XIX LEGISLATURA
ORGANIZZAZIONE DEI TEMPI DI ESAME: MOZIONE N. 1-00497
Mozione n. 1-00497 – Iniziative in materia di percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici
Tempo complessivo, comprese le dichiarazioni di voto: 6 ore (*).
| Governo | 25 minuti |
| Richiami al Regolamento | 10 minuti |
| Tempi tecnici | 15 minuti |
| Interventi a titolo personale |
1 ora
(con il limite massimo di 7 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato) |
| Gruppi | 4 ore e 10 minuti |
| Fratelli d'Italia | 48 minuti |
| Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista | 35 minuti |
| Lega – Salvini Premier | 33 minuti |
| Forza Italia – Berlusconi Presidente – PPE | 28 minuti |
| MoVimento 5 Stelle | 28 minuti |
| Alleanza Verdi e Sinistra | 16 minuti |
| Azione-Popolari europeisti riformatori-Renew Europe | 16 minuti |
| Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE- Centro popolare | 16 minuti |
| Italia Viva-il Centro-Renew Europe | 15 minuti |
| Misto: | 15 minuti |
| Minoranze Linguistiche | 9 minuti |
| +Europa | 6 minuti |
(*) Al tempo sopra indicato si aggiungono 5 minuti per l'illustrazione della mozione.
COMUNICAZIONI
Missioni valevoli
nella seduta del 22 ottobre 2025.
Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Barzotti, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Deborah Bergamini, Bicchielli, Bignami, Bitonci, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Calderone, Calovini, Cappellacci, Carloni, Casasco, Cavandoli, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Sergio Costa, D'Alessio, Deidda, Della Vedova, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Lomuti, Lucaselli, Lupi, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Orsini, Osnato, Nazario Pagano, Patriarca, Pellegrini, Pichetto Fratin, Prisco, Quartapelle Procopio, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rosato, Angelo Rossi, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Sportiello, Stefani, Tajani, Trancassini, Traversi, Tremonti, Varchi, Vinci, Zaratti, Zoffili, Zucconi.
(Alla ripresa pomeridiana della seduta).
Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Barzotti, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Deborah Bergamini, Bicchielli, Bignami, Bitonci, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Calderone, Calovini, Cappellacci, Carloni, Casasco, Cavandoli, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Sergio Costa, D'Alessio, Deidda, Della Vedova, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Lucaselli, Lupi, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Mollicone, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Orsini, Osnato, Nazario Pagano, Patriarca, Pellegrini, Pichetto Fratin, Pittalis, Prisco, Quartapelle Procopio, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rosato, Angelo Rossi, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Sportiello, Stefani, Tajani, Trancassini, Traversi, Tremonti, Varchi, Vinci, Zaratti, Zoffili, Zucconi.
Annunzio di proposte di legge.
In data 21 ottobre 2025 è stata presentata alla Presidenza la seguente proposta di legge d'iniziativa del deputato:
PITTALIS: «Modifiche al codice civile, al codice di procedura civile e alle disposizioni per la sua attuazione nonché altre disposizioni per l'efficienza del processo civile» (2671).
Sarà stampata e distribuita.
Assegnazione di un progetto di legge
a Commissione in sede referente.
A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, il seguente progetto di legge è assegnato, in sede referente, alla sottoindicata Commissione permanente:
XII Commissione (Affari sociali)
MATTEONI ed altri: «Disposizioni per l'istituzione di spazi adibiti all'allattamento dei neonati presso istituti e luoghi della cultura» (2637) Parere delle Commissioni I, V e VII (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento).
Trasmissione dalla Corte dei conti.
Il Presidente della Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con lettera in data 21 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, la determinazione e la relazione riferite al risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), per l'esercizio 2023, cui sono allegati i documenti rimessi dall'ente ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della citata legge n. 259 del 1958 (Doc. XV, n. 449).
Questi documenti sono trasmessi alla V Commissione (Bilancio) e alla VII Commissione (Cultura).
Trasmissione dal Ministro dell'economia e delle finanze.
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 20 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione concernente la procedura d'infrazione n. 2025/0275, avviata, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per il mancato recepimento della direttiva (UE) 2023/2864 che modifica talune direttive per quanto concerne l'istituzione e il funzionamento del punto di accesso unico europeo.
Questa comunicazione è trasmessa alla VI Commissione (Finanze) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
Trasmissione dal Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Il Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 20 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 4 e 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le seguenti relazioni concernenti progetti di atti dell'Unione europea, che sono trasmesse alle sottoindicate Commissioni:
relazione, predisposta dal Ministero dell'università e della ricerca, in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione Orizzonte Europa per il periodo 2028-2034 e ne stabilisce le norme di partecipazione e diffusione, e che abroga il regolamento (UE) 2021/695 (COM(2025) 543 final), accompagnata dalla tabella di corrispondenza tra le disposizioni della proposta e le norme nazionali vigenti – alla VII Commissione (Cultura), alla X Commissione (Attività produttive) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea);
relazione, predisposta dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le condizioni per l'attuazione del sostegno dell'Unione alla politica agricola comune per il periodo dal 2028 al 2034 (COM(2025) 560 final), accompagnata dalla tabella di corrispondenza tra le disposizioni della proposta e le norme nazionali vigenti – alla XIII Commissione (Agricoltura) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea);
relazione, predisposta dal Ministero dell'economia e delle finanze, in merito alla proposta di direttiva del Consiglio relativa alla struttura e alle aliquote dell'accisa applicata al tabacco e ai prodotti correlati (rifusione) (COM(2025) 580 final), accompagnata dalla tabella di corrispondenza tra le disposizioni della proposta e le norme nazionali vigenti – alla VI Commissione (Finanze) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
Annunzio di progetti di atti
dell'Unione europea.
Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 21 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, progetti di atti dell'Unione europea, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi.
Questi atti sono assegnati, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alle Commissioni competenti per materia, con il parere, se non già assegnati alla stessa in sede primaria, della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
Con la predetta comunicazione, il Governo ha inoltre richiamato l'attenzione sui seguenti documenti, già trasmessi dalla Commissione europea e assegnati alle competenti Commissioni, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento:
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante attuazione della clausola di salvaguardia bilaterale dell'accordo di partenariato UE-Mercosur e dell'accordo interinale sugli scambi UE-Mercosur per i prodotti agricoli (COM(2025) 639 final);
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Unione dell'uguaglianza: strategia per l'uguaglianza LGBTIQ+ 2026-2030 (COM(2025) 725 final).
La Commissione europea, in data 21 ottobre 2025, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati alle sottoindicate Commissioni, con il parere, se non già assegnati alla stessa in sede primaria, della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che affronta gli effetti negativi sul commercio dovuti alla sovraccapacità globale nel mercato siderurgico dell'Unione (COM(2025) 726 final), corredata dei relativi allegati (COM(2025) 726 final – Annexes 1 to 2), che è assegnata in sede primaria alla X Commissione (Attività produttive);
Raccomandazione di decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per modificare le concessioni dell'Unione nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio in relazione ai dazi all'importazione applicabili a determinati prodotti di acciaio (COM(2025) 727 final), corredata dei relativi allegati (COM(2025) 727 final – Annexes 1 to 2), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri).
Richiesta di parere parlamentare
su atti del Governo.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 21 ottobre 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, commi 2 e 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 settembre 2020, n. 167, concernente l'organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro dell'istruzione (334).
Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla I Commissione (Affari costituzionali), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 21 novembre 2025. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 6 novembre 2025.
Atti di controllo e di indirizzo.
Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell'Allegato B al resoconto della seduta odierna.
MOZIONI LUPI, MANTOVANI, CANDIANI, ROSSELLO ED ALTRI N. 1-00511, GHIRRA ED ALTRI N. 1-00513, RUFFINO ED ALTRI N. 1-00514, SCERRA ED ALTRI N. 1-00515, DE LUCA ED ALTRI N. 1-00516 E BOSCHI ED ALTRI N. 1-00517 IN MATERIA DI POLITICHE DI COESIONE
Mozioni
La Camera,
premesso che:
1) il principio di uguaglianza, sancito nell'articolo 3 della Costituzione, rappresenta un pilastro fondamentale dell'ordinamento giuridico italiano ed impone al legislatore il dovere di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, di fatto, limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impedendo il pieno sviluppo della persona umana e la sua partecipazione alla vita politica, economica e sociale del Paese;
2) il preambolo del Trattato sull'Unione europea include l'uguaglianza tra i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona;
3) il superamento delle diseguaglianze territoriali, economiche e sociali costituisce una sfida inevitabile, sia a livello europeo che a livello nazionale, e costituisce un obiettivo strategico fondamentale per il processo di integrazione e di sviluppo europeo;
4) il superamento delle diseguaglianze non può prescindere da un'effettiva attuazione del principio di sussidiarietà e, quindi, da un dialogo e da una collaborazione efficiente tra lo Stato, gli enti locali e i soggetti della società civile; in questo contesto, i corpi intermedi, e in particolare gli enti del terzo settore, hanno storicamente svolto e tuttora svolgono un ruolo fondamentale;
5) la politica di coesione rappresenta, dunque, non solo un insieme di misure, ma l'espressione di una visione sistemica del progetto Paese: essa deve essere in grado di coordinare in modo efficace le forze pubbliche e private impegnate nel superamento delle diseguaglianze, orientando le risorse disponibili, in particolare i fondi strutturali e di investimento, in modo strategico e coerente con tale visione;
6) la politica di coesione rappresenta una delle principali politiche di investimento dell'Unione europea;
7) la politica di coesione trova fondamento, a livello europeo, nell'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che, con il fine di promuovere uno sviluppo armonioso dell'insieme dell'Unione, sancisce il rafforzamento delle azioni volte a promuovere la coesione economica, sociale e territoriale all'interno dell'area europea;
8) la politica di coesione trova, altresì, fondamento nel combinato degli articoli 3, secondo comma, e 119, quinto comma, della Costituzione italiana;
9) le diseguaglianze presenti nelle diverse aree europee sono da sempre state considerate un ostacolo allo sviluppo e all'integrazione europea e per tale ragione il superamento di tali disparità rappresenta, fin dall'istituzione della Comunità europea (oggi Unione), un obiettivo strategico fondamentale; per tale motivo, già a partire dal Trattato di Roma, sono stati previsti meccanismi di solidarietà utili a superare i diversi livelli di sviluppo delle aree territoriali europee: in particolare, il Trattato del 1957 prevedeva l'istituzione del Fondo sociale europeo (Fse) e del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (Feaog, sezione orientamento) e, successivamente, nel 1975 viene creato il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), mentre nel 1994 si introduce altresì il Fondo di coesione;
10) la politica di coesione è oggi sostenuta sia attraverso i fondi strutturali europei, sia tramite il Fondo sviluppo e coesione, che stanzia risorse addizionali per sostenere e sviluppare le politiche di coesione e territoriali;
11) tra i fondi europei rientrano: il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr), finalizzato a favorire la crescita economica e occupazionale delle regioni europee e a superare le disparità e squilibri di sviluppo; il Fondo sociale europeo (Fse) o Fondo sociale europeo plus (Fse+) nella programmazione e sviluppo; il Fondo sociale 2021-2027, finalizzato al perseguimento di livelli elevati ed adeguati di occupazione negli Stati membri; il Fondo per una transizione giusta (Just transition fund – Jtf), indirizzato a contrastare le sfide della sostenibilità, con particolare riguardo agli effetti sociali, economici ed ambientali derivanti dalla transizione ecologica;
12) i fondi nazionali che finanziano le politiche di coesione sono: il Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie e il Fondo sviluppo e coesione;
13) con il decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, è stata riformata la governance del Fondo sviluppo e coesione (Fsc) 2021-2027, introducendo gli «Accordi per la coesione», attraverso i quali le regioni e le amministrazioni centrali, sotto il coordinamento del Ministro delegato in materia di politiche di coesione, programmano le risorse del Fondo e, eventualmente, quelle del Fondo di rotazione ex lege n. 183 del 1987, individuando le priorità da finanziare, declinate in specifici progetti;
14) in materia di coesione europea, il principale documento di riferimento è rappresentato dall'accordo di partenariato, il quale, sulla base di una programmazione pluriennale, definisce le priorità di investimento e l'articolazione delle risorse in programmi;
15) la politica di coesione è attualmente oggetto di un processo di revisione: ad aprile 2025, il Vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alle riforme e alla coesione, Raffaele Fitto, ha presentato una proposta di revisione di medio periodo della politica di coesione del settennio 2021-2027, che ha portato all'approvazione di nuovi regolamenti, adottati il 18 settembre 2025;
16) la revisione nasce dalla necessità di allineare la politica di coesione alle nuove sfide emergenti;
17) la riforma prevede che gli Stati membri e le regioni possano indirizzare i fondi di coesione verso nuovi settori che potrebbero risultare prioritari nel futuro: tecnologie critiche, difesa, emergenza abitativa, gestione dell'acqua e transizione energetica;
18) una revisione della politica di coesione, anche in vista di un futuro allargamento dell'Unione europea, deve svolgersi nel quadro del rafforzamento del mercato unico e del mantenimento di condizioni eque di concorrenza tra gli Stati membri;
19) il tema della coesione è stato al centro di un importante dibattito in occasione del Meeting di Rimini 2025;
20) in tale occasione, il Ministro per gli affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione ha sottolineato come la politica di coesione stia cambiando profondamente sia a livello europeo che a livello italiano; tale processo di cambiamento è stato avviato dalla riforma della politica di coesione definita attraverso il decreto-legge n. 60 del 2024 e prosegue nell'ambito del riesame intermedio dei programmi, con l'impegno del Governo a promuovere e sostenere l'aggiornamento e il rilancio dei programmi stessi attraverso l'introduzione delle nuove priorità;
21) particolare rilievo assume il tema dell'utilizzo dei fondi di coesione; a tal proposito, va sottolineato come a livello nazionale l'attuazione dei programmi di coesione debba necessariamente essere attuata in coerenza con i contenuti del Piano nazionale di ripresa e resilienza;
22) mettendo a confronto l'utilizzo dei fondi di coesione 2021-2027 con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza attuale, è possibile rilevare uno sbilanciamento favore del Piano nazionale di ripresa e resilienza che presenta una scadenza più ravvicinata: per quanto riguardo quest'ultimo, infatti, risultano impegnati oltre il 90-92 per cento dei fondi e per quanto riguarda, invece, l'utilizzo dei fondi di coesione da spendere entro il 31 dicembre 2029 ovvero entro il 31 dicembre 2030, per i programmi che aderiscono al riesame di medio termine alla data del 31 agosto 2025, le procedure di spesa avviate erano pari al 39 per cento della dotazione complessiva dei programmi (73,9 miliardi di euro) e gli impegni erano pari al 27 per cento della medesima dotazione;
23) con riguardo all'apertura dei fondi di coesione verso nuove aree di investimento, il Ministro per gli affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione ha sottolineato come, tra le nuove aree di destinazione previste dalla riforma europea della politica di coesione, ve ne siano alcune che risultano prioritarie per l'Italia, in quanto rispondenti a problemi radicati sul territorio italiano: in particolare, il tema dell'alloggio, dell'idrico e il tema dell'innovazione del lavoro nei settori legati alle tecnologie critiche e alla decarbonizzazione;
24) l'utilizzo dei fondi di coesione e la corretta destinazione degli stessi costituiscono uno strumento fondamentale per il superamento delle diseguaglianze territoriali, economiche e sociali e per la promozione di uno sviluppo equo della persona, sia come individuo che come comunità;
25) in questa fase intermedia di revisione della politica europea di coesione, è fondamentale monitorarne con attenzione la concreta applicazione;
26) è fondamentale un allineamento dei programmi 2021-2027 alla luce delle nuove priorità di investimento e in accordo con le nuove linee definitive in sede europea, tenendo conto delle specificità territoriali, economiche e sociali dell'Italia,
impegna il Governo:
1) a valorizzare il principio di sussidiarietà, promuovendo una politica di coesione fondata su una visione sistemica del progetto Paese, capace di coordinare in modo efficace le forze pubbliche e private impegnate nel superamento delle diseguaglianze;
2) a rafforzare, nell'ambito della politica di coesione, la destinazione delle risorse anche agli enti del terzo settore, riconoscendone il ruolo essenziale nella promozione della coesione sociale e nello sviluppo di comunità inclusive;
3) a continuare a lavorare per garantire il pieno ed efficace utilizzo dei fondi di coesione, per il superamento delle disparità territoriali, economiche e sociali presenti sul territorio italiano, rimuovendo ogni impedimento atto ad ostacolare il pieno sviluppo della persona e l'effettiva partecipazione di tutti i cittadini alla vita del Paese;
4) a proseguire il monitoraggio della riforma della politica di coesione europea, al fine di evitare scelte distoniche rispetto al principio di sussidiarietà e proporzionalità e a garanzia di politiche di coesione coerenti con la realtà economica, sociale e territoriale del Paese e inclusive anche del terzo settore;
5) ad aggiornare i programmi nazionali, assicurando il pieno allineamento con le nuove linee guida europee, in coerenza con la realtà economica, sociale e territoriale del Paese;
6) a sostenere le amministrazioni centrali e le regioni nello sforzo di revisione e riprogrammazione dei propri obiettivi in seguito all'adozione della revisione di medio termine;
7) a rafforzare il coordinamento tra la programmazione e l'attuazione dei fondi di coesione e gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, assicurando un utilizzo efficiente delle risorse a disposizione;
8) a valutare l'introduzione di misure utili a contrastare il fenomeno dell'emergenza abitativa, anche attraverso l'impiego dei fondi di coesione per sostenere politiche abitative strutturali;
9) ad adottare iniziative volte a definire modalità di impiego dei fondi della coesione che integrino criteri generici, come l'indice di vulnerabilità sociale e materiale (Ivsm), con ulteriori parametri che consentano un efficace utilizzo di detti fondi per il superamento delle disparità territoriali, economiche e sociali presenti sul territorio italiano, nel rispetto dei vincoli derivanti dal diritto dell'Unione europea e, per quanto riguarda le risorse del Fondo sviluppo e coesione 2021-2027, della percentuale di ripartizione prevista dall'articolo 1, comma 178, della legge 30 dicembre 2020, n. 178;
10) a proseguire nel percorso di semplificazione delle procedure, anche al fine di massimizzare l'efficacia della spesa.
(1-00511)(Nuova formulazione) «Lupi, Mantovani, Candiani, Rossello, Pisano, Ambrosi, Giglio Vigna, Battilocchio, Brambilla, Colosimo, Bagnai, De Monte, Carfagna, Di Maggio, Cavo, Donzelli, Alessandro Colucci, Giordano, Romano, Rotondi, Semenzato, Rachele Silvestri, Tirelli, Frijia».
La Camera,
premesso che:
1) tra gli obiettivi fondamentali dell'Unione vi è quello di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale, al fine di ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e il ritardo di quelle meno favorite o insulari. Per il Trattato di Maastricht il rafforzamento della coesione rappresenta lo strumento complementare all'unione monetaria e al mercato unico per raggiungere gli obiettivi di pace, benessere e inclusione sociale che motivano l'esistenza stessa dell'Unione;
2) in tale cornice la politica unionale di coesione rappresenta un elemento portante del processo di integrazione europea, dovendo prioritariamente ricucire le faglie territoriali di disuguaglianza tra le regioni, mettendole, in tal modo, in grado di realizzare il loro poco sfruttato potenziale di sviluppo economico a beneficio di tutti i cittadini, ovunque essi risiedano;
3) con la sua dimensione multiforme la politica di coesione è associabile ai più importanti programmi mondiali place-based, ossia a quelle strategie a lungo termine finalizzate ad affrontare la persistente sottoutilizzazione di risorse e a ridurre la persistente esclusione sociale in specifici territori, attraverso interventi esterni e una governance multilivello che vede coinvolti diversi soggetti istituzionali e che attribuisce un ruolo formale e fondamentale al partenariato economico e sociale;
4) invero, con riferimento alla programmazione 2021-2027, in luogo dell'adozione del modello place-based-policy, ossia di politiche progettate tenendo conto delle caratteristiche specifiche di un territorio, la politica di coesione ha preferito ricorrere, come dimostrato dai risultati della fallimentare gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, alla più semplice logica dei progetti cantierabili con spesa rapida che, producendo salari, profitti e molte rendite, offrono una mera compensazione a una società che vive profonde distorsioni;
5) la capacità delle amministrazioni pubbliche è spesso un fattore critico dello sviluppo sociale ed economico del nostro Paese ed in tal senso i fondi europei erogati nell'ambito della politica di coesione hanno dimostrato di essere un fondamentale strumento per lo sviluppo del Paese, ma anche un'importante leva per l'innovazione e il rafforzamento della capacità amministrativa della pubblica amministrazione. Un primo elemento per la valutazione della spesa riguarda, infatti, la capacità di utilizzazione dei progetti europei a livello locale, per questo la Commissione europea, insieme ai gestori dei programmi dei fondi europei, ne hanno riconosciuto l'importanza e hanno sottolineato come la «capacitazione amministrativa» sia fondamentale per garantire una gestione efficace della loro spesa, soprattutto dal momento che, grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza, vi è un afflusso senza precedenti di risorse;
6) in un contesto in cui la spesa della programmazione dei fondi 2021-2027 fatica a decollare (a fine 2023 era stato impegnato solo il 6,5 per cento della dotazione complessiva, pari a 74 miliardi di euro) è essenziale avviare rapidamente le azioni di capacitazione amministrativa che possono diventare tasselli fondamentali per rilanciare, potenziare, innovare e digitalizzare la spesa dei fondi, anche se la loro implementazione richiede un approccio coordinato e innovativo, che valorizzi le best practice in una logica di continuità e irrobustimento;
7) la collaborazione e l'efficiente coordinamento tra i livelli istituzionali nazionale e regionale sono essenziali tanto quanto un'attivazione tempestiva delle iniziative previste, soprattutto in un contesto dove la sovrapposizione di programmi e risorse (Piano nazionale di ripresa e resilienza e Programmazione 2021-2027) sta ulteriormente accentuando ritardi nell'attuazione. In tal senso, anche al fine di superare gli attuali e persistenti divari di qualità istituzionale, diventano prioritarie la formazione e tutta una serie di azioni mirate rivolte al personale degli enti beneficiari, soprattutto quelli di piccole dimensioni, per il rafforzamento delle competenze finalizzate ad incrementare la loro capacità di programmazione e gestione dei fondi strutturali anche su tematiche trasversali, quali appalti pubblici, energia, ambiente, digitalizzazione, soft skills ed altro;
8) nell'ambito della revisione intermedia della politica di coesione, la Commissione europea ha proposto una serie di modifiche alle normative vigenti e invitato i Paesi membri ad adeguare i propri programmi di coesione per investire in alcune priorità che riflettono le sfide più urgenti dell'Unione europea, tra cui: l'housing sociale, aiutando i Paesi membri a colmare il divario di investimenti nell'edilizia abitativa, raddoppiando l'importo dei finanziamenti della politica di coesione dedicati agli alloggi a prezzi accessibili; il miglioramento della resilienza idrica, incoraggiando i Paesi membri a destinare maggiori investimenti nella digitalizzazione delle infrastrutture idriche e nella riduzione dell'impatto della siccità e della desertificazione; il sostegno alla transizione energetica, promuovendo interconnettori energetici (cavi terrestri e sottomarini che collegano i sistemi elettrici dei Paesi vicini) e realizzando infrastrutture di ricarica;
9) con riferimento alla prima priorità, in Italia perdura l'assenza di un serio dibattito sulle politiche abitative. I dati sono eloquenti nel mostrare lo scarso investimento pubblico volto a garantire una risposta ai bisogni abitativi, specie quelli delle fasce più deboli della popolazione. Eurostat certifica come nel 2021 in Italia la spesa pro capite per le politiche sociali in questo settore fosse pari ad appena 11,50 euro, quasi dieci volte inferiore rispetto alla media europea (104,5 euro) e circa venti volte più bassa rispetto a Germania (199 euro) e Francia (210 euro). A tale disimpegno si affiancano il sensibile ed ininterrotto sotto-finanziamento del Fondo nazionale per il sostegno alle locazioni e l'azzeramento delle risorse del Fondo per la morosità incolpevole;
10) sebbene tutti gli attori istituzionali locali abbiano accolto con favore il riconoscimento da parte dell'Unione europea della gravità della crisi abitativa e della necessità di una riprogrammazione di parte dei fondi di coesione per affrontarla, sono tutti unanimi nel reclamare con forza, nell'ambito del prossimo bilancio pluriennale dell'Unione europea per il 2028-2034, la definizione di un Piano europeo abitativo che contempli ulteriori strumenti di finanziamento per gli investimenti nell'edilizia abitativa volti principalmente all'aumento dell'offerta di alloggi;
11) la crisi energetica e il cambiamento climatico hanno legato indissolubilmente la tutela dell'ambiente al concetto di sostenibilità. Nel corso degli ultimi decenni, l'approccio alle questioni ambientali ha riguardato sempre più le conseguenze economiche e sociali accanto alle questioni ambientali. In tale ottica le politiche pubbliche, e quindi anche quelle di coesione, hanno una grande occasione per incidere sulla crisi energetica e sulle gravi conseguenze ambientali collegate al cambiamento climatico;
12) la politica di coesione ha previsto le suddette tematiche tra gli obiettivi strategici dell'Accordo di partenariato. L'obiettivo 2, infatti, delinea «un'Europa resiliente più verde e a basse emissioni di carbonio ma in transizione verso un'economia a zero emissioni nette di carbonio attraverso la promozione di una transizione verso un'energia pulita ed equa, di investimenti verdi e blu, dell'economia circolare, dell'adattamento ai cambiamenti climatici e della loro mitigazione, della gestione e prevenzione dei rischi, nonché della mobilità urbana sostenibile»: una dichiarazione di intenti da declinare nel corso della programmazione 2021-2027 dai progetti finanziati dalle risorse della politica di coesione per la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili e la promozione del risparmio energetico da parte di cittadini, imprese e pubblica amministrazione, tra cui anche le scuole, e per la diffusione del tele-riscaldamento e del tele-raffreddamento e lo sviluppo della cogenerazione (elettricità e calore) e della trigenerazione (elettricità, calore e freddo);
13) la Commissione europea ha recentemente presentato una proposta di bilancio pluriennale dell'Unione europea per il 2028-2034 che sembra seguire un approccio meno regionalizzato di distribuzione delle risorse, trattandosi di un quadro finanziario dal valore di circa 1.800 miliardi di euro che include forti elementi di discontinuità rispetto al passato, non tanto dal punto di vista delle risorse complessive, circa 1,15 per cento del reddito nazionale lordo in linea con il precedente bilancio, ma piuttosto sotto il profilo della composizione e delle priorità;
14) il nuovo budget, infatti, sembrerebbe penalizzare fortemente alcune scelte storiche, come avvenuto per le risorse del Fondo europeo per lo sviluppo regionale, introdotto nel 1975 con l'obiettivo di ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali tra le regioni europee, che confluirebbero in un nuovo fondo per la coesione, l'agricoltura e lo sviluppo rurale, la pesca e la politica marittima, la prosperità e la sicurezza a totale gestione centralizzata a tutto discapito dei territori. Inoltre, come per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, i pagamenti si fonderebbero sul conseguimento soddisfacente di traguardi e obiettivi, anziché sul rimborso delle spese ammissibili, quindi su approccio basato sulla performance che, come sottolineato dalla Corte dei conti europea, non si è distinto per efficienza e rapidità;
15) nell'ambito delle politiche di coesione un ruolo preminente è quello svolto dalla Strategia nazionale aree interne (Snai), volta, da una parte, a contrastare la loro marginalizzazione e il loro spopolamento e, dall'altra, a promuoverne lo sviluppo attraverso il miglioramento della qualità dei servizi ai cittadini e delle opportunità economiche e di lavoro;
16) secondo il Governo si tratterebbe di aree in cui il declino demografico accelerato, l'invecchiamento della popolazione e la rarefazione dei servizi fanno ritenere improbabile una ripresa insediativa e, quindi, del tutto inutile qualsiasi azione di investimento atta a contrastarla, come si evince chiaramente da un'attenta lettura dell'ultimo Piano strategico nazionale per le aree interne 2021-2027;
17) il 4 giugno 2025 la Commissione europea con la comunicazione «NextGenerationEU – The road to 2026» invitava gli Stati membri a semplificare i loro piani per la ripresa e la resilienza, includendo unicamente le misure realizzabili entro il 31 agosto 2026 e valutando misure alternative per utilizzare le restanti dotazioni dei relativi fondi, al fine di snellire la gestione delle richieste di pagamento finale;
18) la Commissione europea con la sopra richiamata comunicazione apriva, tra l'altro, anche alla possibilità di utilizzare parte dei fondi per rafforzare il ruolo delle banche e degli istituti di promozione nazionali, precisando come questi enti, attraverso conferimenti di capitale mirati, potranno espandere la propria operatività in settori chiave, come la transizione energetica, la decarbonizzazione industriale, la sicurezza e la difesa. In tale ottica, sono pertanto considerate ammissibili anche forme di contributo volontario al futuro programma europeo per l'industria della difesa (Edip) e ai programmi dell'Unione europea per le comunicazioni satellitari, come Iris2 o Galileo;
19) alla luce del quadro delineato si può concludere che le ambizioni trasformative della politica di coesione sembrano essersi ridimensionate in maniera significativa, essendo oggi obiettivo primario dei Governi dei Paesi membri quello di evitare il disimpegno delle risorse. In questa corsa contro il tempo, anche settori come la difesa diventano opzioni di investimento legittime e appetibili pur di non perdere i fondi: una circostanza che impone un più cruciale monitoraggio sull'effettivo utilizzo delle risorse e sulla coerenza delle scelte rispetto agli obiettivi dichiarati,
impegna il Governo:
1) a escludere categoricamente la possibilità per l'Italia di dirottare i fondi per le politiche di coesione verso la spesa per la difesa, l'industria bellica e la mobilità militare;
2) ad assumere iniziative per migliorare la qualità della governance degli enti gestori dei fondi di coesione attraverso un approccio basato sull'utilizzo delle informazioni e delle metodologie disponibili, al fine di incidere su quei fattori che hanno reso poco efficaci in passato gli interventi effettuati nelle aree in ritardo;
3) ad assumere iniziative al fine di riorganizzare le strutture amministrative ai diversi livelli di attuazione dei fondi, implementando le competenze e la formazione del personale impiegato e potenziando la digitalizzazione delle procedure amministrative come elemento chiave per ridurre oneri e tempi di attuazione dei fondi;
4) a definire un efficace e tempestivo Piano casa di edilizia residenziale pubblica per alloggi con affitti a canone sociale e sostenibili, a partire dal recupero di immobili inutilizzati senza consumo di suolo, al fine di affrontare la diffusa precarietà abitativa patita da centinaia di migliaia di famiglie italiane scivolate nella povertà assoluta;
5) ad affrontare le sfide idriche crescenti a causa dei cambiamenti climatici, dell'inquinamento, dell'eccessivo prelievo e del degrado degli ecosistemi che minacciano la salute pubblica, l'agricoltura, l'industria e la biodiversità attraverso un utilizzo pieno dei fondi di coesione finalizzati a garantire la sicurezza idrica e la disponibilità di acqua di buona qualità, rafforzando la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici e promuovendo un uso sostenibile e circolare;
6) ad imprimere un cambio di rotta rispetto a quella intrapresa con il Piano strategico nazionale per le aree interne 2021-2027, avviando un reale e duraturo processo di rigenerazione socio-economica delle aree interne, che devono tornare ad essere protagoniste di una nuova narrazione in grado di riconnetterle alla vocazione produttiva agricola, artigianale e pastorale, e dando valore ai numerosi servizi ecosistemici che sono in grado di garantire.
(1-00513)(Nuova formulazione) «Ghirra, Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
La Camera,
premesso che:
1) la politica di coesione è la principale politica di investimento dell'Unione europea, volta a sostenere la crescita, l'occupazione e a ridurre i divari economici, sociali e territoriali tra le regioni dell'Unione europea, rafforzando la coesione economica, sociale e territoriale dell'Unione, sostenendo gli Stati membri e le regioni, in particolare quelle meno sviluppate;
2) istituita formalmente con l'Atto unico europeo del 1986 con l'obiettivo di preparare il mercato unico, la politica di coesione è successivamente stata rafforzata nell'approvazione dei Trattati, in particolare con l'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;
3) la politica di coesione è attuata principalmente attraverso i fondi strutturali e di investimento europei con cicli di programmazione settennali, con l'attuale ciclo, che copre il periodo 2021-2027, finanziato con i seguenti strumenti: il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), che contribuisce a rafforzare la coesione economica e sociale nell'Unione europea, finanziando investimenti in innovazione, economia digitale, piccole e medie imprese, transizione verde e connettività, e sviluppo urbano sostenibile, il Fondo sociale europeo plus (Fse+), che si concentra sull'occupazione, sull'istruzione, sulla formazione e sull'inclusione sociale, sostenendo l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, il Fondo di coesione, che è riservato agli Stati membri con un reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90 per cento della media dell'Unione europea (l'Italia non vi rientra) e finanzia progetti nei settori dei trasporti e dell'ambiente, il Fondo per una transizione giusta (Jtf) che è un nuovo strumento per il ciclo 2021-2027, volto ad affrontare gli impatti sociali ed economici della transizione verso la neutralità climatica, in particolare nei territori più dipendenti dai combustibili fossili o dai processi industriali ad alta intensità di carbonio, e infine il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura (Feampa), che rientra tra gli strumenti dell'Accordo di partenariato italiano, ma ha finalità specifiche;
4) la cifra complessiva stanziata dall'Unione europea per la politica di coesione per il periodo 2021-2027 ammonta a circa 392 miliardi di euro, rappresentando così la seconda voce di spesa nel Quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea, con un peso di circa il 30-33 per cento della spesa totale del bilancio dell'Unione europea a lungo termine, quota leggermente minore rispetto al ciclo precedente (2014-2020), quando la percentuale era di circa il 37 per cento;
5) per quanto riguarda l'Italia, per il ciclo in corso il finanziamento complessivo è pari a 135,1 miliardi di euro, di cui 42,2 miliardi di euro di finanziamenti diretti dell'Unione europea, 31,9 miliardi di euro di cofinanziamento nazionale attraverso il Fondo di rotazione, 52,2 miliardi di euro del Fondo di sviluppo e coesione previsto dalla programmazione nazionale e ulteriori 8,8 miliardi di euro previsti divisi tra altri tre fondi nazionali;
6) nonostante l'Italia sia sostanzialmente sempre riuscita a spendere la quasi totalità dei fondi europei entro la scadenza, evitando il disimpegno dei finanziamenti, questo è sempre avvenuto con una «corsa alla spesa» negli ultimi anni del ciclo di programmazione: la vera criticità è sempre stata la lentezza nell'avvio e nell'esecuzione dei progetti, in particolare nel Mezzogiorno, portando a una spesa concentrata negli ultimi anni, a diverse riprogrammazioni degli interventi iniziali e a un'efficacia degli interventi a volte ridotta, con una spesa dei fondi nazionali per la coesione (come il Fondo per lo sviluppo e la coesione) che storicamente ha avuto un tasso di attuazione ancora più lento e complesso rispetto a quello dei fondi europei;
7) anche per quanto riguarda il ciclo in corso, a due anni dalla fine del periodo di programmazione la spesa stenta a decollare: secondo il portale OpenCoesione, i progetti conclusi ad oggi non arrivano neanche all'1 per cento, solo il 3 per cento sono stati liquidati, metà dei progetti sono in corso e il 46 per cento ancora non è stato neanche avviato;
8) la politica di coesione è utile anche a finanziare interventi nel campo della sanità territoriale, soprattutto se collegati alla riduzione dei divari territoriali e al rafforzamento dei servizi nelle aree svantaggiate o interne;
9) il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e il Fondo sociale europeo plus (Fse+) possono sostenere investimenti in infrastrutture sanitarie e digitalizzazione (telemedicina, case di comunità, ammodernamento ospedali), temi cruciali per il nostro Paese, così come la formazione del personale sanitario, il finanziamento di programmi di inclusione sociale e progetti per migliorare l'accessibilità ai servizi sanitari per anziani e persone con disabilità, anche in coerenza con quanto previsto dalla legge n. 13 del 1989,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative di competenza volte a rafforzare la capacità amministrativa delle amministrazioni centrali e territoriali coinvolte nella gestione dei fondi di coesione, attraverso adeguate iniziative di formazione, semplificazione delle procedure e utilizzo di strumenti digitali per la progettazione, il monitoraggio e la rendicontazione dei progetti;
2) ad assumere iniziative volte a semplificare i meccanismi di cofinanziamento nazionale, assicurando la tempestiva assegnazione delle risorse e riprogrammando il coordinamento con le regioni, in modo da velocizzare i progetti per rispettare le scadenze e superare le disparità territoriali, economiche e sociali presenti sul territorio italiano;
3) ad assumere iniziative al fine di introdurre criteri di premialità per le amministrazioni che dimostrano una maggiore capacità di spesa, di progettazione e di impatto territoriale, favorendo l'adozione uniforme di modelli di gestione efficiente;
4) a rafforzare il ruolo dei comuni e delle aree interne, riconoscendone il loro ruolo strategico nell'attuazione dei progetti di coesione e sostenendo i piccoli enti, sia attraverso assistenza tecnica ad hoc che attraverso piattaforme condivise di supporto progettuale;
5) a promuovere, anche attraverso l'utilizzo dei fondi per la coesione, interventi strutturali e formativi nel settore dell'istruzione, finalizzati a ridurre i divari territoriali e sociali, a migliorare la qualità dell'offerta educativa, a potenziare la formazione tecnica e professionale e a rendere le scuole più accessibili, sicure e innovative;
6) ad adottare iniziative di competenza al fine di destinare una quota significativa dei fondi di coesione al rafforzamento del sistema sanitario territoriale, con particolare riguardo alle aree interne, sostenendo investimenti in infrastrutture, digitalizzazione, servizi di prossimità, telemedicina e interventi per l'accessibilità delle strutture sanitarie alle persone con disabilità, in coerenza con quanto previsto dalla legge n. 13 del 1989 per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati;
7) a introdurre ogni misura utile a contrastare il fenomeno dell'emergenza abitativa, anche attraverso l'impiego dei fondi di coesione per sostenere politiche abitative strutturali;
8) ad avviare un più ampio processo di rilancio socio-economico delle aree interne attraverso i fondi garantiti dalla politica di coesione, assumendo iniziative volte a semplificare le procedure anche al fine di aumentare l'efficacia generale della spesa.
(1-00514) «Ruffino, Richetti, Bonetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato».
La Camera,
premesso che:
1) la politica di coesione rappresenta una delle politiche fondanti dell'Unione europea, nonché l'unica politica europea orizzontale che coinvolge tutto il territorio dell'Unione: essa ne incarna i valori costitutivi della sussidiarietà e della coesione, riducendo le diseguaglianze e garantendo pari opportunità di sviluppo, con l'obiettivo di creare un'Unione europea più competitiva ed inclusiva;
2) sin dalla sua istituzione, la politica di coesione ha confermato la sua centralità come vero e proprio motore dell'integrazione e leva strategica per lo sviluppo armonico dei territori dell'Unione, nonché come strumento fondamentale di sostegno agli investimenti pubblici delle regioni e degli enti locali: grazie al contributo fondamentale apportato in questi anni dalla politica di coesione, le economie locali hanno infatti potuto beneficiare di circa un terzo del bilancio complessivo dell'Unione, migliorando l'innovazione e l'imprenditorialità attraverso il sostegno alle piccole e medie imprese e alle start up, rafforzando il capitale umano mediante la formazione, l'istruzione e le politiche attive del lavoro – con particolare riguardo alla creazione di nuove opportunità per i giovani – sviluppando la rete infrastrutturale e, complessivamente, concorrendo all'attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali;
3) complessivamente, la politica di coesione contribuisce infatti a rafforzare la riduzione dei divari interni a favore delle regioni in ritardo strutturale di sviluppo e a rafforzare la democrazia, la partecipazione dei cittadini e la fiducia nelle istituzioni e nelle politiche unionali. Inoltre, proprio grazie al suo carattere trasversale e place based, la politica di coesione è inoltre quella che maggiormente si presta a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 e alla doppia transizione ecologica e digitale;
4) negli ultimi mesi la politica di coesione è stato bersaglio, sotto più fronti, dell'agenda politica della Commissione europea di Ursula Von der Leyen e della sua deriva bellicista, che rischia di sottrarre risorse preziose destinate ai territori che maggiormente ne avrebbero diritto;
5) in primo luogo, la possibilità per gli Stati membri, prospettata nel Piano di riarmo europeo, ribattezzato «Readiness 2030», di fare ricorso al dirottamento dei fondi di coesione per il finanziamento delle spese per la difesa, in palese contrasto non solo con la finalità stessa della politica di coesione di riduzione dei divari territoriali, sociali e occupazionali, ma anche con il quadro finanziario pluriennale;
6) sulla stessa linea si pone anche la revisione di medio termine della politica di coesione, firmata dal Vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, che ha aperto alla possibilità per gli Stati membri, su base volontaria, di riprogrammare i fondi dell'Unione europea afferenti alla programmazione 2021-2027 per includere progetti legati alle cinque nuove priorità di spesa, tra cui, in testa, la difesa;
7) a questo si aggiunge la proposta per il nuovo Quadro finanziario pluriennale relativo al periodo 2028-2034, che tra le maggiori novità ricomprende l'aumento esponenziale degli stanziamenti per la difesa, in linea con la priorità dell'attuale Commissione europea, ossia potenziare la sicurezza interna e gli eserciti europei: all'interno del Fondo europeo per la competitività, la sezione «Difesa e spazio» ha una dotazione di 131 miliardi di euro a sostegno degli investimenti nella difesa, nella sicurezza e nello spazio, un ammontare di risorse a livello dell'Unione europea cinque volte superiore rispetto al precedente bilancio;
8) particolarmente allarmanti sarebbero, infatti, le ricadute negative conseguenti alla creazione all'interno del nuovo bilancio dell'Unione europea, di un «Fondo unico europeo» che accorperebbe al suo interno il Feaga, il Feasr, i fondi di coesione, quelli per la pesca e il fondo sociale, dotato di assegnazioni variabili e di una maggiore flessibilità nell'impiego delle risorse di bilancio, in funzione di priorità definite a livello centrale, con il rischio di indebolire i meccanismi di programmazione territoriale dei fondi strutturali, a detrimento anche dello stesso principio di sussidiarietà;
9) l'inglobamento in un fondo unico della politica di coesione metterebbe a rischio l'unica politica europea orizzontale che coinvolge tutto il territorio dell'Unione, nonché il suo carattere trasversale che ha finora garantito il ruolo centrale delle regioni, a partire dalla fase di programmazione delle strategie e degli interventi da realizzare, e che ha consentito di indirizzare il supporto ai territori in maniera specifica e adeguata ai diversi bisogni espressi;
10) tale approccio sposato dalla Commissione europea appare, peraltro, totalmente in contrasto con il principio introdotto proprio dalla Commissione già nell'ottava Relazione sulla coesione, successivamente approfondito dal Coter del Comitato delle regioni e ribadito nella dichiarazione congiunta dei Ministri responsabili della coesione (Praga, maggio 2024), relativo al «non arrecare danno alla coesione», quale principio guida per tutte le politiche dell'Unione europea, affinché non ostacolino la convergenza sociale ed economica delle regioni europee e non contribuiscano alle disparità regionali;
11) inoltre, a livello nazionale, a parere dei firmatari del presente atto di indirizzo le politiche portate avanti dall'attuale Governo, come l'autonomia differenziata, il federalismo fiscale e la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina con le risorse del Fondo sviluppo e coesione destinati alle regioni Sicilia e Calabria, vanno in direzione diametralmente opposta agli obiettivi dalla politica di coesione di favorire la convergenza fra le aree più svantaggiate dell'Unione e ridurre i gap territoriali;
12) il quadro fin qui descritto è ancora più grave se si tiene conto che il sostegno economico messo a disposizione dei territori dalla politica di coesione non rappresenta un mero sussidio, ma una reale leva per gli investimenti pubblici e privati, garantendo la messa in campo di finanziamenti aggiuntivi e generando complessivamente 2,7 euro di prodotto interno lordo aggiuntivo a livello di Unione europea per ogni euro speso;
13) risulta pertanto indispensabile che il Governo nazionale si attivi celermente ai diversi livelli, nazionali ed europei, assumendo una posizione chiara e propositiva nei confronti delle istituzioni unionali, volta a rappresentare l'esigenza di preservare le finalità proprie della politica di coesione, scongiurando ipotesi che possano comprometterne i principi fondanti quale leva di sviluppo territoriale,
impegna il Governo:
1) ad esprimere, nelle opportune sedi istituzionali, nazionali ed europee, nell'ambito dei negoziati in corso, la ferma contrarietà alle ipotesi di revisione del Quadro finanziario pluriennale che arrecano pregiudizio alle politiche di coesione, sostenendo, di contro, il mantenimento nel prossimo bilancio europeo di uno strumento specifico, autonomo ed adeguato per il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale e la riduzione delle disparità regionali, tale da rispondere alle sfide del prossimo settennato e contribuire a rendere unita l'Unione, approfondire il mercato unico, promuovere la convergenza e diminuire le disuguaglianze, la povertà e l'esclusione sociale;
2) a salvaguardare l'approccio «place based» della politica di coesione ed assicurare che venga declinata, anche nel prossimo Quadro finanziario pluriennale, come strumento a livello regionale, mantenendo la propria dimensione territoriale, in grado di cogliere e affrontare le specificità e preservandone l'attuale assetto regionale, contemperando, nella ripartizione delle risorse, le esigenze dei Paesi, come l'Italia, che si trovano sulle frontiere esterne dell'Unione e che già oggi chiedono che questo svantaggio venga considerato, con quelle delle regioni più competitive e con quelle in ritardo che necessitano di adeguate dotazioni finanziarie e della presa in conto dei propri specifici bisogni;
3) a scongiurare, altresì, il rischio che, nell'ambito delle interlocuzioni in corso sul riordino del Quadro finanziario pluriennale dell'Unione, le risorse a valere su un futuro Fondo unico europeo – al posto delle otto linee di finanziamento che compongono i fondi di coesione, i fondi strutturali e i fondi per la politica agricola comune – vengano distratte per altri flussi di spesa, tra cui la difesa, con grave pregiudizio per la politica agricola comune e la coesione territoriale;
4) a garantire un'attuazione efficace della politica di coesione a livello unionale anche nel quadro del prossimo bilancio europeo, valorizzando strumenti finanziari come il Fondo per una transizione giusta (Jtf) quale mezzo indispensabile per fornire sostegno diretto nella sfida della doppia transizione ecologica e digitale, sostenendone, a tal fine, la prosecuzione per il periodo di programmazione post 2027;
5) con specifico riferimento alla proposta di revisione di medio termine della politica di coesione della programmazione in corso 2021-2027, a non ricorrere, per quanto di competenza, alla possibilità di reindirizzare i fondi di coesione destinati all'Italia verso il settore della difesa, inserito tra i nuovi settori prioritari dalla Commissione europea, con inevitabili ricadute negative sui bilanci delle regioni destinatarie dei suddetti finanziamenti, assicurando altresì l'originario impiego e le finalità proprie dei fondi di coesione europei;
6) ad escludere altresì, in ogni caso, nell'ambito del Piano di riarmo europeo, il ricorso da parte del nostro Paese al dirottamento dei fondi di coesione per il finanziamento delle spese per la difesa, con inevitabili ricadute negative sui bilanci delle regioni destinatarie dei suddetti finanziamenti, assicurando altresì l'originario impiego e le finalità proprie dei fondi di coesione europei, destinati alle regioni italiane per rimuovere gli squilibri socio-economici e territoriali, anche con riferimento alla possibilità di ricorrervi per gli altri Stati membri, così da scongiurare effetti distorsivi nell'intreccio tra spesa degli armamenti e successivi riparti dei fondi per la coesione;
7) ad adottare iniziative volte a ripristinare il finanziamento iniziale del Fondo di sviluppo e coesione a favore di Sicilia e Calabria, rimodulato con il dirottamento di quota parte dei suddetti fondi per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, al fine di assicurare la piena funzionalità dei servizi pubblici locali delle suddette regioni, nonché salvaguardare la destinazione propria di tali fondi, con l'obiettivo di colmare il divario infrastrutturale e sociale del Mezzogiorno italiano, in attuazione dell'articolo 119, comma 5, della Costituzione e dell'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;
8) ad adottare tutte le opportune iniziative finalizzate ad introdurre nell'ordinamento interno il principio giuridico del non arrecare danno alla coesione quale strumento di valutazione ex ante dei potenziali impatti ed effetti territoriali diretti sulla coesione derivanti dalla normativa interna e dai progetti di atti legislativi dell'Unione con una dimensione territoriale, affinché nessuna politica nazionale ed europea sia di ostacolo al processo di convergenza o contribuisca negativamente ad aumentare le disparità regionali;
9) a procedere con l'urgenza prevista dal caso, in ottemperanza all'articolo 2, comma 6-bis, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, alla pubblicazione della Quarta relazione istruttoria sul rispetto del vincolo di destinazione alle regioni del Mezzogiorno di almeno il 40 per cento delle risorse territorialmente allocabili, al fine di verificare l'effettiva attuazione del predetto obiettivo in termini di riequilibrio territoriale e di rilancio del Sud come priorità trasversale a tutte le missioni del Piano e a scongiurare eventuali tagli ai progetti destinati alle regioni meridionali conseguenti alla revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
(1-00515) «Scerra, Bruno, Cantone, Alifano, Quartini».
La Camera,
premesso che:
1) la politica di coesione, da sempre un pilastro della governance multilivello dell'Unione europea volto a ridurre le disparità regionali e sostenere i territori più svantaggiati, è oggetto negli ultimi anni di una profonda metamorfosi che, nella fusione con la politica economica, l'ha trasformata da strumento di solidarietà a carattere redistributivo e territoriale a uno strumento di governance economica. In particolare, è in corso negli ultimi mesi un vero e proprio processo di riforma, che ha preso le mosse dalla proposta presentata dalla Commissione europea di revisione intermedia del ciclo di programmazione 2021-2027;
2) la revisione relativa al ciclo 2021-2027, recentemente approvata dal Parlamento europeo, consentirà agli Stati membri di riprogrammare le risorse destinandole anche a nuove e diverse finalità, tra le quali la competitività, la difesa, l'edilizia abitativa, la gestione delle risorse idriche e la transizione energetica;
3) nel suo parere su tale revisione intermedia, la Corte dei conti europea ha rilevato che, sebbene con la riprogrammazione si possa migliorare la capacità di rispondere all'evolvere delle priorità dell'Unione europea, si rischia altresì di aumentare la frammentazione e la complessità attuativa dei programmi della politica di coesione, sovraccaricando così le amministrazioni nazionali, nonché di indebolire l'obiettivo originario di riduzione delle disparità regionali e l'approccio basato sul territorio, che consente di adattare gli investimenti alle esigenze e alle potenzialità specifiche di ciascuna regione. Inoltre, la Corte ha sollevato dubbi su come possano applicarsi agli investimenti nella difesa gli obblighi di trasparenza e del principio del «non arrecare danno significativo» (Dnsh) a livello ambientale, cui è soggetta la politica di coesione;
4) oltre alla revisione intermedia del ciclo 2021-2027, la Commissione europea sta procedendo, nell'ambito della definizione del nuovo bilancio dell'Unione europea per il periodo 2028-2034, ad una riforma completa della politica di coesione che prevede, oltre all'unificazione con altri fondi, tra cui quelli destinati alla politica agricola, e al loro utilizzo per affrontare priorità nuove ed emergenti, anche la centralizzazione della gestione dei fondi, attraverso l'introduzione dei Piani di partenariato nazionali e regionali, la riduzione degli attuali programmi che coinvolgono diversi livelli di governo e il collegamento dei finanziamenti al raggiungimento di riforme da implementare;
5) in particolare, tale riforma solleva preoccupazioni in merito al rischio di una progressiva rinazionalizzazione della politica di coesione, con una governance sempre più accentrata e orientata all'efficienza economica piuttosto che all'equità territoriale, tradendone l'impianto e le finalità originari di convergenza e solidarietà territoriale e rischiando di compromettere la legittimità e l'efficacia nei confronti delle regioni storicamente più fragili, che hanno fatto affidamento su tali strumenti per sostenere il proprio sviluppo socio-economico;
6) l'introduzione dei piani di partenariato nazionali e regionali per gli investimenti e le riforme, vagliati dalla Commissione europea, in luogo dei programmi in capo alle autorità di gestione, va a detrimento del principio di sussidiarietà; inoltre, come per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, i pagamenti si fonderebbero sul conseguimento soddisfacente di traguardi e obiettivi, anziché sul rimborso delle spese ammissibili;
7) in Europa e in Italia permangono gravi disparità regionali che costituiscono un ostacolo alla competitività, con territori in cui si aggravano i fenomeni di scarsa crescita economica, fuga di cervelli, spopolamento, crisi climatiche: secondo i dati diffusi da Eurostat, nel 2024, oltre 93 milioni di persone, pari al 21 per cento della popolazione, vivevano a rischio di povertà o esclusione sociale. Tra le 243 regioni europee analizzate, 93 superavano la media dell'Unione europea, confermando un'Europa spaccata tra zone di prosperità e territori in affanno. In particolare, il Mezzogiorno registra con la Guyana francese il più alto rischio povertà ed esclusione sociale: la Calabria registra un tasso di vulnerabilità del 48,8 per cento, la Campania del 43,5 per cento, la Sicilia del 40,9 per cento e la Puglia del 37,7 per cento, ben oltre la soglia critica del 33 per cento;
8) in Italia, la proposta di riforma della politica di coesione rischia di tradursi in una riduzione delle risorse destinate alle aree più deboli, allarme aggravato dalla diminuzione dei fondi destinati all'agricoltura e dagli effetti dei dazi imposti dall'Amministrazione Trump;
9) è paradossale che la politica di coesione, che ha avuto un ruolo importante nel sostenere progetti innovativi e nel ridurre le disuguaglianze territoriali, possa essere drasticamente ridimensionata proprio ora che un italiano, originario del Sud, ricopre un ruolo di rilievo nella Commissione europea;
10) del resto, l'impianto complessivo della riforma delineata dalla Commissione europea, e in particolare dal suo responsabile per la coesione e le riforme, ricalca in parte il modello adottato in Italia dallo stesso Fitto, allora Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr, in relazione al principale strumento finanziario nazionale di attuazione delle politiche di coesione, il Fondo sviluppo e coesione;
11) la definizione e l'attuazione dei nuovi strumenti di attuazione introdotti con la revisione della disciplina di tale Fondo per l'attuale ciclo di programmazione 2021-2027 (con i cosiddetti decreti «Sud» e «coesione») – gli «Accordi per la coesione» in sostituzione dei precedenti «Piani sviluppo e coesione» – ha causato rallentamenti e difficoltà operative per le regioni, nonostante la fattiva collaborazione delle medesime, impedendo una programmazione economica completa e bloccando l'utilizzo delle risorse, soprattutto nel Mezzogiorno, fortemente penalizzato dal ritardo nella realizzazione degli interventi necessari alla riduzione del divario territoriale;
12) d'altronde, il Governo Meloni ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo si è distinto sin dal suo insediamento come un Governo profondamente antimeridionalista: basti ricordare, ad esempio, il taglio di 3,5 miliardi di euro del fondo perequativo infrastrutturale, che ha penalizzato ospedali, strade e reti idriche, l'opposizione al salario minimo, il progetto di autonomia differenziata, che mina le opportunità, rischia di consolidare il divario con le regioni più ricche, mette a rischio servizi, diritti e anche investimenti, minacciando l'unità del Paese, la continua riorganizzazione burocratica delle zone economiche speciali, improvvisata, calata dall'alto, segno evidente dell'assenza di una reale politica per lo sviluppo del Meridione, utilizzato sempre ad avviso dei firmatari del presente atto solo come terreno di nomine e incarichi, il ritardo nella sottoscrizione degli Accordi per la coesione e, conseguentemente, nell'assegnazione effettiva delle risorse, il taglio di 2,1 miliardi di euro del Fondo sviluppo e coesione per gli anni 2026 e 2027 previsto dal disegno di legge di bilancio;
13) un'ulteriore dimostrazione del disinteresse del Governo verso la riduzione dei divari territoriali è rappresentata dai contenuti del Piano strategico nazionale per le aree interne in cui si teorizzava – come obiettivo – l'accompagnamento ad un percorso di spopolamento irreversibile di alcuni di questi comuni. Nonostante la necessaria correzione di questa parte avvenuta a fine luglio 2025, permane l'assenza di risorse da dedicare ad interventi riferibili esclusivamente a questi territori a valere sul Fondo sviluppo e coesione;
14) la coesione sociale e territoriale è altresì uno dei pilastri del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che mira a ridurre i divari demografici, economici e di servizi tra le diverse aree del Paese — in particolare tra Sud e Centro-Nord, nonché tra zone urbane e aree interne o rurali;
15) il riequilibrio territoriale e il rilancio del Sud costituiscono una delle priorità trasversali a tutte le missioni del Piano ed è sostenuta da un impegno finanziario significativo: almeno il 40 per cento delle risorse «territorializzabili» del Piano nazionale di ripresa e resilienza è destinato alle regioni del Mezzogiorno;
16) a causa dei ritardi accumulati nella fallimentare gestione del Piano, il Governo, che sta procedendo ad una nuova revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per le misure non sostituibili con altre destinate alla stessa finalità di politica pubblica, prospetta genericamente il ricorso ai fondi di coesione, con il rischio oltretutto di cancellarne i progetti già programmati,
impegna il Governo:
1) a ribadire l'importanza della politica di coesione quale strumento fondamentale per la riduzione delle disuguaglianze economiche, sociali e territoriali all'interno dell'Unione europea, in linea con i principi di solidarietà, inclusione e coesione sanciti dai Trattati, contrastando il ridimensionamento del ruolo delle regioni e degli enti locali in favore di un approccio centralizzato e tematicamente settoriale, distante dalle reali esigenze dei territori;
2) a promuovere la salvaguardia del principio della destinazione territoriale dei fondi di coesione, con particolare attenzione alle regioni meno sviluppate e strutturalmente svantaggiate;
3) ad adottare iniziative di competenza volte a sostenere il rafforzamento delle capacità amministrative delle autorità locali e regionali, al fine di migliorarne il ruolo nella gestione e nell'attuazione dei programmi di coesione;
4) a non compromettere le finalità e le progettualità legate alle politiche di coesione, utilizzandone le risorse per spese legate agli investimenti nella difesa o per coprire i ritardi nella realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza;
5) a rispettare i vigenti vincoli di destinazione delle risorse territorialmente allocabili;
6) a non subordinare la politica redistributiva e solidaristica a logiche emergenziali o geopolitiche, perseguendo gli obiettivi strategici comuni dell'Unione (in ambiti quali innovazione, transizione verde e digitale) con risorse diverse da quelle della politica di coesione;
7) ad adottare iniziative volte a stanziare risorse aggiuntive per le aree interne finalizzate a contrastare il fenomeno dello spopolamento e garantire il «diritto a restare», finanziando politiche nazionali che incentivino lo sviluppo socio-economico di queste aree e garantiscano l'accesso ai servizi essenziali, in particolare a quelli relativi al trasporto pubblico locale, all'istruzione e alla sanità.
(1-00516) «De Luca, Sarracino, Filippin, Madia, Prestipino, Lai, Graziano».
La Camera,
premesso che:
1) la politica di coesione rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell'Unione europea per garantire uno sviluppo equilibrato, sostenibile e solidale tra le diverse aree del continente, riducendo i divari economici, sociali e territoriali. Essa costituisce l'espressione più concreta del principio di solidarietà sancito dall'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che impegna l'Unione a promuovere la convergenza tra le regioni e a sostenere quelle meno sviluppate;
2) a livello nazionale, la politica di coesione trova fondamento nei principi costituzionali di uguaglianza sostanziale, solidarietà e autonomia territoriale sanciti dagli articoli 3, 5 e 119 della Costituzione, che impegnano la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini e a garantire pari opportunità di sviluppo per tutti i territori della Repubblica, in particolare quelli più svantaggiati;
3) nell'ambito operativo, tali finalità si concretizzano attraverso i fondi strutturali e di investimento europei (Sie) – in particolare il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il Fondo sociale europeo plus (Fse+), il Fondo per una transizione giusta (Jtf) e il Fondo di coesione – cui si affiancano i fondi nazionali per la coesione, tra cui il Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie e il Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc), istituito dal decreto legislativo n. 88 del 2011, che costituisce il principale strumento nazionale per il riequilibrio economico e sociale;
4) tale Fondo è stato riattivato e reso operativo in modo strutturale durante il Governo Renzi, che ne ha rafforzato la funzione di strumento unico e permanente per la politica di coesione, integrandolo con la programmazione dei fondi europei e introducendo una cabina di regia nazionale per il coordinamento della spesa, con risultati positivi in termini di efficienza e capacità di spesa, come dimostrato dal pieno assorbimento delle risorse del ciclo 2007-2013;
5) per il ciclo di programmazione 2021-2027, l'Italia dispone complessivamente di circa 143 miliardi di euro, di cui circa 83 miliardi provenienti dai fondi strutturali europei e 60 miliardi dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, con una quota vincolata per legge pari all'80 per cento destinata alle regioni meno sviluppate del Mezzogiorno;
6) secondo i «Bollettini di monitoraggio della Ragioneria generale dello Stato», al 30 giugno 2025 l'attuazione dei programmi di coesione 2021-2027 risulta ancora in una fase iniziale: gli impegni di spesa hanno raggiunto in media il 25,03 per cento delle risorse programmate, mentre i pagamenti effettivi si attestano intorno al 6,97 per cento, a testimonianza di un significativo ritardo nella messa a terra degli investimenti rispetto alla dotazione complessiva;
7) tale andamento conferma quanto evidenziato anche dalla Corte dei conti europea, secondo cui l'Italia si colloca tra i Paesi con i maggiori ritardi nell'attuazione dei programmi, a causa di un'eccessiva centralizzazione dei processi decisionali, di procedure amministrative complesse, di una debole capacità progettuale a livello territoriale e di frequenti sovrapposizioni tra fondi europei, Fondo per lo sviluppo e la coesione e Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha generato dispersione di risorse e rallentato l'efficacia complessiva degli interventi;
8) tali criticità compromettono l'efficacia complessiva della politica di coesione e il pieno raggiungimento dei suoi obiettivi, ostacolando il rilancio della produttività del Mezzogiorno, la valorizzazione delle aree interne e il potenziamento delle infrastrutture materiali e immateriali indispensabili per la crescita equilibrata e sostenibile dell'intero Paese;
9) si rileva, inoltre, che la spesa dei fondi di coesione è in larga parte sostitutiva e non addizionale, essendo spesso utilizzata per coprire carenze ordinarie di bilancio o interventi infrastrutturali già finanziati da altre fonti, in contrasto con il principio di addizionalità previsto dai regolamenti europei;
10) le aree interne e montane sono colpite da un crescente fenomeno di spopolamento, da una riduzione dei servizi essenziali (sanità, istruzione, trasporti) e da un progressivo impoverimento del capitale umano e sociale, in assenza di strategie di sviluppo integrate e di continuità territoriale;
11) in particolare, secondo le proiezioni del Piano strategico nazionale per le aree interne (Psnai, 2025), entro 10 anni risulterà in declino demografico il 78,9 per cento dei comuni delle aree interne (quasi il 90 per cento nel Mezzogiorno) e l'82,1 per cento entro 20 anni. Tali territori sono definiti, per metodologia nazionale, proprio dalla minore accessibilità ai servizi essenziali di sanità, istruzione e mobilità, condizione che si associa al progressivo indebolimento del capitale umano e sociale;
12) la maggior parte dei comuni italiani, in particolare quelli di piccole e medie dimensioni, non dispone di competenze tecniche e amministrative sufficienti per gestire progetti complessi, con la conseguenza che le risorse si concentrano nei grandi centri urbani, aggravando la marginalizzazione dei territori periferici;
13) secondo i più recenti dati Istat e Svimez, il prodotto interno lordo pro capite del Mezzogiorno si attesta intorno al 56-60 per cento della media del Centro-Nord. Ciò significa che un cittadino del Sud produce, in media, poco più della metà della ricchezza di un cittadino del Nord;
14) tale divario si riflette nella produttività del lavoro, che resta inferiore di circa un terzo rispetto alla media nazionale, e nella produttività totale dei fattori, che secondo l'Istat mostra da oltre vent'anni una dinamica stagnante;
15) le cause di questo ritardo sono strutturali e multifattoriali. In primo luogo, incidono le carenze infrastrutturali che limitano la competitività dei territori e la capacità delle imprese di operare in condizioni paritarie. Nel Mezzogiorno si concentra, infatti, meno del 30 per cento delle linee ferroviarie ad alta capacità e soltanto il 22 per cento dei porti strategici nazionali, con ritardi evidenti anche nelle reti idriche, energetiche e digitali;
16) la conseguenza è una penalizzazione diretta della produttività e della logistica industriale: le imprese meridionali affrontano costi di trasporto e di fornitura più elevati, tempi di connessione più lunghi e minore accesso alle reti digitali avanzate, fattori che ne riducono la competitività rispetto ai concorrenti del Centro-Nord e dell'Europa;
17) questi squilibri territoriali non rappresentano soltanto un divario economico, ma un limite all'efficacia complessiva delle politiche di sviluppo nazionale ed europea;
18) in questa prospettiva, il Mezzogiorno deve tornare a essere motore di sviluppo e laboratorio di innovazione, non area assistita, ma parte integrante di una strategia nazionale che unisca produttività, infrastrutture e coesione sociale come leve di competitività per l'intero sistema Paese;
19) le criticità sopra evidenziate non si limitano ai soli aspetti produttivi e infrastrutturali, ma investono anche le condizioni di vita delle persone e la qualità dei servizi essenziali nei territori. Negli ultimi anni, la questione dell'emergenza abitativa ha assunto un carattere strutturale: secondo i dati Istat e dell'Osservatorio nazionale sulla condizione abitativa (Onca, 2024), oltre 650.000 famiglie si trovano in condizione di disagio abitativo, con un aumento significativo della domanda di alloggi a canone sostenibile e una crescita degli sfratti per morosità incolpevole;
20) parimenti, la crisi climatica e la crescente scarsità delle risorse idriche stanno determinando un progressivo aggravarsi del fenomeno della dispersione idrica: secondo l'Istat (Censimento delle acque per uso civile, 2024) la perdita media nazionale lungo le reti comunali di distribuzione è pari al 42,4 per cento, con punte superiori al 50 per cento nelle regioni del Sud. Tali inefficienze, dovute all'obsolescenza delle infrastrutture e alla frammentazione della gestione, compromettono la sicurezza dell'approvvigionamento idrico e la sostenibilità ambientale, specialmente nelle aree più soggette a siccità e stress idrico;
21) la revisione di medio termine della politica di coesione 2021-2027, presentata nell'aprile 2025 dal Vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alle riforme e alla coesione, Raffaele Fitto, nata dalla necessità di allineare la politica di coesione alle nuove sfide emergenti, ha introdotto un ampliamento dei settori di intervento, estendendo la possibilità di impiego dei fondi anche a nuove priorità, come le tecnologie critiche, la difesa, l'emergenza abitativa, la gestione delle risorse idriche e la transizione energetica;
22) pur rispondendo all'esigenza di maggiore flessibilità e allineamento con le sfide geopolitiche e ambientali attuali, tale revisione rischia tuttavia di svilire la finalità originaria della politica di coesione, ossia quella di ridurre i divari territoriali e sostenere lo sviluppo equilibrato delle regioni meno sviluppate;
23) un'eccessiva ibridazione tra obiettivi di competitività e coesione, non accompagnata da un adeguato meccanismo di perequazione territoriale, può infatti determinare una distorsione della finalità redistributiva della politica di coesione, indebolendone la funzione di riequilibrio territoriale europei;
24) la centralizzazione della governance e la riduzione del ruolo delle regioni e dei partenariati locali rappresentano un ulteriore elemento di criticità. La politica di coesione, per sua natura, si fonda sul principio di sussidiarietà e di partenariato multilivello, sancito dall'articolo 5 del Trattato sull'Unione europea e ribadito nei regolamenti 2021-2027. L'attuale accentramento delle decisioni nella gestione dei fondi, accompagnato da una minore partecipazione degli enti territoriali, delle università, delle imprese e del terzo settore, rischia di compromettere la capacità di adattare gli interventi alle specificità locali, privando la politica di coesione della sua principale forza: l'essere una politica «di territorio»;
25) è necessario, pertanto, riaffermare la politica di coesione come pilastro nazionale di sviluppo sostenibile e produttività, restituendole una visione strategica e di lungo periodo, coerente con gli obiettivi dell'Unione e integrata con il sistema degli investimenti pubblici e privati in un'ottica di sviluppo territoriale, centrato su infrastrutture materiali e digitali, innovazione tecnologica, capitale umano e ricerca, con l'obiettivo di rafforzare la competitività del sistema produttivo del Mezzogiorno, rilanciare la produttività complessiva del Paese e ridurre i divari strutturali che ne compromettono la crescita equilibrata e duratura,
impegna il Governo:
1) a garantire un'accelerazione significativa nell'attuazione dei programmi di coesione 2021-2027, assicurando il pieno utilizzo delle risorse disponibili entro i termini previsti, attraverso iniziative di competenza volte alla semplificazione delle procedure amministrative e al rafforzamento della capacità progettuale e gestionale delle amministrazioni regionali e locali al fine del superamento delle disparità territoriali, economiche e sociali presenti sul territorio italiano, rimuovendo ogni impedimento atto ad ostacolare il pieno sviluppo della persona e l'effettiva partecipazione di tutti i cittadini alla vita del Paese;
2) ad assumere iniziative di competenza al fine di valorizzare il ruolo dei partenariati economici e sociali, delle università, delle imprese e del terzo settore nei processi di programmazione, attuazione e valutazione dei programmi;
3) a promuovere una strategia nazionale di sviluppo territoriale di lungo periodo, integrata con la pianificazione infrastrutturale, energetica e ambientale, in grado di coordinare i fondi di coesione, le politiche industriali e gli investimenti strategici pubblici e privati, orientata a un modello di crescita sostenibile, equo e competitivo per l'intero Paese;
4) ad adottare iniziative volte a garantire l'addizionalità delle risorse di coesione, evitando che i fondi strutturali e il Fondo per lo sviluppo e la coesione vengano utilizzati in sostituzione della spesa ordinaria, in coerenza con i regolamenti europei e con l'articolo 119 della Costituzione;
5) ad assumere iniziative di competenza per rafforzare il coordinamento strategico tra i fondi europei, il Fondo per lo sviluppo e la coesione e il Piano nazionale di ripresa e resilienza, al fine di evitare duplicazioni e frammentazioni, promuovendo una programmazione integrata degli investimenti pubblici, orientata alla complementarietà degli strumenti e al massimo impatto territoriale;
6) a promuovere, nell'ambito della riforma della politica di coesione europea, il mantenimento della sua finalità redistributiva, garantendo che essa continui a perseguire la riduzione dei divari territoriali e non sia snaturata in uno strumento esclusivamente orientato alla competitività industriale, valorizzando il principio di solidarietà territoriale sancito dall'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;
7) a consolidare e rafforzare la Strategia nazionale per le aree interne (Snai), assicurandone la prosecuzione e il potenziamento nel ciclo di programmazione 2021-2027, con particolare attenzione al sostegno dei comuni con minore capacità amministrativa e alla garanzia della continuità dei servizi essenziali di sanità, istruzione e mobilità nelle zone montane e rurali, anche attraverso un uso coordinato e complementare delle risorse dei fondi Fsc, Fesr e Fse+;
8) ad assumere iniziative al fine di destinare una quota adeguata delle risorse della politica di coesione a interventi mirati a contrastare il fenomeno dell'emergenza abitativa, con priorità per le aree a maggiore disagio abitativo, promuovendo l'inclusione sociale e la coesione territoriale;
9) ad adottare iniziative volte a utilizzare in modo strategico e coordinato le risorse dei fondi di coesione per il potenziamento delle infrastrutture idriche, la riduzione della dispersione e l'ammodernamento delle reti di distribuzione, con particolare riferimento alle regioni caratterizzate da elevati livelli di perdita e da ricorrenti fenomeni di siccità, promuovendo interventi integrati di gestione efficiente e sostenibile della risorsa idrica.
(1-00517) «Boschi, Gadda, Del Barba, Faraone, Bonifazi, Giachetti».
DISEGNO DI LEGGE: RATIFICA ED ESECUZIONE DELL'ACCORDO QUADRO DI PARTENARIATO GLOBALE E COOPERAZIONE TRA L'UNIONE EUROPEA E I SUOI STATI MEMBRI, DA UNA PARTE, E IL REGNO DI THAILANDIA, DALL'ALTRA, FATTO A BRUXELLES IL 14 DICEMBRE 2022 (A.C. 1686)
A.C. 1686 – Articolo 1
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 1.
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo quadro di partenariato globale e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Regno di Thailandia, dall'altra, fatto a Bruxelles il 14 dicembre 2022.
A.C. 1686 – Articolo 2
ARTICOLO 2 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 2.
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 59 dell'Accordo stesso.
A.C. 1686 – Articolo 3
ARTICOLO 3 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 3.
(Disposizioni finanziarie)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Le amministrazioni competenti provvedono all'attuazione dei compiti derivanti dalla presente legge con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
3. Agli eventuali oneri derivanti dagli articoli 53 e 54 dell'Accordo si farà fronte con apposito provvedimento legislativo.
A.C. 1686 – Articolo 4
ARTICOLO 4 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 4.
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE: RATIFICA ED ESECUZIONE DELL'ACCORDO QUADRO DI PARTENARIATO E COOPERAZIONE TRA L'UNIONE EUROPEA E I SUOI STATI MEMBRI, DA UNA PARTE, E IL GOVERNO DELLA MALAYSIA, DALL'ALTRA, FATTO A BRUXELLES IL 14 DICEMBRE 2022 (A.C. 1687)
A.C. 1687 – Articolo 1
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 1.
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Governo della Malaysia, dall'altra, fatto a Bruxelles il 14 dicembre 2022.
A.C. 1687 – Articolo 2
ARTICOLO 2 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 2.
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 58 dell'Accordo stesso.
A.C. 1687 – Articolo 3
ARTICOLO 3 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 3.
(Disposizioni finanziarie)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Le amministrazioni competenti provvedono all'attuazione dei compiti derivanti dalla presente legge con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
3. Agli eventuali oneri derivanti dall'articolo 52 dell'Accordo si farà fronte con apposito provvedimento legislativo.
A.C. 1687 – Articolo 4
ARTICOLO 4 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 4.
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE: S. 862 – RATIFICA ED ESECUZIONE DELL'ACCORDO SULLO SPAZIO AEREO COMUNE TRA L'UNIONE EUROPEA E I SUOI STATI MEMBRI, DA UNA PARTE, E LA REPUBBLICA D'ARMENIA, DALL'ALTRA, CON ALLEGATI, FATTO A BRUXELLES IL 15 NOVEMBRE 2021 (APPROVATO DAL SENATO) (A.C. 1589)
A.C. 1589 – Articolo 1
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO APPROVATO DAL SENATO
Art. 1.
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo sullo spazio aereo comune tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica d'Armenia, dall'altra, con allegati, fatto a Bruxelles il 15 novembre 2021, di seguito denominato «Accordo».
A.C. 1589 – Articolo 2
ARTICOLO 2 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO APPROVATO DAL SENATO
Art. 2.
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 30 dell'Accordo stesso.
A.C. 1589 – Articolo 3
ARTICOLO 3 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO APPROVATO DAL SENATO
Art. 3.
(Disposizioni finanziarie)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate vi provvedono nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. L'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) provvede alle attività di cui agli articoli 8, 9, 11, 13, 14, 15 e 23 dell'Accordo a valere sulle risorse disponibili nell'ambito del proprio bilancio.
2. Agli eventuali oneri derivanti dall'articolo 24 dell'Accordo si farà fronte con apposito provvedimento legislativo.
A.C. 1589 – Articolo 4
ARTICOLO 4 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO APPROVATO DAL SENATO
Art. 4.
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE: RATIFICA ED ESECUZIONE DELL'ACCORDO DI CITTÀ DEL CAPO DEL 2012 SULL'ATTUAZIONE DELLE DISPOSIZIONI DEL PROTOCOLLO DEL 1993 RELATIVO ALLA CONVENZIONE INTERNAZIONALE DI TORREMOLINOS DEL 1977 SULLA SICUREZZA DELLE NAVI DA PESCA, CON ANNESSO, FATTO A CITTÀ DEL CAPO L'11 OTTOBRE 2012 (A.C. 2345)
A.C. 2345 – Articolo 1
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 1.
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo di Città del Capo del 2012 sull'attuazione delle disposizioni del Protocollo del 1993 relativo alla Convenzione internazionale di Torremolinos del 1977 sulla sicurezza delle navi da pesca, con Annesso, fatto a Città del Capo l'11 ottobre 2012.
A.C. 2345 – Articolo 2
ARTICOLO 2 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 2.
(Ordine di esecuzione)
1. Piena e intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 4 dell'Accordo stesso.
A.C. 2345 – Articolo 3
ARTICOLO 3 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 3.
(Autorità competente)
1. Ai fini della presente legge, l'autorità competente a dare esecuzione alle disposizioni dell'Accordo è il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto.
A.C. 2345 – Articolo 4
ARTICOLO 4 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 4.
(Dichiarazioni)
1. Il Governo è autorizzato a rendere, al momento del deposito dello strumento di ratifica, la dichiarazione di cui all'allegato alla decisione 2014/195/UE del Consiglio, del 17 febbraio 2014.
A.C. 2345 – Articolo 5
ARTICOLO 5 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 5.
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Le amministrazioni competenti svolgono le attività previste dalla presente legge con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
A.C. 2345 – Articolo 6
ARTICOLO 6 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO
Art. 6.
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
A.C. 2345 – Ordine del giorno
ORDINE DEL GIORNO
La Camera,
premesso che:
l'Accordo di Città del Capo del 2012, oggetto del disegno di legge di ratifica in esame, è stato adottato nell'ambito della conferenza diplomatica organizzata dall'Organizzazione marittima internazionale (IMO) l'11 ottobre 2012, con l'obiettivo di superare gli ostacoli che avevano impedito l'entrata in vigore del Protocollo di Torremolinos del 1993 e della Convenzione del 1977;
il citato Protocollo del 1993 aveva definito norme tecniche e requisiti per la progettazione, costruzione, equipaggiamento, stabilità, apparecchiature di salvataggio, procedure di emergenza, sistemi di navigazione e comunicazione delle navi da pesca, ma non è mai entrato in vigore per il mancato raggiungimento delle condizioni minime di ratifica da parte degli Stati contraenti;
l'Accordo di Città del Capo introduce modifiche al Protocollo del 1993, prevedendo flessibilità per le unità esistenti e distinguendo criteri di applicazione per le navi da pesca di lunghezza pari o superiore a 24 metri;
l'Unione europea ha già recepito parte delle disposizioni con la direttiva 97/70/CE, che stabilisce un regime armonizzato di sicurezza per navi da pesca di lunghezza pari o superiore a 24 metri,
impegna il Governo:
ad assumere iniziative, anche normative, utili ad assicurare, nell'ambito delle proprie competenze istituzionali, un coordinamento, con le autorità regionali e con le organizzazioni rappresentative del settore della pesca al fine di garantire un'adeguata informazione e assistenza alle imprese di pesca rispetto agli obblighi derivanti dall'Accordo di Città del Capo;
ad accompagnare le misure contenute nel provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a promuovere, anche attraverso campagne informative e iniziative di formazione tecnica, una più ampia conoscenza degli standard di sicurezza e delle procedure di adeguamento, valutando la possibilità di favorire, nell'ambito delle risorse disponibili, misure di sostegno o incentivi per la modernizzazione delle imbarcazioni.
9/2345/1. L'Abbate.
La Camera,
premesso che:
l'Accordo di Città del Capo del 2012, oggetto del disegno di legge di ratifica in esame, è stato adottato nell'ambito della conferenza diplomatica organizzata dall'Organizzazione marittima internazionale (IMO) l'11 ottobre 2012, con l'obiettivo di superare gli ostacoli che avevano impedito l'entrata in vigore del Protocollo di Torremolinos del 1993 e della Convenzione del 1977;
il citato Protocollo del 1993 aveva definito norme tecniche e requisiti per la progettazione, costruzione, equipaggiamento, stabilità, apparecchiature di salvataggio, procedure di emergenza, sistemi di navigazione e comunicazione delle navi da pesca, ma non è mai entrato in vigore per il mancato raggiungimento delle condizioni minime di ratifica da parte degli Stati contraenti;
l'Accordo di Città del Capo introduce modifiche al Protocollo del 1993, prevedendo flessibilità per le unità esistenti e distinguendo criteri di applicazione per le navi da pesca di lunghezza pari o superiore a 24 metri;
l'Unione europea ha già recepito parte delle disposizioni con la direttiva 97/70/CE, che stabilisce un regime armonizzato di sicurezza per navi da pesca di lunghezza pari o superiore a 24 metri,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di assumere, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, iniziative, anche normative, utili ad assicurare, nell'ambito delle proprie competenze istituzionali, un coordinamento, con le autorità regionali e con le organizzazioni rappresentative del settore della pesca al fine di garantire un'adeguata informazione e assistenza alle imprese di pesca rispetto agli obblighi derivanti dall'Accordo di Città del Capo;
ad accompagnare le misure contenute nel provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a promuovere, anche attraverso campagne informative e iniziative di formazione tecnica, una più ampia conoscenza degli standard di sicurezza e delle procedure di adeguamento, valutando la possibilità di favorire, nell'ambito delle risorse disponibili, misure di sostegno o incentivi per la modernizzazione delle imbarcazioni.
9/2345/1. (Testo modificato nel corso della seduta)L'Abbate.
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
Iniziative volte a ripristinare, per gli interventi di rimozione delle barriere architettoniche, la possibilità di usufruire dello sconto in fattura in alternativa alle detrazione fiscali – 3-02258
GRIPPO, RUFFINO, RICHETTI, BENZONI, D'ALESSIO e SOTTANELLI. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
la normativa relativa agli interventi edilizi ha subito un notevole numero di modifiche nel corso degli ultimi anni;
il decreto-legge n. 212 del 2023, convertito con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2024, n. 17, all'articolo 3, ha sancito che a partire dal 1° gennaio 2024 non fosse più possibile ottenere lo sconto in fattura o la cessione del credito, eccezion fatta per gli interventi già avviati prima dell'entrata in vigore del decreto stesso (30 dicembre 2023) e secondo determinate condizioni;
successivamente, il decreto-legge n. 39 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2024, n. 67, all'articolo 4-bis, comma 4, ha stabilito che per tutti gli interventi legati o al superbonus (efficientamento energetico, sismico ed altri) ovvero all'abbattimento delle barriere architettoniche, la detrazione spetti in dieci quote annuali di pari importo per tutte le spese sostenute a partire dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (29 maggio 2024). Dunque, il cosiddetto «bonus 75 per cento» è attualmente in vigore – fino al 31 dicembre 2025 – e la detrazione viene unicamente rimborsata in 10 rate annuali di pari importo (per le spese sostenute a partire dal periodo di imposta 2024), senza che vi sia la possibilità di usufruire della cessione del credito o dello sconto in fattura;
tuttavia, il decreto-legge n. 95 del 2025, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2025, n. 118, ha previsto una deroga ad hoc – e di natura temporale limitata al 2026 – per le zone interessate dagli eventi sismici (avvenuti in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria dal 24 agosto 2016), nelle quali continua ad applicarsi la misura agevolativa al 110 per cento e a condizione che il beneficio fiscale sia fruito mediante cessione del credito e sconto in fattura, ad evidenza che quest'ultima può rappresentare per questi interventi limitati un'opzione certamente sostenibile per i conti pubblici;
alla luce di tale contesto normativo, numerose famiglie e persone con disabilità – soprattutto in condizione di incapienza fiscale e non potendo accedere allo sconto in fattura – si trovano nell'impossibilità economica di sostenere interventi di rimozione delle barriere architettoniche nella propria residenza, con la grave conseguenza di vincolare le persone con disabilità alle mura di casa e di comprimere il loro diritto alla libertà di movimento –:
se non ritenga di adottare iniziative di competenza al fine di ripristinare, per gli interventi di rimozione delle barriere architettoniche, la possibilità di usufruire dello sconto in fattura in alternativa alle detrazioni fiscali.
(3-02258)
Misure volte a tutelare le categorie fragili in relazione al prospettato aumento dei requisiti per il pensionamento – 3-02259
GUERRA, UBALDO PAGANO, LAI, MANCINI, ROGGIANI, CASU, FORNARO, GHIO e FERRARI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
dalla bozza del disegno di legge di bilancio emerge un quadro fortemente preoccupante in materia previdenziale;
in contrasto con quanto più volte annunciato sin da gennaio 2025 circa una possibile sterilizzazione dell'adeguamento dei requisiti per l'accesso alla pensione alla speranza di vita, dal 2027 è previsto un aumento generalizzato di tali requisiti: un mese in più nel 2027 e ulteriori due nel 2028;
l'impatto reale sarà però più grave, perché non sono previste proroghe di «quota 103», né il rinnovo di «opzione donna». Il Governo prosegue, cioè, ad avviso degli interroganti nell'inaridimento successivo di tutte le forme che, anche a costo di un ricalcolo contributivo penalizzante, potevano permettere un'uscita flessibile dal lavoro, attenuando gli effetti di rigidità introdotti con la «legge Fornero», che pure si diceva e si dice di volere superare. Si colpiscono, in particolare, ancora una volta in modo diretto le lavoratrici, già penalizzate da carriere più discontinue e carichi familiari sproporzionati;
ne consegue che la platea di lavoratori esclusa dall'aumento dell'età pensionabile, per quanto riguarda le pensioni anticipate, è estremamente ristretta: meno di 10.000 persone, tra lavoratori gravosi e usuranti, precoci o beneficiari dell'«ape sociale»; irrisoria rispetto a quella di oltre 500.000 persone che accedono annualmente al pensionamento anticipato;
sarebbe previsto un inasprimento dei requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione anticipata per gli invalidi civili al 74 per cento, i caregiver familiari e i disoccupati e di quelli contributivi per i precoci con 41 anni di contributi;
tutto questo comporta il rischio concreto e gravissimo di generare nuove situazioni di esodati: persone che hanno già lasciato il lavoro confidando in misure di accompagnamento alla pensione (isopensione, contratti di espansione, fondi di solidarietà bilaterali), che ora vengono modificate o cancellate, lasciandoli senza reddito e senza tutele;
allo stesso tempo, sul fronte dei benefici economici, le pensioni minime vengono adeguate solo all'inflazione più un 1,3 per cento aggiuntivo, pari a poco più di 4 euro al mese, lasciando sempre più in difficoltà, rispetto a promesse non mantenute, persone che vivono con assegni molto ridotti –:
quali misure intenda adottare per evitare quanto meno che l'aumento dei requisiti previdenziali crei disagi insostenibili per le categorie più fragili, tra cui caregiver, invalidi, disoccupati e donne con problematiche familiari e determini nuove categorie di esodati, come coloro che, essendo in «ape sociale», rischiano con l'aumento del requisito di età della pensione di vecchiaia dal 2027 di avere mesi senza alcuna copertura economica.
(3-02259)
Iniziative normative volte a prevedere, anche per il 2026, la rateizzazione del secondo acconto delle imposte sui redditi – 3-02260
GUSMEROLI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
per due anni consecutivi, su impulso della Lega-Salvini Premier, è stata disposta la rateizzazione dell'acconto delle imposte sui redditi di novembre;
infatti, l'articolo 4 del decreto-legge del 18 ottobre 2023, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 191 del 2023, e, successivamente, l'articolo 7-quater del decreto-legge 19 ottobre 2024, n. 155, convertito, con modificazioni, della legge n. 189 del 2024, hanno introdotto, in via sperimentale per i periodi d'imposta 2023 e 2024, la possibilità per i contribuenti di rateizzare il versamento del secondo acconto delle imposte sui redditi, dilazionandolo nei mesi da gennaio a maggio dell'anno successivo;
tale misura ha incontrato un ampio consenso da parte di contribuenti, intermediari fiscali e professionisti, in quanto consente una distribuzione più equilibrata del carico fiscale, riducendo la pressione concentrata a fine anno e favorendo una gestione finanziaria più sostenibile, senza incidere negativamente sugli equilibri di finanza pubblica;
il processo di razionalizzazione del sistema fiscale attualmente in corso, così come la sperimentazione della rateizzazione dell'acconto delle imposte a favore dei contribuenti, è la conseguenza degli indirizzi espressi dal Governo in sede parlamentare in occasione dell'approvazione della legge delega per la riforma fiscale (legge n. 111 del 2023). In particolare, grazie appunto all'approvazione di un emendamento presentato dal gruppo Lega-Salvini Premier, all'articolo 5, comma 1, lettera f), è stata prevista una revisione del sistema di calcolo, anche previsionale, del saldo e degli acconti, volta proprio a «realizzare (...) una migliore distribuzione del carico fiscale nel tempo, anche mediante la progressiva introduzione della periodicità mensile dei versamenti»;
per effetto di tale intervento, per la prima volta in decenni, microimprese, artigiani, commercianti e liberi professionisti hanno potuto versare solo una parte delle imposte effettivamente dovute entro novembre, posticipando il saldo dei restanti importi in un arco temporale più sostenibile;
a seguito della positiva sperimentazione della misura, il Governo, nella seduta della Camera dei deputati n. 515 del 22 luglio 2025, ha assunto un impegno di merito, accogliendo favorevolmente l'ordine del giorno 9/02460-A/007 –:
se il Governo ritenga ci siano i margini, in occasione dell'imminente manovra di bilancio per il 2026, di adottare iniziative normative volte a prevedere, anche per il prossimo anno, la rateizzazione del secondo acconto delle imposte sui redditi.
(3-02260)
Iniziative volte a ristabilire equità nel sistema fiscale e a proteggere i redditi reali in relazione agli effetti distorsivi del cosiddetto fiscal drag – 3-02261
MARI, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GHIRRA, GRIMALDI, PICCOLOTTI e ZARATTI. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
dopo anni di inflazione, rincari e stagnazione dei redditi, con la manovra economica 2026 il Governo punterebbe a «rafforzare il potere d'acquisto delle famiglie» ricorrendo ad un mix di interventi fiscali e sociali (come riduzione Irpef, detassazione di aumenti contrattuali, premi di produttività e salario accessorio, benefici e sostegno agli acquisti di beni di prima necessità per famiglie) pensati per contrastare l'effetto erosivo dell'inflazione su salari e pensioni;
nel solo 2024 il gettito fiscale ha superato di 42,8 miliardi di euro quello stimato, nell'ottobre 2023, dal Documento programmatico di bilancio: una cifra enorme pari al 2 per cento del prodotto interno lordo, composta da 38 miliardi di euro derivanti da maggiori imposte dirette e 4 miliardi di euro da maggiori imposte indirette ed attribuibile, secondo quella che agli interroganti appare l'imperversante propaganda governativa, all'ampliamento della base imponibile conseguente al positivo andamento del mercato del lavoro che trascinerebbe con sé un aumento, a parità di aliquote, delle entrate sia fiscali che contributive;
invero, su una quota consistente del risultato ha pesato soprattutto, in valore assoluto, il maggior gettito da ritenute Irpef dei lavoratori dipendenti finanziato dal combinato disposto delle misure di contenimento della spinta inflattiva sui redditi da lavoro dipendente e del conseguente ed inevitabile fenomeno del fiscal drag, ossia dell'effetto trascinamento che la progressività delle aliquote esercita sul reddito nominale maggiorato, spingendolo, ad invarianza del suo valore reale, verso scaglioni con tassazione più elevata;
il fiscal drag, pertanto, pur traendo origine da uno scenario positivo, ossia quello del graduale adeguamento dei redditi all'inflazione, impoverisce nella realtà, e con una sorta d'inganno, il contribuente a tutto vantaggio dell'erario, che, ad aliquote invariate, vede sensibilmente ed in maniera indebita generarsi un extra-gettito che non gli compete, non essendo giustificato dall'andamento del reddito reale dei contribuenti;
secondo l'Istat nel solo triennio contrattuale 2022/2024, l'inflazione cumulata è stata pari al 17 per cento, con una stima del fiscal drag di proporzioni molto rilevanti, che secondo la Cgil sfiorerebbe i 25 miliardi di euro;
molti Paesi europei hanno già da tempo introdotto meccanismi automatici di indicizzazione o altre misure che neutralizzano i suddetti effetti distorsivi –:
se non ritenga necessario adottare iniziative per la restituzione del fiscal drag al fine di ristabilire equità nel sistema fiscale e proteggere i redditi reali e se non ritenga doveroso allinearsi a quei Paesi europei che, al fine di neutralizzare gli effetti distorsivi riportati in premessa, hanno adottato un sistema di imposta progressiva indicizzato o altri adeguamenti discrezionali che comunque ne attenuano l'impatto.
(3-02261)
Tempi di adozione del decreto interministeriale in materia di produzione del vino dealcolato e relativo regime fiscale – 3-02262
CASTIGLIONE, GATTA, DE PALMA, RUBANO, LOVECCHIO e ARRUZZOLO. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
il mercato del vino dealcolato è ancora un settore nascente, ma con importanti prospettive di crescita. Uno studio realizzato dalla Commissione europea stima il tasso di crescita del vino dealcolato al 25 per cento nei prossimi anni, spinto dalle nuove tendenze di consumo e dal favore dei giovani;
nel 2021 l'Unione europea ha emanato il regolamento (Ue) 2021/2117 che autorizza la produzione e commercializzazione di vino parzialmente o totalmente dealcolato all'interno dell'Unione europea;
il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha recepito le istanze provenienti da tutta la filiera nazionale, adottando il decreto ministeriale attuativo, n. 672816 del 20 dicembre 2024, per definire le modalità di produzione, di detenzione e l'etichettatura dei prodotti vitivinicoli che possono essere sottoposti a un trattamento di dealcolazione;
il decreto legislativo 28 marzo 2025, n. 43, ha introdotto nel «testo unico accise» (decreto legislativo n. 504 del 1995) l'articolo 33-ter, volto a disciplinare, dal punto di vista del regime fiscale, la produzione di vino dealcolato;
in tale articolo è prevista l'adozione di un decreto interministeriale del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, per disciplinare le condizioni di autorizzazione alla produzione, quelle inerenti all'assetto del deposito fiscale e le modalità semplificate di accertamento e di contabilizzazione;
a oggi, però, tale provvedimento risulta ancora in fase di definizione, generando incertezza normativa e ostacolando di fatto l'avvio su larga scala della produzione in Italia di vini «no-low alcohol», in assenza di un chiaro inquadramento fiscale del sottoprodotto alcolico derivante dal processo di dealcolazione;
uno studio dell'Osservatorio Unione italiana vini ha rilevato che il 70 per cento del valore delle vendite dei prodotti low alcohol negli Stati Uniti è tricolore. Ma l'80 per cento dei ricavi finisce alle imprese statunitensi;
lo stesso Osservatorio ha recentemente rilevato che l'export di vino italiano negli Stati Uniti ha registrato una brusca frenata nei mesi di luglio e agosto 2025 con un calo del 28 per cento, nonostante i produttori abbiano ridotto i listini medi di circa il 17 per cento per contenere gli effetti dei dazi –:
quali siano i tempi di adozione del decreto interministeriale previsto dall'articolo 33-ter, comma 2, del «testo unico accise» di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, stante la necessità di intervenire in favore del settore del vino, ampliando le possibilità offerte dal mercato in questa fase congiunturale negativa.
(3-02262)
Iniziative normative in materia di concessioni demaniali per finalità di carattere culturale, sociale e sportivo, con particolare riferimento alla determinazione di un importo massimo del canone annuo – 3-02263
PASTORINO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
ad aprile 2023, con riferimento alla determinazione dell'importo annuo del canone dovuto quale corrispettivo dell'utilizzazione di aree e pertinenze demaniali marittime, rispondendo all'atto n. 3-00349, il Ministro interrogato ha dichiarato che avrebbe tenuto in adeguata considerazione le concessioni con finalità di carattere culturale, sociale e sportivo;
a marzo 2024, rispondendo all'interrogazione n. 3-01084, ha informato di un tavolo tecnico istituito dal Ministro per lo sport e i giovani che, all'esito del confronto con le altre amministrazioni competenti nazionali ed europee, avrebbe proposto un intervento normativo volto alla disciplina delle concessioni assegnate per le attività sportive amatoriali e dei relativi canoni, svolte da associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che perseguono esclusivamente o prevalentemente finalità sociali e ricreative;
a gennaio 2025, in risposta all'interrogazione a risposta immediata in Assemblea n. 3-01659, il Ministro interrogato ha comunicato che i lavori del tavolo suddetto hanno contribuito a corroborare l'idea di introdurre una disciplina propria di tali concessioni, concludendo che il lavoro del Governo sarebbe proseguito in quella direzione, affermando che «è una disciplina che si è ritenuto non opportuno inserire nella legge di bilancio per consentire il pieno sviluppo del necessario confronto tecnico-istituzionale»;
tuttavia, sono trascorsi ben dieci mesi da queste dichiarazioni ma ancora non si è addivenuti a una soluzione e nel frattempo sono molte le piccole categorie colpite da questa variazione: il canone minimo viene corrisposto, in moltissimi casi, per utilizzazioni di carattere pubblico e collettivo e per attività espletate sul demanio marittimo senza finalità lucrative; inoltre, spesso sono le amministrazioni comunali ad essere titolari di concessioni per l'utilizzo di beni di pubblica utilità: in tali casi è il comune, oltre ad avere oneri di manutenzione per la sicurezza e l'incolumità, non ottiene nessun ritorno economico dall'utilizzo di questi beni, ma sostiene le spese relative al canone aumentato esponenzialmente –:
giacché la discussione del disegno di legge di bilancio per il 2026 inizierà a breve, a che punto siano i lavori relativi all'adozione di una disciplina propria delle concessioni di cui in premessa, che tenga conto della specificità delle attività e della natura dei soggetti coinvolti, tutelando le finalità sociali, ricreative e di promozione del benessere psicofisico, connesse agli usi del demanio marittimo, lacuale e fluviale, chiarendo se vi sia la volontà di prevedere nel disegno di legge di bilancio la determinazione di un importo annuo del canone dovuto non superiore a euro 500.
(3-02263)
Ulteriori iniziative di carattere fiscale volte ad assicurare un equo accesso alla casa, in particolare per le persone giovani e a basso reddito – 3-02264
LUPI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 47 della Costituzione afferma che la Repubblica favorisce «l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione»;
il 27 agosto 2025 il Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni ha tenuto un discorso al Meeting di Rimini, dichiarando: «una delle priorità sulle quali intendiamo lavorare insieme al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, che ringrazio, è un grande piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie. Perché senza una casa è difficile costruire una famiglia»;
secondo il recente studio «L'offerta di abitazioni in Italia. Un quadro generale», presentato il 7 ottobre 2025 dalla Fondazione Ifel, in Italia esistono 9,7 milioni di unità abitative inutilizzate;
l'indagine citata evidenzia la resistenza della quota di abitazioni di proprietà, che rimane superiore al 55 per cento del totale;
risulta necessario coinvolgere e incentivare l'impegno dei datori di lavoro a garantire il canone di affitto del dipendente, come avviene in altri Stati esteri, quali Svizzera e Germania;
la domanda di abitazioni e l'aumento del costo della vita richiedono nuovi strumenti per incentivare l'accesso alla prima casa, per esempio attraverso la riduzione o l'esenzione dall'Imu per i contratti ordinari e per i contratti nelle zone ad alta tensione abitativa, l'estensione della cedolare secca al 10 per cento a tutti i comuni e a contratti stipulati da privati con le imprese, premi fiscali a chi affitta ai giovani, detrazioni fiscali per ristrutturazioni di immobili destinati ad affitto a lungo termine e agevolazione del cosiddetto «rent-to-buy» –:
quali ulteriori iniziative di competenza intenda assumere per il finanziamento di misure, in particolare di carattere fiscale, che assicurino un equo accesso alla casa da parte dei cittadini, in particolare per le persone giovani e a basso reddito.
(3-02264)
Chiarimenti in merito agli intendimenti del Governo in ordine alla tassazione degli extraprofitti bancari – 3-02265
FRANCESCO SILVESTRI, ALIFANO, TORTO, GUBITOSA, CARMINA, RAFFA, DELL'OLIO e DONNO. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
la manovra di bilancio appena varata contiene interventi per 18,7 miliardi di euro medi annui;
grava una profonda incertezza in merito alle coperture individuate, in particolare per quanto riguarda il contributo richiesto al settore bancario e assicurativo;
nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha varato la manovra, il Ministro interrogato ha dovuto fare i conti con l'aleatorietà dell'apporto richiesto in manovra agli istituti di credito, esprimendo allo stesso tempo la sua soddisfazione per aver venduto «tutta questa merce (ovvero la legge di bilancio) alle agenzie di rating senza essere smentito»;
a giudizio degli interroganti non ci sarà, in sostanza, nessuna tassa sugli extraprofitti delle banche: una beffa enorme per i cittadini, aggravata dal fatto che il previsto rinvio sulle Dta (imposte differite attive) è solo un anticipo di liquidità che poi verrà restituito agli istituti di credito, mentre per lo svincolo degli utili messi a riserva si tratta di un'opzione volontaria;
nel 2024 le banche italiane hanno registrato un massimo in termini di utile netto, con un totale di 46,5 miliardi di euro, in crescita di 5,7 miliardi (+14 per cento) rispetto al 2023. Un risultato che porta la somma degli utili realizzati nel triennio 2022-2024 a oltre 112 miliardi, evidenziando un triennio eccezionale per la redditività bancaria, sostenuto da un contesto monetario, ovvero gli alti tassi d'interesse decisi dalla Banca centrale europea, straordinariamente favorevole;
la pressione fiscale nel 2025 è pari al 42,7 per cento, in crescita nell'ultimo triennio;
il Governo ha, altresì, annunciato un aumento delle spese per il riarmo: dall'attuale 2 per cento del prodotto interno lordo (circa 45 miliardi di euro) al 2,5 per cento del prodotto interno lordo nel 2028 (61 miliardi di euro). Questo aumento comporterà un esborso aggiuntivo – rispetto a uno scenario di spesa costante al 2 per cento del prodotto interno lordo aggiornato al suo crescente valore nominale – di quasi 23 miliardi di euro nel triennio, che secondo il piano incrementale previsto (+0,15 per cento del prodotto interno lordo nei prossimi due anni e +0,2 per cento l'anno successivo) sarà così ripartito: quasi 3,5 miliardi di euro di spesa addizionale nel 2026, oltre 7 miliardi di euro nel 2027 e oltre 12 miliardi di euro nel 2028 –:
quali siano le motivazioni che hanno indotto il Governo a non introdurre alcuna tassazione sugli extraprofitti bancari, alla luce dell'improcrastinabile finanziamento delle politiche economiche e sociali (a partire da quella sanitaria), tenuto anche conto dell'immenso esborso statale per il riarmo nazionale ed europeo.
(3-02265)
Dati sul beneficio fiscale medio annuo derivante dagli interventi posti in essere dal Governo in favore dei lavoratori dipendenti – 3-02266
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CONGEDO, FILINI, GIORDANO, MATERA, MATTEONI, OSNATO, TESTA, TREMONTI e LUCASELLI. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
il Governo ha sin dall'inizio rivolto un'attenzione costante alle istanze dei lavoratori dipendenti, introducendo misure volte ad alleggerirne il carico fiscale;
in particolare, in materia di cuneo fiscale, dopo essere intervenuto con la legge di bilancio per il 2024, prevedendo una riduzione dei contributi del 7 per cento per i redditi fino a 25 mila euro e del 6 per cento per i redditi fino a 35 mila euro, con la legge di bilancio per il 2025 ha sostituito il predetto meccanismo, prevedendo per i redditi fino a 20 mila euro un bonus fiscale, esente da Irpef, e, per i redditi superiori a 20 mila fino a 40 mila euro, una specifica detrazione dall'imposta lorda;
relativamente all'imposizione sul reddito delle persone fisiche, è stato poi ridotto il regime delle aliquote Irpef da 4 a 3, accorpando i primi due scaglioni di reddito, ed abbassato l'aliquota dal 25 al 23 per cento per i redditi fino a 28 mila euro, innalzando al contempo a 8.500 euro la soglia della no tax area per i lavoratori dipendenti, rendendo strutturale l'intervento introdotto con uno dei primi decreti attuativi della delega fiscale, il decreto legislativo n. 216 del 2023;
l'impegno del Governo ad alleggerire la tassazione del lavoro dipendente sembra confermato e rafforzato nel disegno di legge di bilancio per il 2026, in cui sono presenti interventi in materia di imposizione sul reddito delle persone fisiche e sulla fiscalità di alcuni istituti tipici del lavoro dipendente, con un'ulteriore riduzione di 2 punti percentuali dell'aliquota Irpef relativa allo scaglione di reddito che va da 28.001 euro fino a 50.000 euro, portandola a regime dal 35 al 33 per cento, fino a un tetto massimo di reddito complessivo pari a 200.000 euro;
tra le altre misure di favore per i lavoratori dipendenti, il disegno di legge di bilancio per il 2026 sembra recare, altresì, la conferma della detassazione dei premi di risultato, già introdotta con la legge di bilancio per il 2025 che aveva abbassato l'aliquota dal 10 al 5 per cento, portandola all'1 per cento, fino a 5.000 euro, e amplia la soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici da 8 a 10 euro;
infine, con l'obiettivo di favorire l'adeguamento salariale al costo della vita e rafforzare il legame tra produttività e salario, si introduce un'imposizione agevolata per i rinnovi contrattuali nel settore del lavoro privato, per i compensi relativi al trattamento accessorio del lavoro pubblico, nonché altre misure volte ad alleggerire l'imposizione fiscale sul lavoro notturno e festivo –:
se il Ministro interrogato intenda fornire un quadro complessivo del beneficio medio annuo che gli interventi posti in essere dal Governo hanno garantito in favore dei lavoratori dipendenti da inizio legislatura, in particolare operando un confronto con quanto previsto per il periodo d'imposta 2022.
(3-02266)
Chiarimenti relativi a recenti affermazioni contenute in un video diffuso tramite i canali social del Presidente Trump circa intendimenti del Governo italiano in materia di difesa e sicurezza internazionale – 3-02267
BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. – Al Ministro della difesa. – Per sapere – premesso che:
nelle scorse ore il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato sulla piattaforma Truth un video nel quale vengono attribuite alla Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, dichiarazioni di eccezionale rilievo politico e strategico;
nel video in questione, la Presidente Meloni viene detta intenzionata a «ignorare le regole commerciali dell'Unione europea» e a «stipulare un accordo diretto tra Italia e Stati Uniti» – prospettando un'iniziativa che sarebbe in palese contrasto con la competenza esclusiva dell'Unione europea in materia di politica commerciale comune – oltre che a «ridimensionare il proprio sostegno all'Ucraina» e a «ricostruire le proprie capacità di difesa nell'ambito di una nuova visione sicurezza sostenuta da Washington»;
tali affermazioni, riprese e rilanciate pubblicamente dal Presidente Trump, generano gravi ambiguità circa la posizione internazionale dell'Italia e la sua lealtà agli impegni assunti in sede europea e atlantica;
ad oggi non risultano smentite ufficiali da parte del Governo, che quindi sembra, a giudizio degli interroganti, confermare implicitamente quanto rilanciato dal Presidente Trump, portando, di fatto, l'Italia fuori dalla linea di azione eurounitaria e in aperto contrasto con gli impegni assunti a sostegno dell'Ucraina insieme agli altri partner europei –:
se ritenga necessario smentire le affermazioni rilanciate dal Presidente Trump sui propri canali social e attribuite alla Presidente Meloni richiamate in premessa, al fine di chiarire se il Governo italiano in materia di difesa e sicurezza internazionale intenda rispettare gli impegni assunti in sede europea e Nato sul sostegno all'Ucraina e sulle politiche di difesa, oppure intenda adottare un approccio unilaterale indipendente rispetto alla linea di azione dell'Unione europea.
(3-02267)
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DELLA RIUNIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 23 E 24 OTTOBRE 2025
Risoluzioni
La Camera,
premesso che:
1) l'ordine del giorno del Consiglio europeo del 23-24 ottobre 2025 prevede la discussione dei seguenti temi: Ucraina, Medio Oriente, Difesa e sicurezza europea, Competitività e doppia transizione, Edilizia abitativa, Migrazione;
2) continua l'impegno del Governo per arrivare a una pace giusta e duratura per l'Ucraina; il 1° ottobre 2025 i Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea si sono riuniti a Copenaghen per discutere come rafforzare la difesa comune dell'Europa e il sostegno all'Ucraina;
3) il Presidente del Consiglio dei ministri ha avuto contatti telefonici con i principali leader europei e con il Presidente Zelensky a seguito della telefonata tra il Presidente Trump e il Presidente Putin del 16 ottobre 2025 e l'incontro alla Casa Bianca tra il Presidente Trump e il Presidente Zelensky del 17 ottobre 2025;
4) rimane prioritario assicurare un sostegno multidimensionale al Paese aggredito e mantenere alta la pressione comune europea nei confronti della Russia, a partire dall'adozione del XIX pacchetto di sanzioni Ue che riguarderà i proventi del petrolio, le banche, le cripto-attività e la flotta ombra; lo strumento sanzionatorio non può tuttavia prescindere dal coordinamento con gli altri Stati membri del G7; il dibattito verterà anche sul tema dei beni russi immobilizzati e sul sostegno finanziario all'Ucraina, materie rispetto alle quali le future determinazioni dovranno valersi di solide basi giuridiche e finanziarie e di uno stretto raccordo in ambito G7;
5) il Presidente del Consiglio dei ministri ha delineato negli ultimi consessi la linea italiana, basata principalmente su: la proposta di un meccanismo difensivo di mutua assistenza, ispirato all'articolo 5 del Trattato di Washington, a garanzia della sicurezza per l'Ucraina; l'indisponibilità dell'Italia a inviare soldati in Ucraina; il sostegno a un eventuale cessate il fuoco con iniziative di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini; la necessità di non reagire alle provocazioni da parte russa;
6) la creazione di garanzie di sicurezza solide e credibili per l'Ucraina non può prescindere da una stretta collaborazione dei Paesi europei con gli Stati Uniti e, in questo senso, devono articolarsi i negoziati delle parti coinvolte;
7) a due anni dai tragici eventi del 7 ottobre 2023, il piano di pace del Presidente degli Stati Uniti, sostenuto dall'Europa e dai Paesi arabi, e l'accordo firmato in Egitto il 9 ottobre 2025 per l'applicazione della sua prima fase, hanno segnato una svolta determinante per una strada di pace nell'area Medio Orientale, aprendo la strada al cessate il fuoco a Gaza, al rilascio di tutti gli ostaggi e al ritiro delle forze israeliane su linee concordate;
8) questa fase è stata suggellata, il giorno 13 ottobre 2025, dall'importante intervento del Presidente degli Stati Uniti alla Knesset israeliana e dal Vertice di pace presieduto dal Presidente Trump e dal suo omologo egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, a Sharm el-Sheikh, al quale ha partecipato il Presidente del Consiglio dei ministri;
9) il nostro Paese è in prima linea per sostenere il lavoro degli Stati Uniti e quello di importanti mediatori quali Egitto, Qatar e Turchia e per dare il proprio contributo nel processo di stabilizzazione e sviluppo di Gaza, sostenendo il ruolo dell'Autorità palestinese;
10) la crisi in Medio Oriente presenta delicati e molteplici aspetti legati alla sua dimensione geopolitica, diplomatica e umanitaria, elemento quest'ultimo la cui manipolazione va scongiurata, posto che il vero scopo è quello di aiutare la popolazione della Striscia di Gaza e lavorare per la realizzazione della pace;
11) il Consiglio europeo di ottobre 2025 continuerà il dibattito sulla linea dei lavori che si sono svolti a Copenaghen il 1° ottobre 2025 con l'obiettivo di rafforzare la difesa comune europea, a partire da due aspetti essenziali: la Roadmap sulla prontezza per la difesa al 2030 che Commissione europea e l'Alto Rappresentante hanno predisposto su richiesta del Consiglio europeo di giugno 2025 e la cooperazione con la Nato;
12) i Capi di Stato e di Governo torneranno ad esaminare il tema della competitività e della doppia transizione alla luce di aspetti fondamentali, come l'azione di semplificazione, la sovranità digitale, il giusto equilibrio tra competitività e clima, aspetto quest'ultimo fortemente sostenuto a Bruxelles da parte italiana; il Governo ha specificatamente richiesto che la proposta di revisione della legge europea sul clima, che fisserebbe l'obbligo di ridurre le emissioni nette del 90 per cento entro il 2040, fosse inserita nell'agenda del Consiglio europeo per ribadire il fondamentale ruolo di valutazione politica dei Capi di Stato e di Governo su iniziative legislative che toccano profondamente aspetti industriali ed economici generali, oltre che ambientali;
13) il tema dell'edilizia abitativa sarà un punto dell'agenda dei lavori del Consiglio europeo nella prospettiva della finalizzazione del futuro Piano europeo per l'edilizia abitativa accessibile che la Commissione europea dovrebbe presentare per il 2026 e sul quale ha avviato una consultazione pubblica per raccogliere contributi che coinvolga cittadini, esperti, parti interessate e autorità pubbliche;
14) i Capi di Stato e di Governo torneranno a fare il punto sul tema «migrazione» alla luce degli sviluppi del dossier da parte della Commissione europea,
impegna il Governo:
1) a proseguire nell'impegno diplomatico europeo per la realizzazione di una pace giusta e duratura in Ucraina, impegno che non può prescindere dal dialogo con gli Stati Uniti;
2) a tenere conto delle esigenze urgenti di assistenza finanziaria e di ricostruzione dell'Ucraina, con il coinvolgimento dell'industria europea, considerato che un eventuale utilizzo dei beni russi immobilizzati non può che essere subordinato alla compatibilità con il diritto internazionale;
3) a mantenere una forte pressione sulla Russia, nel quadro delle azioni, delle decisioni e delle procedure consolidate;
4) a condividere gli sforzi di sostegno umanitario e le misure volte a ottenere il rimpatrio di tutti i bambini e degli altri civili ucraini trasferiti illegalmente in Russia e Bielorussia;
5) a continuare a svolgere un ruolo di primo piano nel sostegno alla realizzazione del Piano di pace del Presidente Trump e dell'Accordo sulla prima fase sottoscritto in Egitto, invitando tutte le parti ad attuarlo integralmente e senza ritardi;
6) ad agire in coordinamento con i partner internazionali affinché l'Iran riprenda la cooperazione con l'Aiea e rispetti gli obblighi derivanti dal regime non proliferazione;
7) a realizzare una tabella di marcia per la difesa europea che tenga conto di un'adeguata semplificazione normativa e del necessario sostegno finanziario;
8) fermo restando che la sicurezza nazionale resta una competenza sovrana degli Stati membri, a contribuire a una politica della difesa, in linea con l'obiettivo di costruire un solido pilastro europeo all'interno della Nato, che riguardi i confini dell'Europa a 360 gradi, non solo quelli orientali, in cui le decisioni ricevano l'assenso degli Stati membri nei formati istituzionali formalmente deputati;
9) a ribadire come la proposta di revisione della «legge clima» è strettamente collegata alla competitività europea nel suo complesso, non investendo solo aspetti ambientali ma anche di politica industriale ed economica;
10) a sostenere il rilancio della competitività europea attraverso la semplificazione normativa, il sostegno alle imprese tradizionali in transizione, a partire dal settore automotive, l'indicazione di obiettivi climatici realistici e il pieno rispetto del principio della neutralità tecnologica;
11) a valutare le iniziative della Commissione europea in materia di edilizia abitativa, con l'obiettivo di assicurare sufficienti finanziamenti e una adeguata sostenibilità finanziaria della transizione, sia per i comparti produttivi del Paese che per i nostri cittadini;
12) a proseguire ogni necessario sforzo a livello europeo per la rapida ed efficace attuazione del Patto sulla migrazione e l'asilo, lo sviluppo della dimensione esterna della migrazione, per prevenire la migrazione irregolare e favorire una rapida finalizzazione dei negoziati legislativi in corso a livello europeo in materia di rimpatri e di lista Ue di Paesi di origine sicuri.
(6-00207) «Mantovani, Candiani, Rossello, Pisano, Ambrosi, Giglio Vigna, Battilocchio, Colosimo, Bagnai, De Monte, Di Maggio, Donzelli, Giordano, Rotondi, Rachele Silvestri».
La Camera,
premesso che:
1) nel prossimo Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025, dopo la riunione informale dello scorso 1° ottobre, i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri saranno nuovamente chiamati a esaminare gli sviluppi della crisi internazionale in atto in Ucraina, il cui tema è strettamente collegato alla sicurezza e difesa europee, oltre a un cospicuo ordine del giorno che vede affrontare gli ultimi sviluppi della situazione del Medio Oriente, per poi focalizzarsi sui temi della migrazione, della competitività e della doppia transizione verde e digitale e per la prima volta i leader europei discuteranno il tema dell'housing dell'emergenza abitativa nell'Unione;
2) lo scenario di guerra in Ucraina – che dura ormai da tre anni inoltrati – è destinato ad aggravarsi e il costo di vite umane a diventare ancora più drammatico perché le prospettive di una risoluzione diplomatica del conflitto sono ancora lontane, anzi sembrano essere diventate un miraggio nonostante i propositi dell'incontro di Ferragosto in Alaska tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Vladimir Putin;
3) sul fronte di guerra, il conflitto russo-ucraino ormai ha assunto da tempo le caratteristiche di una guerra di logoramento (non dissimile da ciò che accadde in Europa nella Prima guerra mondiale con trincee e mine e perdite di vite umane da entrambe le parti) ed è sempre più una guerra energetica con un sistematico attacco russo alle risorse energetiche ucraine: una strategia questa di colpire le fonti energetiche che si sta intensificando anche dal lato ucraino, che grazie al sempre maggiore perfezionamento nell'utilizzo dei droni, ha già colpito quasi il 50 per cento delle raffinerie russe e da ultimo ha distrutto uno dei più grandi depositi di petrolio in Crimea;
4) il recente incontro del Presidente Trump con il Presidente Zelensky e il prossimo venturo con Vladimir Putin pongono l'Unione europea, ancora una volta, in una condizione di irrilevanza nello scacchiere geopolitico mondiale per la soluzione del conflitto ucraino. La sola e unica costante azione dell'Unione europea è quella di continuare a fornire assistenza militare all'Ucraina senza nessun tipo di azione diplomatica. Una posizione da ultimo ribadita nella risoluzione approvata lo scorso 9 ottobre dal Parlamento europeo in cui si esortano tutti gli Stati membri a fornire immediatamente ulteriore assistenza militare e a impegnarsi nell'acquisizione congiunta di capacità supplementari per l'Ucraina, addirittura cancellando qualsiasi restrizione all'uso di sistemi d'arma a lungo raggio;
5) la notte tra l'8 e il 9 ottobre 2025 Israele e Hamas hanno accettato un primo accordo sul cessate il fuoco che ha permesso – seppur parzialmente – la ripresa dell'accesso degli aiuti umanitari verso la Striscia di Gaza, la liberazione dei venti ostaggi ancora in vita avvenuta nella giornata del 13 ottobre 2025 e l'inizio del lento recupero degli ostaggi detenuti, tutto questo in cambio quasi di duemila prigionieri palestinesi. Contestualmente è avvenuto il parziale ritiro delle forze armate israeliane dalla Striscia di Gaza; nel vertice di Sharm el-Sheikh tenutosi lo stesso 13 ottobre 2025, è stato ufficializzato l'avvio della fase successiva. In un contesto di forte instabilità e dominato dalle logiche di potenza, i leader presenti in Egitto si sono impegnati a costruire un nuovo futuro di pace per il Medio Oriente, annunciando a tal fine una prima conferenza sulla ricostruzione prevista per il mese di novembre a il Cairo;
6) il piano per Gaza è ancora lontano dal concretizzarsi in un vero processo di pace: alla luce del rinvio a future trattative sui nodi cruciali della ricostruzione e stabilizzazione della regione, la successiva «fase due» di attuazione della tregua si presenta fragile e non senza incognite. Tra i punti di maggiore criticità, l'effettivo riconoscimento dello Stato di Palestina, la presenza militare di una Forza di stabilizzazione internazionale, la smilitarizzazione di Hamas, la governance temporanea della Striscia, il silenzio sulla occupazione illegale dei coloni in Cisgiordania. Tra i punti da chiarire anche il ruolo che l'Unione europea, con i suoi Stati membri, ricoprirebbe nell'ambito di una prospettata partecipazione a una eventuale forza multinazionale per la stabilizzazione della Striscia di Gaza;
7) la debolezza manifestata dall'Unione europea sul piano geopolitico internazionale preoccupa anche in funzione dei futuri processi di stabilizzazione della pace e di ricostruzione che seguiranno alla tregua nei confronti della popolazione civile palestinese, mettendo in discussione la stessa credibilità dell'Unione europea che in questi ultimi due anni ha assistito inerme al conflitto, limitandosi a lanciare appelli al rispetto del diritto internazionale e prospettando solo nelle ultime settimane sanzioni a Israele. Alla irrilevanza politica dell'Unione ha fatto da contraltare il contributo positivo dato dalla pubblica opinione mondiale, anche italiana, attraverso un'opera di pressione che ha concorso ad avviare concretamente il processo di pacificazione;
8) l'Unione europea è stata altrettanto silente nei confronti del trattamento riservato a centinaia di cittadini europei, quando nella notte tra il 1° e il 2 ottobre, la Marina militare israeliana ha intercettato e abbordato in acque internazionali le quarantadue imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, una delle più grandi e ambiziose missioni umanitarie mai organizzate, pacifica e non violenta, con lo scopo di far giungere aiuti e medicinali alla popolazione martoriata della striscia di Gaza. L'epilogo della missione della Flotilla è di una gravità assoluta in quanto gli attivisti hanno agito nel pieno rispetto del diritto internazionale e con un fine altamente umanitario – considerato il genocidio e la carestia in corso – e sono stati invece trattati alla stregua di pericolosi terroristi dal Governo israeliano;
9) la decisa svolta militarista e la corsa al riarmo dell'Europa, da ultimo certificata nella presentazione della roadmap Ue per la difesa, risuona come una resa politica dell'Unione europea, incapace di esprimere una propria strategia, se non quella fondata su un'economia di guerra sterile e non incentrata sulla reale identificazione e valutazione delle minacce alla sicurezza dei singoli Stati membri: il piano di spesa da 6.800 miliardi entro il 2035 si baserà – come anticipato dal commissario Ue Andrius Kubilius principalmente sui bilanci nazionali, che stanzieranno risorse «100 volte maggiori» rispetto a quelle Ue, per «centrare i target di capacità Nato»;
10) sebbene dal nome del Piano europeo ribattezzato «Readiness 2030» sia quindi scomparso il riferimento al riarmo, i contenuti dello stesso non sono cambiati. È di tutta evidenza infatti come l'impegno di spesa assunto dagli Stati membri per il riarmo, anche attraverso il debito contratto con il ricorso ai prestiti a valere sullo strumento Safe, si tradurrà in acquisti di armamenti principalmente dagli Stati Uniti, ad evidente vantaggio della bilancia commerciale americana e in palese antitesi con la finalità di costruire una difesa comune europea ad ulteriore conferma di una politica economica e militare europea di dipendenza nei confronti degli USA;
11) lontane da una prospettiva di pace per l'Europa appaiono, anche, le iniziative intraprese dalla Presidente della Commissione per rispondere alle continue violazioni nello spazio aereo degli Stati membri Ue – a seguito delle quali sono state chieste consultazioni agli alleati NATO, ai sensi dell'articolo 4 del Trattato. Contro tale minaccia Ursula Von der Leyen ha prospettato, nell'ambito della roadmap sulla difesa, un «muro di droni», senza però chiarirne la funzionalità e i confini di utilizzo, ma confermando nuovamente ingenti spese per la militarizzazione dell'Europa valutati tra i 150 e i 250 miliardi di euro, come prevederebbe il progetto per l'acquisto di 20 mila velivoli richiesto da quei Paesi che si trovano in prossimità della Russia, quali Finlandia e Polonia;
12) è passato un anno dalla presentazione in pompa magna del Rapporto sul futuro della competitività dell'Unione europea di Mario Draghi, ma l'Unione europea si trova impantanata nelle sue scelte politiche e nei veti incrociati degli Stati membri che bloccano quelle che dovevano essere i volani dell'economia europea: la sfida della transizione verde e di quella digitale, strettamente connesse e fondamentali per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, quale obiettivo centrale del Green Deal europeo, nella direzione della sostenibilità;
13) lo stesso rafforzamento delle capacità difensive europee sembra mettere in secondo piano la protezione dell'ambiente, in particolare per quanto riguarda la realizzazione di infrastrutture di trasporto e l'Italia è l'esempio più eclatante di questa tendenza: il Governo ha introdotto delle deroghe alle norme ambientali per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina in quanto considerata un'infrastruttura «dual-use»;
14) nel nuovo QFP la protezione dell'ambiente compare nel pilastro «Competitività, prosperità e sicurezza» a cui sono destinati 590 miliardi, comprendendo una vasta gamma di priorità, tra cui la transizione verso un economia pulita, la decarbonizzazione, la transizione digitale e la difesa: un mix di priorità economiche che ancora prima del nuovo settennato europeo sono già inconciliabili tra loro;
15) l'instabilità su diversi quadranti geopolitici è un elemento centrale che si inserisce nell'ormai strutturale questione della gestione europea dei flussi migratori dell'Unione europea che deve trovare da tempo il giusto equilibrio tra gestione dell'immigrazione irregolare, soprattutto via mare, e la sempre più crescente richiesta di manodopera per molti settori produttivi;
16) nonostante secondo l'ultimo bollettino di Frontex si sia assistito complessivamente nei primi otto mesi del 2025 a un calo del 21 per cento degli ingressi irregolari, l'Unione europea si avvia sempre più in una gestione dei flussi migratori secondo una logica securitaria di deterrenza e di rimpatrio e questa linea di azione è ben delineata, oltre che nel Patto sulla Migrazione entrato in vigore l'11 giugno 2024 e pienamente applicabile dal giugno 2026, dal nuovo Quadro Finanziario Pluriennale: dei 26 miliardi di euro volti alla gestione dei flussi migratori, solamente 14 miliardi sono dedicati all'accoglienza e all'inclusione di migranti;
17) il piano finanziario prevede la distribuzione di 12 miliardi di euro a Frontex, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, per permetterne l'espansione, l'aumento del personale, l'implementazione di nuove regole operative e l'intensificazione della propria presenza nelle zone maggiormente sottoposte al fenomeno migratorio; inoltre, il bilancio europeo si prefissa di attuare un sistema di condizionalità degli aiuti, alterando i sussidi finanziari ai Paesi terzi in base all'efficacia e alla consistenza della loro attività di contrasto alla migrazione irregolare, bloccando, se necessario, i finanziamenti ai Paesi che non contribuiscono alla lotta contro le partenze irregolari;
18) per la prima volta i Capi di Stato e di governo europei affronteranno il tema della crisi abitativa che ha assunto i connotati di una vera e propria emergenza in tutta l'Unione europea, a causa, in primo luogo, del rincaro degli alloggi e degli affitti nonché dell'offerta limitata. Per far fronte a tale emergenza, nel dicembre 2024 il Parlamento europeo ha istituito una Commissione parlamentare sulla crisi degli alloggi, una cui delegazione si è recata in Italia, a Milano e a Palermo, nel settembre 2025, per valutare gli approcci locali e regionali alla crisi abitativa nel nostro Paese e individuare soluzioni utili a livello europeo;
19) tale Commissione ha avviato l'esame della proposta di relazione sulla crisi degli alloggi nell'Unione europea, con l'obiettivo di proporre soluzioni per alloggi dignitosi, sostenibili e a prezzi accessibili. Nel documento emergono alcune cause strutturali della crisi abitativa, come gli oneri burocratici che gravano non solo sulle nuove costruzioni, ma anche sulla riconversione del patrimonio pubblico e la rigenerazione urbana di edifici in disuso, la scarsa tutela del diritto di proprietà e lo spesso inefficace contrasto alle occupazioni di abitazioni, il sempre più difficile accesso al credito e l'aumento esponenziale dei costi delle abitazioni a partire dal 2021;
20) dal gennaio 2025 è stata lanciata l'iniziativa europea dei cittadini «House Europe!» al fine di normare a livello europeo la rigenerazione urbana, pensando a un nuovo mondo dell'edilizia più equa e compatibile con la storia del territorio e dell'ambiente; lo scorso 30 settembre, inoltre, il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha ricevuto a Bruxelles i sindaci dell'Alleanza per gli alloggi, tra i quali il primo cittadino di Roma Roberto Gualtieri, un incontro che segna un passaggio politico significativo in vista del Consiglio europeo;
21) Costa, già sindaco di Lisbona, ha voluto sottolineare l'urgenza e la dimensione europea di una crisi abitativa che non tocca un singolo stato ma è diventata un'emergenza europea: «Una cosa è certa, da Dublino ad Atene siamo confrontati a una crisi di alloggi che ha varie sfaccettature», una crisi che tocca tutte le classi sociali i senza tetto, gli anziani con redditi più bassi, il ceto medio e i giovani; i sindaci delle capitali europee e il Presidente Costa hanno convenuto sulla necessità di affrontare e lavorare su diversi fronti: il nodo degli aiuti di stato, regolamentare gli affitti brevi, e soprattutto reperire soluzioni di finanziamento per contrastare il caro-affitti,
impegna il Governo:
1) di fronte alle continue violazioni del diritto internazionale nei diversi scenari di guerra, in contrapposizione alle politiche di riarmo e alla potenza dei sovranismi, a ribadire l'eredità valoriale comune su cui è stata fondata l'Unione europea e i suoi Trattati istitutivi, affinché l'Ue possa tornare ad essere protagonista politica nella promozione e costruzione di un ordine internazionale fondato sulla pace, sul dialogo, sul rispetto dei diritti umani, sulla giustizia sociale;
2) a sostenere un netto cambiamento nell'approccio dell'Unione europea e degli Stati membri alla risoluzione della crisi ucraina, per imprimere una concreta e reale svolta diplomatica per l'immediata cessazione delle operazioni belliche in territorio ucraino e sostenere ogni iniziativa negoziale utile a una tregua, nonché ad una totale de-escalation militare, coinvolgendo a tal fine anche le Nazioni Unite nell'ottica di un percorso di soluzione negoziale del conflitto, per il raggiungimento di una soluzione di pace e politica in linea con i princìpi del diritto internazionale;
3) a interrompere immediatamente la fornitura di materiali d'armamento alle autorità governative ucraine, implementando allo stesso tempo le misure di sostegno umanitario e gli aiuti alla popolazione civile e nel prossimo futuro a sostenere il processo di ricostruzione;
4) a relazionare, nelle opportune sedi parlamentari, i dettagli in merito alle spese fin qui sostenute per le cessioni di forniture militari, nonché illustrare la specifica della natura delle somme in entrata derivanti dai decreti interministeriali che definiscono l'elenco dei mezzi, dei materiali e degli equipaggiamenti militari oggetto di cessione all'Ucraina, riassegnate integralmente sui pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero della difesa;
5) a riconoscere senza indugio la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo, al fine di preservare nell'ambito del rilancio del processo di pace la prospettiva dei «due popoli, due Stati»;
6) a proporre l'Unione europea quale istituzione garante dell'apertura permanente di corridoi umanitari – in particolare quello di Rafah – richiesti dalle organizzazioni umanitarie come Music for peace nelle scorse settimane, volti ad assicurare nella Striscia di Gaza la fornitura costante e continuativa di massicci aiuti umanitari su larga scala, per fornire la necessaria assistenza alla popolazione civile stremata;
7) a sostenere, in tutte le sedi internazionali e multilaterali, quale condizione essenziale per un reale processo di pace, ogni iniziativa volta a esigere l'immediata cessazione di ogni attività militare sul suolo di Gaza, la protezione della popolazione civile di Gaza e il diritto alla sua autodeterminazione, la fine dell'occupazione illegale dei territori in Cisgiordania, la liberazione dei prigionieri palestinesi illegittimamente detenuti, tra cui anche figure di spicco della storia politica palestinese che possano giocare un ruolo unificatore nel processo di pace, l'afflusso di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, il pieno e costante rispetto del diritto internazionale umanitario in ogni fase del processo di pacificazione;
8) a sostenere in sede europea l'adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario e nei confronti dei coloni responsabili delle violenze in Cisgiordania, inclusa la sospensione dell'accordo di associazione EU-Israele, per le ripetute violazioni dell'articolo 2 del suddetto accordo da parte del Governo israeliano e la violazione delle fondamentali regole dello stato di diritto in atto, come denunciato dalle forze di opposizione israeliane;
9) a promuovere, a livello europeo, l'embargo totale di armi da e verso Israele, e sospendere qualsiasi forma di cooperazione militare, inclusa la fornitura, l'acquisto e il trasferimento di armamenti e tecnologie, anche per quelle a duplice uso, così come il divieto di carico, scarico, movimentazione e transito di materiale di armamenti e combustibili nei porti e negli aeroporti europei destinati ad Israele per i medesimi fini, con l'obiettivo di impedire che tali armi siano utilizzate per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario;
10) a farsi promotore, a livello europeo con gli altri Stati membri, della richiesta di riferire urgentemente, nelle opportune sedi istituzionali, in merito ai dettagli delle forniture di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari, incluso il trasferimento intracomunitario, autorizzate da parte dell'insieme degli Stati membri dell'Unione europea nei confronti dello Stato di Israele successivamente alla dichiarazione dello stato di guerra dell'8 ottobre 2023, per far luce su possibili violazioni degli obblighi internazionali e degli stessi Trattati dell'Unione in materia di esportazione di armamenti;
11) a sostenere altresì, anche attraverso l'istituzione di un comitato etico internazionale di garanzia, la necessità di un processo di pacificazione e ricostruzione che sia conforme alle radici, identità e ai bisogni dei palestinesi, onde evitare di creare forme di investimento speculativo che finirebbero per espropriare in modo subdolo la terra ai palestinesi;
12) a sostenere nelle opportune sedi internazionali che il Governo israeliano, in quanto potenza occupante, contribuisca sul piano economico-finanziario in termini risarcitori al pagamento dei danni nella Striscia di Gaza, in linea con il diritto internazionale;
13) a subordinare qualsiasi determinazione in merito ad una eventuale presenza militare, inclusa la partecipazione di contingenti italiani a una futura forza di stabilizzazione nella Striscia di Gaza, nell'ambito di una missione internazionale di Peacekeeping, sotto l'egida delle Nazioni unite, nonché ad un preliminare confronto ed esame parlamentare, con la finalità di realizzare un processo di pacificazione;
14) ad intraprendere urgentemente, in sinergia con le istituzioni europee e internazionali, iniziative politiche, giuridiche e diplomatiche nei confronti di Israele al fine di far luce sui profili anche penali del sequestro della Global Sumud Flotilla, e garantire il pieno e doveroso rispetto del diritto internazionale affinché future circostanze come quelle che hanno interessato gli equipaggi della Flotilla non si ripetano, al fine di tutelare pienamente la dignità dei cittadini europei impegnati in operazioni umanitarie;
15) a sostenere, in tutti i consessi europei ed internazionali, la legittimità della Corte Penale Internazionale a dare piena attuazione ai suoi mandati di arresto in linea con la normativa italiana di adeguamento allo Statuto di Roma e in virtù del previsto obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri;
16) a manifestare, in tutte le sedi istituzionali, nazionali, europee ed internazionali, la ferma contrarietà del Governo italiano al piano di riarmo europeo ribattezzato «Readiness 2030»;
17) ad adottare iniziative di competenza volte a sostituire integralmente il piano di riarmo europeo e l'annunciata roadmap Ue per la difesa con un piano di rilancio e sostegno agli investimenti che promuova la competitività, gli obiettivi a lungo termine e le priorità politiche dell'Unione europea quali spesa sanitaria, sostegno alle filiere produttive e industriali, incentivi all'occupazione, istruzione, investimenti green e beni pubblici europei, per rendere l'economia dell'Unione più equa, competitiva, sicura e sostenibile;
18) a censurare altresì, nelle medesime sedi, l'adozione di strumenti volti al prospettato aumento esponenziale della spesa per la sicurezza e la difesa dell'Europa, declinata esclusivamente nel senso di un rafforzamento della capacità militare, intraprendendo – in netta contrapposizione con l'assetto attuale dei sistemi di difesa frammentati degli Stati membri che comporta una dispersione e una duplicazione di risorse e mezzi – le opportune iniziative nelle sedi unionali volte a sostenere un progetto di difesa comune europea, ispirata ai princìpi di razionalizzazione ed efficientamento della spesa militare, al fine di garantire il rafforzamento dell'autonomia strategica dell'Unione;
19) ad escludere la possibilità di utilizzare i fondi del Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF), così come i fondi di coesione, a favore del riarmo e nuove spese militari e a manifestare in tutte le sedi decisionali la ferma contrarietà del Governo italiano in relazione alla possibilità per gli altri Paesi membri dell'Unione europea di ricorrere all'utilizzo distorto di tali risorse destinate a rinforzare il modello sociale europeo, in netta antitesi con le finalità proprie del Next Generation Ue;
20) a farsi promotore, in sede unionale, delle opportune iniziative, anche normative, affinché i fondi del nuovo Quadro finanziario pluriennale a sostegno della competitività dell'industria europea siano strutturati con un modello di finanziamento basato sull'emissione di debito comune da parte dell'Unione, al fine di supportare nella ripresa e nella transizione ecologica le imprese e le aree maggiormente in difficoltà – quale misura strategica e temporanea finalizzata a rilanciare l'industria europea e i relativi livelli occupazionali, in un contesto sempre più competitivo, a tutela del modello economico-sociale dell'Ue nonché a garanzia della competitività europea e della transizione tecnologica e digitale, in un'ottica di sviluppo sostenibile, in luogo dei fondi destinati al riarmo;
21) a esprimere, nelle opportune sedi istituzionali, nazionali ed europee, nell'ambito dei negoziati in corso per la definizione del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell'Unione europea 2028-2034, la ferma contrarietà alle ipotesi di riduzione dei fondi destinati alla PAC, così come la sua integrazione in un fondo unico, sostenendo, di contro, la necessità di un bilancio più consistente e specifico, che non venga integrato con altri settori di finanziamento o inserito in un quadro finanziario utilizzato anche per scopi diversi dall'agricoltura, in modo da preservare la sua integrità e la sua uniformità;
22) in tema di migrazione, a sostenere una gestione più stabile e solidale dei flussi migratori europei che eviti di penalizzare, a causa del mancato superamento del principio del paese di primo approdo, gli Stati membri con frontiere marittime, che devono essere considerate frontiere europee, in modo da prevenire situazioni di estrema criticità, infrastrutturale, sociale e umanitaria promuovendo, nelle opportune sedi europee, una nuova missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, sul modello dell'operazione Mare Nostrum, nonché meccanismi automatici più efficaci e stringenti ai fini del rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi di ricollocamento dei migranti, a tal fine anche individuando specifiche sanzioni, al di là di quelle già previste dal diritto europeo per la mancata applicazione della legislazione Ue;
23) a contrastare l'immigrazione irregolare sostenendo il modello dei corridoi umanitari sicuri e strutturati, attraverso la piena attuazione del nuovo Regolamento europeo (UE) 2024/ 1350 e la cooperazione con l'UNHCR e l'OIM, quale strategia primaria dell'azione di gestione dei flussi migratori da parte dell'Unione europea per l'arrivo in territorio unionale così da intercettare, anche in via preventiva, i grandi flussi migratori, soprattutto quelli legati alle aree di conflitto, e garantire altresì l'assistenza umanitaria necessaria, il rispetto dei diritti umani dei migranti nonché implementare i canali di ingresso legali nell'Unione europea attraverso una progressiva programmazione di flussi di ingresso di lavoratori a livello europeo nei settori con maggiore richiesta di manodopera;
24) ai fini di una effettiva gestione e buon governo dei flussi migratori, onde coglierne le opportunità utili e strategiche ai fini di crescita del nostro Paese, a garantire, come sopra richiamato, l'espansione di percorsi sicuri e legali per i richiedenti asilo unitamente, per la migrazione regolare, il rafforzamento dei programmi di formazione professionale e linguistica nei Paesi di origine o di transito in condizioni di sicurezza, così come la massima trasparenza e conoscibilità nell'impiego di risorse pubbliche, di derivazione nazionale ed europea, e nella valutazione della loro efficacia;
25) a sostenere, nelle opportune sedi, anche unionali con particolare riferimento alla definizione del prossimo quadro finanziario pluriennale e dei fondi di coesione, in luogo dei finanziamenti per la difesa, la necessità di adeguati stanziamenti e misure di sostegno per fronteggiare il grave e diffuso disagio abitativo – che riguarda da vicino l'Unione nel suo complesso – l'aumento dei tassi di interesse sui mutui in favore di coloro che versano in situazione di obiettiva difficoltà, nonché a incrementare l'offerta di alloggi a canone di locazione sociale mediante interventi di recupero e riqualificazione del patrimonio esistente nell'ambito di una adeguata programmazione pluriennale dedicata a progetti abitativi, con l'obiettivo di trovare soluzioni per case dignitose, sostenibili e accessibili in tutta Europa;
26) a promuovere a livello europeo iniziative per una più efficace regolazione degli affitti brevi, sostenendo a tal fine, anche in ottica di tutela della concorrenza e di contrasto all'evasione fiscale, maggiori controlli sulle imposizioni fiscali nei confronti delle piattaforme digitali nel rispetto del principio della territorialità, nonché l'introduzione di una normativa unionale che disciplini i criteri per l'apertura di nuove attività ricettive che rechi una disciplina uniforme in tutta l'Unione europea relativamente alle condizioni per i cambi di destinazione d'uso al fine di conciliare le specificità dei territori con le esigenze abitative, la valorizzazione turistica ed economica e la tutela delle attività commerciali e artigiane.
(6-00208) «Riccardo Ricciardi, Conte, Francesco Silvestri, Lomuti, Pellegrini, Perantoni, Scerra, Bruno, Cantone, Alfonso Colucci, D'Orso, Torto, Alifano, Caso, Morfino, Iaria, Pavanelli, Carotenuto, Marianna Ricciardi, Caramiello».
La Camera,
premesso che:
1) nel prossimo Consiglio europeo del 23 ottobre 2025, i Capi di Stato e di Governo torneranno a riunirsi per discutere di Ucraina, Medio Oriente, difesa e sicurezza europee, competitività e duplice transizione, alloggi, migrazione, ed altri argomenti;
2) l'Unione europea è chiamata ad affrontare «sfide esistenziali» ed ha l'urgenza di mettere in campo una svolta nel segno dell'integrazione e della solidarietà tra i Paesi membri, affermando a pieno la sua autonomia strategica, difendendo e promuovendo i pilastri della sua fondazione, la democrazia, lo Stato di diritto, il sostegno all'ordine internazionale basato su regole e alle istituzioni multilaterali, contro una pratica e una narrativa – apertamente in contrasto con l'articolo 11 della nostra Carta costituzionale – che legittima l'uso della forza per risolvere le controversie internazionali;
3) le aspettative create dal summit russo-statunitense in Alaska del 15 agosto 2025 sono state rapidamente disilluse, con l'unico esito di rendere il vertice organizzato dal Presidente Trump una legittimazione di Vladimir Putin come attore di politica internazionale decisivo negli equilibri geopolitici mondiali. Ci si augura che il bilaterale tra Trump e Putin che si terrà a Budapest non ripeta l'errore di questo approccio caotico e contraddittorio, più orientato alla spettacolarizzazione personale che a una reale strategia diplomatica per porre fine al conflitto;
4) nonostante le molteplici dichiarazioni di intenti e gli appelli al cessate il fuoco, Putin non ha mai smesso di bombardare l'Ucraina e, anzi, ha intensificato gli attacchi su larga scala nel territorio ucraino, colpendo infrastrutture energetiche, obiettivi civili e convogli umanitari, cui sono da aggiungersi le continue provocazioni degli sconfinamenti aerei e di droni in territorio europeo, dimostrando così una volontà persistente di escalation militare che continua a destabilizzare l'intera regione e, altresì, la volontà di approfittare del rischio che l'accresciuta attenzione verso il processo di pace in Medio Oriente possa allentare la pressione della comunità internazionale;
5) l'Unione europea, vicina ad approvare il suo 19esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia che per la prima volta, include un futuro divieto sul gas naturale liquefatto russo, pur essendo direttamente interessata dalla crisi in Ucraina e portatrice di un profondo interesse per la stabilità e la sicurezza del continente, nonché dei valori di pace, democrazia e rispetto del diritto internazionale, ha finora mostrato una scarsa incisività nel promuovere azioni concrete e coordinate nell'ambito di una strategia diplomatica capace di coinvolgere tutti gli attori internazionali in grado di esercitare una pressione sulla Russia per porre fine al conflitto;
6) l'Europa deve continuare a sostenere l'Ucraina, non solo sul piano umanitario, economico e militare come ha fatto finora, ma anche sul piano politico e diplomatico, per garantire una soluzione duratura al conflitto che tenga conto delle ragioni dell'aggredito e sostenere l'Ucraina nella sua aspirazione di integrazione europea: l'Unione europea insomma deve svolgere un ruolo centrale nel processo di costruzione di una pace giusta e sicura, colmando il deficit di iniziativa politica e diplomatica che ha caratterizzato gli ultimi anni;
7) il raggiungimento di una pace giusta e duratura deve portare al perseguimento dei crimini di guerra, al ripristino del diritto internazionale, al pieno scambio dei prigionieri di guerra e al ritorno in sicurezza di tutti i civili ucraini rapiti e trasferiti illegalmente, in particolare i bambini;
8) il recente accordo siglato a Sharm el Sheikh, con la mediazione decisiva di Stati Uniti, Egitto, Qatar e Turchia, rappresenta l'iniziativa lungamente attesa e drammaticamente tardiva della comunità internazionale, che ha fin qui garantito un cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas e il ritiro progressivo delle forze armate israeliane dalla Striscia di Gaza. L'accordo, seppur fragilissimo e segnato dal protrarsi delle violenze e delle sofferenze della popolazione palestinese, apre uno spazio concreto per la ripresa della diplomazia e per l'avvio di un processo politico fondato sulla prospettiva dei due Stati, unica soluzione capace di garantire una pace giusta e duratura per i popoli israeliano e palestinese;
9) i firmatari del presente atto di indirizzo esprimono il rammarico per il mancato ruolo politico e diplomatico dell'Unione europea, che ora dovrà recuperare protagonismo nel consolidamento del cessate il fuoco e il passaggio alle fasi successive dell'accordo, nel garantire l'accesso pieno e sicuro agli aiuti umanitari per la popolazione civile, nel sostegno alla ricostruzione di Gaza e nel promuovere ogni iniziativa utile al riaffermare la legalità internazionale, perché i crimini commessi non possono restare impuniti;
10) si è di fronte a una tregua e non una reale ripresa del processo di pace, per cui sarà necessario il protagonismo del popolo palestinese e di una rigenerata Autorità nazionale palestinese, anche al fine di garantire il disarmo di Hamas, e il riconoscimento dello Stato di Palestina, come garanzia dell'approdo del piano di pace alla soluzione dei due Stati. Il pieno esercizio del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese non è più rinviabile e richiede scelte nette. L'Italia deve contribuire, insieme all'Unione europea e ai partner internazionali, a contrastare ogni forma di occupazione illegale e a sostenere una prospettiva di pace fondata sulla giustizia e sulla legalità internazionale;
11) per preservare la ripresa del processo di pace, frutto di una crescente pressione internazionale crescente ma non priva di contraddizioni e di ostacoli, riteniamo necessario valutare anche l'avvio di una missione internazionale di peace-keeping, su mandato delle Nazioni Unite, con un ruolo centrale dei Paesi arabi protagonisti della fase di ricostruzione. Tale proposta, avanzata dal Partito democratico già nella mozione n. 1-00233 del 13 febbraio 2024, può anche rappresentare una via per recuperare un protagonismo nel Mediterraneo e in Medio Oriente, fondato su responsabilità, credibilità e visione strategica, in linea con la lunga e consolidata tradizione diplomatica conquistata dall'Italia nelle molteplici missioni di pace nel mondo;
12) il Partito Democratico ha più volte ribadito come, ai fini della realizzazione di una piena autonomia strategica europea, sia cruciale la definizione di una vera politica estera comune a servizio dell'ideale fondativo di un'Europa progetto di pace. Strumentale, ma essenziale a questo obiettivo è la creazione di una «vera unione di difesa», superando la mancanza di volontà politica degli Stati membri;
13) all'Unione europea serve pertanto la difesa comune e non la corsa al riarmo dei singoli Stati. Il Libro bianco presentato dalla Commissione euro sul futuro della difesa europea rappresenta l'avvio di un percorso di discussione per la costruzione di una difesa comune, ma serve comunque un cambiamento radicale del modo in cui si agisce e si investe nella nostra sicurezza e difesa;
14) la riluttanza del Consiglio europeo e degli Stati membri nell'affrontare le profonde sfide strutturali del panorama industriale della difesa europea e la mancanza di ambizione nella cooperazione tra le loro forze armate a livello dell'Unione europea, va superata con un decisivo impegno per aumentare i common procurements per strumenti di difesa europea, aggregare la domanda e migliorare l'interoperabilità dei sistemi, facendo economie di scala e superando la frammentazione tra gli Stati membri, chiamati a unire le forze e a sostenere un passo decisivo verso un quadro ambizioso e globale per la difesa;
15) il 30 luglio 2025 l'Italia ha comunicato alla Commissione europea l'adesione al fondo europeo Safe – Security Action for Europe –, manifestando l'intenzione di accedere alla somma di circa 15 miliardi di euro di prestiti in cinque anni e il cui utilizzo necessita della presentazione di una richiesta formale entro il 30 novembre 2025, che non è stata fin qui accompagnata da una adeguata discussione parlamentare. Lo strumento Safe, – che nell'ambito del Piano Readiness 2030 è l'unico strumento che presenta un embrione di solidarietà europea, con 150 miliardi di euro destinati a potenziare alcune capacità strategiche comuni – andrebbe comunque trasformato da erogatore di prestiti (loans) che gravano sui bilanci degli Stati a fornitore di sovvenzioni (grants) capaci di garantire l'effettività dell'obiettivo;
16) sulla base del modello Safe – in particolare il rispetto delle clausole previste di acquisto da imprese extra-UE per una soglia massima del 35 per cento e gli appalti comuni – occorre lavorare per un maggiore coordinamento, condizionando tutti gli strumenti previsti a progetti di difesa comune insieme a più Stati membri, in modo da favorire l'interoperabilità, il coordinamento tra i sistemi di difesa e il rafforzamento della capacità industriale comune, anche con l'obiettivo di superare un sistema di acquisti dei Paesi membri che, privo dell'obbligo di coordinamento, favorirebbe i sistemi produttivi al di fuori dell'Unione europea che al momento pesano circa l'80 per cento dell'approvvigionamento complessivo, in questo modo rischiando di rafforzare le dipendenze strategiche anziché ridurle;
17) gli investimenti in sicurezza devono accompagnarsi e non sostituirsi a quelli necessari a realizzare l'autonomia strategica in altri settori prioritari, a partire da quelli per la coesione e la protezione sociale, garantiti dai Fondi strutturali e di investimento dell'Unione europea su cui l'attuale Governo ha accumulato un drammatico ritardo nell'attuazione, che penalizza la necessaria convergenza delle regioni meno sviluppate, a partire dal nostro Mezzogiorno;
18) per una nuova centralità dell'Unione europea nell'attuale contesto globale è essenziale rafforzarne la competitività, indebolita rispetto alle altre grandi potenze economiche e ulteriormente danneggiata dalla guerra commerciale scatenata dall'amministrazione americana. Ciò richiede una vera e propria politica industriale europea, innovazione, indipendenza energetica e autonomia strategica;
19) alla luce degli ingenti investimenti di Cina e Stati Uniti, occorre proseguire la politica di investimenti avviata con il Next Generation EU, con almeno 750-800 miliardi di euro annui aggiuntivi (4,4-4, 7 per cento del Prodotto interno lordo dell'Unione europea, anche tramite nuovo debito comune, per accompagnare le imprese europee, specialmente le piccole e medie imprese. Altresì necessari sono: un bilancio Ue più ambizioso, governance economica flessibile, strumenti comuni permanenti, e armonizzazione fiscale per evitare concorrenza sleale e pratiche di elusione, nonché fondi europei specifici per la transizione ecologica e per l'automotive, per sostenere la conversione verde e digitale e la formazione dei lavoratori;
20) la duplice transizione deve proseguire, preservando gli obiettivi politici e i risultati ottenuti su ambiente, sostenibilità, diritti dei lavoratori e standard sociali, affrontando le incertezze come il mancato accordo sulla nuova legge sul clima e sul contributo dell'Unione europea alla riduzione delle emissioni;
21) l'accordo al ribasso tra Ue e Stati Uniti sui dazi di agosto 2025 è stato il frutto del mancato sostegno ad una forte e decisa azione comune da parte di alcuni Governi nazionali, in particolare quello italiano; la posizione del Governo italiano resta a tutt'oggi ambigua, come dimostrano le recenti affermazioni di Trump, e punta a risoluzioni autonome del conflitto commerciale, rischiando di rompere il fronte europeo e di indebolire la posizione dell'Unione europea;
22) i dazi statunitensi colpiscono duramente le esportazioni europee riducendo crescita e occupazione. L'Unione europea non può limitarsi a misure difensive: occorre una strategia complessiva che combini l'apertura a nuovi mercati tramite accordi commerciali, come il Mercosur, il rilancio della domanda interna, completando il mercato unico e sostenendo i consumi e la crescita dei salari, nonché la riduzione dei costi energetici e gli investimenti in fonti rinnovabili. Infine, sono indispensabili sostegni mirati per imprese e lavoratori sul modello Sure, a partire dai settori più esposti, dall'automotive all'agroalimentare;
23) l'Italia, seconda manifattura europea, è tra i Paesi più danneggiati, con il calo significativo dell'export, come mostrano i dati recentemente diffusi da Istat e Centro studi Confindustria, e con il rischio di delocalizzazioni verso gli Usa, mettendo a repentaglio centinaia di migliaia di posti di lavoro. La risposta del Governo italiano è stata assente: la promessa di 25 miliardi di euro a sostegno del nostro comparto produttivo è rimasta disattesa, lasciando aziende e lavoratori senza protezione economica e sociale;
24) il Governo italiano dovrebbe promuovere in sede dell'Unione europea iniziative per accrescere la produttività e lo sviluppo sostenibile e inclusivo, con un atteggiamento volto a definire obiettivi e benefici comuni, dimostrando credibilità e affidabilità a partire dalla completa e tempestiva attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per non compromettere in futuro il ricorso a strumenti simili di debito comune per la crescita europea;
25) la crisi abitativa rappresenta una delle principali emergenze sociali in tutta l'Unione europea, con un incremento significativo dei canoni di locazione e dei prezzi delle abitazioni, mentre i salari reali non tengono il passo con l'aumento del costo della vita, aggravando la condizione di milioni di famiglie, giovani, lavoratori e studenti. Tale dinamica risulta ancora più accentuata in Italia, dove i salari medi sono sostanzialmente fermi, amplificando gli effetti della crescita dei prezzi degli immobili e degli affitti e determinando una progressiva erosione della capacità di accesso alla casa per ampie fasce della popolazione;
26) le istituzioni europee hanno avviato una serie di iniziative volte a contribuire ad affrontare la crisi abitativa, alla luce del principio di sussidiarietà: per la prima volta il Parlamento europeo ha costituito una Commissione speciale sulla crisi abitativa, mentre la Commissione europea ha attribuito un portafoglio specifico che comprende il tema dell'abitazione, segnando una svolta a livello comunitario. Inoltre, la Presidente della Commissione ha annunciato la presentazione, entro la fine dell'anno, di un European Plan for Affordable Hosing;
27) l'Italia ha una forte tradizione di edilizia residenziale pubblica e sociale, inclusi interessanti modelli cooperativi, che però è stata enormemente trascurata negli ultimi decenni. Il Governo Meloni, al di là di ripetuti e generici annunci, non ha sinora messo in campo provvedimenti e risorse minimamente significative per assicurare alloggi a prezzi calmierati e per realizzare un serio piano di edilizia residenziale pubblica, limitandosi a condoni edilizi e tagli ai fondi. A ciò si aggiunge il mancato recepimento della direttiva (UE) 2024/1275, cosiddetta direttiva «case green», che chiede agli Stati membri di mettere in campo un piano di ristrutturazioni e programmare i finanziamenti necessari per l'efficientamento energetico degli edifici, fondamentale per ridurre i costi in bolletta e consentire ai cittadini di vivere in condizioni abitative salubri. Così come, da quanto trapela sulla manovra per il 2026, sul fronte degli incentivi per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, il Governo sembra intenzionato a limitarsi a una proroga annuale degli attuali bonus edilizi, anziché a intervenire in modo strutturale;
28) una sfida epocale che l'Unione europea deve affrontare in un'ottica strutturale e non emergenziale è quella delle migrazioni; al contrario, invece, il nuovo approccio europeo al fenomeno migratorio e ai rimpatri, che rispecchia posizioni estremiste e propagandistiche, formalizzando l'esternalizzazione delle frontiere rischia di creare aree extra-Unione europea dove concentrare migranti, da rimpatriare senza il loro consenso, e di considerare sicuri Paesi che in realtà non offrono protezione sostanziale e sufficiente;
29) sebbene sia necessario un maggiore coordinamento e convergenza a livello europeo nella gestione delle politiche migratorie, è fondamentale che ciò avvenga in modo che siano garantiti i diritti umani e il rispetto degli accordi bilaterali, evitando clamorosi fallimenti come il cosiddetto «modello Albania», non solo contrario alle convenzioni internazionali e al diritto di asilo, ma che rappresenta uno spreco di circa un miliardo di denaro pubblico italiano, e che la stessa Corte di giustizia dell'Unione europea ha sconfessato, in quanto non pienamente in linea con il diritto dell'Unione europea;
30) la presenza dell'Unione è più che mai vitale e importante per sostenere tutti i Paesi candidati nella lotta contro le interferenze esterne e proseguire le politiche di allargamento, che rappresentano sempre di più una priorità strategica fondamentale per l'Unione europea e per l'Italia, con riferimento prioritario ai Balcani occidentali,
impegna il Governo:
1) a ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina e a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, promuovendo con urgenza un'iniziativa diplomatica e politica che garantisca un ruolo dell'Unione europea, in collaborazione con gli alleati, per il perseguimento di una pace giusta e sicura, che preservi i diritti del popolo ucraino a partire da quello alla propria autodeterminazione, l'ordine internazionale basato sulle regole e offra le necessarie garanzie di sicurezza per una soluzione duratura;
2) a richiedere la liberazione e lo scambio dei prigionieri di guerra, il ritorno in sicurezza dei civili rapiti, in particolar modo i bambini e a richiedere l'avvio delle necessarie attività diplomatiche di assistenza nelle attività di ricerca e ricongiungimento familiare;
3) a riconoscere, sia in sede nazionale che a livello europeo, la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo, al fine di preservare nell'ambito del rilancio del processo di pace la prospettiva dei «due popoli, due Stati»;
4) a sostenere, in tutte le sedi internazionali e multilaterali, l'accordo di Sharm el Sheikh, come via per esigere il rispetto del cessate il fuoco, la restituzione dei corpi degli ostaggi israeliani, la protezione della popolazione civile di Gaza, il pieno afflusso di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, il pieno rispetto del diritto internazionale;
5) ad assumere in seno all'Unione europea, ogni iniziativa necessaria a porre fine all'occupazione illegale dei territori palestinesi, in conformità al diritto internazionale e alle risoluzioni delle Nazioni Unite, anche sostenendo in sede europea l'adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario e nei confronti dei coloni responsabili delle violenze in Cisgiordania, inclusa la sospensione dell'accordo di associazione Eu-Israele, qualora permangano le ripetute violazioni dell'articolo 2 del suddetto accordo da parte del Governo israeliano e la violazione delle fondamentali regole dello stato di diritto in atto, come denunciato dalle forze di opposizione israeliane;
6) a promuovere l'embargo totale di armi da e verso Israele, e sospendere qualsiasi forma di cooperazione militare a partire dal Memorandum d'intesa tra il Governo italiano e il Governo dello Stato di Israele, inclusa la fornitura, l'acquisto e il trasferimento di armamenti e tecnologie, compresi quelli da e verso i Paesi terzi, fino all'esito del processo di pace;
7) a intraprendere tutte le iniziative necessarie, in ambito nazionale e internazionale, per garantire che i corridoi via terra richiesti dalle organizzazioni umanitarie, come Music for peace, possano consentire agli aiuti di raggiungere Gaza in tempi certi e in piena integrità; ad attivarsi sul piano politico e diplomatico per l'apertura di un corridoio umanitario permanente che consenta il pieno afflusso di aiuti alla Striscia;
8) a sostenere, in tutti i consessi europei ed internazionali, la legittimità e l'operatività della Corte Penale internazionale e della Corte internazionale di giustizia, e a dare piena attuazione ai loro pronunciamenti, in linea con il diritto internazionale e in virtù del previsto obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri;
9) a collocare l'Italia da protagonista nella costruzione di una vera difesa comune europea e non di un riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento, esprimendo la chiara volontà politica di andare avanti nel percorso di realizzazione di un'unione della difesa, anche partendo da forme di cooperazione rafforzata o integrazione differenziata tra Stati membri;
10) a promuovere un percorso di reale costruzione di una difesa europea, attraverso una governance democratica chiara del settore e investimenti comuni necessari a realizzare l'autonomia strategica e colmare i deficit alla sicurezza europea, al coordinamento e all'integrazione delle capacità industriali e dei comandi militari, all'interoperabilità dei sistemi di difesa verso un esercito comune europeo: a promuovere, pertanto, una radicale revisione del piano Readiness 2030 proposto dalla Presidente Von der Leyen, sulla base delle critiche e delle proposte avanzate in premessa, al fine di assicurare investimenti comuni effettivi non a detrimento delle priorità sociali di sviluppo e coesione, e di condizionare tutte le spese e gli strumenti europei alla pianificazione, allo sviluppo, all'acquisizione e alla gestione di capacità comuni per realizzare un'unione della difesa;
11) a ribadire la ferma contrarietà all'utilizzo dei fondi di coesione europei e del Next Generation EU per il finanziamento e l'aumento delle spese militari e ad informare le competenti commissioni parlamentari in caso di utilizzo dei fondi europei, in particolare in relazione ai progetti di cui si richiede il finanziamento e l'andamento degli stessi, nonché in caso di utilizzo dello strumento Safe anche del rispetto delle clausole di preferenza europea;
12) a scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall'amministrazione americana, l'interesse europeo, all'interno del quale si promuove e realizza il nostro interesse nazionale, collocando l'Italia sulla frontiera più avanzata dell'integrazione contro le spinte disgregatrici e i ripiegamenti nazionalisti;
13) a sostenere una risposta europea unitaria alle politiche dei dazi dell'Amministrazione Trump, utile a contrastarne l'effetto sul sistema produttivo europeo ed italiano, che escluda ogni controproducente e inadeguata tentazione di bilateralizzare la risoluzione del conflitto, e che preveda la diversificazione dei mercati di sbocco, risorse adeguate per le imprese esportatrici e investimenti per aumentare la competitività delle produzioni italiane ed europee sui mercati globali, nonché a promuovere un'iniziativa comune per la riduzione dei costi energetici e per lo sviluppo delle rinnovabili e infine l'istituzione di un fondo europeo di sostegno, attivando un meccanismo simile a Sure per rafforzare la rete di protezione sociale dei lavoratori;
14) a favorire attivamente l'adozione di un grande piano strutturale di investimenti comuni finalizzato al rilancio della competitività europea e al sostegno della politica industriale, alla realizzazione della piena autonomia strategica, nonché alla prosecuzione, senza passi indietro, verso la duplice transizione, sull'esempio del Next Generation EU, che preveda almeno 750-800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi annui da finanziare anche attraverso nuovo debito comune; a favorire altresì la realizzazione del mercato unico dei capitali; a sostenere la costituzione di una capacità fiscale comune e nuovi strumenti di imposizione fiscale propri, tali da consentire rapidi ed efficaci interventi anticiclici e dotare di risorse adeguate le politiche europee;
15) a sollecitare il completamento del mercato interno e lo stanziamento di risorse adeguate e specificamente destinate al rafforzamento della competitività nell'ambito del nuovo Quadro finanziario Pluriennale, evitando sovrapposizioni o compensazioni a valere sulle politiche di coesione, con l'obiettivo di rilanciare il modello sociale e produttivo europeo, a partire dai settori dell'energia, della tecnologia digitale, dell'innovazione tecnologica, dell'automotive;
16) a proteggere gli elevati standard sociali e ambientali e gli obiettivi politici di ampio respiro di cui l'Unione europea si è dotata nel tempo, nonché le conquiste raggiunte negli anni in tema di ambiente e clima, di sostenibilità, di legislazione a tutela dei lavoratori e dei loro diritti, al fine di assicurare una duplice transizione equa e giusta, che non lasci indietro nessuno;
17) a sostenere l'iniziativa europea per gli alloggi a prezzi accessibili, contribuendo attivamente alla definizione delle linee strategiche e assicurando un approccio coerente con i modelli di edilizia pubblica e sociale italiani, e l'incremento degli investimenti pubblici europei nell'edilizia, in particolare sociale, nel rispetto degli standard ambientali e di sicurezza sismica e della conservazione del suolo, da accompagnare a livello nazionale, al fine di affermare il diritto alla casa per tutti e la piena inclusione, sia con iniziative concrete di politica abitativa, quale in primo luogo un piano di edilizia residenziale pubblica per sostenere famiglie, studenti e soggetti vulnerabili, all'uopo stanziando nuove ed adeguate risorse, sia con la definizione di un quadro strutturale, stabile e sostenibile degli incentivi edilizi esistenti; a valorizzare il contributo del modello cooperativo, del non profit e del limited profit, che in Italia rappresentano una componente essenziale dell'offerta di edilizia sociale;
18) a promuovere in sede europea l'uso e il riconoscimento di deroghe e flessibilità specifiche nel quadro della governance economica, in particolare rispetto al Patto di stabilità, per gli investimenti in edilizia sociale, pubblica e accessibile e una deroga per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, al fine di consentire il completamento dei progetti maturi attuali di edilizia, che rischiano di non rispettare le scadenze, inclusa quella studentesca, garantendo in ogni caso un piano per le residenze universitarie, anche attraverso il coordinamento con le regioni e gli enti locali, per assicurare il diritto allo studio e contrastare la povertà abitativa studentesca;
19) a sostenere la realizzazione di corridoi umanitari sicuri e l'istituzione permanente di una missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, a promuovere la costruzione di un sistema comune, coordinato e solidale per la gestione strutturale del fenomeno migratorio che assicuri la tutela dei diritti umani, a garantire procedure e percorsi equi, sicuri e legali per migranti e richiedenti asilo, in particolare i minori, nonché a contrastare efficacemente il traffico di esseri umani, anche attraverso partenariati con i Paesi di origine e transito purché responsabili e trasparenti, evitando in ogni caso disumane, inefficaci e costose forme di esternalizzazione delle frontiere dell'Unione europea, come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi;
20) a sostenere ogni iniziativa, in sede nazionale e Ue, intesa a istituire organi di controllo, prevenzione e contrasto contro le ingerenze straniere nei processi democratici degli Stati membri dell'Unione europea e nei Paesi candidati, per contrastare segnatamente la minaccia diretta alla sicurezza che proviene dalla Russia.
(6-00209) «Braga, Provenzano, De Luca, Amendola, Graziano».
La Camera,
premesso che:
1) il prossimo Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025 ha all'ordine del giorno la situazione in Medio Oriente ed in Ucraina, la difesa europea, la competitività e la transizione verde e digitale, il rafforzamento del ruolo internazionale dell'euro e l'euro digitale, le politiche abitative dell'unione:
2) va accolto con sollievo il raggiungimento di un cessate il fuoco che ha interrotto il genocidio del popolo palestinese a Gaza, per il quale considera necessario ogni sforzo per il suo mantenimento e la massima vigilanza di tutta la comunità internazionale per l'effettivo rispetto del diritto umanitario e affinché giungano urgentemente tutti gli aiuti necessari ad una popolazione stremata:
3) risulta fondamentale la fine del blocco degli aiuti in tutti i valichi per la Striscia di Gaza, compreso il valico di Rafah e il ritorno, dopo la fallimentare e criminale gestione degli aiuti da parte della Gaza Humanitarian Foundation, alla gestione da parte delle agenzie delle Nazioni Unite, a cominciare dall'UNRWA, della responsabilità nella distribuzione degli aiuti:
4) occorre ricostruire il sistema sanitario di Gaza pesantemente messo in ginocchio dall'offensiva e dall'occupazione militare israeliana, ricostruzione che non può prescindere dalla liberazione di tutti gli operatori sanitari palestinesi arbitrariamente reclusi come il dottor Abu Safya pediatra e direttore dell'ospedale Kamel Adwan di Gaza, da mesi agli arresti senza che sia stata formalizzata nessuna accusa nei suoi confronti;
5) è necessario e urgente lavorare alla costruzione di una prospettiva duratura di pace che non può però prescindere dalla giustizia, dal pieno coinvolgimento del popolo palestinese in ogni scelta che riguardi il proprio futuro, dal riconoscimento dello Stato di Palestina nei confini del 1967 e dalla fine dell'occupazione illegale e del regime di apartheid in atto;
6) è fondamentale che la popolazione palestinese e i suoi rappresentanti siano protagonisti in un effettivo processo di pace che, nel rispetto delle sentenze e dei pronunciamenti delle Corti internazionali, porti al riconoscimento dello Stato di Palestina e il dovere della comunità internazionale di garantire una soluzione giusta e duratura fondata sul pieno rispetto delle risoluzioni delle Nazioni unite, in particolare la 242 (1967) e la 338 (1973), che sanciscono l'illegalità dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi, nonché la risoluzione 2334 (2016) che condanna la costruzione degli insediamenti illegali;
7) conseguentemente va condannato l'ulteriore progetto di insediamento nei territori occupati palestinesi, denominato E1, recentemente approvato dal Governo israeliano che comprometterebbe la continuità territoriale della Cisgiordania, isolando Gerusalemme Est e rendendo di fatto impossibile la realizzazione di uno Stato palestinese contiguo;
8) il rapporto presentato lo scorso 16 settembre dalla «Commissione internazionale indipendente delle Nazioni Unite d'inchiesta sul territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme Est, e Israele», istituita nel 2021 con una risoluzione del Consiglio dei diritti umani, sulla base di indagini approfondite e analisi giuridiche delle violazioni commesse dalle autorità israeliane, afferma che a Gaza è stato messo in atto un genocidio, che anche la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha riconosciuto che esistono plausibili indizi di genocidio da parte dello Stato di Israele e, quindi, esistono delle responsabilità storiche e giuridiche per quanto accaduto e crimini che non possono essere ignorati e che devono essere giudicati, nel rispetto e nella credibilità del diritto internazionale;
9) preoccupano le condizioni di Marwan Barghouti, leader palestinese rinchiuso da oltre ventitré anni nelle galere israeliane, e che la sua liberazione sarebbe un elemento di enorme importanza per la costruzione di un percorso di pace duratura;
10) la guerra in Ucraina ha già provocato centinaia di migliaia di vittime da entrambe le parti e vari analisti militari hanno sempre consideralo improbabile una soluzione militare al conflitto;
11) è ferma la condanna dell'attuale guerra di aggressione della Russia in Ucraina e la solidarietà al popolo ucraino. È urgente che rinnovati sforzi diplomatici e soluzioni negoziate diventino la priorità centrale dell'Unione europea. L'Unione deve aprire canali negoziali al fine di raggiungere una soluzione politica al conflitto in Ucraina, di rispondere alla necessità di sicurezza collettiva e di disarmo in Europa e di rispettare i principi della Carta delle Nazioni Unite e dell'Atto finale di Helsinki, ispirandosi ai principi di quest'ultimo compreso il concetto di garanzie di sicurezza reciproca, come sperimentato da politici europei come Willy Brandt, Olof Palme e Pierre Harmel, operando per una nuova architettura multipolare di sicurezza europea ispirata ai principi della coesistenza pacifica tra paesi con sistemi politici diversi che offra garanzie di sicurezza a tutte le parti;
12) è enormemente preoccupante la postura bellicista espressa a più riprese dalla Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen e dell'Alta Rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Kaja Kallas;
13) la fornitura di equipaggiamento militare era stata considerata come uno strumento volto a determinare migliori condizioni negoziali per l'Ucraina, ma bisogna constatare con estremo disappunto che le iniziative diplomatiche per porre fine alla guerra sono state vistosamente assenti e che la mancanza di iniziativa, di partecipazione e collaborazione dell'Unione a qualsiasi percorso negoziale e l'assenza di sforzi volli ad individuare condizioni concrete e realistiche in cui tale negoziato possa aver luogo hanno determinato una condizione peggiore per il popolo ucraino;
14) è sbagliata e pericolosa la Comunicazione Congiunta «Preserving Peace Defence Readiness Roadmap 2030» presentata il 16 ottobre dalla Commissione Europea e dall'Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza. Il testo, che contiene le linee guida per il rafforzamento delle capacità di difesa dell'Unione Europea entro il 2030, prospetta infatti per il solo 2025, il raggiungimento di 392 miliardi di euro di spesa militare per i bilanci nazionali, con l'obiettivo di arrivare al 3,5 per cento del PIL entro il 2035. La tabella di marcia prospetta inoltre investimenti in difesa pari a 6,8 trilioni di euro fino al 2035;
15) parimenti sbagliato e pericoloso è infatti lo stesso piano Readiness 2030, proposto dalla Commissione europea e sostenuto dal Consiglio europeo straordinario del 6 marzo. Questa proposta va in direzione totalmente opposta alla costruzione della difesa europea e consiste al contrario in un enorme piano di riarmo nazionale senza che questo comporti alcun passo in avanti in termine di integrazione europea;
16) il risultato del vertice Nato del 24 e 25 giugno 2025 è preoccupante e deludente, in particolare per la ridefinizione del contributo europeo alle spese per la difesa, innalzandolo fino al 5 per cento del PIL e superando così di ben 3 punti percentuali quanto definito negli accordi non vincolanti del 2014;
17) è necessario opporsi ad ogni ipotesi di ulteriore aumento della spesa militare. La pace e la sicurezza non si ottengono promuovendo una politica di scontro e di guerra, aumentando le spese militari, la militarizzazione dell'UE e la sua trasformazione in un blocco militare, ma piuttosto attraverso la diplomazia, il dialogo e la soluzione politica dei conflitti e la costruzione di una sicurezza collettiva, nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;
18) l'aumento vertiginoso della spesa militare corrisponde alla sottrazione di risorse pubbliche che dovrebbero servire ad affrontare sfide sociali urgenti, dalla crisi climatica alla povertà, dalla salute pubblica all'istruzione e la ricerca. È fondamentale concentrare le risorse sugli investimenti che migliorano la vita di tutte e tutti, a partire dai servizi pubblici essenziali, garantendo vera sicurezza e costruendo le condizioni per la pace necessaria;
19) nelle conclusioni della riunione straordinaria del 6 marzo, il Consiglio europeo ha rilevato che «un'Unione europea più forte c più capace nel campo della sicurezza e della difesa contribuirà positivamente alla sicurezza globale e transatlantica ed è complementare alla NATO, che rimane, per gli Stati che ne fanno parte, il fondamento della loro difesa collettiva». Tale approccio è in palese contraddizione con l'idea di autonomia strategica europea e colloca lo stesso piano Readiness 2030 in una evidente subalternità rispetto alle richieste del Presidente Trump ed agli impegni non vincolati presi in sede NATO;
20) il 55 per cento delle importazioni europee di armi dal 2019 al 2023 proveniva dagli Stati Uniti e che questo dato, in sostanziale aumento rispetto al 35 per cento dal 2014, evidenzia una crescente dipendenza dell'Unione europea dall'industria militare statunitense. Il prospettato massiccio aumento degli acquisti di armamenti statunitensi non solo sarebbe dannoso per l'economia europea, ma minerebbe in modo significativo l'autonomia strategica dell'Ue rafforzando la dipendenza militare dell'Europa dagli Stati Uniti e creando al contempo nuovi vincoli industriali e tecnologici;
21) l'aumento della spesa per la difesa non determina in alcun modo maggiore sicurezza e l'indebitamento comune e le deroghe alle norme sulla governance economica europea dovrebbero essere utilizzati piuttosto per finanziare la transizione ecologica e digitale, per sostenere settori fondamentali come la sanità e l'istruzione e per mettere in campo misure volte a risolvere le emergenze sociali che affliggono molti cittadini europei. È grave la continua opposizione rispetto ad ogni ipotesi di scorporo di investimenti produttivi o sociali dal Patto di Stabilità e Crescita ed è inopportuno ed immorale aprire adesso a tale opportunità per la spesa in armamenti;
22) i fondi connessi alla politica di coesione europea sono vitali per lo sviluppo delle comunità locali negli Stati Membri per cui si oppone ad ogni distorsione o deroga che consenta il loro utilizzo, anche parziale per sostenere la spesa militare;
23) è necessaria una riflessione profonda sul modello di competitività europeo sui mercati globali. Oggi la costruzione della catena della produzione e del commercio globale incrocia clamorose e inaccettabili violazioni dei diritti umani, espliciti comportamenti di dumping che oltrepassano i diritti sociali, sindacali e del lavoro, eclatanti conseguenze sull'ambiente sul cambiamento climatico, sulle popolazioni indigene, sulla continua depredazione di risorse naturali e persino fenomeni di corruzione. Il modello di competitività europeo deve rifuggire tali pratiche di ribasso sulle ambizioni sociali e ambientali, mentre occorre lavorare per ricondurre una globalizzazione apparentemente ristagnante verso un nuovo binario di giustizia ed equilibrio;
24) l'offensiva sferrata all'economia mondiale dalla minacciosa politica commerciale protezionistica dell'Amministrazione statunitense, che punterebbe a ridefinire gli equilibri economici internazionali, oltre ad aver scosso sensibilmente i mercati azionari, ha cominciato a generare tensioni commerciali. Tali tensioni impongono l'urgente avvio di un processo di riorganizzazione del mercato globale, anche alla luce del pesante impatto che i dazi, influenzando consumatori, imprese e competitività globale, produrrebbero sia in termini di export sia di occupazione;
25) la svolta protezionista dell'Amministrazione statunitense appare l'estremo tentativo di rimediare a un'imponente esposizione debitoria verso l'estero, che sfiora i 29.000 miliardi di dollari, pari all'80 per cento del Prodotto interno lordo. Una crisi che ha visto gli Usa avvilupparsi dopo il crollo dell'Unione Sovietica e l'inizio della globalizzazione deregolata e che ha indotto il Presidente Trump a cercare di proteggersi contro il rischio di acquisizioni di capitali in mani straniere avverse;
26) sarebbe necessario rilanciare il cosiddetto social standard per la regolazione dei movimenti internazionali di merci e di capitali, ovvero un sistema di limitazione dei commerci con quei Paesi che attuino politiche di competizione al ribasso sui salari, sulle condizioni di lavoro, sul fisco, sui regimi di tutela ambientale e sanitaria, rispetto a un comune obiettivo di riferimento e alla posizione da cui partono;
27) considera soprattutto necessaria una profonda ridefinizione della strategia economica e industriale dell'Unione europea, che abbandoni definitivamente le politiche di austerità, liberando lo straordinario potenziale inespresso della domanda interna europea con politiche comuni più espansive, sul modello di NextGenEU:
a) per finanziare investimenti pubblici e stimolare quelli privati su infrastrutture, conoscenza, salute e beni comuni;
b) per mettere in campo politiche industriali non finalizzate all'economia di guerra, alla difesa, al riarmo, ma alla conversione ecologica, la transizione digitale e l'innovazione tecnologica del nostro sistema produttivo:
c) per aumentare i salari reali, anche al fine di rilanciare i consumi e la domanda aggregata;
28) va ribadito e confermato il Green Deal europeo, che fissa l'obiettivo di rendere l'Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 e l'obiettivo intermedio di ridurre almeno del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990 le emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2030;
29) anche alla luce delle esigenze sopraindicate, è decisivo l'avanzamento e l'accelerazione dell'introduzione dell'euro digitale, per offrire alle cittadine e ai cittadini dell'Unione un mezzo di pagamento sicuro, che si accompagna e non sostituisce le banconote, che tutela la privacy e che, al contempo, semplifica in modo efficiente le transazioni, nonché per contrastare, in linea con il Regolamento MICA, la diffusione senza controllo delle stablecoin in particolare di quelle denominate in dollari che, come sottolineato a più riprese anche dalla presidente Christine Lagarde, possono generare nuova instabilità finanziaria e, soprattutto, affaticare la trasmissione della politica monetaria, da parte della BCE, all'intera Eurozona. Inoltre è necessaria per arginare il processo di «dollarizzazione» dell'economia europea che i mezzi di pagamento digitali, in particolare le stablecoin (possono imporre, così minando l'autonomia strategica dell'UE);
30) l'accesso ad un alloggio adeguato è un diritto umano fondamentale e una condizione indispensabile per l'esercizio di tutti gli altri diritti sociali e civili;
31) nell'Unione europea oltre 1.3 milioni di persone risultano senza dimora, tra cui circa 400.000 minori, mentre il costo degli affitti e degli acquisti immobiliari è cresciuto in misura insostenibile per ampie fasce della popolazione:
32) la crescente finanziarizzazione del mercato immobiliare, l'espansione degli affitti brevi e turistici, l'aumento delle abitazioni sfitte e la riduzione del patrimonio di edilizia sociale hanno acuito la crisi abitativa in molti Stati membri;
33) la Corte di giustizia dell'Unione europea ha riconosciuto che la carenza di alloggi a lungo termine costituisce un motivo imperativo di interesse pubblico, legittimando la possibilità di introdurre misure restrittive nei confronti degli affitti brevi e speculativi;
34) la definizione dell'abitare come diritto sociale implica la possibilità per gli Stati membri di derogare alle regole del mercato unico e della concorrenza quando necessario per garantire l'accesso universale a un'abitazione dignitosa e accessibile;
35) si esprime un giudizio profondamente negativo sul nuovo patto sulla migrazione e l'asilo, che evidenzia l'assenza di un'effettiva solidarietà e responsabilità europea nella gestione dei percorsi migratori e la prevalenza di misure concentrate sulla riduzione dell'arrivo dei migranti in Europa, sui respingimenti e sulla facilitazione dei rimpatri nei loro paesi d'origine, valutando anche la possibilità di veri e propri centri detentivi in paesi extra-UE, come quello realizzato dall'Italia in Albania: l'esistenza di vie di accesso sicure e legali all'UE è l'unica alternativa alla migrazione irregolare e si deplora la mancanza di tali opportunità, anche per i richiedenti asilo e i rifugiati. Un approccio basato su misure emergenziali per rafforzare il controllo delle frontiere e ridurre gli arrivi di migranti in Europa ha portato a una drastica riduzione delle opportunità di migrazione legale, spingendo i migranti verso rotte più pericolose;
36) qualsiasi accordo con i Paesi di origine e di transito di migranti deve garantire la piena protezione delle vite umane, della dignità e dei diritti umani. Si esprime profonda vergogna per il fatto che queste garanzie minime non siano effettivamente rispettate e che i migranti e i rifugiati debbano affrontare condizioni disumane di trasferimento e detenzione. Si condannano gli abusi e le violazioni sistematiche dei diritti umani che colpiscono un gran numero di migranti e richiedenti asilo,
impegna il Governo a:
1) vigilare sul mantenimento del cessate il fuoco a Gaza, per l'effettivo rispetto del diritto internazionale umanitario e affinché giungano tutti gli aiuti necessari alla popolazione palestinese: chiedere che siano rimosse le disposizioni di parte israeliana, anche legislative, che hanno portato alla messa fuorilegge dell'UNRWA e alla con lisca della sua sede centrale in Gerusalemme Est;
2) contribuire alla costruzione di un percorso di pace duraturo e giusto con il pieno coinvolgimento del popolo palestinese e la fine delle occupazioni illegali e del sistema di apartheid;
3) riconoscere lo Stato di Palestina sulla base dei contini del 1967 e a garantire la coesistenza nella libertà, nella pace e nella democrazia dei due popoli nelle rispettive integrità territoriali;
4) garantire il rispetto del diritto internazionale e sostenere, in tutti i consessi europei ed internazionali, difendere la legittimità della Corte Penale Internazionale e a dare piena attuazione ai suoi mandati di arresto, in linea con la normativa italiana di adeguamento allo Statuto di Roma e in virtù del preciso obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri;
5) farsi promotrice a livello internazionale della liberazione di Marwan Barghouti riconoscendo il cruciale contributo che può dare alla costruzione di un percorso di pace;
6) promuovere un riorientamento della politica dell'Unione verso la diplomazia e l'allentamento delle tensioni e costruire le condizioni per una conferenza multilaterale per la pace in Ucraina;
7) lavorare a una nuova architettura di sicurezza collettiva per l'Europa ispirata ai principi del processo di Helsinki, nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;
8) prospettare la fine della fornitura nazionale di equipaggiamento militare all'Ucraina e a sollevare in Consiglio europeo la necessità di interrompere anche ricorso all'European Peace Facility a questo fine;
9) chiedere la revisione della posizione espressa e respingere il piano Readiness 2030 proposto dalla Commissione europea e rigettare il contenuto della Comunicazione Congiunta «Preserving Peace – Defence Readiness Roadmap 2030» ed opporsi ad ogni ulteriore aumento delle spese militari, promuovendo invece la necessaria strada per la creazione di una difesa comune europea attraverso un progressivo coordinamento e razionalizzazione della spesa militare ed una progressiva autonomia dalle alleanze militari esistenti;
10) difendere il concetto di autonomia strategica europea che, per essere tale, deve riaggiornare la propria valutazione sul rapporto con le alleanze militari esistenti, a partire dalla NATO;
11) non fare ricorso alle eventuali deroghe alle norme sulla governance economica europea per l'acquisto di armamenti e non consentire nessuna distorsione o deroga finalizzata all'utilizzo dei fondi di coesione per finanziare l'acquisto o la produzione di armamenti;
12) sostenere in Consiglio europeo l'esigenza di un cambio di paradigma profondo nella definizione di competitività, che sostenga grandi investimenti comuni che abbiano al centro le ambizioni sociali e ambientali;
13) definire una risposta strategica alla guerra commerciale USA che non sia fatta solo di reazioni meccaniche, ma che invece abbia alla base la costruzione e l'allargamento di relazioni commerciali alternative;
14) promuovere una diversa globalizzazione, basata su accordi di cooperazione fondati sulla piena apertura agli scambi commerciali e finanziari con quei Paesi che aderiscano a determinati standard di tutela sociale, sanitaria, ambientale e del lavoro e viceversa, su limitazioni degli scambi di merci e di capitali con i Paesi che attuino politiche di competizione al ribasso sui salari, sulle condizioni di lavoro, sul fisco e sui regimi di tutela ambientale e sanitaria;
15) sollecitare in sede europea la liberazione dello straordinario potenziale inespresso della domanda interna con politiche comuni più espansive al fine di finanziare investimenti pubblici e stimolare quelli privati su infrastrutture, conoscenza, salute e beni comuni, mettere in campo politiche industriali finalizzate alla conversione ecologica, alla transizione digitale e all'innovazione tecnologica del nostro sistema produttivo e rilanciare i consumi e la domanda aggregata attraverso l'aumento dei salari reali e il rinnovo dei contratti di lavoro;
16) respingere l'accordo commerciale UE-USA sui dazi in quanto pregiudizievole, asimmetrico e non reciproco, in particolare per quanto riguarda gli aumenti tariffari sulle esportazioni dell'UE a fronte di dazi pari a zero per le importazioni statunitensi, nonché gli impegni unilaterali di 600 miliardi di EUR in investimenti e 750 miliardi di EUR in progetti energetici negli Stati Uniti, tutti assunti senza un mandalo democratico;
17) avanzare in Consiglio europeo l'urgenza di una tassazione europea sulle grandi ricchezze volta a finanziare investimenti necessari per la lolla alla povertà e la transizione ecologica e sociale;
18) ribadire in sede di Consiglio europeo la necessità di adottare tutte le misure essenziali per accelerare la capacità di produzione di energia rinnovabile in modo da raggiungere il target dell'80 per cento di elettricità da rinnovabili al 2030, favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche e l'autoconsumo e per aumentare il risparmio energetico e le misure di efficienza energetica da parte degli stati membri e, quindi, a sostenere le direttive europee approvate dal Parlamento europeo in attuazione del pacchetto Fit for 55, volte a rivedere la normativa unionale in materia di riduzione delle emissioni climalteranti, a partire dalla direttiva EPBD; ad evitare ogni titubanza e rallentamento sul percorso del Green Deal verso la transizione ecologica, anche confermando e rafforzando gli obiettivi previsti nella strategia europea Farm to Fork a tutela della salute, del clima e dell'ambiente, nonché le misure del Regolamento contro la deforestazione e di tutela della biodiversità e delle specie animali protette oggetto di pressione venatoria;
19) evitare ogni titubanza e rallentamento sul percorso del Green Deal verso la transizione ecologica, anche confermando e rafforzando gli obiettivi previsti nella strategia europea Farm to Fork a tutela della salute, del clima e dell'ambiente;
20) sostenere la realizzazione in tempi rapidi dell'euro digitale, per garantire in tal modo una moneta digitale pubblica, controllata dalla BCE e quanto più possibile aperta al controllo democratico delle/dei cittadine/i, alternativa – e di contrasto – alla diffusione destabilizzante di criptovalute private, stablecoin comprese, in particolare di quelle denominate in dollari;
21) promuovere, in sede di Consiglio europeo, il riconoscimento formale del diritto alla casa come diritto fondamentale non negoziabile, sollecitando la Commissione e gli Stati membri ad adottare un quadro vincolante europeo sul diritto all'abitare, che includa obiettivi concreti di riduzione della povertà abitativa e dell'homelessness entro il 2030;
22) richiedere un piano europeo per l'edilizia pubblica e sociale, finanziato da strumenti comuni dell'UE e sottratto ai vincoli del Patto di stabilità e crescita, in modo da garantire investimenti stabili e duraturi nella costruzione, ristrutturazione e riconversione ecologica del patrimonio abitativo;
23) chiedere che le politiche abitative siano integrate con gli obiettivi ambientali e sociali europei, prevedendo che ogni intervento urbanistico o di costruzione rispetti criteri di sostenibilità, inclusione e rigenerazione urbana, con particolare attenzione ai territori colpiti da crisi climatiche o spopolamento: sostenere un piano europeo per il recupero e la riutilizzazione delle abitazioni vuote o sottoutilizzate, promuovendo meccanismi fiscali e normativi che disincentivino la detenzione speculativa di immobili e favoriscano la loro destinazione a uso sociale;
24) proporre la creazione di un registro europeo della trasparenza immobiliare, volto a contrastare riciclaggio, speculazione e concentrazione della proprietà da parte di grandi soggetti finanziari, e a promuovere politiche fiscali europee che penalizzino l'accumulo di immobili sfitti;
25) promuovere una nuova direttiva europea sugli affitti brevi e turistici, che armonizzi la disciplina a livello europeo garantendo agli enti locali gli strumenti necessari per regolamentare il fenomeno secondo le proprie esigenze territoriali, contrastando la riduzione dell'offerta abitativa residenziale e gli effetti distorsivi sull'equilibrio sociale dei centri urbani;
26) chiedere al Consiglio europeo di rivedere la propria posizione sul patto sulla migrazione e l'asilo, cercando di costruire al suo posto un approccio solidale alla gestione dei fenomeni migratori, nonché ad adoperarsi e richiedere un impegno comune per la creazione di una missione UE di salvataggio nel Mediterraneo e per la cessazione immediata di tutti gli accordi UE o dei singoli stati sulla gestione integrata delle frontiere con paesi terzi che non forniscono garanzie sufficienti sul rispetto dei diritti umani a cominciare da quelli con Libia e Tunisia, escludendo la realizzazione di centri detentivi in Paesi extra-UE, come quello realizzato in Albania dall'Italia in contrasto con le norme internazionali ed europee sull'accoglienza e protezione internazionale.
(6-00210) «Zanella, Bonelli, Fratoianni, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
La Camera,
premesso che:
1) il 23-24 ottobre 2025 si terrà il Consiglio europeo con all'ordine del giorno i seguenti temi: Ucraina; Medio Oriente; difesa e sicurezza europee; competitività e duplice transizione; alloggi; migrazione;
2) da quasi quattro anni continua la guerra di aggressione all'Ucraina e tutti i tentativi di giungere almeno a un cessate il fuoco si sono infranti contro la dichiarata e reiterata indisponibilità di Putin a porre fine agli attacchi senza ottenere quanto richiesto: il riconoscimento della sovranità russa non solo sui territori occupati, ma anche su quelli formalmente annessi, anche se ancora controllati dallo stato ucraino, e la smilitarizzazione dell'Ucraina, cioè il suo abbandono alla mercé del Cremlino;
3) il fallimento del summit di Anchorage tra Trump e Putin è stato plasticamente dimostrato non solo dal rifiuto da parte russa di qualunque terreno di dialogo, che non comporti la sostanziale resa ucraina, ma anche dall'intensificarsi degli attacchi alla popolazione e alle infrastrutture civili di un Paese che sta coraggiosamente resistendo da anni all'ennesimo capitolo di una storia secolare di odio e imperialismo politico-culturale russo;
4) anche l'annunciato nuovo summit tra Trump e Putin, che avrebbe dovuto tenersi a Budapest entro pochi giorni, stando alle notizie delle ultime ore è stato annullato perché la Russia non accetta neppure di iniziare a negoziare un cessate il fuoco immediato lungo l'attuale linea del fronte;
5) la guerra in Ucraina continua a palesare in modo inequivocabile il contrasto apertosi nel fronte euro-atlantico, per l'indisponibilità degli Stati Uniti a una governance multilaterale delle crisi politiche, economiche e militari sul piano globale e per la corrispondente disponibilità ad assecondare soluzioni dei conflitti in corso, a partire da quello ucraino, negoziate in spregio ai principi fondamentali di diritto e libertà politica;
6) sta prendendo forma una posizione comune tra i principali Paesi europei (compresa l'Italia) e l'Ucraina sui contenuti inderogabili di un possibile negoziato con la Russia, per assicurare all'Ucraina effettive condizioni di sicurezza dopo il cessate il fuoco, la riparazione dei danni di guerra, garantita dai fondi russi congelati nelle banche europee e una corsia veloce per l'adesione all'Unione europea;
7) non esiste alcuna possibilità di influire sul processo negoziale tra Russia e Ucraina, se non rafforzando le capacità militari ed economiche di difesa dell'Ucraina, come si è impegnata a fare una coalizione di Paesi europei, di fatto avviando in parallelo la costruzione di un pilastro europeo della Nato e il primo segmento di una politica di difesa comune;
8) la guerra all'Ucraina è una guerra all'Unione europea e all'ordine politico europeo, e la frontiera ucraina rappresenta oggi la vera frontiera di sicurezza europea; aiutare l'Ucraina a difendersi significa aiutare l'Ucraina a difendere l'Europa da una minaccia che non è più eventuale, ma attuale e imminente, come dimostrano le ripetute violazioni dello spazio aereo europeo da parte russa;
9) va salutato con soddisfazione e sollievo l'accordo per il cessate il fuoco a Gaza e lo scambio tra gli ostaggi in mano ad Hamas e i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, che ha consentito di liberare prigionieri tenuti per quasi due anni in condizioni disumane, di alleggerire la tragedia umanitaria della Striscia e di prospettare una governance della transizione, affidata alla responsabilità di una coalizione internazionale imperniata, in primo luogo, sui principali Stati arabi, ma tuttora lontana anche da una prima e parziale attuazione;
10) il disarmo di Hamas e la sua esclusione da qualunque ruolo politico-militare per il futuro della Striscia si dimostra un obiettivo difficile e peraltro contraddetto dal sostanziale affidamento al gruppo islamista di compiti di «polizia temporanea», immediatamente esercitati per sanguinosi regolamenti di conti contro bande nemiche e per la ripresa del controllo sugli aiuti umanitari nelle zone non più controllate dall'IDF;
11) si impone la necessità e l'urgenza di implementare tutti i punti del piano per la gestione della transizione a Gaza e per creare, come recita l'accordo sottoscritto dal premier israeliano e dai principali leader arabi e dalla Turchia, «le condizioni per un percorso credibile verso l'autodeterminazione e la statualità palestinese»;
12) dette condizioni presuppongono l'esclusione di qualunque rappresentanza palestinese che non riconosca e rispetti il diritto all'esistenza e alla sicurezza di Israele e la rinuncia da parte israeliana a qualunque prospettiva di ulteriore colonizzazione e annessione dei territori occupati della Cisgiordania e di Gaza;
13) la ripresa degli scontri tra Hamas e Israele sta mettendo a rischio la tregua concordata e impone di procedere con assoluta rapidità all'attuazione del piano;
14) l'instabilità internazionale e le esigenze di autonomia strategica dell'Europa rendono le politiche per la difesa un tema prioritario e inderogabile, che le istituzioni europee hanno tempestivamente riconosciuto e che tutti gli Stati membri devono affrontare con spirito cooperativo, nella consapevolezza che la difesa europea non può essere una somma di difese nazionali;
15) nel 2024 la spesa per la difesa dei 27 Stati membri dell'Unione europea è stata di 343 miliardi di euro, con un aumento del 19 per cento rispetto al 2023. Nel 2025 si stima che raggiungerà i 381 milioni di euro, pari al 2,1 per cento del PIL dell'intera UE, aumentando di circa un terzo nel giro di due anni e raggiungendo un livello quasi triplo a quello della Russia; la dispersione di questa spesa in ventisette bilanci nazionali impedisce la standardizzazione e l'interoperabilità dei sistemi militari ed è un fattore di inefficienza finanziaria e operativa;
16) il nuovo «Defence investment Plan», adottato al vertice Nato dell'Aja il 25 giugno 2025, fissa l'obiettivo del 5 per cento del PIL per la difesa entro il 2035 (di cui 3,5 per cento per funzioni militari core e 1,5 per cento per funzioni connesse, quali ad esempio la protezione di infrastrutture critiche e la ricerca e l'innovazione nel settore);
17) questo significa per l'Italia un aumento della spesa per la difesa nel prossimo decennio di oltre 60 miliardi di euro, che al momento non trova corrispondenza negli impegni del Governo, visto che il Documento programmatico di finanza pubblica e il Documento programmatico di bilancio 2026, prospettano un aumento dello 0,5 del PIL nel prossimo triennio, rinviandone la deliberazione all'esercizio 2026;
18) l'incombente minaccia militare russa rende sempre più pressante l'esigenza di un coordinamento e di una integrazione delle politiche e degli investimenti in materia di difesa; il ricorso a strumenti finanziari europei – la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e la linea di credito del «SAFE» (Security Action for Europe) – rappresenta per l'Italia l'unico modo per rendere i necessari incrementi di spesa fiscalmente sostenibili;
19) il Governo italiano riconosce l'importanza di ridurre l'inquinamento e promuovere un'economia a basse emissioni di CO2 attraverso l'innovazione sostenibile. Tuttavia, i fatti dimostrano che gli obiettivi fissati dalla precedente Commissione europea nel quadro del Green Deal si stanno rivelando, in larga parte, irrealizzabili nei tempi e nelle modalità di attuazione previste. L'attuale Commissione, infatti, negli ultimi mesi ha progressivamente rinviato o attenuato diversi target – dalle nuove regole sulle emissioni industriali alla revisione degli standard per i settori automobilistico e agricolo – alleviando il peso delle sanzioni ma, al contempo, generando incertezza nei mercati e sfiducia tra le imprese;
20) in assenza di una strategia chiara e coerente, e alla luce della complessa contingenza internazionale segnata da un'aggressiva politica industriale statunitense e da un modello cinese dirigistico fortemente sussidiato, il rischio è che la duplice transizione – verde e digitale – si traduca soltanto in un onere insostenibile per le imprese europee, anziché in un vantaggio competitivo;
21) come ha ricordato Mario Draghi nella sua relazione sulla competitività europea, l'Unione si trova in una fase in cui il suo modello di crescita «sta svanendo» e gli obiettivi del Green Deal «si basano su presupposti che non valgono più». L'ex Presidente del Consiglio ha evidenziato come le politiche europee sull'auto elettrica e sulla transizione verde abbiano imposto costi elevati senza garantire adeguate infrastrutture e innovazione tecnologica, avvertendo che in assenza di un cambio di rotta l'Europa rischia di perdere competitività industriale e autonomia strategica. Dunque, appare evidente la necessità di un piano di investimenti comuni, finanziato anche attraverso debito europeo, per sostenere ricerca, tecnologia e manifattura nel percorso verso l'abbattimento delle emissioni inquinanti;
22) l'Unione europea si trova ad affrontare una crisi abitativa sempre più grave, segnata da un aumento medio dei prezzi delle abitazioni di oltre il 20 per cento nell'ultimo decennio, da un incremento dei costi di costruzione del 52 per cento tra il 2010 e il 2023 e da un calo di oltre il 20 per cento dei permessi edilizi negli ultimi cinque anni, con effetti diretti sulla disponibilità e sull'accessibilità degli alloggi. Tale situazione si sta trasformando in una crisi sociale e democratica, poiché un numero crescente di giovani, lavoratori a basso reddito e famiglie vulnerabili è di fatto escluso dal diritto a una casa dignitosa, con ripercussioni sulla mobilità sociale e sulla coesione territoriale;
23) parallelamente, il fenomeno dell'iperturismo e la crescente conversione di abitazioni residenziali in case vacanze e affitti brevi hanno ulteriormente ridotto la disponibilità di alloggi stabili, contribuendo a svuotare i centri storici, ad aumentare i canoni di locazione e a snaturare l'identità sociale di molte città europee. Diverse amministrazioni locali, regionali e nazionali sono intervenute su tale fenomeno introducendo misure regolatorie e limiti alle locazioni turistiche brevi, evidenziando la necessità di una cornice comune a livello europeo che coordini e renda coerenti i diversi interventi;
24) in risposta a questa emergenza, la Commissione europea — su iniziativa del commissario per l'Energia e le Politiche abitative, Dan Jørgensen — ha annunciato di voler presentare un Piano europeo per le case accessibili con l'obiettivo di incrementare l'offerta di alloggi a prezzi sostenibili, promuovere la rigenerazione urbana e coniugare politiche abitative, efficienza energetica e sostenibilità ambientale;
25) secondo i dati preliminari di Frontex, gli attraversamenti irregolari alle frontiere esterne dell'Unione europea sono diminuiti del 22 per cento nei primi nove mesi del 2025, attestandosi a circa 133.400. Il calo più marcato si registra sulla rotta dell'Africa occidentale (-58 per cento) e su quella dei Balcani occidentali (-47 per cento), mentre il Mediterraneo centrale resta la via più trafficata, con circa il 40 per cento di tutti gli ingressi irregolari;
26) nonostante la riduzione complessiva, appare evidente che la variabilità degli scenari migratori comporti più una deviazione dei flussi verso nuove rotte che una loro effettiva risoluzione strutturale. Parallelamente, l'elevato costo in termini di vite umane non può lasciare indifferenti il Governo italiano e le istituzioni europee visto che lungo la rotta del Mediterraneo, secondo l'International Organization for Migration, si stima la morte di quasi 1.300 persone solo nel 2025. La necessità di affrontare il tema in modo sistemico emerge anche alla luce del possibile coinvolgimento russo nel quadro della guerra ibrida condotta contro l'Unione europea. Diversi studi e analisi accreditate segnalano infatti il rischio di una strumentalizzazione dei flussi migratori con finalità di destabilizzazione politica: rischio che l'insediamento russo in Libia rende quanto mai grave e incombente;
27) lo studio «Weaponisation of Migration: A Powerful Instrument in Russia's Hybrid Toolbox» della Hoover Institution (George Scutaru e Andrei Pavel) evidenzia come la Russia abbia incluso la migrazione tra gli strumenti della guerra ibrida; il documento «Weaponisation of Migration by Russia and Implicationsfor EU Affairs» del Parlamento europeo rileva che «attori statali esterni, tra cui la Federazione Russa e la Bielorussia, hanno deliberatamente strumentalizzato la migrazione irregolare verso i Paesi UE» lungo le rotte di confine orientale; il think tank Center for Strategie and International Studies (CSIS) sottolinea come Mosca utilizzi anche strumenti di sovversione non convenzionali, comprese operazioni con risvolti migratori,
impegna il Governo:
1) a riconoscere l'Ucraina come vera e propria frontiera della sicurezza europea e a difenderne, con ogni mezzo, la libertà e la sovranità entro i confini riconosciuti dal diritto internazionale;
2) a promuovere in sede europea il sostegno politico-militare alla resistenza dell'Ucraina all'aggressione russa, anche al fine di accrescerne la forza negoziale per un accordo di cessate il fuoco, le cui condizioni non possono essere imposte contro l'effettiva volontà del governo e del popolo ucraino o estorte con forme di fiancheggiamento indiretto delle minacce russe, come da più di tre anni fa proprio il governo del Paese, l'Ungheria, che avrebbe dovuto ospitare il prossimo summit tra Trump e Putin;
3) a favorire soluzioni negoziali che assicurino all'Ucraina, dopo l'eventuale cessate il fuoco, la sicurezza, la riparazione dei danni di guerra e la rapida e positiva conclusione del processo di adesione all'Unione europea;
4) ad attenersi e a richiamare gli Stati membri dell'Unione europea all'impegno contro la violazione degli obblighi connessi alle sanzioni imposte alla Russia e in particolare al monitoraggio e blocco delle riesportazioni in Russia di beni critici importati da Paesi terzi e a un efficace controllo della «flotta fantasma» utilizzata per aggirare le limitazioni al commercio del petrolio e gas russo;
5) a promuovere una reazione coordinata in sede europea alle azioni di guerra ibrida da parte della Federazione Russa, relative al sistema informativo, ai processi elettorali e al funzionamento delle istituzioni democratiche, nonché alla compromissione dei servizi d'interesse pubblico e delle infrastrutture critiche;
6) a sostenere la rapida e piena implementazione dell'accordo su Gaza mediato dal Presidente degli Stati Uniti sia per quanto riguarda il disarmo di Hamas, l'istituzione di un governo provvisorio di transizione e il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione temporanea, sia per il riavvio di un processo verso la soluzione del conflitto israelo-palestinese, attraverso il principio dei «due popoli, due Stati»;
7) a impegnarsi perché l'emergenza sanitaria e alimentare di Gaza sia affrontata in modo rapido ed efficiente e il programma di ricostruzione e sviluppo della Striscia sia tempestivamente avviato;
8) a partecipare attivamente al percorso di costruzione di un sistema di difesa europeo, perseguendo gli obiettivi del Defence Readiness Roadmap 2030: rimediare alle carenze nelle capacità militari europee per rafforzare la deterrenza collettiva degli Stati membri; rafforzare l'industria europea della difesa, in termini di volumi di produzione, catene di fornitura e autonomia tecnologica; promuovere acquisti congiunti, per favorire l'interoperabilità tra le diverse forze di difesa nazionali;
9) a ottemperare agli impegni sul progressivo innalzamento della spesa per la difesa fino al 5 per cento del PIL entro il 2035 secondo quanto stabilito in sede NATO con il Defence Investment Plan;
10) a promuovere la definizione di un quadro regolatorio stabile e semplificato che accompagni la transizione ecologica con misure certe, sostenibili e coerenti con la realtà produttiva europea, prevedendo un sostegno economico mirato alla riconversione dei settori più esposti verso tecnologie a bassissime emissioni, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica, in modo da trasformare la transizione verde in un motore di competitività e innovazione, e non in un fattore di penalizzazione per l'industria europea;
11) a operare perché il Piano europeo per le case accessibili promosso dalla Commissione includa misure specifiche a sostegno degli studenti e dei giovani lavoratori, incentivi partenariati pubblico-privati per la realizzazione e il recupero di alloggi a prezzi sostenibili e introduca strumenti comuni di regolamentazione del mercato degli affitti brevi e delle case vacanze, al fine di contenere gli effetti dell'iperturismo, favorire la residenzialità stabile e garantire un accesso equo alla casa in tutta l'Unione europea;
12) a promuovere nelle politiche di controllo delle frontiere l'integrazione e l'interoperabilità dei sistemi informativi degli Stati membri, al fine di rafforzare la capacità comune di prevenire e contrastare minacce ibride, a partire dalle infiltrazioni o manipolazioni di origine russa.
(6-00211) «Richetti, Bonetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».
La Camera,
impegna il Governo:
1) a continuare a promuovere in sede europea il sostegno politico-militare alla resistenza dell'Ucraina all'aggressione russa, anche al fine di accrescerne la forza negoziale per un accordo di cessate il fuoco, le cui condizioni non possono essere imposte contro l'effettiva volontà del governo e del popolo ucraino;
2) a promuovere soluzioni negoziali che favoriscano il processo di adesione dell'Ucraina all'Unione europea;
3) a continuare ad impegnarsi per il rispetto degli obblighi connessi alle sanzioni alla Russia e per un efficace contrasto alla «flotta fantasma» utilizzata per aggirare le limitazioni al commercio del petrolio e del gas russo;
4) a promuovere una reazione coordinata in sede europea alle minacce ibride e al pericolo che esse rappresentano per il funzionamento delle istituzioni democratiche, nonché dei servizi d'interesse pubblico e delle infrastrutture critiche;
5) a sostenere la rapida e piena implementazione dell'accordo su Gaza mediato dal Presidente degli Stati Uniti sia per quanto riguarda il disarmo di Hamas, l'istituzione di un governo provvisorio di transizione e il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione temporanea, sia per il riavvio di un processo verso la soluzione del conflitto israelo-palestinese, attraverso il principio dei «due popoli, due Stati»;
6) a continuare ad impegnarsi affinché l'emergenza alimentare e sanitaria di Gaza sia affrontata in modo rapido ed efficiente e affinché sia avviato il programma di ricostruzione e sviluppo della Striscia;
7) a ottemperare agli impegni sul progressivo innalzamento della spesa per la difesa e per la sicurezza fino al 5 per cento del PIL entro il 2035 secondo quanto stabilito in sede NATO con il Defence Investment Plan;
8) a promuovere la definizione di un quadro regolatorio stabile e semplificato che accompagni la transizione ecologica con misure certe, sostenibili e coerenti con la realtà produttiva europea, prevedendo un sostegno economico mirato alla riconversione dei settori più esposti verso tecnologie a bassissime emissioni, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica, in modo da trasformare la transizione verde in un motore di competitività e innovazione, e non in un fattore di penalizzazione per l'industria europea.
(6-00211)(Testo modificato nel corso della seduta) «Richetti, Bonetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».
La Camera,
premesso che:
1) nel perdurare del conflitto russo-ucraino, unitamente alle gravi crisi che hanno colpito il Medio-Oriente e alla prospettiva dell'inasprimento di una guerra commerciale globale (cui fa eco l'aumento delle tensioni geopolitiche), l'Unione europea non si ed dimostrata in alcun modo all'altezza dell'importante momento storico che stiamo vivendo, non riuscendo ad incidere in maniera reale e concreta sul corso degli eventi: tale deficit è evidentemente causato dalla mancanza di una politica estera comune, la quale sta rendendo la diplomazia europea del tutto disorganica e priva di un indirizzo unitario in grado di essere credibile e decisivo con gli interlocutori internazionali;
2) le difficoltà europee nell'incidere sui dossier internazionali sono causate dall'attuale meccanismo, dettato dai Trattati, che regola la politica estera dell'Unione europea, vincolata dal principio dell'unanimità – a discapito del principio maggioritario – che sta ostacolando la riuscita di un'azione diplomatica europea unitaria. Il Governo, nelle sedi opportune, è chiamato a promuovere la realizzazione di un'Unione europea che superi il meccanismo dell'unanimità in favore del principio maggioritario per garantire il funzionamento istituzionale europeo secondo il modello degli Stati Uniti d'Europa, con l'elezione diretta del Presidente della Commissione europea e il rafforzamento delle prerogative del Parlamento europeo;
3) l'Unione europea è chiamata a rafforzare il supporto economico, politico, umanitario e diplomatico a Kiev, confermando, inoltre, il supporto logistico e di approvvigionamento all'esercito ucraino: tale missione deve essere necessariamente supportata altresì dalla nomina di un inviato speciale per la pace, al fine di ripristinare la stabilità e la sicurezza della regione e del continente europeo;
4) lo scorso 4 marzo, la Commissione europea ha predisposto il piano «ReArm Europe», con l'obiettivo di implementare la produzione di armamenti dei singoli Stati membri: tale proposta nasce come conseguenza del più volte annunciato disimpegno economico, militare e logistico dell'attuale amministrazione americana rispetto all'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO);
5) data la grave situazione bellica che si sta compiendo alle porte dell'Europa da più di tre anni e mezzo, con l'aumento esponenziale delle tensioni nei Paesi confinanti con la federazione Russa, l'Unione europea è chiamata a rafforzare il proprio sistema difensivo attraverso politiche comuni;
6) appare ineludibile, in questo processo, la creazione di una difesa comune europea – sul solco degli Accordi per la Comunità europea di difesa, firmati a Parigi il 27 maggio 1952 – e in parallelo di un mercato unico della difesa, con l'obiettivo di razionalizzare le spese militari dei singoli Stati attraverso il coordinamento delle spese degli Stati membri e di evitare che vi sia una duplicazione nei processi produttivi: la creazione di una difesa comune europea, intatti, non può scindersi dalla cooperazione degli Stati membri in materia di ricerca, sviluppo tecnologico, anche nel settore civile, e di condivisione dei risultati raggiunti nel settore industriale di difesa, affinché, in prospettiva, si realizzi una sinergia industriale europea volta a favorire un corretto ed efficace sviluppo del settore;
7) l'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023 allo Stato di Israele ha gettato al macero anni di relazioni diplomatiche nell'intera regione mediorientale, dando avvio a un conflitto di vasta scala che, secondo le autorità sanitarie, ha prodotto fino a settembre 2025 oltre 65.419 morti e 167.160 feriti tra combattenti e civili nel territorio palestinese di Gaza e un collasso pressoché totale delle infrastrutture civili;
8) su iniziativa degli Stati Uniti d'America, il 9 ottobre scorso, a Sharm el-Sheikh, è stato siglato l'accordo tra i mediatori di Israele e di Hamas per la pace all'interno della Striscia di Gaza, mediato altresì dall'azione diplomatica del Qatar, della Turchia e dell'Egitto: l'accordo prende le mosse dal piano Blair, Kushner, Trump per il ritiro dell'esercito israeliano, la liberazione degli ostaggi ancora in mano ad Hamas e l'istituzione di una Gaza International Transitional Authority (GITA), un'autorità indipendente transitoria, sotto supervisione internazionale e con il diretto coinvolgimento dei Paesi arabi e della Lega Araba, incaricata di amministrare Gaza nella fase immediatamente successiva alla cessazione delle ostilità, di disarmare Hamas, ristabilire l'ordine civile, garantire il rispetto dei diritti fondamentali della popolazione e avviare un piano di ricostruzione pluriennale finanziato dal mondo arabo e dalla comunità internazionale;
9) a seguito del suddetto accordo, siglato dopo 738 giorni di conflitto, il 13 ottobre scorso Hamas ha liberato 20 ostaggi israeliani ancora in vita, mentre Israele ha rilasciato 250 palestinesi detenuti per «ragioni di sicurezza» e 1700 persone arrestate e Gaza dall'inizio della guerra; inoltre sono stati recapitati i primi carichi di aiuti umanitari all'interno dello Striscia di Gaza, con l'invio di 600 camion – come stabilito dall'accordo – attraverso il valico di Rafah;
10) nei giorni successivi, tuttavia, si sono segnalate diversi violazioni dell'accordo che rischiano di compromettere il percorso di pace nel Medio-Oriente e per la ricostruzione della Striscia di Gaza; in questo delicato frangente, l'Unione europea, tramite una serie azione diplomatiche, è chiamata ad attivarsi affinché l'accordo siglato il 9 ottobre scorso sia rispettato nella sua interezza e possa rappresentare un primo passo cruciale verso la stabilizzazione della regione, con la definitiva cessazione delle ostilità, il disarmo di Hamas e il rispetto dei diritti umani della popolazione palestinese;
11) l'Unione europea deve supportare, tramite qualsiasi azione necessaria, il rispetto della prima parte dell'accordo di pace siglato il 9 ottobre scorso – quindi il definitivo cessate fuoco, il rilascio dei corpi degli ostaggi e l'ingresso stabile degli aiuti umanitari – propedeutico all'inveramento della seconda fase, ossia la ricostruzione civile, governativa e finanziaria della Striscia di Gaza, come stabilito dal citato piano promosso da Tony Blair, Donald Trump e Jared Kushner;
12) l'impianto della GITA risulta il passaggio essenziale verso la soluzione dei due Stati e rappresenta un punto di equilibrio efficace e garantirebbe prospettive, sicurezza e prosperità sia alla popolazione palestinese sia a quella isrealiana, normalizzando i rapporti infrastatuali nell'intera area mediorientale;
13) in materia di competitività, restano di estrema attualità e urgenza le parole pronunciate nei mesi scorsi dall'ex Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, davanti al Parlamento Europeo, denunciando una scarsa cooperazione che sta comportando l'allontanamento dall'obiettivo dell'integrazione europea e atteggiamenti isolazionistici e sovranisti lontani dai valori fondamentali sui quali si è basata la creazione dell'Unione stessa; risulta evidente come la mancata creazione di un debito comune europeo, di mercato unico e unione dei mercati capitali – ostacolata dagli atteggiamenti sovranisti anche del Governo italiano – stiano causando un rallentamento nella crescita industriale, tecnologica e di sviluppo dell'intero continente europeo;
14) solo tramite l'integrazione europea in materia economica, l'Unione potrebbe definitivamente diventare un soggetto industriale competitivo e affidabile, diventando attrattiva agli occhi dei mercati esteri e degli interlocutori internazionali; di riverbero, i singoli Stati membri sarebbero soggetti a una seria crescita economica, con benefici tangibili per tutti i cittadini europei;
15) per ottenere tali risultati e necessario che il Governo, nelle sedi europee opportune, chieda l'attivazione di misure volte ad attuare il cosiddetto «rapporto Draghi», intitolalo «il futuro della competitività europea», presentato il 9 settembre 2024: nel rapporto si evidenziando altresì come l'Europa nei prossimi anni dovrà affrontare sfide esistenziali per il proprio sviluppo socio-economico, evidenziando altresì come la causa del rallentamento della crescita economica del dell'Unione sia da individuare nella bassa produttività, rappresentando infine una serie di proposte di politiche comuni – come l'emissione di debito pubblico europeo e la realizzazione di una politica industriale comune – che gli Stati membri dovrebbero attuare per recuperare il gap di competitività rispetto ai principali partner e competitor internazionali;
16) gli Stati membri sono evidentemente chiamati a dare nuovo impulso alle politiche di integrazione europea in materia industriale, definendo una politica comune volta a migliorare la competitività e la produttività delle aziende europee, come indicato dal suddetto rapporto;
17) la già scarsa competitività europea rischia di essere ulteriormente compromessa dall'entrata in vigore dei dazi americani promossi dall'amministrazione Trump. Nei giorni scorsi, lo stesso Presidente Trump, sui suoi canali social, ha condiviso un video in cui sostiene la tesi secondo la quale la Presidente del Consiglio dei ministri intenderebbe uscire dai negoziati promossi dell'Unione europea sui dazi statunitensi e che intenderebbe ridurre l'impegno italiano in Ucraina, un tema sul quale urge un'immediata smentita: il Governo è tenuto a mantenere l'Italia, quale paese fondatore, saldamente su una traiettoria europea e condivisa, mantenendo l'impegno in Ucraina in raccordo con i partner europei e sostenendo una strategia comune europea in risposta ai dazi introdotti dalla amministrazione statunitense, abbandonando qualsiasi velleità di iniziativa unilaterale, come invece sostenuto e incoraggiato dal Presidente Trump;
18) il tema della duplice transizione (ossia quella digitale ed ecologica) risulta essere di estrema attualità per le imprese, alle prese con l'adozione di misure concrete e tangibili volte a rispettare le indicazioni europee;
19) seria attenzione, in particolare, deve essere riposta sulle modalità, tempistiche e sulle conseguenze negative che l'applicazione di alcune politiche economiche europee in materia ambientale (come il cosiddetto «Green-deal») sta causando alla competitività delle imprese. Risulta evidente come esse siano dettate da un ambientalismo ideologico che non tiene in considerazione delle implicazioni finanziarie e sociali: in sede europea, il Governo è chiamato a impegnarsi affinché si affermi una politica europea in materia ambientale giusta ed equa, evitando di compromettere la produttività delle imprese nonché di mettere a rischio milioni di posti di lavoro;
20) servono politiche europee che tengano conto delle esigenze e dei tempi dell'industria e che rifugga da approcci fondati su presupposti ideologici: il Governo è chiamato a favorire una strategia che metta a sistema le esigenze strategiche europee e i bisogni della popolazione, garantendo competitività e autonomia strategica all'Unione europea, con l'obiettivo, inoltre, di non favorire il cosiddetto «dumping» economico e sociale portato avanti dagli altri attori globali;
21) in materia di migrazione, la Commissione europea si sta rendendo protagonista di un'azione esterna volta al rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dell'Unione europea e una maggiore cooperazione con i paesi terzi di origine e con i paesi di transito, senza, tuttavia, porre seria attenzione alla gestione del fenomeno migratorio che grava in maggior misura all'interno degli Stati membri di prima accoglienza;
22) i temi dei salvataggi in mare delle persone migranti, dell'accoglienza, dei controlli e delle successive politiche di integrazione devono essere affrontato tramite politiche europee comuni tra tutti gli Stati membri, con l'obiettivo di affievolire le notevoli differenze delle politiche migratorie dei diversi Stati membri, sia in riferimento alla prima accoglienza che alla successiva gestione del fenomeno;
23) in sede europea, il Governo è chiamato a richiedere l'adozione di un sistema di gestione dei flussi migratori coordinato e condiviso tra tutti gli Stati membri, il quale deve mettere al centro l'azione di salvataggio dei migranti in mare e non aggravi in modo preponderante i paesi di prima accoglienza;
24) la crisi abitativa risulta essere un fenomeno ormai trasversale tra gli Stati membri, assumendo i connotati di una vera e propria emergenza sociale più che tangibile; tra il 2015 e il 2024 i prezzi delle abitazioni nell'Unione europea sono aumentati in media del 53 per cento, senza, tuttavia, un adeguato aumento dei redditi, mentre secondo Eurostat i costi abitativi nell'Unione europea hanno superato il 40 per cento del reddito disponibile per il 9,8 per cento delle famiglie che vivono in città e per il 6,3 per cento di quelle nelle aree rurali;
25) senza una casa accessibile e dignitosa, per i cittadini europei, soprattutto per i giovani, risulta impossibile affrontare il futuro con serenità e con una prospettiva ottimistica, costretti a compiere costanti sacrifici economici per poter accedere all'affitto o all'acquisto dell'abitazione;
26) il Governo, in sede europea, deve favorire l'adozione di politiche finalizzate ad agevolare l'emancipazione e l'indipendenza abitativa giovanile e delle studentesse e degli studenti universitari; in concreto, servono politiche economiche europee finalizzate a predisporre risorse economiche comuni per gli Stati membri con l'obiettivo di favorire l'acquisto della prima casa per le persone che non abbiano ancora compiuto quarant'anni, nonché volte a consentire un accesso abitativo economico e sostenibile per gli studenti e alle studentesse universitarie,
impegna il Governo:
1) a confermare e garantire all'Ucraina ogni supporto politico, difensivo, economico, umanitario, diplomatico, anche attraverso la nomina di un inviato speciale per la pace, al fine di ripristinare la stabilità e la sicurezza della regione e del continente, rafforzando il percorso di allargamento dell'Unione europea;
2) a rafforzare il supporto economico, politico, umanitario e diplomatico a Kiev, confermando, inoltre, il supporto logistico e di approvvigionamenti all'esercito ucraino;
3) a promuovere in sede europea le necessarie modifiche ai Trattati al fine di superare il diritto di veto in materia di politica estera, così da consentire all'Unione europea di affrontare in maniera unitaria e coordinata le sfide globali e il nuovo scenario internazionale;
4) a promuovere la realizzazione di un'Unione europea che superi il meccanismo dell'unanimità in favore del principio maggioritario per garantire il funzionamento istituzionale europeo secondo il modello degli Stati Uniti d'Europa, con l'elezione diretta del Presidente della Commissione europea e il rafforzamento delle prerogative del Parlamento europeo;
5) ad adottare iniziative volte a definire, in sede europea, una strategia europea volta al rafforzamento delle capacità militari dell'Unione europea in un'ottica integrata e di coordinamento e, al contempo, sostenendo il processo di convergenza delle politiche estere degli Stati membri, secondo il metodo previsto dai Trattati della cooperazione rafforzata;
6) a favorire, per quanto di competenza, l'iter parlamentare volto alla ratifica e l'esecuzione degli accordi per la Comunità europea di difesa, firmati a Parigi il 27 maggio 1952, al fine di avviare quanto prima il percorso di costituzione dell'esercito unico europeo quale elemento indispensabile per la definizione di una strategia europea nello scenario globale;
7) a favorire in sede Europa azioni diplomatiche finalizzate a richiedere il rispetto dell'accordo di pace tra Hamas e Israele, siglato il 9 ottobre 2025, sia per quanto riguarda la prima fase, ossia il definitivo cessate fuoco, il rilascio dei corpi degli ostaggi e l'ingresso stabile degli aiuti umanitari, che della seconda fase, ossia la ricostruzione civile, governativa e finanziaria della Striscia di Gaza, come promosso dal piano avanzato da Tony Blair, Donald Trump e Jared Kushner:
8) a riconoscere la centralità di una risposta condivisa a livello europeo che porti all'elaborazione di una strategia comune europea in risposta ai dazi introdotti dalla nuova amministrazione statunitense, abbandonando qualsiasi velleità di iniziativa unilaterale come invece sostenuto e incoraggiato dal contenuto social pubblicato dal Presidente Trump;
9) a favorire politiche ambientali europee che non compromettano la competitività dell'Unione europea, che favoriscano una transizione ecologica giusta ed equa, che non pregiudichi milioni di lavoratori e che non favorisca il dumping economico e sociale portato avanti dagli altri attori globali;
10) a garantire politiche ambientali che tengano conto delle esigenze e dei tempi dell'industria, che metta a sistema le esigenze strategiche europee e i bisogni della popolazione, garantendo competitività e autonomia strategica all'Unione europea, rifugiando da un approccio ideologico;
11) a promuovere l'adozione un sistema di gestione dei flussi migratori europei coordinato e condiviso tra tutti gli Stati membri, il quale deve mettere al centro l'azione di salvataggio dei migranti in mare e non aggravi in modo preponderante i paesi di prima accoglienza;
12) a favorire l'adozione di politiche europee comuni finalizzate ad agevolare l'emancipazione e l'indipendenza abitativa giovanile e delle studentesse e degli studenti universitari, tramite la predisposizione di risorse economiche finalizzate a favorire l'acquisto della prima casa per le persone che non abbiano ancora compiuto quarant'anni, nonché volte a consentire un accesso abitativo economico e sostenibile per gli studenti e alle studentesse universitarie.
(6-00212) «Boschi, Gadda, Del Barba, Faraone, Bonifazi, Giachetti».
La Camera,
premesso che:
1) la base giuridica per accedere ai beni russi congelati dal terzo pacchetto di sanzioni dell'Unione europea è solida e compatibile con il diritto internazionale. La dottrina delle contromisure, se attuata come risposta a un comportamento illecito altrui, è ricompresa nel diritto internazionale e prevede che uno Stato leso può avviare una controazione a condizione che sia di carattere pacifico, osservi il criterio di proporzionalità e rispetti lo ius cogens a tutela dei valori fondamentali;
2) le contromisure spettano allo Stato che ha subito la lesione ma nel tempo si è affermata una prassi sull'esercizio di contromisure da parte di soggetti terzi quando gli obblighi violati sono di natura erga omnes, come nel caso dei crimini di guerra e contro l'umanità commessi dall'aggressore russo in Ucraina. Sempre dal punto di vista legale, i diritti sovrani della Russia sono d'altra parte già stati contestati con le sanzioni economiche – che la Russia in parte aggira ricorrendo a triangolazioni – e con il congelamento stesso dei beni all'estero;
3) la Russia ha avviato espropri, sotto forme diverse, di società occidentali (Danone, Carlsberg, Exxon Mobile, Amedia, JSC Fortum ed altre) prima che si cominciasse a ipotizzare di un eventuale utilizzo dei beni russi congelati all'estero;
4) l'utilizzo dei beni russi congelati è una leva che più di altri l'Unione europea ha il potere di usare autonomamente, visto che i custodi di gran parte di questi fondi – circa 210 miliardi di euro i quali, anche se trasferiti in toto all'Ucraina rispetterebbe per difetto il criterio della proporzionalità – sono società depositarie europee di diritto belga; tali risorse potrebbero ad esempio essere utilizzate come garanzia per prestiti finalizzati alla difesa e alla ricostruzione ucraina, come pubblicamente sostenuto di recente anche dal Cancelliere tedesco Merz;
5) il meccanismo istituito sull'utilizzo dei soli profitti, tuttora operante in ambito UE e in accordo con i partner del G7, non è sufficiente a coprire gli esorbitanti costi del conflitto e della ricostruzione del Paese;
6) le riserve espresse da banche centrali e da istituzioni finanziarie sulle possibili conseguenze dell'utilizzo sulla stabilità dell'euro, con eventuale fuga degli investitori stranieri, sono via via rientrate. La scelta, quindi, è squisitamente politica, non giuridica o di natura economico-finanziaria;
7) i rapporti tra la Russia e l'Italia, come quelli tra la Russia e l'Europa nel suo complesso, sono oggi compromessi a causa della guerra di aggressione scatenata dal Cremlino ai danni di un paese libero e democratico. Un Paese i cui cittadini aspiravano – e a maggior ragione aspirano oggi – a un rapporto sempre più stretto con l'Unione europea, fondato sui valori dello stato di diritto, aspirazione che arbitrariamente Mosca ha cercato di contrastare e contrasta con una violenza illegale e ingiustificata;
8) la Presidente del Consiglio ha ribadito nelle sue odierne comunicazioni in Parlamento che «assicurare la difesa dell'Ucraina è interesse dell'intera Europa»,
impegna il Governo
1) ad adottare iniziative di competenza volte a dare mandato alla Commissione europea, assieme agli altri partner dell'Unione europea affinché finalizzi in tempi brevi una proposta operativa legalmente fondata e finanziariamente sostenibile sull'utilizzo dei beni russi congelati in Europa.
(6-00213) «Della Vedova, Magi».