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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato A

Seduta di Mercoledì 24 aprile 2024

ORGANIZZAZIONE DEI TEMPI DI ESAME: DDL N. 1665

Ddl n. 1665 – Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni
a statuto ordinario ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione

Discussione sulle linee generali: 17 ore.

Relatori per la maggioranza 1 ora
(complessivamente)
Eventuali relatori di minoranza 40 minuti
(complessivamente)
Governo 20 minuti
Richiami al Regolamento 10 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora e 50 minuti
Gruppi 13 ore
 Fratelli d'Italia 56 minuti
 Partito Democratico – Italia democratica e progressista 2 ore
 Lega – Salvini premier 51 minuti
 MoVimento 5 Stelle 1 ora e 52 minuti
 Forza Italia – Berlusconi presidente – PPE 49 minuti
 Azione – Popolari Europeisti Riformatori – Renew Europe 1 ora e 36 minuti
 Alleanza Verdi e Sinistra 1 ora e 34 minuti
 Noi Moderati (Noi Con L'Italia, Coraggio Italia, Udc e Italia al Centro) – MAIE 46 minuti
 Italia Viva – Il Centro – Renew Europe 1 ora e 30 minuti
 Misto: 1 ora e 6 minuti
  Minoranze Linguistiche 26 minuti
  +Europa 40 minuti

COMUNICAZIONI

Missioni valevoli
nella seduta del 24 aprile 2024.

  Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bignami, Bitonci, Braga, Brambilla, Calderone, Calovini, Cantone, Carè, Carfagna, Carloni, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Cesa, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Enrico Costa, Sergio Costa, Della Vedova, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferrante, Ferro, Fitto, Foti, Frassinetti, Freni, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Letta, Lollobrigida, Lupi, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzi, Meloni, Minardo, Molinari, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Orsini, Osnato, Nazario Pagano, Pellegrini, Pichetto Fratin, Prisco, Rampelli, Richetti, Rixi, Roccella, Romano, Rosato, Angelo Rossi, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Francesco Silvestri, Siracusano, Sportiello, Sudano, Tabacci, Tajani, Trancassini, Tremonti, Vinci, Zanella, Zaratti, Zoffili, Zucconi.

(Alla ripresa pomeridiana della seduta).

  Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bignami, Bitonci, Braga, Calderone, Calovini, Cantone, Carè, Carfagna, Carloni, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Cesa, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Enrico Costa, Sergio Costa, Della Vedova, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferrante, Ferro, Fitto, Foti, Frassinetti, Freni, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Letta, Lollobrigida, Lupi, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzi, Meloni, Minardo, Molinari, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Orsini, Osnato, Nazario Pagano, Pellegrini, Pichetto Fratin, Prisco, Rampelli, Richetti, Rixi, Roccella, Romano, Rosato, Angelo Rossi, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Francesco Silvestri, Siracusano, Sportiello, Sudano, Tabacci, Tajani, Trancassini, Tremonti, Vinci, Zanella, Zaratti, Zoffili, Zucconi.

Annunzio di proposte di legge.

  In data 23 aprile 2024 sono state presentate alla Presidenza le seguenti proposte di legge d'iniziativa dei deputati:

   MANZI: «Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nonché alla legge 20 agosto 2019, n. 92, e altre disposizioni in materia di rappresentanza studentesca e partecipazione degli studenti alla vita della scuola» (1838);

   FURFARO: «Modifiche alla legge 14 febbraio 1974, n. 37, in materia di accesso dei cani addetti all'assistenza delle persone cieche, ipovedenti o con disabilità ai mezzi di trasporto e agli esercizi aperti al pubblico» (1839).

  Saranno stampate e distribuite.

Adesione di deputati a proposte di legge.

  La proposta di legge ILARIA FONTANA ed altri: «Istituzione del Consorzio per la salvaguardia, la gestione e la valorizzazione delle risorse ambientali della laguna di Orbetello» (1286) è stata successivamente sottoscritta dalla deputata L'Abbate.

  La proposta di legge BALDELLI ed altri: «Introduzione dell'articolo 23-bis della legge 5 febbraio 1992, n. 104, in materia di partecipazione delle persone con disabilità a pubblici spettacoli o a manifestazioni di intrattenimento o di carattere sportivo» (1536) è stata successivamente sottoscritta dalle deputate Colombo e Matera.

  La proposta di legge ALFONSO COLUCCI ed altri: «Incremento della detrazione per gli oneri sostenuti nell'anno 2023 in dipendenza di mutui contratti per l'acquisto dell'unità immobiliare da adibire ad abitazione principale» (1590) è stata successivamente sottoscritta dalla deputata L'Abbate.

  La proposta di legge VARCHI ed altri: «Concessione della medaglia d'oro al valore dell'Esercito o della medaglia d'oro al valore dell'Arma dei carabinieri ai caduti italiani di Nassiriya» (1654) è stata successivamente sottoscritta dai deputati Ciocchetti e Maerna.

Assegnazione di progetti di legge
a Commissione in sede referente.

  A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, i seguenti progetti di legge sono assegnati, in sede referente, alla sottoindicata Commissione permanente:

   II Commissione (Giustizia):

  DALLA CHIESA: «Istituzione di un calcolatore unico nazionale per la determinazione dell'importo dell'assegno di mantenimento in favore dei figli» (1615) Parere delle Commissioni I, V, VI e XII;

  CONSIGLIO REGIONALE DELLE MARCHE: «Modifica all'articolo 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, in materia di sospensione dei termini processuali nel periodo feriale» (1824) Parere delle Commissioni I, V e XI.

Trasmissione dalla Corte dei conti.

  Il Presidente della Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con lettera in data 23 aprile 2024, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, la determinazione e la relazione riferite al risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), per l'esercizio 2022, cui sono allegati i documenti rimessi dall'ente ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della citata legge n. 259 del 1958 (Doc. XV, n. 220).

  Questi documenti sono trasmessi alla V Commissione (Bilancio) e alla XI Commissione (Lavoro).

  Il Presidente della Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con lettera in data 23 aprile 2024, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, la determinazione e la relazione riferite al risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della società Investimenti immobiliari italiani – Società di gestione del risparmio (INVIMIT Sgr Spa), per l'esercizio 2022, cui sono allegati i documenti rimessi dall'ente ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della citata legge n. 259 del 1958 (Doc. XV, n. 221).

  Questi documenti sono trasmessi alla V Commissione (Bilancio) e alla VI Commissione (Finanze).

  Il Presidente della Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con lettera in data 24 aprile 2024, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, la determinazione e la relazione riferite al risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della società AMCO – Asset Management Company Spa, per l'esercizio 2022, cui sono allegati i documenti rimessi dall'ente ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della citata legge n. 259 del 1958 (Doc. XV, n. 222).

  Questi documenti sono trasmessi alla V Commissione (Bilancio) e alla VI Commissione (Finanze).

Annunzio di progetti di
atti dell'Unione europea.

  La Commissione europea, in data 23 aprile 2024, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, la relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Lo stato di attuazione del divieto di pratiche commerciali sleali ai fini del rafforzamento della posizione degli agricoltori e degli operatori nella filiera agroalimentare (COM(2024) 176 final), che è assegnata, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alle Commissioni riunite X (Attività produttive) e XIII (Agricoltura), con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).

  Il Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 23 aprile 2024, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, progetti di atti dell'Unione europea, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi.

  Questi atti sono assegnati, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alle Commissioni competenti per materia, con il parere, se non già assegnati alla stessa in sede primaria, della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).

  Con la predetta comunicazione, il Governo ha inoltre richiamato l'attenzione sui seguenti documenti, già trasmessi dalla Commissione europea e assegnati alle competenti Commissioni, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento:

   Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Costruire il futuro con la natura: stimolare le biotecnologie e la biofabbricazione nell'Unione europea (COM(2024) 137 final);

   Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla fornitura di assistenza macrofinanziaria al Regno hascemita di Giordania (COM(2024) 159 final).

Atti di controllo e di indirizzo.

  Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell'Allegato B al resoconto della seduta odierna.

ERRATA CORRIGE

  Nell'Allegato A ai resoconti della seduta del 23 aprile 2024, a pagina 5, prima colonna, diciassettesima riga, dopo la parola: «VI» devono intendersi inserite le seguenti: «(ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria)».

DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA 2024 (DOC. LVII, N. 2).

Doc. LVII, n. 2 – Risoluzioni relative al Documento di economia e finanza 2024

RISOLUZIONI

   La Camera,

   premesso che:

    il Documento di economia e finanza 2024 (DEF 2024), approvato dal Consiglio dei ministri nella seduta dello scorso 9 aprile, aggiorna le stime del quadro dei conti pubblici tendenziali a legislazione vigente per il triennio 2024-2026 ed estende l'orizzonte di previsione al 2027;

    il Documento è stato predisposto in coerenza con le indicazioni fornite dalla Commissione per la predisposizione dei Programma di Stabilità e di Convergenza nel periodo di transizione tra le regole del Patto di Stabilità e Crescita attualmente vigenti e il nuovo quadro di governance in corso di adozione;

    infatti, le nuove regole che entreranno in vigore entro breve prevedono che gli Stati membri definiranno gli obiettivi di politica economica di medio periodo attraverso il Piano strutturale nazionale di bilancio a medio termine (Medium-term fiscal-structural plan) che, per l'anno in corso, dovrà essere presentato al più tardi entro il 20 settembre;

    è, quindi, all'interno del Piano citato che saranno definiti gli obiettivi macroeconomici e di finanza pubblica validi per i prossimi anni;

    alla luce di queste considerazioni, il DEF di quest'anno ha ad oggetto le grandezze di finanza pubblica che emergono dal profilo tendenziale a legislazione vigente e fornisce una stima degli oneri connessi alle politiche invariate per il prossimo triennio;

    il Documento chiarisce che il Governo adotterà iniziative normative volte a ricondurre i valori dell'indebitamento netto tendenziale negli anni 2025 e 2026 agli obiettivi programmatici fissati nella NADEF 2023 e già autorizzati con le risoluzioni di approvazione dei precedenti documenti di programmazione;

    il Documento sottolinea come l'economia italiana nel corso del 2023 abbia dimostrato una resilienza superiore alle attese. Nonostante un quadro macroeconomico connotato da instabilità politica, elevata inflazione e da un ciclo restrittivo di politica monetaria, il PIL ha registrato un incremento dello 0,9 per cento, in decelerazione rispetto al 2022 ma superiore alla media dell'area euro (+0,4 per cento);

    nel complesso, la crescita nel 2023 è stata trainata dalla domanda interna unitamente alla ripresa della domanda estera netta;

    l'attività economica ha ripreso a espandersi a ritmi moderati, intorno a due decimi di punto ogni trimestre e i più recenti segnali disponibili indicano un andamento simile per la prima parte del 2024; tuttavia non devono essere trascurati i rischi di natura geopolitica e ambientale, che restano assai elevati;

    proprio alla luce di tali considerazioni, la previsione tendenziale di crescita del PIL tiene conto di tali fattori d'incertezza e, in via prudenziale, è aggiornata per il 2024 all'1,0 per cento, lievemente al ribasso rispetto allo scenario programmatico della NADEF (1,2 per cento), mentre si prospetta all'1,2 e all'1,1 per cento, rispettivamente, per gli anni 2025 e 2026, un profilo lievemente più contenuto rispetto allo scenario programmatico della NADEF (che li poneva pari all'1,3 per cento per il 2025 e all'1,2 per cento per il 2026). Per il 2027, non considerato nell'orizzonte della NADEF, la crescita è posta allo 0,9 per cento;

    il Documento indica per il 2023 un deficit pari al 7,2 per cento in termini di PIL, a fronte di un 5,3 per cento previsto con la NADEF 2023; il dato di consuntivo 2023 del deficit è stato rivisto dall'Istat al 7,4 per cento in occasione della pubblicazione dei dati di Notifica del 22 aprile. Lo scostamento rispetto alla previsione della NADEF 2023 trova spiegazione nelle maggiori spese legate al Superbonus e, più in generale, a una più alta spesa in conto capitale rispetto a quanto atteso;

    al netto dell'impatto sui conti pubblici del 2023 causato dall'ulteriore aumento dei costi legati al Superbonus, la previsione a legislazione vigente per il quadriennio 2024-2027 conferma, sostanzialmente, il progressivo rientro dell'indebitamento netto sul PIL lungo tutto l'orizzonte di previsione;

    la previsione per gli anni successivi stima un rapporto deficit/PIL pari al 4,3 per cento nel 2024 (in linea con le previsioni della NADEF 2023), al 3,7 per cento nel 2025 (di 0,1 punti percentuali in rialzo rispetto alle previsioni della NADEF 2023), al 3,0 per cento nel 2026 (a fronte del 2,9 per cento previsto dall'ultima NADEF) e al 2,2 per cento nel 2027 (anno non contemplato nell'orizzonte dalla NADEF 2023). Tale evoluzione corrisponde, in termini strutturali, all'8,0 per cento nel 2023, 4,8 per cento nel 2024, 4,3 per cento nel 2025, 3,7 per cento nel 2026 e 2,8 per cento nel 2027;

    nello scenario di previsione, il rapporto debito/PIL tenderà a risalire lievemente, passando dal 137,8 per cento nel 2024 al 139,8 per cento del 2026, per poi intraprendere un percorso di riduzione a partire dal 2027, anno in cui, secondo le stime aggiornate, si attesterà al 139,6 per cento;

    con riferimento all'indicatore della spesa primaria netta, che sarà considerato come indicatore operativo unico per la valutazione della politica fiscale e la sorveglianza di bilancio nella nuova governance, il documento evidenzia che, per l'Italia, il tetto massimo di crescita della spesa primaria netta raccomandato dalle Istituzioni europee per il 2024 è pari all'1,3 per cento, coerente con un miglioramento del saldo di bilancio strutturale di 0,7 punti percentuali del PIL;

    i dati presentati nel documento mostrano il rispetto delle indicazioni delle Autorità europee per il 2024 relativamente all'evoluzione della spesa primaria netta;

    le previsioni macroeconomiche tendenziali del Documento di economia e finanza (DEF) 2024 sono state validate dall'Ufficio parlamentare di bilancio;

    il Documento di economia e finanza, a completamento della manovra di bilancio 2025-2027, conferma quali collegati alla decisione di bilancio i disegni di legge già indicati nel precedente Documento programmatico e indica, altresì, quale disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica per il 2025 un disegno di legge recante norme di principio in materia di Intelligenza artificiale,

impegna il Governo

a presentare quanto prima il quadro programmatico, nell'ambito del Piano fiscale e strutturale di medio periodo.
(6-00108) «Foti, Molinari, Barelli, Lupi».


   La Camera,

   premesso che,

    il Documento di economia e finanza, tracciando una prospettiva di medio-lungo termine degli impegni, sul piano della politica economica e della programmazione finanziaria, e degli indirizzi, sul versante delle diverse politiche pubbliche adottati dall'Italia per il rispetto del Patto di Stabilità e Crescita, costituisce il principale documento di programmazione della politica economica e di bilancio;

    la legge 31 dicembre 2009, n. 196, di contabilità e finanza pubblica prevede che il Governo trasmetta il DEF alle Camere entro il 10 aprile di ogni anno, affinché queste si esprimano sugli obiettivi e sulle strategie di politica economica in esso indicati per il triennio di riferimento;

    con il Documento di economia e finanza 2024, invece, il Governo si limita a illustrare i contenuti e le informazioni di carattere essenziale sull'andamento tendenziale dei principali dati della finanza pubblica e una stima delle politiche invariate per il prossimo triennio, rinviando la definizione degli obiettivi di politica economica, prevista dall'articolo 10, comma 2, lettera e), della citata legge n. 196 del 2009, al Piano strutturale di bilancio di medio periodo da presentare entro il prossimo 20 settembre;

    la motivazione addotta dal Governo; ossia l'attesa delle indicazioni della Commissione per la predisposizione di un Piano fiscale strutturale di medio termine conforme alle nuove regole, appare pretestuosa e non giustifica in alcun modo la mancata presentazione del quadro programmatico e delle linee generali della prossima manovra, non rispettando le disposizioni della legge di contabilità pubblica e, soprattutto, impedendo al Parlamento di esprimersi con una circostanziata deliberazione;

    gli unici casi di mancata presentazione del quadro programmatico sono riconducibili a Governi dimissionari che, correttamente, si erano limitati a esporre gli andamenti macroeconomici e di finanza pubblica rimettendo le scelte programmatiche al successivo esecutivo: la scelta del Governo Meloni è, pertanto, senza precedenti, di estrema gravità, lesiva delle prerogative del Parlamento, opaca nei confronti dell'opinione pubblica, rivelatrice della mancanza di strategia su un orizzonte di pochi mesi, indice estremamente preoccupante in considerazione del fatto che con il nuovo Patto di stabilità occorrerà lavorare su un orizzonte di almeno quattro anni, e motivata unicamente dal tentativo di nascondere, in prossimità delle elezioni europee, gli esiti fallimentari dell'azione di politica economica e finanziaria, tra cui una crescita stimata per l'anno in corso all'1 per cento, in ribasso rispetto all'1,2 per cento della scorsa NADEF ma più ottimistica dello 0,6 per cento (0,8 per cento se si esclude la correzione per le giornate lavorative) stimato dalla Banca d'Italia e dello 0,7 per cento previsto dal FMI, il più basso di tutti i paesi G7;

    oltre alla mancata previsione del quadro programmatico il Governo non intende affrontare nel Documento anche la cornice entro cui collocare la prossima legge di bilancio e non fornisce alcuna indicazione concreta sulle misure di entrata e di spesa che l'esecutivo intenderà introdurre nei prossimi mesi;

    il Governo, in particolare, non esplicita alcuna decisione per quanto riguarda la sanità, la scuola, le politiche per il lavoro, gli investimenti, la politica industriale e gli enti locali, anch'essi interessati dalla declinazione nazionale delle nuove regole del Patto di stabilità e crescita;

    la seconda sezione del DEF riporta l'indicazione delle previsioni a politiche invariate per i principali aggregati del conto economico delle Amministrazioni pubbliche, rinviando anche in questo caso a un momento successivo quali interventi effettivamente riterrà opportuno attuare;

   tuttavia, la stima fatta dal Governo di 19,9 miliardi di euro, 0,9 punti di PIL, necessari per finanziare le politiche invariate, unita all'esigenza di reperire le risorse necessarie per le manovre di rientro – non inferiori a 0,5 punti percentuali annui, al netto dell'attivazione di ulteriori clausole che potrebbero innalzarne l'impatto intorno all'1 per cento – conseguenti alla prossima apertura di una procedura d'infrazione per deficit eccessivo nei confronti del nostro Paese, desta estrema preoccupazione, perché rischia di essere conseguita attraverso una ulteriore compressione, come emerge dai contenuti in controluce del DEF 2024, dei consumi pubblici intermedi, dei contributi agli investimenti, della sanità e delle prestazioni sociali;

impegna il Governo

a trasmettere con la massima urgenza, nel rispetto della normativa vigente e delle prerogative del Parlamento, una nuova versione del Documento di economia e finanza 2024 integrata con gli obiettivi programmatici relativi al PIL, all'indebitamento netto, al saldo di cassa e al debito delle pubblica amministrazione, articolati per i sottosettori della pubblica amministrazione, accompagnati dall'indicazione delle misure attraverso le quali raggiungere i citati obiettivi.
(6-00109) «Ubaldo Pagano, Braga, Guerra, Lai, Mancini, Roggiani».


   La Camera,

   premesso che:

    nella seduta dello scorso 9 aprile il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di economia e finanza 2024, il più importante documento programmatico di politica economica volto anche a illustrare gli intendimenti e le priorità del Governo in materia di finanza pubblica;

    il Governo ha ritenuto opportuno presentare solo il quadro macroeconomico tendenziale, in attesa della completa definizione del quadro delle regole fiscali europee, diventa quindi ancor più rilevante – nelle more della definizione del quadro macroeconomico programmatico – il ruolo del Parlamento nel vincolare il Governo a specifiche azioni di politica economica da formalizzare nel piano strutturale di bilancio a medio termine da presentare entro il prossimo 20 settembre;

    per il solo anno 2024 sono in vigore riduzioni fiscali e contributive per un valore pari a circa 19,6 miliardi di euro, che al momento non risultano confermate per gli anni seguenti: l'esonero parziale dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori dipendenti con redditi inferiori a 35.000 euro annui, le misure di sostegno per gli investimenti nella Zona economica speciale (ZES) del Mezzogiorno, il finanziamento della «Nuova Sabatini» per il sostegno agli investimenti, la detassazione del welfare aziendale e dei premi di produttività, la riduzione dell'aliquota Irpef dal 25 per cento al 23 per cento per i redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, l'azzeramento dei contributi previdenziali a carico delle lavoratrici dipendenti a tempo indeterminati con due figli fino ai 10 anni di età, la riduzione da 90 a 70 euro del canone Rai, la maggiorazione del costo ammesso in deduzione in caso di nuove assunzioni;

    la mancata proroga di tali misure comporterebbe l'incremento della pressione fiscale per circa un punto di Pil, con potenzialmente gravi ripercussioni sul potere di acquisto delle famiglie e delle imprese e sullo stesso andamento macroeconomico,

impegna il Governo

a rendere strutturali le misure di riduzione fiscale e contributiva richiamate in premessa, evitando così un consistente aumento della pressione fiscale.
(6-00110) «Faraone, Gadda, De Monte, Del Barba, Marattin, Bonifazi, Boschi, Giachetti, Gruppioni».


   La Camera,

   premesso che:

    1) nel Documento di Economia e Finanza 2024 viene illustrato solamente il quadro macroeconomico tendenziale e non anche il quadro macroeconomico programmatico, in violazione di quanto previsto dall'articolo 10 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di contabilità e finanza pubblica;

    2) il Governo ha giustificato questa scelta spiegando come, non essendo ancora ufficiali le regole del nuovo patto di stabilità, non sarebbe possibile presentare stime programmatiche;

    3) in realtà, è già noto che l'Italia sarà uno dei Paesi sottoposti alla procedura di infrazione a causa dell'alto livello di deficit, e i parametri di rientro da rispettare sono già noti;

    4) nel corso della conferenza stampa di presentazione del DEF, il Ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti ha illustrato non solo il quadro tendenziale presente nel Documento redatto dal Governo, ma anche diversi obiettivi programmatici che il Governo si è posto in vista della sessione di bilancio per il 2025;

    5) in particolare, il Ministro ha evidenziato la volontà di confermare le misure relative al taglio del cuneo fiscale e alla riduzione delle aliquote IRPEF, che ammontano a un costo complessivo di circa 15 miliardi di euro per il 2025;

    6) finanziare il taglio delle tasse in maniera temporanea e non strutturale innesca un meccanismo di ipoteca sulle future leggi di bilancio, per le quali sarà sempre necessario trovare almeno 15 miliardi di euro solamente per non far alzare il livello di tassazione corrente e mantenere lo status quo, senza migliorare la vita dei cittadini;

    7) allo stesso tempo, è stata ribadita la volontà del Governo di mantenere gli obiettivi di deficit del quadro tendenziale, escludendo la possibilità di ricorrere ad ulteriore debito pubblico per rifinanziare le misure in scadenza a fine anno, il che significa che per confermare queste misure sarà necessario alzare le tasse, diminuire le spese in altri settori o un mix delle due soluzioni, andando per forza di cose ad incidere in maniera negativa sui redditi e sui risparmi dei cittadini;

    8) complessivamente, il quadro a politiche invariate prevede un'ulteriore spesa per il 2025 pari a 19,9 miliardi di euro, da stanziare per la sola conferma di tutte le misure in vigore nel 2024;

    9) riguardo al quadro economico tendenziale, nello scenario illustrato dal Governo sono peggiorati quasi tutti gli indicatori macroeconomici rispetto alla NADEF 2023:

     a) la stima sul PIL è diminuita di 0,2 punti percentuali per il 2024 e 2025 e di 0,1 punti percentuali per il 2026;

     b) il rapporto deficit/PIL è maggiore di 0,1 punti percentuali per il 2025 e 2026;

     c) il rapporto debito/PIL prevede una traiettoria di crescita complessiva (da 137,8 per cento a 139,6 per cento) che prima era assente, con una stima inferiore alle previsioni per il 2024 ma superiore per il 2026;

     d) il debito pubblico supererà quota 3.000 miliardi di euro nel 2025;

    10) questo quadro, oltre a risultare peggiorativo rispetto alle stime di pochi mesi fa, risulta essere il più ottimistico rispetto alle previsioni di tutte le altre istituzioni: ad esempio, la Banca d'Italia, l'Ufficio parlamentare di bilancio, l'ISTAT e il Fondo Monetario Internazionale sono concordi nel ritenere che la crescita del PIL italiano sarà nei prossimi anni inferiore alle previsioni del Governo, con una crescita prevista per il 2024 di circa lo 0,7 per cento, ovvero quasi un terzo in meno rispetto alle stime presentate nel DEF;

    11) questo scostamento nelle previsioni è probabilmente dovuto al fatto che lo scenario illustrato nel DEF non tiene conto di alcuni fattori di rischio per la crescita, illustrati dall'Upb nella nota di validazione delle stime;

    12) in particolare, il DEF non tiene conto:

     a) delle tensioni geopolitiche dovute alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, le quali già hanno ripercussioni tangibili sul commercio internazionale e sulle quotazioni delle materie prime, e che potrebbero ulteriormente deteriorarsi nell'orizzonte di previsione del Documento stesso;

     b) della dinamica degli investimenti e del PNRR, dato che nel breve periodo è difficile prefigurare la tempistica e l'entità dei riflessi sull'economia delle modifiche al Superbonus nel 2024, mentre nel medio termine potrebbero manifestarsi criticità sulla messa a terra del PNRR;

     c) dell'avversione al rischio dei mercati e delle politiche monetarie, dato che le prossime decisioni delle banche centrali potrebbero non rispecchiare le attese dei mercati; del rischio climatico e ambientale, che oltre a influire sui prezzi dei beni alimentari e dell'energia, può danneggiare direttamente il tessuto produttivo e sociale, in caso di eventi estremi;

    13) nella NADEF 2023 si prevedeva una spesa sanitaria pari a 134,7 miliardi di euro per il 2023, mentre il DEF evidenzia come la spesa a consuntivo sia stata pari a 131,1 miliardi di euro, per una differenza complessiva di –3,6 miliardi di euro;

    14) questo valore è inferiore alla spesa sanitaria 2022, che aveva raggiunto la cifra di 131,6 miliardi di euro, e quindi per la prima volta dal 2016 la spesa sanitaria in valori assoluti è inferiore all'anno precedente, circostanza che si è verificata solo quattro volte negli ultimi 30 anni;

    15) per gli anni successivi, nonostante siano previsti aumenti in valori assoluti, si stima che la spesa sanitaria in rapporto al PIL continuerà a scendere, fino ad arrivare al 6,2 per cento nel 2027, un valore inferiore a quello di vent'anni fa;

    16) la mancanza del quadro programmatico non consente di individuare le fonti di finanziamento per la principale opera infrastrutturale del Paese, il Ponte sullo Stretto, la cui spesa complessiva a carico dello Stato è quantificata in 9,312 miliardi di euro,

impegna il Governo:

   1) a presentare, in via prioritaria, il quadro programmatico di finanza pubblica, in ottemperanza agli obblighi di legge;

   2) a chiarire quali misure dello scenario a politiche invariate si intendono confermare per il 2025, e con quali risorse si intenda finanziarle;

   3) a confermare le misure relative al taglio del cuneo fiscale e all'eliminazione di un'aliquota IRPEF solo nel caso in cui si trovino le risorse necessarie per renderle strutturali, al fine di evitare di innescare un meccanismo equivalente alle clausole di salvaguardia IVA;

   4) a rendere evidenza delle ragioni che rendono le previsioni macroeconomiche del DEF 2024 notevolmente più ottimistiche delle previsioni di tutti gli altri istituti;

   5) ad illustrare le misure che si intendono implementare per triplicare la capacità di spesa delle pubbliche amministrazioni, necessaria per garantire la messa a terra degli investimenti del PNRR nei tempi previsti e quindi evitare che si realizzi uno degli scenari di rischio evidenziati dall'Upb;

   6) a stilare un piano di adattamento al cambiamento climatico e ad assicurare il finanziamento di tutti gli interventi contro il dissesto idrogeologico stralciati dal PNRR;

   7) a garantire che il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale per il 2024 sia almeno pari a quanto previsto nel Documento di Economia e Finanza 2024, e non inferiore come, invece, avvenuto nel 2023;

   8) a prevedere nella legge di bilancio 2025 un graduale aumento della spesa sanitaria nel periodo di programmazione, per portare il finanziamento a una quota pari almeno all'8 per cento del PIL al termine del triennio, in linea con gli altri grandi Paesi europei;

   9) a chiarire quali saranno gli strumenti che il Governo metterà in pratica per garantire il finanziamento integrale del Ponte sullo Stretto fino al 2032 e l'eventuale riduzione dell'onere finanziario a suo carico.
(6-00111) «Richetti, Bonetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Carfagna, Castiglione, Enrico Costa, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».


   La Camera,

   premesso che:

    il Documento di economia e finanza 2024 (Def), trasmesso all'attenzione delle Camere lo scorso 9 aprile, si presenta come un documento privo del profilo programmatico, limitandosi, per la prima volta, unicamente ai dati di bilancio tendenziali, in contraddizione con la stessa natura del documento la cui finalità è proprio quella di disegnare il quadro programmatico di finanza pubblica, attraverso le misure di entrata e di spesa che il Governo intende introdurre nei tre anni successivi;

    sebbene il Ministro dell'Economia abbia sottolineato come la scelta di limitare il Def 2024 al quadro tendenziale abbia dei precedenti, si osserva come essi siano circoscritti a governi dimissionari che, in quanto tali, non avevano titolo a presentare programmi pluriennali, peraltro privi, quest'ultimi, di alcun interesse nei confronti degli operatori economici e dell'opinione pubblica. Ben diverso è il caso dell'attuale Governo, che si trova nel pieno delle sue funzioni;

    né può essere accolta la tesi del Governo a giustificazione della natura «asciutta» del documento in considerazione della prossima presentazione del piano fiscale strutturale previsto dalle nuove regole di governance economica europea – del quale non sono ancora noti tutti i dettagli applicativi – se si tiene conto dei doveri informativi del Governo nei confronti del Parlamento, oltreché dell'opinione pubblica, nell'esposizione dei contenuti programmatici, in vigenza del quadro normativo nazionale sul processo di formazione del bilancio;

    anche la eccessiva colpevolizzazione della misura del bonus 110 come capro espiatorio della difficoltà di questo Governo di tracciare un quadro programmatico, appare assolutamente fuori luogo e per nulla convincente, posti sia gli effetti positivi che la misura ha avuto come volano dell'economia in un momento di grande difficoltà, come quello pandemico, sia l'attuale incertezza sulla contabilizzazione dei conseguenti crediti fiscali;

    è quindi la prima volta che un Governo non dimissionario rinuncia a chiarire al Parlamento e all'opinione pubblica quale, nelle sue intenzioni, dovrà essere il disavanzo pubblico (la differenza tra spesa pubblica ed entrate dello Stato) l'anno prossimo;

    il Def 2024 approvato dal Consiglio dei Ministri, infatti, consta del solo quadro di finanza pubblica cosiddetto tendenziale per il 2025, cioè il disavanzo previsto sotto l'ipotesi che, per il prossimo anno, il Governo non adotti alcuna nuova misura, ad esempio non rinnovi i tagli alle tasse del 2024;

    assunta, con riferimento alle analisi e alle previsioni economiche di tutti gli istituti di ricerca più autorevoli, una previsione attendibile sull'andamento dell'economia mondiale, europea e nazionale nell'anno in corso e in quelli immediatamente seguenti, il Governo si ferma a descrivere un quadro di finanza pubblica a legislazione vigente ovverosia con leggi di spesa e di entrata in vigore che restano esattamente quelle che sono anche nell'anno successivo (e nei seguenti);

    in una situazione economica e di finanza pubblica incerta e delicata ed apparentemente inadeguata ad invertire la preoccupante tendenza al ritorno a stagioni segnate dalla stagnazione, dall'erosione degli stipendi a causa del caro vita e dalla riduzione delle prestazioni sociali effettive, il Governo Meloni nel Def 2024 sceglie di non esprimersi sui suoi obiettivi programmatici, sulle sue riforme, sulle modificazioni alle leggi di entrata e di spesa in vigore e non compila la seconda caratteristica tabella del Documento, ossia il «Quadro di finanza pubblica programmatico», quello che corrisponde alle intenzioni del Governo e della sua maggioranza parlamentare;

    pertanto il Def 2024 si limita a confermare il quadro tendenziale prospettato con la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanze (NaDef) 2023, ossia deficit al 4,3 per cento al 2024, 3,7 per cento al 2025, 3 per cento al 2026, 2,2 per cento al 2027;

    eppure gli obiettivi di deficit programmatici indicati nella NaDef contenevano nel 2024 tutta una serie di misure varate con la legge di bilancio approvata alla fine del 2023, ma finanziate solo per il 2024, per un ammontare di circa 20 miliardi di euro. Tra queste, per citarne alcune, il taglio del cuneo, l'accorpamento delle aliquote Irpef, l'aiuto per le madri con due figli, la riduzione del canone Rai, le missioni all'estero. Negli anni successivi il deficit programmatico non conteneva queste misure, come non le contiene ovviamente il tendenziale a legislazione vigente del nuovo Def 2024;

   considerato che:

    l'impercepibile tasso stimato di crescita del PIL si attesta, per il 2024, all'1,0 per cento, mentre si prospetta pari all'1,2 per cento nel 2025, e all'1,1 e allo 0,9 per cento, rispettivamente nei due anni successivi;

    la previsione tendenziale di crescita del PIL in termini reali per il 2024 si attesta, pertanto, all'1,0 per cento, al ribasso rispetto allo scenario programmatico della NaDef (1,2 per cento) e anche queste previsioni rischiano di essere riviste e ridimensionate a settembre, come annunciato dallo stesso Ministro;

    i dati a consuntivo del 2023 mostrano un miglioramento del debito che scende dal 140,2 per cento della NaDef al 137,3 per cento dell'attuale Def, ma la ragione di fondo parrebbe la maggiore crescita del PIL nominale, conseguente al ricalcolo fatto dall'lstat del deflatore del PIL: pertanto, mentre la NaDef prevedeva un debito sostanzialmente stabile nel 2024-2025, con una discesa a 139,6 nel 2026, il nuovo scenario tendenziale prevede un aumento del debito fino al 2026 (139,8), per poi iniziare a scendere;

    a distanza di 7 mesi dalla NaDef, i principali dati macroeconomici volgono al negativo, le previsioni di crescita riviste al ribasso, mentre la disoccupazione appare in discesa, dato tuttavia legato, alla crescita del lavoro precario, temporaneo, saltuario;

    secondo le stime provvisorie diffuse dall'lstat lo scorso 5 aprile, nel 2023 l'incidenza dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche rispetto al PIL si è attestata al 7,2 per cento, segnando un risultato superiore di 1,9 punti percentuali rispetto all'obiettivo programmatico fissato nella NaDef 2023. Il Def 2024 però non tiene conto delle informazioni contenute nella Notifica dell'indebitamento netto e del debito delle Amministrazioni pubbliche pubblicata lo scorso lunedì dall'lstat: in tale documento il disavanzo del 2023 è stato rivisto al rialzo dal 7,2 al 7,4 per cento del PIL e, corrispondentemente, il disavanzo primario è passato dal 3,4 al 3;

    il 16 aprile u.s., poi, il Fondo monetario internazionale (Fmi), ribadendo la proiezione di crescita del PIL per l'Italia dello 0,7 per cento su quest'anno, in rallentamento dopo il +0,9 per cento del 2023, ha rivisto al ribasso per 0,4 punti percentuali la stima di crescita sul 2025, ora a sua volta indicata al +0,7 per cento. L'Italia, secondo queste stime, risulterebbe il Paese con il minor tasso di crescita economica tra le grandi economie dell'area euro nel 2025;

    colpisce il taglio dell'Fmi per le stime sul PIL del prossimo anno. Se la crescita del 2024 viene confermata allo 0,7 per cento, quella del 2025 viene abbassata dal Fondo di quattro decimi dalla precedente dell'1,1 per cento. Rispetto al PIL immaginato dal Governo per il 2025 (+1,2 per cento) si è addirittura mezzo punto sotto;

    similmente molto distanti sono anche apparse le visioni sul debito. L'Fmi lo colloca al 139,2 per cento del Pil per quest'anno e al 140,4 per cento il prossimo, fino addirittura a sfiorare il 145 per cento nel 2029. Il Def 2024 riporta invece su una traiettoria più bassa; al 137,8 per cento e al 138,9 per cento nel 2024-2025, per iniziare a scendere dal 2027 senza mai sfondare quota 140 per cento. Una differenza di non poco conto;

    meno dirompente la forchetta sul deficit: il Def lo posiziona al 4,3 per cento del Pil quest'anno e al 3,7 per cento il prossimo, mentre l'Fmi lo prevede a 4,6 e 3,2 per cento. Se fosse come dicono gli economisti di Washington, l'Italia dovrebbe dunque prepararsi ad una correzione dei conti ben più corposa di quella immaginata, da definire dopo le elezioni europee di giugno e confermare in autunno;

    e le cattive notizie internazionali – attacchi dei ribelli Houthi nel Mar Rosso, guerra in Medio Oriente e Ucraina – come nota l'Fmi, non possono che incrinare le prospettive per l'Italia di agganciare nel 2025 la crescita media dell'Eurozona all'1,5 per cento ossia più del doppio della nostra;

    si aggiunga che la previsione macroeconomica tendenziale è stata validata dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) come previsto dalla legge, rendendo noto che la validazione è stata data «assumendo il graduale venire meno delle tensioni geopolitiche internazionali» oltre alla «piena e tempestiva realizzazione del Pnrr»;

    similmente, nello stesso Def, si afferma che eventuali tensioni persistenti per tutto il 2024 nel Mar Rosso potrebbero ridurre la crescita reale di quasi due decimali (-0,18);

    in tal senso, il documento in esame pare non opportunamente considerare l'incertezza ed il rischio che concernono il quadro economico soprattutto alla luce del drammatico contesto geopolitico dovuto al perdurare del conflitto russo-ucraino e, dall'autunno del 2023, dalla ripresa delle ostilità in Medio Oriente;

    il quadro di un'Italia bloccata è quindi concreto e mal si concilia con la terza legge di bilancio Meloni che, sulla carta, vorrebbe rinnovare per il 2025 bonus e tagli di tasse per 23 miliardi di euro circa;

   considerato altresì che:

    il tema dell'aggiornamento e della revisione del quadro della governance economica europea rappresenta una questione centrale nel dibattito europeo ed un tema decisivo

    di politica economica per il nostro Paese in quanto dall'approvazione di tale riforma è strettamente connessa e dipenderà la capacità di spesa e di investimento a livello nazionale ed europeo per i prossimi anni, pesantemente influenzata dalle crescenti tensioni e dai mutati scenari geo-politici internazionali;

    in ragione delle modifiche peggiorative, apportate nel corso dei negoziati che stanno portando a regole più severe sul deficit e a un controllo più restrittivo sulla spesa pubblica degli Stati membri, il Movimento 5 Stelle, in sede parlamentare europea, ha espresso voto contrario alla suddetta posizione negoziale, coerentemente con la posizione già assunta anche in sede nazionale;

    le elezioni europee si avvicinano, ma il percorso di riforma e di definizione delle nuove regole deve ancora perfezionarsi: con l'accordo politico provvisorio raggiunto tra i negoziatori del Consiglio e del Parlamento europeo il 10 febbraio u.s., è stato confermato l'impianto della riforma della governance, che rimane quello stabilito nell'accordo raggiunto dagli Stati membri nel Consiglio Ecofin dello scorso dicembre. L'accordo dovrà essere ora approvato dal Consiglio nella formazione Coreper e dalla Commissione per gli Affari economici del Parlamento Ue prima della votazione finale formale al Consiglio e al Parlamento;

    da ultimo, la ferma contrarietà del Movimento 5 Stelle a tale proposta di riforma, in coerenza con le precedenti votazioni, è stata ribadita con il voto del 23 aprile u.s. in sede di ultima plenaria del Parlamento europeo prima delle elezioni, con la votazione finale della proposta di regolamento sul braccio preventivo del Patto di Stabilità e con la procedura di consultazione sulle altre due proposte relative al regolamento sul braccio correttivo e alla direttiva sui quadri di bilancio nazionali;

    per tali ragioni non appaiono affatto convincenti le motivazioni fornite dal Ministro dell'economia e delle finanze legate alla riforma della governance economica europea, dal momento che allo stato attuale vige ancora l'articolo 10 della legge di contabilità nazionale (legge 31 dicembre 2009, n. 196), e pertanto Governo e Parlamento sono tenuti a rispettare i contenuti e le prescrizioni di programmazione economica che prevedono espressamente che il Def contenga gli obiettivi da conseguire per accelerare la riduzione del debito pubblico, nonché le previsioni di finanza di lungo periodo e gli interventi che si intendono adottare per garantire la sostenibilità;

    la scelta del Governo di presentare un Def privo dei profili programmatici senza indicazione dei tagli alla spesa e delle misure correttive richieste nell'ambito del rispetto dei parametri della rinnovata governance economica europea solleva numerosi dubbi sulla stabilità del piano e sulla sua fattibilità e lascia trasparire una preoccupante mancanza di trasparenza e di responsabilità da parte dell'Esecutivo;

    tale atteggiamento trae giustificazione politica dall'approssimarsi delle elezioni europee di giugno e dall'auspicio del Governo che il rinnovo della Commissione europea possa dimostrarsi più favorevole nei confronti del maggiore deficit italiano, rispetto a quello attualmente previsto e che valuti diversamente e con più favore i conti italiani;

    in questo contesto va inquadrata anche l'ipotesi di richiesta, avanzata dal Ministro dell'Economia, di una proroga della scadenza – prevista nel 2026 – del PNRR, alla luce delle difficoltà e dei ritardi di spesa finora registrati, ipotesi peraltro respinta dal Commissario Ue all'economia e dal vicepresidente della Commissione Dombrovskis, che hanno ribadito il 2026 qual data limite per la validità dello strumento;

   rilevato che:

    confermandosi coerente rispetto alle misure sin qui adottate, sanità, istruzione e il complesso di tutte le prestazioni sociali necessarie ad alleviare la povertà, non rappresentano per il Governo, anche nel Def 2024, una priorità. Parallelamente, la caotica gestione della revisione del PNRR e il decreto conseguente hanno dimostrato una scarsa capacità – se non addirittura la precisa volontà – di non rilanciare gli investimenti nei territori e di non considerare l'emergenza climatica ed ambientale un elemento verso cui orientare le politiche pubbliche di bilancio, facendole tornare ad un passato che non ha mai prodotto risultati soddisfacenti per i cittadini e col rischio stavolta di accompagnare gradualmente l'Italia verso una fase quasi pre-recessiva;

    la povertà in Italia è ormai un fenomeno strutturale visto che tocca quasi un residente su dieci, il 9,4 per cento della popolazione residente vive infatti, secondo l'Istat, in una condizione di povertà assoluta. In termini assoluti si contano in Italia più di cinque milioni di persone in stato di povertà assoluta;

    l'impennata dei prezzi che ha caratterizzato l'area dell'Euro ha contribuito a ridurre drasticamente il potere d'acquisto dei lavoratori italiani. Si stima che negli ultimi due anni il salario reale dei lavoratori sia sceso in Europa di circa il 6 per cento. In Italia si riscontrano dati peggiori rispetto alla media continentale, facendo registrare un –7,5 per cento (dati OCSE 2023). L'arretramento dei redditi reali degli italiani, anche nel 2023, è peraltro stato recentemente certificato dall'Istat. Tale contrazione si è tradotta in un significativo peggioramento delle condizioni di vita di milioni di persone, spesso costrette a rinunciare anche a beni di prima necessità o a dover rinviare spese relative a servizi essenziali per la persona; per l'Italia, in particolare, il calo del potere d'acquisto ha inciso sulla propensione al risparmio, che secondo l'Istat è calata al livello più basso dal 1995;

    particolarmente preoccupanti sono i dati relativi ai consumi alimentari delle famiglie. L'Istat ha certificato che nel 2023 i beni alimentari sono costati agli italiani il 9,8 per cento in più del 2022 e il carello della spesa il 9,5 per cento in più, dati ancor più allarmanti se si considera che il 2022 è stato l'anno del picco dell'inflazione; inoltre queste percentuali dimostrano l'irrilevanza dell'iniziativa governativa del 'Carrello tricolore';

    i costi di benzina e diesel riscontrato nelle ultime settimane, con il prezzo della benzina, nella modalità self-service, che ha toccato la media di 1,911 euro per litro, e quello del diesel, self service, 1,811 al litro (Quotidiano Energia, aprile 2024), destano grande inquietudine, avendo raggiunto i livelli dello scorso ottobre;

    il comparto dei prezzi servizi ha segnato un'accelerazione nel 2023, con una crescita annua superiore al 4 per cento, rispetto al 3 per cento del 2022. A livello di singole componenti, spiccano i servizi ricreativi e alla persona, al 5,9 per cento dal 4,4 per cento del 2022, e quelli relativi all'abitazione, al 3,6 per cento dall'1,6 per cento del 2022 (DEF 2024);

    alla luce delle considerazioni sin qui esposte e dei dati forniti, pare quanto mai irrealistico il paventato graduale recupero del reddito reale delle famiglie che, sempre secondo le stime dell'Esecutivo, dovrebbe essere sostenuto dagli investimenti connessi al PNRR che, come già riportato, sconta lacune, ritardi e contraddizioni che rischiano di inficiarne completamente l'efficacia;

    lo stesso Governo, all'interno del Documento in esame, pur auspicando l'aumento del potere d'acquisto delle famiglie, con un impatto positivo sull'evoluzione dei consumi, ammette che nel 2024 il valore annuo della spesa delle famiglie «risentirà del calo registrato nell'ultimo trimestre del 2023, a causa di un effetto statistico di trascinamento negativo. La domanda interna, nel complesso, risulterebbe leggermente meno dinamica rispetto all'anno precedente»;

   rilevato altresì che:

    a fronte di una situazione di tale gravità, e dell'immobilismo del Governo – che si limita a «fotografare» l'esistente senza approntare nuove e più incisive misure di rilancio dell'economia e dei consumi, di investimento nella crescita del sistema Paese –, l'introduzione del salario minimo legale costituirebbe un argine all'impoverimento dei lavoratori e allineerebbe l'Italia alla gran parte dei Paesi Europei, restituendo garanzie minime, in termini economici ma anche di dignità delle persona, a milioni di lavoratori;

    la garanzia di una retribuzione dignitosa e adeguata per tutti i lavoratori favorirebbe senz'altro la realizzazione di un mercato del lavoro più inclusivo, equo e paritario, abbattendo le disuguaglianze, anche in termini di divario retributivo di genere (gender pay gap). Pertanto, resta incomprensibile, se non si ragiona in termini meramente ideologici, l'ostilità del Governo rispetto alle proposte di legge presentate in Parlamento negli scorsi mesi a favore di tale misura;

    la necessità di dotarsi di un salario minimo è avvalorata da recenti studi (INAPP 2023) che evidenziano quanto in Italia il problema della stagnazione dei salari sia centrale: tra

    il 1991 e il 2022 i salari italiani sono cresciuti dell'1 per cento a fronte di una media europea del 32,5 per cento;

    la recente direttiva europea 2022/2041, inoltre, indica l'esigenza di definire un salario minimo per legge laddove la contrattazione collettiva non garantisca almeno l'80 per cento dei lavoratori. Sebbene il nostro Paese presenti un tasso di copertura contrattuale superiore al livello minimo previsto dalla direttiva (circa il 95 per cento), in molti casi i CCNL prevedono soglie minime retributive inferiori ai 9 euro. L'innalzamento della retribuzione oraria minima a tale soglia, come prevista nella proposta del M5S, comporterebbe un incremento della retribuzione annuale per 3,6 milioni di persone, che beneficerebbero mediamente di un incremento medio annuale di circa 804 euro (Istat, luglio 2023);

    il salario minimo definito per legge non costituirebbe un salario sostituivo dei salari definiti dalla contrattazione collettiva, ma rappresenterebbe una soglia minima invalicabile al di sotto della quale le retribuzioni non possono scendere. Come autorevolmente affermato dagli esperti del settore (INAPP, gennaio 2024), i due sistemi – salario minimo e contrattazione collettiva – possono convivere e rafforzarsi a vicenda, stabilendo dei parametri oggettivi che abbiano il fine di tutelare tutti i lavoratori;

   valutato che:

    rafforzare il reddito dei lavoratori italiani costituisce una priorità anche sul versante della tutela della loro salute. A tal proposito, la panoramica sulla spesa sanitaria delle famiglie italiane offertoci recentemente dal report GIMBE (aprile 2024) ci consegna un quadro

    allarmante. Le difficoltà economiche delle famiglie conducono alla limitazione delle spese per la salute e alla rinuncia alle cure. Tali fenomeni sono molto più frequenti nelle Regioni del Mezzogiorno, proprio quelle dove l'erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) è inadeguata: di conseguenza, l'insufficiente offerta pubblica di servizi sanitari associata alla minore capacità di spesa delle famiglie del Sud condiziona negativamente lo stato di salute e l'aspettativa di vita alla nascita;

    le diseguaglianze sociali nell'accesso alle cure e l'impossibilità di far fronte ai bisogni di salute con risorse proprie rischiano di compromettere la salute e la vita dei più poveri, in particolare nel Mezzogiorno, dove l'impatto sanitario, economico e sociale senza precedenti rischia di peggiorare ulteriormente con l'autonomia differenziata;

    tali criticità sono state ampiamente denunciate dal M5S nel corso dell'esame parlamentare dell'ultima legge di bilancio, con particolare riferimento: all'assenza o all'insufficienza degli incrementi delle risorse destinate ai Fondi ad hoc per le categorie deboli; alla mancanza di un indirizzo politico e di un progressivo rilancio del finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale; alle grandi problematiche irrisolte, e non affrontate dal Governo, come quelle dei pronto soccorso o delle liste d'attesa, caratterizzate dalla carenza di personale, sempre più precario, e da gravissime criticità strutturali;

    il quadro appena descritto necessita di risposte immediate, occorrono stanziamenti ingenti, in termini finanziari e di progettualità. Il Governo continua a non esserne consapevole. Basti fare riferimento alle disposizioni in materia di sanità contenute nell'ultimo decreto-legge «PNRR» (decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19), duramente criticato dalla Conferenza Stato – Regioni (seduta del 5 aprile 2024) che, oltre a evidenziare una modalità elaborativa di provvedimenti che trattano materie di competenza regionale, senza alcuna interlocuzione con la Conferenza medesima, contesta che gli interventi non più realizzabili con le risorse PNRR, pari a 1,2 miliardi di euro, siano finanziati dalle Regioni con risorse proprie ex «articolo 20 legge 11 marzo 1988, n. 67 – edilizia sanitaria» integrando il quadro economico dei progetti inseriti nei Contratti Istituzionali di Sviluppo (CIS) già sottoscritti, senza prevedere risorse aggiuntive;

    a tal fine la Conferenza Stato-Regioni ha evidenziato che le risorse ex articolo 20 sono destinate ad interventi di edilizia sanitaria che le Regioni hanno già programmato nell'ambito dei plafond per ciascuna disponibili, anche se non risultano ancora formalmente impegnate secondo le regole vigenti, e per le quali più volte ne è stata richiesta la semplificazione;

    dal documento in esame non si evince un programma idoneo a tutelare e salvaguardare il Servizio sanitario nazionale pubblico e universalistico attraverso un recupero integrale di tutte le risorse economiche necessarie, garantendo una sostenibilità economica effettiva ai livelli essenziali di assistenza;

    non si evince la volontà di superare la sperequazione esistente sul territorio nazionale, introducendo indicatori ambientali, socio-economici e culturali nonché l'indice di deprivazione economica che tenga conto delle carenze strutturali presenti nelle regioni o nelle aree territoriali di ciascuna regione che incidono sui costi delle prestazioni sanitarie;

    non si prospettano iniziative volte a rivisitare e aggiornare i Livelli essenziali di assistenza (Lea) che anzi sono rinviati nella loro effettiva adozione per effetto del rinvio della vigenza del nomenclatore tariffario;

    con riferimento alle misure a supporto della genitorialità si evince che il Governo «sta attuando ulteriori iniziative per rafforzare i servizi e il supporto della genitorialità, con una particolare attenzione alle famiglie più vulnerabili. A tale scopo, nel corso del 2024 verrà rafforzata la rete territoriale dei Centri per la famiglia, quali livello di governo locale delle istanze relative alla genitorialità, primo ascolto, indirizzamento e investimento sulle famiglie. La rete dei Centri sarà coinvolta anche nell'alfabetizzazione digitale e mediateca.», confermando in tal maniera la chiara volontà di depotenziare i consultori pubblici e laici per dare spazio ai cosiddetti «Centri per la famiglia» che oltre a non essere pubblici potrebbero non garantire la necessaria laicità e uniformità nel territorio nazionale;

   valutato altresì che:

    in base all'indebitamento netto registrato dall'Italia lo scorso anno (7,2 per cento del PIL secondo le prime stime Istat), lo stesso Ministro dell'economia e delle finanze Giorgetti, in relazione alla riforma della governance economica europea, ha definito come «scontata» – nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle prospettive di riforma delle procedure di programmazione economica e finanziaria e di bilancio – la prossima apertura di una procedura per disavanzo eccessivo (PDE) nei confronti dell'Italia, in base alle raccomandazioni della Commissione;

    in merito all'attuazione del PNRR, si esprime inoltre preoccupazione per il rischio, non trascurabile, che la revisione complessiva del Piano, che inserisce nuove spese nel Piano senza cancellare quelle già previste, ma «esternalizzandole» a carico del bilancio nazionale, generi un cospicuo aumento della spesa, salvo che l'impegno a mantenere la realizzazione delle spese originarie non vada inteso come meramente programmatico e privo di contenuto fattivo;

    con la pubblicazione della quarta Relazione al Parlamento sull'attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il Governo ha finalmente provveduto a fornire qualche aggiornamento sul fronte della spesa: le uscite effettuate finora si attesterebbero su circa 43 miliardi di euro a fronte dei 194,4 assegnati al nostro Paese;

    tuttavia il quadro risulta ancora incompleto. Allo stato attuale infatti sono disponibili dati aggiornati al 31 dicembre 2023. Informazioni che peraltro nella maggior parte dei casi non tengono conto della revisione del Piano, revisione che, nonostante il più recente decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, non pare porre rimedio a quanto testimoniato dall'Ufficio parlamentare di bilancio nella sua analisi dello scorso dicembre, per cui il 75 per cento dei progetti esecutivi risulta in ritardo, con le fasi di progettazione e assegnazione considerate le più critiche. In particolare, la relazione dell'Upb riscontra ritardi nella fase di assegnazione degli appalti soprattutto nel Mezzogiorno, così come dichiara che carenti sarebbero, sia dal punto di vista della esaustività sia della tempestività, i dati presenti nella piattaforma Regis, considerati altresì poco coerenti sia internamente (tra le varie sezioni della piattaforma) che esternamente (confrontando ad esempio le informazioni contenute in altre banche dati);

    come emerge pure dalla ricerca di Libera e Demos contenuta nel rapporto «Nebbia sul Pnrr», manca un quadro di dati aggiornato dopo i cambiamenti apportati dal Governo al piano a dicembre del 2023, che aiuti a capire che cosa resta e quali interventi invece siano fuori ora. Ancora non esiste la piattaforma unica promessa, che raggruppi tutti i progetti in un unico luogo digitale, offrendo dati semplificati e fruibili in modo semplice. Resta poi una certa incoerenza tra i dati comunicati dagli Enti locali (raccolti dal monitoraggio civico di Libera) e quelli istituzionali, mentre capita che i dati non coincidano e che non si riesca a ricostruire l'intera filiera, con rischi di opacità e addirittura di affari illegali;

    secondo la relazione annuale di Eppo, nel 2023, l'Italia è la maglia nera con 179 indagini fatte o in corso su frodi al PNRR, su un totale di 206. Numeri che confermano la nostra posizione negativa per quanto riguarda il totale dei fondi europei: nel 2023, su 1.927 indagini attive, 618 sono italiane, pari al 32 per cento. Su 618 indagini Eppo attive in Italia, 160 sono a dimensione transnazionale, per un totale di 256 persone rinviate a giudizio con il coinvolgimento di 7 città (Bologna, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia). Il danno stimato è pari a 7,38 miliardi di euro rispetto al totale di oltre 19 miliardi, cifra che fa dell'Italia il Paese con il valore più alto in termini di danni al bilancio Ue. Sono 130 indagini di criminalità finanziaria, 42 di presunta corruzione e 76 di riciclaggio. Su 339 indagini collegate a frodi transfrontaliere in materia di Iva, 121 sono italiane e 112 in Germania, seguite a grandissima distanza da Portogallo (15) e Francia (13). Ma a pesare nel 2023 sono soprattutto le indagini relative al PNRR che rappresentano il 15 per cento dei casi di frode gestiti da Eppo e il 25 per cento dei danni;

   tenuto conto che:

    il quadro economico presenta già segnali significativi di deterioramento come testimonia la prossima apertura di una procedura per disavanzo eccessivo nei confronti dell'Italia, in base alle raccomandazioni della Commissione;

    gli obiettivi di crescita, seppur rivisti al ribasso, appaiono per molti versi sovrastimati in uno scenario internazionale instabile e fragile che presenta incognite rilevanti per cui le prospettive potrebbero cambiare in un arco temporale breve;

    i rischi legati all'inflazione, soprattutto per la dinamica dei prezzi energetici, le criticità connesse all'attuazione del PNRR revisionato, e all'utilizzo integrale, tempestivo ed efficiente dei fondi, i fattori geopolitici e gli effetti del prolungamento della guerra in Ucraina, sono tutti elementi che richiederebbero una visione strategica diversa da quella che è stata finora messa in campo dal Governo e che sta mostrando progressivamente tutti i suoi limiti;

    è drammatico che tutto questo accada dopo una crescita boom del 2021 (secondo Istat al +8,3 per cento) e una crescita sostenuta nel 2022 (+4 per cento), risultati frutto delle coraggiose politiche economiche espansive messe in campo dal Governo Conte II, orientate agli investimenti;

    è altrettanto drammatico constatare che questo crollo era ampiamente prevedibile, come denunciato dal M5S sin dalla prima legge di bilancio Meloni: il taglio smaccatamente – ed imprudentemente – ostentato e indiscriminato di reti di protezione sociale, che come il Reddito di cittadinanza avevano anche un effetto sui consumi, e lo smantellamento o drastico ridimensionamento di misure di investimento come Superbonus e Transizione 4.0, senza la previsione di investimenti alternativi, non potevano che portare a questo repentino deterioramento del quadro economico;

    in tal senso, come già denunciato rispetto alla NaDef 2023 – cui oggi si guarda ancora stante il carattere «leggero» del Def al nostro esame –, la vera tragedia contabile è la crescita zero, perché sia il deficit sia il debito si calcolano in rapporto al PIL e se quest'ultimo si ferma, il rapporto in futuro non può far altro che aumentare;

    così il netto deterioramento del quadro di finanza pubblica determinerà sul piano sociale maggiore vulnerabilità e sul piano economico minor crescita, poiché i consumi, l'industria, settori importanti come le costruzioni e gli stessi servizi registrano battute d'arresto che una eventuale nuova impennata dei prezzi energetici, nonostante il rallentamento dell'inflazione a livello globale, potrebbe ulteriormente aggravare;

    la volontà annunciata da parte dell'Esecutivo di voler ricavare denaro da tagli ad alcuni Ministeri non sembra in grado di poter mantenere le promesse elettoralistiche della maggioranza in una «fotografia» che già «programmaticamente» rinuncia all'aumento importante di spese essenziali, come quelle per la sanità pubblica e il lavoro stabile, non povero;

    inoltre, il diluvio di disegni di legge collegati alla manovra – cui, rispetto al precedente Documento programmatico ora si aggiunge un ddl recante norme di principio in materia di Intelligenza artificiale – di fatto continuerà – com'è stato per l'anno economico appena trascorso e con l'esame di importanti collegati ancora in corso, si pensi al cosiddetto collegato, ma anche l'autonomia differenziata – a privare la legge di bilancio di molti contenuti di merito, rinviando all'attuazione di deleghe future la definizione di importanti misure, in una situazione preoccupante di rallentamento globale dell'economia che i rischi ambientali e climatici, le tensioni sui prezzi dell'energia – con effetto diretto sui prezzi dei beni e quindi sui consumi – e gli sviluppi della guerra in Ucraina e in Medio Oriente potrebbero inasprire;

    in tutto questo il cambio di strategia che pare prendere piede in ambito fiscale, verso una maggiore irresponsabilità (si moltiplicano i casi di «condono») ed una minore solidarietà, e la mancanza programmatica di strategie volte a sostenere effettivamente i redditi e a rilanciare le politiche pubbliche nella scuola, nella sanità e nel lavoro – vale a dire nei settori che più incidono e preoccupano i cittadini – delineano un quadro in cui la messa in sicurezza sociale non appare una priorità del Governo attuale e che il Def 2024 sostanzialmente conferma,

impegna il Governo:

   1) con specifico riferimento all'iter negoziale in corso in merito all'approvazione della riforma delle regole di governance economica europea, ad intraprendere ogni iniziativa utile, in sede europea, finalizzata a rivedere e ad apportare le opportune modifiche all'accordo, al fine di includervi, tra i fattori da considerarsi rilevanti, anche le spese in investimenti strategici – tra i quali gli investimenti destinati all'istruzione, quelli in ambito di spesa sanitaria, gli investimenti green quelli destinati alle energie rinnovabili e ai beni pubblici europei che sono ostacolati dall'attuale quadro di bilancio – nonché esentare, dalla regola di spesa, gli investimenti finanziati dai prestiti del programma Next Generation EU che promuovono gli obiettivi a lungo termine dell'Unione europea, per prevenire politiche di austerità, preservare la qualità e il livello di spesa pubblica, evitare pesanti tagli allo Stato sociale e sostenere una crescita inclusiva e sostenibile di lungo termine;

   2) ad intraprendere altresì tutte le opportune iniziative volte ad adattare alla nuova architettura della politica di bilancio europea, nella prospettiva di una rinnovata governance UE ispirata ai criteri anzidetti, gli elementi di successo dell'esperienza del dispositivo di ripresa e resilienza, trasformando il programma NGEU in uno strumento permanente, da finanziare attraverso il bilancio europeo, con la conseguente istituzione di nuove fonti di entrate nella forma di risorse proprie dell'Unione europea e l'inclusione dell'emissione di debito comune europeo come strumento stabile, finalizzati a sostenere l'impegno comune per il rafforzamento degli investimenti nella produzione di «beni pubblici europei» che consentano di rispondere al meglio alle esigenze concordate a livello europeo, come salute, istruzione, ricerca, innovazione, sicurezza e transizione energetica, al fine di assicurare all'Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo, capace di avviare una politica economica anti-ciclica;

   3) al fine di salvaguardare il Servizio sanitario nazionale:

    a) a garantire una sostenibilità economica effettiva ai livelli essenziali di assistenza (LEA) e soddisfare in modo più efficace le esigenze di pianificazione e di organizzazione nel rispetto dei princìpi di equità, di solidarietà e di universalismo, a prevedere che l'incidenza della spesa sanitaria sul prodotto interno lordo (PIL) sia in linea con i Paesi del G7 e che non sia, comunque, inferiore alla media europea;

    b) a superare la sperequazione esistente sul territorio nazionale, introducendo indicatori ambientali, socio-economici e culturali nonché l'indice di deprivazione economica che tenga conto delle carenze strutturali presenti nelle regioni o nelle aree territoriali di ciascuna regione che incidono sui costi delle prestazioni sanitarie e sottraendo la salute da qualsiasi progetto volto a conferire ulteriori forme di autonomia alle realtà regionali;

    c) a desistere da ogni ulteriore rinvio nell'erogazione effettiva dei LEA conseguente alla mancata adozione del nomenclatore tariffario;

    d) a procedere ad un'azione strutturale di incremento delle risorse umane da destinare al funzionamento del Servizio Sanitario nazionale, rimuovendo il testo di spesa per le assunzioni a tempo indeterminato, finanziando ulteriormente i cicli di specializzazione;

    e) a potenziare l'organico dei consultori, assicurando la presenza di personale non obiettore di coscienza, anche al fine di garantire un accesso sicuro alle procedure per l'interruzione volontaria di gravidanza;

   4) a potenziare gli strumenti per i percorsi di vita indipendente delle persone con disabilità e non autosufficienti, dando piena attuazione alla legge delega in tema di disabilità; a valorizzare l'invecchiamento attivo; a garantire e potenziare le tutele per i caregiver e a prevedere misure volte al cosiddetto silver cohousing, al fine di creare condizioni di vita migliori per gli anziani;

   5) a rafforzare l'assegno unico, prima misura universalistica e progressiva a tutela e a sostegno della natalità, della genitorialità e delle famiglie, aumentando gli importi previsti, ampliando la platea dei beneficiari e rafforzando le clausole di salvaguardia; a introdurre una tassazione agevolata per il secondo percettore di reddito, al fine di incrementare il tasso di occupazione femminile; ad adottare misure dirette ad ampliare i congedi parentali, incrementandone il trattamento economico e la fruibilità da parte di entrambi i genitori; a rafforzare l'indennità di maternità; ad assicurare la realizzazione degli asili nido, come previsto dal PNRR, e il loro buon funzionamento attraverso un'adeguata dotazione di personale, con l'obiettivo di aumentare l'offerta di lavoro, dare impulso all'occupazione femminile, far emergere il lavoro nero e favorire il reinserimento nel mondo del lavoro dopo il congedo di maternità obbligatorio;

   6) ad adottare le iniziative necessarie a risolvere le numerose problematiche di carattere sociale, rafforzando le misure per affrontare la povertà alimentare e per ridurre il tasso di persone a rischio di povertà o esclusione sociale che resta ancora superiore alla media dell'Unione europea;

   7) a reperire adeguate risorse da destinare alla scuola pubblica e portare gli investimenti in istruzione, educazione e formazione al 5 per cento del PIL come il resto d'Europa, al fine di restituire peso e valore all'istruzione scolastica, per promuovere la formazione degli insegnanti, per valorizzare la professionalità docente e per sostenere l'innovazione didattica e organizzativa, nella consapevolezza che la scuola debba rappresentare uno dei più importanti fattori di crescita del Paese, garantendo il diritto allo studio e la garanzia di accesso per tutti e a tutti i livelli di istruzione;

   8) ad adottare le opportune iniziative volte a una graduale diminuzione delle spese per i sistemi di armamento, che insistono sul bilancio dello Stato, al fine di non distrarre le risorse finanziarie necessarie a sostenere il tessuto sociale ed economico del Paese e a garantirne la ripresa, tenuto conto della grave crisi economica in atto dovuta al caro energia e al caro carburanti, fattori che potrebbe inasprirsi a causa del fragile scenario internazionale interessato da due drammatici conflitti a rischio escalation;

   9) in materia di lavoro e politiche sociali:

    a) a dare piena e tempestiva attuazione, con la massima sollecitudine, ai principi e alle finalità della direttiva (UE) 2022/2041 del Parlamento europeo e del Consiglio, così come agli indirizzi espressi dalla Corte di cassazione, introducendo anche nel nostro ordinamento il riconoscimento ai lavoratori e alle lavoratrici di ciascun settore economico di un trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale, assicurando in ogni caso livelli retributivi in grado di garantire una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa, anche attraverso l'introduzione del salario minimo legale, corrispondente a un trattamento economico minimo orario non inferiore a 9 euro, aggiornato annualmente per tenere conto, in particolare, dell'aumento della produttività e dell'inflazione;

    b) per quanto di competenza e con il pieno coinvolgimento delle parti sociali, a definire una disciplina normativa di sostegno per la regolamentazione della rappresentanza e rappresentatività delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro che restituisca certezza nelle relazioni industriali e superi la proliferazione di sigle di comodo, così come la moltiplicazione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti da organizzazioni che non hanno alcuna rappresentatività reale, in particolare valorizzando i contratti collettivi «leader», ossia quelli siglati dai soggetti comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale che presentino maggiore connessione, in senso qualitativo, all'attività produttiva del luogo di lavoro, nonché definendo specifici criteri atti a misurare il grado di rappresentatività sia delle organizzazioni sindacali che datoriali e tenendo in debita considerazione i criteri autoprodotti dall'ordinamento intersindacale negli accordi interconfederali stipulati dalle confederazioni maggiormente rappresentative;

    c) a ripristinare il Reddito di cittadinanza, prevedendo il rafforzamento e la riorganizzazione delle politiche pubbliche volte a contrastare la povertà e l'esclusione sociale, potenziando la componente di servizi alla persona e l'attivazione di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa per l'effettivo superamento della condizione di povertà;

    d) a favorire, per quanto di competenza, l'adozione di misure volte a promuovere la sperimentazione della riduzione dell'orario lavorativo a parità di salario;

    e) ad avviare un concreto e tempestivo confronto con le parti sociali realmente rappresentative, volto a definire una nuova strategia in materia di lavoro nel nostro Paese, anche attraverso la realizzazione di un piano straordinario pluriennale per il lavoro, che metta al centro la buona e stabile occupazione, il contrasto a ogni forma di precarietà e l'incremento della partecipazione al lavoro, con particolare riguardo alle donne e ai giovani, così come al Mezzogiorno e alle aree interne e coerente con la transizione e conversione ecologica;

    f) a rafforzare le politiche attive del lavoro, anche attraverso il potenziamento del fondo nuove competenze; a contrastare le crescenti disparità generazionali, di genere e territoriali, in particolare con interventi volti a favorire l'inserimento lavorativo dei giovani e delle donne; ad assicurare la lotta al lavoro sommerso; a contrastare il precariato, rafforzando gli incentivi volti a favorire le assunzioni a tempo indeterminato, nonché collegando strettamente le tipologie contrattuali a tempo determinato a specifiche causali; ad abolire gli stage extra curriculari in forma gratuita;

    g) a favorire l'evoluzione del sistema previdenziale mettendo al centro le donne, i giovani e chi svolge lavori gravosi, prevedendo l'aggiornamento e l'ampliamento della platea dei lavori usuranti, garantendo una prospettiva pensionistica sostenibile e dignitosa;

    h) a completare il sistema di tutele in favore dei lavoratori autonomi, avviato con l'introduzione dell'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa, attraverso l'estensione delle misure già previste per i lavoratori dipendenti;

   i) ad adottare, in linea con le esperienze più avanzate in Europa, le opportune misure per assicurare l'estensione in termini di durata, nonché di copertura del congedo di paternità obbligatorio, prevedendo altresì che il congedo di maternità e il congedo di paternità godano di una copertura retributiva pari al 100 per cento, in modo da ridurre il disincentivo economico all'utilizzo dei congedi parentali per ì padri;

    j) ad avviare un serio confronto con le parti sociali realmente rappresentative volto a definire una nuova strategia nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, da implementare annualmente favorendo il pieno coinvolgimento del Parlamento, assicurando, nelle more, l'adozione di immediate misure volte ad affrontare le principali criticità, quali l'equiparazione delle tutele disposte nella disciplina degli appalti pubblici anche agli appalti tra privati, nonché l'eliminazione degli appalti a cascata e delle gare al massimo ribasso;

    k) a riconsiderare ogni ipotesi di privatizzazione in atto di aziende controllate e/o partecipate dallo Stato, che, oltre a rappresentare la perdita di asset strategici per il Paese, spesso determinano, come accaduto in passato, fenomeni di precarizzazione del lavoro e riduzione dei livelli occupazionali;

    l) a ripristinare il lavoro agile quantomeno in favore dei lavoratori fragili per rendere pieno e garantito il diritto al lavoro;

   10) a stanziare adeguate risorse per fronteggiare il grave e diffuso disagio abitativo, attraverso la revisione e il rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione e del Fondo per la morosità incolpevole, nonché a prevedere misure di sostegno per far fronte alla maggiore spesa conseguente all'aumento dei tassi di interesse sui mutui in favore di coloro che versano in situazione di obiettiva difficoltà, e a incrementare l'offerta di alloggi a canone di locazione sociale mediante interventi di recupero e riqualificazione del patrimonio esistente nell'ambito di una adeguata programmazione nazionale pluriennale;

   11) a introdurre misure urgenti per consentire lo smaltimento dei crediti relativi a bonus edilizi ancora nella disponibilità di imprese e cittadini e il completamento dei lavori in essere, nonché ad attuare una programmazione pluriennale delle risorse finalizzata a sostenere un piano strategico strutturale degli incentivi edilizi, anche attraverso la revisione dei bonus esistenti e dello strumento della cessione del credito e dello sconto in fattura, in linea con il perseguimento degli obiettivi di cui alla Direttiva cosiddetta «Case Green», quantomeno per gli interventi a maggior impatto in termini di efficientamento energetico e riduzione delle emissioni di CO2 nonché in favore dei cittadini a basso reddito e degli interventi edilizi a maggior indice di complessità, sia in termini di investimento che di determinazione dell'intervento (es. edifici condominiali);

   12) a dare piena e rapida attuazione al PNRR, rispettando tutti gli obiettivi, le riforme da attuare e le scadenze temporali previste, recuperando la capacità di spesa per compensare i ritardi accumulati; a informare costantemente il Parlamento sullo stato di attuazione del PNRR e sugli eventuali aggiornamenti dello stesso; a garantire la realizzazione delle opere messe a bando, anche prevedendo lo stanziamento di ulteriori risorse a copertura dei rincari dei prezzi dei materiali; a monitorare il rispetto della clausola del 40 per cento per gli investimenti del PNRR, procedendo, con l'urgenza richiesta dal caso, alla pubblicazione della Terza relazione istruttoria sul rispetto del vincolo di destinazione alle regioni del Mezzogiorno di almeno il 40 per cento delle risorse territorialmente allocabili, al fine di verificare l'effettiva attuazione del predetto obiettivo in termini di riequilibrio territoriale e di rilancio del Sud come priorità trasversale a tutte le missioni del Piano e a scongiurare eventuali tagli ai progetti destinati alle regioni meridionali conseguenti alla revisione del PNRR;

   13) al fine di incrementare i servizi di prevenzione e di controllo del territorio e di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, connessi, in particolare, alle esigenze di contrasto della criminalità organizzata e del terrorismo internazionale: a finanziare e concludere le procedure per il reclutamento di tutte le unità di personale delle forze dell'ordine di cui alla legge 30 dicembre 2018, n. 145, al decreto-legge del 30 dicembre 2019, n. 162, alla legge 30 dicembre 2020, n. 178, dall'articolo 17-bis, comma 2, lettera b), del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36; a provvedere all'assunzione di un contingente straordinario di 1.300 unità delle Forze di Polizia, in aggiunta alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente, nei rispettivi ruoli iniziali – 600 unità per la Polizia di Stato, 400 per l'Arma dei Carabinieri, 300 per il Corpo della Guardia di Finanza – tramite scorrimento di graduatorie vigenti;

   14) a potenziare gli strumenti di contrasto alle mafie già esistenti, a salvaguardare e rafforzare il regime speciale di cui all'articolo 41-bis Ord. Pen., adeguando le 12 strutture detentive in modo da garantire realmente la separazione tra questi detenuti, al fine di impedire qualsiasi comunicazione sia all'interno dell'istituto che verso l'esterno; potenziare il GOM mettendolo in condizione di svolgere il proprio lavoro in sicurezza attraverso la copertura della pianta organica, la formazione e l'aggiornamento professionale, l'addestramento e l'equipaggiamento;

   15) a investire nella lotta alla corruzione, in particolare attraverso l'adozione di misure volte a garantire maggiore trasparenza e controllo dei fondi del PNRR; ad astenersi da ogni intervento anche normativo che possa tradursi di fatto in un allentamento dei presidi anticorruzione, nonché ad intraprendere tutte le necessarie iniziative, nelle opportune sedi istituzionali nazionali ed europee, volte ad una rapida approvazione della proposta di direttiva UE 2023/0135 (COD) in materia di lotta contro la corruzione, al fine di rafforzare ulteriormente i meccanismi per la prevenzione e lotta alla corruzione, ampliando l'ambito di azione rispetto al singolo Stato ed estendendolo a tutta l'Unione europea, nonché rivalutando altresì la normativa prevista nel decreto-legge n. 162 del 2022 – convertito in legge n. 199 del 2022 – in modo da restituire giusta rilevanza al requisito della collaborazione con la giustizia e ricomprendere nuovamente nel novero dei reati ostativi (ex articolo 4-bis) anche quelli contro la Pubblica Amministrazione;

   16) a proseguire nella politica di contrasto alle agromafie ed ecomafie, tutelando il diritto alla salute attraverso un efficace sistema di repressione delle attività della criminalità organizzata e dei reati ambientali in generale;

   17) ad intervenire con gli investimenti necessari per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza sulle donne attraverso la formazione specifica e l'aggiornamento del personale (Forze dell'ordine, sanitari, magistrati, avvocati, servizi sociali) chiamato ad interagire con le donne vittime di violenza e l'attivazione di programmi di trattamento per gli uomini maltrattanti ed in generale per i sex offender nella fase di esecuzione della pena, al fine di combattere la recidiva, particolarmente elevata in relazione a questo genere di reati; in tale prospettiva andrebbero promosse ed estese le buone pratiche già sperimentate, valorizzando le collaborazioni avviate con, ad esempio, l'ordine degli psicologi e egli enti territoriali, per l'esecuzione della pena dei sex offender. Inoltre è imprescindibile garantire la continuità dei finanziamenti alle attività e al funzionamento dei centri e delle reti antiviolenza territoriali;

   18) sotto il profilo dell'annunciata revisione delle circoscrizioni giudiziarie, a garantire il pieno diritto di accesso alla giustizia in tutto il territorio nazionale e risolvere le questioni più critiche relative a taluni uffici giudiziari, colmando le discrepanze esistenti tra i diversi territori;

   19) a potenziare l'organico del Corpo di Polizia Penitenziaria, al fine di rendere maggiormente efficienti gli istituti penitenziari e garantire migliori condizioni di lavoro al personale addetto alla sicurezza all'interno delle carceri; a prevedere risorse aggiuntive per l'assunzione straordinaria di personale nei ruoli di funzionario giuridico-pedagogico e di funzionario mediatore culturale considerando, altresì il ruolo fondamentale che questi ultimi rivestono all'interno dell'ordinamento ai fini del reinserimento in società dei ristretti; nonché ad assumere, con procedura concorsuale, nuovi magistrati per porre rimedio alla gravissima carenza di personale;

   20) con riferimento agli annunciati interventi per l'edilizia penitenziaria, anche minorile, nonché per gli edifici sede degli Uffici deputati all'esecuzione penale esterna, investire maggiori risorse per la realizzazione di nuove strutture e la riqualificazione di strutture già esistenti, da progettare e realizzare con criteri innovativi che includano anche interventi di efficientamento energetico e antisismici, ('implementazione di strumenti e impianti tecnologici per la sicurezza, l'introduzione di impianti di videosorveglianza, di schermatura nonché impianti per il compostaggio di comunità, con individuazione e predisposizione di un sistema di poli detentivi di alto profilo tecnologico, in modo da rendere più efficace la funzione rieducativa della pena, la tutela del diritto alla salute, la preservazione dei legami tra genitori e figli, anche attraverso il ricorso alle più avanzate innovazioni tecnologiche, la distinzione tra diverse tipologie di detenuti, anche mediante l'adozione di appositi criteri architettonici;

   21) in riferimento ad interventi in materia di edilizia giudiziaria, a riqualificare e potenziare il patrimonio immobiliare dell'amministrazione della giustizia in chiave ecologica e digitale, che si tratti di area facilmente accessibile e dotata di servizi e ambienti da adibire a nidi per l'infanzia, nell'attuazione delle politiche volte alla conciliazione tra vita familiare e professionale, con ricadute positive in termini di incremento dell'occupazione femminile e di effettività della parità nell'accesso alle professioni caratterizzanti il comparto giustizia;

   22) ad incrementare le risorse destinate alle attività di intercettazione, astenendosi da qualsivoglia intervento – anche normativo – volto a restringerne l'utilizzo o da depotenziarne l'efficacia come strumento di ricerca della prova determinante per l'attività investigativa ed indispensabile per contrastare le forme più insidiose di criminalità organizzata e dei fatti di corruzione, i cui effetti finali ricadono sull'utente, ovvero il cittadino;

   23) ad adottare iniziative utili volte ad aumentare le risorse per le politiche di cooperazione allo sviluppo al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile globale in sintonia con l'Agenda 2030, con particolare attenzione all'efficacia degli aiuti e dello sviluppo, alla massima integrazione delle politiche e degli strumenti, nonché al coordinamento e alla collaborazione degli attori della cooperazione;

   24) a rafforzare le politiche per la riduzione dei divari territoriali, con particolare riferimento al Mezzogiorno, alle aree interne, ai territori montani e alle isole, nonché a prevedere, in favore degli enti territoriali, risorse dirette a contenere l'aumento dei prezzi dell'energia anche mediante l'utilizzo di flessibilità di bilancio, nonché a implementare il finanziamento per lo svolgimento delle funzioni fondamentali e servizi in favore dei cittadini;

   25) alla luce dei gravi nodi critici, tuttora irrisolti, che intridono l'attuazione dell'articolo 116, terzo comma della Costituzione, come disposta dal Governo per il tramite del disegno di legge (C 1665) cosiddetta «autonomia differenziata», che accresce le sperequazioni socio-economiche tra territori anziché ridurle – e che, segnatamente, riguardano: oltre a questione di natura giuridica inerenti ai profili di legittimità che comunque saranno sottoposti in altra sede, anche problematiche sul piano finanziario e in ordine alla dinamica delle risorse regionali negli anni successivi all'approvazione delle Intese che il testo non risolve né prevede; come è stato evidenziato anche nel corso delle audizioni dall'ufficio Parlamentare di Bilancio, l'assenza di valutazione delle conseguenze, per esempio in ordine alla revisione delle compartecipazioni sul raggiungimento degli obiettivi programmatici di livello nazionale e sul rispetto del quadro delle regole europee, in quanto l'autonomia differenziata potrebbe portare a configurazioni molto diverse fra loro e, dunque, ad uno scenario fortemente frammentato, con funzioni differenti e LEP differenti e peso finanziario differente – in proposito, si rileva quanto quest'ultimo nodo critico possa nuocere in ordine all'attrattività, già molto bassa, del Paese da parte degli investitori esteri – ad adottare le iniziative di competenza affinché nelle sedi a ciò deputate non si proceda oltre nell'esame del predetto disegno di legge;

   26) ad avviare un percorso di progressiva e sostanziale riduzione della pressione fiscale effettiva al fine di preservare il potere di acquisto delle famiglie, a partire dai redditi medio bassi, e la capacità di investimento per le imprese, nonché incentivare l'offerta di lavoro e la partecipazione al mercato del lavoro, con particolare riferimento ai giovani e alle donne, ai percettori di misure di sostegno al reddito, garantendo la piena ed effettiva progressività del sistema tributario e la tassazione dell'effettiva capacità contributiva espressa dal contribuente, perseguendo al contempo la massima repressione dei fenomeni di evasione fiscale e la stabilizzazione del gettito fiscale, anche attraverso la rinuncia a qualsivoglia forma di misure di sanatoria, ed al fine di consacrare la «lealtà e la liceità» a principi fondanti il sistema tributario e unici presupposti per l'accesso a misure di semplificazione e il riconoscimento di premialità;

   27) a perseguire e incrementare una politica fiscale volta a contenere gli effetti distorsivi conseguenti a eventi straordinari di carattere economico o emergenziale, tali da alterare significativamente l'equilibrio economico tra domanda e offerta ai danni del consumatore e a vantaggio degli operatori economici, soprattutto in termini di maggiore profitto, anche attraverso la previsione di forme di prelievo, a carattere solidaristico, sul margine di profitto inatteso e non connesso al rischio di impresa, destinando il maggior gettito conseguito a misure per il contenimento degli effetti negativi dell'aumento dei prezzi dei servizi offerti e a vantaggio del consumatore;

   28) ad incrementare adeguatamente i finanziamenti al fine di valorizzare economicamente tutto il personale di scuola, università e ricerca; a reperire le risorse necessarie per la piena attuazione del Piano nazionale per la promozione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita sino a sei anni; ad adottare misure di prevenzione e di contrasto dell'abbandono precoce dell'istruzione e della formazione; a procedere a contrastare l'eccessivo affollamento delle classi e la povertà educativa, diminuendo il numero degli alunni per classe e garantendo la formazione delle classi nei territori disagiati, montani, nelle piccole isole, nelle aree interne; a garantire il diritto allo studio scolastico e universitario, assicurando borse di studio e servizi per tutti gli idonei; ad adottare iniziative volte a valorizzare economicamente tutto il personale scolastico, mediante iniziative volte a reperire risorse adeguate e ad innalzare le retribuzioni, portandole al livello europeo; ad intervenire, con azioni forti e immediate, per sostenere le famiglie, in estrema difficoltà nell'acquisto dei libri e materiali scolastici e garantire il diritto allo studio in modo uniforme su tutto il territorio nazionale; a istituire il beneficio della dote educativa da destinare a tutte le alunne e alunni, studentesse e studenti del primo e secondo ciclo di istruzione, al fine di sostenere economicamente le famiglie durante tutto il percorso educativo dei figli e contrastare le diseguaglianze socio-culturali e territoriali; ad adottare misure volte a rivedere la disposizione approvata inerente il dimensionamento scolastico, abrogando la disciplina introdotta, anche alla luce dei rischi e delle criticità che potrebbero derivare dalla controversa riforma dell'autonomia differenziata da riconsiderare integralmente, con particolare riguardo al sistema di istruzione, che deve mantenere i caratteri di uniformità ed eguaglianza su tutto il territorio nazionale; a rafforzare i dottorati e la ricerca universitaria al fine di promuovere pari opportunità, riducendo le disparità regionali, rafforzando le tecnologie digitali e contrastando il divario di genere; ad intervenire affinché il problema della carenza degli alloggi universitari si possa risolvere prevalentemente e in modo strutturale implementando le residenze universitarie pubbliche al fine di garantire pienamente ed efficacemente il diritto allo studio universitario; a promuovere un'opera di sensibilizzazione sull'importanza sociale della cultura e del patrimonio culturale e a sostenere il ruolo trainante del patrimonio storico e artistico del nostro Paese e delle elevate professionalità presenti nei relativi settori;

   29) ad adottare interventi per la transizione ecologica e il contrasto alla crisi climatica, in linea con le misure decise nell'ambito del Green New Deal europeo, e a tal fine:

    a) a revisionare celermente i documenti programmatici in materia di energia e clima, quali il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC), la Strategia di Lungo Termine sulla riduzione dei gas ad effetto serra (LTS) e il Piano di adattamento climatico;

    b) a perseguire, senza indugi, il raggiungimento dei target di decarbonizzazione al 2030 e di neutralità climatica al 2050, attraverso il pieno superamento della dipendenza del Paese da importazioni di combustibili fossili e l'incremento degli investimenti nelle fonti rinnovabili, accelerando il recepimento nell'ordinamento nazionale delle direttive Red III e «Case green» allo scopo di introdurre adeguate misure per aumentare l'efficienza energetica e la sicurezza sismica degli edifici, prestando particolare attenzione alla riqualificazione degli edifici con prestazioni energetiche basse, ivi compresi gli edifici pubblici, in linea con gli indirizzi europei, anche attraverso la previsione di misure a carattere strutturale e finanziariamente sostenibili, e ad affrontare la questione dei crediti fiscali incagliati;

    c) ad adottare misure per promuovere la mobilità sostenibile e sostenere l'innovazione e la riconversione del settore dell'automotive;

    d) a orientare la strategia nazionale per l'indipendenza energetica verso un ulteriore potenziamento della produzione di energia da fonti rinnovabili, mediante un quadro regolatorio certo e appropriate misure di semplificazione procedurale, anche al fine di creare un sistema interconnesso e sempre più slegato dagli approvvigionamenti di fonti fossili all'interno di uno scenario che vede il ridursi della domanda gas nel prossimo futuro;

    e) a favorire la progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi e la tempestiva definizione di appositi indicatori per gli investimenti ecosostenibili, prevedendo adeguate misure compensative per le famiglie e le imprese più vulnerabili;

    f) a finanziare gli interventi di riqualificazione dei corpi idrici naturali e del reticolo minore e a istituire un fondo per la sostituzione e manutenzione degli acquedotti, rimodulando il fondo complementare del PNRR;

    g) a recepire le misure previste dalle strategie per la «Biodiversità 2030», «Firm farm to fork» e «Suolo» nell'ambito del Green New Deal UE e riprese dalla recente «Nature restoration law»;

   30) ad adottare opportune iniziative volte a:

    a) a individuare strategie ed obiettivi di implementazione dell'economia circolare mediante l'adozione di pratiche gestionali finalizzate alla riduzione della produzione di rifiuti, alla raccolta differenziata, alla tariffazione puntuale e alla promozione di filiere produttive volte al riuso, al riciclo, alla riparabilità e alla compostabilità, escludendo il ricorso a soluzioni impiantistiche basate sull'incenerimento dei rifiuti e allo smaltimento in discarica in quanto pratiche idonee a incidere negativamente sulla qualità dell'aria e dei suoli;

    b) al fine di rispondere alle sfide inerenti la salvaguardia del clima e la riduzione dell'inquinamento atmosferico, e in linea con quanto previsto dalla Country-specific Recommendation CSR 3.6, a potenziare la mobilità sostenibile mediante l'elettrificazione del parco veicolare per il trasporto pubblico e privato e la relativa impiantistica di ricarica, anche indirizzando le politiche di mobilità urbana su un consistente spostamento dal trasporto privato motorizzato alle altre forme di mobilità (trasporto pubblico, sharing, bicicletta, mobilità leggera), nonché a rilanciare il settore della logistica cosiddetto «green» prevedendo un piano di evoluzione del sistema anche attraverso strumenti di governance dedicati all'incentivazione del trasporto intermodale – in considerazione di quanto già previsto con i contributi al trasporto combinato strada-mare (marebonus) e strada – rotaia (ferrobonus) –, alla digitalizzazione e all'automazione, per garantire la sostenibilità del settore e la sua compartecipazione agli obiettivi del Green New Deal europeo;

    c) a presentare alla Commissione, nei tempi previsti dal regolamento 2023/955 ovvero entro il 30 giugno 2025, il Piano sociale per il clima al fine di garantire alle famiglie e alle micro-imprese vulnerabili, nonché agli utenti vulnerabili dei trasporti l'accesso ai finanziamenti finalizzati a mitigare l'impatto dei cambiamenti necessari a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050;

    d) a chiarire la preoccupante situazione relativa al Dossier riguardante il Ponte sullo Stretto di Messina, posto che nella legge di bilancio 2024 l'opera è stata quantificata con un indebitamento per lo Stato di 13 miliardi fino al 2032 e che nelle more dell'iter si era annunciata la riduzione dell'onere attraverso la partecipazione a bandi europei nonché attraverso finanziamenti di altri enti pubblici e privati di cui, tuttavia, non vi è alcuna specificazione nel documento in esame;

   31) a garantire che gli interventi previsti per fronteggiare il caro energia siano applicati per tutto il periodo che si renderà necessario, dando priorità alla protezione delle fasce più deboli e alle imprese più esposte al caro energia; a mettere in atto tutte le tempestive iniziative necessarie all'emanazione, da parte del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, del decreto ministeriale per la predisposizione della Strategia nazionale contro la povertà energetica, coordinando gli obiettivi indicativi periodici di quest'ultima con quelli indicati nella strategia nazionale di ristrutturazione a lungo termine, nonché con i futuri piani di riqualificazione edilizia; ad affiancare a tali interventi misure per sostenere i soggetti maggiormente colpiti dall'incremento dei prezzi di altri beni primari, a partire da quelli alimentari, che rischiano di colpire duramente le famiglie più povere e, in particolare, quelle i cui redditi nominali non variano al variare dell'inflazione; ad adottare interventi per sostenere le imprese dei settori maggiormente colpiti dagli effetti negativi dell'incremento dei prezzi e dei tassi d'interesse; a monitorare costantemente l'andamento della situazione del caro prezzi al fine di predisporre i necessari interventi;

   32) ad adottare iniziative volte a ristabilire con urgenza, nei rispettivi mercati del gas naturale e dell'energia elettrica, un equilibrio a favore dei consumatori per preservare i clienti finali da ulteriori abusi nonché a rendere più efficaci e funzionali le periodiche campagne di comunicazione istituzionale a carattere pubblicitario in relazione al definitivo superamento del regime di maggior tutela, anche fornendo, nell'ambito delle stesse, una panoramica di tutti gli strumenti e gli incentivi disponibili per la realizzazione di interventi rivolti alla decarbonizzazione e alla transizione ecologica, alla riduzione e all'efficientamento dei consumi di energia, alla produzione di energia rinnovabile, anche mediante configurazioni di autoconsumo individuale e collettivo e la costituzione di comunità energetiche rinnovabili;

   33) a sostenere e rilanciare gli investimenti pubblici e le politiche dell'innovazione per favorire la crescita economica, la digitalizzazione, l'industrializzazione equa, responsabile e sostenibile e la creazione di nuovi posti di lavoro; a sostenere le imprese riattivando il Piano Transizione 4.0 rendendolo maggiormente fruibile dalle micro, piccole e medie imprese, rafforzando gli incentivi fiscali, con particolare riferimento a quelli per gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, formazione del personale, attuando e potenziando i progetti del PNRR a sostegno della ricerca e dell'innovazione, a partire dal potenziamento della ricerca di base e applicata, sostenendo i processi di innovazione e trasferimento tecnologico, sviluppando le politiche industriali per i settori di punta, nonché preservando in ogni caso, anche nell'ambito del nuovo piano Transizione 5.0 per gli investimenti finalizzati alla transizione ecologica ed energetica, il pieno automatismo degli incentivi e la più ampia diffusione tra le imprese;

   34) ad intraprendere le necessarie iniziative finalizzate ad assicurare all'interno della ZES unica adeguate risorse per la copertura nonché per la proroga – almeno su base triennale – della durata della concessione dei benefici fiscali del credito di imposta previsto a favore delle imprese del Mezzogiorno, al fine di permettere al tessuto imprenditoriale di programmare con maggiore certezza i propri investimenti;

   35) in relazione alla politica agricola, a garantire, anche alla luce delle recenti proteste degli agricoltori, sia in Europa che nel nostro Paese, maggiore attenzione al settore primario e maggiore sostegno nel percorso verso la transizione ecologica alla quale il comparto è chiamato, senza dover rinunciare alla propria redditività, attraverso:

    a) interventi concreti volti ad incrementare le risorse destinate all'agricoltura a garanzia di un vero sostegno alle imprese;

    b) il potenziamento, non solo attraverso il recente stanziamento di risorse del PNRR, dei contratti di filiera mettendo in atto politiche volte a rafforzare il ruolo degli agricoltori all'interno della catena che va dal produttore al consumatore;

    c) l'attuazione di misure volte ad attuare politiche che valorizzino e potenzino il ruolo delle giovani generazioni e delle donne che decidono di investire in agricoltura poiché il ricambio generazionale è fondamentale sia per la competitività di lungo periodo della nostra agricoltura, sia per il percorso di transizione ecologica a cui il settore è chiamato;

    d) il rafforzamento del contrasto ad ogni forma di pratica commerciale sleale che tocca la filiera agroalimentare, sia per i canali classici che nelle vendite online, e allo stesso tempo attraverso il potenziamento del lavoro degli enti preposti sui costi di produzione dei prodotti agricoli tenendo conto del ciclo delle colture, della loro collocazione geografica, della destinazione finale dei prodotti, delle caratteristiche territoriali e organolettiche, delle tecniche di produzione medie ordinarie e del differente costo della manodopera negli areali produttivi, stimato sulla base dei dati forniti annualmente dai singoli Stati dell'Unione europea;

    e) il potenziamento della ricerca in agricoltura, che è uno strumento fondamentale poiché l'innovazione è un tassello imprescindibile per il settore e anch'essa è parte integrante del percorso verso la transizione ecologica agricola;

    f) l'incremento concreto delle politiche di sostegno agli interventi inerenti alla gestione del rischio, supportando in particolare quelli relativi alla prevenzione.
(6-00112) «Francesco Silvestri, Torto, Alfonso Colucci, D'Orso, Riccardo Ricciardi, Pellegrini, Fenu, Caso, Ilaria Fontana, Iaria, Pavanelli, Barzotti, Quartini, Caramiello, Scutellà, Dell'Olio, Carmina, Lovecchio».


   La Camera,

   premesso che:

    il Def 2024 (Doc. LVII n. 2) si è presentato al consueto appuntamento con l'esame parlamentare in una veste inedita: asciutto, azzardatamente scarno, poco coraggioso, privo di quei dettagli indispensabili per delineare la traiettoria di finanza pubblica, con il solo quadro tendenziale, ovvero con la previsione degli effetti sul bilancio a politiche pubbliche invariate, rinviando la definizione degli obiettivi programmatici all'atto della presentazione del nuovo Piano strutturale nazionale di bilancio a medio termine mettendo in tal modo a rischio la credibilità e la reputazione del Paese sul fronte dei mercati finanziari;

    in passato una tale decisione ha avuto precedenti esclusivamente in Governi dimissionari;

    l'atteggiamento che pervade ogni pagina del DEF 2024 suona, pertanto, come alibi: secondo il Governo sarebbe prematuro adottare una programmazione economico-finanziaria mentre la nuova governance economica europea non è ancora operativa e senza conoscere l'impatto definitivo sui conti pubblici del Superbonus 110 per cento che, secondo lo stesso Governo aggravando il fabbisogno di cassa peggiora il profilo del debito, ed i parametri del sentiero di rientro che l'Europa chiederà all'Italia, rischiando così, e prima ancora di conoscere quell'esito elettorale che spera possa garantirgli migliori margini politici di negoziato, di mettere nero su bianco cifre che potrebbero inficiare l'efficacia della trattativa autunnale con l'Unione europea;

    il Def 2024 viene pertanto meno al suo compito di delineare un quadro programmatico per i prossimi tre anni, limitandosi a confermare il quadro tendenziale prospettato con la Nota di aggiornamento al DEF 2023, che vede il deficit al 4,3 per cento nel 2024, al 3,7 per cento nel 2025, al 3 per cento nel 2026, e al 2,2 per cento nel 2027;

    il Governo, dunque, in base a quanto emerge dal DEF, all'interno del quale risalta la priorità data al consolidamento finanziario, sembrerebbe orientato ad adottare misure volte ad intervenire sul profilo del deficit al fine di ricondurlo, anche in vista del ritorno delle regole sul Patto di stabilità, al di sotto della soglia del 3 per cento entro il 2026. A tal proposito occorre ricordare che le nuove regole prevedono oltre al tetto del deficit al 3 per cento del Pil, l'applicazione del cosiddetto braccio correttivo, ossia l'attivazione di una procedura per eccessivo deficit che obbliga il Paese interessato ad aggiustare il deficit in termini strutturali dello 0,5 per cento ogni anno, ma anche che nel calcolo non rientrerà la spesa per gli interessi sul debito fino al 2027;

    ed invero sul medio periodo resta l'incognita della reintroduzione della suddetta spesa per interessi a partire dal 2027 che, insieme ai parametri di finanza pubblica e senza prevedere ulteriori misure di detrazioni di spesa per investimenti, riproducono il rischio di un effetto restrittivo sulla spesa in un momento in cui, invece, l'Europa deve favorire investimento in capitali sulla tecnologia e sulla transizione verde;

    a rendere più incerta la situazione contribuiscono le affermazioni sull'intenzione dell'Esecutivo di mantenere anche nel 2025 alcuni provvedimenti del 2024, come gli sgravi fiscali e contributivi, che appaiono fortemente aleatori in assenza di un quadro programmatico e di specifiche coperture finanziarie. Del resto la totale assenza di un quadro programmatico non declina l'esigenza di dover individuare misure efficaci a sostegno della prossima legge di bilancio;

    il testo, come del resto evidenziato dallo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio, non concorre a fornire rassicurazioni in merito alle crescenti preoccupazioni riguardanti le manchevoli ed inadeguate politiche, in primis la fallimentare gestione del PNRR e del famigerato Superbonus 110 per cento, adottate negli ultimi due anni dal Governo per fronteggiare la stagnazione dell'economia italiana;

    nonostante i deboli segnali e le laconiche dichiarazioni in esso contenuti («Il peggioramento rispetto alle previsioni del settembre dell'anno scorso è completamente ascrivibile a fattori inattesi e di carattere non strutturale» – si legge), non si può trascurare che il quadro tendenziale dell'indebitamento sopra riportato è nella realtà un obiettivo che andrà comunque rispettato – pena un ulteriore appesantimento del disavanzo – attraverso l'adozione di politiche compensative impopolari di maggiori entrate e minori spese, che l'appuntamento con le prossime consultazioni elettorali sembra aver suggerito al Governo di procrastinare: un inaccettabile deficit di informazione nei confronti degli elettori che dovrebbero, invece, potersi recare alle urne consapevoli degli orientamenti del Governo nel breve futuro attraverso una sintesi della sua agenda di e dei suoi possibili effetti;

    la scelta di non pubblicare il quadro programmatico comporta un altro danno reputazionale: il rischio, insomma, è dare l'impressione che il Governo non abbia un piano economico per i prossimi anni. Ad un aumento della sfiducia da parte degli investitori dovrebbe corrispondere un aumento del costo del debito pubblico, dato che si richiede un maggiore rendimento a fronte di un rischio percepito maggiore;

    anche sul fronte della crescita il Def 2024 appare irrealistico e sfrontatamente ottimistico, poiché questa è stimata in uno 0,9 per cento nel 2024 e all'1,5 nel 2025, previsioni indubbiamente al ribasso ma che si discostano sensibilmente da quel 0,7 per cento previsto da autorevoli organismi come Commissione Ue, Ocse, Fmi o, in ultimo, da Bankitalia che, puntando su un incremento dello 0,6 per cento del PIL, ha previsto per il nostro Paese una crescita sostanzialmente dimezzata che avrebbe suggerito, alla stregua delle previsioni sul rapporto deficit/Pil, le medesime misure di tagli di spesa o di incremento della tassazione;

    il deficit, si legge nel documento, arriverà all'8 per cento dopo il boom del 2023. Il debito pubblico si attesterà qualche decimale sotto al 140 per cento, complice il ricalcolo Istat molto favorevole che nei primi di marzo, anche a causa dell'inflazione, lo aveva abbassato di quasi tre punti percentuali. In ogni caso questa percentuale non fuga il pericolo dell'avvio, da parte della Commissione europea, essendo terminata a fine 2023 la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita introdotta a seguito della pandemia e prorogata per via della crisi energetica, di una procedura per disavanzo eccessivo che imporrebbe una correzione dei conti dello 0,5 per cento annuo, ovvero 14 miliardi di euro di Pil;

    secondo alcuni autorevoli economisti, paradossalmente, la procedura di infrazione per deficit eccessivo potrebbe avvantaggiare il nostro Paese perché se da un lato lo obbliga a ridurre dello 0,5 per cento l'indebitamento strutturale, dall'altro gli concede la possibilità di derogare all'impegno di tagliare subito il debito di un punto di Pil;

    le tabelle allegate al Def 2024 il debito pubblico nel nostro Paese toccherà, a partire dal 2025, la soglia psicologica dei 3.000 miliardi di euro: dai 2.981 miliardi di euro attesi per quest'anno il passivo totale della PA salirebbe a 3.110 miliardi di euro nel 2025, a 3.224 miliardi nel 2026 e a 3.306 miliardi nel 2027, anno in cui inizierebbe una traiettoria discendente del rapporto debito/Pil;

    d'altra parte gli allarmi lanciati a più riprese dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sul Superbonus, che avrebbe gonfiato a dismisura i conti pubblici sembrano già rientrati, anche grazie alla decisione del Governo di stoppare, per decreto-legge, la cosiddetta remissione in bonis. Inoltre chiusa la stagione della detrazione al 110 per cento, il Governo punterebbe a sostenere il PIL con l'attuazione del PNRR e l'espansione della domanda sia interna che estera, complici il calo dell'inflazione (intorno all'1,6 per cento nel 2024, 1,9 per cento nel 2025 e 2026) e l'atteso allentamento della stretta monetaria della Bce che faciliterebbe l'accesso al credito da parte di famiglie ed imprese, e ridurrebbe i costi di rifinanziamento del debito per lo Stato;

    con riferimento alle macroscopiche ed altalenanti valutazioni e/o supervalutazioni dell'impatto finanziario del cosiddetto Superbonus 110 per cento si è assistiti nell'arco di un anno a ripetute e costanti revisioni al rialzo delle stime di costo della misura che hanno generato inevitabilmente incertezza. Nel Def 2023 il Governo stimava un impatto, in termini di costo, pari allo 0,7 per cento del Pil; successivamente, dopo solo sei mesi, nella Nadef 2023 la stima saliva all'1,8 per cento del Pil per attestarsi, dopo ulteriori sei mesi, nel Def 2024 al 3,7 del Pil (circa 3,9 secondo dati relativi all'ammontare dei crediti d'imposta contabilizzati nel 2023 pubblicati dall'ISTAT) pari a circa 77 miliardi di euro. Soltanto qualche giorno dopo, il 4 aprile 2024, l'Agenzia delle Entrate, sentita in Senato sul decreto-legge n. 39 del 2024, di quella spesa sul 2023 dava una stima diversa, e ancora maggiore pari a 84 miliardi di euro. È legittimo chiedersi come sia stata possibile una sottostima della spesa pubblica per le erogazioni da Superbonus di oltre cinque volte superiore a quanto il Governo con il Def 2023 prevedeva sarebbe maturata nello stesso anno;

    sul fronte dei conti pubblici c'è attesa anche per la pubblicazione dei dati del 2023 da parte dell'Eurostat che potrebbe confermare o rivedere la stima Istat sul deficit al 7,2 per cento. A maggio arriverà invece l'outlook di primavera della Commissione Ue con relativo commento sui singoli paesi, Italia inclusa. Infine entro giugno, ma il termine non è vincolante, è atteso il verdetto dell'ufficio di statistica europeo sulla classificazione dei bonus edilizi del 2024, ovvero se vanno contabilizzati tutti nell'anno di sostenimento della spesa come già accaduto per il 2023 o se possibile spalmarli su più anni. Ciò significa che, decadendo le deroghe ai vincoli di Maastricht, per il Governo sarebbe auspicabile la seconda opzione;

    nello scenario del DEF 2024 la spesa pubblica primaria è già data in caduta di 3,2 punti di PIL fra 2024 e 2027 (dal 47,2 per cento al 44 per cento), pari ad un taglio di 70 miliardi di euro. Secondo le previsioni, inoltre, la spesa per dipendenti pubblici si ridurrà di mezzo punto di PIL, circa 11-12 miliardi di euro e si confermerà la stretta sull'indicizzazione delle pensioni e quella dell'accesso al trattamento previdenziale;

    affinché il PNRR si trasformi in uno strumento di effettivo rilancio e rafforzamento della struttura economica italiana, capace di innescare le già richiamate, necessarie «politiche di trasformazione radicale dei processi di produzione» servirebbe una Vision e una programmazione cui il DEF, e più in generale l'attuale Governo, esplicitamente rinunciano, prova ne è il mancato accenno alla necessità di programmare la messa a regime dei progetti PNRR, che potrebbero semplicemente morire alla conclusione, per mancanza di fondi ordinari con cui poi gestire e mantenere gli investimenti PNRR effettuati;

    alla luce dei suddetti dati è difficile credere che siano le nuove regole europee a frenare il Governo dal varare un Def completo. Infatti c'è da precisare che la Legge di Bilancio 2024 contiene una serie di provvedimenti una tantum, cioè finanziati soltanto per quest'anno come taglio del cuneo fiscale per redditi fino a 35.000 euro (la cui mancata proroga nel 2025 determinerebbe una situazione di grave incertezza per 17 milioni di lavoratori che arriverebbero a perdere 100 euro al mese in busta paga), l'accorpamento dei due scaglioni inferiori dell'Irpef (appeso al gettito del concordato preventivo biennale per essere esteso al ceto medio), il differimento di alcune tasse, il taglio del costo del canone Rai, il credito d'imposta per le ZES del Mezzogiorno e il rifinanziamento della legge Sabatini per gli investimenti delle imprese, la detassazione del welfare aziendale, ed i regimi, già edulcorati, noti come Opzione donna, Ape sociale e Quota 103;

    il Def 2024 con i dati tendenziali, fissati in una forchetta tra il 4,3 per cento e il 4,7 per cento, elimina dal calcolo del deficit e del debito l'impatto di queste misure per il 2025 pari a 20-25 miliardi di euro, ovvero quasi un punto in più di deficit e debito, e poiché è improbabile che il Governo lasci cadere tutte le misure già varate nel 2024 per sostenere i conti, è prevedibile che il Governo sia già a caccia di un quantitativo simile di risorse. In più c'è una trattativa che si svilupperà dopo l'8 e il 9 giugno nell'ambito della quale, grazie ad un nuovo sforamento dei vincoli di bilancio, il Governo potrà contare su maggiori risorse pari a 8-10 miliardi di euro da destinare con la Legge di Bilancio 2025 a copertura di misure per famiglie, natalità e spese indifferibili;

    in un sistema tributario caratterizzato, come quello italiano, da una progressività per scaglioni, la riduzione del numero delle aliquote, come quella operata dal decreto legislativo n. 216 del 30 dicembre 2023 (riforma Irpef), se non compensata da un allargamento degli scaglioni a più alta aliquota marginale e/o da un innalzamento di quest'ultima, si ha come effetto ineludibile quello di favorire maggiormente, in termini assoluti, i redditi più alti. Infatti i redditi più bassi sono già, di fatto, ampiamente al riparo dalla tassazione grazie al sistema delle detrazioni, pertanto l'onere del prelievo, per quanto complessivamente ridotto, viene caricato in misura relativamente maggiore sulle classi medie;

    sono ormai tante le categorie di reddito che sfuggono alla progressività del prelievo e godono di regimi agevolativi differenziati, di natura generalmente proporzionale, un fenomeno ulteriormente confermato e incoraggiato dall'intero impianto della legge di delega per la riforma del sistema fiscale di cui il citato decreto legislativo n. 216 del 30 dicembre 2023 costituisce il primo tassello attuativo;

    dall'Irpef non possono, invece, fuggire lavoratori dipendenti e pensionati ai quali è riferibile l'83,5 per cento della sua base imponibile totale. Tale prevalenza in Irpef del reddito da lavoro dipendente e da pensione si deve al fatto che nel corso degli anni altre tipologie di reddito si sono giovate di una «sartoria tributaria» grazie alla quale numerose categorie di contribuenti sono state in grado di ritagliarsi ~ in varia misura, con varie giustificazioni e trasversale sostegno politico – un'opzione di uscita dalla progressività ed in molti casi anche dal prelievo Irpef regionale e comunale;

    nonostante l'Irpef sia oramai divenuta una imposta «speciale», cioè riferita largamente ai soli redditi di lavoro dipendente e pensione che ne costituiscono 1'83,2 per cento della base imponibile, essa rappresenta comunque l'imposta di maggior peso del nostro ordinamento, l'unica a cui è affidato il compito di realizzare, in modo evidentemente parziale e sicuramente insufficiente, il principio costituzionale della progressività del prelievo sancito all'articolo 53 della Costituzione;

    l'approccio al disegno complessivo del sistema tributario operato dalla recente riforma fiscale è fortemente conservativo e incapace di affrontare le profonde criticità del sistema in essere, in primis quella della generalizzata e diffusa erosione della base imponibile Irpef da parte di una molteplicità di regimi sostitutivi e/o forfetari. L'impianto della delega fiscale, infatti, conferma e allarga la frammentazione e la cedolarizzazione della tassazione dei redditi, che comporta, come prima conseguenza, un forte squilibrio nella tassazione fra categorie reddituali con violazione del principio di equità orizzontale per cui a parità di redditi si dovrebbe pagare la stessa imposta;

    parallelamente è stata abolita la cosiddetta ACE (Aiuto alla crescita), ossia quella deduzione dal reddito d'impresa del rendimento figurativo del capitale proprio introdotta per premiare fiscalmente chi reinveste gli utili, ossia risorse proprie disponibili, in luogo del ricorso al capitale di debito: una misura che, nell'intento di incentivare la capitalizzazione delle imprese mediante una riduzione della imposizione sui redditi derivanti dal finanziamento con capitale di rischio, aveva consentito alle imprese di realizzare una maggiore efficienza o di rafforzare l'apparato produttivo;

    l'Italia è un'economia ricca di patrimonio ma che si concentra sempre di più nelle mani di pochi e i lasciti ereditari cristallizzano le posizioni di vantaggio relativo in chiave dinastica. I dati, infatti, suggeriscono non solo che i patrimoni degli italiani sono sempre più concentrati ma anche che cambia sempre di più la loro origine;

    secondo la Banca d'Italia e l'Istat la ricchezza delle famiglie italiane netta, misurata come somma delle attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e delle attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie (prestiti a breve termine, a medio e lungo termine, ecc.), è cresciuta in misura esponenziale fino a raggiungere l'importo di 9.743 miliardi di euro, e di questo più del 50 per cento (ossia 5.246 miliardi di euro) è rappresentato dalla proprietà di abitazioni, mentre la ricchezza netta delle società non finanziarie è di 1.053 miliardi di euro mentre quella finanziaria detenuta dalle famiglie e dalle società non finanziarie è di 4.943 miliardi di euro. Più precisamente per quanto riguarda la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane 1.360 miliardi di euro sono rappresentati da depositi, 314 milioni di euro da titoli, 1.038 miliardi di euro da azioni, 524 milioni di euro da quote di fondi comuni, 995 milioni di euro da riserve assicurative;

    negli ultimi decenni la suddetta crescita della ricchezza media italiana oltre ad essere stata favorita da politiche fiscali che hanno consentito alle classi di reddito più alte di generare rendite, non si è distribuita omogeneamente nella popolazione, essendosi concentrata soprattutto nelle mani degli ultracinquantenni. Inoltre negli ultimi anni la ricchezza si è trasferita dalla produzione alla finanza avendo la dimensione speculativa acquisito maggiore importanza;

    c'è pertanto bisogno di misure incisive che riequilibrino l'accesso alle risorse finanziarie e riducano le disuguaglianze estreme di opportunità, affrontando al contempo anche la crisi generazionale che attanaglia il nostro Paese;

    anche il sindacato ha definito il Def 2024 come un documento reticente che non fornisce alcuna indicazione programmatica né, tantomeno, alcun impegno per 17 milioni di lavoratori dipendenti per i quali nel 2025 l'inflazione continuerà ad incidere comportando una decurtazione reale del salario netto di 100 euro al mese senza la certezza di una riduzione strutturale del cuneo fiscale accompagnato dal meccanismo di fiscal drag, ma continuando a perseguire la strada di flat tax e condoni;

    mentre nell'Unione europea 22 Paesi su 27 hanno stabilito un salario minimo mensile, in Italia è stato approvato un impianto normativo di delega al Governo senza alcuna certezza sui tempi e sulla volontà di procedere verso l'obiettivo di garantire l'attuazione del diritto di ogni lavoratrice ed ogni lavoratore sancito dall'articolo 36 della Costituzione di vedersi corrisposta una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa;

    l'inflazione all'1 per cento degli ultimi anni di stabilità finanziaria aveva messo in secondo piano il problema del recupero del potere d'acquisto di stipendi, salari e pensioni, ma il riemergere di tendenze inflattive connesse all'aumento dei costi energetici, ai conflitti e alle tensioni geopolitiche, che in poco più di un anno hanno visto accrescere il tasso fino ad arrivare, nel giugno 2022, all'8 per cento su base annua, hanno riacceso i riflettori sui rischi di un progressivo impoverimento;

    la reale ripresa del Paese passa, necessariamente, dal reale sostegno del potere di acquisto dei cittadini, eccessivamente eroso negli ultimi anni, da attuarsi attraverso misure come il taglio del cuneo fiscale ed il fiscal drag;

    il taglio del cuneo fiscale è stato fino a oggi finanziato in disavanzo, pertanto per essere messo a regime oltre a dover correggere gli eventuali effetti distorsivi che la provvisorietà dell'attuale disciplina determina, occorre individuare ulteriori e stabili risorse finanziarie;

    sul fronte del lavoro pubblico nel Def 2024 le previsioni in termini di cassa sono basate sulla mera ipotesi che nel 2024 verranno siglati i contratti afferenti al personale non dirigenziale del comparto Funzioni centrali, del comparto Funzioni locali, del comparto Sanità, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, delle Forze armate e dei Corpi di polizia ad ordinamento civile e militare, mentre per tutti i restanti contratti si dovrà attendere il 2025;

    riguardo al rinnovo dei contratti pubblici 2022-2024, Def 2024 non prevede alcuna implementazione delle risorse che avrebbero fronteggiare la perdita di potere d'acquisto degli stipendi causata dall'impennata dell'inflazione e del costo della vita;

    nel corso del 2023 non si è verificata in Italia una crescita del Pil pari a quella dell'occupazione. In un contesto di modesta crescita, il numero degli occupati è aumentato fino a raggiungere quota 23.580.000 con un incremento anche della componente femminile, che non può ancora ritenersi soddisfacente e che, tuttavia, per la prima volta supera la quota di 10.000.000;

    se comparato a quello dei principali Paesi europei il mercato del lavoro italiano presenta ancora rilevanti criticità soprattutto con riferimento alla occupazione femminile e giovanile (tra le più basse in Europa con un divario nel 2023, rispettivamente di 13,7 e 16,2 punti percentuali rispetto alla media europea), ai tassi di lavoro sommerso (tra i più alti in Europa), alla occupazione della componente vulnerabile del mercato del lavoro e delle persone con disabilità in particolare;

    il tasso di occupazione resta, pertanto, una delle principali criticità del mercato del lavoro italiano. Rispetto alla media europea, con riferimento al IV trimestre del 2023, il tasso di occupazione risulta infatti inferiore di ben 8,5 punti percentuali, che diventano 12,7 in relazione alla componente femminile. Il tasso di occupazione calcolato nella media 2023 (ISTAT) è pari a 70,4 per la componente maschile e a 52,5 per quella femminile. Il divario è elevatissimo anche nel tasso di inattività, pari al 24 per cento per gli uomini e al 41,5 per cento per le donne. Altrettanto critico è l'andamento dei tassi di occupazione se letti in una prospettiva territoriale, con un tasso di occupazione del 69,8 per cento nel Nord del Paese, del 66,1 per cento nel Centro Italia e del 48,6 per cento nel Mezzogiorno;

    nel complesso, la forza lavoro non utilizzata, ma potenzialmente impiegabile nel sistema produttivo ammonta a circa 4 milioni di persone, considerando 1,9 milioni di disoccupati e 2,1 milioni di forze di lavoro potenziali (ISTAT, IV trimestre 2023, classe di età 15-74). Desta particolare attenzione l'elevato numero di italiani inattivi: 12,3 milioni nella fascia di persone in età di lavoro, pari al 33,1 per cento della popolazione di riferimento;

    per quanto riguarda i giovani e il mercato del lavoro, uno dei dati più significativi, spiegabile anche in ragione della contrazione della popolazione in età giovanile, è la riduzione del numero dei NEET (giovani fra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano una scuola o un percorso di formazione) passato da 1,5 milioni del IV trimestre del 2022 a 1,3 milioni al IV trimestre del 2023;

    rispetto all'occupazione giovanile permangono tuttavia rilevanti criticità legate alla durata troppo lunga della transizione dalla scuola al lavoro, all'uso improprio dei tirocini formativi e di orientamento extracurriculari, all'assenza di consolidati percorsi duali di formazione e lavoro, al basso utilizzo dell'apprendistato, alla elevata discontinuità lavorativa e alle forme di lavoro subordinato mascherate come autonomo;

    le recenti tragedie sul lavoro ci insegnano che la sua «qualità» non si limita ad una questione di competenze o di condizioni fisiche, ma include anche il tema fondamentale della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro, l'equilibrio tra vita lavorativa e personale, la percezione di equità e rispetto, e le opportunità di crescita e sviluppo professionale;

    riguardo alla previdenza nonostante i proclami elettorali neanche come ipotesi viene previsto il superamento della cosiddetta Legge Fornero, né tantomeno la proroga di misure di anticipo pensionistico come «quota 103», «opzione donna», «ape sociale», dopo che queste ultime con l'ultima legge di bilancio sono state oggetto di forti limitazioni nell'accesso;

    nonostante le assunzioni di ispettori dell'Istituto Nazionale del Lavoro in numerose regioni si registra solo un ispettore ogni 39.000 imprese, mentre l'Unione europea ne indica uno ogni 10.000;

    l'emergenza pandemica ha evidenziato la condizione di forte criticità in cui versano il Servizio Sanitario Nazionale e il sistema socio-sanitario, determinatasi da una ininterrotta catena di mancate riorganizzazioni, di riforme incompiute, d'inadeguatezza dei finanziamenti, di taglio dei posti-letto, di adeguato potenziamento della sanità territoriale e delle cure intermedie, di riduzione del personale, frutto di una serie di politiche di austerity e di una cultura neoliberista incompatibili, per definizione, con un solido welfare e una sanità pubblica universalistica, che hanno nel tempo inciso negativamente sulla tenuta dei servizi territoriali e di prevenzione;

    riguardo al capitolo sanitario, per il quale le proiezioni aggiornate proposte «si connotano – si legge nel documento – per il requisito della prudenza», ossia «con una leggera revisione al ribasso rispetto alle previsioni di crescita presentate con la Nadef dello scorso settembre», il Def 2024 certifica l'assenza di un cambio di rotta confermando l'attuale trend d'indifferenza verso le condizioni critiche del Servizio Sanitario Nazionale, riportando per l'anno 2023 un rapporto spesa sanitaria/PIL del 6,3 per cento e, in termini assoluti, una spesa sanitaria di 131 miliardi di euro, ossia circa 3,6 miliardi di euro in meno rispetto a quanto previsto dalla NaDEF 2023, che ne preventivava 134.7 miliardi. Rispetto al 2022, che vedeva una spesa sanitaria al 6,7 per cento, questa nel 2023 si è ridotta al 6,3 per cento del PIL e di 555 milioni in termini assoluti. Mentre con riferimento al 2024, il rapporto spesa sanitaria/PIL sale al 6,4 per cento rispetto al 6,3 per cento del 2023, la previsione di spesa sanitaria, in termini assoluti è di 138,7 miliardi di euro, ovvero 7.6 miliardi in più rispetto al 2023 (+5,8 per cento), un incremento di risorse solo nominale e non rappresentativo di un cambio di direzione, quanto esclusivamente il risultato dello spostamento al 2024 della spesa prevista nel 2023 per i rinnovi contrattuali 2019-2021, in parte agli oneri correlati al personale sanitario dipendente per il triennio 2022-2024 e all'anticipo del rinnovo per il triennio 2025-2027, che non è sufficiente, inoltre, neanche a compensare gli effetti dell'inflazione. Una previsione, tra l'altro, poco comprensibile, visto che la Legge di Bilancio 2024 non ha affatto stanziato le risorse per entrambi i due capitoli di spesa;

    ulteriori segnali di preoccupazione emergono se si guarda alle previsioni, in termini assoluti, per il triennio successivo (2025-2027) per il quale, secondo quanto riportato dal DEF 2024 si aggrava l'inadeguatezza dell'incidenza della spesa sanitaria sul PIL che dal 6,4 per cento del 2024, valore già molto basso, scenderà ulteriormente fino al 6,2 per cento per il 2027 manifestando una minore propensione del Governo a investire in sanità;

    sono dati che dimostrano che la vera emergenza è quella di adeguare il finanziamento del SSN agli standard dei Paesi europei avanzati. Come, infatti, recentemente rimarcato anche dalla Corte dei conti, è impietoso il raffronto della spesa sanitaria pubblica italiana con quella degli altri Paesi Europei, rispetto ai quali i l nostro Paese è il fanalino di coda con gap sempre più difficili da colmare. La suddetta incidenza del 6,2 per cento sul PIL nel 2027 è di gran lunga inferiore a quello di Paesi come la Germania o la Francia che hanno destinato al finanziamento della spesa sanitaria pubblica rispettivamente il 10,9 per cento e il 10,1 per cento del loro Pil. Per allineare l'Italia agli standard dei Paesi europei avanzati, al Servizio Sanitario Nazionale italiano occorre un'iniezione di almeno 35 miliardi di euro in più all'anno;

    considerato che la versione «light» del DEF 2024 non contiene indicazioni programmatiche, e che le suddette previsioni sul triennio 2025-2027 confermano il progressivo calo del rapporto spesa sanitaria/PIL, non si possono escludere ulteriori e preoccupanti riduzioni della spesa sanitaria visti i margini ridotti per finanziare, in deficit, la prossima legge di bilancio. In tal senso rimangono molto azzardate anche le stime assolute dei previsti incrementi pari a 6,4 miliardi di euro nel 2025 e di 9.1 miliardi di euro nel 2026, tenendo conto che il Fabbisogno Sanitario Nazionale fissato dalla Legge di Bilancio 2024 è pari a 135,4 miliardi per il 2025 e a 135,6 miliardi di euro per il 2026;

    considerato che nel 2022 il gap della spesa sanitaria pro capite con la media dei paesi europei ha superato in totale i 47 miliardi di euro, il DEF 2024 non pone affatto le basi per ridurlo progressivamente: anzi il dato del rapporto spesa sanitaria/PIL che, si è visto, scenderà nel 2027 al 6,2 per cento conferma che la pandemia non ha insegnato proprio nulla e che il perseverante definanziamento pubblico sarà destinato ad aumenterà la distanza con i paesi europei e compromettere ulteriormente, nel nostro Paese, il diritto costituzionale alla tutela della salute delle persone;

    in assenza di misure programmatiche all'interno del Def 2024, non si comprende come il Governo intende affrontare l'abolizione del tetto di spesa per il personale sanitario o da destinare alle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e protesica tenuto conto che l'aggiornamento dei nomenclatori tariffari è stato rinviato in accordo con le Regioni al 1° gennaio 2025 per mancanza di fondi, posticipando ancora una volta l'esigibilità dei «nuovi» LEA, ben 8 anni dopo la loro approvazione;

    persiste l'assenza di programmazione anche in relazione: alla necessità di aumentare la spesa sanitaria a fronte dell'invecchiamento della popolazione e del conseguente dovere del sistema pubblico di prendere in carico – attraverso la rete integrata dei servizi sociosanitari – la popolazione anziana, senza scaricare sulle famiglie i carichi di cura; alle difficoltà di reperimento di personale sanitario soprattutto per il settore dell'emergenza e urgenza, mentre continuano ad aumentare i casi di «fuga dal pubblico»; al drammatico problema delle liste d'attesa il cui monitoraggio, nonostante i piani predisposti dalle regioni, presenta ancora rilevanti criticità e ritardi di attuazione che possono ingigantire il fenomeno della rinuncia alle cure;

    è necessario un nuovo progetto per i Consultori Familiari, che da anni subiscono un continuo depauperamento. Il modello assistenziale di cura alla donna deve essere sempre più indirizzato verso scelte consapevoli e autonome in tema di salute femminile riproduttiva e sessuale, in tale contesto va affrontata la piena attuazione della Legge 194 anche attraverso normative che consentano solo a personale infermieristico e medico non obiettore di partecipare ai concorsi pubblici. Così come è indispensabile che contraccezione, aborto ed esami ed eco in gravidanza siano realmente a disposizione in forma gratuita nei Consultori, e che il personale sanitario tutto sia formato alla medicina di genere; un costante assillo della politica e di un governo responsabile dovrebbe essere quello di garantire un'educazione di qualità, a partire dalla prima infanzia, per contrastare la dispersione scolastica;

    i primi anni di vita sono fondamentali per lo sviluppo del bambino, e gli asili nido e la scuola dell'infanzia sono gli strumenti della formazione considerati ormai essenziali per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica;

    in Italia sono meno del 30 per cento i bambini al di sotto dei 3 anni che trovano collocazione nei servizi educativi specifici per la prima infanzia. Con forti differenze territoriali e di condizione socio-economica;

    dai dati ministeriali, emerge che il tempo pieno a 40 ore è richiesto dal 48 per cento delle famiglie alla scuola primaria, il 31 per cento sceglie le 27 ore settimanali, il 16 per cento fino a 30 ore, il 4,1 per cento fino a 24 ore. La scelta (o disponibilità?) delle 40 ore è molto più ampia al Centro-Nord rispetto al Sud. Ad esempio, le 40 ore vengono scelte per il 67,5 per cento dalle famiglie del Lazio, 63,3 per cento dalla Toscana, 62,7 per cento dal 62,6 per cento in Emilia-Romagna, Piemonte, 62,5 per cento dalla Liguria. Di contro, in Sicilia solo il 17,7 per cento riesce a far frequentare il tempo pieno a 40 ore ai propri figli, con altre regioni meridionali che, pur non toccando il numero siciliano, si mantengono generalmente più bassi rispetto alla media;

    l'Italia è penultima in Europa per numero di laureati: tra i 25-34 anni, circa 1,8 milioni, solo il 29,2 ha una laurea. Il confronto con gli altri Paesi Ue ci deprime: in Germania sono il 37,1 per cento, in Francia e Spagna le percentuali superano il 50 per cento. L'intervento operato nel nostro Paese a partire dal 2017 con l'istituzione della no tax area, seppur nella direzione giusta, non può essere ritenuto sufficiente, considerato anche che, dati MUR riferito all'anno accademico 2021/2022, il 62,5 per cento degli studenti universitari iscritti alle università statali paga le tasse e che queste nell'ultimo triennio sono aumentate mediamente del 7,7 per cento, portando il valore medio a 1.463 euro, al netto della tassa regionale sul diritto allo studio (156 euro);

    il tema degli alloggi ha avuto particolare risalto negli ultimi mesi per iniziativa degli studenti che per protestare contro il caro alloggi si sono accampati in tenda davanti ad alcune sedi universitarie. Partiamo con un dato che ci restituisce tutta l'importanza di questo tema: in Italia ci sono circa 1.800.000 studenti universitari e poco meno della metà sono studenti fuori sede;

    anche rispetto alle residenze per gli studenti registriamo un forte ritardo rispetto al contesto internazionale: l'attuale disponibilità per alloggi per studenti copre solo l'8 per cento degli studenti fuori sede. La risposta del Governo è stata finanziare, con ingenti fondi pubblici, residenze universitarie private che riceveranno il pagamento di affitti a prezzi di mercato, con l'unico obbligo di destinare il 20 per cento dei posti letto al diritto allo studio, rinunciando a creare alloggi pubblici e duraturi;

    in Italia il 20 per cento dei giovani tra i 25 e i 34 anni non possiede un diploma di scuola superiore, contro una media del 14 per cento nei Paesi dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e per lo sviluppo economico). È quanto emerge dal Rapporto «Education at a glance 2023» dell'Ocse, un'analisi dello stato dell'educazione che quest'anno approfondisce la formazione tecnica e professionale. Rimane preoccupante il dato sui Neet (not in education, employment or training): il 16,3 per cento dei giovani tra i 25 e i 29 anni in possesso di una qualifica di livello terziario non studia e non lavora, contro una media dei Paesi Ocse del 9,9 per cento. Una percentuale che sale al 26,2 per cento se si considerano i giovani con un diploma di istruzione secondaria superiore a indirizzo tecnico professionale;

    l'Italia, a fronte di una media dei paesi OCSE del 5,1 per cento del PIL dedicato all'istruzione, raggiunge solo il 4,2 per cento che, nella fattispecie, è così suddiviso: il 30 per cento per la scuola primaria, il 16 per cento per la secondaria di primo grado, il 30 per cento per la secondaria di secondo grado, e il restante 24 per cento per l'università, i master e i dottorati. Si noti, per maggiore comprensione, che in Italia viene utilizzato quasi il 20 per cento in meno delle risorse della media degli altri paesi, cosa che, sia rispetto agli obiettivi di formazione nazionale, sia rispetto alla competitività internazionale, costituisce realmente un punto di debolezza insormontabile;

    occorre, inoltre, intervenire sulla carenza di insegnanti che molti Paesi dell'Ocse stanno affrontando. A rendere meno attrattivo l'insegnamento ci sono i bassi salari: tra il 2015 e il 2022 gli stipendi degli insegnanti della scuola secondaria di secondo grado a indirizzo liceale sono diminuiti in circa la metà dei Paesi Ocse. In Italia, in particolare, si sono ridotti del 4 per cento. Altro dato sottolineato dal Rapporto è l'età media della classe docente italiana: il 60 per cento del personale docente della scuola secondaria di secondo grado ha 50 anni o più, mentre la media Ocse è del 40 per cento;

    secondo il servizio di monitoraggio Copernicus Climate Change Service (C3S) dell'Unione europea i 12 mesi che si sono conclusi con il mese di marzo, sono stati anche il periodo di 12 mesi più caldo mai registrato sul pianeta e da aprile 2023 a marzo 2024, la temperatura media globale è stata di 1,58 gradi Celsius superiore alla media del periodo preindustriale 1850-1900. Siccità, bombe d'acqua, ondate di calore, scioglimenti dei ghiacciai, perdita di biodiversità sono tutti fenomeni connessi e correlati con la crisi climatica in atto, dovuta in massi ma parte all'innalzamento delle temperature del pianeta;

    il cambiamento climatico colpisce ovunque e si traduce in un impoverimento per tutti. Un recente studio dei ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impacts Research appena pubblicato sulla rivista Nature ha analizzato 40 anni di dati climatici provenienti da 1.600 regioni di tutto il mondo. I danni economici riscontrati sono il doppio rispetto a ogni precedente ricerca di questo tipo e ci dicono come i futuri danni sono stimati in 38 mila miliardi l'anno, sei volte tanto quanto costerebbe limitare l'aumento delle temperature a 2 gradi rispetto all'era precedente l'industrializzazione di massa. Entro il 2050 il reddito medio dei cittadini italiani calerà del 15 per cento per colpa del riscaldamento globale;

    nel dicembre 2023, dopo un lungo iter durato sei anni, è stato finalmente approvato il Piano Nazionale per l'Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), in attuazione della strategia nazionale per l'adattamento ai cambiamenti climatici del 2015, ma le 360 azioni indicate rischiano di rimanere sulla carta. Nonostante il PNACC abbia previsto, entro tre mesi dalla sua approvazione, l'istituzione dell'Osservatorio nazionale per l'adattamento ai cambiamenti climatici, ancora non risulta sia stato nominato tale organismo, che ha tra le sue priorità il compito di individuare le priorità e monitorare l'efficacia delle 360 azioni indicate dal Piano;

    per attuare le azioni di mitigazione del rischio nei diversi ambiti e gli interventi mirati per fronteggiare fenomeni come desertificazione, siccità, dissesto idrogeologico e compromissione degli ecosistemi naturali, serve una mappatura delle risorse necessarie e un coordinamento tra i diversi piani di investimento e le diverse fonti di finanziamento a livello europeo, nazionale e regionale. Così come appare sempre più necessario dotarsi di un quadro generale che definisca, politiche, azioni e risorse per far fronte alla crisi climatica in atto, fissando specifici obiettivi di medio e lungo periodo, attraverso una legge quadro sul clima e indicatori di bilancio che prevedano specifiche misure per la decarbonizzazione;

    per sostenere le famiglie fragili e le imprese che necessitano di sostegno per la riconversione del proprio processo produttivo nella fase della transizione verde, si rende necessario l'istituzione di Fondo sociale per clima, per accompagnare il tessuto sociale ed economico del Paese nella crisi climatica. A tal fine è necessario ridurre progressivamente, fino al totale azzeramento, le spese fiscali dannose per l'ambiente (SAD) destinando le risorse per interventi di riqualificazione e produzione energetica da fonti rinnovabili, messa in sicurezza del territorio, rigenerazione urbana delle città con arresto del consumo di suolo, infrastrutture per il trasporto urbano pubblico e collettivo, sviluppo della filiera agricola sostenibile e per il mantenimento della qualità e fertilità del territorio;

    si dichiara di voler perseguire la transizione energetica che deve portare all'abbandono delle fonti fossili, mentre in realtà si prosegue tranquillamente con iniziative che continuano a mettere al centro le fonti energetiche climalteranti, la ripresa delle trivellazioni, la realizzazione dei rigassificatori, il famigerato Piano Mattei che vuole far l'Italia l'hub europeo per il gas, promettendo trionfalisticamente di riuscire tra cinque anni a smistare al resto dei partner della Unione europea sino 60 miliardi di metri cubi di gas e forse anche di più. L'Italia ha un solo modo per aumentare la propria indipendenza energetica: realizzare almeno 12 GW all'anno da nuovi impianti da fonti rinnovabili rispetto agli attuali 3 GW per centrare l'obiettivo di soddisfare almeno il 42,5 per cento di domanda di energia da queste fonti entro il 2030, come prevede la nuova Direttiva REDIII sulle rinnovabili recentemente approvata dal Parlamento europeo;

    per ciò che riguarda l'aumento dei costi energetici che hanno spinto in alto l'inflazione, non sono stati neanche prorogati quei deboli interventi per contenere il caro bollette, che peraltro non erano stati in grado d'incidere sul prezzo delle tariffe che ha continuato a crescere e in modo maggiore di tutti gli altri paesi europei. Il Governo non solo non è stato in grado di colpire le maggiori società energetiche che hanno continuato a speculare sul costo dell'energia accumulando oltre 50 miliardi di extraprofitti, ma ha rinunciato ad incassare ben 8,8 miliardi di euro di gettito sulla tassa che il Governo Draghi aveva deciso di imporre, seppure con un modesto 25 per cento;

    nell'ambito del capitolo del DEF relativo alle linee programmatiche per lo sviluppo delle Infrastrutture e del sistema dei trasporti e della logistica, tra le opere individuate come strategiche, prima fra tutte si continua a indicare il Ponte sullo Stretto di Messina, definita «non più rinviabile per l'Italia e per l'Europa nel suo complesso»; l'entusiasmo del Governo per quest'opera è tale, che nel DEF, si legge che: «Il Ponte sullo Stretto si caratterizza come un vero e proprio simbolo della mobilità del futuro»;

    giova ricordare che il costo complessivo dell'opera stimato dal Governo e indicato nel DEF è di 13,5 miliardi di euro. In realtà ai 13,5 miliardi vanno aggiunti circa 1,1 miliardi di euro per le opere complementari e di ottimizzazione alle connessioni ferroviarie, lato Sicilia e lato Calabria. Ricordiamo che è una stima cresciuta negli anni e destinata a crescere ulteriormente nel prossimo futuro;

    parliamo di risorse che potrebbero essere utilizzate per il superamento del gravissimo ritardo infrastrutturale trasportistico che caratterizza il Mezzogiorno, e che comunque vengono prese in buona parte riducendo il fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC 2021 –2027), compresa una quota di pertinenza delle regioni Calabria e Sicilia. Vengono quindi distolte risorse decisive per i territori del Mezzogiorno per lo sviluppo e la riduzione degli squilibri di questi territori;

    per quanto riguarda il programma di interventi per la sicurezza stradale, il DEF ci ricorda che i dati di incidentalità registrati nell'anno 2022 hanno evidenziato una risalita dell'incidentalità in termini di numero di incidenti, morti e feriti in tutti gli ambiti stradali;

    in effetti, secondo i dati Aci-Istat, in Italia ci sono stati oltre 165 mila incidenti nel 2022, con oltre 3 mila morti. Inoltre, il tasso di mortalità stradale italiano è nettamente peggiore di quello medio europeo, rispettivamente pari a 5,4 e 4,6 morti ogni 100 mila abitanti;

    il DEF 2024 assegna nel breve periodo un ruolo centrale per il miglioramento della sicurezza stradale, alla «riforma organica del Codice della Strada e del relativo regolamento di esecuzione e attuazione», nonché alla revisione delle regole per la circolazione dei dispositivi di micromobilità elettrica.

    il disegno di legge del Governo, presentato a prima firma del Ministro Salvini, approvato dalla Camera e ora all'esame del Senato, che dovrebbe tradurre in legge questi obiettivi, non consentirà di raggiungere alcun obiettivo di miglioramento della sicurezza delle nostre strade;

    si tratta di un disegno di legge che infatti si preoccupa principalmente di inasprire le pene per i comportamenti nocivi al volante (uso di alcool, droghe, cellulari ecc.), ma non prevede alcun aumento dei controlli. Inoltre si accentuano i poteri in capo al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, mentre i comuni vedono compressa la propria autonomia nell'esercizio dei poteri di polizia stradale per l'accertamento delle violazioni mediante dispositivi di controllo elettronico;

    per quanto riguarda le norme sulla ciclabilità, c'è di fatto una potenziale riduzione della capacità tecnica e amministrativa dei comuni in materia di progetti e appalti di infrastrutture ciclabili;

    nonostante l'eccesso di velocità sia la prima causa in assoluto di incidenti mortali, nonché la prima causa di morte per i giovani sotto i trent'anni, il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, anche con questo provvedimento, si pone contro e mira a scoraggiare quei sindaci che hanno deciso di trasformare i propri comuni in «Città 30». Si rammenta che nei primi due mesi di «città 30», sulle strade urbane di Bologna sono stati rilevati una riduzione del 17 per cento degli incidenti totali, rispetto allo stesso periodo del 2022, e il 19 per cento in meno di persone ferite;

    riguardo al capitolo che indica gli interventi in corso e programmati a favore dello sviluppo delle ciclovie nazionali, praticamente siamo di fronte a un quadro programmatico sostanzialmente inesistente;

    le norme approvate per la progettazione e la realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche sono del lontano 2015. Ulteriori risorse dedicate alle ciclovie turistiche provengono esclusivamente nell'ambito del PNRR;

    riguardo al programma di sviluppo dei sistemi di mobilità nelle aree urbane, il DEF precisa che lo «sviluppo e il potenziamento di sistemi di mobilità sostenibili ed efficaci nell'ambito delle aree urbane del Paese costituisce un obiettivo di primaria importanza nell'ambito delle strategie nazionali.»;

    l'obiettivo, condivisibile, di sviluppo del trasporto pubblico locale si scontra però con le poche iniziative e le poche risorse finora messe in campo e programmate dal Governo;

    giova ricordare quanto il ritardo infrastrutturale italiano rispetto ad altri Paesi europei sia enorme: le linee metropolitane si fermano a 254 km totali, ben poco rispetto a Regno Unito (679 km), Germania (656) e Spagna (614). I dati sulla mobilità e i numeri che caratterizzano i trasporti urbani, ci dicono che ancora oggi solamente il 7,6 per cento dei cittadini si muove con il trasporto pubblico locale, e il 4,7 per cento con bicicletta o mezzi di micro-mobilità;

    il settore dei trasporti, peraltro, è responsabile di oltre un quarto delle emissioni climalteranti nel nostro Paese, ed è il primo settore per emissioni;

    nulla viene detto e programmato nel DEF 2024 per favorire i trasporti da e per le isole e garantire finalmente per tutti il diritto alla mobilità, e assicurare la continuità territoriale marittima;

    il DEF 2024 latita anche rispetto agli scenari e agli obiettivi programmatici relativi al settore dell'agricoltura, eppure avrebbe dovuto contenere, perlomeno, le misure che il Governo intende mettere in campo per sostenere il comparto agricolo e le filiere produttive nei prossimi anni;

    sempre con riferimento al comparto agricolo, nel capitolo del Documento di economia e finanza relativo agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, l'Italia oltre a confermare un incremento del ricorso al lavoro irregolare in agricoltura, conferma un sostanziale ritardo anche nel settore dell'agricoltura sostenibile. Le quantità distribuite di fertilizzanti e prodotti fitosanitari rimangono ancora significative, con una rilevanza maggiore nel Nord del Paese;

    il DEF 2024 non prevede alcun Collegato alla manovra di finanza pubblica, che riguarda il comparto agricolo. Non si fa altro che confermare quali collegati alla decisione di bilancio i disegni di legge già indicati nel precedente DEF 2023 e nella sua Nota di aggiornamento che, ricordiamo, per quanto riguarda il settore agricolo riguardavano: «misure per il sostegno, la promozione e la tutela delle produzioni agricole nazionali e delle relative filiere agroalimentari e del patrimonio forestale», e «misure in materia di consumo di suolo, ricomposizione fondiaria e riutilizzo terre pubbliche a fini agricoli». Collegati che sono di fatto ancora lettera morta;

    il Governo sta inoltre sostenendo colpevolmente politiche in materia venatoria e di gestione della fauna selvatica che vanno in direzione diametralmente opposta a quanto prevede la normativa UE, tanto che la Commissione europea ha comunicato l'avvio di più procedure d'infrazione nei confronti del nostro Paese per le norme finora approvate e per quelle in via di approvazione in materia di caccia, e che sono in totale difformità con le Direttive europee Uccelli e Habitat e con il Regolamento europeo 2021/57;

    il contesto internazionale è sempre più drammaticamente caratterizzato da una estrema instabilità e da una escalation del confronto militare, contesto che si colloca nel venir meno di un approccio multilaterale alle relazioni internazionali e nella forzatura ideologica e materiale su un sistema polarizzato che penalizza il dialogo e delegittima i luoghi in cui questo dovrebbe avvenire. È quanto mai necessario lavorare per la rilegittimazione dei luoghi multilaterali dove poter ricercare soluzioni più avanzate e condivise ai conflitti in corso e garantire un'effettiva sicurezza globale;

    nel 2023 la spese militare mondiale ha raggiunto il massimo storico di duemiladuecento miliardi di dollari con un aumento del 9 per cento ed è già prevedibile un ulteriore aumento nel 2024,

impegna il Governo:

   sul fronte della politica di bilancio

    1) ad adottare una diversa composizione della spesa pubblica con una quota crescente di investimenti rispetto alla spesa corrente concentrandoli in alcuni settori cruciali per la produttività del sistema, quali la digitalizzazione, la istruzione, la sanità e le infrastrutture;

    2) ad adottare un'azione di sostegno, anche attraverso la destinazione di ulteriori risorse finanziarie alle riforme istituzionali previste nel PNRR, quali quelle della giustizia, della concorrenza e del rafforzamento delle amministrazioni pubbliche;

    3) ad abbandonare il sentiero del ricorso a debito aggiuntivo con lo scopo di conseguire effetti congiunturali di breve periodo;

    4) a basare il percorso di aggiustamento fiscale che verrà negoziato con la Commissione europea sulla ricerca di maggiore crescita;

   sul fronte fiscale

    1) ad istituire un'imposta ordinaria sostitutiva unica e progressiva sui grandi patrimoni;

    2) ad accentuare la progressività dell'imposta personale sui redditi attraverso la previsione di ulteriori aliquote per gli scaglioni di reddito che superano i 100.000 euro annui e l'aggregazione e l'assoggettamento, ai fini della determinazione della sua base imponibile, di tutte le fonti reddito;

    3) ad armonizzare i regimi di tassazione del risparmio anche con riferimento alle basi imponibili ed al progressivo superamento della distinzione tra redditi da capitale e redditi diversi di natura finanziaria;

    4) a contrastare le condotte speculative a vantaggio della stabilità dei mercati finanziari e della tutela di risparmiatori ed imprese, e ad introdurre una regolamentazione fiscale delle operazioni di trading speculativo di cripto valute;

    5) a provvedere, nell'ambito della riforma fiscale, al riordino delle cosiddette spese fiscali (tax expenditures) ferma restando la necessaria tutela, costituzionalmente garantita, dei contribuenti più deboli, della famiglia, della salute, dell'istruzione e della ricerca, del patrimonio artistico nonché dell'ambiente e dell'innovazione tecnologica, anche prevedendo un limite di reddito al di sotto del quale il riordino non opera;

    6) a vietare, per il futuro, qualsiasi accordo di vantaggio fiscale preventivo tra fisco ed imprese multinazionali (cosiddetto tax ruling);

    7) a stabilire un livello minimo di imposizione fiscale effettiva della cosiddetta Global minimum tax domestica pari al 20 per cento;

   sul fronte occupazionale e previdenziale

    1) a definire una riforma del sistema previdenziale che metta al centro le donne, i giovani, i lavori gravosi e che garantisca una prospettiva pensionistica sostenibile e dignitosa;

    2) ad introdurre la flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica;

    3) a riconoscere sul fronte previdenziale il lavoro di cura, il lavoro delle donne e le condizioni delle categorie più fragili;

    4) ad assumere le iniziative di competenza per l'aggiornamento e il conseguente allargamento della platea dei lavori usuranti;

    5) a riconoscere, individuando adeguate risorse finanziarie, a coloro con una carriera lavorativa discontinua o con forte incidenza di lavoro part-time o lavoro povero, una pensione contributiva di garanzia, collegata ed eventualmente graduata rispetto al numero di anni di lavoro e di contributi versati, valorizzando, ai fini previdenziali, anche i periodi di disoccupazione, di formazione e di basse retribuzioni, per assicurare a questi un assegno pensionistico dignitoso, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale;

    6) a garantire ai redditi da pensione la piena tutela del potere d'acquisto, anche attraverso il rafforzamento della quattordicesima mensilità;

    7) ad individuare adeguate risorse finanziarie che garantiscano la prosecuzione dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego a partire dal recupero della perdita di potere d'acquisto, a causa dell'inflazione, dei relativi trattamenti retributivi;

    8) a confermare e rendere strutturale, dalla prossima legge di bilancio per l'anno 2025, il taglio del cosiddetto cuneo contributivo;

    9) ad individuare congrui finanziamenti per sostenere l'istituzione di un meccanismo di indicizzazione di salari e pensioni per adeguarli al costo della vita e tutelarli dall'aumento incontrollato dei prezzi;

    10) a definire un piano straordinario di assunzioni nel pubblico impiego, finalizzato al superamento del precariato e all'abuso dell'uso dei contratti a tempo determinato nella pubblica amministrazione;

    11) a prevedere un congruo rifinanziamento a carattere triennale di lotta contro il «caporalato», al fine di potenziare le attività di formazione per ispettori e mediatori culturali, task force multidisciplinari, attività di informazione;

    12) a definire un piano straordinario di assunzioni nell'ambito del Servizio sanitario nazionale e negli enti locali al fine di fornire un supporto in grado di portare a termine tutti i programmi recati dal Pnrr;

    13) ad avviare con le parti sociali un percorso in tempi certi di definizione delle modalità per introdurre nel nostro ordinamento, una disciplina sperimentale dell'organizzazione del lavoro che consenta, a chi lo richiede, di ridurre l'orario di lavoro giornaliero e settimanale, a parità di retribuzione, anche in via sperimentale, tenuto conto che questa consentirebbe di adeguare la disciplina dell'orario di lavoro e le modalità di esecuzione del rapporto stesso alle nuove dinamiche sociali ed economiche nonché alle ricadute dirette e indirette dello sviluppo delle nuove tecnologie sulla produttività del lavoro, promuovendo al contempo occupazione e conciliazione dei tempi di vita e lavoro;

    14) ad assumere le necessarie iniziative di carattere normativo e finanziarie per garantire l'attuazione del diritto di ogni lavoratore e lavoratrice a una retribuzione proporzionata e sufficiente, come sancito dall'articolo 36 della Costituzione, attraverso la fissazione di un salario minimo orario lordo di 9 euro;

    15) a prevedere l'adozione di misure che assicurino, in ogni caso, il mantenimento dei diritti dei lavoratori, nonché garanzie occupazionali, nei casi di trasferimenti o cessioni di imprese o rami di esse;

    16) a dotare le pubbliche amministrazioni delle risorse necessarie per procedere alle assunzioni necessarie attraverso lo scorrimento delle graduatorie di concorsi pubblici anche banditi da altre amministrazioni pubbliche fino a completamento delle dotazioni organiche o delle assunzioni previste nell'ambito dei rispettivi Piani integrati per l'attività e l'organizzazione (PIAO);

    17) a prevedere risorse destinate al rafforzamento strutturale, dei servizi di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro delle competenti aziende sanitarie locali, e al sostegno di una programmazione pluriennale di assunzioni nei dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie locali, nonché presso tutti gli organi di controllo e vigilanza per la salute e sicurezza sul lavoro;

    18) ad individuare ulteriori risorse finalizzate all'assunzione a tempo indeterminato del personale ispettivo l'istituto nazionale del lavoro per ottemperare alla raccomandazione dell'Unione europea che indica la necessità di una dotazione ogni 10.000 imprese;

   sul fronte socio-sanitario

    1) ad aumentare nel prossimo triennio il fondo sanitario nazionale di 10 miliardi di euro;

    2) ad aumentare progressivamente la spesa sanitaria, con l'obiettivo di allinearla entro il 2030 alla media dei paesi europei, al fine di garantire il rilancio delle politiche del personale sanitario, l'erogazione uniforme dei Livelli Essenziali di Assistenza e l'accesso equo alle innovazioni;

    3) ad individuare le risorse al fine dell'abolizione del tetto di spesa per il personale sanitario e per garantire le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale;

    4) a prevedere la copertura finanziaria per sostenere l'aggiornamento dei nomenclatori tariffari;

    5) a prevedere l'incremento delle risorse disponibili per il finanziamento e il potenziamento del SSN incluse la domiciliarità e la medicina territoriale, rafforzando la governance dei distretti sanitari e promuovendo una rinnovata rete sanitaria territoriale attraverso modelli organizzativi integrati, nonché per superare le attuali carenze del sistema delle Residenze sanitarie assistenziali;

    6) ad individuare ulteriori risorse per il rinnovo del contratto di lavoro per il personale del comparto sanitario che partano dal presupposto di recuperare anche l'inflazione, nonché per concludere la reinternalizzazione dei lavoratori impegnati nei servizi esternalizzati e il definitivo superamento del precariato;

    7) a prevedere un piano straordinario di investimenti pubblici per l'ammodernamento strutturale edilizio e tecnologico della sanità pubblica senza operare i tagli ai quali abbiamo assistito con l'ultimo decreto-legge in materia di Pnrr;

    8) a stanziare le risorse necessarie al fine di dare piena attuazione alla legge 22 maggio 1978, n. 194 e a potenziare e riqualificare l'attività dei consultori familiari nel territorio nazionale, di assicurare la presenza di figure professionali non obiettrici di coscienza e in grado di garantire la necessaria multidisciplinarità, di potenziare la dotazione organica per la medicina di genere;

    9) a garantire le risorse necessarie per assicurare integralmente l'attuazione e la tempestiva realizzazione di tutti gli investimenti relativi ai seguenti programmi del PNRR: 1.1 «Case della Comunità» e 1.3 «Ospedali di Comunità», di cui alla Missione 6, Componente 1, del PNRR, e dell'investimento 1.2. «Verso un ospedale sicuro e sostenibile», di cui alla Missione 6, Componente 2, del PNRR, e degli interventi già posti a carico del Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR;

   sul fronte della conoscenza

    1) a rendere obbligatorio il ciclo di istruzione, a partire dalla scuola dell'infanzia sino al compimento dei 18 anni di età;

    2) a ridurre il numero degli alunni in classe per garantire qualità della didattica, maggiore coinvolgimento e apprendimento da parte degli studenti, nonché piena integrazione dei ragazzi, soprattutto quelli con più disabilità;

    3) ad estendere il tempo pieno nelle scuole primarie, ma anche il tempo prolungato negli istituti di istruzione secondaria di primo e secondo grado;

    4) a garantire l'accesso all'asilo nido e alla scuola dell'infanzia a tutte le bambine e a tutti i bambini all'interno del territorio nazionale, superando ogni forma di discriminazione sociale e territoriale;

    5) ad istituire delle zone di educazione prioritaria e solidale, dedicate alle aree più svantaggiate;

   sul fronte ambientale

    1) a dotarsi di un quadro generale che definisca, politiche, azioni e risorse per far fronte alla crisi climatica in atto, fissando specifici obiettivi di medio e lungo periodo, attraverso una legge quadro sul clima e indicatori di bilancio che prevedano specifiche misure per la decarbonizzazione ed ad attuare una mappatura delle risorse necessarie e un coordinamento tra i diversi piani di investimento e le diverse fonti di finanziamento a livello europeo, nazionale e regionale;

    2) ad istituire un Fondo sociale per clima, per accompagnare nella fase della transizione verde il tessuto sociale ed economico del Paese nella crisi climatica e sostenere le famiglie fragili e le imprese che necessitano di sostegno per la riconversione del proprio processo produttivo;

    3) a ridurre progressivamente, fino al totale azzeramento, le spese fiscali dannose per l'ambiente (SAD) destinando le risorse per interventi di riqualificazione e produzione energetica da fonti rinnovabili, messa in sicurezza del territorio, rigenerazione urbana delle città con arresto del consumo di suolo, infrastrutture per il trasporto urbano pubblico e collettivo, sviluppo della filiera agricola sostenibile e per il mantenimento della qualità e fertilità del territorio;

   sul fronte della mobilità e dei trasporti

    1) a riconsiderare la realizzazione del progetto del Ponte sullo Stretto, i cui enormi costi di realizzazione dovrebbero essere meglio e più utilmente utilizzati investendo sulla manutenzione delle infrastrutture trasportistiche e sull'ammodernamento della rete ferroviaria di molti quei territori del Mezzogiorno che si trovano in una situazione di fortissimo ritardo infrastrutturale;

    2) a garantire le opportune iniziative normative e le risorse finanziarie anche a supporto delle amministrazioni locali, affinché la mobilità sostenibile, pubblica e condivisa, possa diventare la principale modalità di spostamento, al fine di realizzare uno spostamento significativo del traffico dalle auto private verso il sistema di trasporto pubblico;

    3) a incrementare le risorse a favore del trasporto pubblico locale e del trasporto merci favorendo quello su ferro rispetto a quello su gomma, e per accelerare il rinnovo della flotta degli autobus per il TPL e l'acquisto di mezzi elettrici e alimentati a idrogeno verde;

    4) a implementare le risorse e gli investimenti per la manutenzione, la messa in sicurezza e l'ammodernamento della rete ferroviaria in particolare di quei territori più penalizzati, anche al fine di ridurre il forte squilibrio infrastrutturale che caratterizza diverse aree del nostro Paese;

    5) a garantire i collegamenti tra le aree a domanda debole o comunque poco servite dai servizi a mercato, anche rafforzando a tal fine il regime di obblighi di servizio pubblico;

    6) ad adottare tutte le iniziative, anche di intesa con gli enti territoriali, al fine di favorire i trasporti da e per le isole e garantire finalmente per tutti il diritto alla mobilità, e assicurare la continuità territoriale marittima;

   sul fronte dell'agricoltura

    1) ad adottare quanto prima tutte le iniziative coerenti volte ad escludere l'avvio di procedure d'infrazione da parte della UE d'infrazione nei confronti del nostro Paese per le norme finora approvate e per quelle in via di approvazione in materia venatoria e di gestione della fauna selvatica, e che sono in totale difformità con la normativa UE e le Direttive europee Uccelli e Habitat e con il Regolamento europeo 2021/57;

    2) a mettere in atto tutte le iniziative normative volte a contrastare l'incremento del ricorso al lavoro irregolare che caratterizza più di altri settori il comparto agricolo;

    3) a sostenere i piccoli agricoltori, anche rafforzando i sistemi alimentari locali e le buone pratiche agronomiche per la tutela delle risorse e la fertilità del suolo;

    4) a promuovere un'agricoltura e una zootecnia più sostenibili, anche per il superamento degli allevamenti intensivi secondo la strategia europea «Farm to fork» e perseguendo gli obiettivi di riduzione dell'uso dei pesticidi di sintesi del 50 per cento, nonché destinando una sempre più maggiore quota della superficie agricola all'agricoltura biologica;

   sul fronte della difesa

    1) ad interrompere la cessione di mezzi e materiali d'armamento in favore delle autorità governative dell'Ucraina, concentrando le risorse sull'assistenza umanitaria e sulla ricostruzione anche attraverso l'aumento e il finanziamento dei Progetti dei Corpi Civili di Pace;

    2) a promuovere all'interno delle istituzioni Ue l'istituzione di un Corpo civile di pace europeo, che riunisca le competenze degli attori istituzionali e non istituzionali in materia di prevenzione dei conflitti, risoluzione e riconciliazione pacifica dei conflitti lavorando in ogni sede internazionale per arrivare con urgenza ad un cessate il fuoco immediato ed incondizionato a Gaza.
(6-00113) «Grimaldi, Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Mari, Piccolotti, Zaratti».


INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

Chiarimenti in merito a una direttiva della Guardia costiera relativa a condizioni di intervento per il soccorso delle imbarcazioni di migranti, ai fini della piena salvaguardia della vita umana in mare – 3-01165

   ORFINI, CUPERLO, STUMPO, PROVENZANO, BRAGA, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la trasmissione Rai «Il Cavallo e la Torre» del 12 aprile 2024 ha diffuso una mail del 27 giugno 2022 originata dalla centrale operativa nazionale della Guardia costiera e indirizzata alle sedi operative periferiche per impartire nuovi parametri di intervento della stessa Guardia costiera nei confronti di «eventi connessi al fenomeno migratorio»;

   i nuovi criteri derivano dalle «disposizioni tattiche» impartite dal «livello politico» e attengono ad una diversa attribuzione di ruoli alla Guardia di finanza, chiamata a svolgere il primo intervento come forza di polizia (law enforcement) nei confronti delle imbarcazioni cariche di migranti entro il limite dell'area di soccorso (Sar) italiana, sotto il coordinamento non più della centrale operativa della Guardia costiera, ma del reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza;

   tali disposizioni, per diretta ammissione del capitano di vascello che le firma, modificano il «modus operandi» della Guardia costiera, di fatto escludendone competenze e attribuzioni nel caso di eventi migratori se non in caso di pericolo conclamato: ovvero in situazioni in cui esiste un pericolo potenziale e per le quali si rendono perciò necessari la valutazione del rischio e la conseguente assunzione di operazioni dirette o il coinvolgimento di ogni unità navale disponibile e adeguata alla tipologia di intervento;

   il messaggio in questione precede di pochi mesi il naufragio di Steccato di Cutro che costò la vita di 105 persone;

   considerato «evento migratorio» di esclusiva rilevanza di polizia di frontiera (e non di immediato intervento di assistenza e soccorso), quel caso coinvolse due motovedette della Guardia di finanza, rientrate in porto senza neppure raggiungere il caicco, a causa delle peggiorate condizioni del mare. La Guardia costiera non intervenne e l'imbarcazione affondò a pochi metri dalla costa;

   il comandante della capitaneria di Crotone dichiarò che quel mare forza quattro avrebbe potuto essere ben fronteggiato dalle motovedette della Guardia costiera, costruite per gli interventi in condizioni estreme. Aggiunse che il loro mancato coinvolgimento era da farsi risalire a imprecisate «regole che ci sono a livello interministeriale» e che oggi alla luce del documento reso noto sono inequivocabili –:

   se il documento della Guardia costiera di cui in premessa non confligga con le convenzioni internazionali e con le norme nazionali che affidano alla stessa il coordinamento degli interventi per ogni situazione di pericolo in mare, non soltanto conclamata, ma anche potenziale, e se non si intenda ritirare tale direttiva ripristinando l'assoluta priorità della salvaguardia della vita umana in mare.
(3-01165)


Iniziative per un adeguato approfondimento sulla compatibilità ambientale del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina – 3-01166

   MORFINO, ILARIA FONTANA, L'ABBATE, SANTILLO e SERGIO COSTA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la commissione tecnica Via del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, a seguito delle attività di analisi e valutazione della documentazione trasmessa dal proponente società Ponte sullo Stretto, ha richiesto 239 integrazioni documentali e chiarimenti, in attesa dei quali non sarà possibile dare seguito alle necessarie attività istruttorie prodromiche all'autorizzazione;

   anche a non volere considerare che alcuni rilievi mossi dalla commissione si appuntano perfino sull'oggettiva impossibilità di leggere alcune tabelle trasmesse dal proponente, dalle richieste di integrazione si evince chiaramente che, in molti casi, stime e valori di riferimento non sono stati aggiornati rispetto agli elaborati trasmessi con la revisione del 2012 e che il progetto si presenta lacunoso e approssimativo. Tanto emerge, con riferimento allo studio di impatto ambientale, all'analisi costi-benefici, alla vulnerabilità del progetto rispetto al rischio di gravi incidenti o calamità, agli scenari di rischio sismico e di pericolosità da maremoto, al quadro di caratterizzazione della qualità dell'aria, alla compatibilità con i piani di gestione dello spazio marittimo, alla mancanza di analisi idrologiche-idrauliche aggiornate, alla gestione del rischio idrogeologico, all'approvvigionamento delle acque, considerata anche la grave scarsità della risorsa idropotabile, fino al mancato aggiornamento del progetto di monitoraggio ambientale. Molte richieste di integrazione riguardano, inoltre, la tutela della biodiversità e degli ecosistemi e la gestione delle terre e rocce da scavo e numerose sono anche le osservazioni delle associazioni e dei portatori di interesse e i pareri pervenuti e pubblicati sul portale del Ministero ai quali il proponente dovrà fornire le proprie controdeduzioni;

   l'accelerazione impressa al procedimento di valutazione di impatto ambientale dalla disposizione di cui all'articolo 3 del decreto-legge n. 35 del 2023, con termini stringenti per la conclusione del procedimento, non può andare a scapito dei necessari approfondimenti istruttori volti a determinare gli impatti ambientali dell'opera, la sua sostenibilità rispetto al contesto di riferimento e la compatibilità con il sistema dei vincoli e delle tutele ambientali e paesaggistiche e presuppone, in caso di non completa ottemperanza nei termini, che l'autorità competente proceda all'archiviazione dell'istanza, come previsto dal richiamato decreto legislativo n. 152 del 2006 –:

   quali iniziative intenda assumere al fine di assicurare un adeguato approfondimento istruttorio per dirimere ogni dubbio sull'adeguatezza delle integrazioni trasmesse dal proponente e sulla compatibilità ambientale dell'opera, con la consapevolezza della straordinaria responsabilità che assumerebbe nel caso in cui, a causa dell'eccessiva contrazione dei tempi della procedura, venga dato troppo frettolosamente un parere favorevole ad un'opera di così rilevante impatto sul territorio, sull'ambiente e sugli ecosistemi.
(3-01166)


Misure a salvaguardia della filiera suinicola e delle connesse esportazioni, in relazione al contrasto della peste suina africana, con particolare riferimento al contenimento della diffusione dei cinghiali – 3-01167

   GADDA, FARAONE, DE MONTE, DEL BARBA, MARATTIN, BONIFAZI, BOSCHI, GIACHETTI e GRUPPIONI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   la peste suina africana è una malattia virale, non trasmissibile all'uomo, molto contagiosa, che colpisce suini e cinghiali;

   accertata nella penisola dal 2022, la peste suina africana ha effetti devastanti sul settore suinicolo e sulla relativa filiera, sia per il decesso degli animali, sia per i protocolli sanitari e le restrizioni che ne conseguono per gli allevatori e produttori;

   per fronteggiarne la diffusione e i danni ingenti patiti dal comparto, negli anni sono stati previsti indennizzi, profilassi e protocolli sanitari, stanziamenti specifici e la nomina di un commissario straordinario e tre subcommissari;

   sono più di 1.800 i casi accertati tra i cinghiali (l'80 per cento concentrati in Liguria, Lombardia e Piemonte), che con la loro proliferazione incontrollata risultano il vettore principale della peste suina africana, contro 21 focolai controllati nel settore zootecnico (metà dei quali confinati in Lombardia);

   il recente ritrovamento di una carcassa di cinghiale positiva alla peste suina africana nella zona del cosiddetto distretto del prosciutto di Parma ha comportato il blocco automatico delle esportazioni verso il Canada;

   la mera presenza della peste suina africana tra la fauna selvatica ha già portato alcuni Paesi (Cina, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Messico) a disporre il divieto di importazione da aziende situate nei territori interessati senza distinguere tra allevamenti e stabilimenti di stagionatura e il rischio è che il fermo dell'export possa essere esteso all'intero territorio nazionale, superando così il criterio di regionalizzazione;

   ulteriori blocchi rischiano di pregiudicare circa un terzo delle vendite annuali del solo consorzio del prosciutto di Parma;

   la stragrande maggioranza dei casi riguarda proprio la fauna selvatica, rendendo evidente che prima ancora che vietare le macellazioni e chiudere gli allevamenti occorre eradicare il cinghiale, la cui presenza in Italia è sette volte superiore alla media europea e cagiona non solo enormi danni alle produzioni agricole, ma favorisce anche, appunto, la diffusione della peste suina africana;

   occorre mettere in sicurezza una filiera che vale circa 20 miliardi di euro e che offre più di 100.000 posti di lavoro, rafforzando gli indennizzi ed evitando di penalizzare imprese e territori che hanno adottato misure di biosicurezza e prevenzione –:

   considerato che la strategia perseguita finora per contrastare gli effetti della peste suina africana, anche per mezzo del commissario straordinario, non appare adeguata, se non ritenga di adottare, per quanto di competenza, misure straordinarie per il contenimento del cinghiale che favoriscano la rimozione dei blocchi alle importazioni richiamati in premessa e, più in generale, per la salvaguardia dell'intera filiera suinicola.
(3-01167)


Intendimenti in ordine alla sospensione della collaborazione con la guardia costiera libica, anche alla luce di un attacco armato nei confronti di una nave del soccorso civile battente bandiera italiana – 3-01168

   FRATOIANNI, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 4 aprile 2024 la nave «Mare Jonio» dell'organizzazione non governativa Mediterranea saving humans è stata attaccata dalla motovedetta 658 «Fezzan» della Guardia costiera libica mentre gli operatori umanitari stavano soccorrendo, in acque internazionali, un'imbarcazione sovraffollata di persone e alla deriva;

   nel tentativo di allontanare i rescue boat della «Mare Jonio» i libici hanno esploso raffiche di proiettili prima in aria e poi direttamente in acqua, creando gravi e seri pericoli per l'incolumità dei naufraghi, nonché per i membri dell'equipaggio di una nave battente bandiera italiana e per altri naufraghi già presenti sulla motovedetta libica che, evidentemente, erano stati intercettati e catturati in interventi precedenti;

   il Ministro interrogato, l'11 aprile 2024, rispondendo ad un'interrogazione a risposta immediata in Assemblea presso il Senato della Repubblica, ha riferito che, secondo le autorità deputate alla ricerca e soccorso in mare competenti secondo le normative internazionali, ovvero le sedicenti «autorità libiche», la nave «Mare Jonio» sarebbe intervenuta in un «momento successivo», avvicinandosi alla motovedetta «Fezzan» quando questa aveva «già assolto gli obblighi di salvataggio in mare»;

   tale ricostruzione dei fatti appare totalmente priva di fondamento e palesemente smentita dalle registrazioni video dell'intervento di salvataggio che dimostrano come la «Mare Jonio» abbia individuato l'imbarcazione in pericolo e iniziato le operazioni di soccorso ben prima dell'arrivo della motovedetta libica;

   i rapporti ufficiali stilati negli ultimi anni da organismi del Onu (Unhcr, Iom, Unsmil, tra gli altri) hanno denunciato le innumerevoli violazioni del diritto internazionale, umanitario e marittimo, di cui la cosiddetta «Guardia costiera libica» si è resa e si rende quotidianamente responsabile, e la Corte di cassazione, con sentenza n. 4557 del 2024, ha ritenuto la Libia «porto non sicuro» e che facilitare la riconsegna dei migranti alle autorità di Tripoli costituisce reato;

   i fermi amministrativi a cui vengono sottoposte le navi umanitarie e le fantasiose ricostruzioni a parere degli interroganti confermano la volontà dell'attuale Esecutivo di proseguire nell'assurda guerra alle organizzazioni non governative che salvano vite in mare, anziché concentrare gli sforzi nel contrasto ai trafficanti di uomini –:

   di quali verifiche e accertamenti condotti dalle autorità richiamate dal Ministro interrogato lo stesso disponeva sull'attacco libico alla «Mare Jonio», dal momento che gli stessi si sono dimostrati non veritieri, anche al fine di individuare gli autori della falsa ricostruzione, e quali iniziative intenda intraprendere il Governo a tutela della sicurezza in mare di navi anche battenti bandiera italiana impegnate nella meritevole opera di soccorso civile e, accertato l'assalto armato contro una nave italiana, sospendere ogni collaborazione con la cosiddetta Guardia costiera libica.
(3-01168)


Iniziative in relazione alle modalità di inoltro delle domande inerenti ai cosiddetti «decreti flussi» e ai controlli sulla regolarità delle istanze presentate – 3-01169

   D'ALESSIO, BONETTI, BENZONI, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il cosiddetto «decreto flussi» – in ultimo il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 settembre 2023 – disciplina la modalità per programmare annualmente le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato per ragioni di lavoro;

   il decreto prevede una procedura telematica attraverso cui le persone fisiche e giuridiche possono fare domanda di nulla osta per assumere un lavoratore straniero con contratto domestico o nel settore sociosanitario;

   l'inoltro della domanda, da presentarsi sul «portale Ali», è stato possibile in alcuni click day disposti dal decreto stesso, durante i quali però si sono verificate numerosissime problematiche relative a segnalazioni concernenti gravi episodi di sospetta irregolarità e di malfunzionamento del portale, con inique esclusioni per alcuni utenti e, di riflesso, altri utenti avvantaggiati nell'accesso e nell'invio delle richieste;

   in particolar modo, le criticità si sono presentate nei click day del 2 e del 4 dicembre 2023 (dedicati alle richieste di lavoratori subordinati, colf e badanti): la piattaforma è stata aperta alle ore 8:35, con ben venticinque minuti di anticipo rispetto all'orario stabilito. A numerosi richiedenti sarebbe stato poi impedito di selezionare le richieste e di procedere con l'invio, vedendosi comparire un simbolo di divieto di accesso;

   dopo più di un'ora dall'apertura del portale, la gran parte degli utenti ha avuto sì modo di inoltrare le richieste, ma, prevedendo il decreto di seguire l'ordine cronologico di presentazione per la distribuzione delle quote disponibili, si sono visti inevitabilmente esclusi;

   è evidente come si siano verificate irregolarità a causa non solo di deficit della procedura telematica ma anche di una normativa lacunosa, senza considerare la grave mancanza di un sistema di filtro che verifichi in modo preventivo la regolarità e l'effettiva esistenza del datore di lavoro che invia la richiesta, con la grave possibilità che associazioni criminali favoriscano l'ingresso apparentemente regolare di cittadini stranieri destinati a soggiornare illegalmente e in condizioni disumane sul suolo italiano –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di evitare in futuro i problemi informatici riscontrati nei click day e quelli relativi alla mancanza di adeguati controlli preventivi e, in tal senso, se siano allo studio procedure nuove e semplificate, oltre a controlli incrociati con l'Ispettorato del lavoro, che garantiscano all'intero processo maggiore efficienza e trasparenza, oltre ad evitare possibili irregolarità, anche legate alla criminalità organizzata.
(3-01169)


Iniziative di competenza volte a scongiurare il trasferimento delle scuole di polizia di Brescia e Piacenza – 3-01171

   BORDONALI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MINARDO, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 28 febbraio 2024, a margine del giuramento di 206 nuovi allievi agenti della Polizia di Stato alla Scuola di polizia giudiziaria, amministrativa e investigativa (Pol.G.A.I.) di Via Vittorio Veneto, a Brescia, si è tenuto un rapido confronto tra rappresentanti istituzionali del territorio e il Capo della Polizia Pisani in merito al trasferimento della scuola alla caserma missilistica dismessa «Serini» di Montichiari;

   è palese l'importanza che la scuola riveste per la città, che la ospita oramai da quasi cinquant'anni;

   proprio al termine della cerimonia, il prefetto Pisani ha spiegato le ragioni sottese al trasferimento e cioè che la struttura «un tempo interamente demaniale, dopo un periodo di cartolarizzazioni è ora in parte privata», per cui lo Stato paga un affitto di oltre un milione di euro all'anno;

   lo stesso prefetto, tuttavia, ha riconosciuto che «la scuola di polizia giudiziaria è una realtà storica, nel centro della città», dimostrandosi possibilista verso soluzioni alternative al trasferimento;

   la questione del trasferimento di scuole di polizia e caserme in un'ottica di razionalizzazione del costo degli affitti, che, però, non tiene conto della rilevanza nel tessuto urbano delle città ospitanti, riguarda anche Piacenza, che ha avviato una ricerca di mercato per immobili da adibire, per l'appunto, a sede della scuola di polizia e di otto caserme dell'Arma dei carabinieri, situate nei comuni della provincia –:

   se e quali iniziative di competenza intenda adottare per addivenire ad una soluzione della questione in premessa che scongiuri il trasferimento delle scuole dalle città di Brescia e Piacenza.
(3-01171)


Iniziative di competenza volte a garantire condizioni di sicurezza negli atenei, alla luce di recenti episodi di contestazione e manifestazioni di protesta – 3-01170

   LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 33 della Costituzione della Repubblica italiana recita: «Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.»;

   negli ultimi mesi in alcuni atenei si è assistito a episodi di contestazione e manifestazioni di protesta contro le operazioni militari condotte da Israele nella Striscia di Gaza in seguito agli attacchi subiti il 7 ottobre 2024 per opera di Hamas;

   in alcuni casi negli ultimi mesi si sono verificati anche atti di violenza verbale e fisica, boicottaggi di incontri e dibattiti pubblici e scontri tra manifestanti e forze dell'ordine in alcune città, tra cui Roma, Pisa, Napoli, Genova e Torino;

   il 24 febbraio 2024 il Ministro interrogato ha dichiarato in un'intervista a Il Corriere della Sera: «Il Governo non ha cambiato le regole della gestione dell'ordine pubblico. Dunque non è cambiato nulla di quel principio. Semmai si è ancor più rafforzato»;

   la «Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza» relativa all'anno 2023, curata dal Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e presentata il 28 febbraio 2024, non ha riscontrato pericoli per la sicurezza dello Stato derivanti da movimenti e gruppi attivi negli ambienti universitari –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire la sicurezza degli atenei italiani, anche in considerazione delle leggi che regolano gli istituti universitari, i loro organi di governo e i loro rapporti con le forze dell'ordine.
(3-01170)


Iniziative di competenza per favorire il rapido iter del disegno di legge in materia di sicurezza pubblica, a tutela delle forze di polizia – 3-01172

   FOTI, MESSINA, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, URZÌ, DE CORATO, KELANY, MICHELOTTI, MURA, SBARDELLA e MASCARETTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   desta sgomento, preoccupazione e ribrezzo quanto avvenuto nella giornata di sabato 20 aprile 2024 in piazzale Gabrio Rosa, ghetto del Corvetto a Milano, periferia di caseggiati popolari degradati, in gran parte occupati da inquilini abusivi, luogo di spaccio h24, dove un marocchino, 28 anni, si avvicina a un egiziano, 37 anni, e gli chiede qualche moneta; alla risposta «No, non ho nulla», inizia la colluttazione;

   la vittima chiede aiuto ad una volante del commissariato Mecenate, presente sul luogo, racconta agli agenti l'aggressione che ha subito e indica l'uomo che sta provando a scappare;

   non appena i poliziotti si indirizzano verso di lui, il marocchino si oppone all'identificazione e si fa ancora più aggressivo. In quel momento una quarantina di persone, tutti nordafricani, accerchiano la volante per sottrarre il 28enne a un eventuale arresto e all'improvviso una 37enne, anche lei marocchina, colpisce con una bottiglia di vetro sulla nuca l'egiziano colpevole di non aver fatto l'elemosina;

   i poliziotti chiamano rinforzi e a supporto arrivano altre cinque volanti, oltre ai carabinieri e ai vigili. Il cofano di un'auto della polizia prende fuoco;

   la macchina della polizia è presa d'assalto e i rivoltosi vengono visti in gruppo mettersi in posa per filmarsi e fotografarsi con l'auto a fuoco sullo sfondo, deridendo i poliziotti;

   si tratta di episodi ormai frequenti in molte delle città italiane e i poliziotti rischiano costantemente di rimanere feriti. Nella stessa zona, al Corvetto, non più tardi di fine marzo 2024 un egiziano ha rapinato un connazionale colpevole di avergli chiesto una sigaretta in pieno Ramadan;

   nella recente intervista a Il Messaggero il Ministro interrogato ha dichiarato che, grazie ai controlli effettuati dal 21 ottobre 2023 ad oggi, sono stati rintracciati 2.613 stranieri irregolari, di questi 1.542 sono stati respinti. 142 soggetti sono stati tratti in arresto, di cui 73 per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina;

   è in corso di esame in Commissioni riunite affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni e giustizia alla Camera dei deputati il disegno di legge inerente a «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario», che interviene in merito agli atti di violenza o minaccia e di resistenza a pubblico ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza –:

   se non ritenga di favorire, per quanto di competenza, il rapido iter del disegno di legge sicurezza, a tutela delle forze di polizia.
(3-01172)


Esiti della recente riunione dei Ministri degli esteri del G7 e ulteriori iniziative nel quadro della Presidenza Italiana – 3-01173

   BAGNASCO, BARELLI, ORSINI, DEBORAH BERGAMINI, MARROCCO, ARRUZZOLO, BATTILOCCHIO, BATTISTONI, BENIGNI, CALDERONE, CANNIZZARO, CAPPELLACCI, CAROPPO, CASASCO, CATTANEO, CORTELAZZO, DALLA CHIESA, D'ATTIS, DE PALMA, FASCINA, GATTA, MANGIALAVORI, MAZZETTI, MULÈ, NEVI, NAZARIO PAGANO, PATRIARCA, PELLA, PITTALIS, POLIDORI, ROSSELLO, RUBANO, PAOLO EMILIO RUSSO, SACCANI JOTTI, SALA, SORTE, SQUERI, TASSINARI, TENERINI e TOSI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il 17, 18 e 19 aprile 2024 il Ministro interrogato ha presieduto a Capri la riunione dei Ministri degli esteri del G7, una straordinaria vetrina per le potenzialità del territorio e un importante momento di confronto nell'ambito della «comunità di valori» delle democrazie occidentali;

   la riunione ministeriale di Capri è giunta in una fase particolarmente delicata del quadro politico internazionale, caratterizzata dai conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente e dall'assertività di attori che mettono sempre più in discussione l'ordine internazionale basato sulle regole;

   a Capri i Ministri degli esteri del G7 hanno ribadito il sostegno alla resistenza del popolo ucraino e il massimo impegno sul fronte degli aiuti, anche in vista della futura ricostruzione;

   i Ministri degli esteri del G7 hanno rinnovato la ferma condanna dell'attacco diretto e senza precedenti lanciato dall'Iran contro Israele nella notte tra il 13 e 14 aprile 2024 e hanno lanciato un forte appello a tutte le parti a contribuire alla de-escalation;

   in uno dei comunicati finali della riunione si riafferma l'impegno del G7 a mettere al centro dell'agenda politica internazionale lo sviluppo del continente africano e a rafforzare la cooperazione con i partner nell'Indo-Pacifico per assicurare la libertà di commercio e di navigazione –:

   alla luce di quanto esposto in premessa, quali siano i principali esiti della riunione ministeriale di Capri e quali siano le prossime iniziative che il Ministro interrogato intende intraprendere, nel quadro della Presidenza italiana del G7.
(3-01173)