Camera dei deputati

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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 21 maggio 2025

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


   La Camera,

   premesso che:

    secondo quanto emerge dalle recenti tabelle di Eurostat, nel 2024, nel nostro Paese il 9 per cento dei lavoratori impiegati a tempo pieno sono a rischio povertà, con un reddito inferiore al 60 per cento di quello mediano nazionale al netto dei trasferimenti sociali, mentre, se si considerano i lavoratori di almeno 18 anni occupati per almeno la metà dell'anno (sia full time che part time) la percentuale arriva al 10,2 per cento. In entrambi i casi, si registra un netto peggioramento rispetto all'anno precedente;

    la povertà lavorativa colpisce soprattutto i lavoratori indipendenti, tra i quali il 17,2 per cento ha redditi inferiori al 60 per cento di quello mediano nazionale, contro il 15,8 per cento nel 2023 e i giovani tra i 16 e i 29 anni, tra cui risultano poveri 1'11,8 per cento degli occupati, a fronte del 9,3 per cento dei lavoratori nella fascia di età tra i 55 e i 64 anni;

    tra i fattori che maggiormente incidono sulla condizione di povertà dei lavoratori vi è senz'altro il livello di istruzione, tanto che tra i lavoratori che hanno fatto la sola scuola dell'obbligo si registra un 18,2 per cento di occupati poveri (era il 17,7 per cento del 2023) mentre la percentuale crolla tra i lavoratori laureati, tra i quali solo il 4,5 per cento risulta con un reddito inferiore al 60 per cento di quello mediano nazionale, anche se con un notevole peggioramento rispetto al 3,6 per cento del 2023;

    parallelamente, dalle medesime tabelle Eurostat emerge che nel 2024 è tornato ad allargarsi il divario tra chi è in una situazione di indigenza e chi è più benestante, visto che il primo decile delle persone sulla base dei redditi può contare su una quota del reddito nazionale equivalente ad appena il 2,5 per cento, in calo rispetto al 2,7 per cento del 2023, mentre il decile più ricco può contare su una quota del reddito nazionale pari al 24,8 per cento, in aumento rispetto al 2023;

    numeri negativi che confermano quanto già emerso nel Rapporto mondiale sui salari 2024-2025 dell'Oil, secondo il quale i salari reali in Italia sono diminuiti nel 2022 e 2023, tornando a crescere solo nel 2024 senza, tuttavia, compensare le perdite subite durante il periodo di alta inflazione e, a differenza della maggior parte dei paesi del G20, si conferma una dinamica salariale negativa nel lungo periodo, con salari reali inferiori a quelli del 2008;

    tra i pochi dati positivi spicca quello relativo alla quota della deprivazione materiale – ovvero l'incapacità di permettersi una serie di beni, servizi o attività sociali specifici essenziali per una qualità di vita adeguata –, che nel nostro Paese è scesa all'8,5 per cento della popolazione contro il 9,8 per cento del 2023 e che coinvolge comunque circa 5 milioni di persone;

    valori che complessivamente si innestano su una condizione salariale già critica per il nostro Paese, basti considerate che l'Italia è l'unico Paese dell'area Ocse nel quale, dal 1990 al 2020, il salario medio annuale è diminuito (-2,9 per cento), mentre in Germania è cresciuto del 33,7 per cento e in Francia del 31,1 per cento. Si tratta di un andamento composto, infatti nella decade 1990-2000 e in quella 2000-2010 i salari in Italia sono cresciuti, seppure con una dinamica piatta, rispettivamente dello 0,7 per cento e del 5,2 per cento. L'ultima decade 2010-2020 è stata quella maggiormente negativa con una caduta del -8,3 per cento. In queste tre decadi è aumentato il divario tra la crescita media dei salari nei Paesi Ocse e la crescita dei salari in Italia progressivamente dal -14,6 per cento (1990-2000), al -15,1 per cento (2000-2010) e, infine, al -19,6 per cento (2010-2020);

    una fotografia davvero sconfortante e in palese contrasto con le finalità enunciate dal primo comma dell'articolo 36 della Costituzione: «Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa»;

    principi che ritroviamo sviluppati e ribaditi nel preambolo della direttiva (UE) 2022/2041 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa a salari minimi adeguati nell'Unione europea, nel quale si ricorda che la Carta europea sociale (Esc) «Riconosce il diritto di tutti i lavoratori a un'equa remunerazione sufficiente per un tenore di vita dignitoso per sé e per le proprie famiglie. Riconosce inoltre il ruolo dei contratti collettivi liberamente conclusi, nonché dei meccanismi legali di fissazione del salario minimo, per garantire l'effettivo esercizio di tale diritto, il diritto di tutti i lavoratori e datori di lavoro di organizzarsi in organizzazioni locali, nazionali e internazionali per la protezione dei loro interessi economici e sociali e il diritto alla contrattazione collettiva.». O, ancora, quando si ribadisce il principio in base al quale «Migliori condizioni di vita e di lavoro, anche grazie a salari minimi adeguati, vanno a beneficio dei lavoratori e delle imprese dell'Unione, nonché della società e dell'economia in generale, e sono un prerequisito per il conseguimento di una crescita equa, inclusiva e sostenibile. Affrontare le grandi differenze nella copertura e nell'adeguatezza della tutela del salario minimo contribuisce a migliorare l'equità del mercato del lavoro dell'Unione, a prevenire e ridurre le disparità salariali e sociali e a promuovere il progresso economico e sociale e la convergenza verso l'alto»;

    ragioni di carattere economico generale dovrebbero altresì indurre a favorire una diversa distribuzione dei redditi e un poderoso recupero di potere d'acquisto dei salari nel nostro Paese, basti pensare al forte ridimensionamento delle prospettive di crescita del Pil reale ammesso dallo stesso Governo, cui potrebbero sommarsi gli ulteriori effetti negativi innescati dalla «guerra» dei dazi decisa dalla nuova amministrazione americana;

    per far fronte alla possibile contrazione dell'export a seguito della «guerra» dei dazi, andrebbe favorita la domanda interna, operando una netta inversione di tendenza rispetto alle ricette adottate a seguito della crisi dei mercati finanziari del 2010, improntate alla contrazione dei bilanci pubblici e alla compressione dei salari, quale fattore concorrenziale nei confronti degli altri paesi dell'Unione;

    anche i dati del mercato del lavoro, per quanto evidenzino la prosecuzione di dati positivi per quanto concerne il numero degli occupati e del tasso di occupazione totale, ci dicono che questi aumenti di occupazione sono in larga parte concentrati in settori a bassa produttività – basti pensare che la produzione industriale italiana registra in maniera ininterrotta una flessione continua ormai da ben 25 mesi – e vedono un incremento più marcato, solo parzialmente spiegato dalle dinamiche demografiche, nella fascia di età medio-alta, anche come conseguenza delle continue misure, adottate con le tre leggi di bilancio del Governo Meloni, che hanno di fatto cancellato ogni forma di flessibilità pensionistica;

    ben altre misure andrebbero approntate per migliorare la condizione economica di milioni di lavoratori che non possono contare su salari dignitosi, come l'introduzione del salario minimo e una norma che riconosca la reale rappresentatività delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro e la conseguente estensione erga omnes dei contratti stipulati dalle medesime organizzazioni;

    anziché portare avanti politiche per rafforzare i diritti e la condizione economica dei lavoratori, il Governo prosegue con una strategia di precarizzazione del mercato del lavoro. Dapprima con la reintroduzione dei voucher lavoro, poi con la liberalizzazione dei contratti a tempo determinato e poi con la somministrazione. Misure che colpiranno soprattutto i giovani e le donne, contribuendo a rendere sempre più incerto il futuro di tanti lavoratori, precarizzandone non solo la condizione economica, ma anche quella esistenziale;

    peraltro, come è stato autorevolmente ricordato dal Capo dello Stato, i bassi livelli salariali e la diffusione dei contratti precari rappresentano il principale disincentivo per i tanti giovani, anche altamente qualificati, che ogni anno lasciano il nostro Paese in cerca di migliori condizioni lavorative e del riconoscimento della loro professionalità. Una perdita netta che ogni anno impoverisce il nostro tessuto sociale ed economico e che contribuisce ad alimentare il già grave bilancio demografico;

    parimenti, non sono state adottate nessuna delle misure alternative all'introduzione anche nel nostro Paese del salario minimo legale, che pure maggioranza e Governo hanno formulato nel corso degli ultimi due anni, prova ne è la sorte del disegno di legge delega al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva nonché di procedure di controllo e informazione (atto Senato n. 957);

    nel pieno rispetto del ruolo della contrattazione collettiva e della tradizione delle relazioni industriali del nostro Paese, il riferimento per la definizione della retribuzione applicabile ai lavoratori del settore privato dovrà coincidere con il valore del trattamento economico complessivo stabilito dal contratto collettivo nazionale di lavoro stipulato dalle associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, prevedendosi altresì una soglia minima, definita per legge, al di sotto del quale neppure il minimo tabellare previsto da questi contratti possa andare;

    corollario fondamentale per delineare un quadro certo di regole in materia di individuazione dei livelli retributivi, in coerenza con i princìpi costituzionali e comunitari, è quello legato alla definizione e alla disciplina della misurazione della rappresentanza delle organizzazioni sindacali e datoriali, scongiurando il dumping salariale generato dai cosiddetti «contratti pirata»;

    secondo l'ultimo report del Cnel, al 31 dicembre 2024 risulta ulteriormente cresciuto il numero dei contratti collettivi nazionali di lavoro per i dipendenti del settore privato e del settore pubblico depositati al Cnel, che ormai ha raggiunto il numero di 1.037, di cui solo poche decine riguardano il 90 per cento dei lavoratori. Di questi, ne risultano scaduti il 62 per cento, coinvolgendo il 44 per cento dei lavoratori dipendenti,

impegna il Governo:

1) ad adottare ogni iniziativa utile, anche di carattere normativo, finalizzata al riconoscimento a tutti i lavoratori e le lavoratrici di ogni settore di un complessivo trattamento economico non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, da applicare a tutti i lavoratori del settore di riferimento, ovunque impiegati nel territorio nazionale, prevedendo in ogni caso che, anche alla luce dei parametri europei e del dettato costituzionale, il trattamento minimo tabellare corrisposto ai lavoratori non possa essere inferiore a 9 euro all'ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali, da, aggiornare periodicamente in ragione del potere d'acquisto e del costo della vita;

2) ad adottare iniziative normative al fine di introdurre chiare disposizioni volte ad assicurare che l'applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale sia condizione per poter intrattenere rapporti economici con le pubbliche amministrazioni, con gli organi dello Stato e con gli organismi di diritto pubblico, nonché per accedere ai benefici di legge previsti dal nostro ordinamento;

3) ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte a definire misure che assicurino il diritto al risarcimento e la protezione contro trattamenti o conseguenze sfavorevoli sul piano salariale, nonché per l'applicazione di appropriate sanzioni in caso di violazioni dei diritti e degli obblighi in materia di retribuzioni;

4) a favorire, per quanto di competenza, la definizione di una disciplina legislativa della misurazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali;

5) ad avviare un concreto e tempestivo confronto con le parti sociali realmente rappresentative, volto a definire una nuova strategia in materia di lavoro nel nostro Paese, anche attraverso la realizzazione di un piano straordinario pluriennale per il lavoro, che metta al centro la buona e stabile occupazione, il contrasto a ogni forma di precarietà attraverso una vera e propria «bonifica» normativa, così come la diffusione del part-time involontario e di quello fittizio, nonché per l'adozione di iniziative di competenza volte a monitorare e rafforzare le misure di contrasto delle forme di penalizzazione del lavoro delle donne e di divario retributivo di genere;

6) a sostenere, per quanto di competenza, l'iter di iniziative legislative volte a ridurre l'uso inappropriato di contratti a tempo determinato comunque denominati, riconducendoli alle loro funzioni proprie, e a contrastare la diffusione del part-time involontario, spesso fonte di lavoro grigio, riaffermando la centralità del lavoro a tempo indeterminato a tempo pieno nel nostro ordinamento;

7) ad adottare le opportune iniziative, anche di carattere normativo, per contrastare il fenomeno delle false partite Iva che coinvolgono, in particolare, molti giovani laureati e professionisti, iscritti agli ordini professionali e non, in monocommittenza, il cui rapporto di lavoro è in realtà assimilabile dal punto di vista organizzativo e gerarchico a quello subordinato – senza le corrispondenti tutele – e con retribuzioni che, se parametrate su base oraria, risultano di gran lunga inferiori a quelle auspicabili per il salario minimo;

8) ad adottare iniziative volte a introdurre ovvero a estendere il sostegno economico al reddito, con lo scopo di contrastare la marginalità, garantire la dignità della persona e favorire il pieno sviluppo della persona, la cittadinanza, attraverso l'inclusione sociale, quale misura di contrasto alla disuguaglianza e all'esclusione sociale, nonché quale strumento di rafforzamento delle politiche finalizzate al sostegno economico e all'inserimento sociale dei soggetti maggiormente esposti al rischio di marginalità nella società e nel mercato del lavoro;

9) ad adottare le opportune iniziative di competenza affinché si pervenga a una significativa revisione dei parametri utili alla determinazione dell'indicatore di povertà lavorativa utilizzato dall'Unione europea in particolare estendendo la platea di riferimento a tutti coloro i quali sono occupati almeno una volta in un anno, con l'esclusione di pensionati e studenti, e incrementando in maniera strutturale la ponderazione dei redditi da lavoro dei singoli individui rispetto al reddito equivalente fruibile all'interno del nucleo familiare di appartenenza, nonché tenendo conto anche del disagio abitativo.
(1-00444) «Scotto, Barzotti, Mari, Aiello, Carotenuto, Fossi, Gribaudo, Laus, Sarracino, Tucci».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BONAFÈ, SIMIANI e FOSSI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   apprendiamo dalla stampa che in data 10 maggio 2025, il gruppo criminale informatico noto come Nova (già RALord) abbia rivendicato un attacco ransomware ai danni del comune di Pisa, dichiarando di aver esfiltrato circa 2 terabyte di dati sensibili;

   sempre secondo i media sarebbero stati pubblicati online alcuni campioni di dati, tra cui documenti interni, database di pagamenti, codici sorgente, file di configurazione, informazioni personali, copie di carte d'identità, fatture ed email, a dimostrazione dell'effettivo furto di informazioni;

   l'attacco ha comportato la crittografia dei dati, e la minaccia di divulgazione completa del materiale esfiltrato entro 14 giorni, qualora non venga pagato un riscatto;

   ad oggi, non risulta alcuna comunicazione ufficiale da parte del comune di Pisa in merito all'attacco subìto, né sono state fornite informazioni sull'entità del danno o sulle misure adottate per contenere l'incidente;

   questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di attacchi informatici che hanno colpito diverse pubbliche amministrazioni italiane, evidenziando la crescente vulnerabilità delle infrastrutture digitali locali –:

   se siano a conoscenza dell'attacco informatico subìto dal comune di Pisa e quali informazioni siano state acquisite in merito all'entità e alla natura dei dati esfiltrati;

   se siano state coinvolte le autorità competenti, quali l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale e il Garante per la protezione dei dati personali, per valutare l'impatto dell'attacco e coordinare le azioni di risposta;

   quali iniziative urgenti intendano promuovere per rafforzare la sicurezza informatica delle pubbliche amministrazioni locali, in particolare attraverso programmi di formazione, aggiornamento tecnologico e implementazione di sistemi di difesa avanzati.
(5-03992)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta scritta:


   DELLA VEDOVA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   sin dal 1979, la Repubblica Islamica dell'Iran attua una sistematica persecuzione nei confronti della comunità Bahà'í, la più numerosa minoranza religiosa non musulmana del Paese, come documentato da numerose organizzazioni internazionali;

   tale persecuzione è radicata nel memorandum del 1991 sulla «questione Bahà'í», firmata dalla Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei, ancora pienamente efficace e confermata periodicamente in recenti documenti di politica governativa, la quale esplicitamente raccomanda, tra l'altro, che «i rapporti del governo con i Bahà'í devono essere tali da bloccare il loro progresso e sviluppo»; i Bahà'í devono essere «espulsi dalle università» una volta che le loro convinzioni diventano note; i Bahà'í non possono essere assunti in impieghi pubblici e devono essere esclusi da posizioni influenti;

   le ulteriori violazioni perpetrate nei confronti di questa comunità comprendono arresti arbitrari, detenzioni prolungate, confisca di proprietà, negazione dell'accesso all'istruzione e all'occupazione, nonché la distruzione di luoghi di culto e cimiteri Bahà'í;

   nel rapporto di aprile 2024 intitolato «The Boot on My Neck», Human Rights Watch ha stabilito che i 45 anni di repressione sistematica nei confronti dei Bahà'í costituiscono un crimine contro l'umanità da persecuzione, ai sensi del diritto penale internazionale;

   il dottor Javaid Rehman, in qualità di Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell'Iran, ha affermato a luglio 2024 che i Bahà'í sono stati «presi di mira con intenti genocidari persecutori» sin dagli anni '80;

   sempre nell'anno 2024 un gruppo di 18 esperti indipendenti delle Nazioni Unite, comprendenti i relatori speciali sulla libertà religiosa, i diritti delle donne, la situazione in Iran e i diritti culturali, ha pubblicamente denunciato tali azioni come una persecuzione intersezionale, con sistematica targetizzazione delle donne Bahà'í le quali subiscono una doppia azione persecutoria sia per il loro genere sia per la loro mera appartenenza religiosa, come ampiamente documentato anche dalla Bahà'í International Community;

   sulla stessa linea, le interrogazioni E-002373/2024 e E-001255/2024 presentate al Parlamento europeo hanno richiesto un rafforzamento delle pressioni internazionali per porre fine alla persecuzione di Stato contro la comunità Bahà'í –:

   se e cosa ritenga di fare, nella consapevolezza delle gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani ai danni della comunità Bahà'í in Iran, per garantire a livello bilaterale tra Governo italiano e Iran e a qualsiasi altro livello, a partire da quello europeo, che i rapporti diplomatici e le trattative in corso includano esplicitamente i diritti di questa comunità.
(4-05060)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   CARAMIELLO, SERGIO COSTA e CHERCHI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   il regolamento (CE) n. 1/2005 che disciplina la protezione degli animali durante il trasporto è attualmente oggetto di revisione da parte del Parlamento e del Consiglio europeo su proposta della Commissione UE;

   nonostante le segnalazioni presentate nel corso degli anni da parte delle principali associazioni per la protezione animale, le criticità legate al trasporto di animali vivi continuano a ripetersi: nell'aprile 2025, Essere Animali, Animal Welfare Foundation, Animals' Angels ed Enpa hanno denunciato gravi violazioni durante i trasporti di ovini destinati alla macellazione in Italia, provenienti da Francia e Slovenia, con condizioni inadeguate e rischi sanitari;

   la proposta di revisione tiene conto dei pareri dell'Efsa che raccomandano di ridurre le ore di viaggio, vietare il trasporto di animali vulnerabili, aumentare lo spazio disponibile e favorire il passaggio al trasporto di carne e carcasse, come suggerito anche dalla Corte dei conti europea nel suo Rapporto 2023 «Il trasporto di animali vivi nell'UE: sfide e opportunità»;

   il trasporto di animali vivi frequente, su lunga distanza e senza determinati requisiti, contribuisce in modo diretto alla diffusione di agenti patogeni, con conseguenze gravi per la salute pubblica, la stabilità economica del settore zootecnico e per la fiducia dei consumatori;

   alla luce dei ripetuti focolai epidemici di origine zoonotica che hanno colpito diversi Stati membri dell'UE, appare sempre più urgente rivedere l'approccio attuale basato sulla gestione emergenziale post-focolaio, in favore di una strategia preventiva attraverso l'innalzamento e il rafforzamento degli standard di benessere animale;

   Efsa evidenzia come le buone pratiche per il benessere degli animali non solo riducono sofferenze, ma contribuiscono a rendere gli animali più sani, un elemento cardine per la sicurezza della filiera degli alimenti, considerati gli stretti nessi tra il benessere degli animali, la loro salute e le malattie veicolate da alimenti, in linea con il principio di One Health;

   il miglioramento delle attuali normative potrebbe non solo ridurre i rischi sanitari, ma produrre ritorni economici significativi, salvaguardano il benessere degli animali e la reputazione del comparto agroalimentare italiano ed europeo –:

   quale sia la posizione in merito alla proposta di regolamento in oggetto e se, alla luce delle gravi criticità esposte, intendano sostenere in sede UE l'adozione di standard più rigorosi per i trasporti di animali vivi, in linea con i pareri di Efsa e della Corte dei conti UE.
(5-03986)


   CURTI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il mosciolo selvatico del Conero costituisce una peculiarità biologica e culturale del litorale marchigiano, riconosciuto anche da Slow Food come presidio da tutelare, in quanto simbolo della pesca artigianale a basso impatto ambientale, profondamente radicata nel tessuto sociale e produttivo delle comunità costiere di Ancona e Portonovo;

   la pesca del mosciolo rappresenta per decine di operatori un'attività esclusiva, strettamente legata alla stagionalità e alla specificità dell'habitat locale, con una filiera corta e un indotto che coinvolge ristorazione, turismo sostenibile e commercio locale. Attualmente sono attive 31 autorizzazioni, in gran parte riferite a unità monoattività per le quali la raccolta dei mitili costituisce oltre il 90 per cento del fatturato annuo;

   per la stagione 2025, su proposta dell'assemblea dei pescatori locali, avallata dalla Consulta regionale della Pesca, l'apertura della campagna di pesca – solitamente fissata al 15 maggio – è lì stata posticipata di un mese, al 15 giugno, in considerazione della situazione di sofferenza della risorsa e con l'intento di consentire l'attivazione, da parte della regione Marche, di strumenti di sostegno economico a favore delle imprese interessate dal fermo;

   nonostante le motivazioni addotte – di natura sia ambientale che socioeconomica – non risulta, a tutt'oggi, che la regione Marche abbia adottato o presentato un piano di ristori o di misure compensative per le imprese del settore;

   i dati riferiti dagli operatori segnalano un quadro di crescente criticità: nel biennio 2023-2024 le perdite di fatturato hanno superato il 30 per cento, con punte superiori al 70 per cento, e nel corso del 2024 – nonostante la chiusura anticipata della stagione – non è stato riconosciuto alcun ristoro, aggravando ulteriormente la situazione economico-finanziaria del comparto;

   l'incontro svoltosi nei mesi scorsi tra l'assessore regionale alla pesca e i rappresentanti del Ministero dell'agricoltura non ha prodotto, almeno formalmente, esiti concreti né indicazioni chiare circa eventuali misure condivise tra i livelli istituzionali. L'assenza di trasparenza e comunicazione istituzionale contribuisce ad alimentare incertezza e sfiducia tra gli operatori;

   l'intero comparto appare oggi privo di prospettive stabili: la prosecuzione delle attività è minacciata non solo dal deterioramento dell'ecosistema marino, ma anche dalla mancanza di strumenti di tutela e accompagnamento economico che garantiscano, in un'ottica di transizione sostenibile, la sopravvivenza di un segmento produttivo ad alto valore territoriale;

   organizzazioni del terzo settore, associazioni ambientaliste, ricercatori universitari, rappresentanti istituzionali locali e gli stessi pescatori hanno espresso, attraverso appelli pubblici e documenti ufficiali, la necessità di avviare una strategia regionale e nazionale integrata che combini salvaguardia ambientale, sostenibilità economica e valorizzazione del patrimonio culturale marittimo –:

   se si intendano attivare, in raccordo con la regione Marche, iniziative urgenti e strutturate volte a garantire ristori economici agli operatori danneggiati, nonché la tutela della risorsa marina e la continuità di un comparto identitario e strategico per l'economia costiera marchigiana.
(5-03991)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, il Ministro delle imprese e del made in Italy, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

   la mattina del 7 maggio 2025 all'altoforno 1 dello stabilimento siderurgico della ex Ilva di Taranto, dal 2021 in gestione ad AdI S.p.A. in amministrazione straordinaria dal 20 febbraio 2024, si è verificato lo scoppio di una tubiera, con fuoriuscita di gas incendiato e proiezione di materiale solido incandescente, causando un vasto incendio, che ha esposto a gravi rischi i lavoratori presenti nell'area, pur non provocando fortunatamente ferimenti o decessi;

   la procura di Taranto ha disposto immediatamente il sequestro probatorio senza facoltà d'uso dell'impianto, aprendo un'indagine per gli ipotizzati reati di omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro e getto pericoloso di cose;

   secondo il procuratore della Repubblica di Taranto, i «preliminari accertamenti» hanno ipotizzato «che l'evento concretizzasse un “incidente rilevante” inteso quale emissione o incendio di grande entità dovuto a sviluppi incontrollati», e quindi, rileva il procuratore, «un pericolo grave, immediato o differito per la salute umana o per l'ambiente all'interno o all'esterno dello stabilimento e in cui intervengano una o più sostanze pericolose»;

   si apprende da organi di stampa che, secondo quanto accertato nel corso delle prime indagini da parte di Arpa Puglia e Spesal dopo l'incidente, una delle cause potrebbe essere nella modalità di riaccensione dell'altoforno 1 avvenuta il 15 ottobre 2024, alla presenza del Ministro delle imprese e del made in Italy;

   il 22 febbraio 2023 AdI S.p.A. ha presentato al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica (Mase) istanza di riesame con valenza di rinnovo dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) relativa alle attività dello stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale Acciaierie d'Italia S.p.A. (ex Ilva), in scadenza il 23 agosto 2023;

   entro tale data era prevista la conclusione di tutti gli interventi del Piano ambientale di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017, tra cui l'attuazione della prescrizione n.UA20 (certificazione prevenzione incendi);

   lo stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto, com'è noto, è soggetto alle disposizioni previste dal decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105 «Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose»;

   gli impianti ex Ilva operano, dall'agosto 2023, termine di scadenza dell'Aia, in regime di proroga;

   l'istanza presentata dal gestore riguarda il funzionamento dello stabilimento siderurgico per una produzione di 6 milioni di tonnellate all'anno di acciaio, per un periodo di 12 anni, mediante l'utilizzo di tre altiforni e due acciaierie;

   la Commissione Istruttoria AIA-IPPC per lo Stabilimento siderurgico di Taranto del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica lo scorso 2 aprile 2025 ha reso il parere istruttorio conclusivo relativo alla nuova Aia, formulando ben 477 prescrizioni ambientali e circa 700 adempimenti complessivi, essenziali per avere «un quadro cautelativo dal punto di vista ambientale e sanitario» e precisando la necessità di «(...) una serie di approfondimenti e l'implementazione di un monitoraggio permanente ambientale e sanitario, da sviluppare in sinergia con gli enti territoriali; oltre a una serie di misure di ottimizzazioni impiantistiche e gestionali con un approccio di miglioramento continuo basato su dati misurati»;

   su parte di queste prescrizioni sarebbero state eccepite obiezioni dal gestore, che ha a sua volta formulato osservazioni attualmente all'esame del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica;

   l'esame ha comportato il differimento della conferenza dei servizi, già rinviata dal 5 al 13 maggio, al prossimo 21 maggio 2025;

   alla luce dell'incendio, e considerata l'impossibilità di rimettere in funzione in tempi brevi l'altoforno 1, è plausibile attendersi un riesame da parte della commissione istruttoria delle procedure istruttorie relative al rinnovo dell'Aia;

   il presunto obiettivo della decarbonizzazione degli stabilimenti ex Ilva, in favore del quale negli ultimi anni sono state individuate risorse e avviati progetti, subisce un decisivo arresto per effetto della recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha confermato l'annullamento dell'aggiudicazione della gara d'appalto per la realizzazione nell'area dell'ex Ilva di Taranto di un impianto per la produzione del cosiddetto preridotto –:

   se risulti ai Ministri interrogati che sia stata data piena attuazione alla prescrizione n.UA20 (certificazione prevenzione incendi) del Piano ambientale di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017;

   se il gestore degli impianti abbia definito con apposito documento la propria politica di prevenzione degli incidenti rilevanti e redatto rapporto di sicurezza ai sensi dell'articolo 15 del decreto legislativo n. 105 del 2015;

   se alla luce dell'incendio avvenuto il 7 maggio 2025, non si ritenga opportuno intraprendere iniziative di competenza al fine di sospendere il rilascio della nuova Aia, disponendo il blocco di tutte le attività inquinanti;

   se non si ritenga necessario assumere iniziative di competenza per istituire un tavolo istituzionale con i diversi attori coinvolti, per definire quanto prima un progetto operativo di riconversione del polo siderurgico di Taranto verso attività e tecnologie per la transizione energetica, l'economia circolare e le biotecnologie, escludendo l'utilizzo delle risorse del piano ReArm Europe e ogni possibile riconversione verso settori industriali legati alla difesa o alla produzione di armamenti.
(2-00612) «Bonelli».

Interrogazione a risposta orale:


   IACONO, PROVENZANO, BARBAGALLO, MARINO e PORTA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:

   nei comuni della provincia di Agrigento si registra da tempo una grave crisi idrica che compromette la regolare fornitura di acqua potabile ai cittadini, con frequenti interruzioni e disservizi anche prolungati;

   con delibera del Consiglio dei ministri del 6 maggio 2024 è stato dichiarato, per 12 mesi, prorogati di ulteriori 12, lo stato di emergenza in relazione alla situazione di grave deficit idrico in atto;

   ciò nonostante, risultano scarse o assenti le azioni correttive da parte della Giunta regionale che non ha affrontato efficacemente l'emergenza idrica, e non vi sono programmi a breve concreti di realizzazione di infrastrutture idriche;

   mentre i cittadini di Agrigento e della provincia fanno quotidianamente i conti con una crisi idrica sempre più grave, con i razionamenti sempre più frequenti, che incutono maggiore preoccupazione con l'approssimarsi dell'estate, dalle notizie giornalistiche dei giorni scorsi sono emerse ipotesi inquietanti circa la gestione di diversi appalti pubblici nelle province di Agrigento e di Trapani;

   l'inchiesta della procura della Repubblica di Agrigento, che ha portato giorni fa ad alcuni arresti su un presunto giro di tangenti finalizzato a pilotare diversi appalti pubblici, ha messo nel mirino anche quello relativo al rifacimento della rete idrica della città di Agrigento, per un importo di 37 milioni di euro con Aica «Azienda idrica dei comuni agrigentini» quale stazione appaltante;

   per la procura della Repubblica di Agrigento detto appalto, atteso in città da decenni, sarebbe stato pilotato grazie alla complicità di dirigenti e funzionari pubblici e assegnato a un consorzio di imprese che non avrebbe avuto i requisiti economici, organizzativi e finanziari per sostenere un lavoro di tale portata e complessità;

   da quanto è emerso si comprenderebbero le ragioni che hanno portato alla dilatazione dei tempi per l'avvio di un'opera fondamentale, attesa da decenni, nella città che oggi è capitale della Cultura 2025: a giudizio degli interroganti un ritardo voluto, non accidentale, conseguenza diretta di un sistema corruttivo, che avrebbe sapientemente pilotato la procedura amministrativa verso l'aggiudicazione ad un'impresa «amica»;

   su quanto è accaduto, indipendentemente dalle eventuali responsabilità penali a giudizio degli interroganti sussisterebbe la responsabilità del consiglio di amministrazione dell'Aica, per non avere adeguatamente vigilato e – quanto meno – per non aver compreso le anomalie nella definizione di un iter amministrativo lento e contorto, che ha causato anche nel 2023 la mancata finalizzazione di un primo finanziamento di 45 milioni di euro per scadenza dei termini di utilizzo, e per come evidenziato dall'istruttoria e dall'attività di vigilanza operata da Anac – giusto fascicolo n. 3157 del 2022 – a firma del presidente Giuseppe Busia;

   a questo si aggiunge che l'incapacità di una dissennata gestione, che ha generato enormi disservizi ai cittadini – utenti, ha determinato una condizione di cronica sofferenza economico-finanziaria che ha portato il gestore in condizione di grave squilibrio di bilancio, colmato con ingiusti e vessatori aumenti – adeguamenti tariffari che, anche se dovuti, appaiono in questo difficile momento e contesto inopportuni;

   a parere degli interroganti risulterebbe pertanto opportuno, in attesa dell'esito delle indagini e nel rispetto delle competenze della magistratura, attivare una gestione straordinaria e commissariale del servizio idrico integrato in provincia di Agrigento, alla luce di quanto esposto –:

   di quali elementi dispongano in ordine ai fatti esposti e quali iniziative urgenti di competenza intendano adottare a tutela del bene pubblico acqua e della sua pubblica gestione, anche alla luce delle gravi criticità e lampanti anomalie descritte in premessa con riguardo alla gestione del servizio idrico integrato della provincia di Agrigento.
(3-01974)

Interrogazione a risposta scritta:


   ZANELLA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   le sostanze perfluoroalchiliche utilizzate nell'industria costituiscono un inquinante che il corpo umano non riesce ad espellere e sono contenute nelle acque, nelle schiume antincendio e anche nell'abbigliamento composto da tessuto ignifugo;

   il direttore centrale Gaetano Vallefuoco ha scritto alle direzioni regionali e interregionali dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, invitandoli a segnalare qualsiasi caso di contaminazione da Pfas, per poter sottoporre il personale a screening e verificare problemi all'organismo. Il documento è stato inoltrato anche alle organizzazioni sindacali territoriali e all'osservatorio bilaterale per le politiche sulla sicurezza sul lavoro e sanitarie del corpo dei Vigili del fuoco;

   come è ormai noto i Pfas possono contaminare facilmente le risorse idriche, influenzando in particolare le falde acquifere e altre fonti di acqua potabile. La contaminazione delle acque potabili rappresenta uno degli effetti più preoccupanti, poiché espone la popolazione al rischio di esposizione continua a questi composti. La dimostrazione si è avuta in Veneto con l'inquinamento originato dallo stabilimento Miteni di Trissino, che ha contaminato la falda e gli acquedotti in tre province;

   la direzione centrale dei Vigili del fuoco ha invitato tutte le proprie strutture ad acquisire, per tramite dei comandi di propria pertinenza territoriale, informazioni riguardanti le azioni intraprese dagli organismi competenti territoriali per accertare la presenza di inquinamento ambientale da Pfas. Nel caso in cui risultassero evidenze certificate da parte dei suddetti organismi della presenza di inquinamento queste dovranno trasmettere alla direzione centrale la relativa documentazione;

   successivamente la direzione centrale dei Vigili del fuoco procederà ad un monitoraggio ambientale all'interno delle sedi di servizio dei comandi interessati, per poi procedere, qualora risultasse la presenza di inquinamento ambientale da Pfas, all'effettuazione di uno studio sul personale potenzialmente esposto con le stesse modalità attuate in Emilia-Romagna. A Bologna è stato sottoscritto un accordo con l'università degli studi del capoluogo per dare operatività agli accertamenti;

   uno studio dell'università dell'Arizona Health Science ha scoperto che i pompieri sono i lavoratori con il più elevato tasso di sostanze perfluoroalchiliche nel sangue. In Italia i Vigili del fuoco sono stati particolarmente colpiti da una vicenda che ha registrato, tra il 2022 e il 2023, il decesso per tumore al cervello di quattro loro uomini, che avevano lavorato ad Arezzo;

   l'associazione Medici per l'Ambiente (Isde) ha presentato denunce in 35 procure della Repubblica italiana, chiedendo di aprire inchieste sui danni causati dai Pfas alla salute umana –:

   se siano a conoscenza del documento citato in premessa inviato dalla direzione centrale dei Vigili del fuoco alle direzioni regionali e interregionali;

   se dai dati in possesso dei Ministri interrogati si sia evidenziato un particolare stato di emergenza che ha determinato l'iniziativa del Vigili del fuoco e contestualmente quali iniziative intendano assumere, ognuno per quanto di competenza, per sostenere il monitoraggio avviato dalla direzione centrale del Vigili del fuoco.
(4-05057)

CULTURA

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VII Commissione:


   MANZI, IACONO, ORFINI e BERRUTO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   dalle dichiarazioni del Ministro interrogato, in occasione del Salone del libro di Torino, si apprende la volontà dell'Esecutivo di ripristinare e rifinanziare il fondo per le biblioteche, tagliato dal precedente Ministro Sangiuliano e, al contempo, invece, non risulta alcuna previsione di ripristino della cosiddetta 18App: (...) «ripenseremo la Carta dello Studente, che dovrà premiare soprattutto il merito» (...);

   le nuove carte cultura giovani e carta del merito, introdotte dal Governo, con il nuovo iter burocratico e le barriere di reddito per accedervi, hanno determinato un significativo ridimensionamento della spesa in beni culturali e quindi anche per il mondo del libro: gli acquisti dei neo-diciottenni con le Carte nei primi quattro mesi del 2025 sono stati pari a 18,3 milioni di euro contro i 45,9 milioni di euro del 2024;

   i dati elaborati dall'Associazione italiana editori (Aie) fanno emergere un quadro drammatico rispetto all'impatto negativo che i suddetti tagli hanno già avuto sul comparto;

   l'Aie rileva che nei primi quattro mesi del 2025 si intensifica per il mercato del libro italiano la flessione già emersa nei primi tre mesi: questo il dato cardine emerso dall'incontro dell'Associazione italiana editori al Salone del libro di Torino. Cala del 3,6 per cento l'editoria italiana di varia – romanzi e saggi venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione – rispetto allo stesso periodo del 2024, registrando 431,3 milioni di euro di vendite a valore per una minor spesa degli italiani di 15,9 milioni di euro. Il calo a copie è stato del 3,2 per cento: quasi un milione di copie di libri acquistati in meno (975 mila) su 29,2 milioni di copie complessive;

   le associazioni che rappresentano la filiera del libro, dagli editori ai librai ai bibliotecari, lamentano l'assenza di misure compensative, e di conseguenza l'assenza di una prospettiva per il loro comparto –:

   alla luce dei dati Aie, quale sia la politica di sostegno che il Governo intende mettere in atto volta a promuovere la lettura anche riconsiderando la misura della carta del merito, rendendo da un lato più semplici le modalità di fruizione e, dall'altro, reintroducendo la natura universale della misura e, al contempo, favorire le associazioni che rappresentano la filiera del libro anche prevedendo con gli stessi l'avvio di un tavolo di confronto.
(5-03987)


   AMATO, SANTILLO, ORRICO e CASO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 novembre 2018 veniva disposta la ripartizione del Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese tra le amministrazioni centrali dello Stato in relazione ai settori di spesa indicati dalla citata norma;

   il fondo prevedeva 966 interventi su tutto il territorio nazionale per lavori di edilizia pubblica, prevenzione del rischio sismico, eliminazione delle barriere architettoniche, investimenti di riqualificazione urbana e sicurezza delle periferie e digitalizzazione;

   di questi 966 interventi uno riguardava il Complesso Monumentale di Porta Roma, per il quale si riportava che «l'intervento prevede il completamento del restauro avviato da decenni, al fine di avviare il Bene alla pubblica fruizione»;

   il contributo, volto al completamento del restauro, prevedeva un importo totale pari a 800.000 euro, erogati in tre tranches ossia euro 200.000 nel 2021, euro 400.000 nel 2022 ed euro 200.000 nel 2023;

   successivamente il Ministero della cultura riprogrammava le economie derivanti dagli interventi conclusi, finanziati a valere sull'articolo 1 comma 804 della legge n. 208 del 2015 di cui alla Delibera Cipe 12/2016, nonché le economie derivanti dal definanziamento di risorse destinate ad interventi già programmati e in grave ritardo di attuazione; sbloccava oltre 120 milioni di euro, già stanziati ma non ancora allocati, per interventi di recupero, restauro e valorizzazione in tutta Italia;

   tra gli interventi previsti, uno riguardava il complesso delle Torri di Federico II a Capua, con la disposizione di ulteriori 500.000 euro;

   il 17 dicembre 2022, il sindaco di Capua, Adolfo Villani, nel merito del complesso delle Torri Federiciane dichiarava l'utilità di valorizzare tutta l'area, attraverso una gestione del bastione a ridosso delle Torri di Federico e dell'area circostante di proprietà demaniale;

   il 15 luglio 2023, il sindaco della città di Capua, in contatto con la Sovrintendenza di Caserta comunicava che l'area delle Torri di Federico II erano in fase di progettazione; il 17 settembre 2023 ribadiva, la riqualificazione dell'area delle Torri di Federico e la valorizzazione del Castello delle Pietre;

   a tutt'oggi, a quanto consta agli interroganti, non vi è alcuna opera di restauro e valorizzazione del Complesso Monumentale di Porta Roma né delle Torri di Federico II –:

   quali iniziative di competenza si intendano attivare per velocizzare l'avvio dei lavori di restauro e valorizzazione del Complesso Monumentale di Porta Roma e delle Torri di Federico II.
(5-03988)


   MOLLICONE, AMORESE, CANGIANO, DI MAGGIO, MATTEONI, MESSINA, PERISSA e ROSCANI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   lo scorso 8 maggio 2025 l'Assemblea degli azionisti di Ales – società in house del Ministero della cultura – ha rinnovato il Consiglio di amministrazione;

   Fabio Tagliaferri è stato confermato presidente e amministratore delegato. Al suo fianco, nel nuovo CdA, Antonio Cilento e Margherita Interlandi, designata dal Ministero dell'economia e delle finanze;

   il Collegio sindacale sarà composto da Cristiana Rondoni (presidente), Bernardino Quattrociocchi e Maria Ida Piazza;

   come rilevato dal comunicato, «con queste nomine, Ales apre una nuova fase all'insegna della continuità e del rafforzamento del proprio impegno per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano» –:

   quali risultati siano stati conseguiti da Ales Spa nell'ambito della nuova gestione e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare al riguardo.
(5-03989)


   PICCOLOTTI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   la scorsa settimana oltre 300 artisti e grandi personalità del mondo del cinema italiano hanno firmato una lettera aperta indirizzata al Ministro della cultura esprimendo preoccupazione per la situazione attuale del cinema italiano;

   la lettera denuncia la crisi del settore, peggiorata negli ultimi due anni a causa della riforma del tax credit che ha colpito soprattutto le produzioni indipendenti, e chiede al Ministro di «incontrare i rappresentanti di attori, registi e tecnici per ascoltare le loro richieste» e per promuovere «iniziative ben più ampie e rilevanti» al fine di risolvere una crisi che rischia di togliere «creatività, autonomia e innovazione a tutto il settore»;

   è l'ennesima richiesta di aiuto da parte di un comparto che denuncia una situazione drammatica in termini di lavoro, in termini occupazionali e in termini anche di forte incertezza di quelle che sono le risorse a disposizione e di quello che più in generale è il quadro normativo;

   a fine 2023 viene annunciata una riforma in senso restrittivo arrivata nell'agosto 2024, impugnata al Tar con un'udienza fissata a marzo e poi rinviata al 27 maggio perché il Ministero si era impegnato a correggere il decreto precedente: un caos senza fine. Senza contare che il cinema produce un indotto che si riverbera in altri settori;

   a parere dell'interrogante il Governo sminuisce sempre la situazione, ripetendo che le domande arrivate per i tax credit da novembre sono 475, che i soldi per pagare tutti ci saranno, che ci sono 35 set attivi, mentre questi mesi di tira e molla, con l'ennesimo decreto preparato in fretta e furia per evitare di perdere al Tar, hanno portato circa il 70 per cento degli addetti a restare a casa. Regole incerte, studios vuoti, produzioni in attesa dei pagamenti;

   è necessario intervenire per ristorare le aziende danneggiate dalle politiche del Governo e salvare l'anno contributivo per chi l'ha perso per colpa di questo stallo. Le produzioni italiane sono ferme e quelle internazionali stanno virando altrove a causa dell'incertezza normativa –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere per rispondere concretamente al grido di dolore che proviene dal mondo del cinema, da professionisti affermati e riconosciuti nel mondo, che chiedono semplicemente di vedere riconosciuto il proprio lavoro, al fine di rafforzare e sviluppare l'industria cine-audiovisiva.
(5-03990)

DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:


   PICCOLOTTI. — Al Ministro della difesa, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   in località Lido Conchiglie, nel territorio del comune di Gallipoli (Lecce), è presente da anni un distaccamento dell'Aeronautica Militare 61° Stormo edificato direttamente sulla spiaggia utilizzato anche come stabilimento balneare riservato agli appartenenti al Corpo dell'Aeronautica e ai loro familiari;

   la struttura in questione, realizzata in cemento e mattoni, mostra evidenti segni di degrado strutturale, e registra continui crolli e, quindi, non utilizzabile;

   nel 2023 è stata, comunque, realizzata una imponente piattaforma in cemento armato (utilizzata per servizio ristoro e non per fini militari) e a seguito dei lavori effettuati, la spiaggia libera adiacente risultava ingombra di detriti, compromettendo l'integrità ambientale del tratto costiero e la sua fruibilità pubblica;

   la presenza massiccia di una struttura in cemento in un contesto naturalistico risulta oggi difficilmente compatibile con le normative ambientali vigenti, che impongono severi vincoli anche ai gestori privati dei lidi;

   la stessa area è di notevole interesse ambientale tant'è che nello stesso sito è in corso una progettualità pubblica di rilievo ambientale, denominata «PreBiodunes», finanziata nell'ambito del programma europeo Interreg IPA ADRION 2021-2027, finalizzata alla tutela degli ambienti dunali lungo le coste del Mediterraneo, fortemente minacciati dal turismo intensivo e dai cambiamenti climatici;

   la presenza delle strutture si pone in contrasto con gli sforzi per la rinaturalizzazione e valorizzazione ambientale dell'area e nonostante le segnalazioni inviate alla Capitaneria di Porto di Gallipoli ad oggi, nulla è stato fatto –:

   se i Ministeri interrogati siano a conoscenza della situazione strutturale e ambientale dello stabilimento balneare in uso al distaccamento dell'Aeronautica Militare 61° Stormo sito a Lido Conchiglie;

   se siano stati effettuati sopralluoghi da parte delle autorità e degli uffici competenti, anche a seguito del crollo parziale della struttura;

   se ritenga sussistano ancora i presupposti giuridici e normativi per la concessione diretta e gratuita per fini militari dell'area in questione, considerato che dal 2024 la gestione dei servizi dello stabilimento risulta affidata a soggetti privati da parte di Aeronautica Militare ufficio generale centro responsabilità amministrativa;

   se non ritengono necessario, alla luce del mutato quadro sia normativo che ambientale, valutare la dismissione e lo smantellamento della struttura, al fine di permettere la completa rinaturalizzazione dell'area costiera;

   se non ritengono in alternativa di prevedere una riconversione della struttura secondo criteri di minimo impatto ambientale, compatibili con la normativa vigente e in linea con le regole applicate alle concessioni balneari private;

   quali iniziative intendano intraprendere ciascuno per quanto di competenza, per garantire la massima fruizione pubblica del litorale e la piena tutela del patrimonio ambientale costiero.
(4-05063)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:


   MANES. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   da giorni la drammatica situazione del carcere di Brissogne, in Valle d'Aosta, purtroppo è tornata nelle quotidiane notizie di cronaca;

   venerdì 16 maggio 2025 una rivolta aveva sconvolto la già difficilissima condizione dell'unico carcere valdostano, cinque agenti della polizia penitenziaria sono rimasti intossicati, uno in modo grave, a seguito di un incendio scoppiato all'interno dell'istituto;

   secondo quanto riferisce il sindacato Osapp, durante la rivolta i detenuti hanno incendiato lenzuola e materassi, lanciato oggetti in fiamme nei corridoi costringendo il personale ad aprire le sezioni e far evacuare i reclusi per salvaguardare la loro incolumità;

   inoltre «approfittando del momento di confusione, hanno forzato i cancelli interni e si sono riversati nella rotonda – il posto di servizio del personale – devastando l'area e mettendo a rischio l'incolumità del personale e della popolazione detenuta»;

   oltre al 118, sono intervenuti i vigili del fuoco, molto personale libero dal servizio è stato urgentemente richiamato per riprendere il controllo della situazione;

   lunedì 19 maggio 2025 ancora una notte di disordini, lo denuncia sempre l'Osapp, secondo quanto riportato, intorno alla mezzanotte un gruppo di detenuti avrebbe dato fuoco a materassi, suppellettili e stracci e gettato bombolette nel corridoio;

   la struttura, a differenza di altre realtà italiane, non è caratterizzata da sovraffollamento: i detenuti sono 135 a fronte di 180 posti. Il segretario generale di Osapp, Leo Beneduci, punta il dito contro le troppe incongruenze del sistema e fa appello al Presidente Sergio Mattarella affinché intervenga – dice – nei riguardi di un Governo che, purtroppo, da troppo tempo sottovaluta il problema;

   la carenza di personale qualificato è il vero problema del carcere;

   la situazione è ampiamente conosciuta al Governo tanto che, in data 17 luglio 2024, in risposta ad un question time presentato dall'interrogante in Aula, il Ministro Nordio aveva relazionato sulla pesante situazione con queste parole: «... in effetti esiste un problema di carenza di personale impiegato; su un organico previsto di 149 unità, risultano presenti 129, con una scopertura quindi di 20 unità nei diversi ruoli... l'attuale Governo ha messo in campo un imponente investimento per il reclutamento del personale, ...anche se, purtroppo, la sede di Aosta non è stata scelta da nessuno dei 94 vincitori. Questo ci pone il problema dell'appetibilità delle sedi, dove la vita è effettivamente più costosa rispetto ad altre, per cui sarebbe anche opportuno, un domani, studiare incentivi per differenziare anche il trattamento economico per quelle sedi che si presentano oggettivamente o più disagiate o più costose»;

   attualmente sono 138 le unità previste a Brissogne, 112 quelle attualmente in servizio, un agente di 23 anni si è dimesso volontariamente qualche settimana fa. In una lettera inviata ai superiori ha descritto un ambiente di lavoro tossico e carichi eccessivi;

   nel 2024, a Brissogne, si sono registrati 39 casi di autolesionismo e 8 tentati suicidi;

   per le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, Sappe e Cnpp, che difendono l'impegno della direttrice Velia Nobile Mattei, nel favorire i tanti progetti di reinserimento dei detenuti, i problemi sono sempre quelli della carenza di personale e anche loro chiedono un'azione urgente dell'amministrazione penitenziaria;

   sono episodi che sottolineano quotidianamente la necessità di interventi immediati e su vari fronti per le peculiari criticità della realtà valdostana che necessiterebbero di provvedimenti mirati e specifici –:

   quali iniziative intenda intraprendere il Governo, in tempi strettissimi, al fine di scongiurare queste pericolosissime e continue rivolte nel carcere di Brissogne, per rafforzare la dotazione di personale della struttura, rendendola anche destinazione appetibile per i vincitori dei concorsi, garantendo incentivi che possano far superare le criticità di questa destinazione disagiata e più costosa rispetto alle carceri collocate in altre regioni.
(4-05059)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta orale:


   ZANELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   la legge 8 maggio 2020, n. 31, di conversione del decreto-legge 11 marzo 2020, n. 16, ha definito il modello di governance dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, individuando la società Simico S.p.A. (di seguito Simico), quale centrale di committenza e stazione appaltante, per la progettazione e realizzazione delle opere connesse;

   con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'8 settembre 2023, recante il nuovo piano complessivo delle opere olimpiche è stato previsto l'intervento identificato col codice B09.0 «Proposta di Partenariato pubblico privato per un nuovo sistema integrato di mobilità intermodale nel Comune di Cortina d'Ampezzo», all'interno del quale rientra la realizzazione del nuovo impianto di risalita sito nel comune di Cortina d'Ampezzo (Belluno), che dal parcheggio Apollonio raggiunge la località Socrepes;

   con determina n. 36 del 25 febbraio 2025 Simico ha indetto la procedura ristretta, sopra soglia comunitaria, ai sensi dell'articolo 72 del Codice appalti, per l'affidamento dell'appalto integrato concernente la progettazione esecutiva e l'esecuzione dei lavori per l'impianto di risalita «Apollonio-Socrepes», a Cortina d'Ampezzo (Belluno), nell'ambito dell'intervento «B09.0», impianto a servizio delle venues di gara dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026, da aggiudicare con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ai sensi dell'articolo 108, comma 2, lettera e), del Codice appalti;

   con medesima determina viene autorizzato l'avvio della procedura ristretta, per l'affidamento dell'appalto integrato in oggetto, per l'importo complessivo di euro 22.841.328,57 (oltre IVA e oneri di legge), di cui euro 21.953.460 per lavori a corpo, euro 229.264,77 per lo sviluppo della progettazione esecutiva ed euro 658.603,80 per i costi della sicurezza non soggetti a ribasso, a fronte di una durata complessiva dell'appalto pari a 240 giorni;

   con determina n. 56 del 15 marzo 2025 Simico ha annullato la procedura di gara su citata, «(...) essendo state vulnerate da terzi le intangibili esigenze di segretezza e riservatezza che devono permanere nel corso della fase espletanda, impedendone il completamento, e imponendosi, altresì, di non dar corso alla fase successiva, a garanzia assoluta della trasparenza e della correttezza dell'operato della scrivente stazione appaltante, coerentemente con la ratio delle disposizioni normative violate»;

   nella su citata determina n. 56 veniva rilevato come «(...) sono comparse, a far data dal 15 marzo 2025, notizie di stampa (a titolo esemplificativo per quanto constatato fino ad ora, sui quotidiani “Corriere delle Alpi” e “La Nuova Venezia”) recanti l'indicazione dei nominativi degli operatori economici che hanno partecipato alla gara in oggetto, indetta dalla società, ben prima, quindi, della scadenza del termine di presentazione delle offerte, non essendo stata neppure ancora inviata la lettera di invito ai candidati ammessi a tale fase di gara; e ciò in palese violazione della citata previsione di legge e delle esigenze di segretezza ed assoluta riservatezza che essa presidia»;

   non risulta che Simico abbia successivamente reindetto la procedura di gara relativa all'affidamento dell'appalto integrato in questione;

   il Consiglio dei ministri il 18 maggio 2025 con proprio decreto-legge, all'articolo 15, comma 1, lettera b) ha attribuito le funzioni di commissario straordinario per la realizzazione dell'intervento denominato «Realizzazione di nuovo impianto a fune – ambito B della proposta di partenariato pubblico privato per un nuovo sistema integrato di mobilità intermodale nel Comune di Cortina d'Ampezzo», all'amministratore delegato della Simico –:

   se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa, se risulti che siano state accertate le responsabilità riguardo alla violazione delle esigenze di segretezza e riservatezza che hanno determinato l'annullamento della procedura di gara e per quale motivo Simico dopo il 15 marzo 2025, non abbia reindetto la procedura di gara come previsto dall'articolo 21 delle norme integrative al bando di gara.
(3-01976)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   VACCARI e GUERRA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   giovedì 15 maggio 2025 nel corso dell'assemblea nazionale delle province è emerso che la sicurezza delle strade provinciali è messa a rischio dai tagli imposti dalla legge di bilancio e dal milleproroghe, che ammontano a 1,7 miliardi di euro. Risorse già assegnate a province e città metropolitane e destinate agli investimenti per la messa in sicurezza. Risorse dedicate unicamente alle pavimentazioni stradali, senza tener conto di altri interventi strutturali necessari come ad esempio quelli relativi ai fenomeni franosi e al dissesto idrogeologico, oltre a quelli relativi ai ponti e manufatti stradali e barriere guardrail;

   dai territori è scattato immediato l'allarme sulle ripercussioni che tali tagli avranno inevitabilmente sui lavori già programmati e sullo stato manutentivo delle strade, alcune delle quali sono al limite della sostenibilità in termini di sicurezza;

   alla provincia di Modena, che amministra e gestisce quasi 1.000 chilometri di strade, il cui territorio è stato già fortemente segnato dai numerosi eventi alluvionali di questi mesi e di questi anni, servirebbero 40 milioni di euro per sistemare in maniera risolutiva le strade provinciali e per garantire la manutenzione di molti tratti stradali, e invece gli vengono tagliati 2 milioni sui 3,5 già previsti con progetti già pronti;

   il rischio concreto è che, venendo a mancare risorse fondamentali per la manutenzione straordinaria, vi sia la necessità di limitare la circolazione stradale modenese, mettendo a rischio i servizi dei cittadini e la mobilità delle merci e prodotti per il tessuto produttivo, compromettendo l'erogazione di servizi attinenti alle funzioni fondamentali attribuite agli enti locali, con un danno evidente a carico dei cittadini e delle imprese –:

   come intenda adottare iniziative di competenza volte ad assicurare un adeguato finanziamento della manutenzione straordinaria delle strade provinciali italiane ed in particolare di quelle modenesi funzionale a garantire la sicurezza stradale e la piena fruibilità delle stesse da parte dei cittadini.
(5-03985)

Interrogazioni a risposta scritta:


   PASTORINO e PANDOLFO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   nella giornata del 19 maggio 2025, è arrivato da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti l'annuncio del via libera del Consiglio superiore dei lavori pubblici allo Skymetro, tema di punta della campagna del candidato a sindaco di Genova del centrodestra Pietro Piciocchi;

   il parere, dopo l'ennesimo rinvio, era atteso a fine aprile 2025 ma, anche in quella data, dall'organismo ministeriale erano state chieste ulteriori integrazioni relative al progetto, uno dei più discussi tra quelli che interessano il futuro del capoluogo ligure e di cui sono state presentate svariate versioni, tutte bocciate per una serie di criticità che avevano allungato i tempi dell'iter. Infatti, in principio i lavori dovevano terminare nel 2027 ma, se effettivamente verranno svolti, potrebbero vedere la luce non prima del 2033;

   tuttavia, già in passato annunci fatti non hanno trovato riscontro con la realtà dell'iter. A febbraio del 2024, in occasione della discussione dell'atto 5-02043 presentato dal primo firmatario del presente atto, il rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti aveva replicato con informazioni che sconfessavano tempistiche e previsioni comunicate dalla amministrazione comunale allora guidata dall'attuale presidente di regione, Marco Bucci. È pertanto necessario approfondire la recente notizia e ricevere indicazioni dettagliate sul contenuto del parere con particolare riguardo alle prescrizioni poste dal Consiglio superiore dei lavori pubblici;

   nella consapevolezza della necessità di un ammodernamento della mobilità pubblica che renda fruibili i collegamenti, destano perplessità le soluzioni avanzate in questi anni, a forzature pur di ottenere il semaforo verde. Il nuovo progetto prevederebbe, infatti, una capienza di trasporto inferiore rispetto a quella inizialmente pensata e un tragitto differente, oltre alla necessità di abbattere una scuola, che accoglie oggi 900 studenti, con una serie di interventi a domino che coinvolgeranno anche l'area del carcere e altri edifici pubblici della Val Bisagno. Infine, non si può sottovalutare l'aumento delle risorse richieste che passano dai 398 milioni di euro stimati ai circa 600 milioni di euro –:

   se intenda confermare l'esistenza del parere positivo emesso dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, specificando le eventuali prescrizioni contenute ed indicando le reali tempistiche di svolgimento dei lavori.
(4-05056)


   PAVANELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:

   il progetto di raddoppio della linea ferroviaria tra Terni e Spoleto, parte della direttrice Orte-Falconara, è tuttora in fase di realizzazione;

   l'intervento di cui trattasi era stato incluso nel primo programma delle infrastrutture strategiche di cui alla deliberazione Cipe n. 121 del 21 dicembre 2001, nell'ambito dei «Corridoi trasversali e dorsale appenninica – Trasversale ferroviaria Orte-Falconara». Successivamente, nel 2013, la progettazione definitiva è stata trasmessa al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'avvio della procedura approvativa secondo l'iter previsto per i progetti di legge obiettivo. Tale adempimento non ha avuto esito a causa della mancanza di finanziamenti;

   nel luglio 2024 è stata completata la revisione della progettazione con una stima di 1,6 miliardi per il completamento dell'opera che seguirebbe un tracciato del tutto nuovo e alternativo a quello attuale; più nel dettaglio, è prevista la costruzione di una linea a doppio binario tra le stazioni di Terni e Spoleto, in variante rispetto al tracciato attuale, per un tratto complessivo di 23,8 chilometri, dei quali circa 17,5 in galleria a doppia canna;

   tale progetto dovrebbe incrementare la capacità della tratta dagli attuali 45 treni al giorno fino a 148 treni al giorno e ridurre conseguentemente i tempi di percorrenza di oltre 10 minuti;

   inoltre, ulteriori benefici riguardano la creazione delle condizioni per un potenziamento dei servizi extraurbani veloci Ancona-Roma al fine di garantire opportunità di interscambio anche con i servizi della regione Umbria e un migliore livello di regolarità della linea;

   secondo quanto reso noto da Ferrovie dello Stato, mentre sarebbero in corso le procedure di affidamento, la data di fine lavori e l'attivazione dovrebbe avvenire entro il 2026;

   l'opera è parzialmente finanziata, anche con fondi del Pnrr;

   in data 19 maggio 2025 – secondo quanto si apprende a mezzo stampa – sono state approvate importanti modifiche al Piano nazionale di ripresa e resilienza che riguarderebbero – in particolare – e le infrastrutture ferroviarie –:

   se il progetto di raddoppio della linea ferroviaria tra Terni e Spoleto sia stato confermato anche in esito alla rimodulazione dei progetti ferroviari del Pnrr;

   quale sia lo stato di avanzamento del progetto di raddoppio della linea ferroviaria tra Terni e Spoleto e se i tempi attualmente previsti circa la conclusione dei lavori entro il 2026 possano ritenersi attendibili;

   se sussistano o si ritenga possano presentarsi criticità per il completamento dell'opera entro i tempi previsti e, in caso di risposta affermativa, quali iniziative urgenti si intendano adottare con congruo anticipo al fine di traguardare l'obiettivo della messa in opera dell'infrastruttura entro il 2026.
(4-05058)


   MALAVASI e ANDREA ROSSI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il 15 maggio 2025 nel corso dell'assemblea nazionale delle province è emerso che la sicurezza delle strade provinciali è messa a rischio dai tagli imposti dalla legge di bilancio e dal milleproroghe, che ammontano a 1,7 miliardi di euro. Risorse già assegnate a province e città metropolitane e destinate agli investimenti per la messa in sicurezza. Risorse dedicate unicamente alle pavimentazioni stradali, senza tener conto di altri interventi strutturali necessari come ad esempio quelli relativi ai fenomeni franosi e al dissesto idrogeologico, oltre a quelli relativi ai ponti e manufatti stradali e barriere guardrail;

   dai territori è scattato immediato l'allarme sulle ripercussioni che tali tagli avranno inevitabilmente sui lavori già programmati e sullo stato manutentivo delle strade, alcune delle quali sono al limite della sostenibilità in termini di sicurezza;

   in Emilia-Romagna è stata prevista una riduzione rispetto alla risorse assegnate per gli anni 2025-2026 del 70 per cento si è passati dai 55 milioni destinati per il biennio a 16,5 milioni con un taglio di ben 38,5 milioni;

   inoltre, se si considera il triennio 2025-2028 si passa dagli iniziali 137,5 milioni a 66 milioni con una riduzione di ben 71,5 milioni;

   alla Provincia di Reggio Emilia, che amministra e gestisce 937 chilometri di strade, sono stati tagliati 1,773 milioni rispetto alla iniziale cifra assegnata di 4,290 milioni;

   si segnala che nei mesi scorsi la giunta provinciale ha deliberato interventi per un valore complessivo di 1.100.000 euro per il reggiano con cui dovranno essere riasfaltati complessivamente 31.400 metri quadrati di strade, per una lunghezza complessiva di 5,5 chilometri. Gli interventi, parte di un pacchetto previsto dal bilancio 2025-2027 e dal piano triennale dei lavori pubblici del valore di 2.750.000 euro, si concentreranno sulla posa di nuovi asfalti;

   il rischio concreto è che, venendo a mancare risorse fondamentali per la manutenzione straordinaria, vi sia la necessità di limitare la circolazione stradale reggiana, mettendo a rischio i servizi dei cittadini e la mobilità delle merci e prodotti per il tessuto produttivo, compromettendo l'erogazione di servizi attinenti alla funzioni fondamentali attribuite agli enti locali, con un danno evidente a carico a dei cittadini e delle imprese;

   considerato che sulla manutenzione delle strade provinciali, che nella regione Emilia-Romagna rappresentano il reticolo fondamentale su cui poggia il sistema produttivo locale, questa appare una scelta grave: senza contare il fatto che ai tagli insostenibili del 2026 si aggiunge la beffa di quelli del 2025, comunicato in corso d'anno quando le amministrazioni hanno già eseguito le progettazioni e le gare d'appalto, in alcuni casi con le opere in fase realizzativa –:

   quali siano le ragioni di questo taglio lineare e come intenda assicurare un adeguato finanziamento della manutenzione straordinaria delle strade provinciali italiane ed in particolare a quelle reggiane funzionale a garantire la sicurezza stradale e la piena fruibilità delle stesse da parte dei cittadini.
(4-05061)

INTERNO

Interpellanza:


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

   la consigliera Tosi, già sindaca del comune di Riccione, è sottoposta a procedimento di decadenza per lite pendente, fondata su una richiesta restitutoria del comune relativa a spese legali anticipate per la difesa in processi penali connessi all'esercizio delle sue funzioni;

   le pronunce giudiziarie a suo carico hanno avuto esito pressoché totalmente assolutorio: la consigliera è stata assolta da quasi tutti i capi di imputazione, mentre per soli due capi di imputazione, è stato dichiarata l'estinzione per intervenuta prescrizione, senza alcun accertamento di responsabilità;

   è stato acquisito il parere del Ministero dell'interno sul caso di specie, nel quale viene ricostruito il quadro normativo e giurisprudenziale in tema di incompatibilità per lite pendente di cui all'articolo 63, comma 1, n. 4, Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali;

   il Ministero nel proprio parere ha ritenuto, che la pretesa «non può qualificarsi fatto connesso con l'esercizio del mandato, ma atterrebbe ad una situazione giuridica a contenuto patrimoniale che riguarda la persona dell'amministratore comunale»; e seppur in via ipotetica avrebbe osservato che «sembrano emergere gli elementi caratterizzanti la causa di incompatibilità di cui all'articolo 63 comma 1 n. 4 del decreto legislativo n. 267 del 18 agosto 2000 per lite pendente»;

   tuttavia, è doveroso rilevare che il parere ministeriale si è espresso esclusivamente sul profilo astratto della sussistenza della lite pendente, senza essere stato chiamato – ad avviso degli interpellanti strumentalmente – ad approfondire – e dunque senza nulla argomentare – in ordine alla certezza, liquidità ed esigibilità del presunto credito azionato dal comune, né sulla fondatezza e determinazione del quantum oggetto della controversia;

   ne consegue, a giudizio degli interpellanti, che il parere reso risulta parziale e, sotto tale profilo, incompleto, non avendo affrontato il complesso delle questioni giuridiche sottese, con particolare riguardo ai presupposti sostanziali (certezza, liquidità, esigibilità) che la giurisprudenza amministrativa e contabile considera imprescindibili per la configurabilità della causa di incompatibilità e, quindi, per la legittimità di un provvedimento di decadenza;

   il comune, avvalendosi del parere, che, come detto, risulta carente sulla certezza (in ordine al quantum) del credito, pretende la restituzione dell'intera somma anticipata, ignorando non solo la natura assolutoria delle sentenze, ma anche l'ovvia conseguenza giuridica che, se mai dovuta, la restituzione potrebbe riguardare, in ipotesi, solo una frazione residuale e non l'intero importo;

   tale pretesa si fonda su una mera iniziativa unilaterale, non assistita da alcun accertamento giudiziale definitivo, né da titolo esecutivo, e viene contestata in radice sia nella sussistenza del diritto che nell'ammontare;

   una tale lettura dell'articolo 63 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, ove considerasse sufficiente ai fini della decadenza una lite pendente fondata su un credito incerto, contestato e non liquidato, esporrebbe l'istituto consiliare al rischio di divenire strumento di sopraffazione maggioritaria, laddove basterebbe una pretesa arbitraria – anche minima e infondata – per determinare l'estromissione di un rappresentante democraticamente eletto;

   la giurisprudenza amministrativa (Cons. Stato, Sez. V, 22 settembre 2014, n. 4789; Cons. Stato, Sez. V, 8 febbraio 2018, n. 825; T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II, 6 dicembre 2021, n. 12668) e la Corte dei conti (Sez. giur. Lazio, 29 giugno 2017, n. 204) hanno affermato che la decadenza può essere pronunciata solo in presenza di un debito certo, liquido, esigibile e accertato in via definitiva, non potendo la semplice pretesa dell'ente, oggetto di controversia, produrre effetti tanto gravi sul diritto di rappresentanza;

   la Costituzione tutela il pluralismo e la rappresentanza, e non può tollerare che un istituto di garanzia venga stravolto in strumento di esclusione sanzionatoria, soprattutto quando il comportamento dell'amministratore, nella sostanza dei fatti, sia stato giudicato lecito e corretto dagli organi giurisdizionali;

   posto che non appare davvero conforme ai princìpi di imparzialità, buon andamento e tutela delle minoranze, nonché alla ratio dell'articolo 63 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, ritenere che la semplice esistenza di una lite pendente, fondata su una pretesa economica contestata e non accertata, possa giustificare la decadenza di un consigliere comunale, se non si debbano adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte a precisare la decadenza sensi dell'articolo 63, comma 1, numero 4) del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali possa applicarsi esclusivamente in presenza di un credito certo, liquido ed esigibile, risultante da accertamento giudiziale definitivo, e, come nel caso specifico, richiamato in premessa, limitatamente all'eventuale frazione effettivamente dovuta a seguito di condanne e non già all'intero importo oggetto di contestazione.
(2-00613) «Bellomo, Battilocchio».

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CASO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   i candidati risultati vincitori del concorso indetto con Ddg n. 2575 del 2023 (cosiddetto PNRR1), ai sensi dell'articolo 13, comma 2 e dell'articolo 18-bis, comma 4, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, se privi del titolo di abilitazione sulla specifica classe di concorso all'atto dell'assunzione, sottoscrivono un contratto annuale (fino al 31 agosto 2025) di supplenza con l'ufficio scolastico regionale a cui afferisce l'istituzione scolastica scelta e devono acquisire i 30 o 36 Cfu/Cfa mancanti a seconda della situazione soggettiva. Conseguita l'abilitazione, i docenti vengono assunti a tempo indeterminato e sottoposti al periodo annuale di prova in servizio, il cui positivo superamento determina la definitiva immissione in ruolo;

   tali percorsi, secondo la nota ministeriale n. 7353 del 4 aprile 2025, dovranno necessariamente terminare entro il 18 luglio 2025;

   tuttavia, analogamente a quanto avvenuto per il primo ciclo, i decreti di avvio dei percorsi sono stati emanati con un ritardo significativo rispetto al cronoprogramma originariamente previsto – il quale indicava l'inizio del secondo ciclo a gennaio 2025, affinché la formazione si concludesse entro giugno 2025 per permettere ai vincitori del primo concorso PNRR di abilitarsi tempestivamente, consentendo la trasformazione del contratto da tempo determinato a indeterminato e l'avvio dell'anno di prova;

   a titolo esemplificativo, per la classe di concorso A044 (Scienze e tecnologie tessili, dell'abbigliamento e della moda), l'unica istituzione universitaria accreditata su tutto il territorio nazionale è l'università degli studi di Salerno, la quale, ad oggi, non ha ancora attivato i percorsi di immatricolazione. Pertanto, i docenti vincitori, data la ristrettezza dei tempi, rischiano di non riuscire a completare (o iniziare) il percorso abilitante in tempo utile per essere assunti a tempo indeterminato, nonostante abbiano superato tutte le prove e abbiano prestato servizio per un intero anno scolastico;

   un altro esempio è dato dal conservatorio di musica d'Avellino, il quale è stato autorizzato a bandire i percorsi per 42 posti per la classe di concorso A030 (musica nella scuola secondaria di I grado), ma al momento non è stato pubblicato nessun bando in quanto il conservatorio è in attesa delle linee guida operative ministeriali, con indicazione di un eventuale numero chiuso, dei costi e dei tempi di svolgimento;

   il rischio, evidenziato anche dall'ufficio scolastico regionale della Lombardia con nota protocollata n. 24468 del 15 maggio 2025, è che, il mancato conseguimento dell'abilitazione entro i termini previsti determini la risoluzione del contratto e la cancellazione definitiva dalla relativa graduatoria di merito, un'ingiustizia causata esclusivamente dai ritardi accumulati dai Ministeri competenti –:

   quali iniziative urgenti, anche di carattere normativo, i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano intraprendere affinché vengano accertate le motivazioni dei ritardi e vengano celermente attivati i percorsi abilitanti delle classi di concorso esposte in premessa, al fine di salvaguardare i diritti dei docenti vincitori ad essere assunti in ruolo ed escludere il rischio di una possibile risoluzione del contratto a causa dei ritardi dei Ministeri.
(5-03984)

PROTEZIONE CIVILE E POLITICHE DEL MARE

Interrogazione a risposta scritta:


   MAGI. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:

   l'area dei Campi Flegrei è interessata da un'intensa e progressiva attività bradisismica, con sollevamenti del suolo e frequenti scosse sismiche che mettono a rischio la sicurezza della popolazione e l'integrità del patrimonio edilizio pubblico e privato;

   le conseguenze di tale fenomeno sono già visibili in diverse aree del territorio, in particolare nei comuni di Pozzuoli, Bacoli e nella zona occidentale di Napoli, dove si registrano danni e criticità strutturali ad edifici pubblici e privati;

   il decreto-legge n. 140 del 12 ottobre 2023 ha introdotto alcune misure urgenti per fronteggiare il rischio sismico connesso al bradisismo, tra cui piani di emergenza, analisi di vulnerabilità e comunicazione alla popolazione;

   non risultano ad oggi attivate misure strutturali e finanziarie adeguate alla messa in sicurezza degli immobili e molti fondi già disponibili, ad oggi limitati ai soli edifici già inagibili e quindi oggetto di sgombero, non risultano pienamente utilizzati a questo scopo;

   il Consiglio comunale di Pozzuoli ha approvato all'unanimità una delibera che sollecita il Governo ad attivare con urgenza un piano straordinario di interventi strutturali e finanziamenti mirati alla messa in sicurezza del territorio e degli immobili, ritenendo insufficienti le risposte finora fornite dalle istituzioni centrali –:

   quali ulteriori iniziative siano allo studio del Governo e quale la tempistica della loro implementazione in particolare in materia di prevenzione e riduzione della vulnerabilità e del rischio, nonché come intenda agire il Ministero interrogato affinché siano sbloccati i fondi già stanziati e disponibili, nell'ottica anche di destinarli alla messa in sicurezza degli immobili presenti nelle aree ad alto rischio e, inoltre, se alla luce delle formali richieste del Consiglio comunale di Pozzuoli e di altri enti locali, non si intenda adottare un piano straordinario di interventi strutturali che vada oltre la sola comunicazione del rischio e l'assistenza emergenziale e affronti in modo concreto e tempestivo la prevenzione e la riduzione della vulnerabilità del territorio.
(4-05062)

SALUTE

Interrogazione a risposta orale:


   QUARTINI, MARIANNA RICCIARDI, SPORTIELLO e DI LAURO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   «L'Oms ha un rilevante ruolo di guida, a livello globale, per il raggiungimento dei più alti livelli di salute quale diritto fondamentale di ogni persona. L'Italia continuerà a contribuire in modo costruttivo, insieme agli altri Stati europei, al dibattito in corso sul Regolamento internazionale sulla salute e sul nuovo accordo per le pandemie»;

   «La pandemia – ha aggiunto il Ministro Schillaci – ci ha insegnato quanto sia importante costruire un'architettura sanitaria globale efficace per contrastare le sfide future e quanto sia fondamentale il ruolo dei professionisti sanitari che dobbiamo ulteriormente sostenere, obiettivi su cui siamo pronti a lavorare insieme»;

   queste sono le parole del Ministro della salute Orazio Sobillaci durante la 76a Assemblea mondiale della salute del 22 maggio 2023;

   smentendo il proprio Ministro della salute, oggi, invece, il nostro Paese si è astenuto dall'approvazione, da parte dell'Oms, del piano pandemico globale, finalizzato a rafforzare la preparazione e la risposta collettiva a future pandemie;

   sono stati 124 i Paesi favorevoli e solo 11 le astensioni; tra gli astenuti anche il nostro Paese, l'Italia, unitamente a Russia, Iran, Bulgaria, Polonia, Giamaica, Israele, Romania, Paraguay, Guatemala e Slovacchia;

   il piano, proprio alla luce della pregressa esperienza del COVID-19, è finalizzato a garantire un migliore coordinamento internazionale, a rafforzare l'architettura sanitaria globale per la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie e ad assicurare l'accesso equo e tempestivo a vaccini, terapie e strumenti diagnostici;

   «Il mondo è oggi più sicuro grazie alla leadership, alla collaborazione e all'impegno dei nostri Stati membri nell'adottare lo storico accordo pandemico dell'Oms», ha dichiarato il direttore generale dell'Oms. «L'accordo è una vittoria per la salute pubblica, la scienza e l'azione multilaterale. Garantirà che, collettivamente, possiamo proteggere meglio il mondo dalle future minacce pandemiche. È anche un riconoscimento da parte della comunità internazionale che i nostri cittadini, le nostre società e le nostre economie non devono essere lasciati indifesi per non patire nuovamente perdite come quelle subite durante il COVID-19»;

   il Ministro della salute Orazio Schillaci ha inviato un documento di «spiegazione del voto» in cui si sottolinea che per il Governo italiano il punto chiave è la tutela della sovranità degli Stati, ribadendo la preoccupazione che un'autorità sovranazionale come l'Oms possa imporre misure in caso di pandemia ai singoli Paesi, ma apprezzando le aperture in tal senso nel testo votato: «Con l'astensione odierna l'Italia intende ribadire la propria posizione in merito alla necessità di riaffermare la sovranità degli Stati nell'affrontare le questioni di salute pubblica»;

   la giustificazione fornita dal Ministro Schillaci a giudizio dell'interrogante sembra ignorare gravemente le più elementari nozioni di salute pubblica internazionale, sembra ignorare che la nozione di pandemia fa riferimento ad una malattia infettiva, ad elevata trasmissibilità, che si diffonde coinvolgendo più continenti e che per tale ragione la gestione internazionale è, oltreché assolutamente necessaria, anche doverosa per qualsiasi Stato del mondo;

   parlare di gestione «sovrana» nell'affrontare le questioni di salute pubblica che riguardano una pandemia, denota un gravissimo e pericoloso spregio delle più elementari regole sanitarie di controllo della diffusione di epidemie e altre emergenze di salute pubblica a livello mondiale –:

   se, come Ministro della salute, e prima ancora come medico, non intenda prendere le doverose distanze da questo pericoloso approccio sovranista in materia di salute pubblica nazionale ed internazionale che mette a rischio la salute delle persone che vivono nel nostro Paese e nel mondo intero, finanche valutando le opportune e dignitose dimissioni da un Governo che a giudizio dell'interrogante tradisce gravemente il dovere di tutelare la salute pubblica.
(3-01975)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   MALAVASI, FURFARO, BRAGA, GIRELLI, QUARTAPELLE PROCOPIO, CIANI e STUMPO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   il 19 maggio 2025 gli Stati membri della Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno trovato l'accordo per sancire il cosiddetto «Patto pandemico»;

   in particolare, il comitato A dell'Oms ha approvato una risoluzione che «chiede l'adozione di uno storico patto globale per rendere il mondo più sicuro da future pandemie»;

   l'approvazione della risoluzione sul Patto pandemico «fa seguito a un processo durato oltre tre anni, avviato dai governi durante la pandemia di COVID-19, per negoziare il primo accordo di questo tipo al mondo volto ad affrontare le lacune e le disuguaglianze nella prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie»;

   si tratta di un accordo storico e lo stesso Oms definisce questo accordo «spartiacque» per la sua importanza, ricordando che è stato adottato ai sensi dell'articolo 19 della Costituzione dell'Oms;

   questo patto ha come obiettivo promuovere una maggiore collaborazione e cooperazione tra Paesi, organizzazioni internazionali, società civile, settore privato e altre parti interessate, al fine di prevenire in primo luogo le pandemie e rispondere al meglio in caso di una futura crisi pandemica;

   sempre secondo Oms «I governi di tutto il mondo stanno rendendo i loro paesi più equi, più sani e più sicuri dalle minacce rappresentate da agenti patogeni e virus con potenziale pandemico»;

   il 20 maggio 2025 i Governi hanno adottato il «patto pandemico» in una sessione plenaria dell'Assemblea mondiale della sanità;

   a quanto risulta dalla stampa, però, l'Italia si è astenuta, unitamente a Paesi quali Russia ed Iran. A quanto si legge sui media il voto italiano sarebbe stato voluto direttamente da Palazzo Chigi, nonostante le garanzie ottenute sulla piena autonomia degli Stati in tema di approvvigionamenti e di lockdown;

   a parere degli interroganti si tratta di una scelta molto grave perché l'Italia prende le distanze dall'Oms proprio quando si lavora per un'azione coordinata in caso di una possibile pandemia, e nonostante la stessa organizzazione sia il punto di riferimento del piano pandemico nazionale del nostro Paese –:

   quali siano le motivazioni di una decisione che appare più condizionata, a parere degli interroganti, dalla volontà del Governo di non deludere i «no vax», dando continuità alle scelte politiche fatte a loro vantaggio senza alcun rigore scientifico, che non dal perseguimento di una buona politica sanitaria, con una conseguente perdita di autorevolezza sul piano internazionale.
(5-03983)

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Bakkali n. 5-03820, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 2 aprile 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Ferrari.

  L'interrogazione a risposta scritta Morgante e altri n. 4-04946, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 7 maggio 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Matteoni.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:

   interrogazione a risposta scritta Santillo n. 4-04401 del 20 febbraio 2025;

   interpellanza urgente Bonelli n. 2-00575 del 25 marzo 2025.