Camera dei deputati

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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Venerdì 17 ottobre 2025

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta scritta:


   APPENDINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

   l'utilizzo degli aeromobili della flotta di Stato da parte dei membri del Governo è regolato da specifiche disposizioni normative e direttive;

   il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria, agli articoli 3 e 4, dispone puntualmente l'utilizzo dei cosiddetti aerei blu e benefits;

   il comma 1 dell'articolo 3, specifica che gli organi costituzionali che possono usufruire di tale mezzo di trasporto sono: il Presidente della Repubblica, i Presidenti di Camera e Senato, il Presidente del Consiglio dei ministri, il Presidente della Corte costituzionale;

   altri usi, ai sensi del comma 2 del medesimo articolo, debbono essere specificamente autorizzati, soprattutto con riferimento agli impegni internazionali, e resi pubblici sul sito della Presidenza del Consiglio dei ministri, salvi i casi di segreto per ragioni di Stato;

   la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 23 settembre 2011 chiarisce inoltre che l'uso di detti mezzi debba rispettare «criteri di economicità e di impiego razionale delle risorse, previa rigorosa valutazione dell'impossibilità, dell'inopportunità o della non convenienza dell'impiego di differenti modalità di trasporto, ovvero previa verifica delle specifiche esigenze di alta rappresentanza connesse alla natura della missione istituzionale supportata»;

   in un articolo pubblicato sul quotidiano la Repubblica il giorno 14 ottobre 2025, è riportato che per raggiungere il Summit di Sharm el-Sheik, il Presidente del Consiglio ha volato su uno dei nuovi Gulfstream G650;

   i primi due aeromobili della flotta sono stati consegnati al 31° stormo dell'Aeronautica militare lo scorso aprile e la Premier li avrebbe già utilizzati per recarsi in vacanza la scorsa estate;

   quattro in totale sarebbero gli aeromobili G650 acquistati nel 2023 dal Governo con una spesa che ammonta a 307 milioni di euro a carico delle finanze pubbliche;

   da capitolato gli aeromobili in oggetto sarebbero stati ufficialmente acquistati come «aeroambulanze» per quanto sia ulteriormente specificato che non siano state indicate le strumentazioni mediche a bordo;

   si legge inoltre nell'articolo che questa tipologia di mezzi, particolarmente in voga tra vip e milionari, abbia una autonomia lunga e pertanto permetterebbe di effettuare voli intercontinentali, senza scalo, con i migliori confort possibili sul mercato;

   non risulta pertanto chiara ed esplicita la necessità di acquistare questa tipologia di aeromobili posto che il servizio di aeroambulanza, nella maggior parte dei casi, è posto in essere nell'ambito del territorio nazionale per trasferire i malati o trasportare organi per i trapianti –:

   se intenda chiarire l'uso promiscuo di questi aeromobili nonché l'assenza nel capitolato di strumentazioni mediche seppure l'acquisto sia indicato da capitolato come «aeroambulanze» e come sia gestita la priorità tra voli in uso alla Presidenza del Consiglio e voli con disponibilità immediata per il trasporto di malati verso i principali ospedali nazionali;

   se, in caso di veridicità dei fatti riportati dalla stampa, considerato che i voli di Stato dovrebbero essere utilizzati per attività governative e, in ogni caso, di carattere eccezionale, quali iniziative intenda assumere per evitare che possano verificarsi usi impropri.
(4-06151)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta scritta:


   GRIMALDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   ad At-Tuwani, piccolo villaggio della zona di Masafer Yatta nel sud della Cisgiordania e centro della presenza internazionale nell'area, c'è una guest house spazio di incontro e confronto tra comunità palestinese e attivisti, giornalisti e diplomatici internazionali, che da anni trovano ospitalità tra le sue mura;

   a poche decine di metri dal villaggio si trovano l'insediamento di Ma'on e l'avamposto di Havat Ma'on, abitati da coloni nazional-religiosi. Questi insediamenti israeliani sono in continua espansione e annettono a sé le terre dei vicini villaggi palestinesi che sono così costretti a vivere sotto la costante minaccia di violenze. I pastori delle colline a sud di Hebron hanno però scelto di lottare con metodi nonviolenti per tutelare la propria vita e i propri diritti, riunendosi nel Comitato popolare delle colline a sud di Hebron;

   la guest house di At-Tuwani è un luogo fondamentale per la resistenza palestinese. Spazio di incontro e confronto tra comunità palestinese e attivisti, giornalisti e diplomatici internazionali, che da anni trovano, ospitalità tra le sue mura;

   il 29 settembre la Corte suprema israeliana, a seguito della direttiva emessa a luglio dall'Ufficio centrale di pianificazione dell'amministrazione civile – che impone il rigetto automatico di tutte le richieste di costruzione palestinesi a Masafer Yatta e la chiusura automatica di tutte le procedure legali aperte dalla comunità contro la demolizione delle proprie abitazioni – ha deciso, senza possibilità di appello, la demolizione immediata della guest house;

   oltre alla violenza dei coloni, sempre più spietata e pervasiva, nei confronti delle comunità palestinesi, l'occupazione usa le demolizioni per portare avanti la pulizia etnica della Cisgiordania. Secondo l'ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha), dal 7 ottobre 2023 le autorità israeliane hanno distrutto, confiscato, sigillato o forzato 3.542 strutture di proprietà palestinese in Cisgiordania, compresa Gerusalemme est, provocando lo sfollamento di oltre 7.074 palestinesi, tra cui circa tremila bambini;

   da inizio 2025 le demolizioni sono aumentate, portando alla distruzione di interi villaggi, come a Khallet Athaba, altro villaggio di Masafer Yatta dove vivono almeno 80 persone;

   per sostenere la guest house contro l'ordine di demolizione, è stato creato un murales di quaranta metri quadri lungo tutta la facciata principale dell'edificio, ad opera dell'italiano Collettivo FX. Lo scopo è rendere l'opera «proprietà collettiva» attraverso l'acquisto di ciascun metro quadro da parte di acquirenti internazionali. Ad oggi, si contano 75 proprietari in tutto il mondo –:

   se non ritenga di doversi attivare presso il Governo israeliano per impedire la demolizione della guest house di At-Tuwani e quali iniziative urgenti intenda mettere in campo per tutelare i volontari italiani impegnati in quella zona a promuovere la pace ed i diritti umani.
(4-06150)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazione a risposta orale:


   GATTA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   a oltre 12 anni dalla prima individuazione del batterio della «Xylella fastidiosa» nel Salento, la scoperta, da parte dell'Osservatorio fitosanitario della regione Puglia, di un nuovo focolaio nel cuore del Gargano, con diverse decine di ulivi infetti, costituisce la riprova del fallimento nella gestione di quella che, da emergenza, è diventata una situazione endemica;

   gli effetti prodotti dalla Xylella al momento ammontano ad oltre 21 milioni di piante di ulivo colpite, oltre 3 miliardi di euro di danni e 5.000 posti di lavoro persi. L'areale è costituito ormai da oltre la metà del territorio pugliese, e le associazioni agricole segnalano casi emergenti anche in Basilicata;

   il primo episodio di contagio sul Gargano suscita grande allarme tra gli olivicoltori ed operatori dell'indotto: per la provincia di Foggia, e per il Gargano in particolare, l'ulivo non è soltanto un simbolo identitario, ma anche un asset fondamentale, per il comparto agricolo;

   nei giorni scorsi il Ministro dell'agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste si è espresso per l'istituzione della figura di un Commissario straordinario per la gestione unitaria delle azioni di contrasto, da insediare a seguito delle prossime elezioni regionali. La regione Puglia, per voce dell'assessore regionale all'Agricoltura, ha inizialmente contestato la proposta del Ministro e ha anche chiarito che i 300 milioni di euro stanziati dal Governo per il Piano di contrasto alla Xylella sono esauriti. Tuttavia parte delle risorse sono ancora nelle casse regionali e monta la contestazione degli agricoltori danneggiati per la lentezza con cui arrivano i ristori dei danni e i sostegni al reimpianto degli olivi perduti;

   non appare contestabile l'attività di contrasto alla Xylella da parte del Governo centrale. Il Ministro ha presieduto il 26 febbraio 2025 il Tavolo per la rigenerazione ambientale dei territori colpiti. Il successivo 3 marzo 2025 è stato presentato ufficialmente il Piano olivicolo nazionale (Pon le cui risorse, pari 300 milioni di euro, sono stanziate con il disegno di legge «Coltiva Italia», destinate al rilancio del settore e alla riconversione degli uliveti in cultivar più resistenti alla Xylella;

   la XIII Commissione Agricoltura della Camera dei deputati ha in corso una indagine conoscitiva sul dilagare della Xylella e il 12 febbraio 2025 ha approvato la risoluzione di maggioranza Nevi 8-00074, che invita il Governo a definire un nuovo Piano di interventi;

   appare chiaro a giudizio dell'interrogante il fallimento della regione Puglia nella gestione dell'emergenza strategica, dalla iniziale sottovalutazione da parte della Presidenza tutt'ora in carica, ai ritardi e agli sprechi nella gestione delle risorse assegnate. Da più parti si è avanzato il sospetto che il batterio sia stato lasciato scientemente dilagare per sostenere richieste di ulteriori finanziamenti e per sostituire gli oliveti, allo stesso modo di altre colture tipiche quali il grano, con impianti di produzione energetica a fonte rinnovabile, di cui la Puglia è ormai tappezzata, in nome di una presunta superiorità della transizione energetica sull'agricoltura –:

   quali ulteriori iniziative di competenza intenda porre in essere il Ministro interrogato in materia di contrasto al dilagare del contagio della Xylella fastidiosa, con particolare riferimento alla nuova impostazione della governance delle azioni da porre in essere, al controllo di come sono state utilizzate le risorse assegnate, alla velocizzazione delle misure di ristoro delle imprese colpite e alla possibile dichiarazione di aree svantaggiate per le zone maggiormente colpite, al fine di rafforzare l'economia dell'olio d'oliva, strategica per la regione Puglia.
(3-02253)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   FILIPPIN. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   da notizie di stampa si apprende che il 17 giugno 2025 durante il Tavolo tecnico per il monitoraggio della situazione ambientale nell'area del medio-alto vicentino interessata dal rinvenimento del composto acido perfluorobutanoico (Pfba), tenutosi presso la giunta regionale del Veneto, tre milioni di metri cubi di terra da scavo provenienti dai lavori di realizzazione della Galleria di Malo della Pedemontana veneta sarebbero stati portati in venti cave e discariche per lo smaltimento;

   sempre sulla stampa si legge, inoltre, che nelle acque di ruscellamento proveniente da alcune delle cave sopra ricordate, risulterebbe, come rileva l'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto (Arpav), una concentrazione di Pfba pari a 2000 nanogrammi per litro;

   si tratta di rilievi fatti su siti inquinati e l'acqua di ruscellamento non è potabile ma la preoccupazione resta alta, dato che i materiali inquinanti possono facilmente penetrare nelle falde acquifere, entrando in contatto con il terreno con il grave rischio di una dispersione in acque reflue. Data la presenza di questa sostanza, molti gestori stanno chiudendo i pozzi, evidenziando così le legittime preoccupazioni degli operatori e dei cittadini;

   tra i siti interessati appare particolarmente preoccupante, sempre da quello che si legge sui media locali, la situazione del sito di «Vianelle» di Marano Vicentino, dove si affianca l'omonima discarica, in quanto Marano e tutta la fascia alta della provincia di Vicenza sono le zone di ricarica da cui pescano gli acquedotti;

   per questo a Caldogno il gestore idrico ha già chiuso otto pozzi mentre su tutti gli altri sono in corso verifiche –:

   di quali elementi conoscitivi disponga circa i fatti esposti in premessa e quali urgenti iniziative di competenza intenda adottare per tutelare la sicurezza dei cittadini e scongiurare la contaminazione delle falde acquifere; quale sia, per quanto di competenza, lo stato di avanzamento degli interventi di bonifica del sito Miteni e Trissino (Vicenza).
(5-04548)

Interrogazione a risposta scritta:


   BARABOTTI e ZIELLO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la regione Toscana finanzia da anni con 700.000 euro la riprofilatura stagionale di un tratto della costa apuana, con l'apporto di sedimenti geologici inorganici nelle zone interessate maggiormente da fenomeni erosivi;

   tuttavia, la proliferazione dei procedimenti amministrativi e le autorizzazioni annue per continui ripascimenti di sabbie, che tornano a largo con la prima mareggiata, alla luce dei risultati effettivamente ottenuti, evidenzia, ad avviso dell'interrogante, l'inefficacia delle politiche attuate da regione Toscana sul tema della difesa della costa dai processi erosivi;

   la stratificazione degli interventi ripetitivi e fallimentari creano dubbi tra i residenti su eventuali interferenze esterne e inopportune nella scelta dei progetti da attuare;

   è noto, infatti, il blocco del masterplan di difesa della costa toscana e il mancato finanziamento degli studi necessari per l'avanzamento del relativo percorso progettuale diretto a interventi indispensabili e strutturali contro l'erosione costiera;

   regione Toscana sembra preferire, a parere dell'interrogante, il dispendio di risorse annue per ripascimenti di lampante inutilità o comunque dell'efficacia temporanea molto ridotta a interventi strutturali –:

   se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative, per quanto di competenza, anche tramite la convocazione di un tavolo che veda la partecipazione di figure esperte del Ministero, dell'Ispra e della regione Toscana, per far fronte all'erosione costiera, anche per evitare un dispendio inutile di risorse pubbliche a svantaggio di soluzioni più efficaci nel tempo.
(4-06147)

ECONOMIA E FINANZE

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro della salute, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:

   la disciplina vigente non appare adeguatamente calibrata sulla condizione delle persone con invalidità grave al 100 per cento diritto all'indennità di accompagnamento, le quali, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, necessitano di assistenza costante e continuativa;

   tali soggetti e i loro nuclei familiari sostengono spese ingenti per cure, assistenza e supporto, spesso non integralmente coperte dai trattamenti economici e dalle agevolazioni fiscali vigenti;

   l'articolo 12 del Testo unico delle imposte sui redditi prevede che i familiari possano essere considerati fiscalmente a carico solo entro un limite di reddito annuo di 2.840,51 euro (ovvero 4.000 fino a 24 anni), importo fissato oltre venticinque anni fa e mai rivalutato, con il risultato che anche una minima attività lavorativa retribuita da parte di un disabile grave fa decadere il diritto ad essere considerato fiscalmente a carico, con conseguenze negative per le famiglie che sostengono integralmente i costi assistenziali;

   l'attuale importo della pensione di invalidità civile, pari a circa 333 euro mensili, non è stato adeguatamente aggiornato e risulta largamente insufficiente a garantire un livello minimo di dignità economica;

   è necessario distinguere chiaramente la questione della rideterminazione strutturale dell'assegno di invalidità rispetto al tema della maggiorazione di cui all'articolo 38, comma 4, della legge n. 448 del 2001;

   l'articolo 38, comma 4, della legge 448 del 2001 disciplina la maggiorazione della pensione di invalidità, sottoposta a rigidi limiti reddituali individuali: il superamento anche di modesti livelli di reddito da lavoro o da percorsi formativi determina la decadenza dal beneficio, con conseguenti ricalcoli, recuperi e richieste di restituzione con interessi, che disincentivano percorsi di inclusione lavorativa e sociale;

   appare, altresì opportuno chiarire e rafforzare le agevolazioni fiscali connesse alla condizione di invalidità grave con diritto all'indennità di accompagnamento, assicurando che i familiari che sostengono le spese assistenziali possano fruire in modo pieno delle detrazioni e deduzioni previste dal Testo unico delle imposte sui redditi –:

   quali iniziative normative il Governo intenda adottare per adeguare la pensione di invalidità, in particolare per le persone con invalidità totale e diritto all'indennità di accompagnamento, al fine di garantire un trattamento economico dignitoso;

   se intendano adottare iniziative volte a modificare la disciplina della maggiorazione di cui all'articolo 38, comma 4, della legge n. 448 del 2001, incrementandone l'importo ed eliminando o elevando i limiti reddituali, evitando penalizzazioni per attività di inclusione sociale o lavorativa;

   se ritengano opportuno adottare iniziative normative per rivedere le disposizioni fiscali del Testo unico delle imposte sui redditi per consentire alle persone con invalidità grave di essere sempre considerate fiscalmente a carico dei familiari e di beneficiare della piena deducibilità o detraibilità delle spese mediche e di assistenza.
(2-00696) «Ciocchetti».

Interrogazione a risposta orale:


   CASTIGLIONE. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   il mercato del vino dealcolato è ancora un settore nascente, ma con importanti prospettive di crescita. Uno studio realizzato dalla Commissione europea stima il tasso di crescita del vino dealcolato al 25 per cento nei prossimi anni, spinto dalle nuove tendenze di consumo e dal favore dei giovani;

   nel 2021 l'Unione europea ha emanato il regolamento Ue 2021/2117 che autorizza la produzione e commercializzazione di vino parzialmente o totalmente dealcolato all'interno dell'Unione europea;

   il Ministero dell'agricoltura ha recepito le istanze provenienti da tutta la filiera nazionale adottando il decreto ministeriale attuativo, n. 672816 del 20 dicembre 2024, per definire le modalità di produzione, di detenzione e l'etichettatura dei prodotti vitivinicoli che possono essere sottoposti a un trattamento di dealcolazione;

   il settore ha reagito positivamente all'emanazione di tale decreto: in un sondaggio dell'Osservatorio di Uiv-Vinitaly relativo al panel sui principali produttori italiani del segmento, si è ipotizzata per il 2025 una crescita del 60 per cento rispetto al 2024 della produzione dei vini dealcolati italiani;

   il decreto legislativo 28 marzo 2025, n. 43 ha introdotto nel Testo unico accise (decreto legislativo n. 504 del 1995) l'articolo 33-ter, volto a disciplinare, dal punto di vista del regime fiscale, la produzione di vino dealcolato;

   in tale articolo è prevista l'adozione di un decreto interministeriale del Ministro dell'agricoltura e del Ministro dell'economia e delle finanze, per disciplinare le condizioni di autorizzazione alla produzione, quelle inerenti all'assetto del deposito fiscale e le modalità semplificate di accertamento e di contabilizzazione;

   ad oggi, però, tale provvedimento risulta ancora in fase di definizione, generando incertezza normativa e ostacolando di fatto l'avvio su larga scala della produzione in Italia di vini «no-low alcohol», in assenza di un chiaro inquadramento fiscale del sottoprodotto alcolico derivante dal processo di dealcolazione;

   uno studio dell'Osservatorio Unione italiana vini ha rilevato che il 70 per cento del valore delle vendite dei prodotti low alcohol, negli Stati Uniti è tricolore. Ma l'80 per cento dei ricavi finisce alle imprese statunitensi;

   lo stesso Osservatorio ha recentemente rilevato che l'export di vino italiano negli Stati Uniti ha registrato una brusca frenata nei mesi di luglio e agosto 2025 con un calo del 28 per cento in valore, nonostante i produttori abbiano ridotto i listini medi di circa il 17 per cento per contenere gli effetti dei dazi –:

   quali siano i tempi di adozione del decreto interministeriale previsto dall'articolo 33-ter, comma 2, del Testo unico accise di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, stante la necessità di intervenire in favore del settore del vino, ampliando le possibilità offerte dal mercato in questa fase congiunturale negativa.
(3-02252)

GIUSTIZIA

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:

   la durata media di un procedimento penale in Italia, considerando il periodo che va dalla fase delle indagini preliminari fino alla eventuale sentenza della Corte di Cassazione, è di circa 1.600 giorni, pari a quattro anni e mezzo;

   tra gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza in materia di giustizia vi è la riduzione del così detto «disposition time» del processo civile e penale, prevedendo una riduzione dei tempi pari al 25 per cento per quanto riguarda il processo penale;

   l'incidenza sulla durata del procedimento penale produce l'eventuale archiviazione –:

   quali siano i dati più recenti in termini assoluti relativi alle archiviazioni di procedimenti penali e in termini percentuali rispetto ai dati registrati nell'anno 2019.
(2-00695) «Calderone, Battilocchio».

Interrogazione a risposta in Commissione:


   RIZZETTO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 3 dicembre 2024, a Gorizia, tre cani sono stati sequestrati e affidati in custodia dapprima al canile «La Cuccia», in quanto ritenuti vittime di maltrattamenti; tra essi vi era un meticcio simil segugio di nome «Nina», privo di microchip e di documentazione attestante la proprietà che poi sarà affidato in custodia ad una coppia goriziana;

   nei primi giorni di gennaio 2025, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Gorizia ha disposto il dissequestro del cane Nina e la sua restituzione alla famiglia presso la quale era stata sequestrata, in assenza di presupposti fondanti la misura cautelare;

   successivamente, in forza di un'ordinanza sindacale del comune di Cormons del 10 gennaio 2025, su sollecitazione dell'azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi) ed in applicazione dell'articolo 5, comma 2-bis, della legge regionale Friuli-Venezia Giulia n. 20 del 2012, veniva disposto nei confronti dei primi possessori del cane Nina, odierni indagati per maltrattamento, un divieto di detenzione di animali per un periodo non inferiore a due anni e, contestualmente, il cane Nina veniva ceduto in proprietà dal comune alla coppia goriziana già custode;

   il 31 luglio 2025 il Nucleo operativo dei carabinieri di Gorizia ha proceduto a una perquisizione presso l'abitazione della coppia goriziana, essendo l'uomo indagato per favoreggiamento nell'eludere le investigazioni dell'autorità giudiziaria in relazione al recupero del cane a seguito del disposto dissequestro del Gip. In occasione della perquisizione il cane «Nina» è stato sequestrato e portato in canile, ai sensi dell'articolo 252 del codice di procedura penale, insieme al telefono cellulare e ad altri oggetti presenti nell'abitazione;

   il cane Nina ad oggi è posto sotto sequestro per un presunto reato contro l'amministrazione della giustizia (articolo 378 del codice penale) senza necessità di permanenza del vincolo attesa la natura del reato contestato;

   la vicenda, caratterizzata dalla sovrapposizione di provvedimenti del comune e dell'autorità giudiziaria e dalle rivendicazioni tra i diversi soggetti coinvolti (originari possessori e odierno proprietario), ha messo in rilievo un potenziale difetto di coordinamento tra autorità giudiziaria, amministrazione comunale e servizi veterinari, con il rischio che decisioni contrastanti possano pregiudicare sia la tutela del benessere animale, sia la certezza giuridica dei provvedimenti di sequestro e restituzione;

   dai fatti emersi, inoltre, appare controverso il provvedimento di rilascio del cane agli originari possessori, nonostante non esista alcun documento che ne provi la proprietà o la legittimità del possesso, poiché il cane Nina, al momento del primo sequestro (per reato di maltrattamenti), risultava privo di microchip e di ulteriore documentazione idonea a comprovarne la titolarità –:

   se e quali iniziative di carattere normativo intenda adottare al fine di evitare contrasti tra provvedimenti amministrativi e giudiziari, favorendo un'interpretazione univoca delle norme in materia di procedimenti penali per maltrattamento e garantendo la tutela degli animali coinvolti;

   se e quali iniziative di competenza, ritenga opportuno porre in essere, anche di carattere normativo, al fine di chiarire i criteri di individuazione degli affidatari giudiziali di animali sequestrati e di restituzione agli aventi diritto così da escludere incertezze sulla titolarità e sulla custodia;

   se e quali iniziative di carattere normativo ritenga opportuno adottare per garantire che, nei casi di dissequestro o restituzione, gli animali siano rilasciati esclusivamente a soggetti che ne dimostrino la titolarità o il possesso, anche attraverso idonea documentazione o registrazione anagrafica.
(5-04549)

Interrogazioni a risposta scritta:


   SCARPA, SERRACCHIANI, GIANASSI, DI BIASE, LACARRA e FASSINO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da diversi organi di stampa («Corriere della Sera», «Il Gazzettino», «La Nuova Venezia»), il dottor Enrico Farina, direttore della casa circondariale di Venezia – Santa Maria Maggiore, sarebbe stato improvvisamente rimosso dal proprio incarico e destinato ad altra funzione, nonostante il riconosciuto valore del lavoro svolto in questi anni;

   la decisione ha destato sorpresa per le modalità con cui è stata comunicata anche in relazione alla delicatezza del dossier carceri in Italia;

   è unanimemente riconosciuto che il dottor Farina, in servizio a Venezia dal 2023, abbia saputo creare importanti sinergie con il territorio rafforzando la rete istituzionale e associativa con enti locali, università, associazioni di categoria, fondazioni culturali e realtà produttive della città, quali la Biennale di Venezia, l'Università Ca' Foscari, l'Ulss 3 Serenissima, l'Ater, la Camera penale, la procuratoria di San Marco, le Gallerie dell'accademia e numerosi soggetti del volontariato sociale;

   sotto la sua direzione sono stati realizzati importanti interventi che hanno riguardato direttamente la struttura carceraria e il suo funzionamento come il Centro unico di prenotazione (Cup) sanitario interno al carcere, la nuova serigrafia e il laboratorio edile realizzati con il lavoro dei detenuti così come il laboratorio di prodotti da forno, azioni che hanno consentito di incrementare le opportunità di formazione e lavoro esterno per i detenuti;

   tali iniziative, come evidenziato anche dai dati del Dap-Sala Situazioni hanno contribuito a ridurre gli eventi critici e le aggressioni anche nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria;

   lo scorso 15 agosto 2024 è stato proprio il Ministro della giustizia, nel corso della visita alla caserma Sat della Giudecca, ad elogiare il modello realizzatosi a Venezia per quanto riguarda la valorizzazione del lavoro dei detenuti e il recupero di strutture pubbliche abbandonate –:

   se corrisponda al vero che il dottor Enrico Farina sia stato rimosso dall'incarico di direttore della casa circondariale di Venezia e quali siano le motivazioni addotte per tale rimozione;

   se il Ministro interrogato, in caso di risposta affermativa, non intenda adottare, nell'ambito delle proprie competenze, le opportune iniziative affinché sia riconsiderata tale decisione.
(4-06148)


   ENRICO COSTA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, tutti i magistrati sono sottoposti a valutazione di professionalità ogni quadriennio, a decorrere dalla data di nomina fino al superamento della settima valutazione di professionalità;

   la valutazione di professionalità riguarda: indipendenza, imparzialità ed equilibrio, capacità, laboriosità, diligenza, impegno;

   il Ministero della giustizia da conto, nel Bollettino ufficiale quindicinale, di ogni positivo superamento delle valutazioni di professionalità dei magistrati ai fini della variazione del trattamento economico spettante;

   l'effettivo ed efficace funzionamento delle valutazioni di professionalità dei magistrati rappresenta un tassello fondamentale per restituire efficienza all'amministrazione della giustizia e credibilità all'ordinamento giudiziario e per garantire che ad essere valorizzati siano i più meritevoli, anziché, come appare all'interrogante, i più organici alle correnti –:

   quanti siano, in numero assoluto e in percentuale sul totale, i casi di valutazione di professionalità dei magistrati positiva, non positiva e negativa dal 2021 ad oggi.
(4-06149)


   ZANELLA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   come riporta «La Nuova Venezia», Enrico Farina, senza preavviso, è stato rimosso dal suo incarico di direttore della casa circondariale di Santa Maria Maggiore. La sera prima del provvedimento, sembrerebbe esserci stata una telefonata dai toni accesi con uno dei sottosegretari alla giustizia;

   a Venezia Farina aveva portato un approccio improntato alla rieducazione e al reinserimento sociale dei detenuti, tutti aspetti strettamente legati alla sua formazione da psicologo ed educatore che gli avevano permesso di vedere gli istituti penitenziari sotto una luce differente e aveva sempre denunciato la situazione delle carceri italiane, criticando la linea dura;

   la rimozione dall'incarico – firmata dalla provveditrice regionale Rosella Santoro – parla di provvedimento temporaneo, ma questa situazione potrebbe durare un mese come un anno, lasciando il carcere nell'incertezza;

   in ogni caso Farina è già stato ricollocato negli uffici amministrativi del provveditorato, con sede a Padova;

   la notizia ha lasciato perplesso anche il Sindacato autonomo della polizia penitenziaria (Sappe), il più rappresentativo a Santa Maria Maggiore. «Al di là del fatto che le idee di Farina si possono condividere o meno», commenta Giovanni Vona, responsabile regionale «era un direttore sul pezzo e con lui la struttura è migliorata sotto tutti i punti di vista, anche rispetto alla qualità dell'ambiente di lavoro per il personale, Farina ha risolto tanti problemi»;

   l'elenco di progetti che l'ormai ex direttore del carcere di Santa Maria Maggiore, Enrico Farina, ha siglato con le realtà del territorio nel corso dei due anni in cui ha diretto la struttura veneziana, è chilometrico. Tutti con un solo fil rouge: aprire il carcere alla città, creare contaminazioni e favorire il reinserimento lavorativo e, di rimando, quello sociale. Con lui, i detenuti sono andati a lavorare negli hotel, grazie a un progetto con l'Ava, nei cantieri di piazza San Marco, tramite una collaborazione con Lares, società specializzata in restauri. E poi ancora alla Biennale, grazie alla sinergia con l'istituzione culturale, ma anche in bar e ristoranti. Altri, invece, hanno trovato un lavoro nel Cup dell'Usl 3 attivato proprio all'interno della casa circondariale. Potenziati anche i progetti socio-sanitari, per far fronte all'emergenza suicidi: nel 2024 aveva attivato un progetto di «Peer support» con il Dipartimento di salute mentale dell'Usl 3, in cui alcuni detenuti sono stati formati per rilevare possibili segnali di disagio nei compagni di cella, nell'ottica di ridurre il rischio suicidario;

   il cappellano don Massimo Cadamuro ha così commentato la rimozione di Farina «ho visto, sia nel personale educativo e di polizia penitenziaria che nei detenuti, grande disorientamento e sorpresa. Dispiace a tutti, perché il carcere è un luogo difficile e Farina si è speso tantissimo. Sono molto preoccupato», aggiunge, «non vorrei che questo cambiamento portasse a dei rallentamenti dei progetti in corso e, quindi, si ripercuotesse proprio sui detenuti». «È arrivato in un momento difficile sul fronte dei suicidi e ha fatto tantissimo. Siamo rimasti sorpresi, si è vista fin da subito la sua formazione educativa e psicologica, la sua esperienza in questi ambiti che si traduceva in un'attenzione in più. Oggi, il carcere che lascia è sicuramente migliore e quella situazione emergenziale è rientrata» –:

   quali siano state le ragioni per cui è stato allontanato improvvisamente Enrico Farina dall'incarico di direttore della casa circondariale di Santa Maria Maggiore e quale sarà il suo nuovo incarico;

   se corrisponda al vero che giorni prima del suo allontanamento, uno dei sottosegretari alla giustizia, abbia avuto con lo stesso un acceso diverbio sulle modalità di gestione che Farina adottava nella gestione della casa circondariale.
(4-06153)

INTERNO

Interrogazione a risposta scritta:


   BALDELLI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   nel 2019 i cittadini del comune di Monteciccardo, con referendum consultivo, hanno espresso la volontà di fondersi col comune di Pesaro, scelta formalizzata con legge regionale n. 8 del 2020;

   la fusione fu accompagnata da uno studio di fattibilità approvato dalla giunta comunale di Pesaro con deliberazione n. 192 del 2019 e recepito dal consiglio comunale con deliberazione n. 156 del 2019, nel quale venivano fissati precisi impegni;

   lo statuto comunale prevedeva il mantenimento a Monteciccardo di servizi fondamentali quali anagrafe, servizi sociali, culturali, sportivi, sportello edilizia, l'apertura di uno sportello in una frazione, la garanzia del medico di base;

   al consiglio di municipio era riconosciuto un ruolo di partecipazione effettiva, con pareri obbligatori su urbanistica, lavori pubblici, patrimonio, statuto, riparto dei benefici economici della fusione;

   era stabilito che una quota pari al 20 per cento dei contributi regionali aggiuntivi riconosciuti al comune di Pesaro per la premialità connessa alla fusione fosse destinata a Monteciccardo: risorse quantificate in circa 7,7 milioni di euro entro il 2025;

   ad oggi, risultano invece realizzati interventi per poco più di 3 milioni di euro (illuminazione pubblica, manutenzione stradale, restauro mura storiche, ...);

   non risulta chiara la rendicontazione dei contributi regionali ottenuti dal comune di Pesaro che, secondo gli accordi, avrebbero dovuto essere in parte destinati a Monteciccardo;

   anche sul piano dei servizi decentrati, la situazione risulta difforme rispetto agli impegni: l'ufficio anagrafe è operativo solo al mattino; lo sportello edilizia un giorno a settimana; l'Urp e la segreteria del presidente due giorni; manca un presidio stabile della polizia locale la cui presenza si limita a un'ora settimanale;

   non vi sono operai dedicati alla manutenzione di un territorio esteso oltre 30 chilometri quadrati e articolato in cinque frazioni; mancano uno sportello sociale, un Urp pienamente operativo, una figura tecnica per gestire patrimonio e manutenzioni;

   non risulta attivata, nella quasi totalità dei casi, la consultazione obbligatoria del consiglio di municipio;

   il Municipio non ha mai disposto dei proventi derivanti dal patrimonio del soppresso comune di Monteciccardo;

   complessivamente, la fusione – che avrebbe dovuto rappresentare un'opportunità di crescita e rafforzamento dei servizi – ha depotenziato le funzioni e ridotto le risorse disponibili;

   appare evidente come il comune di Pesaro abbia disatteso gli impegni assunti in sede di fusione, costituenti le condizioni fondamentali alla fusione –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopraesposti e quali iniziative di competenza intendano adottare, in particolare quali iniziative di monitoraggio e di ispezione, anche tramite l'ispettorato della funzione pubblica e i Servizi ispettivi di finanza pubblica, possano essere attivate in ordine alla piena attuazione degli obblighi previsti da atti deliberativi e statuto, con particolare riferimento alla quantificazione, gestione e destinazione delle risorse finanziarie spettanti al territorio di Monteciccardo, comprese le quote dei contributi regionali premiali e al mantenimento e potenziamento dei servizi decentrati;

   se non ritengano opportuno promuovere iniziative normative o linee guida vincolanti che, nei processi di fusione tra comuni, rendano giuridicamente cogenti gli impegni assunti dalle amministrazioni incorporanti, prevedendo strumenti di garanzia e sanzioni in caso di inadempimento, che garantiscano trasparenza, partecipazione e corretta rendicontazione nell'utilizzo delle risorse finanziarie derivanti dalle fusioni, evitando il ripetersi di situazioni analoghe;

   se, alla luce dei gravi inadempimenti segnalati, sia giuridicamente configurabile una procedura di revisione o decadenza della fusione, in alternativa, la possibilità di adottare iniziative di competenza per istituire un meccanismo di riequilibrio territoriale e finanziario a tutela delle municipalità penalizzate, e quali siano gli strumenti normativi o amministrativi per attuarlo.
(4-06154)

PROTEZIONE CIVILE E POLITICHE DEL MARE

Interrogazione a risposta scritta:


   RUFFINO. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   tra gli organismi di diritto pubblico, e quindi soggetti al codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo n. 36 del 2023, rientrano anche tutti quegli enti del terzo settore operanti nell'attività di protezione civile poiché – ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera e), dell'allegato 1.1 del citato codice – possiedono i requisiti per tale qualificazione; sono dotati di capacità giuridica; sono istituiti per soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale, attraverso lo svolgimento di un'attività priva di carattere industriale o commerciale e l'attività svolta è finanziata in modo maggioritario dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico;

   la soggettività attribuita a tali organismi prescinde dall'attività svolta poiché, proprio come previsto dal punto 2) della citata lettera e), è finalizzata a soddisfare un'esigenza di interesse generale molto particolare ossia l'esigenza di protezione civile ex articolo 5, comma 1, lettera y), del decreto legislativo n. 117 del 2017 (Codice del terzo settore);

   certamente, lo svolgimento di attività di protezione civile non può e non deve costituire un alibi per sottrarsi alle normative operando in deroga ma, contemporaneamente, non può ridurre la capacità operativa di tale volontariato «organizzato» che si caratterizza per qualità quali formazione, addestramento, dotazione di dispositivi di protezione individuale, disponibilità di mezzi e attrezzature;

   tuttavia, l'applicazione del codice dei contratti pubblici agli enti del terzo settore operanti nell'attività di protezione civile recala quest'ultimi, non poche difficoltà;

   in particolare, per l'approvvigionamento di mezzi, attrezzature e ogni altro materiale utile, si applica la disciplina del citato codice dei contratti pubblici la quale, soprattutto nella gestione ordinaria e quotidiana, appesantisce la struttura amministrativa delle associazioni, comportando l'assunzione di nuove figure dirigenziali in grado di assumersi il ruolo di responsabile unico del progetto, con depauperamento delle finanze disponibili dell'associazione necessarie all'espletamento della funzione di interesse generale in sicurezza ed efficienza;

   inoltre, sotto il profilo economico, la gestione degli adempimenti connessi al codice dei contratti pubblici comporta, a quanto consta all'interrogante, per la tipologia di organizzazioni in questione, un costo di gestione medio di 50.000 euro annui. Si tratta di risorse che, in assenza di specifici stanziamenti aggiuntivi, sono inevitabilmente sottratte alle spese destinate all'acquisto di dispositivi di protezione individuale, attrezzature operative e interventi di manutenzione dei mezzi impiegati nelle attività;

   sotto il profilo gestionale, invece, il rispetto delle disposizioni del codice anche nelle attività di emergenza – ma non solo – determina una sensibile riduzione di efficacia ed efficienza degli interventi in quanto vincola procedure che, per loro natura, richiedono tempestività e flessibilità. Tale rigidità si riflette, ad esempio, nelle difficoltà di provvedere in tempi celeri alle manutenzioni dei mezzi, all'acquisto dei titoli di viaggio nonché nella gestione delle attività ordinarie;

   l'individuazione di deroghe o alternative procedurali per tali realtà così essenziali per la collettività, rappresenta una necessità non più differibile: l'applicazione integrale del codice dei contratti pubblici agli enti di volontariato che operano nei citati ambiti determina, nel concreto, un aggravamento degli adempimenti amministrativi e contabili, specie in presenza di strutture gestionali leggere e basate su risorse prevalentemente volontarie –:

   se, per quanto di competenza, siano a conoscenza della problematica esposta in premessa e delle ricadute negative, anche sotto il profilo economico, che l'applicazione del codice dei contratti pubblici determina nei confronti delle organizzazioni di volontariato di protezione civile;

   se non intendano valutare la possibilità di assumere iniziative di competenza per prevedere un meccanismo compensativo volto a sostenere i costi di gestione derivanti dall'applicazione del codice;

   se, per quanto, di competenza, intendano promuovere un confronto tra regioni, il Dipartimento della Protezione civile e le associazioni del terzo settore coinvolte al fine di individuare soluzioni normative che garantiscano la piena operatività delle organizzazioni di volontariato e prevedano procedure semplificate.
(4-06152)

ERRATA CORRIGE

  Interrogazione a risposta scritta Zinzi Gianpiero n. 4-06143 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della Seduta n. 548 del 15 ottobre 2025.

   Alla pagina 16031, prima colonna, dalla riga trentunesima alla riga trentatreesima, deve leggersi: «ZINZI. – Al Ministro delle imprese e del made in Italy. – Per sapere – premesso che:» e non come stampato.

   Alla pagina 16031, seconda colonna, alla riga trentasettesima, deve leggersi: «se il Ministro interrogato non ritenga» e non come stampato.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA


   ASCARI e CHERCHI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da fonti di stampa locali e nazionali, una detenuta transgender, ristretta presso la casa circondariale di Ferrara, avrebbe subito una violenza sessuale da parte di quattro detenuti;

   la donna, poco più che quarantenne e di nazionalità italiana, si trovava all'Arginone dal marzo 2025, dopo essere stata trasferita dalla sezione per detenute trans del carcere di Reggio Emilia a seguito di conflitti con altre detenute;

   i fatti sarebbero avvenuti all'interno della struttura detentiva maschile, dove la detenuta lamentava di non sentirsi al sicuro, come riportato anche al Garante regionale delle persone private della libertà, Roberto Cavalieri, che ha attivato le prime segnalazioni alle autorità competenti;

   la detenuta ha riferito di essere stata attirata con un inganno in una cella da altri detenuti, con il pretesto di un invito per un caffè, e lì sarebbe stata immobilizzata e violentata;

   sono in corso due distinte indagini: una interna all'amministrazione penitenziaria e una della procura della Repubblica di Ferrara, che procede contro ignoti;

   le immagini delle telecamere interne sono attualmente al vaglio per verificare i movimenti all'interno dei corridoi e delle celle del carcere;

   questa vicenda, se confermata, rappresenterebbe un gravissimo episodio non solo di violenza sessuale, ma anche di fallimento del sistema di tutela e sicurezza per le persone transgender detenute –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative abbia già intrapreso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap);

   quali misure urgenti intenda adottare per garantire la sicurezza e l'incolumità fisica e psicologica delle persone transgender detenute, in particolare quando sono collocate in sezioni non conformi alla loro identità di genere;

   se siano state assunte iniziative di competenza volte ad accertare eventuali responsabilità od omissioni da parte del personale penitenziario o dell'amministrazione carceraria nell'assicurare un ambiente sicuro alla detenuta vittima della presunta violenza;

   se non ritenga necessario assumere iniziative volte a predisporre protocolli più stringenti e specifici per la tutela delle persone Lgbti+ in carcere, in linea con le raccomandazioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) e degli standard Onu in materia di detenzione;

   quali siano i tempi previsti per il completamento delle indagini interne e come si intenda garantire la trasparenza e la piena collaborazione tra le istituzioni coinvolte.
(4-05441)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, gli interroganti, muovendo dal caso di una presunta aggressione ai danni di una detenuta transgender ristretta presso la Casa circondariale di Ferrara, sollevano specifici quesiti in ordine alla gestione penitenziaria per tale genere di detenuti.
  A tal riguardo è stato opportunamente interpellato il competente Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che, in merito all'evento critico in questione, attraverso le notizie rese dalle articolazioni centrali, ha riferito che il detenuto M.D., vittima della presunta aggressione, allo stato, si trova ristretto nella sezione
transex della Casa circondariale di Belluno, dove la Direzione generale dei detenuti e del trattamento lo ha trasferito il 3 luglio 2025, all'indomani dei fatti. Lo stesso, non è alla sua prima esperienza detentiva, avendo transitato in diversi istituti penitenziari sin dal 2009, anno della sua prima carcerazione.
  Il detenuto aveva fatto ingresso dalla libertà nella sezione
transex degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia il 5 marzo 2025 e, essendosi dichiarato transgender, veniva ubicato nella sezione dedicata.
  Durante il periodo di detenzione presso la Casa circondariale di Reggio Emilia, sono emerse via via problematiche che ne hanno reso incompatibile la sua permanenza in tale sezione: in particolare, immediatamente dopo aver ricevuto la condanna con sentenza 26 marzo 2025, M.D. ha cominciato a rivendicare la locazione in camera doppia, «avendo individuato la sua compagna ideale in altra detenuta
trans presente in quella sezione, compiendo anche approcci sessuali espliciti».
  Nonostante la sua transessualità dichiarata, M.D. chiedeva di essere chiamato al maschile, ed evidenziava sempre di più caratteristiche fisiche e comportamentali che non apparivano compatibili con una identità
transgender. Nella relazione redatta dalla Direttrice della Casa circondariale di Reggio Emilia, con la quale si chiedeva il trasferimento del M. presso altro istituto idoneo, emerge che «la disforia di genere di cui sarebbe affetto il M.[...] non incide sull'identità sessuale ma sul suo orientamento sessuale, quindi non può ritenersi a rigore sussistente una diagnosi di transessualità, derivando che lo stesso detenuto, come più volte dimostrato anche nelle precedenti detenzioni, strumentalizzi la sezione transessuali simulando la disforia di genere al solo scopo di poter godere di prestazioni sessuali da parte di detenuti transgender», segnalando, altresì, che l'atteggiamento del M. aveva determinato nelle altre detenute transex «una situazione di paura, sconforto, ansia e scompensi psicologici». Per tale ragione, il 7 aprile 2025, il Provveditorato competente trasferiva il detenuto in questione presso la Casa circondariale di Ferrara, istituto non dotato di sezione transessuali, poiché la certificazione redatta dai sanitari degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia evidenziava che M. «presenta caratteri sessuali maschili, senza segni di interventi chirurgici o protesici, non ha mai assunto terapia ormonale specifica per la transizione di genere ed anche sotto l'aspetto psicologico non si rilevano elementi compatibili con tale percorso in atto..... si ritiene, pertanto, opportuno valutarne il trasferimento presso una struttura penitenziaria idonea alle caratteristiche del paziente».
  Il 24 giugno 2025, presso la Casa circondariale di Ferrara, M.D. dichiarava di essere stato vittima di una violenza sessuale da parte di altri e «di essere stato minacciato nel caso in cui avesse denunciato l'accaduto», riferendo, in un primo momento, che la violenza era avvenuta il 23 giugno, tuttavia, essendo emerso dalla visione delle immagini del sistema di videosorveglianza interna della quarta sezione, dalle ore 8 alle ore 21 del 23 giugno 2025, che M. non aveva effettuato socialità in camere di pernottamento di altri ristretti, lo stesso dichiarava che la violenza non era avvenuta il 23 giugno, bensì il 22 giugno, alle ore 13:20. Ma anche in questo caso, la visione della videosorveglianza non confermava quanto da lui dichiarato. Della vicenda, è stata immediatamente fatta segnalazione alla Procura della Repubblica.
  Per completezza, si evidenzia che, immediatamente dopo essere venuta a conoscenza delle dichiarazioni del detenuto, la Direzione della Casa circondariale di Ferrara adottava «...tutte le misure di precauzione possibili per tutelare l'incolumità del detenuto M.[...], formalizzando il provvedimento di grande sorveglianza attiva e passiva e il divieto di incontro con la restante popolazione detenuta. I sanitari hanno adottato la procedura connessa alle segnalazioni da codice rosso e sono state avviate le attività accertative dirette a verificare le circostanze di tempo, luogo e modo di sviluppo dell'evento, unitamente alle attività di polizia giudiziaria». Il caso è stato segnalato, altresì, al servizio psicologico del presidio interno, per interventi di sostegno e per valutazione di eventuali rischi suicidari.
  Sottoposto a visita psichiatrica il 1° luglio 2025, lo specialista psichiatra – contrariamente alla diagnosi fatta in precedenza dai medici reggiani, ha diagnosticato la presenza di «disforia di genere». Dalla relazione si evince, inoltre, che il detenuto ha espresso la volontà di riprendere la cura ormonale per la transizione di genere, precedentemente interrotta. Pertanto, alla luce di tali emergenze, oltre che delle problematiche di incolumità del M. con il carcere di Ferrara, il Provveditore dell'Emilia-Romagna, il 2 luglio 2025, chiedeva alla Direzione generale dei detenuti e del trattamento il trasferimento di M. presso un istituto con sezione
transgender. Pertanto, il 3 luglio 2025, la predetta Direzione generale ne ha disposto il trasferimento presso la Casa circondariale di Belluno, dotata di sezione per transex.
  Si evidenzia, per completezza, che, acquisito il nulla osta dell'Autorità giudiziaria competente, l'Ufficio III – Attività ispettiva e di controllo del competente Dipartimento – ha espletato una visita ispettiva di natura straordinaria presso la Casa circondariale di Ferrara, nei giorni 7 e 8 luglio 2025, all'esito della quale sono state rilasciate precise e puntuali prescrizioni alla Direzione penitenziaria, da adempiere entro i 60 giorni successivi.
  Interpellata altresì l'Autorità Giudiziaria, dalla competente articolazione ministeriale (D.A.G.), il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ferrara ha trasmesso la relazione da cui si evince che, in data 26 giugno 2025, è stato iscritto un fascicolo a carico di ignoti per il reato di cui all'articolo 609-
octies codice penale, in danno di M.D. [...] fattispecie compresa nell'elenco dei cosiddetti «reati a codice rosso», (misure introdotte dalla legge 19 luglio 2019 n. 69) e che il procedimento è ancora in fase di indagini preliminari.
  Con riferimento alla più generale problematica di gestione dei soggetti detenuti
transgender, va precisato che il termine si riferisce a una persona la cui identità di genere ovvero il modo in cui percepisce e vive sé stessa come uomo, donna, entrambi, nessuno dei due o altro, non corrisponde al sesso assegnato alla nascita. L'essere transgender non implica necessariamente un intervento medico e chirurgico.
  Non esistono sezioni per
transgender uomini, ovvero persone a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita ma che si identifica e vive come un uomo. Tali tipologie di detenuti, ove presenti, sono solitamente inseriti sulla base delle loro stesse richieste nelle sezioni corrispondenti al loro genere biologico (sezioni femminili).
  Ciò premesso, all'interno degli istituti di pena del Paese, con le modifiche normative all'articolo 14 ordinamento penitenziario (aggiornato con il decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 123), sono state rese effettive le misure di tutela di chi, in ragione dell'identità di genere o dell'orientamento sessuale, teme di subire sopraffazioni o aggressioni da parte della restante popolazione detenuta, prevedendo che il loro inserimento in sezioni separate avvenga presso reparti adibiti alle sole categorie omogenee, in modo da evitare una promiscuità all'interno delle cosiddette sezioni protette, che possono comportare nuove possibili discriminazioni, e in modo da garantire, per tutti, uguali opportunità di trattamento. L'inserimento nei già menzionati raggruppamenti, tuttavia, può avvenire soltanto con il consenso dell'interessato.
  Ove i detenuti non prestino il proprio consenso a essere ubicati in sezioni omogenee, pertanto, debbono, per quanto previsto dalla normativa in materia, essere allocati in sezioni ordinarie (sezioni comunque «protette»), dove è in ogni caso garantita la partecipazione ad attività trattamentali, eventualmente anche insieme alla restante popolazione detenuta.
  Le sezioni omogenee destinate a detenuti
transex sono sei, e precisamente nei seguenti istituti: Ivrea, Roma Rebibbia nuovo complesso, Reggio Emilia, Como, Belluno e Napoli Secondigliano.
  A oggi, risulta essere ancora chiusa la sezione presente presso la Casa circondariale di Firenze Sollicciano per lo svolgimento di lavori di ristrutturazione.
  Recentemente sono state aperte alcune sezioni destinate a internati
trans in case lavoro, proprio con l'obiettivo di superare lo stato di isolamento nella quale versavano gli internati transex. Le sezioni case lavoro per questa tipologia di soggetti, doppiamente vulnerabili, si trovano adiacenti alle sezioni per trans detenuti presso i seguenti istituti: Ivrea, Belluno e Rebibbia nuovo complesso.
  Per quanto riguarda invece i detenuti omosessuali, sono presenti due sezioni, precisamente nella Casa circondariale di Foggia, nella Casa circondariale di Napoli Poggioreale e nella Casa circondariale di Verbania.
  I criteri in base ai quali i detenuti vengono inseriti in sezioni omogenee sono quelli previsti dall'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario, come sopra richiamato.
  Ai detenuti
transgender sono offerte tutte le attività a cui accede la totalità della popolazione detenuta, inoltre l'ufficio competente della Direzione generale dei detenuti e del trattamento valuta con grande attenzione e caso per caso l'assegnazione dei detenuti transgender agli istituti più idonei, dotati di sezioni transessuali, le Direzioni, con l'apporto dei servizi sanitari presenti, garantiscono il diritto alla continuità delle cure ormonali.
  In particolare, per il carcere di Torino la sanità regionale offre, presso l'ospedale Le Molinette, assistenza sanitaria
extra penitenziario ai detenuti transgender, includendo anche la terapia ormonale, la cui somministrazione richiede un'organizzazione specifica del carcere, tesa a garantire la continuità delle cure e la sicurezza dei ristretti che a essa decidano di sottoporsi.
  Al fine di garantire adeguate misure di protezione, da parte dell'Amministrazione penitenziaria è stata data anche particolare attenzione alla formazione obbligatoria per il personale penitenziario, in special modo quello preposto alla gestione delle sezioni
transex, in materia di identità di genere e diritti umani.
  La tutela dei diritti è stata oggetto della formazione iniziale del 7° corso allievi commissari, laddove 143 funzionari hanno conseguito il
master di II° livello in tutela dei diritti della persona, approfondendo il tema sotto molteplici aspetti, tra cui, anche la parità di trattamento e il superamento di ogni pregiudizio che possa discendere dall'identità sessuale del ristretto.
  Il
master sarà inserito nella formazione curriculare di altri 60 commissari che provengono dal concorso interno al Corpo di polizia penitenziaria.
  Inoltre, nel Piano annuale della formazione, per l'anno 2025, sono stati inseriti per il personale del Corpo, i dirigenti e le aree educative, seminari aventi a oggetto «Persone LGBTIQ* detenute. Conoscere la situazione per migliorarla»: l'intento è la pianificazione di incontri divulgativi per permettere al personale di approfondire lo specifico tema.
  Si segnalano altresì gli interventi formativi attuati presso il carcere di Reggio Emilia nel 2022 con il progetto denominato «detenzione e persone trans»: l'iniziativa si inseriva nell'ambito delle azioni del Tavolo interistituzionale per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbt del comune di Reggio Emilia, nel corso del quale è emersa l'importanza della formazione dedicata ai bisogni specifici delle istituzioni coinvolte, e in particolare – in questo caso – della peculiarità connessa alla detenzione delle persone
trans che si trovano nella Sezione Orione degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia, per predisporre e offrire strumenti conoscitivi e metodologici di sostegno alle stesse.
  Esperienze ugualmente di rilievo si sono avute nel carcere di Firenze e di Trento e tante altre sono le direzioni e i comandi che stanno avviando progetti di formazione per il personale penitenziario focalizzati sul trattamento delle persone detenute
transgender.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   ASCARI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   si apprende da fonti di stampa che, la nave Handala appartenente alla Freedom Flotilla, impegnata in una missione umanitaria diretta verso la Striscia di Gaza, è stata intercettata da forze militari israeliane in acque internazionali, mentre trasportava aiuti umanitari di prima necessità, quali alimenti, latte in polvere, pannolini e beni destinati ai bambini palestinesi;

   tra i membri dell'equipaggio erano presenti due cittadini italiani, Antonio Mazzeo e Antonio La Piccirella, attivisti per la pace e i diritti umani, dei quali non si hanno più notizie certe a partire dall'abbordaggio da parte dell'esercito israeliano;

   tale missione si inserisce in un contesto di gravissima emergenza umanitaria, riconosciuta da numerosi organismi internazionali, che colpisce in modo indiscriminato la popolazione civile palestinese da mesi sottoposta a bombardamenti, blocchi e privazione di beni essenziali;

   il sequestro della nave e la scomparsa di notizie sull'equipaggio rappresentano una violazione del diritto internazionale e della libertà di navigazione, nonché una lesione potenzialmente grave dei diritti fondamentali dei cittadini italiani coinvolti;

   al momento, non risultano dichiarazioni ufficiali da parte del Governo italiano né notizie rassicuranti circa lo stato di salute e la posizione dei due connazionali –:

   quali iniziative urgenti siano state attivate dal Governo, in particolare dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per verificare le condizioni e la sorte dei cittadini italiani Antonio Mazzeo e Antonio La Piccirella e per garantire la loro immediata liberazione;

   se il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale intenda convocare l'ambasciatore israeliano in Italia per richiedere chiarimenti formali e manifestare la propria ferma condanna per l'accaduto;

   quali iniziative diplomatiche si intenda intraprendere per tutelare la libertà di azione delle missioni umanitarie internazionali e il diritto dei cittadini italiani di operare in contesti di solidarietà e cooperazione internazionale;

   se il Governo non ritenga doveroso rilasciare una dichiarazione pubblica, a tutela dell'onorabilità e della sicurezza dei nostri connazionali e del principio umanitario alla base della missione della Freedom Flotilla.
(4-05649)

  Risposta. — La nave Handala, a bordo della quale si trovavano i connazionali signor Mazzeo e signor La Piccirella, faceva parte della Freedom Flotilla, una missione diretta verso la Striscia di Gaza con l'obiettivo dichiarato di portare aiuti umanitari.
  Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha costantemente monitorato – in stretto raccordo con la Guardia costiera italiana – la vicenda della nave, intercettata dalle Autorità israeliane e condotta al porto di Ashdod la mattina dello scorso 27 luglio. L'abbordaggio è stato pacifico e senza violenze, in linea con le rassicurazioni ottenute dal Governo italiano nei contatti serrati intercorsi – a tutti i livelli – con le Autorità israeliane nei giorni precedenti.
  L'ambasciata d'Italia a Tel Aviv si è immediatamente attivata per fornire ogni necessaria assistenza ai connazionali attraverso contatti continui e diretti con gli interessati e assicurando la presenza al porto di Ashdod per effettuare la visita consolare. L'unità di crisi della Farnesina ha al contempo fornito alle famiglie dei connazionali informazioni costanti e aggiornate sulla vicenda.
  Una volta sbarcati, i connazionali sono apparsi in buone condizioni di salute. Terminate le procedure d'identificazione, le Autorità israeliane hanno illustrato le due opzioni a disposizione dei membri dell'equipaggio: firmare una dichiarazione per lasciare subito il Paese oppure attivare una procedura di fermo in una struttura detentiva nei pressi dell'aeroporto di Tel Aviv per successivo rimpatrio forzato. Il signor Mazzeo ha optato per la prima opzione e ha lasciato Israele lo stesso 27 luglio, mentre il signor La Piccirella, avendo scelto di non firmare la dichiarazione proposta, è stato trattenuto in una struttura detentiva e poi rimpatriato il 29 luglio.
  Entrambi i connazionali sono quindi rientrati in Italia in buone condizioni di salute.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   ASCARI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della difesa, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza continua a peggiorare drammaticamente, con particolare incidenza sui minori, molti dei quali sono feriti, affetti da gravi malattie e colpiti da malnutrizione severa;

   il Governo italiano, in collaborazione con strutture ospedaliere nazionali, ha già promosso iniziative di evacuazione sanitaria di bambini palestinesi, garantendo loro assistenza e cure presso ospedali in Italia;

   numerose strutture sanitarie italiane, tra cui l'ospedale di Scorrano in provincia di Lecce, l'A.r.n.a.s. Civico di Palermo e l'Umberto I di Roma, hanno manifestato disponibilità a ricevere bambini feriti e malati da Gaza;

   a oggi, non risaltano pianificati ulteriori voli umanitari nel mese di settembre, con il rischio che, in assenza di nuovi interventi, molti bambini non abbiano più possibilità di sopravvivenza –:

   se i Ministri interrogati intendano promuovere con urgenza nuovi voli umanitari per l'evacuazione di bambini feriti, malati e gravemente denutriti da Gaza, garantendo loro assistenza immediata in Italia;

   se non ritengano opportuno predisporre, in collaborazione con le regioni e con le strutture ospedaliere disponibili, un piano straordinario di accoglienza sanitaria per i minori provenienti dalla Striscia di Gaza;

   quali ulteriori iniziative di competenza intendano assumere in sede internazionale per facilitare i corridoi umanitari e assicurare la tutela dei diritti fondamentali dei bambini palestinesi, oggi a grave rischio di vita.
(4-05950)

  Risposta. — Il Governo italiano segue con la massima attenzione la grave situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, dove il conflitto in corso sta avendo impatti devastanti sulla popolazione civile, sulle infrastrutture e sull'accesso ai servizi essenziali.
  Grazie all'iniziativa
Food for Gaza abbiamo portato nella Striscia quasi 2.400 tonnellate di aiuti umanitari. Abbiamo stanziato oltre 110 milioni di euro, continuando a lavorare in stretto raccordo con PAM e FAO e con Croce Rossa e Mezzaluna Rossa internazionale.
  Grazie a 15 operazioni di evacuazione sanitaria, abbiamo accolto nel nostro Paese quasi 200 bambini palestinesi. Accompagnati dai loro familiari, stanno ricevendo cure salvavita presso strutture ospedaliere italiane.
  Sono numeri che fanno dell'Italia il primo Paese al mondo per operazioni sanitarie da Gaza, insieme a Turchia, Emirati, Qatar ed Egitto.
  In totale abbiamo consentito l'ingresso nel nostro Paese di più di 1.100 persone provenienti dalla Striscia, compresi i ricongiungimenti familiari e da ultimo anche gli studenti.
  L'Italia è stato infatti il primo Paese ad attivare un «corridoio universitario» che sta permettendo anche agli studenti di Gaza, beneficiari di borse di studio presso atenei italiani, di trasferirsi nel nostro Paese per proseguire il loro percorso accademico.
  Un primo gruppo di 39 studenti e loro familiari ha già raggiunto l'Italia la scorsa settimana, provenienti dalla Giordania e accompagnati personalmente dal Ministro Bernini.
  Ciò è stato possibile mantenendo aperto un canale diplomatico con Israele. Proprio grazie a questo dialogo serrato, possiamo infatti continuare a sollecitare Israele anche per la ripresa delle attività umanitarie nella Striscia e assicurare la distribuzione efficace, indipendente e imparziale degli aiuti.
  Il Governo continuerà a lavorare per individuare e sostenere modalità concrete di assistenza per alleviare le sofferenze della popolazione civile a Gaza.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   BENZONI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da articoli di stampa, una persona transgender, ristretta dal mese di marzo presso la casa circondariale di Ferrara, avrebbe denunciato di essere stata vittima di una gravissima aggressione sessuale da parte di quattro detenuti uomini;

   l'episodio, prontamente denunciato presso l'infermeria dell'istituto e, successivamente, presso il pronto soccorso di Cona, dove è stato attivato il cosiddetto «codice rosa», ha dato avvio a indagini interne da parte dell'amministrazione penitenziaria, nonché all'apertura di un fascicolo da parte della procura della Repubblica presso il tribunale di Ferrara, che sta esaminando i filmati delle videocamere di sorveglianza;

   la vittima aveva in precedenza segnalato più volte il proprio stato di vulnerabilità e riferito di essere stata già oggetto di molestie e palpeggiamenti da parte di altri detenuti. Aveva altresì richiesto formalmente e tramite la direzione dell'istituto, il trasferimento presso una struttura dotata di sezione dedicata a persone transgender, come quella della casa circondariale di Reggio Emilia, senza che tuttavia tale richiesta fosse accolta a causa del lunghi tempi burocratici. In assenza di adeguati provvedimenti, sembrerebbe che attualmente la vittima sia sorvegliata a vista dal personale penitenziario, per preservare la sua incolumità e tutelarla dalle potenziali aggressioni da parte degli altri detenuti;

   la vicenda solleva gravi interrogativi circa l'adeguatezza delle misure di protezione adottate nei confronti delle persone detenute in condizioni di particolare fragilità, nonché sulla gestione del regime detentivo dei circa 80 soggetti transgender ristretti all'interno degli istituti di pena italiani, ancora destinatari di atteggiamenti discriminatori e considerati un'«eccezione» del sistema –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda realizzare per rafforzare le misure di protezione delle persone transgender detenute, in particolare garantendo l'attivazione di sezioni adeguate, la formazione del personale penitenziario e l'applicazione di protocolli specifici per la valutazione del rischio individuale, anche valutando la promozione di una ricognizione a livello nazionale delle condizioni detentive delle persone transgender e la conseguente riorganizzazione degli spazi detentivi per assicurare il rispetto dei diritti umani e della dignità personale, nel rispetto del principio di individualizzazione del trattamento penitenziario.
(4-05406)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'interrogante, muovendo dal caso di una presunta aggressione ai danni di una detenuta transgender ristretta presso la Casa circondariale di Ferrara, solleva specifici quesiti in ordine alla gestione penitenziaria per tale genere di detenuti.
  A tal riguardo è stato opportunamente interpellato il competente Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che, in merito all'evento critico in questione, attraverso le notizie rese dalle articolazioni centrali, ha riferito che il detenuto M.D., vittima della presunta aggressione, allo stato, si trova ristretto nella sezione
transex della Casa circondariale di Belluno, dove la Direzione generale dei detenuti e del trattamento lo ha trasferito il 3 luglio 2025, all'indomani dei fatti. Lo stesso, non è alla sua prima esperienza detentiva, avendo transitato in diversi istituti penitenziari sin dal 2009, anno della sua prima carcerazione.
  Il detenuto aveva fatto ingresso dalla libertà nella sezione
transex degli istituti penitenziari di Reggio Emilia il 5 marzo 2025 e, essendosi dichiarato transgender, veniva ubicato nella sezione dedicata.
  Durante il periodo di detenzione presso la Casa circondariale di Reggio Emilia, sono emerse via via problematiche che ne hanno reso incompatibile la sua permanenza in tale sezione: in particolare, immediatamente dopo aver ricevuto la condanna con sentenza 26 marzo 2025, M.D. ha cominciato a rivendicare la locazione in camera doppia, «avendo individuato la sua compagna ideale in altra detenuta
trans presente in quella sezione, compiendo anche approcci sessuali espliciti».
  Nonostante la sua transessualità dichiarata, M.D. chiedeva di essere chiamato al maschile, ed evidenziava sempre di più caratteristiche fisiche e comportamentali che non apparivano compatibili con una identità
transgender. Nella relazione redatta dalla Direttrice della Casa circondariale di Reggio Emilia, con la quale si chiedeva il trasferimento del M. presso altro istituto idoneo, emerge che «la disforia di genere di cui sarebbe affetto il M.[..] non incide sull'identità sessuale ma sul suo orientamento sessuale, quindi non può ritenersi a rigore sussistente una diagnosi di transessualità, derivando che lo stesso detenuto, come più volte dimostrato anche nelle precedenti detenzioni, strumentalizzi la sezione transessuali simulando la disforia di genere al solo scopo di poter godere di prestazioni sessuali da parte di detenuti transgender», segnalando, altresì, che l'atteggiamento del M. aveva determinato nelle altre detenute transex «una situazione di paura, sconforto, ansia e scompensi psicologici». Per tale ragione, il 7 aprile 2025, il Provveditorato competente trasferiva il detenuto in questione presso la Casa circondariale di Ferrara, istituto non dotato di sezione transessuali, poiché la certificazione redatta dai sanitari degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia evidenziava che M. «presenta caratteri sessuali maschili, senza segni di interventi chirurgici o protesici, non ha mai assunto terapia ormonale specifica per la transizione di genere ed anche sotto l'aspetto psicologico non si rilevano elementi compatibili con tale percorso in atto... si ritiene, pertanto, opportuno valutarne il trasferimento presso una struttura penitenziaria idonea alle caratteristiche del paziente».
  Il 24 giugno 2025, presso la Casa circondariale di Ferrara, M. D. dichiarava di essere stato vittima di una violenza sessuale da parte di altri e «di essere stato minacciato nel caso in cui avesse denunciato l'accaduto», riferendo, in un primo momento, che la violenza era avvenuta il 23 giugno, tuttavia, essendo emerso dalla visione delle immagini del sistema di videosorveglianza interna della quarta sezione, dalle ore 8:00 alle ore 21:00 del 23 giugno 2025, che M. non aveva effettuato socialità in camere di pernottamento di altri ristretti, lo stesso dichiarava che la violenza non era avvenuta il 23 giugno, bensì il 22 giugno, alle ore 13:20. Ma anche in questo caso, la visione della videosorveglianza non confermava quanto da lui dichiarato. Della vicenda, è stata immediatamente fatta segnalazione alla Procura della Repubblica.
  Per completezza, si evidenzia che, immediatamente dopo essere venuta a conoscenza delle dichiarazioni del detenuto, la Direzione della Casa circondariale di Ferrara adottava «...tutte le misure di precauzione possibili per tutelare 1'incolumità del detenuto M.[...], formalizzando il provvedimento di grande sorveglianza attiva e passiva e il divieto di incontro con la restante popolazione detenuta. I sanitari hanno adottato la procedura connessa alle segnalazioni da codice rosso e sono state avviate le attività accertative dirette a verificare le circostanze di tempo, luogo e modo di sviluppo dell'evento, unitamente alle attività di polizia giudiziaria». Il caso è stato segnalato, altresì, al servizio psicologico del presidio interno, per interventi di sostegno e per valutazione di eventuali rischi suicidari.
  Sottoposto a visita psichiatrica il 1° luglio 2025, lo specialista psichiatra – contrariamente alla diagnosi fatta in precedenza dai medici reggiani, ha diagnosticato la presenza di «disforia di genere». Dalla relazione si evince, inoltre, che il detenuto ha espresso la volontà di riprendere la cura ormonale per la transizione di genere, precedentemente interrotta. Pertanto, alla luce di tali emergenze, oltre che delle problematiche di incolumità del M. con il carcere di Ferrara, il provveditore dell'Emilia-Romagna, il 2 luglio 2025, chiedeva alla Direzione generale dei detenuti e del trattamento il trasferimento di M. presso un istituto con sezione
transgender. Pertanto, il 3 luglio 2025, la predetta Direzione generale ne ha disposto il trasferimento presso la Casa circondariale di Belluno, dotata di sezione per transex.
  Si evidenzia, per completezza, che, acquisito il nulla osta dell'autorità giudiziaria competente, l'Ufficio III – Attività ispettiva e di controllo del competente Dipartimento – ha espletato una visita ispettiva di natura straordinaria presso la Casa circondariale di Ferrara, nei giorni 7 e 8 luglio 2025, all'esito della quale sono state rilasciate precise e puntuali prescrizioni alla Direzione penitenziaria, da adempiere entro i 60 giorni successivi.
  Interpellata altresì l'autorità giudiziaria, dalla competente articolazione ministeriale (D.A.G.), il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ferrara ha trasmesso la relazione da cui si evince che, in data 26 giugno 2025, è stato iscritto un fascicolo a carico di ignoti per il reato di cui all'articolo 609-
octies del codice penale, in danno di M.D. [...] fattispecie compresa nell'elenco dei cosiddetti «reati a codice rosso», (misure introdotte dalla legge 19 luglio 2019 n. 69) e che il procedimento è ancora in fase di indagini preliminari.
  Come si evince dalla relazione, dei fatti oggetto di interrogazione risulta pienamente investita l'Autorità giudiziaria ed il procedimento è ancora in fase di indagini preliminari.
  Con riferimento alla più generale problematica di gestione dei soggetti detenuti
transgender, va precisato che il termine si riferisce a una persona la cui identità di genere ovvero il modo in cui percepisce e vive sé stessa come uomo, donna, entrambi, nessuno dei due o altro, non corrisponde al sesso assegnato alla nascita. L'essere transgender non implica necessariamente un intervento medico e chirurgico.
  Non esistono sezioni per
transgender uomini, ovvero persone a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita ma che si identifica e vive come un uomo. Tali tipologie di detenuti, ove presenti, sono solitamente inserite sulla base delle loro stesse richieste nelle sezioni corrispondenti al loro genere biologico (sezioni femminili).
  Ciò premesso, all'interno degli istituti di pena del Paese, con le modifiche normative all'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario (aggiornato con il decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 123), sono state rese effettive le misure di tutela di chi, in ragione dell'identità di genere o dell'orientamento sessuale, teme di subire sopraffazioni o aggressioni da parte della restante popolazione detenuta, prevedendo che il loro inserimento in sezioni separate avvenga presso reparti adibiti alle sole categorie omogenee, in modo da evitare una promiscuità all'interno delle cosiddette sezioni protette, che possono comportare nuove possibili discriminazioni, e in modo da garantire, per tutti, uguali opportunità di trattamento. L'inserimento nei già menzionati raggruppamenti, tuttavia, può avvenire soltanto con il consenso dell'interessato.
  Ove i detenuti non prestino il proprio consenso a essere ubicati in sezioni omogenee, pertanto, debbono, per quanto previsto dalla normativa in materia, essere allocati in sezioni ordinarie (sezioni comunque «protette»), dove è in ogni caso garantita la partecipazione ad attività trattamentali, eventualmente anche insieme alla restante popolazione detenuta.
  Le sezioni omogenee destinate a detenuti
transex sono sei, e precisamente nei seguenti istituti: Ivrea, Roma Rebibbia nuovo complesso, Reggio Emilia, Como, Belluno e Napoli Secondigliano.
  Ad oggi, risulta essere ancora chiusa la sezione presente presso la Casa circondariale di Firenze Sollicciano per lo svolgimento di lavori di ristrutturazione.
  Recentemente sono state aperte alcune sezioni destinate a internati
trans in case lavoro, proprio con l'obiettivo di superare lo stato di isolamento nella quale versavano gli internati transex. Le sezioni case lavoro per questa tipologia di soggetti, doppiamente vulnerabili, si trovano adiacenti alle sezioni per trans detenuti presso i seguenti istituti: Ivrea, Belluno e Rebibbia nuovo complesso.
  Per quanto riguarda invece i detenuti omosessuali, sono presenti due sezioni, precisamente nella Casa circondariale di Foggia, nella Casa circondariale di Napoli Poggioreale e nella Casa circondariale di Verbania.
  I criteri in base ai quali i detenuti vengono inseriti in sezioni omogenee sono quelli previsti dall'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario, come sopra richiamato.
  Ai detenuti
transgender sono offerte tutte le attività a cui accede la totalità della popolazione detenuta, inoltre l'Ufficio competente della Direzione generale dei detenuti e del trattamento valuta con grande attenzione e caso per caso l'assegnazione dei detenuti transgender agli istituti più idonei, dotati di sezioni transessuali, le Direzioni, con l'apporto dei servizi sanitari presenti, garantiscono il diritto alla continuità delle cure ormonali.
  In particolare, per il carcere di Torino la sanità regionale offre, presso l'ospedale Le Molinette, assistenza sanitaria extra penitenziario ai detenuti
transgender, includendo anche la terapia ormonale, la cui somministrazione richiede un'organizzazione specifica del carcere, tesa a garantire la continuità delle cure e la sicurezza dei ristretti che ad essa decidano di sottoporsi.
  Al fine di garantire adeguate misure di protezione, da parte dell'Amministrazione penitenziaria è stata data anche particolare attenzione alla formazione obbligatoria per il personale penitenziario, in special modo quello preposto alla gestione delle sezioni
transex, in materia di identità di genere e diritti umani.
  La tutela dei diritti è stata oggetto della formazione iniziale del 7° corso allievi commissari, laddove 143 funzionari hanno conseguito il
master di II livello in tutela dei diritti della persona, approfondendo il tema sotto molteplici aspetti, tra cui, anche la parità di trattamento e il superamento di ogni pregiudizio che possa discendere dall'identità sessuale del ristretto.
  Il
master sarà inserito nella formazione curriculare di altri 60 commissari che provengono dal concorso interno al Corpo di polizia penitenziaria.
  Inoltre, nel Piano annuale della formazione, per l'anno 2025, sono stati inseriti per il personale del Corpo, i dirigenti e le aree educative, seminari aventi a oggetto «Persone LGBTIQ* detenute. Conoscerete situazione per migliorarla»: l'intento è la pianificazione di incontri divulgativi per permettere al personale di approfondire lo specifico tema.
  Si segnalano altresì gli interventi formativi attuati presso il carcere di Reggio Emilia nel 2022 con il progetto denominato «detenzione e persone
trans»: l'iniziativa si inseriva nell'ambito delle azioni del Tavolo interistituzionale per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbt del comune di Reggio Emilia, nel corso del quale è emersa l'importanza della formazione dedicata ai bisogni specifici delle istituzioni coinvolte, e in particolare – in questo caso – della peculiarità connessa alla detenzione delle persone trans che si trovano nella sezione Orione degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia, per predisporre e offrire strumenti conoscitivi e metodologici di sostegno alle stesse.
  Esperienze ugualmente di rilievo si sono avute nel carcere di Firenze e di Trento e tante altre sono le direzioni e i comandi che stanno avviando progetti di formazione per il personale penitenziario focalizzati sul trattamento delle persone detenute
transgender.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   CARMINA e MORFINO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   la stampa locale ha dato notizia di una nuova aggressione verificatasi all'interno della casa circondariale «Petrusa» di Agrigento, in seguito alla quale tre agenti di polizia penitenziaria sono rimasti feriti e hanno dovuto ricorrere a cure mediche;

   tale episodio si inserisce in un quadro ormai ricorrente di violenze e tensioni che interessano il personale penitenziario, il quale è costretto ad operare in condizioni di lavoro sempre più gravose e stressanti;

   presso l'istituto penitenziario di Agrigento, come in molte altre strutture siciliane, si registra una cronica carenza di organico che determina la necessità di turni prolungati, in alcuni casi fino a 13 ore consecutive, senza adeguati periodi di recupero psico-fisico;

   tale situazione si pone in evidente contrasto con le disposizioni contenute negli accordi nazionali di lavoro, che stabiliscono tempi e modalità di turnazione volti a tutelare la salute e la sicurezza degli operatori;

   le organizzazioni sindacali di categoria hanno più volte denunciato la gravità della situazione, richiamando l'attenzione delle istituzioni sul rischio di compromissione della sicurezza interna ed esterna al carcere –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e di quale sia l'attuale situazione relativa all'organico di polizia penitenziaria presso la casa circondariale «Petrusa» di Agrigento;

   se siano allo studio iniziative di carattere straordinario per colmare le gravi carenze di organico negli istituti penitenziari siciliani e in particolare presso la casa circondariale di Agrigento, al fine di assicurare condizioni di lavoro dignitose e sicure per gli agenti;

   quali misure di carattere strutturale il Governo intenda adottare per prevenire ulteriori episodi di violenza, migliorare la sicurezza degli operatori penitenziari e ripristinare condizioni di legalità e vivibilità all'interno delle carceri.
(4-05822)

  Risposta. — L'atto di sindacato ispettivo indicato in esame, prendendo spunto dalla notizia relativa ad una aggressione verificatasi all'interno della Casa circondariale «Petrusa» di Agrigento, evidenzia asseriti profili di criticità del predetto Istituto, in particolare, e delle carceri siciliane, in generale.
  Sulla scorta delle informazioni rese dal competente Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, interpellato al riguardo, risulta che, nel corso del 2025, la Casa circondariale di Agrigento è stata teatro di due episodi di aggressione, verificatisi il 2 e il 5 settembre, che hanno coinvolto i detenuti M.A. e N.G., entrambi in seguito trasferiti per motivi di sicurezza.
  In particolare, nel pomeriggio del 2 settembre 2025, il detenuto M.A., il quale condivideva, nel reparto isolamento, la camera con il detenuto N.G., ha simulato un malore, chiedendo insistentemente di essere condotto in infermeria.
  Dopo che l'agente addetto alla vigilanza ha aperto la camera di pernottamento, con un gesto repentino e violento, M.A. ha colpito alla testa il sovrintendente intervenuto.
  A seguito dell'aggressione, sono accorsi i coordinatori di reparto il cui intervento è stato ostacolato da N.G., che ha, dapprima, minacciato con bastoni di scopa e, successivamente, aggredito un agente.
  M.A. ha poi colpito un preposto in infermeria.
  Entrambi i suddetti detenuti sono stati sanzionati con l'esclusione dalle attività in comune per 15 giorni e la direzione ha richiesto al provveditorato regionale il loro allontanamento.
  Tre giorni dopo, il 5 settembre, il detenuto N.G. ha tentato di colpire con una sedia un allievo agente nel corridoio del cortile passeggi del reparto isolamento.
  L'intervento immediato del preposto al reparto media sicurezza ha impedito che il gesto si concretizzasse.
  In un nuovo scatto di violenza, N.G. ha afferrato un bastone e ha cercato di colpire il preposto.
  Contemporaneamente, M.A. ha ostacolato l'ingresso del personale nel reparto, mentre N.G. ha sferrato un pugno sull'occhio di un sovrintendente, che ha dovuto fare ricorso alle cure mediche e ha ricevuto una prognosi di otto giorni.
  Anche in questo caso, è stata applicata la sanzione dell'esclusione dalle attività in comune per quindici giorni.
  Nei giorni successivi, è stata disposta una perquisizione ordinaria nelle camere di pernottamento del reparto isolamento, con il ritiro di oggetti potenzialmente pericolosi o non consentiti, per prevenire il ripetersi di simili episodi.
  Il 12 settembre 2025, il Provveditorato regionale di Palermo ha disposto il trasferimento dei due detenuti (N.G. presso la Casa circondariale di Palermo Ucciardone e M.A. presso quella di Erma), per motivi di ordine e sicurezza.
  Per entrambe le aggressioni sono state inviate informative di reato alla Procura della Repubblica competente.
  In sintesi, si evidenzia che dei fatti oggetto di interrogazione risulta pienamente investita l'Autorità giudiziaria.
  Con riferimento alla dotazione organica della Casa circondariale di Agrigento, il personale ivi in servizio ammonta a n. 201 unità, rispetto alle n. 241 previste, evidenziando una carenza di n. 40 unità.
  Nel corso del biennio 2024-2025, questa Amministrazione ha messo in campo un piano di rafforzamento degli organici e della sicurezza, che ha coinvolto tutte le qualifiche del Corpo di polizia penitenziaria, con effetti tangibili sia a livello locale, presso la Casa circondariale di Agrigento, sia su scala regionale, in Sicilia.
  Per quanto riguarda la carriera dei funzionari, il 30 giugno 2025 ha preso avvio il VII corso-
bis per commissari, a seguito dello scorrimento della graduatoria per nove unità, ridottesi a quattro. Nella stessa data è stato avviato anche il I corso di formazione per la nomina di 60 vicecommissari, ridottisi a 57, in esecuzione del concorso interno bandito con provvedimento del direttore generale del 6 settembre 2023. Al termine di questi percorsi formativi, le risorse saranno distribuite sul territorio nazionale in base alle vacanze organiche, con ricadute attese anche per gli istituti siciliani.
  Sul fronte degli ispettori, il 9 giugno 2025 è stato avviato il 9° corso-
bis per 50 allievi viceispettori, relativo al concorso pubblico indetto con provvedimento del direttore generale del 25 novembre 2021. Anche in questo caso, la distribuzione delle unità avverrà a conclusione del corso, tenendo conto delle esigenze territoriali.
  Per il ruolo dei sovrintendenti, Agrigento ha beneficiato di due assegnazioni femminili: la prima in esito al concorso interno bandito con provvedimento del direttore generale del 17 giugno 2021, per la nomina alla qualifica di vice sovrintendente, e la seconda a seguito del concorso interno per titoli indetto con provvedimento del direttore generale del 16 febbraio 2024, volto a coprire le vacanze al 31 dicembre 2022.
  Particolarmente significativo è stato l'apporto derivante dai corsi di formazione per agenti e assistenti. In occasione della mobilità ordinaria legata al 183° corso (giugno 2024), Agrigento ha ricevuto cinque nuove unità (due uomini e tre donne). A gennaio 2025, con le assegnazioni del 184° corso, l'organico è stato ulteriormente incrementato di sette unità (cinque uomini e due donne). Infine, con la conclusione del 185° corso di formazione, il Provveditorato regionale per la Sicilia ha ricevuto un consistente rinforzo di 306 unità complessive (211 uomini e 95 donne), di cui 19 sono state assegnate ad Agrigento (13 uomini e 6 donne).
  Nel complesso, la Casa circondariale di Agrigento ha beneficiato, tra il 2024 e il 2025, di 31 nuove unità tra agenti, assistenti e sovrintendenti, mentre la Sicilia ha visto un rafforzamento strutturale del proprio contingente, con l'assegnazione di centinaia di operatori penitenziari, a testimonianza dell'attenzione costante dell'Amministrazione verso le esigenze del territorio e della volontà di garantire condizioni di sicurezza e operatività adeguate.
  Parallelamente, sono state adottate misure incisive per prevenire ulteriori episodi di violenza e migliorare la sicurezza degli operatori penitenziari.
  Ed invero, i dati statistici relativi agli episodi di aggressione al personale di Polizia penitenziaria, come rilevati dal sistema «Eventi critici» in uso alla Sala situazioni del dipartimento, riportano che, presso la Casa circondariale di Agrigento, nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 16 settembre 2025, sono stati registrati n. 17 episodi di aggressione al personale, mentre, a livello nazionale, nello stesso arco temporale, sono stati rilevati n. 1.723 episodi.
  Per fronteggiare tale tensione intramuraria, sono state, nel tempo, elaborate specifiche metodologie di intervento.
  Al riguardo, la circolare del 22 luglio 2020, n. 3689/6139, ha introdotto un approccio integrato per la prevenzione e gestione delle aggressioni, evidenziando la necessità di un'azione tempestiva e disciplinare efficace.
  La successiva circolare del 31 marzo 2021, n. 3691/6141, ha rafforzato l'osservanza delle direttive precedenti, coinvolgendo provveditori regionali, direttori e comandanti di reparto.
  La circolare del 3 aprile 2023, n. 3701/6151, ha ulteriormente disciplinato la gestione della procedura disciplinare, imponendo la redazione immediata del rapporto disciplinare e l'avvio tempestivo del procedimento.
  Infine, la circolare del 28 settembre 2023, n. 3702/6152, ha valorizzato il trasferimento dei detenuti aggressivi come strumento educativo e di tutela dell'ordine, sottolineando l'importanza della sanzione disciplinare per stimolare il senso di responsabilità e autocontrollo.
  Sul fronte tecnologico, sono stati avviati importanti interventi per potenziare le dotazioni di sicurezza.
  E in fase di collaudo l'introduzione delle
body cam, strumenti audio-video portatili che documentano eventi critici e tutelano sia il personale che i diritti dei detenuti.
  Sono stati acquisiti e distribuiti 18.700 scudi antisommossa, 10.200 caschi (con ulteriori 8.500 in arrivo), 40.000 guanti antitaglio (di cui 20.000 già distribuiti), 2.400
kit di difesa pubblica (con 230 in acquisizione), 7.000 manette individuali in collaudo, 1.300 maschere antigas collaudate e 550 scudi a doppia presa in produzione.
  Inoltre, è in fase di sperimentazione un progetto pilota di videosorveglianza intelligente con videocamere digitali e
software di intelligenza artificiale, capaci di rilevare e prevenire situazioni di pericolo e identificare gli autori di aggressioni.
  

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   ENRICO COSTA e CALDERONE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   la Procura della Repubblica di Ancona ha notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari contestando il reato di calunnia agli avvocati Rossella Ognibene e Oliviero Mazza, difensori impegnati di fronte al Tribunale di Reggio Emilia nel processo noto come «Angeli e Demoni». La contestazione riguarda, nell'ambito di tale procedimento, la formulazione di un'eccezione e la redazione, da parte dei legali di una memoria difensiva in cui si rappresentava l'incompatibilità alla testimonianza di due psicologhe, consulenti tecniche del pubblico ministero, per aver partecipato all'assunzione di sommarie informazioni testimoniali, prima della nomina a consulente tecnico (dunque, le due professioniste avrebbero partecipato agli atti di indagine in qualità di ausiliari del pubblico ministero, come tali incompatibili alla successiva testimonianza tecnica ex articolo 197 lettera d) del codice di procedura penale, essendo, quella di consulente e di ausiliario, le uniche due possibili qualifiche processuali idonee a consentirne la partecipazione);

   i difensori hanno argomentato per paradosso la loro eccezione, sostenendo che il non riconoscere alle psicologhe il ruolo di ausiliarie nell'assunzione delle sommarie informazioni, non essendo state ancora nominate consulenti al momento del compimento dell'atto, sarebbe equivalso al riconoscimento della carenza di titolo per partecipare ad una attività di indagine segreta e, conseguentemente, se così fosse stato, si sarebbe concretizzato il reato di violazione del segreto d'ufficio;

   il Tribunale, nel riconoscere la verità storica di quanto affermato dalla difesa circa il ruolo delle due psicologhe, ovvero la partecipazione all'assunzione delle sommarie informazioni prima della loro nomina a consulenti tecnici, ha rigettato l'eccezione di incompatibilità;

   in concomitanza con l'inizio delle arringhe difensive in dibattimento – dopo circa un anno – ai difensori è stato notificato dalla Procura di Ancona, cui aveva trasmesso gli atti la procura di Reggio Emilia, parte nel processo, l'avviso di conclusione delle indagini contenente l'addebito per calunnia a carico dei legali;

   a giudizio degli interroganti la tempistica di tale attività costituisce un atto oggettivamente idoneo a comprimere la libera e piena espressione del mandato difensivo, in violazione ad ogni principio fondante lo Stato diritto: una questione procedurale legittimamente sollevata nell'ambito del contraddittorio tra le parti, peraltro fondata su precise risultanze documentali e processuali, diviene oggetto di denuncia stravolgendo ogni profilo di contraddittorio, inventando un delitto di «difesa», ai limiti dell'intimidazione processuale. La evidente compressione del diritto di difesa garantito dalla Costituzione, nonché l'utilizzo strumentale dei poteri della pubblica accusa, questo sì, sempre secondo gli interroganti, deve essere oggetto di un attento vaglio sotto ogni profilo –:

   se il Ministro interrogato non intenda far luce, per quanto di competenza, sulla vicenda descritta in premessa, mediante l'attivazione dei propri poteri ispettivi.
(4-05100)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame gli interroganti hanno portato all'attenzione di questo Dicastero una delicata vicenda giudiziaria verificatasi nell'ambito di un processo celebrato dinanzi al Tribunale di Reggio Emilia, esprimendo perplessità rispetto alle ricadute penalistiche che risulta siano derivate dalle affermazioni contenute in una memoria con cui i difensori di un'imputata avrebbero inteso rilevare taluni vizi procedurali.
  In chiusura hanno invocato, dunque, l'attivazione dei poteri ispettivi.
  La questione prospettata tocca il tema dell'ampiezza delle prerogative proprie del difensore e dei limiti insiti nell'espletamento dell'attività difensiva.
  Per far luce sulla vicenda, dunque, la competente articolazione ministeriale è stata prontamente incaricata di compiere gli opportuni accertamenti.
  Dall'istruttoria è innanzitutto emerso che a seguito della ricostruzione dei fatti sostenuta dai detti difensori è stato aperto, dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona, un procedimento penale a modello 45, subito trasmesso per competenza funzionale
ex articolo 11 del codice di procedura penale alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia.
  Espletate le necessarie indagini, il magistrato assegnatario del fascicolo, sulla base degli atti, ha inizialmente ipotizzato la configurabilità a carico dei detti difensori del delitto di calunnia per aver, in concorso tra loro, incolpato falsamente il magistrato dell'ufficio requirente anconetano, titolare di quel procedimento, e due consulenti tecniche del delitto di abuso d'ufficio (all'epoca dei fatti non ancora abrogato) e di rivelazione di segreto di ufficio.
  Tuttavia, successivamente all'emissione dell'avviso
ex articolo 415-bis del codice di procedura penale, esaminate le memorie difensive depositate dagli indagati e valutate le argomentazioni ivi esposte, il medesimo pubblico ministero si è determinato per la richiesta di archiviazione; richiesta poi accolta dal giudice per le indagini preliminari con provvedimento emesso il 25 luglio 2025.
  A suffragio di tali determinazioni il pubblico ministero osservava, in particolare, che «nelle memorie difensive depositate a seguito della notifica dell'avviso
ex articolo 415-bis del codice di procedura penale, le difese hanno sostenuto che l'intenzione degli indagati era unicamente quella di sostenere la propria tesi circa l'esatta qualificazione giuridica della veste processuale da assegnare alle due predette consulenti anteriormente alla relativa deposizione testimoniale, facendo ricorso ad una tecnica argomentativa basata sul paradosso al fine di suffragare i propri assunti».
  Ciò detto, non serve rimarcare che l'episodio segnalato con l'atto di sindacato ispettivo in oggetto merita di essere approfondita, dovendosi condividere la preoccupazione espressa dagli interroganti rispetto al fatto che le argomentazioni impiegate da un difensore per adempiere in modo efficace al mandato ricevuto ed avendo quale unico proposito quello, per l'appunto, di tutelare nel processo il proprio assistito, potessero dare luogo a strascichi giudiziari pregiudizievoli per lo stesso professionista.
  È essenziale ricordare, infatti, che la figura dell'avvocato riveste un ruolo fondamentale nel nostro ordinamento giuridico, quale garante dei diritti e delle libertà dei cittadini.
  L'avvocato, per essendo un libero professionista, svolge una funzione pubblica, contribuendo alla realizzazione della giustizia e al rispetto della legalità.
  In questo senso l'avvocatura, nel suo complesso, è parte integrante del sistema democratico.
  Per queste ragioni, attesa la delicatezza della vicenda e fermo il noto limite dell'insindacabilità disciplinare sull'attività di interpretazione di norme di diritto e di valutazione del fatto e delle prove sancita dalla clausola di salvaguardia di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo n. 109 del 2006, ho dato mandato alle articolazioni ministeriali di svolgere gli opportuni accertamenti.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   GHIO, PROVENZANO, BOLDRINI, FERRARI, PANDOLFO, PASTORINO e SCARPA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   da settimane numerose associazioni umanitarie italiane hanno predisposto convogli di aiuti destinati alla popolazione civile di Gaza, composta in larga parte da persone in condizioni di estrema vulnerabilità, ma tali aiuti non sono stati ancora consegnati a causa del perdurante blocco del canale di terra, che di fatto impedisce il transito regolare dei carichi;

   secondo quanto riportato da diverse fonti di stampa, oltre al blocco fisico degli accessi, le autorità israeliane hanno imposto restrizioni aggiuntive che obbligano le organizzazioni umanitarie a rimuovere dai pacchi alimentari alcuni generi ad alto contenuto energetico, come miele, biscotti e marmellata, che secondo le linee guida internazionali risultano particolarmente utili per fronteggiare situazioni di denutrizione e che sono essenziali per garantire un apporto minimo di sostanze nutritive soprattutto ai bambini;

   tali restrizioni, oltre a ridurre l'efficacia degli aiuti raccolti nel sostenere la popolazione di Gaza ridotta in estrema vulnerabilità a causa della carestia forzata imposta da Israele, comportano anche l'onere, in capo ai donatori, dello smaltimento dei prodotti esclusi, determinando un ulteriore aggravio e una sostanziale dispersione di risorse che erano state raccolte con finalità solidaristiche e destinate a fronteggiare un'emergenza umanitaria;

   tra i casi emblematici figura quello dell'associazione genovese Music for Peace, che ha reso noto come oltre 300 tonnellate di aiuti alimentari siano ferme in attesa di poter raggiungere la popolazione di Gaza, senza che vi siano al momento prospettive certe di sblocco;

   il protrarsi di questa situazione rischia di vanificare l'impegno delle associazioni umanitarie italiane e dei cittadini che hanno contribuito alle raccolte, e solleva rilevanti interrogativi circa la compatibilità di tali limitazioni con i principi del diritto internazionale umanitario, che tutela in modo particolare l'accesso a beni essenziali da parte dei soggetti più fragili;

   da tempo il Partito Democratico sollecita il Governo italiano ad assumere iniziative di mediazione più incisive e concrete, al fine di consentire il passaggio degli aiuti e garantire che essi possano giungere nella loro integrità alla popolazione civile di Gaza –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;

   quali iniziative il Governo abbia intrapreso o intenda intraprendere, per favorire lo sblocco del canale di terra e assicurare la consegna degli aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza;

   se non ritenga opportuno intervenire presso le autorità competenti affinché vengano superate le restrizioni relative agli alimenti ad alto contenuto energetico, in quanto prodotti di primaria importanza dal punto di vista nutrizionale e particolarmente necessari per i bambini;

   quali ulteriori misure il Governo intenda assumere per sostenere in maniera effettiva le organizzazioni umanitarie italiane impegnate nell'assistenza alla popolazione di Gaza.
(4-06037)

  Risposta. — A due anni di distanza dal tragico eccidio del 7 ottobre 2023, che come ha ricordato il Presidente della Repubblica Mattarella, rimarrà nelle coscienze come una pagina turpe della storia, abbiamo finalmente un'occasione concreta per raggiungere la pace. Il Piano di pace americano rappresenta, infatti, un'opportunità che non deve andare sprecata: per giungere alla cessazione permanente delle ostilità, riportare a casa gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas e avviare un processo di pace e di sicurezza in tutto il Medio Oriente. Come ha segnalato il Presidente del Consiglio Meloni, l'accordo di recente raggiunto in Egitto per l'applicazione della prima fase di questo Piano è una straordinaria notizia; l'ampio percorso tracciato dal Piano di pace statunitense costituisce un'occasione unica per porre fine al conflitto che deve essere assolutamente colta.
  Il Governo italiano ha sin da subito sostenuto il negoziato, anche per assicurare la piena ripresa degli aiuti umanitari attraverso canali sicuri.
  Grazie all'iniziativa
Food for Gaza abbiamo portato nella Striscia quasi 2.400 tonnellate di aiuti umanitari e abbiamo stanziato oltre 110 milioni di euro, continuando a lavorare in stretto raccordo con PAM e FAO e con Croce Rossa e Mezzaluna Rossa internazionale. Grazie a 15 operazioni di evacuazione sanitaria, abbiamo accolto nel nostro Paese quasi 200 bambini palestinesi. Accompagnati dai loro familiari, stanno ricevendo cure salvavita presso strutture ospedaliere italiane. Sono numeri che fanno dell'Italia il primo Paese al mondo per operazioni sanitarie da Gaza, insieme a Turchia, Emirati, Qatar ed Egitto. In totale abbiamo consentito l'ingresso nel nostro Paese di più di 1.100 persone provenienti dalla Striscia, compresi i ricongiungimenti familiari e da ultimo anche gli studenti.
  Come ha ricordato di recente in Parlamento il Ministro Tajani, l'Italia è stata, infatti, il primo Paese ad attivare un «corridoio universitario» che sta permettendo anche agli studenti di Gaza, beneficiari di borse di studio presso atenei italiani, di trasferirsi nel nostro Paese per proseguire il loro percorso accademico. Un primo gruppo di 39 studenti e loro familiari ha già raggiunto l'Italia la scorsa settimana, provenienti dalla Giordania e accompagnati personalmente dal Ministro Bernini.
  Ciò è stato possibile mantenendo aperto un canale diplomatico con Israele. Proprio grazie a questo dialogo serrato, possiamo continuare a sollecitare Israele anche per la ripresa delle attività umanitarie nella Striscia e assicurare la distribuzione efficace, indipendente e imparziale degli aiuti. Con questo spirito, siamo in contatto anche con l'associazione «Music for Peace» per coordinare assieme alle autorità israeliane la gestione degli aiuti raccolti, come peraltro già avvenuto lo scorso anno. Il meccanismo di accesso a Gaza degli aiuti umanitari è regolato da un sistema che prevede l'accesso prioritario dei beni ritenuti necessari e non risultano ad oggi restrizioni preventive delle autorità israeliane.
  Il Governo continuerà a lavorare per individuare e sostenere modalità concrete di assistenza per alleviare le sofferenze della popolazione civile a Gaza.
  

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   GHIRRA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   numerosi articoli di stampa nazionali e locali hanno diffuso la notizia di una violenza sessuale subita da una detenuta transgender, all'interno della casa circondariale Costantino Satta di Ferrara;

   la donna aveva più volte espresso timori concreti per la propria incolumità, sin dal suo arrivo, avvenuto a fine marzo 2025, quando era stata tradotta dal carcere di Reggio Emilia, unico istituto in Emilia-Romagna dotato di una sezione dedicata alle persone transgender, tanto da formalizzare una richiesta che aveva fatto pervenire alla garante locale, al garante regionale e alla direttrice del carcere domandando il trasferimento;

   la donna era detenuta nella sezione «Protetti» dove secondo quanto emerso, sarebbero detenute tutte insieme persone spesso non compatibili fra loro: ragazzi appena maggiorenni che dividerebbero la cella con adulti, disabili in celle con altri, transgender con detenuti uomini;

   come detto, già prima dell'aggressione, la detenuta aveva percepito il pericolo e lamentato episodi di molestie nei corridoi. Da ultimo, il 24 giugno 2025, sarebbe stata attirata in un'altra cella con la scusa di un invito a prendere un caffè, qui sarebbe stata aggredita e stuprata da quattro detenuti uomini senza che nessuno intervenisse;

   sul fatto sarebbe aperta una doppia inchiesta, una avviata dalla magistratura e una interna, per accertare i fatti. Sembrerebbe che ora la detenuta sia controllata a vista in ogni suo spostamento all'interno dell'istituto;

   le cronache hanno spesso riportato di criticità e gravi fatti di cronaca avvenuti nel carcere di Ferrara: in particolare, negli ultimi mesi si sono registrati diversi casi di aggressioni a carico di agenti penitenziari da parte di alcuni detenuti; risulta altresì che pochi mesi or sono un detenuto si sia tolto la vita;

   nella casa circondariale di Ferrara risultano detenute, al 31 dicembre 2024, 396 persone su una capienza regolamentare di 244 unità e che quindi c'è un tasso di sovraffollamento del 162,3 per cento;

   l'organico di polizia penitenziaria assegnato alla struttura dovrebbe essere di 194 unità, ma il personale effettivo è di sole 168 unità;

   secondo il rapporto di Antigone di dicembre 2024, nell'istituto non è garantita l'acqua calda in ogni cella, e addirittura vi sarebbero alcune sezioni in cui non sarebbe presente la doccia in cella, in queste sezioni sarebbero presenti solo 2 docce per oltre 50 persone –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle vicende descritte in premessa;

   se intenda fornire chiarimenti in ordine alla decisione di consentire che una donna transgender sconti il periodo di detenzione all'interno di un istituto completamente maschile;

   se intenda attivarsi per accertare quali precauzioni siano state attivate dalla direzione dell'istituto per garantire la sicurezza della detenuta ed evitare il verificarsi di episodi di sopraffazione o violenza ai suoi danni;

   quali iniziative intenda intraprendere per garantire l'incolumità di detenuti e agenti nell'istituto di Ferrara e più in generale se non ritenga opportuno intervenire per garantire che le detenute transgender possano scontare la detenzione presso strutture idonee, nelle quali siano pienamente garantiti i loro diritti;

   quali misure urgenti intenda adottare contro il sovraffollamento carcerario che, a Ferrara come nel resto del Paese, ha oramai raggiunto livelli insostenibili.
(4-05416)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'interrogante, muovendo dal caso di una presunta aggressione ai danni di una detenuta transgender ristretta presso la Casa circondariale di Ferrara, solleva specifici quesiti in ordine alla gestione penitenziaria per tale genere di detenuti.
  A tal riguardo è stato opportunamente interpellato il competente Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che, in merito all'evento critico in questione, attraverso le notizie rese dalle articolazioni centrali, ha riferito che il detenuto M.D. vittima della presunta aggressione, allo stato, si trova ristretto nella sezione
transex della Casa circondariale di Belluno, dove la Direzione generale dei detenuti e del trattamento lo ha trasferito il 3 luglio 2025, all'indomani dei fatti. Lo stesso, non è alla sua prima esperienza detentiva, avendo transitato in diversi istituti penitenziari sin dal 2009, anno della sua prima carcerazione.
  Il detenuto aveva fatto ingresso dalla libertà nella sezione
transex degli istituti penitenziari di Reggio Emilia il 5 marzo 2025 e, essendosi dichiarato transgender, veniva ubicato nella sezione dedicata.
  Durante il periodo di detenzione presso la Casa circondariale di Reggio Emilia, sono emerse via via problematiche che ne hanno reso incompatibile la sua permanenza in tale sezione: in particolare, immediatamente dopo aver ricevuto la condanna con sentenza 26 marzo 2025, M.D. ha cominciato a rivendicare la locazione in camera doppia, «avendo individuato la sua compagna ideale in altra detenuta trans presente in quella sezione, compiendo anche approcci sessuali espliciti».
  Nonostante la sua transessualità dichiarata, M.D. chiedeva di essere chiamato al maschile, ed evidenziava sempre di più caratteristiche fisiche e comportamentali che non apparivano compatibili con una identità
transgender. Nella relazione redatta dalla Direttrice della Casa circondariale di Reggio Emilia, con la quale si chiedeva il trasferimento del M. presso altro istituto idoneo, emerge che «la disforia di genere di cui sarebbe affetto il M.[...] non incide sull'identità sessuale ma sul suo orientamento sessuale, quindi non può ritenersi a rigore sussistente una diagnosi di transessualità, derivando che lo stesso detenuto, come più volte dimostrato anche nelle precedenti detenzioni, strumentalizzi la sezione transessuali simulando la disforia di genere al solo scopo di poter godere di prestazioni sessuali da parte di detenuti transgender», segnalando, altresì, che l'atteggiamento del M. aveva determinato nelle altre detenute transex «una situazione di paura, sconforto, ansia e scompensi psicologici». Per tale ragione, il 7 aprile 2025, il Provveditorato competente trasferiva il detenuto in questione presso la Casa circondariale di Ferrara, istituto non dotato di sezione transessuali, poiché la certificazione redatta dai sanitari degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia evidenziava che M. «presenta caratteri sessuali maschili, senza segni di interventi chirurgici o protesici, non ha mai assunto terapia ormonale specifica per la transizione di genere ed anche sotto l'aspetto psicologico non si rilevano elementi compatibili con tale percorso in atto ..... si ritiene, pertanto, opportuno valutarne il trasferimento presso una struttura penitenziaria idonea alle caratteristiche del paziente».
  Il 24 giugno 2025, presso la Casa circondariale di Ferrara, M.D. dichiarava di essere stato vittima di una violenza sessuale da parte di altri e «di essere stato minacciato nel caso in cui avesse denunciato l'accaduto», riferendo, in un primo momento, che la violenza era avvenuta il 23 giugno, tuttavia, essendo emerso dalla visione delle immagini del sistema di videosorveglianza interna della quarta sezione, dalle ore 8:00 alle ore 21:00 del 23 giugno 2025, che M. non aveva effettuato socialità in camere di pernottamento di altri ristretti, lo stesso dichiarava che la violenza non era avvenuta il 23 giugno, bensì il 22 giugno, alle ore 13:20. Ma anche in questo caso, la visione della videosorveglianza non confermava quanto da lui dichiarato. Della vicenda, è stata immediatamente fatta segnalazione alla Procura della Repubblica.
  Per completezza, si evidenzia che, immediatamente dopo essere venuta a conoscenza delle dichiarazioni del detenuto, la Direzione della Casa circondariale di Ferrara adottava «... tutte le misure di precauzione possibili per tutelare l'incolumità del detenuto M.[...], formalizzando il provvedimento di grande sorveglianza attiva e passiva e il divieto di incontro con la restante popolazione detenuta. I sanitari hanno adottato la procedura connessa alle segnalazioni da codice rosso e sono state avviate le attività accertative dirette a verificare le circostanze di tempo, luogo e modo di sviluppo dell'evento, unitamente alle attività di polizia giudiziaria». Il caso è stato segnalato, altresì, al servizio psicologico del presidio interno, per interventi di sostegno e per valutazione di eventuali rischi suicidari.
  Sottoposto a visita psichiatrica il 1° luglio 2025, lo specialista psichiatra – contrariamente alla diagnosi fatta in precedenza dai medici reggiani, ha diagnosticato la presenza di «disforia di genere». Dalla relazione si evince, inoltre, che il detenuto ha espresso la volontà di riprendere la cura ormonale per la transizione di genere, precedentemente interrotta. Pertanto, alla luce di tali emergenze, oltre che delle problematiche di incolumità del M. con il carcere di Ferrara, il Provveditore dell'Emilia-Romagna, il 2 luglio 2025, chiedeva alla Direzione generale dei detenuti e del trattamento il trasferimento di M. presso un istituto con sezione
transgender. Pertanto, il 3 luglio 2025, la predetta Direzione generale ne ha disposto il trasferimento presso la Casa circondariale di Belluno, dotata di sezione per transex.
  Si evidenzia, per completezza, che, acquisito il nulla osta dell'Autorità giudiziaria competente, l'Ufficio III – Attività ispettiva e di controllo del competente Dipartimento – ha espletato una visita ispettiva di natura straordinaria presso la Casa circondariale di Ferrara, nei giorni 7 e 8 luglio 2025, all'esito della quale sono state rilasciate precise e puntuali prescrizioni alla Direzione penitenziaria, da adempiere entro i 60 giorni successivi.
  Interpellata altresì l'autorità giudiziaria, dalla competente articolazione ministeriale (D.A.G.), il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ferrara ha trasmesso la relazione da cui si evince che, in data 26 giugno 2025, è stato iscritto un fascicolo a carico di ignoti per il reato di cui all'articolo 609
-octies del codice penale, in danno di M.D. [...] fattispecie compresa nell'elenco dei cosiddetti «reati a codice rosso», (misure introdotte dalla legge 19 luglio 2019 n. 69) e che il procedimento è ancora in fase di indagini preliminari.
  Con riferimento alla più generale problematica di gestione dei soggetti detenuti
transgender, va precisato che il termine si riferisce a una persona la cui identità di genere ovvero il modo in cui percepisce e vive sé stessa come uomo, donna, entrambi, nessuno dei due o altro, non corrisponde al sesso assegnato alla nascita. L'essere transgender non implica necessariamente un intervento medico e chirurgico.
  Non esistono sezioni per
transgender uomini, ovvero persone a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita ma che si identifica e vive come un uomo. Tali tipologie di detenuti, ove presenti, sono solitamente inserite sulla base delle loro stesse richieste nelle sezioni corrispondenti al loro genere biologico (sezioni femminili).
  Ciò premesso, all'interno degli istituti di pena del Paese, con le modifiche normative all'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario (aggiornato con il decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 123), sono state rese effettive le misure di tutela di chi, in ragione dell'identità di genere o dell'orientamento sessuale, teme di subire sopraffazioni o aggressioni da parte della restante popolazione detenuta, prevedendo che il loro inserimento in sezioni separate avvenga presso reparti adibiti alle sole categorie omogenee, in modo da evitare una promiscuità all'interno delle cosiddette sezioni protette, che possono comportare nuove possibili discriminazioni, e in modo da garantire, per tutti, uguali opportunità di trattamento. L'inserimento nei già menzionati raggruppamenti, tuttavia, può avvenire soltanto con il consenso dell'interessato.
  Ove i detenuti non prestino il proprio consenso a essere ubicati in sezioni omogenee, pertanto, debbono, per quanto previsto dalla normativa in materia, essere allocati in sezioni ordinarie (sezioni comunque «protette»), dove è in ogni caso garantita la partecipazione ad attività trattamentali, eventualmente anche insieme alla restante popolazione detenuta.
  Le sezioni omogenee destinate a detenuti
transex sono sei, e precisamente nei seguenti istituti: Ivrea, Roma Rebibbia nuovo complesso, Reggio Emilia, Como, Belluno e Napoli Secondigliano.
  Ad oggi, risulta essere ancora chiusa la sezione presente presso la Casa circondariale di Firenze Sollicciano per lo svolgimento di lavori di ristrutturazione.
  Recentemente sono state aperte alcune sezioni destinate a internati trans in case lavoro, proprio con l'obiettivo di superare lo stato di isolamento nella quale versavano gli internati
transex. Le sezioni case lavoro per questa tipologia di soggetti, doppiamente vulnerabili, si trovano adiacenti alle sezioni per trans detenuti presso i seguenti istituti: Ivrea, Belluno e Rebibbia nuovo complesso.
  Per quanto riguarda invece i detenuti omosessuali, sono presenti due sezioni, precisamente nella Casa circondariale di Foggia, nella Casa circondariale di Napoli Poggioreale e nella Casa circondariale di Verbania.
  I criteri in base ai quali i detenuti vengono inseriti in sezioni omogenee sono quelli previsti dall'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario, come sopra richiamato.
  Ai detenuti
transgender sono offerte tutte le attività a cui accede la totalità della popolazione detenuta, inoltre l'Ufficio competente della Direzione generale dei detenuti e del trattamento valuta con grande attenzione e caso per caso l'assegnazione dei detenuti transgender agli istituti più idonei, dotati di sezioni transessuali, le Direzioni, con l'apporto dei servizi sanitari presenti, garantiscono il diritto alla continuità delle cure ormonali.
  In particolare, per il carcere di Torino la sanità regionale offre, presso l'ospedale
Le Molinette, assistenza sanitaria extra penitenziario ai detenuti transgender, includendo anche la terapia ormonale, la cui somministrazione richiede un'organizzazione specifica del carcere, tesa a garantire la continuità delle cure e la sicurezza dei ristretti che ad essa decidano di sottoporsi.
  Al fine di garantire adeguate misure di protezione, da parte dell'Amministrazione penitenziaria è stata data anche particolare attenzione alla formazione obbligatoria per il personale penitenziario, in special modo quello preposto alla gestione delle sezioni
transex, in materia di identità di genere e diritti umani.
  La tutela dei diritti è stata oggetto della formazione iniziale del 7° corso allievi commissari, laddove 143 funzionari hanno conseguito il
master di II livello in tutela dei diritti della persona, approfondendo il tema sotto molteplici aspetti, tra cui, anche la parità di trattamento e il superamento di ogni pregiudizio che possa discendere dall'identità sessuale del ristretto.
  Il
master sarà inserito nella formazione curriculare di altri 60 commissari che provengono dal concorso interno al Corpo di polizia penitenziaria.
  Inoltre, nel Piano annuale della formazione, per l'anno 2025, sono stati inseriti per il personale del Corpo, i dirigenti e le aree educative, seminari aventi a oggetto «Persone LGBTIQ* detenute. Conoscere la situazione per migliorarla»: l'intento è la pianificazione di incontri divulgativi per permettere al personale di approfondire lo specifico tema.
  Si segnalano altresì gli interventi formativi attuati presso il carcere di Reggio Emilia nel 2022 con il progetto denominato «detenzione e persone
trans»: l'iniziativa si inseriva nell'ambito delle azioni del Tavolo interistituzionale per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbt del comune di Reggio Emilia, nel corso del quale è emersa l'importanza della formazione dedicata ai bisogni specifici delle istituzioni coinvolte, e in particolare – in questo caso – della peculiarità connessa alla detenzione delle persone trans che si trovano nella Sezione Orione degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia, per predisporre e offrire strumenti conoscitivi e metodologici di sostegno alle stesse.
  Esperienze ugualmente di rilievo si sono avute nel carcere di Firenze e di Trento e tante altre sono le direzioni e i comandi che stanno avviando progetti di formazione per il personale penitenziario focalizzati sul trattamento delle persone detenute
transgender.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   GRIMALDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   Zaina Alhelou Enas, Majd Abusahanein Ilham e Shahad Abusahanein Ilham sono tre studentesse palestinesi della Striscia di Gaza che hanno ottenuto una borsa di studio presso l'Università di Siena, ma sono ancora bloccate dentro la Striscia, poiché i consolati di Gerusalemme e del Cairo bloccano il rilascio del visto;

   nella Striscia di Gaza la situazione di scuole e università è drammatica: più del 90 per cento sono state distrutte o danneggiate, come si legge nel rapporto di Euro-Med Human rights monitor pubblicato ad aprile 2025. Sono state rase al suolo 560 scuole su 564. Ad oggi le scuole in macerie vengono usate come rifugio per le persone sfollate. Tutte le università e i college sono stati distrutti o gravemente danneggiati. Secondo l'ultimo rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a gennaio 2025, 51 edifici universitari sono stati devastati e 57 pesantemente colpiti, nessuno è agibile;

   tra il 7 ottobre 2023 e il 15 aprile 2025, 13.419 studenti e studentesse sono stati uccisi e 21.653 feriti e, tra il personale scolastico, sono 651 gli insegnanti deceduti e 2.791 i feriti;

   l'istruzione dovrebbe essere un diritto universale, ma per migliaia di giovani sotto bombe o occupazione militare diventa un'opportunità irraggiungibile, anche quando raggiungono risultati eccellenti;

   mentre i loro coetanei occidentali pianificano Erasmus e sessioni di studio in biblioteca, Shahad, Majd e Zaina lottano per la sopravvivenza quotidiana a Gaza, senza acqua né elettricità, con la speranza appesa a un visto che tarda ad arrivare. La loro vicenda è una tragica intersezione tra il diritto all'istruzione e la violazione dei diritti umani, in cui la possibilità di accedere a un percorso accademico ottenuto con il merito ridisegna il valore di un passaporto, assumendo una dimensione vitale;

   le tre ragazze gazawi, supportate dall'associazione Yalla Study, hanno fatto richiesta di un visto al consolato del Cairo (dove si rivolge parte della popolazione di Gaza) e a quello di Gerusalemme. In entrambi i casi la risposta è stata negativa: l'Egitto non ha risposto, mentre da Gerusalemme fanno sapere che non è possibile ricevere le domande di visto perché è necessario «rilevare i dati biometrici». Cosa impossibile per coloro che si trovano nella Striscia di Gaza visto che non possono fisicamente recarsi presso la rappresentanza –:

   se non ritengano di dover mettere in campo tutte le iniziative di competenza affinché siano rilasciati immediatamente al rilascio dei visti necessari a Zaina Alhelou Enas, Majd Abusahanein Ilham e Shahad Abusahanein Ilham per venire a studiare a Siena;

   se non ritengano importante intervenire per quanto di competenza, per difendere il diritto allo studio come principio universale, anche e soprattutto nei contesti di guerra e oppressione.
(4-05033)

  Risposta. — Il Governo italiano segue con la massima attenzione la grave situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, dove il conflitto in corso sta avendo impatti devastanti sulla popolazione civile, sulle infrastrutture e sull'accesso ai servizi essenziali, compreso quello relativo all'istruzione.
  In risposta, il Governo ha prontamente promosso iniziative concrete come
Food for Gaza e organizzato evacuazioni per accogliere in Italia bambini bisognosi di cure sanitarie e per permettere ricongiungimenti dei nuclei familiari. Negli scorsi giorni abbiamo inoltre attivato i primi «corridoi universitari» finalizzati all'arrivo in Italia di studenti e ricercatori che, attraverso borse di studio, sono iscritti presso nostri Atenei.
  Sul fronte degli aiuti umanitari, il Governo italiano ha stanziato oltre 110 milioni di euro per aiuti a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est e trasportato migliaia di tonnellate di beni umanitari nella Striscia, continuando a lavorare in stretto raccordo con le Nazioni Unite per portare soccorso alla popolazione civile, nonostante le difficoltà di accesso umanitario.
  Quanto alle evacuazioni, finora abbiamo accolto in Italia quasi 200 bambini, che vengono curati presso strutture ospedaliere italiane. In totale abbiamo consentito l'ingresso in Italia di più di 1.100 persone provenienti dalla Striscia. Sono numeri che fanno dell'Italia il primo Paese al mondo per operazioni sanitarie da Gaza, insieme a Turchia, Emirati, Qatar ed Egitto.
  Il Governo è fortemente impegnato anche sul fronte dell'istruzione. Complessivamente, sono oltre 200 gli studenti palestinesi che hanno ricevuto borse di studio a vario titolo dal sistema delle Università italiane. Consentiranno agli studenti residenti nei Territori Palestinesi di accedere, a partire dall'anno accademico 2025/2026, a corsi di laurea in Italia e frequentare corsi propedeutici di lingua e cultura italiana, organizzati dagli atenei aderenti.
  Per quanto riguarda gli studenti residenti nella Striscia di Gaza beneficiari di borse di studio presso università italiane, in questi mesi il Governo ha mantenuto un costante e intenso dialogo con Israele e Giordania, al fine di individuare modalità concrete di assistenza. L'autorizzazione da parte di questi Paesi è infatti imprescindibile per consentire l'uscita dalla Striscia e il transito verso la Giordania, passo necessario per raggiungere l'Italia, come già avvenuto in occasione di alcuni precedenti trasferimenti umanitari.
  Grazie al costante impegno della Farnesina, l'Italia è stato il primo Paese ad attivare un corridoio specificamente dedicato a studenti e ricercatori palestinesi. Questi «corridoi universitari» permettono agli studenti palestinesi di Gaza, beneficiari di borse di studio presso atenei italiani, di trasferirsi nel nostro Paese per proseguire il loro percorso accademico. Contribuiremo così a formare la futura classe dirigente dello Stato di Palestina.
  Un primo gruppo, composto da 39 studenti e loro familiari, tra cui figurano le studentesse richiamate nella sua interrogazione, ha già raggiunto l'Italia lunedì scorso, accompagnati personalmente dal Ministro dell'università e della ricerca, Anna Maria Bernini. Il trasferimento è avvenuto con il sostegno della CRUI, grazie ai finanziamenti dell'Unione europea e dei voli messi a disposizione dalla Guardia di finanza e della Protezione civile.
  Attendiamo a breve l'arrivo nel nostro Paese di ulteriori studenti che potranno finalmente lasciare la Striscia e ricominciare così in Italia a costruire il proprio futuro.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.


   GRIMALDI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   una detenuta transgender ha denunciato di essere stata violentata da quattro uomini all'interno del carcere di Ferrara. La denuncia è stata formalizzata il 24 giugno 2025, quando la detenuta si è presentata in infermeria raccontando quanto subito. Subito dopo è stata trasferita all'ospedale Sant'Anna, dove è stato attivato il protocollo del «codice rosa», riservato a vittime di violenza sessuale;

   l'aggressione, secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino e ripresa da diversi organi di stampa, sarebbe avvenuta nella sezione «protetti» dell'istituto penitenziario Arginone, dove si trovano oltre 40 persone considerate vulnerabili. In procura è stato aperto un fascicolo, attualmente contro ignoti, e nel carcere è in corso un'indagine interna;

   secondo quanto dichiarato dalla garante comunale dei detenuti, Manuela Macario, la detenuta aveva più volte espresso timori concreti per la propria incolumità sin dal suo arrivo, a fine marzo 2025, quando era stata trasferita dal carcere di Reggio Emilia, unico istituto in Emilia-Romagna dotato di una sezione dedicata alle persone trans. «Aveva chiesto fin dal primo giorno di essere trasferita in un penitenziario più adatto, dove potesse sentirsi al sicuro – ha spiegato Macario –. La direttrice del carcere si era immediatamente attivata, ma la burocrazia carceraria è lenta e in questo caso si è rivelata tragicamente inefficace»;

   già prima dell'aggressione, la detenuta aveva segnalato episodi di molestie nei corridoi. La garante racconta che «era disperata. Come si può collocare una donna transgender in una struttura maschile senza le adeguate tutele? È un fatto gravissimo che dimostra una preoccupante cecità istituzionale»; il garante regionale per i detenuti, Roberto Cavalieri, ha detto all'Ansa che «Il problema di queste persone è che, essendo le carceri tutte piene, non riescono a collocarle in modo adeguato. Ci sono convivenze coatte molto pericolose»;

   secondo il report «Senza Respiro» dell'associazione Antigone delle «70 detenute trans presenti ad ottobre 2023, 64 erano all'interno delle sei sezioni esclusivamente riservate a donne trans (a Rebibbia nuovo complesso; Napoli Secondigliano, Como, Belluno, Reggio Emilia e Ivrea). Le restanti erano detenute in carceri diverse, dove non c'era una sezione ad hoc»:

   l'ordinamento penitenziario stabilisce una netta separazione della popolazione detenuta in base al sesso biologico, affermando, all'articolo 14, che «le donne sono ospitate in istituti separati da quelli maschili o in apposite sezioni». Sulle persone trans detenute non è stata ancora individuata una soluzione univoca alle varie problematiche emerse negli anni, continuando a ondeggiare tra la scelta di diversi sistemi di allocazione che vanno dai reparti dedicati, a volte presso istituti femminili, altre maschili, fino alla collocazione presso le sezioni precauzionali –:

   se non intenda adoperarsi per impedire che le detenute transgender siano recluse in carceri che non prevedono sezioni ad hoc e se non ritenga urgente intervenire, per quanto di competenza, per velocizzare le procedure di trasferimento laddove accertate e sollecitate dai direttori delle strutture circondariali.
(4-05418)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'interrogante, muovendo dal caso di una presunta aggressione ai danni di una detenuta transgender ristretta presso la Casa circondariale di Ferrara, solleva specifici quesiti in ordine alla gestione penitenziaria per tale genere di detenuti.
  A tal riguardo è stato opportunamente interpellato il competente Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che, in merito all'evento critico in questione, attraverso le notizie rese dalle articolazioni centrali, ha riferito che il detenuto M.D., vittima della presunta aggressione, allo stato, si trova ristretto nella sezione
transex della Casa circondariale di Belluno, dove la Direzione generale dei detenuti e del trattamento lo ha trasferito il 3 luglio 2025, all'indomani dei fatti. Lo stesso, non è alla sua prima esperienza detentiva, avendo transitato in diversi istituti penitenziari sin dal 2009, anno della sua prima carcerazione.
  Il detenuto aveva fatto ingresso dalla libertà nella sezione
transex degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia il 5 marzo 2025 e, essendosi dichiarato transgender, veniva ubicato nella sezione dedicata.
  Durante il periodo di detenzione presso la Casa circondariale di Reggio Emilia, sono emerse via via problematiche che ne hanno reso incompatibile la sua permanenza in tale sezione: in particolare, immediatamente dopo aver ricevuto la condanna con sentenza 26 marzo 2025, M.D. ha cominciato a rivendicare la locazione in camera doppia, «avendo individuato la sua compagna ideale in altra detenuta trans presente in quella sezione, compiendo anche approcci sessuali espliciti».
  Nonostante la sua transessualità dichiarata, M.D. chiedeva di essere chiamato al maschile, ed evidenziava sempre di più caratteristiche fisiche e comportamentali che non apparivano compatibili con una identità
transgender. Nella relazione redatta dalla Direttrice della Casa circondariale di Reggio Emilia, con la quale si chiedeva il trasferimento del M. presso altro istituto idoneo, emerge che «la disforia di genere di cui sarebbe affetto il M. [...] non incide sull'identità sessuale ma sul suo orientamento sessuale, quindi non può ritenersi a rigore sussistente una diagnosi di transessualità, derivando che lo stesso detenuto, come più volte dimostrato anche nelle precedenti detenzioni, strumentalizzi la sezione transessuali simulando la disforia di genere al solo scopo di poter godere di prestazioni sessuali da parte di detenuti transgender», segnalando, altresì, che l'atteggiamento del M. aveva determinato nelle altre detenute transex «una situazione di paura, sconforto, ansia e scompensi psicologici». Per tale ragione, il 7 aprile 2025, il Provveditorato competente trasferiva il detenuto in questione presso la Casa circondariale di Ferrara, istituto non dotato di sezione transessuali, poiché la certificazione redatta dai sanitari degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia evidenziava che M. «presenta caratteri sessuali maschili, senza segni di interventi chirurgici o protesici, non ha mai assunto terapia ormonale specifica per la transizione di genere ed anche sotto l'aspetto psicologico non si rilevano elementi compatibili con tale percorso in atto.....si ritiene, pertanto, opportuno valutarne il trasferimento presso una struttura penitenziaria idonea alle caratteristiche del paziente».
  Il 24 giugno 2025, presso la Casa circondariale di Ferrara, M. D. dichiarava di essere stato vittima di una violenza sessuale da parte di altri e «di essere stato minacciato nel caso in cui avesse denunciato l'accaduto», riferendo, in un primo momento, che la violenza era avvenuta il 23 giugno, tuttavia, essendo emerso dalla visione delle immagini del sistema di videosorveglianza interna della quarta sezione, dalle ore 8:00 alle ore 21:00 del 23 giugno 2025, che M. non aveva effettuato socialità in camere di pernottamento di altri ristretti, lo stesso dichiarava che la violenza non era avvenuta il 23 giugno, bensì il 22 giugno, alle ore 13:20. Ma anche in questo caso, la visione della videosorveglianza non confermava quanto da lui dichiarato. Della vicenda, è stata immediatamente fatta segnalazione alla Procura della Repubblica.
  Per completezza, si evidenzia che, immediatamente dopo essere venuta a conoscenza delle dichiarazioni del detenuto, la Direzione della Casa circondariale di Ferrara adottava «... tutte le misure di precauzione possibili per tutelare l'incolumità del detenuto M. [...], formalizzando il provvedimento di grande sorveglianza attiva e passiva e il divieto di incontro con la restante popolazione detenuta. I sanitari hanno adottato la procedura connessa alle segnalazioni da codice rosso e sono state avviate le attività accertative dirette a verificare le circostanze di tempo, luogo e modo di sviluppo dell'evento, unitamente alle attività di polizia giudiziaria». Il caso è stato segnalato, altresì, al servizio psicologico del presidio interno, per interventi di sostegno e per valutazione di eventuali rischi suicidari.
  Sottoposto a visita psichiatrica il 1° luglio 2025, lo specialista psichiatra – contrariamente alla diagnosi fatta in precedenza dai medici reggiani, ha diagnosticato la presenza di «disforia di genere». Dalla relazione si evince, inoltre, che il detenuto ha espresso la volontà di riprendere la cura ormonale per la transizione di genere, precedentemente interrotta. Pertanto, alla luce di tali emergenze, oltre che delle problematiche di incolumità del M. con il carcere di Ferrara, il Provveditore dell'Emilia-Romagna, il 2 luglio 2025, chiedeva alla Direzione generale dei detenuti e del trattamento il trasferimento di M. presso un istituto con sezione
transgender. Pertanto, il 3 luglio 2025, la predetta Direzione generale ne ha disposto il trasferimento presso la Casa circondariale di Belluno, dotata di sezione per transex.
  Si evidenzia, per completezza, che, acquisito il nulla osta dell'Autorità giudiziaria competente, l'Ufficio III – Attività ispettiva e di controllo del competente Dipartimento – ha espletato una visita ispettiva di natura straordinaria presso la Casa circondariale di Ferrara, nei giorni 7 e 8 luglio 2025, all'esito della quale sono state rilasciate precise e puntuali prescrizioni alla Direzione penitenziaria, da adempiere entro i 60 giorni successivi.
  Interpellata altresì l'autorità giudiziaria, dalla competente articolazione ministeriale (D. A. G.), il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ferrara ha trasmesso la relazione da cui si evince che, in data 26 giugno 2025, è stato iscritto un fascicolo a carico di ignoti per il reato di cui all'articolo 609-
octies del codice penale, in danno di M. D. [...] fattispecie compresa nell'elenco dei cosiddetti «reati a codice rosso», (misure introdotte dalla legge del 19 luglio 2019 n. 69) e che il procedimento è ancora in fase di indagini preliminari.
  Con riferimento alla più generale problematica di gestione dei soggetti detenuti
transgender, va precisato che il termine si riferisce a una persona la cui identità di genere ovvero il modo in cui percepisce e vive sé stessa come uomo, donna, entrambi, nessuno dei due o altro, non corrisponde al sesso assegnato alla nascita. L'essere transgender non implica necessariamente un intervento medico e chirurgico.
  Non esistono sezioni per
transgender uomini, ovvero persone a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita ma che si identifica e vive come un uomo. Tali tipologie di detenuti, ove presenti, sono solitamente inserite sulla base delle loro stesse richieste nelle sezioni corrispondenti al loro genere biologico (sezioni femminili).
  Ciò premesso, all'interno degli istituti di pena del Paese, con le modifiche normative all'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario (aggiornato con il decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 123), sono state rese effettive le misure di tutela di chi, in ragione dell'identità di genere o dell'orientamento sessuale, teme di subire sopraffazioni o aggressioni da parte della restante popolazione detenuta, prevedendo che il loro inserimento in sezioni separate avvenga presso reparti adibiti alle sole categorie omogenee, in modo da evitare una promiscuità all'interno delle cosiddette sezioni protette, che possono comportare nuove possibili discriminazioni, e in modo da garantire, per tutti, uguali opportunità di trattamento. L'inserimento nei già menzionati raggruppamenti, tuttavia, può avvenire soltanto con il consenso dell'interessato.
  Ove i detenuti non prestino il proprio consenso a essere ubicati in sezioni omogenee, pertanto, debbono, per quanto previsto dalla normativa in materia, essere allocati in sezioni ordinarie (sezioni comunque «protette»), dove è in ogni caso garantita la partecipazione ad attività trattamentali, eventualmente anche insieme alla restante popolazione detenuta.
  Le sezioni omogenee destinate a detenuti
transex sono sei, e precisamente nei seguenti istituti: Ivrea, Roma Rebibbia nuovo complesso, Reggio Emilia, Como, Belluno e Napoli Secondigliano.
  Ad oggi, risulta essere ancora chiusa la sezione presente presso la Casa circondariale di Firenze Sollicciano per lo svolgimento di lavori di ristrutturazione.
  Recentemente sono state aperte alcune sezioni destinate a internati
trans in case lavoro, proprio con l'obiettivo di superare lo stato di isolamento nella quale versavano gli internati transex. Le sezioni case lavoro per questa tipologia di soggetti, doppiamente vulnerabili, si trovano adiacenti alle sezioni per trans detenuti presso i seguenti istituti: Ivrea, Belluno e Rebibbia nuovo complesso.
  Per quanto riguarda invece i detenuti omosessuali, sono presenti due sezioni, precisamente nella Casa circondariale di Foggia, nella Casa circondariale di Napoli Poggioreale e nella Casa circondariale di Verbania.
  I criteri in base ai quali i detenuti vengono inseriti in sezioni omogenee sono quelli previsti dall'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario, come sopra richiamato.
  Ai detenuti
transgender sono offerte tutte le attività a cui accede la totalità della popolazione detenuta, inoltre l'Ufficio competente della Direzione generale dei detenuti e del trattamento valuta con grande attenzione e caso per caso l'assegnazione dei detenuti transgender agli istituti più idonei, dotati di sezioni transessuali, le Direzioni, con l'apporto dei servizi sanitari presenti, garantiscono il diritto alla continuità delle cure ormonali.
  In particolare, per il carcere di Torino la sanità regionale offre, presso l'ospedale Le Molinette, assistenza sanitaria extra penitenziario ai detenuti
transgender, includendo anche la terapia ormonale, la cui somministrazione richiede un'organizzazione specifica del carcere, tesa a garantire la continuità delle cure e la sicurezza dei ristretti che ad essa decidano di sottoporsi.
  Al fine di garantire adeguate misure di protezione, da parte dell'Amministrazione penitenziaria è stata data anche particolare attenzione alla formazione obbligatoria per il personale penitenziario, in special modo quello preposto alla gestione delle sezioni
transex, in materia di identità di genere e diritti umani.
  La tutela dei diritti è stata oggetto della formazione iniziale del 7° corso allievi commissari, laddove 143 funzionari hanno conseguito il
master di II livello in tutela dei diritti della persona, approfondendo il tema sotto molteplici aspetti, tra cui, anche la parità di trattamento e il superamento di ogni pregiudizio che possa discendere dall'identità sessuale del ristretto.
  Il
master sarà inserito nella formazione curriculare di altri 60 commissari che provengono dal concorso interno al Corpo di polizia penitenziaria.
  Inoltre, nel Piano annuale della formazione, per l'anno 2025, sono stati inseriti per il personale del Corpo, i dirigenti e le aree educative, seminari aventi a oggetto «Persone LGBTIQ* detenute. Conoscere la situazione per migliorarla»: l'intento è la pianificazione di incontri divulgativi per permettere al personale di approfondire lo specifico tema.
  Si segnalano altresì gli interventi formativi attuati presso il carcere di Reggio Emilia nel 2022 con il progetto denominato «detenzione e persone
trans»: l'iniziativa si inseriva nell'ambito delle azioni del Tavolo interistituzionale per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbt del Comune di Reggio Emilia, nel corso del quale è emersa l'importanza della formazione dedicata ai bisogni specifici delle istituzioni coinvolte, e in particolare – in questo caso — della peculiarità connessa alla detenzione delle persone trans che si trovano nella Sezione Orione degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia, per predisporre e offrire strumenti conoscitivi e metodologici di sostegno alle stesse.
  Esperienze ugualmente di rilievo si sono avute nel carcere di Firenze e di Trento e tante altre sono le direzioni e i comandi che stanno avviando progetti di formazione per il personale penitenziario focalizzati sul trattamento delle persone detenute
transgender.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   GRIMALDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   Aesha K.A. Balaha, Majd A. S. Abuhasanein, Shahd A.S. Abuhasanein, Zaina I.M.EI Helou, ammesse con borsa all'università di Siena dal novembre 2024 e Mohamed Timraz ammesso come tirocinante all'università di Parma dal maggio 2025, sono studentesse e studenti palestinesi, che vivono nella Striscia di Gaza e hanno formalizzato istanza di visto tramite la procedura agevolata adottata dal Consolato Generale d'Italia a Gerusalemme, a seguito di un ricorso al Tar del Lazio da parte dall'associazione Legal Aid, in collaborazione con il programma Yalla Study;

   questo gruppo di studenti è rappresentativo di una problematica che riguarda oltre un centinaio di studenti residenti nella striscia e con le medesime condizioni di ingresso in Italia che hanno presentato la richiesta di visto. La pre-istruttoria è ancora in corso e, all'esito della stessa, gli studenti dovranno recarsi presso l'Ambasciata d'Italia in Giordania, unica sede consolare materialmente raggiungibile per il rilascio del visto;

   il consolato ha più volte precisato che l'uscita da Gaza è subordinata al nulla osta di «autorità estere» e che in diverse interlocuzioni e in sede giudiziaria, ha specificato trattarsi nulla osta di sicurezza da parte di Israele e al parere favorevole delle autorità giordane circa l'ingresso degli studenti sul proprio territorio;

   il diritto allo studio non può essere subordinato a decisioni di altri Stati o ostacolato da silenzi e ritardi istituzionali;

   dall'inizio dell'offensiva israeliana su Gaza nell'ottobre 2023, i ragazzi e le ragazze della Striscia, seppure selezionati grazie ai loro meriti per divenire studenti in atenei esteri, si scontrano con l'impasse, impermeabile alle loro speranze e alle loro legittime aspettative, della burocrazia e del formalismo. Eppure l'articolo 2 del Protocollo addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (Cedu) afferma che «Nessuno può essere privato del diritto all'istruzione». Si tratta di un vincolo internazionale che impegna l'Italia, quale Stato parte, a garantire che l'accesso all'istruzione superiore non sia ostacolato da impedimenti arbitrari;

   già con interrogazione 4-05033 è stato attenzionato il Governo sui casi di Majd A.S. Abuhasanein, Shahd A.S. Abuhasanein, Zaina I.M.EI Helou, ma si richiedono risposte certe e veloci –:

   se non ritengano utile promuovere una interlocuzione diretta con le autorità consolari italiane a Gerusalemme al fine di verificare i vincoli segnalati all'ottenimento dei visti e, eventualmente, assumere iniziative per rimuoverli;

   se non intendano favorire, attraverso la rappresentanza diplomatica in Italia, un confronto istituzionale con il Console di Giordania per individuare una soluzione che consenta agli studenti di recarsi ad Amman e concludere l'iter di rilascio del visto;

   se non ritengano urgente adottare iniziative per salvaguardare il diritto allo studio degli interessati e, di conseguenza, operare per assicurare la certezza del procedimento.
(4-05834)

  Risposta. — Il Governo italiano segue con la massima attenzione la grave situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, dove il conflitto in corso sta avendo impatti devastanti sulla popolazione civile, sulle infrastrutture e sull'accesso ai servizi essenziali, compreso quello relativo all'istruzione.
  In risposta, il Governo ha prontamente promosso iniziative concrete come
Food for Gaza e organizzato evacuazioni per accogliere in Italia bambini bisognosi di cure sanitarie e per permettere ricongiungimenti dei nuclei familiari. Negli scorsi giorni abbiamo inoltre attivato i primi «corridoi universitari» finalizzati all'arrivo in Italia di studenti e ricercatori che, attraverso borse di studio, sono iscritti presso nostri atenei.
  Sul fronte degli aiuti umanitari, il Governo italiano ha stanziato oltre 110 milioni di euro per aiuti a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est e trasportato migliaia di tonnellate di beni umanitari nella Striscia, continuando a lavorare in stretto raccordo con le Nazioni Unite per portare soccorso alla popolazione civile, nonostante le difficoltà di accesso umanitario.
  Quanto alle evacuazioni, finora abbiamo accolto in Italia quasi 200 bambini, che vengono curati presso strutture ospedaliere italiane. In totale abbiamo consentito l'ingresso in Italia di più di 1.100 persone provenienti dalla Striscia. Sono numeri che fanno dell'Italia il primo Paese al mondo per operazioni sanitarie da Gaza, insieme a Turchia, Emirati, Qatar ed Egitto.
  Il Governo è fortemente impegnato anche sul fronte dell'istruzione. Complessivamente, sono oltre 200 gli studenti palestinesi che hanno ricevuto borse di studio a vario titolo dal sistema delle università italiane. Consentiranno agli studenti residenti nei Territori Palestinesi di accedere, a partire dall'anno accademico 2025/2026, a corsi di laurea in Italia e frequentare corsi propedeutici di lingua e cultura italiana, organizzati dagli atenei aderenti.
  Per quanto riguarda gli studenti residenti nella Striscia di Gaza beneficiari di borse di studio presso università italiane, in questi mesi il Governo ha mantenuto un costante e intenso dialogo con Israele e Giordania, al fine di individuare modalità concrete di assistenza. L'autorizzazione da parte di questi Paesi è infatti imprescindibile per consentire l'uscita dalla Striscia e il transito verso la Giordania, passo necessario per raggiungere l'Italia, come già avvenuto in occasione di alcuni precedenti trasferimenti umanitari.
  Grazie al costante impegno della Farnesina, l'Italia è stato il primo Paese ad attivare un corridoio specificamente dedicato a studenti e ricercatori palestinesi. Questi «corridoi universitari» permettono agli studenti palestinesi di Gaza, beneficiari di borse di studio presso atenei italiani, di trasferirsi nel nostro Paese per proseguire il loro percorso accademico. Contribuiremo così a formare la futura classe dirigente dello Stato di Palestina.
  Un primo gruppo, composto da 39 studenti e loro familiari, tra cui figurano le studentesse e il tirocinante richiamati nella sua interrogazione, ha già raggiunto l'Italia lunedì scorso, accompagnati personalmente dal Ministro dell'università e della ricerca, Anna Maria Bernini. Il trasferimento è avvenuto con il sostegno della CRUI, grazie ai finanziamenti dell'Unione europea e dei voli messi a disposizione dalla Guardia di finanza e della Protezione civile.
  Attendiamo a breve l'arrivo nel nostro Paese di ulteriori studenti che potranno finalmente lasciare la Striscia e ricominciare così in Italia a costruire il proprio futuro.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.


   RICCARDO RICCIARDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il 26 settembre 2025 in una conferenza stampa tenutasi a Genova, l'organizzazione umanitaria Music for Peace ha denunciato le disumane restrizioni imposte da Israele in merito agli aiuti umanitari destinati alla popolazione martoriata della Striscia di Gaza;

   da quanto riportato, Israele avrebbe dettato delle condizioni disumane circa l'esclusione dagli aiuti umanitari di alcune tipologie di alimenti – quali miele, biscotti e marmellata – in quanto fornirebbero un alto valore energetico a donne e bambine;

   organizzazioni intermediarie della Giordania gestirebbero gli aiuti secondo le linee guida dettate da Israele e secondo quanto denunciato durante la conferenza stampa citata, nelle ultime settimane sono state rifiutate oltre 300 tonnellate di aiuti, e ad ogni convoglio verrebbe imposto un pedaggio di 2.200 dollari per l'ingresso attraverso l'unico valico operativo, spesso chiuso;

   dunque Israele persevera dolosamente nel blocco degli aiuti umanitari verso una popolazione affamata e allo stremo, ufficialmente in carestia come dichiarato con la pubblicazione il 22 agosto 2025 della nuova analisi dell'Integrated food security phase classification (Ipc);

   a parere degli interroganti, quanto emerso ha i connotati di una crudeltà inaccettabile oltre che contravvenire a qualsiasi basilare regola del diritto internazionale umanitario;

   dalla conferenza stampa sarebbe emerso un altro inquietante particolare in merito alla gestione degli aiuti umanitari, ossia che le condizioni disumane dettate da Israele sarebbero in vigore da tempo e dunque i Governi che stanno contribuendo alla spedizione degli aiuti dovrebbero essere presumibilmente a conoscenza di un tale abominio e conseguentemente accettato per inviare attraverso i canali ufficiali;

   a margine dei lavori dell'80a Assemblea generale delle Nazioni Unite, la Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, scagliandosi contro l'iniziativa della Global Sumud Flottila, ha dichiarato che «non c'è bisogno di infilarsi in una situazione di guerra per portare degli aiuti a Gaza che il governo italiano e le autorità preposte avrebbero potuto consegnare in poche ore». Concetto ribadito dal Ministro della difesa, Guido Crosetto, durante l'informativa urgente sulla situazione a Gaza del 25 settembre 2025;

   alla luce di quanto riportato, le dichiarazioni del Governo suscitano non poche perplessità oltre che grave preoccupazione –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle restrizioni disumane dettate da Israele in merito agli aiuti umanitari volte a colpire dolosamente donne e bambini.
(4-06032)

  Risposta. — A due anni di distanza dal tragico eccidio del 7 ottobre 2023, che come ha ricordato il Presidente della Repubblica Mattarella, rimarrà nelle coscienze come una pagina turpe della storia, abbiamo finalmente un'occasione concreta per raggiungere la pace. Il Piano di pace americano rappresenta, infatti, un'opportunità che non deve andare sprecata: per giungere alla cessazione permanente delle ostilità, riportare a casa gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas e avviare un processo di pace e di sicurezza in tutto il Medio Oriente. Come ha segnalato il Presidente del Consiglio Meloni, l'accordo di recente raggiunto in Egitto per l'applicazione della prima fase di questo Piano è una straordinaria notizia; l'ampio percorso tracciato dal Piano di pace statunitense costituisce un'occasione unica per porre fine al conflitto che deve essere assolutamente colta.
  Il Governo italiano ha sin da subito sostenuto il negoziato, anche per assicurare la piena ripresa degli aiuti umanitari attraverso canali sicuri.
  Grazie all'iniziativa
Food far Gaza abbiamo portato nella Striscia quasi 2.400 tonnellate di aiuti umanitari e abbiamo stanziato oltre 110 milioni di euro, continuando a lavorare in stretto raccordo con PAM e FAO e con Croce Rossa e Mezzaluna Rossa internazionale. Grazie a 15 operazioni di evacuazione sanitaria, abbiamo accolto nel nostro Paese quasi 200 bambini palestinesi. Accompagnati dai loro familiari, stanno ricevendo cure salvavita presso strutture ospedaliere italiane. Sono numeri che fanno dell'Italia il primo Paese al mondo per operazioni sanitarie da Gaza, insieme a Turchia, Emirati, Qatar ed Egitto. In totale abbiamo consentito l'ingresso nel nostro Paese di più di 1.100 persone provenienti dalla Striscia, compresi i ricongiungimenti familiari e da ultimo anche gli studenti.
  Come ha ricordato di recente in Parlamento il Ministro Tajani, l'Italia è stata, infatti, il primo Paese ad attivare un «corridoio universitario» che sta permettendo anche agli studenti di Gaza, beneficiari di borse di studio presso atenei italiani, di trasferirsi nel nostro Paese per proseguire il loro percorso accademico. Un primo gruppo di 39 studenti e loro familiari ha già raggiunto l'Italia la scorsa settimana, provenienti dalla Giordania e accompagnati personalmente dal Ministro Bernini.
  Ciò è stato possibile mantenendo aperto un canale diplomatico con Israele. Proprio grazie a questo dialogo serrato, possiamo continuare a sollecitare Israele anche per la ripresa delle attività umanitarie nella Striscia e assicurare la distribuzione efficace, indipendente e imparziale degli aiuti. Con questo spirito, siamo in contatto anche con l'associazione «
Music for Peace» per coordinare assieme alle autorità israeliane la gestione degli aiuti raccolti, come peraltro già avvenuto lo scorso anno. Il meccanismo di accesso a Gaza degli aiuti umanitari è regolato da un sistema che prevede l'accesso prioritario dei beni ritenuti necessari e non risultano ad oggi restrizioni preventive delle autorità israeliane.
  Il Governo continuerà a lavorare per individuare e sostenere modalità concrete di assistenza per alleviare le sofferenze della popolazione civile a Gaza.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   SERRACCHIANI, GIANASSI, DI BIASE, LACARRA e SCARPA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   si apprende che nella Casa circondariale di Ferrara «Costantino Satta» una detenuta transgender poco più che quarantenne di nazionalità italiana avrebbe subito violenza sessuale da quattro detenuti – anche loro tutti italiani – all'interno della Sezione protetti;

   il fatto sarebbe avvenuto durante la giornata di martedì 24 giugno 2025 «Avrebbero approfittato di uno dei momenti di socialità per invitarla – dietro l'inganno – a prendere un caffè nella loro cella e abusare di lei»;

   la detenuta ha denunciato quanto accaduto prima al personale medico in infermeria e poi – con una telefonata autorizzata – a Roberto Cavalieri, garante regionale dei detenuti, che ha dichiarato: «Martedì sera la detenuta mi ha telefonato dal carcere e mi ha detto quanto sarebbe stata costretta a subire. Ho immediatamente comunicato il fatto alla direzione e poi da lì è partita la procedura per avvisare le autorità competenti»;

   risulta inoltre che la Procura di Ferrara abbia aperto un fascicolo di indagine, così come un'indagine interna pare sia stata avviata nel carcere interessato;

   la detenuta, che è stata portata al pronto soccorso dell'ospedale Sant'Anna di Cona, dopo l'attivazione dei protocolli previsti dal Codice Rosa, che permettono un percorso di accesso al pronto soccorso riservato a tutte le vittime di violenza, in particolare donne, bambini e persone discriminate, era arrivata a Ferrara a fine marzo, trasferita dal carcere di Reggio Emilia, dove esiste una sezione per transgender, che invece non è presente nel penitenziario ferrarese, dove i detenuti sono esclusivamente uomini; la 40enne era detenuta nella Sezione protetti, assieme a detenuti sex offenders, condannati per reati legati alla violenza di genere e già da mesi pare avesse chiesto il proprio trasferimento perché temeva di subire violenze, dopo aver già ricevuto alcune molestie;

   la garante comunale, Emanuela Macario riferisce che «Aveva già esplicitamente manifestato le proprie paure» dice Macario, spiegando che «oltre a dover fare la doccia da sola, era già stata palpeggiata e qualcuno le aveva anche rivolto attenzioni poco gradite nei corridoi»;

   sull'episodio è intervenuta anche la Camera penale di Ferrara, che la prossima settimana incontrerà, anche su questo, la direttrice del carcere;

   nell'ambito della drammatica crisi delle carceri, con il sovraffollamento e la carenza di strutture e spazi adeguati, pare che l'amministrazione non riesca a collocare queste persone detenute in modo adeguato, esponendole a gravi pericoli –:

   se il Ministro interrogato non ritenga urgente adottare le misure di competenza volte a fare luce sui fatti suesposti, anche al fine di individuare le eventuali responsabilità amministrative, nonché quali siano le motivazioni che hanno impedito il trasferimento di una detenuta transgender presso un istituto dotato di una sezione apposita, e che hanno invece portato l'amministrazione a collocarla in una sezione di soli uomini, per di più condannati per reati di violenza di genere, esponendola, così, a gravissimi pericoli e violenze.
(4-05444)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, gli interroganti, muovendo dal caso di una presunta aggressione ai danni di una detenuta transgender ristretta presso la Casa circondariale di Ferrara, sollevano specifici quesiti in ordine alla gestione penitenziaria per tale genere di detenuti.
  A tal riguardo è stato opportunamente interpellato il competente Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che, in merito all'evento critico in questione, attraverso le notizie rese dalle articolazioni centrali, ha riferito che il detenuto M.D., vittima della presunta aggressione, allo stato, si trova ristretto nella sezione
transex della Casa circondariale di Belluno, dove la Direzione generale dei detenuti e del trattamento lo ha trasferito il 3 luglio 2025, all'indomani dei fatti. Lo stesso, non è alla sua prima esperienza detentiva, avendo transitato in diversi istituti penitenziari sin dal 2009, anno della sua prima carcerazione.
  Il detenuto aveva fatto ingresso dalla libertà nella sezione
transex degli istituti penitenziari di Reggio Emilia il 5 marzo 2025 e, essendosi dichiarato transgender, veniva ubicato nella sezione dedicata.
  Durante il periodo di detenzione presso la Casa circondariale di Reggio Emilia, sono emerse via via problematiche che ne hanno reso incompatibile la sua permanenza in tale sezione: in particolare, immediatamente dopo aver ricevuto la condanna con sentenza 26 marzo 2025, M.D. ha cominciato a rivendicare la locazione in camera doppia, «avendo individuato la sua compagna ideale in altra detenuta trans presente in quella sezione, compiendo anche approcci sessuali espliciti».
  Nonostante la sua transessualità dichiarata, M.D. chiedeva di essere chiamato al maschile, ed evidenziava sempre di più caratteristiche fisiche e comportamentali che non apparivano compatibili con una identità
transgender. Nella relazione redatta dalla direttrice della Casa circondariale di Reggio Emilia, con la quale si chiedeva il trasferimento del M. presso altro istituto idoneo, emerge che «la disforia di genere di cui sarebbe affetto il M.[...] non incide sull'identità sessuale ma sul suo orientamento sessuale, quindi non può ritenersi a rigore sussistente una diagnosi di transessualità, derivando che lo stesso detenuto, come più volte dimostrato anche nelle precedenti detenzioni, strumentalizzi la sezione transessuali simulando la disforia di genere al solo scopo di poter godere di prestazioni sessuali da parte di detenuti transgender», segnalando, altresì, che l'atteggiamento del M. aveva determinato nelle altre detenute transex «una situazione di paura, sconforto, ansia e scompensi psicologici». Per tale ragione, il 7 aprile 2025, il provveditorato competente trasferiva il detenuto in questione presso la Casa circondariale di Ferrara, istituto non dotato di sezione transessuali, poiché la certificazione redatta dai sanitari degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia evidenziava che M. «presenta caratteri sessuali maschili, senza segni di interventi chirurgici o protesici, non ha mai assunto terapia ormonale specifica per la transizione di genere ed anche sotto l'aspetto psicologico non si rilevano elementi compatibili con tale percorso in atto... si ritiene, pertanto, opportuno valutarne il trasferimento presso una struttura penitenziaria idonea alle caratteristiche del paziente».
  Il 24 giugno 2025, presso la Casa circondariale di Ferrara, M.D. dichiarava di essere stato vittima di una violenza sessuale da parte di altri e «di essere stato minacciato nel caso in cui avesse denunciato l'accaduto», riferendo, in un primo momento, che la violenza era avvenuta il 23 giugno, tuttavia, essendo emerso dalla visione delle immagini del sistema di videosorveglianza interna della quarta sezione, dalle ore 8 alle ore 21 del 23 giugno 2025, che M. non aveva effettuato socialità in camere di pernottamento di altri ristretti, lo stesso dichiarava che la violenza non era avvenuta il 23 giugno, bensì il 22 giugno, alle ore 13:20. Ma anche in questo caso, la visione della videosorveglianza non confermava quanto da lui dichiarato. Della vicenda, è stata immediatamente fatta segnalazione alla Procura della Repubblica.
  Per completezza, si evidenzia che, immediatamente dopo essere venuta a conoscenza delle dichiarazioni del detenuto, la Direzione della Casa circondariale di Ferrara adottava «...tutte le misure di precauzione possibili per tutelare 1'incolumità del detenuto M.[...], formalizzando il provvedimento di grande sorveglianza attiva e passiva e il divieto di incontro con la restante popolazione detenuta. I sanitari hanno adottato la procedura connessa alle segnalazioni da codice rosso e sono state avviate le attività accertative dirette a verificare le circostanze di tempo, luogo e modo di sviluppo dell'evento, unitamente alle attività di polizia giudiziaria». Il caso è stato segnalato, altresì, al servizio psicologico del presidio interno, per interventi di sostegno e per valutazione di eventuali rischi suicidari.
  Sottoposto a visita psichiatrica il 1° luglio 2025, lo specialista psichiatra –contrariamente alla diagnosi fatta in precedenza dai medici reggiani, ha diagnosticato la presenza di «disforia di genere». Dalla relazione si evince, inoltre, che il detenuto ha espresso la volontà di riprendere la cura ormonale per la transizione di genere, precedentemente interrotta. Pertanto, alla luce di tali emergenze, oltre che delle problematiche di incolumità del M. con il carcere di Ferrara, il Provveditore dell'Emilia-Romagna, il 2 luglio 2025, chiedeva alla Direzione generale dei detenuti e del trattamento il trasferimento di M. presso un istituto con sezione
transgender. Pertanto, il 3 luglio 2025, la predetta Direzione generale ne ha disposto il trasferimento presso la Casa circondariale di Belluno, dotata di sezione per transex.
  Si evidenzia, per completezza, che, acquisito il nulla osta dell'Autorità giudiziaria competente, l'Ufficio III – Attività ispettiva e di controllo del competente Dipartimento – ha espletato una visita ispettiva di natura straordinaria presso la Casa circondariale di Ferrara, nei giorni 7 e 8 luglio 2025, all'esito della quale sono state rilasciate precise e puntuali prescrizioni alla Direzione penitenziaria, da adempiere entro i 60 giorni successivi.
  Interpellata altresì l'autorità giudiziaria, dalla competente articolazione ministeriale (D.A.G.), il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ferrara ha trasmesso la relazione da cui si evince che, in data 26 giugno 2025, è stato iscritto un fascicolo a carico di ignoti per il reato di cui all'articolo 609-
octies del codice penale, in danno di M. D. [...] fattispecie compresa nell'elenco dei cosiddetti «reati a codice rosso», (misure introdotte dalla legge 19 luglio 2019 n. 69) e che il procedimento è ancora in fase di indagini preliminari.
  Con riferimento alla più generale problematica di gestione dei soggetti detenuti
transgender, va precisato che il termine si riferisce a una persona la cui identità di genere ovvero il modo in cui percepisce e vive sé stessa come uomo, donna, entrambi, nessuno dei due o altro, non corrisponde al sesso assegnato alla nascita. L'essere transgender non implica necessariamente un intervento medico e chirurgico.
  Non esistono sezioni per
transgender uomini, ovvero persone a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita ma che si identifica e vive come un uomo. Tali tipologie di detenuti, ove presenti, sono solitamente inserite sulla base delle loro stesse richieste nelle sezioni corrispondenti al loro genere biologico (sezioni femminili).
  Ciò premesso, all'interno degli istituti di pena del Paese, con le modifiche normative all'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario (aggiornato con il decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 123), sono state rese effettive le misure di tutela di chi, in ragione dell'identità di genere o dell'orientamento sessuale, teme di subire sopraffazioni o aggressioni da parte della restante popolazione detenuta, prevedendo che il loro inserimento in sezioni separate avvenga presso reparti adibiti alle sole categorie omogenee, in modo da evitare una promiscuità all'interno delle cosiddette sezioni protette, che possono comportare nuove possibili discriminazioni, e in modo da garantire, per tutti, uguali opportunità di trattamento. L'inserimento nei già menzionati raggruppamenti, tuttavia, può avvenire soltanto con il consenso dell'interessato.
  Ove i detenuti non prestino il proprio consenso a essere ubicati in sezioni omogenee, pertanto, debbono, per quanto previsto dalla normativa in materia, essere allocati in sezioni ordinarie (sezioni comunque «protette»), dove è in ogni caso garantita la partecipazione ad attività trattamentali, eventualmente anche insieme alla restante popolazione detenuta.
  Le sezioni omogenee destinate a detenuti
transex sono sei, e precisamente nei seguenti istituti: Ivrea, Roma Rebibbia nuovo complesso, Reggio Emilia, Como, Belluno e Napoli Secondigliano.
  Ad oggi, risulta essere ancora chiusa la sezione presente presso la Casa circondariale di Firenze Sollicciano per lo svolgimento di lavori di ristrutturazione.
  Recentemente sono state aperte alcune sezioni destinate a internati trans in case lavoro, proprio con l'obiettivo di superare lo stato di isolamento nella quale versavano gli internati
transex. Le sezioni case lavoro per questa tipologia di soggetti, doppiamente vulnerabili, si trovano adiacenti alle sezioni per trans detenuti presso i seguenti istituti: Ivrea, Belluno e Rebibbia nuovo complesso.
  Per quanto riguarda invece i detenuti omosessuali, sono presenti due sezioni, precisamente nella Casa circondariale di Foggia, nella Casa circondariale di Napoli Poggioreale e nella Casa circondariale di Verbania.
  I criteri in base ai quali i detenuti vengono inseriti in sezioni omogenee sono quelli previsti dall'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario, come sopra richiamato.
  Ai detenuti
transgender sono offerte tutte le attività a cui accede la totalità della popolazione detenuta, inoltre l'ufficio competente della Direzione generale dei detenuti e del trattamento valuta con grande attenzione e caso per caso l'assegnazione dei detenuti transgender agli istituti più idonei, dotati di sezioni transessuali, le direzioni, con l'apporto dei servizi sanitari presenti, garantiscono il diritto alla continuità delle cure ormonali.
  In particolare, per il carcere di Torino la sanità regionale offre, presso l'ospedale Le Molinette, assistenza sanitaria
extra penitenziario ai detenuti transgender, includendo anche la terapia ormonale, la cui somministrazione richiede un'organizzazione specifica del carcere, tesa a garantire la continuità delle cure e la sicurezza dei ristretti che ad essa decidano di sottoporsi.
  Al fine di garantire adeguate misure di protezione, da parte dell'Amministrazione penitenziaria è stata data anche particolare attenzione alla formazione obbligatoria per il personale penitenziario, in special modo quello preposto alla gestione delle sezioni
transex, in materia di identità di genere e diritti umani.
  La tutela dei diritti è stata oggetto della formazione iniziale del 7° corso allievi commissari, laddove 143 funzionari hanno conseguito il
master di II livello in tutela dei diritti della persona, approfondendo il tema sotto molteplici aspetti, tra cui, anche la parità di trattamento e il superamento di ogni pregiudizio che possa discendere dall'identità sessuale del ristretto.
  Il
master sarà inserito nella formazione curriculare di altri 60 commissari che provengono dal concorso interno al Corpo di polizia penitenziaria.
  Inoltre, nel Piano annuale della formazione, per l'anno 2025, sono stati inseriti per il personale del Corpo, i dirigenti e le aree educative, seminari aventi a oggetto «Persone LGBTIQ* detenute. Conoscere la situazione per migliorarla»: l'intento è la pianificazione di incontri divulgativi per permettere al personale di approfondire lo specifico tema.
  Si segnalano altresì gli interventi formativi attuati presso il carcere di Reggio Emilia nel 2022 con il progetto denominato «detenzione e persone trans»: l'iniziativa si inseriva nell'ambito delle azioni del Tavolo interistituzionale per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbt del comune di Reggio Emilia, nel corso del quale è emersa l'importanza della formazione dedicata ai bisogni specifici delle istituzioni coinvolte, e in particolare – in questo caso – della peculiarità connessa alla detenzione delle persone
trans che si trovano nella Sezione Orione degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia, per predisporre e offrire strumenti conoscitivi e metodologici di sostegno alle stesse.
  Esperienze ugualmente di rilievo si sono avute nel carcere di Firenze e di Trento e tante altre sono le direzioni e i comandi che stanno avviando progetti di formazione per il personale penitenziario focalizzati sul trattamento delle persone detenute
transgender.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.