XIX LEGISLATURA
COMUNICAZIONI
Missioni valevoli
nella seduta del 10 aprile 2025.
Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Battistoni, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bitonci, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Caiata, Calderone, Calovini, Cappellacci, Carloni, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Sergio Costa, Deidda, Della Vedova, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Fassino, Fede, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Furgiuele, Gardini, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Guerini, Gusmeroli, Lampis, Leo, Lollobrigida, Lomuti, Lupi, Maccari, Magi, Mangialavori, Marino, Maschio, Mazzetti, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Mollicone, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Nazario Pagano, Patriarca, Pella, Pichetto Fratin, Pietrella, Pittalis, Polidori, Prisco, Rampelli, Marianna Ricciardi, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Speranza, Sportiello, Stefani, Tajani, Trancassini, Traversi, Tremonti, Varchi, Vinci, Zaratti, Zoffili, Zucconi.
Annunzio di proposte di legge.
In data 9 aprile 2025 sono state presentate alla Presidenza le seguenti proposte di legge d'iniziativa dei deputati:
CANNIZZARO: «Modifiche al decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233, e al decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, e altre disposizioni in materia di istituzione dell'ordine degli informatori scientifici del farmaco e di disciplina della professione» (2350);
BONAFÈ ed altri: «Istituzione del Museo e della Fondazione per la memoria del disastro marittimo della nave “Moby Prince”» (2351);
LATINI ed altri: «Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, e altre disposizioni per la tutela e la valorizzazione della fotografia» (2352).
Saranno stampate e distribuite.
Adesione di deputati a proposte di legge.
La proposta di legge VARCHI ed altri: «Delega al Governo per il riordinamento della carriera dei funzionari della professionalità giuridico-pedagogica dell'Amministrazione penitenziaria» (781) è stata successivamente sottoscritta dal deputato Comba.
La proposta di legge AMICH: «Istituzione della Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star, silurato da un'unità della Marina tedesca nell'Oceano Atlantico il 2 luglio 1940» (1895) è stata successivamente sottoscritta dalla deputata Cavandoli.
La proposta di legge MALAGUTI ed altri: «Disposizioni in materia di detenzione di cani appartenenti a razze considerate pericolose e istituzione di un fondo destinato a sostenere l'attività dei canili municipali» (1969) è stata successivamente sottoscritta dal deputato Comba.
La proposta di legge AMORESE e MOLLICONE: «Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di tutela del diritto d'autore relativo alle fotografie» (2224) è stata successivamente sottoscritta dalle deputate Dalla Chiesa e Tassinari.
Assegnazione di progetti di legge
a Commissioni in sede referente.
A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, i seguenti progetti di legge sono assegnati, in sede referente, alle sottoindicate Commissioni permanenti:
I Commissione (Affari costituzionali):
PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE DEL BARBA: «Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente e di promozione dello sviluppo sostenibile» (2235) Parere delle Commissioni VIII e X.
XII Commissione (Affari sociali):
MALAVASI ed altri: «Disposizioni per la prevenzione, la diagnosi e la cura della talassemia, dell'anemia falciforme, delle emoglobinopatie e delle alterazioni rare dei globuli rossi» (2234) Parere delle Commissioni I, V, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII, IX, XI e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Trasmissione dalla Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dall'insularità.
Il Presidente della Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dall'insularità, con lettera in data 10 aprile 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 814, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, la relazione annuale, approvata dalla medesima Commissione nella seduta del 9 aprile 2025 (Doc. XVI-bis, n. 3).
Il predetto documento sarà stampato e distribuito.
Annunzio di progetti
di atti dell'Unione europea.
La Commissione europea, in data 9 aprile 2025, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati alle sottoindicate Commissioni, con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio – Progressi compiuti nella competitività delle tecnologie per l'energia pulita (COM(2025) 74 final), che è assegnata in sede primaria alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive);
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Un piano d'azione europeo per la siderurgia e la metallurgia (COM(2025) 125 final), che è assegnata in sede primaria alla X Commissione (Attività produttive);
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2021/691 per quanto riguarda il sostegno ai lavoratori la cui espulsione dal lavoro sia imminente in imprese in fase di ristrutturazione (COM(2025) 140 final), che è assegnata in sede primaria alla XI Commissione (Lavoro). Questa proposta è altresì assegnata alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane per la verifica di conformità, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea, decorre dal 10 aprile 2025;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione e l'applicazione dell'accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra l'Unione europea e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord – 1° gennaio-31 dicembre 2024 (COM(2025) 149 final), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
Raccomandazione di decisione del Consiglio che approva la conclusione, da parte della Commissione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall'altra, sulla partecipazione della Confederazione svizzera ai programmi dell'Unione (COM(2025) 159 final), corredata dal relativo allegato (COM(2025) 159 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
Proposta di decisione del Consiglio relativa alla firma, a nome dell'Unione, e all'applicazione a titolo provvisorio dell'accordo tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall'altra, sulla partecipazione della Confederazione svizzera ai programmi dell'Unione (COM(2025) 160 final), corredata dal relativo allegato (COM(2025) 160 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
Proposta di decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare a nome dell'Unione europea nel consiglio internazionale dei cereali con riguardo alla proroga della convenzione sul commercio dei cereali del 1995 (COM(2025) 167 final), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri).
Atti di controllo e di indirizzo.
Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell'Allegato B al resoconto della seduta odierna.
DISEGNO DI LEGGE: S. 1273 – DISPOSIZIONI PER L'ESERCIZIO DELLA LIBERTÀ SINDACALE DEL PERSONALE DELLE FORZE ARMATE E DELLE FORZE DI POLIZIA A ORDINAMENTO MILITARE, NONCHÉ DI PROROGA DELLA DELEGA DI CUI ALL'ARTICOLO 9, COMMA 15, DELLA LEGGE 28 APRILE 2022, N. 46 (APPROVATO DAL SENATO) (A.C. 2171)
A.C. 2171 – Articolo 1
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO APPROVATO DAL SENATO
Art. 1.
(Disposizioni in materia di permessi e distacchi in favore delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari)
1. I distacchi e i permessi retribuiti di cui all'articolo 1480, comma 3, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, a decorrere dall'anno 2025, sono attribuiti alle associazioni di cui agli articoli 1475, comma 2, nonché 1476 e seguenti del citato codice di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010, in deroga alle modalità di cui al comma 4 del medesimo articolo 1480, in ragione di un distacco ogni duemila unità di personale e di un'ora annua di permesso retribuito ogni unità di personale, ferma restando l'applicazione delle modalità di cui al citato comma 4 per eventuali ulteriori attribuzioni di permessi e distacchi.
A.C. 2171 – Articolo 2
ARTICOLO 2 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO APPROVATO DAL SENATO
Art. 2.
(Modifica all'articolo 9, comma 15, della legge 28 aprile 2022, n. 46, in materia di proroga del termine per l'esercizio della delega)
1. All'articolo 9, comma 15, della legge 28 aprile 2022, n. 46, le parole: «trenta mesi» sono sostituite dalle seguenti: «trentasei mesi».
MOZIONI RICCARDO RICCIARDI ED ALTRI N. 1-00422, RICHETTI ED ALTRI N. 1-00423, ZANELLA ED ALTRI N. 1-00424, BRAGA ED ALTRI N. 1-00425, DELLA VEDOVA ED ALTRI N. 1-00427, BOSCHI ED ALTRI N. 1-00428 E CALOVINI, BILLI, ORSINI, BICCHIELLI ED ALTRI N. 1-00431 IN ORDINE AL PIANO DI RIARMO EUROPEO
Mozioni
La Camera,
premesso che:
1) le conclusioni del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo 2025 confermano la pericolosa quanto concreta svolta militarista dell'Europa, preannunciata nel Libro Bianco della Difesa europea, ribattezzando il Piano di riarmo europeo «Rearm Europe» in «ReArm Europe Plan/Readiness 2030», intendendo sottolineare la capacità di prontezza e risposta militare, in totale contrasto con i principi e i valori comuni dell'Unione europea ossia libertà, democrazia, uguaglianza e Stato di diritto, promozione della pace e della stabilità. Una vera e propria chiamata alle armi;
2) in particolare, al titolo IV – Difesa e Sicurezza europee, delle conclusioni del Consiglio europeo, si chiede al paragrafo 21 «un'accelerazione dei lavori su tutti i filoni per potenziare in modo decisivo la prontezza dell'Europa alla difesa nel corso dei prossimi cinque anni», a tal fine invitando «il Consiglio e i co-legislatori a portare avanti rapidamente i lavori sulle recenti proposte della Commissione». Al paragrafo 23, del medesimo titolo, il Consiglio europeo invita la Commissione e l'Alta rappresentante a riferire periodicamente in merito agli avanzamenti compiuti nell'attuazione delle conclusioni sulla difesa;
3) al Consiglio europeo sono comunque emerse varie divergenze tra gli Stati membri in materia di debito comune e sul tema degli investimenti. Il debito comune dovrà essere necessariamente affrontato nel prossimo Consiglio di giugno 2025, considerato che al summit Nato in programma all'Aia dal 24 al 26 giugno 2025 verrà indicato il nuovo target di spesa per i Paesi membri dell'Alleanza atlantica;
4) il 19 marzo 2025, la Commissione e l'Alta rappresentante hanno presentato il Libro Bianco sulla difesa europea, contestualmente la Commissione ha presentato, nell'ambito del piano ReArm Europe/Readiness-2030, un pacchetto di difesa che fornisce leve finanziarie agli Stati membri dell'Unione europea al fine di facilitare l'aumento degli investimenti nelle capacità di difesa;
5) ReArm Europe Pian/Readiness 2030 ha ottenuto un primo via libera nel corso del Consiglio europeo straordinario del 6 marzo 2025, tra cui il sostegno del Governo italiano, dopo esser stato annunciato già qualche giorno prima, in maniera alquanto irrituale in considerazione della portata e dell'impatto, con una lettera del Presidente della Commissione europea Von der Leyen all'attenzione dei capi di Stato e di Governo dei Paesi membri;
6) il piano, declinato in 5 punti, vale 800 miliardi di euro e segna un deciso cambio di rotta dell'Unione a favore di una vera e propria militarizzazione dell'Unione europea, come a più riprese denunciato dal gruppo parlamentare «Movimento Cinque Stelle», in cui le priorità politiche su temi centrali quali la transizione verde e digitale, la sanità, l'istruzione e la green economy, cedono il passo al rafforzamento della capacità di produzione di armi e munizioni;
7) in particolare, il piano dell'Unione europea prevede un aumento esponenziale della spesa per la sicurezza e la difesa dell'Europa, declinata nel senso di un rafforzamento della capacità militare, attraverso l'istituzione di un nuovo strumento finanziario basato su prestiti agli Stati membri garantiti dal bilancio dell'Unione europea, per l'acquisto, tra l'altro, di sistemi di difesa aerea e missilistica, artiglieria, missili e munizioni, droni e sistemi anti-drone, nonché investimenti in infrastrutture critiche e protezione dello spazio, mobilità militare, cyber, intelligenza artificiale e guerra elettronica;
8) gli Stati membri avrebbero inoltre la possibilità di innalzare la propria spesa militare a livello nazionale, tramite l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità e crescita, ipotesi che – consentendo lo scorporo degli investimenti per la difesa dal calcolo deficit/prodotto interno lordo – libererebbe, nelle intenzioni della Presidente della Commissione europea, complessivamente 650 miliardi di euro in un periodo di quattro anni, da aggiungersi ai 150 miliardi del nuovo strumento di prestiti per la difesa sostenuti dal bilancio dell'Unione europea. Gli spazi di indebitamento a disposizione degli Stati membri verrebbero così occupati dalle spese per il riarmo, a svantaggio dello stato sociale e dei servizi alla persona, con evidenti disparità a seconda delle disponibilità di bilancio, creando un progetto di investimento industriale non organico, che potrebbe falsare la concorrenza interna, minando i principi stessi del mercato comune, in luogo di una sana e ordinata competizione all'interno dell'Unione europea. La possibilità di attivare la clausola di salvaguardia è stato uno dei punti che ha fatto emergere distanze profonde tra Stati membri al Consiglio europeo di marzo 2025, considerate le singole situazioni debitorie dei Paesi;
9) allo stato attuale, dunque, si prospetta unicamente una mobilitazione senza precedenti di risorse finanziarie per l'aumento delle spese militari a livello nazionale dei singoli Stati membri, peraltro senza una revisione delle regole fiscali europee ma incidendo esclusivamente sul debito dei singoli Paesi membri;
10) la svolta bellicista descritta sta minando le fondamenta dello spirito originale del grande progetto di pace che avrebbe dovuto essere l'Unione europea e che auspichiamo si torni a perseguire, come rivoluzionariamente sancito dal testo del «Il Manifesto di Ventotene», ovvero uno dei testi fondanti dell'Unione europea, per creare una federazione europea ispirata ai principi di pace, libertà e democrazia;
11) considerati i futuri sviluppi a livello europeo in materia di difesa, come riportato nelle conclusioni del Consiglio europeo di marzo 2025, è fondamentale tenere costantemente informati gli organi parlamentari competenti, come previsto dalla legge 24 dicembre 2012, n. 234 recante «Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea», all'articolo 4, comma 2, disponendo che «Il Governo informa tempestivamente i competenti organi parlamentari su iniziative o su questioni relative alla politica estera e di difesa comune presentate al Consiglio dell'Unione europea o in corso di esame da parte dello stesso, dando specifico rilievo a quelle aventi implicazioni in materia di difesa.»,
impegna il Governo:
1) a non proseguire nel sostegno del piano di riarmo europeo «ReArm Europe/Readiness 2030»;
2) al fine di recuperare i valori fondanti dell'Unione europea, a sostenere nelle opportune sedi europee la sostituzione integrale del «ReArm Europe/Readiness 2030» con un piano di rilancio e sostegno agli investimenti che promuovano la competitività, gli obiettivi a lungo termine e le priorità politiche dell'Unione europea quali: spesa sanitaria, sostegno alle filiere produttive e industriali, incentivi all'occupazione, istruzione, investimenti green e beni pubblici europei, per rendere l'economia dell'Unione più equa, competitiva, sicura e sostenibile;
3) a dare seguito tempestivamente, per quanto di competenza, al dettato normativo di cui all'articolo 4 della legge n. 234 del 2012, al fine di aggiornare costantemente gli organi parlamentari competenti in merito alle evoluzioni in materia di difesa di cui in premessa, nel rispetto del dialogo politico e a salvaguardia delle prerogative parlamentari alla luce di quella che i firmatari del presente atto ritengono essere la nuova postura bellicista assunta dalla Commissione europea.
(1-00422) «Riccardo Ricciardi, Francesco Silvestri, Pellegrini, Scerra, Conte, Baldino, Lomuti, Bruno, Cantone, Alfonso Colucci, D'Orso, Torto, Fenu, Caso, Ilaria Fontana, Iaria, Pavanelli, Barzotti, Quartini, Caramiello, Morfino, Auriemma, Cherchi, Dell'Olio, Aiello».
La Camera,
premesso che:
1) secondo i dati del Kiel Institute, dall'inizio dell'invasione su vasta scala della Russia al 31 dicembre 2024 l'Italia ha fornito aiuti bilaterali all'Ucraina per complessivi 2,26 miliardi di euro e ulteriori 6,76 miliardi di euro di contributi per gli aiuti forniti direttamente dall'Unione europea;
2) gli aiuti italiani, nel periodo considerato, sono quindi stati mediamente di poco inferiori allo 0,15 per cento del Prodotto interno lordo annuo, comprendendo sia il sostegno militare sia gli impegni di solidarietà umanitaria e finanziaria;
3) nello stesso periodo, i Paesi europei hanno fornito aiuti, sia bilaterali che intermediati dall'Unione europea, pari a 132,3 miliardi di euro e ne hanno programmati per ulteriori 115,1 miliardi di euro. Gli Stati Uniti hanno fornito aiuti per 114,2 miliardi di euro e ne hanno programmati per ulteriori 4,8 miliardi;
4) complessivamente, l'impegno finanziario europeo e statunitense per l'Ucraina dall'inizio del 2022 alla fine del 2024 è stato pari a circa 366 miliardi di euro. In termini teorici, se l'impegno europeo proseguisse per l'intero 2025 come nel triennio precedente e surrogasse per intero l'impegno statunitense, nel frattempo venuto meno, nel complesso assorbirebbe circa lo 0,6 per cento del Prodotto interno lordo complessivo dei Paesi membri dell'Unione europea, del Regno Unito e della Norvegia;
5) nel febbraio 2025, l'Alta rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, aveva proposto un piano da 40 miliardi di euro per aiuti militari urgenti all'Ucraina, di fronte al completo disimpegno degli Usa. Nell'ultimo Consiglio europeo, tenutosi il 20 marzo 2025, il piano è stato fortemente ridimensionato sia nell'importo (sceso da 40 a 5 miliardi di euro), sia nel meccanismo di funzionamento (non una ripartizione in base al Prodotto interno lordo dei Paesi membri, ma su base volontaria);
6) lungi dall'essere stato avviato un vero processo di pace, non è stato ancora perfezionato neppure l'accordo per una tregua, cioè per una – almeno temporanea – sospensione dell'aggressione militare della Russia all'Ucraina, annunciata come imminente dopo la recente telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin; al contrario, proprio dopo il vertice, si sono intensificate sia le operazioni militari, sia gli attacchi russi su obiettivi e infrastrutture civili;
7) nel Documento programmatico pluriennale (Dpp) della difesa per il triennio 2024-2026, trasmesso alle Camere il 12 settembre 2024, risulta che nel 2024 il rapporto percentuale tra il budget della difesa (29,18 miliardi di euro) e il Prodotto interno lordo nominale (2.130,48 miliardi di euro) si attestava al valore dell'1,37 per cento ed era destinato a decrescere all'1,31 per cento nel 2025 e all'1,26 per cento nel 2026 rispetto ai corrispondenti valori di Prodotto interno lordo previsionale;
8) in base agli impegni assunti in occasione del summit Nato svoltosi in Galles nel settembre 2014, poi ribaditi a Varsavia nel 2016 con il cosiddetto Defence investment pledge (Dip), ciascuna nazione alleata avrebbe dovuto raggiungere entro il 2024 tre obiettivi: il 2 per cento delle spese per la difesa rispetto al prodotto interno lordo (cash), il 20 per cento della quota del budget della difesa da destinare agli investimenti (capabilities) e un contributo a missioni, operazioni ed altre attività (contributions);
9) se pure la percentuale delle spese in conto capitale per la difesa è aumentata negli ultimi anni in Italia, nel 2024 sarebbero stati necessari ulteriori 13,4 miliardi di euro per raggiungere il rapporto del 2 per cento sul Prodotto interno lordo, che, come ha ammesso lo stesso Ministro della difesa, «oggi non è più un obiettivo, ma un requisito minimo»;
10) i Paesi che, secondo le stime Nato, nel 2024 hanno raggiunto l'obiettivo del 2 per cento del Prodotto interno lordo per le spese per la difesa sono circa due terzi, ventitré su trentadue. Le spese (e quindi le percentuali) considerate dalla Nato non sono del tutto coincidenti con quelle autorizzate dal bilancio nazionale in quanto – come dà conto il documento programmatico pluriennale per la difesa relativo al periodo 2022/2024 – il cosiddetto budget della difesa in chiave Nato viene individuato sulla base di parametri specifici, per rendere rapportabili i dati finali di tutti i Paesi membri dell'Alleanza;
11) sulla base dei criteri adottati dalla Nato, il bilancio per la difesa italiana nel 2024 è stato pari all'1,49 per cento del Prodotto interno lordo e l'obiettivo dichiarato dal Governo nel documento programmatico pluriennale 2024-2026 è di raggiungere l'obiettivo del 2 per cento del Prodotto interno lordo entro il 2028;
12) al prossimo vertice Nato previsto all'Aja nel giugno 2025 sarà presumibilmente presentata da parte del Segretario generale una nuova proposta sulla percentuale di spesa per la difesa, che dovrebbe superare il 3 per cento del Prodotto interno lordo, a fronte di una richiesta dell'amministrazione americana del 5 per cento;
13) nelle conclusioni della riunione straordinaria del 6 marzo 2025, il Consiglio europeo aveva accolto con favore l'intenzione della Commissione di formulare una raccomandazione per l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale prevista dal Patto di stabilità e crescita, al fine di agevolare un aumento della spesa per la difesa a livello nazionale e di aprire uno spazio di spesa aggiuntiva potenziale di 650 miliardi di euro nell'intera Unione europea;
14) il Consiglio europeo aveva, altresì, preso favorevolmente atto della proposta della Commissione relativa a un nuovo strumento dell'Unione europea – denominato SAFE (Security action for Europe) – finalizzato a fornire agli Stati membri prestiti sostenuti dal bilancio dell'Unione europea per un importo fino a 150 miliardi di euro;
15) nella riunione del 20 marzo 2025 il Consiglio europeo, in ordine alle conclusioni della riunione straordinaria del 6 marzo e alla luce del libro bianco sul futuro della difesa europea del 19 marzo 2025, ha chiesto «un'accelerazione dei lavori su tutti i filoni per potenziare in modo decisivo la prontezza dell'Europa alla difesa nel corso dei prossimi cinque anni»;
16) la risoluzione del Parlamento europeo del 2 aprile 2025 sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune – relazione annuale 2024 – ha accolto con favore il piano «ReArm Europe» e il Libro bianco sulla prontezza europea alla difesa per il 2030, confermando gli indirizzi della Commissione,
impegna il Governo:
1) nelle more di un negoziato di pace, di cui al momento neppure si intravedono i possibili contorni politici e giuridici, a rendere disponibili per il sostegno militare all'Ucraina stanziamenti almeno in linea con quelli assicurati finora dall'Italia, in modo bilaterale o attraverso il bilancio dell'Unione europea, al Governo di Kyiv e in ogni caso non inferiori allo 0,15 per cento del Prodotto interno lordo annuo;
2) a cooperare con gli altri Paesi europei «volenterosi» e con il Regno Unito a fare in modo che la fornitura di munizioni di artiglieria di grosso calibro e di missili, che l'ultimo Consiglio europeo ha individuato come necessarie per corrispondere alle pressanti esigenze militari dell'Ucraina, siano assicurate tempestivamente alle forze di difesa ucraine;
3) ad innalzare entro il 2025 le spese per la difesa dell'Italia al 2 per cento del prodotto interno lordo e ad operare perché sia rapidamente attivato lo strumento, individuato nel Consiglio europeo del 6 marzo 2025, di un prestito garantito dal bilancio dell'Unione europea per il finanziamento dell'incremento della spesa per la difesa, fino agli obiettivi stabiliti in ambito Nato;
4) qualora questo strumento, o altri di analoga funzione e convenienza finanziaria per il bilancio nazionale, non fossero resi disponibili in tempi brevi, ad innalzare le spese per la difesa al 2 per cento del Prodotto interno lordo ricorrendo alla clausola di salvaguardia di cui all'articolo 26 del Regolamento (UE) 2024/1263 del 29 aprile 2024;
5) a partecipare attivamente, in base al piano ReArm Europe e al programma European Defense/Readiness 2030, al percorso di costruzione di un sistema di difesa europea e di progressiva integrazione politica, industriale e militare tra gli Stati membri, favorendo il ripristino di un rapporto sempre più stretto con il Regno Unito, al fine di contrastare le incombenti minacce alla libertà e sicurezza dell'Europa, in primo luogo da parte della Federazione Russa e in prospettiva da parte di altri Paesi ostili, a fronte dell'annunciato disimpegno statunitense dallo scenario europeo.
(1-00423)(Nuova formulazione) «Richetti, Rosato, Bonetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Ruffino, Marattin».
La Camera,
premesso che:
1) nella riunione del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo 2025 è stato approvato il piano «ReArm Europe», già esposto dalla Presidente Von der Leyen in una lettera al Consiglio europeo in vista della riunione straordinaria del 6 marzo 2025;
2) esso è declinato in cinque punti principali. Il primo è una clausola di salvaguardia per consentire ai paesi membri di fare debito per le spese militari senza violare il Patto di stabilità e crescita che regola strettamente gli eccessi di spesa. In pratica si tratta di un'eccezione al Patto: finché spendono per la difesa, i Paesi membri potranno aumentare il loro debito oltre i limiti consentiti senza rischiare di incorrere in procedure di infrazione da parte della Commissione. Questa eccezione varrà per un massimo di 650 miliardi di euro complessivi per un periodo di quattro anni, che dovrebbero consentire ai paesi membri di aumentare la loro spesa militare fino all'1,5 per cento in più del proprio Prodotto interno lordo rispetto ad ora;
3) la seconda misura prevede 150 miliardi del fondo Safe (Security action for Europe) messi a disposizione degli Stati membri: si tratta di prestiti a lungo termine finanziati dalla Commissione europea con l'emissione di titoli, dunque facendo in sostanza debito, finalizzati agli investimenti nel settore della difesa;
4) quindi, invece di fare debito per rilanciare l'economia lo si fa esclusivamente per la spesa militare, mentre restano al palo il green deal, il lavoro, il welfare;
5) il terzo punto vuole l'utilizzo di fondi dell'Unione, in particolare dei «fondi per la coesione», per finanziare progetti con finalità legate alla difesa. Con il quarto ed il quinto punto la Commissione vuole mobilitare il capitale privato e quello della Banca europea degli investimenti al fine di sostenere il riarmo degli Stati europei;
6) il piano ReArm Europe non può essere definito o connesso alla difesa europea: esso consiste, al contrario, in un enorme piano di riarmo nazionale senza che questo comporti alcun passo in avanti in termine di integrazione europea;
7) nelle conclusioni approvate in esito alla riunione del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo 2025 al paragrafo 21 si legge che «il Consiglio europeo chiede un'accelerazione dei lavori su tutti i filoni per potenziare in modo decisivo la prontezza dell'Europa alla difesa nel corso dei prossimi cinque anni. Invita il Consiglio e i colegislatori a portare avanti rapidamente i lavori sulle recenti proposte della Commissione. Il Consiglio europeo chiede che sia avviata con urgenza l'attuazione delle azioni individuate nelle sue conclusioni del 6 marzo 2025 nel settore delle capacità e che siano portati avanti i lavori relativi alle pertinenti opzioni di finanziamento.»;
8) nel paragrafo successivo si dice che «Il Consiglio europeo ricorda che un'Unione europea più forte e più capace nel settore della sicurezza e della difesa contribuirà positivamente alla sicurezza globale e transatlantica ed è complementare alla Nato, che, per gli Stati che ne sono membri, resta il fondamento della loro difesa collettiva.» Tale approccio è in palese contraddizione con l'idea di autonomia strategica europea e colloca lo stesso piano ReArm Europe in una evidente subalternità rispetto alle richieste del Presidente Trump ed agli impegni non vincolati presi in sede Nato;
9) l'aumento della spesa per la difesa non determina in alcun modo maggiore sicurezza. L'indebitamento comune e le deroghe alle norme sulla governance economica europea dovrebbero essere utilizzati piuttosto per finanziare la transizione ecologica e digitale, per sostenere settori fondamentali come la sanità e l'istruzione e per mettere in campo misure volte a risolvere le emergenze sociali che affliggono molti cittadini europei. Inoltre, se ci si è sempre opposti ad ogni ipotesi di scorporo di investimenti produttivi o sociali dal Patto di stabilità e crescita è ora inopportuno ed immorale aprire a tale opportunità per la spesa in armamenti;
10) i fondi connessi alla politica di coesione europea sono vitali per lo sviluppo delle comunità locali negli stati membri, motivo per cui ci si oppone ad ogni distorsione o deroga che consenta il loro utilizzo, anche parziale per sostenere la spesa militare. Come ricordato anche da Svimez nei giorni scorsi, la coesione «rappresenta un pilastro costitutivo dell'Unione europea che non può essere indebolito di fronte ad ogni emergenza». Tuttavia, il basso tasso di spesa del ciclo 2021-2027 e il debole consenso politico intorno a questa politica «potrebbe determinare, come avvenuto in passato, e nonostante le dichiarazioni di principio, una forte pressione della Commissione e delle stesse istituzioni nazionali per un loro utilizzo per investimenti nella difesa. Non basta dunque opporsi a tale proposta ma occorre prendere atto dell'urgenza di una profonda riforma che faccia i conti con i suoi 'fallimenti' ma che sia in grado di valorizzarne il potenziale in termini di costruzione di un'Europa più inclusiva e competitiva»;
11) l'idea di un'unione di tutti gli Stati europei prende forma dopo la seconda guerra mondiale: l'intero continente usciva dilaniato dai combattimenti, dalle atrocità compite dagli eserciti nemici sulle popolazioni civili, dallo sterminio nazista degli ebrei e di altre minoranze. Il sogno europeo fu allora quello di mettere fine a conflitti e divisioni e di dare l'avvio ad un lungo processo di cooperazione tra Stati. Un progetto che si è dimostrato efficace, perché ha portato il periodo di pace più lungo nella storia dell'Europa occidentale;
12) all'invasione russa dell'Ucraina e al protrarsi da oltre due anni della guerra, l'Unione Europea e i suoi Stati membri sono stati incapaci di una risposta che promuovesse una iniziativa politica e diplomatica per la cessazione del conflitto, percorrendo esclusivamente al seguito degli Stati Uniti la via del sostegno militare;
13) oggi di fronte ai mutamenti degli scenari geopolitici determinati dai nuovi orientamenti, ispirati ad un nazionalismo sovranista aggressivo, della nuova amministrazione americana e del suo Presidente Trump e alla sua iniziativa verso la Federazione Russa e il suo Presidente Putin per la cessazione del conflitto in Ucraina, operata da entrambi con spirito padronale nei confronti dell'Ucraina e del suo popolo, invece di rispondere con la politica i leader europei scelgono la corsa al riarmo e il via libera alla spesa nazionale;
14) la pace e la sicurezza non si ottengono promuovendo una politica di scontro e di guerra, aumentando le spese militari, la militarizzazione dell'Unione Europea e la sua trasformazione in un blocco militare, ma piuttosto attraverso la diplomazia, il dialogo e la soluzione politica dei conflitti e la costruzione di una sicurezza collettiva, nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;
15) oggi, più che mai occorrerebbe costruire una politica estera e una difesa comune, agire insieme nel campo dell'immigrazione e degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, proseguire e ampliare la cooperazione nella politica economica e nei grandi progetti scientifici dai quali dipende il nostro futuro. Tutti obiettivi semplici da individuare, ma che esigono una visione politica comune ancora molto difficile da mettere in atto. La difesa comune dovrebbe camminare accanto a un grande piano di investimenti comuni per l'autonomia strategica dell'Unione Europea, che è insieme cooperazione industriale, coesione sociale, transizione ambientale e digitale, sicurezza energetica;
16) la spesa militare globale è in crescita da oltre due decenni, come dimostrano tutti i dati internazionali più attendibili: una tendenza ulteriormente rafforzata negli ultimi due anni e mezzo a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina. Il continuo aumento della spesa militare mondiale è estremamente preoccupante: una corsa agli armamenti non creerà sicurezza per i cittadini europei, ma al contrario aumenterà il rischio di conflitti violenti. Secondo i dati del Sipri (Stockholm international peace research Institute) per il 2023, gli Stati membri europei insieme al Regno Unito spendono già in termini nominali per la difesa più di tutti gli altri paesi del mondo, ad eccezione degli Stati Uniti. Tra il 2021 e il 2024 la spesa totale per la difesa degli Stati membri dell'Unione Europea è aumentata di oltre il 30 per cento;
17) il fatto che l'Unione Europea decida di investire maggiori risorse pubbliche non per fronteggiare l'invecchiamento della popolazione, per l'istruzione di milioni di giovani legati ai grandi spostamenti di popolazione, per la trasformazione produttiva in termini sostenibili, per le profonde disuguaglianze evidenzia che per le leadership europee nessuna di queste esigenze strutturali ha un valore paragonabile a quello delle armi, tanto da consentire ai singoli Stati membri non solo di tenere fuori dal patto le spese militari, ma di poter negoziare persino le somme attribuite per le politiche di coesione o per altre finalità purché simili rinegoziazioni finiscano in armi,
impegna il Governo:
1) ad interrompere il sostegno al piano di riarmo europeo «ReArm Europe»;
2) ad impegnarsi in sede europea affinché l'Unione Europea ponga in essere una urgente iniziativa politica e diplomatica con il coinvolgimento dell'Onu per una tregua nel conflitto russo-ucraino, finalizzata al raggiungimento di una pace stabile e duratura;
3) in luogo di qualsiasi sostegno al piano di riarmo europeo, a promuovere, nelle opportune sedi europee, la definizione di deroghe alle norme sulla governance economica per finanziare la transizione ecologica e digitale, per sostenere settori fondamentali come la sanità e l'istruzione e per mettere in campo misure volte a risolvere le emergenze sociali;
4) a lavorare in sede di Consiglio europeo per non consentire nessuna deroga finalizzata all'utilizzo dei fondi di coesione per finanziare l'acquisto o la produzione di armamenti;
5) a sostenere in tutte le sedi opportune la necessaria strada per la creazione di una difesa europea, attraverso un percorso opposto a quello scelto dell'aumento delle capacità militari nazionali, che consiste in una razionalizzazione ed integrazione della spesa esistente.
(1-00424) «Zanella, Fratoianni, Bonelli, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
La Camera,
premesso che:
1) il 19 marzo 2025, la Commissione europea e l'Alta rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno presentato il Libro bianco sulla difesa europea, un documento strategico per orientare le politiche di rafforzamento della difesa e della sicurezza dell'Unione europea;
2) nei giorni immediatamente precedenti la presentazione del Libro bianco, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva presentato alcune linee per un piano di rafforzamento delle capacità difensive degli Stati membri, denominato ReArm Europe, poi ridenominato Readiness 2030;
3) la presentazione del Libro bianco sulla difesa europea arriva in un contesto internazionale caratterizzato da instabilità, minacce e sfide inedite;
4) la criminale aggressione militare dell'Ucraina da parte della Russia di Putin ha mostrato la volontà di colpire l'ordine internazionale basato su regole, minacciando la sicurezza globale e in particolare dell'Europa;
5) la nuova amministrazione Trump – con le sue decisioni che minano le istituzioni del multilateralismo (a partire dalle sanzioni alla Corte penale internazionale), con le ostilità aperte nei confronti dell'Europa, con la dichiarazione che la sicurezza europea non è più una priorità strategica e i dubbi sull'impegno nell'Alleanza atlantica – pone ai principi fondativi dell'Europa Unita sfide e minacce senza precedenti;
6) l'Unione europea ha l'urgenza di mettere in campo una risposta all'altezza di questo tornante della storia, con una svolta nel segno dell'integrazione e della solidarietà tra i Paesi membri, affermando a pieno la sua autonomia strategica, difendendo e promuovendo i pilastri della sua fondazione, la democrazia, lo stato di diritto, il sostegno all'ordine internazionale basato su regole e alle istituzioni multilaterali, contro una pratica e una narrativa – apertamente in contrasto con l'articolo 11 della nostra Carta costituzionale – che legittima l'uso della forza per risolvere le controversie internazionali;
7) il Partito Democratico ha più volte ribadito che, ai fini della realizzazione di una piena autonomia strategica europea, è cruciale la definizione di una vera politica estera comune a servizio dell'ideale fondativo di un'Europa progetto di pace: strumentale ma essenziale a questo obiettivo è la creazione di una «vera unione di difesa», superando la mancanza di volontà politica degli Stati membri – attraverso cooperazioni rafforzate o altre forme di accelerazione nell'integrazione tra paesi che condividono questo obiettivo (inclusi partner strategici europei fuori dall'Unione, come Regno Unito, Norvegia e Islanda) – che tenda all'orizzonte federalista di un vero e proprio esercito comune;
8) all'Unione europea serve pertanto la difesa comune e non la corsa al riarmo dei singoli Stati. La Commissione europea sta preparando il Libro bianco sul futuro della difesa europea che rappresenta l'avvio di un percorso di discussione per la costruzione di una difesa comune, per cui serve un cambiamento radicale del modo in cui agiamo e investiamo nella nostra sicurezza e difesa, per fare in modo che d'ora in poi pianifichiamo, innoviamo, sviluppiamo, acquistiamo, manteniamo e dispieghiamo le capacità insieme, in modo coordinato e integrato, per conseguire una difesa comune europea;
9) la riluttanza del Consiglio europeo e degli Stati membri nell'affrontare le profonde sfide strutturali del panorama industriale della difesa europea e la mancanza di ambizione nella cooperazione tra le loro forze armate a livello dell'Unione europea, va superata con un decisivo impegno per aumentare i common procurements per strumenti di difesa europea, aggregare la domanda e migliorare l'interoperabilità delle forze armate europee, facendo economie di scala e superando la frammentazione tra gli Stati membri, chiamati a unire le forze e a sostenere un passo decisivo verso un quadro ambizioso e globale per la difesa;
10) il piano ReArmEU, proposto dalla Presidente della Commissione europea Von der Leyen, va invece nella direzione di favorire soprattutto il riarmo dei 27 Stati membri e va radicalmente cambiato, poiché così come presentato non risponde all'esigenza indifferibile di costruire una vera difesa comune che garantisca la deterrenza e un percorso di investimenti comuni in sicurezza realizzati non a detrimento delle priorità sociali, di coesione e sviluppo dell'Unione. L'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale consente di fare debito nazionale senza alcun vincolo a utilizzare le risorse per progetti di difesa comune insieme a più Stati membri in modo da realizzare maggiore integrazione e coordinamento, con il rischio ulteriore di creare profonde asimmetrie tra le capacità di investimento, i sistemi nazionali di difesa, a svantaggio degli Stati membri con un indebitamento maggiore;
11) il piano ReArmEU, ancora molto indefinito su aspetti fondamentali, va profondamente cambiato per garantire l'autonomia strategica in materia di sicurezza: trasformando lo strumento finanziario Safe – l'unico strumento che presenta un embrione di solidarietà europea, con 150 miliardi di euro destinati a potenziare alcune capacità strategiche comuni – da erogatore di prestiti (loans) che gravano sui bilanci degli Stati a fornitore di sovvenzioni (grants) capaci di garantire l'effettività dell'obiettivo; condizionando tutti gli strumenti previsti a progetti di difesa comune insieme a più Stati membri in modo da favorire l'interoperabilità, il coordinamento tra i sistemi di difesa e il rafforzamento della capacità industriale comune, anche con l'obiettivo di superare un sistema di acquisti dei paesi membri che, privo dell'obbligo di coordinamento, favorirebbe i sistemi produttivi al di fuori dell'Unione europea (a partire da quello statunitense) che al momento pesano circa l'80 per cento dell'approvvigionamento complessivo, in questo modo rischiando di rafforzare le dipendenze strategiche anziché ridurle; escludendo la facoltà di utilizzare per il riarmo i fondi di coesione, che i Trattati dedicano all'obiettivo, cruciale anche per il nostro Paese, di ridurre i divari territoriali e favorire la convergenza socio-economica, e che pertanto non possono essere dirottati per il finanziamento dell'aumento delle spese militari;
12) l'Unione europea, per conseguire l'obiettivo di una difesa comune, deve significativamente aumentare la coerenza tra i suoi strumenti esistenti e futuri, anche a livello di governance per assicurare un efficace «controllo democratico» e di condivisione dell'intelligence. Sulle politiche di sicurezza occorre uno sforzo significativo di semplificazione e coerenza, in particolare: tra la Pesco (Cooperazione strutturata permanente) per quel che riguarda il consolidamento della domanda e il Fed (Fondo europeo per la difesa) per quel che riguarda le tabelle di marcia programmatiche, tra lo strumento per il rafforzamento dell'industria europea della difesa mediante appalti comuni (Edirpa) e il regolamento Asap (sostegno alla produzione di munizioni) per quel che riguarda il potenziamento industriale, tra un significativo rafforzamento anche della dotazione finanziaria dell'Edip (European defence industry programme) per quel che riguarda l'individuazione delle dipendenze e il Fed per quel che riguarda la risoluzione delle dipendenze individuate, o all'interno dell'Edip stesso per quel che riguarda la coerenza con lo strumento dell'attuazione delle azioni relative al consolidamento della domanda e dell'offerta;
13) gli investimenti in sicurezza devono accompagnarsi e non sostituirsi a quelli necessari a realizzare l'autonomia strategica in altri settori prioritari, a partire da quelli per la coesione e la protezione sociale, garantiti dai Fondi strutturali e di investimento dell'Unione europea su cui l'attuale Governo ha accumulato un drammatico ritardo nell'attuazione, che penalizza la necessaria convergenza delle regioni meno sviluppate, a partire dal nostro Mezzogiorno;
14) la difesa non può essere considerata un bene pubblico separato dal benessere sociale, ma è parte integrante di una strategia globale che prevede di garantire non solo la sicurezza fisica dei cittadini europei, ma anche la loro sicurezza sociale ed economica: tanto più l'affermazione dei nazionalismi disgregatori dell'unità europea è legata anche alla percezione di insicurezza economica e sociale, nonché alla paura nei confronti delle sfide globali,
impegna il Governo:
1) a collocare l'Italia da protagonista nella costruzione di una vera difesa comune europea e non di un riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento, esprimendo la chiara volontà politica di andare avanti nel percorso di realizzazione di un'unione della difesa, anche partendo da forme di cooperazione rafforzata o integrazione differenziata tra Stati membri;
2) a promuovere, nel corso del negoziato che si è aperto con la presentazione del Libro bianco sulla difesa europea e i suoi strumenti, tutti gli elementi che puntano a una governance democratica chiara del settore, agli investimenti comuni necessari per realizzare l'autonomia strategica e colmare i deficit alla sicurezza europea, al coordinamento e all'integrazione della capacità industriali europee e dei comandi militari, all'interoperabilità dei sistemi di difesa verso un esercito comune europeo: a promuovere, pertanto, una radicale revisione del piano di riarmo proposto dalla Presidente Von der Leyen, sulla base delle critiche e delle proposte avanzate in premessa, al fine di assicurare investimenti comuni effettivi non a detrimento delle priorità sociali di sviluppo e coesione, e di condizionare tutte le spese e gli strumenti europei alla pianificazione, lo sviluppo, l'acquisizione e la gestione di capacità comuni per realizzare un'unione della difesa;
3) a ribadire la ferma contrarietà all'utilizzo, ancorché facoltativo, dei Fondi di coesione europei per il finanziamento e l'aumento delle spese militari;
4) in tale contesto, a promuovere un'iniziativa per una risposta all'altezza delle sfide strategiche, politiche, economiche e di sicurezza poste all'Europa, mobilitando le risorse necessarie al rilancio della competitività e della coesione europea, con un grande piano di investimenti comuni finalizzato alla realizzazione della piena autonomia strategica, sull'esempio del Next Generation EU, capace di mobilitare complessivamente un ammontare maggiore di risorse;
5) ad adottare una posizione forte e determinata in sede europea, chiedendo un sostanziale raddoppio delle risorse per il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, al fine di renderlo più ambizioso e adeguato a realizzare le politiche necessarie a fronteggiare le nuove sfide globali;
6) a ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina e a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, promuovendo con urgenza un'iniziativa diplomatica e politica autonoma dell'Unione europea, in collaborazione con gli alleati, per il perseguimento di una pace giusta e sicura, che preservi i diritti del popolo ucraino a partire da quello alla propria autodeterminazione, l'ordine internazionale basato sulle regole e offra le necessarie garanzie di sicurezza per una soluzione duratura.
(1-00425)(Nuova formulazione) «Braga, Provenzano, Amendola, De Luca, Graziano».
La Camera,
premesso che:
1) il contesto geopolitico sta diventando progressivamente più instabile e complesso: ai conflitti armati in corso si aggiunge la decisione unilaterale dell'Amministrazione Trump di abbandonare la tradizionale politica atlantica e il ruolo di leadership degli Stati Uniti nella difesa dei principi di libertà e democrazia a livello globale;
2) la stessa guerra commerciale, con l'imposizione di «dazi reciproci» che colpiscono indistintamente e stanno mettendo in crisi la finanza e l'economia globale, è un elemento della strategia di chiusura nazionalista, isolazionista e protezionista della nuova Amministrazione americana;
3) gli annunci e le promesse del Presidente Trump di una tregua o di un cessate il fuoco in Ucraina non hanno, ad oggi, prodotto alcun risultato concreto, dal momento che i bombardamenti russi, anche deliberatamente contro obiettivi civili, si sono intensificati negli ultimi giorni;
4) l'Unione europea è chiamata, oggi più che mai, a svolgere un ruolo centrale nella gestione del conflitto in Ucraina e nella definizione di un accordo di pace giusto, duraturo e non violabile;
5) il piano ReArm Europe (ridenominato ReArm Europe – Readiness 2030), presentato dalla Commissione europea, mira a rafforzare gli investimenti e la produzione nel settore della difesa, sia nelle sue componenti tradizionali che in quelle più innovative e tecnologicamente avanzate;
6) ricorre sempre più spesso – nel dibattito pubblico, nelle piazze e in Parlamento – l'uso strumentale dell'idea di una difesa comune futura, utilizzata retoricamente per opporsi – nell'immediato – al piano di difesa europeo proposto dalla Commissione europea: al contrario, la necessaria e urgente iniziativa di preparazione, difesa e deterrenza dell'Unione europea, oggi necessariamente operate dai singoli Stati, va considerata un importante passo nella direzione di una difesa comune,
impegna il Governo:
1) a continuare a sostenere la resistenza ucraina contro l'aggressione russa, nel quadro degli sforzi dell'Unione europea, e a promuovere un impegno europeo, anche nei negoziati in corso, volto a conseguire una pace giusta, duratura e inviolabile, frutto del consenso e del contributo negoziale imprescindibile del Governo di Kyiv;
2) a sostenere il piano ReArm Europe (ora ReArm Europe – Readiness 2030), attivandosi nelle sedi opportune affinché le risorse messe in campo siano orientate fin da subito alla realizzazione di una difesa comune europea, da realizzarsi definendone al più presto l'architettura istituzionale, in particolare secondo strumenti di politica estera comune che in primo luogo superino il potere di veto dei singoli Paesi membri.
(1-00427) «Della Vedova, Magi, Schullian».
La Camera,
premesso che:
1) il 4 marzo 2025 la Commissione europea ha predisposto il piano «ReArm Europe» concernente misure per consentire agli Stati membri di adottare politiche industriali volte ad incrementare le spese difensive e militare, con l'obiettivo di implementare la produzione di armamenti dei singoli Stati membri: la proposta del suddetto piano è diretta conseguenza del più volte annunciato disimpegno economico, militare e logistico dell'attuale Amministrazione americana rispetto all'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (Nato), l'alleanza militare intergovernativa che per decenni ha garantito la protezione militare del continente europeo, sempre più esposta alle minacce espansionistiche della Federazione russa;
2) nel dettaglio il piano «ReArm Europe» prevede l'introduzione di una clausola di salvaguardia volta a consentire agli Stati membri di adottare misure di indebitamento per l'aumento delle spese militari senza violare il Patto di stabilità e crescita, evitando quindi di incorrere in procedure di infrazione da parte della Commissione europea: la citata deroga varrà per un massimo di 650 miliardi di euro complessivi per un periodo di quattro anni, che dovrebbero consentire ai Paesi membri di aumentare la loro spesa militare fino all'1,5 per cento in più del proprio prodotto interno lordo rispetto ad ora;
3) lo stesso Piano prevede, inoltre, l'istituzione di un fondo da 150 miliardi di euro messo a disposizione per i singoli Stati membri, dal quale potranno ottenere prestiti per finanziare le proprie spese militari;
4) il 6 marzo 2025 il Consiglio europeo, durante la riunione straordinaria, ha approvato in via informale la proposta della Commissione, di fatto un piano da 800 miliardi di euro per consentire quindi ai Paesi membri di aumentare le proprie spese militari, con l'obiettivo di implementare la produzione di assetti tattici e strategici;
5) alla luce della «Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2025 sul libro bianco sul futuro della difesa europea (2025/2565(RSP))», l'Unione europea si è impegnata a garantire la propria sicurezza, rafforzare i suoi partenariati con attori che condividono gli stessi principi e ridurre nettamente la sua dipendenza da Paesi terzi, garantendo una distribuzione dei finanziamenti per la difesa equilibrata dal punto di vista geografico nel prossimo quadro finanziario pluriennale;
6) la stessa risoluzione sottolinea la necessità di elaborare piani di emergenza per la cooperazione economica con i partner più stretti in caso di guerra, per garantire un sostegno reciproco in caso di crisi di sicurezza su vasta scala che li coinvolgano direttamente, e dovrebbe approfondire i dialoghi economici in tempo di guerra con i partner europei e globali, per fornire una segnalazione tempestiva delle minacce gravi, ibride e informatiche e migliorare la pianificazione del sostegno reciproco, la protezione delle infrastrutture critiche e la sicurezza marittima;
7) il 18 marzo 2025, nelle Commissioni 4a (Politiche dell'Unione europea), 5a (Programmazione economica, bilancio) e 9a (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato della Repubblica e V (Bilancio, tesoro e programmazione), X (Attività produttive, commercio e turismo) e XIV (Politiche dell'Unione europea) della Camera dei deputati, si è assistito all'audizione del Presidente Mario Draghi sul Rapporto futuro competitività europea. Durante l'audizione, in materia di difesa, il Presidente Draghi ha sostenuto come sia necessario definire una catena di comando di livello superiore, che coordini eserciti eterogenei di lingua, metodi, armamenti e che sia in grado di distaccarsi dalle priorità nazionali, operando come sistema di difesa continentale: inoltre, è stato sottolineato come sia necessario favorire le sinergie industriali europee verso lo sviluppo di piattaforme militari comuni (aerei, navi, mezzi terrestri, satelliti) che consentano l'interoperabilità e riducano la dispersione e le attuali sovrapposizioni nelle produzioni degli Stati membri;
8) il Parlamento europeo, il 2 aprile 2025, ha approvato la risoluzione sull'attuazione delle politiche di sicurezza e di difesa comune europea, invitando la Commissione europea ad «aumentare il debito comune per far sì che l'Unione disponga della capacità di bilancio necessaria per contrarre prestiti in situazioni eccezionali e di crisi», tenendo conto «dell'esperienza e degli insegnamenti tratti da NextGenerationEU, vista la necessità pressante di rafforzare la sicurezza e la difesa per proteggere i cittadini dell'Unione europea e ripristinare la deterrenza e sostenere gli alleati, innanzitutto l'Ucraina, il Parlamento europeo sottolinea che l'onere di tale azioni deve essere condiviso equamente»;
9) il raccordo e il coordinamento delle politiche estere e di difesa, anche attraverso il rafforzamento dell'azione esterna dell'Unione europea nel suo complesso, rappresenta un presupposto indefettibile per il perseguimento di tali finalità;
10) risulta, inoltre, indispensabile provvedere alla creazione di un esercito unico europeo e di un mercato unico europeo della difesa in grado di scongiurare duplicazioni nei processi produttivi europei e garantire una più efficiente razionalizzazione delle spese militari degli Stati membri, anche attraverso un coordinamento degli acquisti di singoli Stati, investendo sul piano della ricerca e dello sviluppo, quale strumento fondamentale per la promozione dello sviluppo tecnologico altresì nel settore civile;
11) risulta improcrastinabile la creazione di un sistema industriale e tecnologico della difesa europea (Edtib) che sia più integrato e competitivo e che favorisca appalti comuni, ricerca e sviluppo congiunti, un maggiore sostegno alle piccole e medie imprese e la riduzione della dipendenza dalle filiere che sono critiche e che aumentano il gradiente di instabilità;
12) occorre riaffermare la condivisione dei valori atlantici e gli storici legami politici, economici e sociali con il Regno Unito, difendendo nel contempo gli interessi degli Stati dell'Unione europea e del mercato interno;
13) in questa prospettiva, occorre anche sollecitare il rafforzamento della bussola strategica europea per il rafforzamento della sicurezza e della difesa dell'Unione europea, prevedendo anche un comando unico accentrato quale base di elaborazione di una difesa comune;
14) obiettivi ambiziosi, come la creazione di un esercito unico europeo e di un mercato unico della difesa, richiedono necessariamente una riforma dei trattati istitutivi volti a superare l'unanimità in materia di politica estera e di difesa (Pesc/Psdc) e rafforzare la governance europea, inclusa l'ipotesi di riavviare il percorso della Comunità europea di difesa;
15) il finanziamento di tale sforzo industriale non può però gravare unicamente sui bilanci nazionali, con il rischio di diminuire ulteriormente le risorse finanziarie per le prestazioni sociali, i servizi e il welfare, ma richiede strumenti finanziari europei che siano innovativi e destinati all'obiettivo di cui si discute;
16) in materia di difesa, inoltre, deve essere assunto quale criterio fondamentale per le prossime politiche europee la correlazione tra investimenti in difesa e in cultura, prevedendo che gli aumenti delle spese militari devono essere in ugual misura previsti anche in ricerca, istruzione e attività culturali (secondo il modello «un euro per un euro»): a tal proposito risulterebbe di estrema efficacia la adozione di una 18App europea, ossia di un bonus di 500 euro da spendere in cultura destinato a tutti i neo 18enni, introdotta nella legge di stabilità per il 2016 nel nostro Paese, da estendere a tutti i neomaggiorenni europei, anche al fine di far emergere le comuni radici culturali europee,
impegna il Governo:
1) a promuovere attivamente in sede europea l'attuazione del piano «ReArm Europe» e a sostenere l'adozione di una strategia industriale europea della difesa ambiziosa, che favorisca l'integrazione, l'innovazione, la competitività e la riduzione delle dipendenze, anche attraverso un massiccio ricorso agli appalti comuni e al potenziamento di strumenti in essere;
2) a promuovere, in sede europea, una governance europea che coordini eserciti eterogenei per lingua, metodi, armamenti e che sia in grado di distaccarsi dalle priorità nazionali, operando come sistema di difesa continentale, come indicato dal Presidente Draghi durante l'audizione in Parlamento il 18 marzo 2025;
3) a sollecitare l'elaborazione di una politica industriale di difesa europea comune agli Stati membri, con strumenti di finanziamento comuni volti a non intaccare in alcun modo le risorse e l'erogazione dei servizi e delle prestazioni sociali e il sistema di welfare, nonché a favorire la creazione di un sistema industriale e tecnologico della difesa europea maggiormente integrato e competitivo, in grado di favorire appalti comuni, ricerca e sviluppo congiunti, nonché a salvaguardare le piccole e medie imprese e a ridurre la dipendenza dalle filiere nei settori critici;
4) a favorire le sinergie industriali europee verso lo sviluppo di piattaforme militari comuni (aerei, navi, mezzi terrestri, satelliti) che consentano l'interoperabilità e riducano la dispersione e le attuali sovrapposizioni nelle produzioni degli Stati membri; in particolare, in attesa della modifica dei trattati e in attesa dell'esercito comune, occorre adottare iniziative che favoriscano il processo di integrazione dei modelli di acquisizione e concertazione degli asset strategici, favorendo le sinergie tra gli Stati membri e realizzando accordi di spesa comune volti a rendere più efficiente e incrementare il coordinamento possibile anche a livello tecnologico;
5) a favorire in sede europea la modifica dei trattati al fine di superare il diritto di veto in materia di politica estera, così da consentire all'Unione europea di affrontare in maniera unitaria e coordinata le sfide globali e il nuovo scenario internazionale, dando pronto avvio a tale nuovo percorso di integrazione;
6) a promuovere, in connessione con gli obiettivi poc'anzi segnalati, la realizzazione di un'Unione europea che superi il meccanismo dell'unanimità, laddove sia previsto, nonché a favorire il funzionamento istituzionale europeo secondo il modello degli Stati Uniti d'Europa, con l'elezione diretta del Presidente della Commissione europea e il rafforzamento delle prerogative del Parlamento europeo;
7) a favorire in sede europea dialoghi con gli Stati membri al fine di favorire un'azione finalizzata all'integrazione europea in materia di industria difensiva tramite la condivisione di finanziamenti, dati e progetti, in considerazione del fatto che le azioni solitarie dei singoli Stati in materia di industria militare risulterebbero prive di successo ed estremamente dispendiose;
8) in considerazione dell'impegno finanziario sul fronte della difesa comune, a promuovere la riattivazione della linea di finanziamento del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) «sanitario», colpevolmente ignorato in passato per questioni meramente ideologiche, al fine di assicurare il mantenimento dei livelli di spesa sanitaria e il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale;
9) a favorire, per quanto di competenza, l'iter parlamentare volto alla ratifica e all'esecuzione degli accordi per la Comunità europea di difesa, firmati a Parigi il 27 maggio 1952, al fine di avviare quanto prima il percorso di costituzione dell'esercito unico europeo quale elemento indispensabile per la definizione di una strategia europea nello scenario globale;
10) a garantire che le politiche nazionali ed europee per la difesa si integrino con le strategie per la competitività industriale e la resilienza economica dell'Unione europea, sostenendo la creazione di campioni europei in settori strategici, in linea con le indicazioni del Rapporto Draghi;
11) a garantire le risorse finanziarie necessarie ad assicurare la permanenza del sostegno italiano all'Ucraina, nonché ad adoperarsi per assicurare il buon esito dei negoziati per la de-escalation e il cessate il fuoco, anche attraverso la nomina di un inviato speciale per la pace.
(1-00428)(Nuova formulazione) «Boschi, Bonifazi, Del Barba, Faraone, Gadda, Giachetti, Gruppioni».
La Camera,
premesso che:
1) il contesto internazionale attuale richiede un rafforzamento della capacità di difesa e deterrenza dell'Italia e dei suoi alleati, nell'ambito di un sistema multilaterale fondato sul rispetto del diritto internazionale e della sovranità degli Stati;
2) la partecipazione dell'Italia alle alleanze internazionali, con particolare riferimento all'Alleanza Atlantica (Nato), costituisce un pilastro della politica estera e di sicurezza nazionale e impegna il nostro Paese al rispetto degli obblighi derivanti, anche in termini di investimenti e sviluppo di capacità;
3) in base agli impegni assunti a partire dal summit Nato svoltosi in Galles nel settembre 2014, poi confermati a Varsavia nel 2016 con il cosiddetto Defence investment pledge (Dip) e ulteriormente ribaditi nei successivi summit del 2018 (Bruxelles), del 2019 (Londra), 2021 (nuovamente Bruxelles), 2022 (Madrid), 2023 (Vilnius) e 2024 (Washington), ciascuna nazione alleata avrebbe dovuto raggiungere entro il 2024 tre obiettivi, i cosiddetti «3C» (cash, capabilities, contributions): almeno il 2 per cento delle spese per la difesa rispetto al prodotto interno lordo; 20 per cento della quota del budget della difesa da destinare agli investimenti; un contributo a missioni, operazioni ed altre attività;
4) il conflitto in Ucraina continua a rappresentare una grave minaccia alla sicurezza e alla stabilità del continente europeo, con conseguenze dirette anche sugli equilibri globali e sulla sicurezza nazionale italiana;
5) l'Italia, in linea con gli indirizzi espressi dal Parlamento, ha finora contribuito attivamente al sostegno della resistenza ucraina, fornendo assistenza militare, umanitaria e diplomatica;
6) appare prioritario continuare a sostenere ogni sforzo, a livello internazionale, volto al raggiungimento di una tregua e alla successiva definizione di un accordo di pace stabile e duraturo;
7) al prossimo vertice Nato previsto all'Aja nel giugno 2025 sarà presumibilmente presentata da parte del Segretario generale una nuova proposta sulla percentuale di spesa per la difesa, che dovrebbe superare l'attuale soglia minima del 2 per cento del prodotto interno lordo;
8) nelle conclusioni della riunione straordinaria del 6 marzo 2025, il Consiglio europeo aveva accolto con favore l'intenzione della Commissione europea di formulare una raccomandazione per l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale prevista dal Patto di stabilità e crescita, al fine di agevolare un aumento della spesa per la difesa a livello nazionale e di aprire uno spazio di spesa aggiuntiva potenziale di 650 miliardi di euro nell'intera Unione europea, lasciando alle singole nazioni le decisioni sull'incremento da destinare;
9) il Consiglio europeo aveva, altresì, preso favorevolmente atto della proposta della Commissione europea relativa a un nuovo strumento – denominato Safe (Security action for Europe) – finalizzato a fornire agli Stati membri un importo fino a 150 miliardi di euro, in supporto al consolidamento industriale del comparto difesa e sicurezza,
impegna il Governo:
1) a proseguire nell'opera di rafforzamento delle capacità di difesa e sicurezza nazionale al fine di garantire, alla luce delle minacce attuali e nel quadro della discussione in atto in ambito europeo in ordine alla difesa europea, la piena efficacia dello strumento militare, secondo i compiti stabiliti dall'ordinamento, a salvaguardia delle libere istituzioni, della democrazia, dell'integrità e della sicurezza dei cittadini e del territorio nazionale, come presupposto per l'esercizio universale dei diritti fondamentali;
2) a confermare gli impegni assunti dall'Italia negli ultimi dieci anni, nelle alleanze internazionali di cui fa parte, in particolare in ambito Nato, rispettando i requisiti di investimento e di sviluppo delle capacità necessarie a garantire all'Alleanza una postura credibile e una reale deterrenza;
3) a continuare, nel rispetto degli indirizzi del Parlamento, a sostenere l'Ucraina per tutto il tempo necessario, fermo restando l'auspicio di una rapida conclusione dei negoziati di pace;
4) a operare, in ogni sede internazionale e con ogni strumento diplomatico, affinché si giunga nel più breve tempo possibile a un cessate il fuoco e a una pace duratura sul territorio ucraino;
5) a ribadire la necessità che ogni eventuale tregua includa, sin dalla fase iniziale, la protezione delle infrastrutture civili ucraine, non soltanto quelle energetiche, ma soprattutto scuole, ospedali e città;
6) a favorire, successivamente alla tregua e alla firma di un accordo di pace tra la Federazione russa e l'Ucraina, la costituzione di una forza multinazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite, subordinata a una deliberazione del Consiglio di sicurezza, al fine di garantire un processo di pace stabile, condiviso ed irreversibile.
(1-00431) «Calovini, Billi, Orsini, Bicchielli, Chiesa, Zoffili, Bagnasco, Carfagna, Tremonti, Formentini, Rossello, Ciaburro, Carrà, De Monte, Caiata, Coin, Battilocchio, Comba, Cecchetti, Di Giuseppe, Crippa, Loperfido, Giglio Vigna, Maullu, Malagola, Mura, Padovani, Polo, Vinci».