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Temi dell'attività parlamentare

Unione europea e governance economica
Unione europea: questioni istituzionali
Unione bancaria

Sono stati pubblicati sulla Gazzetta ufficiale dell'UE tre atti legislativi che completano il quadro dell'unione bancaria:

- il regolamento che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo unico di risoluzione e del Fondo unico di risoluzione bancaria;

- la direttiva che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione delle crisi degli enti creditizi e delle imprese di investimento;

-la direttiva relativa ai sistemi di garanzia dei depositi.

E' in atto il processo di recepimento del predetto quadro normativo, a seguito della delega conferita dalla legge di delegazione europea 2014 (legge n. 114 del 2015).

 
Quadro unico di risoluzione delle crisi bancarie
  • 2 dossier,
  • 3 risorse web
28/11/2014

La direttiva che armonizza le procedure per la risoluzione delle crisi bancarie mira a limitare l'impatto sui bilanci pubblici degli interventi di salvataggio delle banche in difficoltà (cd. bail-out), introducendo il principio per cui la ricapitalizzazione degli istituti di credito è affidata in primo luogo ad azionisti, obbligazionisti e creditori delle banche stesse (cd. bail-in).

In particolare, il nuovo meccanismo prevede:

  • la vendita di parti delle attività detenute, anche senza il consenso degli azionisti;
  • la costituzione di una società "ponte" consistente nella cessione, anche in questo caso senza il consenso degli azionisti, della totalità o di una parte delle attività, diritti o passività ad un ente interamente o parzialmente di proprietà delle autorità pubbliche (che possono includere l'autorità di risoluzione delle crisi), costituito allo scopo di esercitare alcune o tutte le funzioni dell'ente soggetto a risoluzione della crisi;
  • la costituzione di una bad bank per la gestione degli asset di cattiva qualità;
  • il coinvolgimento dei creditori alla copertura delle perdite (bail-in). In particolare, azionisti e creditori parteciperebbero al piano di ristrutturazione fino a un limite massimo dell'8% delle passività della banca, e secondo una precisa gerarchia di intervento (azionisti, obbligazionisti junior, obbligazionisti senior e titolari di depositi oltre i 100.000 euro; i depositi sotto questa soglia verrebbero dunque salvaguardati);
  • qualora le risorse conferite da azionisti, obbligazionisti e creditori non siano sufficienti, ci si potrà rivolgere al fondo unico di risoluzione (vedi infra), per un ammontare fino al 5% delle passività della banca in crisi;
  • i singoli Governi potranno considerare eccezioni al contributo delle diverse categorie di creditori, chiedendo tuttavia, caso per caso, autorizzazione alla Commissione europea, che può dare parere negativo.

L'articolo 8 della legge n. 114 del 2015 (legge di delegazione europea 2014) prevede il recepimento nell'ordinamento interno della direttiva 2014/59/UE che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione del settore creditizio e degli intermediari finanziari (BRRD - Bank Recovery and Resolution Directive). Il recepimento è avvenuto mediante i decreti legislativi n. 180 e 181 del 2015, come illustrato nel tema dedicato agli interventi in materia bancaria e creditizia.

Dossier
Documenti e risorse WEB
 
Fondo unico di risoluzione
  • 1 rimando
28/11/2014

Il meccanismo unico europeo per la risoluzione (Single Resolution Mechanism, SRM) delle crisi bancarie viene istituito con un regolamento. Il nuovo sistema prevede quanto segue:

  • il meccanismo di risoluzione viene applicato a tutte le banche dei Paesi della zona euro e di quelli che decidono di aderire;
  • in caso di fallimento di una banca, in prima battuta sarebbero penalizzati gli azionisti, seguiti dagli obbligazionisti; ove le risorse fossero insufficienti, dovrebbe intervenire lo Stato in cui ha sede la banca. Solo in ultima istanza subentrerebbe l'apposito fondo unico di risoluzione, che sarà finanziato dai prelievi a carico delle banche stesse e che dovrebbe avere – a regime - una dotazione di 55 miliardi di euro. Come già menzionato nel paragrafo precedente, il fondo unico non può comunque coprire più del 5% delle passività dell'istituto in crisi;
  • il fondo unico di risoluzione verrebbe istituito ricorrendo a un accordo intergovernativo (sul modello del Meccanismo europeo di stabilizzazione, il cd. "fondo salva-Stati"), ed entrerebbe in funzione gradualmente, nell'arco di un periodo di transizione di 8 anni (a decorrere dal 1° gennaio 2016, e dunque entro la fine del 2023): in particolare, dai fondi nazionali finanziati dalle banche si dovranno versare nel fondo unico risorse tali da costituire il 70% delle riserve comuni nei primi tre anni; le risorse nazionali verrebbero sostituite integralmente dal fondo comune al termine del periodo transitorio;
  • ai Paesi esterni all'Unione bancaria sarà richiesto di istituire, entro 10 anni, un proprio fondo, sempre finanziato dalle banche, pari all'1% dei depositi coperti;
  • viene istituita un'Autorità unica di risoluzione per le crisi bancarie (single resolution mechanism board), articolata in due organismi decisionali: un board esecutivo con un direttore e quattro membri permanenti, e un organismo più largo (la "sessione plenaria") in cui, oltre ai cinque membri permanenti del board, siederanno i rappresentanti di ogni autorità di risoluzione nazionale dei singoli Paesi partecipanti, più gli osservatori nominati dalla BCE e dalla Commissione europea. La sessione plenaria si riunisce e delibera ogni qual volta è necessario assumere decisioni che richiedono interventi del fondo unico superiori ai 5 miliardi di euro;
  • la BCE, nell'esercizio dei poteri di vigilanza, dovrà segnalare quando una banca sta fallendo o è probabile che fallisca, e il board, valutato se ricorrano i presupposti per l'intervento pubblico e non vi siano possibili alternative private, adotta il piano di risoluzione. Il Consiglio dell'UE, su proposta della Commissione, può - entro 24 ore - opporsi alla decisione del board, qualora rilevi che il programma di risoluzione non soddisfa il criterio dell'interesse pubblico oppure quando il piano preveda un esborso tale da comportare una modifica sostanziale all'ammontare del fondo unico.
Vedi anche
 
Sistema comune di garanzia dei depositi
  • 1 dossier
09/03/2016

Le nuove norme che disciplinano la garanzia sui depositi bancari impongono ai Paesi membri di istituire schemi di rimborso per i depositi garantiti (fino a 100.000 euro) finanziati dalle banche medesime.

Tra le novità della nuova disciplina, si segnala che l'importo totale del deposito garantito sarà disponibile entro 7 giorni lavorativi, e una somma di sussistenza (decisa a discrezione da ciascun Paese) entro 5 giorni. 
E' stata anche introdotta la possibilità che, nel caso un correntista abbia temporaneamente sul proprio conto più di 100.000 euro (ad esempio a causa della vendita di una casa) tutto o una parte dell'importo in eccesso sia protetto per almeno 3 mesi.

L'articolo 7 della legge n. 114 del 2014 prevede che la delega per l'attuazione della direttiva 2014/49/UE relativa ai sistemi di garanzia dei depositi sia attuata secondo principi e criteri direttivi specifici. Tra essi,  si richiama l'obiettivo della tutela dei risparmiatori e della stabilità del sistema bancario e l'individuazione della Banca d'Italia quale autorità amministrativa competente. Inoltre, il legislatore delegato deve determinare le caratteristiche dei depositi che beneficiano della copertura offerta dai sistemi di garanzia, nonché l'importo della copertura e la tempistica dei rimborsi ai depositanti, con alcune precisazioni. Spetta poi al legislatore delegato individuare le modalità e la tempistica per la raccolta dei mezzi finanziari da parte dei sistemi di garanzia dei depositi, nonché chiarire le modalità di investimento dei mezzi finanziari raccolti dai sistemi di garanzia dei depositi, la concessione di prestiti da parte dei sistemi di garanzia dei depositi ad altri sistemi all'interno dell'Unione europea e le procedure di condivisione di informazioni e comunicazioni con sistemi di garanzia dei depositi e i loro membri in Italia e nell'Unione europea.

Il decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 30 ('Atto del Governo n. 241) recepisce le nuove norme europee sui Sistemi di Garanzia dei Depositi - SGD, in attuazione della direttiva 2014/49/UE. Le norme UE abbreviano a 7 giorni il termine per i rimborsi entro il 2024, aumentano le informazioni fornite ai depositanti e introducono meccanismi di finanziamento dei SGD ex ante, fissati in linea di massima allo 0,8% dei depositi coperti. Si prevede che il finanziamento dei fondi dei sistemi di garanzia venga assicurato dal settore bancario.

 

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