Camera dei deputati

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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 1 ottobre 2025

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


   La Camera,

   premesso che:

    la relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, è stata colpita da pesanti sanzioni decretate contro di lei dall'amministrazione statunitense con l'accusa di aderire a una campagna politica ed economica in sfavore di Stati Uniti e Israele, a seguito del suo ultimo rapporto «From economy of occupation to economy of genocide», presentato durante la 59 a sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;

    il rapporto menzionato analizza l'evoluzione dell'occupazione israeliana in Palestina come progetto coloniale, con il fondamentale sostegno di una folta compagine economica-industriale, tanto da definirla «economia del genocidio». Secondo quanto riportato dalla relatrice, settori strategici, come l'industria militare, il settore tecnologico, il sistema finanziario e quello accademico, risultano integrati nell'occupazione, considerate le loro attività di sostegno e supporto che hanno favorito il barbaro e disumano uso della forza contro la popolazione civile palestinese;

    gli effetti delle sanzioni succitate sono devastanti a livello sociale per la dottoressa Albanese che ha assistito al blocco di tutti i suoi beni negli Stati Uniti, immobili e conti correnti, oltre al divieto di ricevere donazioni, retribuzioni ed ogni trasferimento di denaro per qualsiasi causa, con ripercussioni anche extraterritoriali, in quanto le viene impedito di aprire un conto corrente in qualsiasi banca europea e non le è consentito di possedere o usare carte di credito. Di fatto, le viene impedito di esercitare i propri diritti fondamentali necessari alla gestione della vita quotidiana;

    durante la conferenza stampa tenutasi presso il Senato della Repubblica il 4 settembre 2025, Francesca Albanese ha dichiarato che quanto accaduto non è solo un attacco diretto nei suoi confronti, ma «è un attacco alle Nazioni Unite ed è per questo che servono i Governi». Ha inoltre dichiarato che le sono giunte dimostrazioni di solidarietà da Governi stranieri ma non da quello italiano e che «in un ordinamento costituzionale ci si aspetta che l'organo preposto a difendere la Costituzione si pronunci su un provvedimento senza precedenti come questo». Domenico Gallo, ex magistrato della Corte di cassazione, ha poi spiegato, nel medesimo contesto, il legame tra il provvedimento sanzionatorio e la volontà statunitense di impedire il funzionamento della Corte penale internazionale. Il 9 luglio 2025 il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ha incluso Albanese nella lista dei soggetti colpiti dall'executive order 14023 firmato il 6 febbraio 2025 dal Presidente Trump e diretto contro la Corte penale internazionale, a seguito del mandato di arresto per Netanyahu. Il citato ordine vieta l'ingresso negli Stati Uniti ai funzionari e impiegati coinvolti nel lavoro investigativo della Corte penale internazionale, oltre che ai loro familiari più stretti, e prevede anche il congelamento dei loro beni, inoltre, una clausola di quell'ordine consente al Segretario di includere successivamente chiunque ritenga possa facilitare il lavoro della Corte penale internazionale, come la relatrice speciale con le indagini da lei condotte;

    secondo l'ex magistrato l'executive order 14023, è un «atto eversivo che viola i diritti umani fondamentali, un colpo di Stato internazionale». Pertanto la linea difensiva di Francesca Albanese dovrebbe essere quella di far includere quell'ordine in un meccanismo di blocco della sua validità in Europa in quanto extraterritoriale;

    il 12 settembre 2025 è stata discussa una interpellanza urgente 2-00674 sulla vicenda della dottoressa Albanese presentata dal Movimento 5 Stelle, con la quale si chiedeva lumi circa le iniziative di competenza del Governo per tutelare la Relatrice speciale. A parere dei firmatari del presente atto d'indirizzo, dalla risposta fornita in merito dal Governo, poco chiara e fumosa, emerge l'assenza di sostegno nei confronti della Relatrice speciale delle Nazioni Unite, nonché cittadina italiana, come ricordato dallo stesso Sottosegretario di Stato per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale che ha risposto in Assemblea all'atto di sindacato ispettivo menzionato;

    il caso è stato segnalato anche da Banca Etica che ha dovuto suo malgrado rifiutare la richiesta di apertura di un conto corrente alla dottoressa Albanese. Come sottolineato dalla banca stessa, non esiste un divieto normativo specifico, ma aprire un conto corrente a una persona inserita nelle liste sanzionatorie statunitensi comporta per qualsiasi banca europea il rischio concreto di incorrere nelle cosiddette «sanzioni secondarie». Ciò significa, ad esempio, non poter più effettuare operazioni in dollari, vedere interrotte le relazioni con le banche corrispondenti estere e persino subire il blocco dei circuiti di pagamento internazionali. In altre parole, la stabilità stessa della Banca e l'operatività di oltre 110.000 clienti – tra cui molte ONG che operano in Palestina e in altri scenari di crisi – sarebbero messe in serio pericolo;

    la situazione descritta è inaccettabile se considerati gli effetti extraterritoriali delle sanzioni inflitte alla cittadina italiana e Relatrice speciale, Francesca Albanese, scaturite da una decisione unilaterale degli Stati Uniti e in assenza di accertamenti giudiziari;

    pertanto, alla luce di quanto esposto, a sostegno e tutela della dottoressa Albanese,

impegna il Governo:

1) a farsi promotore, insieme agli altri Governi e istituzioni europee, presso il Governo degli Stati Uniti al fine di richiedere l'immediata esclusione della dottoressa Francesca Albanese dalle liste sanzionatorie statunitensi;

2) ad assumere iniziative volte a promuovere in sede europea azioni volte a reagire agli effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi, al contempo adoperandosi per l'adozione di misure strutturali volte a garantire agli operatori finanziari europei la possibilità di operare liberi da vincoli arbitrari decisi unilateralmente da Governi extraeuropei.
(1-00493) «Riccardo Ricciardi, Auriemma, Ilaria Fontana, Alifano, Quartini, Santillo, Aiello, Amato, Appendino, Ascari, Baldino, Barzotti, Bruno, Cafiero De Raho, Cantone, Cappelletti, Caramiello, Carmina, Carotenuto, Caso, Cherchi, Alfonso Colucci, Conte, Sergio Costa, D'Orso, Dell'Olio, Di Lauro, Donno, Fede, Ferrara, Giuliano, Gubitosa, Iaria, L'Abbate, Lomuti, Morfino, Orrico, Pavanelli, Pellegrini, Penza, Perantoni, Raffa, Marianna Ricciardi, Scerra, Francesco Silvestri, Sportiello, Torto, Traversi, Tucci».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:


   MOLLICONE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   come emerso da Il Tempo il 30 settembre 2025, documenti ufficiali di Hamas, rinvenuti nella Striscia di Gaza e resi noti per la prima volta dalle forze di difesa (Idf), dimostrerebbero il coinvolgimento diretto del gruppo nel finanziamento della Flotilla «Sumud» diretta in queste ore a Gaza per portare aiuti umanitari e a bordo della quale ci sono anche alcuni attivisti e parlamentari italiani;

   secondo quanto riferito dall'ufficio del portavoce delle Idf, i documenti collegano i leader della Flotilla ad Hamas, in particolare tramite la Pcpa (Palestinian conference for palestinians abroad), creata nel 2018 come braccio internazionale del movimento e designata nel 2021 da Israele come organizzazione terroristica. La Pepa – spiegano sempre le Idf – funge de facto da «ambasciata» di Hamas all'estero, mobilitando azioni contro Israele, inclusi cortei violenti e flottiglie provocatorie;

   uno dei documenti rinvenuti è una lettera del 2021 firmata dall'allora capo dell'ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, che invita apertamente il capo della Pepa a rafforzare l'unità e ne approva pubblicamente le attività;

   un secondo documento contiene l'elenco di operatori della Pepa, tra cui membri di alto profilo noti per aver guidato le flottiglie verso Gaza negli ultimi 15 anni, come Zaher Birawi nel Regno Unito e Saif Abu Kashk in Spagna –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare il Governo al fine di chiarire i collegamenti della Flotilla con Hamas.
(3-02218)

Interrogazioni a risposta scritta:


   CARMINA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 60, comma 1, della legge 28 dicembre 2015, n. 221 ha previsto in favore degli utenti domestici del servizio idrico integrato il cosiddetto «Bonus idrico»;

   la ratio di questa agevolazione è quella di assicurare l'accesso a condizioni agevolate alla fornitura della quantità di acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali dei nuclei familiari che versano in condizioni di disagio economico e sociale;

   l'attuazione della predetta norma è stata disposta con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 ottobre 2016 che, all'articolo 3, ha demandato all'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico (oggi Arera) la previsione di un bonus acqua per tutti gli utenti domestici residenti di cui siano accertate le condizioni di disagio economico e sociale;

   il bonus è quantificato in misura pari al corrispettivo annuo che l'utente domestico residente in documentato stato di disagio economico e sociale deve pagare relativamente al quantitativo minimo vitale determinato a tariffa agevolata, nel rispetto dei criteri di progressività, differenziazione ed efficienza nell'uso della risorsa idrica;

   l'articolo 57-bis del decreto-legge 26 ottobre n. 124, come modificato dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157, ha previsto il riconoscimento automatico del bonus idrico a partire dal 1° gennaio 2021, da parte dei gestori idrici competenti per territorio, i quali ricevono dal Sistema informativo integrato (Sii) i dati funzionali all'erogazione del beneficio senza necessità di domanda da parte dell'utente;

   risulta all'interrogante che, a far data dal 2022, l'erogazione del bonus idrico non sia mai effettivamente avvenuta per i nuclei familiari aventi diritto nel territorio agrigentino;

   tale condizione risulta confermata dalla stessa presidente dell'Aica (società consortile pubblica) con nota stampa del 20 agosto 2025, che ha attribuito tale ritardo alla mancata attuazione della direttiva n. 13/2024, la quale prevedeva l'integrazione del software gestionale con un modulo dedicato al bonus, e alla successiva migrazione del sistema informativo da Engineering a Sikuel, che ha generato criticità operative tali da comportare rallentamenti nell'automatizzazione del processo e la necessità di gestioni manuali più lente e soggette a errori;

   tale situazione, protrattasi per anni, determina un grave vulnus di tutela nei confronti dei cittadini in condizioni di disagio economico e sociale, i quali, pur avendone diritto, non beneficiano dell'agevolazione riconosciuta per legge e si trovano a sostenere integralmente i costi del servizio idrico, con evidenti ricadute sul diritto fondamentale di accesso all'acqua riconducibile ai livelli essenziali delle prestazioni ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione;

   la persistenza di tali criticità, nonostante il quadro normativo chiaro e la previsione dell'erogazione automatica del beneficio, configura, a parere dell'interrogante, una inaccettabile disparità di trattamento territoriale tra gli utenti del servizio idrico e solleva la questione della necessità di un intervento sostitutivo dello Stato, ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione, per garantire l'effettività dei livelli essenziali delle prestazioni –:

   se il Governo sia a conoscenza della mancata erogazione del bonus idrico per gli utenti aventi diritto del territorio agrigentino a far data dal 2022;

   quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere, anche valutando se sussistano i presupposti per l'attivazione dei poteri sostitutivi ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione, al fine di assicurare l'effettivo riconoscimento dei livelli essenziali delle prestazioni e di tutelare i diritti dei cittadini in condizioni di disagio economico e sociale, con particolare riguardo al diritto di accesso all'acqua e all'erogazione senza ulteriori ritardi del connesso beneficio;

   quali iniziative urgenti di competenza, anche di carattere normativo, il Governo intenda adottare per garantire che i nuclei familiari aventi diritto possano percepire le somme corrispondenti al bonus idrico non erogato negli anni trascorsi.
(4-06041)


   GHIO, PANDOLFO e PASTORINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   nella notte tra il 1° e il 2 settembre 2025 la Val Fontanabuona e la Val d'Aveto sono state colpite da un evento meteorologico eccezionale, caratterizzato da precipitazioni di intensità senza precedenti; in particolare, nel comune di Favaie di Malvaro si sono registrati 194,2 millimetri di pioggia in un'ora, un dato che rappresenta un vero e proprio record a livello europeo per intensità oraria;

   l'evento ha provocato l'esondazione di diversi corsi d'acqua e l'innesco di frane che hanno colpito duramente i comuni di Favaie di Malvaro, Orero, San Colombano Certenoli, Lorsica, Cicagna, nonché il comune di Rezzoaglio in Val d'Aveto, causando danni ingenti alle infrastrutture viarie, alle abitazioni, alle attività economiche e produttive del territorio;

   tra i danni segnalati si registrano officine, serre e attività artigiane devastate, abitazioni private allagate o rese inagibili, veicoli trascinati dalle acque, oltre a criticità diffuse per la viabilità locale e per la sicurezza dei cittadini e dei territori;

   nonostante i danni siano concentrati in un'area circoscritta, la loro gravità è tale da richiedere un intervento straordinario, con il ricorso allo stato di emergenza per consentire l'attivazione immediata di risorse e strumenti straordinari a favore dei comuni coinvolti;

   in data 3 settembre 2025, l'interrogante si è recata personalmente nei territori colpiti per un sopralluogo, riscontrando direttamente l'entità dei danni e la necessità di un intervento urgente a sostegno delle comunità locali;

   oltre agli interventi emergenziali, resta fondamentale che il Governo garantisca a regioni ed enti locali risorse annuali più consistenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei corsi d'acqua, così da consentire interventi preventivi e sistemici in grado di ridurre il rischio idrogeologico e aumentare la sicurezza delle comunità –:

   se il Governo non ritenga urgente e necessario valutare la sussistenza dei presupposti per dichiarare lo stato di emergenza nazionale per i comuni colpiti dell'area della Val Fontanabuona e della Val d'Aveto;

   quali risorse immediate intenda mettere a disposizione per sostenere cittadini, imprese ed enti locali danneggiati dall'alluvione;

   se non ritenga opportuno assumere iniziative di competenza volte ad avviare un piano strutturale di finanziamenti a favore della manutenzione e messa in sicurezza del territorio, al fine di prevenire il ripetersi di eventi simili con conseguenze così gravi.
(4-06046)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BAKKALI e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   da un'inchiesta giornalistica del programma di Rai 3, Presa Diretta, andata in onda domenica 28 settembre 2025, risulterebbe che il 14 luglio 2025, al largo alla costa romagnola, alcuni pescatori avrebbero ripreso la nave metaniera LNG Geneva impegnata a trasferire gas nel rigassificatore che si trova al largo di Ravenna;

   sempre secondo la citata inchiesta la nave, partita dal porto spagnolo di El Ferrol avrebbe navigato verso Nord, superando la Norvegia ed avrebbe poi spento il segnale, in Spagna: «Tuttavia, il tracciato mostra che dopo la partenza dalla Spagna la metaniera ha navigato verso nord, superato la Norvegia e ha spento il segnale nei pressi della penisola di Kola, in Russia, contravvenendo così alle norme del codice del mare»;

   dopo tre giorni il segnale sarebbe stato riattivato e la nave avrebbe evidenziato un aumento del pescaggio, il che indicherebbe di aver caricato gas, probabilmente nel porto di Murmansk;

   se confermato quanto sopra esposto, saremmo di fronte ad un assurdo dato che il rigassificatore al largo di Punta Marina ha come scopo proprio quello di contribuire all'autosufficienza energetica del nostro Paese, liberandolo dalla dipendenza dal gas russo che, invece, sarebbe stato scaricato dalla nave metaniera sopra citata;

   non contribuiscono a fare chiarezza le recenti affermazioni del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale che a New York ha affermato che l'Italia «non compra petrolio e gas dalla Russia», affermando anche che «il nostro Paese ha fatto una scelta chiara»;

   non nello stesso verso vanno, però, le dichiarazioni della Snam, la quale in un comunicato afferma tra l'altro che «Snam non compra e non vende gas (...), ma unicamente tenuta a fornire servizi di trasporto, rigassificazione e stoccaggio, alle condizioni stabilite dall'autorità preposta a chiunque li richieda, e non è pertanto in alcun modo coinvolta nella scelta dei relativi fornitori (...), e sempre a quanto è dato di conoscere, il cargo è l'unico con Gnl russo arrivato in Italia dei circa 160 carichi giunti nei 5 terminali del Paese nel corso del 2025», ammettendo quindi che quel cargo trasportava gas russo;

   quanto sopra esposto evidenzia, a parere degli interroganti, anche l'urgenza di attuare tutte le misure necessarie affinché il nostro Paese arrivi ad una sempre maggiore autonomia energetica, superando gli ostacoli che vengono posti alla diffusione delle fonti di energia alternative, come, invece, sta accadendo, ad esempio, per il progetto «Agnes Romagna», che ha già superato la valutazione di impatto ambientale (VIA) ed è in attesa dell'autorizzazione unica ma che è ostacolato dalla, sempre a parere dell'interrogante inspiegabile, mancata calendarizzazione delle aste per l'eolico offshore, previste dal «decreto Fer2» –:

   se i Ministri interrogati possano chiarire le circostanze riportate in premessa, e nel contempo chiarire se l'Italia effettivamente non compri gas russo come ufficialmente dichiarato.
(5-04477)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   FORATTINI, MARINO, ROMEO, ANDREA ROSSI e VACCARI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   il 26 settembre 2025 la cabina di regia per il PNRR ha approvato la proposta di revisione del PNRR in attuazione della comunicazione della Commissione europea del 4 giugno 2025;

   sulla base delle interlocuzioni in corso con la Commissione europea e del confronto con le singole amministrazioni la rimodulazione finanziaria del PNRR riguarda 34 misure;

   tra le misure che potrebbero essere rafforzate ampliandone la dimensione figura la misura M2C1 Investimento 3.4 Fondo rotativo contratti di filiera e la misura M2C1 Investimento 2.3 Innovazione e meccanizzazione nel settore agricolo e alimentare;

   a seguito della riprogrammazione del PNRR avvenuta in data 8 dicembre 2023, è stata introdotta una nuova misura in capo al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, dedicata ai contratti di filiera. La misura ha introdotto il Fondo rotativo contratti di filiera (Fcf) la cui dotazione finanziaria complessiva, integralmente a valere sul PNRR, ammonta a 1.960 milioni di euro;

   il soggetto attuatore è Ismea, come stabilito nella decisione di esecuzione del Consiglio COM(2023) 765 final del novembre 2023, cui sono attribuite le funzioni relative alla gestione dell'intervento, ivi compreso l'obbligo di verificare l'ammissibilità di ciascun programma rispetto ai requisiti indicati nel decreto e nel PNRR e di assicurare l'adozione di procedure in materia di monitoraggio, audit e controllo in linea con gli standard previsti nel PNRR;

   secondo quanto riportato nel dossier del 23 luglio 2025 «Monitoraggio del piano nazionale di ripresa e resilienza» a seguito delle dichiarazioni di interesse presentate, Ismea ha invitato i soggetti, proponenti a presentare la proposta definitiva entro il 7 aprile 2025. Entro tale scadenza sono pervenute 83 proposte definitive (71 agroalimentare e 12 pesca), per complessivi 1.265 soggetti beneficiari e per un totale di agevolazioni richieste pari a 1.594,3 euro. A seguito dell'istruttoria effettuata da Ismea, sono stati approvati 51 programmi definitivi di investimento per un valore di risorse pari a 1.006.225.864,66 euro e Ismea ha provveduto a trasmettere le relative note di invito alla sottoscrizione dei contratti. Tale valore rappresenta il 51,34 per cento della dotazione complessiva di 1.960 milioni di euro;

   entro il 30 giugno 2025 sono stati sottoscritti di accordi giuridici con i beneficiari;

   richieste di proroga sono pervenute dai soggetti proponenti dei programmi posizionati in graduatoria dal numero 117 al 127, per i quali Ismea con propria nota, in applicazione dell'articolo 5 comma 1 del decreto direttoriale prot. N. 0569071 del 28 ottobre 2024, è stato prorogato il termine di presentazione delle proposte definitive entro il giorno 12 settembre 2025;

   con nota del 10 luglio 2025 si è proceduto a un ulteriore scorrimento della graduatoria in base alle ulteriori risorse resesi disponibili, consentendo così di presentare proposta definitiva ai programmi dalla posizione 128 alla 132. La proposta definitiva dovrà essere presentata nei modi e nelle forme analoghe ai programmi precedenti, entro l'8 novembre 2025;

   il completamento della revisione del PNRR entro il 2025 prevede il seguente cronoprogramma procedurale:

    entro l'8 ottobre 2025: finalizzazione e invio formale della proposta di revisione alla Commissione europea;

    23 ottobre 2025: approvazione preliminare della proposta da parte della Commissione europea;

    13 novembre 2025: approvazione della proposta da parte dell'Ecofin –:

   quale sia ad oggi la distribuzione dei finanziamenti PNRR su base regionale e l'elenco dei destinatari ammessi a finanziamento con fondi afferenti al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) Misura M2C1 Investimento 3.4 Fondo rotativo contratti di filiera.
(5-04475)


   CASTIGLIONE e GATTA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   il grano duro è un pilastro dell'agricoltura italiana, simbolo di una tradizione millenaria che affonda le radici nella cultura mediterranea. L'Italia ne è il primo produttore in Europa così com'è il primo produttore al Mondo di pasta;

   negli ultimi mesi le quotazioni del grano duro hanno registrato un calo significativo e gli agricoltori sono scesi più volte in piazza. Le recenti proteste si sono verificate mentre il prezzo del grano duro è crollato a 28 euro al quintale, un calo del 30 per cento in un anno, mentre i costi di produzione sono aumentati del 20 per cento dal 2021;

   dal 2020 il prezzo del frumento mostra una forte volatilità, mentre il costo dei mezzi di produzione registra una costante progressione, che in prospettiva, in forza anche dei crescenti obblighi ambientali, non appare semplice fermare: questo squilibrio mette a rischio la sostenibilità economica delle aziende;

   l'Italia è anche un grande importatore di grano, in particolare di quello duro proveniente dal Canada, ma anche da Paesi come Turchia, Ucraina e Russia. Questa dipendenza estera provoca tensioni tra gli agricoltori italiani, che denunciano la concorrenza sleale derivante dall'uso, nei Paesi extra Unione europea di pratiche colturali da noi vietate;

   ulteriori preoccupazioni per la sostenibilità della produzione di grano nazionale provengono dall'accordo Mercosur: i Paesi sudamericani aderenti ne hanno prodotto collettivamente circa 33,6 milioni di tonnellate nel 2023 (+20,7 per cento rispetto al 2020);

   si registra un indebolimento della capacità produttiva nazionale: dal 2012 il tasso di autoapprovvigionamento è diminuito dal 78 per cento al 54,8 per cento nel 2024, con una riduzione della produzione da 4,2 a 3,5 milioni di tonnellate;

   a giugno 2025 ha comunicato che quasi il 40 per cento del budget annuale disponibile per il sostegno accoppiato al reddito a favore del frumento duro non è stato utilizzato dagli agricoltori italiani nel 2024. Le associazioni agricole imputano questo fatto anche alle «condizionalità rafforzate», della Pac 2023-2027;

   in un'epoca di profonde trasformazioni, la sfida sarà preservare la produzione nazionale coniugandola con le esigenze moderne di sostenibilità, competitività e innovazione, incremento delle rese e della qualità del prodotto, adeguati stoccaggi, riduzione della volatilità dei mercati grazie a strumenti come i contratti di filiera. In tal senso le associazioni agricole hanno presentato proposte che è opportuno considerare –:

   quali iniziative di competenza e strumenti di tutela intenda porre in essere il Ministro interrogato a fronte della situazione di crisi del grano nazionale esposta in premessa.
(5-04483)

Interrogazione a risposta scritta:


   BENZONI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   la legge n. 242 del 2016 ha promosso la filiera agroindustriale della canapa a condizione che sia funzionale ad una serie di produzioni lecite;

   all'annunciato scopo di prevenire possibili abusi, l'articolo 18 del decreto-legge n. 48 del 2025 convertito, con modificazioni, della legge 9 giugno 2025, n. 80, (cosiddetto decreto «sicurezza») ha previsto il divieto «di importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l'invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze della canapa coltivata, anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché di prodotti contenenti o costituiti da tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli oli da esse derivati» richiamando le disposizioni sanzionatorie in materia di stupefacenti per gli eventuali abusi;

   tale disposizione, come affermato dallo stesso Ministro interrogato il 9 luglio 2025, deve considerarsi ricognitiva di divieti già esistenti, in quanto «la coltivazione e la commercializzazione della pianta, nella sua interezza comprensiva quindi delle infiorescenze, è lecita e resta consentita per le finalità previste dalla legge (...) la commercializzazione autonoma delle sole infiorescenze separate dalla pianta è sottratta, e lo è sempre stata, al perimetro della liceità fissato dalla legge n. 242 del 2016»;

   da ciò si deduce che la coltivazione sarebbe lecita, infiorescenze incluse, limitando la configurazione di una fattispecie illecita al solo caso di separazione delle medesime infiorescenze dalla pianta;

   già precedentemente all'intervento legislativo, si era espressa nello stesso, senso la Corte di cassazione, la quale tuttavia ha rappresentato (con Relazione n. 33 del 2025 del 23 giugno 2025) che la norma introdotta dal decreto «sicurezza» rischia di sollevare ampie criticità in punto di determinatezza ed offensività della condotta, con prefigurabilità di «una (ri)lettura giudiziale dell'articolo 18»;

   l'attuale quadro normativo appare carente e contraddittorio: pone sullo stesso piano imprese sane che operano nella legalità ed imprese operanti per finalità illecite;

   complice l'attuale ambiguità normativa, si stanno registrando sul territorio – in particolare in Piemonte, Sardegna e Liguria, come riportano fonti stampa – un susseguirsi di sequestri operati dalle forze di polizia di intere piantagioni di canapa, sovente accompagnate dalla loro distruzione ancor prima di verificarne l'effetto drogante o meno, con il risultato di mettere in ginocchio un settore produttivo con centinaia di aziende e migliaia di lavoratori;

   tale modus operandi è favorito dall'assenza di una circolare di riferimento – anticipata dal Ministro nel citato question time – che regoli non solo la detenzione, il trasporto e l'eventuale smaltimento di prodotti già realizzati, ma soprattutto tempi e modalità di accertamento dell'efficacia drogante o meno delle singole produzioni, in linea peraltro con test già da tempo utilizzati in altri Paesi europei –:

   se non ritenga opportuno intervenire con la massima urgenza al fine di:

    a) assumere iniziative urgenti di carattere normativo, per una modifica dell'attuale legge n. 242 del 2016 che ne renda alcune disposizioni più chiare ed oggettive a tutto vantaggio degli imprenditori che operano nella legalità;

    b) emanare una apposita circolare ministeriale che regoli la detenzione, il trasporto e l'eventuale smaltimento di prodotti già realizzati, nonché tempi e modalità di accertamento dell'efficacia drogante o meno delle singole produzioni, in linea con i test già vigenti e utilizzati in altri paesi europei;

    c) adottare di concreto con i Ministri dell'interno (per la polizia di Stato e l'arma dei Carabinieri), dell'economia e delle finanze (per la Guardia di finanza) e della giustizia, apposite linee guida che consentano agli organi di controllo di accertare, con tempistiche e modalità semplificate, l'efficacia drogante o meno delle piante e delle produzioni rinvenute, evitando così il rischio di sequestri i cui effetti ricadono sulla operatività delle aziende e che potrebbero comportare in prospettiva gravi effetti risarcitori in danno delle stesse finanze pubbliche.
(4-06042)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazione a risposta scritta:


   CASTIGLIONE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190, reca la disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, in attuazione dell'articolo 26, commi 4 e 5, lettera b) e d), della legge 5 agosto 2022, n. 118;

   l'articolo 9, comma 10, lettera d) del richiamato decreto legislativo prevede l'obbligo di presentare un programma di compensazioni nei confronti del comune nel cui territorio è ubicato un impianto alimentato da fonti rinnovabili, nell'ambito del procedimento di autorizzazione unica;

   le norme attuative regionali, in particolare quelle adottate da regioni come la Lombardia e la Sardegna, specificano che tali compensazioni non possono essere superiori al 3 per cento dei proventi derivanti dalla valorizzazione dell'energia elettrica prodotta annualmente dall'impianto, inclusivi degli eventuali incentivi pubblici;

   a quanto consta all'interrogante, alcune amministrazioni comunali stanno interpretando tali disposizioni in senso estensivo, richiedendo compensazioni anche a impianti che producono biometano per il solo consumo – ad esempio nell'autotrazione o per l'immissione nella rete gas – senza che vi sia produzione o valorizzazione di energia elettrica, né fruizione di incentivi pubblici;

   tale interpretazione, se non conforme alle finalità e ai limiti della normativa, rischia di introdurre un onere economico non giustificato per operatori industriali che producono gas rinnovabile in assetti diversi da quelli elettrici –:

   se il Governo intenda assumere iniziative di carattere normativo volte a chiarire se gli impianti per la produzione di biometano non incentivati e non connessi alla rete elettrica, quindi privi di valorizzazione dell'energia elettrica prodotta, siano soggetti all'obbligo di corresponsione di compensazioni economiche al comune ai sensi del decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190;

   se ritenga conforme alla ratio della normativa applicare l'obbligo di compensazione del 3 per cento a soggetti che non traggono ricavi dalla vendita di energia elettrica né beneficiano di contributi pubblici;

   se, nelle more di un eventuale chiarimento normativo, il Ministro interrogato intenda assumere iniziative di competenza al fine di scongiurare l'applicazione di richieste comunali basate su interpretazioni estensive della norma, che potrebbero pregiudicare investimenti già autorizzati o in fase di realizzazione nel settore del biometano.
(4-06045)

CULTURA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BARBAGALLO. — Al Ministro della cultura, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   nel territorio della Regione Siciliana, i decreti di imposizione del vicolo paesaggistico da parte della sovraintendenza ai beni culturali e ambientali posti alla fine degli anni '60 non rispettarono le normali procedure di pubblicazione previsti per questo tipo di atti;

   in diversi comuni il decreto venne pubblicato esclusivamente all'albo pretorio del comune stesso e non in Gazzetta Ufficiale per renderlo conoscibile erga omnes;

   per correggere questo errore i decreti vennero pubblicati successivamente in Gazzetta Ufficiale anche se a distanza di diversi anni (dal 1973 al 1975);

   negli anni che vanno tra la pubblicazione del decreto all'albo pretorio e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale diverse migliaia di cittadini hanno richiesto le licenze edilizie per la realizzazione di nuove opere ma i comuni interessati rilasciarono il titolo edilizio senza acquisire però il preventivo nulla osta paesaggistico da parte della sovraintendenza;

   nel corso dell'esame in Assemblea alla Camera dei deputati, per il decreto-legge n. 69 del 2024 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 105 del 2024 recante «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione edilizia e urbanistica», l'interrogante, insieme ad altri colleghi eletti a Catania, ha presentato l'ordine del giorno n. 9/1896-A/13 approvato con riformulazione nella giornata del 18 luglio 2024;

   nello specifico, con questo ordine del giorno si prova a sanare un errore storico dovuto all'errata pubblicazione dei decreti di vincolo che non vennero pubblicati in Gazzetta Ufficiale, ma soltanto all'albo pretorio;

   il Governo in quell'occasione si impegna ad assumere iniziative di competenza volte a chiarire i criteri di applicazione delle oblazioni di cui all'articolo 36-bis, comma 5 del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 e che nella determinazione dell'eventuale sanzione si tenga in considerazione la specifica inottemperanza dei comuni su menzionati;

   ad oggi, nonostante l'impegno formale assunto dal Governo in sede parlamentare, è trascorso più di un anno ma non è stato dato alcun seguito a quanto stabilito –:

   si chiede ai Ministri interrogati quali siano le ragioni del mancato adempimento dell'impegno.
(5-04482)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:


   ASCARI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   in data 26 luglio 2025 la Polizia di Stato diffondeva un comunicato relativo all'arresto di Carla Stagno, leader di una setta denominata Unisono, con sede nel torinese e attiva sul web, a seguito della condanna definitiva della medesima a 9 anni di reclusione per i reati di associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica e morte come conseguenza di altro reato;

   la dottoressa Assunta Esposito, dirigente del Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Torino, dichiarava espressamente come la «santona» predisponesse gli adepti in uno stato di vera e propria sudditanza psicologica, al fine di meglio manipolarli, arrivando ad isolarli dai rispettivi contesti familiari;

   nonostante la gravità dei fatti, non esiste attualmente nel nostro ordinamento una norma specifica che punisca le condotte manipolative e di coercizione psicologica tipiche dei contesti settari, né altre fattispecie criminose trovano concreta applicazione, circostanza che ha dato luogo, negli anni, a sconcertanti sentenze di assoluzione nei confronti di leader carismatici controversi; emblematico il caso di Roberta Repetto, che ha destato l'attenzione dei media nazionali e internazionali per la gravità degli abusi subiti;

   contestualmente si registra una crescita allarmante dei cosiddetti nuovi culti digitali: secondo le osservazioni del dottor Luigi Corvaglia, esperto riconosciuto in materia, proliferano oggi online sia fenomeni gruppali privi di una leadership verticale o di una dottrina codificata, ma che di fatto agirebbero come vere e proprie sette, sia organizzazioni strutturate e scientemente dirette, quali AllatRa/Società Creativa;

   tale movimento, di matrice apocalittica e russofona, diffonderebbe sul web disinformazione climatica, teorie cospiratorie e propaganda panslava, riuscendo a infiltrarsi persino in spazi istituzionali di rilievo internazionale, come le Nazioni Unite, il Congresso degli Stati Uniti e il Vaticano;

   lo stesso dottor Corvaglia, insieme ad altri studiosi ed esperti italiani ed esteri, risulta oggi oggetto di una pesante campagna di disinformazione e diffamazione da parte del citato movimento, che lo accusa paradossalmente di voler instaurare un «Reich mondiale» e giunge a minacciarlo di morte;

   analogamente, continua una campagna di odio e delegittimazione nei confronti dei rappresentanti italiani delle associazioni che si occupano di tutela delle vittime di abusi settari; tra questi, la dottoressa Lorita Tinelli, Presidente del CeSAP – Centro studi sugli abusi psicologici, che da decenni svolge un'azione preziosa di prevenzione, informazione e sostegno alle vittime e alle famiglie, è fatta oggetto di continue e sistematiche intimidazioni;

   il fenomeno settario, soprattutto nella sua evoluzione digitale, pone inedite sfide sia sul piano della tutela della sicurezza pubblica, sia su quello della protezione dei diritti fondamentali delle persone;

   l'assenza di un quadro normativo aggiornato e specifico rischia di lasciare prive di tutela le vittime di manipolazioni psicologiche e coercizione mentale, nonché esposti a minacce e ritorsioni coloro che professionalmente o volontariamente si adoperano per il contrasto al fenomeno –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopra descritti e quali valutazioni ne traggano;

   se non ritengano urgente promuovere iniziative di carattere normativo, finalizzate a introdurre nel nostro ordinamento specifiche disposizioni volte a sanzionare le condotte di manipolazione e coercizione psicologica tipiche dei contesti settari;

   quali iniziative di competenza intendano adottare per rafforzare la prevenzione e il contrasto ai nuovi culti digitali che diffondono disinformazione e odio;

   se non ritengano necessario predisporre adeguate misure di protezione a tutela degli studiosi, degli esperti e dei rappresentanti delle associazioni che operano nel settore e che, come nei casi sopra citati, sono oggetto di campagne diffamatorie e minacce anche gravi;

   se non intendano avviare una cooperazione istituzionale più strutturata con le associazioni che da anni si occupano di prevenzione degli abusi settari, al fine di sostenere il loro impegno e valorizzarne le competenze.
(4-06043)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazione a risposta in Commissione:


   PELUFFO e PANDOLFO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'Italia, nel contesto dell'unione europea, è tra le economie maggiormente esposte a squilibri commerciali in caso di dazi generalizzati verso gli Stati Uniti: nel 2023, il nostro Paese si collocava al secondo posto nell'Unione europea per volume di esportazioni verso gli Usa, con un ammontare complessivo di circa 67,2 miliardi di euro, e una significativa incidenza del settore dei macchinari e apparecchi industriali, che include anche le macchine utensili e altri beni della meccanica;

   il settore dell'industria meccanica rappresenta una componente strategica manifattura italiana, con un elevato contenuto tecnologico, forte valore aggiunto e una consolidata presenza sui mercati internazionali;

   le esportazioni italiane di prodotti meccanici verso gli Stati Uniti ammontano a circa 3,5 miliardi di euro annui, di cui circa 630 milioni riferibili al comparto delle macchine utensili, che costituisce una parte rilevante e avanzata dell'intera industria meccanica;

   nel primo semestre del 2025 si è già registrato un calo significativo delle esportazioni: -18 per cento per l'intero settore meccanico e -4,2 per cento per le macchine utensili, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente;

   la recente decisione della Casa Bianca di introdurre, a partire da luglio/agosto 2025, una tariffa generale del 15 per cento sulle merci europee dirette negli Stati Uniti, unitamente a un dazio addizionale del 50 per cento per i prodotti contenenti acciaio, alluminio e rame – tra cui rientrano molti beni della meccanica – rappresenta un onere particolarmente gravoso per le esportazioni italiane;

   stime basate su dati doganali indicano che tali misure potrebbero colpire le esportazioni europee, comprese quelle italiane, per un valore complessivo di circa 500 milioni di euro;

   la combinazione tra tariffa base e dazio addizionale rischia di compromettere la competitività dei prodotti meccanici «made in Italy» sul mercato statunitense, mettendo a rischio commesse già acquisite, la redditività delle imprese e l'occupazione in un comparto tecnologicamente avanzato. Inoltre, le nuove regole introducono un onere amministrativo incerto e sproporzionato –:

   quali iniziative di competenza il Governo intenda promuovere, nelle sedi europee e internazionali, per opporsi all'applicazione del dazio addizionale del 50 per cento e per tutelare la manifattura italiana ed europea dall'impatto dei dazi introdotti dagli Stati Uniti sull'intera industria meccanica e sulle esportazioni europee.
(5-04478)

Interrogazione a risposta scritta:


   ROSATO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   lo stabilimento Marelli di Tolmezzo, come indicato nell'interrogazione a risposta scritta 4-05716, produce fanali per automobili per alcune tra le più importanti case automobilistiche di lusso tra cui Audi, Porsche e Bmw, impiegando circa 800 dipendenti diretti;

   nonostante non sia stato interessato inizialmente nel piano di ammortizzatori sociali attivati dall'azienda in Italia in rapporto agli sviluppi di Stellantis, attraversa un periodo di forte incertezza sul proprio futuro a seguito dell'avvio della procedura della normativa statunitense Chapter 11 per la ristrutturazione del debito a lungo termine finalizzata a rendere solida la situazione patrimoniale e consentire il cambio di proprietà entro la fine del 2025;

   inoltre recentemente, a causa della drastica riduzione degli ordinativi da parte di Audi, la direzione ha annunciato la cassa integrazione ordinaria in vigore dal 22 settembre al 31 ottobre 2025;

   è bene ricordare che fino a pochi mesi fa, pur in presenza di una crisi globale che investe il settore dell'automotive, lo stabilimento Marelli di Tolmezzo appariva stabile con stime di crescita dei volumi produttivi;

   le ultime notizie, che sembrano quindi smentire questo trend, hanno preoccupato i lavoratori circa il futuro del sito e le possibili conseguenze di una contrazione del mercato tedesco dell'auto che rischierebbe di comportare un ridimensionamento del sito produttivo;

   la vertenza Marelli di Tolmezzo è considerata cruciale per il futuro del settore e per l'economia della Carnia, zona montana che vede in questo stabilimento uno dei principali presidi industriali –:

   se il Ministro interrogato, alla luce delle ultime informazioni, sia a conoscenza dei piani industriali di Marelli nel nostro Paese e quali siano le rassicurazioni che l'azienda ha prodotto circa la continuità produttiva ed occupazionale, in particolare nel sito di Tolmezzo, anche dopo l'avvicendamento nella proprietà del Gruppo ed in considerazione dell'evoluzione degli ordinativi del mercato tedesco particolarmente connesso con il sito friulano.
(4-06039)

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:


   ASCARI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   la legge 5 febbraio 1992, n. 104, all'articolo 33, prevede che i lavoratori dipendenti possano usufruire di tre giorni di permesso mensile retribuito per l'assistenza a familiari con handicap in situazione di gravità (articolo 33, comma 3);

   l'Inps ha più volte espresso, con proprie circolari e pareri, l'interpretazione secondo cui tali permessi devono essere concessi nella misura intera prevista dalla legge, indipendentemente dall'orario di lavoro del dipendente, garantendo quindi piena fruizione del diritto;

   tali indicazioni sono state trasmesse anche dal Ministero dell'interno alle amministrazioni competenti;

   nonostante ciò, risulta all'interrogante che per circa 6.000 vigili del fuoco con familiari disabili (figli o genitori anziani) la fruizione dei permessi ex legge n. 104 del 1992 venga limitata, imponendo di fatto la possibilità di usufruire soltanto della metà del diritto, oppure costringendo i lavoratori a compensare le ore mancanti con permessi personali o riposi;

   tale situazione determina a giudizio dell'interrogante una disparità di trattamento rispetto agli altri lavoratori pubblici e privati con orario di lavoro pari o superiore a sei ore giornaliere, ai quali viene invece riconosciuta la piena applicazione del diritto previsto dalla legge n. 104 del 1992 –:

   quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato per garantire anche al personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco la piena applicazione delle disposizioni della legge n. 104 del 1992, in linea con i pareri dell'Inps e con quanto già riconosciuto ad altri lavoratori, così sanando tale disparità di trattamento e tutelando in maniera effettiva il diritto all'assistenza familiare dei lavoratori coinvolti;

   per quali ragioni l'amministrazione continui a non uniformarsi alle comunicazioni ufficiali dell'Inps, costringendo i dipendenti interessati a un trattamento deteriore rispetto ad altri lavoratori del comparto pubblico.
(4-06044)


   MARI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   la sera di sabato 27 settembre 2025 i lavoratori portuali, sono intervenuti nel terminal Spinelli del porto di Genova per impedire il carico di dieci container contenenti, a detta del sindacato, materiale esplosivo, codice 1.x sulla nave della compagnia israeliana Zim New Zealand, che poi sarebbe ripartita con destinazione il porto di Salerno e infine verso i porti israeliani di Haifa e Ashdod;

   fermate le operazioni di carico dei dieci container, i portuali hanno chiesto tramite prefetto e questore che venissero controllati, per sapere cosa contenessero effettivamente questi container contrassegnati come «materiale esplosivo». Ottenuto il blocco delle operazioni di carico, e dopo circa un'ora il questore ha ordinato alla nave di salpare senza i container a bordo;

   la legge n. 185 del 1990, ed altre norme internazionali, vietano l'esportazione di materiale bellico e di merci dual use verso Paesi come Israele, che continua a violare i diritti umani e commettere un genocidio riconosciuto anche dall'Onu;

   da notizie di stampa si apprende che:

    la nave Zim New Zealand è arrivata al Porto di Salerno al terminal gestito dalla SCT della Gallozzi Group nella serata del 29 settembre 2025, ripartendo alle 5.30 del 30 settembre;

    già il 5 aprile 2025 era transitata nel porto di Salerno la nave cargo Contship Era, sempre della compagnia israeliana Zim, che aveva caricato a Fos-sur-Mer «ventisei pallet», ovvero circa venti tonnellate di merci, destinate all'IMI, Israel Military Industries, una sussidiaria di Elbit Systems, uno dei principali produttori di armi israeliani;

    il 26 maggio 2025 la Zim Contship Era ha fatto scalo a Salerno dopo aver caricato a Fos-sur-Mer «due milioni di nastri per armi automatiche: un milione di M9, utilizzate per equipaggiare armi pesanti, e l'altra metà composta da nastri M27», destinati ai fucili automatici leggeri, sarebbero compatibili con il Negev 5: utilizzata a Gaza dall'esercito israeliano;

    il 9 giugno 2025 la Contship Era era a Salerno, ma a Fos-sur-Mer la mobilitazione dei lavoratori portuali era riuscita a identificare ed evitare il carico di tre container di armi, con decine di tonnellate di nastri per mitragliatrici e per cannoni;

    la nave cargo Zim New Zeland è stata in realtà recentemente e ripetutamente implicata nel traffico illegale di materiale bellico verso Israele. Il 30 giugno 2025, dal porto di Ravenna, è partito un carico di munizioni diretto ad Haifa (Israele), provvisto del simbolo «esplosivi» classe 1.4S. La Capitaneria di porto locale e l'ufficio delle dogane, hanno risposto alla richiesta di accesso agli atti di una giornalista confermando che il carico militare è partito per Israele senza autorizzazione Uama, e che aveva origine dalla Repubblica Ceca;

    l'articolo 10-bis della legge n. 185 del 1990 esenta però da autorizzazione solo i transiti intracomunitari, e, non quelli verso paesi terzi, quale è Israele. Per questo tipo di trasferimenti vale inderogabilmente il regime autorizzatorio e di controllo previsto dall'articolo 1, anche al fine della verifica di sussistenza dei divieti espressamente contemplati dal comma 5 e 6, dello stesso articolo –:

   quali siano le informazioni in possesso dei Ministri interrogati sul transito, carico o scarico di materiale bellico nel porto di Salerno con particolare riferimento al materiale trasportato dalla nave cargo Zim New Zeland;

   se risulti ai Ministri interrogati che la nave cargo Zim New Zeland sia transitata, abbia scaricato o caricato materiale bellico nel porto di Salerno e sulla base di quali autorizzazioni, tenuto conto di quanto disposto dalla legge n. 185 del 1990;

   se non intendano assumere iniziative, per impedire che navi cargo che trasportano armi e merci dual use transitino, scarichino o carichino container con armi.
(4-06047)


   BENZONI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'autostazione di Lampugnano, situata nel comune di Milano, rappresenta il principale punto di partenza e arrivo dei pullman in città. Essa è collegata direttamente alla metropolitana tramite l'omonima fermata della linea M1 ed è utilizzata quotidianamente da centinaia di pendolari, studenti e turisti. Si stima il passaggio di più di 3 milioni di passeggeri all'anno;

   nonostante la sua importanza, la struttura versa in uno stato di grave degrado e insicurezza. Tra il 2022 e 2024 sono stati registrati, secondo quanto riportato da organi di stampa locale, più di un centinaio di episodi di tentato furto e danneggiamenti. Inoltre, un'indagine in corso ha evidenziato l'utilizzo dell'autostazione da parte di trafficanti di migranti come punto di smistamento per persone giunte irregolarmente in Italia e dirette verso altri Paesi europei;

   all'interno dell'autostazione vi è un sistema di videosorveglianza dotato di un numero limitato di telecamere unito ad un sistema di illuminazione carente. La situazione è tale per cui, come si ha modo di apprendere da numerose segnalazioni, durante le ore notturne molti viaggiatori scelgono di attendere la partenza dei bus all'interno dell'androne di un palazzo nelle vicinanze, piuttosto che sostare nella struttura;

   seppur sia stato incrementato il numero di forze dell'ordine e di polizia locale presenti, anche nelle fasce orarie serali e notturne, unitamente al supporto di servizi speciali di prevenzione e controllo del territorio, l'obiettivo di contrasto alla criminalità e al degrado urbano che da tempo affliggono l'area sembra rimanere difficilmente raggiungibile;

   i tagli nazionali e regionali apportati alle risorse destinate ai comuni non consentono i necessari aumenti degli organici di polizia locale;

   vi sono diverse altre autostazioni sul suolo nazionale che versano in situazioni simili come, per citarne solo alcune, a Bergamo, Cosenza, Roma, Foggia e molte altre –:

   se siano a conoscenza, per gli aspetti di competenza, della situazione di degrado e insicurezza in cui versa l'autostazione di Lampugnano;

   se non intendano, per quanto di competenza, assumere iniziative volte a supportare i comuni al fine di assicurare la sicurezza dei viaggiatori transitanti nelle autostazioni e avviare progetti di riqualificazione e potenziamento delle numerose strutture adibite ad autostazione presenti sull'intero territorio nazionale.
(4-06048)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BARBAGALLO e SIMIANI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   con determina dirigenziale numero 5703 del 16 aprile 2025, il comune di Palermo ha indetto una procedura aperta per l'affidamento in concessione del «Servizio di ripristino delle condizioni di sicurezza stradale compromesse a seguito del verificarsi di incidenti stradali», a seguito dell'approvazione dello schema di convenzione con delibera del consiglio comunale numero 127 del 21 giugno 2024;

   la suddetta procedura di gara risulterebbe affetta da gravi vizi e illegittimità ed in particolare:

    il comune avrebbe avviato e poi irregolarmente interrotto l'iter di valutazione di una proposta di partenariato pubblico-privato (Ppp), presentata ai sensi dell'articolo 193 del decreto legislativo n. 36 del 2023, senza adottare un formale provvedimento di rigetto, senza motivare adeguatamente le ragioni del mancato accoglimento, in modo difforme dalla procedura fissata dallo stesso articolo 193, e, quindi, in violazione degli obblighi istruttori e motivazionali previsti dalla legge;

    la documentazione relativa al Ppp sarebbe stata illegittimamente sottratta all'accesso agli atti richiesto dall'operatore economico, in violazione della legge n. 241 del 1990 e degli articoli 35 e 36 del decreto legislativo n. 36 del 2023;

   ulteriori criticità si rilevano poi nella costituzione e trasparenza della commissione giudicatrice: l'atto di nomina e i curricula dei commissari sono stati pubblicati soltanto il 19 settembre 2025, ossia dopo la conclusione della valutazione delle offerte tecniche (13 agosto 2025) e addirittura il giorno successivo all'invio da parte di altre aziende che avevano partecipato alla suddetta gara di una formale istanza di contestazione;

   tale tardiva pubblicazione contrasta con gli articoli 19, 27, 28 e 93 del decreto legislativo n. 36 del 2023, con la delibera Anac numero 264 del 2023 e con l'articolo 11 del disciplinare di gara, che impongono la pubblicazione tempestiva della nomina e dei curricula dei commissari;

   la mancata trasparenza nella fase di valutazione delle offerte integra un vizio radicale, che, secondo consolidata giurisprudenza amministrativa, inficia la legittimità dell'intero operato della commissione;

   a fronte di tali criticità, imprese che hanno partecipato alla gara hanno presentato plurime istanze di accesso, diffide e, da ultimo, una formale istanza di annullamento e revoca in autotutela della procedura;

   inoltre, la stessa procedura di gara non ha previsto, come invece fissato dall'articolo 108 comma 7 Codice Contratti Pubblici, un criterio premiale di «maggior punteggio da attribuire alle imprese per l'adozione di politiche tese al raggiungimento della parità di genere comprovata dal possesso della certificazione della parità di genere di cui all'articolo 46-bis del decreto legislativo n. 198 del 2006». Si tratta di un precetto di carattere generale confermato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con parere 3636 del 23 giugno 2025, dall'Anac con delibera numero 145 del 2025 e da sentenze del Tar (Sez. II Sent. 1013/2025 Tar della Puglia) –:

   se siano a conoscenza della vicenda esposta in premessa e se non ritengano opportuno assumere, per quanto di competenza, iniziative di carattere ispettivo, anche ai sensi dell'articolo 60, comma 6 del decreto legislativo n. 165 del 2001, in relazione a quanto denunciato in premessa, con riguardo alla procedura di gara in questione;

   quali ulteriori iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intendano assumere per prevenire, in futuro, il verificarsi di simili criticità nelle procedure di gara degli enti locali, specie in materia di trasparenza e rispetto dei princìpi di parità di trattamento, imparzialità e buon andamento dell'amministrazione.
(5-04476)

SALUTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   GIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   recentemente l'Aifa ha approvato il primo vaccino coniugato 21-valente (Capvaxive) sviluppato specificamente per proteggere la popolazione adulta dalla malattia pneumococcica invasiva (IPD) e dalla polmonite pneumococcica;

   il vaccino copre 21 sierotipi, tra cui otto non inclusi in nessun altro vaccino attualmente disponibile;

   l'approvazione italiana segue quella della Commissione europea, basata sui risultati del programma clinico Stride di Fase 3;

   il Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv) 2023-2025 prevede la gratuità della vaccinazione antipneumococcica per la coorte dei 65enni e per gli adulti con specifiche comorbilità;

   a quel che risulta all'interrogante, però, non sono ancora state emanate le indispensabili linee guida nazionali dettagliate e che indichino in modo operativo come integrare Capvaxive nel calendario vaccinale;

   non risulta, inoltre, che siano state date indicazioni precise su sequenza e tempi di somministrazione rispetto ad altri vaccini antipneumococcici (ad esempio PCV13, PCV15, PCV20, PPSV23) e non risultano nemmeno circolari ministeriali o regionali che consentano ai medici di famiglia di orientarsi;

   da quanto sopra esposto appare chiaro il rischio di disomogeneità applicativa sul territorio nazionale, con possibili disparità nell'accesso da parte dei cittadini aventi diritto, in palese contraddizione con l'articolo 32 della Costituzione –:

   se il Ministro interrogato intenda assumere iniziative di competenza ai fini dell'adozione in tempi rapidi di un protocollo vaccinale ufficiale per Capvaxive, nel quale vengano chiaramente indicate le categorie target, oltre ai tempi di somministrazione, di eventuali richiami e co-somministrazioni;

   se, inoltre, possa chiarire, per quanto di competenza, quali iniziative intenda adottare per garantire l'omogeneità di accesso su tutto il territorio nazionale, evitando inaccettabili differenze tra territori del nostro Paese;

   se, sempre per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda disporre le misure opportune per la distribuzione gratuita e uniforme del vaccino nelle coorti previste dal PNPV (65enni e adulti con comorbilità);

   infine, se sia in programma una campagna informativa rivolta a medici e cittadini per favorire la corretta adesione al programma vaccinale.
(5-04479)


   MALAVASI, FURFARO, GIRELLI, CIANI e STUMPO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 luglio 2009 la regione Molise, già in Piano di rientro per il debito sanitario, veniva commissariata, con la nomina a Commissario straordinario per il risanamento della sanità regionale dell'allora Presidente della giunta, dottor Michele Iorio, oggi assessore con delega, tra le altre, proprio ai Rapporti con i Ministeri per l'attuazione del piano di rientro sanitario della regione Molise;

   la gestione commissariale avrebbe dovuto ricondurre, nel giro di un paio di anni, il Sistema sanitario regionale nell'ambito dell'ordinaria programmazione sanitaria e finanziaria, con il rientro dal debito sanitario e l'avvio di un processo di riorganizzazione e di riduzione degli sprechi, senza pregiudicare in alcun modo il diritto inalienabile ed incomprimibile, costituzionalmente sancito, alla salute dei cittadini molisani;

   dopo 16 anni di gestione commissariale, ed i tagli operati alla sanità pubblica, i tavoli ministeriali continuano ad evidenziare gravi, varie e preoccupanti criticità, oltre al mancato raggiungimento dell'equilibrio di gestione;

   i Consiglieri regionali del Molise, nonostante le formali richieste di audizione e di acquisizione degli atti, non hanno ottenuto alcuna informazione ufficiale sul contenuto del nuovo programma operativo proposto dalla struttura commissariale ai Ministeri affiancanti, mentre notizie allarmanti su ulteriori nuovi inaccettabili tagli a servizi salvavita sono trapelate dagli organi di stampa e non sono state smentite (in particolare le emodinamiche a rischio di Isernia e Termoli, le reti dell'emergenza-urgenza sbilanciate sul privato; il declassamento del Caracciolo di Agnone, oggi ospedale di area disagiata; riduzione da 43 a 13 delle postazioni di continuità assistenziale) –:

   quale sia il contenuto della proposta di programma operativo 2025-2027 formulata dalla struttura commissariale per conto del Governo;

   quali siano, per quanto di competenza, le iniziative che il Ministro interrogato intenda mettere in campo in merito alle seguenti questioni:

    1) azzeramento del debito sanitario del Molise e revoca del commissariamento;

    2) restituzione delle somme, imputate al bilancio regionale del Molise, per i costi della struttura commissariale esterna;

    3) deroga ad alcuni dei criteri fissati dal decreto ministeriale n. 70 del 2015 (deroga indispensabile per il Molise, tenuto conto della sua morfologia, della dislocazione di gran parte dei comuni in zone disagiate o aree interne, delle infrastrutture viarie del tutto inadeguate), così da ripristinare, in particolare, alcune delle specialistiche di un dipartimento di emergenza urgenza e accettazione (Dea) di secondo livello presso il presidio ospedaliero Cardarelli di Campobasso.
(5-04480)

Interrogazione a risposta scritta:


   PRETTO. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   gli effetti collaterali associati alla somministrazione della chemioterapia possono comprendere, com'è noto, alterazioni e manifestazioni cutanee come la sindrome mano-piede (hand-foot syndrome, Hfs) e le reazioni cutanee mano piede (hand-foot skin reaction, Hfsr);

   recenti studi hanno confermato anche l'esistenza di un effetto collaterale ulteriore, non infrequente e non necessariamente collegato alle manifestazioni predette, che consiste nel cambiamento e nella perdita di qualità dell'impronta digitale. L'effetto collaterale è stato osservato, in particolare, nei pazienti in trattamento con capecitabina e paclitaxel, ma anche altri farmaci chemioterapici ancora molto utilizzati contro il cancro;

   i risultati degli studi condotti hanno evidenziato che la perdita della qualità dell'impronta digitale è reversibile entro poche settimane dalla fine del trattamento e che il danno permanente è estremamente raro;

   cionondimeno, essendo le terapie in questione salvavita e non sospendibili senza rischi per la salute del paziente, la comparsa dell'effetto collaterale suddetto può avere un impatto negativo sulla sua qualità della vita, con evidenti complicazioni in tutti i casi in cui siano richiesti sistemi di identificazione biometrica, come, ad esempio, durante i controlli in aeroporto o in fase di rilascio/rinnovo documenti;

   ad avviso dell'interrogante, è opportuno adottare provvedimenti e misure efficaci per contenere al minimo i disagi che il paziente subisce in queste situazioni. In particolare, appare necessario garantire una tempestiva e adeguata informazione al paziente in ordine alla possibile comparsa del suddetto effetto collaterale, creare un canale preferenziale affinché lo stesso possa rinnovare immediatamente eventuali documenti in scadenza prima dell'avvio del trattamento, ma anche – e soprattutto – delineare un modello di certificazione medica valida anche per l'estero che consenta al paziente di spostarsi liberamente, senza incorrere in difficoltà legate alla temporanea perdita di qualità delle impronte digitali dovuta alla terapia in atto –:

   se intendano adottare iniziative, per quanto di competenza, per ridurre al minimo i disagi derivanti dall'effetto collaterale di cui in premessa e assicurare la migliore qualità di vita possibile ai pazienti oncologici in trattamento con i farmaci chemioterapici.
(4-06038)

SPORT E GIOVANI

Interrogazione a risposta scritta:


   GIAGONI. — Al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:

   attualmente l'Automobile Club d'Italia (Aci), ente organizzatore della tappa italiana del campionato mondiale di rally (Wrc), è retto da un commissario straordinario, il generale Tullio Del Sette, subentrato in seguito alla decadenza dell'ex presidente Angelo Sticchi Damiani;

   il campionato mondiale rally è organizzato dalla società Wrc Promoter GmbH per conto della Fia (Fédération Internationale de l'Automobile), che ha il compito di ratificare il calendario proposto dalla Wrc Promoter e di coordinare l'organizzazione delle singole tappe in collaborazione con gli enti nazionali;

   secondo quanto riportato da fonti di stampa, il commissario straordinario dell'Aci avrebbe conferito un incarico di consulenza per i rapporti con Wrc Promoter al signor Bruno De Pianto, noto per il suo ruolo di organizzatore del Rally di Roma Capitale;

   tale incarico risulta potenzialmente in conflitto di interessi con la necessità di una valutazione imparziale circa la conferma della Sardegna come sede della tappa italiana del Wrc, in quanto l'eventuale spostamento della gara a Roma comporterebbe una modifica sostanziale nella natura e nella tradizione dell'evento;

   il Rally Italia Sardegna si disputa da oltre 22 anni nell'isola, rappresentando non solo un evento sportivo di rilievo internazionale, ma anche un potente volano di sviluppo economico, turistico e culturale per la regione;

   la manifestazione è caratterizzata da un alto livello tecnico e scenografico, grazie ai terreni sterrati unici offerti dalla Sardegna: dai graniti della Gallura ai basalti e scisti del Logudoro, fino alle rocce calcaree della Nurra, contribuendo a distinguere la tappa italiana nel panorama mondiale;

   nel calendario del Wrc sono già presenti quattro gare su asfalto (Montecarlo, Canarie, Croazia e Giappone), rendendo superflua, secondo valutazioni tecniche della Fia, l'introduzione di un'ulteriore tappa su questo tipo di fondo, come sarebbe quella romana;

   secondo dati riportati dalla stampa, nelle ultime edizioni il Rally Italia Sardegna ha generato ricadute economiche stimate in oltre 80 milioni di euro e fino a 200.000 presenze turistiche aggiuntive, con un impatto significativo su strutture ricettive, ristorazione, trasporti e servizi locali;

   tale indotto ha consentito alla Sardegna di compensare in parte i limiti strutturali derivanti dalla sua insularità, favorendo l'occupazione e la crescita del tessuto economico locale in un momento storico complesso –:

   quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere, per quanto di competenza e in raccordo con le federazioni sportive nazionali e internazionali, per garantire che la scelta della sede italiana del Wrc avvenga sulla base di criteri oggettivi, legati alla qualità sportiva, all'impatto economico sui territori e all'interesse nazionale complessivo;

   se il Governo non ritenga che la Sardegna, a differenza di altre regioni e in particolare del Lazio e della Capitale, necessiti di un sostegno prioritario in termini di eventi sportivi di respiro internazionale, proprio alla luce della sua peculiare condizione geografica, delle sue criticità logistiche strutturali e del ruolo di promozione che il Rally Italia Sardegna ha svolto e continua a svolgere nel valorizzare l'isola a livello globale;

   se il Governo intenda attivarsi, per quanto di competenza, anche attraverso un confronto con Aci, Fia e Wrc Promoter, per tutelare la continuità della tappa sarda del campionato mondiale rally, evitando decisioni che rischiano di compromettere un patrimonio sportivo, economico e identitario costruito in oltre due decenni di storia.
(4-06040)

UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   MANZI, BERRUTO, IACONO, ORFINI, SPERANZA, GIRELLI e MALAVASI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   con l'introduzione del cosiddetto «semestre filtro» si è inteso riformare il sistema di accesso ai corsi di laurea a ciclo unico in medicina, odontoiatria e veterinaria, sostituendo il test selettivo iniziale con un percorso formativo valutativo. Tuttavia, a pochi mesi dall'avvio, emergono numerose e gravi criticità, segnalate da fonti qualificate del mondo accademico, da associazioni studentesche e da organi tecnici coinvolti nella discussione del decreto attuativo;

   il nuovo sistema si presenta come un superamento del numero chiuso, ma di fatto mantiene un vincolo selettivo, semplicemente spostandolo al termine del primo semestre. Le modalità previste per il superamento del filtro — esami standardizzati, tempi ristretti e soglie rigide — risultano particolarmente complesse e rischiano di penalizzare gli studenti provenienti da contesti meno favoriti, accrescendo stress e disuguaglianze;

   sul piano organizzativo, si rilevano carenze strutturali, insufficienza di spazi e personale docente, con forti disparità tra atenei. In molte sedi la didattica si svolge in modalità prevalentemente a distanza, compromettendo la qualità dell'offerta formativa e creando un sistema a più velocità;

   permangono inoltre criticità sul piano normativo, tra cui la possibilità di ripetere il semestre fino a tre volte, la doppia iscrizione obbligatoria e la mancanza di protocolli chiari per la gestione di Cfu, carriere e diritto allo studio, con il rischio di contenziosi e di disomogeneità interpretative;

   non si intravedono interventi risolutivi sull'imbuto formativo alla fine del percorso né misure strutturali per il reclutamento di specialisti, aggravando il disallineamento tra formazione e fabbisogni del Servizio sanitario nazionale;

   a ciò si aggiungono due elementi preoccupanti a giudizio degli interroganti: il calo significativo di iscrizioni ai corsi di laurea in scienze infermieristiche, che rischia di compromettere ulteriormente l'equilibrio del Ssn già in sofferenza per la carenza cronica di personale, e il parallelo aumento del mercato privato dei corsi di preparazione al semestre filtro, fenomeno che contraddice lo spirito della riforma e accentua le disuguaglianze economiche nell'accesso alla formazione –:

   quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare per correggere le criticità emerse nell'attuazione del semestre filtro, garantendo omogeneità formativa, equità d'accesso, chiarezza normativa e una reale sostenibilità per studenti, atenei e sistema sanitario.
(5-04481)

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA


   LACARRA, PORTA, CUPERLO, D'ALFONSO, LAUS, SIMIANI, GRAZIANO, BOLDRINI, SERRACCHIANI, SCOTTO, MALAVASI, MARINO, CIANI, BERRUTO, FASSINO, GUERRA, QUARTAPELLE PROCOPIO, DI SANZO, FORATTINI, BAKKALI, PANDOLFO, ROMEO, GIRELLI e LAI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   in data 9 giugno 2025 è stata depositata presso la direzione della Casa di reclusione di Vigevano una denuncia collettiva, firmata da oltre 45 detenuti della 5a sezione, in cui si denunciavano gravi violazioni dei diritti fondamentali, tra cui condizioni igienico-sanitarie inaccettabili (presenza di zecche nei materassi e nei vestiti, mancanza di acqua calda, feci nelle celle, farmaci distribuiti senza confezione o indicazione), oltre all'assenza di cure mediche adeguate e alla compressione di diritti quali l'accesso agli avvocati e alle attività trattamentali;

   a seguito dell'intervento dell'associazione «Quei bravi ragazzi family», dell'istanza presentata al Magistrato di sorveglianza di Pavia e della denuncia trasmessa alla Procura, si sono registrati miglioramenti parziali nelle condizioni della sezione (introduzione di tavoli, sanitari, regolarizzazione nella somministrazione dei farmaci, interventi dell'Asl che hanno confermato la presenza di parassiti);

   nonostante ciò, secondo quanto riferito agli interroganti, continuano a emergere gravi preoccupazioni in merito al clima di intimidazione instauratosi nei confronti dei detenuti firmatari della denuncia, alcuni dei quali sarebbero stati scoraggiati a formalizzare la nomina del medesimo legale mediante cui è stata sporta la suddetta denuncia;

   perdipiù, sempre secondo quanto appreso dagli interroganti, dipendenti della struttura avrebbero rivolto pubblicamente commenti diffamatori e provocatori nei confronti della presidente e vicepresidente dell'associazione «Quei bravi ragazzi family» e posto in essere comportamenti reiteratamente intimidatori nei confronti dei detenuti firmatari della lettera, convocati singolarmente nel tentativo di metterli in contrasto con altri detenuti, insinuando che le restrizioni avvenute fossero conseguenza diretta della denuncia collettiva, creando così un clima pericoloso per l'incolumità fisica di chi ha scelto mezzi pacifici per reclamare i propri diritti;

   la normativa penitenziaria (Legge n. 354 del 1975 e decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000) e la Costituzione italiana garantiscono il diritto alla salute, alla dignità e alla libertà di espressione anche all'interno degli istituti di pena;

   l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo vieta ogni trattamento inumano o degradante;

   in uno Stato di diritto non possono essere tollerate forme di repressione nei confronti di chi esercita, in modo civile e pacifico, il diritto di denuncia –:

   se il Ministro sia a conoscenza dei gravi fatti sopra descritti e se intenda avviare una verifica amministrativa urgente presso la Casa di reclusione di Vigevano;

   se siano già state avviate ispezioni o indagini interne da parte dell'amministrazione penitenziaria in seguito alla denuncia presentata in data 9 giugno 2025 e alle istanze depositate dai legali dei detenuti;

   quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato per tutelare i detenuti firmatari della denuncia da eventuali trasferimenti punitivi, discriminazioni o violenze psicologiche e fisiche;

   se risulti che il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale sia stato informato e, in caso affermativo, se risulti che lo stesso intenda svolgere accertamenti specifici sulla gestione dell'istituto.
(4-05317)

  Risposta. — L'atto di sindacato ispettivo in esame solleva specifici quesiti in ordine a una lettera sottoscritta da alcuni detenuti ristretti presso la casa reclusione di Vigevano – nella quale si denunciano presunte gravi violazioni dei diritti fondamentali – e alle asserite intimidazioni da questi ricevute, conseguentemente alla firma della denuncia.
  A tal riguardo, per gli aspetti di pertinenza, sono stati opportunamente interpellate le competenti articolazioni del Dap e del Dag.
  Dai contributi informativi resi risulta che l'11 giugno 2025, la direzione della casa reclusione di Vigevano ha trasmesso al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, al provveditorato regionale di Milano, al magistrato di sorveglianza di Pavia, alla Asl di Pavia, al comune di Vigevano, ai garanti provinciali, al garante regionale e al garante nazionale, oltre che all'associazione «
Quei bravi ragazzi family» e a due avvocati, rispettivamente, del foro di Roma e Bari, la lettera sottoscritta da 48 detenuti media sicurezza ristretti presso la V sezione del medesimo istituto. Nella lettera de qua i detenuti firmatari evidenziavano una serie di criticità – igienico-sanitarie, strutturali, organizzative.
  La direzione penitenziaria, compulsata dal provveditorato regionale per una dettagliata relazione in merito, ha rappresentato in particolare che i principali promotori della sottoscrizione sono stati individuati nei detenuti G.F. e M.M., allora ristretti, alla stregua dei restanti firmatari, presso la Sezione V della casa reclusione di Vigevano.
  In particolare, il detenuto G.F. ha fatto ingresso presso il predetto istituto a seguito di trasferimento da altra casa reclusione, per motivi di ordine e sicurezza; trasferimento disposto con provvedimento 10 agosto 2023 della direzione generale dei detenuti e del trattamento.
  Nel corso della sua permanenza presso l'istituto vigevanese, il detenuto si è reso promotore di diversi atti turbativi dell'ordine e della sicurezza all'interno dell'istituto. Per tale ragione, più volte, la direzione penitenziaria ne ha richiesto il trasferimento al competente provveditorato regionale, per ragioni di sicurezza e opportunità penitenziaria; trasferimento non accolto dal predetto provveditorato, non ritenendosi sussistenti i presupposti di cui all'articolo 42 dell'ordinamento penitenziario.
  In data 17 giugno 2025, venivano presentate ulteriori 23 istanze di reclamo da tutti i ristretti ubicati presso la V sezione a regime ordinario – a integrazione dell'esposto collettivo già precedentemente depositato. Peraltro, i detenuti interpellati dal comandante di reparto prendevano in realtà le distanze dal contenuto e dai toni dello scritto del promotore e rappresentavano di non averne compreso il senso né di avere letto la lettera, ma di averla sottoscritta solo per mera solidarietà.
  Pertanto, la direzione, ravvisando il concreto rischio di una
escalation di eventi di difficile gestione, per motivi di sicurezza, rinnovava al provveditorato regionale di Milano la richiesta di trasferimento urgente del detenuto G.F. che, con provvedimento 20 giugno 2025, veniva trasferito per esigenze di istituto e motivi di opportunità presso la casa reclusione di Milano Opera.
  Ciò posto, il Dap non si è comunque sottratto nell'esaminare i principali profili di criticità evidenziati nelle lettere di reclamo, con l'indicazione delle eventuali iniziative poste in essere dalla direzione penitenziaria per porvi rimedio, qualora sussistenti.
  In particolare:

   a) In merito alle problematiche di tipo sanitario, la direzione penitenziaria conferma la carenza dei medici di guardia e del personale infermieristico, comunque debitamente segnalate alle autorità sanitarie competenti, all'ufficio di sorveglianza e alla Procura;

   b) Relativamente alla presenza di infestazioni di cimici, già a partire dal 2024 la Direzione penitenziaria, tramite ditta esterna, aveva proceduto a una disinfestazione parziale su camere di pernottamento singole o raggruppamenti di camere e, successivamente, l'Ats di Pavia, all'esito di una visita effettuata il 21 febbraio 2024, impartiva una serie di prescrizioni alla direzione penitenziaria, la quale, avviate le procedure di disinfestazione sezione per sezione, ottenendo così un risultato definitivo;

   c) Il lamentato ritardo nella somministrazione dei medicinali comuni, con attese settimanali non risulta possibile, poiché il personale medico è presente all'interno dell'istituto h 24, con una copertura da parte del personale infermieristico nella fascia oraria 8/22; non risulta che sia stata mai negata la somministrazione di opportuna terapia ai pazienti;

   d) Relativamente, poi, alla riferita distribuzione dei farmaci senza alcuna confezione e con consegna diretta della compressa al detenuto, in assenza di indicazioni sul principio attivo o sulla posologia, viene rappresentato che presso la casa reclusione di Vigevano vige il medesimo sistema di distribuzione in vigore presso la maggior parte delle strutture ospedaliere, ove gli infermieri consegnano direttamente al paziente la terapia prescritta dai medici curanti, in assenza della confezione; si precisa, tuttavia, che a breve verrà attivato un sistema di consegna farmaci all'interno di apposita busta sigillata;

   e) Gli effetti letterecci, come evidenziato dalla direzione penitenziaria, vengono sostituiti una volta a settimana in tutto l'istituto. Il lavaggio avviene tramite ditta esterna. Tuttavia, in ogni piano sono disponibili una lavatrice e un'asciugatrice a gettoni, a disposizione di tutti i detenuti, anche di quelli indigenti;

   f) Le condizioni igieniche delle camere di pernottamento sono strettamente correlate alle abitudini dei ristretti e non sono mai giunte segnalazioni imputabili a carenze strutturali dell'istituto;

   g) L'acqua calda è presente nelle docce comuni che, nel corso del 2023, sono state interamente ristrutturate;

   h) Nelle salette sono presenti tavoli, sedie e tavolini da ping pong, oltre che ventilatori a parete; nel cortile passeggi, invece, sono presenti i calcio balilla;

   i) Il 6 giugno 2025, è stato disposto un inventario del materiale presente presso tutti i reparti detentivi, al fine di integrare eventuali arredi mancanti e sostituire quelli danneggiati; contestualmente, sono stati consegnati nuovi arredi, esaurendo le scorte presenti in magazzino e avviando ulteriori ordini di acquisto.

  Si evidenzia, infine, che l'ultima visita ispettiva, di natura ordinaria, condotta presso la casa reclusione di Vigevano, è stata effettuata dall'ufficio III – attività ispettiva e di controllo nel mese di febbraio 2018 e sono state rilasciate precise prescrizioni, tutte puntualmente rispettate dalla direzione nei termini previsti.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   MALAVASI, ANDREA ROSSI, GHIO, FORATTINI e BAKKALI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la stazione Mediopadana di Reggio Emilia resterà chiusa dal 7 al 18 agosto 2023 compresi – ovvero proprio nel periodo dell'anno in cui si registra il numero maggiore di partenze – per lavori di manutenzione straordinaria;

   in particolare, l'intervento di manutenzione consiste nella sostituzione di quattro deviatoi con dispositivi di ultima generazione più efficienti e affidabili;

   si tratta della principale e più rapida infrastruttura di collegamento da e per Reggio – e tra le più importanti nel bacino mediopadano;

   la chiusura della stazione arrecherà evidenti disagi per i cittadini reggiani e mediopadani in viaggio per le vacanze e per eventuali turisti intenzionati a visitare le città di Reggio Emilia e Parma;

   dal 7 al 18 agosto saranno infatti soppresse le fermate dei treni Frecciarossa, Frecciargento e Italo che percorrono la linea ad alta velocità, mentre altri lavori sulla linea Milano-Bologna potrebbero modificare la circolazione di regionali e Intercity, rendendo ancora più complessi gli spostamenti dei viaggiatori;

   Rfi (Rete ferroviaria Italia, gruppo Ferrovie dello Stato) ha reso noto l'avvio dei lavori nei giorni scorsi, sostenendo di aver proceduto a questa programmazione per ridurre al massimo il disagio dei viaggiatori in quanto «la domanda di mobilità per studio e lavoro tende naturalmente a diminuire»;

   a parere degli interroganti tale comunicazione non tiene conto della significativa mobilità dei giorni di Ferragosto e dell'impatto che tale scelta avrà sugli utenti del servizio;

   se è comprensibile decidere che per una stazione ad alta velocità come la Mediopadana i cantieri vadano aperti preferibilmente d'estate, quando le persone non vanno a scuola, al lavoro e in vacanza, non lo è chiudere una stazione AV – che serve ai cittadini anche per andare in ferie nei giorni dell'esodo;

   tale scelta appare agli interroganti irrazionale e non in linea con la tutela dei consumatori –:

   se non si intenda adottare iniziative di competenza volte a valutare un'altra programmazione dei lavori di manutenzione che non paralizzi completamente il territorio reggiano, andando a eliminare tutte le fermate nel pieno delle partenze estive e che, dunque, non arrechi gravi disagi ai cittadini.
(4-01284)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dal Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  I lavori di sostituzione e miglioramento funzionale dei deviatoi della stazione di Reggio Emilia AV rientrano in un programma molto più ampio di lavori di manutenzione straordinaria, che hanno interessato l'intera dorsale AV Milano-Roma-Salerno, quali consolidamento degli appoggi del ponte sul Po (linea AV Bologna-Milano), sostituzione e miglioramento funzionale dei deviatoi dei due Bivi di Orte (linea Roma-Firenze DD) e di Bivio Samo (linea Napoli-Salerno Monte del Vesuvio), concentrati con cantieri contemporanei nel periodo dal 7 al 18 agosto 2023.
  Tale impostazione, che ha consentito l'ottimizzazione dei lavori al fine di limitare il periodo di riduzione della capacità infrastrutturale e dei conseguenti provvedimenti di circolazione dei treni, era stata ampiamente condivisa con tutte le imprese ferroviarie direttamente coinvolte, con
focus specifici con i due operatori che svolgono servizio commerciale a mercato sulle linee Alta Velocità (Trenitalia e Italo NTV).
  Le imprese ferroviarie stesse avevano condiviso la concentrazione dei lavori in un periodo temporalmente più contenuto e a minor impatto sugli spostamenti turistici, salvaguardando i week-end di esodo/contro esodo estivo, in particolare del 2-13 e 19-20 agosto.
  Riguardo l'aspetto comunicativo/informativo verso gli
stakeholder, Trenitalia ha comunicato che la regione Emilia-Romagna ha avuto notizie delle lavorazioni consultando il portale e-Pir nella sezione specifica «riduzioni di capacità» già dal mese di giugno 2021, con successivi aggiornamenti a dicembre 2022 e marzo 2023. Inoltre, nel mese di dicembre 2022, si era tenuta una riunione tra Rete ferroviaria italiana e la Regione Emilia-Romagna con lo scopo di illustrare tutte le indisponibilità infrastrutturali programmate in Emilia-Romagna nell'anno 2023, comprese le lavorazioni nella stazione di Reggio Emilia AV.
  Si fa presente, inoltre, che i sistemi di vendita delle imprese ferroviarie erano già stati aggiornati prima dell'interruzione con gli orari definitivi.
  Si segnala, altresì, che nel periodo dei lavori i servizi Intercity non avevano subito modifiche alla circolazione.
  Infine, si ribadisce che al termine dei citati interventi, è stata pienamente ristabilita la circolazione ferroviaria e la fruibilità della Stazione di Reggio Emilia AV al servizio dell'intero territorio reggiano.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   MANZI. — Al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   a quanto si apprende da fonti di stampa, nelle settimane scorse il Ministero dell'università e della ricerca ha diffidato la società «Royal Exor» Srl – che offre percorsi per l'abilitazione al sostegno e altri corsi online tramite il sito www.corsimiur.com – a non usare la denominazione «Miur» perché «può indurre in errore gli utenti del sito, facendo loro erroneamente ritenere che vi sia un avallo ufficiale delle istituzioni»;

   secondo il Ministero, sul sito web sono stati usati in maniera «impropria» la dicitura e il logo un tempo riferiti al Ministero dell'istruzione e dell'università diviso ora in Mim (Ministero dell'istruzione e del merito) e Mur (Ministero dell'università e della ricerca). In particolare, «l'utilizzo di questa denominazione risulta illegittimo e privo di autorizzazione da parte delle autorità competenti»;

   la società «Royal Exor» Srl, pur esprimendo disappunto e perplessità, ha fatto sapere al Ministero «la volontà di voler dar seguito alla richiesta»;

   a parere dell'interrogante vi sono forti dubbi sull'azione condotta dalla società «Royal Exor srl» che propone e promuove corsi Tfa sostegno, usando un'ampia campagna pubblicitaria sui social media tramite inserzioni che vantano un riconoscimento del Ministero dell'istruzione e del merito (Mim) con la promessa che i corsi dai costi esorbitanti (fino a 5500 euro) garantirebbero un posto in prima fascia in graduatoria;

   come si legge online, l'offerta prevede per «specializzarsi validamente al sostegno in Spagna», master in italiano L2 (890 euro); trenta Cfu per abilitati a classe di concorso (2.500 euro), corsi di perfezionamento in metodologia Clil (500 euro) e altri;

   oggi tantissimi giovani si affidano a percorsi abilitanti sul sostegno esteri che hanno bisogno di un percorso di equipollenza: corsi molto costosi ma che possono essere fatti online con l'impegno da parte degli enti accreditati a provvedere, una volta terminati i corsi, alle pratiche legali per il riconoscimento;

   il tirocinio formativo prevede, invece, un percorso formativo universitario, il cui accesso è definito annualmente dal Ministero dell'università e della ricerca sulla base del fabbisogno individuato dallo stesso a cui spetta la programmazione regionale degli organici del personale docente della scuola delle necessità di personale specializzato per il sostegno didattico degli alunni con disabilità;

   in considerazione della normativa di riferimento, nessun altro ente – pubblico o privato – è legittimato – come peraltro chiarito dal Ministero – a erogare percorsi alternativi validi ai fini del conseguimento della specializzazione sul sostegno didattico, se non istituzioni universitarie autorizzate dal competente Ministero;

   tuttavia, con il decreto-legge n. 71 del 2024 e con i successivi decreti ministeriali da poco pubblicati è stato previsto un percorso alternativo – rivolto a specifici soggetti – affidato ad Indire, svolto in modalità telematica, per consentire anche a quanti si sono specializzati all'estero il conseguimento della piena abilitazione, realizzando, nei fatti, una grave disparità di trattamento con quanti hanno frequentato i percorsi universitari di specializzazione sul sostegno –:

   quale sia l'esito della diffida contro la società «Royal Exor» Srl, e se il Ministero interrogato disponga di un elenco degli enti accreditati.
(4-04937)

  Risposta. — Con riguardo all'interrogazione in esame, si rappresenta che questo Ministero ha provveduto a diffidare formalmente, con atto dell'8 aprile 2025, protocollo n. 4890, la società Royal Exor s.r.l. per l'utilizzo improprio della denominazione «Miur» e del relativo logo sul proprio sito web, in quanto tale condotta risulta illegittima e priva di qualsivoglia autorizzazione, al fine di evitare che l'utilizzo non autorizzato del nome e del logo del Ministero potesse indurre in errore gli utenti, facendo ritenere che i corsi proposti dalla stessa fossero ufficialmente riconosciuti dal Ministero. Tale diffida è stata inviata anche all'autorità garante della concorrenza e del mercato per le ulteriori e opportune valutazioni di competenza.
  Al riguardo, si specifica che i corsi di laurea in scienze della formazione primaria
online abilitante, con sostegno didattico, pubblicizzati sul sito web della Royal Exor s.r.l., sono corsi per i quali è previsto un sistema di accesso programmato e che possono essere istituiti solo da università autorizzate annualmente dal Mur.
  In merito alla formazione universitaria per l'abilitazione all'insegnamento e al sostegno didattico, giova precisare che il Ministero dell'università e della ricerca autorizza, con proprio decreto ministeriale, le università ad erogare i corsi di abilitazione all'insegnamento e di specializzazione al sostegno didattico agli studenti con disabilità. Per l'anno 2024/2025, il decreto n. 367 del 18 aprile 2025 detta disposizioni concernenti l'avvio dei percorsi universitari e accademici di formazione iniziale e di abilitazione dei docenti di posto comune, compresi gli insegnanti tecnico-pratici, delle scuole secondarie di primo e secondo grado per l'anno accademico 2024/2025, nonché l'autorizzazione dei posti per i percorsi accreditati presso ciascuna istituzione universitaria o accademica capofila. All'allegato A del citato decreto sono ripartiti i posti per ciascuna Istituzione autorizzata. I percorsi di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità – comunemente noti come Tfa sostegno – sono, poi, disciplinati dal decreto ministeriale n. 249 del 10 settembre 2010, nonché da specifici decreti annuali di autorizzazione emanati dal Ministero dell'università e della ricerca. Tali percorsi sono finalizzati a formare docenti specializzati per il sostegno nelle scuole dell'infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo grado.
  Le istituzioni universitarie legittimate ad attivare i corsi di Tfa sostegno sono esclusivamente le università statali e non statali legalmente riconosciute che abbiano ricevuto apposita autorizzazione ministeriale, previa verifica dei requisiti secondo i criteri stabiliti dalla normativa vigente. Per ciascun ciclo del Tfa sostegno, viene pubblicato un apposito decreto di autorizzazione, contenente l'elenco delle sedi universitarie autorizzate e il numero dei posti disponibili per ciascun ateneo, distinto per ordine e grado di scuola. Le università telematiche non sono autorizzate ad attivare i corsi di specializzazione sul sostegno, in quanto tale formazione prevede componenti laboratoriali e tirocini indiretti che richiedono attività in presenza.
  L'offerta formativa relativa ai percorsi di specializzazione sul sostegno è regolamentata in modo rigoroso per garantire la qualità e l'efficacia della preparazione dei futuri docenti specializzati, e ogni forma di attivazione non autorizzata è da considerarsi priva di validità legale.
  Alla luce del predetto quadro normativo e regolamentare, il Ministero ha, pertanto, diffidato la società dall'utilizzare la denominazione del Mur in modo improprio e ha richiesto la rimozione di tali riferimenti dal sito
web.
  La Royal Exor s.r.l., per il tramite del proprio legale, ha inizialmente contestato i rilievi mossi dal Ministero, sostenendo la validità dei corsi in quanto erogati tramite convenzioni con istituzioni universitarie ed enti accreditati. Nella medesima nota di risposta alla diffida, tuttavia, il legale ha comunicato la volontà della propria assistita di «dar seguito alla richiesta di modifica della denominazione Corsimiur.com».
  Ad oggi, si segnala che la Società ha provveduto, entro il termine di 15 giorni, a rimuovere dalla
home page la denominazione estesa «Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca», il relativo emblema istituzionale, e il logo Miur, nonché a modificare il logo della pagina principale eliminando la lettera «M». Tale intervento rappresenta un primo correttivo sotto il profilo comunicativo per contribuire a ridurre il rischio di confusione con l'identità istituzionale del Dicastero.
  Ad ogni modo, il Ministero continuerà a monitorare e, in caso di persistenti violazioni e mancato adeguamento, adotterà ogni azione prevista dall'ordinamento a tutela, non solo della propria immagine e della propria missione istituzionale, ma anche e soprattutto a tutela degli studenti.

Il Ministro dell'università e della ricerca: Anna Maria Bernini.


   MANZI, ROGGIANI e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   per il secondo anno consecutivo, si stanno verificando gravi disfunzioni nella procedura per il rilascio dei visti di studio presso l'Ambasciata d'Italia a Teheran, con particolare riferimento alla gestione delle prenotazioni tramite il fornitore esterno VisaMetric;

   circa 1.000 studenti iraniani, ammessi a corsi universitari in Italia per l'anno accademico 2025/2026, hanno tentato di prenotare un appuntamento per il visto, senza riuscirvi a causa della chiusura anticipata del sistema e dell'assenza di un preavviso pubblico;

   tali criticità ripetono quanto già avvenuto nel 2024, quando oltre 1.700 studenti rimasero esclusi, senza che siano state nel frattempo adottate soluzioni strutturali;

   l'apertura del portale VisaMetric per le prenotazioni (il 20 maggio 2025) è avvenuta senza alcuna comunicazione preventiva né pubblicazione di istruzioni ufficiali, in violazione degli articoli 7 e 8 della legge n. 241 del 1990 e dell'articolo 47 del Codice visti UE, generando confusione e impedendo a numerosi candidati di accedere correttamente alla procedura;

   la checklist dei documenti è stata aggiornata solo il 22 maggio 2025, mentre le prenotazioni erano già aperte dal 20, in violazione dell'articolo 10, comma 3, del Codice visti, causando la presentazione di domande incomplete o non aggiornate;

   il 28 maggio il sistema di prenotazione è stato chiuso per «alta affluenza» senza che, per quanto risulta, venissero rispettati i princìpi di proporzionalità e continuità previsti dal Codice visti (articolo 9, comma 1), e senza offrire modalità alternative di accesso, in violazione dell'articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

   non risulta alcuna comunicazione ufficiale da parte dell'Ambasciata circa l'autorizzazione formale a VisaMetric per la gestione del servizio, in violazione dell'articolo 43, comma 6, del Codice visti e dell'articolo 7 della legge n. 241 del 1990;

   tale situazione rischia di compromettere il diritto all'istruzione, frustrando le legittime aspettative di numerosi studenti meritevoli e minando la reputazione dell'Italia come Paese promotore di cultura e cooperazione internazionale;

   analoghi rilievi sono stati già sollevati in una precedente interrogazione parlamentare a prima firma dell'onorevole Silvia Roggiani, a dimostrazione della rilevanza della questione –:

   se siano a conoscenza della situazione sopra descritta e se e con quali tempi intendano attivarsi per garantire la riapertura del sistema di prenotazione dei visti di studio presso l'Ambasciata di Teheran, con un numero di slot adeguato a soddisfare la domanda;

   se non si ritenga urgente richiedere alla rete diplomatica maggiore trasparenza e coerenza nella comunicazione preventiva con l'utenza, in conformità alla normativa vigente;

   se, nell'ambito dei rapporti contrattuali in esame, intenda verificare il rispetto delle norme dell'Unione europea e nazionali da parte del fornitore VisaMetric, inclusa la regolare autorizzazione alla gestione dei servizi consolari;

   se ritengano opportuno prorogare i termini di accettazione delle domande di visto per i candidati penalizzati, in modo da garantire l'equità delle procedure e il rispetto dei princìpi europei e costituzionali in materia di accesso all'istruzione superiore.
(4-05577)

  Risposta. — Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è costantemente impegnato a migliorare i processi legati alla concessione dei visti di studio, consapevole dell'importanza del ruolo della cooperazione culturale e accademica nel rafforzamento dei rapporti tra popoli.
  Anche l'anno scorso, l'Ambasciata d'Italia a Teheran ha dimostrato un impegno straordinario in questo settore. La Cancelleria consolare dell'Ambasciata ha infatti trattato un numero di richieste di visto nettamente superiore alla media degli altri Paesi Schengen (9.400 visti per breve soggiorno, contro una media Schengen di 5.400), confermandosi come una delle sedi che gestiscono il più elevato numero di domande di visto nel Paese. Per l'anno accademico 2024-2025, a Teheran sono stati emessi più di 3.600 visti per studio: al terzo posto nella nostra rete consolare, dopo le sedi di New York e Pechino. Un dato che evidenzia la fiducia e l'interesse nei confronti del nostro sistema universitario, ma anche l'impegno del nostro personale impiegato all'estero.
  Per rispondere a questa crescente domanda di studio in Italia, l'Ambasciata a Teheran ha quindi adottato una serie di misure organizzative mirate.
  D'intesa con il Ministero dell'università e della ricerca (Mur), il termine per la presentazione della richiesta di visto per l'anno accademico 2025/2026 è stato fissato al 30 novembre 2025. Questa scadenza, più tardiva rispetto agli anni precedenti, è stata stabilita proprio per garantire che gli studenti internazionali provenienti da Paesi che prevedono procedure più complesse o che attraversano momenti di instabilità, come nel caso dell'Iran, abbiano il tempo necessario per completare l'
iter di rilascio del visto.
  La Circolare sulle «Procedure per l'ingresso, il soggiorno, l'immatricolazione degli studenti internazionali e il relativo riconoscimento dei titoli, per i corsi accademici della Formazione Superiore valide per l'anno accademico 2025/2026», affissa sul Portale UNIVERSITALY (
https://www.universitaly.it), è stata pubblicata già a inizio maggio sul sito dell'Ambasciata d'Italia a Teheran.
  L'Ambasciata ha regolarmente dato comunicazione dell'affidamento del servizio di esternalizzazione della raccolta delle domande di visto alla società VisaMetric, conformemente a quanto previsto dall'articolo 43, comma 6, del Codice dei visti. La «
checklist» dei documenti da presentare per la richiesta di visto per studio è stata altresì tempestivamente pubblicata ed era già disponibile sul sito dell'Ambasciata prima dell'apertura del sistema di prenotazione.
  Inoltre la sede, anche quest'anno, ha modulato il sistema di prenotazione degli appuntamenti
online per rispondere alle esigenze degli studenti: è stata dedicata una sezione apposita ai visti per immatricolazione universitaria ed è stata predisposta una corsia preferenziale per gli studenti che scelgono percorsi formativi in lingua italiana, in un'ottica di promozione anche della nostra lingua.
  Nonostante tutte le misure intraprese, la domanda di visti studio in Iran è talmente elevata che il sistema di prenotazione degli appuntamenti attraverso VisaMetric, aperto il 20 maggio 2025, è stato sospeso otto giorni dopo, il 28 maggio. Nel brevissimo lasso di tempo considerato, il portale ha registrato circa 4.500 richieste di appuntamento, di cui oltre 4.100 per i corsi universitari erogati in Italia in lingua inglese. Tale volume ha esaurito il numero di appuntamenti disponibili fino al 30 novembre, rendendo necessario chiudere temporaneamente il sistema per prevenire disservizi e accumuli difficilmente gestibili. Tuttavia, rimane attivo il sistema di prenotazione per le richieste di visto destinate all'iscrizione a percorsi universitari in lingua italiana.
  La comunicazione di chiusura è stata tempestivamente pubblicata sul sito dell'Ambasciata, sui canali
social e sul portale di VisaMetric, in un'ottica di massima trasparenza verso l'utenza.
  Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è dunque pienamente consapevole delle difficoltà riscontrate dagli studenti iraniani nel perfezionamento della procedura di rilascio del visto per l'anno accademico 2025-2026. Riconosciamo l'importanza del legittimo interesse degli studenti di proseguire il loro percorso di studi in Italia e, per questo motivo, stiamo mettendo in campo tutte le soluzioni possibili, nei limiti delle risorse disponibili, degli indifferibili controlli di sicurezza e del complesso contesto ambientale.
  Per l'anno accademico 2025-2026, l'Ambasciata d'Italia a Teheran sta gestendo un numero di domande di visto per studio già superiore del 25 per cento rispetto all'anno accademico precedente. A parità di risorse umane, ciò sarà possibile soltanto attraverso un significativo sforzo organizzativo, che dovrà necessariamente garantire anche un'ordinata trattazione delle domande relative alle altre categorie di visto, tra cui quelle numerose e particolarmente sensibili per ricongiungimento familiare. Per potenziare ulteriormente le capacità operative della Sede, dovrebbe completarsi a breve un rafforzamento del personale.
  Occorre infine ricordare il contesto ambientale particolarmente delicato in cui opera la Sede. La guerra dei dodici giorni, iniziata il 13 giugno 2025 tra Israele e Iran, nonché la generale instabilità della regione mediorientale, hanno determinato interruzioni e rallentamenti nell'attività ordinaria della Cancelleria consolare, che ha dovuto prioritariamente gestire scenari di crisi soprattutto a tutela dei connazionali ed è stata costretta a una chiusura forzata. La Cancelleria consolare dell'Ambasciata a Teheran ha comunque ripreso le normali attività a partire da metà luglio, con particolare attenzione alla gestione prioritaria delle pratiche di visto degli studenti iraniani.
  Questi dati rappresentano un chiaro e tangibile segnale dell'impegno dell'Ambasciata a Teheran per garantire un servizio efficiente e di qualità, a beneficio di tutti coloro che nutrono un forte interesse verso il nostro Paese e ne riconoscono il valore della formazione accademica.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.


   ORRICO. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   la Missione 5, Componente 3, Investimento 1.3 del PNRR, denominata «Interventi socio-educativi strutturati per combattere la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo Settore», ha come finalità il sostegno al Terzo settore attraverso la promozione di progetti socioeducativi e culturali finalizzati a potenziare i servizi assistenziali di base ed a contrastare la povertà educativa, soprattutto nelle aree più fragili del Mezzogiorno;

   all'intervento è stato assegnato un importo complessivo di 220 milioni di euro e sinora sono stati approvati tre avvisi pubblici;

   per l'annualità 2022 è stato approvato l'avviso pubblico con decreto del direttore generale dell'Agenzia per la coesione territoriale n. 313 del 2021, il quale, con un importo pari a 50 milioni di euro, ha ammesso al finanziamento 220 progetti. Inoltre, con successivo decreto del direttore generale n. 414 del 2022 sono stati dichiarati ammissibili al finanziamento ulteriori 40 progetti, per un importo pari a 10 milioni di euro;

   per l'annualità 2023 è stato approvato l'avviso pubblico con decreto del direttore generale del direttore generale dell'Agenzia per la coesione territoriale n. 462 del 2022, il quale, con una dotazione finanziaria di 50 milioni di euro, ha ammesso al finanziamento 215 progetti;

   infine, l'avviso pubblico per l'annualità 2024 è stato approvato con decreto del direttore generale dell'Agenzia per la coesione territoriale n. 615 del 2023, con dotazione finanziaria di 50 milioni di euro;

   come si legge nella sesta relazione al Parlamento sullo stato di attuazione del PNRR, attualmente sono pervenute 337 proposte progettuali, la cui istruttoria si sarebbe dovuta concludere ad aprile 2025, ma ad oggi è ancora in corso;

   infatti, come evidenziato dalla relazione sullo stato di attuazione del PNRR della Corte dei conti, resa disponibile a maggio 2025, l'avviso pubblico per l'annualità 2025 non è ancora stato pubblicato, in quanto sarebbe «in corso di valutazione (con la Commissione europea) da parte dell'Amministrazione l'effettiva necessità di procedere alla pubblicazione dell'Avviso relativo all'annualità 2025 ritenuto che, al fine di assicurare un'efficace realizzazione della misura in un'ottica di efficacia ed efficienza dell'azione amministrativa, potrebbe essere sufficiente una integrazione della dotazione finanziaria del precedente bando 2024 (inizialmente fissata in 50 milioni)»;

   tale ipotesi sarebbe confermata dall'allegato alla Proposta di revisione del PNRR presentata dall'Italia al Consiglio dell'Unione europea e pubblicata il 27 maggio 2025 dalla Commissione europea, il quale ora prevede, per il raggiungimento del target finale M5C3-9 (almeno 44.000 minori tra 0 e 17 anni che beneficiano di supporto educativo), un anticipo della scadenza a dicembre del 2025, invece dell'iniziale giugno 2026;

   tuttavia, questa riprogrammazione in corsa potrebbe creare dei problemi a tutte quelle associazioni del terzo settore che aspettavano legittimamente di poter presentare il proprio progetto con il bando di finanziamento per il 2025;

   inoltre, l'Avviso pubblico per l'annualità 2024 prevedeva la possibilità di chiudere lo sportello telematico al raggiungimento del 150 per cento delle risorse disponibili (75 milioni) e così è stato;

   pertanto, ammesso che tutti i 337 progetti presentati siano ammissibili al finanziamento, si potrebbe scorrere la graduatoria per un massimo di 25 milioni, lasciando fuori ulteriori risorse (25 milioni più 10 milioni non ancora impegnati) che potrebbero essere impegnate per finanziare ulteriori progetti tramite la pubblicazione di un avviso pubblico per l'annualità 2025 –:

   se i Ministri interrogati intendano chiarire come verranno utilizzate le risorse residue previste per l'annualità 2025, ma che ora saranno dirottate sul 2024, e se non ritengano che questo cambiamento possa pregiudicare le legittime aspettative delle organizzazioni del terzo settore e compromettere il finanziamento di proposte progettuali essenziali per contrastare la povertà educativa nelle aree più fragili del Paese.
(4-05343)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'interrogante ha chiesto al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione e al Ministro dell'istruzione e del merito di chiarire, con riferimento alla missione 5, componente 3, investimento 1.3 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (di seguito, PNRR), denominata «Interventi socioeducativi strutturati per combattere la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo Settore», in che modo «verranno utilizzate le risorse residue previste per l'annualità 2025, ma che ora saranno dirottate sul 2024, e se non ritengano che questo cambiamento possa pregiudicare le legittime aspettative delle organizzazioni del terzo settore e compromettere il finanziamento di proposte progettuali essenziali per contrastare la povertà educativa nelle aree più fragili del Paese.».
  Al riguardo, giova preliminarmente rappresentare che l'intervento in questione, con una dotazione complessiva pari a 220 milioni di euro, è finalizzato a sostenere l'azione del terzo settore attraverso la promozione di progetti socioeducativi e culturali volti al potenziamento dei servizi educativi di base e al contrasto della povertà educativa, con particolare attenzione alle fasce più fragili della popolazione minorile del Mezzogiorno.
  In particolare, il PNRR, così come approvato con decisione esecutiva del consiglio Ecofin del 13 luglio 2021 (di seguito, Cid), indica in relazione al predetto intervento il raggiungimento dei seguenti
target:

   target M5C3-8 (scadenza: 30 giugno 2023): «Almeno 20.000 minori fino a 17 anni devono beneficiare di supporto educativo. I progetti di supporto educativo si devono concentrare su uno dei seguenti settori: interventi a favore di minori nella fascia 0-6 anni volti a migliorare le condizioni di accesso ai servizi di asili nido e di scuola materna e a sostenere la genitorialità; interventi per minori nella fascia 5-10 anni volti a garantire effettive opportunità educative e una precoce prevenzione dell'abbandono scolastico, del bullismo e di altri fenomeni di disagio; interventi per minori nella fascia 11-17 anni volti a migliorare l'offerta di istruzione e a prevenire il fenomeno dell'abbandono scolastico.»;

   target M5C3-9 (scadenza: 30 giugno 2026): «Almeno 44.000 minori tra 0 e 17 anni devono beneficiare di supporto educativo».

  Al fine del raggiungimento dei suindicati target, la Cid non prevede né la pubblicazione di un numero minimo di avvisi pubblici, né una rigida suddivisione delle risorse per annualità, ma si limita ad indicare gli elementi chiave dell'offerta: avvisi con un valore di almeno 50.000.000 euro; presentazione di progetti con durata tra i 12 e i 24 mesi; localizzazione degli interventi nelle regioni del Mezzogiorno.
  Pertanto, diversamente da quanto riportato dall'interrogante, non vi è stata alcuna «riprogrammazione in corsa».
  Al contrario, non solo risultano pienamente rispettate le richiamate prescrizioni del PNRR, ma è stato possibile, attraverso l'integrazione della dotazione finanziaria relativa agli avvisi pubblici del 2023 e del 2024, garantire la rendicontazione dei progetti entro i termini previsti e, al contempo, ottenere un ampliamento della platea di minori coinvolti.
  La possibilità, infatti, di estendere il finanziamento a quei progetti, che pur ritenuti eleggibili erano stati esclusi per esaurimento delle risorse, ha consentito, da un lato, di snellire le attività amministrative connesse alla pubblicazione di un nuovo avviso pubblico e all'istruttoria inerente le domande presentate e, dall'altro, di prevenire il rischio di ammettere a finanziamento progetti che si sarebbero conclusi oltre il termine indicato dal PNRR, con potenziali ritardi fino a due anni.
  Inoltre, come peraltro osservato dallo stesso interrogante, tale scelta ha consentito – alla luce dei positivi risultati attesi dalla misura e previo accordo con la Commissione europea – un'anticipazione del target M5C3-9 al 31 dicembre 2025.
  Nel dettaglio, si rappresenta che:

   con riguardo all'avviso pubblico del 2023, con il decreto del direttore generale dell'ufficio V della struttura di missione PNRR n. 23/2025 è stata integrata la relativa dotazione finanziaria per complessivi euro 10.745.841,11, consentendo in tal modo di ammettere a finanziamento 50 progetti già risultati idonei ma non finanziati per mancanza di fondi;

   con riguardo all'avviso 2024, con decreto del direttore generale dell'ufficio V della struttura di missione PNRR n. 24/2025 del 10 luglio 2025, è stato disposto un incremento della dotazione finanziaria da 50 milioni di euro a 75 milioni di euro. All'esito dell'attività istruttoria, sono risultati ammissibili 266 progetti, per un finanziamento complessivo di 63.590.415,02 euro. In data 21 luglio 2025, si è provveduto a pubblicare il decreto direttoriale n. 26/2025, recante l'indicazione dei progetti ammessi, al fine di consentire l'avvio delle progettazioni da parte degli enti del terzo settore contestualmente all'avvio nel nuovo anno scolastico e di favorire la naturale sinergia tra il settore educativo scolastico nazionale e quello del volontariato. Attualmente, è in corso l'attività istruttoria relativa alle istanze di riesame presentate relativamente ai progetti ritenuti non ammissibili a finanziamento;

   sulla base dei dati forniti dagli enti del terzo settore, si stima che il target previsto sarà ampiamente conseguito; inoltre, mediante le richiamate integrazioni finanziarie previste per le annualità 2023 e 2024 ed in ragione del conseguente incremento del numero di minori coinvolti, si è provveduto ad un significativo rafforzamento dell'efficacia dell'intervento di contrasto alla povertà educativa.

  Quanto, infine, all'impiego delle risorse attualmente disponibili, pari a circa 36 milioni di euro, si evidenzia che sono in corso specifici approfondimenti relativi alla loro finalizzazione, dal momento che l'attuale Cid, nell'indicare una soglia minima di 50 milioni di euro, non ne consente l'impiego per il finanziamento di nuovi avvisi pubblici afferenti all'intervento in questione e che occorre tenere conto delle condizionalità anche di ordine temporale previste dal PNRR.
Il Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione: Tommaso Foti.


   PASTORELLA, ONORI, GRIPPO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   numerosi studenti iraniani vedono l'Italia come una destinazione formativa d'eccellenza, attratti dalla qualità delle università, dalla varietà delle discipline di studio e dalla possibilità di costruire un futuro professionale più solido: in Italia, infatti, studiano oltre 13 mila studenti iraniani, che insieme formano la comunità straniera più numerosa nelle università italiane;

   secondo i dati forniti dallo stesso Ministero, dal 2018 al 2023 le domande di visto per immatricolazione universitaria da parte di studenti iraniani sono quasi quadruplicate, superando le 6.000 nel 2023 (pari al 30 per cento delle domande lavorate dalla cancelleria consolare a Teheran);

   per far fronte a tale situazione, l'Ambasciata d'Italia a Teheran ha introdotto una corsia preferenziale per le domande di visto per studio in lingua italiana, esternalizzando alla società Visametric il servizio di raccolta della documentazione;

   in risposta ad un'interrogazione precedente in cui venivano segnalati alcuni problemi connessi alla prenotazione degli appuntamenti, la Sottosegretaria per gli affari esteri e alla cooperazione internazionale, Maria Tripodi, aveva comunicato che, in sinergia con il Ministero dell'università e della ricerca, il Ministero stava lavorando per consentire agli studenti di presentare le loro domande già dai primi mesi del 2025, distribuendole in modo più efficiente;

   tuttavia, continuano a giungere ai proponenti numerose segnalazioni di studenti iraniani che continuano a riscontrare gravi difficoltà nell'ottenere il visto di studio per l'Italia, a causa di disallineamenti tra le comunicazioni ufficiali e le procedure operative di prenotazione, nonché di improvvise interruzioni del sistema;

   gli studenti ammessi per l'anno accademico 2025-2026 sono tuttora in attesa correndo il rischio concreto di non riuscire a immatricolarsi per l'anno accademico in corso. Le modalità di gestione del sistema di prenotazione paiono ripetere le inefficienze dell'anno scorso quando risultarono esclusi oltre 1.700 studenti iraniani, senza che fossero proposte soluzioni alternative efficaci;

   le tensioni internazionali e la situazione di guerra in Iran hanno determinato l'interruzione dei servizi consolari in loco aggravando ulteriormente la situazione. In un contesto così critico, è fondamentale agire con urgenza per offrire loro canali alternativi e sicuri di accesso all'Italia, prima che l'incertezza e l'instabilità compromettano in modo irreversibile il loro percorso formativo e le loro prospettive di vita –:

   se siano a conoscenza del perdurante e grave stallo amministrativo nell'ambito della procedura dei visti di studio per studenti iraniani;

   se intendano predisporre, tenuto conto dell'interruzione dei servizi consolari e dell'attuale contesto iraniano, un'estensione della scadenza per la presentazione delle domande di visto, riservando una deroga specifica agli studenti iraniani coinvolti, una modalità alternativa per la presentazione delle domande (online, da remoto o presso uffici consolari italiani in paesi confinanti) o altre misure per prevenire il ripetersi di simili disservizi.
(4-05430)

  Risposta. — Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è costantemente impegnato a migliorare i processi legati alla concessione dei visti di studio, consapevole dell'importanza del ruolo della cooperazione culturale e accademica nel rafforzamento dei rapporti tra popoli.
  Anche l'anno scorso, l'ambasciata d'Italia a Teheran ha dimostrato un impegno straordinario in questo settore. La Cancelleria consolare dell'ambasciata ha infatti trattato un numero di richieste di visto nettamente superiore alla media degli altri Paesi Schengen (9.400 visti per breve soggiorno, contro una media Schengen di 5.400), confermandosi come una delle sedi che gestiscono il più elevato numero di domande di visto nel Paese. Per l'anno accademico 2024-2025, a Teheran sono stati emessi più di 3.600 visti per studio: al terzo posto nella nostra Rete consolare, dopo le Sedi di New York e Pechino. Un dato che evidenzia la fiducia e l'interesse nei confronti del nostro sistema universitario, ma anche l'impegno del nostro personale impiegato all'estero.
  Per rispondere a questa crescente domanda di studio in Italia, l'ambasciata a Teheran ha quindi adottato una serie di misure organizzative mirate.
  D'intesa con il Ministero dell'università e della ricerca (Mur), il termine per la presentazione della richiesta di visto per l'anno accademico 2025/2026 è stato fissato al 30 novembre 2025. Questa scadenza, più tardiva rispetto agli anni precedenti, è stata stabilita proprio per garantire che gli studenti internazionali provenienti da Paesi che prevedono procedure più complesse o che attraversano momenti di instabilità, come nel caso dell'Iran, abbiano il tempo necessario per completare l'iter di rilascio del visto.
  La circolare sulle «Procedure per l'ingresso, il soggiorno, l'immatricolazione degli studenti internazionali e il relativo riconoscimento dei titoli, per i corsi accademici della Formazione Superiore valide per l'anno accademico 2025/2026», affissa sul Portale UNIVERSITALY
(https://www.universitaly.it), è stata pubblicata già a inizio maggio sul sito dell'ambasciata d'Italia a Teheran.
  L'ambasciata ha regolarmente dato comunicazione dell'affidamento del servizio di esternalizzazione della raccolta delle domande di visto alla società VisaMetric, conformemente a quanto previsto dall'articolo 43, comma 6, del codice dei visti. La
checklist dei documenti da presentare per la richiesta di visto per studio è stata altresì tempestivamente pubblicata ed era già disponibile sul sito dell'ambasciata prima dell'apertura del sistema di prenotazione.
  Inoltre la sede, anche quest'anno, ha modulato il sistema di prenotazione degli appuntamenti online per rispondere alle esigenze degli studenti: è stata dedicata una sezione apposita ai visti per immatricolazione universitaria ed è stata predisposta una corsia preferenziale per gli studenti che scelgono percorsi formativi in lingua italiana, in un'ottica di promozione anche della nostra lingua.
  Nonostante tutte le misure intraprese, la domanda di visti studio in Iran è talmente elevata che il sistema di prenotazione degli appuntamenti attraverso VisaMetric, aperto il 20 maggio 2025, è stato sospeso otto giorni dopo, il 28 maggio. Nel brevissimo lasso di tempo considerato, il portale ha registrato circa 4.500 richieste di appuntamento, di cui oltre 4.100 per i corsi universitari erogati in Italia in lingua inglese. Tale volume ha esaurito il numero di appuntamenti disponibili fino al 30 novembre, rendendo necessario chiudere temporaneamente il sistema per prevenire disservizi e accumuli difficilmente gestibili. Tuttavia, rimane attivo il sistema di prenotazione per le richieste di visto destinate all'iscrizione a percorsi universitari in lingua italiana.
  La comunicazione di chiusura è stata tempestivamente pubblicata sul sito dell'ambasciata, sui canali
social e sul portale di VisaMetric, in un'ottica di massima trasparenza verso l'utenza.
  Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è dunque pienamente consapevole delle difficoltà riscontrate dagli studenti iraniani nel perfezionamento della procedura di rilascio del visto per l'anno accademico 2025-2026. Riconosciamo l'importanza del legittimo interesse degli studenti di proseguire il loro percorso di studi in Italia e, per questo motivo, stiamo mettendo in campo tutte le soluzioni possibili, nei limiti delle risorse disponibili, degli indifferibili controlli di sicurezza e del complesso contesto ambientale.
  Per l'anno accademico 2025-2026, l'ambasciata d'Italia a Teheran sta gestendo un numero di domande di visto per studio già superiore del 25 per cento rispetto all'anno accademico precedente. A parità di risorse umane, ciò sarà possibile soltanto attraverso un significativo sforzo organizzativo, che dovrà necessariamente garantire anche un'ordinata trattazione delle domande relative alle altre categorie di visto, tra cui quelle numerose e particolarmente sensibili per ricongiungimento familiare. Per potenziare ulteriormente le capacità operative della sede, dovrebbe completarsi a breve un rafforzamento del personale.
  Occorre infine ricordare il contesto ambientale particolarmente delicato in cui opera la sede. La guerra dei dodici giorni, iniziata il 13 giugno 2025 tra Israele e Iran, nonché la generale instabilità della regione mediorientale, hanno determinato interruzioni e rallentamenti nell'attività ordinaria della cancelleria consolare, che ha dovuto prioritariamente gestire scenari di crisi soprattutto a tutela dei connazionali ed è stata costretta a una chiusura forzata. La cancelleria consolare dell'ambasciata a Teheran ha comunque ripreso le normali attività a partire da metà luglio, con particolare attenzione alla gestione prioritaria delle pratiche di visto degli studenti iraniani.
  Questi dati rappresentano un chiaro e tangibile segnale dell'impegno dell'ambasciata a Teheran per garantire un servizio efficiente e di qualità, a beneficio di tutti coloro che nutrono un forte interesse verso il nostro Paese e ne riconoscono il valore della formazione accademica.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.


   PASTORINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la strada statale 586 rappresenta un'arteria di vitale importanza per la Valle dell'Aveto, la Valle Sturla, la Valle di Chichero e la costa. Infatti, la strada connette circa il 20 per cento del territorio della città metropolitana di Genova e permette di raggiungere il parco regionale dell'Aveto. Inoltre, rappresenta il collegamento interprovinciale ed interregionale con la provincia di La Spezia e la regione Emilia-Romagna;

   la strada statale nei mesi scorsi era stata colpita da due grosse frane che ne avevano limitato la percorrenza, a Borzonasca e Rezzoaglio, i relativi lavori di messa in sicurezza sembrerebbero essere in dirittura d'arrivo ma emerge la mancanza di una pianificazione degli interventi di manutenzione straordinaria e monitoraggio dei versanti che sono purtroppo soggetti a tali eventi;

   infatti, ora al centro dell'attenzione c'è il recente cedimento strutturale avvenuto in località Terrarossa al chilometro 65: le forti piogge delle ultime settimane hanno causato un nuovo cedimento a valle della carreggiata nel territorio comunale di Carasco con materiale franato anche nella sottostante strada comunale, località Rietta, e, soprattutto, con conseguente restringimento della stessa e l'installazione temporanea di un impianto semaforico;

   ad avviso dell'interrogante la situazione è critica e, prima che ulteriori precipitazioni possano aggravare il problema portando all'interruzione della viabilità ed all'isolamento di migliaia di residenti e delle attività produttive delle valli, è necessario un intervento rapido e risolutivo che garantisca la percorribilità di un'arteria interregionale molto importante;

   i recenti accadimenti evidenziano come non si possa intervenire solo per sistemare l'emergenza, ma sia indispensabile una pianificazione strutturata di prevenzione su tutto il percorso nell'interesse degli utenti ma soprattutto dei cittadini e di un territorio che coniuga produttività a turismo sostenibile e deve mantenere idonee infrastruttura per arginare il depauperamento –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della grave situazione e se intenda predisporre un sopralluogo sul territorio interessato dalle frane per verificare direttamente quanto descritto in premessa;

   se intenda adottare le iniziative necessarie per l'attivazione immediata dei lavori di ripristino del cedimento della carreggiata a valle al chilometro 65+100;

   quali azioni di competenza intenda porre in essere per mettere in sicurezza e migliorare la percorribilità dell'intero tracciato della strada statale 568 da Carasco a Santo Stefano d'Aveto.
(4-02590)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dalla società ANAS, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  In premessa si ricorda che la strada statale 586 «della Val d'Aveto», limitatamente al tratto tra Carasco e Rezzoaglio, è rientrata nella gestione di ANAS dal 1° agosto 2018.
  Successivamente a tale data, la società ha avviato un importante programma di riqualificazione della stessa, mirato al consolidamento del corpo stradale e al ripristino del piano viabile al fine di garantire le condizioni di transitabilità della circolazione stradale. Occorre precisare che l'arteria si sviluppa attraverso l'Appennino ligure, con un tracciato plano-altimetrico ricco di curve e tornanti in un contesto geomorfologico molto complesso.
  Dal momento del subentro di ANAS quale gestore dell'infrastruttura, sulla Strada Statale 586 sono stati investiti oltre 29 milioni di euro per un totale di 31 interventi.
  Con specifico riferimento al quesito posto dall'interrogante, relativo ai lavori di ripristino del cedimento della carreggiata a valle al chilometro 65+100, nel comune di Carasco, si segnala che gli stessi sono completati, in data 21 febbraio 2025, con conseguente ripristino della circolazione a doppio senso di marcia.
  Inoltre, lungo la citata arteria sono stati completati i seguenti interventi:

   al chilometro 30, in comune di Rezzoaglio, sono stati completati, in data 8 marzo 2025, i lavori per il consolidamento del ciglio di valle, con conseguente ripristino della circolazione a doppio senso di marcia;

   al chilometro 42, in comune di Borzonasca, sono stati completati, in data 20 marzo 2025, i lavori per la messa in sicurezza della parete rocciosa insistente sul luogo, con conseguente ripristino della circolazione a doppio senso di marcia.

  Per quanto riguarda le ulteriori azioni volte alla messa in sicurezza dell'intero tracciato della strada statale 568, allo stato attuale, sono in corso i seguenti interventi:

   al chilometro 56, nel comune di Borzonasca, relativi all'esecuzione di lavori per il consolidamento del ciglio di valle lavori che non determinano limitazioni al transito. Tuttavia, al fine di completare le citate opere, potrebbe rendersi necessaria l'istituzione del senso unico alternato a partire dal mese di settembre 2025. Sul medesimo tratto sono in corso anche i lavori di consolidamento del corpo stradale, per un importo di 250 mila euro;

   al chilometro 46, relativi all'esecuzione di lavori di consolidamento del ponte, per un importo pari a 1 milione e 700 mila euro, la cui ultimazione, con conseguente rimozione del senso unico alternato, è prevista entro la fine della corrente annualità;

   tra il chilometro 41 e il chilometro 60, relativi ai lavori di messa in sicurezza del piano stradale, per un importo di oltre 370 mila euro.

  Inoltre, nell'ambito dei lavori di manutenzione programmata della pavimentazione in tratti saltuari, sono in corso ulteriori interventi che riguardano non solo la strada statale 586 «della Val d'Aveto» ma anche le principali strade statali dell'Appennino ligure, tra le quali la strada statale 523 «del Colle di Cento Croci», la strada statale 654 «di Val Nure», strada statale 35 «dei Giovi», strada statale 225 «della Val Fontanabuona », per un importo complessivo di circa 6,5 milioni di euro.
  Sulla strada statale 586 «della Val d'Aveto» risultano già programmati ed in corso di progettazione 7 interventi per un importo di finanziamento complessivo di circa 12 milioni di euro. Tali interventi riguardano principalmente il risanamento di opere d'arte quali ponti e viadotti, il consolidamento del corpo stradale e dei versanti e il ripristino della pavimentazione stradale, come di seguito specificato.
  Attualmente, per quanto concerne le opere d'arte lungo la strada statale 586, sono in corso di progettazione 6 interventi per un importo complessivo di circa 5 milioni di euro, relativi:

   alla demolizione e al rifacimento del ponte al chilometro 36, per un importo di un milione e mezzo di euro;

   ai lavori straordinari sull'opera al chilometro 45, per un importo di 650 mila euro;

   ai lavori di consolidamento e ripristino del ponticello ad arco in calcestruzzo armato al chilometro 32, per un importo di un milione e 150 mila euro;

   alla demolizione e al rifacimento del ponte al chilometro 35 in prossimità del bivio per Villa Cella, per un importo di 370 mila euro;

   alla demolizione e al rifacimento del ponte al chilometro 39,195 per un importo di 750 mila euro;

   alla demolizione e al rifacimento del ponte al chilometro 39,566 per un importo di 530 mila euro.

  Infine, con riferimento alle opere complementari, è in corso la progettazione dei lavori di manutenzione programmata del corpo stradale per un importo di circa sei milioni di euro.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   PELLICINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il 3 luglio 2025, il Presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati di Busto Arsizio ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica per denunciare le penose condizioni in cui è costretto a operare l'ufficio del Giudice di pace di Busto Arsizio, con sede in Gallarate;

   l'ufficio del Giudice di pace di Busto Arsizio dispone di soli due giudici e mezzo per le materie civili e di un giudice per le materie penali, a fronte di un organico previsto di otto unità, mentre dispone di personale amministrativo per tre unità a fronte di una pianta organica che prevede dieci unità;

   in ragione di quanto sopra, le prime udienze delle cause civili vengono fissate a circa un anno dal deposito del ricorso introduttivo, mentre alcuni rinvii arrivano a luglio 2031, con una durata media delle cause di sette-otto anni;

   per ottenere un decreto ingiuntivo occorre più di un anno dal deposito del ricorso. A oggi, vi è un arretrato di quasi 10.000 ricorsi per decreto ingiuntivo;

   occorre altresì considerare che l'ufficio del Giudice di pace di Busto Arsizio è competente su un territorio in cui vivono 380.000 persone e su cui insiste uno dei più importanti distretti industriali a livello nazionale e una rete commerciale molto sviluppata;

   in una situazione di questo tipo, i cittadini sono gravemente danneggiati nel loro diritto di accesso alla giustizia e le imprese subiscono un costante pregiudizio nella loro competitività;

   risulta non di meno evidente anche la frustrazione degli avvocati del foro di Busto Arsizio, che, a causa delle problematiche sopra descritte, si trovano impossibilitati, di fatto, nel tutelare al meglio i diritti dei propri assistiti –:

   se sia a conoscenza della grave situazione sopra descritta e quali iniziative, per quanto di competenza, siano già state avviate o intenda intraprendere per porvi con urgenza rimedio.
(4-05653)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame l'interrogante richiama l'attenzione sulle criticità connesse alle scoperture di organico che si registrano presso l'Ufficio del giudice di pace di Busto Arsizio, afferenti tanto al personale di magistratura quanto al personale amministrativo, ed ai riflessi che tale situazione sta producendo sul servizio erogato all'utenza.
  In proposito va innanzitutto puntualizzato che l'assegnazione dei giudici onorari alle sedi di servizio esula dalle attribuzioni del Ministero della giustizia, essendo appannaggio esclusivo del Consiglio superiore della magistratura in quanto corollario del principio costituzionale che consacra l'autonomia e l'indipendenza dell'Ordine giudiziario.
  Ciò non toglie però che il Governo per quanto di competenza di questo Dicastero è intervenuto in maniera incisiva per potenziare gli uffici del giudice di pace del Paese.
  Innanzitutto, è stata varata un'importante riforma funzionale a disciplinare il trattamento del cosiddetto contingente ad esaurimento della magistratura onoraria. Si è così posto rimedio ad una ingiusta disparità di trattamento nei confronti di personale che svolge da tempo una funzione di notevole importanza all'interno degli uffici giudiziari, al contempo rispondendo ad una pertinente procedura di infrazione.
  Peraltro, l'impostazione data alla riforma ha condotto ad un aumento degli esclusivisti, a tutto vantaggio del servizio Giustizia grazie al correlato aumento del numero di udienze che questi potranno svolgere.
  In secondo luogo, è stata ridotta la durata del tirocinio previsto per i giudici onorari di pace dalla riforma Orlando. Il decreto-legge 29 novembre 2024, n. 178, convertito con legge 23 gennaio 2025, n. 4 ha infatti previsto che i magistrati nominati fino al 31 dicembre 2026 debbano rimanere assegnati presso l'Ufficio del processo soltanto per 6 mesi, anziché per 24 mesi.
  Non serve rimarcare che si tratta di una modifica volta proprio ad accelerare le procedure di assegnazione dei nuovi giudici di pace, in modo da fornire risposta alla domanda di efficientamento del servizio Giustizia proveniente dal territorio.
  Nello specifico, preme rimarcare che la normativa di settore della magistratura onoraria – che trova nel decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, la sua disciplina organica – in seguito alle revisioni della disciplina introdotte dopo il 2017 e, in particolare, a quella apportata dalla legge 30 dicembre 2021, n. 234 (articolo 1, comma 629) aveva previsto lo svolgimento di tre distinte procedure valutative da svolgersi con cadenza annuale nel triennio dal 2022 al 2024, indette con delibera del Consiglio superiore della magistratura e rivolte al personale che possedeva determinati requisiti, ossia quelli indicati nel comma 3 della norma citata, finalizzate alla conferma a domanda dei magistrati onorari di lungo corso.
  Esse hanno riguardato i magistrati onorari in servizio che rispettivamente, alla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 116 del 2017, avessero maturato:
a) oltre 16 anni di servizio; b) tra i 12 e i 16 anni di servizio; c) meno di 12 anni di servizio.
  Si è creata dunque la nuova categoria, ad esaurimento, dei magistrati onorari confermati, con la previsione di un trattamento economico differenziato in funzione della opzione esercitata sullo svolgimento delle funzioni onorarie, e cioè in via esclusiva o non esclusiva.
  Ebbene, con l'ultimo intervento normativo appena richiamato, che reca «Modifiche alla disciplina della magistratura onoraria», sono state introdotte rilevanti modifiche alle disposizioni del decreto legislativo n. 116 del 2017; nonché l'eventuale indizione di una nuova procedura di conferma per i magistrati onorari non confermati per mancata presentazione della domanda di partecipazione alle prove valutative già concluse oppure per aver rinunciato a sostenere il colloquio orale pur avendo presentato domanda di conferma.
  L'intervento realizza, infatti, una revisione complessiva del regime giuridico, con significativi miglioramenti del trattamento sia retributivo, che previdenziale ed assistenziale per i magistrati onorari, regolando sia il rapporto di lavoro di coloro che abbiano optato per l'esercizio esclusivo delle funzioni onoraria sia di coloro che non abbiano esercitato tale opzione.
  A tale organica rimodulazione del rapporto di lavoro ha poi fatto seguito un adeguamento della struttura ministeriale, realizzato con il decreto ministeriale 14 maggio 2025, che ha istituito un ufficio dirigenziale non generale presso l'Ufficio del Capo dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi. Tale articolazione sarà dunque specificamente deputata alla gestione dello
status giuridico ed economico del personale della magistratura onoraria, occupandosi di tutti gli incombenti connessi alla gestione del rapporto di lavoro dei magistrati onorari, nonché delle procedure attinenti alle questioni di carattere organizzativo ad essi relative.
  Quanto, poi, alla consistenza delle piante organiche dei magistrati onorari, la suddetta legge 234 del 2021 (articolo 1, comma 630), nelle more della conclusione delle procedure valutative per la conferma dei magistrati onorari in servizio, ha stabilito che la dotazione organica dei giudici onorari di pace e dei vice procuratori onorari sia fissata in complessive 6 mila unità, riducendo in modo significativo la dotazione di 8 mila unità complessive precedentemente prevista, con inevitabili ricadute negative sul funzionamento degli uffici di giudice di pace e quindi sull'efficienza del servizio da essi erogato.
  Questo è il quadro, peraltro, in cui si sarebbe andata ad inserire la riforma Cartabia sull'aumento delle competenze dei giudici di pace se questo Governo non fosse tempestivamente intervenuto, con il decreto-legge dell'agosto scorso, per disporre il differimento della sua entrata in vigore.
  A questo proposito non serve rammentare che il momento che stiamo attraversando è cruciale e che occorreva trovare soluzioni capaci di traguardare, entro giugno 2026, il raggiungimento degli obiettivi collegati al Piano nazionale di ripresa e resilienza.
  Il differimento si è inserito dunque nel novero delle misure assunte allo scopo di porre tutti gli attori nella condizione migliore per assicurare il raggiungimento di quegli obiettivi, sfruttando ogni risorsa disponibile.
  Ma la visione di questo Governo va ben oltre tale scadenza, volendosi avviare presto una complessa opera di rideterminazione della dotazione organica e dei circondari di GOP e VPO e così preparare al meglio l'assetto organizzativo in vista del detto aumento di competenze.
  Molto si è fatto, quindi, ma molto occorre ancora fare; e a questo il Dicastero sta cominciando a lavorare, in uno alla revisione organica della disciplina concernente il rapporto di lavoro delle nuove leve della magistratura onoraria.
  Venendo, infine, al tema degli organici del personale amministrativo presso l'Ufficio cui l'atto parlamentare si riferisce, non può che rimarcarsi ancora una volta l'imponente attività di reclutamento che l'Amministrazione ha avviato a livello nazionale e che ha consentito, nel solo arco temporale 2022-2025, di realizzare un piano assunzionale senza precedenti.
  Nel periodo del Governo Meloni, infatti, le assunzioni ordinarie sono state pari a circa 3.000 unità, cui vanno aggiunti i reclutamenti di personale PNRR a tempo determinato, pari ad oltre 7.000 unità.
  Ora, pur vero che l'Ufficio del giudice di pace di Busto Arsizio registra attualmente una percentuale di scopertura effettiva pari al 56 per cento, va considerato altresì che nell'ultimo anno sono state già indette due procedure di interpello, una per l'applicazione endo-distrettuale
ex articolo 20 dell'Accordo per la mobilità del 15 luglio 2020 di una unità di assistente giudiziario ed un'altra, bandita a livello nazionale, per l'acquisizione della disponibilità all'assegnazione temporanea di 5 unità di personale amministrativo.
  Ad oggi non sono pervenute domande utili e si è potuto disporre soltanto il trasferimento a domanda di una unità con profilo di assistente giudiziario.
  Ciò detto, quanto poi alle prospettive assunzionali future si consideri che il Piano triennale dei fabbisogni di personale per il triennio 2025-2027 prevede l'assunzione di ben 16.330 unità complessive a beneficio di tutti gli uffici giudiziari.
  In tale contesto, oltre a nuove procedure di reclutamento appena avviate o di prossimo avvio (come la procedura indetta da ultimo il 30 luglio 2025 per il reclutamento di un contingente complessivo di n. 2.970 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato), si darà luogo anche a numerose procedure di scorrimento di graduatorie in corso di validità.
  Si conferma, pertanto, il prioritario impegno di quest'Amministrazione a lavorare per migliorare l'efficienza del servizio Giustizia, avviando ogni possibile iniziativa che vada nella direzione del rafforzamento degli organici presso tutti gli uffici giudiziari del Paese, sia attraverso interventi mirati sulla mobilità temporanea che mediante politiche assunzionali programmate.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   PITTALIS, D'ATTIS, TENERINI, CASTIGLIONE, ENRICO COSTA, CALDERONE e BELLOMO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il programma Report, condotto da Sigfrido Ranucci, andato in onda domenica 22 giugno 2025, ha diffuso il contenuto di presunte intercettazioni del tutto irrilevanti sotto il profilo penale e coperte da segreto investigativo, che coinvolgono l'ex comandante dei Ros dei Carabinieri Mario Mori, il suo avvocato, Basilio Milio, e il giornalista del Dubbio, Damiano Aliprandi;

   il giornalista investigativo di Report, Paolo Mondani, ha intervistato un anonimo investigatore che ha rivelato il contenuto delle conversazioni telefoniche tra il generale Mori e il giornalista Aliprandi, nelle quali quest'ultimo avrebbe suggerito di sollevare il senatore Scarpinato dalla Commissione antimafia (anche in relazione a quella che appare agli interroganti una posizione di palese conflitto d'interessi);

   l'intera puntata si è basata, infatti, sulle accuse rivolte al generale Mori di «pilotare» e «condizionare» dall'esterno la Commissione parlamentare antimafia che da due anni ormai sta lavorando per far luce sulle indagini relative al rapporto mafia-appalti, avviate dai giudici Falcone e Borsellino agli inizi degli anni '90;

   il generale Mori è stato inoltre accusato di «aver brigato» per inserire i nomi dei consulenti Aliprandi, Milio, il professor Giovanni Fiandaca e il magistrato Cisterna e di aver incontrato alcuni parlamentari membri della Commissione;

   dei nomi che sarebbero stati indicati dal generale Mori, solo quello del magistrato Cisterna risulta consulente della Commissione medesima e mai applicato al filone sulla strage di via D'Amelio;

   da quanto emerso, le intercettazioni sarebbero state realizzate dalla procura di Firenze che dal 2023 sta indagando sul generale Mori, con l'ipotesi di strage, associazione mafiosa, terrorismo internazionale ed eversione dell'ordine democratico, per «non aver impedito le stragi mafiose del 1993 e del 1994»;

   ad oggi, non risulta avviata alcuna indagine da parte del procuratore di Firenze, Filippo Spiezia, in merito alla palese e grave violazione del segreto; si tratta, peraltro, della stessa procura che con i PM Tescaroli (attualmente procuratore di Prato) e Turco aveva avviato le indagini contro il Presidente Berlusconi e il dott. Marcello Dell'Utri, accusati di essere i mandanti esterni delle stragi di Cosa Nostra negli anni 1993 e 1994;

   a giudizio degli interroganti lo scopo della puntata di Report di domenica 22 giugno 2025 sembrerebbe quello di screditare e delegittimare – peraltro, anche avvalendosi dell'ascolto di giornalisti censurati dall'Ordine per le loro frequentazioni con personaggi più che discutibili, e dunque evidentemente di dubbia credibilità – i soggetti auditi in questi mesi dalla Commissione antimafia, trattandosi di testimonianze che hanno fornito elementi obiettivi contrastanti con la ricostruzione offerta del senatore Scarpinato –:

   se, stante la gravità di quanto emerso nel corso della puntata di Report di domenica 22 giugno 2025, ritenga di avviare un'ispezione presso la procura della Repubblica di Firenze volta a individuare, per quanto di competenza, la sussistenza di responsabilità relative alle intercettazioni abusivamente diffuse e al fine di valutare eventuali conseguenti iniziative.
(4-05364)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo indicato in esame, riferito alla diffusione da parte del programma Report del contenuto di presunte conversazioni telefoniche tra il generale Mori e il giornalista Aliprandi, «nelle quali quest'ultimo avrebbe suggerito di sollevare il senatore Scarpinato dalla Commissione parlamentare antimafia», i deputati interroganti sollevano specifici quesiti in ordine all'attivazione di iniziative di carattere ispettivo, volte «ad individuare la sussistenza di responsabilità relativa alle intercettazioni abusivamente diffuse».
  Per far luce sulla vicenda la competente articolazione del Ministero è stata prontamente incaricata di svolgere gli opportuni accertamenti presso l'Autorità giudiziaria competente.
  Il Procuratore generale della Corte d'appello di Firenze ha trasmesso la nota del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, nella quale veniva rappresentato che ci si era da subito attivati «per porre in essere ogni utile iniziativa a tutela delle indagini svolte nell'ambito del proc. pen. [...] RGNR DDA, oltre che per verificare [...] la sussistenza di eventuali profili di responsabilità penale in ordine alla presunta propalazione all'esterno di notizie coperte da segreto investigativo.
  In tal senso si evidenzia che sin dal 23.6.2025 (lunedì), all'indomani della “messa in onda” della trasmissione televisiva Report del 22.6.2025 (domenica), anticipata da due articoli apparsi il 21.6.2025 e 226.2025 (sabato e domenica) sul giornale Il Fatto Quotidiano, veniva iscritto da questo Procuratore della Repubblica un procedimento penale a carico di ignoti per 1'ipotesi di cui all'art. 326 c.p., con assegnazione al magistrato di turno del gruppo GPA (Pubblica Amministrazione) secondo i criteri del vigente documento organizzativo dell'ufficio, nonché ad un Procuratore aggiunto, in ragione della delicatezza del caso [...]».
  La delicatezza e complessità della vicenda procedimentale unitamente alla natura e alla gravità dei rilievi sollevati hanno, inoltre, imposto all'Amministrazione di compiere più approfondite verifiche, coperte da riservatezza, allo stato ancora in corso.
  Ne deriva che laddove, all'esito, dovessero emergere condotte suscettibili di rilievo disciplinare imputabili a magistrati, saranno esercitate le prerogative istituzionali riconosciute dalla legge.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   ROGGIANI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   numerosi studenti iraniani hanno segnalato gravi criticità nella procedura di rilascio dei visti per motivi di studio presso l'Ambasciata d'Italia a Teheran, in vista dell'anno accademico 2025-2026;

   in particolare, l'avvio delle prenotazioni sul portale VisaMetric è avvenuto il 20 maggio 2025 senza alcuna comunicazione preventiva da parte dell'Ambasciata, né informazioni ufficiali sulla tempistica e sulle modalità operative, in potenziale violazione degli obblighi di trasparenza previsti dagli articoli 7 e 8 della legge n. 241 del 1990 e dall'articolo 47, comma 1, lettera c), del Codice dei visti dell'Unione europea;

   la checklist dei documenti richiesti e stata pubblicata soltanto il 22 maggio 2025, due giorni dopo l'avvio delle prenotazioni, creando un disallineamento che ha indotto numerosi candidati a caricare domande incomplete, occupando inutilmente gli slot disponibili;

   il sistema di prenotazione è stato improvvisamente chiuso il 28 maggio 2025, con una motivazione generica («alta affluenza») e senza fornire giustificazioni adeguate, senza estendere i termini o prevedere modalità alternative di presentazione, nonostante il termine minimo di 15 giorni previsto dall'articolo 9 del codice dei visti e il principio di buona amministrazione sancito dall'articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali, dell'Unione europea;

   non risulta all'interrogante che l'Ambasciata d'Italia a Teheran abbia comunicato ufficialmente l'accordo con VisaMetric, come invece previsto dall'articolo 43, comma 6, del Codice dei visti, né siano state chiarite pubblicamente le responsabilità in capo alla società incaricata della gestione esternalizzata;

   tali criticità, che si sono già verificate anche per l'anno accademico 2024-2025, stanno compromettendo l'accesso allo studio universitario in Italia per numerosi studenti regolarmente ammessi da atenei italiani, con effetti negativi sul diritto allo studio e sull'immagine internazionale del nostro Paese –:

   se il Ministro interrogato intenda intervenire con urgenza per fare piena chiarezza sull'accaduto, garantire trasparenza rispetto alle modalità di gestione dei visti presso l'Ambasciata d'Italia a Teheran e valutare la riapertura del sistema di prenotazione, assicurando modalità e tempistiche conformi ai principi di legalità, uguaglianza e buona amministrazione.
(4-05236)

  Risposta. — Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è costantemente impegnato a migliorare i processi legati alla concessione dei visti di studio, consapevole dell'importanza del ruolo della cooperazione culturale e accademica nel rafforzamento dei rapporti tra popoli.
  Anche l'anno scorso, l'Ambasciata d'Italia a Teheran ha dimostrato un impegno straordinario in questo settore. La cancelleria consolare dell'Ambasciata ha infatti trattato un numero di richieste di visto nettamente superiore alla media degli altri Paesi Schengen (9.400 visti per breve soggiorno, contro una media Schengen di 5.400), confermandosi come una delle sedi che gestiscono il più elevato numero di domande di visto nel Paese. Per l'anno accademico 2024-2025, a Teheran sono stati emessi più di 3.600 visti per studio: al terzo posto nella nostra rete consolare, dopo le sedi di New York e Pechino. Un dato che evidenzia la fiducia e l'interesse nei confronti del nostro sistema universitario, ma anche l'impegno del nostro personale impiegato all'estero.
  Per rispondere a questa crescente domanda di studio in Italia, l'Ambasciata a Teheran ha quindi adottato una serie di misure organizzative mirate.
  D'intesa con il Ministero dell'università e della ricerca (Mur), il termine per la presentazione della richiesta di visto per l'anno accademico 2025/2026 è stato fissato al 30 novembre 2025. Questa scadenza, più tardiva rispetto agli anni precedenti, è stata stabilita proprio per garantire che gli studenti internazionali provenienti da Paesi che prevedono procedure più complesse o che attraversano momenti di instabilità, come nel caso dell'Iran, abbiano il tempo necessario per completare l'iter di rilascio del visto.
  La Circolare sulle «Procedure per l'ingresso, il soggiorno, l'immatricolazione degli studenti internazionali e il relativo riconoscimento dei titoli, per i corsi accademici della Formazione Superiore valide per l'anno accademico 2025/2026», affissa sul portale UNIVERSITALY
(https://www.universitaly.it), è stata pubblicata già a inizio maggio sul sito dell'Ambasciata d'Italia a Teheran.
  L'Ambasciata ha regolarmente dato comunicazione dell'affidamento del servizio di esternalizzazione della raccolta delle domande di visto alla società VisaMetric, conformemente a quanto previsto dall'articolo 43, comma 6, del Codice dei visti. La «
checklist» dei documenti da presentare per la richiesta di visto per studio è stata altresì tempestivamente pubblicata ed era già disponibile sul sito dell'Ambasciata prima dell'apertura del sistema di prenotazione.
  Inoltre la sede, anche quest'anno, ha modulato il sistema di prenotazione degli appuntamenti
online per rispondere alle esigenze degli studenti: è stata dedicata una sezione apposita ai visti per immatricolazione universitaria ed è stata predisposta una corsia preferenziale per gli studenti che scelgono percorsi formativi in lingua italiana, in un'ottica di promozione anche della nostra lingua.
  Nonostante tutte le misure intraprese, la domanda di visti studio in Iran è talmente elevata che il sistema di prenotazione degli appuntamenti attraverso VisaMetric, aperto il 20 maggio 2025, è stato sospeso otto giorni dopo, il 28 maggio. Nel brevissimo lasso di tempo considerato, il portale ha registrato circa 4.500 richieste di appuntamento, di cui oltre 4.100 per i corsi universitari erogati in Italia in lingua inglese. Tale volume ha esaurito il numero di appuntamenti disponibili fino al 30 novembre, rendendo necessario chiudere temporaneamente il sistema per prevenire disservizi e accumuli difficilmente gestibili. Tuttavia, rimane attivo il sistema di prenotazione per le richieste di visto destinate all'iscrizione a percorsi universitari in lingua italiana.
  La comunicazione di chiusura è stata tempestivamente pubblicata sul sito dell'Ambasciata, sui canali
social e sul portale di VisaMetric, in un'ottica di massima trasparenza verso l'utenza.
  Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è dunque pienamente consapevole delle difficoltà riscontrate dagli studenti iraniani nel perfezionamento della procedura di rilascio del visto per l'anno accademico 2025-2026. Riconosciamo l'importanza del legittimo interesse degli studenti di proseguire il loro percorso di studi in Italia e, per questo motivo, stiamo mettendo in campo tutte le soluzioni possibili, nei limiti delle risorse disponibili, degli indifferibili controlli di sicurezza e del complesso contesto ambientale.
  Per l'anno accademico 2025-2026, l'Ambasciata d'Italia a Teheran sta gestendo un numero di domande di visto per studio già superiore del 25 per cento rispetto all'anno accademico precedente. A parità di risorse umane, ciò sarà possibile soltanto attraverso un significativo sforzo organizzativo, che dovrà necessariamente garantire anche un'ordinata trattazione delle domande relative alle altre categorie di visto, tra cui quelle numerose e particolarmente sensibili per ricongiungimento familiare. Per potenziare ulteriormente le capacità operative della sede, dovrebbe completarsi a breve un rafforzamento del personale.
  Occorre infine ricordare il contesto ambientale particolarmente delicato in cui opera la sede. La guerra dei dodici giorni, iniziata il 13 giugno 2025 tra Israele e Iran, nonché la generale instabilità della regione mediorientale, hanno determinato interruzioni e rallentamenti nell'attività ordinaria della cancelleria consolare, che ha dovuto prioritariamente gestire scenari di crisi soprattutto a tutela dei connazionali ed è stata costretta a una chiusura forzata. La cancelleria consolare dell'Ambasciata a Teheran ha comunque ripreso le normali attività a partire da metà luglio, con particolare attenzione alla gestione prioritaria delle pratiche di visto degli studenti iraniani.
  Questi dati rappresentano un chiaro e tangibile segnale dell'impegno dell'Ambasciata a Teheran per garantire un servizio efficiente e di qualità, a beneficio di tutti coloro che nutrono un forte interesse verso il nostro Paese e ne riconoscono il valore della formazione accademica.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.


   SERRACCHIANI, GIANASSI, DI BIASE, LACARRA, SCARPA, FURFARO, FOSSI e BONAFÈ. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   si apprende che la procura di Prato ha scoperto gravissimi casi di violenza sessuale tra detenuti nel carcere La Dogaia, a Prato; in particolare due episodi vengono definiti dalla stessa Procura «agghiaccianti»;

   il primo caso risalirebbe al settembre 2023: un 32enne brasiliano è accusato di aver violentato ripetutamente il compagno di cella pachistano minacciandolo con un rasoio; l'uomo è ora indagato per violenza sessuale aggravata;

   il secondo caso, avvenuto tra il 12 e il 14 gennaio 2020, riguarderebbe due detenuti che avrebbero torturato e stuprato per giorni un compagno tossicodipendente e omosessuale alla sua prima esperienza carceraria; secondo le indagini, la vittima sarebbe stata brutalizzata con mazze, pentole bollenti, pugni e colpi alla testa, costretta a subire rapporti sessuali ripetuti e a vivere in un regime di terrore continuo; le gravi lesioni riportate si sono accompagnate a gravi traumi psicologici, con conseguenze perdurate per mesi; i due sono stati rinviati a giudizio e il processo è in corso;

   la procura segnala una situazione, quella in cui versa il carcere della Dogaia, che appare del tutto fuori controllo, caratterizzata da un pervasivo tasso di illegalità e da un sistema incapace di garantire sicurezza e dignità, di fronte alla quale, aggiungono gli inquirenti, «la risposta dello Stato sarà ferma e costante»;

   le indagini starebbero dunque proseguendo, con nuove perquisizioni e sequestri in corso anche in questi giorni, operazioni che rappresentano la prosecuzione delle indagini che da tempo interessano la struttura, di cui dà notizia il procuratore Luca Tescaroli, che, a proposito del carcere di Prato La Dogaia denuncia «una realtà criminale pervasiva, degrado, violenza e connivenze che coinvolgono non solo i detenuti, ma anche alcuni appartenenti alla polizia penitenziaria»; agenti della squadra mobile della questura di Prato, del nucleo investigativo della polizia penitenziaria, carabinieri e militari della Guardia di finanza, starebbero eseguendo una serie di nuovi decreti di perquisizione, ispezione e sequestro;

   l'istituto penitenziario presenta un elevatissimo tasso di sovraffollamento, una seria carenza di personale, con conseguente mancanza di coordinamento, poche opportunità di reinserimento attraverso progetti formativi e lavorativi, cattiva organizzazione degli spazi ma non solo –:

   se il Ministro interrogato non ritenga urgente adottare ogni misura di competenza, nel rispetto dell'azione della magistratura, necessaria a fare piena luce sulla situazione esposta in premessa, anche al fine di individuare le eventuali responsabilità e le eventuali mancanze dell'amministrazione che hanno permesso l'esposizione a tali efferate violenze di alcuni detenuti, nonché quali iniziative abbia intenzione di adottare al fine di ripristinare l'efficienza e il rispetto dei diritti umani, come pure la legalità all'interno del carcere della Dogaia a Prato.
(4-05494)

  Risposta. — Nell'atto di sindacato ispettivo in esame, gli onorevoli interroganti fanno riferimento a due episodi di violenza tra detenuti, che sarebbero stati definiti «agghiaccianti» dalla Procura della Repubblica procedente, rispettivamente avvenuti nel mese di settembre del 2023, quando un 32enne brasiliano avrebbe ripetutamente violentato il compagno di cella pakistano, e nel mese di gennaio 2020, quando due detenuti avrebbero torturato e violentato per giorni un compagno tossicodipendente e omosessuale alla sua prima esperienza carceraria, brutalizzandolo con inaudita violenza.
  Gli interroganti evidenziano come gli inquirenti avrebbero definito la situazione carceraria in parola «fuori controllo, segnata da un pervasivo tasso di illegalità e da un sistema incapace di garantire sicurezza e dignità» e pongono l'accento su plurimi profili critici che affliggerebbero l'istituto penitenziario di Prato, tra i quali un elevato tasso di sovraffollamento, una seria carenza di personale, una mancanza di coordinamento, poche opportunità di reinserimento attraverso progetti formativi e lavorativi, una cattiva organizzazione degli spazi.
  Tanto sinteticamente premesso, viene chiesto al Ministro della giustizia se «non ritenga urgente adottare ogni misura di competenza, nel rispetto dell'azione della magistratura, necessaria a fare piena luce sulla situazione esposta in premessa, anche al fine di individuare le eventuali responsabilità e le eventuali mancanze dell'amministrazione che hanno permesso l'esposizione a tali efferate violenze di alcuni detenuti, nonché quali iniziative abbia intenzione di adottare al fine di ripristinare l'efficienza e il rispetto dei diritti umani, come pure la legalità all'interno del carcere della Dogaia a Prato».
  Al fine di rendere atto degli eventi critici richiamati dagli interroganti, è stata interessata la Autorità giudiziaria di riferimento, attraverso le competenti articolazioni centrali di questo Ministero.
  Alla luce dei contributi conosciuti ricevuti, i fatti in questione si possono riassumere nei seguenti termini.
  In relazione al primo – in ordine di tempo – tra gli episodi richiamati nell'interrogazione, risalente all'anno 2020, è in corso il processo di primo grado a carico di due detenuti che avrebbero perpetrato una violenza sessuale ai danni di un terzo detenuto, tossicodipendente e omosessuale, alla sua prima esperienza detentiva.
  Il 16 gennaio 2020, la Direzione penitenziaria ha trasmesso alla Procura della Repubblica competente i relativi atti di polizia giudiziaria.
  Quanto, invece, ai fatti richiamati nell'interrogazione occorsi nell'anno 2023, non risultano relazioni di servizio ostensibili, sebbene sia stata, anche in relazione ai medesimi, tempestivamente investita la competente Autorità giudiziaria.
  Relativamente, in particolare, all'assunto secondo cui «...il procuratore... denuncia una realtà criminale pervasiva, degrado, violenza e connivenze che coinvolge... anche alcuni appartenenti alla Polizia penitenziaria...» e a quanto addotto nell'interrogazione circa l'esecuzione di nuovi decreti di perquisizione, ispezione e sequestro che sarebbe in corso, occorre attendere la conclusione delle indagini preliminari e la connessa ostensibilità degli elementi in tal modo raccolti per ricostruire compiutamente i fatti sui quali troverebbero fondamento le esternazioni richiamate dagli interroganti.
  Parimenti, solo una volta venuto meno il segreto investigativo le competenti articolazioni di questa Amministrazione potranno fondatamente valutare l'adozione di eventuali provvedimenti amministrativi, di natura cautelare e disciplinare, e ciò anche al fine di scongiurare ogni potenziale conflitto che il prematuro avvio di accertamenti finalizzati all'eventuale applicazione di simili misure potrebbe generare con l'attività d'indagine condotta dall'Autorità giudiziaria.
  Quanto alle presenze detentive, alla data del 5 agosto 2025, presso la casa circondariale di Prato risultavano presenti n. 581 detenuti (sebbene n. 578 effettivamente presenti in istituto), di cui n. 116 ascritti al circuito «Alta sicurezza», rispetto a una capienza regolamentare pari a complessivi n. 589 posti, rilevandosi un indice percentuale di affollamento pari al 103,75 per cento che non denota la condizione di sovraffollamento denunciata nell'interrogazione.
  I posti non disponibili, allo stato, sono n. 29 a causa di interventi di manutenzione ordinaria in corso in n. 15 camere di pernottamento.
  Non si registrano, allo stato, violazioni dei parametri minimi stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, atteso che ogni ristretto risulta avere a disposizione uno spazio di vivibilità superiore ai 3 metri quadrati.
  Passando ad esaminare gli organici del Corpo di polizia penitenziaria ivi presenti, si rappresenta che, rispetto a una previsione organica pari a complessive n. 315 unità, risultano in servizio, allo stato, al netto dei distacchi in entrata e in uscita, un totale di n. 257 unità (forza operativa), registrando, dunque, una carenza di n. 58 unità, appartenenti ai vari ruoli.
  Nello specifico, l'organico di reparto risente delle seguenti carenze: n. 2 funzionari, n. 17 ispettori e n. 26 sovrintendenti; di contro, il ruolo agenti/assistenti risulta in esubero di n. 2 unità.
  Il 26 maggio 2025, in esito al VII corso di formazione rivolto a n. 132 allievi commissari, presso l'istituto in esame sono stati assegnati n. 2 commissari, i quali, al termine del periodo di tirocinio operativo, che si concluderà il 18 dicembre 2025, assumeranno le funzioni di vicecomandanti.
  Sono tuttora
in itinere due distinti corsi di formazione per il conseguimento della qualifica di commissario, rivolti a un totale di n. 64 unità, al termine dei quali si provvederà alla distribuzione delle risorse sul territorio nazionale, in ragione delle vacanze organiche previste.
  Con riferimento alla carenza del ruolo degli ispettori, si evidenzia che il 15 maggio 2025, all'esito del corso di formazione per la qualifica iniziale di viceispettore, relativo al concorso pubblico di cui al Provvedimento del direttore generale 25 novembre 2021, per n. 411 posti, al Reparto di polizia penitenziaria della Casa circondariale di Prato sono state assegnate n. 5 unità.
  Si rappresenta, inoltre, che il 9 giugno 2025 è iniziato il IX corso
bis rivolto a n. 50 allievi viceispettori, al cui esito l'Amministrazione terrà nella massima considerazione la situazione di carenza di personale che connota il penitenziario in esame, attraverso l'assegnazione di un adeguato numero di unità del ruolo.
  Con riferimento al ruolo dei sovrintendenti, in esito al concorso interno di cui al Provvedimento del direttore generale 17 giugno 2021, per complessivi n. 583 posti, per la nomina alla qualifica di vice sovrintendente, questa Amministrazione ha assegnato al reparto di polizia penitenziaria di Prato n. 20 unità.
  Inoltre, con Provvedimento del direttore generale 16 febbraio 2024, è stato bandito un concorso interno, per titoli, per la nomina alla qualifica di vice sovrintendente, per complessive n. 293 unità, a copertura delle vacanze al 31 dicembre 2022. Presso il reparto di polizia penitenziaria dell'istituto in questione sono state assegnate n. 5 unità.
  Con riferimento al ruolo agenti/assistenti, nel 2024 l'organico del reparto di polizia penitenziaria pratese è stato incrementato di n. 14 unità, in occasione della mobilità ordinaria collegata alle assegnazioni degli agenti del 183° corso (giugno 2024).
  Inoltre, in occasione della mobilità ordinaria, sviluppatasi dalle assegnazioni del 184° corso di formazione, con provvedimento 21 gennaio 2025, il reparto di polizia penitenziaria della casa circondariale di Prato è stato incrementato di n. 10 unità.
  Per completezza, si comunica che, a far data dal 26 maggio scorso, è iniziato il 185° corso di formazione per la qualifica di agente, al cui esito, presumibilmente previsto per il mese di settembre 2025, questa Amministrazione provvederà alla distribuzione delle risorse sul territorio nazionale, in ragione delle vacanze organiche.
  Ai potenziamenti d'organico sopra richiamati vanno, inoltre, aggiunte le ulteriori iniziative recentemente assunte dall'Amministrazione per fronteggiare le criticità operative della casa circondariale di Prato, quali:

   l'invio di un dirigente di istituto penitenziario di comprovata esperienza che sta assicurando la reggenza della struttura fino al prossimo 31 agosto; dal 1° settembre 2025, la reggenza verrà assicurata dal vicedirettore, nelle more della definizione di specifico interpello;

   il conferimento dell'incarico di comandante di reparto pro tempore a un primo dirigente del Corpo di comprovata capacità ed esperienza, in servizio di missione, che ha assicurato il servizio fino al 4 agosto 2025;

   il conferimento, in data 28 luglio 2025, dell'incarico di comandante di reparto titolare a un appartenente alla carriera dei funzionari, con qualifica di primo dirigente, trattandosi di istituto penitenziario a incarico superiore;

   l'assegnazione provvisoria di n. 4 unità del ruolo ispettori, sovrintendenti e agenti/assistenti, di comprovata capacità ed esperienza;

   l'invio in servizio di missione di ulteriori 6 unità appartenenti al Gruppo operativo mobile.

  In merito alla specifica problematica – emergente dalle indagini sopra sinteticamente richiamate – del rinvenimento di apparecchi telefonici e/o di altri dispositivi idonei a effettuare indebite comunicazioni all'esterno, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha ritenuto opportuno diramare a tutti i provveditorati regionali e Istituti di pena del Paese la recente circolare 4 febbraio 2025, recante: «Linee guida per fronteggiare l'allarmante fenomeno conseguente al rinvenimento in istituti penitenziari di telefoni cellulari o altri dispositivi idonei a favorire contatti con l'esterno — necessità di contrastare i concreti pericoli di sicurezza interna ed esterna degli istituti, correlata a comunicazioni fraudolente».
  In tale prospettiva, oltre alle iniziative che saranno rimesse ai singoli direttori di istituto e ai provveditori, appare assolutamente necessario, innanzitutto, intervenire, oltre che a mezzo delle sanzioni disciplinari e, al contempo, con l'immediata trasmissione della notizia di reato alla Procura competente, anche e soprattutto attraverso la compiuta verifica dei presupposti per l'applicazione del regime di sorveglianza particolare
ex articolo 14-bis dell'ordinamento penitenziario, se del caso, anche con contestuale trasferimento del detenuto in altra sede, in conformità con le disposizioni di cui all'articolo 42 dell'ordinamento penitenziario, nonché attraverso la valorizzazione degli elementi di fatto che possono essere eventualmente apprezzati come ostativi rispetto alle istanze di concessione di benefici penitenziari avanzate dai detenuti.
  Le direzioni degli istituti di pena sono state esortate, pertanto, ad adottare tutte le più opportune misure di sicurezza e vigilanza, destinate al controllo della sicurezza interna ed esterna dell'istituto, implementando l'impiego delle sentinelle armate sui muri di cinta, l'utilizzo della strumentazione anti-drone recentemente messa a disposizione di taluni istituti di pena, ovvero con l'utilizzo della cosiddetta pattuglia automontata e ancora, attraverso l'implementazione delle attività di controllo dei vari posti di servizio nevralgici ai fini della sicurezza (colloqui, controllo pacchi, cancelli, portineria, sala regia, perquisizione nuovi giunti, etc.).
  Appare, inoltre, assolutamente necessario implementare i controlli e le attività di perquisizione ordinaria e straordinaria, trattandosi di strumenti essenziali per garantire la sicurezza dell'istituto e l'incolumità personale degli operatori penitenziari, dei visitatori e degli stessi detenuti. A tal fine, si è data ulteriore disposizione ai direttori degli istituti di informare costantemente, e in ogni caso ogni due mesi, i provveditori regionali e la Direzione generale dei detenuti e del trattamento dello svolgimento delle perquisizioni e dei relativi esiti, anche se negativi.
  I provveditori regionali monitoreranno, infatti, ogni mese le suddette attività di perquisizione ordinaria e straordinaria e – nel caso in cui un detenuto afferente al circuito della media sicurezza venga trovato in possesso di telefoni cellulari, sostanza stupefacente e/o qualsivoglia altro materiale non consentito – valuteranno l'eventuale trasferimento del ristretto all'interno del distretto di competenza, dandone comunicazione alla Direzione generale dei detenuti e del trattamento.
  Ed ancora, ogniqualvolta il ritrovamento afferisca a un detenuto ascritto al circuito dell'alta sicurezza, le Direzioni relazioneranno compiutamente alla suddetta Direzione generale, specificando ogni circostanza di interesse, notizia e/o informazione necessaria affinché l'ufficio competente valuti la ricorrenza dei presupposti di cui all'articolo 42 dell'ordinamento penitenziario e, di conseguenza, assuma le determinazioni che riterrà più pertinenti al caso di specie.
  Resta fermo chiaramente l'obbligo delle Direzioni, nell'immediatezza del fatto, di adottare i provvedimenti previsti dal codice di procedura penale, compresi quelli di natura disciplinare di esclusiva competenza, di cui daranno conto nella relazione e se del caso, richiedendo anche alla Direzione generale dei detenuti e del trattamento l'applicazione del regime di sorveglianza particolare di cui all'articolo 14-
bis dell'ordinamento penitenziario, ove ne ricorrano i presupposti.
  Infine, poiché le garanzie di sicurezza e il rispetto della dignità dei detenuti passano necessariamente attraverso la formazione del personale penitenziario, grande attenzione è sempre stata risposta, da parte dell'Amministrazione penitenziaria, alla formazione obbligatoria del proprio personale, compreso quello preposto alla gestione delle sezioni
transex, in materia di identità di genere e diritti umani.
  In particolare, la tutela dei diritti è stata oggetto della formazione iniziale del 7° corso allievi commissari, al cui esito n. 143 funzionari hanno conseguito il
master di II livello in tutela dei diritti della persona, approfondendo il tema sotto molteplici aspetti, tra cui, anche la parità di trattamento e il superamento di ogni pregiudizio che possa discendere dall'identità sessuale del ristretto.
  Il
master sarà inserito nella formazione curriculare di altri 60 commissari che provengono dal concorso interno al Corpo di polizia penitenziaria.
  Per concludere, relativamente all'assunto secondo cui presso la casa circondariale di Prato ci sarebbero «...poche opportunità di reinserimento attraverso progetti formativi e lavorativi, nonché una cattiva organizzazione degli spazi...», si rappresenta che, all'interno del suddetto istituto, è stato e continua ad essere garantito il regolare svolgimento delle principali attività trattamentali.

  A mero titolo esemplificativo si segnalano:

   seminari a cura di docenti dell'Università di Firenze;

   attività teatrali e di istruzione (conclusione dei percorsi scolastici tenuti dall'istituto alberghiero e dal Centro provinciale per l'istruzione per adulti);

   una manifestazione teatrale svoltasi il 16 giugno 2025, che ha visto la partecipazione dei detenuti, in qualità di attori, della cittadinanza (sono stati accolti più di 150 ospiti) e delle istituzioni del territorio;

   l'inaugurazione di nuovi spazi per il circuito «media sicurezza», quali la biblioteca e il laboratorio informatico, finanziato con un progetto europeo del Cpia di Prato.

  È stato, sempre di recente, tenuto un incontro con la delegata del Rettore dell'Università di Firenze, per continuare a potenziare la collaborazione fra i due Enti, prevedendo specifiche procedure per l'introduzione di strumenti informatici in sicurezza e per il tutoraggio dei detenuti studenti, e sono state programmate ulteriori attività, tra le quali, la fornitura di e-reader, lo studio di un progetto per un laboratorio di pizzeria, percorsi di lettura in collaborazione con l'Ateneo e progetti relativi alle attività motorie e sportive.
  

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   VINCI e PALOMBI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   la crisi economica degli ultimi anni ha determinato diversi interventi del legislatore sulle procedure concorsuali, con la finalità di sostenere i tentativi delle aziende in difficoltà di rimanere operative sul mercato, evitando il fallimento. Una prima riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza è stata realizzata con il decreto legislativo n. 14 del 2019, e con i successivi decreti legislativi integrativi e correttivi della riforma, tra cui il decreto legislativo n. 147 del 2020. Ulteriori modifiche del codice sono state previste dal PNRR, che colloca la riforma delle procedure di insolvenza tra gli interventi prioritari da effettuare in materia di giustizia. In tale ambito, con il decreto legislativo n. 83 del 2022 si è provveduto a dare attuazione alla direttiva (UE) 2019/1023 e a far confluire nel codice le disposizioni sulla composizione negoziata della crisi di cui al decreto-legge n. 118 del 2021, convertito con modificazioni dalla legge n. 147 del 2021. Il codice è definitivamente entrato in vigore il 15 luglio 2022;

   il nuovo codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza offre una visione più attuale e organica delle procedure di risoluzione delle crisi debitorie introducendo diverse novità; nonostante il nuovo quadro giuridico abbia introdotto nel sistema del diritto concorsuale il principio di centralità dell'azienda e l'adozione di strumenti di regolazione delle crisi, permangono ancora molteplici problematiche e lacune che vanificano l'obiettivo del codice di evitare la definitiva liquidazione giudiziale del debitore, anche quando il fallimento sarebbe correttamente ed utilmente evitabile;

   ad esempio, vi sono anomalie relative al coinvolgimento delle banche nelle crisi delle imprese, sia come creditori sia come co-gestori della crisi, nel momento in cui le imprese finanziarie vengono assoggettate ad una procedura concorsuale. In tali circostanze si riscontrano numerosi fallimenti aziendali e procedure esecutive immobiliari in cui un numero sempre crescente di debitori ha segnalato anomalie nelle varie procedure fallimentari o esecuzioni immobiliari, avviate in gran parte dalle banche con segnalazioni alla centrale dei rischi che sono poi risultate illegittime, provocando un'asfissia finanziaria con conseguente ricorso al concordato preventivo;

   l'asfissia finanziaria comporta la privazione al debitore della capacità economica e processuale, rendendolo, agli effetti, impotente nel proseguo della propria tutela;

   il contesto problematico creatosi a danno di imprenditori debitori ingiustamente liquidati o sottoposti a procedure esecutive, ha portato alla nascita di specifiche organizzazioni e associazioni volte a difendere tali interessi e alla segnalazione di decine di casi che meritano un giusto approfondimento soprattutto per verificare l'effettiva e leale applicazione delle norme e la rispondenza delle stesse al pubblico interesse –:

   se non intenda avviare una ricognizione sull'applicazione delle innovative norme recate dal codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, segnatamente per quanto riguarda l'effettiva capacità delle stesse di non essere aggirate o artatamente sviate a danno dei debitori in crisi (che pur salvabili sono lo stesso costretti ad essere liquidati);

   se, in ragione delle numerose denunce e segnalazioni poste in evidenza dalle parti interessate, non ritenga di proporre ulteriori iniziative normative volte a integrare il predetto codice, anche al fine di prevedere strumenti di gestione delle insolvenze di maggior garanzia ed indipendenza, come una diversa competenza in sede giudiziaria per le cause che attengono a crediti contro il fallimento, sulle quali oggi decide il medesimo giudice anziché un giudice terzo, o come l'introduzione della legittimazione attiva del soggetto fallito, sia esso persona fisica o legale rappresentante della persona giuridica al momento della dichiarazione di fallimento, in tutte le procedure che riguardano il fallimento e nelle cause ove il fallimento è parte.
(4-05579)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo indicato in esame, con il quale l'interrogante solleva specifici quesiti in ordine al nuovo codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, si rappresenta quanto segue.
  Si rimarca in apertura che per valutare l'impatto della riforma della disciplina in materia di insolvenza delle imprese è stato istituito presso il Ministero della giustizia, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 353, comma 1 del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, l'Osservatorio permanente sull'efficienza delle misure e degli strumenti per la regolazione della crisi d'impresa previsti e disciplinati dal Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza.
  L'Osservatorio, composto da esperti della materia, verifica l'efficienza delle misure e degli strumenti per la gestione della crisi d'impresa previsti e disciplinati dal Codice della crisi d'impresa di cui al decreto legislativo n. 14 del 2019, giudiziali e stragiudiziali, monitorandone, in particolare, la durata, l'esito e, nei casi di prosecuzione dell'attività, il mantenimento dei livelli occupazionali.
  Rispetto alle procedure di ristrutturazione, l'Osservatorio verifica l'esito della fase esecutiva e quindi monitora l'adempimento o meno agli obblighi assunti con il piano di ristrutturazione o l'apertura, nei confronti della medesima impresa, di altra procedura anche di tipo liquidatorio.
  Si evidenzia poi che nelle procedure concorsuali l'accertamento dei crediti avviene dinanzi allo stesso giudice al fine di assicurare l'effettività del concorso; il giudice delegato, fin dalla riforma della legge fallimentare attuata con il decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, opera in posizione di terzietà rispetto al curatore e ai creditori nell'accertamento dei crediti concorsuali, anche allo scopo di tutelare il patrimonio del debitore da pretese infondate.
  Quanto alla legittimazione attiva del soggetto fallito, cui pure l'interrogante fa esplicito riferimento, si rimarca che, con l'apertura della procedura di liquidazione, in continuità con quanto avveniva con la procedura fallimentare, la gestione del patrimonio del fallito, anche in sede contenziosa, viene sottratta al fallito ed affidata ad un professionista qualificato, che opera sotto il controllo giudiziale, nell'interesse della massa e, indirettamente, dello stesso debitore, al fine di ridurre quanto più possibile il passivo con azioni recuperatorie e con mezzi solutori, in condizioni di parità tra tutti i creditori, fatti salvi i diritti di prelazione e di preferenza previsti dalla legge.
  Lo spossessamento del debitore è un tratto caratteristico delle procedure concorsuali di liquidazione giudiziale e costituisce l'estrema ratio per risolvere lo stato di insolvenza, quando sia risultato impossibile prevenirla o non abbiano avuto esito positivo tutti gli altri strumenti di risoluzione della crisi, che l'introduzione del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza ha incrementato nel numero e potenziato nell'efficacia.
  Poiché la legittimazione processuale consegue alla condizione sostanziale della capacità legale di gestire il patrimonio, non appare funzionale la scissione tra la posizione sostanziale e quella processuale, salvo che non ricorrano particolari condizioni che escludono in radice un potenziale conflitto tra la gestione del curatore e il debitore.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.