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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Martedì 30 settembre 2025

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per la pubblica amministrazione, per sapere – premesso che:

   lo Spid (Sistema pubblico di identità digitale) è un sistema di autenticazione che permette ai cittadini italiani di accedere ai servizi online della pubblica amministrazione e delle aziende private aderenti con un'unica identità digitale. Dal 2016, lo Spid è diventato un elemento chiave per facilitare l'interazione digitale tra i cittadini e le istituzioni, semplificando l'accesso a numerosi servizi online in modo sicuro e conveniente;

   da tempo i gestori dell'identità digitale (i cosiddetti «identity provider»), riuniti in Assocertificatori, denunciano di erogare il servizio in perdita da anni, sulla base di un accordo con lo Stato che prevedeva un contributo pubblico. Da due anni, attenderebbero 40 milioni di euro di fondi promessi da Governo per garantire la sostenibilità economica del servizio. Di fronte alle proteste, il Governo avrebbe risposto con rassicurazioni vaghe e con la promessa di un primo acconto pari a 100.000 euro per gestore, che i fornitori ritengono assolutamente insufficienti;

   per gli identity provider si tratta di una strategia di logoramento che avrà il colpo di grazia dalla contestuale attuazione dell'IT Wallet, il portafoglio digitale integrato nell'app IO, che conterrà documenti fondamentali come la patente, la tessera sanitaria, Isee, certificato di residenza e, in futuro, forse anche titoli di studio e altri certificati;

   nelle bozze dei decreti attuativi che stanno circolando, il Governo sembra orientato a escludere lo Spid come strumento per accedere all'IT Wallet, consentendo l'accesso solo tramite la carta di identità elettronica (Cie);

   nel corso di un'audizione presso la Commissione parlamentare per la semplificazione tenutasi il 3 luglio 2025, il Sottosegretario Butti ha confermato l'intenzione del Governo di avviare una dismissione progressiva del sistema Spid per concentrare il sistema di identificazione digitale sulla carta di identità elettronica (Cie), in coerenza con le linee guida europee sull'identità digitale unica rilasciata direttamente dallo Stato;

   il graduale superamento di Spid solleva dubbi in merito all'impatto sui cittadini, specie in relazione alla necessità di assicurare continuità nei servizi digitali della pubblica amministrazione e alla reale capacità del sistema Cie di rispondere tempestivamente e capillarmente alle nuove richieste;

   infatti, lo stesso Sottosegretario ha riconosciuto l'esistenza di difficoltà nel rilascio tempestivo della carta di identità elettronica, con tempi di attesa che in alcune aree del Paese, in particolare nelle grandi città, possono richiedere molte settimane se non mesi;

   inoltre il passaggio dallo Spid alla carta di identità elettronica potrebbe essere difficile per tanti cittadini, in particolare per quelli meno digitalizzati o residenti in aree con minori possibilità di accesso ai servizi pubblici, e rischia di produrre disordine e interruzioni nell'accesso ai servizi digitali;

   tale cambiamento si inserisce, inoltre, nella circostanza dell'introduzione a livello europeo dell'Unione europea digital identity wallet (EU-Wallet) prevista per il 2026 –:

   se il Governo abbia adottato tutte le necessarie iniziative per garantire che il servizio Spid resti comunque in vigore almeno fino a quando la carta di identità elettronica non abbia raggiunto un livello di diffusione, copertura e facilità di accesso simile quello dello Spid;

   se abbia adottato misure affinché il servizio Spid resti gratuito per le famiglie con Isee fino a 30.000 euro;

   se corrisponda al vero che i gestori dello Spid sono da tempo in attesa dei 40 milioni di cui in premessa e in che modo il Governo intenda riconoscere i ristori spettanti.
(2-00685) «Barbagallo, Fornaro».

Interrogazione a risposta orale:


   BIGNAMI, KELANY e FILINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   alcuni componenti della Global Sumud Flotilla, la flotta di imbarcazioni civili partita da diversi Stati per consegnare direttamente aiuti umanitari alla popolazione palestinese a Gaza, hanno dichiarato che lo scopo della missione è di rompere il blocco navale di Israele davanti alla Striscia di Gaza;

   è emerso da media nazionali e internazionali che alcuni fondatori e membri del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla hanno partecipato a incontri con rappresentanti di organizzazioni terroristiche designate dagli Stati Uniti, tra cui Hamas, la Jihad islamica palestinese (Pij) e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp);

   secondo quanto si apprende da alcuni media il Governo israeliano avrebbe diffuso un dossier che svelerebbe come tra gli organizzatori della Global Sumud Flotilla ci sarebbe Saif Abu Keshek del Comitato per l'attività palestinese all'estero (Pcpa), considerato un organismo affiliato ad Hamas;

   tale Saif Abu Keshek, sarebbe gestore della società Cyber Neptune, registrata il 26 agosto 2025 in Spagna e proprietaria di molte delle navi che partecipano all'operazione della Global Sumud Flotilla partite da Grecia, Italia e Spagna;

   uno dei fondatori della Freedom Flotilla Coalition, Zaher Birawi, sarebbe noto al Governo israeliano per i suoi legami con Hamas già dal 2012;

   il dossier del Governo israeliano citato da diversi media ipotizza che a bordo della Global Sumud Flotilla possano essere presenti soggetti provenienti dal Nord Africa e dall'Asia orientale, «con possibili collegamenti a gruppi jihadisti come il Moro», i quali potrebbero cercare «lo scontro diretto con l'esercito israeliano» –:

   se sia a conoscenza del dossier del Governo israeliano di cui danno notizia diversi media italiani e stranieri e se il Governo intenda assumere iniziative di competenza volte ad approfondire, alla luce di tali indiscrezioni, la presenza effettiva di legami tra l'iniziativa della Global Sumud Flotilla e organizzazioni terroristiche di matrice islamista attive in Medio Oriente e Asia orientale.
(3-02216)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BALDELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:

   nella notte tra il 15 e il 16 settembre 2022 eccezionali eventi meteorologici hanno colpito gravemente parte del territorio marchigiano, in particolare le aree di confine tra le province di Pesaro-Urbino e Ancona;

   a seguito di tali eventi, con deliberazione del Consiglio dei ministri del 16 settembre 2022 è stato dichiarato lo stato di emergenza, condizione necessaria per attivare misure straordinarie, procedure di somma urgenza e la nomina di commissari straordinari;

   il Governo Meloni, con l'articolo 3 del decreto-legge n. 179 del 2022, ha autorizzato la spesa di 200 milioni di euro per l'anno 2022 al fine di fronteggiare gli effetti degli eventi calamitosi verificatisi a partire dal 15 settembre 2022 nelle zone dichiarate in emergenza;

   il comma 730 della legge di bilancio 2023 (legge n. 197 del 2022) ha altresì previsto un'autorizzazione di spesa di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024, destinata agli interventi conseguenti ai medesimi eventi nelle Marche;

   nelle immediatezze dell'alluvione, il presidente della giunta regionale delle Marche, Francesco Acquaroli, nominato dal Governo commissario delegato per l'emergenza, ha designato vice commissario l'ingegnere Stefano Babini, già direttore dell'Ufficio speciale per la ricostruzione della regione Marche e del Genio civile di Ascoli Piceno;

   la direzione di Anas Marche è stata individuata quale soggetto attuatore per il ripristino delle infrastrutture viarie regionali e comunali nelle province di Pesaro-Urbino e Ancona, nonché per le strade provinciali della provincia di Pesaro-Urbino, mentre il presidente della provincia di Ancona è stato designato soggetto attuatore per il ripristino delle infrastrutture viarie provinciali ricadenti nel rispettivo territorio;

   i sindaci dei comuni colpiti, individuati in prima istanza con apposito elenco quali soggetti attuatori, hanno proceduto alla realizzazione delle attività di soccorso e di assistenza alla popolazione, all'erogazione del contributo per l'autonoma sistemazione (Cas), alla rimozione delle situazioni di pericolo per la pubblica e privata incolumità, al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici essenziali, all'adozione di misure volte a garantire la continuità amministrativa nei territori interessati, nonché all'attivazione di procedure di occupazione d'urgenza, a eventuali espropriazioni delle aree necessarie per gli interventi e alla predisposizione della relativa documentazione tecnico-amministrativa;

   il sindaco pro tempore di Cantiano, Alessandro Piccini, ha più volte pubblicamente criticato la regione Marche e la Struttura commissariale per presunti ritardi nella ricostruzione post-alluvione, come riportato da organi di stampa locali e nazionali;

   in particolare, l'agenzia Ansa del 15 settembre 2023 riportava dichiarazioni del suddetto sindaco secondo cui «siamo in ritardo, paradossalmente le risorse ci sarebbero, i 400 milioni distribuiti in tre anni dal Governo Meloni, un segnale di attenzione a fronte di un fabbisogno di un miliardo di euro di danni, ma non si riesce a metterli a terra per problemi di coordinamento e di burocrazia»;

   il 14 settembre 2024 il Corriere Adriatico titolava: «Alluvione a Cantiano. J'accuse del sindaco contro la struttura commissariale»;

   in realtà a parere dell'interrogante, la regione Marche ha agito con la massima diligenza e trasparenza amministrativa;

   da un accesso agli atti effettuato dallo scrivente presso la Struttura commissariale è emerso, infatti come quest'ultima abbia più volte dovuto sollecitare alcuni amministratori comunali, tra cui proprio il sindaco di Cantiano, al rispetto dei termini di rendicontazione e a una più fattiva collaborazione con la regione Marche;

   solo a titolo esemplificativo, i ritardi del suddetto amministratore si sono tradotti, per i territori e i cittadini, in ritardi nell'attribuzione di benefici pure riconosciuti dalla legge e nell'esecuzione di interventi e opere –:

   quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intendano assumere per monitorare gli adempimenti da parte dei comuni necessari alla ricostruzione.
(4-06014)


   ASCARI e BARZOTTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   secondo notizie circolate in queste ore e verificabili anche online, un sito di propaganda israeliano con sede a Tel Aviv avrebbe pubblicato un elenco di associazioni italiane che hanno partecipato o contribuito alle mobilitazioni di piazza per la Palestina, comprese realtà territoriali di Sassari e di altre città del Paese;

   tali dati sembrano costituire una vera e propria schedatura politica di associazioni e movimenti italiani, inseriti in una campagna di propaganda estera volta a delegittimare le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese;

   la pubblicazione di simili elenchi, peraltro riferiti ad attività del tutto legittime, costituisce un atto gravissimo e suscettibile di produrre conseguenze sulla sicurezza dei soggetti coinvolti, i quali si trovano di fatto esposti a possibili intimidazioni e a campagne di diffamazione organizzate;

   la circostanza che tali schedature provengano da un soggetto estero e siano rese pubbliche su una piattaforma accessibile a livello internazionale solleva evidenti questioni di tutela della sovranità, della libertà di associazione, di manifestazione del pensiero e di riservatezza dei dati personali in Italia;

   appare necessario chiarire se le istituzioni italiane fossero a conoscenza dell'iniziativa, quali verifiche siano state effettuate circa la provenienza e le finalità di tali schedature e quali misure di protezione siano state eventualmente predisposte a tutela delle realtà associative coinvolte –:

   se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e possa confermare la pubblicazione da parte di un sito israeliano di elenchi contenenti i nomi di associazioni italiane che hanno svolto manifestazioni in piazza per manifestare solidarietà al popolo palestinese;

   quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale presso le autorità israeliane per chiedere conto della natura e delle finalità di tali schedature;

   se il Governo non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza per tutelare i diritti previsti a livello nazionale ed europeo in materia di trattamento dei dati personali e libertà di associazione;

   quali misure urgenti di competenza si intendano assumere per garantire la sicurezza delle associazioni e delle persone che, a seguito della pubblicazione di tali elenchi, potrebbero trovarsi esposte a rischi o intimidazioni.
(4-06020)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazioni a risposta scritta:


   GHIRRA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   la Georgia ha avviato un percorso di avvicinamento all'Unione europea ottenendo nel 2023 lo status di candidato. Tuttavia, il 28 novembre 2024 il Primo Ministro georgiano Irakli Kobakhidze ha annunciato la sospensione delle trattative di adesione e il rifiuto di qualsiasi supporto finanziario da parte dell'Unione europea fino al 2028, violando la propria Costituzione, che all'articolo 78 richiede l'attuazione di tutte le misure possibili per garantire la piena integrazione della Georgia nell'Unione europea e nella Nato;

   questa decisione ha suscitato proteste di massa in tutto il Paese e acceso tensioni politiche interne: da allora, lungo Rustaveli Avenue, la via principale di Tbilisi su cui sorge il Parlamento, vanno avanti manifestazioni;

   la crescente repressione seguita a questa svolta anti-europeista ha portato a numerosi arresti e condanne di manifestanti, giornalisti e leader dei partiti di opposizione, rafforzando l'immagine di un Governo sempre più autoritario e distante dai valori europei;

   il 4 ottobre 2025 in Georgia si terranno le elezioni amministrative. Nello stesso giorno è prevista a Tbilisi una manifestazione pacifica contro l'attuale regime filorusso;

   alle elezioni parteciperanno il partito al Governo Sogno Georgiano e due forze di opposizione — Lelo/Forza Georgia di Mamuka Khazaradze e Badri Japaridze, e Per la Georgia dell'ex premier Giorgi Gakharia — che hanno scelto di sfidare la maggioranza soprattutto nei grandi centri urbani. Otto partiti hanno confermato il boicottaggio, denunciando repressione politica, illegittimità dell'attuale Governo e una legislazione elettorale che favorirebbe il Governo;

   tutta la prima linea dell'opposizione è in carcere. Levan Khabeishvili, figura di spicco del Movimento Nazionale Unito è stato arrestato l'11 settembre 2025 con l'accusa di corruzione. A suo carico è stato poi aggiunto anche il reato di incitamento al rovesciamento del Governo. Arrestato anche l'esponente Unm Murtaz Zodelava, successivamente rilasciato dietro cauzione. Sono invece stati liberati, grazie a un provvedimento di grazia presidenziale, i leader del partito Lelo, Mamuka Khazaradze e Badri Japaridze, condannati a otto mesi per essersi rifiutati di testimoniare davanti a una commissione parlamentare, il cui partito ha, conseguentemente, deciso di partecipare alle elezioni; Helene Khoshtaria, leader del partito Droa e una delle figure di maggior rilievo della coalizione di opposizione «Coalizione per il Cambiamento» è stata arrestata il 15 settembre 2025 per aver scritto «Russian Dream» su un manifesto elettorale del sindaco di Tbilisi, Kakha Kaladze, di nuovo candidato per lo stesso incarico per il Sogno Georgiano. Il suo arresto ha completato un quadro già allarmante: tutti i leader della «Coalizione per il Cambiamento» — oltre a Khoshtaria, Nika Melia, Zurab Japaridze e Nika Gvaramia — sono attualmente in prigione, con accuse che l'opposizione considera motivate politicamente;

   dal sito dell'Osce si apprende che l'ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani il 9 settembre 2025 ha diffuso una nota ufficiale per rendere noto che «l'invito delle autorità georgiane a osservare le elezioni locali che si terranno il 4 ottobre» è arrivato «meno di un mese prima del giorno delle elezioni», il che «non lascia tempo sufficiente per un'osservazione credibile e significativa»;

   anche il Ministero degli esteri svedese ha espresso rammarico per la decisione tardiva, richiamando Tbilisi a rispettare gli standard democratici. Dai profili social si legge che «Le recenti modifiche alla legislazione elettorale georgiana mettono a repentaglio l'integrità delle elezioni. Nel frattempo, continua la repressione contro la società civile e l'opposizione. Le autorità devono ripristinare la fiducia nelle istituzioni democratiche, anche attuando le raccomandazioni elettorali dell'Osce.» –:

   se non ritenga opportuno adottare le iniziative di competenza volte a chiedere nuove elezioni libere sotto osservazione internazionale e sostenere la società civile georgiana;

   se non ritenga urgente condannare le violazioni dei diritti umani e democratici in Georgia e sostenere la richiesta di rilascio immediato dei prigionieri politici.
(4-06027)


   RICCARDO RICCIARDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il 26 settembre 2025 in una conferenza stampa tenutasi a Genova, l'organizzazione umanitaria Music for Peace ha denunciato le disumane restrizioni imposte da Israele in merito agli aiuti umanitari destinati alla popolazione martoriata della Striscia di Gaza;

   da quanto riportato, Israele avrebbe dettato delle condizioni disumane circa l'esclusione dagli aiuti umanitari di alcune tipologie di alimenti – quali miele, biscotti e marmellata – in quanto fornirebbero un alto valore energetico a donne e bambine;

   organizzazioni intermediarie della Giordania gestirebbero gli aiuti secondo le linee guida dettate da Israele e secondo quanto denunciato durante la conferenza stampa citata, nelle ultime settimane sono state rifiutate oltre 300 tonnellate di aiuti, e ad ogni convoglio verrebbe imposto un pedaggio di 2.200 dollari per l'ingresso attraverso l'unico valico operativo, spesso chiuso;

   dunque Israele persevera dolosamente nel blocco degli aiuti umanitari verso una popolazione affamata e allo stremo, ufficialmente in carestia come dichiarato con la pubblicazione il 22 agosto 2025 della nuova analisi dell'Integrated food security phase classification (Ipc);

   a parere degli interroganti, quanto emerso ha i connotati di una crudeltà inaccettabile oltre che contravvenire a qualsiasi basilare regola del diritto internazionale umanitario;

   dalla conferenza stampa sarebbe emerso un altro inquietante particolare in merito alla gestione degli aiuti umanitari, ossia che le condizioni disumane dettate da Israele sarebbero in vigore da tempo e dunque i Governi che stanno contribuendo alla spedizione degli aiuti dovrebbero essere presumibilmente a conoscenza di un tale abominio e conseguentemente accettato per inviare attraverso i canali ufficiali;

   a margine dei lavori dell'80a Assemblea generale delle Nazioni Unite, la Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, scagliandosi contro l'iniziativa della Global Sumud Flottila, ha dichiarato che «non c'è bisogno di infilarsi in una situazione di guerra per portare degli aiuti a Gaza che il governo italiano e le autorità preposte avrebbero potuto consegnare in poche ore». Concetto ribadito dal Ministro della difesa, Guido Crosetto, durante l'informativa urgente sulla situazione a Gaza del 25 settembre 2025;

   alla luce di quanto riportato, le dichiarazioni del Governo suscitano non poche perplessità oltre che grave preoccupazione –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle restrizioni disumane dettate da Israele in merito agli aiuti umanitari volte a colpire dolosamente donne e bambini.
(4-06032)


   GHIO, PROVENZANO, BOLDRINI, FERRARI, PANDOLFO, PASTORINO e SCARPA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   da settimane numerose associazioni umanitarie italiane hanno predisposto convogli di aiuti destinati alla popolazione civile di Gaza, composta in larga parte da persone in condizioni di estrema vulnerabilità, ma tali aiuti non sono stati ancora consegnati a causa del perdurante blocco del canale di terra, che di fatto impedisce il transito regolare dei carichi;

   secondo quanto riportato da diverse fonti di stampa, oltre al blocco fisico degli accessi, le autorità israeliane hanno imposto restrizioni aggiuntive che obbligano le organizzazioni umanitarie a rimuovere dai pacchi alimentari alcuni generi ad alto contenuto energetico, come miele, biscotti e marmellata, che secondo le linee guida internazionali risultano particolarmente utili per fronteggiare situazioni di denutrizione e che sono essenziali per garantire un apporto minimo di sostanze nutritive soprattutto ai bambini;

   tali restrizioni, oltre a ridurre l'efficacia degli aiuti raccolti nel sostenere la popolazione di Gaza ridotta in estrema vulnerabilità a causa della carestia forzata imposta da Israele, comportano anche l'onere, in capo ai donatori, dello smaltimento dei prodotti esclusi, determinando un ulteriore aggravio e una sostanziale dispersione di risorse che erano state raccolte con finalità solidaristiche e destinate a fronteggiare un'emergenza umanitaria;

   tra i casi emblematici figura quello dell'associazione genovese Music for Peace, che ha reso noto come oltre 300 tonnellate di aiuti alimentari siano ferme in attesa di poter raggiungere la popolazione di Gaza, senza che vi siano al momento prospettive certe di sblocco;

   il protrarsi di questa situazione rischia di vanificare l'impegno delle associazioni umanitarie italiane e dei cittadini che hanno contribuito alle raccolte, e solleva rilevanti interrogativi circa la compatibilità di tali limitazioni con i principi del diritto internazionale umanitario, che tutela in modo particolare l'accesso a beni essenziali da parte dei soggetti più fragili;

   da tempo il Partito Democratico sollecita il Governo italiano ad assumere iniziative di mediazione più incisive e concrete, al fine di consentire il passaggio degli aiuti e garantire che essi possano giungere nella loro integrità alla popolazione civile di Gaza –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;

   quali iniziative il Governo abbia intrapreso o intenda intraprendere, per favorire lo sblocco del canale di terra e assicurare la consegna degli aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza;

   se non ritenga opportuno intervenire presso le autorità competenti affinché vengano superate le restrizioni relative agli alimenti ad alto contenuto energetico, in quanto prodotti di primaria importanza dal punto di vista nutrizionale e particolarmente necessari per i bambini;

   quali ulteriori misure il Governo intenda assumere per sostenere in maniera effettiva le organizzazioni umanitarie italiane impegnate nell'assistenza alla popolazione di Gaza.
(4-06037)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   UBALDO PAGANO, VACCARI e FORATTINI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   il settore della pesca e dell'acquacoltura in Puglia vale 225 milioni di euro, secondo i dati Crea, con una flotta operante lungo le coste pugliesi costituita da 1.455 battelli che rappresenta il 12,3 per cento del totale nazionale, il 10,5 per cento del tonnellaggio e il 12 per cento della potenza motore, con le aree vocate di Manfredonia, Molfetta, sud Barese, Salento, dove il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi, oltre agli allevamenti in mare aperto di spigole, ombrine e orate;

   il 29 settembre 2025 è l'ultimo giorno del fermo obbligatorio della pesca a strascico per le imbarcazioni che operano nei compartimenti marittimi da San Benedetto del Tronto a Bari, secondo il decreto del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste;

   dopo un mese e mezzo, sono scaduti i 45 giorni consecutivi di fermo obbligatorio delle imbarcazioni che effettuano la pesca a strascico, come disposto dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Confermato, invece, il divieto, già in vigore dal 1° luglio e fino al 31 ottobre, di pesca entro le 6 miglia dalla costa;

   sulla costa barese la pesca potrà essere effettuata per un massimo di 3 giornate su base settimanale, oppure per 72 ore settimanali anche spalmate in 5 giornate. È stato mantenuto il plafond di giornate complessive per ogni areale di pesca, suddiviso ulteriormente in base alla lunghezza delle imbarcazioni. Per lo strascico le imbarcazioni piccole sotto i 12 metri hanno 2.880 giornate, dai 12 ai 24 metri 64 mila 737 giornate, oltre i 24 metri 5 mila 672 giornate. Qualora si voglia pescare il sabato e la domenica, in uno o più compartimenti marittimi, è richiesta la sottoscrizione di accordi nazionali fra le organizzazioni cooperative, datoriali, sindacali. Durante questo mese e mezzo di fermo, la fornitura di pesce fresco per pescherie, ristoranti e supermercati, è stata garantita dalle imbarcazioni di grande tonnellaggio che hanno potuto trasferirsi nelle zone di pesca dove il fermo pesca scatterà nelle prossime settimane, dai porti del centro sud Adriatico, alla Sicilia e al Tirreno;

   lo stop di trenta giorni ha messo a dura prova le marinerie locali, la filiera turistica e il settore della ristorazione, già provati da crisi strutturali e ritardi nei ristori. Le imprese di pesca infatti attendono il contributo per il fermo 2023 e 2024. Nel barese, nella sola Mola hanno presentato domanda di fermo definitivo 20 pescherecci su 60, più o meno simili le percentuali su Molfetta, Monopoli e nelle marinerie del barese –:

   quali iniziative di competenza intenda intraprendere per garantire la sostenibilità economica ed occupazionale del comparto e dell'intera filiera ittica pugliese interessata dalle conseguenze del fermo obbligatorio della pesca.
(5-04464)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

X Commissione:


   GHIRRA, GRIMALDI e MARI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il decreto ministeriale firmato li 4 agosto 2025, con cui viene modificato il «decreto Fer X transitorio» (decreto ministeriale 30 dicembre 2024, n. 457), prevede degli specifici criteri di preselezione per una prossima asta da tenersi nel corso del 2025. Nello specifico una quota di potenza calcolata in misura non superiore al 20 per cento del contingente massimo approvvigionabile per gli impianti solari fotovoltaici verrà assegnata con procedura dedicata;

   a differenza della prima tranche del «decreto Fer X», destinato a fornire incentivi a impianti rinnovabili fino a massimo a ribasso 15 gigawatt e a fronte di offerte a ribasso sul prezzo d'asta, il nuovo provvedimento è limitato ad un contingente di 1,6 gigawatt di impianti fotovoltaici che devono essere realizzati con pannelli aventi caratteristiche specifiche ovvero che il modulo fotovoltaico non sia assemblato in Cina e che le celle fotovoltaiche, gli inverter e almeno un altro componente principale dell'impianto (tra quelli della lista dell'Unione europea) non siano stati prodotti in Cina;

   l'obiettivo consiste nel supportare la produzione europea di pannelli, inverter e altre componenti al fine di ridurre la dipendenza da altri Paesi;

   a differenza della produzione di inverter e di altri componenti, per i quali sono presenti diversi produttori sia in Italia che in Europa, la capacità produttiva dei pannelli fotovoltaici risulta molto limitata, tale da non garantire l'assorbimento dell'intera domanda. In Italia è attivo l'impianto 3Sun del gruppo Enel, il cui andamento produttivo nonché la relativa competitiva non sono noti. In tale contesto, il rischio concreto – già segnalato da Arera – è un possibile incremento dei costi complessivi, sia in termini di incentivi statali che di spesa per gli operatori;

   l'obiettivo di rafforzare la filiera produttiva europea e di ridurre la dipendenza dei Paesi extra-europei rischia di rallentare la transizione ecologica se non è sostenuto da una strategia industriale basata sulla cooperazione internazionale, anche alla luce del ruolo predominante della Cina, che oggi controlla l'80 per cento della produzione dei pannelli solari, e da investimenti significativi in innovazione e nella creazione di joint venture. Secondo gli ultimi dati Eurostat, l'Italia, tra l'altro resta lontana dal raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2030 in materia di installazione di impianti rinnovabili, in controtendenza rispetto alla maggioranza degli altri Paesi membri dell'Unione europea –:

   quali ulteriori iniziative di competenza intenda adottare al fine di promuovere e incrementare la produzione interna di pannelli solari nonché di sostenere la transizione ecologica e l'indipendenza energetica, nell'ambito della definizione di un ampio piano strategico industriale.
(5-04470)


   PANDOLFO e PELUFFO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   nella Nota sull'andamento dell'economia italiana di luglio-agosto 2025, l'Istat ha segnalato come le misure di sostegno alle famiglie in povertà energetica siano state significativamente ridimensionate dall'attuale Governo rispetto ai precedenti;

   nel 2021 circa 2,5 milioni di famiglie avevano beneficiato dei bonus sociali per luce e gas; il numero era salito a 3,7 milioni nel 2022 grazie all'innalzamento della soglia Isee a 12.000 euro, raggiungendo quasi 4,5 milioni nel 2023, nel 2024, invece, con l'abbassamento della soglia a 9.530 euro, i beneficiari si sono ridotti a 2,7 milioni;

   tali strumenti hanno contribuito a ridurre l'incidenza della povertà energetica di circa due punti percentuali tra il 2021 e il 2023, con l'efficacia massima del 2022, ma la platea dei destinatari è rimasta incompleta; già nel 2021 oltre il 60 per cento delle famiglie in povertà energetica non riceveva alcun bonus, non riuscivano comunque a sostenere le spese;

   le bollette di energia elettrica e gas risentono ancora della volontà dei mercati internazionali: Arera ha segnalato per l'autunno 2025 un aumento dei prezzi che inciderà sulla spesa per riscaldamento, mentre lo stesso amministratore delegato di Eni ha prefigurato nuovi rincari del gas, con effetti negativi su famiglie e imprese;

   la combinazione tra incremento dei costi energetici, inflazione, stagnazione salariale ed esiti insoddisfacenti della liberazione del mercato energetico ha prodotto un quadro estremamente gravoso, che richiederebbe misure strutturali di contenimento dei costi dell'energia per famiglie e imprese e di sostegno ai soggetti vulnerabili unitamente ad iniziative urgenti per ampliare la platea dei beneficiari e rafforzare gli strumenti di contrasto alla povertà energetica;

   il decreto-legge n. 19 del 2025, agli articoli 2 e 4, prevede rispettivamente l'acquisto centralizzato dell'energia elettrica all'ingresso da parte di Acquirente unico per il servizio di vulnerabilità e la destinazione delle eventuali maggiori entrate Iva derivanti dalla vendita del gas a favore dei soggetti vulnerabili, comprese le microimprese –:

   quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare per ridurre il costo dell'energia e consentire la sostenibilità dei bilanci familiari e la competitività del sistema Paese anche prevedendo la piena attuazione del decreto-legge n. 19 del 2025, in particolare in relazione agli articoli 2 e 4.
(5-04471)


   CAPPELLETTI, PAVANELLI, APPENDINO e FERRARA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'Energy Release 2.0 è il meccanismo di anticipazione triennale dell'energia a prezzo calmierato per le imprese energivore a fronte dell'impegno – da parte di queste ultime – di installare nuova capacità rinnovabile con la quale restituire l'energia anticipata a pari prezzo, producendola da impianti di potenza almeno pari al doppio della potenza oggetto del contratto di restituzione, e comunque non inferiore ai 200 kilowatt;

   il 27 giugno 2025 la Commissione europea ha trasmesso all'Italia una comfort letter con la quale approvava la versione rivisitata della misura, giudicata conforme alle normative europee in materia di concorrenza e aiuti di Stato;

   tra le modifiche apportate, vi è l'introduzione di una clausola cosiddetta di claw-back: in caso di sovra-remunerazione, i beneficiari della misura saranno tenuti alla restituzione, al termine del periodo ventennale, dell'eventuale vantaggio economico residuo tramite l'estensione automatica del contratto CfD;

   sebbene la ratio alla base della predetta clausola sia quella di ridurre il rischio di sovra-compensazione, è anche vero che tale previsione richiede un'attenta valutazione da parte dei soggetti interessati sull'opportunità di adesione al meccanismo, tenuto conto del potenziale impatto economico che potrebbero ottenere o meno dall'investimento. Nei 20 anni previsti per la restituzione, infatti, risulta perlopiù impossibile compensare economicamente il vantaggio economico ottenuto nel triennio di anticipazione a causa della differenza tra i prezzi dell'energia attuali e quelli attesi nel lungo periodo, così procrastinandosi il periodo di restituzione ben oltre la vita utile dell'impianto –:

   quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di competenza, anche di carattere normativo, per superare le problematiche esposte in premessa e, segnatamente, per rendere praticabile ed efficace lo strumento dell'Energy release 2.0 per gli energivori, in termini di effettiva installazione di nuova capacità addizionale da Fer, cruciale per rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale.
(5-04472)

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   ILARIA FONTANA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'ex stabilimento Winchester di Anagni per la già produzione di munizioni, dopo essere stato dismesso nei primi anni 2000, è oggi gestito da Knds Ammo Italy S.p.A.;

   il sito si trova all'interno del Sito di interesse nazionale (Sin) Bacino del Fiume Sacco (area ID 3935), un'area gravemente compromessa sul piano ambientale, sanitario e produttivo, oggetto da anni di interventi di bonifica e messa in sicurezza;

   il sito è stato oggetto di una analisi di rischio sanitaria e ambientale sito specifica sulle matrici suolo, sottosuolo e acque sotterranee dalle attività di bonifica del Mase con nota prot. n. 0123904 del 30 giugno 2025 che richiama gli articoli 242 e 252 del decreto legislativo n. 152 del 2006;

   con decreto del 23 settembre 2025 (registro decreti R.0000263) è stata adottata la determinazione motivata di conclusione positiva della conferenza di servizi, approvando l'analisi di rischio sito specifica con la condizione che la società predisponga un piano di monitoraggio delle acque sotterranee di almeno due anni, da concordare con Arpa Lazio, articolato in più campagne trimestrali e semestrali;

   il decreto citato prevede anche attività di controllo in contraddittorio e obbligo di rielaborazione dell'analisi di rischio in caso di peggioramento dello stato di qualità della falda;

   la trasmissione del cronoprogramma delle indagini e degli aggiornamenti da parte della società costituiscono un adempimento fondamentale per il rispetto del decreto e per l'avanzamento delle procedure di bonifica nel complesso –:

   se il Ministro interrogato intenda rendere noto il cronoprogramma dettagliato delle attività di indagine e monitoraggio funzionali alla verifica dell'effettiva analisi di rischio di cui al decreto citato, incluse le modalità e cadenze del contraddittorio con Arpa Lazio.
(5-04465)


   CAPPELLETTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'energia idroelettrica è tra gli asset di rilevanza strategica del nostro Paese. Secondo i dati di Terna l'operatore che si occupa della gestione delle reti per la trasmissione dell'energia elettrica, in Italia ci sono 4.935 tra piccole e grandi centrali idroelettriche. Prevalentemente le centrali sono state realizzate in Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto;

   dal 1933, quando iniziò la regolamentazione del settore e fino a oggi, le concessioni idroelettriche sono state prorogate ben otto volte. Il canone concordato tra le aziende energetiche e le regioni è formato da una componente fissa, calcolata sulla potenza della centrale, e da una componente variabile, in sostanza una percentuale sui ricavi dell'energia prodotta e venduta. In molte regioni le aziende avrebbero dovuto fornire energia gratuita, ma non essendo facile calcolare e trasferirne una quota precisa, nella maggior parte dei casi questa fornitura viene monetizzata, come se fosse un canone aggiuntivo;

   per effetto delle proroghe in Italia la durata media delle concessioni è di circa 70 anni. Alcune hanno superato anche i 100 anni. Il 17 per cento delle concessioni sono già scadute nel 2023, l'1 per cento scadrà entro il 2028, il 68 per cento nel 2029 (per la maggior parte di Enel) e il 14 per cento negli anni successivi;

   le numerose proroghe hanno permesso così alle aziende energetiche di incassare miliardi di euro a fronte di canoni minuscoli e investimenti già ampiamente recuperati;

   negli ultimi anni, con gli aumenti del prezzo dell'energia elettrica, le aziende hanno prodotto energia elettrica a costi operativi bassi e l'hanno venduta a prezzi molto più alti. Secondo Federico Testa presidente di Agsm Aim, «Le rendite di queste aziende sono clamorose, alle regioni che ospitano le centrali arriva poco o nulla». «Stimiamo che solo Enel e nel solo Veneto incassi ogni anno circa 800 milioni di euro tra concessioni idroelettriche e distribuzione elettrica»;

   in attuazione del PNRR, la legge sulla concorrenza impone di fare le gare seguendo criteri che favoriscano la competizione, equi e trasparenti, e adeguando i canoni. Anche se molte concessioni sono scadute o stanno per scadere i rinnovi attraverso nuovi bandi non stanno procedendo conseguentemente. I tentativi di organizzare le gare in Lombardia così come nelle altre regioni vengono ostacolati dai ricorsi presentati dalle aziende per ritardare l'iter delle procedure Da parte del Governo inoltre si manifesta palesemente, a giudizio dell'interrogante, la volontà di non rispettare gli impegni europei assunti e di non voler procedere con la messa a gara delle concessioni –:

   se sia a conoscenza di quanto esposto, a quanto ammontino per gli anni 2022, 2023 e 2024 le rendite che le aziende concessionarie hanno conseguito, gli investimenti che sono stati effettuati e i costi per le concessioni sostenuti.
(5-04466)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BONELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della cultura, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

  la giunta provinciale di Trento, con deliberazione n. 1058 del 25 giugno 2021, ha approvato il documento preliminare per l'adozione della variante al piano urbanistico provinciale (Pup) relativa al corridoio di accesso Est tra la provincia di Trento e la regione Veneto;

  la medesima giunta provinciale con le deliberazioni n. 1923 del 28 ottobre 2022 e n. 1223 del 14 luglio 2023 ha rispettivamente adottato e approvato in seconda adozione il progetto di variante al piano urbanistico provinciale (Pup) relativa all'ambito di connessione Corridoio est, secondo le disposizioni previste dagli articoli 29-31 della legge provinciale per il governo del territorio 2015 (legge provinciale n. 15 del 2015);

  il 20 ottobre 2023 la stessa giunta provinciale con deliberazione n. 2050 ha approvato il progetto definitivo di variante al piano urbanistico provinciale relativa all'ambito di connessione Corridoio Est e del relativo disegno di legge della provincia autonoma concernente «Approvazione della variante al piano urbanistico provinciale relativa all'ambito di connessione Corridoio Est. Modificazioni della legge provinciale 27 maggio 2008, n. 5»;

  la connessione in materia di mobilità tra i due ambiti (provincia di Trento e regione Veneto), ha trovato fin da subito una decisa contrarietà allo sviluppo del progetto da parte di quasi tutte le comunità locali e la quasi totalità dei consigli comunali degli enti istituzionali del Trentino coinvolti hanno manifestato, con decisione ed espressa preoccupazione, la loro motivata contrarietà all'intervento ipotizzato;

  la variante parla genericamente di un «sistema multimodale, gerarchicamente interconnesso, di infrastrutture e servizi per la mobilità delle persone e il trasporto delle merci», ma di fatto l'unico progetto che emerge è il previsto completamento verso nord dell'autostrada A31 che viene ampiamente descritto in tutte le possibili varianti, mentre non viene nemmeno abbozzata un'altra possibile alternativa con miglioramenti della rete viaria attuale, né si ipotizza quale possa essere il ruolo del trasporto pubblico su ferro e su gomma, né le potenzialità ancora inespresse del trasporto merci su rotaia, presenti già oggi e/o pianificabili in futuro;

  la proposta di variante approvata non pare sintetizzare, a giudizio degli interroganti, in termini adeguati, gli obiettivi e le finalità volte a preservare le invarianti ambientali, storiche ed identitarie, nonché gli elementi territoriali testimoniali del paesaggio sanciti dal piano urbanistico provinciale e nella documentazione oggetto di istruttoria non sembra vengano tratteggiate neppure in termini di obiettivi generali le strategie che si intendono percorrere per la prevenzione e la tutela dell'ambiente, con la conseguente mancanza di ogni riferimento all'analisi preventiva degli impatti generati dall'ipotizzato nuovo corridoio di accesso;

  nell'ambito di interesse della variante, ricadono 26 siti di interesse comunitario della rete europea Natura 2000 di cui 3 zone di protezione speciale (Zps), 20 zone speciali di conservazione (Zsc), di cui 3 coincidenti con altrettante Zps a garanzia della tutela delle specie e degli habitat di interesse comunitario;

  da diversi enti locali della Vallagarina sarebbe stata posta in evidenza l'incompatibilità tra quanto previsto dalla variante al Pup e gli ambiti del paesaggio di Rovereto. Il documento adottato non affronterebbe la salvaguardia e la congrua tutela di ambiti di orientamento paesaggistico evidenziati dalla pianificazione urbanistica comunale e sovracomunale, con una sostanziale incompatibilità tra le tutele poste per gli ambiti di paesaggio (Parco dei Lavini, Vigneti di Rovereto, Vigneti di Marco, Monte Zugna, frana dei Lavini, Parco del Cengio Alto, Paesaggio verticale della Ruina dantesca, e altro) e la proposta infrastrutturale –:

  se i Ministri interrogati risultino a conoscenza dei fatti richiamati in premessa, e se, per quanto di competenza, ritengano che la variante al Pup della provincia di Trento risulti compatibile con il quadro paesaggistico e ambientale del territorio e se dalla attuazione degli interventi previsti non possano venir pregiudicati gli elementi di tutela e conservazione degli habitat naturali e delle specie della rete europea di Natura 2000 ivi presenti.
(4-06012)


   L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il Piano «Transizione 5.0», in attuazione dell'investimento 15 «Transizione 5.0» della Missione 7 – REPowerEU, sostiene la transizione digitale ed energetica delle imprese, anche tramite crediti d'imposta per investimenti effettuati nel biennio 2024-2025;

   la misura si inserisce nel solco degli interventi a favore del sistema produttivo, con l'obiettivo di rafforzarne competitività e sostenibilità, orientando gli investimenti verso soluzioni innovative a minore impatto energetico-ambientale;

   il greenwashing consiste nella diffusione di informazioni ingannevoli o fuorvianti sui benefici ambientali di prodotti, servizi o attività aziendali, con il rischio di trarre in inganno i consumatori e rallentare la reale transizione ecologica;

   l'obsolescenza programmata è la strategia industriale volta ad accorciare deliberatamente la vita utile dei prodotti, generando un aumento della domanda artificiale, spreco di risorse naturali e produzione di rifiuti;

   è necessario prevenire il greenwashing, assicurando che dichiarazioni e vantaggi ambientali comunicati dalle imprese siano verificabili e affidabili; a livello europeo è stata adottata la direttiva (UE) 2024/825 («Empowering Consumers for the Green Transition»), che vieta claim ambientali generici o non comprovati e dovrà essere recepita entro il 27 marzo 2026;

   per contrastare l'obsolescenza programmata l'Unione europea ha adottato la direttiva (UE) 2024/1799 sul diritto alla riparazione, entrata in vigore nel 2024 e da recepire entro il 31 luglio 2026, che promuove durabilità, riparabilità e disponibilità dei ricambi –:

   quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare per contrastare efficacemente il greenwashing, anche attraverso standard di rendicontazione trasparenti e conformi agli orientamenti europei e internazionali;

   se ritenga opportuno assumere iniziative specifiche per prevenire e limitare l'obsolescenza programmata, promuovendo pratiche industriali e commerciali orientate alla durabilità dei prodotti, al riuso e al riciclo;

   se intenda valutare l'adozione di iniziative di competenza per l'introduzione di strumenti fiscali o incentivanti, nell'ambito del Piano Transizione 5.0 o di altri provvedimenti sulla transizione ecologica, per sostenere le imprese che adottano strategie trasparenti di sostenibilità e modelli produttivi coerenti con gli obiettivi del Green Deal europeo.
(4-06026)


   L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la scarsità idrica rappresenta una delle criticità più gravi per il Paese e colpisce in modo particolare la Puglia, territorio caratterizzato da limitata disponibilità di risorse superficiali e sotterranee, crescente domanda plurisettoriale e infrastrutture di distribuzione non capillari;

   gli impianti di affinamento delle acque reflue presenti in regione consentono di produrre risorsa idrica conforme ai requisiti igienico-sanitari vigenti, ma l'assenza di reti fisse di distribuzione limita fortemente la possibilità di utilizzo, vanificando le potenzialità di un modello virtuoso di economia circolare;

   attualmente, la normativa nazionale (decreto del Ministro dell'ambiente 12 giugno 2003, n. 185) disciplina l'uso delle acque reflue affinate prevalentemente a fini irrigui, prevedendo solo per tale ambito modalità di trasporto mediante mezzi mobili, mentre per gli usi civili, ambientali e industriali permane un vuoto normativo;

   il regolamento (UE) 2020/741, in vigore dal 2023, promuove il riutilizzo sicuro delle acque reflue affinate, ma il suo recepimento in Italia non ha ancora prodotto un adeguamento del quadro regolamentare secondario che consenta un pieno utilizzo della risorsa;

   l'impiego di mezzi mobili (autobotti, autocisterne) rappresenta una soluzione concreta per superare l'assenza di reti fisse di distribuzione e consentire la consegna dell'acqua affinata nei luoghi di effettiva utilizzazione, a condizione di garantire qualità, tracciabilità e autorizzazioni sanitarie –:

   se il Governo intenda assumere iniziative di competenza, anche attraverso l'adeguamento del decreto ministeriale n. 185 del 2003, al fine di definire una disciplina nazionale che consenta il trasporto mediante mezzi mobili delle acque reflue affinate anche per usi diversi da quello agricolo, in coerenza con gli obiettivi del regolamento (UE) 2020/741, del PNRR e del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, così da offrire alle regioni maggiormente esposte al rischio idrico strumenti moderni ed efficaci di resilienza climatica e sostenibilità.
(4-06029)


   L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la qualità dell'aria incide direttamente sulla salute e sulla qualità della vita, specie nelle aree urbane e industriali;

   il monitoraggio ufficiale in Italia è fondato sulla rete di stazioni (fisse e mobili) e su metodiche armonizzate a livello Ue;

   il Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente (Snpa) ha pubblicato nel 2025 una ricognizione tecnica sull'impiego dei droni per il monitoraggio e il controllo ambientale, evidenziando applicazioni pilota avviate dalle Arpa;

   la direttiva (Ue) 2024/2881 sulla qualità dell'aria ambiente impone nuovi standard al 2030 e consente aggiornamenti delle metodiche di valutazione e dei piani;

   nell'ambito del PNRR - Investimento M2C4 I.1.1, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica sta realizzando un sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione basato su telerilevamento aerospaziale e sensoristica in situ;

   ad oggi l'impiego dei droni da parte delle agenzie regionali per la protezione ambientale risulta limitato a progetti pilota e a iniziative sperimentali, mentre manca un quadro nazionale strutturato che ne disciplini in modo uniforme l'utilizzo e l'integrazione con la rete ufficiale di monitoraggio della qualità dell'aria –:

   se il Governo, in sede di recepimento della direttiva (Ue) 2024/2881, intenda riconoscere e disciplinare l'uso dei droni come strumento integrativo al monitoraggio ufficiale della qualità dell'aria, definendo linee guida nazionali.
(4-06030)


   L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   nel Mar Piccolo di Taranto la mitilicoltura rappresenta una risorsa economica fondamentale, nonché una tradizione identitaria per il territorio;

   nei due seni del bacino, da decenni, si coltivano i mitili Mytilus galloprovincialis ed è costante il monitoraggio sui contaminanti ambientali, in particolare diossine (Pcdd/f) e policlorobifenili (Pcb), storicamente legati alle pressioni industriali dell'area;

   studi pluriennali dell'istituto superiore di sanità hanno evidenziato la presenza di tali contaminanti nei mitili del Primo seno, con criticità soprattutto negli esemplari adulti;

   parallelamente, si è fatto ricorso allo spostamento degli impianti dal Primo seno al Mar Grande sia per ridurre il bioaccumulo sia per contrastare lo stress termico estivo, fenomeno che si è intensificato a causa delle ondate di calore;

   studi recenti (2024) hanno valutato la qualità microbiologica e nutrizionale e il contenuto di Pcb nei mitili allevati nel Golfo di Taranto, rilevando che gli indicatori di contaminazione risultano al di sotto dei limiti previsti dalla normativa europea, mentre resta critica la mortalità dovuta alle alte temperature;

   l'Asl di Taranto ha confermato che i mitili attualmente immessi sul mercato rispettano i parametri di legge;

   la mitilicoltura tarantina vive oggi un delicato equilibrio che richiede, oltre a interventi di bonifica ambientale, strategie di adattamento e mitigazione al cambiamento climatico, al fine di garantire il futuro del comparto e la sua competitività –:

   quali iniziative il Governo intenda assumere – nell'ambito del programma nazionale Feampa, del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e delle bonifiche del Sin di Taranto – per sostenere la resilienza climatica della mitilicoltura tarantina e la competitività della filiera lungo produzione, trasformazione e commercializzazione;

   se non ritenga necessario promuovere strategie di sviluppo sostenibile che valorizzino la mitilicoltura come risorsa economica e culturale, tutelandone al tempo stesso la sicurezza alimentare e la resilienza ecologica.
(4-06031)


   L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   secondo l'ultimo catalogo dei sussidi ambientali (relazione 2024 – 6a edizione, dati 2022), i sussidi ambientalmente dannosi (Sad) ammontano a 24,2 miliardi di euro, a fronte di 20,3 miliardi di sussidi ambientalmente favorevoli (Saf) e 13,8 miliardi di sussidi di incerta classificazione;

   tali importi risultano in crescita rispetto al 2021, confermando l'urgenza di un percorso di riforma;

   la legge 9 agosto 2023, n. 111 (delega fiscale), all'articolo 12, comma 1, lettera d), prevede la progressiva soppressione o rimodulazione dei Sad, nel rispetto delle disposizioni europee in materia di esenzioni obbligatorie di accisa;

   gli obiettivi nazionali al 2030 in materia di clima ed energia, definiti nell'aggiornamento del Pniec 2024 e nella cornice europea Fit for 55, richiedono un'accelerazione su rinnovabili, efficienza e riduzione delle emissioni, anche tramite la riallocazione delle risorse pubbliche;

   la riduzione progressiva dei Sad costituisce uno strumento essenziale per correggere segnali di prezzo distorti e sostenere la transizione ecologica del Paese;

   è opportuno che la rimodulazione avvenga secondo modalità trasparenti e accompagnata da misure di equità sociale, al fine di tutelare i settori produttivi e i nuclei familiari più vulnerabili –:

   se il Governo intenda procedere, in attuazione della delega fiscale di cui alla legge n. 111 del 2023, e assumere iniziative di carattere normativo volte alla progressiva soppressione o rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi, nel rispetto delle esenzioni obbligatorie previste dall'Unione europea;

   se non ritenga opportuno istituire, presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, un fondo dedicato alimentato dai proventi derivanti dalla revisione dei Sad, destinato a sostenere in modo organico gli interventi per la transizione ecologica e la tutela ambientale.
(4-06033)


   L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la direttiva (Ue) 2023/958 e la direttiva (Ue) 2023/959 hanno modificato la disciplina europea in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, con particolare riguardo al rafforzamento del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets);

   la nuova direttiva (Ue) 2024/1275, cosiddetta Epbd rifusa (Energy performance of buildings directive), ha introdotto l'obbligo di calcolare e dichiarare nel certificato di prestazione energetica il Global warming potential (Gwp) di ciclo di vita per i nuovi edifici con superficie utile superiore a 1.000 m2 dal 1° gennaio 2028 e per tutti i nuovi edifici dal 1° gennaio 2030, nonché la predisposizione, entro il 1° gennaio 2027, di una roadmap nazionale con valori di riferimento progressivamente più stringenti;

   la carbon footprint di prodotto (Cfp), o impronta di carbonio, rappresenta uno strumento di valutazione degli impatti ambientali che consente di quantificare le emissioni di gas serra associate a un prodotto o a un processo durante l'intero ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento;

   l'utilizzo della carbon footprint, anche attraverso metodologie riconosciute di Life Cycle Assessment (Lca), costituisce un indicatore utile e concreto per orientare politiche di riduzione delle emissioni e favorire l'impiego di materiali e tecniche costruttive a bassa impronta climalterante;

   in particolare, tale criterio può risultare decisivo negli interventi di edilizia pubblica e privata, anche in relazione a demolizioni, ricostruzioni e cambi di destinazione d'uso, contribuendo a limitare l'impatto climatico e ad avviare misure di compensazione –:

   quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare, in coerenza con la direttiva (Ue) 2024/1275 e con gli obblighi già previsti a livello europeo, per introdurre in via strutturale il calcolo dell'impronta di carbonio come criterio di misurazione dell'impatto ambientale degli interventi edilizi, delle tecniche costruttive e dei materiali da costruzione;

   se non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza volte a definire, d'intesa con gli enti di ricerca e con gli operatori del settore, linee guida nazionali che armonizzino gli strumenti della carbon footprint con i criteri ambientali minimi (Cam edilizia), al fine di garantire coerenza normativa, trasparenza per le imprese e pieno allineamento con gli obiettivi europei di decarbonizzazione.
(4-06035)


   L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec 2024), nel settore trasporti, prevede l'innalzamento fino al 5 per cento entro il 2030 della quota massima di biocarburanti di cui all'Allegato IX, parte B, della direttiva Red (tra cui gli oli vegetali esausti – Uco), con doppio conteggio fino al 10 per cento, precisando che tale obiettivo debba essere perseguito in particolare attraverso materie prime raccolte sul territorio nazionale, nel rispetto del principio di economia circolare e scoraggiando l'uso di prodotti importati dalla tracciabilità meno certa;

   il decreto legislativo n. 199 del 2021 e i successivi decreti ministeriali (decreto ministeriale 16 marzo 2023, decreto ministeriale 20 ottobre 2023 n. 343 e decreto ministeriale 7 agosto 2024 n. 294) disciplinano l'attuazione degli obblighi di immissione in consumo dei biocarburanti, riconoscendo le premialità più rilevanti ai feedstock di cui all'Allegato IX, parte A, che concorrono all'obbligo avanzato e beneficiano del doppio conteggio;

   tra tali feedstock rientra il Pome (Palm oil mill effluent), materia prima interamente importata e la cui sostenibilità e tracciabilità risultano meno certe;

   al contrario, gli oli vegetali esausti (Uco), inseriti nell'Allegato IX, parte B, non beneficiano dello stesso regime premiale, pur rappresentando una filiera nazionale tracciata e certificabile, che costituisce un modello virtuoso di economia circolare con benefici ambientali, economici e occupazionali;

   tale squilibrio regolatorio produce un vantaggio competitivo relativo per l'Hydrotreated Vegetable Oil da Pome importato rispetto all'Uco nazionale, determinando un rallentamento della domanda interna di oli esausti rigenerati e una crescente convenienza ad esportarli verso Paesi esteri che li valorizzano maggiormente –:

   quali iniziative di carattere normativo il Ministro interrogato intenda assumere, per riequilibrare l'assetto premiale tra i feedstock di Allegato IX, parte A e parte B, al fine di assicurare una piena valorizzazione della filiera nazionale degli oli vegetali esausti (Uco), incentivando l'utilizzo di materie prime raccolte e rigenerate sul territorio nazionale e rafforzando i controlli sulla sostenibilità e tracciabilità dei materiali importati, incluso il Pome.
(4-06036)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta orale:


   ILARIA FONTANA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   la raffineria Api di Falconara Marittima (Ancona) è uno storico impianto costiero di raffinazione e logistica, operativo dagli anni '50, integrato con terminale marittimo offshore e ampi serbatoi di stoccaggio;

   la sede storica del gruppo e la raffineria Api insistono nel Sito di interesse nazionale (Sin) «Falconara Marittima», individuato dalla legge 31 luglio 2002, n. 179 e perimetrato con decreto ministeriale 26 febbraio 2003, con procedimenti di messa in sicurezza e bonifica ai sensi della parte IV, titolo V, del decreto legislativo n. 152 del 2006;

   autorevoli fonti di stampa quali Reuters e «Il Fatto Quotidiano» riportano che la compagnia statale azera Socar ha sottoscritto o e in via di sottoscrivere un accordo per l'acquisizione di Italiana Petroli (IP) dal Gruppo Api/Brachetti-Peretti; la circostanza sarebbe stata confermata da una lettera del presidente Ugo Brachetti Peretti ai dipendenti; la stampa indica una valutazione nell'ordine di 2,5-3 miliardi di euro e il controllo di una delle principali reti di distribuzione;

   le operazioni di trasferimento del controllo su asset energetici strategici sono soggette ai poteri speciali («golden power») di cui al decreto-legge n. 21 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 56 del 2012 che consentono al Governo di imporre condizioni e prescrizioni o anche di opporsi per tutelare sicurezza, approvvigionamenti, occupazione e ambiente;

   già in precedenza tali poteri sono stati esercitati nella vendita della raffineria Isab di Priolo (2023), con condizioni su livelli produttivi/occupazionali, impianti ambientali e tracciabilità delle forniture –:

   se il Ministero abbia avviato l'istruttoria dei poteri speciali ex decreto-legge n. 21 del 2012 sull'operazione di cessione del Gruppo Api a Socar e se siano già stati richiesti impegni vincolanti o garanzie finanziarie ai potenziali acquirenti per assicurare la messa in sicurezza e bonifica nel Sin «Falconara Marittima» delle aree interessate dalla raffineria.
(3-02205)

Interrogazione a risposta scritta:


   PASTORINO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 100 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 126 del 2020, ha stabilito che dal 1° gennaio 2021 l'importo annuo del canone dovuto quale corrispettivo dell'utilizzazione di aree e pertinenze demaniali marittime con qualunque finalità non possa, in ogni caso, essere inferiore a 2.500 euro (in precedenza 362,90 euro); con una successiva modifica, esclusivamente per l'anno 2021 e con riferimento a determinate attività, l'importo annuo del canone era fissato a euro 500. A decorrere dal 1° gennaio 2024 la soglia minima è stata aggiornata a euro 3.225,50, cifra pressoché invariata per il 2025;

   replicando all'interrogazione n. 3-00349, il Ministro interrogato ha dichiarato che avrebbe tenuto in adeguata considerazione le concessioni con finalità di carattere culturale, sociale e sportivo. A marzo 2024, il Ministro interrogato, rispondendo all'interrogazione n. 3-01084, ha dichiarato che: «il Ministro per lo sport e i giovani, quale autorità competente, ha istituito, anche tenendo conto delle precedenti interrogazioni da lei presentate, un tavolo tecnico che, all'esito del confronto con le altre amministrazioni competenti nazionali europee, proporrà un intervento normativo volto esclusivamente alla disciplina delle concessioni assegnate per le attività sportive amatoriali e dei relativi canoni, svolte da associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che perseguono esclusivamente o prevalentemente finalità sociali e ricreative»;

   a gennaio 2025, in risposta all'interrogazione a risposta immediata in Assemblea n. 3-01659, il Ministro interrogato ha dichiarato: «Con specifico riguardo alle concessioni per finalità turistico-ricreative e sportive, i lavori del tavolo istituito dal Ministro per lo sport e i giovani, al quale l'interrogante fa riferimento, hanno contribuito, anche a seguito di ampio confronto tecnico con le istituzioni europee, a corroborare l'idea, condivisa trasversalmente da tutte le forze politiche, di introdurre una disciplina propria di tali concessioni, che tenga conto della specificità delle relative attività e della natura dei soggetti coinvolti, a tutela delle finalità sociali, ricreative e di promozione del benessere psicofisico, connesse agli usi del demanio marittimo lacuale e fluviale», concludendo: «Il lavoro del Governo, quindi, prosegue affinché si addivenga, attraverso la costante interlocuzione con le istituzioni europee, alla definizione di una disciplina specifica, compatibile con i principi del diritto eurounitario in materia di canoni concessori per le predette attività; è una disciplina che si è ritenuto non opportuno inserire nella legge di bilancio per consentire il pieno sviluppo del necessario confronto tecnico-istituzionale»;

   sono trascorsi nove mesi da queste dichiarazioni ma ancora non si è addivenuti a una soluzione e nel frattempo sono molte le piccole categorie colpite da questa variazione: il canone minimo viene corrisposto, in moltissimi casi, per utilizzazioni di carattere pubblico e collettivo e per attività espletate sul demanio marittimo senza finalità lucrative (come per colonie, associazioni ed altro); inoltre, spesso sono le amministrazioni comunali ad essere titolari di concessioni per l'utilizzo di beni di pubblica utilità (passeggiate, depuratori, moli ed altro): in tali casi è il comune, oltre ad avere oneri di manutenzione per la sicurezza e l'incolumità, non ottiene nessun ritorno economico dall'utilizzo di questi beni, ma sostiene le spese relative al canone aumentato esponenzialmente –:

   a che punto siano i lavori relativi all'adozione di una disciplina propria di tali concessioni, che tenga conto della specificità delle relative attività e della natura dei soggetti coinvolti, a tutela delle finalità sociali, ricreative e di promozione del benessere psicofisico, connesse agli usi del demanio marittimo lacuale e fluviale, chiarendo se vi sia la volontà di prevedere un importo annuo del canone dovuto non superiore a euro 500.
(4-06025)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BARZOTTI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   presso la casa circondariale «Torre del Gallo» di Pavia si è recentemente verificato l'ennesimo suicidio, riguardante un giovane detenuto di 21 anni, episodio che si aggiunge ad altri casi analoghi verificatisi nello stesso istituto e che evidenzia una situazione di estrema gravità;

   già a partire dal dicembre 2021 erano state segnalate le condizioni di inadeguatezza dell'istituto pavese, tanto sul piano strutturale quanto su quello organizzativo, con particolare riferimento alle carenze sanitarie e psicologiche;

   il carcere di Pavia risulta tuttora privo di un servizio strutturato di psicologi presenti h24, nonostante il rischio suicidario e la frequente presenza di detenuti con gravi fragilità psichiche, i quali necessiterebbero di un'assistenza costante e continuativa;

   la mancanza di personale sanitario stabile e adeguatamente dimensionato rispetto al numero dei detenuti impedisce un efficace presa in carico delle situazioni più critiche e determina, di fatto, una condizione di abbandono dei detenuti con patologie mentali;

   il personale di polizia penitenziaria e trattamentale non dispone di una formazione specifica per affrontare i casi psichiatrici e, in assenza di figure professionali qualificate, si trova a dover fronteggiare emergenze che dovrebbero essere affidate a medici e psicologi, con gravi conseguenze sia per i detenuti che per gli operatori;

   il Ministero della giustizia aveva assicurato, già nel 2021, l'assunzione di personale sanitario e psichiatrico aggiuntivo, ma a distanza di oltre tre anni tali impegni non risultano concretamente attuati, permanendo una situazione che a giudizio dell'interrogante appare riconducibile a una colpevole inerzia;

   tali carenze sono state denunciate anche nel corso di visite ispettive e di delegazioni parlamentari, che hanno descritto il carcere di Pavia come un luogo privo delle condizioni minime per garantire la dignità della persona e un percorso rieducativo effettivo;

   l'articolo 1 della legge n. 354 del 1975 (ordinamento penitenziario) prevede che il trattamento penitenziario debba essere conforme a umanità e rispettare la dignità della persona;

   gli articoli 27 e 32 della Costituzione sanciscono, rispettivamente, la funzione rieducativa della pena e la tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo, diritti che devono essere garantiti anche in regime di detenzione;

   la Corte europea dei diritti dell'uomo ha più volte ribadito la responsabilità degli Stati quando non adottano misure idonee a prevenire i suicidi in carcere e a garantire un'adeguata assistenza sanitaria e psicologica ai detenuti –:

   se i Ministri interrogati, per quanto di competenza, siano a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative intendano adottare con urgenza per garantire che presso la casa circondariale di Pavia sia attivato un servizio sanitario e psicologico continuativo, con la presenza stabile di psicologi h24 e di personale medico specializzato, così da assicurare una reale presa in carico dei detenuti più fragili e prevenire ulteriori tragedie.
(5-04463)

Interrogazioni a risposta scritta:


   SERRACCHIANI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il raggiungimento degli obiettivi del PNRR per il settore della giustizia italiana, come certificato anche dall'ultimo decreto cosiddetto «salva-obiettivi giustizia», è seriamente a rischio;

   per raggiungere gli obiettivi di riduzione dei tempi del processo, di abbattimento dell'arretrato e per rendere la giustizia più efficiente ed efficace, non è sufficiente solo intervenire sul processo, occorre intervenire anche sulla organizzazione dei servizi e sul personale;

   ci si trova di fronte ad una carenza che supera il 50 per cento tra dirigenti della giustizia, il cui apporto per far funzionare le riforme è fondamentale;

   con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è stata approvata la graduatoria dei vincitori del IX corso-concorso selettivo di formazione dirigenziale per il reclutamento di n. 294 dirigenti nelle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, e negli enti pubblici non economici;

   consta che diversi Ministeri abbiano proceduto all'assunzione dei dirigenti in questione, ad eccezione del Ministero della giustizia –:

   se il Ministro interrogato stia predisponendo ogni iniziativa utile e necessaria a procedere in tempi congrui all'assunzione dei dirigenti assegnatigli.
(4-06013)


   SOUMAHORO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   Sylla Mamadou Khadialy, un uomo di 35 anni, è morto in carcere circa 24 ore dopo l'arresto. L'uomo era stato arrestato giovedì scorso, 25 settembre 2025, alla stazione ferroviaria di Caserta e accusato di aver rapinato il cellulare di una persona e di aver aggredito poi gli agenti della polizia ferroviaria che erano intervenuti. Dopo essere stato fermato, il trentacinquenne era stato poi portato presso il pronto soccorso dell'ospedale di Caserta, per essere curato e calmato dal momento che si trovava in forte stato di agitazione e poi trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove venerdì 26 settembre 2025 è morto in circostanze che dovranno essere chiarite. Da notizie riportate dalla stampa si evince che i familiari e gli amici sono a conoscenza soltanto che all'uomo sarebbero stati somministrati dei farmaci a breve distanza di tempo per cui appare necessario capire se quelle somministrazioni, così ravvicinate le une alle altre, fossero necessarie e soprattutto somministrabili. La procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto l'autopsia;

   Sylla Mamadou Khadialy lavorava come sarto presso l'azienda di Castelnuovo di Napoli Isaia&lsaia, era fidanzato con una ragazza italiana e aveva fatto un percorso di inserimento socio-lavorativo, come testimonia il Comitato per il centro sociale OVD, come sarto. Perché, dopo essere stato in accoglienza, aveva iniziato a lavorare, come detto, presso l'azienda;

   infatti lo ricordano con affetto i genitori del Piedibus, in qualità di autista accompagnava a piedi i bambini scuola;

   occorre fare chiarezza sulla vicenda dell'uomo, come chiedono anche alcune associazioni locali tra cui l'Associazione dei senegalesi di Caserta, il Comitato per il centro sociale OVD, il Comitato di Quartiere Città Viva, il Movimento dei migranti e rifugiati di Napoli e Caserta, la Cgil di Caserta, gli amici della squadra di calcio della domenica –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare per contribuire a fare luce in relazione a cosa sia effettivamente avvenuto e in particolare se, sulla base degli elementi a disposizione delle strutture penitenziarie, lo stato di salute psicofisico del signor Sylla Mamadou Khadialy fosse compatibile con la detenzione in carcere.
(4-06021)


   GRIMALDI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   si apprende da un'intervista rilasciata a Fanpage in data 27 settembre 2025 della vicenda di Simone (nome di fantasia), un uomo di quarant'anni ristretto presso il carcere di «Regina Coeli», a seguito di un reato minore e per una breve misura cautelare;

   Simone non sarebbe stato destinato alla settima sezione, quella di transito, bensì alla terza sezione, che ospita i detenuti comuni;

   a quanto ha raccontato a Fanpage, l'uomo sarebbe stato torturato per due giorni da altri detenuti, subendo pestaggi, soprusi, umiliazioni e minacce, per essersi rifiutato di nascondere un cellulare;

   tali persone lo avrebbero picchiato all'interno della cella, legato a un letto, strappandogli un'unghia, sfregiandogli un occhio, ferendolo alle gambe con un coltellino, minacciandolo di morte e tentando di inscenare un suo finto suicidio;

   in tale circostanza, i torturatori dell'uomo avrebbero, inoltre, contattato i suoi cari per chiedere denaro, in un vero e proprio atto di estorsione agito all'interno di un carcere;

   purtroppo nel corso delle due giornate di torture, nessun agente della polizia penitenziaria si sarebbe accorto di quanto stava avvenendo all'interno della cella, poiché, nonostante in servizio, si sarebbero limitati a transitare nel corridoio, senza effettuare alcun controllo visivo;

   nello stesso arco di tempo, nessun operatore sanitario si sarebbe presentato per effettuare dei controlli;

   Simone ha raccontato di essere riuscito a sottrarsi ai suoi aguzzini dopo due giorni, all'apertura della cella, fuggendo in infermeria;

   solo due giorni dopo sarebbe stato trasferito in una struttura sanitaria, dove i medici gli avrebbero assegnato venticinque giorni di prognosi;

   a seguito della denuncia dell'uomo, nella sua stessa sezione gli agenti avrebbero sequestrato venti telefoni, nonché droga e armi rudimentali –:

   se il Ministro interrogato, anche alla luce di tale gravissimo caso, intenda disporre un'ispezione presso il carcere «Regina Coeli», anche al fine di verificare l'eventuale violazione dei protocolli che disciplinano la vita all'interno degli istituti penitenziari e se sia a conoscenza di casi simili in altre carceri italiane;

   quali misure intenda adottare affinché il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria possa garantire la sicurezza dei detenuti, soprattutto di quelli che denunciano abusi all'interno delle strutture detentive, anche attraverso l'installazione di impianti di videosorveglianza;

   quali misure concrete intenda adottare per contrastare il traffico illecito segnalato in premessa all'interno delle carceri.
(4-06023)


   GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   in data 23 gennaio 2022, il detenuto Vasile Stefan, di 34 anni, è deceduto presso l'ospedale San Martino di Genova a seguito di un tentativo di suicidio mediante impiccagione verificatosi gennaio 2022 all'interno della propria camera detentiva nella casa circondariale di Genova Marassi;

   dall'analisi delle relazioni redatte dal personale in servizio presso la suddetta struttura emerge che, a partire da giugno 2021, il signor Vasile Stefan era stato posto sotto attenta sorveglianza per problematiche di natura psichiatrica; tale regime di monitoraggio risulta essere stato confermato fino al momento del gesto suicidario;

   un episodio particolarmente significativo relativo alle condizioni di salute di Stefan Vasile si registrato il 25 giugno 2021, in occasione di un trasferimento resosi necessario a causa di una grave reazione agitata accompagnata da gesti autolesivi (calci e pugni contro il muro, colpi alla testa contro lo spioncino). Il personale di turno aveva evidenziato difficoltà nell'allocazione del detenuto a causa di crisi di pianto, urla frequenti e comportamenti che influivano negativamente sull'equilibrio emotivo degli altri detenuti. Le testimonianze raccolte riportano che Vasile manifestava inoltre disturbi del sonno, parlava da solo e sottraeva sigarette ai compagni di cella;

   il 30 dicembre 2021, Vasile è stato trasferito al piano terra della VI sezione e assegnato in cella con il detenuto D.D.P.; il successivo 1° gennaio 2022, quest'ultimo ha appiccato un incendio alla propria cella in segno di protesta per la convivenza forzata con un soggetto affetto da problematiche psichiatriche, accusando Vasile anche dell'esaurimento del proprio tabacco;

   a seguito di tale episodio, Stefan Vasile è stato sottoposto a valutazione medica che ha rilevato uno stato di agitazione associato a manifestazioni paranoidi; per questo motivo, è stato disposto il suo isolamento nella cella n. 4, piano terra, della VI sezione, dove ha poi posto in essere il citato gesto autolesivo;

   considerata la frequenza di tentativi di suicidio e decessi per suicidio nelle carceri italiane, si richiede di conoscere nel dettaglio quali cure siano state prestate a Vasile Stefan durante la sua permanenza presso la casa circondariale di Genova Marassi, soprattutto alla luce delle dichiarazioni formulate dal consulente tecnico della procura nell'ambito del procedimento – in seguito archiviato – nei confronti del medico chirurgo M.P., in servizio il giorno dell'evento;

   secondo la relazione del consulente tecnico della procura, il rischio suicidario del detenuto risultava chiaramente segnalato dalla reiterata applicazione del regime di attenta sorveglianza, dalle costanti annotazioni di disagio psicologico, presenza di pensieri paranoici e paure generalizzate. Diversi eventi critici occorsi durante il periodo detentivo avrebbero richiesto un monitoraggio clinico accurato e non meramente visivo da parte degli agenti, con regolari colloqui psicologici e frequenti valutazioni psichiatriche, come previsto dai protocolli di prevenzione. Tuttavia, la documentazione sanitaria evidenzia visite specialistiche sporadiche, nonostante le numerose segnalazioni e richieste di follow-up da parte del collegio di revisione –:

   quanti colloqui psicologici e quante visite psichiatriche ha effettuato Stefan Vasile durante la detenzione nel carcere di Marassi, in particolare, a partire dal mese di giugno 2021 e fino al gesto auto soppressivo;

   quanti siano i casi psichiatrici e come venga assicurata l'assistenza psichiatrica e psicologica presso il Carcere di Marassi; quanti siano gli specialisti psichiatri e quale copertura oraria settimanale garantiscano; se siano previsti tecnici della riabilitazione psichiatrica e quale copertura oraria settimanale garantiscano;

   in cosa consista e come si articoli il protocollo per la prevenzione delle condotte suicidarie presso il carcere di Marassi.
(4-06034)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazioni a risposta immediata:


   BENZONI, SOTTANELLI, D'ALESSIO e GRIPPO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   lo stabilimento di Atessa in Abruzzo, unico del gruppo Stellantis dedicato alla produzione di veicoli commerciali, occupa attualmente quasi 5 mila dipendenti;

   l'impianto fa parte del più ampio distretto industriale della Val di Sangro, il più importante della regione con oltre 7 mila imprese e 24 mila addetti, principalmente nel settore farmaceutico e, appunto, dell'automotive;

   nel primo semestre 2025 la produzione di veicoli commerciali ad Atessa si è attestata a 97.980 unità, con un calo del 16,3 per cento rispetto al 2024: il peggior risultato degli ultimi anni, con la cassa integrazione che ha coinvolto tra 700 e mille lavoratori;

   a luglio e agosto 2025 è stata comunicata l'interruzione del terzo turno di lavoro: i turni sono passati da tre a due, con la sospensione del notturno, e la produzione si è ridotta a circa 650 veicoli al giorno rispetto a una capacità massima di 970;

   inoltre, è stato attivato per la prima volta un piano di uscite volontarie incentivato che ha coinvolto oltre 600 lavoratori, pari a circa il 12 per cento della forza lavoro, un numero ben superiore alle circa 400 posizioni inizialmente concordate a giugno 2025 tra azienda e sindacati, e che richiede un attento monitoraggio per evitare ripercussioni future sull'occupazione;

   complessivamente, nel primo semestre del 2025 la produzione di Stellantis in Italia si è attestata a 221.885 veicoli (-26,9 per cento rispetto al 2024), con tutti gli stabilimenti che hanno registrato risultati negativi. Nel comparto autovetture sono state prodotte 123.905 unità, con una flessione del 33,6 per cento sul dato del 2024. Su 33 mila addetti, ben 20 mila sono coinvolti in ammortizzatori sociali;

   ciononostante, il Ministro interrogato afferma che Stellantis stia mantenendo le promesse fatte e che l'unico problema sia l'ideologico e certamente criticabile Green deal europeo;

   appena un anno fa, con le medesime regole europee, lo stesso Ministro interrogato sosteneva pubblicamente che raggiungere l'obiettivo di un milione di auto prodotte in Italia fosse raggiungibile. Ciononostante, il 2024 è stato l'anno peggiore in assoluto con 475 mila veicoli prodotti e il 2025 si appresta purtroppo a superarlo –:

   quali soluzioni di politica industriale intenda sostenere, sia in relazione con Stellantis che con la Commissione europea, per far ripartire gli investimenti in ricerca e sviluppo del gruppo, stabilizzarne i livelli occupazionali in luogo delle uscite anticipate, nonché per ritornare ai livelli di produzione di un milione di veicoli annui che sostiene essere raggiungibili, anche mediante un eventuale ingresso nel Paese di nuovi costruttori.
(3-02210)


   BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, DEIDDA, MURA, LAMPIS, POLO, CARAMANNA, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI e ZUCCONI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   nel corso del tavolo sulla situazione di Rwm, tenutosi al Ministero delle imprese e del made in Italy il 24 settembre 2025 – al quale hanno ritenuto doveroso partecipare l'azienda, tutte le rappresentanze sociali e le istituzioni locali, ad eccezione della regione Sardegna – si è appreso che la giunta regionale, la sera precedente all'incontro ministeriale, aveva deliberato a sorpresa un supplemento di istruttoria sulla valutazione di impatto ambientale postuma relativa all'ampliamento degli impianti di Rwm Italia nei comuni di Domusnovas e Iglesias;

   secondo la regione, la necessità di ulteriori approfondimenti sarebbe emersa a seguito della consegna, da parte di alcune associazioni ambientaliste, di una relazione tecnica che segnalerebbe nuove criticità, il cui contenuto non risulta accessibile;

   tale affermazione contraddice esplicitamente i risultati della lunga sequenza procedimentale, avviata il 12 agosto 2022 con la presentazione dell'istanza di valutazione di impatto ambientale postuma da parte di Rwm e condotta nel rispetto del principio di massima partecipazione, con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, comprese le associazioni ambientaliste, attraverso consultazione pubblica e tre conferenze di servizi;

   in assenza di fatti sopravvenuti – peraltro ignoti sia agli interroganti che alla stessa azienda – non si comprende la ragione di un ulteriore rinvio del termine di conclusione del procedimento, giustificato dalla giunta sulla base di asseriti «rischi per il territorio e per la salute delle persone che lo vivono»;

   a causa di quelli che appaiono agli interroganti i ripetuti ritardi e le immotivate condotte dilatorie imputabili alla giunta regionale, la Rwm ha presentato in data 1° luglio 2025 ricorso avverso il silenzio al tribunale amministrativo regionale della Sardegna, con udienza già fissata per il 15 ottobre 2025;

   tali condotte ostruzionistiche, inoltre, aggravano la difficile situazione del Sulcis-Iglesiente, una delle province più povere d'Italia, dove il completamento delle procedure autorizzative regionali potrebbe garantire oltre 750 posti di lavoro stabili da parte di Rwm, ed espongono la regione a gravi conseguenze giudiziarie per l'arbitrarietà delle proprie scelte –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere, in considerazione del tavolo presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, al fine di pervenire al superamento di quello che per gli interroganti è un ingiustificato stallo procedimentale determinato dalla regione Sardegna, al fine di garantire la certezza del diritto, la tutela degli investimenti e la salvaguardia dei livelli produttivi e occupazionali nel Sulcis-Iglesiente.
(3-02211)


   GHIRRA, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il 24 settembre 2025 si è svolto a Roma il tavolo dedicato a Rwm Italia in seguito alla richiesta di ampliamento dello stabilimento sito tra Domusnovas e Iglesias che, a regime, dovrebbe garantire circa 750 posti di lavoro. Al tavolo era assente la regione Sardegna, la quale, con una deliberazione della giunta regionale adottata in data 23 settembre 2025, ha previsto un supplemento di istruttoria per la valutazione di impatto ambientale ex post;

   la decisione – si legge da notizie di stampa – sarebbe stata assunta in quanto la domanda, presentata dall'azienda per la realizzazione di parte degli impianti, necessiterebbe di un esame completo e approfondito, il quale sarebbe emerso anche a seguito della manifestazione del 16 settembre 2025 e della consegna, da parte delle associazioni ambientaliste, di una relazione che segnalerebbe elementi e criticità tecnici e ambientali non precedentemente noti, quali nuove opere in aree a rischio idraulico, rumore delle esplosioni sperimentali, impatto su zone boschive tutelate e difetti di conformità urbanistica;

   in questo contesto, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha riaggiornato il tavolo al 30 settembre 2025, per consentire alla regione Sardegna di partecipare e illustrare i contenuti del provvedimento e le proprie intenzioni sul futuro dell'investimento;

   la Sardegna da decenni subisce un vero fenomeno di desertificazione industriale e di perdita di posti di lavoro; è in questo scenario di crisi occupazionale che il riarmo europeo viene presentato come opportunità, a cui sacrificare anche la tutela dell'ambiente e l'abbandono del Green deal;

   che il riarmo e la crescita dell'industria bellica non sia la risposta è dimostrato dal caso emblematico della Rheinmetall, controllante della Rwm, il cui valore di borsa è cresciuto del 300 per cento dal 2022 al 2024; nonostante i profitti record, l'azienda ha aumentato i dipendenti solo del 15 per cento, confermando come i capitali bellici premino gli azionisti più dell'occupazione –:

   se il Ministro interrogato, anche in relazione alle dichiarazioni in sede europea da lui rilasciate in merito all'abbandono del Green deal, ritenga che il futuro della Sardegna e di interi comparti produttivi, come quello dell'automotive, sia quello della riconversione bellica, che aumenta i rischi geopolitici e sacrifica l'occupazione di qualità sull'altare dei profitti finanziari, e non nel riorientare gli investimenti verso la transizione ecologica, il rafforzamento dei servizi pubblici e l'innovazione civile.
(3-02212)


   BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   secondo i dati Istat relativi ad agosto 2025, l'export italiano verso i principali partner extra Unione europea ha subito un calo generalizzato, con una flessione complessiva del 21,2 per cento verso gli Stati Uniti, a seguito dell'entrata in vigore dei nuovi dazi imposti dall'Amministrazione americana;

   le misure tariffarie introdotte dagli Stati Uniti hanno colpito in modo significativo comparti cruciali per il sistema produttivo nazionale: dal farmaceutico, che rappresenta una delle principali voci dell'export italiano oltreoceano, ai settori dei macchinari, moda, tessile, abbigliamento e prodotti alimentari;

   il crollo delle esportazioni verso gli Stati Uniti si accompagna ad analoghi segnali negativi nei confronti di altri mercati extra Unione europea, come la Cina (-16,7 per cento), la Turchia (-26,1 per cento), il Giappone (-7,7 per cento), il Sud-Est asiatico (-10,8 per cento), il Mercosur (-5,1 per cento), incidendo pesantemente sulla bilancia commerciale e sulla capacità di penetrazione delle imprese italiane nei mercati esteri;

   gli annunci della scorsa settimana del Presidente statunitense Trump, relativi all'imposizione di dazi fino al 100 per cento sui farmaci importati, inoltre, rendono ulteriormente grave e concreto il rischio di un contraccolpo commerciale per il comparto farmaceutico italiano, che negli ultimi anni ha garantito performance di crescita e ha svolto un ruolo determinante per assicurare il saldo attivo dell'export italiano, ma che ora rischia di vedere compromessi investimenti, occupazione e competitività;

   l'impatto sull'economia reale rischia di compromettere ulteriormente le condizioni di vita e il benessere dei cittadini, già fortemente provati dall'aumento del 39,6 per cento del carovita e della pressione fiscale;

   a fronte di questa situazione di crisi internazionale, si registra un'assenza di misure tempestive ed efficaci da parte del Governo a sostegno delle imprese esportatrici: dell'annunciato fondo da 25 miliardi di euro non vi è traccia alcuna, mentre il programma «Transizione 5.0», quale unico concreto strumento di incentivazione che avrebbe dovuto sostenere innovazione, digitalizzazione, efficienza energetica e resilienza delle filiere, risulta a oggi privo di reali strumenti operativi e incapace di offrire risposte adeguate alle imprese colpite dai dazi –:

   quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per garantire il corretto funzionamento e l'efficacia degli incentivi «Transizione 5.0», anche per contrastare l'impatto dei dazi statunitensi e tutelare l'export del made in Italy, e quali misure concrete intende adottare – e con quali tempistiche – per salvaguardare i comparti produttivi colpiti dai dazi.
(3-02213)


   UBALDO PAGANO, PANDOLFO, PELUFFO, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, LACARRA, STEFANAZZI, FORNARO, GHIO, CASU e FERRARI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il 12 agosto 2025 è stata firmata presso il Ministero delle imprese e del made in Italy un'intesa tra istituzioni nazionali e locali per la decarbonizzazione degli impianti dell'ex Ilva di Taranto, che vincola l'acquirente a porre in essere gli investimenti necessari all'obiettivo della progressiva e completa decarbonizzazione degli stabilimenti, con la previsione di introdurre forni elettrici in sostituzione degli altoforni, nonché ogni azione occorrente a soddisfare le prescrizioni ambientali e sanitarie emerse nell'ambito del rinnovo dell'autorizzazione integrata ambientale;

   secondo quanto riportato da notizie di stampa, alla scadenza dei termini della gara per la vendita degli stabilimenti siderurgici sono pervenute dieci offerte per l'acquisizione degli stabilimenti ex Ilva. Tra queste, solo due offerte riguardano l'intero complesso aziendale, mentre le altre otto sono relative a singoli asset industriali;

   l'ex Ilva costituisce un'infrastruttura industriale di rilevante impatto ambientale, sociale ed economico per la città di Taranto e per l'intera industria siderurgica nazionale e la transizione green è oggi un obbligo inderogabile in coerenza con gli impegni climatici dell'Italia e dell'Unione europea, nonché relativamente agli impegni presi con la stessa comunità di Taranto;

   nella versione originaria del Piano nazionale di ripresa e resilienza era previsto un finanziamento di 1 miliardo di euro, nell'ambito della M2C2I3.2 – Utilizzo dell'idrogeno in settori hard-to-abate, per realizzare un impianto di produzione del «preridotto» negli stabilimenti siderurgici di Taranto;

   nella comunicazione del 4 giugno 2025 la Commissione europea ha indicato alcune possibili linee di intervento per la revisione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza, tra cui il rafforzamento del capitale delle Casse depositi e prestiti nazionali o delle loro controllate, per realizzare progetti in linea con le priorità strategiche europee, ivi compresi progetti di decarbonizzazione e transizione energetica, oltre il termine del 2026;

   l'ultima proposta di revisione del Piano, attualmente all'esame del Parlamento, prevede una rimodulazione finanziaria pari a 14,15 miliardi di euro, mediante la modifica parziale o integrale di 34 investimenti –:

   se il Governo ritenga congrue e adeguate le offerte ricevute dai commissari per l'ex Ilva in relazione agli obiettivi di decarbonizzazione degli impianti siderurgici, salvaguardia dei livelli occupazionali e tutela ambientale, ovvero se, in caso di contrario, sia in corso una valutazione in merito all'opportunità di realizzare il processo di decarbonizzazione facendo ricorso a risorse pubbliche, anche avvalendosi della possibilità offerta dalla Commissione europea di trasferire a Cassa depositi e prestiti le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza occorrenti nell'ambito del processo di revisione del Piano.
(3-02214)


   GUSMEROLI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MINARDO, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   recenti notizie di stampa hanno riportato l'imposizione, da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, di una maxi sanzione a carico di alcune tra le principali compagnie petrolifere operanti sul territorio nazionale – e in particolare Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil – per condotte ritenute anticoncorrenziali, riconducibili a pratiche quali la fissazione concordata dei prezzi, la realizzazione di intese verticali, l'abuso di posizione dominante o altre forme di «cartello»;

   nello specifico l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha sanzionato le società citate per un totale complessivo di 936.659.087 euro, così ripartite:

    a) Eni: 336.214.660 euro;

    b) Esso: 129.363.561 euro;

    c) Ip: 163.669.804 euro;

    d) Q8: 172.592.363 euro;

    e) Saras: 43.788.944 euro;

    f) Tamoil: 91.029.755 euro;

   il mercato nazionale dei carburanti – tanto per la benzina quanto per il gasolio – è già di per sé caratterizzato da andamenti fortemente altalenanti e da rialzi significativi, determinati in larga misura dalle dinamiche internazionali del prezzo del petrolio e dei prodotti raffinati, che finiscono per gravare in maniera diretta e rilevante sui consumatori finali;

   appare evidente che, prescindendo dal merito della singola vicenda e dalle modalità attraverso le quali l'Autorità abbia accertato le condotte anticoncorrenziali, la sanzione comminata abbia natura esclusivamente economica e, proprio per tale ragione, risulti necessario evitare che il peso della stessa – in tutto o in parte – possa essere riversato a valle della filiera, finendo per ricadere sui consumatori finali tramite un ulteriore incremento dei prezzi alla pompa, anziché gravare integralmente sui profitti delle imprese coinvolte;

   un tale eventuale meccanismo di «traslazione» della sanzione sui prezzi, oltre a privare la multa della sua natura sanzionatoria e della sua funzione deterrente rispetto a futuri accordi o pratiche anticoncorrenziali, determinerebbe un effetto distorsivo di segno opposto: esso si tradurrebbe, infatti, in un vero e proprio doppio onere per la collettività che, da un lato, ha già subito le conseguenze dell'ingiustificato aumento dei prezzi derivante dalle condotte illecite e, dall'altro, si vedrebbe costretta a sostenerne anche l'impatto economico sanzionatorio attraverso l'aggravio del costo del carburante –:

   quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, il Ministro interrogato abbia assunto o intenda assumere, al fine di evitare che l'onere delle multe gravi sui cittadini e consumatori finali tramite un ulteriore aggravio dei costi del carburante.
(3-02215)

Interrogazione a risposta orale:


   PITTALIS e CASASCO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   Rwm Italia S.p.A., è una società di eccellenza del Gruppo Rheinmetall preposta alla realizzazione di sistemi di difesa sottomarina e controminamento, nonché di testate belliche e munizioni aeronautiche. L'azienda è un fornitore di lunga data dei dipartimenti e Ministeri della difesa e delle forze armate, con un contributo rilevante al sostegno dell'Ucraina;

   lo stabilimento di Domusnovas, nella provincia del Sulcis Iglesiente, ospita un impianto dove sono presenti moderne linee di produzione. Ad oggi, Rwm Italia è in crescita, insieme a tutto il settore della difesa, stanti le crescenti tensioni geopolitiche internazionali. In particolare nel sito sardo l'occupazione è cresciuta da poco più di 100 unità nel 2021 a oltre 500 nel 2025;

   ad agosto 2022 l'azienda ha avviato un iter autorizzativo per ampliare il proprio stabilimento in Sardegna, il che potrebbe comportare l'assunzione di ulteriori 250 lavoratori, in un territorio in cui le principali realtà industriali sono in crisi da anni (EuroAlluminio, SiderAlloys e Portovesme);

   a febbraio 2025 l'istruttoria si è conclusa con il parere favorevole del servizio Via della regione Sardegna, che ha predisposto una proposta di deliberazione, trasmessa alla giunta il 9 giugno. Tuttavia, nonostante le rigorose scadenze previste per legge, ad oggi la giunta regionale non ha ancora deliberato. A seguito di una formale diffida del 17 giugno 2025, la società ha presentato ricorso al Tar Sardegna, contestando la illegittimità del silenzio amministrativo;

   sollecitata dal Ministro delle imprese e del made in Italy, la Presidenza della regione ha dichiarato che «l'ampliamento di una fabbrica di ordigni bellici coinvolge competenze trasversali e richiede il vaglio di più assessorati e direzioni generali prima di dare l'assenso». La Giunta regionale ha deciso il 23 settembre in tal senso;

   negli ultimi tempi sono state molte le voci che si sono levate per mettere in dubbio la regolarità delle commesse della stessa azienda, la quale ha provveduto a fugare le perplessità sollevate: gli acquirenti dei materiali prodotti sono soltanto i Paesi europei, gli Usa e l'Australia;

   in Italia Rwm ha scelto di non fare più investimenti da ormai un anno e mezzo, mentre ha investito circa 2 miliardi di euro in Spagna, Germania, Bulgaria, Romania, Ungheria e Lituania. Si profila il concreto rischio che la produzione prevista in Sardegna venga spostata in Spagna –:

   quali ulteriori iniziative di competenza intendano adottare i Ministri interrogati per salvaguardare l'investimento presso lo stabilimento di Domusnovas, sia in considerazione delle esigenze della difesa europea, sia soprattutto per alleviare i gravi problemi occupazionali della provincia del Sulcis Iglesiente.
(3-02217)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   PELUFFO e PANDOLFO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   nel corso della presentazione a Roma della ricerca del centro studi della Fiom-Cgil nazionale «Stellantis: la grande fuga dall'Italia», è stata sottolineata l'urgenza di trasferire il confronto sul futuro dell'automotive dal Ministro delle imprese e del made in Italy a Palazzo Chigi, poiché il tavolo automotive presso il Ministero delle imprese e del made in Italy ha finora prodotto esclusivamente (pochi) incentivi per l'acquisto di veicoli, rivelatisi insufficienti ad affrontare una crisi strutturale del settore, caratterizzata da un calo costante delle produzioni e da un crescente ricorso agli ammortizzatori sociali;

   la ricerca segnala che il patrimonio netto di Stellantis è sceso da 7.758.142.000 euro nel 2020 a 6.523.544.000 euro nel 2024, con una riduzione di 1.234.598.000 euro, anche a seguito della distribuzione di dividendi per 2 miliardi nel 2023;

   nello stesso periodo, i dipendenti di Stellantis in Italia sono passati da 37.288 unità a 27.632, con una perdita complessiva di 9.656 lavoratori; nel 2024 gli esuberi dichiarati sono stati 3.700 e nel 2025 ulteriori 2.352, per un totale di 6.052 unità, con costi di ristrutturazione pari a 777.276.000 euro;

   la produzione automobilistica italiana infine ha toccato livelli storicamente bassi: nel 2024 è diminuita del 36,8 per cento rispetto al 2023, e nei primi sei mesi del 2025 si è attestata a soli 221.885 veicoli (-27 per cento rispetto allo stesso periodo 2024), con una previsione complessiva di circa 440.000 veicoli a fine anno, meno della metà del milione annuo considerato indispensabile per la tenuta industriale del settore;

   il «Piano Italia» annunciato da Stellantis e le promesse del Ministro Urso (tra cui la produzione di un milione di veicoli l'anno e l'ingresso di un secondo costruttore) finora non si sono realizzate, e il taglio del fondo automotive operato dal Governo nella scorsa legge di bilancio si sta dimostrando una scelta sbagliata, in quanto sottrae risorse vitali a un comparto già colpito da una crisi profonda, che ha la necessità di una politica industriale seria, con garanzie formali per la filiera, gli investimenti e l'occupazione;

   sarebbe opportuno che il Governo nel prendere in mano la situazione assicuri che le mozioni parlamentari come riformulate e parzialmente approvate, nelle sedute del 12 marzo 2024 e del 16 ottobre 2024 tra cui quelle a prima firma del Partito Democratico, trovino effettiva attuazione e non restino mere dichiarazioni di principio, in una fase in cui il rischio di deindustrializzazione è sempre più concreto e che decida lo spostamento del tavolo automotive sotto la regia di Palazzo Chigi per garantire un coordinamento interministeriale effettivo e non limitato a misure parziali e congiunturali –:

   quali iniziative di competenza concrete intenda assumere il Governo affinché Stellantis dia seguito agli impegni presi in Italia, garantendo la salvaguardia degli stabilimenti, la tutela dei livelli occupazionali e un piano industriale di lungo periodo che riporti la produzione di veicoli ad almeno un milione di unità l'anno, anche ripristinando e rafforzando il fondo automotive ed assicurando risorse adeguate per sostenere la filiera, la transizione ecologica e gli investimenti innovativi;

   se intenda convocare con urgenza i vertici di Stellantis, a partire dal presidente John Elkann, anche con il coinvolgimento nelle sedi opportune delle forze parlamentari, affinché siano rese pubbliche le strategie del gruppo per l'Italia in termini di produzione, investimenti e occupazione.
(5-04474)

Interrogazioni a risposta scritta:


   GHIRRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   come riportato da fonti di stampa, è stata pubblicata una nuova manifestazione di interesse per l'acquisizione di Sanac, azienda siderurgica sottoposta a procedura di amministrazione straordinaria dal gennaio del 2015 nonché titolare di quattro stabilimenti in Piemonte, Liguria, Toscana e Sardegna;

   tale pubblicazione avviene a seguito dell'esito infruttuoso dei cinque bandi precedenti, rimasti privi di offerte di acquisizione, nonché della mancata concretizzazione dell'offerta proposta dall'azienda italo-canadese The Grossi Group in conformità alla manifestazione d'interesse pubblicata a maggio del 2024;

   l'ultima offerta non è stata ritenuta congrua dai commissari straordinari in quanto priva di un piano industriale considerato idoneo a garantire la tenuta dei livelli occupazionali e la concretizzazione degli investimenti necessari;

   il settimo bando di vendita di Sanac, pubblicato il 24 settembre 2025, prevede espressamente che i commissari straordinari si riservino, al fine di massimizzare la possibilità di successo della procedura di gara, la possibilità di valutare anche le manifestazioni di interesse e le offerte concernenti soltanto l'acquisto di uno o più dei complessi aziendali gestiti dalla società;

   la facoltà di valutare la cessione frazionata dei singoli rami dell'azienda, risulta, a parere dell'interrogante, del tutto incompatibile con gli orientamenti e gli obiettivi condivisi con le parti sociali nel corso della vertenza, soprattutto riguardo alla salvaguardia dei livelli occupazionali;

   l'eventuale cessione disarticolata dell'azienda, che fornisce materiali refrattari fondamentali per i processi di produzione dell'acciaio, lavorando per quasi il 60 per cento del suo fatturato per lo stabilimento acciaieria Editalia di Taranto, rischia di indebolire la coesione del gruppo, creare disparità territoriali e condurre alla chiusura degli stabilimenti più deboli con rilevanti ripercussioni sulla tenuta occupazionale dei lavoratori diretti e dell'indotto –:

   se il Ministro interrogato, alla luce di quanto espresso in premessa, non intenda adottare iniziative di competenza finalizzate al ritiro del bando di vendita dell'azienda Sanac e, contestualmente, promuovere la predisposizione di un nuovo bando di vendita che preveda, in coerenza con il percorso e gli orientamenti condivisi con le parti sociali, esclusivamente la cessione congiunta, al fine di tutelare e garantire la salvaguardia degli stabilimenti e, soprattutto, dei livelli occupazionali dei lavoratori.
(4-06015)


   SOUMAHORO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   da un'indagine svolta dalla Fiom dal titolo: «Stellantis. La grande fuga dall'Italia» si evidenzia il disimpegno di Stellantis verso la produzione nel nostro Paese. I dipendenti di Stellantis sono, infatti, passati da 37.288 nel 2020 a 27.632 nel 2024. Il risultato è che in quattro anni sono stati persi 9.656 lavoratori;

   riguardo all'utilizzo degli ammortizzatori sociali al 1° settembre 2025 su 32.803 dipendenti, 20.233 sono interessati da cassa integrazione e contratti di solidarietà, il 61,68 per cento. Gli ammortizzatori sociali sono estesi anche tra i lavoratori della componentistica e delle aziende committenti;

   per quanto riguarda la produzione in 20 anni, dal 2004 al 2024, è stata persa una produzione di automobili pari a 515.944 unità. Considerando i veicoli commerciali, la perdita complessiva dei volumi è stata pari a 520.798 unità. Si evidenzia inoltre che delle nuove produzioni lanciate da Stellantis, molte mass market, nessuna produce in Italia. Il calo della produzione di autoveicoli Stellantis non può essere imputato al calo della domanda. Infatti Stellantis continua a perdere quote di mercato. Ancora si può rilevare come il patrimonio netto sia passato da 7.758.142.000 euro nel 2020 a 6.523.544.000 euro nel 2024, con una riduzione di ben 1.234.598.000 euro. A questo risultato ha contribuito la distribuzione di 2 miliardi di dividendi dell'utile realizzato nel 2023. La Fiom parla di «calo evidente» degli investimenti materiali. La riduzione più grande riguarda le attrezzature industriali, quasi 571 milioni di euro in meno, mentre gli investimenti in impianti e macchinari calano di oltre 297 milioni di euro. Inoltre la spesa per ricerca e sviluppo è progressivamente calata negli ultimi dieci anni, da 991,5 milioni nel 2024 a 314 milioni nel 2024. Da segnalare anche la svalutazione degli asset che implicitamente significa riconoscere la riduzione della produzione nei prossimi anni;

   la Fiom ha fatto alcune proposte rivolte sia a Stellantis che alle istituzioni italiane ed europee come la definizione di un piano industriale che deve prevedere nuovi modelli mass market perché quelli annunciati non bastano a saturare gli stabilimenti, un piano per rafforzare la ricerca e sviluppo, il ripristino del progetto della gigafactory, il rilancio di Maserati e di Alfa Romeo e nuove assunzioni per invertire la strategia delle uscite incentivate e per rigenerare l'occupazione negli stabilimenti. Sono necessarie, infatti, misure per rilanciare il comparto ed occorre portare la produzione ad almeno 1 milione di veicoli l'anno. È altresì fondamentale realizzare politiche industriali dirette a proteggere e rilanciare l'automotive, favorendo anche l'ingresso di nuovi costruttori. Ed in questa fase di transizione ecologica bisogna prevedere strumenti come un ammortizzatore sociale unico per tutelare l'occupazione. Infatti senza investimenti non è possibile rilanciare la produzione di auto del nostro Paese –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare per rilanciare il gruppo Stellantis a fronte della grave situazione enunciata in premessa;

   se non sia necessario fare chiarezza sul futuro degli stabilimenti italiani di Stellantis.
(4-06028)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:

   la Corte dei conti ha inviato alla Presidenza del Consiglio dei ministri propri rilievi sulla delibera n. 41 del 2025 con la quale il Cipess, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, con riguardo all'intervento infrastrutturale denominato «Collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria», ha provveduto all'approvazione del progetto definitivo e degli atti previsti all'articolo 3, comma 7, del decreto-legge 31 marzo 2023, n. 35;

   la Corte si sta occupando della delibera sottoposta a registrazione, obbligatoria per renderla efficace, poiché è chiamata a verificare la legittimità degli atti e la regolarità contabile degli stessi;

   nel rilievo la Corte evidenzia «come risulterebbe non compiutamente assolto l'onere di motivazione difettando, a sostegno delle determinazioni assunte dal Cipess, anche in relazione a snodi cruciali dell'iter procedimentale, una puntuale valutazione degli esiti istruttori». Per cui la delibera si presenta «più come una ricognizione delle attività intestate ai diversi attori istituzionali del procedimento che come una ponderazione delle risultanze»;

   di qui la richiesta di acquisire «chiarimenti ed elementi informativi» su una serie di passaggi cruciali;

   sul piano procedurale, la Corte rileva «le peculiari modalità – condivisione di link che rimanda al sito istituzionale della società Stretto di Messina – con le quali sono stati trasmessi alcuni degli atti oggetto di controllo» e manifesta perplessità suda scelta di subordinare l'efficacia della delibera alla registrazione del decreto interministeriale Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Ministero dell'economia e delle finanze quando per lo svolgimento delle fasi del procedimento delineato dal decreto-legge n. 35 del 2023 sarebbe stato necessario completare l'iter del «previo» decreto interministeriale anche con riguardo alla fase integrativa dell'efficacia e, quindi, con la sottoposizione a controllo preventivo di legittimità del medesimo atto;

   la Corte si sofferma a lungo sulla normativa europea Iropi (Motivi imperativi di prevalente pubblico interesse) che discende dalla direttiva 92/43/CEE sia «in ragione del suo contenuto dispositivo e della sua riferibilità soggettiva», che sembrerebbe rientrare tra gli atti assoggettati a controllo preventivo di legittimità ai sensi della legge n. 20 del 1994, sia «in merito alla compatibilità» della delibera di approvazione di Iropi (...) la normativa europea e con le Linee guida vinca;

   la procedura Vinca, obbligatoria quando un progetto interferisce con zone di di protezione speciali, si era conclusa in modo negativo e se questo aveva bloccato il progetto del ponte; tale negatività non è stata superata con la Via recente e sul mancato rispetto della normativa in materia di Vinca si sono sviluppati iniziative e ricorsi;

   la mancata corrispondenza al dettato della norma, farebbe rimanere la Vinca negativa e inficerebbe la validità della realizzazione del Ponte. Per questo motivo il Governo ha formulato richiesta di parere alla Commissione europea, adottando nel frattempo una delibera con cui ha dichiarato la sussistenza di motivi imperativi di rilevante interesse pubblico legati alla salute dell'uomo e la sicurezza pubblica o relative conseguenze positive di primaria importanza per l'ambiente, con adozione di ogni compensativa necessaria, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 4, della direttiva 94/43/CEE;

   la Corte sottolinea che si resta ancora in attesa del parere della Commissione europea esprimendo, esprimendo al contempo forti dubbi sulla compatibilità della delibera Cipess con la «direttiva habitat» e con le linee guida Vinca richiedendo al contempo chiarimenti sulla interlocuzione in corso con la Commissione che non riguarda solo Vinca;

   la Corte segnala, inoltre e in linea procedurale, che non risulta acquisito il parere del Nars – organismo di valutazione – sui termini e sulla durata della concessione e chiede notizie sui motivi della esclusione della competenza dell'Autorità nazionale dei trasporti;

   sul progetto definitiva la Corte rileva che «le plurime prescrizioni e raccomandazioni di cui alla delibera Cipe n. 66 del 2003 risulterebbero non del tutto ottemperate», chiedendo quindi chiarimenti in merito alle valutazioni svolte dal Cipess con riguardo al rispetto della previsione di cui all'articolo 93 del decreto legislativo n. 163 del 2006 che disciplina i livelli di progettazione e il rispetto delle prescrizioni che su di essi vengono formulati. In via generale, la Corte evidenzia che «non risulta in atti il parere del Consiglio Superiore dei lavori pubblici» di cui chiede l'integrazione;

   per quanto riguarda gli aspetti economici e finanziari la Corte chiede in che modo sono stati quantificati i costi delle integrazioni progettuali richieste e delle prescrizioni date dagli organismi di valutazione;

   evidenzia il disallineamento tra l'importo asseverato da Kpmg (10,48 miliardi di euro) e quello indicato dal Cipess (10,51 miliardi) e chiede chiarimenti sugli incrementi di spesa: dai «costi della sicurezza», passati da 97 milioni di euro del preliminare a oltre 206 milioni, alle «opere e misure compensative» lievitate a 267 milioni;

   la Corte vuole sapere, inoltre, come è stata scelta la società (TPlan Consulting) che ha elaborato le stime di traffico e la conseguente tariffazione proposta e quali criteri abbia adottato;

   le valutazioni negative della Corte confermano le criticità già emerse sulla sostenibilità economica, sul rispetto della normativa europea e sulle valutazioni ambientali e mettono in discussione l'impianto stesso del progetto;

   ora l'Amministrazione destinataria delle osservazioni ha tempo 20 giorni per rispondere e appare necessario informare il Parlamento con la massima chiarezza e trasparenza in relazione al contrasto con la normativa europea di molti aspetti delle norme che hanno disciplinato la procedura di approvazione del progetto del Ponte –:

   se il Cipess possa con propria delibera, eludere i previsti vincoli normativi in relazione all'acquisizione dell'avviso del nucleo di consulenza Nars e quali siano le motivazioni che hanno determinato l'esclusione dell'Art tenuto conto dell'ampia portata della previsione di cui all'articolo 87 del provvedimento che interviene su concessioni, accesso alle infrastrutture, tariffe, condizioni di utilizzo;

   in che modo sia stata scelta e per quali motivi la società di consulenza TPlan Consulting e quali valutazioni siano state fatte in relazione agli esiti dello studio relativo alle stime di traffico alla base del piano economico-finanziario, anche in relazione agli approfondimenti istruttori svolti in occasione della riunione preparatoria del Cipess.
(2-00686) «Braga, Casu, Barbagallo, Simiani, Bakkali, Ghio, Morassut».

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VIII Commissione:


   MORFINO, TORTO, ILARIA FONTANA e L'ABBATE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'autorità di bacino distrettuale Appennino Centrale, con decreto n. 5 del 2025, ha aggiornato le mappe di pericolosità idraulica del fiume Tordino, riguardanti la riperimetrazione dal ponte della provinciale 47 e la foce nei comuni di Giulianova e Roseto, interessati al progetto relativo al IV lotto della strada statale 80 del Gran Sasso, con cui Anas intende completare l'itinerario in variante alla suddetta strada statale 80;

   la riperimetrazione – che ha disposto l'aggiornamento delle Nta del Piano stralcio difesa alluvioni per lo scenario di stato attuale delle aree di pericolo idraulico del fiume Tordino – fa registrare una maggiore o, comunque, diversa estensione delle zone ad alta/media pericolosità idraulica rispetto a quelle del Psda del 2004 – delibera regione del 29 gennaio 2008;

   nondimeno, il Ministero della cultura già nella nota 39511 del 2024 ha comunicato al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e al commissario straordinario Anas una serie di note negative sull'attuale progetto per la Via, comprensiva dell'autorizzazione paesaggistica, nonché della verifica del piano di utilizzo ex decreto del Presidente della Repubblica n. 120 del 2017, atteso che l'infrastruttura – avente una portata e dimensioni tali da generare trasformazioni permanenti e irrevocabili del contesto paesaggistico naturale del fiume Tordino – non compare tra gli usi compatibili con il Piano regionale paesistico (Prp) e si sviluppa per buona parte all'interno della fascia di 150 metri dal fiume Tordino e anche in stretta aderenza agli argini e alla vegetazione arborea ripariale, senza che Anas abbia proposto le modifiche per ridurre gli impatti dopo la verifica in sito rispetto alla Via della fase di consultazione 2022;

   il progetto, ancora in fase di Via, necessita di essere riconsiderato, come da note del Ministero della cultura del 30 ottobre 2024 e 9 dicembre 2024 sia in relazione alla vetustà del Psda preso in considerazione sia – e a maggior ragione – alla luce del suddetto nuovo Psda;

   l'elevatissimo rischio idraulico aggravatosi con la riperimetrazione-Psda dovrebbe far propendere verso la riconversione del progetto nel miglioramento/ampliamento della viabilità esistente –:

   quali misure di competenza intenda adottare il Ministro interrogato al fine di promuovere, anche per il tramite del Commissario straordinario Anas, una differente soluzione progettuale dell'opera che sia compatibile con il piano stralcio difesa alluvioni e il piano regionale paesistico, evitando in particolar modo che si sviluppi all'interno della fascia di 150 metri del fiume e in stretta aderenza agli argini e alla vegetazione arborea ripariale.
(5-04467)


   CORTELAZZO, BOSCAINI e MAZZETTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, comma 891, della legge n. 145 del 2018, ha istituito nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Mit) un fondo, con una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2023, destinato a province e città metropolitane e finalizzato alla messa in sicurezza dei ponti esistenti nel bacino del Po, nonché alla realizzazione di nuovi ponti in sostituzione di quelli esistenti con problemi strutturali. La norma prevedeva che i termini per l'aggiudicazione scadessero dopo 24 mesi;

   in considerazione delle criticità riscontrate dai soggetti beneficiari nell'aggiudicazione dei lavori detto termine è stato più volte spostato. Da ultimo con il comma 4-duodecies dell'articolo 7 del decreto-legge n. 202 del 2024 («milleproroghe») si è stabilito che entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione (12 marzo 2025), i soggetti beneficiari trasmettessero al Mit apposita manifestazione di interesse in merito al finanziamento assegnato, corredata dalla documentazione attestante lo stato di avanzamento degli interventi e il quadro economico aggiornato;

   lo stesso decreto-legge n. 202 ha stabilito, inoltre, che con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze e del Mit da emanare entro 45 giorni (11 aprile 2025) si sarebbe definito l'elenco degli interventi che possono accedere all'erogazione delle ulteriori rate dei finanziamenti del Fondo a condizione che l'aggiudicazione del relativo appalto di lavori avvenga entro e non oltre il 31 dicembre 2025;

   ad oggi il decreto Mef-Mit non risulta ancora e adottato e gli enti che hanno pianificato gli interventi di messa in sicurezza si trovano nell'incertezza di sapere se le risorse anticipate potranno essere recuperate o meno. A complicare le cose la tempistica stringente che obbliga gli enti ad aggiudicare gli appalti entro fine anno;

   in assenza del decreto Mef-Mit, per centrare la scadenza, province e città metropolitane avrebbero bisogno di una norma ad hoc come quella inserita nel decreto omnibus (decreto-legge n. 95 del 2025, articolo 3, comma 7) che ha consentito loro, in assenza del decreto applicativo di avviare comunque le procedure di evidenza pubblica per l'affidamento dei contratti relativi a programmi straordinari di manutenzione della rete viaria (ex articolo 1, comma 1076, legge n. 205 del 2017) –:

   quali intendimenti abbia il Ministro interrogato in merito alla questione esposta in premessa.
(5-04468)


   SIMIANI, BRAGA, BARBAGALLO, CURTI, EVI, FERRARI e CASU. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   con riguardo alla delibera Cipess n. 41 del 6 agosto 2025, con la quale è stato approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina, la Corte dei conti, in sede di controllo preventivo di legittimità dell'atto, ha sollevato numerosi rilievi;

   la Corte ha affrontato criticamente diversi aspetti – dalla procedura al progetto definitivo, dalle prescrizioni al piano economico-finanziario fino al rispetto della normativa eurounitaria – rilevando gravi dubbi sulla legittimità e regolarità degli atti esaminati;

   sono stati segnalati disallineamenti tra i valori asseverati e quelli approvati, incrementi ingiustificati dei costi per sicurezza e opere compensative, incertezza sulla quantificazione degli oneri ambientali e sociali, nonché la mancanza di chiarezza sui criteri adottati per stimare i flussi di traffico e per selezionare la società incaricata di redigere lo studio;

   chiarimenti sono stati chiesti sul rispetto della direttiva 2014/24/UE, che vieta la modifica di contratti pubblici senza un nuovo appalto oltre la soglia del 50 per cento del valore originario;

   sul piano ambientale, le criticità sono altrettanto marcate. La procedura di Valutazione di incidenza ambientale, ossia la verifica obbligatoria degli effetti di un progetto su siti protetti della Rete Natura 2000, conclusasi negativamente già nel 2003 e non superata con la recente Via, continua a rappresentare un ostacolo al progetto per superare il quale, lo scorso 4 aprile, il Cdm ha approvato la relazione Iropi (relazione relativa ai motivi imperativi di interesse pubblico), che consente di derogare alla direttiva Habitat laddove sia dimostrata l'assenza di idonee alternative progettuali e la sussistenza di motivi imperativi di interesse pubblico legati «alla salute dell'uomo e sicurezza pubblica o relative conseguenze di primaria importanza per l'ambiente»;

   sul punto, la Commissione europea, con nota del 15 settembre 2025, ha chiesto al Governo chiarimenti sugli impatti sugli habitat protetti, sulla dimostrazione del preminente interesse pubblico e sulle misure di compensazione, elementi indispensabili per provare la compatibilità del progetto con la direttiva Habitat (92/43/CEE);

   si ricorda, inoltre, che nella medesima relazione Iropi, il preminente interesse pubblico era stato argomentato anche in virtù di una presunta rilevanza militare dell'opera, ipotesi bocciata perfino dall'Ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO, privando così di fondamento una delle argomentazioni principali utilizzate dal Governo –:

   alla luce di un quadro che evidenzia profonde criticità sulla sostenibilità economico-finanziaria nel breve e nel lungo periodo, scarsa trasparenza procedurale, rischi ambientali, e seri dubbi di conformità alle direttive europee se ritenga opportuno adottare iniziative di competenza affinché sia ritirata la delibera Cipess n. 41/2025.
(5-04469)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BARBAGALLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la ferrovia circumetnea garantisce il servizio di trasporto pubblico locale sul territorio della provincia di Catania di tipo ferroviario extraurbano e di tipo metropolitano nella città di Catania;

   ferrovia circumetnea ha aggiudicato al raggruppamento guidato (con oltre l'86 per cento delle quote) dal consorzio Medil il maxi-appalto integrato da 385 milioni di euro per realizzare il prolungamento della metropolitana di Catania dalla stazione centrale Fs all'aeroporto (tratta Stesicoro-Aeroporto-lotto di completamento);

   la firma del contratto è avvenuta nel 2021, con l'obiettivo di portare la metropolitana fino all'aeroporto di Fontanarossa entro il 2025;

   il tratto da progettare e realizzare è lungo quasi sette chilometri (esattamente 6.754 metri) a partire dalla stazione di Stesicoro, per svilupparsi lungo le otto stazioni S. Domenico, Vittorio Emanuele, Palestro, San Leone, Verrazzano, Librino, S. M. Goretti e Aeroporto;

   l'incarico include la realizzazione della linea e di tutte le stazioni, inclusi gli impianti tecnologici connessi, oltre una galleria di circa 4.5 chilometri, e di altre opere collegate e funzionali;

   ad oggi i lavori non sono ancora partiti e la commissione tecnica che deve valutare le riserve dell'impresa non ha dato il via libera;

   a parere dell'interrogante la «situazione di stallo» che si è venuta a creare, deve essere sbloccata al più presto, senza contare che alla firma del contratto il consorzio aveva previsto il completamento dei lavori entro 2025 termine che ormai è un miraggio –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza intenda intraprendere affinché siano iniziati i lavori nel più breve tempo possibile.
(5-04462)

Interrogazione a risposta scritta:


   GHIO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   nella mattinata del 26 settembre 2025 il treno Frecciarossa 8806, partito da Pescara alle ore 6:00 e diretto a Milano, è rimasto fermo per oltre due ore presso la stazione di Marzocca a causa di un guasto alla linea ferroviaria;

   eventi tecnici di questo tipo, pur rientrando nella possibilità di un'infrastruttura complessa, richiedono tuttavia una gestione puntuale e tempestiva dell'informazione e dell'assistenza ai viaggiatori, elementi che nel caso di specie sono clamorosamente mancati. Numerose testimonianze dei passeggeri riferiscono che durante il lungo tempo di attesa non è stata fornita alcuna comunicazione chiara né sulle cause del guasto, né sui tempi di ripartenza, né sull'attivazione di soluzioni alternative da parte di Trenitalia;

   solo dopo molte ore i passeggeri sono stati trasferiti su un treno regionale diretto a Bologna, in condizioni di forte disagio: carrozze sovraffollate, viaggiatori ammassati nei corridoi, difficoltà di accesso al binario, calca ingestibile e anziani costretti a sostare per lungo tempo con i bagagli sulle scale. Una scena che non appare compatibile con l'immagine di un sistema ferroviario moderno ed efficiente quale l'Italia sostiene di voler garantire;

   il convoglio, giunto infine a destinazione con un ritardo superiore ai 200 minuti, ha determinato conseguenze pesantissime per centinaia di persone, molte delle quali dovevano proseguire il viaggio verso altre destinazioni, trovandosi così ulteriormente penalizzate;

   il punto critico non è quindi il guasto tecnico in sé, ma il fallimento nella gestione complessiva dell'emergenza, che ha lasciato viaggiatori e operatori in balia degli eventi, senza informazioni certe e senza adeguata assistenza. Quanto accaduto conferma la persistente inadeguatezza del sistema ferroviario nazionale sul fronte della comunicazione e della tutela dei passeggeri nei casi di interruzione del servizio –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra descritti, e quali iniziative di propria competenza intenda assumere affinché, in situazioni analoghe, Trenitalia e Rfi siano in grado di garantire tempestiva informazione e adeguata assistenza ai viaggiatori;

   quali misure siano allo studio per rafforzare i protocolli di gestione delle emergenze ferroviarie e assicurare che episodi del genere non si ripetano, arrecando gravi disagi ai cittadini e minando la credibilità del sistema di trasporto ferroviario nazionale.
(4-06016)

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:


   SCERRA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   nella serata del 25 settembre 2025 nel comune di Vittoria in provincia di Ragusa, sotto gli occhi increduli di testimoni, si è consumato in maniera plateale il reato di sequestro di persona. Dei malviventi armati a bordo di un'autovettura si sono fermati davanti ad un ragazzo di soli 17 anni e, chiamandolo per nome, lo hanno costretto ad entrare nel veicolo;

   il fatto ha naturalmente suscitato nella comunità un sentimento di sgomento e paura, rievocando i drammatici precedenti degli anni sessanta, pur collocandosi in un contesto criminale profondamente mutato e ben più complesso;

   ovviamente le forze dell'ordine, prontamente allertate, hanno avviato tempestivamente le indagini per risalire ai responsabili del sequestro, ma il giovane, nel giro di 24 ore è stato rilasciato, presentandosi lui stesso in commissariato, visibilmente scosso. Il motivo del rapimento e della scelta di quel ragazzo come bersaglio non è stato ancora chiarito, ma risulta fondamentale individuare la matrice del gesto, che potrebbe configurarsi come un regolamento di conti, un tentativo di estorsione o un messaggio intimidatorio rivolto alla famiglia della vittima;

   appare utile evidenziare, per definire il contesto, che questo comune è stato negli ultimi decenni teatro di diversi episodi di criminalità organizzata e, nonostante gli interventi delle autorità, continua purtroppo ad essere area operativa di clan locali e stranieri, dediti peraltro al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Si ricorda altresì che il comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2018;

   i fenomeni criminali descritti ovviamente, generano un clima di insicurezza che mina la fiducia nelle istituzioni a cui i cittadini chiedono legalità, maggiore controllo e presenza dello Stato sul territorio, in modo da preservare la tenuta sociale ed economica della sua comunità;

   l'amministrazione comunale e la cittadinanza, dinanzi a questo fatto criminale così sconcertante fortunatamente finito bene, hanno richiesto l'intervento del prefetto e del Ministero dell'interno, a cui da tempo la città ha lanciato appelli, purtroppo inascoltati, per un rafforzamento stabile delle forze dell'ordine, dato il significativo sottodimensionamento degli organici della polizia municipale. L'interrogante stesso in questi anni, attraverso la presentazione di emendamenti ad hoc, ha cercato di incrementare il contingente di forze dell'ordine messo a disposizione nei comuni siciliani, in particolare nel comune di Vittoria, proprio per i deficit rilevati;

   peraltro, vi sono delle graduatorie di concorsi che potrebbero essere attinte, quali per esempio il concorso di polizia di Stato 1148 del 2017, per cui molti giovani idonei attendono di essere chiamati;

   le associazioni di categoria e i rappresentanti della società civile invocano con forza, ancora una volta, una risposta decisa dello Stato, chiedendo una presenza più incisiva delle forze dell'ordine, controlli capillari e misure straordinarie atte a ristabilire condizioni accettabili di sicurezza e legalità –:

   se il Ministro interrogato, anche in considerazione della gravità del fatto appena accaduto e delle modalità plateali con cui è stato eseguito che registrano una certa fragilità del presidio di sicurezza nel territorio, non ritenga necessario disporre un immediato e significativo rafforzamento degli organici delle forze dell'ordine operanti nel comune di Vittoria e nel comprensorio ipparino, nonché nei comuni siciliani aventi simili criticità, al fine di garantire un presidio stabile, costante ed efficace dello Stato;

   conseguentemente, se non si ritenga opportuno adottare misure straordinarie, quali lo scorrimento delle graduatorie degli idonei di concorsi come il concorso di polizia di Stato 1148 del 2017, per sostenere l'azione di controllo del territorio e contrastare l'operatività delle organizzazioni criminali locali e straniere, con particolare riferimento al traffico di stupefacenti ed impedire altresì il ripetersi di reati così gravi come sequestro di persona.
(4-06022)


   GIAGONI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato nella Relazione al Parlamento 2025 sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, la cocaina si conferma una delle sostanze con il maggiore impatto sanitario e sociale nel nostro Paese;

   nel 2024, il 35 per cento dei decessi direttamente accertati per intossicazione acuta letale è stato attribuito all'assunzione di cocaina, percentuale in costante crescita negli ultimi anni, fino a raggiungere, proprio nel 2024, il valore più alto mai registrato;

   per la prima volta, nel medesimo anno, il numero di decessi direttamente attribuiti a cocaina e crack (80 casi), accertati dalle forze dell'ordine, è risultato sostanzialmente equivalente a quello legato all'assunzione di eroina e oppiacei (81 casi);

   la cocaina è inoltre risultata essere, nel 2024, la seconda sostanza psicoattiva illegale più consumata in Italia, con una stima media di circa 11 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti, in lieve ma costante aumento rispetto al triennio 2020-2022;

   è noto come l'assunzione di cocaina possa indurre comportamenti aggressivi, alterazioni del controllo degli impulsi e condotte violente, generando un circolo vizioso che mette a rischio non solo la salute e l'incolumità dell'assuntore, ma anche quella delle persone che lo circondano, alimentando contesti sociali di paura e insicurezza;

   nel Nord Sardegna, con particolare riferimento all'area della Gallura, si registra un incremento preoccupante nel numero di persone, soprattutto giovani, che fanno uso di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina;

   nella sola città di Olbia, secondo i dati recentemente diffusi dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, basati su analisi delle acque reflue, si stima un consumo giornaliero compreso tra le 23 e le 25 dosi ogni 1.000 abitanti;

   tale fenomeno, sempre più radicato, sembra essere correlato, secondo le prime risultanze investigative, a un recente fatto di cronaca nera avvenuto tra Arzachena e Palau, riconducibile anche al contesto di consumo e abuso di cocaina in ambienti di lusso e agio economico;

   l'uso prolungato di sostanze stupefacenti ha effetti devastanti sulla psiche e sulle capacità decisionali dell'individuo, con gravi conseguenze in termini di sicurezza, salute pubblica e coesione sociale –:

   quali iniziative di competenza i Ministri interrogati intendano mettere in atto nel breve e medio periodo per assicurare, nel territorio del Nord Sardegna, una risposta efficace e coordinata ai problemi connessi alla criminalità, allo spaccio di sostanze stupefacenti e alle fragilità sociali presenti, ivi comprese l'aumento delle forze dell'ordine e delle unità cinofile a disposizione nel territorio;

   se non ritengano opportuno, in collaborazione con altri Ministeri competenti, prevedere la realizzazione di progetti di carattere culturale e sociale che coinvolgano attivamente cittadini, associazioni e giovani, con particolare attenzione alle iniziative di educazione civica, sensibilizzazione e prevenzione dell'uso di sostanze stupefacenti.
(4-06024)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BARZOTTI, AIELLO, CAROTENUTO e TUCCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   la questione dei salari nella pubblica amministrazione e un problema noto, tuttavia nel caso dell'Ispettorato nazionale del lavoro (Tnl) sta assumendo connotati di particolare gravità e urgenza;

   nonostante il ruolo cruciale svolto dagli ispettori del lavoro nella tutela dei diritti dei lavoratori, nella lotta al lavoro sommerso e nella garanzia della sicurezza sul lavoro, il sistema retributivo e di gestione interna non riconoscono adeguatamente la complessità e la delicatezza delle loro funzioni e del loro ruolo;

   gli stipendi iniziali per i profili ispettivi (ex fascia F1) sono notevolmente bassi, specialmente in confronto alle retribuzioni offerte dal settore privato per figure con le stesse competenze specialistiche (giuristi, ingegneri, economisti, chimici);

   questa disparità economica, aggravata dall'assenza di sostegno per i neoassunti che sono costretti a trasferirsi nel nord del nostro Paese dove il costo della vita è insostenibile, ha portato a un tasso di rinuncia superiore al 90 per cento tra i vincitori di concorso per profili ispettivi;

   non solo l'Inl non riesce ad attrarre nuovi talenti, ma assiste anche a una costante emorragia di ispettori con anni di esperienza, che scelgono di trasferirsi in altre amministrazioni o nel settore privato in cerca di condizioni lavorative e retributive più dignitose e soddisfacenti;

   i Contratti collettivi nazionali integrativi (Ccni) dell'Inl rivelano a giudizio dell'interrogante uno squilibrio nell'allocazione delle risorse del Fondo risorse decentrate (Frd), che penalizza il personale ispettivo e avvantaggia solo il personale amministrativo; a differenza di altri enti simili (come l'Inps o le agenzie fiscali), l'Inl non prevede indennità specifiche per la funzione di vigilanza;

   con la delibera n. 44 del 2025, la Corte dei conti ha certificato l'elevata efficienza dell'attività ispettiva, riconoscendo al contempo l'inadeguatezza del trattamento economico degli ispettori e auspicando un intervento legislativo correttivo; tuttavia, i recenti interventi normativi, come il decreto-legge n. 19 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, hanno previsto fondi aggiuntivi solo legati alle sanzioni e dunque variabili: occorrerebbe invece una soluzione stabile e strutturale;

   occorre intervenire urgentemente per il nord Italia e per le sedi disagiate, contemplando le necessarie indennità: indennità di polizia giudiziaria, indennità di sede disagiata, welfare aggiuntivo, assicurazione medica, aumento del valore del buono pasto con esenzione fiscale-contributiva, e altro;

   sarebbe altresì auspicabile l'inclusione dell'ispettorato nazionale del lavoro (Inl) tra le amministrazioni beneficiarie dell'armonizzazione dei trattamenti economici accessori dei Ministeri ex articolo 14, comma 1, del decreto-legge n. 25 del 2025, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 maggio 2025, n. 69 –:

   se e quali iniziative urgenti di competenza intendano adottare per rendere più attrattivi i profili ispettivi dell'Inl a partire da un incremento strutturale del trattamento economico tabellare;

   se intendano adottare iniziative normative, nel primo provvedimento utile di natura finanziaria, volte a introdurre indennità specifiche per la funzione di vigilanza, come già avviene in altre amministrazioni;

   se intendano avviare un dialogo con le organizzazioni sindacali e con l'ispettorato stesso per negoziare un Contratto collettivo nazionale integrativo che riconosca finalmente il ruolo e il valore del personale ispettivo, ponendo fine alla disparità retributiva interna ed esterna;

   se intendano adottare iniziative normative volte a includere l'Inl tra le amministrazioni beneficiarie dell'armonizzazione dei trattamenti economici accessori dei Ministeri ex articolo 14, comma 1, del decreto-legge n. 25 del 2025.
(5-04461)

Interrogazioni a risposta scritta:


   SOUMAHORO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   giovani medici ed infermieri assunti dall'Inail durante il periodo di Covid rischiano dopo il 31 ottobre 2025 di perdere definitivamente il lavoro. Si tratta di specialisti e infermieri che in questi anni hanno supportato l'istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro nella cura, riabilitazione e reinserimento nella vita sociale e lavorativa di coloro che hanno subito danni fisici a seguito di malattia professionale o infortunio. Oggi il numero di queste persone, assunte con procedura straordinaria, si è ridotto a meno di 100 unità totali rispetto alle 300 unità iniziali;

   il loro rapporto di lavoro, come detto, finirà il 31 ottobre 2025 in assenza di un intervento normativo che li tuteli e che i medici e gli infermieri da tempo stanno chiedendo. Infatti l'Inail nel 2020 aveva instaurato rapporti di collaborazione coordinata e continuativa con 100 medici e 200 infermieri, con avvio del rapporto il 2 giugno e termine finale fissato al 31 dicembre 2020. C'è stata poi una proroga che successivamente si è trasformata, previa verifica di idoneità, a decorrere dal 1° novembre 2022 e per una durata di 36 mesi in rapporto di lavoro a tempo determinato. Pertanto il contratto di lavoro che l'istituto sta intrattenendo con il suddetto personale (il cui contingente risulta ormai ridotto a 29 medici e 66 infermieri distribuiti nelle sedi territoriali, nelle strutture centrali e regionali) si interromperà il prossimo 31 ottobre 2025 in assenza di uno specifico intervento normativo;

   è importate per l'Inail continuare ad avvalersi di professionisti con un'elevata capacità e con un'esperienza maturata all'interno dell'istituto che, tra l'altro, registra delle carenze di organico. Infatti le competenze di questi medici ed infermieri possono essere utilizzate nell'ottica di rafforzare le attività di prevenzione e cura che l'istituto promuove;

   pur essendo personale giovane molti di loro hanno una famiglia ed auspicano un intervento che possa risolvere la situazione –:

   quali iniziative di carattere normativo intendano adottare per stabilizzare il personale citato in premessa che svolge, tra l'altro, un compito di assoluta rilevanza all'interno dell'Inail.
(4-06017)


   SOUMAHORO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   è grave la crisi che sta attraversando la Capaccioli s.r.l. di Sinalunga. La Fiom Cgil Siena ha espresso la massima preoccupazione per i 43 lavoratori dell'azienda metalmeccanica (specializzata nella realizzazione di impianti per la produzione di laterizi) che si trovano in grave stato di incertezza lavorativa. L'azienda è stata fondata nel 1950 ed oggi è ancora una realtà a gestione familiare. Nel 1995 l'azienda ha brevettato la tecnologia Easymund e successivamente ha ampliato la sua offerta con la linea di bruciatori e la business unit per la preparazione delle materie prime. Nel 2016 è stato registrato il marchio Condor Dryer: una soluzione innovativa che riduce i costi operativi e migliora la qualità del prodotto. Infine oggi la Capaccioli mantiene una presenza commerciale internazionale, concentrandosi su progettazione, fornitura ed assistenza tecnica in oltre 30 Paesi;

   da tempo, infatti, il personale dell'azienda chiede, senza avere chiarimenti soddisfacenti, delle risposte certe sul futuro lavorativo;

   la Capaccioli ha, infatti, presentato un concordato preventivo che non risulta ancora accettato generando una grande incertezza tra i lavoratori. A ciò si aggiunge il grave problema del mancato rispetto del pagamento degli stipendi: situazione che mette in seria difficoltà i dipendenti e le loro famiglie;

   la medesima Fiom Siena sostiene con forza le legittime richieste dei lavoratori ed ha proclamato lo stato di agitazione del personale fino a quando non si avranno risposte chiare e certe sul futuro aziendale e dei lavoratori;

   la crisi della Capaccioli non risulta essere un caso isolato: infatti si inserisce in una fase di crisi del settore dei laterizi e dell'intero comparto delle costruzioni. Le cause sono dovute alla riduzione della domanda, all'aumento dei costi energetici ed alla fine degli incentivi fiscali che hanno colpito sia le aziende produttrici che l'indotto: trasporti, logistica, forniture di materiali, artigianato ed impiantistica –:

   quali iniziative di competenza intendano adottare per tutelare i livelli occupazionali della Capaccioli e rilanciare un settore importante per l'economia del Paese.
(4-06018)


   APPENDINO e IARIA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   Cerence è un'azienda nata nel 2019 come spin-off del settore automotive di Nuance Communications, portando con sé oltre 25 anni di esperienza nelle tecnologie vocali per l'interazione uomo-veicolo, e che oggi collabora con i principali produttori automobilistici per offrire soluzioni di infotainment basate sull'intelligenza artificiale;

   in data 2 settembre 2025 la multinazionale Cerence Inc. ha annunciato un piano di ristrutturazione con oneri stimati tra 7,2 e 7,9 milioni di dollari nel primo trimestre fiscale del 2026 motivato da esigenze di efficientamento e non da una crisi generale d'impresa. I risultati economici e industriali della multinazionale sono positivi;

   nella stessa finestra temporale in Italia è stata comunicata la cessazione delle attività della sede di Torino e l'avvio della procedura di licenziamento collettivo per 54 lavoratrici e lavoratori con profili ad alta qualificazione (ingegneri, informatici, matematici, fisici, linguisti computazionali) ed elevata trasferibilità delle competenze anche oltre l'automotive (text-to-speech, natural language understanding, biometria vocale, servizi professionali);

   la scelta appare orientata a centralizzare in Germania attività ad alto valore aggiunto e a delocalizzare verso India e Cina le altre attività, con un effetto di svuotamento del presidio di ricerca e sviluppo torinese e il rischio di dispersione di competenze critiche per l'ecosistema locale dell'intelligenza artificiale;

   la vicenda non riguarda soltanto la deindustrializzazione dell'automotive: il perimetro Cerence insiste sull'Ia conversazionale con applicazioni cross-settore (mobilità, telco, servizi smart), dunque l'impatto è sistemico su Torino e sul Piemonte; a quanto consta agli interroganti i lavoratori hanno espresso disponibilità a soluzioni occupazionali e richiedono un coordinamento istituzionale per evitarne l'esodo fuori dalla regione o dal Paese;

   le figure professionali coinvolte sono tra le più richieste sul mercato e rappresentano un capitale umano strategico;

   la città di Torino è sede del Centro italiano di intelligenza artificiale per l'industria e nel 2025 ha vinto il premio capitale europea per l'innovazione e per lo smart tourism –:

   quali iniziative urgenti di competenza i Ministri interrogati intendano assumere, anche mediante un tavolo presso il Ministero delle imprese e del made in Italy per prevenire la chiusura del presidio torinese e valutare opzioni alternative;

   quali iniziative di competenza intendano assumere, in raccordo con l'ecosistema locale (dal Politecnico di Torino al Competence center), per un piano straordinario di ricollocazione qualificata dei 54 addetti, valorizzandone le competenze legate all'intelligenza artificiale.
(4-06019)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interrogazioni a risposta immediata:


   PAOLO EMILIO RUSSO, TENERINI, GENTILE, TASSINARI e BATTILOCCHIO. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   il cosiddetto «decreto Pa» ha introdotto nella pubblica amministrazione la figura professionale del social media e digital manager con compiti di elaborazione di strategie comunicative specifiche per i social media, in conformità agli obiettivi istituzionali (articolo 4, comma 9-novies, del decreto-legge n. 25 del 2025, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 69 del 2025);

   la disposizione in esame persegue, da un lato, l'obiettivo di dotare le amministrazioni di una figura in grado di rafforzare il dialogo con gli utenti attraverso lo sviluppo di strategie comunicative più moderne e inclusive e, dall'altro, di attrarre le giovani generazioni verso il pubblico impiego;

   il rafforzamento del processo di transizione digitale nella pubblica amministrazione rappresenta un obiettivo che il Ministro interrogato sta perseguendo con determinazione allo scopo di ampliare l'accesso ai servizi pubblici e avvicinare i cittadini alle istituzioni;

   il ricorso alla figura professionale del social media e digital manager costituisce un importante strumento che si colloca nell'ambito del più ampio percorso di digitalizzazione che la pubblica amministrazione ha avviato –:

   quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare al fine di promuovere il ricorso alla figura professionale del social media e digital manager nelle amministrazioni pubbliche.
(3-02206)


   LUPI, ROMANO, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   il Piano nazionale di ripresa e resilienza, approvato nel 2021 e aggiornato nel 2023 con l'inserimento del capitolo REPowerEU, costituisce lo strumento con cui l'Italia attua il programma europeo Next generation EU, per un totale di circa 194,4 miliardi di euro, di cui 71,8 miliardi a fondo perduto e 122,6 miliardi in prestiti;

   il Piano nazionale di ripresa e resilienza è articolato in sei missioni, sedici componenti e oltre 150 interventi, tra investimenti e riforme, con l'obiettivo di sostenere la modernizzazione del Paese, promuovere la transizione digitale ed ecologica, rafforzare l'inclusione sociale e migliorare la competitività;

   tra le riforme cosiddette «orizzontali», fondamentali ai fini del buon esito del Piano, rientrano quelle relative alla semplificazione amministrativa, considerate condizione imprescindibile dalla Commissione europea per garantire efficienza, rapidità e certezza agli operatori economici e agli enti attuatori;

   tali riforme comprendono, tra l'altro, la digitalizzazione delle procedure autorizzative e il rafforzamento della capacità amministrativa;

   nonostante i progressi registrati, permangono sfide ambiziose con riferimento al coordinamento tra amministrazioni centrali e locali;

   negli ultimi anni sono stati già conseguiti risultati significativi, tra cui l'adozione del nuovo codice dei contratti pubblici entrato in vigore nel 2023; il rafforzamento della digitalizzazione dei processi autorizzativi, la razionalizzazione normativa attraverso interventi di riduzione delle disposizioni vigenti, nonché l'avanzamento delle riforme della giustizia civile, penale e tributaria, funzionali alla riduzione dei tempi dei procedimenti;

   altre misure sono in fase di completamento, tra cui ulteriori semplificazioni nei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini;

   la scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza è fissata inderogabilmente al 31 agosto 2026, data entro la quale tutti i progetti dovranno essere completati e rendicontati, pena la perdita delle risorse europee assegnate –:

   quale sia lo stato di avanzamento delle riforme di semplificazione amministrativa previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e quali ulteriori iniziative il Governo intenda adottare, al fine di garantire il rispetto delle scadenze del 2026 e la salvaguardia delle risorse europee destinate all'Italia nell'ambito sopra individuato.
(3-02207)


   ALFONSO COLUCCI, AURIEMMA, BALDINO, PENZA e DONNO. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   ben quattro decreti-legge, cosiddetti «Pa», e dunque specificamente dedicati ai nodi e alle problematiche delle pubbliche amministrazioni e del relativo personale, non hanno risolto il problema strutturale del dislivello salariale del comparto «Funzioni locali» rispetto a tutti gli altri comparti del pubblico impiego, ben più remunerati (non è minimamente da definirsi soluzione la possibilità, per alcuni enti con determinati requisiti, di superare il tetto del salario accessorio, che nulla ha a che vedere con l'iniquità del divario salariale dei lavoratori degli enti locali);

   come messo in evidenza anche dalle rappresentanze sindacali e riportato dalla stampa, tale condizione sta causando un vero e proprio esodo dei lavoratori verso settori più retribuiti e con più opportunità di avanzamento e crescita professionale;

   risulta dagli organi della stampa che il Ministro interrogato abbia promesso di inserire nel prossimo disegno di legge di bilancio una somma destinata al comparto funzioni locali, somma che è risultata, fatti i conti, pari a una manciata di euro mensili per ciascun lavoratore;

   ha destato sconcerto negli interroganti la sensibilità che il Governo ha dimostrato, nella legge di bilancio per il 2025, verso il dislivello in termini di indennità di Ministri e Sottosegretari, che prontamente sono state innalzate al fine di appianarlo;

   desta grave preoccupazione, ora, l'evidente carenza di risorse, unitamente all'assenza di volontà, da riconoscere ai lavoratori per sanare iniquità salariali, a fronte, nella visione degli interroganti, delle enormi spese destinate alla difesa e al riarmo, pari al 5 per cento del prodotto interno lordo, e dei vincoli del nuovo Patto europeo di stabilità e crescita sottoscritto, pur al limite della sua sostenibilità per il nostro Paese, che, sempre ad avviso degli interroganti, prosciugano le risorse della finanza pubblica e riducono, se non annullano, le risorse per i lavoratori, il welfare, i diritti e le spese sociali –:

   alla luce di quanto esposto, se non intenda adottare tempestivamente iniziative, cogliendo l'occasione della predisposizione del prossimo disegno di legge di bilancio, per prevedere misure idonee, corredate delle relative e congrue risorse, volte a superare in modo permanente e strutturale il divario salariale dei lavoratori delle funzioni locali.
(3-02208)

RIFORME ISTITUZIONALI E SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA

Interrogazione a risposta immediata:


   MAGI. — Al Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa. — Per sapere – premesso che:

   si apprende da fonti di stampa che il Governo e la maggioranza intendono riformare la legislazione elettorale: la Presidente Meloni, in un'intervista del 4 luglio 2025, si è espressa per una legge proporzionale, con «l'indicazione del Premier per ogni coalizione» e premio di maggioranza per chi vince. L'onorevole Donzelli, coordinatore di Fratelli d'Italia, ad aprile 2025, ha dichiarato: «Lo schema è una legge proporzionale con indicazione del Premier e premio di maggioranza con soglia del 40 per cento al posto dei collegi uninominali. Rintrodurremo le preferenze almeno per una parte, non del tutto perché un Parlamento eletto con liste bloccate difficilmente la voterebbe»;

   in Parlamento, ad oggi, non è iniziata alcuna discussione in materia di riforma elettorale e non ve n'è traccia nelle sedi istituzionali preposte. Il dibattito e le trattative stanno avvenendo esclusivamente al di fuori delle Commissioni e dell'Aula, nella forma di interlocuzioni informali riservate, come se si trattasse di un fatto meramente privato. Ma la legge elettorale è un cardine della democrazia, definisce il meccanismo di traduzione della volontà elettorale in rappresentanza istituzionale: non è un affare tecnico riservato ai partiti, è un elemento essenziale che riguarda da vicino l'interesse dei cittadini. Da essa dipendono la qualità della democrazia, la libertà di scelta degli elettori, l'accesso alla rappresentanza, la selezione della classe dirigente. Senza regole coerenti, condivise e rispettose del pluralismo, la democrazia si svuota, i cittadini si allontanano dalle istituzioni;

   anche ricordando che, nel recente passato, il Parlamento è stato eletto mediante una legge elettorale poi dichiarata incostituzionale, è necessario evitare gli errori del passato, anzitutto permettendo che sia il Parlamento ad occuparsi di legislazione elettorale, liberamente, e non il Governo;

   è necessario, inoltre, evitare che modifiche sostanziali siano approvate nell'anno che precede le elezioni, come raccomandato dalla Commissione di Venezia, per garantire conoscibilità e comprensibilità dei cambiamenti;

   soprattutto, è bene chiarire quali siano gli obiettivi, i quali, certamente, non possono corrispondere all'esigenza di una maggioranza di essere confermata tale –:

   se, nell'ambito della riforma elettorale annunciata, il Governo stia lavorando a una proposta su base proporzionale, che, quindi, elimini i collegi uninominali, preveda l'attribuzione di un premio di maggioranza corrispondente ad almeno il 55 per cento dei seggi alla coalizione che superi una certa soglia di voti, inferiore al 50 per cento, l'introduzione delle preferenze, nonché l'indicazione del «candidato Premier» sulla scheda elettorale e se non ritenga necessario che il Governo si astenga dal ricorso alla questione di fiducia sull'eventuale riforma.
(3-02209)

SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   l'Mpox o «vaiolo delle scimmie» è una malattia infettiva zoonotica causata dal virus monkeypox (Mpxv) appartenente alla famiglia Poxviridae, genere Orthopoxvirus;

   con l'eradicazione del vaiolo nel 1980 e la successiva cessazione della vaccinazione antivaiolosa, l'Mpox è emerso come il più importante Orthopoxvirus per quanto riguarda il possibile impatto sulla salute pubblica;

   nel 2022, si è verificata una vasta epidemia che ha coinvolto una serie di Paesi nei quali non era mai stata documentata la trasmissione di Mpox. Il virus si è diffuso rapidamente prevalentemente attraverso il contatto sessuale;

   il 23 luglio 2022, l'Oms ha dichiarato l'Mpox un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, reiterandola il 14 agosto 2024;

   secondo lo European centre for disease prevention and control, dall'inizio dell'epidemia e fino al 19 giugno 2025 sono stati segnalati 24.772 casi confermati di Mpox negli Stati Membri dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo, dei quali 1.171 in Italia;

   al momento, l'unico vaccino disponibile per Mpox è l'MVA-BN. Il ciclo vaccinale primario consiste in due dosi con la seconda a distanza di almeno 28 giorni dalla prima;

   fin dal 2022 la Commissione europea ha predisposto un meccanismo centralizzato di acquisto del vaccino anti-Mpox. In una prima fase, l'Autorità HERA ha acquistato direttamente un quantitativo di dosi per donarle agli Stati Membri, successivamente HERA ha stipulato un accordo quadro (Joint procurement agreement) con l'azienda produttrice, definendo i termini per l'acquisto di dosi da parte dei singoli Stati Membri, fino ad un quantitativo massimo complessivo di 2 milioni nel biennio 2023-2024. L'accordo quadro, stipulato nel mese di novembre 2022, aveva durata biennale e risulta quindi scaduto;

   l'unica via di somministrazione autorizzata del vaccino MVA-BN è quella sottocutanea. In caso di carenza di vaccino, l'OMS/WHO ha indicato in via del tutto eccezionale la possibilità di una somministrazione alternativa (intradermica) che permette un risparmio di antigene, ma che risulta esser più reattogena, oltre a non essere autorizzata in scheda tecnica;

   sulla base delle valutazioni espresse dall'Emergency task force dell'Ema, la Commissione tecnico-scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco il 22 agosto 2022 ha ritenuto che «in condizioni di emergenza (...) in un contesto di scarsa disponibilità di vaccino a livello globale, la somministrazione intradermica a dosaggio ridotto possa rappresentare un'alternativa alla somministrazione sottocutanea»;

   con circolare n. 3951 del 10 febbraio 2025, il Ministero della salute ha aggiornato le indicazioni sulla strategia vaccinale contro Mpox ed ha esteso l'offerta attiva della vaccinazione come profilassi pre-esposizione ad un più ampio novero di soggetti –:

   se il Ministero abbia provveduto ad effettuare una stima dei soggetti per i quali la citata circolare ministeriale raccomanda l'offerta attiva del vaccino anti-Mpox e quale sia il fabbisogno stimato di dosi vaccinali per la copertura di tale popolazione;

   quante dosi di vaccino siano state distribuite alle regioni dall'inizio della campagna vaccinale e se le regioni dispongano attualmente di dosi sufficienti per garantire l'offerta attiva e gratuita del vaccino ai soggetti individuati dalla succitata circolare ministeriale;

   di quali elementi disponga sullo stato di avanzamento della stipulazione del nuovo accordo quadro tra HERA e l'azienda produttrice del vaccino, e se l'Italia abbia intenzione di aderire e se abbia comunicato ad HERA il proprio fabbisogno nazionale;

   se, qualora l'Italia non aderisse al nuovo accordo, il Ministro interrogato possa chiarire come si intenda assicurare la necessaria fornitura del vaccino alle regioni;

   se possa chiarire per quale ragione nella succitata circolare sia stata confermata l'indicazione di considerare intercambiabili la via di somministrazione sottocutanea e quella intradermica.
(5-04473)

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:

   interrogazione a risposta scritta Torto n. 4-04453 del 26 febbraio 2025;

   interrogazione a risposta in Commissione Boscaini n. 5-04392 del 10 settembre 2025;

   interrogazione a risposta in Commissione Peluffo n. 5-04405 del 12 settembre 2025;

   interrogazione a risposta in Commissione Cappelletti n. 5-04453 del 24 settembre 2025.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta orale Bonelli n. 3-01359 del 24 luglio 2024 in interrogazione a risposta scritta n. 4-06012.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA


   ASCARI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il 28 giugno 2023, a Roma, nel quartiere Primavalle, veniva brutalmente uccisa la giovane Michelle Causo, di soli 17 anni, accoltellata più volte da un coetaneo, successivamente condannato a 20 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato;

   il corpo della ragazza veniva poi abbandonato in un carrello della spesa, in un atto che ha profondamente scosso l'opinione pubblica e generato profondo sdegno e dolore nella comunità locale e nazionale;

   nei giorni scorsi, e stata pubblicata sui social network una stories provocatoria e una canzone rap intitolata «Scusa mamma», veicolando messaggi di sfida, frasi offensive e apparentemente condivise anche da presunti complici o sostenitori all'esterno;

   tali contenuti sono apparsi come un ulteriore schiaffo alla memoria della vittima e al dolore dei familiari, che hanno pubblicamente denunciato l'inaccettabilità che un condannato per un crimine tanto efferato possa ancora oggi usufruire di strumenti comunicativi come i social media, in un contesto detentivo che dovrebbe garantire la sicurezza, il controllo e il rispetto delle vittime;

   la diffusione di contenuti social da parte di detenuti rappresenta una grave violazione del regime penitenziario, oltre che un potenziale elemento di turbamento dell'ordine pubblico e della sensibilità collettiva;

   tale episodio solleva gravi interrogativi sulla sicurezza all'interno degli istituti penitenziari minorili, sull'accesso improprio a strumenti informatici e sulla mancanza di controlli adeguati da parte dell'amministrazione penitenziaria;

   in molte altre occasioni, sono emersi casi di detenuti, anche condannati per reati gravissimi, che sono riusciti a pubblicare contenuti sui social media dal carcere, creando un effetto di emulazione e sfida all'autorità giudiziaria e penitenziaria –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali accertamenti siano stati avviati dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per verificare come sia stato possibile che un detenuto minorenne, condannato per omicidio, sia riuscito direttamente o indirettamente a pubblicare contenuti sui social network dal carcere;

   quali provvedimenti urgenti intenda adottare per impedire l'accesso non autorizzato a dispositivi elettronici e piattaforme digitali da parte di soggetti detenuti;

   se non intenda, anche alla luce della gravità del reato commesso e del comportamento recidivo e provocatorio del detenuto, assumere iniziative di competenza volte a un immediato trasferimento in una struttura penitenziaria più adeguata, nel rispetto della normativa minorile, ma a garanzia della sicurezza e del rigore della pena.
(4-05442)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo indicato in esame, si prende spunto dalla vicenda del brutale assassinio di Michelle Causo, avvenuto il 28 giugno 2023, a Roma, nel quartiere Primavalle. In particolare, la giovane era stata ripetutamente accoltellata da un coetaneo, condannato a 20 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato.
  Ciò premesso, nei giorni scorsi, sui
social sarebbe stata pubblicata una story provocatoria e una canzone rap intitolata «Scusa mamma», che veicola messaggi di sfida, frasi offensive e apparentemente condivise anche da presunti complici o sostenitori all'esterno.
  Per fornire adeguato contributo conoscitivo, è stato opportunamente interpellata l'autorità giudiziaria competente ed in data 5 agosto 2025 il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Roma ha trasmesso apposita relazione che, per completezza di esposizione, si riporta di seguito.
  «il 28.06.23 si avviarono le indagini per l'omicidio di Causo Michelle Maria e dopo un'intensa attività investigativa si perveniva a giudizio a carico di De Soyza. Tale processo veniva celebrato nelle forme del rito abbreviato che si concludeva con la Sentenza del 17.07.2024, divenuta irrevocabile il 02.12.2024, nella quale il De Soyza veniva condannato alla pena di anni 20 di reclusione oltre pene accessorie.
  (...) Dall'irrevocabilità della Sentenza il condannato è stato sempre detenuto fuori distretto, in particolare dal 22.02.24 al 28.06.2025 presso l'I.P.M. di Treviso, dal 28.06.2025 al 17.07.2025 presso l'I.P.M. di Torino, data dalla quale è stato trasferito presso una struttura carceraria per adulti. Pertanto, la Magistratura di Sorveglianza che si è occupata del detenuto è stata sempre quella di distretti diversi rispetto a quello di Roma (...)».

  In ordine alla vicenda descritta nell'atto di sindacato ispettivo, è stato interpellato anche il Dipartimento di giustizia minorile e di comunità, competente in relazione alla detenzione minorile, che nell'immediatezza dei fatti denunciati, si è attivato senza indugio al fine di disporre, innanzitutto, un'approfondita ispezione interna presso la struttura detentiva ove il minorenne in questione era detenuto.
  A ogni buon conto, nelle more dello svolgimento della citata attività ispettiva, il minore è stato trasferito presso l'istituto penale per i minorenni di Torino, mentre gli esiti dell'ispezione hanno indotto l'Amministrazione ad adottare le opportune iniziative presso le sedi competenti, allo stato riservate fino alla conclusione della procedura ispettiva avviata.
  Trattando, più in generale, la tematica della sicurezza negli Istituti penitenziari, si rappresenta che, con nota 4 febbraio 2025, la Direzione generale dei detenuti e del trattamento del Dap ha dettato le linee guida proprio per fronteggiare l'allarmante fenomeno conseguente al rinvenimento all'interno degli istituti penitenziari di telefoni cellulari o altri dispositivi idonei a favorire contatti con l'esterno.
  In particolare, si è chiesto alle Direzioni penitenziarie di sensibilizzare il personale addetto alla sorveglianza delle sezioni, a maggior ragione se di alta sicurezza, all'osservanza scrupolosa e continua dei propri doveri istituzionali.
  Massimo scrupolo e attenzione sono stati richiesti, altresì, per tutti i servizi destinati al controllo della sicurezza interna ed esterna dell'istituto, ovvero per i compiti di sorveglianza e controllo previsti per i vari posti di servizio nevralgici.
  Il crescente fenomeno dell'utilizzo di velivoli comandati di piccole dimensioni (droni) per l'introduzione clandestina all'interno degli istituti penitenziari di telefoni cellulari, sostanze e/o oggetti, la cui detenzione non è consentita ai detenuti e agli internati, ha indotto, altresì, la Direzione generale a richiamare le Direzioni affinché venga assicurato un attento e costante servizio di vigilanza esterna degli istituti penitenziari, tramite l'impiego di sentinelle sui muri di cinta, ovvero con utilizzo dell'automontata, pur di garantire la vigilanza nell'arco delle 24 ore giornaliere.
  È stata evidenziata, inoltre, la necessità di implementare i controlli e le attività di perquisizione ordinaria e straordinaria. Tali operazioni devono essere effettuate non solo in tutti i casi previsti dalla legge bensì, in linea generale e con particolare riferimento alle perquisizioni straordinarie generali, con frequenza continua.
  Ai provveditori regionali è stato, altresì, ribadito di verificare che le Direzioni, unitamente ai comandanti di reparto, curino in maniera scrupolosa le misure di prevenzione e sicurezza volte ad arginare il fenomeno di specie.
  E stata evidenziata, altresì, la necessità di intervenire – oltre che a mezzo delle sanzioni disciplinari già previste e, al contempo, con l'immediata trasmissione della notizia di reato alla Procura della Repubblica competente — anche e soprattutto attraverso la compiuta verifica, da parte della Direzione generale dei detenuti e del trattamento, dei presupposti per l'applicazione del regime di sorveglianza particolare
ex articolo 14-bis dell'ordinamento penitenziario e, se del caso, anche con contestuale trasferimento del detenuto in altra sede, in conformità con l'articolo 42 dell'ordinamento penitenziario.
  I direttori penitenziari valorizzeranno, infine, gli elementi che, di fatto, possano essere eventualmente apprezzati quali ostativi rispetto alle istanze di benefici penitenziari.
  Dal punto di vista delle strumentazioni di sicurezza, invece, si evidenzia che ciascuna struttura detentiva risulta dotata, allo stato, della seguente strumentazione: apparati fissi di tipo
metal detector e cell phone detector, dispositivi portatili per la rilevazione di telefoni cellulari e strumentazione per l'individuazione delle frequenze generate da apparati cellulari.
  Si evidenzia, altresì, che tutte le apparecchiature elencate sono sottoposte a monitoraggio trimestrale da parte della competente Direzione generale per la gestione dei beni, dei servizi e degli interventi in materia di edilizia penitenziaria, con l'obiettivo di verificarne l'efficienza operativa e valutarne l'adeguatezza tecnologica in relazione all'introduzione di eventuali soluzioni innovative.
  Risultano, inoltre, in fase di acquisto, altresì, per l'anno 2025-2027:

   Body scanner;

   Metal detector manuali;

   Rilevatori portatili ad asta.

  Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, in collaborazione con i provveditorati regionali, ha attuato anche uno strutturato programma di dotazione di speciali strumentazioni tecnologiche di contrasto ai droni per numerosi istituti penitenziari, finalizzando risorse finanziare dedicate.
  Allo stato, risultano attivi 59 dispositivi anti-drone presso altrettanti istituti, distinti in 39 sistemi fissi anti-drone e 20 dispositivi mobili anti-drone (
jammer anti-drone).
  Per ulteriori 10 sistemi anti-drone, le procedure di acquisizione sono state completate e i dispositivi sono in attesa di installazione.
  Allo stato, l'attuazione del primo programma di dotazioni strumentali ha comportato un investimento superiore a 5 milioni di euro.
  Per il 2026, è in programma l'acquisto di ulteriori 25 dispositivi anti-drone, da destinare ad altrettanti istituti penitenziari, che avverrà mediante una gara d'appalto europea.

  È, altresì, in fase di avvio l'acquisizione per la sede centrale Dap, prevista per dicembre 2025, di uno speciale dispositivo per la cattura di droni, che consentirà non solo di individuare la posizione dei piloti che operano da remoto, bensì essere d'ausilio al personale di Polizia penitenziaria in forza presso gli istituti richiedenti e/o presso i gruppi speciali (Nucleo investigativo centrale e Gruppo operativo mobile), per lo sviluppo delle attività investigative.
  Sono in fase di sviluppo programmi pilota per schermature fisiche anti-drone, con l'avvio di una progettualità sperimentale di installazione di barriere fisiche (schermature reti alle finestre in chiave anti-drone e reti in quota di copertura). A tal proposito, si rappresenta che è in corso di realizzazione per il 2025, con ultimazione a settembre un progetto pilota presso la casa circondariale di Trieste, con l'intenzione di valutarne l'estensione su larga scala a ulteriori istituti penitenziari.
  Tale progetto prevede una schermatura fisica delle aree aperte con reti antivolatili in quota, per la prevenzione e il contrasto all'introduzione di oggetti non consentiti dall'esterno.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   ASCARI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   ha suscitato ampia risonanza mediatica la vicenda della signora Francesca, madre dei minori M. e L., la quale, recatasi presso l'istituto scolastico per prelevare i propri figli, ha appreso dell'avvenuto allontanamento forzato da parte dei servizi sociali, effettuato senza preavviso né ascolto dei minori, sulla base di valutazioni riconducibili alla cosiddetta «sindrome da alienazione parentale» (Pas), una teoria priva di validazione scientifica, non riconosciuta dalla comunità medico-scientifica nazionale e internazionale, né dall'Organizzazione mondiale della sanità;

   i due minori erano già stati allontanati una prima volta l'8 novembre 2022, salvo essere ricollocati presso la madre dopo 43 giorni in seguito a un provvedimento di secondo grado; il 14 ottobre 2024, sono stati nuovamente prelevati coattivamente e collocati in due comunità differenti, dove tuttora risiedono, separati e senza possibilità di contatto con la madre;

   da una relazione neuropsichiatrica redatta dall'Unità locale socio-sanitaria 3 Serenissima in data 1° aprile 2025 (resa nota alla madre solo il 13 giugno 2025), emerge che i minori si trovano in condizioni di grave disagio psichico correlato all'inserimento in comunità, manifestando comportamenti fortemente sessualizzati, tali da indurre due psicologi-psicoterapeuti incaricati a ipotizzare l'eventualità di abusi sessuali subìti;

   tale relazione, depositata presso il Giudice tutelare il 23 maggio 2025, non ha tuttavia determinato alcuna iniziativa concreta da parte dell'autorità giudiziaria, pur confermando quanto denunciato sin dal 2020 dalla madre, che ha più volte segnalato presunti comportamenti abusanti del padre alle autorità competenti: consulente tecnico d'ufficio, curatrice, assistenti sociali, Tribunale di Venezia, Corte d'appello di Venezia, Gip e Procura della Repubblica;

   a quanto consta all'interrogante, nessuna delle autorità competenti ha finora disposto l'ascolto protetto dei minori, né ha avviato un incidente probatorio o indagini specifiche sui fatti denunciati; al contrario, le denunce sono state archiviate e la madre accusata di manipolazione dei figli, motivando così l'allontanamento dei minori;

   a fronte di una situazione psicologica gravemente compromessa e di ipotesi di abusi tuttora inascoltate, risulterebbe previsto per luglio 2025 il trasferimento dei minori presso il padre, senza che siano stati effettuati gli accertamenti necessari a garantire la tutela dei minori e l'effettiva verifica delle segnalazioni ricevute;

   ad avviso dell'interrogante sarebbe opportuno sospendere con urgenza ogni trasferimento o collocamento dei minori previsto a partire da luglio 2025, fino al completamento di adeguati accertamenti psicologici e giudiziari che possano chiarire la veridicità delle segnalazioni di abuso e la condizione effettiva dei bambini –:

   se il Ministro interrogato, a fronte della presenza di gravi relazioni cliniche e segnalazioni reiterate, nonché alla luce del principio di ascolto del minore e del superiore interesse del fanciullo sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, intenda promuovere un'ispezione ministeriale urgente presso il Tribunale per i Minorenni e i servizi sociali competenti di Venezia;

   quali iniziative normative intenda intraprendere affinché nei procedimenti civili e penali minorili non assumano più rilevanza teorie non scientificamente validate, come la «sindrome da alienazione parentale», per garantire la piena protezione dei diritti dei minori e delle famiglie coinvolte, nonché per assicurare la trasparenza dell'operato dei servizi sociali.
(4-05613)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo indicato in esame l'interrogante torna sulla vicenda, già richiamata in recente atto parlamentare a firma della stessa parlamentare, di una donna cui sarebbero stati sottratti i due figli minori, poi collocati dai Servizi Sociali presso due comunità diverse, per invocare ancora una volta l'adozione di misure atte ad assicurare che «nei procedimenti civili e penali minorili non assumano più rilevanza teorie non scientificamente validate, come la “sindrome da alienazione parentale”», nonché «la trasparenza dell'operato dei servizi sociali».
  Contestualmente auspica la promozione di un'ispezione ministeriale, esprimendo perplessità sull'agire delle autorità competenti e in particolare dei magistrati che a diverso titolo si sono occupati della vicenda.
  Preliminarmente, pare opportuno rappresentare che del caso citato dall'interrogante è stata investita la competente articolazione ministeriale che ha, dunque, provveduto ad acquisire dettagliata relazione dal presidente del tribunale di Vicenza.
  Trattandosi di vicenda che involge soggetti ancora minorenni, in proposito si ritiene di poter soltanto ribadire, anche in questa sede, che il caso è stato trattato in modo molto approfondito – tanto in ambito civile quanto in sede penale – dall'autorità giudiziaria competente, che si è mossa assicurando sempre la tutela del superiore interesse dei minori in un contesto di elevata conflittualità intra-familiare.
  Ciò detto, con riferimento al primo dei quesiti sopra sintetizzati pare innanzitutto opportuno ribadire che l'orientamento ormai prevalente e recepito anche dal legislatore delegato della riforma del processo civile è quello di assegnare all'apporto del consulente tecnico chiamato a esprimersi sulla capacità genitoriale delle parti la funzione di fornire al giudice soltanto gli strumenti e le informazioni tecnico-scientifiche utili, unitamente a ulteriori elementi di indagine, a formulare valutazioni e adottare soluzioni il più possibile idonee a soddisfare e tutelare i diritti delle parti e dei minori.
  Il nuovo articolo 473-
bis.25 codice procedura penale prevede infatti che l'ausiliario a ciò preposto supporti i giudizi tecnici con una precisa indicazione sia delle metodologie seguite sia dei protocolli riconosciuti dalla comunità scientifica.
  Ancora, l'articolo 473-
bis.27 del codice procedura penale, anch'esso introdotto dalla cosiddetta riforma Cartabia, ha recepito una prassi molto diffusa presso gli uffici giudiziari, fornendo ora puntuali disposizioni per regolamentare l'intervento dei servizi socio-assistenziali o sanitari in funzione di monitoraggio, controllo e accertamento nell'ambito dei procedimenti a tutela dei minori.
  In questo modo il legislatore delegato, dando attuazione a uno specifico principio di delega, ha inteso limitare, da un lato, il potere del giudice nel conferimento di un mandato troppo generico e, dall'altro, la discrezionalità dei servizi incaricati.
  Inoltre, sempre in attuazione del principio di delega, è stata inserita una prescrizione sulle modalità di redazione delle relazioni predisposte dai servizi sull'attività svolta. Si tratta di una previsione tesa a rendere concretamente distinguibili i diversi aspetti relativi all'intervento, ovvero i fatti accertati, le dichiarazioni rese dalle parti e dai terzi e le eventuali valutazioni formulate dagli operatori.
  Ciò, proprio al fine di garantire che eventuali valutazioni formulate dagli operatori, soprattutto laddove aventi a oggetto profili di personalità delle parti, siano sempre fondate su dati oggettivi e su metodologie e protocolli riconosciuti dalla comunità scientifica, tutti da indicare nella relazione.
  Ciò premesso, non serve poi ribadire che, con particolare riferimento alla teoria cui allude l'interrogante, l'istituto superiore di sanità si è allineato all'orientamento manifestato più volte dalla comunità scientifica internazionale nel non riconoscere l'alienazione parentale come disturbo mentale e che le innovazioni apportate dal legislatore delegato mirano proprio a fare in modo che le decisioni del giudice siano ancorate a valutazioni sull'idoneità genitoriale a loro volta fondate sui dati oggettivi raccolti dagli ausiliari nel corso dell'osservazione, condotta con metodo scientifico.
  Pertanto, alla luce del quadro appena esposto in ordine all'attuale stato dell'arte, normativo e giurisprudenziale, non si ravvisa la necessità di un nuovo intervento normativo sul punto, la normativa vigente essendo già stata opportunamente implementata, in maniera peraltro coerente con gli orientamenti che erano stati già espressi dalla corte di legittimità.
  Ciò detto, tornando al caso richiamato nell'atto parlamentare in oggetto preme osservare che la lettura della relazione trasmessa dall'autorità giudiziaria competente dà conto di un agire dei magistrati occupatisi di tale annosa vicenda giudiziaria che appare invero conforme alla linea tracciata dal legislatore delegato e dalla giurisprudenza di legittimità.
  I provvedimenti adottati risultano infatti essere il frutto degli esiti delle approfondite relazioni dei competenti servizi sociali, che hanno effettuato un prolungato monitoraggio dell'intero nucleo familiare e ne hanno evidenziato l'evoluzione nella dinamica dei rapporti, risultando diffusamente motivati.
  Risulta altresì che i minori sono stati ascoltati dai componenti dell'
équipe specializzata appartenente ai servizi dell'area coesione sociale – servizio infanzia e adolescenza, che sta monitorando la situazione, informando periodicamente il giudice tutelare.
  Non pare, poi, un fuor d'opera osservare che la decisione di coinvolgere i locali servizi sociali fin nella gestione dei minori è parsa funzionale a rispondere all'avvertita esigenza di approntare ogni più utile tutela a garanzia del loro benessere psico-fisico.
  In proposito pare opportuno rammentare che gli interventi etero-familiari in favore dei minori consentiti dall'ordinamento sono riconducibili a due gruppi: gli interventi di sostegno e supporto alla famiglia, cui sembra che l'autorità giudiziaria nel caso in esame sia ricorsa in un primo momento, dove il giudice affianca ai genitori un soggetto terzo chiamato a supportarli e assisterli nello svolgimento dei loro compiti; gli interventi in tutto o in parte ablativi, cui si è optato in un secondo momento e ai quali il giudice ricorre laddove ravvisi l'incapacità totale o parziale del genitore ad assolvere ai suoi compiti.
  In entrambi i casi però il criterio guida per il giudice resta il
best interest of the child, che riconosce al minore diritti propri e insieme costituisce una clausola generale positivamente predisposta.
  Esso rappresenta un principio cardine della convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, ratificata dall'Italia con legge n. 176 del 1991 ed è configurato, innanzitutto, come diritto del minore a che il proprio superiore interesse sia valutato e considerato preminente quando si prendono in considerazione interessi diversi.
  Rappresenta poi un principio giuridico interpretativo fondamentale nel senso che, se una disposizione di legge è aperta a più di un'interpretazione, si dovrebbe scegliere l'interpretazione che corrisponde nel modo più efficace al superiore interesse del minore.
  Esso, peraltro, va letto in combinato disposto con l'articolo 8 della Cedu che tutela la vita privata e familiare di ciascun individuo e che stabilisce, anche, che «Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell'esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell'ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui».
  Invero, la lettura combinata di tali precetti rende ragione del fatto che il dovere per l'autorità giudiziaria di «non intervenire» non si traduce solo in un obbligo «negativo», ma anche in un obbligo «positivo» ogni volta che l'ingerenza risulti essere necessaria per assicurare al minore l'effettivo godimento dei propri diritti.
  È questo, infatti, un corollario del suddetto principio generale del
best interest of the child che è stato espressamente riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità, anche recente (confronta Cassazione civile sezione I, sentenza n. 29814/2023), e da cui deriva il carattere affatto residuale della misura dell'affidamento etero-familiare al comune, da reputarsi legittima solo allorché rappresenti l'unico rimedio possibile per garantire la tutela degli interessi del minore.
  Il giudice deve dunque mettere al centro della valutazione il pregiudizio che il minore può subire come conseguenza delle condotte dei genitori, assumendo delle misure che sia pur gravose non hanno uno scopo punitivo nei confronti del genitore, ma solo protettivo nei riguardi del figlio.
  L'interesse del minore ha un valore non di mero fatto, ma giuridico e preminente, reclamando una tutela efficace di tutte le esigenze connesse a un compiuto e armonico sviluppo della personalità, a protezione delle quali i diritti dei genitori, se non esercitati funzionalmente, possono essere sacrificati con una loro compressione temporanea o ablati o rescissi definitivamente.
  È, dunque, solo sotto questa luce che le scelte assunte dall'autorità giudiziaria competente potranno essere valutate ogni volta che vengano in considerazione provvedimenti del genere di quelli sopra richiamati; ciò, ferma restando – si intende – la nota insindacabilità disciplinare del merito delle decisioni giurisdizionali che risultino – come nella specie – ritualmente motivate quanto alle ragioni ad esse sottese.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   BENZONI e PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la tratta ferroviaria Lecco-Colico (Lecco)-Tirano (Sondrio) rappresenta un importante collegamento per il traffico turistico, pendolare e locale, nonché una via di accesso cruciale verso la Valtellina e le località montane della Lombardia;

   nelle ultime tre estati, i lavori di potenziamento infrastrutturale hanno determinato l'interruzione della tratta Colico (Lecco)-Tirano (Sondrio), con conseguente sostituzione del servizio ferroviario tramite autobus, generando disagi significativi per i passeggeri;

   tali disagi sono stati causati, in particolare, dal sovraffollamento dei mezzi sostitutivi, dall'insufficienza di corse rispetto alla domanda e dalla perdita di coincidenze per numerosi utenti. Per il 2025 è prevista un'estensione dei lavori con l'interruzione del servizio lungo l'intera tratta Lecco-Colico (Lecco), nel periodo estivo, al fine di completare il potenziamento in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026;

   seppur l'intervento sia finalizzato a migliorare l'efficienza e la capacità della linea, la sua realizzazione durante il periodo estivo rischia di amplificare i disagi per turisti, pendolari e residenti, a causa delle difficoltà logistiche legate alla capienza limitata degli autobus sostitutivi e al rispetto delle coincidenze. Questo comprometterebbe l'afflusso verso località di forte richiamo turistico, incidendo così negativamente sull'economia locale;

   l'assenza di un piano chiaro e adeguatamente comunicato per gestire tale interruzione riproporrà sicuramente i gravi problemi già verificatisi negli anni precedenti –:

   se sia a conoscenza dei disagi registrati nelle ultime tre estati durante l'interruzione della tratta Colico-Tirano e quali valutazioni siano state fatte in merito;

   se possa confermare che i lavori previsti per l'estate 2025 interesseranno esclusivamente la tratta Lecco-Colico, e che la tratta Colico-Tirano, già oggetto di interruzioni significative negli scorsi anni, non subirà ulteriori interruzioni nello stesso periodo;

   quali iniziative intenda adottare per minimizzare i disagi derivanti dall'interruzione prevista lungo la tratta Lecco-Colico nell'estate 2025, ivi incluse l'incremento della capacità dei mezzi sostitutivi, il miglioramento della gestione delle coincidenze e un'informazione preventiva e dettagliata per gli utenti;

   se siano stati valutati periodi alternativi per l'effettuazione dei lavori, al fine di ridurre l'impatto sul turismo e sui flussi pendolari durante i mesi estivi;

   se possa garantire, anche attraverso l'allocazione di risorse e strumenti adeguati, che gli interventi infrastrutturali sulla linea siano completati nei tempi previsti, evitando ulteriori disagi nel periodo antecedente le Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
(4-04663)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dalle prefetture di Lecco e Sondrio, sentite per il tramite del Ministero dell'interno, dal gruppo Ferrovie dello Stato italiane e da Trenord si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  La linea ferroviaria Lecco-Tirano è attualmente interessata da importanti lavori di potenziamento infrastrutturale e «
upgrading» tecnologico predisposti da Rete ferroviaria italiana e Trenord.
  In particolare, i citati interventi sono volti all'efficientamento della configurazione dei binari di stazione (Prg), tra i quali la realizzazione e l'adeguamento dei sottopassi, dei marciapiedi, la velocizzazione degli itinerari e la revisione delle condizioni impiantistiche per movimenti contemporanei. Gli interventi prioritari riguardano gli impianti di Mandello e Lierna, che si integrano con quelli già avviati di Bollano e Ponte in Valtellina.
  Sono programmati anche interventi nelle stazioni di Colico, Lecco, Sondrio e Tirano, volti alla riqualificazione del fabbricato viaggiatori, delle aree esterne degli scali e all'adeguamento degli stessi alle specifiche tecniche di interoperabilità (Sti) per le persone a mobilità ridotta ai sensi del Regolamento (UE) n. 1300/2014.
  Al tal proposito, si ricorda che il citato regolamento prevede che tutte le stazioni di nuova realizzazione o soggette a rinnovo o ristrutturazione debbano tenere conto delle esigenze delle persone a ridotta mobilità al fine di garantire la piena accessibilità infrastrutturale per le persone con disabilità e a mobilità ridotta.
  Con riferimento ai lavori lungo la linea ferroviaria, è prevista, altresì, la soppressione di alcuni passaggi a livello e all'installazione di nuove tecnologie per la diffusione sonora delle informazioni al pubblico, anche in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina del febbraio 2026.
  Sul punto, oggetto di specifico quesito degli onorevoli interroganti, si rassicura che il complemento degli interventi è previsto entro l'inizio delle citate Olimpiadi, e che gli stessi consentiranno un miglioramento della tratta funzionale alla programmazione di un treno tra Milano e Tirano ogni 30 minuti, garantendo l'aumento della regolarità su tutta la linea e l'incremento dei servizi da e per la Valtellina.
  In riferimento al quesito relativo alle iniziative per minimizzare i disagi derivanti dall'interruzione della linea e garantire i collegamenti lungo la linea ferroviaria Lecco-Tirano, lo scorso 12 febbraio la regione Lombardia ha indetto una riunione a cui hanno partecipato Trenord, Rete ferroviaria italiana, le società del Tpl, la provincia di Lecco, gli amministratori locali e gli interlocutori economici e turistici del territorio. Tale incontro si è trasformato, nei mesi seguenti, in un tavolo stabile di coordinamento delle attività volto a definire e ottimizzare i percorsi e le fermate dei bus, anche in considerazione della limitata capacità della viabilità ordinaria.
  Per garantire la massima capacità di trasporto, è stato programmato un servizio continuativo di bus lungo la sponda del lago (Lecco-Colico), con frequenza di 15 minuti ed è stato separato il traffico di più lunga distanza (per Sondrio e la Valtellina), che è servito da bus diretti via superstrada.
  Con specifico riferimento a questi ultimi collegamenti, si segnala che di conseguenza, tutti i servizi ferroviari sono integralmente sostituiti con servizi autobus che garantiscono i collegamenti secondo due diversi schemi di missione:

   1) Lecco-Sondrio, con fermate intermedie a Colico e Morbegno;

   2) Lecco-Tirano, con fermate intermedie a Colico, Sondrio e Tresenda-Aprica-Teglio.

  Tali servizi sono attestati a Lecco in via Balicco e non effettuano servizi intermedi tra le località di Lecco e Colico, dovendo interessare le strade statali n. 36 e 38.
  Pertanto, al fine di garantire i necessari collegamenti tra le stazioni di Lecco e Colico, è programmato un servizio navetta lungo la strada provinciale n. 27 dalle ore 5 alle ore 22 con frequenza di 15 minuti e fermate in tutte le località.
  Inoltre, con frequenza oraria, le navette Lecco-Colico sono prolungate sino a Chiavenna con fermate in tutte le località, allo scopo di sostituire i treni della linea R11 (Colico-Chiavenna).
  Le partenze e gli arrivi a Lecco sono programmati con cadenza oraria ai minuti 10’, 25’, 40’ e 55’, con attestazione sul piazzale antistante la stazione di Lecco.
  Per quanto riguarda la linea R13 tratta (Colico- Sondrio), sono previste sostituzioni puntuali con autobus a cadenzamento orario in corrispondenza a Colico con le navette Colico-Lecco; mentre per quanto attiene la linea R12 (Sondrio-Tirano), sono previste sostituzioni dei treni con autobus, al fine di garantire le corrispondenze a Sondrio con i servizi sostitutivi della linea RE8 (Tirano-Sondrio-Lecco-Milano).
  Si soggiunge, altresì, che il servizio autobus sostitutivo, sulla scorta dell'esperienza degli anni precedenti, è stato in grado di gestire i flussi di viaggiatori senza evidenziare particolari criticità.
  Infatti, la programmazione dei servizi sostitutivi è stata studiata a partire dai dati di frequentazione del servizio ferroviario dei treni, in accordo con i soggetti partecipanti al tavolo indetto dalla regione Lombardia. La stessa programmazione è stata, comunque, oggetto di monitoraggio sin dai primi giorni di effettuazione dei servizi anche al fine di elaborare eventuali correzioni ove necessarie.
  Circa la scelta del periodo d'intervento sulla linea, anch'esso oggetto di specifica richiesta degli interroganti, si evidenzia che la scelta del periodo estivo è risultata, in seguito allo studio dei dati di frequentazione, la più adatta al fine di salvaguardare gli spostamenti dei pendolari che giornalmente utilizzano il servizio, anche in considerazione della diminuzione degli stessi durante l'estate.
  In ogni caso, al fine di ridurre l'impatto di tale chiusura sul turismo e sui flussi dei pendolari durante i mesi estivi oltre che in riferimento all'ordine e alla sicurezza pubblica, si segnala che il prefetto di Lecco ha convocato un apposito tavolo volto a pianificare, con il supporto dei soggetti istituzionali interessati, eventuali ulteriori interventi a presidio della regolarità e della sicurezza dei flussi.
  Inoltre, le conseguenze della sospensione della tratta Lecco-Tirano sono state oggetto di apposite riunioni del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, nel corso delle quali sono state convenute ulteriori iniziative volte a potenziare i servizi di vigilanza e controllo del territorio.
  In particolare, secondo quanto riferito dal prefetto di Lecco, sono state effettuati dei servizi ad alto impatto nei territori con maggiore affluenza turistica. Nel corso di tali attività, sino ad oggi, non si sono registrate criticità nell'effettuazione dei servizi sostitutivi.
  Per quanto concerne la sicurezza della circolazione stradale, presso la prefettura di Lecco si sono svolte una serie di riunioni con gli enti locali e le istituzioni competenti al fine di monitorare l'impatto della sospensione ferroviaria sulle arterie provinciali, in particolare sulla strada statale 36 «del Lago di Como e dello Spluga» e la strada provinciale 72. Da tale attività di monitoraggio è emerso che l'aumento del numero di autobus sostitutivi non ha inciso significativamente sui volumi complessivi del traffico veicolare e non sono state rilevate criticità tali da esigere l'attivazione delle pianificazioni di emergenza.
  In ogni caso, nell'ambito delle citate riunioni, in considerazione della particolare morfologia del territorio e delle tipologie di infrastrutture stradale, fermo restando lo stato di preallertamento del Comitato operativo di viabilità durante la stagione estiva, sono state concordate una serie di misure volte a prevenire e ridurre i disagi all'utenza tra cui l'incremento dei servizi di vigilanza e controllo da parte delle forze di polizia, la rimozione dei cantieri durante i fine settimana estivi e nei gironi feriali in cui si prevede un maggior flusso veicolare.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   BICCHIELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   le tratte ad alta velocità risultano nel 2024 uno strumento necessario per unire l'Italia da Nord a Sud, un elemento imprescindibile per incentivare il turismo e la produttività delle piccole e medie imprese;

   il progetto della tratta ferroviaria ad alta velocità sulla Salerno-Reggio Calabria rappresenta un investimento strategico sia a livello nazionale sia a livello europeo, la cui realizzazione rientra a pieno titolo nel Piano nazionale di ripresa e resilienza;

   il 12 dicembre 2023 si è tenuta la prima giornata di confronto con i territori nell'ambito del dibattito pubblico sul progetto di fattibilità tecnico-economica del tracciato da Romagnano a Praia a Mare;

   all'incontro, oltre ai rappresentanti delle amministrazioni coinvolte, hanno preso parte anche i tecnici di Rfi ed Italfer, nonché associazioni e movimenti civici;

   nel corso del dibattito i tecnici hanno più volte ribadito l'importanza dell'istituzione di una fermata dell'alta velocità nel Vallo di Diano, in quanto il territorio si trova in una posizione intermedia tra Battipaglia e Paola;

   si è specificato, inoltre, che la scelta del comune ove costruire la stazione sarebbe ricaduta su Padula in quanto adiacente allo svincolo autostradale della Salerno-Reggio Calabria, anche se in via preliminare erano stati individuati come sede della stazione i comuni di Sala Consilina ed Atena Lucana;

   al termine della giornata di dibattito sono susseguite ulteriori considerazioni anche riguardanti la futura utenza;

   è dimostrato, infatti, che la maggior parte della popolazione del Vallo di Diano sia residente tra i comuni di Sala Consilina, Atena Lucana, Teggiano, Polla, Sant'Arsenio, Sassano, San Rufo che garantirebbero un flusso maggiore ai vettori ferroviari, a differenza del comune di Padula che risulta non centrale e difficile da raggiungere e che dunque non garantirebbe un bacino di utenza tale da prevedere una fermata dell'alta velocità, con alta capacità;

   l'area compresa tra Sala Consilina ed Atena Lucana per altro è vicina al 60 per cento delle strutture ricettive della zona nonché punto strategico per il turismo, in quanto limitrofa ai principali siti Unesco della zona e sarà ulteriormente valorizzata grazie alla variante della strada statale 95 della Tito/Potenza/Brienza;

   il tratto ferroviario coprirebbe così un bacino d'utenza di 64 comuni e 248.613 abitanti, massimizzando il costo dell'investimento;

   bisogna sottolineare l'importanza di quest'opera non solo dal punto di vista turistico-imprenditoriale, ma anche come garanzia di collegamento per studenti e lavoratori pendolari;

   bisogna sottolineare altresì la necessità di non contribuire ad un inutile ed infruttuoso dispendio di soldi pubblici –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della questione e come intenda procedere al fine di realizzare questa importante opera strutturale nei luoghi considerati più idonei, valutando l'obiettivo della centralità dell'opera per una mobilità urbana multimodale, sostenibile e una migliore gestione delle aree contigue.
(4-02327)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dal Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  In premessa si evidenzia che la società Rete ferroviaria italiana è impegnata nella promozione dell'intermodalità, relativamente all'interscambio tra sistemi di trasporto stradali, marittimi e aerei con la modalità ferroviaria e dell'intramodalità tra i sistemi di trasporto ferroviari.
  Pertanto, anche sulla base di tale principio, la scelta di collocare una nuova stazione nel Vallo di Diano nasce dall'esigenza di costituire un
hub di interscambio multimodale in grado di connettere il nuovo sistema alta velocità con le realtà territoriali del sud della Campania e della Lucania.
  Il nuovo scalo incrementerà, quindi, i livelli di accessibilità alla rete ferroviaria AV e potrà costituire un importante elemento per la valorizzazione di tale territorio, aumentandone la competitività e l'attrattività.
  La nuova stazione, in quest'ottica, intende introdurre nuove e significative modalità di connessione per la popolazione locale e per i turisti. Il progetto realizza la possibilità, tramite l'interscambio del ferro con la mobilità dolce e su gomma, di ottenere una rete di sistemi interconnessi. Infatti, la ferrovia, completandosi con le altre infrastrutture di interesse nazionale e internazionale di strade, autostrade e ciclovie, consente alla domanda di mobilità di passeggeri di media e lunga percorrenza di esplicarsi su tutto il territorio.
  Per quanto riguarda, nello specifico, la scelta sull'ubicazione della fermata, Rete Ferroviaria Italiana ha assicurato di aver ponderato accuratamente tale scelta e che la stessa è apparsa maggiormente rispondente alle esigenze di pubblico servizio dato che la stazione, ricadente nel comune di Padula, è ubicata in posizione pressoché equidistante tra l'interconnessione Romagnano e l'impianto di Praia ed è collocata in prossimità dello svincolo autostradale di Padula-Buonabitacolo e della strada statale 517 «Bussentina». Inoltre, questa posizione consente l'interconnessione tra l'infrastruttura ferroviaria e le direttrici turistiche verso il parco Nazionale del Cilento, la Costiera cilentana, il Golfo di Policastro, la Certosa di San Lorenzo e il Parco archeologico Grumentum.
  Il posizionamento della nuova stazione è stato, quindi, deciso principalmente in relazione alle dotazioni di scambio modale sopra esposte.
  Al fine di massimizzare l'integrazione intermodale del sistema ferroviario con gli altri sistemi di trasporto pubblico e privato, sono previsti una serie di interventi tra i quali la collocazione, negli spazi esterni, di aree di sosta breve per gli accompagnatori, zone
kiss&ride, aree dedicate alla sosta dei taxi, dei bus, nonché posti auto per le persone a ridotta mobilità che saranno connessi alla viabilità di adduzione per garantire rapidità nel trasbordo e nell'arrivo al treno.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   ENRICO COSTA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il cittadino svizzero Martin Ulrich Schläpfer, di anni 67 e in precarie condizioni di salute, è attualmente detenuto presso la casa circondariale di Verbania, in esecuzione di un mandato di arresto provvisorio a fini estradizionali emesso dalle autorità degli Stati Uniti d'America (distretto del Nevada) per reati di frode informatica e truffa finanziaria commessi tra il 2009 e il 2013;

   tali fatti risultano già oggetto di una sentenza definitiva del tribunale distrettuale di Horgen (Svizzera) del 10 novembre 2020, con condanna espiata dallo stesso Schläpfer, come riconosciuto espressamente dalla Corte di appello di Torino nella sentenza del 13 febbraio 2025;

   nonostante la palese identità dei fatti contestati, l'estradizione è stata comunque autorizzata dalle autorità giudiziarie italiane, ritenendo non ostativa la pregressa condanna in quanto pronunciata da uno Stato extra-UE, sebbene la Svizzera sia membro del Consiglio d'Europa – e quindi parte contraente della Cedu – e dello Spazio Schengen, nonché firmataria del protocollo n. 7 alla Cedu che prevede il divieto di doppia incriminazione (articolo 4);

   la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha più volte ribadito il divieto assoluto di sottoporre – o di concorrere a far sottoporre – una persona a un nuovo procedimento penale per i medesimi fatti già giudicati con sentenza definitiva (cfr. Soering c. Regno Unito, Ilias e Ahmed c. Ungheria);

   tale eventualità configurerebbe una lesione del principio del ne bis in idem, che trova espressione nell'articolo 4, protocollo 7 Cedu e nei trattati di estradizione tra Italia, Svizzera e Stati Uniti –:

   come il Governo intenda procedere, in considerazione dei fatti esposti in premessa e nell'ambito delle proprie competenze nel procedimento di estradizione.
(4-04978)

  Risposta. – Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, l'interrogante, dopo aver sinteticamente ricostruito la vicenda di Martin Ulrich Schlaepfer – sessantasettenne in precarie condizioni di salute, attualmente detenuto presso la casa circondariale di Verbania, in esecuzione di un mandato di arresto provvisorio a fini estradizionali emesso dalle autorità degli Stati Uniti d'America per reati di frode informatica e truffa finanziaria commessi tra il 2009 e il 2013 – chiede di sapere «come il Governo intenda procedere, in considerazione dei fatti esposti in premessa e nell'ambito delle proprie competenze nel procedimento di estradizione».
  Opportunamente interpellata, la competente articolazione ministeriale ha riferito quanto segue.
  Martin Ulrich Schlaepfer è stato tratto in arresto il 7 settembre 2024 a Verbania, in esecuzione dell'ordine di arresto emesso 1'11 dicembre 2013 dal Tribunale distrettuale degli Stati Uniti, distretto del Nevada, per i reati di associazione per delinquere, frode telematica, frode finanziaria e favoreggiamento commessi dall'anno 2009 all'anno 2013.
  Con ordinanza del 9 settembre 2004, il consigliere delegato della corte d'appello di Torino ha convalidato l'arresto e applicato all'arrestato la misura cautelare della custodia in carcere.
  All'udienza dell'11 settembre 2024, fissata per l'identificazione, l'estradando non ha acconsentito all'estradizione e non ha rinunciato al principio di specialità; con riguardo ai fatti oggetto della richiesta di estradizione, ha dichiarato di esserne a conoscenza e di aver riportato, per essi, condanna dall'autorità giudiziaria svizzera.
  In data 12 settembre 2024 il Ministero della giustizia ha chiesto il mantenimento della misura cautelare applicata e il 21 ottobre 2024 ha trasmesso la domanda di estradizione unitamente alla documentazione proveniente dall'Autorità giudiziaria degli Stati Uniti d'America.
  Con sentenza in data 13-20 febbraio 2025, la corte d'appello di Torino ha dichiarato sussistenti le condizioni per l'accoglimento della domanda di estradizione di Martin Ulrich Schlaepfer avanzata dall'autorità governativa degli Stati Uniti d'America in esecuzione dell'ordine di arresto emesso l'11 dicembre 2013 dal Tribunale distrettuale degli Stati Uniti, distretto del Nevada, per i reati di associazione per delinquere, frode telematica, frode finanziaria e favoreggiamento commessi dall'anno 2009 all'anno 2013.
  La corte non ha ritenuto fondati i rilievi sollevati dalla difesa con particolare riferimento alla violazione del principio del
ne bis in idem, per essere i fatti oggetto della richiesta di estradizione già oggetto di sentenza definitiva emessa dal tribunale distrettuale di Horgen - cantone di Zurigo in data 10 novembre 2020, trattandosi di pronuncia resa da un'Autorità giudiziaria non appartenente all'Unione europea.
  A tale riguardo, la Corte d'appello ha ritenuto di aderire all'orientamento della suprema corte secondo cui «il presupposto del principio del
ne bis in idem risieda proprio nell'esistenza di un rapporto di fiducia reciproca degli Stati membri nell'ambito di uno spazio giuridico comune, in cui ciascun Paese è tenuto ad accettare l'applicazione del diritto penale vigente negli ordinamenti degli altri Stati membri».
  Avverso la sentenza della corte d'appello di Torino, in data 7 marzo 2025, è stato interposto ricorso per cassazione.
  Con sentenza n. 19481 del 29 aprile 2025, depositata il 26 maggio 2025, la Corte di cassazione ha rigettato il ricorso del difensore di Schlaepfer Martin Ulrich ritenendo non sussistente nel caso di specie la violazione del principio del
ne bis in idem internazionale.
  La Corte ha evidenziato che l'inserimento del principio del
ne bis in idem nella carta di Nizza tra i diritti fondamentali dell'Unione europea lo configura come una garanzia generale da invocare nello spazio giuridico europeo ogni qual volta si sia formato un giudicato penale su un medesimo fatto e nei confronti della stessa persona, ma l'articolo 51 della carta di Nizza stabilisce che essa si applica agli Stati membri esclusivamente nell'attuazione del diritto dell'Unione: previsione, questa, che circoscrive l'ambito di applicazione della carta stessa alle materie che rientrano negli ambiti di competenza dell'Unione europea.
  Se è, quindi, pacifico che l'inserimento del principio del
ne bis in idem nella carta di Nizza tra i diritti fondamentali dell'Unione europea consente di configurarlo come una garanzia generale da invocare nello spazio giuridico europeo ogni qual volta si sia formato un giudicato penale su un medesimo fatto e nei confronti della stessa persona «nel caso di specie tale ipotesi non ricorre, non essendo la Svizzera paese membro dell'Unione europea».
  L'estradizione del ricorrente trova, invece, regolamentazione nel trattato bilaterale di estradizione tra Governo degli Stati Uniti d'America e Governo della Repubblica Italiana del 13 ottobre 1983, ratificato con legge 26 maggio 1984, n. 225 e del trattato integrativo del 3 maggio 2006, risultante dall'Accordo tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea del 25 giugno 2003, ratificato e reso esecutivo in Italia con legge 16 marzo 2009, n. 25, il cui articolo VI prevede espressamente che «l'estradizione non è concessa quando la persona richiesta è stata condannata, assolta o graziata, o ha scontato la pena inflittale dalla Parte richiesta per gli stessi fatti per i quali l'estradizione è domandata».
  Ne discende che per l'autorità giudiziaria italiana non risulta ostativa la sentenza emessa in Svizzera per gli stessi fatti.
  Il 29 maggio 2025, il difensore di Martin Ulrich Schlaepfer ha presentato una memoria in cui ha chiesto di non dare corso alla domanda di estradizione del predetto.
  In data 25 giugno è stato emesso decreto di estradizione dove sono state analizzate e respinte le argomentazioni difensive svolte nella memoria in questione.
  In particolare, il riferimento al principio del
ne bis in idem, contenuto nell'istanza, rientra fra i motivi già trattati dalla corte d'appello e dalla Corte di cassazione, pertanto ricorrono le condizioni per l'accoglimento della domanda di estradizione formulata dagli Stati Uniti.
  Anche con riferimento alle dedotte problematiche di salute dell'estradando, è stato rilevato come le stesse non siano state dedotte durante la fase giudiziale del procedimento come motivo di rifiuto previsto dall'articolo 705, comma 2, punto
c-bis del codice di procedura penale. A ogni buon conto, le patologie illustrate nella istanza non presentavano natura irreversibile e insanabile, tale da poter costituire motivo assoluto di rifiuto dell'estradizione, ma avrebbero potuto, eventualmente, costituire motivo di rinvio dell'esecuzione dell'estradizione, da valutare nell'imminenza dell'esecuzione medesima.
  Infine, il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, richiamato nell'istanza, presentato prima del provvedimento di estradizione di cui all'articolo 708 del codice di procedura penale non costituiva motivo tale da giustificare una decisione negativa, né avere l'effetto di estendere il termine di quarantacinque giorni, stabilito dall'articolo 708, comma 1, del codice di procedura penale scaduto il quale senza che sia intervenuta la decisione del Ministro, l'estradando è posto in libertà ai sensi del successivo comma 2 del medesimo articolo.
  Successivamente è stata acquisita la relazione sanitaria trasmessa dalla casa circondariale di Verbania, all'uopo sollecitata in sede di comunicazione del decreto di estradizione, che ha escluso controindicazioni alla traduzione con mezzo aereo.
  Martin Ulrich Schlaepfer è stato, quindi, consegnato in data 24 luglio 2025 da personale dell'Interpol agli agenti della United States Marshal Service incaricati della scorta e imbarcato a bordo del volo con destinazione Atlanta (USA).
  

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   DEL BARBA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   Gao Zhen, artista cinese di fama internazionale, componente del celebre duo artistico Gao Brothers, è detenuto in Cina dal 26 agosto 2024, arrestato a Pechino alla vigilia del rientro a New York, dove risiede abitualmente con la moglie e il figlio minore;

   l'artista è titolare della Green Card statunitense per «Extraordinary Ability» dal 2011 e, negli ultimi anni, ha alternato la propria attività artistica e familiare tra la Cina e gli Stati Uniti;

   l'accusa mossa nei suoi confronti è quella di aver «diffamato l'onore e la reputazione degli eroi e dei martiri» della Repubblica popolare cinese, ai sensi dell'articolo 299-bis del codice penale cinese, introdotto nel 2018 e applicato retroattivamente a opere artistiche da lui realizzate oltre un decennio fa, in evidente violazione del principio di irretroattività della legge penale sfavorevole, riconosciuto dal diritto internazionale e considerato fondamento dello Stato di diritto;

   dopo l'arresto, la Procura di Sanhe ha offerto a Gao Zhen un accordo di patteggiamento con condanna a tre anni, che egli ha rifiutato ribadendo la propria innocenza e il carattere artistico e non criminoso delle proprie opere, e ha incaricato come legale difensore l'avvocato Mo Shaoping, noto per aver difeso in passato dissidenti e il Premio Nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo;

   la moglie e il figlio minore di Gao Zhen, cittadino statunitense nato a New York nel 2018, sono stati fermati dalle autorità cinesi e sottoposti a un regime di sorveglianza per oltre un mese con la contestazione generica di «minaccia alla sicurezza nazionale», misura che continua a impedire loro di rientrare negli Stati Uniti;

   la permanenza forzata a Pechino del figlio minore, attualmente di sette anni, gli ha impedito di frequentare la scuola negli Stati Uniti, in violazione del suo diritto fondamentale all'istruzione e arrecando al bambino un danno emotivo e psicologico significativo;

   la detenzione prolungata e senza processo dell'artista, così come le restrizioni alla libertà di movimento della moglie e del figlio minore, appaiono in contrasto con i principi fondamentali di libertà personale, di tutela del minore, di proporzionalità e di giusto processo sanciti dal diritto internazionale;

   il caso ha attirato l'attenzione mediatica internazionale di testate quali BBC, CNN, New York Times e Le Monde, ha suscitato appelli pubblici da parte del Governo statunitense e dell'Unione europea per la sua liberazione, è stato sollevato in sedi multilaterali come il Consiglio diritti umani e la III Commissione dell'Assemblea generale Onu e ha generato una petizione popolare con oltre ventimila firme, promossa su piattaforme internazionali;

   la Farnesina, in una nota ufficiale del 17 gennaio 2025, ha dichiarato che la vicenda è seguita nell'ambito dei dialoghi multilaterali UE-Cina e nei fora sui diritti umani, senza evidenziare, però, specifiche azioni diplomatiche a tutela dell'artista e della sua famiglia;

   la vicenda solleva seri profili di violazione dei diritti umani e rischia di rappresentare un precedente grave in materia di repressione della libertà di espressione artistica –:

   quali iniziative abbia già intrapreso, o intenda intraprendere, il Governo, nelle competenti sedi bilaterali e multilaterali, per sollevare presso le autorità cinesi il caso di Gao Zhen e per chiedere la revoca delle restrizioni imposte alla moglie e al figlio minore, alla luce delle violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali riscontrate, anche in coordinamento con partner europei e internazionali;

   se non ritenga opportuno elevare il livello dell'azione diplomatica, anche attraverso l'ambasciata d'Italia a Pechino, mediante una nota ufficiale e colloqui eventualmente in coordinamento con partner europei e transatlantici, per mantenere alta l'attenzione internazionale sul caso e favorire una soluzione conforme ai diritti umani e alla libertà di espressione.
(4-05602)

  Risposta. — Il signor Gao Zhen risulta detenuto dal 26 agosto 2024 con l'accusa di «vilipendio degli eroi e dei martiri cinesi», un reato introdotto nell'ordinamento cinese nel 2018 e applicato alla pregressa produzione artistica dell'interessato. La pena detentiva massima comminabile risulta essere di tre anni. L'artista si trova attualmente nel centro di detenzione di Sanhe (Hebei), in attesa di processo. Sua moglie, cittadina cinese, è soggetta a un divieto di uscita dalla Repubblica popolare cinese.
  La vicenda è oggetto di monitoraggio nel quadro del coordinamento
in loco tra ambasciate europee e di altri Paesi like-minded. Essa è seguita in particolar modo dagli Stati Uniti, anche in ragione della cittadinanza statunitense del figlio dell'artista.
  L'Unione europea si è attivata sul caso anche a seguito di un appello del fratello Gao Qiang ai vertici dell'Unione. Da ultimo, risulta che il caso del signor Gao Zhen sia stato nuovamente portato all'attenzione delle autorità cinesi da parte europea in occasione della sessione del dialogo UE-Cina sui diritti umani svoltasi il 13 giugno 2025 a Bruxelles.
  In sede multilaterale, resta fermo il nostro sostegno ai difensori dei diritti umani, compresi coloro che operano in Cina. Durante l'ultimo esame di revisione periodica universale (UPR) del Consiglio diritti umani dell'organizzazione delle nazioni unite (45esima sessione dell'UPR nel gennaio 2024), la Cina è stata oggetto di diverse raccomandazioni da parte dell'Italia, tra cui quella di garantire la libertà di espressione e di permettere a giornalisti, difensori dei diritti umani e a organizzazioni non governative di operare liberamente e adeguatamente agli
standard internazionali.
  Analoghe raccomandazioni sulla protezione della società civile sono state espresse dall'Unione europea a nome di tutti gli Stati membri in occasione della 58esima sessione del Consiglio diritti umani nel marzo 2025. Nel corso del dibattito generale sulle situazioni dei diritti umani che richiedono l'attenzione del Consiglio, l'Unione europea ha esortato la Cina a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto nazionale, inclusa la propria Costituzione, e del diritto internazionale, per rispettare, proteggere e realizzare lo stato di diritto e i diritti umani per tutti. È stata altresì richiesta l'immediata liberazione degli attivisti per i diritti umani tuttora detenuti, compreso il signor Gao Zhen.

Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.


   GIAGONI. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   le caserme dei carabinieri nei piccoli paesi svolgono un ruolo fondamentale come presidio di legalità e sicurezza, rappresentando un punto di riferimento per i cittadini e un deterrente per la criminalità; le stazioni dei carabinieri, in particolare, sono considerate «presidi di ascolto, accoglienza e di legalità, luoghi di rassicurazione e di recepimento delle dinamiche sociali», essenziali per garantire la presenza dello Stato e offrire servizi di polizia, dalla prevenzione generale alle attività di indagine, mantenendo un contatto continuo con la comunità;

   la presenza capillare delle stazioni dei carabinieri, anche nei centri più piccoli, contribuisce a creare un senso di sicurezza e fiducia nella popolazione;

   alcune stazioni dei carabinieri vantano una presenza storica nel territorio che non si è mai interrotto nemmeno nel periodo dei conflitti mondiali, come nel caso di Luras, piccolo centro dell'Alta Gallura, che in tempi non eccessivamente remoti è stato teatro di parecchi attentati dinamitardi a danni di istituzioni e privati e ha ritrovato quella necessaria tranquillità grazie anche al supporto e alla presenza delle forze dell'ordine ivi operanti;

   a quanto consta all'interrogante, la stazione di Luras al momento ha in organico appena tre militari: un maresciallo ordinario che ha la funzione di comandante di stazione, un vicebrigadiere, un carabiniere semplice;

   un organico decisamente sottodimensionato in quanto dovrebbe prevedere la presenza di almeno sei militari per poter lavorare al meglio in un comune certamente piccolo ma che come tutti vive momenti che necessitano di un controllo serio e costante;

   la caserma, inoltre, necessita di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria urgenti al fine di adeguarla alle normative vigenti;

   la chiusura della stazione dei carabinieri di Luras, a parere dell'interrogante, non è certamente un'ipotesi plausibile né valutabile, considerato anche che la polizia municipale può oggi contare su appena una unità operativa;

   la prospettiva della soppressione definitiva della stazione dei Carabinieri sarebbe un colpo durissimo per Luras, privando i cittadini non solo di un presidio di legalità e tutela del territorio, ma anche delle fondamentali funzioni amministrative proprie dell'Arma –:

   se sia a conoscenza della situazione sopra espressa e se intenda assumere iniziative di competenza volte ad assicurare le dovute risorse finanziarie per favorire la necessaria ristrutturazione dell'immobile in utilizzo, valutare la possibilità di implementare le figure operanti nella stazione garantendo un organico rispondente alle reali necessità del territorio.
(4-05274)

  Risposta. — In relazione all'interrogazione in esame, concernente la stazione dei carabinieri di Luras e, più in generale, il ruolo che le caserme dei carabinieri svolgono nei piccoli paesi, si conferma l'impiego della difesa a garantire l'efficienza e l'operatività delle stazioni dell'arma che, con la loro diffusione capillare, rappresentano un presidio fondamentale di prossimità, a protezione dei cittadini e a tutela della legalità.
  Nel merito, la stazione dei Carabinieri di Luras ha recentemente beneficiato dell'assegnazione di un sottufficiale, che ha colmato la carenza nel rispettivo ruolo ed è in attesa del trasferimento di un graduato. E supportata, inoltre, dalle componenti investigative e di pronto intervento della compagnia carabinieri di Tempio Pausania, distante circa 10 chilometri.
  Dal punto di vista infrastrutturale, la suddetta stazione insiste in un immobile privato, in buone condizioni di utilizzo, la cui manutenzione ordinaria e obbligatoria è stata svolta regolarmente.
  Per quanto riguarda l'andamento della delittuosità nel comune di Luras, si osserva:

   una significativa diminuzione dei reati consumati (-20 per cento);

   un'efficace azione di contrasto dell'Istituzione che ha portato alla denuncia a piede libero di 38 persone e all'arresto di 11;

   un indice di delittuosità nel 2024 migliore rispetto alla media provinciale, regionale e nazionale.

  In prospettiva futura, si precisa che la stazione dei carabinieri di Luras non è mai stata oggetto di proposte di chiusura o ridimensionamento e rientra nel piano pluriennale di assunzioni straordinarie, già autorizzate, che consentiranno la graduale alimentazione delle posizioni di impiego vacanti sull'intero territorio nazionale.
Il Ministro della difesa: Guido Crosetto.


   GRIMALDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   da fonti di stampa si apprende che 34 studenti iraniani, regolarmente iscritti al Politecnico di Torino, da oltre 150 giorni attendono un appuntamento per dare il via alle pratiche necessarie per avere il visto, lasciare il paese e trasferirsi in Europa. Sono tutti immatricolati al primo anno ma non hanno mai raggiunto Torino;

   all'interrogante risulta che sarebbero circa 1000 gli studenti iraniani che hanno tentato di prenotare un appuntamento tramite Visametric presso l'ambasciata d'Italia a Teheran per il rilascio del visto di studio;

   come riportato dal sito dell'ambasciata d'Italia a Teheran, la società Visametric è l'unico soggetto autorizzato dall'ambasciata d'Italia a Teheran per la gestione delle fasi preliminari alla presentazione delle domande di visto;

   a parere dell'interrogante si sta ripetendo quanto già osservato lo scorso anno, quando oltre 1.700 studenti vennero esclusi dalla possibilità di accedere agli studi universitari, senza che venisse fornita alcuna soluzione efficace da parte delle autorità competenti;

   le ricadute di questa situazione sarebbero gravissime: non solo verrebbero frustrate le legittime aspirazioni di numerosi giovani meritevoli, ma verrebbe altresì compromessa l'immagine dell'Italia come Paese aperto, inclusivo e promotore della cooperazione culturale internazionale;

   da quanto appreso da diretti interessati, l'apertura delle prenotazioni il 20 maggio 2025 tramite Visametric è avvenuta senza nessun preavviso né dettagli chiari sui requisiti necessari. Visametric ha accettato prenotazioni, dunque, dal 20 maggio 2025, mentre la checklist ufficiale è stata aggiornata solo il 22 maggio 2025: molti candidati hanno quindi presentato la domanda con documentazione ormai obsoleta o mancante, occupando slot senza possedere i requisiti aggiornati. Il 28 maggio il sistema è stato chiuso per «alta affluenza» –:

   se siano a conoscenza di quanto riportato in premessa e se non intendano assumere iniziative di competenza volte a consentire la riapertura del sistema di prenotazione con maggiori slot e la proroga dei termini per i candidati penalizzati.
(4-05305)

  Risposta. — Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è costantemente impegnato a migliorare i processi legati alla concessione dei visti di studio, consapevole dell'importanza del ruolo della cooperazione culturale e accademica nel rafforzamento dei rapporti tra popoli.
  Anche l'anno scorso, l'ambasciata d'Italia a Teheran ha dimostrato un impegno straordinario in questo settore. La cancelleria consolare dell'ambasciata ha infatti trattato un numero di richieste di visto nettamente superiore alla media degli altri Paesi Schengen (9.400 visti per breve soggiorno, contro una media Schengen di 5.400), confermandosi come una delle Sedi che gestiscono il più elevato numero di domande di visto nel Paese. Per l'anno accademico 2024-2025, a Teheran sono stati emessi più di 3.600 visti per studio: al terzo posto nella nostra rete consolare, dopo le sedi di New York e Pechino. Un dato che evidenzia la fiducia e l'interesse nei confronti del nostro sistema universitario, ma anche l'impegno del nostro personale impiegato all'estero.
  Per rispondere a questa crescente domanda di studio in Italia, l'ambasciata a Teheran ha quindi adottato una serie di misure organizzative mirate.
  D'intesa con il Ministero dell'università e della ricerca (MUR), il termine per la presentazione della richiesta di visto per l'anno accademico 2025/2026 è stato fissato al 30 novembre 2025. Questa scadenza, più tardiva rispetto agli anni precedenti, è stata stabilita proprio per garantire che gli studenti internazionali provenienti da Paesi che prevedono procedure più complesse o che attraversano momenti di instabilità, come nel caso dell'Iran, abbiano il tempo necessario per completare l
'iter di rilascio del visto.
  La circolare sulle «Procedure per l'ingresso, il soggiorno, l'immatricolazione degli studenti internazionali e il relativo riconoscimento dei titoli, per i corsi accademici della Formazione Superiore valide per l'anno accademico 2025/2026», affissa sul portale UNIVERSITALY
(https://www.universitaly.it), è stata pubblicata già a inizio maggio sul sito dell'ambasciata d'Italia a Teheran.
  L'ambasciata ha regolarmente dato comunicazione dell'affidamento del servizio di esternalizzazione della raccolta delle domande di visto alla società VisaMetric, conformemente a quanto previsto dall'articolo 43, comma 6, del codice dei visti. La
checklist dei documenti da presentare per la richiesta di visto per studio è stata altresì tempestivamente pubblicata ed era già disponibile sul sito dell'ambasciata prima dell'apertura del sistema di prenotazione.
  Inoltre la sede, anche quest'anno, ha modulato il sistema di prenotazione degli appuntamenti
online per rispondere alle esigenze degli studenti: è stata dedicata una sezione apposita ai visti per immatricolazione universitaria ed è stata predisposta una corsia preferenziale per gli studenti che scelgono percorsi formativi in lingua italiana, in un'ottica di promozione anche della nostra lingua.
  Nonostante tutte le misure intraprese, la domanda di visti studio in Iran è talmente elevata che il sistema di prenotazione degli appuntamenti attraverso VisaMetric, aperto il 20 maggio 2025, è stato sospeso otto giorni dopo, il 28 maggio. Nel brevissimo lasso di tempo considerato, il portale ha registrato circa 4.500 richieste di appuntamento, di cui oltre 4.100 per i corsi universitari erogati in Italia in lingua inglese. Tale volume ha esaurito il numero di appuntamenti disponibili fino al 30 novembre, rendendo necessario chiudere temporaneamente il sistema per prevenire disservizi e accumuli difficilmente gestibili. Tuttavia, rimane attivo il sistema di prenotazione per le richieste di visto destinate all'iscrizione a percorsi universitari in lingua italiana.
  La comunicazione di chiusura è stata tempestivamente pubblicata sul sito dell'ambasciata, sui canali
social e sul portale di VisaMetric, in un'ottica di massima trasparenza verso l'utenza.
  Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è dunque pienamente consapevole delle difficoltà riscontrate dagli studenti iraniani nel perfezionamento della procedura di rilascio del visto per l'anno accademico 2025-2026. Riconosciamo l'importanza del legittimo interesse degli studenti di proseguire il loro percorso di studi in Italia e, per questo motivo, stiamo mettendo in campo tutte le soluzioni possibili, nei limiti delle risorse disponibili, degli indifferibili controlli di sicurezza e del complesso contesto ambientale.
  Per l'anno accademico 2025-2026, l'ambasciata d'Italia a Teheran sta gestendo un numero di domande di visto per studio già superiore del 25 per cento rispetto all'anno accademico precedente. A parità di risorse umane, ciò sarà possibile soltanto attraverso un significativo sforzo organizzativo, che dovrà necessariamente garantire anche un'ordinata trattazione delle domande relative alle altre categorie di visto, tra cui quelle numerose e particolarmente sensibili per ricongiungimento familiare. Per potenziare ulteriormente le capacità operative della sede, dovrebbe completarsi a breve un rafforzamento del personale.
  Occorre infine ricordare il contesto ambientale particolarmente delicato in cui opera la sede. La guerra dei dodici giorni, iniziata il 13 giugno 2025 tra Israele e Iran, nonché la generale instabilità della regione mediorientale, hanno determinato interruzioni e rallentamenti nell'attività ordinaria della cancelleria consolare, che ha dovuto prioritariamente gestire scenari di crisi soprattutto a tutela dei connazionali ed è stata costretta a una chiusura forzata. La cancelleria consolare dell'ambasciata a Teheran ha comunque ripreso le normali attività a partire da metà luglio, con particolare attenzione alla gestione prioritaria delle pratiche di visto degli studenti iraniani.
  Questi dati rappresentano un chiaro e tangibile segnale dell'impegno dell'ambasciata a Teheran per garantire un servizio efficiente e di qualità, a beneficio di tutti coloro che nutrono un forte interesse verso il nostro Paese e ne riconoscono il valore della formazione accademica.

La Sottosegretaria di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.


   GRIMALDI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

   il Dipartimento per l'informazione e l'editoria preso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha reso noto che è stato registrato dalla Corte dei conti il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 aprile 2025, recante l'individuazione degli interventi a favore del settore editoriale per l'anno 2025, nonché la ripartizione delle risorse a essi destinate, pari a 82 milioni di euro a valere sul Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria, così ripartite: 10 milioni di euro per il contributo alle edicole; 3 milioni di euro per il contributo a favore dei punti vendita non esclusivi; 4 milioni di euro per il contributo alle imprese di distribuzione di quotidiani e periodici; 65 milioni di euro per il contributo per le copie vendute nell'anno 2023 a favore delle imprese editrici di quotidiani e periodici;

   in considerazione degli effetti economici derivanti dall'eccezionale incremento dei costi di produzione e al fine di sostenere la domanda di informazione, alle imprese editrici di quotidiani e periodici, il suddetto decreto riconosce un contributo straordinario pari a 10 centesimi di euro per ogni copia cartacea venduta nel corso dell'anno 2023, anche mediante abbonamento, in edicola o presso punti di vendita non esclusivi;

   il sopra richiamato Fondo per il pluralismo di cui all'articolo 1 della legge n. 168 del 2016, istituito al fine di garantire l'attuazione dei principi costituzionali in materia di libertà e di pluralismo dell'informazione a livello nazionale e locale e di incentivare l'innovazione dell'offerta informativa, è stato recentemente incrementato dalla legge n. 207 del 2024 (legge di bilancio per l'anno 2025) di 50 milioni di euro per la quota destinata agli interventi di competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri, tenuto conto degli effetti economici derivanti dall'eccezionale incremento dei costi di produzione, al fine di sostenere da un lato la domanda di informazione della collettività preservandola dagli interessi dei grandi gruppi editoriali economici del Paese e dall'altro l'offerta delle cooperative giornalistiche e delle imprese editoriali non profit, le sole in grado di stimolare con le loro pubblicazioni la capacità critica degli avvenimenti e il senso di comunità;

   il sostegno al pluralismo informativo rappresenta un elemento fondamentale per un Paese democratico nel quale non può essere il solo mercato a regolare la sopravvivenza o l'esistenza di testate giornalistiche che costituiscono un presidio a garanzia di una informazione plurale e qualificata, frutto di un'opera professionale di selezione e di verifica –:

   a quanto ammontino le risorse riservate, nell'ambito del riparto riportato in premessa, alle testate giornalistiche facenti capo a cooperative o imprese senza fini di lucro.
(4-05408)

  Risposta. – In risposta all'interrogazione relativa al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 aprile 2025, che individua gli interventi a sostegno del settore editoriale per l'anno 2025 e definisce la ripartizione delle relative risorse, con la quale si chiede al Governo di specificare l'ammontare delle risorse destinate alle testate giornalistiche facenti capo a cooperative o imprese senza fini di lucro nell'ambito della distribuzione del Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria, si forniscono le seguenti precisazioni.
  In data 19 giugno 2025 è stato adottato, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge 26 ottobre 2016, n. 198, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con il quale sono state ripartite le risorse del Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria, stanziate con la legge di bilancio, tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero delle imprese e
del made in Italy per le rispettive misure di sostegno, al netto dell'incremento disposto con la medesima legge di bilancio. La quota destinata agli interventi di competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri ammonta, per l'anno 2025, a euro 133.320.971.
  Successivamente, in data 31 luglio 2025 è stato adottato, ai sensi dell'articolo 1, comma 6, della legge 26 ottobre 2016, n. 198, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con il quale è stata ripartita la citata quota delle risorse del Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria assegnata alla Presidenza del Consiglio dei ministri per l'anno 2025, per le specifiche finalità di sostegno all'editoria.
  In particolare, nell'ambito della ripartizione effettuata tra i diversi interventi finanziati previsti direttamente da disposizioni legislative o da obbligazioni assunte sulla base di disposizioni di legge, sono state allocate le risorse necessarie per l'erogazione del saldo dei contributi diretti per l'annualità 2024 a favore di testate quotidiane e periodiche facenti capo a cooperative giornalistiche, enti senza fini di lucro, imprese con capitale detenuto interamente o in misura maggioritaria da cooperative, fondazioni o enti senza fini di lucro, per un ammontare complessivo pari a 55 milioni di euro.
  A tali risorse vanno aggiunte quelle assegnate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di ripartizione delle risorse del Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria per l'anno precedente, pari a 50 milioni di euro, destinate alla liquidazione della rata di anticipo dei contributi per la medesima annualità, già erogata dal Dipartimento, come previsto dal meccanismo di acquisizione e ripartizione delle risorse del citato Fondo.

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri: Alberto Barachini.


   GRIMALDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   già con interrogazione 4-05305, l'interrogante aveva posto l'attenzione sulla vicenda di 34 studenti iraniani, regolarmente iscritti al Politecnico di Torino, da oltre 150 giorni attendevano un appuntamento per dare il via alle pratiche necessarie per avere il visto, lasciare il paese e trasferirsi in Europa;

   purtroppo nell'ultimo mese la situazione è peggiorata: circa 1000 studenti iraniani hanno tentato di prenotare un appuntamento tramite VisaMetric presso l'Ambasciata d'Italia a Teheran per il rilascio del visto di studio. Con grande sorpresa, la procedura si è interrotta anticipatamente per il secondo anno consecutivo, lasciando numerosi giovani senza la possibilità di avviare la loro carriera accademica in Italia;

   infatti, già lo scorso anno, oltre 1.700 studenti vennero esclusi dalla possibilità di accedere agli studi universitari, senza che venisse fornita alcuna soluzione efficace da parte delle autorità competenti;

   l'apertura delle prenotazioni il 20 maggio 2025 tramite VisaMetric è avvenuta senza nessun preavviso né dettagli chiari sui requisiti necessari: molti studenti hanno scoperto troppo tardi l'obbligatorietà della piattaforma e hanno perso l'occasione di prenotare. Inoltre, mentre VisaMetric ha accettato prenotazioni dal 20 maggio 2025, la checklist ufficiale è stata aggiornata solo il 22 maggio 2025: molti candidati hanno quindi presentato la domanda con documentazione ormai obsoleta o mancante, occupando slot senza possedere i requisiti aggiornati. Come se non bastasse, il 28 maggio 2025 il sistema è stato chiuso per «alta affluenza», senza estendere i termini o ampliare le disponibilità e senza offrire modalità alternative di presentazione. Con il risultato che gli studenti ammessi per l'autunno 2025 si trovano ancora in attesa, rischiando di non rispettare le scadenze universitarie;

   è fondamentale ripristinare quanto prima la possibilità di prenotare gli appuntamenti per il visto di studio, rispettando le tempistiche ufficiali e i principi di equità e trasparenza, a tutela dei diritti di questi studenti e nel superiore interesse di promuovere la cultura e la formazione internazionale –:

   se non ritengano urgente, per quanto di competenza, assumere iniziative al fine di ottenere la riapertura del sistema di prenotazione, con maggiori slot, assicurando una comunicazione pubblica con i tempi di apertura, nonché di garantire una proroga dei termini per i candidati penalizzati.
(4-05581)

  Risposta. — Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è costantemente impegnato a migliorare i processi legati alla concessione dei visti di studio, consapevole dell'importanza del ruolo della cooperazione culturale e accademica nel rafforzamento dei rapporti tra popoli.
  Anche l'anno scorso, l'ambasciata d'Italia a Teheran ha dimostrato un impegno straordinario in questo settore. La cancelleria consolare dell'ambasciata ha infatti trattato un numero di richieste di visto nettamente superiore alla media degli altri Paesi Schengen (9.400 visti per breve soggiorno, contro una media Schengen di 5.400), confermandosi come una delle sedi che gestiscono il più elevato numero di domande di visto nel Paese. Per l'anno accademico 2024-2025, a Teheran sono stati emessi più di 3.600 visti per studio: al terzo posto nella nostra rete consolare, dopo le sedi di New York e Pechino. Un dato che evidenzia la fiducia e l'interesse nei confronti del nostro sistema universitario, ma anche l'impegno del nostro personale impiegato all'estero.
  Per rispondere a questa crescente domanda di studio in Italia, l'ambasciata a Teheran ha quindi adottato una serie di misure organizzative mirate.
  D'intesa con il Ministero dell'università e della ricerca (MUR), il termine per la presentazione della richiesta di visto per l'anno accademico 2025/2026 è stato fissato al 30 novembre 2025. Questa scadenza, più tardiva rispetto agli anni precedenti, è stata stabilita proprio per garantire che gli studenti internazionali provenienti da Paesi che prevedono procedure più complesse o che attraversano momenti di instabilità, come nel caso dell'Iran, abbiano il tempo necessario per completare l'
iter di rilascio del visto.
  La circolare sulle «Procedure per l'ingresso, il soggiorno, l'immatricolazione degli studenti internazionali e il relativo riconoscimento dei titoli, per i corsi accademici della Formazione Superiore valide per l'anno accademico 2025/2026», affissa sul Portale UNIVERSITALY (
https://www.universitaly.it), è stata pubblicata già a inizio maggio sul sito dell'ambasciata d'Italia a Teheran.
  L'ambasciata ha regolarmente dato comunicazione dell'affidamento del servizio di esternalizzazione della raccolta delle domande di visto alla società VisaMetric, conformemente a quanto previsto dall'articolo 43, comma 6, del codice dei visti. La «
checklist» dei documenti da presentare per la richiesta di visto per studio è stata altresì tempestivamente pubblicata ed era già disponibile sul sito dell'ambasciata prima dell'apertura del sistema di prenotazione.
  Inoltre la sede, anche quest'anno, ha modulato il sistema di prenotazione degli appuntamenti
online per rispondere alle esigenze degli studenti: è stata dedicata una sezione apposita ai visti per immatricolazione universitaria ed è stata predisposta una corsia preferenziale per gli studenti che scelgono percorsi formativi in lingua italiana, in un'ottica di promozione anche della nostra lingua.
  Nonostante tutte le misure intraprese, la domanda di visti studio in Iran è talmente elevata che il sistema di prenotazione degli appuntamenti attraverso VisaMetric, aperto il 20 maggio 2025, è stato sospeso otto giorni dopo, il 28 maggio. Nel brevissimo lasso di tempo considerato, il portale ha registrato circa 4.500 richieste di appuntamento, di cui oltre 4.100 per i corsi universitari erogati in Italia in lingua inglese. Tale volume ha esaurito il numero di appuntamenti disponibili fino al 30 novembre, rendendo necessario chiudere temporaneamente il sistema per prevenire disservizi e accumuli difficilmente gestibili. Tuttavia, rimane attivo il sistema di prenotazione per le richieste di visto destinate all'iscrizione a percorsi universitari in lingua italiana.
  La comunicazione di chiusura è stata tempestivamente pubblicata sul sito dell'ambasciata, sui canali
social e sul portale di VisaMetric, in un'ottica di massima trasparenza verso l'utenza.
  Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è dunque pienamente consapevole delle difficoltà riscontrate dagli studenti iraniani nel perfezionamento della procedura di rilascio del visto per l'anno accademico 2025-2026. Riconosciamo l'importanza del legittimo interesse degli studenti di proseguire il loro percorso di studi in Italia e, per questo motivo, stiamo mettendo in campo tutte le soluzioni possibili, nei limiti delle risorse disponibili, degli indifferibili controlli di sicurezza e del complesso contesto ambientale.
  Per l'anno accademico 2025-2026, l'ambasciata d'Italia a Teheran sta gestendo un numero di domande di visto per studio già superiore del 25 per cento rispetto all'anno accademico precedente. A parità di risorse umane, ciò sarà possibile soltanto attraverso un significativo sforzo organizzativo, che dovrà necessariamente garantire anche un'ordinata trattazione delle domande relative alle altre categorie di visto, tra cui quelle numerose e particolarmente sensibili per ricongiungimento familiare, potenziare ulteriormente le capacità operative della sede, dovrebbe completarsi a breve un rafforzamento del personale.
  Occorre infine ricordare il contesto ambientale particolarmente delicato in cui opera la sede. La guerra dei dodici giorni, iniziata il 13 giugno 2025 tra Israele e Iran, nonché la generale instabilità della regione mediorientale, hanno determinato interruzioni e rallentamenti nell'attività ordinaria della cancelleria consolare, che ha dovuto prioritariamente gestire scenari di crisi soprattutto a tutela dei connazionali ed è stata costretta a una chiusura forzata. La cancelleria consolare dell'ambasciata a Teheran ha comunque ripreso le normali attività a partire da metà luglio, con particolare attenzione alla gestione prioritaria delle pratiche di visto degli studenti iraniani.
  Questi dati rappresentano un chiaro e tangibile segnale dell'impegno dell'ambasciata a Teheran per garantire un servizio efficiente e di qualità, a beneficio di tutti coloro che nutrono un forte interesse verso il nostro Paese e ne riconoscono il valore della formazione accademica.

La Sottosegretaria di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.


   L'ABBATE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   nel giugno 2019 le Ferrovie del Sud Est (Fse) hanno comunicato la sospensione del servizio sulla tratta Bari-Martina Franca (via Conversano) per lavori di elettrificazione con una previsione di ripristino entro 18-24 mesi. Tuttavia, a ottobre 2024, il servizio non era ancora stato riattivato;

   la prolungata inattività della tratta ha causato un grave danno sociale, economico e ambientale a una popolazione di circa 120.000 abitanti lungo la linea Bari-Castellana (via Conversano), privando i cittadini di un mezzo di trasporto essenziale per lavoro, studio e collegamenti con il capoluogo;

   l'incertezza sui tempi di completamento dei lavori continua a compromettere la viabilità urbana e la qualità della vita delle comunità locali;

   la sentenza del Consiglio di Stato dell'agosto 2024 ha dichiarato che il contributo straordinario di 70 milioni di euro ricevuto dal gruppo Fse costituisce un «aiuto di Stato» da restituire, aggiungendo ulteriori incertezze alla gestione societaria delle ex Fse e al futuro delle infrastrutture ferroviarie coinvolte;

   nonostante gli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per venti hub ferroviari, tra cui Conversano, tali risorse rischiano di essere destinate a interventi marginali e insufficienti a risolvere i problemi strutturali della rete ferroviaria pugliese;

   i tempi di attesa ai passaggi a livello, specialmente nella tratta Rutigliano-Putignano (via Conversano), sono estremamente lunghi a causa di normative di sicurezza stringenti introdotte dopo incidenti ferroviari, aggravando ulteriormente la percezione di inefficienza del sistema ferroviario locale;

   l'assenza di una seria programmazione e coordinamento tra i vari livelli istituzionali, unita a una mancata visione strategica per la tratta Bari-Martina Franca (via Conversano), ad avviso dell'interrogante ha contribuito a creare uno stato di immobilismo e disinteresse generale verso le esigenze del territorio –:

   quali siano i tempi effettivi per il completamento dei lavori di elettrificazione e per la riattivazione del servizio ferroviario sulla tratta Bari-Martina Franca (via Conversano) e quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Governo per garantire che le risorse stanziate dal PNRR siano utilizzate in modo efficace, affrontando le criticità strutturali della rete ferroviaria pugliese.
(4-04022)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  Gli interventi per l'elettrificazione della tratta ferroviaria Bari-Martina Franca (via Conversano) sono ricompresi nella linea di investimento del Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza, Missione 3 Componente C1I1.6 Potenziamento delle linee regionali – Miglioramento delle ferrovie regionali, che mira a potenziare e rafforzare le linee ferroviarie regionali, sostenendone anche il collegamento e l'integrazione con la rete nazionale ad alta velocità, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno.
  La misura prevede interventi per migliorare il sistema in termini di numero di passeggeri trasportati, aumento della velocità di percorrenza, interconnessione tra centri urbani e altre infrastrutture, come porti e aeroporti, agendo sia sull'infrastruttura che acquistando nuovi treni. Sono previsti, altresì, interventi necessari per migliorare le condizioni di sicurezza del traffico ferroviario, attraverso l'installazione di sistemi tecnologici e adattamenti dell'infrastruttura esistente.
  Per quanto attiene all'intervento oggetto del quesito dell'interrogante, lungo la linea Bari-Putignano (via Conversano) sono previsti interventi per il raddoppio della tratta Mungivacca-Noicattaro, attraverso il potenziamento dell'infrastruttura ferroviaria, l'interramento di circa 4 chilometri di tracciato nei centri urbani di Triggiano e Capurso, l'elettrificazione della linea nonché l'eliminazione di 9 passaggi a livello.
  In particolare, i lavori per la realizzazione dell'intervento, avviati nell'ottobre 2019, prevedono il rinnovo completo della piattaforma ferroviaria e il relativo adeguamento agli
standard di interoperabilità, l'aggiornamento degli impianti di segnalamento, l'automazione dei passaggi a livello e l'installazione del sistema di controllo marcia treno.
  Con specifico riguardo ai ritardi nelle esecuzioni delle opere evidenziati dalla deputata interrogante, Ferrovie Sud Est, per il tramite della capogruppo Ferrovie dello Stato, ha comunicato che gli stessi sono dovuti a fattori imprevisti che hanno reso necessarie due nuove perizie di variante per far proseguire i lavori. Tra questi, il rinvenimento di reperti archeologici di età preistorica e cavità carsiche, la realizzazione di opere aggiuntive per la risoluzione di interferenze con i sottoservizi e procedure di esproprio particolarmente laboriose.
  Con riferimento allo stato attuale delle attività, ad oggi sono stati sostanzialmente ultimati i lavori della fase funzionale 1, per i quali restano da completare le attività di verifica tecnica per gli impianti tecnologici, non soggetti al rilascio dell'autorizzazione da parte di ANSFISA, e le esercitazioni con i Vigili del fuoco e la Prefettura in materia di sicurezza e gestione dell'emergenza.
  L'avvio del processo di autorizzazione alla messa in servizio è avvenuto il 2 maggio 2025 e, in data 27 maggio 2025, è stata dichiarata da parte di ANSFISA la completezza documentale.
  L'obiettivo è di traguardare la completa apertura della tratta Bari-Putignano (via Conversano) entro la fine dell'estate 2025.
  Il completamento dell'elettrificazione della linea e l'apertura commerciale delle stazioni di Triggiano e Capurso, ricomprese nella fase funzionale 2, sono previsti entro giugno 2026.
  Pertanto, una volta riattivato il servizio commerciale sulla tratta Mungivacca-Noicattaro, si avrà la completa funzionalità del cosiddetto Anello di Bari, che unisce la località di Bari con Putignano, sia sul versante interno (via Casamassima) che quello lato mare (via Conversano).
  Tale opera, fortemente attesa dal territorio, consentirà sia di aumentare il numero di treni circolanti sulla linea che di ridurre i tempi di percorrenza tra Bari e Putignano a favore dell'utenza locale.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   LA PORTA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   in data 14 febbraio 2025 una forte ondata di maltempo ha causato una frana che ha colpito Poggio alla Malva, frazione del comune di Carmignano (Prato), provocando l'interruzione della Via F.lli Buricchi, principale strada di collegamento alla località;

   tale circostanza ha causato una condizione di rischio isolamento della frazione che conta oggi circa 500 abitanti, alcuni affetti da patologie mediche che richiedono cure costanti, lasciando come unica via di comunicazione quella che transita dalla vicina Artimino ma anch'essa versa in gravi condizioni manutentive;

   ad oggi l'unica soluzione per fronteggiare la criticità viaria è quella di utilizzare via Arno di proprietà di Rfi che risulta, ancora oggi e nonostante la situazione emergenziale, chiusa per motivi di sicurezza;

   tale situazione è di fatto paradossale, in quanto la frazione di Poggio alla Malva risulta essere collegata con il restante territorio da tre vie di cui una soltanto risulta parzialmente fruibile in quanto troppo dissestata;

   l'utilizzo di via Arno rappresenterebbe una soluzione ottimale per ridurre la pressione sulle via del Palazzone e via poggialarca che collegano Poggio alla Malva ad Artimino, ad oggi in cattivo stato, e permetterebbe la fruizione dei servizi essenziali alla cittadinanza altrimenti isolata –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;

   se il Ministro interrogato ritenga di attivarsi nei confronti di Rfi affinché sia resa fruibile la circolazione nella strada di pertinenza di quest'ultima almeno sino al termine dell'attuale emergenza e comunque nei casi di future emergenze relative alla viabilità in entrata ed in uscita da Poggio alla Malva.
(4-04502)

  Risposta. – Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dal Grappo Ferrovie dello Stato italiane e dalla Prefettura di Prato, sentita per il tramite del Ministero dell'interno, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  In merito al collegamento viario tra l'abitato di Poggio alla Malva e il territorio circostante, il Prefetto di Prato ha riferito che in seguito alla frana verificatasi in data 14 febbraio 2025, che ha determinato il cedimento della banchina stradale su un tratto di circa 20 metri di Via Fratelli Buricchi, il comune di Carmignano (Prato) è intervenuto prontamente attivando il Centro operativo comunale e procedendo alla chiusura della strada interessata.
  Nei giorni successivi, l'Amministrazione comunale ha adottato specifiche ordinanze per regolare la viabilità durante le operazioni di ripristino. In particolare, è stato istituito il senso unico alternato, con contestuale divieto di transito per i veicoli con massa superiore a 35 quintali. I lavori di messa in sicurezza si sono conclusi nell'arco di nove giorni, con il ripristino della normale circolazione in entrambi i sensi di marcia.
  In ogni caso, si sottolinea che la frazione di Poggio alla Malva è rimasta costantemente raggiungibile attraverso la viabilità comunale alternativa.
  Con particolare riferimento al possibile utilizzo di Via Arno, anch'essa situata nella frazione di Poggio alla Malva, il Prefetto di Prato ha riferito che, in seguito all'evento franoso del 14 febbraio, è stata valutata anche l'ipotesi di utilizzo della citata arteria, di proprietà di Rete Ferroviaria Italiana, ma tale opzione non è stata ritenuta praticabile per ragioni di sicurezza, essendo la stessa di proprietà privata e interdetta al traffico pubblico.
  Infatti, la strada, che costeggia la linea ferroviaria nel tratto tra Signa e Samminiatello, presenta una carreggiata unica e un fondo stradale sterrato e la sua riattivazione, anche temporanea, richiederebbe la sottoscrizione di un'apposita copertura assicurativa e l'esecuzione di interventi strutturali tesi a renderla idonea alla circolazione pubblica.
  Pertanto, alla luce di quanto sopra e considerata la natura temporanea dei lavori su Via Fratelli Buricchi, l'Amministrazione comunale ha ritenuto più opportuno intervenire direttamente sulla rete viaria esistente, garantendo così la sicurezza e riducendo al minimo i disagi per la cittadinanza.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.