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Regione Sardegna
informazioni aggiornate a giovedì, 19 marzo 2020

Il 7 novembre 2019 è stato siglato l'accordo in materia di finanza pubblica tra il Governo e la regione Sardegna, recepito con la legge di bilancio 2020 (legge n. 160 del 2019) ai commi da 866 a 873.

Con l'accordo bilaterale viene stabilito da un lato, il contributo alla finanza pubblica dovuto dalla Regione per gli anni 2018, 2019 e a regime dal 2020 (commi 868-869) e dall'altro il trasferimento di risorse dallo Stato alla Regione per la definizione del contenzioso pregresso in materia di entrate tributarie, pari a 412 milioni di euro in cinque anni (comma 870); per spese di investimento in opere pubbliche pari a 1.428,8 milioni in 14 anni e per spese di investimento nel settore sanitario pari a 111 milioni di euro (comma 871). Agli enti di area vasta della regione, inoltre, è attribuito un contributo di 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2020 (comma 872).

 

L'accordo è sottoscritto ai sensi del comma 875 della legge di bilancio 2019 (legge n.145 del 2018), vale a dire come accordo bilaterale inteso a determinare il necessario contributo della regione alla finanza pubblica. Attraverso le norme concordate sono attuate le sentenze della Corte costituzionale n. 77 del 2015, n. 154 del 2017 e n. 10 del 2018 nelle quali viene esplicitato il principio di leale collaborazione che regola i rapporti tra lo Stato e le autonomie speciali, nonché la sentenza n. 6 del 2019, con la quale la Corte ribadisce la necessità di arrivare ad una ridefinizione delle relazioni finanziarie tra lo Stato e la regione Sardegna (comma 867).

 

Le prime tre sentenze (n. 77 del 2015, n. 154 del 2017 e n. 10 del 2018) riassumono l'ampia e ormai consolidata giurisprudenza costituzionale sul concorso delle regioni a statuto speciale alla finanza pubblica. Le regioni a statuto speciale sono tenute come tutti gli altri enti a contribuire alla riduzione del debito; esse non possono per la loro specialità sottrarsi ai doveri costituzionali di solidarietà politica, economica e sociale di cui il coordinamento della finanza pubblica è espressione. Il loro ordinamento costituzionale fa sì che i rapporti finanziari tra Stato e singola regione debbano essere regolati dal principio dell'accordo inteso come «vincolo di metodo (e non già di risultato) e declinato nella forma della leale collaborazione». Anche se tale principio, in casi particolari, può anche essere derogato (nella forma consentita dagli statuti); permangono comunque dei limiti all'azione unilaterale dello Stato come la transitorietà delle misure e la possibilità per la regione di continuare a svolgere le funzioni ad essa attribuite. La Corte esorta da una parte il Governo ad evitare iniziative che si limitino ad estendere di volta in volta il limite temporale del concorso alla finanza pubblica, anziché ridefinire il quadro delle relazioni economiche e, dall'altra parte, esorta le autonomie speciali a non sottrarsi agli accordi bilaterali con lo Stato finalizzati a stabilire la quota della loro contribuzione al risanamento dei conti pubblici, anche in settori specifici.
Con la sentenza n. 6 del 2019 la Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale del comma 851 della legge di bilancio 2018 (legge 205 del 2017), che attribuiva alla regione Sardegna un contributo pari a 15 milioni di euro per l'anno 2019, in attesa della definizione del complesso dei rapporti finanziari fra lo Stato e la regione Sardegna. A giudizio della Corte vi è – nella norma censurata – una evidente incoerenza tra la finalità perseguita e le risorse stanziate; lo Stato per il triennio 2018-2020 nelle more della definizione dell'accordo di finanza pubblica, non riconosce alla Regione autonoma Sardegna adeguate risorse necessarie all'attuazione della sentenza n. 77 del 2015, che ha stabilito l'obbligo per lo Stato di provvedere alla perequazione delle criticità insulari ed allo stanziamento di somme adeguate per farvi fronte. A seguito della sentenza, l'articolo 31 del decreto legge n. 162 del 2019 (convertito con legge n. 8 del 2020), stabilisce che il citato contributo costituisce un acconto di quanto dovuto alla regione nell'ambito della definizione del contenzioso pregresso tra lo Stato e la Regione in materia di entrate tributarie e in attuazione delle sentenze della Corte costituzionale che su di esso sono intervenute.

 

La norma (il citato comma 867 della legge di bilancio 2020), oltre le sentenze citate, menziona anche la sentenza del TAR della Sardegna n. 194 del 2019.

Con tale sentenza il TAR ha censurato una norma in contrasto con le norme statutarie che attribuiscono, tra l'altro, alla regione Sardegna a decorrere dal 2010, i sette decimi di tutte le entrate erariali dirette o indirette (art. 8, lettera m) dello statuto L. cost. 3 del 1948 e decreto legislativo 114 del 2016)

Su ricorso della Regione avverso il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 11 gennaio 2018, con il quale sono state definite le modalità di attribuzione alla Sardegna della compartecipazione al gettito delle ritenute e delle imposte sostitutive dei redditi di capitale, il TAR dichiara illegittimo e annulla l'articolo 1 del decreto in quanto fa decorrere i nuovi criteri di calcolo solo dall'anno 2017, in evidente contrasto con le norme statutarie che fissano la decorrenza del nuovo sistema di calcolo dall'anno 2010 e in assenza di intesa Stato-Regione che possa giustificare la diversa data di decorrenza.
Si ricorda che le quote di compartecipazione ai tributi erariali spettanti alla regione sono elencate nell'articolo 8 dello statuto speciale della regione Sardegna (L.cost. 3 del 1948, modificato con la legge finanziaria 2007, L. 296/2006) al fine di attribuire alla regione, a decorrere dal 2010, i 9/10 dell'IVA e i 7/10 di tutte le altre imposte. Con il decreto legislativo n. 114 del 2016, inoltre, sono state adottate le norme di attuazione che stabiliscono nel dettaglio i criteri per la determinazione e l'attribuzione del gettito delle entrate erariali spettanti alla regione, elencati nell'artico 8 dello statuto, tra cui le ritenute e imposte sostitutive sui redditi di capitale (art. 7), oggetto del decreto censurato dal TAR.

 

Anche questo pronunciamento del Tribunale amministrativo interviene in quella che è stata definita la ‘vertenza entrate', ossia il mancato adeguamento delle entrate erariali della regione alle modifiche statutarie che hanno attribuito alla regione, a decorrere dal 2010, i nove decimi dell'IVA e i sette decimi di tutte le entrate erariali dirette o indirette. Il richiamo a queste sentenze, perciò, significa che con le norme in esame le due parti ritengono concluso tale contenzioso.

A conferma di ciò, la norma specifica che rimane invece aperta la questione della compensazione dei costi dell'insularità che verrà affrontata in apposita sede istituzionale, come stabilito al punto 10 dell'accordo. Il tavolo ‘tecnico-politico', da istituire entro 60 giorni dalla sottoscrizione dell'accordo, dovrà ultimare i propri lavori entro il 30 giugno 2020 con la predisposizione di un testo di ‘accordo istituzionale'.

 

Il comma 868 determina l'ammontare del contributo alla finanza pubblica della regione in 648,210 milioni di euro per il 2018, 536 per il 2019 e di 383 milioni di euro a decorrere dal 2020. La norma stabilisce inoltre che, a decorrere dal 2020, le somme così stabilite sono versate all'erario (con imputazione sul capitolo 3465, articolo 1, capo X, dell'entrata del bilancio dello Stato) entro il 30 aprile di ciascun anno; in caso di mancato versamento, il MEF è autorizzato a trattenere gli importi corrispondenti a valere sulle somme a qualsiasi titolo spettanti alla regione.

 

Il comma 869 disciplina la possibilità da parte dello Stato di modificare unilateralmente il contributo, con norma analoga a quella concordata con le altre autonomie speciali. L'ammontare del contributo alla finanza pubblica dovuto dalla Regione può essere modificato dallo Stato unilateralmente (vale a dire senza accordo con la Regione) solo se la variazione è limitata nel tempo, è adottata in presenza di "eccezionali esigenze di finanza pubblica" e l'ammontare dell'aumento non supera del 10 per cento l'importo del contributo. Gli aumenti di importo maggiore devono essere necessariamente concordati.

 

Il comma 870 attua quanto concordato in merito alla definizione del contenzioso pregresso in materia di entrate tributarie spettanti alla Regione. A titolo transattivo e a saldo e stralcio di ogni pretesa relativamente alle entrate tributarie pregresse, è attribuito alla Regione un trasferimento di complessivi 412 milioni di euro, da erogare come segue, in cinque anni:

  • 7 milioni di euro per l'anno 2020,
  • 116 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022,
  • 46 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024
  • 81 milioni di euro per l'anno 2025.

 

Il comma 871 attribuisce alla Regione un trasferimento di risorse aggiuntive per spese di investimento per complessivi 1.428,8 milioni di euro da destinare a spese di manutenzione straordinaria, restauro e conservazione, ristrutturazione e valorizzazione di strade, scuole, immobili pubblici, beni culturali e archeologici, strutture sanitarie, strutture atte a garantire il diritto allo studio universitario, nonché per l'integrazione dei fondi statali destinati ad opere di prevenzione idrauliche ed idrogeologiche. La norma disciplina le modalità di erogazione delle quote annuali in un arco temporale di 14 anni, come illustrato nella tabella seguente.

 

anno milioni di euro
2020 33,8
2021 114
2022 91
2023 97
2024 94
2025 105
2026 49
2027 117
ciascuno dal 2028 al 2031 95 x 4  
2032                145
2033 200
totale 1.425,8

Le somme saranno erogate per una quota pari al 20 % come acconto, previa attestazione del Presidente della Regione dell'avvenuto inizio dei lavori o della sottoscrizione dei contratti di acquisto e per la restante quota dell'80 % a seguito della realizzazione degli stati di avanzamento dei lavori o dell'avvenuta consegna degli immobili acquistati, entrambi attestati dal Presidente della Regione. La eventuale rimodulazione delle quote annuali è possibile nel rispetto delle norme della legge di contabilità e finanza pubblica concernenti la rimodulazione delle quote annuali delle autorizzazioni pluriennali di spesa disposte con la seconda sezione del disegno di legge di bilancio (legge 196 del 2009, art. 30, comma 2).

Viene poi attribuito alla Regione un trasferimento di 111 milioni di euro per spese di investimento nel settore sanitario, a valere sulle risorse per gli interventi in materia di edilizia sanitaria e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico, previste dall'articolo 20 della legge n. 67 del 1988 ed incrementate da ultimo dal comma 555 della legge di bilancio 2019 (legge n.145 del 2018). Le modalità di erogazione delle somme sono le stesse previste per il trasferimento destinato a spese di investimento in opere pubbliche (ossia una quota del 20 % ad inizio lavori e il saldo secondo la certificazione dello stato di avanzamento dei lavori).

 

Il comma 872 attribuisce alle province della regione Sardegna e alla città metropolitana di Cagliari, un contributo di 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2020.

Il contributo sarà ripartito tra gli enti in modo tale da compensare il concorso alla finanza pubblica richiesto ai medesimi enti dalla legge di stabilità 2015 (legge n. 190 del 2014, comma 418).

La norma stabilisce, infatti, che il contributo è ripartito tra gli enti in proporzione alla quota di concorso alla finanza pubblica richiesto dalla legge 190 del 2014 (al netto della riduzione di spesa per il personale realizzata negli anni 2014-2018), sottratte le seguenti voci:

  • i due contributi che lo Stato ha attribuito alle province sarde ed alla città metropolitana di Cagliari: 10 milioni annui a decorrere dal 2017 (art. 6 del DPCM 10 marzo 2017) e 10 milioni di euro per l'anno 2017, 35 milioni di euro per l'anno 2018 e 40 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019 (decreto legge n. 50 del 2017 e successive modifiche)
  • le quote del concorso alla finanza pubblica come stabilite dalla Tabella 2 allegata al decreto legge n. 50 del 2017, in attuazione dell'articolo 47, comma 2 del decreto legge n. 66 del 2014.

Le quote così determinate per ciascun ente verranno quindi versate dal Ministero dell'Interno all'entrata del bilancio dello Stato a titolo di parziale concorso alla finanza pubblica da parte dei medesimi enti; conseguentemente ciascun ente non dovrà iscrivere in entrata i contributi ricevuti e potrà iscrivere come spesa la quota residua del concorso alla finanza pubblica.

 

Il comma 873 concerne il Fondo diretto a finanziare investimenti per la messa in sicurezza del territorio e delle strade nelle regioni a statuto speciale, nell'ambito degli accordi bilaterali per la definizione del concorso di ciascuna autonomia al contenimento del debito pubblico.

Istituito dall'articolo 1, comma 126 della legge 145 del 2018 (legge di bilancio 2019) e alimentato con le risorse residue del Fondo investimenti enti territoriali, tale Fondo era destinato alle regioni a statuto speciale che non avevano ancora concordato con lo Stato il proprio contributo alla finanza pubblica.
La norma abroga i periodi secondo e terzo del comma 126, che disciplinavano l'utilizzo del fondo in caso di mancata conclusione, in tutto o in parte, degli accordi.
Inizialmente le regioni interessate erano regioni Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, poi a seguito della sottoscrizione dell'accordo con la Regione Friuli-Venezia Giulia il 25 febbraio 2019 e le modifiche conseguentemente apportate al citato comma 126 dall'articolo 33-ter del decreto legge n. 34 del 2019, la sola regione interessata è rimasta la Sardegna.

A seguito della sottoscrizione dell'accordo bilaterale anche con la regione Sardegna e della definizione in tale ambito dei trasferimenti per spese di investimento (si veda sopra il comma 871 della legge di bilancio 2020), non hanno ragione di sussistere le norme che disciplinano l'utilizzo del fondo in caso di mancata conclusione degli accordi.

I precedenti accordi

Di seguito si dà conto sinteticamente dei precedenti accordi in materia finanziaria tra lo Stato e la regione Sardegna e delle principali modifiche all'ordinamento finanziario della Regione.

L'accordo sottoscritto il 21 luglio 2014, oltre a definire l'obiettivo del patto di stabilità interno per l'anno 2014, stabilisce per la regione Sardegna il passaggio alla disciplina del pareggio di bilancio a decorrere dall'anno 2015. La regione si impegna, inoltre, a recepire con propria legge le disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle regioni, degli enti locali e dei loro organismi previste dal decreto legislativo n. 118 del 2011.

Successivamente sono state adottate le norme di attuazione dello statuto in materia finanziaria, con il D.Lgs. 9 giugno 2016, n. 114, con le quali è stata avviata la definizione della vertenza entrate e dato piena attuazione a quanto stabilito all'art. 8 dello Statuto (riscritto con la legge finanziaria 2007 e in vigore dal 2010) dove sono elencate le quote dei tributi erariali di spettanza regionale. Le norme disciplinano, infatti, le modalità di attribuzione delle quote delle entrate erariali, nonché la determinazione delle quote di gettito per ciascuna tipologia di tributo: tasse automobilistiche, IRPEF, IRES, IVA, ritenute e imposte sostitutive sui redditi di capitale accise, entrate derivanti dalla raccolta del gioco, imposte e tasse sugli affari, imposta sulle assicurazioni diverse dall'imposta sulla RC Auto e imposta sulle riserve matematiche. La norma di attuazione stabilisce inoltre le competenze della regione in materia di agevolazioni fiscali e definisce in quali casi sono legittime riserve all'erario di gettito in relazione alle compartecipazioni ad essa spettanti.

In via generale le entrate spettanti alla Regione sono determinate sulla base dell'ammontare riscosso dallo Stato nel territorio regionale (riferito allo stesso territorio) e dalle entrate di pertinenza regionale affluite al di fuori del territorio regionale. Le suddette entrate comprendono le indennità, le maggiorazioni e gli interessi per mancato o ritardato pagamento del tributo ma non includono le sanzioni amministrative. La norma inoltre (art. 2) rinvia ad un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, da adottare d'intesa con la regione, per stabilire tempi, procedure e modalità per arrivare alla riscossione diretta da parte della regione, delle quote erariali spettanti (vale a dire il riversamento diretto sul conto infruttifero intestato alla regione istituito presso la tesoreria centrale dello Stato). L'articolo 18 stabilisce infine che le norme del decreto legislativo si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2010 e dunque alla regione dovranno essere ricalcolate le spettanze sulla base delle norme suddette.

Con la legge di bilancio 2018 sono stati attribuiti alla regione due contributi. Il primo riguarda le province e la città metropolitana di Cagliari (comma 840) viene infatti aumentato, di 15 milioni nel 2018 e 20 milioni annui dal 2019, il contributo già attribuito alle province della Sardegna e alla città metropolitana di Cagliari dall'art.15 del decreto legge 50/2017 (pari a 20 milioni a decorrere dal 2018).

Del secondo contributo (comma 851), pari a 15 milioni di euro per l'anno 2019, si è già detto (vedi sopra). Esso costituisce un acconto di quanto dovuto alla regione nell'ambito della definizione del contenzioso pregresso tra lo Stato e la Regione in materia di entrate tributarie e in attuazione delle sentenze della Corte costituzionale che su di esso sono intervenute; così stabilisce ora l'articolo 31 del decreto legge n. 162 del 2019 (convertito con legge n. 8 del 2020), stabilisce che esso.

 

Le norme della legge di bilancio 2019 (comma 875, modificato dall'art. 33-ter, comma 5, del decreto legge n. 34 del 2019) che in assenza di un accordo bilaterale tra Stato e regione, determinavano il contributo di finanza pubblica dovuto dalla regione Sardegna, sono ormai superate dalla nuova disciplina concordata con la regione.

Il 7 novembre 2019 è stato siglato l'accordo in materia di finanza pubblica tra il Governo e la regione Sardegna, recepito con la legge di bilancio 2020 (legge n. 160 del 2019) ai commi da 866 a 873.

Con l'accordo bilaterale viene stabilito da un lato, il contributo alla finanza pubblica dovuto dalla Regione per gli anni 2018, 2019 e a regime dal 2020 (commi 868-869) e dall'altro il trasferimento di risorse dallo Stato alla Regione per la definizione del contenzioso pregresso in materia di entrate tributarie, pari a 412 milioni di euro in cinque anni (comma 870); per spese di investimento in opere pubbliche pari a 1.428,8 milioni in 14 anni e per spese di investimento nel settore sanitario pari a 111 milioni di euro (comma 871). Agli enti di area vasta della regione, inoltre, è attribuito un contributo di 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2020 (comma 872).

 

L'accordo è sottoscritto ai sensi del comma 875 della legge di bilancio 2019 (legge n.145 del 2018), vale a dire come accordo bilaterale inteso a determinare il necessario contributo della regione alla finanza pubblica. Attraverso le norme concordate sono attuate le sentenze della Corte costituzionale n. 77 del 2015, n. 154 del 2017 e n. 10 del 2018 nelle quali viene esplicitato il principio di leale collaborazione che regola i rapporti tra lo Stato e le autonomie speciali, nonché la sentenza n. 6 del 2019, con la quale la Corte ribadisce la necessità di arrivare ad una ridefinizione delle relazioni finanziarie tra lo Stato e la regione Sardegna (comma 867).

 

Le prime tre sentenze (n. 77 del 2015, n. 154 del 2017 e n. 10 del 2018) riassumono l'ampia e ormai consolidata giurisprudenza costituzionale sul concorso delle regioni a statuto speciale alla finanza pubblica. Le regioni a statuto speciale sono tenute come tutti gli altri enti a contribuire alla riduzione del debito; esse non possono per la loro specialità sottrarsi ai doveri costituzionali di solidarietà politica, economica e sociale di cui il coordinamento della finanza pubblica è espressione. Il loro ordinamento costituzionale fa sì che i rapporti finanziari tra Stato e singola regione debbano essere regolati dal principio dell'accordo inteso come «vincolo di metodo (e non già di risultato) e declinato nella forma della leale collaborazione». Anche se tale principio, in casi particolari, può anche essere derogato (nella forma consentita dagli statuti); permangono comunque dei limiti all'azione unilaterale dello Stato come la transitorietà delle misure e la possibilità per la regione di continuare a svolgere le funzioni ad essa attribuite. La Corte esorta da una parte il Governo ad evitare iniziative che si limitino ad estendere di volta in volta il limite temporale del concorso alla finanza pubblica, anziché ridefinire il quadro delle relazioni economiche e, dall'altra parte, esorta le autonomie speciali a non sottrarsi agli accordi bilaterali con lo Stato finalizzati a stabilire la quota della loro contribuzione al risanamento dei conti pubblici, anche in settori specifici.
Con la sentenza n. 6 del 2019 la Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale del comma 851 della legge di bilancio 2018 (legge 205 del 2017), che attribuiva alla regione Sardegna un contributo pari a 15 milioni di euro per l'anno 2019, in attesa della definizione del complesso dei rapporti finanziari fra lo Stato e la regione Sardegna. A giudizio della Corte vi è – nella norma censurata – una evidente incoerenza tra la finalità perseguita e le risorse stanziate; lo Stato per il triennio 2018-2020 nelle more della definizione dell'accordo di finanza pubblica, non riconosce alla Regione autonoma Sardegna adeguate risorse necessarie all'attuazione della sentenza n. 77 del 2015, che ha stabilito l'obbligo per lo Stato di provvedere alla perequazione delle criticità insulari ed allo stanziamento di somme adeguate per farvi fronte. A seguito della sentenza, l'articolo 31 del decreto legge n. 162 del 2019 (convertito con legge n. 8 del 2020), stabilisce che il citato contributo costituisce un acconto di quanto dovuto alla regione nell'ambito della definizione del contenzioso pregresso tra lo Stato e la Regione in materia di entrate tributarie e in attuazione delle sentenze della Corte costituzionale che su di esso sono intervenute.

 

La norma (il citato comma 867 della legge di bilancio 2020), oltre le sentenze citate, menziona anche la sentenza del TAR della Sardegna n. 194 del 2019.

Con tale sentenza il TAR ha censurato una norma in contrasto con le norme statutarie che attribuiscono, tra l'altro, alla regione Sardegna a decorrere dal 2010, i sette decimi di tutte le entrate erariali dirette o indirette (art. 8, lettera m) dello statuto L. cost. 3 del 1948 e decreto legislativo 114 del 2016)

Su ricorso della Regione avverso il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 11 gennaio 2018, con il quale sono state definite le modalità di attribuzione alla Sardegna della compartecipazione al gettito delle ritenute e delle imposte sostitutive dei redditi di capitale, il TAR dichiara illegittimo e annulla l'articolo 1 del decreto in quanto fa decorrere i nuovi criteri di calcolo solo dall'anno 2017, in evidente contrasto con le norme statutarie che fissano la decorrenza del nuovo sistema di calcolo dall'anno 2010 e in assenza di intesa Stato-Regione che possa giustificare la diversa data di decorrenza.
Si ricorda che le quote di compartecipazione ai tributi erariali spettanti alla regione sono elencate nell'articolo 8 dello statuto speciale della regione Sardegna (L.cost. 3 del 1948, modificato con la legge finanziaria 2007, L. 296/2006) al fine di attribuire alla regione, a decorrere dal 2010, i 9/10 dell'IVA e i 7/10 di tutte le altre imposte. Con il decreto legislativo n. 114 del 2016, inoltre, sono state adottate le norme di attuazione che stabiliscono nel dettaglio i criteri per la determinazione e l'attribuzione del gettito delle entrate erariali spettanti alla regione, elencati nell'artico 8 dello statuto, tra cui le ritenute e imposte sostitutive sui redditi di capitale (art. 7), oggetto del decreto censurato dal TAR.

 

Anche questo pronunciamento del Tribunale amministrativo interviene in quella che è stata definita la ‘vertenza entrate', ossia il mancato adeguamento delle entrate erariali della regione alle modifiche statutarie che hanno attribuito alla regione, a decorrere dal 2010, i nove decimi dell'IVA e i sette decimi di tutte le entrate erariali dirette o indirette. Il richiamo a queste sentenze, perciò, significa che con le norme in esame le due parti ritengono concluso tale contenzioso.

A conferma di ciò, la norma specifica che rimane invece aperta la questione della compensazione dei costi dell'insularità che verrà affrontata in apposita sede istituzionale, come stabilito al punto 10 dell'accordo. Il tavolo ‘tecnico-politico', da istituire entro 60 giorni dalla sottoscrizione dell'accordo, dovrà ultimare i propri lavori entro il 30 giugno 2020 con la predisposizione di un testo di ‘accordo istituzionale'.

 

Il comma 868 determina l'ammontare del contributo alla finanza pubblica della regione in 648,210 milioni di euro per il 2018, 536 per il 2019 e di 383 milioni di euro a decorrere dal 2020. La norma stabilisce inoltre che, a decorrere dal 2020, le somme così stabilite sono versate all'erario (con imputazione sul capitolo 3465, articolo 1, capo X, dell'entrata del bilancio dello Stato) entro il 30 aprile di ciascun anno; in caso di mancato versamento, il MEF è autorizzato a trattenere gli importi corrispondenti a valere sulle somme a qualsiasi titolo spettanti alla regione.

 

Il comma 869 disciplina la possibilità da parte dello Stato di modificare unilateralmente il contributo, con norma analoga a quella concordata con le altre autonomie speciali. L'ammontare del contributo alla finanza pubblica dovuto dalla Regione può essere modificato dallo Stato unilateralmente (vale a dire senza accordo con la Regione) solo se la variazione è limitata nel tempo, è adottata in presenza di "eccezionali esigenze di finanza pubblica" e l'ammontare dell'aumento non supera del 10 per cento l'importo del contributo. Gli aumenti di importo maggiore devono essere necessariamente concordati.

 

Il comma 870 attua quanto concordato in merito alla definizione del contenzioso pregresso in materia di entrate tributarie spettanti alla Regione. A titolo transattivo e a saldo e stralcio di ogni pretesa relativamente alle entrate tributarie pregresse, è attribuito alla Regione un trasferimento di complessivi 412 milioni di euro, da erogare come segue, in cinque anni:

  • 7 milioni di euro per l'anno 2020,
  • 116 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022,
  • 46 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024
  • 81 milioni di euro per l'anno 2025.

 

Il comma 871 attribuisce alla Regione un trasferimento di risorse aggiuntive per spese di investimento per complessivi 1.428,8 milioni di euro da destinare a spese di manutenzione straordinaria, restauro e conservazione, ristrutturazione e valorizzazione di strade, scuole, immobili pubblici, beni culturali e archeologici, strutture sanitarie, strutture atte a garantire il diritto allo studio universitario, nonché per l'integrazione dei fondi statali destinati ad opere di prevenzione idrauliche ed idrogeologiche. La norma disciplina le modalità di erogazione delle quote annuali in un arco temporale di 14 anni, come illustrato nella tabella seguente.

 

anno milioni di euro
2020 33,8
2021 114
2022 91
2023 97
2024 94
2025 105
2026 49
2027 117
ciascuno dal 2028 al 2031 95 x 4  
2032                145
2033 200
totale 1.425,8

Le somme saranno erogate per una quota pari al 20 % come acconto, previa attestazione del Presidente della Regione dell'avvenuto inizio dei lavori o della sottoscrizione dei contratti di acquisto e per la restante quota dell'80 % a seguito della realizzazione degli stati di avanzamento dei lavori o dell'avvenuta consegna degli immobili acquistati, entrambi attestati dal Presidente della Regione. La eventuale rimodulazione delle quote annuali è possibile nel rispetto delle norme della legge di contabilità e finanza pubblica concernenti la rimodulazione delle quote annuali delle autorizzazioni pluriennali di spesa disposte con la seconda sezione del disegno di legge di bilancio (legge 196 del 2009, art. 30, comma 2).

Viene poi attribuito alla Regione un trasferimento di 111 milioni di euro per spese di investimento nel settore sanitario, a valere sulle risorse per gli interventi in materia di edilizia sanitaria e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico, previste dall'articolo 20 della legge n. 67 del 1988 ed incrementate da ultimo dal comma 555 della legge di bilancio 2019 (legge n.145 del 2018). Le modalità di erogazione delle somme sono le stesse previste per il trasferimento destinato a spese di investimento in opere pubbliche (ossia una quota del 20 % ad inizio lavori e il saldo secondo la certificazione dello stato di avanzamento dei lavori).

 

Il comma 872 attribuisce alle province della regione Sardegna e alla città metropolitana di Cagliari, un contributo di 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2020.

Il contributo sarà ripartito tra gli enti in modo tale da compensare il concorso alla finanza pubblica richiesto ai medesimi enti dalla legge di stabilità 2015 (legge n. 190 del 2014, comma 418).

La norma stabilisce, infatti, che il contributo è ripartito tra gli enti in proporzione alla quota di concorso alla finanza pubblica richiesto dalla legge 190 del 2014 (al netto della riduzione di spesa per il personale realizzata negli anni 2014-2018), sottratte le seguenti voci:

  • i due contributi che lo Stato ha attribuito alle province sarde ed alla città metropolitana di Cagliari: 10 milioni annui a decorrere dal 2017 (art. 6 del DPCM 10 marzo 2017) e 10 milioni di euro per l'anno 2017, 35 milioni di euro per l'anno 2018 e 40 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019 (decreto legge n. 50 del 2017 e successive modifiche)
  • le quote del concorso alla finanza pubblica come stabilite dalla Tabella 2 allegata al decreto legge n. 50 del 2017, in attuazione dell'articolo 47, comma 2 del decreto legge n. 66 del 2014.

Le quote così determinate per ciascun ente verranno quindi versate dal Ministero dell'Interno all'entrata del bilancio dello Stato a titolo di parziale concorso alla finanza pubblica da parte dei medesimi enti; conseguentemente ciascun ente non dovrà iscrivere in entrata i contributi ricevuti e potrà iscrivere come spesa la quota residua del concorso alla finanza pubblica.

 

Il comma 873 concerne il Fondo diretto a finanziare investimenti per la messa in sicurezza del territorio e delle strade nelle regioni a statuto speciale, nell'ambito degli accordi bilaterali per la definizione del concorso di ciascuna autonomia al contenimento del debito pubblico.

Istituito dall'articolo 1, comma 126 della legge 145 del 2018 (legge di bilancio 2019) e alimentato con le risorse residue del Fondo investimenti enti territoriali, tale Fondo era destinato alle regioni a statuto speciale che non avevano ancora concordato con lo Stato il proprio contributo alla finanza pubblica.
La norma abroga i periodi secondo e terzo del comma 126, che disciplinavano l'utilizzo del fondo in caso di mancata conclusione, in tutto o in parte, degli accordi.
Inizialmente le regioni interessate erano regioni Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, poi a seguito della sottoscrizione dell'accordo con la Regione Friuli-Venezia Giulia il 25 febbraio 2019 e le modifiche conseguentemente apportate al citato comma 126 dall'articolo 33-ter del decreto legge n. 34 del 2019, la sola regione interessata è rimasta la Sardegna.

A seguito della sottoscrizione dell'accordo bilaterale anche con la regione Sardegna e della definizione in tale ambito dei trasferimenti per spese di investimento (si veda sopra il comma 871 della legge di bilancio 2020), non hanno ragione di sussistere le norme che disciplinano l'utilizzo del fondo in caso di mancata conclusione degli accordi.

I precedenti accordi

Di seguito si dà conto sinteticamente dei precedenti accordi in materia finanziaria tra lo Stato e la regione Sardegna e delle principali modifiche all'ordinamento finanziario della Regione.

L'accordo sottoscritto il 21 luglio 2014, oltre a definire l'obiettivo del patto di stabilità interno per l'anno 2014, stabilisce per la regione Sardegna il passaggio alla disciplina del pareggio di bilancio a decorrere dall'anno 2015. La regione si impegna, inoltre, a recepire con propria legge le disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle regioni, degli enti locali e dei loro organismi previste dal decreto legislativo n. 118 del 2011.

Successivamente sono state adottate le norme di attuazione dello statuto in materia finanziaria, con il D.Lgs. 9 giugno 2016, n. 114, con le quali è stata avviata la definizione della vertenza entrate e dato piena attuazione a quanto stabilito all'art. 8 dello Statuto (riscritto con la legge finanziaria 2007 e in vigore dal 2010) dove sono elencate le quote dei tributi erariali di spettanza regionale. Le norme disciplinano, infatti, le modalità di attribuzione delle quote delle entrate erariali, nonché la determinazione delle quote di gettito per ciascuna tipologia di tributo: tasse automobilistiche, IRPEF, IRES, IVA, ritenute e imposte sostitutive sui redditi di capitale accise, entrate derivanti dalla raccolta del gioco, imposte e tasse sugli affari, imposta sulle assicurazioni diverse dall'imposta sulla RC Auto e imposta sulle riserve matematiche. La norma di attuazione stabilisce inoltre le competenze della regione in materia di agevolazioni fiscali e definisce in quali casi sono legittime riserve all'erario di gettito in relazione alle compartecipazioni ad essa spettanti.

In via generale le entrate spettanti alla Regione sono determinate sulla base dell'ammontare riscosso dallo Stato nel territorio regionale (riferito allo stesso territorio) e dalle entrate di pertinenza regionale affluite al di fuori del territorio regionale. Le suddette entrate comprendono le indennità, le maggiorazioni e gli interessi per mancato o ritardato pagamento del tributo ma non includono le sanzioni amministrative. La norma inoltre (art. 2) rinvia ad un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, da adottare d'intesa con la regione, per stabilire tempi, procedure e modalità per arrivare alla riscossione diretta da parte della regione, delle quote erariali spettanti (vale a dire il riversamento diretto sul conto infruttifero intestato alla regione istituito presso la tesoreria centrale dello Stato). L'articolo 18 stabilisce infine che le norme del decreto legislativo si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2010 e dunque alla regione dovranno essere ricalcolate le spettanze sulla base delle norme suddette.

Con la legge di bilancio 2018 sono stati attribuiti alla regione due contributi. Il primo riguarda le province e la città metropolitana di Cagliari (comma 840) viene infatti aumentato, di 15 milioni nel 2018 e 20 milioni annui dal 2019, il contributo già attribuito alle province della Sardegna e alla città metropolitana di Cagliari dall'art.15 del decreto legge 50/2017 (pari a 20 milioni a decorrere dal 2018).

Del secondo contributo (comma 851), pari a 15 milioni di euro per l'anno 2019, si è già detto (vedi sopra). Esso costituisce un acconto di quanto dovuto alla regione nell'ambito della definizione del contenzioso pregresso tra lo Stato e la Regione in materia di entrate tributarie e in attuazione delle sentenze della Corte costituzionale che su di esso sono intervenute; così stabilisce ora l'articolo 31 del decreto legge n. 162 del 2019 (convertito con legge n. 8 del 2020), stabilisce che esso.

 

Le norme della legge di bilancio 2019 (comma 875, modificato dall'art. 33-ter, comma 5, del decreto legge n. 34 del 2019) che in assenza di un accordo bilaterale tra Stato e regione, determinavano il contributo di finanza pubblica dovuto dalla regione Sardegna, sono ormai superate dalla nuova disciplina concordata con la regione.