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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato A

Seduta di Martedì 7 ottobre 2025

COMUNICAZIONI

Missioni valevoli
nella seduta del 7 ottobre 2025.

  Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Barzotti, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bitonci, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Calderone, Cappellacci, Carloni, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Sergio Costa, D'Alessio, Della Vedova, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Dori, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gava, Gebhard, Gemmato, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Loperfido, Lupi, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Mollicone, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Nazario Pagano, Pichetto Fratin, Porta, Prisco, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Roccella, Romano, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Serracchiani, Siracusano, Sportiello, Stefani, Tajani, Trancassini, Traversi, Tremonti, Vaccari, Varchi, Vinci, Zaratti, Zoffili, Zucconi.

(Alla ripresa pomeridiana della seduta).

  Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Barzotti, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bitonci, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Calderone, Cappellacci, Carloni, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Sergio Costa, D'Alessio, Deidda, Della Vedova, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Dori, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gava, Gebhard, Gemmato, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Loperfido, Lucaselli, Lupi, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Mollicone, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Nazario Pagano, Pichetto Fratin, Porta, Prisco, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Serracchiani, Siracusano, Sportiello, Stefani, Tajani, Trancassini, Traversi, Tremonti, Vaccari, Varchi, Vinci, Zaratti, Zoffili, Zucconi.

Annunzio di proposte di legge.

  In data 3 ottobre 2025 sono state presentate alla Presidenza le seguenti proposte di legge d'iniziativa dei deputati:

   D'ATTIS ed altri: «Istituzione di percorsi di formazione presso gli istituti tecnici superiori (ITS Academy) per il reinserimento lavorativo di lavoratori disoccupati ultracinquantenni» (2644);

   POLIDORI: «Disposizioni temporanee concernenti l'istituzione di un'indennità di vecchiaia per il lavoro di cura in ambito familiare» (2645).

  Saranno stampate e distribuite.

Annunzio di disegni di legge.

  In data 3 ottobre 2025 sono stati presentati alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

  dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica:

  «Conversione in legge del decreto-legge 3 ottobre 2025, n. 145, recante misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA)» (2642);

  dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno:

  «Conversione in legge del decreto-legge 3 ottobre 2025, n. 146, recante disposizioni urgenti in materia di ingresso regolare di lavoratori e cittadini stranieri, nonché di gestione del fenomeno migratorio» (2643);

  dal Ministro della giustizia:

  «Disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie» (2646).

  Saranno stampati e distribuiti.

Annunzio di proposte di legge d'iniziativa regionale.

  In data 3 ottobre 2025 è stata presentata alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione, la seguente proposta di legge:

   PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA CAMPANIA: «Introduzione dell'educazione all'affettività e al rispetto delle differenze nelle attività didattiche delle scuole del sistema nazionale di istruzione» (2647).

  Sarà stampata e distribuita.

Assegnazione di progetto di legge
a Commissione in sede referente.

  A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, il seguente progetto di legge è assegnato, in sede referente, alla sottoindicata Commissione permanente:

   XII Commissione (Affari sociali):

  BENIGNI: «Disposizioni per la prevenzione del suicidio in età giovanile e per agevolare l'accesso tempestivo ai servizi di supporto psicologico» (2620) Parere delle Commissioni I, II, V, VII, XI e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Trasmissione dal Ministro dell'interno.

  Il Ministro dell'interno, con lettera in data 30 settembre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 113 della legge 1° aprile 1981, n. 121, dell'articolo 109 del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e dell'articolo 3, comma 3, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, la relazione sull'attività delle Forze di polizia, sullo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata, riferita all'anno 2024 (Doc. XXXVIII, n. 3).

  Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali) e alla II Commissione (Giustizia).

Trasmissione dal Ministro
per i rapporti con il Parlamento.

  Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 2 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 10, comma 2, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, la relazione sullo stato della disciplina militare e sullo stato dell'organizzazione delle Forze armate, riferita all'anno 2024 (Doc. XXXVI, n. 4).

  Questa relazione è trasmessa alla IV Commissione (Difesa).

Trasmissione dal Ministro della salute.

  Il Ministro della salute, con lettera in data 3 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, della legge 16 marzo 1987, n. 115, la relazione sullo stato delle conoscenze e delle nuove acquisizioni scientifiche in tema di diabete mellito, riferita all'anno 2024 (Doc. LXIII, n. 3).

  Questa relazione è trasmessa alla XII Commissione (Affari sociali).

Trasmissione dal Ministro dell'ambiente
e della sicurezza energetica.

  Il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, con lettera in data 3 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 68, comma 2, della legge 28 dicembre 2015, n. 221, la relazione concernente gli esiti dell'aggiornamento del catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli e le proposte per la progressiva eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi e per la promozione dei sussidi ambientalmente favorevoli, riferita all'anno 2025, corredata del predetto catalogo, riferito agli anni 2023 e 2024 (Doc. CXXXVII, n. 3).

  Questo documento è trasmesso alla VIII Commissione (Ambiente).

Trasmissione dal Ministro della difesa.

  Il Ministro della difesa, con lettera in data 3 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 536, comma 1, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, il documento programmatico pluriennale per la Difesa per il triennio 2025-2027 (Doc. CCXII, n. 3).

  Questo documento è trasmesso alla IV Commissione (Difesa) e alla V Commissione (Bilancio).

Trasmissione dal Ministro per la protezione civile e le politiche del mare.

  Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, con lettera del 6 ottobre 2025, ha trasmesso la nota relativa all'attuazione data all'ordine del giorno BATTISTONI e CURTI n. 9/1632-A/1, accolto dal Governo nella seduta dell'Assemblea del 6 novembre 2024, sull'introduzione di una norma che consenta alle Regioni Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria di utilizzare le economie derivanti dalla gestione delle graduatorie relative alle misure di sostegno destinate alle imprese a seguito del sisma del 2016, di cui all'articolo 20-bis del decreto-legge n. 189 del 2016, al fine di erogare un contributo una tantum volto al riavvio delle attività di quelle imprese obbligate a cessarle a causa dei predetti eventi sismici.

  La suddetta nota è a disposizione degli onorevoli deputati presso il Servizio per il Controllo parlamentare ed è trasmessa alla VIII Commissione (Ambiente) competente per materia.

Annunzio di progetti di atti
dell'Unione europea.

  La Commissione europea, in data 3 e 6 ottobre 2025, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati alle sottoindicate Commissioni, con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):

   Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo – Trentaseiesima relazione annuale sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea e sulla lotta contro la frode – 2024 (COM(2025) 426 final), corredata dei relativi allegati (COM(2025) 426 final – Annexes 1 to 3), che è assegnata in sede primaria alla alle Commissioni riunite V (Bilancio) e VI (Finanze);

   Proposta di regolamento del Consiglio che estende agli Stati membri non partecipanti l'applicazione del regolamento (UE) 2028/... che istituisce un programma di azione in materia di scambi, assistenza e formazione per la protezione dell'euro contro la contraffazione monetaria per il periodo 2027-2034 («programma Pericles V») (COM(2025) 461 final), che è assegnata in sede primaria alla VI Commissione (Finanze). Questa proposta è altresì assegnata alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane per la verifica di conformità, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea, decorre dal 6 ottobre 2025;

   Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma di azione in materia di scambi, assistenza e formazione per la protezione dell'euro contro la contraffazione monetaria per il periodo 2028-2034 (programma «Pericles V») e che abroga il regolamento (UE) 2021/840 (COM(2025) 462 final), corredata del relativo allegato (COM(2025) 462 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla VI Commissione (Finanze);

   Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce il programma di assistenza alla disattivazione nucleare della centrale nucleare di Ignalina in Lituania per il periodo 2028-2034 e che abroga il regolamento (UE) 2021/101 (COM(2025) 476 final), corredata del relativo allegato (COM(2025) 476 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive);

   Raccomandazione di raccomandazione del Consiglio che approva il piano nazionale strutturale di bilancio di medio termine della Germania e che le consente di deviare rispetto ai tassi massimi di crescita della spesa netta stabiliti dal Consiglio a norma del regolamento (UE) 2024/1263 (Attivazione della clausola di salvaguardia nazionale) (COM(2025) 514 final), che è assegnata in sede primaria alla V Commissione (Bilancio);

   Raccomandazione di decisione del Consiglio che autorizza i negoziati in sede di Nazioni Unite per un accordo sul secondo protocollo preliminare della convenzione quadro delle Nazioni Unite sulla cooperazione fiscale internazionale e sulle disposizioni della convenzione quadro relative a tale protocollo o che incidono su di esso (COM(2025) 584 final), corredata del relativo allegato (COM(2025) 584 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);

   Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) n. 1173/2011 e (UE) n. 473/2013 per quanto riguarda l'allineamento al quadro di governance economica dell'Unione europea e l'ulteriore semplificazione di tale quadro (COM(2025) 591 final), che è assegnata in sede primaria alla V Commissione (Bilancio). Questa proposta è altresì assegnata alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane per la verifica di conformità, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea, decorre dal 6 ottobre 2025;

   Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 472/2013 per quanto riguarda la sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri nella zona euro che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria (COM(2025) 593 final), che è assegnata in sede primaria alla V Commissione (Bilancio). Questa proposta è altresì assegnata alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane per la verifica di conformità, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea, decorre dal 6 ottobre 2025;

   Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 332/2002 del Consiglio per quanto riguarda le modalità di finanziamento e l'uso di una strategia di finanziamento diversificata (COM(2025) 595 final), che è assegnata in sede primaria alla V Commissione (Bilancio);

   Proposta di decisione del Consiglio che modifica la decisione (UE) 2021/1764 relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare all'Unione europea, comprese le relazioni tra l'Unione europea, da un lato, e la Groenlandia e il Regno di Danimarca, dall'altro (COM(2025) 599 final), corredata del relativo allegato (COM(2025) 599 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri). Questa proposta è altresì assegnata alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane per la verifica di conformità, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea, decorre dal 6 ottobre 2025;

   Proposta di decisione del Consiglio che modifica la decisione (UE) 2023/746 per quanto riguarda l'estensione del suo ambito di applicazione e la proroga del suo periodo di applicazione, nonché la posizione da adottare a nome dell'Unione in sede di Organizzazione dell'aviazione civile internazionale (COM(2025) 622 final), corredata del relativo allegato (COM(2025) 622 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);

   Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione dello strumento di prestito per il settore pubblico nel quadro del meccanismo per una transizione giusta nel 2025, a norma dell'articolo 16 del regolamento (UE) 2021/1229 (COM(2025) 623 final), corredata dei relativi allegati (COM(2025) 623 final – Annexes 1 to 4), che è assegnata in sede primaria alle Commissioni riunite V (Bilancio) e VIII (Ambiente).

  La proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce Europa globale (COM(2025) 551 final), già trasmessa dalla Commissione europea e assegnata, in data 3 ottobre 2025, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alla III Commissione (Affari esteri), con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea), è altresì assegnata alla medesima XIV Commissione ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane per la verifica di conformità, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea, decorre dal 6 ottobre 2025.

Richieste di parere parlamentare su atti del Governo.

  Il Ministro della difesa, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 13/2025, denominato «Esigenze della Difesa in materia di contrasto alla minaccia Indirect Fire», relativo all'acquisizione di sistemi di difesa aerea a cortissima portata contro minacce Rocket, Artillery and Mortar per le unità di artiglieria controaerei dell'Esercito italiano (302).

  Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla IV Commissione (Difesa), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 16 novembre 2025. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 27 ottobre 2025.

  Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi degli articoli 1 e 19 della legge 13 giugno 2025, n. 91, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo recante individuazione delle autorità competenti di cui all'articolo 31 del regolamento (UE) 2023/1543 relativo agli ordini europei di produzione e agli ordini europei di conservazione di prove elettroniche nei procedimenti penali e per l'esecuzione di pene detentive a seguito di procedimenti penali, nonché delle procedure per l'emissione, ricezione, esecuzione e riesame degli ordini europei di produzione e di conservazione (303).

  Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla II Commissione (Giustizia) e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla V Commissione (Bilancio), nonché, ai sensi del comma 2 dell'articolo 126 del Regolamento, alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea), che dovranno esprimere i prescritti pareri entro il 16 novembre 2025.

  Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e dell'articolo 2, comma 140, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante modifiche al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° febbraio 2010, n. 76, concernente la struttura ed il funzionamento dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) (304).

  Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla VII Commissione (Cultura), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 6 novembre 2025. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 22 ottobre 2025.

  Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, commi 2 e 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 ottobre 2023, n. 195, recante regolamento di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro della salute e dell'organismo indipendente di valutazione della performance(305).

  Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla I Commissione (Affari costituzionali), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 6 novembre 2025. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 22 ottobre 2025.

  Il Ministro della difesa, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 7/2025, relativo al completamento delle capacità di difesa NBC del 7° Reggimento difesa CBRN Cremona (306).

  Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla IV Commissione (Difesa), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 16 novembre 2025. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 27 ottobre 2025.

  Il Ministro della difesa, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 12/2025, denominato «Rinnovamento delle capacità di combattimento delle unità del Genio dell'Esercito» (307).

  Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla IV Commissione (Difesa), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 16 novembre 2025. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 27 ottobre 2025.

  Il Ministro della difesa, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 18/2025, relativo all'acquisizione di «Veicoli blindati anfibi» dell'Esercito italiano (VBA) (308).

  Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla IV Commissione (Difesa), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 16 novembre 2025. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 27 ottobre 2025.

  Il Ministro della difesa, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 19/2025, relativo all'acquisizione di munizionamento guidato a lunga gittata e di precisione per obici da 155 mm dell'Esercito italiano (309).

  Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla IV Commissione (Difesa), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 16 novembre 2025. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 27 ottobre 2025.

  Il Ministro della difesa, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 22/2025, denominato «Prosecuzione del programma navale per la tutela della capacità marittima della Difesa» (310).

  Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla IV Commissione (Difesa), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 16 novembre 2025. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 27 ottobre 2025.

  Il Ministro della difesa, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 23/2025, relativo allo «Sviluppo, produzione e supporto logistico decennale del siluro leggero italiano (SLI)» (311).

  Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla IV Commissione (Difesa), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 16 novembre 2025. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 27 ottobre 2025.

  Il Ministro della difesa, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 28/2025, relativo alla mobilità terrestre delle Forze speciali (312).

  Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla IV Commissione (Difesa), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 16 novembre 2025. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 27 ottobre 2025.

  Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 7 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi degli articoli 1 e 15 della legge 13 giugno 2025, n. 91, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo recante modifiche alla normativa nazionale ai fini del recepimento delle disposizioni della direttiva (UE) n. 2024/1174, che modifica la direttiva (UE) n. 2014/59 e il regolamento (UE) n. 806/2014 per quanto riguarda taluni aspetti del requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili (313).

  Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla VI Commissione (Finanze) nonché, ai sensi del comma 2 dell'articolo 126 del Regolamento, alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea), che dovranno esprimere i prescritti pareri entro il 16 novembre 2025. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 27 ottobre 2025.

Atti di controllo e di indirizzo.

  Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell'Allegato B al resoconto della seduta odierna.

ERRATA CORRIGE

  Nell'Allegato A ai resoconti della seduta del 3 ottobre 2025, a pagina 6, prima colonna, trentunesima riga, dopo la parola: «I,» devono intendersi inserite le seguenti: «II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni)».

MOZIONI CONTE ED ALTRI N. 1-00445, BOSCHI ED ALTRI N. 1-00487, ORFINI ED ALTRI N. 1-00488, MOLLICONE, LATINI, TASSINARI, CAVO ED ALTRI N. 1-00489, PICCOLOTTI ED ALTRI N. 1-00492 E GRIPPO ED ALTRI N. 1-00496 CONCERNENTI INIZIATIVE PER IL FINANZIAMENTO DEL SETTORE DEL CINEMA E DELL'AUDIOVISIVO

Mozioni

   La Camera,

   premesso che:

    1) il sistema dei finanziamenti per il settore del cinema e dell'audiovisivo a seguito dell'approvazione della legge n. 220 del 14 novembre 2016, ha visto l'istituzione del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo che, in particolare, ha stabilito che esso è alimentato, a regime, con gli introiti erariali derivanti dalle attività del settore;

    2) con riferimento alle tipologie di intervento finanziate con le risorse del Fondo, la prima è costituita dagli incentivi fiscali. Al riguardo la legge n. 220 del 2016 ha ridisegnato la disciplina del credito di imposta, di cui possono beneficiare le imprese di produzione, distribuzione, post-produzione, esercizio cinematografico, le industrie tecniche, le imprese italiane che lavorano per produzioni straniere, le imprese esterne al settore che investono nel cinema italiano. In linea generale, le aliquote sono state rese modulabili e, in alcuni casi, ne è stato elevato l'ammontare rispetto al quadro previgente;

    3) una seconda tipologia di intervento finanziata a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo è costituita dagli incentivi automatici. In particolare, l'importo complessivo dei contributi automatici spettante a ogni impresa è determinato sulla base di parametri oggettivi, relativi alle opere cinematografiche o audiovisive precedentemente prodotte o distribuite dalla stessa impresa. Possono essere introdotti meccanismi premianti rispetto ai risultati ottenuti da particolari tipologie di opere ovvero in determinati canali distributivi e in determinati periodi dell'anno;

    4) la terza tipologia di intervento finanziata a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo (articolo 26, legge n. 220 del 2016, come modificato, da ultimo, dall'articolo 1, comma 54 della legge n. 213 del 2023) è costituita da contributi selettivi attribuiti sulla base della valutazione di una Commissione composta da esperti nominati dal Ministro della cultura e destinati prioritariamente alle opere cinematografiche e, in particolare, a opere prime e seconde, opere realizzate da giovani autori, film difficili realizzati con modeste risorse finanziarie, opere di particolare qualità artistica, nonché opere sostenute da contributi provenienti da più aziende. Ulteriori contributi selettivi sono attribuiti alle imprese operanti nel settore dell'esercizio cinematografico, a quelle di nuova costituzione, alle start-up, e a quelle che abbiano i requisiti delle microimprese, con particolare riferimento alle piccole sale cinematografiche ubicate nei comuni aventi meno di 15.000 abitanti;

    5) la legge di bilancio 2024 (legge n. 213 del 2023) ha inciso sull'intera disciplina, in particolare il comma 54 dell'articolo 1 modifica la disciplina relativa al cosiddetto tax credit cinema prevista dalla legge n. 220 del 2016 e a ulteriori contributi previsti dalla medesima legge, e ha ridotto da 750 a 700 milioni di euro annui (a decorrere dal 2024) il livello di finanziamento minimo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo;

    6) il 10 luglio 2024 è stato pubblicato il decreto interministeriale n. 225 che ha introdotto disposizioni applicative in materia di credito di imposta per le imprese di produzione cinematografica e audiovisiva. Segue un decreto correttivo che apporta modifiche al citato decreto n. 225 con la finalità dichiarata di rispondere all'esigenza di adeguare ulteriormente i requisiti di accesso ai crediti d'imposta riconosciuti al settore della produzione di opere cinematografiche e audiovisive;

    7) i principi fondamentali introdotti dal decreto interministeriale sono i seguenti: a) il produttore deve essere in grado di certificare la copertura finanziaria con risorse private di almeno il 40 per cento del costo di produzione del film; b) obbligo di un numero minimo di proiezioni in sala e in determinati slot orari;

    8) riguardo le modifiche al credito d'imposta per le imprese di produzione cinematografica e audiovisiva, in particolare, si stabilisce che il tax credit sia riconosciuto in misura non inferiore al 15 per cento e non superiore al 40 per cento del costo complessivo di produzione di opere cinematografiche e audiovisive;

    9) viene in particolare introdotta una possibile maggiore discrezionalità nella modulazione dell'agevolazione riconosciuta sia alle opere cinematografiche sia per le opere audiovisive in quanto per entrambe le tipologie viene previsto che l'aliquota del credito d'imposta non sia più ordinariamente prevista nella misura del 40 per cento ma «nella misura massima del 40 per cento»;

    10) i ritardi accumulati dal Ministero della cultura hanno di fatto paralizzato l'industria cinematografica per mesi, generando una situazione di stallo che ha comportato gravi conseguenze sulla produzione e sull'occupazione, tanto da spingere il settore ad organizzare incontri e proteste per esprimere la propria preoccupazione e chiedere una celerità da parte delle istituzioni sinora mancata;

    11) nonostante rappresentanti del Governo abbiano più volte affermato che la nuova riforma è stata pensata per sostenere il comparto cinematografico, senza privilegiare pochi a danno di molti, il decreto pubblicato sembra andare nella direzione opposta, confermando la tendenza nel favorire le grandi produzioni a discapito dei piccoli produttori indipendenti, oltre a non tener conto di nessuna proposta avanzata dalle associazioni di settore;

    12) inoltre, il Governo ha di fatto giustificato il taglio da 130 milioni di euro destinati al credito d'imposta come uno spostamento di risorse sui contributi selettivi, in realtà il decreto di riparto del 12 aprile 2024, n. 145 mostra come i contributi selettivi siano aumentati soltanto di 37,6 milioni di euro, generando comunque un taglio da circa 90 milioni al credito d'imposta;

    13) tra le motivazioni dichiarate che hanno portato alla modifica delle disposizioni tax credit cinema vi è quella di risolvere il problema del circa 50 per cento di film prodotti che non riescono ad arrivare in sala, considerandoli, per questo, esempio di spreco di denaro pubblico e dunque si considera «abuso» l'aver girato un film che poi non riesce a trovare sbocco in sala;

    14) la prima considerazione che si oppone a tale argomentazione è che la sala non è che una delle possibili destinazioni di un'opera, spesso solo la prima in ordine di tempo anche solo sotto forma di «uscita tecnica», e che i film sono beni durevoli che non esauriscono la loro vita nell'arco di mesi, né di anni, ma spesso rivelano ed aumentano il proprio valore nel tempo;

    15) inoltre, il finanziamento al cinema non rappresenta un sostegno al mercato, ma poggia sul principio europeo dell'eccezione culturale, tanto da avere natura di fondo perduto, e che il tax credit, per sua natura, è una misura automatica finalizzata a favorire ed attrarre investimenti, non ha natura selettiva;

    16) il citato decreto n. 225, al contrario, prevedendo che i requisiti, pressoché impossibili da raggiungere per piccole e medie imprese, si abbassino sensibilmente in caso di ottenimento del finanziamento selettivo, ha di fatto agganciato il riconoscimento del tax credit all'ottenimento dei finanziamenti selettivi, rendendo questi ultimi porta di accesso anche al primo. Di conseguenza il ruolo delle commissioni selettive su ciò che verrà prodotto o meno diventa determinante in modo esponenziale;

    17) peraltro, vero è che il tax credit, rappresenta finanziamento a fondo perduto alla cultura, ma si traduce in lavoro per un'estesa platea di lavoratori generando i relativi flussi fiscali, previdenziali e di capacità di spesa;

    18) il tax credit così come tutti i fondi messi a disposizione nella legge cinema n. 220 del 2016, nascono con l'obiettivo di sostenere e valorizzare il cinema indipendente italiano, ovvero tutti quei prodotti audiovisivi e cinematografici che nascono grazie al talento e alla creatività di artisti italiani e vengono realizzati da produzioni (ovvero imprese del cinema) italiane e indipendenti (cioè non riconducibili alle grandi multinazionali del cinema mondiale);

    19) nel corso del tempo, purtroppo, il tax credit in particolare è diventato strumento con il quale le major del cinema internazionale che sono delle holding, hanno eroso la maggior parte del credito di imposta previsto dalla legge cinema usando aziende create o acquisite in Italia ma riconducibili a multinazionali straniere; stesso meccanismo si è verificato nei bandi selettivi dove grandi registi di chiara fama hanno avuto accesso a finanziamenti;

    20) appare dunque evidente quanto sia impropria l'equivalenza tra «film che non passa in sala (o che incassa poco) e abuso di denaro pubblico». L'abuso di denaro pubblico si verifica, piuttosto, se e quando il budget di un film viene gonfiato per aumentare il contributo percentuale di Stato sotto forma di tax credit e questo può avvenire, o non avvenire, in film piccoli così come in film grandi, naturalmente in proporzione al budget. Pertanto questo tipo di abuso si potrà ostacolare soltanto introducendo maggiori controlli sulle documentazioni e tetti all'eleggibilità delle voci di spesa;

    21) tra le modifiche intervenute vi è poi la fissazione di un tetto alla quota di eleggibilità per il tax credit delle paghe «sopra la linea» (quelle di regista, sceneggiatori, attori protagonisti, produttore esecutivo), inserendo due parametri di tetto di eleggibilità: singolarmente, ai livelli dei dirigenti pubblici e, complessivamente, ad una percentuale rispetto al budget complessivo (il 30 per cento);

    22) parimenti è stato introdotto un tetto di eleggibilità anche alle paghe «sotto la linea» (peraltro fissato al minimo sindacale aumentato al massimo del 20 per cento), in nessun modo paragonabili alle prime, in quanto con i contratti collettivi oggi in essere, questo tipo di paga alla categoria degli attori, non permetterebbe il professionismo, tranne che a quella percentuale esigua che ricopre costantemente il ruolo da protagonista. Tale soglia, dunque, a differenza della prima, appare del tutto ingiustificata e gravemente penalizzante per l'intero sistema;

    23) infine, appare evidente che non fare una distinzione, per i requisiti di accesso al tax credit, tra i film «sul mercato», secondo la terminologia adottata dal citato decreto interministeriale n. 225 del 2024, e opere prime e seconde di produzioni medie o piccole, sia un grande errore, in quanto i secondi ne usciranno enormemente penalizzati;

    24) dunque, se modificare le disposizioni sul tax credit era certo necessario, per migliorarne l'efficacia e ridurne i margini di abuso che in alcuni casi ne veniva fatto, tuttavia si è intervenuto solo per ridurre il numero di film prodotti, penalizzando le produzioni piccole e medie, con un effetto di ricaduta negativa sull'occupazione del settore oltre che sulla pluralità espressiva;

    25) appare pertanto indispensabile un ripensamento profondo dei meccanismi di finanziamento al cinema e in particolare di quelli destinati a opere prime e seconde ed a società medio-piccole, vale a dire i destinatari primi e più naturali, secondo il principio europeo dell'eccezione culturale;

    26) a tale scopo appare auspicabile, per opere prime e seconde, istituire un nuovo fondo, che rappresenti un impulso in termini di generazione di maggior lavoro per tutti i lavoratori e le imprese della filiera ed in termini di crescita espressiva e culturale, ampliando inoltre e diversificando l'offerta cinematografica al pubblico;

    27) inoltre appare utile individuare ulteriori fonti di finanziamento e auto-finanziamento, come ad esempio una tassa di scopo sul modello francese su tutti i biglietti di film non europei (o non italiani);

    28) è indubbio lo stato di crisi in cui versa il cinema italiano, dovuta anche all'imposizione di un blocco dell'erogazione dei fondi, voluto dall'ex Ministro Sangiuliano;

    29) da ultimo, nell'ambito della cerimonia dei David di Donatello, l'attore Elio Germano ha criticato la gestione del Ministero della cultura, evidenziando le difficoltà del settore cinematografico italiano. In risposta, il Ministro Giuli ha definito Germano parte di una «minoranza rumorosa» che si esprime senza reale ascolto, anche in sedi istituzionali come il Quirinale. Germano ha replicato a sua volta durante un evento a Milano, affermando che «la vera solitudine è quella di chi governa senza ascoltare i lavoratori» e sostenendo che sia inquietante che un rappresentante della politica faccia nome e cognome di un cittadino;

    30) in seguito a questi scambi, oltre cento figure del cinema italiano, tra cui registi, attori e sceneggiatori, hanno sottoscritto una lettera aperta al Ministro Giuli. Nel testo, gli artisti denunciano una crisi sistemica del settore, attribuita a un'incertezza normativa e ai ritardi nella gestione della riforma del tax credit. La lettera sottolinea come queste problematiche abbiano colpito in particolare le produzioni più piccole e indipendenti, lasciando molti lavoratori senza sostegno al reddito per il 2025 e senza sussidi per il 2024;

    31) gli autori della lettera chiedono al Ministero della cultura di avviare un dialogo costruttivo con le associazioni di categoria e di interrompere le polemiche nei confronti di chi esprime critiche legittime. Esprimono inoltre solidarietà a Elio Germano e Geppi Cucciari, che anche si era espressa in modo critico, sottolineando l'importanza di tutelare la cultura e la democrazia italiana attraverso il rispetto delle competenze e dei diritti di tutti, chiedendo infine un incontro tra il Ministero e le associazioni che rappresentano attori, autori e tecnici;

    32) nella lettera si legge tra l'altro: «Una crisi che rischia inoltre di togliere creatività, autonomia e innovazione a tutto il settore, privandolo della possibilità di competere culturalmente ed economicamente a livello internazionale. L'auspicata prossima pubblicazione della versione definitiva del decreto correttivo tax credit è una prima risposta, ma incompleta e insufficiente. Riteniamo che sia necessario attivare iniziative ben più ampie e rilevanti (...) La cultura e la democrazia italiana non possono essere piegate ad interessi di parte, ma vanno tutelate e arricchite con rispetto delle competenze, delle professionalità, delle regole costituzionali e dei diritti di tutti e tutte»,

impegna il Governo:

1) al fine di contrastare le pratiche di abuso e spreco di denaro pubblico, ad adottare iniziative volte ad introdurre maggiori controlli sulle documentazioni e tetti all'eleggibilità delle voci di spesa;

2) ad intraprendere ogni iniziativa utile, di carattere normativo finalizzata ad istituire un nuovo e distinto fondo, volto alla possibilità di scoperta e di crescita di nuovi talenti del cinema indipendente italiano, rivolto esclusivamente alla produzione di opere prime e seconde a budget non superiore ai 2 milioni di euro, con tetti all'eleggibilità delle paghe ai fini del tax credit uguali sia «sopra» che «sotto la linea», per le quali la circuitazione sia strutturata e preordinata a monte dallo Stato e nelle quali non vi sia alcuna sostituzione di lavoro umano da parte di software di intelligenza artificiale in nessuna fase del processo creativo e realizzativo;

3) ad adottare iniziative volte a garantire la trasparenza nella scelta delle opere da finanziare e la libertà espressiva di queste opere attraverso un adeguato meccanismo di composizione e funzionamento delle commissioni selettive, anche al fine di far nascere e crescere nuovi talenti e consolidarne altri, sempre a garanzia della loro libertà e pluralità espressiva, garantendo che la commissione selettiva sia diversa ad ogni sessione, sorteggiata dopo la presentazione delle domande, tra tutti i professionisti del settore che si candideranno e saranno giudicati idonei in base a criteri predeterminati di curricula;

4) ad adottare iniziative anche di carattere normativo volte a prevedere che il lasso di tempo tra l'uscita delle opere in sala e l'arrivo sulle piattaforme sia elevato a 10 mesi;

5) ad adottare iniziative di competenza volte ad introdurre anche meccanismi che favoriscono la equa distribuzione del lavoro e di premialità per l'equilibrio di genere;

6) ad adottare iniziative di carattere normativo volte a modificare il tax credit secondo i seguenti criteri:

  a) diminuire il tax credit al 20 per cento per i film di budget superiore ai 5 milioni di euro e al 30 per cento per quelli dai 2,5 milioni di euro ai 5, mantenere il 40 per cento per quelli inferiori ai 2,5 milioni;

  b) richiedere una uscita in sala in almeno 30 copie per almeno 2 settimane a programmazione intera per l'accesso al tax credit;

  c) escludere dal tax credit le società detenute da soci esteri di Paesi non in regime di reciprocità;

  d) diminuire il tax credit al 25 per cento per le produzioni esecutive in Italia promosse da strutture estere ma in regime di coproduzione;

  e) escludere dal tax credit le produzioni televisive nelle quali l'emittente copra più del 70 per cento, del costo del prodotto, mentre al di sotto, riconoscere il tax credit al 25 per cento;

7) ad adottare ogni ulteriore iniziativa volta a stimolare la crescita economica e occupazionale del settore ed incrementare l'attrattività culturale del Paese.
(1-00445) «Conte, Amato, Orrico, Caso, Riccardo Ricciardi, Sergio Costa, Carotenuto, Scerra, D'Orso, Torto, Alfonso Colucci, Cherchi, Bruno, Auriemma, Caramiello, Carmina, Pavanelli, Morfino, Dell'Olio, Cafiero De Raho, Donno, Aiello, Tucci, Sportiello, Quartini, Ilaria Fontana, Alifano, Gubitosa, Giuliano, L'Abbate».


   La Camera,

   premesso che:

    1) il settore del cinema e dell'audiovisivo rappresenta un comparto fondamentale e un'eccellenza del Paese. Esso svolge infatti, da un lato, la funzione di veicolo privilegiato di espressione culturale e di promozione del pluralismo e, dall'altro lato, rappresenta una filiera industriale di primaria importanza, capace di generare significative ricadute economiche e occupazionali e di attivare effetti moltiplicatori su settori strategici connessi. La produzione cinematografica e audiovisiva, infatti, oltre ad avere una rilevante funzione di sviluppo sociale, rafforza il turismo, valorizza comparti come la moda e l'enogastronomia e promuove l'immagine internazionale dell'Italia, divenendo strumento di diplomazia culturale e soft power;

    2) la dottrina costituzionalistica ha da tempo messo in evidenza il fondamento giuridico di questa doppia dimensione, sottolineando che la cultura, quale bene comune, è condizione per l'effettivo esercizio dei diritti di cittadinanza e per la piena realizzazione della persona e che la valorizzazione del patrimonio culturale va intesa come diritto collettivo, strumento di progresso sociale e formazione civica;

    3) in questa prospettiva, il sostegno al settore del cinema e dell'audiovisivo non può essere considerato esclusivamente una misura discrezionale di politica economica, ma deve essere concepita come uno strumento essenziale per garantire il pluralismo culturale, l'uguaglianza sostanziale e la libertà di espressione artistica;

    4) in ragione di tali molteplici e imprescindibili funzioni del comparto, il legislatore nazionale ha nel tempo delineato un sistema organico di sostegno pubblico, fondato sull'integrazione di strumenti di natura contributiva e fiscale, non soltanto con la finalità di promuovere la competitività economica, ma anche e soprattutto di garantire il pluralismo culturale e di rendere effettivo l'accesso alla produzione e alla fruizione culturale;

    5) esso si è articolato in contributi automatici, parametrati ai risultati economici e artistici delle opere, e contributi selettivi, finalizzati al sostegno di film d'autore, opere prime e seconde, documentari e progetti culturali di particolare rilievo. Accanto ai contributi diretti, un ruolo centrale è stato assunto dagli incentivi fiscali, in particolare il credito d'imposta per il cinema e l'audiovisivo, introdotto dall'articolo 1, commi 325-343, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;

    6) un'importante riforma organica è intervenuta durante il Governo Renzi, con la legge 14 novembre 2016, n. 220, recante la disciplina del cinema e dell'audiovisivo, che ha ridefinito a fondo il sistema nazionale di sostegno al settore, ha ampliato l'ambito di copertura dell'intervento pubblico, ha scorporato dal Fondo unico per lo spettacolo (Fus) le risorse destinate all'audiovisivo – istituendo il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo, dotato di una base di finanziamento stabile e proporzionale alle entrate erariali (pari al 12 per cento delle entrate Ires e Iva del settore), con una disponibilità molto più ampia rispetto al passato – ha rafforzato gli strumenti di mercato, accrescendo il peso dei finanziamenti automatici e degli incentivi fiscali e limitando i contributi selettivi agli operatori più fragili (come i registi esordienti, i giovani autori e i documentaristi), e ha riconosciuto formalmente il ruolo delle Film commission regionali, favorendo il coordinamento con le politiche territoriali;

    7) i dati relativi al periodo 2016-2019 mostrano una chiara correlazione positiva fra l'intensità del sostegno pubblico e i volumi di produzione. Gli incentivi sono stati, dunque, efficaci nel sostenere la produzione;

    8) tuttavia, negli anni successivi tale assetto ha subito modifiche che, se da un lato rispondevano all'esigenza di aggiornare le misure, dall'altro hanno progressivamente inciso negativamente sulla certezza delle regole e sulla stabilità delle risorse. In particolare, la legge di bilancio per il 2024 (legge 30 dicembre 2023, n. 213), all'articolo 1, comma 54, ha ridotto la dotazione minima del Fondo da 750 a 700 milioni di euro annui e ha modificato in maniera significativa la disciplina del credito d'imposta;

    9) il decreto interministeriale 10 luglio 2024, n. 225, ha introdotto nuove disposizioni applicative in materia di credito d'imposta per la produzione cinematografica e audiovisiva, successivamente corrette da un decreto integrativo volto ad affinare i requisiti di accesso. Tra i principi fondamentali introdotti: l'obbligo per il produttore di certificare la copertura finanziaria privata di almeno il 40 per cento del costo di produzione e l'imposizione di un numero minimo di proiezioni in sala, da realizzare in determinati slot orari;

    10) il credito d'imposta è stato rimodulato in una forbice compresa tra il 15 e il 40 per cento del costo di produzione, non più riconosciuto automaticamente al 40 per cento, ma «fino» a tale soglia massima, conferendo così all'amministrazione competente un più ampio margine di discrezionalità nell'individuazione dell'aliquota applicabile: discrezionalità che rischia concretamente di tradursi in strumento di politica culturale «di partito», anziché strumento di politica della cultura, secondo la nota distinzione bobbiana;

    11) l'intervento è stato giustificato dal Governo con l'intento di ridurre il numero di film che non raggiungono la distribuzione in sala (stimati attorno al 50 per cento delle opere prodotte), considerati un utilizzo inefficiente delle risorse pubbliche, ma tale criterio di selezione si rivela del tutto strumentale sia a foraggiare una battaglia ideologica nel comparto, sia a annichilire il necessario pluralismo della cultura, la quale non può mai ridursi a essere espressione «dei più»;

    12) la scelta di destinare almeno 52 milioni di euro per la promozione di una non meglio precisata «identità nazionale» certifica la volontà di utilizzare la cultura come veicolo di visioni ideologiche e strumento politico per favorire narrazioni di parte, oltre che foraggiare il comparto attraverso un'attenta selezione secondo criteri di amicizia e affinità politica;

    13) la difficile transizione che sta vivendo il settore del cinema coinvolge, anzitutto, le sale cinematografiche e impone l'adozione di misure di sostegno che possano favorire il rilancio delle stesse quali spazio di fruizione e condivisione a beneficio della collettività, rendendo le trasformazioni tecnologiche complementari e di supporto a luoghi che sono stati e sono fondamentali per lo sviluppo di un pensiero collettivo;

    14) tali scelte hanno peraltro provocato una fase di paralisi dovuta ai ritardi nell'emanazione dei decreti attuativi e hanno introdotto criteri che privilegiano le grandi produzioni, spesso a partecipazione straniera, a scapito delle piccole e medie imprese indipendenti, con grave pregiudizio per il pluralismo culturale e per la creatività nazionale;

    15) i dati del decreto di riparto del 12 aprile 2024, n. 145, dimostrano che gli incentivi fiscali sono passati da 541 milioni di euro nel 2023 (decreto ministeriale 14 marzo 2023, n. 112) a 412,7 milioni di euro nel 2024, con una riduzione di oltre 128 milioni di euro, mentre i contributi selettivi sono aumentati solo di 37,6 milioni di euro (da 46,7 a 84,3 milioni). Ne risulta una contrazione netta di circa 90 milioni di euro, che ha inciso in modo depressivo sulla capacità produttiva complessiva, poiché l'incremento dei selettivi non ha compensato il taglio agli incentivi fiscali, che restano lo strumento principale di sostegno alla produzione;

    16) si rileva, altresì, che il necessario ciclo di valutazione delle politiche non ha sinora garantito la tempestività richiesta dall'ordinamento: l'articolo 12, comma 6, della legge n. 220 del 2016 prevede la trasmissione annuale alle Camere, entro il 30 settembre, di una relazione sullo stato di attuazione e sulla valutazione di impatto degli interventi (incluse le agevolazioni fiscali). La relazione relativa all'anno 2022 è stata tuttavia trasmessa nel 2024 (Doc. CLXXI, n. 2) e quella relativa all'anno 2023 risulta acquisita nella XIX legislatura (Doc. CLXXI, n. 3): una tempistica posticipata che ne riduce l'utilità quale strumento di indirizzo e controllo parlamentare in corso d'opera, segnatamente in una fase di riforma degli incentivi,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative volte a salvaguardare il comparto, gli operatori, i professionisti e i canali di distribuzione, assicurando continuità produttiva e occupazionale lungo l'intera filiera, valorizzando anche il cosiddetto cinema indipendente;

2) ad adottare iniziative volte a investire nel settore cinematografico e audiovisivo, garantendo il pluralismo e l'imparzialità dell'azione amministrativa, evitando indirizzi selettivi di natura politica e fondando l'allocazione delle risorse su criteri oggettivi, predeterminati e pubblici, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato;

3) ad adottare iniziative volte ad ampliare gli stanziamenti finanziari volti a promuovere e sostenere il settore cinematografico e audiovisivo, anche attraverso il ripristino e il rafforzamento delle risorse del tax credit;

4) ad istituire strumenti idonei a garantire la trasparenza dei processi decisionali relativi all'erogazione dei contributi, nonché la diffusione in open data delle principali informazioni su risorse impegnate e liquidate;

5) ad adottare misure efficaci di verifica sull'utilizzo dei contributi, mediante controlli ex ante ed ex post, tracciabilità delle spese, indicatori di risultato (culturali, industriali e occupazionali), eventuale recupero delle somme indebitamente percepite, favorendo i nuovi talenti e sostenendo il pluralismo artistico;

6) ad adottare iniziative di competenza volte a garantire il sostegno finanziario delle sale cinematografiche e incentivare investimenti atti a salvaguardare la loro natura di luoghi di comunità, sia attraverso il ripensamento dei cinema alla luce delle nuove tecnologie, sia favorendo la portata sociale degli stessi, incentivando e sviluppando forme di cooperazione con le scuole, università, centri di formazione, strutture sanitarie e con le realtà sociali impegnate nel perseguimento di finalità di interesse generale;

7) a garantire il pieno rispetto dell'articolo 12, comma 6, della legge n. 220 del 2016 con la trasmissione entro il 30 settembre 2025 della relazione annuale alle Camere sullo stato di attuazione della legge, con particolare riferimento all'impatto economico, industriale e occupazionale e all'efficacia delle agevolazioni tributarie, comprensiva di una valutazione delle politiche di sostegno mediante incentivi tributari.
(1-00487) «Boschi, Gadda, Del Barba, Faraone, Bonifazi, Giachetti».


   La Camera,

   premesso che:

    1) l'industria cinematografica sta vivendo un momento di stallo con pesanti conseguenze su produzione e occupazione, che ha spinto il settore a manifestare e sollecitare un intervento più rapido delle istituzioni. Nonostante le dichiarazioni governative volte a rassicurare sulla volontà di sostenere il comparto, le azioni messe in atto dal Governo sembrano, invece, andare in senso contrario ed avvantaggiare le grandi produzioni a discapito dei piccoli produttori indipendenti, ignorando le proposte avanzate dalle associazioni di settore;

    2) nell'ultimo anno sono diverse le mobilitazione del settore, con manifestazioni di protesta e richieste di interventi urgenti da parte delle associazioni di categoria, quali Anica, Anac, Unita, 100Autori, Wgi, Agici e Afic, che chiedono l'avvio di un tavolo di confronto con il Governo per definire politiche di sostegno adeguate; fra le voci più autorevoli si ricorda l'appello del regista Pupi Avati per l'istituzione di un'agenzia o di un Ministero dedicato esclusivamente al cinema e all'audiovisivo;

    3) è necessario evidenziare che la politica messa in atto dal Governo ha portato ad interventi normativi e gestionali che, lungi dal tutelare l'autonomia culturale, hanno aumentato la politicizzazione della cultura, come dimostrato dalle modifiche della governance del Centro sperimentale di cinematografia, della norma cosiddetta Fuortes e della riforma del Ministero;

    4) il ritardo di mesi per l'adozione del decreto di riparto del Fondo cinema ha creato, nell'ultimo anno di programmazione, una situazione di stallo che ha messo in seria difficoltà produttori, autori e lavoratori del comparto, lasciandoli senza strumenti per programmare attività e investimenti;

    5) emanato, in seguito, il 14 maggio 2025, il decreto di riparto ha solo confermato tutte le criticità denunciate: il taglio di circa 130 milioni di euro al tax credit, la riduzione dei contributi automatici e l'incremento dei fondi selettivi e dei progetti speciali autorizzati direttamente dal Ministero introducono un modello sbilanciato, meno trasparente e più esposto alla discrezionalità politica; inoltre, la scelta di destinare ben 52 milioni di euro alla generica e indefinita area tematica dei «personaggi e identità italiana» ha palesato il rischio di trasformarsi in un criterio ideologico e strumentale, piuttosto che in un reale sostegno alla cultura e alla produzione audiovisiva;

    6) le scelte del Governo penalizzano, soprattutto, le realtà indipendenti, i giovani autori, il documentario, l'animazione e tutte quelle espressioni culturali che più avrebbero bisogno di un sostegno strutturale e non discrezionale, mentre favoriscono i grandi soggetti industriali e le piattaforme, riducendo la pluralità del sistema e mettendo in crisi il ricambio generazionale e l'innovazione;

    7) l'assenza di certezze sul tax credit e sul budget disponibile ha rallentato le produzioni, spingendo molte realtà straniere a scegliere altre destinazioni. Questo ha avuto un impatto diretto sull'occupazione nel settore. Particolarmente rilevante, secondo quanto riportato dagli addetti ai lavori, è il dato diffuso dal Cnel sul numero degli addetti alle troupe di produzione: dai 16.638 del 2022 si è passati ai 18.426 del 2023, per poi crollare drasticamente a soli 1.822 nel 2024, evidenziando una perdita significativa nel comparto delle maestranze audiovisive;

    8) in fase di approvazione della prima legge di bilancio della XIX legislatura, con l'approvazione di un emendamento del Gruppo del Partito democratico, venivano reperiti 100 milioni di euro per finanziare l'avviamento della riforma del welfare per il settore dello spettacolo dal vivo;

    9) il decreto legislativo n. 175 del 2023 concerne l'attuazione della legge di delega di cui all'articolo 2, commi 4, lettera c), e 6, della legge 15 luglio 2022, n. 106, e l'articolo 2, comma 5, della legge 22 novembre 2017, n. 175 – per il quale il Partito democratico ha espresso la totale contrarietà – ha snaturato lo spirito della norma: invece di un nuovo welfare, l'Esecutivo ha introdotto una misura di sostegno al reddito, peraltro assolutamente insufficiente, riferendosi ad una platea, ridottissima, di appena 20.000 persone e una cifra, chiaramente insufficiente, di 1.500 euro annui;

    10) senza una revisione degli strumenti e delle misure di sostegno, degli ammortizzatori sociali e delle indennità, il decreto ha recato un aumento del costo del lavoro per le imprese, senza realizzare gli obiettivi previdenziali stabiliti dalla legge di delega approvata dal Parlamento;

    11) mentre altri Paesi stanno seguendo una chiara direzione di sostegno al settore cinematografico, in Italia si assiste, negli ultimi anni, a un progressivo ridimensionamento del sistema;

    12) è bene ricordare che l'introduzione del tax credit nel settore audiovisivo italiano, prevista dalla legge 14 novembre 2016, n. 220 (Disciplina del cinema e dell'audiovisivo), si è rivelata, dalla sua applicazione, una leva strategica di primaria importanza sia sul piano economico che occupazionale. La misura ha incentivato in modo significativo gli investimenti nella produzione cinematografica e audiovisiva, contribuendo alla crescita del comparto sia in termini di valore economico che di occupazione diretta e indiretta. In particolare, il meccanismo ha consentito ai produttori di beneficiare di un credito d'imposta variabile, compreso tra il 20 per cento e il 40 per cento del costo di produzione, in relazione a specifici criteri stabiliti dalla normativa di riferimento. Il credito così maturato è stato utilizzato per compensare i principali tributi erariali, tra cui Ires, Irap, Irpef e Iva, favorendo una maggiore liquidità per le imprese del settore;

    13) i dati dimostrano, infatti, come nel 2022 il tax credit abbia raggiunto 254,14 milioni di euro, mentre quello specifico per il cinema italiano si sia attestato a 175,71 milioni; complessivamente, la produzione nazionale ha assorbito il 56 per cento dei 768,35 milioni di euro investiti in produzione, mentre il restante 44 per cento (338,50 milioni) è stato destinato a produzioni straniere realizzate in Italia;

    14) la Spagna ha, infatti, identificato il settore audiovisivo come un ambito strategico per lo sviluppo economico e culturale nazionale, investendo in modo sistemico e coordinato. Lungi dal limitare gli incentivi fiscali, il Governo spagnolo ha rafforzato il proprio sistema di tax credit attraverso un piano quinquennale che prevede interventi integrati tra Ministeri, strumenti fiscali e finanziari competitivi, incentivi all'insediamento di produzioni internazionali e politiche volte a scoprire e valorizzare nuovi talenti. Come evidenziato anche da autorevoli testate internazionali – tra cui The Hollywood Reporter – l'obiettivo esplicito della Spagna è quello di diventare «l'hub europeo dell'audiovisivo», attraverso un approccio organico e orientato all'attrazione di investimenti esteri e alla crescita del comparto;

    15) è attuale la notizia data dalla stampa nazionale sull'inchiesta giudiziaria sul sistema del tax credit, con ben 183 produzioni cinematografiche attualmente al vaglio della procura di Roma per presunte irregolarità nell'accesso agli incentivi fiscali. Tra le realtà coinvolte figura anche l'ex società dell'attuale amministratrice delegata di Cinecittà, scelta direttamente dal Ministro della cultura;

    16) tale vicenda, che chiama in causa sia il corretto utilizzo delle risorse pubbliche sia la trasparenza delle nomine in ambito culturale, dimostra come a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo l'attuale assetto dei controlli, in cui prevale una logica di spoil system sistematico, che assegna ruoli apicali in importanti istituzioni culturali sulla base della fedeltà politica anziché della competenza e dell'indipendenza, sia inadeguato a prevenire abusi, truffe e conflitti di interesse;

    17) a oltre dieci anni dall'introduzione del tax credit come strumento di sostegno alla produzione audiovisiva, è non solo legittimo ma doveroso procedere a una revisione complessiva delle modalità di controllo e di verifica sull'effettiva destinazione e utilizzo delle risorse pubbliche. Uno strumento così importante, che ha inciso profondamente sul settore e ne ha favorito lo sviluppo, deve oggi essere reso più solido, più trasparente e più equo, a tutela delle imprese virtuose e dell'interesse pubblico;

    18) a sostegno del settore, la tutela della filiera indipendente dovrebbe, inoltre, rivestire un ruolo centrale per il futuro del cinema italiano, poiché queste imprese, in maggioranza micro e piccole, garantiscono la diversità culturale e il potenziale creativo fondamentale per lo sviluppo sociale, culturale ed economico del Paese;

    19) parimenti, si rende necessario ripensare e sostenere le sale cinematografiche, riconoscendo il loro ruolo di spazi di fruizione culturale e di comunità, anche alla luce delle trasformazioni tecnologiche e delle nuove modalità di consumo audiovisivo;

    20) in un momento storico segnato da profonde trasformazioni tecnologiche e da nuove modalità di fruizione dell'audiovisivo, è necessario ripensare radicalmente il ruolo delle sale cinematografiche, riconoscendole non solo come spazi di consumo culturale, ma come presidi di comunità, luoghi di incontro, partecipazione e inclusione, soprattutto nei territori periferici o meno serviti dai circuiti tradizionali. In questo senso, l'Italia sconta un ritardo evidente, anche sul piano delle politiche di sostegno, rispetto a esperienze europee innovative come quella francese, dove la cosiddetta «rivoluzione dei terzi luoghi» (tiers-lieux) ha già trasformato oltre 3.500 spazi distribuiti su tutto il territorio in veri e propri hub culturali, sociali ed economici;

    21) inoltre, per un intervento di sostegno, emerge l'urgenza di regolamentare il rapporto con le piattaforme digitali e l'intelligenza artificiale, prevedendo quote obbligatorie di produzione nazionale e finestre di esclusività per le sale, per tutelare la filiera e garantire una corretta convivenza tra mercato tradizionale e nuovi modelli distributivi,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative volte ad incrementare l'entità dei finanziamenti destinati al settore cinematografico e dell'audiovisivo;

2) ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, per potenziare il fondo per il tax credit per il cinema, valutando anche la possibilità di estenderlo al settore teatrale e musicale;

3) a promuovere iniziative a tutela e sostegno del comparto cinematografico in tutta la sua evoluzione tecnologica;

4) a promuovere un piano nazionale di sostegno e rigenerazione delle sale cinematografiche, riconoscendone il ruolo strategico come spazi di fruizione culturale, coesione sociale e presidio territoriale, anche alla luce delle trasformazioni digitali e delle nuove modalità di consumo audiovisivo;

5) al fine di sostenere la produzione, ad adottare iniziative volte a ripartire le risorse dei contributi selettivi disponibili in maniera congrua e nel rispetto di tutte le tipologie;

6) ad avviare politiche di sostegno dei livelli occupazionali dell'industria cinematografica e per l'intera filiera culturale a sostegno di una politica di cultura fruibile ed autonoma;

7) al fine di tutelare i lavoratori dello spettacolo nei periodi di inattività, ad adottare iniziative di competenza volte a reperire risorse adeguate per una completa attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 6, della legge 15 luglio 2022, n. 106;

8) ad adottare iniziative di competenza volte a ripensare il sistema delle sale cinematografiche e promuovere una normativa che regoli in modo equo e sostenibile il rapporto con le piattaforme digitali e le nuove tecnologie, per tutelare e valorizzare il patrimonio culturale e produttivo del cinema italiano;

9) a riconoscere e valorizzare, nell'ambito delle politiche di sostegno al settore audiovisivo, la centralità della figura del produttore indipendente quale garanzia di pluralismo culturale, in coerenza con quanto sancito dalla direttiva 89/552/CEE «Televisione senza frontiere», che già nel 1989 individuava tra gli obiettivi fondamentali la promozione della diversità espressiva e del potenziale creativo degli Stati membri, quale motore di sviluppo economico e consolidamento industriale del comparto audiovisivo europeo;

10) al fine di rafforzare e sviluppare le arti e l'industria del cinema e dell'audiovisivo, nonché per l'ampliamento e la crescita della fruizione e della domanda delle opere e dei prodotti cinematografici e audiovisivi, ad adottare iniziative di carattere normativo volte a istituire l'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo con compiti e funzioni precise a sostegno della progettazione, della gestione, della promozione e dell'attuazione delle politiche pubbliche per lo sviluppo e il sostegno del settore cinematografico e audiovisivo.
(1-00488) «Orfini, Schlein, Manzi, Braga, Iacono, Berruto».


   La Camera,

   premesso che:

    1) il sostegno pubblico al settore cinematografico italiano è cresciuto in modo esponenziale, passando dai circa 250 milioni di euro del 2016 a 696 milioni di euro per il 2024, e che questa dotazione è confermata anche per il 2025;

    2) gli investimenti in produzione cinematografica in Italia, secondo i dati di Anica e Apa presentati nel corso della 82esima edizione della Mostra internazionale del cinema di Venezia, sono aumentati del 53 per cento e gli investimenti internazionali sono aumentati del 950 per cento rispetto al 2019;

    3) da settembre 2024 a luglio 2025 sono state presentate 729 domande di tax credit (nazionale e internazionale), per un credito richiesto complessivo di circa 718 milioni di euro, con 31 set attivi, soltanto in queste settimane, in Italia;

    4) nel periodo 13 giugno-24 agosto 2025, stando alle rilevazioni Cinetel e grazie al progetto Cinema revolution, il cinema italiano ed europeo ha totalizzato 1,3 milioni di presenze con un +6,2 per cento rispetto al 2024 e un +17,8 per cento sul 2023, il 20,4 per cento in più di quanto registrato mediamente nel triennio 2017-2019;

    5) l'azione del Governo nel settore si è già contraddistinta per una serie di analisi, verifiche e controlli con il massimo rigore, al fine di portare alla luce irregolarità, sprechi e, addirittura, truffe;

    6) grazie a una visione strategica e a investimenti concreti, Cinecittà si sta preparando a diventare, entro il 2026, il principale hub europeo per la produzione audiovisiva, con infrastrutture all'avanguardia e una capacità produttiva che non ha eguali nel continente;

    7) la legge del 14 novembre 2016, n. 220, all'articolo 27 comma 1 lettera i) prevede che il Ministero della cultura sostenga, di concerto con il Ministero dell'istruzione e del merito, per un importo complessivo pari ad almeno il 3 per cento della dotazione del Fondo per il cinema e l'audiovisivo, il potenziamento delle competenze nel cinema, nelle tecniche e nei media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni, nonché l'alfabetizzazione all'arte, alle tecniche e ai media di produzione e diffusione delle immagini;

    8) con l'obiettivo di rafforzare la trasparenza e garantire un controllo più efficace sui costi e sulla tracciabilità dei flussi finanziari, sono stati emanati il decreto direttoriale rep. 2540 del 26 giugno 2025, in materia di tax credit produzione internazionale, recante «Disposizioni attuative ai sensi dell'articolo 18, comma 1, del decreto del Ministro della cultura di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze del 4 ottobre 2024, n. 329» che sostituisce il decreto direttoriale rep. 3830 del 4 dicembre 2024 e il decreto direttoriale rep. 2541 del 26 giugno 2025, in materia tax credit produzione nazionale, recante «Disposizioni attuative ai sensi dell'articolo 38, comma 1, del decreto del Ministro della cultura di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze del 10 luglio 2024, n. 225» che sostituisce il decreto direttoriale rep. 3364 del 14 ottobre 2024;

    9) nel 2024 i videogiochi per cui è stata fatta richiesta di credito di imposta sono stati 47, da parte di 34 imprese, per un totale di credito richiesto di 13 milioni di euro e l'investimento totale (2021-2024) su cui è stato richiesto il credito d'imposta è 204 milioni di euro,

impegna il Governo:

1) a valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte a istituire, in sostituzione del Consiglio superiore del cinema e dell'audiovisivo, il Forum del cinema e dell'audiovisivo, composto dalle associazioni maggiormente rappresentative del settore e da esperti nominati dal Ministro della cultura;

2) a valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte alla razionalizzazione degli interventi di sostegno e promozione da parte dello Stato, affinché, in particolare:

  a) si continui ad assicurare la gestione statale del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo di cui alla legge 14 novembre 2016, n. 220;

  b) si valuti l'opportunità di affidare la gestione di tesoreria del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo ad un intermediario bancario sottoposto a vigilanza prudenziale, individuato ai sensi della vigente normativa in materia di contratti pubblici;

  c) i criteri per l'erogazione e modalità per la liquidazione e l'anticipazione dei contributi a valere sul Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo siano definiti con decreti non aventi natura regolamentare, da emanare sentito il Forum del cinema e dell'audiovisivo garantendo la massima trasparenza;

3) a valutare l'opportunità di attivarsi nelle sedi opportune al fine di promuovere il riconoscimento dell'immagine cinematografica come patrimonio culturale immateriale dell'Unesco, nonché al fine del riconoscimento ai sensi dell'articolo 10 della legge 7 ottobre 2024, n. 152;

4) a continuare il sostegno a percorsi formativi scolastici, universitari o nell'alta formazione, volti a diffondere tra le più giovani generazioni la cultura cinematografica e la trasmissione delle relative conoscenze;

5) a continuare la promozione dei valori dell'integrazione e dell'inclusione, attraverso attività formative, nonché mediante la pratica e la fruizione della cultura cinematografica e audiovisiva anche in contesti disagiati;

6) a valutare l'opportunità di adottare iniziative volte all'individuazione di strumenti di accesso al credito agevolato anche attraverso convenzioni con il sistema bancario;

7) fermo restando quanto previsto dal Piano per il potenziamento del circuito delle sale cinematografiche e polifunzionali di cui all'articolo 28 della legge «Cinema» n. 220 del 2016 nonché dal decreto ministeriale n. 190 del 10 giugno 2025, a valutare la possibilità di assumere iniziative di carattere normativo volte a introdurre contributi diretti, in luogo dei crediti d'imposta, non soggetti a tassazione;

8) con riferimento alla concessione dei contributi di cui alla legge n. 220 del 2016, a valutare l'opportunità di prevedere:

  a) il mantenimento di almeno 2 periodi di pubblicazione dei bandi per ogni annualità, per la richiesta dei contributi selettivi di cui all'articolo 26 della legge n. 220 del 2016, prevedendo periodi predeterminati e fissi di pubblicazione;

  b) l'attivazione di periodi predeterminati e fissi di pubblicazione dei bandi per ogni annualità per la concessione dei contributi alle attività di promozione cinematografica e audiovisiva di cui all'articolo 27 della medesima legge n. 220 del 2016;

  c) il rafforzamento e l'aumento del personale degli uffici della direzione generale competente;

  d) l'estensione dello sbarramento all'accesso per la concessione dei contributi selettivi per opere audiovisive che abbiano un budget superiore a 5 milioni di euro alle opere di particolare qualità artistica e alle opere relative all'identità culturale italiana;

  e) il rafforzamento del meccanismo della verifica dei costi e della perizia di congruità effettuata dal soggetto terzo e indipendente, anche tramite l'istituzione della figura del «tax credit manager»;

  f) l'aggiornamento delle procedure amministrative relative alla concessione dei contributi stessi mediante l'utilizzo delle più recenti tecnologie informatiche;

9) a valutare l'opportunità di implementare le iniziative, anche di carattere normativo, per prevedere stanziamenti economici volti a favorire la più ampia fruizione del cinema, a incentivare la domanda culturale di settore, a incrementare la partecipazione culturale e la diffusione della cultura cinematografica e audiovisiva soprattutto presso il pubblico più giovane e nei territori più difficili;

10) a continuare ad assicurare il più ampio sostegno al cinema di genere con particolare attenzione al fantasy, ai film di azione, di fantascienza, horror, e alla commedia per famiglia;

11) a promuovere iniziative volte a razionalizzare e semplificare la normativa in materia di cineturismo e autorizzazioni alle riprese;

12) a valutare l'opportunità di adottare iniziative volte a razionalizzare e semplificare la ripartizione delle competenze e i procedimenti delle amministrazioni statali e degli altri enti competenti in materia di cinema e audiovisivo;

13) a valutare l'opportunità di garantire la valorizzazione delle specifiche linee di sostegno del settore cinematografico relative all'identità culturale italiana valutando l'estensione al settore dei videogiochi;

14) al fine di rendere l'Italia uno dei principali hub dell'industria videoludica a livello internazionale, a valutare l'opportunità di adottare iniziative di competenza volte a:

  a) potenziare la misura del credito d'imposta per le imprese del settore videoludico, attraverso un aumento della dotazione finanziaria complessiva, così da sostenere in modo più efficace la produzione nazionale di videogiochi;

  b) innalzare il massimale di credito d'imposta per singola impresa, in coerenza con le pratiche adottate da altri Stati europei, così da garantire una reale competitività per le imprese italiane nel mercato internazionale;

15) a valutare l'opportunità di istituire una banca dati unica audiovisiva degli artisti interpreti o esecutori e una banca dati unica dei fonogrammi, al fine di agevolare la corretta identificazione di coloro cui spettano diritti connessi ai diritti di autore, nonché di evitare eventuali discordanze tra le banche dati gestite dagli organismi di gestione collettiva;

16) a valutare l'opportunità di adottare iniziative, al fine di contrastare il fenomeno del camcording, volte a modificare l'articolo 85-bis del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza in materia di registrazione abusiva nei luoghi di pubblico spettacolo, prevedendo l'obbligo per il concessionario o il direttore del luogo di pubblico spettacolo di avvisare il pubblico del divieto di effettuare riprese non autorizzate tramite l'affissione di cartelli ben visibili all'interno della sala e, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali, a consentire l'installazione di sistemi di videosorveglianza per identificare coloro che registrano illecitamente opere cinematografiche o audiovisive;

17) a valutare l'opportunità di riformare e riordinare la normativa in materia di promozione delle opere europee e italiane da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi;

18) a valutare l'opportunità di adottare iniziative volte alla riformulazione della definizione di «produttore indipendente» nonché delle altre definizioni che attengono direttamente alle questioni, alle tematiche e ai profili inerenti alla promozione delle opere europee ed italiane.
(1-00489) «Mollicone, Latini, Tassinari, Cavo, Amorese, Sasso, Dalla Chiesa, Cangiano, Miele, Mulè, Colombo, Matone, Di Maggio, Matteoni, Perissa, Roscani».


   La Camera,

   premesso che:

    1) l'Italia della Resistenza antifascista e che diviene Repubblica nel 1946, dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, conquista celebrità internazionale, indiscutibile, attraverso il suo cinema. Tra tutti, tra i tanti, basti citare i film di Roberto Rossellini che, dagli anni Quaranta e Cinquanta, non solo segnano la scena cinematografica italiana, ma formano un'intera generazione di registi francesi e americani. L'Italia si è fatta compiutamente democratica, libera, culturalmente innovativa, attraverso le tante opere che affollano la sua produzione cinematografica, quella che per decenni è stata, anche e soprattutto, sinonimo di impegno civile. Nell'epoca dominata delle «guerre culturali», oltre che da quelle guerreggiate con droni e missili, l'impegno civile viene confuso con faziosità e furia ideologica: il cinema italiano invece, per decenni, ha reso evidente la forza pedagogica di un'arte capace, anche da prospettive politiche non omogenee (Rossellini non è stato Pietro Germi, Germi non è stato Elio Petri, e così via), di raccontare la storia controversa, spesso tragica, di un Paese in rapida trasformazione;

    2) a giudizio dei firmatari del presente atto d'indirizzo, recenti, drammatici fatti di cronaca sono stati dal Governo ampiamente, e strumentalmente, utilizzati per giustificare gli interventi normativi e finanziari dell'ultimo triennio. Provvedimenti che hanno ridotto le risorse pubbliche per il cinema, introducendo, per l'attribuzione delle stesse, criteri che favoriscono e favoriranno le grandi società di capitale a dispetto delle piccole produzioni indipendenti. Una ricostruzione dettagliata dei passaggi normativi che si sono susseguiti nel tempo è doverosa per rendere intellegibile, nonché fondata, la critica appena sollevata;

    3) la prima legge che istituisce un sistema di finanziamento pubblico per l'intera filiera cinematografica è la n. 1213 del 1965. Trent'anni dopo, esattamente nel 1998, con il decreto legislativo n. 368 si attribuiscono al Ministero per i beni e le attività culturali (oggi Ministero della cultura) le funzioni amministrative e le competenze in materia di promozione culturale, incluso il cinema. Con la legge 6 luglio 2002, n. 137, «Delega per la riforma dell'organizzazione del Governo e della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché di enti pubblici», all'articolo 10, si delega il Governo a riorganizzare e codificare la disciplina in materia di beni culturali e ambientali, spettacolo, sport, proprietà letteraria e diritto d'autore. In ambito cinematografico, ciò crea le basi per un nuovo assetto legislativo che riguarda la produzione, la distribuzione, la classificazione e la tutela dei film. Nel 2004, con il decreto legislativo n. 28, viene creato un Fondo per la produzione, la distribuzione, l'esercizio e le industrie tecniche;

    4) nel 2016 entra in vigore la legge n. 220, «Disciplina del cinema e dell'audiovisivo», abrogativa del precedente decreto del 2004. Con riferimento agli articoli 9, 21 e 33 della Costituzione e ai principi della Convenzione Unesco sulla diversità culturale, la legge riconosce il cinema come mezzo di espressione artistica, formazione culturale e strumento di identità nazionale; prevede incentivi per tutte le fasi della filiera, ovvero scrittura, sviluppo, produzione e distribuzione delle opere audiovisive, per la realizzazione di iniziative di sviluppo e promozione della cultura cinematografica e audiovisiva e per l'ammodernamento delle sale cinematografiche. La legge stabilisce (articolo 12, comma 3), altresì, che gli incentivi e i contributi previsti debbano perseguire obiettivi di sviluppo, crescita e internazionalizzazione delle imprese; incentivare la nascita e la crescita di nuovi autori e di nuove imprese; incoraggiare l'innovazione tecnologica e manageriale; favorire modelli avanzati di gestione e politiche commerciali evolute e infine promuovere il merito, il mercato e la concorrenza;

    5) la legge ha poi istituito il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo («Fondo cinema e audiovisivo»), ai quali attingono i vari schemi di sostegno economico: diretto, contributi selettivi e automatici, e indiretto, credito d'imposta o tax credit. La gestione delle risorse è regolata dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 maggio 2017 e da decreti ministeriali annuali. Il Fondo è finanziato dal bilancio generale dello Stato, guardando però al reddito degli operatori audiovisivi. La legge stabilisce che la dotazione del fondo va parametrata ogni anno all'11 per cento delle entrate Ires e Iva dell'audiovisivo (articolo 3, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 maggio 2017);

    6) il sostegno economico indiretto per la produzione cinematografica, il credito d'imposta o tax credit, viene introdotto in Italia a partire dalla legge finanziaria per il 2008, ovvero la legge n. 244 del 2007, divenendo operativo nel 2009 a seguito dell'autorizzazione dell'Unione europea. I decreti attuativi del 2009 fissano le aliquote: 15 per cento del costo eleggibile per i produttori indipendenti. La legge n. 220 del 2016 rende strutturale il fondo per il cinema e l'audiovisivo, portando l'aliquota base del tax credit dal 15 al 40 per cento, con un finanziamento annuale dedicato automaticamente alimentato dal bilancio dello Stato;

    7) la riforma del tax credit viene da subito annunciata dalla nuova maggioranza di Governo, con la pubblicazione nel giugno del 2023 del primo «Documento di riflessione sul tax credit». Le prime, modifiche normative sono state introdotte dalla legge di bilancio per il 2024, con il comma 54 dell'articolo 1, che ha modificato alcuni articoli e commi della legge n. 220 del 2016, anticipando la riforma strutturale del tax credit, che avviene con la successiva emanazione dei nuovi decreti;

    8) il decreto interministeriale del Ministero della cultura e del Ministero dell'economia e delle finanze «tax credit produzione» (opere di nazionalità italiana) viene emanato il 10 luglio 2024 (n. 225 del 2024) e modifica i criteri per l'accesso al credito d'imposta, rendendoli assai più stringenti, con requisiti limitanti, come una circuitazione minima in sala per le opere cinematografiche o accordi vincolanti con distributori da presentare in sede di richiesta di credito d'imposta. Misure da subito aspramente criticate – anche con ricorsi al tribunale amministrativo regionale del Lazio – dagli operatori del settore cinematografico e audiovisivo, in quanto rendono l'accesso estremamente complicato per le piccole realtà produttive, per di più indipendenti. Il 14 ottobre del 2024 sono stati emanati quattro decreti attuativi. A fine febbraio del 2025 viene pubblicato il nuovo decreto «esclusioni» (decreto ministeriale n. 15 del 2025), che indica i casi di esclusione delle opere dai benefici previsti dalla legge n. 220 del 2016. Del 6 giugno 2025, invece, è il decreto interministeriale «correttivo», che definisce il nuovo testo consolidato del decreto tax credit (ossia del decreto interministeriale n. 225 del 2024);

    9) attenendosi dunque al testo consolidato, le novità critiche più rilevanti sono, sul piano delle definizioni (nell'articolo 1), l'eliminazione della categoria di «opere di ricerca e formazione». Si trattava di una categoria di opere audiovisive – con un costo complessivo di produzione inferiore a determinate soglie (per esempio, per opere audiovisive di finzione di lungometraggio, costo complessivo di produzione al di sotto di 1,5 milioni di euro), diffuse al pubblico congiuntamente in almeno una delle rassegne e dei concorsi internazionali previsti dal decreto dei contributi automatici – che poteva aver accesso al credito d'imposta con l'aliquota del 40 per cento. Per quanto riguarda i requisiti dei soggetti richiedenti, in parte si reitera l'errore commesso dalla normativa precedente, prevedendo eccezioni all'interno della categoria delle opere cinematografiche, che, di fatto, aprono le porte ai produttori non indipendenti. Il testo consolidato decreta, inoltre, che, per accedere al beneficio, occorre essere società di capitale, negando dunque l'accesso alle società di persone, oltre che alle associazioni culturali e fondazioni senza scopo di lucro, come in precedenza invece previsto. Sono poi richiesti requisiti reddituali minimi: capitale sociale minimo interamente versato e patrimonio netto non inferiori a 40.000 euro. Per quanto riguarda le esclusioni (decreto ministeriale del 22 gennaio 2025), le opere con destinazione cinematografica, per essere riconosciute come tali, con la vecchia normativa dovevano prevedere una programmazione di 60 proiezioni in sala nell'arco di tre mesi (15 per documentari e cortometraggi) decorrenti dalla data di prima proiezione; con il nuovo decreto «esclusioni», il numero minimo si innalza a 240, in almeno 10 sale cinematografiche, nell'arco di tre mesi;

    10) la stessa legge di bilancio per il 2024 è intervenuta anche riducendo la dotazione del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo. Se fino al 2023 la dotazione minima annuale era di 750 milioni di euro, per il 2024 e il 2025 è di circa 700 milioni. Alla riduzione della dotazione minima annuale del Fondo il Governo ha accompagnato una riduzione specifica, di 130 milioni di euro, del credito d'imposta, giustificando la stessa con l'aumento dei contributi selettivi, che però si è attestato a poco più di 37 milioni di euro;

    11) all'inizio del 2025, le associazioni delle principali categorie delle lavoratrici e dei lavoratori del cinema hanno lanciato l'allarme: da gennaio 2024, il 70 per cento del settore è fermo. Il pronunciamento critico nei confronti del Governo da parte dell'attore Elio Germano e della comica e conduttrice televisiva Geppi Cucciari, nella primavera 2025, hanno visto la replica, supponente e a tratti scomposta, del Ministro della cultura. Tanto da mobilitare attori, registi, maestranze, che hanno scritto e sottoscritto in oltre 200 (in prima battuta) una lettera aperta rivolta al Ministro della cultura e ai Sottosegretari, nella quale denunciano la crisi sistemica del settore, la paralisi imposta dalle incertezze normative solo in parte sanate dal decreto «correttivo» (di cui sopra), la crisi occupazionale. Non è superfluo sottolineare che, in quel 70 per cento di produzioni ferme, ci sono più che altro i soggetti piccoli ed effettivamente indipendenti. Gli stessi soggetti che saranno, di fatto, esclusi dall'accesso al credito d'imposta, data la normativa ora vigente e sin qui illustrata;

    12) secondo una ricerca svolta da Cassa depositi e prestiti e resa pubblica a luglio del 2023, il settore del cinema e dell'audiovisivo, in Italia, impiega 9.000 imprese per un totale di 65.000 posti di lavoro, più le filiere connesse (come per esempio i catering). L'Italia, nel settore, è il quarto mercato di riferimento europeo, visto che nel 2022 il fatturato totale nazionale è stato di 13 miliardi di euro, equivalente al 10 per cento del fatturato continentale. Gli stessi dati di Cassa depositi e prestiti dicono che 1 euro speso dallo Stato nel cinema ne porta altri 3,54 di indotto in altri settori;

    13) il cinema non è fatto solo di attrici/attori e registe/i, ma anche di maestranze e troupe. Preme allora sottolineare che il contratto collettivo nazionale di lavoro che riguarda gli addetti alle troupe cinematografiche, stipulato dalle organizzazioni maggiormente rappresentative nel 1999 e solo parzialmente rinnovato con accordi nel 2002, nel 2009, nel 2012, è fermo al 2018, data dell'ultimo rinnovo che completa le integrazioni e definisce il testo unico vigente. Intanto, tra il 2021 e il 2023, la dinamica inflattiva ha generato cumulativamente una perdita del potere d'acquisto dei salari pari al 17 per cento, con i prezzi dei beni alimentari che, secondo l'Istat, dal 2019 sono aumentati del 30 per cento. Rinnovo ultimo, quello del 2018, che ha, tra l'altro, definito la possibilità di derogare alle norme in materia di contratti a tempo determinato, che nel settore possono dunque superare il 20 per cento del personale in forza in ciascuna azienda. Da sottolineare, inoltre, la completa inadeguatezza del contratto collettivo nazionale di lavoro dal punto di vista normativo, delle declaratorie e delle tipologie professionali, essendo il settore investito da rilevanti trasformazioni e la parte normativa del contratto collettivo nazionale di lavoro invariata da quasi trenta anni; inadeguatezza normativa che pure incide sulle retribuzioni,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative, già dal prossimo disegno di legge di bilancio (per l'anno 2026), volte ad aumentare da 700 milioni a 1 miliardo di euro, in tre anni, la dotazione minima annuale del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo, restituendo i 90 milioni tagliati alla dotazione specifica per il credito d'imposta, implementandola ulteriormente e accrescendo quella per i contributi diretti, sia automatici – fermi da troppo tempo – che selettivi, con attenzione ai contributi selettivi, come noto contributi a fondo perduto (per la scrittura, lo sviluppo, la produzione, la distribuzione nazionale e internazionale) e rivolti, in particolare, ai film e a specifiche categorie, ossia «giovani autori, elevata qualità artistica, “film difficili”, cortometraggi, animazioni, documentari»;

2) ad intraprendere tutte le iniziative di competenza utili per favorire un tempestivo e completo rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro degli addetti alle troupe cinematografiche, istituendo e/o implementando, con iniziative normative dedicate, misure di welfare adeguate e inclusive, per gli stessi addetti, negli ultimi due anni pesantemente colpiti dalla paralisi del settore;

3) ad adottare iniziative di carattere normativo volte a modificare la disciplina del tax credit secondo le seguenti indicazioni:

  a) introdurre una definizione più stringente di «produttore indipendente», eliminando così abusi da parte di produttori che indipendenti non sono, per esempio multinazionali straniere che usano aziende create o acquisite in Italia per accedere all'istituto del tax credit;

  b) reintrodurre la categoria «opere di ricerca e formazione»;

  c) ridurre significativamente il credito d'imposta per i film con budget superiore ai 2,5 milioni di euro, lasciando invariata l'aliquota (40 per cento) per quelli con budget inferiore ai 2,5 milioni di euro;

  d) eliminare, tra i requisiti per l'accesso al credito d'imposta, la specificazione della forma giuridica delle imprese di produzione;

  e) rivedere i requisiti di circuitazione delle opere cinematografiche (lungometraggio), «via merito», ripristinando quelli previsti dalla precedente norma (60 proiezioni in sala, invece di 240);

4) ad adottare tutte le iniziative necessarie per favorire la tutela e la diffusione della cultura cinematografica, per esempio riducendo stabilmente il costo dei biglietti (3,5 euro) per le/gli studenti e per i giovani (under 30), con interventi finanziari del Governo a ristoro dei mancati incassi delle sale.
(1-00492) «Piccolotti, Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Zaratti».


   La Camera,

   premesso che:

    1) l'Italia vanta una tradizione cinematografica e audiovisiva universalmente riconosciuta, che costituisce parte integrante del patrimonio culturale nazionale e, come tale, è tutelata dall'articolo 9 della Costituzione quale espressione dell'identità della Repubblica e della sua funzione di promozione e salvaguardia della cultura;

    2) al tempo stesso, il comparto audiovisivo rappresenta un settore produttivo strategico per l'economia nazionale, capace di generare occupazione qualificata, innovazione tecnologica e valore aggiunto lungo l'intera filiera, attivando effetti moltiplicatori su comparti chiave, come turismo, moda ed enogastronomia, e rafforzando la proiezione internazionale del Paese quale strumento di diplomazia culturale;

    3) secondo la Cassa depositi e prestiti, ogni euro investito nel comparto genera 3,54 euro di Prodotto interno lordo e ogni 100 milioni attivano oltre 2.200 posti di lavoro;

    4) con riferimento all'occupazione complessiva nell'audiovisivo in termini di lavoratori dipendenti, le analisi Apa per il 2023 stimano circa 44.872 unità; inoltre, oltre 6.800 addetti diretti nelle sale cinematografiche (circa 20.000 includendo l'indotto) dimostrano l'impatto economico anche nelle attività di fruizione ed esercizio;

    5) la cultura, quale bene comune, rappresenta condizione imprescindibile per l'effettivo esercizio dei diritti di cittadinanza e per la piena realizzazione della persona e la valorizzazione del patrimonio culturale va intesa come diritto collettivo, strumento di progresso sociale e formazione civica;

    6) in questa prospettiva, il sostegno al settore del cinema e dell'audiovisivo non può essere ridotto a mera misura discrezionale di politica economica, ma deve essere concepito come strumento essenziale per garantire pluralismo culturale, uguaglianza sostanziale e libertà di espressione artistica;

    7) al contempo, però, il quadro normativo nazionale ha delineato negli anni un sistema organico di sostegno pubblico all'industria audiovisiva, basato sull'integrazione di strumenti di natura contributiva e fiscale;

    8) con l'articolo 1, commi 325-343, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è stato introdotto il credito d'imposta per il cinema e l'audiovisivo; la legge 14 novembre 2016, n. 220 («Disciplina dei cinema e dell'audiovisivo»), ha istituito il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo, stabile e proporzionato alle entrate erariali, rafforzando strumenti automatici e incentivi fiscali, riconoscendo il ruolo delle film commission e il coordinamento con le politiche territoriali; il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208 (Tusma) ha recepito la direttiva dell'Unione europea 2010/13, come modificata dalla direttiva dell'Unione europea 2018/1808, ridefinendo l'assetto dei servizi di media audiovisivi; a livello europeo, gli aiuti al settore sono incardinati nel regolamento europeo n. 651/2014 (Gber) e nei programmi di Europa Creativa – Media; sul piano internazionale, l'Italia ha ratificato la Convenzione riveduta sulla coproduzione cinematografica del Consiglio d'Europa (Rotterdam, 2017) con legge 21 ottobre 2021, n. 169;

    9) il sostegno pubblico al cinema e all'audiovisivo prevede contributi automatici, parametrati ai risultati economici e artistici delle opere e contributi selettivi, destinati a film d'autore, opere prime e seconde, documentari e progetti di particolare rilievo. Un ruolo centrale è assunto dagli incentivi fiscali, in particolare il credito d'imposta (tax credit), che non costituisce trasferimento di denaro pubblico, ma credito maturato ex post a fronte di spesa privata reale ed eleggibile sostenuta in Italia, attivando risorse aggiuntive e garantendo un ritorno netto in termini di occupazione, gettito e sviluppo di filiera; va ribadito che il credito d'imposta non rappresenta un sussidio a pioggia, ma uno strumento tecnico e misurabile che stimola investimenti addizionali;

    10) i dati relativi al periodo 2016-2019 hanno mostrato una chiara correlazione positiva fra l'intensità di tale sostegno pubblico e i volumi di produzione

    11) al contrario, negli ultimi anni, il sistema ha subito modifiche che, pur giustificate dall'esigenza di aggiornare le misure, hanno progressivamente inciso in senso negativo sulla certezza delle regole e sulla stabilità delle risorse, delineando un complesso quadro composto peraltro da numerosi decreti e circolari interpretative. In particolare: la legge 30 dicembre 2023, n. 213 (legge di bilancio 2024). articolo 1, comma 54, ha ridotto la dotazione minima del Fondo da 750 a 700 milioni annui e ha modificato la disciplina del credito d'imposta; il decreto interministeriale 10 luglio 2024, n. 225, come successivamente integrato, ha introdotto nuove regole applicative del tax credit (fra cui obblighi di copertura finanziaria privata minima e requisiti di sfruttamento in sala); i decreti di riparto, tra cui il decreto 12 aprile 2024, n. 145 (e i precedenti come il decreto 14 marzo 2023, n. 112), hanno rideterminato la composizione tra incentivi fiscali e contributi selettivi, con effetti depressivi sulla capacità produttiva complessiva;

    12) la lentezza nell'adozione dei decreti di riparto e nella trasmissione della relazione annuale sullo stato di attuazione della legge (obbligo previsto dall'articolo 12, comma 6, della legge n. 220 del 2016) impedisce una corretta pianificazione del settore e ne riduce l'utilità quale strumento di indirizzo e controllo parlamentare in corso d'opera;

    13) l'eccesso di burocrazia, la lentezza delle procedure e l'incertezza delle regole alimentano contenziosi e ricorsi ad arbitri e interpretazioni discrezionali, rallentando la filiera e scoraggiando gli investimenti. È necessario garantire chiarezza normativa, stabilità delle regole e rapidità dei procedimenti, riducendo al minimo le aree di incertezza giuridica;

    14) resta ferma l'esigenza di rafforzare i controlli e garantire trasparenza, ma tali strumenti devono essere proporzionati, selettivi e orientati al rischio, prevalentemente ex post e con tempi certi, evitando di paralizzare la filiera con oneri burocratici incompatibili con le esigenze produttive;

    15) l'indebolimento e l'instabilità delle regole, oltre agli effetti economici immediati, incidono sulla reputazione e sulla credibilità del sistema Paese, determinando perdita di produzioni a favore di Paesi concorrenti;

    16) secondo i dati dell'istituto italiano per l'industria culturale (Isicult) relativi alle maestranze delle troupe di produzione, gli addetti sono passati da 16.638 nel 2022 a 18.426 nel 2023, per poi crollare a 1.822 nel 2024, segnalando una crisi senza precedenti dell'occupazione sui set e una forte riduzione delle giornate lavorate nelle troupe;

    17) la competizione internazionale nel settore audiovisivo è oggi fortissima e vede l'Italia in posizione di svantaggio. In numerosi Paesi europei ed extraeuropei sono state sviluppate buone pratiche che hanno reso i rispettivi sistemi fortemente attrattivi: in Spagna, un piano pluriennale integrato ha rafforzato gli incentivi fiscali fino al 50 per cento in alcune aree, con iter rapidi e certezza delle regole, dichiarando l'obiettivo di diventare hub europeo dell'audiovisivo; in Francia, la stabilità normativa e finanziaria con incentivi efficaci si accompagna a modelli di trasformazione culturale come i «tiers-lieux», ovvero spazi ibridi e aperti che si collocano al di fuori della casa e del lavoro favorendo l'incontro, la collaborazione, la creatività, l'apprendimento e l'innovazione sociale e culturale; nel Regno Unito e in Germania regimi stabili e competitivi si affiancano a pacchetti di servizi; negli Stati Uniti operano meccanismi federali e statali che attraggono produzioni di ogni dimensione; Malta ha costruito un sistema snello e competitivo per produzioni medio-grandi; la Turchia adotta pacchetti fiscali e logistici aggressivi, diventando piattaforma di produzione per l'area mediterranea e mediorientale; i Paesi arabi (Arabia Saudita, Emirati, Qatar) stanno investendo massicciamente in infrastrutture e incentivi, utilizzando il cinema come leva di diversificazione economica e soft power;

    18) l'Italia, al contrario, sconta minore stabilità delle regole, frequenti modifiche ai criteri di accesso, tempi di istruttoria e liquidazione lunghi e incerti, un livello di spesa pubblica inferiore a quello degli altri grandi Paesi europei e una minore spesa culturale delle famiglie, con conseguente perdita di competitività, fuga di produzioni e difficoltà a trattenere talenti;

    19) inoltre, le risorse stanziate annualmente per il Fondo cinema e audiovisivo non risultano sufficienti a coprire nemmeno il solo tax credit produzione: il plafond inizialmente previsto per le opere internazionali era di 50 milioni di euro, ma ha superato i 300 milioni, dimostrando la necessità di introdurre meccanismi di flessibilità nell'utilizzo delle risorse oltre il plafond annuale;

    20) va altresì evidenziata l'importanza di permettere che il credito d'imposta non si esaurisca esclusivamente nell'opera per la quale viene richiesto, ma possa essere reinvestito in progetti successivi (ad esempio per l'acquisto di diritti, opzioni su opere letterarie e sviluppi futuri), così da favorire la continuità produttiva e la crescita industriale;

    21) la valorizzazione dei diritti di utilizzazione è anche un ulteriore aspetto cruciale che richiede una cornice normativa comune che tenga in considerazione i diversi interessi. Da un lato, le pratiche diffuse di «total buy-out» da parte delle emittenti o di acquisizione di un numero sempre maggiore di diritti, spesso a condizioni di forte svalutazione o con estensioni temporali eccessive, rischiano di bloccare la libera circolazione delle opere e di comprimere la capacità dei produttori indipendenti di sfruttarne le potenzialità. Al contempo, è necessario valorizzare l'investimento da parte dei soggetti coinvolti nel prodotto audiovisivo per remunerarne adeguatamente il rischio connesso all'investimento;

    22) è necessario garantire sostegno e opportunità di accesso anche alle imprese più piccole ed emergenti, ma al tempo stesso occorre evitare che politiche esclusivamente orientate alla protezione delle realtà minori finiscano per scoraggiare la crescita dimensionale delle imprese e la loro capacità di competere sui mercati internazionali. La funzione originaria del tax credit è infatti quella di stimolare gli investimenti, favorire l'innovazione e consolidare l'intera filiera, in un equilibrio che sostenga i più fragili senza ostacolare la crescita complessiva del settore;

    23) le sale cinematografiche, già colpite dalla pandemia e dai cambiamenti nelle abitudini di consumo, attraversano oggi una fase di crisi strutturale che richiede politiche di sostegno e di rigenerazione, affinché possano continuare a svolgere il loro ruolo di presidi culturali e di comunità, spazi di partecipazione e inclusione;

    24) lo scorso maggio 2025 è stata resa pubblica una lettera aperta sottoscritta da oltre cento tra registi, attori, sceneggiatori e altri professionisti del settore, con successivo ampliamento a diverse centinaia di firme, che chiede un confronto istituzionale urgente sullo stato del comparto, denunciando incertezza normativa, ritardi applicativi e la necessità di misure più ampie rispetto al solo correttivo sul tax credit;

    25) nel dibattito pubblico numerosi autori e associazioni di categoria hanno sottolineato il ruolo centrale dei produttori indipendenti e la necessità di un quadro stabile e non discrezionale per incentivi e contributi, chiedendo tempi certi, procedure chiare e controlli proporzionati che non paralizzino la filiera;

    26) autorevoli esponenti della comunità cinematografica, tra cui Pupi Avati, hanno segnalato pubblicamente la gravità della crisi del settore e proposto persino l'istituzione di un Ministero dedicato a cinema, audiovisivo e digitale, aprendo una riflessione sulle leve di governance necessarie per accompagnare la trasformazione industriale e tecnologica del comparto;

    27) infine, le trasformazioni tecnologiche e l'intelligenza artificiale rappresentano una sfida cruciale per l'intera filiera: scrittura, produzione, post-produzione e distribuzione vengono ridefinite da strumenti che richiedono un approccio nazionale organico, coerente con il regolamento europeo sull'IA (AI Act), capace di bilanciare innovazione e tutela dei lavoratori, garantire autenticità e trasparenza dei contenuti e prevenire abusi e distorsioni,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative volte a rifinanziare e stabilizzare il Fondo per il cinema e l'audiovisivo, garantendo risorse adeguate e certe, recuperando i tagli operati dalla legge di bilancio 2024 e assicurando una dotazione proporzionata alle entrate erariali del settore, anche al fine di assicurare continuità produttiva e occupazionale lungo tutta la filiera, sostenendo anche il ruolo delle imprese indipendenti e delle piccole e medie produzioni;

2) ad adottare iniziative normative per ripristinare un tax credit nazionale competitivo, con aliquote certe, procedure semplificate e finestre predefinite, garantendo, da un lato, una stabilità almeno triennale delle regole, con criteri chiari e tempi rapidi di istruttoria e pagamento – soprattutto alla luce degli ingenti crediti che numerose società del settore vantano nei confronti della pubblica amministrazione – e, dall'altro, la riduzione al minimo sia dei margini di discrezionalità sia del ricorso ad arbitrati, così da offrire agli operatori un quadro affidabile e ben definito;

3) a valutare l'adozione di iniziative normative per l'estensione del modello del tax credit anche ad altri comparti culturali, come teatro e musica;

4) ad assumere iniziative volte ad introdurre meccanismi di flessibilità nell'utilizzo delle risorse oltre il plafond annuale, per evitare di comprimere gli investimenti quando le risorse stanziate non risultino sufficienti a coprire la domanda effettiva;

5) ad assumere iniziative per consentire che il credito d'imposta possa essere reinvestito in opere successive e attività di sviluppo (acquisto di diritti, opzioni su opere letterarie, sviluppo di progetti), favorendo così la continuità produttiva e la programmazione industriale;

6) per il tax credit internazionale, a confermare la finalità di attrazione della spesa in Italia, con aliquote stabili e competitive, ampliando le spese ammissibili a comparti innovativi (VFX, Virtual production, spese on-shore);

7) ad attivare sportelli dedicati per visti e permessi per le produzioni internazionali, favorendo al contempo accordi con il sistema bancario per anticipazioni a tassi calmierati;

8) ad assumere iniziative volte a riequilibrare la funzione dei contributi selettivi, destinandoli a opere e autori di valore culturale e innovativo, senza confonderli con il tax credit, il quale ha natura esclusivamente fiscale ed economica;

9) a istituire uno sportello unico digitale per la presentazione delle domande da parte delle produzioni, con assistenza, checklist, pre-valutazioni e tracciamento delle pratiche;

10) ad adottare iniziative volte a introdurre norme su indipendenza e rotazione delle commissioni di valutazione, garantendo trasparenza decisionale con la pubblicazione in open data delle risorse impegnate e liquidate;

11) a potenziare, ove necessario, la Direzione generale cinema e audiovisivo del Ministero della cultura, con organici adeguati, digitalizzazione dei flussi e pubblicazione di Kpi (key performance indicators) periodici, valutando altresì l'opportunità di istituire una Agenzia autonoma per il cinema e l'audiovisivo, con compiti di progettazione, gestione e attuazione delle politiche pubbliche;

12) a garantire il rispetto dell'articolo 12, comma 6, della legge n. 220 del 2016, con la trasmissione entro il 30 settembre della relazione annuale sullo stato di attuazione e sull'impatto economico, industriale e occupazionale degli incentivi;

13) a rafforzare i controlli, rendendoli proporzionati, selettivi e tempestivi, principalmente ex post e orientati al rischio, così da prevenire frodi e irregolarità senza paralizzare la filiera con oneri burocratici incompatibili con i tempi delle produzioni e prevedendo al contempo efficaci strumenti di recupero delle somme indebitamente percepite;

14) a rafforzare le tutele dei lavoratori dello spettacolo (in attuazione del decreto legislativo n. 175 del 2023), garantendo indennità di discontinuità, trasparenza contrattuale, sicurezza e stabilità dei rapporti di lavoro, nella piena attuazione del nuovo sistema di welfare dello spettacolo, reperendo risorse adeguate e ampliando la platea dei beneficiari;

15) a promuovere adeguatamente percorsi di formazione continua e aggiornamento professionale, con particolare riferimento alle nuove tecnologie di produzione e post-produzione (VFX, Virtual production, intelligenza artificiale);

16) a monitorare e pubblicare annualmente indicatori disaggregati per segmento (troupe/set, produzione, post, distribuzione, esercizio), distinguendo tra dipendenti, autonomi e intermittenti, così da consentire interventi mirati e verificabili;

17) a rafforzare strumenti anticiclici sull'occupazione delle troupe, alla luce dei dati Isicult 2024, per sostenere la ripartenza delle lavorazioni e la continuità professionale delle maestranze;

18) a favorire ricerca e sviluppo di filiera, sostenendo l'adozione di tecnologie innovative (intelligenza artificiale, sostenibilità ambientale, produzione virtuale) attraverso crediti mirati e temporanei;

19) a predisporre una strategia nazionale per l'intelligenza artificiale nell'audiovisivo, coerente con l'AI Act europeo, che includa formazione, diritti, sicurezza, autenticità dei contenuti e prevenzione degli abusi;

20) a sostenere stabilmente la rete delle sale come presidi culturali e leve di sviluppo locale, promuovendone un piano nazionale di rigenerazione, anche nei territori periferici, valorizzandole come spazi di comunità e incentivando la loro cooperazione con scuole, università, centri di formazione e realtà sociali;

21) a riconoscere e valorizzare la centralità del produttore indipendente quale garanzia di pluralismo culturale, diversità espressiva e innovazione;

22) a sostenere l'accesso al tax credit anche per le imprese più piccole ed emergenti, bilanciandolo con l'esigenza di promuovere la crescite dimensionale e industriale del comparto, affinché il sistema possa rafforzarsi complessivamente e competere nello scenario internazionale;

23) a fondare l'allocazione delle risorse destinate al finanziamento delle opere cinematografiche e audiovisive su criteri oggettivi, predeterminati e pubblici, evitando ogni discrezionalità politica e assicurando pari accesso a tutti gli operatori;

24) ad adottare un piano strategico nazionale per l'audiovisivo che, in linea con le migliori pratiche diffuse a livello europeo ed extraeuropeo (Spagna, Francia, Regno Unito, Germania, Malta, Turchia, Paesi arabi), renda l'Italia un Paese attrattivo per produzioni e investimenti, garantendo stabilità e competitività degli incentivi fiscali, tempi certi e procedure snelle, promuovendo, in tal senso, accordi bilaterali e multilaterali per incentivare coproduzioni, anche al fine di consolidare il ruolo dell'Italia quale partner culturale e industriale di primo piano nello scenario internazionale e di dare attuazione agli impegni sulle coproduzioni internazionali assunti in sede di Unione europea e Consiglio d'Europa;

25) ad assumere iniziative di competenza volte a integrare il sistema fiscale con strumenti di supporto logistico e operativo (sportelli unici, servizi per location e permessi, accordi con film commission, accordi tra Ministero della cultura e Ministero dell'interno per facilitare le procedure di ottenimento dei visti per le troupe extraeuropee), programmi di formazione e politiche di marketing territoriale, così da valorizzare il talento nazionale e favorire l'insediamento di produzioni estere.
(1-00496) «Grippo, Richetti, Benzoni, Bonetti, D'Alessio, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».


DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE: MODIFICHE ALLO STATUTO SPECIALE PER IL TRENTINO-ALTO ADIGE/SÜDTIROL (A.C. 2473-A)

A.C. 2473-A – Articolo unico

ARTICOLO UNICO DEL DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE

Art. 1.

  1. Al testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, sono apportate le seguenti modificazioni:

   a) le parole: «regione Trentino-Alto Adige», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol»;

   b) le parole: «province» e «provincia», ovunque ricorrono, qualora riferite all'ente provincia autonoma, sono rispettivamente sostituite dalle seguenti: «province autonome» e «provincia autonoma»;

   c) all'articolo 4:

    1) all'alinea, le parole: «In armonia con la Costituzione e i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e con il rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali – tra i quali è compreso quello della tutela delle minoranze linguistiche locali – nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica» sono sostituite dalle seguenti: «In armonia con la Costituzione e i principi generali dell'ordinamento giuridico della Repubblica e con il rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea e dagli obblighi internazionali e degli interessi nazionali – tra i quali è compreso quello della tutela delle minoranze linguistiche locali –» e le parole: «potestà di emanare norme legislative» sono sostituite dalle seguenti: «competenza legislativa esclusiva, nelle forme e nei limiti previsti dal presente statuto,»;

    2) al numero 1) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, compresa la disciplina del rapporto di lavoro e della relativa contrattazione collettiva»;

   d) all'articolo 5, alinea, le parole: «nei limiti del precedente articolo e dei principi» sono sostituite dalle seguenti: «nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 4, primo comma, e dei principi fondamentali»;

   e) all'articolo 8:

    1) al numero 1) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, compresa la disciplina del rapporto di lavoro e della relativa contrattazione collettiva»;

    2) il numero 5) è sostituito dal seguente:

    «5) governo del territorio, ivi compresi urbanistica, edilizia e piani regolatori»;

    3) il numero 17) è sostituito dal seguente:

    «17) viabilità, acquedotti e contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di interesse provinciale»;

    4) il numero 19) è sostituito dal seguente:

    «19) assunzione diretta, istituzione, organizzazione, funzionamento e disciplina di servizi pubblici d'interesse provinciale e locale, ivi compresa la gestione del ciclo dei rifiuti»;

    5) al numero 24) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «; piccole e medie derivazioni a scopo idroelettrico»;

    6) dopo il numero 29) sono aggiunti i seguenti:

    «29-bis) tutela dell'ambiente e dell'ecosistema di interesse provinciale, compresa la gestione della fauna selvatica;

    29-ter) commercio»;

   f) all'articolo 9:

    1) il numero 3) è abrogato;

    2) al numero 9) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «in quanto disciplinate dall'articolo 13»;

   g) l'articolo 12 è abrogato;

   h) all'articolo 20, primo comma, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «I Presidenti delle Province autonome esercitano altresì le attribuzioni spettanti all'autorità di pubblica sicurezza in materia di gestione della fauna selvatica, di cui all'articolo 8, numero 29-bis), ad eccezione della disciplina relativa alle armi e alle munizioni nonché alle connesse attività di autorizzazione e sanzionatorie»;

   i) all'articolo 25, il secondo comma è sostituito dal seguente:

   «Per l'esercizio del diritto elettorale attivo nella provincia di Bolzano è richiesto il requisito della residenza nel territorio regionale per un periodo ininterrotto di due anni. Per l'esercizio del diritto elettorale attivo nella provincia di Trento è richiesto il requisito della residenza nel territorio provinciale per un periodo ininterrotto di un anno. L'elettore che abbia maturato il periodo di residenza ininterrotta biennale nel territorio della regione è iscritto, ai fini delle elezioni dei Consigli provinciali, nelle liste elettorali del comune della provincia ove ha maturato il maggior periodo di residenza nel biennio oppure, nel caso di periodi di pari durata, nel comune di sua ultima residenza. L'elettore che trasferisca la sua residenza nella provincia di Trento o in quella di Bolzano è iscritto nelle liste elettorali della corrispondente provincia di cui al terzo periodo immediatamente dopo il trasferimento della residenza quando possa vantare una residenza storica, con cui abbia già maturato le condizioni per l'esercizio del diritto elettorale attivo nella provincia. Per l'elezione dei Consigli provinciali di cui agli articoli 47 e seguenti e per quella dei Consigli comunali di cui all'articolo 63, durante il biennio di maturazione del requisito della residenza l'elettore esercita il diritto di voto nel comune di precedente residenza»;

   l) all'articolo 47, il quarto comma è sostituito dal seguente:

   «Sulle leggi provinciali di cui al secondo e al terzo comma il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla data della loro pubblicazione»;

   m) all'articolo 50:

    1) al secondo comma, dopo il primo periodo è inserito il seguente: «Il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano può deliberare, a maggioranza assoluta dei propri componenti, che la composizione della Giunta provinciale di Bolzano debba adeguarsi, in tutto o in parte, alla consistenza dei gruppi linguistici quale risulta dall'ultimo censimento linguistico»;

    2) al terzo comma, dopo il primo periodo è inserito il seguente: «In caso di rappresentanza del gruppo linguistico ladino nella Giunta provinciale, i restanti incarichi di governo spettano agli altri gruppi linguistici in rapporto alla loro consistenza calcolata sul numero totale dei componenti del Consiglio provinciale»;

   n) l'articolo 55 è sostituito dal seguente:

   «Art. 55. – Le leggi regionali e quelle provinciali sono promulgate, rispettivamente, dal Presidente della regione o dal Presidente della provincia autonoma entro trenta giorni dalla data di approvazione»;

   o) all'articolo 61, dopo il secondo comma è aggiunto il seguente:

   «Nei comuni della provincia di Bolzano, qualora nel Consiglio comunale sia presente un solo consigliere appartenente ad un gruppo linguistico, il Consiglio comunale ha la facoltà di riconoscere la sua rappresentanza nella giunta comunale con il voto della maggioranza dei suoi componenti»;

   p) all'articolo 98, primo comma, le parole: «previa deliberazione del rispettivo Consiglio» sono sostituite dalle seguenti: «previa deliberazione della rispettiva Giunta»;

   q) all'articolo 103, il terzo comma è sostituito dal seguente:

   «I progetti di modificazione del presente Statuto sono sottoposti a intesa, adottata a maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio regionale e dei Consigli provinciali sul testo approvato in prima deliberazione dalle Camere. Ove l'intesa non sia raggiunta entro il termine di sessanta giorni, le Camere possono adottare le modificazioni con la maggioranza assoluta dei propri componenti nella seconda votazione, fermi restando i livelli di autonomia già riconosciuti»;

   r) all'articolo 107, primo comma, dopo le parole: «del presente statuto» sono inserite le seguenti: «, recanti anche disposizioni volte ad armonizzare l'esercizio della potestà legislativa regionale e provinciale con quella statale, tenendo conto delle particolari condizioni di autonomia attribuite alla regione e alle province autonome di Trento e di Bolzano»;

   s) all'articolo 114, le parole: «Trentino-Alto Adige (Trentino-Südtirol)» sono sostituite dalle seguenti: «Trentino-Alto Adige/Südtirol (in lingua tedesca: Region Trentino-Südtirol/Alto Adige)».

PROPOSTE EMENDATIVE

ART. 1.

  Al comma 1, lettera c), sopprimere il numero 2).
1.3. Auriemma, Alfonso Colucci, Baldino, Penza.

  Al comma 1, lettera d), aggiungere, in fine, le parole: ed è aggiunto, in fine, il seguente comma:

   «Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.».
1.5. Ferrari.

  Al comma 1, lettera d), aggiungere, in fine, le parole: ed è aggiunto, in fine, il seguente comma:

   «Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.».
1.6. Ferrari.

  Al comma 1, lettera e), sopprimere il numero 1).
1.7. Auriemma, Alfonso Colucci, Baldino, Penza.

  Al comma 1, lettera e), numero 2), capoverso, sopprimere le parole: , edilizia.
1.10. Penza, Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino.

  Al comma 1, lettera e), numero 4), capoverso, sopprimere le parole: , ivi compresa la gestione del ciclo dei rifiuti.
1.11. Penza, Baldino, Alfonso Colucci, Auriemma.

  Al comma 1, lettera e), numero 6), sopprimere il capoverso «29-bis)».

  Conseguentemente, al medesimo comma, sopprimere la lettera h).
1.12. Baldino, Alfonso Colucci, Auriemma, Penza.

  Al comma 1, lettera h), sostituire le parole da: esercitano fino alla fine del periodo con le seguenti: , nella gestione della fauna selvatica di cui all'articolo 8, numero 29-bis), ferme restando le attribuzioni spettanti all'autorità di pubblica sicurezza, richiedono la preventiva autorizzazione delle amministrazioni statali competenti nel caso di piani di abbattimento di qualsiasi esemplare.
1.100. Caramiello, Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino, Penza.

  Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:

   i-bis) all'articolo 26, primo comma, sono aggiunte, infine, le parole: «, nel rispetto del principio dello Stato di diritto in tutti i processi legislativi».
1.102. Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino, Penza.

  Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:

   i-bis) all'articolo 31, secondo comma, dopo le parole: «Il regolamento interno stabilisce anche» sono aggiunte le seguenti: «le procedure per la costituzione dell'Ufficio di Presidenza in modo che sia garantita la rappresentanza di tutti i gruppi politici esistenti all'atto della sua elezione nonché».
1.14. Baldino, Auriemma, Alfonso Colucci, Penza.

  Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:

   i-bis) all'articolo 31, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

   «Il regolamento interno stabilisce norme di garanzia per la tutela del ruolo delle minoranze politiche».
1.104. Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino, Penza.

  Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:

   i-bis) all'articolo 31, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

   «Il regolamento interno riconosce e garantisce i diritti e le prerogative delle minoranze politiche in ogni fase dell'attività consiliare».
1.103. Auriemma, Alfonso Colucci, Baldino, Penza.

  Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:

   i-bis) all'articolo 35, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «I Presidenti delle Camere trasmettono annualmente al Consiglio regionale una relazione riassuntiva della trattazione e degli esiti dei voti.».
1.15. Auriemma, Penza, Baldino, Alfonso Colucci.

  Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:

   i-bis) all'articolo 36, terzo comma, dopo le parole: «La composizione della giunta regionale» sono aggiunte le seguenti: «rispetta il principio della parità di genere e».
1.101. Baldino, Alfonso Colucci, Auriemma, Penza.

  Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:

   i-bis) all'articolo 37 è aggiunto, in fine, il seguente comma:

   «La Giunta regionale è costituita entro trenta giorni decorrenti dalla data di entrata in carica dei nuovi consigli provinciali.».
1.16. Penza, Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino.

  Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:

   i-bis) all'articolo 47, secondo comma, dopo il secondo periodo è aggiunto il seguente: «Al fine di rafforzare gli istituti di democrazia diretta, la legge provinciale disciplina le sottoscrizioni necessarie allo svolgimento dei predetti referendum affinché la loro raccolta avvenga in modalità digitale».
1.17. Baldino, Auriemma, Alfonso Colucci, Penza.

  Al comma 1, dopo la lettera l), aggiungere la seguente:

   l-bis) all'articolo 47, quinto comma, le parole: «, qualora entro tre mesi dalla loro pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori o un quinto dei componenti del Consiglio provinciale» sono soppresse.
1.18. Auriemma, Alfonso Colucci, Baldino, Penza.

  Al comma 1, dopo la lettera l), aggiungere la seguente:

   l-bis) all'articolo 47, quinto comma, le parole: «un cinquantesimo degli elettori» sono sostituite dalle seguenti: «un centesimo degli elettori».
1.19. Penza, Auriemma, Baldino, Alfonso Colucci.

  Al comma 1, dopo la lettera n), aggiungere la seguente:

   n-bis) l'articolo 60 è sostituito dal seguente: «Con legge regionale sono regolati l'esercizio dell'iniziativa popolare a voto consiliare, l'iniziativa popolare a voto popolare e i referendum confermativi e modificativi delle leggi regionali nonché le procedure per la raccolta delle relative sottoscrizioni necessarie in modalità digitale».
1.20. Auriemma, Baldino, Alfonso Colucci, Penza.

  Al comma 1, dopo la lettera n), aggiungere la seguente:

   n-bis) all'articolo 60 sono aggiunte, in fine, le parole: «nonché le procedure per la raccolta delle relative sottoscrizioni necessarie in modalità digitale».
1.21. Auriemma, Alfonso Colucci, Baldino, Penza.

  Al comma 1, dopo la lettera o), aggiungere la seguente:

   o-bis) all'articolo 97, secondo comma, sono aggiunte, in fine, le parole: «, previa concertazione con i competenti organi della Giunta, tenuta a informare preventivamente e costantemente il rispettivo Consiglio e a trasmettere la corrispondenza, gli atti e i pareri della procedura intercorsi».
1.22. Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino, Penza.

  Al comma 1, sopprimere la lettera p).
*1.23. Ferrari.
*1.24. Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino, Penza.

  Al comma 1, lettera q), capoverso, primo periodo, sostituire le parole: sono sottoposti a intesa, con le seguenti: sono sottoposti a deliberazione su testo conforme.

  Conseguentemente, alla medesima lettera, medesimo capoverso, secondo periodo, sostituire le parole: l'intesa non sia raggiunta con le seguenti: ciò non avvenga.
1.26. Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino, Penza.

  Al comma 1, lettera q), capoverso, secondo periodo, sostituire la parola: assoluta con le seguenti: dei due terzi.
1.2. Ferrari.

  Al comma 1, lettera q), capoverso, sostituire l'ultimo periodo con i seguenti: Qualora sia manifestato il diniego ovvero sia resa una determinazione con contenuti diversi rispetto al testo approvato dalle Camere in prima deliberazione, su richiesta del Governo o del Presidente della regione o di una provincia, il Presidente del Senato insedia una commissione di convergenza composta da due rappresentanti per ciascuna Camera e da un rappresentante per il Consiglio regionale e per ciascun Consiglio provinciale, designati dai rispettivi Presidenti, con il compito di definire un testo condiviso. La Commissione è presieduta da un componente nominato dal Presidente del Senato e delibera all'unanimità. Il testo condiviso equivale all'intesa prevista dal primo periodo del presente comma ed è approvato dalle Camere nella seconda votazione ai sensi dell'articolo 138, primo comma, della Costituzione. Non si fa luogo alla seconda votazione in mancanza dell'intesa prevista dal presente comma.
1.27. Ferrari.

  Al comma 1, lettera q), capoverso, ultimo periodo, sopprimere le parole: fermi restando i livelli di autonomia già riconosciuti.
1.28. Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino, Penza.

  Al comma 1, dopo la lettera q), aggiungere la seguente:

   q-bis) all'articolo 103, il quarto comma è sostituito dal seguente:

   «Le modifiche allo Statuto approvate sono sottoposte a referendum popolare confermativo disciplinato dalla legge regionale e non sono comunque sottoposte a referendum nazionale.».
1.29. Auriemma, Alfonso Colucci, Baldino, Penza.

  Al comma 1, sopprimere la lettera r).
1.30. Ferrari.

  Al comma 1, dopo la lettera r), aggiungere la seguente:

   r-bis) all'articolo 107, è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Con atto di indirizzo del Consiglio regionale, d'intesa con i consigli provinciali, sono stabilite le modalità attuative in ordine alla programmazione delle attività delle Commissioni di cui ai commi 1 e 2, alle linee di intervento prioritarie e alla pubblicità dei lavori, a tal fine anche individuando modalità per la creazione di un archivio storico e la sua digitalizzazione per facilitarne l'accesso pubblico, nonché le competenze e i requisiti professionali dei componenti delle predetta Commissioni e la garanzia della rappresentanza delle minoranze politiche al loro interno.».
1.31. Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino, Penza.

A.C. 2473-A – Ordini del giorno

ORDINI DEL GIORNO

   La Camera,

   premesso che:

    il provvedimento reca significative modifiche allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol, con l'obiettivo dichiarato di «ripristinare gli standard di autonomia» antecedenti alla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001;

    tra gli interventi più rilevanti si annoverano il trasferimento di nuove competenze legislative esclusive alle province autonome e, in particolare:

     la riscrittura della competenza sui servizi pubblici per includere la gestione del ciclo dei rifiuti;

     l'introduzione di una competenza legislativa esclusiva in materia di edilizia, di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema di interesse provinciale, di gestione della fauna selvatica, comprese, per quest'ultima, le attribuzioni attualmente spettanti alle autorità di pubblica sicurezza che con le modifiche apportate allo Statuto dal provvedimento in titolo risultano trasferite ai presidenti delle province autonome;

     la contestuale soppressione del limite costituito dalle «norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica» rispetto alle norme dello Statuto e nell'esercizio della potestà legislativa esclusiva;

    la Corte costituzionale ha definito portata e significato delle predette norme fondamentali – settori o beni della vita economico-sociale di rilevante importanza – nonché la loro applicazione a tutte le articolazioni della Repubblica, e ha frequentemente utilizzato tale limite per garantire la coerenza del quadro normativo nazionale e la tutela di interessi unitari, in particolare nel settore ambientale;

    la rimozione del vincolo in questione solleva interrogativi in ordine alla tenuta dell'unità giuridica ed economica della Repubblica e alla compatibilità con i princìpi del diritto europeo e internazionale in materia di tutela ambientale;

    con riferimento alla materia dell'edilizia, pur considerando che essa è ricompresa nell'ambito del «governo del territorio», si richiama alla memoria il fatto che le disposizioni dell'omologo Testo unico (DPR n. 380/2001) costituiscono un limite invalicabile all'autonoma statutaria per espressa sentenza della Corte costituzionale (n. 24/2022);

    la sentenza della Corte costituzionale n. 192 del 2024 ha richiamato la necessità di valutare con estrema cautela il trasferimento di una materia «trasversale» come la tutela dell'ambiente, in considerazione, altresì, del dettato costituzionale di cui all'articolo 9, che la definisce valore costituzionalmente protetto, e della pervasività della normativa europea – ai sensi del Trattato dell'UE, l'ambiente è materia concorrente – e degli effetti extraterritoriali delle scelte regolative locali;

    il settore della gestione dei rifiuti presenta, per sua natura, elevati profili di rischio connessi alla criminalità economica e organizzata, come dimostrano numerose indagini e rapporti di monitoraggio (tra cui il rapporto METRic 2013), che hanno posto in evidenza la vulnerabilità derivante dalla frammentazione e dall'eccessiva complessità normativa;

    nel contesto regionale e provinciale del Trentino-Alto Adige/Südtirol tali rischi risultano amplificati dall'assenza di strumenti strutturati di vigilanza e prevenzione, quali un Osservatorio sulla criminalità organizzata o una Commissione consiliare antimafia, nonostante i ripetuti inviti della Commissione parlamentare nazionale d'inchiesta;

    con riferimento alla gestione della fauna selvatica, si rammenta che essa è considerata e definita «patrimonio indisponibile dello Stato» e a tale ambito deve ascriversi e mantenersi la sua gestione, quantomeno in ordine alle attribuzioni delle autorità di pubblica sicurezza che il nuovo Statuto intende trasferire e riconoscere ai presidenti delle province autonome;

    la documentazione allegata al disegno di legge in titolo reca una «Dichiarazione di esclusione dall'AIR», ma tale esclusione appare tuttavia non coerente con la rilevanza delle modifiche proposte, che incidono su ambiti di competenza caratterizzati da elevata complessità tecnica, da potenziali effetti economici e ambientali di vasta portata e da implicazioni in materia di legalità e trasparenza amministrativa;

    alla luce della delicatezza delle materie coinvolte, si ritiene pertanto necessario conoscere e approfondire tali impatti, anche al fine di garantire un esercizio pienamente responsabile e conforme ai princìpi dello Stato di diritto delle nuove competenze attribuite alle province autonome,

impegna il Governo

ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e controllo, a disporre la realizzazione e la trasmissione al Parlamento di una analisi di impatto del provvedimento in titolo con particolare riferimento:

  agli effetti economici, organizzativi e ambientali derivanti dal trasferimento di competenze in materia di tutela dell'ambiente e gestione del ciclo dei rifiuti alle province autonome di Trento e di Bolzano;

  ai rischi correlati alla frammentazione normativa e alla possibile insorgenza di fenomeni corruttivi o criminali nel settore ambientale;

  alle misure necessarie per garantire la coerenza del nuovo quadro statutario con i princìpi costituzionali, europei e internazionali in materia di tutela dell'ambiente, al contempo valutando la compatibilità del predetto trasferimento con il dettato e la giurisprudenza costituzionale.
9/2473-A/1. L'Abbate, Morfino, Ilaria Fontana, Santillo, Caramiello, Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino, Penza.


   La Camera,

   premesso che:

    nel mese di settembre 2025 diversi organi di stampa del Trentino-Alto Adige/Südtirol hanno riportato che il minor gettito derivante per il 2025 dalle modifiche introdotte dalla riforma fiscale in materia di scaglioni e aliquote IRPEF ammonterebbe a circa 70-80 milioni di euro per la provincia autonoma di Bolzano e a circa 100 milioni di euro per la provincia autonoma di Trento;

    tali stime, se confermate, evidenziano un impatto rilevante sul bilancio delle due province autonome, che traggono dalle compartecipazioni ai tributi erariali la principale fonte di finanziamento per l'esercizio delle proprie competenze;

    a seguito di tali notizie, il presidente della provincia autonoma di Bolzano, nonché presidente della regione, ha incontrato a Roma il Ministro dell'economia e delle finanze per chiedere un ristoro almeno per il primo anno, nell'ambito di una trattativa bilaterale con lo Stato sulle compensazioni dovute;

    la regione e le province autonome hanno successivamente precisato che le misure fiscali introdotte con la legge di bilancio dello Stato 2025 non incidono direttamente sulle entrate regionali, ma che sono tuttora in corso confronti con il Governo per definire gli effetti di medio e lungo periodo della riforma fiscale sul gettito provinciale, in applicazione dell'articolo 23 della legge 9 agosto 2023, n. 111 (delega al Governo per la riforma fiscale);

    la questione assume una particolare rilevanza nel contesto della riforma dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol, attualmente all'esame del Parlamento, la quale prevede l'attribuzione di nuove competenze legislative e amministrative alle Province autonome, competenze che comportano inevitabilmente nuovi oneri finanziari e organizzativi;

    appare pertanto necessario disporre di un quadro informativo completo e trasparente sugli effetti della riforma fiscale in corso di attuazione, al fine di consentire una valutazione obiettiva della capacità di spesa delle autonomie speciali e della sostenibilità finanziaria dell'ampliamento delle loro competenze statutarie;

    tale esigenza risponde a un principio di leale collaborazione istituzionale e di chiarezza nei rapporti finanziari tra Stato e autonomie, oltre che al diritto dei consigli provinciali e regionale di esercitare in modo pieno le proprie funzioni di indirizzo e controllo,

impegna il Governo

ad accompagnare l'entrata in vigore delle previste modifiche allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol con ulteriori iniziative volte a predisporre e trasmettere alle Camere, nel termine di sei mesi, una relazione dettagliata sull'impatto determinato dalla riforma fiscale sul gettito delle province autonome di Trento e di Bolzano contenente un'analisi comparativa sulle autonomie speciali rispetto alle regioni a statuto ordinario e le eventuali misure correttive necessarie per garantire l'equilibrio finanziario e l'effettiva autonomia delle province di Trento e di Bolzano, distinguendo:

  le variazioni di gettito derivanti dalle modifiche agli scaglioni e alle aliquote IRPEF;

  le eventuali misure compensative o di ristoro concordate o in corso di negoziazione con lo Stato;

  gli effetti prospettici sul bilancio e sulla capacità di spesa delle province autonome in relazione all'esercizio delle funzioni connesse alle nuove competenze statutarie.
9/2473-A/2. Alifano, Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino, Penza.


   La Camera,

   premesso che:

    l'articolo 107 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol prevede che con decreti legislativi siano emanate le norme di attuazione dello Statuto stesso, sentita una Commissione paritetica di dodici membri composta da rappresentanti dello Stato, del Consiglio regionale e dei Consigli provinciali di Trento e Bolzano, nonché una Commissione di sei membri per le norme di attuazione relative alle materie attribuite alla competenza della Provincia di Bolzano;

    le norme di attuazione dello Statuto rappresentano strumenti fondamentali per definire l'ambito delle competenze legislative e amministrative spettanti alla Regione e alle Province autonome, contribuendo in modo determinante all'evoluzione dell'autonomia e alla prevenzione dei conflitti di attribuzione davanti alla Corte costituzionale;

    dal 1973 ad oggi, la Commissione paritetica dei dodici ha svolto un ruolo centrale nel processo di sviluppo autonomistico;

    nel corso della discussione consiliare del 25 settembre 2024, il presidente della regione ha riconosciuto l'opportunità di assicurare maggiore pubblicità e informazione sui lavori delle Commissioni paritetiche, affermando che la trasparenza costituisce un principio irrinunciabile del sistema autonomistico;

    nell'ambito della riforma statutaria in discussione, che mira a ridefinire le competenze della regione e delle province autonome, appare opportuno rafforzare gli strumenti di conoscenza e di documentazione del processo di attuazione statutaria, in linea con i principi di trasparenza, partecipazione e responsabilità,

impegna il Governo

ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e controllo, a rendere alle Camere un aggiornamento periodico e costante sullo stato di avanzamento dell'attività delle Commissioni paritetiche e sull'attuazione delle disposizioni statutarie di cui al provvedimento in esame.
9/2473-A/3. Penza, Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino.


   La Camera,

   premesso che:

    il disegno di legge in titolo, volto a riformare lo Statuto speciale del Trentino-Alto Adige/Südtirol, assume un rilievo strategico non solo per il riorientamento istituzionale e competenziale del territorio, ma anche per il ruolo del territorio come area di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Austria;

    la cooperazione territoriale europea (European Territorial Cooperation – ETC), promossa attraverso strumenti come i programmi Interreg, è riconosciuta come leva fondamentale per rafforzare coesione, integrazione e solidarietà tra territori di confine, come sottolineato anche dal Comitato europeo delle regioni;

    il 25 giugno 2025 il Dreier Landtag (seduta congiunta dei Consigli del Land Tirolo e delle province autonome di Trento e Bolzano) ha adottato una deliberazione che richiama la persistenza di conflittualità Italia-Austria sul traffico lungo l'asse del Brennero, evidenzia l'impatto ambientale e sanitario del traffico pesante, e impegna le istituzioni locali e statali alla costituzione di un comitato interistituzionale transnazionale per la gestione coordinata del corridoio del Brennero;

    il contenzioso in corso tra Italia e Austria (Causa C-524/24 avanti alla Corte di giustizia UE), relativo alle restrizioni al transito dei mezzi pesanti, interessa direttamente il territorio regionale sia per le implicazioni ambientali sia per i riflessi sui trasporti e l'economia locale;

    appare opportuno inserire nel percorso della riforma statutaria un riconoscimento esplicito del principio di cooperazione transfrontaliera e transnazionale, con strumenti istituzionali che consentano alle autonomie speciali di partecipare a organismi, progetti e accordi con territori confinanti,

impegna il Governo

ad adottare ogni idonea iniziativa di competenza, in connessione con l'approvazione del disegno di legge in titolo, volta a prevedere soluzioni istituzionali in grado di:

  favorire la partecipazione attiva della regione e delle province autonome in forme strutturate di cooperazione transfrontaliera e interistituzionale con le autorità della Repubblica d'Austria, conformemente alle deliberazioni del Dreier Landtag;

  sostenere la creazione di un comitato interistituzionale transnazionale per la gestione coordinata del traffico, delle politiche ambientali e della mobilità lungo l'asse del Brennero, con il coinvolgimento del Governo nazionale, delle autonomie e delle autorità austriache;

  garantire il diritto delle autonomie speciali a partecipare a tavoli e programmi comunitari transfrontalieri, anche adottando iniziative legislative affinché siano riconosciuti adeguati strumenti finanziari e normativi per attuare progetti di cooperazione;

  stimolare il rafforzamento del ruolo del Comitato europeo delle regioni nel sostenere le istanze transfrontaliere del Trentino-Alto Adige/Südtirol, anche tramite iniziative di advocacy presso la Commissione europea e nel contesto del prossimo periodo di politica di coesione;

  assicurare che il Parlamento sia informato periodicamente e costantemente sugli sviluppi del contenzioso internazionale Italia-Austria e sulle iniziative intraprese in tema di cooperazione transfrontaliera, con particolare riguardo agli effetti sul territorio autonomistico.
9/2473-A/4. Pellegrini, Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino, Penza.


   La Camera,

   premesso che:

    la Convenzione di Århus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale, adottata ad Århus il 25 giugno 1998 e ratificata dall'Italia con legge 16 marzo 2001, n. 108, impegna gli Stati parte a garantire in modo effettivo la trasparenza, la partecipazione e la tutela giurisdizionale in materia ambientale;

    la Convenzione costituisce uno strumento giuridico vincolante di democrazia ambientale e di attuazione del principio di Stato di diritto ecologico, in quanto mira a rafforzare la responsabilità e la trasparenza delle autorità pubbliche nei processi decisionali che incidono sull'ambiente;

    il provvedimento in esame (articolo 1, comma 1, lettera e)), introduce modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol che ampliano in modo esorbitante le competenze legislative delle province autonome, in particolare nei settori dell'edilizia, della tutela dell'ambiente, della gestione dei rifiuti e della fauna selvatica, ambiti nei quali l'attuazione dei principi di Aarhus assume rilievo essenziale;

    la piena attuazione dei tre pilastri della Convenzione (accesso alle informazioni, partecipazione del pubblico e accesso alla giustizia) rappresenta una condizione necessaria per garantire la conformità dell'ordinamento delle autonomie speciali agli obblighi internazionali e al diritto dell'Unione europea, prevenendo al contempo possibili inadempienze o procedure d'infrazione,

impegna il Governo

ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e controllo, in considerazione delle disposizioni recate dall'articolo 1, comma 1, lettera e), del provvedimento in esame, a promuovere per quanto di competenza, d'intesa con la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e le province autonome di Trento e di Bolzano, la predisposizione di un piano operativo volto a garantire controlli ex ante ed ex post di conformità delle normative provinciali e regionali ai tre pilastri della Convenzione di Aarhus, prevedendo:

  meccanismi di verifica preventiva e successiva dell'allineamento legislativo e regolamentare alle disposizioni della Convenzione e delle direttive europee di attuazione;

  procedure uniformi per assicurare l'accesso alle informazioni ambientali, la partecipazione effettiva dei cittadini ai processi decisionali e il diritto a un ricorso effettivo in sede amministrativa e giurisdizionale;

  il coinvolgimento delle autorità ambientali competenti, delle assemblee legislative, degli enti di ricerca e delle organizzazioni della società civile attive nel campo della partecipazione e della trasparenza ambientale.
9/2473-A/5. Alfonso Colucci, Auriemma, Baldino, Penza, Ilaria Fontana, Morfino, L'Abbate, Santillo, Caramiello.