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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Giovedì 6 febbraio 2025

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzione in Commissione:


   La IV Commissione,

   premesso che:

    l'articolo 957 del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, recante «Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246.», disciplina il reclutamento degli atleti che avviene mediante concorso pubblico;

    in particolare, il suddetto articolo, al comma 3, stabilisce, tra i requisiti per la partecipazione al concorso, che gli atleti abbiano conseguito, nella disciplina prescelta, risultati agonistici di livello almeno nazionale certificati dal Comitato olimpico nazionale italiano o dalle federazioni sportive nazionali, la cui valutazione è devoluta alla commissione esaminatrice, di cui all'articolo 961 del Testo unico dell'ordinamento militare;

    ai sensi dell'articolo 957, comma 4, i vincitori del concorso, se appartenenti all'Esercito italiano, alla Marina militare o all'Aeronautica militare, sono immessi in servizio secondo l'ordine della graduatoria finale con determinazione del direttore generale della direzione generale per il personale militare e sono avviati a uno specifico corso formativo in qualità di volontari in ferma prefissata quadriennale, volto a far acquisire le conoscenze necessarie per l'assolvimento dei compiti militari di base. Per quanto riguarda invece i vincitori appartenenti all'Arma dei carabinieri, sono ammessi a uno specifico corso formativo in qualità di allievi carabinieri, mirato a far acquisire le conoscenze necessarie per l'assolvimento dei compiti militari e di polizia, al termine del quale sono immessi in ruolo secondo l'ordine della graduatoria finale, con il grado di carabiniere, con determinazione del comandante generale o di autorità da questi delegata;

    il comma 5 dell'articolo 957 del Testo unico dell'ordinamento militare stabilisce che con decreto del Ministro della difesa sono adottate le direttive tecniche riguardanti l'accertamento delle imperfezioni e delle infermità di cui all'articolo 579 del medesimo testo unico, nonché i criteri per delineare il profilo dei soggetti giudicati idonei al servizio militare, predisposti dallo Stato maggiore della difesa, sentita ciascuna Forza armata;

    attualmente la celiachia e le altre intolleranze alimentari sono inserite tra le imperfezioni e le infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare, elencate all'articolo 582, comma 1, del Testo unico dell'ordinamento militare. In particolare, il citato comma 1 dell'articolo 582, alla lettera e), numero 2), prevede infatti come causa di non idoneità: «l'anafilassi, le reazioni allergiche/pseudoallergiche, le intolleranze a farmaci ed alimenti, con manifestazioni cliniche se vere, anche in fase asintomatica, diagnosticate tramite valutazioni cliniche e procedure laboratoristiche appropriate, trascorso, se occorre, il periodo di inabilità temporanea». La direttiva tecnica approvata con decreto del Ministro della difesa del 4 giugno 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 131 del 9 giugno 2014, a ulteriore specificazione del suddetto punto, precisa che rientrano nelle intolleranze sopramenzionate «le intolleranze ad alimenti di abituale consumo, utilizzo e diffusione»;

    la direttiva dell'Ispettorato generale per la sanità militare dello Stato maggiore della difesa del 9 aprile 2015, recante «Aspetti medico-legali correlati con la patologia celiaca», riferita alle sole Forze armate (Esercito, Marina, Aeronautica e Arma dei carabinieri), riguarda sia i celiaci che vogliono arruolarsi sia i molti celiaci già in uniforme. Quanto si legge nella direttiva, infatti, ha rappresentato una grande vittoria a livello professionale per il personale militare in servizio permanente al quale è stata diagnosticata tale malattia. Secondo la suddetta direttiva del 9 aprile 2015: «per il personale in servizio, la diagnosi di intolleranza al glutine non comporta alcun provvedimento medico-legale, salvo i casi in cui le manifestazioni sintomatologie siano talmente rilevanti da pregiudicare la idoneità al servizio, trascorso il periodo di temporanea inidoneità». Dunque, salvi i casi di insorgenza di sintomi gravi abbastanza da compromettere le funzionalità dell'individuo, è riconosciuta l'idoneità al servizio ai soggetti già appartenenti alle Forze armate che abbiano avuto la diagnosi di celiachia solo in seguito all'arruolamento. Coloro che intendono accedere alla carriera militare nelle Forze armate attraverso i concorsi di selezione restano, invece, esclusi se già risultano affetti da celiachia o da altre intolleranze alimentari al momento del reclutamento;

    la normativa vigente preclude, dunque, l'accesso al reclutamento per ogni ruolo e grado militare, anche in caso di asintomaticità, con la conseguente ingiusta penalizzazione e la grave discriminazione nella possibilità di partecipare ai concorsi di selezione per l'arruolamento nelle Forze armate. Si tratta di una discriminazione ancora più grave e di un vulnus cui porre rimedio se si considera che ai soggetti aventi il medesimo profilo sanitario non è posto nessun ostacolo per l'accesso alla carriera nei corpi della polizia penitenziaria, dei vigili del fuoco e dell'aeronautica commerciale;

    alla luce di quanto esposto, ne consegue che per i soggetti affetti da celiachia e da intolleranze alimentari è preclusa la possibilità di partecipare ai concorsi per il reclutamento degli atleti dei gruppi sportivi militari, in quanto nei bandi di concorsi dedicati è richiamato il rispetto della normativa relativa all'idoneità fisica;

    il superamento di tali anacronistici limiti vedrebbe soddisfatte le aspettative dei giovani atleti nonché consentirebbe anche ai gruppi sportivi militari di annoverare al proprio interno campioni di varie discipline,

impegna il Governo

nelle more di una riforma legislativa complessiva che permetta l'accesso delle persone affette da celiachia nelle Forze armate, ad adottare le opportune iniziative di carattere normativo atte alla costituzione di una commissione scientifica volta a verificare l'eventuale compatibilità della patologia celiaca con il reclutamento nei gruppi sportivi militari degli atleti che ne sono affetti, al fine anche di valutare un regime derogatorio alla normativa vigente in materia di idoneità fisica per i bandi di concorso di reclutamento degli atleti militari.
(7-00275) «Baldino, Lomuti, Pellegrini».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:


   GRAZIANO, BAKKALI, PELUFFO, STUMPO e ASCANI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   è notizia di questi giorni che il dottor Francesco Cancellato, direttore della testata giornalistica on line «Fanpage», risulti essere stato segnalato da Meta fra quelli «targeted» da uno spyware prodotto dall'azienda di fondazione israeliana e attualmente di proprietà di un fondo Usa, Paragon Solutions;

   il dottor Cancellato avrebbe ricevuto una comunicazione del servizio sicurezza di Whatsapp con la quale veniva avvertito di aver «interrotto le attività di una società di spyware che riteniamo abbia attaccato il tuo dispositivo»;

   le utenze del nostro Paese che sarebbero state interessate da questo sistema invasivo di controllo risulterebbero essere sette su novanta in totale;

   la Paragon Solutions risulta essere una società piuttosto nota nel settore offrendo la propria tecnologia ai Governi di Paesi democratici, con obiettivi di sicurezza e contrasto al terrorismo;

   secondo quanto riportato da Techcrunch, l'azienda produttrice, anche a seguito di quanto accaduto al dottor Cancellato, non ha smentito che l'Italia sia tra gli acquirenti e utilizzatori di questo strumento «invasivo» che consente di entrare in possesso delle informazioni di un telefono semplicemente con messaggistica su Whatsapp;

   l'eventuale presenza dell'Italia tra i clienti di Paragon è elemento centrale nella ricostruzione di quanto accaduto al direttore di Fanpage, testata che si è resa protagonista di diversi scoop giornalistici che hanno riguardato esponenti e azioni di Governo;

   la notizia ha oggettivamente suscitato polemiche e preoccupazioni afferenti alla sicurezza e al pregiudizio di libertà e prerogative costituzionalmente garantite;

   il Governo con una nota ufficiale di Palazzo Chigi ha escluso che siano stati sottoposti a controllo da parte dell'intelligence, e quindi del Governo, i soggetti tutelati dalla legge 3 agosto 2007, n. 124 (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto), compresi i giornalisti e di aver attivato l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale;

   la nota del Governo non chiarisce affatto però le circostanze di un episodio inquietante su cui permangono tutti i dubbi e le preoccupazioni a partire dal fatto di come siano state individuate e scelte le utenze su cui installare il citato spyware e soprattutto richiede tempestivamente un'azione di chiarezza e trasparenza –:

   se e quali iniziative il Governo intenda assumere, anche nell'ambito delle opportune sedi comunitarie e internazionali, al fine di chiarire come sia stato possibile l'introduzione di tale spyware, in particolare chi e con chi sia stato contrattualizzato tale sistema, e perché i dispositivi di queste utenze, nel nostro Paese, siano potuti diventare target intercettabili in quanto si tratterebbe, ove confermato, di un atto lesivo delle prerogative costituzionali tutelate dalla nostra Repubblica a partire dalla libertà di stampa e di informazione.
(3-01719)

Interrogazioni a risposta scritta:


   COLOMBO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   sono ancora molti i punti da chiarire sulla vicenda della liberazione della cooperante milanese, Silvia Romano, rapita il 20 novembre 2018 a Chakama, un villaggio a 80 chilometri da Malindi, in Kenya: dalla presunta conversione all'Islam fino al pagamento del riscatto;

   la ragazza, riportata in Italia con un volo militare dopo 18 mesi di detenzione, era stata sequestrata da una élite del gruppo terrorista somalo Al Shabaab, affiliato ad Al Qaeda, e successivamente trattata come se fosse un ostaggio politico, trasferita da un gruppo all'altro di terroristi: lo scopo del rapimento sarebbe stato, infatti, quello di ottenere in cambio del rilascio soldi e armi per finanziare le proprie azioni militari;

   secondo quanto trapelato dai servizi segreti somali e riportato da fonti di stampa, ammonterebbe a 1,5 milioni di euro – e non a 4 milioni, come rivelato dalle prime indiscrezioni – il riscatto finale effettivamente pagato per la liberazione della venticinquenne, ma è probabile che altre quote siano state versate, nel corso della detenzione della giovane, ad intermediari che hanno facilitato i contatti con i suoi sequestratori;

   in particolare, nonostante l'allora Governo Conte abbia sempre negato qualsiasi transazione, in un'intervista a la Repubblica, Ali Dehere, portavoce del gruppo terrorista Al Shabaab, confermava il pagamento del riscatto, aggiungendo che «Parte (...) servirà a comprare armi di cui abbiamo sempre più bisogno per portare avanti la jihad» e che «servirà a gestire il Paese: a pagare scuole, comprare cibo e medicine che distribuiamo al nostro popolo, a formare i poliziotti che mantengono l'ordine e fanno rispettare le leggi del Corano»;

   sempre secondo le dichiarazioni di Ali Dehere, sarebbero state «decine» le persone che hanno partecipato al rapimento di Silvia, spiegando che «C'è una struttura in seno ad Al Shabaab che si occupa di trovare soldi per far funzionare l'organizzazione, la quale poi li ridistribuisce al popolo somalo. È questa struttura che gestisce le diverse fonti d'introiti»;

   preoccupanti appaiono le dichiarazioni del portavoce del gruppo terrorista Al Shabaab in merito al ricorso al sequestro di persona a scopo di estorsione da parte di gruppi terroristici come Al Qaeda per finanziare attività che, come noto, costituiscono una minaccia per la sicurezza di tutto il mondo –:

   di quali elementi disponga il Governo in merito ai fatti di cui in premessa, con particolare riguardo al presunto pagamento del riscatto in cambio della liberazione della cooperante Silvia Romano e, in caso affermativo, all'ammontare dello stesso.
(4-04277)


   FORNARO e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

   il 31 gennaio 2025 il direttore del giornale online Fanpage ha raccontato di aver ricevuto un messaggio via Whatsapp, inviato da Meta (l'azienda proprietaria del servizio di messaggistica) che lo avvertiva che «a dicembre il suo Whatsapp ha interrotto le attività di una società di spyware che riteniamo abbia attaccato il suo dispositivo. Le nostre indagini indicano che potresti aver ricevuto un file dannoso tramite Whatsapp e che lo spyware potrebbe aver comportato l'accesso ai tuoi dati, inclusi i messaggi salvati nel dispositivo». Tale messaggio è stato inviato a una novantina di persone tra giornalisti e attivisti;

   Whatsapp ha spiegato che centinaia di dispositivi sono stati infettati da uno spyware di Paragon Solution, produttore israeliano di software di hacking. L'azienda però non è stata in grado di identificare chi ci sia dietro l'attacco informatico;

   Paragon Solution è un'azienda fondata nel 2019 dall'ex Primo ministro israeliano Ehud Barak e, a dicembre 2024, è stata acquistata da un'azienda di private equity statunitense AE Industrial Partners, un gruppo di investimento specializzato in servizi per la sicurezza nazionale, aerospaziale e industriale. L'azienda aveva annunciato di vendere la propria tecnologia solo ai Governi dei Paesi democratici con l'obiettivo di colpire criminali pericolosi;

   ulteriori indagini svolte dai media internazionali hanno fatto emergere che il nostro Paese sarebbe tra gli utilizzatori di uno spyware, chiamato Graphite, utilizzato da Paragon, con cui si può entrare nei telefoni delle persone, semplicemente inviando un pdf su Whatsapp. Paragon ha ribadito di concedere in licenza la sua tecnologia a un gruppo selezionato di democrazie, «Stati Uniti e ai suoi alleati», ribadendo che «richiede che tutti gli utilizzatori rispettino le condizioni di utilizzo del software che esplicitamente proibiscono di colpire giornalisti e membri della società civile». Pur non confermando se stiano procedendo a dismettere i contratti con i trasgressori e non dando ulteriori dettagli su quali siano questi «Stati alleati degli Usa», il presidente esecutivo di Paragon ha aggiunto: «Abbiamo una politica di tolleranza zero con chi mette nel mirino giornalisti e attivisti, chiuderemo la collaborazione con qualunque soggetto che avesse violato i nostri termini di servizio»;

   il giornale israeliano Ynet ha riportato che «il Governo italiano è cliente di Paragon» e che la stessa azienda avrebbe «tagliato i legami con qualsiasi organo di controllo che fosse sospettato di aver agito contro individui non sospettati di crimine o terrorismo». L'articolo che citava fonti interne all'azienda non è mai stato smentito da Paragon;

   alla richiesta di confronto sulla vicenda, i media non hanno ricevuto risposte da Palazzo Chigi, eppure la presenza dell'Italia tra i clienti di Paragon è centrale proprio perché tra i circa novanta giornalisti e attivisti spiati da Graphite c'è il direttore di una testata che si è resa protagonista di inchieste come quella sulla sezione giovani di Fratelli d'Italia, oltre ad attivisti della società civile che hanno espresso posizioni fortemente critiche nei confronti delle politiche del Governo;

   è assolutamente necessario che la vicenda venga chiarita in tutti i suoi aspetti –:

   se il Governo italiano sia cliente dell'azienda Paragon Solution, se abbia acquistato spyware o tecnologie informatiche da tale azienda, se possa ufficialmente smentire che siano stati spiati il direttore di Fanpage e altri attivisti e membri della società civile;

   quali iniziative intenda prendere il Governo italiano per tutelare i propri concittadini da questo genere di azioni.
(4-04279)


   FRATOIANNI, BONELLI, GRIMALDI, ZANELLA, BORRELLI, DORI, GHIRRA, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

   con un comunicato ufficiale la Ong Mediterranea Saving Humans ha reso noto che Meta, la società che gestisce il servizio di messaggistica Whatsapp, ha informato Luca Casarini, uno dei capomissione e tra i fondatori di Mediterranea, che il suo telefono era stato violato da una operazione di spyware ad alto livello, attraverso l'uso di un software definito tra i più sofisticati al mondo;

   sempre nella nota si legge che Meta consigliava di sostituire immediatamente il cellulare e di rivolgersi ai propri consulenti, un team di ricerca all'università di Toronto, «The Citizen Lab»;

   quasi contestualmente alla diffusione comunicato ufficiale della Ong Mediterranea Saving Humans, testate e agenzie giornalistiche internazionali davano notizia della violazione dei sistemi di sicurezza di Whatsapp, che coinvolgeva 90 target nel mondo tra cui attivisti sociali e giornalisti;

   il software utilizzato per effettuare l'infiltrazione spyware, secondo quanto riferisca la Ong Mediterranea, è denominato Paragon dal nome della società israeliana che lo ha realizzato la Paragon Solution, la quale ha dichiarato di averlo fornito al Governo Usa e ad agenzie governative di intelligence di Paesi alleati;

   da quanto si apprende, gli esperti di The Citizen Lab stanno effettuando gli accertamenti sul telefono di Luca Casarini e nei prossimi giorni sarà possibile sapere da quanto durava la violazione;

   la Ong Mediterranea, sempre nel suo comunicato, affermava «Noi proviamo in ogni modo a salvare vite, al contrario di chi lascia morire migliaia di persone in mare o nel deserto ... non abbiamo rapporti con torturatori e trafficanti di esseri umani, diversamente da chi li protegge dai mandati di cattura internazionali» –:

   se sia a conoscenza di quanto denunciato dalla Ong Mediterranea Saving Humans sulla violazione del telefono di Luca Casarini con una operazione di spyware e di identiche violazioni nei confronti di altri attivisti sociali e giornalisti;

   se il Governo italiano e le sue strutture di intelligence siano tra gli acquirenti del software spyware Paragon e, in caso affermativo, se si escluda che le operazioni di spyware operate nei confronti di Luca Casarini o verso altri soggetti possano essere state poste in essere da strutture di intelligence italiane e se siano in corso o si intendano porre in essere iniziative, per quanto di competenza, per far luce sulla vicenda.
(4-04280)


   FRANCESCO SILVESTRI e ALFONSO COLUCCI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

   si apprende da recenti notizie di stampa che oltre novanta giornalisti e attivisti di vari Paesi sono stati bersaglio dello spyware dell'azienda israeliana Paragon Solutions, tra i quali figurano anche il direttore della testata Fanpage.it, Francesco Cancellato, e Luca Casarini, fondatore e capomissione della Ong Mediterranea Saving Humans, come confermato dal messaggio inviato da Meta ai soggetti coinvolti in questa deplorevole attività di spionaggio;

   il presidente esecutivo della citata azienda, John Fleming, ha dichiarato che lo spyware, con cui è stato spiato il direttore di Fanpage.it, viene venduto «a un gruppo selezionato di democrazie globali, principalmente agli Stati Uniti e ai suoi alleati», con la clausola da parte dell'azienda «che tutti gli utilizzatori rispettino le condizioni di utilizzo del software, che esplicitamente proibiscono di colpire giornalisti e altri membri della società civile». Il presidente Fleming non ha specificato quali siano i Paesi clienti della sua azienda;

   tuttavia, il 3 febbraio 2025 sulla testata giornalistica israeliana Ynet si leggeva, testualmente, che «in particolare, il governo italiano è cliente di Paragon» e che la stessa azienda co-fondata da Ehud Schneorson, ex capo dell'agenzia di sicurezza nazionale israeliana, avrebbe tagliato «i legami con qualsiasi organo di controllo che fosse sospettato di aver agito contro individui non sospettati di crimine o terrorismo». La notizia riportata non è mai stata smentita da Paragon;

   la vicenda descritta presenta dei connotati di una gravità assoluta in quanto mina profondamente princìpi democratici e fondanti dello Stato di diritto;

   preme ricordare quanto emerse nel novembre del 2023 dai verbali di una riunione a porte chiuse del Consiglio europeo visionati dai consorzi di giornalismo Investigate Europe (IE), Disclose e Follow The Money, in fase di stesura del regolamento europeo sulla libertà di stampa: per il Governo italiano era fondamentale mantenere la possibilità di usare programmi spia nei confronti dei giornalisti in nome della sicurezza nazionale. A parere degli interroganti, la postura governativa in materia era apparsa già piuttosto inquietante se declinata secondo i dettami costituzionali dell'articolo 21 –:

   se il Governo italiano sia cliente dell'azienda Paragon Solutions e se, in caso affermativo, sia in grado di smentire di aver proceduto ad attività di spionaggio sui dispositivi telefonici di giornalisti e attivisti;

   in caso di estraneità alla vicenda descritta, quali urgenti iniziative intenda adottare a tutela dei giornalisti del nostro Paese.
(4-04281)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   QUARTAPELLE PROCOPIO e BONAFÈ. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   con il ritiro delle truppe Nato dall'Afghanistan nell'agosto 2021, la situazione politico-militare nel Paese è precipitata rapidamente, portando al ritorno al potere dei Talebani e a una grave crisi umanitaria;

   l'Italia, nel corso dell'operazione «Aquila Omnia», ha svolto un ruolo cruciale nell'evacuazione di cittadini afghani in pericolo, tra cui collaboratori delle istituzioni italiane, attivisti per i diritti umani, donne, bambini e membri di minoranze perseguitate;

   durante l'operazione «Aquila Omnia», sono state messe in salvo migliaia di persone grazie all'impegno delle forze armate e del personale diplomatico italiano, in condizioni estremamente difficili;

   tuttavia, nonostante gli sforzi compiuti, vi sono ancora numerosi cittadini afghani che hanno collaborato con le istituzioni italiane o che si trovano in condizioni di grave rischio, impossibilitati a lasciare il Paese;

   l'attuale situazione in Afghanistan continua a destare grande preoccupazione per la sicurezza e i diritti fondamentali di queste persone, in particolare delle donne, delle minoranze religiose ed etniche e di coloro che si sono opposti al regime talebano;

   tra le persone in pericolo ci sono parlamentari che non sono riusciti a lasciare il Paese, secondo l'Unione Interparlamentare (Ipu), e almeno una di queste, la ex deputata Mursal Nabizada è stata uccisa nel gennaio 2023 dai talebani;

   la comunità internazionale ha un obbligo morale e politico di continuare a proteggere chi si trova in pericolo per aver sostenuto le missioni internazionali e per essersi battuto per i diritti e la libertà;

   l'Italia, in linea con i suoi valori costituzionali e con i principi di tutela dei diritti umani, ha dimostrato di poter svolgere un ruolo significativo nel garantire la sicurezza e la protezione delle persone vulnerabili;

   riavvio di operazioni come «Aquila Omnia» potrebbe rappresentare un passo decisivo per rispondere all'emergenza umanitaria ancora in corso –:

   se il Ministero interrogato abbia raccolto informazioni aggiornate sul numero di cittadini afghani ancora in pericolo e sull'entità del supporto necessario per metterli in sicurezza;

   se il Governo sta valutando quali iniziative di competenza adottare affinché siano portati in salvo i parlamentari e lo staff del Parlamento afghano ancora sul territorio;

   se il Governo italiano ritenga possibile riaprire o replicare un'operazione simile a «Aquila Omnia», valutando l'impiego delle risorse e delle competenze necessarie per affrontare questa emergenza umanitaria.
(5-03496)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   SOUMAHORO. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   giovedì 30 gennaio 2025 circa 20 trattori hanno presidiato il parcheggio dello stadio da rugby in via della Maggia a Brescia, mentre venerdì 31 gennaio 2025 circa 50 trattori sono tornati sulla strada dopo le 10 del mattino con un corteo partito da via Maggia e diretto alla sede del Pirellino in via Dalmazia dopo aver percorso diverse vie della città, tra cui via Volta (zona Esselunga) e via Lamarmora (fino alla centrale del latte);

   secondo Davide Pedrotti, portavoce di Agricoltori Italiani: «È un gesto simbolico, per far capire che la nostra voce non si è spenta. Vorremmo consegnare una lettera, dove ci sono i punti della nostra protesta e in cui segnaliamo che non crediamo più nei tavoli tecnici»;

   il punto centrale della protesta è il riconoscimento del giusto prezzo per i prodotti agricoli, lo snellimento della burocrazia e la lotta alla concorrenza sleale. I manifestanti chiedono che le istituzioni riconoscano il valore del lavoro agricolo, regolando i prezzi in modo che gli agricoltori siano finalmente pagati per il loro impegno e far sì che anche le tavole degli italiani non risentano di sovrapprezzi;

   sempre il 31 gennaio 2025, a Foggia, 24 trattori hanno preso parte alla protesta organizzata da Agricoltori Italiani;

   le ragioni della protesta anche a Foggia sono ormai note e sempre più pressanti: il continuo aumento dei costi di produzione sta mettendo in ginocchio il settore agricolo, mentre l'emergenza idrica aggrava ulteriormente la situazione. «Non ne possiamo più, abbiamo anche pensato di chiudere le aziende», è lo sfogo di molti agricoltori raccontate alla stampa, ormai allo stremo;

   gli agricoltori pugliesi chiedono interventi concreti e immediati per garantire la sopravvivenza di un comparto fondamentale per l'economia del territorio;

   altre iniziative di protesta organizzate da Agricoltori Italiani sono state annunciate per i prossimi giorni in diverse città italiane –:

   quali iniziative di competenza vogliano intraprendere i Ministri interrogati al fine di riconoscere il giusto valore del lavoro agricolo, regolando i prezzi, di snellire la burocrazia, di intensificare la lotta alla concorrenza sleale, di contrastare l'aumento dei prezzi del carburante e la crisi idrica.
(5-03492)


   BRUZZONE e COIN. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   negli ultimi anni la popolazione di oca selvatica (anser anser) a livello europeo è aumentata sensibilmente rispetto al passato. La stessa birdlife international evidenzia come la specie abbia un areale estremamente esteso, con una dimensione della popolazione estremamente ampia, stimando la popolazione riproduttiva tra i 797.000 e i 975.000 individui maturi, mentre la popolazione svernante è stimata in 1.190.000-1.470.000 individui;

   la popolazione riproduttiva nell'Unione europea è stimata in 448.000-652.000 individui maturi, su un'estensione della popolazione nidificante di 31.200.000 chilometri quadrati, mentre la popolazione svernante è stimata in 1.160.000-1.350.000 individui;

   il trend della popolazione risulta essere in aumento, sia in Europa che nei 27 Paesi membri dell'Unione europea, e la specie viene valutata come least concern (minore preoccupazione). Del pari, in Italia, i censimenti ufficiali confermano come la popolazione di individui svernanti sia addirittura triplicata negli ultimi vent'anni, passando, nella sola provincia di Venezia, da 560 censiti nel 2004 ai 15.473 individui censiti quest'anno;

   in Unione europea l'incremento delle popolazioni ha determinato un forte impatto sull'agricoltura, dovuto al pascolo sui terreni coltivati (cereali autunno vernini in particolare); anche in Italia negli ultimi anni i danni iniziano ad essere ingenti, soprattutto nelle aree pianeggianti site nella bassa pianura padana come l'area del ferrarese e del veneziano, come ampiamente evidenziato dalle associazioni di categoria presenti a livello locale (Confagricoltura, Cia);

   si evidenzia che l'oca selvatica (anser anser) è ricompresa all'interno dell'allegato II/1 della direttiva 79/409/CEE, che indica le specie cacciabili all'interno degli Stati membri, in forza alle disposizioni di cui all'articolo 7 della medesima e, in particolare, in forza al combinato disposto di cui ai commi 1 e 2 che si riportano integralmente «1. In funzione del loro livello di popolazione, della distribuzione geografica e del tasso di riproduzione in tutta la Comunità le specie elencate nell'allegato II possono essere oggetto di atti di caccia nel quadro della legislazione nazionale. Gli Stati membri faranno in modo che la caccia di queste specie non pregiudichi le azioni di conservazione intraprese nella loro area di distribuzione.; 2. Le specie dell'allegato II/1 possono essere cacciate nella zona geografica marittima e terrestre in cui si applica la presente direttiva.» –:

   se non intenda, tramite apposita iniziativa normativa, inserire la specie oca selvatica (anser anser) all'interno delle specie cacciabili di cui all'articolo 18 della legge n. 157 del 1992.
(5-03502)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta scritta:


   PAVANELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 prevede che alla scadenza delle concessioni e nei casi di decadenza o rinuncia, le opere di raccolta, di regolazione e di derivazione, principali e accessorie, i canali adduttori dell'acqua, le condotte forzate e i canali di scarico (articolo 25 del regio decreto n. 1775 del 1933), passano, a titolo gratuito, in proprietà delle regioni, in stato di regolare funzionamento. Inoltre, in caso di esecuzione da parte del concessionario, a proprie spese e nel periodo di validità della concessione, di investimenti sui predetti beni, purché previsti dall'atto di concessione o comunque autorizzati dal concedente, alla riassegnazione della concessione si applica, per la parte di bene non ammortizzato, un indennizzo al concessionario uscente pari al valore non ammortizzato e fatti salvi gli oneri di straordinaria manutenzione sostenuti dallo Stato, nei casi previsti dall'articolo 26 del citato regio decreto n. 1775 del 1933;

   diversamente, per le opere non strettamente funzionali all'esercizio dell'impianto idroelettrico (cosiddette opere asciutte), si riconosce la corresponsione di un prezzo;

   l'articolo 12 sopra citato, al comma 1-bis, prevede che le regioni, nel caso in cui ritenessero insussistente un prevalente interesse pubblico a un diverso uso delle acque, incompatibile con il mantenimento dell'uso a fine idroelettrico, possono assegnare le concessioni di grandi derivazioni idroelettriche mediante procedure a evidenza pubblica sotto forma di concessione, attraverso la costituzione di una società misto pubblico-privata oppure attraverso forme di partenariato;

   la regione Umbria ha provveduto con legge regionale n. 1 del 2023 a recepire la nuova normativa all'interno del proprio ordinamento regionale e attraverso la Dgr 30 del 22 gennaio 2025 ha istituito un gruppo di lavoro per la costituzione di una società mista;

   secondo quanto a conoscenza dell'interrogante, sarebbe imminente una iniziativa di proroga legislativa da parte del Ministero interrogato che consentirebbe la permanenza degli attuali concessionari, rinviando il ricorso a procedure a evidenza pubblica, che la regione Umbria sarebbe invece prossima ad avviare per la selezione del socio o dei soci privati;

   tale pericolo è stato recentemente denunciato anche da Federmanager Terni;

   l'idroelettrico rappresenta un'opportunità strategica fondamentale per i settori hard to abate, come la siderurgia e le altre industrie energivore, al fine di conciliare la decarbonizzazione dei processi produttivi con il contenimento dei costi energetici;

   com'è noto, l'area ternana rappresenta uno dei poli siderurgici più importanti del Paese. Risulta pressante l'esigenza di potenziare la strategicità del sito come asset energetico per accrescere i fattori localizzativi attraverso l'impegno diretto della regione Umbria –:

   se quanto esposto in premessa corrisponda a verità;

   se non ritenga di condividere l'esigenza di adottare ogni iniziativa finalizzata a favorire l'assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche mediante procedure a evidenza pubblica, così come imposto dalla normativa comunitaria, evitando qualsiasi proroga ad avviso dell'interrogante anticoncorrenziale che potrebbe cagionare un danno irreversibile al tessuto industriale del nostro Paese e ad industrie strategiche come il polo siderurgico di Terni.
(4-04269)


   SERGIO COSTA, CARAMIELLO, ILARIA FONTANA, DI LAURO e CHERCHI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   in data 1° febbraio 2025 sono state rinvenute le carcasse di quattro lupi deceduti a causa di avvelenamento intenzionale lungo la sponda destra del fiume Brenta, in prossimità della pista ciclabile a nord di Barco di Levico, in Valsugana;

   l'uso di veleni per l'eliminazione dei lupi, oltre a costituire un grave reato, inquina l'ambiente e mette a rischio la salute pubblica, contaminando la catena alimentare con sostanze tossiche dannose per l'uomo e per altre specie animali;

   il principio di tutela della biodiversità e della fauna selvatica, sancito da una pluralità di norme nazionali ed europee, rappresenta un pilastro fondamentale del diritto ambientale, in quanto essenziale per la conservazione degli ecosistemi e il benessere delle future generazioni;

   l'uccisione dei quattro lupi mette a repentaglio la sopravvivenza di una specie protetta a livello internazionale, il cui ruolo è essenziale per garantire gli equilibri ecologici;

   questo atto inqualificabile rappresenta, altresì, una gravissima violazione di numerose disposizioni statali, europee ed internazionali; in particolare, ad avviso degli scriventi si potrebbero configurare le violazioni delle seguenti disposizioni o l'integrazione dei seguenti reati:

    a) legge n. 157 del 1992 («Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio»), il lupo infatti è classificato come specie particolarmente protetta (articolo 2, comma 1), ne è vietata la cattura, l'uccisione e la detenzione e l'uso di esche avvelenate è espressamente vietato;

    b) codice penale - reati ambientali:

     1) articolo 544-bis (Uccisione di animali): punisce chiunque cagioni la morte di un animale con crudeltà o senza necessità (pena: reclusione da 4 mesi a 2 anni);

     2) articolo 544-ter (Maltrattamento): punisce chi procura una lesione o sottopone un animale a sevizie (pena: reclusione da 3 a 18 mesi o multa da 5000 a 30000 euro);

     3) articolo 734 (Uccisione di specie protette): punisce con l'arresto fino a sei mesi o l'ammenda chi uccide specie protette;

    c) legge n. 68 del 2015 (Delitti contro l'ambiente), la quale prevede il reato di inquinamento ambientale in caso di dispersione di sostanze velenose pericolose;

    d) normativa europea:

     1) direttiva habitat (direttiva 92/43/CEE), che ha incluso il lupo nell'allegato IV (specie di interesse comunitario) e ne vieta l'uccisione, la cattura e il disturbo;

     2) Convenzione di Berna (1979) - ratificata dall'Italia con legge n. 503 del 1981, che inserisce il lupo nell'allegato II come specie strettamente protetta;

   numerose associazioni hanno condannato con fermezza l'avvelenamento dei lupi, sottolineando come tale atto criminale, oltre a violare le normative sulla tutela della fauna, sia la conseguenza diretta di un clima di intolleranza nei confronti dei grandi carnivori, fomentato da un'amministrazione provinciale che ha strumentalizzato la questione a fini elettorali, allontanando la gestione della fauna selvatica da criteri scientifici e promuovendo logiche ideologiche –:

   se il Ministro interrogato intenda avviare, per quanto di competenza, un'azione mirata alla bonifica dell'area contaminata, al fine di mitigare i rischi per l'ambiente e la salute umana e prevenire ulteriori episodi di avvelenamento;

   se il Ministro interrogato abbia intenzione di specificare le iniziative volte a garantire una corretta campagna di sensibilizzazione ed informazione pubblica sulla presenza dei grandi carnivori, sul loro importante ruolo per la biodiversità e per gli ecosistemi, tra cui il contenimento di specie che altrimenti rischiano di diventare invasive, al fine di promuovere una convivenza pacifica tra uomo e natura;

   se il Ministro interrogato intenda promuovere la predisposizione di un piano nazionale dettagliato per la gestione della coesistenza tra lupo e attività economiche, basato su evidenze scientifiche e volto a mitigare i conflitti attraverso strumenti efficaci come indennizzi per le attività economiche eventualmente danneggiate dalla presenza dei lupi.
(4-04282)


   SIMIANI, BRAGA, PELUFFO, UBALDO PAGANO, CURTI, EVI e FERRARI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   in data 9 novembre 2024 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 263 la Delibera n. 53 del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess);

   tale delibera riguarda la riprogrammazione del Programma operativo complementare «Energia e sviluppo dei territori 2014-2020» al Pon «Imprese e competitività 2014-2020» del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e assegnazione di risorse;

   nonostante tale delibera abbia incrementato la dotazione del programma di 234.868.937,80 euro, portandola a un totale complessivo di 355.241.258,08 euro, l'avviso per l'assegnazione agli enti locali non è ancora stato pubblicato;

   tale ritardo rischia di compromettere seriamente la possibilità per gli enti locali, già a conoscenza di tale opportunità, di programmare gli interventi, tenendo anche conto che la delibera fissa come data di scadenza dei programmi operativi il 31 dicembre 2026;

   si tratta di un ritardo ingiustificato e inaccettabile che mette a rischio l'efficacia della riprogrammazione del Poc (Programma operativo complementare) «Energia e sviluppo dei Territori» 2014-2020, destinato alla promozione dell'eco-efficienza e alla riduzione dei consumi di energia primaria negli edifici e nelle strutture pubbliche;

   il programma rappresenta infatti un'occasione strategica per accelerare il percorso verso la transizione energetica dei comuni italiani;

   risulta agli interroganti che molti enti locali si sono già attivati, predisponendo la documentazione necessaria e investendo risorse pubbliche per essere pronti al bando, ma in assenza delle procedure di assegnazione, il rischio concreto è quello di comprimere i tempi di realizzazione degli interventi, mettendo in difficoltà gli enti;

   lasciare le amministrazioni nell'incertezza operativa e finanziaria, compromette iniziative cruciali per il miglioramento dell'efficienza energetica e la sostenibilità ambientale dei territori;

   risulta paradossale che, in un momento in cui la lotta alla crisi climatica richiede azioni rapide e coordinate, si rallentino processi fondamentali per la transizione energetica e la decarbonizzazione del Paese –:

   quali urgenti iniziative di competenza intenda adottare per garantire l'immediata pubblicazione dell'avviso di cui in premessa, al fine di garantire che i fondi vengano utilizzati in modo efficace ed efficiente.
(4-04284)

CULTURA

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   CASO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   i Campi Flegrei sono una vasta area vulcanica attiva (detta caldera) ad alto rischio, che si estende da Monte di Procida a Napoli. Attualmente il livello di allerta per rischio vulcanico dei Campi Flegrei è giallo e la fase operativa adottata è di attenzione;

   dall'estate 2024, la caldera flegrea è interessata dall'intensificarsi del fenomeno del bradisismo, che da novembre 2005 ad oggi ha prodotto un sollevamento del suolo di circa 136,5 centimetri nella zona di massima deformazione, ubicata nel centro storico di Pozzuoli. Tale sollevamento genera tensione nelle rocce del sottosuolo che ad un certo punto si fratturano dando luogo a terremoti abbastanza superficiali, circa 7.000 negli ultimi 12 mesi con magnitudo massima di 4.4 il 20 maggio 2024;

   il territorio flegreo si contraddistingue per un'altissima e diffusa presenza di beni archeologici, architettonici e storico-artistici, sia mobili che immobili, che nel loro complesso costituiscono una testimonianza di valore storico-culturale inestimabile e identitaria, riconducibile anche alle specifiche caratteristiche dell'area;

   dalle mappe di rischio elaborate dal dipartimento di Protezione civile emerge che la maggior parte dei luoghi sopra descritti rientra nella zona di maggiore rischio bradisismico e vulcanico e molti si trovano in prossimità dell'area maggiormente soggetta allo stress sismico;

   tra i suddetti siti vi è il percorso archeologico del «Rione Terra», ubicato nel centro storico della città di Pozzuoli, che dalla sua apertura nel 2015, dopo decenni di costosissimi lavori di recupero, ha richiamato decine di migliaia i visitatori, con ricadute molto positive dal punto di vista socioeconomico;

   dal 28 settembre 2023 il percorso è stato chiuso per verifiche tecniche, in seguito ad una scossa di magnitudo 4.2, e mai più riaperto. Per fornire una risposta organica alla crisi bradisismica, iniziata la scorsa estate, il Governo è dapprima intervenuto con il decreto-legge n. 140 del 12 ottobre 2023 e successivamente con il decreto-legge n. 91 del 2 luglio 2024 fatto poi confluire nel decreto-legge 76 dell'11 giugno 2024, convertito con modificazioni della legge 111 del 2024. In entrambi i provvedimenti, tuttavia, non sono state previste misure volte a tutelare l'immenso patrimonio culturale ed archeologico dei Campi Flegrei;

   in risposta ad un'interrogazione in commissione (n. 5-02687) di iniziativa del deputato Caso, il Ministero interrogato ha dichiarato che era «in corso di definizione una strategia attuativa tesa alla valorizzazione e alla restituzione pubblica, anche attraverso l'attivazione di un partenariato pubblico-privato, replicando strategie di gestione già attuate con successo da parte del Parco archeologico dei Campi Flegrei»;

   sono trascorsi più di 4 mesi dalla suddetta risposta ma il percorso archeologico risulta ancora chiuso, con grave danno al tessuto socio-economico del territorio –:

   quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere per garantire la conservazione, la tutela e la celere riapertura, in condizioni di massima sicurezza sia per il personale sia per i visitatori, del percorso archeologico del Rione Terra.
(5-03497)


   GRIPPO. — Al Ministro della cultura, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il Teatro Quirino Vittorio Gassman è una realtà storica d'eccellenza attiva nel panorama teatrale capitolino e italiano dal 1871;

   il Teatro Quirino è un bene culturale di proprietà pubblica sotto l'attuale responsabilità del Ministero dell'economia e delle finanze e che, insieme al Teatro Valle, precedentemente era in gestione all'Ente teatrale italiano;

   da recenti articoli di stampa si ha avuto modo di apprendere novità riguardanti la messa in vendita dello stabile. La società Invimit Sgr spa, società di gestione del risparmio del Ministero dell'economia e delle finanze, tra cui il fondo immobiliare i3-Dante, attuale proprietario dell'immobile, aveva pubblicato sul proprio sito internet un avviso ad evidenza pubblica concernente la possibilità di formulare un'offerta per l'acquisto dello stabile sul valore base di 4.650.000 euro;

   sembrerebbe che nella giornata del 5 febbraio 2025, Invimit abbia firmato un accordo con la United Artists Srl. Più precisamente, si tratta di un contratto «preliminare condizionato» che, di fatto, sancisce la vendita del Quirino;

   nei prossimi giorni l'accordo siglato da United Artists e Invimit sarà notificato a Rosario Coppolino (amministratore delegato della società Quirino srl detentrice della gestione dell'attività teatrale fino al 2031) e da quel momento decorrevano sessanta giorni per far valere il diritto di prelazione presentando un'offerta congrua (con circa mezzo milione a titolo di caparra), al fine di superare l'efficacia del contratto appena firmato;

   nel caso in cui la prelazione venisse fatta valere da Coppolino – cosa che difficilmente avverrà – ci saranno i sessanta giorni a disposizione del Ministero della cultura per assumere la titolarità del bene immobile, essendo anch'esso titolare del diritto di prelazione da esercitare sulla vendita;

   nonostante sia presente un vincolo di destinazione d'uso dell'immobile, trasferirne a un privato la proprietà mette a repentaglio la vita stessa del teatro in quanto tale. Un eventuale fallimento legato al rischio d'impresa (privata) – come già successo precedentemente per altre realtà – andrebbe a chiudere uno dei più importanti poli culturali della città e della storia culturale italiana;

   lo stesso Coppolino, in una lettera appello inviata nei giorni scorsi a varie istituzioni al fine di tutelare questa realtà, propone come soluzione di «lasciare la proprietà nelle mani dello Stato o di un ente pubblico territoriale e affidare al soggetto privato solo la gestione delle attività caratteristiche e intervenire al fine di acquisirne la proprietà entro i tempi previsti per la procedura di aggiudicazione definitiva»;

   un'eventuale sottrazione di questo spazio alla sfera pubblica sarebbe una perdita di inestimabile valore per l'intero patrimonio culturale, storico e artistico del nostro Paese –:

   se, per quanto di competenza non intendano attivarsi al fine di salvaguardare il Teatro Quirino Vittorio Gassman adoperandosi, per quanto di competenza, per scongiurare la vendita dello stesso, valutando l'apertura di un tavolo con, oltre ai Ministeri stessi, la regione Lazio e il comune di Roma al fine di individuare una soluzione condivisa;

   se il Ministero della cultura, nel caso la procedura di vendita proseguisse, non ritenga necessario esercitare il diritto di prelazione sulla vendita dell'immobile ad esso concesso.
(5-03499)

Interrogazione a risposta scritta:


   BICCHIELLI. — Al Ministro della cultura, al Ministro del turismo. — Per sapere – premesso che:

   la Basilica della SS. Annunziata di Prata Principato Ultra nella provincia di Avellino, sottoposta a vincolo della soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Salerno e Avellino, con le annesse catacombe, è situata poco fuori dal centro abitato ed è una prestigiosissima testimonianza evolutiva di sito archeologico che da necropoli pagana la vede protagonista anche dell'epoca paleocristiana, bizantina e dell'età longobarda;

   nel corso dei secoli, nell'area della Basilica si sono sovrapposti decorazioni e stili rinvenibili ancora oggi: il cortile e la facciata della chiesa novecenteschi, il sito paleocristiano, con urne ed epigrafi rinascimentali e barocche e, infine, resti di ossa di vittime della peste del Seicento. All'interno della Basilica, inoltre, è possibile ammirare affreschi del diciottesimo secolo, recuperi dell'opera muraria originaria e gli ambienti dell'abside lasciata quasi intatta, speculare alla catacomba gemella esterna. La navata è inoltre preceduta da un prolungamento settecentesco, poi ampliato con una cappella ottagonale, dove è ospitato l'altare per il venerato gruppo ligneo dell'Annunciazione;

   l'unicità del luogo, censita, tra gli altri, dal Touring club italiano e dal Fai, ha attirato già a partire dalla seconda metà dell'ottocento l'attenzione di numerosi studiosi, sia italiani, sia stranieri, tra cui Benedetto Croce ed Emile Bertaux, ed è oggetto della bimillenaria devozione degli abitanti della Valle del Sabato per esser ritenuto sede di una delle primarie basiliche cristiane dell'Irpinia e della Campania interna;

   nel gennaio 2022 un dissesto interno ha messo in pericolo l'abside con colonnine tortili dei primi secoli del Medioevo e decorata da un palinsesto di affreschi. Un primissimo intervento è stato curato dal vescovo di Avellino, monsignor Arturo Aiello, ma le analisi, effettuate dall'università di Napoli Federico II, hanno evidenziato la pericolosa eventualità di nuovi distacchi dal costone tufaceo che insiste su tutta l'area del complesso costituito dalla Basilica e dalle catacombe paleocristiane;

   dal 2022 la Basilica è chiusa al pubblico in attesa degli interventi necessari e definitivi, atti a scongiurare ulteriori danni ad un patrimonio unico nel suo genere, che è, nei fatti, un sito archeologico completamente abbandonato;

   esponenti della comunità locale affermano che nessuno dei quattro enti responsabili della struttura hanno mai emesso ufficialmente un'ordinanza di chiusura: né la diocesi di Avellino e quella di Benevento, né la provincia né il comune stesso;

   organi di stampa riferiscono della manifestazione del 1° febbraio 2025 svoltosi intorno alla Basilica dell'Annunziata per chiedere che questa venga restituita alla sua comunità. All'iniziativa erano presenti le autorità civili e religiose locali e numerosi cittadini che hanno sollecitato una riapertura del sito, soprattutto in occasione del Giubileo della Chiesa cattolica;

   nell'ottobre 2024 è stato siglato un gemellaggio tra le associazioni culturali del comune irpino di Avella e Cimitile nel napoletano per la valorizzazione dei beni culturali e delle basiliche paleocristiane, intercettando il flusso turistico di Napoli, creando così un percorso tra l'asse Nola-Cimitile-Avella e che potrebbe interessare anche Prata –:

   quali iniziative di competenza si intendano intraprendere affinché sia diffusa la consapevolezza sull'eccezionale valore culturale della Basilica dell'Annunziata e consentito l'accesso in sicurezza alla cittadinanza e ai turisti, ponendo il giusto rimedio ad un'emergenza relativa ad un bene di grande rilevanza storica e architettonica che altrimenti rischia di scomparire.
(4-04270)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   CASU, GIRELLI, FURFARO, CIANI, MALAVASI e STUMPO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il decreto-legge 10 gennaio 2006 n. 4 «Misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione, convertito con modifiche dalla legge 9 marzo 2006 n. 80, all'articolo 6 prevede che le regioni (...) adottano disposizioni dirette a semplificare e unificare le procedure di accertamento sanitario di cui all'articolo 1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295, per l'invalidità civile, la cecità, la sordità, la sordocecità, nonché quelle per l'accertamento dell'handicap e dell'handicap grave di cui agli articoli 3 e 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni, effettuate dalle apposite commissioni in sede, forma e data unificata per tutti gli ambiti nei quali è previsto un accertamento legale»;

   inoltre, il recente decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62 «Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l'elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato» ha come scopo principale proprio quello di semplificare le procedure di accertamento dell'invalidità, demandandole alla sola Inps;

   in diverse regioni sono vigenti discipline diverse che prevedono che il soggetto avente diritto in quanto in possesso del certificato d'invalidità civile, per ottenere l'esenzione dal pagamento della tassa automobilistica deve fornire un'ulteriore documentazione con un procedimento che va di fatto contro la linea generale di semplificazione prevista dal Legislatore nazionale;

   non si comprende, quindi, la ratio di una norma che va, appunto, contro la linea generale di semplificazione –:

   se il Ministro interrogato, per quanto di competenza, non ritenga opportuno adottare iniziative normative volte a snellire ulteriormente la procedura ed evitare l'invio dei documenti anche il primo anno riconoscendo così l'automaticità dell'esenzione.
(5-03494)


   UBALDO PAGANO e TONI RICCIARDI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   con l'interrogazione 5-03053, recante la richiesta di chiarimento in merito ai soggetti esclusi dal credito d'imposta destinato a strutture produttive del Mezzogiorno, sono state segnalate criticità connesse all'ambito di applicazione degli investimenti agevolati, evidenziando che l'articolo 1, comma 100, della legge di stabilità 2016, di cui alla legge 28 dicembre 2015, n. 208, esclude dal citato credito d'imposta i soggetti che operano nei settori dell'industria siderurgica, carbonifera, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione e distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche, nonché i settori creditizio, finanziario e assicurativo;

   sebbene il successivo comma 107 della citata legge disponga che l'agevolazione sia «concessa nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dal Regolamento UE n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014», dall'articolo 13 escluderebbe dall'ambito di applicazione dell'agevolazione il settore dei trasporti e delle relative infrastrutture, non esisterebbe una definizione di «relative infrastrutture» dei trasporti nel testo della norma né all'interno del regolamento UE 651/ 2014;

   gli interroganti hanno dunque chiesto chiarimenti relativamente alla agevolazioni le attività relative al codice ATECO 42 (Costruzione di volontà di escludere dalle strade, autostrade e piste aeroportuali), includendo quelle relative al settore 52 (tra cui rientra la gestione di infrastrutture ferroviarie, strade, ponti e gallerie);

   nella seduta della VI Commissione finanze della Camera dei deputati del 31 ottobre 2024, la sottosegretaria di Stato per l'economia e le finanze, nella risposta alla suddetta interrogazione, ha affermato che: «nel far presente che il credito di imposta ZES può essere riconosciuto in favore dei soggetti che esercitano nella struttura produttiva presso la quale è realizzato l'investimento oggetto dell'agevolazione un'attività classificabile come rientrante “nei settori del magazzinaggio e supporto ai trasporti”, si rappresenta che lo stesso involge in apice l'interpretazione della normativa unionale – nel caso di specie, il Regolamento UE n. 651 del 2014 – che è prerogativa esclusiva della Commissione europea, di guisa che, ai fini della declinazione in via ufficiale del relativo ambito operativo, si rivela indispensabile consultare i servizi della Commissione europea con l'ausilio – considerato il ruolo di coordinamento nazionale nella materia degli aiuti di Stato – del Dipartimento per gli Affari europei della Presidenza del Consiglio, già peraltro opportunamente compulsato» – :

   se intenda fornire ogni elemento inerente all'annunciata interlocuzione avviata con i servizi della Commissione europea e il Dipartimento per gli Affari europei della Presidenza del Consiglio e, di conseguenza, aggiornamenti dirimenti in ordine alla questione di cui in premessa.
(5-03500)

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta scritta:


   GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   una nota dell'Agi del 4 febbraio 2025 riporta la notizia di una protesta dei detenuti della Casa circondariale di Palermo-Pagliarelli dovuta ad una circolare del provveditore regionale «che inasprisce il regime di detenzione, a partire dall'ingresso in cella di alcuni prodotti. Docce senz'acqua calda, analisi mediche rinviate di mesi, divieto di telefonate, un taglio drastico ai pacchi di alimenti inviati dalle famiglie e tra qualche mese, lo stop all'ingresso di coperte e indumenti in pile, economici ma urgenti in un edificio "di ghiaccio": la tensione è altissima nel carcere Pagliarelli di Palermo, dove i detenuti hanno battuto le stoviglie sulle sbarre, come ormai fanno mattina e sera da oltre una settimana, e cominciato uno sciopero della fame»;

   il Garante dei detenuti di Palermo, Pino Apprendi, ha dichiarato all'Agi che la parte più grave della circolare è quella che vieta l'ingresso dall'esterno di pacchi con alimenti: la gran parte dei detenuti è povera, mentre il 40 per cento proviene da fuori Palermo. Al sovraffollamento, alle mancate cure, alla delocalizzazione del detenuto si aggiunge anche questo inasprimento;

   la circolare del Dap – che arriva a vietare perfino salumi, farine, lieviti, crostacei e dentifrici – è stata accolta negativamente dal garante regionale dei detenuti, Santi Consolo. Le proteste al Pagliarelli, spiega all'Agi, rappresentano «un segnale di malessere, ma non ho ancora visto la circolare, che avevo richiesto al provveditore». «I segnali dell'inopportunità di questa circolare – ha proseguito Consolo – erano evidenti perché già a Siracusa c'erano state delle proteste. Speriamo in ripensamenti e correttivi. Ritengo – ha aggiunto – che non sia questa la via per mantenere l'ordine e la sicurezza all'interno degli istituti penitenziari, ma chi ha potere decisionale si assume la responsabilità di quello che fa»;

   le regole penitenziarie europee emanate dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa prevedono che la vita in carcere deve essere il più vicino possibile agli aspetti positivi della vita nella società libera (numero 5); prevedono, inoltre, che i detenuti devono beneficiare di un regime alimentare che tenga conto del loro sesso, della loro età, del loro stato di salute, della loro religione, della loro cultura e della natura del loro lavoro (numero 22);

   l'articolo 15 dell'ordinamento penitenziario prevede che il trattamento del condannato e dell'internato è svolto agevolando opportuni contatti con il mondo esterno e i rapporti con la famiglia. L'articolo 28 stabilisce che «particolare cura è dedicata a mantenere, migliorare o ristabilire le relazioni dei detenuti e degli internati con le famiglie»;

   centinaia di persone al Pagliarelli sono purtroppo detenute lontane dai propri affetti familiari e poter ricevere il pacco con gli alimenti della propria famiglia costituisce un momento, anche culturale, di unione e affetto che non può essere sacrificato se non per gravi e comprovate ragioni di sicurezza –:

   se sia a conoscenza di quanto descritto in premessa riguardo alle restrizioni «alimentari e non» sui pacchi che i familiari sono autorizzati a portare ai propri congiunti detenuti;

   se corrisponda al vero che presso il carcere Pagliarelli non sia stato ancora risolto il problema dell'acqua calda nelle celle, del riscaldamento, dei ritardi delle visite mediche e se siano in atto ulteriori limitazioni delle telefonate;

   se sia a conoscenza della circolare del provveditore regionale e se corrisponda al vero che analoga circolare restrittiva stia per essere emanata centralmente e per tutti gli istituti d'Italia dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria;

   se corrisponda al vero che il Garante regionale Santi Consolo non abbia avuto accesso al testo della circolare, il cui esame è indispensabile per esercitare la funzione di difensore dei diritti dei detenuti e cosa si intenda fare per assicurare al Garante questo elementare diritto di conoscenza.
(4-04267)


   ASCARI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano in data 2 febbraio 2025, nel carcere di Parma un detenuto con disabilità motorie sarebbe stato privato della possibilità di fruire dell'ora d'aria a causa dell'assenza di un'adeguata infrastruttura per il transito della carrozzina dalla cella agli spazi comuni del carcere;

   tale situazione sembrerebbe configurare una grave violazione dell'articolo 3 della Costituzione, che garantisce il principio di uguaglianza e il divieto di discriminazione, nonché dell'articolo 27, comma 3, che impone che le pene non possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e debbano tendere alla rieducazione del condannato;

   l'impossibilità di accedere all'ora d'aria potrebbe, inoltre, costituire una violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che vieta trattamenti inumani e degradanti, e dell'articolo 10 della legge n. 354 del 1975 che garantisce ai detenuti il diritto a trascorrere almeno quattro ore al giorno all'aria aperta;

   la mancata predisposizione di adeguati accorgimenti strutturali per consentire ai detenuti con disabilità motorie di esercitare i loro diritti fondamentali configura, infine, una potenziale violazione della legge n. 104 del 1992 (legge quadro sull'handicap) e a giudizio dell'interrogante del decreto legislativo n. 82 del 2022 che recepisce la direttiva europea sui requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi;

  appare necessario chiarire se l'istituto penitenziario in questione sia conforme alle disposizioni in materia di accessibilità e diritti dei detenuti con disabilità e quali iniziative i Ministri interrogati intendano adottare per evitarle che episodi analoghi si ripetano in altri istituti penitenziari –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione riportata e quali verifiche siano state avviate per accertare la veridicità dei fatti segnalati;

   quali iniziative intendano adottare per garantire che tutti i detenuti, inclusi quelli con disabilità motorie, possano esercitare il diritto all'ora d'aria nel rispetto della normativa vigente;

   se non ritengano necessario avviare un monitoraggio nazionale delle condizioni di accessibilità nelle strutture penitenziarie, al fine di verificare il rispetto delle disposizioni legislative e delle convenzioni internazionali sui diritti delle persone con disabilità;

   se i Ministri interrogati intendano adottare iniziative strutturali o linee guida specifiche per rendere le carceri pienamente accessibili ai detenuti con disabilità, evitando che la mancanza di infrastrutture adeguate determini situazioni discriminatorie e contrarie ai princìpi costituzionali e internazionali.
(4-04271)


   SERRACCHIANI, MEROLA e CUPERLO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   da una nota stampa congiunta del Garante per i diritti delle persone private della libertà personale del comune di Bologna e del Garante delle persone private della libertà personale della regione Emilia-Romagna, inviata ai media locali e formalmente indirizzata ai vertici del Dipartimento della giustizia minorile e di comunità, si apprende di una soluzione organizzativa che il Dipartimento della giustizia minorile e di comunità, in ampio accordo con il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, intenderebbe mettere in atto per fronteggiare il sovraffollamento a livello nazionale degli istituti penali per i minorenni;

   la soluzione in questione consisterebbe nel concentrare 60-70 ragazzi, giovani adulti, provenienti da vari istituti, all'interno di una sezione detentiva della Casa circondariale di Bologna, che verrebbero comunque tenuti separati dalla popolazione detenuta adulta, con personale applicato dalla giustizia minorile, in un contesto che verrebbe considerato a tutti gli effetti parte del circuito detentivo minorile, come se fosse un'appendice dell'Istituto penale per i minorenni di Bologna;

   i ragazzi, giovani adulti, potranno verosimilmente essere selezionati fra coloro che allo stato non presentano significative forme di adesione ai progetti di intervento educativo in atto nelle carceri minorili di attuale assegnazione;

   si tratterebbe di un'azione organizzativa a tempo, sino alla concreta disponibilità di ulteriori posti che dovrebbe avvenire anche attraverso l'apertura di nuovi istituti dedicati ai minori, all'interno del circuito detentivo minorile e che, se confermata, suscita enormi perplessità e grave preoccupazione nella misura in cui si prefigura un'alta concentrazione di vicende personali e detentive più problematiche di altre, anche incardinata nella prospettiva concreta di una precaria e incongrua offerta di interventi educativi, e anche non escludendo che possano comunque prendere corpo forme di pericolosa e negativa influenza da parte della popolazione detenuta adulta in danno dei ragazzi, benché tenuti separati;

   a parere degli interroganti il Ministro interrogato e il Governo si sono però caratterizzati sin dalla prima legge di bilancio della XIX legislatura per avere penalizzato gravemente il personale del Dap e della giustizia minorile e per l'esecuzione penale esterna: risorse tagliate sin dalla legge di bilancio per il 2023 sia con l'ultima per il 2025 al Dipartimento della amministrazione penitenziaria e al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità –:

   se il Ministro interrogato non ritenga opportuno ed urgente fornire chiarimenti in merito alla fondatezza dell'ipotesi esposta in premessa, che, qualora effettivamente fosse nei piani del Ministero della giustizia, rappresenterebbe una soluzione, oltre che inefficace, addirittura pericolosa per la gestione e il regolare espletamento delle funzioni istituzionali del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, che necessita, piuttosto, di interventi e di investimenti finalizzati al personale e al miglioramento delle condizioni detentive e delle attività trattamentali destinate all'esecuzione penale, alla messa alla prova, alle pene alternative.
(4-04276)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GHIO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   da svariati mesi il servizio ferroviario è stato caratterizzato da pesanti difficoltà e gravi disagi per gli utenti, a causa di ritardi e cancellazioni di servizi di trasporto pressoché quotidiani, nella totale assenza di misure di coordinamento, di puntuali informazioni e di interventi efficaci per fronteggiare tali disservizi; questa situazione ha aggravato il disagio dei pendolari e dei viaggiatori occasionali, evidenziando carenze strutturali e gestionali che richiedono interventi immediati;

   in data 27 gennaio 2025 il vicepresidente del Consiglio dei ministri Matteo Salvini, Ministro dei trasporti, ha affermato che «il gruppo Ferrovie dello Stato è pronto ad aprirsi ai privati per fare meglio»;

   tale affermazione ha suscitato preoccupazioni e interrogativi, considerando che il gruppo Ferrovie è l'ultima società pubblica privatizzabile di cui lo Stato possiede ancora il 100 per cento ed è un settore che continua ad attrarre investitori, come dimostra il caso Italo;

   le difficoltà che vive il settore ferroviario non possono costituire, in alcun modo, un alibi per avviare un percorso di privatizzazione del gruppo Ferrovie dello Stato italiane, al pari di quanto già tentato con Poste italiane, ma piuttosto devono essere l'occasione per costruire un piano di rilancio strategico del settore ferroviario incentrato su servizi efficienti e di qualità, tenendo conto dei contributi dei cittadini, delle cittadine e dei turisti, nonché del necessario confronto con i sindacati che rappresentano le lavoratrici e i lavoratori del settore;

   da indicazioni di stampa emerge che, fra le novità della revisione Pnrr di febbraio c'è una «riforma ferroviaria» con la previsione di una trasformazione societaria di Rfi con l'apertura del capitale ad altri soggetti, oltre che la revisione delle procedure di programmazione degli investimenti ferroviari con l'abbandono del contratto di programma e l'adozione di un modello con target e milestone e l'apertura, con un vincolo rafforzato, del mercato sui treni dei pendolari prevedendo la pubblicazione delle gare nel 2026;

   la riforma prevedrebbe anche la costituzione di una società di capitale proprietaria del materiale rotabile ferroviario, dove sarebbero trasferiti i finanziamenti Pnrr alle opere ferroviarie non spesi –:

   quali siano le intenzioni del Governo sul tema dell'ingresso di privati nel gruppo Ferrovie dello Stato e in particolare nel percorso di trasformazione societaria di Rfi;

   quali urgenti iniziative siano state adottate per consentire il superamento delle disfunzioni che da diversi mesi stanno causando pesanti disservizi al funzionamento del servizio ferroviario.
(5-03493)

Interrogazioni a risposta scritta:


   GHIO e PANDOLFO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   nel maggio del 2024, la Procura di Genova avviò un'inchiesta articolata su diversi filoni, tra cui l'adozione di determinate pratiche da parte dell'Autorità di Sistema Portuale (Adsp) di Genova. L'indagine coinvolse numerosi indagati, accusati di corruzione e finanziamento illecito, tra cui l'ex presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, l'ex presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Paolo Emilio Signorini, e l'allora commissario Paolo Piacenza, quest'ultimo indagato per abuso d'ufficio. Le indagini della magistratura riguardavano presunte irregolarità che avrebbero potuto compromettere la trasparenza e la correttezza delle procedure in un settore di fondamentale importanza per l'economia regionale;

   a seguito dello sviluppo dell'inchiesta ed evidenziando la necessità di fare chiarezza sulla vicenda. In particolare, a metà maggio 2024, il Viceministro Edoardo Rixi annunciò l'invio, da parte del Ministro Matteo Salvini, di una Commissione ministeriale ispettiva, composta da tre esperti del settore. Il compito della commissione era condurre un'indagine tecnica sulle procedure di rilascio degli atti di concessione demaniale; fu annunciato un iter rapido per evitare che le opere in corso subissero ritardi. L'obiettivo principale era quello di verificare rapidamente la presenza di eventuali irregolarità emerse nell'inchiesta giudiziaria, così da consentire la prosecuzione delle attività economiche e infrastrutturali senza rallentamenti;

   l'attività ispettiva mirava a stabilire con urgenza quali atti e procedure fossero legittimi e quali, invece, presentassero profili di illegittimità, prevenendo così gravi ripercussioni sull'economia e sull'occupazione nella regione Liguria;

   il 19 settembre 2024, il Ministro Salvini dichiarò che i risultati dell'ispezione sarebbero stati resi disponibili a breve. Questa affermazione alimentò le aspettative di una rapida conclusione delle verifiche e di un chiarimento definitivo sulle criticità emerse nel corso delle indagini;

   nel mese di novembre 2024 il Viceministro al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi aveva dichiarato che «la commissione ministeriale istituita per monitorare le procedure di rilascio delle concessioni demaniali da parte dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale ha svolto un lavoro approfondito, portando avanti con efficacia tutte le fasi previste dal suo mandato. La documentazione in corso d'esame include anche gli atti di concessione recentemente adottati dall'Autorità di Sistema Portuale, su cui ogni valutazione finale sarà effettuata solo al termine delle attività ispettive. Un impegno serio e trasparente, con l'obiettivo di redigere una relazione conclusiva che verrà consegnata ai nostri uffici entro la fine dell'anno»;

   a distanza di otto mesi dall'avvio dell'attività ispettiva, non è ancora stato reso pubblico alcun tipo di risultato. In questo periodo, inoltre, non è stato ancora indicato un nuovo presidente; l'assenza di risultati ufficiali e la mancanza di una guida stabile per l'Autorità di Sistema Portuale alimentano incertezza e rischiano di compromettere ulteriormente la funzionalità e l'efficienza di un'infrastruttura strategica per il Paese –:

   quali siano le evidenze, a oggi disponibili, risultanti da questi otto mesi di attività ispettiva in porto e per quando sia prevista la conclusione del lavoro degli ispettori del Ministero interrogato al porto di Genova.
(4-04265)


   OSNATO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il 27 febbraio 2024, è stato trasmesso un cronoprogramma relativo ai lavori per la realizzazione della metrotranvia Milano Parco Nord-Seregno, la cui durata era prevista in circa 890 giorni;

   l'appaltatore dei lavori risulta essere la ditta Cooperativa muratori e cementisti (Cmc) Ravenna Soc. Coop., la cui storia creditizia è stata segnata da un'istanza di concordato preventivo successivamente rigettata al tribunale, fino alla richiesta di liquidazione giudiziale che la Procura di Ravenna ha depositato nell'agosto 2024, il cui ramo d'azienda «Costruzioni» risulta attualmente essere potenzialmente oggetto di cessione;

   l'attuale amministrazione comunale della città di Bresso in provincia di Milano, guidata dal sindaco Simone Cairo, fin dal suo insediamento nel 2018, ha sempre ritenuto il progetto della metrotranvia obsoleto e inadatto per servire le concrete esigenze della popolazione cittadina;

   in ogni caso, la medesima amministrazione non ha mai ostacolato il progetto, limitandosi a evidenziarne le criticità con spirito costruttivo, nelle opportune sedi istituzionali, nonché ad adottare diverse iniziative, per quanto di propria competenza, al fine di minimizzare l'impatto dei lavori sugli spostamenti personali e l'attività lavorativa dei cittadini bressesi, con particolare attenzione alle attività commerciali;

   il 25 settembre 2024, in una riunione con esponenti istituzionali della città metropolitana di Milano, la medesima amministrazione bressese, ha richiesto informazioni sull'effettivo progresso dei lavori, ormai in ritardo di circa dieci-dodici mesi rispetto al cronoprogramma iniziale, nonché sulla solidità e la capacità operativa della suesposta ditta Cmc Ravenna, il cui cantiere per la metrotranvia sembrerebbe scarseggiare di maestranze;

   il 16 gennaio 2025 il sindaco di Bresso è intervenuto presso la V Commissione Territorio della regione Lombardia, denunciando le gravi carenze riscontrate nell'esecuzione dei lavori per la metrotranvia. Il medesimo giorno, si evidenzia inoltre che la ditta Cmc Ravenna ha comunicato l'apertura dei cantieri per due nuovi tratti;

   il 27 gennaio 2025 infine a Bresso, su iniziativa dell'amministrazione comunale, si è svolta un'assemblea pubblica, con l'intento di effettuare una ricognizione sullo stato dell'opera in precedenza richiamata. Secondo fonti di stampa inoltre, si apprende che nel corso della riunione, alla presenza di un numero elevato di cittadini locali, sono intervenuti diversi soggetti istituzionali coinvolti, senza tuttavia la partecipazione della ditta appaltatrice. Nel corso dell'incontro è stato rilevato altresì che soltanto tre dei nove cantieri risultassero attivi e stante la complessa vicenda aziendale della ditta Cmc Ravenna, è stata ipotizzata la nomina di un Commissario con poteri speciali per la gestione dell'opera –:

   se il Ministro interrogato, sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

   quale sia lo stato di avanzamento dei lavori per la metrotranvia Milano Parco Nord-Seregno, con particolare riguardo ai tratti che interessano il comune di Bresso;

   quali iniziative di competenza intenda infine intraprendere affinché l'evidente difficoltà finanziaria della società appaltatrice non determini ulteriori ritardi nei lavori, a fronte di un progetto già non privo di criticità e al fine di favorire ogni misura idonea volta a minimizzare l'impatto sulla vita della comunità locale bressanese e lo sviluppo economico dei comuni interessati dalla realizzazione dell'opera.
(4-04275)

INTERNO

Interrogazione a risposta in Commissione:


   QUARTAPELLE PROCOPIO e CASU. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il decreto-legge n. 202 del 27 dicembre 2024 ha disposto che i permessi di soggiorno per protezione temporanea, in scadenza al 31 dicembre 2024, possano essere rinnovati, su richiesta degli interessati, fino al 4 marzo 2026, in attuazione della decisione di esecuzione (UE) 2024/1836 del Consiglio del 25 giugno 2024;

   tuttavia, si registrano ritardi nell'emanazione delle indicazioni attuative necessarie per il rinnovo di tali permessi, causando uno stallo burocratico che impedisce ai beneficiari di ottenere tempestivamente i documenti aggiornati;

   questo stallo sta generando disagi significativi tra i rifugiati ucraini in Italia, i quali si trovano impossibilitati a firmare contratti di lavoro, ad accedere alle cure sanitarie e a svolgere altre attività quotidiane a causa della mancanza di un permesso di soggiorno valido;

   le questure stanno ricevendo un numero crescente di richieste di rinnovo dei permessi di soggiorno, ma, in assenza delle necessarie direttive operative, non sono in grado di rilasciare i nuovi permessi, limitandosi a fornire ricevute che non sempre vengono riconosciute come valide da datori di lavoro, istituzioni sanitarie e altri enti;

   in molte città – come si apprende dalla stampa – si stanno formando code lunghissime presso le questure e gli uffici immigrazione, con attese estenuanti per i cittadini ucraini che, in alcuni casi, devono presentarsi più volte prima di riuscire a completare la procedura, aggravando il disagio e la frustrazione di chi attende il rinnovo del proprio permesso;

   questa situazione sta alimentando incertezza e preoccupazione tra i rifugiati ucraini, già provati dalle conseguenze del conflitto nel loro Paese d'origine, e rischia di compromettere il loro processo di integrazione sociale e lavorativa in Italia –:

   se il Governo intenda adottare con urgenza le iniziative necessarie per superare lo stallo burocratico attuale, emanando le direttive operative indispensabili per consentire alle questure di procedere al rinnovo dei permessi di soggiorno per protezione temporanea fino al 4 marzo 2026 e se intenda prevedere misure straordinarie per ridurre le code e i tempi di attesa presso gli uffici competenti.
(5-03495)

Interrogazioni a risposta scritta:


   SCHIANO DI VISCONTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   come riportato da un servizio giornalistico di inchiesta trasmesso dal programma televisivo «Le Iene», nel comune di Nola, in provincia di Napoli, sarebbe emerso un presunto caso di voto di scambio perpetrato durante le elezioni comunali nel giugno del 2022;

   secondo quanto denunciato dai cittadini del comune, in cambio di voti sarebbero state elargite non solo somme di denaro ma anche promesse concernenti autorizzazioni e concessioni amministrative;

   in particolare, nel gennaio 2023, due cittadini, in seguito all'esecuzione dell'ordinanza di distruzione del loro chiosco adibito a bar e ristorante, si sono autodenunciati, dichiarando di aver ricevuto denaro e la promessa che le pratiche relative al loro esercizio commerciale sarebbero state sanate in cambio del voto a favore di due candidati a loro indicati da persone con concreti interessi in merito;

   il servizio giornalistico, inoltre, ha evidenziato ulteriori elementi che, se accertati, farebbero emergere un esteso sistema di voto di scambio che, coinvolgendo centinaia di voti e considerando la differenza percentuale di appena il 7 per cento tra i due principali candidati a sindaco, avrebbe alterato il risultato elettorale;

   la vicenda, però, nonostante sia passato oltre un anno dalla denuncia dei due cittadini, non ha ancora portato a evidenti riscontri o azioni da parte delle autorità competenti, le quali avrebbero dovuto intervenire tempestivamente senza attendere l'attenzione mediatica di un'inchiesta giornalistica –:

   di quali elementi disponga sulla vicenda e se e quali iniziative di competenza ritenga opportuno adottare affinché sia assicurato un maggiore controllo sulle dinamiche elettorali locali, al fine di prevenire e contrastare i fenomeni di voto di scambio e corruzione elettorale.
(4-04264)


   ASCARI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il processo Aemilia, il più grande procedimento contro la 'ndrangheta al Nord Italia, ha portato a numerose condanne per associazione mafiosa e altri reati connessi, smantellando una rete criminale radicata nelle province emiliane;

   dopo dieci anni, molti dei condannati sono stati scarcerati, suscitando forti preoccupazioni per la sicurezza del territorio, anche alla luce di recenti dichiarazioni di alcuni ex detenuti che avrebbero affermato la volontà di «riprendersi il territorio»;

   la criminalità organizzata, in particolare la 'ndrangheta, ha dimostrato una capacità di rigenerarsi rapidamente, reinserendosi nel tessuto economico e sociale attraverso nuove strategie di infiltrazione, in particolare nel settore degli appalti pubblici, dell'edilizia e del riciclaggio di denaro;

   la presenza mafiosa in Emilia-Romagna, già accertata con le sentenze del processo Aemilia, rappresenta un pericolo per l'economia legale, la sicurezza dei cittadini e delle cittadine e il corretto funzionamento delle istituzioni locali;

   l'opinione pubblica e le associazioni antimafia hanno espresso forte preoccupazione per il rischio che i clan tornino a esercitare il loro potere nei territori che avevano controllato prima delle operazioni giudiziarie;

   la prevenzione e il contrasto alla criminalità organizzata richiedono un monitoraggio costante e l'adozione di misure straordinarie per impedire la riorganizzazione dei gruppi mafiosi sul territorio –:

   quali misure di prevenzione e controllo il Governo intenda adottare per monitorare la situazione descritta in premessa e prevenire la riorganizzazione della rete criminale emersa dal Aemilia;

   se siano previsti rafforzamenti dell'organico delle forze dell'ordine e della magistratura in Emilia-Romagna, per garantire un presidio più efficace, alla luce del radicamento della 'ndrangheta in tale regione.
(4-04274)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazione a risposta orale:


   SPORTIELLO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   come sancito anche dalla legge 20 agosto 2019, n. 92 che ne disciplina l'insegnamento scolastico, l'educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale, economica e sociale delle comunità, nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri;

   l'educazione civica come insegnamento scolastico ha l'obiettivo di sviluppare nelle istituzioni scolastiche la conoscenza della Costituzione Italiana e delle istituzioni dell'Unione europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilità ambientale e diritto alla salute, al benessere della persona, al risparmio e all'investimento, all'educazione finanziaria e assicurativa e alla pianificazione previdenziale, anche con riferimento all'utilizzo delle nuove tecnologie digitali di gestione del denaro, alle nuove forme di economia e finanza sostenibile e alla cultura d'impresa;

   l'articolo 5 della predetta legge disciplina specificatamente l'educazione alla cittadinanza digitale collocandola nell'ambito dell'insegnamento trasversale dell'educazione civica, declinando le abilità e conoscenze digitali essenziali da sviluppare con gradualità tenendo conto dell'età degli alunni e degli studenti e a riguardo sarebbe auspicabile che tra gli argomenti del predetto insegnamento sia inserita l'educazione all'uso corretto dei social network al fine di prevenire disagi psico-fisici nei ragazzi, specie quelli più giovani;

   il medesimo articolo, al fine di verificare l'attuazione e diffonderne la conoscenza tra i soggetti interessati e di valutare eventuali esigenze di aggiornamento, prevede che il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca convochi almeno ogni due anni la consulta dei diritti e dei doveri del bambino e dell'adolescente digitale, istituita presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, rinviando ad un successivo decreto del medesimo Ministro la determinazione dei criteri di composizione e le modalità di funzionamento della consulta, in modo da assicurare la rappresentanza degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie e degli esperti del settore;

   l'articolo 9 della medesima legge prevede inoltre che il Ministero dell'istruzione, dell'università della ricerca istituisca l'Albo delle buone pratiche di educazione civica, dove sono raccolte le buone pratiche adottate dalle istituzioni scolastiche nonché accordi e protocolli sottoscritti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'attuazione delle tematiche relative all'educazione civica e all'educazione alla cittadinanza digitale, al fine di condividere e diffondere soluzioni organizzative ed esperienze di eccellenza –:

   se non ritenga opportuno intervenire sulla norma indicata in premessa affinché nell'ambito dell'educazione alla cittadinanza digitale sia inserita l'educazione all'uso corretto dei social network al fine di prevenire disagi psico-fisici nei ragazzi, specie quelli più giovani;

   se e quando intenda dare rapida attuazione a quanto disposto dalla legge 20 agosto 2019, n. 92 con riguardo all'istituzione, presso il Ministero dell'istruzione e del merito:

    a) della Consulta dei diritti e dei doveri del bambino e dell'adolescente digitale, provvedendo all'emanazione del decreto recante i criteri di composizione e le modalità di funzionamento della Consulta, in modo da assicurare la rappresentanza degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie e degli esperti del settore;

    b) dell'Albo delle buone pratiche di educazione civica, dove sono raccolte le buone pratiche adottate dalle istituzioni scolastiche nonché accordi e protocolli sottoscritti per l'attuazione delle tematiche relative all'educazione civica e all'educazione alla cittadinanza digitale, al fine di condividere e diffondere soluzioni organizzative ed esperienze di eccellenza.
(3-01718)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta scritta:


   ASCARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   il gruppo La Perla, storico marchio del made in Italy e settore strategico per l'economia nazionale, si trova in una situazione di grave crisi economica e occupazionale;

   nei mesi scorsi è stata strutturata un'innovativa soluzione procedurale finalizzata al salvataggio dell'azienda, con l'obiettivo di garantire la continuità produttiva e occupazionale;

   attualmente, circa 50 dipendenti del Gruppo La Perla, con sede a Bologna, si trovano privi della copertura degli ammortizzatori sociali: 40 di essi ne sono sprovvisti dal 26 gennaio 2025, mentre i restanti lo saranno dal 10 aprile 2025;

   la mancata erogazione di tali strumenti di sostegno al reddito rischia di compromettere irrimediabilmente il percorso di rilancio dell'azienda e la salvaguardia delle professionalità impiegate, con il concreto pericolo di dispersione delle competenze;

   il mantenimento di tali competenze all'interno del gruppo è condizione essenziale per rendere credibile e attuabile qualsiasi piano di rilancio;

   nonostante le numerose sollecitazioni, ad oggi non sono state fornite risposte chiare e concrete in merito alla copertura degli ammortizzatori sociali da parte del Ministero del lavoro;

   in un contesto generale di arretramento delle competenze e di riduzione del tasso di occupazione femminile, la mancata tutela delle lavoratrici altamente qualificate di La Perla rappresenterebbe un danno non solo per l'azienda, ma per l'intero settore manifatturiero italiano –:

   quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per garantire la tempestiva copertura degli ammortizzatori sociali per i dipendenti del gruppo La Perla attualmente privi di tale sostegno;

   quali iniziative di competenza il Governo intenda mettere in campo per garantire il mantenimento delle competenze strategiche all'interno del gruppo, evitando che la dispersione delle professionalità comprometta definitivamente il rilancio aziendale.
(4-04272)


   ASCARI e FEDE. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   la situazione del mercato del lavoro in Italia è caratterizzata da condizioni salariali spesso inadeguate rispetto al costo della vita, con offerte di lavoro che propongono retribuzioni di 6 euro l'ora o meno, come evidenziato da recenti segnalazioni di lavoratori e lavoratrici del settore commerciale e da testimonianze dirette di cittadini e cittadine in cerca di occupazione;

   l'impiego tramite contratti a termine, cooperative e agenzie interinali sta diventando sempre più diffuso, con conseguente precarietà lavorativa e difficoltà nel garantire ai lavoratori e alle lavoratrici una stabilità economica sufficiente a soddisfare i bisogni primari;

   la situazione è particolarmente grave per i lavoratori con più di 40 anni, che riscontrano maggiori difficoltà nell'inserimento nel mercato del lavoro a causa della preferenza delle aziende per profili giovani o appartenenti a categorie protette;

   gli attuali livelli salariali non risultano adeguati a coprire l'aumento del costo della vita, aggravato dall'inflazione e dall'incremento delle spese per beni di prima necessità, affitti e utenze;

   la precarietà lavorativa e la bassa retribuzione contribuiscono alla diffusione di condizioni di sfruttamento, in cui i lavoratori e le lavoratrici accettano impieghi con turni massacranti pur di avere un minimo reddito, senza tutele adeguate e con il rischio di perdere il posto di lavoro in qualsiasi momento;

   risulta necessario un intervento normativo per garantire salari dignitosi, migliorare le condizioni di lavoro e tutelare chi, nonostante esperienza e qualifiche, fatica a trovare un'occupazione stabile e adeguatamente retribuita –:

   quali iniziative il Governo intenda adottare per contrastare il fenomeno delle retribuzioni inadeguate, garantendo un salario minimo che permetta ai lavoratori e alle lavoratrici di vivere dignitosamente;

   se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative volte a promuovere una revisione della normativa in materia di contratti a termine, cooperative e interinali, per assicurare ai lavoratori e alle lavoratrici maggiori tutele e prospettive di stabilità occupazionale;

   quali iniziative siano previste per favorire l'inserimento lavorativo delle persone over 40, che spesso vengono escluse dalle opportunità di impiego nonostante esperienza e competenze;

   se non ritenga opportuno avviare una verifica sulle condizioni di lavoro nei settori maggiormente colpiti da fenomeni di sfruttamento, con particolare riferimento alla grande distribuzione e ai servizi, al fine di contrastare pratiche aziendali che impongano turni eccessivi e retribuzioni al di sotto della soglia di dignità;

   quali strategie il Governo intenda attuare per ridurre il divario tra costo della vita e retribuzioni, garantendo ai lavoratori e alle lavoratrici un potere d'acquisto sufficiente a sostenere le spese essenziali per una vita dignitosa.
(4-04273)


   CARAMIELLO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'azienda Dema è stata fondata nel 1993 a Napoli, quale società di progettazione e di ingegneria per il settore aeronautico. In particolare, vanta un'offerta integrata di progettazione, industrializzazione, produzione e assemblaggio di aerostrutture complesse. È un operatore di rilievo primario in ambito nazionale nel segmento delle aerostrutture, impiegando 674 dipendenti. Fa parte del gruppo Dema: Dema spa (Somma Vesuviana - Napoli, Brindisi), CAM Srl (Paolisi-Benevento), DAR Srl (Brindisi), Dema aeronautics inc. (Montréal);

   a seguito di difficoltà finanziarie, acutizzate dalla pandemia, nel 2021 la società ha avviato una serie di interlocuzioni con Invitalia per verificare la fattibilità di interventi di finanza agevolata. Come si riscontra da un verbale di incontro del 12 ottobre 2022 presso il Ministero dello sviluppo economico, il presidente Angelo Rodolfi rendeva noto che la società avesse presentato un'istanza di pre-concordato presso il tribunale partenopeo, a causa di una situazione di forte instabilità finanziaria. Pertanto, il Fondo cairn capital offriva la disponibilità a supportare il rilancio di Dema;

   ad oggi Dema attraversa una grave crisi finanziaria, non disponendo di risorse sufficienti a coprire i costi di produzione e personale;

   il 21 gennaio 2025 si è tenuto, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, il tavolo di crisi, durante il quale Dema ha annunciato l'avvio di trattative avanzate per la cessione di tutti gli asset di impresa ad Adler Pelzer group, gruppo manifatturiero campano operante a livello internazionale nella progettazione, sviluppo e produzione di componenti e sistemi per i settori automotive, aerospaziale e ferroviario;

   nonostante ciò, già da tempo si riscontrava da parte dei dipendenti una crescente preoccupazione relativamente alle trattative per l'acquisizione dell'azienda da parte di investitori che, pur interessati alle certificazioni industriali dello stabilimento, non garantirebbero un reale impegno occupazionale ovvero produttivo;

   come riferito da sigle sindacali (Fim, Fiom, Uilm) sembra sussistere un piano di riorganizzazione che prevederebbe il trasferimento delle attività di lavorazione meccanica dal sito di Somma Vesuviana a quello di Brindisi entro marzo 2025; lo spostamento delle attività di montaggio da Somma Vesuviana ad Airola con avvio a marzo 2025 e completamento entro dicembre 2025; lo spostamento delle lavorazioni in lamiera da Somma Vesuviana al sito Adler di Airola, con avvio delle attività da gennaio 2026 per circa sei mesi; la riduzione di circa 170 posti di lavoro;

   l'interrogante ritiene che la prospettiva di un progressivo smantellamento delle attività produttive nel sito di Somma Vesuviana rappresenti una grave minaccia per i lavoratori e per il tessuto economico e sociale del territorio, fattispecie già oggetto di un'interrogazione del consigliere regionale campano Gennaro Saiello. Si ritiene che il settore aeronautico sia strategico per lo sviluppo economico del Mezzogiorno e la chiusura o il ridimensionamento di realtà come la Dema spa potrebbero avere un impatto negativo sull'intero comparto e sulla competitività della regione Campania;

   inoltre, l'interrogante ritiene non siano chiari, né del tutto trasparenti, i criteri e le modalità con cui si è scelta, quale società acquirente del gruppo Dema, la Adler Pelzer group, ritenendo che non siano state fornite tutte le informazioni circa i potenziali acquirenti implicati nella cessione della Dema spa –:

   quali siano le modalità attraverso cui i Ministri interrogati intendano risolvere, per quanto di competenza, le citate criticità;

   quali iniziative di competenza i Ministri interrogati intendano adottare per incentivare investimenti industriali e strategici in Campania, in particolare nel settore aeronautico, al fine di evitare la fuga di realtà produttive e attrarre soggetti realmente interessati a sostenere la crescita economica e occupazionale di questa terra;

   quali siano le modalità attraverso cui i Ministri interrogati intendono salvaguardare e tutelare, per quanto di competenza, la competitività ed attrattiva del territorio campano, così come la continuità lavorativa dei dipendenti dell'azienda Dema.
(4-04278)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   SCOTTO, SARRACINO, SPERANZA e CASU. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   il comune di Napoli ha indetto un concorso per agenti di polizia locale bandito a novembre 2023, per l'assunzione di 222 unità di personale, di cui 50 agenti a Tempo Indeterminato;

   il concorso è stato gestito interamente da Formez PA, ha avuto diversi rallentamenti nel suo iter, con l'inizio delle prove molti mesi dopo l'uscita del bando, tra preselettiva a luglio 2024, prova scritta a settembre 2024 e infine prova fisica a gennaio 2025;

   ad oggi non è ancora pubblica una graduatoria finale con i risultati;

   a quanto consta agli interroganti sono circa 250 idonei che hanno superato la prova fisica ma siccome la normativa prevede l'idoneità solo per il 20 per cento in più, rispetto ai posti messi a bando, non saranno inseriti in una graduatoria da cui attingere;

   dunque, oltre i 50 posti previsti dal bando solo ulteriori 10 candidati saranno inseriti in graduatoria e avranno l'opportunità di essere assunti;

   questa norma sta portando enormi difficoltà per quanto concerne il reclutamento nel pubblico impiego, oltre a creare una disparità di trattamento tra persone che hanno partecipato e superato le stesse medesime prove concorsuali;

   risulta agli interroganti che il comune di Napoli voglia bandire un nuovo concorso per la polizia locale nei prossimi mesi, in quanto vi è una forte carenza di personale e ci sarà l'impossibilità di attingere dalla graduatoria del concorso appena concluso;

   la norma «taglia idonei» del cosiddetto decreto PA dell'aprile 2023 non tiene in considerazione poi la peculiarità degli enti locali, ovvero che in tantissimi casi e in una stagione di concorsi come quella in corso, ogni candidato tende a partecipare a più concorsi per scegliere poi la posizione meglio retribuita e che più si avvicina alle proprie aspirazioni;

   gli enti locali sono da sempre il fanalino di coda in quanto a retribuzione nella pubblica amministrazione e la trattativa sul rinnovo del Ccnl non sembra risolvere il problema, non riconoscendo neppure l'inflazione accumulata in questi anni;

   questo scarso appeal degli enti locali fa sì che moltissimi candidati firmino il contratto, ma a pochi mesi dalla presa in servizio si dimettono per poter accettare posizioni migliori in altri concorsi;

   con la norma cosiddetta «taglia idonei», se a distanza di 12 mesi più del 20 per cento dei neoassunti di una Pubblica Amministrazione si dimette, l'ente è costretto a bandire un secondo concorso a distanza di pochi mesi per poter assumere personale che ha già selezionato, ma che non è ritenuto idoneo perché eccede il 20 per cento del totale dei vincitori;

   con missiva del 3 febbraio 2025, anche Gaetano Manfredi, in qualità di presidente dell'Anci chiede al Ministero interrogato di rivedere la norma «taglia idonei» in quanto sta creando «notevoli criticità in particolare per i comuni, che sono soggetti ad una accentuata mobilità verso l'esterno che mette in crisi l'ordinaria programmazione dei fabbisogni di personale. Tutto ciò determina l'obbligo di effettuare più procedure di reclutamento concorsuale con un forte aggravio di costi ed impegno del personale adibito»;

   in questa situazione di difficoltà generale degli enti locali, si inserisce la specificità della città di Napoli, che negli ultimi anni sta registrando un grande afflusso turistico destinato ad aumentare nei prossimi mesi concomitanti con l'anno giubilare il che richiederebbe una maggiore presenza da parte della polizia locale –:

   quali iniziative – per quanto di competenza – intenda intraprendere al fine di risolvere i problemi che si stanno creando nel reclutamento dei dipendenti della Pubblica Amministrazione e se non ritenga di dover adottare iniziative normative volte a superare la norma «taglia idonei», al fine di permettere un reclutamento efficace ed efficiente da parte delle amministrazioni pubbliche e in particolare di amministrazioni come quella del comune di Napoli.
(5-03498)

SALUTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   GIRELLI, CUPERLO, GUERINI, MAURI, PELUFFO, QUARTAPELLE PROCOPIO e ROGGIANI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il 25 novembre 2024 il Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ha emanato un decreto, che aggiorna il nomenclatore delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e protesica;

   nel citato decreto interministeriale vengono introdotte nuove tariffe per 1.113 prestazioni, su un totale di 3.171;

   non sembra, però, che negli aggiornamenti delle tariffe si sia tenuto conto del tempo trascorso dall'ultimo aggiornamento, circa venti anni e, quindi, di un aumento dei costi che non può essere tralasciato per consentire una vera sostenibilità del sistema sanitario;

   proprio per questo, a quanto si legge dalla stampa, oltre trecentocinquanta strutture sanitarie hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il citato decreto ministeriale;

   successivamente, vista l'istanza di revoca fatta pervenire dal Ministero attraverso l'Avvocatura dello Stato, con cui si rappresentava l'estrema difficoltà «di attivare il sistema tariffario del giugno 2023, con i relativi nomenclatori e cataloghi regionali, il che presuppone una necessaria pianificazione e valutazione di impatti organizzativi, tecnologici ed economici, con il coinvolgimento di tutti i fornitori di applicativi», che determinerebbe «un blocco del sistema di prescrizione, prenotazione ed erogazione, con conseguente disservizio all'utenza e ritardi nell'erogazione delle prestazioni e, in ultima analisi, con un impatto sulla salute dei pazienti», il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, in accoglimento delle ragioni esposte, riservandosi di decidere nel merito successivamente, ha consentito, quindi, un'applicazione sub judice del decreto ministeriale citato;

   nonostante quest'ultima decisione, a quanto risulta agli interroganti, in data 14 gennaio 2025 Ats Insubria inviava comunicazione di sospensione del nuovo nomenclatore tariffario alle imprese fornitrici di protesi, ortesi e ausili in attesa delle conclusioni di merito del Tribunale amministrativo regionale del Lazio;

   questa decisione appare all'interrogante inspiegabile, vista la decisione del Tribunale amministrativo regionale sopra ricordata –:

   quali iniziative di competenza intendano intraprendere i Ministri interrogati affinché in Lombardia in coerenza con la decisione cautelare del Tribunale amministrativo regionale si da applicazione al decreto ministeriale del 25 novembre 2024 sopra ricordato.
(5-03501)


   MALAVASI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   come si apprende da una lettera inviata, in data 22 gennaio 2025, dalla Federazione migep, Stati Generali operatori sociosanitari, Shc operatori sociosanitari alle istituzioni competenti, tra cui il Ministro della salute e l'assessore alla sanità della regione Veneto, l'ospedale di Padova ha avviato un «corso interno per formare operatori sociosanitari come strumentisti in sala operatoria»;

   tale progetto solleva numerose preoccupazioni, poiché implica l'assegnazione agli operatori sociosanitari della sala operatoria di attività tecniche e sanitarie, ponendoli al centro del processo di cura del paziente; si tratta di responsabilità rilevanti, affidate attraverso un percorso formativo di sole 200 ore, rivolto esclusivamente a volontari operatori sociosanitari, che da un lato lascia aperti seri interrogativi in termini di legittimità, efficacia e sicurezza, dall'altro presenta evidenti lacune formative rispetto alla complessità delle competenze richieste;

   a parere dell'interrogante, in mancanza di una chiara normativa che definisca il profilo economico e giuridico dell'operatore sociosanitario, questa iniziativa rappresenta un ulteriore spostamento verso un ruolo indipendente dalla figura infermieristica, con una responsabilità che implica la preparazione, la corretta gestione e la verifica iniziale e finale di dispositivi e materiali necessari in sala operatoria; pur ritenendo necessaria la crescita della figura dell'operatore sociosanitario, attraverso un suo inserimento in un contesto flessibile e dinamico sia nel settore pubblico che privato, essa non può rappresentare la soluzione per sopperire alla carenza di personale infermieristico;

   questo scenario – peraltro – si inserisce in un contesto segnato da carenze contrattuali e difficoltà strutturali: l'assistenza di base, compito originario dell'operatore sociosanitario, sta gradualmente evolvendo verso competenze di tipo infermieristico, con un aumento delle responsabilità non accompagnato da un riconoscimento adeguato, né da una formazione obbligatoria prevista per legge;

   tale modello formativo rischia inoltre di ridurre il numero di infermieri strumentisti, causando potenzialmente un impatto negativo sulla qualità delle cure e sulla sicurezza degli interventi; a parere dell'interrogante rappresenta un vulnus paragonare un corso di breve durata rivolto agli operatori sociosanitari ai percorsi universitari post-diploma e ai master specialistici richiesti agli infermieri per operare in sala operatoria;

   la discrepanza formativa e la mancanza di esperienza potrebbero aumentare i rischi di errore, mettendo a repentaglio la sicurezza dei paziente e degli stessi operatori;

   ad oggi, la normativa vigente (legge n. 43 del 1° febbraio 2006) definisce chiaramente i limiti della figura dell'operatore sociosanitario, che resta ancorata all'area tecnica;

   in questo senso, il progetto proposto dall'ospedale di Padova deve essere valutato con estrema attenzione;

   l'introduzione della figura dell'«operatore sociosanitario strumentista» non può violare diritti contrattuali e normative vigenti, in assenza di un adeguamento legislativo da parte di enti regolatori nazionali e regionali, compromettendo il benessere psicofisico dei lavoratori e la sicurezza dei pazienti –:

  se risulti che il corso è stato sospeso dai vertici dell'azienda ospedaliera di Padova;

   quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro interrogato per evitare che una simile iniziativa possa essere replicata, avviando contestualmente un dialogo tra tutte le parti coinvolte al fine di identificare soluzioni sostenibili che rispettino la professionalità e la sicurezza degli operatori socio-sanitari.
(5-03503)

Interrogazioni a risposta scritta:


   CARMINA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto noto all'interrogante, la Commissione di inchiesta ispettiva sui 56 pronto soccorso siciliani, istituita dall'assessorato alla salute della Regione Siciliana e insediatasi in data 27 agosto 2024 ha effettuato un primo report sulle principali criticità riscontrate nei reparti di emergenza dell'Isola che interessano, in particolare, gli ospedali «San Giovanni di Dio» di Agrigento, «Cervello» di Palermo e «Giuseppe Fogliani» di Milazzo;

   nel dettaglio, diverse sono le criticità che interessano l'area emergenza dell'ospedale di Agrigento, chiamata a gestire un flusso di 50 mila accessi l'anno. Il triage, non risulterebbe adeguato anche a causa di una struttura – adattata nel tempo a pronto soccorso – con barriere e sale che impediscono il controllo visivo dei pazienti;

   la carenza di personale determina un elevato tempo medio di permanenza nel reparto di pronto soccorso, ben al di sopra del limite di 44 ore complessive previsto dalle linee guida;

   ulteriori criticità riguardano la presenza di reparti doppioni tra presidi vicini, la carenza di medici specializzandi nelle strutture ospedaliere periferiche e la mancata attivazione di circa 2 mila posti letto;

   è d'uopo rilevare che quello di Agrigento risulta altresì essere il presidio ospedaliero maggiormente coinvolto nell'accoglienza e nell'assistenza dei migranti provenienti dal Mar Mediterraneo assumendo un ruolo fondamentale per la tutela della salute, oltre che dei cittadini Italiani, anche di coloro che fanno ingresso nel nostro Paese dal citato corridoio migratorio;

   quanto emerge pone a serio rischio l'effettività del diritto fondamentale alla salute tutelato dall'articolo 32 della Costituzione –:

   se sia a conoscenza delle condizioni non più sostenibili che interessano gli ospedali «San Giovanni di Dio» di Agrigento, «Cervello» di Palermo e «Giuseppe Fogliani» di Milazzo e quali iniziative urgenti di competenza intenda assumere per risolvere tali criticità al fine di garantire piena effettività al diritto fondamentale alla salute tutelato dall'articolo 32 della Costituzione.
(4-04266)


   MALAVASI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   come si apprende da una lettera inviata, in data 16 gennaio 2025, dalla Federazione migep, Stati Generali operatori sociosanitari, Shc operatori socio sanitari alle istituzioni competenti, tra cui il Ministro della salute, la proposta di recepire l'assistente infermiere nel contratto in discussione tra Aran e organizzazioni sindacali e di inserirlo nell'area degli assistenti con il ruolo socio sanitario, solleva forti criticità sottolineate ormai da tempo dalle Federazioni, oltreché dalla maggioranza dei professionisti sanitari e dagli stessi sindacati;

   la perplessità maggiore riguarda la parte legale e giuridica, che necessitano urgentemente di un approfondito confronto tecnico/istituzionale al fine di evitare ricadute negative tanto sui professionisti quanto sull'utenza;

   l'assistente infermiere, così come delineato nella bozza di contratto, non rientra nella classificazione di figura sanitaria, ai sensi del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modifiche, restando all'interno dell'area tecnica secondo la legge n. 43 del 2006 e in base agli allegati che ne descrivono l'ambito giuridico;

   ciò crea un'ambiguità rispetto ai ruoli e alle competenze all'interno del comparto. In particolare, si segnala che tale configurazione comporta la mancanza di copertura assicurativa per colpa grave e responsabilità professionale, in violazione delle disposizioni previste dalla legge n. 24 del 2017, esponendo sia i professionisti che gli utenti a potenziali rischi; l'assenza di percorsi formativi conformi agli standard europei stabiliti dalla direttiva 2005/36/CE e successive modifiche (direttiva 2013/55/UE) che rappresenta un pericolo per la sicurezza dei pazienti e non consente alla figura professionale di raggiungere un livello di competenza paragonabile a quello delle omologhe figure europee; una problematica definizione degli standard minimi di assistenza (Lea) e distribuzione all'interno delle strutture sanitarie pubbliche e private. L'introduzione di una nuova figura ibrida e poco definita, infatti, comporta una ridefinizione dei Lea e dei Ptfp regionali che risulterebbe essere problematica per via della mancanza di chiarezza e distinzioni giuridico-professionali che l'assistente infermiere porterà inevitabilmente all'interno delle dinamiche con le altre figure del comparto nel rapporto con le altre figure professionali e in particolare con gli operatori sociosanitari –:

   se non ritenga, alla luce delle suddette problematiche messe in evidenza, avviare un confronto immediato con le federazioni di settore e le forze sindacali al fine di valutare possibili iniziative anche di carattere normativo per: chiarire la natura giuridica e contrattuale della figura dell'assistente infermiere; definire strumenti adeguati di tutela legale e assicurativa per i professionisti del comparto; avviare una revisione dei percorsi formativi in linea con gli standard europei; prevenire sovrapposizioni e conflitti di competenze tra operatori sociosanitari, infermieri e altre figure sanitarie, garantire una chiara definizione dei ruoli, garantendo in tale modo sia la valorizzazione dei differenti profili professionali, sia la sicurezza tanto degli operatori, tanto dei pazienti, nonché la qualità dei percorsi di cura.
(4-04283)

UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta scritta:


   PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   nei giorni scorsi si è appreso dai profili social dell'onorevole Carloni, Lega, e da vari organi di stampa locali, che la Giunta regionale delle Marche, guidata da Francesco Acquaroli, ha dato parere favorevole ad avviare l'iter, di autorizzazione da parte del Ministero interrogato per corsi di medicina e odontoiatria della Link Campus University nelle Marche in particolare a Fano, Ascoli e Macerata. L'ultimo passaggio sarà l'autorizzazione del Ministero dell'università, prevista, a quanto si apprende, a breve;

   i rettori degli atenei marchigiani (Camerino, Macerata, Politecnica delle Marche e Urbino) hanno espresso timori per l'equilibrio del sistema universitario regionale, già sottofinanziato, chiedendo un incontro urgente con il presidente della regione, Francesco Acquaroli, e l'assessora all'istruzione, Chiara Biondi;

   i Presidenti dei consigli studenteschi delle quattro università marchigiane sottolineano che «da anni l'università pubblica è penalizzata da continui tagli al Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), mettendo in difficoltà gli atenei statali, già costretti a fare i conti con risorse limitate. Ora, con l'arrivo di un ateneo privato, il rischio è quello di un'ulteriore emorragia di fondi e studenti a favore di un'istituzione che ha come unico obiettivo il profitto»;

   il Presidente Acquaroli, rispondendo ai cronisti, ha affermato che persiste una «grande carenza di personale medico sanitario e, quindi, in una logica di fabbisogno si è dato una risposta favorevole a quella che era una domanda legittima apposta per il tramite di una procedura garantita dalla legge»;

   le elevate rette dell'ateneo (intorno ai 20.000 euro annui) rendono accessibile a pochi l'iscrizione ai corsi e, quindi, la Link Campus University non è la reale soluzione alla mancanza di posti nelle facoltà di medicina. Al contrario, la Link potrebbe incoraggiare una fuga di docenti che, con la promessa di compensi migliori, potrebbero lasciare il pubblico per il privato. La decisione della regione rischia di mettere in difficoltà le quattro università pubbliche marchigiane e non affronta le criticità strutturali del sistema sanitario e formativo regionale;

   la caratteristica principale della Link Campus University è la promozione strutturale di una nuova forma didattica. Il regolamento per gli esami di profitto dell'ateneo, vigente dal 16 maggio 2023, stabilisce, infatti, al di fuori del regolamento didattico di Ateneo (soggetto a parere CUN e visto del MUR), la possibilità di svolgere gli esami di profitto presso sedi distaccate dell'ateneo per tutti i corsi di laurea, con una commissione di esame parzialmente in presenza e parzialmente a distanza;

   c'è il rischio che, in un futuro prossimo, il valore dei titoli di studio possa essere compromesso da una proliferazione di percorsi universitari privati non sempre allineati agli standard della formazione pubblica, con particolare danno per gli studenti delle aree periferiche, che già affrontano maggiori difficoltà di accesso all'istruzione superiore;

   l'obiettivo dovrebbe essere quello di rendere i corsi già presenti sul territorio sempre più attrattivi, migliorando la qualità della didattica, e in grado di accogliere sempre più studenti, non appoggiarsi su atenei for profit penalizzando ulteriormente il sistema universitario pubblico –:

   quali siano gli intendimenti del Governo sull'opportunità di favorire l'apertura di nuovi corsi di studio da parte di università private a discapito degli atenei pubblici, già fortemente penalizzati dai tagli al finanziamento ordinario nonché sulla richiesta di autorizzazione di nuovi corsi di studio avviata nelle Marche dalla Link Campus University;

   se il Ministro interrogato ritenga opportuno prevedere un piano di investimenti strutturali per le università pubbliche, al fine di contrastare l'impoverimento dell'offerta formativa e assicurare pari opportunità di accesso all'istruzione universitaria su tutto il territorio nazionale.
(4-04268)

Apposizione di una firma ad una interpellanza.

  L'interpellanza urgente Carotenuto e altri n. 2-00532, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 4 febbraio 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Caramiello.