XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
la malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza, progressivamente invalidante, che priva le persone della memoria, dell'autonomia, delle relazioni e, infine, della vita stessa; oltre alle drammatiche conseguenze individuali e familiari, essa rappresenta un rilevante problema di salute pubblica, con un impatto crescente sui sistemi sanitari e sociali;
secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) le demenze costituiscono la settima causa di morte nel mondo, con oltre 55 milioni di casi a livello globale; in Italia, sulla base delle più recenti stime dell'Osservatorio demenze dell'istituto superiore di sanità, circa 1.200.000 persone soffrono di demenza (di cui circa 600.000 con malattia di Alzheimer) e quasi 900.000 presentano disturbi neurocognitivi minori, con 4 milioni di caregiver che se ne prendono cura, (per un totale del 10 per cento) della popolazione coinvolta nelle demenze), mentre tra le diverse cause di morte la malattia di Alzheimer è al quarto posto dopo malattie cardiovascolari, cancro e malattie respiratorie;
alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione, l'impatto del fenomeno sui sistemi sanitari diventerà sempre più importante: si stima infatti che il 3 per cento della popolazione europea e il 4 per cento della popolazione italiana sarà affetta da demenze nel 2050;
il 21 settembre si celebra la Giornata mondiale dell'Alzheimer, istituita nel 1994 dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in collaborazione con Alzheimer's disease international (Adi), con l'obiettivo di aumentare la consapevolezza sulla malattia, promuovere la ricerca scientifica, sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni, combattere lo stigma associato e rafforzare il supporto ai pazienti e alle famiglie; l'Italia è stata tra i primi Paesi a dotarsi di uno strumento di governance e programmazione per affrontare la malattia: il Piano nazionale demenze (Pnd), approvato nel 2014, che ha segnato una tappa fondamentale nella gestione delle demenze nel nostro Paese, la cui implementazione, però, ha incontrato qualche difficoltà;
il Piano nazionale demenze, a distanza di più di un decennio dalla sua approvazione, non è stato ancora aggiornato, nonostante nel frattempo siano intercorsi progressi scientifici, lo sviluppo di nuove terapie ed importanti evoluzioni demografiche; il mancato aggiornamento e l'integrazione con le nuove tecnologie diagnostiche e approcci terapeutici disponibili mette in evidenza limiti significativi del Servizio sanitario nazionale nell'affrontare questa patologia;
l'istituzione dell'Intergruppo parlamentare neuroscienze ed Alzheimer, che vede al suo interno la rappresentanza di tutte le forze politiche, oltre alle comunità scientifiche, alla rete degli Irccs delle neuroscienze e della riabilitazione e le associazioni più rappresentative della patologia, ha contribuito a fare un ulteriore passo verso una gestione più efficace della malattia di Alzheimer promuovendo un modello di governance condivisa;
l'articolo 1, comma 330 della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021) ha poi istituito il Fondo per l'Alzheimer e le demenze, successivamente rifinanziato dall'articolo 1, comma 247, della legge 30 dicembre 2023, n. 213 (legge di bilancio 2024), con uno stanziamento pari a 4,9 milioni per il 2024 e 15 milioni per ciascuno degli anni 2025 e 2026; con decreto del Ministero della salute del 5 settembre 2024 è stato disposto il riparto del Fondo e la predisposizione di piani triennali regionali;
il riparto del Fondo è infatti legato all'individuazione, all'interno dei rispettivi piani regionali, di cinque linee di attività che riguardano rispettivamente la diagnosi tempestiva e precoce, i trattamenti psico-educazionali, sociali, la telemedicina e la teleriabilitazione; questa frammentazione, però, ha portato nel tempo alla definizione di numerosi progetti con impatti diluiti piuttosto che progettualità strategiche ad alto impatto nazionale; persistono quindi numerose disparità territoriali nell'attuazione dei piani e nella capacità di utilizzo delle risorse da parte delle regioni, con conseguenti disuguaglianze nell'accesso ai servizi e nei modelli di presa in carico;
nel corso del 2025 è stato istituito un gruppo di lavoro in seno al «Tavolo permanente sulle demenze», che dovrebbe aggiornare il Piano nazionale demenze; il Tavolo, coordinato dal Ministero con il supporto dell'istituto superiore di sanità e Iss, è composto anche da rappresentanti di regioni e province autonome, da rappresentanti di alcune società scientifiche del settore e della medicina generale, di associazioni di pazienti e familiari, del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell'Agenzia italiana del farmaco Aifa, nonché da esperti sul tema;
a oggi, stiamo assistendo a una nuova era di speranza per i pazienti, grazie ai recenti sviluppi relativi ai trattamenti innovativi già in uso nelle pratiche cliniche di altri Paesi quali gli Stati Uniti, il Regno Unito, l'Australia, il Giappone, la Cina; i dati sono particolarmente significativi per i pazienti nelle fasi iniziali della malattia di Alzheimer, i nuovi farmaci determinando un impatto significativo sulla progressione della malattia stessa;
sulla scia degli altri Paesi, i farmaci di questa categoria sono già arrivati anche in Europa, offrendo una nuova speranza alle persone affette da Alzheimer e ai loro familiari; tali terapie innovative dovranno essere presto accessibili in Italia: in caso contrario, si rischierebbe di determinare una disparità sostanziale nell'accesso alle cure da parte dei pazienti italiani, compromettendo il principio di equità e universalità del Servizio sanitario nazionale;
questa nuova fase richiede uno sforzo organizzativo per sviluppare un percorso multidisciplinare per il paziente che parta da una solida rete dei servizi, omogeneamente diffusa, passi attraverso il rafforzamento dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze Cdcd, nonché attraverso lo sviluppo di percorsi diagnostici utilizzando biomarcatori di vario tipo e che infine potenzi la formazione dei professionisti sanitari coinvolti nella diagnosi e presa in carico del paziente affetto da Alzheimer;
un primo passo in questa direzione è stato mosso di recente con la pubblicazione dell'avviso pubblico per rafforzare le iniziative in tema di prevenzione, nell'ambito dell'Action plan e della Programmazione delle attività 2024-2025 del Prevention hub del Ministero della salute, che annovera tra le proposte progettuali finanziabili quelle volte al rafforzamento della diagnosi precoce e fattori di rischio delle demenze;
questa sfida globale di salute pubblica richiede uno sforzo integrato e trasversale che superi i confini regionali, includendo tutte le regioni in modo armonico; in tale contesto, il Parlamento europeo ha recentemente sollecitato la Commissione a definire una strategia europea dedicata all'Alzheimer e alle altre demenze, con finanziamenti chiari e tempi di attuazione definiti: ciò può rappresentare un'opportunità concreta per l'Italia di assumere un ruolo guida nella costruzione di un piano europeo coordinato per le demenze;
nonostante l'impegno del nostro Paese a livello nazionale e internazionale testimoniato anche dalle Joint actions Jas, contenute nel Programma per l'azione dell'Unione europea nel campo della salute per il periodo 2021-2027 (EU4Health) che ha individuato, tra le aree prioritarie, la prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie neurologiche, resta ancora molto da poter fare per salvaguardare efficacemente la salute dei pazienti, garantendo l'equità di accesso e la somministrazione in sicurezza delle terapie più avanzate,
impegna il Governo:
1) ad aggiornare il Piano nazionale demenze, in modo da assicurare ai pazienti una governance attuale e integrata in linea con i più recenti sviluppi scientifici, terapeutici e tecnologici;
2) ad attivare un monitoraggio periodico dell'utilizzo del Fondo Alzheimer e demenze, per ridurre le diseguaglianze a livello regionale nell'attuazione dei piani e nella capacità di utilizzo delle risorse, evitando ricadute negative sull'accesso ai servizi sul territorio e valutando tempestivamente eventuali aggiornamenti delle linee di attività previste;
3) a favorire l'accesso uniforme e tempestivo alle nuove terapie su tutto il territorio nazionale, studiando nuove forme di governance già presenti in altri Paesi europei, per sviluppare un nuovo modello di accesso precoce ai farmaci potenzialmente innovativi e assumendo tutte le iniziative opportune, tese a colmare le differenze dei servizi assistenziali tra le varie regioni;
4) a garantire iniziative strutturali volte a sostenere il rafforzamento della diagnosi precoce e al potenziamento dei sistemi diagnostici, per ridurre ritardi e disuguaglianze, anche utilizzando la Rete Irccs delle neuroscienze e della neuroriabilitazione, assicurando al contempo supporto clinico, psicologico e sociale a pazienti e caregiver;
5) ad assumere iniziative di competenza volte a promuovere la definizione di percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali Pdta aggiornati e integrati, auspicabilmente condivisi nelle regioni, con particolare riferimento alla diagnosi precoce, all'equo accesso ai trattamenti innovativi e alla multidisciplinarietà della presa in carico e gestione dei pazienti;
6) a rafforzare le reti regionali per le demenze, con un ruolo strategico dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze Cdcd al fine di garantire equità di accesso in sicurezza ai servizi e alle terapie su tutto il territorio nazionale;
7) ad adottare iniziative di competenza volte a sostenere la formazione dei professionisti sanitari, per migliorare la capacità di diagnosi precoce e la presa in carico multidisciplinare;
8) a coinvolgere stabilmente le associazioni dei pazienti e dei caregiver, insieme alle società scientifiche, nei processi di programmazione e valutazione delle politiche pubbliche in materia di demenze;
9) ad assumere ogni iniziativa di competenza volta a promuovere e sviluppare in sede europea, sul modello di governance italiano, la creazione di una strategia comune per affrontare l'Alzheimer e le altre demenze, con finanziamenti chiari e tempi di attuazione definiti, riconoscendo che la portata della sfida globale di salute pubblica richiede uno sforzo integrato, congiunto e trasversale che travalichi i confini nazionali.
(1-00491) «Patriarca, Testa, Girelli, Cattoi, Cesa, Bagnasco, Graziano, Battilocchio, Malavasi, Benigni, Deborah Bergamini, Casasco, Castiglione, Dalla Chiesa, D'Attis, De Monte, De Palma, Gatta, Marrocco, Mazzetti, Mulè, Nevi, Pittalis, Polidori, Rossello, Rubano, Paolo Emilio Russo, Saccani Jotti, Sala, Tassinari».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazioni a risposta scritta:
ASCARI e FERRARA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
in data 22 settembre 2025, a quanto risulta da notizie di stampa e da numerose segnalazioni locali, in occasione di un incontro pubblico con l'ex Primo Ministro israeliano Ehud Olmert, sono state adottate misure di sicurezza straordinarie in piazza Garibaldi a Parma;
l'intera area sarebbe stata transennata, con accessi rigidamente filtrati dalle forze dell'ordine italiane, impedendo di fatto un libero utilizzo di uno spazio pubblico;
secondo le stesse fonti, sarebbero stati presenti anche agenti del Mossad che avrebbero collaborato direttamente con le forze dell'ordine italiane nella gestione della sicurezza;
nella stessa giornata si è svolta una manifestazione pro-palestinese, tenuta a distanza e rigidamente contenuta, a conferma della sensibilità politica e sociale del contesto;
la presenza operativa di agenti di servizi segreti stranieri sul suolo nazionale, al di fuori di ogni trasparente informazione al Parlamento, rappresenterebbe un fatto di estrema gravità, suscettibile di configurare una compromissione della sovranità e un'ingerenza inaccettabile nelle prerogative esclusive delle forze di sicurezza italiane –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e intenda fornire ogni utile elemento con urgenza al Parlamento per chiarirne i contorni;
se corrisponda al vero la notizia della presenza operativa di agenti del Mossad a supporto delle forze dell'ordine italiane e, in caso affermativo, quale autorità politica o amministrativa abbia autorizzato tale partecipazione;
se esistano protocolli ufficiali che prevedano la collaborazione di servizi segreti stranieri in attività di ordine pubblico sul territorio nazionale e, in caso contrario, come possa essere stato consentito un simile precedente;
se non si ritenga che tale vicenda configuri una lesione della sovranità nazionale e un vulnus gravissimo ai principi democratici e di trasparenza;
quali iniziative di competenza si intenda adottare per assicurare che simili episodi non possano più verificarsi e che la gestione della sicurezza pubblica resti di esclusiva competenza delle forze dell'ordine italiane e dei nostri apparati di sicurezza.
(4-05989)
BUONGUERRIERI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
da quanto emerso dai lavori di Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2, su richiesta della struttura commissariale di Domenico Arcuri, nominato da Giuseppe Conte, sono state importate in Italia mascherine con marchio CE contraffatto e insalubri;
a mero titolo esemplificativo, è emerso dagli atti acquisiti dalla Commissione che con lettera del 15 maggio 2020, a firma del dottor Rinaldo Ventriglia per conto dell'allora Commissario straordinario Domenico Arcuri, è stato disposto lo sdoganamento presso l'aeroporto di Malpensa di sette tipologie di mascherine fornite dai consorzi cinesi Wenzhou Light e Wenzhou Moon Ray;
tali mascherine sono state, successivamente, sequestrate dalle Procure di Gorizia e di Roma perché, oltre a recare marchio CE contraffatto, sono risultate, da test di laboratorio, non conformi alla normativa vigente, pericolose per la salute e del tutto inadeguate a essere utilizzate come dispositivi di protezione individuale. Tutto ciò nell'ambito di una operazione che ha visto il sequestro di complessivi 36 tipologie di mascherine, tutte riconducibili al consorzio cinese Wenzhou Luokay;
da informazioni acquisite dalla Commissione d'inchiesta risulta che una parte consistente di queste forniture, nonostante le criticità evidenziate, è stata distribuita anche agli ospedali italiani, esponendo così a rischio di contagio medici, infermieri, operatori sanitari e pazienti, fatti che meritano approfondimento nelle sedi competenti, anche con riferimento ai possibili effetti sulla diffusione del contagio in ambito sanitario;
risulta, poi, da una relazione dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, agli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid, che le mascherine acquistate dal Commissario straordinario Arcuri, anche dai consorzi cinesi, sono state pagate ad un prezzo medio pari al triplo rispetto a quello di mercato vigente nello stesso periodo, aumento introdotto guarda caso in concomitanza all'abbattimento dei controlli sulle importazioni;
si ritiene emergano pertanto, da quanto sopra, profili di responsabilità penale, erariale su cui è doveroso fare ogni più opportuno approfondimento;
come riferito nel corso di alcuni lavori della Commissione d'inchiesta, tutto ciò sarebbe stato possibile a causa di normative e disposizioni licenziate dal Governo Conte II e dai vertici di Adm e della struttura commissariale che hanno di fatto determinato l'abbattimento dei controlli e l'ingresso in Italia anche di dispositivi pericolosi;
ed ancora, da ulteriori informazioni rese nel corso dei lavori della Commissione d'inchiesta, è emerso che il Governo Conte II era stato informato di tutte le criticità, sia con riferimento al prezzo triplicato dalle mascherine acquistate dalla struttura commissariale, sia con riferimento alla contraffazione del marchio CE e insalubrità delle mascherine importate in Italia, dalché emergono gravi responsabilità politiche di cui, fra gli altri, l'ex Premier Conte e l'ex Ministro della salute Speranza, devono essere chiamati a rispondere davanti agli italiani –:
se il Governo disponga di ulteriori elementi conoscitivi utili a fare chiarezza sui fatti sopra descritti;
se ritenga di assumere iniziative di propria competenza, eventualmente anche di carattere ispettivo, con particolare riguardo all'Agenzia delle dogane e dei monopoli;
se intenda promuovere azioni di rivalsa per il recupero delle somme che risultino impropriamente sottratte all'erario.
(4-05994)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta scritta:
ASCARI e MORFINO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza è vittima di gravi violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, come attestato da rapporti di organizzazioni internazionali (B'Tselem, Physicians for Human Rights, Ipcc, relatrice Onu Francesca Albanese) e da pronunce della Corte internazionale di giustizia (ordinanze del 26 gennaio, 28 marzo e 24 maggio 2024) nonché dai mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale nel novembre 2024;
la Convenzione Onu per la prevenzione e repressione del genocidio (1948) e la legge italiana n. 962 del 1967 puniscono sia gli atti di genocidio che la complicità nel genocidio;
da notizie di stampa e dichiarazioni ufficiali risulta che numerosi cittadini italiani, anche con doppio passaporto israeliano, abbiano prestato servizio militare nelle forze armate israeliane dal 7 ottobre 2023 in poi, potenzialmente partecipando ad azioni configurabili come crimini di guerra, contro l'umanità o genocidio –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della presenza di cittadini italiani, anche con doppia cittadinanza, inquadrati nell'esercito israeliano e impiegati nelle operazioni militari a Gaza e quali iniziative di competenza intendano assumere perché siano individuati, anche in considerazione del possibile coinvolgimento in operazioni potenzialmente configurabili come genocidio o crimini internazionali;
quali iniziative intendano promuovere, in sede nazionale e internazionale, per garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario e per tutelare i principi sanciti dalla Convenzione Onu sul genocidio.
(4-05984)
AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE
Interrogazione a risposta in Commissione:
GIACCONE e DAVIDE BERGAMINI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
il settore delle nocciole in Piemonte sta affrontando una profonda crisi dovuta a eventi climatici estremi, come prolungate siccità, inverni miti e gelate tardive, che hanno provocato significative perdite di produzione calcolate tra il 50 e il 70 per cento, a una preoccupante «cascola» dei frutti – i frutti della pianta cadono prima di essere maturi – che ha portato a un'eccessiva caduta degli stessi ancora acerbi, riducendo la resa finale, e ad aumento di malattie fungine;
le piante indebolite diventano, infatti, più suscettibili ad attacchi di funghi e insetti, come la cimice asiatica, che hanno causato danni alla qualità e quantità del raccolto;
nonostante una crescita significativa negli ultimi dieci anni – da 15 mila a quasi 28 mila ettari coltivati – oggi il settore è in forte sofferenza. La crisi del settore della corilicoltura ha comportato un aumento dei costi di produzione, mentre la scarsità di prodotto rende difficile coprire le spese e mantenere la redditività delle aziende e la riduzione della quantità e la presenza di prodotti avariati compromettono la qualità organolettica del frutto;
in attesa di soluzioni strutturali, la regione Piemonte ha concesso deroghe al disciplinare di produzione integrata per consentire l'uso di fungicidi;
molte aziende si vedranno costrette a rinunciare addirittura alla raccolta per non subire ulteriori costi. Un paradosso per un prodotto su cui l'intero territorio piemontese ha puntato negli ultimi anni; le associazioni agricole chiedono aiuti finanziari per mitigare le perdite. Inoltre, sarebbe opportuno investire risorse su progetti di miglioramento genetico, anche se sappiamo che i tempi della ricerca e dell'innovazione sono inevitabilmente lunghi, al fine di selezionare varietà di nocciola più resistenti a malattie, siccità e umidità;
la corilicoltura piemontese rappresenta un presidio importante per il territorio, per la qualità e per l'economia rurale –:
se non intenda adottare urgentemente iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte a stanziamenti di risorse economiche e ristori per i danni da mancata produzione affinché le imprese agricole continuino a credere nella nocciola di qualità, fiore all'occhiello dell'agricoltura nazionale e soprattutto piemontese.
(5-04456)
Interrogazione a risposta scritta:
SOUMAHORO. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
la cerealicoltura pugliese è in grave crisi. I problemi riguardano il grano pagato sotto i costi di produzione, importazioni estere aggressive e norme penalizzanti. Infatti la Puglia, ed in particolare la provincia di Foggia, è conosciuta come «il Granaio d'Italia». La regione produce ogni anno milioni di quintali di grano duro rappresentando una fetta importante del fabbisogno nazionale. Tuttavia, come detto, i costi di produzione (gasolio, concimi e mezzi tecnici) sono saliti vertiginosamente, mentre i prezzi riconosciuti per il grano sono crollati. Si pensi che in alcune aree il grano viene pagato appena 31 o 32 centesimi al chilo, ben al di sotto dei costi reali di coltivazione;
secondo Coldiretti la situazione è molto grave. L'associazione, infatti, denuncia come le importazioni dall'estero in particolare da Canada, Russia e Turchia, stiano invadendo il mercato italiano con grani a basso costo e spesso di dubbia qualità. Anche la Cia agricoltori ha sottolineato come la crisi della produzione del grano sia ormai cronica: negli ultimi tre anni le superfici coltivate si sono ridotte del 13 per cento e molti agricoltori, scoraggiati dai prezzi bassi, hanno preferito non seminare destinando i terreni al pascolo od ad altre colture meno rischiose. Anche Confagricoltura ha rappresentato le gravi problematiche che interessano la produzione del grano;
la stessa Coldiretti ha convocato una mobilitazione nazionale di piazza. Da mesi, come detto, l'associazione lamenta un continuo crollo del prezzo del grano, aggravato da importazioni massicce che aggirano le normative ed i regolamenti nazionali. Solo pochi giorni fa è avvenuto l'ennesima riduzione del prezzo del grano: alla Borsa Merci di Foggia il grano duro viene quotato 280 euro/tonnellata. Ciò costituisce un ribasso di altri 10 euro/tonnellata rispetto alle settimane precedenti. Si stima anche che oltre 38 mila aziende cerealicole pugliesi siano in grave difficoltà;
le ragioni di tale situazione, secondo le organizzazioni di categoria, sono anche da ascriversi alla concorrenza sleale che proviene dall'estero: importazioni di grano duro con pesticidi vietati in Europa che entrano nel mercato italiano in grande quantità proprio nel periodo della raccolta nazionale abbassando, pertanto, i prezzi del prodotto locale. La mobilitazione dei produttori di grano rileva quindi come sia necessario un maggior controllo alle frontiere, rispetto al principio di reciprocità nei trattamenti agronomici, trasparenza sull'origine del grano ed il rilancio degli accordi di filiera per garantire che il valore del prodotto sul territorio torni alle aziende senza speculazioni interne al mercato. Servirebbero, pertanto, interventi del Governo a tutela del comparto ed incentivi di sostegno degli operatori –:
quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda attivare per rispondere alle giuste preoccupazioni degli agricoltori pugliesi come detto in premessa ed in particolare se non sia opportuno, come sostengono le associazioni agricole, adottare iniziative urgenti di tutela con incentivi a sostegno degli operatori.
(4-05992)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazione a risposta in Commissione:
MARINO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nel 2021 sono state avviate le procedure di gara per la realizzazione di un collettore fognario destinato a convogliare i reflui urbani provenienti dai comuni di Torregrotta, Valdina, Venefico, dalle frazioni Carda di Roccavaldina e Marina di Monforte San Giorgio verso l'impianto di depurazione di Giammoro, nel territorio comunale di Pace del Mela (Messina);
l'intervento, i cui costi sono cresciuti fino agli attuali 4.050.000, euro prevede la costruzione dei collettori principali di raccolta e adduzione, con relativi impianti di sollevamento, nonché la riconversione dell'attuale impianto di Torregrotta in un nuovo sistema di pretrattamento iniziale dei reflui;
le aree interessate dall'opera risultano ad oggi sprovviste di un adeguato trattamento delle acque reflue urbane, situazione che ha concorso alla procedura di infrazione comunitaria n. 2004/2034, a seguito della quale la Corte di giustizia europea (sentenza C-251/17) ha condannato l'Italia al pagamento di ingenti sanzioni pecuniarie;
la realizzazione del nuovo sistema di collettamento e depurazione rappresenta dunque non solo un passo avanti verso il miglioramento ambientale e sanitario del territorio, ma anche un'azione volta a ridurre il rischio di ulteriori sanzioni comunitarie e a garantire nuove prospettive di sviluppo sostenibile per i comuni coinvolti;
sono emerse criticità sui tempi di realizzazione dell'opera e sulla mancanza di infrastrutture accessorie come la realizzazione di una condotta sottomarina necessaria per non scaricare sotto-costa;
i sindaci interessati hanno espresso attenzione e disponibilità a collaborare con la struttura commissariale –:
se il Governo intenda monitorare con la massima attenzione lo stato di avanzamento dei lavori, al fine di garantire il rispetto dei tempi previsti ed evitare ulteriori ritardi rispetto alle prescrizioni comunitarie;
quali iniziative di competenza intenda adottare per assicurare il pieno coinvolgimento degli enti locali e delle comunità interessate nelle fasi di progettazione e realizzazione delle opere;
se siano previsti ulteriori interventi di adeguamento del sistema fognario e depurativo nella provincia di Messina (a partire dalla citata condotta sottomarina) e, più in generale, nell'area tirrenica siciliana, al fine di garantire una gestione integrata e sostenibile delle risorse idriche.
(5-04459)
Interrogazioni a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
nella notte tra il 23 e il 24 settembre 2025 la città di Como e l'intera area provinciale sono state colpite da piogge torrenziali, con precipitazioni superiori ai 60 millimetri accompagnate da nubifragi e forti raffiche di vento, che hanno provocato l'esondazione del torrente Cosia, allagamenti diffusi di strade, piazze e sottopassi, frane, nonché l'invasione di fango e detriti in numerose abitazioni, esercizi commerciali e strutture pubbliche, causando gravi disagi alla popolazione;
il territorio non è nuovo a queste alluvioni, tuttavia l'intensità delle precipitazioni, la vastità del territorio provinciale e il fatto che anche il capoluogo sia finito sott'acqua, con arterie bloccate, auto inghiottite dal fango, case e negozi invasi da detriti e macerie, ci segnala come la situazione generale stia degenerando e il rischio di catastrofi ancora più gravi sia latente;
in diversi comuni rivieraschi – tra cui Blevio, Torno, Lezzeno, Laglio, Brienno e Sala Comacina – si sono verificati smottamenti e colate di fango che hanno interessato sia la viabilità locale sia numerosi edifici, costringendo circa cinquanta persone ad evacuare le proprie abitazioni;
le principali arterie stradali, come la strada provinciale Lariana e la Statale Regina, hanno subito interruzioni parziali o totali a causa delle frane e della caduta di massi, isolando di fatto alcune comunità e rendendo molto complesso l'intervento dei soccorritori e delle forze di protezione civile;
vi sono stati inoltre danni ingenti alle infrastrutture, al sistema fognario e idraulico, già sottoposto a forte pressione, e ad attività produttive e agricole, con perdite economiche significative;
le opere di difesa attualmente presenti — tra cui le vasche di laminazione, i sistemi di contenimento nelle aree più critiche e le paratie antiesondazione realizzate sul lungolago — fanno parte di un progetto avviato da diversi anni ma mai portato a pieno compimento e risultano, di conseguenza, incomplete e inefficaci, non essendo in grado di assicurare un'adeguata protezione del territorio;
l'interrogante aveva già segnalato, con l'interrogazione a risposta scritta n. 4-03131 dell'11 luglio 2024, in occasione di allagamenti verificatisi nella stessa area, la vulnerabilità idrogeologica del territorio comasco e la necessità di adottare adeguati meccanismi di mitigazione;
i fenomeni atmosferici sempre più violenti e numerosi impattano su un territorio già fragile di suo, reso ancor più debole da deforestazioni selvagge, incuria dei sentieri degli alvei e dei boschi, edificazioni selvagge in aree a rischio e cementificazione del suolo;
la popolazione, già provata dagli eventi meteorologici estremi ricorrenti negli ultimi anni, chiede risposte rapide, concrete e coordinate, che non si limitino a interventi emergenziali ma a strategie di medio e lungo periodo per la messa in sicurezza del bacino lacustre, la manutenzione del reticolo idrico minore, la prevenzione delle frane e la gestione delle acque in caso di precipitazioni eccezionali;
ciò produrrebbe un notevole risparmio sulla voce risarcimenti, che grava ogni anno sui bilanci regionali e nazionali, nuovi posti di lavoro e una economia virtuosa a vantaggio di tutti;
l'intensificarsi di tali fenomeni, riconducibile agli effetti della crisi climatica, richiede un rafforzamento delle politiche di adattamento e resilienza, con investimenti certi, tempi definiti e procedure snelle per opere già progettate ma non ultimate –:
se i Ministri interrogati intendano adottare con urgenza iniziative di competenza concrete per la mitigazione del dissesto idrogeologico nel territorio comasco e per fronteggiare i sempre più frequenti fenomeni meteorologici estremi, anche attraverso l'istituzione di un fondo permanente a sostegno di tutti i comuni interessati e soprattutto la promozione di un nuovo piano straordinario di monitoraggio, manutenzione, consolidamento e cura del territorio comasco, come opera infrastrutturale strategica prioritaria.
(4-05987)
PAVANELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), approvato con decisione di esecuzione del Consiglio Ecofin del 13 luglio 2021 e da ultimo modificato con decisione del Consiglio del 20 giugno 2025, ha previsto, all'investimento 4.5 «Programma di rinnovo del parco veicoli privati e commerciali leggeri con veicoli elettrici», incluso nella componente 2 «Transizione energetica e mobilità sostenibile» della missione 2 «Rivoluzione verde e transizione ecologica», un incentivo finalizzato a sostenere «un programma di rottamazione di automobili nel quale un veicolo termico è ceduto e sostituito da un veicolo a emissioni zero di recente acquisto»;
più nel dettaglio, si tratta di un incentivo a fondo perduto che prevede l'acquisto di un nuovo veicolo a emissioni zero con contestuale rottamazione di un veicolo termico, con l'obiettivo di accelerare il rinnovo del parco veicoli privati e commerciali leggeri circolanti;
con decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica dell'8 agosto 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'8 settembre 2025, n. 208, sono stati definiti i criteri e le modalità di concessione dei predetti incentivi;
in Italia sono presenti circa 800 isole, di cui 80 abitate e articolate in 35 comuni, ove risiedono stabilmente circa 200.000 abitanti;
l'esigenza di un rinnovo del parco veicolare con mezzi elettrici è particolarmente avvertita nelle isole minori, che scontano gravi criticità logistiche ed energetiche: i combustibili fossili devono essere importati via mare con aggravio dei costi, il GPL non risulta disponibile e le poche stazioni di rifornimento sono spesso congestionate, soprattutto nei periodi di picco turistico;
nelle isole minori si registra, inoltre, una forte concentrazione di veicoli obsoleti e di vecchia immatricolazione, sia privati che commerciali leggeri, con evidenti impatti negativi in termini di emissioni inquinanti e sostenibilità ambientale;
la sostituzione del parco veicolare locale con modelli 100 per cento elettrici garantirebbe benefici rilevanti sotto il profilo ambientale ed economico, riducendo le immissioni inquinanti e tutelando ecosistemi particolarmente fragili, spesso inclusi in aree marine protette o zone di alto valore naturalistico;
la previsione di misure specificamente dedicate alle isole minori risulterebbe coerente con l'articolo 119, sesto comma, della Costituzione, come introdotto dalla legge costituzionale 7 novembre 2022, n. 2, che riconosce la condizione di svantaggio strutturale di tali territori e legittima l'adozione di strumenti agevolativi e perequativi dedicati –:
se non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte a prevedere un programma di incentivi specifici a fondo perduto, analoghi a quelli disciplinati dal Pnrr, ma dedicati esclusivamente ai residenti e agli operatori economici delle isole minori, per favorire la sostituzione dei veicoli a combustione interna con veicoli 100 per cento elettrici, prevedendo, contestualmente, un piano straordinario di installazioni dei relativi punti di ricarica tali veicoli;
se non ritenga altresì opportuno valutare l'adozione di iniziative per l'introduzione di una corsia preferenziale o una riserva risorse all'interno dei programmi già finanziati, in modo da garantire che le popolazioni insulari, in ragione della loro condizione di svantaggio permanente, possano effettivamente accedere agli incentivi;
quali iniziative, di concerto con le regioni e i comuni interessati, intenda assumere per promuovere, parallelamente, l'installazione e il potenziamento delle infrastrutture di ricarica elettrica nelle isole minori, così da assicurare l'effettiva fruibilità e sostenibilità degli incentivi all'acquisto di veicoli a emissioni zero.
(4-05988)
QUARTINI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro del turismo, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
nell'area del Monte Pisano ed in particolare nel territorio del comune di Vicopisano (Pisa), insistono da tempo siti estrattivi dismessi, tra i quali la storica Cava di Caprona e la Cava di Uliveto;
la Cava di Caprona è stata recentemente oggetto di compravendita da parte di soggetti privati, in circostanze non del tutto chiare quanto alla destinazione futura dei terreni e delle strutture presenti, suscitando forti preoccupazioni nella cittadinanza e nelle associazioni locali; nell'area è inoltre presente la Torre di Caprona, già sottoposta a vincolo della competente soprintendenza ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio);
su tali aree insistono vincoli paesaggistici e storico-culturali, trattandosi di luoghi di elevato valore naturalistico, archeologico e ambientale, ampiamente documentati in studi e ricerche sulla storia estrattiva e industriale del territorio; tali vincoli sono tutelati, oltre che dal citato decreto legislativo n. 42 del 2004, anche dalla Convenzione europea del paesaggio (Firenze, 2000, ratificata con legge n. 14 del 2006);
risultano inoltre criticità e timori circa la possibilità che questa area possa essere oggetto di riempimenti, nuove edificazioni o destinazioni d'uso difformi dalla pianificazione vigente e dalla necessaria tutela ambientale, in contrasto con il principio di precauzione sancito dal decreto legislativo n. 152 del 2006 (Codice dell'ambiente) e con l'articolo 9 della Costituzione che tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della Nazione;
particolare preoccupazione desta anche la Cava di Uliveto, collocata in un'area di alto pregio paesaggistico e naturalistico, per la quale non risulta comprensibile come nei decenni passati non sia stato imposto ai proprietari il ripristino ambientale ai sensi del decreto legislativo n. 117 del 2008, che prevede l'obbligo di bonifica e recupero dei siti dismessi, inclusa la ripiantumazione con nuove alberature per mitigare l'impatto paesaggistico e ridurre i rischi idrogeologici;
residenti, proprietari di beni vincolati e comunità locali chiedono da tempo un intervento chiaro e risolutivo delle istituzioni, volto a garantire trasparenza sulla destinazione delle aree, certezza sul rispetto dei vincoli paesaggistici e archeologici e adeguate misure di tutela dell'ambiente e del paesaggio, anche in attuazione degli indirizzi contenuti nel Piano paesaggistico della regione Toscana (approvato con delibera Consiglio regionale n. 37/2015) –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione relativa alla Cava di Caprona e alla Cava di Uliveto e quali iniziative di competenza intendano assumere;
se non ritengano opportuno disporre verifiche di competenza a fronte delle recenti operazioni di compravendita e delle eventuali destinazioni d'uso ipotizzate alla luce delle previsioni del decreto legislativo n. 42 del 2004 e del decreto legislativo n. 152 del 2006;
quali iniziative di competenza intendano adottare per garantire il rispetto dei vincoli paesaggistici e storico-culturali, nonché la ripiantumazione e il recupero ambientale delle aree, prevenendo il rischio idrogeologico e contrastando fenomeni di degrado e speculazione;
se non si ritenga necessario adottare iniziative di competenza, anche in raccordo con la regione, volte a predisporre un piano di recupero e valorizzazione sostenibile delle cave dismesse del Monte Pisano, in coerenza con gli obiettivi della Strategia europea per la biodiversità 2030, salvaguardando i valori ambientali e storici e restituendo tali luoghi alla fruizione sicura e consapevole delle comunità locali.
(4-05993)
CULTURA
Interrogazione a risposta in Commissione:
VACCARI. — Al Ministro della cultura, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
nella frazione di San Martino Spino, comune di Mirandola (MO), si trova il complesso storico di Portovecchio, antica Delizia dei Pico e successivamente sede di uno dei Centri di allevamento quadrupedi dell'Esercito italiano, che ha rappresentato un presidio strategico per il Regio Esercito e successivamente per l'Esercito italiano;
l'area, di estensione complessiva pari a circa 100 ettari, comprende immobili ed edifici di rilevante valore storico e architettonico nonché alberature monumentali e di pregio, tra cui un esemplare di Fraxinus excelsior di oltre 4 metri di circonferenza e un viale alberato di platani secolari lungo circa un chilometro;
sul sito insiste dal 2016 un vincolo integrale della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna, che tutela edifici, vegetazione e paesaggio circostante, riconoscendone l'alto valore culturale, ambientale e paesaggistico;
a seguito del sisma del 2012 erano stati stanziati, nell'ambito del programma beni culturali e OO.PP. del commissario sisma, circa 3,8 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza, mai realizzati, con conseguente aggravarsi dello stato di degrado dell'area;
in data 4 giugno 2025 Difesa Servizi s.p.a. (società in house del Ministero della difesa), ha pubblicato un bando di gara («Energia 5.0») per la concessione e l'utilizzo di vari siti militari finalizzati all'installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili;
tra i siti individuati compare anche Portovecchio («Centro Materiali da Ponte»), incluso nel Blocco 2 del bando, con previsione di utilizzo di 25 ettari per impianti fotovoltaici a terra;
l'inserimento di Portovecchio nel bando ha destato forte preoccupazione nella comunità locale, poiché la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra risulterebbe incompatibile con le caratteristiche storiche, ambientali e paesaggistiche del sito, oltre che con i vincoli imposti dalla Soprintendenza;
numerose sono state le iniziative di mobilitazione popolare: articoli di stampa, lettere aperte, raccolte firme che a oggi hanno superato le 1.500 adesioni;
la valorizzazione del patrimonio storico-architettonico, la tutela del paesaggio e del verde monumentale, nonché la coerenza tra politiche energetiche e salvaguardia dei beni culturali rientrano tra le competenze e responsabilità che la Regione Emilia-Romagna esercita in raccordo con le istituzioni nazionali;
la regione Emilia-Romagna ha più volte sostenuto la necessità di favorire la transizione energetica privilegiando soluzioni coerenti con la pianificazione territoriale e con la tutela dei beni culturali e paesaggistici –:
se siano a conoscenza dell'inserimento del sito di Portovecchio (San Martino Spino, Mirandola) nel bando di concessione pubblicato da Difesa Servizi S.p.A.:
quali iniziative di competenza intendano intraprendere per tutelare e valorizzare il patrimonio storico, culturale, paesaggistico e ambientale del sito di Portovecchio, anche in sinergia con il comune di Mirandola e con la comunità locale anche al fine di verificare la congruenza del bando con i vincoli paesaggistici e monumentali insistenti sull'area;
se non ritengano opportuno promuovere l'apertura di un tavolo istituzionale di confronto con la regione Emilia-Romagna e con il comune di Mirandola che, alla luce dello stato di abbandono del complesso, individui percorsi alternativi di recupero e riqualificazione dell'area, in coerenza con le esigenze di tutela e con la pianificazione territoriale.
(5-04458)
Interrogazione a risposta scritta:
PICCOLOTTI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
la Biblioteca provinciale «Pasquale Albino» di Campobasso, istituita nel 1861 e arricchita a partire dal 1882 dalla donazione libraria dell'avvocato Pasquale Albino, rappresenta il principale presidio culturale pubblico del Molise e custodisce un patrimonio bibliografico e documentale di straordinario valore, con oltre 130.000 volumi e opuscoli, tra cui opere di autori molisani dal XIII secolo, manoscritti, documentazione giuridica e forense, una collezione di carte geografiche, atlanti e giornali locali dal 1820, oltre a una sezione musicale contenente oltre 1.000 CD e circa 200 ore di registrazioni etnomusicali;
dal 1° settembre 2016, la Biblioteca risulta ufficialmente chiusa al pubblico, a seguito delle trasformazioni istituzionali derivanti dalla legge Delrio (n. 56 del 2014), che ha trasferito le competenze culturali dalle province alle regioni;
mentre molte regioni italiane, soprattutto del Mezzogiorno, hanno provveduto a regionalizzare le biblioteche provinciali, la regione Molise ha rifiutato di acquisire la gestione della Biblioteca Albino, demandandone le competenze allo Stato e sottoscrivendo nel 2016 un accordo di valorizzazione con il Ministero dei beni e delle attività culturali;
a seguito del passaggio di competenza allo Stato, la Biblioteca è stata erroneamente assegnata alla Direzione generale musei del Ministero della Cultura, anziché alla Direzione generale biblioteche e diritto d'autore, il che ha comportato un grave stallo amministrativo e gestionale che perdura da quasi nove anni;
risulta all'interrogante che attualmente la Biblioteca non solo sia priva di una sede accessibile e agibile, ma non disponga nemmeno di una personalità giuridica, condizione che ne impedisce la piena operatività e qualsiasi possibilità di programmazione, progettazione e gestione autonoma; nonostante l'interesse dimostrato da studiosi, ricercatori e cittadini e le varie mozioni approvate dal Consiglio comunale di Campobasso, nessun intervento strutturale è stato portato a compimento e nessuna volontà politica risolutiva si è concretizzata in questi anni;
lo stesso comune di Campobasso – pur non avendo competenze dirette in materia – ha promosso azioni istituzionali per sollecitare la riapertura della struttura e la salvaguardia del patrimonio;
nel frattempo, si registra un preoccupante deterioramento dell'edificio, ubicato in via D'Amato, e una progressiva dispersione del patrimonio digitale e cartaceo, con il rischio di una perdita irreversibile per la memoria storica e culturale della regione –:
quali iniziative urgenti intenda assumere per riattivare e rendere nuovamente fruibile la Biblioteca provinciale «Pasquale Albino», garantendo la conservazione, la valorizzazione e l'accessibilità del suo ingente patrimonio documentale;
se non ritenga opportuno procedere alla corretta riallocazione della biblioteca sotto la competenza della Direzione generale biblioteche, superando così l'errore amministrativo originario e creando le condizioni per una gestione coerente con la sua natura e funzione;
se, in alternativa alla costituzione di un ente autonomo, non si ritenga opportuno valutare l'ipotesi di far rientrare la Biblioteca «Albino» come sezione distaccata di una Biblioteca nazionale, come a esempio la Biblioteca Nazionale di Napoli o Roma, garantendone in tal modo continuità istituzionale e funzionale;
se sia a conoscenza del fatto che la Biblioteca è priva di personalità giuridica quali iniziative intenda promuovere per sanare questa grave lacuna che ne impedisce ogni operatività;
quali interventi strutturali e organizzativi siano previsti per garantire, in tempi certi, la riapertura della Biblioteca e la restituzione di un bene pubblico alla comunità locale e regionale, anche in considerazione del suo valore scientifico, storico e identitario.
(4-05991)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazione a risposta scritta:
ZANELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
una società esclusa da una procedura d'appalto bandita da regione Lombardia, in quanto coinvolta in un'inchiesta giudiziaria per corruzione, risulta impegnata come subappaltatrice in due lavori pubblici affidati da Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 (Simco), società pubblica incaricata della realizzazione delle opere olimpiche in vista dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026;
la stessa società, Bracchi S.r.l. di Valdisotto (Sondrio), era parte di un raggruppamento temporaneo di imprese (Rti) che partecipava alla gara per la realizzazione del nuovo impianto di innevamento a Bormio;
la stazione appaltante Aria Sta S.p.A., tramite determina a firma del direttore generale, Lorenzo Gubian, ha escluso il Rti, in quanto Bracchi S.r.l. non aveva comunicato l'esistenza di un'indagine giudiziaria che, nel marzo 2025, aveva portato all'applicazione di misure cautelari personali nei confronti del titolare per gravi reati contro la pubblica amministrazione;
la stessa determina, in applicazione dell'articolo 94 del decreto legislativo n. 36 del 2023 (Codice dei contratti pubblici), ha rilevato l'assenza di misure di self-cleaning da parte della società coinvolta, nonché la violazione degli obblighi di trasparenza previsti dalla normativa, sottolineando che la mancata comunicazione da parte dell'impresa costituiva di per sé motivo di esclusione;
nonostante ciò, la medesima società risulta tuttora operativa come subappaltatrice in due diversi cantieri olimpici: l'impianto di innevamento della pista Stelvio (appalto da quasi 20 milioni di euro vinto da Techno Alpin S.p.A. e Eco Edile S.r.l., con Bracchi tra i 4 subappaltatori) e la riqualificazione delle aree contermini della medesima pista (appalto da 1,2 milioni di euro, affidato a Eco Edile S.r.l., con Bracchi come unico subappaltatore);
nel sito ufficiale di Simico, la presenza di Bracchi S.r.l., quale subappaltatrice, risulta regolarmente indicata;
risulta, quindi, evidente una diversa applicazione dei criteri di affidabilità e moralità professionale tra quanto operato da regione Lombardia e quanto, invece, consentito da Simico;
il Codice dei contratti pubblici, agli articoli 94 e 96, impone che le stazioni appaltanti escludano gli operatori economici per gravi illeciti professionali e per mancata trasparenza durante le gare;
le norme vigenti non estendono in modo esplicito tali obblighi e requisiti ai soggetti subappaltatori, che, di fatto, possono partecipare all'esecuzione di opere pubbliche anche se colpiti da misure cautelari o da procedimenti giudiziari rilevanti, senza adeguati controlli preventivi o misure correttive –:
quali iniziative di competenza i Ministri interrogati intendano disporre in relazione alla circostanza che la società Bracchi S.r.l., esclusa da una gara pubblica regionale per gravi motivi legati a un'indagine per corruzione, stia operando senza apparenti limitazioni quale subappaltatrice in due cantieri relativi alle opere olimpiche affidate da Simico;
apparendo ciò incompatibile con i princìpi di trasparenza, legalità e correttezza richiamati dal Codice dei contratti pubblici;
se non intendano adottare iniziative di carattere normativo affinché gli obblighi di trasparenza, affidabilità morale e professionale previsti dagli articoli 94 e 95 del decreto legislativo n. 36 del 2023 siano estesi anche ai soggetti subappaltatori, in tal modo garantendo un controllo pieno su tutti gli operatori coinvolti nell'esecuzione di opere pubbliche, specialmente quelle di rilevanza strategica nazionale, come i lavori connessi ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026.
(4-05995)
INTERNO
Interrogazione a risposta orale:
CIOCCHETTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'immobile di proprietà di Roma Capitale sito in Roma via dell'Impruneta 51 nasce alla fine degli anni 70 come plesso scolastico «8 marzo» in una delle aree recuperate alla speculazione edilizia e per sopperire alla forte richiesta di scolarizzazione che era presente nel quartiere Magliana in quel periodo, come nel resto della città di Roma;
da circa 35 anni la medesima struttura è stata sottratta alle attività scolastiche senza averla destinata ad attività o servizi di natura pubblica;
negli anni 90' il Ministero dell'interno ipotizzò la collocazione del commissariato San Paolo e nonostante l'avvenuta ristrutturazione, nulla poi accadde, con un impegno fondi considerevole di fatto inutilizzato; con delibera n. 158 del 28 settembre 2006 il comune di Roma ha dato in concessione il suddetto immobile a favore di Sviluppo Italia S.p.a. al fine di vedere costituito un incubatore d'imprese finalizzate alla nascita, allo sviluppo e al sostegno di nuove imprese nel territorio per l'erogazione di un'ampia gamma di servizi reali e finanziari;
Sviluppo Italia Spa, oggi Invitalia spa, negli anni non ha avviato alcuna attività lasciando nell'abbandono più totale il plesso per mancanza di risorse economiche adeguate e questa situazione ha portato a ripetute occupazioni sin dal 2007 che si sono avvicendate e ripetute fino ai giorni nostri, con precarie condizioni di vita sia sotto il profilo sociale che igienico sanitario, oltre alle modifiche apportate allo stabile stesso al fine di ricavarne locali con aggravio dei solai;
vanno considerate le note del dipartimento sviluppo e infrastrutture e manutenzione urbana commissione stabili pericolanti edifici pubblici di Roma Capitale rispettivamente del 30 dicembre 2010 (protocollo 66035) e del verbale n. 61 del 30 dicembre 2010 (protocollo 66029 del 30 dicembre 2010) che dichiara l'inagibilità del complesso edilizio sito in via dell'Impruneta 51, del 10 ottobre 2024 (protocollo 202201) che conferma quanto riportato nel verbale suindicato del 2010, del 15 gennaio 2025 (protocollo 22684) che conferma quanto riportato nei verbali precedenti dell'inagibilità totale dell'intero complesso;
la nota del Gabinetto – Direzione III Coordinamento funzioni di emergenza di ordine e sicurezza pubblica e di sicurezza urbana di Roma Capitale del 31 gennaio 2011 con la quale si chiede agli uffici comunali competenti di procedere alla predisposizione di tutti gli atti necessari allo sgombero degli occupanti presenti nello stabile e all'ufficio politiche abitative ad assumere ogni iniziativa volta a fornire la necessaria assistenza alloggi attiva in favore di tutti gli aventi diritto;
nei mesi scorsi, più precisamente da maggio 2025 a oggi, si sono intensificate le occupazioni abusive degli immobili di proprietà di Inps presenti nel quartiere (già oggetto di varie segnalazioni alla prefettura di Roma), occupazioni direttamente riconducibili ai cosiddetti latino's presenti nella scuola «8 marzo» –:
se non intenda rappresentare al prefetto di Roma questo grave stato di cose perché venga convocata in prefettura una urgente riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica al fine di affrontare la delicata situazione, valutando lo sgombero e la messa in sicurezza e se non intenda avviare, per quanto di competenza, una verifica sulla possibile connessione tra l'occupazione della ex scuola 8 marzo e il caso dei cosiddetti «latinos», già all'attenzione della prefettura di Roma
(3-02204)
Interrogazioni a risposta scritta:
MACCANTI e BENVENUTO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
a seguito della pubblicazione da parte della prefettura di Torino di una procedura di gara finalizzata all'affidamento dei servizi di gestione dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) sul territorio provinciale, il soggetto risultato vincitore ha proposto come sede operativa un immobile in via Rocca de' Baldi 20, nel quartiere Nizza Millefonti, corrispondente all'ex stabile dell'emittente «Telestudio»;
la scelta del sito ha sollevato preoccupazioni, in quanto l'area presenta già criticità urbane e fragilità sociale significative, che possono compromettere l'idoneità della struttura a garantire sicurezza, integrazione e decoro urbano;
il quartiere confina con Piazza Bengasi, inserita dal 1° marzo 2025 tra le «zone a vigilanza rafforzata» (cosiddette «zone rosse») dal prefetto di Torino, misura reiterata a causa della persistente presenza di fenomeni di spaccio e degrado urbano;
tale classificazione evidenzia criticità rilevanti per l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, indicando un contesto urbano che richiede interventi mirati e strutturati;
i residenti della zona, insieme alla circoscrizione 8, hanno espresso forte opposizione all'insediamento del Cas, evidenziando come la localizzazione prevista possa aggravare problematiche già esistenti, quali microcriminalità, degrado urbano, fragilità sociale e sovraccarico dei servizi pubblici;
la mobilitazione cittadina, formalizzata con una petizione di 463 firme, testimonia il consenso diffuso sulla necessità di valutare soluzioni alternative;
nel dibattito locale è stata inoltre segnalata la possibilità che la gestione della struttura sia affidata a una cooperativa fuori provincia, sollevando ulteriori dubbi in merito alla conoscenza del territorio e alla capacità di integrazione della struttura nel contesto urbano e sociale esistente;
la collocazione di una struttura collettiva destinata a persone con elevata fragilità sociale in prossimità di una zona classificata come «zona rossa» appare contraria agli obiettivi dell'ordinanza prefettizia, volta a garantire sicurezza e prevenzione di fenomeni illeciti, e si configura altresì come inidonea rispetto alle caratteristiche del sito;
in commissione urbanistica, l'assessore competente ha precisato che il soggetto privato vincitore (la stessa cooperativa che gestisce un centro a Cavoretto) ha presentato al comune una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) per destinazione residenziale dell'edificio, procedura nella quale viene valutata la correttezza tecnica della documentazione presentata;
la comunità locale ha manifestato un diffuso dissenso e richiede con urgenza soluzioni alternative, meno impattanti sul contesto urbano, sulla sicurezza pubblica e sulla qualità della vita dei residenti –:
se il Ministro interrogato non ritenga che la decisione di collocare un Centro di accoglienza straordinaria in via Rocca de' Baldi, a ridosso di un'area classificata come «zona rossa» per gravi criticità di ordine pubblico, possa risultare inopportuna, e quali misure concrete intenda adottare per garantire che tale scelta non comporti un peggioramento delle condizioni di sicurezza, di vivibilità e di coesione sociale del quartiere, assicurando al contempo il pieno rispetto degli obiettivi di tutela dell'ordine pubblico.
(4-05986)
ZIELLO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
i diritti allo sciopero, a manifestare liberamente il proprio pensiero e a riunirsi pacificamente anche attraverso iniziative, quali cortei e manifestazioni, hanno un rilievo fondamentale per la nostra democrazia e sono sanciti a livello costituzionale. Tuttavia, anche il diritto dei cittadini di usufruire di un sistema di mobilità adeguato, oltre a un rilievo strategico da un punto di vista economico e sociale, trova tutela costituzionale e pertanto, deve essere ugualmente garantito in sicurezza e continuità;
i blocchi delle infrastrutture fondamentali di mobilità e trasporto, più che una manifestazione del pensiero, costituiscono, a parere dell'interrogante, un irragionevole impedimento non solo per la libertà di circolazione delle persone e per il diritto alla mobilità sancito dall'articolo 16 della Costituzione, ma anche, in via indiretta e mediata, per la stessa libertà della persona umana di cui all'articolo 13 della Costituzione stessa;
tali condotte, oltre a rappresentare un danno per cittadini e imprese, costretti a subire ritardi e interruzioni nelle loro attività, configurano rischi per l'ordine pubblico e la sicurezza, che lo stesso articolo 17 della Costituzione esplicitamente pone come limiti all'esercizio del diritto di manifestare;
data la frequenza di episodi come questo, il Governo, con il decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48, convertito con modificazioni dalla legge 9 giugno 2025, n. 80, ha inasprito le sanzioni della condotta citata, trasformandola da illecito amministrativo a reato;
secondo quanto riportato da organi di stampa, in occasione dello sciopero nazionale indetto il 22 settembre 2025, un corteo ha invaso la superstrada Firenze-Pisa-Livorno, provocando lo stop della circolazione veicolare e gravi disagi per automobilisti e lavoratori;
la questura di Pisa ha reso noto che l'invasione della carreggiata è stata segnalata all'autorità giudiziaria per valutazioni di competenza su eventuali comportamenti illeciti e penalmente rilevanti, anche sulla base delle nuove norme in vigore –:
quante denunce, segnalazioni o procedimenti siano stati finora avviati per violazione del nuovo reato di blocco stradale dalla sua introduzione ad oggi e quali ulteriori iniziative di competenza intendano adottare per prevenire e disincentivare episodi di blocco delle infrastrutture necessarie per garantire il diritto alla mobilità e alla libera circolazione di tutti i cittadini.
(4-05990)
ASCARI, IARIA, D'ORSO, CANTONE, MORFINO, SANTILLO, CAFIERO DE RAHO, GUBITOSA, BALDINO, ILARIA FONTANA, L'ABBATE, DONNO, TORTO, LOMUTI, ALFONSO COLUCCI, CASO, AIELLO, TUCCI, CAROTENUTO, CHERCHI, MARIANNA RICCIARDI, CARMINA e FERRARA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
con decreto dirigenziale generale n. 1.040 del 7 aprile 2025 e decreto del responsabile di servizio n. 1.348 del 25 luglio 2025, la Regione Siciliana ha stanziato complessivamente oltre 2,17 milioni di euro per la manutenzione straordinaria e l'efficientamento energetico degli alloggi popolari siti in via Santo Cantone (quartiere Nesima), nel comune di Catania, nell'ambito del programma «Sicuro, verde e sociale», finanziato con risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e del Piano nazionale complementare;
nonostante tali interventi e la destinazione dichiarata dei fondi al miglioramento delle condizioni di vivibilità, gli immobili in questione sono stati teatro, tra il 2023 e il 2025, di numerosi episodi gravi di criminalità, violenza e occupazione abusiva;
in particolare, tra maggio e giugno 2023 sarebbero stati scassinati e occupati tre appartamenti, da parte di soggetti risultati in seguito coinvolti in episodi di sparatorie, violenze domestiche, spaccio e incendi dolosi, con arresti documentati dalle forze dell'ordine;
tra le occupazioni abusive si segnalano in particolare quelle compiute in via Santo Cantone n. 10, anche per vicende che evidenziano ulteriori fenomeni criminali;
nel giugno 2023, all'interno di un appartamento occupato abusivamente in via Santo Cantone n. 10 e, come riportato dalla stampa, dal momento dell'occupazione abusiva adibito a centro di smistamento e spaccio di droga, si è verificata una violenta sparatoria, culminata con la morte di un uomo e il ferimento di un altro, con l'arresto di Giovanni Di Benedetto e il successivo sequestro dell'immobile;
nel settembre del 2024 nel medesimo contesto urbano Rosa Gennamari, anch'essa coinvolta nella vicenda dell'occupazione abusiva, è stata arrestata insieme ad un'altra donna con l'accusa di tentato omicidio per aver gettato liquido infiammabile su una donna ed averle dato fuoco;
il 20 giugno 2025, sempre a via Santo Cantone n. 10, una donna di 18 anni in avanzato stato di gravidanza è stata gravemente ferita da un colpo di arma da fuoco, evento che ha avuto ampia eco mediatica e per il quale risulta indagato un soggetto minorenne subentrato nell'occupazione abusiva dell'immobile;
le condizioni di insicurezza e degrado permangono, con frequenti liti violente, uso e spaccio evidente di sostanze stupefacenti, presenza di minori in ambienti pericolosi e un contesto che appare del tutto incompatibile con la finalità degli interventi pubblici finanziati e con la tutela dell'ordine pubblico –:
di quali elementi dispongano in ordine ai fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza intendano adottare al riguardo, con particolare riferimento alla presenza di occupazioni abusive e soggetti pregiudicati negli immobili oggetto di finanziamento pubblico, e quali misure straordinarie, anche in raccordo con le autorità locali, intendano promuovere, a tutela dell'ordine pubblico e dei residenti, e più specificamente per la protezione dei minori coinvolti in contesti ad alto rischio.
(4-05996)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazione a risposta scritta:
BUONGUERRIERI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa, l'azienda Gruppo 8 di Forlì, operante nel settore del mobile imbottito, ha annunciato la chiusura dello stabilimento e il licenziamento di propri operai;
tale chiusura è stata attribuita dall'azienda stessa a una campagna incessante e illegale di blocchi e intimidazioni da parte del sindacato SUDD Cobas che avrebbe impedito la libera circolazione delle merci, ostacolato l'accesso dei lavoratori e generato un danno irreparabile alle attività, rendendo il clima insopportabile;
la rappresaglia sindacale, iniziata prima a dicembre 2024 per giorni 5 e poi dal 4 luglio 2025 sarebbe stata messa in atto da alcuni lavoratori e rappresentanti sindacali afferenti al sindacato SUDD Cobas, nell'ambito di una vertenza sindacale che coinvolge la società Sofalegname S.r.l.s., già comodataria fino al 31 maggio 2025 di parte dei locali dell'azienda Gruppo 8;
il blocco produttivo conseguente alle proteste è proseguito per un periodo prolungato (oltre 70 giorni, secondo segnalazioni aziendali), con un danno economico stimato che supererebbe i 2 milioni di euro per l'azienda, tenuto conto delle merci ferme, della perdita di commesse, delle spese operative fisse correnti;
l'azienda Gruppo 8, da quanto si apprende, ha presentato denuncia penale circa l'illegittimità delle condotte sindacali e la configurazione dei conseguenti reati, nella quale si riportavano la totale estraneità alla vertenza sindacale e la completa disponibilità al dialogo e la buona fede dell'azienda e veniva quantificato il danno economico subito;
sul tema, la stampa locale ha riportato che «queste azioni costituiscono una chiara violazione del decreto sicurezza, concepito per tutelare l'attività economica e l'ordine pubblico»;
il succitato «decreto sicurezza» prevede l'intervento delle autorità prefettizie e di pubblica sicurezza affinché situazioni di blocco e occupazione abusiva o di manifestazioni prolungate siano prevenute, gestite e risolte rapidamente, affinché venga garantita la sicurezza pubblica e l'ordine, ma anche per assicurare la libertà di lavoro dei non scioperanti prevedendo, in caso di mancato rispetto di impegni prefettizi, diffide formali, o accordi assunti in sede istituzionale, l'implicazione di responsabilità amministrative o penali –:
se e quando prefetto e questore competenti abbiano preso atto ufficialmente della situazione dei blocchi sistematici dell'attività produttiva di Gruppo 8, comprese le manifestazioni sindacali che impedivano l'accesso dei mezzi, la libertà di circolazione e l'esercizio imprenditoriale;
se siano state emesse diffide o ordinanze dalle autorità competenti per far cessare tali blocchi, e con quali modalità e tempi, e se siano state avviate iniziative specie di pubblica sicurezza, per ristabilire la libertà di attività produttiva dell'azienda e il diritto al lavoro di chi non partecipa a queste azioni;
se siano intervenute verifiche, per quanto di competenza, circa il fatto che le azioni del sindacato e dei manifestanti rispettassero i limiti legali dello sciopero, in particolare prevenendo che soggetti estranei alla vertenza (come Gruppo 8) subissero danni gravi;
se si intendano adottare iniziative di competenza volte a rendere effettiva l'applicazione del decreto sicurezza nel senso di far rispettare norme che garantiscano l'ordine pubblico e la tutela delle attività economiche, anche mediante interventi del prefetto e del questore, e l'eventuale coinvolgimento, di ulteriori strutture del Ministero dell'interno o del lavoro;
se siano previste verifiche di competenza in ordine a eventuali omissioni e ritardi nell'azione delle autorità direttamente competenti nel garantire il rispetto della legge, dell'ordine pubblico, e della libertà d'impresa in questa vicenda;
quali iniziative di competenza intendano proporre o adottare, al fine di prevenire il ripetersi di situazioni analoghe in cui proteste sindacali, benché legittime, sfocino in blocchi prolungati dell'attività imprenditoriale, con danni rilevanti, compromettendo il diritto al lavoro, la produzione e il rispetto del diritto costituzionale alla libertà d'impresa.
(4-05985)
SALUTE
Interpellanza:
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
l'Agenas è un'agenzia di diritto pubblico avente personalità giuridica, istituita dall'articolo 5 del decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 266, e successive modificazioni; l'agenzia ha un ruolo tecnico-scientifico nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, svolgendo attività di ricerca e di supporto in favore del Ministro della salute, delle regioni e delle province autonome; tali attività comprendono anche la collaborazione tecnico-operativa in favore delle regioni e delle singole aziende sanitarie in ambito organizzativo, gestionale, economico, finanziario e contabile, anche sotto il profilo dell'efficacia degli interventi sanitari, nonché della qualità, sicurezza e «umanizzazione» delle cure;
al fine di governare le liste di attesa delle prestazioni sanitarie, in coerenza con l'obiettivo «Potenziamento del portale della trasparenza» previsto dal sub-investimento 1.2.2.5 della Missione 6 – Salute, componente 1, del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), con il decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73 convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2024, n. 107, presso l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) è stata istituita la Piattaforma nazionale delle liste di attesa, di cui si avvale il Ministero della salute, finalizzata a realizzare l'interoperabilità con le piattaforme per le liste di attesa delle prestazioni sanitarie relative a ciascuna regione e provincia autonoma;
in attuazione del citato decreto-legge è stato adottato il decreto ministeriale del 17 febbraio 2025 che ha introdotto le linee guida per la Piattaforma nazionale delle liste d'attesa (Pnla), stabilendo i requisiti tecnici per la sua realizzazione, il funzionamento e l'interoperabilità con i sistemi regionali, con l'obiettivo di definire i criteri tecnici necessari affinché la Piattaforma nazionale e le piattaforme regionali possano comunicare tra loro in modo efficace e creare un sistema nazionale omogeneo ed efficiente per la gestione delle liste d'attesa;
nell'ambito del documento trasmesso alla conferenza Stato-regioni l'11 febbraio 2025, recante il nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa (Pngla) per il triennio 2025-2027, con riferimento ai monitoraggi da effettuare per la rilevazione dei tempi di attesa, si legge testualmente che «Il Pngla 2019-2021 prevedeva in maniera distinta la gestione dei monitoraggi dei tempi di attesa delle prestazioni prenotate in attività libero professionale che era affidata ad Agenas (monitoraggio ALPI – attività libero professionale intramuraria) e quella delle prestazioni prenotate in attività istituzionale, di cui era responsabile direttamente il Ministero della salute. L'obiettivo di questo piano è quello di unificare i due monitoraggi e le due modalità di rilevazione. Pertanto, Agenas, a partire dal 2025, avvierà il monitoraggio dei dati sulle liste di attesa con l'obiettivo di fornire una rappresentazione omogenea dei risultati ex ante relativi alle prestazioni prenotate in attività istituzionale e Alpi. L'avvio definitivo del monitoraggio sarà preceduto da un periodo di sperimentazione non superiore a sei mesi»;
sulla base delle predette linee guida, la sperimentazione è stata avviata a luglio 2025 e dal portale https://www.portaletrasparenzaservizisanitari.it è possibile entrare nella Piattaforma nazionale;
nella sezione denominata «sintesi», nella guida alla lettura è possibile leggere che per «prenotazioni» si intendono tutte le prenotazioni «effettuate sia in regime istituzionale (Ssn/Sr) sia in regime libero professionale intramoenia (Lp)»;
i dati non sono pubblicati in tempo reale, così come previsto dalle norme e non è possibile conoscere i tempi di attesa divisi per regione, per Asl e per singola struttura ma è possibile conoscere solo i tempi di attesa a livello nazionale; non è possibile conoscere quale sia la percentuale di prestazioni erogate entro i tempi previsti per codice di priorità e neanche confrontare i tempi di attesa dell'attività istituzionale e di quella libero-professionale (intramoenia);
appare grave che la misurazione dei tempi di attesa e le relative percentuali si riferiscano alle prenotazioni unificate dell'attività istituzionale e di quella libero-professionale e che il tempo di attesa non sia calcolato solo con riferimento alla prenotazione e prestazione nel servizio pubblico;
dunque, per il Ministero e per questa Piattaforma, a nulla rileva il fatto che un cittadino sia costretto a rivolgersi all'intramoenia proprio perché i tempi di attesa della prestazione a carico del Servizio sanitario nazionale sono proibitivi –:
se i tempi di attesa della Piattaforma nazionale delle liste d'attesa (Pnla) siano o meno calcolati sulle prenotazioni unificate «effettuate sia in regime istituzionale (Ssn/Sr) sia in regime libero professionale intramoenia (Lp)»;
se intenda attivarsi per la rimozione immediata di quei dati e fornire piuttosto e con urgenza i tempi di attesa sulle prenotazioni effettuate in regime istituzionale (Ssn/Sr);
se intenda rendere disponibili i dati relativi al ricorso alle prestazioni in regime libero professionale intramoenia (Lp).
(2-00683) «Marianna Ricciardi, Quartini, Sportiello, Di Lauro».
Interrogazione a risposta in Commissione:
CIOCCHETTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'assistenza nutrizionale rappresenta un settore fondamentale per la tutela della salute dei cittadini e la prevenzione di numerose patologie;
a oggi, nel nuovo nomenclatore tariffario nazionale delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale, non sono previste prestazioni specifiche relative alla terapia dietetico-nutrizionale, alla riabilitazione nutrizionale, al monitoraggio nutrizionale e alla presa in carico del paziente in nutrizione artificiale domiciliare;
tale mancanza si è tradotta, in alcune regioni, nell'eliminazione totale o parziale di percorsi assistenziali già attivati in precedenza in ambito di disturbi alimentari, malnutrizione, nutrizione artificiale, malattie croniche non trasmissibili, neurologiche e oncologiche, con conseguente riduzione dell'accesso a prestazioni appropriate;
per ovviare a questa carenza, le strutture sanitarie sono spesso costrette a ricorrere a prestazioni non pertinenti pur di garantire un minimo livello di assistenza nutrizionale;
la Commissione di albo nazionale dei Dietisti ha avanzato nel 2024 proposte concrete di inserimento di nuove prestazioni, depositandole sulla piattaforma ministeriale dedicata, corredate da evidenze scientifiche, linee guida e studi di costo-efficacia;
tra le prestazioni proposte figurano: terapia dietetico-nutrizionale (I accesso), valutazione dietetico-nutrizionale di controllo, educazione e/o counseling nutrizionale (individuale e collettivo) riabilitazione dietetico-nutrizionale, nutrizione enterale e nutrizione parenterale, con codici già presentati ufficialmente al Ministero della salute;
l'assenza di tali prestazioni nei Lea comporta una disparità nell'accesso alle cure tra cittadini di diverse regioni, con conseguente lesione del diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione –:
se il Governo non ritenga necessario e urgente assumere iniziative di competenza volte all'inserimento delle prestazioni nutrizionali nel nomenclatore nazionale delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale, in attuazione dei nuovi Lea;
se non si ritenga opportuno assumere iniziative per prevedere la presenza di rappresentanti della Federazione nazionali degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Tsrm-Pstrp) e, in particolare, dei dietisti, nella neo-insediata Commissione Lea al fine di garantire un contributo professionale qualificato nell'elaborazione dei percorsi di cura.
(5-04457)
Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.
Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore:
interrogazione a risposta scritta Giaccone e Davide Bergamini n. 4-05871 dell'11 settembre 2025 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-04456.