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Resoconti stenografici delle audizioni

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XVII Legislatura

Commissioni Riunite (I-III-IV Camera e 1a-3a-4a Senato)

Resoconto stenografico



Seduta n. 1 di Giovedì 4 luglio 2013

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Cicchitto Fabrizio , Presidente ... 2 

Comunicazioni del Governo sui rapporti con gli USA in materia di gestione delle informazioni:
Cicchitto Fabrizio , Presidente ... 2 
Bonino Emma , Ministro degli affari esteri ... 2 
Cicchitto Fabrizio , Presidente ... 6 
Nicoletti Michele (PD)  ... 6 
Liuzzi Mirella (M5S)  ... 7 
Romani Paolo  ... 8 
Marazziti Mario (SCPI)  ... 10 
Fava Claudio (SEL)  ... 11 
Fiano Emanuele (PD)  ... 12 
Locatelli Pia Elda (Misto-PSI-PLI)  ... 13 
Invernizzi Cristian (LNA)  ... 14 
Orellana Luis Alberto  ... 14 
Romani Paolo  ... 15 
Cicchitto Fabrizio , Presidente ... 15 
Bonino Emma , Ministro degli affari esteri ... 15 
Cicchitto Fabrizio , Presidente ... 16

Sigle dei gruppi parlamentari:
Partito Democratico: PD;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Il Popolo della Libertà - Berlusconi Presidente: PdL;
Scelta Civica per l'Italia: SCpI;
Sinistra Ecologia Libertà: SEL;
Lega Nord e Autonomie: LNA;
Fratelli d'Italia: FdI;
Misto: Misto;
Misto-MAIE-Movimento Associativo italiani all'estero-Alleanza per l'Italia: Misto-MAIE-ApI;
Misto-Centro Democratico: Misto-CD;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-Partito Socialista Italiano (PSI) - Liberali per l'Italia (PLI): Misto-PSI-PLI.

Testo del resoconto stenografico
Pag. 2

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE DELLA III COMMISSIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI FABRIZIO CICCHITTO

  La seduta comincia alle 17.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, la trasmissione televisiva sul canale satellitare e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

Comunicazioni del Governo sui rapporti con gli USA in materia di gestione delle informazioni.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le Comunicazioni del Ministro degli Affari esteri, Emma Bonino, sui rapporti con gli USA in materia di gestione delle informazioni.
  Saluto i Presidenti delle Commissioni Affari costituzionali, Esteri e Difesa del Senato, nonché i Presidenti delle Commissione Affari costituzionali e Difesa della Camera e ovviamente tutti i colleghi presenti.
  In ragione della scottante attualità della crisi egiziana e del rilevante interesse strategico per l'Italia, abbiamo pregato il Ministro Bonino di volerne accennare molto brevemente prima di svolgere la relazione prevista, restando inteso che l'argomento non è all'ordine del giorno e che quindi sarà oggetto di approfondimento parlamentare in altra e più opportuna sede. La seduta odierna resta quindi esclusivamente concentrata sul suo ordine del giorno originario.
  Do quindi la parola al Ministro Bonino.

  EMMA BONINO, Ministro degli affari esteri. Grazie, presidente. Mi è stato chiesto di partire dall'Egitto; sono reduce da una serie di telefonate di aggiornamento, partendo dalla situazione egiziana che è già complessa di suo, ma senza dimenticare che noi abbiamo oggi circa 19.000 italiani a vario titolo in Egitto. La Farnesina li sta seguendo e abbiamo inviato anche un’équipe di rinforzo in modo che, a parte chi è stato evacuato, anche i turisti siano in contatto via sms, così da garantire che siano seguiti al meglio. La Farnesina segue dunque con la massima attenzione gli sviluppi della vicenda egiziana non solo per questi motivi, evidentemente, ma per il carattere di delicatezza e di complessità di tutta la vicenda e del Paese stesso.
  Siccome li avrete tutti seguiti in televisione, non ripercorro i dati di cronaca di questi ultimi giorni, ma ne farò solo delle valutazioni. È chiaro che una significativa parte del popolo egiziano considera gli eventi di ieri come una fase della rivoluzione egiziana intesa a correggere storture recenti, mentre altri li ritengono un passo indietro nel processo di transizione democratica, ponendo l'accento sulle misure di limitazione delle libertà di cui sono oggetto esponenti della Fratellanza musulmana del precedente governo.
  Desidero dirvi che non riesco mai a gioire quando entrano in campo eserciti e militari, qualunque siano le motivazioni, ma, al di là delle etichettature, è un fatto che in Egitto sono state introdotte misure d'eccezione (dobbiamo assolutamente dirlo) e l'Italia si augura e opera perché queste durino il meno possibile e si riavvii rapidamente in Egitto un percorso di normalizzazione costituzionale in un quadro di pieno rispetto delle libertà fondamentali, incluse quelle di espressione e di assemblea per tutti.
  A me pare che in questa fase sia inoltre prioritario prevenire, per quanto possibile, lo scoppio di violenze, per cui continuiamo Pag. 3a reiterare con altri Paesi amici un appello a tutte le parti perché esercitino la massima moderazione e il senso di responsabilità per abbassare le tensioni.
  In terzo luogo, siamo convinti che la stabilità del Paese richieda la non interruzione di un dialogo, con la partecipazione di tutte le forze politiche, per la ridefinizione di un ordine costituzionale condiviso. Quindi lo schema elettorale si deve riprendere il più presto possibile in un ordine costituzionale che sia basato sullo stato di diritto, sul consolidamento di istituzioni civili inclusive e democratiche e sull'espressione della volontà dei cittadini egiziani.
  Per facilitare il dialogo tra le varie parti, stiamo lavorando a una ripresa del processo elettorale, che ponga fine alle misure di eccezione che indubbiamente si sono verificate e che non dobbiamo nasconderci.
  L'Italia continuerà ad essere un partner vicino all'Egitto e soprattutto al suo popolo. Questa mattina abbiamo manifestato questi concetti all'Ambasciatore d'Egitto, Amr Mostafa Kamal Helmy, a Roma. Il Governo rimane a disposizione per ulteriori approfondimenti in altra seduta o in altra sessione.
  Vorrei adesso passare all'ordine del giorno vero e proprio, e mi scuso subito se cercherò di essere più dettagliata possibile, anche per fare chiarezza su alcuni addebiti o passaggi che mi pare non siano stati particolarmente chiariti.
  Le presunte rivelazioni di Edward Snowden, collaboratore per poco più di un anno della National Security Agency americana, rivelazioni fatte al The Guardian e al Washington Post, hanno imposto nell'agenda dei rapporti internazionali una questione delicata, complicata, tutta da chiarire, e credo che tutti (istituzioni, governi, parlamenti dei Paesi coinvolti e anzitutto l'opinione pubblica) attendano risposte esaustive dalle autorità americane, che al massimo livello – e vi farò un aggiornamento perché è appena finito il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) a Bruxelles e quindi ho utili informazioni telefoniche – le hanno assicurate.
  Dico giustamente, perché in gioco non c’è solamente il diritto alla privacy, tanto evocato quanto mai praticato e violato nella pratica corrente, ma c’è soprattutto (ed è questo un bene intangibile ma essenziale nelle relazioni internazionali) un rapporto di fiducia tra alleati.
  Per l'Italia – è superfluo sottolinearlo – gli Stati Uniti sono dalla metà del secolo scorso il principale alleato. A me pare e a noi pare come Governo che preservare con Washington un rapporto di fiducia sia nei nostri migliori interessi nazionali e soprattutto lo sia anche in quello americano. Il chiarimento delle questioni sollevate dal caso Snowden risponde prima di tutto a questo obiettivo comune.
  Vorrei inoltre che fosse chiaro a tutti noi che questa vicenda, se non chiarita, verrebbe a nuocere tanto agli americani quanto a noi in un momento in cui abbiamo più che mai bisogno gli uni degli altri. Lo dico riagganciandomi a quello che ho detto prima, perché, se pensiamo agli eventi in Egitto, alla tragedia siriana, ai rischi che l'Italia affronta in prima persona in Libia o all'esigenza di sostenere Paesi amici come la Tunisia, il Marocco, l'Algeria, la Giordania e il Libano dalla ventata di instabilità che li circonda, mi pare evidente che con il Mediterraneo in fiamme non ci possiamo permettere che Europa e Stati Uniti siano divisi da un caso che può e deve essere messo in chiaro, tanto meno da quelle che finora sono in parte speculazioni giornalistiche senza prove concrete.
  Noi non possiamo permettere in Europa, ancor più che oltre Atlantico, che la questione aperta dalle presunte rivelazioni di Snowden metta a repentaglio il potenziale di rilancio economico e di crescita rappresentato dall'accordo transatlantico su commercio e investimenti. Su questo punto – riferirò di nuovo sul Coreper – i governi di Italia, Germania e Gran Bretagna si sono espressi con chiarezza ed è ormai confermato che i negoziati inizieranno lunedì prossimo a Washington.Pag. 4
  Il caso Snowden va affrontato quindi con risolutezza e trasparenza, ma non va strumentalizzato né collocato in dimensioni che nulla hanno a che vedere con la natura del problema che è già complessa di suo, ed è appunto su questo aspetto che intendo concentrarmi.
  Il Governo italiano ha chiesto già nella giornata di domenica alle controparti americane delucidazioni esaurienti attraverso i canali diplomatici e di intelligence. Abbiamo rivolto le stesse richieste anche come membro dell'Unione europea, e la stessa Unione europea le ha a sua volta rivolte agli Stati Uniti.
  Il Presidente Obama ha dato assicurazione che le spiegazioni richieste verranno messe a disposizione dei partner, e dirò più avanti come si intenda procedere. Come sottolineato anche dal Presidente Letta, queste parole del Presidente americano ci danno fiducia e conforto.
  Il Governo è pronto a condividere con il Parlamento tutte le informazioni possibili ad oggi, così come quelle che giungeranno nei prossimi giorni. Come sapete, il 2 luglio il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha audito in una prima informativa il direttore del Dipartimento dell'informazione per la sicurezza, l'ambasciatore Massolo, e al termine della seduta il Presidente Stucchi ha sottolineato che «tutto ciò che avviene, avviene nel rispetto delle norme e non c’è nessun Grande fratello illegale».
  Il Comitato ha programmato di audire anche il Presidente Letta e i vertici di AISE e AISI nella giornata del 10 luglio, e io stessa, d'intesa con il Presidente del Consiglio, assicuro la disponibilità a intervenire presso le Commissioni per informative, oggi in via preliminare e in futuro su quello che successivamente potrà emergere.
  Oggi mi accingo a informarvi su cosa sappiamo dei fatti e delle iniziative che sono state decise questa mattina. I fatti: le dichiarazioni di Edward Snowden, che ha lavorato quale esperto informatico presso la sede dell'Agenzia di sicurezza nazionale americana delle Hawaii, hanno reso pubblici due programmi di sorveglianza utilizzati dall’intelligence americana. Il primo sistema permette di raccogliere dati relativi ai flussi telefonici, il secondo, denominato PRISM, consente di acquisire dati relativi alle comunicazioni e-mail e internet.
  Il Presidente Obama e il Segretario di Stato John Kerry hanno pubblicamente dichiarato che tali programmi sono stati autorizzati dal Congresso, nell'ambito della normativa per la lotta al terrorismo, e hanno sottolineato che la raccolta di dati avviene solo a fronte di un'autorizzazione specifica del giudice.
  In un'audizione al Congresso, il direttore dell'Agenzia, generale Keith Alexander, ha affermato che questi due programmi hanno consentito di sventare decine di attentati terroristici (li ha quantificati in oltre cinquanta). Si tratta quindi di due programmi che operano nelle modalità consentite dalla legge americana, ma per i quali – vorrei risottolinearlo – non vi è stata alcuna forma di partecipazione o di consultazione dell'Italia. Non siamo stati coinvolti, né consultati, né informati in proposito, né tanto meno vi abbiamo partecipato.
  In base alle ricostruzioni fornite da Snowden alla stampa, che andranno verificate, i due sistemi di intercettazione sarebbero stati utilizzati anche per acquisire dati sulle comunicazioni delle ambasciate europee negli Stati Uniti e di sedi istituzionali dell'Unione europea.
  Le reazioni dei governi europei e delle istituzioni comunitarie sono state immediate. Il 29 giugno, come vi ho detto, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) ha chiesto chiarimenti agli Stati Uniti sul presunto spionaggio alle delegazioni UE e sulle attività di intelligence verso l'Unione europea e gli Stati membri. Anche su questo abbiamo avuto rassicurazione dagli Stati Uniti che spiegazioni verranno date per via diplomatica all'Unione europea e ai singoli Stati membri.
  Il 2 luglio scorso, il Procuratore generale americano, Eric Holder, ha proposto di creare un gruppo di esperti sulle intelligence gathering practices, a cui parteciperebbero Pag. 5rappresentanti dei servizi di informazione delle due sponde dell'Atlantico. Di ciò ho dato conferma ieri all'ambasciatore Thorne e abbiamo svolto un'azione nello stesso senso tramite la nostra Ambasciata a Washington perché l'Italia intende svolgervi un ruolo attivo e rilevante.
  In parallelo, il Procuratore Holder ha accettato la richiesta del Commissario europeo Cecilia Malmström di rilanciare il negoziato per un accordo sulla protezione dei dati personali, di cui si era discusso alla riunione ministeriale «Giustizia» Unione Europea-Stati Uniti a Dublino il 13 giugno scorso. Sul fronte delle Nazioni Unite, il Segretario generale Ban Ki Moon ha sottolineato come l'inviolabilità delle missioni diplomatiche sia un principio fondamentale del diritto internazionale.
  Questa mattina si è svolta una riunione del Coreper, che era ancora in corso mentre venivo qui, che ha stabilito le seguenti cose. Lunedì 8 luglio si terrà a Washington un incontro tra Stati Uniti e Unione europea nel formato tradizionale dell'Unione europea, cioè Commissione, SEAE e Presidenza lituana.
  In base alle lettere di cui vi parlavo, è stato deciso di creare due gruppi di esperti da costituirsi entro una settimana, un primo gruppo relativo alla questione della protezione dei dati che, come sapete, è competenza comunitaria, quindi sarà un gruppo Stati Uniti e Commissione, e un secondo gruppo relativo all’information gathering che è di competenza degli Stati membri, a cui parteciperanno gli esperti dei singoli Stati membri, Italia compresa.
  Questi due gruppi saranno costituiti entro una settimana e cominceranno a lavorare nelle modalità che saranno decise nella riunione di lunedì 8 luglio. Parallelamente, sempre lunedì 8 inizierà il negoziato sul trattato TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).
  A queste informazioni ne aggiungo altre su due casi che sono contestualmente venuti all'attenzione. Nel frattempo è giunta a numerosi Paesi (sarebbero per ora 21) la richiesta di asilo politico di Snowden, che è fermo da giorni nella zona transiti dell'aeroporto di Mosca. Una richiesta di asilo è giunta anche al nostro Paese alle ore 10 di due giorni fa attraverso un fax inviato all'Ambasciata d'Italia a Mosca.
  La normativa italiana, come del resto la normativa di vari altri Paesi europei, prevede che la domanda di protezione internazionale debba essere presentata personalmente alla frontiera o sul territorio nazionale. Ne consegue, per noi come per altri Paesi, che non sussistono le condizioni giuridiche per accogliere tale richiesta, che a giudizio del Governo d'altra parte non è accoglibile neanche sul piano politico.
  Dal momento che il problema concerne vari Paesi europei, sono in atto consultazioni anche a Bruxelles e proprio oggi è in corso il Coreper, che però pare non tratterà questo punto specifico.
  In relazione all'evento occorso in data 2 luglio, che ha visto coinvolto il Presidente boliviano nel suo viaggio di rientro da una visita a Mosca, intendo precisare in base a una nota del Ministero della difesa quanto segue. Il Ministero degli esteri ha trasmesso al Ministero della difesa la richiesta, arrivata il 28 giugno, di sorvolo dello spazio nazionale.
  Lo Stato Maggiore dell'Aeronautica militare, in data 29 giugno 2013, rilasciava la richiesta di autorizzazione, ma alle ore 21 del 2 luglio la sala operativa del Comando operazioni aeree veniva informata dal Servizio di coordinamento e controllo che al velivolo del Presidente della Bolivia era stato negato il sorvolo dello spazio aereo francese, spagnolo e portoghese.
  Il personale di servizio ai terminali rilevava peraltro alle ore 21.17 che il velivolo in questione aveva invertito la rotta pianificata, dirigendosi presso l'aeroporto di Vienna, dove atterrava circa trenta minuti dopo, quindi l'Italia non ha avuto da fare nulla. A seguito dell'avvenuto atterraggio in un altro aeroporto, era infatti decaduta la richiesta di sorvolo, così come prevede il relativo regolamento.
  Alle ore 1.20 del 3 luglio le autorità francesi, esperite le verifiche con gli omologhi austriaci, riconcedevano l'attraversamento Pag. 6del proprio spazio aereo. Ci veniva pertanto recapitata una nuova presentazione del piano di volo e l'Italia concedeva immediatamente la nuova autorizzazione al sorvolo.
  Fin qui i fatti per come li conosciamo ad oggi, però vorrei condividere con voi alcune considerazioni. La prima è che la vicenda fa parte degli strumenti con cui gli Stati Uniti hanno ritenuto di dover tutelare la loro sicurezza nazionale, in particolare dopo l'11 settembre 2001 e considerate le nuove sfide della cyber security.
  Questa dimensione del problema non può sfuggirci, anche perché la sicurezza dei Paesi europei resta intrinsecamente collegata a quella americana attraverso la NATO e la leale collaborazione tra apparati di intelligence.
  È quindi importante distinguere due piani: da una parte la strategia di sicurezza del principale Paese dell'Alleanza atlantica, dall'altra parte, se le informazioni di Snowden verranno confermate e gli Stati Uniti non forniranno risposte convincenti, gli eccessi di una prassi diffusa e non nuova, che anche come alleati non riteniamo giustificabile.
  Seconda considerazione. Il punto decisivo, che però non siamo in grado di affrontare prima dei chiarimenti richiesti, è capire cosa effettivamente prevedano questi due programmi, quali modalità adottino per conciliare le accresciute esigenze di sicurezza con la necessaria tutela e salvaguardia della privacy e delle prerogative delle sedi diplomatiche e istituzionali. Dobbiamo verificare quali garanzie e tutele vengano concretamente assicurate ai cittadini stranieri e alle missioni diplomatiche.
  Su questi punti, attraverso il dialogo rafforzato con gli Stati Uniti, dobbiamo raggiungere trasparenza e chiarezza perché anche in materia di intelligence, una materia che si presta per definizione, storicamente, a pratiche opache, devono esistere red lines concordate.
  Terza considerazione. Penso che dobbiamo ottenere questo risultato senza pregiudicare altri aspetti cruciali del rapporto transatlantico, perché credo che non sarebbe nei nostri interessi. Dobbiamo evitare (ma pare sia evitato, come dicevo all'inizio) che le giuste polemiche collegate a questa vicenda, se si confermerà, si ripercuotano sulla via del negoziato relativo all'Accordo di libero scambio, di cui l'8 luglio è previsto l'avvio. Questa posizione è stata da subito condivisa dalla Commissione europea, che ha avuto il mandato negoziale del TTIP.
  A mio avviso, a nostro avviso, ad avviso del Governo l'Accordo di libero scambio è uno strumento essenziale per superare la crisi economica europea attraverso la creazione di un mercato transatlantico più dinamico, più integrato e aperto anche agli investimenti. Penso che il caso Snowden sia un'ulteriore occasione da non perdere per dimostrare che sappiamo muoverci in modo unitario come partner globale degli Stati Uniti.
  In conclusione, onorevoli senatori e onorevoli deputati, non c’è dubbio che l'America ha costruito storicamente sulla fiducia e non solo sulla potenza la sua leadership nel mondo, per cui il danno creato dal caso Snowden, se confermato, è quindi prima di tutto un danno per gli Stati Uniti e non solo per noi europei, e credo che come Paese amico abbiamo il dovere di dirlo.
  Sono certa che le risposte americane non tarderanno, come mi ha assicurato ieri l'ambasciatore Thorne e come confermato nella riunione del Coreper di oggi. Ribadisco che il Governo non mancherà di tenere aggiornato il Parlamento a parte le date già previste delle prossime audizioni.

  PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro Bonino. Do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  MICHELE NICOLETTI. Grazie, Ministro Bonino, per la sua presenza, per questa accurata e dettagliata ricostruzione dei fatti e per le sue considerazioni.
  Fin dall'inizio noi abbiamo condiviso alcuni princìpi ribaditi in questa sua introduzione, innanzitutto quello della leale collaborazione con gli alleati in materia di Pag. 7sicurezza e di lotta al terrorismo, poi la riaffermazione dell'importanza della creazione di un'area di più forte cooperazione economica tra gli Stati Uniti e l'Europa con l'accordo transatlantico a cui lei ha fatto riferimento, e infine l'attenzione a sdrammatizzare per evitare enfatizzazioni strumentali da parte di chi invece vorrebbe utilizzare questo episodio per indebolire questa collaborazione anche sul piano economico.
  In questa vicenda ci sono tuttavia profili che non ci sembra possano essere sottovalutati nelle notizie che anche lei ci ha riportato su eventuali – in quanto da verificare – acquisizioni di informazioni avvenute anche ai danni di sedi diplomatiche tra cui la nostra, e su questo vorrei concentrare la mia attenzione. Per questo ci uniamo con molta forza alla richiesta che lei, Ministro, ha detto di avere avanzato, sostenuta con autorevolezza anche dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di un chiarimento sulla vicenda da parte delle autorità statunitensi.
  Ci sono tre ragioni per chiedere con vigore questo chiarimento. Una prima riguarda considerazioni di diritto internazionale perché, per quanto si parli di pratiche opache, tuttavia alcune cose non sono ammissibili all'interno del diritto internazionale, tanto più quando attengono alle sedi diplomatiche, che dalla Convenzione di Vienna in avanti sono tutelate in modo particolare. E a noi pare che la politica del nostro Paese vada nella direzione di far conquistare sempre più spazi al diritto internazionale.
  Il diritto internazionale per la sua natura consuetudinaria e pattizia si basa su pratiche e riaffermazioni continue delle ragioni del diritto anche rispetto a ragioni di opportunità, e per questo ci sembra importante che questi elementi giuridici vengano costantemente ribaditi.
  La seconda questione riguarda una difesa della dignità della persona sovrana del nostro Paese e anche della nostra diplomazia che sta facendo al meglio il suo lavoro. Se dessimo l'impressione all'esterno che vi siano state cose rispetto alle quali eravamo conniventi o non del tutto avvertiti, faremmo un torto al nostro corpo diplomatico, che invece merita di essere sostenuto e difeso dalle nostre istituzioni, perché ne va della reputazione non solo dei diplomatici impegnati ma anche di cittadini, imprese, studiosi che a loro si affidano.
  Il terzo aspetto è il profilo europeo. Ci fa molto piacere rilevare il concerto da parte delle potenze europee su questa vicenda, perché nelle prime dichiarazioni ci era sembrato di cogliere una differenza tra la presa di posizione di alcune cancellerie europee, dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza e del nostro Governo. Questo è un elemento che il Ministro ha oggi ben chiarito ma su cui vorremmo ulteriori rassicurazioni, perché siamo convinti che, a partire dal Trattato di Lisbona, il nostro impegno sia quello della costruzione di un corpo diplomatico europeo comune.
  Il nostro Governo è nato sull'ipotesi della costruzione degli Stati Uniti d'Europa, e quindi credo che il tema della difesa delle prerogative della nostra diplomazia in terreni così delicati sia certamente all'attenzione del Governo. Vorrei chiederle quindi come questa difesa delle prerogative delle nostre sedi diplomatiche possa godere di adeguate garanzie.

  MIRELLA LIUZZI. Lo scandalo Datagate ci riguarda molto da vicino, considerando che tra i tanti metadati a cui ha avuto accesso il PRISM ci potrebbero essere anche i nostri e addirittura quelli delle nostre Ambasciate.
  Un breve excursus per capire di cosa stiamo parlando. In Italia, a gennaio, è stato approvato un decreto del Governo Monti – il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 gennaio 2013 – che prevede anche un principio assolutamente inedito per il nostro ordinamento: obbliga infatti gli operatori di telecomunicazioni a dare accesso alle proprie banche dati per finalità non meglio specificate di sicurezza. Invito i colleghi a tenere a mente questo decreto perché ci tornerà utile in futuro.Pag. 8
  Ministro, dobbiamo registrare la totale inadeguatezza del Governo sullo scandalo Datagate. Da quando è apparsa la notizia sul The Guardian e sul Washington Post non c’è stata una – e dico una – dichiarazione forte da parte delle istituzioni italiane. L'argomento, snobbato da quasi tutte le forze politiche ma non dal gruppo del Movimento 5 Stelle, che per primo aveva notato l'enorme portata delle dichiarazioni di Snowden, tanto da chiedere già il 19 giugno in Aula alla Camera un'informativa urgente, è stato accolto da un silenzio assordante, nella pochezza della classe politica dirigente italiana che ha fatto finta di aprire gli occhi solo qualche giorno fa.
  Abbiamo ascoltato le parole indignate della Merkel, del Presidente Hollande, la preoccupazione del Garante europeo per la protezione dei dati personali e della Commissione europea. In Italia noi, escludendo il Ministro della difesa Mauro, abbiamo detto che l'argomento è spinoso, come lei e il Presidente Napolitano l'hanno definito, oppure come ha dichiarato il Presidente del Copasir, Stucchi, che è l'ultimo dei nostri problemi, non c’è stata nessuna intercettazione di massa sull'Italia, la stampa internazionale ha esagerato.
  È incredibile come il nostro Paese riesca sempre a distinguersi in quanto a ubbidienza al colosso statunitense, anche perché non considero corretto dare già per false le dichiarazioni di Snowden. Secondo l'inchiesta del quotidiano Repubblica, ci sono stati 300.000 accessi alle banche dati italiane compiuti negli ultimi mesi grazie al suddetto decreto Monti: non sarà che c’è anche del materiale scottante che riguarda la nostra élite finanziaria ?
  L'effetto Snowden tanto snobbato dall'Italia sta producendo soprattutto una perdita sui mercati europei pari a circa 180 miliardi di euro sui titoli soprattutto bancari. Andrebbero tralasciate anche le patetiche scuse relative alla richiesta di asilo politico inviata da Snowden all'Italia, laddove l'India ha avuto maggior dignità nel negare la richiesta, mentre invece noi dobbiamo sempre lavarcene le mani, Ministro, dobbiamo sempre sottostare ai diktat americani, con il terrore che questa pedina impazzita del sistema possa far cadere l'economia finanziaria post-capitalista globale. Del resto, siamo abituati sin da tempi di Echelon a vedere non rispettati gli articoli 13, 14 e 15 della nostra Costituzione.
  Concludo con le parole di Giulietto Chiesa, uno dei pochi che è riuscito ad andare oltre quello che rappresenta questo scandalo e che dipingono i nostri giornali: «la faccenda è assai più complicata e grave dei soliti controlli bancari e queste reazioni europee di finto stupore non fanno che alimentare la sottovalutazione. I controlli rivelati da Snowden riguardano infatti praticamente tutte le comunicazioni, interne ed esterne agli Stati Uniti. Non è la vita privata dell'uomo della strada ad essere sotto osservazione: sono le vite private di tutti i dirigenti politici a essere oggetto dello spionaggio. E sapere tutto di loro significa poterli ricattare in ogni momento, visto che di santi in questa valle di lacrime, ce ne sono davvero pochi. Ecco perché i Napolitano, i Barroso, gli Schultz, gli Hollande e i D'Alema fanno le sante Madonnine indignate, perché sanno di essere sotto ricatto, dal primo all'ultimo. Ecco da dove deriva la nostra sovranità limitata, anzi limitatissima: dal fatto di essere una colonia dell'impero, retta da maggiordomi in livrea che preferiscono salvaguardare carriera e privilegi piuttosto che dire la verità ai loro sudditi inebetiti».
  Noi aspettiamo presto e con ansia informazioni da parte del Governo che certamente non tarderanno ad arrivare, e speriamo che non siano dello stesso livello di quelle passate.

  PAOLO ROMANI. Confesso qualche imbarazzo a intervenire, perché penso che la cautela ci obblighi a intervenire esclusivamente sulle parole anticipate dal Ministro Bonino perché, se dovessimo seguire quanto è scritto sui giornali, usciremmo totalmente da un serio dibattito parlamentare.
  Mi auguro che il Ministro Bonino abbia detto tutto quello che sa, e quello che ha Pag. 9detto non è molto; quindi vuol dire che sappiamo poco e dobbiamo immaginare che ci sia qualcosa di più rispetto a quello che sappiamo, altrimenti questo scandalo non sarebbe venuto fuori nell'evidenza in cui è venuto fuori.
  Se di scandalo si tratta, al di là delle rassicurazioni che alcuni esponenti politici italiani hanno voluto dare e che forse non sono completamente giustificate, mi fa venire in mente altri episodi di questo tipo, che non sono simili ma sono affini. Faccio riferimento ad esempio alla intelligence militare che gli Stati Uniti e i Paesi anglosassoni (Canada, Nuova Zelanda, Australia, Gran Bretagna) hanno sempre avuto come privilegio assoluto: sono Paesi di serie A nel campo dell’intelligence e tutti gli altri, compresi francesi, tedeschi e italiani, sono sempre venuti dopo.
  Sono Paesi di serie A nella raccolta delle informazioni e nella non distribuzione delle informazioni raccolte, cosa di cui parlavamo questa mattina con il Presidente La Torre e con il Presidente della Sottocommissione per la sicurezza e la difesa della Commissione Affari esteri del Parlamento europeo, Arnaud Danjean.
  Un altro problema ci preoccupa altrettanto: il monopolio dei player degli over the top (OTT) che per certi versi è prodromico a quello che è accaduto. Lei sa, Ministro, che le nostre vite sono tutte a Cupertino in California, dove c’è un algoritmo che fa lo screening delle nostre vite, le profila e le fornisce oggi a chi vuole fare business, domani forse a chi ha altri interessi.
  L'eccezione culturale sollevata dalla Francia nel trattato transatlantico non è completamente immotivata. Si riferisce ai contenuti, ma fondamentalmente a un approccio tipico anglosassone che forse non è quello europeo classico e a cui noi italiani, e in particolare noi del Popolo della Libertà probabilmente crediamo di più.
  Se incrociamo queste tre cose, ho l'impressione che siamo di fronte a qualcosa di molto grave perché, passi la facilità e la superficialità (noi parlamentari possiamo essere meno cauti di voi ministri) dell'approccio che hanno tendenzialmente gli americani e in senso lato gli anglosassoni, ma il fatto che si permettano di andare a prelevare i presunti terroristi senza chiedere permesso a nessuno – e lo fanno perché hanno l’intelligence che gli consente di sapere dove sono, intelligence che è fornita di tutti gli strumenti, anche di quelli di cui stiamo parlando oggi – vuol dire che noi siamo un'altra cosa rispetto a quel mondo.
  L'onorevole Nicoletti evidenziava giustamente che c’è una sicurezza internazionale da garantire e innanzitutto la sicurezza degli Stati Uniti che hanno subìto l'attacco dell'11 settembre e che giustamente, dal loro punto di vista, salvaguardano la propria sicurezza e usano tutti gli strumenti autorizzati dal Congresso; il Ministro ha anche detto che le intercettazioni – non le ha chiamate così – sono state autorizzate passo dopo passo dal giudice. Mi auguro che un giudice americano non abbia autorizzato l'intercettazione delle sedi diplomatiche italiane, perché lo troverei francamente irrituale e impossibile, anche conoscendo la common law americana che non credo possa consentirlo. In questo meccanismo c’è qualcosa che non funziona.
  Vorrei rivolgere una domanda al Governo italiano. Ho l'impressione che il problema sia così grande – e noi ne conosciamo solo la superficie – che il nostro approccio come sistema Paese non possa essere superficiale – mi consenta questo termine – e come Governo abbiate bisogno di un reale approfondimento del sistema della comunicazione nel mondo, del sistema di intelligence, dei meccanismi di sicurezza, di accesso alla raccolta delle informazioni e di fornitura delle stesse.
  Se fosse possibile – lo dico ma non ci credo – tutto quello che immaginiamo sia accaduto, il problema vero è che non avremmo mai la disponibilità delle informazioni raccolte, perché quelle informazioni riguardano solo la sicurezza degli Stati Uniti o dei Paesi di serie A di lingua anglosassone che abbiamo citato. Il problema quindi si pone in termini generali.Pag. 10
  Io non condivido l'idea che il trattato transatlantico debba comunque andare avanti: è un trattato fra le due sponde dell'Atlantico, noi siamo sicuramente interessati alla zona di libero scambio che ne può derivare e all'incremento di sviluppo e di crescita che ne può conseguire, ma è problema che va chiarito.
  Chiedo quindi al Governo italiano di mettere in piedi una task force che comprenda tutti gli aspetti di questo problema, che è colossale perché ormai riguarda la vita privata di tutti, la sicurezza dei cittadini europei degli Stati alleati degli Stati Uniti, quindi ritengo che anche l'Italia debba fornirsi degli strumenti che altri Paesi hanno ma che al nostro Paese attualmente mancano.

  MARIO MARAZZITI. La ringrazio, signora Ministro, della franchezza del suo intervento e della puntualità delle informazioni che ci ha fornito, che effettivamente sono ancora poche.
  Scelta Civica, come lei e come tanti italiani, si è preoccupata di questo problema e avevamo già presentato un'interpellanza urgente, ma poi il 27 giugno il Sottosegretario Legnini ha riferito in Aula, fornendo le poche informazioni che possedeva a quel momento e dando l'impressione di essere consapevole del problema e di voler fare di tutto per tutelare i cittadini italiani.
  Apprezzo molto, sia nel suo intervento che nella sua azione complessiva, la saggezza di collocare al centro l'obiettivo di salvaguardare l'Alleanza atlantica, un rapporto speciale con il nostro alleato principale e al tempo stesso il bisogno di chiarezza, di non essere considerati partner di serie B e di non essere tenuti all'oscuro oggi che questo problema è emerso su importanti questioni che toccano la sicurezza nazionale e potrebbero toccare lo sviluppo economico e lo spionaggio industriale, ma anche la vita dei singoli cittadini.
  Condivido le considerazioni dei colleghi intervenuti prima di me, in particolare in riferimento ad altri alleati e quindi all'accordo fra i Paesi di lingua anglosassone, che potrebbe contenere altre cose che ancora ignoriamo, grazie a eventuali intercettazioni non degli Stati Uniti ma di altri alleati vicini al mondo europeo. Non voglio aprire un altro fronte, ma dobbiamo attrezzarci per attuare tutte le iniziative che permetteranno all'Italia insieme ai partner europei di costruire un sistema di sicurezza maggiore.
  Concordo sul fatto che in questa questione si rilevi un altro aspetto che non sappiamo come verrà chiarito, ma le due commissioni congiunte bilaterali Europa-Stati Uniti e Paesi europei-Stati Uniti mi sembrano il primo luogo di confronto e condivido l'esigenza che l'Italia sia accompagnata dal massimo della conoscenza, che va oltre le conoscenze normali, statuali, sul tema che collega tutti i nodi dell'informazione e della conoscenza, non solo i problemi di intelligence tradizionali.
  Abbiamo il problema globale della cyber security, quindi di Google, Apple, Facebook, Twitter, giganti che possiedono informazioni che quantitativamente vanno oltre la nostra immaginazione, laddove ignoriamo però la possibilità di accordi che per motivi di sicurezza costringano i titolari di queste immense banche dati a non dire mai la verità sull'utilizzo delle banche dati.
  Credo che la lealtà che dovremmo chiedere ai nostri alleati sia di garantirci che, se noi cittadini non potremo mai saperlo, vi sia almeno a livello degli Stati e dell’intelligence qualcuno che lo sappia e ci tuteli nelle commissioni e negli accordi congiunti.
  Questo tema potrebbe avere oggi e in futuro una rilevanza tale da indurci a chiedere di costruire un accordo specifico su questo tema della sicurezza e dello scambio tra intelligence di livello ulteriore rispetto a quelli vigenti.
  Sappiamo bene come per motivi di sicurezza siano caduti dei limiti alla capacità di intrusione nei dati da parte del Governo americano (il Patriot Act e tutte queste azioni sono state sempre confermate dalle amministrazioni), ma quando il Sottosegretario Legnini ha riferito in Parlamento ha osservato che sul piano della Pag. 11tutela dei diritti e delle conseguenti azioni giurisdizionali la disciplina vigente consente al soggetto che si consideri leso da simili attività investigative di adire l'autorità giudiziaria, perché c’è un effetto di ultrattività della normativa americana che arriva ad altri ordinamenti. Sappiamo quindi che possiamo tutelarci, ma non sappiamo su chi e come rivalerci, quindi tutto questo apre uno scenario importante a tutela dei cittadini italiani.
  Sulla vicenda dell'Ambasciata italiana ci auguriamo che arriveranno risposte incoraggianti, o comunque certe, e che la nostra attuale situazione di credito possa portare nell'avvio del Trattato transatlantico di libero scambio almeno a un maggiore rispetto e quindi a un'inversione di tendenza per il miglioramento delle relazioni.

  CLAUDIO FAVA. Ringrazio il Ministro per la franchezza con cui ha voluto anticipare alcune delle nostre domande, ma devo confessare che mi sento comunque molto disorientato e molto preoccupato.
  Ritengo, infatti, che oggi – non in questa aula, ma in quella dell'Assemblea – ci dovrebbe essere il Presidente del Consiglio dei ministri non solo perché la reazione alle implicazioni che questo scandalo rischia di avere ha determinato una presa d'atto e parole molto ferme e puntuali da parte di tutti i Primi Ministri (è mancata una reazione altrettanto ferma solo da parte del nostro Capo del Governo), ma anche perché la legge di riforma dei servizi di sicurezza del nostro Paese del 2007, modificando ciò che avveniva in passato, attribuisce al Presidente Letta la responsabilità sui nostri servizi di sicurezza e, quindi, anche la responsabilità politica di riferire al Parlamento su una vicenda che riguarda la permeabilità del nostro sistema di sicurezza, se è vero, come temo, quello che hanno rivelato i giornali.
  A me sembra, quella del Governo, una reazione non sufficientemente preoccupata. Lei, Ministro Bonino, parla di eccessi di una prassi diffusa, ma il termine «eccesso» mi sembra troppo benevolo; si tratta di una prassi diffusa certamente per quanto riguarda gli Stati Uniti e i loro servizi di intelligence, ma non per l'Italia e, siccome un rapporto di collaborazione prevede reciprocità nella lealtà e nell'affidabilità, mi sembra difficile poter definire prassi ciò che è accaduto.
  Lei ricordava bene che il programma PRISM è stato approvato dal Congresso americano e che, quindi, intercettare questa mole di traffico telematico e telefonico rientra nel pieno rispetto della legge americana. Il punto di gravità è proprio questo: abbiamo centinaia di milioni di cittadini non americani la cui tracciabilità telematica è entrata in questa banca dati e nella disponibilità dei servizi americani, e forse anche le conversazioni che si sono svolte in trentaquattro ambasciate europee.
  È grave perché tutto questo – e credo che il Governo debba dirlo – è avvenuto probabilmente attraverso gli uffici, i servizi e le tecnologie messi a disposizione a Bruxelles dalla NATO, che è una libera alleanza tra Paesi occidentali che hanno messo a disposizione una parte della loro sovranità per un programma comune di difesa.
  Trasformare questo programma comune di difesa in un grande orecchio che ascolta le ambasciate europee non è una prassi diffusa: è una pratica che fa venir meno un fondamentale principio di fiducia. Peraltro non credo che si tratti di aspettare una risposta: il silenzio in questi casi è una risposta, signor Ministro, e al silenzio si è aggiunta anche la preoccupazione di alcune autorevoli voci dell'opinione pubblica americana e anche di alcune persone informate sui fatti. Vincent Cannistraro, uno dei più autorevoli dirigenti della CIA oggi in pensione, ha detto agli europei di non cadere dal pero, perché quello che sta accadendo è ciò che naturalmente è accaduto anche in passato.
  Considero, quindi, il silenzio non un motivo di sollievo, perché l'Amministrazione americana spesso ha a lungo taciuto fino a quando non è stata messa di fronte all'evidenza delle prove. Vorrei ricordare che è stato proprio inseguendo alcune Pag. 12anticipazioni giornalistiche del Washington Post che abbiamo scoperto, nonostante i silenzi dell'Amministrazione americana, che nella prassi di quell’intelligence c'era anche il subappalto della detenzione e della tortura di presunti terroristi in prigioni situate in paesi terzi o affidate a servizi segreti di paesi compiacenti.
  A noi preoccupa anche la nettezza con cui lei afferma che questo negoziato di libero scambio tra gli Stati Uniti e l'Unione europea debba decollare secondo l'agenda di lavoro stabilita, perché anche su questo si sono registrate preoccupazioni significative, a cominciare dal Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Inoltre, abbiamo con gli Stati Uniti una prassi di numerosi e significativi accordi anche in tema di cooperazione di sicurezza.
  Credo che occorra fare il punto per capire se questi accordi di ambito commerciale o in cui si condividano elementi necessari alla sicurezza nazionale siano vissuti e interpretati in termini di pari dignità e di pari lealtà.
  Sono esterrefatto per quanto riferito all'affermazione del Presidente Stucchi, secondo cui tutto sarebbe avvenuto nel rispetto delle regole, e posso assicurarle che questo non è il pensiero dei componenti del Copasir e soprattutto dei nostri servizi di intelligence. L'ambasciatore Massolo ha dichiarato, infatti, che i servizi italiani non erano al corrente del modo in cui veniva utilizzato questo programma PRISM, né del fatto che alcuni miliardi di utenze nel mondo venissero filtrate e accumulate in questo database, né dell'ipotesi che le nostre ambasciate fossero sottoposte a spionaggio, e lo ha detto in termini di preoccupazione, non rassicurandoci asserendo che tutto è avvenuto nel rispetto delle regole.
  Mi preoccupa che il Presidente di un Comitato che ha una funzione di vigilanza, quindi deve garantire assoluto equilibrio e totale trasparenza nell'attività di intelligence nostra e di tutela nostra rispetto all’intelligence di altri Paesi, abbia potuto fare una simile affermazione.
  Le chiederei anche di spiegarci brevemente quale sarebbe la ragione per cui non è politicamente accettabile la richiesta di asilo politico fatta da Snowden. Posso immaginarlo, però vorrei che fosse il Governo con parole sue a dircelo. Mi riferisco non al fatto che tecnicamente la richiesta non è stata presentata sul suolo italiano all'ambasciata italiana, ma alla ragione politica per cui si ritiene di non dover dare asilo politico a un signore che ha messo il mondo di fronte all'evidenza di un sistema di spionaggio come mai lo avevamo conosciuto dal dopoguerra ad oggi nell'entità dei dati raccolti e nell'assoluta, indiscriminata assenza di controllo.
  Infine, non ho capito affatto la vicenda Morales: è stato vietato il sorvolo o non è stato mai vietato ? C’è stata una parentesi temporale durante la quale sono stati vietati sorvolo e atterraggio ? Perché in questo caso sarebbe utile che il nostro Governo, come hanno fatto il Governo e il Presidente della Repubblica francesi, rivolgesse formali scuse a un signore che non era un passeggero comune, ma era il Presidente della Repubblica di un paese terzo che pretendeva il rispetto delle stesse condizioni di garanzia e di tutela istituzionale che sono assicurate ai voli di qualsiasi presidente.
  Vorrei chiederle, quindi, di spiegarci esattamente cosa sia accaduto nel frangente di tempo che va da quando avete appreso che la Francia aveva negato il sorvolo a quando siete stati informati che lo aveva concesso.

  EMANUELE FIANO. A me pare, signor Ministro, che il suo intervento, del quale la ringrazio, sia un intervento interlocutorio. Infatti, quest'oggi abbiamo ascoltato una serie di domande rilevanti che sono ancora aperte.
  Non sappiamo rispondere da soli circa l'evenienza quanto mai sconveniente che nostre ambasciate fossero sotto controllo, ma questa è una domanda che riguarda l'Italia, i nostri sistemi di sicurezza, non gli Stati Uniti: è una risposta che dovrebbe venire da noi, dai nostri servizi sicurezza e, quindi, dal nostro Governo.
  Vorrei sapere, invece, se sappiamo se la nostra ambasciata negli Stati Uniti fosse Pag. 13posta sotto controllo da altre nazioni o no. È una risposta che dobbiamo dare noi. Immagino che le nostre ambasciate siano sottoposte con periodicità quanto mai stringente a servizi di bonifica, e quindi mi auguro che lei possa dirci che la nostra ambasciata negli Stati Uniti non era sottoposta a controlli, perché altrimenti, se non lo sapessimo, sorgerebbe un problema.
  Ho appreso con interesse la notizia data dall'onorevole Romani che il PdL è per l'uscita dalla NATO, notizia che si rifà a una celebre affermazione dell'onorevole Berlinguer che con una frase storica aveva posto il Partito Comunista Italiano sotto l'ombrello della NATO. A parte gli scherzi, penso che, al di là di questioni tecniche su dove arrivino sistemi di controllo e sistemi tecnologici che riguardano sia nazioni, sia grandi compagnie di telecomunicazioni, credo che tutti noi sappiamo che oggi la tecnologia permette il controllo di qualsiasi cittadino nel mondo, la tecnologia privata prima ancora che la tecnologia nelle mani degli Stati nazionali.
  La maggioranza dei cittadini del mondo utilizza, infatti, strumenti digitali, per cui (dobbiamo dirlo con grande drammaticità) purtroppo siamo tutti tracciabili, ma il caso odierno non è indagare se Apple, Amazon, Facebook o Twitter traccino i loro clienti per motivi in prima istanza commerciali, bensì approfondire il rapporto di uno Stato con un grande alleato internazionale.
  Ritengo, quindi, che la domanda sia politica, non tecnologica, e come italiani ci siamo già chiesti se la domanda di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e la lotta del tutto condivisibile contro il terrorismo internazionale confliggano con la sicurezza dei Paesi alleati. Prima è stato citato il caso delle extraordinary rendition che riguardò sempre il tema della lotta contro il terrorismo internazionale, laddove avrebbe prodotto in Stati alleati, sulla base di accordi siglati e sottoposti al segreto, evenienze di reati penali in altri Stati.
  Qui siamo di fronte a una domanda analoga, di minore intensità penale, sulla quale il Governo italiano ha giustamente posto ai nostri alleati statunitensi domande sulle quali aspetta risposte. Quindi, noi con lei aspettiamo delle risposte dagli Stati Uniti senza però illuderci troppo, perché conosciamo la potenza dell'età digitale, sappiamo che tutto ciò che compiamo nel campo delle telecomunicazioni è tracciabile.
  Al di là delle domande sulle quali aspettiamo risposte dall'alleato in un'alleanza che condividiamo e che ovviamente vogliamo mantenere, credo che le domande riguardino noi, perché alcune questioni circa eventuali rivelazioni di Snowden e l'idea che come italiani siamo stati sottoposti a controllo, sia come cittadini sia presso le sedi diplomatiche, impongono domande e risposte che dovremmo darci da soli. Questo mi pare l'aspetto più delicato, su cui mi auguro possa darci risposte.

  PIA ELDA LOCATELLI. A me era parso di capire dalla relazione del Ministro Bonino che il caso Morales di fatto non ci aveva creato imbarazzo per come si sono succedute le fasi delle autorizzazioni, e la sua spiegazione mi aveva sollevato perché sarebbe stato molto imbarazzante se avessimo negato un permesso di sorvolo vista la forte presenza in Italia di boliviani e boliviane.
  A proposito dell'asilo politico di Snowden, mi chiedo se ci sarebbero stati problemi politici da affrontare se la sua domanda di asilo politico fosse stata ricevibile. Siccome però la diplomazia e il tema dei diritti umani sono molto complicati, se il problema non sussiste essendo la domanda irricevibile, ne sono contenta.
  Per quanto riguarda, invece, il tema del Datagate, credo che gli Stati Uniti abbiano scritto una brutta pagina della storia delle relazioni transatlantiche con gli alleati, perché hanno affrontato e risolto in un modo che noi alleati non condividiamo il conflitto tra sicurezza nazionale e sicurezza degli alleati. Questo è il problema, sollevato anche dall'onorevole Fiano.
  Mi pare che in un rapporto leale come è sempre stato quello dei diversi Paesi europei con gli Stati Uniti sarebbe stato Pag. 14opportuno affrontare prima questo tema, ma adesso siamo costretti a farlo. Sono d'accordo con Emma Bonino quando sostiene che gli Stati Uniti abbiano costruito la leadership più sulla fiducia che sulla potenza, anche se in alcuni frangenti hanno esagerato (ricordo il caso di Sigonella) e noi abbiamo giustamente reagito.
  Dobbiamo, quindi, fare attenzione a questa situazione adesso che il caso si pone apertamente. Ci mancano tante informazioni, ma non ci manca la consapevolezza che adesso il tema della sicurezza loro e degli alleati deve essere affrontato.
  È inaccettabile la violazione delle sedi diplomatiche, perché il principio dell'inviolabilità delle sedi diplomatiche delle istituzioni europee è fuori discussione. Dobbiamo verificare se sia effettivamente avvenuto e affrontare l'argomento nel modo più rigoroso nei princìpi della diplomazia.
  In quest'aula non abbiamo affrontato il tema della dimensione europea delle relazioni, perché è vero che tanti altri Paesi o Primi Ministri o Presidenti hanno reagito con forza e noi in modo più soft, però, essendo un'europeista convinta, avrei gradito se sin dall'inizio vi fosse stato un concerto europeo nella reazione, mentre nella maggior parte dei casi c’è stata una reazione nazionale e successivamente si è cercato un giusto compromesso.
  Inizialmente avrei scelto di non far partire il negoziato finché non ci avessero dato spiegazioni, ma alla fine sia nel Parlamento europeo sia a livello di Capi di Stato si è arrivati al compromesso di far partire in contemporanea i negoziati per il trattato di libero scambio e l'altra vicenda. Mi auguro però che le spiegazioni americane arrivino prima, perché sarebbe un gesto di grande rispetto.
  Considero accettabile il compromesso che abbiamo trovato, ovvero l'istituzione dei due gruppi di lavoro in contemporanea all'avvio dei negoziati per l'area di libero scambio. Gli Stati Uniti farebbero però un grande gesto, se ci inviassero spiegazioni prima dell'8 luglio.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Abbiamo ascoltato con molto interesse la sua relazione, ma vorremmo sapere se in tutta questa vicenda siano coinvolti soltanto Stati Uniti ed Europa o non anche altre grandi potenze, perché mi sembra che ci si stia limitando ad affrontare il problema che riguarda una parte del mondo. Abbiamo il sospetto che anche altri siano coinvolti. Vorrei sapere se ci siano informazioni in merito. Grazie.

  LUIS ALBERTO ORELLANA. Mi perdonerà la franchezza, Ministro, ma le sue parole permeate da un eccesso di prudenza mi fanno temere sinceramente che si tratti di sudditanza verso l'alleato.
  Lei ha parlato di presunte rivelazioni di Snowden, ha affermato che si tratta in parte di speculazioni giornalistiche, ha dichiarato che il Presidente Obama ci farà sapere, mentre ci avrebbe dovuto far sapere già da qualche giorno, ha dichiarato di sperare che non vi siano ripercussioni sui negoziati sul libero scambio tra Stati Uniti e Unione europea che iniziano lunedì 8 luglio, ma tutto questo non corrisponde alla reazione forte e umanamente comprensibile di tanti altri Paesi europei.
  Spero che nel tempo questa mia impressione, che le ho riferito francamente, verrà mitigata grazie alle azioni informative, tempestive e concrete, nei confronti del Parlamento.
  In un certo senso, questa situazione è un déjà vu, in quanto gli Stati Uniti non sono nuovi a simili episodi. Nel 2001, il famoso caso di Echelon, di cui si è occupato anche il Parlamento europeo, aveva dato luogo a una relazione in cui si affermava che un sistema globale di intercettazioni delle comunicazioni esiste ed è gestito in modo cooperativo in proporzione alle rispettive capacità dagli Stati Uniti d'America, dal Regno Unito, dal Canada, dall'Australia e dalla Nuova Zelanda, e questo non è più in discussione.
  L'onorevole Romani ha già evidenziato come questi Paesi anglosassoni siano avanti in questa forma di controllo delle informazioni. All'epoca anche il Parlamento europeo predispose delle raccomandazioni, Pag. 15ma mi domando se siano state attuate dall'Italia, in particolare i punti ai numeri dieci, undici e dodici, che riguardavano le misure legislative nazionali intese a tutelare cittadini e imprese. L'aspetto che ci ha maggiormente colpito è la possibile, temo quasi certa, intrusione nelle nostre rappresentanze diplomatiche, però mi domando se il Governo sia a conoscenza anche di eventuali pratiche di spionaggio industriale a vantaggio degli Stati Uniti. Qualcuno ha accennato agli over the top, che però sono un aspetto importante ma forse più ludico, mentre qui parliamo di spionaggio industriale e ignoriamo se qualche azienda italiana ne stia pagando le conseguenze.
  Come già accennato negli interventi precedenti, dovremmo avere anche delle risposte dai nostri servizi, perché ad azioni di spionaggio corrispondono in genere, se si è bravi, azioni di controspionaggio. Vorremmo quindi sapere quali azioni si stiano facendo. Io non faccio parte del Copasir; forse qualche collega potrà avere qualche informazione, ma mi auguro di avere comunque qualche rassicurazione.
  Il Parlamento europeo ha già creato due commissioni d'inchiesta, chiedendo risultati entro la fine dell'anno, quindi inviterei anche i colleghi ad attivarci con proposte di istituzione di commissioni d'inchiesta.
  Anch'io sono rimasto perplesso per la vicenda Morales e non ho capito quanto l'Italia avrebbe potuto fare per consentire il transito del suo volo, ma l'episodio, se confermato, sarebbe di estrema gravità.
  La richiesta di asilo politico di Snowden è arrivata in maniera irrituale, però una persona perseguitata politicamente per quello che ha fatto merita forse una maggiore disponibilità da parte dell'Italia.

  PAOLO ROMANI. Vorrei fare una puntualizzazione. Siccome l'onorevole Fiano ha fatto una battuta ma non aveva inteso bene ed è stato ripreso anche da Radio Radicale, desidero precisare che non ho detto che l'Italia debba uscire dalla NATO, ma ho suggerito una pausa di riflessione sul Trattato di libero scambio, che è tutt'altra cosa.
  Siccome sta girando la notizia che il PdL abbia chiesto di far uscire l'Italia dalla NATO, vorrei ufficialmente confermare che è una stupidaggine !

  PRESIDENTE. Do la parola al Ministro degli affari esteri, Emma Bonino per la replica.

  EMMA BONINO, Ministro degli affari esteri. Grazie mille, colleghi. Ho preso nota di una serie di questioni che mi sono state poste e risponderò a quelle di cui so la risposta. Avevo detto dall'inizio che in una democrazia parlamentare se il Governo è chiamato a fare un'informativa, viene e fa un'informativa al livello delle cose che sa e fino al punto in cui le sa.
  Desidero intanto assicurare che il Governo vi ha detto tutto quello che sa ad oggi, non c’è alcuna reticenza e, per quanto riguarda le azioni di controspionaggio che non posso svelare qui, c’è stata un'audizione dei Servizi segreti proprio pochi giorni fa al Copasir, audizione che ha tutti gli elementi di riservatezza proprio perché svolta in quella sede.
  È indubbio che a questo stadio ovviamente poco sappiamo, tanto che, se sapessimo, non si sarebbero messi in moto sia l'incontro di lunedì prossimo a Washington, sia la preparazione dei due gruppi di lavoro, uno sui dati della privacy e l'altro sulle collezioni di informazione con la partecipazione degli esperti di spionaggio degli Stati membri di cui l'Italia farà parte attiva.
  Tre cose però vorrei precisare al senatore Orellana al di là delle differenze di opinione politica, che è giusto che esistano. Penso che aver tenuto posizioni chiare, ma in una pretesa di rispetto reciproco, abbia condotto alla fine a un dual track: da una parte l'avvio dei negoziati sul trattato TTIP e contestualmente l'avvio della chiarificazione della vicenda, come è nell'interesse non so se di altri, ma certamente del nostro Paese.
  Lei ha fatto riferimento alle attività del Parlamento europeo ma pensi che, fin dal Pag. 162010, in una relazione dell'allora Presidente del Copasir, Francesco Rutelli, veniva lanciata l'idea, che poi non si è potuta attuare, di promuovere un trattato internazionale sulla cyber security. Eravamo quindi consapevoli del problema, ma la sua soluzione è tecnologicamente molto complessa ed è proprio per questo che ad oggi non sono in grado di negare o confermare se anche altri Paesi siano coinvolti, come l'onorevole Invernizzi sospetta.
  Per quanto riguarda il volo del Presidente Morales, capisco che il tema vi appassioni, quindi ve lo ripeto: il giorno 28 giugno il Ministero degli esteri ha ricevuto una richiesta di autorizzazione di sorvolo e l'ha trasferita, come da legge, al Ministero della difesa, in particolare allo Stato Maggiore dell'Aeronautica. Il 29 giugno lo Stato Maggiore dell'Aeronautica rilasciava l'autorizzazione.
  Quando viene comunicato un piano di volo, nell'ambito dell'Unione europea, per dare l'autorizzazione si verificano i Paesi a monte e i Paesi a valle sul transito. Il 2 luglio alle ore 21 la nostra sala operativa del Comando delle operazioni aeree veniva informata dal Servizio di coordinamento e controllo che al velivolo del Presidente della Bolivia proveniente da Mosca era stato negato il sorvolo dello spazio francese, spagnolo, portoghese.
  Alle ore 21.17 il nostro Comando operativo verificava che l'aereo aveva già cambiato rotta dirigendosi verso Vienna, dove è atterrato mezz'ora dopo. Non siamo stati coinvolti. In base al Regolamento, quando si cambia rotta la richiesta di autorizzazione precedente decade.
  Alle ore 1.20 del 3 luglio i francesi informavano il nostro nucleo che, esperite le verifiche con gli omologhi austriaci, riconcedevano l'attraversamento del proprio spazio aereo, indi al nostro nucleo doveva pervenire la nuova richiesta con il nuovo piano di volo, la quale è arrivata nella mattinata del 3 luglio ed ha ottenuto l'autorizzazione.
  Sull'asilo politico, al di là delle mie opinioni, onorevole Fava, è in corso un concerto europeo e spero si continui a procedere in questo modo, visto che a parecchie ambasciate è arrivato il medesimo fax giunto a noi. Non è procedibile legalmente, ma dal punto di vista complessivo c’è un coordinamento europeo.
  Sulle nostre ambasciate ai nostri servizi non risultano elementi di spionaggio ad oggi. È evidente che più di tanto non vi posso dire, però colgo l'occasione per rispondere a due osservazioni. Ritengo che l'onorevole Romani abbia ragione nel proporre, se lo si decide condividendo l'importanza di questo settore e quindi affrontando tutta la questione della cyber security non solo per quanto è successo ma per attrezzarci meglio, la creazione di una task force che necessita non solo di un livello politico ma anche di un livello di super esperti, altrimenti credo che andremmo avanti a slogan, cosa inutile.
  Secondariamente, onorevole Fava, le assicuro che anche il Presidente del Consiglio conosce la legge e, come ho tenuto a dirle, ha già dato la sua disponibilità. Grazie a tutti.

  PRESIDENTE. Nel ringraziare il Ministro degli affari esteri, Emma Bonino, dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 18,20.