XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
la Commissione europea, guidata dalla Presidente Ursula Von der Leyen, ha avviato in anticipo di due anni rispetto alla sua entrata in vigore la definizione della nuova Pac post-2027, generando forte preoccupazione tra gli operatori del settore agricolo italiano;
tale iniziativa rientra nella proposta della Commissione europea di rivoluzionare il Quadro finanziario pluriennale dei prossimi sette anni (il Qfp 2028-2034), accorpando oltre 540 programmi, tra cui la Pac e il fondo di coesione e di sviluppo regionale, in un unico contenitore comune, insieme all'ipotesi anche di aumentare i contributi nazionali al bilancio, attraverso nuove fonti di risorse proprie tra accise ambientali, accise sui tabacchi, nonché con i ricavi delle grandi imprese con fatturato superiore a 50 milioni di euro;
in altri termini il futuro «Fondo europeo per la prosperità e la sicurezza economica, territoriale, sociale, rurale e marittima sostenibili» – questo il nome del nuovo fondo unico – accorperà una serie di linee di bilancio oggi indipendenti, tra cui – appunto – entrambi i pilastri della Pac – sviluppo rurale e pagamenti diretti –, il fondo di coesione e di sviluppo regionale, il fondo sociale, la Politica comune della pesca e (dal 2028) anche il Fondo sociale per il clima;
indubbiamente l'ipotesi della creazione di un fondo unico nazionale all'interno del Quadro finanziario pluriennale (Qfp) dell'Unione europea, che accorpi vari strumenti finanziari, tra cui la Pac, oltre a modificare radicalmente l'attuale struttura a due pilastri (Feaga e Feasr), che ha garantito una relativa stabilità al comparto agricolo negli anni, rischia di indebolire fortemente le politiche di sostegno strutturale al comparto;
a giudizio dei firmatari del presente atto d'indirizzo, un simile approccio, peraltro orientato ad una degressività delle risorse, è evidente che abbia come obiettivo quello di disconoscere la funzione economica e strategica dell'agricoltura e il suo ruolo essenziale nella sicurezza alimentare europea;
il budget agricolo nel periodo 2021/2027 ha già subito una significativa riduzione in termini reali: per l'Italia da 52,4 a 45,3 miliardi di euro, con una forte contrazione del sostegno al reddito e una crescente frammentazione dei pagamenti diretti;
le scelte della Commissione europea – come l'eccessivo ricorso ad atti delegati e l'impostazione performance-based mutuata dal PNRR – rischiano di accentuare il «tecnocratismo decisionale» a discapito della sovranità degli Stati membri;
le recenti mobilitazioni degli agricoltori e delle filiere agroalimentari a Bruxelles denunciano un diffuso malcontento e la percezione di un disinteresse strutturale delle istituzioni europee verso il comparto primario;
le politiche europee attuali, spesso ispirate da una visione ideologica e lontana dalla realtà dei territori, stanno infatti affossando l'agricoltura italiana, imponendo ad essa vincoli ambientali, burocratici e normativi sempre più rigorosi;
è necessario che la Pac rimanga al centro delle strategie dell'Unione europea a sostegno di un sistema alimentare e agricolo sicuro, sostenibile e competitivo, che valorizzi in primo luogo il lavoro degli agricoltori nella veste di custodi dell'ambiente e del territorio;
il Parlamento europeo stesso ha recentemente adottato una posizione critica verso la Commissione, chiedendo di mantenere l'impianto a due pilastri e aumentare significativamente il budget Pac per far fronte all'inflazione e alle sfide economiche, ambientali e geopolitiche;
la leadership della Commissione Von der Leyen, in questo contesto, sta mostrando un approccio sempre più punitivo e diffamatorio verso il modello agricolo italiano, ignorando il suo valore in termini di qualità, sostenibilità e sicurezza alimentare,
impegna il Governo:
1) a farsi promotore in sede europea della ferma contrarietà dell'Italia alle ipotesi di riforma della Pac proposte dalla Commissione europea, che prevedono il superamento della struttura a due pilastri, con la conseguente riduzione del budget dedicato al settore, andando a minare la competitività dell'agricoltura italiana;
2) a difendere e salvaguardare con ogni necessaria iniziativa di competenza la gestione decentrata dei programmi affidati alle regioni, il cui ruolo chiave – come ad esempio per la Pac nella definizione degli interventi per lo sviluppo rurale – non deve essere messo in discussione;
3) a difendere con forza, nelle sedi europee, gli interessi degli agricoltori italiani;
4) a denunciare le derive punitive e ideologiche delle politiche europee in materia agricola, che stanno compromettendo il futuro del comparto agroalimentare nazionale;
5) a promuovere una nuova visione della Pac che valorizzi il ruolo dell'agricoltura italiana come pilastro di sostenibilità, sicurezza alimentare e coesione territoriale;
6) ad adottare iniziative di competenza volte a garantire la partecipazione attiva delle istituzioni, delle organizzazioni agricole e dei portatori di interesse nella definizione della futura programmazione post-2027;
7) a difendere in tutte le sedi opportune la competitività della filiera agroalimentare italiana, promuovendo l'introduzione di clausole di reciprocità nelle relazioni commerciali e opponendosi a politiche dannose o penalizzanti per il comparto.
(1-00479) «Molinari, Andreuzza, Angelucci, Bagnai, Barabotti, Benvenuto, Davide Bergamini, Billi, Bisa, Bof, Bordonali, Bossi, Bruzzone, Candiani, Caparvi, Carloni, Carrà, Cattoi, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Coin, Comaroli, Crippa, Dara, De Bertoldi, Di Mattina, Formentini, Frassini, Furgiuele, Giaccone, Giagoni, Giglio Vigna, Gusmeroli, Iezzi, Latini, Lazzarini, Loizzo, Maccanti, Marchetti, Matone, Miele, Montemagni, Morrone, Nisini, Ottaviani, Panizzut, Pierro, Pizzimenti, Pretto, Ravetto, Sasso, Stefani, Sudano, Toccalini, Ziello, Zinzi, Zoffili».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta in Commissione:
SERRACCHIANI, MANZI e CUPERLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
risulta che il Consiglio di indirizzo della Fondazione teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste sia un organo privo di rappresentanza femminile;
tale circostanza, unica nel panorama delle fondazioni liriche italiane, risulta in evidente contrasto con i principi europei e nazionali di parità di genere nella composizione degli organi di indirizzo degli enti pubblici e partecipati;
desta particolare perplessità anche la nomina, all'interno dello stesso Consiglio di indirizzo, del figlio della Sottosegretaria al Ministero dell'economia e delle finanze, onorevole Sandra Savino, la quale ricoprirebbe, altresì, il ruolo di assessore alle Politiche dei Servizi Generali del Comune di Trieste, ente che avrebbe, inoltre, espresso tale nomina;
non sembrerebbero note, da quanto rivelato dagli organi di stampa, le qualifiche specifiche che renderebbero tale nomina preferibile ad altri possibili candidati o candidate, se non quella di socio e amministratore di una società riconducibile alle attività storiche della famiglia Savino;
l'accaduto solleva interrogativi, non solo in merito alla parità di genere, ma anche in relazione alla trasparenza e all'eventuale sussistenza di situazioni di conflitto di interessi tra incarichi pubblici e nomine familiari in organi strategici di enti culturali di rilevanza nazionale –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della composizione del Consiglio di indirizzo della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e della totale assenza di rappresentanza femminile al suo interno, in ogni caso, se non si ritenga doveroso avviare una verifica circa i criteri e le modalità con cui è stata effettuata la nomina del figlio della Sottosegretaria Savino all'interno del Consiglio di indirizzo, anche in relazione ad un eventuale conflitto di interessi.
(5-04283)
Interrogazioni a risposta scritta:
RUFFINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
nel mese di marzo 2025 è stato pubblicato sul sito istituzionale del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri il Piano strategico nazionale per le aree interne, documento programmatico che intende orientare le politiche pubbliche nazionali nel ciclo di programmazione in corso, anche in raccordo con le risorse del PNRR e dei fondi strutturali europei, e che attua una suddivisione delle aree interne italiane – circa 1.500 comuni e oltre cinque milioni di cittadini – in quattro categorie, associandole ad altrettanti obiettivi di intervento;
tra questi ha suscitato ben motivate critiche il quarto obiettivo, definito «Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile». In particolare, alle pagine 45 e 46 del citato documento, si afferma che alcune aree interne, per la gravità della loro condizione demografica, «non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza» e necessitano di un piano mirato che le accompagni in un «cronicizzato declino e invecchiamento», da rendere «socialmente dignitoso» per la popolazione residua;
la terminologia impiegata – che richiama, tra l'altro, concetti tipici delle cure palliative – appare totalmente inadeguata, stigmatizzante e controproducente agli occhi dei numerosi amministratori locali delle aree coinvolte, ma anche di docenti universitari, urbanisti, operatori sociali e soggetti istituzionali, tra cui l'Unione nazionale dei comuni montani (Uncem), che ha chiesto ufficialmente la rimozione o quantomeno la riformulazione di tali passaggi;
nonostante precedenti rassicurazioni pubbliche del Ministro per la coesione e il Sud di non condivisione dell'attuale formulazione, ad oggi non risulta pubblicata alcuna versione aggiornata del Piano, che continua quindi a rappresentare l'orientamento ufficiale del Governo;
numerosi sindaci e rappresentanti delle aree interne hanno espresso profonda preoccupazione per l'impatto che una simile visione potrà avere, non solo sul piano simbolico ma anche sulla programmazione di servizi, investimenti e progettualità locali, scoraggiando gli sforzi di chi, con iniziative concrete e spesso innovative, ha contrastato il declino demografico attraverso politiche culturali, sociali, ambientali e produttive. Tali posizioni sono state ulteriormente rafforzate dalla circostanza che lo stesso Piano, pur prevedendo una dotazione aggiuntiva di 310 milioni di euro, non chiarisce la posizione del Governo rispetto alla possibilità di supportare concretamente i piccoli comuni nel rafforzamento dei servizi essenziali, nella rigenerazione amministrativa e nella costruzione di economie locali resilienti e sostenibili;
inoltre, anche il recente disegno di legge sul riconoscimento e sulla promozione delle zone montane è stato accompagnata da dichiarazioni rassicuranti da parte di esponenti dell'Esecutivo, che hanno sottolineato l'intenzione di non abbandonare i territori fragili e di favorire il loro rilancio, ma tali affermazioni appaiono in contrasto con l'impianto e i contenuti attualmente presenti nel Piano strategico per le aree interne –:
se il Governo intenda confermare quanto riportato nell'«Obiettivo 4» del Piano strategico nazionale per le aree interne, nella parte in cui si ipotizza un accompagnamento al declino irreversibile di numerosi piccoli comuni;
quale sia la posizione del Governo circa il futuro amministrativo e istituzionale delle aree interne, anche con riferimento all'eventuale ridimensionamento del ruolo dei municipi, e se intenda valutare l'attivazione di un tavolo di confronto permanente con Anci, Uncem e le rappresentanze delle aree interne, al fine di elaborare un piano di rilancio sostenibile, partecipato e coerente con i principi costituzionali da realizzare anche mediante l'impiego delle risorse del PNRR dei fondi europei e della legge 6 ottobre 2017, n. 158, per favorire il ripopolamento, lo sviluppo economico e il rafforzamento dei servizi pubblici nei piccoli comuni.
(4-05598)
CASU, MAURI, BARBAGALLO, BAKKALI e GHIO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
sabato 28 giugno 2025 si è verificata un'avaria al sistema di trasmissione dati radar presso il Centro di controllo d'area (Acc) di Milano, responsabile della gestione del traffico aereo sul nord-ovest d'Italia con pesanti ricadute sugli utenti;
come previsto dal decreto legislativo n. 134 del 4 settembre 2024 (attuazione della direttiva UE Nis 2/2022/2557), che impone ai soggetti gestori di infrastrutture critiche di notificare immediatamente all'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) ogni incidente informatico rilevante o criticità nella cybersecurity, anche quando si ritenga non trattarsi di un attacco hacker, Acc di Milano, tramite Enav, ha comunicato l'evento alle autorità competenti, mentre Enac ha avviato un'inchiesta e richiesto un report tecnico-operativo per informare il Governo e la stessa Acn;
attualmente, la normativa ha stabilito, con il decreto-legge n. 105 del 2019, convertito con modificazioni dalla legge n. 133 del 2019, la definizione del Perimetro di sicurezza cibernetica nazionale (Pnsc) al fine di assicurare un livello elevato di sicurezza delle reti, dei sistemi informativi e dei servizi informatici delle amministrazioni pubbliche, degli enti e degli operatori pubblici e privati aventi sede nel territorio nazionale, da cui dipenda l'esercizio di una funzione essenziale o la fornitura di un servizio essenziale per lo Stato e dal cui malfunzionamento, interruzione — anche parziale — o utilizzo improprio possa derivare un pregiudizio per la sicurezza nazionale;
successivamente, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 31 luglio 2020, n. 131, ha individuato i soggetti pubblici e privati che forniscono tali servizi o esercitano tali funzioni nei settori: interno, difesa, spazio e aerospazio, energia, telecomunicazioni, economia e finanza, trasporti, servizi digitali, tecnologie critiche, enti previdenziali e lavoro;
più di recente, il decreto legislativo 4 settembre 2024, n. 134, ha previsto l'attuazione della direttiva (UE) 2022/2557, relativa alla resilienza delle entità critiche (Cer), che definisce norme armonizzate volte a garantire la fornitura di servizi essenziali nel mercato interno, ad aumentare la resilienza dei soggetti critici e a migliorare la cooperazione transfrontaliera tra le autorità competenti. Successivamente, il 16 ottobre 2024 è entrato in vigore il decreto legislativo n. 138 del 2024, che recepisce la direttiva UE 2022/2555 (NIS 2), ridefinendo le regole per la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi in un panorama cyber in costante evoluzione e, di conseguenza, potenzialmente sempre più a rischio;
tuttavia, la normativa sopra ricordata non sembra rispondere sufficientemente ad alcune questioni particolarmente delicate sollevate dal caso in oggetto –:
se l'Agenzia nello svolgimento della propria attività ispettiva goda dei medesimi poteri concessi agli organi di polizia giudiziaria ovvero se alla stessa sia permesso il compimento dei cosiddetti «atti a sorpresa» con possibilità di svolgere nell'immediatezza del fatto (ovvero in flagranza di reato) accertamenti autonomi anche al di fuori delle stringenti previsioni di cui alla legge n. 689 del 1981;
se nell'ambito delle cosiddette attività di «certificazione e vigilanza» Acn si limiti a prendere atto di quanto viene formalmente attestato dai soggetti «richiedenti certificato» o se, diversamente, abbia la possibilità di compiere (anche in modo invasivo) delle proprie verifiche tecniche direttamente sui beni dell'interessato per appurare la veridicità delle dichiarazioni ricevute;
se l'Agenzia sia dotata degli strumenti e dei poteri necessari per accertare autonomamente se la eventuale interruzione di servizi essenziali derivi o meno da «attacchi informatici»;
se alla luce di quanto accaduto il 28 giugno 2025 la Presidente del Consiglio ritenga che il concreto funzionamento delle norme sopra ricordate sia soddisfacente nell'ottica di garantire la sicurezza dei servizi essenziali per il Paese.
(4-05600)
BONELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
saltare la fila può sembrare un gesto banale, quasi innocuo, eppure, nasconde un significato profondo: la rottura di un patto invisibile di equità e rispetto tra cittadini. Rispettare una fila non è solo una questione di buona educazione: è un atto civile che dice molto sul nostro modo di vivere insieme;
la fila rappresenta una forma concreta di giustizia: si basa sull'ordine di arrivo, non sul potere, il denaro o le conoscenze. Quando qualcuno la ignora, afferma implicitamente che le regole non valgono per lui, è il classico esempio di una mentalità che tollera scorciatoie e favoritismi;
solo pochi giorni fa, l'attore Luca Zingaretti ha pubblicato una storia su Instagram in cui ha raccontato che all'aeroporto di Fiumicino la moglie di un noto politico italiano ha saltato la fila per depositare il bagaglio da imbarcare in aereo, con l'aiuto della scorta del marito, è passata davanti a tutti, con la scorta che gli ha fatto: «Prego, prego»;
Zingaretti non ha fatto il nome del politico ma, poche ore dopo la pubblicazione del video, è emerso che la donna era Olga Sokhnenko, moglie del Ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso; successivamente, Urso prima ha raccontato a «Repubblica» di aver accompagnato la moglie e il figlio di sette anni in aeroporto, e che lui non è partito con loro, ha spiegato di non essersi accorto di quanto succedeva e se è accaduto qualcosa di spiacevole perché era al telefono, affermando: «È la scorta a valutare le condizioni, io ero accanto a mia moglie anche se ero al telefono»;
solo successivamente ha scritto una lettera al direttore di Repubblica, aggiungendo: «Vista la rilevanza attribuita al video di Zingaretti in merito al fatto che ho deciso di accompagnare mia moglie e mio figlio sino al check-in per la consegna dei bagagli, prima di recarmi al Ministero..., sono costretto a rivelarle che, in data 27 ottobre 2023, è giunta al Ministero delle imprese e del made in Italy una lettera minatoria con due proiettili in cui si faceva esplicito riferimento alla possibilità di colpire mia moglie, se non avessi cambiato atteggiamento in riferimento alle mie attività istituzionali sulle procedure di golden power»;
secondo Urso la lettera riguardava sue decisioni passate non meglio specificate, e faceva riferimento «a luoghi di residenza e abitualmente frequentati», perciò ritenne di non rendere pubblica la denuncia che fece –:
in considerazione di quanto emerso, se non intenda vigilare per evitare un uso improprio delle scorte da parte di esponenti del Governo al fine di garantire un corretto rapporto tra istituzioni e cittadini.
(4-05601)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
III Commissione:
ONORI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
secondo i dati dell'annuario statistico 2024 del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, sono 116.320 i cittadini italiani iscritti all'Anagrafe italiani residenti all'estero e ricadenti sotto la competenza del consolato generale d'Italia a Manchester, una delle circoscrizioni consolari più popolose del Regno Unito;
un confronto con altre sedi consolari europee evidenzia una significativa sproporzione nelle risorse assegnate a Manchester: a Londra, con 379.630 cittadini Aire e 35.956 passaporti emessi nel 2023, operano 76 unità di personale (un addetto ogni 4.995 cittadini, con una media di 473 passaporti per addetto); a Colonia, con 137.144 cittadini Aire e 8.035 passaporti, le unità sono 30 (un addetto ogni 4.571 cittadini, 268 passaporti per addetto); a Manchester, invece, con 116.320 cittadini Aire e 11.137 passaporti, il personale è di sole 17 unità, pari a un addetto ogni 6.848 cittadini e 655 passaporti per addetto, il dato più alto tra le sedi comparate;
tali cifre, se da un lato dimostrano l'impegno e l'efficienza del personale del consolato di Manchester, dall'altro mettono in risalto una condizione strutturale di grave sottodimensionamento, che compromette la sostenibilità del lavoro consolare e l'equità nell'erogazione dei servizi rispetto ad altre realtà;
il pieno ed efficace funzionamento dei servizi consolari è un presupposto imprescindibile per rispondere alle esigenze di una comunità così ampia, garantendo tutela amministrativa e accesso ai documenti;
come segnalato dal Comites locale e da numerosi cittadini, da questo sottodimensionamento derivano tempi di attesa che possono arrivare a superare i sei mesi per il trattamento delle pratiche di passaporto pervia postale, con conseguenti disagi significativi per i connazionali;
la piattaforma Prenot@mi risulta altamente inaccessibile, a causa dell'esaurimento immediato delle disponibilità al momento della loro apertura, rendendo di fatto impossibile la prenotazione di appuntamenti per passaporti e carte d'identità elettroniche;
c'è il rischio che tali criticità possano alimentare o abbiano già alimentato la diffusione di un mercato parallelo di soggetti che, dietro compenso, offrano servizi di intermediazione non ufficiali, oppure strumentalizzino il bisogno di assistenza per perseguire interessi personali o politici, con il concreto rischio di sfruttamento e di lesione dei diritti dei cittadini più vulnerabili –:
quali misure il Ministro interrogato intenda adottare con urgenza per il potenziamento permanente dell'organico del consolato di Manchester, anche attraverso l'assegnazione di risorse aggiuntive e l'assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale, al fine di garantire un servizio adeguato e dignitoso a tutti i cittadini italiani residenti nella circoscrizione.
(5-04279)
FRANCESCO SILVESTRI e ASCARI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il 21 luglio scorso Israele ha sferrato un attacco di terra contro l'unica città che finora era stata parzialmente risparmiata dai bombardamenti, Deir al Balah. In questa città si trovano oltre settantamila palestinesi espulsi dai loro territori e le poche organizzazioni umanitarie alle quali ancora è concesso entrare nella striscia di Gaza;
secondo quanto denunciato dall'Onu, l'attacco descritto potrebbe essere esiziale, in quanto potrebbe portare al collasso definitivo dei servizi umanitari e delle infrastrutture idriche del territorio;
Israele reiteratamente contravviene al rispetto del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale, ne è ulteriore conferma l'attacco contro la città di Deir al Balah. Come denunciato disperatamente dal cooperante italiano Gennaro Giudetti, impegnato in quella zona con la World Health Organization (Who) – occupied Palestinian territory, l'esercito israeliano ha bombardato ripetutamente un deconflicted place delle Nazioni Unite, con la conseguenza che sono stati messi in grave pericolo e ancora lo sono gli operatori umanitari, tra cui operatori italiani come Giudetti;
a parere degli interroganti, è ormai oltremodo lapalissiano quanto il mancato rispetto reiterato e doloso del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario da parte di Israele sia inconcepibile. L'area dove è avvenuto l'attacco era stata indicata come area sicura con la presenza di strutture segnalate ad Israele e protette dalle Convenzioni internazionali e dalle stesse Nazioni Unite;
risulta fondamentale agire con tempestività per garantire la sicurezza del nostro concittadino e degli altri operatori umanitari presenti, nonché per tutelare il rispetto del diritto internazionale umanitario, che vieta attacchi contro obiettivi civili e strutture protette –:
quali iniziative diplomatiche urgenti, inclusa la convocazione dell'Ambasciatore israeliano, intenda adottare per tutelare, in primo luogo attraverso la cessazione dei bombardamenti, la sicurezza degli operatori umanitari italiani presenti sul territorio e il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di Israele.
(5-04280)
FORMENTINI e BILLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
tra gli obiettivi perseguiti dalla diplomazia italiana c'è il sostegno alla crescita del Paese, al quale è funzionale anche il piano d'azione recentemente adottato per espandere la nostra presenza sui mercati extra-UE ritenuti ad alto potenziale;
in questo quadro, anche il Ministro degli affari esteri sostiene con convinzione il progetto finalizzato alla creazione del Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (Imec) che dall'India raggiunge il nostro Paese passando per il Medio Oriente;
l'Italia ha sottoscritto a Nuova Delhi l'accordo fondativo insieme a partner strategici come Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Unione europea e la stessa India;
Italia e India condividono una profonda e storica amicizia e l'Imec rappresenta un'opportunità strategica per lo sviluppo e il commercio che può avere importanti ricadute positive per il nostro Paese, per le aziende, il sistema portuale – a partire da Trieste, come ricordato nello scorso aprile anche dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini – e per la nostra proiezione economica e geopolitica come crocevia nel Mediterraneo;
è diffuso convincimento che l'export possa anche essere utilizzato come strumento per costruire rapporti di pace, circostanza che accresce la valenza geopolitica dell'Imec in quanto attraversa il Medio Oriente, coinvolgendo Arabia Saudita e Israele;
in tale contesto, la Farnesina coordina, anche grazie al ruolo dell'inviato speciale italiano, ambasciatore Francesco Maria Talò, le iniziative interministeriali connesse all'Imec che prevedono, tra gli altri, anche il coinvolgimento del settore privato –:
quali iniziative politiche il Governo intenda adottare a sostegno della diplomazia della crescita nell'ambito dell'Imec, in particolare valorizzando le attività di coordinamento e impulso dell'inviato speciale del Ministro.
(5-04281)
PROVENZANO, AMENDOLA, PORTA e BOLDRINI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
due cittadini italiani, Gaetano Cateno Mirabella Costa, e Fernando Eduardo Artese, titolare anche di cittadinanza argentina, iscritto all'AIRE, sono reclusi presso la struttura detentiva nota come Alligator Alcatraz, nella Contea di Miami-Dade;
entrambi i detenuti hanno denunciato condizioni detentive disumane: Mirabella Costa ha parlato al Tg2 di «gabbie con 32 persone e bagni aperti», senza accesso ad avvocato o giudice, mentre Artese, intervistato dal Tampa Bay Times, ha definito il campo «un campo di concentramento», lamentando trattamenti altamente degradanti e umiliazioni sistematiche;
queste condizioni inumane, che gravano oltre che sui due nostri connazionali anche su altre decine di persone, non sono mai tollerabili, soprattutto in un Paese democratico, e vanno denunciate con forza;
nonostante la gravità delle segnalazioni, ad oggi il Governo italiano non ha assunto una posizione pubblica di formale protesta per queste condizioni di detenzione, limitandosi a confermare la vicenda, chiarendo che il Consolato Generale d'Italia a Miami e l'Ambasciata d'Italia a Washington stanno seguendo il caso;
sin dal suo insediamento il Presidente Trump ha perseguito una politica di erosione delle fondamentali regole dello «Stato di diritto» e degli equilibri tra i diversi poteri istituzionali e analogamente, con la stessa determinazione, si è adoperato per la progressiva delegittimazione delle istituzioni multilaterali – dalle Nazioni Unite all'Organizzazione mondiale del commercio, passando per l'OMS e la NATO e la Corte penale internazionale – ritirando fondi, minacciando disimpegni o ridicolizzandone il ruolo;
appare di tutta evidenza come il Governo, a dispetto della palese subalternità nei confronti delle politiche della nuova amministrazione statunitense, sia tenuto al rispetto dei doveri di tutela in particolare dei cittadini italiani all'estero, soprattutto in materia di rispetto dei diritti fondamentali e tra questi quelli relativi alle condizioni di detenzione, garantiti da numerose convenzioni internazionali a partire dalla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti;
quali formali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda intraprendere nei confronti dell'Amministrazione statunitense al fine di avere chiarezza sulla legittimità della detenzione dei due cittadini italiani, sulle tempistiche della deportazione e sulle condizioni di trattamento dei detenuti, nonché al fine di richiedere il rispetto delle dovute garanzie processuali, ivi incluso l'accesso alla difesa.
(5-04282)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazione a risposta in Commissione:
BRAGA, GHIO, SIMIANI, PANDOLFO e MARINO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
la presenza dei rifiuti in mare e nelle acque interne, di cui le materie plastiche sono le componenti principali, è un'emergenza mondiale che va affrontata rapidamente prima che le conseguenze siano irreparabili;
la cosiddetta legge «Salvamare» (legge 17 maggio 2022 n. 60), approvata nella scorsa legislatura, mira a contribuire al risanamento dell'ecosistema marino e alla promozione dell'economia circolare, sensibilizzando la collettività alla diffusione di modelli comportamentali virtuosi;
la nuova normativa permette, infatti, alle imbarcazioni di consegnare ai porti, in appositi punti di raccolta, i rifiuti accidentalmente pescati in mare o lungo i fiumi, assimilandoli per legge ai rifiuti prodotti dalle navi. Un elemento precluso dalla precedente normativa che obbligava, invece, i pescatori a rigettare in mare la spazzatura, pena il pagamento di multe significative. La legge prevede, inoltre, meccanismi premiali per incentivare la raccolta dei rifiuti da parte dei pescatori;
la legge prevede anche l'avvio di un programma sperimentale triennale, finanziato con 6 milioni, per il recupero nei fiumi, di rifiuti galleggianti, compatibili con le esigenze idrauliche e di tutela degli ecosistemi;
a distanza di oltre 3 anni da tale legge mancano, tuttavia, molti decreti attuativi;
secondo Fondazione Marevivo e Federazione del Mare, negli ultimi tre anni sono state raccolte in mare circa 6.000 tonnellate di rifiuti (plastica, vetro, metallo, pneumatici e altro) dai pescherecci a strascico;
ciò nonostante, non è stata emanata alcuna norma che disciplini i punti di sbarco, le modalità di smaltimento a terra e i costi operativi, costringendo i pescatori a sostenere spese ingenti non coperte da alcun sistema di raccolta;
inoltre, secondo quanto denunciato dalla Fondazione Marevivo, dal gennaio 2024 i cittadini pagano la Tari anche per il trattamento dei rifiuti marini, un costo «fantasma» visto che il servizio di raccolta non esiste;
restano inoltre senza decreti attuativi le norme sugli impianti di dissalazione (articolo 12), sull'acquacoltura (articolo 13) e la gestione delle biomasse vegetali spiaggiate (ad esempio posidonia), rimaste nel limbo insieme ai rifiuti plastici;
l'unico decreto finora emanato è quello relativo all'articolo 6 (sbarramenti fluviali), con stanziamenti per 6 milioni di euro, ma molte autorità non hanno adeguatamente attuato il piano;
il termine per l'adozione dei predetti decreti è ampiamente scaduto e tale ritardo sta già causando danni ambientali, costi ingiustificati per pescatori e cittadini, e mette a rischio l'efficacia di un provvedimento la cui ratio rischia di essere svuotata di concretezza –:
quale sia lo stato di avanzamento dell'emanazione dei decreti attuativi previsti dalla legge n. 60 del 2022 («SalvaMare») e quali urgenti iniziative di competenza intendano adottare per garantirne la piena e tempestiva applicazione.
(5-04277)
GIUSTIZIA
Interrogazioni a risposta immediata:
ENRICO COSTA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la sentenza Corte di giustizia dell'Unione europea (Grande Camera) del 4 ottobre 2024 (C-548/218/21) ha esaminato le condizioni necessarie per accedere ai dati conservati nel cellulare o in altri device dell'indagato, estendendo al trattamento dei dati personali conseguenti al sequestro le disposizioni della direttiva 2016/680 – recepita con il decreto legislativo n. 51 del 2018 – sulla protezione delle persone fisiche, con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati;
la decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea si snoda attraverso l'analisi della nozione di «trattamento» dei dati, attribuendo una portata ampia, nel cui ambito rientra anche «un tentativo di accesso ai dati contenuti in un telefono cellulare, da parte dell'autorità di polizia ai fini di un'indagine in materia penale»;
la Corte precisa che per trattamento si intende «qualsiasi operazione o insieme di operazioni, compiute con o senza l'ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali o insieme di dati personali, come l'estrazione, la consultazione» o ancora «la diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione»;
fra i principi sanciti in materia di acquisizione di dati di carattere personale (la necessarietà del trattamento, la proporzionalità e il principio di «minimizzazione») la Corte di giustizia dell'Unione europea sancisce che per il trattamento dei dati è necessario che l'accesso «sia subordinato a un controllo preventivo effettuato da un giudice o da un organo amministrativo indipendente»;
la Corte di cassazione (sentenza n. 413 del 2025) ha escluso che il pubblico ministero possa considerarsi giudice o organo amministrativo indipendente, «per la sua natura di parte processuale»;
ciò nonostante, la procura di Roma ha diffuso delle linee guida per l'esecuzione dei sequestri di smartphone ed acquisizione dei contenuti, in forza delle quali non si ritiene necessaria l'autorizzazione del giudice. L'attuale assetto normativo domestico espone seriamente il nostro Paese al rischio di una procedura d'infrazione;
a ciò si aggiunga che i dati estratti dal sequestro di dispositivi, in assenza di vaglio giurisdizionale, sono posti a fondamento di richieste di custodia cautelare, ovvero di richieste di perquisizione, e sempre più spesso sono pubblicate letteralmente sui media, in violazione dell'articolo 114 del codice di procedura penale –:
se non ritenga necessario provvedere con urgenza, nelle more della modifica pendente in Parlamento, ad adeguare la normativa nazionale a quella Unione europea, quantomeno sotto il profilo dell'autorizzazione da parte del giudice in tema di sequestro di smartphone e di acquisizione dei dati, per scongiurare il rischio di procedure d'infrazione.
(3-02111)
GIANASSI, SERRACCHIANI, DI BIASE, LACARRA, SCARPA, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il sistema giustizia affronta gravissime criticità: le carceri sono al collasso, 43 detenuti e 3 operatori si sono tolti la vita dall'inizio del 2025; il sovraffollamento, la carenza di personale e il caldo terribile non potranno che rendere sempre più insopportabile la situazione di chi in carcere è detenuto, ma anche per chi ci lavora;
da quanto emerge ormai da tempo la situazione della giustizia di prossimità dei giudici di pace sta assumendo connotati di vera e propria emergenza, con l'inazione pressoché totale del Ministro interrogato;
malgrado questa situazione di evidente crisi del sistema il Ministro interrogato, durante un evento organizzato da Fratelli d'Italia, poco dopo la sconcertante dichiarazione sul sovraffollamento delle carceri che avrebbe contribuito a sventare i suicidi tra i detenuti, raggiunto dai giornalisti ha rilasciato dichiarazioni contenenti pesanti attacchi alla magistratura, ma non solo;
nei confronti del sostituto procuratore generale della Corte di cassazione Raffaele Piccirillo ha invocato «gli infermieri» e minacciato sanzioni da introdurre con – altre – riforme ad hoc, in relazione ad un'intervista in cui sono spiegati gli errori tecnici commessi dal Ministero della giustizia nella gestione del caso dell'assassino, torturatore, stupratore libico Almasri, scarcerato dal Governo italiano e riportato a casa con volo di Stato;
peraltro proprio nei giorni scorsi la stampa ha dato ampio risalto alla vicenda Almasri e sarebbe emerso che il Ministero della giustizia era a conoscenza dei fatti ben prima di quanto riferito dal Ministro interrogato in Parlamento, ossia dal 19 gennaio 2025. Sempre sui giornali è stato anche prospettato che il Ministero della giustizia, con il proprio consapevole comportamento, ha determinato la liberazione del criminale ricercato dalla Corte penale internazionale;
a distanza di mesi da quegli che gli interroganti ritengono osceni accadimenti, il Ministero risulta ancora omissivo ed evasivo;
il Ministro interrogato non ha ancora chiarito se fosse a conoscenza dell'intervento del capo di gabinetto prospettato dai giornali, nel qual caso il Ministro stesso sarebbe all'oscuro delle scelte che vengono adottate al Ministero della giustizia, oppure se era consapevole e in questo caso avrebbe mentito al Parlamento –:
se il Ministro interrogato, anche a seguito di quanto emerso sui giornali, voglia chiarire le ragioni per cui omise negli interventi in aula di dichiarare che il Ministero della giustizia era informato già dal 19 gennaio 2025 dell'arresto di Almasri e, conseguentemente, le motivazioni per cui il Ministero della giustizia ne ha determinato la liberazione.
(3-02112)
Interrogazione a risposta orale:
CALDERONE e ENRICO COSTA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
l'inchiesta milanese che vede indagati diversi soggetti, tra i quali il sindaco Sala, getta ancora una volta la luce su una questione ben più vasta e strutturale: la questione della fuga di notizie coperte da segreto istruttorio e comunque non divulgabili fino alla disclosure che avviene con l'udienza preliminare;
il fenomeno va ben oltre il caso milanese e consente di ampliare lo sguardo su ciò che accade troppo spesso nell'ambito di indagini a forte impatto mediatico o per il ruolo pubblico dei soggetti coinvolti o per le peculiarità della vicenda: atti coperti da segreto istruttorio, contenuti di conversazioni captate, chat WhatsApp, come nel caso Sala, riportate nel dettaglio con tanto di virgolettati, finiscono sui giornali, in palese violazione dell'articolo 114 del codice di procedura penale e 684 del codice penale;
non risulta agli interroganti che alcuna procura abbia esercitato l'azione penale – obbligatoria nel nostro ordinamento – per procedere in ordine a tali fattispecie di reato, né, vieppiù, risultano condanne per tali capi d'imputazione –:
se e quanti siano i procedimenti penali pendenti per la violazione degli articoli 114 del codice di procedura penale e 684 del codice penale e quante le eventuali condanne anche non definitive e se, alla luce della divulgazione di atti di indagine, nonché del processo mediatico costruito attorno al caso «Sala» e della conseguente imponente pubblica gogna subita da persone presunte innocenti, il Ministro interrogato non ritenga di valutare la sussistenza dei presupposti per attivare i propri poteri ispettivi, anche ai fini dell'eventuale esercizio dell'azione disciplinare.
(3-02114)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazioni a risposta immediata:
PASTORINO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
lunedì 14 luglio 2025 è stata presentata la prima bozza del piano di decarbonizzazione dell'ex Ilva, un piano da mettere a punto in otto anni con la realizzazione dei nuovi impianti entro il 2033;
nel dettaglio il piano prevede la costruzione di tre forni elettrici presso il sito di Taranto, per una capacità produttiva complessiva di 6 milioni di tonnellate annue, e un forno elettrico presso lo stabilimento di Genova, con una capacità di circa 2 milioni di tonnellate annue. È prevista, inoltre, la realizzazione di fino a quattro impianti per il preridotto (dri) localizzati nello stabilimento di Taranto necessario ad alimentare i forni elettrici di Puglia e Liguria;
su più fronti sono emersi dubbi sul concreto intento ambientalista della proposta di decarbonizzazione e sulla reale sostenibilità dell'investimento; inoltre, i documenti ufficiali del suddetto piano non chiariscono né i livelli occupazionali e le eventuali ricollocazioni, né forniscono dati precisi sulle emissioni di anidride carbonica. Si parla, infatti, di cattura dell'anidride carbonica, ma i numeri mostrano che gran parte delle emissioni continuerà comunque a finire in atmosfera –:
se voglia chiarire come verrà finanziato e attuato il piano di decarbonizzazione dell'ex Ilva, specificando quali risorse verranno impiegate per la sua esecuzione, indicando come verranno garantiti gli attuali livelli occupazionali e tutelato l'ambiente.
(3-02105)
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CARAMANNA, COMBA, GIOVINE, MAERNA, MESSINA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI, ZUCCONI, CONGEDO, IAIA, LA SALANDRA, MAIORANO, MATERA, AMORESE, DONZELLI, LA PORTA, MICHELOTTI e FABRIZIO ROSSI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
è di questi giorni la notizia che lo stabilimento dell'ex Ilva di Taranto è salvo. È stata, infatti, rilasciata l'autorizzazione integrata ambientale, passaggio necessario in attesa che venga approvato il piano di piena decarbonizzazione;
con l'esito positivo dell'autorizzazione integrata ambientale, l'ex Ilva potrà continuare a produrre 6 milioni di tonnellate di acciaio l'anno usando gli attuali tre altiforni, in attesa dei nuovi tre forni elettrici previsti, appunto, dal piano di decarbonizzazione;
l'attenzione del Ministero delle imprese e del made in Italy per l'acciaieria tarantina, con l'obiettivo di allineare la ripresa produttiva dello stabilimento pugliese al fabbisogno nazionale, si inserisce in un quadro di più ampio respiro per la tutela dell'industria siderurgica, senza perdere di vista la tutela dell'occupazione e il rilancio produttivo del comparto, pur nel rispetto della transizione ecologica;
la siderurgia è la spina dorsale dell'industria europea e italiana e senza un'industria forte l'Europa non può competere a livello globale. Difendere la capacità produttiva siderurgica italiana significa garantire l'autonomia strategica del continente;
in tale contesto si inseriscono, altresì, l'accordo di programma per il rilancio del polo siderurgico di Piombino, che potrà aspirare nuovamente a rappresentare un modello per l'Europa e un volano per lo sviluppo del territorio, e del sito produttivo Ast di Terni, che prevede investimenti per un totale di 557 milioni di euro da attuare entro il 2028, a cui si aggiungono misure di tutela ambientale, per contenere i costi energetici e mantenere gli attuali livelli occupazionali;
da tempo, il Ministro interrogato richiama l'esigenza di tutelare anche il settore siderurgico lungo il percorso della transizione verde, ritenendo «fondamentale, a corredo delle azioni già proposte dalla Commissione europea nel “Piano acciaio” del 19 marzo 2025, stimolare la domanda interna per rafforzare l'intera filiera siderurgica», sottolineando inoltre la necessità di intervenire sull'export del rottame ferroso, risorsa sempre più strategica nella transizione verso una siderurgia sostenibile;
in quest'ottica, sono stati annunciati «investimenti significativi per la realizzazione di impianti dri in Italia», per la produzione di preridotto a basse emissioni, nonché la necessità di agire sul fronte del costo dell'energia, al fine di tutelare la competitività del settore –:
quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda porre in essere al fine di garantire il rilancio del settore siderurgico nazionale, in un'ottica di decarbonizzazione e rafforzamento dell'autonomia strategica dell'industria siderurgica nazionale ed europea.
(3-02106)
LUPI, CAVO, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CARFAGNA, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
Acciaierie d'Italia s.p.a. è un'azienda partecipata dallo Stato attraverso Invitalia, che attualmente gestisce gli impianti siderurgici «ex Ilva»;
il decreto del Ministro interrogato del 20 febbraio 2024 ha ammesso Acciaierie d'Italia s.p.a. alla procedura di amministrazione straordinaria, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39, nominando commissario straordinario l'ingegner Giancarlo Quaranta, affiancato dal 1° marzo del 2024 anche dal professor Giovanni Fiori e dal professor Davide Tabarelli;
il 17 aprile 2024, su istanza dei commissari straordinari di Acciaierie d'Italia s.p.a., il Ministro interrogato ha esteso la procedura di amministrazione straordinaria anche ad Acciaierie d'Italia holding s.p.a., per consentire ai commissari di gestire in modo unitario e coordinato tutte le attività del gruppo;
il 17 luglio 2025 il Ministero delle imprese e del made in Italy ha comunicato che «d'intesa con gli enti locali, ha convocato per giovedì 31 luglio, alle ore 16.00, l'incontro conclusivo per la definizione dell'accordo di programma interistituzionale per la piena decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto»;
il 21 luglio 2025 i principali organi di stampa hanno diffuso la notizia che il Governo ha definito un piano di decarbonizzazione ambizioso per gli stabilimenti «ex Ilva», che punta a rilanciare la produzione attraverso la produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio l'anno, alimentata da quattro forni elettrici. Tre forni sarebbero realizzati presso lo stabilimento di Taranto, con una capacità complessiva di 6 milioni di tonnellate, e il quarto a Genova Cornigliano, con una capacità di 2 milioni di tonnellate all'anno –:
quali siano le possibili prospettive per gli impianti ex Ilva del Nord Italia e quali ulteriori iniziative intenda assumere per sostenere i livelli produttivi e occupazionali degli insediamenti industriali localizzati a Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi, nell'attesa di conoscere la strategia definitiva che riguarderà lo stabilimento di Taranto.
(3-02107)
CANDIANI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
diverse sono le iniziative promosse dal Ministero delle imprese e del made in Italy per la tutela del made in Italy, tra cui il Piano Italia per il settore moda, che mira a sostenere gli investimenti, con circa 250 milioni di euro previsti nel 2025, per la transizione ecologica e digitale delle imprese del settore, oltre a interventi per la valorizzazione della filiera delle fibre tessili naturali e riciclate e per il consolidamento degli operatori lungo tutta la filiera, attraverso processi di integrazione verticale e orizzontale;
con procedura aperta telematica Asp n. 5428141, il Ministero dell'interno – Dipartimento della pubblica sicurezza ha indetto una gara per la fornitura di capi di vestiario destinati alla Polizia di Stato, articolata in più lotti, tra cui il n. 9, relativo alla produzione di 60.000 camicie bianche per divisa ordinaria;
in sede di chiarimenti è stato chiesto se il ciclo produttivo (tessitura, taglio e confezione) potesse svolgersi anche in Paesi extraeuropei, con riferimento a Egitto, Cina e Bangladesh;
l'amministrazione ha risposto affermativamente, richiamando una recente sentenza del Consiglio di Stato (sezione V, n. 3721 del 2 maggio 2025), che ammette la partecipazione alle gare bandite nell'Unione europea anche da parte di operatori con produzione extraeuropea, purché siano rispettate le condizioni del disciplinare;
risulta quindi possibile l'affidamento, tramite fondi pubblici, della produzione di uniformi delle forze dell'ordine italiane a soggetti operanti in Paesi terzi, dove i costi, gli standard ambientali, le condizioni di lavoro e le tutele sindacali non sono comparabili a quelli italiani;
tale scelta appare in contrasto con principi politici, economici e strategici, specie per forniture così simboliche come le divise delle forze di polizia, che dovrebbero riflettere anche l'identità produttiva nazionale;
si ritiene urgente un intervento normativo che rafforzi la tutela del made in Italy nelle gare pubbliche, specie nei settori sensibili, prevedendo clausole sociali, vincoli minimi di produzione nazionale o criteri premianti per le imprese operanti sul territorio italiano –:
quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda adottare per rafforzare la tutela del made in Italy nelle gare pubbliche, specie per beni strategici come le divise della polizia, anche attraverso clausole sociali o requisiti minimi di produzione nazionale.
(3-02108)
BONETTI, BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il gruppo Iveco conta circa 36.000 dipendenti nel mondo, di cui quasi la metà in Italia nei vari stabilimenti di Suzzara, Brescia, Atessa, Torino, Foggia e Bolzano;
Iveco ha avviato un ambizioso piano di investimenti che prevede oltre 5,5 miliardi di euro tra il 2024 e il 2028 sull'innovazione tecnologica e sull'adattamento dei cambiamenti del mercato, in particolare nel settore della transizione energetica;
tuttavia, le recenti indiscrezioni non smentite su una possibile cessione del gruppo Iveco alla società indiana Tata motors hanno riaperto le preoccupazioni sul futuro degli stabilimenti e dei lavoratori, specialmente in assenza di garanzie nella vendita;
l'operazione sembra essere più vicina dopo lo scorporo di Iveco defence, il ramo che si occupava dei veicoli per la difesa e la protezione civile, che rappresentava l'ultimo ostacolo ad una cessione di Iveco ad una società estera;
in caso di avvicendamento nella proprietà, gli investimenti fin qui promessi potrebbero evidentemente essere messi in discussione dai nuovi vertici, con ripercussioni sul piano assunzionale e i livelli occupazionali;
a rendere questo scenario più preoccupante è il fatto che ancora una volta ad essere al centro della trattativa è un importante asset della filiera dell'automotive italiana, attestando il progressivo disimpegno dal nostro Paese del settore;
oltre ai timori dei lavoratori coinvolti e delle loro famiglie, vi è quello di tutto il sistema economico e produttivo locale e nazionale per le possibili ripercussioni di un ridimensionamento sui siti produttivi e, più in generale, di una riduzione della presenza di Iveco nel Paese –:
di quali informazioni disponga circa la trattativa tra Exor e Tata motors per la cessione del gruppo Iveco – ivi incluse le inerenti garanzie occupazionali e di investimento in Italia – e, in tal senso, quali iniziative di competenza intenda intraprendere per tutelare, in particolar modo, i lavoratori degli stabilimenti italiani del gruppo e tutta la filiera automotive nazionale.
(3-02109)
BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
dal 2023 la produzione industriale del Paese è sostanzialmente ferma: a fronte della lievissima flessione di aprile 2025, i dati più recenti mostrano un calo dello 0,7 per cento congiunturale e dello 0,9 per cento su base annua, con il settore dei trasporti, quello farmaceutico e quello chimico che registrano cali fino al 5,6 per cento;
solo dal 2023 al 2024 i tavoli presso l'unità di crisi del Ministero delle imprese e del made in Italy hanno visto il numero dei lavoratori coinvolti pressoché raddoppiato (da 58.026 a 105.974), certificando l'assenza di una strategia di politica industriale del Governo;
le stime più recenti confermano che i costi dell'energia elettrica e del gas sono destinati ad aumentare ulteriormente, aggravando i costi di produzione e la sostenibilità economica delle imprese anche in termini di competitività, tanto più alla luce dei dazi statunitensi e di quelli ulteriori annunciati dal Presidente Trump –:
quali iniziative di competenza intenda adottare per salvaguardare il sistema industriale italiano e garantire livelli di credito coerenti con l'alto potenziale delle imprese italiane.
(3-02110)
Interrogazione a risposta in Commissione:
DARA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi giorni ha destato forte preoccupazione la notizia, diffusa da diversi organi di stampa, circa una possibile trattativa in corso per la cessione di Iveco Group al colosso indiano Tata Motors. A rendere la situazione ancora più allarmante è l'assenza di conferme ufficiali o smentite da parte della proprietà, alimentando incertezza tra i lavoratori e i territori coinvolti. Tra gli stabilimenti più esposti ci sono quelli di Suzzara (Mantova) e Brescia, dove sono impiegati migliaia di lavoratori, presidi industriali strategici per l'intera filiera produttiva locale;
le istituzioni territoriali hanno immediatamente richiesto chiarimenti, sottolineando la necessità di convocare un tavolo ministeriale di confronto e hanno espresso preoccupazione per l'impatto occupazionale e industriale che una simile operazione potrebbe comportare, chiedendo al Governo di intervenire prontamente.
la vicenda solleva interrogativi rilevanti non solo sul futuro occupazionale dei dipendenti Iveco, ma anche sulla tenuta dell'industria manifatturiera italiana in settori strategici come quello dei veicoli industriali –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dell'operazione di cessione e possa confermare o smentire la veridicità e, nel caso, se abbia intrapreso o intenda intraprendere iniziative volte alla tutela delle imprese della filiera produttiva.
(5-04276)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
come noto, nella mattinata di martedì 8 luglio 2025, presso l'aeroporto di Bergamo-Orio al Serio, è accaduto un tragico incidente: un uomo ha perso la vita dopo essersi introdotto nell'area di movimento dello scalo e aver raggiunto un aereo che stava effettuando una manovra di allontanamento dalla piazzola di sosta;
l'incidente drammatico ha inevitabilmente comportato l'immediata sospensione del traffico aereo per circa un'ora e mezza, con la cancellazione di otto voli in partenza, ritardi su altri voli e la deviazione di sei voli in arrivo verso gli aeroporti di Verona e Malpensa;
si apprende da fonti stampa che Enac non avrebbe alcuna preoccupazione sulla sicurezza della struttura aeroportuale e che avrebbe chiesto una relazione al direttore territoriale riguardo l'accaduto. La procura di Bergamo, invece, avrebbe aperto un'indagine contro ignoti per istigazione al suicidio;
al momento, secondo quanto riportato da fonti aeroportuali e confermato dalla società di gestione Sacbo, sembra che la persona deceduta non fosse né un passeggero né un dipendente aeroportuale, eppure pare che sia riuscita ad accedere al piazzale attraverso una delle porte di sicurezza situate nell'area di consegna bagagli, recentemente oggetto di ampliamento;
nonostante la gravità di quanto accaduto, consultando i canali istituzionali di Enac, al momento non risulta alcuna comunicazione ufficiale da parte dell'ente contenente indicazioni su quali misure Enac intenda mettere in atto per evitare che incidenti del genere possano ripetersi;
alcuni testimoni oculari riferiscono che l'uomo sia entrato urlando nell'area operativa dell'aeroporto e che sia stato inseguito da un agente di polizia e da un operatore aeroportuale, ma sia comunque riuscito a raggiungere l'aereo, con il tragico esito che conosciamo;
l'episodio, oltre a lasciare umanamente sconcertati, non può che sollevare interrogativi significativi sulle garanzie della sicurezza perimetrale e operativa dell'aeroporto, in particolare riguardo al funzionamento delle porte di servizio, ai sistemi di controllo accessi, ai tempi di reazione del personale di sicurezza, e alla capacità effettiva di prevenire l'intrusione di soggetti non autorizzati in aree ad altissimo rischio;
in merito alla sicurezza dello scalo, si segnala inoltre che, come ricordato dal sindacato dei trasporti della Cisl, appena due mesi fa, sempre presso l'aeroporto di Orio al Serio, un uomo era stato trovato nascosto all'interno del carrello di un aereo, dopo essere presumibilmente riuscito ad accedere all'area di movimento scavalcando la recinzione perimetrale. In quell'occasione, il sindacato aveva scritto al prefetto e alla società di gestione Sacbo per segnalare le gravi criticità riscontrate e per proporre l'istituzione di un osservatorio permanente sulla sicurezza aeroportuale, finalizzato alla prevenzione di ulteriori rischi;
a parere dell'interrogante, è inevitabile chiedersi cosa sarebbe successo se le due persone introdottesi in aree riservate al personale, avendo la possibilità di avvicinarsi ad aerei con centinaia di passeggeri, fossero state delle persone pericolose e malintenzionate come, per esempio, degli attentatori –:
se e quali verifiche urgenti siano state attivate per accertare eventuali falle nei protocolli di sicurezza fisica e nei sistemi di controllo degli accessi dell'aeroporto di Bergamo-Orio al Serio, a seguito di entrambi gli incidenti riportati, e se siano emerse criticità o inadempienze da parte del gestore aeroportuale o delle autorità preposte alla sicurezza dello scalo;
quali misure di competenza intendano adottare – anche per il tramite di Enac – per rafforzare i sistemi di sorveglianza, presidio e reazione nei principali scali nazionali, al fine di prevenire intrusioni non autorizzate che, se sfruttate da soggetti ostili o intenzionati a compiere atti terroristici o di sabotaggio, potrebbero compromettere gravemente la sicurezza dei passeggeri, degli equipaggi, delle infrastrutture critiche e, in sostanza, del Paese.
(2-00662) «Pastorella, Richetti».
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
IX Commissione:
PASTORINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il principale beneficiario dell'opera del Terzo Valico dei Giovi sarà il sistema portuale di Genova, che potrà disporre di un collegamento ferroviario dedicato al traffico merci, consentendo una significativa riduzione dei tempi di transito, un aumento dell'efficienza logistica e un potenziamento della rete ferroviaria locale grazie a infrastrutture moderne e performanti;
il progetto prevede anche il potenziamento della linea Genova-Campasso, con il collegamento della tratta ferroviaria Bivio Fegino-Campasso-Porto Storico con il Terzo Valico e la Linea succursale dei Giovi, attraverso la realizzazione di 8 binari da 750 metri per l'arrivo/partenza dei treni, integrati nel sistema di comando e controllo della circolazione ferroviaria dei Nodo di Genova;
l'area in cui si inserisce il progetto è altamente urbanizzata e densamente abitata: l'apertura dei cantieri sta comportando gravi disagi per i residenti, sia in termini di qualità della vita, che di rumore, polveri e difficoltà nella mobilità urbana. La prossimità alle abitazioni, alle scuole e ad altri servizi essenziali rende ancora più urgente una gestione attenta dell'impatto sul territorio;
al progetto ferroviario è collegato un importante intervento di rigenerazione urbana da circa 200 milioni di euro. La prima tranche, pari a 89 milioni, è stata già interamente erogata a Rfi e utilizzata per le attività preliminari. La restante parte, pari a 110 milioni di euro, avrebbe dovuto essere distribuita nel triennio 2023-2026, secondo quanto previsto dalla legge n. 197 del 2022. Tuttavia, con la legge di bilancio per il 2025, si è registrata una rimodulazione al ribasso di 13 milioni di euro;
il 31 agosto 2022 è stato firmato un protocollo d'intesa per la realizzazione del progetto integrato di riqualificazione e rigenerazione urbana delle aree del comune di Genova interessate dal potenziamento della linea ferroviaria Genova-Campasso;
ad oggi manca ancora la firma di un protocollo d'intesa con Rfi, condiviso anche con annunci pubblici, alla presenza del viceministro Rixi, dall'attuale presidente di regione Liguria Bucci, volto ad escludere il passaggio di merci pericolose lungo la nuova linea ferroviaria del Campasso, anche a seguito delle ripetute richieste del territorio e delle istituzioni locali –:
se, con riferimento al progetto di rigenerazione urbana, voglia indicare quando verranno sbloccate le risorse originariamente previste per il triennio 2023-2026, specificando se il Governo intenda adottare iniziative volte a ripristinare integralmente l'investimento iniziale e con quali tempi, nonché quando sarà sottoscritto il protocollo d'intesa con Rfi per l'esclusione del transito di merci pericolose lungo la linea Campasso.
(5-04284)
BAKKALI, BARBAGALLO, CASU, GHIO e MORASSUT. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 1, comma 5-bis, del decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2021, n. 156, ha disposto l'istituzione nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del «Fondo Programma patenti giovani autisti per l'autotrasporto», con una dotazione pari a 3,7 milioni di euro per il 2022 e 5,4 milioni di euro per ogni anno dal 2023 al 2026;
successivamente, il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro dell'economia e delle finanze del 30 giugno 2022 ha disciplinato i criteri e le modalità di concessione del «buono patente autotrasporto» di cui al «Programma patenti giovani» sopra citato;
sulla base di quanto previsto dalla legge di bilancio per il 2025, più precisamente dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 31 dicembre 2024, relativo alla ripartizione in capitoli delle unità di voto parlamentare relative al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e per il triennio 2025-2027, il capitolo 1306 «Somme da destinare al “programma patenti giovani autisti per l'autotrasporto”» prevede lo stanziamento di 4.873.500 milioni di euro per il 2025 e 4.873.500 milioni di euro per il 2026;
inoltre, sulla base di quanto contenuto nel recente disegno di legge di assestamento del bilancio, si segnala che le somme stanziate nel capitolo 1306 risultano le medesime di quelle contenute nella legge di bilancio, pari a 4.873.500 milioni di euro per il 2025 e 4.873.500 milioni di euro per il 2026;
sul sito https://patentiautotrasporto.mit.gov.it/, però, si legge che «(...) il plafond previsto dall'articolo 11, comma 1, decreto 30 giugno 2022, quale limite massimo di spesa, è esaurito. Si rappresenta, pertanto, che la piattaforma non consente più la generazione di nuovi voucher»; vi è, quindi, almeno in apparenza, una contraddizione che richiede un necessario chiarimento –:
se il Ministro interrogato, per quanto di competenza, intenda adottare iniziative per superare la contraddizione sopra evidenziata e che rischia di mettere in difficoltà coloro che volessero richiedere il citato bonus.
(5-04285)
MACCANTI, FURGIUELE, DARA, MARCHETTI e PANIZZUT. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la società Uber è una nota multinazionale che fornisce un servizio di intermediazione per il trasporto automobilistico privato mettendo in collegamento diretto, tramite piattaforma digitale, passeggeri e, prevalentemente, autisti NCC;
da tempo gli operatori del tpnl denunciano la scorrettezza di alcune pratiche messe in atto da tale multinazionale, tese a creare concorrenza sleale all'interno settore;
l'articolo 11 della legge 15 gennaio 1992, n. 21, come interpretato dalla Corte costituzionale con sentenza n. 56 del 2020, prevede che il servizio di NCC sia un servizio cosiddetta «da rimessa» e che debba ordinariamente avviarsi dalle rimesse site nelle province in cui rientra il comune che ha rilasciato l'autorizzazione. Il comma 3 vieta per gli NCC la sosta in stazionamento su suolo pubblico nei comuni ove sia esercitato il servizio taxi, prevedendola esclusivamente all'interno della rimessa. Il comma 5 dispone che i comuni in cui non è esercitato il servizio taxi possono autorizzare i veicoli NCC allo stazionamento su aree pubbliche. Il comma 6, infine, prevede la facoltà per i comuni, negli ambiti portuali, aeroportuali e ferroviari, di derogare al divieto di sosta su suolo pubblico degli NCC, purché la sosta avvenga in aree diverse da quelle destinate al servizio taxi chiaramente delimitate e individuate come rimessa;
nei parcheggi in prossimità di stazioni ferroviarie di diverse città italiane sono stati realizzati stalli di sosta dedicati al servizio Uber, identificabili da apposita segnaletica orizzontale riportante il logo della società;
tali parcheggi, tuttavia, non rientrano nel suolo pubblico gestito dai comuni, in quanto si tratta di aree amministrate da società controllate dal gruppo Fs, dunque organismi di diritto privato. A quanto si apprende da organi di stampa, le stesse giunte comunali, sollecitate sulla questione da interpellanze comunali, come avvenuto a Milano, hanno confermato la completa estraneità del comune rispetto a tali aree;
esse, dunque, non risultano idonee ad assumere le caratteristiche delineate dal comma 6, né a essere individuate come «rimessa» tramite deroga comunale. Lo stazionamento di vetture NCC al loro interno appare, pertanto, in contrasto con quanto disposto, in particolare, dal comma 3. La legge, inoltre, non fa alcun riferimento alla facoltà di inserire il logo di un'impresa specifica all'interno degli stalli –:
di quali elementi disponga in ordine alla realizzazione degli stalli di cui in premessa in rapporto al combinato disposto dei commi 3, 4, 5 e 6 dell'articolo 11 della legge n. 21 del 1992 in materia di sosta dei veicoli NCC e quali eventuali iniziative di competenza intenda assumere in materia.
(5-04286)
PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
dalle ore 20.00 alle ore 23.00 circa del 28 giugno 2025, un problema tecnico ai radar ha impedito l'atterraggio e il decollo degli aerei negli aeroporti di Milano, Bergamo, Genova e Torino, causando gravi ritardi e il blocco del traffico aereo, coinvolgendo circa trecento voli e migliaia di passeggeri; secondo Enav, la causa del malfunzionamento sarebbe un'avaria al sistema di trasmissione dati radar presso il centro di controllo di Milano, responsabile della gestione del traffico aereo del Nord-Ovest del Paese. In particolare, il guasto avrebbe riguardato la connettività che consente l'afflusso dei dati radar alla sala operativa, garantita da un fornitore esterno di telecomunicazioni (Tim);
Tim ha comunicato che il funzionamento del radar dipenderebbe da diversi sistemi riferibili a differenti operatori, di ritenersi estranei ai fatti e di non avere riscontrato problemi sulla propria infrastruttura;
successivamente al guasto del sistema principale, Enav ha attivato un sistema di emergenza basato su connettività satellitare, che non permette la gestione continuativa del traffico aereo, seppur garantisca la sicurezza dei voli in corso;
la nota ufficiale dell'ente specifica che i sistemi sono progettati secondo criteri di massima affidabilità e dotati di ridondanza, al fine di assicurare continuità e sicurezza anche in caso di eventi imprevisti;
nonostante tali misure, l'evento ha determinato un blocco temporaneo del traffico aereo, mettendo in evidenza la possibile inadeguatezza dei sistemi di back-up, o comunque un'inadeguata resilienza dell'infrastruttura coinvolta. Anche la sicurezza cibernetica dell'infrastruttura potrebbe risultare inadeguata, dal momento che pare all'interrogante che non si possa nemmeno escludere un attacco cyber che abbia colpito sia il sistema radar principale che il sistema di back-up;
si apprende che l'Enac ha avviato una commissione d'indagine per risalire alle cause che hanno portato all'avaria nella gestione dei dati radar, che verranno comunicate attraverso un report, si diceva entro una settimana;
a distanza di quasi un mese dall'incidente, sembra che le cause del guasto, così come le responsabilità, siano ancora da chiarire, così come non è pervenuta alcuna comunicazione ufficiale del Ministero riguardo all'evento –:
quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per garantire la piena trasparenza nella ricostruzione dell'accaduto, escludendo in primis attacchi cibernetici ostili – tutelando così l'interesse pubblico e la sicurezza dei cittadini, così da evitare il ripetersi di eventi simili – e, in tal senso, se non si ritenga urgente assumere iniziative volte a rivedere e potenziare l'affidabilità dell'infrastruttura tecnologica per il controllo del traffico aereo.
(5-04287)
IARIA, FEDE e TRAVERSI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
le infrastrutture e la mobilità sostenibili rivestono un ruolo cardine in quanto contribuiscono al benessere dei cittadini e costituiscono il secondo pilastro, dopo il raggiungimento dell'efficienza energetica globale, su cui costruire la transizione ecologica del nostro Paese;
l'obiettivo della neutralità climatica sarà raggiungibile solo attraverso il rinnovamento del sistema dei trasporti in chiave sostenibile;
il settore trasporti, in uno scenario di decarbonizzazione dell'economia al 2050, dovrà necessariamente affrontare una trasformazione radicale;
l'obiettivo, non più procrastinabile, è quello di ridurre sempre più il trasporto privato motorizzato e andare verso un trasporto condiviso e rapido di massa;
l'Italia ha una delle flotte di veicoli più vetuste fra i Paesi dell'Europa occidentale. Il parco auto circolante continua a diventare sempre più vecchio e, quindi, sempre più inquinante;
la linea 12 del sistema tranviario torinese, progettata per collegare l'Allianz stadium al Mauriziano, attraversando tutta Torino Nord e servendo aree a forte criticità ambientale e sociale, è stata finanziata con 221 milioni di euro provenienti dal bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025;
l'inflazione e il rincaro dei materiali da costruzione hanno determinato un aumento dei costi del 25 per cento con una necessità di ulteriori 53 milioni di euro, per un costo complessivo di circa 275 milioni di euro;
per contenere tali costi, InfraTo e l'amministrazione comunale di Torino hanno proposto una variante al progetto esecutivo, che prevede la rinuncia a circa 1 chilometro di galleria sotterranea e lo spostamento in superficie di alcune fermate (tra cui quelle su via Cesalpino e Madonna di Campagna);
tale modifica ha generato forti proteste tra i cittadini e i comitati locali, in particolare per l'impatto negativo sulla cosiddetta spina reale, asse ciclopedonale urbano strategico, compromettendo così la qualità urbana e la mobilità dolce dell'area –:
se risultino al Ministro interrogato, per quanto di competenza, al fine di preservare l'integrità del tracciato originario, eventuali soluzioni alternative alla riduzione della galleria, come ad esempio la suddivisione dell'intervento in lotti funzionali e l'accorpamento delle fermate, modalità già adottata per la linea 2 della metropolitana di Torino, che consentirebbe una programmazione graduale dell'opera senza comprometterne la coerenza progettuale e se intenda comunque adottare iniziative di competenza volte a incrementare il finanziamento dell'opera.
(5-04288)
Interrogazioni a risposta scritta:
FEDE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi anni, numerosi cittadini e operatori del settore automobilistico hanno segnalato una disparità di trattamento nell'applicazione della normativa relativa alla larghezza massima dei rimorchi trainabili da veicoli pick up, ovvero i veicoli di categoria N1 (autocarri leggeri), frequentemente utilizzati anche per attività turistiche, sportive e professionali;
tale restrizione non risulta supportata da alcun divieto esplicito nel vigente Codice della strada (Cds) né nel relativo regolamento di attuazione; in particolare, nessun articolo del Codice, incluso l'articolo 61 e l'articolo 63, stabilisce che un veicolo N1 debba essere vincolato al traino di rimorchi che non superino la larghezza della trattrice stessa (mediamente 1,80/1,90 metri), come invece accade di fatto presso alcuni uffici provinciali della Motorizzazione Civile;
viene spesso citata, a giustificazione di tali limiti, la circolare 1417/4184 del 25 maggio 1990 e il decreto ministeriale 28 maggio 1985, i quali tuttavia non costituiscono normativa cogente e risultano in parte superati dalla riforma del Codice della strada (articolo 231, comma 2) che ha abrogato ogni disposizione contraria o incompatibile con le nuove norme;
peraltro, l'articolo 61 del Cds, richiamato anche dalla normativa Ue, stabilisce che la larghezza massima per i veicoli (inclusi i rimorchi), è pari a 2,55 metri, senza distinzione tra categorie M1 e N1 per quanto riguarda il traino;
inoltre, secondo il regolamento europeo A9-EU-2013/05 – Trailer – Rules, vincolante in quanto regolamento Ue e non soggetto a recepimento, la larghezza massima rimorchiabile (Lmr) è determinata come la larghezza della motrice aumentata di 0,70 metri, arrotondata per eccesso, purché nel limite massimo di 2,55 metri;
l'interpretazione restrittiva adottata in alcuni uffici della Motorizzazione civile, secondo cui l'omologazione per il traino da parte di veicoli N1 sarebbe ammessa solo se esiste una versione autovettura dello stesso modello, appare a giudizio dell'interrogante illogica e in contrasto con il principio di semplificazione amministrativa, come ribadito dall'articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, nonché da sentenze della Corte di cassazione, secondo cui la pubblica amministrazione non può richiedere atti o certificazioni di cui sia già in possesso;
tale prassi, applicata in modo non uniforme sul territorio nazionale, comporta gravi disagi agli utenti e danni economici agli operatori del settore automobilistico, oltre a generare confusione normativa e lesione del principio di uguaglianza, in violazione dell'articolo 3 della Costituzione;
dai dati Anfia risulta che nel 2024 sono stati immatricolati oltre 500 pick up, dei quali la maggioranza (circa l'80 per cento) è dotata di gancio traino omologato per rimorchi fino a 2,55 metri di larghezza, confermando che nella prassi la restrizione è applicata solo in casi isolati e arbitrari, e che nessuna disposizione vigente prevede tale limite –:
se il Ministro interrogato ritenga corretta l'attuale prassi di limitazione della larghezza dei rimorchi trainabili da veicoli pick up categoria N1 alla sola larghezza della motrice, in assenza di un esplicito divieto nel Codice della strada o nella normativa europea;
se il Ministero intenda assumere iniziative volte a fornire chiarimenti ufficiali e uniformi agli uffici della Motorizzazione civile circa l'interpretazione della normativa vigente, al fine di evitare disparità applicative e di garantire certezza del diritto;
se non ritenga opportuno assumere iniziative per avviare una revisione normativa che disciplini in modo chiaro e coerente le condizioni per il traino da parte di veicoli N1, tenendo conto sia delle esigenze della mobilità moderna sia delle indicazioni del diritto dell'Unione europea.
(4-05595)
GHIO, PANDOLFO e PASTORINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il Progetto del Terzo Valico dei Giovi consiste nella realizzazione di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità e capacità, concepita per potenziare i collegamenti tra il sistema portuale ligure, le principali direttrici ferroviarie del Nord Italia e il resto d'Europa. Si tratta di un'infrastruttura strategica di rilevanza nazionale, finalizzata a migliorare la competitività della logistica, favorendo uno scambio più rapido delle merci e una maggiore integrazione tra i diversi sistemi di trasporto;
il principale beneficiario dell'opera sarà il sistema portuale di Genova, che potrà disporre di un collegamento ferroviario dedicato al traffico merci, consentendo una significativa riduzione dei tempi di transito, un aumento dell'efficienza logistica e un potenziamento della rete ferroviaria locale grazie a infrastrutture moderne e performanti;
il progetto prevede anche il potenziamento della linea Genova-Campasso, considerata «l'ultimo miglio» del Terzo Valico, finalizzato alla creazione di un vero e proprio retroporto per il traffico merci nell'area del Parco Campasso, connesso al porto genovese tramite il Bivio Fegino;
tale intervento comprende il collegamento della tratta ferroviaria Bivio Fegino-Campasso-Porto Storico con il Terzo Valico e la Linea Succursale dei Giovi, attraverso la realizzazione di 8 binari da 750 metri per l'arrivo/partenza dei treni, integrati nel Sistema di Comando e Controllo (SCC) della circolazione ferroviaria del Nodo di Genova;
l'area del Campasso in cui si inserisce il progetto è altamente urbanizzata e densamente abitata: l'apertura dei cantieri sta comportando gravi disagi per i residenti, sia in termini di qualità della vita, che di rumore, polveri e difficoltà nella mobilità urbana. La prossimità alle abitazioni, alle scuole e ad altri servizi essenziali rende ancora più urgente una gestione attenta dell'impatto sul territorio;
al progetto ferroviario è collegato un importante intervento di rigenerazione urbana da circa 200 milioni di euro. La prima tranche, pari a 89 milioni, è stata già interamente erogata a Rfi e utilizzata per le attività preliminari. La restante parte, pari a 110 milioni, avrebbe dovuto essere distribuita nel triennio 2023-2026, secondo quanto previsto dalla legge n. 197 del 2022. Tuttavia, con la legge di Bilancio 2025, si è registrata una rimodulazione al ribasso di 13 milioni di euro;
il 31 agosto 2022 è stato firmato un protocollo d'intesa per la realizzazione del progetto integrato di riqualificazione e rigenerazione urbana delle aree del comune di Genova interessate dal potenziamento della linea ferroviaria Genova-Campasso;
ad oggi manca ancora la firma di un protocollo d'intesa con Rfi, condiviso anche con annunci pubblici dall'attuale presidente di regione Liguria Bucci, volto ad escludere il passaggio di merci pericolose lungo la nuova linea ferroviaria del Campasso, anche a seguito delle ripetute richieste del territorio e delle istituzioni locali –:
quando verranno sbloccate le risorse originariamente previste per il triennio 2023-2026, se il Governo intenda adottare iniziative per ripristinare integralmente l'investimento iniziale e con quali tempi;
se e quando il Ministro interrogato intenda promuovere e sottoscrivere un protocollo d'intesa con Rfi che dia garanzie a tutti i soggetti coinvolti per l'esclusione del transito di merci pericolose lungo la linea Campasso.
(4-05597)
GRIMALDI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il 16 maggio 2019 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Mit) ha pubblicato l'Avviso n. 2 per la presentazione di istanze per accesso alle risorse destinate al Trasporto rapido di massa ad impianti fissi;
il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con decreto ministeriale n. 191 del 7 agosto 2023 ha assegnato 221,7 milioni di euro al comune di Torino per la realizzazione della «Linea Tranviaria 12 e Recupero Trincea Ferroviaria Torino-Ceres» ed ha fissato al 31 dicembre 2025 il termine ultimo per l'assunzione dell'obbligazione giuridicamente vincolante (Ogv) per l'affidamento dei lavori;
con decreto dirigenziale n. 44, del 27 febbraio 2024, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha impegnato le risorse assegnate al comune di Torino per la realizzazione dell'intervento;
il progetto della linea tranviaria 12 interessa la parte Nord-occidentale del comune di Torino e consente di collegare l'area dell'Allianz Stadium al centro città, alla zona ospedali e alle Molinette;
dal 2021, anno in cui è stato approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica dell'opera in oggetto, ad oggi, l'incremento del costo dei materiali ha generato una crescita dell'opera del 25 per cento, con la conseguenza che le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione dell'opera sono passate da 221 milioni a 274 milioni, con una differenza, dunque, di 53 milioni di euro;
per questo motivo, in data 9 luglio 2025, durante i lavori della II Commissione «Viabilità e trasporti» del comune di Torino, è stato presentato un progetto di variante per il tracciato nord della futura linea 12, al fine di rimodulare le voci di spesa e rientrare nelle risorse finanziate ed ottenute dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
la proposta di variante predisposta da Infra.To prevede l'eliminazione delle nuove opere sotterranee e, in particolare, la mancata realizzazione di un chilometro di galleria incluse le fermate interrate, al fine di contenere i costi. In questo modo il collegamento da piazza Manno fino a via Cesalpino si otterrebbe seguendo un tracciato in superficie, che andrebbe poi a percorrere un anello nell'area di largo Grosseto;
la modifica del tracciato – pur garantendo un'infrastruttura necessaria ad un'ampia zona della periferia Nord che attualmente risulta priva di collegamenti efficaci con il centro ed il resto della città – comporterebbe la demolizione di larga parte della cosiddetta Spina Reale, il viale ciclopedonale alberato lungo via Strabella, oggetto di un intervento di riqualificazione negli anni '90 che ha portato all'interramento dei binari della ferrovia Torino-Ceres, restituendo ai residenti spazi di socializzazione;
la notizia della proposta di modifica ha sollevato fervide proteste da parte dei residenti, i quali sono contrari alla proposta di variante poiché quella che poteva essere una importante opportunità di miglioramento per la qualità della vita, grazie alla linea tranviaria 12, si trasformerebbe nella demolizione di uno dei fiori all'occhiello del quartiere Madonna di Campagna, e, per questo, hanno iniziato una raccolta firme «La Spina non si tocca»;
si consideri, inoltre, che la Spina Reale è l'unica area pedonale alberata dell'area della periferia Nord ad oggetto e che nel progetto di riqualificazione originario, dovrebbe fungere da collegamento ciclabile tra il centro di Torino e la Reggia di Venaria Reale;
appare necessario, a parere dell'interrogante, reperire e stanziare i fondi mancanti idonei alla realizzazione del progetto iniziale volto a fornire un'infrastruttura strategica ad un'ampia zona della periferia Nord, senza alterare l'area ciclopedonale della Spina Reale –:
se non intenda adottare iniziative di competenza, anche di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, al fine di reperire e stanziare le risorse finanziarie mancanti e necessarie alla realizzazione del progetto iniziale, presentato e approvato nel 2021, che prevede lo sviluppo del tracciato della linea tranviaria 12 lungo l'asse dell'ex linea ferroviaria «Torino-Ceres» senza compromettere l'area ciclopedonale della Spina Reale oggetto di recente intervento di riqualificazione.
(4-05599)
INTERNO
Interrogazioni a risposta scritta:
GRIMALDI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 67 della legge 26 luglio 1975, n. 354 stabilisce quali sono i soggetti che possono visitare gli istituti penitenziari senza autorizzazione. Sulla base della direttiva del Ministero dell'interno del 19 maggio 2022 questo articolo viene in rilievo anche per gli accessi nei Cpr;
oltre al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Corte costituzionale, possono accedere ai centri, senza alcuna autorizzazione e senza alcun preavviso, i Ministri, i giudici della Corte costituzionale, i sottosegretari, i membri del parlamento e i componenti del Consiglio superiore della magistratura, ma anche, gli europarlamentari, i magistrati territorialmente competenti, i consiglieri regionali, naturalmente il prefetto ed il questore, nonché i garanti dei diritti delle persone detenute comunque denominati;
inoltre, l'articolo 67 della legge n. 354 del 1975 prevede che i soggetti autorizzati possano compiere le visite soli o con accompagnatori, senza che per questi ultimi sia necessaria alcuna autorizzazione. Tale previsione ha consentito nel tempo ai soggetti interessati di compiere visite ispettive all'interno dei Cpr, di formare delegazioni con personale specializzato e di effettuare immediatamente le dovute segnalazioni e denunce del caso;
con la circolare del Ministero dell'interno del 18 aprile 2025, l'articolo 67 subisce una interpretazione fortemente restrittiva che depotenzia il potere di visita di parlamentari, consiglieri regionali e garanti, impedendo, di fatto, l'accesso a questi soggetti con personale di fiducia. Il Ministero, infatti, ha aggiunto un ulteriore e più stringente requisito, richiedendo che gli accompagnatori siano «soggetti funzionalmente incardinati» nell'ufficio del soggetto che accede senza autorizzazione;
inoltre, nella circolare, con riferimento ai poteri ispettivi riconosciuti a parlamentari e consiglieri, si legge che «relativamente alle finalità dell'accesso, essa deve limitarsi ad un visita, essendo riservato un ruolo ispettivo solo ai Garanti». In sostanza si tenta di cancellare ogni potere ispettivo da parte di parlamentari e consiglieri regionali;
nella stessa circolare si afferma che le visite non devono determinare ritardi nell'espletamento dei compiti d'ufficio da parte delle autorità di polizia né da parte degli enti gestori e saranno i regolamenti dei singoli centri a disciplinare i tempi di durate delle visite;
come se non bastasse, la direttiva, prevede anche una ulteriore limitazione alla possibilità di colloquio con i soggetti trattenuti nei centri. Si stabilisce, infatti, che spetta al responsabile del servizio di vigilanza decidere se i soggetti che accedono senza autorizzazioni potranno svolgere anche colloqui con gli stranieri;
limitare la possibilità di accesso dei collaboratori dei parlamentari, dei consiglieri regionali e degli stessi garanti, restringere i tempi dell'accesso stesso e sottomettere la possibilità di svolgere un'ispezione completa alle esigenze delle autorità di vigilanza e dell'ente gestore, è un modo per depotenziare questo strumento di trasparenza che molto spesso è stato utile per portare alla luce situazioni gravi;
sempre più spesso dai Cpr di tutta Italia giungono notizie di atti di autolesionismo, suicidi, disordini e violenze, a dimostrazione, a parere dell'interrogante, di come il sistema di detenzione amministrativa, consegnato peraltro agli interessi privati, sia composto da luoghi di segregazione e discriminazione, troppo spesso totalmente inadatti alle fragilità delle persone presenti. A giudizio dell'interrogante limitare la possibilità che le voci di queste persone escano fuori dalle sbarre in cui sono rinchiuse è molto grave;
sarebbe, inoltre, quantomeno paradossale che alcune figure, unitamente agli enti di tutela, possano avere accesso agli istituti penitenziari, come normalmente accade, mentre ciò venga impedito nei centri di trattenimento dove vi sono persone comunque trattenute, anche se a livello amministrativo e ai fini dell'allontanamento dal territorio nazionale –:
se non ritenga urgente rivedere le restrizioni contenute nella circolare del 18 aprile 2025 e non comprimere il potere ispettivo degli eletti nelle istituzioni, anche al fine di non comprimere ulteriormente i diritti dei migranti reclusi.
(4-05591)
CARMINA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
all'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati è destinato il fondo di cui all'articolo 23, comma 11, del decreto-legge n. 95 del 2012;
la circolare n. 23156 del 28 maggio 2025 ha accertato che le richieste trasmesse dagli enti locali di accesso al contributo a valere su quest'ultimo fondo, nel biennio 2023/2024 sono risultate «di gran lunga superiori rispetto alle risorse disponibili allocate sul capitolo 2353, pag. 1, tanto da non rendere oggettivamente possibile l'erogazione della totalità dei contributi richiesti»;
con la medesima circolare, nelle more del reperimento delle risorse necessarie, è stata modificata la procedura di ripartizione delle predette risorse mediante una suddivisione in tranche trimestrali, fino ad esaurimento, in misura proporzionale alle richieste formulate entro precisi termini decadenziali (le richieste tardive saranno prese in considerazione solo in presenza di disponibilità residue);
secondo Anci, per la prima volta dall'istituzione del fondo nel 2012, il divario tra la richiesta dei comuni e l'ammontare di risorse disponibili nel capitolo sarebbe pari ad almeno 80 milioni di euro per l'anno 2023 e a oltre 110 milioni per l'anno 2024. Pur in assenza dell'ammontare delle richieste riferite all'annualità 2025, anche per tale annualità è ragionevole presumere la conferma della medesima tendenza crescente in termini di ammanco;
l'incremento degli importi richiesti è riconducibile al picco di arrivi di minori stranieri non accompagnati nel 2023 e all'aumento dei costi di gestione per l'andamento inflattivo e per l'adeguamento del contratto collettivo nazionale di lavoro degli operatori sociali;
al netto delle risorse non percepite per l'anno 2025, per i soli anni 2023 e 2024, il comune di Agrigento registrava contributi non erogati per circa 2,2 milioni di euro;
le nuove procedure previste per la richiesta dei fondi, il conseguente ritardo nell'erogazione delle risorse e l'incapienza del fondo hanno già costretto diverse strutture storicamente operanti nell'ambito dell'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati di Agrigento a significativi tagli del personale impiegato e alla riduzione delle ore lavorative da 38 a 30 settimanali, finanche al rischio di chiusura;
ai sensi dell'articolo 19, comma 3, del decreto legislativo n. 142 del 2015 l'accoglienza di minori stranieri non accompagnati avviene «senza alcuna spesa o onere a carico del comune interessato»;
la problematica evidenziata rischia di generare un grave vulnus nel sistema di accoglienza a tutela dei diritti fondamentali dei minori stranieri non accompagnati, con rilevanti ricadute sociali e occupazionali sulle province di Agrigento e Trapani –:
se sia a conoscenza della situazione di grave sofferenza finanziaria degli enti locali e delle strutture del terzo settore operanti nell'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, per incapienza del fondo di cui all'articolo 23, comma 11, del decreto-legge n. 95 del 2012, come evidenziato anche dalla citata circolare n. 23156;
quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare per reperire e allocare le risorse necessarie a colmare il divario tra richieste dei comuni e dotazione finanziaria del citato fondo;
se sia previsto un rifinanziamento del fondo nazionale per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati per l'annualità 2025 e per gli esercizi successivi, al fine di garantire la continuità dei servizi e il rispetto dell'articolo 19, comma 3, del decreto legislativo n. 142 del 2015, che prevede l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati «senza alcuna spesa o onere a carico del Comune interessato»;
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno rivedere le modalità di riparto attualmente previste dalla circolare n. 23156 del 2025, che suddividono le risorse in quattro tranche trimestrali fino a esaurimento, al fine di assicurare maggiore tempestività e certezza nell'erogazione dei contributi agli enti locali;
quali ulteriori iniziative intenda promuovere per garantire la tenuta del sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, anche a tutela del personale del terzo settore impiegato nelle strutture e dei diritti fondamentali dei minori coinvolti, con particolare attenzione alle province di Agrigento e Trapani, già gravemente colpite dalla carenza di risorse.
(4-05592)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazione a risposta scritta:
CARMINA e MORFINO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da la Repubblica in data 16 luglio 2025, nell'ambito delle 48.000 assunzioni di docenti previste a livello nazionale per l'anno scolastico 2025/2026, alla Regione Siciliana spettano appena 2.034 cattedre, a fronte di una platea di oltre 10.000 docenti precari che operano stabilmente negli istituti scolastici dell'Isola;
a ciò si aggiunge quanto già denunciato da diverse sigle sindacali e riportato da fonti giornalistiche, tra cui l'articolo de La Repubblica del 7 aprile 2025, secondo cui la Sicilia subirà un taglio netto di 603 cattedre, pari a circa l'11 per cento del totale nazionale di 5.667 posti soppressi;
le province più colpite saranno: Catania (-115), Palermo (-110), Messina (-75), Siracusa (-70), Agrigento (-65), Ragusa (-55), Caltanissetta (-37), Enna (-35);
tale riduzione è giustificata dal Governo come una conseguenza del calo demografico, ma appare in realtà un'applicazione rigida di logiche numeriche che ignorano le profonde criticità educative e sociali di ampie aree della Sicilia, dove l'abbandono scolastico e la dispersione educativa superano la media nazionale;
il lieve incremento di posti stabili per il sostegno (circa +163 cattedre) è del tutto insufficiente a garantire la piena inclusione degli alunni con disabilità, che in Sicilia trovano spesso risposte inadeguate, con un uso ancora massiccio di cattedre in deroga e insegnanti non specializzati;
i suddetti tagli rischiano di ostacolare la continuità didattica, aumentare la precarietà del personale docente, aggravare le difficoltà dei trasferimenti interregionali (soprattutto di insegnanti del Sud che aspirano al rientro) e determinare una riduzione dell'offerta formativa, soprattutto nei territori svantaggiati –:
se il Ministro interrogato non ritenga urgente adottare iniziative per rivedere i criteri di distribuzione nazionale delle cattedre, tenendo conto non solo dei parametri demografici, ma anche degli indici di fragilità sociale, dispersione scolastica e disagio educativo delle regioni meridionali, come la Sicilia;
quali iniziative di competenza intenda assumere per contenere l'impatto negativo della riduzione delle cattedre sulla qualità del servizio scolastico in Sicilia, con particolare riferimento ai territori interni e alle aree metropolitane più fragili;
se non consideri opportuno promuovere, per quanto di competenza e in raccordo con la Regione Siciliana, un piano di estensione strutturale del tempo pieno nelle scuole della Sicilia, soprattutto nei contesti socialmente ed economicamente più fragili, quale strumento fondamentale per contrastare la dispersione scolastica, rafforzare le competenze di base e migliorare le condizioni educative complessive degli alunni;
se non ritenga necessario assumere iniziative per potenziare l'organico di sostegno in modo strutturale, superando l'abuso delle cattedre in deroga e garantendo continuità educativa agli studenti con disabilità;
se il Governo intenda prevedere, nell'ambito dei primi provvedimenti utili, un piano straordinario di stabilizzazione del personale docente precario in Sicilia e un rafforzamento degli strumenti di mobilità territoriale per favorire il rientro degli insegnanti fuori sede.
(4-05593)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazioni a risposta immediata:
GRIMALDI, MARI, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GHIRRA, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
dopo le vicende di Armani, Valentino e Dior, in materia di sfruttamento del lavoro, ora anche per Loro Piana il tribunale di Milano ha disposto l'amministrazione giudiziaria per un anno nei confronti del brand di lusso;
il provvedimento arriva dopo un'indagine, che ha accertato come Loro Piana abbia esternalizzato la produzione dei capi di abbigliamento la cui realizzazione è avvenuta in contesti lavorativi di sfruttamento del lavoro, attraverso una catena di «subappalti non autorizzati» con una produzione esternalizzata a società, senza capacità produttiva, che a loro volta appaltano le lavorazioni a opifici cinesi clandestini;
le ditte in subappalto interessate si basano su evasione fiscale e contributiva, omissione dei costi relativi alla sicurezza, situazioni abitative degradanti per la manodopera irregolare e clandestina, turni di lavoro no stop, retribuzione sottosoglia rispetto ai minimi tabellari;
Loro Piana, a detta del giudice, avrebbe agevolato questo sistema di sfruttamento per ottenere l'abbattimento dei costi e la massimizzazione dei profitti;
condizioni di sfruttamento dei lavoratori emerse anche alla Z Production di Campi Bisenzio che produce borse per conto di Montblanc, posta sotto accusa per le condizioni lavorative dei dipendenti;
anche la Giorgio Armani operations spa, società di progettazione e produzione di abbigliamento e accessori del colosso della moda made in Italy, è stata posta in amministrazione giudiziaria per negligenze nel prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell'ambito del ciclo produttivo, esternalizzato e con commesse affidate a opifici cinesi;
un'inchiesta di Domani ha fatto emergere come il gruppo Kering, proprietario di Gucci, affidi tutta la produzione di pelletteria a 15 fornitori diretti. Tra questi, ci sono tre sue controllate toscane. I fornitori, a loro volta, subappaltano a piccoli artigiani. Su Max Mara fashion group si sono riscontrate irregolarità nelle condizioni di lavoro delle lavoratrici;
il settore del tessile, della moda e del lusso è attraversato da un sistematico ricorso al caporalato e a condizioni di sfruttamento dei lavoratori, inaccettabili;
non è più ammissibile restare spettatori rispetto ad una situazione di illegalità economica che avviene in migliaia di aziende che eludono sistematicamente e scientemente i controlli, operando al di fuori della legge e traendo il loro profitto da uno sfruttamento illimitato –:
quali iniziative urgenti e indifferibili intenda assumere per stroncare un sistema di produzione nel settore della moda composto da catene di appalti, che, per garantire il profitto, si basano sullo sfruttamento dei lavoratori con condizioni di lavoro non regolari, basse retribuzioni, contribuzioni non versate, inadempienza delle norme sulla sicurezza.
(3-02103)
CAROTENUTO, AIELLO, BARZOTTI e TUCCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'aumento della produzione, del commercio e del trasporto delle armi, di cui si prevede un ulteriore incremento quale conseguenza diretta del piano «Rearm EU» e dell'aumento delle spese militari in ambito Nato, sta portando ad un crescente coinvolgimento dei lavoratori in attività connesse direttamente o indirettamente con il settore bellico, tramite operazioni di carico, scarico, movimentazione e transito di armamenti, destinati anche alle forze armate israeliane, impegnate in operazioni militari nella Striscia di Gaza, in assenza di specifiche misure di sicurezza, formazione e tutela sanitaria a garanzia dei lavoratori coinvolti;
in tale contesto, si stanno moltiplicando iniziative di agitazione sindacale dei lavoratori che decidono di non effettuare alcuna prestazione lavorativa che abbia un'attinenza diretta o indiretta con l'economia di guerra, in ogni settore – industriale, logistica, trasporto, ricerca, istruzione – costituendo tali attività un rischio per i lavoratori direttamente coinvolti e per la collettività, considerato che il transito avviene in aree civili, nonché ponendosi in contrasto con il principio costituzionale di ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;
riferiscono, inoltre, alcuni lavoratori portuali che il passaggio di armamenti sarebbe classificato come materiale commerciale, con conseguenti criticità in termini di mancanza della documentazione delle bonifiche effettuate sui mezzi potenzialmente contaminati da agenti chimici, batteriologici e radioattivi, oltre alla presenza di materiale considerato «sensibile», senza però che sia indicato in alcun modo il grado di pericolosità di tale materiale;
da ultimo, la Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, in occasione dello sciopero del 25 giugno 2025 all'aeroporto di Montichiari, avrebbe affermato che tali attività di movimentazione di materiale bellico rientrerebbero nel perimetro dei servizi pubblici essenziali, ritenendo che anche quelle di armi e missili destinati a Paesi terzi debba soggiacere alle regole di garanzia sullo sciopero previste per i servizi essenziali;
si ritiene che la volontà di non collaborazione manifestata dai lavoratori, anche a tutela della propria sicurezza, debba potersi manifestare anche attraverso il libero esercizio del diritto di sciopero e di ogni azione collettiva che si opponga alla guerra e alle politiche di riarmo –:
quali iniziative il Governo intenda intraprendere a favore dei lavoratori del comparto portuale, della logistica e dei trasporti coinvolti direttamente o indirettamente con il settore bellico, per assicurare che le operazioni di carico, scarico e movimentazione di armamenti avvengano nel pieno rispetto delle normative nazionali e europee in materia di salute e sicurezza sul lavoro e nel pieno rispetto e garanzia del diritto di sciopero.
(3-02104)
Interrogazioni a risposta scritta:
CECCHETTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
dalla cronaca dei giornali, di questi giorni, si apprende l'avvio dello stato di agitazione dei lavoratori della storica società «Nerviano MedicalSciencesSrl» (Nms) di Nerviano (Milano), società specializzata nel settore farmaceutico;
la società ha sviluppato e fornito, in questi anni, farmaci antitumorali di nuova generazione capaci di accelerare i progressi e migliorare i risultati nel trattamento del cancro, peraltro Nms, è l'unico centro italiano che segue lo sviluppo dei farmaci antitumorali dalla ricerca fino alla produzione;
secondo le prime comunicazioni ufficiali, l'azionista di maggioranza di Nms (il fondo cinese Pag) avrebbe manifestato la volontà di non proseguire l'attività di ricerca del gruppo con l'effetto di mettere a rischio (rectius licenziare) centinaia di lavoratori, in particolare i ricercatori dei reparti chemistry e biology;
questa decisione sembrerebbe, poi, precludere l'avvio di una riorganizzazione volta a «smantellare» anche altre attività di Nms;
il centro di Nerviano rappresenta un'eccellenza a livello nazionale in ambito oncologico; rinunciare all'attività di ricerca determinerà un forte e grave impatto socio economico, a causa della perdita di posti di lavoro e delle professionalità dei dipendenti, dei ricercatori e di fatto, la dismissione di un settore di ricerca che ha un valore non solo per il territorio, sarebbe anche un danno per la sanità e per il futuro della ricerca oncologica;
appare necessario un intervento di tutti i livelli istituzionali al fine di avviare tavoli di confronto con la proprietà per salvaguardare i posti di lavoro, il futuro della ricerca e il ruolo stesso della società nel sistema sanitario e farmaceutico italiano –:
se i Ministri interrogati non intendano, ciascuno per quanto di competenza, adottare iniziative per evitare ulteriori conseguenze occupazionali come sopra illustrate, per garantire sia l'attività di eccellenza sia i livelli occupazionali avviando un serio confronto con l'azienda per valutare gli effetti delle scelte del management sul livello occupazionale nonché sul futuro stesso della ricerca oncologica, in particolare della realtà della sede di Nerviano della Nms.
(4-05590)
GRIMALDI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
all'interrogante sono pervenute da madri di bambine e bambini, che frequentano le strutture per l'infanzia in Piemonte, notizie secondo cui l'Inps, con una circolare del 20 marzo 2025, avrebbe escluso dal cosiddetto bonus nido le spese sostenute dai genitori per l'iscrizione dei figli ai cosiddetti baby parking;
l'esclusione deriverebbe in quanto i baby parking sarebbero stati assimilati dalla circolare Inps n. 60 del 2025 a servizi e realtà, quali, ad esempio, le ludoteche e i campi estivi;
all'interrogante è noto che nella regione Piemonte i baby parking siano considerati a tutti gli effetti delle strutture alternative e comparabili agli asili nido, in quanto frequentati in maniera continuativa e per tutto l'anno scolastico per un elevato numero di ore giornaliere;
spesso tali strutture in numerosi comuni del Piemonte sono le uniche strutture a sostegno dei tempi di vita e di lavoro per i genitori, nella fascia di età tra i 0-3 anni, e altri comuni integrano con tali strutture i posti nido, contribuendo al rapporto utenti/posti in linea con il target nazionale ed europeo;
qualora queste strutture non siano da considerate asili nido, la regione Piemonte, ma anche l'Italia stessa, dovrebbe rivedere tutti i report mandati all'Unione europea in cui afferma che il Piemonte supera la soglia di copertura del 33 per cento, perché la stessa struttura non può essere considerata un asilo nido per un indicatore, ma non essere considerata un asilo nido quando si tratta di supportare le famiglie;
del resto la circolare n. 60 del 2025 considera asili nido le strutture per i quali l'ente locale competente verifica «la presenza del progetto pedagogico ed educativo, la connotazione degli ambienti riservati ai vari servizi, a prescindere quindi dalla mera denominazione della struttura» ed è quello che succede in Piemonte negli spazi gioco accreditati, in quanto prevedono una frequenza e una partecipazione del tutto paragonabili a quella di un asilo nido. Si segnala, inoltre, come i baby parking sono autorizzati da un ente competente (azienda sanitaria locale) e dal comune esattamente come i nidi. Questo sulla carta li differenzia oggettivamente dagli spazi all'interno dei centri commerciali, ad esempio, o dalle ludoteche –:
se sia a conoscenza della ricaduta di quanto recato dalla circolare Inps n. 60 del 2025 in materia di baby parking, in particolare sui genitori in relazione ai tempi di vita e di lavoro;
quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, affinché sia individuata una soluzione, tra Inps e la regione Piemonte nonché le altre regioni interessate, che vada incontro alle richieste dei genitori che hanno figli che frequentano i baby parking, tenuto conto che la questione non riguarda solo i comuni della regione Piemonte ma ha ricadute anche in altre regioni, anche per la connessione di questi con gli indicatori nazionali ed europei, riguardo la soglia di copertura del 33 per cento per asili nido o strutture nelle quali vi è la presenza del progetto pedagogico ed educativo e la connotazione degli ambienti riservati ai vari servizi, a prescindere quindi dalla mera denominazione della struttura.
(4-05594)
SALUTE
Interrogazione a risposta orale:
QUARTINI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
è notizia di alcuni giorni fa, riportata da diversi organi di informazione, della vendita di alcolici in una farmacia della provincia di Savona; più precisamente si tratterebbe della vendita di vino novello a 9 euro a bottiglia; a segnalare il fatto è stata l'Associazione famigliari vittime della strada che aveva verificato la presenza del vino in tre farmacie della città ligure; la notizia, oltre che un inevitabile stupore, ovviamente, ha scatenato anche un acceso dibattito;
ad intervenire nel dibattito sono state soprattutto le associazioni del settore, allarmate per la pericolosità del messaggio sotteso alla vendita di bevande alcoliche in una farmacia, messaggio contrastante con le indicazioni di tutte le organizzazioni sanitarie, nazionali e internazionali, come ad esempio le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità secondo cui non esiste un livello sicuro di consumo di alcol e, pertanto, per proteggere la propria salute non dovrebbe assumersi alcol in alcuna quantità;
il dibattito ha preso quindi una direzione confusa e pericolosa, portando addirittura taluni farmacisti della zona a sostenere come il vino sia in realtà un prodotto talvolta più sano di taluni farmaci; ad intervenire, con un certo allarme, è stata la Società italiana di alcologia che ha, per contro, affermato come «Non è etico vendere vino in una farmacia perché un'istituzione sanitaria che si occupa di salute pubblica. Inoltre trasmettiamo un messaggio sbagliato ai giovani, a cui diciamo di non bere perché fa male e poi hanno un punto vendita in più, come se fosse un supermercato dove comprarlo: ogni anno ci sono dieci casi di cancro totalmente attribuibili all'alcol»;
ad aggiungere stupore al fatto è stata la reazione dell'ordine professionale dei farmacisti che ha tenuto a precisare come la legge in realtà lo permetta; più in particolare, ad intervenire sulla questione è stato proprio Giovanni Zorgno, presidente dell'ordine dei farmacisti della provincia di Savona che ha sottolineato come «Il decreto 375 del 1988 lo consente. Abbiamo effettuato ulteriori verifiche e non risultano illeciti, né violazioni. Esiste una tabella speciale che autorizza la vendita di vino e altri alimenti particolari. Naturalmente resta vietata la vendita ai minori»;
il decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375 (in Gazzetta Ufficiale, 31 agosto 1988, n. 204, s.o.). – Norme di esecuzione della legge 11 giugno 1971, n. 426, sulla disciplina del commercio, all'articolo 56 rubricato in «Tabelle merceologiche. Norme di carattere generale» istituisce la tabella merceologica per i titolari di farmacie, tenendo conto della natura degli esercizi, degli usi e delle esigenze del pubblico; il contenuto della tabella è indicato nell'allegato 9 al medesimo decreto e, in effetti, per i titolari di farmacie, tra i diversi prodotti della tabella sono inclusi anche «Amari, liquori, vini e pastigliaggi medicati»;
tuttavia, a parere dell'interrogante, in capo ai farmacisti che hanno sostenuto la liceità della vendita potrebbe esserci un'interpretazione estensiva del disposto normativo che, invero, come suggerisce anche la locuzione «pastigliaggi medicati», dovrebbe riferirsi a prodotti, non già per il consumo da tavola o alimentare, quanto piuttosto medicamentosi, come ad esempio taluni amari per la cura del mal di gola (esempio amaro medicinale Giuliani) –:
se intenda assumere iniziative di competenza volte a chiarire, con l'urgenza richiesta dal caso e a beneficio della tutela collettiva, il contenuto del disposto normativo di cui in premessa, riconducendo l'interpretazione fornita dai farmacisti ad un'accezione e visione più coerente con la mission istituzionale di tutte le professioni sanitarie, deputate al perseguimento della salute dei cittadini e della collettività;
se ritenga di dover ribadire la nocività assoluta dell'assunzione di alcol, secondo le indicazioni vigenti delle organizzazioni sanitarie nazionali ed internazionali.
(3-02113)
Interrogazione a risposta in Commissione:
GIRELLI, FURFARO, CIANI, MALAVASI, STUMPO, FERRARI, FORATTINI e GHIO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
notizie di stampa riportano la lettera che il Ministro interrogato avrebbe inviato il 18 luglio 2025 al direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità Oms, Tedros Ghebreyesus, con la quale viene comunicato il rifiuto da parte dell'Italia ad accogliere gli emendamenti 2024 al regolamento sanitario internazionale, adottati alla 77esima Assemblea mondiale della sanità;
detti emendamenti vanno nella direzione di un quadro giuridicamente vincolante per rispondere alle emergenze di salute pubblica;
a parere del Governo, sempre a quanto si apprende dalla stampa, gli emendamenti comporterebbero «una riduzione della sovranità nazionale in tema di politiche sanitarie, tra le quali la possibilità dell'Oms di esercitare un controllo sull'informazione in ambito sanitario. Senza contare, peraltro, che queste modifiche sarebbero state introdotte senza alcun dibattito parlamentare»;
a giudizio dell'interrogante, si tratta di una decisione che, se confermata, appare preoccupante, nonostante la rassicurazione secondo la quale essa «non determina alcun cambiamento riguardo la sicurezza sanitaria, che sarà sempre garantita con il massimo livello di rigore, al pari del coordinamento con le altre Nazioni», rischiando di isolare l'Italia in un settore fondamentale quale quello della salute pubblica;
la lettera del Ministro sembra, inoltre, contraddire quanto affermato alla Camera dal Ministro stesso rispondendo ad un question time del gruppo del Partito democratico il 29 gennaio 2025;
in quell'occasione, infatti, il Ministro, rispondendo alle preoccupazioni sollevate dalle dichiarazioni dei Vice Presidente del Consiglio Salvini che affermava che «i 100 milioni di euro che l'Italia versa ogni anno all'organizzazione mondiale della sanità devono essere destinati a ospedali, medici, infermieri e malati italiani. Questa è la nostra priorità: rafforzare il sistema sanitario nazionale, aiutare chi ha più bisogno e garantire risorse per la salute dei cittadini», osservava, smentendo di fatto Salvini, che «l'esperienza della pandemia ci ha dimostrato che solo con una cooperazione internazionale efficace e coordinata possiamo affrontare emergenze sanitarie di portata globale. I virus, lo abbiamo dolorosamente appreso, non hanno cittadinanza, né rispettano i confini nazionali (...). Dobbiamo rafforzare il ruolo dell'Italia e del nostro modello nei consessi internazionali, perché isolarsi non rappresenta una strada percorribile per affrontare le complesse sfide sanitarie globali del nostro tempo. Il nostro obiettivo deve essere quello di contribuire a rendere più efficace e trasparente la governance mondiale della salute, nell'interesse dei nostri cittadini e dell'intera comunità internazionale» –:
se il Ministro interrogato possa chiarire quella che all'interrogante appare una evidente incongruenza tra parole e azioni e se nel contempo non intenda adottare iniziative, per quanto di competenza, per evitare l'isolamento a livello internazionale dell'Italia in un campo tanto rilevante come quello della salute.
(5-04278)
UNIVERSITÀ E RICERCA
Interrogazione a risposta scritta:
BORRELLI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
il 23 giugno 2023, una vettura Volkswagen Polo, prototipo diesel-elettrico, durante un collaudo sulla tangenziale di Napoli è improvvisamente esplosa causando il decesso di uno studente universitario, che stava svolgendo un tirocinio curriculare presso il Cnr e di una ricercatrice, di comprovata esperienza professionale, dello stesso ente;
la vettura era un prototipo, su cui era stato istallato un kit elaborato da ricercatori dell'università di Salerno che consisteva in due motori elettrici montati sui mozzi delle ruote posteriori, realizzato nell'ambito del progetto Life-Save finalizzato alla conversione di auto tradizionali in veicoli ad energia ibrido solare a costi molto ridotti per l'utenza finale;
il progetto, sorto a Salerno come spin-off dell'ateneo di Fisciano e successivamente portato avanti dalla eProInn, è stato finanziato, anche, con fondi europei mediante bandi dedicati a Horizon 2020, per un importo complessivo di 4 milioni di euro;
secondo quanto emerso dalle indagini, alla cui conclusione è pervenuta la richiesta di rinvio a giudizio di sei persone ritenute coinvolte nella tragedia, a determinare l'incendio mortale fu l'esplosione di una delle batterie a litio usata per alimentare la trazione del veicolo sperimentale, con la complicità del malfunzionamento del suo unico sistema di sicurezza. La stessa batteria, tra l'altro, era posta nelle immediate vicinanze delle bombole destinate al sistema di test delle emissioni della vettura nell'atmosfera;
oltre all'accertamento delle cause dell'evento e delle eventuali responsabilità penali di esclusiva competenza dell'attività giudiziaria, risulta imprescindibile verificare le modalità di stipula e attuazione dei contratti di tirocinio e collaborazione formativa tra università ed ente di ricerca, al fine di comprendere le condizioni che hanno reso possibile la presenza di un tirocinante durante un test su strada, attività notoriamente connessa a profili di rischio, e valutare se siano state rispettate le misure di sicurezza e le tutele previste dalla normativa vigente;
il comma dell'articolo 4 del decreto ministeriale del 25 marzo 1998, n. 142, stabilisce che i tirocini curriculari, per la cui attivazione è necessaria la stipula di apposita convenzione tra i soggetti promotori, quali le università, e i datori di lavori pubblici e privati, devono essere collegati ad un determinato progetto formativo e di orientamento il quale deve indicare in maniera puntuale anche le modalità di svolgimento dell'attività formativa stessa;
la convenzione stipulata tra Università Federico II e Cnr, oltre a tale disposizione, dedica l'articolo 5 alla sicurezza dei tirocinanti, disponendo obblighi in capo al promotore e, soprattutto, al soggetto ospitante, il quale deve garantire lo svolgimento del tirocinio in condizioni di piena sicurezza, in ottemperanza a quanto disposto dal decreto legislativo n. 81 del 2008. Lo stesso soggetto ospitante è, comunque, tenuto ad informare i tirocinanti circa i rischi connessi alla mansione da svolgere, alle misure di prevenzione e protezione adottate, nonché, ove necessario, integrarne la formazione;
appare, dunque, urgente, a parere dell'interrogante, verificare le attività del progetto connesso al tirocinio curriculare, per comprendere se il test su strada vi rientrasse ed eventualmente se il tirocinante fosse stato adeguatamente formato per l'espletamento di tale attività –:
se il Ministro interrogato, alla luce di quanto esposto in premessa, non intenda adottare iniziative di competenza al fine di acquisire ogni elemento utile a verificare se il progetto del tirocinio curriculare prevedesse la partecipazione al test su strada, e in caso affermativo, se fosse stato informato dei rischi ad esso connesso e adeguatamente formato, in conformità con quanto disposto dalla normativa vigente in tema di sicurezza sul lavoro e dall'articolo 5 della convenzione tra Università Federico II e Cnr nonché quali iniziative di competenza intenda adottare per garantire la sicurezza durante lo svolgimento attività formative curriculari.
(4-05596)
Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interrogazione a risposta in Commissione Pastorella n. 5-04202 del 3 luglio 2025;
interrogazione a risposta scritta Pastorella n. 4-05520 dell'11 luglio 2025;
interrogazione a risposta in Commissione Iaria n. 5-04262 del 16 luglio 2025.
INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA
ASCARI e PAVANELLI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nel carcere di Modena si è verificata la quarta morte in un breve lasso di tempo, un episodio che desta allarme e pone interrogativi sulle condizioni di detenzione e sull'assistenza sanitaria e psicologica fornita ai detenuti;
il sistema carcerario italiano soffre da tempo di gravi criticità, tra cui sovraffollamento, carenza di personale e strutture inadeguate, che incidono negativamente sul benessere e sulla sicurezza dei detenuti e degli agenti di polizia penitenziaria;
secondo i dati ufficiali, il numero di suicidi in carcere è in costante aumento, con detenuti che spesso si tolgono la vita a causa delle condizioni di reclusione, della solitudine e della mancanza di supporto psicologico adeguato;
analoga preoccupazione riguarda le forze dell'ordine, tra cui si registra un tasso crescente di suicidi, segno di un disagio psicologico diffuso e di condizioni di lavoro particolarmente stressanti;
la tutela della salute mentale e fisica dei detenuti e degli operatori del settore penitenziario è un obbligo dello Stato, che deve garantire condizioni dignitose e un ambiente sicuro all'interno delle carceri –:
quali misure il Governo intenda adottare per affrontare l'emergenza suicidi nelle carceri, potenziando il servizio di supporto psicologico e rafforzando l'organico degli operatori sanitari penitenziari;
se siano previsti interventi concreti per migliorare le condizioni di detenzione, con particolare attenzione alla riduzione del sovraffollamento e al miglioramento delle strutture carcerarie;
quali iniziative si intendano adottare per contrastare il fenomeno dei suicidi tra le forze dell'ordine, introducendo programmi di prevenzione e supporto psicologico per gli agenti di polizia penitenziaria e delle altre forze di sicurezza;
se non si ritenga necessario adottare iniziative volte a istituire un organismo di monitoraggio permanente sulle condizioni delle carceri e sul benessere psicologico dei detenuti e del personale penitenziario e delle forze dell'ordine, al fine di adottare strategie di intervento efficaci.
(4-04285)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, si prende spunto da un evento critico verificatosi, di recente, nel carcere di Modena, per porre specifici quesiti in ordine alle problematiche riguardanti le più generali condizioni delle carceri con particolare riferimento al benessere psicologico dei detenuti e del personale penitenziario.
L'attenzione al sistema carcerario è tra le priorità di questo Dicastero e del Governo che persegue un modello di carcere che assicuri un'esecuzione della pena certa e, al contempo, mai lesiva della dignità umana, un modello di carcere vivibile, sia per chi vi è recluso sia per chi ci lavora.
Il dato drammatico dei suicidi all'interno del mondo carcerario obbliga a interrogarsi, ogni volta, sulle cause e ad adoperarsi per prevenire concretamente il ripetersi di tali eventi tragici.
Partendo dai dati costantemente monitorati dal competente Dipartimento, opportunamente interpellato, risulta che a livello nazionale nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 5 giugno 2025 (ore 11) gli eventi suicidari hanno riguardato n. 30 detenuti e n. 1 appartenente alla Polizia penitenziaria.
Con riguardo all'andamento dei suicidi negli istituti penitenziari, secondo i dati elaborati dalla competente Direzione generale dei detenuti e del trattamento, si può rilevare che non si ravvisa la stretta correlazione tra sovraffollamento e suicidi atteso che nel triennio 2010-2012 – in cui si è arrivati alla soglia delle 68.000 presenze – l'incidenza dei suicidi è stata dello 0,09 per cento, mentre nel 2022, con 56.196 presenze, si rileva un'incidenza dello 0,15 per cento; superiore, quindi, a quella del 2024 che, a fronte di 61.862 presenze, ha avuto un'incidenza di eventi suicidari pari allo 0,13 per cento. Scendendo nel dettaglio è stato rilevato come i provveditorati maggiormente sovraffollati, quali la Puglia e la Lombardia, siano quelli in cui si è verificato il minor numero di suicidi.
Nello specifico, gli ambiti territoriali con maggiore incidenza statistica del fenomeno nel 2024 sono il Piemonte, la Valle D'Aosta e la Liguria con 13 suicidi, la Campania con 11 eventi critici, il Lazio, Abruzzo e Molise con 10 eventi, il Veneto con 9, l'Emilia-Romagna e Marche con 8 episodi e Lombardia e Toscana con 8 suicidi.
In relazione alle presenze detentive, alla data del 5 giugno 2025, negli istituti penitenziari del Paese sono ristrette 62.788 persone, di cui 80.063 uomini e 2.726 donne.
La capienza regolamentare definita con decreto ministeriale del 5 luglio 1975 è pari a 51.284 posti, di cui 46.746 disponibili, con un indice di affollamento pari al 134,32 per cento. Complessivamente, le camere detentive di pernottamento assommano a 31.965.
A fronte di tali dati un primo strumento deflattivo è rappresentato dai trasferimenti per sfollamento emessi in via prioritaria dai provveditorati regionali nell'ambito del distretto di competenza, per incidere nella misura minore possibile sul principio della territorialità della pena.
L'ufficio centrale dispone in merito alle richieste di sfollamento di detenuti appartenenti al circuito della media sicurezza (cosiddetti sfollamenti extradistretto). Durante l'anno 2025 sono stati emanati provvedimenti deflattivi, per un totale di 284 detenuti movimentati dagli istituti penitenziari dei distretti più affollati verso sedi con minore presenza detentiva.
Con il decreto «carcere sicuro», n. 92 del 2024, questo governo è intervenuto proprio sul sistema dell'edilizia penitenziaria e, nel medio e lungo termine, si potranno sicuramente apprezzare gli effetti del vasto programma affidato al commissario straordinario, che sta proseguendo con celerità e secondo le scadenze previste, al fine di recuperare 7.000 dei 10.000 posti letto mancanti, riducendo così drasticamente il sovraffollamento.
Per quanto attiene alla realizzazione di nuovi padiglioni detentivi (non finanziati dal fondo complementare al PNRR), si segnalano: C.C. Cagliari Uta con il nuovo padiglione da 92 posti destinato al 41-bis; C.R. Sulmona con un nuovo padiglione da 200 posti; C.R. Milano Opera con nuovo padiglione da 392 posti; C.C. Roma Rebibbia N.C. dove sono in corso i lavori di realizzazione del nuovo padiglione da 400 posti, la cui ultimazione è fissata al 29 dicembre 2026; C.R. Milano Bollate con nuovo padiglione da 200 posti; C.C. Bologna con un nuovo padiglione da 150 posti; a Forlì ove è previsto il completamento del nuovo istituto penitenziario da 250 posti; C.C. Gorizia per cui l'Amministrazione penitenziaria, il 27 settembre 2022 ha formalmente acquisito la «ex scuola Riccardo Pitteri», per allocarvi la nuova caserma per il personale di Polizia penitenziaria; C.C. Agrigento con un nuovo padiglione da 150 posti; Pordenone San Vito al Tagliamento con un nuovo istituito penitenziario da 300 posti, la cui struttura dovrebbe essere pronta entro il 2026.
Invece per quanto riguarda i nuovi padiglioni finanziati dal Fondo complementare al PNRR, per i quali il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è stato individuato quale soggetto attuatore, si segnala che sono stati affidati gli appalti integrati (progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori) di nuovi padiglioni presso gli istituti di Ferrara, Vigevano, Rovigo, Viterbo, Perugia, Civitavecchia e Santa Maria Capua Vetere, fatta eccezione per quello della Casa circondariale di Reggio Calabria «Arghillà», poiché l'affidamento dell'appalto integrato è stato oggetto di ricorso al Consiglio di Stato, per cui si provvederà al riavvio del procedimento.
La realizzazione di tali 8 padiglioni dovrà essere ultimata entro il 2026 e produrrà, complessivamente, ulteriori 640 posti detentivi.
Inoltre il 18 gennaio 2024 è stato firmato il verbale d'acquisizione della Caserma «Barbetti» (Grosseto) al patrimonio in uso governativo all'Amministrazione, al fine della riconversione della struttura di vasta estensione (154.000 metri quadrati) composta da ben 32 edifici.
Da ultimo, al fine di consentire una più efficace e rapida risposta al problema del sovraffollamento mediante l'implementazione di nuovi posti detentivi, il Commissario straordinario per l'edilizia penitenziaria, ultimate le interlocuzioni per la definizione del programma e degli interventi necessari, in data 24 febbraio 2025, ha trasmesso, al Ministro della giustizia, il «Programma» degli interventi di edilizia penitenziaria, ai fini dell'avvio del prescritto iter di adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro dell'economia e delle finanze.
Per quanto concerne il miglioramento delle condizioni di vivibilità delle strutture, procede anche l'attività finalizzata all'adeguamento agli standard previsti dalla normativa vigente dal punto di vista edilizio, consistente principalmente nell'aggiornamento delle camere di pernottamento alle prescrizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000.
In particolare quest'Amministrazione ha in corso, da anni, un piano di interventi – finanziato sia con fondi propri che con risorse della Cassa delle ammende – contemplante la realizzazione di opere tese al miglioramento igienico sanitario, all'accrescimento della salubrità degli ambienti e del benessere detentivo, anche avvalendosi di manodopera detenuta, attraverso l'eliminazione dei wc ancora a vista, la collocazione delle docce nei locali bagno posti a servizio di ogni camera di pernottamento, con la correlata e conseguente necessità di modificare gli impianti termici, al fine di assicurare a tali locali la disponibilità di acqua calda a uso sanitario.
I programmi di edilizia penitenziaria relativi agli anni 2022-2023 hanno previsto complessivamente oltre 30 interventi consistenti nella gran parte dei casi nell'adeguamento di interi reparti, costituiti da più sezioni, tra cui si segnalano quelli effettuati presso le seguenti case circondariali: Napoli Poggioreale (con nuova disponibilità di 61 posti detentivi); Udine, Brindisi (con lavori di demolizione e ricostruzione di un padiglione di circa 30 posti), Potenza, Livorno (con ristrutturazione di due padiglioni rispettivamente di 124 e 138 posti) e Milano «San Vittore» dove sono in corso le progettazioni delle opere di manutenzione straordinaria e riqualificazione conservativa del II e IV raggio, per 171 posti complessivi.
Inoltre, allo scopo di migliorare la qualità e la vivibilità delle strutture penitenziarie, è stato pubblicato un «Avviso pubblico finalizzato a ricevere manifestazioni di interesse propedeutiche all'avvio di procedure di partenariato pubblico privato, di cui agli articoli 174 e seguenti del decreto legislativo n. 36 del 2023, per la realizzazione di un sistema integrato di fornitura e gestione dell'energia e interventi di efficientamento energetico», teso a raccogliere manifestazioni di interesse da parte di operatori qualificati interessati a sviluppare operazioni di partenariato pubblico- privato in tema di fornitura e gestione dell'energia e di efficientamento energetico delle strutture, coinvolgente 178 istituti penitenziari dislocati sull'intero territorio nazionale. In tale ambito, il 6 maggio 2025, è stato sottoscritto con l'agenzia del demanio un accordo ex articolo 15 della legge n. 241 del 1990, teso alla redazione di apposite linee guida per la presentazione delle proposte di partenariato pubblico-privato da parte dei soggetti che hanno manifestato interesse.
In questo quadro sono pervenute già tre proposte di partenariato pubblico-privato, in corso di valutazione:
Edison Next - «Gestione dei servizi energetici, il multiservice tecnologico e la realizzazione di interventi di efficientamento energetico delle strutture penitenziarie in gestione al Ministero della giustizia delle regioni Toscana e Umbria». È in corso la trasmissione della documentazione all'Ufficio centrale di bilancio e alla Corte dei conti, per l'acquisizione dei rispettivi pareri di competenza;
Carbotermo S.p.a. - Concessione del contratto servizio energia, degli edifici e degli impianti di climatizzazione in proprietà e/o in uso al Ministero della giustizia e segnatamente:
Scuola di formazione e aggiornamento del Corpo di polizia e del personale dell'Amministrazione penitenziaria S.F.A.P.P. «Giovanni Falcone»;
Scuola superiore dell'esecuzione penale «Piersanti Mattarella»;
Edison Next Government S.r.l. - Proposta di partenariato pubblico-privato per l'esecuzione di lavori e interventi di riqualificazione energetica e gestione degli stabili di proprietà della Casa circondariale «Pasquale Mandato» di Napoli Secondigliano.
Trattando, poi, delle iniziative finalizzate alla prevenzione dei suicidi all'interno delle carceri, si ribadisce che il Ministero, a mezzo del preposto D.A.P., nel tempo, ha posto in essere numerosi interventi, proprio con l'obiettivo di alleviare il disagio sofferto dalla persona privata della libertà personale.
In particolare il maggiore impegno è quello del potenziamento della rete di assistenza psicologica con progetti di monitoraggio in corso da tempo. Prosegue inoltre l'opera di reclutamento di adeguato personale specializzato per rispondere alle crescenti esigenze riscontrate tra la popolazione carceraria e il Ministero destina, da tempo, notevoli risorse umane e finanziarie, per porre un argine al disagio psichico e alle tragiche conseguenze che ne derivano.
Ne è prova tangibile il fatto che il 20 ottobre 2022 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra il Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi e il dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria al fine di «definire un diverso e più strutturato coinvolgimento degli esperti ex articolo 80 o.p. nel trattamento, oltre che nell'osservazione, e, in particolare, nella prevenzione del rischio suicidario».
Nel marzo 2023, il DAP ha costituito all'interno del Tavolo di consultazione permanente per la Sanità penitenziaria un gruppo di lavoro, rinnovato per l'anno 2024, per garantire la necessaria assistenza sanitaria e psicologica ai detenuti e incaricato di effettuare il monitoraggio nei confronti delle regioni, titolari dell'assistenza sanitaria negli istituti penitenziari.
Nell'ambito delle azioni di prevenzione del fenomeno dei suicidi in ambiente carcerario, si è inoltre immaginato di valutare l'uso di particolari tecnologie; infatti, è stata avviata una interlocuzione con l'Agenzia per l'Italia digitale (AGID), per valutare lo studio delle potenzialità della tecnologia applicata alla prevenzione dei suicidi negli istituti penitenziari, in modo da facilitare agli operatori un intervento preventivo e rapido nei casi in cui emergessero delle condizioni di alert su intenti autolesivi.
Inoltre, considerata la delicatezza dell'argomento e la necessaria natura multidisciplinare del problema, si è provveduto all'avvio di iniziative inserite, in particolare, nell'ultima raccomandazione dipartimentale 12 febbraio 2024, avente come oggetto «Fenomeno suicidario. Azioni di prevenzione in ambito penitenziario».
In particolare, con nota 15 febbraio 2024 indirizzata all'Ispettore generale dei cappellani penitenziari, nell'ottica di attivare tutte le misure preventive atte ad arginare il fenomeno suicidario in carcere, è stata sollecitata anche la collaborazione e l'intervento dei cappellani, dei volontari e delle religiose che quotidianamente svolgono la propria missione a contatto con i detenuti, affinché, accompagnati da quella spiccata sensibilità che connota il loro approccio, sappiano cogliere con il dialogo, l'incontro e la preghiera, i segnali di malessere e disagio dei reclusi, segnalandoli tempestivamente.
Di fronte ai dati del fenomeno suicidario durante l'anno 2024, sono state individuate ulteriori strategie preventive, sensibilizzando, con nota 29 luglio 2024, le articolazioni competenti a una revisione dei piani locali di prevenzione, prevedendo la convocazione dello staff multidisciplinare nell'immediatezza di un gesto autolesivo o di un tentativo di suicidio.
La Direzione generale dei detenuti e del trattamento monitora, inoltre, costantemente la presenza dei piani locali e regionali di prevenzione del suicidio, attraverso la consultazione dell'applicativo informatico 12 «Presidi sanitari negli istituti penitenziari», a disposizione dell'Amministrazione e alimentato dalle stesse direzioni penitenziarie.
In particolare presso la Casa circondariale di Modena, il 27 marzo 2023, è stato adottato il Piano locale di prevenzione delle condotte suicidarie di durata triennale.
Parallelamente all'attenzione mostrata dall'Amministrazione penitenziaria per il potenziamento del servizio psicologico prestato da professionalità esperte, altrettanta priorità è stata data al lavoro dei detenuti.
A tal riguardo, si segnalano le continue e costanti interlocuzioni istituzionali volte a realizzare progettualità di sviluppo e potenziamento di tale ambito, come l'avvio del PN 2021-2027, ovvero il Piano di utilizzo dei finanziamenti in attuazione della Convenzione stipulata il 31 maggio 2024 tra Ministero del lavoro e delle politiche sociali e Ministero della giustizia, volto a favorire l'inclusione socio-lavorativa delle persone sottoposte a misura penale, anche tramite la riqualificazione degli spazi da adibire a laboratori produttivi e di formazione professionale.
Sono, inoltre, in corso ulteriori iniziative interistituzionali volte ad attuare gli accordi e i protocolli d'intesa siglati con grandi gruppi industriali, al fine di realizzare percorsi formativi specifici volti all'inserimento lavorativo esterno.
L'obiettivo primario che si intende perseguire è l'incremento del numero di detenuti occupati e l'acquisizione di competenze professionali che possano migliorare la gestione del tempo detentivo e favorire il reinserimento sociale.
Si è dato, inoltre, un grande impulso alla diffusione e all'implementazione degli osservatori regionali permanenti sulla Sanità penitenziaria e all'istituzione dei tavoli locali permanenti, attraverso l'attività congiunta delle direzioni di ciascun istituto penitenziario e delle competenti aziende sanitarie locali.
Inoltre, attesa la necessità di garantire maggiore interazione operativa con il Ministero della salute - Servizio sanitario nazionale, con ordine di servizio 7 febbraio 2025 n. 26, è stata rinnovata la composizione del Gruppo di lavoro multidisciplinare per la prevenzione degli eventi suicidari delle persone detenute – attraverso la collaborazione di due professori universitari associati di Medicina legale, nonché di componenti di vertice dell'I.N.M.P. – Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà.
Sul fronte finanziario si evidenzia, altresì, che per l'anno in corso sono stati nuovamente attivati i due capitoli di spesa su ognuno dei quali è stato previsto uno stanziamento pari a euro 1.500.000,00, indirizzati sostanzialmente al sostegno e supporto psicologico di uno specifico target di detenuti, autori di reati rientranti nella fattispecie di violenza di genere, non previsti nell'anno 2024.
Tali risorse vanno a sommarsi a quelle previste sul capitolo 1766 p.g. 2, finalizzate all'osservazione tout court, con uno stanziamento pari a euro 4.750.000,00.
Inoltre è stato presentato uno specifico progetto alla Cassa delle ammende, teso a rafforzare la complessiva azione di osservazione e trattamento della personalità dei detenuti nell'ambito degli istituti penitenziari nell'ottica di prevenire e/o ridurre il rischio suicidario.
Strumenti di intervento, di particolare rilievo, sono stati adottati anche sul fronte delle attività di supporto psicologico al personale di Polizia penitenziaria. La tutela dell'integrità fisica e psicologica del personale di Polizia penitenziaria, unitamente alla granitica volontà di assicurare interventi di supporto concretamente efficaci, rappresenta obiettivo prioritario dell'Amministrazione.
In linea con tale impegno si segnala che, nell'ambito della manovra di finanza pubblica, è stato istituito, a decorrere dal 2022, il capitolo 1675, piano gestionale 2 per «Somme da destinare al supporto psicologico a favore del personale del Corpo di polizia penitenziaria», con uno stanziamento di circa un milione di euro, per il triennio 2022-2024.
Tale stanziamento è stato confermato per il triennio 2025/2027.
Ciò ha comportato un salto di qualità passando da un sistema fondato su buone prassi, all'istituzione di un fondo che consentirà, nel medio e lungo periodo, in modo strutturato e permanente, di sostenere le predette azioni di supporto psicologico per il personale penitenziario.
A tal fine, con ordine di servizio n. 26 del 22 luglio 2024, si è provveduto a integrare il gruppo di lavoro, costituito nel 2022, con ulteriori professionalità con l'obiettivo di far transitare gradualmente tutte le attività di supporto psicologico in un servizio strutturato all'interno della Direzione generale del personale.
Per completezza, si evidenzia che questa Amministrazione, nell'ottica di assicurare maggior tutela al personale di Polizia penitenziaria, ha previsto, con decreto-legge 22 aprile 2023, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2023, n. 74, l'istituzione della carriera dei Medici del Corpo di polizia penitenziaria (articolo 15, comma 16, lettera a) e comma 17.
A tal fine, con decreto del Presidente della Repubblica 13 novembre 2024, n. 217, è stato adottato il «Regolamento per la disciplina delle modalità di accesso alla qualifica iniziale del percorso di formazione e della progressione di carriera, dell'aggiornamento professionale della formazione specialistica e della regolazione dell'attività libero professionale dei funzionari della carriera dei medici del Corpo di polizia penitenziaria», pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14 gennaio 2025.
Nell'anno corrente verrà indetto il primo concorso per l'assunzione dei medici del Corpo di polizia penitenziaria.
Prevenire lo stress da lavoro correlato, lo stato di esaurimento psico-fisico (burnout) e il disagio psicologico del personale di Polizia penitenziaria, è anche l'obiettivo del Progetto di supporto psicologico sviluppato dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria in collaborazione con il Dipartimento di psicologia dell'università La Sapienza di Roma.
Il progetto, selezionato tra numerose proposte internazionali, è stato presentato nei giorni scorsi a Belfast, in Irlanda, nell'ambito di un simposio dove sono state illustrate le «Linee guida 2025 sulle azioni di supporto psicologico rivolte al personale di Polizia penitenziaria», frutto dell'integrazione tra l'esperienza operativa del DAP e le competenze scientifiche dell'università La Sapienza e diramate dal DAP con una circolare del 12 maggio 2025. L'obiettivo è quello di assicurare interventi di supporto concretamente efficaci, in risposta a scenari operativi complessi, segnati da significative criticità, estrema variabilità e condizioni ambientali peculiari, che mettono costantemente alla prova la tenuta psico-fisica di oltre 36 mila agenti di Polizia penitenziaria che operano in 189 istituti penali per adulti e 17 per minorenni.
In passato, molti degli interventi realizzati si sono rivelati frammentari e privi di un approccio sistemico, il progetto attuale è invece stato costruito tenendo conto delle specificità ambientali, organizzative ed emotive in cui il personale lavora, con l'obiettivo di offrire strumenti realmente utili e applicabili nella gestione dello stress, delle emergenze e delle dinamiche relazionali interne agli istituti.
La portata innovativa delle Linee guida sta tutta nel suo focus: porsi come vademecum operativo, con l'obiettivo di fornire a comandanti e direttori strumenti immediatamente fruibili e affidabili per prevenire fenomeni di disagio lavorativo e migliorare il benessere organizzativo.
Due le direttrici principali: la prevenzione del disagio e l'intervento sull'evento critico. A queste, segue una fase di follow-up, curata dal dipartimento di Psicologia dell'università, con l'individuazione di tre figure chiave, che agiscono in stretta sinergia tra loro. Il referente locale del progetto, lo staff locale del progetto e lo psicologo esperto, con una formazione specifica nel contesto penitenziario, che opera come psicologo di prossimità, con un ruolo di monitoraggio del benessere psicologico del personale e dell'ambiente lavorativo.
Per quanto riguarda la fase di prevenzione del disagio, le Linee guida 2025 individuano alcuni campanelli di allarme che si pongono quali assist, utili a intercettare precocemente situazioni di malessere psicologico. Identificati i segnali di disagio, le Linee guida pongono l'accento sulle procedure da attuare per la concreta gestione del problema, delineando concretamente «chi deve fare cosa» e differenziando due fasi principali, ciascuna caratterizzata da specifici bisogni per l'individuo.
A una prima fase peri-traumatica, che corrisponde al momento acuto dell'emergenza e che richiede risposte immediate da fornire al poliziotto, segue una fase critica, che implica una risposta complessiva, diretta a sostenere il soggetto nel graduale processo di adattamento all'evento traumatico, verificando, di volta in volta, la presenza di eventuali conseguenze psicologiche, sociali e pratiche. In questa fase sarà fondamentale continuare a supportare il poliziotto attraverso una gestione empatica e tempestiva, che abbia come obiettivo il costante monitoraggio del suo benessere, il recupero e il graduale reinserimento nel contesto lavorativo.
Si tratta di un importante intervento rivolto al costante sostegno delle donne e degli uomini del Corpo di polizia penitenziaria impegnati in prima linea.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
ASCARI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 28 e 29 giugno 2024, Alex Marangon ha partecipato a un rito sciamanico presso l'abbazia di Vidor (Treviso), dopo il quale è scomparso verso le 3 di notte del 30 giugno 2024 ed è stato dato l'allarme solo dopo 4 ore;
il suo corpo è stato ritrovato il 2 luglio 2024 nel fiume Piave, in località Grave di Ciano;
inizialmente si era ipotizzato un gesto volontario, ma l'autopsia ha rivelato segni di morte violenta, portando all'apertura di un fascicolo per omicidio volontario in modo da chiarire le circostanze del decesso;
secondo i risultati degli esami tossicologici, Alex avrebbe assunto un estratto della pianta allucinogena ayahuasca, sebbene siano ancora in corso approfondimenti per accertare la presenza di altre sostanze nel suo organismo;
il consulente della procura, dottor Alberto Furlanetto, ha evidenziato che il giovane potrebbe essere stato percosso al volto e al costato prima di cadere da un terrazzamento alto oltre 15 metri sul greto del Piave;
dopo aver inizialmente evidenziato elementi compatibili con una morte violenta, il medesimo consulente ha successivamente mutato radicalmente la propria posizione, arrivando a ipotizzare il suicidio, senza fornire, a giudizio dell'interrogante, alcuna giustificazione convincente per tale sorprendente ribaltamento di valutazione;
il ritrovamento del corpo ha sollevato numerosi interrogativi, tra cui l'assenza di segni di impatto sulla cute compatibili con la caduta attraverso rami e arbusti;
la famiglia di Alex Marangon ha più volte denunciato pubblicamente un «muro di omertà» e possibili depistaggi che avrebbero ostacolato il corretto svolgimento delle indagini;
vi sono state serissime difficoltà nel reperire i reagenti necessari per completare gli esami tossicologici sulla sostanza assunta dal giovane, causando un prolungamento delle indagini;
ad oggi, quasi ad un anno dal fatto, non vi è alcuna consulenza tossicologica ultimata, che avrebbe dovuto essere il primo degli accertamenti da effettuare;
l'uso di sostanze psicotrope in rituali sciamanici è un fenomeno in crescita in Italia, spesso in assenza di controlli adeguati sulla loro composizione e sugli effetti che possono provocare;
in Italia, poi, non esiste una normativa specifica che definisca e sanzioni in modo chiaro le pratiche di manipolazione mentale esercitate da gruppi organizzati, spesso identificabili come organizzazioni settarie;
il fenomeno delle sette e dei gruppi coercitivi è stato oggetto di diverse indagini giornalistiche e giudiziarie, che hanno evidenziato casi di sfruttamento psicologico, economico e, in alcuni casi, anche fisico dei membri aderenti;
in alcuni Paesi europei, come la Francia, esistono normative specifiche che puniscono il «reato di manipolazione mentale» e prevedono strumenti giuridici adeguati per contrastare le attività settarie pericolose;
recenti casi di cronaca in Italia, come quello di Alex Marangon, hanno sollevato preoccupazioni circa l'adeguatezza del nostro ordinamento nel prevenire e reprimere tali fenomeni, spesso trattati solo in base a reati già esistenti, quali la truffa, la riduzione in schiavitù o il maltrattamento;
la mancanza di una normativa specifica potrebbe lasciare margini di impunità per gruppi che, pur non configurandosi formalmente come associazioni a delinquere, attuano comunque pratiche di forte condizionamento psicologico e abusi di ogni tipo sui propri membri –:
se il Ministro dell'interno non ritenga opportuno intensificare il monitoraggio e il controllo sul fenomeno dei riti sciamanici, sulle organizzazioni settarie e sull'utilizzo di sostanze psicotrope, affinché vengano evitati rischi per la salute pubblica e possibili attività illecite collegate;
quali iniziative si intendano adottare per garantire un maggiore controllo sulla diffusione e sull'uso di sostanze allucinogene, in particolare in contesti privi di supervisione medica e legale;
se il Ministro della giustizia non ritenga necessario avviare uno studio per valutare l'introduzione di una specifica fattispecie di reato relativa alla manipolazione mentale o alla coercizione psicologica in ambito settario;
quali iniziative, inoltre, si intendano adottare per rafforzare la tutela delle vittime di tali organizzazioni, anche attraverso strumenti di prevenzione e supporto psicologico e legale.
(4-04721)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo indicato in esame, il deputato interrogante traendo spunto dal decesso di Alex Marangon, trovato morto il 2 luglio 2024 nel fiume Piave, in località Grave di Ciano, provincia di Treviso, solleva specifici quesiti in ordine alla opportunità di «intensificare il monitoraggio e il controllo sul fenomeno dei riti sciamanici, sulle organizzazioni settarie e sull'utilizzo di sostanze psicotrope, affinché vengano evitati rischi per la salute pubblica e possibili attività illecite collegate» nonché chiede «quali iniziative si intendano adottare per garantire un maggiore controllo sulla diffusione e sull'uso di sostanze allucinogene, in particolare in contesti privi di supervisione medica e legale; se il Ministro della giustizia non ritenga necessario avviare uno studio per valutare l'introduzione di una specifica fattispecie di reato relativa alla manipolazione mentale o alla coercizione psicologica in ambito settario; quali iniziative, inoltre, si intendano adottare per rafforzare la tutela delle vittime di tali organizzazioni, anche attraverso strumenti di prevenzione e supporto psicologico e legale».
Sulla specifica vicenda giudiziaria, con nota dell'8 aprile 2025, il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Treviso, opportunamente interpellato dal competente dipartimento, ha trasmesso la relazione redatta dal sostituto procuratore da cui si evince che le indagini preliminari sono tuttora in corso «non essendo stata depositata né la consulenza tossicologica né una relazione completa della attività sinora svolta dalla Polizia Giudiziaria».
Per quanto attiene al richiamato vulnus normativo in materia di manipolazione mentale o di coercizione psicologica cui si fa riferimento nel testo dell'interrogazione, il panorama normativo italiano è stato interessato da numerose proposte legislative in tema di «manipolazione mentale», presentate in entrambi i rami del Parlamento e tese all'introduzione di una disciplina a tutela dei soggetti maggiormente vulnerabili sul piano psichico, nessuna delle quali tuttavia ha avuto ad oggi un approdo utile.
Tuttavia, è possibile allo stato sanzionare condotte in senso lato di «manipolazione mentale», dirette ad annullare l'altrui personalità, ricorrendo a ulteriori disposizioni del codice penale, secondo l'interpretazione consolidata della giurisprudenza di legittimità.
La fattispecie di violenza privata di cui all'articolo 610 del codice penale, che sanziona con la reclusione fino a quattro anni chiunque «con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare, od omettere qualche cosa» risulta lo strumento elettivo di contrasto al fenomeno della manipolazione mentale.
Il delitto di sequestro di persona di cui all'articolo 605 del codice penale, ai sensi del quale chiunque priva taluno della libertà personale è sanzionato con la reclusione da sei mesi a otto anni (con inasprimento delle sanzioni per le ipotesi aggravate, tra cui la commissione del fatto in danno di un minore), supporta la risposta punitiva dello Stato al fenomeno della manipolazione mentale, laddove alla medesima si accompagnino anche forme di costrizione fisica.
Il delitto di circonvenzione di persone incapaci, di cui all'articolo 643 del codice penale ricorre poi quando «chiunque, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d'infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto, che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso»; il reato è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 206 a euro 2.065. Dell'infermità o deficienza psichica è stata offerta dalla giurisprudenza di legittimità una nozione ampia, che ricomprende non soltanto l'infermità mentale patologica e clinicamente catalogabile, ma anche il semplice deficit psichico che importi uno stato di menomazione del potere di critica e di indebolimento di quello volitivo, che sia tale da rendere possibile l'altrui opera di suggestione o da agevolare l'induzione svolta dal soggetto attivo per raggiungere il suo fine illecito; viene altresì in rilievo un'attività apprezzabile di pressione morale, di suggestione o di persuasione, cioè di spinta psicologica, caratterizzata dal dolo specifico di procurare all'autore o ad altri un ingiusto profitto.
Il delitto di riduzione o mantenimento in schiavitù, di cui all'articolo 600 del codice penale sanziona poi con la reclusione da otto a venti anni la più grave condotta di chiunque, alternativamente, eserciti su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà, riduca o mantenga una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all'accattonaggio o comunque a prestazioni che ne comportino lo sfruttamento, precisandosi che la riduzione o il mantenimento nello stato di soggezione ha luogo quando la condotta è attuata mediante violenza, minaccia, inganno, abuso di autorità ma anche approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante la promessa o la dazione di somme di denaro o di altri vantaggi a chi ha autorità sulla persona.
Inoltre, per contrastare i comportamenti francamente vessatori, il reato di atti persecutori di cui all'articolo 612-bis del codice penale punisce con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minacci o molesti taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita (con aumento della risposta sanzionatoria in ipotesi di particolare gravità).
In materia di terrorismo, l'introduzione dell'articolo 270-bis nel codice penale ha offerto ulteriori strumenti di contrasto al fenomeno delle sette politico-religiose, laddove l'attività di proselitismo ed indottrinamento al martirio sia idonea ad integrare il reato di associazione con finalità di terrorismo, in quanto sorretti da elementi concreti che rivelino 1'esistenza di un contatto operativo, reale, tra il singolo e la «struttura», che consenta di tradurre in pratica i propositi di morte.
Si segnala inoltre la fattispecie delineata nell'ambito dell'articolo 613 del codice penale.
Il delitto in esame punisce chi, attraverso la suggestione o la somministrazione di sostanze alcoliche o stupefacenti, oppure con qualsiasi altro mezzo, ponga, volontariamente, una persona non consenziente in uno stato di incapacità di intendere o di volere. Elemento necessario per la sussistenza di tale fattispecie delittuosa è la mancanza di consenso del soggetto passivo.
L'evento tipico della fattispecie in esame coincide con il suo momento consumativo, corrispondendo con la realizzazione, quale conseguenza della condotta dell'agente, dell'alterazione psichica del soggetto passivo, ossia del suo stato di totale incapacità di intendere e di volere, anche di breve durata.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
BENZONI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la casa circondariale di Sondrio, che vede una presenza di trentacinque detenuti nonostante i posti regolamentari ammontino a ventisei, si presenta comunque in condizioni discrete. Tuttavia, a destare particolare preoccupazione, sono le difficili condizioni di lavoro degli agenti di polizia penitenziaria a questa assegnati;
il corpo di polizia penitenziaria di tale istituto svolge, infatti, un lavoro encomiabile per garantire i servizi di propria competenza ma a causa del personale amministrativo mancante è costretto a svolgere, ad esempio, anche funzioni che invece non gli spetterebbero;
poco più di una ventina di agenti sono chiamati a coprire i turni necessari per mantenere operativo il carcere. Una sfida che, per far fronte alle esigenze quotidiane dell'istituto di detenzione, si traduce spesso in turni massacranti – che possono arrivare fino a 12 o addirittura 16 ore consecutive – periodi di riposo saltati e ferie negate;
la cronica carenza di personale, quindi, sta mettendo a dura prova chi, giorno dopo giorno, si impegna per garantire sicurezza e ordine nell'istituto;
secondo quanto l'interrogante ha avuto modo di apprendere, il corpo di polizia penitenziaria di Sondrio è composto da ventinove agenti dei quali, ventisette sono effettivi e ad ogni turno sono necessarie ben tredici persone in servizio. Questo non permette un rispetto dei turni dei singoli a causa della mole di lavoro. Recentemente, si sono aggiunti cinque agenti tuttavia, visti i prossimi pensionamenti, tale limitata aggiunta di personale non risolve stabilmente ed efficacemente la problematica;
in aggiunta, la collocazione geografica della casa circondariale di Sondrio non è d'aiuto, visto che la distanza tra questa e tutte le altri carceri lombarde rende impossibile brevi trasferte di aiuto da parte di altri agenti assegnati in case circondariali limitrofe;
come sottolineato da un comunicato congiunto dei sindacati di polizia penitenziaria dello scorso dicembre 2024, la situazione è un'eredità frutto non dell'attuale direzione del carcere, che si è insediata da pochi mesi, ma di anni di immobilismo dei vertici superiori i quali han trascurato i numerosi appelli lanciati nel tempo –:
se sia a conoscenza delle critiche condizioni in cui versa il personale che opera presso la casa circondariale di Sondrio e quali iniziative urgenti intenda intraprendere per destinare adeguate risorse finanziarie, organizzative e di personale, sia del corpo penitenziario che amministrativo, al fine di intervenire celermente su una situazione difficoltosa e destinata ad aggravarsi ulteriormente nel tempo.
(4-04815)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'Onorevole interrogante solleva specifici quesiti in ordine all'asserita carenza organica presso la casa circondariale di Sondrio, sia relativamente al personale del corpo sia a quello appartenente al comparto funzioni centrali.
A tal riguardo, interpellato il competente Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, emerge dai dati riferiti dalla direzione generale del personale che il personale attualmente in servizio presso la casa circondariale di Sondrio è pari a complessive 31 unità, registrando complessivamente una forza operativa superiore all'organico previsto.
Si rilevano carenze nei seguenti ruoli: ruolo dei funzionari (-2 unità), ruolo degli ispettori (-1 unità) e ruolo dei sovrintendenti (-1 unità); di contro, il ruolo degli agenti/assistenti risulta in esubero di 3 unità.
Con riguardo alla carenza del ruolo dei funzionari, si rappresenta che, per integrare l'organico del ruolo in esame, il 18 dicembre 2023, è stato avviato il VII corso per il conseguimento della qualifica di commissario del ruolo dei funzionari, relativo al concorso pubblico per 120 posti di allievo commissario della carriera dei funzionari del corpo, elevato successivamente a 132 posti, al cui esito si provvederà alla distribuzione delle risorse sul territorio nazionale, in ragione delle vacanze organiche previste.
Inoltre, con provvedimento del direttore generale 6 settembre 2023, è stato indetto un concorso interno, per titoli di servizio ed esami, per la nomina di 60 vice commissari della carriera dei funzionari del Corpo di polizia penitenziaria.
In relazione alla carenza del ruolo degli ispettori, il 5 maggio 2024 è stato avviato il corso di formazione per la qualifica iniziale di vice ispettore, relativo al concorso pubblico indetto con provvedimento del direttore generale 25 novembre 2021 per n. 411 posti (378 uomini e 33 donne) e che, all'esito del citato corso di formazione, il cui termine era previsto per il mese di maggio 2025, l'amministrazione terrà nella massima considerazione la situazione di relativa carenza di personale che connota il penitenziario di cui trattasi, attraverso l'assegnazione di un adeguato numero di unità del ruolo.
Con riferimento al ruolo agenti/assistenti, si evidenzia che l'organico del reparto di polizia penitenziaria della casa circondariale di Sondrio è stato incrementato, nel giugno 2024, in occasione della mobilità collegata alle assegnazioni degli agenti del 183° corso, di n. 1 unità maschile.
Inoltre, in occasione della mobilità ordinaria collegata alle assegnazioni dei neo-agenti del 184° corso di formazione, con provvedimento 21 gennaio 2025, il reparto di polizia penitenziaria del predetto istituto è stato incrementato di n. 2 unità maschili.
In relazione alla dirigenza e al comparto funzioni centrali, a far data dal gennaio 2025, la direzione dell'istituto in esame è stata affidata, con incarico triennale, alla dottoressa Ylenia Santantonio.
Con riferimento, invece, al personale del comparto funzioni centrali, relativamente ai profili professionali prioritari, si evidenzia che il profilo di funzionario giuridico pedagogico non presenta scoperture organiche, essendo presente l'unica unità prevista in sede, che ha assunto servizio presso la casa circondariale di Sondrio il 18 marzo 2024, all'esito del concorso a 236 posti di funzionario giuridico pedagogico, indetto con provvedimento del direttore generale 18 ottobre 2022.
La pianta organica di funzionari contabili (2 unità previste in sede) risulta, allo stato, scoperta; tuttavia, nel prossimo bando di interpello relativo al predetto profilo professionale, in corso di pubblicazione, saranno previsti dei posti da assegnare alla casa circondariale di Sondrio.
Con riferimento al profilo di contabile, non è previsto contingente organico; mentre, è presente in sede un assistente amministrativo rispetto alle 3 unità previste.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
BONELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
a seguito della denuncia della Repubblica Democratica del Congo, presentata nel 2023, il 12 febbraio si apre, presso la Corte africana dei diritti dell'uomo e dei popoli (CADHP), ad Arusha, Tanzania, il processo, contro il Rwanda, per far luce su decenni di aggressioni, saccheggi e massacri effettuati in Congo;
un rapporto pubblicato dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite sui diritti umani portò alla luce i tanti abusi e i massacri compiuti dalle truppe ruandesi contro i cittadini congolesi nel decennio compreso tra il 1993-2003 (UNHR, 2010);
a causa dell'enorme ricchezza di coltan, cobalto, tungsteno e altre terre rare, materiali essenziali per la transizione tecnologica e digitale, la guerra non si è mai fermata, anzi di tanto in tanto si inasprisce, come è accaduto in questi giorni a Goma e dintorni;
beni che vengono sottratti con la violenza dalle milizie dell'M23, un gruppo armato sostenuto dal Rwanda, che da anni destabilizza l'est del Paese con massacri e sfollamenti di massa;
in questa guerra, nei suoi retroscena geopolitici, c'è un interesse economico preciso: il Rwanda, privo di risorse minerarie proprie, si è trasformato in un hub per l'estrazione e la commercializzazione di terre rare, che in realtà provengono dal saccheggio del Congo;
sono questi interessi ad armare le mani dei combattenti dell'M23 (Mouvement du 23 mars), dell'Afc (Alliance du Fleuve Congo) e delle Rwande Defence Force che seminano terrore e morte nel silenzio assordante delle istituzioni europee;
a giudizio dell'interrogante la coerenza suggerirebbe quantomeno di imporre al Rwanda le stesse sanzioni cui è sottoposta la Russia. Al contrario proprio un anno fa (19 febbraio 2024) l'Unione europea ha firmato con quella nazione un protocollo per l'esportazione di minerali che non possiede e saccheggia in Congo;
secondo l'interrogante non si tratta di ignoranza o distrazione. È una scelta consapevole, cinica e calcolata: il benessere e la crescita tecnologica dell'Europa valgono più della vita dei congolesi. Dietro le batterie dei nostri smartphone e i componenti delle auto elettriche, c'è il sangue di un popolo che muore sotto le raffiche di milizie armate per garantire i nostri consumi;
tutto questo, ovviamente, trova ampio respiro anche nell'ambito del «Piano Mattei» fortemente voluto dal Governo italiano sia con il Congo sia con il Ruanda. Piano che mira a trasformare l'Africa in un gasdotto per l'Italia e l'Europa che prevede la conversione di milioni di terreni agricoli in coltivazioni per biocarburanti, tant'è che con gli accordi sottoscritti con l'Eni il Rwanda è diventato negli ultimi anni un hub regionale e internazionale di stoccaggio di fonti fossili, nonostante ne sia privo, dove il tasso di malnutrizione e mortalità per fame è tra i più alti;
i governi del Rwanda e dell'Italia hanno firmato un accordo di finanziamento da 50 milioni di euro, concesso attraverso il Fondo Italiano per il clima, istituito presso il MISE e gestito da CDP. Le risorse stanziate saranno messe a disposizione solo al raggiungimento di un pacchetto di riforme politico-istituzionale;
insistere sul gas lega sempre più la politica estera italiana ai combustibili fossili, in conflitto con gli impegni globali volti a contrastare il cambiamento climatico, con l'obiettivo di limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 gradi Celsius –:
se il Governo non ritenga, fino alla sentenza della CADHP, di adottare iniziative di competenza volte a interrompere immediatamente ogni accordo con il Rwanda e sostenere il popolo congolese nella difesa della propria sovranità e poi operare di conseguenza;
se non ritenga intraprendere, con gli altri partner europei, una iniziativa politica forte verso il Rwanda in linea di quanto definito nel Programma indicativo 2021-2027 per la cooperazione UE-Congo.
(4-04325)
Risposta. — La regione dei grandi laghi soffre da decenni il susseguirsi di crisi umanitarie e scontri armati inter-etnici ed è gravata da tensioni trasversali fra i vari Stati che la compongono (Repubblica democratica del Congo, Ruanda, Burundi, Uganda). La Repubblica democratica del Congo (RDC) è fortemente segnata da tale instabilità. Questa situazione, in particolare nel nord-est del Paese, è dovuta a crisi complesse, aventi come protagonisti eserciti locali orientati principalmente al controllo e al traffico illecito delle risorse minerarie, spesso con il sostegno di attori esterni (statuali e non). Nell'est della RDC sono attivi più di 100 gruppi armati irregolari.
Dal 2022 è cresciuta la tensione tra la RDC e il Ruanda: la RDC accusa il Ruanda di alimentare gli scontri sostenendo, anche militarmente, le milizie insorgenti del gruppo «Mouvement du 23 Mars» (M23), come dimostrato anche dai rapporti degli esperti ONU; il Ruanda nega quanto sostenuto dalla RDC e accusa il Governo di Kinshasa di coprire l'azione delle milizie hutu e di non essere in grado di garantire la sicurezza delle minoranze tutsi.
Con una rinnovata offensiva del gruppo M23, a partire da gennaio 2025 si sono intensificati gli scontri nelle province orientali della RDC, che hanno portato alla conquista, da parte delle milizie dell'M23, delle città congolesi di Sake e Goma (capoluogo del Nord-Kivu) e, il 16 febbraio scorso, di Bukavu (capoluogo del Sud-Kivu). Sul piano umanitario la situazione è grave, con violazioni dei diritti umani commesse da tutte le parti attive nel conflitto e con l'aumento degli sfollati interni (+700.000 da gennaio, per un totale di oltre 7 milioni di sfollati presenti in RDC), a fronte di una generale difficoltà di agire in un difficile contesto di sicurezza. Il presidente del Togo, Faure Gnassingbe, è stato nominato mediatore dell'Unione africana tra RDC e Ruanda, subentrando al presidente dell'Angola (13 aprile 2025). Nel frattempo i presidenti di RDC e Ruanda hanno avviato colloqui mediati dal Qatar a Doha. Prosegue tuttavia l'offensiva dell'M23, che sta consolidando la costruzione di un'amministrazione parallela nei territori occupati.
Il Governo segue con attenzione la situazione nelle province orientali della Repubblica democratica del Congo e condanna fermamente le violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani in corso nel Paese. Occorre scongiurare un'escalation del conflitto su scala regionale.
L'Italia si è espressa a favore della sovranità e integrità territoriale della RDC e contro l'illecita presenza di truppe ruandesi nel Paese con la dichiarazione degli Stati membri UE del 25 gennaio 2025 e con la dichiarazione dei Ministri degli esteri G7 del 1° febbraio 2025.
Sosteniamo pienamente le iniziative di mediazione regionale a guida africana, nonché la missione MONUSCO delle Nazioni unite e l'azione diplomatica del rappresentante speciale dell'Unione europea per grandi laghi.
In particolare, il 25 gennaio 2025 nella dichiarazione UE (firmata dai 27 Stati membri, tra cui l'Italia) abbiamo espresso una posizione di ferma condanna delle violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani, affermando la sovranità territoriale della RDC sulle zone contese. I Paesi UE hanno biasimato la presenza militare ruandese in RDC, che costituisce «una chiara violazione del diritto internazionale, della Carta ONU e dell'integrità territoriale della RDC». Hanno inoltre ribadito il pieno sostegno ai processi regionali di mediazione a guida africana, chiedendo all'M23 e alle truppe ruandesi di ritirarsi dai territori occupati in RDC.
Il 1° febbraio 2025 i Ministri degli esteri G7 – tra cui l'Italia – in una dichiarazione sull'escalation di violenza in corso in RDC hanno condannato con fermezza l'offensiva dell'M23 che «costituisce un flagrante disprezzo per la sovranità e l'integrità territoriale della RDC». I Ministri degli esteri G7, in tale circostanza, hanno altresì chiesto all'M23 e alle forze di difesa ruandesi di porre immediatamente fine alla loro offensiva, in tutte le direzioni.
In occasione della 37ma sessione speciale del consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite, dedicata alla situazione dei diritti umani nella RDC, convocata il 7 febbraio 2025 su richiesta dello stesso Stato interessato, con il sostegno di tutti i Paesi UE, tra cui l'Italia, abbiamo co-sponsorizzato la risoluzione, adottata per consenso, che esprime profonda preoccupazione per l'escalation delle ostilità nelle province del Nord-Kivu e del Sud-Kivu, condanna con fermezza ogni forma di sostegno militare straniero al gruppo M23, riconoscendo il supporto militare e logistico fornito al gruppo dalle forze ruandesi.
Altra condanna è stata espressa dai Paesi UE riuniti a Bruxelles il 24 febbraio 2025 in occasione del consiglio affari esteri (CAE). Nella circostanza, l'alta rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea, Kallas, ha proceduto ad uno scambio di vedute con i Ministri degli esteri degli Stati membri sull'iniziativa europea in supporto ai processi di pace di Luanda e di Nairobi. Sono stati discussi gli ulteriori possibili passi da intraprendere, in particolare la sospensione delle consultazioni in materia di difesa con il Ruanda e l'intenzione di attuare misure restrittive sulla base dell'evoluzione della situazione sul terreno. Quale ulteriore forma di pressione sul Governo di Kigali, in tale occasione è stato inoltre annunciato che il memorandum sulle materie prime critiche, concluso con il Ruanda nel febbraio 2024, sarà sottoposto a revisione.
Il 17 marzo l'Unione europea ha adottato nuove misure sanzionatorie nei confronti di 9 individui (5 leader dell'M23, 3 ufficiali delle forze armate ruandesi e il CEO di una società ruandese) e un'entità, tutti attivi in RDC e responsabili di gravi violazioni e abusi dei diritti umani, di sostenere il conflitto armato, l'instabilità e l'insicurezza e di sfruttare il conflitto attraverso il commercio illecito di risorse naturali. Complessivamente, le misure restrittive dell'UE in considerazione della situazione in RDC si applicano ora a un totale di 32 persone e 2 entità. I soggetti designati sono sottoposti a divieto di viaggio e al congelamento dei beni. Inoltre, ai cittadini e alle imprese dell'UE è vietato il loro finanziamento.
Il Governo continuerà a seguire con attenzione l'evoluzione della situazione nella Repubblica democratica del Congo, in stretto coordinamento con i partner dell'Unione europea e internazionali.
Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.
CAFIERO DE RAHO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il consiglio dell'Ordine degli avvocati di Napoli nord (Coa) con delibera n. 7 del 13 marzo 2025 ha proclamato, sino all'adozione di provvedimenti idonei a garantire almeno un livello accettabile del servizio giustizia nel circondario di Napoli nord, lo stato di agitazione della classe forense e l'assemblea degli iscritti per il 10 aprile 2025 a causa della grave scopertura ed inadeguatezza delle piante organiche (Giudici di pace e personale amministrativo) degli uffici del Giudice di pace del circondario di Napoli nord;
con delibera del 26 marzo 2025 il Coa ha organizzato per il giorno del 10 aprile 2025 una manifestazione pubblica per sensibilizzare le istituzioni affinché venga garantita una giustizia efficiente, celere e accessibile nel circondario di Napoli nord;
l'ufficio del Giudice di pace di Napoli nord, a fronte di una pianta organica del personale amministrativo di 14 unità, presenta solo 3 unità in servizio effettivo, oltre un dirigente in sovrannumero e un assistente giudiziario; del personale presente, un'unità è beneficiaria dei permessi ex lege n. 104 del 1992, un'altra è attualmente assegnata alla cancelleria del settore penale, una terza è in maternità. Un'ulteriore unità, anch'essa beneficiaria dei permessi ex lege n. 104 del 1992, è stata applicata all'ufficio a tempo determinato: uno è assente ingiustificato dal 2 gennaio 2025. Pertanto la scopertura supera il 90 per cento;
con decreto del presidente del tribunale n. 125 del 2024 sono state disposte limitazioni al numero delle udienze ed alla trattazione delle cause civili (15 per giudice) presso l'ufficio di Napoli nord. Il Consiglio dell'ordine degli avvocati ha tentato di intervenire per supportare le cancellerie proponendo al presidente del tribunale il rinnovo della convenzione con l'Associazione nazionale carabinieri, che nel 2024 aveva già consentito la pubblicazione di 18.000 sentenze, ma non ha ricevuto alcun riscontro;
con decreto n. 26 del 2025 del presidente del tribunale, a causa della gravissima scopertura dell'organico del personale amministrativo del Giudice di pace, è stata disposta la sospensione sine die di numerose attività, tra cui la pubblicazione delle sentenze e la gestione delle liquidazioni agli avvocati;
con decreto n. 31 del 2025 il presidente del tribunale, data l'assenza di tutto il personale amministrativo in servizio presso l'ufficio del Giudice di pace di Napoli nord, aveva disposto la chiusura immediata dell'ufficio;
contro tale decisione, il consiglio dell'ordine degli avvocati ha presentato ricorso al Tar;
il 20 marzo 2025 il presidente del tribunale ha revocato il decreto n. 31 del 2025, riaprendo l'ufficio dal 21 marzo 2025, ma mantenendo – per le gravi carenze di organico del personale amministrativo – le limitazioni introdotte dai decreti n. 125 del 2024 e n. 26 del 2025 con ricadute significative sull'accesso alla giustizia per cittadini e professionisti;
attualmente l'operatività dell'ufficio è circoscritta al solo deposito di atti in scadenza e alla celebrazione di procedimenti civili in numero massimo di quindici ad udienza, che non necessitano di assistenza, con sospensione di tutte le altre attività;
anche all'incontro del 31 marzo 2025 che gli interroganti hanno avuto con il consiglio dell'ordine degli avvocati di Napoli nord, è emersa l'assoluta urgenza, nel breve termine, del riempimento dell'organico del personale amministrativo dell'ufficio del Giudice di pace di Napoli nord, la cui competenza appartiene in modo esclusivo al Ministro della giustizia e, nel medio termine, dell'adeguamento della pianta organica all'effettivo bacino di utenza e ai flussi accertati;
il tribunale di Napoli nord è il riferimento di ben 38 comuni tra le province di Napoli e Caserta, con un bacino di utenza di circa un milione di abitanti; le competenze andranno ad aumentare in misura esponenziale da giugno 2026;
i giudizi civili iscritti a ruolo presso l'ufficio del Giudice di pace di Napoli nord sono stati nell'anno 2024 n. 7762 e quelli pendenti sono oltre 35.000, ai quali vanno sommati i giudizi penali;
la gravissima scopertura del personale amministrativo dell'ufficio del Giudice di pace di Napoli nord è la causa della paralisi dell'ufficio –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti;
se, in considerazione delle fondate doglianze dell'avvocatura di Napoli nord, non intenda adottare iniziative di competenza volte ad ampliare la pianta organica del personale amministrativo dell'ufficio del Giudice di pace di Napoli nord;
se, di fronte alla paralisi della giustizia sofferta dall'avvocatura del circondario di Napoli nord, ritenga necessario adottare iniziative straordinarie volte a provvedere immediatamente alla copertura dell'organico del personale amministrativo dell'ufficio del Giudice di pace di Napoli nord.
(4-05012)
Risposta. — Con riguardo alle segnalate scoperture nelle piante organiche del personale amministrativo dell'ufficio del giudice di pace di Napoli nord, si rappresenta quanto segue.
L'ufficio del Giudice di pace di Napoli Nord ha una dotazione organica di 16 unità e sono in servizio 5 risorse, con una percentuale di scopertura del 68,75 per cento.
Il dato tiene conto della presenza di 1 assistente giudiziario applicato dall'Unep di Napoli e dell'assenza di 1 direttore applicato dal 30 marzo presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
Le scoperture che interessano l'ufficio riguardano in particolare i profili dell'assistente giudiziario (4 vacanze su 5 posti in organico) e dell'operatore giudiziario (4 vacanze su 4 posti). I profili dell'ausiliario e del cancelliere risultano vacanti mentre sono soddisfatti i posti di funzionario giudiziario e direttore.
Dall'insediamento del Governo Meloni, su 3 posti disponibili, sono state effettuate 2 assunzioni ordinarie a tempo indeterminato nell'ambito dell'area funzionari.
Con interpello ordinario nazionale del 26 luglio 2023, diramato per la copertura di n. 9.739 posti vacanti è stato messo a bando n. 1 posto da ausiliario per l'ufficio del giudice di pace di Napoli nord a fronte del quale non è pervenuta alcuna domanda.
In seguito alla temporanea chiusura dell'ufficio, avvenuta con provvedimento del presidente del tribunale di Napoli nord nel mese di marzo 2025, il presidente della Corte d'appello di Napoli ha provveduto alla pubblicazione del bando di interpello distrettuale per l'ufficio del giudice di pace di Napoli nord, per l'applicazione di n. 5 unità di personale appartenente all'area seconda e terza nei profili di funzionari giudiziari, cancellieri e assistenti giudiziari, per il quale il Ministero della giustizia, proprio per favorire ogni iniziativa utile alla rapida soluzione delle criticità emerse, ha proceduto al tempestivo rilascio di apposito nulla osta.
Si conferma dunque il prioritario impegno di questo Dicastero di rafforzare l'organico dell'ufficio in esame ed in generale di tutti gli uffici che presentino problematiche legate alle scoperture in organico, sia attraverso la previsione di interventi mirati sulla mobilità temporanea e sia attraverso politiche assunzionali programmate.
A tal proposito si segnala che, con avviso del 28 maggio 2025 pubblicato sul sito giustizia.it, è stato disposto lo scorrimento delle graduatorie del concorso Ripam per 3.946 unità per il profilo di addetti all'ufficio del processo.
All'esito della procedura, sono state scelte tutte le 4 posizioni messe a disposizione dall'Amministrazione per il tribunale di Napoli nord e a breve verrà comunicata la data della presa di servizio.
È in corso di svolgimento il concorso per il reclutamento di 1.000 unità di personale non dirigenziale, a tempo pieno e indeterminato, da inquadrare nei ruoli del Ministero della giustizia, nell'area assistenti, profilo di conducente di mezzi a motore per trasporto di persone e cose.
A breve sarà bandito un concorso per 2.600 unità di personale amministrativo di area assistenti.
Infine si evidenzia che la dotazione organica del personale del comparto Funzioni centrali del Ministero della giustizia è stata di recente aumentata in misura pari a 1.947 unità dell'area dei funzionari (articolo 13-bis del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, convertito con modificazioni dalla legge 10 agosto 2023, n. 112), di 250 unità per il rafforzamento della capacità amministrativa-contabile, di cui 61 dell'area dei funzionari e 189 dell'area assistenti, (articolo 4 del decreto-legge 16 settembre 2024, n. 131 – convertito con modificazione dalla legge 14 novembre 2024, n. 166) e di 3.000 unità, di cui 2.600 dell'area dei funzionari e 400 dell'area assistenti (articolo 17-quater del decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25 – convertito con modificazione dalla legge 9 maggio 2025, n. 69).
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
CALDERONE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da giorni si sta assistendo ad una vera e propria telecronaca sulla riapertura delle indagini sull'omicidio di Chiara Poggi: la lunga e complessa vicenda processuale del così detto «omicidio di Garlasco» che ha condotto alla condanna definitiva di Alberto Stasi quale autore del delitto;
le notizie circa l'evoluzione delle indagini preliminari del nuovo procedimento penale che oggi vede indagato Andrea Sempio, sono quotidianamente oggetto di minuziosa diffusione da parte degli organi di stampa: dalla data dell'interrogatorio dell'indagato, alla data di audizione dei testimoni, fino all'esito di una consulenza dattiloscopica eseguita sulle impronte, l'ubicazione delle medesime; ovvero la nuova ricostruzione dei fatti ad opera della procura di Pavia;
si tratta di fatti intollerabili, atteso che questo procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari, fase che, per definizione, è soggetta al segreto istruttorio, vieppiù se si considera che il 21 maggio 2025 è stato diramato un comunicato stampa della procura di Pavia ove si fa riferimento agli esiti di una consulenza tecnica eseguita dal pubblico ministero che attribuisce ad Andrea Sempio «l'impronta 33» «per la corrispondenza di nr. 15 minuzie dattiloscopiche» –:
se, alla luce della descritta divulgazione di atti di indagine, nonché del processo mediatico costruito attorno al caso «Garlasco» e della conseguente imponente pubblica gogna subita da persone presunte innocenti, il Ministro interrogato non ritenga di valutare la sussistenza dei presupposti per attivare i propri poteri ispettivi, anche ai fini dell'eventuale esercizio dell'azione disciplinare.
(4-05110)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, riferito «al processo mediatico costruito attorno al caso “Garlasco” e della conseguente imponente pubblica gogna subita da persone presunte innocenti», con il quale il deputato interrogante chiede al Ministro della giustizia di valutare la sussistenza dei presupposti per attivare i propri poteri ispettivi, si rappresenta quanto segue.
Con nota del 20 maggio 2025 il procuratore generale della Repubblica di Milano, opportunamente interpellato dalla competente articolazione ministeriale, ha trasmesso la relazione che, per completezza di esposizione, di seguito si riporta integralmente.
Il procuratore della Repubblica aggiunto, titolare del relativo procedimento penale, ha rappresentato che «A seguito del deposito di elementi degni di approfondimento investigativo da parte della difesa di Alberto Stasi, condannato irrevocabilmente, la Procura della Repubblica di Pavia chiedeva in data 14.2.2024 ai sensi dell'art. 414 c.p.p. l'autorizzazione al GIP per la riapertura delle indagini a carico di Andrea Sempio, già oggetto di un decreto di archiviazione che aveva definito il procedimento penale [...]. A seguito del rigetto dell'istanza da parte del GIP, il PM in data 20.03.2024 proponeva nuova istanza di riapertura indagine. In data 09 maggio 2024 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pavia dichiarava non luogo a provvedere. Il Pubblico Ministero impugnava per abnormità il provvedimento del GIP e in data 18 novembre 2024 la Corte di Cassazione, a seguito di ricorso presentato da questo ufficio, annullava l'ordinanza di non luogo a provvedere del GIP del 9.5.2024 con rinvio per nuovo giudizio, osservando come il provvedimento impugnato determinava sotto il profilo funzionale “una stasi del procedimento non superabile, dal momento che il Pubblico Ministero non ha la possibilità di procedere se non in violazione delle norme di legge, che impongono la necessaria modifica della iscrizione nel registro delle notizie di reato, nonché delle norme di legge che non consentono l'utile svolgimento delle indagini senza la previa autorizzazione del giudice alla riapertura delle stesse”. In data 23 gennaio 2025 il GIP del Tribunale di Pavia autorizzava la riapertura delle indagini del p.p. [...]».
L'omicidio di Chiara Poggi è stato oggetto di un processo innanzi al GUP di Vigevano terminato con assoluzione dell'imputato Alberto Stasi, di un processo innanzi alla Corte d'Assise di Appello di Milano terminato del pari con assoluzione di Alberto Stasi. L'assoluzione impugnata dalla Procura Generale veniva cassata con rinvio dalla Corte di cassazione e la Corte d'Assise d'appello di Milano condannava l'imputato. Quest'ultima sentenza diveniva irrevocabile a seguito del rigetto dei motivi di ricorso per cassazione. Il caso è sempre stato particolarmente seguito dalle cronache nazionali.
«[...] della controversa fase che ha condotto alla riapertura delle indagini nulla è trapelato sui mezzi di comunicazione di massa.
Con il primo atto di indagine che ha visto partecipare la difesa dell'indagato, Andrea Sempio – il prelievo del suo DNA –, la notizia di un atto di indagine, che vedeva necessariamente la partecipazione dell'indagato, ha dato la stura alla riproposizione pubblica di atti di indagine e circostanze oggetto dei numerosi processi sopra indicati.
Le notizie di atti di indagini che vedono coinvolti l'indagato o che si devono svolgere anche in luoghi aperti al pubblico, in presenza di un parossistico interesse dell'opinione pubblica, sono state effettivamente colte dalla stampa e dalla televisione che assediano gli interessati. [...]».
Il Procuratore Capo della Repubblica di Pavia, a sostegno di quanto riferito dai propri procuratori e nella nota da lui sottoscritta, ha aggiunto inoltre quanto segue.
«Per meglio chiarire quanto riferisce il magistrato titolare dell'indagine, appare opportuno tenere nella dovuta considerazione il contesto, considerato che nella interrogazione parlamentare si parla di divulgazione degli atti di indagine e di processo mediatico costruito intorno al caso. Trattasi di vicenda che si è dipanata in 18 anni attraverso una lunga indagine e ben 5 diverse fasi dibattimentali. Vi è stata anche una fase di revisione chiesta dalla difesa del condannato Stasi con prospettazioni alternative alla sentenza definitiva in cui sono confluiti ulteriori elementi di fatto a sostegno della richiesta. Il materiale, confluito nell'attuale procedimento penale, è composto da centinaia di voluminosi incartamenti relativi a tutte le predette fasi, che è all'attenzione minuziosa degli inquirenti, ma che costituisce un materiale non segreto e conosciuto dalle parti e dai loro difensori, i quali quotidianamente compaiono nei vari Talk Show televisivi o in interviste sui quotidiani. Numerosi soggetti, a vario titolo coinvolti nella vicenda, risultano essere stati sentiti nelle pregresse fasi più volte e così molteplici sono stati gli accertamenti anche di natura tecnica. L'imponente materiale risulta essere già a conoscenza dei mass media che, da 18 anni e cioè dal giorno dell'omicidio di Chiara Poggi, si occupano della vicenda con un'attenzione del tutto eccezionale, allora come ai giorni nostri. Si sono occupati del caso libri, documentari, Talk Show, Editoriali per non parlare di tutto il mondo dei social. Tutti questi elementi nel più recente clamore vengono dai Media variamente rappresentati e collegati tra loro. Ma non costituiscono violazione del segreto investigativo. Attualmente c'è una ricerca spasmodica della stampa e della televisione con interviste di indagato, condannato, loro difensori, loro consulenti tecnici, testimoni con un vero e proprio assedio dell'Ufficio requirente e della PG operante.
Nessun magistrato di questa Procura, tantomeno lo scrivente, e nessun consulente tecnico o dirigente della P.G. operante ha rilasciato interviste o mere dichiarazioni ai mass media. Neppure sono state indette conferenze stampa, peraltro consentite dalla legge, come si assiste quotidianamente in relazione agli atroci femminicidi della cronaca attuale.
Con riferimento alla riapertura dell'indagine nei confronti di Sempio (che, lo si ribadisce, in questa vicenda è stata prescritta dalla Corte di Cassazione) la prima disposizione impartita, fin dal deposito di accertamenti tecnici da parte dei difensori del condannato, è stato il divieto di diffusione di notizie. Il divieto risulta essere stato rigorosamente osservato, tanto che, soltanto a seguito del recentissimo rifiuto da parte dell'attuale indagato Sempio e del successivo ordine del GIP di rilasciare il DNA la notizia è circolata, facendo divampare di nuovo l'attenzione mediatica, che di certo nuoce anche all'efficacia ed efficienza delle indagini. Sottolineo che per più di un anno nessuna notizia è emersa nonostante consulenze tecniche sul DNA, l'inoltro all'ufficio GIP di due richieste di riapertura, la presentazione del ricorso presso la Corte di Cassazione, la pronuncia della sentenza della Corte di Cassazione e la autorizzazione del GIP. Vi sono, come noto, nel corso del procedimento penale in fase di indagine preliminare alcuni atti che non possono essere adottati senza la presenza dell'indagato o delle parti, come ad es. il prelievo del DNA, il prelievo di impronte digitali, gli interrogatori di indagati e del condannato, persone offese. E nel corso di questi atti, se emerge l'opportunità di compierli, non si può prescindere dal procedere alla discovery e contestare materiale istruttorio, dovendo l'indagine compendiarsi di ogni elemento utile per la decisione da adottare alla sua conclusione.
Nell'ambito dello sviluppo attuale dell'indagine, sono stato informato che i difensori del condannato, lo stesso condannato, i difensori dell'indagato Sempio e quest'ultimo, persone offese, testimoni e consulenti tecnici di parte risultano ripetutamente comparire in interviste sulla stampa e sulla televisione, dove commentano elementi in loro possesso e atti a cui hanno partecipato.
Lo scrivente Procuratore ha finanche impartito direttive ai colleghi ed alla PG di dirottare l'incontro dell'indagato per la raccolta del DNA e delle impronte nel caso di particolare concentrazione dei giornalisti nel luogo di convocazione. Mi risulta che non vi sia stata adesione dalle parti.
Sono stati emessi dallo scrivente 2 comunicati in osservanza della legge nell'ambito dei rapporti che il Procuratore ha l'obbligo di tenere con la Stampa. I comunicati sono stati emessi per correggere una serie di inesattezze e imprecisioni proprio nell'interesse delle parti. Nel primo si è puntualizzata l'iniziativa della richiesta di incidente probatorio ed il perimetro degli accertamenti scientifici, considerata la circolazione di notizie su corpi di reato che, viceversa, erano stati distrutti su decisione della Corte d'appello di Milano.
L'avviso di incidente probatorio era stato trasmesso alle parti e al seguito erano stati trasmessi gli atti di indagine a fondamento della richiesta a disposizione delle parti ed al fine di consentire loro ogni interlocuzione.
Pertanto, non vi è stata alcuna rivelazione del segreto investigativo.
Nel secondo comunicato si è data notizia dell'esito della consulenza dattiloscopica sull'impronta n. 33 (l'impronta e la sua ubicazione aveva fatto parte del dibattito nel corso della lunga vicenda ed era stata oggetto anche di specifiche informative della P. G. in possesso delle parti, ma non era stata ancora attribuita ad un determinato soggetto). Al riguardo si precisa innanzitutto che prima di quel comunicato la consulenza dattiloscopica era stata depositata dai magistrati titolari del procedimento a disposizione delle parti al fine di consentire deduzioni in merito. Si trattava, quindi, di atto non più coperto dal segreto investigativo. La scelta, da me condivisa, di anticipazione della discovery su una valutazione di natura scientifica consente di raccogliere dalle parti valutazioni di segno eventualmente opposto con pari dignità scientifica per consentire una decisione formata su un materiale istruttorio completo di ogni elemento. Il comunicato si è reso necessario per correggere la circolazione di informazioni inesatte ed imprecise. Erano comparsi articoli su una cd. “impronta insanguinata” che, secondo i mass media, avrebbe avuto potenzialità decisiva nell'attribuzione dell'omicidio. Viceversa, nel comunicato si è doverosamente precisato che la presenza di sostanze ematiche non era stata evidenziata nell'impronta e che sul punto erano in corso accertamenti.
In tale contesto, in cui il clamore mediatico è certamente dannoso anche per le indagini, in prevalenza risultano in circolazione notizie non coperte dal segreto investigativo, a cui hanno avuto o hanno potuto avere accesso le parti.
In ogni caso è costante la verifica da parte dello scrivente della sussistenza di reati di violazione del segreto investigativo con le relative conseguenze, se commessi nel circondario della Procura di Pavia.».
Pertanto, dalla ricostruzione dei fatti appena riportata risulta che l'autorità inquirente abbia adottato ogni utile iniziativa organizzativa volta a preservare il segreto delle indagini svolte e non sono emersi ulteriori elementi suscettibili di rilievo disciplinare.
Ciò posto, il fenomeno stigmatizzato dall'interrogante non può non sollecitare una urgente riflessione sulla necessità di assicurare il giusto contemperamento dei valori costituzionali della libertà e segretezza di ogni forma di comunicazione, della libertà di manifestazione di pensiero e del principio di non colpevolezza.
Ed è a questo bilanciamento di valori costituzionali che sono ispirati i recenti interventi normativi in tema di divieti di pubblicazione di atti del procedimento penale di cui all'articolo 114 del codice di procedura penale.
Ci si riferisce, in particolare, al divieto di pubblicazione, anche parziale, del contenuto delle intercettazioni se non è riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento, introdotto dalla legge n. 114 del 2024, nonché al divieto di pubblicazione del testo dell'ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari o fino al termine dell'udienza preliminare, introdotto dal decreto legislativo n. 198 del 2024, in attuazione dell'articolo 4 della legge di delegazione europea 2022-2023 con il quale il Governo è stato delegato ad adottare le disposizioni necessarie a garantire l'integrale adeguamento alla direttiva UE 2016/343 sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza della persona indagata o imputata nell'ambito di un procedimento penale.
All'effettività della garanzia della presunzione di non colpevolezza — che ha da sempre rappresentato per il Governo una battaglia di civiltà giuridica — corrisponde necessariamente l'effettività dell'esercizio del diritto di difesa, diritto inviolabile ed universale, fulcro di ogni sistema democratico.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
CASU. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il settore della logistica e del trasporto ferroviario delle merci costituisce un comparto economico imprescindibile per il sistema produttivo del nostro Paese ed impiega oltre 15 mila lavoratori;
stando alle analisi delle associazioni del settore, nel 2023 si è registrato un calo del 3,2 per cento rispetto all'anno precedente, e le previsioni per il 2024 indicano un'ulteriore discesa del 6,7 per cento, con un impatto economico stimato in 90 milioni di perdite di fatturato;
si tratta di dati allarmanti che, sempre secondo le associazioni di settore, farebbero temere scenari analoghi anche per i prossimi due anni;
una delle cause della situazione sopra esposta riguarda le interruzioni sulle linee ferroviarie, dovute in parte ai lavori del Piano nazionale di ripresa e resilienza ma anche a opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, oltre che ai danni del maltempo in molte zone d'Italia;
sempre secondo le associazioni, nel 2024, per i soli lavori dovuti al Piano nazionale di ripresa e resilienza sulle infrastrutture ferroviarie, le interruzioni – che si protrarranno sino al 2026 – hanno già ridotto la capacità di trasporto ferroviario di oltre il 50 per cento con punte, del 60 per cento durante i mesi estivi;
ai problemi sopra ricordati si aggiungono le scelte del Governo che a parere dell'interrogante contribuiscono alla grave incertezza degli operatori del settore;
infatti, già con il decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19 cosiddetto «decreto PNRR»), era stata prevista una riduzione di euro 70 milioni relativamente all'importo complessivo disposto dal Piano nazionale per gli investimenti complementari al Piano nazionale di ripresa e resilienza, introdotto dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, che convertiva con modificazioni il decreto-legge 6 maggio 2021 n. 59, causando grave allarme alle imprese che, alla luce delle aspettative ingenerate da tempo, avevano già effettuato ingenti investimenti;
durante la discussione sulla legge di conversione del citato «decreto PNRR» emendamenti presentati da varie forze politiche sono riusciti a sopprimere questa disposizione;
tuttavia, anche per effetto del decreto-legge 9 agosto 2024 n. 113 (cosiddetto «decreto Omnibus»), il Governo ha reso indisponibili 55 milioni di euro per il 2024 destinati al settore della logistica. Dette risorse erano state stabilite dal decreto-legge 6 maggio 2021 n. 59, articolo 1 comma 2 lettera c) n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 1° luglio 2021 n. 101, con la conseguenza di ridurre le risorse stanziate per incentivare l'acquisito di nuovi carri e nuove locomotive destinate al trasporto ferroviario delle merci;
gli operatori della logistica ferroviaria nel periodo di riferimento utile al percepimento del beneficio, hanno investito un importo di circa 700 milioni di euro nella formalizzazione di atti negoziali per l'acquisto dei soli locomotivi;
a tale importo è da aggiungere quello per gli ordinativi di ulteriori mezzi a partire dal 1° gennaio 2024 a oggi e di carri ferroviari dal luglio 2021 a oggi;
il 3 ottobre 2024 la Camera ha approvato, dopo parere favorevole del Governo, l'ordine del giorno n. 9/2066/38, che impegna il Governo «compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a individuare risorse da destinare a favore del programma» «Rinnovo materiale rotabile trasporto ferroviario merci – Locomotori, carri e raccordi ferroviari». Un impegno che richiede una rapida applicazione;
le condizioni nelle quali sono costretti a lavorare gli operatori del settore sono sempre più difficili e rischiano di non essere più sostenibili, con pesanti ricadute su tutto il sistema industriale del nostro Paese –:
quali iniziative di competenza intendano intraprendere i Ministri interrogati, a partire da quanto previsto nell'ordine del giorno sopra citato, per evitare una crisi del trasporto ferroviario merci che potrebbe avere conseguenze disastrose anche per le imprese e per i lavoratori del settore.
(4-03649)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In premessa si ricorda che la misura cosiddetta «loco e carri», prevista dal decreto-legge n. 59 del 2021, è stata oggetto di definanziamento a causa di problematiche di carattere finanziario e congiunturale legate al mancato impegno di tali risorse attraverso obbligazioni giuridicamente vincolanti assunte nei tempi previsti.
Il Governo si è impegnato, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a individuare le risorse da destinare a favore del programma «Rinnovo materiale rotabile trasporto ferroviario merci – Locomotori, carri e raccordi ferroviari», approvando uno specifico ordine del giorno in occasione della legge di conversione del cosiddetto «Decreto omnibus».
Conseguentemente, per quanto di competenza, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, al fine di reperire le risorse necessarie, sta effettuando un monitoraggio per l'individuazione tempestiva di norme volte al rifinanziamento della citata misura, individuando come indicatore certo la consultazione del sistema per la gestione integrata della contabilità economica e finanziaria per le Amministrazioni centrali dello Stato (Sicoge).
Ad ogni modo, rimane fermo l'impegno del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a sostenere il settore ferroviario merci e logistica anche con misure a favore dell'intermodalità.
A tal proposito, tra le misure introdotte dal Mit vi è il cosiddetto «ferrobonus», un incentivo ad imprese utenti di servizi di trasporto ferroviario intermodale e/o trasbordato e operatori del trasporto combinato. Grazie al rifinanziamento della misura con legge di bilancio 2025, per un importo di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si avrà un finanziamento complessivo di circa 112 milioni di euro.
Parallelamente al ferrobonus nazionale, è stato previsto anche il ferrobonus regionale, che prevede, per le regioni che hanno stipulato apposite intese con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la possibilità di stanziare risorse proprie a favore delle imprese, già beneficiarie del ferrobonus nazionale, che effettuano servizi di trasporto ferroviario merci intermodale sul proprio territorio.
Inoltre, è stato confermato il contributo di 100 milioni per l'annualità 2024 e 95 milioni di euro per le successive annualità, per le imprese ferroviarie del settore merci a riduzione dei maggiori costi connessi all'utilizzo della rete ferroviaria nazionale a valere sulla riduzione del pedaggio.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
CASU, DI BIASE e GIANASSI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
le condizioni di vita delle persone detenute nelle nostre carceri sono da tempo a livelli inaccettabili per un Paese democratico quale è il nostro, laddove la pena deve essere volta al recupero della persona condannata, come prevede l'articolo 27 della Costituzione;
a parere dell'interrogante, il nostro sistema carcerario non sembra riuscire a garantire il divieto costituzionale di trattamenti contrari al senso di umanità e l'obbligo di un'esecuzione penale orientata alla rieducazione del condannato, anche a causa della scarsità del personale addetto;
si tratta di un tema rilevante che richiede risposte rapide, anche attraverso l'assunzione di figure essenziali come quelle pedagogiche e giuridiche, fondamentali per quella rieducazione che fornisce al detenuto stimoli e motivazioni importanti per potersi concretamente «rifare una vita» ed evitare di delinquere nuovamente;
proprio per l'importanza della questione, appare necessario utilizzare tutti i mezzi a disposizione, compreso lo scorrimento integrale delle graduatorie vigenti dei concorsi espletati, come, ad esempio, quella approvata il 31 gennaio 2024, e poi rettificata il 7 maggio dello stesso anno, per il concorso pubblico per esami a 104 posti (elevati a 236) – III Area funzionale (...) – profilo professionale di Funzionario della professionalità giuridico-pedagogica per il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP), facente capo al Ministero della giustizia;
risultano all'interrogante circa 1000 idonei pronti ad essere assunti per rendere immediatamente più efficiente ed efficace la pubblica amministrazione, in particolare nel delicato settore della giustizia –:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Ministro interrogato per procedere, anche nelle more dell'effettuazione di eventuali nuovi concorsi, allo scorrimento integrale delle graduatorie già esistenti e in corso di validità, come quella sopra ricordata.
(4-04894)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, il deputato interrogante solleva specifici quesiti riguardo la graduatoria di concorso per il reclutamento di personale con profilo di funzionario giuridico-pedagogico, con particolare riferimento «...allo scorrimento integrale delle graduatorie già esistenti e in corso di validità...».
In apertura si rimarca che i vincitori del concorso pubblico, per esami, a n. 104 posti (elevati a 236) di funzionario giuridico-pedagogico, indetto con provvedimento del direttore generale 18 ottobre 2022, hanno assunto servizio a partire dal 4 marzo 2024.
Nell'anno 2024 si è poi proceduto allo scorrimento della graduatoria di detto concorso immettendo in servizio ben 248 unità, in forza dell'articolo 1, comma 858, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio 2023), che ha previsto l'assunzione straordinaria di n. 100 unità, area dei funzionari, ex area III-F1.
È evidente che si tratta di un'azione di reclutamento di personale assolutamente senza precedenti, nel tentativo di porre rimedio ad una situazione di grave carenza di personale ereditata dalle precedenti amministrazioni.
Pertanto, in virtù delle predette assunzioni, si registra, allo stato, una copertura quasi totale della pianta organica nazionale prevista per il profilo professionale in questione.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
CERRETO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
ai sensi dell'articolo 43, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, «i consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all'espletamento del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge»;
tale norma riconosce ai consiglieri comunali la più ampia ed esaustiva conoscenza di tutte le notizie relative all'organizzazione amministrativa, al fine di favorire lo svolgimento del loro mandato rappresentativo della collettività con metodo democratico, mediante la verifica ed il controllo dell'attività degli organi dell'ente locale e per tale ragione è sufficiente che la conoscenza dei dati, delle informazioni e dei documenti sia utile all'espletamento del mandato rappresentativo, senza che sia richiesta anche la sussistenza di uno specifico nesso funzionale tra tale conoscenza e l'esercizio del mandato;
come affermato da consolidata giurisprudenza e ribadito da ultimo anche dal Tar Lombardia, sezione I, sentenza 24 ottobre 2022, n. 2317, pronunciandosi sul ricorso presentato da un consigliere comunale che ha impugnato il provvedimento del comune di sospensione della trasmissione dei dati contenuti nel protocollo informatico, «Ai sensi dell'articolo 43, comma 2, del TUEL il consigliere comunale ha diritto di accedere ai dati del protocollo informatico del comune, purché ciò avvenga in modo da arrecare il minor aggravio possibile agli uffici dell'ente»;
la necessità di adeguare il proprio protocollo informatico ai principi ed alle regole eurounitarie per il trattamento dei dati personali non è da sola sufficiente a giustificare la privazione del diritto di informazione del consigliere, il quale deve essere comunque assicurato in forma integrale con l'individuazione, da parte del comune, delle modalità che assicurino la trasmissione dei dati in tutta sicurezza;
come denunciato dal Gruppo consiliare «Visione Comune per Gricignano», il responsabile d'area affari generali e del personale del medesimo comune casertano ha comunicato a tutti i consiglieri comunali una restrizione della consultazione del protocollo, per cui l'accesso d'ora in avanti potrà avvenire subordinatamente alla presentazione di un'apposita istanza rivolta all'ufficio competente per materia, precisando contestualmente che potrà essere consentito l'accesso al registro informatico del protocollo generale dell'ente ai soli dati di sintesi;
tale improvvisa restrizione, in contrasto con l'attuale normativa ed anche con il regolamento comunale in vigore, priva di fatto i consiglieri comunali del diritto d'accesso ai dati del protocollo informatico, compromettendone fortemente il mandato rappresentativo –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa in relazione al comune di Gricignano (Caserta) e quali iniziative di competenza intenda adottare affinché sia assicurato il rispetto della legge n. 267 del 2000 e sia ripristinata con immediatezza la consultazione integrale del protocollo informatico con tutti i documenti allegati in favore dei consiglieri comunali, con modalità che assicurino la consultazione dei dati in tutta sicurezza.
(4-03372)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, riguardante l'istituto del diritto di accesso dei consiglieri comunali relativo al comune di Gricignano di Aversa, si rappresenta quanto segue.
In via preliminare si evidenzia che l'articolo 43 comma 2 del Testo unico degli enti locali stabilisce che è diritto dei consiglieri comunali, nell'esercizio delle loro funzioni, ottenere dagli uffici tutte le notizie e informazioni in loro possesso, ritenute utili ai fini dell'espletamento del proprio mandato.
Al riguardo, si rappresenta che consolidata giurisprudenza amministrativa trattando la materia in esame ha fornito una interpretazione pratica della disposizione menzionata.
In proposito, si segnala il T.a.r. Sicilia-Catania, sez. I, che con sentenza del 4 maggio 2020, n. 926 ha ritenuto che il rilascio delle predette credenziali si credenziali si tradurrebbe in un accesso generalizzato e indiscriminato a tutti i dati della corrispondenza in entrata e in uscita (cfr. Tar Toscana, sez. I, 22 dicembre 2016, n. 1844).
Successivamente, il Consiglio di Stato ha evidenziato che l'Ente, previa regolamentazione, può consentire l'utilizzo di postazioni informatiche presso i propri locali per l'accesso ai dati di sintesi contenuti nel protocollo informatico (cfr. C.d.S. n. 769 del 03/02/2022 e n. 2945 del 19/04/2022).
Infatti, l'Alto consesso, con la pronuncia n. 769 del 2022, ha precisato che il particolare diritto d'accesso del consigliere non è illimitato, data la sua potenziale pervasività e capacità d'interferenza con altri interessi primariamente tutelati (in termini, C.d.S., sez. V, 2 gennaio 2019, n. 12).
Sempre secondo il Consiglio di Stato, questo particolare diritto d'accesso, per essere funzionalmente correlato al migliore svolgimento del mandato consiliare, non deve incidere sulle prerogative proprie di altri organi comunali, a necessaria garanzia delle funzioni che a questi (il sindaco e la giunta) e non al Consiglio l'ordinamento attribuisce, nel quadro dell'assetto dell'ente; inoltre, non deve essere in contrasto con il principio costituzionale di razionalità e buon funzionamento dell'azione amministrativa (articolo 97 della Costituzione) e deve avvenire con modalità corrispondenti al livello di digitalizzazione dell'amministrazione (cfr. articolo 2, comma 1, del decreto legislativo n. 82 del 2005).
Anche alla luce della sentenza del T.a.r. Basilicata n. 599 del 2019, il consigliere comunale ha il diritto di soddisfare le esigenze conoscitive connesse all'espletamento del suo mandato attraverso la modalità informatica, con accesso da remoto (cfr. Tar Campania, Salerno, sez. II, 4 aprile 2019, n. 454; Tar Sardegna, 4 aprile 2019, n. 317).
In merito ai dati di sintesi del protocollo informatico il Tar Lombardia – sez. I, con sentenza n. 2317 del 24 ottobre 2022, ha evidenziato che tali dati, pacificamente ricompresi tra quelli ostensibili, ai sensi del già citato articolo 43, comma 2, del Testo unico degli enti locali, possono essere acquisiti con modalità da remoto, solo ove venga garantito un elevato livello di sicurezza della loro trasmissione. Il giudice amministrativo, quindi, ha evidenziato che l'accesso ai dati contenuti nel protocollo informatico deve avvenire comunque in modo da arrecare il minor aggravio possibile agli uffici dell'ente territoriale per cui, ove l'ente non sia in grado di garantire un elevato livello di sicurezza nella trasmissione dei dati di sintesi del protocollo informatico, è tenuto ad individuare modalità alternative di trasmissione, quali l'utilizzo di postazioni informatiche sicure presso i locali dell'ente o la consegna dei dati di sintesi su supporto analogico.
Si soggiunge che il Consiglio di Stato, con sentenza n. 3564 del 6 aprile 2023, ha precisato che l'accesso sistematico al protocollo informatico dell'ente trova un limite nella funzione espletata dal consigliere e soprattutto nel principio di proporzionalità dell'azione amministrativa in quanto tale accesso comporterebbe una «innovazione organizzativa radicale».
Secondo l'Alto consesso tale innovazione organizzativa avviene quando si chiede una mole di dati ed informazioni «pari alla latitudine dell'intera amministrazione di riferimento», situazione che si verifica quando si chiede di accedere settimanalmente (e dunque sistematicamente) a tutto il protocollo dell'ente. Tale tipo di accesso non può rivelarsi strettamente funzionale ai compiti che deve assolvere un consigliere.
Riguardo alla tutela dei dati personali, si richiama la sentenza del Consiglio di Stato del 1° marzo 2023, n. 2189, secondo cui la riservatezza non è opponibile ai consiglieri comunali in quanto gli stessi sono già tenuti al segreto d'ufficio secondo quanto disposto dallo stesso articolo 43.
A tal proposito, il T.a.r. Lazio-Latina, con sentenza del 23 febbraio 2023, n. 49 ha ribadito il principio secondo il quale il consigliere comunale è tenuto al segreto nei casi specificatamente determinati dalla legge, per cui sarà quest'ultimo a mantenere inaccessibili eventuali dati sensibili, rispondendo personalmente della diffusione illecita, ma al contempo è stato ribadito che il rispetto di un equilibrato bilanciamento si può utilmente raggiungere attraverso l'estensione di tutti gli atti richiesti, previa «mascheratura» dei nominativi e di ogni altro dato idoneo a consentire l'individuazione degli stessi.
In questo contesto, con due recenti pronunce, il giudice amministrativo ha ribadito il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui «non appare sufficiente rivestire la carica di consigliere per essere legittimati sic et simpliciter all'accesso, ma occorre dare atto che l'istanza muova da un'affettiva esigenza collegata all'esame di questioni proprie dell'assemblea consiliare. Del resto, la finalizzazione dell'accesso ai documenti in relazione all'espletamento del mandato costituisce il presupposto legittimante ma anche il limite dello stesso, configurandosi come funzionale allo svolgimento dei compiti di consigliere» (cfr. T.a.r. Basilicata, sez. I, 21 novembre 2023, n. 679 e Consiglio di Stato, sez. V, 2 gennaio 2019, n. 12).
Per quanto, infine, riguarda il comune di Gricignano di Aversa e, in particolare, la decisione assunta dal responsabile degli affari generali dell'ente in relazione a una restrizione della consultazione del protocollo informatico da parte dei consiglieri comunali ai soli dati di sintesi, si rappresenta che la Prefettura di Caserta con nota del 22 agosto 2024, acquisiti gli elementi conoscitivi dal suddetto comune, ha riferito che tutti i consiglieri comunali sono dotati di password di accesso al protocollo informatico attraverso le quali possono visionare l'elenco di tutti gli atti in entrata e in uscita con il relativo oggetto. Qualora dalla consultazione del registro di protocollo rilevino la necessità di approfondire ed acquisire documenti utili all'espletamento del mandato, i consiglieri possono farle specifica richiesta. È stato inoltre acclarato che l'ente per evitare un accesso indiscriminato ed un controllo generalizzato sull'attività locale, consente l'accesso ai dati di sintesi del protocollo, riservando l'accesso al contenuto alla necessità di richiesta specifica, conformemente a quanto stabilito da diversi pareri del Ministero dell'interno nonché dalla giurisprudenza amministrativa.
In conclusione, è emerso che l'ente locale non solo rispetta la normativa in vigore, ma consente ai consiglieri comunali il diritto di accesso agli atti dell'ente in modo più ampio di quanto previsto dalla disciplina di settore.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Wanda Ferro.
CIANI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
gli ultimi dati testimoniano l'aumento crescente del sovraffollamento nelle carceri italiane: al 17 marzo 2025, in Italia erano 62.140 le persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare di 51.323. Il tasso di sovraffollamento ha raggiunto il 132,764 per cento. A questi drammatici numeri si aggiungono quelli dei suicidi: solo nel carcere di Montorio, nei primi giorni di marzo 2025 si sono verificati due suicidi nell'arco di 48 ore. Nei primi mesi del 2025 i suicidi in carcere hanno toccato già il numero di 25 vittime, il 2024 si è chiuso con il record di 91 casi. A fronte di questi numeri, è opportuno sottolineare come i contatti sociali e familiari siano per i detenuti fondamentali per il loro benessere psicologico e utili a garantire il successo dei percorsi di reinserimento sociale;
in questo grave contesto è necessario ricordare le dichiarazioni del Ministro Nordio nel videomessaggio inviato ad agosto 2023, in cui prometteva un impegno concreto per migliorare le condizioni di vita nelle carceri. In quella circostanza affermava che «troppo spesso il carcere viene dimenticato. (....) mia intenzione di proporre l'ampliamento dei colloqui telefonici per i detenuti nei contatti con i familiari (....), ogni suicidio è, mia sconfitta»;
a oggi, nonostante il cosiddetto decreto «carcere sicuro» approvato il 4 luglio del 2024 che stabiliva che entro gennaio si sarebbe dovuto regolarizzare l'aumento, tutto tace. Il testo prevedeva un passaggio cruciale: entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto, il Ministero avrebbe dovuto emanare un regolamento attuativo per disciplinare le modalità delle chiamate, si è giunti ad aprile, e quel regolamento non esiste. Senza linee guida nazionali, ogni direttore di carcere applica criteri discrezionali creando un clima di scontento e tensione;
occorre sempre ricordare che l'articolo 27 della Carta costituzionale afferma che «le pene (...) devono tendere alla rieducazione del condannato» e l'articolo 1, comma 2, della legge sull'Ordinamento penitenziario afferma che il trattamento deve tendere al reinserimento sociale avvalendosi dei contatti con l'ambiente esterno, prevedendo che i detenuti siano ammessi a colloqui e corrispondenza, concedendo, tuttavia, una sola telefonata a settimana della durata di dieci minuti;
nel 19° rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, come confermano operatori, volontari e associazioni che frequentano il carcere, si evidenzia come le restrizioni nelle comunicazioni con l'esterno abbiano effetti negativi sul percorso rieducativo dei detenuti e sul mantenimento dei legami affettivi, fondamentali per il loro reinserimento nella vita sociale;
tutti ricorderanno come durante il Covid il DAP avesse imposto a tutela del diritto al mantenimento dei rapporti familiari, l'introduzione di colloqui a distanza e aveva implementato il numero di telefonate per i detenuti, autorizzando le telefonate anche una volta al giorno. Tale emergenza, che perdura ben oltre la pandemia, è stata più volte attenzionata anche dal Presidente della Repubblica Mattarella, da ultimo nel 208° anniversario di fondazione del Corpo della polizia penitenziaria del 25 marzo 2025, ove ha sottolineato l'urgenza di intervenire in questo settore anche a tutela di chi vi lavora, chiamato quotidianamente a fronteggiare difficili situazioni di tensione e sofferenza;
anche il Papa, nel contesto dell'anno giubilare, ha più volte affermato di pensare spesso ai detenuti che, «privi della libertà, sperimentano ogni giorno, oltre alla durezza della reclusione, il vuoto affettivo, le restrizioni imposte e, in non pochi casi, la mancanza di rispetto». Pensare di lasciare inascoltate le voci che arrivano dal mondo del carcere, significa aggravare un disagio psicologico e sociale, che troppo spesso sfocia in gesti estremi –:
se il Ministro interrogato preveda delle tempistiche certe per l'adozione del provvedimento attuativo volto a modificare il regolamento affinché le disposizioni circa il numero delle telefonate del decreto-legge n. 92 del 2024 siano attuabili.
(4-04808)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, l'onorevole interrogante, partendo dai dati relativi all'incremento degli eventi critici registrati nelle carceri nell'ultimo anno e al sovraffollamento, solleva specifico quesito in ordine a «...tempistiche certe per l'adozione del provvedimento attuativo volto a modificare il regolamento, affinché le disposizioni circa il numero delle telefonate del decreto-legge n. 92/2024 siano attuabili».
Partendo dalla rilevazione degli eventi critici segnalati nell'atto di sindacato ispettivo, dalle informazioni acquisite dal competente dipartimento emerge che, alla data del 21 aprile 2025 (data dell'ultima rilevazione comunicata), presso gli istituti penitenziari nazionali risultano presenti un totale di n. 62.388 detenuti, di cui n. 2.707 donne, a fronte di una capienza regolamentare pari a complessivi n. 51.280 posti, di cui n. 4.519, allo stato, non disponibili a vario titolo, rilevandosi una percentuale di affollamento pari al 133,42 per cento.
Qualora si ravvisino situazioni di istituti penitenziari che hanno raggiunto la massima capienza, si provvede all'emissione dei provvedimenti deflattivi, al fine di equilibrare il più possibile la presenza dei detenuti appartenenti al circuito alta sicurezza in ogni istituto penitenziario del territorio nazionale.
I trasferimenti per sfollamento relativi al circuito media sicurezza, se necessari, sono emessi, in via prioritaria, dai provveditorati regionali nell'ambito del distretto di competenza, per incidere nella misura minore possibile sul principio della territorialità della pena. Il competente ufficio della direzione generale dei detenuti e del trattamento gestisce le procedure di riequilibrio su scala nazionale della popolazione detenuta appartenente al suindicato circuito, secondo i criteri stabiliti dalla medesima circolare.
Nello specifico, su richiesta dei singoli provveditorati regionali e tenuto conto degli indici di affollamento a livello distrettuale, il predetto ufficio dispone in merito alle richieste di sfollamento di detenuti appartenenti al circuito della media sicurezza (cosiddetti sfollamenti extra distretto) in una prospettiva orientata, da un lato, a stimolare ciascuna articolazione periferica a perseguire una più razionale distribuzione della popolazione detentiva, al fine di assicurarne una più equa ripartizione nel territorio di rispettiva competenza e, dall'altro, a perseguire un equilibrato rapporto capienza/presenza su scala nazionale medianti interventi deflattivi nei confronti dei Provveditorati regionali gravati da indici di affollamenti più elevati rispetto al valore medio nazionale.
Durante l'anno 2024, sono stati adottati 66 provvedimenti deflattivi, per un totale di 1.244 detenuti, e 15 provvedimenti deflattivi dall'inizio dell'anno 2025 che hanno visto coinvolti n. 234 soggetti movimentati dagli istituti penitenziari dei distretti più affollati verso sedi con minore presenza detentiva.
Da quanto risulta dalla consultazione dell'apposito applicativo «Eventi critici» in uso alla sala situazioni del competente dipartimento, nell'anno 2025 e fino alla data del 5 maggio 2025, presso la casa circondariale di Verona «Montorio», citata dall'onorevole interrogante, sono stati registrati n. 2 eventi suicidari, avvenuti rispettivamente il 16 e il 18 marzo 2025.
Relativamente al totale nazionale, invece, l'anno 2024 conta n. 82 eventi suicidari; mentre, per l'anno 2025 e fino alla data del 5 maggio 2025, il totale dei suicidi ammonta a n. 27.
Rispetto alle sistemiche criticità del reparto penitenziario non si può non sottolineare come il Governo Meloni, con il decreto-legge 4 luglio 2024, n. 92, cosiddetto «Carcere sicuro», abbia dato risposte straordinarie ed energiche all'emergenza del sovraffollamento ma anche soluzioni adeguate, proporzionali e lungimiranti ai problemi strutturali, trascinati da anni, del sistema penitenziario.
Nell'ambito di tali interventi si colloca anche la modifica relativa all'attività dei colloqui e della corrispondenza telefonica che costituisce elemento significativo del trattamento penitenziario del soggetto recluso, avente fondamento giuridico negli articoli 15 e 18 della legge 26 luglio 1975, n. 35, quale modalità di conservazione delle relazioni sociali e affettive nel corso dell'esecuzione penale nonché come strumento indispensabile per garantire il benessere psicologico delle persone detenute e internate, al fine di attenuare quel senso di lontananza dalla famiglia e dal mondo delle relazioni affettive, fonte spesso di disagio psichico che, non di rado, può sfociare in eventi drammatici.
È in quest'ottica che, al termine dell'efficacia delle disposizioni emanate durante l'emergenza pandemica che prevedeva oggettivi ampliamenti in tema di colloqui telefonici tra detenuti e famigliari, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, con nota 22 dicembre 2022, aveva già ritenuto opportuno che il ripristino degli ordinari dettami legislativi, in materia di colloqui e telefonate, avvenisse in maniera graduale, al fine di scongiurare eventuali ripercussioni sulla regolare vita all'interno degli istituti.
In particolare in tema di telefonate, l'articolo 39 del regolamento di esecuzione dell'ordinamento penitenziario (decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230) prevede una telefonata con i congiunti o conviventi, ovvero, qualora ricorrano ragionevoli e verificati motivi, con persone diverse, una volta alla settimana per la durata di dieci minuti.
Tale limite può superarsi ove ricorrano motivi di urgenza o di particolare rilevanza, nonché in caso di trasferimenti, come stabilito con la citata circolare del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del 26 settembre 2022.
Da ultimo questo Governo è intervenuto in merito alle conversazioni telefoniche, ben consapevole della funzione fondamentale di tale strumento sul piano trattamentale e, con l'articolo 6, comma primo, del decreto-legge n. 92 del 2024, convertito nella legge 8 agosto 2024, n. 112, ha previsto l'incremento del numero dei colloqui telefonici settimanali e mensili.
È previsto quindi che: «con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono apportate al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, le modifiche necessarie a garantire la prosecuzione dei rapporti personali e familiari dei detenuti, anche mediante i seguenti interventi: a) all'articolo 39, incremento del numero dei colloqui telefonici settimanali e mensili, equiparando la relativa disciplina a quella di cui all'articolo 37 (in materia di colloqui); b) all'articolo 61, comma 2, lettera a), secondo periodo, inserimento del riferimento all'articolo 39».
Al riguardo, si specifica che il comma 2 del predetto articolo 6 precisa, però, che «fino all'adozione del decreto di cui al comma 1, i colloqui previsti dall'articolo 18, comma 6, della legge 26 giugno 1975, n. 354, possono essere autorizzati oltre i limiti di cui all'articolo 39, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000».
Le modifiche che verranno apportate, in attuazione del decreto-legge n. 92 del 2024, al decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 dovranno essere coordinate, in sede applicativa, con quanto previsto dall'articolo 2-quinquies del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 2020, n. 70.
Al riguardo, la succitata circolare 26 settembre 2022, ha specificato, in materia di telefonate, che l'articolo 2-quinquies del decreto-legge n. 28 del 30 aprile 2020, convertito con modificazioni dalla legge 25 giugno 2020, ha stabilito che il limite fissato dall'articolo 39, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, potrà superarsi, ove ricorrano motivi di urgenza o di particolare rilevanza, nonché in caso di trasferimenti.
In virtù di quanto stabilito dalle norme primarie e regolamentari, ai detenuti ristretti per taluno dei delitti previsti dal primo periodo del comma 1 dell'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario possono essere concesse due telefonate al mese, più una telefonata a settimana, solo se quest'ultima è effettuata con figli minori, figli maggiorenni portatori di una disabilità grave, nonché coniuge, altra parte di unione civile, persona stabilmente convivente o legata all'internato da relazione stabilmente affettiva, padre, madre, fratello o la sorella del condannato, qualora gli stessi siano ricoverati presso strutture ospedaliere, qualora l'organizzazione interna dell'istituto lo consenta; alla stessa tipologia di detenuti, possono essere concesse telefonate oltre il limite di due al mese ove ricorrano motivi di urgenza o di particolare rilevanza, nonché in caso di trasferimenti.
Si osserva come la stessa circolare del 26 settembre 2022 attribuisca già «...alle Direzioni di istituto, nei casi in cui viene in rilievo la loro competenza, un'ampia discrezionalità nell'autorizzare le indicate forme di comunicazione tra persone detenute o internate e i loro riferimenti socio-familiari» facendo desumere la sensibilità e l'attenzione che l'amministrazione penitenziaria ha, da sempre, rivolto ai rapporti affettivi.
Questo dunque il contesto normativo nell'ambito del quale sarà adottato quanto prima il regolamento attuativo della importante modifica normativa introdotta da questo Governo.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
DELLA VEDOVA e MAGI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
nell'agosto 2024 il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha annunciato a sorpresa la riapertura della nostra ambasciata a Damasco motivando la scelta come mossa strategica per riportare la Siria al centro dell'agenda internazionale e per meglio gestire la questione profughi;
tale decisione è maturata in maniera isolata rispetto ai partner europei e in contrasto con le sanzioni Ue introdotte nel 2012 in risposta alla violenta repressione contro la popolazione civile da parte del regime di Assad;
le sanzioni dell'Unione europea sono rimaste in vigore fino alla caduta del regime. Al 25 novembre 2024 si applicavano a un totale di 318 persone e 86 entità in settori dell'economia da cui il regime traeva profitto. Le misure restrittive dell'Unione europea erano concepite in modo tale da non impedire la fornitura di assistenza umanitaria in alcuna parte del paese;
dal 2011, l'Unione europea e i suoi Stati membri hanno mobilitato oltre 35 miliardi di euro, rimanendo il maggior fornitore di aiuti internazionali e fornendo assistenza umanitaria nonché assistenza alla stabilizzazione e alla resilienza all'interno della Siria. Dal 2017 ha organizzato ogni anno la conferenza di Bruxelles «Sostenere il futuro della Siria e della regione» per tenere la Siria in cima alle priorità dell'agenda politica internazionale, raccogliere impegni di assistenza umanitaria e dialogare con la società civile siriana. L'edizione di quest'anno si è svolta il 27 maggio 2024;
l'operazione militare dei miliziani di Hay'at Tahrir as-Sham (Hts), avviata il 27 novembre 2024, non ha riscontrato resistenza alla sua rapida e trionfante avanzata fino a Damasco undici giorni dopo, cogliendo di sorpresa le cancellerie del mondo intero;
da fonti giornalistiche si è venuto a sapere che il capo dell'Aise, Giovanni Caravelli, il 5 dicembre 2024 – 3 giorni prima della caduta di Assad – avrebbe avuto contatti con i vertici dell'intelligence siriana. Tale fatto non ha ricevuto smentite –:
quale sia la posizione del Governo italiano alla luce di tale sequenza di eventi che rischia altrimenti di alimentare il sospetto che il Governo abbia puntato, nell'errata previsione di un'imminente ricostruzione del Paese, alla normalizzazione dei rapporti con il sanguinario regime di Assad fino al punto di assicurarne supporto ancora qualche giorno prima della sua caduta.
(4-03998)
Risposta. — La rapida caduta della brutale dittatura di Assad è una svolta storica per la Siria e per il Medio Oriente. L'Italia è al fianco del popolo siriano per favorire la stabilizzazione politica e garantire la tutela dei diritti umani. È essenziale preservare l'integrità territoriale del Paese e impedire che il suo territorio venga sfruttato da organizzazioni terroristiche e da attori ostili.
L'Italia sta svolgendo un ruolo di primo piano nel sostegno al processo di transizione, anche grazie alla nostra presenza diplomatica sul terreno. Al momento della caduta del regime di Assad, l'Italia era l'unico Paese del G7 con un'ambasciata operativa a Damasco, posizione privilegiata da cui abbiamo monitorato gli sviluppi politici siriani degli ultimi mesi. Il 20 marzo 2025 anche la Germania ha riaperto la propria rappresentanza.
Manteniamo contatti costanti con tutti i principali attori regionali, a partire dalla Turchia e dall'Arabia Saudita. Da mesi chiedevamo all'Unione europea di accendere i riflettori sulla Siria, e i fatti ci hanno dato ragione.
Abbiamo agito con prontezza e visione strategica. La nostra prima preoccupazione – nei giorni della caduta di Assad – è stata la tutela di circa 300 connazionali presenti in Siria. Già nelle prime settimane seguite alla caduta del regime, il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, aveva inviato a Damasco una delegazione diplomatica per discutere dell'avvio del processo di transizione, del rilancio economico e delle misure di assistenza alla popolazione civile.
Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Tajani si è recato in missione il 10 gennaio a Damasco, dove ha incontrato il leader del nuovo Governo siriano, al-Sharaa, sottolineando l'importanza di un processo politico inclusivo che salvaguardi l'unità del Paese, garantisca le libertà fondamentali di tutti i siriani e valorizzi il ruolo dei cristiani come cittadini con pienezza dei diritti, in una Siria in cui sia possibile anche il rientro dei rifugiati. Il leader siriano ha concordato sulla necessità di una transizione politica basata sulla riconciliazione delle profonde divisioni ereditate dal vecchio regime, evidenziando come la diversità etnico-religiosa del Paese sia motivo di forza e non di debolezza. L'interlocutore ha, inoltre, assicurato che la nuova Siria vuole essere un attore di pace nella regione, attivo sul fronte della sicurezza interna e della normalizzazione dei rapporti con i paesi vicini.
Le Autorità siriane hanno mandato i primi messaggi positivi e hanno preso impegni importanti sul piano interno ed internazionale. Dal loro effettivo rispetto dipenderanno le prospettive dei nostri rapporti bilaterali. Continueremo a monitorare l'azione del nuovo Governo con spirito vigile.
Nel successivo incontro a Roma, il 18 marzo, con il Ministro degli esteri siriano, al-Shaibani, il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Tajani ha sottolineato con forza che i violenti scontri avvenuti nella regione costiera qualche giorno prima, che hanno colpito civili innocenti, sono inaccettabili. Il Ministro al-Shaibani ha ribadito l'impegno del proprio Governo a perseguire con fermezza i responsabili delle atrocità, come dimostrato dall'istituzione di una Commissione d'inchiesta voluta dal Presidente al-Sharaa.
La popolazione civile deve essere protetta – pensiamo, in particolare, alle minoranze curda, alevita e cristiana – e i responsabili puniti. Ci aspettiamo che la nuova amministrazione mantenga fede a questo impegno.
In questo quadro ci sono anche segnali positivi nel percorso di riconciliazione nazionale, come gli accordi raggiunti con i curdi nel nord-est e con i drusi nel sud-ovest.
Riteniamo fondamentale che la nuova Siria si fondi sullo stato di diritto e garantisca giustizia e diritti a tutti i cittadini. La Conferenza di dialogo nazionale del 25 febbraio 2025 ha rappresentato una tappa positiva in questo cammino. L'Italia ha accolto con favore l'adozione della dichiarazione finale, che getta le basi per la redazione di una Costituzione in grado di assicurare uguaglianza e libertà fondamentali.
Il 13 marzo è stata pubblicata la dichiarazione costituzionale, che definisce il quadro giuridico per un periodo di transizione della durata di cinque anni e sancisce, tra i principi fondamentali, la libertà di opinione, di espressione e di stampa.
Abbiamo sempre saputo che la transizione sarebbe stata un processo complesso; per tale motivo, sviluppi come l'adozione della dichiarazione costituzionale rappresentano un passo in avanti positivo. È cruciale continuare a sostenere la transizione incoraggiando le autorità di Damasco ad attuare i propositi annunciati.
Il Governo si è fatto promotore, in ambito Ue, di una linea di progressivo e prudente allentamento delle sanzioni, che riteniamo debba proseguire per accompagnare il nuovo Governo verso il consolidamento istituzionale, la ripresa delle attività economiche e per favorire il rientro dei rifugiati.
La Conferenza che abbiamo tenuto il 17 marzo a margine del Consiglio affari esteri dell'Unione europea è un segnale molto positivo: per la prima volta era presente anche un esponente del Governo siriano, a dimostrazione della volontà di Damasco di uscire, gradualmente, dalla logica dell'emergenza umanitaria per andare verso la ricostruzione.
L'Italia intende fare la sua parte. Per questo il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Tajani ha annunciato lo stanziamento di quasi 68 milioni di euro. I primi interventi urgenti – anche tramite le organizzazioni italiane presenti in Siria – hanno riguardato l'approvvigionamento di cibo, il settore sanitario e ospedaliero e la protezione della popolazione vulnerabile.
Resta per noi essenziale che le nuove Autorità siriane dimostrino concretamente la volontà di combattere ogni forma di terrorismo e impediscano il ritorno di gruppi estremisti che potrebbero utilizzare la Siria come base operativa. La stabilità della Siria è cruciale in chiave migratoria e per una pace sostenibile nella regione.
Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.
DORI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la strada provinciale 159/4 che collega Sersale (CZ) a Mesoraca (KR), passando per Andali, Cerva e Petronà, riveste un'importanza strategica per tutta la regione Calabria in quanto collega direttamente i centri abitati con Mesoraca, sede dei principali servizi di base della zona, tra i quali scuole e ospedali;
nel corso degli anni, a causa della mancanza di manutenzione, la strada è diventata sempre più pericolosa per via di buche profonde, smottamenti e depressioni dell'asfalto, muri ammalorati, barriere di protezione inesistenti, mancanza di segnaletica e di strisce di delimitazione di carreggiata, assieme ad altri ulteriori ingenti danni provocati dall'alluvione del 4 dicembre 2022; la mancanza dei requisiti minimi di sicurezza ha fatto sì che la provincia di Catanzaro, con ordinanza n. 44 del 7 agosto 2023, emanasse il divieto di transito lungo il tratto che va dal chilometro 22+500 al chilometro 29+300 (Belcastro (CZ) - Mesoraca);
il percorso alternativo proposto (Arietta (CZ) – SP4 – Mesoraca) allunga notevolmente la percorrenza, 1 ora e 30 contro i precedenti 30 minuti, creando forti disagi a studenti, lavoratori e a tutti i residenti che devono raggiungere cliniche e ospedali, spesso nel minor tempo possibile. Anche per gli agricoltori la situazione è critica poiché si ritrovano impossibilitati di accedere ai propri poderi, compromettendo così la propria attività lavorativa con conseguenti danni economici;
spesso per necessità i cittadini si ritrovano a percorrere ugualmente il tratto vietato al transito, mettendo a rischio la propria incolumità ed incorrendo in sanzioni fino a 344 euro;
la costante incuria sta gravando anche sui tratti attualmente aperti al transito e, in prossimo futuro, potrebbe portare alla chiusura totale della strada, aumentando i già innumerevoli disagi;
le difficoltà quotidiane hanno spinto i cittadini a unirsi in una mobilitazione pacifica, con lo scopo di manifestare il loro malcontento e richiedere azioni concrete da parte delle autorità competenti per la messa in sicurezza della strada provinciale, con relativa riapertura –:
se i ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intendano assumere, per quanto di competenza, al fine di mettere in sicurezza la strada in accordo con gli enti territoriali competenti, al fine di mettere in sicurezza la strada di cui in premessa, considerati i rischi per l'incolumità stanziando apposite risorse.
(4-04342)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In premessa, occorre segnalare che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in materia di finanziamento degli interventi relativi a programmi straordinari di manutenzione della rete viaria di province e città metropolitane, come previsto dal decreto ministeriale 49 del 2018, svolge le attività di approvazione dei programmi presentati dalle province e dalla città metropolitane e la verifica della rendicontazione finale delle somme spese. La normativa vigente, infatti, individua gli enti locali il ruolo di soggetti attuatori, deputandoli alla scelta degli interventi da realizzare, alla gestione dell'appalto e alle attività connesse. Si ricorda, altresì, che l'articolo 14 del codice della strada disciplina i poteri e compiti degli enti proprietari delle strade attribuendo le competenze sulla materia degli enti proprietari delle strade, a cui è affidata la manutenzione, la gestione, il controllo tecnico, la segnaletica con il fine di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione.
Pertanto, la strada provinciale 159/4 rientra nella esclusiva competenza della provincia di Catanzaro, gestore della viabilità provinciale.
Sul punto la prefettura di Catanzaro, sentita per il tramite del Ministero dell'interno, ha rappresentato quanto segue.
La citata strada provinciale ha uno sviluppo di circa 29 chilometri e collega il comune di Zagarise con Petronà fino al confine con la provincia di Crotone nel comune di Mesoraca e si sviluppa in quota collinare, tra i 500 e i 600 metri sul livello del mare, nell'area della pre-Sila Catanzarese, fortemente soggetta a fenomeni franosi e di dissesto idrogeologico.
Il tratto stradale in argomento è interessato dall'ordinanza n. 44 del 7 agosto 2023, disposta dall'amministrazione provinciale di Catanzaro su comunicazione del comando legione carabinieri di Petronà (CZ), relativa alla chiusura al transito dell'arteria, nel comune di Petronà, a causa di problemi relativi al manto stradale derivanti da fenomeni franosi che hanno portato alla deformazione della sede stradale.
A tal proposito, il prefetto di Catanzaro ha comunicato che l'amministrazione provinciale ha redatto un progetto di fattibilità tecnico-economica degli interventi relativi alla manutenzione e rafforzamento dell'arteria al fine di migliorare la stabilità della sede stradale e garantire la sicurezza e la pubblica incolumità.
In particolare, si prevedono lavori, per una durata complessiva pari a circa 200 giorni lavorativi, relativi al consolidamento delle scarpate, alla realizzazione di paratie e all'installazione delle barriere paramassi.
Gli interventi progettati saranno, altresì, dotati di un sistema di monitoraggio e controllo da remoto, in grado di ricevere in tempo reale le informazioni sullo stato delle aree interessate dai lavori.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
FARAONE. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
alcuni dei comuni del Libero consorzio comunale di Enna, e segnatamente Troina, Nicosia, Gagliano, Cerami e Sperlinga risultano interamente dipendenti, a livello di approvvigionamento idrico potabile, dall'invaso dell'Ancipa, sito di interesse comunitario;
a quanto risulta, era stata assunta la determinazione di preservare i comuni ennesi stabilendo una specifica riserva idrica da destinare agli stessi a partire dal 15 novembre 2024, tuttavia ad oggi, nessuna comunicazione formale ed ufficiale è stata trasmessa ai comuni interessati;
all'inerzia riscontrata nei mesi precedenti dall'amministrazione della Regione Siciliana, guidata dal presidente Renato Schifani, si è aggiunta l'inadeguatezza gestionale delle ultime settimane, durante le quali, anziché attivare con urgenza nuovi pozzi per i comuni dotati di altre fonti di approvvigionamento, si è proceduto ad un prelievo intensivo dal lago, determinando un significativo depauperamento della risorsa idrica, tanto da configurare una situazione di grave emergenza;
stando a quanto si apprende, dall'invaso dell'Ancipa continuano ad essere emunti quantitativi di acqua destinati ad altre realtà territoriali, oltre ai comuni interamente «Ancipa dipendenti», determinando una criticità che potrebbe configurare un'ipotesi di danno ambientale irreversibile e compromettendo il diritto delle comunità interessate all'accesso equo e prioritario alle risorse idriche;
la situazione di particolare delicatezza e gravità, ove non affrontata tempestivamente, potrebbe altresì determinare potenziali problemi di ordine pubblico, rendendo necessaria una gestione immediata e straordinaria –:
quali iniziative di carattere straordinario e urgente il Governo intenda adottare, al fine di verificare con immediatezza l'attuale livello di emungimento dall'Ancipa, nonché accertare la ripartizione dettagliata delle risorse idriche tra i comuni interessati;
se nei comuni dove sono in corso lavorazioni per la realizzazione di pozzi risulti che sia stato disposto l'impiego di turnazioni straordinarie, inclusi turni notturni e festivi, in linea con quanto richiesto dall'attuale situazione di emergenza straordinaria;
quali iniziative di competenza si intendano adottare affinché, nel rispetto del principio di priorità e proporzionalità, l'invaso dell'Ancipa venga utilizzato esclusivamente per il soddisfacimento delle esigenze idriche dei comuni che risultano privi di altre fonti di approvvigionamento, con decorrenza immediata, al fine di evitare il completo esaurimento della risorsa idrica e garantire la tutela delle comunità interessate.
(4-03904)
Risposta. — Sulla scorta degli elementi pervenuti, si rappresenta quanto segue.
Occorre segnalare che il dipartimento della protezione civile non ha diretta competenza in relazione alle modalità di gestione e di ripartizione delle risorse idriche. Invero, la relativa tematica è gestita da un'apposita cabina di regia diretta a fronteggiare lo stato di crisi e di emergenza nel territorio della Regione Siciliana nel settore idrico agricolo/zootecnico e in quello idropotabile civile e produttivo, che è stata istituita presso la presidenza della Regione Siciliana con la delibera di giunta regionale n. 148 del 9 aprile 2024.
Nello specifico, a tale cabina di regia, avente funzione di impulso e di coordinamento, presieduta dal presidente della regione e coordinata dal dirigente generale del dipartimento regionale della protezione civile, è attribuito il compito di supportare la regione nella definizione di strategie coordinate per l'individuazione degli interventi urgenti e indifferibili utili a mitigare gli effetti della crisi idrica. Dal suo insediamento nel maggio dello scorso anno, l'organismo ha previsto l'attivazione di decine di nuovi pozzi e la riparazione di perdite sulle condotte, interventi finanziati dalla protezione civile nazionale e regionale per decine di milioni di euro. Tali interventi coordinati dalla cabina di regia e realizzati da Siciliacque, Caltaqua, Acquaenna e da alcuni sindaci, hanno dato un apporto aggiuntivo di circa il 40 per cento alla dotazione idrica ordinaria. In tal modo è stato possibile mitigare l'emergenza grave e il servizio idrico è stato reso più stabile e meno dipendente dalle sorti dell'invaso dell'Ennese.
Nonostante il miglioramento della situazione, la cabina di regia contro l'emergenza siccità segnala che permane la carenza di pioggia e di acqua e che, pertanto, occorre procedere con cautela nell'aumentare le erogazioni, per non pregiudicare una idonea riserva idrica.
Con riferimento specifico all'invaso dell'Ancipa, si rappresenta che la cabina di regia ha dedicato alla crisi del sistema Ancipa 16 sedute sulle circa 80 tenute per l'intero territorio siciliano nel 2024 dalla data del suo insediamento, a dimostrazione dell'attenzione alla problematica e al continuo monitoraggio della situazione.
Secondo quanto risultante dal comunicato stampa pubblicato dalla Regione Siciliana il 12 febbraio 2025, al fine di preservare l'acqua invasata le perdite dell'acquedotto Ancipa, all'esito delle riparazioni effettuate, sono state ridotte a circa il 15 per cento e in tal modo, anche grazie alla possibilità di integrare le risorse con quelle provenienti dai pozzi attivati con gli interventi della Cabina di regia e finanziati dal dipartimento della protezione civile regionale, si potranno garantire gli approvvigionamenti per tutto l'anno corrente e per il prossimo e, come verificato dalle Ati, per l'erogazione giornaliera. In ogni caso, sempre in base a tale comunicato stampa, la cabina di regia e l'autorità di bacino continueranno ad operare un monitoraggio costante.
In tale ottica, dunque, si registra un'aumentata disponibilità idrica nell'invaso dell'Ancipa: secondo i dati pubblicati dall'autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, al 3 aprile 2025 il volume lordo risultava pari a 27 mmc (milioni di metri cubi) – corrispondente all'89 per cento del volume autorizzato, pari a 30,4 mmc – e il volume utile netto per gli utilizzatori risultava essere, alla medesima data, pari a 25 mmc.
Ciò rilevato, è possibile soffermarsi brevemente sulle attività di protezione civile svolte per fronteggiare la crisi idrica che ha colpito il territorio siciliano.
Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 6 maggio 2024, ha deliberato, per la durata di dodici mesi, la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale in relazione alla situazione di grave deficit idrico in atto nel territorio siciliano, stanziando, per l'attuazione dei primi interventi, 20 milioni di euro.
Conseguentemente, in data 19 maggio 2024, è stata adottata l'ordinanza n. 1084, con cui sono state disciplinate le attività volte a fronteggiare l'emergenza: il presidente della Regione Siciliana è stato nominato commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti finalizzati alla gestione della crisi in parola. Con nota del 7 giugno 2024, il dipartimento della protezione civile, in considerazione della documentazione inviata dal commissario delegato, ha approvato il piano degli interventi nel limite dell'importo stanziato di euro 20.000.000,00. Parte degli interventi programmati ricadono nei territori dei comuni dei liberi consorzi di Caltanissetta e di Enna e sono finalizzati all'incremento della risorsa idrica da immettere nelle reti di distribuzione.
Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 9 dicembre 2024, ha deliberato l'ulteriore stanziamento di euro 28.100.000,00 per il completamento delle attività necessarie per fronteggiare l'emergenza.
Con nota del 30 novembre 2024 la struttura commissariale ha rappresentato che le risorse idropotabili mancanti dall'invaso dell'Ancipa erano state compensate con gli apporti di nuovi pozzi e misure di mitigazione coordinate dalla predetta cabina di regia e finanziate dalla stessa struttura commissariale e dal dipartimento regionale della protezione civile. Infatti, i nuovi pozzi di Enna, Agira, Aidone, Assoro, Barrafranca, Gagliano Castelferrato, Piazza Armerina, Pietraperzia (EN), Butera, Mazzarino, Serradifalco e Sommatino (CL) e Polizzi (PA) avevano consentito l'alimentazione autonoma di molti dei comuni sopraindicati che nel mese di novembre 2024 si erano distaccati dall'invaso. In particolare, per trasportare l'acqua da alcuni dei pozzi si era resa necessaria l'inversione di funzionamento di un tratto dell'acquedotto di Blufi fino al serbatoio di Cozzo della Guardia a Capodarso ove si diparte a Caltanissetta e San Cataldo.
Tale acquedotto così utilizzato nei mesi di ottobre e novembre aveva registrato perdite e risultava in fase di costruzione un «bypass» volto a interconnettere i pozzi di Butera, Mazzarino e Pietraperzia a Caltanissetta e San Cataldo.
Sempre secondo quanto comunicato dalla struttura commissariale con la citata nota, restavano alimentati dall'invaso dell'Ancipa i comuni di Cerami, Gagliano Castelferrato, Nicosia, Sperlinga e Troina (EN) e in caso di assenza di precipitazioni (peggior scenario ipotizzato dalla Struttura commissariale) si sarebbe intervenuti con l'invio di autobotti, come previsto dai piani di emergenza già redatti. Pertanto, da quanto sopra esposto, il piano di riduzione dei prelievi adottato dall'autorità di bacino distrettuale, anche a seguito dell'intervento della cabina di regia regionale, ha consentito di estendere la vita utile dell'invaso di cui trattasi.
Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare: Nello Musumeci.
FARAONE. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
la Sicilia sta affrontando una crisi idrica senza precedenti, che colpisce tanto le aree urbane quanto quelle rurali. Secondo recenti analisi climatiche, la regione ha registrato una riduzione significativa delle precipitazioni, con un calo medio del 20-30 per cento negli ultimi dieci anni rispetto al periodo 1981-2010;
sebbene il cambiamento climatico giochi un ruolo rilevante, non può essere considerato l'unico fattore scatenante di tale crisi. Secondo il rapporto Istat 2023 sul servizio idrico, il 45 per cento dell'acqua immessa nelle reti di distribuzione in Sicilia va perduto, una percentuale ben superiore alla media nazionale del 36 per cento. Le infrastrutture obsolete, molte delle quali risalenti agli anni '60 e '70, necessitano di interventi di manutenzione straordinaria e di ammodernamento;
gli effetti della crisi sono tangibili: intere comunità sono costrette a vivere con razionamenti di acqua, che in alcuni casi superano i 7-10 giorni consecutivi, compromettendo il diritto fondamentale all'accesso all'acqua potabile garantito dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dall'articolo 32 della Costituzione Italiana, che tutela il diritto alla salute;
il 9 febbraio 2024 il Presidente della Regione Siciliana – nominato dal Governo commissario delegato per gli interventi urgenti finalizzati alla gestione della crisi idrica – ha dichiarato lo stato di calamità naturale su tutto il territorio regionale e a maggio 2024 il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza in Sicilia;
in questa emergenza, le risposte fornite dalle autorità competenti appaiono al momento inadeguate e insufficienti. L'insoddisfazione per la gestione della crisi sta alimentando un clima di sfiducia verso le istituzioni regionali e locali, con il rischio concreto di escalation in disordini pubblici. Le proteste spontanee, che in alcuni casi hanno già coinvolto cittadini esasperati, potrebbero intensificarsi se non vengono fornite risposte più incisive e tempestive;
in un'emergenza di tale portata, è fondamentale assicurarsi che ogni euro speso produca un beneficio concreto per le comunità colpite –:
quali siano le risorse economiche gestite dalla protezione civile in Sicilia per fronteggiare la crisi idrica, specificando l'importo complessivo stanziato negli ultimi cinque anni, l'origine di tali risorse (statali, regionali o europee) e i criteri adottati per la loro allocazione e come siano state impiegate tali risorse, con particolare riferimento ai finanziamenti erogati ai Comuni, agli appalti e agli affidamenti diretti relativi alla manutenzione e al rinnovamento delle infrastrutture idriche nonché ai progetti specifici avviati per la gestione e l'efficientamento del sistema idrico regionale.
(4-03943)
Risposta. — Sulla scorta degli elementi pervenuti, si rappresenta quanto segue.
Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 6 maggio 2024, ha deliberato, per la durata di dodici mesi, la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale in relazione alla situazione di grave deficit idrico in atto nel territorio siciliano, stanziando, per l'attuazione dei primi interventi, 20 milioni di euro.
Conseguentemente, in data 19 maggio 2024, è stata adottata l'ordinanza n. 1084, con cui sono state disciplinate le attività volte a fronteggiare l'emergenza, contemplandosi anche il riconoscimento della possibilità di avvalersi di un regime di deroghe motivate a specifiche disposizioni normative – fermo restando il rispetto dei principi generali dell'ordinamento giuridico e dei vincoli derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea – al fine di consentire la riduzione dei tempi di attuazione delle necessarie attività.
Per fronteggiare la situazione di deficit idrico in atto, il presidente della Regione Siciliana è stato nominato commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti finalizzati alla gestione della crisi in parola. Con nota del 7 giugno 2024, il Dipartimento della Protezione civile, in considerazione della documentazione inviata dal Commissario delegato, ha approvato il piano degli interventi nel limite dell'importo stanziato di euro 20.000.000,00. Detto piano prevede:
n. 52 interventi infrastrutturali di cui all'articolo 25, comma 2, lettera b), del decreto legislativo n. 1/2018, e in particolare lavorazioni che prevedono la riattivazione dei pozzi già esistenti e non più produttivi o la trivellazione di nuovi pozzi, l'utilizzo di nuove sorgenti e la realizzazione di nuove condotte ai fini dell'interconnessione tra reti di acquedotti, per complessivi euro 19.124.000,00;
n. 86 interventi di cui all'articolo 25, comma 2, lettera a), del medesimo decreto legislativo per la manutenzione e l'acquisizione di autobotti per i quali è stato previsto un contributo di euro 760.000,00;
spese per lavoro straordinario della struttura commissariale, per la somma residua.
La Regione Siciliana, con nota del 9 gennaio 2025, ha trasmesso l'aggiornamento dello stato di avanzamento del piano degli interventi. Alla data del 30 dicembre 2024, risultava che:
in relazione agli interventi ex articolo 25, comma 2, lettera b), del decreto legislativo n. 1/2018: 1) il 92,31 per cento delle opere previste era stato portato a termine o era già in corso di esecuzione (nello specifico, il 78,85 per cento degli interventi era stato completato, mentre il 13,46 per cento era in corso di esecuzione); 2) per l'1,92 degli interventi si stavano completando le procedure di affidamento; 3) la restante parte degli interventi era da rideterminare (5,77 per cento);
in relazione agli interventi ex articolo 25, comma 2, lettera a), del decreto legislativo n. 1 del 2018, erano stati ammessi al contributo, su richiesta dei beneficiari, gli interventi relativi alla manutenzione o acquisizione di autobotti, nuove o usate, per un totale di euro 9.215.201,36, di cui euro 760.000,00 a valere sulla contabilità speciale ed euro 8.455.201,36 sul bilancio della Regione Siciliana. Nello specifico, la somma di euro 1.051.708,70 risultava destinata alla manutenzione di n. 108 autobotti, la somma di euro 4.241.319,68 all'acquisto di n. 74 autobotti usate e la somma di euro 3.922.172,98 all'acquisto di n. 30 autobotti nuove.
Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 9 dicembre 2024, ha deliberato l'ulteriore stanziamento di euro 28.100.000,00 per il completamento delle attività necessarie per fronteggiare l'emergenza.
Conseguentemente, la Regione Siciliana, con nota del 22 gennaio 2025, ha trasmesso, per l'approvazione del dipartimento della protezione civile, il piano degli interventi e delle misure di cui all'articolo 1, commi 3 e 5, dell'Ocdpc n. 1084/2024, a valere sulle risorse economiche concesse con detta delibera. In considerazione dell'esame preliminare svolto dal dipartimento della protezione civile, condiviso per le vie brevi con la struttura commissariale, la regione, con successiva nota del 14 marzo 2025, ha provveduto a trasmettere nuovamente detto piano, parzialmente modificato rispetto alla precedente versione e corredato da una serie di informazioni integrative. All'esito della istruttoria dipartimentale, tale piano è stato approvato in data 27 marzo 2025 per l'importo di euro 27.859.300,00 con un residuo di euro 240.700,00 da programmare.
Il 10 marzo 2025, con ordinanza di protezione civile n. 1132, la Regione Siciliana è stata autorizzata a versare la somma di euro 71.058.065,91 (con oneri posti a carico del bilancio della stessa Regione) nella contabilità speciale intestata al commissario delegato, per la realizzazione, in vigenza dello stato di emergenza, di misure e interventi finalizzati al superamento del contesto di criticità nell'approvvigionamento di risorse a uso idropotabile, ulteriori rispetto a quelli contenuti nel predetto Piano degli interventi.
Il Commissario delegato ha inviato, in data 27 marzo 2025, il «Piano degli interventi ex Ocdpc n. 1132/25» per un importo complessivo di euro 70.119.964,78, con un residuo di euro 938.101,13 da impegnare man mano che la cabina di regia esaminerà e valuterà positivamente ulteriori interventi necessari e urgenti.
Infine, per quanto attiene alla realizzazione di alcuni interventi di medio-lungo periodo non riconducibili al perimetro temporale e operativo della gestione emergenziale, il relativo mandato è stato conferito al commissario straordinario nazionale per l'adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, nell'ambito della cabina di regia per la crisi idrica di cui all'articolo 1 del decreto-legge n. 39 del 2023 (convertito con modificazioni dalla legge n. 68 del 2023).
Con l'articolo 2 del decreto-legge n. 208 del 2024, convertito con modificazioni dalla legge n. 20 del 2025, si è previsto che il predetto commissario straordinario provveda, in via d'urgenza, alla realizzazione di impianti di dissalazione, anche mobili, nei comuni di Gela, Porto Empedocle e Trapani.
Per la realizzazione di tali interventi è previsto un limite di spesa di euro 100.000.000, di cui euro 90.000.000 a valere sulle risorse statali ed euro 100.000.000 a valere sulle risorse rese disponibili dalla Regione Siciliana nell'ambito del proprio bilancio.
In definitiva, ad aprile 2025, per la gestione emergenziale in parola erano stati resi disponibili complessivamente euro 219.058.720,20 (di cui euro 81.058.720,20 a valere su risorse regionali ed euro 138.100.00,00 a valere sulle risorse statali).
Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare: Nello Musumeci.
FARAONE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
come annunciato l'11 gennaio 2025, la compagnia AeroItalia, dopo una valutazione e a seguito dei dialoghi con Sac, ha deciso di sospendere le rotte da Comiso verso Bologna, Cuneo, Firenze e Perugia, ritenendole al momento non sostenibili senza un supporto adeguato da parte degli enti locali;
la mancata adozione di misure adeguate a tutela dell'aeroporto di Comiso, che continua a subire la soppressione di tratte nell'indifferenza delle autorità competenti, mina la credibilità dello scalo e rischia di pregiudicare il futuro dello stesso, in un momento in cui, invece, sarebbe necessaria una rinnovata attenzione per puntare decisamente sul sistema aeroportuale, quale volano per lo sviluppo turistico, non solo della provincia di Ragusa, ma per tutta la Sicilia –:
quali iniziative di competenza e quali investimenti si intendano pianificare, al fine di rilanciare l'aeroporto di Comiso, programmando un piano di sviluppo più adeguato alle esigenze del territorio.
(4-04238)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dall'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC), si forniscono i seguenti elementi di risposta.
L'aeroporto di Comiso, gestito dalla società SAC S.p.A., è considerato uno snodo strategico per il territorio e nel redigendo piano nazionale degli aeroporti in quanto di interesse nazionale secondo i principi indicati all'articolo 698 del codice della navigazione.
Inoltre, in riferimento allo scalo, già aeroporto militare, sono in corso dei tavoli per il transito del sedime aeroportuale al demanio aeronautico civile – ramo trasporti.
In merito alla sospensione, da parte del vettore AereoItalia, dei collegamenti dall'aeroporto di Comiso verso gli scali di Bologna, Cuneo, Firenze e Perugia, si ricorda che ai sensi del regolamento (CE) n. 1008/2008 le compagnie europee hanno facoltà di scegliere in piena autonomia le rotte sulle quali operare e che tali scelte rispondono a logiche imprenditoriali e di mercato che non sono influenzabili dall'Amministrazione dello Stato. Ciò in quanto il citato regolamento assicura la libertà di accesso alle rotte intracomunitarie per tutte le compagnie aeree titolari di licenza di trasporto aereo rilasciata da uno Stato membro dell'Unione europea.
Tenuto conto di ciò, tuttavia, nella consapevolezza della strategicità dello scalo aereo ibleo e della necessità di garantire la continuità territoriale per i cittadini siciliani, con il decreto ministeriale n. 166 dell'11 luglio 2023 sono stati sottoposti a oneri di servizio pubblico i servizi aerei di linea sui collegamenti da Comiso verso Roma Fiumicino e viceversa e da Comiso verso Milano (Linate o Malpensa o Bergamo Orio al Serio) e viceversa.
L'operatività dei servizi aerei in regime di Osp prevista originariamente a partire dal 10 marzo 2024, a seguito delle numerose interlocuzioni avute con la Commissione europea che ha chiesto chiarimenti relativamente all'impianto impositivo, è stata posticipata al 1° novembre 2025 su richiesta della Regione Siciliana.
In merito alle iniziative per il rilancio dell'aeroporto di Comiso, si rappresenta che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha avviato una collaborazione sinergica con ENAC, Regione Siciliana e la Società Aeroporti di Catania S.p.A. per la redazione e conseguente approvazione di un piano di sviluppo aeroportuale, in cui sono ricompresi gli interventi previsti nei finanziamenti Fsc 2021-2027 approvati con delibera Cipess n. 41 del 9 luglio 2024 che riguardano, in particolare, lo sviluppo del cargo sul sedime aeroportuale.
Inoltre, il Governo nazionale e la Regione Siciliana hanno stanziato 47 milioni di euro attraverso i Fondi di sviluppo e coesione (Fsc), destinati al potenziamento dell'offerta aeroportuale e alla realizzazione della predetta area cargo, un'infrastruttura strategica per la crescita economica e logistica del territorio.
A ciò si aggiungono 3 milioni di euro provenienti dai fondi ex Insicem, suddivisi in un milione di euro l'anno per 3 anni, il cui investimento avverrà mediante un bando pubblicato dal libero consorzio comunale di Ragusa per la promozione di rotte nazionali e che l'ente provinciale intende erogare alle società che operano voli su Comiso.
Queste risorse permetteranno di incrementare il traffico passeggeri, potenziando maggiormente il turismo, mentre la realizzazione dell'area cargo confermerà Comiso come fulcro di un sistema logistico che sarà vitale per le aziende del territorio e per tutto il tessuto socioeconomico della regione.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
GADDA, FARAONE, DEL BARBA, GIACHETTI e GRUPPIONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
presso il Centro di accoglienza straordinaria (Cas) di Bibione di San Michele al Tagliamento (VE) sito in via delle Colonie, sono ospitati 11 nuclei famigliari ucraini per un totale di 32 persone (10 delle quali minori) titolari di protezione temporanea, alcune delle quali affette da gravissime patologie di carattere invalidante;
tali persone, in gran parte provenienti da città e aree soggette a costanti bombardamenti russi, sono ospitate nello stesso Cas dai mesi immediatamente successivi alla invasione russa dell'Ucraina e, anche grazie all'impegno dell'associazionismo e delle istituzioni locali, hanno avuto modo di integrarsi positivamente nel territorio con l'inserimento nel sistema scolastico dei minori e con l'occupazione degli adulti nelle attività turistiche stagionali tipiche della zona;
è prevista la restituzione dell'immobile adibito a Cas al legittimo proprietario entro il mese di gennaio 2025 e di conseguenza si rende necessaria la riallocazione delle stesse famiglie;
il Consiglio dell'Unione europea ha adottato il 25 giugno 2024 una decisione con cui ha prorogato, fino al 4 marzo 2026, la protezione temporanea, con un probabile prolungamento visto l'acuirsi del conflitto;
nessuna delle famiglie ucraine ha potuto rendersi autosufficiente sotto il profilo abitativo in quanto non vi sono, in tutto il territorio circostante, offerte di alloggi a prezzi di affitto accessibili per il reddito disponibile anche considerando che sulla base di quanto appreso dall'interrogante a coloro che lavorano è stata prospettata dalla prefettura la revoca dell'accoglienza ai sensi del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142; è rimasta senza risposta la richiesta, inoltrata via Pec il 12 ottobre 2024, da una profuga madre di una ospite del Cas di Bibione affetta da neoplasia mammaria in fase avanzata e altre patologie e quindi bisognosa di assistenza continuativa, di essere accolta nello stesso centro;
è stata revocata l'accoglienza ad un altro ospite, soggetto con significative problematiche cardiache, per essersi allontanato dal Cas dovendosi recare in patria per urgenti e importanti cure odontoiatriche (non effettuate dal SSN) e nonostante lo stesso avesse informato la prefettura, in via preventiva, di doversi recare in Ucraina –:
se il Ministro interrogato ritenga che queste prassi ad avviso degli interroganti, gravemente limitative della libertà di movimento e di lavoro dei profughi ucraini ospiti dei Centri di accoglienza straordinaria, siano coerenti con le tutele riconosciute dalla Unione europea e corrispondano alle disposizioni ministeriali in materia e, in questo caso, quali siano queste disposizioni;
se vi sia un piano di ricollocamento dei nuclei famigliari con minori e dei soggetti con patologie gravi nel contesto territoriale limitrofo, tale da consentire la prosecuzione del percorso scolastico e dei percorsi terapeutici, anche considerando che nella vicina città di Portogruaro è in via di apprestamento un immobile adibito a Cas;
se per i profughi ucraini, senza soluzioni alternative, sia ancora possibile ottenere accoglienza presso una struttura pubblica Cas o di Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) e, in caso positivo, a quale motivo debba addebitarsi la mancata risposta al caso di cui in premessa;
se per le famiglie accoglienza, con minori o soggetti affetti da gravi patologie, a cui viene revocata l'accoglienza nei Cas vi siano soluzioni assistenziali alternative e, in caso affermativo, di quale ente pubblico siano di competenza.
(4-03750)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si rappresenta che, per rispondere all'esigenza di assicurare l'accoglienza di alcuni profughi provenienti dall'Ucraina, nel 2022 la prefettura di Venezia ha attivato un Centro di accoglienza straordinaria (Cas) nel comune di San Michele al Tagliamento, nella località di Bibione.
Nel mese di gennaio 2024, per superare le criticità connesse al considerevole numero di profughi ucraini presenti nei Cas del territorio, oltre che per garantire una più adeguata integrazione nel tessuto sociale italiano, la Prefettura di Venezia ha verificato la disponibilità di eventuali posti nel sistema di accoglienza e integrazione denominato Sai. A tale sistema – costituito da una rete di strutture di accoglienza di secondo livello rivolte ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale – possono accedere infatti anche i cittadini ucraini in fuga dalla guerra. Si tratta di un sistema di accoglienza che presenta indubbiamente caratteri di maggiore inclusività, essendo stato elaborato secondo principi di sussidiarietà e collaborazione interistituzionale, grazie alla collaborazione fra il Ministero dell'interno, l'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) e l'Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati (Unhcr).
Vista l'indisponibilità, al momento, di posti nelle strutture del sistema Sai in Veneto, al predetto gruppo di cittadini ucraini è stata offerta l'opportunità di essere ospitati nelle strutture di secondo livello presenti in altri territori regionali. Tuttavia, gli interessati hanno espresso la volontà di non trasferirsi, per non interrompere il percorso di integrazione sociale e lavorativa proficuamente avviato nel territorio della città metropolitana di Venezia, oltre che per motivazioni legate a particolari condizioni di vulnerabilità (quali motivi di salute e presenza di minori). Queste considerazioni sul percorso di integrazione in atto e sulle conseguenze che eventuali trasferimenti avrebbero arrecato ai cittadini ucraini, sono state condivise in un incontro tenutosi nel mese di gennaio del 2024 con i rappresentanti del comune di San Michele al Tagliamento, ai quali è stato comunicato che i predetti spostamenti sarebbero stati sospesi.
Successivamente, nel mese di giugno 2024, la predetta prefettura ha ricevuto, da parte della proprietà dell'immobile ove è ubicato il Cas, la comunicazione di non poter proseguire nel rapporto di comodato con l'ente gestore, con la prospettiva della chiusura della struttura prima dell'estate 2024. La prefettura di Venezia ha quindi chiesto e ottenuto la disponibilità a proseguire il rapporto almeno fino all'inizio dell'autunno, al fine di effettuare i trasferimenti delle famiglie con figli in età scolare durante il periodo estivo, consentendo loro di pianificare l'inserimento presso altre scuole della città metropolitana.
Si evidenzia al riguardo che la Prefettura ha tempestivamente attivato numerosi tentativi di trasferimento dei cittadini ucraini presso altri Cas della città metropolitana di Venezia, al fine di garantire la continuità del percorso scolastico dei minori e allo stesso tempo di consentire a tutti di non doversi trasferire in altre regioni, rimanendo nel territorio metropolitano. Tale opportunità è stata colta da un solo nucleo familiare.
Nel settembre 2024, su ulteriore richiesta della prefettura di Venezia, la proprietà ha acconsentito a posticipare il riacquisto della disponibilità dell'immobile al 31 gennaio 2025.
Nonostante l'attività di ricerca svolta dalla predetta prefettura per individuare eventuali immobili da destinare a sede di Cas nel comune di San Michele al Tagliamento, o in territori limitrofi, non è pervenuta alcuna disponibilità, né da parte delle amministrazioni locali, né da parte di operatori economici privati.
Pur non interrompendo l'attività di ricerca di soluzioni in quel territorio, la prefettura di Venezia ha ipotizzato un piano di proposte di trasferimenti dei cittadini ucraini nelle strutture disponibili in altri territori, tenendo conto sia del criterio della minore lontananza possibile, sia della presenza di strutture sanitarie e istituti scolastici che consentissero di proseguire il percorso di integrazione e assistenza delle vulnerabilità già in atto.
Nella giornata del 25 novembre 2024, la prefettura ha convocato un incontro con il sindaco del comune di San Michele, l'ente gestore del Cas, una rappresentanza delle forze dell'ordine del territorio, i rappresentanti delle associazioni impegnate nell'accoglienza dei migranti, nonché un gruppo di cittadini ucraini interessati dalla liberazione dell'immobile prevista per la fine di gennaio 2025. In tale occasione, dopo aver nuovamente raccolto le istanze dei cittadini ucraini presenti ed essersi confrontata con le realtà associative del territorio che li supportano nel loro percorso integrativo, la prefettura ha ribadito l'impegno, in costante collaborazione con il comune, a percorrere tutte le strade possibili per trovare una soluzione alloggiativa che incontrasse il favore dei profughi ucraini e che consentisse di contemperare le loro esigenze – soprattutto se connesse a stati di vulnerabilità – con le risorse disponibili.
La prefettura ha proposto ai cittadini ucraini ancora presenti presso il Cas di San Michele soluzioni alloggiative presso i centri di accoglienza straordinaria presenti nel territorio metropolitano, in particolare quelli situati a Jesolo e Mestre. Inoltre, si è tentato nuovamente di verificare la disponibilità di posti nel sistema Sai, riuscendo a ottenere l'inserimento di due nuclei familiari, che avevano manifestato il proprio assenso, in una struttura della rete di seconda accoglienza nella provincia di Padova.
Invece i rimanenti cittadini ucraini – che non erano disposti a spostarsi nei centri di accoglienza gestiti dalla prefettura o presso una struttura di seconda accoglienza sul territorio nazionale – hanno deciso di uscire autonomamente dal sistema di accoglienza, reperendo soluzioni alloggiative private, oppure usufruendo di quelle individuate dal comune di San Michele al Tagliamento insieme ad Ater Venezia, nel territorio ove avevano già avviato un percorso di integrazione.
Da ultimo, il 31 gennaio 2025, il Centro di accoglienza straordinaria di San Michele al Tagliamento è stato chiuso e l'immobile è stato restituito alla proprietà.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Wanda Ferro.
GATTA e CALDERONE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il funzionario giuridico-pedagogico (Fgp) è una figura centrale nell'ambito del regime di detenzione carceraria, in quanto coordina e mette in rete le risorse, sia interne al carcere che esistenti sul territorio, necessarie alla risocializzazione del detenuto. Si tratta di una figura professionale introdotta nell'ambiente penitenziario al fine di potenziare la funzione rieducativa degli istituti carcerari, predisponendo piani trattamentali personalizzati volti al reinserimento sociale dei detenuti;
il Dap ha aumentato il numero di Fgp attraverso concorsi pubblici per migliorare la proporzione tra educatori e detenuti: la legge di bilancio per l'anno 2020, nell'ambito dell'aumento della dotazione organica del Dap, ha previsto un incremento di 100 unità di funzionari giuridico-pedagogici, numero elevato a 236 con provvedimento del direttore generale del personale del 6 dicembre 2023;
il 18 ottobre 2022 il Ministero della giustizia ha bandito un concorso pubblico per 104 (elevati a n. 236) posti a tempo indeterminato per il profilo professionale di funzionario della professionalità giuridico-pedagogica indetto con Pdg 18 ottobre 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – IV Serie Speciale – «Concorsi ed esami» del 25 ottobre 2022, n. 85. Il Dipartimento per la giustizia minorile e di Comunità, a seguito della cessione della graduatoria, da parte del Dap, del citato concorso pubblico ha ad oggi provveduto a completare tre scorrimenti della stessa: il primo ha riguardato i candidati idonei posizionatisi dal n. 306 al n. 673 della graduatoria, con immissione in servizio avvenuta in data 8 gennaio 2025. Il secondo ha immesso in servizio in data 7 aprile 2025 dei candidati che hanno raggiunto la posizione tra il n. 674 e il 774. Il terzo scorrimento ha comportato l'immissione in servizio in data 12 maggio 2025 dei candidati che hanno raggiunto la posizione da 775 a 808. Tale graduatoria scadrà a maggio 2026;
la carenza di Fgp nelle carceri italiane può avere impatti estremamente negativi sulla riabilitazione e sulla reintegrazione sociale dei detenuti. Gli Fgp svolgono un ruolo fondamentale di supporto e guida ai detenuti. Tuttavia, ad oggi, si registra una proporzione di 1 funzionario ogni 65 detenuti. Le possibili conseguenze della carenza degli Fgp sono molteplici e gravi, quali la limitazione delle opportunità di riabilitazione e di formazione per i detenuti che, senza adeguato supporto, possono incontrare maggiori difficoltà nel processo di reintegrazione nella società dopo la scarcerazione, con aumento del rischio di recidiva;
la funzione rieducativa della pena (articolo 27 della Costituzione) è un principio fondamentale del diritto penale, volto a favorire la riabilitazione e la reintegrazione sociale dei condannati ed è un obiettivo irrinunciabile che richiede un impegno costante e un'adeguata dotazione di risorse umane per essere concretamente conseguito;
ad oggi, la graduatoria del concorso 18 ottobre 2022 non è ancora esaurita e la presenza degli Fgp all'interno degli istituti penitenziari risulta essere ancora sottodimensionata rispetto alle reali esigenze della popolazione carceraria –:
se e quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare, al fine di garantire l'effettività del principio di rieducazione della pena, prevedendo l'aumento della dotazione organica della categoria di funzionari di cui in premessa, anche mediante la proroga della validità e lo scorrimento della graduatoria del concorso pubblico per 236 posti a tempo indeterminato per il profilo professionale di funzionario della professionalità giuridico-pedagogica, indetto con Pdg 18 ottobre 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – IV Serie Speciale – «Concorsi ed esami» del 25 ottobre 2022, n. 85.
(4-05071)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, i deputati interroganti, sollevando specifici quesiti riguardo la graduatoria di concorso per il reclutamento di personale con profilo di funzionario giuridico-pedagogico, chiedono altresì di sapere dal Ministro interrogato se è prevista la proroga della validità e lo «...scorrimento della graduatoria del concorso pubblico per 236 posti a tempo indeterminato per il profilo professionale di funzionario della professionalità giuridico-pedagogica...».
In apertura si rimarca che nell'anno 2024, si è proceduto allo scorrimento della graduatoria del concorso a n. 104 posti (elevati a 236) di funzionario giuridico-pedagogico, indetto con provvedimento del direttore generale 18 ottobre 2022, immettendo in servizio 248 unità, in forza dell'articolo 1, comma 858, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio 2023), che ha previsto l'assunzione straordinaria di n. 100 unità, area dei funzionari, ex area III-F1.
In virtù delle predette assunzioni, si registra, allo stato, una copertura quasi totale della pianta organica nazionale prevista per il profilo professionale in questione.
È evidente che si tratta di un'azione di reclutamento di personale assolutamente senza precedenti, nel tentativo di porre rimedio ad una situazione di grave carenza di personale ereditata dalle precedenti amministrazioni.
Successivamente, con nota 8 ottobre 2024, è stato fornito al Dipartimento della giustizia minorile e di comunità il consenso all'utilizzo della graduatoria per le relative esigenze assunzionali, richiesto il 15 marzo 2024.
In merito allo scorrimento dei candidati risultati idonei il criterio utilizzato inderogabilmente è quello dell'ordine in graduatoria, garantendo in tal modo il criterio dell'imparzialità della pubblica amministrazione, a beneficio sia dell'amministrazione che dei candidati idonei.
Per quanto concerne la tempistica per le assunzioni, le sedi interessate ed il numero degli idonei Funzionari giuridico-pedagogici chiamati a ricoprirle, il competente dipartimento ha comunicato che il primo scorrimento che ha riguardato i candidati idonei posizionatisi dal n. 306 al n. 673 della graduatoria D.A.P., con immissione in servizio di 251 persone avvenuta in data 8 gennaio 2025.
Il secondo scorrimento ha consentito di assumere 66 dei 100 candidati compresi tra il n. 674 e il n. 774 della graduatoria, 61 dei quali immessi in servizio in data 7 aprile 2025, mentre le restanti 5 unità inizieranno l'attività nei prossimi mesi, avendo chiesto un breve differimento.
Il terzo scorrimento ha permesso di acquisire ulteriori 21 funzionari, tra quelli classificatisi tra le posizioni nn. 775 e 808, 14 dei quali hanno preso servizio il 12 maggio 2025, mentre i restanti 7 inizieranno l'attività nei prossimi mesi, avendo chiesto un breve differimento.
Da ultimo, si evidenzia che, a seguito di recenti interlocuzioni intercorse con il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, si è concordato che il Dipartimento della giustizia minorile e di comunità proceda prossimamente, prima della sua restituzione definitiva, ad un quarto ed ultimo scorrimento della graduatoria, al fine di completare le assunzioni già autorizzate per il personale appartenente al profilo di Funzionario giuridico-pedagogico.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
nella sesta sezione del carcere di Marassi il 13 settembre 2023 il 58enne senza fissa dimora R.M. veniva ucciso durante il sonno dal 48enne L.G., che gli sfondava il cranio con uno sgabello. L.G., anch'egli senza fissa dimora e affetto da patologie psichiatriche, si trovava in carcere per furto, era stato allocato tra i comuni dove aveva aggredito un compagno di cella, una visita psichiatrica ne aveva certificato la pericolosa aggressività; era quindi stato spostato in sesta sezione in cella con R.M. e la sera prima dell'omicidio gli aveva già rotto il setto nasale con un pugno; nonostante ciò era stato mantenuto in cella con lui in attesa del consiglio di disciplina;
nella stessa sezione il 14 ottobre 2023 A.S. veniva aggredito e sottoposto a un pestaggio dal suo compagno di cella, veniva quindi trasferito presso la casa circondariale di Sanremo dove pochi giorni dopo subiva un'aggressione ancora più violenta;
il 6 febbraio 2024 A.H. marocchino ventottenne in carcere per furto e prossimo al fine pena, il giorno dopo essere stato spostato in sesta sezione (nella sezione ex articolo 32) a causa di un provvedimento disciplinare, si impiccava nella sua cella dopo averla bloccata per impedire i soccorsi; trasportato all'ospedale San Martino, vi spirava due giorni dopo;
il 26 giugno 2024 un italiano ventinovenne veniva trovato morto nella sua cella probabilmente dopo avere inalato gas dal fornello;
il 27 giugno 2024 in seconda sezione un egiziano quarantasettenne, prossimo al fine pena, si è tolto la vita in cella, impiccandosi con la cintura;
il 29 ottobre 2024 un italiano cinquantaseienne veniva trovato privo di vita all'interno della sua cella, per chiarire le cause del decesso veniva disposta l'autopsia;
il carcere di Marassi è dotato di un servizio assistenza intensificato comprensivo di un'articolazione di salute mentale; proprio per la presenza di questo presidio, molti detenuti giungono da altri istituti per essere curati, ma i posti sono insufficienti e diversi di loro vengono allocati in sezione dove non ricevono le cure e l'assistenza che le loro condizioni richiedono; ciò accade anche per serie patologie tumorali e, sovente, per detenuti che manifestino un grave disagio psichiatrico e – come constatato il 7 novembre da una delegazione di Nessuno tocchi Caino – molti di loro sono allocati in sesta sezione (nella parte dell'isolamento) peraltro in celle che versano in gravi condizioni di degrado igienico-sanitario, oltre che prive di riscaldamento e prive di campanelli che permettano di allertare il personale di custodia e medico nel caso di emergenze –:
quali dati di conoscenza risultino dei fatti riportati in premessa e se risultino, per quanto di competenza, omissioni o responsabilità in merito agli stessi, in particolare a proposito dell'aggressione subita con esito mortale da R.M. il 13 settembre 2023;
come intendano intervenire per scongiurare che detenuti destinati al Sai per le loro gravissime patologie siano inopinatamente collocati in sezioni dove non possono ricevere adeguati trattamenti medici e farmacologici;
se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza affinché le situazioni riscontrate in sesta sezione (non certo un reparto ospedaliero) di cui in premessa, siano diversamente trattate e che alla sporcizia e al degrado di quelle celle sia posto rimedio;
se non ritengano opportuno che le celle siano tutte dotate di sistemi di allarme, magari solo visivi riscontrabili dai posti di controllo;
quali iniziative di competenza intendano adottare – a fronte dei 6 decessi avvenuti nel 2024 – per implementare l'assistenza psicologica e psichiatrica e la carenza degli organici della polizia penitenziaria;
se non ritengano di promuovere un'ispezione approfondita per il riscontro di eventuali responsabilità nella gestione del servizio sanitario e dell'organizzazione delle sezioni detentive.
(4-03967)
Risposta. — L'atto di sindacato ispettivo in esame, partendo da alcuni eventi critici accaduti di recente presso la casa circondariale di Genova «Marassi», solleva quesiti in ordine alle dinamiche degli eventi, alla gestione dei detenuti affetti da particolari patologie di tipo psichiatrico, al funzionamento degli impianti di video sorveglianza e alla carenza degli organici del corpo di Polizia penitenziaria ivi in servizio.
In premessa giova sempre segnalare, per quanto riguarda le eventuali criticità sanitarie in ambito penitenziario, che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008, le funzioni sanitarie sono state trasferite dalla giustizia al Servizio sanitario nazionale e che spetta, quindi, alle regioni assicurare l'espletamento delle suddette funzioni attraverso le aziende sanitarie locali comprese nel proprio territorio e nel cui ambito di competenza sono ubicati gli istituti penitenziari e i servizi minorili di riferimento, in conformità con le linee di indirizzo definite dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri stesso (linee di indirizzo per gli interventi del Servizio sanitario nazionale a tutela dei detenuti e degli internati negli istituti penitenziari e dei minorenni sottoposti a provvedimento penale).
Tali linee di indirizzo sono state, comunque, successivamente articolate e approfondite, in termini di modalità di erogazione delle prestazioni sanitarie a favore delle persone detenute, con l'accordo in conferenza unificata del 22 gennaio 2015.
Il Ministero della giustizia, nonostante, il citato passaggio di competenze, comunque partecipa, unitamente al Ministero della salute e ai rappresentanti delle regioni e delle province autonome e delle autonomie locali al tavolo di consultazione permanente sulla sanità penitenziaria, istituito nel 2008 presso la conferenza unificata con l'obiettivo di garantire l'uniformità degli interventi e delle prestazioni sanitarie e trattamentali nell'intero territorio nazionale.
Al riguardo, si ricorda che il tavolo ha concordato sulla necessità di potenziare l'attività di monitoraggio prevista dal documento di indirizzo in materia di erogazione dell'assistenza sanitaria in ambito penitenziario (accordo Rep. atti n. 3/CU del 22 gennaio 2025). A tal fine, è stata proposta l'istituzione di un gruppo tecnico che monitori l'applicazione delle regolamentazioni previste dal suddetto accordo, quali lo stato delle reti dei servizi sanitari regionali attivate e le relative modalità di gestione e funzionamento, i trasferimenti interregionali, lo stato di attuazione delle attività inerenti alle condizioni strutturali e/o organizzative dei locali sanitari negli Istituti penitenziari. Con il recente accordo della conferenza unificata, n. 53 del 7 maggio 2025, è stato quindi attivato il «Gruppo tecnico di monitoraggio» presso il tavolo di consultazione permanente per la sanità penitenziaria, al fine di monitorare l'accordo n. 3/CU del 22 Gennaio 2015 «Linee guida in materia di modalità di erogazione dell'assistenza sanitaria negli Istituti Penitenziari». Tale accordo definisce le funzioni e i compiti del suddetto gruppo e affida il coordinamento al Ministero della salute. Con il lavoro di monitoraggio in futuro si potranno certamente acquisire elementi sullo stato delle reti dei servizi sanitari regionali e provinciali e prospettare eventuali interventi tesi alle risoluzioni di problematiche segnalate.
Riguardo gli eventi critici menzionati nell'atto di sindacato ispettivo, è stato opportunamente interessato il competente dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che, attraverso la direzione generale dei detenuti e del trattamento, ha fornito notizie in merito agli episodi avvenuti presso la Casa circondariale di Genova «Marassi» nel corso del 2023 e del 2024.
Relativamente al primo evento critico segnalato, il 13 settembre 2023, il personale di Polizia penitenziaria in servizio presso il primo piano della sesta sezione, giunto dinanzi alla camera di pernottamento occupata dal detenuto, notando che lo stesso si trovava disteso sul letto e coperto dal lenzuolo, lo chiamava ripetutamente, ma invano. Si provvedeva, dunque, ad allertare il preposto il quale, giunto sul posto, procedeva a fare ingresso nella camera di pernottamento in questione, trovando il ristretto M.R. con il volto tumefatto e intriso di sangue. Veniva subito dato l'allarme e si richiedeva l'intervento del personale medico, oltre a dare immediata comunicazione di quanto accaduto al pubblico ministero di turno.
Dagli atti matricolari, risulta che il detenuto in questione non avesse una fissa dimora e che, in caso di necessità, avesse richiesto di informare il difensore di fiducia. Nel corso della detenzione, lo stesso, originariamente allocato presso la sezione reclusione ordinaria, veniva spostato di camera diverse volte; per tali motivi, veniva allocato in sesta sezione, al primo piano (reparto isolamento), in camera doppia, con altro detenuto. Dalla relazione del funzionario giuridico-pedagogico emerge che, durante la detenzione, la condotta del detenuto era stata regolare; il detenuto non aveva fruito di alcun colloquio, né visivo né telefonico, ed era in attesa di essere avviato all'attività lavorativa interna a turnazione.
In relazione alla vicenda specifica, la direzione generale dei detenuti e del trattamento ha dato incarico al provveditorato regionale di Torino di procedere ad approfondita indagine ispettiva volta ad accertare le cause e le modalità dell'evento, i cui esiti ancora si attendono.
Il secondo episodio relativo all'aggressione di un detenuto, avvenuta il 14 ottobre 2023 per mano del compagno di camera, sarebbe scaturito dal fatto che lo stesso fosse inviso ai detenuti del reparto.
Il detenuto, a seguito dell'aggressione, veniva condotto presso l'infermeria per le cure del caso e successivamente dislocato in altro piano detentivo, con applicazione del divieto d'incontro. Nella medesima giornata, l'altro detenuto veniva trasferito su disposizione del provveditorato regionale di Tonno, per motivi di sicurezza passiva, presso la casa circondariale di San Remo.
Relativamente al riferito decesso del 6 febbraio 2024, si tratta di un detenuto di nazionalità marocchina, allocato presso la sezione sesta, primo piano. Alle ore 16:40 circa del 6 febbraio 2024, il ristretto in discussione, dopo aver chiesto di effettuare una telefonata alla sorella, mosso da un forte stato di agitazione, distruggeva l'apparecchio telefonico, minacciando di aggredire con una lametta chiunque gli si fosse avvicinato e rifiutandosi di rientrare nella camera di pernottamento. Il personale, in questo caso, cercava di instaurare un dialogo con lo stesso, tentando di ricondurlo presso la camera di appartenenza. Alle ore 16:50 circa, lo stesso minacciava di attuare gesti anticonservativi, tanto che i due agenti addetti a monitorarlo, informavano subito il preposto di turno. Una volta entrato, il personale rinveniva il detenuto legato per il collo alla grata della finestra con un cappio ricavato da un pezzo di lenzuolo. Il personale provvedeva, quindi, a liberare il ristretto dal cappio e ad adagiarlo sul pavimento; interveniva il personale sanitario, già presente sul posto, che praticava le prime manovre di soccorso. Successivamente, giungevano in istituto gli operatori del 118, che disponevano l'invio del ristretto con ambulanza presso il pronto soccorso dell'ospedale di Genova, ove veniva successivamente ricoverato presso il reparto di rianimazione. La direzione informava il pubblico ministero di turno, e in data 8 febbraio 2024, riceveva dalla direzione ospedaliera la comunicazione del decesso del detenuto.
La direzione generale dei detenuti e del trattamento, allo stato, è in attesa di ricevere gli esiti dell'indagine ispettiva condotta dal provveditorato regionale di Torino, volta ad accertare, come di consueto, le circostanze e le cause dell'evento e a verificare se fossero state attivate tutte le procedure operative per cogliere i possibili rischi suicidari.
Il decesso del ventinovenne, verificatosi il 25 giugno 2024, è riferibile, invece, ad altro detenuto, ristretto presso la sesta sezione, primo piano.
Risulta che alle ore 17:43 circa, l'agente addetto alla vigilanza della sezione, giunto dinanzi alla camera di pernottamento occupata dal predetto, notava che il ristretto era disteso sul letto in posizione supina; l'agente lo chiamava più volte, ma invano. Immediatamente, venivano avvisati il preposto e il medico di turno, il quale praticava il massaggio cardiaco; alle ore 18:10 interveniva, altresì, il personale del 118, che dichiarava il decesso del detenuto.
Dall'esame della documentazione pervenuta, risulta che il detenuto era in cura presso il Ser.D. interno all'istituto, poiché soggetto tossicodipendente in trattamento farmacologico sostitutivo sin dalla presa in carico, avvenuta nel 2016. Il suo comportamento, nel corso della detenzione, era stato regolare, comprensivo di colloqui intrattenuti con la madre. Aveva, inoltre, presentato istanza per l'ammissione alla detenzione domiciliare ex legge n. 199 del 2010, rigettata, tuttavia, dal magistrato di sorveglianza il 25 maggio 2024; in virtù di ciò, l'équipe d'istituto aveva ritenuto opportuno proseguire l'osservazione, esprimendosi sfavorevolmente in merito alla concessione di una misura alternativa alla detenzione.
Anche in relazione a tale vicenda, il 3 luglio 2024 la direzione generale dei detenuti e del trattamento incaricava il provveditorato regionale di procedere ad approfondita indagine ispettiva, e, allo stato, è in attesa di ricevere i relativi esiti.
Relativamente al decesso verificatosi il 27 giugno 2024, questo riguarda un detenuto di nazionalità egiziana, allocato presso la seconda sezione, primo piano, in reclusione ordinaria.
Alle ore 7:30 circa, il personale sentiva dei forti rumori e, giunto al primo piano della seconda sezione, veniva chiamato da un detenuto che gli riferiva che uno dei propri compagni di camera si era tolto la vita. Venivano immediatamente allertati l'ispettore di sorveglianza generale e il medico di guardia nonché richiesto l'intervento del 118 che, alle ore 8:15 circa, dichiarava il decesso del detenuto.
Anche riguardo a tale ultimo episodio, allo stato, la direzione generale dei detenuti e del trattamento è in attesa di ricevere gli esiti dell'indagine ispettiva condotta dal provveditorato regionale di Torino.
Per quanto attiene il detenuto italiano trovato privo di vita all'interno della camera di pernottamento, sulla base delle informazioni in possesso della citata direzione generale, si tratta di ristretto allocato presso la seconda sezione, secondo piano, in reclusione ordinaria. In questo caso, il 28 ottobre 2024, l'agente addetto alla vigilanza della sezione veniva allertato da uno dei detenuti presenti all'interno della camera. Il personale, accorso sul posto, notava che il detenuto era disteso sul fianco, rivolto al muro e rinvenuto con evidente stato di rigor mortis ai quattro arti.
Il medico ne constatava il decesso e la direzione informava il pubblico ministero di turno, oltre che, anche in tal caso, dare incarico al provveditorato regionale di Torino di procedere ad approfondita indagine ispettiva, di cui si attendono gli esiti.
Passando alle doglianze espresse sulla gestione sanitaria dei detenuti trasferiti, per motivi di salute, presso la casa circondariale di Genova «Marassi», si evidenzia che, dalla relazione del direttore del servizio sanitario – coordinatore della rete regionale sanità penitenziaria della casa circondariale di Genova «Marassi», risulta che l'istituto è dotato di una sezione ad assistenza intensificata (S.A.I.); nello specifico, si tratta della IV sezione, che ha una capienza di 63 posti letto, così articolata in un primo piano, per un totale di 21 posti letto: 15 per pazienti sanitari inseriti nel progetto «Sostegno Integrato», 2 per soggetti destinati ad A.t.s.m. ex articolo 111 ordinamento penitenziario, e 4 per detenuti destinati ad A.t.s.m. per osservazione psichiatrica ex articolo 112 ordinamento penitenziario; un secondo piano, per complessivi 21 posti letto: piano detentivo interamente dedicato a pazienti con patologie infettive (AIDS) e un terzo piano, per complessivi 21 posti letto, di cui 19 dedicati a pazienti con patologie organiche in fase acuta o che necessitano di una particolare intensità di cure e/o assistenza e 2 riservati ai pazienti in regime 41-bis ordinamento penitenziario.
Per quanto concerne, invece le cure e l'assistenza per i detenuti non inseriti nel servizio S.A.I., si evidenzia che l'organizzazione sanitaria della casa circondariale di Genova «Marassi» consente di garantire tempestivamente i trattamenti sanitari in qualsiasi sezione detentiva. Nell'istituto è, infatti, presente il medico di guardia per l'intero arco giornaliero; inoltre, ogni sezione detentiva ha un medico referente, che svolge funzioni analoghe a quelle del medico di medicina generale, personale infermieristico dedicato e in servizio per l'intero arco giornaliero, personale Oss in servizio per 12 ore nelle sezioni detentive e per l'intero arco giornaliero presso il S.A.I.; sono in servizio, altresì, due medici specialisti in psichiatria, per 72 ore a settimana, e tre psicologi, per 78 ore a settimana.
Peraltro, il servizio sanitario è in grado di fornire prestazioni specialistiche intramurarie nelle principali discipline di cardiologia, neurologia, urologia, chirurgia generale, chirurgia vascolare, dermatologia, oculistica, ortopedia, fisioterapia e vulnologia.
È presente, inoltre, il gabinetto odontoiatrico e quello radiologico. Per tutte le prestazioni non erogabili in ambito intramurario, si provvede comunque a inviare i soggetti in consulenza presso l'ospedale «San Martino» di Genova, dove è presente anche l'apposito Reparto detenuti, con una disponibilità di 8 posti letto.
Occorre anche precisare che i trasferimenti disposti, per motivi di salute, dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria presso la casa circondariale di Genova «Marassi», vengono disposti in quanto il predetto istituto è dotato di S.A.I. e, come rappresentato anche dal coordinatore della rete regionale sanità penitenziaria, la decisione medica di ricoverare un detenuto al S.A.I. ricade sempre e comunque sul dirigente sanitario del servizio, trattandosi di valutazioni clinico/diagnostiche che esulano dalle competenze dell'amministrazione penitenziaria.
Venendo, poi, agli organici del corpo di polizia penitenziaria della casa circondariale di Genova «Marassi», risulta che il personale attualmente in servizio è pari a complessive 324 unità, con una scopertura, rispetto all'organico previsto, di 62 unità, suddivise tra i vari ruoli del corpo.
Per la precisione, si rilevano nel ruolo dei funzionari (-3 unità), nel ruolo degli ispettori (-7 unità), in quello dei sovrintendenti (-20 unità) e nel ruolo degli agenti/assistenti (-12 unità).
Rispetto alle fisiologiche scoperture di personale deve, comunque, tenersi in debito conto che rispetto alla carriera dei funzionari del corpo, per integrare l'organico del ruolo, il 18 dicembre 2023 è stato avviato il corso relativo al concorso pubblico per 120 posti di allievo commissario, elevati successivamente a 132 posti, al cui esito si provvederà alla distribuzione delle risorse sul territorio nazionale, in ragione delle vacanze organiche previste.
Si rappresenta, inoltre, che il 6 settembre 2023 è stato indetto un concorso interno per la nomina di 60 vicecommissari della carriera dei funzionari del corpo.
In relazione al ruolo degli ispettori, il 5 maggio 2024 ha preso avvio il corso di formazione, relativo al concorso pubblico del 25 novembre 2021 per 411 posti e, all'esito del citato corso di formazione, l'amministrazione terrà nella massima considerazione la situazione di carenza di personale del penitenziario di Genova attraverso l'assegnazione di un adeguato numero di unità del ruolo.
Con riferimento al ruolo dei sovrintendenti, si rappresenta che, in esito al concorso interno del 17 giugno 2021, per 583 posti, l'amministrazione ha assegnato al reparto di Polizia penitenziaria della casa circondariale di Genova «Marassi» 4 unità maschili.
Inoltre, che il 16 febbraio 2024 è stato bandito un ulteriore concorso interno, per la nomina alla qualifica di vice sovrintendente, per complessive 293 unità, all'esito del quale, è prevista l'assegnazione al Reparto di Genova di 2 unità maschili.
Infine, in ordine al ruolo agenti e assistenti, si evidenzia che l'organico del reparto di Polizia penitenziaria dell'istituto in esame è stato incrementato di ben 15 unità in occasione della mobilità ordinaria (giugno 2024) e, in esito alla mobilità ordinaria sviluppatasi dalle assegnazioni degli agenti del 184° corso, appena conclusosi, è stato incrementato di ulteriori 15 unità maschili e 3 femminili.
Relativamente alle condizioni igienico-sanitarie delle camere di pernottamento, si rappresenta che risulta essere stata di recente acquisita, da parte del provveditorato regionale di Torino, una richiesta della direzione della casa circondariale di Genova «Marassi» relativa al rifacimento del sistema di estrazione d'aria dei bagni delle camere di pernottamento dell'intero istituto, per un importo di circa 100.000,00 euro.
Riguardo, poi, alla mancanza di riscaldamento all'interno delle camere di pernottamento della sezione visitata, si rappresenta che non rilevano evidenze né segnalazioni in tal senso, come confermato anche dallo stesso Provveditorato regionale.
Per quanto concerne, invece, la mancanza «di campanelli che permettano di allertare il personale di custodia e medico nel caso di emergenze», sarà cura dell'amministrazione assicurare, in tempi brevi, il ripristino della piena funzionalità dell'impianto che, comunque, risulta già presente presso l'istituto di «Marassi», anche al fine di poter fronteggiare le potenziali situazioni di pericolo che possono verificarsi all'intero delle camere di pernottamento.
Infine, sulla segnalata opportunità che le celle siano dotate di sistemi di allarme, si evidenzia che nell'ambito della cosiddetta «Tecnica penitenziaria», con particolare riferimento ai «Criteri di edilizia penitenziaria» adottati dall'amministrazione nell'ambito della progettazione di nuovi istituti e di lavori di ristrutturazione/manutenzione, anche in questo caso, sono già contemplati i requisiti minimi degli impianti di chiamata, come risulta dalla relazione del Dap: «Nelle sezioni detentive e per ogni settore frequentato dai detenuti, devono essere previsti impianti di chiamata a tensione ridotta, alimentati per settori mediante trasformatori riduttori di tensione 220/24 V, posti nei quadri di piano e protetti da apposite valvole. In ogni camera detentiva il pulsante di chiamata deve essere del tipo stagno antiurto; all'esterno di ciascuna porta deve essere installata una lampada di segnalazione chiamata e un pulsante per l'annullamento chiamata. La segnalazione chiamata, attraverso punto luminoso di segnalazione acustica, deve essere riportata anche nel locale di servizio degli agenti».
Pertanto, in occasione di ogni intervento di ristrutturazione/manutenzione di intere sezioni e/o reparti, la stessa amministrazione ha già considerato di prevedere la realizzazione di tali sistemi di allarme.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il 9 dicembre 2024 l'interrogante, visitando il carcere di Viterbo assieme alla collega Boschi, riceveva una lettera da O. J. ivi detenuto;
nella lettera si descrivono una serie di circostanze della sua detenzione che, per la loro rilevanza e gravità, l'interrogante ritiene di dover qui riassumere;
c'è da premettere che O.J. è affetto da diabete, ipertensione arteriosa, cardiopatia, anemia e colesterolemia che provocano spesso, a causa dei diuretici assunti, stimolo di minzione;
O.J. racconta nel dettaglio alcuni episodi delle «traduzioni» cui è stato sottoposto per raggiungere i tribunali o altri istituti di destinazione, contrassegnate dalla violazione di quel principio di umanità che i nostri costituenti hanno sancito nell'articolo 27 della Costituzione;
delle «traduzioni» raccontate, particolarmente grave appare quella avvenuta l'11 novembre 2024 quando il detenuto doveva raggiungere il tribunale di Prato partendo dal carcere di Viterbo: 3 ore e 10 minuti di viaggio in un mezzo di trasporto all'interno del quale – scrive – ci sono due «gabbiette» in cui vengono chiusi i detenuti (uno in ogni gabbietta). Lo spazio all'interno di ciascuna gabbietta è talmente ridotto che il detenuto, appena seduto sulla sedia, è costretto a rimanere con le gambe piegate senza possibilità di stenderle. Se il viaggio è lungo e la scorta decide di non fare soste, come accaduto qualche volta nella vita detentiva di O.J., allora il viaggio diventa un'odissea, specie se il ristretto è affetto da pluripatologie;
per ognuno di questi viaggi – racconta – deve spiegare agli agenti di scorta quali siano le sue condizioni di salute e, soprattutto, l'effetto dei farmaci che assume prima della partenza. Alcune scorte mostrano comprensione promettendo che, qualora il detenuto abbia bisogno di orinare, è prevista una sosta presso qualche autogrill. Qualche scorta, invece, chiede al detenuto di non assumere i farmaci prescritti, come accaduto il 13 marzo 2019 quando – racconta nella lettera – cadde a terra e fu ricoverato per alcune notti all'ospedale di Careggi. In un'occasione in cui è mancato il dialogo con gli agenti di scorta, egli fu costretto a urinare nella bottiglia preventivamente svuotata dell'acqua che gli sarebbe servita (anche dal punto di vista delle prescrizioni mediche) durante il viaggio: un'operazione che, considerati i polsi ammanettati e il furgone in movimento, comportò ch'egli arrivasse in udienza con i pantaloni bagnati di pipì;
quel mattino dell'11 novembre 24 gli agenti di scorta sconsigliavano l'assunzione dei farmaci e il detenuto racconta nella lettera l'odissea del viaggio di andata e ritorno: insulti e parole mortificanti quando ha chiesto di poter andare in bagno e un vero e proprio pestaggio nel viaggio di ritorno con il caposcorta che lo spingeva dentro il bagno dell'autogrill prendendolo a schiaffi e, in un'azione collettiva, buttato a terra, ammanettato dietro la schiena con un agente che gli metteva un ginocchio sul dorso e un altro che gli schiacciava la testa sul pavimento mentre gli altri due lo picchiavano –:
se ritengano di dover disporre verifiche di competenza per appurare i fatti riportati nella lettera di O.J. all'interrogante e, se del caso, prendere adeguati provvedimenti;
se risulti che il dirigente sanitario del carcere di Viterbo abbia dato precise prescrizioni sulle modalità di trasporto dei detenuti che, come O.J. siano affetti da particolari patologie e se lo abbia fatto nello specifico caso di O.J.;
se si ritenga di dover adottare delle linee guida sulle modalità di trasporto dei detenuti che siano in linea con i principi costituzionali;
se la possibilità per i detenuti di Viterbo di poter avere colloqui, anche riservati con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale e con il Garante regionale sia adeguatamente pubblicizzata con i relativi recapiti;
se il circuito di videosorveglianza sia funzionante e copra tutti i luoghi dell'istituto viterbese.
(4-04002)
Risposta. — L'atto di sindacato ispettivo in esame solleva specifici quesiti circa le modalità di svolgimento della traduzione di un detenuto ristretto presso la casa circondariale di Viterbo e affetto da numerose patologie.
Riguardo alla specifica vicenda, secondo il contributo informativo fornito dalla competente articolazione ministeriale, risulta che la traduzione del detenuto è avvenuta 1'11 novembre 2024 dalla casa circondariale di Viterbo presso il tribunale di Prato, per presenziare all'udienza prevista per le ore 13.30 del medesimo giorno.
Il dirigente medico dell'istituto, nella stessa data, ha rilasciato il prescritto nulla osta sanitario alla traduzione in udienza, con automezzo dell'amministrazione penitenziaria, senza l'indicazione di particolari prescrizioni di ordine sanitario.
Deve precisarsi, inoltre, che il detenuto risulta essere destinatario di svariate incombenze processuali in diverse sedi giudiziarie e ciò impone, in assenza di un'espressa autorizzazione dell'autorità giudiziaria competente allo svolgimento delle udienze in videoconferenza, la conseguente effettuazione di molteplici movimentazioni del detenuto per garantire la sua partecipazione in presenza alle udienze.
Peraltro, proprio al fine di garantire, in particolari circostanze, la partecipazione a distanza a un'udienza dibattimentale di un imputato detenuto, l'articolo 23, comma 4 della legge n. 176 del 2020 stabilisce che, su autorizzazione dell'autorità giudiziaria, la partecipazione a qualsiasi udienza di persone detenute, internate o in stato di custodia cautelare, è assicurata, ove possibile e secondo le necessità, mediante videoconferenze, lasciando comunque all'imputato il diritto di scegliere tra comparire personalmente o partecipare a distanza, con la costante garanzia della possibilità di consultarsi riservatamente con il difensore.
In sintesi, impregiudicate le scelte operate nel caso specifico dall'autorità giudiziaria competente e ovviamente la volontà espressa dal detenuto di voler presenziare all'udienza, la partecipazione a distanza è un diritto dell'imputato detenuto che, se esercitato, viene garantito con mezzi tecnici adeguati e nel pieno rispetto dei suoi diritti, evitando, in tal modo, traduzioni presso le varie sedi giudiziarie.
Nel caso di specie, la direzione della casa circondariale di Viterbo aveva anche richiesto alla casa circondariale di Prato la disponibilità a ricevere il detenuto per il tempo strettamente necessario allo svolgimento delle udienze, fissate per i giorni 11, 12 e 19 novembre innanzi al tribunale di Prato. Tale disponibilità, tuttavia, non veniva concessa poiché il detenuto, in passato, era stato allontanato da quella sede per gravi motivi di ordine e sicurezza, il che ha reso, pertanto, necessaria una traduzione da effettuarsi nella medesima giornata.
Nello specifico, la scorta, composta da quattro unità del locale nucleo traduzioni e piantonamenti, ha utilizzato l'automezzo Fiat Talento Combi 2.0, normalmente in uso all'amministrazione penitenziaria per il servizio delle traduzioni, dunque idoneo ed appositamente predisposto per il trasporto in sicurezza di massimo due detenuti per traduzione.
In relazione alla traduzione in questione, il capo scorta ha prodotto una relazione di servizio, indirizzata al coordinatore del nucleo T.P., nella quale è stato rappresentato che alle ore 16.30 dell'11 novembre 2024, la scorta effettuava una sosta tecnica presso l'area di servizio di Montepulciano, lungo la tratta autostradale A1 Roma-Firenze, proprio per consentire al detenuto di andare in bagno.
Al termine delle operazioni, il ristretto riferiva al caposcorta che, causa mal di schiena, doveva stare seduto per circa mezz'ora. A tale richiesta, il caposcorta invitava il detenuto a risalire sul furgone, poiché la traduzione doveva proseguire per fare rientro in sede. A questa risposta, il detenuto cominciava a inveire a voce alta nei confronti del caposcorta e del personale, e, contestualmente, si opponeva al rientro, fino a quando il viaggio di rientro riprendeva alle ore 18 circa.
Il 13 novembre 2024, a integrazione di quanto relazionato dal caposcorta, il coordinatore del nucleo traduzioni di Viterbo informava il comandante dell'istituto che, come già riferito da altre scorte, il ristretto non era nuovo a comportamenti ostruzionistici e che, pertanto, per ragioni di sicurezza e considerate le problematiche verificatesi assiduamente durante i vari movimenti dello stesso, sarebbe stato opportuno valutare, laddove possibile, per le prossime udienze dello stesso, l'attivazione di video collegamenti.
Passando, in generale, alla possibilità per i detenuti di aver colloqui con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute e con il Garante regionale, nonché relativamente all'adeguata pubblicizzazione dei relativi recapiti, la direzione della casa circondariale di Viterbo ha rappresentato che, per tale finalità, accedono quotidianamente in istituto due rappresentanti dell'ufficio del Garante regionale e che i recapiti di contatto con il Garante nazionale e regionale sono comunicati ed esposti nei reparti detentivi, così garantendo adeguata pubblicità e la possibilità di sostenere colloqui ed esporre eventuali specifiche criticità.
Con riguardo al funzionamento del circuito della videosorveglianza presso la casa circondariale di Viterbo, invece, la medesima direzione ha rappresentato che l'attuale impianto, allo stato, copre parzialmente i reparti detentivi e i locali interni.
Si registrano, in ogni caso, problematiche di natura temporanea, poiché nel reparto protetti/precauzionale è in corso la posa in opera del nuovo sistema di videosorveglianza, il cui termine di fine lavori risulta imminente, mentre per tutti i locali delle scale dei piani detentivi attualmente privi di impianto di videosorveglianza, sarà cura della direzione prevederne la richiesta di finanziamento nell'emanando progetto di istituto.
Questo Governo, si ricorda, quanto ai fondi previsti dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207, recante il bilancio di previsione 2025-2027, ha stanziato per l'intero comparto della Giustizia 261.157.854 di euro in più per l'anno 2025, rispetto allo stanziamento previsto con legge di bilancio per l'anno 2024 (legge 30 dicembre 2023, n. 213).
Per quanto attiene, nello specifico, all'amministrazione penitenziaria, sono stati stanziati, per ogni anno del triennio 2025-2027, rispettivamente 60.645.796 di euro in più per l'anno 2025, 146.591.365 di euro in più per l'anno 2026 e 127.820.554 di euro in più per l'anno 2027, rispetto agli stanziamenti previsti per il 2024; stanziamenti che, ovviamente, hanno quale destinazione anche la sicurezza degli Istituti penitenziari.
Infatti, per il triennio 2025-2027, è stata avviata un'intensa pianificazione che, attraverso un'attenta ottimizzazione delle risorse disponibili, garantisca la sostenibilità e l'efficacia delle azioni intraprese. Prosegue, infatti, l'implementazione di interventi mirati all'ammodernamento e all'efficientamento delle dotazioni strumentali, tecnologiche e dei mezzi motorizzati, a supporto delle attività del corpo di Polizia penitenziaria, in linea con gli obiettivi strategici di medio e lungo termine.
Particolare attenzione è rivolta proprio agli impianti di sicurezza degli istituti penitenziari attraverso l'implementazione, nel breve/medio periodo, dei presìdi di impiantistica e i sistemi integrati di sicurezza, operando sul potenziamento dei presìdi tecnologici di sicurezza al fine di elevare gli standard di protezione delle strutture penitenziarie, attraverso:
il potenziamento, ammodernamento e implementazione degli impianti di videosorveglianza, antiscavalcamento e antintrusione interni ed esterni di almeno 15 strutture penitenziarie che registrano priorità e urgenza, attese le carenze e vetustà degli apparati, anche sotto il profilo tecnologico, sia hardware che software, con l'adozione di tecnologia innovativa di rilevamento;
l'attivazione delle procedure di gara a livello centrale per l'acquisizione e dotazione di ulteriori 25 sistemi e dispositivi antidrone;
gli impianti di schermatura telefonica e telematica volti a contrastare le comunicazioni fraudolente e illecite dei detenuti con l'esterno mediante dispositivi introdotti illegalmente all'interno delle strutture penitenziarie;
l'avviamento di un progetto sperimentale con l'installazione di schermature fisiche a protezione degli istituti penitenziari da lanci di oggetti pericolosi per l'ordine e della sicurezza interna;
l'acquisizione di sistemi/impianti di allarme e antiaggressione per istituti che registrano criticità dal punto di vista strutturale e di presenza di detenuti di complessa gestione penitenziaria.
Quanto, infine, alla tematica generale dei detenuti affetti da patologie, giova segnalare che, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008, le funzioni sanitarie in ambito penitenziario sono state trasferite dalla giustizia al Servizio sanitario nazionale e che spetta alle regioni assicurare l'espletamento delle suddette funzioni attraverso le aziende sanitarie locali comprese nel proprio territorio e nel cui ambito di competenza sono ubicati gli istituti penitenziari e i servizi minorili di riferimento, in conformità con le linee di indirizzo definite nell'allegato A del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri stesso («Linee di indirizzo per gli interventi del SSN a tutela dei detenuti e degli internati negli istituti penitenziari e dei minorenni sottoposti a provvedimento penale»). Tali linee di indirizzo sono state successivamente articolate e approfondite, in termini di contesti e modalità di erogazione delle prestazioni sanitarie a favore delle persone detenute, con l'accordo in conferenza unificata del 22 gennaio 2015 «linee guida in materia di modalità di erogazione dell'assistenza sanitaria negli Istituti penitenziari per adulti, implementazione delle reti sanitarie e nazionali».
Il Ministero della giustizia, unitamente al Ministero della salute e ai rappresentanti delle regioni e delle province autonome e delle autonomie locali, partecipa comunque attivamente al tavolo di consultazione permanente sulla sanità penitenziaria, istituito nel 2008 presso la conferenza unificata con l'obiettivo di garantire l'uniformità degli interventi e delle prestazioni sanitarie e trattamentali nell'intero territorio nazionale.
Al riguardo, il tavolo ha concordato sulla necessità di potenziare l'attività di monitoraggio prevista dal documento di indirizzo in materia di erogazione dell'assistenza sanitaria in ambito penitenziario (accordo rep. atti n. 3/CU del 22 gennaio 2025). A tal fine, è stata proposta l'istituzione di un gruppo tecnico che monitori l'applicazione delle regolamentazioni previste dal suddetto accordo, quali lo stato delle reti dei servizi sanitari regionali attivate e le relative modalità di gestione e funzionamento, i trasferimenti interregionali, lo stato di attuazione delle attività inerenti alle condizioni strutturali e/o organizzative dei locali sanitari negli Istituti penitenziari.
Con il recente accordo della conferenza unificata, n. 53 del 7 maggio 2025, è stato quindi attivato il «Gruppo tecnico di monitoraggio» presso il Tavolo di consultazione permanente per la sanità penitenziaria, al fine di monitorare l'accordo n. 3 CU del 22 gennaio 2015 «Linee guida in materia di modalità di erogazione dell'assistenza sanitaria negli Istituti Penitenziari». Tale accordo definisce le funzioni e i compiti del suddetto gruppo e affida il coordinamento al Ministero della salute. Con il lavoro di monitoraggio in futuro si potranno acquisire elementi sullo stato delle reti dei servizi sanitari regionali e provinciali e prospettare eventuali interventi tesi alle risoluzioni di problematiche segnalate.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
GIACHETTI e BOSCHI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il 5 aprile 2025 numerose testate giornalistiche nazionali e locali hanno riportato la notizia dell'apertura di un procedimento penale da parte della Procura della Repubblica di Viterbo in merito alla morte di Andrea Di Nino avvenuta nel carcere di Viterbo il 21 maggio del 2018;
Andrea Di Nino, all'epoca 36enne, fu rinvenuto privo di vita nella cella di isolamento in cui si trovava ristretto. Secondo la versione ufficiale all'epoca diffusa, la morte sarebbe stata determinata da suicidio per impiccagione. Tuttavia, già nei giorni immediatamente successivi al decesso, i familiari della vittima manifestavano forti dubbi circa la fondatezza di tale ricostruzione, ritenendola non corrispondente alla verità dei fatti ed evidenziando diverse incongruenze;
a seguito delle attività investigative avviate dalla Procura della Repubblica di Viterbo, si è recentemente aperto un procedimento penale che ha visto progressivamente emergere elementi indiziari idonei a rimettere in discussione la tesi del suicidio, configurando, al contrario, un quadro inquietante di presunti maltrattamenti e violenze subite dal Di Nino all'interno del citato istituto penitenziario;
particolare rilievo assumono le dichiarazioni recentemente rese da un testimone detenuto presso la medesima casa circondariale di Viterbo nello stesso periodo in cui vi era ristretto il Di Nino;
al riguardo, il testimone ha fornito un racconto dettagliato e preciso in ordine alle condotte omicidiarie poste in essere da parte di alcuni agenti di polizia penitenziaria, noti all'interno dell'istituto con l'appellativo di «squadretta della morte»;
da quanto riportato dalla stampa, il super-testimone (così viene definito) ha riferito circostanze che appaiono dotate di elevata attendibilità, sia per la loro precisione, sia per il fatto che provengono da un soggetto che ha condiviso la medesima condizione detentiva ed ha potuto osservare direttamente quanto accaduto nei giorni precedenti il decesso e il giorno della presunta impiccagione. È il caso di annotare a margine che il supertestimone è un collaboratore di giustizia –:
se sia a conoscenza di quanto sopra descritto e se all'epoca del fatto, l'amministrazione penitenziaria abbia proceduto agli adempimenti di competenza per contribuire al completo accertamento della verità sulla morte di Di Nino e, in particolare, con riguardo alla immediata acquisizione e messa a disposizione delle autorità competenti dei filmati di quanto avvenuto in quei giorni nella zona dell'isolamento ove era ristretto il Di Nino;
se, con l'apertura del fascicolo per «omicidio volontario», siano state adottate dall'amministrazione penitenziaria le necessarie iniziative precauzionali di competenza nei confronti degli indiziati nel caso siano ancora a contatto con la popolazione detenuta;
se non ritenga di dover procedere, nell'ambito delle proprie prerogative e competenze, ad attivare i propri poteri ispettivi al fine di verificare se vi siano state irregolarità o anomalie rispetto alle procedure adottate dall'amministrazione penitenziaria;
quali misure intenda adottare per prevenire, all'interno degli istituti penitenziari del territorio nazionale ed in particolare presso la casa circondariale di Viterbo, episodi di violenza, maltrattamenti e violazioni dei diritti fondamentali dei detenuti;
se ritenga opportuno avviare una revisione dei protocolli relativi alla gestione dei detenuti sottoposti ad isolamento, al fine di assicurare la piena tutela della loro integrità fisica e morale, conformemente ai principi sanciti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali in materia di diritti umani.
(4-04921)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, gli interroganti sollevano specifici quesiti in ordine al decesso di un detenuto, occorso il 21 maggio 2018, presso la casa circondariale di Viterbo.
Nello specifico, per quanto riguarda le notizie fornite dal competente Dipartimento, opportunamente interessato, risulta che il 22 maggio 2018 la direzione della casa circondariale di Viterbo comunicava il decesso del detenuto di media sicurezza A.D.N., verificatosi nella tarda serata del 21 maggio 2018 all'interno del medesimo istituto.
In particolare, sulla base della documentazione presente al fascicolo del detenuto, risulta che alle ore 21:45 del 21 maggio 2018, il detenuto D.N., allocato presso il reparto isolamento ai sensi dell'articolo 78 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, veniva colto da un improvviso stato di agitazione; per cui, l'addetto alla vigilanza della sezione provvedeva a informare telefonicamente l'ispettore di sorveglianza generale e il preposto interno, che giungevano immediatamente in sezione.
Il personale, giunto dinanzi alla camera di pernottamento del detenuto, notava che questi era appoggiato al muro in corrispondenza del lato dove insiste la finestra, con il lenzuolo annodato al collo a mo' di cappio.
Gli operatori entravano immediatamente all'interno della camera di pernottamento e, una volta liberato il detenuto dal cappio, eseguivano le prime manovre di soccorso; veniva avvisato, altresì, il medico che, giunto sul posto, proseguiva nelle manovre di soccorso, tuttavia senza esito; alle ore 22:30 ne veniva constatato il decesso, verosimilmente per impiccamento.
Si provvedeva a informare per le vie brevi il pubblico ministero di turno, che disponeva la traslazione della salma presso l'obitorio dell'Ospedale civile «Belcolle» di Viterbo, per il successivo esame autoptico. Del decesso veniva data notizia, altresì, alla madre e al fratello del detenuto.
Il detenuto era giunto presso la casa circondariale di Viterbo il 25 novembre 2017, a seguito di trasferimento dalla casa circondariale di Campobasso, disposto dal provveditorato regionale di Roma per motivi sanitari; inizialmente allocato presso la sezione infermeria, poiché presentava problemi di deambulazione, veniva successivamente dislocato presso la sezione circondariale a custodia aperta sino al 14 maggio 2018, quando veniva allocato presso il reparto isolamento, atteso che in quella data, unitamente al suo compagno di stanza, si rendeva protagonista di una violenta aggressione ai danni di altro detenuto di origine marocchina,
Sulla base della relazione redatta dal direttore dell'istituto il 22 maggio 2018, risulta che, nella prima fase di permanenza presso la casa circondariale di Viterbo, il ristretto si rivelava problematico, mettendo in atto comportamenti autolesionistici; veniva, pertanto, attenzionato con visite da parte dello psicologo e dello psichiatra della Asl di Viterbo.
Oltre a intrattenere colloquio con gli educatori, il detenuto effettuava frequenti colloqui con lo psicologo ex articolo 80 dell'ordinamento penitenziario (il 13 marzo 2018; il 20 marzo 2018; il 27 marzo 2018; il 6 aprile 2018; il 10 aprile 2018; il 20 aprile 2018; il 27 aprile 2018 e il 9 maggio 2018).
Le annotazioni dello psicologo confermavano il progressivo rasserenamento del soggetto e la stabilizzazione della condotta inframuraria.
Per la positiva evoluzione del percorso intramurale, su valutazione e proposta del servizio sanitario, non venivano ravvisati i presupposti per l'adozione di eventuali regimi di sorveglianza intensificata medico custodiale; ragion per cui, il detenuto, nel corso della detenzione, non veniva mai preso in carico dallo staff multidisciplinare.
Inoltre, il 14 giugno 2018, il D.N. avrebbe dovuto discutere l'applicazione della detenzione domiciliare ai sensi della legge n. 199 del 2010.
Con riferimento alle informazioni diffuse a mezzo stampa sull'esistenza di un «super-testimone», riconducibili all'ex detenuto T.R., quanto sostenuto non risulta corrispondente agli atti, poiché, come precisato dalla Direzione generale, il D.N. e il detenuto T.R. non erano mai stati ubicati contemporaneamente nella medesima sezione.
Relativamente alla gestione dei detenuti in isolamento, si specifica che l'articolo 33 dell'ordinamento penitenziario disciplina tassativamente i casi in cui può essere disposto: per ragioni sanitarie; durante l'esecuzione della sanzione disciplinare dell'esclusione dalle attività in comune; la legge prevede, tuttavia, particolari cautele per l'esecuzione della sanzione e la sospensione di questa in casi particolari (articolo 39 dell'ordinamento penitenziario); per gli indagati e imputati se vi sono ragioni di cautela processuale, con provvedimento dell'autorità giudiziaria competente che indica la durata e le ragioni dell'isolamento.
L'articolo 33 dell'ordinamento penitenziario è stato sostituito dall'articolo 11, comma 1, lettera m) del decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 123; il comma terzo prescrive che nel corso dell'isolamento non sono ammesse limitazioni alle normali condizioni di vita, fatta eccezione per quelle funzionalmente connesse alle ragioni che lo hanno determinato.
Il comma quarto non preclude l'esercizio del diritto di effettuare colloqui visivi con i soggetti autorizzati, tra cui il difensore e i garanti dei diritti dei detenuti.
Inoltre la situazione di isolamento dei detenuti e degli internati deve essere oggetto di particolare attenzione, con adeguati controlli giornalieri nel luogo di isolamento da parte sia di un medico sia di un componente del gruppo di osservazione e trattamento e con vigilanza continuativa e adeguata da parte del personale del Corpo di polizia penitenziaria.
Nel caso del detenuto D.N., l'allocazione presso il reparto isolamento era stata disposta previa valutazione da parte del sanitario che ne aveva attestato le buone condizioni di salute.
Va inoltre evidenziato che il 14 ottobre 2019, il provveditorato regionale di Roma aveva trasmesso gli esiti dell'indagine amministrativa volta a ricostruire le cause, le circostanze e le modalità dell'evento, da cui si appurava che «non sussistono responsabilità amministrative ovvero disciplinari a carico del personale dipendente in ordine al decesso del detenuto D.N. [...]»
Per completezza, si evidenzia che il competente Ufficio III – Attività ispettiva e di controllo, ha svolto, nel novembre 2023, una visita ispettiva di natura straordinaria, riguardante tutte le aree di cui si compone l'istituto, nonché una visita di verifica e controllo delle prescrizioni impartite nel mese di gennaio 2025.
Non risultano quindi, allo stato, anomalie o irregolarità rispetto alle procedure adottate dall'amministrazione penitenziaria.
Ciò posto, con particolare riferimento al procedimento penale in corso, la competente articolazione interna ha interpellato l'autorità giudiziaria e, con nota del 14 maggio 2025, il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Viterbo ha trasmesso apposita relazione redatta dai Sostituti che, nei limiti dell'ostensibilità degli elementi informativi e dei dati sensibili, nonché del segreto istruttorio, si riporta di seguito.
«A seguito della morte di D.N.A. [...], avvenuta in data 21 maggio 2018, la procura della Repubblica di Viterbo ha avviato tutte le indagini necessarie ad accertare le circostanze dello stesso tragico evento, così come ogni eventuale responsabilità penale ad esso connessa. Il procedimento penale che ne è scaturito, inizialmente iscritto a modello 44 (ignoti), a seguito di attività di indagine è stato aggiornato, con iscrizione a modello 21 (modello noti) dei soggetti in capo ai quali sono state ipotizzate delle responsabilità colpose in relazione al riferito decesso, per suicidio, dello stesso D.N. [...].
Per tali ipotesi di reato, di natura colposa, si è pervenuti ad una sentenza in relazione alla posizione di uno degli imputati, mentre pende tuttora processo innanzi al tribunale penale di Viterbo, con riferimento ad altri imputati, sempre in relazione ad un titolo colposo.
Fatta questa premessa, si rappresenta che in data 25 ottobre 2024 è stato iscritto un nuovo procedimento penale, per una nuova ipotesi di reato in relazione al medesimo evento.
Tale iscrizione, alla stregua dei parametri normativi di cui all'articolo 335 del codice di procedura penale, ha trovato fonte nelle dichiarazioni di un soggetto informato. In merito ad esse l'Ufficio scrivente sta effettuando ogni indagine utile, allo stato nulla potendosi riferire.».
Ciò posto, della vicenda in esame risulta dunque pienamente investita l'Autorità giudiziaria; lo scrutinio e la valutazione giuridica, sub specie iuris, dell'evento in parola restano quindi, allo stato, demandati alle competenze della magistratura.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
GIULIANO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
è in vigore la graduatoria degli idonei come funzionario giuridico-pedagogico per il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, facente capo al Ministero della giustizia con scadenza prevista l'8 maggio 2026;
la figura del funzionario giuridico-pedagogico è fondamentale per la prioritaria finalità costituzionale rieducativa all'interno degli istituti penitenziari e per la prevenzione della recidiva nonché per il reinserimento sociale dei detenuti;
l'attività svolta da tali figure altamente professionali, di fatto, supporta i detenuti anche nel traumatico percorso psicologico che comporta la privazione della libertà personale, con ciò che ne consegue;
si contano purtroppo già 25 suicidi dall'inizio del 2025, di cui uno dei più recenti a Foggia il 18 marzo 2025 –:
come intenda affrontare tale emergenza e come intenda porre un urgente argine al fenomeno dei suicidi in carcere e se a tal fine intenda procedere allo scorrimento degli idonei inseriti nella graduatoria del concorso a funzionario giuridico-pedagogico per il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, facente capo al Ministero della giustizia con scadenza prevista l'8 maggio 2026.
(4-04842)
Risposta. — L'atto di sindacato ispettivo rinnova quesiti specifici sulle criticità degli istituti penitenziari, in ordine alle iniziative volte ad arginare il fenomeno dei suicidi in carcere e allo scorrimento degli idonei inseriti nella graduatoria del concorso a funzionario giuridico-pedagogico per il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
Il dato drammatico dei suicidi all'interno del mondo carcerario obbliga chi porta responsabilità di Governo a interrogarsi, ogni volta, sulle cause più profonde di tale gesto e ad adoperarsi per prevenire il ripetersi di eventi tragici, che rappresentano al contempo un dolore privato e un fallimento pubblico.
Per tale ragione, uno dei fronti su cui il Ministero della giustizia è maggiormente impegnato è quello del potenziamento della rete di assistenza psicologica con progetti di monitoraggio in corso da tempo. Prosegue inoltre l'opera di reclutamento di adeguato personale specializzato per rispondere alle crescenti esigenze riscontrate tra la popolazione carceraria.
Per la prima volta, si rileva con soddisfazione, è stata integralmente coperta la pianta organica dei funzionari giuridico-pedagogici, di circa 1.100 unità.
Infatti nell'anno 2024, si è proceduto allo scorrimento della graduatoria del concorso a n. 104 posti (elevati a 236) di funzionario giuridico-pedagogico, indetto con procedimento del direttore generale 18 ottobre 2022, immettendo in servizio 248 unità, in forza dell'articolo 1, comma 858, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio 2023), che ha previsto l'assunzione straordinaria di n. 100 unità, Area dei funzionari, ex area III-F1.
È evidente che si tratta di un'azione di reclutamento di personale assolutamente senza precedenti, nel tentativo di porre rimedio ad una situazione di grave carenza di personale ereditata dalle precedenti amministrazioni.
Ciò premesso, numerosi sono stati, nel corso degli anni, gli interventi di questa amministrazione in materia di gesti anticonservativi posti in essere dalla popolazione detenuta.
Per citare solo gli interventi più recenti, si rappresenta che il 20 ottobre 2022 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra il Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi e il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
Tra le tante finalità di tale accordo, si prevede di «definire un diverso e più strutturato coinvolgimento degli esperti ex articolo 80 dell'ordinamento penitenziario nel trattamento, oltre che nell'osservazione, e, in particolare, nella prevenzione del rischio suicidario».
Al fine di realizzare una serie di interventi operativi atti non solo a ripristinare, bensì a incrementare ulteriormente l'assistenza psicologica negli istituti a livello nazionale, si è proceduto alla presentazione alla Cassa delle ammende di due appositi progetti.
Il primo, denominato «Integrando Mediazione 2024», per l'importo di 1.000.000 di euro, al fine di incrementare l'assunzione di mediatori culturali; il secondo, denominato «Integrando Osservazione 2024», per l'importo di 4.000.000 di euro, per l'incremento delle assunzioni di esperti ex articolo 80 dell'ordinamento penitenziario.
Inoltre, su richiesta di questo Vertice dipartimentale, il Ministero della giustizia ha procurato un'integrazione di risorse pari a 5.000.000 di euro, di euro relativamente al capitolo di spesa 1766 p.g. 2, pertinente, per l'appunto, all'osservazione psicologica.
Pertanto, le risorse messe a disposizione per l'anno 2024 sono state più che triplicate rispetto al 2023 (nel totale, 14.491.406 di euro, a fronte di 4.491.406 di euro), al fine di fornire un valido supporto anche e soprattutto nell'ottica della prevenzione del rischio suicidario negli istituti penitenziari.
I componenti del CNOP sono stati coinvolti, altresì, anche in uno specifico Gruppo di lavoro per lo studio e l'analisi degli eventi suicidari delle persone detenute, istituito il 14 marzo 2023, coordinato dal direttore generale dei detenuti e del trattamento e integrato da personale qualificato, con il compito di definire protocolli operativi ed elaborare momenti di formazione per il personale penitenziario, al fine di tutelare la salute psico-fisica dei detenuti e prevenire gli eventi suicidari.
Il 26 ottobre 2023 il citato Gruppo di lavoro ha reso una relazione finale dopo aver effettuato un'analisi accurata delle diverse tipologie di eventi suicidari avvenuti nell'anno 2022 sulla base della nazionalità, dell'età, del sesso, della posizione giuridica, del titolo di studio e anche con riferimento all'eventuale stato di tossicodipendenza. Un'attenzione particolare è stata dedicata alla allocazione dei detenuti che si sono tolti la vita, sia con riferimento alla tipologia di istituto penitenziario (casa di reclusione e/o casa circondariale) sia riguardo alla collocazione in camere di pernottamento singole.
Nonostante il tema della prevenzione del suicidio sia stato continuamente sostenuto, studiato e sviluppato dall'amministrazione penitenziaria, da questo lavoro, emerge, abbastanza chiaramente, l'esigenza di rafforzare la formazione del personale e la necessità di stabilire chiare regole di ingaggio con tutti gli operatori coinvolti nel piano di prevenzione. A tal fine il gruppo ha proposto vari interventi tra cui quello di elaborare uno strumento di valutazione del rischio da utilizzare su scala nazionale, individuare strumenti di screening periodico e consolidare la formazione del personale anche con altre realtà istituzionali.
È stata avviata, altresì, una interlocuzione con il Consiglio nazionale dell'Ordine forense, con il Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi e con l'ispettore generale dei cappellani penitenziari, per allargare la platea dei soggetti che possano concorrere fattivamente a compiere tutti gli interventi possibili per la prevenzione dei suicidi.
Inoltre con la circolare 12 febbraio 2024, recante: «Fenomeno suicidario. Azioni di prevenzione in ambiente penitenziario», sono stati sensibilizzati tutti i provveditori regionali e i direttori penitenziari al coinvolgimento di tutti gli operatori che lavorano negli istituti e che sono a quotidiano contatto con i ristretti, affinché si prosegua in tutte le azioni utili allo scopo come l'attivazione della sensibilità di ciascuno a recepire e individuare per tempo le condizioni di alert dei soggetti a rischio.
Nell'ambito delle azioni di prevenzione del fenomeno dei suicidi, si è inoltre immaginato di valutare l'uso di particolari tecnologie. Per questo motivo, è stata avviata una interlocuzione con l'Agenzia per l'Italia digitale (AGID), per valutare lo studio delle potenzialità della tecnologia applicata alla prevenzione dei suicidi negli istituti penitenziari, in modo da facilitare agli operatori un intervento preventivo e rapido nei casi in cui emergessero delle condizioni di alert su intenti autolesivi o autoconservativi.
Considerata la delicatezza dell'argomento e la necessaria natura multidisciplinare del problema, si è proceduto a formare un apposito tavolo tecnico.
Inoltre, la direzione generale dei detenuti e del trattamento monitora costantemente la presenza dei piani locali e regionali di prevenzione del suicidio attraverso la consultazione dell'applicativo informatico 12 «presidi sanitari negli istituti penitenziari», a disposizione di questa amministrazione, alimentato dalle stesse direzioni penitenziarie.
Si è dato, inoltre, un grande impulso alla diffusione e all'implementazione degli osservatori regionali permanenti sulla sanità penitenziaria e all'istituzione dei tavoli locali permanenti, attraverso l'attività congiunta delle direzioni di ciascun istituto penitenziario e delle competenti aziende sanitarie locali.
Atteso l'incremento dei fenomeni suicidari in ambito detentivo, con nota 29 luglio 2024, sono state individuate ulteriori strategie preventive, sensibilizzando le articolazioni competenti a una revisione dei piani locali di prevenzione, prevedendo la convocazione dello staff multidisciplinare nell'immediatezza di un gesto di autonocumento o di un tentativo di suicidio.
Da ultimo, attesa la necessità di garantire maggiore interazione operativa con il Ministero della salute – Servizio sanitario nazionale e, dunque, avvalersi di nuove professionalità che abbiano maturato esperienza adeguata all'analisi richiesta, con ordine di servizio 7 febbraio 2025 n. 26, è stata rinnovata la composizione del Gruppo di lavoro multidisciplinare per la prevenzione degli eventi suicidari delle persone detenute attraverso la collaborazione di due professori universitari associati di Medicina legale, nonché di componenti di vertice dell'I.n.m.p. – Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà, con cui è stato stipulato specifico protocollo d'intesa nel mese di giugno 2024.
Tale gruppo multidisciplinare è composto da dirigenti di questa amministrazione, da plurime figure professionali (medico legale, direttore medico di istituto penitenziario, clinical risk manager, psichiatra, psicologo, epidemiologo) e persegue la finalità di prevenire gli eventi suicidari in carcere.
Nell'ambito delle attività del predetto gruppo è prevista la visita negli istituti penitenziari dove si sono verificati gli eventi suicidari più recenti, al fine di assumere informazioni circa le modalità, le cause e le circostanze degli eventi stessi, conducendo, dunque, un'attività di tipo prettamente tecnico e non anche ispettivo, ovvero mirata all'individuazione di responsabilità di soggetti interessati.
Anche sulla dotazione di risorse finanziarie, il Ministero è intervenuto con determinazione: per il 2024 le risorse a bilancio per i servizi di assistenza psicologica saranno di circa 14 milioni di euro, quasi il triplo dell'anno scorso.
Si evidenzia, altresì, che per l'anno in corso sono stati nuovamente attivati i due capitoli di spesa, 1766 p.g. 4 e 1761 p.g. 16, su ognuno dei quali è stato previsto uno stanziamento pari a 1.500.000 euro, indirizzati sostanzialmente al sostegno e supporto psicologico di uno specifico target di detenuti, autori di reati rientranti nella fattispecie di violenza di genere, non previsti nell'anno 2024.
Tali risorse vanno a sommarsi a quelle previste sul capitolo 1766 p.g. 2, finalizzate all'osservazione tout court, con uno stanziamento pari a 4.750.000 euro.
Per l'anno in corso, poi, al fine di avere maggiori risorse da dedicare all'osservazione, è stato presentato uno specifico progetto alla Cassa delle ammende, teso a rafforzare la complessiva azione di osservazione e trattamento della personalità dei detenuti nell'ambito degli istituti penitenziari, al fine di favorire la formulazione delle indicazioni in merito al trattamento rieducativo che si prospetta come più opportuno nel corso dell'esecuzione, in particolare, nell'ottica di prevenire e/o ridurre il rischio suicidario. Il tutto, mediante l'avvalimento da parte dell'amministrazione delle prestazioni professionali di psicologi e di eventuali ulteriori esperti professionisti, ai sensi dell'articolo 80, comma 4, ordinamento penitenziario, nonché dell'articolo 132 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, sia per fornire un'azione di supporto e sostegno sia per superare le situazioni di disagio psichico.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
GRIMALDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
da una dichiarazione del Comitato esecutivo centrale del partito curdo turco Dem si apprende che il 4 novembre 2024 il Ministero degli interni turco, dopo la nomina di propri fiduciari nelle amministrazioni di Hakkari ed Esenyurt, ha rimosso anche i sindaci dei comuni di Mardin, Batman e Urfa Halfeti, tutti membri del partito curdo turco Democrazia e uguaglianza (Dem);
nel comunicato diffuso dal Dicastero turco si fa riferimento a una misura «temporanea» e che i tre municipi sono stati sottoposti ad amministrazione fiduciaria e assegnati ai governatori regionali;
condannando le rimozioni, il partito curdo turco Dem ha parlato di «colpo di Stato contro la volontà popolare» e ha accusato i vertici turchi di «perseverare in questi ripetuti tentativi di golpe fiduciario, che vengono poi sconfitti a ogni elezione»;
il partito curdo turco ha anche sottolineato come quest'ultima iniziativa del governo turco coincida con l'anniversario del 4 novembre 2016, quando il Governo ha arrestato i leader del Partito Democratico dei Popoli (Hdp) e numerosi parlamentari, in quello che può essere definito un «colpo di Stato parlamentare» volto a minare la volontà del popolo curdo;
ad avviso dell'interrogante questa strategia utilizzata dal Governo turco contro i partiti filo-curdi e di opposizione rappresenta un ennesimo vano tentativo di smantellare gli sforzi di quel popolo nella ricerca di una soluzione politica e democratica alla questione curda;
il Governo turco continua dunque con la sua politica di usurpazione nei confronti del popolo curdo ricorrendo alla complicità della magistratura e delle forze dell'ordine per provare a ottenere ciò che non riesce a conquistare attraverso il responso delle urne nelle regioni a prevalenza curda;
assediare le municipalità a prevalenza curda e minare i governi locali, trasformandoli in stazioni di polizia, costituisce anche una grave violazione del diritto del popolo curdo di votare e di scegliere i propri eletti, scegliendo democraticamente i propri rappresentanti nelle istituzioni nazionali e nelle amministrazioni locali;
la nomina di fiduciari presso le amministrazioni locali rappresenta un attacco alla democrazia e alla libertà non solo per il popolo curdo ma per tutti i turchi con il rischio che nel prossimo futuro lo stesso possa avvenire non solo nelle regioni curde, ma nei comuni di tutta la Turchia, indipendentemente dai partiti che si trovano al governo delle città, rappresentando una minaccia al diritto di tutti i cittadini turchi di votare, essere eletti ed esercitare la propria volontà politica;
quello utilizzato dal Governo turco è un metodo che va a minare qualsiasi ricerca di dialogo e riconciliazione con il popolo curdo e ogni possibilità di soluzione per l'autodeterminazione del popolo curdo e rappresenta uno dei tanti strumenti utilizzati dal Governo turco nella sua sistematica attività di repressione nei confronti delle forze di opposizione;
quello che da anni accade in Turchia contro l'opposizione democratica presente in Parlamento e nelle città è inaccettabile e l'Italia non può rimanere inerte e silente di fronte al continuo disprezzo e oltraggio dei valori democratici, dei diritti umani, del Parlamento e delle amministrazioni locali di quel Paese –:
quali iniziative di competenza intenda assumere, sia in modo unilaterale che presso le sedi degli organismi europei e internazionali, per esigere dalla Turchia il rispetto dei diritti umani e della democrazia nonché l'immediata cessazione di ogni attività repressiva nei confronti delle forze di opposizione.
(4-03757)
Risposta. — Lo scorso 4 novembre il Ministero degli interni turco ha destituito, dopo la nomina di propri fiduciari nelle amministrazioni di Hakkari ed Esenyurt, i sindaci dei comuni di Mardin, Batman e Urfa Halfeti, appartenenti al partito curdo turco Democrazia e uguaglianza dei popoli (Dem). Alla notizia hanno fatto seguito giornate di manifestazioni e proteste soprattutto a Diyarbakir, la principale città turca ad alta densità di popolazione di origine curda.
Al momento gli interessati risultano essere ancora in stato di detenzione e i rispettivi procedimenti giudiziari in corso con le accuse di sostegno o affiliazione a organizzazioni terroristiche di matrice curda o propaganda ad esse collegate. I fiduciari governativi permangono in servizio alla guida delle municipalità.
Al momento, si contano 14 sindaci detenuti e rimossi dalla carica con le stesse modalità. Oltre alle municipalità precedentemente menzionate, si aggiungono quelle di Bahçesaray, Dersim, 2 co-sindaci di Akdeniz, Van (tutti gli ex sindaci erano del partito Dem), oltre ai sindaci dei distretti di Esenyurt, Ovacik e Sisli (del Chp — Partito popolare repubblicano).
La rimozione dell'incarico e sostituzione con un fiduciario amministrativo nominato dal Governo (per le cariche di sindaco, vice-sindaco e consigliere comunale) avviene in forza della cosiddetta «legge sui comuni» modificata nel settembre 2016 attraverso un decreto di «stato di emergenza», che consente la rimozione di autorità pubbliche elette democraticamente se oggetto di indagini che riguardino ipotesi di sostegno o affiliazione e organizzazioni terroristiche.
Tale legge è da tempo oggetto di rilievi da parte di vari organismi internazionali, incluse osservazioni da parte dell'Unione europea (soprattutto provenienti dal Parlamento europeo) e del Consiglio d'Europa. La questione è inoltre sollevata a livello di dialogo UE-Turchia. L'Unione europea ha più volte sensibilizzato le autorità turche a modificare l'impianto normativo di questa legge che consente la deposizione dagli incarichi pubblici sin dall'avvio delle indagini e che appare colpire in particolare una specifica area del Paese connotata politicamente.
Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.
GRIPPO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il pratone di via Teulada è un'area verde di circa 3 ettari situata nel quartiere Della Vittoria a Roma, parte integrante della riserva naturale regionale di Monte Mario, istituita con la legge regionale n. 29 del 6 ottobre 1997;
la riserva di Monte Mario rappresenta uno dei pochi polmoni verdi rimasti nel tessuto urbano di Roma, caratterizzata da una notevole biodiversità, con presenza di specie vegetali tipiche della macchia mediterranea e fauna selvatica, tra cui uccelli rapaci e piccoli mammiferi;
l'area ospita manufatti di rilevanza storica e culturale, come Villa Madama, Villa Mazzanti (sede dell'Ente RomaNatura) e Villa Mellini (sede dell'Osservatorio Astronomico), che testimoniano l'importanza storica e paesaggistica del sito;
il pratone è utilizzato dai cittadini come spazio pubblico per attività ricreative e sportive, rappresentando un elemento fondamentale per la qualità della vita nel quartiere;
nel 2019 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra il Ministero della giustizia, la regione Lazio e Roma Capitale per l'ampliamento della città giudiziaria di Piazzale Clodio, prevedendo la realizzazione di un nuovo edificio nell'area del pratone di via Teulada;
il 10 febbraio 2022, il Consiglio regionale del Lazio ha approvato all'unanimità la mozione n. 573 presentata dall'interrogante, già consigliere regionale, e sottoscritta da numerosi altri consiglieri regionali, che impegnava la Giunta regionale a rimodulare il suddetto protocollo d'intesa, al fine di salvaguardare l'area verde e rispettare i vincoli ambientali esistenti;
la mozione evidenziava come non vi sussistesse più la necessità di ampliamento della città giudiziaria, in quanto erano stati individuati altri spazi da destinare ad uffici giudiziari, come la caserma Manara, e si era avviato un processo di dematerializzazione e digitalizzazione degli atti giudiziari;
peraltro, in risposta all'interrogazione 4-00432 nell'aprile 2023, il Ministro interrogato aveva sottolineato come non fossero allo studio soluzioni alternative, e quindi nemmeno l'edificazione di nuovi edifici (considerata una soluzione persino più costosa e non comportante risparmi di tempo o di passaggi burocratici);
tuttavia, secondo quanto si apprende da fonti di stampa, nella giornata di martedì 6 maggio 2025, alla presenza del governatore Rocca, del sindaco Gualtieri, nonché dello stesso Ministro interrogato verrà pubblicamente presentato, con una conferenza stampa, il decreto regionale che disegna il modo in cui verrà ingrandita la città giudiziaria, presumibilmente al fine di rendere edificabile l'area del pratone di via Teulada, nonostante i vincoli paesaggistici e ambientali esistenti e gli impegni assunti negli scorsi anni;
a giudizio dell'interrogante tale decisione rappresenterebbe un grave precedente, in quanto violerebbe le normative vigenti in materia di tutela ambientale e paesaggistica, oltre a disattendere gli impegni assunti dalla regione con l'approvazione della mozione del 2022 –:
se i Ministri interrogati intendano evitare l'ampliamento della città giudiziaria, anche promuovendo, per quanto di competenza e in raccordo con gli enti interessati, una riperimetrazione della riserva naturale di Monte Mario e la conseguente edificabilità dell'area del pratone di via Teulada;
se non ritengano opportuno promuovere un ulteriore confronto tra le istituzioni coinvolte e la cittadinanza, al fine di individuare soluzioni alternative che evitino la compromissione del patrimonio ambientale e paesaggistico della città di Roma.
(4-04932)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame con il quale l'interrogante avanza specifici quesiti in relazione all'ampliamento della città giudiziaria di Roma si riferisce quanto segue.
In apertura si rimarca che, nell'ottica di perseguire una maggiore efficienza logistica ed un tendenziale risparmio di spesa, per l'anno 2025, il Ministero della giustizia porta avanti l'impegno di ottimizzare la gestione del patrimonio immobiliare, così come quello di garantire la sicurezza degli edifici sede di uffici giudiziari in materia antisismica e antincendio e di efficientamento energetico.
L'intervento riguardante la città giudiziaria di Roma mira a migliorare la condizione degli attuali edifici che richiedono da tempo importanti interventi di manutenzione, anche per assicurare la sicurezza sul lavoro e per sopperire all'insufficienza degli spazi.
Sono state svolte negli ultimi anni molte attività di concerto tra gli uffici giudiziari, il Ministero della giustizia ed il provveditorato alle opere pubbliche di Roma che hanno portato alla individuazione dell'area per il nuovo palazzo ed alla realizzazione del documento preliminare all'avvio della progettazione del Provveditorato.
Il 10 luglio 2024 è stato sottoscritto dal Ministero della giustizia il nuovo protocollo, unitamente al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al presidente della regione Lazio ed al sindaco di Roma, nel quale sono state ribadite le finalità dell'intervento, sono state rese attuali tutte le attività necessarie attraverso il coinvolgimento del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il quale è stato anche chiamato a far parte del tavolo tecnico.
Il 6 maggio 2025, nel corso di una conferenza stampa, è stato presentato l'intervento riguardante la nuova città giudiziaria di Roma e la porta del parco di Monte Mario.
In quell'occasione è stato illustrato il decreto del presidente della regione Lazio che, nel prevedere una deroga al piano della riserva di Monte Mario, contiene altresì la perimetrazione dell'area, la previsione di realizzazione di un percorso fruibile dalla collettività prospicente il nuovo palazzo, denominato porta del parco, nonché molteplici e severe prescrizioni a tutela dell'ambiente.
Il nuovo edificio permetterà, durante i lavori di ristrutturazione del plesso esistente, di collocarvi le attività esercitate nei palazzi interessati dai lavori ed evitare disservizi all'utenza; una volta effettuati tutti i lavori di ristrutturazione, consentirà di allocare al suo interno gli uffici penali, prevalentemente del tribunale per la migliore gestione delle attività.
In definitiva si ribadisce l'utilità dell'imponente intervento che è finalizzato, non solo a dotare gli operatori di giustizia di un contesto adeguato e dignitoso, ma è volto anche alla contestuale riqualificazione ambientale dell'area, attualmente in una condizione di degrado, che tornerà ad essere fruibile e vivibile dalla collettività.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
IARIA, CANTONE, FEDE e TRAVERSI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la transizione verso una mobilità sostenibile è anche necessaria per ottenere un'aria più pulita. Il nostro Paese è oggetto di procedure di infrazione da parte della Commissione europea per quanto riguarda la qualità dell'aria, a causa delle sistematiche violazioni dei valori limite delle concentrazioni di particelle inquinanti PM10, PM2.5 e biossido di azoto. Si stima, a tal proposito, che il 3,3 per cento della popolazione italiana viva in zone nelle quali tali limiti vengono regolarmente superati;
la mobilità ciclabile rappresenta un tassello fondamentale per l'intermodalità urbana, sia per la movimentazione delle persone, sia attraverso le cargo bike delle merci in ultimo miglio;
con riguardo alle bici pieghevoli, Trenitalia ha diramato una nota per comunicare che dal 1° marzo 2024 si potrà trasportare gratuitamente una bicicletta (di tutte le tipologie, purché smontata e/o pieghevole) nei limiti di una a passeggero e a condizione che sia opportunamente chiusa, spenta (se elettrica) e riposta nell'apposita sacca, le cui dimensioni non devono essere superiori a centimetri 80x110x45. In caso contrario, non si potrà accedere a bordo;
si prevede inoltre che la bicicletta debba essere collocata esclusivamente negli appositi spazi dedicati ai bagagli e non si possa riporre la sacca in prossimità delle porte di accesso al treno, nei vestiboli e nei corridoi di transito;
si ritiene che la previsione di obbligo di sacca possa essere inutile nonché lesiva di coloro che usano la bicicletta, e certamente non di stimolo all'intermodalità –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritenga questa disposizione un inutile gravame, anche oneroso, per coloro che usano con costanza la bicicletta per i propri trasporti.
(4-02324)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Le «Condizioni generali di trasporto» di Trenitalia già disciplinano il trasporto di bagagli, biciclette e monopattini, prevedendo che gli stessi non debbano recare intralcio e/o danni agli altri passeggeri né ostacolare le attività di servizio del personale ferroviario o danneggiare le vetture.
Per quanto attiene alle motivazioni che hanno portato all'emanazione delle nuove regole sul trasporto delle biciclette e dei monopattini, che sarebbero dovute entrare in vigore a partire dal 10 marzo 2024, Ferrovie dello Stato italiane ha comunicato che queste erano state emanate per dare seguito alle indicazioni dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali volte a garantire la sicurezza dei passeggeri e l'accessibilità a bordo treno, nonché ad assicurare standard adeguati di decoro e di igiene degli ambienti di bordo. Le biciclette pieghevoli e i monopattini possono, infatti, presentare parti sporgenti e non arrotondate (quali il manubrio, le maniglie dei freni e altro) e, pertanto, la loro collocazione deve essere attentamente vagliata sotto il profilo della sicurezza dei passeggeri, anche con riguardo alle persone con disabilità.
Al fine di tener conto delle richieste di alcune associazioni dei consumatori, Trenitalia ha ritenuto opportuno sospendere l'entrata in vigore del nuovo regolamento sul trasporto di bagagli, monopattini e biciclette a bordo treno al fine di effettuare ulteriori specifici approfondimenti volti ad individuare misure adeguate e condivise volte a conciliare le esigenze di mobilità dei cittadini con la qualità del servizio, fermo restando l'impegno ad assicurare agli utenti i più alti standard di sicurezza e comfort durante il viaggio.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
LACARRA, IACONO, DI BIASE, SERRACCHIANI, GIANASSI e SCARPA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
numerose segnalazioni e denunce, provenienti da diverse fonti, evidenziano gravi criticità all'interno della casa circondariale di Agrigento;
le condizioni di vita dei detenuti sarebbero mortificate da sovraffollamento, carenza di igiene, insufficiente assistenza sanitaria e alimentare;
la struttura carceraria verserebbe in uno stato di degrado, con problemi di manutenzione, impianti obsoleti e spazi inadeguati, impianti di riscaldamento non funzionanti e mancanza di coperte, nonché servizi sanitari privi di porte e mancanza di sanitari tale per cui i detenuti sono spesso costretti all'uso promiscuo di lavandini e lavabi;
in particolare, è stata segnalata la mancanza di acqua calda dalle docce, circostanza che soprattutto nei mesi invernali ingenera gravi problemi di salute ai detenuti;
per di più, ai detenuti pare esser fatto divieto di ricevere pacchi postali con alimenti e agli stessi detenuti non è garantita la possibilità di chiamare i propri familiari come previsto dalla normativa vigente;
ancor più grave è la situazione di tutti quei detenuti provenienti da altre regioni d'Italia, per i quali la detenzione in Sicilia si traduce in una restrizione ingiustificata del diritto alle visite e ai colloqui con i loro prossimi;
tali condizioni a giudizio degli interroganti, violano i diritti fondamentali dei detenuti, sanciti dalla Costituzione italiana e dalle convenzioni internazionali;
la situazione di degrado e sovraffollamento rappresenta un rischio per la sicurezza e la salute dei detenuti e del personale penitenziario;
è necessario garantire il rispetto della dignità umana e dei diritti dei detenuti, nonché la loro rieducazione e reinserimento sociale –:
se sia a conoscenza delle gravi criticità segnalate all'interno della casa circondariale di Agrigento;
quali azioni urgenti intenda intraprendere per risolvere i problemi di sovraffollamento, carenza di igiene, insufficiente assistenza sanitaria e alimentare, nonché per migliorare le condizioni della struttura carceraria;
se intenda disporre un'ispezione straordinaria per verificare le condizioni di vita dei detenuti e lo stato della struttura.
(4-04644)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, gli onorevoli interroganti sollevano specifici quesiti in ordine ad asseriti aspetti di criticità della casa circondariale di Agrigento, con particolare riguardo al sovraffollamento e alle carenze strutturali.
A tal riguardo, è stato interpellato il competente Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che ha fornito i seguenti dati.
Presso la casa circondariale di Agrigento, alla data dell'8 maggio 2025 risultano presenti 355 detenuti (39 donne + 316 uomini), rispetto a una capienza regolamentare pari a complessivi n. 283 posti, di cui n. 24, allo stato, non disponibili a vario titolo, rilevandosi una percentuale di affollamento pari al 137,07 per cento di poco superiore all'indice percentuale medio nazionale, pari al 133,28 per cento.
I posti non disponibili si trovano presso la sezione circondariale ordinaria femminile, il transito e la sezione semilibere, in cui sono in corso interventi di manutenzione ordinaria per infiltrazioni di acqua piovana e problemi relativi all'impianto elettrico.
Sui 355 detenuti presenti, n. 101 sono ascritti al circuito alta sicurezza.
Allo stato, non risultano pervenute richieste di provvedimenti deflativi extradistrettuali da parte del competente provveditorato regionale per la Sicilia.
Relativamente alla questione legata alla presenza di detenuti assegnati presso gli istituti penitenziari siciliani ma residenti in altre regioni d'Italia, per ovvie ragioni di sicurezza legate alla tipologia di detenuti alta sicurezza, si provvede alla costante distribuzione degli stessi in aree geografiche diverse da quelle di provenienza criminale; i colloqui con i familiari, qualora di difficile esecuzione in presenza, vengono comunque garantiti con il sistema del «video colloquio».
Relativamente all'affermazione secondo la quale «numerose segnalazioni e denunce, provenienti da diverse fonti, evidenziano gravi criticità all'interno della casa circondariale di Agrigento» e al fine di parametrare l'incidenza di quanto asserito, il raffronto effettuato tra l'anno in corso ed il precedente, consente di rilevare, con riferimento a categorie di eventi critici di particolare rilevanza, una situazione interna di tendenziale miglioramento rispetto al primo trimestre dell'anno precedente, con un totale di n. 281 eventi critici rilevati alla data del 19 marzo 2025 a fronte di n. 556 rilevati nell'anno 2024.
In ordine alle lamentate criticità strutturali va innanzitutto evidenziato che, nel 2022, l'istituto di Agrigento risulta essere stato già sottoposto a un intervento di adeguamento al decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 della sezione maschile (rifacimento dei servizi igienici, compresi i sanitari e le porte dei bagni).
Inoltre è prevista la ripresa dei lavori del nuovo padiglione da 150 posti, in corso di costruzione. Superate recentemente le problematiche per le quali non è stato sinora possibile riappaltare i lavori di completamento (opere bloccate a causa del fallimento dell'appaltatore), l'11 dicembre 2024, è stato emesso il certificato di collaudo statico delle opere strutturali già realizzate. Pertanto, si sono create le condizioni per avviare le attività propedeutiche alle procedure di appalto della progettazione di completamento e dei lavori.
Ciò posto, non risulta alcuna segnalazione di servizi igienici privi di porte e, quanto all'asserita mancanza di sanitari, tale doglianza dovrebbe riguardare la già più volte lamentata assenza del bidet. Sul punto, si richiama quanto previsto dal predetto decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, che, all'articolo 7, comma 2, testualmente recita: «I vani in cui sono collocati i servizi igienici forniti di acqua corrente, calda e fredda, sono dotati di lavabo, di doccia e, in particolare negli istituti o sezioni femminili, anche di bidet, per le esigenze igieniche dei detenuti e internati». Pertanto, sebbene venga reclamata la mancanza del bidet, ai detenuti è comunque garantito l'utilizzo dei servizi igienici (compresa la doccia), collocati in un vano separato, interno alla camera di pernottamento. Inoltre in bagno vi è un impianto di aerazione non motorizzato.
Con riguardo all'assenza di riscaldamento, il provveditorato regionale risulta essere già impegnato da tempo per il ripristino della relativa funzionalità; mentre, riguardo all'acqua calda sanitaria, risulta che, il 26 marzo 2025, in occasione delle celebrazioni per il 208° anniversario di fondazione del corpo di polizia penitenziaria, sia stata accertata, direttamente dal personale del suddetto provveditorato, la presenza di acqua calda in tutte le docce della struttura.
In ordine alle condizioni generali dell'istituto, nel confermare che sussiste, di fatto, un problema d'infiltrazione dai lastrici solari, è in programma un intervento a cura del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti — provveditorato interregionale alle opere pubbliche Sicilia e Calabria, finalizzato alla risoluzione delle criticità.
Da ultimo, per quanto concerne le problematiche di natura sanitaria, giova ribadire che, come noto, a seguito dell'entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008, le competenze della sanità penitenziaria del Ministero della giustizia sono state trasferite al Servizio sanitario nazionale. Con il decreto legislativo n. 222 del 15 dicembre 2015, intitolato: «Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Siciliana per il trasferimento delle funzioni in materia di sanità penitenziaria», sono state trasferite al Servizio sanitario regionale tutte le funzioni sanitarie svolte dall'Amministrazione penitenziaria nell'ambito degli istituti di propria competenza.
L'Assessorato alla Salute, con nota 2 agosto 2016, ha emanato «Le linee guida in tema di trasferimento dei rapporti di lavoro del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e del dipartimento della giustizia minorile alle Aziende sanitarie provinciali del Sistema sanitario nazionale nei cui territori sono ubicati gli istituti penitenziari e i servizi minorili». Successivamente, è stato emanato il documento recante: «Linee guida sui sistemi organizzativi in ambito sanitario penitenziario della Regione Sicilia», che integra quanto già precedentemente disposto con la predetta nota.
Il Ministero della giustizia, nonostante, il citato passaggio di competenze, comunque partecipa, unitamente al Ministero della salute e ai rappresentanti delle regioni e delle province autonome e delle autonomie locali al tavolo di consultazione permanente sulla sanità penitenziaria, istituito nel 2008 presso la Conferenza unificata con l'obiettivo di garantire l'uniformità degli interventi e delle prestazioni sanitarie e trattamentali nell'intero territorio nazionale.
Al riguardo, si ricorda che il tavolo ha concordato sulla necessità di potenziare l'attività di monitoraggio prevista dal documento di indirizzo in materia di erogazione dell'assistenza sanitaria in ambito penitenziario (Accordo Rep. Atti n. 3/CU del 22 gennaio 2025). A tal fine, è stata proposta l'istituzione di un gruppo tecnico che monitori l'applicazione delle regolamentazioni previste dal suddetto accordo, quali lo stato delle reti dei servizi sanitari regionali attivate e le relative modalità di gestione e funzionamento, i trasferimenti interregionali, lo stato di attuazione delle attività inerenti alle condizioni strutturali e/o organizzative dei locali sanitari negli istituti penitenziari. Con il recente Accordo della Conferenza unificata, n. 53 del 7 maggio 2025, è stato quindi attivato il «Gruppo tecnico di monitoraggio» presso il tavolo di consultazione permanente per la sanità penitenziaria, al fine di monitorare l'Accordo n. 3 CU del 22 Gennaio 2015 «Linee guida in materia di modalità di erogazione dell'assistenza sanitaria negli istituti penitenziari». Tale accordo definisce le funzioni e i compiti del suddetto gruppo e affida il coordinamento al Ministero della salute. Con il lavoro di monitoraggio in futuro si potranno certamente acquisire elementi sullo stato delle reti dei servizi sanitari regionali e provinciali e prospettare eventuali interventi tesi alle risoluzioni di problematiche segnalate.
Sulla base delle suindicate Linee guida, l'assistenza sanitaria garantita dalla competente Asl presso la casa circondariale di Agrigento è articolata in un servizio medico di base h24, servizi specialistici di infettivologia, cardiologia, psichiatria, odontoiatria, un medico coordinatore, uno psicologo e un presidio per le tossicodipendenze.
Presso l'istituto in esame – che ospita detenuti di media sicurezza, alta sicurezza e detenute donne – è prevista la presenza di 5 medici (due con turno di mattina, due con turno pomeridiano e uno con turno serale, oltre a un medico per il plesso femminile e un coordinatore). Allo stato, sono presenti due medici nel turno mattinale, quali medici di presidio h24, uno nel turno pomeridiano e uno in quello notturno.
Sulla questione, la direzione è intervenuta più volte poiché, lo scorso anno, il dirigente sanitario distrettuale aveva, senza alcun preavviso, revocato l'incarico a due medici. La direzione, pertanto, si era adoperata immediatamente e i medici ex Sias, allo stato, sono assegnati alla sede penitenziaria in argomento.
Relativamente alle branche specialistiche, la direzione penitenziaria è venuta a conoscenza che, a far data dall'11 febbraio 2025, lo specialista cardiologo aveva rassegnato le dimissioni e, nonostante le varie interlocuzioni con il dirigente distrettuale sanitario, ad oggi, non è stato ancora sostituito.
Relativamente alla branca di psichiatria, a seguito della riunione del 10 febbraio 2025, svolta con i rappresentanti dell'Asp di Agrigento, la direzione ha richiesto l'aumento delle ore dedicate alla popolazione detenuta. Il dirigente di psichiatria ha manifestato la propria disponibilità e il proprio personale impegno per provare ad aumentare le ore dedicate, fermo restando le oggettive carenze di personale dallo stesso rappresentate.
Tutte le altre branche specialistiche sono presenti e, all'occorrenza, vengono incaricati anche altri specialisti (come ad esempio la ginecologa, il dermatologo ed altri).
I detenuti sono regolarmente visitati e inviati presso i presidi ospedalieri/ambulatoriali, se ritenuto necessario dai medici.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
MALAGUTI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
ha dell'incredibile la vicenda giudiziaria del 38enne Pierre Basse Chomak, vittima il 7 gennaio 2017 di un grave incidente stradale sulla provinciale 166 della Val d'Ossola, riportando una grave compromissione fisica;
secondo una prima ricostruzione dei fatti, il pedone stava percorrendo a piedi la provinciale, quando sarebbe stato urtato dalla Range Rover Evoque guidata dal parlamentare e sindaco di Vogogna, Enrico Borghi;
all'esito delle indagini, la procura di Verbania ha scagionato dall'accusa di lesioni stradali colpose gravissime l'Onorevole Borghi, attribuendo la piena responsabilità dell'incidente a Pierre e accogliendo la versione dei fatti dell'indagato, secondo cui il giovane si sarebbe buttato volontariamente sotto l'auto in un gesto autolesionistico;
i familiari di Pierre hanno sempre escluso l'ipotesi del suicidio, posto che il giovane stava vivendo uno dei periodi più felici della sua vita, in attesa del suo primogenito, nato nella primavera dello stesso anno;
l'avvocato della vittima ha presentato domanda di opposizione all'archiviazione, stigmatizzando l'incompletezza delle indagini e rilevando, in particolare, un comportamento «non impeccabile» della Polizia Stradale e, «ancora peggio, una perizia cinematica approssimativa e non sufficientemente approfondita», ma la richiesta è stata rigettata;
secondo quanto si apprende da fonti di stampa, non sarebbe stata, infatti, accertata dagli inquirenti la velocità del veicolo al momento dell'impatto, né la posizione della vittima rispetto al senso di marcia del veicolo, come emerso dai rilievi medici e, in particolare, dalla rottura del bacino sul lato destro;
e ancora, l'auto sarebbe stata lasciata nella disponibilità dell'indagato per ben 20 giorni, prima che ne venisse disposto il sequestro, né sarebbe stato effettuato l'alcool test all'Onorevole Borghi; non sarebbe stato possibile, poi, stabilire la distanza tra urto e punto di caduta del corpo perché il veicolo sarebbe stato spostato;
dagli accertamenti effettuati sarebbe, altresì, emerso che il deputato aveva la patente scaduta da circa un anno –:
di quali elementi dispongano in relazione ai fatti di cui in premessa e se non si intendano adottare iniziative, per quanto di competenza, al fine di verificare la sussistenza dei presupposti per l'avvio di iniziative ispettive al riguardo.
(4-04158)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, riferito alla vicenda giudiziaria che ha visto indagato il senatore Enrico Borghi per un incidente stradale occorso il 7 gennaio 2017, a seguito del quale il 38enne Pierre Basse Chomak ha riportato gravi lesioni personali, l'interrogante solleva specifici quesiti in ordine all'eventuale attivazione dei poteri ispettivi.
Per fornire puntuale riscontro al quesito posto è stata prontamente investita la competente articolazione ministeriale che ha provveduto ad acquisire dettagliata relazione dal procuratore generale presso la corte d'appello di Torino che, per completezza di esposizione, di seguito si riporta.
«Avuto riguardo ai singoli punti toccati dal documento parlamentare, sulla scorta degli elementi che emergono dagli atti [...], evidenzio quanto segue:
1) il consulente tecnico nominato dalla Procura di Verbania ha affermato che la velocità della vettura fosse “contenuta entro i limiti massimi consentiti in loco”; ha precisato di aver effettuato tale valutazione sulla scorta della “tipologia dei danni riportati dal veicolo in conseguenza dell'impatto”; ha aggiunto, infine, come non fosse possibile determinarne con certezza l'esatta misura, “in assenza di elementi utili allo scopo, quali le tracce di frenata e la lunghezza precisa dello spazio di traslazione post-urto del veicolo, rimosso dal suo stesso conducente, dalla sua naturale posizione di quiete, assunta in conseguenza dell'impatto”. Sempre con riferimento all'accertamento della velocità del veicolo condotto da BORGHI Enrico, giova ricordare che [...], testimone oculare, estranea alle parti, ha affermato che l'automobile “circolava ad una velocità certamente moderata e nella sua corsia di marcia” [...].
2) La testimone [...] ha descritto nel dettaglio la posizione ed i movimenti della vittima negli istanti precedenti all'impatto, anche rispetto al senso di marcia del veicolo [...]: “In data 7 gennaio 2017, verso le ore 15.25, mi trovavo ferma sulla strada provinciale di Candoglia, in corrispondenza dell'incrocio con via Bionda, [...]. Mentre controllavo il traffico sulla strada provinciale, notavo un ragazzo di colore sul ciglio stradale opposto, il quale si stava dirigendo verso Mergozzo.
Al momento sulla strada c'ero solo io e il ragazzo a piedi e in lontananza stava giungendo un'autovettura anch'essa diretta verso Mergozzo. Successivamente ho notato il ragazzo girarsi verso la direzione Premosello, direzione da cui arrivava e dopo qualche secondo, ho notato sempre il ragazzo girarsi una seconda volta sempre verso Premosello e per tale motivo ho pensato che volesse avvicinarsi per chiedermi qualcosa, comunque preciso che non ha attraversato la strada, proseguendo sempre sul ciglio della stessa. Dopo pochi istanti, contemporaneamente all'arrivo da dietro dell'autovettura, questo ragazzo in maniera imprevedibile si è lanciato nella corsia della macchina, il cui conducente pur sterzando, non ha potuto evitarlo e per tale motivo lo investiva. Immediatamente ho urlato per lo spavento e mi sono messa a piangere e immediatamente mio marito è sceso dalla macchina raggiungendomi e subito dopo ho chiamato il 118 col mio telefono. Anche il conducente della macchina è sceso sconvolto mentre ero al telefono col 118.
D: Lei conosce la persona che conduceva la macchina?
R: No, non so chi sia, ho solo letto sul giornale che si tratta di un onorevole ma ribadisco categoricamente che non so chi sia.
D: Il pedone camminava o correva?
R: Camminava con una andatura normale.
D: Secondo lei il pedone è inciampato?
R: No, assolutamente, si è proprio lanciato all'arrivo dell'autovettura”.
3) Con riferimento al sequestro dell'autovettura, riporto quanto illustrato nella nota redatta dalla Collega titolare del procedimento:
“In merito al sequestro dell'auto condotta da BORGHI Enrico [...], al momento del sinistro in danno di BASSE Pierre Coumakh, rappresento quanto di seguito.
La P.G. procedente (Sezione di Polizia Stradale del V.C.O di Verbania) notiziava del sinistro stradale il magistrato di turno in data 7 gennaio 2017, alle ore 20:45.
La c.n.r. nei confronti di BORGHI Enrico, redatta dalla P.G. procedente, perveniva a quest'ufficio il 9 gennaio 2017 e, previa assegnazione a questo magistrato, l'allora Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Verbania, [...] disponeva l'iscrizione nel registro di cui all'articolo 335 c.p.p. in data 10 gennaio 2017, trasmettendo il relativo provvedimento all'ufficio Iscrizioni che provvedeva ad iscrivere BORGHI Enrico nel registro di cui all'articolo 335 c.p.p. in data 19 gennaio 2017.
In data 20 gennaio 2017 l'allora Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Verbania, [...] emetteva decreto di sequestro avente ad oggetto la citata autovettura e la P.G. delegata (Sezione Polizia Stradale del V.C.O. di Verbania) eseguiva il sequestro in data 22 gennaio 2027”.
Sul punto, è necessario richiamare – per quanto qui di utilità – anche l'argomentazione svolta nella relazione del Sostituto di turno al momento del fatto [...]: “... i danni sul veicolo del Borghi, così come rilevati e documentati fotograficamente quello stesso 7 gennaio 2017, coincidano in toto con quelli visibili sul medesimo mezzo a seguito del sequestro probatorio eseguito il 22 gennaio 2017. L'autovettura, quindi, nelle more, non è stata riparata, né in altro modo alterata, e la verifica della persistente genuinità della fonte di prova assicurata proprio dal raffronto delle fotografie in atti, scattate dalla PG nell'immediatezza, con lo stato del veicolo al momento del sequestro”.
4) Come emerge dagli atti delle indagini, non è stato effettuato l'alcoltest nei confronti del conducente del veicolo a causa della indisponibilità di adeguata strumentazione da parte della polizia stradale operante; su questo specifico punto occorre precisare che la stessa polizia giudiziaria, a seguito di richiesta di chiarimenti formalizzata dall'allora procuratore della Repubblica, [...] ha trasmesso la nota del 24 gennaio 2017, evidenziando:
il malfunzionamento dell'etilometro in dotazione;
l'impossibilità di chiedere l'apparecchiatura ad altra pattuglia;
l'assenza di segni esteriori e/o di sintomi idonei a giustificare il timore che il conducente fosse in condizioni di alterazione (invero, il BORGHI appariva lucido ed orientato, non presentava alito vinoso, non manifestava deficit nell'attenzione, né riduzione del coordinamento motorio).
5) Quanto alla mancata rilevazione della distanza tra punto d'urto e punto di caduta del corpo, pur richiamando le osservazioni svolte dal consulente tecnico in ordine all'assenza di tracce di frenata ed all'impossibilità di verificare la lunghezza precisa dello spazio di traslazione post-urto del veicolo, atteso che lo stesso era stato rimosso dal conducente, si evidenziano le ricostruzioni svolte dalla Polizia Stradale nella C.N.R. del giorno 8 gennaio 2017: “L'urto, di media entità, si verificava nei pressi del centro della corsia di marcia per Verbania, quella di pertinenza dell'autovettura, concretizzandosi con la parte inferiore – lato anteriore destro del veicolo in conseguenza del quale, l'investito riportava gravissime lesioni”.
Fin dai primi accertamenti effettuati sulla sede stradale dalla polizia giudiziaria intervenuta è stato possibile, dunque, procedere ad una adeguata verifica del punto d'urto (nei pressi del centro della corsia di marcia dell'automobile). Come illustrato nella nota del Sostituto di turno esterno: “La dinamica dell'evento era, infine, confortata dal punto d'urto e dai danni prontamente documentati fotograficamente dalla PG sull'autovettura del Borghi (rottura ed asportazione della parte inferiore del parafango anteriore destro, tra il passaruota e la targa, compatibili con un impatto avvenuto contro il solo lato davanti e più basso del veicolo, quindi non in contrasto con la descritta caduta del pedone sulla carreggiata), nonché dai rilievi fotografici dello stato dei luoghi, che collocavano la zona di investimento del pedone a centro strada (compatibile con la riferita sterzata a sinistra, nel tentativo di evitare l'impatto, ed anch'essa non in conflitto con una possibile caduta del pedone sulla carreggiata”.
6) Il fatto che il conducente dell'autovettura investitrice avesse la patente scaduta da circa 9 mesi appare, con tutta evidenza, del tutto ininfluente rispetto alla ricostruzione del sinistro, alla valutazione del comportamento di guida ed all'accertamento delle cause che hanno determinato le lesioni riportate da BASSE Pierre Coumakh.».
Ciò detto, pare opportuno rammentare che il vaglio sulla sufficienza degli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari a sostenere l'accusa in giudizio (secondo la normativa processuale vigente ratione temporis) è prerogativa esclusiva dell'autorità inquirente prima, che sulla scorta delle risultanze delle indagini matura le proprie determinazioni rispetto all'esercizio o meno dell'azione penale, e dell'autorità giurisdizionale poi, che compie le sue valutazioni conclusive in merito alla richiesta della pubblica accusa.
Pertanto, ferma la vicinanza che è doveroso esprimere al giovane Pierre Basse Chomak, rimasto gravemente ed irrimediabilmente segnato dal sinistro, non si può fare a meno di evidenziare che in assenza di elementi dai quali poter evincere che i provvedimenti dei magistrati fossero inficiati da errori macroscopici o da negligenza grave e inescusabile, rivelatrice di scarsa ponderazione, approssimazione, frettolosità o limitata diligenza, non sembrano residuare margini per l'attivazione dei poteri ispettivi che la legge riconosce al Ministro della giustizia stante il noto limite dell'insindacabilità disciplinare sull'attività di interpretazione di norme di diritto e di valutazione del fatto e delle prove, sancito dalla clausola di salvaguardia di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo n. 109 del 2006.
Del resto, va ribadito anche in questa sede che tale clausola assolve la fondamentale funzione di presidiare l'indipendenza e l'autonomia del potere giudiziario da indebite intromissioni ed illeciti condizionamenti esterni.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
MICHELOTTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
a far data dal giugno 2023 il Comando Stazione Carabinieri di Buonconvento (Siena), complice l'accorpamento con la Stazione di Monteroni D'Arbia (Siena), ha sede in un appartamento di dimensioni ridotte, ad avviso dell'interrogante, inidonee alle mansioni svolte ubicato al primo piano di uno stabile di edilizia popolare messo a disposizione all'Arma gratuitamente dall'amministrazione comunale e senza una linea telefonica né postazione computer;
tale sistemazione segue quella in uso dal 2012 che si trovava all'interno di uno stabile demaniale, di ridotte dimensioni, in cui si trovano numerosi appartamenti abitati da soggetti che nel corso degli anni sono stati oggetto di indagine, o addirittura di misura cautelare eseguita proprio dai Militari, andando ad accrescere le difficoltà abitative di una situazione già di per sé poco confortevole;
a seguito di segnalazioni e richieste di intervento avanzate negli anni, l'amministrazione comunale ha rinvenuto una soluzione abitativa aggiuntiva, senza però risolvere il problema alla radice;
il piano si incentrerebbe sull'adozione di un secondo appartamento destinato ad eventuali militari accasermati che, però, risulta anch'esso ubicato in altro stabile adibito a edilizia popolare che ospita una ventina di appartamenti destinati a nuclei familiari indigenti. Soluzione che, anche in questo caso, non sarebbe risolutiva; allarma e deve essere sottolineato che i Militari risultano in servizio soltanto il sabato e per tre ore, rendendo il presidio di legalità molto depotenziato nonostante i compiti sostenuti dal Comando;
la Stazione Carabinieri di Buonconvento, infatti, risulta operativa su un territorio interessato da vie di transito (S.S. 2 Cassia), Stazione Ferroviaria e di trasporto su ruote ed è, conseguentemente, un importante crocevia per l'intera parte Sud della Provincia di Siena. Ruolo sicuramente delicato ma che deve esser svolto con l'ulteriore disagio di non poter posteggiare l'auto di servizio all'interno dello stabile non essendoci posto, e quindi sia a circa un chilometro di distanza, con tutte le conseguenze del caso;
tale situazione organizzativa non rende onore agli uomini e donne in divisa che quotidianamente garantiscono l'ordine e la sicurezza della società –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;
se il Ministro interrogato ritenga dignitosa e funzionale la soluzione abitativa del Comando Stazione Carabinieri di Buonconvento (Siena);
se il Ministro interrogato non ritenga troppo breve il turno operativo del Comando ridotto a tre ore soltanto il sabato;
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per rendere migliore il servizio svolto dai Militari nel comune di Buonconvento (Siena).
(4-04880)
Risposta. — In relazione all'interrogazione in esame, si rappresenta che a ottobre 2011 la sede della stazione carabinieri di Buonconvento, di proprietà della provincia di Siena, è stata dichiarata inagibile, per criticità sismiche, e ripiegata nell'immediatezza presso la limitrofa stazione carabinieri di Monteroni d'Arbia, a circa 15 chilometri di distanza.
A gennaio 2012 la stazione carabinieri di Buonconvento è rientrata nella giurisdizione di competenza, in due immobili di edilizia popolare messi a disposizione a titolo gratuito dall'amministrazione comunale, in attesa della ristrutturazione del vecchio stabile o dell'acquisizione di una nuova struttura.
A giugno 2023, in mancanza di alternative in grado di offrire i necessari requisiti di sicurezza e riservatezza, il reparto in argomento è stato nuovamente ripiegato presso la stazione carabinieri di Monteroni d'Arbia, mantenendo a Buonconvento un punto di ricezione del pubblico presso il palazzo comunale (ogni sabato, dalle 10:00 alle 13:00).
Al riguardo, a seguito degli approfondimenti condotti, si rappresenta che, al momento, non sono state ancora individuate strutture/spazi nella specifica area geografica del comune di Buonconvento da destinare all'esigenza in epigrafe.
Non si intravedono, pertanto, soluzioni alternative nell'immediato a meno di precipue iniziative a cura dell'amministrazione comunale in termini di acquisto, con successiva ristrutturazione, dell'ex caserma dichiarata inagibile, ipotesi che non si è ancora concretizzata, così come accaduto per le progettualità prospettate dal 2012 al 2025.
Il Ministro della difesa: Guido Crosetto.
PASTORELLA e BENZONI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il 16 maggio 2024 due importanti frane in località Porto d'Adda nel comune di Cornate d'Adda hanno interrotto la strada alzaia che costeggia il naviglio di Paderno, in un tratto in gestione al Consorzio Est Ticino Villoresi, rendendo il transito impossibile;
in particolare, tra le conseguenze si rileva il cedimento del muro di contenimento del versante della valle e la compromissione strutturale di parte della strada, i cui interventi di ripristino e messa in sicurezza sono stati stimati dal comune di Cornate superiori a 400.000 euro;
dal 16 maggio è stata, quindi, disposta l'interdizione del traffico ciclopedonale e motorizzato del tratto di alzaia in questione. Oltre al blocco della strada di servizio al naviglio, ciò comporta anche l'interruzione di una connessione molto frequentata che unisce, in sede protetta e ciclabile, le province di Lecco e Monza-Brianza con l'alzaia della Martesana e quindi con Milano. Si evidenzia, quindi, una drammatica cesura nel percorso turistico ciciopedonale denominato «Adda», riconosciuto come Percorso ciclabile di interesse regionale (Pcir 3), parte della ciclovia nazionale Bicitalia n. 17 e incluso nel cammino di Sant'Agostino;
tale percorso, situato all'interno del parco regionale Adda Nord, permetteva di connettere luoghi di grande interesse come il Ponte San Michele, il naviglio di Paderno d'Adda, le storiche centrali idroelettriche Taccani, Esterle, Bertini e Semenza, il Santuario della Madonna della Rocchetta, l'Ecomuseo Adda di Leonardo e il Traghetto leonardesco, rendendo fruibile un territorio di alto valore turistico, culturale e ambientale;
in prossimità del luogo in cui è avvenuta la frana è situato lo Stallazzo, unico punto di ristoro del tratto di alzaia, gestito dalla cooperativa sociale «Solleva». Come denunciato dalla Presidente Erika Grandi e dal direttore Cavaliere Luigi Gasparini, la chiusura del percorso ciclopedonale causato dalla frana ha cagionato una fortissima riduzione del transito. Le perdite derivanti stimate sono di circa 70 mila euro all'anno, e si prospetta il rischio di dover chiudere la cooperativa stessa, nella quale prestano lavoro oltre 50 dipendenti, in buona parte soggetti fragili e appartenenti a categorie protette;
alle frane del 16 maggio si aggiungono ulteriori problematiche che stanno interessando la valle dell'Adda e che stanno mettendo in seria difficoltà i comuni circostanti: RFI, proprietaria del Ponte San Michele di Paderno d'Adda, di valore monumentale, ha annunciato che il traffico ferroviario e su gomma su tale struttura dovrà cessare entro i prossimi sette anni. Tuttavia, al momento non si ha ancora notizia dell'avvio della progettazione di uno o più nuovi ponti destinati a sostituire quello esistente. L'alternarsi di crisi idriche e piene degli ultimi anni sta mettendo in difficoltà l'operatività del traghetto di Leonardo, di proprietà del comune di Imbersago, unico mezzo che consente di attraversare il fiume in modo del tutto ecologico e senza l'utilizzo di carburanti, e del natante ecologico a impatto zero «Addarella» di proprietà del Parco Adda Nord, ad oggi sprovvisto di gestore;
ne consegue che la ricettività e l'attrattività dell'alzaia dell'Adda è fortemente compromessa e rischia di essere estremamente limitata e inadeguata rispetto al valore dei luoghi e alle esigenze dei cittadini e dei turisti –:
quali iniziative, per quanto di competenza, si intendano adottare anche in raccordo con gli enti competenti (in primis il Consorzio Est Ticino Villoresi e il Parco Adda Nord di regione Lombardia) per mettere in campo sollecitamente una soluzione di ripristino del tratto di alzaia compromesso dalle frane del 16 maggio, e quali iniziative si intendano adottare per contribuire, anche economicamente, al ripristino dello stesso tratto e alla rimessa in funzione dei servizi dell'Adda colpiti dalle problematiche sopra esposte, di concerto con gli enti competenti e coinvolgendo i comuni interessati.
(4-02908)
Risposta. — Sulla scorta degli elementi pervenuti, si rappresenta quanto segue.
A fronte delle note del 30 maggio e del 20 giugno 2024 di richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale trasmesse dal presidente della regione Lombardia e all'esito dei sopralluoghi (condotti nei giorni 10, 11 e 12 luglio 2024) da tecnici del dipartimento della protezione civile unitamente a tecnici regionali, rappresentanti comunali e delle amministrazioni interessate, il Consiglio dei ministri, nella seduta del 7 agosto 2024, ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale, per la durata di dodici mesi, in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici verificatisi, nei giorni dal 15 maggio al 25 maggio 2024, nel territorio della città metropolitana di Milano e delle province di Cremona e di Mantova, stanziando, per l'attuazione dei primi interventi, euro 4.000.000,00.
La dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale non ha riguardato la provincia di Monza e Brianza in quanto alla luce dei sopralluoghi effettuati dal 10 al 12 luglio 2024 e all'esito dell'attività istruttoria condotta dal dipartimento della protezione civile si è ritenuto che gli eventi che hanno interessato tale provincia non siano stati tali da giustificare l'adozione di misure trascendenti le capacità operative e finanziarie degli enti competenti in via ordinaria e che, quindi, gli stessi non fossero riconducibili alla tipologia di eventi contemplati dalla lettera c) dell'articolo 7 del citato decreto legislativo n. 1 del 2018.
A seguito dell'acquisizione della prescritta intesa regionale, il 5 settembre 2024 è stata adottata l'ordinanza di protezione civile n. 1097 con cui si è disposta la nomina del direttore generale pro-tempore della direzione generale sicurezza e protezione civile della regione Lombardia quale Commissario delegato per fronteggiare l'emergenza derivante dai predetti eventi calamitosi. Quest'ultimo, che opera a titolo gratuito, è tenuto a predisporre un piano degli interventi urgenti nel limite delle risorse finanziarie stanziate.
In forza della stessa ordinanza di protezione civile:
il Commissario delegato è stato autorizzato ad assegnare un contributo mensile per l'autonoma sistemazione ai nuclei familiari la cui abitazione principale, abituale e continuativa sia stata distrutta in tutto o in parte ovvero sia stata sgomberata in esecuzione di provvedimenti delle competenti autorità comunali, adottati a seguito degli eventi in parola;
il commissario delegato è stato chiamato a identificare le ulteriori misure necessarie per il superamento dell'emergenza, nonché gli interventi più urgenti recanti prime misure economiche di immediato sostegno e relativi alla riduzione del rischio residuo, per l'eventuale adozione da parte del Consiglio dei ministri di una o più deliberazioni di stanziamento delle ulteriori risorse necessarie;
l'evento calamitoso è stato qualificato come costituente causa di forza maggiore, in ragione del grave disagio socio-economico derivato. Conseguentemente, è stato riconosciuto ai soggetti titolari di mutui relativi agli edifici sgomberati ovvero alla gestione di attività di natura commerciale ed economica, anche agricola, svolte nei medesimi edifici, il diritto di chiedere agli istituti di credito e bancari, fino all'agibilità o all'abitabilità del predetto immobile e comunque non oltre la data di cessazione dello stato di emergenza, una sospensione delle rate dei medesimi mutui, optando tra la sospensione dell'intera rata e quella della sola quota capitale.
Il commissario delegato ha trasmesso, con nota del 4 novembre 2024, il piano degli interventi urgenti per un ammontare complessivo di euro 4.000.000,00, prevedendo n. 5 misure per interventi di soccorso e assistenza alla popolazione e n. 52 interventi ex articolo 25, comma 2, lettera b), del medesimo decreto legislativo (concernenti il ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, le attività di gestione dei rifiuti, delle macerie, del materiale vegetale o alluvionale o delle terre e rocce da scavo prodotti dagli eventi e le misure volte a garantire la continuità amministrativa nei comuni e territori interessati, anche mediante interventi di natura temporanea). Tale piano è stato approvato dal dipartimento della protezione civile con nota del 14 novembre 2024.
Preme segnalare, altresì, che in relazione agli eventi meteorologici che hanno colpito il territorio della regione Lombardia nel periodo successivo a quello cui si riferisce lo stato di emergenza del 7 agosto 2024, sulla base dell'istruttoria svolta dal dipartimento della protezione civile, il Consiglio dei ministri, nella seduta del 29 ottobre 2024, ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza, per la durata di dodici mesi, in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici che si sono verificati, nei giorni dal 9 giugno al 13 luglio 2024, nel territorio delle province di Bergamo e di Brescia, stanziando, nelle more della valutazione dell'effettivo impatto degli eventi, euro 4.700.000,00.
Infine, in merito a quanto rappresentato dall'interrogante in relazione a quanto di competenza di Rfi, sulla base degli elementi pervenuti dal gruppo ferrovie dello Stato italiane (FS), si sottolinea che Rfi ha elaborato lo studio delle alternative possibili al ponte esistente richiamato nell'interrogazione: considerati i vincoli infrastrutturali presenti, le caratteristiche strutturali del territorio (es. frane attive), nonché la analisi costi benefici delle alternative, la migliore soluzione individuata è stata considerata quella di una nuova opera ferroviaria/stradale in stretto affiancamento all'esistente che concili le esigenze tecniche con quelle culturali.
Al riguardo, Rfi ha ultimato una bozza di concorso di progettazione, da sottoporre al vaglio degli enti competenti. Tenuto conto che per dare attuazione al bando deve essere scelta la soluzione in stretto affiancamento si è reputato opportuno indire propedeuticamente un dibattito pubblico.
Il 22 maggio, in particolare, Rfi ha avviato il dibattito pubblico ai sensi del decreto legislativo n. 36 del 2023 con lo scopo di:
presentare al pubblico il documento di fattibilità delle alternative progettuali relativo alla realizzazione del nuovo ponte fra le località di Paderno d'Adda e Calusco d'Adda, in sostituzione dell'attuale ponte San Michele;
raccogliere le osservazioni e le proposte che consentiranno a Rfi di approfondire e migliorare la soluzione a valle del dibattito pubblico che risulterà tecnicamente e socialmente più sostenibile da realizzare;
permettere alle amministrazioni statali, alle regioni e agli altri enti territoriali interessati alla realizzazione dell'opera, nonché ai portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni e comitati, che in ragione degli scopi statutari sono interessati dall'intervento, di presentare osservazioni e proposte.
L'iter in esame ha una durata complessiva di 180 giorni. Al termine è prevista l'emissione sul portale di Rfi apposito documento conclusivo.
Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare: Nello Musumeci.
PAVANELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il regolamento (UE) 2021/782 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2021 relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario contiene – tra le altre – le disposizioni a tutela dei diritti dei passeggeri consumatori considerati «parte più debole del contratto di trasporto»;
in particolare, l'articolo 18 della citata normativa comunitaria, sancisce il diritto integrale di rimborso del titolo di viaggio nell'ipotesi di ritardo all'arrivo alla destinazione finale prevista dal contratto di trasporto maggiore o uguale a sessanta minuti;
inoltre, a norma del più generale articolo 8 del regolamento, «le condizioni generali di trasporto determinano le condizioni che danno luogo al rimborso del prezzo del trasporto». Tra queste figura il rimborso del biglietto con trattenuta per rinuncia al viaggio per esigenze del passeggero. Ipotesi che si verifica – a norma del paragrafo 10.2 delle condizioni generali di trasporto Trenitalia – allorquando il passeggero per proprie personali esigenze intenda rinunciare all'intero viaggio, prima della partenza del treno prenotato;
Trenitalia s.p.a., in ottemperanza ai prescritti obblighi, ha predisposto un'apposita sezione del proprio sito web destinata alle summenzionate ipotesi di rimborso del titolo di viaggio;
da segnalazioni pervenute all'interrogante, tuttavia, emergono ritardi o mancanze nell'erogazione dei rimborsi richiesti dai passeggeri consumatori, nonostante la pratica di rimborso sia stata correttamente avviata e «accettata» da Trenitalia –:
se il Ministro sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;
se non intenda adottare iniziative, per quanto di competenza volte a verificare il corretto iter di conclusione della procedure di rimborso spettante al passeggero a norma del regolamento (UE) 2021/782 e delle condizioni generali di trasporto di Trenitalia.
(4-01529)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In premessa, si ricorda che le soglie temporali di ritardo associate all'obbligo di rimborso o indennizzo e le relative modalità di richiesta da parte degli utenti sono state stabilite dal Gruppo Ferrovie dello Stato in coerenza con il Regolamento europeo n. 782 del 2021.
Conformemente a quanto previsto dal suddetto Regolamento, al fine di evitare di corrispondere somme o bonus in maniera impropria ad eventuali soggetti intermediari, non sono previsti meccanismi di rimborso o indennizzo automatici, che prescindano da una istanza presentata direttamente dal passeggero.
Si precisa che dal 1° gennaio 2025, per i possessori di biglietto digitale regionale, è attivo il servizio di corresponsione automatica, che, nei casi previsti di ritardo del treno, consente di ottenere in automatico l'indennizzo, con riaccredito diretto sulla carta di credito dell'utente.
Al fine di rendere più rapide ed efficienti le procedure di rimborso, Trenitalia ha implementato un sistema, basato sull'intelligenza artificiale, denominato Smart refund, in grado di rendere disponibili gli indennizzi/rimborsi per ritardo dei treni in pochi, semplici, passaggi e in tempi rapidissimi.
Si tratta di un sistema che ha efficientato al massimo le procedure relative alle richieste di rimborso e che sarà presto disponibile per la gestione di tutti i casi di rimborso derivanti anche da cancellazioni o rinunce.
In tal modo, l'applicazione, tramite la blockchain, gestirà automaticamente tutte le pratiche di indennizzo per i passeggeri a fronte di una richiesta effettuata su canali digitali che riduce i tempi di lavorazione e rende immediati i rimborsi.
Smart refund è attivo dal 25 settembre scorso e, al mese di aprile, le richieste gestite sono state oltre 200.000, con un tempo medio di risoluzione di 25 secondi.
Infine, si conferma il massimo impegno del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nel monitorare l'efficacia delle soluzioni adottate per efficientare il sistema dei rimborsi.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
PICCOLOTTI. — Al Ministro della difesa, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
in località Lido Conchiglie, nel territorio del comune di Gallipoli (Lecce), è presente da anni un distaccamento dell'Aeronautica Militare 61° Stormo edificato direttamente sulla spiaggia utilizzato anche come stabilimento balneare riservato agli appartenenti al Corpo dell'Aeronautica e ai loro familiari;
la struttura in questione, realizzata in cemento e mattoni, mostra evidenti segni di degrado strutturale, e registra continui crolli e, quindi, non utilizzabile;
nel 2023 è stata, comunque, realizzata una imponente piattaforma in cemento armato (utilizzata per servizio ristoro e non per fini militari) e a seguito dei lavori effettuati, la spiaggia libera adiacente risultava ingombra di detriti, compromettendo l'integrità ambientale del tratto costiero e la sua fruibilità pubblica;
la presenza massiccia di una struttura in cemento in un contesto naturalistico risulta oggi difficilmente compatibile con le normative ambientali vigenti, che impongono severi vincoli anche ai gestori privati dei lidi;
la stessa area è di notevole interesse ambientale tant'è che nello stesso sito è in corso una progettualità pubblica di rilievo ambientale, denominata «PreBiodunes», finanziata nell'ambito del programma europeo Interreg IPA ADRION 2021-2027, finalizzata alla tutela degli ambienti dunali lungo le coste del Mediterraneo, fortemente minacciati dal turismo intensivo e dai cambiamenti climatici;
la presenza delle strutture si pone in contrasto con gli sforzi per la rinaturalizzazione e valorizzazione ambientale dell'area e nonostante le segnalazioni inviate alla Capitaneria di Porto di Gallipoli ad oggi, nulla è stato fatto –:
se i Ministeri interrogati siano a conoscenza della situazione strutturale e ambientale dello stabilimento balneare in uso al distaccamento dell'Aeronautica Militare 61° Stormo sito a Lido Conchiglie;
se siano stati effettuati sopralluoghi da parte delle autorità e degli uffici competenti, anche a seguito del crollo parziale della struttura;
se ritenga sussistano ancora i presupposti giuridici e normativi per la concessione diretta e gratuita per fini militari dell'area in questione, considerato che dal 2024 la gestione dei servizi dello stabilimento risulta affidata a soggetti privati da parte di Aeronautica Militare ufficio generale centro responsabilità amministrativa;
se non ritengono necessario, alla luce del mutato quadro sia normativo che ambientale, valutare la dismissione e lo smantellamento della struttura, al fine di permettere la completa rinaturalizzazione dell'area costiera;
se non ritengono in alternativa di prevedere una riconversione della struttura secondo criteri di minimo impatto ambientale, compatibili con la normativa vigente e in linea con le regole applicate alle concessioni balneari private;
quali iniziative intendano intraprendere ciascuno per quanto di competenza, per garantire la massima fruizione pubblica del litorale e la piena tutela del patrimonio ambientale costiero.
(4-05063)
Risposta. — In relazione all'interrogazione in esame, si rappresenta che le specifiche strutture logistiche e balneari, caratterizzanti l'area del demanio marittimo in consegna al 61° Stormo, sono utilizzate:
prioritariamente, per assicurare il regolare svolgimento delle attività e dei corsi di sopravvivenza in mare per il personale aeronavigante assegnato e/o in addestramento presso la specifica scuola volo;
subordinatamente, per valorizzare lo spirito di corpo, la coesione della compagine militare ed il senso di appartenenza all'organizzazione Aeronautica attraverso una concreta attività di promozione umana e sociale a favore del personale militare, civile e dei rispettivi familiari.
Relativamente alle citate attività di promozione sociale, l'articolo 464 e successivi del decreto del Presidente della Repubblica n. 90 del 2010 (Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare) contempla la possibilità di affidare a terzi (amministrazione in via indiretta) la gestione dei servizi balneari del distaccamento.
Le opere afferenti al ripristino funzionale della piattaforma in cemento armato, eseguite nel corso del 2023, sono state attuate in aderenza alle autorizzazioni rilasciate dalle competenti autorità.
Per quanto attiene alla recente sopraggiunta esigenza di messa in sicurezza e ripristino funzionale di una porzione dell'infrastruttura ivi presente e della relativa area circostante, il 61° stormo, quale ente consegnatario del cespite, ha attivato prontamente il procedimento tecnico-amministrativo del caso, prevedendo, non appena perverrà la prevista autorizzazione, l'esecuzione dei lavori, con l'adozione di soluzioni conservative e di basso impatto ambientale.
L'uso dello specifico sedime e del demanio marittimo restano, pertanto, funzionali ai compiti d'istituto e gestiti nel pieno rispetto della normativa vigente.
Il Ministro della difesa: Guido Crosetto.
PRESTIPINO, MANZI, GRIBAUDO. — Al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la giunta comunale di Scoppito, paese di circa 3800 abitanti in provincia dell'Aquila, risulta attualmente composta da sindaco, tre assessori di genere maschile ed un solo assessore di genere femminile;
ciò risulta in palese violazione dell'articolo 1, comma 137 della legge n. 56 del 2014 per il mancato rispetto dell'equilibrio di genere (così detta legge Delrio) che cita testualmente «nelle giunte dei comuni con popolazione superiore a 3000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento con arrotondamento aritmetico»;
risultano inoltre violati i principi dell'articolo 51 della Costituzione italiana che ha riconosciuto l'importanza della promozione della pari opportunità tra donne e uomini, stabilendo che tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge, promuovendo con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini, al fine di rendere effettiva la partecipazione di entrambi i sessi, in condizioni di pari opportunità, alla vita istituzionale degli enti territoriali;
a seguito delle ultime elezioni del 12 giugno 2022 è stata composta la giunta comunale nel rispetto della parità di genere con sindaco, due assessori per ciascun genere, conformemente a quanto previsto dall'articolo 1, comma 137 della legge n. 56 del 2014;
ad agosto 2023 un'assessora si è dimessa dall'incarico e, in sua sostituzione, è stato nominato, con decreto sindacale n. 11 del 2023, un assessore di sesso maschile portando dunque la giunta comunale ad essere composta da sindaco, tre assessori di sesso maschile ed una di sesso femminile in palese violazione dell'articolo 1, comma 137 della legge n. 56 del 2014;
a settembre 2023, uno degli assessori di sesso maschile si è dimesso ed è stato nominato al suo posto, con decreto sindacale n. 12 del 2023, un ulteriore assessore di sesso maschile. La giunta comunale ha quindi cambiato nuovamente assetto risultando essere composta da sindaco, tre assessori di sesso maschile ed una di sesso femminile, conformazione che vige anche oggi giorno, confermando purtroppo il mancato rispetto dell'equilibrio di genere e della normativa in materia;
in entrambi gli atti, decreto sindacale n. 11 del 2023 e n. 12 del 2023, non è stata espletata alcuna attività esplorativa tramite pubblicazione di apposito avviso volto al reperimento di cittadine disponibili a svolgere la carica di assessora esterna nonostante le previsioni normative e lo statuto comunale che, all'articolo 46 comma 3, recita «Gli Assessori sono nominati, di regola, tra i Consiglieri. È comunque scelto tra i Consiglieri il soggetto chiamato a ricoprire la carica di Vice Sindaco» dove è chiaro che soltanto la figura del vice sindaco debba obbligatoriamente essere scelta internamente agli eletti nel ruolo di consigliere comunale. Lo statuto peraltro è fonte gerarchicamente sottoposta alla norma;
tale grave violazione della norma è stata segnalata alla competente prefettura, alla consigliera di parità ed alla commissione pari opportunità, ma tuttora il comune risulta inadempiente –:
quali iniziative, per quanto di competenza, si intendano adottare affinché nella composizione della giunta comunale di Scoppito sia assicurato il rispetto della normativa vigente in materia di equilibrio di genere negli enti locali.
(4-03384)
Risposta. — L'atto di sindacato ispettivo in esame pone l'attenzione sul tema della parità di genere con particolare riferimento alla rappresentanza femminile all'interno della Giunta comunale di Scoppito (L'Aquila).
Si osserva preliminarmente che la materia in argomento, con specifico riguardo ai comuni con popolazione superiore ai 3.000 abitanti, come nel caso del suddetto comune, trova il suo fondamento normativo nell'articolo 1, comma 137 della legge n. 56 del 2014, secondo cui «Nelle giunte dei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, con arrotondamento aritmetico».
Inoltre, si evidenza che consolidata giurisprudenza amministrativa, trattando la materia in esame, ha fornito una interpretazione pratica della disposizione menzionata.
A tal proposito, si segnala il TAR Campania, Sez. I, che con sentenza n. 66 del 12 gennaio 2023 ha precisato che la giurisprudenza ha a più riprese affermato che l'articolo citato può essere derogato nel caso in cui sussista un'effettiva impossibilità di assicurare, nella composizione della Giunta comunale, la presenza dei due generi nella misura stabilita dalla legge; è stato, tuttavia, precisato che tale impossibilità «deve adeguatamente provata e che pertanto si risolve nella necessità di un'accurata e approfondita istruttoria ed in una del pari adeguata e puntuale motivazione del provvedimento sindacale di nomina degli assessori che quella percentuale di rappresentanza non riesca a rispettare». (Consiglio di Stato, sez. V, 3 febbraio 2016, n. 406).
Anche il TAR Sardegna, Sez. II, che, con sentenza n. 755 del 10 novembre 2022, ha evidenziato che l'impossibilità di reperire sufficienti disponibilità da parte di esponenti del genere meno rappresentato deve trovare riscontro in un'istruttoria accurata (in senso conforme, ex multis, TAR Basilicata, Sez. I, 4 aprile 2018, n. 237; TAR Salerno, Sez. I, 12 dicembre 2017, n. 1746).
In merito alla questione segnalata nell'interrogazione, invece, si rappresenta quanto segue.
La Prefettura de L'Aquila, acquisiti gli elementi conoscitivi dal predetto comune, ha riferito che il 22 giugno 2022 il sindaco di Scoppito ha provveduto alla nomina dei componenti della Giunta comunale, che originariamente risultava essere costituita da due assessori di sesso maschile e da due Assessori di sesso femminile, nel rispetto del principio di parità di genere.
Successivamente, nel mese di agosto 2023, a seguito delle dimissioni di un assessore di sesso femminile, veniva nominato in sua sostituzione un componente di sesso maschile e poi, nel mese successivo di settembre, a seguito delle dimissioni di un diverso assessore di sesso maschile, quest'ultimo veniva sostituito da un ulteriore componente del medesimo sesso.
Pertanto, nella sua composizione attuale, la Giunta comunale di Scoppito risulta essere costituita dal sindaco, da tre assessori di sesso maschile e da un solo assessore di sesso femminile.
Si fa presente a tal punto che questo dato è stato segnalato, il 10 ottobre 2023, tramite un esposto, da alcuni consiglieri di minoranza al Prefetto de L'Aquila, che con nota del 18 ottobre seguente ha sollecitamente investito della questione il sindaco.
Sempre secondo quanto riferito dalla predetta Prefettura, il primo cittadino con suo riscontro del 17 novembre 2023 ha difeso la legittimità della sua Giunta relativamente al requisito di parità di genere, menzionando, a sostegno di questa posizione, la circolare del Ministero dell'interno n. 6508 del 24 aprile 2014 e sostenendo che la stessa non precluda, anche dopo la legge n. 56 del 2014, la possibilità di costituire giunte che non rispettino la quota di genere nella misura specificamente stabilita.
A tal proposito il Prefetto de L'Aquila, con nota del 24 novembre 2023, ha prontamente sottolineato al sindaco l'obbligo di osservanza della previsione di legge sopra richiamata, soprattutto alla luce dell'orientamento giurisprudenziale, che qualifica la garanzia normativa della quota di genere, nella soglia specifica, come «ineludibile parametro di legittimità», non circoscritto alla sola formazione dell'organo di governo locale in fase immediatamente post-elettorale e nell'occasione ha specificato allo stesso che l'articolo 46 dello Statuto dell'Ente locale, laddove prevede che «Gli Assessori sono nominati, di regola, tra i Consiglieri» esprime soltanto un'indicazione tendenziale o preferenziale, senza escludere per ciò solo la nomina di assessori esterni, pertanto, ove mancasse la previsione statutaria della nomina di Assessori esterni, la piena attuazione del principio della parità di genere esigerebbe opportune modifiche statutarie, pur nel rispetto della corrispondente autonomia che è costituzionalmente sancita.
Si soggiunge che la menzionata Prefettura con nota del 23 settembre 2024 ha nuovamente sollecitato il capo dell'amministrazione comunale sull'argomento, il quale ha rappresentato che, con delibera del consiglio comunale n. 51 del 28 dicembre 2023, è stata istituita una commissione consiliare, composta anche da un consigliere di minoranza, per l'aggiornamento dello statuto comunale e il suo adeguamento nella parte relativa alla nomina di assessori esterni e ha specificato che, all'esito dei lavori, si procederà alla nomina di un assessore esterno, individuando personalità femminili in possesso delle qualità necessarie per l'assunzione di incarico da assessore.
In tale contesto, si sottolinea che la Prefettura de L'Aquila ha svolto nei confronti del comune di Scoppito la necessaria azione istituzionale di sensibilizzazione e responsabilizzazione con l'esplicito richiamo al rispetto dell'osservanza della normativa sulla parità di genere.
Inoltre, si ricorda che l'attuale sistema ordinamentale non prevede poteri di controllo di legittimità sugli atti degli enti locali in capo all'Amministrazione civile dell'interno sicché eventuali vizi di legittimità degli atti adottati potranno essere fatti valere nelle sedi competenti.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Wanda Ferro.
QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il 28 marzo 2025, il Vice Primo Ministro e Ministro dell'interno georgiano, Vakhtang Gomelauri, ha incontrato l'Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica Italiana in Georgia, Massimiliano D'Antuono, per discutere della cooperazione bilaterale tra i due Paesi;
Vakhtang Gomelauri è stato sanzionato dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e dai Paesi Baltici per il suo ruolo nella repressione violenta delle proteste filo-europee in Georgia;
la politica estera italiana, coordinata con gli alleati europei e internazionali, è fondamentale per tutelare gli interessi nazionali;
il Ministro degli affari esteri, Antonio Tajani, ha espresso in aula preoccupazione per la situazione in Georgia, rispondendo al question time al Senato il 27 febbraio 2025, dicendo che il Governo condanna le violenze e le repressioni contro i dimostranti pacifici e le voci dissenzienti nel Paese da parte delle autorità georgiane e sottolineando come le posizioni critiche nei confronti del Governo georgiano siano state prese insieme ai partner europei;
sempre in data 27 febbraio 2025, il ministro Tajani ha invitato le autorità georgiane di rivedere ogni misura che allontana dal percorso europeo –:
quali siano le motivazioni ufficiali dell'incontro tra l'Ambasciatore italiano in Georgia e il Ministro dell'interno georgiano, considerato il contesto sopra descritto;
se e quando vi sia stata una modifica nella linea di politica estera italiana nei confronti della Georgia rispetto a quanto dichiarato dal ministro in data 27 febbraio 2025;
se tale incontro sia stato coordinato con altri Paesi europei e con gli Stati Uniti, e in caso contrario, quali siano le ragioni di tale scelta.
(4-04759)
Risposta. — Desidero innanzitutto confermare la posizione del Governo italiano di condanna delle violenze e delle repressioni contro dimostranti pacifici e voci dissenzienti da parte delle autorità georgiane. Insieme ai partner europei abbiamo a più riprese assunto una posizione nettamente critica delle misure legislative adottate da Tbilisi, che sono in contraddizione con gli impegni sul percorso di integrazione europea.
Al contempo, occorre tenere presente che non vi è, a livello dell'Unione europea, una decisione di non riconoscimento delle elezioni e delle istituzioni georgiane che ne sono derivate, né tantomeno valutazioni di non interloquire con queste ultime, ciò anche in quanto non vogliamo chiudere la porta al popolo georgiano, che guarda all'Europa e si sente europeo.
Perciò, in linea con gli orientamenti europei, riteniamo importante e utile mantenere canali di interlocuzione, anche critica ove necessario, con le Autorità georgiane.
È in questo contesto che va quindi ricondotto l'incontro del 28 marzo scorso dell'Ambasciatore d'Italia in Georgia, Massimiliano D'Antuono, con il Ministro degli interni georgiano, Vakhtang Gomelauri, il quale, si ricorda, non è destinatario di misure restrittive dell'Unione europea.
Le motivazioni dell'incontro erano legate a temi bilaterali di primaria importanza, sia sotto il profilo della sicurezza, in particolare la cooperazione in materia di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale e di lotta al traffico di stupefacenti, che dell'assistenza ai connazionali, segnatamente per la tutela di minori italiani.
Come noto, i canali di dialogo sono necessari a veicolare messaggi, se necessario anche critici, e a svolgere adeguate attività di sensibilizzazione. Il colloquio in questione, ad esempio, ha fornito l'occasione per ribadire altresì l'importanza di tutelare la libertà di manifestazione pacifica e di astenersi da un uso sproporzionato e ingiustificato della forza ai danni dei manifestanti. L'incontro non ha pertanto implicato alcuna modifica delle posizioni assunte dal Governo italiano, ribadite peraltro dal Ministro Tajani anche in occasione del Question Time citato nell'interrogazione nei confronti delle autorità georgiane; ha in realtà costituito un'ulteriore occasione di contatto per chiarire ulteriormente la nostra posizione su determinate decisioni assunte dal Governo di Tbilisi.
L'appuntamento si inserisce peraltro nel contesto di analoghi incontri che le Autorità georgiane hanno avuto con altri Ambasciatori dell'Unione europea accreditati nel Paese, con il Capo delegazione dell'Unione europea a Tbilisi, nonché con i vertici del Consiglio d'Europa e dell'organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE).
È evidente che il percorso europeo della Georgia nell'ultimo anno non soltanto si è arrestato, ma ha purtroppo compiuto passi indietro. È pertanto importante continuare a ingaggiare le autorità georgiane proprio per invitarle a rivedere le misure legislative in contraddizione con gli impegni presi nel percorso di integrazione europea. In tale quadro, guardiamo con preoccupazione all'approvazione del disegno di legge «FARA» (Foreign Agents Registration Act) che stabilisce l'obbligo di registrazione per le entità qualificate come «agenti di mandanti stranieri» operative in Georgia, poiché questo e altri provvedimenti sono infatti suscettibili di colpire la società civile, restringendo vieppiù la libertà di espressione e di associazione.
Continueremo a monitorare con la massima attenzione l'evolversi della situazione nel Paese e ad agire, in coordinamento con l'Unione europea e i partner internazionali, per mantenere aperta la prospettiva europea della Georgia. Un percorso che è garanzia di pace, stabilità, prosperità e sicurezza per tutti i Paesi candidati, nonché di tutela dei diritti fondamentali delle loro popolazioni.
Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.
RAFFA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la strada provinciale 7/b, estesa per 11+406 chilometri nel territorio della provincia di Enna in Sicilia, è la via principale di collegamento tra il comune di Assoro, la sua area industriale di Dittaino e lo svincolo autostradale sulla A19;
l'articolo 6 comma 4 del Codice della strada stabilisce che «L'ente proprietario della strada può, con l'ordinanza di cui all'articolo 5, comma 3: a) disporre, per il tempo strettamente necessario, la sospensione della circolazione di tutte o di alcune categorie di utenti per motivi di incolumità pubblica...»;
il medesimo articolo 6, al comma 1, prevede inoltre che il prefetto, per motivi di sicurezza pubblica o inerenti alla sicurezza della circolazione può sospendere temporaneamente la circolazione di tutte o di alcune categorie di utenti sulle strade, conformemente alle direttive del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il 25 febbraio 2013 la citata strada con ordinanza della provincia regionale di Enna veniva chiusa al transito per il tempo strettamente necessario ai sensi del citato articolo 6 del Codice della strada, e da allora non ha mai riaperto come dimostra la vetustà del cartello di divieto di transito posto all'imbocco di tale strada provinciale con la SP57, mentre all'accesso dal lato del comune di Assoro, in corrispondenza di via del Bevaio, vi è un cartello di divieto di transito con eccezione dei soli residenti;
dall'ordinanza di chiusura del 2013, ad eccezione dei periodi in cui la strada è stata totalmente chiusa al transito con barriere fisiche per l'aggravarsi dei cedimenti o per lo svolgimento di lavori che però mai hanno portato alla riapertura del transito su tutta la strada, la strada SP7/B viene regolarmente percorsa dalle auto e mezzi pesanti, non solo da quelle autorizzate, ma dalla generalità del traffico veicolare, senza alcun controllo, tanto che la stessa è la via indicata dai più comuni servizi di navigazione satellitare per tutti coloro che sono diretti ad Assoro, o da Assoro verso l'autostrada e la zona industriale;
ad oggi, e da 12 anni circa, coloro che per lavoro o domicilio sono costretti a percorrere tale strada ancorché autorizzati lo fanno a proprio rischio, in quanto i permessi di transito rilasciati dall'ente titolare riportano espressamente l'esenzione di responsabilità dell'ente per qualsiasi danno a cose, animali o persone –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto esposto in premessa e del grave di rischio per l'incolumità pubblica a cui è sottoposta la generalità degli automobilisti che transita, e riceve indicazioni di transito dai più comuni sistemi di navigazione, per la citata strada che da 12 anni è chiusa «solo per il tempo strettamente necessario», e se siano in corso, o intendano avviare, iniziative di competenza per porre fine alla situazione di pericolo per l'incolumità pubblica, e all'omessa o cattiva manutenzione delle pubbliche strade.
(4-04314)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In premessa, occorre segnalare che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in materia di finanziamento degli interventi relativi a programmi straordinari di manutenzione della rete viaria di province e città metropolitane, come previsto dal decreto ministeriale n. 49 del 2018, svolge le attività di approvazione dei programmi presentati dalle province e dalle città metropolitane e la verifica della rendicontazione finale delle somme spese. La normativa vigente, infatti, individua gli enti locali il ruolo di soggetti attuatori, deputandoli alla scelta degli interventi da realizzare, alla gestione dell'appalto e alle attività connesse. Si ricorda, altresì, che l'articolo 14 del codice della strada disciplina i poteri e compiti degli enti proprietari delle strade attribuendo le competenze sulla materia agli enti proprietari delle strade, a cui è affidata la manutenzione, la gestione, il controllo tecnico, la segnaletica con il fine di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione.
Pertanto, la strada provinciale 7b, denominata Bivio SP 33 – Assoro-Bivio SP 57 rientra nella esclusiva competenza del libero consorzio comunale di Enna, gestore della viabilità provinciale.
Sul punto la Prefettura di Enna, sentita per il tramite del Ministero dell'interno, ha rappresentato quanto segue.
La citata strada provinciale, estesa per 11+406 chilometri e ricadente interamente in territorio del comune di Assoro, si diparte dalla SP 33 e dopo circa 3 chilometri giunge nei pressi della caserma dei Carabinieri al bivio che adduce al centro urbano e al tratto della stessa SP 7b che porta all'area industriale di Dittaino e allo svincolo della A19.
Il tratto dal chilometro 3 al chilometro 11,4 risulta essere il collegamento diretto, ma non unico, del centro urbano di Assoro con lo svincolo autostradale A19 di Dittaino, dato che dal medesimo abitato è possibile raggiungere, senza particolari disagi, lo svincolo autostradale A19 di Mulinello, percorrendo il primo tratto della SP 7b dall'intersezione con la SP 33, nei pressi di Leonforte.
L'arteria stradale risulta ad oggi interdetta al transito veicolare, nel tratto compreso tra il chilometro 3,6 e il chilometro 11,4, a causa di una serie di movimenti franosi che hanno interessato la carreggiata a partire dal 2010. Tuttavia, nel corso degli anni, sono state rilasciate, ai sensi dell'articolo 6, comma 8, del codice della strada, alcune autorizzazioni ai residenti o a coloro che hanno particolare interesse al transito, con speciali condizioni e cautele. Pertanto, gli utenti stradali che attualmente transitano in assenza delle predette autorizzazioni nel tratto ove il traffico veicolare è interdetto possono incorrere nelle sanzioni elevabili dagli organi di polizia.
Per quanto attiene al ripristino dell'arteria stradale, il libero consorzio comunale di Enna ha avviato diversi procedimenti tendenti alla risoluzione della problematica. In particolare, già dal mese di giugno 2010 si è proceduto alla nomina del Responsabile unico del procedimento per i lavori necessari alla riapertura al transito e sono state attivate le procedure per la realizzazione dell'intervento. A fronte di un progetto generale di 3 milioni, la Regione Siciliana ha finanziato un primo stralcio di lavori, già eseguiti, per un imposto di euro 1.276.672,63. Un ulteriore intervento di secondo stralcio dell'importo di euro 2.430.000,00 è stato inserito nel vigente piano triennale dei lavori pubblici.
Inoltre, con fondi del bilancio del libero consorzio comunale, si è proceduto alla realizzazione dei Lavori di manutenzione straordinaria della SP 7b «Bivio Sp. 33 – Assoro-Bivio SP. 57 (Dittaino)» alla progressiva km.ca 3+850 circa, per l'importo di euro 450.000,00.
Per l'annualità 2028, su richiesta del libero consorzio, con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti n. 141 del 2020, sono stati finanziati interventi di manutenzione straordinaria della SP 7b tra il chilometro 3,6 e il chilometro 11,4 inseriti nel progetto dei Lavori di manutenzione straordinaria e di miglioramento delle condizioni di sicurezza della SP n. 48 Nissoria — S. Giorgio – Min. Zimballo – Bivio SP 7b in territorio di Assoro e Nissoria e della SP n. 61 Bivio SP 7b – Acquanova – Bivio SP 48 Morra in territorio di Assoro, per un importo complessivo di 1.326.140,00 euro.
Gli interventi già eseguiti non hanno, ad oggi, consentito la riapertura al transito della predetta strada, tenuto conto che le già censite problematiche in corso di risoluzione si sono aggravate e a queste si sono aggiunti ulteriori movimenti franosi.
Pertanto, il libero consorzio comunale di Enna, in considerazione dell'importanza della SP 7b per il centro urbano di Assoro, ha realizzato tra il chilometro 0 e il chilometro 3 la pavimentazione della tratta stradale, la messa in sicurezza con segnaletica orizzontale, verticale e barriera di sicurezza. Nel medesimo tratto sono previsti ulteriori investimenti in seno al progetto, di prossimo appalto, dei «Lavori di manutenzione straordinaria e di miglioramento delle condizioni di sicurezza della SP 18 Bivio SS 121 — Agira — Nicosia, della SP 23b Regalbuto-Catenanuova — SS 192, e della SP 7b Bivio SP33 — Assoro – Bivio SP 57» per la messa in opera di 350 metri di barriere di sicurezza.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
RUBANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
i collegamenti ad alta velocità Frecciarossa hanno rappresentato un elemento di grande innovazione per l'Italia, permettendo di unire tra loro i diversi angoli della Penisola;
sulla frequenza e puntualità di tali collegamenti confidano ogni giorno migliaia e migliaia di lavoratori pendolari, costretti a fare molti chilometri per raggiungere il luogo di lavoro;
l'area di Benevento, e del Sannio più in generale, è interessata da un fenomeno di progressivo spopolamento in favore di altre aree del Paese. La presenza di una capillare ed efficiente rete di collegamento ferroviario con la Capitale rappresenta una delle misure più efficaci di contrasto al fenomeno, evitando ai suoi cittadini la necessità di trasferirsi per proseguire i propri studi o svolgere il proprio lavoro;
con riguardo alla linea ad alta velocità Benevento-Roma, era stata di recente introdotta una nuova corsa di treno Frecciarossa alle ore 7.13 del mattino, che si andava ad aggiungere a quella delle 5.52 (molto spesso piena e per la quale è difficile la prenotazione). Tale nuova corsa era tesa a fare fronte al rilevante numero di pendolari che ogni giorno si recano nella Capitale per ragioni di studio e lavoro;
a partire dal 10 dicembre 2023, tale treno Frecciarossa delle 7.13 è stato soppresso con il cambio orario invernale, ed è stata mantenuta unicamente la freccia delle 5,50, da sola non sufficiente a fa fronte all'alto numero di utenti pendolari che ne usufruiscono –:
quali iniziative il Governo intenda adottare, per quanto di competenza, ai fini di garantire ai lavoratori pendolari un effettivo collegamento ad alta velocità tra Benevento e Roma, anche in considerazione del fenomeno di progressivo spopolamento del Sannio.
(4-01945)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dal Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Per quanto attiene ai collegamenti Alta velocità tra Benevento e Roma, si segnala che la corsa del treno Av in partenza alle ore 7.13 da Benevento è stata ripristinata.
Pertanto, l'attuale servizio in quella fascia oraria è assicurato dal treno Frecciarossa 9620 in partenza da Foggia alle ore 6.10, con fermate a Benevento alle ore 7.13, a Caserta alle ore 8.03 e a Roma Termini alle ore 9.15 e destinazione finale Milano Centrale con arrivo alle ore 12.24.
Tale servizio, disponibile sui canali di vendita della società Trenitalia, consente il rapido collegamento tra la Capitanata, il Sannio e il Casertano con Roma e il Nord Italia, e rende maggiormente accessibili dal punto di vista sociale, turistico e commerciale le citate province.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
RUBANO. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana serie generale del 20 agosto 2024, n. 194 il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 agosto 2024 che approva la graduatoria dei progetti ammissibili a finanziamento nell'ambito del «Bando pubblico per il finanziamento dei progetti per il piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli Comuni»;
le istanze valutate dalla Commissione di valutazione sono state 2.638, riferite a 3.359 comuni, di cui 2.261 singoli, 305 comuni in convenzione e 72 unioni; i progetti meritevoli di finanziamento risultano 1.179, poco meno dei 45 per cento delle domande totali, per un fabbisogno di circa 842 milioni di euro; i progetti immediatamente finanziabili in base alle risorse disponibili presso il Ministero dell'interno, al momento pari a circa 172 milioni di euro, sono in totale 144; in apposito elenco pubblico sul sito istituzionale del Dipartimento Casa Italia sono indicati i motivi di esclusione dei 1.459 progetti esclusi dalla procedura;
il progetto Casa Italia rappresenta un'importante opportunità riservata ai piccoli comuni italiani per la riqualificazione, la messa in sicurezza ed opere di varia natura finalizzate alla difesa e al rilancio del territorio;
si ritiene opportuno consentire ai comuni i cui progetti sono stati ritenuti idonei dalla commissione di valutazione ma che non risultano immediatamente finanziabili di essere ammessi al finanziamento in un prossimo provvedimento utile –:
se i Ministri interrogati, alla luce di quanto descritto in premessa, non ritengano opportuno intervenire, per quanto di competenza, al fine di adottare iniziative volte a inserire nel prossimo provvedimento utile il finanziamento dei progetti ritenuti idonei ma non rientranti in quelli immediatamente finanziabili.
(4-03697)
Risposta. — Sulla scorta degli elementi pervenuti, si rappresenta quanto segue.
La legge 6 ottobre 2017 n. 158 recante «Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni», ha disposto l'istituzione di un fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni (articolo 3) nello stato di previsione del Ministero dell'interno, con una dotazione di 10 milioni di euro per l'anno 2017 e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023.
La disciplina così introdotta sostiene lo sviluppo socioeconomico, ambientale e culturale dei piccoli comuni, nonché mira a favorire la residenzialità delle comunità locali e a sostenere il riequilibrio demografico nazionale. Altro aspetto preso in considerazione dalla legge riguarda la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale, rurale, storico-culturale e architettonico dei comuni di piccole dimensioni. Sono state anche previste misure per contrastare lo spopolamento e incentivare l'afflusso turistico dei luoghi visti come risorsa a presidio del territorio: in particolare, si fa riferimento alle attività di contrasto al dissesto idrogeologico e alle attività di piccola e diffusa manutenzione e tutela dei beni di utilità comune.
Le disposizioni della legge non hanno avuto attuazione fino al 2021.
Dapprima, è stato adottato, il 10 agosto 2010, un decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, per la definizione dei parametri occorrenti per la determinazione delle tipologie dei piccoli comuni, suscettibili di essere ammessi al finanziamento concesso sulla base della norma istitutiva.
Successivamente, sono stati adottati due decreti del Presidente del Consiglio dei ministri.
Il primo, datato 23 luglio 2021, ha individuato l'elenco dei piccoli comuni che possono beneficiare dei finanziamenti concessi dalla citata legge, tenuto conto dei parametri definiti dal decreto del Ministro dell'interno del 10 agosto 2020.
Con il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 maggio 2022, è stata disciplinata la «Predisposizione del piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni».
Fin dal suo insediamento questo Governo si è tempestivamente attivato per dare concreta e rapida attuazione alla norma e, all'esito della procedura di consultazione delle regioni e degli enti locali, il 15 luglio 2023 ha provveduto alla pubblicazione del bando pubblico per il finanziamento dei progetti per il piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni, predisposto dal dipartimento casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Gli stessi comuni, per poter predisporre i progetti hanno chiesto, per due volte, la proroga del termine per la presentazione delle domande, così prorogato al 15 novembre 2023, in luogo dell'11 settembre 2023 originariamente previsto.
Alla scadenza del termine previsto per la presentazione delle candidature, sono state presentate 2638 domande per interventi pari a circa 2 miliardi di euro: delle domande presentate 72 sono riconducibili a unioni di comuni, 306 a comuni in convenzione e 2260 a comuni singoli. In totale i comuni coinvolti sono stati oltre 3300.
La commissione di valutazione, tempestivamente nominata, ha iniziato il proprio lavoro il 21 novembre 2023 ed ha provveduto all'esclusione di circa il 50 per cento dei progetti selezionati.
A seguito di alcune proroghe concesse su richiesta dei comuni per la presentazione delle domande e di un'attenta analisi delle candidature pervenute da parte della commissione di valutazione nominata in data 21 novembre 2023, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 agosto 2024 è stata pubblicata la graduatoria dei progetti ammissibili a finanziamento.
Si precisa che lo stanziamento annuale previsto dalla legge di bilancio 2025 per il capitolo 7239 relativo al contributo in esame ammonta ad euro 10 milioni, rilevandosi, inoltre, la presenza di risorse in conto residui di circa 167 milioni di euro.
Allo stato attuale e con specifico riferimento al quesito sottoposto dall'interrogante, non si ravvisano fondi ulteriori rispetto a quelli stanziati, destinabili al finanziamento dei progetti selezionati in attuazione del citato bando del 15 luglio 2023: rimane ferma la possibilità di valorizzare la graduatoria formata all'esito della procedura selettiva in esame nell'ambito di ulteriori fonti di finanziamento, come pure richiesto con l'ordine del giorno 9/02112-bis-A/191 approvato dalla Camera dei deputati il 20 dicembre 2024 con il parere favorevole del Governo.
Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare: Nello Musumeci.
SANTILLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
a partire dal 7 gennaio 2025, il treno regionale 5840, proveniente da Napoli e che ferma, tra le altre stazioni, a Caserta città, ha sospeso la fermata presso la stazione di Roma Tiburtina, causando notevoli disagi ai pendolari diretti nella capitale;
tale sospensione è ufficialmente attribuita a lavori di manutenzione straordinaria tra le stazioni di Aversa e San Marcellino;
i pendolari hanno espresso forte preoccupazione e disagio per l'interruzione del servizio, che complica significativamente gli spostamenti quotidiani verso Roma (fonte: «Il Mattino»);
Rete ferroviaria italiana (Rfi) e Trenitalia stanno lavorando a soluzioni alternative per i viaggiatori diretti alla capitale;
la sospensione della fermata a Roma Tiburtina impatta negativamente sulla qualità della vita dei pendolari, aumentando i tempi di percorrenza e creando disagi logistici;
è fondamentale garantire un servizio di trasporto efficiente e affidabile, soprattutto per coloro che quotidianamente utilizzano il treno per motivi di lavoro o studio;
si teme che la sospensione della predetta fermata presso la stazione di Roma Tiburtina possa avere carattere permanente e non più temporaneo –:
se risulti quali siano le motivazioni che hanno portato alla sospensione della fermata dei treni provenienti da Caserta alla stazione di Roma Tiburtina;
quali iniziative urgenti di competenza il Ministero intenda adottare, in raccordo con Rfi e Trenitalia, affinché sia ripristinata al più presto la fermata a Roma Tiburtina o per fornire soluzioni alternative adeguate ai pendolari;
quali siano i tempi previsti per la conclusione dei lavori di manutenzione straordinaria tra le stazioni di Aversa e San Marcellino, per il ripristino completo del servizio ferroviario e se sia scongiurato che la fermata a Roma Tiburtina possa essere definitivamente soppressa per il treno in oggetto;
se siano previste forme di indennizzo o agevolazioni per i pendolari colpiti dai disagi causati da questa sospensione del servizio.
(4-04053)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In premessa si evidenzia che dal 7 gennaio sono in corso i lavori di potenziamento infrastrutturale tra le stazioni di Roma Tiburtina e Roma Casilina programmati dal gestore rete ferroviaria italiana.
Tali interventi sul nodo di Roma prevedono il rinnovo totale e l'adeguamento infrastrutturale di tutto il sistema di trazione elettrica delle linee ferroviarie comprese tra le località di Roma Tiburtina e Nuovo Salario.
L'intervento si è reso necessario per eliminare le condizioni di obsolescenza esistenti, incrementare i livelli di affidabilità dei sistemi e garantire i livelli quantitativi del servizio secondo gli standard di regolarità attesi. Ciò anche al fine di garantire condizioni infrastrutturali idonee a favorire la regolare programmazione del servizio, creando le condizioni per un incremento dell'offerta e rimodulazione del traffico ferroviario in piena coerenza rispetto al complesso degli interventi di potenziamento infrastrutturale e tecnologico in corso nell'intero nodo di Roma.
Di conseguenza, per alcuni treni regionali, è stato necessario modificare gli orari di partenza e arrivo nonché il loro percorso. Tra questi vi è il treno 5840, in partenza da Napoli alle ore 4.13, con fermata a Caserta alle ore 4.59 e arrivo a Roma Tiburtina alle ore 7.30, che è stato limitato nella stazione di Campoleone.
Nel periodo di chiusura erano state garantite alcune possibili soluzioni per gli utenti in partenza dalla stazione di Caserta e diretti a Roma attraverso l'utilizzo del treno 5840 fino a Villa Literno e dell'interscambio con il treno 21054 con arrivo a Roma Termini alle ore 7.34.
Allo stesso modo, era possibile effettuare un interscambio presso la stazione di Campoleone con i seguenti treni per raggiungere Roma Termini:
Treno 20224, in partenza da Nettuno alle 06:30, con fermata a Campoleone alle ore 07:13 e arrivo a Roma Termini alle ore 07:43;
Treno 12656, in partenza da Formia-Gaeta alle 06:00, con fermata a Campoleone alle ore 07:20 e arrivo a Roma Termini alle ore 07:48.
In ogni caso, si comunica che a partire dal 7 aprile 2025 il citato treno ha ripreso il percorso originario senza alcuna limitazione o deviazione.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
SCOTTO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la legge del 21 aprile 2023 n. 49 reca disposizioni in materia di equo compenso delle prestazioni professionali;
con la firma del decreto n. 6 del 2024 del Ministero della giustizia, è stato costituito l'Osservatorio nazionale sull'equo compenso;
l'organismo ha il compito di vigilare sull'osservanza della corretta determinazione e applicazione della giusta remunerazione dei liberi professionisti (in vigore con la legge n. 49 del 2023) e raccogliere le istanze delle libere professioni;
fanno parte dell'Osservatorio i rappresentanti di tutti i consigli nazionali degli Ordini professionali;
l'Osservatorio nazionale sull'equo compenso presso il Ministero della giustizia previsto dalla legge sull'equo compenso per i professionisti si è insediato giovedì 11 aprile 2024;
l'organismo ha il compito di monitorare l'applicazione delle regole a tutela della remunerazione dei professionisti da parte della pubblica amministrazione e delle grandi imprese, banche e assicurazioni;
sempre all'Osservatorio vanno segnalate dagli interessati le eventuali clausole vessatorie o condotte scorrette in tema di compenso professionale;
dell'organismo fanno parte, con permanenza in carica per tre anni:
il vice capo di gabinetto del Ministro della giustizia e altri 3 rappresentanti del Ministero della giustizia, un funzionario del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, 24 rappresentanti delle professioni ordinistiche cinque rappresentanti delle professionisti non ordinistiche;
stando a quanto riportato da organi di stampa nei giorni scorsi l'Osservatorio per il monitoraggio della disciplina sulla giusta remunerazione degli autonomi presso il Ministero della giustizia è «in stallo»: l'ultima convocazione risale a quasi quattro mesi fa, sebbene la relazione sull'attività dello scorso anno preannunciasse «approfondimenti in via prioritaria sull'applicabilità alle gare pubbliche della normativa»;
nel 2024 è stato convocato 4-5 volte e non ha concluso nulla e intanto i parametri ministeriali per la determinazione dei compensi dei professionisti non sono aggiornati da 12-15 anni e, dunque, la legge sull'equo compenso è una sorta di scatola vuota –:
quali iniziative intenda intraprendere – per quanto di competenza – il Ministro interrogato per addivenire ad aggiornare gli equi compensi dei professionisti fermi da 12-15 anni.
(4-04781)
Risposta. — L'atto di sindacato ispettivo in esame è riferito alla costituzione e all'attività dell'osservatorio nazionale sull'equo compenso, istituito presso il Ministero della giustizia, con la finalità e il compito di vigilare sull'applicazione della normativa sull'equo compenso dei professionisti.
Va premesso che l'osservatorio nazionale sull'equo compenso, costituito con decreto ministeriale del 6 marzo 2024, nasce per dare attuazione alla legge 49 del 2023, che mira a garantire che i professionisti ricevano un compenso proporzionato alla quantità e qualità del loro lavoro, in linea con le tariffe professionali. La legge, infatti, stabilisce che il compenso sia considerato equo quando è proporzionato alla quantità e qualità della prestazione, nonché conforme ai compensi previsti dalle tariffe professionali.
L'osservatorio, quindi, ha un ruolo chiave nel monitorare e promuovere l'applicazione di questi principi, tanto è vero che, i compiti specifici riconosciuti, in base all'articolo 10, sono quelli di: a) esprimere pareri, ove richiesto, sugli schemi di atti normativi che riguardano i criteri di determinazione dell'equo compenso o disciplinano le convenzioni; b) formulare proposte sugli atti normativi che intervengono sui criteri di determinazione dell'equo compenso o disciplinano le convenzioni; c) segnalare al Ministero della giustizia eventuali condotte o prassi applicative o interpretative in contrasto con le disposizioni in materia di equo compenso e di tutela dei professionisti dalle clausole vessatorie.
Dal punto di vista della composizione, l'Osservatorio, inoltre, è presieduto dal Ministro della giustizia o da un suo delegato ed è composto da rappresentanti del Ministero della giustizia, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dei Consigli nazionali degli ordini professionali e da rappresentanti individuati dal Ministero delle imprese e del made in Italy per le associazioni di professionisti non iscritti a ordini e collegi.
Come riportato nell'atto di sindacato ispettivo, la riunione di insediamento si è tenuta in data 11 aprile 2024 e nel corso del medesimo anno sono state svolte proficuamente cinque riunioni, dedicate ai molteplici aspetti di confronto imposti dalla materia e alle implicazioni rispetto alle vigenti normative di settore.
In base a quanto concordato, ovviamente la prima fase di attività dell'osservatorio si è concentrata sulla costituzione di un necessario patrimonio informativo e conoscitivo comune da mettere a disposizione di tutti i soggetti rappresentanti in seno all'organismo, considerata anche l'eterogeneità dei rispettivi contenuti professionali, degli ambiti istituzionali di riferimento e delle istanze pervenute.
Infatti, nell'ottica prioritaria di una proficua collaborazione tra le varie istituzioni, i rappresentanti dei Consigli nazionali degli ordini o collegi professionali, ovvero delle associazioni di professionisti non iscritti a ordini e collegi, presenti in seno all'osservatorio, sono stati invitati a far pervenire i loro contributi, quali: modelli standard di convenzione adottati da parte delle imprese interessate dall'applicazione della legge, concordati con i Consigli nazionali degli ordini o Collegi professionali ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge istitutiva; disposizioni deontologiche, volte a sanzionare le violazioni elencate nell'articolo 5, comma 5, della medesima legge; dati statistici relativi ai procedimenti disciplinari instaurati dopo l'entrata in vigore della legge ovvero al contenzioso eventualmente avviato dagli stessi Consigli nazionali in sede giudiziaria.
Si evidenzia che, l'esito della ricognizione compiuta è stato efficacemente e puntualmente illustrato nella relazione presentata alle Camere, approvata dai componenti dell'osservatorio nella riunione del 18 dicembre 2024, nella cui occasione è stata, altresì, specificata la necessità, chiaramente emersa nel corso dei lavori e delle interlocuzioni, di procedere ad approfondimenti sull'applicabilità della normativa in questione anche alle gare pubbliche di appalto.
Successivamente, l'osservatorio si è poi riunito il 15 maggio 2025, dando avvio proprio al dialogo circa il tema dell'applicabilità della legge sull'equo compenso alle gare pubbliche, alla luce dei diversi indirizzi interpretativi emersi in seno alla giurisprudenza amministrativa anche tramite le audizioni con docenti ed esperti del settore.
Tali approfondimenti, nello specifico, si sono resi necessari, sia alla luce della pubblicazione del decreto legislativo 31 dicembre 2024 n. 209 recante «Disposizioni integrative e correttive al Codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023 n. 36», sia del deposito della sentenza del Consiglio di Stato del 27 gennaio 2025, che ha espressamente affermato l'applicabilità delle disposizioni della legge sull'equo compenso alla materia dei contratti pubblici, superando così un contrasto giurisprudenziale.
In ultimo, con riguardo alla necessità di un adeguamento degli «equi compensi dei professionisti», richiamato dall'interrogante, si evidenzia che, sebbene l'adeguamento di tali parametri non sia evidentemente una diretta competenza dell'organismo istituito, l'osservatorio in questo senso si è fatto e si farà carico di veicolare le richieste ai Ministeri vigilanti su ciascuno dei rispettivi ordini professionali.
Allo stesso tempo, il Ministero della giustizia, per quanto di competenza, assicura la massima attenzione alla tematica in questione, rispetto agli ordini dallo stesso vigilati, infatti, le articolazioni ministeriali interne sono costantemente impegnate proprio nelle attività di monitoraggio propedeutiche alla verifica di adeguatezza dei criteri di determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi nei confronti dei professionisti.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
SOUMAHORO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
è morto dopo quattro giorni di ricovero in ospedale il detenuto di 27 anni, di Cagliari, che il 23 novembre 2024 aveva tentato il suicidio in una cella del carcere di Uta (Cagliari);
un medico del 118, su segnalazione dell'agente penitenziario in servizio, allertato dai compagni di cella, era riuscito a prestargli i primi soccorsi. «Il gesto, al di là delle motivazioni che hanno indotto questo ragazzo a compierlo, richiama con forza l'attenzione dell'opinione pubblica sulle condizioni di vita all'interno della casa circondariale "Ettore Scalas" che registra la presenza di 765 detenuti (32 donne) a fronte di 550 posti disponibili e una forte carenza di agenti penitenziari e operatori», sottolinea Maria Grazia Caligaris presidente dell'associazione «Socialismo diritti riforme Odv» «Aumentano costantemente i ristretti ma non chi si deve occupare di donne e uomini privati della libertà. Ciò rende ancora più importante la presenza dei medici del 118 la cui permanenza a Uta però viene messa costantemente in forse da progetti di ridimensionamento del personale sanitario» –:
se i Ministri interrogati non intendano assumere iniziative di competenza urgenti al fine di risolvere le problematiche esposte in premessa;
se non intendano altresì intraprendere iniziative straordinarie ed urgenti sulle condizioni di vita e al fine di porre rimedio al problema del sovraffollamento in carcere.
(4-03914)
Risposta. — L'atto di sindacato ispettivo in esame, partendo dal verificarsi di un evento critico/suicidio di un detenuto avvenuto, di recente, presso la casa circondariale di Cagliari «Uta», solleva specifici quesiti in ordine ad aspetti di criticità dell'istituto medesimo, tra cui il sovraffollamento e le carenze organiche.
Riguardo la specifica vicenda, è stata interpellata la competente articolazione interna del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che ha prontamente fornito un contributo conoscitivo.
Il 23 novembre 2024, verso le ore 11 circa, il personale in servizio presso la sezione B del reparto «Gallura» a trattamento intensificato, veniva notiziato dal detenuto P.M. del tentativo di suicidio messo in atto dal detenuto O.G., suo compagno di camera. Immediatamente, veniva informata la sorveglianza generale e il coordinatore del reparto, che giungevano entrambi sul posto. Giungeva sul posto anche il personale sanitario, che provvedeva a praticare le prime manovre di soccorso e a richiedere l'intervento del personale del 118. Stante la gravità delle condizioni di salute del ristretto, verso le ore 18 circa, lo stesso veniva condotto presso l'ospedale «SS. Trinità» di Cagliari e ricoverato presso il reparto di rianimazione.
Il 25 novembre 2024, il giudice per le indagini preliminari, accertato che le gravi condizioni di salute del detenuto consentissero di ritenere cessate le esigenze cautelari, revocava la custodia cautelare in carcere disposta nei confronti del ristretto.
Il 26 novembre 2024, la direzione sanitaria dell'U.O.C. anestesia e rianimazione comunicava il decesso del paziente.
Il detenuto O.G. aveva fatto ingresso dalla libertà presso la casa circondariale di Cagliari il 7 ottobre 2024 e, da quanto risulta dalla relazione del funzionario giuridico-pedagogico, era portatore di problematiche legate all'uso di sostanze stupefacenti, con correlate problematiche psichiatriche e, per tale ragione, era stato preso in carico dalla specialista psicologa e dalla psichiatra ASL, per sostenerlo nel corso della detenzione.
Veniva predisposto l'inserimento del detenuto in attività trattamentali (corso di scacchi, corso di inglese, corsi scolastici), sollecitandolo alla partecipazione ad altre attività di gruppo, quali la frequenza della palestra, del campo sportivo e della chiesa.
Il 6 novembre 2024, il detenuto veniva sottoposto a provvedimento di grande sorveglianza, per il suo stato di agitazione e per la minaccia di compiere gesti anticonservativi. Pertanto, il ristretto veniva allocato presso il reparto a trattamento intensificato, in camera con altri detenuti e segnalato al funzionario giuridico-pedagogico del reparto, per colloqui di sostegno, nonché all'area sanitaria, per tutti gli interventi ritenuti opportuni.
Allo stato, la competente direzione generale dei detenuti e del trattamento è ancora in attesa di ricevere gli esiti dell'indagine ispettiva delegata al provveditorato regionale di Cagliari, volta ad accertare le cause, le circostanze e le modalità dell'accaduto.
Rispetto alle sistemiche criticità del reparto penitenziario non si può non sottolineare come il Governo Meloni, con il decreto-legge 4 luglio 2024, n. 92, cosiddetto «Carcere sicuro», abbia dato risposte straordinarie ed energiche all'emergenza del sovraffollamento ma anche soluzioni adeguate, proporzionali e lungimiranti ai problemi strutturali, trascinati da anni, del sistema penitenziario.
Tra le misure più significative, ci si limita a richiamare l'imponente opera di investimento per il reclutamento del personale degli istituti penitenziari e l'istituzione del commissario straordinario per le carceri, che avrà il compito di attuare in tempi rapidissimi il piano nazionale di interventi per l'aumento del numero dei posti detentivi e per realizzare i nuovi alloggi destinati al personale di polizia penitenziaria.
Di queste misure si potrà presto giovare anche la casa circondariale di Cagliari.
Invero, dalle notizie acquisite presso il DAP, la casa circondariale di Cagliari «Uta», registra, allo stato, la presenza di 771 ristretti, di cui 33 donne, a fronte di una capienza regolamentare pari a complessivi 561 posti, rilevandosi, quindi, un indice percentuale di affollamento di circa il 137 per cento.
Non si registrano violazioni dei parametri minimi stabiliti dalla Corte EDU, atteso che ogni detenuto risulta allocato in spazi superiori ai 3 metri quadri.
Come per tutti gli istituti penitenziari nazionali, la direzione generale dei detenuti e del trattamento, laddove necessario, dispone provvedimenti deflattivi per quelle sedi che presentano un maggior indice di sovraffollamento, compresa quella di Cagliari.
Dal punto di vista della copertura degli organici del corpo di Polizia penitenziaria, risulta che il personale attualmente in servizio presso la Casa circondariale di Cagliari «Uta» è pari a complessive 309 unità, rilevandosi una carenza di 129 unità, suddivise tra i vari ruoli, rispetto all'organico previsto.
Le carenze maggiori si evidenziano nel ruolo dei funzionari (-2 unità), nel ruolo degli ispettori (-23 unità), in quello dei sovrintendenti (-37 unità) e nel ruolo agenti/assistenti (-30 unità).
Come ribadito in altre occasioni, il Ministero, a differenza del passato, pone forte attenzione alle esigenze di garantire un efficace turn over del personale:
in relazione alla carriera degli ispettori, a conclusione del VII corso allievi, il 16 novembre 2022, l'organico del penitenziario di Cagliari ha beneficiato di 2 nuove unità;
con riferimento al ruolo dei sovrintendenti, si evidenzia che, in esito al concorso interno del 17 giugno 2021, l'Amministrazione ha assegnato al Reparto di polizia penitenziaria della Casa circondariale di Cagliari «Uta» 7 unità maschili e 3 unità femminili;
il 5 maggio 2024 ha preso avvio il corso di formazione per la qualifica di vice ispettore, relativo al concorso pubblico indetto del 25 novembre 2021, all'esito del citato corso di formazione, l'amministrazione terrà nella massima considerazione la situazione di carenza di personale che connota il penitenziario in questione attraverso l'assegnazione di un adeguato numero di unità del ruolo;
con p.D.G. 16 febbraio 2024 è stato bandito un ulteriore concorso per la qualifica di vice sovrintendente per complessive 293 unità e all'esito della predetta procedura, è prevista l'assegnazione di 8 unità maschili alla casa circondariale cagliaritana;
in ordine al ruolo agenti e assistenti, l'organico del reparto di polizia penitenziaria dell'istituto in esame è stato incrementato di 27 unità (21 unità maschili e 6 unità femminili), in occasione della mobilità ordinaria collegata alle assegnazioni degli agenti del 182° corso.
Quanto al comparto Dirigenza e Funzioni centrali, risulta che la casa circondariale di Cagliari «Uta» è sede di 3 posti di funzione dirigenziale. L'incarico di direttore è stato affidato, temporaneamente, il 6 marzo 2024 e verrà inserito nelle prossime procedure d'interpello. Ugualmente coperto risulta il posto di funzione da vicedirettore, affidato il 22 novembre 2023 per la durata di anni 3; relativamente all'altro posto di funzione di vicedirettore, con decreto 24 dicembre 2024, sono stati nominati i dirigenti penitenziari ed è stato assegnato un dirigente penitenziario, con funzione di vicedirettore, presso la casa circondariale di Cagliari «Uta».
Con riferimento all'area dei funzionari, nello specifico per i profili di funzionario giuridico pedagogico e del funzionario contabile, la pianta organica risulta pienamente soddisfatta.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
SOUMAHORO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
in data 7 marzo 2025 l'interrogante ha effettuato una visita ispettiva nel carcere femminile di Roma Rebibbia per verificare le condizioni di detenzione e lo stato della struttura;
dalle molte testimonianze raccolte, alcune di esse sono state particolarmente drammatiche. C'è Pamela, ad esempio, che vive con una stomia sull'addome e non riesce ad accedere alle visite specialistiche necessarie per la sua patologia. C'è poi la storia di Chiara, che convive con una patologia psichica che sarebbe incompatibile con il carcere. E ancora Maria che soffre di un grave problema vertebrale;
il quadro generale purtroppo si aggrava ulteriormente a causa del sovraffollamento, vi sono infatti un totale di 396 donne a fronte di soli 271 posti. Questo fa sì che il personale amministrativo, sanitario e penitenziario sia insufficiente per far fronte alle molteplici esigenze delle persone trattenute;
dalla visita è emerso che manca l'acqua calda e non funziona il riscaldamento in alcune celle, mentre la struttura soffre di una perenne mancanza di personale penitenziario ed amministrativo. In particolare, manca il personale per effettuare le scorte per le visite mediche specialistiche programmate presso le strutture sanitarie e l'ambulatorio presente in loco non è in grado fornire tali prestazioni specialistiche per mancanza di attrezzature e personale. Al personale non è previsto in dotazione macchina per scansionare i documenti;
ad opinione dell'interrogante occorrerebbero iniziative straordinarie finalizzate al rispetto della dignità delle donne che scontano la loro pena nella struttura romana e che hanno diritto, come tutti, ad accedere alle cure di cui necessitano e di vivere in un ambiente adatto, che non renda ancora più penosa la loro detenzione –:
se i Ministri interrogati non intendano assumere iniziative di competenza urgenti al fine di risolvere le problematiche esposte in premessa riguardanti l'istituto penitenziario femminile di Rebibbia;
se il Ministro della giustizia non intenda altresì intraprendere iniziative straordinarie e urgenti al fine di porre rimedio al problema del sovraffollamento e alle gravi problematiche che affliggono le carceri italiane.
(4-04573)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'Onorevole interrogante solleva specifici quesiti in ordine ad asseriti aspetti di criticità della casa circondariale femminile di Roma «Rebibbia», con particolare riferimento all'assistenza sanitaria, al sovraffollamento e alle carenze strutturali.
Giova premettere che, in relazione alle problematiche di carattere sanitario, come evidenziato nella relazione del 25 marzo 2025 a firma dei direttori della U.O.C. salute penitenziaria e della U.O.S. salute penitenziaria femminile, si è nell'impossibilità di risalire alle detenute citate in premessa dall'Onorevole interrogante pertanto i dati disponibili sono i seguenti: «Sono presenti in istituto n. 3 assistite portatrici di ileostomia o colostomia; dal 1° gennaio al 19 marzo 2025, sono state effettuate dal personale U.O.C. S.M.P.P.F. n. 222 visite specialistiche psichiatriche per consulenza, assunzione in cura o presa in carico di un elevato numero di assistite affette da patologia psichiatrica, con o senza comorbilità, con patologie da dipendenza».
In ogni caso, presso la casa circondariale femminile di Roma «Rebibbia» è presente un presidio medico h 24 ed è assicurata l'assistenza alle detenute psichiatriche e a quelle dipendenti da sostanze.
Tra gli specialisti presenti, figurano, altresì: il cardiologo, il dermatologo, il diabetologo, l'ecografista, l'endocrinologo, il ginecologo, l'infettivologo, il neurologo, l'odontoiatra, l'otorinolaringoiatra e lo pneumologo.
Giova comunque segnalare che, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008, le funzioni sanitarie in ambito penitenziario sono state trasferite dalla giustizia al Servizio sanitario nazionale e che spetta alle regioni assicurare l'espletamento delle suddette funzioni attraverso le aziende sanitarie locali comprese nel proprio territorio e nel cui ambito di competenza sono ubicati gli istituti penitenziari e i servizi minorili di riferimento, in conformità con le linee di indirizzo definite nello stesso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri («Linee di indirizzo per gli interventi del Servizio sanitario nazionale a tutela dei detenuti e degli internati negli istituti penitenziari e dei minorenni sottoposti a provvedimento penale»).
Tali linee di indirizzo sono state successivamente articolate e approfondite, in termini di contesti e modalità di erogazione delle prestazioni sanitarie a favore delle persone detenute, con l'accordo in conferenza unificata del 22 gennaio 2015 «linee guida in materia di modalità di erogazione dell'assistenza sanitaria negli Istituti penitenziari per adulti, implementazione delle reti sanitarie e nazionali». Il Ministero della giustizia, unitamente al Ministero della salute e ai rappresentanti delle regioni e delle province autonome e delle autonomie locali comunque partecipa al tavolo di consultazione permanente sulla sanità penitenziaria, istituito nel 2008 presso la Conferenza Unificata con l'obiettivo di garantire l'uniformità degli interventi e delle prestazioni sanitarie e trattamentali nell'intero territorio nazionale.
Al riguardo, si ricorda che il tavolo ha concordato sulla necessità di potenziare l'attività di monitoraggio prevista dal documento di indirizzo in materia di erogazione dell'assistenza sanitaria in ambito penitenziario (accordo rep. Atti n. 3/CU del 22 gennaio 2025). A tal fine, è stata proposta l'istituzione di un gruppo tecnico che monitori l'applicazione delle regolamentazioni previste dal suddetto accordo, quali lo stato delle reti dei servizi sanitari regionali attivate e le relative modalità di gestione e funzionamento, i trasferimenti interregionali, lo stato di attuazione delle attività inerenti alle condizioni strutturali e/o organizzative dei locali sanitari negli Istituti penitenziari. Con il recente accordo della conferenza unificata, n. 53 del 7 maggio 2025, è stato quindi attivato il «Gruppo tecnico di monitoraggio» presso il Tavolo di consultazione permanente per la sanità penitenziaria, al fine di monitorare l'accordo n. 3 CU del 22 gennaio 2015 «Linee guida in materia di modalità di erogazione dell'assistenza sanitaria negli Istituti Penitenziari».
Tale accordo definisce le funzioni e i compiti del suddetto gruppo e affida il coordinamento al Ministero della salute. Con il lavoro di monitoraggio in futuro si potranno acquisire elementi sullo stato delle reti dei servizi sanitari regionali e provinciali e prospettare eventuali interventi tesi alle risoluzioni di problematiche segnalate.
Con riferimento alle segnalate criticità strutturali, vari sono gli interventi di manutenzione ordinaria/straordinaria, in atto e/o di futura realizzazione, inerenti alla casa circondariale femminile di Roma «Rebibbia».
A tal riguardo la competente articolazione interna, riferisce, in via preliminare, che la segnalazione relativa alla mancanza di acqua calda e malfunzionamento del riscaldamento riguarda solo alcuni casi specifici, che trovano soluzione in ambito locale, e non anche la generalità della struttura, e che, dal punto di vista edilizio, i diversi corpi di fabbrica costituenti il compendio si presentano in buone condizioni complessive.
Si segnala solo la presenza di alcune camere di pernottamento ancora con bagno a vista che necessitano, dunque, di interventi di adeguamento al decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000. Persistono, infatti, 30 bagni a vista nel reparto cellulare e 3 bagni a vista presso il reparto infermeria.
Ciò premesso, nel corso dell'esercizio finanziario 2023 sono stati eseguiti, a cura del competente provveditorato regionale, i seguenti interventi:
realizzazione di una cucina (destinata alla scuola alberghiera) presso reparto camerotti;
ristrutturazione dal reparto infermeria;
ristrutturazione del manto dell'area passeggi a uso ricreativo sportivo;
realizzazione di una sezione di articolazione per la tutela della salute mentale (A.T.S.M.).
Il programma edilizio 2024 dello stesso provveditorato regionale ha previsto i seguenti interventi:
manutenzione straordinaria per adeguamento funzionale dell'impianto dell'acqua calda sanitaria della sezione camerotti (2° e 3° piano) – lavori ultimati;
fornitura e posa in opera di nuovo gruppo elettrogeno da 550 KVA – intervento ultimato;
adeguamento funzionale e normativo di fabbricati e impianti – progettazione esterna in corso.
Per quanto riguarda le presenze detentive, alla data del 22 aprile 2025, presso la casa circondariale femminile di Roma «Rebibbia» sono presenti un totale di n. 381 ristrette (271 italiane e 110 straniere), di cui n. 377, allo stato, effettivamente presenti in istituto, rispetto a una capienza regolamentare pari a complessivi n. 272 posti, di cui n. 7, allo stato, non disponibili a vario titolo, rilevandosi una percentuale di affollamento pari al 143,77 per cento.
A fini deflattivi il competente ufficio della direzione generale dei detenuti e del trattamento ha comunque emanato, nel corso del 2025, due provvedimenti di trasferimento per sfollamento, che hanno portato alla movimentazione di 23 detenute verso sedi con minore presenza detentiva.
L'obiettivo è quello di perseguire una razionale distribuzione della popolazione detentiva, assicurando, da un lato, un'equa ripartizione nel territorio di competenza e, dall'altro, un più equilibrato rapporto capienza/presenza su scala nazionale.
Per quanto riguarda la dotazione organica, il personale attualmente in servizio presso la Casa circondariale femminile di Roma «Rebibbia» ammonta a complessive n. 187 unità (forza operativa), registrando una carenza di n. 27 unità, suddivise tra i vari ruoli.
Le carenze maggiori si rilevano nei seguenti ruoli degli ispettori (-6 unità) e ruolo dei sovrintendenti (-8 unità); di contro, il ruolo agenti/assistenti risulta in esubero di 30 unità.
Con riferimento alla carenza del ruolo degli ispettori, si evidenzia che il 5 maggio 2024 ha preso avvio il corso di formazione per la qualifica iniziale di vice ispettore, relativo al concorso pubblico indetto con p.D.G. 25 novembre 2021 per n. 411 posti (378 uomini e 33 donne).
Pertanto, all'esito del citato corso di formazione, il cui termine era previsto per maggio 2025, l'amministrazione terrà nella massima considerazione la situazione di carenza di personale che connota il penitenziario di cui trattasi, attraverso l'assegnazione di un adeguato numero di unità del ruolo.
Con riferimento al ruolo dei sovrintendenti, si rileva che, in esito al concorso interno di cui al p.D.G. 17 giugno 2021, per complessivi n. 583 posti (n. 515 uomini e n. 68 donne), relativi alle vacanze disponibili nel periodo compreso fra il 31 dicembre 2018 e 31 dicembre 2020, per la nomina alla qualifica di vice sovrintendente del ruolo maschile e femminile, alla casa circondariale femminile di Roma «Rebibbia» sono stati assegnati n. 1 unità maschile e n. 3 unità femminili.
Inoltre, si rappresenta che con p.D.G. 16 febbraio 2024 è stato bandito un concorso interno, per titoli, per la nomina alla qualifica di vice sovrintendente, per complessive 293 unità, a copertura delle vacanze al 31 dicembre 2022 e presso il reparto di polizia penitenziaria dell'istituto in esame è stata assegnata n. 1 unità femminile.
Per completezza, in ordine al ruolo agenti e assistenti, l'organico del reparto in esame è stato incrementato di n. 11 unità (n. 1 unità maschile e n. 10 unità femminili), in occasione della mobilità ordinaria collegata alle assegnazioni degli agenti del 182° corso (aprile 2024) e del 183° corso (giugno 2024).
Infine, nel mese di gennaio 2025 in occasione della mobilità ordinaria collegata alle assegnazioni degli agenti 184° corso di formazione, il reparto di polizia penitenziaria della Casa circondariale femminile di Roma «Rebibbia» è stato incrementato di n. 5 unità femminili.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
SOUMAHORO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
Louis Dassilva è l'unico indagato per l'omicidio di Pierina Paganelli a Rimini, dove si trovava in carcere dal 14 luglio 2024;
Dassilva, il 28 aprile 2025 ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro quella che ritiene una ingiusta detenzione, in quanto sempre dichiaratosi innocente e nel pomeriggio del 1° maggio 2025 è stato ricoverato in ospedale;
Dassilva, secondo quanto si apprende, sarebbe ora ricoverato nel reparto di psichiatria dell'ospedale Infermi di Rimini. Secondo fonti giudicate attendibili dalla stampa, si troverebbe in coma metabolico (una grave condizione in cui il corpo non riesce più a produrre energia sufficiente per le sue funzioni vitali) a causa del prolungato sciopero della fame e della sete iniziato ormai dieci giorni fa;
quando è arrivato in pronto soccorso, il 35enne senegalese sarebbe stato semi-incosciente;
le persone a lui più vicine si dicono preoccupate soprattutto del suo stato psichico, dal momento che il senegalese avrebbe ripetuto più volte di voler morire. A sorvegliarlo, 24 ore su 24, gli agenti della polizia penitenziaria. La moglie Valeria Bartolucci segue a distanza, con una certa preoccupazione, l'evolversi della situazione, ma sembra abbia già richiesto un permesso speciale per poterlo incontrare di persona. Anche i suoi legali, Riario Fabbri e Andrea Guidi, si sono attivati per fargli visita in ospedale non appena le sue condizioni psico-fisiche lo permetteranno;
ad opinione dell'interrogante lo sciopero della fame e della sete che ha avviato Dassilva per gridare al mondo la sua innocenza deve interrogare tutti. L'interrogante confida nel lavoro della magistratura, la quale saprà sicuramente riconoscere la verità;
ad ogni modo, appare opportuno valutare ogni misura alternativa al fine di salvaguardare la salute psicofisica e la vita di Dassilva –:
se non si intendano valutare l'adozione di ogni utile iniziativa, per quanto di competenza, al fine di salvaguardare la salute psicofisica e la vita di Dassilva.
(4-04967)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'interrogante solleva specifici quesiti in ordine alle condizioni psicofisiche di un detenuto, allo stato ristretto presso la casa circondariale di Rimini, a seguito dell'intrapreso sciopero della fame per protesta contro quella che ritiene una ingiusta detenzione.
In proposito, sulla base delle notizie acquisite, per il tramite del competente dipartimento, risulta che il detenuto L.D., di origine senegalese, è stato associato alla casa circondariale di Rimini il 16 luglio 2024, in virtù di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Rimini, perché indagato per reato di omicidio aggravato.
Il 26 aprile 2025, in forma di protesta per le vicende processuali che lo vedono coinvolto, il detenuto ha iniziato lo sciopero della fame e della sete; il 29 aprile 2025 il ristretto ha assunto solo liquidi e, il 30 aprile 2025, ha effettuato un colloquio con il medico di turno, in presenza degli infermieri e della psicologa, rifiutandosi di sospenderete sciopero della fame e riferendo di non alimentarsi e idratarsi dal giorno 26 aprile 2025. Nella stessa data, il detenuto rifiutava di sottoporsi a prelievo ematico e veniva reso edotto dei rischi cui sarebbe andato incontro con la prosecuzione dello sciopero. Il 1° maggio 2025, alle ore 12 circa, il detenuto visitato all'interno della sezione, poiché riferiva di non riuscire a scendere al piano terra per recarsi in infermeria, rifiutava il ricovero e qualsiasi somministrazione orale ed endovenosa. Tuttavia, alle ore 15.41 circa, l'agente addetto alla vigilanza della sezione contattava l'area sanitaria, a seguito di riferito malessere del D. che veniva visitato dal medico di reparto e, interessato il personale del 118, lo stesso veniva trasportato d'urgenza presso l'ospedale di Rimini, dove veniva ricoverato presso il pronto soccorso «in stato di coma con riscontro di ipoglicemia già posta in correzione dai sanitari della Casa circondariale di Rimini».
Il detenuto, alla ripresa di coscienza, veniva sottoposto a valutazione psichiatrica, poiché proferiva espressioni di morte apparendo prostrato, debilitato e piangente e veniva ricoverato in psichiatria per diagnosi e cura.
Il 9 maggio 2025, il detenuto veniva dimesso dall'ospedale, con diagnosi di reazione da stress, presentando umore in asse e non rilevandosi alcuna ideazione autolesiva; il detenuto riferiva di sentirsi pronto a riprendere il proprio percorso giudiziario, giustificando le espressioni di morte come conseguenza della tensione aggravata dalla debilitazione fisica dovuta allo sciopero della fame.
Come evidenziato dalla direzione dell'istituto, il ristretto è regolarmente seguito dagli operatori delle diverse aree, con approccio multidisciplinare.
Dal 27 aprile 2025, la direzione penitenziaria ha disposto nei suoi confronti la grande sorveglianza per motivi sanitari, al fine di tutelarne l'incolumità psico-fisica, con applicazione di grading di rischio suicidario medio, confermato il 14 maggio 2025, che permane tuttora, in attesa di ulteriore controllo da parte dello psichiatra.
Tali misure sono state adottate in ottemperanza a quanto previsto dal piano locale di prevenzione del rischio autolesivo e suicidario, siglato dalla direzione della casa circondariale di Rimini, di concerto con il responsabile della medicina penitenziaria, il 4 maggio 2021, ad oggi in vigore.
Per completezza, si evidenzia che il detenuto mantiene contatti regolari con i familiari, in particolare con la moglie, con cui effettua frequenti colloqui visivi e, allo stato, è allocato presso la sezione circondariale ordinaria a trattamento intensificato, in camera con altri due detenuti.
Interpellata altresì l'autorità giudiziaria competente, il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Rimini ha trasmesso la relazione redatta dal sostituto procuratore, titolare del procedimento, che ha evidenziato di essere stato informato dalla direttrice della casa circondariale di Rimini, con email del 29 aprile 2025, che l'indagato D. da circa tre giorni non si alimentava e di essere stato aggiornato quotidianamente in ordine alle condizioni del detenuto, «Oltre a ciò, quotidianamente, lo scrivente veniva altresì informato telefonicamente dal Comandante degli agenti di custodia sull'andamento della situazione sanitaria del Dassilva».
Successivamente «A seguito del nuovo reingresso in istituto lo scrivente richiedeva alla direzione della casa circondariale di Rimini di assicurare la vigilanza, al fine di prevenire gesti autolesivi e di essere aggiornato sulle condizioni cliniche del detenuto.
Si rappresenta infine che è già stata programmata ed autorizzata una visita sanitaria all'esterno dell'istituto penitenziario per monitorare le condizioni di salute del detenuto.
Ad oggi non sono stati comunicati elementi di novità».
Il caso quindi risulta seguito con grande attenzione sia dalla direzione penitenziaria che ha adottato tutti i necessari interventi per dissuadere il detenuto dal proseguire lo sciopero della fame, predisponendo dopo il ricovero ogni misura trattamentale e di vigilanza atta ad impedire comportamenti autolesionistici, sia dalla competente Autorità giudiziaria.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
SPORTIELLO. — Al Ministro per le disabilità, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la stazione di Udine ha visto negli anni incrementare notevolmente il traffico ferroviario ed è servita anche da treni ad alta velocità, ciò nonostante i passeggeri continuano a subire disagi e a vedere negato il loro diritto all'accessibilità e alla mobilità;
più in particolare, l'assenza o il mancato funzionamento degli ascensori esistenti non consente alle persone con disabilità o con temporanea difficoltà di deambulazione, alle madri con passeggini o a chi trasporta valigie pesanti di poter prendere un treno in totale autonomia;
a luglio 2022 c'era stata una manifestazione organizzata dall'Associazione Diritti del Malato per chiedere l'abbattimento di tutte le barriere architettoniche che ancora gravano sulla vita di chi ha difficoltà motorie e si era sollecitata l'ultimazione dei lavori riguardanti l'ascensore della stazione dei treni ed era stato promesso che l'attivazione dell'ascensore sarebbe avvenuta non più tardi di settembre 2022;
successivamente, nel mese di dicembre 2022 e poi di gennaio 2023, con lo slogan «la disabilità non è un mondo a parte, ma è una parte del mondo» la predetta Associazione era nuovamente in piazza, davanti alla stazione dei treni di Udine, per chiedere il collaudo dell'ascensore della stazione allo scopo di renderlo, finalmente, fruibile a chi per disabilità o anzianità non è in grado di raggiungere i binari in autonomia;
la questione era già emersa nel mese di marzo 2023 quando l'ex Presidente della Camera, Roberto Fico e il candidato sindaco di Udine, Ivano Marchiol, oggi assessore alla mobilità avevano denunciato il mancato collaudo degli ascensori della stazione ferroviaria di Udine da ben 4 anni, ascensori che, peraltro, avrebbero consentito solo un accesso parziale ai binari della stazione;
dopo le denunce anzidette e solo in occasione dell'adunanza nazionale degli alpini del mese di maggio 2023 sembrava finalmente che il problema fosse stato almeno parzialmente risolto e invece gli ascensori sono stati in funzione solo per pochissimo tempo poiché per ben due volte il mancato funzionamento degli ascensori ha comportato l'interruzione del servizio;
secondo quanto riportato dagli organi locali d'informazione i pendolari sono stufi di questa situazione: «È una vergogna apocalittica. Sono due anni che aspettiamo gli ascensori», protesta Andrea Palese (Comitato pendolari Alto Friuli). «Se per due elevatori si sta così tanto tempo è chiaro che per velocizzare la Trieste-Venezia o per decidere dove fare una galleria staremo trent'anni. Si parla tanto di grandi opere, ma non riescono a fare neanche le piccole». «Serve un cambio di marcia da parte di Rfi. Se un fornitore non ha adempiuto a un contratto, si risolve il contratto e se ne prende un altro. Non esiste. È un servizio pubblico»;
è evidente come non sia solo la disabilità in sé ad ostacolare la vita di alcuni cittadini, quanto piuttosto una politica incapace di agire nel rispetto delle esigenze dei diversamente abili;
il degrado della mobilità locale dal nord al sud del Paese e il diniego degli elementari diritti all'accessibilità e mobilità per tutti i cittadini, rendono ancor più inaccettabili grandi opere e ponti incompiuti –:
se e come i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano intervenire per garantire nella città di Udine e in tutto il territorio nazionale il diritto all'accessibilità e alla mobilità di tutti i cittadini, tutelando in primis le esigenze dei diversamente abili;
se non ritengano opportuno soprassedere alla progettazione di grandi opere e alla costruzione di nuovi ponti e nuove infrastrutture se prima non siano stati garantiti in tutto il territorio italiano gli elementari diritti alla mobilità e all'accessibilità per tutti i cittadini diversamente abili.
(4-01248)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dal Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La piena tutela della mobilità delle persone con disabilità o svantaggiate costituisce un obiettivo di primario valore economico e sociale, e a tal fine il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è costantemente impegnato nell'abbattimento delle barriere architettoniche e nell'adeguamento delle infrastrutture a servizio dei mezzi di trasporto.
Con specifico riferimento al servizio ferroviario, la società Trenitalia ha rappresentato che, al fine di favorire la piena accessibilità dei servizi, dal 30 marzo u.s. ha implementato il proprio sito web per rendere più accessibili le informazioni e le prenotazioni dei servizi di assistenza dedicati alle persone disabili. Nello specifico, tutti i contenuti utili per le persone con ridotta mobilità sono stati razionalizzati in un'unica pagina web, facilmente raggiungibile direttamente dalla home del sito Trenitalia, mentre le informazioni sono state riorganizzate al fine di semplificare l'individuazione rapida dell'argomento di interesse, velocizzare l'accesso ai servizi e migliorare la fruibilità complessiva dei contenuti.
Questa iniziativa si inserisce nel più ampio programma di progressiva eliminazione delle barriere fisiche, sensoriali e comunicative, volte a favorire la mobilità autonoma e l'inclusione di tutti gli utenti.
Sempre a livello nazionale, il Gruppo FS sta implementando ulteriori iniziative mirate a migliorare l'accessibilità e l'esperienza di viaggio delle persone con ridotta mobilità (Prm). Tra queste sono già attive l'introduzione dell'interpretariato in linguaggio dei segni italiano (Lis) nelle principali stazioni ferroviarie e la formazione specifica del personale di front line per aumentare garantire un'assistenza adeguata. Sono inoltre allo studio soluzioni tecnologiche per ampliare ulteriormente l'accessibilità dei servizi ferroviari, le quali saranno tempestivamente comunicate ufficialmente alle associazioni rappresentative per garantirne una diffusione capillare agli associati.
Si segnala, altresì, che il Regolamento (UE) n. 1300/2014 (Sti-Prm), recante le specifiche tecniche di interoperabilità per l'accessibilità del sistema ferroviario dell'Unione, prevede che tutte le stazioni di nuova realizzazione o soggette a rinnovo o ristrutturazione debbano tenere conto delle esigenze delle persone a ridotta mobilità e, pertanto, in tali scali è garantita la piena accessibilità infrastrutturale per le persone con disabilità e a mobilità ridotta.
Inoltre, la società Rfi, in ottemperanza a quanto previsto dal Regolamento (UE) 2021/782, eroga gratuitamente il servizio di assistenza alle Prm in un network che, ad oggi, comprende oltre 360 stazioni.
La definizione delle stazioni da inserire in tale circuito non è determinata unilateralmente da Rfi, ma discende dalle consultazioni con le principali associazioni nazionali rappresentative delle persone con disabilità, con le regioni e con le imprese ferroviarie e segue criteri oggettivi che tengono conto della situazione infrastrutturale della stazione, del numero di viaggiatori, della collocazione geografica, della disponibilità di attrezzature di ausilio alla salita e discesa dei passeggeri.
Per quanto attiene allo specifico caso della stazione di Udine, segnalato dall'onorevole interrogante, si evidenzia che lo scalo friulano è inserito nell'elenco prioritario di località per le quali Rfi sta attuando il Piano integrato stazioni (Pis). In particolare, nei prossimi due anni si prevede di dare continuità ai lavori già effettuati al marciapiede afferente i binari 5 e 6, allo scopo di completare gli interventi di adeguamento dell'accessibilità su tutti i marciapiedi, la riqualificazione delle pensiline, il completamento dei percorsi tattili, l'inserimento degli ulteriori ascensori, nonché la riqualificazione dei sottopassi e degli accessi in stazione.
Nel secondo semestre del 2025 è previsto l'avvio dei lavori per l'innalzamento a 55 cm e l'inserimento dell'ascensore sul marciapiede 4 – servente i binari 7-8 – e, nell'anno 2026/2027 per l'innalzamento del marciapiede 2 e del relativo ascensore a servizio dei binari 3-4.
L'innalzamento allo standard H55cm del primo marciapiede sarà ricompreso nella ridefinizione dell'intero nodo di Udine, che vedrà anche una serie di interventi volti a riorganizzare la circolazione dei treni in stazione. In tale ambito l'attuale banchina sarà allargata fino a servire l'attuale binario 2, oggi passante e sprovvisto di marciapiede, che diventerà il nuovo «Binario giardino» lato Venezia.
Con specifico riferimento al funzionamento degli ascensori, si segnala che nel mese di marzo 2023 sono stati attivati gli ascensori dei marciapiedi 1 e 3, relativi ai binari 1 e 5-6, che risultano regolarmente funzionanti.
Riguardo al tema dell'accessibilità, si segnala che Udine rientra tra le stazioni dove Rfi garantisce il servizio per le persone a ridotta mobilità (Prm). Tale servizio è gratuito e viene erogato previa prenotazione attraverso il circuito Sala blu. Nel caso specifico di Udine, a fronte della prenotazione del servizio e nei casi in cui non sia possibile utilizzare gli ascensori, per le Prm è previsto l'accompagnamento al marciapiede utilizzando l'attraversamento a raso, seguendo le vigenti norme di sicurezza che prevedono l'interruzione della circolazione per l'attraversamento in sicurezza.
Con riferimento, invece, ai nuovi servizi igienici di stazione, questi sono stati aperti al pubblico nel mese di giugno 2023. Ad oggi tali servizi sono gestiti e mantenuti in funzione da una ditta che ne cura la pulizia e la manutenzione, controllandone anche l'accesso tramite servizio di pagamento.
Per quanto attiene ad ulteriori interventi volti a migliorare la fruibilità della stazione di Udine, sulla base di un'attenta analisi di flussi dei viaggiatori e delle necessità espresse dal territorio, sarà avviato un progetto di rifunzionalizzazione e valorizzazione del fabbricato viaggiatori – anche in considerazione del suo alto valore storico e culturale – la cui progettazione è attualmente pianificata oltre il 2026.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
TORTO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
il Palazzo di giustizia di Chieti è ubicato in piazza San Giustino, la più importante piazza della città. La sede danneggiata in seguito agli eventi sismici del 2009 che colpirono la regione Abruzzo, fu oggetto di lavori di adeguamento sismico e interventi strutturali come dall'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 dicembre 2010 n. 3916 che ha destinato 6.700.000 euro;
i lavori di sistemazione – nel corso dei quali veniva realizzato un ulteriore piano – venivano completati e l'edificio, completamente rinnovato, veniva parzialmente rioccupato alla fine del 2017;
il Palazzo di giustizia è un complesso immobiliare costituito dal corpo centrale, avente superficie lorda di 3.595,39 metri quadrati e dalla Ala Galliani, avente superficie lorda di ma 1.094 metri quadrati e in virtù della recente ristrutturazione, si presenta in ottimo stato;
recentemente è emersa la notizia da parte del Direttore generale Thomas Schael della Asl di Lanciano, Vasto, Chieti che il Ministero della giustizia è intenzionato ad acquisire l'immobile dell'ex sanatorio San Camillo situato nel comune di Chieti; sembrerebbe che tale immobile sarà destinato alla realizzazione di nuovi uffici giudiziari; secondo il Direttore generale Schael il Ministero della giustizia acquisirebbe l'immobile di proprietà della Asl sostenendo un costo di quasi 6,3 milioni di euro a cui si aggiungerebbero, successivamente, a carico dello stesso Ministero i costi di restauro e adeguamento ai locali idonei ad ospitare il Palazzo di giustizia;
l'attuale collocazione del tribunale di Chieti comporta dei costi di affitto a carico del Ministero della giustizia a favore dell'attuale proprietario che è il Fondo Invimit Sgr s.p.a. il cui capitale interamente detenuto dal Ministero di economia e finanze;
a giudizio dell'interrogante ogni operazione che prevede lo spostamento di sedi importanti come il Palazzo di giustizia deve preventivamente essere valutata sia in termini di costi per la collettività, sia in termini di benefici per il territorio, ma anche essere giustificata da una revisione della geografia giudiziaria –:
quale sia l'ammontare annuo dei costi sostenuti dal Ministero della giustizia per l'affitto degli immobili attualmente adibiti a sede del Palazzo di giustizia di Chieti e come siano stati quantificati i costi dei canoni di locazione;
quali siano reali accordi e impegni che il Ministero della giustizia ha preso con la Asl di Lanciano-Vasto-Chieti e, eventualmente, quali sarebbero i tempi e i costi stimati per l'adeguamento dell'ex ospedale San Camillo per ospitare il Tribunale di Chieti;
se l'acquisizione dell'ex San Camillo rientri in una eventuale strategia del Ministero della giustizia sulla revisione della geografia giudiziaria che, si ricorda, è una complessa riforma degli uffici giudiziari nell'ottica del risparmio e di recupero di efficienza;
quali siano le infrastrutture necessarie che si dovrebbero eventualmente realizzare per rendere funzionale il Palazzo di giustizia nella sede dell'ex ospedale San Camillo;
quali iniziative il Governo intenda adottare per promuovere la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico in disuso, con particolare riferimento a edifici di interesse storico come l'ex San Camillo di Chieti.
(4-04487)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo con il quale l'interrogante, formula specifici quesiti in relazione all'acquisizione dell'ex complesso sanatoriale San Camillo situato nel comune di Chieti, si riferisce quanto segue.
In via generale si rimarca che la quantificazione del costo annuo delle locazioni degli immobili adibiti ad uffici giudiziari rientra nell'ambito di competenza dell'Agenzia del demanio ed avviene attraverso l'espletamento del procedimento di congruità del canone, il rilascio del nulla osta alla stipula ed al rinnovo del contratto.
La procedura di acquisizione dell'ex complesso ospedaliero San Camillo è stata chiesta dal Ministero della giustizia a seguito alle determinazioni della Conferenza permanente del circondario di Chieti in relazione alle attuali esigenze degli uffici giudiziari della città di Chieti.
Dalle informazioni acquisite risulta che l'immobile è sottoposto a dichiarazione di interesse culturale ai sensi degli articoli 10, comma 1, e 12 del decreto legislativo n. 42 del 2004 e, pertanto, l'eventuale cambio di destinazione d'uso richiederà chiaramente il mantenimento di tutti gli elementi identitari fondamentali del complesso secondo quanto prescritto dalla normativa vigente.
Si evidenzia anche che, allo stato, i tempi ed i costi della eventuale rifunzionalizzazione del complesso non sono preventivabili poiché dipenderanno dallo stato di fatto in cui verserà l'immobile al momento della consegna al Ministero.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
ZANELLA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il carcere è un'organizzazione complessa, al cui interno sono vari gli attori a comporre i processi decisionali ed esecutivi e la cui presenza in numero adeguato incide in modo significativo sulla capacità di un istituto di operare e rispettare gli obiettivi imposti dalle norme;
la carenza di personale è una delle criticità sistemiche che attanagliano gli istituti penitenziari, una carenza trasversale che riguarda tutti gli operatori penitenziari, dal personale amministrativo ai funzionari giuridico-pedagogici, sino ad arrivare ai direttori;
la figura del funzionario giuridico-pedagogico è un ruolo fondamentale per la prevenzione della recidiva ed il reinserimento sociale dei detenuti per un sistema carcerario realmente rieducativo, come sancito dall'articolo 27 della Costituzione; la rieducazione dà al detenuto nuovi stimoli, nuove motivazioni per rifarsi una vita e reinserirsi nella società in modo costruttivo e integrato;
tra le procedure concorsuali più rilevanti per il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), facente capo al Ministero della giustizia, c'è il concorso, indetto con provvedimento del 18 ottobre 2022, a 104 posti di funzionario giuridico-pedagogico (A3-F1) elevati poi a 236. Con provvedimento del direttore generale del personale il 7 maggio 2024 è stata disposta la rettifica della graduatoria pubblicata con avviso il 1° febbraio 2024, graduatoria ancora vigente con scadenza prevista l'8 maggio 2026;
il 9 ottobre 2024 il Dipartimento di giustizia minorile e di comunità (Dgmc) ha chiesto al Dap la cessione della graduatoria e ad oggi la stessa risulta in possesso del Dgmc;
l'11 ottobre 2024, con riferimento alla nota prot. 68474.U, è stato autorizzato uno scorrimento della graduatoria funzionari giuridico-pedagogici presso il Dipartimento della giustizia minorile e di comunità, dal numero 306 al numero 673. Presa di servizio: 8 gennaio 2025;
il 17 gennaio 2025, con riferimento alla nota prot. 4528.U, è stato autorizzato un secondo scorrimento dal numero 674 al 774. Presa di servizio: 7 aprile 2025;
il 2 aprile 2025, prot. n. 000948.ID, è stato autorizzato un terzo scorrimento dalla posizione 775 alla posizione 798 e comunicato che: «terminata la procedura di scelta sede la graduatoria sarà restituita al Dap per i relativi seguiti di competenza.»;
ad oggi non si conosce il numero effettivo di coloro che hanno effettivamente preso servizio, tantomeno se la graduatoria sia stata legittimamente restituita al Dap al fine di ultimare tutte le operazioni avviate e che, con gli scorrimenti necessari, si giunga all'assunzione di 353 unità inizialmente previste –:
se il Ministro interrogato non ritenga di adottare tutte le misure necessarie ed urgenti affinché venga effettuato, dagli uffici competenti, un aggiornamento della graduatoria con depennamento dei 353 nominativi (assunti al Dgmc) compresi tra le posizioni 305 e 798;
quale sia la tempistica prevista per le assunzioni, il numero degli idonei che saranno chiamati e le sedi che saranno interessate dalle nuove assunzioni;
quali criteri saranno adottati per lo scorrimento della graduatoria, con il quale l'amministrazione coprirà i posti rimasti vacanti a seguito del concorso Ripam per n. 360 funzionari della professionalità pedagogica, che aveva come requisito di accesso la laurea in scienze dell'educazione o della formazione o lauree equipollenti, vista anche la recente istituzione dell'ordine delle professioni pedagogiche ed educative previsto dalla legge n. 55 del 15 maggio 2024;
se non ritenga di avviare un confronto con le organizzazioni sindacali di categoria sulle attività che i funzionari neoassunti andranno a svolgere all'interno degli uffici di esecuzione penale esterna e dei servizi della giustizia per i minorenni.
(4-04820)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, il deputato interrogante, sollevando specifici quesiti riguardo la graduatoria di concorso per il reclutamento di personale con profilo di funzionario giuridico-pedagogico, chiede altresì di sapere dal Ministro interrogato «se non ritenga di avviare un confronto con le organizzazioni sindacali di categoria sulle attività che i funzionari neoassunti andranno a svolgere all'interno degli uffici di esecuzione penale esterna e dei servizi della giustizia per i minorenni». In apertura si rimarca che i vincitori del concorso pubblico, per esami, a n. 104 posti (elevati a 236) di funzionario giuridico — pedagogico, indetto con provvedimento del direttore generale 18 ottobre 2022, hanno assunto servizio a partire dal 4 marzo 2024.
È evidente che si tratta di un'azione di reclutamento di personale assolutamente senza precedenti, nel tentativo di porre rimedio ad una situazione di grave carenza di personale ereditata dalle precedenti amministrazioni.
Successivamente, con nota 8 ottobre 2024, è stato fornito al Dipartimento della giustizia minorile e di comunità il consenso all'utilizzo della graduatoria per le relative esigenze assunzionali, richiesto il 15 marzo 2024.
In merito allo scorrimento dei candidati risultati idonei il criterio utilizzato inderogabilmente è quello dell'ordine in graduatoria, garantendo in tal modo il criterio dell'imparzialità della pubblica amministrazione, a beneficio sia dell'Amministrazione che dei candidati idonei.
Per quanto concerne la tempistica per le assunzioni, le sedi interessate ed il numero degli idonei Funzionari giuridico-pedagogici chiamati a ricoprirle, il competente Dipartimento ha comunicato che il primo scorrimento ha riguardato i candidati idonei posizionatisi dal n. 306 al n. 673 della graduatoria del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, con immissione in servizio di 251 persone, avvenuta in data 8 gennaio 2025.
Il secondo scorrimento, ha riguardato le posizioni intercorrenti tra il n. 674 e il n. 774 della medesima graduatoria. Rispetto a quest'ultimo contingente, in data 7 aprile 2025, 61 funzionari sono stati immessi in servizio e altre 5 unità hanno chiesto un breve differimento.
Il terzo scorrimento ha previsto l'acquisizione di ulteriori 24 candidati idonei, posizionatisi dal n. 775 al n. 808 della graduatoria, con immissione in servizio il 12 maggio 2025.
Pertanto, salva l'eventualità che si verifichino rinunce o differimenti richiesti per motivi personali, alla data del 12 maggio 2025 complessivamente avranno preso servizio presso il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità n. 341 unità delle 354 autorizzate con decreto-legge n. 36 del 2022, convertito in legge del 29 giugno 2022 n. 79, e l'intera procedura si concluderà, presumibilmente, entro il primo semestre del corrente anno.
Per quel che concerne la restituzione della suddetta graduatoria al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, si evidenzia che – a seguito di interlocuzioni intercorse tra i due Dipartimenti – si è concordato che il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità possa procedere a breve ad un ulteriore scorrimento della graduatoria, volto a completare le assunzioni già autorizzate, al termine del quale la graduatoria rientrerà nella piena disponibilità del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
Da ultimo, quanto al quesito sottoposto dall'interrogante in merito ad una concertazione con le organizzazioni sindacali di categoria ai fini della determinazione delle attività che i funzionari neo-assunti saranno chiamati a svolgere presso gli uffici e servizi del Dipartimento minorile, si rappresenta che tali mansioni sono definite dal vigente contratto collettivo nazionale integrativo, che allo stato è oggetto di aggiornamento in relazione alle disposizioni di cui ai contratti collettivi nazionali del lavoro 9 marzo 2022 e 27 gennaio 2025.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
ZINZI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la stazione ferroviaria di Napoli-Afragola funge da stazione di appoggio per Napoli Centrale e, secondo le stime condotte da Rfi, accoglie quotidianamente 36 treni diretti verso Nord e Sud: 18 Frecce di Trenitalia e 18 treni Italo di Ntv;
la stazione ferroviaria rappresenta un punto di riferimento essenziale per i viaggiatori che transitano attraverso la città partenopea. Con i suoi 1320 posti auto, il parcheggio della stazione offre un ampio ventaglio di opzioni per la sosta, rendendola una delle scelte più convenienti e sicure per lasciare l'auto;
il parcheggio offre tariffe low cost molto competitive, con un costo di soli euro 0,80 all'ora o 4 euro al giorno, posizionandosi come uno dei migliori parcheggi economici nella città di Napoli;
dal 1° novembre il costo parcheggio della stazione di Afragola sarà soggetto a un aumento di quasi il 100 per cento, passando da 4 euro a 7 euro al giorno. Si tratta di un aumento, ad avviso dell'interrogante, del tutto ingiustificato, considerato che la qualità del servizio resterà la stessa;
inoltre l'azienda Metropark, società sotto il diretto controllo del Gruppo Ferrovie dello Stato, che si occupa della gestione del parcheggio, si trova ad operare in una situazione di monopolio, considerato che non esistono alternative valide per raggiungere la stazione di Afragola né con bus né tramite linee ferroviarie, pertanto i più penalizzati da tale aumento saranno soprattutto i pendolari che quotidianamente usufruiscono del servizio –:
se e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare con riguardo a quanto esposto in premessa, affinché la situazione di monopolio della società gestore del parcheggio e la carenza di mezzi di trasporto pubblico locale per raggiungere le stazioni ferroviarie non ricada, in termini di costi e di sacrifici, sui pendolari.
(4-01746)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dal Gruppo Ferrovie dello Stato, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La stazione Alta velocità di Afragola, inaugurata nel 2017 per il trasporto passeggeri sulla tratta Alta Velocità Napoli-Roma, presenta un parcheggio a pagamento dotato di 1255 stalli, attivo dal medesimo anno e gestito da FS Park.
Fin dall'apertura, attesa la temporanea assenza di sviluppo del Trasporto pubblico locale per collegare la stazione agli altri scali ferroviari o cittadini e in considerazione dell'impossibilità di poter accedere all'infrastruttura ferroviaria con mezzi pubblici alternativi all'automobile privata, i prezzi del parcheggio sono stati mantenuti in forma calmierata, pari a 0,80 centesimi all'ora e 4 euro al giorno dopo la quinta ora.
Tale scelta ha, tuttavia, generato una situazione di vantaggio economico del parcheggio rispetto alla stazione Av di Napoli Centrale, con l'inevitabile congestione del parcheggio di Afragola.
Al fine di mitigare tale situazione, FS Park ha incrementato i parcheggi a disposizione dell'utenza, con oltre 100 nuovi stalli nel 2022 e 50 nel 2023. Inoltre, la società sta proseguendo con lo studio preliminare per la progettazione dell'ampliamento del parcheggio dall'altra parte del fascio di binari con l'apertura di ulteriori 1.000 stalli, per un importo pari a circa 3 milioni e mezzo di euro. Tuttavia, occorre evidenziare che l'area individuata risulta interessata da preesistenze archeologiche di notevole interesse e, pertanto, preliminarmente all'avvio dei lavori di completamento del progetto, dovranno essere effettuate ulteriori indagini archeologiche invasive con coinvolgimento della soprintendenza.
Sempre al fine di garantire una maggiore disponibilità di posti auto, disincentivando, al contempo, la sosta lunga, dal gennaio 2023 sono stati modificati i prezzi del parcheggio, portando la tariffazione a 1,50 centesimi all'ora e 7 euro al giorno dopo la quinta ora.
Questa azione è stata accompagnata da una serie di iniziative volte a potenziare i collegamenti con l'attivazione, dal febbraio 2024, del servizio di terminal Bus con 5 stalli bus dedicati al carico e scarico passeggeri con esclusione della lunga sosta, favorendo la rotazione dei diversi vettori che effettueranno il servizio presso la stazione. Inoltre, dal luglio 2024, FS Park ha sottoscritto un contratto con la Società di trasporto pubblico locale Azienda napoletana mobilità (Anm) che ha implementato il numero di corse verso la stazione, migliorando l'accessibilità allo scalo ferroviario e i collegamenti con la città metropolitana di Napoli.
Per quanto attiene, invece, alla gestione del parcheggio, si è provveduto a suddividere gli accessi consentendo, anche nelle fasi di maggiore congestione, l'ingresso all'area Kiss&Ride fino alla saturazione dei posti adibiti alla sosta a rotazione e/o abbonamenti. Inoltre, sono state avviate le attività per il rifacimento della segnaletica di indirizzamento, progettata per essere più intuitiva e facilmente comprensibile, con l'obiettivo di migliorarne l'efficacia nell'indirizzare gli utenti all'interno del parcheggio.
Infine, con l'obiettivo di avviare un dialogo costruttivo per affrontare e risolvere le criticità riguardanti la fruizione del parcheggio, è stato costituito un tavolo tecnico composto dai rappresentanti delle principali associazioni dei consumatori coinvolte (Adoc, Federconsumatori, Assententi), del comune di Afragola e del Gruppo FS Italiane.
Durante le riunioni del tavolo tecnico sono emersi vari temi oggetto di discussione, tra cui la tariffa di sosta, che risulta particolarmente rilevante per i pendolari. A tal fine, è stato proposto di rivedere la formula tariffaria in modo da adottare misure più favorevoli per chi utilizza il parcheggio regolarmente, ad esempio attraverso abbonamenti dedicati o formule che favoriscano gli utenti più frequenti. Tra le ipotesi allo studio vi sono la revisione delle tariffe e la previsione di abbonamenti differenziati per categorie, con parcheggi dedicati, per favorire i pendolari e penalizzare la sosta a lungo termine.
In merito alla disponibilità di posti, sono in corso delle valutazioni, anche con il coinvolgimento del comune di Afragola, per individuare spazi aggiuntivi e promuovere soluzioni di decongestionamento, come l'uso di navette o il miglioramento dei collegamenti con i mezzi pubblici da e per la stazione, soprattutto per quanto riguarda i trasporti locali e i collegamenti con le principali città limitrofe.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
ZINZI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
all'alba del 31 agosto del 2023, in pieno centro, il 24enne Giovanni Battista Cutolo, il musicista noto come GiòGiò, veniva ammazzato per un motorino parcheggiato male, ucciso da tre colpi di pistola sparati da un ragazzo di appena 16 anni con precedenti penali e che continuava a girare armato;
l'omicida è in carcere (era stato condannato a 20 anni ma per aver rinunciato all'appello ha ricevuto uno sconto di pena di un/sesto e va incontro ad altri sconti di pena), ma, ciò nonostante utilizza un cellulare e parla con i familiari;
si apprende, anche da notizie di stampa, che la nonna del ragazzo posti sui social le videochiamate con tanto di rassicurazioni che vengono fatte al recluso «tutto passa» e messaggi di affetto come «il nostro è un legame che durerà in eterno»; la voce e il volto che appaiono sono quelli dell'autore dell'omicidio di Giovanbattista Cutolo;
ovviamente, come è giusto che sia, la diffusione sui social di una videochiamata con messaggi affettuosi avvenuta dal carcere, tra la nonna e il giovane detenuto ha suscitato forte rabbia e sdegno tra l'opinione pubblica e soprattutto nei familiari della vittima; a parere dell'interrogante tali post sui social richiedono interventi immediati finalizzati anche all'oscuramento del profilo social in oggetto;
«In quelle immagini c'è il killer di mio figlio», accusa ora Daniela Di Maggio, mamma di GiòGiò, «Se lo Stato non interviene – aggiunge la donna –, stiamo dicendo che loro sono più forti e vincono sempre»;
le parole della madre di GiòGiò, Daniela Di Maggio, sono un grido che non può restare inascoltato perché è inaccettabile a giudizio dell'interrogante che si usino i social per umanizzare chi ha tolto una vita. È una vergogna che oltraggia la memoria delle vittime e lo Stato stesso –:
se non si reputi indispensabile l'apertura di un'indagine interna di carattere ispettivo per accertare come sia possibile che questi contenuti siano pubblicati dall'interno delle strutture detentive e se comunque non si intendano assumere iniziative di competenza in ordine alla diffusione in rete di contenuti, quali quelli segnalati in premessa, che rischiano di determinare effetti anche sotto il profilo dell'ordine pubblico e della sicurezza.
(4-04846)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'Onorevole interrogante solleva specifici quesiti in ordine alla diffusione in rete di una videochiamata con i familiari effettuata da un detenuto all'interno di un carcere.
A tal riguardo, il competente dipartimento, per il tramite delle articolazioni centrali, opportunamente interessate, ha fornito le seguenti informazioni sulla vicenda in questione.
Il detenuto B.L. ha fatto ingresso nella casa circondariale di Catanzaro, proveniente dalla libertà, il 31 agosto 2023, ed è stato trasferito il 2 settembre successivo presso l'Istituto penale per i minorenni di Catanzaro, tenuto conto della sua minore età.
La permanenza del detenuto presso gli istituti penitenziari per minori – trascorsa alternativamente tra l'Istituto penale per i minorenni di Catanzaro e quello di Nisida – si è protratta fino al 1° febbraio 2025, data in cui è stato trasferito presso la casa circondariale di Catanzaro, per motivi di sicurezza.
B.L. responsabile dell'omicidio di un giovane musicista G.C., avvenuto il 31 agosto 2023 a Napoli, è stato condannato il 19 marzo 2024, a seguito di rito abbreviato, alla pena di anni 20 di reclusione; la pena è stata successivamente rideterminata l'11 luglio 2024 dal giudice dell'esecuzione, in anni 16 e mesi 8 di reclusione. Pertanto il fine pena fissato per il 30 aprile 2040, è ora previsto per il 6 aprile 2036.
Il 13 aprile 2025, la madre della giovane vittima, chiamava telefonicamente il centralino dell'istituto, comunicando di essere venuta a conoscenza che il B., nella stessa giornata, aveva effettuato una videochiamata verso i familiari e che gli stessi ne avevano pubblicato il contenuto sui social. Ipotizzando che la chiamata potesse essere stata effettuata mediante l'utilizzo di un telefono cellulare indebitamente in uso, la signora chiedeva di conferire con l'autorità dirigente.
La predetta autorità, venuta a conoscenza di quanto accaduto, incaricava l'ufficio di polizia giudiziaria di svolgere immediati accertamenti, per verificare se le riprese, ritraenti il colloquio a distanza, fossero state pubblicate attraverso il videotelefono in uso ai detenuti per svolgere le videochiamate con i propri familiari o se le stesse fossero state registrate da questi ultimi, attraverso altro telefonino, e poi successivamente pubblicate.
Del tutto, veniva notiziata immediatamente la competente procura della Repubblica. Allo stesso tempo, il direttore incaricava un esperto informatico di compiere accertamenti sul videotelefono utilizzato dal detenuto B.L. nella giornata del 13 marzo 2025, relazionando su quanto accaduto e disponendo, sin da subito, in caso di accertamento positivo, di acquisire il video.
Nell'informare anche il magistrato di sorveglianza del grave fatto, il direttore comunicava alla direzione generale dei detenuti e del trattamento che, all'esito degli accertamenti, si riservava di adottare ulteriori provvedimenti, anche di carattere disciplinare.
Prontamente, perveniva relazione del direttore, nella quale si comunicava che la videochiamata effettuata dal detenuto era avvenuta utilizzando uno degli smartphone in dotazione all'istituto (e, precisamente, l'apparecchio n. 8) e che nel cestino e nella galleria dello stesso non risultavano presenti video e/o immagini riconducibili al detenuto o ai suoi familiari.
Si precisa che il provveditore regionale per la Calabria, con provvedimento 15 aprile 2025, ha disposto il trasferimento del detenuto B.L. presso la casa circondariale di Castrovillari, per motivi di opportunità penitenziaria, nonché per garantire l'ordine, la sicurezza e la disciplina interna dell'istituto di Catanzaro, ove si erano svolti i fatti.
Si rappresenta infine che, su delega della procura della Repubblica di Catanzaro – D.D.A., il nucleo investigativo regionale di Catanzaro sta svolgendo accertamenti, al momento, non ostensibili, poiché coperti da segreto investigativo.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.