articoli 1, 2 e 3 recano le autorizzazioni di spesa, dal 1o gennaio 2016 al 31 dicembre 2016, necessarie alla proroga del termine per la partecipazione italiana alle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, raggruppate sulla base di criteri geografici, com’è tradizione.
  Rispetto al precedente provvedimento di proroga, il decreto-legge n. 174 del 2015, che aveva disposto per il periodo dal 1o ottobre al 31 dicembre 2015 e, quindi, solo per tre mesi, il decreto-legge in esame prevede invece il rinnovo per l'intero anno 2016.
  Se, dunque, la legge quadro che l'Assemblea discuterà nei prossimi giorni sarà finalmente approvata dalle Camere entro la fine dell'anno, per la prima volta il nostro Paese si doterà di un quadro normativo complessivo, organico e permanente per la disciplina dei diversi e complessi profili che regolano l'invio dei nostri militari fuori dei confini nazionali, e questo sarà dunque l'ultimo decreto-legge di proroga delle missioni.
  Fatta questa premessa, rilevo in primo luogo che l'onere complessivo per il rifinanziamento delle missioni, comprensivo degli interventi per il sostegno ai processi di pace e per la cooperazione allo sviluppo, ed escluse le spese relative agli interventi di sicurezza interna di cui all'articolo 4, comma 11, che prevedono una copertura autonoma, ammontava nel testo iniziale del Governo a circa 1 miliardo 272 milioni di euro, sostanzialmente, quindi, in linea con le spese relative all'anno precedente. Tale onere è ora aumentato a circa 1 miliardo 291 milioni di euro, per l'effetto degli emendamenti approvati durante la lettura del decreto al Senato.
  Come già accennato, i primi tre articoli del provvedimento sono relativi alla proroga Pag. 47delle missioni attualmente in corso, che vedono le nostre Forze armate impegnate rispettivamente in Europa, in Asia ed in Africa.
  In Europa, come è ben spiegato nell'articolo 1, l'Italia continua ad avere missioni importanti e ad essere impegnata soprattutto nei Balcani, con particolare riferimento al Kosovo, dove sono attive le missioni NATO Joint Enterprise e quella dei carabinieri MSU e la missione civile dell'Unione europea EULEX Kosovo, per una spesa complessiva di circa 78 milioni di euro, con un decremento di poco più di 6 milioni di euro rispetto alla somma stanziata nel 2015.
  Sempre in Kosovo, continuano ad essere attive le missioni dell'Unione europea e delle Nazioni Unite che coinvolgono il personale della Polizia di Stato e, rispetto all'anno precedente, invece, vi è la partecipazione di due magistrati collocati fuori ruolo alla missione dell'Unione Europea EULEX Kosovo.
  Particolare rilevanza rivestono, poi, i programmi di cooperazione delle forze di polizia italiane in Albania e nei Paesi dell'area balcanica, dove viene autorizzata una spesa di quasi 6 milioni di euro, sostanzialmente in linea con lo stanziamento del 2015.
  Diminuisce di circa 4,1 milioni di euro lo stanziamento per la missione NATO Active Endeavour nel Mediterraneo orientale, adesso di poco superiore a 19 milioni di euro, mentre aumenta di circa 10,3 milioni di euro quello per la missione militare dell'Unione europea Eunavfor Med Sophia, che si attesta, dopo la modifica introdotta al Senato, a circa 70,3 milioni di euro.
  Un emendamento dei relatori approvato dall'Aula del Senato ha infatti aumentato di 506 mila euro l'autorizzazione di spesa per tale missione, al fine di fornire al Governo libico un'attività di addestramento della Guardia costiera.
  Minori ma pure importanti contributi si registrano per la proroga della partecipazione del personale della Polizia di Stato in Bosnia, nonché per la prosecuzione della partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite a Cipro.
  L'articolo 2 proroga la partecipazione delle missioni in Asia, tra le quali si rileva, in primo luogo, l'intervento in Afghanistan, che vede un leggero decremento di risorse rispetto all'anno scorso (circa 179 milioni di euro rispetto ai 185 del 2015).
  Rilevano altresì gli interventi in Libano, con circa 155,6 milioni di euro, anche se in diminuzione rispetto allo scorso anno, e soprattutto per il contrasto all'attività terroristica del Daesh, che registra un significativo incremento di risorse (circa 236 milioni di euro rispetto ai quasi 200 del 2015), che comprende, a decorrere dal 1o aprile 2016, sia un dispositivo di recupero del personale di 137 unità sia un team di circa 100 militari, incaricato delle attività propedeutiche alla Force Protection nell'area di Mosul, che accompagnerà i lavori di consolidamento della diga. Tale stanziamento è stato ulteriormente incrementato di circa 17,5 milioni di euro, per l'invio di 400 uomini alla protezione della diga di Mosul.
  Sempre il Senato ha approvato un emendamento che precisa che le somme stanziate per il contrasto al Daesh dovranno essere utilizzate anche per fornire aiuti umanitari alla popolazione civile.
  Ulteriori interventi disposti all'articolo 2 si riferiscono all'impegno di personale militare per supporto delle missioni in Asia e in Medio Oriente, all'impiego del personale militare volontario della Croce Rossa Italiana e alla proroga della partecipazione di personale militare per le missioni in Palestina e ad Herat. Secondo ulteriori interventi disposti articolo 2, e sempre in Palestina, continua la partecipazione di personale della Polizia di Stato e di due magistrati collocati fuori ruolo in due missioni EUPOL COPPS, di assistenza alla polizia civile palestinese.
  L'articolo 3 riguarda le missioni in Africa, tra cui spicca la missione antipirateria Atalanta, dell'Unione europea, al largo delle coste della Somalia, che registra una sensibile diminuzione, sia negli stanziamenti (scesi da 43 milioni ai circa Pag. 4827,9 milioni di euro) sia nelle unità di personale impiegato, passate da una media di 497 unità attuali a 164.
  Peraltro, al Senato è stato approvato un emendamento che proroga di sei mesi, dal 30 giugno al 31 dicembre 2016, l'impiego delle guardie giurate a bordo delle navi italiane che navigano in acque a rischio di pirateria, nelle more dell'attuazione della disciplina relativa alla frequentazione da parte del predetto personale dei corsi teorico-pratici appositamente previsti dalla normativa vigente.
  Prosegue, inoltre, l'impiego delle missioni dell'Unione europea in Somalia, nel Corno d'Africa, nonché il funzionamento della base militare a Gibuti, la cui spesa complessiva è di 25,5 milioni di euro, ed è anch'essa in diminuzione rispetto al 2015.
  Prosegue ancora l'impegno per le missioni delle Nazioni Unite in Mali e dell'Unione europea in Sahel e Niger, per le quali è autorizzata una spesa di circa 3,3 milioni di euro.
  Costituisce invece un elemento di novità l'impiego, a decorre dal 20 aprile 2016 fino al 31 dicembre 2016, di un ufficiale dei carabinieri in qualità di consigliere presso l'Uganda Police Force, in attuazione dell'accordo di collaborazione tecnica tra l'Arma e la polizia ugandese nei settori della formazione e della logistica.
  L'articolo 4 reca l'autorizzazione di spesa relativa ad ulteriori esigenze connesse con le missioni internazionali. Si tratta, in particolare, delle disposizioni in materia di assicurazione e trasporto, di supporto al dispositivo informativo dell'AISE e a protezione del personale impiegato nelle missioni e di cessione di materiale militare fuori servizio a vari Paesi.
  Con riguardo a quest'ultimo comma, segnalo tre importanti novità introdotte al Senato: in primo luogo, è stata bloccata la cessione alla Repubblica araba d'Egitto di materiali di ricambio per i veicoli F-16; in secondo luogo, sono stati stanziati ulteriori 117 mila euro per la cessione alla Repubblica dell'Iraq di materiali d'armamento leggero destinato ai peshmerga curdi impegnati nella lotta all'ISIS; infine, è stata prorogata per il 2016 la cessione a titolo gratuito di materiale ferroviario dichiarato fuori servizio all'Eritrea.
  L'articolo 4 reca nuove disposizioni che definiscono il contributo italiano al potenziamento di dispositivi dell'Assemblea atlantica in vari teatri operativi.
  In particolare, viene autorizzata, dal 15 maggio 2016 al 31 dicembre 2016, la spesa di 7 milioni 200 mila euro per la partecipazione all'operazione NATO denominata Active Fence. Si tratta, nello specifico, di un'operazione autorizzata dal Consiglio atlantico il 4 dicembre 2012 che prevede lo schieramento di batterie antimissile a difesa dello spazio aereo turco, dove l'Italia parteciperà con un contingente di 130 uomini ed una batteria dell'Esercito.
  Viene inoltre autorizzata, dal 10 maggio 2016 al 31 dicembre 2016, la spesa di 950 mila euro relativa alla messa a disposizione di un velivolo per il rifornimento in volo dell'Aeronautica militare, per contribuire al potenziamento del dispositivo NATO di sorveglianza dello spazio aereo di Paesi membri dell'Europa orientale e dell'area sud-orientale dell'Alleanza atlantica.
  Da ultimo, l'autorizzazione per contribuire al potenziamento del dispositivo NATO di sorveglianza navale nell'area dell'Alleanza attraverso l'impiego di unità cacciamine, inizialmente prevista dal decreto-legge fino al 30 giugno 2016, è stata dal Senato prorogata fino al 31 dicembre 2016.
  Inoltre, sempre al Senato, è stata introdotta un'ulteriore disposizione al fine di garantire l'interoperabilità e l'uniformità delle misure per la conservazione di sicurezza del munizionamento di esplosivi, che impegna le Forze armate ad applicare le direttive emanate dall'autorità militare nazionale in conformità con le procedure tecnico-operative adottate dalle organizzazioni internazionali alle quali l'Italia partecipa.
  Segnalo poi che l'articolo 4, comma 7, autorizza la spesa di 90,2 milioni di euro per la proroga dell'operazione nazionale «Mare Sicuro», già autorizzata dai due precedenti «decreti missioni». L'aumento di quasi 25,3 milioni di euro rispetto al Pag. 492015 è stato determinato, come precisato nella relazione illustrativa, dal grave deterioramento del quadro di sicurezza determinato dalla crisi in Libia, che ha reso necessario adottare misure per assicurare la tutela degli interessi nazionali esposti ai maggiori rischi connessi con l'avanzata della minaccia terroristica.
  L'infittimento delle attività di pattugliamento condotte nell'area del Mediterraneo interessata dalle principali rotte di comunicazione determinerà una maggiore protezione a mare, segnatamente in riferimento al rischio di aumento di traffici illeciti condotti in mare.
  Un ulteriore elemento di novità è costituito dalle disposizioni sull'utilizzo del personale delle Forze armate per esigenze di sicurezza interna. In particolare, la citata disposizione proroga fino al 31 dicembre 2016 l'impiego di 1.500 uomini delle Forze armate per l'esigenza di sicurezza connessa con il Giubileo e per la tutela di alcune specifiche aree al territorio, già autorizzato fino al 30 giugno 2006 dall'articolo 7, comma 1, del decreto-legge n. 185 del 2015. Viene, inoltre, incrementato di 750 unità, da maggio al 31 dicembre 2016, il contingente impiegato nei servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili.
  Infine, con riferimento alle disposizioni in materia di personale e a quelle in materia penale e contabile – rispettivamente gli articoli 5, 6 e 7 – ricordo che il decreto-legge in esame reca una normativa strumentale al loro svolgimento, individuata essenzialmente mediante un rinvio all'ordinamento vigente ad eccezione di due interventi di carattere innovativo.
  Per quanto attiene alle disposizioni penali, vengono infatti introdotte alcune modificazioni dell'articolo 10 del codice di procedura penale sui reati commessi all'estero, mentre in ordine alle disposizioni in materia contabile, viene introdotto all'interno del codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010, un nuovo articolo volto a garantire che i servizi di assicurazione e trasporto in favore dei contingenti possano essere erogati a partire dal 1o gennaio di ciascun anno senza soluzione di continuità.
  Infine, rilevo che, rispetto al provvedimento emanato dal Governo, l'esame al Senato ha introdotto una proroga di sei mesi del termine previsto dalla «legge Madia» per l'emanazione di decreti legislativi e per la modifica della disciplina della Presidenza del Consiglio dei ministri, delle agenzie governative nazionali e degli enti pubblici non economici nazionali, anche al fine di allineare la scadenza delle deleghe relative al riordino delle carriere delle forze di polizia e delle Forze armate.

  PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore di minoranza per la III Commissione, Gianluca Pini, che però non vedo in Aula.
  Ha facoltà di intervenire il relatore di minoranza per la IV Commissione, Luca Frusone.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Grazie, Presidente. Siamo di fronte all'ennesimo decreto-legge, speriamo l'ultimo, sul rifinanziamento delle missioni internazionali. Una novità di questo decreto è comunque l'inserimento di una proroga del termine per l'esercizio di una delega legislativa, la cosiddetta «legge Madia». Questa cosa è piuttosto nuova e non riguarda i vecchi decreti e ci chiediamo anche se ci sia un profilo di illegittimità costituzionale in tutto questo. Comunque, la prima cosa che salta agli occhi è che questo decreto è comunque vecchio. Io voglio solo ricordare che comunque va a rifinanziare delle missioni che sono già in corso e che il vecchio decreto era già scaduto a dicembre dell'anno scorso (quindi, in poche parole arriva con un ritardo di quasi sette mesi).
  Naturalmente, non possiamo pretendere che all'interno di questo decreto vi siano misure per i tragici fatti di Dacca. Invece, si poteva prevedere l’escalation di queste ore a Baghdad, con centinaia di civili morti in attentati del sedicente califfato, l'ennesima strage infinita di civili a cui, anche per le nostre politiche sbagliate Pag. 50del passato, abbiamo condannato il popolo iracheno.
  Basta vedere il dramma che ogni giorno si vive nel Mediterraneo, diventato un vero e proprio cimitero di persone che fuggono dalle bombe e spesso queste bombe le esportiamo proprio noi dall'Italia, per non parlare della rotta balcanica, via di fuga verso l'Europa apparentemente bloccata dall'accordo con la Turchia.
  Su questo bisogna ricordare che chi parla della rotta balcanica e della rotta mediterranea come due rotte alternative, a seconda della stagione, in realtà sta sbagliando, visto che le nazionalità che utilizzano l'una o l'altra rotta sono completamente diverse e, quindi, l'Italia ha un problema differente da quello che aveva la Grecia fino a qualche mese fa, prima dell'accordo con la Turchia.
  D'altra parte, si vede anche come in questo decreto sia molto importante, per chi appunto ha scritto questo decreto e soprattutto magari per chi lo ha spinto (così come ha spinto anche quelli in passato), l'estensione della NATO verso i confini della Russia. Infatti, l'iniziativa nel fianco est della NATO, di cui alla missione Active Fence, prevista dai commi 8 e 9 dell'articolo 4 del presente decreto, rappresenta solo alcuni antipasti che vengono però percepiti dalla Russia come dimostrazione che l'agenda dell'Unione europea e della NATO hanno messo questo fronte come il principale sul quale impegnarsi e non certo quello del Mediterraneo, cosa che invece all'Italia interessa molto di più.
  Dopodiché ci sono altre situazioni molto particolari che rivediamo in tutti i decreti che sono stati approvati in quest'Aula; guardiamo, per esempio, alla Palestina, dove lo sviluppo delle colonie illegali e la cacciata dei palestinesi dalle proprie terre e case sta producendo nuova disperazione: è quella dei coltelli contro uno Stato, Israele, tra i più militarizzati del mondo. A questo punto noi ci chiediamo: che fine ha fatto il processo di pace ? Perché il diritto internazionale non vale per Israele ? E credo che l'Italia sia uno degli ultimi Paesi che è rimasto a non farsi queste domande, visto che proprio oggi c’è un articolo del Jerusalem Post dove persino gli Stati Uniti iniziano ad accusare pesantemente i nuovi insediamenti che addirittura, secondo l'esponente statunitense Kirby, vanno persino contro il diritto stesso di Israele, la legge stessa di Israele. Noi abbiamo dei carabinieri ad Hebron, disarmati. In questo decreto rifinanzieremo la loro presenza. Continuano a riempire le cancellerie del mondo di rapporti drammatici, che rimangono sempre e solo nei cassetti. Gli ospedali come bersaglio militare sono la metafora di dove siamo finiti, di come anche il diritto umanitario sia finito sotto gli scarponi di potenze militari che evidentemente contano sulla loro impunità.
  Dovremmo anche parlare dello Yemen e di una guerra spietata che vede la coalizione sunnita, guidata dall'Arabia Saudita, bombardare ogni giorno città e civili. Non sa il Presidente del Consiglio che la città di Sana'a è patrimonio mondiale dell'umanità, come lo era Palmira devastata dalla criminale follia di Daesh ? Quale credibilità il Presidente del Consiglio pensa di avere nel consesso internazionale quando avanza la pur giusta proposta di caschi blu della cultura a tutela del patrimonio artistico e culturale minacciato dalle guerre e poi il suo stesso Governo vende missili e bombe ai sauditi, che li usano per distruggere città patrimonio dell'UNESCO ? Questo è quello che troviamo all'interno di questo decreto.
  Il Senato ha bloccato la concessione delle parti di ricambio degli F16 che doniamo all'Egitto, altro Paese che bombarda lo Yemen, ma tantissime sono le nostre armi che diamo a regimi che continuano a non collaborare per far luce sull'assassinio, dopo terribili torture, dello studente Giulio Regeni. Neanche in questa occasione abbiamo sentito dai Ministri Gentiloni e Pinotti una severa autocritica degli errori fatti dall'Italia e dai suoi alleati in questi decenni. Ricordiamo che questa questione degli F16 venne già portata all'interno di quest'Aula e noi chiedemmo a gran forza di fermare tutto questo, già ancor prima del caso Regeni ma anche successivamente al caso Regeni, Pag. 51proprio per ridare un minimo di credibilità a questo Paese quando si parla di politica estera.
  Dopodiché vediamo come le missioni in realtà – e molte di queste missioni sono rifinanziate – si inseriscono un po’ in quello che potremmo definire «paradigma Afghanistan», con gli stessi errori che sono stati fatti in Afghanistan, con tutti quei programmi e con tutte quelle modalità che purtroppo hanno trasformato la missione in Afghanistan come il più grande disastro degli ultimi vent'anni. Siamo al fallimento conclamato di oltre un ventennio di interventismo militare, umanitario e democratico, come viene chiamato, che ha contribuito solo a destabilizzare queste aree strategiche da un punto di vista energetico e ha visto pagare pesantemente la popolazione civile. Altro che missioni di pace ! Si deve avere il coraggio politico – vogliamo parlare di cosa sta avvenendo in Libia ? – di dire che la base fondante di questo decreto, ovvero delle missioni militari più importanti che hanno visto l'Occidente e l'Italia impegnati, si è rivelata un tragico fallimento le cui conseguenze le pagheremo a lungo.
  Poi, ci sono anche i nostri alleati e a questo punto bisogna parlare un pochino dei nostri alleati, perché fanno parte di alcune coalizioni – guardate la coalizione anti-Daesh – dove, appunto, troviamo l'Arabia Saudita, che però allo stesso tempo bombarda lo Yemen, e che comunque propugna un'estensione di una parte dell'Islam molto radicale che è il wahabismo. Questi vengono definiti alleati e anzi noi abbiamo funzionari e forse esponenti politici – non lo sappiamo – che addirittura combattono tra di loro e cercano di accaparrarsi più Rolex possibili e poi però non vediamo, anzi isoliamo, determinati player – chiamiamoli così – dei giocatori che potrebbero invece essere molto utili per la politica di contrasto al terrorismo. Quindi, noi vediamo in questo decreto, effettivamente, due pesi e due misure di fronte ad alcuni alleati. Ritroviamo tranquillamente tutta l'ipocrisia italica quando si parla di politica estera. Purtroppo, ormai la politica estera in Italia si può fare solamente con l'esercito. Su questo – bisogna dirlo – l'esercito italiano quando va all'estero si fa riconoscere e ottiene sempre delle attestazioni di stima. Ma noi vorremmo che il lato diplomatico dell'Italia avesse anche queste attestazioni. Non che questi non siano in grado, ma non vengono messi alla prova. È molto più facile fare politica estera con l'esercito. Speriamo che a breve arriverà questa legge quadro, che naturalmente comporterà delle innovazioni, che magari metteranno fine a questa dilapidazione di capitale. Nel decennio 2004-2014 il costo complessivo delle missioni internazionali militari per l'Italia è stato di 12 miliardi e 731 milioni di euro. Ci sentiamo più sicuri oggi, dopo questi quasi 13 miliardi di euro sprecati ? Pensiamo che alcune popolazioni sono di nuovo più sicure ? Oppure ci troviamo di fronte a degli Stati falliti, come la Libia, per esempio ? Vediamo come, in realtà, nonostante il fallimento, non ci ritiriamo affatto dall'Afghanistan. Vediamo come con le varie missioni, come quella ora chiamata Resolute Support Mission, una missione definita non combat, continua a crescere la nostra presenza in Afghanistan. Mentre vediamo che altri Paesi, come per esempio la Spagna, si ritirano da questi contingenti.
  Purtroppo, tutto quello che noi possiamo dire in quest'Aula l'abbiamo già detto, se non alcune novità, come ho già detto prima, sui ricambi degli F16 all'Egitto e altre missioni. Tante cose nuove da dire, se vogliamo fare una relazione seria su questo decreto missioni, non ci sono, visto che, come ho detto all'inizio, è un decreto vecchio, un decreto riproposto, è un decreto che non innova ed è un decreto che ha, proprio come base, quel concetto che dicevo all'inizio, cioè la politica estera fatta dai militari e non la politica estera fatta dalla cooperazione e dalla diplomazia. Questo purtroppo è il riassunto di questo decreto.
  Vediamo anche come purtroppo...

  PRESIDENTE. Collega Frusone, dovrebbe concludere.

Pag. 52

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Concludo, Presidente. Vediamo come i fondi che vengono utilizzati in realtà vanno a creare nocumento proprio agli italiani. Pensate al Fondo per le imprese che viene prosciugato per finanziare questo decreto.

  PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore di minoranza per la IV Commissione, deputato Massimo Artini.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Grazie, Presidente. Dunque, io spero che questa sia l'ultima volta che andiamo a trattare questa modalità di proroga delle missioni internazionali, perché, contemporaneamente a questo, gli uffici di presidenza delle Commissioni III e IV hanno intelligentemente pianificato la necessità di approvare anche la legge quadro che ci ha impegnato, tra Camera e Senato, almeno per una buona parte della legislatura.
  Questo decreto tende a rimanere inalterato rispetto anche ad altri testi presentati in passato, ma, in particolare, è da notare come va ad aggiungere alcune missioni senza fare un punto – questa è un po’ la pecca di questi decreti – di quali sono gli obiettivi più generali, cioè senza guardare il quadro d'insieme. Mi riferisco, in particolare, alle missioni navali nel Mediterraneo, che approfondirò successivamente. Se andiamo a trattare l'articolo 1, esso si riferisce, in particolare, alla missione nei Balcani, a Cipro e nel Mediterraneo. Vorrei fare un appunto su Cipro. È una missione che è stata ripristinata nel precedente decreto missioni con una spiegazione, data dal sottosegretario Giro, attuale Viceministro, indubbiamente chiara e lampante.
  Risulta, però, al momento, stanziati i fondi, sia nel precedente decreto sia nell'attuale decreto, per oltre mezzo milione di euro, per quattro marescialli che dovrebbero essere presenti, che l'ONU non ha ancora autorizzato la nostra presenza. È una domanda che pongo al Governo: a cosa sono serviti gli stanziamenti che abbiamo dato finora ?
  L'altra cosa che è importante notare rispetto all'articolo 1, così come per altri articoli, è come sia presente in questo decreto la missione Active Endeavour, che nel 2001 nasce come missione ex articolo 5 del Trattato NATO e che poi si dipana per altri quindici anni, senza avere attualmente una reale funzione rispetto a quelli che erano gli obiettivi primari. Anche la stessa NATO negli ultimi due anni ha svolto varie valutazioni rispetto a riformare questo tipo di missione. Mi chiedo qual era il nostro impatto rispetto a questo. A questa missione si aggiungono l'EUNAVFOR MED, con l'operazione SOPHIA, sempre nell'articolo 1, e andiamo introdurre la missione di sicurezza nazionale Mare Sicuro, sempre nella stessa area. In più, in questo decreto si aggiunge la nostra partecipazione, per circa un milione di euro, alla missione di sicurezza NATO, che più che una missione di sicurezza sembra essere un sistema per controllare da vicino, nelle zone del canale che collega il Mar Nero e il Mediterraneo, l'attività della Russia nell'area siriana.
  Quindi, noi abbiamo, indicativamente, 180 milioni di euro impegnati come parte navale in queste quattro missioni. E 180 milioni è, indicativamente, più del 10 per cento dell'intero impegno finanziario del decreto. Sarebbe stata opportuna una valutazione di maggior criterio rispetto all'impegno e non solamente affiancarsi a tutte le missioni che ci vengono richieste, in particolare quelle NATO.
  Uno spunto che penso di riportare come ordine del giorno è quello relativo al fatto che EUNAVFOR MED al Senato è stata modificata con la possibilità e, quindi, l'autorizzazione a formare la Guardia libica costituita dal Governo nazionale libico. L'impegno è quello di mantenersi comunque in acque internazionali, al fine di non incorrere in eventuali problemi d'autorizzazione rispetto all'illegittimità di un passaggio che EUNAVFOR MED prevede con specifici dettagli (tutta la fase 2.2 e tutta la fase 3, in particolare).
  Volendo affrontare l'articolo 2, cioè la parte che riguarda l'Asia, una menzione va fatta sull'Afghanistan, di cui ormai tutti ci Pag. 53dimentichiamo. Nel 2014, al 31 dicembre, ISAF terminò con la roboante introduzione di Resolute Support, che si è rivelata un fallimento rispetto a quelli che erano gli obiettivi. Gli obiettivi erano semplici, di mero training da parte degli ufficiali e la nostra presenza attuale raggiunge ormai quasi le mille unità, per ritornare quasi alle presenze prima della fine di ISAF. Ciò è, né più né meno, la difesa del fortino. Avevamo fatto notare questa preoccupazione già in occasione del precedente decreto missioni. Una volta che gli spagnoli si sono smobilizzati secondo le loro procedure e i loro tempi, ci siamo ritrovati ad avere lo stesso compito che avevamo prima di ISAF, con una missione, la Resolute Support, che è completamente diversa. Quindi, sarebbe da comprendere se gli obiettivi che ci siamo dati a livello internazionale con Resolute Support sono effettivamente attuati ed attuabili.
  Solo per dare un pregio a quello è stato il lavoro fatto dai nostri militari, sia a livello ONU sia a livello nazionale, in UNIFIL, ritengo che, pur essendo quella una situazione estremamente critica, di confine con il conflitto siriano, che ha portato veramente a situazioni di stress per il Libano, dare un plauso in quest'Aula al lavoro fatto dalle nostre Forze armate è necessario.
  Passando alla parte dell'Africa, quello che è importante da rimarcare con forza eventualmente in un ordine del giorno è l'attenzione che va posta alla parte dell'area somala, soprattutto quando la formazione delle forze di polizia somale può portare a situazioni di rischio e di pericolo come segnalato da vari enti internazionali rispetto all'uso di minori come militari e nelle forze di polizia. Questo dovrebbe essere prioritariamente uno degli spunti che noi dovremmo segnalare per il lavoro delle Forze armate. Io ho avuto l'occasione di poter verificare il lavoro fatto nel Gibuti dalle nostre Forze armate e indubbiamente il trasferimento di capacità e di volontà di applicare un diritto internazionale di rispetto dei diritti umani è alla base della formazione delle nostre forze. L'idea è di impegnarsi ancora di più anche nella terra somala. In ultimo, nell'articolo 4 mi premeva verificare e dare un plauso al Senato per la scelta di aver trasformato quella cessione di pezzi per gli F16 in un qualcosa di oneroso per l'Egitto. Il problema, già segnalato anche nel precedente decreto, di un trasferimento di questo materiale, per quanto reperibile anche da altre parti, è che sinceramente per l'utilizzo che gli egiziani ne hanno fatto anche nei confronti della situazione libica, per la posizione dell'Egitto rispetto alla Libia e rispetto alla presenza del generale Haftar e di tutti i passaggi successivi sinceramente avrebbero dovuto far riflettere maggiormente sulla necessità di trasferire questi componenti che noi avanziamo qui in Italia. Vengo a concludere, Presidente, trattando la parte della cooperazione. Da alcune parti io ho letto come siano stati aumentati i fondi per la cooperazione in termine nominale, mi preme far presente, come già nell'ultimo decreto, che parte dei 268 milioni che sono assegnati alle parti di competenza della III Commissione, quindi della cooperazione, in realtà per quasi la metà non corrispondono a vera e propria cooperazione. In particolare ricordo che il Ministro Mogherini quando si insediò come Ministro degli esteri aveva come obiettivo quello di portare al 30 per cento il rapporto dell'impegno tra la spesa militare e la spesa di cooperazione. Formalmente in questo decreto ci siamo arrivati perché – concludo – sono circa il 26 per cento, ma se io tolgo 120 milioni, che vengono dati alla polizia afgana per operazioni di supporto alla formazione dei militari e quindi dovrebbero stare nella parte di competenza della Commissione difesa, si riduce tutto a un misero 11 per cento. Questo ci porta ad avere anche a livello internazionale – la diatriba sul seggio all'ONU ne è un po’ un esempio – il fatto che la nostra presenza massicciamente militare e in parte minoritaria da un punto di vista di cooperazione poi ci porta ad avere meno influenza in quelle sessioni. Concludo, Presidente, dicendo che questa impostazione del decreto, come altre volte, ci ha visto contrari e penso che questa volta rimarrà dello stesso spunto, Pag. 54con la richiesta per il Governo e per la maggioranza di valutare alcuni ordini del giorno nel merito che possono essere approvati per ottimizzare le conseguenze di questo decreto.

  PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo si riserva di intervenire nel prosieguo.
  Sospendiamo a questo punto la discussione sulle linee generali, che riprenderà nella parte pomeridiana della seduta, a partire dalle ore 16,15. Sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

  La seduta, sospesa alle 13,25, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'interno, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, la Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione e il Ministro dello sviluppo economico.

(Iniziative di competenza volte a contrastare irregolarità e attività illecite in vario modo connesse all'operato di aziende cinesi in Italia – n. 3-02360)

  PRESIDENTE. L'onorevole Meloni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02360, concernente iniziative di competenza volte a contrastare irregolarità e attività illecite in vario modo connesse all'operato di aziende cinesi in Italia (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), per un minuto.

  GIORGIA MELONI. Presidente, Ministro Alfano, nei giorni scorsi noi abbiamo assistito ad uno spettacolo indegno per una nazione civile: centinaia di cinesi a Sesto Fiorentino mettevano in atto una vera e propria rivolta contro le forze dell'ordine, colpevoli di fare quello che devono fare le forze dell'ordine, cioè fare dei controlli nelle aziende, nei capannoni di queste realtà cinesi, esattamente come accade per tutti gli imprenditori italiani. Il problema è che, nel caso specifico, questi cinesi ritengono che i controlli dello Stato italiano nelle loro attività non debbano essere portati avanti: hanno reagito con una vera e propria guerriglia urbana, lancio di pietre e tutto quello che abbiamo visto sui giornali.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  GIORGIA MELONI. Quello che vorremmo capire da lei, Ministro, è che cosa intende fare per far capire a queste persone che bisogna rispettare le regole, come accade in tutta Italia.

  PRESIDENTE. Il Ministro dell'interno, Angelino Alfano, ha facoltà di rispondere.

  ANGELINO ALFANO, Ministro dell'interno. La nostra linea è sempre la stessa: il nostro è un Paese e una comunità nazionale accogliente e al tempo stesso severo, perché chi viene nel nostro Paese deve rispettare le regole del nostro Paese; e questo vale per tutti: vale per gli italiani e vale ad ogni modo per chi italiano non è e viene poi a vivere in Italia. Quanto è accaduto il 29 giugno a Sesto Fiorentino, a seguito di controlli di routine effettuati su un'azienda cinese da parte di personale dell'ASL in collaborazione con gli operatori di polizia, è un qualcosa di violento e di intollerabile, anche perché è stata una reazione alle verifiche in corso che venivano ritenute vessatorie o discriminatorie. L'intervento delle forze dell'ordine è stato improntato ad equilibrio e ad un'accorta gestione dei momenti di maggiore tensione: è riuscito a riportare la calma tra i manifestanti, mentre l'attività svolta nelle Pag. 55giornate seguenti dalla questura e prefettura di Firenze, anche in stretto raccordo con le autorità consolari cinesi, è servita a scongiurare che altri episodi di protesta potessero essere inscenati.
  Una realtà, quella del distretto manifatturiero toscano, in particolare dell'area Firenze-Prato-Pistoia, che è oggetto di particolare attenzione da parte nostra, perché abbiamo programmato un piano straordinario triennale di controlli che, su impulso della regione Toscana, ha avuto il via nel 2014 anche a seguito dell'incendio di un capannone a Prato, in occasione del quale persero la vita sette cittadini cinesi. Esso prevede verifiche a tutto tondo, a cominciare da quelle dirette al contrasto della contraffazione e dei marchi, ambito nel quale si è sviluppata peraltro nell'ultimo biennio una forte azione di prevenzione in sinergia con i prefetti, e coordinata col Ministero dello sviluppo economico; e altrettanta attenzione abbiamo dedicato anche al fenomeno del lavoro nero, alla protezione dei lavoratori e della sicurezza dei luoghi di lavoro. Il metodo di controllo finora attuato, che ha visto la collaborazione attiva anche tra i funzionari dell'ASL, delle direzioni territoriali del lavoro e delle forze di polizia, ha dato positivi risultati e ha consentito di fare emergere consistenti sacche di irregolarità nel bacino Firenze-Prato-Pistoia, in cui gli operatori ASL tra settembre 2014 e maggio 2016 hanno sottoposto a verifiche 5.823 aziende, il 64 per cento delle quali ha palesato carenze o criticità di vario tipo e gravità. Sul lavoro nero appaiono anche importanti i dati relativi alle direzioni territoriali di quei distretti, di Firenze e Prato, che hanno effettuato nel corso del 2015, dell'anno scorso, per entrambe le province circa 4 mila accessi ispettivi, all'esito dei quali sono state inflitte numerose maxisanzioni per lavoro nero e per impiego di manodopera clandestina.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  ANGELINO ALFANO, Ministro dell'interno. Vado a concludere.
  Sui profili di criminalità economica, reinvestimento e riciclaggio, le operazioni della Guardia di finanza messe a punto tra il 2014 e quest'anno hanno consentito di far emergere nel solo distretto di Firenze e Prato risorse in nero ed imposte evase per un importo complessivo di 65 milioni di euro; mentre sul money transfer la nostra azione ha consentito di accertare, sul fronte della circolazione transfrontaliera dei capitali, importi non dichiarati per circa 21 milioni di euro nei confronti di oltre 2 mila soggetti di nazionalità cinese che hanno operato nell'intero territorio nazionale.

  PRESIDENTE. L'onorevole Giorgia Meloni ha facoltà di replicare.

  GIORGIA MELONI. Presidente, Ministro, grazie per la risposta, ma per lo più, mi dispiace, parliamo di «fuffa», perché quello di cui parliamo oggi purtroppo è qualcosa che Fratelli dell'Italia va denunciando da diverso tempo, che accade non solamente a Sesto Fiorentino, non solamente a Prato, non solamente all'Esquilino a Roma: aziende cinesi che producono e vendono merce di pessima qualità, pericolosa per la salute dei cittadini, riciclaggio di denaro, trasferimento di capitali per miliardi di euro attraverso i money transfer, imprese farlocche guidate da amministratori delegati irreperibili che servono solamente a truffare lo Stato e vengono aperte e chiuse prima che lo Stato possa chiedere il pagamento delle tasse necessarie, ambulatori illegali per praticare aborti clandestini, persone trattate come schiave. Insomma, non è che è una novità, quello che è accaduto !
  La novità di quello che noi abbiamo visto nei giorni scorsi è che queste persone ritengono che sia sbagliato che lo Stato entri per andare a chiedere loro conto del rispetto delle regole che si deve in una nazione civile; e che, all'indomani di quello che è accaduto a Sesto Fiorentino, leggiamo sui giornali che i controlli, invece di essere intensificati, sono stati congelati ! Perché noi consentiamo che in Italia ci siano zone franche, nelle quali c’è gente che fa esattamente quello che vuole, che non è tenuta a rispettare le regole di Pag. 56questa nazione; tanto poi lo Stato italiano se la andrà a prendere con l'imprenditore italiano onesto, che ha una sede aperta sul territorio e non ha un amministratore delegato cinese e irreperibile. Per cui, che cosa bisogna fare ? Bisogna fare delle norme un po’ più sensate, mi perdoni.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  GIORGIA MELONI. Lotta seria all'evasione fiscale non significa semplicemente fare i controlli: significa tenere un albo degli amministratori delegati, significa affrontare il problema dei money transfer, significa espulsione immediata di chi non rispetta le regole in Italia, significa affrontare il problema di una rete che è rete di criminalità organizzata – e concludo, Presidente – con le stesse leggi previste per l'Antimafia ! Applichiamo a questa realtà di criminalità organizzata le stesse norme che applichiamo nell'Antimafia. Io penso che questo si potesse fare prima; evidentemente lei era in altre faccende affaccendato, dalla lettura dei quotidiani di oggi capiamo anche che obiettivamente la difesa degli interessi del popolo italiano non era tra le sue priorità.

  PRESIDENTE. Concluda.

  GIORGIA MELONI. Probabilmente la cosa più seria che può fare a questo punto è rassegnare le sue dimissioni.

(Misure di carattere economico e fiscale a favore degli operatori agrozootecnici del Salento in relazione al batterio Xylella fastidiosa – n. 3-02361)

  PRESIDENTE. L'onorevole Ciracì ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02361, concernente misure di carattere economico e fiscale a favore degli operatori agrozootecnici del Salento in relazione al batterio Xylella fastidiosa(Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), per un minuto.

  NICOLA CIRACÌ. La Xylella fastidiosa è la principale responsabile del complesso del disseccamento rapido dell'olivo che ha colpito la regione Puglia, ed in particolare la zona del Salento, che comprende le province di Lecce, Brindisi e Taranto, che si caratterizza ovviamente per essere la zona in cui l'albero di ulivo probabilmente è nato. La Xylella potrebbe, nelle sue diverse evoluzioni genetiche, causare una calamità di proporzioni immense, che ovviamente colpirebbe l'intero sistema dell'economia pugliese. Buona parte di questa colpa probabilmente è dell'Unione europea, che, malgrado costringa lo Stato italiano a compiere ogni sforzo per contrastare la propagazione della fitopatia, allo stesso tempo, a giudizio degli interroganti, ha una grande responsabilità, perché probabilmente è stata introdotta tramite il porto di Rotterdam e in mancanza di tutta una serie di controlli che invece ci dovrebbero essere da parte dell'Unione europea.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  NICOLA CIRACÌ. Noi le abbiamo chiesto di provvedere alla sospensione, per andare incontro agli agricoltori...

  PRESIDENTE. Concluda.

  NICOLA CIRACÌ. ... che sono stati duramente colpiti, da alcune situazioni, tra le quali: la sospensione del pagamento dell'IMU agricola e dei contributi INPS nel settore agricolo...

  PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Ciracì. Grazie.

  NICOLA CIRACÌ. ... e a tutta una serie di forme di ristoro per i nostri cittadini.

  PRESIDENTE. Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

  MAURIZIO MARTINA, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali.Pag. 57Signor Presidente, onorevoli deputati, fin dall'inizio dell'emergenza abbiamo sempre lavorato per tutelare il reddito degli olivicoltori danneggiati dalla diffusione del batterio. In particolare, con il decreto n. 51 dal 2015, abbiamo previsto un primo stanziamento di 11 milioni di euro interamente destinati alle imprese agricole della regione Puglia danneggiate a seguito dell'emergenza; proprio in queste ore abbiamo provveduto a completare l'iter di riparto delle risorse ed a firmare il decreto che le destina alla regione per il ristoro dei danni subiti. Ricordo poi che già con la legge di stabilità 2014 è stata autorizzata una spesa di 5 milioni di euro specifica, finalizzata al potenziamento del servizio fitosanitario per controlli e monitoraggi, di cui un importo superiore a 2,6 milioni è stato destinato all'attuazione delle misure urgenti proprio sul territorio pugliese. Ulteriori risorse sono previste anche dal programma regionale di sviluppo rurale, cofinanziato con fondi comunitari, nel cui contesto sono inserite azioni specifiche volte a sostenere le imprese agricole interessate nello specifico dall'emergenza. Sotto il profilo della ricerca evidenzio anche che il Piano olivicolo nazionale, il primo Piano olivicolo nazionale programmato da questo Paese, redatto da noi pochi mesi fa, prevede un'azione specifica a sostegno della ricerca scientifica destinando ulteriori 4 milioni di euro per un progetto triennale relativo al miglioramento delle conoscenze attuali sul batterio, sul vettore e sulla fisiologia dalla pianta colpita. Ricordo, infine, che i terreni posseduti e condotti da imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti sono già esenti ai fini IMU per l'effetto delle modifiche disposte dalla legge n. 208 del 2015.

  PRESIDENTE. L'onorevole Ciracì ha facoltà di replicare, per due minuti.

  NICOLA CIRACÌ. Io credo che dopo che la Corte di giustizia europea ha definitivamente accertato la piena legittimità delle strategie di contenimento sviluppate prima dell'elezione del presidente della giunta regionale, il Presidente Emiliano e la sua maggioranza non hanno prodotto alcun atto legislativo per rallentare l'avanzata del batterio in Puglia. Io credo che destinare delle risorse ulteriori alla regione Puglia senza avere certezza di come vengano spese possa essere un danno per un rallentamento evidente di tutto quello che doveva essere fatto in questi mesi e che non è stato fatto. Promettere, come ha fatto lui, fino a 4 mila euro a pianta di ulivo infetta da abbattere vuol dire che ci vorrebbero 100 PSR per poterlo realizzare. Quindi, è demagogia e allo stesso tempo si sta affossando completamente la ricerca. La stessa task force della regione Puglia credo che non abbia prodotto assolutamente un bel niente. Non è stata detta, peraltro, una sola parola sul diritto al reimpianto solidale. Io invito davvero il Ministro ad avere una maggiore attenzione e a ritornare in Puglia perché io credo che per stanchezza non si stia dando più il giusto interesse verso quello che per noi è un dramma collettivo che va visto davvero con degli occhi particolari (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Conservatori e Riformisti).

(Iniziative relative alla questione di funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione e di soggetti comunque pubblici coinvolti in indagini di carattere penale per violazione dei doveri d'ufficio – n. 3-02362)

  PRESIDENTE. L'onorevole Castelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Pesco ed altri n. 3-02362, concernente iniziative relative alla questione di funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione e di soggetti comunque pubblici coinvolti in indagini di carattere penale per violazione dei doveri d'ufficio (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), che ha sottoscritto in data odierna.

  LAURA CASTELLI. Lei, Ministra Madia, non è stata nemmeno in grado di mettere in piedi sanzioni serie per i dirigenti che chiudono un occhio rispetto ai Pag. 58furbetti del cartellino. Così dal suo decreto è sparita la responsabilità penale automatica per il capo dell'ufficio. Figuriamoci se il suo Governo è in grado di combattere la corruzione. D'altronde, lei accetta le vicende che riguardano i familiari del suo collega Alfano che piazza i parenti senza vergogna. Una volta nella Prima Repubblica i politici si vergognavano di avere rubato. Ora siete andati oltre, ve ne vantate. La preghiamo di rispondere a questa interrogazione per sapere che cosa vuole fare con quelli che nella pubblica amministrazione si comportano peggio di come gli italiani si immaginavano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. La Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Maria Anna Madia, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

  MARIA ANNA MADIA, Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione. Grazie Presidente. Ovviamente, sto al merito e all'oggetto dell'interrogazione. Come ho avuto modo più volte di precisare in quest'Aula in materia di responsabilità dei pubblici dipendenti che mancano ai propri doveri, il Governo sin dal suo insediamento ha perseguito con decisione due obiettivi: il primo è quello di sanzionare in modo effettivo chi sbaglia, in quanto chi sbaglia deve essere sanzionato; e il secondo è quello di introdurre certezza nelle regole e nella trasparenza sull'uso delle risorse pubbliche, per far luce in quella zona grigia che va dallo spreco all'illecito. Per quanto riguarda il primo punto, quindi per sanzionare efficacemente chi sbaglia, il Governo ha già adottato una prima misura, quella della sospensione in quarantotto ore e del contestuale procedimento di licenziamento che deve terminare entro 30 giorni per chi truffa la pubblica amministrazione sulla presenza. Il decreto legislativo n. 116 del 2016 è stato pubblicato proprio nei giorni scorsi in Gazzetta Ufficiale, ma noi continueremo con ulteriori misure nel Testo unico sul pubblico impiego per semplificare in via generale i procedimenti disciplinari – spesso non si arriva alla sanzione perché sono troppo complicati i procedimenti – ed anche per superare, ferma restando ovviamente la garanzia del diritto sostanziale di difesa, i vizi formali quando non consentono di arrivare alla sanzione per chi ha sbagliato. Per introdurre poi certezza nelle regole e chiarezza nell'imputazione delle responsabilità e per consentire il controllo diffuso dei cittadini sull'operato dei pubblici dipendenti, io vorrei ricordare, tra le numerose misure adottate dal Governo, soprattutto i nuovi poteri che sono stati attribuiti all'Autorità nazionale anticorruzione, da ultimo proprio anche con il Codice degli appalti pubblici, e anche la nuova disciplina sulla trasparenza amministrativa. Noi abbiamo introdotto nel nostro Paese una legislazione Freedom of Information Act che consente a tutti i cittadini il diritto di sapere e di conoscere le carte della pubblica amministrazione e così anche di far emergere abusi e illeciti.

  PRESIDENTE. L'onorevole Pesco ha facoltà di replicare.

  DANIELE PESCO. Grazie Presidente. La risposta come al solito ci lascia molto perplessi, tant’è che in Commissione finanze abbiamo avuto delle risposte un pochino più precise e abbiamo avuto contezza sul fatto che molti dei dipendenti dell'Agenzia delle entrate che si sono macchiati di comportamenti così gravi sono stati addirittura sollevati e, quindi, né sospesi, né licenziati, bensì spostati di posto. Veramente è una cosa che ci lascia, non solo tristi, ma anche pieni di sdegno.
  Ma parliamo di questa inchiesta «Labirinto» che vede Alfano protagonista, il Ministro dell'interno Alfano protagonista, in quanto...

  PRESIDENTE. No, onorevole Pesco, le chiedo scusa, però il Ministro Alfano non è protagonista di nulla.

Pag. 59

  DANIELE PESCO. Come no ?

  PRESIDENTE. No, il Ministro Alfano non è protagonista in nessun modo di questa inchiesta e non le posso consentire di dire una cosa che non risponde al vero. Quindi, la pregherei di concludere il suo intervento, grazie.

  DANIELE PESCO. È stato richiamato più volte nelle intercettazioni che sono state appunto protagoniste di questa inchiesta. Quindi, mi viene da dire, Presidente, che siamo veramente messi molto male. Io chiedo se al Governo si sentono sprofondare la terra sotto i piedi perché, secondo noi, veramente i cittadini sono in questa condizione: si sentono schiacciati dal peso della corruzione che sta devastando la pubblica amministrazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e sembra che non si stia prendendo nessun provvedimento. Quindi, veramente la situazione è molto critica. Per non parlare, appunto, poi, dei fratelli Pizza, tant’è che uno era proprio assunto al Ministero dell'interno. Ebbene, uno faceva il consulente per la comunicazione e l'altro faceva il faccendiere e ve n’è ancora un terzo, un tal Massimo Pizza, di cui non si parla, che è ancor più pericoloso: andava a dire negli anni scorsi che era un dipendente dei servizi segreti; andava in giro in divisa quando non era un personaggio delle forze dell'ordine. Veramente è una cosa disdicevole.
  Ma qua arriviamo al sodo e arriviamo a dov’è arrivata questa ragnatela fitta di intrecci che hanno a che fare con la politica. Ebbene, sono arrivati pure a dirigere, diciamo così, gli apparati informatici delle procure, tant’è che avevano accesso ai dati dell'informatizzazione delle procure, una cosa veramente che ci fa rabbrividire. Chiediamo anche in questo caso al Ministro Madia cosa intende fare per la sicurezza informatica della pubblica amministrazione e se questi faccendieri hanno accesso ai dati delle procure (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Iniziative di competenza per garantire il rispetto dei principi costituzionali in ordine alle assunzioni nella pubblica amministrazione, in particolare alla luce di alcune procedure di reclutamento presso la regione Puglia – n. 3-02363)

  PRESIDENTE. L'onorevole Elvira Savino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02363, concernente iniziative di competenza per garantire il rispetto dei principi costituzionali in ordine alle assunzioni nella pubblica amministrazione, in particolare alla luce di alcune procedure di reclutamento presso la regione Puglia (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata).

  ELVIRA SAVINO. Grazie Presidente. Ministro, l'interrogazione mira a fare chiarezza sulla vicenda del concorso pubblico indetto nel 2014 dalla giunta regionale pugliese, cosiddetto Ripam Puglia, per l'assunzione di 200 funzionari. La regione Puglia ha affiancato al concorso, mentre questo era ancora in corso, la procedura di stabilizzazione a domanda del personale a termine, avvalendosi, con legge regionale poi impugnata dal suo Governo davanti alla Corte costituzionale, della facoltà attribuita dal comma 529, cosiddetto comma Ginefra, della legge di stabilità 2013. Le ricordo che la riforma D'Alia ribadisce che le assunzioni devono tener conto, sia dei vincitori, che degli idonei nelle graduatorie in vigore. La regione Puglia, invece, vuole procedere all'assunzione dei vincitori, non si sa ancora quando, per poi stabilizzare i titolari di contratti a termine senza scorrimento della graduatoria che, nel frattempo, scadrebbe. Dunque, quali iniziative il Governo intende assumere per garantire che le assunzioni nella pubblica amministrazione avvengano in conformità dei principi costituzionali e della legalità, assicurando così anche il principio di imparzialità, giustizia e meritocrazia.

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  PRESIDENTE. La Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Maria Anna Madia, ha facoltà di rispondere.

  MARIA ANNA MADIA, Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione. Grazie Presidente. L'onorevole interrogante muove da una vicenda particolare relativa a un concorso presso la regione Puglia per sollevare, però, questioni più generali relative alla gestione del precariato nella pubblica amministrazione e alla politica del Governo in materia di reclutamento dei pubblici dipendenti. Io credo che l'attuale modello di reclutamento fondato su migliaia di amministrazioni che assumono in base a piante organiche ormai desuete e senza alcuna regia nazionale legata a un'analisi effettiva di quelle che sono le professionalità necessarie non ha assicurato, ma questo è un problema generale, nel rispetto della legge, un ricambio fondato sugli effettivi bisogni dei cittadini e ha consentito soprattutto la formazione di lunghe liste di vincitori di concorso non assunti, troppi idonei e troppe sacche di precariato. Fin dal suo insediamento il Governo si è mosso e ha iniziato ad operare. Come ? Prima di tutto facendo funzionare realmente la mobilità. Io con orgoglio rivendico il fatto che per la prima volta in questo Paese, con la collaborazione peraltro di tutti i livelli di governo, delle regioni, degli enti locali, quindi dimostrando tra livelli di governo una grande maturità istituzionale, si sta completando il processo di ricollocamento di migliaia di dipendenti delle province e della Croce Rossa nelle amministrazioni dove queste persone servono, dove la loro professionalità può essere veramente valorizzata al servizio del cittadino.
  Secondo punto: come si è mosso e come ha operato il Governo ? Reclutando i dipendenti che servono, sulla base di un'analisi delle esigenze reali. Faccio un esempio: abbiamo raccolto l'esigenza formativa diffusa a livello locale e abbiamo consentito l'assunzione delle maestre nelle scuole comunali.
  Terzo punto: abbiamo eliminato la doppia autorizzazione. La legge in vigore prima del decreto-legge n. 90, approvato dal nostro Governo, prevedeva che ci fosse un'autorizzazione a bandire e un'autorizzazione ad assumere. Abbiamo così generato i vincitori di concorso non assunti. Non sarà più possibile dopo il decreto adottato dal nostro Governo.
  Ovviamente non ci fermiamo qui. Con il testo unico sul pubblico impiego, che è l'ultimo dei decreti legislativi attuativi della legge n. 124 del 2015, il cuore della riforma della pubblica amministrazione, eserciteremo dei principi innovativi in materia di definizione dei fabbisogni per superare definitivamente bene le piante organiche, di svolgimento dei concorsi, di formazione delle graduatorie e di limiti al lavoro flessibile.

  PRESIDENTE. L'onorevole Savino ha facoltà di replicare.

  ELVIRA SAVINO. Grazie, Presidente. Ministro, io la ringrazio, ma è stata ancora più vaga di quanto immaginassi, quindi non sono soddisfatta della sua risposta.
  Lei, credo più di altri, può comprendere quanto questa vicenda possa essere grave e spiacevole, perché riguarda i giovani, i sogni e le speranze di tantissimi giovani che hanno visto ingiustamente tradite le loro aspettative ed hanno anche appreso quanto, in realtà, sia solo lettera morta un principio che il suo Governo, a parole, da sempre sostiene, ossia il merito. Io le garantisco, Ministro – la prova è data proprio da questo concorso, non solo confezionato ad arte per garantire la platea dei precari, visti i criteri di partecipazione al concorso, ma poi anche disatteso (ed è questa la vera beffa), – che in Puglia da tre consiliature con al Governo la sua parte politica non si assume chi lo merita, ma soltanto chi il governatore decide e ritiene opportuno o intende assumere. Questa si chiama clientela.
  Mi consenta di fare una considerazione maliziosa, ma non credo infondata, nell'avanzare anche il sospetto sullo scarso tecnicismo con il quale suo Governo ha Pag. 61presentato ricorso alla Corte costituzionale contro quella illegittima norma regionale, che ha garantito la stabilizzazione dei precari. Il fatto che sia stato rigettato da parte della Consulta per assenza di motivazione lascia avanzare il sospetto che non fosse casuale che il ricorso sia stato presentato in termini sostanzialmente errati, quasi che sia stato presentato perché non sortisse alcun effetto. Forse era proprio questa la volontà politica.
  Quindi, io le chiedo formalmente, vista l'impossibilità di riproporre la questione di legittimità costituzionale, di intervenire con una legge di rango statale, che possa garantire concretamente, anche in casi come questi, l'operatività delle norme sull'accesso al pubblico impiego mediante concorso o che la questione sia posta in Conferenza Stato-regioni o di trovare altre soluzioni, come magari prorogare le graduatorie...

  PRESIDENTE. Concluda, onorevole Savino.

  ELVIRA SAVINO. ... che, tra l'altro, in Puglia stanno scadendo, o di utilizzare quelle graduatorie anche per le partecipate delle regioni. Cerchiamo, quindi, di dare, una volta tanto, una risposta che sia concreta, ma soprattutto equa (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

(Chiarimenti in merito all'autorizzazione concessa alla società Area s.p.a. per la vendita al Governo egiziano di un sistema di monitoraggio delle comunicazioni su rete – n. 3-02364)

  PRESIDENTE. L'onorevole Ferrara ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02364, concernente chiarimenti in merito all'autorizzazione concessa alla società Area s.p.a. per la vendita al Governo egiziano di un sistema di monitoraggio delle comunicazioni su rete (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata).

  FRANCESCO detto CICCIO FERRARA. Grazie, Presidente. Signor Ministro, le autorità egiziane continuano a non fare chiarezza sulla morte di Giulio Regeni e negano sistematicamente democrazia e diritti in quel Paese. Il suo Ministero ha autorizzato la societaria Area Spa a vendere software spia all'Egitto, dopo il blocco imposto ad Hacking Team su una tecnologia simile.
  Vi chiediamo: come mai avete cambiato idea ? Perché avete autorizzato la vendita di sistemi di sicurezza e controllo dell'informazione all'Egitto ? Che cosa è cambiato nel frattempo ? Bene ha fatto il Parlamento a vietare la vendita di ricambi F16, ma ciò è incongruente con la vendita di armi e sistemi di sicurezza.
  Come Sinistra Italiana, chiediamo con forza la revoca di questa autorizzazione concessa e chiediamo un impegno sempre più forte e pressante per arrivare a scoprire la verità su Giulio Regeni (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Il Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, ha facoltà di rispondere.

  CARLO CALENDA, Ministro dello sviluppo economico. Grazie, onorevole Presidente. Onorevoli deputati, in relazione al quesito posto dagli onorevoli Ferrara e altri, premetto che, riguardo al caso Regeni, l'Italia ha respinto con forza ogni ricostruzione infondata proveniente da Il Cairo. Continueremo a chiedere all'Egitto l'individuazione dei responsabili; pretendiamo di sapere chi ha ucciso e torturato Giulio Regeni, perché lo dobbiamo alla famiglia e, in egual misura, al popolo italiano, che si sente oltraggiato da finte verità.
  Per quanto riguarda la vicenda Area Spa, mi soffermo anzitutto sull'aspetto tecnico e poi toccherò quello politico. Confermo che la società ha ricevuto, in data 13 giugno 2016, l'autorizzazione all'esportazione in Egitto di un sistema di monitoraggio delle comunicazioni su Internet per fini di sicurezza nazionale. Pag. 62L'utilizzatore finale del prodotto sono i servizi di sicurezza egiziani. Tale autorizzazione è stata rilasciata dalla Direzione generale per la politica commerciale internazionale del Ministero dello sviluppo economico sulla base di un parere favorevole espresso all'unanimità dal comitato consultivo, secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 96 del 2003, di cui fanno parte rappresentanti dei Ministeri degli affari esteri, dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze, della difesa, dell'interno, dell'istruzione e della salute, oltre a quattro esperti tecnici. Per il rilascio di questo tipo di autorizzazione è, infatti, prassi consolidata che l'autorità competente si conformi al parere del comitato consultivo. Tale parere si basa su aspetti di natura tecnica; in particolare il principio generale cui sono informati di scambi internazionali è la piena libertà di commercio. Tale principio può subire limitazioni in presenza di misure restrittive (embargo generale sugli scambi ovvero sanzione ad hoc) adottate nelle sedi appropriate, ad esempio Nazioni Unite e Unione europea. Ma, nel caso specifico dell'Egitto, non sussistono elementi di tali fattispecie.
  Dal punto di vista politico, però, condivido le preoccupazioni espresse dagli onorevoli interroganti e ho chiesto, a tal proposito, alla Direzione generale di rivalutare, in tale contesto, i presupposti dell'autorizzazione concessa, anche ai fini di un'eventuale revoca. Più in generale, data la delicatezza di questo tipo di strumenti, il cui uso può essere rivolto alla riduzione delle libertà individuali, proporrò di rivedere le attuali procedure, affinché, nel rispetto degli obblighi internazionali, prevedano criteri ancora più stringenti rispetto a quelli oggi in vigore per l'esportazione di prodotti dual use.

  PRESIDENTE. L'onorevole Ferrara ha facoltà di replicare.

  FRANCESCO detto CICCIO FERRARA. Io ringrazio il Ministro per aver risposto, nel merito, alle questioni che abbiamo posto e apprezzo anche le aperture che qui sono state fatte. Mi consenta, però, di ribadire due punti di dissenso. Il primo: guardi, è vero che avete annunciato e siamo convinti che, come Governo, stiamo facendo tutto il possibile per arrivare a definire la giustizia sul caso Regeni. Però, mi faccia dire anche un'altra cosa: abbiamo anche l'impressione che questa vicenda oramai è delegata solo ed esclusivamente alla magistratura. Infatti, nel momento in cui sono stati passati gli atti, questi atti sono in mano alla magistratura e contemporaneamente, sul piano politico, non si avverte, da parte del Governo italiano, una pressante richiesta di arrivare a definire la verità sul caso Regeni.
  Per quanto riguarda Area Spa, anche in questo caso bisogna fare attenzione. Infatti, io capisco la libertà di commercio, ma capisco pure che i servizi segreti egiziani sono quelli che, in qualche modo, hanno a che fare non solo con il caso Regeni, ma con tanti altri casi che sono stati denunciati in questi anni. Quindi, io guarderei con più attenzione a questo elemento.
  Tuttavia, perché i sottoscrittori di questo question time sono, ovviamente, desiderosi di arrivare a definire la ragione per la quale abbiamo presentato l'interrogazione, valutiamo positivamente il fatto che lei voglia rivalutare la decisione (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

(Intendimenti del Governo in ordine alla presentazione del disegno di legge annuale sulle micro, piccole e medie imprese – n. 3-02365)

  PRESIDENTE. L'onorevole Vignali ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02365, concernente intendimenti del Governo in ordine alla presentazione del disegno di legge annuale sulle micro, piccole e medie imprese (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata).

  RAFFAELLO VIGNALI. Grazie, Presidente. Signor Ministro, l'11 novembre 2011 veniva pubblicata la legge n. 180 del Pag. 632011, recante «Norme per la tutela della libertà di impresa. Statuto delle imprese», approvata in tutti i rami del Parlamento senza nessun voto contrario e nessun astenuto, peraltro.
  L'articolo 18 prevedeva l'emanazione, entro il 30 giugno di ogni anno, di una legge annuale sulle piccole e medie imprese, che, secondo noi, aveva due aspetti rilevanti: uno evidentemente di intervento concreto a favore del sistema delle nostre micro, piccole e medie imprese, che sono, non per modo di dire, la vera ossatura di questo Paese; in secondo luogo, però, aveva anche la funzione culturale proprio di riporre al centro il tema della piccola e media impresa in Italia.
  I suoi tre predecessori ai quali ho fatto la stessa interrogazione hanno sempre detto che condividevano l'importanza, però, a distanza di cinque anni, non se ne sa nulla.

  PRESIDENTE. Concluda, onorevole Vignali.

  RAFFAELLO VIGNALI. Quindi, la domanda è sapere se intenda presentarla in Consiglio dei ministri ed entro quale data.

  PRESIDENTE. Il Viceministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, ha facoltà di rispondere.

  CARLO CALENDA, Viceministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, ovviamente le piccole e medie imprese, per qualunque politica industriale si faccia in Italia, sono il centro perché sono non solo le più rilevanti in termini numerici, ma anche le più bisognose di supporto dall'internazionalizzazione agli investimenti, penso alla Sabatini, alla ristrutturazione del Fondo di garanzia che ci apprestiamo a fare. Quindi le misure per le piccole imprese sono il centro dell'attività che facciamo ogni giorno, non sono il centro di una legge; eppure la legge va fatta, perché la legge è un passo importante per dare visibilità all'insieme degli interventi che si vogliono fare e inserire quelli che sono peculiari per il sistema delle piccole e medie imprese.
  Appena arrivato, quello che ho fatto è stato incontrare i rappresentanti, in particolare, delle categorie che sono più rappresentative delle piccole e medie imprese e abbiamo parlato anche di questo argomento. Il mio punto di vista è questo: la legge va fatta, sono pronto anche a presentarla in tempi anche rapidi, l'importante è che ci siano contenuti specifici che esulino da quello che già facciamo, perché altrimenti diventa un vuoto esercizio teorico e retorico che non ha un elemento di fatto.
  Sto raccogliendo dalle varie associazioni i loro input su quello che loro vorrebbero vedere inserito in quella legge rispetto a quello che già c’è; conto di avere un quadro preciso entro prima della pausa estiva e su questo ovviamente sono a disposizione del Parlamento per relazionare. In quel momento vi saprò dire i contenuti, le linee guida della legge e quando intendiamo presentarla.
  Nel frattempo ho comunque sanato un gap che si era creato con il Garante nazionale per le PMI, il Direttore per la politica industriale del Ministero proprio a sancire questo tipo di raccordo, che sta già lavorando e lavorerà ancora di più nelle prossime settimane per questo.
  Quindi, la risposta è sì, la vogliamo fare, ma devono esserci i contenuti prima e poi l'involucro, sennò l'involucro rischia di essere, ripeto, un interessante esercizio di comunicazione, ma privo di effetti reali.

  PRESIDENTE. L'onorevole Vignali ha facoltà di replicare.

  RAFFAELLO VIGNALI. Signor Presidente, ringrazio il Ministro. Credo che i contenuti ci possano essere, non dico che la Ministra sua predecessora aveva detto addirittura che aveva già inviato un testo a Palazzo Chigi, quindi forse, se è vero, qualcosa c'era dentro. In ogni caso, basta anche scorrere la proposta di legge d'iniziativa parlamentare e probabilmente scopriremo che ci son tanti fronti su cui intervenire, anche per rivedere norme ad esempio nel senso di affermare un principio, che lei conosce molto bene e che era Pag. 64sancito nello Statuto delle imprese, che è la proporzionalità. Penso soprattutto a ciò che riguarda gli oneri burocratici. Su questo credo che ci sarebbe tanto da fare. Peraltro la legge, mentre lo Statuto aveva dei principi, ci consentirebbe di intervenire anche in ambiti settoriali molto precisi e che probabilmente consentirebbero di mirare meglio le politiche.
  Quindi, da parte nostra piena disponibilità a collaborare, ma crediamo che materiale ce ne sia, eccome, anche al di là delle politiche che ovviamente il Governo porta avanti.

(Iniziative di competenza, a tutela dei consumatori, in relazione all'andamento anomalo dei prezzi della bolletta energetica – n. 3-02366)

  PRESIDENTE. L'onorevole Busin ha facoltà di illustrare l'interrogazione Allasia n. 3-02366, concernente iniziative di competenza, a tutela dei consumatori, in relazione all'andamento anomalo dei prezzi della bolletta energetica (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

  FILIPPO BUSIN. Signor Presidente, signor Ministro, noi siamo in periodo di conclamata deflazione; i dati Istat ci dicono che il dato acquisito per il 2016 è -0,6 per cento, quindi i prezzi del paniere calano di oltre mezzo punto percentuale soprattutto a causa della quotazione del petrolio, che è ai minimi da dodici anni. Quest'oggi è addirittura in calo, siamo abbondantemente sotto i 50 dollari al barile, che è il bene che più di ogni altro determina poi i prezzi dell'energia elettrica.
  In questo contesto l'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il servizio idrico ha stabilito che dal mese di luglio aumenteranno i prezzi proprio dell'energia elettrica del 4 per cento e del gas dell'1,9 per cento. Che siano totalmente ingiustificati e scollegati da qualsiasi quotazione di prodotti che servono per fare l'energia penso sia facile da intuire.

  PRESIDENTE. Concluda.

  FILIPPO BUSIN. Vorrei sentire la vostra risposta.

  PRESIDENTE. Il Viceministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, ha facoltà di rispondere.

  CARLO CALENDA, Viceministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, riguardo alla questione da lei posta, confermo che negli ultimi due-tre mesi si è osservato un significativo incremento dei costi di dispacciamento. Si tratta di un fatto molto grave su cui il Ministero ha chiesto il 22 giugno elementi informativi sia a Terna sia all'Autorità, ricevendo alcune prime risposte. L'Autorità per l'energia ha aperto un provvedimento urgente finalizzato a individuare comportamenti anomali degli operatori e verificare in quale misura essi possano essere stati responsabili dell'aumento del 4,3 per cento del prezzo dell'elettricità scattato dal primo luglio. La citata delibera in particolare affronta il problema sia nei suoi termini fisiologici sia in quelli patologici. Per quanto riguarda gli aspetti patologici, con tale delibera l'Autorità ha intimato agli utenti del dispacciamento di cessare da subito ogni condotta finalizzata all'adozione di strategie di programmazione non coerenti con i principi di diligenza, prudenza, perizia e previdenza e di cessare ogni strategia dell'offerta tale da alterare il regolare processo di formazione dei prezzi nei mercati elettrici. Per quanto riguarda la fisiologia del sistema invece esso ha dato avvio a un procedimento per l'adozione di provvedimenti prescrittivi o di misure di regolazione asimmetrica volta a garantire il buon funzionamento dei mercati e dato mandato a Terna di valutare la possibilità di approvvigionare a termine risorse di dispacciamento nelle zone in cui si sono verificate le anomalie segnalate al fine di minimizzare e stabilizzare gli oneri di dispacciamento in tale aree. Nella gestione di quest'indagine, l'Autorità per l'energia può agire con i poteri rafforzati di indagine e sanzione Pag. 65attribuiti dalla legge n. 161 del 2014, che attua il Regolamento europeo REMIT finalizzato a tutelare l'integrità e la trasparenza del mercato. In questo l'Autorità si coordina con l'Autorità Antitrust, cui è stata in ogni caso già trasmessa la delibera di apertura del procedimento. Spetta dunque all'Autorità individuare e sanzionare eventuali comportamenti anomali ripristinando il corretto funzionamento del mercato. In relazione all'ampiezza del fenomeno e prendendo atto dell'avvio del procedimento, ho personalmente indicato all'Autorità per l'energia l'esigenza di una risposta rapida ed efficace, concludendo il procedimento nei sessanta giorni previsti, in modo da fare chiarezza al più presto e, se del caso, adattare sanzioni adeguate e dissuasive.

  PRESIDENTE. L'onorevole Busin ha facoltà di replicare.

  FILIPPO BUSIN. Signor Presidente, questi costi del dispacciamento anomali sono dovuti, pare, neanche a un errore ma a una vera e propria speculazione da parte dei produttori. Allora in questo contesto noi facciamo pagare non gli errori – che sarebbe già grave – ma le speculazioni dei produttori a tutti i cittadini in un momento in cui, oltre alla deflazione generale che ho già citato, siamo – sono i dati Eurostat del 18 giugno – in presenza di una deflazione anche dei salari, sia del costo orario, che cala dello 0,5 per cento su base annua, sia del costo medio dei salari, che cala dell'1,5 per cento. Quindi siamo di fronte al classico scandalo all'italiana in cui i profitti vengono privatizzati, le perdite vengono spalmate, in un momento di grave crisi e di tensione dei prezzi di questa portata, sui cittadini, sui meno abbienti, sulle aziende che avrebbero bisogno di stimoli invece per la ripresa. Se è sufficiente questa presa di coscienza da parte del Governo e nel frattempo facciamo pagare non ai produttori ma agli utenti finali i risultati di queste speculazioni, vedete un po’ voi se vi sembra il modo corretto di procedere in uno Stato di diritto che dovrebbe tutelare la più vasta platea di cittadini ed imprese.

(Chiarimenti in merito al sistema giurisdizionale internazionale prospettato nell'ambito del negoziato sull'accordo di partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, noto come Ttip – n. 3-02367)

  PRESIDENTE. L'onorevole Lattuca ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lauricella ed altri n. 3-02367, concernente chiarimenti in merito al sistema giurisdizionale internazionale prospettato nell'ambito del negoziato sull'accordo di partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, noto come Ttip (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

  ENZO LATTUCA. Signor Presidente, signor Ministro, il negoziato tra l'Unione europea e gli Stati Uniti sull'Accordo di partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, noto come Ttip, potrebbe rappresentare un punto di svolta nelle relazioni economiche internazionali. L'Europa ha intrapreso da anni la strada degli accordi di libero scambio per governare gli effetti della globalizzazione, contrastando le distorsioni dovute ad un'internazionalizzazione squilibrata dell'economia e aprendo nuovi mercati alle imprese. Il rischio che un equilibro negoziale non venga infine raggiunto è però più che concreto, poiché molti sono i punti controversi nel perimetro e appare dunque opportuno che il complesso iter di approvazione sia condiviso a livello nazionale oltre che europeo. Per il buon fine del negoziato del Ttip dovrà inoltre trovare piena applicazione la proposta presentata a settembre 2015 dalla Commissione europea sull'International Court System: si passerebbe da un sistema di tipo arbitrale ad un sistema giurisdizionale internazionale, composto da due gradi di giudizio e che tutela l'indipendenza dei giudici. Questo sistema impone che lo Stato riservi agli investitori un trattamento giusto ed equo.

  PRESIDENTE. Deve concludere.

Pag. 66

  ENZO LATTUCA. Con questa interrogazione siamo a chiedere quali siano i limiti nelle controversie applicabili alla pretesa di un investitore straniero nei confronti delle autorità pubbliche nazionali, di fronte...

  PRESIDENTE. Grazie onorevole Lattuca. Il Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, ha facoltà di rispondere.

  CARLO CALENDA, Ministro dello sviluppo economico. Sì, lei ha ricordato già la struttura e l'innovazione fondamentale dell'International Court System, cioè il fatto che non si tratta di un arbitrato privato, ma di un sistema giurisdizionale che ha una serie di elementi molto importanti anche di prevenzione dei conflitti di interesse, perché i due temi fondamentali su cui noi abbiamo misurato e superato il precedente sistema, che è quello della ISDS, che ricordiamo oggi è in vigore in 1.400 accordi bilaterali di investimento, sono proprio due: uno è quell'oggetto centrale dell'interrogazione, cioè l'interferenza con il right to regulate dello Stato e dall'altro il fatto che non sorgano conflitti di interesse, essendo gli arbitri privati, e soprattutto non si dia un vantaggio all'investitore per poter passare da una legislazione, ad esempio dalla legislazione nazionale a quella, chiamiamola così, di arbitrato internazionale, e quindi avendo un trattamento privilegiato.
  Non ricorderò quindi tutti i termini della costruzione del tribunale, su quel che voi avete già menzionato e perché questo è diverso dall'ISDS dal punto di vista strutturale, ma invece vi sottolineerò qual è il tema fondamentale. Il tema fondamentale è che il tribunale interverrà e potrà intervenire solo nei casi di violazioni palesi del fair and equitable treatment dell'investitore, quindi sostanzialmente nei casi di discriminazione dell'investitore internazionale.
  Questo consentirà di limitare tutto quello che è l'eccesso, chiamiamolo così, di contenzioso, che soprattutto negli ultimi anni si è determinato e che può generare un'interferenza con il right to regulate.
  Dunque espropriazione indiretta, nazionalizzazione illegittima, cioè priva di adeguato indennizzo e mancanza di rilascio di una licenza ad un investitore straniero, quando invece licenze sono rilasciate ad un investitore nazionale: questi sono i casi di specie, su cui si concentrerà il tribunale.
  È garantito il pieno diritto agli Stati di regolamentare senza subire interferenze in tutti gli ambiti la protezione dei diritti fondamentali, dove la piena legittimità dell'azione dello Stato non può in alcun modo essere messa in discussione.
  Vale la pena dire che il primo caso di applicazione di questo, che deve diventare un nuovo standard internazionale per l'Europa e che è un punto irrinunciabile per la chiusura del TTIP – irrinunciabile – è stato recepito nell'accordo col Canada, che è un accordo concluso e che adesso andrà attraverso il processo di ratifica.

  PRESIDENTE. L'onorevole Lauricella ha facoltà di replicare.

  GIUSEPPE LAURICELLA. Grazie Presidente, posso subito dire di ritenermi soddisfatto della risposta del Ministro, proprio in relazione al passaggio dove si fa riferimento all'impossibilità di subire interferenze nell'ambito della protezione appunto, come è stato richiamato, dei diritti fondamentali quali la salute, l'ambiente e la sicurezza.
  Già – devo dire – eravamo stati tranquillizzati sul piano della natura, anche delle finalità e dell'atteggiamento che il Governo italiano ha tenuto in questi passaggi, soprattutto con la creazione anche appunto del tribunale, dell'International Court System, proprio perché si passa da un sistema arbitrale ad un sistema giurisdizionale, con l'indipendenza appunto dei giudici. Quello che è importante sottolineare è che ciò che, al di là del fatto che vediamo che alcune delle interruzioni si stanno avvertendo ultimamente sia dal Pag. 67lato degli Stati Uniti, che continuano a mantenere delle posizioni un po’ rigide, ma anche con le dichiarazioni della Francia, per voce del viceministro del commercio estero, nonostante questo però, è importante che noi oggi stabiliamo – e questo lo ha fatto già il Governo – delle linee fondamentali appunto insuperabili ed invalicabili, perché si fa riferimento a valori che noi consideriamo, a diritti, quindi a tutele della salute e quindi a valori che devono essere rafforzati e devono essere mantenuti fermi, che possiamo proprio dire che non possono essere superati dal mercato, che deve essere sempre coniugato con il benessere dei cittadini.

  PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
  Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16.15 con il seguito della discussione generale del decreto-legge recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia.

  La seduta, sospesa alle 15,45, è ripresa alle 16,15.

Missioni.

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider, Artini, Boccia, Matteo Bragantini, Capelli, Ferranti, Ferrara, Fico, Garofani, Giancarlo Giorgetti, Lorenzo Guerini, Manciulli, Merlo, Miotto, Monchiero, Pes, Piccoli Nardelli, Gianluca Pini, Pisicchio Ravetto, Realacci, Rosato, Rossomando, Sani, Scotto, Speranza, Tabacci, Tofalo, Valeria Valente e Villecco Calipari sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
  I deputati in missione sono complessivamente centodiciotto, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 3953.

(Ripresa discussione sulle linee generali – A.C. 3953)

  PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta ha avuto inizio la discussione sulle linee generali e sono intervenuti i relatori per la maggioranza e i relatori di minoranza, deputati Frusone ed Artini.
  È ora iscritto a parlare il deputato Pili. Ne ha facoltà.

  MAURO PILI. Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi di non addentrarmi nella fitta rete di queste missioni internazionali in cui l'Italia è da tempo coinvolta: è un'articolazione così vasta che meriterebbe una più attenta analisi di costi, effetti e benefici, un'analisi che appare poco chiara da fare, sia sul piano dei costi e ancora di più sul piano degli effetti, che appaiono ancora nebulosi. Quindi, non mi addentrerò su questi scenari, su queste valutazioni, su questo tipo di analisi.
  Vorrei, invece, qui ed ora, Presidente, sollevare una riflessione molto più attenta sulla strategia e sulla capacità di questo Parlamento di incidere su uno scacchiere di missioni all'estero che appare sempre di più figlio di tempi passati e che appartiene a logiche passate.
  È questo il tema fondamentale: noi stiamo reiterando missioni, ormai da più di dieci anni, senza affrontare la strategia che è in maniera rilevante modificata nello scenario internazionale. Stiamo parlando di missioni estere militari con l'impiego di migliaia di uomini che vanno avanti, in alcuni casi, da oltre dieci anni. Mi riferisco al Kosovo, all'Afghanistan, al Mediterraneo e al Libano.
  La domanda che dobbiamo rivolgerci è semplice: queste missioni internazionali sono ancora necessarie e, soprattutto, sono la risposta corretta al nuovo scenario globale ? È questo il cuore del tema che voglio permettimi di sollevare in questo Pag. 68mio intervento. Queste missioni sono coerenti con un nuovo teatro che registra le stragi non in quegli scenari di guerra ma nei locali notturni, nelle pizzerie, nelle stazioni, negli aeroporti, cioè un cambio di strategia totale del crimine e del terrorismo che noi vogliamo combattere fuori casa e che, invece, è entrato maledettamente in casa ? Siamo certi che queste missioni non siano una risposta fuori tema, fuori tempo e fuori scenario ?
  Abbiamo il dovere, colleghi, di porci queste domande, se non vogliamo continuare a finanziare queste missioni avendo, invece, in casa un'emergenza che merita una risposta non occasionale ma dirimente e strategica.
  Queste missioni non rispondono e non corrispondono a logiche e interessi diversi rispetto allo scenario. Lo dico sommessamente più per memoria che per la speranza di una risposta da parte del Governo.
  Non sarà che operare in certi scenari significa foraggiare perennemente la grande industria delle armi ? Non sarà che queste missioni sono funzionali, più che all'effetto sperato, a funzionalizzare e a creare un diretto contatto finanziario tra le risorse dello Stato e le grandi industrie delle armi o che significano obbligatoriamente comprare armi di ultima generazione, spendendo miliardi di euro non funzionali alle missioni ma appunto all'acquisto di obici, carri armati, elicotteri, mezzi navali, armamenti di varia natura ? Sollevo in quest'Aula il mio convinto dubbio. Non è che la grande regia delle missioni internazionali obblighi tutti, Italia compresa, a tenere in piedi questo sistema per foraggiare le grandi lobby delle armi ?
  Pongo un punto interrogativo, che, per quanto mi riguarda, ha una risposta netta e chiara: sì, c’è un sistema che emerge dalle intercettazioni telefoniche, che emerge dagli acquisti delle armi, emerge dai nomi, emerge dai generali capi di stato maggiore della difesa, dell'aeronautica e della marina che diventano amministratori delegati delle più importanti industrie dalle armi in Italia. Prima fanno acquistare armi e missili, poi si congedano e vanno a produrre armi come presidenti o amministratori delegati di quelle società. E sono nomi e cognomi sotto gli occhi di tutti. Questo riguarda il sistema della NATO, oltre che quello interno italiano.
  Queste missioni, molto spesso, sono il presupposto per spese molto più cospicue di quanto possa apparire. Non è un caso che si continui a delegare la spesa militare ad almeno tre Dicasteri: quello della difesa, dello sviluppo economico e dell'economia. Capitoli di spesa blindati e inattaccabili. Non entro nel merito, come detto, di queste missioni, nello specifico, mi soffermo soltanto su due effetti: la perenne e infinita prosecuzione di alcune missioni solleva giustificate perplessità sulla reale efficacia. Erano missioni a tempo e sono diventate missioni indefinite e infinite. Secondo: alla non soluzione e definizione delle missioni corrisponde invece l'insorgere di un fenomeno sempre più incisivo e invasivo, per quanto ci riguarda: la guerra condotta in casa nostra, dalle sale concerto alle pizzerie, dagli aeroporti alla metropolitana, che genera terrore e soprattutto centinaia di vittime, come è stato sino ad oggi.
  Una sorta di fuorigioco perenne occidentale. Missioni giocate fuori dal Paese, fuori dalla strategia occidentale, in casa avversaria, e smobilitazione delle retrovie domestiche, con gli effetti devastanti in casa nostra, che sono davanti agli occhi, tutti i giorni, della comunità internazionale. Questi schemi si devono riequilibrare e conseguentemente si deve prendere atto che l'avversario colpisce in campo globale, incutendo terrore ovunque, nei gangli della società occidentale, colpisce in casa nostra. Il Governo – questo Governo come altri – non si pone nemmeno per un attimo, in questi decreti, l'esigenza di cambiare schema, di cambiare strategia: conferma le missioni, le reitera in maniera indefinita, ma non si pone il problema di cambiare la strategia. Certo, conferma l'impiego di Forze armate per le esigenze di sicurezza del Giubileo, l'agenda della Chiesa, quella che ha dettato quella scelta, ma non è quella del terrore che viene seguita, e dichiara proroga sino al 31 Pag. 69dicembre 2016. Cioè, i terroristi sappiano che il Governo italiano garantisce la sicurezza nei luoghi e nei gangli del passaggio dei cittadini, nei luoghi dove sostanzialmente oggi vi è l'emergenza del Giubileo. Poi, dopo il 31, si faccia quello che si vuole, perché questa strategia lasciata soltanto al contingente e all'occasionale è deleteria e priva di qualsiasi visione strategica.
  Propone l'uso delle forze dell'ordine e delle Forze armate come un'occasione di ripiego; nessuna strategia a medio e lungo termine. La sicurezza civile e l'adeguamento delle Forze armate non esiste nemmeno nell'agenda politica, figuriamoci in quella militare. Qualcuno può forse pensare che impegnare i militari nelle strade, nelle piazze, nei luoghi dove stanno i cittadini sia una gestione riduttiva ed errata, sia la convenzione, anche questa sbagliata, che i militari fungano e servano solo per fare guerre e missioni internazionali: non è più così. Occorre affrontare la realtà e guardare in faccia quello che sta succedendo nel mondo, perché lo scenario è drammaticamente cambiato. La missione più importante oggi è garantire sicurezza vicina ai cittadini, in casa nostra. Una sicurezza più vicina ai cittadini e lontana dagli interessi dei produttori di armi e dei loro accoliti dentro e fuori il palazzo.
  Un Governo autorevole e lungimirante inverte questa tendenza, inverte quella che noi in Sardegna chiamiamo la strategia del «su connottu», del conosciuto; inverte la strategia per fronteggiare la nuova sfida globale della sicurezza, cosa che non emerge in questo decreto, che nemmeno volge un minimo di sguardo a quello che sarebbe necessario per fronteggiare, non in termini contingenti e occasionali la sicurezza, ma in termini strategici e lungimiranti.
  Il nuovo scenario implica un cambio radicale di strategia: più uomini e meno armi, più formazione e innovazione, più intelligence e meno carri armati, meno basi militari, meno devastazione territoriale, meno invasività dello Stato in aree, per esempio, come la Sardegna, devastate da migliaia di ettari di basi militari. Per quale motivo tra gli obiettivi sensibili, per esempio, non sono stati introdotti l'ambiente e i beni archeologici ? Nel 1994, per esempio, con la gloriosa brigata Sassari da sindaco di Iglesias misi in campo la cosiddetta missione «Forza Paris», per la protezione dell'ambiente dagli incendi estivi. Ebbene, non ci fu un solo episodio di focolaio che devastò il territorio, cosa che è successa in questi giorni con oltre 5 mila ettari devastati senza nessun tipo di coordinamento, senza alcun tipo di risposta e anche qui richiamando l'esigenza di una presenza delle Forze Armate più vicine ai cittadini, davvero più richieste dai cittadini per combattere, per esempio, la piaga degli incendi. Fate più missioni «Forza Paris» più vicine ai cittadini, che possano davvero far sentire la presenza importante e autorevole dello Stato. Tutto questo consentirebbe di rispondere a esigenze cogenti, vere emergenze vicine ai cittadini, in grado di evitare tragedie come quella dei giorni scorsi in Sardegna e consentirebbe – me lo permetta, rappresentante del Governo – soprattutto di fermare la devastazione della Sardegna: mi riferisco a quei 36 mila ettari occupati dalle servitù militari, avviando bonifiche vere, restituendo al popolo sardo porzioni di terra devastate a colpi di mortaio, bombe e missili.
  Sono stati devastati anche da una visione nefasta della Sardegna, trattata dal Ministero della difesa alla stregua di una colonia da devastare, demolendo le coste a colpi di missili e realizzando, come è capitato in questi giorni, di verificare e di accertare delle vere e proprie discariche di armamenti e di materiali velenosi nelle discariche interrate dentro le basi militari. Sì ! Ci sono discariche interrate di materiali pericolosi dentro la base militare del poligono di Capo Frasca nella Sardegna occidentale. Hanno scavato, il Ministero della difesa ha fatto fare gli scavi e poi dentro ci ha messo l'amianto, devastando un'area di interesse comunitario e oggi facendo un'opera che, per portare alla luce quell'azione messa in campo qualche anno fa, ha fatto rinvenire 10 mila tonnellate Pag. 70di amianto, frutto di azioni autorizzate da una catena di comando nazionale...

  PRESIDENTE. Onorevole Pili, le chiedo scusa. Lei sta ponendo delle questioni sicuramente di grande rilievo. Noi, però, siamo su un provvedimento che riguarda le missioni internazionali. Lei lo sa perfettamente e la pregherei di... grazie.

  MAURO PILI. Sto arrivando appunto a questo aspetto, che è inutile continuare a utilizzare 36 mila ettari in Sardegna senza funzionalizzarli a missioni che sono invece sul piano internazionale sostanzialmente importanti. Nel primo fine settimana di luglio sono sbarcati in Sardegna, per esempio, grazie a quelle operazioni richiamate nel decreto, 1.700 migranti e molti di questi sono minori. Se per i prossimi tre mesi queste missioni, messe in campo in questo decreto, dovessero confermarsi, con questo trend in Sardegna giungerebbero oltre 20 mila migranti. È fin troppo evidente a tutti, a quelli di buonsenso e anche a chi vuole utilizzare questo in termini demagogici, che siamo dinanzi a cifre improponibili, considerato che già oggi il sistema dell'accoglienza è alla paralisi. Questo vale per la Sardegna ma non solo; qui sì che urge una missione internazionale autorevole, che va proposta sotto l'egida dell'ONU. Serve un argine internazionale militare al traffico di uomini sulle coste del Mediterraneo, argine gestito dai caschi blu d'intesa con i Governi provvisori o legittimati. Bisogna bloccare questo flusso, questo drammatico flusso che rischia davvero di creare situazioni ingovernabili. Bisogna farlo dismettendo i carri armati e puntando sulla strategia dei trattori per arare e per seminare, capaci appunto di dare risposte laddove queste risposte molto spesso sono venute in termini diversi.
  È inutile fare missioni internazionali se poi non si affronta quella missione internazionale più delicata. Oso pensare e anche sperare – e concludo, Presidente – che la coalizione internazionale di cui l'Italia fa parte non abbia perso un secondo per bombardare, come è capitato alla Libia qualche anno fa, e non voglia trovare scuse oggi per arginare con una missione internazionale appunto guidata dall'ONU che possa bloccare e arginare quel fenomeno che può avere un impatto molto più grave sull'Occidente e sulle nostre case in termini molto più invasivi di una guerra. L'autorevolezza di uno Stato e di una coalizione non si misura con la forza delle armi o dei missili ma con la forza e con la lungimiranza della sicurezza per i propri cittadini. Sino ad oggi su questo tema questo Governo ha fallito ed è per questo motivo che io voterò contro su questo decreto.

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Piras. Ne ha facoltà.

  MICHELE PIRAS. Presidente, colleghi, sottosegretario Alfano, vorrei che mi si permettesse di dire che affronto questa discussione con un certo fastidio o, forse, con quel senso di frustrazione che credo di non essere il solo a provare fra i banchi dell'opposizione ma mi auguro che vi sia anche forse fra quelli della maggioranza. Ancora una volta ci troviamo a discutere, in tempi compressi e costretti, un decreto che costituisce, in realtà, uno degli atti più importanti per il Parlamento, ovvero la materializzazione in atti, opere ed anche in omissioni della nostra linea politica estera e della difesa, della nostra visione delle dinamiche internazionali e del mondo, del ruolo del nostro Paese nei conflitti devastanti che stanno insanguinando aree importanti del pianeta e, in particolare, l'area mediterranea e del medio e vicino Oriente. Sono questi conflitti in larga parte alimentati e determinati da quelli che noi consideriamo errori gravi e macroscopici commessi dai Paesi occidentali in quell'area e che stanno alla radice della spirale di odio, guerra, violenza e, dunque, dell'epocale flusso migratorio che sta impattando sulle nostre coste e insanguinando il nostro mare rispetto al quale qualche provvedimento ci vorrebbe. Io non concordo con l'onorevole Pili sul tipo di provvedimento; io penso che andrebbero Pag. 71aperti canali umanitari, perché tanto è grossa la tragedia che non sarà l'intervento di nessuna forza armata a fermarli, se non a costo di ulteriori morti ed ulteriori feriti.
  Ciò che è accaduto nei 27 anni che ci separano dalla caduta del muro di Berlino dovrebbe essere oggetto e fondamento di un grande ripensamento sul nostro ruolo internazionale, su quello dell'Europa e su quello dell'Alleanza atlantica, perché sono state troppo grandi le tragedie che si sono prodotte e perché ci troviamo di fronte a una guerra globale irregolare, senza confini, senza regole d'ingaggio determinate e intellegibili, uno scenario nel quale si muovono una molteplicità di attori in conflitto permanente, non riconducibile ad unità, non controllabile né gestibile con azioni ordinarie ed unilineari. In questo scenario terribile, terribilmente più complicato rispetto a quello di trent'anni fa, ogni nostra azione determina una molteplicità di reazioni ed effetti collaterali e non controllabili e le regole di ingaggio decise dai gruppi terroristici rendono ancora più datati e sbagliati gli strumenti che stiamo continuando ad utilizzare. Perciò sarebbe necessaria o sarebbe stata necessaria – e noi riteniamo che ci sia un gravissimo ritardo – una discussione ampia, una riflessione più profonda e ad esito di questo noi riteniamo necessario un ripensamento rispetto ad alcune missioni, in particolare su quelle a cui partecipiamo da anni e che oggettivamente ed incontrovertibilmente non hanno dato l'esito sperato ed auspicato da chi le ha pensate e sostenute.
  A fronte della oggettiva necessità di una discussione di questo tipo, noi ci ritroviamo a ragionare di un decreto licenziato dal Governo con cinque mesi di ritardo rispetto alla scadenza del precedente provvedimento di proroga e rifinanziamento e ci troviamo a discuterlo dopo oltre un mese dal suo incardinamento al Senato, dov’è rimasto impantanato in un ingorgo istituzionale che non è giusto imputare all'altro ramo del Parlamento ma al Governo, alla sua boria, alla sua iperproduzione di decreti d'urgenza anche quando l'urgenza non si vede o proprio non c’è o anche quando al limite deriva da un'interpretazione quantomeno estensiva – diciamo – della Costituzione o spesso al confine con i limiti della costituzionalità.
  Ed invece avremmo avuto bisogno di discutere, approfondire e confrontarci. Penso, ad esempio, a una questione che ci ha impegnato anche in Commissione nelle scorse ore, ovvero la decisione del Senato di rendere oneroso il trasferimento di materiale bellico alla Repubblica Araba d'Egitto; un segnale giusto, ma non sufficiente. Un segnale che si poteva dare con maggiore determinazione, e su questo punto vorrei provare a ragionare con voi ancora oggi, perché per noi si tratta di un nodo cruciale sul piano della politica estera che abbiamo, ma anche sul piano culturale. L'Egitto è il Paese che da mesi omette verità e collaborazione sull'omicidio di Giulio Regeni, un Paese retto da un regime militare, frutto di un colpo di Stato, che ha deposto un Presidente e un Governo democraticamente eletti e che li ha sostituiti con una dittatura, con la tortura, con la repressione e con le sparizioni. Noi certamente conosciamo, non ignoriamo, il ruolo che l'Egitto gioca in quell'area e il ruolo che gli abbiamo assegnato nel processo di stabilizzazione – vivaddio – della Libia, ma conosciamo anche le nostre leggi che sono ancora in vigore e che vietano cooperazione di carattere militare con Paesi antidemocratici ed in conflitto. Ma soprattutto, e ancor prima di una legge, abbiamo un'etica, un'idea del mondo e dei processi di pace inconciliabile con questo tipo di cinismo. Bene, allora, la cancellazione del processo di cessione gratuita dalla componentistica degli F16, lo rivendichiamo come un nostro risultato, ma non basta, perché sancire che gli oneri della cessione dei pezzi di ricambio degli F16 stanno in capo all'acquirente, e non al contribuente italiano, è cosa giusta, ma non sufficiente a rimuovere l'ipotesi che si possa cedere materiale bellico a un regime antidemocratico, repressivo e direttamente impegnato a sostegno dell'Arabia Saudita nel conflitto in Yemen; Arabia Saudita, peraltro, alla quale cediamo bombe prodotte in Pag. 72Italia, sia pure a marchio tedesco, anzi prodotte in Sardegna giacché lì eravamo fino a poc'anzi.
  Sul caso egiziano in questi mesi noi abbiamo provato a fare ciò che ciascuno di noi dovrebbe provare a fare o che spero almeno una parte del Ministero degli Esteri stia cercando di fare, me lo auguro. Abbiamo incontrato la comunità egiziana residente nel nostro Paese e le associazioni che rappresentano la battaglia democratica di quella comunità in tutta Europa contro il regime di al-Sisi e per la libertà e queste ci dicono le stesse identiche cose che ogni organizzazione che si occupi di diritti umani racconta ed è in grado di testimoniare: l'Egitto non è un Paese con un esercito, ci dicono, ma un esercito che gestisce un Paese. E il caso Regeni, la barbarie subita da un ragazzo che credeva nei diritti e nella democrazia, ha scoperchiato il vaso di Pandora della Repubblica di al-Sisi, ha acceso i riflettori sui tanti Regeni d'Egitto, sulle violenze, le sparizioni, gli omicidi di Stato, contro sindacalisti, studenti e oppositori politici. Noi non possiamo permetterci di volgere lo sguardo solo ai nostri interessi commerciali o ai nostri interessi geopolitici senza perdere l'anima. Non possiamo dirci neutrali senza smarrire noi stessi, i nostri valori, ciò che siamo o che diciamo di volere essere nel mondo.
  Così anche per la Somalia, colleghi, né altrove, pensiamo sia eticamente accettabile che le nostre Forze armate addestrino polizie ed eserciti che si distinguono per l'arruolamento dei bambini soldato senza nemmeno imporre il tema del pieno ed inderogabile rispetto dei diritti umani e, fra questi, quelli all'infanzia. Allora non basta aver dato un segnale sugli F16 all'Egitto se non c’è spazio, né tempo, né volontà, per un approfondito dibattito parlamentare sui quindici anni della nostra presenza in Afghanistan, nonostante sia evidente a ognuno che non si sia raggiunto uno dei target delle missioni che si sono avvicendate in quell'area nel corso di questi quindici anni: non si è ottenuta la fine del terrorismo, non la sconfitta dei talebani, non la pacificazione del Paese, non la riduzione della produzione di oppio, che anzi è aumentata, tanto meno lì può dirsi consolidata e duratura alcuna forma di democrazia e di libertà.
  Da qualche mese, inoltre, partecipiamo in maniera più o meno diretta alla guerra contro lo Stato islamico e noi non neghiamo in alcuna maniera che contro questa barbarie vada condotta una battaglia senza quartiere, ma non possiamo non sottolineare che non si riesce ad intravedere un'ipotesi credibile sul dopo, tantomeno sulle azioni che dovremmo porre in essere sotto il profilo della cooperazione allo sviluppo, della ricostruzione statuale, della ricostruzione civile, per interrompere la spirale di guerra da noi stessi alimentata (va sempre ricordato quello che abbiamo fatto in Iraq e quello che, per procura, abbiamo prodotto in Siria), per sradicare l'odio e per impedire che morto un califfo se ne faccia un altro.
  Sarà forse anche per questo che il sostegno alla resistenza del Rojava c’è sempre parso quantomeno tiepido e tentennante. Sarà forse proprio perché quella resistenza si fa nel nome di valori troppo forti ormai per le nostre coscienze, valori come la solidarietà, la democrazia, la laicità, la lotta contro le diseguaglianze e le ingiustizie. Quella che pensavamo fosse la lotta che avrebbe dovuto caratterizzare anche il nostro Paese e un ruolo autonomo dell'Europa in un'area del mondo che si affaccia sul nostro mare e che sarebbe cruciale per noi, se solamente non guardassimo al Mediterraneo con la medesima ostilità di certi tedeschi, e se guardassimo a quei popoli come nostri fratelli nati dalla parte sbagliata del Mare Nostrum, costretti a inumane sofferenze che noi non riusciamo nemmeno più ad immaginare.
  E se dobbiamo, e vogliamo, realmente condurre una battaglia senza quartiere allo Stato Islamico, ci chiediamo come è possibile che nessuno pensi a prosciugare i canali di finanziamento dell'ISIS ? Ci chiediamo come è possibile che verso le aree dello Stato islamico continuano a confluire rifornimenti bellici ? Zero armi, zero guerra, verrebbe da dire, ma evidentemente nessuno, ma proprio nessuno, si Pag. 73pone il problema di come fermare questo triste commercio di morte, che arricchisce questa parte del mondo e ammazza quella parte del mondo.
  Avremo tempo di entrare nel merito, di spiegare le nostre proposte emendative, che abbiamo voluto depositare nonostante ci sia una distanza profonda che ci separa dall'impianto generale di questo decreto. Le abbiamo volute depositare come atto di responsabilità. Qui in sede di discussione generale ci limitiamo ad esprimere, per l'ennesima volta in questi anni, il bisogno che questo Parlamento si riappropri di una grande discussione sulla politica estera e sulla politica della difesa, sui valori e i principi che ne sorreggono le scelte e dai quali dovrebbero discendere le decisioni, non il contrario come troppo spesso ci pare, anzi è certo, che capiti.
  Ma questo Governo ed anche la sua maggioranza sembrano davvero orientati altrove, come testimonia la legge quadro sulle missioni e l'idea di fondo che la sorregge, ovvero la progressiva verticalizzazione e concentrazione del potere decisionale. La medesima idea che sorregge tutte le riforme dell'era renziana, dal Jobs Act, alla legge elettorale, dalla controriforma della scuola, a quella della Costituzione repubblicana.
  Ma noi siamo anche degli inguaribili ottimisti, altrimenti non siederemmo da questa parte del Parlamento, perciò continueremo ad operare per un vostro ripensamento, lo stesso che ci auguriamo possa suggerirvi il popolo italiano al referendum di ottobre, con un «no» di massa e sonoro, lo stesso che noi pronunceremo ad esito della discussione che stiamo avviando in questi giorni su questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà) !

  PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Spadoni. Ne ha facoltà.

  MARIA EDERA SPADONI. Grazie, Presidente. Le missioni all'estero che il presente decreto-legge va a prorogare sono rimaste prive di copertura giuridica e finanziaria per oltre 5 mesi, cosa che oggi si cerca di risolvere con l'usuale ricorso ad una decretazione di urgenza.
  Nel testo proposto al Parlamento si esplicita solo la dotazione finanziaria dei diversi interventi, dicendo poco o nulla in merito alla situazione di ciascuna missione, agli obiettivi raggiunti e a quanto ancora c’è da espletare.
  Molte missioni sono attive da più di dieci anni; ora la domanda che ci facciamo è: vogliamo ragionare sui risultati ottenuti o solamente agire con rinnovi automatici ? Perché questo è quello che ha fatto il Parlamento in questi ultimi anni, nei quali avevamo questo «decreto missioni» che veniva costantemente ripreso dalla Commissione esteri e dalla Commissione difesa.
  Quest'anno abbiamo sempre questa proroga delle missioni internazionali per un anno, che ricordo è di 1 miliardo e 272 milioni. Voi state stanziando 1 miliardo e 272 milioni per delle missioni, tra le quali ricordo anche quella dell'Afghanistan nella quale siamo da quattordici anni, su cui non vi è un'effettiva capacità di comprendere se siano state efficaci o meno. Se noi facciamo il discorso, per esempio, dell'Afghanistan, che è costato 6 miliardi in questi ultimi dieci anni, quello che vediamo è semplicemente che l'Afghanistan è diventato il maggior esportatore di oppio della terra. Il 90 per cento di esportazioni dell'oppio viene dall'Afghanistan, quindi l'efficacia francamente non viene vista. Ci sono delle missioni che vengono approvate a livello internazionale e l'Italia, prona alle solite logiche, per così dire, internazionali, decide di aderire, senza vedere l'effettiva efficacia.
  Proprio oggi il Parlamento inglese ha concluso – c'era stata una Commissione d'inchiesta, di indagine sull'Iraq – che l'invasione dell'Iraq non doveva esserci, che effettivamente non c'erano state ragioni motivate per andare ad invadere l'Iraq. Il Parlamento inglese chiaramente è un Parlamento molto più serio del nostro, perché probabilmente facciamo mille commissioni di indagine e commissioni d'inchiesta su qualsiasi tipo di tema, ma Pag. 74probabilmente una commissione d'inchiesta anche sull'Afghanistan sarebbe stata un qualcosa di positivo.
  Ricordo che, da quando gli inglesi hanno deciso di associarsi alla politica criminale statunitense, l'Iraq ha avuto 2 milioni di sfollati interni e 2 milioni di migranti. Da qui probabilmente dovremmo anche fare una qualche riflessione sulla crisi migratoria che stiamo avendo in questi anni.
  Dicevo un miliardo e 272 milioni di euro e si continua ad andare in guerra e, come copertura, il Governo si è permesso di distrarre ben 112 milioni di euro dal Fondo di 245 milioni di euro appositamente stanziati dalla scorsa legge di stabilità per contrastare la minaccia terroristica nel nostro Paese; cioè, voi avete deciso, per coprire le missioni internazionali all'estero, di togliere risorse da un fondo che serviva per contrastare la minaccia terroristica nel nostro Paese.
  Ora, se queste sono le priorità del Governo, chiaramente noi prendiamo atto, ma non crediamo che, per contrastare la minaccia terroristica nel nostro Paese, si debbano impiegare dei militari all'estero. Probabilmente dovremmo finanziare e investire di più in intelligence all'interno del nostro Paese. Questa potrebbe essere un'idea giusta. Di certo non dire: togliamo al fondo per poi andare a stanziare questi soldi direttamente a favore di missioni internazionali. Di questo miliardo e 272 milioni di euro, 90 sono i milioni destinati alla cooperazione per migliorare le condizioni di vita della popolazione dei rifugiati, una catastrofe umana, che in parte è il risultato di crimini occidentali.
  Quello che spesso viene taciuto riguarda i migranti che fuggono da guerra e miseria e che fuggono da guerra e da miseria che sono state causate, in primo luogo, dall'Occidente stesso, Europa inclusa. Un'Europa che manca di una strategia comune e sa offrire solo risposte frammentarie, un'Europa che funziona in modo ottimale quando si tratta di imporre dure misure di austerità che devastano i Paesi più poveri a beneficio di altri, ma è quasi completamente inesistente quando si affronta una catastrofe umana che è in parte il risultato di crimini occidentali.
  Questo lo vediamo anche per lo stanziamento di 70 milioni dell'Eunavfor, la missione vicina alle coste libiche. Ancora non ho sentito l'Europa dire: bene, adesso stanziamo i fondi. Ci sono sempre moltissime belle parole, perché ce ne sono sempre; Renzi va in Europa e dice: bene, assolutamente noi dobbiamo fare qualcosa per contrastare; dice di ricevere sempre grandi dichiarazioni (certo che aiuteremo, certo che aiuteremo) poi chi deve finanziare determinate missioni è sempre e soltanto l'Italia. Questo dà un'idea dell'importanza che Renzi ricopre all'interno delle istituzioni europee.
  Un'Europa che non accetta il dissenso: dopo la Brexit abbiamo assistito ad un terrorismo psicologico senza precedenti. Chi si oppone a questa Europa viene visto come nazista, come ignorante e come pericoloso. Juncker ha dichiarato: «Presto dimostreremo che Londra – sempre parlando della Brexit – stava meglio dentro l'Unione». Schulz, già prima del referendum, aveva criticato il referendum e aveva dichiarato: «Cameron è scandaloso, tiene in ostaggio un intero continente». Cioè un referendum, che dovrebbe essere la massima esposizione della sovranità popolare e del concetto di democrazia, viene paragonato da Schulz al fatto di tenere in ostaggio un intero continente. Questo è ciò che l'Europa crede dei popoli sovrani: il fatto che la democrazia sia qualcosa di pericoloso evidentemente. Tralascio anche le dichiarazioni di Giorgio Napolitano, che ha definito il naturale corso della democrazia una scelta sciagurata.
  Queste sono state le dichiarazioni e, dopo queste dichiarazioni, mi chiedo veramente chi siano i veri fascisti. Si tratta della più grande opera di mistificazione della storia recente. Questa Unione europea sta massacrando i diritti dei lavoratori, sta distruggendo le nostre Costituzioni, nate dall'opposizione al fascismo, vuole aggirare le nostre democrazie e farci governare da chi non è legittimato da nessuno.Pag. 75
  Un'Europa che appoggia e persegue la politica estera criminale degli Stati Uniti che ha distrutto Afghanistan, Ucraina, Libia, Iraq e che ha portato la NATO ai confini della Russia. Nessun cambio di prospettiva dunque rispetto al passato. Sul provvedimento in oggetto ancora centinaia di milioni destinati a missioni armate poco efficaci e solo le briciole a progetti di cooperazione civile.
  Noi crediamo che la logica debba essere completamente ribaltata: tralasciamo, anzi, no, non tralasciamo, ma entriamo nel merito anche della questione degli armamenti, visto che abbiamo la legge n. 185 del 1990 che cerca anche di creare una ratio nella vendita di armamenti. La legge n. 185 del 1990 viene costantemente scavalcata. Quindi è stata fatta una legge ed il Governo disattende costantemente questa legge. Porto qualche esempio: Arabia Saudita (Commenti)...

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Spadoni... Prego.

  MARIA EDERA SPADONI. Dicevo l'Arabia Saudita, ad oggi prima acquirente di sistemi d'arma del nostro Paese, dal 26 marzo 2015, coadiuvata da altri otto Paesi arabi (Egitto, Marocco, Sudan, Emirati, Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein) con armi fornite dall'Occidente, sta conducendo attacchi aerei incessanti su città e villaggi yemeniti. L'azione militare è stata avviata senza autorizzazione da parte dell'ONU e sta causando moltissime vittime civili e così ci risiamo. Vale a dire noi siamo amici di un Paese che sta massacrando un popolo e che sicuramente provocherà una migrazione, perché ci sono civili che, nel momento in cui vengono bombardati, da qualche parte devono pur andare. Quindi, noi, invece di andare in Arabia Saudita a dire «signori, questo non si fa o almeno dire, signori, noi le armi non ve le diamo», noi reputiamo che l'Arabia Saudita sia un grosso partner, come ha dichiarato Gentiloni la settimana scorsa.
  Turchia: l'accordo UE-Turchia ci è costato 6 miliardi destinati al Governo turco per la creazione di campi profughi e centri di identificazione adeguati. Cosa sta facendo il Governo Erdogan ? Moltissime le denunce delle organizzazioni per la tutela dei diritti umani sulle condizioni di detenzione e sul trattamento dei migranti da parte di Ankara. Anche qui l'Unione europea crede di risolvere la situazione migratoria andando a bombardare da altre parti e dando soldi a un Paese che sta violando qualsiasi tipo di diritto umano. Questo è quello che sta facendo. Però, quando c’è un Paese che ci serve va benissimo; quando c’è un Paese che non ci serve, quelli sono i cattivi. Lo abbiamo visto esattamente in Iraq, dove si consideravano loro i cattivi che i Paesi occidentali sono andati ad invadere perché rappresentavano il pericolo della democrazia. È un problema di sicurezza nazionale: quante volte abbiamo sentito questa parola: «problema di sicurezza nazionale» e con questo venivano giustificate delle azioni di guerra ? E ancora: una trentina di minori rifugiati siriani di età compresa tra otto e dodici anni hanno subito abusi sessuali da un addetto alle pulizie nel campo profughi turco di Nizip lo scorso settembre. La struttura, gestita dall'autorità governativa turca per l'emergenza, Afad, avrebbe ignorato le segnalazioni dei parenti di otto dei bambini vittime degli abusi. Chiaramente devo anche sottolineare la questione dei giornalisti, che in Turchia non stanno avendo vita facile. Nessun efficace monitoraggio – rientro quindi nel provvedimento – della situazione dei rifugiati all'interno del territorio turco e all'interno del territorio greco.
  Se tutto ciò non è una novità, il provvedimento in discussione contiene, invece, una sorpresa, che riguarda le coperture finanziarie, racimolate in parte (124 milioni) dalla tassa sul credito di imposta alle imprese, come previsto dal decreto banche approvato all'inizio di maggio. C’è inoltre l'ennesima proroga dell'impegno militare in Afghanistan: un intervento da 180 milioni di euro per una missione che avrebbe dovuto chiudersi nel 2014.
  Per la cronaca, quindici anni di missione in Afghanistan ci sono costati finora Pag. 766 miliardi di euro, una media di oltre un milione di euro al giorno. L'unico risultato dell'intervento NATO in Afghanistan, lungi dal pacificare il Paese, è che questo Paese produce il 90 per cento dell'oppio mondiale, come dicevo prima. Quello che è successo in Afghanistan negli ultimi tredici anni è stato il fiorire di un narco-Stato, che è veramente senza pari nella storia.
  Ora, dopo tutte queste parole, chiaramente il MoVimento 5 Stelle si opporrà a questo decreto. Noi siamo assolutamente contrari al provvedimento in esame. Potremmo essere d'accordo su alcune missioni, perché reputiamo che ci siano missioni giuste; non crediamo, però, che ci debba essere il solito pot-pourri. Tra l'altro, per due anni, più o meno, si è parlato della famosa legge quadro, che è stata modificata qui alla Camera, perché al Senato sono stati fatti, evidentemente, degli errori, e quindi, a questo punto, ritornerà al Senato.
  Noi siamo contrari, siamo contrari perché crediamo che ci sia una politica estera diversa da fare, di certo non questo tipo di politica. Crediamo che, se vogliamo, possiamo andare in Europa e fare delle richieste precise; se vogliamo, possiamo fare degli interventi di cooperazione efficaci; e, soprattutto, se vogliamo, possiamo andare a parlare con quei Paesi che violano i diritti umani e dire semplicemente che noi non ci stiamo e che le armi decidiamo di non rivenderle. Se ci fosse questo tipo di politica, probabilmente il Paese sarebbe diverso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Secco. Ne ha facoltà.

  DINO SECCO. Grazie, Presidente, chiedo scusa per la voce. Onorevoli colleghi, il provvedimento al nostro esame interviene in materia di proroga di missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché misure urgenti per la sicurezza e politica estera e di difesa. Forza Italia, come è noto, ha sempre votato a favore del rinnovo delle missioni, a prescindere dalle responsabilità di Governo ricoperte in quel momento, rivendicando con orgoglio l'apprezzamento e l'alta stima verso le nostre Forze armate, che si distinguono nei vari scenari, ove spiccano per impegno e professionalità unanimemente apprezzate.
  In questa occasione, però, siamo fortemente perplessi, poiché, nel decreto-legge in esame, a parte le necessarie proroghe delle tante missioni cui l'Italia partecipa, vi sono elementi di criticità. Il provvedimento in esame rifinanzia una serie di missioni, fra le quali quella del Kosovo, dove i nostri carabinieri hanno ripristinato la legalità; rifinanzia missioni in Africa e in Asia, dove tutti i reparti delle nostre Forze armate si sono distinti nel contributo al risanamento dei territori. I nostri contingenti sono presenti in Afghanistan e lì contribuiscono, con fatica e grave rischio, al consolidamento di quelle istituzioni necessarie ad un Paese per vivere in pace, al fine di renderle stabili e autonome, evitando il rischio che forze politiche estremiste, per le quali i diritti umani sono un'opinione, riconquistino quei territori. Anche per questo motivo, la nostra forza politica aveva previsto la necessità di prorogare la missione in Afghanistan e i fatti ci hanno dato ragione.
  Ci sono tante altre missioni che proseguono con grande sacrificio dei nostri militari e che sono costate vite umane e dobbiamo a questi caduti almeno la serietà necessaria ad affrontare una politica estera e di sicurezza degna di questo nome. Riteniamo necessario che il Governo si attrezzi per tutelare e difendere i nostri confini, dandosi delle priorità ed esplicitando gli interessi italiani; interessi che presuppongono la celere e fondamentale stabilizzazione della Libia e il conseguente controllo delle sue coste, oltre alla creazione di zone di extraterritorialità...

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Secco. Onorevole Di Gioia, grazie.

Pag. 77

  DINO SECCO. ... nelle quali poter esaminare chi ha diritto allo status di rifugiato e chi no. Ma è un modo di fare, quello del Governo italiano, basato per lo più su spinte emotive imposte dai media tradizionali e dai social. Un Governo serio si prenderebbe delle responsabilità e, anche a rischio di andare contro la pubblica opinione, lavorerebbe con gli strumenti di cui è dotato; non sfrutterebbe il passaggio parlamentare di un provvedimento di proroga delle missioni internazionali per mandare un segnale all'Egitto, cercando di risolvere, in questo modo, una seria questione giuridica, che mira a individuare gli assassini di Giulio Regeni. Questa è una legge, colleghi, non è un cinguettio su Twitter. Gli interventi che facciamo...

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Secco. Al tavolo del Comitato dei nove, gentilmente, stiamo sentendo un collega che sta parlando, grazie.

  DINO SECCO. Gli emendamenti che presentiamo restano agli atti e su questi verremo giudicati, non sulle nostre esternazioni. Ecco, l'emendamento approvato dal Senato e che è stato definito da un illustre collega «una delle peggiori pagine di questa Assemblea» sfrutta il dramma di una famiglia che ha perso il figlio in modo barbaro.
  Non giova, pertanto, far passare emendamenti che tendono ad esacerbare il clima. Pur comprendendo il gesto simbolico dei proponenti, nella richiesta di sospendere la consegna dei pezzi di ricambio degli aerei F16 non si fa altro che indebolire, in tal modo, un Paese in lotta con il terrorismo.
  L'Egitto è un Paese sostanzialmente in guerra civile, ma è anche un alleato nella guerra contro il terrorismo islamico. Non è con misure simboliche, come questa, studiate, magari, per dare un contentino all'ala sinistra del Partito Democratico, che si faranno passi verso la verità della vicenda dell'uccisione del ricercatore italiano Regeni: se la volontà è quella di operare un richiamo all'Egitto sull'esigenza di trasparenza sulla vicenda Regeni, il Senato della Repubblica aveva a disposizione molti strumenti e svariate iniziative di indirizzo politico e di sindacato ispettivo e anche di incontri bilaterali con i rappresentanti politici di quel Paese.
  Si poteva discutere dei modi propri per operare un monito o un richiamo che desse maggiore solennità all'azione dell'Italia. Pertanto, in questa vicenda l'apice dell'offensiva diplomatica lo abbiamo già raggiunto con il richiamo dell'ambasciatore. In un momento di offensiva terroristica, approvare un emendamento che nega i pezzi di ricambio degli aerei egiziani non ci sembra un atteggiamento particolarmente saggio e costruttivo, posto che il terrorismo e il fondamentalismo sono nemici sia nostri che della Repubblica Araba d'Egitto.
  Sul piano della sicurezza e dei rapporti diplomatici e militari, il nostro Parlamento, il nostro Governo, le nostre istituzioni sono in condizione, ricorrendo agli appositi strumenti, di lanciare tutti i moniti e i richiami necessari a tutela della nostra dignità nazionale e dell'esigenza di verità.
  L'approvazione da parte del Senato dell'emendamento che nega i pezzi di ricambio degli F16 è stato un errore politico, strategico e militare che ha già minato la fragile credibilità dell'Italia. In questo Parlamento, in realtà, stiamo rischiando di discutere una scelta fondamentale di politica della difesa e di politica estera facendola passare come una questione di pezzi di ricambio, questa è la verità. Abbiamo confuso i livelli e gli strumenti, abbiamo mescolato pericolosamente il piano giuridico con quello politico. Per questo, Forza Italia ha presentato un emendamento, sul quale confidiamo convergano i voti in modo trasparente, che riporti il provvedimento allo status quo ante.
  La nostra forza politica ha ricevuto lodi per il senso di responsabilità che, anche come forza di opposizione, ha sempre dimostrato, votando a favore dei provvedimenti per il sostegno, il finanziamento e la proroga delle missioni militari e di cooperazione allo sviluppo internazionale Pag. 78e Forza Italia e il centrodestra hanno votato a favore di provvedimenti di questo tipo anche quando il voto fu decisivo per consentire a Governi di avere una maggioranza che altrimenti non ci sarebbe stata in ragione dei dissensi che, allora come oggi, erano presenti all'interno dalla sinistra.
  Il nostro voto, soprattutto trattandosi di missioni già in corso, non può essere che di sostegno e solidarietà ai nostri connazionali che partecipano a queste missioni. È a loro, che in tante parti del mondo difendono la legalità e i diritti umani fondamentali, che va il nostro pensiero e la nostra riconoscenza.

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Chaouki. Ne ha facoltà.

  KHALID CHAOUKI. Presidente, vorrei iniziare, in questa discussione sulle linee generali, intanto a contestualizzare il nostro dibattito rispetto a questo decreto missioni, dicendo esattamente dove ci troviamo, qual è il momento storico che stiamo vivendo, a differenza di alcuni colleghi, a partire dalla collega Spadoni e altri, che cercano di interpretare questo dibattito come un luogo dove fare polemiche, immaginando l'Italia come fosse una Svizzera o come fossimo Alice nel paese delle meraviglie, dove possiamo agire indisturbatamente rispetto a un contesto, quello mediterraneo in particolare, in cui non siamo semplicemente un Paese che si affaccia su questa regione così turbata, oggi, dal terrorismo, dalle guerre, dall'instabilità, ma siamo un Paese che è pienamente mediterraneo, un Paese che deve fare i conti con una storia, con una sua serie di relazioni e con una serie di rapporti che, ovviamente, ne condizionano la politica, ma, soprattutto, lo devono interrogare sulle proprie responsabilità.
  E allora, proprio in questo spirito di responsabilità, credo che questa proposta di finanziamento di diverse missioni internazionali e di cooperazione dobbiamo interpretarla un po’ tutti, facendo davvero una fatica per andare al di là delle polemiche sterili, a cui purtroppo assistiamo di mese in mese, e rendendoci conto che, invece, tra le righe di questo provvedimento c’è un salto di qualità che, in questi anni di Governo, abbiamo cercato di introdurre attraverso anche il dialogo positivo nel Parlamento con il Governo e nel contesto europeo e internazionale.
  Questa è una premessa importante per dirci davvero con onestà che non è così banale, né ovvio, né semplice, trovare alleati puri, perfetti, o cercare immediatamente di chiuderci rispetto ad alcune proposte di cooperazione e di collaborazione. Il primo elemento importante in questo provvedimento, lo spirito collante, direi, dal mio punto di vista, dal nostro punto di vista, in questo progetto è quello, innanzitutto, di cambiare il paradigma nelle relazioni internazionali e nei rapporti con i Paesi che vivono oggi un'uscita da una crisi drammatica, o una fase di stabilizzazione, o ancora, purtroppo, una situazione di conflitto.
  Il filo rosso che lega tutti i provvedimenti riguarda, innanzitutto, un paradigma diverso di cooperazione: noi abbiamo smesso di guardare questi Paesi dall'alto verso il basso, innanzitutto; nell'intenzione della proposta, i soldi andranno in progetti che intanto vedono una partnership reale, vera, con le società autoctone, con quelle popolazioni, con quelle società civili e, fatemi dire, a proposito dell'esempio citato dalla collega Spadoni, l'Afghanistan: ma noi ci possiamo immaginare cosa sarebbe stato oggi l'Afghanistan senza un impegno internazionale ? Siamo pronti ad offrire, oggi, in modo onesto e serio, quale sarebbe la controprova, in assenza della presenza, comunque faticosa e difficile, e dei tanti sacrifici della comunità internazionale ? Cosa ne sarebbe delle tante donne che, comunque, oggi, sono presenti in quel contesto e che provano con fatica a svolgere un lavoro nella politica, nelle istituzioni, nelle scuole ? Cosa sarebbero le scuole afgane oggi ? Magari non è tutto così, sicuramente è una presenza che soffre, che rischia tutti i giorni ancora più di noi e dei nostri militari, ma quale sarebbe, oggi, lo spazio per l'educazione delle bambine e dei bambini Pag. 79nelle scuole afgane, se non ci fosse stato un contributo internazionale e anche il sacrificio di tante nostre donne e uomini delle istituzioni, a partire dalle Forze armate e non solo ?
  Cosa sarebbe, oggi, per esempio, anche dell'Iraq, dove abbiamo cercato di sostenere, nella parte curda in particolare, un percorso, piano piano, di stabilizzazione in alcune aree, o il tentativo di riuscire a contrastare Daesh, non come si è fatto in passato – condivido le scelte sbagliate del passato, il processo tra virgolette all'Amministrazione Blair lo racconta, oggi, a Londra –, ma cercando di sostenere quelle popolazioni che, con coraggio, decidono di liberarsi dal terrorismo, dal radicalismo, da Daesh, grazie a un supporto anche delle nostre Forze armate, dei nostri addestratori e del nostro supporto ?
  Cosa sarebbero oggi – e questa è la domanda che rivolgo a tutti i colleghi in quest'Aula – queste società, a partire dall'Afghanistan, la Somalia e tante altre realtà, senza comunque una presenza o un impegno internazionale ? Credo che, se siamo onesti, diremmo che, purtroppo, ci sarebbe una situazione molto peggiore di oggi. Non è sufficiente ? Non è adeguata ? Non basta ? Siamo d'accordo, ma sicuramente servirà più cooperazione, più sostegno, più trasparenza e non decidere, in modo deliberato e irresponsabile, di ritirarci, immaginando chissà quale miracolo potrebbe risolvere il destino di quelle popolazioni.
  È in quest'ottica di supporto, di accompagnamento alle società civili e alle popolazioni e a quei Governi che noi intendiamo immaginare una nuova forma di cooperazione e di supporto. Lo facciamo in questo provvedimento attraverso il sostegno, ovviamente, attraverso quello che sono le nostre Forze armate, ma lo facciamo anche attraverso un sostegno importante e decisivo della società civile, attraverso il sostegno alla conciliazione, attraverso il sostegno alle società civili.
  L'esempio possono essere la Tunisia e la Libia: due Paesi che non rappresentano per noi un'opzione ipotetica di relazione con Paesi lontani, ma devono rappresentare – e lo stanno rappresentando sempre di più – un'opzione di relazione di politica domestica, anche rispetto alle conseguenze sui temi dell'immigrazione e del terrorismo, e soprattutto un debito di supporto rispetto a quelle popolazioni e a quello che stanno pagando, insieme all'Europa, in termini di vittime del terrorismo.
  Noi dobbiamo capovolgere questa prospettiva, immaginare i rapporti e il sostegno alla Libia e alla Tunisia, come stiamo facendo in questo provvedimento, come un contributo a noi stessi e non un contributo semplicemente di aiuto a quelle popolazioni. Addestrare, appunto, anche lì, le polizie, come avviene per la Libia, e sostenere l'economia tunisina è un inizio importante per dare anche una risposta diversa rispetto al passato su come prevenire anche i flussi dell'immigrazione incontrollata o su come costruire una cooperazione con quei Paesi, basata, da una parte, sul sostegno alla stabilità, ma, dall'altra, anche su un supporto alla società civile e, quindi, anche al tema dei diritti umani.
  Questo, cari colleghi e Presidente, vorrei fosse riconosciuto nello sforzo anche di questo provvedimento, perché non è semplice e chi la fa facile, oggi, non racconta una verità di chiunque, come noi, si affaccia quotidianamente alle dinamiche della geopolitica, del Mediterraneo e di quelle che sono le notizie di morte e la cronaca quotidiana di attentati, che tocca ugualmente l'Occidente, ma tocca, purtroppo, anche quelle popolazioni e quelle società.
  Dopo il supporto alle società, come abbiamo detto, in Afghanistan e in Iraq, dopo il tema dell'addestramento alle Forze armate riguardo anche alla Somalia, dove sicuramente non possiamo immaginare che finisca improvvisamente quella guerra civile, ma sicuramente non possiamo avere una titubanza tra il movimento terroristico di matrice islamica di Al-Shabaab e il tentativo di consolidare un Governo transitorio e di sostegno a quello che è un'opzione comunque democratica, c’è il tema della ricostruzione e della riconciliazione; e poi c’è un tema importante – e Pag. 80mi avvio alla chiusura – rispetto a quella che è una coerenza che ci viene richiesta e che ha pagato, perché non è vero che l'Italia, oggi, sul terreno della cooperazione non ha ottenuto risultati.
  Cito due esempi per raccontare di come questa coerenza del nostro Governo e di questa nostra maggioranza, in un dibattito positivo qui in Parlamento, abbia portato a due risultati importanti. Il primo è sul tema dell'immigrazione: sicuramente non si è risolto ancora tutto, sappiamo che l'Europa non sta mantenendo i suoi impegni rispetto al dovere di assumersi una responsabilità nella ricollocazione e nella ripartizione del richiedenti asilo, ma un impegno serio, che abbiamo mantenuto per anni sostenendo, per esempio, l'Agenzia per i rifugiati palestinesi, l'UNRWA, attraverso la guida importante di Filippo Grandi, ha portato e ha fatto sì che quella persona, stimata da tutti, Filippo Grandi, sia diventato oggi Commissario dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. È un risultato sì o no, questo ? È frutto non del Partito Democratico o di questo Governo, ma è frutto di una capacità di investire per anni su un processo di cooperazione internazionale attraverso la valorizzazione dei nostri uomini e attraverso una capacità, tutta italiana, di costruire rapporti positivi a livello internazionale nel Mediterraneo.
  Il secondo elemento – ed è importante per raccontare di come una coerenza abbia pagato e stia pagando anche sul fronte delle rapporti con l'Africa, per esempio – è la decisione straordinaria, che tutti dobbiamo riconoscere, importante, che è stata quella portata avanti dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di impegnarci tutti quanti per recuperare un relitto di una nave che affondò nel Mediterraneo nel 2015, con oltre 600 morti, che per noi poteva rappresentare semplicemente un numero come tanti numeri, ma che il nostro impegno, la volontà di un Paese straordinario come l'Italia, della sua Marina militare, delle sue Capitanerie di porto e del suo volontariato, ha fatto sì di tradurre in pratica quello che è una civiltà del nostro Paese, di tradurre in politica quelli che sono ancora alcuni valori, che tutti quanti diciamo, ma che poi, di fronte magari alla paura di perdere qualche voto, non tutti portano avanti con coerenza.
  Perché questo è il punto vero: c’è chi, in quest'Aula, parla di valori, di principi umani e di dover, appunto, cambiare cercando di aiutare le popolazioni, ma poi, di fronte al rischio di spiegare, ovviamente con fatica e con difficoltà, le proprie decisioni a una società italiana che talvolta è impaurita, talvolta è indotta alla paura, talvolta vive ovviamente una difficoltà e una crisi economica e sociale, non è in grado di portare con coerenza quei valori, spiegandoli anche alle persone fuori da noi.
  È questo il punto: dove siamo coerenti, noi riusciamo ad ottenere dei risultati. Recuperando quel relitto, investendo tutte le nostre energie, ringraziando le nostre Forze armate per il lavoro straordinario che hanno fatto, abbiamo dato un messaggio importante sia all'Europa, ma soprattutto ai Paesi africani, dicendo che non si può più accettare semplicemente la conta dei morti nel Mediterraneo e che, forse, quei tanti giovani, quelle migliaia di giovani africani potrebbero oggi costruire un futuro positivo per loro stessi anche in Africa, attraverso però un impegno serio, vero, di cooperazione e di investimento sullo sviluppo sostenibile in quei Paesi.
  È stata la storia del Migration Compact, quindi non solo azione umanitaria, ma anche una proposta pragmatica di cooperazione, che purtroppo non ho sentito in quest'Aula da parte delle altre forze dell'opposizione. Cosa c’è di male nel riconoscere che quella misura, quella proposta ha fatto sì che la Commissione europea abbia deciso finalmente di andare oltre la visione miope di fermarci a ripartire migliaia di persone, a dividerci in Europa e dire che forse la risposta più lungimirante è costruire sviluppo in quei Paesi e quindi investire risorse per portare lì crescita, portare lì anche le nostre imprese ad esser partner di quei Paesi e magari anche non dover più fare questa conta dei morti ?
  Questo è un altro esempio, Presidente, per dire che dobbiamo davvero fare un Pag. 81salto di qualità come Paese però, come Parlamento nel suo insieme, dicendoci una verità: in termini di politica internazionale, nel contesto che viviamo oggi, non si può essere semplicemente d'accordo o contrari; serve uno sforzo condiviso, che abbiamo cercato, in quest'Aula ed in Commissione, cercando di invitare tutti davvero a non volere sventolare la bandierina di un emendamento in più o di un emendamento in meno, ma ad essere all'altezza della storia del nostro Paese, della sua responsabilità per la sua posizione geografica, per la sua storia, di portare avanti un progetto che sia un progetto davvero di un'Italia che comunque oggi riesce a testimoniare nel mondo; è la storia dei nostri connazionali a Dacca, che purtroppo sono morti in quel tragico attentato, raccontano di una grande Italia che è in tutto il mondo, dove appunto fa business, fa del bene, cerca di sostenere le popolazioni dove si trova e soprattutto è riconosciuta per la sua davvero importante apertura al dialogo ed all'incontro con i popoli che incontra.
  Questo è lo sforzo che noi chiediamo, che io chiedo a tutti i colleghi di questo Parlamento, dicendo che infine anche su un tema delicato ed importante come quello della sfida al terrorismo di matrice islamica, di quello che è il pericolo che incombe anche in Europa e che tocca purtroppo molti giovani europei e che ha portato tanti giovani a militare per il terrorismo, per il jihadismo, per appunto far sì che siano oggi i principali nemici delle società dove hanno vissuto, a noi ci aspetta e ci attende uno sforzo condiviso, perché la sfida della lotta al terrorismo anche di matrice islamica non si può combattere solo con le armi o con le forze polizia, ma va combattuta, Presidente – e chiudo –, con un senso di comunità più ampio ed il progetto anche in I Commissione sulla prevenzione del radicalismo e della radicalizzazione è un progetto su cui speriamo ci sia davvero l'intenzione di lavorare tutti insieme (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche dei relatori e del Governo – A.C. 3953)

  PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore di minoranza, onorevole Pini, che vi rinunzia.
  L'onorevole Frusone non ha più tempo, però se ritiene un minuto posso darglielo. Prendo atto che rinunzia, così come l'onorevole Artini, l'onorevole Quartapelle Procopio e l'onorevole Causin.
  Anche il Governo rinunzia.

(Esame di questioni pregiudiziali – A.C. 3953)

  PRESIDENTE. Avverto che a norma articolo 96-bis, comma 3, del Regolamento sono state presentate le questioni pregiudiziali Spadoni ed altri n. 1 e Gianluca Pini ed altri n. 2 (Vedi l'allegato A – A.C. 3953).
  Passiamo, dunque, all'esame di tali questioni pregiudiziali.
  A norma del comma 4 dell'articolo 40 del Regolamento, in caso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire, oltre ad uno dei proponenti, purché appartenenti a gruppi diversi, per illustrare ciascuno degli strumenti presentati, per non più di dieci minuti, un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti.
  Al termine della discussione si procederà ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 3, quarto periodo, del Regolamento, ad un'unica votazione sulle questioni pregiudiziali.
  L'onorevole Spadoni ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 1.

  MARIA EDERA SPADONI. Grazie, Presidente, sarò breve, dato che sono anni che Pag. 82presentiamo le pregiudiziali sempre su questo provvedimento.
  Abbiamo chiaramente sempre parlato dell'uso abnorme della decretazione d'urgenza che c’è stato ed io ricordo che molto spesso, in quest'Aula, ci siamo ritrovati con una decretazione d'urgenza per dei provvedimenti che con l'urgenza avevano poco o niente a che vedere.
  Quindi, noi appunto crediamo che questo uso abnorme non debba essere fatto in quest'Aula e soprattutto reputiamo che la questione di continuare a mettere insieme delle missioni che dovrebbero essere, dal nostro punto di vista, esaminate una ad una, perché come dicevo prima noi magari possiamo anche essere d'accordo su certe missioni, ma se non siamo d'accordo su altre poi chiaramente il voto non può che essere contrario. E mi stupisco del fatto che si parli di sforzo, di sforzo comune, perché dobbiamo essere accomunati appunto dal cercare di trovare un punto in comune. Francamente, se per la maggioranza il punto in comune è ritrovarsi in una situazione tale per cui, su 57 emendamenti, da due anni e mezzo, tutti sono sempre con voto contrario, ad un certo punto è anche un po’ una presa in giro, soprattutto se penso che ho sentito prima, in discussione generale, dal collega Chaouki parlare di cooperazione. Si parla di cooperazione ? Benissimo, abbiamo sempre detto tutti quanti – anche il MoVimento 5 Stelle, attraverso degli emendamenti, lo ha sempre ribadito – che ci vuole più cooperazione.
  Io ricordo che nel 2015, primo semestre, abbiamo dato 68 milioni in cooperazione, nel secondo semestre 38 milioni e mezzo, per un totale di 98 milioni e mezzo. Nel 2016 per tutto l'anno 90 milioni, perché questo è, cioè questi sono i dati.
  Quindi, se ci ritroviamo ad avere milioni in meno in cooperazione, le parole sono molto belle, ma poi i fatti sono altri.
  Chiaramente noi crediamo che questo decreto non possa andare avanti e quindi ci aspettiamo un voto favorevole da parte dell'Aula.

  PRESIDENTE. L'onorevole Gianluca Pini ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 2.

  GIANLUCA PINI. Grazie, Presidente, non mi soffermerò sulle questioni tecniche già illustrate dalla collega Spadoni relativamente alla parte, diciamo così, della cooperazione, ma andrò sulla questione squisitamente relativa appunto alle pregiudiziali che sono state presentate, perché riteniamo che il provvedimento in esame presenti più di un profilo di incompatibilità con le norme costituzionali.
  In particolare, noi riteniamo che sussistano, all'interno di questo decreto, delle incompatibilità sostanziali con il dettato costituzionale in rapporto ai suoi contenuti specifici ed alle circostanze che hanno portato all'emanazione del decreto-legge oggetto del provvedimento di conversione con un lievissimo ritardo: quattro mesi e mezzo rispetto alla scadenza, lasciando assolutamente scoperte, in giro per il mondo, decine di migliaia di persone che sono state mandate da quest'Aula e dal Governo appunto su vari scenari più o meno rischiosi a livello internazionale.
  In primo luogo, rileviamo come il decreto-legge n. 67 del 2016 sia stato emanato appunto il 16 maggio scorso, cioè ben quattro mesi e mezzo dopo che si sia conclusa la copertura del precedente termine di proroga per interventi in atto all'estero, cioè il 31 dicembre 2015.
  Sottolineiamo inoltre come il grosso degli interventi militari della cooperazione all'estero sui tratti di crisi di cui si dispone la prosecuzione sino alla fine del 2016, fosse già in atto lo scorso anno, quando nulla ne lasciava presagire l'imminente cessazione e quindi poteva essere programmato un intervento legislativo ordinario.
  In buona sostanza, tutte le missioni, anzi diciamo pure il 95 per cento, forse di più, delle missioni che compongono la copertura di questo decreto, erano già in atto prima ed avevamo già deciso di prolungarle in qualche modo, da un punto di vista temporale, quindi non si capisce perché questa continua attesa prolungata. Pag. 83Va bene che c’è in esame, fra l'altro a brevissimo, all'interno di quest'Aula, per la terza lettura, della cosiddetta legge quadro sulle missioni internazionale, però questo non giustifica il continuo ricorso alla decretazione d'urgenza, quando una legge ordinaria, fra l'altro contingentata nei tempi, per una semplice proroga poteva essere tranquillamente portata all'esame del Parlamento.
  Stigmatizziamo pertanto la circostanza che quest'anno siano stati lasciati nell'incertezza ed anche in un pericoloso limbo giuridico, soprattutto per i rilievi di natura penale nei quali possono incorrere appunto i nostri militari all'estero per ben quattro mesi e mezzo senza alcuna plausibile giustificazione.
  Evidenziamo come la decretazione d'urgenza non possa essere considerata come un correttivo con cui porre sistematicamente riparo ai guasti prodotti dall'approssimazione che caratterizza la gestione dei principali impegni militari della cooperazione allo sviluppo di questo Paese, approssimazione che con questo Governo si è ulteriormente accentuata rispetto ai due Governi precedenti. Riteniamo conseguentemente insussistenti i requisiti di necessità e urgenza richiesti per procedere all'emanazione di un decreto-legge. Osserviamo inoltre come, all'interno del provvedimento, nell'iter svoltosi al Senato, attraverso la novellazione dell'articolo 8, comma 1, della legge 7 agosto 2015 n. 214, sia stata inserita una proroga di sei mesi alla delega legislativa avente ad oggetto la riorganizzazione dell'amministrazione dello Stato, misura prettamente ordinamentale estranea al contenuto del decreto-legge, criticata anche dal Comitato per la legislazione, che ne ha raccomandato la soppressione sulla scorta di quelle che sono delle sentenze della Corte costituzionale, quindi un evidente profilo di costituzionalità già sancito anche da quella che è la massima espressione della garanzia costituzionale, cioè la Corte.
  Quindi, chiediamo, in sosta buona sostanza, di non procedere all'esame del disegno di legge n. 3953, ma di procedere invece speditamente all'approvazione del disegno di legge quadro, che appunto è già iscritto all'ordine del giorno di questa settimana della Camera, e conseguentemente di andare ad analizzare, come richiamava giustamente il collega Pili prima, singolarmente le missioni internazionali che sono in essere in questo momento, sia militari che civili, nei vari scenari internazionali, per capirne l'efficacia, l'efficienza, il rapporto costi-benefici, soprattutto sotto un profilo di interesse nazionale e non solo di prestigio politico nell'immediato da parte del Governo, facendo sì che in maniera puntuale le Commissioni vadano ad esprimere su ogni singola missione il gradimento o meno da parte del Parlamento, che, ricordo al Governo, che ogni tanto se lo dimentica, essere sovrano nella scelta di queste cose.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alli, che non è in Aula. Si intende vi abbia rinunciato.
  Ha chiesto di parlare l'onorevole Andrea Romano. Ne ha facoltà.

  ANDREA ROMANO. Presidente, dunque oggi discutiamo, come sappiamo, le pregiudiziali di costituzionalità relative al decreto-legge n. 67 del 2016, presentate dalla Lega Nord e dal MoVimento 5 Stelle. In particolare, quest'ultima, quella presentata dai colleghi del MoVimento 5 Stelle, si dilunga sul merito del provvedimento all'esame della Camera, riservando agli argomenti a sostegno dell'incompatibilità con la Costituzione del decreto-legge una parte marginale. Come è noto, questa è una fase dell'esame parlamentare in cui si prendono in esame le ragioni di costituzionalità che potrebbero o dovrebbero impedire il prosieguo della discussione. Per tale ragione, mi concentrerò in particolare sul contenuto del provvedimento al seguito dei lavori, quindi sui rilievi di costituzionalità.
  Il primo punto: la proroga della partecipazione del personale delle Forze armate e di polizia alle missioni internazionali retroagisce al 1o gennaio 2016. Nel nostro ordinamento non esiste, fino ad oggi, una normativa di carattere generale Pag. 84riguardante le missioni internazionali, ne consegue che tale disciplina, con particolare riferimento ai profili concernenti il trattamento economico e normativo del personale impegnato nelle missioni, è di volta in volta affidata all'adozione di provvedimenti legislativi d'urgenza che finanziano le missioni e hanno quindi un'efficacia limitata nel tempo, con i decreti-legge. Questo Parlamento e questa maggioranza parlamentare, d'altra parte, hanno dato prova di riconoscere la necessità di una disciplina organica relativa alle missioni internazionali. Infatti, è all'esame delle Camere – e nello specifico proprio oggi sarà all'esame di questa Camera dei deputati – una proposta di legge quadro sulle missioni, alla quale peraltro la pregiudiziale del MoVimento 5 Stelle fa riferimento. La legge quadro individuerà un diverso equilibrio dei rapporti tra Parlamento e Governo, definendo in modo più efficace il ruolo di indirizzo e controllo svolto dal Parlamento in relazione alle scelte compiute dall'Esecutivo in questa materia.
  D'altro canto, fino all'entrata in vigore della legge quadro, proprio in ragione della già intervenuta scadenza delle missioni in essere, si giustifica l'urgenza del provvedimento governativo con forza di legge.
  Se non concludessimo il provvedimento di conversione, impediremmo la prosecuzione degli interventi di cooperazione allo sviluppo e di sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione quali sono da tempo impegnate le Forze armate e di polizia. Dobbiamo dunque essere consapevoli delle conseguenze delle nostre scelte nel quadro complessivo delle relazioni internazionali del Paese; e tanto più apparirebbe incomprensibile all'opinione pubblica e persino irresponsabile in termini politici, voglio aggiungere, se quest'Aula non concludesse il processo di conversione in legge proprio mentre ci riuniamo all'indomani dell'attentato di Dacca, nel quale gli assassini di Daesh hanno ucciso nove nostri connazionali e altri undici innocenti.
  Dopo l'ennesimo attacco che ha colpito per l'ennesima volta civili di nazionalità e religioni diverse – un attacco, come sappiamo, che si rivolge contro il nostro essere una comunità di donne e uomini liberi, che condividono culture, religioni, storie e futuro – è quindi giusto e inevitabile che nella discussione di oggi si guardi anche ai fatti di Dacca – come a quelli di Baghdad e quelli di Istanbul, per guardare solo alle stragi più recenti – e alla necessità di riaffermare e se necessario adeguare, con le modifiche che si renderanno opportune, gli strumenti della presenza delle Forze armate e di polizia italiana nel mondo. Già nella discussione di questo provvedimento, il Parlamento può dimostrare di essere all'altezza dei tempi che viviamo, mostrandosi capace di maturità, unità e responsabilità sui grandi temi della sicurezza nazionale ed internazionale, al di là dell'insopprimibile esigenza del confronto politico e della naturale diversità di visione tra i nostri schieramenti.
  È l'auspicio di uno sforzo condiviso che poco fa sottolineava il collega Chaouki, ed è un auspicio, colleghi, che voglio riaffermare anche davanti alla tenace ripetizione di tesi sbagliate o persino imbarazzanti, per il tempismo di poco successivo alla strage di Dacca, come quelle che abbiamo ascoltato pochi minuti fa dalla collega dei 5 Stelle, secondo la quale il terrorismo internazionale e le stragi di Daesh sarebbero la logica e inevitabile conseguenza dei crimini occidentali. Di fronte a questa tesi sbagliata dobbiamo riaffermare lo spirito e la lettera dell'articolo 11 della nostra Carta costituzionale, nel quale, mentre si ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, si riafferma che l'Italia acconsente, in condizioni di parità con altri Stati e alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni e promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
  Da ultimo, faccio riferimento all'ampliamento da dodici a diciotto mesi del termine per l'esercizio della delega, di cui all'articolo 8, comma 1, della legge n. 124 del 2015, che comprende il riordino delle Pag. 85carriere delle forze di polizia. Si tratta – e vado a concludere – della proroga di un termine per l'esercizio di una delega da parte del Governo inserita da un emendamento presentato e approvato dal Senato in sede di conversione, pertanto non presente nel testo originario del decreto-legge. A tal proposito, ricordiamo che la Corte costituzionale ha affermato che per la norma di delega introdotta con legge di conversione non si richiedono i caratteri di necessità ed urgenza, tuttavia essa deve essere coerente con la necessaria omogeneità della normativa d'urgenza prescritta dalla giurisprudenza costituzionale. Per questi motivi, il Partito Democratico voterà contro le pregiudiziali di costituzionalità.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mazziotti Di Celso. Ne ha facoltà.

  ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. Presidente, abbiamo sentito gli argomenti dei colleghi del MoVimento 5 Stelle e della Lega Nord per non esaminare questi provvedimenti, in realtà erano quasi tutti argomenti di merito. Su quelli di costituzionalità, devo dire che l'urgenza del decreto è evidente. Paradossalmente, quelle che erano critiche di merito, anche condivisibili, sul ritardo nell'intervento di un provvedimento legislativo di rifinanziamento delle missioni, sono argomenti a favore dell'urgenza, quindi a favore dell'immediata decretazione su questo tema. Quindi, parlare dell'insussistenza del requisito dell'urgenza perché è scaduto da quattro mesi il provvedimento precedente, è un po’ contraddittorio. In realtà, è una ragione semmai per andare ancora più veloce. Quindi, il requisito d'urgenza, nel decreto, sicuramente sussiste.
  Per quel che riguarda poi il merito, perché in realtà nella questione pregiudiziale del MoVimento 5 Stelle ci sono quasi esclusivamente considerazioni di merito, voglio sottolineare il fatto che colpiscono due affermazioni contenute nelle pregiudiziali: una – cito testualmente – è che nelle missioni non si capisce bene quale sia il confine tra la natura di missione di pace e una vera e propria operazione militare, e immediatamente dopo si fa riferimento all'Afghanistan. Credo che questo denoti chiaramente una diversa percezione della situazione.
  Se il MoVimento 5 Stelle ha qualche dubbio sul fatto che i nostri militari in Afghanistan svolgano una missione non abbia nulla di pace, è un problema loro. Noi riteniamo che quella missione non abbia nulla di offesa dei popoli, così come tutte le altre missioni nelle quali le nostre Forze Armate sono coinvolte.
  Riteniamo che sia fondamentale in questo momento intervenire con questo decreto, così come è importante approvare la legge quadro che finalmente eviterà in futuro il ricorso alla decretazione d'urgenza, ma pensiamo che su temi come questo si dovrebbero evitare affermazioni generiche che lasciano pensare a chissà quale attività militarista o colonialista, perché questi sono stati i toni che abbiamo sentito negli interventi di oggi. Sappiamo benissimo quale prezzo, in termini di impegno di vite umane, stiano pagando i nostri militari e sicuramente non per le ambizioni di invasione del mondo occidentale.
  Anche significativo è il richiamo all'articolo 11 della nostra Costituzione contenuto nella pregiudiziale del MoVimento 5 Stelle, dove si dice che sì ci sono dei trattati ma non devono costituire un alibi. I trattati non costituiscono un alibi; prevedono degli impegni ed è bene che un movimento che sostiene di avere l'ambizione di governare questo Paese arrivi finalmente a capire che nei trattati o si sta dentro o si sta fuori. Starci dentro dicendo: «Non mi piace» è un privilegio che funziona quando si è all'opposizione, ma chi vuole seriamente sostenere di voler governare un Paese deve dire se quei trattati intende denunciarli o se intende rispettarli fino a che non saranno modificati.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Duranti. Ne ha facoltà per due minuti.

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  DONATELLA DURANTI. Grazie, Presidente. Anche meno di due minuti per preannunciare il voto favorevole del gruppo di Sinistra Italiana sulle questioni pregiudiziali e per stigmatizzare evidentemente alcuni profili che sono stati richiamati dai colleghi che hanno presentato le questioni pregiudiziali. Innanzitutto vi è l'abuso della decretazione d'urgenza e a questo riguardo voglio ricordare i richiami contro questo abuso sia dell'Osservatorio per la legislazione sia del Presidente della Repubblica e della Corte costituzionale. L'abuso dei decreti omnibus è stato ricordato; ancora una volta ci troviamo a votare un decreto che mette insieme tutte le missioni internazionali, impedendo al Parlamento di poter intervenire sulle singole missioni. Infine, ci lascia ancora una volta perplessi il fatto che questo decreto intervenga a quattro mesi e mezzo dalla scadenza della precedente proroga, determinando appunto diversi problemi di tipo anche amministrativo, oltre che legale e politico, in riferimento all'utilizzo dei nostri militari all'estero.
  Dunque, per tutte queste ragioni, che ho provato a sintetizzare velocemente, ribadisco che Sinistra Italiana voterà a favore delle questioni pregiudiziali.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Artini. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ARTINI. Grazie, Presidente. Anch'io velocemente, così come la collega Duranti, per annunciare il voto favorevole su queste due pregiudiziali per tutte le cose che in tutti questi anni ci siamo detti e che, diciamo così, l'approvazione della legge quadro certifica. Il fatto di voler trovare un sistema diverso per prorogare o comunque implementare delle missioni internazionali non dà alibi sul fatto che la questione pregiudiziale di costituzionalità sia da approvare senza nessun tipo di dubbio.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali Spadoni ed altri n. 1 e Gianluca Pini ed altri n. 2.
  Dichiaro aperta la votazione.

  (Segue la votazione).

  Murer, Causin, Zan. L'onorevole Causin ancora non riesce; c’è il tecnico. Anche l'onorevole Zan non riesce a votare. Abbiamo dei problemi con l'onorevole Zan e con l'onorevole Causin; l'onorevole Causin ha risolto, rimane solo il problema con l'onorevole Zan. Gigli, Battelli, Altieri.

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  390   
   Votanti  386   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  194   
    Hanno votato  119    
    Hanno votato no  267.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  FRANCESCO SAVERIO GAROFANI, Presidente della IV Commissione. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  FRANCESCO SAVERIO GAROFANI, Presidente della IV Commissione. Grazie, Presidente. Vorrei chiedere una brevissima interruzione dei lavori dell'Aula, perché abbiamo la necessità di riunire il Comitato dei nove per valutare il parere reso dalla Commissione bilancio.

  PRESIDENTE. Però, onorevole Garofani, mi dica di quanto tempo ha bisogno, in maniera che...

  FRANCESCO SAVERIO GAROFANI, Presidente della IV Commissione. Presidente, dieci minuti.

  PRESIDENTE. Quindi alle 17,55 si riprende la seduta. Pag. 87
  Sospendo la seduta, che riprenderà alle 17,55.

  La seduta, sospesa alle 17,45, è ripresa alle 17,55.

(Esame dell'articolo unico – A.C. 3953)

  PRESIDENTE. Essendo state respinte le questioni pregiudiziali, passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (Vedi l'allegato A – A.C. 3953), nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato (Vedi l'allegato A – A.C. 3953).
  Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato (Vedi l'allegato A – A.C. 3953) e all'articolo unico del disegno di legge di conversione (Vedi l'allegato A – A.C. 3953).
  Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A – A.C. 3953), che sono in distribuzione.
  Avverto che fuori dalla seduta sono stati ritirati dai presentatori gli emendamenti 1.10 Gianluca Pini e Dis. 1.1 Frusone.
  Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti invito i relatori e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti.
  Procederei, se siamo d'accordo, lo dico a tutti i relatori, nel seguente modo: chiedo ora il parere al relatore per la maggioranza e poi, emendamento per emendamento, a ciascuno dei relatori di minoranza, in maniera che così facciamo in modo ordinato.

  LIA QUARTAPELLE PROCOPIO, Relatrice per la maggioranza per la III Commissione. Le Commissioni esprimono parere contrario su tutti gli emendamenti.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 1.1 Basilio e 1.50 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 1.2 Corda e 1.51 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 1.3 Duranti ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Contrario.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 1.4 Paolo Bernini e 1.52 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 1.5 Basilio e 1.53 Gianluca Pini ?

Pag. 88

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 1.7 Palazzotto ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 1.6 Spadoni e 1.54 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 1.8 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 1.9 Palazzotto ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Contrario.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 1.11 Fava ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 1.12 Artini e 1.55 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 2.1 Piras, 2.2, Spadoni e 2.50 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli emendamenti 2.3 e 2.4 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

Pag. 89

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 2.5 Palazzotto ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 2.6 Corda e 2.51 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 2.7 Artini e 2.52 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 2.8 Grande e 2.53 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 2.9 Artini e 2.54 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 2.55 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 2.11 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 2.12 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 2.13 Palazzotto ?

Pag. 90

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 2.14 Fava ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 3.1 Piras ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 3.2 Fava ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 3.3 Fava ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 3.4 Piras ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Contrario.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 3.5 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 3.6 Duranti ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 4.1 Tofalo e 4.51 Gianluca Pini ?

Pag. 91

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 4.2 Piras ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 4.4 Vito, 4. 5 Gianluca Pini e 4. 50 La Russa ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 4.6 Palazzotto ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 4.7 Rizzo ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 4. 8 Di Battista ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 4.9 Fava ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 4.10 Duranti ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Contrario.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 4.11 Palazzotto e 4.12 Gianluca Pini ?

Pag. 92

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 4.18 Artini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 4.13 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 4.14. Piras e 4.15 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 4.16 Piras ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Contrario.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 4.17 Artini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 5.50 La Russa ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 5.51 La Russa ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 5.52 La Russa ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

Pag. 93

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Contrario.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 6.1 Duranti ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento 6.2 Duranti ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Contrario.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 7.1 Sibilia e 7.50 Gianluca Pini  ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 7.2 Tofalo e 7.51 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 8.1 Spadoni e 8.50 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 8.2 Scagliusi e 8.51 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sugli identici emendamenti 8.3 Grande e 8.52 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Favorevole.

  PRESIDENTE. Sull'emendamento Dis. 1.50 Gianluca Pini ?

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Favorevole.

  LUCA FRUSONE, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

Pag. 94

  MASSIMO ARTINI, Relatore di minoranza per la IV Commissione. Mi rimetto all'Aula.

  PRESIDENTE. Il Governo ?

  GIOACCHINO ALFANO, Sottosegretario di Stato per la difesa. Grazie, Presidente. Il Governo esprime parere conforme al relatore per la maggioranza.

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 1.1 Basilio e 1.50 Gianluca Pini.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.1 Basilio e 1.50 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e quello favorevole dei relatori di minoranza, ad eccezione del relatore Artini, che si rimette all'Aula.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Massa... È contrario anche il parere dalla V Commissione (Bilancio)... Simone Valente... colleghi, vi prego di rimanere al vostro posto perché dobbiamo fare una serie di voti... Galgano...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  371   
   Votanti  336   
   Astenuti   35   
   Maggioranza  169   
    Hanno votato   69    
    Hanno votato no  267.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Vezzali ha segnalato di non essere riuscita ad esprimere voto contrario).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.2 Corda e 1.51 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole dei relatore di minoranza della Lega Nord e del MoVimento 5 Stelle e il parere contrario del relatore di minoranza Artini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Di Gioia... Stella Bianchi... Simone Valente...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  376   
   Votanti  341   
   Astenuti   35   
   Maggioranza  171   
    Hanno votato   73    
    Hanno votato no  268    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Vezzali ha segnalato di non essere riuscita ad esprimere voto contrario).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Duranti 1.3, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, del relatore di minoranza Pini, con il parere favorevole del relatore di minoranza del MoVimento Cinquestelle e il parere contrario del relatore di minoranza Artini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Zan... Palma... Giammanco... Covello... Giorgis... Brescia...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  376   
   Votanti  365   
   Astenuti   11   
   Maggioranza  183   
    Hanno votato   84    
    Hanno votato no  281    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Vezzali ha segnalato di non essere riuscita ad esprimere voto contrario).

Pag. 95

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Paolo Bernini 1.4 e Gianluca Pini 1.52, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza della Lega Nord e del MoVimento 5 Stelle mentre il relatore di minoranza Artini si rimette all'Aula.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Di Battista... Duranti... Di Vita...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  391   
   Votanti  379   
   Astenuti   12   
   Maggioranza  190   
    Hanno votato   99    
    Hanno votato no  280    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Vezzali ha segnalato di non essere riuscita ad esprimere voto contrario).

  Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Basilio 1.5 e Gianluca Pini 1.53, con il parere contrario della V Commissione (Bilancio), delle Commissioni e del Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Grazie, Presidente. L'emendamento è in linea con il contenuto del decreto-legge, in fase di conversione definitiva – si spera – in quest'Aula, considerato che si prevede la copertura effettivamente fino al 31 dicembre 2016 e che le missioni previste dal comma 1 dell'articolo 1, vale a dire relativamente alla zona dei Balcani, sono a tutti gli effetti ormai esaurite nella loro funzione prevalente cioè la stabilizzazione. Infatti, se nella stragrande maggioranza di queste aree sono state avanzate da parte di una serie di Paesi richieste di adesione all'Unione europea, non si capisce onestamente che senso abbia mantenere una posizione militare da parte di uno Stato membro all'interno di Stati che richiedono un'adesione che deve rispettare determinati crismi e comporta una decisione che prevede per forza di cose che vi siano condizioni di assoluta pacificazione e stabilità.
  Ora gli emendamenti precedenti chiedevano semplicemente di sopprimere, quindi di chiudere immediatamente queste missioni. Poiché la maggioranza e il Governo non hanno avuto il coraggio di prendere atto che è uno spreco di denaro, di tempo e di risorse continuare a mantenere attive queste missioni, almeno che vi sia coerenza con la finalità da un punto di vista, per così dire, formale che, al termini della copertura finanziaria, stabilita dal decreto-legge al 31 dicembre 2016, vi sia il rientro di queste truppe che magari possono essere impiegate in maniera molto più proficua, tenuto conto che sono truppe militari e non ci sono civili o, se ci sono, sono veramente residuali, che siano impiegati nel contrasto al terrorismo internazionale e considerato che sono state impiegate per tanto tempo in scenari dove, comunque sia, ci sono stati e ci sono purtroppo, diciamo così, aree con focolai di potenziali reclutatori di jihadisti, come si è visto dalle cronache nelle settimane scorse. Quindi il nostro non è assolutamente un emendamento ostruzionistico, come avete visto interveniamo solo... Però chiedo, Presidente...

  PRESIDENTE. Sì, ha ragione, onorevole Pini. Colleghi, per favore, possiamo abbassare il tono della voce, soprattutto coloro che stanno dietro l'onorevole Pini.

  GIANLUCA PINI. No, perché sa, dopo è facile, quando ci sono le comunicazioni del Governo, su qualche atto terroristico riempirsi la bocca di buoni propositi ma quando poi c’è la possibilità di votare per spostare delle risorse, che già ne abbiamo poche considerata anche la situazione economica, da una situazione dove non stanno più dando alcun tipo di supporto al contrasto al terrorismo magari ad altre Pag. 96aree dove invece è necessario, per lo meno che i colleghi valutino attentamente e a prescindere da quelle che sono le indicazioni di gruppo se è opportuno o meno, ripeto, continuare a mantenere presenze all'interno dei Balcani in aree dove ci sono Stati che chiedono l'adesione all'Unione europea, quindi con un'assoluta incongruenza. Quindi è un fatto di buonsenso, un fatto di coerenza con quello che viene detto in termini di contrasto al terrorismo all'interno di quest'Aula.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.5 Basilio e 1.53 Gianluca Pini, con il parere contrario della V Commissione (Bilancio), delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole dei relatori di minoranza Gianluca Pini e Frusone, mentre il relatore di minoranza Artini si rimette all'Aula.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Silvia Giordano... onorevole Vezzali, la prego di affrettarsi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  397   
   Votanti  361   
   Astenuti   36   
   Maggioranza  181   
    Hanno votato   81    
    Hanno votato no  280.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.7 Palazzotto.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palazzotto. Ne ha facoltà.

  ERASMO PALAZZOTTO. Grazie, Presidente. Vogliamo intervenire su questo punto perché anche se questo decreto-legge missioni è del tutto immodificabile, stante i tempi con cui è arrivato alla discussione di un Parlamento sempre più condannato a ratificare provvedimenti del Governo, considerando che noi in appena due giorni di discussione abbiamo dovuto licenziare questo decreto-legge senza poter fare modifiche perché materialmente non ci sarebbero i tempi per farlo tornare al Senato e poterlo riapprovare in tempi utili per la scadenza, vorremmo però almeno provare, visto che questo ci auguriamo sia l'ultimo decreto-legge missioni che approviamo, a discutere del merito di quello che approviamo. Vedete l'emendamento in questione parla della missione Active Endeavour: è una delle più antiche missioni navali nel Mediterraneo a cui il nostro Paese partecipa. Costituita dopo il 2001 per fare fronte alla minaccia terroristica a seguito dell'attentato alle Torri Gemelle costa allo Stato italiano 19 milioni di euro l'anno.
  Eppure, in ben 16 anni, quasi, quindici anni di onorata carriera, il bilancio di questa missione è alquanto deludente, ovvero non è mai stato rintracciato un solo natante di nessun tipo, né mercantile o altro, che avesse a che fare con il terrorismo o, meno che mai, con il traffico di armi o di droga o di qualunque altra attività illecita nello specchio d'acqua del Mediterraneo. E, allora, noi oggi ci poniamo questo tema: abbiamo contestato in più occasioni l'utilità di una missione navale contro il terrorismo per difendere la frontiera sud dell'Europa, immaginando che difficilmente i terroristi arrivassero in Europa su delle navi o con dei mezzi da guerra, ma oggi ancora di più poniamo un altro tema, considerato che dentro questo stesso decreto noi finanziamo tra quattro o cinque missioni navali nel Mediterraneo che hanno tutte la stessa funzione.
  In questo momento, nel canale di Sicilia, abbiamo tante navi che, probabilmente, dovremmo metterci i parabordi, perché non c’è più uno specchio d'acqua sufficiente. Le possiamo elencare: sono a seguire Active Endeavour, Eunavfor Med, Sophia, Mare Sicuro, per parlare di quelle che sono solo del nostro Paese, il dispositivo della NATO per la sicurezza della frontiera sud navale nel Mediterraneo. Pag. 97Parliamo di un'enorme quantità di denaro, messa in campo, di fatto, per garantire un'esercitazione permanente alle forze navali italiane e, in questo caso, anche europee, visto che Active Endeavour è una missione NATO, che si è anche estesa, coinvolgendo anche Paesi come la Russia.
  E, allora, il tema che noi vogliamo porre è questo: è possibile discutere di un'unica missione navale che abbia – e questo è il tema che poniamo nel nostro emendamento – l'aggiunta di una missione umanitaria nel Mediterraneo, cioè che abbia nelle sue regole di ingaggio la possibilità di fare save and rescue, e quindi di salvare i migranti in una fase storica di questo tipo ? Ha senso continuare a investire questa enorme quantità di denaro per finanziare costosissime esercitazioni militari che nulla hanno a che vedere con la sicurezza ? Mettiamola così: nella migliore delle ipotesi, c’è una sproporzione dell'investimento finanziario rispetto ai risultati ottenuti.
  Questa missione è totalmente inutile, eppure noi continuiamo a ratificarla, decreto dopo decreto, come se nulla fosse. Continuiamo a sprecare i soldi dei cittadini italiani per una missione che non serve né ai cittadini italiani né a nessun altro, se non a fare una costosa esercitazione militare.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duranti. Ne ha facoltà.

  DONATELLA DURANTI. Grazie, Presidente, per aggiungere semplicemente che la task force di questa missione è composta da unità di superficie, da sommergibili, da aerei da pattugliamento, e che ci è costata, complessivamente, oltre 250 milioni di euro. Ma la cosa più grave, oltre al fatto che non si capisce bene quali siano i risultati ottenuti da questa missione, secondo me, è che la missione è stata continuamente aggiornata nei suoi compiti e nelle sue regole di ingaggio; continuamente è stato cambiato, negli ultimi quindici anni, il target di questa missione, a significare, appunto, che, nonostante il costo importante e nonostante serva quasi esclusivamente come una grande missione per esercitazioni della NATO, forse i risultati sono davvero scadenti (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Artini. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ARTINI. Grazie, Presidente. Giusto per puntualizzare su questa missione, che ormai è un must di tutti i decreti sulle missioni. Spero che la rivoluzione che dovremmo fare sulla legge-quadro si possa valutare effettivamente e dare un impulso diverso, che non sia esclusivamente finanziario. Non è solo questa Camera che lo chiede: la stessa NATO ha in previsione di ristrutturare questa missione, che non ha più senso di esistere, nel senso che è stata creata sotto la spinta della NATO, su richiesta dell'articolo 5, ma nel 2001.
  Dopo 15 anni, effettivamente, un ripensamento rispetto a quelli che sono gli obiettivi sarebbe logico e bloccare questo tipo di missione per me è un qualcosa che ha un senso anche in relazione al fatto che negli anni si sono andate ad aggiungere altre tre missioni nella stessa area. Quindi, penso a Eunavfor Med, penso a Mare Sicuro e penso all'ultima, che viene approvata sempre con questo decreto, da un punto di vista finanziario, che riguarda il controllo del Mar Mediterraneo nella zona che riguarda il Mar Egeo e i canali di collegamento con il Mar Nero: sinceramente, tutte queste missioni – poi lo riprenderò anche successivamente – trattano e impegnano circa 180 milioni di euro solo in questo decreto; 180 milioni sono più del 10 per cento, quasi il 15 per cento, di tutto l'impegno finanziario del decreto. Sinceramente, non farci una riflessione sopra, anche da un punto di vista di riorganizzazione, per me è fortemente sbagliato.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Pag. 98
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palazzotto 1.7, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), sul quale si rimette all'Aula il relatore di minoranza Pini e con il parere favorevole dei relatori di minoranza Frusone e Artini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Mongiello, Cristian Iannuzzi... Ci siamo ? Colleghi, vi prego, per l'ennesima volta, di rimanere al vostro posto. Fossati...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  406   
   Votanti  390   
   Astenuti   16   
   Maggioranza  196   
    Hanno votato  106    
    Hanno votato no  284.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Spadoni 1.6 e Gianluca Pini 1.54, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e con il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fabbri... Onorevole Fitzgerald Nissoli, per favore !
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  409   
   Votanti  405   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  203   
    Hanno votato  117    
    Hanno votato no  288.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento Gianluca Pini 1.8.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Grazie, Presidente. Noi, con questo emendamento, molto semplicemente chiediamo di cancellare l'operazione denominata Sophia, che ci sembra più un'operazione di bandiera che un'operazione effettivamente mirata a contrastare il traffico di esseri umani, e quindi la redditizia operatività degli scafisti che rispondono poi alle mafie internazionali, posto che il salvataggio di profughi in mare è un obbligo previsto dalle normative internazionale, dalle leggi del mare.
  Quindi, non si capisce perché debba esserci un'operazione che sulla carta deve contrastare gli scafisti, ma, di fatto, il contrasto non lo fa; quindi, anche qui, proprio in virtù di quelle che erano le considerazioni fatte in coda alla presentazione dell'eccezione di costituzionalità rispetto a questo decreto, sarebbe opportuno, missione per missione – questo ci auguriamo veramente che inizi ad accadere dalla prossima valutazione, una volta approvata la legge quadro sulle missioni –, valutare costi e benefici anche in termini di salvataggio di vite umane o di contrasto a quella che è la criminalità organizzata.
  Questa operazione non lo fa, è uno spreco di denaro; ci sono altre operazioni che possono effettivamente prendere il posto di questa operazione fallimentare. Quindi, questi soldi, anche qui, devono essere utilizzati, a nostro avviso, in maniera diversa e più efficiente; quindi, ne chiediamo la cancellazione.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gianluca Pini 1.8, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e del relatore di minoranza Artini e con il parere favorevole dei relatori di minoranza Pini e Frusone.Pag. 99
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Qualcuno che non riesce a votare ? Abbiamo votato tutti ? Onorevole Artini. Ci siamo ? Luciano Agostini.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  407   
   Votanti  403   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  202   
    Hanno votato  121    
    Hanno votato no  282.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Baroni ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto favorevole. Il deputato Artini ha segnalato di aver espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimerne uno contrario).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Palazzotto, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e del relatore di minoranza Gianluca Pini e con il parere favorevole dei relatori di minoranza Frusone e Artini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Ci siamo ? Chi è che non riesce a votare ? Baroni, Agostini, altri ? Non vedo mani alzate.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  407   
   Votanti  405   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  203   
    Hanno votato  107    
    Hanno votato no  298.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 Fava, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Duranti, altri che non riescono a votare ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  402   
   Votanti  400   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  201   
    Hanno votato  117    
    Hanno votato no  283.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Lombardi ha segnalato di non essere riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 1.12 Artini e 1.55 Gianluca Pini.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Artini. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ARTINI. Grazie, Presidente. Solamente perché riteniamo che sia necessario specificare che al Senato è stata aggiunta, nella missione Eunavfor Med, la possibilità di addestrare le forze libiche di Guardia costiera, come fase aggiuntiva rispetto a quella che è tutto il mandato di Eunavfor Med, che si dipana su vari punti – c'era una fase 1, una fase 2.1, una fase 2.2 e una fase 3 – e che al momento ancora non prevede, come dire, lo sconfinamento in acque territoriali libiche.
  Ecco, questo emendamento di merito andava a specificare espressamente che quell'addestramento, quella fase di formazione non venisse fatta nelle acque territoriali libiche, ma in acque internazionali. Io credo che sia opportuno, anche per il Pag. 100Governo, ragionare eventualmente su una possibilità; questa sarebbe stata una cosa molto logica da inserire al Senato, giacché c’è stata la volontà di aggiungere questo passaggio, e chiedo al Governo se questo tipo di valutazione possa essere fatta o meno.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.12 Artini e 1.55 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Non vedo mani alzate. Ricciatti. Altri ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  397   
   Votanti  393   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  197   
    Hanno votato  116    
    Hanno votato no  277.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Vezzali ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Passiamo alla votazione nominale, mediante procedimento elettronico, degli identici emendamenti 2.1 Piras, 2.2 Spadoni e 2.50 Gianluca Pini.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duranti. Ne ha facoltà.

  DONATELLA DURANTI. Grazie, Presidente. Con questo emendamento chiediamo la soppressione della missione Resolute Support in Afghanistan, che prevede la partecipazione di personale militare all'addestramento delle forze afgane. Noi chiediamo la soppressione di questo comma perché, intanto, è difficile, difficilissimo, anche durante le relazioni del Ministro della difesa e del Ministro degli affari esteri, comprendere fino in fondo che cosa sta accadendo in quel Paese da quando è stata avviata, a gennaio del 2015, questa nuova missione, ricordo, dopo la fine di ISAF. Crediamo che, intanto, i risultati siano davanti agli occhi di tutti: quel Paese è lontano dall'essere pacificato e ci sono fenomeni di recrudescenza della violenza molto, molto forti, ancora tante vittime.
  E poi c’è un elemento che vogliamo sottolineare: l'Afghanistan è uno dei 23 Paesi nel mondo che utilizza – è brutto dirlo così – i bambini soldato.
  Per cui noi chiediamo di porre fine a questa missione, che, peraltro, è costosissima (sono circa 180 i milioni di euro che serviranno per un anno) e chiediamo di spostare una parte cospicua di quei fondi alla cooperazione internazionale, anche, anzi direi soprattutto, visto che siamo lì per addestrare le forze di polizia e le forze militari dell'Afghanistan in un Paese dove esiste in maniera importante e per noi inaccettabile il problema dell'utilizzo dei bambini soldato.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.1 Piras, 2.2 Spadoni e 2.50 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Capelli, Di Lello, Silvia Giordano. Chi altro non riesce a votare ? Agostini, Fabbri. Altri ? Onorevole Pannarale.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  394   
   Votanti  391   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  196   
    Hanno votato  112    
    Hanno votato no  279.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 101

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.3 Gianluca Pini.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Grazie, Presidente. Smentendo quello che il Governo aveva detto circa un anno fa in quest'Aula, cioè che la nostra presenza in Afghanistan avrebbe seguito un processo di smantellamento molto rapido, chiaramente, come tante altre promesse fatte dal Governo Renzi e dai suoi esponenti, troviamo invece all'interno di questo decreto un rifinanziamento ancor più pesante per la presenza dei nostri militari nello scenario afgano. Si sono ritirati sostanzialmente tutti, non vi sono particolari situazioni di crisi, certo non è il Paese più tranquillo del mondo, ci mancherebbe altro, ma, onestamente, il nostro impegno e l'impiego di Forze armate su quel territorio, soprattutto in funzione addestrativa, si è veramente concluso.
  Rimane onestamente da capire, e qui chiedo al Governo se può darci una spiegazione, anzi faccio un inciso, senza nulla togliere all'amico e collega, Gioacchino Alfano: di solito, alla conversione di un decreto missioni vi è la presenza del Ministro della difesa, essendo sostanzialmente l'unico vero provvedimento che, ogni sei mesi, va ad investire quel Ministero. Ripeto, il Governo è degnamente rappresentato, ma, per un fatto di dignità, anche da trasmettere a tutti i militari che sono all'estero, la presenza del Ministro sarebbe cosa assolutamente gradita.
  Chiusa questa parentesi, ripeto, noi chiediamo di sopprimere questa missione che costa 180 milioni di euro. Ripeto: 180 milioni di euro ! Anzi, se vogliamo essere precisi, 179.030.323 euro, ma non è tanto – o non è solo, non solo non è tanto – il costo di questa missione a sbalordire, ma, ripeto, è l'assoluta inesistenza di un motivo, anche da un punto di vista di strategia, di posizionamento internazionale, a giustificare tutto questo impiego di risorse e di mezzi. Quindi, noi lo chiediamo, così come lo avevamo chiesto l'anno scorso, ottenendo dal Governo la risposta che ci sarebbe stata una drastica riduzione: l'anno scorso l'impiego era di poco meno di 160 milioni, quest'anno ci ritroviamo, per tutta risposta, rispetto agli impegni che aveva preso il Governo, penso anche in termini di approvazione di ordini del giorno, addirittura un aumento dei costi.
  Allora, Renzi ormai ci ha abituato alle promesse da marinaio, alle grandi e mirabolanti idee di rivoluzionare a destra e a sinistra, ma riuscire addirittura, nell'arco di sei mesi, a smentire se stessi su impegni presi all'interno dell'Aula rispetto ad una missione che non ha più alcuna ragione di esistere, veramente stiamo scendendo nel ridicolo.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Artini. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ARTINI. Presidente, molto velocemente perché questa penso sia la missione su cui dalla maggior parte delle forze politiche in Parlamento è stata richiesta la conclusione.
  Solamente un appunto, riprendendo le parole del collega Pini: la Ministro Pinotti venne a riferire alle Camere nel 2014, dicendoci che la missione in Afghanistan non era più di interesse per l'Italia.
  Questo interesse si è stravolto nell'ottobre dello stesso anno – anzi, scusatemi, ho sbagliato, era il 2015 – nell'ottobre dello stesso anno, convertendola in un necessario passaggio, a fronte di un aiuto da parte degli Stati Uniti in Libia.
  Ora, magari sarò io che non lo vedo, ma in Libia non mi sembra gli Stati Uniti ci stiamo dando un supporto così robusto, ed anzi in Libia diciamo che ce la stiamo cavando il più possibile da soli, senza che nessun altro ci stia dando un supporto concreto.
  Mi chiedo perché ancora dobbiamo spendere non solo 180 milioni, ma mettere a rischio anche le vite dei soldati che sono in Afghanistan in una delle situazioni più critiche e sempre più critiche: la presenza di forze è esclusivamente mirata alla force protection e non all'adempimento della result support, cioè al training di ufficiali Pag. 102ed anche di truppe o di graduati; esclusivamente la missione era training di ufficiali. Ora il punto è: o uno ripensa a quel tipo di missione e lo dice chiaramente o, altrimenti, non ha senso investire questi soldi in quella realtà.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

  IGNAZIO LA RUSSA. Grazie, Presidente. Vede, io non voterò ed il gruppo di Fratelli d'Italia non voterà a favore di questo emendamento, ma ne capisco la logica.
  Io non voterò a favore perché ritengo che, quando si tratti di missioni internazionali, la valutazione non può essere solo militare, economica, ma deve coinvolgere, come coinvolge, tutto un sistema di relazioni internazionali (si è accennato al rapporto con gli Stati Uniti e a quant'altro) ed è in questi casi che l'opposizione deve fare anche affidamento al lavoro che fa il Governo; è solo in questi casi che è lecito chiedere una sorta di principio dell'affidamento dell'opposizione nei confronti del Governo, nel superiore interesse nazionale.
  Però, pur votando contro questo emendamento, mi vien da sorridere nel guardare i dirimpettai che dovranno votare contro, come me, questo emendamento, pensando a quante volte, nel periodo del Governo Berlusconi, in cui immeritatamente avevo l'onore di essere Ministro della difesa, anche con toni molto esacerbati hanno preteso una data certa di chiusura della missione in Afghanistan, che mi ero permesso di poter assicurare sarebbe avvenuta nel 2014.
  Siamo più avanti, vi sono sicuramente ragioni che impongono la prosecuzione, sia pure sotto forma diversa, della missione in Afghanistan, ma lasciate che io sorrida nel ricordare la furia in qualche modo iconoclasta con cui si pretendeva, senza ascoltare nessuna ragione, una data certa, che ebbero, di chiusura di questa missione.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palazzotto. Ne ha facoltà.

  ERASMO PALAZZOTTO. Solo per rassicurare l'onorevole La Russa che noi, come allora, anche oggi voteremo a favore di questo emendamento, perché siamo convinti che dall'Afghanistan bisogna andarsene (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.3 Gianluca Pini, su cui vi è il parere contrario della V Commissione (Bilancio), del Governo e del relatore di maggioranza e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Guidesi, Abrignani, Fanucci ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  393   
   Votanti  390   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  196   
    Hanno votato  112    
    Hanno votato no  278    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.4 Gianluca Pini.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Grazie, Presidente, colgo l'occasione di illustrare questo emendamento per rispondere anche al collega ed amico La Russa, per far presente che la valutazione che lui diceva è stata ampiamente fatta, è stata fatta anche nei contesti internazionali – sempre per suo tramite chiaramente rispondo al collega Pag. 103La Russa – e non c’è più nessuno, all'interno della NATO, che ritenga strategica questa missione.
  Giustamente il collega Artini prima ricordava che la stessa Ministra Pinotti, non più tardi di un anno fa, riteneva non strategica – anzi, non si è spinta a dire inutile ma ci siamo andati abbastanza vicini – questa missione, proprio perché non ha più funzioni né antiterroristiche né tanto meno di supporto, ma solo ed esclusivamente di surveillance, di visualizzazione così, generale, di quelle che sono le forze armate afgane, che facciano effettivamente il lavoro per il quale sono state addestrate.
  Ora non lo si è voluto interrompere, probabilmente ci sentiremo dire in quest'Aula, magari con un ordine del giorno, che verrà accettato, che sì, è da concludere perché costa, perché magari quelle forze possono essere impiegate in altra maniera, poi magari ce la ritroveremo in un altro decreto, speriamo questa volta di carattere ministeriale e non un decreto-legge, prorogata magari al 2017 o 2018, per non si sa bene quale interesse, però almeno diamo un segnale di buonsenso e di coerenza nelle scelte politiche anche del Governo, per quanto possano essere difficili certe volte da comprendere – non certe volte: spesso e volentieri – diminuendo drasticamente quelli che sono gli impieghi e quindi conseguentemente anche il personale ed i mezzi impiegati a 5.700 chilometri di distanza da casa, senza che questo dia nessun tipo di beneficio immediato, anche in termini di rapporti internazionali o di equilibri internazionali, come citava prima il collega ed amico La Russa.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Gianluca Pini, con il parere contrario della V Commissione (Bilancio), del relatore di maggioranza, del Governo e quello favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Duranti, Palese, Di Gioia, Marroni, Carra ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  392   
   Votanti  390   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  196   
    Hanno votato  110    
    Hanno votato no  280    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.5 Palazzotto.

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Scusi, Presidente, solo per modificare il parere da rimettere all'Aula: è favorevole.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

  IGNAZIO LA RUSSA. Presidente, io credo che sia offensivo questo emendamento, fortemente offensivo per l'onore delle Forze armate e dei nostri militari: ritenere che abbiano necessità di un particolare training per difendere i diritti umani, rivolto a coloro che danno anche la vita per difendere i diritti umani o i diritti in assoluto delle persone, delle popolazioni lontane, costituisce un affronto che non può passare sotto silenzio.
  Quindi non è tanto l'annuncio del mio voto contrario, del nostro voto contrario, ma il segnale che vogliamo dare a quest'Aula è di stare attenti con i termini, perché a volte, senza volerlo, inavvertitamente, per ignoranza di quella che è la preparazione dei militari delle Forze armate nelle missioni internazionali, si può scrivere in un atto ufficiale. Voteremo contro.

Pag. 104

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palazzotto. Ne ha facoltà.

  ERASMO PALAZZOTTO. Presidente, intervengo, anche in questo caso, per rassicurare l'onorevole La Russa: parlavamo delle forze militari afgane, non di quelle italiane.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.5 Palazzotto, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Bragantini, Sberna.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  394   
   Votanti  391   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  196   
    Hanno votato  110    
    Hanno votato no  281.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.6 Corda e 2.51 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Duranti, Tancredi, Marcon, Peluffo.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  395   
   Votanti  389   
   Astenuti    6   
   Maggioranza  195   
    Hanno votato  114    
    Hanno votato no  275.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 2.7 Artini e 2.52 Gianluca Pini.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Artini. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ARTINI. Presidente, questo emendamento va incontro anche a quello che è scritto direttamente rispetto alla missione Resolute Support. Cioè, la missione Resolute Support è stata inizialmente autorizzata solamente per il 2015, poi, a fronte della sua inefficacia, anche per il 2016: noi chiediamo appunto di terminare la nostra partecipazione nel 2016 e, contestualmente, di dare tre mesi alle nostre Forze per poter rientrare in patria. Chiediamo solamente questo.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.7 Artini e 2.52 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Duranti, Fossati, Grassi.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  399   
   Votanti  392   
   Astenuti    7   
   Maggioranza  197   
    Hanno votato  114    
    Hanno votato no  278.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 105

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.8 Grande e 2.53 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Coppola, Locatelli.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  387   
   Votanti  383   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  192   
    Hanno votato  112    
    Hanno votato no  271.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Artini 2.9 e 2.54 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Frusone, D'Ambrosio.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  392   
   Votanti  385   
   Astenuti    7   
   Maggioranza  193   
    Hanno votato  113    
    Hanno votato no  272.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.55 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza Pini e Frusone, mentre si rimette all'Assemblea il relatore di minoranza Artini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fanucci, Bolognesi, Sanga.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  393   
   Votanti  380   
   Astenuti   13   
   Maggioranza  191   
    Hanno votato   84    
    Hanno votato no  296.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.11 Gianluca Pini.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Presidente, anche qui siamo sulla falsa riga, sulla scorta, di quella che è la valutazione fatta per la missione in Afghanistan, con motivazioni leggermente diverse, non tanto di interesse e di equilibri ma sicuramente di efficacia della missione: la missione UNIFIL 2, in Libano, ha più di trent'anni sostanzialmente (non tanto la UNIFIL 2, ma in generale la nostra partecipazione alla missione in Libano): penso che ormai, con il controllo del territorio da parte anche dei nostri alleati di fatto israeliani e, per quello che ne compete, lo scenario di rischio a nord, riguardo il Daesh, sia opportuno o rivedere lo scopo della nostra presenza o ritirare definitivamente questo contingente, che è molto numeroso e anche molto costoso.
  Quindi, coerentemente con quella che è una richiesta che arriva non solo dalle opposizioni ma anche dagli attori principali delle missioni internazionali, cioè di valutare l'efficacia, sotto tutti i profili, anche di importanza nei rapporti internazionali, Pag. 106delle varie missioni, chiediamo che questa missione abbia termine immediatamente o, in subordine, come si vedrà da altri emendamenti, nel momento in cui non vi sarà più copertura finanziaria, alla scadenza di questo decreto.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palazzotto. Ne ha facoltà.

  ERASMO PALAZZOTTO. Presidente, in questo caso intervengo per dissentire dalle posizioni dell'onorevole Pini sulla missione UNIFIL e per dire che, appunto, volendo si può discutere del merito delle singole missioni militari, perché credo che UNIFIL rappresenti uno degli esempi virtuosi di come una missione militare possa svolgere un ruolo di interposizione, svolgere realmente un ruolo di pace e contestualmente garantire la stabilità in un'area particolarmente delicata.
  Lo dico perché, se è vero che oggi le condizioni sul campo sono notevolmente migliorate, è anche vero che queste condizioni sono migliorate anche grazie al contributo determinante delle nostre truppe in Libano e della missione UNIFIL; ed è vero anche, dall'altro lato, che quello è un punto caldo del pianeta, in questo momento. Credo che smantellare UNIFIL possa determinare un’escalation di violenza in un'area geografica particolarmente delicata, perché vorrei ricordare che UNIFIL si trova in questo momento nella parte meridionale del Libano, al confine con Israele.
  Nasce per garantire la pace nel conflitto che nel 2006 ha visto Israele invadere quella parte del Libano e confrontarsi con gli Hezbollah, ma in questo momento svolge un ruolo decisivo, in considerazione del fatto che il confine con la Siria è lì a due passi e che, più di una volta, quell'area ha dimostrato grande instabilità. Di tutto avremmo bisogno tranne che di una recrudescenza del conflitto al confine meridionale del Libano, in questo momento. Per cui, ritengo che la missione UNIFIL sia una delle poche cose da salvaguardare di questo decreto e sia uno dei fiori all'occhiello in questo momento del sistema della difesa italiana.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

  IGNAZIO LA RUSSA. Presidente, per una volta tanto mi trovo d'accordo con il collega, questa volta proprio dirimpettaio (prima mi riferivo al Partito Democratico), anche se la sua valutazione risente di un dato, ancora una volta, ideologico. Non è che altre missioni non hanno avuto e non hanno la stessa utilità e lo stesso impegno per evitare che i conflitti degenerino.
  La verità è che in questo caso – e non ho bisogno di dilungarmi sul perché – un dato ideologico si sovrappone, per una volta tanto, al pacifismo di facciata che contraddistingue la sinistra fino a travolgerlo e a far dire che lì va bene la missione internazionale. Vorrei che lo stesso equilibrio ci fosse nella valutazione di tutte le missioni.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duranti. Ne ha facoltà.

  DONATELLA DURANTI. Grazie, Presidente. Evidentemente sono molto d'accordo con le cose che ha detto il collega Palazzotto e per questo noi voteremo contro su questo emendamento. Poi voglio ricordare che la missione UNIFIL è stata autorizzata da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU del 2006 e questo è davvero un caso raro. Non ex post, insomma, non dopo che si sia deciso di partecipare ad una missione internazionale ma, appunto, prima che il Governo italiano nel 2006 assumesse la decisione c'era stata già una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU.
  Quindi, questo a significare che intanto ci sono missioni differenti per natura e per base giuridica. Questa è una delle poche missioni che ha avuto l'autorizzazione dell'ONU...

  PRESIDENTE. Concluda, onorevole Duranti.

Pag. 107

  DONATELLA DURANTI. ... prima della decisione del Parlamento italiano e del Governo italiano.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.11 Gianluca Pini, con il parere contrario di tutti i relatori, ad eccezione dell'onorevole Gianluca Pini, e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Roberta Agostini. Colleghi, vi prego di stare al vostro posto. Cominardi, Bonafede. Chi altro non riesce a votare, ad eccezione dell'onorevole Bonafede che sta per farlo ? Braga. Altri ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  380   
   Votanti  377   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  189   
    Hanno votato   12    
    Hanno votato no  365.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Matteo Bragantini ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.12 Gianluca Pini.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Signor Presidente, io penso che sia arrivato il momento per dare un segnale su quale parte questo Paese vuole stare nel contrasto al terrorismo, anche perché è abbastanza evidente, non fosse altro per il controllo di una parte dei territori palestinesi da parte di formazioni che sono state a tutti gli effetti definite terroristiche, che non si può essere ambigui contrastando il terrorismo internazionale e poi addirittura mettendoci a disposizione delle Forze armate di questo Paese nella formazione e nell'addestramento delle forze di sicurezza palestinesi.
  Ripeto: il fatto che ci siano due gruppi all'interno del mondo palestinese che controllano due aree diverse non ci esime da una valutazione sulla possibilità che ci sia un'osmosi fra queste due aree e fra questi due gruppi, che sono comunque accomunati da un minimo comune denominatore, cioè l'odio nei confronti di Israele e, comunque, l'odio nei confronti dello Stato di Israele. Ora se noi ci diciamo, come ci siamo detti più volte all'interno di quest'Aula e come lo stesso Governo ha più volte ribadito, che siamo amici di Israele non possiamo certamente interrompere quelle che sono le relazioni diplomatiche con la parte che sembrerebbe sulla carta più sana nel mondo palestinese, ma addirittura mettere a disposizione delle nostre Forze armate per l'addestramento delle loro forze di sicurezza è un pochettino oltre quello che è il limite del lecito e del buonsenso.
  Quindi, noi con questo emendamento chiediamo, proprio per non dare adito a un'ambiguità né dare adito a nessun tipo di strumentalizzazione, ma dare un segnale chiarissimo che non abbiamo nulla a che fare con qualsiasi soggetto che sia minimamente assimilabile...

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Gianluca Pini. Colleghi, posso pregarvi gentilmente di abbassare un po’ il tono della voce. Prego.

  GIANLUCA PINI. ... minimamente assimilabile con ambienti che possono avere a che fare anche solo in maniera – ripeto – minimamente osmotica con ambienti terroristici, chiediamo appunto che l'attività di addestramento delle forze di sicurezza palestinesi sia totalmente fuori da quelli che sono i compiti dei nostri militari e, soprattutto, sia fuori da un contesto di missioni internazionali.Pag. 108
  Ripeto: è una questione di buonsenso, è una questione di rispetto anche delle linee guida che si sono dati tanti altri Paesi che sono nostri alleati nel contrasto al terrorismo.
  Cerchiamo – ripeto – di non farci ridere dietro sul piano internazionale parlando di contrasto al terrorismo e poi facendo questo tipo di attività.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Piras. Ne ha facoltà.

  MICHELE PIRAS. Presidente, io per interposta persona chiederei all'onorevole Pini se è mai stato ad Hebron...

  PRESIDENTE. Lo chieda al Presidente, che poi...

  MICHELE PIRAS. Lo dico al Presidente, appunto. Per interposta persona chiedo all'onorevole Pini se sia mai stato ad Hebron e che cosa c'entri il terrorismo con Hebron e che cosa c'entri il suo ragionamento con un'attività ostile ad Israele, perché non di questo si tratta.
  Chi di noi è stato ad Hebron sa qual è la situazione che c’è là, sa che quello è un territorio attribuito all'Autorità nazionale palestinese e, a meno che qui, in queste Aule, erroneamente non si voglia ascrivere l'intera Autorità nazionale palestinese ad un'attività terroristica, mi pare che siamo proprio fuori zona e fuori tema e che siamo anche fuori da qualsiasi buonsenso e ragionevolezza rispetto al caso del conflitto israelo-palestinese.
  Io penso che dovremmo fare anzi molto di più che addestrare le truppe dell'Autorità nazionale palestinese e le forze di sicurezza dell'Autorità nazionale palestinese. Dovremmo ricominciare a ragionare del conflitto fra Israele e Palestina, perché è uno dei nodi cruciali attraverso il quale si può costruire un processo di pace in quell'area, che non si costruisce certo con gli slogan e non si costruisce consegnando un intero popolo o ascrivendo un intero popolo a pratiche che non sono proprie (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.12 Gianluca Pini, con il parere contrario di tutti i relatori, ad eccezione dell'onorevole Gianluca Pini, il cui parere è favorevole, e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Arlotti. Altri che non riescono a votare ? Pilozzi. Ci siamo ? Onorevole Di Vita. Non vedo mani alzate.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  376   
   Votanti  374   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  188   
    Hanno votato   26    
    Hanno votato no  348.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.13 Palazzotto.

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Presidente, colgo l'occasione per chiedere, sempre per interposta persona, di rispondere al collega Piras dicendo che sono stato in quelle zone e, quindi, proprio per quel motivo ho potuto toccare con mano il rischio di quello che ho definito, in maniera penso abbastanza elegante, come «osmosi» fra due gruppi che sulla carta sono molto diversi ma che in realtà hanno alcune finalità comuni.
  Detto ciò, intervengo sull'emendamento 2.13 Palazzotto, ma conseguentemente anche sugli emendamenti 2.14 Fava, 3.1 Piras Pag. 109e 3.2 Fava, per modificare il mio parere: da rimettermi all'Aula esprimo ora parere contrario.

  PRESIDENTE. Quindi, si tratta degli emendamenti 2.13 Palazzotto, 2.14 Fava, 3.1 Piras e 3.2 Fava. Sta bene.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palazzotto 2.13, con il parere contrario della Commissione, del Governo, del relatore di minoranza, onorevole Gianluca Pini, e della V Commissione (Bilancio). L'onorevole Artini si rimette all'Aula e l'onorevole Frusone esprime parere favorevole.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Placido, Giammanco. Ci siamo, onorevole Giammanco ? Ha votato ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  373   
   Votanti  366   
   Astenuti    7   
   Maggioranza  184   
    Hanno votato   83    
    Hanno votato no  283.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.14 Fava.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palazzotto. Ne ha facoltà.

  ERASMO PALAZZOTTO. Brevemente, Presidente, solo per dire che noi qui parliamo dei famosi 400 uomini che mandiamo alla diga di Mosul. Considerando l'importanza strategica dell'infrastruttura della diga di Mosul, sia per il pericolo che essa, crollando, produca una catastrofe umanitaria, sia perché fornisce e irriga una parte di territorio che è fondamentale, soprattutto per la vita e la sopravvivenza in quella zona dell'Iraq, non siamo pregiudizialmente contrari all'idea che possiamo fare un'attività di protezione di una infrastruttura di quel tipo, anzi probabilmente quello è un lavoro che noi dovremmo fare e avremmo dovuto fare di più nel processo di ricostruzione dell'Iraq.
  Però, sarebbe stato utile, visto il contesto in cui questa azione militare viene messa in campo, avere una specifica in più, perché Mosul non è esattamente un territorio neutro. In questo momento su Mosul ci sono diverse operazioni militari in campo, ci sono le forze dei peshmerga curdi che fanno un'offensiva su Mosul, ci sono le truppe americane sul terreno che fanno delle operazioni militari e noi avremmo gradito – ed è questo il tema dell'emendamento che oggi poniamo in discussione davanti a quest'Aula – che si fosse specificato che i nostri uomini sarebbero stati impiegati solo ed esclusivamente per l'attività di protezione di quell'infrastruttura e non invece con la possibilità che, una volta sul campo, venissero impiegati in operazioni militari che questo Parlamento non ha mai approvato.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.14 Fava, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza Gianluca Pini e con il parere favorevole degli altri due relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Carrozza, Bonafede, Luciano Agostini, Gullo...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  376   
   Votanti  374   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  188   
    Hanno votato   96    
    Hanno votato no  278    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 110

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Piras, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e del relatore di minoranza Gianluca Pini e con il parere favorevole degli altri due relatori di minoranza.

  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  366   
   Votanti  364   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  183   
    Hanno votato   89    
    Hanno votato no  275    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.2 Fava.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duranti. Ne ha facoltà.

  DONATELLA DURANTI. Grazie, Presidente. Chiediamo con questo emendamento di sopprimere in particolare la missione EUTM Somalia per una ragione. Anche il provvedimento all'esame oggi prevede appunto di prorogare al 31 dicembre 2016 la missione in Somalia che ha come obiettivo quello di contribuire allo sviluppo del settore della sicurezza in quel Paese, sia con il rafforzamento delle forze di sicurezza, tramite formazione militare specifica, sia con il sostegno alla formazione fornita dall'Uganda.
  Allora, noi abbiamo posto un tema già in una mozione che abbiamo depositato alla Camera, e ovviamente se questo emendamento non dovesse passare noi presenteremo un ordine del giorno: pensiamo che vada interrotta questa missione perché le forze di sicurezza somale utilizzano i bambini soldato. Non solo utilizzano i bambini soldato, ma in quel Paese ci sono molti casi di violazione dei diritti umani e di violenze contro le donne e contro i bambini.
  Quindi, pensiamo che la missione sia una missione completamente sbagliata e che, invece, le risorse che dovrebbero essere utilizzate per la proroga di questa missione dovrebbero andare nel Fondo per la cooperazione internazionale, prevedendo degli specifici progetti appunto per il recupero dei bambini soldato.

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Duranti, lo ritira oppure ho capito male ?

  DONATELLA DURANTI. No.

  PRESIDENTE. Avevo capito che la presentazione di un ordine del giorno fosse collegata... le chiedo scusa.

  PRESIDENTE. Passiamo, dunque, ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Fava, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e del relatore di minoranza Gianluca Pini, e con il parere favorevole degli altri due relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Del Grosso, Luciano Agostini, Lauricella...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  371   
   Votanti  368   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  185   
    Hanno votato   95    
    Hanno votato no  273    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.3 Fava.

Pag. 111

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Scusi Presidente, avevo dimenticato l'emendamento 3.3 Fava; modifico anche qui il parere che diventa contrario.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.3 Fava, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e del relatore di minoranza Gianluca Pini, con il parere favorevole del relatore di minoranza Frusone, e sul quale si rimette all'Aula il relatore di minoranza Artini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Bossa, Giuseppe Guerini...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  379   
   Votanti  371   
   Astenuti    8   
   Maggioranza  186   
    Hanno votato   89    
    Hanno votato no  282    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Piras 3.4, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e dei relatori di minoranza, ad eccezione del relatore di minoranza Artini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Abrignani, Toninelli, Agostini...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  381   
   Votanti  378   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  190   
    Hanno votato   31    
    Hanno votato no  347    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.5 Gianluca Pini.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Grazie Presidente. Sarei curioso di sapere dal Governo qual è l'utilità della missione indicata al comma 4 dell'articolo 3, vorrei capire quale sia la necessità da un punto di vista militare, da un punto di vista strategico, da un punto di vista politico, diplomatico, internazionale, di inviare come consigliere delle forze di polizia ugandesi un carabiniere. Noi riusciamo a creare anche delle missioni di un singolo carabiniere che va a svolgere il ruolo di consigliere delle forze di polizia ugandesi. Non è un atteggiamento che teniamo nei confronti di tutti gli Stati in giro per il mondo che magari hanno qualche problemino di rispetto dei diritti umani o della formazione, come ricordava prima giustamente il collega Palazzotto sulla questione afgana, non su quella italiana, della preparazione del rispetto dei diritti umani. Allora o lo facciamo per tutti i Paesi dove riteniamo ci siano dei problemi di rispetto dei diritti umani da parte delle forze di polizia o non si capisce perché lo facciamo solo ed esclusivamente in Uganda. Sarei molto curioso di sapere da parte del Governo qual è lo scopo vero di questa missione, non vorrei che magari ci fosse qualche carabiniere che si è trovato la fidanzata in Uganda.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palazzotto. Ne ha facoltà.

Pag. 112

  ERASMO PALAZZOTTO. Era solo per aggiungere alle cose che diceva l'onorevole Pini che oggettivamente una missione di questo tipo sembra non avere nessuna razionalità. Per cui noi voteremo alla fine favorevolmente all'emendamento dell'onorevole Pini, sperando di recuperare l'astio che lo ha portato a modificare tutti i pareri sui nostri emendamenti ma anche dicendo che se proprio dobbiamo fare una missione in Uganda, almeno mandiamo due carabinieri così non soffrono in solitudine (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.5 Gianluca Pini, con i pareri contrari della V Commissione (Bilancio), dei relatori per la maggioranza, del Governo, del relatore Artini e con il parere favorevole degli altri relatori.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Pannarale...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  386   
   Votanti  385   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  193   
    Hanno votato  103    
    Hanno votato no  282.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Terzoni ha segnalato di non essere riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.6 Duranti con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre l'onorevole Pini si rimette all'Aula...

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Però, onorevole Pini, la posso pregare almeno di chiedermi la parola prima che inizi a leggere i pareri perché, siccome sono tanti, io perdo dieci minuti per leggere i pareri e poi lei chiede la parola. Se lei me la chiede prima, io evito di perdere i miei dieci minuti.

  GIANLUCA PINI, Relatore di minoranza per la III Commissione. Presidente, faccio fatica perché mentre lei è impegnato a leggere non mi vede. Modifico il parere in parere favorevole.

  PRESIDENTE. Allora riprovo. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.6 Duranti, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole dei relatori di minoranza Frusone e Gianluca Pini, mentre il relatore Artini si rimette all'Aula.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Occhiuto... Gelmini... Parrini...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  384   
   Votanti  374   
   Astenuti   10   
   Maggioranza  188   
    Hanno votato  101    
    Hanno votato no  273.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.1 Tofalo e 4.51 Gianluca Pini, con il parere contrario della V Commissione (Bilancio), delle Commissioni e del Governo, e il parere favorevole dei relatori di minoranza Gianluca Pini e Frusone, mentre il relatore di minoranza Artini si rimette all'Aula.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

Pag. 113

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  382   
   Votanti  352   
   Astenuti   30   
   Maggioranza  177   
    Hanno votato   79    
    Hanno votato no  273.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.2 Piras. Onorevole Pini, mantiene il parere di remissione all'Aula ? Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.2 Piras, con il parere contrario della V Commissione (Bilancio), delle Commissioni, del Governo mentre il relatore di minoranza Pini si rimette all'Aula e con il parere favorevole degli altri due relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Pastorino...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  378   
   Votanti  360   
   Astenuti   18   
   Maggioranza  181   
    Hanno votato   92    
    Hanno votato no  268.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 4.4 Vito, 4.5 Gianluca Pini e 4.50 La Russa.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vito. Ne ha facoltà.

  ELIO VITO. Presidente, con questo emendamento cerchiamo di porre rimedio a un grave errore politico compiuto al Senato da Governo e maggioranza. Voglio sgombrare il campo subito da due equivoci: questo errore politico non ha nulla a che vedere con la tragica fine di Giulio Regeni, tragica fine rispetto alla quale siamo tutti, tutti, tutti, in eguale misura interessati affinché venga al più presto rapidamente accertata la verità, la vera verità, la piena verità, con la collaborazione naturalmente di tutte le persone, gli Stati, le università che possono dare il loro contributo all'accertamento di questa verità.
  Ovviamente, finché la verità non sarà stata accertata, è inutile trarre dei giudizi sommari ed è soprattutto inutile, se non controproducente, danneggiare i nostri interessi e le nostre relazioni con un Paese amico ed alleato quale l'Egitto.
   La seconda osservazione che voglio fare, per sgombrare il campo, è che, se vi è una motivazione contraria al nostro emendamento, è quella che non ci sarebbe il tempo di far tornare il decreto-legge al Senato. Questa motivazione è palesemente falsa perché il decreto-legge scade il prossimo 15 luglio. Lo stiamo votando alla Camera in tempi rapidissimi proprio per metterci nelle condizioni di introdurre alcune modifiche che liberamente questo ramo del Parlamento può votare. Si prevede di concludere oggi l'esame del decreto-legge: ci sarebbe tutto il tempo di rimandarlo al Senato e il Senato lo convertirebbe in legge definitivamente, rimediando a questo grave errore.
  Che cos’è questo errore ? Questo è un decreto-legge di proroga delle precedenti missioni internazionali. Tra le proroghe contenute nei precedenti decreti-legge vi è anche una norma che autorizzava la cessione a titolo gratuito all'Egitto di parti di ricambio degli F16 che l'Egitto utilizza nella lotta nella quale è impegnato in prima linea al contrasto al terrorismo internazionale. Avere deciso da parte della maggioranza, con il sostegno del Governo, di non dare queste parti di ricambio all'Egitto significa di fatto indebolire la lotta al terrorismo internazionale, significa seguire una cortina politica di pensiero e di pratica che danneggia i nostri interessi in quell'area del mondo, che penalizza le nostre relazioni con quel Paese e che Pag. 114attribuisce di fatto allo Stato dell'Egitto, al Governo dell'Egitto una responsabilità sulla morte di Giulio Regeni che è tutta da accertare.
  Allora, si faccia di più per sapere la verità su Giulio Regeni, si intraprendano iniziative diplomatiche, si intraprendano iniziative politiche, ma non si indebolisca la lotta al terrorismo internazionale, non si danneggino le nostre aziende e le nostre imprese in quell'area del mondo e nel Medio Oriente in generale e si abbia l'umiltà di rimediare a questo errore che avrà una certa influenza sulla nostra politica estera.
  Vedo qui, oltre che il sottosegretario Alfano, delegato del Ministro della difesa, anche il rappresentante del Ministero degli esteri, al quale vorrei porre questa domanda e mi auguro che ci sia possibilità di interloquire con il Governo e con la parte della maggioranza che, invece, sostiene – non ne capisco le ragioni – che all'Egitto non vadano date le parti di ricambio degli F16: perché noi non abbiamo in questo momento un ambasciatore a Il Cairo ? Perché, nel momento in cui c’è una crisi così acuta con un Paese alleato, il nostro Paese non ha il suo rappresentante istituzionale atto a difendere i nostri interessi, a migliorare le nostre relazioni e a fare sì che noi in quel territorio possiamo meglio difendere le nostre ragioni, che sono piene, di avere la verità sul caso Regeni ? Che cosa sta succedendo alla Farnesina dove non solo si è provveduto alla sostituzione del precedente ambasciatore – concludo ma è una questione importante sulla quale occorre avere chiarezza – ma non è stato fatto neanche l'atto preliminare per poter presentare le credenziali del nuovo ambasciatore, un caso unico di ostilità nei confronti di un Paese alleato e che ci priva – questo sì – della possibilità di avere un contributo all'accertamento della verità su Regeni.

  PRESIDENTE. Concluda.

  ELIO VITO. Mi auguro, quindi, che l'emendamento possa essere valutato e apprezzato senza pregiudizio, pensando alla lotta al terrorismo internazionale che è oggetto di questo decreto-legge, pensando agli interessi delle nostre aziende e del nostro Paese che sono oggetto di questo decreto-legge e non invece ad altre ragioni che contrastano con questi interessi nazionali e internazionali (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

  IGNAZIO LA RUSSA. Presidente, mi richiamo all'intervento del collega che mi ha preceduto e, quindi, non ripeterò tutte le stesse argomentazioni. Certo che è singolare che il nostro Governo e, in questo caso, se lo votassimo, il nostro Parlamento, per una volta dimostri di avere gli attributi, dimostri che, quando si è visibilmente e in maniera così clamorosa oltraggiati, perché questo ha fatto il sistema giudiziario egiziano nella vicenda Regeni, drammatica vicenda Regeni, reagisce con un atto, come lo vogliamo chiamare, di ritorsione.
  È singolare che questa ritorsione avvenga in forma unica: non è mai capitato in precedenti occasioni; il richiamo all'India è pleonastico, chiunque può capire che il sistema indiano non si è comportato nei confronti dell'Italia meglio del sistema giudiziario egiziano, ma non è questo il problema. Quello che, invece, è singolare è che noi accettiamo finalmente di trarre conseguenze da un atto offensivo rispetto alla nostra specificità – come ? – impedendo o, perlomeno, danneggiando il contrasto al terrorismo.
  E, allora, qualche dubbio mi viene: è veramente un provvedimento che si aggancia a Regeni o è, ancora una volta, un modo subdolo di dire in questo caso ideologicamente si può e in altri casi ideologicamente non si può ? C’è un modo per dire all'Egitto che non abbiamo apprezzato come si è comportato nel caso Regeni: ci sono le ritorsioni economiche, ci Pag. 115sono le ritorsioni diplomatiche, ci sono i rapporti interstatali, che comprendono tutta una serie di vicende. Possibile che l'unica forma che abbiamo immaginato sia quella di, in qualche modo, rendere minore la possibilità di contrasto all'ISIS ? È intelligente questo modo di comportarsi ? È solo stupido o nasconde qualche cosa di peggio ? Ai posteri l'ardua sentenza !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Altieri. Ne ha facoltà.

  TRIFONE ALTIERI. Grazie, Presidente. A nome della mia componente dei Conservatori e Riformisti, noi voteremo convintamente a favore di questo emendamento, che condividiamo; ne condividiamo le ragioni esposte dai colleghi Vito e La Russa. Un emendamento che ritengo sarebbe da approfondire anche da parte dei colleghi della maggioranza.
  In Commissione abbiamo potuto discuterne brevemente, dati i tempi, e la risposta dalla maggioranza è stata che, siccome l'Egitto è un Paese alleato, è un Paese nostro amico, noi dobbiamo comportarci in questa maniera, ovvero siamo alla circostanza che si definisce rappresaglia rispetto alla verità che sul caso Regeni tutti quanti noi vogliamo convintamente.
  E, forse, anche questo stesso Parlamento dovrebbe fare di più per chiedere quella verità, per chiedere quello che è giusto avere. Ma voi ritenete che non inviare i pezzi di ricambio per gli F16 servirà a farci avere, a farci ricevere la verità sul caso Regeni ? Voi ritenete che non inviare più a titolo gratuito i pezzi di ricambio per quegli aerei servirà a muovere le coscienze di chi fino ad oggi, invece, tiene sotto una coltre di fumo la verità su quel caso ? Voi ritenete che questa rappresaglia servirà a stabilire migliori relazioni con i nostri diplomatici per arrivare alla verità su quel caso ? Voi ritenete che non mandare i pezzi di ricambio per quegli aerei servirà a un Paese alleato, come lo definisce la stessa maggioranza, a sostenere, insieme all'Italia e agli altri Paesi europei, una guerra strenua contro i criminali terroristi fondamentalisti che sono a pochi chilometri proprio dal confine egiziano ? Voi ritenete, quindi, che non fare alzare in volo quegli aerei servirà ad avere la verità e servirà a sconfiggere l'ISIS ? Ritengo proprio di no, ed è per questo che chiedo a tutti quanti loro di votare a favore di questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Conservatori e Riformisti).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Grazie, Presidente. Sottoscrivendo le parole sia del collega Vito che del collega La Russa, mi sia permesso di sottolineare, visto che c’è un medesimo emendamento a nostra firma, oltre quello, appunto, dei colleghi Vito, Carfagna e La Russa, che ci sembra un po’ un dispetto a livello di asilo, forse da asilo nido, quello che il Governo e la maggioranza cercano di fare nei confronti dell'Egitto, per cercare di ottenere una cosa assolutamente...

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Pini. Colleghi, grazie !

  GIANLUCA PINI. ... sacrosanta. Allora, si tratta di capire se è una scivolata abbastanza imbarazzante, fatta sull'onda emotiva, magari, di un emendamento buttato lì, al Senato, in mezzo ad altri che poco hanno a che fare con le missioni internazionali, o se, invece, è una questione proprio scientifica, di visione della politica internazionale, perché, se così fosse, ci sarebbe veramente da preoccuparsi.
  Vero è che con una maggioranza che pensa di ottenere un prestigio internazionale chiedendo un ruolo per la collega Mogherini assolutamente inutile, probabilmente, va in questa direzione qui la valutazione; però, arrivare veramente ai dispettucci da asilo sul piano internazionale, per cercare di costringere un Paese che si definisce alleato e amico a farsi dire la verità, quando, probabilmente, la verità Pag. 116neanche il Governo egiziano ancora è riuscito a capirla, dato che nessuno può negare il fatto che ci siano due fazioni in lotta all'interno di quello Stato, all'interno di quel territorio, per il controllo dello Stato stesso, beh, siamo veramente a una pochezza non solo politica, ma anche intellettiva, che rasenta veramente – perdonatemi – l'idiozia.
  Ora, c’è un parere da parte della Commissione bilancio su un emendamento successivo che, pur non richiamando l'articolo 81, quindi l'obbligatorietà della condizione, pone una condizione di modifica, anche qui, di un errore compiuto dal Senato in fase di conversione del decreto, che ci permetterebbe, appunto, di approvare questo emendamento, di sistemare la condizione posta dalla Commissione bilancio non più tardi di qualche ora fa, di rinviare al Senato, che ha combinato questo pasticcio, l'approvazione definitiva in quarta lettura della conversione e di risolvere non uno, ma due problemi. Uno, ripeto, di credibilità sul piano internazionale, perché non si è mai visto nella storia che un Paese faccia una ripicca di questo tipo su dei pezzi di ricambio usati per degli aerei che servono al contrasto al terrorismo internazionale, per chiedere di ottenere la verità su un caso su cui tutti quanti vogliamo sapere la verità; ma tutti quanti quelli che hanno un minimo di conoscenza, sia dello scenario sia del caso, sanno bene che c’è un problema di contrasto di due fazioni all'interno dell'Egitto e che non è sicuramente il fatto di negare la cessione di pezzi di ricambio usati a degli aerei che servono a contrastare dei terroristi che può risolvere la questione.
  E l'altro, appunto, è anche un fatto di eleganza e di correttezza nel rispetto di quello che è il parere dato dalla Commissione bilancio. Ora, io mi auguro sinceramente che ci sia un minimo, come diceva il collega La Russa, di orgoglio da parte della maggioranza e da parte del Governo – visto che i tempi tecnici per fare riapprovare al Senato un testo pulito, corretto, intelligente e non cialtronesco, come questo, ci sono – di modificare questa parte, di modificare, poi, il successivo comma 4 dell'articolo 7 e di dare dimostrazione, finalmente, che ogni tanto, anche all'interno di quest'Aula, si fanno le cose con la testa e non con i piedi.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palazzotto. Ne ha facoltà.

  ERASMO PALAZZOTTO. Presidente, sento il dovere, alla luce degli interventi che mi hanno preceduto, di riaffermare in quest'Aula un'idea rispetto a quello di cui stiamo discutendo, e non solo. Vede, ci sarà, c’è e va ricostruita una verità giudiziaria su quello che è successo a Giulio Regeni, ed è quello che noi chiediamo all'Egitto, per dare un segnale politico importante in questo momento, ma c’è anche una verità storica e politica, che non ha bisogno di essere ricostruita.
  Noi ci sentiamo di esprimere liberamente, in quest'Aula, l'idea che per la morte di Giulio Regeni un responsabile già c’è: della morte di Giulio Regeni è responsabile il regime egiziano. Lo è direttamente, lo è indirettamente; lo è nel momento in cui ha creato le peggiori condizioni possibili dal punto di vista dei diritti umani e civili in quel Paese, lo è avendo creato un clima che non ha nulla da invidiare a quello delle peggiori dittature latino-americane di Pinochet.
  Ogni giorno in Egitto ci sono centinaia di desaparecidos, di persone che spariscono; abbiamo sparizioni forzate, omicidi, torture ai danni di attivisti per i diritti umani, di rappresentanti politici, di giovani ricercatori come Giulio Regeni, che non sono italiani, ma sono anch'essi giovani di questo mondo che meritano il rispetto e la possibilità di avere la libertà di esprimere il proprio pensiero.
  E, allora, noi vorremmo ragionare, e siamo contenti che finalmente, oltre al mero gesto simbolico del ritiro dell'ambasciatore, si cominci a discutere in questo Paese dei rapporti tra noi e un Paese come l'Egitto.
  Vogliamo ragionare di che cosa sono gli alleati per un Paese come l'Italia e se possiamo continuare a considerare un nostro Pag. 117alleato importante, un Paese amico, un Paese in cui la tortura, le sparizioni forzate, le uccisioni fatte dallo Stato sono all'ordine del giorno e sono consentite (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà), in nome di una presunta convenienza geopolitica e strategica, in nome del fatto che l'Egitto combatte il terrorismo genericamente.
  E vorrei andare al merito di questo emendamento: i pezzi per gli F16, quegli F16 egiziani, sono o non sono gli stessi che in questi mesi hanno bombardato lo Yemen, violando in ogni caso il diritto internazionale e uccidendo centinaia di migliaia di civili, e tra questi tantissimi bambini, come ci raccontano i rapporti delle organizzazioni non governative ? E noi possiamo stare in silenzio e non dire niente su quello che sta succedendo ? Allora, probabilmente, davanti a questo quadro, questo emendamento è del tutto insufficiente. E lo è ? È così ?
  Anticipo quello che è l'emendamento successivo, che noi abbiamo presentato, perché noi chiediamo che non solo venga bloccata l'autorizzazione alla cessione a titolo gratuito dei pezzi degli F16, ma chiediamo che vengano bloccate le autorizzazioni di tutte le cessioni, anche a titolo oneroso, di armi verso l'Egitto, e chiediamo che, nel rispetto della legge n. 185, si smetta di trafficare armi con l'Egitto e di autorizzare le nostre imprese italiane a trafficare e a vendere armi a un Paese che le usa contro la propria popolazione !
  Perché vede, le pistole Beretta, i fucili, che nel 2014 e nel 2015 abbiamo venduto con l'autorizzazione del Governo in carica all'Egitto, sono le stesse pistole in dotazione alle forze di sicurezza egiziane, che le hanno usate per la repressione nelle piazze e dei movimenti sociali, le hanno usate per reprimere e per uccidere quei sindacalisti di cui scriveva Giulio Regeni.
  E, allora, noi chiediamo in quest'Aula che vengano presi atti concreti e che si finisca di avere due pesi e due misure in questo Paese. Chiediamo il rispetto della legge n. 185, chiediamo che l'Egitto venga dichiarato un Paese non sicuro, che si interrompa l'Accordo bilaterale di riammissione, quell'accordo secondo cui quei giovani che scappano dall'Egitto e approdano sulle nostre coste...

  PRESIDENTE. Deve concludere.

  ERASMO PALAZZOTTO. ... vengono rispediti in Egitto – ho concluso, Presidente – dove probabilmente rischiano di fare la stessa fine di Giulio Regeni.
  E chiediamo, appunto, che si sospenda la vendita di ogni tipo di armamento verso un Paese come l'Egitto, verso una feroce dittatura come l'Egitto (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Causin. Ne ha facoltà.

  ANDREA CAUSIN. Grazie, Presidente. Per annunciare il voto...

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Causin, il Governo deve essere lasciato libero di ascoltare, grazie. Prego.

  ANDREA CAUSIN. Per annunciare il voto negativo a questo emendamento, ma è un voto negativo che, però, non disconosce le ragioni che sottendono a quanto ha illustrato l'onorevole Vito. Noi siamo in presenza di un fatto grave: un ragazzo italiano non è morto in Egitto, è stato barbaramente assassinato, e le autorità egiziane hanno ripetutamente provveduto a depistare, a deformare e a impedire agli investigatori italiani la ricerca della verità.
  Però, è anche vero che l'Egitto è un Paese che è in prima linea, forse è il Paese che è più in prima linea nella lotta contro il terrorismo islamico e contro i fondamentalismi.
  E quindi noi riteniamo che la sospensione temporanea della cooperazione militare sulla fornitura di pezzi di ricambio degli F16 non sia lo strumento, ma sia uno degli strumenti, uno strumento magari anche molto semplice, magari che non Pag. 118sarà neanche sufficiente, per mettere in condizione le autorità egiziane di capire che, quando si fa la cooperazione, si fa su tutti gli ambiti, non si fa soltanto la cooperazione militare, ma si fa la cooperazione anche in campo giudiziario, in campo internazionale, sul campo dei diritti. Il nostro Paese esige la verità e l'esigenza della verità deve e può comportare anche la sospensione temporanea della fornitura di pezzi di ricambio della cooperazione militare. Questo, però, non disconosce, non deve disconoscere il ruolo fondamentale che oggi l'Egitto ha nella lotta contro il terrorismo.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.4 Vito, 4.5 Gianluca Pini e 4.50 La Russa, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza Artini, con il parere favorevole del relatore di minoranza Gianluca Pini e su cui il relatore di minoranza Frusone si rimette all'Assemblea.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Occhiuto. Colleghi, stiamo per chiudere la votazione, chi è che non riesce a votare ? Ci siamo ? Onorevole Ciprini, sta votando ? Altri ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  340   
   Votanti  337   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  169   
    Hanno votato   29    
    Hanno votato no  308.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.6 Palazzotto.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duranti. Ne ha facoltà.

  DONATELLA DURANTI. Grazie, Presidente. Già in parte l'onorevole Palazzotto ha illustrato questo emendamento, però voglio ribadire che è necessario sospendere qualsiasi cessione o vendita di armi all'Egitto, anche se a titolo non oneroso, oltre che per le ragioni che sono state indicate, anche per un'altra ragione: perché dobbiamo sanare una ferita, un vulnus.
  Io voglio ricordare che la decisione di fornire urgentemente i pezzi di ricambio degli F16 all'Egitto fu riferita dalla Ministra Pinotti alle Commissioni difesa ed affari esteri durante l'audizione sul Libro Bianco a maggio del 2015, con una semplice e frettolosa comunicazione, lesiva della legge n. 185, che vieta la cessione di armamenti, appunto, a Paesi in guerra e che violino i diritti umani. Per l'appunto, l'Egitto, è stato detto, è un Paese che viola i diritti umani ed è un Paese in guerra, perché fa parte della coalizione a guida dell'Arabia Saudita che opera bombardamenti nello Yemen.
  Quando la Ministra Pinotti ci comunicò frettolosamente questa decisione da parte del Governo, era appunto il maggio 2015 e nei due mesi precedenti c'erano stati 1.400 civili morti e 6.000 civili feriti anche ad opera, appunto, delle Forze armate dell'Egitto.
  Per cui, noi invitiamo l'Aula a votare favorevolmente su questo emendamento, anche per sanare in qualche maniera questo vulnus nei confronti della legge n. 185 e delle prerogative del Parlamento in una materia che per noi è delicatissima.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.6 Palazzotto, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole dei relatori di minoranza Frusone e Artini e su cui il relatore di minoranza Gianluca Pini si rimette all'Assemblea.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Non vedo mani alzate. Colleghi, però, io mi riferisco Pag. 119a chi è in Aula: chi è fuori, per rispetto anche di chi è in Aula, non vota, perché, se no, non possiamo andare così. Non è che ci possono essere persone, che sono in Aula, bloccate, e gli altri no. Massa, Cimbro.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  331   
   Votanti  330   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  166   
    Hanno votato   89    
    Hanno votato no  241.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.7 Rizzo, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole dei relatori di minoranza Frusone e Artini e su cui il relatore di minoranza Gianluca Pini si rimette all'Assemblea.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Caruso, Cimbro, Turco.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  333   
   Votanti  321   
   Astenuti   12   
   Maggioranza  161   
    Hanno votato   86    
    Hanno votato no  235.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.8 Di Battista, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Cimbro.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  333   
   Votanti  332   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  167   
    Hanno votato   96    
    Hanno votato no  236.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.9 Fava, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), si rimettono all'Assemblea i relatori di minoranza Gianluca Pini e Frusone, e il parere favorevole del relatore di minoranza Artini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Bargero, Minnucci.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  341   
   Votanti  286   
   Astenuti   55   
   Maggioranza  144   
    Hanno votato   38    
    Hanno votato no  248.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.10 Duranti, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e del relatore di minoranza Gianluca Pini e il parere favorevole degli altri relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Cimbro.
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 120
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  343   
   Votanti  338   
   Astenuti    5   
   Maggioranza  170   
    Hanno votato   86    
    Hanno votato no  252.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 4.11 Palazzotto e 4.12 Gianluca Pini.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Presidente, sono di poche ore fa le dichiarazioni del Ministro Pinotti nelle quali la Ministro dice che contro il terrorismo islamico è necessaria un'Europa più forte – solita storiella, nonostante il fallimento evidente sia da parte della ex collega Mogherini sia da parte del Ministro Gentiloni – ma anche un ponte fra NATO e Russia. Benissimo, finalmente qualcuno che viene sulle posizioni che le opposizioni, in primis la Lega, hanno sempre espresso, nel senso che non si può pensare a un contrasto al Daesh senza tener conto che di fatto l'unico Stato sovrano che in questo momento lo contrasta pesantemente sul campo, mettendoci uomini, mezzi e risorse, tutte le risorse possibili, è proprio la Russia.
  Per l'ennesima volta, però, c’è un'incongruenza pesantissima fra quello che il Governo dice e quello che il Governo fa. Diamo atto al fatto che effettivamente questo comma 8 dell'articolo 4 è stato scritto prima delle dichiarazioni del Ministro Pinotti, quindi speriamo che effettivamente qualcuno abbia cambiato idea e si sia un attimino rinsavito, perché, cosa dice questo articolo 8 ? Dice una cosa molto comica, alla luce delle dichiarazioni della Ministro Pinotti, cioè che si schierano dei missili, i cosiddetti SAMP/T, in Turchia. Per quale motivo ? Si dice che sono rivolti contro lo Stato Islamico, ma c’è un problema: i SAMP/T sono missili che vengono utilizzati come contraerea, quindi per abbattere degli aerei, che lo Stato Islamico non ha, o contro i missili a media gittata, che lo Stato Islamico non ha, quindi ci viene un dubbio abbastanza evidente, cioè che questi missili siano in chiave antirussa e non in chiave anti-Stato Islamico.
  Quindi, incredibilmente, cosa accade ? Accade che questi missili sono rivolti contro quello che dovrebbe essere il principale alleato nel contrasto al terrorismo. Se questa non è schizofrenia, è dilettantismo allo stato puro.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Artini. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ARTINI. Presidente, evito di parlare sull'emendamento a mia firma, ma seguo il ragionamento fatto dal collega Pini.
  In risposta a un'interrogazione fatta proprio in fase di «decreto missioni» durante un question-time, aggiungo a quell'argomentazione il fatto che la Ministro Pinotti ci ha risposto che quei SAMP/T non hanno nessun tipo di impiego per contraerea; la domanda allora viene ulteriormente: perché si va ad implementare quella spesa – che non è poca, mi sembra intorno al milione di euro – se non fa contraerea ? Se non fa contraerea e difesa antimissile, cosa ce li abbiamo messi a fare ? Perché spendiamo un milione di euro ? Perché per l'ennesima volta siamo a prendere ordini dalla NATO, dove sembra che la Turchia conti molto più di noi, e implementiamo delle missioni dove la nostra presenza non ha senso, alla luce degli attori che ci sono intorno, se non dobbiamo rispondere ad attacchi aerei ? Giustamente il collega Pini parlava di eventualmente contrastare la presenza di aeromobili russi, ma questo non è previsto, secondo la risposta data dal Ministero, quindi mi domando ancora a cosa serve questa missione, e nell'emendamento successivo prevedo un'uscita dalla partecipazione, come peraltro ha fatto la Germania.
  La Germania, che aveva presenza doppia, di sistemi antimissili e contraerea, ma Pag. 121hanno adottato una decisione, dopo un'ampia discussione in Parlamento, con dichiarazioni precise del proprio Ministro della difesa, contro quel tipo di installazione. Arriva in soccorso sempre l'Italia, su richiesta degli altri alleati, a sanare situazioni dove altri Paesi tendono a rispettare la propria sovranità, sia parlamentare sia di Governo.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.11 Palazzotto e 4.12 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Gallinella, Grassi.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  344   
   Votanti  338   
   Astenuti    6   
   Maggioranza  170   
    Hanno votato  101    
    Hanno votato no  237.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.18 Artini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Pastorino, Caso.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  338   
   Votanti  331   
   Astenuti    7   
   Maggioranza  166   
    Hanno votato   96    
    Hanno votato no  235.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.13 Gianluca Pini.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Presidente, preso atto della schizofrenia di questa maggioranza e di questo Governo, cerchiamo almeno di mettere una pezza, come si suol dire, a questa follia di schierare missili anche non in funzione antiaerea, anche se di fatto non hanno altro utilizzo se non quello, da un punto di vista tecnico, perché zanzare non ce ne sono, per lo meno non così grosse da abbatterle con dei missili SAMP/T. Quindi, visto che siamo all'interno di un «decreto missioni», proviamo a dare una sorta di regola di ingaggio chiara, anche per evitare spiacevoli incidenti internazionali.
  Visto che gli unici aerei militari che ci sono in quell'area sono gli aerei russi, non avendone più di fatto l'aviazione siriana o comunque avendone molto pochi, essendo riconosciuti, allora abbiamo proposto un emendamento che dice che in nessun caso gli equipaggiamenti in dotazione al personale militare italiano ri-schierato in Turchia per partecipare all'operazione Active Fence potranno essere utilizzati automaticamente in risposta a violazioni dello spazio aereo turco compiute da velivoli militari appartenenti a Paesi il cui Governo è riconosciuto dalla Repubblica italiana.
  Noi abbiamo schierato questi SAMP/T, perché, come giustamente il collega Artini ricordava, non abbiamo avuto il coraggio e gli attributi di dire «no», come invece, dopo una lunga riflessione parlamentare – cosa che questa maggioranza evidentemente non è in grado di fare, perché «appecoronata» alle scelte fatte dal Governo Pag. 122– la Germania ha fatto, dicendo che non potevano rischiare di creare un incidente diplomatico con i russi. Noi invece andiamo direttamente a schiantarci contro un muro, non mettendoci assolutamente al riparo almeno come regole di ingaggio. Cioè, va bene acconsentire a quelle che sono le richieste dei padroni del vapore di questa operazione, ma neanche metterci al riparo dal rischio di un incidente diplomatico a livello internazionale è veramente qualcosa di svilente. Dunque, non contiamo veramente nulla; almeno diamo un segnale che siamo lì, partecipiamo, facciamo il nostro compitino perché ci viene chiesto ma non siamo disposti a farci massacrare sulla base degli interessi di soggetti terzi.
  Quindi, io ve lo dico chiaramente: delle due l'una; se viene respinto, il bluff è assolutamente e automaticamente scoperto da parte vostra.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

  IGNAZIO LA RUSSA. Grazie, Presidente. Siamo favorevoli su questo emendamento proposto dagli amici della Lega, anche se avrei tolto la parola «militare». Sembra così che invece si possa rispondere a un aereo non militare. Teoricamente è possibile tutto. Però, per il resto, al di là di questo che non è un errore, ma è un realismo – chiamiamolo così –, credo che le argomentazioni che sono state esposte abbiano una precisa validità, le apprezziamo e quindi voteremo a favore.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.13 Gianluca Pini, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Onorevoli Occhiuto e Milanato. Altri ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  339   
   Votanti  332   
   Astenuti    7   
   Maggioranza  167   
    Hanno votato  101    
    Hanno votato no  231.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Senaldi ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto contrario).

  Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 4.14 Piras e 4.15 Gianluca Pini.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Presidente, visto che dalla Turchia a tutti gli effetti ormai dichiariamo guerra alla Russia, vediamo almeno di chiudere un altro fronte, cioè quello baltico, dove, anche qui dietro richiesta di soggetti che ormai hanno acquisito la sovranità all'interno di questo Paese, ma che non siedono all'interno di questo Parlamento, noi partecipiamo a questa missione in chiave chiaramente antirussa nel Baltico, andando anche qui in assoluto contrasto rispetto a quelle che sono le parole espresse dal Ministro Pinotti, che a questo punto devo ritenere che le abbia espresse esclusivamente a titolo personale e non a nome del Governo, a meno che il ponte, di cui parlava la Ministra Pinotti oggi, non fosse un ponte di missili destinato ad abbattere la Federazione Russa.
  Quindi, noi chiediamo di chiudere immediatamente la partecipazione a questa missione, di dare un segnale chiaro e non ipocrita, come ha fatto Renzi, andando qualche giorno fa ad incontrare Putin, salvo poi evidentemente essere più interessato a giochicchiare con il telefono piuttosto che ascoltare quello che diceva il Presidente russo. Però, se non vogliamo – ripeto – essere ipocriti almeno se mandiamo Pag. 123il Presidente del Consiglio – o viene eterodiretto ad essere presente per qualche suo interesse personale sullo scenario russo – mandiamolo allora a negoziare appunto una collaborazione e facciamolo a tutti gli effetti, perché onestamente il giochino del bastone e della carota funziona quando si è forti e non quando si va contro una corazzata come quella russa, perché si rischia veramente di farsi male.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.14 Piras e 4.15 Gianluca Pini, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Vito, Gallinella. Ci siamo ? Benedetti. Altri ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  342   
   Votanti  337   
   Astenuti    5   
   Maggioranza  169   
    Hanno votato   98    
    Hanno votato no  239.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.16 Piras, con il parere contrario della Commissione, del Governo, del relatore di minoranza Gianluca Pini e della V Commissione (Bilancio). Il relatore di minoranza Frusone si rimette all'Aula, mentre il relatore di minoranza Artini esprime parere favorevole.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Arlotti. Hanno votato tutti ? Non vedo mani alzate.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  343   
   Votanti  284   
   Astenuti   59   
   Maggioranza  143   
    Hanno votato   34    
    Hanno votato no  250.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.17 Artini, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Di Lello, Caso, Gioacchino Alfano. Caso ha votato ? Ancora no. L'onorevole Caso adesso ha votato.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  355   
   Votanti  353   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  177   
    Hanno votato  100    
    Hanno votato no  253.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Falcone ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto contrario).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.50 La Russa.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

  IGNAZIO LA RUSSA. Grazie, Presidente. Ho visto che abbiamo bocciato tutta una serie di emendamenti che facevano riferimento all'utilizzo di eventuali risparmi, anzi di risparmi conclamati del precedente decreto che non sono stati Pag. 124destinati quindi, stante la bocciatura degli emendamenti, allo scopo cui gli emendamenti si prefiggevano di destinarli. Quindi, vuol dire che ci sono risorse aggiuntive. Però, chi conosce il modo con cui i nostri militari operano nelle missioni internazionali sa che il miglior modo perché si possa sperare nel recupero – chiamiamolo così – di una convivenza migliore in quei territori sarebbe fare svolgere ai militari stessi, come quasi sempre accade – più che alle organizzazioni che dovrebbero fare cooperazione e quant'altro – anche piccole operazioni di bonifica, di sminamento e un sacco di attività che poco hanno a che fare con lo scopo militare per cui sono stati mandati in quei territori.
  E, allora, io credo che sarebbe un gesto importante da parte di questo Parlamento innalzare le retribuzioni che non sono alte, riconosciute come indennità di missione, ai nostri militari che sono ferme da numerosi anni.
  È un modo per dire «grazie» a questi ragazzi, a queste ragazze, a questi uomini e a queste donne con le stellette, che in tutto il mondo sono considerati una delle eccellenze italiane.
  Occorre investire e destinare qualche risorsa in più ai nostri militari nelle missioni. Si tratta, comunque, di modeste risorse che io ho indicato e credo che questo sia il miglior modo di ringraziarli e sicuramente migliore delle tante parole, che a volte suonano vuote, di complimento, di vicinanza e di solidarietà che, specie nei momenti tristi, sentiamo ripetere.
  Io prenderò buona nota di tutti i parlamentari che voteranno a favore; non mi permetto di prendere nota di quelli che voteranno contro, ma dalla differenza algebrica sarà facile individuarli.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.50 La Russa, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e dei relatori di minoranza, ad eccezione del relatore di minoranza Gianluca Pini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Io non vedo mani alzate. Malpezzi, Magorno, Placido, Giuliani. Ha votato ? ci siamo ? Magorno; provi, onorevole Magorno.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  350   
   Maggioranza  176   
    Hanno votato   48    
    Hanno votato no  302.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Romanini ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto contrario).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.51 La Russa, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e degli altri due relatori di minoranza, ad eccezione del relatore di minoranza Pini che esprime parere favorevole.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Caso, De Lorenzis, Carloni, Basso...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  354   
   Votanti  349   
   Astenuti    5   
   Maggioranza  175   
    Hanno votato   47    
    Hanno votato no  302.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.52 La Russa.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

Pag. 125

  IGNAZIO LA RUSSA. Questo aumento del 30 per cento, da portare al 50 per cento, si riferisce – perché lo sappiate – ai casi in cui i nostri militari non possano usufruire di alcuna sistemazione logistica, cioè devono procurarsi da dormire, da mangiare. In quel caso hanno il 30 per cento in più, che mi pare sia meramente un modo non proprio corretto di dare risposta alle loro esigenze; quanto meno si propone di aumentarlo al 50 per cento.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.52 La Russa, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e dei relatori di minoranza, ad eccezione del relatore di minoranza Gianluca Pini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Lauricella, De Maria, Terzoni...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  354   
   Votanti  347   
   Astenuti    7   
   Maggioranza  174   
    Hanno votato   43    
    Hanno votato no  304.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Duranti 6.1, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, favorevole del relatore di minoranza del gruppo del MoVimento 5 Stelle e del relatore di minoranza Artini, e sul quale si rimette all'Aula il relatore di minoranza Gianluca Pini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Nuti, Caso...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  348   
   Votanti  335   
   Astenuti   13   
   Maggioranza  168   
    Hanno votato  102    
    Hanno votato no  233.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Duranti 6.2, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e del relatore di minoranza Gianluca Pini, favorevole del relatore di minoranza del gruppo del MoVimento 5 Stelle e sul quale si rimette all'Aula il relatore di minoranza Artini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Pastorino, Baradello, Locatelli, Sorial, Boccuzzi, Palma...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  348   
   Votanti  337   
   Astenuti   11   
   Maggioranza  169   
    Hanno votato   89    
    Hanno votato no  248.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.1 Sibilia e 7.50 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), favorevole dei relatori di minoranza Gianluca Pini e Frusone, e sul quale si rimette all'Aula il relatore di minoranza Artini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Gadda, Palma...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 126
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  351   
   Votanti  341   
   Astenuti   10   
   Maggioranza  171   
    Hanno votato   82    
    Hanno votato no  259.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Tofalo 7.2 e Gianluca Pini 7.51, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), favorevole dei relatori di minoranza Gianluca Pini e Frusone, e sul quale si rimette all'Aula il relatore di minoranza Artini.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Pastorino, Bossa, Pilozzi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  352   
   Votanti  340   
   Astenuti   12   
   Maggioranza  171   
    Hanno votato   76    
    Hanno votato no  264.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 8.1 Spadoni e 8.50 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Rossi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  353   
   Votanti  350   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  176   
    Hanno votato  106    
    Hanno votato no  244.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 8.2 Scagliusi e 8.51 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  335   
   Votanti  331   
   Astenuti    4   
   Maggioranza  166   
    Hanno votato  101    
    Hanno votato no  230.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Lodolini ha segnalato di non essere riuscito a votare).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 8.3 Grande e 8.52 Gianluca Pini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Verini, Di Lello, Boccuzzi, Molea...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  356   
   Votanti  354   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  178   
    Hanno votato  127    
    Hanno votato no  227.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 127

  Passiamo alla votazione dell'emendamento Dis. 1.50 Gianluca Pini.

  GIANLUCA PINI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Lo ritiro.

  PRESIDENTE. Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale.

(Esame degli ordini del giorno – A.C. 3953)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A – A.C. 3953).
  Colleghi, allora c’è un problema: sono arrivati all'ultimo istante alcuni ordini del giorno, quindi io intanto faccio dare al sottosegretario il parere sui 25 ordini del giorno che abbiamo, poi se siamo in grado, in corso d'opera, lo diamo anche sugli altri, altrimenti saremo costretti a sospendere la seduta per qualche minuto per i pareri.

  PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo sugli ordini del giorno presentati ?

  GIOACCHINO ALFANO, Sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/3953/1 Vargiu, con la seguente riformulazione, poiché le attività già le facciamo: «a valutare l'opportunità di chiedere l'inserimento nel mandato internazionale (...)». Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno n. 9/3953/2 Sibilia e n. 9/3953/3 Spadoni.
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/3953/4 Basilio, con la seguente riformulazione del primo impegno: «ad assumere una iniziativa per orientare maggiormente il mandato delle missioni internazionali nei Balcani verso (...)» e sostituendo al secondo impegno le parole «il terrorismo religioso» con le seguenti: «fenomeni di radicalizzazione e sua diffusione nell'area».
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/3953/5 Rizzo, con la seguente riformulazione: «a verificare che le problematiche relative alla bonifica per l'eventuale presenza di amianto nei mezzi e materiali donati ai due Paesi africani siano state preventivamente risolte o gli Stati riceventi si siano già impegnati o si impegnino ad analoga attività».
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/3953/6 Frusone, con la seguente riformulazione dell'impegno: «a riferire alle Camere circa le intese intercorse con le autorità irachene in merito al dispiegamento del contingente italiano e del relativo status».
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/3953/7 Di Battista, mentre esprime parere contrario sull'ordine del giorno n. 9/3953/8 Massimiliano Bernini.
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/3953/9 Grande, con la seguente riformulazione del primo impegno «a continuare a conformarsi alle pertinenti deliberazioni dell'Unione europea per quanto concerne i rapporti con l'Egitto».
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/3953/10 Tofalo, con la seguente riformulazione dell'impegno: eliminare le parole «sul modello di quanto fatto in Francia» e facendo terminare il periodo con le parole «ordine pubblico».
  Il Governo esprime parere contrario sull'ordine del giorno Corda n. 9/3953/11.

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore, abbassiamo la voce, grazie.

  GIOACCHINO ALFANO, Sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo esprime parere contrario sull'ordine del giorno Gianluca Pini n. 9/3953/12; mentre esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Marzano n. 9/3953/13. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del Pag. 128giorno Martelli n. 9/3953/14 purché sia riformulato aggiungendo «a valutare l'opportunità di» e poi prosegue il periodo. Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Palazzotto n. 9/3953/15 e Duranti n. 9/3953/16. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Fava n. 9/3953/17 purché sia riformulato l'impegno nel modo seguente: dopo «Commissioni» diventa «nell'ambito delle previste comunicazioni rese dal Governo sulle missioni internazionali» e prosegue. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Piras n. 9/3953/18 purché sia riformulato l'impegno nel modo seguente: cambia il terzo impegno che diventa «a valutare in coordinamento con i Paesi like-minded la percentuale di un adattamento del mandato della missione MINURSO per includerne compiti in materia di diritti umani».
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Quartapelle Procopio n. 9/3953/19; il Governo esprime parere contrario sull'ordine del giorno Altieri n. 9/3953/20.
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Artini n. 9/3953/21 purché sia riformulato il secondo impegno nel modo seguente: «ad adottare ogni utile iniziativa tesa a rafforzare la fiducia tra Governo di Israele e ANP al valico di Rafah». Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Matarrelli n. 9/3953/22. Il Governo esprime parere contrario sull'ordine del giorno Segoni n. 9/3953/23. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Baldassarre n. 9/3953/24 purché sia riformulato l'impegno nel modo seguente: dopo le parole «a beneficio di Paesi» aggiungere «responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dall'Europa o dal Consiglio europeo o che addestrino ed utilizzino minori in combattimento».
  Il Governo esprime parere contrario sull'ordine del giorno Turco n. 9/3953/25.

  PRESIDENTE. Procederei così: votiamo prima questi venticinque ordini del giorno e poi passiamo agli ultimi sette che sono arrivati, così intanto vengono valutati. Onorevole Vargiu, sul primo ordine del giorno c’è una proposta di riformulazione, va bene ?

  MASSIMO ARTINI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Cosa c’è, onorevole Artini ? Ne ha facoltà.

  MASSIMO ARTINI. Chiediamo un attimo di tempo per leggerli e valutarli.

  PRESIDENTE. Le chiedo scusa, forse non ci siamo intesi. Non è che non li facciamo: i sette ordini del giorno che sono arrivati all'ultimo momento...

  MASSIMO ARTINI. Presidente, posso anch'io ?

  PRESIDENTE. Prego.

  MASSIMO ARTINI. Io sono arrivato all'ottavo ordine del giorno per leggerli nel tempo in cui il sottosegretario ha espresso i pareri...

  PRESIDENTE. E quindi qual è il problema ? Per quei venticinque che sono stati presentati è sempre così. Io stavo parlando dei sette che sono stati aggiunti dopo.

  MASSIMO ARTINI. No, Presidente, noi li abbiamo presi trenta secondi fa. Il tempo di valutarli per dire se votare favorevolmente o meno agli ordini del giorno.

  PRESIDENTE. Sono in distribuzione da quando io l'ho annunciato.

  MASSIMO ARTINI. No, no dovevano essere fotocopiati, Presidente, per cui noi li abbiamo ricevuti pochi secondi fa.

  PRESIDENTE. Di quali sta parlando, onorevole Artini ?

Pag. 129

  GIANLUCA PINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Grazie, Presidente. Contrariamente a quello che le è stato riferito il fascicolo a me è arrivato sul tavolo mentre il sottosegretario Gioacchino Alfano stava dando il parere all'ordine del giorno n. 9/3953/20. Siccome ce ne sono alcuni con parere contrario che io ho segnato ma di cui non ho visto il contenuto, le chiedo cortesemente cinque minuti di sospensione in modo che il sottosegretario abbia modo di visionare gli ultimi e anche noi di capire quale sarà il nostro orientamento di voto rispetto agli altri perché non ho avuto tempo di leggerli...

  PRESIDENTE. Onorevole Pini, vorrei precisarle una questione perché deve rimanere chiaro e non costituisce precedente. Nessuno le porta il fascicolo: il fascicolo è in distribuzione e lei può vederlo, dopodiché sospendo per cinque minuti in maniera che sia consultabile ma non esiste che qualcuno le porta il fascicolo. Quando si dice che il fascicolo è in distribuzione, il fascicolo deve essere preso.

  GIANLUCA PINI. Non c'era !

  PRESIDENTE. Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 20,25.

  La seduta, sospesa alle 20,20, è ripresa alle 20,25.

  PRESIDENTE. Invito a questo punto il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ultimi ordini del giorno che sono rimasti, atteso che, invece, gli altri relatori di minoranza hanno potuto espletare la loro funzione su quelli che avevamo prima.
  Se siamo pronti inizierei con l'ordine del giorno Rondini n. 9/3953/26.

  GIOACCHINO ALFANO, Sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo esprime parere contrario sugli ordini del giorno n. 9/3953/26 Rondini, n. 9/3953/27 Allasia e n. 9/3953/28 Invernizzi; il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/3953/29 Guidesi purché sia riformulato l'impegno (la riformulazione è un po’ complessa) nel modo seguente: dopo le parole «sedi competenti» diventa «perché il rapporto fra»- prosegue – «Occidente e Federazione Russa» poi viene corretto con «sia costruttivo e collaborativo benché franco» e poi prosegue. Poi l'ultimo capoverso viene modificato nel modo seguente: «a non autorizzare la pianificazione di eventuali manovre ed esercitazioni NATO che abbiano dichiarato ed esclusivo carattere antirusso».
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/3953/30 Giancarlo Giorgetti purché sia riformulato con una lunga riformulazione: viene eliminata tutta la premessa dopo le parole «nazionali del paese», quindi tutta la premessa viene eliminata. L'impegno diventa: «a valutare la nostra partecipazione militare alle attività NATO di rassicurazione degli alleati baltici e polacchi», poi si sopprimono le parole da «ritirandola» fino a «simbolici» e diventa: «alla luce degli impegni militari assunti con l'ONU, l'Europa, la NATO o prevedibili in altri scenari a partire dal Mediterraneo». Poi si eliminano le parole «ad imporre rigidi» fino a «sull’» e diventa: «a vigilare affinché l'impegno dei missili» prosegue fino a «Turchia»...

  PRESIDENTE. Bene.

  GIOACCHINO ALFANO, Sottosegretario di Stato per la difesa. No, ancora, Presidente.

  PRESIDENTE. Solo che questa non è una riformulazione, capisce, signor sottosegretario: questa è una ricostruzione...

  GIOACCHINO ALFANO, Sottosegretario di Stato per la difesa. Lo so, ma purtroppo dipende dal fatto di doverla fare uguale al Pag. 130Senato. «Si mantenga negli stretti limiti previsti dalle regole di ingaggio della missione NATO per la difesa del territorio e della popolazione della Turchia contro le minacce poste da possibili lanci missilistici oltre il confine siriano». Poi nel periodo successivo si elimina «a perseverare» e diventa «continuare nella politica di riconciliazione con la Russia». Tutto il resto viene eliminato.
  Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/3953/31 Caparini purché sia riformulato l'impegno nel modo seguente: «a valutare la nostra partecipazione militare all'attività NATO di rassicurazione degli alleati baltici e polacchi alla luce degli impegni militari» e poi il resto rimane uguale. Il Governo esprime parere contrario sull'ordine del giorno n. 9/3953/32 Simonetti.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Duranti. Ne ha facoltà.

  DONATELLA DURANTI. Grazie, Presidente. Solo per dirle che accettiamo le riformulazioni ed evidentemente non insistiamo per la votazione degli ordini del giorno sui quali è stato espresso parere favorevole.

  PRESIDENTE. Per caso qualcun altro ha un'idea simile ?

  GIANLUCA PINI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Accettiamo tutte le riformulazioni e insistiamo per la votazione degli ordini del giorno sui quali è stato espresso parere contrario.

  PRESIDENTE. Ordine del giorno n. 9/3953/1 Vargiu: viene accolta la riformulazione.
  Ordine del giorno n. 9/3953/2 Sibilia, parere favorevole. Ordine del giorno n. 9/3953/3 Spadoni, parere favorevole n. 9/3953/4 Basilio, riformulazione: va bene n. 9/3953/5 Rizzo, riformulazione: va bene. Onorevole Rizzo, mi scusi mi arrivano segnali contrastanti.

  GIANLUCA RIZZO. Grazie, Presidente. Dalla riformulazione che ha dato il sottosegretario quasi c’è la contezza che il Governo non sappia se questi elicotteri, questo materiale ferroviario contenga o meno amianto. Quindi, per ciò che comprendo dalla riformulazione, noi cederemmo questi mezzi e questo materiale ai due Paesi africani non sapendo se effettivamente contengono del materiale nocivo. Ciò mi sembra un'assurdità. Chiederei al sottosegretario di accantonare l'ordine del giorno, giusto per avere qualche minuto di riflessione ed essere illuminato su una scelta diversa.

  PRESIDENTE. Signor sottosegretario, accantoniamo o procediamo ? Accantoniamo. Bene, allora siamo all'ordine del giorno n. 9/3953/6 Frusone. Va bene la riformulazione. Sull'ordine del giorno n. 9/3953/7 Di Battista il parere è favorevole, quindi presumo che vada bene. Sull'ordine del giorno n. 9/3953/8 Massimiliano Bernini il parere è contrario. Prego, onorevole Bernini.

  MASSIMILIANO BERNINI. Grazie, Presidente. Nello schema del decreto attuativo della legge di riforma della pubblica amministrazione si prevede la militarizzazione del Corpo forestale dello Stato, che verrà assorbito nell'Arma dei carabinieri. Ciò comporterà immediatamente la contrazione dei diritti sindacali delle donne e degli uomini del CFS, ma questa militarizzazione appare quanto mai assurda se si pensa che non verrà militarizzato il solo personale in divisa e armato, ma anche i ruoli tecnici, cioè persone che nella vita non hanno mai indossato una divisa o impugnato una pistola. In questi giorni, Presidente, sono in corso le audizioni nelle commissioni congiunte degli organi di polizia civile e militare, delle organizzazioni sindacali e ambientaliste, e molti di loro hanno evidenziato diverse criticità in merito all'assorbimento Pag. 131delle funzioni del Corpo forestale dello Stato nell'Arma dei carabinieri; criticità meritevoli di approfondimento e di una profonda correzione dei testi e degli indirizzi politici presenti nell'atto del Governo n. 306.
  Tra le criticità e i nodi da sciogliere c’è, ad esempio, l'aspetto degli incendi boschivi. Chi se ne occuperà ? Chi farà prevenzione ? Chi si occuperà delle indagini per individuare le responsabilità e le cause ? Chi farà l'inventario forestale nazionale ? Chi acquisirà i dati relativi ai serbatoi di carbonio ed alle emissioni di CO2 ? Chi acquisirà i dati relativi alle piogge acide ? Chi gestirà le 130 riserve naturali attualmente vigilate dal CFS, su molte delle quali insistono ZPS, SIC e riserve integrali ? Chi si occuperà della Cites, ovvero della vigilanza in materia di Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione ?
  Queste sono solo alcune delle funzioni e delle competenze che rischiamo di perdere definitivamente con questa assurda e antistorica militarizzazione. Per questo, con il nostro ordine del giorno, chiediamo al Governo di utilizzare l'ulteriore periodo di proroga della delega di cui all'articolo 1, comma 2, del disegno di legge in esame per rivedere i contenuti e i procedimenti dell'assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ritirando l'atto del Governo n. 306 e ripresentandolo, modificato nei contenuti, entro il nuovo limite temporale stabilito dalla legge. Mi auguro che il Governo ci ripensi e dia un parere favorevole a questo ordine del giorno o, quanto meno, ci spieghi le ragioni della propria contrarietà, altrimenti dimostrerete di essere un Governo autoritario e militarista (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duranti. Ne ha facoltà. Onorevole Duranti, si faccia coraggio.

  DONATELLA DURANTI. Grazie, Presidente. Per annunciare il voto favorevole del gruppo di Sinistra Italiana a questo ordine del giorno. Le audizioni che sono state svolte nella I e nella IV Commissione sono state significative non solo di alcune richieste che il collega Bernini ha ricordato benissimo, ma anche significative di un atteggiamento di tutte le forze di polizia, dei rappresentanti di tutte le forze di polizia, ad ordinamento militare e ad ordinamento civile, che chiedono semplicemente al Governo e al Parlamento di potersi confrontare su un'idea che loro hanno di miglioramento, di razionalizzazione. Però, chiedono, appunto, che l'atto venga sospeso, che venga sospeso per avere più tempo per discutere in fondo della loro vita; non solo della loro vita lavorativa, ma anche proprio della loro vita personale.
  Voglio fare un riferimento, il collega Bernini ha fatto riferimento alla militarizzazione. Io voglio dire che c’è un tema di particolare delicatezza, che riguarda la militarizzazione forzata delle donne che passeranno dal Corpo forestale dello Stato, se questo progetto dovesse andare avanti, nell'Arma dei carabinieri.
  Una militarizzazione forzata di cui non abbiamo assolutamente bisogno, anzi, i rappresentanti delle forze di polizia a ordinamento civile e militare sono venuti a dirci che dovremmo sforzarci, come Paese, di essere un po’ più moderni e di procedere alla smilitarizzazione di tutti i corpi di polizia, e quindi di rendere anche il loro lavoro un po’ più semplice. Vedete, la scelta di vita militare è una scelta legittima, importante per molti versi, ma è un pochettino duro che un lavoratore o una lavoratrice, magari dopo venti o trent'anni di servizio, debba essere costretto a fare una scelta di vita impegnativa. Vi chiediamo, visto che avete inserito nel disegno di legge la proroga della cosiddetta legge Madia, di fare uno sforzo e di dare retta ai tanti e alle tante che in questi giorni hanno chiesto confronto, ma anche aiuto (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà e MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Pag. 132
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3953/8 Massimiliano Bernini, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Palese, Vito, Brandolin, D'Uva, Giancarlo Giordano, Impegno...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  314   
   Votanti  307   
   Astenuti    7   
   Maggioranza  154   
    Hanno votato   88    
    Hanno votato no  219.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Sull'ordine del giorno n. 9/3953/9 Grande c’è una proposta di riformulazione; va bene. Sull'ordine del giorno n. 9/3953/10 Tofalo c’è una proposta di riformulazione; va bene. Sull'ordine del giorno n. 9/3953/11 Corda c’è parere contrario; se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3953/11 Corda, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Boccuzzi, Lauricella, Martelli, Sorial...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  313   
   Votanti  311   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  156   
    Hanno votato   87    
    Hanno votato no  224.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Sull'ordine del giorno n. 9/3953/12 Gianluca Pini c’è parere contrario.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3953/12 Gianluca Pini, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Malisani, Battelli, Fossati...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  318   
   Votanti  315   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  158   
    Hanno votato   73    
    Hanno votato no  242.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Sull'ordine del giorno n. 9/3953/13 Marzano c’è una proposta di riformulazione; va bene. Sull'ordine del giorno n. 9/3953/14 Martelli c’è una proposta di riformulazione; va bene. L'ordine del giorno n. 9/3953/15 Palazzotto va bene, l'ordine del giorno n. 9/3953/16 Duranti va bene. Sull'ordine del giorno n. 9/3953/17 Fava c’è una proposta di riformulazione; va bene. L'ordine del giorno n. 9/3953/18 Piras va bene, l'ordine del giorno n. 9/3953/19 Quartapelle va bene perché è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/3953/20 Altieri il parere è contrario. Prego, onorevole Altieri.

  TRIFONE ALTIERI. Grazie, Presidente. In questo ordine del giorno noi chiediamo che il Governo si impegni a livello internazionale per valutare insieme ai nostri alleati. In questi giorni c’è stato un gran parlare di riunire gli alleati europei intorno alla politica, intorno a una difesa comune dei propri cittadini, dei propri confini, dei propri interessi nazionali. In questi giorni, nelle scorse settimane, abbiamo fatto ben due commemorazioni in quest'Aula. L'ultima di queste, signor Presidente, per la scomparsa di nove connazionali in Bangladesh.Pag. 133
  In queste ore apprendiamo che sono stati ammazzati violentemente, con torture; non sono nemmeno stati uccisi in maniera rapida. Questi crimini ormai sono diventati noti a tutto il mondo occidentale per i fatti di Parigi, per i fatti di Bruxelles, di Istanbul, di Dacca negli scorsi giorni. Abbiamo fatto un'azione contro il terrorismo islamico e fondamentalista che, ad oggi, non ha fatto cessare questi crimini, anzi abbiamo purtroppo informazioni che attentati come questi potrebbero ripetersi. Mi auguro di no.
  Quindi, riteniamo che sia il caso che, dopo vari e svariati vertici internazionali che si aprono sempre con la richiesta di stabilire un'unità di intenti nella difesa comune e di intervenire in quei territori per porre fine alle organizzazioni terroristiche, per porre fine alla sofferenza di uomini e donne, che in quei loro Paesi, a casa loro, subiscono le violenze più inaudite, c’è una crisi umanitaria ormai a livelli altissimi e l'Italia cosa fa ? Il Governo dice di respingere un ordine del giorno dove chiediamo di impegnarsi a livello internazionale per far sì che in Libia, in Siria, termini la tratta degli esseri umani, esseri umani che sono utilizzati come schiavi dagli scafisti e da chi fa questa tratta di esseri umani, come schiavi per anni prima di fare un viaggio verso la morte, di porre fine alle torture che l'ISIS infligge a quelle popolazioni, di porre fine al rischio che viviamo in tutti i Paesi occidentali, venendo minacciati a casa nostra nelle nostre libertà. Noi riteniamo che un atteggiamento positivo di tutti gli alleati europei, oggi ci debba portare a un'azione di coraggio e a un intervento contro queste organizzazioni terroristiche e criminali.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3953/20 Altieri, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Palese. Chi non riesce a votare ? Non vedo mani alzate. Spessotto, De Lorenzis. Colleghi, se aggiustiamo questo voto, così poi chiudiamo. Caruso.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  320   
   Votanti  267   
   Astenuti   53   
   Maggioranza  134   
    Hanno votato   22    
    Hanno votato no  245.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Gutgeld ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto contrario).

  Onorevole Artini, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/3953/21 ?

  MASSIMO ARTINI. Presidente, solo un istante. La riformulazione potrebbe essere anche accettata, io devo comprendere nella riformulazione una cosa: mi viene proposto di inserire anche Israele tra le parti che vanno ad adoperarsi nel ripristino del valico di Rafah. In questo caso, Israele non è parte in causa, per cui preferirei – chiedo al Governo – eventualmente togliere il secondo impegno, per evitare alcuni passaggi.

  PRESIDENTE. Il Governo lo riformula togliendo il secondo impegno ?

  GIOACCHINO ALFANO, Sottosegretario di Stato per la difesa. Se lo togliamo, sì.

  PRESIDENTE. Bene, allora si intende riformulato, eliminando il secondo impegno, così c’è il parere favore del Governo, accettato dall'onorevole Artini.
  Sull'ordine del giorno n. 9/3953/22 Matarrelli il parere è favorevole, quindi presumo che non ci siano problemi.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3953/23 Segoni, non accettato dal Governo.Pag. 134
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Turco, Baradello, altri ? Non vedo mani alzate. Chi è ? Giancarlo Giordano.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  317   
   Votanti  268   
   Astenuti   49   
   Maggioranza  135   
    Hanno votato   34    
    Hanno votato no  234.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Gutgeld ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto contrario).

  Prendo atto che l'onorevole Baldassarre accetta la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/3953/24.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3953/25 Turco, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Ci siamo ? Non vedo mani alzate.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  316   
   Votanti  267   
   Astenuti   49   
   Maggioranza  134   
    Hanno votato   31    
    Hanno votato no  236.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Gutgeld ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto contrario).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3953/26 Rondini, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Lodolini, D'Agostino. Bene, altri ? Ciracì, forza !
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  317   
   Votanti  316   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  159   
    Hanno votato   12    
    Hanno votato no  304.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Gutgeld ha segnalato di non essere riuscito ad esprimere voto contrario).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3953/27 Allasia, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Bargero, Gallo. Onorevole Caso, io non vedo se l'onorevole Gallo vota. Ha votato ? Bene. Altri che non riescono a votare ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  320   
   Votanti  317   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  159   
    Hanno votato   84    
    Hanno votato no  233.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (I deputati Gutgeld e Rampi hanno segnalato che non sono riusciti a votare e avrebbero voluto esprimere voto contrario).

Pag. 135

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3953/28 Invernizzi, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Ci siamo ? Abbiamo votato tutti ? D'Agostino.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  320   
   Votanti  293   
   Astenuti   27   
   Maggioranza  147   
    Hanno votato   59    
    Hanno votato no  234.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Gutgeld ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto contrario).

  La riformulazione degli ordini del giorno n. 9/3953/29 Guidesi, n. 9/3953/30 Giancarlo Giorgetti e n. 9/3953/31 Caparini è stata accettata.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3953/32 Simonetti, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Bolognesi, Toninelli, Bernini... ecco, bene, anche a fianco così possiamo chiudere... chiudiamo così ? Impegno... onorevole Impegno, se lei va al suo posto forse è più semplice. Andiamo oltre ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  322   
   Votanti  320   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  161   
    Hanno votato    8    
    Hanno votato no  312.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Gutgeld ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto contrario).

  Adesso dobbiamo recuperare l'ordine del giorno n. 9/3953/5 Rizzo, che avevamo accantonato. Il Governo ?

  GIOACCHINO ALFANO, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, la riformulazione rimane la stessa, perché il concetto che esprime è chiaro anche all'onorevole Rizzo, perché in effetti, noi, il materiale di cui parliamo, lo bonifichiamo, o, se lo assegniamo o lo doniamo agli africani, lo facciamo con l'impegno che loro si interessino della bonifica. Questo è quello che stiamo facendo e, quindi, la riformulazione chiarisce questo aspetto.

  PRESIDENTE. Chiedo al presentatore se va bene.

  GIANLUCA RIZZO. Grazie, Presidente. No, per me non va bene, anche perché non riesco a...

  PRESIDENTE. Però lei è già intervenuto, deve solo dirmi se accetta o meno la riformulazione; se no, lo mettiamo ai voti.

  GIANLUCA RIZZO. No, non la accetto e chiedo che venga votato.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3953/5 Rizzo, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Ci siamo ? D'Ambrosio. Mi pare che ci siamo, a questo punto.Pag. 136
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  313   
   Votanti  310   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  156   
    Hanno votato   77    
    Hanno votato no  233.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Gutgeld ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 3953)

  PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Locatelli. Ne ha facoltà.

  PIA ELDA LOCATELLI. Signor Presidente, quando lo scorso novembre abbiamo approvato il decreto di proroga delle missioni internazionali, avevamo detto: questa sarà l'ultima volta che rifinanziamo le missioni internazionali attraverso lo strumento della decretazione d'urgenza, in quanto c’è la volontà di approvare, speriamo entro l'anno, la nuova normativa quadro sulle missioni già votata alla Camera ed ora in discussione al Senato. Non è andata esattamente così e quindi oggi stiamo a prorogare il decreto di rifinanziamento, nella speranza che davvero questa sia l'ultima volta.
  Non mi dilungo sul merito del provvedimento, che è un po’ ripetitivo rispetto a quelli precedenti, anche se con qualche variazione, e consegnerò il testo completo della mia dichiarazione di voto, chiedendo che la Presidenza ne autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).
  Vorrei dedicare tempo e attenzione a due modifiche introdotte dal Senato. La prima prevede di ricomprendere nello stanziamento previsto al comma 1 dell'articolo 8, sono circa 90 milioni...

  PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Locatelli. Gentilmente, il Governo deve sentire tutti. Prego.

  PIA ELDA LOCATELLI. ... gli interventi previsti dal Piano di azione nazionale «Donne, Pace, Sicurezza» 2014-2016, con particolare riguardo a programmi che hanno come obiettivi la prevenzione, la protezione ed il contrasto alla violenza sessuale su donne e bambine, e la promozione e protezione dei diritti umani.
  Il riferimento è alla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 1325 del 2000, alla quale molte altre risoluzioni hanno fatto seguito. Chiaro che noi socialisti condividiamo questa modifica, anzi la condividiamo convintamente, e siamo grati al senatore De Cristofaro per aver proposto questa modifica come primo firmatario, insieme ad altri, dell'emendamento. La seconda modifica si riferisce alla sospensione della cessione gratuita di parti di ricambio degli F-16 all'Egitto: anche su questa c’è il consenso convinto della componente socialista. Nella discussione di ieri in Commissione affari esteri qualcuno ha detto che la conferma di questa modifica al Senato si deve esclusivamente ai tempi stretti del decreto e non alla convinzione della giustezza della posizione, cioè bisogna evitare il ritorno al Senato. Non è così. E voglio ricordare al collega Pini, che ha parlato di disonestà intellettuale, riferendosi all'intervento della collega Quartapelle, che non più tardi di tre mesi fa il Comitato diritti umani della Commissione esteri della Camera ha organizzato un convegno intitolato «La sfida dei diritti umani nelle relazioni internazionali tra affermazioni di principio e limiti della Realpolitik».
  Quando abbiamo dato avvio al progetto di questo convegno, il tema dei diritti umani sembrava sopito, da tempo lontano dall'attenzione dell'opinione pubblica interna ed internazionale. Anche solo pochi anni fa o forse un paio di decenni, la mobilitazione per la loro tutela era quasi automatica, determinava reazioni, risposte politiche, mentre è innegabile che con il passare del tempo si sia verificata una Pag. 137caduta di attenzione di sensibilità e di solidarietà. Il caso Regeni, la vicenda drammatica di questi mesi che ha messo in tensione i rapporti con l'Egitto, un Paese nostro alleato, ha reso attualissimo il tema e ha contribuito a risvegliarla questa sensibilità, e non solo nel nostro Paese. Il tema della protezione e della promozione dei diritti umani non solo è attualissimo, ma richiede risposte, urgenti risposte, ed è questa un'occasione per darla.
  Allora poniamo una domanda: ha senso mettere in contrapposizione idealismo e realismo, una contrapposizione tra imperativo etico dei principi e limite realista degli interessi ? Forse questa contrapposizione non è inevitabile, perché vale la pena di ricordare che il concetto di diritti umani è emerso quando gli Stati sovrani hanno sentito la necessità di stipulare accordi per proteggere i propri cittadini in Paesi stranieri, quindi è un concetto molto concreto, molto realistico. Ma questo tipo di realismo, il realismo dell'origine, non sempre si è confermato nella storia di questi decenni. Siamo stati testimoni di tante situazioni in cui il mantenimento dei buoni rapporti fra Paesi ci ha fatto chiudere gli occhi di fronte a gravi casi di violazioni dei diritti umani.
  Oggi la situazione è ancor più complessa, anche ma non solo per la sfida che ci lancia il mondo islamico, le cui espressioni politiche, anche quelle moderate, mettono in discussione la imprescindibilità dei diritti umani, che sono tali proprio perché afferenti le persone nella loro umanità e unicità. Pensiamo alla condizione delle donne, alle condizioni degli omosessuali o di chi si converte ad altra religione. Forse porre il problema in termini di dicotomia, però, impedisce di vedere la soluzione, e neppure aiuta il dogmatismo ideologico. Forse la via percorribile è quella di mantenere una relazione forte, una tensione fra etica e realismo, cioè quella di operare concretamente sulla base dell'etica dei fini e del realismo dei mezzi, tenendo aperti canali di comunicazione anche con le parti, gli attori, gli Stati che ai diritti umani sembrano indifferenti quando non ostili, ma cogliendo occasioni per lanciare segnali come quello della sospensione della fornitura gratuita di parti di ricambio degli F16 all'Egitto, Paese che dobbiamo continuare comunque ad incalzare costruttivamente.
  La componente Socialista voterà a favore di questo provvedimento, nella speranza che – crediamo davvero fondata, questa volta – sarà l'ultima proroga che ci troviamo ad approvare (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Partito Socialista Italiano (PSI) – Liberali per l'Italia (PLI)).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Artini. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ARTINI. Presidente, spero vivamente, auspico, che al Senato si comprenda che questa non può essere che l'ultima volta che si va discutere un decreto di proroga e di rifinanziamento delle missioni; proroga e rifinanziamento che – mi viene da ripetermi – è una prassi ormai utilizzata per anni, decenni, oserei dire, e che anche oggi, in maniera molto stanca ci ha portati alla fine di questo provvedimento, perché la discussione in Aula questa volta era estremamente difficile, soprattutto in questo caso, in cui il decreto è arrivato con molto ritardo alla Camera, con tempi estremamente contingentati, con la Commissione che hanno lavorato senza possibilità di discussione e con nessun tipo di apertura da parte del Governo, nemmeno in fase di esame degli ordini del giorno.
  Questo decreto ripropone tutto l'insieme delle missioni e ne aggiunge altre. Penso alla missione già discussa in fase di esame degli emendamenti, Active Fence, al supporto navale nel Mediterraneo per quanto riguarda la NATO, che va ad aggiungersi ad Active Endeavour, a Mare Sicuro e EUNAVFOR MED, che si configurano, anche per questo decreto, con una netta propensione alla parte militare, anche superiore a tutte le aspettative. Considerate che, se si escludono i 120 milioni di euro che vengono dati alla polizia afgana, la parte di cooperazione non supera Pag. 138nemmeno l'impegno navale militare nel Mediterraneo; questo per dare l'ordine di idee di quello che questo decreto va ad impattare da un punto di vista di impegni finanziari e quindi militari.
  Ovviamente spero se ne possa fare una discussione politicamente diversa, che non vada nella retorica di dire meno male che eravamo in Afghanistan, perché si è scolarizzato in maniera incredibile quel luogo eccetera, ma che si passi veramente a una valutazione diversa, una valutazione che sia nei fatti e che risponda anche alle non applicabili logiche che la NATO ha portato anche dopo ISAF. La missione no combat, che doveva essere Resolute Support, in realtà si sta rivelando la medesima di prima, dove gli americani stanno applicando gli stessi metodi precedenti e soprattutto dove le nostre forze non stanno facendo training agli ufficiali e le altre forze afgane, ma in particolare e soprattutto force protection nella base in Herat. Come dicevo, Active Fence è una delle nuove emissioni che vengono introdotte, ed è uno dei problemi maggiori, non solo da un punto di vista di quella tipologia di azione che va a fare, ovvero mettersi nel mezzo tra quella che può essere la visione russa e la visione NATO di come approcciarsi alla Siria, ma dà anche un'impressione di come, in sede NATO, la nostra opinione conta ben poco. Non solo conta ben poco, ma noi siamo quelli che, nel caso ci fosse un problema, ci troviamo a sanare tutte le assenze degli altri Paesi.
  Non comprendo il fatto che si sia andati lì, e lo comprendo ancora meno rispetto al fatto che la Germania ha fatto un determinato tipo di passaggio, appunto parlamentare, decidendo di fare un percorso di uscita da quella situazione, per non creare conflitti verso i propri interessi nazionali. Ciò vale anche per la Spagna in Afghanistan: la Spagna aveva deciso di chiudere nel 2015 la propria esperienza in Afghanistan e l'ha chiusa, senza nessun tipo di problema ed essendo comunque parte di un'alleanza.
  La nostra realtà, di fronte alle richieste del Pentagono, è quella di aderire incondizionatamente a qualsiasi tipo di richiesta senza nessun tipo di ritorno.

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Artini. Colleghi, gentilmente c’è un collega che sta parlando. Se potete abbassare il tono della voce. Grazie.

  MASSIMO ARTINI. Non mi stavano disturbando.

  PRESIDENTE. Allora, le chiedo scusa e, anzi, chiedo scusa ai colleghi. Però, siccome ci siamo tutti, poi possono disturbare. Prego.

  MASSIMO ARTINI. Grazie, Presidente. Per cui il parere di Alternativa Libera-Possibile su questo decreto è assolutamente contrario. Noi voteremo in modo contrario su questo decreto e penso che sia anche una buona pratica di conclusione dell'uso dei decreti-legge confermare che questo sistema nel merito non ha funzionato. Io auspico che si vada ad approvare la legge quadro e che questo Parlamento abbia anche la forza di creare delle buone pratiche di gestione di quella nuova legge. Dà delle possibilità diverse; quelle possibilità vanno esplorate e io penso che sia opportuno valutarle.
  Non ho altro da aggiungere se non il rammarico anche per alcuni ordini del giorno che avevano una logica. Penso all'ordine del giorno relativo all'approccio alla missione una Eunavfor Med, perché anche se siamo sotto un comando europeo il nostro impegno nei confronti dell'Europa, essendo i maggiori contributori in comando della missione e quindi con un ruolo preminente, poteva essere anche quello di impegnarsi a non effettuare azioni di formazione in acque territoriali libiche prima che questo Parlamento, come ci era stato promesso più volte dai Ministri degli esteri e della difesa, approvasse questo tipo di passaggio. Ricordo – e concludo – che Eunavfor Med è costituita da tre fasi, di cui la seconda è divisa in ben due fasi che prevedono un ingresso Pag. 139nella parte territoriale delle acque territoriali libiche se – solo se – c’è un'approvazione diretta da parte del Parlamento. Era questa l'intenzione di quell'ordine del giorno e il rammarico che ci porta comunque a votare in modo contrario su questo decreto è ulteriore rispetto a quel tipo di decisione.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Altieri. Ne ha facoltà.

  TRIFONE ALTIERI. Grazie, Presidente. Annuncio il voto positivo della componente dei Conservatori e Riformisti sul decreto di rifinanziamento e di proroga delle missioni internazionali. È un voto favorevole che sentiamo di dare in particolare agli uomini e alle donne delle Forze armate che da quasi vent'anni servono il nostro Paese in teatri di crisi, in teatri molto lontani, per difendere la pace sia all'interno dei nostri territori sia in quei teatri di crisi. L'Italia in questi anni ha brillato a livello internazionale essenzialmente per il lavoro di questi uomini e di queste donne, per il grande sacrificio e la grande capacità con cui sono riusciti a portare avanti missioni anche difficili e, infatti, ancora quest'oggi da questo decreto-legge viene fuori il quadro dell'impegno di circa 6 mila militari italiani in Afghanistan, in Libano e ancora nei Balcani. È a loro che noi dobbiamo molto ed è per questo che anche dall'opposizione sentiamo di votare convintamente a favore di questo decreto per la proroga e il rifinanziamento delle missioni.
  Invece, il giudizio sul Governo, Presidente, resta assolutamente negativo, anche su un tema così delicato e così importante. In un momento storico in cui viviamo sotto il pericolo continuo di un attacco rileviamo che l'azione di questo Governo in politica estera – e quindi oggi la difesa è lo strumento più importante dalla politica estera – non esiste. Dal quadro di questo decreto viene fuori come per tutti questi anni l'Italia abbia sempre ottemperato a quanto gli alleati ci hanno chiesto per intervenire in situazioni di crisi con grande generosità. Però, oggi l'Italia è in difficoltà; è l'Italia il Paese più esposto dell'Unione europea a uno scenario di crisi che viene dall'altra sponda del Mar Mediterraneo, dove l'Isis e le organizzazioni terroristiche hanno preso pezzi di territorio fondando lì le loro basi logistiche e di addestramento. È un'azione che porta ad avere flussi migratori, a far fuggire la gente dalla propria casa e da quei territori, territori dove ci sono inaudite violenze contro uomini e contro donne.
  Terroristi che in questo momento lanciano messaggi a cellule che sono sparse per tutta Europa e per tutto il mondo e che si attivano per un fenomeno anche di emulazione. E su questo fronte noi che facciamo ? Da mesi il Governo italiano si limita a partecipare a vertici internazionali che non arrivano mai a nulla e abbiamo proprio su questo tema così delicato molte parole e ormai, purtroppo, molte commemorazioni ma nessun intervento che possa portare i cittadini italiani e i cittadini di tutta l'Europa a tornare a vivere sereni, non temendo di prendere un aereo, non temendo di entrare in un luogo pubblico, non temendo di essere ammazzati e torturati da criminali e terroristi a cui si è dato troppo tempo e troppo spazio.
  Noi avremmo voluto sentire anche in questa occasione dal Governo, che invece non ci ha dato il tempo per discutere né in Aula né in Commissione, qualcosa di più; avremmo voluto un atto di coraggio, avremmo voluto delle parole che potevano far seguire i fatti alle tristi commemorazioni a cui siamo abituati. Invece, da questo Governo ancora non arrivano né fatti né una visione di politica estera e di politica della difesa e questo chiaramente è un grave rischio, è molto pericoloso e ci porta, a livello internazionale, ad avere sempre quel ruolo piccolo piccolo, a seguire e ad essere al traino di altri interessi o di altre visioni, mentre sarebbe il caso di avere una visione dell'Italia.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

Pag. 140

  IGNAZIO LA RUSSA. Grazie, Presidente.

  PRESIDENTE. Onorevole La Russa, anche lei vuole essere avvisato a cinque minuti oppure prende il tempo da solo ? Gradisce essere avvisato ?

  IGNAZIO LA RUSSA. Non ne ho bisogno, grazie Presidente. Vedrà che sarò rapido e non tanto per vedere il Galles contro il Portogallo – vediamo se ce la facciamo a vedere il secondo tempo – ma perché c’è poco da dire. In realtà, ormai è un rito semestrale che si ripete, perché ci sono state occasioni in cui simbolicamente il mio gruppo non ha votato pur con dispiacere le missioni per segnalare la vicenda fino ad allora e ancora adesso sostanzialmente irrisolta dei marò, ma in questa occasione noi, come ho provato a dire in un breve intervento nel corso della discussione sugli emendamenti, adottiamo il criterio dell'affidamento nei confronti della politica estera italiana. Non siamo per nulla convinti che vi sia una strategia, che vi sia una linea, che vi sia un obiettivo chiaro, che si faccia tutto quello che potremmo fare perché si concorra in maniera più da protagonisti alla politica internazionale e al tentativo di dare risposte ai tanti focolai nel mondo, ma purtuttavia voteremo a favore. Votiamo a favore soprattutto per rispetto delle Forze armate, dei generali, degli alti ufficiali, dei capitani, dei sottotenenti, dei tenenti, dei sottufficiali e, soprattutto, dei militari di qualunque ordine e grado che lontano da casa fanno davvero qualcosa per la pace. Non fanno girotondi, non hanno bandiere colorate, ma lontano dalla patria anziché parlare, di giorno e di notte, fanno qualcosa che in concreto aiuta la pace o, quanto meno, tiene il più lontano possibile dalle nostre città, dalle nostre case e dalle nostre famiglie il pericolo di terrorismo, di eversione e di quant'altro l'azione delle missioni internazionali cerca di limitare.
  Questo è in omaggio a questa gioventù che noi consideriamo la migliore d'Italia, a questa eccellenza della nostra nazione. Ma lo dico non tanto per dirlo, perché ho conosciuto i giudizi che su di loro danno politici di tutto il mondo. I nostri soldati sono ormai al livello dei migliori in tutto il mondo nella capacità di affrontare, non solo professionalmente e tecnicamente ma anche con la giusta umanità, i compiti che sono loro affidati.
  Ecco è per loro che noi oggi, pur senza troppo essere convinti della bontà delle linee della nostra politica estera, che votiamo a favore di questo decreto che, mi si lasci dire però alla fine, poteva non arrivare quando non è neanche teoricamente possibile consentire un minimo di variazione come la più semplice che avevamo chiesto, che era quella di aumentare di poco, ma aumentare, le indennità riservate ai militari, così come invece sono aumentate tutte le altre spese del decreto. L'unica che non si è ritenuta di modificare in aumento è quella voce relativa alle indennità dei militari e questo ci dispiace.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Baradello. Ne ha facoltà.

  MAURIZIO BARADELLO. Grazie, Presidente. Il decreto n. 67 del 16 maggio 2016 è stato, come detto, reiterato più volte e ampiamente discusso, quindi le parole rischiano di essere anche abbastanza superflue e inutili. Ogni volta però viene aggiunto qualche pezzo importante e questo ci fa dire che ci vorrà equilibrio e saggezza per scrivere un provvedimento che non sia più una proroga, che sia una soluzione definitiva come tanti auspichiamo. Certo risolverà l'aspetto un po’ antipatico della retroattività, però è importante che contenga anche un po’ quello che è lo spirito di questo provvedimento che si riassume nei tre aspetti fondamentali che sono gli interventi italiani nelle missioni internazionali, gli interventi di cooperazione nelle aree in cui conflitti sono più o meno evidenti o sono latenti e gli interventi preventivi sugli obiettivi sensibili, nell'ultimo caso, in quello che stiamo approvando, anche per il Giubileo in corso.
  Questi tre aspetti sono quelli che guidano e ispirano il provvedimento e che Pag. 141dovranno appunto essere mantenuti, che hanno caratterizzato l'impegno italiano. La capacità di costruire percorsi di sicurezza, di pacificazione e di sviluppo attraverso le varie modalità che possono essere messe in campo, come l'interposizione delle forze, la prevenzione attraverso le attività di conoscenza o di intelligence del territorio, la capacità di operare proprio sui temi anche della cooperazione, coinvolgendo le ONG, anche le aziende, il mondo civile.
  Voglio anche ricordare la capacità di coinvolgere gli enti territoriali, gli enti locali, creando scambi tra municipalità ed enti territoriali. Sono tutti aspetti che rendono davvero ricco questo provvedimento che dovranno essere poi trasformati in un provvedimento definitivo. Le aree interessate sono numerose, ciascuna ha una sua specificità, ciascuna ha dei rischi e dei problemi, però il sistema italiano in grado di dare le risposte a questi rischi e a questi problemi, il sistema militare, il sistema civile, con professionisti esperti e mezzi che possono essere messi a disposizione e condivisi. L'Italia non è sola in questi interventi, ma aderisce a un sistema internazionale, vuole essere parte del sistema internazionale e questo noi crediamo ci porti davvero a fare in modo che siano più forti questi sistemi di vigilanza e di costruzione di percorsi anche formativi su altre Forze armate o altre polizie, per non dovere poi affrontare dei conflitti; è meglio prevenire ovviamente. Gli esempi sono tanti, molti sono stati citati anche nel corso del dibattito sugli emendamenti. Cito, fra tutti, alcuni esempi: l'intervento di UNIFIL nel sud del Libano che è stato arricchito in un suo passaggio storico dalla presenza di progetti fatti dalle amministrazioni locali, degli enti territoriali italiani. Cito Hebron come punto nevralgico per il contenimento di rapporti critici fra le popolazioni palestinesi e israeliani, così come cito l'esperienza dei Balcani che di cui non si parla, ma è vicinissima a noi, e in cui c’è una pericolosità latente che cova; il fuoco non è spento e la presenza italiana in loco è importante. Sono territori ciascuno con le sue specificità, territori dove la cooperazione si renda attiva con modalità anche diverse, dal Burkina Faso, all'Etiopia, o al lontanissimo Myanmar.
  Sono zone in cui i conflitti fra etnie, i conflitti fra popolazioni, sono a volte anche molto forti, ma che possono essere controllati; si può aiutare a controllare questi conflitti.
  Sono state anche evidenziate alcune novità in questo provvedimento, quella della promozione attraverso questi progetti di cooperazione dei diritti dei minori, degli anziani, i progetti sanitari, il tema della donna, del coinvolgimento delle figure femminili nei processi di pace e di sicurezza. Ecco questo ci fa dire con convinzione che si tratta di un provvedimento importante per il sistema italiano, per lo Stato italiano, per essere parte attiva di questi percorsi di sviluppo e di pace internazionale. Per questo il gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico voterà convintamente a favore.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Molto brevemente, perché il dibattito ci ha già dato modo, e mi ha dato modo personalmente, di esprimere tutte le contrarietà rispetto al contenuto di questo provvedimento che ha un minimo comune denominatore: l'improvvisazione e anche lo scarso approfondimento dei temi relativi alle varie missioni internazionali che chiamano in causa i militari italiani e anche chi svolge ruoli di cooperazione internazionale.
  Abbiamo cercato di migliorarlo facendo presente che comunque gli errori compiuti al Senato potevano essere tranquillamente e serenamente affrontati, senza necessità di portare a tempi così lunghi in questa giornata il voto finale. Però l'ottusità da parte del Governo e della maggioranza, l'ostinazione a voler approvare così come avvenuto la settimana scorsa, quando si parlava della legge europea, un provvedimento che contiene tantissime errori, che contiene anche delle pacchianate, se mi passate il termine (tipo quella dell'emendamento Pag. 142relativo alla mancata fornitura dei pezzi di ricambio usati per gli F16 che l'Egitto utilizza per il contrasto al Daesh), chiaramente non possono far altro che portarci ad un voto convintamente contrario a un provvedimento che ricordo non dà nessun tipo di risposta relativamente al disimpegno e al disimpiego delle nostre truppe in Afghanistan, cosa che era stata promessa dal Ministro Pinotti un anno fa, ma che puntualmente, come tutte le promesse della Governo Renzi che si richiama a un modo di fare abbastanza naïf, ci ha abituato. Non solo non vi è stato un disimpegno rispetto a quello scenario che non è più di guerra, che non è più neanche di peacekeeping, ma c’è stato addirittura un aumento delle spese quindi proprio l'esatto contrario. Non c’è stata neanche un minimo di segnale come per dire riduciamo come hanno fatto tutti gli altri Paesi. Il dibattito parlamentare non ha poi...

  PRESIDENTE. Chiedo scusa. Onorevole La Russa, c’è l'onorevole Gianluca Pini che sta tentando di fare la sua dichiarazione, se lei lo aiuta...

  IGNAZIO LA RUSSA. A questa ora !

  PRESIDENTE. Sì, a questa ora, lei ha già parlato.

  GIANLUCA PINI. Io ho lasciato l'amico La Russa finire, ma comunque sarò veramente breve perché, lo ripeto, già abbiamo affrontato i vari temi. Spiace veramente, e questo però toglie assolutamente il sorriso o comunque la leggerezza di concludere tutti i temi che sono stati affrontati, che non sia stata tenuto in minima considerazione l'elevatissimo rischio della questione della dislocazione dei missili SAMP/T nello scenario turco, con la giustificazione che servono a contrastare il Daesh, quando sappiamo benissimo che quei missili lì non hanno nessun tipo di utilizzo per quello che riguarda la contraerea, visto che lo Stato islamico non ha dotazioni aeree, né tanto meno ha missili di medio raggio contro i quali in qualche modo possono essere utilizzati i SAMP/T. Quindi in qualche modo c’è da ipotizzare che il rischio sia quello dell'utilizzo contro i caccia russi, che stanno convintamente in maniera efficace fronteggiando appunto l'avanzata dello Stato Islamico. Così come risulta molto molto pericoloso... E qui devo ringraziare il sottosegretario Gioacchino Alfano per aver, pur con tutta una riformulazione molto complessa, accettato un ordine del giorno in ultima analisi, avendo evidentemente percepito la pericolosità di un'assenza nel testo del decreto di regole d'ingaggio chiare, che non possono assolutamente andare contro Paesi riconosciuti sovrani dalla Repubblica italiana. Però rimane la percezione – ripeto – di un atteggiamento molto ambiguo, molto ondivago da parte del Governo italiano nei confronti di quello che dovrebbe essere il nostro primo alleato, non solo, sullo scenario mediorientale, ma anche sotto altri fronti che non sono di competenza di questo decreto, che riguarda le missioni internazionali, cioè la Federazione Russa.
  Noi convintamente votiamo contro, incredibilmente per gli stessi motivi per cui diceva il collega La Russa prima, ossia proprio per rispetto a tutti quegli uomini e donne che sono impegnati negli scenari internazionali, perché il loro impegno non può essere trattato con questa leggerezza, con questa sufficienza, con questa approssimazione da parte del Governo. Il loro impegno, soprattutto in determinati scenari che sono molto a rischio, deve essere garantito sia nei tempi, visto che questo decreto è arrivato con quattro mesi e mezzo di ritardo rispetto alla scadenza di quello antecedente, sia nelle modalità, sia nelle regole di ingaggio, cosa che non è stata fatta in nessun caso in questo decreto.
  Auspichiamo che con l'approvazione in tempi brevi della legge quadro sulle missioni si possa andare in maniera puntuale a verificare tutte quelle che sono le singole missioni e quindi a togliere quelle barzellette, come si raccontava prima, del singolo militare inviato a fare da consigliere delle forze di polizia in qualche Paese del Centrafrica, ma ci si concentri in maniera Pag. 143prevalente su quello che è il contrasto al terrorismo di matrice islamica, perché è quella la vera sfida e soprattutto è quello il punto nodale per evitare di dover settimanalmente andare a commemorare delle vittime, che siano italiane o che siano di altre nazionalità (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Oliaro. Ne ha facoltà.

  ROBERTA OLIARO. Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole di Scelta Civica su questo provvedimento e chiede l'autorizzazione a depositare il testo (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).
  Vorrei però manifestare, a nome mio e del mio gruppo, gratitudine nei confronti delle Forze armate per il lavoro che svolgono quotidianamente nella lotta contro il terrorismo e le guerre nel mondo. Grazie.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alli. Ne ha facoltà.

  PAOLO ALLI. Grazie, Presidente, poche parole per motivare il voto favorevole del gruppo di Area Popolare, anzitutto per un rispetto alle donne e agli uomini delle nostre Forze armate impegnate nel mondo, come altri colleghi hanno già sottolineato, ma anche in considerazione del fatto che questo è l'ultimo decreto di questo tipo. Abbiamo noi stessi avanzato perplessità nel passato sul continuo ricorso a questo tipo di decreti, ma finalmente siamo arrivati alla vigilia dell'approvazione di una legge quadro che finalmente creerà un sistema stabile di autorizzazioni al rifinanziamento. Quindi questi aspetti polemici legati all'emanazione del decreto credo che non esistano più.
  Siamo di fronte a un'invarianza sostanziale di spesa, alla conferma dell'impegno di seimila uomini nei contesti più complessi e delicati del pianeta, in un momento in cui la sicurezza è sempre più sicurezza globale e non è possibile, come qualcuno pensa, rinchiudersi dentro i propri confini.
  Quindi, questi sono gli aspetti positivi; un unico piccolo neo: riteniamo che le previsioni di sospensione della cooperazione militare con l'Egitto sia forse eccessiva, anche se è comprensibile ovviamente nell'ottica di richiamare la necessità di chiarezza sul caso Regeni evidentemente.
  Comunque sarebbe un provvedimento temporaneo, che però non deve avere spirito ricattatorio nei confronti di un Paese che comunque, pur con tanti chiaroscuri, è e resta fondamentale negli equilibri del Mediterraneo e del Medio Oriente e che comunque sta lavorando, si sta impegnando contro il terrorismo.
  Certo la chiarezza sul caso Regeni è una priorità assoluta, va perseguita secondo i canali e sui terreni adeguati e certamente questo è un segnale ma, ripeto, non vogliamo che abbia un significato ricattatorio.
  Un'ultima considerazione – mi permetta, Presidente – ho sentito interventi sulla presunta mancanza di strategia internazionale di questo Governo. Beh, io credo che sia un evidente falso: questo Governo ha in realtà aumentato l'autorevolezza all'estero di un sistema Paese che è sempre stato rispettato anche e soprattutto per la grande autorevolezza del proprio sistema diplomatico, delle proprie Forze armate. Chi è spesso all'estero, come capita a me, può constatare questa realtà, direi, quotidianamente. Da questo punto di vista dobbiamo ringraziare i nostri diplomatici, che sono tra i migliori del mondo, e le nostre Forze armate, che sono pure tra le migliori del mondo, che con il loro sacrificio e la loro abnegazione mantengono alta questa autorevolezza, ma devo dire che questo Governo ha dato una spinta positiva, che possiamo rilevare nei colloqui quotidiani con i nostri colleghi degli altri Paesi del mondo. Quindi, sulla base di queste considerazioni, ribadisco il voto favorevole del gruppo di Area Popolare.

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  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.

  ARTURO SCOTTO. Grazie, signor Presidente. Signor sottosegretario Alfano, sottosegretario Amendola, vorrei partire in questa breve dichiarazione di voto da una notizia che oggi ha invaso tutti i telegiornali, i siti, la stampa con l'uscita di questo rapporto attesissimo in Gran Bretagna, il rapporto Chilcolt, che finalmente ha costruito un bilancio rispetto alle responsabilità durante la guerra in Iraq del proprio Paese e del proprio Governo e ha indicato nell'ex Primo Ministro inglese, fondatore del new labour e della terza via negli anni Novanta, che vedo va ancora molto di moda dalle nostre parti, mentre invece nel resto del mondo è considerata una dottrina abbastanza decrepita, che quell'invasione non soltanto era precipitosa, ma era profondamente sbagliata e armò il terrorismo di matrice jihadista, producendo a guerra altre guerre.
  Quell'azione militare contro Saddam aprì la strada a una stagione lunghissima di morti e di lutti – mezzo milione di morti, signor sottosegretario, durante la guerra in Iraq –, aprì la strada ad una stagione lunghissima di lutti. E, come si scrive nel rapporto, gli Stati Uniti d'America e la Gran Bretagna minarono l'autorità delle Nazioni Unite.
  Ora, vede signor sottosegretario, l'Italia da ottobre di quest'anno presiederà il Consiglio di sicurezza dell'ONU. Sarebbe bello, sarebbe auspicabile che il nostro Paese nell'esercizio di quella funzione prestigiosa ed estremamente importante, riaprisse una riflessione su quel rapporto e sulle responsabilità di alcuni Paesi occidentali nella guerra preventiva e nella crescita del terrorismo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà). E sarebbe estremamente importante – questa è la discussione dell'ultimo decreto-legge missioni che si discute in questo Parlamento, perché da domani ci sarà la legge quadro che cambierà anche l'impianto della discussione e delle scelte del Parlamento rispetto alle vicende dell'impegno del nostro Paese all'estero –, sarebbe estremamente bello e interessante se noi cominciassimo a dare una qualche conseguenza alle parole che pronunciamo. E una qualche conseguenza significa, signor sottosegretario Alfano, che la lotta al terrorismo non si enuncia, si fa; e, quando si fa, si punta a bonificare i giacimenti d'odio, si punta a mettere in campo iniziative per la deradicalizzazione, si punta a chiudere i rubinetti finanziari, economici e militari che alimentano il terrorismo in giro per il mondo.
  Le faccio un esempio: in questo decreto, grazie all'iniziativa del nostro gruppo, ma anche al concorso di una larga parte del Parlamento, siamo riusciti a inserire, attraverso un emendamento, la sospensione dei rifornimenti dei pezzi di ricambio degli F16 nei confronti dell'Egitto. Se avessimo fatto una scelta diversa, avremmo sfregiato la dignità del nostro Paese, dopo i fatti che erano accaduti e che avevano ucciso e torturato un nostro giovane italiano, come tanti cittadini di quel Paese, che, perché dissentono, perché si organizzano in sindacato, perché si organizzano in movimento, perché si organizzano in partito politico, rischiano la vita e vengono ammazzati.
  Ma quella scelta, la scelta di sospendere quelle forniture, perché non la possiamo fare verso altri Paesi ? Perché, per esempio, a partire dall'Egitto, non scegliamo – lo hanno fatto tanti intellettuali e artisti, che hanno firmato anche dei documenti, degli appelli; penso a un nome che risuona sempre con grande veemenza sulla coscienza democratica e civile di questo Paese, Roberto Saviano – di sospendere quella dichiarazione di cooperazione militare firmata nel 2014 dalla Ministra Pinotti e dal generale al-Sisi ? Se abbiamo sospeso le relazioni diplomatiche con l'Egitto, dobbiamo sospendere anche la cooperazione militare, e quella cooperazione militare va rivista anche con tanti Paesi che sono ufficialmente alleati dell'Occidente. Penso al Kuwait, penso all'Arabia Saudita, penso al Qatar, e la lista sarebbe lunga, che molto spesso sono gli stessi Pag. 145Paesi che, nel corso degli ultimi anni, hanno finanziato e armato l'ISIS e il Daesh.
  Signor sottosegretario, la guerra al terrorismo, la guerra al terrorismo di matrice islamista, si fa così, si fa chiudendo i rubinetti e facendo delle scelte nette.
  Vado rapidamente a chiudere: sono partito da Tony Blair, da quella stagione di guerre preventive. In questo decreto, dopo quindici anni, continuiamo a finanziare la missione in Afghanistan. Vede, signor sottosegretario, signor Presidente, occorrerebbe trarre qualche bilancio. Questo Governo si muove in perfetta continuità con i Governi passati: l'Afghanistan non è stabilizzato, i talebani hanno ripreso terreno, la produzione di oppio non si è ridotta, il fallimento del processo di democratizzazione e di stabilizzazione immaginato dalla coalizione dei volenterosi è fallito.
  Vede, di fronte ai fallimenti, come i tanti che avete collezionato nel corso degli ultimi mesi, occorrerebbe fermarsi e riflettere; invece, voi andate dritti come un treno. Penso che questo treno rischi di andare in faccia al muro, e il problema non è il destino soltanto del nostro Paese, ma il destino di un ordine mondiale che andrebbe riscritto e fondato sul ripudio della guerra e sull'iniziativa per la pace (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Elio Vito. Ne ha facoltà.

  ELIO VITO. Presidente, Forza Italia continuerà nella tradizione che ha avuto in questa legislatura, e non solo in questa legislatura, di responsabilità dai banchi dell'opposizione, di attenzione e di privilegiare l'attenzione ai diritti, ai lavori, all'impegno, alla professionalità e ai rischi che i nostri militari hanno in tutte le aree del mondo a rappresentare il nostro Paese, a difendere le ragioni della pace e della democrazia. Forza Italia, quindi, voterà a favore di questo decreto, anche se in questo decreto ci sono delle particolarità che ci preoccupano, che fanno distinguere questo decreto in negativo rispetto agli altri. Innanzitutto, il fatto che il decreto sia stato emanato con ben quattro mesi di ritardo.
  Il precedente decreto di proroga scadeva al 31 dicembre; questo decreto, anziché essere emanato il 1o gennaio del 2016, è stato emanato il 15 maggio del 2016, cioè noi abbiamo lasciato per quattro mesi i nostri militari nel rischio, nell'incertezza, nell'assenza di una copertura giuridica, politica ed economica alle loro attività all'estero. È vero che il decreto, poi, ha agito retroattivamente, ma crediamo che i nostri militari non meritino questo trattamento.
  Non abbiamo apprezzato l'emendamento introdotto al Senato del quale si è vantato il collega di SEL, Scotto, emendamento che penalizza i nostri interessi e le nostre aziende in quell'area del Medioriente, in Egitto in particolare, emendamento che indebolisce un alleato fondamentale, come l'Egitto, nella lotta al terrorismo internazionale.
  Ci dispiace che, per compiere questa operazione autolesionista nei confronti degli interessi nazionali ed internazionali, sia stata richiamata la memoria e la tragica fine di Giulio Regeni, come se questo avesse a che fare qualcosa con quell'emendamento. Io ho detto prima, in Aula, e lo ripeto, che siamo tutti interessati ad accertare la piena verità sulla tragica fine di Giulio Regeni, ma quell'emendamento non c'entra proprio nulla e non comporterà un più rapido o un migliore o un pieno accertamento della verità su Giulio Regeni; rischia solo di compromettere i rapporti fra noi e l'Egitto, e sicuramente compromette i nostri interessi, oltre che indebolire la lotta al terrorismo internazionale.
  È stata introdotta dal Senato, e solo al Senato poteva essere introdotta, perché alla Camera sarebbe stata dichiarata chiaramente inammissibile, la proroga della delega Madia. A parte il fatto che è una sede inappropriata, noi abbiamo condiviso il merito di questa proroga, lo avevamo chiesto anche noi, perché riguarda il riordino Pag. 146delle carriere delle forze di polizia, anche delle forze di polizia a ordinamento militare, i carabinieri e la Guardia di finanza, che deve procedere di pari passo con il riordino delle carriere delle Forze armate. È quello che chiedemmo quando fu introdotto questo riordino nella delega Madia, è quello che ora finalmente otteniamo. Il Governo, però, dovrebbe fare chiarezza sugli stanziamenti, senza i quali il riordino è vano; sul fatto che adesso le due deleghe possono essere assunte contestualmente, mentre sorprende che si voglia insistere nella soppressione e nell'accorpamento del Corpo forestale dello Stato, che pure è investito da questa stessa delega, e quindi il Governo potrebbe giovarsi della proroga qui inserita per evitare di compiere un errore e di indebolire il nostro Paese in un settore così delicato come la prevenzione degli incendi, dei reati ambientali, attività nelle quali il Corpo forestale svolge un'attività intensa.
  I nostri militari, migliaia di nostri militari, donne e uomini, servono ogni giorno il Paese in Italia, con l'operazione che fu voluta dal Governo Berlusconi e che anche con questo decreto viene estesa e confermata. Io non voglio entrare in polemica, l'operazione Strade sicure, Città sicure, non voglio entrare in polemiche, ma ricordo – c’è qui l'ex Ministro La Russa – che, quando il Governo Berlusconi introdusse questa misura, di utilizzare, cioè, le Forze armate e militari a difesa e a presidio della difesa e della sicurezza, di postazioni fisse nel nostro Paese accanto alle forze dell'ordine, la sinistra allora gridò alla militarizzazione delle nostre città.
  Alcuni sindaci, anche lo stesso ex sindaco di Milano, dissero: noi, militari in città non li vogliamo. Un pregiudizio odioso nei confronti dei militari, e quel provvedimento del Governo Berlusconi si è rivelato, invece, utilissimo, necessario per avere questa attività di prevenzione. La prevenzione è l'arma più efficace che abbiamo per garantire la sicurezza a livello interno e internazionale.
  Adesso osserviamo con compiacimento che la sinistra si è ricreduta e che con questo provvedimento viene prorogato ed esteso anche l'utilizzo delle Forze armate e dei militari a presidio della sicurezza delle nostra città. Anche questa è una ragione per votare a favore, ma il cuore del provvedimento, naturalmente, è la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali. Io concludo dicendo che avevamo un tarlo: fino all'ultimo decreto-legge, ogni volta che si parlava di decreto di missioni internazionali era anche l'occasione per ricordare la vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i nostri due fucilieri di Marina.
  Ora, finalmente il Governo, con un colpevole ritardo ha intrapreso la strada giusta, che era quella che il Parlamento all'unanimità aveva chiesto, cioè ricorrere all'arbitrato internazionale, e come era ovvio che potesse accadere e che dovesse accadere, questa strada giusta, essendo la strada corretta, ha portato al rientro in Italia di entrambi i fucilieri di Marina. Questo fa cadere, quindi, qualunque cruccio sulla nostra partecipazione alle missioni internazionali, perché vi era un legame fra la nostra partecipazione alle missioni antipirateria, al mancato sostegno pieno che la comunità internazionale faceva al nostro Paese, ma la vicenda di Latorre e Girone non è una vicenda che si è ancora conclusa.
  Il permesso per motivi di salute di Latorre scadrà il prossimo 30 settembre. Il Ministro Pinotti, proprio rispondendo alla mia interrogazione, aveva assicurato che, comunque, non vi erano le condizioni giuridiche, prima ancora che politiche, per poter compromettere la permanenza in Italia di Massimiliano Latorre. Su Salvatore Girone la Corte Suprema ha deciso che starà in Italia fino alla decisione che riguarderà non il merito della vicenda, ma la competenza a giudicarli. Noi vorremmo mantenere alta l'attenzione del Parlamento e del Governo, soprattutto finché non sia riconosciuto ciò al quale hanno diritto Latorre e Girone: le ragioni della loro innocenza.
  Comunque, noi salutiamo con soddisfazione la votazione di questo decreto-legge, che è il primo decreto-legge sulla partecipazione alle missioni internazionali che Pag. 147possiamo votare, essendo pienamente soddisfatti anche per il rientro in Italia di Latorre e Girone. Confermo, quindi, con queste motivazioni il voto a favore del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frusone. Ne ha facoltà.

  LUCA FRUSONE. Grazie, Presidente. In questa dichiarazione di voto dovremmo partire un pochino dalle origini di questo decreto e dalla sua tempistica. Infatti, non solo era in ritardo, ma questa è una cosa che accomuna un po’ tutti i decreti di rifinanziamento delle missioni internazionali, visto che molto spesso, anche quando l'ultimo, come in questo caso, scadeva il 31 dicembre, in realtà il successivo decreto arrivava due o tre mesi o come questo, quattro mesi dopo.
  In questo c’è stato anche un altro piccolo giallo: quando è stato licenziato dal Consiglio dei ministri, abbiamo faticato non poco a trovare il testo, ci son volute un paio di settimane prima di capire di che cosa si stava parlando. Quindi, immaginatevi un Parlamento che deve decidere, deve trasformare un decreto-legge in un disegno di legge, un decreto-legge che è una misura emergenziale e d'urgenza, e quindi già perde due settimane perché non si trova questo testo, tant’è che qualche maligno aveva detto che comunque era stata data la notizia del licenziamento del decreto-legge, ma in realtà un testo ancora non c'era e lo stavano scrivendo. Insomma, in poche parole, l'importante era fare il tweet, dopodiché, magari, veniva il testo del decreto, quindi una sorta di decreto fantasma.
  Ma, andando un pochino al contenuto del decreto, come al solito ci ritroviamo di fronte a oltre un miliardo di euro, un miliardo e due per tutto il 2016, per queste missioni internazionali. Però, qui c’è una particolarità: noi ci siamo sempre scagliati contro il costo di queste missioni e contro l'utilità di molte di queste, ma qui abbiamo veramente rasentato – e per questo spero che sia veramente l'ultimo – quasi il ridicolo, perché alcuni dei fondi che sono stati utilizzati, in realtà gridano vendetta. Basti pensare ai 124 milioni di euro, che sono stati presi dal Fondo per le imprese, per finanziare il «decreto missioni», oppure i 30 milioni da un fondo indifferibile, che, proprio per sua natura, non dovrebbe essere toccato e, invece, vediamo che questo Governo, quando vuole, i soldi li sposta come e dove vuole, senza preoccuparsi minimamente di una pianificazione. Perché, parliamoci chiaro, sia a livello generale, questo Governo, ma come quelli precedenti, pecca notevolmente in pianificazione, soprattutto nel decreto missioni. Infatti, ora io potrei fare, come negli ultimi tre anni, un elenco di tutto ciò che non va nelle varie missioni, prendendole una per una. Potrei parlare dell'Afghanistan, dicendo che è una delle missioni più fallimentari di sempre.
  Naturalmente, qualcuno risponderà che in Afghanistan non sono mai stati così bene come oggi, lo sappiamo benissimo che qualcuno risponderà così, quindi, più che soffermarmi sulle varie missioni, e lo ripetiamo da tre anni, perché tanto le missioni son sempre le stesse, sono le stesse da venti anni, in realtà noi dovremmo soffermarci su altri aspetti. Quello che vogliamo fare noi è pianificare un futuro, spero che ci sarà una legge quadro e, quindi, pianificare l'utilizzo dello strumento militare per l'Italia, anche perché, purtroppo, oggi lo strumento militare viene utilizzato per fare politica estera. Non essendo in grado, l'Italia, di fare politica estera attraverso la diplomazia, ma non certo per colpa di diplomatici o della vera diplomazia, ma per colpa della politica che non riesce ad imporsi in nessuna situazione, bisogna accontentarsi di utilizzare lo strumento militare e, quindi, portare determinati uomini in determinati scenari per ingraziarsi quella nazione o quell'altra nazione.
  Questo, purtroppo, è quello che accade oggi con il «decreto missioni» e, quindi, la domanda che si dovrebbe fare qualcuno che vuole governare veramente questo Pag. 148Paese e non pensare alle prossime elezioni, ma alle prossime generazioni, è: quali missioni ci servono ? Quali di queste missioni sono realmente utili all'Italia, non agli alleati, all'Italia ? Purtroppo, questa domanda non viene posta mai, perché appunto vediamo come la Francia, nel momento in cui aveva bisogno di uomini in Iraq, ha chiesto all'Italia di aumentare il contingente in Libano perché doveva liberare uomini per l'Iraq, e subito l'Italia ha detto di sì, senza pensare che magari determinati uomini potevano servire ad altro, senza mai pensare che magari determinate risorse sono più utili all'interno dei nostri confini e non andando a fare una guerra come quella dell'Afghanistan, che serve più agli Stati Uniti che all'Italia, che quella esportazione di democrazia non è tanto contigua all'idea, invece, di difesa e di democrazia che vediamo anche nel nostro articolo 11.
  Ma questo non ci stupisce, perché, se parliamo della difesa un po’ più in generale e vediamo quella che dovrebbe essere la stella polare della difesa, cioè il Libro Bianco, capiamo benissimo che questo Governo – e ripeto non solo questo, anche quelli precedenti – non ha minimamente in testa un obiettivo per la nostra difesa, cioè, in poche parole, qual è il livello di ambizione ? Noi lo chiediamo veramente in maniera franca: cosa si vuole fare con la difesa ? Noi veramente preferiamo un Ministro che venga qui a dire: abbiamo deciso domani di invadere la Cina, almeno è franco ! Naturalmente sarà un suicidio, lo sappiamo bene e speriamo che mai accada, ma sarà sempre più franco, invece, di chi non riesce nemmeno a stabilire qual è il livello di ambizione delle nostre Forze armate. E questa è la più grande lacuna che vediamo noi quando si parla di difesa e quando si parla di missioni internazionali: capire che cosa andiamo a fare in determinati territori.
  Purtroppo accade sempre questo. Quando poi si usa lo strumento militare come strumento di politica estera, si arriva a un certo punto in cui l'ipocrisia, naturalmente, la fa da padrona, perché guardate quello che accade proprio in Italia: noi ancora non riusciamo a capire quali sono i nostri alleati e quali, invece, sono le potenziali minacce. Nel Libro Bianco, per esempio, non vengono nemmeno evidenziate queste minacce, però vediamo, invece, tutta questa ipocrisia, quindi abbiamo, ad esempio, Stati che bombardano in Yemen, che quindi acuiscono i conflitti etnici della zona, aumentano i flussi migratori, stimolano il terrorismo, perché purtroppo quelle sono sacche di odio che si creano e sono benzina per i terroristi che riescono a reclutare persone con poco, però gli stessi Paesi comprano da noi le bombe che utilizzano per bombardare in quei Paesi, in Yemen, per esempio, e lo abbiamo denunciato più e più volte in questo Paese.
  Vediamo che questi Paesi comunque continuano a professare un Islam radicale, però non vengono minimamente richiamati dal nostro Paese. Anzi, nel caso dell'Arabia Saudita, vediamo come tutto il codazzo che andò dietro Renzi, piuttosto che parlare dell'Islam radicale, faceva a botte per accaparrarsi i Rolex. È questo il vero problema dei «decreti missioni», non la singola missione, non il singolo euro che viene messo – messo, più che investito – in quella missione; è la completa assenza di programmazione dello strumento militare, la completa assenza di visione di una politica estera. Sinceramente, un Governo che vorrebbe fare riforme, che vorrebbe rimanere anche grazie a una riforma costituzionale che trasformerebbe questo Paese in una sorta di piccolo Stato dittatoriale, e vorrebbe rimanere per venti, trent'anni al Governo di questo Paese, beh, non può permetterselo.
  È proprio per questo che noi vogliamo intervenire, sotto questo punto di vista, dicendo che noi, invece, tutte queste domande che ho elencato adesso ce le siamo fatte, ce le stiamo facendo, e quando – se gli italiani ce lo concederanno – andremo dall'altra parte del banco, saremo pronti a rispondere a tutto questo. È per questo che non possiamo che dichiararci contrari al «decreto missioni» (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Pag. 149

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moscatt. Ne ha facoltà.

  ANTONINO MOSCATT. Signor Presidente, sottosegretario, colleghi, nell'affrontare un provvedimento così importante vorrei partire dal ricordo dei tragici fatti del Bangladesh, perché sono e siamo convinti che Dacca è solo una tappa, e non è purtroppo l'ultima tappa d'un viaggio nel terrore in cui l'ISIS sta trascinando l'intero mondo occidentale. L'attentato in Bangladesh dimostra ancora una volta che ormai nessuno è immune dalla violenza jihadista. Siamo chiamati a combattere un nemico che non ha alcuna paura di morire e vuole mettere in discussione i valori e lo stile di vita del mondo occidentale. Anche e soprattutto i gravi attentati che tempo fa si sono verificati in Europa hanno confermato il legame tra i conflitti in atto nelle regioni che circondano il vecchio continente e la sicurezza all'interno dei nostri Stati.
  Noi rischiamo tanto quanto gli altri Paesi europei; il pericolo terroristico è presente naturalmente anche nelle nostre città, anche se possiamo contare – e va a merito alle nostre Forze armate – per il lavoro e il sistema di sicurezza del nostro Paese, che è stato ed è capace di garantire, e fino ad ora ha saputo mettere in atto egregiamente, azioni di prevenzione. Questo terrore che bussa alle nostre porte non deve farci dimenticare, però, che la guerra, che la vera guerra si sta combattendo altrove, in luoghi lontani, dove ogni giorno centinaia di innocenti perdono la vita. Gli echi del terrore e delle atrocità di questi conflitti sono arrivati per la prima volta, come dicevo prima, anche vicino alle nostre case. Le rivendicazioni dei militanti dell'ISIS non si limitano a colpire in Siria e in Iraq, ad esempio, ma appunto attraverso azioni kamikaze vigliacche ed imprevedibili hanno colpito il cuore dell'Europa.
  Riuscire a sedare quei conflitti vuol dire riuscire a ridurre i rischi del terrorismo in casa, ed è per questo che oggi la proroga delle missioni internazionali acquista un significato particolare. Forse oggi è tristemente più facile capire l'importanza di costruire in quelle terre lontane e nei teatri in cui stiamo operando pace e stabilità, perché solo così potremo scongiurare ed allontanare il pericolo del terrorismo. Ciò, però, non può far venire meno il fatto che noi italiani siamo lì innanzitutto perché abbiamo una strategia di politica estera, a differenza di quanto viene detto, perché siamo al fianco di quelle centinaia di innocenti che perdono la vita ogni giorno, perché non ci tiriamo indietro, perché siamo vicini a quelli costretti a scappare o a nascondersi, agli sfollati, ai rifugiati.
  Il nostro Paese è un attore di primo piano e un contributore apprezzato dalla comunità internazionale, sia da un punto di vista numerico di personale inviato che soprattutto di qualità dello stesso. Tutto ciò viene rimarcato e confermato anche da questo provvedimento, che, anche se arriva in ritardo, ha dentro uno sforzo forte nella lotta contro il terrorismo di cui parlavo prima.
  In particolare, viene rafforzata la partecipazione all'attività della coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica e il Daesh. Inoltre, su richiesta della coalizione internazionale e d'intesa con il Governo italiano, l'Italia si è resa disponibile a garantire la protezione dell'area della grande diga di Mosul. Attenzione, vorrei ricordare che, secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, in caso di un malaugurato crollo di quella diga, ci sarebbero centinaia di migliaia di vittime e si verificherebbe una delle più grandi catastrofi umanitarie della zona con la mancanza d'acqua per un'intera area che comprende 200 milioni di persone. È il caso di dire che noi saremo a Mosul, quindi, non solo al fianco di una grande azienda italiana, ma anche e soprattutto a sostegno di una grande necessità umanitaria.
  Altro fronte che ci vede impegnati e di cui siamo orgogliosi è quello del Mediterraneo, dove l'Italia, dalla fine del 2013, con la missione Mare Nostrum, si è assunta oneri e responsabilità per far fronte al Pag. 150massiccio aumento dei flussi migratori. L'Italia ha operato dall'inizio di questa legislatura affinché l'area del Mediterraneo divenisse una priorità per l'Unione europea e per la NATO. In questo quadro, la missione EUNAVFOR MED, con il contrasto ai traffici di esseri umani nel Mediterraneo centrale, è stata estesa di un anno e sono state aggiunte altre due funzioni, una di addestramento della Guardia costiera libica e l'altra di contributo al controllo dell'embargo che continua ad essere violato. E ancora, sempre nell'ambito del Mediterraneo, è stato potenziato il dispositivo aeronavale di sorveglianza e di sicurezza nel Mediterraneo centrale, la cosiddetta operazione Mare Sicuro, in relazione a straordinarie esigenze di prevenzione e contrasto al terrorismo e al fine di assicurare la tutela degli interessi nazionali, già autorizzata dal precedente «decreto missioni» e soprattutto a fronte del grave deterioramento del quadro di sicurezza determinato dalla crisi libica. Per cui, risulta necessario adottare misure per assicurare la tutela degli interessi nazionali esposti a maggiore rischio e connessi all'avanzata della minaccia terroristica.
  Mi piace ricordare che proprio ieri, su una di queste navi della Marina Militare che qualcuno dice non servire a nulla, «Bettica», è nata una bimba di nome Manuela, la cui mamma era stata recuperata ieri da un gommone in difficoltà durante un servizio di pattugliamento di routine nell'ambito dell'operazione Mare Sicuro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
  Noi di questo siamo orgogliosi, e siamo orgogliosi che, grazie a Mare Sicuro e agli interventi che questo Governo ha chiesto e sta svolgendo nel Mediterraneo, riusciamo a salvare tante, tante vite umane. Siamo in Afghanistan, e ci stiamo con orgoglio, perché ci viene richiesto, così come siamo nei Balcani. La missione UNIFIL, in Libano, è di grandissimo impegno nella cooperazione allo sviluppo, per la quale sono state autorizzate risorse per 90 milioni di euro finalizzati al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni e al sostegno alla ricostruzione civile di una serie di Paesi. Altro che non avere una strategia ! Altro che non essere presenti nello scenario internazionale ! Se per tutte le operazioni internazionali si chiede all'Italia di intervenire e di guidarle, una buona ragione ci sarà o no ? Se si chiede all'Italia di essere presente con i propri contingenti, con le proprie intelligenze, con i propri uomini, vuol dire che questo Paese è nelle condizioni – e lo diciamo con orgoglio – di essere in tutti gli scenari internazionali e, in quegli scenari internazionali, marcare la differenza.
  In questi ultimi giorni, in Commissione prima e in Aula dopo, si è parlato di questo emendamento fatidico sul – permettetemi di chiamarlo così – caso Regeni. Si sono fatte illazioni, si sono dette delle cose che probabilmente avremmo voluto evitare, quasi come che dietro quell'emendamento ci fosse il tentativo di chissà quale sabotaggio nei confronti dell'Egitto, Stato alleato, o chissà quale secondo fine. Quell'emendamento votato al Senato è servito a dare un messaggio politico: quando si sta in un rapporto di alleanza, ci vuole correttezza tra alleati; quando si sta in un rapporto di alleanza, che noi rispettiamo, lo si fa nel rispetto di tutti i termini di un'alleanza. L'Italia ha voluto mandare un messaggio forte, ha voluto mandare un messaggio chiaro all'Egitto, che è un Paese alleato. Gli si è voluto dire che, quando si sta assieme, lo si fa – permettetemi di parafrasare un termine caro – nella buona e nella cattiva sorte.
  L'abbiamo fatto non perché vogliamo strumentalizzare. Nessuno si permette di strumentalizzare la morte di un cittadino italiano, di un giovane cittadino italiano, ma perché vogliamo difendere la dignità di quel giovane cittadino italiano, che è cosa ben diversa, e siamo interessati a mantenere un rapporto costante, un rapporto costante di dialogo con l'Egitto, che ci porti, da un lato, a scoprire la verità e, dall'altro lato, a recuperare i grandi rapporti che ci sono.
  Mi avvio alle conclusioni. Le missioni internazionali sono parte integrante di una Pag. 151politica estera per la pace, la stabilizzazione e l'affermazione delle organizzazioni internazionali. Nella realtà complessa di oggi sono uno degli strumenti per affrontare le crisi e attuare una politica internazionale di stabilizzazione. Non dobbiamo mai sottovalutare il ruolo fondamentale che il nostro Paese sta svolgendo e che continuerà con orgoglio a svolgere. Per tutte queste ragioni annuncio il voto favorevole del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 3953)

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
  Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n.  3953, di cui si è testé concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Hanno votato tutti ? Chi non riesce a votare ? Onorevole Lauricella, ha votato ? Altri ? Fitzgerald Nissoli. Hanno votato tutti ?

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
  S. 2389 – «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 maggio 2016, n. 67, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché misure urgenti per la sicurezza. Proroga del termine per l'esercizio di delega legislativa» (Approvato dal Senato) (3953).

   Presenti e votanti  296   
   Maggioranza  149   
    Hanno votato  225    
    Hanno votato no   71    
  Sono in missione 94 deputati.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (Il deputato Gutgeld ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

Proposta di trasferimento a Commissione in sede legislativa della proposta di legge n. 3651.

  PRESIDENTE. Comunico che sarà iscritta all'ordine del giorno della seduta di domani l'assegnazione, in sede legislativa, della seguente proposta di legge, della quale la sottoindicata Commissione, cui era stata assegnata in sede referente, ha chiesto, con le prescritte condizioni, il trasferimento alla sede legislativa, che proporrò alla Camera a norma del comma 6 dell'articolo 92 del Regolamento:

  alla XI Commissione (Lavoro):
  VENITTELLI ed altri: «Modifiche alla legge 24 dicembre 2012, n. 228, in materia di modalità di pagamento e criteri di calcolo e di decorrenza degli interessi sulle somme dovute per gli aiuti di Stato dichiarati incompatibili con la normativa europea, concessi sotto forma di sgravio, nel triennio 1995-1997, in favore delle imprese operanti nei territori di Venezia e Chioggia» (3651) (La Commissione ha elaborato un nuovo testo).

Annunzio di una informativa urgente del Governo.

  PRESIDENTE. Avverto che all'ordine del giorno di domani sarà iscritta, alle ore 12,30, un'informativa urgente del Governo sull'attentato terroristico a Dacca.

Sull'ordine dei lavori.

  PAOLO PETRINI. Chiedo di parlare.

Pag. 152

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Colleghi, per favore vi pregherei di uscire in silenzio perché abbiamo ancora degli interventi di fine seduta e peraltro anche delicati. Quindi, vi prego di mantenere il silenzio. Prego.

  PAOLO PETRINI. Grazie, Presidente. Intervengo in relazione al bestiale omicidio che ha visto la morte di Emmanuel. Poche ore fa si è spento nell'ospedale «Murri» di Fermo questo ragazzo nigeriano che aveva trovato una speranza in quella terra, ucciso dalla follia omicida di chi aveva aggredito con insulti razzisti sua moglie.
  Emmanuel veniva dalla Nigeria, da cui scappava, per fuggire da un'altra follia omicida, quella di Boko Haram. Aveva attraversato il deserto, la Libia, aveva attraversato il mare e aveva sopportato violenze, violenze tali che avevano fatto perdere addirittura il bambino a sua moglie, alla sua donna che era incinta. Sono questi, Presidente, i miserabili di questo tempo ma, al contrario del romanzo, non ci sono cadute e risalite e soprattutto non c’è riscatto; c’è troppo spesso solo morte e disperazione.
  Emmanuel e la sua donna hanno avuto solo un raggio di sole quando sono riusciti a sposarsi a Fermo per merito di don Vinicio Albanesi, che è solo il più famoso dei preti che in quel territorio fa accoglienza. Mai, Presidente, avrei pensato di dover intervenire in quest'Aula per parlare di un fatto così bestiale che riguarda la mia terra, davvero mai. Ma non posso tacere che la paura di perdere quel poco o quel tanto che sia oramai impedisce ai più, a molte persone, di condividere le speranze degli altri e, soprattutto, di condividere quel comune sentire che si chiama umanità (Applausi).

  LARA RICCIATTI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  LARA RICCIATTI. Grazie, signor Presidente. In questo Paese c’è chi teorizza che il razzismo non esista. È diventata ormai consuetudine il refrain «non sono razzista ma...» e a me, a nome del mio gruppo parlamentare, spetta questa sera prendere la parola in quest'Aula per dire che poche ore fa, appunto come ha ricordato il collega Petrini, a Fermo, nelle Marche, il razzismo, anzi un razzista, un italiano, un ultras vicino agli ambienti di estrema destra, un fascista (chiamiamo le persone col proprio nome) ha ucciso Emmanuel, un uomo nigeriano di 36 anni. È accaduto a pochi metri dal centro cittadino di Fermo dove stava passeggiando con la moglie chiamata scimmia da uno di questi due razzisti e per difendere l'onorabilità della moglie si era rivolto a questi due italiani nel chiedere spiegazioni ed è stato ucciso. Anche la moglie è stata malmenata, ma fortunatamente lei non è in pericolo di vita. Entrambi appunto – e lo ha ricordato il collega Petrini – erano ospiti di un progetto di accoglienza gestito da don Vinicio Albanesi, che ha già comunicato che quando arriverà questo processo lui e la sua comunità si costituiranno parte civile.
  Lo ha ricordato il collega Petrini: a Fermo Emmanuel e Chimiary erano arrivati dopo aver subito violenze, torture e persecuzioni e pensavano di essere giunti in salvo in Italia, di trovare un po’ di speranza, un po’ di tranquillità, cercando di coronare anche il loro sogno d'amore. Un giornalista che scrive in una testata locale ha detto che ad Emmanuel l'abbiamo ammazzato tutti noi, ed è vero; forse con il nostro lasciar perdere, col nostro fare finta di non voler vedere, con la nostra indifferenza forse sì lo abbiamo ammazzato tutti noi. Però io voglio ringraziare quest'Aula che è semivuota e che, tuttavia, ha scelto di ascoltare la comunicazione che è toccata a me e al collega Petrini dare affinché sia chiaro che in questo Paese, anno 2016, di razzismo si muore (Applausi).

  PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Ricciatti, e ovviamente la Presidenza non Pag. 153può che unirsi alle considerazioni, soprattutto in relazione allo sgomento e all'indignazione per un atto di odio razzista come quello che si è consumato a Fermo.

  GIUSEPPE L'ABBATE. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE L'ABBATE. Grazie, Presidente. Il 22 gennaio scorso Il Sole 24 Ore titolava con una dichiarazione del Premier Renzi: «Il Monte dei Paschi di Siena è risanata: ora investire è un affare». La sera prima, ospite in tv nel salotto di Vespa, a Porta a Porta, aveva dichiarato: «Oggi la banca è risanata e investire è un affare. Sul Monte dei Paschi di Siena si è abbattuta la speculazione, ma è un bell'affare. Ha attraversato vicissitudini pazzesche, ma oggi è risanata ed è un bel brand». Ebbene, dal 22 gennaio ad oggi i risparmiatori hanno perso il 60 per cento. Presidente, il Premier Renzi ha truffato i risparmiatori italiani attirandoli in una vera e propria tonnara. Questo è quello che è accaduto.

  PRESIDENTE. Onorevole L'Abbate, la prego. Che il Premier abbia truffato mi sembra un tantino eccessivo in quest'Aula.

  GIUSEPPE L'ABBATE. Certo, perché il Premier, sapendo che il Monte dei Paschi di Siena non è risanato, ha detto in tv di acquistare tranquillamente titoli del Monte dei Paschi di Siena perché è sicura. Questo significa truffare gli italiani, darli in pasto alla speculazione. Allora chi ha tutelato Renzi ? A chi ha fatto guadagnare soldi sulle spalle dei risparmiatori ? Allora venga in Aula a riferire sulla situazione disastrosa del Monte dei Paschi di Siena e sulle sue affermazioni fatte in tv, sulla prima rete pubblica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle-Commenti dei deputati dei gruppo Partito Democratico).

Ordine del giorno della seduta di domani.

  PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della seduta di domani.

  Giovedì 7 luglio 2016, alle 9:

  1. – Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge (previo esame e votazione della questione pregiudiziale di costituzionalità presentata):
   CIRIELLI ed altri; DURANTI ed altri; GAROFANI ed altri; ARTINI ed altri: Disposizioni concernenti la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali (Approvate, in un testo unificato, dalla Camera e modificate dal Senato) (C. 45-933-952-1959-C).
   Relatori: Manciulli (per la III Commissione) e Causin (per la IV Commissione), per la maggioranza; Gianluca Pini, di minoranza.

  2. – Assegnazione a Commissione in sede legislativa della proposta di legge n. 3651.

  (ore 12,30)

  3. – Informativa urgente del Governo sull'attentato terroristico di Dacca.

PROPOSTA DI LEGGE DI CUI SI PROPONE L'ASSEGNAZIONE A COMMISSIONE IN SEDE LEGISLATIVA

  alla XI Commissione (Lavoro):
  VENITTELLI ed altri: «Modifiche alla legge 24 dicembre 2012, n. 228, in materia di modalità di pagamento e criteri di calcolo e di decorrenza degli interessi sulle somme dovute per gli aiuti di Stato dichiarati incompatibili con la normativa europea, concessi sotto forma di sgravio, nel triennio 1995-1997, in favore delle Pag. 154
imprese operanti nei territori di Venezia e Chioggia» (3651).

  (La Commissione ha elaborato un nuovo testo).

  La seduta termina alle 22,15.

TESTO INTEGRALE DELLE DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI GIANLUCA PINI E GIOVANNI MONCHIERO SUL DISEGNO DI LEGGE DI RATIFICA (A.C. 3458)

  GIANLUCA PINI. Signor Presidente, Onorevoli colleghi, Signori membri del Governo !
  L'importanza degli Accordi bilaterali stretti con il Marocco e sottoposti oggi all'esame della nostra Assemblea è stata già sottolineata per conto del nostro partito dal Senatore Giacomo Stucchi il 26 novembre scorso a Palazzo Madama.
  Quanto all'oggetto, riguardano l'esecuzione delle sentenze di estradizione ed il trasferimento delle persone condannate in un'epoca in cui Marocco ed Italia fronteggiano la comune sfida del terrorismo transnazionale a matrice jihadista.
  Ci troviamo quindi di fronte ad un aspetto di una più ampia cooperazione nella repressione del terrorismo e della criminalità. Va altresì sottolineato in questo contesto come l'intelligence di Rabat abbia già dato prova di essere un alleato prezioso in questa lotta senza quartiere, aiutando le forze di sicurezza francesi ad individuare la cellula responsabile della strage del Bataclan ed anticipando con propri avvertimenti mirati, purtroppo rimasti inascoltati, anche l'attacco all'aeroporto belga di Zaventem.
  Riteniamo il Marocco un partner essenziale nel controllo di quanto accade nel seno della sua folta diaspora presente sul nostro territorio nazionale. Pensiamo inoltre che l'area della collaborazione potenziale possa in futuro estendersi anche alla verifica di quanto accade nelle moschee aperte nel nostro Paese, considerando che il Re del Marocco ha da tempo avviato un programma governativo di formazione degli Imam e monitoraggio della loro predicazione, con chiare finalità di prevenzione del jihadismo.
  Il nostro convincimento riflette quello espresso dal nostro segretario federale, Matteo Salvini, che si è recato in Marocco nello scorso autunno, ricevendovi un'accoglienza di tutto rispetto e trovandovi un Paese con cui pare possibile lavorare assieme, per affrontare tematiche delicate come quelle disciplinate dagli accordi al nostro esame, oltre che, naturalmente, questioni economiche e misure per contenere l'immigrazione clandestina.
  Agevola un nostro voto favorevole anche la circostanza che sia presente negli accordi il vincolo del consenso del condannato, del resto previsto in tutte le ratifiche di accordi simili.
  Sulla base delle considerazioni appena espresse, il Gruppo Lega Nord Autonomie-Noi con Salvini ritiene di confermare qui il voto positivo già annunciato lo scorso autunno al Senato.

  GIOVANNI MONCHIERO. Signor Presidente, Rappresentanti del Governo, Onorevoli Colleghi.
  L'accordo aggiuntivo alla Convenzione di reciproca assistenza giudiziaria, di esecuzione delle sentenze e di estradizione del 12 febbraio 1971 tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno del Marocco, fatto a Rabat il 1o aprile 2014, modifica alcune disposizioni in materia di estradizione della Convenzione del 1971 (ratificata dal nostro Paese ai sensi della legge n. 1043 del 12 dicembre 1973 e in vigore a livello internazionale dal 22 maggio 1975).
  In particolare, con il testo in esame, vengono disciplinati in maniera più sistematica i presupposti in presenza dei quali l'estradizione può essere concessa, nonché i motivi di rifiuto obbligatori e facoltativi.
  Nella nuova formulazione è previsto che l'estradizione può essere concessa quando la richiesta è formulata per dare corso ad un procedimento penale (estradizione processuale) e il reato è punibile, ai sensi della legge di entrambe le Parti, Pag. 155con una pena detentiva di almeno un anno; oppure quando la richiesta è formulata per eseguire una condanna definitiva ad una pena detentiva o ad altro provvedimento restrittivo della libertà personale (estradizione esecutiva) per un reato punibile ai sensi della legge di entrambe le Parti (principio della doppia incriminabilità).
  Le disposizioni in materia di differimento della consegna e della consegna temporanea, oltre a disciplinare in modo più analitico quest'ultima, prevedono la possibilità di differire la consegna anche nelle ipotesi in cui, a causa delle condizioni di salute dell'estradando, il trasferimento può porre in pericolo la vita di questi o aggravarne lo stato.
  In materia di riestradizione, la norma prevede in generale che senza il consenso dello Stato richiesto lo Stato richiedente non può consegnare ad uno Stato terzo la persona che gli è stata affidata qualora l'istanza riguardi reati commessi anteriormente alla consegna.
  La Convenzione tra Italia e Marocco sul trasferimento delle persone condannate, fatta a Rabat il 1o aprile 2014, è finalizzata a consentire il trasferimento nel proprio Stato di cittadinanza di soggetti detenuti nel territorio dell'altro Stato, al fine di facilitarne la rieducazione e il reinserimento sociale.
  La scelta di sottoscrivere una Convenzione bilaterale tra l'Italia e il Marocco è stata dettata dalla considerazione che con il Regno del Marocco mancava uno strumento internazionale in tale materia, atteso, in particolare, il fatto che il Regno del Marocco non ha aderito alla Convenzione promossa dal Consiglio d'Europa e aperta alla sottoscrizione ed adesione anche di Stati che non fanno parte del Consiglio, sottoscritta a Strasburgo il 21 marzo 1983.
  Tale Convenzione, come è noto, costituisce lo strumento giuridico maggiormente applicato in materia di trasferimenti internazionali di detenuti al fine di eseguire condanne definitive.
  In tema di obblighi di informazione, viene stabilito che ogni persona condannata, alla quale può essere applicata la Convenzione in esame, deve esserne informata dallo Stato di condanna, così come delle conseguenze giuridiche derivanti dal trasferimento e dell'evoluzione del relativo procedimento.
  Si disciplinano le condizioni per il trasferimento, le modalità della consegna della persona trasferita, i casi di rifiuto del trasferimento del condannato da parte di uno dei due Stati contraenti (ricordo che le autorità competenti per ricevere la documentazione riguardante l'applicazione della Convenzione sono il Ministero della giustizia per l'Italia e la Delegazione generale dell'amministrazione penitenziaria e del reinserimento per il Marocco) e si definiscono i caratteri della pena da scontare nello Stato di esecuzione.
  Di particolare rilievo l'articolo 9 che contiene anzitutto una clausola di ne bis in idem, in base alla quale nessun condannato trasferito in applicazione della Convenzione in esame potrà essere nuovamente oggetto di procedimento, arresto o detenzione nello Stato di esecuzione per il medesimo reato che aveva dato luogo alla condanna iniziale. Quanto precede non impedisce tuttavia che la persona trasferita possa essere perseguita, detenuta, giudicata e condannata nello Stato di esecuzione per fatti diversi e anteriori a quelli da cui è scaturita la condanna iniziale, purché quei fatti siano sanzionati penalmente dalla legislazione dello Stato di esecuzione.
  Il consenso al trasferimento da parte della persona interessata dovrà essere volontario ed informato, e lo Stato di esecuzione sarà posto in condizione di verificare adeguatamente la correttezza della relativa procedura.
  È auspicabile una rapida approvazione del provvedimento, che si inserisce in una cornice di rapporti in costante rafforzamento in tutti i settori, testimoniata dai numerosi, recenti incontri bilaterali, anche a livello parlamentare, e che corrisponde ad una precisa opzione di politica estera di Rabat che si muove in una dimensione Pag. 156multipolare, mettendo in evidenza una sempre più spiccata apertura nei riguardi dell'Unione europea.
  Per queste ragioni, Scelta Civica dichiara convintamente il proprio voto favorevole sul provvedimento.

TESTO INTEGRALE DELLA DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO GIANLUCA PINI SUL DISEGNO DI LEGGE DI RATIFICA (A.C. 3462)

  GIANLUCA PINI. Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, Signori Membri del Governo !
  L'intesa bilaterale con il Turkmenistan sottoposta oggi al nostro esame rientra nel vasto novero degli accordi basati sul Tax Information Exchange Agreement, elaborato in ambito OCSE per accrescere la trasparenza fiscale nei rapporti economici internazionali.
  La sua approvazione appare come un atto pressoché dovuto e non è previsto che ne derivino maggiori oneri economici a carico del bilancio dello Stato.
  Le informazioni oggetto di scambio riguarderanno i dati Irpef, Ires, Irap, Iva, nonché quelli concernenti le successioni, le donazioni e varie altre imposte sostitutive. Sono naturalmente previste delle riserve, che riguardano la trasmissione di dati di cui non si disponga e soprattutto le limitazioni dettate dalla necessità di mantenere una certa riservatezza.
  Esistono condizioni, infatti, alle quali lo scambio di dati fiscali può compromettere la posizione competitiva di aziende. L'accordo ne tiene conto.
  Signor Presidente, Onorevoli colleghi, Signori membri del Governo: il Turkmenistan è un Paese d'importanza cruciale nella geopolitica degli approvvigionamenti energetici, anche se il suo curriculum in materia di rispetto dei diritti umani e libertà politica non è fra i più commendevoli.
  Le circostanze ed i contenuti dell'accordo non sono tali da giustificare un'opposizione alla sua approvazione. La Lega Nord Autonomie-Noi con Salvini voterà a favore del provvedimento.

TESTO INTEGRALE DELLE DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI GIANLUCA PINI E ADRIANA GALGANO SUL DISEGNO DI LEGGE DI RATIFICA (A.C. 3084-A)

  GIANLUCA PINI. Signor Presidente, Onorevoli colleghi, Signori membri del Governo !
  Il Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, riguardante la criminalizzazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici, è stato firmato dall'Italia nel gennaio 2011, in ottemperanza ad un impegno contratto in Parlamento pochi mesi prima.
  È importante sottolineare come si tratti pertanto di un atto di diritto internazionale compiuto a nome del nostro Paese da un esecutivo di centro-destra che era guidato da Silvio Berlusconi e di cui la Lega Nord era partner insieme al disciolto Popolo delle Libertà.
  La chiave di tutto il Protocollo è secondo noi nel suo articolo 2, nel quale si definisce la fattispecie da perseguire. Per atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici si intenderebbe ogni forma divulgata nel web tendente a suscitare l'odio, la violenza o la discriminazione in danno di individui o gruppi individuati su base razziale, etnica o confessionale.
  Sarà estremamente importante, in sede di applicazione, che il rapporto tra quanto viene scritto o detto nel web e la finalizzazione all'incitazione all'odio, alla violenza o alla discriminazione sia particolarmente evidente. Perché il rischio che si corre in questi casi è di colpire sistematicamente qualsiasi genere di manifestazione della propria opinione.
  E proprio questo elemento, in realtà, ci preoccupa. Perché mentre siamo sicuri che le incitazioni all'odio contro Israele e gli israeliani troveranno facilmente nel mondo della giustizia chi è disposto a «comprendere» e «scusare», a dispetto del generoso sostegno dato a suo tempo da Fiamma Nirenstein alla causa della ratifica Pag. 157italiana di questa Convenzione, meno certi siamo relativamente a ciò che verrà fatto a chi, ad esempio, semplicemente farà notare che le aree ad elevata presenza rom sono caratterizzate da un più elevato tasso di furti.
  Paventiamo quindi un uso cattivo ed ideologicamente non neutrale di questo strumento, che in sé non è certamente malvagio, anche perché secondo noi dovrebbe essere in primo luogo destinato a colpire proprio i jihadisti, che attraverso il web reclutano i giovani più labili, radicalizzandoli fino al punto di indurli a farsi saltare in aria nelle nostre città o in quelle del Medio Oriente.
  Si prospettano peraltro multe relativamente leggere per chi si macchi di questi crimini. Riteniamo che al varo di questo provvedimento ed alla ratifica del Protocollo alla Convenzione di cui stiamo parlando occorrerebbe associare un serio potenziamento della Polizia Postale, che invece continua a subire tagli di bilancio.
  Per queste ragioni, considerando le preoccupazioni di non poco conto che abbiamo espresso, la Lega Nord Autonomie-Noi con Salvini si asterrà su questo provvedimento.

  ADRIANA GALGANO. Signor Presidente, Rappresentanti del Governo, Onorevoli Colleghi, il Protocollo addizionale al nostro esame – aperto alla firma a Strasburgo, nell'ambito del Consiglio d'Europa, il 28 gennaio 2003, ed entrato in vigore a livello internazionale il 1o marzo 2006 – si pone come obiettivo il completamento delle disposizioni della Convenzione sulla criminalità informatica, in ordine alla criminalizzazione dei comportamenti di natura razzista e xenofoba diffusi tramite l'utilizzo di sistemi informatici: essa costituisce il primo accordo internazionale riguardante i crimini commessi attraverso internet o altre reti informatiche.
  L'accezione di reati informatici assunta dalla Convenzione è ben più ampia della classica area dei reati cibernetici, in quanto estende la sua portata a tutti i reati in qualunque modo commessi attraverso un sistema informatico e a quelli di cui si debbano o possano raccogliere prove in forma elettronica.
  Come si può leggere nel suo Preambolo, la Convenzione si propone di perseguire una politica comune fra gli Stati membri, attraverso l'adozione di una legislazione appropriata, che consenta di combattere il crimine informatico in maniera coordinata.
  Quanto al contenuto del testo (sinora ratificato da 24 paesi, mentre 14 Stati, tra cui l'Italia, lo hanno meramente firmato), vengono fissate alcune definizioni dei termini essenziali (in particolare, quella di materiale razzista e xenofobo che indica qualsiasi materiale scritto, di immagine o di altra rappresentazione relativa a idee o teorie che incitino all'odio, alla discriminazione o alla violenza contro una o più persone, con la motivazione della razza, del colore, dell'origine nazionale o etnica, della religione); si procede alla regolazione delle relazioni tra la Convenzione sulla criminalità informatica e il Protocollo opzionale ad essa; sono stabiliti i provvedimenti da adottare a livello nazionale; si disciplina la diffusione di materiale razzista e xenofobo per il tramite dei sistemi informatici, prevedendo che ogni Parte del Protocollo adotti le misure legislative e di altra natura necessarie nel proprio ordinamento per la definizione quali reati di detti comportamenti, se commessi intenzionalmente e senza autorizzazione (ciascuna delle Parti può riservarsi il diritto di non procedere alla criminalizzazione di una determinata condotta, quando il materiale razzista e xenofobo sia volto a incitare a una discriminazione tuttavia non associata all'odio o alla violenza, purché rimedi alternativi alla legge penale siano effettivamente disponibili); sono altresì regolati i casi di minacce con motivazioni razziste e xenofobe, gli insulti con motivazione razzista e xenofoba, la negazione, la palese minimizzazione, l'approvazione o la giustificazione del genocidio o dei crimini contro l'umanità.
  Ciascuna delle Parti adotterà altresì misure necessarie per la criminalizzazione nel proprio ordinamento della collaborazione – intenzionale e senza autorizzazione Pag. 158– nella commissione di uno dei reati di cui al Protocollo in esame, come anche della complicità con l'intenzione di far commettere uno di tali reati.
  La presentazione del disegno di legge da parte del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale rappresenta un significativo adempimento del Governo italiano non soltanto di un obbligo assunto in sede internazionale, ma anche di un impegno nei confronti del Parlamento, derivante da una risoluzione approvata dalla III Commissione nella scorsa legislatura (presentata dall'allora vicepresidente e presidente del Comitato d'indagine sull'antisemitismo, Fiamma Nirenstein) e, per quanto concerne la presente legislatura, da una mozione presentata dall'onorevole Mogherini per combattere i reati commessi online e per una maggior sicurezza nella trasmissione dei dati personali.
  Il Protocollo consolida un quadro normativo internazionale teso a salvaguardare il giusto equilibrio tra sicurezza, tutela della riservatezza dei dati personali e i diritti e le libertà fondamentali, la cui limitazione può essere richiesta per esigenze, concernenti la protezione della sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, la salute e così via, secondo quanto sancisce il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966 e la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950.
  Inoltre, in sede europea è stata assunta una strategia per la lotta al crimine informatico per il periodo 2013-2017, che individua, tra le priorità europee, quella della lotta alla pedopornografia online, le frodi nei pagamenti con carta di credito e la protezione dei sistemi informatici e delle infrastrutture critiche.
  In tale contesto è stata adottata la direttiva 2013/40/UE relativa agli attacchi contro i sistemi di informazione e nel gennaio del 2013 è stato inaugurato il Cyber Crime Centre, con sede all'Aja presso EUPOL, per fornire sostegno agli Stati membri e alle istituzioni dell'Unione europea nel rafforzamento delle capacità operative e di analisi nel settore del contrasto degli attacchi informatici.
  È necessario dunque dotarsi di tutti gli strumenti necessari per prevenire e contrastare il terrorismo in ogni sua possibile forma, reale o virtuale che sia, sottolineando, tuttavia, che con tali norme non si vuole criminalizzare il web o i social network, ma si tenta di evitare che diventi vettore di propaganda del terrore.
  Per tutte queste ragioni, Scelta Civica per l'Italia dichiara convintamente il proprio voto favorevole sul provvedimento.

TESTO INTEGRALE DELLE DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI FUCSIA FITZGERALD NISSOLI, GIANLUCA PINI E MARIANO RABINO SUL DISEGNO DI LEGGE DI RATIFICA (A.C. 3199)

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Signor Presidente, Onorevoli Colleghi.
  L'atto che il Parlamento è chiamato a ratificare è una decisione del Consiglio di Sorveglianza dell'organizzazione Congiunta per la Cooperazione in materia di Armamenti (OCCAR, secondo l'acronimo francese), adottata il 10 giugno 2014, che modifica l'Allegato IV alla Convenzione istitutiva.
  Il contenuto della decisione è tecnico-finanziario e riguarda in buona parte la governance dell'Organizzazione stessa. Al fine di cogliere pienamente il significato delle modifiche adottate, occorre premettere alcune notazioni sulla mission dell'organismo in questione. L'OCCAR, istituita il 9 settembre 1998, si compone di 6 Stati membri (Italia, Francia, Germania, Regno Unito, in qualità di Stati fondatori, oltre a Belgio e Spagna i quali hanno aderito in un momento successivo) e altri 6 Stati europei partecipano a specifici programmi pur non essendone membri. L'obiettivo fondamentale dell'Organizzazione è quello di coordinare, controllare e realizzare i programmi relativi agli armamenti che le vengono assegnati dagli Stati membri, nonché di coordinare e promuovere attività Pag. 159congiunte da realizzare in futuro, anche allo scopo di migliorare l'efficacia della gestione dei progetti di cooperazione, in termini di costo, tempi e prestazioni. Nell'attuazione dei programmi, l'OCCAR si avvale, oltre al Consiglio al Sorveglianza, di un'Amministrazione esecutiva e di vari comitati. Ogni Stato membro contribuisce al bilancio dell'Organizzazione in quota parte (con partecipazione in misura maggiore dei Paesi fondatori). Alle riunioni del Consiglio di Sorveglianza partecipano i Direttori nazionali degli armamenti o altri direttori competenti, in qualità di delegati dei Ministri della difesa.
  Le modifiche all'Allegato IV riguardano, principalmente, l'introduzione della regola decisionale della maggioranza qualificata rinforzata in luogo dell'unanimità, nelle decisioni riguardanti l'adozione di nuovi programmi o l'integrazione di quelli esistenti. Dalla Relazione illustrativa emerge, peraltro, che le modifiche adottate agevoleranno l'ingresso di nuovi membri con riduzione del contributo finanziario degli attuali Stati membri, tra cui l'Italia. Tale valutazione depone senz'altro a favore di una rapida ratifica dell'atto. Senza entrare nel merito dei programmi dell'OCCAR ai quali partecipa l'Italia, vale la pena di manifestare l'auspicio che le tecnologie avanzate in corso di sviluppo per armamenti, inclusi software radar, di «Space based imaging system», e altri strumenti avanzati, trovino presto nuove ed attuali applicazioni per scopi pacifici, anche per far fronte alle drammatiche emergenze umanitarie che stiamo vivendo.
  Con queste considerazioni annuncio, quindi il voto favorevole del mio Gruppo parlamentare.

  GIANLUCA PINI. Signora Presidente, Onorevoli Colleghi, Signori Membri del Governo !
  L'Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti, od Occar, è stata istituita con un apposito accordo amministrativo tra il nostro Paese, la Francia, la Germania ed il Regno Unito, firmato a Farnborough il 9 settembre 1998. La speranza era quella di farne il grande attore del procurement militare europeo.
  In seguito alla ratifica da parte degli Stati membri fondatori della relativa convenzione, l'Occar ottenne personalità giuridica nel febbraio 2001. Nell'anno 2003 e nell'anno 2005, rispettivamente, anche il Belgio e la Spagna hanno aderito all'Ocear, divenendone Stati membri.
  All'esame della Camera sono oggi alcune modifiche apportate all'Allegato IV della Convenzione dell'Ocear, quello riguardante il processo decisionale interno, allo scopo di incentivare altri Stati ad aderirvi, rendendola quindi meno costosa per ciascun Paese partecipante.
  Vogliamo ricordare come l'Occar sia stata creata con l'obiettivo fondamentale di coordinare, controllare e realizzare i programmi relativi agli armamenti assegnatile dagli Stati membri, nonché per coordinare e promuovere attività congiunte da realizzare in futuro, migliorando in tal modo l'efficacia economica della gestione dei progetti pluriennali di cooperazione, in termini di costo, tempi e prestazioni.
  Alla base, vi era e vi è tuttora soprattutto il tentativo di risparmiare sui costi dei principali progetti plurinazionali di produzione armamenti, anche se non mancano i casi in cui all'Occar sono stati deferiti anche progetti specificamente nazionali. La sede generale dell'Occar è a Bonn, in Germania.
  Per quanto la prospettiva della collaborazione politico-industriale sottostante sia certamente europea, non c’è in Occar un legame tanto stretto con l'Ue da far temere possibili condizionamenti negativi conseguenti alla Brexit, che andranno comunque evitati.
  Signora Presidente, Onorevoli Colleghi e Signori membri del Governo, per tutto quanto precede la Lega Nord Autonomie-Noi con Salvini non intravede alcun motivo per opporsi all'approvazione di questo provvedimento di ratifica.

Pag. 160

  MARIANO RABINO. Presidente, Rappresentanti del Governo, Onorevoli Colleghi !
  Stiamo per votare la ratifica di un Accordo che ha grande rilevanza e che autorizza l'esecuzione della Decisione del Consiglio di sorveglianza dell'Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti (OCCAR) recante modifiche all'Allegato IV della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana, il Governo della Repubblica francese, il Governo della Repubblica federale di Germania ed il Governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sull'istituzione dell'OCCAR del 9 settembre 1998, fatta a Roma il 10 giugno 2014.
  L'OCCAR (Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti) è stata istituita con un accordo amministrativo firmato tra Italia, Francia, Germania e Regno Unito il 9 settembre 1998.
  Obiettivo dell'Organizzazione è coordinare, controllare e realizzare i programmi relativi agli armamenti che le vengono assegnati dagli Stati membri, nonché di coordinare e promuovere attività congiunte da realizzare in futuro. Dopo l'istituzione dell'OCCAR, la relativa Convenzione – recepita dall'Italia con la legge n. 348 del 2000 – è stata ratificata da parte degli Stati membri. La Convenzione si compone di 58 articoli e di quattro allegati, in materia – rispettivamente – di privilegi e immunità, arbitrato, disposizioni transitorie, processo decisionale. Quest'ultimo (Allegato IV) è oggetto delle modifiche in esame.
  Le modifiche sono di carattere ordinamentale e prive di effetti finanziari diretti per il bilancio dello Stato. La Relazione Tecnica, inoltre, ipotizza risparmi connessi alla Decisione in esame.
  Di rilievo sottolineare che, con riferimento al personale italiano che presta servizio presso le sedi dell'OCCAR, la relazione illustrativa precisa che esso percepisce il trattamento economico stabilito dalla legge 27 luglio 1962, n. 1114, che prevede oneri a carico del bilancio del Ministero della difesa, ma gravanti sul bilancio amministrativo che è istituito per finanziare il funzionamento dell'Organizzazione.
  Dai dati forniti dalla relazione tecnica si trae il seguente quadro del contributo di ciascun Paese membro dell'OCCAR al Bilancio Preventivo Amministrativo 2013 (già approvato dal Consiglio di sorveglianza) e ammontante complessivamente a 9 milioni di euro:
  L'Italia, la Francia, la Germania ed il Regno Unito (membri fondatori): ciascuno ha 10 diritti di voto, pari al 18,868 per cento dei 53 diritti di voto totali; ciascuno contribuisce al Bilancio preventivo amministrativo per il 18,868 per cento dei 9 milioni di euro complessivi, per una quota di poco inferiore a 1,7 milioni di euro annui a Paese.
  Il Belgio (membro dal 2003): detiene 5 diritti di voto e contribuisce per il 9,434 per cento pari a 849.000 euro l'anno.
  La Spagna (membro dal 2005): ha 8 diritti di voto e contribuisce per il 15,094 per cento pari a 1,358 milioni di euro l'anno.
  Tali percentuali di partecipazione, si legge nella relazione tecnica, sono destinate a ridursi a seguito dell'ingresso di nuovi Paesi, con corrispondente riduzione della spesa annua di contribuzione al bilancio sopra ricordato «in funzione dei diritti di voto (da 1 a un massimo di 9) che potranno essere riconosciuti alle nuove nazioni che entreranno a far parte dell'OCCAR».
  Secondo valutazioni riportate nella relazione medesima, nell'ipotesi in cui all'OCCAR aderisse un altro Stato cui fosse riconosciuto il numero minimo di diritti di voto attualmente considerati, quindi 5, il Bilancio del Ministero della difesa italiano vedrebbe una diminuzione degli oneri annuali a proprio carico quantificata in euro 151.912.
  In sintesi le modifiche apportate all'Allegato IV della citata Convenzione, sono tese ad agevolare l'ingresso di nuovi Paesi, anche al fine di ridurre le spese annue.
  Inoltre, la Commissione Difesa nel fornite il suo parere positivo ha posto rilievo al fatto che, la modifica dell'Allegato IV Pag. 161alla Convenzione è mirata a far incrementare i programmi di armamenti in regime di cooperazione multinazionale, nonché ad agevolare l'adesione all'OCCAR da parte di altri Stati, mentre la Commissione Bilancio ha segnalato che la relazione tecnica giunge ad ipotizzare risparmi connessi alla Decisione.
  Infatti, le modifiche introdotte dall'Accordo consentiranno l'accesso di altri Stati all'OCCAR, determinando potenzialmente per gli attuali sei Stati membri un risparmio delle spese di partecipazione al Bilancio amministrativo dell'Ufficio centrale che attualmente ammontano, per il nostro Paese, così come per gli altri tre Stati fondatori (Regno Unito, Francia e Germania) a circa 1,7 milioni di euro annui.
  Per questi motivi, con l'auspicio di una celere conclusione dell'iter di approvazione del disegno di legge di ratifica, dichiaro a nome di Scelta Civica il voto favorevole al testo posto in votazione.

TESTO INTEGRALE DELLA RELAZIONE DELLA DEPUTATA LIA QUARTAPELLE PROCOPIO SUL DISEGNO DI LEGGE DI RATIFICA (A.C. 3759)

  LIA QUARTAPELLE PROCOPIO. Relatrice per la maggioranza per la III Commissione. Colleghi deputati, la Convenzione italo-cilena sulle doppie imposizioni e l'annesso Protocollo, firmati a Santiago il 23 ottobre scorso, pongono le basi per una più proficua collaborazione economica tra Italia e Cile, rendendo possibile un'equa distribuzione del prelievo fiscale tra Stato in cui viene prodotto un reddito e Stato di residenza dei beneficiari di esso.
  La Convenzione, costituita da 31 articoli e, come accennato, da un Protocollo annesso, mantiene la struttura fondamentale del modello elaborato dall'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico): essa si applica alla sola imposizione sul reddito, con esclusione di quella sul patrimonio.
  Quanto al campo d'applicazione della Convenzione, i destinatari sono persone fisiche o giuridiche residenti di uno o di entrambi gli Stati contraenti. Per l'Italia le imposte considerate sono quella sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), quella sul reddito delle società (IRES) e l'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP). La Convenzione si applicherà anche alle imposte future di natura identica o sostanzialmente analoga che verranno istituite successivamente alla firma della Convenzione stessa.
  La Convenzione recepisce, al pari di altri accordi, alcuni indirizzi dell'OCSE e del G20 in materia di contrasto dell'elusione fiscale attuata per mezzo della costituzione di una stabile organizzazione, ovvero della frammentazione di essa in molteplici attività.
  È naturalmente previsto lo scambio di informazioni tra le rispettive Autorità, per facilitare l'applicazione dell'Accordo, nel rispetto tuttavia delle legislazioni nazionali, dei limiti da queste posti alla diffusione di tali informazioni, e del segreto industriale, commerciale o professionale, nonché del fondamentale interesse del mantenimento dell'ordine pubblico nei due Paesi.
  Vengono inoltre recepiti i più aggiornati standard internazionali per la lotta all'evasione e all'elusione fiscale, incluso il superamento del segreto.
  Segnalo l'articolo 28 che è stato inserito su richiesta del Cile, conformemente a quanto previsto nelle Convenzioni in materia che il paese sudamericano ha concluso con quasi tutti gli Stati europei e/o i membri dell'OCSE, e concerne la salvaguardia di alcune disposizioni e prassi cilene su diversi profili della Convenzione in esame. D'altra parte, invece, l'articolo 29 recepisce la prassi italiana sui rimborsi della eventuale maggiore imposta trattenuta in eccedenza rispetto a quanto previsto dalla Convenzione in esame, qualora il sostituto d'imposta non operi direttamente sulla base delle minori ritenute previste dalla Convenzione stessa.
  Per quanto concerne il Protocollo, che è parte integrante della Convenzione, esso contiene norme interpretative e di integrazione: la relazione introduttiva al disegno di legge segnala in particolare il punto Pag. 1629 del Protocollo, concernente gli articoli 11 e 12 della Convenzione, in base al quale nel momento in cui il Cile dovesse successivamente concludere con un paese dell'OCSE intese più favorevoli rispetto alla tassazione sugli interessi e i canoni, queste si estenderebbero anche alla Convenzione bilaterale con l'Italia, previa debita informazione delle autorità del nostro Paese.
  Auspico una celere conclusione dell’iter del provvedimento di ratifica che viene ad inserirsi in un quadro particolarmente incoraggiante delle relazioni italo-cilene, anche sul piano culturale per quanto riguarda le attività del 2016, e segnato soltanto nel 2015 dalla missione imprenditoriale, in aprile, dell'allora Viceministro per lo sviluppo economico, Carlo Calenda, dalla visita, a maggio, della Presidente della Camera, on Laura Boldrini ed in ottobre, da quella del Premier Matteo Renzi, accompagnato dal Viceministro Calenda e dall'allora Sottosegretario agli Esteri, Mario Giro.

TESTO INTEGRALE DELLE DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DELLE DEPUTATE PIA LOCATELLI E ROBERTA OLIARO SUL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE (A.C. 3953)

  PIA ELDA LOCATELLI. Quando lo scorso novembre abbiamo approvato il decreto di proroga delle missioni internazionali, avevamo detto: «...questa sarà finalmente l'ultima volta che rifinanziamo le missioni internazionali attraverso lo strumento della decretazione d'urgenza, in quanto c’è la volontà di approvare, speriamo entro l'anno, la nuova normativa quadro sulle missioni internazionali già votata alla Camera, ed ora in discussione al Senato.».
  Non è andata così e quindi oggi stiamo a prorogare il decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali, nella speranza che davvero questa sia l'ultima volta.
  Non mi dilungo sul merito del provvedimento che è un po’ ripetitivo rispetto a quelli precedenti, con alcune variazioni.
  I primi articoli autorizzano la spesa per tutto il 2016, retroagendo di qualche mese rispetto alla sua entrata in vigore. Non è la prima volta. Le missioni sono raggruppate con criteri geografici, come sempre.
  Le nostre missioni sono in Europa, Asia e Africa. Il costo del finanziamento è di 1 miliardo e 291 milioni. La proposta del governo era di poco inferiore, circa 20 milioni in meno, per le modifiche apportate al Senato.
  Con riferimento all'Europa, siamo sempre impegnati nei Balcani, in particolare nel Kosovo e in Albania ma anche in Bosnia Erzegovina e Cipro. Nel Mediterraneo partecipiamo alla missione NATO Active Endeavor e alla missione europea EUNAVFORMED, che comprende ora le attività di addestramento della Guardia costiera libica.
  In Asia siamo presenti in Afghanistan, Libano, oltre che negli Emirati.
  In Africa le nostre missioni sono in Mali, Somalia, nel Corno d'Africa e nel Oceano Indiano.
  Vorrei dedicare tempo e attenzione a due modifiche introdotte dal Senato.
  La prima prevede di ricomprendere nello stanziamento previsto al comma 1 dell'articolo 8 (sono 90 milioni) gli interventi previsti dal piano di azione nazionale «Donne pace e sicurezza» 2014-2016, con particolare riguardo a programmi che hanno come obiettivi la prevenzione, la protezione e il contrasto alla violenza sessuale su donne e bambine e la promozione e protezione dei loro diritti umani. Il riferimento è alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite no 1325 del 2000, alla quale molte altre hanno fatto seguito.
  Chiaro che noi socialisti la condividiamo, convintamente. E siamo grati al senatore De Cristofaro, primo firmatario dell'emendamento, per aver proposto questa modifica.
  La seconda modifica si riferisce alla sospensione della cessione gratuita di pezzi di ricambio degli F16 all'Egitto. Anche su questa c’è il consenso convinto della componente socialista.
  Nella discussione di ieri in Commissione esteri qualcuno ha detto che la conferma di questo emendamento viene Pag. 163esclusivamente dai tempi stretti del decreto e non dalla convinzione della giustezza della posizione (bisogna evitare il ritorno al Senato).
  Non è così. Voglio ricordare al collega Pini, che ha parlato di disonestà intellettuale con riferimento all'intervento della collega Quartapelle, che non più tardi di tre mesi fa il Comitato Diritti Umani della Commissione esteri della Camera ha organizzato un convegno intitolato «La sfida dei diritti umani nelle relazioni internazionali: tra affermazioni di principio e limiti della Realpolitik».
  Quando abbiamo dato avvio al progetto di questo convegno il tema dei diritti umani sembrava sopito, da tempo lontano dall'attenzione dell'opinione pubblica interna e internazionale. Anche solo pochi decenni fa la mobilitazione per la loro tutela era quasi automatica, determinava, reazioni, risposte politiche, mentre è innegabile che con il passar del tempo si sia verificata una caduta di sensibilità e di solidarietà.
  Il caso Regeni, la vicenda drammatica di questi mesi, che ha messo in tensione i rapporti con l'Egitto, un Paese nostro alleato, ha reso attualissimo il tema e ha contribuito a risvegliare questa sensibilità, non solo nel nostro Paese.
  Il tema della promozione e protezione dei diritti umani non solo è attualissimo ma richiede risposte, urgenti risposte. E questa è un'occasione per darle.
  Ha senso mettere in contrapposizione idealismo e realismo, una contrapposizione tra l'imperativo etico dei principi e il limite realista degli interessi ?
  Forse non è inevitabilmente così.
  Vale la pena ricordare che il concetto di diritti umani è emerso quando gli Stati sovrani hanno sentito la necessità di stipulare accordi per proteggere i propri cittadini in Paesi stranieri, quindi un concetto molto «realistico» e concreto.
  Ma questo tipo di realismo, il realismo dell'origine non sempre si è confermato nella storia di questi decenni.
  Siamo stati testimoni di tante situazioni in cui il mantenimento dei buoni rapporti fra Paesi ci ha fatto chiudere gli occhi di fronte a gravi casi di violazioni dei diritti umani.
  Oggi la situazione è ancora più complessa, anche per la sfida che ci lancia il mondo islamico, le cui espressioni politiche, anche quelle moderate, mettono in discussione la imprescindibilità dei diritti umani, che sono tali proprio perché afferenti le persone nella loro umanità e unicità: pensiamo alla condizioni delle donne, degli omosessuali, di chi si converte ad un'altra religione...
  Forse porre il problema in termini di dicotomia impedisce di vedere la soluzione e neppure aiuta il dogmatismo ideologico.
  Forse la via percorribile è quella di mantenere una relazione forte, una tensione fra etica e realismo, quella di operare concretamente sulla base dell'etica dei fini e del realismo dei mezzi, tenendo aperti canali di comunicazione anche con le parti, gli attori, gli Stati che ai diritti umani sembrano indifferenti quando non ostili.
  Ma cogliendo occasioni per lanciare segnali, come quello della sospensione della fornitura gratuita di parti di ricambio degli F16 all'Egitto. Che dobbiamo continuare comunque ad incalzare... Costruttivamente.
  La componente socialista voterà a favore di questo provvedimento nella speranza, che crediamo davvero fondata, che sarà l'ultima proroga che ci troviamo ad approvare.

  ROBERTA OLIARO. Onorevoli colleghi, gli attentati di Parigi e Bruxelles hanno confermato la connessione stretta tra i conflitti in atto negli scenari di crisi e la sicurezza all'interno del Vecchio continente, dimostrando una volta di più la capacità operativa dei gruppi terroristici che sono in grado di operare sia nei teatri bellici tradizionali che nella guerra asimmetrica dentro le nostre città.
  Questo insieme di fattori rende sempre più fondamentale l'azione di deterrenza condotta dalle nostre Forze armate e di polizia, sia all'estero che in patria, e nel Pag. 164decreto missioni si evidenzia un particolare sforzo contro la minaccia del terrorismo.
  Le missioni internazionali rappresentano uno degli strumenti privilegiati a nostra disposizione per affrontare la crisi complessa e per attuare una politica internazionale.
  Le tensioni e le emergenze sociali ed economiche rendono più difficile spiegare perché impegniamo risorse in missioni così lontane; in realtà, esse così lontane non sono e lì si gioca la partita decisiva anche per la nostra sicurezza, per la pace e per il futuro del nostro Paese.
  Il disegno di legge di conversione del decreto legge n. 67 del 2016, già approvato in prima lettura dal Senato lo scorso 29 giugno, reca una serie di disposizioni volte ad assicurare, per il periodo dal 1o gennaio 2016 al 31 dicembre 2016, la proroga della partecipazione del personale delle Forze armate e di polizia alle missioni internazionali, nonché la prosecuzione degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione.
  Si prevede, inoltre, la proroga, fino al 31 dicembre 2016, dell'impiego del personale delle Forze armate per le esigenze di sicurezza connesse con lo svolgimento del Giubileo straordinario della Misericordia e di quelle di alcune specifiche aree del territorio nazionale, nonché l'incremento di 750 unità del contingente di personale delle Forze armate impiegato nei servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, per il periodo dal 9 maggio 2016 al 31 dicembre 2016.
  La scelta di intervenire con lo strumento del decreto legge (questo è l'ultimo) è determinata dalla scadenza, al 31 dicembre 2015, del termine previsto dal precedente provvedimento di finanziamento e dalla conseguente necessità di fornire in tempi brevi adeguata copertura giuridica e finanziaria agli interventi previsti, nonché all'azione dei contingenti militari e del personale appartenente alle Forze di polizia impiegati nelle diverse aree geografiche.
  Il decreto disciplina, altresì, i profili normativi connessi alle missioni e prevede per specifici aspetti (quali il trattamento giuridico, economico e previdenziale, la disciplina contabile e penale) una normativa strumentale al loro svolgimento individuata essenzialmente mediante un rinvio all'ordinamento vigente.
  Il quadro normativo relativo alla partecipazione italiana a missioni internazionali è stato pertanto fino ad ora stabilito da singoli provvedimenti legislativi per l'avvio delle missioni, ovvero da provvedimenti periodici contenenti l'autorizzazione di proroga delle missioni e il relativo finanziamento (da ultimo il decreto-legge n. 174 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 198 del 2015) nei quali si osserva il ripetersi di disposizioni pressoché identiche, riferite ad un determinato complesso di missioni, che hanno raggiunto un discreto grado di stabilità, disciplinando aspetti quali il trattamento economico e normativo del personale delle Forze Armate e Forze di polizia, la disciplina contabile e così via.
  Al fine di meglio delineare lo schema decisionale che consente il coinvolgimento dei massimi poteri dello Stato nell'assunzione delle determinazioni inerenti l'impiego delle Forze armate (previsto dalla legge n. 25 del 1997), nel corso della presente legislatura, la Camera dei deputati ha approvato in prima lettura il testo unificato delle proposte di legge A.C. 45 ed abbinate recante disposizioni in materia di missioni internazionali.
  Il provvedimento, approvato con alcune modifiche anche dal Senato, e quindi, trasmesso alla Camera per l'esame in seconda lettura, disciplina i profili normativi connessi alle missioni e prevede, per specifici aspetti (quali il trattamento giuridico, economico e previdenziale, la disciplina contabile e penale), una normativa strumentale al loro svolgimento.
  Si tratta di una legge storica, che sistematizza la materia: essa, infatti, disciplina i rapporti tra Governo e Parlamento in un campo delicato in cui le nozioni di pace e di guerra non sono più quelle a cui hanno pensato e lavorato i padri dell'articolo Pag. 16578 della Costituzione e ancora il finanziamento delle missioni ad una decisione da Sistema Paese e di alto profilo politico sul senso e sulla portata dell'impegno italiano per la pace e la sicurezza internazionali.
  In una fase cruciale come quella attuale, all'indomani del tragico attentato che ha sconvolto la capitale turca, rinnovando l'orrore di Bruxelles, Parigi o Tunisi, e nell'imminenza del Vertice della Nato di Varsavia, questo provvedimento integra la riflessione sulla politica estera dell'Italia, avviata dal Presidente del Consiglio Renzi, all'indomani di Brexit e in vista dell'ultimo Consiglio europeo.
  Se l'Italia è tanto apprezzata nel mondo, è anche e soprattutto merito delle nostre missioni internazionali di pace, delle Forze armate e di polizia, delle iniziative di cooperazione allo sviluppo.
  La partecipazione del nostro Paese ha una fondamentale valenza politica, ed è uno dei principali strumenti di politica estera che garantiscono la presenza italiana nei principali fori internazionali; il nostro impegno va innanzitutto nella direzione della legalità e della pacificazione, ma vuole anche sostenere un sistema di relazioni culturali, economiche e sociali.
  Tutte le missioni internazionali dell'Italia (oltre 130 negli ultimi venti anni) hanno ottenuto riconoscimenti unanimi dalle autorità sia politiche che militari dei Paesi in cui hanno operato.
  Inoltre, i militari italiani hanno saputo sempre entrare in sintonia con le popolazioni stanziate nei vari teatri in cui sono trovati a intervenire.
  Questo nostro sforzo si profila ancora più necessario nel momento in cui fa crisi economica e finanziaria alimenta, a livello globale, tensioni politiche e sociali gravissime, da cui scaturiscono forti rischi di instabilità, anche ai nostri confini.
  Il tema è dunque tra i più delicati: scuote le coscienze e chiama in causa temi sensibili come la libertà e la vita umana, che richiedono un altissimo senso di responsabilità nell'approccio alla loro trattazione.
  Le Forze armate sono diventate strumenti funzionali alla sicurezza e alla stabilità della comunità internazionale: ciò che comporta, dunque e inevitabilmente, il coraggio politico di impiegare lo strumento militare con queste finalità.
  La sicurezza, quindi, va considerata nella sua interezza e deve poter contare su decisioni politiche stabili e coraggiose, che consentano di mostrare alla comunità internazionale il nostro grado di affidabilità e credibilità nella partecipazione a tali operazioni.
  Siamo notevolmente orgogliosi che oggi le nostre Forze armate siano impegnate su questa frontiera e a loro rivolgiamo – anche, ma certo non soltanto con il voto favorevole che esprimerà Scelta Civica per l'Italia – il nostro saluto e la manifestazione della nostra gratitudine.

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INDICE ELENCO N. 1 DI 9 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nom. Ddl 2800-A - articolo 1 287 278 9 140 278 98 Appr.
2 Nom. articolo 2 294 282 12 142 282 98 Appr.
3 Nom. articolo 3 302 288 14 145 288 98 Appr.
4 Nom. articolo 4 313 298 15 150 298 98 Appr.
5 Nom. Ddl 2800-A - voto finale 371 354 17 178 354 95 Appr.
6 Nom. Ddl 3458 - articolo 1 379 377 2 189 377 95 Appr.
7 Nom. articolo 2 381 380 1 191 380 94 Appr.
8 Nom. articolo 3 387 386 1 194 386 94 Appr.
9 Nom. articolo 4 394 392 2 197 392 94 Appr.
10 Nom. Ddl 3458 - voto finale 390 389 1 195 389 93 Appr.
11 Nom. Ddl 3462 - articolo 1 399 398 1 200 398 93 Appr.
12 Nom. articolo 2 402 401 1 201 401 93 Appr.
13 Nom. articolo 3 397 397 199 397 93 Appr.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 9 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nom. Ddl 3462 - voto finale 406 406 204 406 91 Appr.
15 Nom. Ddl 3084-A - articolo 1 411 312 99 157 297 15 91 Appr.
16 Nom. articolo 2 410 345 65 173 331 14 91 Appr.
17 Nom. em. 3.10 408 318 90 160 317 1 91 Appr.
18 Nom. articolo 3 415 317 98 159 302 15 91 Appr.
19 Nom.