XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
ai sensi dell'articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani, «Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere»;
la libertà di espressione, la libertà dei media e il pluralismo sono sanciti anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, secondo cui «Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati»;
la Costituzione, all'articolo 21, afferma che «Tutti», non solo i cittadini dunque, «hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»; «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.» – ciò pone il divieto di controlli preventivi – ferma restando l'indicazione da parte della legge in ordine alle possibilità di sequestro in ipotesi di delitti espressamente previsti;
l'articolo 21 affida, altresì, alla legge ordinaria la possibilità di imporre la piena conoscibilità dei mezzi di finanziamento della stampa periodica, con ciò implicitamente riconoscendo il rapporto strettissimo tra informazione, potere economico e libertà di espressione e il diritto del pubblico lettore a conoscerlo;
preme segnalare che, pur non essendo espressamente menzionato, la Corte costituzionale, fin dalla sentenza n. 202 del 1976, ha costantemente affermato che la libertà di manifestare il proprio pensiero con qualsiasi mezzo e diffusione ricomprende tanto il diritto di informare quanto il diritto di essere informati e ha precisato che l'articolo 21 colloca la predetta libertà tra i valori primari, assistiti dalla clausola dell'inviolabilità ex articolo 2 della Costituzione, i quali, in ragione del loro contenuto, in linea generale si traducono direttamente e indirettamente in diritto soggettivi dell'individuo, di carattere assoluto (sentenza n. 112 del 1993, che richiama, oltre alla già citata, anche le sentenze nn. 148 del 1981 e 826 del 1988);
in proposito, si ritiene opportuno, in questa sede, riportare integralmente il passo della sentenza n. 112 del 1993, per la costruzione e l'estrinsecazione del concetto di pluralismo che offre: «Tuttavia, l'attuazione di tali valori fondamentali nei rapporti della vita comporta una serie di relativizzazioni, alcune delle quali derivano da precisi vincoli di ordine costituzionale», e, sotto questo profilo, prosegue, «questa Corte ha da tempo affermato che il “diritto all'informazione” va determinato e qualificato in riferimento ai principi fondanti della forma di Stato delineata dalla Costituzione, i quali esigono che la nostra democrazia sia basata su una libera opinione pubblica e sia in grado di svilupparsi attraverso la pari concorrenza di tutti alla formazione della volontà generale;
da qui deriva l'imperativo costituzionale che il “diritto all'informazione” garantito dall'articolo 21 sia qualificato e caratterizzato: a) dal pluralismo delle fonti cui attingere conoscenze e notizie – che comporta, fra l'altro, il vincolo al legislatore di impedire la formazione di posizioni dominanti e di favorire l'accesso nel sistema radiotelevisivo del massimo numero possibile di voci diverse – in modo tale che il cittadino possa essere messo in condizione di compiere le sue valutazioni, avendo presenti punti di vista differenti e orientamenti culturali contrastanti; b) dall'obiettività e dall'imparzialità dei dati forniti; c) dalla completezza, dalla correttezza e dalla continuità dell'attività di informazione erogata; d) dal rispetto della dignità umana, dell'ordine pubblico, del buon costume e del libero sviluppo psichico e morale dei minori» (sentenza n. 112 del 1993);
la manifestazione del pensiero, in ogni sua forma, garantita dall'articolo 21 della Costituzione, è da considerarsi cardine dell'ordinamento democratico, baluardo del buon funzionamento della democrazia – «pietra angolare dell'ordine democratico» (Corte costituzionale, sentenza n. 84 del 1969);
non è un caso se nei Paesi che, in modo eclatante o latente, involvono o si avviano ad intaccare libertà e principi democratici, i primi assalti investano la televisione, i media e la stampa ai fini del loro controllo, unitamente a misure che possono colpire anche direttamente l'informazione e i suoi attori, con modalità che vanno dalla censura al sequestro e all'arresto;
un esempio nella storia del nostro Paese è l'attività di censura ai fini del controllo sistematico della comunicazione e della libertà di espressione nel corso del lungo periodo del regime fascista, ma, in tempi più recenti, lo stesso può dirsi con riguardo all'esperienza, ancora attuale, dell'Ungheria sotto la guida oscurantista di Viktor Orban o dei sussulti totalitari della Tunisia e della Turchia;
forse non è un caso che la storia della giustizia costituzionale italiana (come ricorda il professor Enzo Cheli in uno scritto sul tema) abbia avuto il suo inizio proprio con una sentenza in tema di libertà di espressione – la sentenza n. 1 del 14 giugno del 1956 – dove la Corte, dopo aver tracciato le linee portanti del giudizio costituzionale, veniva a sanzionare l'incostituzionalità, per la violazione della libertà di espressione, di alcune norme del testo unico di pubblica sicurezza del 1931;
l'adempimento dell'articolo 21 si mostra e si attua nella sua pienezza, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, nel suo dispiegamento anche in ordine all'organizzazione delle misure negli ambiti che alla manifestazione del pensiero sono direttamente e strettamente connessi – l'indipendenza, la libertà e il pluralismo dell'informazione, la proprietà e il mercato editoriali, i contributi pubblici alla stampa, le misure che agevolano o ostacolano il diritto di cronaca, il lavoro giornalistico nell'accertamento dei fatti, la loro conoscenza e la loro diffusione, a loro volta strettamente correlate al diritto all'informazione;
la libertà e il pluralismo dei media, come pure l'indipendenza e la sicurezza dei giornalisti, rappresentano, altresì, uno dei pilastri dello Stato di diritto dell'Unione europea, in quanto elemento fondamentale del diritto alla libertà di espressione e di informazione ed essenziale per il funzionamento democratico dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, inclusa la lotta alla corruzione;
l'ultimo «Rapporto sullo Stato di Diritto», pubblicato dalla Commissione europea a inizio luglio del 2023, aveva evidenziato, con riferimento al nostro Paese, più di una preoccupazione sul fronte della libertà di stampa, tra cui: le condizioni di lavoro precarie di molti giornalisti, la protezione delle fonti giornalistiche e la questione del segreto professionale, nonché le azioni legali strategiche locali tese a bloccare la partecipazione pubblica (Slapp), la legislazione sulla diffamazione, in sede penale e civile, i casi di aggressioni fisiche e intimidazioni nei confronti di giornalisti e organi di informazione, che continuano ad aumentare di anno in anno;
in particolare, l'Italia presenta un rischio medio in merito all'indipendenza politica dei media (relativa al conflitto di interessi e al controllo politico sui media e sulle agenzie di stampa) ed è considerata dalla Commissione europea uno dei sedici Stati a «rischio elevato» per la «crescente politicizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo». Sussiste, altresì, ad avviso della Commissione, un rischio elevato o medio di influenza commerciale e della proprietà sui contenuti editoriali;
molti dei temi oggetto di raccomandazione da parte della Commissione europea nel 2023 sarebbero al centro anche del nuovo questionario sullo Stato di Diritto per il 2024 inviato in questi giorni all'attenzione del Governo italiano, con riferimento, fra l'altro, al premierato, al processo penale telematico, alle modifiche al reato di abuso d'ufficio, alle conseguenze della nuova prescrizione per i processi per corruzione, nonché all'informazione, in particolare sullo stop alla pubblicazione dell'ordinanza di custodia cautelare e sulle misure per garantire la libertà di stampa e il diritto a essere informati;
la persistenza delle preoccupazioni della Commissione europea sui richiamati temi lascerebbe intendere che la situazione sul fronte della libertà e del pluralismo dei media non sia stata affrontata sufficientemente dal Governo italiano e che nel nostro Paese permangono numerose problematiche nel suddetto ambito;
a norma della direttiva 2018/1808 sui servizi di media audiovisivi (Avms) – i cui correttivi al decreto legislativo di recepimento n. 208 del 2021 (cosiddetto Tusma) sono attualmente all'esame delle Camere – gli Stati membri sono tenuti ad assicurare che le autorità o gli organismi nazionali di regolamentazione esercitino i loro poteri in modo imparziale e trasparente, in particolare per quanto attiene al pluralismo dei media, alla diversità culturale e linguistica, alla tutela dei consumatori, all'accessibilità, alla non discriminazione, al corretto funzionamento del mercato interno e alla promozione della concorrenza leale;
sempre a norma della citata direttiva, gli Stati membri devono assicurare che le autorità o gli organismi nazionali di regolamentazione dispongano di risorse finanziarie e umane, nonché di poteri di esecuzione sufficienti per svolgere le loro funzioni in modo efficace;
per rispondere alle crescenti preoccupazioni in seno all'Unione europea per la politicizzazione dei media e la mancanza di trasparenza in merito alla loro proprietà, la Commissione europea è inoltre intervenuta, da ultimo, con due nuove proposte normative riguardanti la libertà dei media: una proposta di direttiva contro le azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica (cosiddette Slapp) e la proposta di regolamento inerente alla prima legge europea per la libertà dei media (Emfa), che si basa proprio sulla revisione della citata direttiva Avms;
in particolare, con quest'ultima proposta, che è stata oggetto di recente di parere da parte del Parlamento italiano, l'Unione europea intende rafforzare il quadro normativo europeo affinché tutti gli Stati membri adottino un sistema di maggior tutela della libertà di stampa, del lavoro di giornaliste e giornalisti e la garanzia dell'indipendenza del servizio pubblico dal condizionamento dell'autorità politica;
mentre la proposta di direttiva contro le Slapp prevede garanzie per coloro che sono bersaglio di procedimenti giudiziari manifestamente infondati o abusivi, la legge europea per la libertà dei media istituirà un quadro comune per i servizi di media nell'ambito del mercato interno dell'Unione europea, attraverso l'introduzione di misure volte a proteggere i giornalisti e i fornitori di servizi di media da ingerenze politiche, rendendo nel contempo più agevole per loro operare attraverso le frontiere interne dell'Unione europea;
nel nostro Paese si è assistito di recente ad un abuso del ricorso alla querela per diffamazione e all'azione di risarcimento dei danni sul piano civilistico nei confronti dei giornalisti, al punto da poter considerare tali strumenti processuali alla stregua di mezzi intimidatori e di pressione per limitare l'attività giornalistica, col rischio di influenzare gravemente la libertà di stampa;
numerose iniziative giudiziarie per diffamazione risultano, invero, pretestuose, alla luce delle più recenti statistiche che dimostrano come il 90 per cento dei procedimenti per diffamazione si risolvano con archiviazioni o proscioglimenti pronunciati prima del giudizio, proprio perché basati su accuse infondate o, comunque, sproporzionate;
i dati relativi alla mediazione civile obbligatoria, inoltre, testimoniano come anche le questioni relative a fatti di diffamazione sul piano civile ammontino a meno dell'1 per cento dell'intero contenzioso;
per arginare tale fenomeno appare, dunque, indispensabile intervenire a livello normativo per introdurre uno specifico strumento a tutela dei giornalisti rispetto al fenomeno delle cosiddette querele temerarie (o «bavaglio»), che consenta la comminazione di una pena pecuniaria adeguata da devolvere alla Cassa delle ammende a carico di chi presenti querele senza alcun fondamento, oltre alla condanna alle rifusione delle spese processuali e alla possibilità per il giornalista di ottenere il risarcimento degli eventuali danni, come previsto dall'articolo 427 del codice di procedura penale;
nella medesima direzione, dovrebbe prevedersi altresì nel giudizio civile, nel caso di azione per presunta diffamazione commessa con il mezzo della stampa (o con gli altri prodotti editoriali registrati ai sensi dell'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47), in cui risulti la mala fede o la colpa grave di chi agisce per il risarcimento del danno, che il giudice, anche d'ufficio, con la sentenza che rigetta la domanda, condanni l'attore, oltre che alle spese processuali e a quelle risarcitorie già previste dall'articolo 96 del codice di procedura civile, al pagamento a favore della Cassa delle ammende di un'ulteriore somma, determinata in via equitativa, non inferiore ad un quarto di quella oggetto della domanda risarcitoria;
sotto altro profilo, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, non è più rinviabile un intervento del legislatore che recepisca i più recenti orientamenti della Corte costituzionale in materia di diffamazione. Segnatamente, la Corte costituzionale si è espressa al riguardo con la sentenza n. 150 del 2021, esortando il Parlamento ad intervenire sulla materia, al fine di assicurare un più adeguato bilanciamento tra libertà di manifestazione del pensiero e tutela della reputazione individuale, anche alla luce dei pericoli sempre maggiori connessi all'evoluzione dei mezzi di comunicazione;
in particolare, essa ha dichiarato incostituzionale l'articolo 13 della legge sulla stampa (n. 47 del 1948) che fa scattare obbligatoriamente, in caso di condanna per diffamazione a mezzo stampa compiuta mediante l'attribuzione di un fatto determinato, la reclusione da uno a sei anni, unitamente al pagamento di una multa;
ad avviso del Giudice delle leggi, le norme vigenti sono incostituzionali perché contrastano con la libertà di manifestazione del pensiero, riconosciuta tanto dalla Costituzione italiana quanto dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La minaccia dell'obbligatoria applicazione del carcere può produrre, infatti, l'effetto di dissuadere i giornalisti dall'esercizio della loro cruciale funzione di controllo dell'operato dei pubblici poteri;
ne deriva che l'obbligatoria inflizione della sanzione detentiva viola, in particolare, tanto l'articolo 21 della Costituzione con riferimento alla libertà di stampa, già definita «pietra angolare dell'ordine democratico» dalla già citata risalente pronuncia della Corte (Corte costituzionale, sentenza n. 84 del 1969), quanto l'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo;
invero, anche la Corte europea dei diritti dell'uomo si è più volte pronunciata sull'argomento, ribadendo nella propria copiosa giurisprudenza – condivisa anche dalla Corte costituzionale – come la previsione del carcere obbligatorio non sia compatibile con l'articolo 10 della Convenzione europea, al pari delle sanzioni pecuniarie troppo elevate, in quanto, appunto, costituiscono un rischio per la libertà di stampa;
nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo si rinvengono molti precedenti che offrono criteri alla luce dei quali valutare la sussistenza del requisito della proporzione;
secondo la Corte europea dei diritti dell'uomo, infatti, la pena detentiva può dirsi proporzionata (e quindi legittima) quando «la diffamazione si caratterizzi per la sua eccezionale gravità» (così la stessa Corte europea dei diritti dell'uomo, Grande Camera, sentenza 17 dicembre 2004, Cumpănă e Mazăre contro Romania, paragrafo 115; nonché: sentenze 5 novembre 2020, Balaskas contro Grecia, paragrafo 61; 11 febbraio 2020, Atamanchuk contro Russia, paragrafo 67; 7 marzo 2019, Sallusti contro Italia, paragrafo 59; 24 settembre 2013, Belpietro contro Italia, paragrafo 53; 6 dicembre 2007, Katrami contro Grecia, paragrafo 39); ciò si verifica sia, «con riferimento ai discorsi d'odio e all'istigazione alla violenza, che possono nel caso concreto connotare anche contenuti di carattere diffamatorio», sia in presenza di «campagne di disinformazione condotte attraverso la stampa, internet o i social media, caratterizzate dalla diffusione di addebiti gravemente lesivi della reputazione della vittima e compiute nella consapevolezza da parte dei loro autori della – oggettiva e dimostrabile – falsità degli addebiti stessi»;
a tal riguardo, appare opportuno richiamare in questa sede le proposte di legge in materia attualmente in esame al Senato della Repubblica – alcune delle quali proposte dalla maggioranza che rappresenta il Governo in carica – che sembrano porsi in direzione parzialmente diversa rispetto agli arresti giurisprudenziali testé richiamati;
ci si riferisce, in particolare, ai disegni di legge atto Senato 466 Balboni e atto Senato 573 Martella, che intervengono proprio sulla vigente normativa in materia di diffamazione a mezzo stampa e il cui contenuto è in larga parte coincidente;
tra gli aspetti che assumono rilevanza, vi sono le previsioni che intervengono sull'articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (di recente dichiarato incostituzionale), da un lato eliminando la previsione della pena detentiva, ma dall'altro comminando la multa di importo da 5.000 a 10.000 in caso di diffamazione a mezzo stampa «base» e da 10.000 a 50.000 nelle ipotesi aggravate dall'attribuzione di un fatto determinato. L'innalzamento della sanzione pecuniaria, specie nel minimo, potrebbe essere distonico rispetto all'interpretazione giurisprudenziale costante dell'articolo 10 da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo, secondo cui le sanzioni previste per la diffamazione devono tener conto dell'impatto che avranno sulla situazione economica del querelato, al fine di evitare che una sanzione pecuniaria sproporzionata possa avere effetto deterrente sulla libertà di stampa e di espressione;
del pari, destano preoccupazioni quelle modifiche normative che, novellando il delitto di diffamazione di cui all'articolo 595 del codice penale, eliminano sì ogni riferimento alla pena della reclusione, ma, contestualmente, inaspriscono il trattamento sanzionatorio relativo alla pena pecuniaria;
infatti, vengono introdotte sanzioni ben più gravi rispetto a quelle attualmente previste, a prescindere che la condotta perpetrata sia connotata dalle caratteristiche delineate dalla giurisprudenza precedentemente richiamata: da 3.000 a 10.000 euro nelle ipotesi di diffamazione «base» e fino a 15.000 euro in caso di diffamazione con l'attribuzione di un fatto determinato (in luogo dei 1.032 euro e 2.065 euro nelle ipotesi aggravate dall'attribuzione di un fatto determinato, attualmente previsti);
se l'offesa è arrecata con qualsiasi mezzo di pubblicità (eliminando il riferimento all'offesa arrecata per mezzo stampa) diverso dalle ipotesi di cui all'articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, ovvero in atto pubblico, la pena è aumentata della metà;
tra l'altro, proprio l'articolo 595 del codice penale – qui novellato – non era stato oggetto di censura di incostituzionalità da parte della Corte costituzionale nella citata pronuncia del 2021;
passando in rassegna altre proposte di legge attualmente in esame nei due rami del Parlamento, degno di nota è il cosiddetto disegno di legge Nordio, di recente approvato al Senato della Repubblica. Esso contiene modifiche rilevanti in tema di intercettazioni. Allo scopo (presunto) di rafforzare la tutela del terzo estraneo al procedimento rispetto alla circolazione delle comunicazioni intercettate, viene introdotto il divieto di pubblicazione, anche parziale, del contenuto delle intercettazioni in tutti i casi in cui quest'ultimo non sia riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento. È, inoltre, escluso il rilascio di copia delle intercettazioni di cui è vietata la pubblicazione quando la richiesta è presentata da un soggetto diverso dalle parti e dai loro difensori. Infine, si interviene sull'articolo 268 del codice di procedura penale che disciplina le modalità esecutive delle intercettazioni, prevedendo «che non debbano essere riportate nei verbali neppure espressioni che riguardano dati personali sensibili che consentano di identificare soggetti diversi dalle parti», oltre a disporsi al contempo «l'obbligo di stralcio anche delle registrazioni e dei verbali che riguardano soggetti diversi dalle parti, salvo che non ne sia dimostrata la rilevanza»;
a ben guardare, tali norme riflettono, tuttavia, a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo, una visione fraintesa della pubblicità. Il processo è pubblico, anche e soprattutto, per funzioni di controllo democratico, popolare, dell'esercizio della funzione giurisdizionale. Il che significa che il pubblico, e di riflesso la stampa, deve poter controllare (per limitarsi all'ambito toccato da questa norma) cosa il giudice usi, e come, e cosa il giudice non usi;
strettamente connesso alle restrizioni operate in materia di intercettazioni può dirsi, inoltre, la norma introdotta in sede di esame della legge di delegazione europea (atto Senato n. 969), che ben può essere definita «bavaglio» per i giornalisti;
in particolare, l'articolo 4, comma 3, del citato provvedimento – approvato definitivamente al Senato della Repubblica il 14 febbraio 2024 – che vieta la pubblicazione delle ordinanze che dispongono le misure cautelari fino all'udienza preliminare, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, lungi dal rappresentare la giusta attuazione del principio di presunzione di innocenza, rischia di tradursi, piuttosto, in una pesante limitazione del diritto di cronaca, rappresentando un grave passo indietro per la libertà di stampa e il diritto dei cittadini di essere informati, anche in presenza di un indiscutibile interesse pubblico;
l'elenco delle vicende di cronaca giudiziaria che i giornali non avrebbero potuto raccontare se fosse stata già in vigore la «legge bavaglio» è copioso: dalla gestione dei vertici di Autostrade svelata dopo il crollo del ponte Morandi allo schianto della funivia del Mottarone. Oltre a numerosi femminicidi e alle modalità dell'arresto dell'ex capo di Cosa Nostra, allo spaccio e agli orrori presso la Caserma Levante dei carabinieri di Piacenza, dove le pratiche illegali venivano consumate «con l'arroganza e la convinzione che le vittime non avrebbero avuto voce»;
tra l'altro, posto che ciò che sarà consentito è la pubblicazione della ricostruzione di una parte o dell'altra appresa dal giornalista, senza però la possibilità di conoscere gli indizi, le intercettazioni o le testimonianze, l'effetto che ne deriva non giova neanche agli stessi soggetti coinvolti nell'indagine;
far conoscere i motivi per i quali un giudice decide di privare una persona della cosa più importante, ovvero la sua libertà, non è solo una questione di trasparenza nei confronti dei cittadini, ma anche una forma di garanzia per lo stesso indagato, in quanto le ordinanze sono basate su elementi oggettivi e su valutazioni di un soggetto terzo ed imparziale, che fotografa al meglio l'ambito di una determinata fase di indagine. Inoltre, attraverso tale perverso meccanismo si impedisce il controllo da parte dell'opinione pubblica nei confronti degli atti emanati dell'autorità giudiziaria;
in conclusione, lo stop alla pubblicazione delle ordinanze di arresto appare antidemocratico, oltre che controproducente: imbavaglia solo la democrazia, mentre la trasparenza è sempre la massima garanzia del corretto esercizio del potere giudiziario;
ogni tentativo di limitare la libera informazione e, di conseguenza, la disinformazione che viene generata dall'uso distorto dei media, in particolare i social media, di fatto, erodono le fondamenta della democrazia perché compromettono la capacità dei cittadini di valutare i fatti e di orientare le proprie scelte;
i temi della libertà sono inscindibili da quelli della dignità del lavoro, a cominciare dalla valorizzazione del lavoro di giornalisti e giornaliste, a prescindere dallo status di lavoratori dipendenti o di freelance; in particolare, si riscontra un'incertezza dell'azione pubblica in merito alla valorizzazione delle giornaliste, soprattutto con riferimento al contrasto alle discriminazioni professionali, ad un lavoro di riequilibrio di fronte al gap economico e al mancato riconoscimento di adeguate tutele e del livello professionale;
peraltro, il consolidamento delle piattaforme digitali ha ampliato il mercato dell'informazione, creando un contesto nel quale la competitività avviene spesso in assenza di regole che valgano per tutti; questo rende ancora più pressante rafforzare le tutele a garanzia della libertà di stampa, della sicurezza e delle condizioni di lavoro dei giornalisti;
in tal senso, non è più procrastinabile l'impegno di tutte le forze politiche a lavorare per una riforma del servizio pubblico radiotelevisivo, attraverso un ampio confronto in Stati generali, al fine di garantirne l'indipendenza, un più ampio pluralismo e una maggiore qualità dell'informazione, per rendere la Rai più autorevole, moderna, sempre più digitalizzata e sostenibile, accrescendone la competitività rispetto alle ormai predominanti piattaforme digitali;
a tal proposito, nel parere che la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi ha espresso sul contratto di servizio tra il Governo e la Rai, è stato inserito un importante riconoscimento del valore del giornalismo di inchiesta, che deve essere tutelato, supportato e rafforzato nel servizio pubblico ed è stata posta grande attenzione alla necessità che i giornalisti e gli operatori del servizio pubblico osservino rigorosamente la deontologia professionale, coniugando il principio di libertà con quello di responsabilità, nel rispetto della dignità della persona,
impegna il Governo:
1) a tutelare la libertà di stampa e il diritto di cronaca, quale strumento di estrinsecazione anche del fondamentale diritto di informazione per il cittadino, astenendosi dal portare a compimento tutte quelle riforme che possano comportare una compressione di tali diritti costituzionalmente garantiti, nonché a ripristinare la normativa precedente alla «norma bavaglio» contenuta all'articolo 4, comma 3, della legge di delegazione europea approvata definitivamente il 14 febbraio 2024 al Senato della Repubblica;
2) ad adottare iniziative volte a rafforzare la libertà della stampa e dei media, la tutela del giornalismo in tutte le sue forme ed espressioni, a salvaguardare i diritti, la sicurezza e le condizioni di lavoro dei giornalisti, anche preservandoli da querele temerarie o altre forme di pressioni indebite, a contrastare le discriminazioni professionali, al fine di garantire pienamente la dignità dei giornalisti e la libertà di informazione;
3) nel quadro di garanzie a tutela della libertà dei media, ad attuare e dare seguito alle raccomandazioni della Commissione europea contenute nella Relazione annuale sullo Stato di diritto 2023 e a quelle di prossima pubblicazione, con particolare riguardo all'introduzione di garanzie per il regime di diffamazione, alla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, all'indipendenza delle autorità di regolamentazione dei media, alla trasparenza dell'assetto proprietario, alla protezione dei media dalle pressioni e dalle influenze politiche – compresi i media del servizio pubblico;
4) a sostenere, nelle competenti sedi istituzionali nazionali ed europee, la conclusione dei negoziati relativi alle proposte normative riguardanti la libertà dei media e, in particolare, le nuove norme dirette all'efficace protezione dell'autonomia e dell'indipendenza dei giornalisti, quali condizioni indispensabili per garantire un'informazione corretta, la diversità di opinioni e l'assenza di qualsiasi tipo di discriminazione nella narrazione dei fatti, a garanzia dello stesso pluralismo e dell'indipendenza del settore;
5) ad assumere iniziative normative, con il primo provvedimento utile, per scongiurare, nel caso di azione per presunta diffamazione commessa con il mezzo della stampa o con gli altri prodotti editoriali registrati, eventuali azioni pretestuose, ponendo a carico dell'attore, che abbia agito in giudizio civile ai fini risarcitori con mala fede o colpa grave, il pagamento di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende determinata in via equitativa non inferiore ad un quarto di quella oggetto della domanda risarcitoria, nonché a prevedere la condanna al pagamento di una pena pecuniaria adeguata in caso di querele temerarie e pretestuose per il delitto di diffamazione;
6) ad adottare iniziative normative per riformare, alla luce dei principi fissati di recente dalla Corte costituzionale e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, la fattispecie di diffamazione, escludendo la pena detentiva, in quanto incompatibile con l'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, e prevedendo la comminazione di pene pecuniarie che non risultino eccessive e che siano proporzionate all'offesa cagionata, affinché le stesse non si traducano in concreto in una limitazione della libertà di stampa;
7) ad adottare iniziative di competenza per un aggiornamento di tutta la normativa in materia di rafforzamento delle tutele per chi esercita la professione giornalistica, anche in forma freelance;
8) ad adoperarsi, adottando le opportune iniziative normative, per dare seguito pienamente alla costante giurisprudenza costituzionale, affinché sia garantito il pluralismo nella sua qualità di valore primario sotteso all'intero sistema dell'informazione, assicurandone l'imparzialità, l'obiettività, la correttezza e la completezza.
(1-00244) «Orrico, Caso, Carotenuto, Amato, Francesco Silvestri, Alfonso Colucci, Alifano, Auriemma, Penza, D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano, Scutellà, Bruno, Scerra».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta orale:
AMENDOLA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nel 1987 è stato approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici lo «Schema idrico Basento Bradano» di cui al progetto speciale n. 14 della Cassa del Mezzogiorno;
in 37 anni risultano essere state realizzate le sole opere di accumulo e quasi tutte le opere di adduzione senza quelle fondamentali relative alla distribuzione;
il «Completamento dello schema idrico Basento-Bradano-attrezzamento Settore G» riguarda la realizzazione delle opere necessarie per l'adduzione e la distribuzione irrigua di una vasta area dell'Alto Bradano che si estende per oltre 13 mila ettari, interessando 280 ettari del territorio di Banzi, 6993 ettari di Genzano di Lucania, 1658 ettari di Oppido Lucano e 4119 ettari di Irsina;
suddetto progetto prevede, nello specifico, la realizzazione di una condotta principale che dalla diga di Genzano di Lucania arriva alla diga del Basentello, una serie di diramazioni settoriali per alimentare i 14 settori del «Distretto G», una rete di distribuzione irrigua di circa 400 chilometri con 14 vasche di compensazione e un impianto di sollevamento;
il progetto esecutivo della opera in questione è stato approvato con delibera n. 14 del 20 febbraio 2020 e con D.G.R. n. 578 del 6 agosto 2020, rispettivamente dal Consorzio di Bonifica Vulture Alto Bradano e dalla Giunta regionale della Basilicata;
con delibera n. 46 del 27 luglio 2021, il Cipess ha nuovamente approvato il progetto di «completamento dello schema idrico Basento-Bradano-attrezzamento Settore G» ai fini dell'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio e della dichiarazione di pubblica utilità, confermando nel contempo l'impegno finanziario di 85 milioni, di cui 6,866 milioni di euro a carico della regione Basilicata;
ad oggi non si hanno notizie relativamente all'inizio effettivo dei lavori da parte del consorzio di bonifica, soggetto attuatore dell'opera;
i ritardi accumulati negli anni hanno già precluso importanti prospettive di sviluppo a un territorio a forte vocazione agricola come quello dell'Alto Bradano;
nel frattempo la valle del Bradano è stata oggetto di un eccessivo consumo di suolo produttivo data la presenza di una enorme stazione elettrica Terna, di numerosi e impattanti impianti eolici e fotovoltaici e che tanti altri sono in via di autorizzazione –:
quale sia il reale cronoprogramma relativo alla realizzazione del «completamento dello schema idrico Basento-Bradano-attrezzamento Settore G», e quali iniziative intenda opportunamente attivare il Governo per velocizzare la messa a terra di un'opera strategica per la Basilicata.
(3-01001)
Interrogazione a risposta scritta:
DEL BARBA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
dallo scorso 26 ottobre 2023, il professor Gaetano Caputi è stato nominato Capo di gabinetto della Presidente del Consiglio dei ministri;
il professor Caputi ha ricoperto, nel corso della sua carriera professionale, numerosi incarichi di vertice nella pubblica amministrazione, tra cui quello di direttore generale della Consob e, più recentemente, quello di Capo di gabinetto del Ministro del turismo dal marzo del 2021 e fino all'insediamento del Governo Meloni;
risulterebbe, da notizie diffuse dagli organi di stampa, che il professor Gaetano Caputi sia socio di una società denominata «Servizi Professionali Evoluti» (SPE), fondata nel 2016 insieme alla moglie;
poche settimane prima della nomina a Capo gabinetto della Presidente del Consiglio, la citata, società SPE, dopo una serie di operazioni societarie consistenti in vendite e riacquisti di quote, viene intestata ad un trust denominato MLG che vedrebbe come beneficiari i tre figli della coppia;
la società sopra richiamata avrebbe ottenuto, in costanza dell'incarico di Caputi presso la Presidenza del Consiglio, una serie di importanti commesse, tra cui una presso il notariato, del valore di almeno 120 mila euro;
risulterebbe altresì dalla stampa che la «Servizi Professionali Evoluti», possieda il 20 per cento delle quote di un'altra società, denominata «Spin Consulting», con sede allo stesso indirizzo della società madre, sempre attiva nel campo della consulenza, che, tra il 2015 e il 2023, quindi quando il professor Caputi ricopriva diversi incarichi pubblici, tra cui quello di Capo gabinetto del Ministro del turismo e anche l'attuale presso Palazzo Chigi, avrebbe ricevuto una serie di affidamenti, tra cui, per citare i più recenti, quello ricevuto da Invitalia il 1° gennaio 2023, inerente una consulenza sul PNRR e quello con l'istituto italiano di tecnologia di Genova, ente anch'esso finanziato da fondi pubblici, del giugno 2021;
ma la «SPIN Consulting» avrebbe ottenuto anche altre importanti consulenze presso «Montagna 2000», società partecipata da numerosi comuni dell'Emilia-Romagna (2021), e l'Autorità garante della privacy, collaborazione che andrebbe in scadenza soltanto il prossimo 22 maggio 2024;
oltre alle partecipazioni citate, sembrerebbe anche che il professor Gaetano Caputi, insieme all'attuale direttore dell'Agenzia dei Monopoli, dottor Roberto Alesse, siano stati tra gli azionisti di una società di software e consulenza finanziaria, la «New Data Analysis» (NDA), il cui 36 per cento sarebbe stato detenuto dalla società «Proiezioni di Borsa» azienda di consulenza finanziaria;
nel gennaio 2023, la «Proiezioni di Borsa» avrebbe rilevato le quote detenute dal professor Caputi e dal dottor Alesse, rispettivamente, in quella data, già Capo di gabinetto della Presidente del Consiglio e Direttore dell'agenzia dei Monopoli, ovvero pochi giorni prima che la richiamata «Proiezioni di Borsa» venisse sanzionata da Consob (di cui Caputi fu direttore generale) per aver consigliato a propri clienti acquisti di titoli, senza la necessaria indicazione di quali fossero le basi a fondamento di tali suggerimenti –:
se la Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga la posizione del suo Capo di gabinetto in palese conflitto di interessi e quali urgenti provvedimenti intenda assumere per garantire la terzietà dei suoi uffici che svolgono un ruolo fondamentale e strategico nell'ambito dei provvedimenti più delicati e dell'azione complessiva del Governo.
(4-02355)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta in Commissione:
QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
come riportato nell'articolo de La Repubblica del 14 febbraio 2024 scritto da Paolo Berizzi, in data 8 febbraio 2024 si è celebrata presso l'Ambasciata della Federazione Russa a Roma la Giornata dei diplomatici russi. All'occasione erano presenti Maurizio Murelli, Rainaldo Graziani e Ines Pedretti;
Maurizio Murelli è stato condannato a 18 anni per concorso in omicidio per aver fornito la bomba a mano con cui nel 1973 viene ucciso in una manifestazione neofascista l'agente di polizia Antonio Marino;
Rainaldo Graziani è figlio di Clemente Graziani, che insieme a Pino Rauti fondò Ordine Nuovo, organizzazione neofascista poi sciolta in attuazione della legge Scelba anche grazie al lavoro del giudice Occorsio – che pagò con la vita, ucciso dai Nar – e rifondata come centro studi da Rainaldo Graziani;
Ines Pedretti, moglie di Graziani, presiede la cooperativa sociale Arnia che possiede i domini del citato centro studi, agli indirizzi centrostudiordinenuovo.org e ordinenuovo.org –:
se il Ministero fosse a conoscenza della presenza di Murelli, Graziani e Pedretti e se risulti che tipo di relazioni possano intercorrere fra le citate persone e l'Ambasciata della Federazione Russa.
(5-02019)
ECONOMIA E FINANZE
Interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro per la pubblica amministrazione, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
fonti di stampa hanno reso nota una vicenda riguardante un uso potenzialmente improprio di fondi in parte pubblici, derivante da un'interpretazione forse surrettizia delle norme dell'ordinamento giuridico vigente;
il titolo dell'articolo in cui si espongono i fatti è chiaro. «Il renziano che si assunse da solo. Il senatore Enrico Borghi (IV), rimasto senza stipendio da presidente dell'Uncem, si assegnò come giornalista una paga da oltre 100.000 euro più auto e casa a Roma.»;
Borghi, sindaco dal 2009 di Vorgogna, assunse dopo un anno, nel 2010, la presidenza dell'Uncem, Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani, percependo una retribuzione per l'incarico in forma di indennità;
in seguito all'emanazione del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito in legge e adottato per ridurre la spesa pubblica, si svolse una riunione di Giunta il 20 ottobre 2010, in cui si prese atto che la nuova normativa «impone alle associazioni il divieto di erogare indennità al personale politico»;
l'articolo prosegue sostenendo che «Nonostante le critiche alla normativa, recita il verbale, l'Uncem decide di “interrompere l'erogazione delle indennità deliberate a favore del Presidente e del Vicario con richiesta di restituzione delle somme erogate dopo l'entrata in vigore della legge, il 1° giugno 2010”. Borghi quindi deve non solo restituire lo stipendio, ma si ritrova a svolgere il ruolo di Presidente senza percepire indennità. Ma a questo punto arriva la genialata: “si decide”, recita ancora il verbale, “per il Presidente di procedere alla assunzione, con l'applicazione del Ccnl dei giornalisti, con la qualifica di Direttore dei servizi giornalistici ed editoriali Uncem (rivista Comunità montana, sito internet e newsletter) nonché responsabile delle relazioni esterne e istituzionali dell'ente, con compenso annuo pari a 102.500 euro, a condizione che la trattativa di integrazione con Anci, come auspicato, si concluda positivamente, determinando i necessari presupposti di copertura dell'impegno” (...) Il Presidente, in sostanza, firma un documento con il quale si decide la sua assunzione come giornalista per l'ente che lui stesso dirige»;
si precisa che la trattativa con Anci non si è mai conclusa, quindi la copertura finanziaria necessaria per erogare lo stipendio al senatore Borghi, pari a 102.500 euro, non si è mai conclusa. Conseguentemente, i 102.500 euro sono stati presi dal bilancio dell'Uncem, sottraendoli a usi e scopi istituzionali alternativi, in particolare quello di «concorrere alla promozione e allo sviluppo dei territori montani» per destinarli al senatore Borghi stesso;
l'articolo prosegue fornendo ulteriori particolari della vicenda: «Il direttore generale Del Bosco scrive a Borghi, comunicandogli che “a seguito dell'avvenuta assunzione della S.V., come dirigente della scrivente Unione, mansione di Direttore dei servizi giornalistici”, comunica al presidente – giornalista i benefit aziendali di cui disporrà: “Utilizzo di carta di credito aziendale allegate le modalità di utilizzo stabilite dal regolamento interno”; “utilizzo di automobile Volkswagen con annessa fuel card”. Niente male»;
sempre l'articolo informa dell'elezione in Senato nel 2018 di Borghi e le conseguenti dimissioni date dalla presidenza dell'Uncem, ma ponendosi solamente in aspettativa, senza stipendio, dal suo incarico di dipendente dell'Uncem, in qualità giornalista. Senza quindi licenziarsi;
ad avviso dell'interpellante sarebbe opportuno verificare l'eventuale sussistenza di un danno erariale arrecato alla collettività, in particolare ai cittadini abitanti in zone montagnose, bisognosi di tutti gli interventi necessari per la promozione e allo sviluppo dei loro territori, particolarmente disagiati perché montani;
Borghi, interpellato dalla testata giornalistica, ha dichiarato: «La decisione degli organi di Uncem fu presa al fine di consentirmi, dopo che la legge aveva abolito le indennità, di svolgere a tempo pieno le mie attività, in un periodo tra l'altro di particolare delicatezza, che comportava un impegno continuo. Non sono certo l'unico parlamentare in aspettativa, e ricordo che l'Uncem è una associazione di diritto privato». L'articolo di stampa prosegue poi così: «Una associazione di diritto privato soggetta a una legge dello Stato. Che Borghi ha aggirato. PS Che bisogno aveva, il sindaco di un paesino piemontese, assunto come giornalista, di avere a disposizione un appartamento a Roma?» –:
di quali elementi disponga il Governo circa i fatti narrati in premessa, anche per il tramite dei Servizi ispettivi di finanza pubblica, e se intenda assumere le opportune iniziative di competenza, anche di carattere normativo, in ordine all'utilizzo di fondi pubblici per finalità quali quelle segnalate in premessa.
(2-00331) «Palombi».
Interrogazione a risposta in Commissione:
QUARTAPELLE PROCOPIO, ROSSELLO, UBALDO PAGANO, BONETTI, GEBHARD, MARINO, SERRACCHIANI, MALAVASI, BOLDRINI, ZANELLA, ROGGIANI, FORATTINI, GRIBAUDO e BAKKALI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:
il decreto legislativo n. 105 del 2022, entrato in vigore il 13 agosto 2022, ha introdotto il congedo di paternità obbligatorio per i lavoratori dipendenti (nel pubblico e nel privato), della durata di 10 giorni, da utilizzare nei due mesi precedenti la data presunta del parto ed entro i cinque mesi successivi, retribuiti al 100 per cento a carico dell'Inps;
la legge 7 aprile 2022, n. 32, delega il Governo a prevedere un periodo di congedo obbligatorio per il padre lavoratore di durata significativamente superiore a quella prevista dalla legislazione vigente, favorendo inoltre l'estensione della misura anche ai lavoratori autonomi e professionisti;
ricerche ed esperienze sostengono che il congedo di paternità paritario a quello di maternità sia una delle misure più efficaci per ridurre le diseguaglianze di genere, nel mercato del lavoro, all'interno della famiglia, e in generale nella società –:
a quanto ammonti la spesa pubblica per sostenere il congedo di paternità obbligatorio, e per quanti beneficiari;
se esistano stime del costo di un congedo di paternità della durata di tre mesi esteso a tutti i lavoratori dipendenti e autonomi;
quando il Governo intenda adottare il decreto legislativo sulla base della legge delega n. 32 del 7 aprile 2022.
(5-02015)
Interrogazioni a risposta scritta:
MANZI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
in questi giorni su NoiPa, il portale della pubblica amministrazione, è possibile visualizzare le cifre nette che i lavoratori della scuola percepiranno a titolo di stipendio per il mese di febbraio;
come, purtroppo, accade quasi di consueto, non sono pochi i lavoratori, non solo quelli pagati da NoiPa, che stanno ricevendo lo stipendio del mese di febbraio decurtato, anche in maniera significativa, per effetto del conguaglio fiscale relativo ai redditi percepiti nel 2023;
con tutta probabilità, la ragione del decremento va fatta risalire al conguaglio fiscale annuale che il Ministero dell'economia e delle finanze applica a chi nel 2023 ha percepito compensi aggiuntivi vedendosi applicata un'aliquota minima: cumulando quei compensi con gli altri, in particolare quelli ordinari, il calcolatore automatico del Ministero economia e finanze ha ora applicato la percentuale corretta ed ecco il motivo dei tagli anche pesanti;
Ancodis – associazione dei collaboratori dei dirigenti scolastici – ha organizzato un sondaggio al quale hanno partecipato in poche ore oltre 500 docenti, presidi e Dsga: oltre il 90 per cento di chi ha risposto alla rilevazione ha dichiarato di avere ricevuto una decurtazione che va da almeno 100 euro ad oltre 800 euro: in particolare, dal sondaggio Ancodis risulta che lo stipendio di questo mese sarà ridotto di almeno 100 euro nel 6 per cento dei casi rispetto al mese di gennaio; tra i 100 e i 200 euro per il 15 per cento; tra i 200 e i 400 euro quasi per il 30 per cento; oltre il 27 per cento ha detto che risultano sottratti tra i 400 e gli 800 euro; ben il 13,5 per cento più di 800 euro;
si ritiene – dunque – urgente segnalare il susseguirsi, anno dopo anno, di questi casi che mettono a rischio la possibilità, per il lavoratore di far fronte alle esigenze primarie per sé stesso e per la sua famiglia;
si tratta, infatti, di una modalità penalizzante che andrebbe corretta a tutela dei lavoratori: il conguaglio di fine anno deve essere un'operazione all'insegna dell'equità e della sostenibilità;
a parere dell'interrogante vi è la necessità di un intervento di carattere amministrativo che preveda la possibilità di rateizzare il debito fiscale, soprattutto in questi casi in cui le trattenute superano una certa soglia;
il principio della rateizzazione non è nuovo nel nostro ordinamento giuridico, tanto che a partire dal 2024 i conguagli fiscali derivanti da dichiarazione (sia modello 730 che redditi persone fisiche) sono pagabili in 7 rate, qualora il sostituto d'imposta non faccia il conguaglio a fine anno –:
se non si ritenga, per un principio di equità e giustizia, di applicare la modalità summenzionata anche ai conguagli fiscali dei lavoratori e delle lavoratrici della conoscenza, consentendo loro di rateizzare i debiti fiscali in più rate mensili nel caso di trattenute che superano il 20 per cento dello stipendio.
(4-02351)
LOMUTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
in data 13 gennaio 2023 il consigliere Roberto Alesse veniva nominato dal Consiglio dei ministri come direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm). Lo stesso, in passato ha svolto il ruolo di capo dell'ufficio legislativo di Alleanza Nazionale, quando l'onorevole Gianfranco Fini ne era presidente, ed è stato poi consigliere e collaboratore dello stesso per oltre un decennio;
l'onorevole Gianfranco Fini risulta essere stato rinviato a giudizio e tuttora a processo con l'imputazione di riciclaggio in concorso con Francesco Corallo, imprenditore nel mondo del «gioco pubblico» e tuttora proprietario della società concessionaria di gioco Global Starnet, in amministrazione giudiziaria in attesa dell'esito del processo;
la Global Starnet risulta debitrice dell'erario di un importo di circa 335 milioni di euro a seguito di sentenza emessa in appello dalla Corte dei conti n. 4 del 2019 che confermava la decisione di condanna di primo grado n. 68 del 2015;
a seguito delle predette vicende, veniva disposta la decadenza dalla concessione di gioco pubblico per Global Starnet sin dalla data 28 aprile 2017, con determinazione direttoriale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli;
successivamente al provvedimento di decadenza, in attesa dell'esito dei ricorsi, venivano concesse a Global Starnet delle proroghe della concessione finalizzate proprio all'esperimento di tutte le azioni giudiziarie definite con la soccombenza di Global Starnet dichiarata dal Consiglio di Stato con sentenza n. 6470 del 2021;
come risulta anche da organi di stampa, nonostante ciò, l'Agenzia delle dogane e dei monopoli concedeva a Global Starnet altre proroghe della concessione, ed in particolare a settembre 2023, l'Agenzia diretta dal consigliere Roberto Alesse concedeva dapprima una proroga della concessione fino al 31 dicembre 2023 e poi, sembrerebbe, una ulteriore proroga sino al 31 dicembre 2024;
alla luce della circostanza che, in caso di probabile prescrizione del procedimento penale citato, che vede imputati l'onorevole Gianfranco Fini e Francesco Corallo, la società Global Starnet tornerebbe in proprietà del predetto Corallo, non sfugge come detta proroga garantirebbe al Corallo di ritornare in possesso di asset dal valore cospicuo (da fonti stampa pari a circa 100 milioni di euro) che invece, nel caso di corretta applicazione delle procedure di legge, sarebbero dovuti essere liquidati sul mercato al fine del pagamento dei debiti;
inoltre, all'interrogante risulterebbe che l'Agenzia delle dogane e dei monopoli si sia attivata chiedendo all'Avvocatura, generale dello Stato un parere su una proposta di accordo transattivo tra la Global Starnet e l'erario che prevederebbe una decurtazione di circa il 50 per cento delle somme dalla stessa dovute;
le vicende narrate potrebbero indurre a sospettare, ad avviso dell'interrogante, che Global Starnet sia stata destinataria di un trattamento ad personam da parte dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli –:
se sia a conoscenza dei fatti esposti e quali eventuali iniziative di competenza intenda assumere;
nello specifico, se intenda adottare iniziative di competenza in relazione alla situazione di conflitto di interessi nell'ambito della vertenza Global Starnet.
(4-02356)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazioni a risposta in Commissione:
ORLANDO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
lo stabilimento di Acciaierie d'Italia di Genova che da lavoro a 985 addetti diretti, riveste un'importanza strategica fondamentale per il tessuto economico della città;
suddetto impianto è specializzato nella produzione di acciaio zincato e di banda stagnata;
la produzione di acciaio zincato presso lo stabilimento di Genova Cornigliano è passata dalle 399 mila tonnellate del 2022 a 287 mila tonnellate nel 2023; la produzione di banda stagnata è scesa a sole 79 mila tonnellate a fronte di una capacità produttiva di banda stagnata che è di 220 mila tonnellate annue;
a causa dell'impossibilità di Acciaierie d'Italia di pagare prima della consegna l'azienda che forniva l'acido cromico, necessario per la produzione della banda stagnata, quest'ultima ha sospeso le forniture;
ciò ha causato il fermo di una linea produttiva dell'impianto, facendo sì che la fabbrica al momento lavori al 20 per cento della propria capacità produttiva;
la domanda di banda stagnata, fondamentale per l'industria alimentare, non è affatto diminuita sul mercato e questo rende la sospensione della produzione ancora più dannosa per lo stabilimento ligure;
inoltre, i lavori di messa in sicurezza dell'impianto si sono interrotti e questa situazione di generale incuria genera seri rischi per l'incolumità dei lavoratori nello svolgimento delle proprie mansioni –:
se il Governo risulti essere a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali iniziative di competenza conseguentemente stia mettendo in campo o intenda attivare tempestivamente per garantire la continuità del ciclo della latta, e se siano altresì previsti interventi di messa in sicurezza dell'impianto Acciaierie d'Italia di Genova Cornigliano, come del resto chiesto ripetutamente dalle organizzazioni sindacali.
(5-02014)
FOSSI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
il settore industriale della pelletteria di lusso rappresenta uno dei comparti di maggior importanza del business dell'alta moda finalizzato soprattutto all'esportazione in tutti i continenti ed alla promozione del made in Italy;
i dati relativi al comparto parlano infatti di esportazioni complessive annue per 80 miliardi di euro. Di questi, sono 10 i miliardi generati proprio dalla pelletteria, con una crescita del 6 per cento anche nei primi sei mesi del 2023, con export per 5,6 miliardi di euro;
si tratta di lavorazioni, progettate e commissionate dalle grandi imprese sia italiane che multinazionali, che vengono vengono realizzate da artigiani di altissima specializzazione;
uno dei distretti più significativi di questi settore di contoterzisti è situato nella provincia di Firenze ed in particolar modo nella realtà industriale di Scandicci, caratterizzato da centinaia di piccole e medie imprese con migliaia di lavoratori;
da alcuni mesi, a causa di una crisi generata da contrazione della domanda, anche a seguito delle criticità del contesto geo-politico globale, sono state avviate procedure di cassa integrazione guadagni per circa 4.000 lavoratori solo nella provincia di Firenze e non si intravede a breve alcun superamento di tale fase problematica;
le associazioni toscane di categoria hanno dichiarato di «essere molto preoccupate dai segnali di crisi nel distretto fiorentino della pelletteria, perché moda, pelletteria e meccanica sono tre comparti trainanti dell'economia regionale e anche nazionale»;
è evidente come questa crisi possa avere ripercussioni gravissime non solo sulla continuità produttiva delle imprese interessate ma sui livelli occupazionali coinvolti –:
se il Governo sia a conoscenza delle problematiche esposte in premessa relative al settore delle imprese contoterziste della pelletteria di lusso in provincia di Firenze;
se non si ritenga conseguentemente necessario adottare iniziative urgenti – a partire dalla convocazione di un tavolo interministeriale di confronto con le associazioni sindacali, le istituzioni locali e le stesse aziende committenti – con l'obiettivo di risolvere la crisi delle piccole e medie imprese contoterziste e tutelare un settore di altissima qualità, da sempre vanto mondiale del made in Italy;
se non si ritenga altresì di dover assicurare risorse ai processi di innovazione del settore della pelletteria di lusso e della moda, anche valorizzando l'attività di formazione svolte dalle alte scuole di pelletteria e promuovendo l'istituzione di corsi appositi nelle università toscane, al fine di promuoverne competitività e sostenibilità.
(5-02018)
INTERNO
Interrogazione a risposta in Commissione:
ROGGIANI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) situato in via Corelli a Milano è stato recentemente commissariato, a seguito di un'inchiesta della procura che ha fatto emergere le condizioni disumane in cui vivono i migranti;
l'associazione «Naga Sos Cpr», attiva nell'offrire assistenza sanitaria e legale gratuita a cittadini stranieri, richiedenti asilo e rifugiati, il giorno 12 febbraio 2024 ha comunicato attraverso il proprio sito la notizia, ripresa in seguito da altri organi di informazione, di una protesta nel Cpr di via Corelli accaduta due giorni prima, la sera del 10 febbraio 2024, motivata dalle pessime condizioni di trattenimento e per la carenza di assistenza sanitaria e il cibo scadente;
l'associazione «Naga Sos Cpr» sul proprio sito scrive dell'esistenza di un video che riprende «un violento pestaggio ai danni di due persone in uno stretto corridoio da parte di agenti della Guardia di finanza in tenuta antisommossa», aggiungendo che uno dei due aggrediti era tra quelli che poche ore prima avevano preso parte alla protesta;
dopo aver ricevuto le segnalazioni, il consigliere regionale Luca Paladini e una delegazione dell'associazione Naga Odv e della rete Mai più Lager, composta da un operatore legale, un'avvocata e un medico infettivologo, domenica 11 febbraio 2024 si sono recati in visita al Cpr e, secondo quanto riportato sul sito di Naga Sos Cpr, «in cinque ore di visita si sarebbero registrati numerosi episodi di ostruzionismo da parte del personale addetto»;
in un articolo pubblicato dal quotidiano la Repubblica in data 11 febbraio 2024, Luca Paladini afferma di non essere stato autorizzato dalla direttrice del centro a visitare i blocchi nei quali le persone vivono, opponendosi a un legittimo diritto del consigliere regionale –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, quali iniziative di competenza intenda intraprendere per fare piena luce sull'aggressione e se ritenga opportuno procedere alla chiusura del Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Milano, alla luce della persistente negazione dei diritti fondamentali delle persone al suo interno.
(5-02017)
Interrogazioni a risposta scritta:
FARAONE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'attuale Garante dei detenuti di Palermo, signor Pino Apprendi, è un Ispettore del Corpo dei vigili del fuoco in pensione, con una lunga carriera alle spalle, segnata anche da momenti difficili come quelli dell'impiego tra le macerie del terremoto in Irpinia, e degli interventi a seguito dei tanti attentati mafiosi, comprese le stragi di Capaci e di via D'Amelio, dove tra gli altri persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino;
l'8 febbraio 2024, il quotidiano «la Repubblica» – edizione Palermo – pubblicava una lettera aperta al Presidente della Repubblica Mattarella, a firma del signor Pino Apprendi, con la quale lo stesso, con profonda amarezza, rendeva noto che, a fronte di una richiesta di intervista da parte della redazione della trasmissione RAI «Il Paradiso può aspettare»; per un servizio sulla prima parte della vita da pompiere del signor Pino Apprendi e sulla sua seconda vita da Garante dei detenuti di Palermo, il Dipartimento vigili del fuoco del Ministero dell'interno, avrebbe negato che detta intervista potesse svolgersi all'interno della sede di Palermo «perché pensionato»;
a fronte della richiesta pervenuta da una trasmissione del servizio pubblico televisivo, per un servizio dagli evidenti risvolti sociali, sorprende la motivazione posta a fondamento del diniego da parte del Dipartimento vigili del fuoco –:
quali norme e/o regolamenti abbiano impedito al Dipartimento vigili del fuoco del Ministero dell'interno di autorizzare l'intervista di cui in premessa al vigile del fuoco in pensione signor Pino Apprendi, all'interno della sede di Palermo e quali iniziative di competenza il Ministro interrogato ritenga voler intraprendere, per quanto di competenza, per accertare i fatti sopra descritti affinché casi analoghi non abbiano più a ripetersi.
(4-02349)
MALAVASI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
in molte province italiane i cittadini che chiedono il rilascio o il rinnovo del passaporto sono costretti ad attendere per molti mesi, fino a otto nei casi più critici: prenotare un appuntamento in questura è complicato, i posti liberi sono pochissimi e soprattutto i primi sono disponibili dopo mesi ed è lunga anche l'attesa per la verifica dei documenti indispensabile prima della consegna finale;
le conseguenze di questi problemi, sensibilmente peggiorati negli ultimi mesi, sono evidenti e spiegano le proteste di molte persone che hanno scritto al Ministero e ai giornali: senza avere certezze è quasi impossibile programmare in tempi relativamente brevi i viaggi fuori dall'Unione europea;
anche in provincia di Reggio Emilia la situazione è analoga, tanto che negli ultimi mesi sono stati segnalati notevoli disservizi e sono necessari almeno sei mesi per ottenere il documento;
i motivi di questi disservizi sono stati spiegati più volte dai funzionari di molte questure. Durante l'emergenza coronavirus c'è stato infatti un calo significativo della domanda di passaporti a causa delle restrizioni imposte agli spostamenti: quando le restrizioni sono state rimosse, le domande sono aumentate moltissimo perché al numero normale di richieste si sono aggiunte quelle delle persone che negli ultimi tre anni non avevano rinnovato i documenti, a cui si aggiungono carenze di organico;
tuttavia, nulla può giustificare ritardi di questa portata nel rilascio o rinnovo di un documento fondamentale per la mobilità dei cittadini fuori dall'Unione europea;
i consigli comunali di diverse città hanno approvato mozioni per chiedere al Ministero dell'interno di velocizzare le procedure e ci sono state prese di posizione da parte delle regioni;
questa situazione, oltre a determinare una forte disomogeneità tra territori, limita in maniera intollerabile la libertà di circolazione dei cittadini che devono viaggiare per motivi di salute, di lavoro o anche per motivi di svago;
non sorprende quindi se il Consumer Digital Empowerment Index (CDEI) pubblicato nel 2023 da The Consumer Empowerment Project – CEP, un'iniziativa promossa da Euroconsumers e Google, classifica l'Italia come il Paese meno performante, per quanto riguarda i servizi digitali di Governo e Pubblica amministrazione, rispetto a Portogallo, Spagna e Belgio;
un esempio concreto legato alle cronache degli ultimi mesi è proprio quello delle gravi difficoltà sperimentate dai nostri concittadini per ottenere il rilascio o il rinnovo di un passaporto, come da un'inchiesta di Altroconsumo su 13 città, dove i tempi di rilascio possono arrivare a 4-6 mesi;
il rilascio del passaporto non è una benevola concessione bensì un pieno diritto dei cittadini nei confronti dello Stato che, attraverso apposite leggi, ne disciplina nel dettaglio i requisiti necessari e le modalità –:
quali iniziative urgenti intenda intraprendere per consentire che il rilascio e il rinnovo del passaporto avvenga in tempi ragionevoli, per rispondere alle richieste dei cittadini reggiani.
(4-02352)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazione a risposta scritta:
BARBAGALLO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
Aci Sant'Antonio è un comune siciliano, si trova sulle pendici sud-orientali dell'Etna, in provincia di Catania, a 4 chilometri dalla costa jonica e a 13 chilometri da Catania;
il comune ha indetto un bando con lo scopo di realizzare un piccolo asilo nido da affiancare alla scuola dell'infanzia già presente nel comune, così da ampliare la fascia di età del polo scolastico;
è stato richiesto da parte del comune un contributo per il noleggio dei container che ospiteranno i bambini quando inizieranno i lavori della scuola, per l'anno 2024-2025;
i lavori a marzo dovrebbero iniziare e intanto i moduli, che dovevano servire a collocare i bambini, non sono ancora arrivati;
inoltre, pare che non sarà erogato il finanziamento come stabilito e che il comune dovrà affrontare con le risorse limitate che ha a disposizione anche l'onerosa spesa per il noleggio dei moduli –:
alla luce dei fatti esposti in premessa, quali iniziative urgenti di competenza intenda assumere.
(4-02354)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazione a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
in Italia la popolazione anziana è in costante aumento e le famiglie hanno bisogno di assistenza qualificata e continua per i propri cari non autosufficienti;
il lavoro delle badanti si presenta come un lavoro gravoso, che richiede impegno psicologico e fisico, dovuto alla fatica di svolgere mansioni di cura, igiene, alimentazione e trasporto degli assistiti e alle responsabilità di assistere persone spesso non autosufficienti, sostenendo turni lunghi e spesso notturni;
la natura fisica ed emotiva del lavoro svolto può dunque impattare negativamente sulla salute a lungo termine dei lavoratori;
secondo uno studio del 2021, il 63 per cento delle badanti ha dichiarato di avere problemi di salute legati al lavoro. Secondo un'indagine Censis il 44,3 per cento dei collaboratori domestici, in Italia, è stato vittima di un infortunio domestico nel 2009; mentre se si considera l'intero arco di vita professionale la percentuale arriva al 70,5 per cento;
alle criticità fisiche e psicologiche, si aggiungono inoltre le difficoltà previdenziali e legali dovute alla scarsa regolamentazione della loro figura professionale, alla precarietà e alla bassa retribuzione;
attualmente la pensione per lavori usuranti, che consente alle badanti di andare in pensione con 61,7 anni di età e 36 anni di contributi, è attualmente riconosciuta alle sole badanti che svolgono turni notturni per almeno sei ore, per almeno 90 notti all'anno, per almeno sette anni negli ultimi dieci anni di attività, tralasciando di fatto coloro che svolgono il lavoro nella fascia diurna, che è altrettanto usurante;
secondo il V Rapporto annuale sul lavoro domestico, promosso dall'Osservatorio Domina, a livello nazionale ben il 69,5 per cento dei lavoratori domestici è di nazionalità straniera a cui componente più significativa è quella rappresentata dell'Est-Europa pari al 35,4 per cento;
l'alta percentuale di stranieri riconducibili alla categoria giustifica la difficoltà per molte badanti di venire facilmente a conoscenza delle normative specifiche del settore e dei propri diritti riconosciuti dal nostro sistema lavoro, tanto che da tempo molte associazioni socio-culturali spingono verso soluzioni innovative che permettano un più facile accesso a risorse informative e formative da parte dei lavoratori –:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda porre in essere al fine di riconoscere ufficialmente come usurante il lavoro delle badanti, nella sua totalità, al fine di garantire le adeguate condizioni lavorative nonché i diritti e i benefici legati alla natura gravosa e continua delle loro mansioni e se il Ministro interrogato non intenda farsi promotore, in collaborazione con i soggetti competenti, della creazione di una piattaforma digitale che metta a disposizione corsi di formazione, risorse informative e linee guida sui diritti della categoria, al fine di fornire opportuni strumenti di supporto allo svolgimento del proprio lavoro.
(4-02350)
SALUTE
Interrogazione a risposta in Commissione:
IACONO, BARBAGALLO, MARINO e PROVENZANO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
nel novembre 1986 venne installato, a Lampedusa, un radar general electric An-Fps-8, in dotazione alla 134° squadriglia dell'Aeronautica militare;
è un radar che lavora a una frequenza compresa tra 1.280 e 1.380 megahertz e che risultava posizionato nelle immediate vicinanze (a meno di 500 metri) del distaccamento aeroportuale dei vigili del fuoco; nel 1998 la sala controllo di Lampedusa fu dismessa e la 134° squadriglia assunse la configurazione di sensore remoto, con la contestuale dismissione del radar, successivamente sostituito da un altro radar, posizionato a una distanza decisamente maggiore;
a circa 70 vigili del fuoco in servizio al distaccamento, tra il 1986 e il 1998, sarebbero stati diagnosticati oltre 20 casi di malattie oncologiche e cardiovascolari, a questi si aggiungerebbero ulteriori casi tra il personale di altri enti presenti all'interno dell'aeroporto;
il sindacato Uilpa dei vigili del fuoco di Agrigento aveva richiesto un'indagine epidemiologica al fine di accertare eventuali responsabilità –:
se il Ministro, alla luce dei fatti esposti in premessa, intenda far luce, per quanto di competenza, sulla vicenda, in particolare su eventuali nessi tra l'esposizione alle onde elettromagnetiche impiegate dal radar e i casi accertati tra coloro che hanno prestato servizio a Lampedusa nel periodo su citato.
(5-02016)
Interrogazione a risposta scritta:
BENZONI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
gli enzimi pancreatici sono indispensabili per chi ha subito un'operazione chirurgica al pancreas, ma anche per i pazienti affetti da patologie a coinvolgimento pancreatico, come la fibrosi cistica, in quanto consentono l'assimilazione delle sostanze nutritive degli alimenti in caso di insufficienza epatica;
in tale categoria, si ricomprendono i farmaci contenenti il principio attivo pancrelipasi, ossia gli enzimi lipasi, amilasi e proteasi, secreti dal pancreas, necessari per il corretto svolgimento del processo digestivo e per l'assimilazione delle sostanze nutritive. Tali farmaci, infatti, hanno il compito di trasformare i nutrienti in sostanze semplici che possono essere assorbite dal nostro organismo, funzione fondamentale per i pazienti il cui pancreas non è più in grado di produrli;
con nota pubblicata sul proprio sito internet il 25 ottobre 2023, l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) comunicava la carenza dei medicinali contenenti pancrelipasi, sottolineando che tale mancanza non fosse legata a problematiche di sicurezza o di qualità, ma dovuta a problemi produttivi e all'elevata richiesta degli stessi, prevedendone la distribuzione in maniera contingentata e aggiungendo che «tale situazione si protrarrà presumibilmente fino al 31/12/2025»;
il Ministero della salute, attraverso un comunicato del 27 gennaio 2024, rendeva noto di essere a conoscenza della situazione di carenza, pur essendo la stessa «indipendente dalle attività regolatorie di AIFA» e che «la carenza di enzimi pancreatici riguarda, nello specifico, il farmaco Creon. Si tratta di una situazione nota e indipendente dalle attività regolatorie di AIFA, che ha già da tempo fornito ai pazienti e agli operatori sanitari adeguate informazioni anche di carattere operativo. Ad oggi l'unica azienda produttrice (Viatris Italia S.r.l.) ha comunicato l'impossibilità di soddisfare la domanda per eccesso di richiesta. Tuttavia, come peraltro già comunicato da AIFA attraverso le procedure ordinariamente utilizzate in caso di carenza di farmaci, l'Agenzia consente alle strutture sanitarie l'importazione per analogo farmaco autorizzato all'estero, nel caso in cui le strutture stesse dovessero riscontrare discontinuità nella fornitura, a livello delle reti distributive cui hanno accesso. Inoltre, le farmacie che non dovessero reperire il prodotto negli usuali canali distributivi possono effettuare un ordine diretto al titolare tramite l'apposito servizio di Customer Service», precisando infine di seguire la situazione con grande attenzione e di avere intenzione di porre in essere tutte le attività di competenza finalizzate a garantire la continuità terapeutica dei pazienti;
successivamente, lo stesso Ministero, con una nota del 5 febbraio 2024, annunciava, a seguito della riunione del Tavolo tecnico di lavoro nel settore dell'approvvigionamento dei farmaci sul territorio italiano, in attesa delle prossime forniture già calendarizzate, lo sblocco di un lotto di trentotto mila confezioni del farmaco Creon 10.000UI;
contestualmente, comunicava che «AIFA sta continuando a supportare le Regioni interessate nell'importazione del farmaco dall'estero», implicitamente evidenziando come la fornitura delle ulteriori confezioni, sebbene utile, non sia comunque sufficiente a soddisfare il fabbisogno del farmaco per i pazienti che ne hanno necessità –:
quali ulteriori iniziative intenda porre in essere, per quanto di competenza, al fine di aumentare, con la massima priorità, la fornitura dei farmaci suesposti in modo tale da garantire la continuità terapeutica a tutti i cittadini.
(4-02353)
Apposizione di una firma ad una interrogazione.
L'interrogazione a risposta scritta Lacarra n. 4-02217, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 gennaio 2024, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Serracchiani.