XIX LEGISLATURA
ORGANIZZAZIONE DEI TEMPI DI ESAME: PDL N. 505
Pdl n. 505 – Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nonché al decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 38, in materia di utilizzazione degli impianti sportivi scolastici da parte delle associazioni o società sportive
Tempo complessivo: 14 ore e 40 minuti, di cui:
• discussione sulle linee generali: 8 ore;
• seguito dell'esame: 6 ore e 40 minuti.
| Discussione generale | Seguito dell'esame | |
| Relatore | 10 minuti | 20 minuti |
| Governo | 20 minuti | 20 minuti |
| Richiami al Regolamento | 10 minuti | 10 minuti |
| Tempi tecnici | 15 minuti | |
| Interventi a titolo personale | 1 ora e 22 minuti |
45 minuti
(con il limite massimo di 10 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato) |
| Gruppi | 5 ore e 58 minuti | 4 ore e 50 minuti |
| Fratelli d'Italia | 48 minuti | 48 minuti |
| Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista | 40 minuti | 36 minuti |
| Lega – Salvini Premier | 40 minuti | 35 minuti |
| Forza Italia – Berlusconi Presidente – PPE | 38 minuti | 32 minuti |
| MoVimento 5 Stelle | 37 minuti | 31 minuti |
| Alleanza Verdi e Sinistra | 31 minuti | 22 minuti |
| Azione-Popolari europeisti riformatori-Renew Europe | 31 minuti | 22 minuti |
| Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE- Centro popolare | 31 minuti | 22 minuti |
| Italia Viva-il Centro-Renew Europe | 31 minuti | 21 minuti |
| Misto: | 31 minuti | 21 minuti |
| Minoranze Linguistiche | 18 minuti | 11 minuti |
| +Europa | 13 minuti | 10 minuti |
COMUNICAZIONI
Missioni valevoli nella seduta
del 1° ottobre 2025.
Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Barzotti, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bitonci, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Caiata, Calderone, Cappellacci, Carloni, Carmina, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Sergio Costa, D'Alessio, Deidda, Della Vedova, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Fassino, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gardini, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Grippo, Gruppioni, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Lomuti, Lucaselli, Lupi, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Mollicone, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Nazario Pagano, Ubaldo Pagano, Pellegrini, Pichetto Fratin, Pietrella, Pizzimenti, Polidori, Pozzolo, Prisco, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rosato, Angelo Rossi, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Speranza, Sportiello, Stefani, Steger, Tajani, Trancassini, Tremonti, Vaccari, Vinci, Zanella, Zaratti, Zoffili, Zucconi.
(Alla ripresa pomeridiana della seduta).
Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Barzotti, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bitonci, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Caiata, Calderone, Cappellacci, Carloni, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Sergio Costa, Deidda, Della Vedova, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Fassino, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gardini, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Grippo, Gruppioni, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Lomuti, Lucaselli, Lupi, Maccari, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Mollicone, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Nazario Pagano, Pellegrini, Pichetto Fratin, Pietrella, Pizzimenti, Polidori, Pozzolo, Prisco, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rosato, Angelo Rossi, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Speranza, Sportiello, Stefani, Tajani, Trancassini, Tremonti, Vaccari, Varchi, Vinci, Zanella, Zaratti, Zoffili, Zucconi.
Annunzio di proposte di legge.
In data 30 settembre 2025 sono state presentate alla Presidenza le seguenti proposte di legge d'iniziativa dei deputati:
STEFANI: «Disposizioni concernenti l'identificazione degli utenti delle piattaforme sociali telematiche e dei servizi di messaggistica istantanea e la loro utilizzazione da parte dei minori, nonché modifiche all'articolo 7 della legge 20 agosto 2019, n. 92, in materia di iniziative formative rivolte alle famiglie» (2634);
GIRELLI: «Disposizioni in materia di aggiornamento periodico del calendario vaccinale per la popolazione anziana e fragile» (2635).
Saranno stampate e distribuite.
Adesione di deputati a proposte di legge.
La proposta di legge GIORGIANNI ed altri: «Agevolazioni fiscali per l'assunzione di dirigenti temporanei e a progetto presso le piccole e medie imprese» (2474) è stata successivamente sottoscritta dal deputato Iaia.
Ritiro di sottoscrizioni
a proposte di legge.
In data 30 settembre 2025 il deputato Iaia ha comunicato di ritirare la propria sottoscrizione alla proposta di legge:
DEIDDA ed altri: «Modifiche al codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e altre disposizioni in materia di estensione dei benefìci e delle agevolazioni previsti per i volontari delle Forze armate a coloro che hanno prestato servizio militare quali carabinieri ausiliari» (2391).
Assegnazione di progetti di legge
a Commissioni in sede referente.
A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, i seguenti progetti di legge sono assegnati, in sede referente, alle sottoindicate Commissioni permanenti:
I Commissione (Affari costituzionali):
ZARATTI: «Istituzione del visto climatico per l'ingresso e il soggiorno dello straniero emigrato dal Paese d'origine per cause dipendenti dai cambiamenti climatici» (2547) Parere delle Commissioni III, V, VII, VIII, XII e XIV.
XI Commissione (Lavoro):
SOUMAHORO: «Modifica all'articolo 62 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, concernente le lavoratrici e i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari» (2208) Parere delle Commissioni I, V e XII.
XII Commissione (Affari sociali):
CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE: «Modifica all'articolo 338 del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265» (2602) Parere delle Commissioni I, V, VIII (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento) e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Trasmissione dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 30 settembre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7, comma 11, della legge 17 maggio 1999, n. 144, e dell'articolo 1, comma 589, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, le relazioni sull'attività svolta dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di partenariato pubblico-privato e finanza di progetto, predisposta dal medesimo Dipartimento, riferite agli anni dal 2019 (Doc. CLXXV, n. 1), 2020 (Doc. CLXXV, n. 2), 2021 (Doc. CLXXV, n. 3), 2022 (Doc. CLXXV, n. 4), 2023 (Doc. CLXXV, n. 5) e 2024 (Doc. CLXXV, n. 6).
Queste relazioni sono trasmesse alla V Commissione (Bilancio) e alla VIII Commissione (Ambiente).
Trasmissione dal Ministero dell'università e della ricerca.
Il Ministero dell'università e della ricerca ha trasmesso un decreto ministeriale recante variazioni di bilancio tra capitoli dello stato di previsione del medesimo Ministero, autorizzate, in data 30 settembre 2025, ai sensi dell'articolo 23, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
Questo decreto è trasmesso alla V Commissione (Bilancio) e alla VII Commissione (Cultura).
Trasmissione dal Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Il Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 29 settembre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, comma 2, secondo periodo, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, un documento concernente i commenti dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato relativi alla procedura di consultazione pubblica avviata dalla Commissione europea in materia di «Norme procedurali antitrust dell'Unione europea (revisione)».
Questo documento è trasmesso alla X Commissione (Attività produttive) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
Annunzio di progetti di atti
dell'Unione europea.
La Commissione europea, in data 30 settembre 2025, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati alle sottoindicate Commissioni, con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma «AgoraEU» per il periodo 2028-2034 e che abroga i regolamenti (UE) 2021/692 e (UE) 2021/818 (COM(2025) 550 final), corredata del relativo documento di lavoro dei servizi della Commissione – Sintesi della relazione sulla valutazione d'impatto (SWD(2025) 551 final), che è assegnata in sede primaria alla VII Commissione (Cultura);
Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni – Sintesi della relazione riassuntiva sul funzionamento del regolamento (UE) n. 649/2012 sull'esportazione e importazione di sostanze chimiche pericolose per il periodo 2020-2022 (COM(2025) 557 final), che è assegnata in sede primaria alla XII Commissione (Affari sociali);
Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sui progressi compiuti nell'attuazione della dichiarazione europea sulla mobilità ciclistica (COM(2025) 566 final), che è assegnata in sede primaria alla IX Commissione (Trasporti);
Proposta di decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare a nome dell'Unione europea in sede di comitato per il commercio istituito dall'accordo di libero scambio tra l'Unione europea e la Nuova Zelanda riguardo all'adozione degli orientamenti operativi del forum della società civile (COM(2025) 568 final), corredata del relativo allegato (COM(2025) 568 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
Proposta di decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare a nome dell'Unione europea in sede di consiglio di associazione istituito dall'accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica tunisina, dall'altra, in merito all'adozione delle priorità strategiche UE-Tunisia 2023-2027 (COM(2025) 578 final), corredata del relativo allegato (COM(2025) 578 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo a norma dell'articolo 294, paragrafo 6, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardante la posizione del Consiglio ai fini dell'adozione di una direttiva sul monitoraggio e la resilienza del suolo (Normativa sul monitoraggio del suolo) (COM(2025) 596 final), che è assegnata in sede primaria alla VIII Commissione (Ambiente);
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo a norma dell'articolo 294, paragrafo 6, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardante la posizione del Consiglio in vista dell'adozione di un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 261/2004 che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e il regolamento (CE) n. 2027/97 sulla responsabilità del vettore aereo in merito al trasporto aereo di passeggeri e dei loro bagagli (COM(2025) 630 final), che è assegnata in sede primaria alla IX Commissione (Trasporti).
La Commissione europea, in data 30 settembre 2025, ha trasmesso un nuovo testo della comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Strategia europea per le infrastrutture di ricerca e tecnologia (COM(2025) 497 final/2), che sostituisce il documento COM(2025) 497 final, già assegnato, in data 16 settembre 2025, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alle Commissioni riunite VII (Cultura) e X (Attività produttive), con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 30 settembre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, progetti di atti dell'Unione europea, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi.
Questi atti sono assegnati, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alle Commissioni competenti per materia, con il parere, se non già assegnati alla stessa in sede primaria, della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
Con la predetta comunicazione, il Governo ha inoltre richiamato l'attenzione sui seguenti documenti, già trasmessi dalla Commissione europea e assegnati alle competenti Commissioni, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento:
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2021/1755 per quanto riguarda gli importi assegnati agli Stati membri nell'ambito della riserva di adeguamento alla Brexit (COM(2025) 513 final);
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio – Nona relazione annuale sullo strumento per i rifugiati in Turchia (COM(2025) 517 final);
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Erasmus+ per il periodo 2028-2034 e abroga i regolamenti (UE) 2021/817 e (UE) 2021/888 (COM(2025) 549 final).
Comunicazione di nomine ministeriali.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 30 settembre e 1° ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le seguenti comunicazioni concernenti il conferimento, ai sensi del comma 4 del medesimo articolo 19, di incarichi di livello dirigenziale generale, che sono trasmesse alla I Commissione (Affari costituzionali), nonché alle sottoindicate Commissioni:
alla V Commissione (Bilancio), la comunicazione concernente il conferimento del seguente incarico nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze:
al dottor Salvatore Bilardo, l'incarico di ispettore generale capo dell'Ispettorato generale per la finanza delle pubbliche amministrazioni, nell'ambito del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato;
alla VI Commissione (Finanze), la comunicazione concernente il conferimento del seguente incarico nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze:
al dottor Marco Iuvinale, l'incarico di direttore della Direzione rapporti fiscali europei e internazionali, nell'ambito del Dipartimento delle finanze;
alla IX Commissione (Trasporti), la comunicazione concernente il conferimento del seguente incarico nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti:
all'ingegnere Fausto Fedele, l'incarico ad interim di direttore della Direzione generale territoriale del Centro, nell'ambito del Dipartimento per i trasporti e la navigazione.
Atti di controllo e di indirizzo.
Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell'Allegato B al resoconto della seduta odierna.
COMUNICAZIONI DEL GOVERNO IN ORDINE ALLA REVISIONE DEGLI INVESTIMENTI E DELLE RIFORME INCLUSI NEL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA
Risoluzioni
La Camera,
premesso che:
1) i Piani nazionali di ripresa e resilienza sono i programmi di riforme e investimenti per il periodo 2021-2026 che gli Stati membri definiscono per accedere ai fondi del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and resilience facility), nel quadro di NextGenerationEU (NGEU);
2) il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) dell'Italia è stato approvato a livello europeo il 13 luglio 2021, con decisione di esecuzione del Consiglio dell'Unione europea. La decisione di esecuzione contiene un allegato con cui vengono definiti, in relazione a ciascun investimento e riforma, precisi obiettivi e traguardi (milestone e target), cadenzati temporalmente, al cui conseguimento è vincolata l'assegnazione delle risorse, che è, a sua volta, articolata in dieci rate entro il 30 giugno 2026;
3) il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano prevedeva, nella sua originaria formulazione, 132 investimenti e 59 riforme, cui corrispondevano 191,5 miliardi di euro finanziati dall'Unione europea attraverso il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, suddivisi tra 68,9 miliardi di euro di sovvenzioni a fondo perduto e 122,6 miliardi di euro di prestiti, da impiegare nel periodo 2021-2026 attraverso l'attuazione del Piano;
4) il Governo, fin dal suo insediamento, ha comunicato di aver svolto un'intensa attività di verifica dell'effettiva corrispondenza tra i cronoprogrammi originariamente previsti per gli investimenti e le riforme inseriti nel PNRR e i cronoprogrammi aggiornati in considerazione dei recenti eventi geopolitici che hanno inciso notevolmente sui prezzi dell'energia, dei prodotti alimentari e dei materiali da costruzione ed hanno inoltre causato carenze nelle catene di approvvigionamento mondiali, provocando un aumento dell'inflazione oltre che generare nuove sfide, tra cui il rischio di povertà energetica e un incremento del costo della vita:
5) all'esito di un approfondita istruttoria condotta sia con le Amministrazioni titolari sia con la Commissione europea, diversi interventi inclusi nel PNRR si sono rivelati nei fatti non compatibili con le condizionalità, anche di ordine temporale, previste dal Piano. In altri termini, in mancanza di un tempestivo intervento di tipo correttivo, si sarebbe prodotta l'inevitabile conseguenza di non ottenere da parte dell'Unione europea il trasferimento delle risorse collegate al raggiungimento delle milestone e dei target del PNRR, con un evidente grave pregiudizio degli equilibri di bilancio;
6) in relazione al punto che precede, il regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 febbraio 2021, che ha istituito il Dispositivo di ripresa e resilienza, prevede la possibilità di rivedere il contenuto dei Piani, nel rispetto di precise condizioni, qualora nel corso dell'attuazione emergano esigenze di modifica e aggiornamento degli impegni assunti. In particolare, le revisioni consentite dal citato regolamento (UE) 2021/241, come chiarito dagli Orientamenti sui piani per la ripresa e la resilienza adottati dalla Commissione europea (C/2024/4618), comprendono le seguenti ipotesi: modifiche giustificate da circostanze oggettive (quali l'aumento dei prezzi, una domanda insufficiente o la scarsità di materie prime e fattori produttivi), la correzione di errori materiali (clerical errors), l'individuazione di migliori alternative per perseguire gli obiettivi di politica pubblica e la riduzione degli oneri amministrativi senza ridurre il livello di ambizione;
7) per effetto degli aggiornamenti del 2023 e del 2024, il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano prevede:
una dotazione finanziaria incrementata a 194,4 miliardi di euro, di cui 122,6 miliardi di euro in prestiti e 71,8 miliardi di euro in sovvenzioni; investimenti aggiuntivi per 25 miliardi di euro (di cui 11 miliardi afferenti ai nuovi interventi del capitolo REPowerEU e 14 miliardi derivanti dall'ampliamento di investimenti già previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza); sette missioni, di cui una relativa al capitolo REPowerEU, che prevedono 66 riforme (sette in più rispetto al piano originario) e 150 investimenti, diretti a promuovere la competitività e la resilienza dell'Italia, nonché la transizione verde e digitale; un numero complessivo di milestone e target pari a 621 (a fronte delle 527 originarie);
8) in data 19 maggio 2025, il Governo ha trasmesso ai Presidenti delle Camere, per il tramite del Ministro per i rapporti con il Parlamento, la proposta di revisioni tecniche del PNRR approvate dalla Cabina di regia del PNRR in pari data. Detta proposta riguarda 107 milestone e target, pari al 30 per cento delle milestone e dei target previsti per il residuo arco temporale di attuazione del piano (dalla settima alla decima rata). Alla modifica degli obiettivi (il cui numero complessivo è stato ridotto da 621 a 614), si aggiungono 35 revisioni delle descrizioni delle misure utili a garantire il pieno raggiungimento degli obiettivi residui del PNRR;
9) in data 21 e 22 maggio 2025, si è svolto, rispettivamente, presso la Camera dei deputati e presso il Senato della Repubblica il dibattito parlamentare relativo alla proposta di revisione tecnica trasmessa dal Governo e che si è concluso con l'approvazione da parte della Camera dei deputati della risoluzione n. 6-00179 e da parte del Senato della Repubblica della risoluzione n. 6-00157, con le quali è stato conferito al Governo il mandato ad avviare l'interlocuzione con la Commissione europea in ordine alle modifiche del Piano nazionale di ripresa e resilienza contenute nella proposta del 19 maggio 2025;
10) con decisione del Consiglio dell'Unione europea del 17 giugno 2025 è stata approvata la proposta di revisione tecnica, di cui al punto che precede, avanzata dall'Italia;
11) attraverso le modifiche e gli aggiornamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza proposte dal Governo, è stato possibile, in coerenza con le indicazioni del Parlamento e in attuazione degli orientamenti in materia della Commissione europea, correggere alcuni errori materiali, apportare alcune modifiche fisiologiche a fronte di circostanze oggettive ed imprevedibili e proseguire nella piena attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che vede l'Italia al primo posto in Europa per numero di obiettivi conseguiti e di rate richieste, per investimenti realizzati e per importo complessivo ricevuto;
12) nonostante si continui a leggere di ritardi nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, la Commissione europea, fino ad oggi, ha ritenuto raggiunti tutti gli obiettivi e i traguardi rendicontati dal nostro Paese, come attestato dal l'erogazione delle risorse collegate alle rate oggetto di richieste di pagamento: ciò a conferma dell'efficacia dell'azione del Governo e delle iniziative dallo stesso assunte, fin dalla data del suo insediamento, per assicurare il tempestivo raggiungimento delle milestone e dei target previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza;
13) il 30 giugno 2025, il Governo italiano ha inviato alla Commissione europea la richiesta di pagamento della ottava rata pari a 12,8 miliardi (9,7 miliardi di prestiti e 3,1 miliardi di sovvenzioni), in relazione ai 40 traguardi e obiettivi da conseguire entro il 30 giugno 2025;
14) in data 8 agosto 2025, la Commissione europea ha versato all'Italia la settima rata del Piano nazionale di ripresa resilienza pari a 18,3 miliardi di euro;
15) con il pagamento dell'ottava rata, l'importo complessivamente corrisposto all'Italia supererà la somma di 153 miliardi di euro, pari a circa il 79 per cento della dotazione finanziaria complessiva del Piano, a riprova del conseguimento di tutti gli obiettivi programmati;
16) per quanto riguarda lo stato di attuazione del PNRR, alla data del 30 giugno 2025, risultano attivate misure per 192,2 miliardi, pari al 98,8 per cento della dotazione dei Piano, e, avuto riguardo ai 447.065 progetti attualmente finanziati. 428.939 progetti (pari al 96 per cento del totale) risultano conclusi, in via di conclusione o in corso di esecuzione; in particolare: 294.597 progetti sono conclusi (a breve si aggiungeranno circa 80.000 progetti di transizione 4.0 conclusi ma non ancora censiti nella piattaforma ReGIS), 28.128 progetti sono in via di conclusione e 106.214 progetti sono in corso di esecuzione;
17) per quanto riguarda la percentuale di spesa, la stessa ammonta, alla data del 31 agosto 2025, a 86 miliardi di euro, cui si aggiungono 8.6 miliardi di risorse relative agli strumenti finanziari (cosiddetto facility), che hanno come target non la realizzazione degli investimenti ma il loro finanziamento;
18) con la comunicazione della Commissione europea al Parlamento e al Consiglio COM(2025) 310 final del 4 giugno 2025 «NextGenerationEU – The road to 2026», la Commissione europea ha tracciato con chiarezza la rotta finale per l'attuazione dei Piani nazionali finanziati dal Dispositivo di ripresa e resilienza;
19) con la comunicazione di cui al punto che precede, la Commissione europea ha:
- indicato una tempistica precisa per la conclusione della fase attuativa dei singoli Piani (31 agosto 2026 – termine ultimo per il raggiungimento degli obiettivi e dei traguardi connessi all'ultima rata: 30 settembre 2026 termine ultimo per la presentazione dell'ultima richiesta di pagamento, accompagnata dai necessari elementi rendicontativi: 31 dicembre 2026 – termine ultimo per l'effettuazione dell'ultimo pagamento da parte della Commissione europea);
- sollecitato gli Stati membri a presentare le proposte di modifica e di revisione dei Piani nazionali entro la fine del corrente anno, auspicando anche una forte semplificazione del testo dell'allegato alla decisione del Consiglio dell'Unione europea di approvazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza, nei quale sono codificati gli impegni assunti dallo Stato membro e al cui raggiungimento è collegata l'erogazione delle rate;
- suggerito alcune possibili linee di intervento per la revisione del PNRR ed utili per velocizzare l'iter di approvazione delle proposte di modifica avanzate dai singoli Stati membri (rafforzamento delle misure esistenti; riduzione delle risorse per le misure non attuali nei tempi; divisione dei progetti di investimenti, finanziando con risorse nazionali o con risorse europee le parti non realizzabili entro il 31 agosto) 2026; impiego delle risorse PNRR mediante l'istituzione di strumenti finanziari per incentivare gli investimenti privati; trasferimento delle risorse PNRR al comparto nazionale del programma InvestEU; utilizzo delle risorse per la capitalizzazione delle banche e delle istituzioni di Promozione nazionale; utilizzo delle risorse PNRR per il finanziamento di componenti del Programma Spaziale Europeo o del Programma di Connettività Sicura; utilizzo delle risorse del PNRR per il finanziamento di iniziative del Programma Europeo per l'industria della Difesa);
20) tenuto conto delle indicazioni contenute nella comunicazione della Commissione europea del 4 giugno 2025 «NextGenerationEU – The road to 2026», si è provveduto ad effettuare un'approfondita attività istruttoria con tutte le Amministrazioni titolari delle misure del PNRR e con la Task force PNRR della Commissione europea finalizzata a verificare, anche sulla base delle risultanze del sistema di monitoraggio ReGIS, la necessità di apportare ulteriori modifiche al PNRR, allo scopo di assicurare il conseguimento degli obiettivi connessi alle restanti rate, nonché di ottenere il trasferimento all'Italia di tutte le risorse ad essa assegnate;
21) nelle riunioni della Cabina di regia sul PNRR dei 25 settembre e del 26 settembre 2025, è stato illustrato e discusso, in otto distinte sessioni, con il partenariato economico, sociale e territoriale, il contenuto della proposta di revisione complessiva del PNRR, elaborata all'esito dell'istruttoria di cui al punto che precede;
22) in data 26 settembre 2025, il Governo ha trasmesso ai Presidenti delle Camere, per il tramite del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, la proposta di revisione del PNRR approvata in pari data dalla Cabina di Regia del PNRR, riunita anche in presenza dei rappresentanti di comuni, province e regioni e presieduta dal Presidente del Consiglio del ministri;
23) la proposta di revisione trasmessa dal Governo, elaborata in coerenza con le indicazioni fornite dal Parlamento con le risoluzioni approvate in data 21 e 22 maggio 2025 e con le linee guida di cui alla comunicazione della Commissione europea del 4 giugno u.s., incide su 31 investimenti e 2 riforme e determina la riallocazione di risorse per un importo complessivo pari a circa 14 miliardi di euro (corrispondente a circa il 7 per cento della dotazione finanziaria complessiva del Piano), lasciando inalterata l'ambizione del PNRR italiano, con specifica riguardo alla competitività delle imprese, al miglioramento delle infrastrutture, nonché alla coesione sociale e territoriale;
24) mediante la rifinalizzazione di risorse relative ad alcuni investimenti non attuabili entro i termini del PNRR, la proposta di revisione prevede, in particolare: il rafforzamento di misure già inserite dal PNRR e che hanno prodotto risultati superiori alle aspettative (transizione 4.0; IPCEI accordi di innovazione; NEtZero; acquisto di autobus elettrici e a metano; accessibilità portuale; verde sicuro e sociale, servizio civile universale); il ricorso a strumenti finanziari per assicurare la realizzazione di alcuni investimenti a sostegno delle imprese e della loro competitività, nonché nei settori delle infrastrutture, della transizione digitale e della coesione sociale e territoriale (contratti di filiera in agricoltura; fondo per le infrastrutture idriche; fondo per il completamento della connettività a 1 Giga nelle aree grigie; fondo per il rafforzamento dell'offerta di alloggi universitari a condizioni calmierate); il trasferimento di risorse in favore del comparto nazionale del programma InvestEU, gestito dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI), al fine di rafforzare le garanzie disponibili per l'effettuazione di investimenti in settori strategici e, in particolare, da parte delle piccole e medie imprese;
udite le comunicazioni del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, le approva e,
impegna il Governo:
1) a trasmettere alla Commissione europea la proposta di revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza;
2) nell'ambito del confronto con la Commissione europea in ordine alla citata proposta di revisione, a lasciare inalterata l'ambizione del PNRR italiano, assicurando che la riallocazione delle risorse avvenga preferibilmente verso altre misure già contemplate dal PNRR per le quali vi è un'eccedenza di domanda rispetto alle risorse assegnate ovvero verso nuove misure compatibili con le condizionalità, anche di tipo temporale, del Piano nazionale di ripresa e resilienza. In particolare, occorre privilegiare le misure che favoriscono: gli investimenti strategici ed innovativi, la coesione sociale e territoriale, la competitività delle attività economico-produttive e la transizione clean e digitale, in linea con la nuova strategia annunciata dalla Commissione europea;
3) ad assicurare, anche all'esito della revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il rispetto degli obiettivi trasversali della parità di genere, del miglioramento delle competenze e delle prospettive occupazionali dei giovani, del riequilibrio territoriale e dello sviluppo del Mezzogiorno, nonché della clausola che destina almeno il 40 per cento delle risorse allocabili territorialmente alle regioni del Meridione;
4) ad adottare ogni iniziativa, anche di tipo normativo, ritenuta necessaria per garantire la tempestiva realizzazione di tutti gli obiettivi collegati al pagamento delle restanti rate del PNRR.
(6-00195) «Mantovani, Candiani, Rossello, Pisano, Lucaselli, Angelucci, Battilocchio, Romano, Ambrosi, Bagnai, De Monte, Mascaretti, Giglio Vigna, Colosimo, Barabotti, Di Maggio, Donzelli, Giordano, Rotondi, Rachele Silvestri».
La Camera,
premesso che:
1) il PNRR rappresenta un'opportunità irripetibile di rilancio, modernizzazione e crescita sostenibile e inclusiva per il Paese, e il suo pieno completamento, nei termini previsti, una prova fondamentale per la credibilità e l'affidabilità dell'Italia nel contesto internazionale;
2) oltre a richiedere uno sforzo realizzativo imponente negli ultimi trimestri di attuazione, l'andamento della spesa delle risorse del PNRR costituisce un elemento fondamentale per la crescita economica del Paese: nonostante i ritardi cumulati dal Governo nell'implementazione delle misure, l'apporto del PNRR, nel corso degli ultimi due esercizi, è risultato determinante per evitare la recessione economica;
3) come rilevato dall'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), l'eventuale differimento di una quota della spesa programmata dal 2026 al 2027 comporterebbe un peggioramento delle prospettive macroeconomiche per il 2026, con una crescita inferiore alle attese, già riviste al ribasso rispetto alle previsioni formulate ad aprile dal Governo nel Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2025 (dello 0,1 per cento sul 2025 e 0,2 sul 2026, con una crescita del Pil allo 0,5 per cento sia nel 2025 che nel 2026);
4) secondo quanto dichiarato dallo stesso ministro Foti rispondendo al question time alla Camera il 24 settembre 2025, ad oggi la spesa effettiva sarebbe ferma a circa 86 miliardi di euro sui 140,4 finora ottenuti dall'Unione europea con il pagamento della settima rata. Nonostante le trionfalistiche affermazioni del Governo, resterebbero da spendere, pertanto, circa 108 miliardi entro la scadenza del 2026, con un'accelerazione, allo stato, quasi irrealistica. Su 447.065 progetti finanziati, solo 294.597 progetti risultano conclusi, mentre 152.468 risultano quelli ancora da concludere;
5) Ministeri cruciali registrano performance disastrose nella spesa delle risorse assegnate: Lavoro e politiche sociali (fermo all'11,8 per cento del budget assegnato), Agricoltura, sovranità alimentare e foreste (14,5 per cento), Turismo (18,4 per cento), Cultura (18,9 per cento) e Salute (27,6 per cento);
6) i ritardi più gravi nella spesa delle risorse si concentrano nelle opere più complesse e nelle missioni che dovrebbero consentire la transizione ecologica (REPowerEu fermo al 2,8 per cento) e la riduzione dei divari territoriali e sociali (Inclusione e coesione al 24,5 per cento, Salute al 27,6 per cento), creando opportunità di lavoro, garantendo l'assistenza sanitaria, scuole, alloggi, opere per la tutela del territorio e il contrasto al dissesto idrogeologico, collegamenti ferroviari, infrastrutture e servizi essenziali per milioni di cittadini, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno e nelle aree interne;
7) si tratta di interventi il cui completamento è a rischio, nonostante siano stati in parte già ridimensionati. Ad oggi, nel complesso, sono ben poche le opere collaudate e fruibili;
8) gli enti locali presentano un avanzamento progettuale maggiore rispetto alle altre tipologie di soggetti attuatori, avendo aggiudicato il 73,9 per cento dei bandi e l'80,6 per cento degli importi ivi previsti, le regioni l'81,9 per cento dei bandi e il 60,7 per cento degli importi, mentre i ministeri si fermano al 62,4 per cento dei bandi aggiudicati e al 53,1 per cento degli importi previsti;
9) in particolare, preoccupano i dati relativi alla medicina territoriale, a fronte di 6 milioni di italiani che rinunciano o ritardano le cure sanitarie. Come dichiarato dallo stesso Ministro Foti, delle 1038 Case della comunità previste in ambito PNRR (originariamente 1350) sono conclusi 191 cantieri su 1.274, mentre dei 307 ospedali di comunità (originariamente 350) ne sono conclusi 52. Secondo l'ultimo rapporto AGENAS relativo al primo semestre del 2025, risultano solo 46 Case di Comunità (il 3 per cento di quelle complessivamente previste) con tutti i servizi attivi, inclusa la presenza medica e infermieristica, senza nessun miglioramento rispetto al dato di fine 2024, e 153 Ospedali di Comunità attivati, pari a un quarto del totale. Ciò anche a causa di difficoltà organizzative e mancanza di personale;
10) così come in grave difficoltà attuativa versa la realizzazione degli asili nido e degli studentati, dei piani integrati urbani, dei progetti del PinQua (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell'Abitare) e del programma Gol (Garanzia occupabilità lavoratori), che dovrebbe favorire il reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori, soprattutto quelli più vulnerabili;
11) quanto agli interventi nel settore idrico – uno dei pilastri più rilevanti del PNRR – che dovrebbero consentire l'ammodernamento infrastrutturale e la riduzione delle perdite, migliorando l'efficienza al fine di affrontare le sfide legate alla scarsità d'acqua, solo il 2 per cento dei progetti è concluso;
12) difficoltà incontrano pure i progetti dei Comuni che, oltre ai tagli previsti dalle ultime leggi di bilancio, denunciano ritardi dello Stato nel trasferimento delle risorse per i cantieri, mettendo a rischio sia la prosecuzione e il rispetto delle tempistiche di ultimazione degli interventi sia la tenuta dei bilanci comunali;
13) a dimostrazione delle difficoltà e dei ritardi nella fallimentare gestione del Piano, ed essendo preclusa la possibilità di proroghe, come ha chiarito la Commissione europea stessa, il Governo ha intenzione di apportare, a pochissimi mesi dalla precedente, una nuova, sesta, modifica del PNRR, anziché provvedere a migliorare l'efficienza attuativa nella fase conclusiva, semplificando le procedure e accelerando il trasferimento delle risorse agli enti locali;
14) il 26 settembre 2025 si è riunita la Cabina di regia PNRR, presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, per esaminare la proposta di revisione del PNRR. All'esito della riunione è stata trasmessa alle Camere una nota illustrativa della proposta, che sarà inviata formalmente all'Unione europea. La Commissione europea ha comunicato come termine ultimo per le modifiche il 31 dicembre 2025;
15) la proposta, secondo quanto indicato, ha un valore complessivo di circa 14,15 miliardi di euro, poco sopra il 7 per cento dell'intera dotazione finanziaria del Piano e include la rimodulazione delle risorse per le misure non attuabili entro la scadenza del Piano nel 2026, il rafforzamento di altre, il ricorso a strumenti finanziari che allungano i tempi di spesa fino a tre anni oltre la scadenza del 2026, oltre alla possibilità di destinare parte delle risorse al comparto nazionale del programma InvestEU;
16) ricadono fra le misure oggetto di rimodulazione finanziaria: le misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico in Emilia-Romagna, Toscana e Marche; il PinQUA; le ciclovie turistiche; le infrastrutture ferroviarie, del parco ferroviario e del trasporto rapido di massa; l'utilizzo dell'idrogeno in settori hard-to-abate; i progetti di interconnessione elettrica transfrontaliera, la promozione delle CER; il sostegno dell'autoproduzione di energia rinnovabile; gli incentivi all'assunzione dei ricercatori; i progetti per la disabilità; il potenziamento per i centri per l'impiego e le politiche attive del lavoro e formazione; la meccanizzazione e innovazione nel settore agricolo e alimentare. Inoltre, si abbandonano: il Piano Italia 1 Giga per sostituirlo con il Fondo nazionale connettività, che prefigura il recupero del già contestato progetto della copertura delle aree grigie e nere con la connessione con ben noti operatori satellitari stranieri; la realizzazione degli alloggi universitari per gli studenti a favore di un non meglio precisato strumento finanziario per l'housing universitario. Infine, preso atto del fallimento del Governo sul Piano Transizione 5.0, si provvede al recupero di Transizione 4.0 ideata nella scorsa legislatura per sostenere il sistema imprenditoriale italiano e che ha costituito una delle più efficaci leve per l'incremento del PIL a seguito della pandemia;
17) per le misure non sostituibili con altre destinate alla stessa finalità di politica pubblica, si prospetta genericamente il ricorso ai fondi di coesione, con il rischio oltretutto di cancellarne i progetti già programmati;
18) tale opacità sulle effettive prospettive del Piano confermano le perplessità relative all'effetto di lungo termine sulla dinamica di crescita dell'Italia – obiettivo centrale di un piano concepito per superare le fragilità strutturali del sistema nazionale – che risulterebbe sensibilmente inferiore rispetto alle aspettative iniziali formulate dal Ministero dell'economia;
19) rinviando il completamento di misure strutturali per il rilancio del Paese nella sua interezza, sociale e territoriale, a danno di cittadini e imprese, pur se per le necessarie misure di sussidio al sistema economico danneggiato dalle politiche commerciali statunitensi, il Governo rinuncia così all'ambizione originaria del Piano e del NextGenerationEU stesso,
impegna il Governo:
1) a fornire tempestivamente un quadro dettagliato, completo e veritiero sullo stato di attuazione del PNRR e ad assicurare il pieno ed effettivo coinvolgimento del Parlamento in merito alla nuova revisione del PNRR, trasmettendo tempestivamente, ai fini dell'esame parlamentare, le informazioni di dettaglio sulle modifiche che si intendono apportare ivi inclusa la valutazione puntuale dell'impatto sulla crescita complessiva del Paese delle stesse e delle misure sin qui attuate;
2) a rispettare, per la credibilità e l'affidabilità internazionale del nostro Paese, il cronoprogramma complessivo e le scadenze finali di attuazione del PNRR, per cogliere a pieno le opportunità di crescita e rilancio economico ad esso collegate. A tal fine, ad assumere tutte le opportune iniziative volte ad accelerare la spesa dei fondi del PNRR e garantirne l'integrale ed efficiente utilizzo nel rispetto del cronoprogramma stabilito, ai fini dei raggiungimento prioritario degli obiettivi trasversali e del completamento, entro il 2026, di tutti gli interventi ivi previsti per assicurare la transizione digitale ed ecologica, rafforzare la competitività e la coesione del Paese, ridurre i divari di genere, generazionali, territoriali e sociali – con particolare riferimento a case e ospedali di comunità, asili nido, studentati, politiche abitative e per il lavoro, infrastrutture ferroviarie e idriche, reti a banda ultralarga del Piano «Italia a 1 Giga» sull'intero territorio nazionale – e sostenere lo sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne, preservando le ambizioni originarie del Piano;
3) a non compromettere le finalità e le progettualità legate alle politiche di coesione, utilizzandone le risorse per coprire i ritardi nella realizzazione del PNRR, e a non utilizzare le risorse del Piano per spese legate agli investimenti nella difesa;
4) ad agire con la massima sollecitudine per procedere alla rimodulazione del Piano finalizzata al rafforzamento e all'implementazione della misura Transizione 4.0, strumento strategico per accelerare la crescita produttiva e competitiva del Paese;
5) ad assicurare, anche in caso di revisione del PNRR, la destinazione minima del 40 per cento delle risorse territorialmente allocabili alle regioni del Mezzogiorno e a procedere celermente alla pubblicazione della Quarta relazione istruttoria sul rispetto di tale vincolo al fine di verificarne l'effettiva attuazione;
6) a garantire che le risorse del PNRR già impegnate o quelle non utilizzate, qualora siano oggetto di riprogrammazione, rimangano comunque all'interno del comparto a cui erano inizialmente destinate;
7) ad assumere iniziative di competenza volte a semplificare le procedure e ad accelerare il trasferimento delle risorse del PNRR ai Comuni al fine di garantire la prosecuzione e l'ultimazione dei cantieri del PNRR in corso ed evitare ricadute sulla tenuta dei bilanci comunali, nonché a garantire lo stanziamento di risorse adeguate al sostegno continuativo dei costi di gestione dei servizi attivati grazie agli investimenti del PNRR, in particolare nelle aree interne del Paese.
(6-00196) «Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, De Luca, Scerra, Ghirra».
La Camera,
premesso che:
1) l'Italia ha trasmesso il proprio PNRR alla Commissione europea il 30 aprile 2021, secondo quanto prescritto dall'articolo 18 del Regolamento (UE) 241/2021, mentre il 13 luglio 2021 il PNRR italiano è stato definitivamente approvato con Decisione di esecuzione del Consiglio, il quale ha recepito la proposta della Commissione europea;
2) l'Italia e il paese che ha ricevuto lo stanziamento maggiore, inizialmente pari a 191.5 miliardi, di cui 122.6 miliardi di prestiti e 68.9 miliardi di sovvenzioni: nel dettaglio, il PNRR originario era strutturato su 6 Missioni, a loro volta articolate in 16 Componenti concernenti 43 ambiti di intervento;
3) gli accordi con l'Unione europea prevedono due percorsi paralleli: da un lato, quello legato al raggiungimento di traguardi e degli obiettivi concordati con la Commissione europea al quale sono legati, secondo un calendario preciso, i trasferimenti relativi alle rate previste dal piano stesso; dall'altro quello che riguarda l'attuazione concreta degli interventi e i pagamenti destinati a chi li realizza, che dovranno avvenire entro agosto 2026, pena la restituzione di quanto ricevuto;
4) se sul primo fronte del Piano il rispetto delle scadenze sta andando avanti e l'8 agosto 2025 l'Italia ha ricevuto 18.2 miliardi di euro legati alla settima rata, relativa a traguardi e obiettivi da realizzare entro il secondo semestre 2024, diverso è il discorso sul fronte della spesa effettiva, dove i segnali sono meno incoraggianti: i ritardi continuano a accumularsi, proprio mentre ci si avvicina alla scadenza finale del piano. Secondo gli ultimi dati, al 30 giugno 2025 risultano attivati quasi 300 mila progetti per un valore complessivo di 159 miliardi di euro; la distanza tra la programmazione e l'attuazione effettiva resta quindi ancora ampia, e il tempo stringe;
5) la spesa effettivamente sostenuta, al 31 maggio 2025, è 74.3 miliardi di euro, il 38 per cento del totale. Rispetto a febbraio si sono impegnati circa 8.582 miliardi di euro in più, poco meno di tre miliardi al mese. Va peggio sul fronte dei pagamenti che, al 30 giugno 2025, risultavano essere di poco superiori a 70 miliardi, solo 5.63 miliardi di euro in più rispetto al 31 marzo 2025, nonostante negli ultimi tre anni le ambizioni del Piano e con esse i progetti si siano via via ridotti rispetto al disegno iniziale;
6) quel che più preoccupa e che i 298.339 progetti censiti sono finanziati da 159.1 miliardi di euro e mobilitano risorse comprensive di altre fonti di finanziamento per 214.5 miliardi di euro, ma i progetti che si sono conclusi o hanno raggiunto il segmento finale nell'iter di attuazione l'anno riferimento a solo a 65 miliardi di euro circa;
7) i ritardi maggiori si registrano nella Missione 4, Istruzione e ricerca, e nella Missione 6, sulla salute, in particolare nei progetti relativi ai nidi d'infanzia e alle case di comunità, che dovrebbero rappresentare il primo punto di contatto tra il cittadino e il Servizio sanitario nazionale: qui gli amministratori locali hanno paura di creare dei contenitori vuoti che non potranno far funzionare visto il taglio della spesa corrente e dunque delle risorse necessarie per il pagamento degli stipendi degli operatori e per le spese di gestione delle strutture;
8) il 18 maggio 2022 la Commissione europea ha pubblicato il Piano REPowerEU ampliando gli obiettivi già delineati nella comunicazione dell'8 marzo 2022; raggiungere un maggior risparmio energetico, eliminare gradualmente le importazioni di combustibili fossili dalla Russia, diversificare i fornitori di combustibili fossili e accelerare la transizione energetica; con decisione di esecuzione dell'8 dicembre 2023, il Consiglio dell'Unione europea ha approvato la modifica sostanziale del Piano nazionale di ripresa e resilienza, adottata in seguito alla proposta presentata dal Governo italiano ai sensi del regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio;
9) a settembre 2025, durante lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata alla Camera dei deputati, il Ministro Foti ha dichiarato che, ad oggi, l'attuazione della spesa sia pari a 86 miliardi di euro sui 140.4 finora erogati dalla Commissione europea: le parole del Ministro, di fatto, risultano essere una chiara ammissione dei ritardi del Governo nell'attuazione del Piano, con circa 108 miliardi ancora da spendere in pochi mesi;
10) nell'ultima relazione della Corte dei conti sullo stato di attuazione del PNRR allarmante, infatti, spicca il monito della Corte dei conti sulla capacità di spesa finora sostenuta, ove si segnala che per ottenere la completa attuazione del PNRR, in assenza di slittamenti, è necessario che il progresso annuale della spesa, nel prossimo anno e mezzo, superi di oltre 3 volte quello registrato a livello medio nel triennio 2022-2024 (circa 19.5 miliardi annui): in particolare sussistono serie preoccupazioni per quanto concerne gli interventi infrastrutturali, che risultano in ritardo per una quota vicina al 40 per cento dei progetti, nonché delle missioni 5 «Inclusione e coesione» e 6 «Salute», per le quali, evidenzia la Corte dei conti, si dovrà assicurare livelli di spesa più consistenti di quelli finora sperimentati di oltre 7 volte;
11) i progetti riguardanti il comparto sanitario territoriale, in particolare, risultano fortemente in ritardo. Gli interventi principali riguardavano la creazione di nuove strutture di prossimità come le case della comunità e gli ospedali di comunità, con l'obiettivo altresì di ridurre il sovraccarico nei pronto soccorsi e velocizzare le liste d'attesa: come dichiarato dallo stesso Ministro Foti, dei primi risultano attualmente essere chiusi solo 191 cantieri su 1038 previsti, mentre dei secondi risultano chiusi solo 52 cantieri sui 307 previsti;
12) secondo il rapporto dell'AGENAS relativo ai primi sei mesi del 2025, soltanto 46 case di comunità risultano operative e in linea con gli standard richiesti, costituendo un semplice 3 per cento delle strutture programmate: questo dato è identico a quello registrato alla conclusione del 2024, evidenziando un totale immobilismo nell'ultimo semestre, durante il quale nessuna nuova struttura ha ottenuto la piena funzionalità;
13) serie preoccupazioni riguardano altresì il settore ferroviario, in particolare per la realizzazione e il miglioramento dei collegamenti ad alla velocità al ritardi risultano estremamente gravi per la linea Salerno-Catania e Salerno-Reggio Calabria, la cui percentuale di spesa attivata sul totale della dotazione PNRR è ferma al 3.54 per cento rispetto all'8 per cento preventivato e la tratta Napoli-Bari, dove la percentuale di avanzamento è pari al 34.76 per cento rispetto al 59 per cento atteso. Inoltre in riferimento ai collegamenti ferroviari ad Alta Velocità con il Mezzogiorno per passeggeri e merci (Palermo-Catania), l'avanzamento della spesa si è fermato al 7 per cento, poco sotto la soglia dell'8 per cento individuata dalla scadenza nazione. Da ultimo, la misura riferita alle linee di collegamento ad Alta Velocità con l'Europa nel Nord (Liguria Alpi), il grado di avanzamento della spesa risulta al 56,59 per cento, a fronte del valore preventivato del 62 per cento;
14) come ricorda la citata relazione della Corte dei conti, il Piano prevede, per il servizio idrico, due riforme e quattro linee di investimento, per un totale di 5.4 miliardi di risorse: la realizzazione degli obiettivi dei Piano per settore idrico presentano obiettivi lungimiranti volti a risolvere annosi problemi quali le perdite idriche, modernizzare le infrastrutture, digitalizzare i sistemi di gestione, rafforzare la sicurezza idrica e migliorare la depurazione. Tuttavia, ad un anno dalla scadenza del Piano, sebbene le riforme in materia siano in uno stato avanzato, risulta concluso solo il 2 per cento degli interventi, mentre il 52 per cento delle opere è ancora in fase di collaudo;
15) nella proposta di revisione del PNRR, approvata dalla Cabina di regina PNRR del 26 settembre 2025, tra le misure per le quali è in corso una struttura per la rimodulazione finanziaria vi è inserita la missione M1C213.1.1 – Piano Italia a 1 Giga, la quale ha l'obiettivo di realizzare infrastrutture di rete a banda ultra larga che garantiscano la velocità di trasmissione di almeno 1 Gbit/s sull'intero territorio nazionale al 2026: data l'urgenza del nostro Paese di dotarsi di infrastrutture digitali che possano consentire la connessione in tutte le zone di Italia, è necessario che il Governo, in sede di revisione, non promuova dei finanziamenti per la suddetta Missione;
16) le difficoltà legate alla cosiddetta «messa a terra» delle opere strategiche infrastrutturali previste dal PNRR derivano anche direttamente dai gravi ostacoli che l'eccessiva burocrazia impone allo sviluppo produttivo, infrastrutturale ed economico del nostro Paese: in particolare, l'eccesso di procedure amministrative – che si traduce in un aggravio di oneri – appare evidente nelle problematiche affrontate dagli enti locali nella realizzazione delle opere. Risulta quindi indispensabile che il Governo intervenga con una riforma mirata alla semplificazione delle procedure burocratiche, ponendo speciale attenzione agli adempimenti che gravano sugli enti locali;
17) si deve sottolineare come numerosi enti locali, in particolare quelli di dimensioni minori, abbiano manifestato le proprie difficoltà nell'attuare gli investimenti programmati, sia a causa degli elevati costi connessi anche all'aumento dei prezzi delle materie prime che incidono sulle gare, sia per la complessità nel reperire competenze adeguate di supporto tecnico nel settore privato, non potendo fare affidamento su professionalità interne;
18) lo spostamento dei traguardi e obiettivi nella parte finale del periodo utile per l'attuazione del PNRR rappresenta un vero e proprio espediente per celare le reali difficoltà del Governo nel garantirne la realizzazione, ma non garantisce la piena attuazione del piano, anche perché la Commissione europea continua a escludere uno slittamento dei termini, da ultimo con la Comunicazione del 4 giugno 2025 che definisce i termini previsti dal Regolamento «molto rigorosi e inderogabili»;
19) il sostanziale fallimento del PNRR per l'Italia non solo minerebbe il grado di attrattività del Paese sul piano degli investimenti, ma lo esporrebbe a un periodo di forte incertezza macroeconomica, con revisioni al ribasso dell'output gap e delle stime di crescita sia del breve che del medio-lungo periodo, mettendo sotto pressione anche la finanza pubblica, stante l'attivazione delle condizionalità legate al Piano, sia in termini di mancato incasso e restituzioni delle sovvenzioni ottenute per traguardi e obiettivi non raggiunti, che di saldo dei finanziamenti indebitamente ottenuti;
20) le conseguenze macroeconomiche di un eventuale fallimento del PNRR, peraltro, sarebbero solo il primo dei corollari del mancato conseguimento di obiettivi fondamentali per la nostra stessa Costituzione, come il rafforzamento della coesione sociale e territoriale (da garantisti con particolare riguardo alle aree interne), le politiche di inclusione e per le future generazioni, la transizione verde e digitale, il rafforzamento del sistema sanitario e la crescita inclusiva e sostenibile, obiettivi, tutti, che il Piano si propone di perseguire approntando una rete di servizi rivolta all'esclusivo interesse dei cittadini e che rischia di non realizzarsi per l'incapacità di attuazione di un Esecutivo che governa da circa tre anni, sui quattro anni di PNRR trascorsi;
21) le riforme strutturali collegate agli investimenti approvate dal Governo Draghi di fatto in molti casi non hanno visto la luce considerato che il Governo Meloni non ha implementato e dato attuazione alle predette misure e desta preoccupazione che l'attuale esecutivo non abbia chiarito quali riforme intenda mettere in campo per rispettare gli obiettivi stabiliti;
22) emblematici, da tale punto di vista, appaiono i ritardi accumulati sul fronte della riforma della giustizia, a cui il Governo ha provato a ovviare con il decreto-legge n. 117 del 2025, dove si è evidenziato che per conseguire gli obiettivi di smaltimento dell'arretrato giudiziario (in ossequio ai traguardi e obiettivi fissati nel PNRR) è necessaria, da un lato, la definizione, in un anno e mezzo, di ulteriori 200.000 procedimenti con annualità 2017-22 nei tribunali e di ulteriori 35.000 procedimenti con annualità 2018-22 nelle corti di appello e, dall'altro, la riduzione di circa un ulteriore 20 per cento del disposition time dei giudizi civili rispetto al 2019, il tutto in meno di un anno;
23) a nove mesi dalla conclusione del PNRR, il Governo ha deciso di proporre una nuova revisione del Piano, facendo intendere come sia evidente la difficoltà dell'esecutivo nel rispettare le tempistiche stabilite a monte con la Commissione europea, considerando altresì come tale proposta di modifica arrivi a soli pochi mesi dell'ultima; secondo organi di stampa risulta, infatti, un dirottamento di 14 miliardi di euro nella rimodulazione dei fondi, ossia un adeguamento che tocca circa il 7 per cento dell'intera dotazione;
24) risulta chiaro come l'obiettivo sia rimodulare le risorse non più compatibili con la stringente scadenza del PNRR prevista nel 2026, spostando alcuni progetti legati al Piano ed inserendoli nei progetti finanziati dai fondi di coesione, i quali non sono soggetti a un rigido cronoprogramma;
25) le prospettive di fallimento nell'attuazione del PNRR rischiano di sclerotizzare gli effetti negativi della burocrazia sulla crescita, aggravando la prospettiva e l'operatività delle imprese, già fortemente esposte al rischio di una guerra commerciale globale,
impegna il Governo:
1) a ripristinare i traguardi e gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) predisposti dal Governo Draghi e approvati dal Consiglio nel 2021;
2) ad escludere qualsiasi iniziativa volta a ridurre procrastinare ulteriormente i finanziamenti legati all'attuazione del PNRR;
3) a non richiedere, durante la fase di interlocuzione con la Commissione in merito alla revisione del PNRR, alcun tipo di proroga temporale nell'attuazione del Piano, la quale risulterebbe utile esclusivamente a rinviare gli investimenti e confermare l'incapacità di spesa del Governo;
4) a escludere, nell'ulteriore revisione del PNRR, qualsivoglia definanziamento e prevedere interventi normativi volti a riattivare l'unità di missione «Italia sicura», con le funzioni e prerogative originariamente previste e coordinate al nuovo quadro istituzionale, per realizzare interventi di messa in sicurezza e prevenzione del rischio idrogeologico;
5) a escludere, nell'ulteriore revisione del PNRR, definanziamenti alla missione M1C213.1.1 – Piano Italia a 1 Giga, data l'urgenza del nostro Paese di dotarsi di infrastrutture digitali che possano consentire la connessione via banda larga in tutte le zone di Italia;
6) a garantire il pieno rispetto della clausola PNRR del Mezzogiorno, assicurando lo stanziamento del 40 per cento delle relative risorse in favore di quest'ultimo, al fine di rilanciare i territori del Sud e inverate le enormi potenzialità occupazionali e di crescila che, da anni, numerose organizzazione internazionale individuano come un possibile volano per la crescita e il rafforzamento della competitività del Paese;
7) ad adottare iniziative di competenza volte a supportare con risorse dedicate le amministrazioni locali nella gestione di lungo periodo degli investimenti previsti dal PNRR, con particolare riferimento agli asili, alle case di comunità e agli ospedali di comunità;
8) a rivedere il modello di incentivazione Transizione 5.0 per uniformarlo all'esperienza positiva maturata nell'ambito di Industria 4,0, ripristinando Formazione 4.0, al fine di non sprecare risorse preziose per le imprese e incentivare gli investimenti innovativi, l'aggiornamento professionale e il perseguimento di una politica industriale che consenta all'Italia di continuare a competere a livello globale anche nel medio-lungo periodo, nonché realizzando interventi di semplificazione normativa e amministrativa volti ad alleggerire gli oneri burocratici (e i relativi costi) patiti dalle imprese, elaborando, con il pieno coinvolgimento delle Camere e in particolare delle opposizioni, un piano di interventi prioritari da realizzare nell'ambito del PNRR al fine di rilanciare la competitività del sistema produttivo nazionale;
9) a promuovere una politica di valorizzazione e rilancio delle aree interne non rinunciataria e coerente con gli interventi volti a perseguire la coesione territoriale prevista dal PNRR.
(6-00197) «Boschi, Bonifazi, Del Barba, Faraone, Gadda, Giachetti».
La Camera,
premesso che:
1) il 26 settembre 2025 la Cabina di Regia per il PNRR ha approvato una nuova proposta di revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la sesta richiesta di modifica del Piano in poco più di due anni;
2) a meno di un anno dalla fine del Piano, risultano effettivamente spesi 86 miliardi di euro, meno della metà della dotazione complessiva del PNRR, pari a 194,4 miliardi di euro, con oltre 100.000 progetti dei quasi 450.000 finanziati che sono ancora in corso di esecuzione, talmente distanti dalla loro realizzazione da non poter essere neanche definiti «in via di conclusione» ad 8 mesi dalla scadenza complessiva del PNRR;
3) la proposta di revisione riguarda 34 misure per un importo complessivo di 14,1 miliardi di euro, pari a circa il 7 per cento del Piano;
4) tra le varie misure oggetto della revisione, si propone anche di modificare la misura Transizione 5.0, della quale finora, nonostante i proclami del Governo e i numerosi interventi per favorire l'utilizzo di questo incentivo, sono stati spesi meno di 350 milioni di euro e prenotati fondi per 1,7 miliardi di euro dei 6,2 miliardi di euro complessivi;
5) non sono oggetto di revisione, invece, le misure dedicate alle aree interne, i cui fondi nel corso delle revisioni precedenti sono stati drasticamente tagliati dall'1,4 miliardi di euro iniziali a circa 400 milioni attuali, in particolare eliminando dal Piano 300 milioni di euro destinati alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, misura che non è stata in alcun modo rifinanziata con altri fondi nazionali;
6) allo stesso modo, nel documento approvato dalla Cabina di regia, non sono presenti proposte di modifica per potenziare la messa a terra dei fondi e la realizzazione delle misure della Missione 6 – Salute, che, secondo l'ultima relazione presentata in Parlamento, risultava una delle missioni per le quali sono stati spesi meno fondi rispetto a quanto stanziato, con soli 2,8 miliardi di euro messi a terra dei 15,6 miliardi di euro previsti, e con misure centrali come l'attivazione di 1.288 Case della Comunità ancora in forte ritardo e la promozione della sanità digitale;
7) secondo quanto riportato dal documento approvato dalla Cabina di regia per il PNRR, la Commissione include tra le opzioni per la modifica del Piano anche quella di sostenere finanziariamente il Programma Europeo per l'industria della Difesa, contribuendo così al rafforzamento della capacità industriale e tecnologica comune;
8) nonostante le criticità e l'instabilità del contesto internazionale, specialmente per quanto riguarda il fronte Est della NATO, nelle proposte avanzate dalla Cabina stessa non sono contenute previsioni in tal senso, rimodulando i fondi del PNRR tra le diverse misure già presenti nel Piano, definanziando gli interventi in forte ritardo e potenziando gli strumenti che hanno dimostrato grande attrattività e capacità di assorbire ulteriori risorse rispetto a quelle già allocate;
9) al contrario, sono previste diverse proposte di modifica tese ad allungare artificialmente il tempo disponibile per la realizzazione di tutti gli interventi, finanziando con i fondi del PNRR nuovi strumenti finanziari che rimarranno attivi anche oltre la scadenza del Piano e grazie ai quali il Governo assicura di realizzare i target già previsti oltre i termini fissati dall'Unione europea, senza però specificare quale sia l'orizzonte temporale di questi nuovi strumenti;
10) è il caso, ad esempio, degli studentati, che, secondo indiscrezioni di stampa, dovrebbero entrare in un accordo che consentirà di realizzare gli alloggi anche dopo il 2026, spostando i fondi su un nuovo strumento finanziario e mantenendo inalterato il target;
11) ad aprile 2025, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva promesso che, per fronteggiare gli effetti dei dazi imposti dall'amministrazione Trump, il Governo aveva individuato 25 miliardi di euro per aiutare le imprese nei settori più colpiti dagli effetti di questa misura;
12) ad oggi, non sono state diffuse ulteriori informazioni relative a questi fondi per tutelare le imprese italiane, ma nella proposta di revisione del PNRR approvata dalla Cabina di regia si fa riferimento alla possibilità di destinare parte delle risorse del PNRR al comparto nazionale del programma InvestEU, gestito dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI), al fine di rafforzare le garanzie disponibili in Italia per gli investimenti in settori strategici, con particolare riferimento al sostegno delle piccole e medie imprese, a ricerca, innovazione e digitalizzazione e alla sostenibilità;
13) non è chiaro né in che misura parte dei 14 miliardi della revisione proposta saranno indirizzati a questo programma né se questo intervento sia parte del programma di sostegno alle imprese per far fronte ai dazi statunitensi promesso dal Governo, anche considerato che la proposta di revisione in ogni caso non presenta nessuna ulteriore misura rispetto al PNRR originario, ma solo la riduzione di alcuni interventi e il potenziamento di altri;
14) nonostante la mole di investimenti assicurato dalle ingenti risorse del PNRR, la crescita del PIL reale registrata negli ultimi anni e prevista nei prossimi anni rimane dello «zero virgola»: quanto ai risultati consolidati, l'ISTAT ha certificato una crescita dello 0,7 nel 2023 e nel 2024, mentre le previsioni del Governo contenute nell'ultimo DFP per l'anno in corso e per il 2026 stimano una crescita del PIL dello 0,8 per entrambi i periodi,
impegna il Governo:
1) a illustrare quali siano le reali previsioni di spesa del PNRR per giugno 2026, quando terminerà ufficialmente il Piano, e come si intende procedere con le risorse che non si riuscirà a spendere entro tale data;
2) a modificare la misura Transizione 5.0, riprendendo l'impianto già previsto dal Piano Industria 4.0, prevedendo crediti d'imposta per l'acquisto di beni strumentali digitali, software, attività di formazione, ricerca e innovazione, con estensione anche agli investimenti in tecnologie di intelligenza artificiale;
3) a utilizzare le risorse del PNRR che non sarà possibile spendere entro la scadenza del Piano per sostenere finanziariamente il Programma europeo per l'industria della difesa;
4) a indicare entro quale data si preveda di raggiungere tutti i target PNRR, anche quelli che si intende finanziare con nuovi strumenti finanziari che rimarranno attivi anche oltre la scadenza del Piano;
5) a chiarire se lo spostamento delle risorse proposto con la richiesta di revisione faccia parte di uno schema più ampio teso a proteggere le imprese colpite dai dazi americani, quale sia la quota parte dei 14,1 miliardi di revisione che rientra in questo intervento e quali siano gli ulteriori fondi e le ulteriori misure in programma per arrivare ai 25 miliardi di euro promessi;
6) a specificare come si intenda evitare che il Paese entri in una fase di recessione quando termineranno gli investimenti garantiti dal PNRR, e i conseguenti effetti sulla, già debole, crescita italiana.
(6-00198) «Pastorella, Ruffino, Bonetti, Richetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Rosato».
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
Iniziative per promuovere il ricorso alla figura professionale del cosiddetto social media e digital manager nelle pubbliche amministrazioni – 3-02206
PAOLO EMILIO RUSSO, TENERINI, GENTILE, TASSINARI e BATTILOCCHIO. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
il cosiddetto «decreto Pa» ha introdotto nella pubblica amministrazione la figura professionale del social media e digital manager con compiti di elaborazione di strategie comunicative specifiche per i social media, in conformità agli obiettivi istituzionali (articolo 4, comma 9-novies, del decreto-legge n. 25 del 2025, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 69 del 2025);
la disposizione in esame persegue, da un lato, l'obiettivo di dotare le amministrazioni di una figura in grado di rafforzare il dialogo con gli utenti attraverso lo sviluppo di strategie comunicative più moderne e inclusive e, dall'altro, di attrarre le giovani generazioni verso il pubblico impiego;
il rafforzamento del processo di transizione digitale nella pubblica amministrazione rappresenta un obiettivo che il Ministro interrogato sta perseguendo con determinazione allo scopo di ampliare l'accesso ai servizi pubblici e avvicinare i cittadini alle istituzioni;
il ricorso alla figura professionale del social media e digital manager costituisce un importante strumento che si colloca nell'ambito del più ampio percorso di digitalizzazione che la pubblica amministrazione ha avviato –:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare al fine di promuovere il ricorso alla figura professionale del social media e digital manager nelle amministrazioni pubbliche.
(3-02206)
Stato di avanzamento delle misure di semplificazione amministrativa previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e ulteriori iniziative volte a garantire, in tale ambito, il rispetto delle scadenze del 2026 – 3-02207
LUPI, ROMANO, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
il Piano nazionale di ripresa e resilienza, approvato nel 2021 e aggiornato nel 2023 con l'inserimento del capitolo REPowerEU, costituisce lo strumento con cui l'Italia attua il programma europeo Next generation EU, per un totale di circa 194,4 miliardi di euro, di cui 71,8 miliardi a fondo perduto e 122,6 miliardi in prestiti;
il Piano nazionale di ripresa e resilienza è articolato in sei missioni, sedici componenti e oltre 150 interventi, tra investimenti e riforme, con l'obiettivo di sostenere la modernizzazione del Paese, promuovere la transizione digitale ed ecologica, rafforzare l'inclusione sociale e migliorare la competitività;
tra le riforme cosiddette «orizzontali», fondamentali ai fini del buon esito del Piano, rientrano quelle relative alla semplificazione amministrativa, considerate condizione imprescindibile dalla Commissione europea per garantire efficienza, rapidità e certezza agli operatori economici e agli enti attuatori;
tali riforme comprendono, tra l'altro, la digitalizzazione delle procedure autorizzative e il rafforzamento della capacità amministrativa;
nonostante i progressi registrati, permangono sfide ambiziose con riferimento al coordinamento tra amministrazioni centrali e locali;
negli ultimi anni sono stati già conseguiti risultati significativi, tra cui l'adozione del nuovo codice dei contratti pubblici entrato in vigore nel 2023; il rafforzamento della digitalizzazione dei processi autorizzativi, la razionalizzazione normativa attraverso interventi di riduzione delle disposizioni vigenti, nonché l'avanzamento delle riforme della giustizia civile, penale e tributaria, funzionali alla riduzione dei tempi dei procedimenti;
altre misure sono in fase di completamento, tra cui ulteriori semplificazioni nei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini;
la scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza è fissata inderogabilmente al 31 agosto 2026, data entro la quale tutti i progetti dovranno essere completati e rendicontati, pena la perdita delle risorse europee assegnate –:
quale sia lo stato di avanzamento delle riforme di semplificazione amministrativa previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e quali ulteriori iniziative il Governo intenda adottare, al fine di garantire il rispetto delle scadenze del 2026 e la salvaguardia delle risorse europee destinate all'Italia nell'ambito sopra individuato.
(3-02207)
Iniziative volte a superare il dislivello salariale del comparto «Funzioni locali» rispetto agli altri comparti del pubblico impiego – 3-02208
ALFONSO COLUCCI, AURIEMMA, BALDINO, PENZA e DONNO. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
ben quattro decreti-legge, cosiddetti «Pa», e dunque specificamente dedicati ai nodi e alle problematiche delle pubbliche amministrazioni e del relativo personale, non hanno risolto il problema strutturale del dislivello salariale del comparto «Funzioni locali» rispetto a tutti gli altri comparti del pubblico impiego, ben più remunerati (non è minimamente da definirsi soluzione la possibilità, per alcuni enti con determinati requisiti, di superare il tetto del salario accessorio, che nulla ha a che vedere con l'iniquità del divario salariale dei lavoratori degli enti locali);
come messo in evidenza anche dalle rappresentanze sindacali e riportato dalla stampa, tale condizione sta causando un vero e proprio esodo dei lavoratori verso settori più retribuiti e con più opportunità di avanzamento e crescita professionale;
risulta dagli organi della stampa che il Ministro interrogato abbia promesso di inserire nel prossimo disegno di legge di bilancio una somma destinata al comparto funzioni locali, somma che è risultata, fatti i conti, pari a una manciata di euro mensili per ciascun lavoratore;
ha destato sconcerto negli interroganti la sensibilità che il Governo ha dimostrato, nella legge di bilancio per il 2025, verso il dislivello in termini di indennità di Ministri e Sottosegretari, che prontamente sono state innalzate al fine di appianarlo;
desta grave preoccupazione, ora, l'evidente carenza di risorse, unitamente all'assenza di volontà, da riconoscere ai lavoratori per sanare iniquità salariali, a fronte, nella visione degli interroganti, delle enormi spese destinate alla difesa e al riarmo, pari al 5 per cento del prodotto interno lordo, e dei vincoli del nuovo Patto europeo di stabilità e crescita sottoscritto, pur al limite della sua sostenibilità per il nostro Paese, che, sempre ad avviso degli interroganti, prosciugano le risorse della finanza pubblica e riducono, se non annullano, le risorse per i lavoratori, il welfare, i diritti e le spese sociali –:
alla luce di quanto esposto, se non intenda adottare tempestivamente iniziative, cogliendo l'occasione della predisposizione del prossimo disegno di legge di bilancio, per prevedere misure idonee, corredate delle relative e congrue risorse, volte a superare in modo permanente e strutturale il divario salariale dei lavoratori delle funzioni locali.
(3-02208)
Intendimenti del Governo in materia di riforma della legge elettorale – 3-02209
MAGI. — Al Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa. — Per sapere – premesso che:
si apprende da fonti di stampa che il Governo e la maggioranza intendono riformare la legislazione elettorale: la Presidente Meloni, in un'intervista del 4 luglio 2025, si è espressa per una legge proporzionale, con «l'indicazione del Premier per ogni coalizione» e premio di maggioranza per chi vince. L'onorevole Donzelli, coordinatore di Fratelli d'Italia, ad aprile 2025, ha dichiarato: «Lo schema è una legge proporzionale con indicazione del Premier e premio di maggioranza con soglia del 40 per cento al posto dei collegi uninominali. Rintrodurremo le preferenze almeno per una parte, non del tutto perché un Parlamento eletto con liste bloccate difficilmente la voterebbe»;
in Parlamento, ad oggi, non è iniziata alcuna discussione in materia di riforma elettorale e non ve n'è traccia nelle sedi istituzionali preposte. Il dibattito e le trattative stanno avvenendo esclusivamente al di fuori delle Commissioni e dell'Aula, nella forma di interlocuzioni informali riservate, come se si trattasse di un fatto meramente privato. Ma la legge elettorale è un cardine della democrazia, definisce il meccanismo di traduzione della volontà elettorale in rappresentanza istituzionale: non è un affare tecnico riservato ai partiti, è un elemento essenziale che riguarda da vicino l'interesse dei cittadini. Da essa dipendono la qualità della democrazia, la libertà di scelta degli elettori, l'accesso alla rappresentanza, la selezione della classe dirigente. Senza regole coerenti, condivise e rispettose del pluralismo, la democrazia si svuota, i cittadini si allontanano dalle istituzioni;
anche ricordando che, nel recente passato, il Parlamento è stato eletto mediante una legge elettorale poi dichiarata incostituzionale, è necessario evitare gli errori del passato, anzitutto permettendo che sia il Parlamento ad occuparsi di legislazione elettorale, liberamente, e non il Governo;
è necessario, inoltre, evitare che modifiche sostanziali siano approvate nell'anno che precede le elezioni, come raccomandato dalla Commissione di Venezia, per garantire conoscibilità e comprensibilità dei cambiamenti;
soprattutto, è bene chiarire quali siano gli obiettivi, i quali, certamente, non possono corrispondere all'esigenza di una maggioranza di essere confermata tale –:
se, nell'ambito della riforma elettorale annunciata, il Governo stia lavorando a una proposta su base proporzionale, che, quindi, elimini i collegi uninominali, preveda l'attribuzione di un premio di maggioranza corrispondente ad almeno il 55 per cento dei seggi alla coalizione che superi una certa soglia di voti, inferiore al 50 per cento, l'introduzione delle preferenze, nonché l'indicazione del «candidato Premier» sulla scheda elettorale e se non ritenga necessario che il Governo si astenga dal ricorso alla questione di fiducia sull'eventuale riforma.
(3-02209)
Iniziative di competenza volte a sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo del gruppo Stellantis, con particolare riferimento allo stabilimento di Atessa in Abruzzo, al fine dell'incremento dei livelli di produzione e della tutela dei livelli occupazionali – 3-02210
BENZONI, SOTTANELLI, D'ALESSIO e GRIPPO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
lo stabilimento di Atessa in Abruzzo, unico del gruppo Stellantis dedicato alla produzione di veicoli commerciali, occupa attualmente quasi 5 mila dipendenti;
l'impianto fa parte del più ampio distretto industriale della Val di Sangro, il più importante della regione con oltre 7 mila imprese e 24 mila addetti, principalmente nel settore farmaceutico e, appunto, dell'automotive;
nel primo semestre 2025 la produzione di veicoli commerciali ad Atessa si è attestata a 97.980 unità, con un calo del 16,3 per cento rispetto al 2024: il peggior risultato degli ultimi anni, con la cassa integrazione che ha coinvolto tra 700 e mille lavoratori;
a luglio e agosto 2025 è stata comunicata l'interruzione del terzo turno di lavoro: i turni sono passati da tre a due, con la sospensione del notturno, e la produzione si è ridotta a circa 650 veicoli al giorno rispetto a una capacità massima di 970;
inoltre, è stato attivato per la prima volta un piano di uscite volontarie incentivato che ha coinvolto oltre 600 lavoratori, pari a circa il 12 per cento della forza lavoro, un numero ben superiore alle circa 400 posizioni inizialmente concordate a giugno 2025 tra azienda e sindacati, e che richiede un attento monitoraggio per evitare ripercussioni future sull'occupazione;
complessivamente, nel primo semestre del 2025 la produzione di Stellantis in Italia si è attestata a 221.885 veicoli (-26,9 per cento rispetto al 2024), con tutti gli stabilimenti che hanno registrato risultati negativi. Nel comparto autovetture sono state prodotte 123.905 unità, con una flessione del 33,6 per cento sul dato del 2024. Su 33 mila addetti, ben 20 mila sono coinvolti in ammortizzatori sociali;
ciononostante, il Ministro interrogato afferma che Stellantis stia mantenendo le promesse fatte e che l'unico problema sia l'ideologico e certamente criticabile Green deal europeo;
appena un anno fa, con le medesime regole europee, lo stesso Ministro interrogato sosteneva pubblicamente che raggiungere l'obiettivo di un milione di auto prodotte in Italia fosse raggiungibile. Ciononostante, il 2024 è stato l'anno peggiore in assoluto con 475 mila veicoli prodotti e il 2025 si appresta purtroppo a superarlo –:
quali soluzioni di politica industriale intenda sostenere, sia in relazione con Stellantis che con la Commissione europea, per far ripartire gli investimenti in ricerca e sviluppo del gruppo, stabilizzarne i livelli occupazionali in luogo delle uscite anticipate, nonché per ritornare ai livelli di produzione di un milione di veicoli annui che sostiene essere raggiungibili, anche mediante un eventuale ingresso nel Paese di nuovi costruttori.
(3-02210)
Iniziative di competenza in relazione alla situazione degli impianti di Rwm Italia nei comuni di Domusnovas e Iglesias in Sardegna, alla luce dell'iter delle procedure autorizzative – 3-02211
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, DEIDDA, MURA, LAMPIS, POLO, CARAMANNA, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI e ZUCCONI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
nel corso del tavolo sulla situazione di Rwm, tenutosi al Ministero delle imprese e del made in Italy il 24 settembre 2025 – al quale hanno ritenuto doveroso partecipare l'azienda, tutte le rappresentanze sociali e le istituzioni locali, ad eccezione della regione Sardegna – si è appreso che la giunta regionale, la sera precedente all'incontro ministeriale, aveva deliberato a sorpresa un supplemento di istruttoria sulla valutazione di impatto ambientale postuma relativa all'ampliamento degli impianti di Rwm Italia nei comuni di Domusnovas e Iglesias;
secondo la regione, la necessità di ulteriori approfondimenti sarebbe emersa a seguito della consegna, da parte di alcune associazioni ambientaliste, di una relazione tecnica che segnalerebbe nuove criticità, il cui contenuto non risulta accessibile;
tale affermazione contraddice esplicitamente i risultati della lunga sequenza procedimentale, avviata il 12 agosto 2022 con la presentazione dell'istanza di valutazione di impatto ambientale postuma da parte di Rwm e condotta nel rispetto del principio di massima partecipazione, con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, comprese le associazioni ambientaliste, attraverso consultazione pubblica e tre conferenze di servizi;
in assenza di fatti sopravvenuti – peraltro ignoti sia agli interroganti che alla stessa azienda – non si comprende la ragione di un ulteriore rinvio del termine di conclusione del procedimento, giustificato dalla giunta sulla base di asseriti «rischi per il territorio e per la salute delle persone che lo vivono»;
a causa di quelli che appaiono agli interroganti i ripetuti ritardi e le immotivate condotte dilatorie imputabili alla giunta regionale, la Rwm ha presentato in data 1° luglio 2025 ricorso avverso il silenzio al tribunale amministrativo regionale della Sardegna, con udienza già fissata per il 15 ottobre 2025;
tali condotte ostruzionistiche, inoltre, aggravano la difficile situazione del Sulcis-Iglesiente, una delle province più povere d'Italia, dove il completamento delle procedure autorizzative regionali potrebbe garantire oltre 750 posti di lavoro stabili da parte di Rwm, ed espongono la regione a gravi conseguenze giudiziarie per l'arbitrarietà delle proprie scelte –:
quali iniziative di competenza intenda assumere, in considerazione del tavolo presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, al fine di pervenire al superamento di quello che per gli interroganti è un ingiustificato stallo procedimentale determinato dalla regione Sardegna, al fine di garantire la certezza del diritto, la tutela degli investimenti e la salvaguardia dei livelli produttivi e occupazionali nel Sulcis-Iglesiente.
(3-02211)
Intendimenti in ordine alla riconversione degli impianti di Rwm Italia nei comuni di Domusnovas e Iglesias in Sardegna – 3-02212
GHIRRA, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il 24 settembre 2025 si è svolto a Roma il tavolo dedicato a Rwm Italia in seguito alla richiesta di ampliamento dello stabilimento sito tra Domusnovas e Iglesias che, a regime, dovrebbe garantire circa 750 posti di lavoro. Al tavolo era assente la regione Sardegna, la quale, con una deliberazione della giunta regionale adottata in data 23 settembre 2025, ha previsto un supplemento di istruttoria per la valutazione di impatto ambientale ex post;
la decisione – si legge da notizie di stampa – sarebbe stata assunta in quanto la domanda, presentata dall'azienda per la realizzazione di parte degli impianti, necessiterebbe di un esame completo e approfondito, il quale sarebbe emerso anche a seguito della manifestazione del 16 settembre 2025 e della consegna, da parte delle associazioni ambientaliste, di una relazione che segnalerebbe elementi e criticità tecnici e ambientali non precedentemente noti, quali nuove opere in aree a rischio idraulico, rumore delle esplosioni sperimentali, impatto su zone boschive tutelate e difetti di conformità urbanistica;
in questo contesto, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha riaggiornato il tavolo al 30 settembre 2025, per consentire alla regione Sardegna di partecipare e illustrare i contenuti del provvedimento e le proprie intenzioni sul futuro dell'investimento;
la Sardegna da decenni subisce un vero fenomeno di desertificazione industriale e di perdita di posti di lavoro; è in questo scenario di crisi occupazionale che il riarmo europeo viene presentato come opportunità, a cui sacrificare anche la tutela dell'ambiente e l'abbandono del Green deal;
che il riarmo e la crescita dell'industria bellica non sia la risposta è dimostrato dal caso emblematico della Rheinmetall, controllante della Rwm, il cui valore di borsa è cresciuto del 300 per cento dal 2022 al 2024; nonostante i profitti record, l'azienda ha aumentato i dipendenti solo del 15 per cento, confermando come i capitali bellici premino gli azionisti più dell'occupazione –:
se il Ministro interrogato, anche in relazione alle dichiarazioni in sede europea da lui rilasciate in merito all'abbandono del Green deal, ritenga che il futuro della Sardegna e di interi comparti produttivi, come quello dell'automotive, sia quello della riconversione bellica, che aumenta i rischi geopolitici e sacrifica l'occupazione di qualità sull'altare dei profitti finanziari, e non nel riorientare gli investimenti verso la transizione ecologica, il rafforzamento dei servizi pubblici e l'innovazione civile.
(3-02212)
Iniziative volte a salvaguardare i comparti produttivi colpiti dai dazi statunitensi, anche attraverso un efficace funzionamento degli incentivi del piano «Transizione 5.0» – 3-02213
BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
secondo i dati Istat relativi ad agosto 2025, l'export italiano verso i principali partner extra Unione europea ha subito un calo generalizzato, con una flessione complessiva del 21,2 per cento verso gli Stati Uniti, a seguito dell'entrata in vigore dei nuovi dazi imposti dall'Amministrazione americana;
le misure tariffarie introdotte dagli Stati Uniti hanno colpito in modo significativo comparti cruciali per il sistema produttivo nazionale: dal farmaceutico, che rappresenta una delle principali voci dell'export italiano oltreoceano, ai settori dei macchinari, moda, tessile, abbigliamento e prodotti alimentari;
il crollo delle esportazioni verso gli Stati Uniti si accompagna ad analoghi segnali negativi nei confronti di altri mercati extra Unione europea, come la Cina (-16,7 per cento), la Turchia (-26,1 per cento), il Giappone (-7,7 per cento), il Sud-Est asiatico (-10,8 per cento), il Mercosur (-5,1 per cento), incidendo pesantemente sulla bilancia commerciale e sulla capacità di penetrazione delle imprese italiane nei mercati esteri;
gli annunci della scorsa settimana del Presidente statunitense Trump, relativi all'imposizione di dazi fino al 100 per cento sui farmaci importati, inoltre, rendono ulteriormente grave e concreto il rischio di un contraccolpo commerciale per il comparto farmaceutico italiano, che negli ultimi anni ha garantito performance di crescita e ha svolto un ruolo determinante per assicurare il saldo attivo dell'export italiano, ma che ora rischia di vedere compromessi investimenti, occupazione e competitività;
l'impatto sull'economia reale rischia di compromettere ulteriormente le condizioni di vita e il benessere dei cittadini, già fortemente provati dall'aumento del 39,6 per cento del carovita e della pressione fiscale;
a fronte di questa situazione di crisi internazionale, si registra un'assenza di misure tempestive ed efficaci da parte del Governo a sostegno delle imprese esportatrici: dell'annunciato fondo da 25 miliardi di euro non vi è traccia alcuna, mentre il programma «Transizione 5.0», quale unico concreto strumento di incentivazione che avrebbe dovuto sostenere innovazione, digitalizzazione, efficienza energetica e resilienza delle filiere, risulta a oggi privo di reali strumenti operativi e incapace di offrire risposte adeguate alle imprese colpite dai dazi –:
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per garantire il corretto funzionamento e l'efficacia degli incentivi «Transizione 5.0», anche per contrastare l'impatto dei dazi statunitensi e tutelare l'export del made in Italy, e quali misure concrete intende adottare – e con quali tempistiche – per salvaguardare i comparti produttivi colpiti dai dazi.
(3-02213)
Iniziative in ordine agli obiettivi di decarbonizzazione relativi agli impianti ex Ilva di Taranto, con particolare riferimento alla possibilità di avvalersi di risorse pubbliche nell'ambito del processo di revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza – 3-02214
UBALDO PAGANO, PANDOLFO, PELUFFO, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, LACARRA, STEFANAZZI, FORNARO, GHIO, CASU e FERRARI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il 12 agosto 2025 è stata firmata presso il Ministero delle imprese e del made in Italy un'intesa tra istituzioni nazionali e locali per la decarbonizzazione degli impianti dell'ex Ilva di Taranto, che vincola l'acquirente a porre in essere gli investimenti necessari all'obiettivo della progressiva e completa decarbonizzazione degli stabilimenti, con la previsione di introdurre forni elettrici in sostituzione degli altoforni, nonché ogni azione occorrente a soddisfare le prescrizioni ambientali e sanitarie emerse nell'ambito del rinnovo dell'autorizzazione integrata ambientale;
secondo quanto riportato da notizie di stampa, alla scadenza dei termini della gara per la vendita degli stabilimenti siderurgici sono pervenute dieci offerte per l'acquisizione degli stabilimenti ex Ilva. Tra queste, solo due offerte riguardano l'intero complesso aziendale, mentre le altre otto sono relative a singoli asset industriali;
l'ex Ilva costituisce un'infrastruttura industriale di rilevante impatto ambientale, sociale ed economico per la città di Taranto e per l'intera industria siderurgica nazionale e la transizione green è oggi un obbligo inderogabile in coerenza con gli impegni climatici dell'Italia e dell'Unione europea, nonché relativamente agli impegni presi con la stessa comunità di Taranto;
nella versione originaria del Piano nazionale di ripresa e resilienza era previsto un finanziamento di 1 miliardo di euro, nell'ambito della M2C2I3.2 – Utilizzo dell'idrogeno in settori hard-to-abate, per realizzare un impianto di produzione del «preridotto» negli stabilimenti siderurgici di Taranto;
nella comunicazione del 4 giugno 2025 la Commissione europea ha indicato alcune possibili linee di intervento per la revisione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza, tra cui il rafforzamento del capitale delle Casse depositi e prestiti nazionali o delle loro controllate, per realizzare progetti in linea con le priorità strategiche europee, ivi compresi progetti di decarbonizzazione e transizione energetica, oltre il termine del 2026;
l'ultima proposta di revisione del Piano, attualmente all'esame del Parlamento, prevede una rimodulazione finanziaria pari a 14,15 miliardi di euro, mediante la modifica parziale o integrale di 34 investimenti –:
se il Governo ritenga congrue e adeguate le offerte ricevute dai commissari per l'ex Ilva in relazione agli obiettivi di decarbonizzazione degli impianti siderurgici, salvaguardia dei livelli occupazionali e tutela ambientale, ovvero se, in caso di contrario, sia in corso una valutazione in merito all'opportunità di realizzare il processo di decarbonizzazione facendo ricorso a risorse pubbliche, anche avvalendosi della possibilità offerta dalla Commissione europea di trasferire a Cassa depositi e prestiti le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza occorrenti nell'ambito del processo di revisione del Piano.
(3-02214)
Iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte ad evitare che l'onere delle multe per condotte anticoncorrenziali sia trasferito sui consumatori, con particolare riguardo al mercato dei carburanti – 3-02215
GUSMEROLI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MINARDO, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
recenti notizie di stampa hanno riportato l'imposizione, da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, di una maxi sanzione a carico di alcune tra le principali compagnie petrolifere operanti sul territorio nazionale – e in particolare Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil – per condotte ritenute anticoncorrenziali, riconducibili a pratiche quali la fissazione concordata dei prezzi, la realizzazione di intese verticali, l'abuso di posizione dominante o altre forme di «cartello»;
nello specifico l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha sanzionato le società citate per un totale complessivo di 936.659.087 euro, così ripartite:
a) Eni: 336.214.660 euro;
b) Esso: 129.363.561 euro;
c) Ip: 163.669.804 euro;
d) Q8: 172.592.363 euro;
e) Saras: 43.788.944 euro;
f) Tamoil: 91.029.755 euro;
il mercato nazionale dei carburanti – tanto per la benzina quanto per il gasolio – è già di per sé caratterizzato da andamenti fortemente altalenanti e da rialzi significativi, determinati in larga misura dalle dinamiche internazionali del prezzo del petrolio e dei prodotti raffinati, che finiscono per gravare in maniera diretta e rilevante sui consumatori finali;
appare evidente che, prescindendo dal merito della singola vicenda e dalle modalità attraverso le quali l'Autorità abbia accertato le condotte anticoncorrenziali, la sanzione comminata abbia natura esclusivamente economica e, proprio per tale ragione, risulti necessario evitare che il peso della stessa – in tutto o in parte – possa essere riversato a valle della filiera, finendo per ricadere sui consumatori finali tramite un ulteriore incremento dei prezzi alla pompa, anziché gravare integralmente sui profitti delle imprese coinvolte;
un tale eventuale meccanismo di «traslazione» della sanzione sui prezzi, oltre a privare la multa della sua natura sanzionatoria e della sua funzione deterrente rispetto a futuri accordi o pratiche anticoncorrenziali, determinerebbe un effetto distorsivo di segno opposto: esso si tradurrebbe, infatti, in un vero e proprio doppio onere per la collettività che, da un lato, ha già subito le conseguenze dell'ingiustificato aumento dei prezzi derivante dalle condotte illecite e, dall'altro, si vedrebbe costretta a sostenerne anche l'impatto economico sanzionatorio attraverso l'aggravio del costo del carburante –:
quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, il Ministro interrogato abbia assunto o intenda assumere, al fine di evitare che l'onere delle multe gravi sui cittadini e consumatori finali tramite un ulteriore aggravio dei costi del carburante.
(3-02215)
DISEGNO DI LEGGE: S. 1625 – CONVERSIONE IN LEGGE, CON MODIFICAZIONI, DEL DECRETO-LEGGE 8 AGOSTO 2025, N. 116, RECANTE DISPOSIZIONI URGENTI PER IL CONTRASTO ALLE ATTIVITÀ ILLECITE IN MATERIA DI RIFIUTI, PER LA BONIFICA DELL'AREA DENOMINATA TERRA DEI FUOCHI, NONCHÉ IN MATERIA DI ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE COLPITA DA EVENTI CALAMITOSI (APPROVATO DAL SENATO) (A.C. 2623)
A.C. 2623 – Ordini del giorno
ORDINI DEL GIORNO
La Camera,
premesso che:
il 9 marzo 2023 si sono verificati intensi eventi sismici con epicentro nel territorio dell'intero comune di Umbertide, in provincia di Perugia, della frazione di Sant'Orfeto del comune di Perugia, della parte centro-nord del comune di Perugia e della parte ovest del comune di Gubbio, in provincia di Perugia, causando l'inagibilità di numerosi edifici e costringendo molte famiglie a lasciare le proprie abitazioni;
ai nuclei familiari la cui abitazione principale, abituale e continuativa, sia stata distrutta o sia stata sgomberata in esecuzione di provvedimenti delle competenti autorità comunali, adottati a seguito di tali eventi sismici, è stato riconosciuto un contributo mensile per l'autonoma sistemazione;
il beneficio risulta tuttavia bloccato da mesi, lasciando senza sostegno famiglie già duramente provate;
l'articolo 10, comma 1 del decreto in esame reca disposizioni volte a chiarire i requisiti per il riconoscimento del contributo di autonoma sistemazione (CAS), in favore dei soggetti evacuati in conseguenza di eventi calamitosi di rilievo nazionale, anche successivamente alla scadenza dello stato di emergenza. Il comma 1-bis, introdotto nel corso dell'esame presso il Senato, precisa, inoltre, la non ripetibilità delle somme percepite dal beneficiario del CAS qualora vengano meno i requisiti suddetti;
le disposizioni di cui all'articolo 10, comma 1, entrate in vigore il 9 agosto scorso, sono state espressamente concepite, così come si legge nella relazione illustrativa, per superare le criticità della disciplina precedente, consentendo l'erogazione del CAS;
a quasi due mesi dall'introduzione di tali disposizioni, nonostante la piena disponibilità degli strumenti normativi, l'erogazione del CAS nei territori colpiti dal sisma 2023 non è ancora avvenuta,
impegna il Governo
ad adottare ogni iniziativa idonea a garantire, senza ulteriori ritardi, l'erogazione del Contributo di Autonoma Sistemazione (CAS) a favore delle famiglie colpite dal sisma del 2023.
9/2623/1. Ascani.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame apporta modifiche complessivamente condivisibili al testo Unico ambientale sui reati nella gestione dei rifiuti e introduce modifiche in materia di reati ambientali; tuttavia destina risorse che, ad avviso dei firmatari, risultano del tutto insufficienti per una vera risoluzione delle problematiche che da anni attanagliano la Terra dei Fuochi: per il 2025 appena 15 milioni di euro, destinati ad avviare gli interventi programmati da effettuarsi sotto la gestione commissariale;
come è noto, la Terra dei Fuochi è una terra martoriata da incuria, abbandono e degrado. Un'area di 1.474 chilometri quadrati – di cui 832 in provincia di Napoli e 641 in provincia di Caserta – che coinvolge oltre 90 comuni per un totale di oltre 2 milioni di abitanti. La situazione di inquinamento ambientale che non ha eguali nel nostro Paese, sia per le 33.000 tonnellate circa di rifiuti urbani e speciali presenti in superficie (ovvero nelle strade, sotto i ponti e i viadotti, nelle rotatorie, nei canali), sia per le bonifiche da effettuare nelle porzioni del sottosuolo dei terreni che, negli anni '80 e '90, sono stati oggetto di sversamenti di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale, attraverso il traffico illegale gestito dalla criminalità;
la Corte europea dei diritti dell'uomo, lo scorso 30 gennaio, ha condannato l'Italia per non aver fatto tutto ciò che poteva per proteggere il «diritto alla vita» di chi vive nella «Terra dei fuochi», tra le province di Napoli e Caserta, vittime di un sistematico e diffuso smaltimento illegale di rifiuti, dalle discariche abusive ai roghi. La Cedu (Convenzione europea dei diritti dell'uomo) afferma alcuni principi fondamentali. Innanzitutto, lo Stato italiano doveva prevenire l'insorgere di malattie di fronte a un «imminente rischio per la vita sufficientemente grave, reale e accertabile», secondo il principio di precauzione. Inoltre, l'eccessiva frammentazione delle competenze ha impedito «una risposta sistematica, coordinata e globale», comportando «progressi lenti nella valutazione dell'impatto dell'inquinamento quando la rapidità era invece necessaria». Lo Stato «non ha intrapreso le necessarie azioni penali per contrastare lo smaltimento abusivo nella Terra dei fuochi» ma non solo: «data l'entità, complessità e la gravità della situazione, era necessaria una strategia di comunicazione completa e accessibile, al fine di informare il pubblico sui rischi potenziali ed effettivi per la salute e sulle azioni intraprese per evitarli»;
entro due anni lo Stato italiano dovrà adottare una strategia globale, che dia davvero corso alle bonifiche e contrasti con più efficacia gli smaltimenti illegali, che proseguono (da giugno e ottobre 2024 ci sono stati 495 roghi, – 9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2023, con una media di 3 roghi al giorno) superando la frammentazione delle competenze, istituire un'autorità indipendente che garantisca il monitoraggio di quanto accade e realizzare un'unica piattaforma informativa pubblica che raccolga tutte le informazioni rilevanti. Se non vengono realizzate queste iniziative, la Corte affronterà nel merito le richieste di risarcimento del danno, per ora sospese;
dall'ultima Relazione del Commissario emerge che siano stati censiti 81 siti di competenza pubblica sui quali effettuare interventi di messa in sicurezza o bonifica per una spesa presunta di euro 2.527.125.000 fino al 2035;
il numero totale dei siti che vede interessato il soggetto pubblico (perché proprietario o in sostituzione di un privato inadempiente) è pari a 134. Per mettere in atto azioni che traguardino un orizzonte temporale immediato è stato predisposto uno specifico piano di azioni operativo e finanziario che traguarda i lavori e interventi su 14 siti in parte finanziati, la bonifica o messa in sicurezza di 91 ettari di terreni agricoli interdetti, caratterizzazione ambientale e lavori sulle Aree Vaste Lo Uttaro, Giugliano e Regi Lagni, la caratterizzazione e lavori di 5 siti nell'ex SIN di Pianura e in 14 Siti Orfani individuati da Decreto Ministeriale, nonché interventi mirati nel territorio del Comune di Caivano e nel territorio di Castel Volturno (aree Laghetti). Il fabbisogno finanziario valutato è pari a 342.798.878 euro;
il dossier Terra dei Fuochi è tornato al centro dell'agenda politica, con la vicenda di Teano del 16 agosto 2025 dove un impianto di gestione di rifiuti non pericolosi denominato «Campania Energia» è stato interessato da un violento incendio. A bruciare, su una superficie di circa 8.000 m2, sono stati i rifiuti (in plastica, legno, rottami metallici, imballaggi, pneumatici, eccetto i capannoni (ed i relativi materiali di costituzione);
l'incendio aveva provocato una nube tossica e forti preoccupazioni tra i cittadini, con conseguenti allarmi per la salute e per le colture locali. Ora, il decreto in discussione, purtroppo non mette al centro né le bonifiche, né e la prevenzione,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di completare il quadro degli interventi recati dal provvedimento in esame, prevedendo lo stanziamento nei prossimi provvedimenti utili:
delle risorse necessarie per bonificare tutti i siti di competenza pubblica, come da richiesta del Commissario unico;
di fondi necessari alla bonifica e alla mitigazione dei danni causati dall'incendio avvenuto il 16 agosto 2025 nell'impianto «Campania Energia» nel comune di Teano;
al fine di garantire il rafforzamento della sicurezza urbana ed il controllo del territorio, con particolare riferimento al contrasto dei fenomeni relativi ai cosiddetti reati di ecomafia, ad accompagnare le misure del provvedimento in esame prevedendo, nei prossimi provvedimenti utili, lo stanziamento delle risorse necessarie per far fronte alla carenza di personale delle forze dell'ordine e della polizia urbana, almeno, nei territori ove la presenza della criminalità organizzata è particolarmente presente.
9/2623/2. Borrelli, Dori, Zanella, Bonelli, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame apporta modifiche complessivamente condivisibili al testo Unico ambientale sui reati nella gestione dei rifiuti e introduce modifiche in materia di reati ambientali; tuttavia destina risorse che, ad avviso dei firmatari, risultano del tutto insufficienti per una vera risoluzione delle problematiche che da anni attanagliano la Terra dei Fuochi: per il 2025 appena 15 milioni di euro, destinati ad avviare gli interventi programmati da effettuarsi sotto la gestione commissariale;
come è noto, la Terra dei Fuochi è una terra martoriata da incuria, abbandono e degrado. Un'area di 1.474 chilometri quadrati – di cui 832 in provincia di Napoli e 641 in provincia di Caserta – che coinvolge oltre 90 comuni per un totale di oltre 2 milioni di abitanti. La situazione di inquinamento ambientale che non ha eguali nel nostro Paese, sia per le 33.000 tonnellate circa di rifiuti urbani e speciali presenti in superficie (ovvero nelle strade, sotto i ponti e i viadotti, nelle rotatorie, nei canali), sia per le bonifiche da effettuare nelle porzioni del sottosuolo dei terreni che, negli anni '80 e '90, sono stati oggetto di sversamenti di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale, attraverso il traffico illegale gestito dalla criminalità;
la Corte europea dei diritti dell'uomo, lo scorso 30 gennaio, ha condannato l'Italia per non aver fatto tutto ciò che poteva per proteggere il «diritto alla vita» di chi vive nella «Terra dei fuochi», tra le province di Napoli e Caserta, vittime di un sistematico e diffuso smaltimento illegale di rifiuti, dalle discariche abusive ai roghi. La Cedu (Convenzione europea dei diritti dell'uomo) afferma alcuni principi fondamentali. Innanzitutto, lo Stato italiano doveva prevenire l'insorgere di malattie di fronte a un «imminente rischio per la vita sufficientemente grave, reale e accertabile», secondo il principio di precauzione. Inoltre, l'eccessiva frammentazione delle competenze ha impedito «una risposta sistematica, coordinata e globale», comportando «progressi lenti nella valutazione dell'impatto dell'inquinamento quando la rapidità era invece necessaria». Lo Stato «non ha intrapreso le necessarie azioni penali per contrastare lo smaltimento abusivo nella Terra dei fuochi» ma non solo: «data l'entità, complessità e la gravità della situazione, era necessaria una strategia di comunicazione completa e accessibile, al fine di informare il pubblico sui rischi potenziali ed effettivi per la salute e sulle azioni intraprese per evitarli»;
entro due anni lo Stato italiano dovrà adottare una strategia globale, che dia davvero corso alle bonifiche e contrasti con più efficacia gli smaltimenti illegali, che proseguono (da giugno e ottobre 2024 ci sono stati 495 roghi, -9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2023, con una media di 3 roghi al giorno) superando la frammentazione delle competenze, istituire un'autorità indipendente che garantisca il monitoraggio di quanto accade e realizzare un'unica piattaforma informativa pubblica che raccolga tutte le informazioni rilevanti. Se non vengono realizzate queste iniziative, la Corte affronterà nel merito le richieste di risarcimento del danno, per ora sospese;
dall'ultima Relazione del Commissario emerge un contesto di gravità ambientale e sanitaria per la popolazione residente nell'area contaminata che interessa in particolare i comuni di Castel Volturno, Caserta, Villa Literno, Caivano e Acerra (per quanto riguarda i terreni interdetti alle coltivazioni per presenza di rifiuti interrati) e i comuni di Napoli, Pozzuoli, Ercolano (per quanto riguarda discariche e siti contaminati) oltre alle cinque porzioni di territorio cosiddette aree vaste (che spesso includono entrambe le criticità). In questa area, agli interramenti di rifiuti speciali iniziati negli anni '70 e continuati negli anni '80 e '90 ad opera di un sistema criminale di tipo camorristico che ha gestito illegalmente migliaia di tonnellate di rifiuti speciali provenienti dall'intero territorio nazionale, si sono cumulati oggi le migliaia di tonnellate di rifiuti speciali e di rifiuti urbani (RSU), che parte di operatori economici e cittadini riversano in modo illegale nelle strade, sotto i ponti, sotto i viadotti, nei canali, nei Regi Lagni, nelle strade rurali e interpoderali in dispregio di ogni basilare senso civico e responsabilità per i danni che arrecano in termini di salute, di inquinamenti e di danni inflitti ai propri concittadini;
sono circa 90 gli ettari interdetti di terreni agricoli ma su altri 500 ettari è necessario svolgere e continuare le verifiche per le classi di rischio più elevate (R5, R4, R3, R2a) con una previsione di risorse necessarie pari a euro 76.741.800. Per mettere in atto azioni che traguardino un orizzonte temporale immediato è stato predisposto uno specifico piano di azioni operativo e finanziario che traguarda la caratterizzazione di 91 ettari di terreni agricoli interdetti e la progettazione degli eventuali interventi, nonché l'esecuzione del Piano di Indagine per n. 549 ettari per la classificazione ai fini agricoli aree prioritarie. Il fabbisogno finanziario valutato nel triennio è pari a 13.389.500 euro;
la terza Relazione del Commissario Unico per la realizzazione degli interventi necessari all'adeguamento alla normativa vigente delle discariche e dei siti contaminati presenti sul territorio nazionale datata luglio 2025 sulla ricognizione degli interventi da effettuare e delle risorse necessarie nelle aree contaminate delle province di Napoli e Caserta, ai sensi dell'art. 10 comma 7 del decreto-legge n. 25 del 14 marzo 2025 rileva che le risorse necessarie per il 2025 per poter dar corso agli interventi programmati, ammontano a 30 milioni di euro;
l'urgenza di questi interventi risponde a due esigenze prioritarie: evitare quanto possibile l'incendio dei rifiuti abbandonati, con il conseguente fenomeno di inquinamento dell'aria e di esposizione delle persone ai veleni emessi dai roghi; la ricostruzione tra le popolazioni locali dell'indispensabile clima di fiducia nei confronti delle istituzioni, purtroppo compromesso da lunghi anni di sottovalutazione dei problemi e di inerzia;
quanto stanziato dall'articolo 9 del presente disegno di legge in conversione è quindi, ad avviso dei firmatari, del tutto insufficiente a completare questo importante intervento,
impegna il Governo:
a completare il quadro degli interventi recati dal provvedimento in esame, attraverso l'adozione di ulteriori iniziative normative volte a:
stanziare, nel prossimo provvedimento utile, le risorse necessarie ad integrare quelle già previste, stabilendole almeno in ulteriori 15 milioni per il 2025 sino a raggiungere i 30 milioni di euro indicati dal Commissario;
stanziare, nel prossimo provvedimento utile, tutte le risorse necessarie per bonificare i terreni agricoli presenti nel cosiddetto perimetro della «terra dei fuochi»;
a prevedere investimenti a lungo termine, quanto meno triennali, finalizzati a coprire le spese necessarie per realizzare compiutamente tutte le bonifiche, non più procrastinabili.
9/2623/3. Mari, Dori, Borrelli, Zanella, Bonelli, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Piccolotti, Zaratti.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame introduce pene più severe per la gestione non autorizzata dei rifiuti, che resta punita con l'arresto da tre mesi a un anno e con l'ammenda fino a 26mila euro. In caso di utilizzo di veicoli a motore per il trasporto illecito, si applica la sospensione della patente da 3 a 9 mesi e il fermo del veicolo;
anche l'abbandono di rifiuti urbani accanto ai cassonetti comporta sanzioni: da 1.000 a 3.000 euro, che si sommano al fermo del mezzo se l'illecito è commesso con l'utilizzo di autovetture. Il provvedimento prevede inoltre strumenti innovativi di controllo, come la videosorveglianza e l'impiego della carta nazionale dell'uso del suolo;
il disegno di legge di conversione apporta modifiche complessivamente condivisibili al testo Unico ambientale sui reati nella gestione dei rifiuti e introduce modifiche in materia di reati ambientali;
l'articolo 9, al fine di consentire al Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati di realizzare gli interventi per la bonifica dell'area denominata «Terra dei fuochi» ad esso affidati, ivi compresi quelli di rimozione dei rifiuti abbandonati in superficie, autorizza la spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2025;
tuttavia destina risorse che, ad avviso dei firmatari, risultano del tutto insufficienti per una vera risoluzione delle problematiche che da anni attanagliano la Terra dei Fuochi: per il 2025 appena 15 milioni di euro, destinate ad avviare gli interventi programmati da effettuarsi sotto la gestione commissariale;
com'è noto la Terra dei Fuochi è una terra martoriata da incuria, abbandono e degrado. Un'area di 1.474 chilometri quadrati – di cui 832 in provincia di Napoli e 641 in provincia di Caserta che, negli anni '80 e '90, sono stati oggetto di sversamenti di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale, attraverso il traffico illegale gestito dalla criminalità;
la Corte europea dei diritti dell'uomo, lo scorso 30 gennaio, ha condannato l'Italia per non aver fatto tutto ciò che poteva per proteggere il «diritto alla vita» di chi vive nella «Terra dei fuochi». La Cedu (Convenzione europea dei diritti dell'uomo) afferma alcuni principi fondamentali. Innanzitutto, lo Stato italiano doveva prevenire l'insorgere di malattie di fronte a un «imminente rischio per la vita sufficientemente grave, reale e accertabile», secondo il principio di precauzione;
entro due anni lo Stato italiano dovrà adottare una strategia globale, che dia davvero corso alle bonifiche e contrasti con più efficacia gli smaltimenti illegali altrimenti la Corte affronterà nel merito le richieste di risarcimento del danno, per ora sospese;
l'inquinamento da diossina dei terreni può essere molto pericoloso perché in grado di introdurre sostanze tossiche nella catena alimentare degli animali da allevamento, che possono raggiungere anche l'essere umano;
è assolutamente necessario predisporre una accurata indagine epidemiologica sugli animali presenti nel perimetro della terra dei fuochi e adottare conseguentemente tutti i provvedimenti necessari utili per preservare la salute degli animali e conseguentemente anche quella umana,
impegna il Governo:
in sede di attuazione del provvedimento in esame:
ad adottare tutti i provvedimenti necessari per ottemperare celermente alle prescrizioni e raccomandazioni della recente sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo avviando con urgenza gli interventi di bonifica individuati dalla gestione commissariale;
a predisporre una accurata indagine epidemiologica sugli animali presenti nel perimetro della terra dei fuochi e conseguentemente adottare tutti i provvedimenti necessari.
9/2623/4. Zanella, Borrelli, Dori, Bonelli, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame apporta modifiche complessivamente condivisibili al testo Unico ambientale sui reati nella gestione dei rifiuti e introduce modifiche in materia di reati ambientali;
all'articolo 1 prevede diverse modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale;
il testo introduce pene più severe per la gestione non autorizzata dei rifiuti, che resta punita con l'arresto da tre mesi a un anno e con l'ammenda fino a 26mila euro. In caso di utilizzo di veicoli a motore per il trasporto illecito, si applica la sospensione della patente da 3 a 9 mesi e il fermo del veicolo;
anche l'abbandono di rifiuti urbani accanto ai cassonetti comporta sanzioni: da 1.000 a 3.000 euro, che si sommano al fermo del mezzo se l'illecito è commesso con l'utilizzo di autovetture. Il provvedimento prevede inoltre strumenti innovativi di controllo, come la videosorveglianza e l'impiego della carta nazionale dell'uso del suolo;
il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, prevede all'articolo 256 norme in materia di attività di gestione di rifiuti non autorizzata e prevede che chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Si applica la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni e sei mesi se la discarica è destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi;
l'articolo 9, al fine di consentire al Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati di realizzare gli interventi per la bonifica dell'area denominata «Terra dei fuochi» ad esso affidati, ivi compresi quelli di rimozione dei rifiuti abbandonati in superficie, autorizza la modica ed insufficiente spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2025;
come documentato da diverse associazioni ambientaliste e comitati di cittadini sono presenti in Italia sono almeno 4.000 tonnellate di cumuli di immondizia, compresi quelli speciali industriali, bruciati o abbandonati, senza tanti scrupoli, in capannoni e terreni agricoli, addirittura in aree di pregio naturalistico, affacciate su strade comunali e provinciali della Puglia, della Calabria, della Campania e della Basilicata. Il tutto alimenta una vera e propria filiera del commercio illecito che comprende la fase di consegna, ricezione nonché intermediazione, trasporto e smaltimento abusivo;
recentemente i carabinieri hanno fatto luce su un traffico illecito di rifiuti nelle province di Bari, Taranto, Trani/Barletta, Brindisi, Caserta, Napoli, Avellino, Cosenza, Matera, Campobasso, Viterbo e Potenza. Nove le persone arrestate tra autisti, organizzatori dei trasporti, intermediari e gestori formali e di fatto delle società responsabili: secondo quanto ricostruito facevano parte di un'organizzazione criminale che – con una falsa autorizzazione per un'impresa di Onano, nel Viterbese – millantava la disponibilità di un impianto autorizzato al trattamento dei rifiuti per movimentare ingenti quantità di rifiuti industriali provenienti dalla Puglia e Campania. Rifiuti che poi venivano abbandonati in aree rurali di Puglia, Calabria, Campania e Basilicata;
secondo gli inquirenti l'attività criminale avrebbe portato all'organizzazione introiti per oltre un milione di euro: sequestrati 25 automezzi e tre società di trattamento/recupero rifiuti a Giugliano (NA), Onano (VT), San Martino Valle Caudina (AV); tre capannoni industriali a Pulsano (TA) e Cassano allo Ionio (CS); due terreni agricoli in Villapiana (CS);
la legge n. 91 del 2025 (legge di delegazione europea per il 2024) ha definito, all'articolo 9, i principi e criteri direttivi per l'esercizio della delega per il recepimento della direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 aprile 2024, sulla tutela penale dell'ambiente, che sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE,
impegna il Governo:
a completare l'insieme di misure recate dal provvedimento in esame, attraverso l'adozione di iniziative atte a:
recepire quanto prima la citata direttiva UE del 2024 per la tutela penale dell'ambiente, integrando il nostro Codice penale con i nuovi delitti e definendo una strategia nazionale di lotta all'ecocriminalità;
definire, nell'ambito della Convenzione internazionale sulla criminalità organizzata, un quadro di impegni condivisi per il contrasto dei crimini transnazionali contro l'ambiente;
inserire nel nostro Codice penale i delitti contro il patrimonio agroalimentare e quelli contro gli animali;
rafforzare la lotta all'abusivismo edilizio, con risorse adeguate per Comuni, Prefetture, autorità giudiziaria e norme più efficaci;
accelerare la bonifica dei siti d'interesse nazionale gravemente inquinati, insieme allo sviluppo di progetti di riconversione ecologica.
9/2623/5. Dori, Borrelli, Zanella, Bonelli, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame apporta modifiche complessivamente condivisibili al testo unico ambientale sui reati nella gestione dei rifiuti e introduce modifiche in materia di reati ambientali;
all'articolo 1 prevede diverse modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale;
il testo introduce pene più severe per la gestione non autorizzata dei rifiuti, che resta punita con l'arresto da tre mesi a un anno e con l'ammenda fino a 26 mila euro. In caso di utilizzo di veicoli a motore per il trasporto illecito, si applica la sospensione della patente da 3 a 9 mesi e il fermo del veicolo;
anche l'abbandono di rifiuti urbani accanto ai cassonetti comporta sanzioni: da 1.000 a 3.000 euro, che si sommano al fermo del mezzo se l'illecito è commesso con l'utilizzo di autovetture. Il provvedimento prevede inoltre strumenti innovativi di controllo, come la videosorveglianza e l'impiego della carta nazionale dell'uso del suolo;
il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, prevede all'articolo 256 norme in materia di attività di gestione di rifiuti non autorizzata e prevede che chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Si applica la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni e sei mesi se la discarica è destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi;
l'articolo 9, al fine di consentire al Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati di realizzare gli interventi per la bonifica dell'area denominata «Terra dei fuochi» ad esso affidati, ivi compresi quelli di rimozione dei rifiuti abbandonati in superficie, autorizza la modica ed insufficiente spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2025;
come documentato da diverse associazioni ambientaliste e comitati di cittadini sono presenti in Italia sono almeno 4.000 tonnellate di cumuli di immondizia, compresi quelli speciali industriali, bruciati o abbandonati, senza tanti scrupoli, in capannoni e terreni agricoli, addirittura in aree di pregio naturalistico, affacciate su strade comunali e provinciali della Puglia, della Calabria, della Campania e della Basilicata. Il tutto alimenta una vera e propria filiera del commercio illecito che comprende la fase di consegna, ricezione nonché intermediazione, trasporto e smaltimento abusivo;
recentemente i carabinieri hanno fatto luce su un traffico illecito di rifiuti nelle province di Bari, Taranto, Trani/Barletta, Brindisi, Caserta, Napoli, Avellino, Cosenza, Matera, Campobasso, Viterbo e Potenza. Nove le persone arrestate tra autisti, organizzatori dei trasporti, intermediari e gestori formali e di fatto delle società responsabili: secondo quanto ricostruito facevano parte di un'organizzazione criminale che – con una falsa autorizzazione per un'impresa di Onano, nel Viterbese – millantava la disponibilità di un impianto autorizzato al trattamento dei rifiuti per movimentare ingenti quantità di rifiuti industriali provenienti dalla Puglia e Campania. Rifiuti che poi venivano abbandonati in aree rurali di Puglia, Calabria, Campania e Basilicata;
secondo gli inquirenti l'attività criminale avrebbe portato all'organizzazione introiti per oltre un milione di euro: sequestrati 25 automezzi e tre società di trattamento/recupero rifiuti a Giugliano (NA), Onano (VT), San Martino Valle Caudina (AV); tre capannoni industriali a Pulsano (TA) e Cassano allo Ionio (CS); due terreni agricoli in Villapiana (CS),
impegna il Governo:
a integrare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative volte a:
predisporre una accurata indagine epidemiologica sulle persone e sulla fauna presenti nel perimetro della terra dei fuochi adottando tutti i provvedimenti necessari;
realizzare una rete di monitoraggio e videosorveglianza al fine di evitare ulteriori sversamenti illeciti di rifiuti;
accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori interventi anche normativi volti a prevedere che gli enti e le associazioni senza scopo di lucro, iscritte nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore ai sensi dell'articolo 46 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, siano ammessi al patrocinio gratuito, in ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le eventuali procedure, derivate ed accidentali, comunque connesse al fine di tutelare il proprio diritto, quando vi sia la necessità di perseguire le finalità statutarie legate alla tutela e salvaguardia ambientale.
9/2623/6. Zaratti, Borrelli, Dori, Zanella, Bonelli, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti.
La Camera,
premesso che:
nel provvedimento in esame sono presenti norme di particolare rilevanza nazionale in materia ambientale e di tutela della salute pubblica, con riferimento al contrasto delle attività illecite in campo rifiuti e alla bonifica dell'area denominata Terra dei fuochi;
il provvedimento interviene altresì in materia di Zes, zona economica speciale;
in particolare l'articolo 9-bis, introdotto al Senato, prevede la soppressione della Struttura di missione ZES ed il trasferimento delle risorse umane, strumentali e finanziarie al Dipartimento per il Sud, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Attribuisce al nuovo Dipartimento funzioni di indirizzo, coordinamento e promozione dell'azione strategica del Governo con riferimento alle politiche per il Sud;
dal 2024 è previsto un credito di imposta per investimenti nella ZES Unica, in sostituzione delle precedenti agevolazioni in favore del Sud e delle previgenti Zes;
il decreto-legge 7 maggio 2024 n. 60, convertito con modificazioni dalla legge n. 95 del 2024, introducendo disposizioni in materia di zone logistiche semplificate, ha stanziato un contributo sotto forma di credito di imposta volto a estendere alle ZLS il credito di imposta, nella misura massima consentita dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027, regolando l'ambito di applicazione, le condizioni per l'accesso e la fruizione del beneficio, i controlli, il limite di spesa complessivo e le modalità di finanziamento;
tale contributo è però limitato agli investimenti effettuati nel 2025 e con risorse limitate;
appare pertanto opportuno prevedere un rafforzamento delle misure di sostegno fiscale, mediante stanziamenti adeguati e stabili al fine di accompagnare le politiche di risanamento ambientale con un coerente impulso allo sviluppo produttivo e occupazionale. In particolare è quindi necessario riproporre tale misura almeno per il prossimo triennio, aumentando le risorse almeno a 160 milioni di euro annui,
impegna il Governo
ad accompagnare l'attuazione delle misure recate dall'articolo 9-bis con ulteriori iniziative, anche normative, volte a riproporre e rafforzare, già a decorrere dalla prossima legge di bilancio, la misura del credito d'imposta per gli investimenti effettuati nelle Zone logistiche semplificate (Zls), estendendone l'applicazione almeno per il triennio successivo al 2025 e incrementando le risorse disponibili in misura non inferiore a 160 milioni di euro annui, al fine di assicurare continuità e stabilità agli incentivi, accompagnare le politiche di risanamento ambientale e favorire lo sviluppo produttivo e occupazionale dei territori interessati.
9/2623/7. Simiani, Ghio, Romeo, Bakkali, Casu, Pandolfo, Peluffo, Roggiani, Fossi, Curti.
La Camera,
premesso che:
nel provvedimento in esame sono presenti norme di particolare rilevanza nazionale in materia ambientale e di tutela della salute pubblica, con riferimento al contrasto delle attività illecite in campo rifiuti e alla bonifica dell'area denominata Terra dei fuochi;
il provvedimento interviene altresì in materia di assistenza alla popolazione colpita da eventi calamitosi, richiamando la necessità di un quadro normativo e finanziario adeguato per garantire tempestività ed efficacia negli interventi di protezione civile;
l'articolo 10 reca, al comma 1, disposizioni volte a chiarire i requisiti per il riconoscimento del contributo di autonoma sistemazione (CAS), in favore dei soggetti evacuati in conseguenza di eventi calamitosi di rilievo nazionale, anche successivamente alla scadenza dello stato di emergenza;
investire oggi in prevenzione e adattamento climatico non è soltanto una scelta ambientale, ma una strategia indispensabile per garantire la sostenibilità economica e finanziaria del paese;
il nuovo rapporto Ispra ha rilevato che il 94,5 per cento dei comuni italiani (7.463) è a rischio per frane, alluvioni, valanghe ed erosione costiera, con oltre 636.000 frane attive sul territorio nazionale, circa i due terzi di quelle censite in tutta Europa;
il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), approvato nel gennaio 2024, ha individuato 361 azioni settoriali, ma è tuttora privo delle risorse e della governance necessarie per essere attuato;
nonostante l'urgenza del quadro delineato, la legge di bilancio per il 2025 (Legge n. 207 del 2024) ha disposto tagli per circa 6,5 miliardi di euro nel periodo 2025-2034, di cui 673 milioni concentrati nel triennio 2025-2027, con una significativa riduzione delle risorse per il dissesto idrogeologico;
una delle regioni maggiormente colpite negli ultimi anni da eventi estremi è la Toscana: soltanto nel 2025 il maltempo ha causato gravi alluvioni, esondazioni di corsi d'acqua e frane in diverse province, in particolare a febbraio nelle province di Livorno, Pistoia e Grosseto, a marzo nella città metropolitana di Firenze e nelle province di Arezzo, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato e Siena; a settembre nelle province di Grosseto, Livorno e Siena,
tali eventi meteorologici estremi hanno provocato ingenti danni a infrastrutture pubbliche e private, abitazioni, attività commerciali e agricole, causando disagi significativi alla popolazione e mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini;
ancora oggi i danni causati al patrimonio pubblico e privato non sono stati ancora ristorati;
appare pertanto necessario che, in sede di predisposizione della prossima legge di bilancio, vengano previsti stanziamenti adeguati e specificamente vincolati per il sostegno ai territori toscani colpiti dalle alluvioni sia per ristorare per completare i danni subiti, sia per realizzare opere efficaci di prevenzione,
impegna il Governo:
ad accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a:
prevedere, nella prossima legge di bilancio, adeguati stanziamenti finanziari finalizzati al sostegno delle comunità e dei territori della Toscana colpiti dalle recenti alluvioni;
rafforzare le risorse e i programmi dedicati al contrasto del dissesto idrogeologico, invertendo la tendenza ai tagli operati negli ultimi anni;
assicurare, nell'ambito delle politiche di prevenzione e protezione civile, una pianificazione organica e strutturale degli interventi sul territorio, superando la logica emergenziale e garantendo una prospettiva di lungo periodo.
9/2623/8. Fossi, Simiani, Bonafè, Gianassi, Furfaro, Scotto, Boldrini, Di Sanzo.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 9 prevede disposizioni urgenti per il finanziamento delle attività di ripristino ambientale e bonifica nella Terra dei Fuochi. Il comma 1, infatti, consente al Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati di realizzare interventi per la bonifica dell'area denominata «Terra dei Fuochi» ad esso affidati ivi compresi quelli di rimozione dei rifiuti abbandonati in superficie;
è importante nell'ambito delle attività da realizzare per le bonifiche promuovere e potenziare la raccolta differenziata dei rifiuti soprattutto nelle zone rurali. Servono, pertanto, azioni dirette a superare la grave crisi e l'emergenza ambientale dei territori della Regione Campania con misure più efficaci e efficienti come la raccolta differenziata;
la tutela dell'ambiente e della salute costituiscono delle priorità fondamentali per tutelare al meglio i cittadini che vivono nelle zone più critiche del territorio campano,
impegna il Governo
in sede di attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame ad adottare ulteriori iniziative dirette, nell'ambito delle attività di bonifica, al ripristino e allo smaltimento dei rifiuti, e a promuovere il potenziamento delle attività di raccolta differenziata dei rifiuti soprattutto nelle zone rurali.
9/2623/9. Soumahoro.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 9 prevede disposizioni urgenti per il finanziamento delle attività di ripristino ambientale e bonifica nella Terra dei Fuochi. Il comma 1, infatti, consente al Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati di realizzare interventi per la bonifica dell'area denominata «Terra dei Fuochi» ad esso affidati ivi compresi quelli di rimozione dei rifiuti abbandonati in superficie;
è importante nell'ambito delle attività da realizzare per le bonifiche promuovere e potenziare la raccolta differenziata dei rifiuti soprattutto nelle zone rurali. Servono, pertanto, azioni dirette a superare la grave crisi e l'emergenza ambientale dei territori della Regione Campania con misure più efficaci e efficienti come la raccolta differenziata;
la tutela dell'ambiente e della salute costituiscono delle priorità fondamentali per tutelare al meglio i cittadini che vivono nelle zone più critiche del territorio campano,
impegna il Governo
a proseguire con le iniziative volte alla bonifica, al ripristino e allo smaltimento dei rifiuti, nonché al potenziamento delle attività di raccolta differenziata dei rifiuti soprattutto nelle zone rurali.
9/2623/9. (Testo modificato nel corso della seduta)Soumahoro.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame reca misure volte ad assicurare il contrasto delle attività illecite in materia di rifiuti che interessano l'intero territorio nazionale, con particolare riferimento alle aree della c.d. «Terra dei fuochi» e a contrastare il fenomeno dei roghi tossici di rifiuti urbani e speciali che mettono in pericolo la vita e l'incolumità delle persone;
A tale fine il decreto reca numerose modifiche al cd. Codice ambientale di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
l'articolo 195, comma 1, lettera p) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, prevede che, ferme restando le ulteriori competenze statali previste da speciali disposizioni, anche contenute nella parte quarta del presente decreto, spetta allo Stato l'indicazione dei criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti;
la localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti deve tener conto non solo della disponibilità territoriale, ma anche del grado di saturazione impiantistica preesistente;
al fine di garantire la perequazione territoriale in termini di impatti ambientali, è necessario definire parametri oggettivi che impediscano l'autorizzazione di nuovi impianti nelle zone già gravate dalla presenza di impianti di smaltimento e recupero,
impegna il Governo
ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con l'adozione di ulteriori iniziative volte a promuovere, d'intesa con le Regioni, l'adozione di criteri generali che escludano dalla localizzazione di nuovi impianti le aree già caratterizzate da elevata saturazione impiantistica, al fine di garantire, attraverso tali criteri, un'equa distribuzione territoriale degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, salvaguardando al contempo l'ambiente, la salute pubblica e la qualità della vita delle comunità locali.
9/2623/10. Graziano.
La Camera,
premesso che
il provvedimento in esame reca misure volte ad assicurare il contrasto delle attività illecite in materia di rifiuti che interessano l'intero territorio nazionale e a contrastare il fenomeno dei roghi tossici di rifiuti urbani e speciali che mettono in pericolo la vita e l'incolumità delle persone
l'articolo 9, al fine di consentire al Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati di realizzare gli interventi per la bonifica dell'area denominata «Terra dei fuochi» ad esso affidati, ivi compresi quelli di rimozione dei rifiuti abbandonati in superficie, autorizza la spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2025;
permangono situazioni di criticità in numerosi territori del paese interessati da fenomeni di inquinamento ambientale derivanti dall'abbandono e dallo smaltimento illecito di rifiuti;
in particolare, sono stati riscontrati rilevanti problemi connessi alla presenza di materiali contenenti «Keu» in vari siti della Regione Toscana, con la conseguente necessità di procedere ad attività di rimozione e bonifica ai sensi dell'articolo 192, comma 3, del decreto legislativo 152 del 2006,
impegna il Governo:
ad accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori interventi normativi o programmatori futuri volti a:
prevedere uno stanziamento straordinario pari a 10 milioni di euro per l'anno 2026 e a 10 milioni di euro per l'anno 2027, a favore della Regione Toscana, da destinare ai Comuni interessati per interventi di risanamento ambientale e rimozione dei rifiuti contenenti Keu;
garantire che i proventi derivanti da eventuali azioni di rivalsa o da procedure risarcitorie rimangano nella disponibilità dei Comuni territorialmente competenti, affinché possano essere impiegati per ulteriori attività di prevenzione e di bonifica di siti contaminati;
9/2623/11. Bonafè, Simiani.
La Camera,
premesso che
il provvedimento in esame reca misure volte ad assicurare il contrasto delle attività illecite in materia di rifiuti che interessano l'intero territorio nazionale e a contrastare il fenomeno dei roghi tossici di rifiuti urbani e speciali che mettono in pericolo la vita e l'incolumità delle persone
l'articolo 9, al fine di consentire al Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati di realizzare gli interventi per la bonifica dell'area denominata «Terra dei fuochi» ad esso affidati, ivi compresi quelli di rimozione dei rifiuti abbandonati in superficie, autorizza la spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2025;
permangono situazioni di criticità in numerosi territori del paese interessati da fenomeni di inquinamento ambientale derivanti dall'abbandono e dallo smaltimento illecito di rifiuti;
in particolare, sono stati riscontrati rilevanti problemi connessi alla presenza di materiali contenenti «Keu» in vari siti della Regione Toscana, con la conseguente necessità di procedere ad attività di rimozione e bonifica ai sensi dell'articolo 192, comma 3, del decreto legislativo 152 del 2006,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori interventi normativi o programmatori futuri volti a:
prevedere uno stanziamento straordinario pari a 10 milioni di euro per l'anno 2026 e a 10 milioni di euro per l'anno 2027, a favore della Regione Toscana, da destinare ai Comuni interessati per interventi di risanamento ambientale e rimozione dei rifiuti contenenti Keu;
garantire che i proventi derivanti da eventuali azioni di rivalsa o da procedure risarcitorie rimangano nella disponibilità dei Comuni territorialmente competenti, affinché possano essere impiegati per ulteriori attività di prevenzione e di bonifica di siti contaminati;
9/2623/11. (Testo modificato nel corso della seduta)Bonafè, Simiani.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento, emanato a seguito della sentenza del 30 gennaio 2025 della Corte europea dei diritti dell'uomo e mirante alla messa in sicurezza e alla bonifica della Terra dei fuochi, interviene nella delicata materia degli illeciti ambientali;
in particolare viene modificato in più punti il Codice dell'ambiente, inasprendo le sanzioni per abbandono, trasporto illecito e combustione di rifiuti, nonché introducendo nuovi delitti in materia di rifiuti pericolosi;
in aggiunta all'inasprimento del quadro sanzionatorio occorre però assicurare una risposta sistematica, coordinata e completa da parte delle autorità nell'affrontare la situazione della Terra dei Fuochi>, garantendo azioni rapide ed efficaci per affrontare il risanamento dell'area e tutelare la salute della popolazione,
impegna il Governo:
integrare il quadro delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori interventi volti a:
promuovere un accordo di programma tra la regione Campania e gli enti territoriali interessati, per un'efficace gestione, su base pluriennale, e per un periodo comunque non inferiore a 15 anni, delle risorse finanziarie già stanziate e di quelle ulteriori che si dovessero rendere necessarie;
agevolare, per quanto di competenza, l'adozione di protocolli sanitari e specifiche indagini epidemiologiche sul territorio per individuare e mitigare eventuali rischi per la salute della popolazione;
procedere con la piena implementazione del Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti (RENTRI), al fine di garantire la piena tracciabilità dei rifiuti.
9/2623/12. De Luca.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento, emanato a seguito della sentenza del 30 gennaio 2025 della Corte europea dei diritti dell'uomo e mirante alla messa in sicurezza e alla bonifica della Terra dei fuochi, interviene nella delicata materia degli illeciti ambientali;
in particolare viene modificato in più punti il Codice dell'ambiente, inasprendo le sanzioni per abbandono, trasporto illecito e combustione di rifiuti, nonché introducendo nuovi delitti in materia di rifiuti pericolosi,
impegna il Governo:
integrare il quadro delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori interventi volti a:
promuovere un accordo di programma tra la regione Campania e gli enti territoriali interessati, per un'efficace gestione, su base pluriennale, e per un periodo comunque non inferiore a 15 anni, delle risorse finanziarie già stanziate e di quelle ulteriori che si dovessero rendere necessarie;
agevolare, per quanto di competenza, l'adozione di protocolli sanitari e specifiche indagini epidemiologiche sul territorio per individuare e mitigare eventuali rischi per la salute della popolazione;
procedere con la piena implementazione del Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti (RENTRI), al fine di garantire la piena tracciabilità dei rifiuti.
9/2623/12. (Testo modificato nel corso della seduta)De Luca.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame recante «Disposizioni urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, per la bonifica dell'area denominata “Terra dei fuochi”, nonché in materia di assistenza alla popolazione colpita da eventi calamitosi», dispone nello specifico interventi urgenti per il finanziamento della attività di ripristino ambientale e bonifica nella «Terra dei Fuochi»;
in particolare l'articolo 9, al fine di consentire al Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati di realizzare gli interventi per la bonifica dell'area denominata «Terra dei fuochi» ad esso affidati, ivi compresi quelli di rimozione dei rifiuti abbandonati in superficie, autorizza la spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2025;
al fine di migliorare le attività di prevenzione e di screening sanitari per le popolazioni residenti nelle Aree contaminate di Napoli e Caserta cd. Terra dei Fuochi, si pone la necessità di stanziare fondi per gli anni 2026 e 2027;
nello specifico occorre potenziare i programmi di screening per le patologie oncologiche e i sistemi di sorveglianza e prevenzione complessiva della popolazione. Gli aspetti sanitari e la trasparenza della comunicazione alle popolazioni sono aspetti essenziali di attenzione ai cittadini per il grave inquinamento presente come anche indicato specificatamente nella sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 30 gennaio 2025;
sarebbero opportune ulteriori risorse per bonificare e mettere in sicurezza il territorio, individuare i terreni agricoli contaminati, svolgere le attività di prevenzione dei reati e di controllo del territorio da parte delle Forze di Polizia e dei Prefetti di Napoli e Caserta, aumentare le attività di prevenzione e di screening sanitarie, potenziare l'informazione ai cittadini, attuando queste attività con continuità nell'interesse dei cittadini e del nostro Paese,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità, compatibilmente con gli equilibri di bilancio e con i vincoli di finanza pubblica, di integrare il complesso delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori interventi volti a prevedere lo stanziamento di 10 milioni di euro per gli anni 2026 e 2027 al fine di migliorare le attività di prevenzione e di screening sanitari per le popolazioni residenti nelle Aree contaminate di Napoli e Caserta cd. Terra dei Fuochi, così come specificato in premessa.
9/2623/13. Cangiano, Cerreto.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge 8 agosto 2025, n. 116, attualmente all'esame parlamentare, interviene con misure urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, rafforzando le sanzioni e i controlli sulla gestione degli stessi;
il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC 2024) prevede l'innalzamento al 5 per cento entro il 2030 della quota massima di biocarburanti di cui all'Allegato IX, parte B, della direttiva RED (tra cui gli oli vegetali esausti – UCO), con doppio conteggio fino al 10 per cento, precisando che tale obiettivo debba essere perseguito in particolare attraverso materie prime raccolte sul territorio nazionale, nel rispetto del principio di economia circolare e scoraggiando l'uso di prodotti importati dalla tracciabilità meno certa;
nonostante tale indirizzo, la normativa nazionale di recepimento della direttiva RED II (decreto legislativo n. 199 del 2021 e successivi decreti ministeriali, tra cui il DM MASE 16 marzo 2023, il DM 20 ottobre 2023 n. 343 e il DM 7 agosto 2024 n. 294) ha mantenuto un assetto regolatorio che riconosce le premialità più rilevanti ai feedstock di Allegato IX, parte A (tra cui il POME – Palm Oil Mill Effluent), i quali beneficiano del sotto-target dei biocarburanti avanzati e del doppio conteggio;
al contrario, gli oli vegetali esausti (UCO), inseriti nell'Allegato IX, parte B, non beneficiano dello stesso regime premiale, pur rappresentando una filiera nazionale tracciata e certificabile, che costituisce un modello virtuoso di economia circolare con benefici ambientali, economici e occupazionali;
tale configurazione determina un vantaggio competitivo relativo per l'HVO da POME importato rispetto all'UCO nazionale, con conseguente rallentamento della domanda interna di oli esausti rigenerati e convenienza a esportare il prodotto verso Paesi esteri maggiormente in grado di valorizzarlo;
la filiera UCO nazionale rappresenta un modello virtuoso di economia circolare, caratterizzato da un sistema tracciato e certificabile di raccolta e rigenerazione sul territorio, con evidenti benefici ambientali, economici e occupazionali;
un'equa valorizzazione della filiera UCO nazionale è pienamente coerente con gli indirizzi del PNIEC e con i principi europei di sostenibilità e tracciabilità, mentre l'attuale squilibrio rischia di penalizzare operatori virtuosi e di incoraggiare pratiche meno controllabili legate a feedstock importati,
impegna il Governo
in linea con le finalità di tutela ambientale perseguita dal provvedimento in esame, anche con riferimento alla corretta gestione dei rifiuti speciali, a valutare misure volte ad assicurare una piena valorizzazione della filiera nazionale degli oli vegetali esausti (UCO), anche attraverso un riequilibrio dell'assetto premiale oggi favorevole ai biocarburanti prodotti da feedstock importati come il POME, incentivando l'utilizzo di materie prime raccolte e rigenerate sul territorio nazionale e rafforzando i controlli sulla sostenibilità e sulla tracciabilità dei materiali in ingresso.
9/2623/14. L'Abbate.
La Camera
impegna il Governo
in linea con le finalità di tutela ambientale perseguita dal provvedimento in esame, anche con riferimento alla corretta gestione dei rifiuti speciali, a valutare misure volte ad assicurare una piena valorizzazione della filiera nazionale degli oli vegetali esausti (UCO).
9/2623/14. (Testo modificato nel corso della seduta)L'Abbate.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 9-bis del provvedimento in esame, recante «Misure per rafforzare lo sviluppo del Mezzogiorno», istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Dipartimento per il Sud per l'attuazione delle funzioni di indirizzo, coordinamento e promozione dell'azione strategica del Governo con riferimento alle politiche per il Sud, come definite dall'articolo 2 del DPCM 7 luglio 2025;
la norma prevede altresì la soppressione della Struttura di missione ZES di cui all'articolo 10 del decreto-legge n. 124 del 2023 con attribuzione delle relative funzioni al medesimo Dipartimento che succede a titolo universale in tutti i rapporti attivi e passivi alla predetta Struttura di missione;
le Zone Economiche Speciali (ZES) rappresentano uno strumento di attrattività per il territorio sulle quali sono istituite, ad alta potenzialità e impatto territoriale per la capacità di attrarre investimenti e rilanciare la competitività, in particolare nel Mezzogiorno, attraverso agevolazioni fiscali a favore delle imprese;
attualmente il credito d'imposta ZES, come disciplinato, da ultimo, dall'articolo 1, comma 485, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, è stato prorogato per il solo anno 2025,
impegna il Governo
al fine di contribuire al rilancio del sistema economico e produttivo del Mezzogiorno in linea anche con gli obiettivi del PNRR, ad accompagnare gli interventi previsti di cui all'articolo 9-bis del provvedimento in esame a sostegno di una effettiva politica industriale, con ulteriori misure finalizzate a garantire continuità agli strumenti di sostegno e rafforzamento della copertura finanziaria, tramite l'estensione dell'istituto del credito di imposta nei territori rientranti nella ZES unica per un orizzonte temporale di medio periodo tale da garantire continuità alla suddetta misura agevolativa e consentire altresì alle imprese presenti sul territorio di pianificare i propri investimenti in coerenza con la certezza del quadro normativo.
9/2623/15. Scerra.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame reca disposizioni urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, per la bonifica dell'area denominata Terra dei fuochi;
secondo quanto riportato nella relazione illustrativa, l'intervento normativo trova fondamento «nella necessità di corrispondere a quanto richiesto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) del 30 gennaio 2025, e in particolare dal Servizio di esecuzione delle sentenze del Consiglio d'Europa (COE), al quale l'Italia deve presentare entro settembre 2025 un Piano d'azione»;
dall'esame della relazione del Commissario unico per le bonifiche del mese di giugno 2025, sulla ricognizione degli interventi effettuati e da effettuare e delle risorse necessarie nelle aree delle province di Napoli e Caserta, emerge un contesto di gravità ambientale e sanitaria per la popolazione residente nell'area contaminata che si estende su 3.753 ettari (per quanto riguarda le discariche e i siti contaminati) e 1.200 ettari (per quanto riguarda i terreni agricoli);
attualmente sul territorio in superficie sono stimati abbandoni di rifiuti per circa 33.000 tonnellate, con gravi conseguenze per la salubrità dell'ambiente e per la salute della popolazione che vi risiede;
in un contesto fortemente compromesso, come la Terra dei Fuochi, appare imprescindibile potenziare le attività e i programmi di ricerca relativi agli impatti sanitari ed epidemiologici degli inquinamenti sulla popolazione, creando adeguate sinergie tra gli attori istituzionali interessati e intensificando le campagne di monitoraggio, screening e bio-monitoraggio;
è altresì necessario il più ampio coinvolgimento della popolazione, mediante iniziative di formazione, informazione e partecipazione attiva delle comunità locali, come avvenuto con la c.d. «Carta di Carditello» (26 gennaio 2021), che ha consentito anche di rafforzare gli strumenti di controllo del territorio e di prevenzione dei reati;
secondo l'ultimo Rapporto dello Studio Sentieri le strategie di intervento messe in atto in alcuni Siti di Interesse Nazionale (SIN) hanno messo in luce l'importanza di un approccio intersettoriale, in grado affrontare non solo le azioni di risanamento ambientale ma anche l'impatto sotto il profilo sanitario per le popolazioni residenti;
come evidenziato nella sopracitata relazione commissariale, «l'esperienza della regione Campania dimostra che solo tramite un modello integrato di monitoraggio ambientale, biomonitoraggio umano, analisi epidemiologiche e collaborazione istituzionale si possono affrontare le sfide ambientali e sanitarie moderne»;
a tal fine occorre superare un approccio prettamente sperimentale e consolidare gli strumenti che consentono di indagare in modo strutturale le relazioni tra ambiente-salute-clima,
impegna il Governo:
ad accompagnare l'intervento recato dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative volte a stanziare, nel prossimo provvedimento utile, adeguate risorse economiche per finanziare studi di biomonitoraggio, integrati con studi epidemiologici, che consentano una più efficace valutazione degli effetti dell'esposizione ambientale e dei rischi per la popolazione nei Siti di Interesse Nazionale (SIN), implementando un approccio scientifico unificato per la valutazione dell'esposizione ai contaminanti (quali, PFAS, metalli pesanti, inquinanti organici persistenti);
ad adottare idonee iniziative volte a supportare le attività tecnico-scientifiche legate alla gestione di fenomeni di inquinamento diffuso.
9/2623/16. Ilaria Fontana, Sergio Costa, L'Abbate, Morfino, Santillo.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame reca disposizioni urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, per la bonifica dell'area denominata Terra dei fuochi;
secondo quanto riportato nella relazione illustrativa, l'intervento normativo trova fondamento «nella necessità di corrispondere a quanto richiesto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) del 30 gennaio 2025, e in particolare dal Servizio di esecuzione delle sentenze del Consiglio d'Europa (COE), al quale l'Italia deve presentare entro settembre 2025 un Piano d'azione»;
dall'esame della relazione del Commissario unico per le bonifiche del mese di giugno 2025, sulla ricognizione degli interventi effettuati e da effettuare e delle risorse necessarie nelle aree delle province di Napoli e Caserta, emerge un contesto di gravità ambientale e sanitaria per la popolazione residente nell'area contaminata che si estende su 3.753 ettari (per quanto riguarda le discariche e i siti contaminati) e 1.200 ettari (per quanto riguarda i terreni agricoli);
attualmente sul territorio in superficie sono stimati abbandoni di rifiuti per circa 33.000 tonnellate, con gravi conseguenze per la salubrità dell'ambiente e per la salute della popolazione che vi risiede;
in un contesto fortemente compromesso, come la Terra dei Fuochi, appare imprescindibile potenziare le attività e i programmi di ricerca relativi agli impatti sanitari ed epidemiologici degli inquinamenti sulla popolazione, creando adeguate sinergie tra gli attori istituzionali interessati e intensificando le campagne di monitoraggio, screening e bio-monitoraggio;
è altresì necessario il più ampio coinvolgimento della popolazione, mediante iniziative di formazione, informazione e partecipazione attiva delle comunità locali, come avvenuto con la c.d. «Carta di Carditello» (26 gennaio 2021), che ha consentito anche di rafforzare gli strumenti di controllo del territorio e di prevenzione dei reati;
secondo l'ultimo Rapporto dello Studio Sentieri le strategie di intervento messe in atto in alcuni Siti di Interesse Nazionale (SIN) hanno messo in luce l'importanza di un approccio intersettoriale, in grado affrontare non solo le azioni di risanamento ambientale ma anche l'impatto sotto il profilo sanitario per le popolazioni residenti;
come evidenziato nella sopracitata relazione commissariale, «l'esperienza della regione Campania dimostra che solo tramite un modello integrato di monitoraggio ambientale, biomonitoraggio umano, analisi epidemiologiche e collaborazione istituzionale si possono affrontare le sfide ambientali e sanitarie moderne»;
a tal fine occorre superare un approccio prettamente sperimentale e consolidare gli strumenti che consentono di indagare in modo strutturale le relazioni tra ambiente-salute-clima,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di accompagnare l'intervento recato dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative volte a stanziare, nel prossimo provvedimento utile, adeguate risorse economiche per finanziare studi di biomonitoraggio, integrati con studi epidemiologici, che consentano una più efficace valutazione degli effetti dell'esposizione ambientale e dei rischi per la popolazione nei Siti di Interesse Nazionale (SIN), implementando un approccio scientifico unificato per la valutazione dell'esposizione ai contaminanti (quali, PFAS, metalli pesanti, inquinanti organici persistenti);
a valutare l'opportunità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, di adottare idonee iniziative volte a supportare le attività tecnico-scientifiche legate alla gestione di fenomeni di inquinamento diffuso.
9/2623/16. (Testo modificato nel corso della seduta)Ilaria Fontana, Sergio Costa, L'Abbate, Morfino, Santillo.
La Camera,
premesso che:
l'atto in esame dovrebbe rispondere alla straordinaria necessità e urgenza di assicurare il contrasto delle attività illecite in materia di rifiuti, che interessano l'intero territorio nazionale, con particolare riferimento alle aree della cosiddetta «Terra dei fuochi», nonché il fenomeno dei roghi tossici di rifiuti urbani e speciali che mettono in pericolo la vita e l'incolumità delle persone, compromettendo altresì la salubrità dell'ambiente;
l'intervento normativo si sostanzia – da un lato – attraverso l'inasprimento del regime sanzionatorio in materia di illeciti ambientali, derivante dal tramutamento delle violazioni da illeciti amministrativi ad illeciti penali e – dall'altro – con modifiche al codice penale finalizzate ad escludere la tenuità del fatto per la commissione di taluni reati ambientali, ad introdurre nuove fattispecie aggravate e ad inasprire quelle già previste;
l'intervento legislativo si è reso urgente e necessario anche alla luce degli ultimi approdi della Corte europea dei diritti dell'uomo, come espressi nel caso Cannavacciuolo e altri contro Italia (ricorso 51767/14 e altri), attraverso la sentenza-pilota (del 30 gennaio 2025) con cui ha riscontrato da parte dell'Italia la violazione dell'articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU) per la situazione di grave inquinamento ambientale che ha colpito il territorio compreso tra le province di Napoli e Caserta noto come «Terra dei Fuochi», chiedendo alle autorità italiane di attuare adeguate misure di riqualificazione ambientale dei territori interessati dal fenomeno entro il 2027;
tuttavia, nonostante le intenzioni del legislatore, colpisce gli scriventi la circostanza che sia stata persa l'occasione, in sede di conversione del presente provvedimento, per porre rimedio alle rilevate incertezze interpretative e criticità derivanti dalle modifiche introdotte dalla c.d. Riforma Cartabia, di cui al decreto legislativo n. 150 del 2022, che dà esecuzione alla legge delega n. 134/2021, novellando, tra le tante, le materie della prescrizione del reato e improcedibilità;
segnatamente, si ricordi, invero, che la su citata novella ha (articolo 2, primo comma, lettera c)) inserito nel Codice penale il nuovo articolo 161-bis, in base al quale «Il corso della prescrizione del reato cessa definitivamente con la pronunzia della sentenza di primo grado. Nondimeno, nel caso di annullamento che comporti la regressione del procedimento al primo grado o a una fase anteriore, la prescrizione riprende il suo corso dalla data della pronunzia definitiva di annullamento». Al contempo, è intervenuta sul codice di procedura penale attraverso l'introduzione di una nuova causa di estinzione del processo penale: l'improcedibilità per superamento dei termini di fase, fissati in due anni per il grado d'appello e uno per quello di Cassazione, prolungabili rispettivamente a tre anni e un anno e sei mesi per giudizi complessi. Tuttavia, nel regime d'eccezione, a cui la cosiddetta «tagliola» non si applica o è allentata rientrano i delitti puniti con l'ergastolo, le fattispecie di mafia, terrorismo e traffico di stupefacenti e i reati ad aggravante mafiosa, ma non già gli «ecoreati», nonostante fattispecie come l'inquinamento o il disastro ambientale richiedano accertamenti di complessità paragonabile a quelle di criminalità organizzata: trattasi di reati a carattere cosiddetto «plurioffensivo», in quanto potenzialmente lesivi sia delle risorse naturali in sé considerate, sia della salute umana nonché della proprietà, eppur tuttavia non risultano espressamente tra le dette eccezioni;
restano escluse quindi dal regime di deroga i delitti di inquinamento ambientale, disastro ambientale, inquinamento e il disastro ambientale colposi, morte o le lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, traffico e l'abbandono di materiale ad alta radioattività, l'impedimento del controllo, omessa bonifica;
ne deriva, dunque, che, nonostante sia stato introdotto dalla Legge n. 68 del 2025 il raddoppio dei termini di prescrizione per tutti i delitti prefigurati nel Titolo VI bis, attraverso la modifica operata all'art. 157, sesto comma, del Codice penale, la valutazione in concreto dei delitti ambientali, ed in particolare i delitti di difficile accertamento probatorio come l'inquinamento ambientale (v. articolo 452-bis c.p.) e il disastro ambientale (v. articolo 452-quater c.p.), allo stato attuale rischia di essere impedita dall'«improcedibilità» in sede di appello e cassazione; ciò in quanto il legislatore nazionale ha mancato di includere i delitti ecologici fra quelle specifiche fattispecie con i termini in sede di impugnazione ulteriormente prorogabili ovvero esentate dalla declaratoria di improcedibilità;
si ricordi in questa sede che la più recente direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 aprile 2024, sulla tutela penale dell'ambiente, – il cui recepimento nel nostro ordinamento è previsto dalla legge 13 giugno 2025, n. 91 c.d. legge di delegazione europea 2024, –, allarga i comportamenti che gli Stati membri dovranno punire come delitti ambientali, contemplando tra le misure finalizzate alla prevenzione e al contrasto della criminalità ambientale e all'applicazione efficace del diritto ambientale dell'Unione anche quelle in materia di prescrizione;
in particolare, alla luce della direttiva, il termine di prescrizione deve consentire di condurre le indagini, esercitare l'azione penale, svolgere il processo e adottare la decisione giudiziaria entro un congruo lasso di tempo successivamente alla commissione dei reati, al fine di contrastarli efficacemente (termine fissato almeno fra tre e dieci anni dalla commissione del reato, secondo il caso), consentendo al contempo l'esecuzione delle sanzioni imposte a seguito di una condanna definitiva per un periodo di tempo sufficiente dopo tale condanna;
ne deriva che anche l'applicazione efficace del diritto penale ambientale dell'UE, anche ai sensi della citata direttiva può risultare compromessa dal regime di incertezza che travolge inevitabilmente la repressione dei delitti in materia ambientale, a causa dell'estinzione dei processi per superamento dei termini, di cui al citato articolo 344-bis c.p.p.,
impegna il Governo:
al fine di completare il quadro di interventi di cui al provvedimento in esame:
ad intervenire con il primo provvedimento utile per estendere ulteriormente i termini di prescrizione per i reati ambientali, di cui all'articolo 157 c.p., consentendo tempi più congrui per il perseguimento e la repressione di tali delitti di difficile accertamento probatorio;
a valutare di intervenire sull'articolo 344-bis del codice di rito penale, per correggere e colmare le incertezze interpretative derivanti dal regime di improcedibilità ex articolo 344-bis c.p.p., che determinerebbe l'estinzione anticipata dei procedimenti per i delitti in materia ambientale.
9/2623/17.D'Orso.
La Camera
impegna il Governo
a valutare eventuali interventi normativi in materia di prescrizione e di improcedibilità per i delitti ambientali nell'ambito del recepimento della direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 aprile 2024, sulla tutela penale dell'ambiente.
9/2623/17.(Testo modificato nel corso della seduta)D'Orso.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame dovrebbe rispondere alla straordinaria necessità e urgenza di assicurare il contrasto delle attività illecite in materia di rifiuti, che interessano l'intero territorio nazionale, con particolare riferimento alle aree della c.d. «Terra dei fuochi», nonché il fenomeno dei roghi tossici di rifiuti urbani e speciali che mettono in pericolo la vita e l'incolumità delle persone, compromettendo altresì la salubrità dell'ambiente;
l'intervento normativo si sostanzia – da un lato – attraverso l'inasprimento del regime sanzionatorio in materia di illeciti ambientali, derivante dal tramutamento delle violazioni da illeciti amministrativi ad illeciti penali e – dall'altro – con modifiche al codice penale finalizzate ad escludere la tenuità del fatto per la commissione di taluni reati ambientali, ad introdurre nuove fattispecie aggravate ed ad inasprire quelle già previste;
l'intervento legislativo si è reso urgente e necessario anche alla luce degli ultimi approdi della Corte europea dei diritti dell'uomo, come espressi nel caso Cannavacciuolo e altri contro Italia (ricorso 51767/14 e altri), attraverso la sentenza-pilota (del 30 gennaio 2025) con cui ha riscontrato da parte dell'Italia la violazione dell'articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU) per la situazione di grave inquinamento ambientale che ha colpito il territorio compreso tra le province di Napoli e Caserta noto come «Terra dei Fuochi», chiedendo alle autorità italiane di attuare adeguate misure di riqualificazione ambientale dei territori interessati dal fenomeno entro il 2027;
la c.d. Riforma Cartabia, di cui al decreto legislativo n. 150 del 2022, in esecuzione alla legge-delega n. 134 del 2021 in materia di prescrizione del reato e improcedibilità ha inserito (art. 2, I comma, lett. c)) nel Codice penale il nuovo art. 161-bis, in base al quale «Il corso della prescrizione del reato cessa definitivamente con la pronunzia della sentenza di primo grado. Nondimeno, nel caso di annullamento che comporti la regressione del procedimento al primo grado o a una fase anteriore, la prescrizione riprende il suo corso dalla data della pronunzia definitiva di annullamento». Al contempo, è intervenuta sul codice di procedura penale attraverso l'introduzione di una nuova causa di estinzione del processo penale: l'improcedibilità per superamento dei termini di fase, fissati in due anni per il grado d'appello e uno per quello di Cassazione, prolungabili rispettivamente a tre anni e un anno e sei mesi per giudizi complessi. Tuttavia, nel regime d'eccezione, a cui la c.d. «tagliola» non si applica o è allentata rientrano i delitti puniti con l'ergastolo, le fattispecie di mafia, terrorismo e traffico di stupefacenti e i reati ad aggravante mafiosa, ma non già gli «ecoreati», nonostante fattispecie come l'inquinamento o il disastro ambientale richiedano accertamenti di complessità paragonabile a quelle di criminalità organizzata: dunque, ancorché si tratti di reati a carattere c.d. «plurioffensivo», in quanto potenzialmente lesivi sia delle risorse naturali in sé considerate sia della salute umana nonché della proprietà, non risultano palesemente tra le dette eccezioni;
restano escluse pertanto dalle suddette proroghe i delitti di inquinamento ambientale, disastro ambientale, inquinamento e il disastro ambientale colposi, morte o le lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, traffico e l'abbandono di materiale ad alta radioattività, l'impedimento del controllo, omessa bonifica;
ne deriva, dunque, che, nonostante sia stato introdotto dalla legge 22 maggio 2015 n. 68 il raddoppio dei termini di prescrizione per tutti i delitti prefigurati nel Titolo VI bis, attraverso la modifica operata all'art. 157, VI comma, del Codice penale, l'accertamento giudiziario dei delitti ambientali, ed in particolare i delitti di difficile accertamento probatorio come l'inquinamento ambientale (v. art. 452-bis c.p.) e il disastro ambientale (v. art. 452-quater c.p.), allo stato attuale rischia di essere impedito dall'«improcedibilità» in sede di appello e cassazione; ciò in quanto il legislatore nazionale ha mancato di includere pure i delitti ecologici fra quelle specifiche fattispecie con i termini in sede di impugnazione ulteriormente prorogabili ovvero esentate dalla declaratoria di improcedibilità;
appare evidente come il vero e unico antidoto alla lentezza dei processi sia costituito dall'incremento delle risorse umane, per rafforzare l'organico della magistratura e consentire di smaltire l'annoso problema dell'arretrato degli uffici giudiziari; ciò tanto più vale per i delitti di difficile accertamento probatorio, quali quelli in materia ambientale, che sono, pertanto, più a rischio di estinzione e, soprattutto nei territori maggiormente interessati da fenomeni ad alta criminalità nel settore ambientale;
l'incremento esiguo di organico operato da taluni e limitati interventi del Governo in carica non paiono certamente sufficienti a sopportare il carico di lavoro degli organi giudicanti nei territori in questione, considerando, altresì, l'ingente quantità di arretrato, cui ancora non si è potuto far fronte, specie in grado di appello, nonché l'esistente incompatibilità c.d. funzionale, determinata da atti compiuti nel procedimento ex artt. 34 e 35 c.p.p., che impedisce al singolo giudice di esercitare talune funzioni nel procedimento penale, in ragione di sue inadeguatezze allo svolgimento del proprio compito, ai fini della garanzia della imparzialità di giudizio;
è bene rammentare come siamo di fronte ad una situazione di scopertura dell'organico magistratuale senza precedenti: circa 1.500 unità su 10.900;
si ricordi in questa sede che la più recente Direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 aprile 2024, sulla tutela penale dell'ambiente, – attuata nel nostro ordinamento attraverso la Legge 13 giugno 2025, n. 91 c.d. legge di delegazione europea 2024, per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea, allarga i comportamenti che gli Stati membri dovranno punire come delitti ambientali, contemplando tra gli obblighi cui gli Stati parti devono ottemperare, oltre all'adozione di misure finalizzate alla prevenzione e al contrasto della criminalità ambientale e all'applicazione efficace del diritto ambientale dell'Unione, anche le risorse economiche ed umane adeguate;
invero, tra le altre importanti novità introdotte dalla direttiva, assume rilievo quanto disposto dall'art. 17 della medesima, secondo cui, gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali che accertano, indagano, perseguono o giudicano reati ambientali dispongano di un numero sufficiente di personale qualificato e di risorse finanziarie, tecniche e tecnologiche adeguate per l'efficace svolgimento delle loro funzioni concernenti l'attuazione della presente direttiva,
impegna il Governo
ad accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori interventi volti a prevedere, già nella prossima legge di bilancio, lo stanziamento di congrue risorse finanziarie per l'assunzione straordinaria di nuovi magistrati ordinari da destinare, nello specifico, ai territori compresi tra le province di Napoli e Caserta noto come «Terra dei Fuochi», nonché a tutti gli altri territori notoriamente colpiti da situazioni di grave inquinamento ambientale, dove si sia registrata una crescita esponenziale dei reati ambientali, come nella provincia di Foggia.
9/2623/18. Giuliano.
La Camera
impegna il Governo
ad attivare consultazioni con il Consiglio Superiore della Magistratura al fine di potenziare la destinazione dei magistrati nelle zone interessate dai più gravi reati ambientali.
9/2623/18. (Testo modificato nel corso della seduta)Giuliano.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame dovrebbe rispondere alla straordinaria necessità e urgenza di assicurare il contrasto delle attività illecite in materia di rifiuti, che interessano l'intero territorio nazionale, con particolare riferimento alle aree della c.d. «Terra dei fuochi», nonché il fenomeno dei roghi tossici di rifiuti urbani e speciali che mettono in pericolo la vita e l'incolumità delle persone, compromettendo altresì la salubrità dell'ambiente;
l'intervento normativo si sostanzia – da un lato – attraverso l'inasprimento del regime sanzionatorio in materia di illeciti ambientali, derivante dal tramutamento delle violazioni da illeciti amministrativi ad illeciti penali e – dall'altro – con modifiche al codice penale finalizzate ad escludere la tenuità del fatto per la commissione di taluni reati ambientali, ad introdurre nuove fattispecie aggravate ed ad inasprire quelle già previste;
l'intervento legislativo si è reso urgente e necessario anche alla luce degli ultimi approdi della Corte europea dei diritti dell'uomo, come espressi nel caso Cannavacciuolo e altri contro Italia (ricorso 51767/14 e altri), attraverso la sentenza- pilota (del 30 gennaio 2025) con cui ha riscontrato da parte dell'Italia la violazione dell'articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU) per la situazione di grave inquinamento ambientale che ha colpito il territorio compreso tra le province di Napoli e Caserta noto come «Terra dei Fuochi», chiedendo alle autorità italiane di attuare adeguate misure di riqualificazione ambientale dei territori interessati dal fenomeno entro il 2027;
si ricordi in questa sede che la più recente Direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 aprile 2024, sulla tutela penale dell'ambiente, – in via di recepimento nel nostro ordinamento attraverso la legge 13 giugno 2025, n. 91 c.d. legge di delegazione europea 2024, per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea, allarga i comportamenti che gli Stati membri dovranno punire come delitti ambientali, contemplando tra gli obblighi cui gli Stati parti devono ottemperare, oltre all'adozione di misure finalizzate alla prevenzione e al contrasto della criminalità ambientale e all'applicazione efficace del diritto ambientale dell'Unione, anche le risorse economiche ed umane adeguate;
tra le altre importanti novità introdotte dalla direttiva, assume rilievo quanto disposto dall'articolo 18, secondo cui, «fatta salva l'indipendenza della magistratura e le differenze nell'organizzazione del potere giudiziario in tutta l'Unione, gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che sia periodicamente fornita una formazione specializzata a giudici, pubblici ministeri, personale di polizia, personale giudiziario e personale delle autorità competenti coinvolti nei procedimenti penali e nelle indagini, in relazione agli obiettivi della presente direttiva e adeguata alle funzioni di tali giudici, pubblici ministeri, personale di polizia, personale giudiziario e personale delle autorità competenti»;
del pari, l'articolo 17 della citata Direttiva impone agli Stati membri, tenendo conto delle tradizioni costituzionali e della struttura del loro ordinamento giuridico, nonché di altre circostanze nazionali, di aumentare il livello di specializzazione delle autorità nel settore del diritto penale ambientale, conformemente al diritto nazionale;
appare evidente, dunque, che per un contrasto efficace e concreto dei delitti di particolare accertamento probatorio, quali quelli in materia ambientale, non si possa prescindere, oltre che da una integrale copertura degli organici e dall'assunzione di un congruo numero di magistrati ordinari, anche dal rinnovamento della formazione di questi ultimi e di tutto il personale coinvolto nello svolgimento delle indagini,
impegna il Governo
ad accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori interventi volti a destinare fin dalla prossima legge di bilancio specifiche risorse finanziarie per la formazione del personale dell'amministrazione della giustizia, delle forze di polizia giudiziaria e dei magistrati finalizzata al contrasto dei delitti ambientali.
9/2623/19. Perantoni.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame dovrebbe rispondere alla straordinaria necessità e urgenza di assicurare il contrasto delle attività illecite in materia di rifiuti, che interessano l'intero territorio nazionale, con particolare riferimento alle aree della c.d. «Terra dei fuochi», nonché il fenomeno dei roghi tossici di rifiuti urbani e speciali che mettono in pericolo la vita e l'incolumità delle persone, compromettendo altresì la salubrità dell'ambiente;
l'intervento normativo si sostanzia – da un lato – attraverso l'inasprimento del regime sanzionatorio in materia di illeciti ambientali, derivante dal tramutamento delle violazioni da illeciti amministrativi ad illeciti penali e – dall'altro – con modifiche al codice penale finalizzate ad escludere la tenuità del fatto per la commissione di taluni reati ambientali, ad introdurre nuove fattispecie aggravate e ad inasprire quelle già previste;
in particolare, l'articolo 1 del provvedimento interviene sull'articolo 256 del codice dell'ambiente, introducendo un nuovo comma 1-quater, secondo cui, alla sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p. per i reati di gestione non autorizzata dei rifiuti consegue la confisca del mezzo utilizzato per la commissione del reato, salvo che appartenga a persona estranea al reato;
inoltre, con il nuovo comma 3-ter inserito all'interno dell'art. 256, si stabilisce che alla sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p. per i reati di realizzazione o gestione di una discarica non autorizzata consegue la confisca dell'area sulla quale è realizzata la discarica abusiva, salvo che appartenga a persona estranea al reato. È altresì specificato che la confisca si applica, fatti comunque salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi;
considerando la ratio sottesa al rito speciale cui consegue l'applicazione della pena su richiesta delle parti, i benefici a favore del soggetto che opta per la chiusura anticipata del processo in forza dell'accordo tra le parti, nonché – soprattutto – i danni nei confronti non solo dell'ambiente ma dell'intera collettività nei casi di commissione dei delitti in materia ambientale, appare imprescindibile far conseguire alla stessa applicazione del patteggiamento, il recupero ed il ripristino dello stato dei luoghi, con costi a carico del condannato,
impegna il Governo
a completare il quadro delle disposizione recate dall'articolo 1 del provvedimento in esame, intervenendo con il primo provvedimento utile affinché nell'ambito di un più generale intervento normativo in materia di riti speciali in caso di delitti ambientali, si garantisca che l'accordo della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p., in materia di delitti ambientali, verta altresì sull'obbligo di recupero ed eventualmente ripristino dello stato dei luoghi a carico del condannato.
9/2623/20. Ascari.
La Camera
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di apportare modifiche all'istituto dell'applicazione della pena su richiesta ex art. 444 c.p.p., in materia di delitti ambientali.
9/2623/20. (Testo modificato nel corso della seduta)Ascari.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame dovrebbe rispondere alla straordinaria necessità e urgenza di assicurare il contrasto delle attività illecite in materia di rifiuti, che interessano l'intero territorio nazionale, con particolare riferimento alle aree della cosiddetta «Terra dei fuochi», nonché il fenomeno dei roghi tossici di rifiuti urbani e speciali che mettono in pericolo la vita e l'incolumità delle persone, compromettendo altresì la salubrità dell'ambiente;
l'intervento normativo si sostanzia – da un lato – attraverso l'inasprimento del regime sanzionatorio in materia di illeciti ambientali, derivante dal tramutamento delle violazioni da illeciti amministrativi ad illeciti penali e – dall'altro – con modifiche al codice penale finalizzate ad escludere la tenuità del fatto per la commissione di taluni reati ambientali, ad introdurre nuove fattispecie aggravate ed ad inasprire quelle già previste;
sotto altro profilo, il disegno di legge in conversione, all'articolo 9, introduce misure urgenti per il finanziamento della attività affidate al Commissario unico per il ripristino ambientale e bonifica delle discariche e dei siti contaminati nell'area denominata «Terra dei fuochi», ivi compresi quelli di rimozione dei rifiuti abbandonati in superficie, autorizzando la spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2025 (comma 1);
tuttavia, a parere degli scriventi, le risorse destinate alle suddette attività di recupero ambientale sono insufficienti per una efficace risoluzione delle problematiche che da anni attanagliano la Terra dei Fuochi: la somma a ciò destinata, invero, appare appena sufficiente all'avviamento degli interventi programmati da effettuarsi sotto la gestione commissariale;
com'è noto la Terra dei Fuochi è una terra martoriata da incuria, abbandono e degrado. Trattasi di un'area di 1.474 chilometri quadrati – di cui 832 in provincia di Napoli e 641 in provincia di Caserta – che coinvolge oltre 90 comuni per un totale di oltre 2 milioni di abitanti. La situazione di inquinamento ambientale che non ha eguali nel nostro Paese, sia per le 33.000 tonnellate circa di rifiuti urbani e speciali presenti in superficie (ovvero nelle strade, sotto i ponti e i viadotti, nelle rotatorie, nei canali), sia per le bonifiche da effettuare nelle porzioni del sottosuolo dei terreni che, negli anni '80 e '90, sono stati oggetto di sversamenti di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale, attraverso il traffico illegale gestito dalla criminalità;
l'intervento legislativo si è reso urgente e necessario anche alla luce degli ultimi approdi della Corte europea dei diritti dell'uomo, come espressi nel caso Cannavacciuolo e altri contro Italia (ricorso 51767/14 e altri), attraverso la sentenza-pilota (del 30 gennaio 2025) con cui ha riscontrato da parte dell'Italia la violazione dell'articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU) per la situazione di grave inquinamento ambientale che ha colpito il territorio compreso tra le province di Napoli e Caserta noto come «Terra dei Fuochi», chiedendo alle autorità italiane di attuare adeguate misure di riqualificazione ambientale dei territori interessati dal fenomeno entro il 2027;
in particolare, la Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia per non aver fatto tutto ciò che poteva per proteggere il «diritto alla vita» di chi vive nella «Terra dei fuochi», tra le province di Napoli e Caserta, vittime di un sistematico e diffuso smaltimento illegale di rifiuti, dalle discariche abusive ai roghi, posto che, nel rispetto del principio alla vita sancito dalla stessa CEDU, lo Stato italiano avrebbe dovuto prevenire l'insorgere di malattie di fronte a un «imminente rischio per la vita sufficientemente grave, reale e accertabile», secondo il principio di precauzione. Inoltre, l'eccessiva frammentazione delle competenze avrebbe impedito «una risposta sistematica, coordinata e globale», comportando «progressi lenti nella valutazione dell'impatto dell'inquinamento quando la rapidità era invece necessaria»;
dunque, entro due anni lo Stato italiano dovrà adottare una strategia globale, che dia davvero corso alle bonifiche e contrasti con più efficacia gli smaltimenti illegali (da giugno e ottobre 2024 ci sono stati 495 roghi, -9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2023, a una media di 3 roghi al giorno) superando la frammentazione delle competenze, nonché istituire un'autorità indipendente che garantisca il monitoraggio di quanto accade e realizzare un'unica piattaforma informativa pubblica che raccolga tutte le informazioni rilevanti. Se non vengono realizzate tali iniziative, la Corte affronterà nel merito le richieste di risarcimento del danno, per ora sospese;
si consideri, tuttavia, che secondo quanto emerge espressamente dalla più recente Relazione del Commissario unico, sono stati censiti 81 siti di competenza pubblica sui quali effettuare interventi di messa in sicurezza o bonifica, per una spesa presunta di euro 2.527.125.000 fino al 2035;
più nel dettaglio, è stato predisposto uno specifico piano di azioni operativo e finanziario che traguarda i lavori e interventi su n. 14 siti in parte finanziati, la bonifica o messa in sicurezza di 91 ettari di terreni agricoli interdetti, caratterizzazione ambientale e lavori sulle Aree Vaste Lo Uttaro, Giugliano e Regi Lagni, la caratterizzazione e lavori di 5 siti nell'ex SIN di Pianura e in 14 Siti Orfani individuati da Decreto Ministeriale, nonché interventi mirati nel territorio del Comune di Caivano e nel territorio di Castel Volturno (aree Laghetti). Il fabbisogno finanziario valutato è pari a 342.798.878 euro;
dalle cifre su esposte, appare evidente che quanto stanziato dall'articolo 9 del presente disegno di legge in conversione è quindi del tutto insufficiente a completare questo rilevante ed improcrastinabile intervento,
impegna il Governo
ad integrare il quadro delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori interventi volti a stanziare, già con la prossima legge di bilancio, le risorse necessarie alla efficace e compiuta realizzazione delle operazioni di bonifica e messa in sicurezza dei siti coinvolti nei territori indicati in premessa, pari ad almeno 150 milioni di euro.
9/2623/21.Auriemma, Ilaria Fontana, L'Abbate, Morfino, Santillo.
La Camera
impegna il Governo
a valutare l'opportunità, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, di prevedere ulteriori risorse per coprire le spese necessarie per realizzare compiutamente le bonifiche.
9/2623/21.(Testo modificato nel corso della seduta)Auriemma, Ilaria Fontana, L'Abbate, Morfino, Santillo.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame prevede, meritoriamente, una serie di disposizioni urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, per la bonifica dell'area denominata Terra dei fuochi e per l'istituzione del Dipartimento per il Sud, nonché in materia di assistenza alla popolazione colpita da eventi calamitosi;
a tal fine sono previste misure che modificano il Codice dell'ambiente, in particolare all'articolo 256, al fine di qualificare come delitti gli illeciti contravvenzionali di gestione non autorizzata di rifiuti e di realizzazione e gestione di una discarica abusiva già previsti dalla disposizione novellata;
è poi prevista, al fine di consentire al Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati, la realizzazione degli interventi per la bonifica dell'area denominata «Terra dei fuochi» ad esso affidati, ivi compresi quelli di rimozione dei rifiuti abbandonati in superficie, una autorizzazione di spesa pari a 15 milioni di euro per l'anno 2025;
in tale contesto, si ricorda che la materia della pianificazione e gestione dei rifiuti è oggetto di competenza ripartita tra i vari livelli di governo. Lo Stato definisce gli indirizzi generali e adotta il Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti. Le Regioni elaborano i Piani Regionali, autorizzano le deroghe e approvano i Piani d'Ambito. Le Province controllano l'esercizio dei servizi, i comuni regolano le attività operative e gestiscono la raccolta. Infine l'ARERA ha funzioni di regolazione e controllo sul sistema;
l'esperienza concreta maturata negli anni precedenti ha però dimostrato il fatto che le discariche presenti nel territorio della Nazione a volte presentano concentrazioni troppo elevate su specifici, ristretti, concentrati territori, gravati da un onere di presenza di vecchie discariche a cui si è affiancato l'ulteriore gravame rappresentato dalla individuazione della medesima zona per la realizzazione di ulteriori discariche difficilmente sostenibili dai territori in cui sono insediati e dalle popolazioni residenti;
naturalmente, un eccesso di discariche in un'area ristretta può provocare l'inquinamento del suolo e delle falde acquifere, l'alterazione degli ecosistemi e della biodiversità, l'inquinamento atmosferico da gas serra e sostanze nocive, oltre a rischi per la salute umana e danni al paesaggio. La concentrazione elevata di rifiuti in un'area piccola amplifica questi problemi, rendendo l'impatto particolarmente grave e difficile da gestire;
considerando i fatti sopra riportati, appare opportuno e necessario emanare norme di rango statale, eventualmente modificando il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, al fine di dettare agli enti repubblicani substatali competenti, principi e criteri direttivi maggiormente efficaci, efficienti, economici, equi e ambientalmente sicuri per l'individuazione ottimale della collocazione e del numero dei siti destinati allo smaltimento finale dei rifiuti eventualmente precisando, con specifici criteri dedicati, le modalità di individuazione delle zone geografiche della Nazione che debbano essere esonerate, mediante esplicito divieto, dalla realizzazione di nuovi ulteriori impianti sia perché gli impianti già esistenti sono utilizzabili con profitto perché ancora in grado di recepire i rifiuti, analogamente prevedendo identiche misure per le aree geografiche della nazione onerate già da una eccessiva presenza di impianti di discarica il cui incremento potrebbe essere potenzialmente nocivo alla salute dei cittadini, all'ambiente, all'economia locale, eventualmente individuando territori non saturi nel caso in cui la realizzazione di nuovi impianti derivasse da esigenze di smaltimento di natura oggettiva,
impegna il Governo
ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con l'adozione di ulteriori iniziative normative necessarie a realizzare lo scopo descritto nell'ultimo capoverso delle premesse.
9/2623/22.Cerreto.