XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica (Istat) relativi al 2023, circa 13,4 milioni di persone in Italia si trovano in condizioni di rischio di povertà o esclusione sociale, equivalente al 22,8 per cento della popolazione;
la distribuzione territoriale di questo fenomeno è eterogenea: nel Nord Italia, il 12,4 per cento della popolazione è a rischio, mentre nel Mezzogiorno la percentuale sale al 39,0 per cento. In particolare, le regioni con le percentuali più elevate sono Calabria (48,6 per cento), Campania (44,4 per cento) e Sicilia (41,4 per cento);
secondo le ultime rilevazioni dell'Istat e i rapporti dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera), nel 2025 si registreranno aumenti diffusi di tariffe, imposte, tributi e prezzi su beni e servizi essenziali, con effetti negativi sui bilanci delle famiglie e sulla competitività delle imprese italiane;
la legge 30 dicembre 2024, n. 207, recante il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e il bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027, ha comportato la revisione delle addizionali Irpef e l'adeguamento della Tari, aggravando ulteriormente l'onere fiscale sui lavoratori e sui cittadini, in un contesto di tagli ai fondi e di riorganizzazione degli enti locali;
secondo quanto attestato da Arera e dai gestori dei servizi, le tariffe idriche in alcuni territori hanno già registrato incrementi superiori al 15 per cento rispetto al 2024, rappresentando un ulteriore onore per le famiglie e le imprese italiane già soggette a pressione fiscale e costo della vita tra i più alti in Europa;
i prezzi medi dell'energia elettrica sulla borsa italiana nel 2024 sono stati i più alti in Europa, di gran lunga più alti rispetto ai principali partner commerciali europei, ai quali si aggiungono oneri in bolletta derivanti dall'alta quota di fonti intermittenti, rendendo il costo finale dell'energia insostenibile per i cittadini;
la bilancia energetica italiana registra un'importazione media di 52 terawattora di energia elettrica (pari al 17 per cento del fabbisogno nazionale), quasi il doppio della Germania, evidenziando una dipendenza strategica che aggrava l'impatto delle fluttuazioni internazionali e delle tensioni geopolitiche sul mercato energetico nazionale;
il mese di febbraio 2025 si è chiuso con un prezzo medio all'ingrosso di 150 euro per megawattora, mentre lo stesso mese del 2024 si era chiuso con un prezzo medio all'ingrosso di 87 euro per megawattora;
rispetto ai principali mercati europei, l'Italia registra il costo dell'energia più elevato con valori all'ingrosso di oltre il 25 per cento rispetto a quelli del mercato tedesco, del 40 per cento rispetto a quello francese, del 48 per cento rispetto a quello spagnolo e di oltre il 220 per cento rispetto a quelli dei Paesi scandinavi;
si stima che tale livello dei prezzi si attesterà intorno ai 10 miliardi di euro per le famiglie e le attività produttive italiane nel 2025. Enti di ricerca di settore prevedono una crescita media della spesa per l'energia elettrica del 28 per cento per le imprese e del 31 per cento per le famiglie nel 2025;
l'Arera ha annunciato che per il primo trimestre 2025 è previsto l'aumento della tariffa dell'energia elettrica del 18,2 per cento per i 3,4 milioni di clienti rimasti nel servizio di maggior tutela e che non sono passati al mercato libero, ossia i cittadini maggiormente vulnerabili, mentre i clienti del libero mercato sono già soggetti agli eccessivi costi di commercializzazione dell'energia elettrica aggiuntivi al prezzo unico nazionale;
negli ultimi quattro mesi le famiglie italiane hanno speso, in media, 777 euro per l'energia (280 per l'energia elettrica e 497 per il gas), con un incremento medio della bolletta pari al 5,9 per cento su base annua: un incremento che fa eco all'aumento medio del costo del gas (8,3 per cento) e della luce (1,7 per cento) e che, secondo gli operatori, è destinato ad aumentare ulteriormente nei prossimi mesi;
tra le voci in bolletta che impattano notevolmente sulle famiglie, in particolare quelle meno abbienti, vi sono gli oneri di sistema che nel corso degli anni hanno visto una crescita consistente e la cui disciplina andrebbe rivista, anche valutando la possibilità di spalmare tali oneri sulla fiscalità generale;
oltre ai settori energetici, si registrano aumenti significativi in altri comparti: pedaggi autostradali (1,8 per cento in aumento), assicurazioni responsabilità civile auto (+6,19 per cento annuo), carburanti (rincari dovuti a tensioni internazionali e politiche fiscali, ivi incluso l'aumento delle accise su determinati carburanti) e beni alimentari (cereali, latte, formaggi, carni, olio e ortaggi), con ripercussioni a catena sull'intera economia;
l'incremento dei costi, unito al caro affitti (aumento medio del 10,6 per cento) e alle spese scolastiche in crescita (3,66 per cento), comporta una pressione sul potere d'acquisto delle famiglie, evidenziata da una riduzione della propensione al risparmio (-0,8 per cento) e da un aggravio medio annuo superiore a 1.000 euro per nucleo familiare;
secondo quanto rilevato dall'Istat, a febbraio 2025 l'inflazione si è attestata all'1,7 per cento, dello 1,7 per cento superiore rispetto a febbraio 2024 e dello 0,2 per cento rispetto a gennaio 2025. L'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), rilevato mensilmente dall'Istituto per monitorare l'andamento dei principali valori che compongono i consumi delle famiglie italiane, ha registrato da novembre 2022 al gennaio 2025 un netto incremento. Infatti, se l'indice dei prezzi a novembre 2022 si attestava a 118,1, gennaio 2025 si è chiuso con un Nic di 121,9, che rappresenta in termini monetari un netto incremento per la spesa delle famiglie;
l'Osservatorio nazionale Federconsumatori ha stimato ricadute, per una famiglia media, pari a +914,04 euro annui a famiglia, evidenziando come l'andamento dei prezzi rischi di ripercuotersi in modo significativo sul potere d'acquisto;
secondo i dati Ismea, nel terzo trimestre del 2024 i prezzi dei prodotti alimentari e agricoli hanno registrato un incremento complessivo del 6,3 per cento rispetto al trimestre precedente. Tale aumento in un solo trimestre evidenzia una notevole volatilità nel settore agricolo e alimentare, che potrebbe aggravare ulteriormente le difficoltà economiche delle famiglie e richiedere una maggiore attenzione;
in questo contesto, la legge 30 dicembre 2024, n. 207, ha sostanzialmente stravolto il cosiddetto «Bonus Renzi», trasformando la riduzione del cuneo – introdotta dal decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, in via provvisoria e resa strutturale dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190 – da contributivo a fiscale. Tale modifica ha prodotto effetti negativi per i contribuenti con redditi bassi e medio-bassi: già nei primi mesi del 2025, infatti, si sono registrati gli effetti negativi della misura quantificabili in una perdita netta fino a 100 euro mensili (pari a 1.200 euro annui), aggravando ulteriormente le condizioni di lavoratori e famiglie che già affrontano la forte perdita di potere di acquisto registrata in particolare nell'ultimo biennio per via dell'inflazione;
è imprescindibile intervenire sia nel breve periodo con misure tempestive volte a far fronte alle necessità congiunturali, che nel lungo periodo con misure strutturali per contenere il caro prezzi, tutelare il potere d'acquisto dei cittadini e prevenire un'ulteriore perdita di competitività industriale, che rischia di condurre a una progressiva deindustrializzazione del nostro Paese;
nel breve periodo sono necessarie misure volte ad abbattere il costo delle bollette per le famiglie e le imprese, come la riduzione dell'Iva sulle materie prime energetiche e una drastica riduzione degli oneri generali di sistema in bolletta, col fine di limitare l'impatto dei rialzi dei prezzi dei prodotti energetici all'ingrosso, sia per le utenze domestiche che per le utenze diverse da quelle domestiche, anche per le medie e grandi aziende con potenza delle utenze pari o superiore ai 16,5 kilowatt;
misure analoghe vanno applicate anche agli enti del terzo settore che svolgono attività di interesse generale fondamentali, in quanto complementari o addirittura sostitutive dell'azione dello Stato nel supporto alle fasce più deboli della popolazione, per le quali gli aumenti del costo dell'energia sarebbero insostenibili;
risulta, altresì, auspicabile prevedere la concessione di ristori alle imprese al fine di evitare che l'incremento del prezzo dei beni energetici ponga in difficoltà finanziarie le imprese che stanno già subendo contraccolpi economici;
nel lungo periodo appare più che mai necessario riformare il sistema energetico anche attraverso la diversificazione del mix energetico nazionale, la revisione della fiscalità generale e dei costi fissi in bolletta, al fine di ridurre la dipendenza dai mercati internazionali, aumentare la competitività dell'economia italiana nel mercato globale e contenere i costi per famiglie e imprese;
il disaccoppiamento del prezzo all'ingrosso dell'energia elettrica dal costo di generazione elettrica dal gas naturale è una delle possibili strade percorribili per abbassare il costo per gli utenti finali;
il nucleare risulta la fonte energetica maggiormente adatta a contribuire positivamente al mix energetico italiano in ottica di miglioramento della sicurezza dell'approvvigionamento energetico e di riduzione dell'impatto del costo dell'energia sulle attività economiche e sulle famiglie, anche in ottica di graduale affrancamento dalle fonti fossili;
il decreto-legge 28 febbraio 2025, n. 19, recante misure urgenti in favore delle famiglie e delle imprese di agevolazione tariffaria per la fornitura di energia elettrica e gas naturale nonché per la trasparenza delle offerte al dettaglio e il rafforzamento delle sanzioni delle autorità di vigilanza – cosiddetto «decreto bollette» – approvato dal Consiglio dei ministri nella riunione del 28 febbraio 2025, stanzia circa tre miliardi per i mesi di marzo, aprile e maggio 2025, prevedendo dei bonus per luce e gas volti ad abbassare il costo dell'energia in fattura per quei nuclei familiari che rispettano i requisiti reddituali;
per fare fronte al caro energia il Governo ha previsto, in particolare, il riconoscimento di un contributo straordinario di 200 euro sulle forniture di energia elettrica per i clienti domestici con un Isee fino a 25.000 euro. Tale disposizione rappresenta una risposta tardiva, eccessivamente limitata e inefficace se si considera che l'aumento del costo dell'energia riguarda milioni di famiglie già fortemente provate dall'aumento dei prezzi (soprattutto dei beni alimentari) e che il predetto contributo straordinario non compensa in alcun modo l'aumento dei costi dell'energia sostenuto, su base annuale, dai cittadini;
anche l'azzeramento della parte della componente Asos applicata all'energia prelevata per i soli clienti non domestici in bassa tensione con potenza disponibile superiore a 16,5 kilowatt, per un semestre, esclude incomprensibilmente migliaia di micro, piccole e medie imprese che compongono il tessuto economico del Paese e che già risentono del repentino aumento della pressione fiscale registrato nell'ultimo anno;
il disegno di legge delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile, licenziato dal Consiglio dei ministri nella medesima giornata, prevede disposizioni volte alla reintroduzione della produzione di energia nucleare da fonte nucleare sostenibile sul territorio nazionale;
il disegno di legge delega prevede che il Governo adotti, entro 24 mesi dall'entrata in vigore della stessa, decreti legislativi recanti anche disposizioni per la produzione di idrogeno, la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito, la ricerca, lo sviluppo e l'utilizzo dell'energia da fusione, nonché la riorganizzazione delle competenze e delle funzioni in materia;
il rafforzamento delle politiche energetiche nazionali necessita di tecnologie e infrastrutture funzionali a tale scopo. L'avvio di un piano infrastrutturale per la coltivazione di idrocarburi, la produzione energetica, la rigassificazione, la trasmissione di energia elettrica e il trasporto di gas non è più procrastinabile. Tali opere sono indispensabili per garantire l'autonomia energetica – e quindi strategica – del Paese e già in passato si sono rivelate fondamentali per scongiurare o mitigare il rincaro dei prezzi dei beni energetici, come avvenuto con il Governo Renzi, attraverso la programmazione e la realizzazione di opere infrastrutturali strategiche per il Paese come il Tap, che ha consentito il contenimento dei costi del gas e quindi delle ricadute in bolletta per i cittadini nelle fasi di maggiore tensione geopolitica e volatilità del mercato dell'energia;
un approccio sistematico, fondato sulla revisione delle politiche energetiche, è auspicabile ed essenziale per garantire un futuro di crescita sostenibile e di modernizzazione dell'economia italiana, aumentandone la competitività sul fronte industriale, ma va accompagnato da un riordino e una semplificazione altrettanto sistematica delle politiche fiscali, al fine di abbassare la pressione sui contribuenti,
impegna il Governo:
1) ad adottare ogni iniziativa di competenza per contrastare il rincaro dei costi dell'energia per le famiglie, in particolare quelle con redditi medio-bassi, tutelando il loro potere d'acquisto ed evitando fenomeni di stagnazione o riflessi negativi sul piano dei consumi interni e della crescita;
2) adottare ogni misura di competenza per contenere l'incremento delle tariffe e dei tributi richiamati in premessa, nonché a prevedere il riordino e la semplificazione delle politiche fiscali che concernono il mercato dell'energia, allo scopo di contenere l'inflazione, stimolare gli investimenti e sostenere le micro, piccole e medie imprese, soprattutto nei primi anni di attività;
3) ad adottare iniziative normative immediate volte a contrastare la crescita della spesa per i beni energetici per famiglie, imprese ed enti del terzo settore almeno nel 2025, prevedendo l'azzeramento dell'imposta sul valore aggiunto e dell'accisa per i prodotti energetici ottenuti da fonti rinnovabili, per l'energia elettrica e per il gas destinati agli usi domestico ed industriale, per i prodotti energetici a basso impatto ambientale come benzina verde e gpl destinati alla mobilità personale e per quelli destinati al trasporto delle merci;
4) ad adottare iniziative volte a stanziare risorse finanziarie idonee a sostenere le famiglie nel fronteggiare l'aumento dei costi delle bollette, nonché a ristorare i cittadini dei maggiori oneri affrontati per l'incremento dei beni energetici;
5) ad adottare iniziative normative volte a innalzare sensibilmente la soglia Isee prevista dall'articolo 1 del decreto-legge 28 febbraio 2025, n. 19, ai fini del riconoscimento del contributo straordinario a fondo perduto per il contrasto del caro energia, e ad estendere il medesimo a tutti i periodi dell'anno caratterizzati da un forte aumento dei prezzi dell'energia, abbandonando l'approccio emergenziale e il ricorso a misure una tantum per fare fronte all'aumento dei prezzi dell'energia, al fine di adottare misure strutturali volte a mettere al riparo famiglie e imprese da tale fenomeno;
6) ad adottare ogni iniziativa utile a garantire l'accelerazione e l'avvio di interventi infrastrutturali volti a realizzare impianti di coltivazione di idrocarburi, rigassificatori, reti di trasmissione dell'energia elettrica e di gas, al fine di rafforzare l'indipendenza energetica italiana e abbattere i costi per gli utenti nel medio-lungo periodo;
7) ad adottare iniziative di competenza per favorire il disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica da quello del gas;
8) ad adottare senza indugio iniziative normative volte all'adozione di disposizioni volte a permettere la produzione di energia da fonte nucleare di ultima generazione in Italia, con l'obiettivo di incrementare l'energy mix e rafforzare l'autonomia energetica del Paese, mettendo al riparo cittadini e imprese dalle fluttuazioni del mercato dell'energia e dalle tensioni derivanti dall'attuale contesto geopolitico.
(1-00413) «Boschi, Gadda, Bonifazi, Del Barba, Faraone, Giachetti, Gruppioni».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta scritta:
DE BERTOLDI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
l'intelligenza artificiale è, ormai, una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche che l'uomo abbia mai sperimentato;
l'IA costituisce uno strumento di innovazione trasversale che interessa diversi settori: dall'industria manifatturiera all'agricoltura, dalla sanità alla pubblica amministrazione, dalla finanza fino ai servizi al cittadino. La trasformazione digitale in atto sta infatti ridefinendo i modelli produttivi, la ricerca scientifica, i rapporti economici e la stessa organizzazione del lavoro;
lo sviluppo di questi sistemi può generare un impatto diretto sul Pil, favorendo l'aumento della produttività e creando nuove opportunità di lavoro qualificato. Paesi di tutto il mondo stanno investendo massicciamente in ricerca e sviluppo per non perdere il vantaggio competitivo;
a livello globale, sia il settore privato che i governi stanno aumentando significativamente gli investimenti in IA per mantenere e rafforzare la propria competitività. La Francia, ad esempio, ha annunciato investimenti privati per circa 109 miliardi di euro nel settore, con contributi significativi da parte di società come la canadese Brookfield (20 miliardi di euro) e impegni dagli Emirati Arabi Uniti fino a 50 miliardi di euro, inclusa la costruzione di un data center con capacità da 1 gigawatt;
in occasione del Vertice sull'intelligenza artificiale di Parigi dello scorso mese di febbraio 2025, l'Unione europea ha lanciato l'iniziativa InvestAI, un piano di investimenti fino a 200 miliardi di euro per promuovere lo sviluppo dell'IA nel continente, prevede, inoltre, la creazione di quattro giga fabbriche specializzate nell'addestramento di modelli complessi di IA, con un fondo comunitario di 20 miliardi di euro destinato alla realizzazione di tali infrastrutture;
gli Stati Uniti hanno annunciato un programma pubblico-privato con investimenti fino a 500 miliardi di dollari nel settore dell'IA nei prossimi quattro anni, con l'obiettivo di mantenere la leadership tecnologica a livello globale;
nel settore digitale la produzione normativa dell'Unione europea è in costante crescita, con un numero elevato di regolamenti, direttive e decisioni che incidono profondamente sulle legislazioni nazionali degli Stati membri;
l'eccessiva regolamentazione può comportare costi amministrativi e burocratici significativi per le imprese, i cittadini e le pubbliche amministrazioni, incidendo sulla competitività economica e sulla libertà d'impresa;
l'obiettivo della «better regulation» promosso dalla stessa Commissione Europea dovrebbe portare a una semplificazione e a una maggiore trasparenza nella produzione legislativa dell'Unione europea, evitando un eccessivo carico normativo;
a parere dell'interrogante l'intelligenza artificiale rappresenta una leva strategica per il nostro futuro. Affinché l'Italia possa trarre pieno vantaggio da questa rivoluzione tecnologica, è necessaria una visione di lungo periodo, sostenuta da risorse adeguate e da una governance lungimirante con un quadro regolatorio non restrittivo ma stimolante verso i capitali privati;
la sfida per il nostro Paese, è quindi creare un ambiente realmente favorevole all'innovazione, promuovendo la cooperazione tra ricerca e industria, per evitare che l'entusiasmo per l'IA resti solo sulla carta senza tradursi in un'effettiva crescita economica e sociale –:
se ed in che termini il Governo intenda allineare la strategia nazionale in materia di IA con gli investimenti dell'Unione europea, in particolare in relazione all'iniziativa InvestAI evitando al contempo una eccessiva produzione normativa.
(4-04566)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:
è pervenuta all'interpellante la segnalazione di una coppia italiana che ha contratto l'unione civile in Italia e che si è trasferita stabilmente a Barcellona; la coppia vorrebbe che sia loro legittimamente riconosciuto l'istituto del matrimonio egualitario vigente in Spagna e a tal fine si è rivolta alle istituzioni spagnole le quali hanno loro richiesto il nulla osta sulla capacità matrimoniale (certificato di stato libero) che ovviamente loro non possiedono perché unite da unione civile nel nostro Paese;
le istituzioni spagnole (Registro civil) hanno quindi rappresentato la possibilità di chiedere all'autorità consolare il «nulla osta consolare» in luogo del certificato della capacità matrimoniale o stato libero;
il consolato al quale la coppia si è rivolta, tuttavia, avrebbe risposto che a riguardo non può fare nulla;
per uscire da questa intricata questione, per la coppia sembrerebbe prospettarsi la paradossale necessità di sciogliere l'unione civile in Italia, aspettare 3 mesi per riavere la capacità matrimoniale e poter poi contrarre il matrimonio in Spagna che poi verrà nuovamente registrato come unione civile in Italia;
sul sito web ufficiale dell'Unione europea gestito dalla direzione generale del Mercato interno, dell'industria, dell'imprenditoria e delle Pmi sono declinate le procedure per il riconoscimento reciproco dei diversi istituti civilistici e matrimoniali delle unioni;
secondo quanto si evince dal predetto sito, nelle unioni registrate i diritti concernenti il regime patrimoniale o gli assegni di mantenimento non sono applicati allo stesso modo in tutti i Paesi dell'Ue: i diritti derivanti da un'unione registrata in un determinato Paese dell'Ue possono essere molto diversi in un altro;
in alcuni Paesi dell'Ue le unioni registrate sono considerate equivalenti o paragonabili al matrimonio e tutti i Paesi che consentono i matrimoni tra partner dello stesso sesso riconoscono generalmente le unioni registrate tra partner dello stesso sesso concluse in altri Paesi dell'Ue; nei Paesi dell'Ue che invece non autorizzano i matrimoni fra persone dello stesso sesso, ma che hanno introdotto alcune forme di unione registrata, un matrimonio contratto all'estero conferisce gli stessi diritti di un'unione registrata; la possibilità di sposarsi tra persone dello stesso sesso è riconosciuta nei seguenti Paesi dell'Ue: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia, Islanda, Norvegia e Svizzera;
secondo quanto si evince dal predetto sito web, quanto al riconoscimento del matrimonio e/o unione civile in un altro Paese dell'Ue, dovrebbe applicarsi la legislazione nazionale del Paese dell'Ue in cui si chiede il riconoscimento; ciò significa che i Paesi dell'Ue sono attualmente liberi di decidere se riconoscere il matrimonio per i diritti conferiti dalla legislazione nazionale del Paese dell'Ue in cui si chiede il riconoscimento: tali diritti comprendono il diritto di ereditare dal coniuge o il diritto di ottenere alimenti dal coniuge (ad esempio, in caso di divorzio) o il diritto di beneficiare di assegni familiari –:
se il Governo possa fornire chiarimenti in ordine all'intricata questione descritta in premessa;
se e quali iniziative di competenza intenda adottare, nelle sedi europee ed internazionali, per far valere il principio secondo cui, nel caso di trascrizione/riconoscimento degli istituti civili e matrimoniali, prevalgano comunque le norme di miglior favore del Paese in cui si chiede la trascrizione/riconoscimento ove richiesto dagli istanti.
(2-00569) «Sportiello, Di Lauro, Quartini, Marianna Ricciardi».
Interrogazione a risposta scritta:
MALAGUTI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
nel novembre 2024 una coalizione di ribelli guidati da Abu Muhammad al Jawlani, ha effettuato un'estesa serie di attacchi con l'intenzione di rovesciare il regime di Assad;
l'8 dicembre 2024, giorno dell'ingresso a Damasco delle truppe ribelli, Al-Assad è fuggito a Mosca insieme alla famiglia dove attualmente risiede sotto la protezione del Governo russo a seguito della richiesta di asilo politico;
gli eventi di cui sopra hanno segnato quindi il definitivo collasso del regime di Assad;
fonti dell'Acs (Aiuto alla Chiesa che soffre) informano come in Siria si stia compiendo un genocidio di uomini, donne e bambini alawiti (fedeli al regime di Al Assad) e cristiani, da parte delle forze che hanno preso il potere, in particolare nelle città di Tartus, Banias, Jabla, Letakia e i villaggi circostanti;
tutto ciò sta avvenendo nel sostanziale silenzio dei media, dell'Onu e di tutti gli organi e associazioni umanitarie;
l'annuale report di World watch list, ovvero la lista dei 50 Stati ordinati sulla base dell'intensità della persecuzione degli abitanti cristiani nel mondo, riporta che oltre 380 milioni di seguaci del Vangelo vivono una condizione di alto livello di persecuzione (1 cristiano su 7) e nel 2024 i fedeli uccisi per la loro fede cristiana sono stati 4476, mentre i perseguitati a vari livelli ben 365 milioni –:
data la drammatica situazione in Siria, quali iniziative il Governo, per quanto di competenza, intenda intraprendere al fine di attivare le opportune fonti diplomatiche attraverso le quali raccogliere informazioni aggiornate e sollecitare la fine delle stragi di civili inermi;
in, relazione alla violazione dei diritti umani, quali iniziative il Governo intenda intraprendere, in cooperazione con gli organismi internazionali, al fine di condannare i responsabili della repressione e tutelare i civili vittime di persecuzione.
(4-04562)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazione a risposta immediata:
BRUZZONE, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. – Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. – Per sapere – premesso che:
in provincia di Savona attualmente sono presenti 18 impianti eolici, costituiti complessivamente da 62 pale, che producono 131,4 megawatt di elettricità;
gli impianti eolici di tutta la Liguria, compresa Savona, producono 146,4 megawatt;
la provincia di Savona, quindi, produce già l'89,75 per cento dell'energia elettrica derivante dagli aerogeneratori installati in Liguria;
il decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica del 21 giugno 2024, emanato di concerto con il Ministro della cultura e con il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, recante la disciplina per l'individuazione di superfici e aree idonee per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili, ha stabilito, inoltre, che le regioni individuino anche le aree non idonee per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili e, quindi, anche all'eolico;
attualmente, su 16 nuovi progetti presentati per la realizzazione di parchi eolici in Liguria, ben 14 ricadrebbero sul territorio della provincia di Savona;
tale situazione, comparsa in data antecedente all'emanazione del decreto ministeriale del 21 giugno 2024, non segue ad avviso degli interroganti alcuna pianificazione, ma si basa solo sull'ottenimento di incentivi legati alle politiche green;
tali progetti sulla provincia di Savona potrebbero portare alla perdita di ecosistemi oppure insistono su aree da tutelare a livello idrogeologico, ambientale e naturalistico, paesaggistico, storico e artistico e, pertanto, è auspicabile efficientare gli impianti esistenti, anziché installarne nuovi –:
se il Ministro interrogato, nell'ambito del monitoraggio di cui all'articolo 4 del decreto ministeriale del 21 giugno 2024 e dei criteri e vincoli stabiliti dall'articolo 7 del medesimo decreto, intenda adottare iniziative, per quanto di competenza, al fine di assicurare che, sulla provincia di Savona, sia possibile efficientare solo gli impianti eolici esistenti, affinché anche in quel territorio si rispetti la tutela del paesaggio, i suoi valori storico-testimoniali-culturali e la salvaguardia della biodiversità.
(3-01805)
CULTURA
Interrogazioni a risposta immediata:
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, AMORESE, CANGIANO, DI MAGGIO, MATTEONI, MESSINA, MOLLICONE, PERISSA e ROSCANI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
a seguito degli scavi effettuati nel Parco archeologico di Ostia, nell'ambito del progetto Ostia post scriptum (Ops), è emerso un bagno rituale ebraico, un mikveh di epoca romana, primo nel suo genere fuori da Israele;
la campagna di scavo è stata finanziata dal Ministero della cultura, attraverso la Direzione generale musei, con un investimento di 124.190,41 euro, dedicato alle ricerche archeologiche nel 2024;
la scoperta di un mikveh di epoca romana fuori da Israele è di eccezionale importanza perché testimonia la presenza stabile di una comunità ebraica, dimostra come la Ostia romana fosse stato un luogo di incontro di civiltà mediterranee, un luogo multireligioso e multiculturale, di ospitalità, relazioni e convivenza civile;
questa scoperta rappresenta una grandissima potenzialità nel panorama culturale italiano, che non ha nulla da invidiare ad altre realtà più note o più affermate;
il mikveh, oltre al suo significato rituale, tra cui purificazione dopo specifici eventi, immersione prima del matrimonio, rito di conversione all'ebraismo, ha assunto anche un valore simbolico legato al rinnovamento, alla speranza e alla continuità della vita spirituale;
in queste settimane, anche nell'area centrale di Pompei è emersa una «nuova» Villa dei misteri: gli archeologi hanno infatti battezzato la dimora con il fregio «casa del Tiaso», proprio in riferimento al corteo di Dioniso, una grande sala per banchetti affrescata da un ciclo di pitture che raccontano l'iniziazione ai misteri dionisiaci;
l'affresco decora questa grande sala in tutti i tre lati e rappresenta a dimensioni quasi reali il corteo di Dioniso, con le baccanti, danzatrici e cacciatrici e con i giovani satiri dalle orecchie appuntite: al centro della rappresentazione appare una donna mortale che, tramite un rituale notturno, sta per essere iniziata nei misteri di Dioniso, il dio che muore e rinasce, promettendo altrettanto ai suoi seguaci –:
alla luce dei ritrovamenti nei siti di Pompei ed Ostia di cui in premessa, quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda intraprendere al fine di valorizzare e promuovere un patrimonio archeologico nazionale di inestimabile importanza.
(3-01806)
LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. – Al Ministro della cultura. – Per sapere – premesso che:
l'articolo 9 della Costituzione italiana stabilisce che è compito della Repubblica promuovere «lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica» e tutelare «il paesaggio e il patrimonio storico e artistico»;
l'articolo 1 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, ha introdotto un credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura, cosiddetto «Art bonus»;
l'incentivo fiscale citato si pone l'obiettivo di favorire le erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano;
il 12 novembre 2024 il Ministero della cultura ha presentato i risultati dei primi 10 anni dall'introduzione dell'«Art bonus», che ha permesso di raccogliere circa 1 miliardo di euro grazie a 44.300 donazioni da mecenati, portando a termine oltre 4.150 progetti;
alcune regioni hanno introdotto iniziative legislative volte a incrementare il beneficio fiscale nazionale per favorire ulteriormente la riqualificazione del patrimonio culturale;
il cosiddetto «Art bonus Toscana» dal 2017 ha previsto due misure, con un credito d'imposta Irap del 20 per cento dell'importo donato per le donazioni a favore dei progetti che beneficiano anche del 65 per cento di credito d'imposta nazionale e un credito d'imposta Irap del 40 per cento dell'importo donato per il sostegno a favore di progetti culturali non ammissibili all'«Art bonus»;
il 24 ottobre 2024 è stato presentato il V rapporto dell'Osservatorio del patrimonio culturale privato, realizzato dalla Fondazione per la ricerca economica e sociale Ets e promosso dall'Associazione dimore storiche italiane, Confagricoltura, Confedilizia e Istituto per il credito sportivo e culturale s.p.a. La ricerca ha indicato in quasi 2 miliardi di euro gli investimenti raccolti nel 2023 per mantenere il patrimonio culturale privato, che nello stesso anno ha saputo attrarre 34 milioni di visitatori –:
se sia favorevole all'ampliamento delle categorie degli enti beneficiari del cosiddetto «Art bonus», anche considerando beni storici privati di interesse pubblico, beni ecclesiastici di rilevanza storica, siti della memoria e percorsi storici, borghi storici e paesaggi culturali, fortificazioni e infrastrutture storiche, spazi per l'arte contemporanea e residenze artistiche.
(3-01807)
DIFESA
Interrogazione a risposta scritta:
MICHELOTTI. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
in data 22 novembre 2024 si è tenuta presso il circolo M.c.l. di Ponterosso nel comune di Figline (Firenze) un'assemblea pubblica avente, come ordine del giorno, quello di esaminare e contestare l'atto di sospensione della licenza di somministrazione di cibi e bevande su richiesta del prefetto di Firenze, quale conseguenza degli accertamenti svolti dai Carabinieri della Compagnia di Figline Valdarno all'interno e all'esterno del circolo;
come riportato dalla cronaca locale, infatti, nei mesi precedenti sono stati numerosi gli interventi dei carabinieri, che riportavano interventi nel circolo per disordini causati da clienti in stato di ubriachezza e avventori con sostanze stupefacenti. Il servizio di somministrazione, per tali motivi, era stato sospeso almeno due volte in via temporanea;
la presenza sul territorio e la funzione di aggregazione sociale dei circoli non può garantire loro una zona franca o una garanzia di immunità degli stessi, infatti i militari hanno sempre svolto il loro operato nel rispetto degli interessi pubblici e delle norme vigenti applicando ove necessario i relativi provvedimenti amministrativi. Tuttavia nel corso dell'assemblea pubblica è stato più volte stigmatizzato l'operato dei carabinieri, insinuando maliziosamente che gli accertamenti fossero configurabili come forme persecutorie nei confronti dei circoli;
durante l'assise, infatti, il primo cittadino Valerio Pianigiani ha testualmente affermato che «c'è un accanimento nei confronti di tutti i circoli che siano Mcl o Arci, vedo la presidente del circolo Rinascita che tutte le settimane mi telefona e mi dice sono venuti i carabinieri hanno spogliato due persone li hanno portati in caserma tutte le settimane; al circolo di Matassino in questi giorni ora, io non voglio parlare male dei carabinieri perché se ci sono è bene che facciano il loro mestiere però mi accorgo che forse c'è stata una evoluzione della società che questi circoli non siano più visti; a noi non c'è il verso di fermarsi davanti al bar passano i carabinieri multa, ho le testimonianze di altri circoli dove la domenica va la finanza nell'aretino stanno facendo strage»;
queste parole sono state così gravi da indurre un assessore della giunta a intervenire dissociandosi dalle stesse e ad affermare che tali parole siano da ritenersi inopportune correndo il rischio di delegittimare pubblicamente l'operato delle forze dell'ordine, creando gravi e profonde fratture tra la società civile ed i militari troppo spesso oggetto di aggressioni fisiche e verbali per il loro lavoro;
quel che appare grave è che nei giorni successivi il concetto è stato espresso anche sulla piattaforma Facebook, ove il primo cittadino sul proprio profilo aggiungeva «i controlli, che spesso sono richiesti dagli stessi circoli per garantire la trasparenza delle attività, finiscono talvolta per penalizzare gli spazi associativi più virtuosi lasciando irrisolto il problema delle attività illecite che si spostano altrove»;
sul tema sono intervenute anche le opposizioni comunali di centrodestra che, nel febbraio 2025, hanno visto bocciare dal consiglio comunale la propria mozione di censura e di sfiducia nei confronti del sindaco, a conferma della leggerezza con cui è stato trattato l'episodio del novembre 2024;
la Compagnia Carabinieri di Figline ed il suo comandante dottoressa Deborah Senatore costituiscono un presidio di legalità sul territorio che garantisce di arginare e combattere la criminalità sia che si trovi in un circolo ricreativo o su altre realtà, senza distinzioni e nel solo interesse dei cittadini –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative intendano adottare, per quanto di competenza, per tutelare il decoro e il prestigio dell'Arma dei carabinieri.
(4-04569)
ECONOMIA E FINANZE
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro delle imprese e del made in Italy, per sapere – premesso che:
la propensione al risparmio delle famiglie italiane costituisce un dato strutturale dell'economia italiana che consente al Paese di disporre di una ampia mole di risorse;
tale risparmio è fondamentale per sostenere famiglie, imprese, e lo stesso Stato, con investimenti entro il perimetro nazionale oppure anche diversificando a livello internazionale;
in questo quadro la infrastruttura di Borsa Italiana, parte del gruppo Euronext, risulta strategica per consentire che il risparmio incontri le imprese, a sostegno della economia reale;
Cassa Depositi e Prestiti ha un ruolo quale azionista di rilievo del gruppo Euronext;
il piano strategico 2025-2027 «Innovate for Growth 2027» di Euronext, a giudizio degli interroganti, sembrerebbe evidenziare alcuni accentramenti di funzioni a scapito di Milano e a favore di altre piazze finanziarie, confermando un trend che nel corso del 2024 aveva dato vita al primo sciopero del personale di Borsa Italiana al quale è seguita una convocazione da parte del Governo per il tramite del Ministro delle imprese e del made in Italy;
tali azioni, sempre a giudizio degli interpellanti, sembrano ridurre l'idea di un gruppo di borse federate a favore invece un gruppo centralizzato, lontano dai territori di riferimento, ponendo per l'Italia anche un eventuale problema nell'esercizio dei poteri di vigilanza da parte dell'Autorità preposta –:
quale sia l'intendimento del Governo in merito a quanto riportato in premessa e se non intenda assumere iniziative, anche attraverso l'azionista Cassa Depositi e Prestiti e i suoi rappresentanti nel board di Euronext.
(2-00568) «Casasco, Battilocchio».
Interrogazioni a risposta immediata:
ROGGIANI, GUERRA, QUARTAPELLE PROCOPIO, UBALDO PAGANO, LAI, MANCINI, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
il 5 marzo 2024 è stato rinnovato il contratto collettivo nazionale di lavoro delle cooperative sociali, con efficacia 2023-2025, che ha dato il giusto riconoscimento al lavoro con un incremento del 15 per cento, legato al necessario recupero dell'inflazione;
tale incremento si traduce in un significativo incremento di costo per le stazioni appaltanti da riconoscere negli importi a base di gara in occasione di nuovi affidamenti;
per quanto riguarda gli appalti in corso, invece, la situazione è estremamente complessa e diversificata, essendo la revisione dei prezzi legata alla data dell'affidamento, così che per quelli effettuati prima del 27 gennaio 2022 la revisione dei prezzi sembrerebbe applicabile solo se inserita negli atti di gara, mentre per quelli post 27 gennaio 2022 è obbligatoria la previsione negli atti di gara della clausola di revisione dei prezzi;
il decreto legislativo 31 dicembre 2024, n. 209, correttivo del codice dei contratti pubblici, ha modificato la clausola di revisione dei prezzi, prevedendo che la soglia che fa scattare la clausola passi dal 5 per cento al 3 per cento, con il riconoscimento del 90 per cento dei costi sopraggiunti per motivi oggettivi;
tale parziale soluzione è stata, però, limitata agli appalti di lavori e non a quelli di servizi e forniture, al quale continua ad applicarsi la soglia del 5 per cento con il riconoscimento dell'80 per cento, ora applicato solo sulla cifra eccedente;
l'assenza, di fatto, di efficaci meccanismi di revisione prezzi per gli appalti di servizi, rischia di determinare l'impossibilità, in molti casi, per i soggetti appaltatori di proseguire nell'esecuzione dei servizi e danneggia fortemente i lavoratori del settore;
è necessario garantire ai contratti di durata pluriennale ad esecuzione continuata o periodica un meccanismo efficace, obbligatorio e automatico di revisione dei prezzi in condizioni ordinarie, che includa anche il costo dei rinnovi contrattuali e, in via straordinaria, di adottare un impianto di revisione dei prezzi applicabile a tutti i contratti in essere;
è necessario, altresì, riconoscere alle stazioni appaltanti e, in particolare, agli enti locali, le risorse finanziarie necessarie ad assicurare gli incrementi contrattuali, per quanto riguarda sia i nuovi affidamenti sia quelli in corso –:
quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per trovare soluzione alle questioni esposte in premessa, a tal fine garantendo risorse in favore degli enti locali anche mediante l'istituzione di un apposito fondo per il riconoscimento degli incrementi contrattuali negli appalti di servizi.
(3-01800)
RICCARDO RICCIARDI, AURIEMMA, ILARIA FONTANA, ALIFANO, QUARTINI, SANTILLO, TORTO, CARMINA, DONNO e DELL'OLIO. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
il piano di riarmo europeo «Rearm Europe», che ha ricevuto un primo via libera dai leader europei al Consiglio europeo straordinario del 6 marzo 2025, tra cui il sostegno del Governo italiano, prevede un aumento esponenziale della spesa per la sicurezza e la difesa dell'Europa, declinata esclusivamente nel senso di un rafforzamento della capacità militare dei singoli Stati membri;
il primo punto del suddetto piano consiste nella possibilità per gli Stati membri di innalzare la spesa militare a livello nazionale, tramite l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità e crescita, ipotesi che – consentendo lo scorporo degli investimenti per la difesa dal calcolo deficit/prodotto interno lordo – libererebbe, nelle intenzioni della Presidente della Commissione europea, complessivamente 650 miliardi di euro in un periodo di quattro anni, da aggiungersi ai 150 miliardi del nuovo strumento per la difesa;
tra il 2021 e il 2024 la spesa complessiva a livello degli Stati membri dell'Unione europea per la difesa è cresciuta di oltre il 30 per cento, raggiungendo la cifra record stimata in 326 miliardi di euro, quasi il 2 per cento del prodotto interno lordo europeo. In tale quadro, si inseriscono anche le indiscrezioni di stampa degli ultimi giorni secondo le quali, a sostegno delle dichiarazioni del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Tajani, il Governo italiano starebbe preparando uno scostamento di bilancio da 9 miliardi di euro, per innalzare la spesa militare italiana dall'attuale 1,56 per cento al 2 per cento del prodotto interno lordo, usufruendo della possibilità di ricorrere allo scorporo degli investimenti per la difesa dal Patto di stabilità e crescita;
le diverse opzioni finanziarie per incrementare gli investimenti nella difesa, inclusa la flessibilità fiscale e l'ipotesi di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale prevista dal Patto di stabilità e crescita, sono state altresì al centro del dibattito delle ultime due riunioni dell'Eurogruppo e dell'Ecofin, ma le misure sinora proposte, incidendo esclusivamente sul debito dei singoli Paesi membri senza una revisione delle regole fiscali europee, rischiano di generare per l'Italia un inevitabile indebitamento, con conseguenze catastrofiche sulla già lenta o quasi inesistente crescita economica e sociale del nostro Paese –:
quale sia l'impatto sui saldi di finanza pubblica del nuovo progetto di riarmo promosso dall'Unione europea, con particolare riferimento all'incidenza sulla spesa pubblica in termini di «tagli alla spesa», alla natura e alla fonte della provvista finanziaria utilizzabile allo scopo, nonché in merito alla valutazione del rischio associato al debito italiano e all'impatto sui titoli di debito pubblico.
(3-01801)
FRATOIANNI, BONELLI, ZANELLA, GRIMALDI, BORRELLI, DORI, GHIRRA, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
con lettera del 4 marzo 2025 indirizzata al Consiglio europeo la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha esposto la proposta di un piano di riarmo a livello comunitario (Rearm) basato su: un piano di investimenti di 150 miliardi di euro; la possibilità di derogare alle regole del Patto di stabilità e crescita attraverso l'allentamento dei vincoli di bilancio sino all'1,5 del prodotto interno lordo nazionale; la possibilità di ricorrere ai fondi di coesione per sovvenzionare l'industria bellica; un cambio di missione della Banca europea per gli investimenti per consentire prestiti per difesa; la mobilitazione di capitale privato;
il Consiglio europeo straordinario riunitosi il successivo 6 marzo 2025 nelle sue conclusioni finali ha sostenuto la proposta, sottolineandone la complementarietà alla Nato che rimane, secondo il Consiglio, «il fondamento della difesa collettiva»;
il suddetto piano indica una disponibilità «teorica» fino a 800 miliardi di euro, di cui 150 da prestiti per acquisti in comune e 650 liberati nell'ipotesi di un aumento degli investimenti fino all'1,5 per cento dei prodotti interni lordi nazionali, grazie allo spazio fiscale che si genererebbe con l'attivazione temporanea per quattro anni della clausola di esenzione dal Patto di stabilità;
l'operazione, lungi dal limitarsi all'obiettivo di creazione di una difesa a livello comunitario, appare palesemente ed esclusivamente volta a mettere a disposizione dei singoli Stati membri risorse e flessibilità per favorire il rafforzamento delle loro capacità militari in un quadro di aderenza rispetto agli impegni «non vincolanti» assunti in sede Nato di incremento della spesa militare e, quindi, di sostanziale aderenza alle richieste avanzate dal Presidente Trump;
parimenti gravi risultano sia la possibilità di dirottare e mobilitare importanti risorse dei fondi di coesione, sia la concessione di deroghe alle regole di governance economica per l'applicazione del Patto di stabilità e crescita per finanziare la spesa bellica piuttosto che quella per fronteggiare la sicurezza sociale, tutelare l'ambiente, realizzare gli obbiettivi della transizione ecologica, dell'innovazione digitale e le politiche industriali capillari;
occorre infine sottolineare che il «nuovo strumento finanziario dell'Unione europea per sostenere gli Stati membri nel potenziamento delle loro capacità di difesa» da 150 miliardi di euro verrà attivato sulla base dell'articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che esclude il Parlamento europeo dal processo decisione, producendo così una grave lesione democratica su scelte importanti e strategiche –:
se in sede di Consiglio dell'Unione europea intenda sostenere le proposte della Commissione europea e se successivamente intenda far ricorso, e in che termini, ai suddetti strumenti.
(3-01802)
BOSCHI, GADDA, BONIFAZI, DEL BARBA, FARAONE, GIACHETTI e GRUPPIONI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
in più occasioni il Presidente Usa Trump ha affermato la volontà di imporre dazi sulle importazioni di merce straniera, anche di origine europea;
nel primo mandato il Presidente Usa aveva imposto dazi differenziati per categorie di beni e aliquote (dal 10 al 25 per cento), mentre nelle più recenti esternazioni sono stati annunciati dazi su prodotti dell'Unione europea in misura fissa, pari al 25 per cento, e per interi comparti;
l'imposizione di dazi sui prodotti italiani ne aumenta inevitabilmente il prezzo per il consumatore statunitense, penalizzando il produttore che si vedrà sottrarre quote di mercato da aziende che non risentono della medesima sovraimposizione;
la bilancia commerciale tra Usa e Unione europea (nel suo complesso) oggi vede il Vecchio continente esportare beni per circa 502 miliardi di euro, a fronte di importazioni Usa per un valore di 346,5 miliardi di euro. Per quanto concerne i servizi, invece, l'Unione europea esporta i medesimi negli Usa per un valore pari a circa 292 miliardi di euro, contro i 396 miliardi importati dall'Unione europea;
anche l'imposizione di dazi nei confronti della Cina rischia di avere un impatto negativo sul mercato europeo – e dunque sull'Italia – spingendo le imprese cinesi a rafforzare la propria presenza e ad aggravare la concorrenza con prodotti a prezzi più competitivi, con ulteriori conseguenze negative per l'economia del Paese;
il nostro Paese è il tredicesimo partner commerciale degli Usa, con uno scambio commerciale nettamente favorevole, pari a circa 92 miliardi di euro: il valore delle esportazioni italiane negli Usa è pari a 67 miliardi di euro, mentre quello delle importazioni dagli Usa è pari a 24 miliardi di euro, con un saldo positivo pari a 43 miliardi di euro annui;
gli Usa rappresentano il terzo Paese di destinazione delle merci italiane, la cui origine si ha prevalentemente nelle regioni Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto e Piemonte, che da sole producono più di due terzi delle esportazioni complessive;
l'applicazione di dazi su beni e servizi italiani da parte degli Usa rappresentano un concreto pericolo per le prospettive di crescita del Paese, nonché per la tenuta di interi settori che già patiscono l'aumento dell'inflazione e dei costi dell'energia –:
se ritenga che i dazi annunciati dal Presidente Usa possano impattare negativamente sulla crescita del Paese e sull'economia reale e in che misura ritenga concreta e imminente l'introduzione dei medesimi.
(3-01803)
DELLA VEDOVA. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
il 25 novembre 2024 Unicredit ha ufficializzato un'offerta pubblica di scambio sulla totalità delle azioni di Banco Bpm;
il giorno successivo il Ministro interrogato, anche in conseguenza delle dichiarazioni del leader del suo partito e Vice Presidente del Consiglio dei ministri Salvini che aveva sorprendentemente definito Unicredit «banca straniera», ha esplicitamente evocato la possibilità di usare il golden power per bloccare l'operazione Unicredit/Monte dei paschi di Siena;
il 3 marzo 2025 si è svolta a Palazzo Chigi la prima riunione del comitato per avviare la procedura di verifica sull'offerta pubblica di scambio di Unicredit su Banco Bpm, convocata – a quanto si apprende da fonti di stampa – al fine di monitorare, condizionare o eventualmente ostacolare l'operazione di acquisizione da parte di Unicredit;
il Ministero dell'economia e delle finanze e Banco Bpm partecipano al capitale di Monte dei paschi di Siena, che a sua volta ha lanciato – con il sostegno del Ministero dell'economia e delle finanze e di Banco Bpm – un'offerta pubblica di scambio su Mediobanca, circostanza questa che espone il Ministero dell'economia e delle finanze e il Governo al rischio di agire in una condizione di palese conflitto di interessi, soprattutto nel caso di attivazione del golden power sull'operazione Unicredit/ Banco Bpm e di non attivazione della medesima procedura sull'operazione Monte dei paschi di Siena/Mediobanca;
al momento non si hanno notizie di analoghe procedure di verifica da parte del comitato golden power sull'offerta pubblica di scambio di Monte dei paschi di Siena su Mediobanca;
il golden power, previsto dal decreto-legge n. 21 del 2012 e successivi aggiornamenti, è stato concepito per tutelare interessi strategici, non per interferire con le normali dinamiche di mercato domestico del settore bancario;
a giudizio dell'interrogante un uso estensivo e arbitrario del golden power, oltre a risultare giuridicamente dubbio, rischierebbe di creare un precedente pericoloso, scoraggiando investimenti e riducendo la competitività dell'Italia –:
se il Ministro interrogato possa confermare, anche comunicando in maniera tempestiva e trasparente le proprie decisioni in merito a tale operazione, che l'ambito di applicazione del golden power non verrà applicato in maniera impropria, fugando ogni eventualità di conflitto di interessi con le operazioni di acquisizione citate in premessa e assicurando agli operatori di mercato un quadro normativo chiaro e stabile, in cui l'esercizio del golden power sia limitato ai casi strettamente necessari e non interferisca con operazioni di mercato basate su criteri industriali e di efficienza.
(3-01804)
Interrogazione a risposta in Commissione:
ASCANI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:
l'ultima legge di bilancio ha operato alcuni tagli drastici nei trasferimenti agli enti locali, determinando tra gli altri un grave danno anche per la regione Umbria, alla quale sono stati sottratti 40 milioni di euro circa per i prossimi tre anni;
per il prossimo triennio, infatti, la regione Umbria dovrà fare i conti con un minor trasferimento di risorse pari a 6 milioni di euro nel 2025, 16 milioni di euro nel 2026 e a 17 milioni di euro nel 2027, somme a cui va aggiunto un contributo ulteriore alla finanza pubblica, ora introdotto per tutte le regioni a statuto ordinario;
si tratta di un taglio significativo delle risorse destinate all'Umbria che avrà un impatto diretto sulla capacità di programmazione e realizzazione di questa regione, con il rischio concreto che siano compromesse le capacità sia della regione che degli enti locali interessati nel provvedere alle necessità quotidiane, penalizzando altresì le sue capacità di investimento in infrastrutture, servizi essenziali e politiche sociali;
occorre rivedere quanto prima queste misure, i cui destinatari ultimi saranno i cittadini che inevitabilmente vedranno ridursi i servizi loro offerti anche in settori estremamente delicati come i servizi essenziali e le politiche sociali –:
quali iniziative urgenti di carattere normativo si intendano adottare per rivedere i pesanti tagli apportati nell'ultima legge di bilancio alla regione Umbria, anche prevedendo quanto prima la convocazione di un tavolo tecnico nel quale concertare il riparto delle risorse per gli anni successivi al 2025, al fine di evitare che i tagli previsti compromettano le capacità di investimento e il funzionamento dei servizi pubblici essenziali.
(5-03701)
GIUSTIZIA
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:
il 27 febbraio 2025 i magistrati italiani hanno scioperato per protestare contro la riforma della giustizia, licenziata dalla Camera il 16 gennaio scorso, che prevede la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, l'istituzione di un'Alta corte responsabile dei provvedimenti disciplinari, due Csm distinti e il sorteggio dei suoi componenti, che non verranno più eletti; la manifestazione ha raccolto un record di adesioni superiore all'80 per cento, così come dichiarato dal presidente dell'Anm, Cesare Parodi;
il modello di magistratura pensato dai Costituenti è un modello di «ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere» (articolo 104, 1° comma). Sembra che la Costituzione abbia pensato alla magistratura come ad un «potere», in quanto ha dato per presupposto che si tratta di un potere «neutro», non avendo essa poteri di indirizzo politico. Una simile impostazione evidenzia il tema dell'opportunità dello sciopero della magistratura proclamato per influire su direttive politiche specifiche che proprio a essa si indirizzano, considerando che in tal caso lo sciopero cesserebbe di operare come uno strumento di autotutela di categoria, per trasformarsi in un tentativo di sovrapposizione dei pubblici funzionari all'organo politico; non si può sottacere, tuttavia, che la riforma della Giustizia è inserita tra le riforme orizzontali del PNRR, in quanto atta ad influenzare positivamente vari settori economici e sociali e contribuire al rafforzamento della competitività del Paese, così rappresentando un passaggio cruciale per modernizzare il sistema giudiziario italiano, rendendolo più rapido ed efficiente; attraverso l'asse 2 della componente M1C1 del PNRR, sono stati stanziati oltre 2,6 miliardi di euro per riforme e investimenti nel sistema giustizia, con l'obiettivo di ottenere, entro il 2026, una riduzione del 40 per cento dei tempi dei contenziosi civili e commerciali, del 25 per cento dei tempi dei procedimenti penali e l'abbattimento del 90 per cento delle cause pendenti presso i tribunali civili di primo e secondo grado;
si rileva, poi, come, ad avviso dell'interpellante, tale astensione causerà significativi rinvii e ritardi nelle udienze già fissate – di mesi nell'ambito dei procedimenti penali e di anni nell'ambito di quelli civili – cagionando un grave danno ai cittadini in attesa di giustizia, anche in termini di possibile prescrizione dei reati. Inoltre pare opportuno verificare se e quanto la durata dei processi, «allungata» dallo sciopero, inciderà sotto il profilo finanziario;
a ciò si aggiunga come nessun dato sia reperibile circa l'adesione allo sciopero del numero dei magistrati collocati fuori ruolo, dato sul quale sarebbe interessante far luce –:
quali siano i dati relativi ai rinvii delle udienze nell'ambito dei procedimenti civili e penali conseguenti all'astensione del 27 febbraio 2025 e quali siano i tempi previsti per la trattazione delle relative cause;
se e quanto tali rinvii abbiano inciso finanziariamente sull'attuazione delle riforme del PNRR in termini di durata dei procedimenti civili e penali, nonché quanti siano i magistrati fuori ruolo che hanno aderito allo sciopero.
(2-00567) «Calderone, Battilocchio».
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
X Commissione:
GHIRRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
la situazione del comparto industriale sardo permane fra le più critiche d'Europa e coinvolge migliaia di lavoratori; attualmente risultano essere quattro i tavoli di crisi attivi al Ministero delle imprese e del made in Italy: Eurallumina spa, Portovesme srl, SiderAlloys – ex Alcoa e Sanac spa;
spicca per gravità la crisi del polo industriale di Portovesme, dove sono concentrate sia le aziende della metallurgia non ferrosa dell'alluminio sia quelle del piombo e dello zinco;
fino a un anno fa i lavoratori impiegati dalla Portovesme srl erano 1300, oggi solo 300: la Glencore ha disatteso gli accordi presi con Governo, regione e sindacati, fermando anticipatamente la linea di produzione dello zinco, dichiarata strategica dal Governo, che aveva anche annunciato l'interesse di nuovi player pronti a rilevare la fabbrica; l'unica prospettiva rimangono licenziamenti e cassa integrazione, e a pagare il conto sono anche i lavoratori dell'indotto e degli appalti; del 6 marzo 2025 la notizia dello spegnimento del forno Waelz, azione ritenuta dai sindacati sconsiderata e priva di obiettivi condivisi;
la vertenza dell'ex Alcoa riguarda la ritardata realizzazione del piano di rilancio industriale da 148 milioni (cui si aggiungono i 20 lasciati da Alcoa per le bonifiche), con l'obiettivo di riaccendere gli impianti che, prima della chiusura del 2012, producevano 155 mila tonnellate di alluminio primario, assicurando un fatturato di oltre 500 milioni l'anno, e il progressivo rientro dei dipendenti, ridotti a cento unità dalle mille di un tempo. Dopo il subentro di SiderAlloys nel 2018, non è ancora stato avviato il revamping. Recentissima la notizia del sequestro della sala elettrolisi, dove sono stati trovati rifiuti speciali mai smaltiti, tra cui 1000 sacchi contenenti materiali tossici;
particolarmente complessa risulta essere anche la vertenza di Eurallumina spa, connessa al Piano di approvvigionamento energetico e alle controversie giudiziarie ancora in corso, e dove i lavoratori e le lavoratrici riceveranno ancora una volta lo stipendio in ritardo;
per quanto riguarda Sanac Spa a febbraio 2024 vennero riattivate le commesse e gli operai rientrarono al lavoro, ma gli ordinativi sono garantiti solo sino a luglio e non si hanno novità sul bando di vendita –:
anche alla luce dei tavoli tecnici convocati l'11 marzo 2025, con particolare riguardo agli ammortizzatori sociali e all'avanzamento del piano di approvvigionamento energetico del Sulcis, come intenda attivarsi per garantire la strategicità degli impianti, la continuità produttiva e rispondere alle legittime aspettative dei lavoratori in merito al futuro degli stabilimenti produttivi.
(5-03694)
PAVANELLI, IARIA, APPENDINO, CAPPELLETTI e FERRARA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il Piano Transizione 5.0 rappresenta una misura strategica per incentivare la digitalizzazione e la sostenibilità energetica delle imprese italiane, attraverso un sistema di crediti d'imposta volto a supportare investimenti in tecnologie innovative e a migliorare l'efficienza produttiva;
ad oggi, solo il 6,3 per cento del totale dei fondi disponibili è stato allocato, segnale evidente delle difficoltà incontrate dalle imprese nell'accesso agli incentivi previsti;
numerose aziende continuano infatti a segnalare criticità burocratiche che ostacolano la fruizione della misura, con particolare riguardo alla rendicontazione e alla certificazione dei progetti e del conseguente risparmio energetico;
la misurazione del risparmio energetico risulta infatti a tutt'oggi la parte più problematica, soprattutto per le imprese di nuova costituzione o che hanno variato sostanzialmente prodotti e servizi resi da meno di sei mesi per le quali risulta molto complicato operare una stima realistica;
per accedere agli incentivi, è necessario dimostrare una riduzione dei consumi energetici di almeno il 3 per cento rispetto ai livelli precedenti per l'intero stabilimento produttivo. Se infatti la percentuale di risparmio energetico ottenuta risulta inferiore al minimo richiesto per accedere al credito d'imposta, si perde il credito d'imposta prenotato sebbene sia comunque possibile passare al Piano 4.0, continuando a beneficiare dei relativi incentivi ma con percentuali ridotte rispetto al 5.0;
in quest'ultimo caso, l'impresa ha comunque sostenuto dei costi non rimborsabili per le certificazioni ex ante ed ex post con perizia finale attestante il mancato raggiungimento del risparmio energetico richiesto e il decadimento dall'accesso al Piano 5.0;
per il 2025 la legge di bilancio ha stabilito un plafond predefinito per industria 4.0, con il rischio che le risorse disponibili non siano sufficienti e che le imprese si ritrovino a non poter usufruire di nessuna delle due agevolazioni –:
nell'ottica di risolvere le criticità di cui in premessa, se non ritenga di dover assumere urgenti iniziative, anche di carattere normativo, affinché vengano superate le difficoltà legate alla rendicontazione degli investimenti e ai criteri di risparmio energetico ad essi correlati nonché quelle connesse, laddove non sia ottenuto il risparmio energetico richiesto per l'accesso al Piano 5.0, del passaggio dal medesimo al Piano 4.0, prevedendo per quest'ultimo uno stanziamento aggiuntivo oppure una riserva di fondi utili a scongiurare che le imprese restino escluse da entrambi i benefìci fiscali.
(5-03695)
CAVO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
Piaggio Aerospace s.p.a. composta dai due asset Piaggio Aero Industries s.p.a. e Piaggio Aviation s.p.a. è un'azienda strategica per il nostro Paese, leader nel settore della produzione aeronautica, che, dopo sei anni di amministrazione straordinaria, iniziata nel dicembre 2018, è stata acquisita all'inizio di quest'anno nella sua interezza da parte della società turca «Baykar MakinaSanayi Ve Ticaret Anonim Sirketi», nota come «Baykar», specializzata nel settore dei veicoli aerei senza pilota e nelle tecnologie aerospaziali;
tale operazione ha rappresentato una significativa svolta per Piaggio Aerospace, aprendo così a nuove prospettive di sviluppo di ampio respiro, fermo restando il fondamentale lavoro svolto negli anni dagli stessi commissari che ne hanno assicurato la solidità industriale ed economica:
il 14 febbraio 2025 i vertici della nuova proprietà, unitamente al Ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso nonché alla struttura commissariale, hanno incontrato, in visita allo stabilimento di Villanova d'Albenga, le rappresentanze sindacali, escludendo licenziamenti ed illustrando i punti principali del piano industriale, gli investimenti previsti e i programmi futuri, tra cui la prospettiva che, oltre alle tradizionali attività nel settore aeronautico e manutentivo, il sito produttivo di Piaggio Aerospace possa diventare il principale polo di produzione di droni in Europa, nonché la concreta ipotesi di una collaborazione sinergica con Leonardo s.p.a. in tale prospettiva;
in merito, in data 12 febbraio 2025, l'interrogante aveva già presentato un'apposita interrogazione immediata nell'ambito della prevista seduta di sindacato ispettivo presso la X Commissione della Camera dei deputati su questioni di competenza del Ministero delle imprese e del made in Italy;
in tale sede il Ministero, nella persona del Sottosegretario Massimo Bitonci, aveva anticipato che «da qualche mese, Leonardo e Baykar hanno avviato interlocuzioni circa la possibilità di sviluppare prodotti e tecnologie. Tali interlocuzioni sono tutt'ora in corso e hanno come obiettivo la valorizzazione di possibili sinergie industriali, anche considerando l'asset industriale di Piaggio Aerospace»;
in data 6 marzo 2025 è stato siglato tra Baykar e Leonardo, alla presenza del Ministro della difesa Guido Crosetto, un memorandum d'intesa del valore stimato di cento miliardi di dollari nel settore delle tecnologie aerospaziali cosiddette «unmanned», ossia prive di equipaggio –:
quale sia la progettualità prevista ed in particolare quale ruolo avranno gli stabilimenti di Piaggio Aerospace a Villanova d'Albenga e Genova – Sestri Ponente.
(5-03696)
PELUFFO e ROGGIANI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
STMicroelectronics è una società italo-francese di diritto olandese, leader nel settore dei semiconduttori con stabilimenti sparsi in tutta Europa e nel mondo, focalizzata nella progettazione, nello sviluppo, nella produzione e nella distribuzione di componenti a circuiti integrati per applicazioni analogiche e digitali, partecipata al 27,5 per cento sia dallo Stato italiano attraverso il Ministero dell'economia e delle finanze, sia dalla banca statale francese BpiFrance;
in Italia i principali stabilimenti sono ad Agrate Brianza e Catania. Ad Agrate Brianza lavorano 5300 dipendenti, c'è progettazione, sviluppo e produzione di dispositivi smart power e sensori, e in funzione da circa 3 anni il reparto a 300 mm AG300, per lo sviluppo e la produzione di fette a 12 Pollici, un investimento portato a termine e solo metà;
a Catania occupa oltre cinque mila addetti, tutti di alta professionalità, un sito industriale conosciuto come il cuore delle tecnologie di potenza del mondo STM, sviluppate su piattaforme di silicio e di carburo;
STM ha chiuso il 2024 con un calo di oltre il 23 per cento dei ricavi e del 63 per cento dell'utile e la società deve anche fare i conti con la class action presentata negli Usa con l'accusa di aver nascosto le reali condizioni dell'azienda, danneggiando gli investitori con il crollo del titolo dopo la semestrale pubblicata a luglio 2024;
l'azienda è dunque in una situazione di crisi che metterebbe a rischio i lavoratori italiani in quanto a fronte del calo dei ricavi, si annuncia l'intenzione di presentare alle organizzazioni sindacali un piano di riorganizzazione con pesanti tagli che possono mettere a rischio centinaia di posti di lavoro, anche ad alta specializzazione, soprattutto dei reparti più vetusti che sono i siti a 6 e 8 pollici di Catania e il sito a 8 pollici di Agrate;
il Governo che è parte della proprietà per il 13 per cento, a fronte di diversi solleciti non ha ancora convocato un tavolo istituzionale sulle prospettive della più grande azienda di microelettronica presente nel nostro Paese con oltre 13.000 lavoratrici e lavoratori –:
come il Ministro interrogato intenda proteggere il tessuto produttivo e occupazionale rappresentato da STM e se intenda sostenere e rafforzare gli investimenti effettuati e verificare quali siano le scelte politiche industriali in Italia di STM.
(5-03697)
BENZONI e BONETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
Versalis, società del gruppo Eni operante nei settori della chimica e petrolchimica, dopo le chiusure dei siti di Ragusa e Porto Marghera, conta sei siti attivi;
di questi, nel corso del 2025 dovrebbero cessare le attività Brindisi e Priolo, gli ultimi specializzati nel cracking, e nella produzione delle materie prime necessarie alle lavorazioni negli altri impianti (Ferrara, Mantova, Porto Torre, Ravenna);
Eni sarebbe intenzionata a ridurre drasticamente l'esposizione di Versalis alla chimica di base, definendo un piano di trasformazione e decarbonizzazione da circa 2 miliardi di euro per lo sviluppo di nuove piattaforme della chimica da fonti rinnovabili;
tuttavia, appare evidente che la scelta di rinunciare alla produzione interna delle materie prime necessarie espone la società e la filiera produttiva italiana a possibili rischiosi fenomeni di dipendenza da Paesi stranieri;
non appare chiaro per quali motivi Eni non abbia voluto comunque preservare una propria capacità di cracking, investendo sugli stabilimenti esistenti, cambiando le modalità di alimentazione così da raggiungere comunque gli obiettivi di neutralità climatica che il gruppo ha fissato;
il mancato reinvestimento degli utili del gruppo Eni potrebbe essere frutto delle difficoltà procedurali esistenti in Italia per la conversione degli impianti di produzione che prevedono, anche nel caso di un semplice ammodernamento degli impianti, la richiesta di una nuova valutazione di impatto ambientale quando si proceda ad un ampliamento del sito, con conseguente allungamento dei tempi di realizzazione;
nonostante le rassicurazioni rivolte da Versalis ad attori istituzionali locali e la recente firma di un protocollo d'intesa con le organizzazioni sindacali, si registra uno stato di incertezza sul mantenimento occupazionale, sugli investimenti e sulle attività di ricerca e sviluppo, anche in virtù della interruzione delle attività di cracking e del rischio che si generino forme di dipendenza da attori stranieri;
il Ministro interrogato, peraltro, ha istituito un Tavolo nazionale sulla chimica per avviare un confronto sul settore e le filiere produttive e seguire gli sviluppi della riconversione degli impianti Versalis chiedendo a Eni di fornire informazioni sul numero delle imprese dell'indotto e sui dati quali-quantitativi delle risorse umane che saranno a tal fine utilizzate –:
alla luce dei primi esiti del summenzionato Tavolo nazionale e delle garanzie fornite da Eni nel protocollo d'intesa siglato in questi giorni, quali iniziative intenda adottare affinché sia tutelata la filiera nazionale della chimica, ed in particolare la continuità produttiva ed occupazionale negli stabilimenti Versalis rimasti attivi.
(5-03698)
CASASCO, BOSCAINI e SQUERI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 38 del decreto-legge n. 19 del 2024, convertito – con modificazioni – dalla legge n. 56 del 2024, ha istituito il nuovo Piano Transizione 5.0, introducendo un credito d'imposta per sostenere la transizione del sistema produttivo verso un modello di produzione efficiente sotto il profilo energetico, da realizzare mediante una riduzione dei consumi energetici di almeno il 3 per cento per la struttura produttiva o, in alternativa, di almeno il 5 per cento del processo interessato dall'investimento;
con una dotazione finanziaria di 6,3 miliardi di euro, il Piano Transizione 5.0 ha l'obiettivo di favorire la trasformazione dei processi produttivi delle imprese e aiutarle a rispondere alle sfide delle transizioni digitale ed energetica. Assieme, i due Piani Transizione 4.0 e 5.0, operanti in complementarità, mettono a disposizione delle imprese circa 13 miliardi di euro nel biennio 2024-2025;
grazie alle modifiche apportate dalla legge di bilancio per il 2025 e alla creazione del portale del Gestore dei servizi energetici (Gse) appositamente dedicato all'assistenza clienti sul Piano Transizione 5.0. nei primi due mesi del 2025 le richieste di finanziamento sono aumentate a 500 milioni di euro, che tuttavia rappresentano appena l'8 per cento delle risorse disponibili;
a fronte di tale evidenza, si apprende che il Governo stia valutando di ridurre in maniera consistente lo stanziamento previsto, trasferendo 3 miliardi di euro su altri capitoli. Le ipotesi percorribili, indicate dalle stesse imprese e indicate come accoglibili da esponenti di Governo, consistono:
1) nello spostamento di risorse sui contratti di sviluppo, che consentono agevolazioni ad hoc per programmi di investimenti strategici e innovativi di grandi dimensioni;
2) nello spostamento di risorse sull'Ires premiale, misura che consente una riduzione di 4 punti delle imposte sulle società destinata alle imprese che investono gli utili in beni strumentali e nuove assunzioni, dotata attualmente di soli 400 milioni di euro, che peraltro è applicabile solo a una platea ridotta di soggetti (circa 18.000 secondo la relazione tecnica della misura);
3) nel rafforzamento di Transizione 4.0 (basato su Industria 4.0 del 2016), che ha avuto ottimi risultati –:
quali intendimenti abbia il Ministro interrogato in merito all'utilizzo delle risorse Piano Transizione 5.0 e se siano percorribili le strade di una ulteriore semplificazione della misura o spostamento della data di scadenza (quantomeno per quel che riguarda gli adempimenti finali), nonché quella di una semplificazione dell'Ires premiale.
(5-03699)
ZUCCONI, CARAMANNA, ANTONIOZZI, COLOMBO, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA e SCHIANO DI VISCONTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, all'articolo 38, in attuazione dell'investimento 15 – «Transizione 5.0», della Missione 7 REPowerEU, ha istituito il Piano Transizione 5.0, riconoscendo un credito d'imposta alle imprese che effettuano nuovi investimenti in progetti di innovazione da cui consegua una significativa riduzione dei consumi energetici;
il suddetto decreto-legge, all'articolo 38, comma 6, elenca gli investimenti non agevolabili dal Piano Transizione 5.0 al fine di garantire il rispetto del principio di non arrecare un danno significativo all'ambiente ai sensi dell'articolo 17 del regolamento (UE) n. 852/2020 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2020. Tra gli investimenti non agevolabili vi sono anche quelli destinati: «d) ad attività nel cui processo produttivo venga generata un'elevata dose di sostanze inquinanti classificabili come rifiuti speciali pericolosi (di cui al regolamento (UE) n. 1357/2014 della Commissione, del 18 dicembre 2014) e il cui smaltimento a lungo termine potrebbe causare un danno all'ambiente»;
il decreto ministeriale attuativo del Piano Transizione 5.0 del 24 luglio 2024 all'articolo 5, comma 1, lettera d), dispone varie eccezioni alle inammissibilità di cui al soprarichiamato articolo 38, comma 6, lettera d), in particolare per quei progetti di innovazione che: «4. sono inerenti a siti industriali che negli ultimi cinque anni hanno comunicato per non più di due annualità il superamento dei limiti previsti nell'ambito della produzione di rifiuti pericolosi nell'ambito della Comunicazione “Pollutant Release and Transfer Registers” (PRTR).»;
il mondo industriale ha lanciato un appello al Governo e alla Commissione europea affinché comprenda le necessità di rivedere le stringenti regole che impediscono alla manifattura italiana di accedere alle risorse della Piano Transizione 5.0 che, come è evidente dalle scarse prenotazioni pervenute, appena 395 milioni di euro, rispetto alla cospicua dotazione finanziaria disponibile di 6,3 miliardi di euro, rischiano di andare perse se non spese entro il 2026;
queste ingenti risorse al mondo manufatturiero nazionale determina un maggior danno ambientale tenuto conto che il mancato accesso alle agevolazioni oltre a non consentire ad imprese energivore di abbattere i propri consumi energetici li priva paradossalmente delle finanze necessarie per ridurre la propria impronta ambientale –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda intraprendere, in particolare in sede europea, per consentire il più ampio accesso alle agevolazioni del Piano Transizione 5.0.
(5-03700)
Interrogazione a risposta scritta:
GHIRRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
da notizie di stampa si apprende delle contestazioni in merito al piano di riorganizzazione presentato a ottobre 2024 per Versalis, società petrolchimica controllata da Eni, nell'ottica di una proclamata trasformazione, decarbonizzazione e rilancio;
in particolare, il progetto di Eni prevede la chiusura, nel 2025, dei siti di cracking a Priolo e Brindisi e quello del polietilene a Ragusa, che saranno sostituiti da nuovi impianti industriali coerenti con la transizione energetica e la decarbonizzazione, nell'ambito della chimica bio, circolare e di specialità, ma anche della bioraffinazione e dell'accumulo di energia; anche se, nel suo annuncio, Eni ha parlato di 2 miliardi di euro di investimenti e un taglio di emissioni di circa 1 milione di tonnellate di CO2, anche se secondo alcuni studi risulterebbe che a fronte del citato taglio di emissioni, avremmo un impatto di 3 milioni di tonnellate in più per importare la materia prima dal sudest asiatico;
inoltre, con il cracking si ottengono benzine e solventi quali l'etilene, utilizzati per realizzare materie plastiche e metalli in svariati oggetti di uso comune, ma anziché produrlo in Italia, Eni intenderebbe importarlo dall'estero, con conseguente aumento dei costi per l'intera filiera; una scelta che trasformerebbe, a parere dell'interrogante, Eni in un rivenditore e che non può non celare la logica finanziaria di aumentare i profitti, nell'interesse degli investitori privati e a discapito del nostro Paese;
evidentemente, l'intero apparato industriale italiano verrà esposto a una ulteriore dipendenza energetica e a una diminuzione aggiuntiva della competitività a livello globale, contribuendo ad accelerare il declino già evidente dopo circa 24 mesi consecutivi di calo della produzione;
il citato progetto di Eni, che mette a rischio oltre 24 mila posti di lavoro e intere economie provinciali, è oggetto di un tavolo tecnico al Ministero delle imprese e made in Italy;
la paventata chiusura dell'impianto di Brindisi è prevista per aprile 2025, quella di Priolo entro la fine dell'anno 2025, mentre a Ragusa è già stato fermato e in Sicilia la produzione di etilene sarà sostituita dai biocarburanti, in Puglia dagli accumulatori stazionari di energia elettrica;
peraltro, la chiusura degli impianti comporterebbe inevitabilmente la necessità di interventi di bonifica, ripristino ambientale, nonché di messa in sicurezza;
i Sindacati hanno organizzato una mobilitazione nazionale affinché il Governo solleciti la modifica del piano e il mantenimento della chimica di base nel nostro Paese;
sempre da notizie di stampa, si è appreso dell'adesione alla mobilitazione dei lavoratori davanti ai cancelli dell'ex Petrolchimico di Porto Torres dove rimpianto di elastomeri occupa 50 lavoratori diretti e 232 lavoratori dell'indotto i quali nei giorni scorsi hanno protestato in un sit-in davanti agli impianti, perché preoccupati per le ripercussioni che la chiusura dei tre siti di cracking comporterebbe sotto il profilo occupazionale anche in Sardegna –:
quali siano le valutazioni dei Ministri interrogati in merito a quanto riferito in premessa;
quali siano tutte le iniziative urgenti che il Governo intenda porre in essere riguardo alla drammatica situazione esposta in premessa, non ultimo per salvaguardare le imprese e l'occupazione dei lavoratori coinvolti e, più in generale, per mettere a punto nell'immediato concreti piani industriali che garantiscano il rilancio di un settore particolarmente rilevante per l'economia del nostro Paese, quale è il comparto industriale, assicurando una transizione ecologica equa, ovvero economicamente e socialmente sostenibile.
(4-04560)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazioni a risposta in Commissione:
BOSCAINI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
dal 2025, lo standard, euro 5+ per moto e scooter è diventato obbligatorio per tutte le nuove immatricolazioni. Il 31 dicembre 2024 è scaduto il termine per l'immatricolazione dei veicoli al di sotto di questo standard. La misura riguarda anche moto e scooter definiti «di fine serie» cioè non più oggetto di produzione o prodotti in un limitato numero di esemplari, se di classe inferiore a euro 5+;
l'articolo 44 del regolamento UE n. 168/2013 rubricato: «messa a disposizione sul mercato, immatricolazione o entrata in circolazione di veicoli di fine serie» così come modificato dal Regolamento (UE) 2019/129, ha consentito una serie di deroghe relative ai veicoli a motore a due o tre ruote e ai quadri cicli;
con tali deroghe è possibile immatricolare o, se ciclomotore, ottenere il certificato di circolazione, i veicoli non conformi alla norma europea per un periodo di ventiquattro mesi dalla data in cui l'omologazione UE è diventata invalida, nel caso di veicoli completi, e per un periodo di trenta mesi dalla stessa data nel caso di veicoli completati;
con il decreto protocollo n. 443 del 13 novembre 2024, la direzione generale per la motorizzazione del Dipartimento per i trasporti del Ministero delle infrastrutture ha emanato una serie di prescrizioni e limitazioni;
detto decreto si rivolge ai costruttori o ai loro rappresentanti ufficiali, prevedendo che il numero di veicoli di fine serie immatricolabili non può superare il valore più alto tra il 10 per cento del numero totale di veicoli immatricolati nei due anni precedenti alla data di scadenza e 100 veicoli;
l'articolo 44 del regolamento UE n. 168/2013 fa espresso riferimento ai costruttori e in generale detto regolamento si rivolge a costruttori, distributori e importatori, senza far menzione dei privati detentori dei veicoli in oggetto;
esiste sul territorio nazionale un vasto mercato collezionistico privato che ha acquistato, detiene e scambia veicoli a motore a due o tre ruote o quadri cicli, realizzati in quantità limitate. In buona parte dei casi detti veicoli sono detenuti per esposizione e non sono circolanti, quindi sono privi di immatricolazione;
qualora la disposizione dell'articolo 44 del regolamento UE n. 168/2013 si applicasse anche a loro, l'impossibilità di immatricolazione successiva dei veicoli al di sotto di euro 5 (la quasi totalità) inficerebbe il valore di cessione successiva del bene, danneggiando il suddetto mercato;
analogamente, un motoveicolo di valore storico-collezionistico in stato di abbandono e a suo tempo cancellato dai registri non potrebbe più essere restaurato e messo su strada per presentarlo alle manifestazioni di settore –:
quali sia l'applicabilità dell'articolo 44 del regolamento UE n. 168/2013 (e della normativa da esso derivata) ai veicoli «fine serie» non euro 5+ e non immatricolati, detenuti per motivi di collezionismo da privati e più in generale per i veicoli di valore storico non immatricolati e se non ritenga opportuno adottare iniziative normative volte a prevedere opportune deroghe e proroghe per valorizzare il mercato del collezionismo privato dei veicoli a 2 ruote.
(5-03702)
PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
dal sito ufficiale di Trenord si apprende che, a partire dal 19 marzo 2025, i servizi ferroviari su alcune linee subiranno un forte depotenziamento. In particolare, sulla linea S8 (Lecco-Carnate-Milano Porta Garibaldi), molte corse non effettueranno più fermate nelle stazioni di Osnago e Airuno, riducendo di circa il 50 per cento i treni attualmente disponibili per queste località. Inoltre, la domenica non sarà previsto alcun collegamento diretto tra Osnago e Lecco;
Trenord ha annunciato tali modifiche senza alcun preavviso e senza fornire adeguate giustificazioni, escludendo dal confronto i rappresentanti dei viaggiatori e le istituzioni locali, che non sono stati coinvolti nel processo decisionale;
l'informazione non è stata adeguatamente comunicata al pubblico, né è stata diffusa una comunicazione ufficiale ai passeggeri, creando un grave disservizio per gli utenti che usufruiscono quotidianamente di queste fermate;
le soluzioni alternative prospettate da Trenord comportano un aggravio di tempo e costi per i viaggiatori: nel migliore dei casi, i tempi di percorrenza aumentano di 11 minuti per chi viaggia da Milano Porta Garibaldi a Osnago e di 17 minuti per chi si reca ad Airuno. Contestualmente, il costo del biglietto aumenta da euro 3,60 a euro 4,00 per Osnago e da euro 4,40 a euro 5,20 per Airuno. Inoltre, Trenord non fornisce indicazioni chiare sulle ripercussioni di tali modifiche per i possessori di un abbonamento, che rappresentano la maggior parte dei viaggiatori;
la riduzione del servizio avrà inevitabili conseguenze anche per i residenti dei comuni limitrofi, molti dei quali potrebbero scegliere di raggiungere in auto altre stazioni meglio servite, causando un aumento del traffico e dei problemi di parcheggio nelle aree circostanti;
non è chiaro per quanto tempo questo depotenziamento del servizio sarà in vigore, né quali siano state le valutazioni che hanno portato a tale decisione. Preoccupa, inoltre, il rischio che la puntualità dei treni venga garantita a discapito del servizio suburbano, il cui obiettivo principale è garantire un'ampia accessibilità al sistema ferroviario lombardo;
appare quanto mai necessario che Trenord fornisca informazioni chiare e dettagliate sulle modifiche dei servizi che intende attuare e che si avvii un confronto con gli amministratori locali per individuare soluzioni adeguate volte a mitigare l'impatto di queste modifiche sul territorio –:
se sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare affinché le problematiche relative al sistema ferroviario lombardo vengano risolte senza penalizzare i cittadini, garantendo il mantenimento e il potenziamento dei servizi suburbani, fondamentali soprattutto per i viaggiatori pendolari.
(5-03703)
Interrogazione a risposta scritta:
FARAONE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
il lago Fanaco, è un bacino artificiale della Sicilia che ricade nel territorio del comune di Castronovo di Sicilia (Palermo), che alimenta acquedotti a uso potabile, tra cui il Madonie Ovest, attraverso una derivazione in pressione dal sistema idrico principale del lago Fanaco in località Scaletta, in gestione alla Società Siciliacque S.p.A., e che interessa i territori comunali di Castronovo di Sicilia, Cammarata, San Giovanni Gemini, Casteltermini, Acquaviva Platani, Campofranco e Sutera;
a causa delle mancate manutenzioni elettriche, detto bacino non incamera più acqua dalle prese poste in località Scaletta, lasciando disperdere circa 700 litri al secondo di acqua del fiume Platani;
da mesi le organizzazioni sindacali chiedono di attivare le manutenzioni dell'opera di presa a valle di detta diga;
l'opera di presa in questione ha 6 vasche, al momento piene di fango, in quanto nel tempo non si è provveduto a fare le manutenzioni necessarie, e da quanto è dato sapere, le pompe di sollevamento, con una portata di 700 l/s, a oggi, non funzionano;
con alle abbondanti piogge di questo inverno, che hanno ingrossato il fiume Platani, se si fosse intervenuti per tempo, le acque meteoriche, piuttosto che finire a mare, sarebbero state agevolmente convogliate nel lago del Fanaco;
a oggi, non si riesce a fare partire le pompe di sollevamento, tranne una, con notevoli perdite delle acque del fiume Platani, che finiscono al mare;
la Società Siciliacque S.p.A., attualmente opera con circa 40 unità operative in meno, rispetto alle applicazioni del Ccnl, pertanto i lavoratori sono costretti a turni e orari di lavoro insopportabili, a continue chiamate di reperibilità e altro, pur di garantire l'erogazione di acqua ai cittadini, imprese e comunità;
la Italgas, che detiene l'80 per cento della Società, a giudizio dell'interrogante sembra non mostrare alcun interesse sul tema, come evidenziato dall'assenza di iniziative concrete;
dei 21 milioni di metri cubi di capienza della diga, oggi se ne contano soltanto 3 milioni di metri cubi, a causa del cattivo funzionamento degli impianti di sollevamento delle acque, vanificando la possibilità di affrontare un'estate tranquilla alle popolazioni servite dall'invaso in questione –:
quali iniziative si intenda intraprendere, al fine di intervenire sulle manutenzioni necessarie a efficientare l'utilizzo delle pompe di sollevamento delle acque, ovvero, la manutenzione delle vasche, con l'eliminazione dei fanghi raccolti e messa in funzione delle 6 pompe di sollevamento nel sito in questione, nonché garantire la quantità di acqua necessaria al riempimento della diga Fanaco.
(4-04563)
INTERNO
Interrogazioni a risposta immediata:
CANNIZZARO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 1 del decreto-legge n. 123 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 159 del 2023, ha previsto misure urgenti in favore del comune di Caivano, affidando ad un commissario straordinario il compito di predisporre e attuare un piano straordinario di interventi per il risanamento e la riqualificazione funzionale al territorio;
i significativi risultati prodotti dal «modello Caivano», con la realizzazione di importanti infrastrutture, hanno indotto il Governo a replicarne l'applicazione in altre realtà con condizioni di criticità e degrado;
l'articolo 1 del decreto-legge n. 208 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 20 del 2025, attribuisce al commissario straordinario il compito di predisporre e attuare un piano straordinario di interventi infrastrutturali e di progetti di riqualificazione sociale per fronteggiare situazioni di degrado e disagio giovanile in zone ad alta vulnerabilità sociale, quali Rozzano, Roma quartiere Alessandrino-Quarticciolo, Napoli Scampia-Secondigliano, Orta Nova, Rosarno-San Ferdinando, Catania quartiere San Cristoforo, Palermo-Borgo Nuovo;
è un'iniziativa di particolare importanza per ripristinare condizioni di vivibilità in contesti caratterizzati da criminalità, illegalità diffuse, marginalità, devianza giovanile e favorire occasioni di inclusione e sviluppo, anche da un punto di vista economico-sociale;
diverse sono le zone del territorio nazionale non ricomprese nel perimetro di applicazione delle predette disposizioni che pure presentano analoghe problematiche, tra cui Arghillà, quartiere di Reggio Calabria dove si registra la forte incidenza della criminalità organizzata e comune, l'occupazione di centinaia di case, la frequente interruzione dei servizi idrici, l'abbandono incontrollato di rifiuti e una situazione di diffuso degrado;
come di recente segnalato dall'interrogante in una lettera al Ministro interrogato e in successive interlocuzioni presso il Ministero e la Camera, Arghillà è una polveriera pronta ad esplodere, a causa dello stato di disagio sociale, culturale e strutturale in cui versa da anni, tanto da attirare nel 2024 l'attenzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie;
sebbene ci siano diverse associazioni che operano con volontari prendendosi cura dei più fragili, la dispersione scolastica è ai massimi livelli. Al di là del degrado e della carenza di servizi, i cittadini del quartiere a stento riescono ad uscire dalle loro case e a farne ritorno incolumi; innumerevoli sono i furti e le aggressioni –:
quali iniziative intenda il Governo intraprendere, anche in collaborazione con la regione Calabria e gli enti territoriali, in favore della comunità di Arghillà al fine di aggredire nel modo più capillare e vigoroso possibile questo disastro sociale e fronteggiare i continui episodi di criminalità e illegalità, ripristinando adeguate condizioni di vivibilità e decoro.
(3-01798)
ROSATO, RICHETTI, BONETTI, BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO, SOTTANELLI, ONORI, PASTORELLA e RUFFINO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la mattina di giovedì 6 marzo 2025 due giornalisti palermitani di alcuni podcast locali hanno rinvenuto una scritta oltraggiosa sulla targa toponomastica posta a Barcellona Pozzo di Gotto, in piazza Beppe Alfano, dedicata, appunto, al giornalista ucciso dalla mafia nel 1993;
la scritta, frutto dell'azione di ignoti, è stata successivamente rimossa grazie all'intervento delle forze dell'ordine e degli operatori comunali;
come denunciato dalla famiglia, non è la prima volta che la targa di Beppe Alfano viene in qualche modo oltraggiata o danneggiata e anche questo episodio si inserisce nella triste sequenza di atti intimidatori verso chi combatte la criminalità organizzata anche per mezzo della memoria delle vittime di mafia;
non è chiaro se la scritta sulla targa sia stata realizzata nelle ore precedenti o se fosse presente già da alcuni giorni, un'ipotesi che desta preoccupazione perché segnerebbe il persistere – seppur in una parte molto minoritaria della comunità – di un sentimento di indifferenza verso i temi della legalità;
successivamente alla scoperta dello sfregio, l'amministrazione comunale ha comunicato la propria indignazione e condanna e numerose sono state le manifestazioni di solidarietà alla famiglia e alla città;
è importante non sottovalutare episodi di vilipendio alla memoria come questo, che cercano di scalfire la quotidiana battaglia di tante persone per la legalità;
risulta fondamentale riaffermare il sostegno delle istituzioni a tutte le vittime di mafia e ai loro famigliari e l'impegno per la conservazione della memoria di chi ha combattuto la criminalità organizzata fino al sacrificio della propria vita –:
anche in considerazione dell'approssimarsi, il 4 novembre 2025, dell'ottantesimo anniversario della nascita di Beppe Alfano e alla luce degli elementi di cui dispone, per quanto di competenza, circa le responsabilità dell'oltraggio perpetrato alla targa in suo ricordo, quali iniziative intenda adottare al fine di tutelarne la memoria nella sua città natale e, più in generale, promuovere quella delle vittime di mafia.
(3-01799)
Interrogazioni a risposta orale:
SCARPA e ROMEO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
ogni episodio di violenza fisica e verbale deve essere condannato senza indugio;
con una nota stampa, l'organizzazione neofascista CasaPound Italia ha annunciato lo svolgimento di una manifestazione nazionale per il 15 marzo 2025 a Padova «contro la mafia antifascista»;
a giudizio dell'interrogante è evidente l'intento provocatorio e la volontà aggressiva e intimidatoria;
l'antifascismo rappresenta un valore fondante della Costituzione del nostro Paese e la sua difesa assume un significato particolarmente rilevante nella città di Padova, che ha pagato un altissimo tributo di sangue durante la Resistenza e che vanta l'onore di ospitare l'unica università in Italia insignita della Medaglia d'oro al valor militare;
è inaccettabile l'accostamento tra mafia e antifascismo;
se e quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare con riguardo all'autorizzazione di suddetta manifestazione che per slogan, finalità e contenuti appare incompatibile con i valori e i princìpi della nostra Costituzione.
(3-01808)
SCARPA, FASSINO, BRAGA, SERRACCHIANI, D'ALFONSO, MALAVASI, PANDOLFO, QUARTAPELLE PROCOPIO, ROMEO, FILIPPIN, SARRACINO, MANZI, LAUS, SCOTTO, SIMIANI, TONI RICCIARDI, FORATTINI, LACARRA, GHIO, ROGGIANI, VACCARI, DE LUCA, PORTA, IACONO, BERRUTO, MAURI, FORNARO, GRAZIANO, LAI, GIRELLI, EVI, CUPERLO e GUERRA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2025, la sede dell'Unione degli universitari (Udu) Venezia e della Rete degli studenti medi di Venezia Mestre, situata in Campo Saffa, è stata vandalizzata con croci celtiche;
nella notte tra il 5 e il 6 marzo 2025, la stessa sede è stata nuovamente presa di mira da individui incappucciati che hanno tentato di introdursi all'interno, lasciando davanti alla porta un grande telo rialzato, facendo intendere la presenza di un oggetto pericoloso, in quello che appare come un chiaro tentativo di intimidazione e minaccia diretta nei confronti degli studenti e delle studentesse che frequentano quello spazio;
nella notte tra il 7 e l'8 marzo 2025, alla vigilia del presidio organizzato in risposta ai precedenti attacchi, la sede è stata per la terza volta vandalizzata con nuove scritte fasciste, insulti omofobi e addirittura minacce di morte. Inoltre, la maniglia della porta è stata divelta, segnale evidente della volontà di impedire l'accesso alla sede, configurando un'escalation di gravità estrema;
tali episodi, oltre a rappresentare un pericolo concreto per l'incolumità di chi frequenta la sede dell'Udu della Rete degli studenti, costituiscono a giudizio dell'interrogante un attacco diretto alla libertà di espressione e all'agibilità democratica nelle scuole e nelle università, rendendo sempre più difficoltosa l'azione di chi si batte per i diritti e l'inclusione;
preoccupa profondamente il silenzio delle istituzioni locali e nazionali di fronte a questi attacchi reiterati, che rischiano di legittimare e normalizzare un clima di impunità per chi diffonde odio e intimidazione, in un contesto di crescente violenza e intolleranza verso le associazioni studentesche antifasciste;
è necessario un intervento immediato per garantire la sicurezza della sede dell'Udu Venezia, individuare i responsabili di tali atti e adottare misure concrete per contrastare la recrudescenza della violenza neofascista nei nostri territori –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della gravità degli episodi sopra descritti e quali azioni intenda intraprendere per garantire la sicurezza della sede dell'Udu Venezia e la protezione degli studenti e delle studentesse che la frequentano;
quali misure urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per contrastare l'aumento di atti intimidatori e violenti da parte di gruppi di estrema destra, al fine di tutelare l'agibilità democratica nelle scuole e nelle università;
di quali elementi disponga in ordine ai responsabili degli attacchi e quali iniziative il Ministro interrogato intenda promuovere per impedire il ripetersi di episodi simili in futuro.
(3-01809)
Interrogazioni a risposta scritta:
MARI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
intorno alle 2 del mattino, del 10 marzo 2025 un potente ordigno artigianale è stato fatto esplodere all'ingresso del palazzo del Municipio di Castel San Giorgio, nel Salernitano;
la deflagrazione di una bomba carta ha provocato danni al portone e alle finestre di alcuni edifici della zona, scatenando un principio di incendio e provocando momenti di paura tra i residenti della zona;
sulla base delle prime ricostruzioni, l'ordigno sarebbe stato «lanciato da una persona incappucciata» che si sarebbe allontanata subito dopo con un motorino;
sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno domato le fiamme mentre i carabinieri della Compagnia di Mercato San Severino hanno avviato le indagini e stanno visionando le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona;
non è la prima volta che l'amministrazione di Castel San Giorgio è vittima di episodi di intimidazione, visto che, in passato, altri due ordigni erano stati fatti esplodere sotto casa della sindaca Paola Lanzara e del consigliere comunale Giuseppe Alfano;
si tratta con tutta evidenza di un fatto estremamente grave, a maggior ragione, perché non si tratta di un episodio isolato, sul quale va fatta chiarezza fino in fondo, tenuto conto che le indagini relative a un precedente analogo attentato sotto l'abitazione della sindaca Paola Lanzara, avevano portato all'archiviazione del procedimento –:
se non ritenga il ripetersi di tali eventi con ordigni fatti deflagrare sotto la sede del comune nonché della sindaca e di consiglieri comunali prefiguri una situazione di assoluto allarme sotto il profilo della sicurezza collettiva e della necessaria tutela delle istituzioni democratiche;
quali iniziative intenda assumere per garantire che fatti gravi come quelli accaduti non abbiano a ripetersi garantendo l'attività amministrativa del comune e la serenità dei cittadini.
(4-04559)
COMBA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nel mese di ottobre 2024, la piazza antistante il comune di Moncalieri è stata chiusa dalla giunta municipale e nel successivo mese sono stati avviati i lavori nel cantiere del Teatro Matteotti, che hanno causato gravi ripercussioni sull'accessibilità alla zona, a causa della riduzione dei parcheggi disponibili nel centro storico e dell'assenza di soluzioni alternative;
a quanto consta all'interrogante, numerosi sono stati gli episodi di furti e atti vandalici ai danni delle attività commerciali locali, a fronte dei quali l'amministrazione comunale non avrebbe adottato provvedimenti concreti al fine di garantire la sicurezza nella zona;
il comune, peraltro, non avrebbe attivato ulteriori necessarie misure volte a fronteggiare le criticità suesposte (i servizi di raccolta dei rifiuti risultano insufficienti, con conseguenti problemi di decoro urbano), né sarebbero stati predisposti incentivi a sostegno dei commercianti e dei residenti di zona, penalizzati dalla chiusura della piazza e dai lavori in corso-;
accertata la veridicità dei fatti esposti in premessa, se e quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per potenziare i livelli di presidio e di sicurezza nel comune di Moncalieri, anche attraverso il potenziamento della presenza delle forze dell'ordine e l'installazione di sistemi di videosorveglianza.
(4-04561)
STEFANAZZI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
i reparti prevenzione crimine (R.p.c.) sono un'articolazione della polizia di Stato nata intorno alla metà degli anni '90 con l'obiettivo di disporre di una «task force» in grado di intervenire rapidamente nei teatri operativi più impegnativi a livello nazionale, rafforzando i dispositivi locali di controllo del territorio e contrasto alla criminalità attraverso programmate attività di controllo del territorio in occasione di rilevanti interventi di prevenzione e attività di supporto in rilevanti operazioni di polizia giudiziaria;
su tutto il territorio nazionale sono dislocati 21 Reparti, che dipendono gerarchicamente dalla direzione centrale anticrimine della polizia di Stato (Dac), la quale li gestisce attraverso il servizio controllo del territorio (S.c.t.), «cabina di regia» centrale deputata ad assicurale la massima mobilità delle risorse operative, tenendo conto delle esigenze rappresentate dalle questure e delle direttive del capo della polizia – direttore generale della Pubblica sicurezza;
il R.p.c. di Lecce «Puglia meridionale» svolge un ruolo essenziale e unico rispetto agli altri reparti operativi, poiché, a differenza delle volanti, non ha limitazioni territoriali circoscritte a specifiche aree urbane, bensì interviene con estrema flessibilità e rapidità sull'intero territorio provinciale. Tale caratteristica operativa si rivela di particolare importanza durante il periodo estivo, quando la provincia di Lecce deve affrontare un flusso turistico straordinario, che ogni anno porta milioni di visitatori lungo un'estesa fascia costiera di circa 250 chilometri;
malgrado l'attuale dotazione organica risulti gravemente insufficiente rispetto alle reali esigenze del territorio (sono presenti circa 40 operatori, con una media anagrafica particolarmente elevata, purtroppo in linea con tutti gli altri uffici operativi della polizia di Stato presenti sul territorio), il Reparto prevenzione crimine di Lecce costituisce una garanzia irrinunciabile per la legalità e la sicurezza pubblica;
come giustamente affermato dalla segreteria provinciale Siap di Lecce, «l'approccio di superamento di presidi locali e lo smantellamento di servizi sono, a nostra opinione, parte considerevole dei motivi che hanno favorito in questi anni lo sviluppo, mai cessato definitivamente, di associazioni criminali»;
come evidenziato in diversi altri atti di sindacato ispettivo presentati dall'interrogante, l'intero territorio del Salente è interessato, da alcuni anni, da una preoccupante recrudescenza di organizzazioni criminali, che si manifesta ricorrentemente con episodi violenti e di particolare allarme sociale;
secondo quanto riportato da un comunicato congiunto di Siulp e Siap a margine di una riunione con il capo della polizia e il direttore centrale anticrimine tenutasi il 25 febbraio 2025, il Ministero dell'interno starebbe predisponendo un piano di razionalizzazione dei 21 Reparti prevenzione crimine presenti sul territorio nazionale;
la possibile chiusura del R.p.c. di Lecce, considerato quanto premesso, sarebbe gravemente inaccettabile, in quanto comporterebbe la dispersione di competenze professionali altamente specializzate, maturate in anni di operatività e che costituiscono un patrimonio irrinunciabile per il contrasto delle emergenti organizzazioni criminali nella provincia di Lecce –:
se confermi le notizie secondo cui si intenderebbe chiudere, tra le altre, la base del Reparto prevenzione crimine a Lecce – «Puglia meridionale»;
se e quali iniziative intenda intraprendere per incrementare la capacità di contrasto delle emergenti organizzazioni criminali dei presidi delle forze dell'ordine nel territorio salentino.
(4-04567)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazioni a risposta scritta:
GRIMALDI e PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
l'11 marzo 2025 presso l'istituto di istruzione superiore «Aldo Moro» di Rivarolo Canavese avrebbe dovuto tenersi una conferenza sulle foibe con lo storico Eric Gobetti, organizzata dal dipartimento di filosofia e storia;
sul sito della scuola, in un comunicato del dipartimento del 4 marzo 2025, si legge che «la scelta del dipartimento di filosofia e storia dell'istituto “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese di invitare Eric Gobetti è stata dettata dalla volontà di approfondire la tematica delle foibe, coinvolgendo uno storico particolarmente esperto e qualificato su questo tema.»;
è dello stesso giorno un comunicato della dirigente scolastica Cosetta Borelli che precisa: «Come sempre accade alle iniziative prese dal nostro istituto, lo scopo è esclusivamente didattico: quello di dare agli allievi l'opportunità di approfondire una tematica delicata com'è quella delle foibe e stimolare un confronto costruttivo, senza alcun fine negazionista. È per questo motivo che ritengo tale ingerenza non solo inopportuna, quanto irrispettosa dell'autonomia dell'istituto e della professionalità del corpo docente, nonché un attacco personale ingiustificato con tanto di nome e cognome dei presunti “colpevoli”.»;
nelle settimane precedenti, infatti, come riportato dalla stessa dirigente scolastica nel comunicato, è divampata una polemica sull'opportunità dell'incontro e, in particolare, il consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Roberto Ravello ne aveva chiesto l'annullamento;
ed è stato proprio lo stesso Ravello ad annunciare domenica 9 marzo 2025 che è «rinviato a data da destinarsi l'incontro sulle foibe di Eric Gobetti, previsto all'Aldo Moro di Rivarolo il prossimo 11 marzo!» aggiungendo «A vincere gli studenti e la storia»;
domenica 9 marzo 2025 sul sito della scuola non c'è traccia dell'annullamento, e a quanto pare il consigliere Ravello ha avuto notizia del rinvio prima della stessa comunità scolastica;
la conferenza dell'11 marzo 2025 risulta ad oggi «rinviata a data da destinarsi», al fine di «ripristinare la serenità e di ricondurre l'attività didattica nel suo naturale clima di sereno confronto»;
uno dei compiti fondamentali della scuola è quello di garantire la libertà di pensiero e di opinione, arricchendo il percorso formativo degli studenti e delle studentesse con momenti di incontro, approfondimento, progetti formativi che stimolino il pensiero critico e il confronto tra diversi punti di vista anche su argomenti complessi –:
se sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e, se non intenda promuovere, tramite il competente ufficio scolastico regionale, le opportune verifiche in relazione ai fatti esposti e ad eventuali pressioni esterne giunte alla dirigente scolastica per convincerla a rinviare l'incontro che, fino al 4 marzo 2025, aveva fermamente difeso e confermato;
quali iniziative di competenza intenda assumere per tutelare l'autonomia degli istituti scolastici, la libertà di insegnamento e le libere decisioni assunte dagli organi collegiali da indebite ingerenze di carattere politico e ideologico.
(4-04558)
SCHIFONE. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
gli articoli 33 e 34 della Costituzione italiana sanciscono l'importanza del diritto all'istruzione e del diritto allo studio quali diritti fondamentali, intangibili e irrinunciabili garantiti dalle istituzioni nazionali ed europee;
il liceo scientifico statale. Augusto Righi di Roma, noto per essere uno dei più antichi e prestigiosi licei della capitale, negli ultimi mesi si è reso protagonista di alcuni fenomeni preoccupanti e incresciosi che oltre a danneggiare l'immagine e la credibilità dell'istituzione scolastica italiana, impediscono di fatto l'esercizio dei suddetti diritti;
giovedì 6 marzo e venerdì 7 marzo 2025, stando a quanto riportato all'interrogante da diversi genitori presenti sul posto, si è verificato un gravissimo episodio di «picchetto» in danni di studenti e insegnanti a cui è stato inibito anche con la forza l'accesso all'edificio scolastico e impedito di frequentare le lezioni;
a quanto consta all'interrogante, l'episodio, che si aggiunge ad altri due avvenuti rispettivamente l'11 ottobre e il 24 novembre 2024, è opera di un gruppo di giovani probabilmente identificati come appartenenti ad un gruppo politico studentesco;
durante lo scontro di venerdì 7 marzo peraltro, a quanto consta all'interrogante, ci sarebbe stata una violenta colluttazione tra gli studenti che desideravano entrare in classe e i manifestanti che glielo impedivano;
è del tutto evidente che la dinamica dei fatti sia poco chiara, così come non si comprende perché non sia stato richiesto l'intervento delle forze dell'ordine –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti narrati in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare affinché al liceo scientifico statale Righi di Roma sia garantito il regolare svolgimento delle attività didattiche e sia scongiurato il reiterarsi di quanto già accaduto.
(4-04564)
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Interrogazioni a risposta scritta:
ALFONSO COLUCCI e SERGIO COSTA. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
il 28 giugno 2024, con decreto Sna n. 121, e stata approvata la graduatoria del concorso pubblico, per esami, per l'ammissione di 352 allievi al corso-concorso selettivo di formazione dirigenziale per il reclutamento di 294 dirigenti nelle amministrazioni statali;
il 9 luglio 2024 è stato adottato il decreto Sna n. 126, recante le norme che gli allievi sono tenuti a osservare durante la fase formazione;
il 17 luglio 2024 è iniziata la fase di formazione generale;
il 10 febbraio 2025 è stato adottato il decreto Sna n. 22, recante modalità di svolgimento dell'esame a esito della fase di formazione generale, prevedendo (i) lo svolgimento di un colloquio sulla base di una traccia di carattere teorico-pratico, attinente ai temi oggetto dell'attività didattica, ed estratta il giorno precedente la sessione di discussione, (ii) la produzione da parte di ciascun candidato di un elaborato in pdf, accompagnato da presentazione Powerpoint, non oggetto di valutazione, (iii) un colloquio orale di discussione dell'elaborato e sugli argomenti oggetto del corso, (iv) la formazione della graduatoria per l'assegnazione degli allievi alle amministrazioni di destinazione in tirocinio da parte del Dipartimento funzione pubblica, ai sensi dell'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica n. 272 del 2004;
il 4 marzo 2025 si è conclusa la fase di formazione generale con l'ultima sessione dell'esame finale di tale fase. Tale esame, ai sensi dell'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica n. 272 del 2004, è finalizzato a individuare gli allievi che accedono alla successiva fase di formazione specialistica, della durata di quattro mesi;
l'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica n. 272 del 2004 prevede che a conclusione del periodo di formazione specialistica gli allieti sostengono poi un esame finale, al cui esito il Dipartimento funzione pubblica provvede all'assegnazione dei vincitori alle amministrazioni di destinazione;
risulta all'interrogante che, in contrasto con quanto disposto dall'ordinamento, Sna avrebbe comunicato agli allievi che la graduatoria provvisoria emersa dall'esame di fine formazione generale sia da intendersi quale definitiva per l'assegnazione nei ruoli delle amministrazioni, configurandosi l'esame finale come mera idoneità, esautorandone l'importanza quale valutazione complessiva dell'allievo. Oltre all'impossibilità statistica, a giudizio dell'interrogante la conferma della medesima graduatoria a esito della prova finale risulterebbe sia comportare un danno all'erario considerata l'ultroneità della fase di formazione specialistica sia profili di illegittimità;
risulta inoltre all'interrogante che l'esame della fase di formazione generale si sarebbe svolto in potenziale contrasto con il principio di imparzialità, considerato che la produzione dell'elaborato e della presentazione Powerpoint è avvenuta da remoto, senza meccanismi di controllo sulla loro predisposizione, il colloquio verteva sull'elaborato e la presentazione, seppur questi non costituiscono oggetto di valutazione, impedendo il controllo successivo sull'operato della commissione di valutazione, il previsto colloquio sia stato ridotto a monologo, con mancata interazione della commissione e l'evidente impossibilità di prendere atto dei criteri di valutazione, la composizione della commissione di valutazione abbia presentato potenziali profili di conflitto di interesse, non sanati attraverso l'astensione di commissari che presentavano conoscenza professionale o personale con alcuni candidati –:
se il Ministro interrogato ritenga urgente adottare iniziative di competenza per garantire la massima trasparenza, terzietà e imparzialità della procedura, assicurare la conformità della procedura al dettato normativo, ripristinando la primazia dell'esame finale anche ai fini della formazione della graduatoria utile alla scelta delle amministrazioni di destinazione da parte degli allievi, al fine di evitare possibili vizi di legittimità, garantire i necessari presìdi anti-corruzione, anche considerando la ripetizione dell'esame negli eventuali casi di conflitto di interesse riscontrati dal Dipartimento funzione pubblica.
(4-04565)
BORRELLI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
a giudizio dell'interrogante ogni volta che si parla del concorso per dirigenti scolastici, emergono le stesse polemiche: ritardi, ricorsi, errori procedurali e graduatorie «ballerine» e alla fine fioccano i ricorsi. E mentre tutto si blocca nei tribunali, le scuole restano senza dirigenti stabili, con reggenze che si accumulano e istituti affidati a presìdi già oberati. Così le scuole restano in balia di continui cambiamenti, con i candidati costretti a investire tempo e denaro in corsi di preparazione per un concorso dal destino incerto;
negli ultimi anni, i bandi per la dirigenza scolastica sono stati segnati da problemi che ne hanno minato la credibilità; a rendere ancora più torbida la situazione, c'è un'indiscrezione che sta facendo il giro dei social: pare che le tracce della prova scritta siano state inviate dal Cineca agli uffici scolastici regionali ben 48 ore prima del loro svolgimento;
se queste voci trovassero conferma, ci si troverebbe di fronte a una gestione della selezione quantomeno discutibile, che mette in dubbio la trasparenza dell'intero concorso;
ma c'è di più: una candidata, in attesa di svolgere la prova orale, risulta essere formatrice nei corsi per i neoassunti dirigenti scolastici in Campania, Sicilia, Puglia, Sardegna e Marche. La stessa persona ricopre già il ruolo di dirigente tecnico presso l'Usr Campania;
questa situazione a giudizio dell'interrogante solleva enormi interrogativi sulla compatibilità del ruolo e sull'integrità dell'anonimato nella selezione, perché un candidato non può essere contemporaneamente esaminando ed esaminatore, o comunque avere un ruolo attivo nella formazione di coloro che hanno già superato il concorso;
le problematiche riscontrate riguardano aspetti fondamentali del concorso, tra cui la gestione delle tracce della prova scritta e possibili conflitti di interesse all'interno delle commissioni di valutazione;
sintomatico è il caso del dirigente tecnico pro-tempore presso Usr Campania, in forza di nomina articolo 1, comma 93, legge n. 107 del 2015, concorrente al concorso dirigente scolastico 2023 per la regione Campania, facente parte della commissione di valutazione dei dirigenti scolastici che ha valutato il dirigente scolastico Enrico Carafa, attualmente membro di commissione giudicante del concorso dirigenti scolastici 2023 per la regione Campania;
la suddetta dirigente tecnico Barbara Barbieri è stata nominata in qualità di membro dell'osservatorio Usr dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con la dirigente Mirella Scala, attualmente membro di commissione concorsuale dirigente scolastico per la regione Campania;
in data 3 marzo 2025 la Barbieri è stata nominata in qualità di formatrice presso Usr Campania per i dirigenti scolastici neoassunti, ma non ha ancora espletato la prova orale, per la cui prova ancora non è stata pubblicata la data di svolgimento;
Carafa, esaminato dalla dirigente Barbieri nel 2017, oggi è in commissione ed esaminerà la suddetta candidata;
così il concorso per dirigenti scolastici invece di essere il pilastro della meritocrazia nella scuola italiana, sembra invece un percorso pieno di ombre e sospetti e non si garantisce una selezione realmente equa e trasparente –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative urgenti, anche di carattere normativo, intendano adottare, ognuno per quanto di competenza, per garantire una reale selezione equa e trasparente in uno dei pilastri della nostra democrazia come l'istruzione.
(4-04568)
Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interrogazione a risposta scritta Roggiani n. 4-04383 del 18 febbraio 2025;
interrogazione a risposta scritta Sportiello n. 4-04421 del 21 febbraio 2025;
interrogazione a risposta scritta Bonetti n. 4-04553 del 10 marzo 2025.