XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
secondo le stime Eurostat, nel 2024, circa 93,3 milioni di persone nell'unione Europea (Ue) erano a rischio di povertà o esclusione sociale, corrispondenti al 21 per cento della popolazione totale; le stime evidenziano altresì come siano le donne, le persone disoccupate e le famiglie con figli a carico particolarmente esposte a questo rischio; l'occupazione è indubbiamente un fattore protettivo, poiché riduce il rischio al 10,9 per cento contro il 66,6 per cento per coloro che invece sono occupati; il 21,9 per cento delle persone che vivono in famiglie con figli a carico sono a rischio di povertà o esclusione sociale;
il nuovo Rapporto di Caritas Europa, pubblicato il 4 giugno 2025, riporta i risultati di un'indagine capillare e sistematica svolta in tutti i Paesi membri dell'Unione, mettendo al centro del dibattito la fragilità dei sistemi di sostegno al reddito nei Paesi dell'Unione europea; più in particolare, il rapporto, aggiornato al 2025, mette in risalto come il reddito minimo sia insufficiente a garantire un'esistenza dignitosa a milioni di cittadini europei, con particolare enfasi sulla crescente crisi di inclusione sociale;
dal predetto Rapporto emerge come solo 5 Stati membri forniscono un assegno mensile che copre almeno il 75 per cento della popolazione ufficialmente considerata indigente, con ciò evidenziando quindi la profonda disparità nell'accesso a sussidi inclusivi nei diversi paesi europei; il 90 per cento delle Caritas europee ha, infatti, sottolineato come gli attuali sussidi di base non coprono i bisogni fondamentali dei beneficiari e, pertanto come il reddito minimo sia insufficiente a rispondere alle reali esigenze dei cittadini;
la maggioranza delle persone che accedono ai sussidi continua a vivere in uno stato di precarietà, con pesanti conseguenze in termini di salute fisica e mentale, qualità della vita e partecipazione attiva alla società; tale insufficienza o carenza riguarda vari bisogni: dalla carenza di un'alimentazione adeguata, di un alloggio sicuro o di cure sanitarie di base idonee, di un'istruzione adeguata, fino alla insufficienza nel trasporto e nell'accesso ai servizi pubblici essenziali;
dunque, secondo Caritas Europa, le attuali politiche di sostegno all'inclusione in Europa sono inadeguate e parziali ed è necessaria una riforma profonda oltreché un sensibile incremento di risorse destinato alla lotta contro la povertà;
dal Rapporto citato emerge anche una forte disparità fra i Paesi dell'Unione europea sia nell'importo del sostegno di base sia nelle condizioni di accesso, disparità determinate anche da differenti criteri di definizione della soglia di povertà oltreché, chiaramente, da un differente costo della vita;
tuttavia, le più significative e importanti differenze si collocano nelle differenti priorità politiche: Paesi come la Danimarca, la Francia e la Germania, ad esempio, si caratterizzano per l'introduzione di misure di sostegno al reddito rivolte ad una parte più ampia della popolazione rispetto a Paesi dell'Est Europa o del Sud, come il nostro, dove spesso i sussidi sono insufficienti anche per pagare le bollette di luce e acqua;
nonostante infatti i reiterati richiami provenienti dall'Unione europea, Italia e Grecia sono attualmente gli unici Stati membri privi di misure universali a tutela dei minimi vitali, di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale;
Maria Nyman, segretaria generale di Caritas Europa, ha pertanto rivolto un appello alla presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen per chiedere che la Commissione si faccia promotrice di una riforma strutturale dei sussidi contro la povertà: «Chiediamo all'Unione europea di garantire che nessuno sia lasciato indietro. Una società giusta e inclusiva deve offrire a tutti l'opportunità di vivere con dignità. I sussidi minimi devono coprire i bisogni di base, in ogni Stato membro.»;
secondo i dati della rete Caritas del nostro Paese le persone accolte e sostenute dai Centri della rete Caritas nel 2024, sono state 277.775, con un incremento del 3 per cento rispetto al 2023 e particolarmente preoccupante è la crescita delle situazioni di cronicità: oltre un assistito su quattro (26,7 per cento) si trova in uno stato di disagio stabile e prolungato e l'età media delle persone seguite è 47,8 anni, in aumento rispetto al passato, così come è in aumento anche la componente anziana la cui incidenza ha raggiunto il 14,3 per cento; si registra inoltre una crescente fragilità occupazionale, che si esprime per lo più in condizioni di disoccupazione (47,9 per cento) e di «lavoro povero» (23,5 per cento): quasi un assistito su quattro rientra nella categoria del working poor, con punte che superano il 30 per cento nella fascia tra i 35-54 anni;
gli ultimi dati resi disponibili dall'Istat e relativi agli anni 2023-2024 registrano una situazione assolutamente in linea con il quadro delineato nei rapporti delle Caritas; nel 2023 il reddito delle famiglie diminuisce in termini reali e nel 2024 il 23,1 per cento della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale (nel 2023 era il 22,8 per cento), trovandosi in almeno una delle tre seguenti condizioni: a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale oppure a bassa intensità di lavoro, per un totale di circa 13 milioni e 525 mila persone; a livello territoriale, nel 2024, il Nord-Est si conferma la ripartizione con la minore incidenza di rischio di povertà o esclusione sociale (11,2 per cento, era 11 per cento nel 2023) e il Mezzogiorno come l'area del paese con la percentuale più alta (39,2 per cento, era 39 per cento nel 2023);
come noto, nel nostro Paese, l'assegno di inclusione (Adi) ha sostituito il reddito di cittadinanza (RdC) dal 2024, rendendo di fatto la misura di sostegno al reddito più restrittiva e cancellandone il carattere universale; gli importi erogati sono generalmente inferiori e i requisiti economici e patrimoniali sono più stringenti; mentre l'importo del Reddito di cittadinanza poteva raggiungere anche 780 euro al mese e poteva essere accompagnato anche da un ulteriore contributo per l'affitto, l'Adi, invece, ha un importo base più basso, con calcoli per la scala di equivalenza più restrittivi, escludendo o dando meno valore ai membri del nucleo familiare occupabili;
il 1° agosto 2025 l'Inps ha pubblicato i dati dell'Osservatorio Adi e Sfl aggiornati al 30 giugno 2025 dai quali emerge che sono solo 2,2 milioni di persone che hanno beneficiato almeno una volta di uno dei due strumenti, con una distribuzione territoriale che conferma il forte divario Nord-Sud;
nel periodo che va da gennaio 2024 a giugno 2025, sono stati 867.682 i nuclei familiari che hanno percepito almeno una mensilità di Adi; l'importo medio mensile erogato si attesta a 669 euro, con una debole tendenza alla crescita rispetto al 2024, quando era di circa 616 euro; i nuclei beneficiari di Adi nel mese di giugno 2025 sono stati quasi 666.000;
il Mezzogiorno si conferma l'area più interessata dalla misura, concentrando il 68 per cento dei nuclei beneficiari: solo Campania, Sicilia e Puglia totalizzano quasi la metà delle erogazioni nazionali, rispettivamente con oltre 206.000, 175.000 e 84.000 nuclei familiari beneficiari; al Nord, la regione più coperta è la Lombardia con circa 57.000 nuclei, mentre nel Centro guida il Lazio con 76.000;
secondo l'Inps, i nuclei con minori (251.000), disabili (261.000) e over 60 (341.000) sono le categorie maggiormente rappresentate; mentre una quota di 13.000 nuclei riguarda persone in condizioni di particolare svantaggio socio-sanitario;
il dato più rilevante e preoccupante dal confronto tra le due misure è quello secondo cui solo circa il 60 per cento dei percettori del Reddito di cittadinanza ora riceve l'Adi o il supporto formazione e lavoro (Sfl), facendo sollevare una domanda obbligata, circa la fine di quel 40 per cento di indigenti che ricevevano il Reddito di cittadinanza. I numeri dicono una cosa molto semplice: se da un lato la povertà assoluta in Italia riguarda circa 6 milioni di persone dall'altro l'assegno d'inclusione introdotto dal Governo in carica è percepito da circa 1,82 milioni di persone, lasciando fuori quasi 4 milioni di poveri;
sui dati della povertà in Italia e in Europa sta impattando in maniera sempre più incisiva l'avvento incalzante dell'automazione, della robotica e dell'intelligenza artificiale (Ia); quest'ultima in particolare sta trasformando radicalmente il mercato del lavoro, riportando in auge il dibattito sul reddito minimo garantito;
certamente ogni rivoluzione tecnologica e industriale del passato ha avuto impatti radicali sul mondo del lavoro, tuttavia l'Ia sembra portare con sé elementi di novità rilevanti laddove sembra poter/voler sostituire finanche il lavoro cognitivo degli uomini, aprendo ad un meccanismo auto-rigenerativo indipendente non paragonabile alle evoluzioni tecnologiche del passato e con un impatto inedito e rilevante anche sui lavori creativi e altamente qualificati, che in passato erano stati protetti dalla disoccupazione;
secondo i dati riportati dal Centres for european policy network (Cep), la possibilità che macchine non assistite superino gli esseri umani in ogni possibile compito è stata stimata al 10 per cento entro il 2027 e al 50 per cento entro il 2047; nei Paesi sviluppati circa il 60 per cento dei posti di lavoro sarà suscettibile all'Ia e tra questi, circa la metà (33 per cento) potrebbe subirne gli effetti negativi; alcune stime rilevano come almeno il 10 per cento dei posti di lavoro potrebbe essere completamente surrogato, soprattutto nelle regioni ad alto reddito come l'Europa, dove circa 20 milioni di individui potrebbero perdere la propria occupazione;
l'impiego crescente di tecnologie basate sull'Ia rischia di determinare dunque un progressivo disinvestimento nel lavoro e di compromettere il reddito e le tutele previdenziali di un numero sproporzionato di lavoratori e per tale ragione si fa sempre più pressante, anche tra gli osservatori economici e finanziari internazionali, l'esigenza di introdurre un meccanismo di compensazione economica che di fatto operi una redistribuzione del dividendo produttivo generato dall'intelligenza artificiale che altrimenti sarebbe concentrato nelle sole mani di chi possiede tali strumenti;
il Rapporto dell'Ocse del 2023, «Artificial Intelligence and the Labour Market» e lo studio dell'Ilo, «Generative AI and jobs» analizzano i progressi fatti nel campo dell'Ia e le conseguenze sulle professioni più esposte; il Rapporto Ocse si sofferma in particolare anche sulle politiche in grado di ridurre al minimo lo spostamento di posti di lavoro, migliorando nel contempo la crescita economica;
secondo tale rapporto, la politica dovrebbe: incoraggiare la produttività e il ripristino degli effetti dell'Ia, rivedere le politiche in materia di competenze per garantire che i lavoratori possano integrare i sistemi di Ia emergenti e rafforzare il potere contrattuale dei lavoratori in modo da garantire che i vantaggi derivanti dalla riduzione dei costi conseguenti all'utilizzo dell'Ia siano condivisi con i lavoratori;
il McKinsey Global Institute (Mgi) prevede che l'Ia possa rimpiazzare al livello mondiale l'equivalente di 1,1 miliardi di lavoratori assorbendo un reddito di 15,8 trilioni di dollari (James Manyika et al., Harnessing automation for a future that works, McKinsey Global Institute, 2017): quindi, liberando gli individui dai lavori ripetitivi, queste future macchine dotate di Ia potrebbero lasciare una grandissima parte di cittadini con il valore del loro lavoro insufficiente a garantire uno standard di vita socialmente accettabile e nel prossimo futuro potremmo trovarci con milioni e milioni di persone alla ricerca di un lavoro, che avranno bisogno di un supporto economico per vivere ed eventualmente riqualificarsi per nuovi lavori;
secondo il World economic Forum entro il 2027 l'implementazione dell'intelligenza artificiale e di altre soluzioni affini comporterà il cambiamento del 23 per cento dei posti di lavoro, creando 69 milioni di nuovi posti ed eliminandone 83 milioni: un saldo negativo dovrà essere governato sia attraverso la creazione di nuove opportunità che nel sostegno dei lavoratori che in nessun modo potranno essere riqualificati;
non vi è dubbio che l'Ia deve la propria fortuna al lavoro e alla conoscenza di quei milioni di lavoratori che ora l'Ia stessa vorrebbe e/o potrebbe scartare; sono quei lavoratori che facendo il loro lavoro con passione hanno lasciato alla mercé dell'automazione importanti tracce su cui prolifera oggi l'apprendimento delle intelligenze artificiali;
l'idea di considerare ogni essere umano come «data worker» ossia generatore di dati ed informazioni necessarie all'Ia per rimanere funzionante, potrebbe giustificare lo sviluppo di modelli di reddito minimo garantito come misura protettiva contro la volatilità socioeconomica ma anche come forma di upskilling e reskilling dei lavoratori;
il reddito minimo garantito non dovrebbe dunque essere interpretato come una forma di assistenzialismo, ma ancor prima come uno strumento di lotta alla povertà e di promozione dell'inclusione sociale secondo un modello che affronti la trasformazione del mondo del lavoro;
d'altra parte, il reddito minimo garantito si configura, per sua natura, quale diritto fondamentale di matrice europea, trovando un proprio espresso riconoscimento all'articolo 34, comma 3 della Carta dei diritti dell'Unione europea, avente la stessa forza giuridica dei Trattati istitutivi, che sancisce che «l'Unione riconosce e rispetta il diritto all'assistenza sociale e all'assistenza abitativa», e questo «al fine di lottare contro l'esclusione sociale e la povertà», in modo da «garantire un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti»;
allo stesso tempo, il reddito minimo si presenta anche come una policy europea quale pilastro della strategia di inclusione attiva unionale, ampiamente consolidata soprattutto nelle esperienze dei Paesi del Nord Europa che hanno adottato il cosiddetto sistema della flexicurity, nel quale la presenza di un basic income (nella duplice forma di garanzia per tutti dei mezzi necessari ad un'esistenza libera e dignitosa e di sostegno al reddito nel passaggio da un impiego all'altro) è uno dei pilastri del rinnovamento del welfare state;
in questo quadro sociale e di trasformazione socio-economica e del mondo del lavoro, il 30 gennaio 2023 il Consiglio dell'Unione europea ha approvato la raccomandazione relativa a un adeguato reddito minimo che garantisca l'inclusione attiva, proposta dalla Commissione europea il 28 settembre 2022;
l'obiettivo ampio e generale della raccomandazione è quello di «garantire che ogni persona nell'Unione possa godere di una vita dignitosa», quale elemento «essenziale per costruire economie e società eque e resilienti»;
alla raccomandazione del Consiglio, ha fatto seguito la risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2023 relativa a un adeguato reddito minimo che garantisca l'inclusione attiva che invita gli Stati membri ad aumentare gradualmente il sostegno al reddito minimo a un livello almeno equivalente alla soglia di rischio di povertà, nell'ambito di una più ampia strategia unionale di lotta contro la povertà, che comprenda incentivi per promuovere il reinserimento nel mercato del lavoro di chi è in grado di lavorare;
già in precedenza, con la risoluzione del 24 ottobre 2017 sulle politiche volte a garantire il reddito minimo come strumento per combattere la povertà, il Parlamento europeo aveva invitato gli Stati membri a introdurre un reddito minimo adeguato, sottolineando il ruolo della protezione del reddito minimo come strumento per combattere la povertà;
già nel novembre del 2017 il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione avevano proclamato il pilastro europeo dei diritti sociali che stabilisce 20 principi per sostenere il buon funzionamento e l'equità dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale; il principio 14, in particolare, afferma che chiunque non disponga di risorse sufficienti ha diritto a un adeguato reddito minimo che garantisca una vita dignitosa in tutte le fasi della vita e l'accesso a beni e servizi;
la citata raccomandazione del 30 gennaio 2023, tra i suoi considerando, sottolinea come le reti di sicurezza sociale complete e solide, che garantiscano un adeguato sostegno al reddito e facilitino le transizioni verso il mercato del lavoro, compreso il sostegno alla riqualificazione e al miglioramento del livello delle competenze, possono contribuire a rendere tali processi più giusti e inclusivi;
i cambiamenti nel mercato del lavoro, unitamente a un aumento delle forme di occupazione atipiche, possono rendere più difficile per le persone a basso reddito soddisfare i criteri necessari per accedere ai sistemi di protezione sociale e possono comportare un aumento della domanda di misure di sostegno alternative, come per l'appunto il reddito minimo;
come si evince dalla raccomandazione, strumenti come il reddito minimo non sono da considerarsi strumenti passivi, ma anzi «fungono, per quanto possibile, da trampolino di lancio per migliorare l'inclusione e le prospettive occupazionali» e agiscono da «stabilizzatori automatici» poiché in momenti di recessione contribuiscono a favorire una ripresa «sostenibile e inclusiva», ad attenuare il calo dei redditi e a limitare il numero di persone a rischio di povertà;
in sostanza la raccomandazione europea «nell'ottica di garantire una vita dignitosa in tutte le fasi della vita, mira a combattere la povertà e l'esclusione sociale promuovendo un adeguato sostegno al reddito, in particolare mediante un reddito minimo, e un accesso effettivo ai servizi abilitanti ed essenziali per le persone che non dispongono di risorse sufficienti, nonché favorendo l'integrazione nel mercato del lavoro di chi può lavorare, in linea con l'approccio di inclusione attiva» e nell'ambito di tale obiettivo generale indica la necessità di:
sviluppare reti di sicurezza sociale solide, mediante un approccio integrato che combini sostegno al reddito, incentivi e sostegno alla (re)integrazione nel mercato del lavoro nonché l'accesso ai servizi abilitanti ed essenziali;
garantire l'adeguatezza del sostegno al reddito entro il 31 dicembre 2030, definendo una metodologia trasparente per la fissazione e la revisione del livello di sostegno;
prevedere la possibilità che il sostegno al reddito sia fornito a singoli componenti della famiglia, senza aumentare necessariamente il livello complessivo delle prestazioni percepite dal nucleo familiare;
garantire che il reddito minimo offra una copertura completa a tutte le persone che non dispongono di risorse sufficienti, stabilendo tra l'altro criteri di ammissibilità non discriminatori e un accertamento delle fonti di reddito proporzionato;
incoraggiare il pieno utilizzo del reddito minimo, anche semplificando la procedura di domanda, riducendo gli ostacoli amministrativi e fornendo informazioni accessibili;
garantire incentivi adeguati affinché i beneficiari del reddito minimo possano (re)integrarsi nel mercato del lavoro nonché mercati del lavoro che favoriscono l'inserimento e tassi di occupazione elevati, anche attraverso investimenti nel capitale umano e nelle competenze, salvaguardando gli incentivi al lavoro, sostenendo i datori di lavoro e agevolando l'offerta di opportunità di lavoro nel settore dell'economia sociale;
garantire un accesso effettivo ai servizi abilitanti ed essenziali salvaguardando la continuità dell'accesso ai servizi essenziali (compresa l'energia) e facendo fronte agli ostacoli che si frappongono all'accesso ai servizi;
sviluppare approcci personalizzati per far fronte ai vari ostacoli che si frappongono all'inclusione sociale e all'occupazione delle persone che non dispongono di risorse sufficienti;
istituire sistemi di governance e di monitoraggio efficaci;
sebbene il tema del reddito minimo sia stato affrontato in ambito europeo in molti atti unionali a carattere programmatico e di indirizzo, manca ancora ad oggi una formalizzazione più strettamente giuridica del reddito quale diritto sociale fondamentale, direttamente protetto e riconosciuto dall'Unione, in linea con quanto sancito dal Pilastro europeo dei diritti sociali e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;
il problema più rilevante per chi approccia a questo tema è senza dubbio il finanziamento di questa misura che andrebbe a sostituire i regimi di politica sociale esistenti oppure che necessiterebbe una nuova fonte di finanziamento;
al di là del finanziamento, l'implementazione di un reddito minimo garantito a livello dell'Unione europea forse sarebbe la strada ottimale ma richiederebbe un'azione congiunta per superare le divergenze delle legislazioni nazionali, un consenso politico significativo che al momento non c'è e dovrebbe essere basata su nuovi modelli per sperimentarne gli effetti su larga scala, pertanto rimane a tutt'oggi concretamente percorribile la strada che induce il governante o l'amministratore di un Paese o di un territorio ad adottare un reddito minimo garantito per i propri cittadini,
impegna il Governo:
1) ad adottare le iniziative normative necessarie finalizzate a rafforzare solide reti di sicurezza sociale che garantiscano una vita dignitosa in tutte le fasi della vita, assicurando un adeguato sostegno al reddito a tutte le persone che non dispongono di risorse sufficienti, compresi i giovani adulti, mediante l'introduzione del reddito minimo garantito inteso quale strumento di lotta alla povertà e di promozione dell'inclusione sociale e fornendo un accesso effettivo ai servizi essenziali;
2) ad intraprendere, anche in ambito unionale, tutte le opportune iniziative volte a sostenere nei consessi europei la necessità di riconoscere il diritto al reddito garantito come diritto fondamentale europeo, per realizzare la coesione sociale a livello dell'Unione europea, quale obiettivo già riconosciuto nei Trattati istitutivi ed in linea con il Pilastro europeo dei diritti sociali;
3) ad individuare le più opportune misure volte a garantire a tutte le persone che non dispongono di risorse sufficienti:
a) l'accesso a servizi essenziali che comprendono l'acqua, i servizi igienici, l'energia, i trasporti, i servizi finanziari e le comunicazioni digitali;
b) l'accesso a servizi necessari all'integrazione nella società e, se del caso, nel mercato del lavoro, compresi servizi di inclusione sociale quali l'assistenza sociale, la consulenza, il tutoraggio, il sostegno psicologico, la riabilitazione e altri servizi a carattere generale, tra cui l'educazione e cura della prima infanzia, l'assistenza sanitaria, l'assistenza a lungo termine, l'istruzione, la formazione e gli alloggi;
4) ad adottare iniziative volte a reperire con estrema urgenza ulteriori risorse da destinare per il sostegno al reddito delle persone che non dispongono di risorse sufficienti, assicurando un livello almeno equivalente alla soglia nazionale di rischio di povertà ovvero al valore monetario dei beni e dei servizi necessari per una vita dignitosa, tra cui un'alimentazione adeguata, l'alloggio, l'assistenza sanitaria e i servizi essenziali;
5) nell'ambito delle iniziative finalizzate all'adozione del reddito minimo garantito:
a) al fine di promuovere la parità di genere, la sicurezza del reddito e l'indipendenza economica delle donne, dei giovani adulti e delle persone con disabilità, ad assicurare che il reddito minimo sia fornito a singoli componenti della famiglia;
b) a garantire la continuità dell'accesso al reddito minimo fintanto che le persone non dispongono di risorse sufficienti, prevedendo nel contempo riesami periodici dell'ammissibilità;
6) a promuovere nella collettività un significato non propagandistico del reddito minimo garantito, attraverso informazioni facilmente fruibili, gratuite e aggiornate sui diritti e sugli obblighi connessi al reddito minimo e contrastando la stigmatizzazione e i pregiudizi inconsci legati alla povertà e all'esclusione sociale;
7) a finanziare la ricerca finalizzata all'adozione di misure idonee per migliorare o sviluppare metodologie di monitoraggio, valutazione e ottimizzazione sull'impiego del reddito minimo garantito;
8) a promuovere, in accordo con le parti sociali, elevati tassi di occupazione e un mercato del lavoro, favorendo il reinserimento e la riqualificazione dei lavoratori, assicurando sufficienti incentivi a rientrare nel mercato del lavoro e prestando particolare attenzione ai giovani adulti al fine di reintrodurli nell'istruzione, nella formazione o nel mercato del lavoro nel più breve tempo possibile;
9) ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte ad introdurre incentivi alla reintegrazione e alla permanenza nel mercato del lavoro per chi può lavorare;
10) a prevedere soluzioni combinate di sostegno al reddito e redditi da lavoro, che contemplino un'eliminazione graduale del sostegno al reddito o il mantenimento del diritto di ricevere il sostegno al reddito durante il lavoro di breve durata o sporadico, i periodi di prova e i tirocini.
(1-00490) «Carotenuto, Barzotti, Tucci, Aiello, Amato, Caso, Pellegrini, Cherchi, Dell'Olio, Caramiello, Marianna Ricciardi, Ascari, Auriemma, Pavanelli, Appendino, Ferrara, Raffa, Perantoni, Bruno, Lomuti, Iaria, Sportiello».
ATTI DI CONTROLLO
AFFARI EUROPEI, PNRR E POLITICHE DI COESIONE
Interrogazioni a risposta immediata:
ROSATO, RICHETTI, BONETTI, ONORI, BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO, SOTTANELLI, PASTORELLA e RUFFINO. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
il nuovo «Defence investment Plan», adottato al vertice Nato dell'Aja il 25 giugno 2025, fissa l'obiettivo del 5 per cento del prodotto interno lordo per la difesa entro il 2035 (di cui 3,5 per cento per funzioni militari core e 1,5 per cento per funzioni connesse, quali, ad esempio, la protezione di infrastrutture critiche e la ricerca e l'innovazione nel settore) e introduce reporting annuali e una revisione intermedia nel 2029;
dal punto di vista finanziario, si tratta di un incremento di spesa tra i 60 e i 70 miliardi in dieci anni;
con la crescente minaccia militare russa, dimostrata dalle ripetute violazioni dello spazio aereo di Paesi dell'Unione europea e Nato, l'esigenza di un coordinamento e di un'integrazione delle politiche e degli investimenti in materia di difesa si fa sempre più pressante e il ricorso a strumenti finanziari europei rappresenta ormai l'unico modo per rendere i necessari incrementi di spesa fiscalmente sostenibili;
l'urgenza del potenziamento della capacità operativa delle forze di difesa italiane è drammaticamente rappresentata dalle dichiarazioni del Ministro della difesa Crosetto, il quale pochi giorni fa ha dichiarato che l'Italia non oggi sarebbe in grado di difendersi da un attacco esterno;
a tal proposito, urge ricordare come il Governo italiano non abbia assolto ai doveri imposti dal decreto legislativo n. 66 del 2010 e nel 2025 non abbia ancora pubblicato, nonostante sia decorso il termine previsto del 30 aprile, il documento programmatico della difesa;
il Governo italiano ha comunicato che intende utilizzare lo strumento «Safe» (Security action for Europe), operativo da maggio 2025, perché rappresenta una forma di debito più conveniente di quello nazionale e riceverà il quinto prestito più sostanzioso tra i Paesi richiedenti (circa 14,9 miliardi di euro);
dal marzo 2025 la «clausola di salvaguardia» del Patto di stabilità e crescita dell'Unione europea può essere attivata per escludere fino a 650 miliardi di euro complessivi di spese militari dagli obiettivi di deficit: la maggioranza dei Paesi dell'Unione europea lo hanno già fatto, invece l'Italia non ha ancora sciolto la riserva in tal senso –:
se, oltre al Safe, il Governo intenda attivare anche la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita per le spese per la difesa e, in tal senso, quali forme di coordinamento e integrazione europee, anche industriali e operative, intenda promuovere con gli altri Paesi membri, per migliorare la capacità difensiva dell'Unione europea dagli attacchi esterni.
(3-02198)
SCERRA, BRUNO e CANTONE. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
a meno di un anno dalla sua conclusione, preoccupano i ritardi fatti registrare dal Governo nello stato di avanzamento delle riforme e degli investimenti contenuti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonché il rispetto degli obiettivi prefissati e la messa a terra delle relative risorse;
sul piano finanziario, dalla banca dati ReGiS (marzo 2025), emerge come dei 120 miliardi di euro già incassati dall'Unione europea, ne siano stati spesi appena 65,7, pari ad appena un terzo dei fondi previsti; non va meglio sul fronte dei pagamenti: al 31 maggio 2025 ammontavano a 74,3 miliardi di euro, il 38,3 per cento della dotazione totale di 194,4 miliardi;
dalle più recenti evidenze pubbliche (Italia Domani, Ifel/Anci), notevoli sono i ritardi nella spesa effettiva dei fondi di alcuni Ministeri: i risultati peggiori si registrano per lavoro (speso solo l'11,8 per cento, in ritardo soprattutto i programmi per la formazione, le politiche attive del lavoro e il sostegno all'occupazione), agricoltura (speso 14,5 per cento dei fondi), turismo (18,4 per cento), cultura (18,9 per cento) e salute (27,6 per cento, con ritardi concentrati sulla medicina territoriale);
anche i dati sui bandi confermano la disomogeneità nella messa a terra dei fondi: i Ministeri hanno aggiudicato poco più della metà delle somme messe a gara (53,1 per cento), contro il 60,7 per cento delle regioni e l'80,6 per cento degli enti locali, con le città metropolitane al 92,3 per cento e i comuni al 77 per cento;
il Piano, nella sua interezza, è già stato interessato da numerose modifiche, che ne hanno mutato il quadro sostanziale ed economico-finanziario; ciononostante il Governo ha annunciato un'ennesima «rimodulazione straordinaria», senza chiarire i criteri oggettivi di riallocazione/definanziamento;
il fallimento nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza significherebbe far perdere al sistema Paese la possibilità del suo definitivo rilancio, lasciarsi sfuggire una radicale rivoluzione in termini di maggiori investimenti in sanità, scuole, infrastrutture, in tutto ciò che può consentire all'Italia di affrontare un'impegnativa transizione ecologica e digitale, nel segno di una maggiore inclusione sociale, nonché al sistema sovranazionale europeo di tradursi in una Europa più solidale –:
quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere per accelerare la spesa dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza al fine di garantire la piena e tempestiva realizzazione dei progetti e messa in funzione nel territorio degli stessi, in tempi celeri e rispettosi del cronoprogramma, nel pieno rispetto della priorità trasversale della coesione territoriale e sociale, fornendo dati aggiornati circa l'impatto di lungo periodo del Piano sulla crescita e sul superamento delle debolezze strutturali del Paese.
(3-02199)
DE LUCA, FILIPPIN, MADIA, PRESTIPINO, STUMPO, CASU, FORNARO, GHIO e FERRARI. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
secondo i dati ufficiali sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, al 31 maggio 2025 la spesa effettiva si aggira intorno ai 75 miliardi di euro, circa il 40 per cento dei 194,4 totali. Ad oggi è stimata una spesa di circa 83 miliardi di euro. Resterebbero da spendere oltre 110 miliardi di euro entro la scadenza del 2026, con un'accelerazione, allo stato, quasi irrealistica;
i ritardi più gravi si concentrano nelle missioni che dovrebbero ridurre i divari territoriali e sociali: la 5 (Inclusione e coesione) è ferma al 24,5 per cento, la 6 (Salute) al 27,6 per cento della spesa. Ministeri cruciali, come lavoro e politiche sociali, agricoltura, sovranità alimentare e foreste, turismo, cultura e salute, registrano performance disastrose, con spese che oscillano tra l'11 e il 27 per cento delle risorse assegnate, seguite dal 34 per cento di infrastrutture e trasporti. Inoltre, sono ancora estremamente numerosi i progetti in pesante ritardo nell'esecuzione e ben poche le opere collaudate e fruibili;
in gioco non ci sono solo numeri: ci sono opportunità di lavoro, strutture sanitarie, scuole, alloggi, infrastrutture, opere per la tutela del territorio, collegamenti ferroviari e servizi essenziali per milioni di cittadini, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno e nelle aree interne;
si tratta di interventi i cui target finali di realizzazione sono già stati oggetto di ridimensionamento – come nel caso di ospedali e case di comunità, asili nido e posti letto per universitari – ma per i quali il completamento è a rischio;
dopo la cospicua revisione di pochi mesi fa, a dimostrazione della fallimentare attuazione, il Governo prospetta una nuova modifica del Piano nazionale di ripresa e resilienza – la sesta – con l'ipotesi di spostare misure sui fondi di coesione, con il rischio di cancellare i relativi progetti già programmati, o addirittura dirottare risorse verso altri settori, come la difesa, rinunciando alle ambizioni originarie del Piano. Tuttavia, ad oggi, non sono pervenute al Parlamento informazioni relative alla nuova modifica, come non è stata trasmessa dal Governo la relazione sullo stato di attuazione relativa al primo semestre del 2025. La Commissione europea ha indicato come termine ultimo per le modifiche il 31 dicembre 2025 –:
quali siano le reali intenzioni del Governo, in relazione alla prospettata nuova revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, su come accelerare la spesa negli ultimi mesi di attuazione, in particolare se il Governo intenda garantire il completamento, entro il 2026, di tutti gli interventi previsti, per rafforzare la competitività e la coesione del Paese, ridurre i divari di genere, generazionali, territoriali e sociali, sostenere lo sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne, preservando le ambizioni originarie del Piano.
(3-02200)
BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
la missione 6 «Salute» del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con un ammontare complessivo di circa 19,3 miliardi di euro, di cui 14,5 miliardi a carico dell'Unione europea, è finalizzata al potenziamento dell'assistenza territoriale e all'ammodernamento tecnologico del Servizio sanitario nazionale, con interventi tra cui la realizzazione delle case della comunità, degli ospedali di comunità e delle centrali operative territoriali;
secondo l'ultima rilevazione ufficiale del sistema di monitoraggio ReGiS al 30 giugno 2025, per la missione 6 risulta speso soltanto il 34,4 per cento dei fondi disponibili (pari a circa 6,6 miliardi di euro), con un livello di completamento di appena il 38,2 per cento dei circa 10.100 progetti previsti;
la situazione appare ancora più critica per quanto riguarda la costruzione delle case della comunità e degli ospedali di comunità, in relazione ai quali i ritardi di progettazione ed esecuzione sono tali da far stimare tempi di realizzazione pari ad altri 5-6 anni, ben oltre dunque la scadenza tassativa del Piano nazionale di ripresa e resilienza fissata per il 31 agosto 2026;
il decreto ministeriale n. 77 del 23 maggio 2022, adottato in attuazione della legge n. 234 del 2021, ha definito i modelli e gli standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale, prevedendo la piena operatività delle nuove strutture come condizione per l'effettivo rafforzamento della sanità territoriale;
tale situazione determina, inoltre, il rischio concreto di inadempimento rispetto agli obblighi assunti con l'Unione europea, con conseguente esposizione dello Stato italiano a una procedura di definanziamento o di restituzione delle somme non correttamente utilizzate, in violazione degli articoli 10 e 11 del regolamento (UE) 2021/241;
a ciò si aggiunge la questione del personale sanitario e sociosanitario, il cui reclutamento è imprescindibile affinché le nuove strutture non rimangano cattedrali nel deserto, senza adeguata capacità operativa; tuttavia, allo stato, non risulta definito un piano straordinario di assunzioni, né coperture finanziarie stabili destinate a tale finalità –:
quali siano le ragioni dei gravi ritardi segnalati, quali iniziative di competenza intenda adottare per superare le criticità evidenziate e se ritenga ancora realizzabili tempestivamente i traguardi e obiettivi richiamati in premessa.
(3-02201)
AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE
Interrogazioni a risposta immediata:
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CERRETO, ALMICI, CARETTA, CIABURRO, LA PORTA, LA SALANDRA, MALAGUTI e MARCHETTO ALIPRANDI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
la risicoltura italiana rappresenta il pilastro della produzione europea poiché l'Italia detiene il primato sia per superficie coltivata, pari al 56,7 per cento della superficie totale, che per la produzione, pari a 1,4 milioni di tonnellate prodotte nel 2024, confermando il primato nazionale in un comparto che vale oltre 514 milioni di euro e che, nell'ultimo decennio, è aumentato del 30 per cento;
sono i dati emersi e analizzati nei giorni scorsi a Vercelli durante «Risò», la Conferenza internazionale del riso, un importante evento internazionale che ha raccolto i principali attori della filiera risicola e in occasione del quale sono stati affrontati importanti ulteriori temi complessi, a partire dal posizionamento nei nuovi mercati, dagli accordi internazionali, dai cambiamenti climatici, dall'uso delle risorse idriche;
i dati certificano che l'Italia rimane la nazione europea con la maggiore vocazione alla risicoltura ed è stato efficace e lungimirante promuovere un festival che radunasse le nazioni produttrici per svolgere un lavoro comune finalizzato a definire le iniziative necessarie per garantire la sovranità alimentare, migliorare la sicurezza alimentare e per indirizzare le politiche europee verso una maggiore protezione della qualità del prodotto, per elaborare strategie commerciali, per promuovere i prodotti italiani di qualità sui mercati internazionali;
la crescita del valore della produzione italiana è dovuta al favore dei consumatori delle nostre varietà. Il Piemonte rappresenta il 55 per cento della produzione nazionale, concentrata soprattutto nella provincia di Vercelli, a cui segue la Lombardia, con il 40 per cento della superficie nazionale dedicata. Sul fronte internazionale, gli altri produttori, tutti presenti al convegno, sono la Spagna con il 21,9 per cento della superficie europea specializzata in riso, a cui seguono Francia (7 per cento della superficie europea) e il Portogallo (6,7 per cento);
si consideri che la filiera italiana è composta da 3.531 aziende, mediamente più solide e competitive rispetto alla fotografia del 2015. I consumi domestici nel 2024 hanno raggiunto 447,6 milioni di euro per 164,3 mila tonnellate di riso, con il riso lavorato predominante (73 per cento) seguito dal parboiled (25 per cento) e dall'integrale (2,5 per cento). Tra le varietà più richieste spiccano il Carnaroli (17,1 per cento) e l'Arborio (11,6 per cento) –:
quali ulteriori iniziative intenda assumere per promuovere e sostenere il settore del riso, prodotto simbolo del territorio e della cultura locale, anche alla luce degli importanti risultati raggiunti grazie a «Risò».
(3-02196)
LUPI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 44 della Costituzione della Repubblica italiana recita: «Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà»;
la politica agricola comune dell'Unione europea è stata inaugurata nel 1962 e si prefigge obiettivi ambiziosi, tra cui sostenere il tenore di vita degli agricoltori, migliorare la produttività agricola, aiutare l'affronto dei cambiamenti climatici e la gestione sostenibile delle risorse naturali e preservare le zone e i paesaggi rurali;
nel corso della sessione pubblica al Consiglio dell'Unione europea agricoltura e pesca di lunedì 22 settembre 2025, il Ministro interrogato è intervenuto alla presenza del Commissario europeo per l'agricoltura e l'alimentazione, Christophe Hansen, dichiarando: «Con questa proposta che ci viene dalla Commissione europea (sulla nuova politica agricola comune post-2027), dobbiamo prendere atto che si stanno buttando a mare 60 anni di politica agricola comune»;
sempre il Ministro interrogato ha rivolto alcune dichiarazioni alla stampa a margine dei lavori, ribadendo la posizione contraria all'integrazione delle risorse dedicate alla politica agricola comune in un unico fondo. E ha aggiunto: «È un errore importante sia perché chiude la stagione di una politica che vede una strategia complessiva, sia perché mina la sovranità europea come concetto perché la pianificazione di investimento nei vari settori agricoli non può essere delegata agli Stati nazionali» –:
quali ulteriori iniziative intenda assumere per ottenere la programmazione di una politica agricola comune in grado di innovare il settore, preservando una strategia complessiva di sviluppo del settore all'interno dei Paesi membri.
(3-02197)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazione a risposta scritta:
ZANELLA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
i presidenti delle Province autonome di Bolzano e di Trento hanno emanato, nei mesi scorsi, due rispettivi decreti che autorizzano l'abbattimento casuale di due esemplari di lupi, rispettivamente nelle aree di Malga Furgles, nel comune di Malles e di Malga Boldera nel Comune di Avio, in seguito ad alcuni episodi di predazione ai danni di allevamenti di bestiame;
i decreti, uno dei quali, quello emanato dal presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, è stato sospeso in seguito alla pronuncia del Consiglio di Stato sul ricorso presentato da alcune associazioni ambientaliste ed animaliste, confermano la persistenza della problematica relativa alla gestione dei grandi predatori e l'urgenza di soluzioni che garantiscano la coesistenza tra la tutela della specie, da intendere come parte integrante degli ecosistemi e del paesaggio, con le attività antropiche, quali, su tutte, l'allevamento zootecnico;
il lupo, essendo un predatore apicale, svolge un ruolo fondamentale di regolatore per l'equilibrio degli ecosistemi e per la tenuta della biodiversità;
secondo autorevoli studi scientifici, la dieta del lupo è composta per oltre il 90 per cento da prede elettive selvatiche, in particolare ungulati. Questa selezione predatoria ha evidenti impatti ecologici: contribuisce a contenere numericamente le popolazioni di ungulati, che, in caso di eccessiva proliferazione, rappresentano un danno per il tessuto arboreo e contribuisce a limitare la diffusione di malattie virali ed infettive come la Psa. I lupi, infatti, tendono ad individuare gli individui più deboli o malati a diversi chilometri di distanza, in base a determinati marcatori biochimici, riducendo, così, il rischio di trasmissione del contagio all'interno della popolazione;
in base ai dati forniti dall'ultimo rapporto presentato dall'Ispra, la predazione rappresenta una perdita diretta minima rispetto alla produzione aziendale. I danni economici causati dal lupo risultano, in assoluto, notevolmente inferiori a quelli causati da altre specie selvatiche (per esempio il cinghiale), ma tendono a concentrarsi localmente e ad aumentare rapidamente in assenza di efficaci misure di prevenzione;
la necessità della redazione di un piano strutturato di gestione del lupo, è acuita, tra l'altro, dall'approvazione in via definitiva da parte del Consiglio europeo della modifica della direttiva Habitat, che ha portato il livello di protezione del lupo da «rigorosamente protetto» a «protetto» affidando maggiore flessibilità agli Stati membri circa il controllo e la gestione dei lupi;
studi scientifici dimostrano che – nella maggioranza dei casi – autorizzare il prelievo venatorio dei lupi, come avvenuto negli anni precedenti in alcuni dei paesi scandinavi, non ha comportato una diminuzione delle predazioni sugli animali da allevamento, ma ha, talvolta, comportato un aumento del fenomeno, poiché gli abbattimenti indiscriminati possono frammentare i branchi e spingere gli individui solitari a comportamenti ancora più rischiosi, aumentando i danni e gli attacchi verso gli animali d'allevamento. L'attuazione, invece, di soluzioni non letali, come riportato da uno studio pubblicato sulla rivista Science, garantisce un'efficacia maggiore e più duratura. Dove sono state applicate correttamente, infatti, le pratiche di prevenzione non letali, le predazioni si sono ridotte fino al 94 per cento;
è necessario, pertanto, a parere dell'interrogante, adottare iniziative volte a promuovere la predisposizione di un piano nazionale per la gestione del lupo che offra un quadro di riferimento tecnico sulle politiche di contenimento e prevenzione non letali scientificamente validate –:
se i Ministri interrogati non intendano promuovere, in sede di Conferenza Stato-Regione, l'adozione di un Piano di gestione e conservazione del lupo, incentrato su politiche di prevenzione alle predazioni, non letali, efficaci, sostenibili e già validate scientificamente, che garantiscano la coesistenza e il bilanciamento della tutela della specie con gli interessi economici propri delle attività antropiche.
(4-05970)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
X Commissione:
PANDOLFO, PELUFFO e ROGGIANI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
L.P.E. S.p.A. di Baranzate (Milano), fondata nel 1972, è un'azienda strategica per il settore dei semiconduttori, riconosciuta tale anche dal Governo Draghi nel 2021 quando, per impedirne la cessione a Shenzhen Investment Holding (Cina), venne esercitato il potere speciale di golden power;
nel 2022, sempre il Governo Draghi ha autorizzato la cessione del 100 per cento ad Asm (Olanda), imponendo alcune prescrizioni che, a distanza di tre anni, appaiono oggi in larga parte disattese: il sito di Baranzate non ha ricevuto investimenti in innovazione (in particolare la realizzazione della camera bianca), è stato marginalizzato rispetto ai piani globali del gruppo e si trova di fronte al rischio di drastica riduzione produttiva dal 2026, con conseguenze pesantissime per i 134 lavoratori;
la vicenda L.P.E. si inserisce in un quadro più ampio di crisi del comparto nazionale dei semiconduttori, nel quale anche il principale player italo-francese, STMicroelectronics, partecipato al 27,5 per cento dallo Stato italiano attraverso il Ministero dell'economia e delle finanze, attraversa fasi di difficoltà, con segnali di ridimensionamento produttivo e rischi occupazionali negli stabilimenti italiani, soprattutto quello di Agate Brianza, a fronte della crescente concorrenza internazionale e della totale assenza di una politica industriale nazionale degna di questo nome;
il Governo Meloni ha più volte sbandierato la centralità strategica dei semiconduttori, settore cruciale per la sovranità tecnologica europea, ma nei fatti non ha predisposto strumenti concreti per tutelare e rafforzare la presenza italiana nella filiera. Il Chips Act europeo è stato approvato nel 2023, ma l'Italia si è mossa con ritardo e in modo frammentario, senza un piano coerente per attrarre investimenti, sostenere le realtà produttive esistenti e valorizzare competenze e occupazione: inerzia e improvvisazione rischiano di trasformare l'Italia in una periferia industriale, incapace di difendere aziende riconosciute come strategiche solo pochi anni fa e di garantire un futuro occupazionale e tecnologico al Paese e sarebbe opportuno convocare un tavolo nazionale sui semiconduttori, coinvolgendo imprese, sindacati e istituzioni locali, al fine di definire una strategia chiara e credibile –:
quali iniziative urgenti si intendano assumere per garantire investimenti che consentano la continuità produttiva, l'innovazione necessaria e la tutela dei 134 lavoratori dello stabilimento di Baranzate, evitando la dispersione di competenze strategiche e l'impoverimento industriale del Paese, anche prevedendo la convocazione di un tavolo nazionale sui semiconduttori.
(5-04443)
GHIRRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
I dirigenti dell'Eurallumina nel corso di una riunione urgente tenutasi lo scorso 8 settembre con le rappresentanze sindacali, hanno annunciato l'intenzione della Rusal, società russa proprietaria dello stabilimento che fino al 2009 trasformava la bauxite in allumina, di non autorizzare l'anticipazione delle risorse finanziarie propedeutiche alla gestione ordinaria della fabbrica che ammontano a 2,5 milioni di euro mensili;
l'azienda ha, inoltre, reso noto che le risorse attualmente disponibili assicurano la continuità operativa per un periodo massimo di due mesi e che, dalla seconda metà di settembre, le presenze e le attività in fabbrica saranno limitate a quelle di mantenimento;
la decisione trova fondamento nel perdurare delle problematiche concernenti la vertenza in corso che riguardano, anzitutto, il congelamento del patrimonio dell'azienda controllata dalla russa Rusal, eseguito dal Comitato di sicurezza finanziaria (Csf) nell'ambito delle sanzioni alla Russia, che rappresenta un ostacolo alla ripartenza produttiva e costituisce un caso unico nel contesto europeo. Le altre controllate del gruppo, infatti, nel resto d'Europa, considerata la strategicità della produzione anche dal punto di vista occupazionale, non sono state soggette a provvedimenti sanzionatori da parte dei rispettivi governi;
un'ulteriore criticità concerne l'approvvigionamento energetico attraverso il gas, su cui dovrebbe intervenire il decreto del Presidente del Consiglio energia, firmato, in ritardo, lo scorso 12 settembre dopo mesi di stallo, che individua le opere e le infrastrutture strategiche, di pubblica utilità, prioritarie per superare il carbone in Sardegna e garantire l'approvvigionamento del gas;
la decisione della Rusal di non autorizzare ulteriori finanziamenti per la prosecuzione dell'ordinaria amministrazione rischia di compromettere l'ultimo progetto di ristrutturazione del ciclo produttivo che prevede investimenti per 300 milioni di euro e una prospettiva occupazionale, tra diretti, indiretti e indotto, di oltre un migliaio di posti di lavoro;
a seguito della comunicazione i rappresentati delle organizzazioni sindacali Femca-Cisl e Uiltec-Uil hanno rilanciato la mobilitazione chiedendo al Governo un incontro urgente per affrontare la vertenza;
è necessario adottare iniziative di competenza volte a garantire la concretizzazione del piano di rilancio dello stabilimento di Eurallumina di Portovesme, individuando, tra l'altro, le misure giuridicamente sostenibili in relazione al blocco dei beni aziendali che costituiscono il patrimonio della Rusal;
quali iniziative di competenza, anche in considerazione del tavolo di confronto del 16 settembre 2025, intenda adottare per garantire la continuità operativa dello stabilimento Eurallumina e per concretizzare il progetto di rilancio, anche in relazione all'individuazione delle misure giuridicamente sostenibili a fronte del blocco dei beni aziendali patrimonio della Rusal.
(5-04444)
PAVANELLI, CAPPELLETTI, APPENDINO e FERRARA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il Piano Transizione 5.0 – istituito con l'articolo 38 del decreto-legge n. 19 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 56 del 2024 – prevede, tra gli incentivi alle imprese, un credito d'imposta per sostenere la transizione del sistema produttivo verso un modello di produzione efficiente sotto il profilo energetico;
come noto, la summenzionata agevolazione è stata oggetto di ripetute e continue modifiche normative da parte dell'attuale Governo che – anche complici il grande ritardo nell'emanazione del decreto attuativo e nella preparazione della piattaforma del Gse – de facto, hanno ostacolato l'accesso all'agevolazione per molte imprese, compromettendone i benefici in termini di ammodernamento ed efficientamento;
secondo i dati del contatore aggiornati al 15 settembre 2025, le risorse utilizzate per progetti completati ammontano a 292.022.699,38; le risorse prenotate per i progetti non ancora completati, invece, a 1.696.193.716,5. Pertanto, risultano ancora disponibili 4.248.783.584,12 miliardi di euro su 6,237 miliardi complessivi, da assegnare entro il 2026;
a fronte di tale insuccesso, da recenti notizie di stampa si apprende che il Governo, per eliminare il rischio di mancare gli obiettivi concordati con la Commissione europea e di perdere i fondi Pnrr, stia nuovamente proponendo all'Europa l'ennesima modifica della misura con l'intento, nella prossima legge di bilancio, di dare vita ad un'unica agevolazione che accorpi gli attuali Piani 4.0 e 5.0 spostando i residui avanzati dal Piano 5.0 su altre misure oggi finanziate da fondi nazionali, allo scopo di liberare una corrispondente dote a copertura di un meccanismo del tutto nuovo, non più soggetto alle regole dell'Unione europea del «non arrecare danni significativi all'ambiente» e pertanto accessibile anche ai settori energivori, attualmente esclusi;
tuttavia non è dato ancora sapere le modalità di funzionamento della nuova agevolazione unica né se questa continuerà ad essere erogata sotto forma di credito d'imposta sull'acquisto dei macchinari e di software né tantomeno se verrà mantenuta la priorità per gli investimenti che generano un risparmio energetico o ambientale –:
quali intendimenti abbia in merito alle politiche di incentivi alle imprese, in particolare con riferimento, a fronte delle interlocuzioni avviate con la Commissione europea riportate dalle notizie di stampa di cui in premessa, alla nuova agevolazione unica, anche considerata l'importanza di un ottimale futuro funzionamento della medesima e di sostenere investimenti in transizione green per la competitività e l'autonomia energetica delle imprese.
(5-04445)
SQUERI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
come risulta da fonti Gse, dei 6,3 miliardi messi a disposizione dal Pnrr per il piano Transizione 5.0, destinato a favorire gli interventi innovativi di risparmio energetico delle imprese, al 1° agosto 2025 ne risultano utilizzati solo 1,7;
le cause di questa ridotta adesione secondo la stampa specializzata risiedono nella complessità della procedura per ottenere il riconoscimento del bonus che prevede comunicazioni ex ante ed ex post, misurazione dei consumi energetici, perizie ed approvazioni ministeriali;
anche i vincoli del Pnrr, in particolare il principio do no significant harm hanno limitato fortemente l'accesso agli aiuti da parte di alcuni settori energivori trainanti dell'economia italiana quali la siderurgia, la chimica, la ceramica e la carta;
la stampa ha altresì rilevato che molte imprese riescono ad effettuare gli investimenti legati al Piano 5.0 con una spesa minore acquistando i beni all'estero e fuori Ue;
il Ministro ha dichiarato che nella manovra si fonderanno i tax credit 4.0 e 5.0 in uno strumento che consentirà alle imprese di accedere alle agevolazioni sotto forma di credito d'imposta. Dovrebbero essere rifinanziati anche la Nuova Sabatini, i contratti di sviluppo e gli accordi per l'innovazione;
il tutto si inquadra peraltro nella riforma degli incentivi alle imprese in corso di esame presso le commissioni competenti delle Camere –:
quali ulteriori informazioni possa fornire il Ministro interrogato, sul quadro degli incentivi alle imprese da inserire nella manovra economica 2026 e quali risorse in ipotesi siano disponibili, anche tenendo conto delle scadenze Pnrr.
(5-04446)
BARABOTTI e ANDREUZZA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
lo stabilimento della Solvay Chimica Italia di Massa si estende su di una superficie di circa 250.000 metri quadrati nella zona industriale del comune; è uno stabilimento ben inserito nella zona industriale di Massa e ben integrato nella comunità locale;
le attività produttive sono iniziate nei primi anni sessanta e si sono consolidate nel tempo, migliorando e ottimizzando le tecnologie produttive ed aumentando il livello di esportazione dei propri prodotti;
attraverso una chimica inorganica di base, si parte da un minerale quale la barite (solfato di bario naturale) e lo si purifica trasformandolo in carbonato di bario e solfato di bario; nel sito di Massa si producono carbonato di calcio e di stronzio;
uno stato di agitazione caratterizza la Solvay di Massa in questi giorni: le sigle sindacali hanno indetto uno sciopero per il prossimo 1° ottobre 2025, dalle ore 10 alle ore 18;
a quanto risulta all'interrogante, la protesta consegue alla scelta della proprietà di cancellare dal sito di Massa alcune funzioni, come la digitalizzazione – che dovrebbe spostarsi a Lisbona con la conseguente perdita di due segretarie nella ditta di Massa – le nuove modalità di trattative commerciali con il Giappone – che comporterebbe la perdita dell'addetto alle trattative commerciali nell'azienda di Massa – nonché la paventata chiusura di un'intera funzione col conseguente rischio di licenziamento di 6 operai –:
se il Ministro interrogato possa fornire un quadro della situazione dello stabilimento Solvay di Massa e quali iniziative di competenza, intenda adottare nei riguardi dell'azienda in premessa, al fine di tutelare un importante sito produttivo per il territorio di Massa e, di conseguenza, salvaguardarne i livelli occupazionali.
(5-04447)
Interrogazioni a risposta scritta:
LACARRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
a partire dal 14 febbraio 2024 l'ufficio postale «Bitonto 1», situato in via Magenta, è stato chiuso al pubblico per «verifiche tecniche sulla struttura», come comunicato da Poste italiane e confermato dal comune di Bitonto;
a distanza di oltre un anno dalla chiusura, non è stata ancora fornita alcuna indicazione ufficiale sui tempi e sulle modalità della riapertura;
la sede è rimasta completamente svuotata, con sportelli automatici rimossi, alimentando un clima di incertezza tra i cittadini;
nel frattempo è stata disposta anche la chiusura dell'ufficio postale «Bitonto 3» di via Donato Piepoli 34/C, con un ulteriore aggravamento dei disagi per l'utenza, lasciando in città due uffici postali attivi con soli due sportelli automatici;
la popolazione – in particolare anziani, persone con difficoltà motorie e residenti nelle aree più periferiche – è costretta a lunghe attese e a spostamenti anche significativi verso le sedi alternative, che risultano sovraffollate e inadeguate a garantire un servizio efficiente;
la soppressione prolungata di due sedi storiche in una città di quasi 55.000 abitanti come Bitonto rappresenta una grave compressione del diritto alla fruizione dei servizi essenziali;
l'amministrazione comunale e consiglieri comunali hanno più volte sollecitato un intervento per ristabilire condizioni minime di funzionalità e prossimità del servizio postale, senza ricevere un riscontro soddisfacente –:
se e quali iniziative intenda assumere presso Poste italiane, per quanto di competenza, per sollecitare la riapertura dell'ufficio postale di via Magenta, o in alternativa, per l'individuazione di una sede sostitutiva nel medesimo quadrante urbano, al fine di garantire la piena tutela del diritto di accesso ai servizi postali da parte dei cittadini di Bitonto, in particolare delle fasce più fragili.
(4-05967)
TENERINI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il territorio di Piombino è già segnato da una pesante crisi industriale e da alti tassi di disoccupazione, e non può permettersi ulteriori perdite occupazionali né una nuova emergenza sociale;
lo stabilimento Liberty Magona di Piombino, storica azienda del settore siderurgico, rappresenta da oltre un secolo un pilastro economico e occupazionale per la città di Piombino e per l'intera provincia di Livorno;
l'azienda versa in una situazione di forte incertezza, sia sotto il profilo produttivo che occupazionale, a seguito delle difficoltà del gruppo Liberty Steel e della mancanza di un chiaro piano industriale per il rilancio del sito;
nei giorni scorsi circa 500 lavoratori non hanno ricevuto la retribuzione del mese di settembre, cosa che ha determinato un generalizzato stato di incertezza e preoccupazione circa il futuro;
il 16 settembre 2025 è stato convocato a Roma un tavolo ministeriale per affrontare la questione relativa alla vendita dell'azienda, alla luce delle dichiarazioni della proprietà, Liberty Steel, che, già da tempo, ha manifestato l'intenzione di cedere il sito;
l'incontro ha avuto come obiettivi principali la definizione delle tempistiche certe per il pagamento degli stipendi e la chiarezza sullo stato della procedura di vendita;
l'azienda ha dichiarato l'intenzione di procedere al pagamento degli stipendi entro il 25 settembre 2025 e si è detta disponibile a rimodulare l'accordo sulla cassa integrazione per favorire il pagamento diretto da parte dell'Inps;
si tratterebbe di un passaggio cruciale che potrebbe dare respiro immediato ai lavoratori, ma che va definito rapidamente e senza incertezze –:
quali iniziative urgenti intendano adottare i Ministri interrogati per garantire la tutela dei lavoratori, attraverso l'immediata attivazione di ammortizzatori sociali straordinari per i dipendenti che non hanno percepito lo stipendio;
se non ritengano opportuno convocare un tavolo interministeriale permanente, coinvolgendo gli enti locali, i sindacati e la proprietà, per definire un piano di intervento per la salvaguardia occupazionale e industriale del sito, anche attraverso la cessione del sito a un soggetto industriale solido e affidabile, in grado di garantire futuro allo stabilimento e al territorio.
(4-05972)
TENERINI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
la diffusione di musica negli esercizi commerciali rappresenta un elemento (connotato da una diversa incidenza a seconda dei settori merceologici e di importanza decrescente nel tempo) volto a creare un'atmosfera accogliente per i clienti;
anche in questo campo, artisti e produttori musicali hanno diritto di ricevere un compenso equo per l'utilizzo delle loro opere, come confermato dalla normativa, che prevede che gli esercenti commerciali debbano corrispondere dei compensi per la diffusione di musica nei loro locali;
tuttavia, nel tempo il monopolio della Siae per la gestione dei diritti d'autore (oggi superato dalla liberalizzazione del settore della intermediazione dei diritti d'autore) a parere dell'interrogante ha creato nei fatti un sistema opaco in cui i princìpi della libera concorrenza sono del tutto sovvertiti;
nella realtà delle cose, si assiste alla creazione di un oligopolio a due teste, una rappresentata dalla Siae e l'altra da Soundreef, con il risultato che gli esercizi pubblici sono obbligati a pagare entrambi, con un conseguente aggravio dei costi e difficoltà da parte degli esercenti nel comprendere e adempiere agli obblighi relativi ai compensi per la musica diffusa;
il risultato finale della liberalizzazione a livello normativo consiste in un paradossale rafforzamento delle rendite di posizione, per via di un sistema che appare essere volutamente non trasparente;
Siae e Soundreef rappresentano entrambe autori che concorrono alla creazione opere musicali in quote definite dalla delibera Agcom 142/25/CONS, contestate dalla stessa Soundreef che rivendica una rappresentatività di oltre il 4 per cento mentre per Agcom l'incidenza risulta essere dello 0,9 per cento;
Soundreef (così come la stessa Siae che tuttavia rappresenta la stragrande maggioranza degli autori) rifiuta di pubblicare l'elenco delle opere del proprio catalogo rendendo impossibile alle imprese commerciali e alle relative radio in store l'opzione di escludere dalle proprie playlist le opere sulle quali Soundreef rivendica diritti;
alla luce di quanto descritto, gli esercizi commerciali si trovano a dover stipulare accordi per importi forfettari e unilateralmente decisi da Siae e Soundreef, sulla base di una potenziale diffusione di opere, con il risultato paradossale di una liberalizzazione che produce nei fatti un aggravio di costi per gli utilizzatori –:
quali iniziative, per quanto di competenza, anche di carattere normativo, intenda adottare il Governo per semplificare le procedure di calcolo e di pagamento dei compensi per la musica diffusa negli esercizi commerciali al fine di garantire una equa e corretta remunerazione degli autori e degli aventi diritto evitando al tempo stesso che le imprese commerciali si debbano trovare ad accettare costi creati unicamente per la complessità del sistema e imposti da terze parti.
(4-05973)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
IX Commissione:
MACCANTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la patente di guida rappresenta non solo uno strumento fondamentale per la mobilità personale, ma anche un requisito imprescindibile per l'accesso al mondo del lavoro per moltissimi cittadini, soprattutto giovani;
nella città di Torino si registrano ritardi nei tempi di attesa tra il superamento dell'esame teorico e la possibilità di sostenere la prima prova pratica per il conseguimento della patente B;
in base a segnalazioni pervenute all'interrogante da autoscuole del territorio, risulta, ad esempio, che candidati che hanno superato l'esame teorico nei mesi di settembre, ottobre e novembre 2024 siano stati prenotati per la prova pratica soltanto nel mese di giugno 2025;
a quanto consta all'interrogante vi è poi uno sbilanciamento tra le attività svolte nelle sessioni mattutine, generalmente conto Stato, e quelle pomeridiane, quasi esclusivamente riservate agli esami conto privato, nonché tra l'assegnazione degli esami teorici e quelli pratici, con la conseguente creazione di un «collo di bottiglia» nel percorso formativo;
tale situazione indubbiamente penalizza gli allievi, che, pur completando l'iter teorico, vedono ulteriormente allungarsi il percorso di conseguimento della patente, con ricadute negative sul piano lavorativo e personale;
gli esami pratici fuori sede impongono spostamenti, con oneri logistici, organizzativi ed economici interamente a carico delle autoscuole stesse, e con disagi per gli allievi, che si trovano a sostenere l'esame in territori estranei, con un impatto negativo in termini di tensione e possibilità di insuccesso;
è oggettivo per l'interrogante che problematiche legate alla piena operatività delle motorizzazioni civili si ripercuotano direttamente anche sulle autoscuole, che si trovano nella difficile posizione di dover gestire lunghe liste d'attesa e il malcontento degli allievi, con gravi conseguenze per la loro sostenibilità economica e organizzativa –:
se e quali iniziative di competenza intenda adottare per incrementare la funzionalità e operatività della motorizzazione civile di Torino, in particolare garantendo un aumento delle sessioni di esame pratico e assicurando, così, il diritto alla mobilità e al lavoro degli utenti.
(5-04438)
PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
in data 15 settembre 2025 è ripreso il servizio ferroviario sulla direttrice Tirano-Lecco-Milano, dopo l'interruzione estiva dovuta a lavori di ammodernamento che hanno interessato tutta la linea ferroviaria e numerose stazioni, compresa la tratta Lecco-Colico;
tuttavia, nonostante la riattivazione della linea, la normale circolazione non è ancora garantita a pieno. Sono tuttora previste alcune limitazioni del servizio che pare debbano durare circa venti giorni e continueranno ad inficiare la qualità del servizio offerto: la velocità dei convogli sarà ancora ridotta, alcune corse saranno sostituite da autobus, mentre altre tratte vedranno la soppressione di alcune fermate o l'aumento dei tempi di viaggio. Di conseguenza, dopo le difficoltà estive dovute ai lavori, i viaggiatori subiranno ulteriori disagi, specialmente i lavoratori pendolari;
tra gli utenti colpiti, ai lavoratori pendolari si aggiungeranno anche gli studenti, il cui inizio delle lezioni è stato posticipato al 15 settembre 2025 proprio per poter garantire loro un buon servizio di trasporto: una promessa non mantenuta;
inoltre, si segnala che, nonostante la ripresa del servizio ferroviario, i lavori di ammodernamento e ristrutturazione di alcune stazioni, come nella stazione di Colico, non sono ancora terminati, creando ulteriori disagi e situazioni di non completa fruibilità delle infrastrutture;
a ciò si aggiunge che già nella giornata inaugurale si sono verificati ulteriori disagi per gli utenti a causa di un guasto alla linea ferroviaria nella stazione di Colico, che ha provocato significativi ritardi, variazioni di percorso e cancellazioni;
è fondamentale tenere in considerazione che lavoratori e studenti pendolari, che ogni mattina usufruiscono della linea in oggetto, dipendono dal buon funzionamento di questa infrastruttura, e che disservizi come ritardi, variazioni e cancellazioni hanno impatti economici e sociali nella vita dei cittadini –:
nell'ottica di chiarire il reale stato di avanzamento complessivo dei lavori nella linea Tirano-Lecco-Milano, quali siano i motivi che giustificano la riduzione del servizio sulla linea stessa, con fermate tutt'ora soppresse, tempi di percorrenza dilatati e velocità ridotte che non permettono la ripresa della normale circolazione dei treni.
(5-04439)
IARIA, FEDE e TRAVERSI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il progetto di realizzare un porto a Sud di Villa San Giovanni, con lo spostamento degli attuali approdi dei traghetti, è da anni oggetto di dibattito politico e tecnico;
già dal 2019 il tema era stato posto in evidenza come unica soluzione strutturale per liberare la città dal traffico generato dall'attraversamento dello Stretto;
nel 2021 l'Autorità di sistema portuale (AdSP) annunciava l'avvio di uno studio di fattibilità per il nuovo scalo, confermando l'interesse istituzionale;
tra il 2022 e il 2023, esponenti del settore armatoriale (Caronte & Tourist) ribadivano che lo spostamento degli imbarchi a Sud fosse l'unica alternativa credibile, mentre la stessa Autorità di sistema portuale riconosceva la validità dell'ipotesi pur temporeggiando;
nel 2024 si è concluso l'iter per l'ampliamento della circoscrizione dell'Autorità di sistema portuale anche all'area Sud, con il progetto indicato come occasione storica di rigenerazione urbana e di decongestionamento del traffico cittadino;
dal gennaio 2025 sono stati formalizzati i primi atti di istruttoria tecnica tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Autorità di sistema portuale, mentre il comune di Villa San Giovanni ha chiesto perfino la nomina di un commissario ad acta per accelerare la procedura, denunciando rischi di stallo;
la stampa locale e regionale ha più volte evidenziato il rischio che il progetto resti lettera morta, mentre i cittadini continuano a subire i disagi derivanti dal traffico dei traghetti nel cuore della città;
la questione del porto a Sud si intreccia inevitabilmente con le discussioni sul progetto del Ponte sullo Stretto: in più sedi istituzionali è stato sottolineato come il porto a Sud possa rappresentare un'alternativa concreta e più immediata, nonché un'opera strategica per la mobilità e la sicurezza di Villa San Giovanni –:
se il Governo intenda realmente finanziare e realizzare il porto a Sud di Villa San Giovanni, indicando con chiarezza quali risorse siano disponibili, quali tempi siano previsti e quali strumenti di governance si intendano adottare per evitare che il progetto resti una mera dichiarazione di intenti.
(5-04440)
CATTANEO, CAROPPO, BOSCAINI e MAZZETTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
secondo i dati Eurostat il trasporto ferroviario europeo è in crescita. Nel 2023 ha raggiunto i 429 miliardi di passeggeri/chilometro con un incremento dell'11,2 per cento rispetto al 2022. Per quanto riguarda l'Alta Velocità in Italia i passeggeri sono stimati in costante crescita, dai 65 del 2024 agli 80 milioni l'anno entro il 2030. Come rilevato dal Ministro interrogato sull'asse Napoli-Roma-Firenze-Bologna-Milano si registrano incrementi al di sopra delle più ottimistiche previsioni;
dal 2030 entreranno progressivamente in funzione circa 400 chilometri di nuove linee, che porteranno l'estensione complessiva della rete Alta Velocità, dagli attuali 1.097 chilometri, a circa 1.500, collegando aree del Paese mai raggiunte in precedenza dall'Alta Velocità;
per la gestione di un traffico crescente in particolare sulla rete Alta Velocità, il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede il finanziamento del sistema di gestione del traffico ferroviario denominato European railway transport management System con la disponibilità a giugno 2026 di oltre 3500 chilometri attrezzati per la gestione digitale del traffico;
ciò determinerà l'aumento della regolarità dei traffici ferroviari e della capacità di gestione in sicurezza di un'offerta di servizi più ampia per tipologia di traffico servito, più densa per migliorare le frequenze, più diffusa sul territorio italiano, disegnando una nuova accessibilità dei territori, connettendoli alle grandi reti europee;
questa crescita comporta la rivisitazione dello stesso servizio Alta Velocità, più volte prospettata, che non può essere affrontata limitando l'aggregazione della domanda nei grandi nodi urbani, ma deve essere risolta coinvolgendo anche i nodi medi con elevata e diffusa domanda;
il piano di sviluppo delle nuove fermate Alta Velocità ha l'obiettivo di innalzare il livello di prestazioni in linea con il regolamento (UE) 2024/1679 relativo agli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (Ten-T) nel quale, con particolare attenzione alle ferrovie, si mira a creare una rete di trasporto affidabile, garantendo una connettività sostenibile in tutta Europa;
su tali tematiche è stato approvato il 6 novembre 2024 presso la Commissione trasporti della Camera dei deputati l'ordine del giorno 0/2112-bis/IX/1 –:
se, nel quadro di un'organica rivisitazione della funzione del sistema Alta Velocità, non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza al fine di individuare apposite nuove fermate sia per rispondere alle esigenze della vasta area parmense, sia di quella ubicata nella fascia umbro-toscana, sia infine in quella campana.
(5-04441)
BARBAGALLO, ASCANI, CASU e SIMIANI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
con l'ordine del giorno n. 9/2245/17, accolto senza modificazioni il 19 febbraio 2025 alla Camera dei deputati, il Governo si è impegnato ad adottare le opportune iniziative volte a prorogare i termini previsti dal decreto ministeriale n. 257 del 2024 per l'aggiudicazione dell'appalto dei lavori e, conseguentemente, per le fasi successive, al fine di garantire la realizzazione della ciclovia nazionale Monte Argentario-Civitanova Marche;
la ciclovia rappresenta un'infrastruttura strategica di mobilità sostenibile, capace di connettere tre regioni – Toscana, Umbria e Marche – attraverso un tracciato che collega il Mar Tirreno all'Adriatico, con rilevanti ricadute sul piano ambientale, turistico ed economico per i territori interessati;
ad oggi, nonostante l'impegno formale assunto dal Governo in sede parlamentare, non è stato dato alcun seguito a quanto stabilito dall'ordine del giorno, né si ha notizia riguardo le tempistiche dell'adozione di provvedimenti volti a prorogare i termini stringenti previsti dal citato decreto;
il rischio concreto di questa situazione è che i 20 milioni di euro stanziati dal Ministero vadano persi a causa dell'inazione dello stesso dicastero, in palese contraddizione con gli impegni presi di fronte al Parlamento;
è molto grave che, a fronte di un atto di indirizzo chiaro, circostanziato e approvato dalla Camera dei deputati ormai 7 mesi fa, il Ministero non abbia ancora provveduto a prorogare i termini previsti per l'attuazione del progetto, né abbia fornito comunicazioni ufficiali in merito alle proprie intenzioni;
una simile inerzia rischia di compromettere non solo un'opera strategica per la mobilità ciclabile interregionale, ma anche la credibilità dell'intero processo di programmazione delle infrastrutture sostenibili e l'effettività del ruolo del Parlamento nel determinare gli indirizzi dell'azione governativa –:
quali siano le ragioni del mancato adempimento dell'impegno assunto dal Governo con l'accoglimento dell'ordine del giorno citato in premessa e se ritenga urgente e doveroso adottare senza ulteriore indugio i provvedimenti necessari a prorogare i termini previsti dal decreto ministeriale n. 257 del 2024, garantendo così il finanziamento e la realizzazione della ciclovia Monte Argentario-Civitanova Marche.
(5-04442)
Interrogazione a risposta scritta:
BENZONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
i XXV Giochi olimpici invernali, noti anche come Milano-Cortina 2026, saranno un evento che coinvolgerà milioni di persone e che, per essere organizzato, necessita della realizzazione di opere infrastrutturali essenziali al fine di garantirne la buona riuscita;
inoltre, nella fase di candidatura davanti al Comitato olimpico internazionale, le opere olimpiche rappresentano anche un criterio fondamentale per definire il paese ospitante;
l'organismo tecnico che si occupa della realizzazione delle opere necessarie allo svolgimento dei Giochi, è la società per azioni denominata «Società infrastrutture Milano Cortina 2020-2026» partecipata, tra gli altri, dai Ministeri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti;
come si apprende da numerosi articoli di stampa nonché da notizie giunte all'interrogante, sarebbero numerose le imprese, che nell'ultimo periodo hanno lavorato nei cantieri delle infrastrutture olimpiche ma che attendono e sollecitano, attraverso le vie consone, la liquidazione dei crediti per il materiale fornito e per le prestazioni svolte;
per citare un caso, da fonti di stampa lombarde si apprende che la ditta bresciana Pergeo s.r.l. avrebbe denunciato pubblicamente il mancato pagamento di lavori eseguiti a Livigno, per un credito di circa 200.000 euro. L'impresa afferma di aver svolto interventi regolarmente approvati e rendicontati, ma di non aver ricevuto quanto dovuto, pur avendo lavorato per un'opera inserita tra le infrastrutture collegate ai Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026;
risulta quanto mai essenziale che la Società infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A. sia finanziariamente stabile e garantisca nei tempi previsti dai contratti il pagamento dei fornitori e dei dipendenti –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione descritta in premessa;
quali iniziative, per quanto di competenza, intendano attivare per garantire trasparenza e tutela dei creditori.
(4-05968)
INTERNO
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
i Pfas (acronimo di sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) sono una famiglia di 4.700 sostanze chimiche largamente utilizzate, fin dagli anni '50 nell'industria, per la loro resistenza all'acqua, al calore e ai grassi;
sono chiamate sostanze «forever chemicals» proprio perché resistenti ai processi di degradazione e per la loro persistenza nell'ambiente e nel corpo umano;
negli ultimi anni sono stati ampiamente documentati i loro effetti nocivi sulla salute umana: sono infatti causa di problemi di salute gravi come l'insorgenza di tumori, malattie metaboliche, infertilità maschile e femminile, problemi al sistema endocrino e danni al fegato;
l'agenzia europea dell'ambiente ha effettuato uno studio sull'intera Europa rilevando che dal 2018 al 2022, il 51-60 per cento dei fiumi, l'11-35 per cento dei laghi e tra il 47 e il 100 per cento delle acque di transizione e costiere hanno superato gli standard di qualità ambientale (Eqs) medi annuali per i Pfos (perfluorottano sulfonato, uno dei circa 10 mila composti nel gruppo dei Pfas);
il 26 giugno 2025 la corte d'Assise ha condannato in primo grado 11 dei 15 imputati tra ex manager e dirigenti della società Miteni, l'ex stabilimento chimico di Tassino, in provincia di Vicenza, riconosciuti colpevoli di aver inquinato la falda acquifera più grande d'Europa;
condanne esemplari per complessivi 141 anni di carcere, con pene che vanno da 2 anni e 8 mesi a un massimo di 17 anni e mezzo;
a fine maggio il Tribunale di Vicenza ha emanato una sentenza storica: per la prima volta è stato stabilito il nesso causa effetto tra l'esposizione ai composti chimici Pfas e la morte di un dipendente della Miteni;
la documentazione ha evidenziato la correlazione sia tra le mansioni di lavoro svolte sia il nesso tra queste e la malattia che ha portato al decesso. Secondo il legale questa sentenza non agisce «sulle responsabilità, ma sulla correlazione tra lavoro e malattia: la materia è di natura previdenziale e attiene appunto a quelli che sono i diritti previsti dalla tutela Inail»;
il 9 giugno 2025 sono stati presentati, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, in collaborazione con i sindacati Usb dei Vigili del Fuoco e Greenpeace, i dati del monitoraggio indipendente che rileva la presenza di Pfas nel sangue e nei dispositivi di protezione individuali del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco;
l'indagine sierologica e quella sui dispositivi sorto state condotte su base volontaria nei comandi di Catania, Padova, Verona, Alessandria, Genova e Pisa; i dati relativi ai dispositivi confermano la presenza di un'alta concentrazione di Pfas e di Fluoro Organico che, agli esami ematici, superano la prima soglia di rischio individuata dalla National academy of science;
come certificato dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), l'esposizione professionale dei vigili del fuoco è stata classificata come cancerogena per gli esseri umani; la letteratura scientifica ha già ampiamente dimostrato che i tumori più diffusi tra chi è stato esposto continuamente a Pfas sono cancro ai testicoli, alla prostata e alla tiroide. Alcuni studi statunitensi rilevano che le principali malattie correlate al contatto prolungato con i Pfas (oltre al mesotelioma associato all'esposizione dell'amianto), colpiscono i Vigili del Fuoco con una percentuale maggiore rispetto alla popolazione generale;
da altri studi si evince che i vigili del fuoco hanno un rischio maggiore del 68 per cento di ricevere una diagnosi di cancro rispetto al resto della popolazione;
nel 2022 l'Iarc ha, pertanto, riclassificato la lotta antincendio dei Vigili del Fuoco come occupazione ad alto rischio per il cancro; la Direzione centrale per le emergenze, recependo la direttiva 2006/122//EC del 12 dicembre 2006, aveva diramato nel 2019 la circolare n. 26540 in cui venivano emanate le «prime direttive finalizzate al miglioramento dell'attività di spegnimento degli incendi», mettendo al bando gli schiumogeni contenenti ogni tipo di Pfas; il decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 stabilisce l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e, secondo il comma 22 dell'articolo 1, tale assicurazione è obbligatoria per attività correlate «per l'estinzione di incendi, eccettuato il personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco» –:
alla luce dei fatti esposti, se non ritengano opportuno avviare un biomonitoraggio di esami specifici, su base volontaria, dei livelli di Pfas nell'organismo dei Vigili del Fuoco professionisti e volontari anche in quiescenza e intraprendere tutte le iniziative di competenza che consentano il riconoscimento dei parametri Inail al fine di garantire ai vigili del fuoco lo status di categoria di lavoratori sottoposti a impieghi altamente e particolarmente usuranti e invalidanti.
(2-00682) «Traversi, Ilaria Fontana, Quartini».
Interrogazione a risposta scritta:
PENZA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il presidio di Sicurezza – ufficio distaccato di P.S. presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, già ufficio speciale di P.S. presso il Mi.S.E, trae origine storica dall'Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso il Ministero delle poste e telecomunicazioni;
i compiti di tale ufficio, stabiliti con decreto del capo della polizia in data 1° luglio 2002, consistono nella vigilanza della sede ministeriale e nella protezione e tutela delle personalità che vi svolgono incarichi istituzionali;
l'obiettivo fisico di detto ufficio distaccato è un punto di controllo strategico a livello internazionale ubicato presso la sede ministeriale dell'Eur, ove operano alcune strutture deputate ad attività di particolare rilevanza sotto il profilo economico e della sicurezza nazionale;
va inoltre evidenziato che la sede del Ministero delle imprese e del made in Italy di viale America costituisce un punto nevralgico per lo svolgimento di riunioni di alto rilievo istituzionale, ospitando frequentemente incontri che coinvolgono i vertici di altre Amministrazioni competenti in materia di comunicazioni e sicurezza;
nonostante la peculiare importanza che tale ufficio di polizia riveste per l'assolvimento dei suoi compiti di vigilanza continuativa su obiettivi sensibili, in particolare nell'attuale contesto internazionale caratterizzato da gravi tensioni e conflitti, il direttore dell'ispettorato di P.S. Viminale dr. Lauro, con preventiva comunicazione alle organizzazioni sindacali di categoria, ha reso nota nei giorni scorsi la volontà di interrompere la vigilanza h24 sugli obiettivi in parola, disponendo – a decorrere dal 1° ottobre 2025 – una riduzione dei turni di servizio del personale, limitandoli alla sola fascia oraria 7.00-19.00;
quali siano le esigenze organizzative dell'ispettorato, ovvero i vantaggi derivanti da eventuali economie di personale, tali da indurre a rinunciare alla piena e continuativa tutela della sicurezza di un presidio così rilevante per il Paese.
(4-05965)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
XI Commissione:
MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
Cooper Standard è un colosso statunitense, fornitore di eccellenza della componentistica del sealing e fluid dell'industria automobilistica;
Cooper Standard è presente in 20 Paesi del mondo e con uno stabilimento produttivo a Battipaglia, considerato uno dei centri principali e dinamici della Piana del Sele;
lo stabilimento di Battipaglia nasce nel 1972 da acquisizioni e fusioni si occupa della produzione di guarnizioni in gomma per il settore dell'automotive e veicoli commerciali di Stellantis;
il sito con il suo indotto è stato considerato il fiore all'occhiello della produzione della componentistica soprattutto per la posizione strategica ai fini logistici con gli stabilimenti italiani di Stellantis;
le varie crisi economiche nel tempo hanno rallentato il volume delle richieste di mercato, generando un impatto determinante sulla crescita e la competitività del settore;
attualmente, nello stabilimento sono impiegate 375 unità di cui 38 staff leasing, nel 2024 ci sono uscite 114 unitari di cui 50 lavoratori somministrati pro tempore che l'azienda ha formato in ruoli specifici e poi allontanato, segnalando così come Cooper standard Italy negli ultimi anni stia vivendo una forte incertezza;
nell'incontro dell'11 giugno 2025 tra le rappresentanze sindacali con i vertici statunitensi della Cooper in Confindustria si era giunti a intese importanti sul costruire e rafforzare il sito in vista dei nuovi piani industriali futuri senza toccare le produzioni già in essere nel suo interno;
successivamente tale intesa è venuta meno da parte del gruppo Cooper e nei giorni scorsi si è appresa notizia che nello stabilimento di Pomigliano D'Arco è stata aperta una linea di produzione per prove di montabilità della guarnizione del progetto vettura Tonale, prodotta dalla stessa Cooper ma dallo stabilimento situato in Polonia;
il progetto Tonale inizialmente assegnato esclusivamente al sito di Battipaglia: ora l'apertura di una linea di produzione parallela rischia di coinvolgere tutte le commesse attualmente gestite da Battipaglia e di compromettere possibilità di nuove assegnazioni produttive;
le organizzazioni sindacali hanno avviato una mobilitazione e indetto uno sciopero a tempo indeterminato per fermare la letale e irresponsabile strategia del gruppo e difendere il futuro del sito e i livelli occupazionali –:
se sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e, in caso affermativo, se non intenda convocare, per quanto di competenza, le parti interessate ad un tavolo presso il Mlps al fine di evitare eventuali licenziamenti, anche nell'indotto, o il ricorso ad ammortizzatori sociali che aggraverebbero una situazione nel salernitano già difficile.
(5-04448)
LAUS, SARRACINO, FOSSI e SCOTTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la società Cerence s.r.l., con sede legale in Torino, strada del Lionetto 6 (la «società»), ha comunicato di voler procedere al licenziamento collettivo di tutti i dipendenti attualmente in forza presso la sede di Torino;
la società fa parte del gruppo Cerence, con sede negli Stati Uniti, tra i principali fornitori a livello mondiale di assistenti virtuali e innovazioni basate sull'intelligenza artificiale per veicoli connessi e veicoli a guida autonoma, che fornisce i principali costruttori di automobili e/o i loro fornitori di primo livello;
la sede della società a Torino è composta principalmente da dipendenti che supportano due business units del gruppo, oltre ad alcuni dipendenti che svolgono attività di supporto;
l'organico complessivo della società è attualmente pari a 53 dipendenti, di cui 1 dirigente, 42 impiegati e 10 quadri;
le ragioni del disimpegno sarebbero dovute ad un ridimensionamento dei progetti a causa dell'impatto delle nuove tecnologie e, soprattutto, i vertici aziendali considerano irreversibili le ragioni della crisi;
la decisione unilaterale dell'azienda ha suscitato la decisa reazione delle organizzazioni sindacali che non accettano suddetto disimpegno e sono fortemente preoccupati per il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie;
le organizzazioni sindacali hanno indetto per la giornata del 12 settembre 2025 4 ore di sciopero con presidio davanti alla sede del comune di Torino;
la delicatezza della vertenza richiede l'apertura di un tavolo nazionale –:
quali tempestive iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere al fine di affrontare la suddetta vertenza con l'obiettivo di salvaguardare i livelli occupazionali, anche attivando tutti gli strumenti normativi e giuridici a tutela delle maestranze, nonché la continuità produttiva del sito.
(5-04449)
CAROTENUTO, AIELLO, BARZOTTI e TUCCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il potenziamento dei centri per l'impiego rientra nella missione 5, componente 1 del Piano nazionale di ripresa e resilienza con un investimento di 600 milioni di euro; l'intervento mira a modernizzare i centri per l'impiego attraverso investimenti infrastrutturali, digitali e di formazione, con l'obiettivo di creare servizi più efficaci e mirati per disoccupati e imprese, rafforzando le politiche attive del lavoro e l'integrazione con il sistema formativo e sociale;
nell'ottica di rafforzare i servizi, i centri per l'impiego devono essere messi in condizione di offrire un'offerta di servizi più di qualità, migliorando accoglienza, orientamento e formazione; oltre che modernizzare le strutture, rendendole più funzionali e accoglienti e migliorandone la digitalizzazione e l'interoperabilità, occorre potenziare le competenze e promuovere l'efficacia delle politiche attive attraverso personale idoneo;
nella predetta ottica, pertanto, la misura del Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede investimenti strutturali e la progettazione e realizzazione di interventi formativi per aggiornare le competenze degli operatori dedicati; la misura prevede, inoltre, la progettazione e realizzazione dei contenuti e dei canali di comunicazione dei servizi offerti;
con il Governo Conte I è stato adottato il Piano straordinario di potenziamento dei centri per l'impiego (decreto ministeriale n. 74 del 28 giugno 2019, modificato con decreto ministeriale n. 59 del 22 maggio 2020) e sono stati approvati i 19 piani presentati dalle regioni; il piano è divenuto poi parte integrante della misura del Piano nazionale di ripresa e resilienza; il predetto Piano di potenziamento nel luglio 2021 è stato infatti incluso nel Piano nazionale di ripresa e resilienza;
tuttavia, l'investimento, sulla base della verifica dello stato di avanzamento dei lavori, registra importanti rallentamenti nella programmazione dovuti, per la parte infrastrutturale, all'aumento del costo delle materie prime e all'impennata inflazionistica che ha determinato una revisione delle tabelle regionali dei costi per gli appalti pubblici e, per la parte relativa all'organico, per il rallentamento dei bandi pubblici di selezione;
da più parti del Paese pervengono notizie di centri per l'impiego gravemente carenti delle infrastrutture necessarie e del personale adeguato e sufficiente per fornire un servizio dignitoso; è il caso ad esempio della regione Calabria dove pochi giorni fa segnalavano addirittura anche la carenza di sedie –:
quale sia lo stato di attuazione del Piano straordinario di potenziamento dei centri per l'impiego in ciascuna regione, in tutte le sue componenti infrastrutturali e di organico necessarie, con evidenza di quanto abbiano speso le singole regioni rispetto alle risorse che hanno ricevuto.
(5-04450)
SALUTE
Interrogazioni a risposta scritta:
SPORTIELLO, MARIANNA RICCIARDI, QUARTINI e DI LAURO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la legge 22 maggio 1978, n. 194, recante «Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza» prevede, all'articolo 16, che: «Entro il mese di febbraio, a partire dall'anno successivo a quello dell'entrata in vigore della presente legge, il Ministro della sanità presenta al Parlamento una relazione sull'attuazione della legge stessa e sui suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione. Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di gennaio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministro. Analoga relazione presenta il Ministro di grazia e giustizia per quanto riguarda le questioni di specifica competenza del suo Dicastero»;
l'ultima relazione trasmessa al Parlamento nel mese di febbraio 2025, dell'anno 2024, contiene in realtà i dati relativi all'anno 2022, ed è dal 1978 che non si registra un ritardo simile;
la pubblicazione del 2024 dunque fa riferimento ai due anni precedenti, con un ritardo che non consente di avere un quadro aggiornato della situazione relativa all'attuazione della legge n. 194 del 1978; il ritardo nella pubblicazione non consente neanche di avere un quadro esaustivo sulla situazione dei consultori la cui progressiva riduzione del numero e dell'operatività sta di fatto sottraendo l'unico e fondamentale presidio che consente alle persone di accedere all'interruzione volontaria di gravidanza;
la riduzione dei consultori limita fortemente anche la possibilità di ricorrere all'interruzione di gravidanza farmacologica e alla contraccezione d'emergenza, riduzione che, unita all'altissimo tasso dell'obiezione di coscienza del personale sanitario nel nostro Paese, di fatto, frappone ostacoli rilevanti all'accesso sicuro all'interruzione volontaria di gravidanza;
i numeri dell'obiezione di coscienza comportano, infatti, in alcune regioni e in alcuni territori, un'obiezione di struttura, in aperta violazione dell'articolo 9 della legge n. 194 che invece imporrebbe alle strutture sanitarie comunque di garantire l'esecuzione dell'interruzione volontaria di gravidanza con personale non obiettore;
i dati evidenziano, a giudizio degli interroganti, un'insopportabile sperequazione regionale ed anche una difficoltà ulteriore nell'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza per le persone con background migratorio;
secondo le indicazioni dell'organizzazione mondiale della sanità, la carenza di informazioni adeguate è un ostacolo all'esercizio del diritto di aborto libero, sicuro, gratuito; per accesso alle informazioni si intende sia la raccolta e la diffusione di dati da parte delle istituzioni preposte al rilevamento dei servizi, sia la disponibilità di strumenti di orientamento ai servizi;
si ritiene dunque fondamentale avere dati aggiornati e aperti che consentano di rilevare anche i dati all'interno delle singole regioni e dei singoli territori, distinguendo opportunamente le tipologie di interruzione volontaria di gravidanza effettuate –:
quando abbia intenzione di presentare al Parlamento, senza alcun ulteriore ritardo, le relazioni obbligatorie prescritte dalla legge n. 194 del 1978 con i dati del 2023 e del 2024;
se ritenga di dover adottare le necessarie iniziative di competenza volte a rendere disponibili i dati sull'interruzione di gravidanza in formato aperto, realizzando un sito internet del Ministero della salute esplicitamente dedicato ai servizi per l'interruzione volontaria di gravidanza e contraccezione, con informazioni e mappe dei servizi chiare e aggiornate in tempo reale, in più lingue e con un numero verde per le richieste di interruzione volontaria di gravidanza, che risponda almeno 12 ore al giorno per orientare chi con urgenza cerca una interruzione volontaria di gravidanza.
(4-05966)
BONETTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il 17 agosto 2025, sulla stampa locale, veniva riportata la notizia dell'esclusione della mappatura dei nei dalle prestazioni a carico del Servizio sanitario regionale nel Veneto a seguito di delibera regionale che aveva tolto questa prestazione dai livelli essenziali di assistenza, rendendola, quindi, solo a pagamento;
la regione informava, a seguito della pubblicazione della notizia, che tale decisione era stata assunta poiché la prestazione non risultava più inclusa nel nuovo nomenclatore tariffario nazionale del Ministero della salute. Tuttavia, a tal proposito, gli uffici del Ministero – interrogati sull'argomento dagli organi di stampa – avevano precisato che la visita specialistica «Osservazione in epiluminescenza» nel precedente nomenclatore tariffario aveva una voce autonoma con codice 89.29.1 ed ora era ricompresa nella «Prima visita dermatologica» (codice 89.7A.1), anche se tale mappatura risulta essere esclusivamente eventuale;
ciononostante, nei giorni seguenti, si sono registrati sia casi di pazienti le cui impegnative mediche non sono state accettate in quanto riportavano il codice precedente, sia casi di prestazioni erogate in regime di extra-Lea – quindi a carico del bilancio regionale – perché non erano state ricondotte alla fattispecie prevista dal nomenclatore tariffario nazionale;
la mappatura dei nei è riconosciuta, sia nelle linee guida internazionali dell'Organizzazione mondiale della sanità e della Società europea la medicina oncologica, come uno strumento essenziale per la diagnosi precoce del melanoma e dei tumori cutanei, i quali sono statisticamente in rapida crescita, assieme a quelli alla mammella e al colon nei giovani, e con ancora rilevanti tassi di mortalità;
secondo i dati dell'AIRC, in Italia il melanoma cutaneo è il terzo tumore più frequente al di sotto dei cinquanta anni per entrambi i sessi e nel 2023 sono state stimate circa 12.700 nuove diagnosi. Seppur rappresenti solo una piccola percentuale (circa il 5 per cento) di tutti i tumori che colpiscono la pelle, è certamente il più aggressivo;
a fronte di questo quadro allarmante, è evidente come l'attività di prevenzione risulti essere indispensabile e certo non può essere demandata ai medici di medicina generale che non ricevono una formazione specifica sull'argomento, né hanno in dotazione attrezzature indispensabili, come il dermatoscopio, per diagnosticare i casi potenzialmente maligni;
in un contesto come quello attuale dove sempre più numerosi nuclei familiari versano in condizioni economiche tali da non poter sostenere privatamente le spese sanitarie, quanto premesso – se confermato – rappresenterebbe una circostanza tale da incidere negativamente sull'accesso alle attività di prevenzione, la quale riveste un ruolo fondamentale anche nel medio-lungo periodo, contribuendo alla riduzione del carico economico sul sistema sanitario nazionale;
alla luce della confusione che si è innescata nell'interpretazione dei codici del nuovo nomenclatore tariffario nazionale, appare opportuno chiarire la permanenza di questa visita specialistica all'interno delle prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale, avviando al contempo una campagna informativa sull'utilità e possibilità di prescrivere e accedere gratuitamente alla mappatura dei nei e sull'importanza di sottoporsi regolarmente a visite di controllo –:
se intenda confermare che l'esame diagnostico relativo alla mappatura dei nei sia previsto come prestazione assicurata dal Servizio sanitario nazionale in quanto inserito nella prestazione «Prima visita dermatologica» con il codice 89.7A.1;
se intenda assumere iniziative volte a chiarire la corretta interpretazione del nuovo nomenclatore tariffario nazionale affinché sia assicurato l'accesso gratuito alla suddetta visita specialistica su tutto il territorio nazionale;
quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di promuovere una campagna informativa, anche tra il personale sanitario, sulla possibilità di prescrivere l'esame di mappatura dei nei all'interno delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale, sulla possibilità per i cittadini di accedere gratuitamente a questa visita e sull'importanza di sottoporsi con regolarità a visite di controllo per prevenire il sorgere di tumori della pelle.
(4-05969)
BORRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
un uomo di 29 anni, Raffaele Arcella, è deceduto il 13 aprile 2019 in conseguenza di una procedura chirurgica di bypass-gastrico effettuata presso la clinica Trusso di Ottaviano convenzionata con il Servizio sanitario nazionale;
il Tribunale di Nola ha riconosciuto in primo grado la responsabilità del chirurgo condannandolo a due anni di reclusione per omicidio colposo, oltre al risarcimento dei danni a tutte le parti civili;
da fonti di stampa, infatti, si apprende che l'esame autoptico avrebbe individuato nell'addome del giovane l'ogiva terminale della sonda di calibrazione gastrica;
la sentenza del Tribunale ha confermato che si è trattato di una negligenza grave e ingiustificabile, aggravata dall'assenza di tempestive verifiche cliniche, in quanto, nonostante evidenti segni di un'infezione in corso, quali dolori e febbre alta, il paziente non è stato sottoposto agli accertamenti strumentali necessari, quali, una Tac con mezzo di contrasto;
come si apprende dall'Ansa, lo stesso chirurgo, tra l'altro, risulta imputato presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, per la morte per colpa medica di un uomo di 69 anni e per lesioni gravi procurate ad una giovane di 30 anni, entrambi sottoposti alla medesima procedura chirurgica di bypass-gastrico;
fatte salve le responsabilità civili e penali, la cui definizioni spettano agli organi giurisdizionali competenti, appare opportuno, a parere dell'interrogante, porre in essere tutte le iniziative di competenza anche di carattere ispettivo, attraverso gli organi competenti, al fine di far chiarezza sull'accaduto –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti espressi in premessa e in caso affermativo se abbia già disposto, ovvero intenda disporre, iniziative ispettive in relazione alle cause che possano aver concorso al decesso.
(4-05971)
UNIVERSITÀ E RICERCA
Interrogazioni a risposta immediata:
MARATTIN. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
il 16 settembre 2025 all'Università di Pisa un gruppo di attivisti ha interrotto le lezioni per protestare contro quanto sta accadendo a Gaza;
il professor Rino Casella, docente associato di diritto pubblico comparato, ha chiesto agli attivisti, che avevano fatto irruzione, di poter continuare a svolgere la lezione, ma la tensione è andata salendo e ci sarebbe stata una colluttazione tra il professore e alcuni militanti. Il docente è stato colpito con un pugno al volto;
dopo l'episodio si è recato al pronto soccorso, dove gli sono stati refertati sette giorni di prognosi, e poi in questura per sporgere denuncia;
il rettore dell'Università Riccardo Zucchi ha ribadito che l'ateneo rifiuta ogni forma di violenza verbale o fisica. L'interruzione delle lezioni, a maggior ragione con aggressione fisica, è assolutamente intollerabile –:
quali iniziative intenda intraprendere il Governo, per quanto di competenza, al fine dell'identificazione dei responsabili, nonché per prevenire e contrastare i sempre più frequenti episodi di violenza nelle università che devono essere sede primaria del libero confronto delle idee tutelando studenti e docenti.
(3-02192)
ZIELLO, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
si apprende dalla stampa che un gruppo di studenti che si autodefiniscono «Pro Pal» ha fatto irruzione in un'aula del polo Piagge all'Università di Pisa, interrompendo una lezione del dipartimento di scienze politiche, tenuta da un docente associato di diritto comparato, definito sui social degli stessi «professore sionista»;
gli studenti hanno immediatamente postato sui propri canali social foto e video dell'accaduto e, dalle immagini divenute virali, si nota che l'insegnante ha provato a opporsi senza riuscirvi, l'aula è stata occupata e lo stesso si è dovuto recare al pronto soccorso per le contusioni subite e ha poi sporto denuncia per l'accaduto;
a seguito dell'eco mediatica dell'episodio è stato intervistato il rettore dell'ateneo che ha apertamente dichiarato di non avere alcuna intenzione di sporgere denuncia e che l'Università di Pisa ha interrotto alcuni accordi quadro con le università israeliane «per dare un segnale politico»;
la comunità scientifica dovrebbe condividere l'obiettivo comune della ricerca sincera e disinteressata della verità; pertanto, proprio in caso di conflitti, le collaborazioni scientifiche e gli scambi di studenti e ricercatori si configurano come un elemento portatore di comprensione e di unità fra i popoli che le istituzioni universitarie dovrebbero valorizzare, senza, viceversa, dividere o discriminare gli scienziati;
per costruire una cultura di pace è necessario smontare le diverse retoriche dell'odio e le collaborazioni scientifiche possono rappresentare un momento di confronto e relativizzazione delle posizioni conflittuali; inoltre, mantenere aperto il dialogo scientifico non può in nessun modo rappresentare indifferenza agli orrori del conflitto;
si deve sottolineare che, se è vero che lo spazio universitario deve restare uno spazio autonomo, è altresì indubbio che in esso debbano essere rappresentate tutte le opinioni presenti nel dibattito pubblico, nel pieno rispetto del principio del contraddittorio e della completa rappresentanza, senza cadere in eccessi demagogici di alcun tipo;
l'università pare essere, a parere degli interroganti, al centro di un corposo tentativo di strumentalizzazione da parte di alcuni gruppi di pressione che vorrebbero superare il dibattito sociale, politico ed istituzionale per parlare dalle aule ad una platea di qualità e ottenere maggiore risonanza –:
quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda avviare affinché in tutte le università del Paese sia favorito in ogni occasione il massimo confronto e contraddittorio, anche evitando che tali sedi siano trasformate in un palco privilegiato di pura propaganda politica.
(3-02193)
TASSINARI, DALLA CHIESA, MULÈ, BARELLI, ARRUZZOLO, BAGNASCO, BATTILOCCHIO, BATTISTONI, BELLOMO, BENIGNI, DEBORAH BERGAMINI, BICCHIELLI, BOSCAINI, CALDERONE, CANNIZZARO, CAPPELLACCI, CAROPPO, CASASCO, CASTIGLIONE, CATTANEO, CORTELAZZO, ENRICO COSTA, D'ATTIS, DE MONTE, DE PALMA, FASCINA, GATTA, GENTILE, LOVECCHIO, MANGIALAVORI, MARROCCO, MAZZETTI, MINARDO, NEVI, ORSINI, NAZARIO PAGANO, PATRIARCA, PELLA, PITTALIS, POLIDORI, ROSSELLO, RUBANO, PAOLO EMILIO RUSSO, SACCANI JOTTI, SALA, SORTE, SQUERI e TENERINI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
gli articoli 3 e 34 della Costituzione sanciscono il diritto allo studio e attribuiscono alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano l'uguaglianza dei cittadini, garantendo ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, la possibilità di raggiungere i più alti gradi degli studi attraverso strumenti concreti, come borse di studio e assegni alle famiglie;
in questa prospettiva, il Governo e il Ministero dell'università e della ricerca hanno ribadito la centralità del sostegno alle nuove generazioni, rafforzando negli ultimi anni le misure per il diritto allo studio;
l'efficacia di queste misure dipende anche dalla disponibilità degli alloggi. L'Italia da anni sconta un forte ritardo rispetto alla media europea di residenze universitarie, con grandi diseguaglianze territoriali;
in tale ottica il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto, nell'ambito della missione 4, componente 1, la riforma dedicata all'housing universitario, con l'obiettivo di realizzare, entro giugno del 2026, 60.000 posti letto per studenti universitari, con modalità del tutto nuove in discontinuità con gli strumenti utilizzati negli ultimi venti anni. Si tratta, come noto, di un risultato vincolante per l'accesso alle risorse, ma che nel contempo costituisce un cambio di paradigma e un efficace strumento per la riduzione delle diseguaglianze territoriali e per la creazione di un'università realmente inclusiva –:
alla luce del fatto che manca meno di un anno alla scadenza fissata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, quale sia lo stato di avanzamento del Piano per l'housing universitario e quali strumenti e risorse il Governo intenda adottare per garantire il pieno conseguimento del target dei 60.000 posti letti, così da rendere effettivo il diritto allo studio sancito dalla Costituzione.
(3-02194)
PICCOLOTTI, ZANELLA, BONELLI, FRATOIANNI, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI e ZARATTI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
dopo mesi di immobilismo, la Commissione europea il 17 settembre 2025 ha mosso un colpo presentando un pacchetto di tiepide misure per sanzionare il Governo israeliano alla luce «dell'inaccettabile situazione umanitaria a Gaza»;
il collegio dei Commissari, a cui il rappresentante italiano Fitto non ha partecipato, ha approvato una proposta da sottoporre al Consiglio che prevede tre misure principali: sospensione parziale dell'accordo commerciale Unione europea-Israele, con dazi sul 37 per cento delle importazioni; sanzioni contro i Ministri Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, tre coloni, sei organizzazioni di coloni e dieci esponenti di Hamas; sospensione di circa 20 milioni di fondi europei destinati a Israele, tra cui il blocco dei fondi per la ricerca scientifica del programma Horizon;
ancora una volta, il contrasto con la reazione all'invasione russa dell'Ucraina è evidente: la Russia è stata giustamente colpita duramente con sanzioni economiche e diplomatiche, mentre Israele, nonostante il genocidio del popolo palestinese in corso, resta praticamente immune da qualsiasi misura sanzionatoria concreta. Nonostante questo, il voto del Governo italiano è incerto, evidenziando a giudizio degli interroganti un atteggiamento di complicità nei confronti del Governo israeliano;
Horizon Europe è il programma quadro europeo vigente (2021-2027) della ricerca, che, con un budget di oltre 95 miliardi di euro, è lo strumento principale dell'Unione europea per finanziare la ricerca e l'innovazione;
già a luglio 2025 non si era trovata una maggioranza sulla proposta della Commissione europea di sospendere parzialmente la partecipazione di Israele a Horizon Europe. Se approvata, la misura avrebbe escluso Israele da sovvenzioni e investimenti futuri per circa 200 milioni di euro tramite il Consiglio europeo per l'innovazione (Eic), che finanzia tecnologie all'avanguardia. Ma allora, sia la Germania che l'Italia hanno chiesto di esaminare ulteriormente la proposta;
sono passati ulteriori due mesi e gli interroganti si augurano che il Governo italiano abbia le idee più chiare: la proposta della Commissione europea mira a escludere temporaneamente Israele dall'accesso a uno dei segmenti più strategici del programma Horizon, l'European innovation Council (Eic), dedicato allo sviluppo di tecnologie emergenti, come l'intelligenza artificiale, la cybersicurezza e i droni, spesso con utilizzi di natura militare. Resterebbero, invece, intatte le possibilità di partecipazione per università e centri di ricerca israeliani ai progetti collaborativi del programma. Solo nell'ambito dell'European innovation Council (Eic), dal 2021 Israele ha ricevuto circa 200 milioni di euro, distribuiti tra finanziamenti a fondo perduto e investimenti diretti –:
se, per quanto di competenza, intenda sostenere la proposta della Commissione europea di sospendere parzialmente la partecipazione di Israele a Horizon Europe.
(3-02195)
Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interrogazione a risposta in Commissione Laus n. 5-04406 del 12 settembre 2025;
interrogazione a risposta scritta Marattin n. 4-05949 del 16 settembre 2025;
interrogazione a risposta scritta Ascani n. 4-05955 del 19 settembre 2025.