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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 552 di mercoledì 22 ottobre 2025

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'

La seduta comincia alle 9,30.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

FABRIZIO CECCHETTI , Segretario, legge il processo verbale della seduta del 17 ottobre 2025.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Deliberazione in merito alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione a un conflitto di attribuzione elevato innanzi alla Corte costituzionale dal Senato della Repubblica nei confronti della procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Catania, di cui all'ordinanza della Corte costituzionale n. 133 del 2025 (ore 9,33).

PRESIDENTE. Comunico che l'Ufficio di Presidenza, nella riunione del 21 ottobre 2025, preso atto dell'orientamento favorevole espresso dalla Giunta per le autorizzazioni nella seduta del medesimo 21 ottobre, ha deliberato di proporre alla Camera la costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, in relazione ad un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Senato della Repubblica nei confronti della procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania, per violazione dell'articolo 68, secondo e terzo comma, della Costituzione, in relazione ad atti ritenuti lesivi delle prerogative costituzionali del Senato.

Tale conflitto è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 133 del 2025, di cui la medesima Corte costituzionale ha disposto la notifica anche al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania - considerato che il ricorrente ha chiesto la declaratoria di nullità dei decreti autorizzativi di intercettazioni audio e video emessi dal GIP - nonché alla Camera dei deputati in ragione dell'identità della posizione costituzionale dei due rami del Parlamento in relazione alle questioni di principio da trattare.

Se non vi sono obiezioni, tale deliberazione si intende adottata dall'Assemblea.

(Così rimane stabilito).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,35).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Seguito della discussione delle mozioni Lupi, Mantovani, Candiani, Rossello ed altri n. 1-00511, Ghirra ed altri n. 1-00513, Ruffino ed altri n. 1-00514, Scerra ed altri n. 1-00515, De Luca ed altri n. 1-00516 e Boschi ed altri n. 1-00517 in materia di politiche di coesione (ore 9,36).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Lupi, Mantovani, Candiani, Rossello ed altri n. 1-00511 (Nuova formulazione), Ghirra ed altri n. 1-00513 (Nuova formulazione), Ruffino ed altri n. 1-00514, Scerra ed altri n. 1-00515, De Luca ed altri n. 1-00516 e Boschi ed altri n. 1-00517, in materia di politiche di coesione (Vedi l'allegato A).

Ricordo che nella seduta di lunedì 20 ottobre 2025 si è svolta la discussione sulle linee generali.

Avverto che, dopo la conclusione della discussione sulle linee generali, che ha avuto luogo nella seduta di lunedì 20 ottobre 2025, sono state presentate le mozioni Ghirra ed altri n. 1-00513 (Nuova formulazione), Ruffino ed altri n. 1-00514, Scerra ed altri n. 1-00515, De Luca ed altri n. 1-00516 e Boschi ed altri n. 1-00517, che sono già state iscritte all'ordine del giorno.

(Parere del Governo)

PRESIDENTE. La rappresentante del Governo ha facoltà di intervenire esprimendo altresì il parere sulle mozioni all'ordine del giorno.

MATILDE SIRACUSANO, Sottosegretaria di Stato per i Rapporti con il Parlamento. Grazie, Presidente. Esprimo parere favorevole sulla mozione Lupi, Mantovani, Candiani, Rossello ed altri n. 1-00511 (Nuova formulazione) e parere contrario sulle altre, facendo però una doverosa premessa: l'espressione del parere contrario sulle altre mozioni non significa che il Governo sia contrario nel merito ad alcune parti, ma, siccome la mozione Lupi è esaustiva e ricomprende anche alcune parti delle altre mozioni, si ritiene che il parere favorevole sulla prima e contrario sulle altre sia corretto in questo senso.

PRESIDENTE. La ringrazio per la precisazione.

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.

MAURO DEL BARBA (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e signori del Governo, capisco il parere favorevole del Governo rispetto alla mozione di maggioranza e contrario a quelle di minoranza, osservando comunque che i contenuti sono davvero simili e gli orientamenti pure. Non ci sono grandi differenze né politiche né di impostazione. Dopodiché, fatta questa osservazione, a questo punto oriento il nostro intervento più nel senso delle mozioni di opposizione, anche se credo che il dibattito avrebbe forse meritato un superamento delle divisioni tra maggioranza e minoranza proprio per le ragioni che voglio esprimere.

Quando parliamo di politiche di coesione, noi intanto parliamo di politiche che vedono, sia da parte nazionale che da parte europea, allocate cifre considerevoli, ma soprattutto parliamo di politiche centrali per quello che è l'impianto costituzionale e per quello che è l'impianto dell'Unione europea, che tuttavia, pur avendo questi due connotati, sistematicamente scivolano e corrono il rischio di diventare delle “cenerentole”. La riflessione per questo motivo credo avrebbe potuto e dovuto elevarsi anche al di sopra delle nostre legittime differenze.

Quando dico che le politiche di coesione sono l'attuazione diretta di principi fondanti di uguaglianza e solidarietà che animano tanto la Costituzione quanto l'Unione europea, mi riferisco, nel caso della Costituzione italiana, ad esempio agli articoli 3, 5 e 119. Siccome parliamo degli articoli 3 e 5, due articoli che sono nei principi fondamentali, credo che valga la pena soffermarsi su questo contenuto.

L'articolo 3 - non stiamo parlando di quisquilie, come alcuni colleghi potrebbero far intendere… ma di aspetti centrali della nostra Repubblica -, dopo aver detto che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, recita che è “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Noi poniamo a cardine della nostra Costituzione, dopo l'affermazione che siamo una Repubblica democratica fondata sul lavoro e la difesa dei diritti umani, il principio di uguaglianza. E le politiche di coesione sono quelle che servono questo principio. Ma, all'articolo 5, immediatamente dopo, diciamo un'altra cosa importante: che “la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento”.

E poi, se arrivassimo all'articolo 119, scopriremmo che questo decentramento e questa centralità del principio di uguaglianza ci portano inevitabilmente ai principi di sussidiarietà e alla necessità di avere una programmazione partecipata, distribuita, non solo di tutte le parti dello Stato, comprese le autonomie locali, ma anche dei corpi sociali intermedi.

Ebbene, tutto questo dovrebbe stare dentro la nostra discussione sulle politiche di coesione. Analogamente, il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea all'articolo 174 parla di rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale al fine di ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e il ritardo di quelle meno favorite o insulari. Ecco, se di questo stiamo parlando, credo sia sotto gli occhi di tutti come questi ritardi, anziché essere ridotti, siano accentuati. Non devo ricordare il fatto che proprio a ragione di ciò cerchiamo di sviluppare politiche particolari per le aree interne piuttosto che per la montagna, piuttosto che per le periferie. E addirittura con riferimento a un servizio, un diritto fondamentale, come quello della sanità, stiamo assistendo a pericolosi scollamenti e creazione di ritardi, non più solo quello atavico della montagna, per cui spesso si è invocata una sanità di montagna, ma ritardi che riguardano - e quando si parla di politiche di coesione è ancora più grave - l'intero Mezzogiorno.

Ecco, se questo è il problema, allora la nostra riflessione dovrebbe appuntarsi sul motivo per cui queste risorse - che dovrebbero essere per loro natura aggiuntive e non addizionali, trovare una programmazione separata e incardinarsi dentro i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica - queste politiche sono inefficaci, se andiamo a misurare i risultati, mostrando grandi fatiche nell'avanzamento della spesa. Nelle varie mozioni sono riportati in lungo e in largo tutti questi dati.

Le politiche di coesione evidentemente hanno subito anche un ulteriore rallentamento per via della sovrapposizione del PNRR e, quindi, di un certo sovraccarico delle strutture periferiche; e questo è uno dei motivi per cui nel nostro dibattito avremmo dovuto convenire, convergere, come peraltro nelle mozioni possiamo rintracciare, circa il fatto che il Governo si dovrebbe impegnare affinché questo ulteriore rallentamento delle politiche di coesione venga superato in questa fase di sovrapposizione del PNRR; o che addirittura il PNRR non comporti la frammentazione delle politiche di coesione, che già sono difficili da rintracciare in questa impostazione ma, nel momento in cui sono sovrapposte da politiche che conosciamo bene - le abbiamo volute e sono servite soprattutto per la ripresa e la resilienza - ma che in qualche modo vanno a intercettare obiettivi differenti, è necessario, e solo per questo motivo, che, al livello centrale, si forniscano quelle energie e quelle risorse alla periferia - il luogo deputato non solo alla gestione ma anche alla programmazione - affinché le politiche di coesione ritrovino una loro centralità.

Tuttavia questo sforzo, che dovrebbe essere comune, sembrerebbe minacciato dal fatto che le politiche di coesione vengano rivisitate per la prossima programmazione settennale, ampliandone anche le finalità. Noi non ravvisiamo in questo il vero pericolo, anzi va benissimo che la politica per la casa rientri nelle politiche di coesione, così come la questione idrica costituisca un tema messo al centro delle politiche di coesione affinché non sia un elemento di divisione e di disuguaglianza del domani, tuttavia c'è un grosso ma - e con questo chiudo, Presidente: è la nostra impostazione che non funziona, che relega le politiche di coesione ad essere delle “cenerentole”. Basta vedere l'inizio di ogni dibattito, di ogni discussione sulla legge di bilancio. Sono solo le grandezze economiche a farla da padrona. Il BES è un corollario che semmai analizzeremo nei mesi successivi (solo pochi addetti ai lavori). Eppure questo non è inevitabile, la nostra Costituzione ci avrebbe indicato un'altra strada. Noi abbiamo preso una deriva economicista, questo è un rammarico che ci porta ogni volta a dire come sia stato un peccato che, laddove abbiamo giustamente messo l'ambiente in Costituzione all'articolo 9, abbiamo dimenticato di mettere lo sviluppo sostenibile. Allora - chiudo, Presidente - il vero monito che il rallentamento delle politiche di coesione ci mette…

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

MAURO DEL BARBA (IV-C-RE). …davanti agli occhi è che la nostra programmazione deve rimettere al centro le disuguaglianze tra cittadini e territori (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Saverio Romano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO SAVERIO ROMANO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signori del Governo, esprimo a nome del gruppo di Noi Moderati il voto favorevole alla mozione di maggioranza, fortemente voluta dal nostro gruppo parlamentare, che si riconosce pienamente nei valori, nei principi, nello spirito più autentico dell'Europa. Una mozione che nasce per affermare una visione chiara e coraggiosa, quella di un'Italia che oggi è protagonista in Europa, che è coesa al proprio interno, che è capace di guardare avanti con fiducia, di unire e non di dividere.

Questa mozione è sì un atto tecnico, ma è anche e soprattutto un atto politico, un atto culturale, il segno concreto di una maggioranza che crede nell'Europa come comunità fondata sui valori di solidarietà, di uguaglianza, di sussidiarietà. È una mozione che mette al centro la persona, è una mozione che mette al centro i territori, le comunità locali, la dignità del lavoro in coerenza con la nostra Costituzione e i Trattati europei. Infatti, la mozione richiama i principi costituzionali ed europei di eguaglianza e solidarietà, sanciti dall'articolo 3 della Costituzione e dall'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea; una politica di investimento strategico dell'Unione europea, volta a garantire uno sviluppo armonioso tra Stati membri e regioni.

La politica di coesione è uno strumento fondamentale per la riduzione delle diseguaglianze territoriali, economiche e sociali ed è in continuità storica con il progetto europeo di coesione, dal Trattato di Roma del 1957 ai giorni nostri, attraverso la creazione dei principali fondi strutturali europei: il Fondo europeo per lo sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo, il Fondo per una transizione giusta.

La mozione vuole sottolineare il lavoro del Governo e promuovere una profonda revisione della politica di coesione.

Noi riteniamo che la politica di coesione, proprio perché deve raggiungere quegli obiettivi che ho citato in premessa, debba muoversi in funzione dinamica e non statica, deve guardare ai territori che crescono, alle nuove esigenze, alle difficoltà che si appalesano e le deve superare in spirito unitario.

Il nostro gruppo, così, ha voluto fortemente questa mozione, perché crede che non si tratti soltanto di una politica economica ma di una scelta di civiltà. Significa, appunto, ridurre le distanze, costruire ponti - e non soltanto in senso metaforico - e fare in modo che nessuno torni e resti indietro.

Significa credere che il futuro dell'Italia, in particolare quello del Mezzogiorno del nostro Paese, passi da una crescita condivisa per infrastrutture moderne, per una pubblica amministrazione semplice e trasparente, una pubblica amministrazione - impariamo ad usare questo nuovo termine - digitale.

La politica di coesione è l'anima dell'Unione europea, è il cuore pulsante che tiene insieme popoli diversi attorno a un'unica visione di progresso e giustizia sociale, ed è attraverso la coesione che l'Europa diventa realmente casa comune, luogo di opportunità e non di disuguaglianze.

Per questo il Governo e, in particolare, il Ministero per gli Affari europei hanno saputo imprimere una svolta, promuovendo una riforma alla quale molti facevano spallucce; non si limita a redistribuire risorse, ma disegna un vero e proprio progetto per il Paese. Gli accordi per la coesione, introdotti con la nuova governance del Fondo di sviluppo e coesione 2021-2027, sono l'espressione di un metodo nuovo: ascolto, collaborazione, visione.

Il nostro gruppo parlamentare si riconosce in questa visione: un europeismo concreto, maturo a livello nazionale con la riforma della governance e con la volontà di allineare i programmi italiani alle nuove priorità europee. Ricordo alcune aree: tecnologie critiche e innovazione industriale, transizione energetica e decarbonizzazione, gestione idrica, emergenza abitativa. La mozione richiama anche la necessità di coordinare i fondi di coesione col Piano nazionale di ripresa e resilienza, evitando sovrapposizioni e favorendo un uso efficiente e complementare delle risorse, lontano dal burocratismo sterile quanto dall'euroscetticismo distruttivo. Quindi, un europeismo che nasce dal realismo, ma si nutre di speranza e di fiducia, perché credere nell'Europa significa credere in un destino comune di libertà, credere nella crescita e nella solidarietà.

Vorrei, tra l'altro, soffermarmi su un punto, che abbiamo fortemente voluto che fosse presente in questa mozione, in particolare al punto n. 10), dove parliamo di proseguire nel percorso di semplificazione delle procedure anche al fine di massimizzare l'efficacia della spesa. Vedete, sembra banale ma non avete idea di quante richieste salgono dalla nostra società in termini di sburocratizzazione del Paese, dalle imprese, dalla società.

Il tema, che può sembrare ai margini della nostra politica, diventa, invece, centrale, perché semplificare significa dare valore al tempo delle persone che, anziché stare dietro a lungaggini burocratiche, devono poter guardare alle loro attività e ai loro impegni, perché anche quelli hanno valore e sono risorse. È un punto che racchiude il senso più profondo della nostra azione: rendere lo Stato più semplice, più digitale, più vicino ai cittadini. Quando facciamo un richiamo alla centralità della persona, facciamo riferimento proprio a questo: a uno Stato che sia meno invadente e invasivo e che lasci alla libertà individuale di esprimersi nel migliore dei modi e, quindi, aiuti, attraverso processi di semplificazione, a raggiungere gli obiettivi che la persona e l'impresa si propongono nell'ambito delle proprie attività.

Qui, appunto, entra in gioco anche il tema della digitalizzazione, che non è soltanto un obiettivo tecnico ma un cambio di paradigma culturale, cosa che abbiamo potuto constatare in Europa e in alcuni Paesi che hanno già digitalizzato al 100 per cento, così come è avvenuto in Estonia, un Paese europeo che forse ha capito più degli altri Stati membri il valore della digitalizzazione e della semplificazione dei processi. Digitalizzare significa rendere più trasparenti i processi, unificare i dati, collegare amministrazioni e cittadini, sburocratizzare in un sistema efficiente e accessibile. Solo così la politica di coesione potrà diventare volano di innovazione e fiducia soprattutto per le nuove generazioni, che hanno magari maggiore dimestichezza - di quanto non abbiamo alcuni di noi - con questi nuovi strumenti.

Parlare di coesione significa, inevitabilmente, parlare del Sud Italia. Noi ci rivolgiamo a quel Sud che non chiede assistenza, a quel Sud che chiede pari opportunità. Io vi prego di leggere i nuovi dati che vedono nella crescita del Sud un new deal, una nuova opportunità per l'intero Paese per affacciarsi in una fase di ulteriore crescita. Il Sud oggi diventa competitivo non soltanto perché riesce ad emergere da quel fossato in cui si era collocato ma grazie anche alle azioni di Governo e grazie alle politiche di coesione, che hanno dato una spinta importante verso quella direzione. È un Sud che vuole essere protagonista del futuro industriale, del futuro energetico, del futuro culturale del nostro Paese. Il Mezzogiorno - lo ripeto - non è più la parte debole del Paese, ma è il suo banco di prova. È qui che si misurerà la capacità di utilizzare le risorse europee in maniera intelligente, in maniera rapida e in maniera produttiva.

Il Governo lo sta mostrando con i fatti e con questo voto noi riaffermiamo la nostra convinzione che l'Italia possa e debba continuare a essere il pilastro dell'Unione europea, esempio…

PRESIDENTE. Concluda.

FRANCESCO SAVERIO ROMANO (NM(N-C-U-I)M-CP). …di come la crescita economica sia importante.

Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole di Noi Moderati (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Saluto le studentesse, gli studenti e i professori dell'Istituto “Sacro Cuore Trinità dei Monti” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Benvenuti a tutti e buona giornata qui da noi.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signora Sottosegretaria, la coesione economica, sociale e territoriale è uno dei pilastri su cui si fondano le politiche europee. Ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni in ritardo, di quelle meno favorite o insulari, è un obiettivo fondamentale per garantire quella giustizia sociale e ambientale di cui parliamo da tempo e che, nonostante le politiche messe in atto, sembra allontanarsi anno dopo anno.

L'Italia, in particolare, nonostante le risorse del PNRR, è segnata da un aumento dei divari davvero preoccupante. Se è vero che, come amate sbandierare, i tassi di occupazione sono aumentati, è ancor più vero che la qualità del lavoro si è nettamente ridotta, così come è evidente che gli stipendi degli italiani sono insufficienti e inadeguati al costo della vita. Non solo gli stipendi sono fermi da decenni e sono sempre di più le persone sotto la soglia di povertà, nonostante lavorino, ma i dati che fornite sull'occupazione non chiariscono mai che si tratta di lavori stagionali, saltuari e precari, che non consentono di vivere serenamente e di fare programmi per il futuro. Se non si metteranno in atto politiche adeguate per sbloccare gli stipendi, come noi proponiamo, sarà complicato raggiungere equità e benessere, perché tante persone dovranno continuare a scegliere se pagare l'affitto, le bollette o mangiare.

Grazie anche ai dazi del vostro amico Trump, che ora andranno a colpire anche il settore alimentare, per tante, troppe persone, è sempre più difficile riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena. A causa dell'assenza di politiche energetiche, il costo delle bollette è sempre più insostenibile, come insostenibile è il costo delle case.

Voi continuate a fare propaganda su dati falsi: sostenete che l'Italia sia tornata in serie A grazie alle politiche del Governo Meloni, ma non si capisce in quale campionato state giocando. Secondo i dati Istat sulla povertà assoluta, nel 2024 oltre 2,2 milioni di famiglie si trovano in condizioni di povertà assoluta, l'8,4 per cento delle famiglie residenti, per un totale di 5,7 milioni di individui, il 9,8 per cento dei residenti.

In questo scenario desolante occorre tener conto del fatto che quasi la metà delle famiglie in povertà assoluta, con redditi bassissimi, è in affitto. È su queste famiglie che si abbattono il caro affitti nonché la sostanziale mancanza di sostegni, accompagnamento sociale e un'offerta abitativa sostenibile. Eurostat certifica che, nel 2021, in Italia, la spesa pro capite per le politiche sociali in ambito abitativo sia stata di appena 11,50 euro, quasi dieci volte inferiore rispetto alla media europea di 104,5 euro e circa 20 volte più bassa rispetto a Germania e Francia.

A tale disimpegno si affiancano il sensibile e ininterrotto sottofinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno alle locazioni e l'azzeramento delle risorse del Fondo per la morosità incolpevole. Per questo insistiamo con il chiedervi di definire un efficace e tempestivo piano casa di edilizia residenziale pubblica, per alloggi con affitti a canone sociale e sostenibili, a partire dal recupero di immobili inutilizzati, senza consumo di suolo.

Noi pensiamo che solo così si possa affrontare la precarietà abitativa patita da centinaia di migliaia di famiglie italiane scivolate nella povertà assoluta, non certo con fantomatici piani casa orientati alle speculazioni e al rafforzamento della rendita immobiliare. Avrebbe senso parlare di housing sociale, se, parallelamente, si facessero politiche volte a dare risposte a partire da chi è più in difficoltà, mettendo a disposizione gli immobili del demanio inutilizzati, con contratto a canone sociale, incrementando i fondi per il fitto case e ripristinando i fondi per le morosità incolpevoli. Se piuttosto che incentivare le politiche degli sfratti agiste per garantire chi una casa non riesce ad averla o a mantenerla, potremmo dire che siete intervenuti per restituire un minimo di giustizia sociale. Invece preferite cincischiare, orientando le politiche abitative su un inadeguato intervento di social housing, basato ovviamente su interventi privati, abbandonando completamente ogni iniziativa di edilizia residenziale pubblica a canone sociale che affronti la questione abitativa delle persone povere, in continuo e progressivo aumento.

Sarebbe importante che, soprattutto con le politiche di coesione, si partisse dai reali bisogni dei territori, non rincorrere la semplice logica dei progetti cantierabili con spesa rapida, che, producendo salari bassi, profitti per pochi e molte rendite, offrono una mera compensazione a una società che vive profonde distorsioni. Ci preoccupano le nuove disposizioni dell'Unione europea, che consentono di indirizzare i fondi di coesione verso nuovi settori che potrebbero risultare prioritari nel futuro, in particolare nei settori della difesa. E vi chiediamo ancora una volta di ribadire che non un euro sarà destinato ad acquistare o a produrre armamenti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Presidente, in Sardegna, ma temo anche in altre regioni italiane, sta avvenendo una cosa molto grave di cui non si sta parlando abbastanza: la multinazionale tedesca Rheinmetall ha avviato in Sardegna la produzione di droni da combattimento, i cosiddetti Kamikazedrohnen, prodotti in joint venture con il gruppo israeliano UVision Air. Si tratta di strumenti bellici destinati a colpire obiettivi con cariche esplosive, caratterizzati dall'autodistruzione al momento dell'impatto. Ho presentato un'interrogazione ai Ministri Crosetto e Urso per sapere se siano state concesse autorizzazioni, licenze o finanziamenti pubblici connessi a tali produzioni e se ritengano queste scelte compatibili con le norme in materia di esportazione e produzione di armamenti, oltre che con i principi pacifisti sanciti dalla Carta costituzionale. Ma voglio ribadire anche oggi, in Aula, la forte preoccupazione per la svolta bellicista che sta prendendo l'economia del nostro Paese. Peraltro, il Ministro Urso recentemente ha rafforzato le preoccupazioni in questo senso, non escludendo la possibilità di una riconversione bellica delle industrie sarde - ma non solo - per rilanciare l'economia dell'isola e ha definito le possibilità offerte dalla RWM una significativa opportunità di sviluppo.

Io penso che non possiamo rassegnarci all'idea che la produzione di armi si sostituisca all'attuale tessuto industriale, caratterizzato senz'altro da una lunga e preoccupante crisi, ma che deve essere riconvertito e rilanciato nell'ottica della diversificazione economica, della tutela ambientale e della qualità del lavoro. La conversione di aree e stabilimenti del Sulcis, come di altri territori del nostro Paese, esclusivamente o prevalentemente a vantaggio di produzioni belliche, alimenta una dipendenza dall'economia di guerra che noi avversiamo, con rischi concreti per l'ambiente, la salute pubblica, la tenuta occupazionale di qualità e l'autonomia strategica delle comunità locali. Questa prospettiva poi è ancor più esecrabile nel momento in cui è noto che le produzioni della RWM sono realizzate in una joint venture con imprese israeliane, aspetto che solleva non pochi interrogativi di responsabilità etica e di destino finale dei materiali prodotti, visto quanto è accaduto e continua purtroppo ad accadere a Gaza.

Vi chiediamo quindi di non investire in armi, ma piuttosto di impegnarvi sulla crisi energetica e sulle gravi conseguenze ambientali collegate al cambiamento climatico. Peraltro, la politica di coesione inserisce le politiche energetiche e quelle climatiche tra gli obiettivi strategici dell'Accordo di partenariato.

Dovremmo attrezzarci per affrontare le sfide idriche crescenti a causa dei cambiamenti climatici, dell'inquinamento, dell'eccessivo prelievo e del degrado degli ecosistemi che minacciano la salute pubblica, l'agricoltura, l'industria e la biodiversità. E invece la gestione delle risorse idriche è del tutto insufficiente, sia dal punto di vista delle infrastrutture, sia per quanto riguarda la riduzione dell'impatto della siccità e della desertificazione. Su questo, è urgente investire per arginare le enormi criticità che stanno danneggiando profondamente numerose regioni italiane, non certo sulle armi.

Dovremmo poi rafforzare il sostegno alla transizione energetica, anche realizzando - come indica l'Europa - infrastrutture di ricarica elettrica, non certo dimezzando i fondi dedicati, come avete fatto con la recente revisione del PNRR. Fa sorridere leggere nel Piano strategico nazionale delle aree interne che i vostri obiettivi sarebbero il rafforzamento della sanità, specie di quella territoriale, del sistema scolastico e del trasporto pubblico locale, proprio quei settori che state maggiormente penalizzando con incomprensibili tagli delle risorse. Dovreste essere conseguenti e dare rapidamente attuazione a quegli obiettivi strategici in grado di garantire un reale e duraturo processo di rigenerazione socio-economica delle aree interne, che devono tornare a essere protagoniste di una nuova stagione produttiva, soprattutto nei settori dell'agricoltura, della pastorizia e dell'artigianato.

Noi pensiamo sia fondamentale migliorare la qualità della governance degli enti gestori dei fondi di coesione, anche attraverso la condivisione e l'utilizzo delle informazioni e delle metodologie disponibili. Solo così si potrà riuscire a incidere su quei fattori che hanno reso poco efficaci in passato gli interventi effettuati nelle aree in ritardo. Parallelamente - non ci stancheremo mai di ripeterlo -, occorre riorganizzare le strutture amministrative e i diversi livelli di attuazione dei fondi, implementando le competenze e la formazione del personale impiegato e potenziando la digitalizzazione delle procedure amministrative, elemento chiave per ridurre oneri e tempi di attuazione dei fondi.

Noi riteniamo che solo così si potrà ottenere una reale coesione e solo così il nostro Paese potrà crescere. Per questo vi invitiamo a votare favorevolmente sulla nostra mozione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Colleghi, Governo, Sottosegretaria Siracusano, sicuramente oggi affrontiamo un tema centrale per il futuro del nostro Paese: la politica di coesione, ossia la capacità dell'Italia di utilizzare, in modo efficace, le risorse europee e nazionali per ridurre i divari territoriali, economici e sociali.

È un tema che non riguarda soltanto la gestione dei fondi, ma l'idea stessa del Paese che vogliamo essere. Mi sono scritta, tra parentesi: minori non accompagnati, sostegno all'Ucraina, risorse. Perché? Perché parlare di coesione significa parlare di eguaglianza, di opportunità, di mobilità sociale, di diritti concreti che si traducono in servizi, infrastrutture, istruzione, sanità, lavoro e qualità della vita. La nostra Costituzione, all'articolo 3, ci indica la strada: rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l'eguaglianza dei cittadini. E l'Unione europea, con la politica di coesione, ha voluto fare di quel principio un pilastro della crescita comune.

Nelle mozioni che discutiamo oggi riconosciamo diversi elementi positivi. Apprezziamo la centralità del principio di sussidiarietà, il richiamo al ruolo dei territori, degli enti locali e del Terzo settore. Li apprezziamo sulla carta. È una visione che condividiamo: la coesione non si costruisce dall'alto, ma nasce dal protagonismo delle comunità locali, dal dialogo tra istituzioni, imprese, cittadini e corpi intermedi.

Apprezziamo, inoltre, la sottolineatura della visione sistemica del progetto Paese, che deve legare politiche economiche, sociali e territoriali in un disegno unitario. Quindi, riteniamo che la coesione non sia soltanto una semplice redistribuzione. È un investimento nel capitale umano e territoriale, nella capacità dei territori di creare valore, innovazione e inclusione. Positivo è anche il riferimento alla revisione di medio periodo della politica di coesione europea, che apre nuove opportunità in settori strategici come la transizione energetica, l'acqua, l'abitazione, le tecnologie critiche e la difesa. Sono sfide che l'Italia deve affrontare con visione e competenza, non con improvvisazione.

Condividiamo pienamente l'obiettivo di semplificare le procedure e rafforzare la capacità amministrativa, due condizioni essenziali per spendere bene e in tempo risorse che troppo spesso restano inutilizzate. Ora, però, i limiti che non possiamo ignorare: innanzitutto, manca una riflessione seria sulle cause dei ritardi. Il problema non è la qualità dei fondi, ma la qualità della governance: troppe sovrapposizioni, troppi centri di decisione, troppe procedure lente. Negli ultimi anni abbiamo speso meno del 40 per cento delle risorse disponibili legate alla programmazione 2021-2027.

La parte debole del Paese resta indietro e i cittadini si allontanano sempre di più dallo Stato e, ovviamente, anche dalla politica. Noi pensiamo servano regole più chiare, pensiamo servano responsabilità definite e anche competenze tecniche vere. Quindi, occorre affrontare con decisione il nodo cruciale della riforma amministrativa. Non basta coordinare, occorre cambiare il modo con cui programmiamo, monitoriamo e valutiamo la spesa pubblica.

Riteniamo che l'Italia abbia bisogno di una cabina unica di regia, trasparente e indipendente, capace di garantire coerenza tra il PNRR e i fondi di coesione, evitando duplicazioni e sprechi; purtroppo queste duplicazioni sono frequenti. Notiamo che, se si guarda alle disuguaglianze storiche, va bene, però si stanno trascurando quelle nuove. E quali sono quelle nuove? Sono le disuguaglianze digitali, educative, sanitarie, ambientali, demografiche, che attraversano anche il Nord e anche i centri urbani. Parlare di coesione oggi significa anche investire nella scuola, nella sanità territoriale, nelle competenze digitali, nell'inclusione dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro.

Una coesione moderna non può fermarsi ai confini amministrativi, deve guardare al futuro delle persone.

Ribadiamo la necessità di una politica di coesione che non sia solo gestione di fondi, ma politica industriale, lo ribadiamo, educativa e territoriale, con una visione di lungo periodo, basata sul merito, sull'efficienza, sulla responsabilità e sui risultati misurabili, e riteniamo che ciò non avvenga. La pubblica amministrazione - questo è un altro tasto dolente, lo abbiamo detto la scorsa settimana in quest'Aula - deve essere capace, digitale, meritocratica e accompagnare i territori, invece di ostacolarli.

E qui davvero ci sarebbe un lunghissimo capitolo di cui parlare; purtroppo non c'è il tempo, ma lo faremo sicuramente in altri contesti. Riteniamo che l'Italia non possa permettersi di perdere ancora tempo tra vincoli burocratici e annunci. Dobbiamo riuscire a trasformare ogni euro in sviluppo reale, in infrastrutture utili, in scuole sicure, in ospedali efficienti, in lavoro stabile e qualificato. È solo così che la politica di coesione potrà davvero essere il motore di un'Italia più unita, moderna e competitiva, in grado di stare al passo con l'Europa e di garantire a tutti i cittadini le stesse opportunità, indipendentemente da dove nascono o vivono.

Ammettiamo di essere stupiti leggendo - ed è sempre politica di coesione - alcuni elementi della manovra di maggioranza, in particolare dove si parla della tassa di soggiorno, del possibile aumento della tassa di soggiorno, che ovviamente deve essere portata avanti dai sindaci, e del 30 per cento che andrà al Governo. Che cosa si farà di questo 30 per cento? Verrà utilizzato per l'inclusione delle persone con disabilità e dedicato all'assistenza dei minori. Ci sembra non ci sia una grande attenzione a questi due settori, che sono strategici, anche perché il 30 per cento sarà veramente difficile da quantificare.

Quindi significa che a questi due settori forse andranno delle risorse, non si sa quante, non si sa per fare che cosa. Però il tema dell'inclusione, in questo caso, rimane davvero una delle tante “cenerentole” che, purtroppo, stanno nascendo con riferimento a questo Governo. Ci chiediamo, concludendo, se il Governo si renda conto che oggi le politiche sull'inclusione sono carenti e sono legate spesso a entrate incerte. Ne abbiamo parlato anche ieri, con i minori non accompagnati, con la scarsa attenzione nei confronti degli enti locali, con risorse incerte: non sono queste le politiche sull'inclusione che vorremmo, perché riteniamo tutto questo assolutamente irrispettoso.

Servono fondi certi e costanti, serve una programmazione. Queste non sono le politiche di coesione che vogliamo, e pensiamo non siano neppure le politiche di coesione che vogliono gli italiani. Allora, signor Presidente e Governo, auspichiamo davvero una virata veloce e concreta e un'operatività diversa, perché, visitando l'Italia, scopriamo che ci sono delle aree davvero buie. Sempre più interne sono le aree, sempre più lontani sono gli italiani dalla politica, e c'è una grande sofferenza, che, ancora una volta, ci porta a pensare ad un'Italia a tre velocità, con la serie A, la serie B e la serie C. Guardate, non è soltanto al Sud, c'è anche al Nord, c'è ovunque e c'è dove la politica non riesce ad agire (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scerra. Ne ha facoltà.

FILIPPO SCERRA (M5S). La politica di coesione costituisce una delle politiche fondanti dell'Unione europea, nonché l'unica politica europea orizzontale che coinvolge tutto il territorio dell'Unione, incarnandone i valori, quali la sussidiarietà e la riduzione delle disparità tra le regioni degli Stati membri, che mira a rafforzare la coesione sociale, economica e territoriale, per una crescita inclusiva e sostenibile, ponendo attenzione particolare alle zone rurali, ponendo attenzione particolare alle zone che sono in transizione industriale e ponendo un'attenzione particolare alle zone che sono, per definizione, più svantaggiate.

Non possiamo nascondere, Presidente e Sottosegretario, che in Italia permangono strutturali criticità nella spesa dei fondi di coesione; le principali includono complessità burocratiche, scarsa o limitata capacità amministrativa e problemi di progettazione, su questo non c'è dubbio. Ma, nonostante questo, devo dire che la politica di coesione ha contribuito in questi anni a rafforzare la democrazia e a rafforzare la partecipazione dei cittadini, perché è riuscita a far sentire Bruxelles leggermente più vicina.

Purtroppo, in questa fase storica, Bruxelles e l'Europa si stanno assolutamente allontanando, ma la politica di coesione è l'unica politica che avvicina veramente i cittadini, perché sostiene le economie locali, perché migliora l'innovazione e l'imprenditorialità, perché sostiene le piccole e medie imprese, perché rafforza il capitale umano mediante la formazione, l'istruzione e le politiche del lavoro, perché rafforza il pilastro europeo dei diritti sociali. Quindi una politica essenziale, fondamentale e fondante dell'Unione europea.

Stiamo parlando di ingenti risorse. Stiamo parlando di circa 135 miliardi di euro: di questi, 75 miliardi di euro sono i cosiddetti fondi strutturali, compreso il cofinanziamento, e altri 70 miliardi di euro circa sono i fondi nazionali, come il Fondo di sviluppo e coesione. Ebbene, questa politica, di cui ho appena parlato e di cui ho dato una definizione, è oggi sotto attacco, Sottosegretario; sotto attacco da parte di una Commissione europea che ha smarrito la bussola del vero europeismo, per come era inteso prima. L'europeismo della solidarietà, l'europeismo di Next Generation EU, quello che siamo riusciti a portare nel 2020, e che voi, pian piano, state contribuendo a cancellare con un'azione scellerata da parte del Governo Meloni.

Il Governo nazionale, invece di difendere i nostri territori, preferisce piegarsi ai diktat di Bruxelles, accettando una visione centralista, militarista e lontanissima dai cittadini. Come MoVimento 5 Stelle abbiamo dato un grandissimo contributo in questi anni. Voglio ricordare alcune - perché non le posso elencare tutte - delle azioni che abbiamo fatto come MoVimento 5 Stelle: abbiamo insistito, nella scorsa legislatura, per l'inserimento della clausola del 40 per cento, la famosa clausola del 40 per cento, per la quale, ogni volta che viene il Ministro Foti - magari, Sottosegretario, glielo riferisce -, chiedo che ci sia e dovrebbe esserci una relazione semestrale.

Ogni volta che chiedo questa cosa, il Ministro Foti scappa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Glielo dica, noi vogliamo una relazione, vogliamo sapere quanti investimenti sono destinati al Sud.

Il Ministro Foti non ce lo dice, non ce lo vuole dire. Abbiamo lavorato per rafforzare le zone economiche speciali per come erano intese prima, come hub strategici che nascevano nelle zone portuali e retroportuali e che erano volano di sviluppo per tutte le zone circostanti. Adesso sono stati modificati geneticamente da Fitto, che ha fatto un imbuto burocratico che non serve a nulla e non serve allo sviluppo del Sud (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questa è la ZES unica di Fitto.

Abbiamo introdotto Decontribuzione Sud, che ha creato 3,7 milioni di posti di lavoro: queste sono le risposte che il Governo Conte ha dato. Sono numeri, Sottosegretario, lei non è convinta, ma è così, è questa la situazione.

Abbiamo inserito - e penso che l'abbia votato anche lei, Sottosegretario - un emendamento al Fondo per lo sviluppo e la coesione, nella scorsa legislatura, in cui abbiamo posto il vincolo dell'80 per cento anche alle riprogrammazioni del Fondo per lo sviluppo e la coesione. Perché prima cosa succedeva? Succedeva che, nelle riprogrammazioni, fondi dal Sud venivano spostati al Nord. Allora noi questa cosa l'abbiamo bloccata. È un emendamento a mia prima firma, ne vado fiero e ne andiamo fieri come MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questo dovreste fare e, invece, state facendo tutto contro il Sud.

Questo è un Governo che continua ad andare in questa direzione, e lo vediamo anche con riferimento a quello che avviene sullo stesso Fondo per lo sviluppo e la coesione. Sottosegretario. Dal Fondo per lo sviluppo e la coesione Sicilia - che lei conosce bene - è stato tolto 1.300.000.000: se lo aspettava che avrei detto questo, vero Sottosegretario? Ripeto: 1.300.000.000 di euro è stato tolto dal Fondo per lo sviluppo e la coesione Sicilia, per fare che? Per il fantasmagorico e mai realizzabile, e che non si realizzerà mai, ponte sullo Stretto di Messina (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Quali sono, poi, nella pratica e nella concretezza, le infrastrutture che vengono tolte? Perché questo 1.300.000.000 va ad incidere e va ad eliminare altre infrastrutture. Le faccio un esempio che lei conoscerà perfettamente, che è uno scandalo della storia italiana: la Siracusa-Gela, quella che dovrebbe essere l'autostrada Siracusa-Gela che è stata concepita negli anni Sessanta. Noi, da sessant'anni, aspettiamo la realizzazione di questa autostrada e adesso siamo arrivati a circa metà della costruzione. Tratto Modica-Scicli: viene l'assessore Aricò alla regione siciliana, in un consiglio comunale, e ci dice che il tratto è finanziato, abbiamo tutti i soldi, abbiamo 350 milioni di euro. Improvvisamente cosa si viene a sapere? Che questi 350 milioni di euro sono stati eliminati, perché andranno nel fondo per il ponte sullo Stretto. E, adesso, al danno si aggiunge la beffa, perché i costi che servono per quel tratto sono raddoppiati: servono 640 milioni di euro. Quindi, l'incompetenza del Governo regionale siciliano e di questo Governo nazionale farà perdere altri 300 milioni di euro ai siciliani: chi li paga? Li paga Salvini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Chi li paga? Li pagate voi? Fatto sta che l'autostrada Siracusa-Gela è ferma. Questa è la realtà. Per che cosa? Per un fondo per il ponte sullo Stretto, che non realizzerete mai. Questi sono i danni che fate, queste sono le priorità che voi date, Sottosegretario.

E, allora, noi lo diciamo con chiarezza: i fondi di coesione non sono un salvadanaio da cui attingere per progetti propagandistici da parte del vostro Governo, sono lo strumento che deve sanare i divari territoriali. E oggi quelle risorse vanno restituite integralmente al Sud e alla comunità del Sud.

D'altronde questo è un Governo che ha fatto dei danni inenarrabili, Sottosegretario. Il primo danno è quello - l'ho detto - per cui trasforma le ZES in un mega-imbuto. Poi, però, ce ne sono altri. Uno di questi, sicuramente, è che la maggioranza sta votando una serie di provvedimenti che vanno a sfavore del Sud. Il primo è l'autonomia differenziata: come si fa ad essere un parlamentare del Sud e votare l'autonomia differenziata, che vuole la cristallizzazione dei divari tra Sud e Nord (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

In questa mozione, allora, noi che cosa chiediamo? Chiediamo che non vengano toccati assolutamente i fondi del Sud. Chiediamo che venga inserito un principio importantissimo per noi: non arrecare danni alla coesione. Questo è un principio contenuto nella mia proposta di legge; la prego, Sottosegretario, di andarsela a leggere e andare a verificare cosa dice questa proposta di legge. Noi diciamo semplicemente che non si deve spostare un euro dalla coesione alla difesa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È d'accordo con questo? È qualcosa di basilare e questo Governo va nella direzione esattamente contraria, Sottosegretario.

Che dirle? Sulla relazione già le ho detto, ma, d'altro canto, noi, da un Governo di questo genere, non possiamo aspettarci niente di buono, perché questo è il Governo della recessione. Se non ci fossero i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, lei sa benissimo che saremmo in recessione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). La manovra economica di Giorgia Meloni, quella che dobbiamo andare a discutere nei prossimi due mesi, cosa sta creando? Nei prossimi due mesi, noi discuteremo di una legge di bilancio che apporterà sa quale valore economico? Zero. Noi discuteremo due mesi di una legge di bilancio che non apporterà uno 0,1 per cento di crescita al Paese. Praticamente zero (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Aggiungiamo a questo il fatto che avete sottoscritto il Patto di stabilità e crescita che ci costerà 80 miliardi di euro nei prossimi anni, che avete sottoscritto un accordo in sede NATO che ci costerà 445 miliardi di euro per dieci anni, che avete avallato, che state avallando questo Fondo unico a livello europeo. Su quest'ultimo, vi chiedo di cambiare idea e di battervi perché non ci sia un Fondo unico dove c'è difesa, sociale e PAC assieme. Se avallate questo, voi siete contro lo sviluppo del Sud (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Allora, un Governo di questo genere sarà anche uno dei Governi più longevi della storia, ma sicuramente, Sottosegretario, verrà ricordato come il Governo peggiore della storia. Annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle alla mozione Scerra (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Salutiamo i giovanissimi allievi dell'Istituto “Sacro Cuore Trinità dei Monti”. Sono i ragazzi che frequentano la scuola primaria, arrivano da Roma e oggi assistono ai nostri lavori dalle tribune, qui in Aula (Applausi). Benvenuti alla Camera e buona vita soprattutto, libera da qualsiasi cosa.

Ha chiesto di parlare l'onorevole De Monte. Ne ha facoltà.

ISABELLA DE MONTE (FI-PPE). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghe e colleghi...

PRESIDENTE. Onorevole De Monte, mi scusi. Siccome è in arrivo la Presidente del Consiglio, per la consegna del testo sulle comunicazioni relative al Consiglio europeo, la pregherei di attendere, così non la interrompo e, poi, svolgeremo l'intervento in tempo reale.

Sospendo brevemente la seduta, che si aggiorna tra pochi minuti.

La seduta, sospesa alle 10,27, è ripresa alle 10,32.

Consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025.

Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Giorgia Meloni.

GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Grazie, Presidente. Buongiorno colleghi, sono venuta a consegnare il testo delle dichiarazioni che ho reso al Senato, chiaramente in vista del dibattito di oggi pomeriggio (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. La ringrazio, signor Presidente del Consiglio dei ministri. Prendo atto della consegna del testo delle sue comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025, da lei rese nella giornata odierna al Senato della Repubblica, che saranno pubblicate integralmente in calce al resoconto della seduta odierna.

Come previsto dal vigente calendario dei lavori, la discussione su tali comunicazioni avrà inizio, nella seduta odierna, alle ore 16,05.

Le risoluzioni alle comunicazioni potranno essere presentate non prima dell'inizio della discussione e non oltre un'ora dall'inizio della medesima discussione.

Si riprende la discussione delle mozioni.

(Ripresa dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Riprendiamo, a questo punto, le dichiarazioni di voto sulle mozioni che stavamo discutendo.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Isabella De Monte. Ne ha facoltà.

ISABELLA DE MONTE (FI-PPE). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghi e colleghe, prima di addentrarmi nell'oggetto della nostra mozione, desidero sottolineare l'importanza della politica di coesione, che è la principale politica di investimento dell'Unione europea, perché ricordo che la politica di coesione ha risposto alla necessità di superare la disparità economica, sociale e territoriale tra gli Stati membri, ma anche, nell'ambito dello Stato membro, tra le diverse regioni. In particolare, questa esigenza si è ravvisata negli anni Ottanta, perché, con l'avanzare dell'integrazione europea e soprattutto per l'istituzione del mercato unico europeo, era necessario anche intervenire affinché le regioni più ricche non agissero a discapito delle regioni più povere. Quindi, è stata avviata la politica di coesione economica per la crescita, l'occupazione e la competitività, la coesione sociale per combattere la povertà e investire sull'istruzione e sulla formazione e, infine, la coesione territoriale, perché si è riconosciuta la specificità di ciascun territorio, quindi delle zone rurali, delle zone montane e delle zone insulari, anche intervenendo nell'aspetto delle relazioni tra gli Stati e, quindi, le regioni transfrontaliere.

L'Unione europea, quindi, fin da subito ha dato un messaggio molto importante, cioè che i cittadini, indipendentemente dalla regione da cui provengono, devono avere eque condizioni e questo per una crescita che sia armoniosa e sostenibile, incentivando anche l'azione degli Stati candidati a entrare a far parte dell'Unione europea.

È chiaro che soprattutto in questi decenni, come sappiamo, l'Unione europea ha dovuto affrontare molte emergenze: dalla crisi economica del 2008 alla pandemia, alla crisi del gas, alla situazione difficile geopolitica che conosciamo. Però, c'è anche una situazione di competitività mondiale della quale dobbiamo tener conto e, quindi, è necessario anche investire sulle industrie più strategiche, in generale sulle imprese più strategiche.

Con questa mozione noi evidenziamo la necessità di avere una visione sistemica, certo mantenendo l'obiettivo del superamento delle disuguaglianze ma anche tenendo conto delle nuove priorità, affrontando il tema del basso tasso di spesa e sollecitando un uso efficiente delle risorse, il tutto con un rafforzamento della governance e anche del principio di sussidiarietà, mantenendo gli attori che sono lo Stato, gli enti locali, il Terzo settore e, in genere, i corpi intermedi.

Sappiamo bene che un grosso limite è tuttora quello della burocrazia. Quindi, bisogna dare atto che l'Unione europea è intervenuta fin dall'inizio di questo mandato, con la Commissione europea, per sollecitare la semplificazione. Ricordo - forse non tutti lo sanno - che esistono, purtroppo, delle opere negli Stati membri, soprattutto del Nord Europa, chiamate “Opere Italia”, realizzate con fondi non utilizzati dall'Italia, certamente non da oggi ma questa è la nostra storia. Questo vuol dire, quindi, che dobbiamo agire con rapidità, ma anche tenendo conto di quanto di importante è stato fatto, perché questo va detto. Il bilancio è pari a 392 miliardi di euro e voglio ricordare anche alcuni dettagli: sono 7,2 i miliardi per l'assistenza sanitaria e l'assistenza a lungo termine; 5,6 i miliardi per l'istruzione e la formazione; 7,5 i miliardi per l'edilizia abitativa; 40,5 i miliardi per la connettività e il miglioramento del trasporto sostenibile. Quindi, è necessario, da questi presupposti, andare anche verso una sfida del cambiamento.

Vorrei, Presidente e Sottosegretario, anche affrontare due temi specifici, che sono contenuti nella comunicazione della Commissione europea sulla revisione intermedia, cosiddetta mid-term, perché è il titolo stesso di questa comunicazione che esige che ci sia una politica di coesione modernizzata, anche introducendo la flessibilità e nuovi incentivi e intervenendo nei settori considerati oggi prioritari.

Ebbene, uno di questi temi è quello degli alloggi - verrà trattato negli argomenti del Consiglio europeo anche il punto che abbiamo oggi all'ordine del giorno del pomeriggio - perché è un punto molto importante. In questa comunicazione si fa riferimento ai dati del 2023 e questi dati ci dicono che coloro che ricadono nella fascia a rischio di povertà destinano il 40 per cento del reddito alla spesa per l'alloggio e, sempre nel 2023, il 10 per cento degli inquilini o dei proprietari non è riuscito a riscaldare l'abitazione in modo adeguato. Quindi, questo è importante, perché chiaramente il diritto alla casa è un diritto della persona, è un diritto fondamentale dell'individuo, e accogliere le sfide è importante e fondamentale.

Pertanto, è importante ricordare che c'è un raddoppio, sostanzialmente, di questi fondi, che vengono portati da 7,5 miliardi a 15 e questo per l'Italia vuol dire passare da un budget di 730 milioni a 1,46 miliardi. Quindi, vuol dire che c'è una sostanziosa possibilità di intervenire nel settore dell'abitare, anche con la possibilità di ricorrere alla piattaforma di investimento paneuropea e anche ai progetti del cosiddetto New European Bauhaus. C'è interesse - punto di domanda - per questo settore?

Sono andata a vedere i dati della consultazione pubblica che si è appena conclusa, il 17 ottobre, e il primo Paese tra i 27 ad aver contribuito alla consultazione pubblica è proprio l'Italia, con 1.279 osservazioni alla proposta stessa, quindi, il 20 per cento del totale; la seconda considerazione riguarda il tema della concorrenza, soprattutto in rapporto all'allargamento dell'Unione europea, perché, Presidente, noi abbiamo politiche che certamente spingono sul rafforzamento di alcune aree dell'Unione europea ed è giusto che si proceda in questo senso, ma dobbiamo anche tener conto di quel rapporto di cui ho parlato inizialmente, cioè del mercato unico. Nel mercato unico c'è concorrenza, però dobbiamo avere, al tempo stesso, condizioni eque di concorrenza, altrimenti vuol dire avere una concorrenza sleale non tanto all'interno di uno stesso Stato, quanto invece tra Stati diversi dell'Unione europea; e questo fa venir meno, ovviamente, l'efficacia delle politiche di cui stiamo parlando. Dicevo, accogliere le sfide è indispensabile, l'Unione europea lo ha dimostrato, perché l'abbiamo vista reagire alla crisi economica del 2008 con InvestEU; l'abbiamo vista dare una risposta alla crisi del gas con REPowerEU e, alla pandemia, con Next Generation EU.

Questa, però, è la nostra valutazione sul mid-term; vi è poi la necessità di introdurre anche nuovi obiettivi, ma guardando anche alla prossima programmazione, perché ha contenuti piuttosto ambiziosi, ma anche importi ambiziosi, perché 2.000 miliardi di euro significa davvero un aumento mai visto nella storia e questo vedrà il rafforzamento delle politiche di cui stiamo parlando. Al tempo stesso, vorrei dire che, quando si fa un tagliando, come ad una macchina, è necessario sì introdurre cambiamenti, ma salvaguardando le politiche che hanno funzionato.

Indubbiamente questo è accaduto per la PAC - ne abbiamo parlato la scorsa settimana, a proposito della mozione che abbiamo presentato - e vale anche per la politica di coesione. Quindi, riteniamo sia fondamentale mantenere queste due politiche strategiche, mantenere anche il focus, ossia la mira rispetto ai settori che devono essere rafforzati; e ciò in uno spirito di equità all'interno dell'Unione europea, ma anche ai fini di un rafforzamento delle politiche che devono vederci anche competitivi a livello europeo.

Concludo annunciando il voto favorevole del gruppo di Forza Italia alla mozione di maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Candiani. Ne ha facoltà.

STEFANO CANDIANI (LEGA). La ringrazio, Presidente. Ci troviamo oggi, come ha già introdotto correttamente chi mi ha preceduto, a discutere riguardo a queste mozioni, presentate in merito ai Fondi di coesione e al loro collegamento con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Questa è una mozione che ci porta a riflettere sull'importanza di attribuire queste risorse, anche con riferimento alla loro efficacia, di costruire il legame tra una parte e l'altra del Paese, di raccordare le zone svantaggiate e, in generale, di consentire la crescita e lo sviluppo dello stesso.

Mi permetto di far presente a qualcuno dell'opposizione - che, oggi, si preoccupa che i fondi destinati alla Sicilia sono stati destinati, invece, al Ponte sullo Stretto -, rispetto al fatto che, come hanno detto loro, lo stesso non si farà mai, che, se non si dovesse fare mai, dov'è il problema? I fondi restano lì e, poi, si riutilizzeranno in futuro. Non credo che, comunque, questi fondi resteranno inutilizzati, anzi, forse sarà la prima volta che si metterà in moto un meccanismo di investimenti e infrastrutture che avrà proseguimento anche nell'entroterra, non solamente nelle tratte principali, come quella di collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.

Tornando al nostro argomento principale, Presidente, noi abbiamo una proposta, una mozione presentata dalla maggioranza che abbiamo sottoscritto unitariamente, tutti assieme; a differenza delle opposizioni che, anche questa volta, si sono distinte nel presentare una mozione per gruppo, quindi cinque; ma questo dovrebbe essere normale per chi vuole andare al Governo e governare: mettersi d'accordo e avere un punto comune, ma va bene, prendiamone atto. Abbiamo, invece, una posizione condivisa di maggioranza che mette a fuoco alcuni impegni sui quali, ovviamente, chiediamo al Governo di essere, poi, chiaramente fattivo: valorizzare il principio di sussidiarietà e proporzionalità che, a beneficio di inventario, ricordiamoci, definisce la modalità con cui l'Unione europea deve entrare o entra nelle politiche dei singoli Paesi. Non deve essere sostitutiva, ma deve essere sussidiaria e proporzionale.

In questo senso diventa importante, come abbiamo voluto sottolineare anche chiaramente negli impegni di questa mozione, il coinvolgimento del Terzo settore, cioè di quella vastissima parte che rende possibile oggi, all'interno del nostro sistema Paese, l'efficacia delle risorse, quando ovviamente sono attribuite. Se le risorse non sono attribuite anche al Terzo settore si rischia di perdere, come purtroppo pensiamo possa avvenire, l'efficacia delle stesse azioni. Ecco, qui introduco un tema e una riflessione. Attenzione a non limitarci alla soddisfazione del requisito cosiddetto formale: “abbiamo destinato le risorse”, “sono state impegnate le risorse”, che è cosa differente rispetto all'efficacia delle stesse risorse; come si dice, farle atterrare sul territorio, farle poi crescere, sviluppare e, quindi, dare economia al Paese.

Ecco, in questa direzione riteniamo importante, come previsto negli impegni, lo chiediamo al Governo, appunto il coinvolgimento del Terzo settore. In maniera specifica, al punto 4), il gruppo Lega ha voluto che fosse inserito un impegno, che è stato condiviso dagli altri gruppi di maggioranza, e lo leggo testualmente: “a proseguire il monitoraggio della riforma della politica di coesione europea al fine di evitare scelte distoniche rispetto al principio di sussidiarietà e proporzionalità e a garanzia della politica di coesione coerenti con la realtà economica, sociale e territoriale del Paese e inclusive anche del Terzo settore.” Questo appunto per dare una concreta attuazione a quei principi che ho testé indicato.

Bisogna stare attenti anche ad aggiornare i programmi di sviluppo nazionali, assicurando il pieno allineamento con le linee guida europee, ma dico al Governo: attenzione a che le linee guida europee non siano distoniche rispetto alla capacità del nostro Paese. Qui, c'è una critica che va in questo senso alla politica comunitaria e alla politica europea: attenzione, perché gli interessi gli altri Paesi li sanno far valere. Non è vero che l'Italia resta indietro rispetto ad altri Paesi nella spesa dei fondi; è certamente vero che abbiamo un peso burocratico differente rispetto ad altri Paesi ma è certamente necessario che ci siano limature all'interno del nostro sistema burocratico e, non meno, che ci sia attenzione alle differenze che ci sono tra una realtà mediterranea - come può essere la Sicilia - e una realtà del Nord Europa che si affaccia sul Mare del Nord. Ecco, queste differenze, se non vengono considerate nei programmi di coesione, rischiano di produrre uno standard normativo o uno standard nella distribuzione delle risorse ma un'incapacità o una differente capacità, se vogliamo, di efficacia delle stesse risorse. Questo non possiamo permettercelo.

Abbiamo, quindi, chiesto al Governo un impegno nella revisione e nella riprogrammazione degli obiettivi, sapendo bene, come abbiamo criticato durante questi anni più volte, che un percorso come quello del PNRR, ad esempio, non può dirsi completo, se non è aggiornato costantemente. Non è che perché sono stati stabiliti dei criteri all'origine, questi stessi durante il percorso non debbano più essere toccati, se si vede che quelle risorse non danno l'efficacia che era prevista ma, al contrario, bisogna ricontrattare, rivedere anche, se serve, gli obiettivi e fare, come previsto, anche la revisione di medio termine. Esistono anche altre necessità, Presidente, che abbiamo indicato al punto 8) degli impegni al Governo: “a valutare l'introduzione di misure utili a contrastare il fenomeno dell'emergenza abitativa, anche attraverso l'impiego dei Fondi di coesione per sostenere politiche abitative strutturali”.

Non sfugga a nessuno, in questo Parlamento e in quest'Aula, l'importanza di investire per risolvere il problema dell'emergenza abitativa. Nessun Governo sarà mai in grado di risolverlo al cento per cento, è importante che ci sia, invece, un inizio, un serio percorso che tenga conto anche della disponibilità dei Fondi di coesione per andare a risolvere questo tipo di problema.

Presidente, abbiamo poi chiesto, come già in passato, un impegno al Governo per adottare iniziative volte a definire modalità di impiego dei Fondi di coesione che - cito testualmente - “integrino criteri generici, come l'indice di vulnerabilità sociale e materiale, con ulteriori parametri che consentano un efficace utilizzo di detti fondi per il superamento delle disparità territoriali, economiche e sociali presenti nel territorio italiano”.

Questo è un punto che specificatamente il gruppo Lega ha voluto fosse presente nella mozione di maggioranza e ha un obiettivo molto semplice: ridare slancio alla capacità di spesa dei territori, badando bene che, all'inizio, soprattutto per quanto riguarda i fondi destinati col PNRR, sono stati utilizzati criteri generici, come l'indice di vulnerabilità, che - ricordo - nulla ha a che fare con alcune spese dirette.

Si fa un bando per rifare le scuole e si usa l'indice di vulnerabilità. Peccato che l'indice di vulnerabilità nulla ha a che fare con le scuole direttamente, ma avrà a che fare con l'analfabetismo piuttosto che con l'occupazione delle persone, piuttosto che con il disagio sociale generale, oppure si daranno fondi per fare un palazzetto dello sport o una strada utilizzando l'indice di vulnerabilità.

Se questo poteva essere giustificato all'inizio dei tempi del PNRR, piuttosto che nell'utilizzo dei fondi di coesione anni fa, quando ci siamo sentiti dire che non c'è il tempo per fare delle singole graduatorie e stabilire, quindi, le priorità di merito, il tempo è passato. Occorre superare quei criteri ed evitare che ci siano situazioni nelle quali le risorse vengono accaparrate da territori che hanno indice di vulnerabilità basso, ma capacità di spesa ancora più bassa, con l'obiettivo fallito alla fine dell'utilizzo dei fondi per la crescita del Paese, con la frustrazione nel dovere dare risposte, nel cercare di dare risposte a chi chiede queste risorse per poter fare investimenti e nel vedere una parte del Paese che resta ferma e non può operare perché è stata esclusa da queste risorse.

Deve essere garantito il rapporto 40-60, come previsto dalla legge, destinando il 40 per cento al Centro-Nord e il 60 per cento al Sud, ma deve essere rivisto un indice come quello di vulnerabilità, che oggi crea una oggettiva incapacità di spesa e una disparità all'interno della distribuzione dei fondi nel Paese.

Questo è un percorso importante, Presidente, sul quale chiediamo, poi, al Governo un impegno, che è quello finale messo al punto 10): ci deve essere necessariamente un alleggerimento delle procedure burocratiche. Senza questo, tutto quello che stiamo dicendo adesso rischia di essere frustrato. Questo sarà l'impegno che il gruppo Lega metterà nel seguire questa mozione e nel dare spinta e sostegno al Governo in futuro (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Luca. Ne ha facoltà.

PIERO DE LUCA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, ci troviamo a discutere di una mozione estremamente importante e delicata, alla vigilia di un appuntamento di particolare rilievo in Europa, il prossimo Consiglio europeo, che avrà in agenda, come sappiamo, temi molto importanti legati all'Ucraina, al Medio Oriente, alla competitività, alla transizione energetica e a quella digitale, ai dazi, alle migrazioni.

Lo ricordo non per una connessione diretta con la materia al nostro esame, ma per richiamare alla nostra attenzione la delicatezza del momento che attraversa l'Europa: un'Europa che è stretta, come dicevo, tra conflitti, guerre, crisi geopolitiche e una vera e propria guerra commerciale avviata da Trump e, dall'altro lato, un crescente, incalzante disegno delle destre che governano i singoli Stati per indebolirla e limitarne le competenze e la forza.

Il mantra della Presidente del Consiglio è stato negli anni: vogliamo un'Europa che faccia meno e così, forse, meglio. Noi vogliamo un Governo che faccia di più e meglio, in Europa e con l'Europa: un approccio e una prospettiva completamente differente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) per proteggere davvero gli interessi dei nostri cittadini, i cui problemi, le cui sfide, le cui criticità richiedono risposte europee, non nazionali. E sono sfide che toccano proprio la coesione, l'equità sociale ed economica. Pensiamo a quello che è accaduto in questi anni e come l'abbiamo gestito noi quando eravamo alla guida del Paese.

Le sfide sanitarie - lo sappiamo - sono sfide che toccano la coesione, l'equità, la tutela della vita dei nostri cittadini. Non possiamo dimenticare che, mentre tanti che oggi sono qui in maggioranza e al Governo strizzavano l'occhio ai no-vax, ai no-mask, ai no-green pass, noi lavoravamo in Europa per acquisti congiunti di vaccini e difendevamo in questo modo la salute e la vita dei nostri cittadini in Europa e con l'Europa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Queste sono misure concrete di coesione, giustizia sociale e sanitaria.

Le sfide energetiche, allo stesso modo, vanno affrontate in Italia e l'invito che vi rivolgiamo, ancora una volta, è di affrontare il tema del costo dell'energia per le famiglie e per le imprese - disaccoppiando, ad esempio, il costo dell'energia elettrica da quello del gas -, iniziare a dare risposte concrete in Italia, ma lavorare anche in Europa. Perché per risolvere in modo strutturale il tema del costo dell'energia, soprattutto in Italia, bisogna lavorare per acquisti, approvvigionamenti comuni, congiunti in Europa.

Per il sostegno alle grandi filiere industriali vale lo stesso: bisogna lavorare in Italia - e voi non avete messo un euro in legge di bilancio per sostenere il comparto economico e industriale del nostro Paese, pensiamo al made in Italy -, ma questo sforzo va sostenuto anche in Europa, con fondi comuni, con investimenti comuni nelle filiere strategiche, penso all'automotive, che va accompagnata anche nella sfida della transizione green e delle nuove tecnologie.

Lo stesso vale per il protagonismo diplomatico che noi richiediamo sempre più all'Europa sugli scenari internazionali. Anche quello richiede un salto di qualità dell'integrazione politica europea e richiede il coraggio di costruire una vera e propria difesa di politica estera e di sicurezza comune. E questo chiede anzitutto una cosa, impone anzitutto una cosa: eliminare il diritto di veto per le materie di politica estera e di politica di bilancio, quel diritto di veto che, invece, voi e i vostri amici sovranisti non avete il coraggio di cancellare ed eliminare oggi con l'attuale sistema di governance e di maggioranza in Consiglio. Richiede, poi, una collaborazione strategica, ma anche autonomia rispetto alle risposte da dare alle tensioni economiche. Penso all'attuale guerra commerciale avviata Trump, su cui voi state preferendo difendere l'alleanza politica con un vostro amico politico piuttosto che difendere gli interessi dei nostri cittadini e delle nostre aziende. L'atteggiamento con cui avete affrontato questa vicenda è per noi estremamente preoccupante.

La vostra superficialità, i tentativi di azione e dialogo bilaterale hanno indebolito profondamente il mandato negoziale della Presidente von der Leyen, e lo ribadiamo con forza: l'accordo raggiunto sui dazi con l'Unione europea non è un'intesa, per noi è una resa. È una resa che rende problematico il futuro delle nostre aziende (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Circa 16-20 miliardi di export in meno, oltre 100.000 posti di lavoro a rischio, addirittura abbiamo notizia di dazi al 100 per cento sulla pasta, uno dei prodotti più importanti, tipici, del nostro Paese a livello internazionale. Nella vostra indifferenza, diteci almeno dove sono finiti i 25 miliardi di euro che avevate promesso per aiutare il nostro comparto produttivo. Sono scomparsi da tutto, ancora oggi mancano nella manovra di bilancio che avete presentato.

Allora chi lavora contro l'Europa - questo è il messaggio - lavora contro gli interessi del nostro Paese e ci condanna a un destino di subalternità, di inconsistenza politica ed economica. L'Europa, del resto, nasce per questo: nasce per aiutare, per sostenere popolazioni e Stati e crescere insieme, mettere insieme energie, competenze e potenzialità. Ma l'Europa nasce, viene creata, costruita e va difesa, anche per consolidare un vero e proprio vincolo di solidarietà reciproca tra gli Stati membri. L'Europa non nasce per fregare, non è un ente parassita, come hanno detto Vance o Trump - e voi avreste dovuto difendere l'Europa e l'Italia da queste accuse -, l'Europa nasce, innanzitutto, per assicurare un vincolo di solidarietà, di coesione umana, di dignità valoriale tra popoli e Stati che erano stati martoriati prima, durante la Seconda guerra mondiale, e nasce in risposta all'orrore di quella guerra.

Permettetemi di rivolgere, a 80 anni dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, un pensiero commosso ai milioni di vittime della barbara e violenta ideologia nazifascista e delle leggi razziali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), ad Auschwitz, dove non si va a fare gite, ma si va a tenere alta la memoria, a tenere accesa la luce, perché non possano tornare più episodi che hanno segnato il buio dell'umanità.

Allora, la mozione che discutiamo oggi riguarda un tema che tocca le fondamenta stesse del progetto europeo e della nostra idea di Paese, l'idea di una politica di coesione, l'idea della solidarietà, dell'equità e della giustizia sociale. Questo vuol dire parlare di politiche di coesione.

La politica di coesione oggi sta vivendo una vera e propria trasformazione strutturale, e non a caso, perché i fondi per la coesione potranno essere destinati anche a nuove finalità come, per esempio, quelle della difesa. La Commissione, poi, intende unificarli con altri fondi, tra cui quelli destinati alla politica agricola e intende, poi, centralizzarne la gestione. L'obiettivo dichiarato sembra essere quello di rendere i fondi più flessibili e coerenti con le nuove priorità europee. Sulla carta sembrerebbe andare tutto bene, ma andando ad analizzare in dettaglio questa proposta, ci rendiamo conto che presenta enormi criticità. La principale, quella più importante, emerge e riguarda la volontà di nazionalizzare la politica di coesione, cioè di accentrare la gestione dei fondi per la coesione che dall'Europa arrivano e dovevano arrivare, invece, come è sempre stato finora, alle regioni e ai territori. Questo è un tema non tecnico, è un tema eminentemente politico. Il rischio è che dietro la formula dell'efficienza e della flessibilità si finisca, in realtà, per comprimere quel principio di sussidiarietà e indebolire l'approccio territoriale che ha consentito di modellare le strategie da realizzare sui territori, in funzione delle esigenze specifiche delle singole regioni, soprattutto di quelle più fragili, compromettendo anche l'efficacia stessa della politica di coesione.

Ed è un rischio che riguarda direttamente l'Italia, dove il tema della coesione sociale coincide, innanzitutto, con quello del divario tra Nord e Sud del Paese, così come tra aree metropolitane ed aree interne e dove questa riforma della politica di coesione europea rischia di tradursi in un aggravio delle diversità, delle diseguaglianze, delle distanze, delle disparità di trattamento che oggi esistono in diritti, servizi e opportunità tra aree più avanzate ed aree ancora più deboli e più fragili nel nostro Paese.

Il modello che propone la Commissione, del resto, è lo stesso che Fitto, alla guida del Ministero del Governo Meloni, ha adottato nella ridefinizione del Fondo per lo sviluppo e la coesione in Italia, con l'introduzione dei cosiddetti Accordi per la coesione, che hanno centralizzato la programmazione delle risorse e hanno prodotto, a nostro avviso, come dimostrano i dati, enormi ritardi, bloccando l'avvio di numerosi, importanti interventi sui territori.

Allora, permettetemi di ricordare e di stigmatizzare, ancora una volta, le modalità con le quali avete gestito finora le risorse del Fondo sviluppo e coesione in Italia, che per legge sono destinate per l'80 per cento al Mezzogiorno e per il 20 per cento al Nord. Un esempio su tutti: quasi 2 anni di tempo perso per sottoscrivere l'accordo e liberare risorse della Campania, sbloccate per ragioni solo politiche e non istituzionali, sono un esempio del peggior modo di governare questo Paese. Voi non avete attaccato una forza politica, avete attaccato un'intera comunità, che è stata non messa in condizioni di utilizzare risorse decisive per gli investimenti strategici, per la crescita, per la coesione, per la sanità, per la salute, per le politiche sociali. Voi avete tolto risorse e ritardato l'utilizzo di queste risorse decisive per i nostri territori per un utilizzo politico e non istituzionale di questi fondi, che noi contestiamo e stigmatizziamo con forza ancora oggi.

D'altronde, il Governo Meloni è lo stesso che sin dal suo insediamento si è caratterizzato per un atteggiamento antimeridionalista drammatico. Pensiamo al disegno di legge sull'autonomia differenziata, che mirava a spaccare in due il Paese. Altro che coesione europea italiana! Una riforma che non aumentava la competitività delle regioni, ma portava solo a tagliare ulteriori risorse per servizi a scuole, politiche sociali e investimenti, negando un futuro di speranza ai cittadini meridionali. E su questo punto, coesione e solidarietà, noi ci siamo battuti e lo ribadiamo oggi con forza: continueremo a batterci in Parlamento e nelle piazze se doveste riportare in vita e all'attenzione del dibattito politico una riforma sbagliata che spacca in due il Paese. Noi difenderemo l'unità nazionale e il futuro del Paese, per impedire che ci possano essere cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Lo stesso vale sul PNRR, e chiudo.

PRESIDENTE. Concluda.

PIERO DE LUCA (PD-IDP). Noi dobbiamo lavorare per attuarlo, non per smontarlo. È questo ciò che dovete fare. Rafforzare le politiche di coesione vuol dire aiutare i nostri territori, le nostre famiglie e le nostre aziende. Almeno una volta occupatevi degli interessi reali del Paese. Questo è quello che vi chiediamo oggi e dovete farlo per l'Italia e per i nostri cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ambrosi. Ne ha facoltà.

ALESSIA AMBROSI (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, parlare oggi di revisione della politica di coesione significa parlare del futuro dell'Europa e del ruolo che l'Italia oggi occupa al suo interno. Non è un tema tecnico, ma è un tema politico. È la prova della capacità dei Governi di trasformare la visione in risultati concreti, sviluppo e crescita condivisa.

La politica di coesione è il cuore dell'Unione europea, la traduzione concreta di ciò che i trattati chiamano solidarietà tra i popoli e nasce dall'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. La troviamo anche all'interno della nostra Costituzione, all'articolo 3 e all'articolo 119, che impegnano la Repubblica a rimuovere gli squilibri sociali ed economici e a promuovere lo sviluppo armonico dei territori. Quindi, non è un tecnicismo, bensì è un principio di civiltà.

Giorgia Meloni è stata chiara e l'ha detto anche a Bruxelles: l'Italia non chiede privilegi, ma chiede rispetto e lo dimostra ogni giorno. Dimostra ogni giorno di meritarselo con i fatti. Queste sono parole, Presidente, che sintetizzano i nostri tre anni di Governo: orgoglio, responsabilità, autorevolezza, rispetto e affidabilità internazionale, perché la credibilità, Presidente, si costruisce e si conquista giorno dopo giorno con coerenza e serietà ed è così che oggi l'Italia - e questo è sotto gli occhi di tutti - siede ai tavoli europei non più come spettatore, ma come protagonista vero e lo fa con voce e peso politico. Ne è la prova anche la nomina a Vicepresidente esecutivo della Commissione europea di Raffaele Fitto, proprio con delega alle riforme e alla coesione, che ha detto una grandissima verità, che poi sarà anche il cuore della nostra mozione di maggioranza, dichiarando che non possiamo immaginare la coesione senza le regioni.

La forza dell'Europa è la capacità di valorizzare le identità locali dentro una visione comune. È questa la nostra idea di Europa: un'Unione che accompagna e che non impone, che coordina e non sostituisce, che premia l'efficienza e non la burocrazia. Va ricordato che nel dibattito europeo è emersa anche la proposta della Commissione di unificare i programmi regionali in un unico piano nazionale e l'Italia segue giustamente con attenzione questa ipotesi, perché l'unità non può mai tradursi in ulteriore centralizzazione della burocrazia. Serve un equilibrio tra visione nazionale e radicamento territoriale, nel rispetto del sacrosanto principio di sussidiarietà che è alla base del nostro modello. È fondamentale, quindi, in questo quadro andare a preservare e valorizzare il pieno coinvolgimento degli enti territoriali, le regioni, i comuni e le province autonome, nella programmazione e nell'attuazione dei fondi, perché sono loro - e non dimentichiamo mai questo - i primi presìdi di prossimità verso i cittadini e le imprese e rappresentano oggi la garanzia che la coesione resta una politica calata nei territori, capace di tradurre le strategie europee in risultati concreti per le comunità locali. È questa la vera forza del modello italiano: proprio quest'alleanza virtuosa tra Stato, regioni e autonomie. Grazie al lavoro del Vicepresidente esecutivo Fitto, la revisione intermedia 2025, sancita dai regolamenti (UE) 2025/1913 e 2025/1914, consente di riprogrammare parte dei fondi 2021-2027 per le nuove priorità strategiche dell'Unione. Basta citarne alcune come l'innovazione e la competitività, gli alloggi sostenibili a prezzi accessibili, la resilienza idrica e climatica, transizione energetica, difesa e sicurezza per rafforzare la protezione europea, preparazione civile e gestione delle emergenze.

Ma tra queste priorità, Presidente, permettetemi di aggiungere due parole in particolare per quanto riguarda la questione abitativa, che assume un valore particolarmente urgente. La coesione può e deve contribuire a garantire alloggi stabili e accessibili, perché la casa, Presidente, è sacra. La casa significa stabilità, sicurezza e futuro per le famiglie. Quindi, questa è una riforma che non snatura la coesione, ma in realtà la completa e la rafforza.

Sul piano nazionale, invece, abbiamo una grandissima figura che è il Ministero per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, che è affidata al Ministro Tommaso Foti, che ci ricorda che coesione e agricoltura restano i pilastri di questa stabilità europea e garantiscono equilibrio territoriale, sicurezza alimentare e inclusione sociale. Con la cabina di regia per la coesione il Ministro Foti ha avviato un lavoro straordinario con il coordinamento di oltre 200 interventi strategici e questo l'ha fatto in piena sinergia con le regioni, con i comuni e con i Ministeri competenti, perché questo significa ascoltare i territori.

La revisione della coesione è un'occasione anche per riallineare le politiche europee alle priorità strategiche nazionali: la riduzione dei divari territoriali - la coesione nasce per garantire pari opportunità - e l'impegno al Mezzogiorno, alle aree interne, ai territori montani e transfrontalieri, come anche il Trentino-Alto Adige. Foti ha ricordato che le isole minori, le zone montane e le aree fragili non devono restare margini, ma devono diventare laboratori di innovazione e sostenibilità. Sulle infrastrutture - dalle grandi opere del TEN-T come il Brennero alle reti regionali - la coesione deve garantire collegamenti moderni ed efficienti. Poi, la transizione ecologica, che va vista sempre con realismo e mai con ideologia. Le imprese, le PMI, i giovani, la formazione e la ricerca sono la spina dorsale della nostra crescita. Poi, c'è la semplificazione amministrativa, che abbiamo visto molto chiaramente all'interno della nostra mozione di maggioranza, perché troppi fondi si perdono nei meandri della burocrazia. Quindi, l'obiettivo è chiaramente duplice, perché da un lato andiamo a integrare i fondi di coesione con il PNRR e dall'altro evitiamo sovrapposizioni per concentrare le risorse dove producono crescita reale.

Quindi, la linea del Governo Meloni è chiara, Presidente. Il partenariato con regioni e autonomie è fondamentale, ma deve inserirsi in una visione unitaria di una politica nazionale di sviluppo armonico. Quando parliamo di unitarietà, permettetemi anche una riflessione che portai anche quando ci fu il dibattito sulle case green, perché, allora come oggi, ho ricordato che l'Italia è forte solo quando è unita, quando riusciamo a portare in Europa una voce unica, compatta e credibile. È naturale che nel confronto interno ognuno abbia le proprie idee e ognuno abbia le proprie sensibilità, un po' come accade nel calcio dove ognuno ha la propria squadra del cuore. Sappiamo che c'è chi tifa Inter, chi tifa Milan, chi tifa Roma o chi tifa Lazio. Ma quando l'Italia va in Europa, Presidente, quando varchiamo simbolicamente quel confine del Brennero, la maglia diventa una sola ed è la maglia azzurra della nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Il Parlamento deve ragionare allo stesso modo ed è quello che avrei voluto vedere oggi anche all'interno di quest'Aula, perché nel confronto interno possiamo avere differenze legittime, ma quando si tratta di difendere l'interesse nazionale dobbiamo giocare tutti per la stessa squadra, che è l'Italia, perché quella partita, la più importante, si vince solo se si gioca insieme e da italiani.

PRESIDENTE. Colleghi, silenzio, per favore.

ALESSIA AMBROSI (FDI). E mentre a Bruxelles si discute del prossimo quadro finanziario 2028-2034, l'Italia ribadisce con forza e a gran voce che coesione e agricoltura rimangono i pilastri di questa unione. E la Presidente Meloni è stata chiara e netta: non accetteremo mai un'Europa che scarica le proprie crisi sui più deboli. L'Europa o è solidale o non lo è; nessuna transizione, nessuna difesa, nessuna crescita è possibile senza la coesione.

E la competitività non nasce dall'esclusione, ma dall'inclusione. Questo lo dico anche da rappresentante di un territorio come il Trentino-Alto Adige, che fa un fiore all'occhiello del valore della coesione e dell'autonomia responsabile, le incarna pienamente, come anche in molte altre regioni. Qui la collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità dimostra all'Italia che è forte quando le sue differenze diventano la sua ricchezza. La revisione della politica di coesione è il banco di prova della nostra visione di Europa e di Italia, è la dimostrazione che la buona politica si misura non con gli slogan, Presidente, ma con i risultati.

Con la guida di Giorgia Meloni, con l'aiuto e l'impegno di Fitto in Europa e di Foti in Italia, l'Italia unisce rigore, solidarietà e libertà, perché un Paese coeso è un Paese forte e sovrano. E a chi, Presidente, anche oggi sceglie di parlare male dell'Italia quando si trova all'estero, come ha recentemente fatto la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, dimenticando che la credibilità del nostro Paese si costruisce insieme e non la si mina con le polemiche, vorrei rispondere con le parole di Lorenzo il Magnifico, che sintetizzano anche lo spirito del nostro operato: “Dica pur”, Presidente, “chi mal dir vuole, noi faremo e voi direte” (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Parole di 5 secoli fa, Presidente, ma ancora oggi assolutamente attuali per chi, come noi, crede che la dignità dell'Italia si difenda con i fatti e non con le offese, perché alla fine, come diceva Lorenzo il Magnifico, non saranno le parole a parlare, ma i risultati e la fierezza di servire la Nazione. Per questo annuncio il voto favorevole di Fratelli d'Italia alla mozione di maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazioni)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.

Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle mozioni, ove necessario, hanno prestato il consenso previsto a seguito delle riforme regolamentari.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Lupi, Mantovani, Candiani, Rossello ed altri n. 1-00511 (Nuova formulazione), con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Ghirra ed altri n. 1-00513 (Nuova formulazione), con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Avverto che sono state avanzate richieste di votazioni per parti separate della mozione Ruffino ed altri n. 1-00514, nel senso di votare il terzo capoverso del dispositivo distintamente dal resto della mozione. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Ruffino ed altri n. 1-00514, ad eccezione del terzo capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul terzo capoverso del dispositivo della mozione Ruffino ed altri n. 1-00514, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Scerra ed altri n. 1-00515, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione De Luca ed altri n. 1-00516, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Boschi ed altri n. 1-00517, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Adesso abbiamo una serie di ratifiche, per cui vorrei dare prova della consueta efficienza di questa Camera andando avanti con l'ordine del giorno.

Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo quadro di partenariato globale e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Regno di Thailandia, dall'altra, fatto a Bruxelles il 14 dicembre 2022 (A.C. 1686​) (ore 11,17).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione disegno di legge n. 1686​: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo quadro di partenariato globale e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Regno di Thailandia, dall'altra, fatto a Bruxelles il 14 dicembre 2022.

Ricordo che nella seduta del 20 ottobre si è conclusa la discussione generale.

(Esame degli articoli - A.C. 1686​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.

Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 10).

Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 11).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1686​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Facciamo subito notare che il 13 marzo di quest'anno il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione su democrazia e diritti umani in Thailandia, in particolare, la legge sulla lesa maestà e la deportazione dei profughi uiguri. Vorrei che insieme leggessimo alcuni passaggi. Dice, al punto A, che il 27 febbraio 2025 le autorità thailandesi hanno violato il diritto internazionale deportando almeno 40 rifugiati uiguri in Cina, dove rischiano detenzioni arbitrarie, torture e gravi violazioni dei diritti umani e che altri Paesi sicuri avevano offerto di reinsediare gli stessi rifugiati.

Si dice che, considerando che, prima di essere espulse, queste persone sono state trattenute per oltre un decennio in centri di immigrazione thailandesi, dove almeno cinque uiguri, compresi minori, sarebbero morti a causa di condizioni inumane; considerando che le disposizioni della Thailandia sulla lesa maestà, ai sensi dell'articolo 112 del suo codice penale, sono tra le più severe al mondo e non sono in linea con gli obblighi che incombono alla Thailandia ai sensi del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici; considerando che, tra l'altro, dal 2020 ad oggi, oltre 1.960 attivisti per la democrazia, difensori dei diritti umani, giornalisti (tra cui oltre 280 minori), sono stati incriminati o condannati per le loro opinioni; considerando che la Corte costituzionale ha sciolto il partito più grande e che 44 dei suoi parlamentari sono stati accusati di aver proposto modifiche alla legge sulla lesa maestà, ecco, noi condanniamo appunto la deportazione di tutti i rifugiati uiguri in Cina.

Chiediamo alle autorità thailandesi di interrompere immediatamente ogni ulteriore rimpatrio forzato dei rifugiati; chiediamo che, in qualche modo, il Governo thailandese conceda all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati accesso illimitato a tutti i richiedenti; invitiamo ovviamente la Cina a rispettare i diritti fondamentali e la Thailandia a ratificare le convenzioni sui rifugiati; sottolineiamo che questo partner, la Thailandia, che è un importante partner dell'Unione europea, non possa non essere incoraggiato a rafforzare le sue istituzioni in linea con i principi democratici, ed è anche per questo motivo che condividiamo le preoccupazioni dell'Unione europea, del report di Amnesty International e non possiamo votare a favore di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Solo per annunciare il voto favorevole del gruppo di Azione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Silvestri. Ne ha facoltà. Non c'è? Si intende che abbia rinunciato. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha facoltà.

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Preannunzio il voto favorevole di Forza Italia e consegno il testo.

PRESIDENTE. La ringrazio onorevole, è autorizzata a consegnare il testo.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.

PAOLO FORMENTINI (LEGA). Grazie, Presidente. Anche la Lega-Salvini Premier voterà favorevolmente, visto anche il grande lavoro che è stato fatto in Commissione esteri proprio sulla proiezione del nostro Paese nell'Indo-Pacifico.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Care'. Ne ha facoltà.

NICOLA CARE' (PD-IDP). Grazie, Presidente. A nome del Partito Democratico, annuncio il voto favorevole del nostro gruppo alla ratifica dell'Accordo quadro di partenariato globale e cooperazione tra l'Unione europea e la Thailandia, firmato a Bruxelles il 14 dicembre 2022.

PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caiata. Ne ha facoltà.

NICOLA CARE' (PD-IDP). Come “la ringrazio”?

PRESIDENTE. Chiedo scusa, non ha finito?

NICOLA CARE' (PD-IDP). Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo scusa. La ringrazio nuovamente. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caiata.

NICOLA CARE' (PD-IDP). È un Accordo di…

PRESIDENTE. Ah, non ha finito? Vuole parlare? Pensavo che fosse stato breve e conciso. Prego, prego.

NICOLA CARE' (PD-IDP). Grazie, Presidente. È un Accordo di grande rilievo, il primo di questo tipo tra l'Unione europea e la Thailandia, che rafforza la presenza europea nel Sud-Est asiatico e contribuisce a dare concretezza alla strategia dell'Unione per l'Indo-Pacifico. L'intesa si fonda su valori condivisi, democrazia, Stato di diritto, diritti umani, sviluppo sostenibile, e rappresenta un passo importante nella normalizzazione politica e istituzionale della Thailandia dopo anni di difficoltà. Attraverso questo strumento l'Unione europea e i suoi Stati membri consolidano una cooperazione strutturata in ambiti chiave: giustizia e sicurezza, commercio e investimento, energia e ambiente, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, innovazione, istruzione e cultura.

Per l'Italia si apre una nuova stagione di opportunità economica. Nel 2022 l'interscambio con la Thailandia ha superato i 4 miliardi di euro, oltre 120 aziende italiane operano già nel Paese in settori strategici come infrastrutture, energia meccanica e agroalimentare. La cornice di stabilità e trasparenza che questo Accordo garantisce renderà più sicuro e competitivo l'impegno delle nostre aziende, ma questa ratifica ha anche un valore politico più profondo: riafferma il ruolo dell'Europa come attore globale di pace, cooperazione e diritti in un'area cruciale per gli equilibri mondiali.

Nel testo si riconosce esplicitamente l'impegno comune contro la pena di morte, per la cooperazione giudiziaria, per la lotta al cambiamento climatico e per l'attuazione dell'Agenda 2030. Con questa ratifica l'Italia e l'Europa investono in un futuro fatto di dialogo, regole condivise e crescita sostenibile. Un Accordo che rafforza la presenza europea nel mondo e che conferma la vocazione internazionale del nostro Paese. Per tutte queste ragioni, il Partito Democratico esprime un voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Mi scusi se l'ho interrotta, ma non avevo compreso che doveva svolgere un intervento articolato.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Caiata. Ne ha facoltà.

SALVATORE CAIATA (FDI). Grazie, Presidente. Oggi ci troviamo ad approvare la ratifica e l'esecuzione dell'Accordo quadro tra l'Unione europea e la Thailandia, ed è fondamentale per rafforzare i rapporti politici, economici e culturali con un partner strategico nel Sud-Est asiatico, in un'ottica di tutela degli interessi europei e italiani nello scacchiere indo-pacifico, a fronte anche del mutato contesto geopolitico che porta quest'area sempre più al centro.

L'Accordo rappresenta un passo avanti nella cooperazione su temi chiave come il commercio, la lotta al cambiamento climatico, la sicurezza e i diritti umani, sempre nel rispetto della sovranità degli Stati e del principio di reciprocità in ottica multilaterale e di ampio respiro europeo. Per questo motivo annuncio il voto favorevole di Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 1686​)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1686​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1686​: "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo quadro di partenariato globale e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Regno di Thailandia, dall'altra, fatto a Bruxelles il 14 dicembre 2022".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 12).

Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Governo della Malaysia, dall'altra, fatto a Bruxelles il 14 dicembre 2022 (A.C. 1687​) (ore 11,26).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione disegno di legge n. 1687​: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Governo della Malaysia, dall'altra, fatto a Bruxelles il 14 dicembre 2022.

Ricordo che nella seduta del 20 ottobre 2025 si è conclusa la discussione generale.

(Esame degli articoli - A.C. 1687​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.

Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 16).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1687​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Anche in questo caso, la ratifica che stiamo per votare ci porta in qualche modo a dire che la Malaysia ha ratificato solo tre dei nove trattati fondamentali sui diritti umani: la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione e la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Ma, nell'ultima UPR del 2018, ha respinto tutte, e dico tutte, le raccomandazioni relative alla ratifica dei trattati internazionali, tra cui l'ICCPR, l'ICESCR e la CAT.

Numerose raccomandazioni sono state fatte in merito alla discriminazione e alla stigmatizzazione, ancora, della comunità LGBTQ+ nel Paese, oltre a sottolineare la forte condizione di subalternità, sia politica che legale, in cui incorrono le donne. In particolare, la necessità dell'abolizione della mutilazione genitale e la criminalizzazione dello stupro coniugale nel codice penale.

Insomma, la Malaysia è dotata di un'istituzione nazionale per i diritti umani ma, come abbiamo detto anche nel caso precedente della Thailandia, ancora oggi Amnesty International ha espresso forte preoccupazione per la persistente applicazione della pena di morte nel Paese dell'Asia meridionale per reati legati alla droga, nonostante le ampie riforme che avrebbero dovuto portare al superamento di questa pratica. Per questo, non esistendo, però, una risoluzione del Parlamento europeo, come quella sulla Thailandia, esprimeremo il nostro voto di astensione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie Presidente, solo per annunciare il voto favorevole del gruppo Azione (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri, che è assente; si intende che vi abbia rinunciato.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha facoltà.

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Forza Italia vota a favore della ratifica tra l'Unione europea e la Malaysia, che va a rafforzare i legami politici ed economici (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.

PAOLO FORMENTINI (LEGA). Grazie, Presidente. Voteremo a favore, come Lega-Salvini Premier, nella convinzione che tutto il lavoro che sta facendo questo Governo e che ha fatto il Parlamento perché l'Italia si proietti sempre più nell'Indo-Pacifico, veda, appunto, in questo Accordo di partenariato tra l'UE e la Malaysia uno strumento importante per difendere il nostro interesse nazionale e promuovere il nostro sistema Paese anche in quelle regioni, che non sono più lontane (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Care'. Ne ha facoltà.

NICOLA CARE' (PD-IDP). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico, però vorrei dire un paio di parole. Questa ratifica non è solo un passaggio tecnico di politica estera, è una scelta di campo. Con l'Accordo quadro tra l'Unione europea e la Malaysia, l'Italia, insieme ad altri Stati membri, riafferma la propria appartenenza a un progetto politico fondato sul multilateralismo, sul dialogo e sulla cooperazione tra i popoli. Mentre nel mondo crescono tensioni, competizione e chiusure, quest'Accordo rappresenta una risposta diversa, quella di chi sceglie di costruire ponti, di investire nella diplomazia, nel rispetto del diritto internazionale e nella condivisione dei valori universali: la democrazia, i diritti umani e la sostenibilità ambientale.

La Malaysia è un attore centrale nel Sud-Est asiatico, una potenza economica emergente, protagonista nella regione indo-pacifica, che oggi guarda con fiducia all'Europa. L'Accordo che ratifichiamo definisce un quadro di cooperazione su temi decisivi: sicurezza, energia, transizione verde, innovazione tecnologica, diritti sociali, istruzione e cultura. È un patto che intreccia economia e valori, aprendo la strada anche a un futuro accordo di libero scambio, ma fondato su regole chiare ed eque, su lavoro dignitoso, su una crescita che non si misuri solo in punti di PIL ma in progresso umano e sostenibilità.

Per l'Italia questo è anche un investimento strategico. Nel 2022 l'interscambio con la Malaysia ha superato i 3 miliardi di euro. Le nostre imprese, dalla meccanica alla tecnologia, dall'energia alla manifattura, troveranno nuove opportunità in un contesto più stabile e trasparente. Ma soprattutto questa ratifica riafferma una visione della politica estera come strumento di pace e cooperazione, non di chiusura e contrapposizione. È una visione che parla di Europa protagonista e non spettatrice, un'Europa che non rinuncia al proprio ruolo globale, che non si piega alle logiche dei blocchi, ma promuove regole, diritti e sviluppo sostenibile. Per questo motivo il gruppo del Partito Democratico dichiara il voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Vorrei che l'Aula facesse sentire il calore e l'affetto nei confronti delle studentesse, degli studenti e dei professori dell'Istituto comprensivo “Falcone-Borsellino”, che arrivano da Favara, in provincia di Agrigento. Benvenuti alla Camera dei deputati (Applausi)!

Ha chiesto di parlare l'onorevole Caiata. Ne ha facoltà.

SALVATORE CAIATA (FDI). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto favorevole di Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 1687​)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1687​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1687​: "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Governo della Malaysia, dall'altra, fatto a Bruxelles il 14 dicembre 2022".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 17).

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 862 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sullo spazio aereo comune tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica d'Armenia, dall'altra, con allegati, fatto a Bruxelles il 15 novembre 2021 (Approvato dal Senato) (A.C. 1589​) (ore 11,35).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 1589: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sullo spazio aereo comune tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica d'Armenia, dall'altra, con allegati, fatto a Bruxelles il 15 novembre 2021.

Ricordo che nella seduta del 20 ottobre 2025 si è conclusa la discussione generale.

(Esame degli articoli - A.C. 1589​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.

Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 20).

Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 21).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1589​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie. Come già successo in Senato, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra dichiara il voto favorevole su questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto favorevole del gruppo di Azione.

PRESIDENTE. L'onorevole Silvestri è assente; s'intende che abbia rinunciato.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha facoltà.

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Consegno il testo e annuncio il voto favorevole di Forza Italia.

PRESIDENTE. Lei è autorizzata a consegnare il testo. Prendiamo atto della sua dichiarazione di voto.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.

PAOLO FORMENTINI (LEGA). Grazie, Presidente. Voteremo favorevolmente, come gruppo Lega-Salvini Premier, nella convinzione che stiamo votando, certo, per rendere più sicuri i voli, ma anche questo costituisce un segnale di vicinanza al popolo armeno, popolo martire che, dopo il genocidio del 1915, ha anche subito le recenti vicende del Nagorno Karabakh. Oggi, grazie al Presidente Trump, c'è una pace, una pace sofferta, e vogliamo da quest'Aula ancora una volta esprimere tutta la nostra vicinanza, della Lega-Salvini Premier, al popolo armeno (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Care'. Ne ha facoltà.

NICOLA CARE' (PD-IDP). Grazie, Presidente. A nome del Partito Democratico, annuncio il voto favorevole alla ratifica dell'Accordo sullo spazio aereo comune tra Unione europea e la Repubblica d'Armenia, firmato a Bruxelles il 15 novembre 2021. Si tratta di un passo significativo, che rafforza non solo la cooperazione nel settore del trasporto aereo, ma anche il legame politico, economico e culturale tra l'Unione europea e un Paese del nostro vicinato orientale che guarda con convinzione all'Europa. Con questo Accordo, l'Armenia entra a far parte dello spazio aereo comune europeo, sostituendo i precedenti accordi bilaterali, adottando progressivamente le norme dell'Unione in materia di sicurezza, tutela ambientale, diritti dei passeggeri e condizioni di lavoro. È una scelta che avvicina l'Armenia agli standard europei, rafforza la sua modernizzazione e promuove un contesto di trasparenza, legalità e sviluppo sostenibile.

In un momento storico segnato da tensioni nel Caucaso e da equilibri geopolitici delicati, l'Unione europea sceglie la via del dialogo e della cooperazione estendendo il proprio modello di integrazione anche a settori come quelli dell'aviazione, che rappresentano infrastrutture vitali per la connettività, per la crescita economica e per la mobilità delle persone. Per l'Italia e per i Paesi membri l'Accordo significa più opportunità per i nostri vettori, per i nostri aeroporti, per le nostre imprese che operano nella logistica e nel turismo, ma significa anche consolidare la presenza europea in un'area che ha bisogno di stabilità e di prospettive condivise.

Per il Partito democratico sostenere questa ratifica vuol dire ribadire una convinzione profonda, che la politica estera dell'Italia e dell'Europa debba costruire ponti e non muri, che la cooperazione alla sicurezza e allo sviluppo si rafforzano insieme e che la convergenza sulle regole è anche convergenza su valori, sicurezza, diritti, sostenibilità e pace. Questo Accordo è, dunque, un tassello importante della promozione europea nel Caucaso e dell'impegno dell'Italia per un ordine internazionale fondato sul diritto, sul rispetto reciproco e sulla crescita condivisa. Per queste ragioni, il Partito Democratico esprime un voto convintamente favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caiata. Ne ha facoltà.

SALVATORE CAIATA (FDI). Grazie, Presidente. Per esprimere il voto favorevole di Fratelli d'Italia.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1589​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1589​: S. 862 - "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sullo spazio aereo comune tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica d'Armenia, dall'altra, con allegati, fatto a Bruxelles il 15 novembre 2021" (Approvato dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 22).

Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di Città del Capo del 2012 sull'attuazione delle disposizioni del Protocollo del 1993 relativo alla Convenzione internazionale di Torremolinos del 1977 sulla sicurezza delle navi da pesca, con Annesso, fatto a Città del Capo l'11 ottobre 2012 (A.C. 2345​) (ore 11,41).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione disegno di legge n. 2345​: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di Città del Capo del 2012 sull'attuazione delle disposizioni del Protocollo del 1993 relativo alla Convenzione internazionale di Torremolinos del 1977 sulla sicurezza delle navi da pesca, con Annesso, fatto a Città del Capo l'11 ottobre 2012.

Ricordo che, nella seduta del 20 ottobre 2025, si è conclusa la discussione generale.

(Esame degli articoli - A.C. 2345​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.

Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 23).

Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 24).

Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 25).

Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 26).

Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 27).

Mi dica, onorevole Alfonso Colucci: che è successo? Prego.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Scusi, Presidente…

PRESIDENTE. Prego.

ALFONSO COLUCCI (M5S). …solo per segnalare che il display è spento, quindi non ho la certezza che il voto venga…

PRESIDENTE. Registrato.

ALFONSO COLUCCI (M5S). …registrato. Tutto qui.

PRESIDENTE. Le è capitato negli ultimi voti o già da prima?

ALFONSO COLUCCI (M5S). No, no, è capitato già alcune volte. Sono…

PRESIDENTE. E allora…

ALFONSO COLUCCI (M5S). …quattro o cinque voti in cui trovo il display spento e non sono certo che il voto venga registrato.

PRESIDENTE. Comunque, essendo accesa la luce, l'ha registrato. Comunque, in ogni caso, lo controlliamo, facciamo una verifica.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei, ci mancherebbe.

Colleghi, passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 28).

(Esame di un ordine del giorno - A.C. 2345​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato (Vedi l'allegato A).

Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere. Prego, Sottosegretario Silli.

GIORGIO SILLI, Sottosegretario di Stato per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2345/1 L'Abbate il parere è favorevole, con la seguente riformulazione solo del primo impegno: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di assumere, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, iniziative anche normative (…)” e via seguitando.

PRESIDENTE. Onorevole L'Abbate, accetta la riformulazione? Sì la ringrazio.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2345​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Solo per annunciare il voto favorevole di Alleanza Verdi e Sinistra.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto favorevole del gruppo Azione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri: si intende che abbia rinunciato, dunque proseguiamo.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha facoltà.

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Annunciamo anche noi il voto favorevole su questa ratifica per una pesca più sicura, giusta e rispettosa delle vite umane in mare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.

PAOLO FORMENTINI (LEGA). Grazie, Presidente. Voteremo anche noi a favore, come Lega-Salvini Premier, ricordando quanto sia importante questo comparto per il nostro Paese ed esprimendo vicinanza a tutti i nostri pescatori e denunciando, ancora una volta in quest'Aula, come ci sia una costante contrazione della nostra flotta peschereccia, sulla quale gravano regolamenti che rendono difficile ai nostri pescherecci operare, mentre altri Paesi che si affacciano sullo stesso bacino mediterraneo non rispettano alcuna regola saccheggiando gli stock ittici.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.

MARCO SIMIANI (PD-IDP). Sì, grazie, Presidente. La ratifica dell'Accordo di Città del Capo del 2012 - che lei prima citava - è relativa alla Convenzione internazionale di Torremolinos del 1977 proprio sulla sicurezza delle navi da pesca. Logicamente questa ratifica si occuperà fortemente dei sistemi di antincendio e di sicurezza delle navi, dell'impiantistica, dei sistemi di comunicazione e dei dispositivi di salvataggio ma, soprattutto, della costruzione delle navi.

L'entrata in vigore di questa ratifica imporrà agli armatori e agli operatori di conformarsi ai regolamenti, vincolanti a livello internazionale, proprio sulle pratiche e sulla gestione della sicurezza sulla nave, poiché si espone logicamente a dei rischi la vita dell'equipaggio e, in questo caso, si aiuterà fortemente il sistema non solo della costruzione, ma anche degli equipaggi. Ecco perché, per questo motivo, noi voteremo a favore di questa ratifica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caiata. Ne ha facoltà… Aspetti, che c'è entusiasmo da parte dell'onorevole Mancini. Prego, onorevole Caiata.

SALVATORE CAIATA (FDI). Grazie. Per annunciare il voto favorevole di Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Grazie… Anche lei, onorevole Ciocchetti.

Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 2345​)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2345​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2345​: "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di Città del Capo del 2012 sull'attuazione delle disposizioni del Protocollo del 1993 relativo alla Convenzione internazionale di Torremolinos del 1977 sulla sicurezza delle navi da pesca, con Annesso, fatto a Città del Capo l'11 ottobre 2012".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 29).

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Non so se si ricorda l'immagine della Presidente del Consiglio che, al meeting di Rimini, non qui in Aula, annuncia uno straordinario Piano casa, soprattutto uno straordinario piano di aiuti alle famiglie, soprattutto le più giovani. Ecco, noi abbiamo aspettato, abbiamo aspettato i primi mesi della ripresa di questo Parlamento. Poi sono arrivate le slide, non so se le ha lette: quindi, il Piano casa, finalmente, dall'annuncio del meeting di Rimini è diventato un grande “Piano di slide”. E allora abbiamo aspettato visto che, in qualche modo, le opposizioni nel frattempo hanno iniziato a depositare i propri testi e poi abbiamo iniziato le audizioni.

Ora siamo pronti, siamo pronti a discutere i nostri Piani casa sperando che il Governo, prima o poi, arrivi. Il Governo ha detto che sarebbe stata la finanziaria il luogo dove confrontarci. Ecco, le dò una notizia. Nella finanziaria, che è molto lunga, ci sono tantissimi articoli. Tra l'altro, il Ministro Giorgetti spiega ai due Vicepremier di non scaldarsi, perché sono bozze che vanno in giro… Non so esattamente che cosa abbiano approvato nel Consiglio dei ministri, ma una sicurezza ce l'ha data, anzi, non l'ha data particolarmente a noi, l'ha data ai giornalisti di Will Media che gli chiedevano, l'altro giorno in conferenza stampa, se esiste un Piano casa, se è presente nella legge finanziaria. E il Ministro Giorgetti è stato unico come al solito, nel suo aplomb: ha spiegato che non c'è nessun Piano casa, che tutto verrà rimandato, forse, ai fondi europei che prevedono anche la casa nei futuri fondi, soprattutto, di riconversione ecologica delle nostre bollette energetiche.

Allora siamo qui, come opposizioni, a richiedere, per l'ennesima volta, al Ministro Salvini di venire in Aula a riferire sul Piano casa, ma anche alla Presidente del Consiglio. Il Piano casa è sparito. Noi abbiamo detto una cosa molto semplice nelle scorse settimane: avete azzerato i fondi per la morosità incolpevole, avete azzerato i fondi per il sostegno agli affitti, non avete nessuna strategia per l'edilizia pubblica. Noi chiediamo 500.000 nuovi alloggi a consumo di suolo zero, chiediamo una ricognizione di tutti gli immobili vuoti, soprattutto quelli pubblici, ma anche quelli privati: parliamo di 7 milioni di case sfitte!

E proprio perché, invece, vi scaldate tanto, vi abbiamo già visti accapigliati per un provvedimento, di per sé, giusto, cioè aumentare la cedolare secca, magari a chi ha anche la seconda, la terza, la quarta casa. Ma vi diamo un suggerimento di sinistra: volete abbassare quella tassa? Volete con noi abbassare la cedolare secca anche sotto il 10 per cento?

Fatelo per le famiglie bisognose! Fatelo per le famiglie indigenti, per affittare quelle case sfitte a quelle persone! Esistono gli affitti concordati, esiste la possibilità di non mettere sullo stesso piano Airbnb economy e l'emergenza che c'è, ed è un'emergenza che parla a tanti, a quel milione di famiglie che è in lista d'attesa per le case popolari, a quelle persone che sono state sbattute fuori dalle nostre grandi città.

Per questo chiediamo a Giorgia Meloni e al Ministro Salvini di tirare fuori il Piano, di farlo uscire dalle slide, farlo uscire dai meeting e farci vedere dov'è la vostra idea di casa! Ecco, noi l'abbiamo messa in campo. Ci sono diversi disegni di legge e siamo pronti a confrontarci con voi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Santillo. Ne ha facoltà.

AGOSTINO SANTILLO (M5S). Grazie, Presidente. L'informativa richiesta alla Presidente Meloni questa volta è urgente, dopo quello che ha comunicato stamattina al Senato, depositando dopo le comunicazioni qui, alla Camera dei deputati. Già abbiamo richiesta un'informativa al Ministro Salvini su questo importante tema.

In particolare, in Italia, sono centinaia di migliaia le famiglie che non riescono a pagare l'affitto o che non riescono a pagare il mutuo. Proprio la settimana scorsa, l'Istat ci ha dato un nuovo report sulla povertà in Italia in cui scrive che il 22,1 per cento delle famiglie in affitto che lavorano, nel 2024, sono famiglie in povertà assoluta. Pensate che, in Italia, sono 300.000 le famiglie in lista di attesa per l'assegnazione di un alloggio dall'edilizia residenziale pubblica.

Oggi, la Meloni ha scoperto che questa è una priorità e ci è venuta a dire che si sta lavorando a un Piano casa e, in particolare, ha anche rivolto un ringraziamento al Ministro Salvini - ho preso nota - perché starebbe realizzando un importante Piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie. E, no, Presidente, noi crediamo che il piano vero che sta facendo questo Governo sia il piano delle armi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Crediamo che questo Governo stia dando la priorità, con Salvini, a un inutile ponte sullo Stretto di Messina (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Ancora di più, crediamo che questo Governo si sia messo dalla parte contraria rispetto a chi vive la sofferenza quotidiana delle case (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E lo ha fatto dall'inizio, dalla prima legge di bilancio, quando ha tolto completamente, ha azzerato completamente il Fondo per gli inquilini morosi incolpevoli e per il sostegno per chi va in affitto. Queste sono le verità su questo Governo.

Quindi, venga immediatamente qui ad informarci, ma, soprattutto, Presidente, ricordi a questo Governo, ma anche ai colleghi di maggioranza, se vogliono, che le forze di opposizione sono unite su tre proposte di legge che hanno già terminato l'iter di audizioni in Commissione ambiente. Adesso dobbiamo votare - e prego il presidente della Commissione ambiente di far subito questa votazione - un testo base, su cui tutti noi, come Parlamento, potremo contribuire con gli emendamenti. Forse sarà veramente la volta buona che il Governo venga a farsi vedere, per capire che cosa vuole fare su questo tema (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.

MARCO SIMIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta avanzata dai colleghi, perché pensiamo sia arrivato il momento di parlare dei problemi dei cittadini, ma, soprattutto, del problema degli inquilini e delle persone che oggi hanno difficoltà ad arrivare a fine mese, di parlare della possibilità di avere una casa per vivere serenamente. Se girate per le città, l'Italia in lungo e largo, vedete che questo problema c'è, sistematicamente, per tutti gli enti locali.

La discussione sulla casa c'è stata nelle varie Commissioni e non solamente nella Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici, dove stiamo portando avanti una discussione attraverso varie audizioni - che ci sono state -, attraverso una richiesta formale di tutte le associazioni. Questa emergenza è ormai palese, chiara. Ecco perché dobbiamo agire e credo che su questa possibilità dobbiamo lavorare tutti insieme. Se il Governo ha intenzione, come ormai da tempo annuncia, di fare questo Piano casa - ma questo Piano casa non arriva o, comunque, è completamente frastagliato -, allora vi consiglio di leggere l'articolo 134 della vostra manovra, che sta arrivando (ancora non è bollinato, ci sono queste bozze). Nell'articolo 134, Presidente, c'è il Fondo sociale per il clima - è un fondo molto importante, di quasi 9 miliardi -, nel quale dovrebbe esserci l'efficientamento energetico di tutto il sistema delle abitazioni, ma questa roba lì, quel piano lì, il Fondo sociale per il clima, il Governo ancora non l'ha presentato o ancora non c'è chiarezza e l'avete messo in una legge di bilancio e questo è grave! Grave! Ecco perché vi chiedo attenzione su un tema così complicato, così difficile, che deve essere assolutamente sollecitato, ma anche discusso in maniera collegiale.

Per questo, vogliamo che in Commissione si dia il via alle proposte di legge che sono in campo, che le opposizioni hanno presentato, e ci si confronti con la maggioranza su temi reali. I bisogni che i cittadini hanno sistematicamente su questo tema li abbiamo visti; non solo il suicidio in Lombardia, ma anche gli sfratti continui. Infatti, la questione del Piano casa è un problema non soltanto di abitazione, ma anche di sostentamento, perché molte famiglie non arrivano a fine mese, hanno difficoltà a pagare l'affitto. C'è il problema del Fondo morosità incolpevole, con riferimento al quale ogni volta tentiamo di dire che deve essere più capiente.

Presidente, credo che il Parlamento si debba farsi carico di questo problema. Vogliamo che il Ministro Salvini venga qua a spiegarci cosa veramente voglia fare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Prendo atto delle vostre richieste. Sospendiamo, a questo punto, la seduta, che riprenderà alle ore 12,30, con lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sull'attentato nei confronti del giornalista della Rai Sigfrido Ranucci.

La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 11,55, è ripresa alle 12,30.

Informativa urgente del Governo sull'attentato nei confronti del giornalista della Rai Sigfrido Ranucci.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sull'attentato nei confronti del giornalista della Rai Sigfrido Ranucci.

Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, interverranno i rappresentanti dei gruppi - per sette minuti ciascuno - e delle componenti politiche del gruppo Misto - per un tempo aggiuntivo - in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica.

(Intervento del Ministro dell'Interno)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.

MATTEO PIANTEDOSI, Ministro dell'Interno. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, ho immediatamente accolto l'invito a riferire sul gravissimo attentato posto in essere nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci lo scorso 16 ottobre. Prima di entrare nel merito di quanto avvenuto, consentitemi di esprimere, anche in questa sede, la piena solidarietà, mia e di tutto il Governo, a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia. Ribadisco la ferma condanna per l'atto vigliacco e criminale che ha subito e che rappresenta un attacco non solo alla persona, ma alla libertà di stampa e ai valori fondamentali della nostra democrazia.

Vengo subito ai fatti. Nella serata del 16 ottobre scorso, i carabinieri sono intervenuti a Pomezia, in località Torvaianica, presso l'abitazione del giornalista, dove ignoti avevano fatto esplodere un ordigno artigianale caricato con miscela pirotecnica e posto dinanzi al cancello d'ingresso. L'esplosione ha danneggiato due veicoli di proprietà del giornalista in uso ai suoi familiari e posteggiati in strada, nonché il cancello d'ingresso della sua abitazione. I veicoli sono stati sottoposti a sequestro per i successivi accertamenti tecnici e l'area è stata messa in sicurezza dal personale dei Vigili del fuoco. Il successivo sopralluogo è stato effettuato dai carabinieri dei nuclei investigativi di Roma e Frascati, che hanno informato l'autorità giudiziaria. Nell'immediatezza, è intervenuta la procura della Repubblica di Velletri e successivamente le indagini sono state avocate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. Sulla vicenda sono in corso attività investigative da parte dei carabinieri e i fatti segnalati, attualmente al vaglio dell'autorità giudiziaria, sono ovviamente oggetto di segreto istruttorio, ma il lavoro delle Forze di Polizia prosegue con intensità per assicurare rapidamente alla giustizia i responsabili dell'attentato.

Merita di essere sottolineato che le competenti articolazioni del Ministero dell'Interno sono impegnate da tempo nei servizi di protezione e tutela del giornalista Sigfrido Ranucci, proprio in ragione dell'esposizione al rischio derivante dalla sua attività di giornalista d'inchiesta. Infatti, a partire dal 2020 il giornalista ha effettuato alcune segnalazioni relative ad atti intimidatori ricevuti di diversa natura e per lo più consistenti in missive e messaggi minatori, anche via web. Più di recente, il 9 luglio 2024 il personale addetto alla scorta ha rinvenuto due proiettili inesplosi all'interno di una siepe nei pressi del muro di cinta della sua abitazione e tutti gli episodi segnalati sono stati puntualmente comunicati all'autorità giudiziaria.

Ricordo che a protezione del giornalista, proprio tenuto conto del livello di minaccia, dal 16 luglio 2020 era stato attivato nei suoi confronti un dispositivo di vigilanza generica radiocollegata, a cui fece seguito, a partire dal 30 giugno 2021, un dispositivo di vigilanza ad orari convenuti. Fui io stesso, da prefetto di Roma, a prendere questa decisione e ad informare Sigfrido Ranucci sulla necessità inderogabile di assegnargli anche una tutela personale che, dal 13 agosto dello stesso anno, il 2021, è stata modulata in un dispositivo tutorio di quarto livello. Anche recentemente, a seguito del gravissimo atto intimidatorio del 16 ottobre scorso, ho immediatamente dato mandato di rafforzare al massimo ogni misura di protezione del giornalista.

Pertanto, è stato innalzato il livello di sicurezza, rimodulando il dispositivo tutorio dal quarto al terzo livello, rappresentato da “tutela su auto specializzata”, per dirla col termine tecnico di riferimento. Oltre a tale misura, la questura di Roma ha ampliato i target sensibili, ossia le aree abitualmente frequentate dal giornalista, presso le quali è stato attivato un dispositivo di vigilanza generica radiocollegato. Analoga attenzione è stata posta alle misure di sicurezza già adottate in precedenza da parte del commissariato di pubblica sicurezza Rai in occasione degli ingressi e delle uscite dall'azienda del giornalista. Quindi, anche prima dell'atto intimidatorio del 16 ottobre l'attenzione nei confronti del dottor Ranucci è stata massima e le misure nei suoi confronti sono sempre state tempestivamente adeguate alle segnalazioni e alle risultanze informative emerse via via.

Più in generale, il fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti è costantemente seguito dal Ministero dell'Interno anche per il tramite del Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni, costituito al riguardo, che è da me personalmente presieduto e che sta per essere riconvocato ai primi di novembre. In funzione strumentale all'attività del Centro di coordinamento, è stato costituito anche un organismo permanente di supporto quale sede privilegiata di confronto tra referenti del mondo dell'informazione ed esperti del Ministero dell'Interno, al fine di individuare, a livello operativo, gli interventi più idonei di prevenzione e contrasto. Lo scorso 25 marzo ho presieduto l'ultima riunione del Centro di coordinamento, che ha visto la partecipazione della segretaria del Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti, del vicepresidente dell'ordine dei giornalisti, del presidente e del segretario generale aggiunto della Federazione nazionale della stampa italiana. In tale occasione, il Centro di coordinamento ha analizzato i dati aggiornati sugli episodi di minacce e intimidazioni ai danni dei giornalisti ed ha messo in evidenza la necessità di potenziare le misure di protezione e di promuovere una maggiore cooperazione tra istituzioni e organi di informazione. È stata inoltre sottolineata l'importanza di intensificare le attività di prevenzione e di supporto ai professionisti dell'informazione, per difendere la libertà di stampa e per garantire un ambiente sicuro per gli operatori di settore.

A questo punto, però, per meglio inquadrare nella sua complessità il fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti, credo sia utile fornire qualche elemento sulle sue dinamiche a livello nazionale. Prenderò in considerazione due tipi di dati: il primo di tipo quantitativo, riferito al periodo 2020-2025, e l'altro di tipo qualitativo, riguardante le modalità prevalenti delle minacce rivolte agli operatori dell'informazione. Il quinquennio 2020-2024 ha registrato 718 episodi, con una media di circa 143 eventi all'anno; il picco si è avuto nel 2021, con 232 eventi e il dato più basso nel 2023, con 98 episodi. Nei primi sei mesi dell'anno in corso, sono state registrate 81 segnalazioni di minacce. Il maggior numero di episodi, quindi, si è verificato quando non era in carica questo Governo, mentre nell'attuale legislatura si è registrato un calo. Sono dati che io sottolineo esclusivamente per evidenziare la strumentalità delle polemiche ascoltate in questi giorni contro il Governo.

Esaminando, peraltro, ora le tipologie prevalenti delle minacce, sulla base dei dati raccolti, è possibile distinguere le matrici principali delle intimidazioni, che sono quella della criminalità organizzata e comune, quella di natura sociopolitica e una terza generica, che ingloba tutti i casi rimanenti. Ebbene, in base a tale classificazione, emerge che nel quinquennio le maggiori occorrenze si sono verificate per motivi di tipo sociopolitico, come quelle riconducibili a eventi di piazza, manifestazioni pubbliche, sportive o altri contesti similari. La matrice sociopolitica è, dunque, da intendersi in un'accezione molto ampia, nel senso che l'intimidazione è stata realizzata in connessione con i principali temi del dibattito pubblico, con motivazioni di diversa natura e con vari livelli di gravità. Anche guardando i dati dal punto di vista della matrice, emerge che, nel periodo 2020-2024, il maggior numero di atti intimidatori a sfondo sociopolitico si è verificato nel 2021, con 113 episodi, a fronte dei 40 del 2023, anche in questo caso l'anno con il calo più marcato.

Infine, per quanto riguarda le concrete modalità di realizzazione delle minacce, quella statisticamente più ricorrente proviene dal web, includendovi naturalmente le piattaforme social. Questa forma di atto intimidatorio è in crescita e, nel solo primo semestre dell'anno in corso, su 81 casi totali, 31 sono state le minacce via web, mentre il dato complessivo riferito al 2023 e al 2022 non supera i 30 casi per ciascun anno.

Degno di nota per la sua gravità è il dato sulle minacce perpetrate mediante aggressione fisica: anche qui abbiamo registrato un picco nel 2021, con 41 casi, ma da allora tale modalità mostra una tendenza alla riduzione.

Nel primo semestre dell'anno in corso la modalità più utilizzata risulta essere stata quella delle scritte minatorie o ingiuriose, corrispondenti al 22 per cento del totale. Ulteriori condotte minatorie sono le minacce verbali e il danneggiamento di beni di proprietà dei giornalisti, che sommate sfiorano il 20 per cento del totale.

Il quadro informativo di carattere generale che ho appena illustrato, accanto al costante impegno delle Forze di Polizia e delle articolazioni centrali e territoriali del Ministero dell'Interno, dimostra come l'attenzione di questo Governo alla sicurezza dei giornalisti sia massima. Pertanto, consentitemi di dirlo, chi utilizza questo grave atto intimidatorio per adombrare una qualche responsabilità del Governo offende la verità e le istituzioni con scarso senso dello Stato. Segnalo che lo stesso Sigfrido Ranucci ha tenuto un comportamento di grande responsabilità e ha fatto dichiarazioni estremamente equilibrate, lontane da ogni ricostruzione dietrologica.

La libertà di stampa è di vitale importanza per la democrazia e la sua difesa, e richiede, oltre ad azioni concrete, come quelle poste in essere da Forze di Polizia e autorità giudiziaria, anche l'impegno assiduo da parte delle istituzioni e della società civile. In questo senso sarebbe auspicabile, a beneficio dell'intera collettività nazionale, che il tema della tutela della libertà di stampa, proprio per il suo ruolo fondante dei sistemi democratico-liberali, non scadesse a strumento di grossolana propaganda partitica.

Garantire ai cittadini il più ampio accesso alle informazioni sulle questioni di interesse collettivo, anche in un'aspra dialettica culturale, non può essere mai una questione divisiva, ma deve unire e richiamare tutti a un maggiore e più profondo senso di responsabilità, perché anche dalla libertà di informazione dipende la tutela dei diritti fondamentali e la qualità della nostra democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo statale “Nino Iannaccone”, che arrivano da Lioni, in provincia di Avellino, e assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti alla Camera dei deputati (Applausi).

(Interventi)

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.

Ha chiesto di parlare la deputata Sara Kelany. Ne ha facoltà.

SARA KELANY (FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, che con la sua informativa ha diradato le nebbie che, in questi giorni, sono state alimentate da chi ha colpevolmente e strumentalmente utilizzato una vicenda gravissima per delegittimare non solo l'operato di questo Governo, ma il buon nome dell'Italia. Mi permetta, però, Presidente, innanzitutto di iniziare questo intervento manifestando, a nome di tutto il gruppo di Fratelli d'Italia, con forza e a gran voce, la ferma e netta condanna (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) per un atto vile, spregevole, malavitoso e che avrebbe potuto generare conseguenze orribili.

Contestualmente, ci stringiamo solidali al giornalista Sigfrido Ranucci, manifestandogli vicinanza, sperando che al più presto vengano individuati e assicurati alla giustizia i criminali che hanno attentato alla sua vita e a quella della sua famiglia. Lo facciamo noi oggi, in quest'Aula, così come e con la stessa fermezza mostrata dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nell'immediatezza del fatto, e da tutti gli esponenti del Governo e della maggioranza. È una condanna che è stata tempestiva, unanime, gridata a gran voce, senza se e senza ma, e ribadita anche oggi, in quest'Aula, dal Ministro Piantedosi.

Tuttavia, Presidente, in questa sede siamo obbligati anche a mettere dei punti fermi, perché, in questi giorni, una pessima politica, malmostosa, fatta di delegittimazione dell'avversario politico, come dicevo nell'incipit di questo intervento, di delegittimazione strumentale non solo del Governo, ma dell'Italia intera agli occhi del mondo, ci costringe a prendere posizione.

Non credevamo che si sarebbe potuti arrivare a tanto, e invece, come purtroppo troppo spesso ormai accade dall'insediamento di questo Governo, le opposizioni danno prova di non sapersi muovere nell'alveo della naturale e anche aspra, quando necessario, critica politica, e di sconfinare sempre nell'attacco cieco, violento e ideologico. Non è accettabile, Presidente, che si utilizzi un fatto tanto grave per affermare che in Italia sarebbe a rischio la democrazia.

Non è accettabile che un leader di partito, una parlamentare della Repubblica italiana, che dovrebbe avere a cuore innanzitutto e sopra ogni cosa la propria Nazione, utilizzi un consesso internazionale per screditare l'Italia agli occhi del mondo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché fare un parallelismo tra l'attentato subito da Ranucci e una presunta deriva antidemocratica del Governo è screditare l'Italia agli occhi del mondo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), è attaccare violentemente il proprio avversario politico, gettando fango sulle istituzioni. Guardate, nei tanti anni in cui Giorgia Meloni è stata all'opposizione mai è accaduto che abbia parlato male dell'Italia (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)

PRESIDENTE. Onorevole Kelany, mi scusi. Mi scusi un attimo.

SARA KELANY (FDI). …nei contesti…

PRESIDENTE. Mi scusi un attimo. Colleghi, non va bene. Non va bene. La collega sta intervenendo, voi la ascoltate in silenzio, così come loro ascolteranno voi in silenzio. Non dovete commentare, non dovete alzare la voce, non dovete disturbare. Prego, onorevole Kelany.

SARA KELANY (FDI). Grazie, Presidente. Dicevo, guardate, nei tanti anni in cui Giorgia Meloni è stata all'opposizione non è mai accaduto che abbia screditato l'Italia nei contesti internazionali. Mai l'abbiamo sentita svilire le istituzioni italiane all'estero, perché per lei, per noi, viene sempre e innanzitutto e prima di ogni cosa il bene della Nazione. Così come non è accettabile, e insisto, Presidente, che si seguiti a far trapelare il messaggio, questo sì pericoloso, che questa bomba sia la spia di una svolta autoritaria, perché c'è il rischio, il rischio serio, che qualche folle dia credito a questa lettura delirante.

Questo esacerba gli animi, aumenta irresponsabilmente l'odio sociale, fomenta le piazze. Piazze che, peraltro, hanno già dato prova di scendere troppo spesso dalle parole ai fatti. Basta infiammare le piazze, basta mostrificare l'avversario, basta gridare, ad ogni piè sospinto, al pericolo fascismo, perché questo pericolo lo avete inventato voi perché non avete altri strumenti e altri argomenti che non questo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Non è accettabile - sinceramente appare anche questo, Presidente, delirante - che si possa dire che in Italia la democrazia sarebbe a rischio. Guardate, questa lettura assurda non la smentiscono solo i fatti, che il Ministro, peraltro, ha chiarito ampiamente nella sua informativa, dando conto dei dati, delle misure di protezione che erano state approntate in tempi non sospetti. Questa lettura la smentiscono i giuristi, da Sabino Cassese che ha detto: quando ho sentito dire che in Italia la democrazia sarebbe a rischio, mi sono cadute le braccia.

La smentisce il Presidente della Corte costituzionale, Amoroso, che ha chiarito - ed è incredibile, signori, che ci sia anche necessità di farlo - che l'Italia non è a rischio di svolta autoritaria (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Purtroppo, Presidente, sta mancando nelle nostre opposizioni senso di responsabilità e - me lo lasci dire - sta mancando amore per l'Italia. È questo ad essere un pericolo, perché non accettare il confronto dialettico con il proprio avversario politico, partire da una presunzione di superiorità morale, escludere a prescindere la possibilità che nell'avversario si riconosca un contraddittore, esclude in radice il concetto stesso di democrazia, di cui tanto le sinistre si riempiono la bocca, ma che pare sia un concetto a loro sacro solo a fasi alterne.

Noi, invece, abbiamo il dovere di dire con forza e con fermezza che l'Italia è una grande Nazione, in grado di proteggere i propri cittadini, in grado di tutelare libertà e diritti, la libertà personale, la libertà di parola, la libertà di stampa, il diritto di critica, il diritto di replica, il diritto di poter esprimere opinioni anche forti, ma che non travalichino mai l'altro fondamentale diritto alla dignità personale. Questa è la nostra Italia e io sono orgogliosa che il nostro Governo abbia questo come faro, sono orgogliosa di vivere in una Nazione che garantisce spazi sicuri di libertà in cui potersi esprimere.

Presidente, le polemiche strumentali le lasciamo a chi evidentemente, perché carente di contenuti, ha come unico strumento la delegittimazione di quello che, in una dialettica normale, dovrebbe essere l'avversario politico, e che, invece, è stato tristemente trasformato nel nemico da abbattere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Chiara Braga. Ne ha facoltà.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Lasciatemi ringraziare, in apertura, il Ministro Piantedosi, che ha dato immediata disponibilità a riferire in Parlamento. Lo voglio dire, è segno di un'attenzione non scontata, che tiene in alta considerazione le parole del Presidente Mattarella, che ha giustamente chiesto una reazione forte all'attentato al giornalista di Report, Sigfrido Ranucci. Lasciatemi rinnovare ancora una volta, a nome del Partito Democratico, la vicinanza a lui e alla sua famiglia per un atto gravissimo (Applausi).

Non lo lasceremo solo, non consentiremo a nessuno di mettere a tacere la libera informazione. Guardate, lo vorrei ribadire, visto che chi mi ha preceduto non ha praticamente ritenuto di dedicare nessuna parola all'attentato che ha colpito il giornalista di cui stiamo parlando (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Lei, oggi, signor Ministro, qui ha fornito un quadro dell'attentato per poter risalire, come ci auguriamo, al più presto a mandanti ed esecutori, ha dato atto delle misure di sicurezza e delle tutele messe in campo dal Viminale, il quadro anche degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti in questi anni.

Però non ha ritenuto di dover ricostruire il quadro dentro il quale si è mosso in questi anni Ranucci: le inchieste, i temi che ha affrontato nelle sue trasmissioni e che hanno messo in luce affari, malaffari.

Noi, invece, oggi, vogliamo ricostruire quel contesto nel quale ha lavorato: un giornalista sotto scorta ormai da tempo, un giornalista che, mentre era sotto scorta - ricordiamolo -, riceveva minacce vere e allarmanti, subiva attacchi alla sua persona, al suo lavoro, ai suoi collaboratori e vedeva ridotte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) le puntate della sua trasmissione d'inchiesta. Lui stesso ha parlato di “isolamento” e “delegittimazione” e ha ricordato le 196 querele per diffamazione e le richieste per 125 milioni di euro. Sarebbe bene che, almeno in questo frangente, chi oggi ha fatto quelle querele temerarie le ritirasse, soprattutto se ha incarichi di Governo, incarichi istituzionali (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Perché - guardate - a noi viene in mente un membro della vigilanza, un autorevole membro della vigilanza, il capogruppo di una forza di maggioranza, di Forza Italia, che arrivò a portare del cognac in Commissione a Ranucci per invitarlo a farsi coraggio. Ecco, nelle ore successive, non sono mancate le parole di solidarietà da parte della politica, tutta, dall'opposizione, alla maggioranza, al Governo. Però, non possiamo dimenticare che il nostro Paese occupa il 49° posto per la libertà di stampa, perché troppi cronisti vivono sotto scorta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Non possiamo dimenticare che i telefoni di giornalisti che stavano indagando su vertici del Governo sono stati messi sotto controllo e le intercettazioni sono state derubricate a cose di poco conto. Non possiamo dimenticare che da anni è in corso una campagna denigratoria da parte di membri anche del Governo contro uno dei giornalisti più stimati del nostro Paese, che vive blindato da decenni, come Roberto Saviano (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Non possiamo dimenticare i giornalisti che seguivano la Flotilla, imprigionati da un Paese straniero in acque internazionali, senza alcuna ipotesi di reato e senza che una sola voce di protesta da parte del Governo italiano si sia alzata. Per non parlare delle mancate attuazioni delle direttive europee, come quella contro le querele temerarie. Avete la possibilità di farlo, vi invitiamo, vi sfidiamo a farlo nei prossimi giorni. Vi è la perseveranza con cui insistete nel non procedere all'adozione dell'European Media Freedom Act per la riforma della Rai, per garantirne l'indipendenza dalla politica e strumenti per esercitare davvero la libera informazione.

Insomma, questo è il contesto, il Paese in cui lavora la stampa italiana, un quadro di ridotta agibilità, in cui la destra, che governa questo Paese, crea quotidianamente un clima difficile per ogni cronista scomodo, in cui può essere attaccato pubblicamente, preso in giro nei comizi, delegittimato in Parlamento e contrastato nella realizzazione di un programma in una Rai completamente controllata dal Governo. Ed è ancora più grave, in questo contesto, la paralisi che blocca da un anno la vigilanza per liti interne alla maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista): una situazione che non è più tollerabile.

Allora, di fronte a questo quadro, l'opposizione non solo ha il diritto, ha il dovere di denunciare quello che sta accadendo. In Italia, la destra al Governo - lo abbiamo sentito anche nelle parole di poco fa - alimenta il conflitto con la continua ricerca del nemico a cui addossare l'incapacità di dare risposte al Paese. L'opposizione come Hamas, l'opposizione che secondo alcuni festeggia la morte di Kirk: non erano le parole della nostra segretaria del Partito Democratico, erano le parole della Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra) in consessi internazionali! Che sia un comizio o un palco della peggiore destra europea in cui Meloni vanta amicizia, c'è sempre la voglia tribale di slogan, di contrapposizioni da stadio. Da una parte, si fa appello alla sobrietà, ad abbassare i toni, dall'altra, si mettono sotto tiro le opposizioni e si pretende di silenziarle.

Anche per questo c'è bisogno di un giornalismo critico, indipendente, perché non possiamo rassegnarci a chi inventa e racconta una realtà alternativa con lo scopo di raccontare ai cittadini un Paese che non c'è, dove il tema non è condannare i crimini di Netanyahu, ma sbeffeggiare la più grande operazione umanitaria dal basso con il racconto della villeggiatura in barca dei volontari della Flotilla, dove i centri in Albania diventano la soluzione che funzionerà, ma intanto ci sono costati un miliardo di euro e sono e rimangono vuoti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), dove i tagli alla sanità vengono raccontati come il più grande investimento della storia nel sistema sanitario. Sono bugie. Il diritto a contrastare con dati, fatti e opinioni questo racconto non è lesa maestà, è esercizio di democrazia. Del resto, “la democrazia muore nell'oscurità” recitava la testata di un grande giornale americano. Il giornalismo, in particolare il giornalismo d'inchiesta, è un ingrediente indispensabile per garantire il controllo del potere, per consegnare a tutte e a tutti gli strumenti per compiere scelte consapevoli e stare nel mondo da protagonisti. Questa democrazia, per quanto imperfetta, per quanto difficile, noi continueremo a difenderla, senza sosta nelle istituzioni e nel Paese e a difendere la libera informazione, che è il sale della nostra democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ottaviani. Ne ha facoltà.

NICOLA OTTAVIANI (LEGA). Grazie, signor Presidente, soprattutto grazie al Ministro per la relazione, dalla quale emerge che, da quando il centrodestra è al Governo, Ministro, si è ridotto di molto il profilo degli attentati alla libertà di stampa. Siamo passati da qualche centinaio in passato a qualche decina, ma questo non significa nulla, perché la Lega è dell'avviso che, se ce ne fosse anche solo uno solo di quegli attentati, sarebbe comunque una sconfitta per lo Stato e per le istituzioni. Anzi, dobbiamo prendere spunto dalla celebrazione che oggi quest'Aula porta avanti, come tributo per Sigfrido Ranucci della Rai, per tributare un omaggio a quelle centinaia di giornalisti che sono anonimi rispetto a Sigfrido Ranucci, che sono in giro per l'Italia a contrastare la mafia e la camorra e che non hanno la possibilità di fare emergere (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) la loro identità, perché, magari, vivono e lavorano all'interno di un piccolo giornale di periferia.

C'era quella vecchia frase che, ogni tanto sentiamo ricorrere, attribuita a Voltaire, in un saggio che, in realtà, era di Evelyn Beatrice Hall, del 1906 “The Friends of Voltaire”, anche se poi, nel 1943, fu lei stessa a smentirla, questa frase, recitava così sostanzialmente: non sono d'accordo con quello che dici ma darei la vita perché tu lo continui a dire. Insomma è un po' quello che sta avvenendo in questi giorni e in queste ore, perché il gesto grave che è avvenuto nei confronti di Ranucci e della sua famiglia - lo ribadiamo - deve essere condannato senza se e senza ma (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) e senza altre preposizioni avversative, quindi, anche senza però. Possiamo aggiungere: vi è dell'altro.

A che cosa ci riferiamo? A quello che è il concetto di libertà di stampa, che è un valore estremamente serio. Ma proprio perché è estremamente serio, dobbiamo evitare di confonderlo con il concetto del legibus solutus; cioè non è che, al di là delle prerogative che spesso riguardano anche i parlamentari, le guarentigie, possiamo dire: no, ma allora esiste a prescindere da tutto, un terzo, anzi, un quarto potere che può porsi al di fuori del perimetro costituzionale. Beh non funziona così. Non funziona così perché prima è stato fatto riferimento all'esperienza di un altro giornalista, Saviano. Abbiamo ascoltato l'onorevole Braga del PD e quindi siamo stati stimolati in tal senso. Ma corrisponde al valore della libertà di stampa definire il Ministro Salvini “Ministro della malavita” e, dopo il rinvio a giudizio, entrare in aula, non dargli la mano e continuare a ostinarsi rispetto alla violazione di un diritto (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)? O definire - non nel 2018, ma nel 2020 - “bastarda” l'attuale Presidente del Consiglio, quando era un semplice parlamentare e segretario di partito, che evidentemente non era in linea con i desiderata di quel giornalista? O, ancora di più, è in linea con il valore della libertà di stampa portare avanti, per decine di anni, l'accostamento tra la figura dell'allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con la mafia e, oggi, scrivere un trafiletto: la Cassazione due ore fa ha dichiarato che non c'è nessun tipo di accostamento tra il Presidente del Consiglio e la mafia (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Questo è il valore aggiunto, il quid pluris della libertà di stampa? E allora si fa riferimento anche alle frasi che sono state portate avanti nel vertice del PSE ad Amsterdam, da parte della presidente del PD, il principale partito di opposizione del nostro Paese: “Voglio solidarizzare con Ranucci per l'attentato”. E poi: “La democrazia è a rischio e la libertà di stampa è a rischio quando l'estrema destra è al Governo”. E ancora: “In Italia c'è una estrema destra al Governo, guidato da Giorgia Meloni”. Quindi, abbiamo evitato qualsiasi tipo di equivoco, perché poi c'è la puntualizzazione del soggetto a cui viene attribuita la responsabilità. Infine: “Stanno producendo solo odio, propaganda e polarizzazione”.

È questo quello che può dire un leader europeo alla Olof Palme? Ma quando ero ragazzo, Olof Palme era un'altra dimensione di quella sinistra europea che dovrebbe incarnare su di sé il senso delle istituzioni che invece viene negato. Viene affermato con quella frase il totale disprezzo per la responsabilità e per il senso dello Stato. Questa libertà di stampa va a coincidere in realtà con il profilo del dileggio.

Passo molto velocemente anche all'altra dichiarazione dell'onorevole Salis che, nello stesso momento in cui Valditara chiedeva un minuto di raccoglimento ai nostri ragazzi, nelle nostre scuole, indipendentemente dal colore politico, per sensibilizzarli attorno a quella che era una strage di Stato, scriveva: “La crisi abitativa e la povertà crescente al centro della scena (…) da Sesto San Giovanni a Castel d'Azzano” sono alla radice di questi gesti perché vi è “la negazione di un diritto fondamentale”. Ma questa è o non è la possibilità che tutti dicano il contrario di tutto all'interno di questo Paese, evidenziando ulteriormente un profilo di libertà di stampa che arriva però alla patologia e alla consumazione di quello che è il diritto, soprattutto il diritto alla vita? Ecco, questo lo rimettiamo al suo apprezzamento, Presidente.

Probabilmente, in questo momento una certa sinistra - non tutta - è affetta dalla sindrome dello scorpione, la famosa favola di Esopo, il maestro del VI secolo. Quando lo scorpione chiedeva alla rana se lo poteva fare attraversare dall'altra parte del fiume, le diceva: guarda che non ti pungerò. Poi, alla fine, la punge e la rana gli chiede: ma perché l'hai fatto? Lo scorpione risponde: perché sono scorpione. Non vorremmo che essere sinistra significhi comunque demonizzare il diritto alla reputazione, il diritto alla tutela contro il dileggio e il diritto alla conservazione della normale convivenza civile su cui si fonda ogni moderno Stato di diritto (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.

PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, signor Ministro, l'attentato contro Sigfrido Ranucci e la sua famiglia e la risposta pronta che hanno dato le istituzioni, testimoniata poc'anzi dalla sua informativa al Parlamento, dimostrano due cose, ossia che c'è chi pensa oggi di poter colpire per intimidire la stampa, ma lo Stato è ancora e sempre più forte; e avrà vinto, pareggiando i conti, quando i delinquenti, che si sono macchiati di un reato così grave, saranno assicurati finalmente alla giustizia.

Quella che stiamo mettendo in campo è la forte reazione alla quale ci ha spronato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Come abbiamo dichiarato subito pochi minuti dopo la terribile esplosione, l'attentato subito dal collega non è solo un episodio isolato di violenza inaccettabile: è un assalto brutale alla democrazia che tutti, senza esitazioni, abbiamo respinto e continuiamo a respingere e a considerare irricevibile. Questo principio vale per qualunque giornalista e per qualsiasi testata.

A scanso di equivoci o strumentalizzazioni, la dovuta solidarietà per l'attentato contro il conduttore di Report, come per tutti i colleghi giornalisti minacciati, attaccati e intimiditi, non è una questione che può essere scambiata per un'adesione acritica all'impostazione di una trasmissione o un modo di fare giornalismo, ma vale sempre a prescindere. Sta proprio in questa differenza - oserei dire - il valore e il peso politico di questa nostra solidarietà.

Ci troverete sempre a difendere il giornalismo, ogni tipo di giornalismo, anche quando non ne condividiamo lo stile o il metodo. Sarebbe sbagliato, come ho sentito fare, pensare che esista un giornalismo di inchiesta che può essere trasformato in una specialità da considerare più a rischio delle altre. Questa minaccia, come tutte le minacce, riguarda ogni branca del giornalismo che, per sua stessa natura, è multiforme. Non rischiano solo gli inviati di guerra, ma sono esposti anche cronisti che si occupano all'apparenza di questioni più leggere, come addirittura di sport. Lo citava poco fa il Ministro. Non sono meno a rischio i colleghi giornalisti che magari stanno ascoltando questo nostro dibattito - e fanno i cronisti politici - e vogliono riferire alle agenzie di stampa o sui siti Internet o sui quotidiani in merito a come sta evolvendo. I numeri delle minacce li ha elencati poco fa opportunamente il Ministro.

Ieri ho rappresentato ben volentieri Forza Italia, il mio gruppo parlamentare, alla manifestazione “Viva la stampa libera”, convocata a Piazza Santi Apostoli, del MoVimento 5 Stelle. Ho condiviso, come moltissimi di voi, la sollecitazione ad affrontare il tema dell'eccesso di querele che rappresentano effettivamente un problema e un limite. Come la redazione di Report, ci sono numerose testate di ogni orientamento politico che sono letteralmente sommerse da procedimenti giudiziari, procedimenti che frequentissimamente potrebbero essere evitati con una regolamentazione più efficace degli istituti della smentita e della rettifica.

Ma proprio la mia esperienza di giornalista, prima di essere un parlamentare, mi mette nelle condizioni di aggiungere un piccolo tassello a questo dibattito. Da parlamentare non ho mai presentato una querela, ma da giornalista mi è capitato che venissi querelato. Non sono stato condannato perché ho rispettato leggi e deontologia, ma sono ancora coinvolto in un processo che si riferisce ad una presunta diffamazione contenuta in un articolo di settembre del 2003. Avete capito bene: 22 anni fa. Questa è la carta. Un giudizio, non ancora concluso, di 22 anni fa. Nel frattempo, ho cambiato 4 testate e 3 occupazioni, ma il processo pende ancora su di me come giornalista.

Rendere la giustizia più veloce ed efficiente, come questa maggioranza sta provando a fare in questi anni, significa anche rendere i giornalisti più forti, sicuri e liberi. Non è questo l'unico impegno.

Sul tema della protezione dei giornalisti e del giornalismo e del sostegno all'editoria nazionale, come a quella locale, anzi il Governo e il Parlamento, con questa maggioranza, hanno messo in campo un impegno importante. Citava poco fa il Ministro tutto l'impegno del suo Governo e del Ministero dell'Interno per la protezione dei giornalisti. Ma ci sono altre iniziative. Il Dipartimento editoria, proprio pochissime settimane fa, ha messo in campo un'iniziativa che riguarda la formazione e l'assicurazione dei freelance che sono inviati nelle zone di conflitto. Quindi, anche i freelance verranno garantiti. Sono state stanziate risorse adeguate a sostenere il giornalismo professionale che resta il primo e principale presidio contro le fake news che, come abbiamo visto, rappresentano ormai anche uno strumento di guerra ibrida.

Servirà proprio a riconoscere, a celebrare il valore e l'importanza del giornalismo e a ricordare i rischi che migliaia di cronisti corrono ogni giorno la Giornata in memoria dei giornalisti uccisi nello svolgimento della loro professione, sulla cui istituzione abbiamo votato pochi mesi fa, prima della sospensione estiva, proprio qui alla Camera dei Deputati. Questa legge che ho presentato, che è stata sottoscritta dai colleghi di tutti i gruppi, non è solo un simbolo: istituisce per il giorno 3 maggio di ciascun anno la Giornata nazionale per commemorare le vittime, raccontare le storie di grandi giornalisti e sensibilizzare l'opinione pubblica. È un'occasione che spero potremo celebrare tra 7 mesi con gli attentatori di Sigfrido Ranucci in carcere e con la consapevolezza che l'Italia garantisce protezione e sicurezza a tutti i cittadini e tutela, in tutte le forme, la libertà di espressione e di stampa (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Grazie, Presidente. La bomba a Sigfrido Ranucci ha risvegliato in tanti di noi l'orrore delle stragi. Quella bomba è stata percepita da tutti noi come un segnale gravissimo, perché quella bomba contro chi liberamente esercita il diritto-dovere di informazione è, sì, rivolta a Sigfrido Ranucci, ma, al tempo stesso, è di monito a tutti noi, alla libertà del nostro Paese, al nostro diritto, al nostro Stato di diritto, al sistema democratico, alla nostra Costituzione. Minimizzare sarebbe non capire, non voler capire o coprire. In quest'Aula siamo convinti che nessuno vuole coprire.

Ranucci è un giornalista capace e libero che indaga sul potere senza fare sconti a nessuno. Ranucci è espressione di un'informazione profonda che cerca la verità scavando in circuiti opachi e analizzando dinamiche clientelari, criminali e mafiose che attraversano silenziosamente il nostro Paese e toccano esponenti del mondo economico e politico. Ci vuole grande capacità di inchiesta e tanto coraggio - oggi ancor più di ieri - per mettere a fuoco e rilevare fatti a volte inimmaginabili. C'è un impressionante lavoro di Ranucci e dei suoi colleghi di Report nel mettere a nudo verità scomode e illecite, con servizi che sono spesso vere e proprie denunce pubbliche che sollecitano implicitamente l'intervento della magistratura. La risoluzione di collocare e far esplodere la bomba sotto le auto del Ranucci davanti alla sua abitazione non può essere stata deliberata dalla criminalità locale.

La bomba ha fatto saltare in aria l'autovettura di Ranucci, distruggendola, ha danneggiato quella della figlia, ha distrutto una parte del muro e danneggiato il cancello. La potenza di quell'ordigno era tale da poter uccidere. La criminalità locale può essere stata esecutrice, ma non ideatrice.

Sembra di rivedere lo scenario delle stragi degli anni 1992, 1993, 1994. Quanti elementi non hanno ancora trovato risposta? Tutto è stato ricondotto a Cosa Nostra e non si è considerata fino in fondo la posizione di Paolo Bellini, condannato recentemente per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, e con la sua posizione tante altre. Nelle indagini sull'attentato a Ranucci non è consentito fermarsi al primo gradino: le investigazioni devono essere portate avanti fino a ricostruire esattamente moventi e causali e individuare esecutori e mandanti. Non è consentito fermarsi al primo gradino (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle): a imporlo è la tenuta della nostra democrazia, del nostro Stato di diritto.

La collocazione di un ordigno davanti a casa di Sigfrido Ranucci vuol essere un atto di serissima e assoluta intimidazione rivolta al futuro. L'uomo che con le sue inchieste fa tremare la politica e i centri di potere non può essere stato oggetto della sola criminalità locale. Quel che non vuole la criminalità è proprio richiamare l'attenzione dello Stato e maggiore presenza delle Forze dell'ordine, quindi non crediamo a ipotesi riduttive e a ricostruzioni farlocche.

Se la criminalità locale può essere stata lo strumento operativo, non è certamente ad essa che può assegnarsi il ruolo di mandante. Bisogna forse guardare ai temi in programma nella trasmissione di Report che possono aver preoccupato poteri occulti e mafiosi? Ranucci aveva da poco annunciato alcuni degli argomenti della nuova stagione di Report, dicendo di voler tornare ad occuparsi delle stragi in Italia, ma anche dei finanziamenti di alcuni progetti legati alla costruzione di parchi eolici, appalti nel settore pubblico e gestione dei fondi nella pubblica amministrazione. Ranucci ha anche spiegato che già precedentemente, quando Report aveva raccontato i retroscena sul caso Moro e l'omicidio di Piersanti Mattarella, e i collegamenti tra mafia, deep state e la destra eversiva, dopo una settimana di assenza, nel rientrare a casa, avevano trovato dei proiettili.

Non vi è dubbio che il gravissimo episodio di qualche giorno fa si iscrive in un clima particolarmente pesante di leggi liberticide. Ranucci ha affermato che stanno vivendo un record di politici che denunciano. Quando l'informazione è reiteratamente attaccata dalla politica e le leggi sono orientate sulla restrizione della libertà di stampa, anche il giornalismo diventa più debole. Secondo il rapporto 2025 di Reporter senza frontiere, l'Italia è scesa alla quarantanovesima posizione della classifica mondiale sulla libertà di stampa, perdendo tre posti nell'ultimo anno; l'Italia è ultima in Europa. Il peggioramento è attribuito a tre fattori: le ingerenze politiche, le pressioni economiche e la precarietà del lavoro. Il servizio pubblico indipendente in questo periodo è un'ancora di salvezza della nostra democrazia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), è un patrimonio di inestimabile valore da proteggere.

La democrazia trova fondamento nella libera informazione, nel controllo di legalità di una magistratura indipendente, in una politica trasparente che si impegna per lo sviluppo di tutta la comunità nazionale, superando le disuguaglianze e riconoscendo a tutti pari dignità. Ebbene, queste fondamenta sono oggi particolarmente erose. Qui non giochiamo la partita Ranucci solo in sua difesa: qui giochiamo la partita in cui Ranucci è la libera informazione, è la nostra democrazia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), è ciò che la nostra Costituzione ci ha consegnato: diritti, valori, libertà, uguaglianza, dignità, partecipazione pubblica. Quella Costituzione per la quale in tanti hanno dato la vita, e che tanti di noi devono oggi difendere.

Indebolire l'informazione, come sta avvenendo in questi tempi, ghettizzando la stampa e i programmi che non sono proni al Governo e alla politica di maggioranza, è la forma più grave di attacco alla democrazia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E con essa è concentrica l'azione finalizzata a insidiare l'indipendenza della magistratura con la separazione delle carriere. E a queste misure si aggiunge il tentativo di spaccare l'unità d'Italia con l'autonomia differenziata. Non possiamo essere spettatori di una rivoluzione silente che vuole abbattere le nostre libertà…

PRESIDENTE. Concluda.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). …e, con esse, la nostra Costituzione. Tre righe ancora. Per questo chiediamo che sull'attentato a Sigfrido Ranucci si faccia luce con urgenza. Ci attendiamo che le Forze dell'ordine svolgano, esse, che sono presidi di legalità, tutti gli accertamenti necessari per arrivare effettivamente alla verità. E chiediamo che Sigfrido Ranucci venga protetto con misure idonee, ed il terzo livello, per la verità, non ci sembra tale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, colleghe e colleghi, l'attentato contro Sigfrido Ranucci è stato un gesto grave, vile, potenzialmente letale, quindi, a nome del gruppo di Azione e nel mio ruolo di relatrice generale del Consiglio d'Europa per la tutela dei giornalisti, esprimo, senza esitazione, solidarietà a lui, alla sua famiglia, e ringrazio lui, la redazione di Report e tutti i giornalisti di inchiesta e gli altri giornalisti che ogni giorno scelgono di continuare a fare il loro lavoro con coraggio.

Ministro, la ringraziamo per la sua informativa, che con sollecitudine ha rivolto all'Aula. Però, come ha visto dalla discussione odierna, in Aula, oggi, non parliamo solo di un gravissimo atto criminale, ma anche del confine che separa la democrazia dalla paura, rappresentato dalla libertà di stampa. È un tema davvero importante e la ringraziamo di averci dato un'occasione per parlarne, speriamo, in modo costruttivo.

Lei lo ha detto, il Ministero dell'Interno si è attivato immediatamente. È giusto che questo accada, e lo ha richiamato: dal 2017 opera, presso il Viminale, un centro di coordinamento che monitora le intimidazioni ai cronisti, in collaborazione con tutti i soggetti. Lei ha citato l'Ordine dei giornalisti, la Federazione della stampa, la rete delle prefetture, l'organismo di supporto. Quando avviene un episodio come questo - lo ha richiamato - vengono convocati i comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica, si valutano le misure di tutela, si rafforzano le indagini. Ed è giusto e importante ringraziare lo Stato, quando si muove, che lo fa con professionalità. Ma non possiamo preoccuparci solo quando arriva il caso eclatante, non possiamo preoccuparci solo davanti all'aggressione.

La tutela dei giornalisti deve essere costante, quotidiana e soprattutto efficace. Servono azioni concrete da parte delle istituzioni. Ricordo ai colleghi che la Camera dei deputati ha votato - lo abbiamo fatto all'unanimità, dopo una discussione importante, nel febbraio 2024 - una mozione sulla tutela della professione giornalistica e della libertà di informazione. In quella mozione, noi avevamo preso un impegno importante riguardante la professione giornalistica e la libertà di informazione, avevamo chiesto misure precise: contrasto alle cause temerarie, di cui oggi si è tanto parlato come uno dei fardelli che pesa sulle spalle dei colleghi giornalisti che cercano di fare il loro lavoro, il rafforzamento delle tutele legali e previdenziali per i giornalisti precari, il sostegno al pluralismo dell'informazione e alle redazioni più esposte; eppure, molte di queste iniziative sono rimaste senza seguito.

E, allora, il messaggio da quest'Aula deve essere chiaro: l'informazione va tutelata sempre. La libertà di stampa non si difende solo con la solidarietà, ma con gli strumenti, i fondi e la coerenza delle istituzioni. Mi rivolgo ai colleghi della maggioranza proprio in virtù di quel senso di responsabilità che hanno giustamente richiamato e a cui ha richiamato tutti anche il Capo dello Stato: lavoriamo tutti insieme per dare seguito a quella mozione, per non limitarci a fare attestati di solidarietà, perché noi abbiamo una funzione e possiamo, con le nostre leggi, con le nostre previsioni, fare in modo che chi lavora per informare i cittadini lo possa fare con maggiore sicurezza. Perché, mentre noi discutiamo qui, là fuori c'è un giornalista che ha rischiato la vita e, con lui, la sua famiglia, ci sono redazioni sotto minaccia, ci sono cronisti, spesso giovani, freelance, sottopagati, che lavorano in condizioni precarie ed insicure.

Difendere la libertà di stampa significa anche difendere la dignità del lavoro giornalistico, le sue condizioni materiali, la sua sicurezza. Perché la vulnerabilità economica è una forma di censura. Chi teme di perdere il lavoro o non ha le risorse per difendersi in giudizio non potrà mai raccontare serenamente tutto quello che sa.

Cari colleghi, oltre al dovere dello Stato che abbiamo richiamato, oltre al coraggio dei singoli e alle leggi che dobbiamo fare come Parlamento, c'è un altro tema a cui oggi vi voglio richiamare. C'è un'altra responsabilità, ed è la responsabilità del linguaggio (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

Quando le istituzioni usano parole che delegittimano il giornalista, quando le istituzioni definiscono delinquenti o faziosi coloro che indagano sul potere, non stanno solo mancando di rispetto alla singola persona, stanno aprendo una crepa e da quella crepa passa tutto: il sospetto, l'isolamento, la violenza. La violenza non nasce nel silenzio ma nel discredito, e il potere, qualunque potere, deve ricordarsi che la critica non è una minaccia, è un dovere democratico. Anche quando nel nostro ruolo di potere, nel nostro ruolo istituzionale, ci dà fastidio una critica, dobbiamo ricordarci che quella critica serve alla democrazia e, quindi, serve anche al nostro ruolo istituzionale.

I numeri, purtroppo, parlano chiaro. Nel 2024 sono stati 114 gli atti intimidatori contro i giornalisti in Italia. Quindi, colleghi, oggi noi ovviamente chiediamo a lei, Ministro, di investigare e di dare la dovuta protezione a Sigfrido Ranucci e a tutti i giornalisti in pericolo, ma a voi, colleghi, chiediamo di passare subito dalle dichiarazioni di intenti ai fatti, votando le leggi su diffamazione, cause temerarie, tutela dei giornalisti, che sono ferme da anni in attesa di approvazione e che sarebbero, forse, l'unico segnale istituzionale serio che dimostra che il Parlamento, davvero, vuole tutelare il ventunesimo articolo della Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, la ringraziamo ovviamente per la pronta relazione che ha fatto riguardo a questo infame attentato che Sigfrido Ranucci ha subito. Un attentato all'informazione e alla redazione di Report, al lavoro giornalistico d'inchiesta che Report sta facendo da tanti anni in questo Paese. Una trasmissione molto seguita dagli italiani, molto apprezzata, scomoda per il potere, ma il giornalismo fa il suo mestiere. In una democrazia il giornalismo fa questo, fa inchieste, ed è scomodo per il potere.

Vede, signor Ministro, io mi sarei aspettato che lei, oggi, a nome del Governo, fosse venuto qui, nel Parlamento, a dirci: bene, il Governo italiano recepirà domani, dopodomani, al prossimo Consiglio dei Ministri, la direttiva anti-SLAPP. Lei non l'ha fatto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Non è venuto qui a dire che noi recepiremo questa direttiva molto importante che, ovviamente, pone un freno alle liti temerarie, a queste denunce. Pensi, 176 denunce solo nei confronti di una persona, quella di Sigfrido Ranucci, da quando fa il giornalista. Devo dire che nessuna è mai andata a segno, perché non è mai stato condannato.

In questo senso, la riflessione dovrebbe essere forte da parte del Governo. Perché si fanno tante denunce così temerarie? Perché si vuole mettere il bavaglio. Il bavaglio a un giornalista lo si può mettere in tanti modi: con le liti temerarie, attraverso potentati economici che dispongono fior fiori di studi e di avvocati, attraverso anche la delegittimazione, la denigrazione cui il giornalista viene sottoposto, quando viene lasciato solo di fronte alle sue inchieste, e anche attraverso le riforme legislative che impediscono al giornalista e al giornalismo di fare il proprio lavoro.

Lei, nel suo intervento, signor Ministro, ha citato una serie di dati. Non capisco perché ha dovuto sottolineare il fatto che con il Governo Meloni sono diminuite le minacce. Come excusatio non petita ma nessuno glielo aveva chiesto, signor Ministro.

Però, siccome lei l'ha detto, mi preme a questo punto ricordarle una cosa, ossia che lei ha - evidentemente - scientemente riportato i dati della sua statistica al 2024, quando sono a sua disposizione, perché ci sono, i dati del Ministero degli Interni che, tra l'altro, sono stati pubblicati e resi pubblici insieme alla Federazione nazionale della stampa, che indicano che, rispetto al 2024 e nel primo semestre del 2025, c'è stato un aumento di più del 76 per cento delle minacce contro i giornalisti. Allora, se le statistiche voleva dirle tutte, magari se ce le avesse dette tutte fino in fondo, ci avrebbe fatto anche una grande cortesia, signor Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Ma andiamo avanti, signor Ministro. Il problema è Sigfrido Ranucci, ma io vorrei anche ricordare, noi come Alleanza Verdi e Sinistra, in quest'Aula, vogliamo ricordare quei giornalisti dimenticati, rispetto ai quali l'esponente, l'onorevole della Lega - mi perdoni se non ricordo il nome, non è per scortesia ma perché, oggettivamente, non me lo ricordo - parlava dei piccoli giornalisti.

Poi non capisco cosa centri il riferimento a Ilaria Salis in quest'Aula. Però io, a questo punto, vorrei ricordare una cosa, ossia che due giorni fa, purtroppo, un autista di un bus è stato ucciso a sassate da alcuni estremisti ultras legati agli ambienti neo fascisti, e una consigliera comunale di Fratelli d'Italia - non c'è stata nessuna reprimenda dal suo partito - ha avuto l'ardore di dire che la causa di quella sassaiola che ha procurato l'omicidio di quell'autista è stato il fatto che a Ilaria Salis, nel Parlamento europeo, sia stata concessa la non autorizzazione a procedere. Pensate un po'. Poi qualcuno parla di clima di odio. Insomma, al riguardo siete specialisti voi che siete qui, di fronte a me.

Però, io vorrei ricordare quell'elenco di giornalisti che oggi vivono sotto scorta. Penso a Luciana Esposito, a Marilena Natale, a Paolo Berizzi, le sue inchieste contro l'estremismo di destra, a Paolo Borrometi, a Lirio Abbate, a Salvo Palazzolo e tanti tanti altri che vivono sotto scorta perché fanno il loro lavoro, fanno informazione.

E io mi sarei anche aspettato che, oggi, il Governo dicesse: bene, apriamo un varco di luce per dire chi ha spiato Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino. Chi ha spiato Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Perché i due giornalisti sono stati spiati da un software che è in uso esclusivo del Governo e, ancora oggi, il Governo non ci ha voluto dire chi è il responsabile di questo spionaggio.

Vede, signor Ministro, la libertà di stampa si misura anche su questo. Nella capacità di essere sereni, di essere criticati, di essere sottoposti anche a un giudizio. È questa la democrazia. Ma quando c'è un'insofferenza rispetto al ruolo del giornalismo c'è un problema molto serio.

E vengo, sì, ad un punto che ha sollevato l'onorevole Kelany: c'è un problema molto delicato nel rapporto tra informazione e democrazia. Perché quando quel punto, il primo, l'informazione, viene delegittimata, denigrata, sottoposta anche... come è accaduto a Report: ti leviamo le puntate, diciamo tutta una serie di cose. Ma ci siamo dimenticati che cosa hanno detto di Report? Bene, hanno detto che Report era la Hamas delle TV, calunniatori seriali, spazzatura giornalistica. Queste sono frasi pronunciate da alte cariche del Governo, dalla Presidente Meloni fino al Presidente del Senato, autorevoli esponenti della maggioranza.

Ebbene, vi è anche addirittura una querela fatta a nome di un partito - mai è accaduto nella storia -, il partito di Fratelli d'Italia che ha querelato Report. Ebbene, non si capisce la ragione per la quale la vera solidarietà non si possa esprimere ritirando quelle querele (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Non siete nemmeno stati in grado, nell'intervento di Fratelli d'Italia, di esprimere una vera solidarietà, se non fare un attacco, forte e feroce all'opposizione da questo punto di vista.

Quindi, signor Ministro, la vera solidarietà che si può dare in questo Paese è attraverso questi tre passaggi fondamentali: primo, recepite la direttiva anti-SLAPP contro le liti temerarie (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra); secondo, approvate il Media Freedom Act che leva il controllo dell'informazione pubblica da parte del Governo: questo è quello che deve essere fatto; terzo, ritirate queste querele temerarie (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) che sono un atto di intimidazione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) perché i veri mandanti - non mi rivolgo ovviamente ai presenti perché non vorrei suscitare polemiche - i veri mandanti dell'attentato a Sigfrido Ranucci sono nelle sue inchieste.

E noi rinnoviamo un grande abbraccio a Sigfrido Ranucci e alla redazione tutta di Report (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cavo. Ne ha facoltà.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghi, ci troviamo a discutere di un episodio gravissimo, un attacco inaccettabile che colpisce non solo un uomo, il giornalista Ranucci, ma un pilastro fondamentale della nostra democrazia, la libertà di stampa.

Da giornalista, da parlamentare, a nome del mio gruppo di Noi Moderati, desidero esprimere la massima solidarietà a Ranucci e alla sua famiglia, a tutto il suo team di Report, e la condanna per l'attentato subito la sera del 16 ottobre. Un gesto che, come ha sottolineato il Presidente della Repubblica, è allarmante e richiede una forte reazione. Come giornalista, conosco il valore del lavoro di inchiesta svolto con coraggio, con costanza, con dedizione, spesso in contesti difficili. Sigfrido Ranucci rappresenta questo impegno. Insieme a lui, lo rappresentano anche tanti altri colleghi, molti sono stati citati in quest'Aula, anche meno noti, che operano con meno visibilità e con pari determinazione. Non dimentichiamo i colleghi sotto scorta.

Il Ministro, oggi, nel riepilogare il lavoro del Ministero a tutela della libertà di stampa e a tutela di chi viene minacciato, ha dato atto chiaramente di quanto lavoro è in atto e di quanto è difficile il lavoro dei giornalisti. Anche a loro, anche a tutti loro va vicinanza per questa battaglia di civiltà e di democrazia, questa battaglia riguarda tutti. La libertà di stampa, come ha ribadito il Presidente Mattarella, è un presidio ineliminabile della nostra vita democratica, e il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha correttamente sottolineato che la libertà e l'indipendenza dell'informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere.

Colpire un giornalista, peraltro un giornalista del servizio pubblico, significa colpire lo Stato, e lo Stato deve reagire. Lo ha detto il presidente del nostro gruppo, Maurizio Lupi, a caldo, il giorno dell'attentato, e lo ribadiamo in questo intervento, lo ribadisco a nome del mio gruppo. Reagire significa assicurare alla giustizia i responsabili, con le indagini accurate messe in campo, e garantire al giornalista e alla sua squadra la possibilità di continuare a fare inchieste e il proprio mestiere. Ringrazio il Ministro dell'Interno per l'impegno immediato, per la celerità con cui ha disposto il rafforzamento delle misure di protezione per Ranucci, assegnandogli un'auto blindata, innalzando il livello di sicurezza.

Ringrazio per le precisazioni avute in quest'Aula oggi e per come sia stato seguito, ovviamente già da prima dell'attentato, questo è stato molto chiaro dall'intervento in Aula. Ringrazio per l'informativa, in maniera generale, per la ricostruzione dei fatti, per quello che ha potuto dirci, ovviamente tutto attenzionato dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, dal procuratore Lo Voi, e ovviamente sotto un segreto istruttorio che ha impedito di dare dettagli ulteriori in quest'Aula, ma sappiamo l'attenzione con cui il caso viene seguito, con i vari filoni possibili e con un'attenzione - questa sì che è stata chiarita da parte del Ministero - per quanto riguarda il caso specifico, ma appunto tutti i casi di intimidazione a livello globale, con dati che sono chiari.

Nel quinquennio dal 2020 al 2024 questi 718 episodi che il Ministro ha citato e con questo picco del 2021, che, se non ho capito male, riguarda un picco di minacce via web, di minacce anche fisiche, e con un dato che possiamo intendere come un dato di decrescita del fenomeno, e quindi di positività da questo punto di vista. Condividiamo quello che diceva il Ministro: questi numeri - dove anche il termine delle minacce sociopolitiche è un termine molto ampio, da cui poi bisogna andare a leggere nel dettaglio le varie cause - e soprattutto quelli di questi ultimi anni dimostrano come siano state anche strumentali le accuse che in questi giorni sono arrivate, ovviamente da parte dell'opposizione, e che sono continuate a tratti in quest'Aula, come se ci fosse un parallelismo tra questo Governo, questa maggioranza, quest'azione di Governo e l'attentato.

Un parallelismo che non si può fare, che noi ovviamente non accettiamo, così come non accettiamo di ascoltare che esiste una sorta di rivoluzione silenziosa, sono parole che ho ascoltato negli ultimi interventi. Come parlamentare di maggioranza, come cittadina, come giornalista, sento il dovere di sottolineare come episodi come quello che stiamo affrontando non devono e non possono essere strumentalizzati per alimentare polemiche politiche.

Non possiamo accettare che dall'opposizione si punti il dito contro Governo e maggioranza, attribuendo responsabilità per un presunto clima che non può certamente essere addebitato a chi lavora ogni giorno per garantire sicurezza e libertà nel nostro Paese; un presunto clima politico che in nessun modo può essere collegato all'attentato. Una tesi, questa, peraltro, che lo stesso Ranucci non ha seguito. Ha usato toni ben diversi, lontani - come ha detto il Ministro, riprendo le sue parole - da ogni ricostruzione dietrologica, e questo credo che sia un punto fermo che dobbiamo ribadirci, consapevole - questo lo aggiungo io in questo mio intervento - forse del valore del proprio lavoro, della forza autonoma, rispetto alla politica, della propria professione.

Per esempio, la forza di poter colpire interessi, anche criminali, e in cui ricercare l'origine di questo atto, che è inaccettabile. La condanna di questo attentato è unanime, lo è stata da parte del Presidente Mattarella, della Presidente Meloni, di tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, e non può che essere unanime. È su questa unità che dobbiamo provare a costruire. Sta passando, invece, una narrazione pericolosa secondo cui una parte politica difende la libertà di informazione e l'altra no. Questo è un atteggiamento pericoloso, di fronte ai principi democratici non possiamo che essere uniti.

Lo dimostra la manifestazione di ieri in piazza Santi Apostoli, in cui erano presenti esponenti della maggioranza, esponenti dell'opposizione, in cui ero presente anche io, ad ascoltare, a dare la doverosa solidarietà che si deve a un collega in difesa della libertà di stampa e di informazione. Un episodio come questo non può essere piegato a interessi di parte, ma ancor più non può essere piegato il principio che tutti condividiamo: chi attacca la democrazia deve trovare un muro privo di crepe.

L'informativa di oggi e il dibattito che ne è seguito è un'occasione per costruire questo muro. Come gruppo di Noi Moderati sosterremo sempre ogni azione volta a proteggere chi, come Ranucci, dedica la propria vita a cercare la verità (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Mi è capitato spesso, in passato, di criticare Ranucci e di considerare alcune sue inchieste - alcune, devo dire, fatte bene, altre fondate su un principio che è quello del sospetto come anticamera della verità - o alcune modalità per come sono state costruite le trasmissioni, alcuni servizi; ma questo non vuol dire che la mia solidarietà abbia meno valore dei colleghi che hanno condiviso sempre pienamente il suo operato, come se criticare e pensarla diversamente possa equivalere a spedire proiettili o addirittura come se una querela, Presidente, che è legittima, se una persona ritiene lesa la sua onorabilità, possa equivalere a mettere un ordigno sotto un'automobile.

Perché questo dibattito che sto sentendo in questo Paese mi sembra che sia un dibattito a tratti illiberale anche da un altro punto di vista, perché, così come deve essere libero un giornalista di fare un servizio, non deve essere negata la possibilità di montarlo e mandarlo in onda, come è accaduto purtroppo in passato anche in questo Paese, deve essere libero il cittadino, quando viene lesa la sua onorabilità, di poter intervenire e chiedere a un giudice terzo di emettere ed esprimere un giudizio. Altra cosa è naturalmente la querela intimidatoria, che va contrastata e per cui, naturalmente, vanno previsti eventualmente provvedimenti normativi che possano arginarla.

La democrazia è in pericolo quando si minacciano i giornalisti e li si costringono a una scorta, ma è in pericolo anche se si mettono sullo stesso piano legittime critiche con le bombe. Ora, proprio questo principio ha ispirato Ranucci, nel senso che io reputo, dopo questa vicenda, di avere pensato a lui come ad un uomo per cui è cambiato il mio giudizio radicalmente proprio in virtù della reazione che ha avuto a questa intimidazione.

Al contrario di tutti quelli che avevano sperato che Ranucci si ergesse a paladino del qualunquismo, a paladino dell'antipolitica, di chi individua i responsabili in luoghi oscuri, magari in cui c'entra anche la politica, Ranucci ha avuto una reazione assolutamente composta. Ha addirittura dichiarato: sento lo Stato vicino e non vedo mandanti politici.

Questo è stato un atteggiamento che, secondo me, dovrebbe avere un po' il mondo politico rispetto a una vicenda che ci deve vedere uniti, a prescindere dal giudizio che abbiamo espresso in questi anni su Ranucci, a prescindere dal giudizio che esprimiamo su Report. Invece, l'idea che si trasformi anche la solidarietà in un derby, in una valutazione sulla solidarietà - che, secondo me, va espressa a prescindere -, è un elemento di immaturità del nostro Paese. Credo che Ranucci meriti il massimo rispetto, ma lo meritino anche i tanti giornalisti che sono sotto scorta da anni, a partire da Saviano, tanto criticato, ma intanto è sotto scorta perché minacciato dai clan. Lo stesso Lirio Abbate: potete condividere o meno le sue inchieste, ma, se c'è un mafioso che lo minaccia, vuol dire che quelle inchieste hanno un senso; così come Salvo Palazzolo, che è un altro nel mirino dei clan, e Tommaso Cerno, nel mirino degli anarchici. Qui ci sta dentro tutto il mondo politico, da un punto di vista culturale e di pensiero dei giornalisti.

L'unità rispetto a queste vicende dovrebbe caratterizzare la nostra azione. E una bomba è un pericolo per la democrazia, a prescindere dalla parte politica che ognuno di noi rappresenta. Siamo il Paese, purtroppo, di giornalisti uccisi: Casalegno, Tobagi, Fava, Impastato, Siani, Rostagno, Francese, o il tritolo a Costanzo, che è stato un altro momento buio della storia della nostra Repubblica. Loro sono, tra l'altro, quelli più noti, ma ci sono tantissimi giornalisti pagati a due lire, che magari scrivono un servizio che non va sulla Rai, ma va su un piccolo giornale di provincia, che vengono minacciati perché quel servizio è un servizio fatto bene ed è efficace, al punto tale che genera una minaccia da parte di un criminale.

Quindi c'è bisogno, Presidente e Ministro, di un atteggiamento di protezione e il Governo deve, da questo punto di vista, accendere i riflettori. Se, poi, dovessimo allargare lo sguardo al ruolo dei giornalisti nel mondo - penso ai crimini compiuti da Putin per giornalisti che svolgevano soltanto la loro funzione, ai 232 giornalisti uccisi a Gaza semplicemente perché raccontavano i fatti -, se pensiamo a quello che accade in un Paese europeo, l'Ungheria, a volte indicata dalla destra come un modello - sono stati chiusi 80 tra TV e giornali, semplicemente perché esprimevano democraticamente, svolgevano democraticamente la loro funzione -, credo che questo sia veramente incredibile.

Chiudo, Ministro, soltanto con un passaggio, mi consenta. I giornalisti, oltre ad essere minacciati, hanno anche un altro problema in questo Paese e, fin quando noi non troveremo chiarezza e luce su questa vicenda, il problema sarà evidente e noi continueremo a denunciarlo: sono spiati. Quello che è accaduto sugli apparecchi telefonici di Ciro Pellegrino e di Francesco Cancellato è gravissimo e il fatto che ancora oggi non si sia compresa la responsabilità, visto che comunque erano in dote a istituzioni pubbliche e democratiche, a me sembra che sia un fatto clamoroso. Per cui, anche su questo, Ministro, è dovuta la chiarezza da parte del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà, per 3 minuti.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Quando accade un fatto così grave e di violenza brutale, come quello indirizzato a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia, è necessario che ci sia una reazione forte, compatta e il più possibile trasversale da un punto di vista politico. Questo è accaduto nel nostro Paese, ma subito dopo ci si è divisi, come abbiamo visto anche dal dibattito di oggi. Io penso che sarebbe necessaria una riflessione per non minimizzare la portata di quello che è accaduto, la seguente riflessione: non si fa un buon servizio alla democrazia quando, da politici, non ci si limita a criticare un lavoro giornalistico - cosa del tutto legittima -, ma si trasforma l'autore di quel lavoro in un bersaglio, in un nemico pubblico, rischiando così di normalizzare anche il rischio, il rischio concreto, che chi ha portato avanti quel lavoro corre. È lo stesso pessimo servizio che fa il giornalismo quando non critica il politico, ma lo trasforma in un nemico pubblico, in un bersaglio. Forse, quindi, va recuperata questa reciprocità, questo rispetto istituzionale reciproco tra le parti.

C'è un tema di democrazia? Sì, c'è un tema di democrazia, eccome. C'è un tema di democrazia legato alla stampa quando un organo importante di garanzia e di controllo, come la Commissione di vigilanza Rai, non riesce a lavorare. Di questo, colleghi della maggioranza, dovete farvene carico. Non è accettabile. C'è un tema di democrazia? Sì, c'è un tema di democrazia, quando sulla vicenda dello spionaggio e delle intercettazioni ai danni di giornalisti e di direttori di testate il Governo non fa luce. Questo è un enorme tema di democrazia. Potrei continuare. Nel nostro Paese c'è un tema di democrazia su provvedimenti come il decreto Sicurezza, per il contenuto e per il modo in cui sono stati approvati, che è una lesione della democrazia parlamentare. C'è un tema di democrazia quando una Presidente del Consiglio non accetta più di essere sottoposta alle domande dei giornalisti, ma ha la pretesa di scegliersi gli intervistatori per le sue uscite più importanti sulla stampa, al punto da suscitare la reazione dei redattori e dei giornalisti della principale testata economica del Paese, che non è una testata delle opposizioni. Ecco, oltre alla solidarietà, forse provare a fare qualcosa per questi pochi punti che ho elencato, come Commissione di vigilanza Rai, spionaggio e intercettazioni ai danni dei giornalisti, sottoporsi in maniera umile alle domande degli intervistatori, come tutti quanti noi facciamo…

PRESIDENTE. Concluda.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). …quando usciamo di qui, forse lavorare su questo, può rendere meno ipocrita e meno sterile la solidarietà espressa in queste ore (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-+Europa e Italia Viva-il Centro-Renew Europe).

PRESIDENTE. È così esaurita l'informativa urgente.

Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 13,50, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Economia e delle finanze e il Ministro per i Rapporti con il Parlamento.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

(Iniziative volte a ripristinare, per gli interventi di rimozione delle barriere architettoniche, la possibilità di usufruire dello sconto in fattura in alternativa alle detrazioni fiscali - n. 3-02258)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Grippo ed altri n. 3-02258 (Vedi l'allegato A).

La deputata Ruffino ha facoltà di illustrare l'interrogazione, di cui è cofirmataria.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro e colleghi, oggi non vogliamo soltanto parlare di barriere architettoniche, ma di quelle barriere economiche e sociali che ogni giorno negano la dignità e l'autonomia di tante persone. Con la fine dello sconto in fattura, chi non ha capienza fiscale è rimasto escluso dalla possibilità di rendere accessibili le proprie case o i luoghi di lavoro. Non possiamo accettare che la disabilità diventi una questione di reddito. Chiediamo, quindi, al Governo di ripristinare una forma di sostegno economico concreto che permetta anche a chi è in maggiore difficoltà di abbattere gli ostacoli che limitano la vita quotidiana, perché garantire l'accessibilità significa promuovere uguaglianza, libertà e rispetto.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Presidente, onorevoli colleghi, la questione posta dagli onorevoli interroganti attiene al possibile ripristino, in alternativa alle detrazioni fiscali, dell'opzione dello sconto in fattura per la realizzazione, in edifici già esistenti, di interventi finalizzati al superamento e all'eliminazione delle barriere architettoniche. Per tali interventi, realizzati sia sulle parti comuni sia sulle singole unità immobiliari, si prevede, infatti, una detrazione pari al 75 per cento per la realizzazione di interventi finalizzati al superamento e all'eliminazione delle barriere architettoniche in edifici già esistenti. Tale detrazione integra un'opzione aggiuntiva alla facoltà di detrazione, già prevista a regime dall'articolo 16-bis, comma 1, lettera e), in misura, a legislazione vigente, pari al 36 per cento per le spese sostenute nell'anno 2025 e al 30 per cento per quelle sostenute negli anni 2026 e 2027, fino a un ammontare complessivo di 96.000 euro per unità immobiliare. Fermo restando il predetto limite di spesa, la misura della detrazione spettante per gli anni 2025, 2026 e 2027 è stata elevata al 50 per cento delle spese sostenute per l'anno 2025 e al 36 per cento per quelle sostenute negli anni 2026 e 2027 nel caso in cui le spese siano sostenute dai titolari del diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento per interventi sull'unità immobiliare adibita ad abitazione principale.

Gli interroganti evidenziano che, in alternativa alla detrazione prevista, con il citato articolo 119-ter del decreto Rilancio era consentito al contribuente di avvalersi dell'opzione per lo sconto in fattura e la cessione del credito. Tale strumento, tuttavia, è stato notevolmente limitato nel corso degli anni al fine di assicurare un attento monitoraggio dell'incidenza di tali misure agevolative sulla tenuta dei conti pubblici e di limitare il fenomeno delle frodi fiscali, che si sono registrate in relazione alla circolazione dei crediti derivanti dall'esercizio delle predette opzioni.

La deroga introdotta dal decreto-legge n. 95 del 2025, diversamente per gli interventi effettuati nei comuni dei territori colpiti da eventi sismici verificatisi nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per i quali è concessa la fruizione di bonus per l'anno 2026 anche mediante cessione del credito o sconto in fattura, esaurisce la sua efficacia all'interno dello specifico contesto previsto dalla disciplina di settore e ha natura eccezionale.

PRESIDENTE. La deputata Grippo ha facoltà di replicare.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie, Ministro, per la chiarezza tecnica della risposta e per i numeri. Però, ahimè, dietro questi numeri ci sono persone, persone con disabilità, e famiglie di persone con disabilità, alle quali la vita andrebbe semplificata - non complicata - forse ancora di più che a tutti gli altri cittadini.

Allora, aver reso l'erogazione di queste risorse un percorso complesso mette delle barriere - ci sono anche altre misure su cui possiamo dirlo: Industria 4.0 e altro - che fanno sì che molte delle risorse tornino indietro. Domandatevi perché le risorse ritornano indietro. Nella maggior parte delle regioni, le persone per avere qualche migliaio di euro per una rampa o per un montapersone aspettano 7 o 8 anni e 7 o 8 anni per un nucleo familiare sono tanti e, molto spesso, non sono nelle condizioni di anticipare i soldi che impedirebbero alle loro abitazioni di essere delle vere e proprie prigioni.

Inoltre, lei ci dice: abbiamo ridotto la platea, abbiamo complicato i processi, abbiamo messo maggiori controlli a monte per tutelare i cittadini. No, questi sono i cittadini più fragili: fate tutti i controlli che volete, ma non fateli sulle spalle delle persone con disabilità, che hanno, invece, bisogno di sostegno dalle istituzioni e che hanno bisogno di avere un bagno accessibile e delle porte ampliate e aver ridotto le iniziative solo alle scale e ai montapersone significa, molto spesso, impedirgli di vivere a pieno i loro diritti costituzionali (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

(Misure volte a tutelare le categorie fragili in relazione al prospettato aumento dei requisiti per il pensionamento - n. 3-02259)

PRESIDENTE. La deputata Valentina Ghio ha facoltà di illustrare l'interrogazione Guerra ed altri n. 3-02259 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il quadro che emerge dalla bozza di bilancio sulle pensioni è allarmante. Dopo mesi che fate promesse di sterilizzare l'adeguamento dell'età pensionabile alla speranza di vita, ci ritroviamo, invece, con l'aumento dei requisiti: un mese in più nel 2027 e due mesi nel 2028. Ma non è solo questo. Vengono anche cancellate le uniche misure che garantivano flessibilità in uscita: Quota 103 e Opzione donna, già pesantemente colpita. Mentre restringete drasticamente la platea dei beneficiari dell'Ape sociale, rischiate di lasciare senza reddito chi ha già avviato dei percorsi in uscita, creando, di fatto, dei nuovi esodati.

Allora, Ministro, la domanda è semplice: visto che non siete riusciti a mantenere le promesse di mandare prima in pensione le persone, siete almeno in grado di tutelare i più fragili e di impedire che si formi un nuovo blocco di esodati? Perché, a leggere la bozza della manovra, non sembra (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)

PRESIDENTE. La ringrazio.

Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, il bilancio di previsione dello Stato - quello definitivo e non le bozze che sono circolate in questi giorni, su cui ho visto una montagna di commenti, anche a sproposito, non nella materia… però, devo dirlo - prevede, appunto, interventi in materia previdenziale. Vorrei precisare, però, alcune cose. Relativamente alle pensioni minime, l'intervento interessa i pensionati in condizioni di disagio effettivo e non riguarda soltanto i pensionati con più di 70 anni. Infatti, com'è noto, l'accesso allo schema delle maggiorazioni sociali, su cui si innestano da tali anni tali incrementi, prevede una riduzione dell'età di accesso a tali benefici di un anno di età per ogni 5 anni di contributi. I soggetti che accedono all'assegno sociale, qualora in possesso di un'anzianità contributiva di 5, 10 o 15 anni, si vedono abbassare corrispondentemente l'età di accesso al beneficio rispetto ai 70. Per gli invalidi civili totali in possesso dei prescritti requisiti reddituali l'accesso è per età superiore ai 18 anni. Il beneficio spetta, comunque, a condizione che siano rispettati i requisiti reddituali previsti e l'intervento riguarda circa 1.100.000 pensionati.

L'importo dell'incremento rispetto alla normativa vigente è pari a 20 euro mensili e ricordo, a tale proposito, che rispetto all'anno 2025, escludendo l'adeguamento all'inflazione, l'incremento è pari a 12 euro mensili. È prevista una spesa di 295 milioni di euro per il 2026 a questo proposito.

Passando ai soggetti esclusi dall'adeguamento dei requisiti di accesso alla variazione della speranza di vita, la disposizione contenuta nel disegno di legge di bilancio 2026 amplia le categorie indicate dalla legge n. 205 del 2017, includendo, per completezza di impianto sistemico, anche i cosiddetti lavoratori precoci addetti ad attività gravose e usuranti, che erano stati esclusi dall'intervento del 2017.

Per quanto concerne i beneficiari della prestazione cosiddetta Ape sociale, coerentemente al sistema e a quanto già previsto dalla legge n. 205, la disposizione precisa che chi è beneficiario di Ape sociale continua a esserlo e viene accompagnato alla pensione da tale istituto e non si verifica nessun esodato da Ape sociale.

Al riguardo, evidenzio che la prestazione Ape sociale non è una prestazione prevista strutturalmente a legislazione vigente, mentre la norma inserita nel disegno di legge di bilancio 2026 tutela strutturalmente i soggetti indicati, escludendoli dall'incremento di 3 mesi. La platea dei soggetti interessati è pertanto superiore a quella indicata dall'interrogante, che sembrerebbe fare riferimento solo alla tipologia di lavori usuranti e ai precoci gravosi, mentre la portata della disposizione è più ampia, riguardando per gli addetti ai lavori usuranti e per i lavoratori addetti alle attività cosiddette gravose sia il pensionamento con età di vecchiaia, sia il pensionamento anticipato, indipendente dall'età anagrafica.

A tal proposito, si evidenzia che, nel disegno di legge di bilancio 2026, è prevista la diluizione in 2 anni del complessivo incremento di 3 mesi dei requisiti, prevedendo l'incremento appunto di un mese nel 2027 e di ulteriori 2 mesi nel 2028.

PRESIDENTE. La deputata Guerra ha facoltà di replicare.

MARIA CECILIA GUERRA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Grazie al Ministro per alcune risposte, che sono sicuramente utili. Resta il punto di fondo, e cioè l'aumento dell'età pensionabile è sicuramente il modo più facile per ottenere la sostenibilità del sistema pensionistico. Funziona in questo modo: ogni volta che aumenta la speranza di vita, aumenta l'età di lavoro, fermi gli anni in cui invece puoi stare in pensione. È ovvio che un sistema così è sostenibile, è stato pensato da Maroni prima e da Berlusconi poi. Va modificato.

È da gennaio che chiediamo una riflessione profonda su come affrontare questo tema in modo strutturale. Ci siamo trovati con un mare di promesse in tutta l'estate, anche dalla sua parte politica, Ministro, e poi con un'improvvisazione dell'ultimo momento. Questa è una cosa che non si può guardare, perché stiamo giocando con la vita delle persone. Noi siamo il Paese in cui l'età pensionabile è più alta in tutta Europa, quindi questa riflessione è assolutamente necessaria.

Siamo anche un Paese in cui la maggioranza è andata al Governo, con anni di battaglia, dicendo: supereremo la legge Fornero. Questo non è successo. L'esito, dopo 4 anni, se consideriamo anche questa nuova legge di bilancio, è la chiusura sistematica, l'inaridimento di tutti i canali di uscita anticipata della pensione, e, in particolare, come lei ci conferma, anche in questo caso i colpiti saranno le categorie più fragili: i caregiver, gli invalidi, i disoccupati e le donne.

Opzione donna, come diceva oggi il suo collega Durigon, l'avete dovuta cancellare per il banale motivo che era stata talmente massacrata che non veniva utilizzata più da nessuno. Quello che allora posso dire, a conclusione di questo intervento, Ministro, è che l'unica cosa che è andata davvero in pensione anticipata sono le vostre promesse (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

(Iniziative normative volte a prevedere, anche per il 2026, la rateizzazione del secondo acconto delle imposte sui redditi - n. 3-02260)

PRESIDENTE. Il deputato Gusmeroli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02260 (Vedi l'allegato A).

ALBERTO LUIGI GUSMEROLI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signor Ministro, intanto la ringrazio per la manovra, perché è una manovra che sicuramente va incontro alle necessità delle piccole e medie imprese, delle imprese e delle famiglie, e con un'attenzione ai conti pubblici che sappiamo quanto sia importante. La rateizzazione dell'acconto di novembre è stata inserita in delega per la riforma fiscale ed è prodromica alla diminuzione o abolizione della ritenuta d'acconto, cioè, se non si fa l'uno, non si può fare l'altro, e la riduzione e l'abolizione della ritenuta d'acconto è anch'essa nella delega per la riforma fiscale.

Il primo anno di applicazione ha portato 276.000 attività economiche a farla. Il secondo anno sicuramente è molto sceso il numero delle attività, perché è stata varata a 4 giorni dalla scadenza, il 30 novembre (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, Presidente. Onorevole Gusmeroli, lei ha opportunamente ricordato che, per quanto riguarda il 2023 e il 2024, seppure in extremis, si è riusciti a introdurre questa rateizzazione relativamente all'acconto. Questa possibilità, ovviamente, è sempre stata rimessa a una valutazione rispetto alla sostenibilità degli effetti di cassa in relazione al momento in cui veniva fatta la valutazione.

Devo dire che, purtroppo, al momento la possibilità di prorogare la misura in argomento, con queste verifiche, non è possibile, perché posticiperebbe il gettito che in questo momento, in base alle nostre previsioni, si rende necessario. Questo non esclude la possibilità che possa essere fatto, però, ahimè, come è stato ricordato, in prossimità dell'acconto, soltanto con la verifica dell'esistenza di questa possibilità.

PRESIDENTE. Il deputato Gusmeroli ha facoltà di replicare.

ALBERTO LUIGI GUSMEROLI (LEGA). Grazie, Ministro. Noi auspichiamo che, come l'anno scorso è arrivata questa possibilità a 4 giorni dalla scadenza, quindi con un emendamento che può avvenire in manovra di bilancio al Senato, oppure anche con un comunicato, come spesso è accaduto in passato, del Ministero dell'Economia e delle finanze, sia data questa possibilità. Questo perché? Perché questa rateizzazione dell'acconto è dentro alla delega per la riforma fiscale e, come dicevo, è prodromica all'abbattimento della ritenuta d'acconto.

Se non si fa l'uno, non si può fare l'altro, ma allora vorrebbe dire che sulla delega per la riforma fiscale abbiamo scritto delle cose che poi non riusciamo a fare. Il primo anno, 276.000 attività economiche hanno esercitato questa possibilità, malgrado il fatturato per cui si dava questa possibilità fosse limitato a 176.000 euro, quindi un fatturato molto basso. Vuol dire che quasi la totalità delle attività economiche hanno utilizzato questa rateizzazione dell'acconto.

Ci auguriamo quindi che, vista la grande sensibilità sua e del suo Ministero su questi temi, che hanno a che fare con la liquidità delle piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, anche in dirittura d'arrivo, prima del 30 novembre, questa rateizzazione possa essere fatta. Grazie ancora, signor Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

(Iniziative volte a ristabilire equità nel sistema fiscale e a proteggere i redditi reali in relazione agli effetti distorsivi del cosiddetto fiscal drag - n. 3-02261)

PRESIDENTE. Il deputato Mari ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02261 (Vedi l'allegato A).

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Ministro, la domanda è semplice, la risposta veda lei. L'inflazione ha eroso e continua ad erodere le retribuzioni. Il fiscal drag ha eroso e continua ad erodere gli aumenti contrattuali che i lavoratori conquistano con le lotte e con gli scioperi. Nella misura e nelle modalità italiane non avviene da nessuna altra parte in Europa e nei Paesi industrializzati. Chiediamo di sapere, Ministro, se il Governo intenda adottare misure specifiche e dirette per recuperare il passato e impedire che si ripeta nel futuro il drenaggio fiscale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, Presidente. Colleghi, vorrei evidenziare che il Governo si è insediato nel momento in cui la spinta inflattiva aveva raggiunto i massimi livelli e che, per contrastare la perdita di potere di acquisto delle famiglie, sono state adottate misure specifiche mirate al sostegno del reddito, con particolare attenzione alle famiglie dei lavoratori dipendenti. La legge di bilancio per il 2023 ha introdotto, infatti, una riduzione dell'aliquota contributiva dei dipendenti pari a due punti percentuali per le retribuzioni inferiori a 35.000 euro, elevata a tre punti per le retribuzioni inferiori a 25.000 euro.

Ulteriori quattro punti di riduzione dell'aliquota contributiva per il secondo semestre dell'anno sono stati poi previsti dal successivo decreto-legge n. 48. La legge di bilancio per il 2024 ha successivamente confermato per tutto l'anno la riduzione dell'aliquota contributiva vigente nel secondo semestre del precedente anno (sei o sette punti percentuali, in base alle retribuzioni), mentre con il decreto legislativo n. 216, per il solo 2024, è stata prevista la riduzione del numero degli scaglioni e delle aliquote Irpef, estendendo la prima aliquota del 23 per cento a tutto il reddito al di sotto dei 28.000 euro.

Nel 2024, la spinta inflazionistica ha rallentato e le dinamiche dei prezzi sono oggi distanti da quelle registrati nei 2 anni precedenti. Ciò non di meno, il Governo ha ritenuto prioritario intervenire con misure strutturali volte a sostenere i redditi delle famiglie italiane per i prossimi anni. La legge di bilancio per il 2025 ha, quindi, confermato a regime la riduzione degli scaglioni delle aliquote Irpef introdotta in via sperimentale nel precedente anno.

E ha sostituito la previgente temporanea riduzione del cuneo contributivo, introducendo due misure strutturali di natura fiscale che hanno sostanzialmente confermato i benefici già fruiti nel precedente anno, ampliandone la platea, estendendoli alle retribuzioni maggiori di 35.000 euro e fino a circa 44.000 euro.

In termini di effetti aggregati, nel periodo di riferimento sono state dunque complessivamente redistribuite risorse per 8,1 miliardi nel 2023, 16,3 miliardi nel 2024 e 18 miliardi a partire dal 2025. In termini di effetti distributivi, i lavoratori dipendenti rientranti nelle fasce di reddito annuo tra 15.000 e 40.000 euro hanno beneficiato di un aumento del reddito crescente negli ultimi tre anni. In questa stessa ottica, la legge di bilancio per il 2026 proseguirà nella riduzione del prelievo fiscale sulle famiglie, estendendo i benefici ai contribuenti con redditi medi.

PRESIDENTE. Il deputato Mari ha facoltà di replicare.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, non ci ha detto niente. Non ci ha detto se e come il Governo intende restituire il maltolto ai lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Sì, ho detto proprio il “maltolto”, perché il drenaggio fiscale è appropriazione indebita; sono 25 miliardi nel triennio 2022-2024, sono i soldi con cui voi avete fatto il taglio del cuneo fiscale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). E ora venite a dire che volete mettere mano al lavoro povero con pochi centesimi al mese, un'altra volta! In questo senso - ma solo in questo senso, Ministro -, ha ragione il presidente di Confindustria: non serve a niente. Misure come quelle annunciate vengono facilmente assorbite dal sistema. Il drenaggio fiscale si mangerà un'altra volta tutto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Mettete qualche spicciolo da una parte e i lavoratori lo perderanno da un'altra. E sa perché, Ministro? Lei lo sa. È perché non c'è un sistema Paese separato dalla povertà dei lavoratori, non ci sono tante belle cose che funzionano e poi, ahimè, c'è questo difettuccio delle basse retribuzioni su cui dobbiamo fare qualcosa.

No, c'è un sistema Italia che si regge sulla povertà dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Questo è il sistema Paese che si è prodotto negli ultimi 35 maledettissimi anni! Un sistema che riguarda le imprese: alcune sopravvivono grazie al lavoro povero, altre vivono benissimo grazie al lavoro povero, altre, molto spesso, oggi nascono già programmando basse retribuzioni (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Un sistema che riguarda innanzitutto lo Stato e la pubblica amministrazione! I contratti, siete voi che non li rinnovate in modo decente; gli affidamenti al massimo ribasso, li fanno tutti gli enti pubblici; sono le regioni che fanno convenzioni anche con chi applica i contratti pirata. E senza la povertà dei lavoratori voi non avreste potuto fare queste tre finanziarie (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), perché non avreste potuto utilizzare il fiscal drag, i soldi dei lavoratori, per far finta di darli ai lavoratori.

Questo è il sistema e voi vi alzate ogni mattina per tenerlo in piedi. Questa è la vostra quarta finanziaria: tutta qui (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)!

(Tempi di adozione del decreto interministeriale in materia di produzione del vino dealcolato e relativo regime fiscale - n. 3-02262)

PRESIDENTE. Il deputato Castiglione ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02262 (Vedi l'allegato A).

GIUSEPPE CASTIGLIONE (FI-PPE). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Con il Regolamento n. 2117 del 2021 - che lei conosce benissimo -, è stata disciplinata, da parte dell'Unione europea, la produzione e la commercializzazione del vino totalmente o parzialmente dealcolato. Il Masaf, il Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, ha emanato anche un regolamento attuativo circa la produzione, la detenzione e l'etichettatura. Poi, con il decreto legislativo n. 43 del marzo 2025, è stato introdotto, nel testo unico sulle accise, di cui al decreto legislativo n. 504 del 1995, la disciplina sul trattamento fiscale sulla produzione del vino dealcolato.

Tutta la filiera, caro Ministro, attende un decreto interministeriale tra il Ministero dell'Economia e delle finanze e il Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste sui tempi che occorrono: ci dovrebbe dare chiarimenti circa i tempi per l'emanazione di questo decreto tanto atteso dalla filiera vitivinicola.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, Presidente. Onorevole Castiglione, come ricordato, il decreto legislativo di revisione delle disposizioni in materia di accise, emanato lo scorso marzo, ha introdotto nel testo unico la disciplina sulla produzione di alcole etilico ottenuto a seguito di processi di dealcolazione. La nuova normativa, di cui all'articolo 33-ter, prevede modalità specifiche e semplificate per consentire a soggetti, che non dispongono della prevista licenza fiscale specifica di distillazione, l'esecuzione di processi di dealcolazione del vino, rinviando a un decreto del Ministro dell'Economia e delle finanze, da adottare di concerto con il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, quindi, con l'individuazione delle condizioni di autorizzazione alla produzione, di quelle inerenti all'assetto del deposito fiscale e delle modalità semplificate di accertamento e contabilizzazione.

A seguito di un continuo e importante confronto tecnico tra amministrazioni coinvolte, resosi indispensabile per conciliare le disposizioni di natura fiscale in materia di accisa armonizzata con quelle vigenti nel settore agricolo, è in via di definizione lo schema di decreto, in relazione al quale sono in corso le interlocuzioni conclusive tra le strutture tecniche dei Ministeri dell'Economia e delle finanze e, ovviamente, dell'Agricoltura, al fine di addivenire al concerto previsto sul testo finale condiviso.

PRESIDENTE. Il deputato Castiglione ha facoltà di replicare.

GIUSEPPE CASTIGLIONE (FI-PPE). Grazie, Ministro, grazie per le informazioni, grazie anche per quello che ci ha detto. Le strutture tecniche stanno mettendo a punto il decreto, un decreto tanto atteso dalla filiera vitivinicola. Lei sa che, negli ultimi anni, il tasso di crescita è esponenziale; il tasso di crescita del vino dealcolato è molto alto. Per quanto riguarda il consumo di vini, oggi, negli Stati Uniti, per il 70 per cento del valore, è un vino italiano. Purtroppo, l'80 per cento del valore aggiunto risiede nelle aziende statunitensi. Quindi, la filiera attende questo decreto. Noi intanto la ringraziamo per la puntualità nella risposta, la ringraziamo anche per aver detto che a breve sarà emanato il decreto. È un decreto tanto atteso e sappiamo che darà spazio a quella che, per lungo tempo, grazie al decreto del Ministro Lollobrigida del dicembre 2024, ha dato corso a un nuovo spazio di mercato, uno spazio di mercato che va sicuramente conquistato, perché oltre a una larga fascia della popolazione che, apprezza il nostro vino italiano, c'è anche una fascia di mercato che vogliamo conquistare grazie agli stili di vita, ai consumi: quella fascia di popolazione che certamente oggi guarda, con grandissima attenzione - e lo guardano pure le imprese -, al vino dealcolato, parzialmente o totalmente.

Quindi, siamo molto soddisfatti della risposta. Attendiamo concretamente l'emanazione di un decreto definitivo, ma per il fatto stesso che le strutture tecniche già hanno lavorato e quindi hanno definito, cercando di conciliare le diverse normative già esistenti - e, quindi, anche l'articolazione della nuova disciplina -, la ringraziamo e attendiamo, anzi la filiera, piuttosto che noi, attende questo provvedimento da parte del Ministero dell'Economia e del Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

(Iniziative normative in materia di concessioni demaniali per finalità di carattere culturale, sociale e sportivo, con particolare riferimento alla determinazione di un importo massimo del canone annuo - n. 3-02263)

PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02263 (Vedi l'allegato A).

LUCA PASTORINO (MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, siamo ancora qua. Vedo anche la Sottosegretaria Albano, che è consapevole di tutto questo percorso che nasce da tempo. La legge sulla concorrenza del 2022 aveva una delega che è stata fatta scadere. In questo senso, stiamo parlando, come diceva il Presidente e come dice il titolo, di associazioni non a scopo di lucro, sportive e ricreative, ma anche delle concessioni dei comuni, che hanno visto un'impennata del canone concessorio. Nel 2025, con diverse risposte, si era data rassicurazione che una commissione, presso il Ministero dello Sport, avrebbe provveduto intanto a eliminare i problemi legati alla normativa europea e quant'altro. Però, oggi siamo nel 2025; alla fine è quasi un anno che non faccio più questo quesito. Quindi, la prendo per stanchezza, lo so, ma lei ne è consapevole.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

LUCA PASTORINO (MISTO-+EUROPA). Dato che abbiamo davanti la legge di bilancio e qualche altro provvedimento, le chiedo se possiamo pensare di risolvere definitivamente questo problema. Cinquecento è una cifra indicativa: la copertura finanziaria può essere variabile a fisarmonica, a seconda che questo 500 diventa 1.000 o un'altra cosa.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevole Pastorino, io sono convinto che prima o poi ci arriveremo. Quello che le voglio dire è che il Governo risulta tuttora impegnato a dare attuazione alle disposizioni primarie di riferimento, emanate sulla scorta di un dialogo intrapreso con la Commissione europea e, al contempo, a fornire risposte idonee rispetto alle esigenze rassegnate dagli enti concedenti e dagli operatori economici del settore.

Il compimento di detta attività, non ancora conclusa, risulta necessario a fornire una disciplina armonica e completa alla materia oggetto dell'interrogazione. Il decreto interministeriale previsto dalla normativa primaria, che deve disciplinare aspetti qualificanti dell'affidamento delle concessioni, potrà infatti aggiornare e adeguare anche l'entità dei canoni.

Si tratta di normativa secondaria che è stata già esaminata in sede consultiva dal Consiglio di Stato e per la quale il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, autorità proponente, sta proseguendo le interlocuzioni anche a livello europeo per giungere all'approvazione definitiva del testo che, una volta ricevuto, verrà prontamente esaminato dal Ministero dell'Economia e delle finanze per la verifica degli aspetti finanziari e di bilancio.

Sin da ora, tuttavia, le esigenze di tutela delle attività non lucrative, orientate alla finalità sociale, possono essere garantite dalla circostanza che, in base alla vigente normativa - mi riferisco, in particolare, all'articolo 4, comma 12, della legge n. 118 del 2022 - l'ente concedente deve determinare i canoni tenendo conto dell'utilizzo delle aree per attività sportive, ricreative, sociali e legate alle tradizioni locali, svolte in forma singola o associata, senza scopo di lucro ovvero per finalità di interesse pubblico.

PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di replicare.

LUCA PASTORINO (MISTO-+EUROPA). Grazie, leggerò la risposta perché da qua sento molto male. Dopodiché, mi pare che ci sia stata una nuova importante apertura. Poi, diciamo che quella frase lì, signor Ministro, l'ho fatta io nel 2021, cioè è un mio testo, un emendamento che aveva portato, per il 2021, il canone a 500 euro e, quindi, sono contento che venga comunque portato in avanti.

Quindi, io raccolgo ancora il suo impegno, con una tempistica che, però, non sono riuscito a capire; tuttavia, stiamo parlando di tempi - mi pare - ragionevolmente brevi.

Confido nel suo impegno perché più volte abbiamo parlato di questo argomento anche al di fuori delle Aule o delle Commissioni, sperando di ricevere, magari da lei direttamente o da chi per lei, una comunicazione relativamente al fatto che questo problema possa essere quantomeno arginato.

La questione della disciplina armonica è una roba - mi rendo conto - spinosa, non fosse altro perché rientra nel novero di tutte le altre concessioni demaniali marittime. Però già il fatto che nell'ultimo decreto per questo tipo di associazioni le strutture non vadano a gara, se non sono a scopo di lucro, vuol dire che questo rappresenta già un distinguo con le altre concessioni pertinenziali. Per cui l'approfondimento in quel testo era già stato fatto, quindi da lì verosimilmente si possono aprire delle soluzioni che mi auguro possano essere prese al più presto.

(Ulteriori iniziative di carattere fiscale volte ad assicurare un equo accesso alla casa, in particolare per le persone giovani e a basso reddito - n. 3-02264)

PRESIDENTE. La deputata Ilaria Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02264 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la Costituzione mira a facilitare l'accesso dei cittadini alla proprietà dell'abitazione. Su questo tema il Presidente Meloni ha dichiarato a Rimini, nell'agosto scorso, che una delle priorità sulle quali il Governo intende lavorare è un grande Piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie, perché senza una casa è difficile costruire una famiglia.

Sappiamo che in Italia esistono 9 milioni e 700.000 unità abitative inutilizzate e che le abitazioni di proprietà sono il 55 per cento del totale.

Risulta necessario incentivare l'impegno dei datori di lavoro a garantire il canone di affitto dei dipendenti; servono nuovi strumenti per incentivare l'accesso alla prima casa, la riduzione o l'esenzione dell'IMU per i contratti ordinari e per i contratti delle zone ad alta tensione abitativa, per esempio; l'estensione della cedolare secca al 10 per cento a tutti i comuni e ai contratti stipulati da privati con le imprese; premi fiscali a chi affitta ai giovani.

Chiediamo, signor Ministro, quali misure il Governo intenda assumere e a quali stia lavorando per assicurare l'accesso alla casa da parte dei cittadini, in particolare per le persone giovani a basso reddito.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, signor Presidente. Colleghi, gli onorevoli interroganti fanno riferimento al dato di 9,7 milioni di unità abitative inutilizzate, però vale la pena evidenziare come, di queste, circa 5,8 milioni sono immobili dichiarati a disposizione da parte dei rispettivi proprietari, includendo le seconde case possedute nei luoghi turistici.

La tematica delle esigenze abitative è attenzionata dal Governo, al di là di specifiche agevolazioni che hanno ad oggetto la prima casa, quali l'esenzione dall'IMU, la detraibilità degli interessi pagati in conseguenza di mutui contratti per l'acquisto e la previsione di aliquote ridotte per le imposte dovute in caso di acquisto. Esistono iniziative volte a migliorare il sistema dell'edilizia residenziale sociale, coniugando innovazione, equità e coesione territoriale. Recentemente il Governo ha annunciato il nuovo Piano casa Italia, volto a contrastare il disagio abitativo, rilanciare le politiche abitative, riorganizzare l'offerta esistente.

Per la fase di avvio e sperimentazione del Piano sono stati destinati i primi 660 milioni di euro con l'obiettivo di riorganizzare il sistema di social housing in Italia, attraverso modelli innovativi di finanziamento dei progetti, fondati sull'integrazione tra risorse pubbliche e private.

Il Piano ha l'obiettivo finale di conseguire e di consentire una piena rigenerazione urbana, il recupero e la riqualificazione, un'idea di abitare più inclusiva, sostenibile e moderna.

Inoltre, per agevolare l'accesso alla casa è stato prorogato, fino al 31 dicembre 2027, il Fondo prima casa: uno strumento fondamentale con cui lo Stato sostiene i cittadini nell'acquisto della loro prima abitazione, destinato a chi non possiede altri immobili; prevede un finanziamento fino a 250.000 euro e una garanzia pubblica del 50 per cento per facilitare l'accesso al credito e ridurre le diseguaglianze.

A partire dal 1° gennaio 2025 il Fondo è destinato a giovani coppie, famiglie monogenitoriali con figli minori, giovani under 36, conduttori di alloggi popolari e famiglie numerose con ISEE contenuto, con la possibilità per i giovani under 36 di accedere a tassi di interesse più favorevoli rispetto alla normale offerta di mercato.

A ciò va aggiunto che uno degli elementi che in questi ultimi anni hanno contribuito ad accrescere la difficoltà a trovare alloggi, soprattutto nelle grandi città, è risultato essere l'incremento dei casi di affitti brevi, soprattutto a fini turistici. Proprio per questo si è ritenuto di inserire nel disegno di legge di bilancio un'apposita disciplina in materia fiscale, avente ad oggetto le locazioni concluse tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare o tramite soggetti che gestiscono portali telematici.

PRESIDENTE. Il deputato Lupi ha facoltà di replicare.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, a nome del gruppo di Noi Moderati ci dichiariamo ovviamente soddisfatti della sua risposta e anche delle osservazioni finali che ha fatto, perché c'è il tema dell'acquisto della casa, ma c'è un tema, altrettanto urgente e importante, che riguarda non solo i giovani, ma riguarda, per esempio, tutte quelle professioni che si devono svolgere nelle grandi città. Pensiamo agli infermieri, agli insegnanti, ai medici, ai giovani medici che vanno negli ospedali e che, poi, in una grande città devono trovare un alloggio, e i prezzi dell'affitto nelle grandi città sono schizzati all'inverosimile.

Quindi, se c'è una preoccupazione che questo Governo, questa maggioranza, deve - dovrebbe - avere è esattamente capire come incentivare, attraverso alcuni strumenti che sono già stati messi in essere. Penso all'aver introdotto nei fringe benefit la possibilità che un'azienda - ci sono aziende che già lo fanno - prenda in affitto un alloggio per i dipendenti e si accolli magari una quota dell'affitto; altrettanto se noi dovessimo usare uno strumento fiscale di agevolazione, preferiamo usarlo e attivarlo non per chi utilizza le piattaforme informatiche per affittare legittimamente la propria casa e per fare un legittimo profitto, ma magari per incentivare l'utilizzo di questa casa in affitto per un affitto più lungo.

E allora, ridurre l'IMU: 600 milioni entrano da una parte e, signor Ministro, meglio mettere quei 100 milioni per ridurre l'IMU, dimezzare del 50 per cento l'IMU, per chi affitta la propria casa a lungo termine a una giovane coppia.

Sottolineiamo che c'è un elemento nuovo che avete introdotto - e concludo - nella legge di bilancio, voluto da tutti noi, compresi Noi Moderati, che è l'eliminazione…

PRESIDENTE. Concluda.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). …del valore della prima casa dall'ISEE. C'è un tema che abbiamo sottoposto e che lei conosce bene, avendo una tradizione come la mia. Al Nord il valore catastale è diverso da quello da un'altra parte: 100.000 euro di valore catastale a Milano non sono neanche una casa acquistata in edilizia convenzionata. Credo che questi siano i problemi che anche la maggioranza deve affrontare…

PRESIDENTE. Concluda.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). …e non invece altri piccoli problemi che possono essere risolti in tanti modi.

Noi tutti vogliamo - concludo - il libero mercato, che deve essere ovviamente garantito a tutti.

Altrettanto vogliamo che la fiscalità si indirizzi (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare)….

PRESIDENTE. Grazie, deputato Lupi.

(Chiarimenti in merito agli intendimenti del Governo in ordine alla tassazione degli extraprofitti bancari - n. 3-02265)

PRESIDENTE. Il deputato Francesco Silvestri ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02265 (Vedi l'allegato A).

FRANCESCO SILVESTRI (M5S). Grazie, Presidente. Ministro Giorgetti, lei è un Ministro dell'Economia. Come prima cosa volevo chiederle se intende esprimere solidarietà alla redazione de Il Sole 24 Ore, che è il nostro principale giornale economico, rispetto all'umiliazione della professionalità dei giornalisti che hanno subito in questi giorni per avere impacchettato, prendendo una giornalista esterna, un'intervista al Premier Meloni, ed è il motivo per il quale professionisti stanno scioperando.

Volevo chiederle - vengo direttamente nel merito della mia domanda -, in questi anni, in questi ultimi 3 anni, le banche hanno avuto 112 miliardi di utili. Non li hanno avuti per la loro capacità di impresa, li hanno avuti anche per scelte che arrivano dalla BCE, e che, quindi, hanno portato una consequenzialità…

PRESIDENTE. Concluda.

FRANCESCO SILVESTRI (M5S). …rispetto a quello che tante famiglie e imprese hanno subito…

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Diciamo che potrei continuare io, onorevole Silvestri, immagino che cosa volesse dire. Allora, con riferimento ai quesiti posti dagli interroganti, posso confermare che il disegno di legge recante il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e il bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028, in corso di trasmissione al Parlamento, reca anche previsioni dirette ad assicurare un sostanziale contributo dal settore finanziario alla manovra del Governo.

Infatti, in capo a banche e assicurazioni, che hanno beneficiato dell'azione politica portata avanti in questi 3 anni dell'Esecutivo, la cui efficacia è ben evidenziata dal positivo andamento dello spread e del rating, vengono ora previste articolate misure che consentono di reperire risorse per continuare il processo di risanamento dei conti pubblici, assicurando, al contempo, sostanziali interventi a favore della sanità, della famiglia e dei meno abbienti.

Non voglio entrare in questa sede nell'analisi tecnica delle misure, che, appunto, a ore arriveranno in Parlamento e per le quali occorrerebbe una disponibilità di tempo ben diversa da quella ora concessami, per la quale rimando alla lettura dell'articolato disegno di legge, ma mi preme evidenziare che parlare di extraprofitti sarebbe riduttivo, se non erroneo. Va piuttosto sottolineato come tutte le nuove misure contenute negli articoli dal 17 al 23 del disegno di legge convergono, partendo da diversi punti di partenza, verso un obiettivo unitario, che è quello di assicurare un contributo, che per l'anno 2026 è stimato in circa 4 miliardi di euro, volto al progressivo risanamento dei conti pubblici da parte di un settore, quello bancario e assicurativo, che in questi 3 anni ha fortemente beneficiato sia di misure specifiche di accompagnamento al credito, quale il Fondo di garanzia per le PMI, che del migliorato rating sovrano italiano, con importanti riflessi sia sulla solidità sia sulla redditività del sistema.

PRESIDENTE. Il deputato Francesco Silvestri ha facoltà di replicare.

FRANCESCO SILVESTRI (M5S). Grazie. È strano che lei parli di 4 miliardi di euro, perché io qui ho la relazione tecnica della legge di bilancio e dice che per il 2026 per le banche e società finanziarie è prevista una tassa di meno di un miliardo. Ce l'ho qui davanti. Sottolineo che la nostra legge sugli extraprofitti, caro Ministro, che io ho presentato 2 anni fa, ad oggi avrebbe portato almeno 8 miliardi nelle casse dello Stato, e invece non è entrato assolutamente niente.

Contemporaneamente, il Ministro dell'Interno, nella relazione annuale del 2024, le fa presente che l'usura, quindi lo strozzinaggio nei confronti di famiglie e imprese, è aumentata del 15 per cento, proprio per quanto riguarda il suo Fondo di solidarietà, e pochi mesi fa siete venuti qui e da quel Fondo avete preso 50 miliardi e li avete dati per le Olimpiadi Milano-Cortina (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Un atto vergognoso! Quindi, con il vostro Governo le banche proliferano e anche la criminalità organizzata nei nostri territori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Dati sul beneficio fiscale medio annuo derivante dagli interventi posti in essere dal Governo in favore dei lavoratori dipendenti - n. 3-02266)

PRESIDENTE. La deputata Mariangela Matera ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02266 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

MARIANGELA MATERA (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, premesso che il Governo fin dall'inizio della legislatura ha rivolto un'attenzione costante alle istanze dei lavoratori dipendenti, introducendo misure rivolte ad alleggerire il carico fiscale - in particolare, con la legge di bilancio 2025 sono stati ridotti i contributi a carico dei dipendenti, è stata ridotta l'aliquota Irpef dal 25 al 23 per cento -, l'impegno del Governo ad alleggerire la tassazione del lavoro dipendente sembra confermato e rafforzato dal disegno di legge di bilancio 2026, approvato lo scorso venerdì 17 ottobre dal Consiglio dei ministri.

In particolare, viene ridotta dal 35 al 33 per cento l'aliquota Irpef per i redditi che vanno da 28.000 a 50.000 euro, è prevista la detassazione dei premi di risultato e ampliata la soglia di esenzione dei buoni pasto. Tutto ciò premesso, si chiede se il Ministro interrogato intenda fornire un quadro complessivo del beneficio medio annuo…

PRESIDENTE. Concluda.

MARIANGELA MATERA (FDI). …che gli interventi posti in essere dal Governo hanno garantito in favore dei lavoratori dipendenti da inizio legislatura, operando un confronto con quanto era previsto per il periodo d'imposta 2022.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, Presidente. Grazie, colleghi. Non ripeto gli interventi perché sono stati già richiamati nell'illustrazione. Allora do qualche numero: in termini di effetti aggregati, nel periodo di riferimento sono state complessivamente redistribuite risorse per 8,1 miliardi nel 2023, 16,3 miliardi nel 2024, 18 miliardi a partire dal 2025, in attesa, ovviamente, delle misure che il Parlamento auspico approverà per il 2026.

Quanto agli effetti redistributivi con riferimento alla sola platea dei contribuenti con reddito prevalente da lavoro dipendente, si stimano i seguenti effetti: nel 2023 il beneficio medio si attesta a 260 euro, nel 2024 circa 20,7 milioni di contribuenti favoriti e il beneficio in media è pari a 730 euro, nel 2025 21,8 milioni di contribuenti favoriti e il beneficio in media è pari a 730 euro. Alcuni effetti su singole figure tipo: per un lavoratore dipendente con una retribuzione annua di 15.000 euro il reddito disponibile è aumentato di 515 euro nel 2023, di 721euro nel 2024 e di 797 euro nel 2025; per un lavoratore con una retribuzione annua di 25.000 euro l'incremento è stato di 569 euro nel 2023, di 1.035 euro nel 2024 e di 1.154 euro nel 2025; i lavoratori con retribuzione annua di 35.000 euro hanno beneficiato di un aumento di 260 euro nel 2024 e di 1.260 euro nel 2025.

La legge di bilancio per il 2026 proseguirà nella riduzione del prelievo fiscale sulle famiglie, estendendo i benefici finora mirati alla platea dei redditi medio-bassi ai contribuenti con redditi medi. Nel rinviare alla lettura dell'articolato, che arriverà, ribadisco, ad ore e credo che sia all'attenzione del Presidente Repubblica, e senza alcuna pretesa di esaustività, ricordo che è prevista la riduzione di 2 punti percentuali dell'aliquota Irpef relativa allo scaglione di reddito che va da 28.000 a 50.000 euro, portandolo a regime dal 35 al 33 per cento. Tale riduzione favorirà 13,6 milioni di contribuenti, di cui 8,2 milioni con reddito prevalente da lavoro dipendente.

Inoltre, sono previsti ulteriori benefici per i lavoratori dipendenti attraverso un'imposta sostitutiva del 5 per cento in luogo della tassazione ordinaria da applicare sugli incrementi di reddito, derivanti dai rinnovi contrattuali siglati, del 2025 e del 2026, che favorirà circa 3,3 milioni di lavoratori. Infine, per il 2026 è stata potenziata la norma che prevede un'imposta sostitutiva sui premi di produttività: l'importo massimo assoggettabile alla sostitutiva è stato elevato da 3.000 a 5.000 euro e l'aliquota, che già nel biennio precedente era stata ridotta dal 10 al 5 per cento, è stata ulteriormente ridotta all'1 per cento. La disposizione riguarda una platea che nel 2023 è stata di circa 2,2 milioni di lavoratori dipendenti del settore privato.

PRESIDENTE. Il deputato Congedo, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

SAVERIO CONGEDO (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, mi dichiaro, a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, soddisfatto della sua risposta. D'altronde i dati che lei ha riportato in quest'Aula con puntualità sono l'ulteriore dimostrazione, ove ce ne fosse bisogno, dell'attenzione non solo che il Governo Meloni ha rivolto verso i lavoratori dipendenti, ma anche dell'efficacia delle misure adottate per alleggerire il carico fiscale.

Attenzione che, come lei ha confermato nella risposta, viene rafforzata nella legge di bilancio, che prevede un “pacchetto lavoro” di oltre 2,5 miliardi di euro da destinare alla riduzione, come lei ha ricordato, dell'aliquota Irpef dal 35 al 33 per cento, alla conferma del taglio del cuneo fiscale, al rafforzamento delle agevolazioni per i premi di produzione, alla tassazione agevolata per il rinnovo dei contratti e per il lavoro notturno e festivo, all'ampliamento dell'esenzione per i buoni pasto, all'esonero contributivo al 100 per cento per le madri assunte con figli, all'aumento del “bonus mamme”. A questo si aggiungerebbero, da quello che si legge dalle indiscrezioni di stampa, anche 800 milioni per l'assunzione in area ZES nei prossimi tre anni. Un mix di agevolazioni fiscali e politiche attive per il lavoro che sta producendo risultati straordinari, sia in termini di adeguamento salariale al costo della vita sia in termini di occupazione.

Il tasso di occupazione ad oggi è al 62,6 per cento - ai massimi di sempre - e il tasso di disoccupazione al 6 per cento è il più basso dal 2007. Oltre un milione di nuovi posti di lavoro in questa legislatura…

PRESIDENTE. Concluda.

SAVERIO CONGEDO (FDI). …come ricorda il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che oggi festeggia il terzo anno del suo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

(Chiarimenti relativi a recenti affermazioni contenute in un video diffuso tramite i canali social del Presidente Trump circa intendimenti del Governo italiano in materia di difesa e sicurezza internazionale - n. 3-02267)

PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02267 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

DAVIDE FARAONE (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministro Ciriani, mi spiace che ci sia lei, non per mancanza di rispetto nei suoi confronti, ma avrei sperato che ci fosse il Ministro Crosetto. Tra l'altro, il calendario lo avevate voi e i Ministri che vengono li indicate voi. Abbiamo letto la sua risposta su Il Foglio, ma non è venuto in Parlamento. Ascolteremo da lei cosa pensa il Governo rispetto a un video che è vero che in base alla sua natura è assolutamente poco credibile, ma il fatto che venga rilanciato dal Presidente degli Stati Uniti d'America e il fatto che la Premier Meloni non abbia sentito il dovere di dire una sola parola rende credibile - e anche un po' preoccupante - quel video che reputavamo un po' ridicolo.

PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.

LUCA CIRIANI, Ministro per i Rapporti con il Parlamento. Grazie, Presidente. Anche a nome del collega Crosetto, faccio presente che era disponibile, in altra data, a rispondere personalmente a questa interrogazione, alla quale rispondo anche a nome suo e naturalmente dell'intero Governo.

Non posso non rilevare la singolarità di questa interrogazione, che giunge proprio nel giorno delle comunicazioni della Presidente Meloni - appena concluse al Senato -, tra pochi minuti qui alla Camera dei deputati. È un appuntamento che, tra le altre questioni, affronterà sicuramente anche il tema dell'Ucraina. Una coincidenza che francamente rende superflua ogni illazione e conferma la piena trasparenza con cui il Governo discute in Parlamento le proprie posizioni e le proprie priorità in materia di politica estera e di politica di difesa.

Quanto al merito, devo dire, con franchezza, che la domanda appare pleonastica, perché chiede se il Governo intenda rispettare gli impegni che ha assunto. È evidente che li rispetta. Lo ha sempre fatto e lo farà ancora. Non so se tali perplessità derivino da esperienze maturate con altri Governi, ma questo Governo mantiene gli impegni che prende in ogni sede e su ogni dossier e lo fa con consapevolezza, con responsabilità e con senso delle istituzioni.

PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di replicare.

DAVIDE FARAONE (IV-C-RE). Sinceramente è quasi offeso il Ministro Ciriani della domanda, come se non fosse legittimo da parte nostra interrogare il Governo su un tema che è stato ripreso dal Presidente degli Stati Uniti d'America. Quindi, non uno qualunque. Trump decide di farlo sulle sue piattaforme social e su una Presidente del Consiglio che sinceramente non è che sia tanto credibile su questi temi, per cui uno si può aspettare che Trump stia rilanciando un'idea che è assolutamente peregrina.

Se avesse rilanciato su quei temi Merz, allora io potevo benissimo comprendere che era veramente una cosa gigante, enorme e incredibile, ma rilancia una Presidente del Consiglio che ha una maggioranza in cui ci sono forze politiche che hanno sempre detto che bisognava trattare sui dazi da soli, escludendo l'Europa. Basta chiedere a Bagnai e a Borghi per vedere se erano dichiarazioni espresse da parlamentari di maggioranza. È una Presidente del Consiglio che costantemente tutte le volte in cui c'è stato bisogno di unità in Europa e si trattava di scegliere fra Europa e Stati Uniti ha sempre scelto Trump, mettendo in discussione l'Unione europea. Sinceramente, se Trump rilancia un video di quel tipo e la Meloni non dice una parola né il primo giorno né il secondo - non vorrei sbagliarmi, ma secondo me non l'ha detta neanche oggi al Senato e speriamo che qualcosa dica alla Camera - non si offenda, Ministro Ciriani. Noi reputiamo che sia incredibile che la Meloni non trovi un secondo per dichiarare che rilanciare quelle notizie da parte di Trump è una fesseria lontana anni luce dagli interessi e dalle necessità del Governo italiano.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,05.

La seduta, sospesa alle 15,57, è ripresa alle 16,15.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LORENZO FONTANA

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 99, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025.

La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori (vedi calendario).

(Discussione)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il deputato Bagnai. Ne ha facoltà.

ALBERTO BAGNAI (LEGA). Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, Ministri, colleghi, apro questa discussione generale ringraziando il Presidente del Consiglio per aver chiarito, nel dibattito che è seguito al suo intervento nell'Aula del Senato, il fatto che l'Italia non intende chiedere che, nelle sedi europee, si proceda adottando il principio di maggioranza e intende difendere il principio dell'unanimità delle decisioni. È un'affermazione molto importante e rassicurante che rientra nel tema più ampio della difesa, perché solo il principio dell'unanimità, che conferisce al nostro Paese, in re ipsa, un potere di veto, ci consente di difenderci da quell'approccio ideologico che troppe volte le istituzioni europee hanno perseguito. Uno degli esempi più eclatanti in questo senso è quello delle politiche energetiche, di cui lei stessa ha, con molta puntualità e in modo appassionato e preciso, evidenziato la natura non pragmatica. Ora, quello che preoccupa rispetto a questi sviluppi è che noi abbiamo una posizione invidiabile rispetto a tanti Governi che ci hanno preceduto, perché, grazie al suo lavoro e al lavoro di questa compagine di Governo, abbiamo raggiunto una significativa stabilità che ci permette di ragionare su un orizzonte temporale che non sia quello dell'immediatezza; e ci permette anche di cogliere i frutti del tempo perché il tempo ci sta dando ragione su tante cose.

Prendiamo le politiche energetiche, ad esempio. Ci siamo svegliati due giorni fa scoprendo con sorpresa che il Presidente von der Leyen ha ammesso che, nella deriva green, nell'elettrificazione del mondo, è insito il rischio di consegnarsi alla Cina. Questo è un tema abbastanza rilevante e ci duole dire che era un tema anche evidente, che il partito in cui mi onoro di militare aveva sollevato in tutte le sedi possibili (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Allora sa qual è la mia perplessità, che volevo condividere con quest'Aula? È che non vorrei che improvvisamente ci si accorga che ci siamo messi in mano alla Cina e, allora, salti fuori il mantra dello strumento ambizioso, cioè del debito comune da fare per fare gli investimenti e riappropriarci - partendo con venti, trent'anni di ritardo rispetto alla Cina - delle filiere che consentono di sostenere determinate scelte tecnologiche, dopo che queste filiere sono state smantellate selettivamente, soprattutto a casa nostra; penso al caso dei biocarburanti. Quindi, attenzione ad avere presente quello che è un intento dichiarato ma anche un intento che denota fragilità del progetto europeo, cioè quello di avanzare per stati di eccezione. Improvvisamente ci si accorge che dobbiamo fare qualcosa per rientrare in possesso delle terre rare? Debito comune per le terre rare.

Un discorso in parte analogo vale secondo me per le spese di difesa e per la sicurezza. Qui credo che valga un principio che chi come me è stato scolarizzato nel ventesimo secolo ricorderà, cioè timeo Danaos et dona ferentes. Cosa intendo dire? Intendo dire che naturalmente tutti noi - almeno, noi maggioranza conservatrice, maggioranza di centrodestra - siamo assolutamente convinti che si debba intervenire per potenziare la sicurezza del nostro Paese; e ci mancherebbe altro.

Il punto però è: difenderci da chi, difenderci come e difenderci con quali soldi. Voglio ricordare che il modello del PNRR, sotto il profilo finanziario - perché è stato detto in quest'Aula da autorevoli esponenti di questo Governo - presenta ancora dei margini di opacità. Per esempio, riguardo al costo per interessi dei titoli attraverso i quali la Commissione europea ha raccolto i fondi che, poi, ha redistribuito col cosiddetto fondo perduto. Allora la cosa importante, nel momento in cui si adombrano eventuali ulteriori applicazioni di questo modello, è non solo naturalmente fare attenzione a quali sono le nostre priorità in termini di sicurezza - e come lei saprà, e spero che almeno in parte condivida, noi abbiamo un'attenzione particolare al confine meridionale dell'Unione europea, abbiamo un'attenzione particolare al tema della sicurezza interna, dell'adeguamento delle retribuzioni delle nostre Forze dell'ordine (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), del potenziamento dei loro mezzi, del loro raggio d'intervento, perché oggi le guerre sono naturalmente, come lei sa meglio di me, ibride e spesso si combattono non in campo di battaglia ed è opportuno quindi che la sicurezza interna sia rafforzata -, ma anche al tema di come finanziarle. Perché non vorrei che in questa meravigliosa Europa, che sarà costruita come somma delle soluzioni che si porteranno alle crisi, come diceva Jean Monnet, si creassero via via stati di eccezione con lo scopo di scassinare, con il grimaldello dello stato d'eccezione, i conti pubblici, che sono affidati alle cure assolutamente adeguate e attente del Ministro Giorgetti, attraverso un indebitamento, del quale magari ci viene detto che avrà un costo e poi dopo magari si scopre che ne ha un altro. Quindi, questo è indispensabile che venga in qualche modo messo a fuoco prima anche perché noi sappiamo che il tema le sta a cuore e le sue parole sono inequivocabili. Sono parole di un leader e sono parole di un patriota: lei vuole che il Paese scelga le proprie priorità.

Ora, naturalmente nel contesto del PNRR, così come si era configurato, riappropriarsi delle priorità del Paese è stato un impegno al quale questo Governo si sta dedicando, nel quale sta riuscendo, ma che ha richiesto molto sforzo, perché gli assi su cui si articolava quel progetto erano quegli assi, in particolare per quel che riguarda la cosiddetta transizione ecologica, che, come dire, non hanno retto all'usura del tempo, seppure a suo tempo ressero all'usura delle nostre critiche che poi purtroppo si sono rivelate fondate. Quindi attenzione, perché si sta passando in un ambito estremamente delicato, dove è auspicabile che il Paese conservi effettivamente quei margini di autonomia strategica ai quali sono sicuro che lei e tutto il Governo da lei guidato tenete. Ma è indispensabile che questa autonomia passi anche per il portafoglio, gli strumenti di finanza delle misure che si intendono intraprendere (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Io sinceramente non riesco a comprendere, Presidente, se lei effettivamente crede in quello che dice oppure è in preda a una sorta di doppia personalità rispetto a quello che effettivamente ha espresso in passato, soprattutto quando era all'opposizione - ma, devo dire, anche in occasione dei primi anni di Governo e nei mesi successivi - e rispetto sostanzialmente ad una idea che ha mutato sempre, senza batter ciglio, cioè come se le sue idee fossero invece state sempre coerenti e lineari. Forse, per questo lei è appassionato tanto a Il Signore degli anelli: perché si riconosce nel personaggio Gollum, ché è quello che più le si addice visto che la personalità è doppia, con Sméagol.

E in questa doppia personalità lei dimentica costantemente quello che ha detto rispetto a quello che effettivamente poi ha fatto. Lo dico perché, nelle sue repliche al Senato, partendo ad esempio dalle dichiarazioni fatte dal nostro collega Borghi, ha completamente rimosso o ribaltato la verità.

Perché, se partiamo, ad esempio, dalla questione che riguarda le Big Tech, io la invito, se non ricorda quello che diceva prima, si vada a guardare ogni tanto su YouTube le sue affermazioni prima di venire in Aula a raccontarci cose che non sono mai accadute. Perché lei ci ha detto, ad esempio, che la tassazione al 3 per cento delle Big Tech è una tassazione che c'è in Italia, e che, quindi, non c'è motivo di porre la questione, visto che già le Big Tech sono tassate.

Mentre, cara Premier Meloni, lei - le sblocco un ricordo - su YouTube può andare a rivedere il suo intervento: “vogliamo parlare della web tax al 3 per cento?” diceva lei, Premier Meloni, “Tre per cento? Ah, gli facciamo pagare il 3 per cento? Perché c'è un caso in cui, a sinistra, vale il prima gli italiani. Quando si pagano le tasse! Ma certo che non gli andiamo a pestare i piedi ai grandi colossi del web, lì stiamo zitti”.

Lei contestava la tassa al 3 per cento sulle Big Tech e, invece, da quando lei è al Governo e da quando ha deciso di non proferire parola nei confronti di Donald Trump, questo tema non viene minimamente posto. Il tema che riguarda le Big Tech è stato posto, tra l'altro, da Marina Berlusconi, Presidente Meloni, che pone un problema di sleale concorrenza, visto che c'è chi paga le tasse, visto che c'è chi paga i diritti d'autore, c'è chi rispetta le leggi, chi realizza posti di lavoro e c'è chi tutto questo non lo fa.

Io vorrei spiegato, Premier Meloni, perché la tassa sugli extraprofitti alle banche e alle assicurazioni sì e la tassa sugli extraprofitti alle Big Tech no, se non perché ha un atteggiamento piegato nei confronti di Trump. E se a questo sommiamo l'altro elemento che lei ha totalmente omesso nei suoi interventi al Senato, ci sono 16 miliardi di euro di conseguenze dei dazi di Trump, e tutto questo è come se non accadesse.

Noi faremo una legge di bilancio in cui dovremo tenere conto delle spese militari imposte da Trump in quella percentuale. Ci dicevate che dovevamo rispettare il 2 per cento, c'era la necessità di rivedere il Patto di stabilità, addirittura questo ce lo porta a percentuali molto più elevate; in più abbiamo i 16 miliardi di euro di dazi; abbiamo una situazione economica che fa tirare fuori una legge di bilancio da elettroencefalogramma piatto, e lei, anche lì, non proferisce una parola. Ma non basta questo.

Siccome deve costruire la sua narrazione che c'è qualcuno che vuole mandare i soldati in Ucraina, mentre c'è lei che non vuole, allora da un lato spinge sui volenterosi, dicendo che sono loro a voler mandare i soldati, mentre hanno sempre soltanto parlato di eventuale forza di interposizione per un eventuale momento di pace, ma non si accontenta di questa menzogna. Mette in bocca anche al collega Borghi parole che non ha mai espresso, perché da parte di questo gruppo mai c'è stata una dichiarazione e una volontà di dire che dovevamo mandare o dovremmo mandare l'Esercito in Ucraina.

Però, siccome la sua narrazione deve spingere in quella direzione, allora si inventa radicalmente una dichiarazione che Borghi non ha mai fatto. Così come ci ha parlato, Presidente, di semplificazione delle norme comunitarie, di interventi che ci consentano di agevolare gli investimenti. Ma voi non siete il Governo che sta chiedendo di spostare risorse del PNRR sulle risorse di bilancio proprio perché le risorse del PNRR vi obbligherebbero a fare delle riforme di semplificazione che non state facendo perché non avete compiuto quello che avreste dovuto compiere in questi mesi?

Per cui, io credo che anche lì ci sia scarsa credibilità nelle dichiarazioni che ha espresso. E l'ultima cosa, Presidente, e chiudo, il tema che riguarda l'immigrazione. Lei ha decantato il modello italiano. Presidente, ma di quale modello sta parlando? Lei ha costruito dei CPR in Albania che ci stanno costando un milione di euro a migrante. Sono costruiti per 880 persone e ce ne sono andate, fino a ora, meno di 100. Fino ad adesso. E quindi, di quale modello sta parlando lei, Presidente?

Per cui io credo che la credibilità che ha decantato non l'ha minimamente manifestata in questi anni di Governo, tant'è che un video ridicolo come quello rilanciato da Trump su accordi per interrompere gli interventi in Ucraina e per rivedere i dazi (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe)

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Faraone. È iscritto a parlare l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.

ANTONIO GIORDANO (FDI). Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo e colleghi, voglio cominciare da dove ha terminato il Presidente del Consiglio. L'intervento del Presidente del Consiglio è terminato dicendo “fieri di noi e orgogliosi di essere italiani”. Vorrei provare a spiegare perché questa affermazione del Presidente del Consiglio dei ministri la sento profondamente mia, perché noi siamo finalmente protagonisti non solamente in Italia, non solamente in Europa, ma nel mondo, per la stabilità e la capacità che abbiamo dimostrato di rimanere costanti nella stessa direzione.

Questo è il terzo Governo più lungo della storia repubblicana, vale la pena di ricordarlo ancora una volta, insieme al fatto che i due precedenti erano dei Governi di centrodestra (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Penso che in questo momento qualcuno che ha potuto vedere la sua ennesima assoluzione, purtroppo postuma, sarebbe vicino alla Presidente del Consiglio ad incoraggiarla, e sto pensando al Presidente Berlusconi (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Sono appena reduce da una trasferta negli Stati Uniti, dove abbiamo avuto l'opportunità di incontrare membri del Fondo monetario internazionale. Un'organizzazione che io non conoscevo come fosse strutturata, ma che nelle sue due diligence sulle Nazioni su cui vigila ha degli organismi autonomi e indipendenti dal board. Quindi nessun tipo di interferenza politica. Ci hanno voluto fare i complimenti perché hanno detto che l'Italia è l'unica Nazione che negli ultimi 3 anni ha promesso e ha mantenuto oltre le promesse.

Nelle osservazioni si vedeva precisamente il rispetto che quegli organismi tributavano verso il nostro Paese. Poi siamo stati alla NIAF, alla National Italian American Foundation, e anche lì 2.200 italoamericani dentro una stessa sala, più 600 nella sala adiacente. Americani di terza generazione che ormai faticano ad usare l'italiano, sanno solamente poche parole, ma, quando vedono il Tricolore, si mettono a piangere, si mettono sull'attenti e si mettono a piangere. E questo per dire il tipo di rapporto che abbiamo noi con gli Stati Uniti nello stesso giorno in cui, ad Amsterdam, si denigrava l'Italia in una maniera che lì è rimasta incomprensibile (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Nessuno lo capiva più. E durante quella manifestazione c'era tanto brusio, 2.200 persone dentro un'unica sala, potete immaginare che confusione ci fosse. Tra l'altro c'era un'importante delegazione del centrodestra e una significativa delegazione anche del centrosinistra. Questo per dire che non eravamo nel Congresso conservatore. Ci sono stati due momenti in cui c'è stato un assoluto silenzio: il primo è stato quando ha cantato Andrea Bocelli, e lì veramente si sono viste le lacrime sul volto; il secondo è quando è arrivato il messaggio della Presidente del Consiglio, dove sono rimasti tutti incollati allo schermo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Tanto che il presidente, Robert Allegrini, ha appena dichiarato - è una cosa che è appena uscita - che gli americani guardano all'Italia di oggi con grande orgoglio, che il Paese ha riassunto un ruolo di leadership in Europa e oltre ed esiste un rapporto stretto e una reciproca ammirazione tra il Presidente Trump e il Primo Ministro Meloni. E questo, diciamo, potrebbe essere una sola persona. Ma poi adesso, oggi, il Riformista, che non mi sembra essere un giornale di centrodestra, oggi dice: Giorgia Meloni non è più una sorpresa, ma è l'unico punto fermo del panorama politico italiano. In un Paese abituato a vedere i consensi dei leader sbriciolarsi in poche settimane, la Presidente del Consiglio corre nella direzione opposta.

Più passa il tempo, più cresce la fiducia nei suoi confronti. E diciamo che il Riformista ha voluto fare una cortesia. Poi arriva uno degli istituti italiani di sondaggio più credibili e dice: dopo tre anni di Governo, fa impressione. Secondo Pregliasco, a incidere positivamente è anche la “presenza sullo scacchiere internazionale, che ha rafforzato la credibilità e l'immagine di leadership della Premier”.

Prenderò veramente ancora pochissimo tempo, perché so che ci sono tanti impegni dopo. Andando indietro, torno a Le Point, che a luglio aveva definito l'Italia “incredibile”; al Time: “Dove Giorgia Meloni sta guidando l'Europa”, “ha spiazzato i suoi oppositori”. Per poi andare a settembre, dove L'Express definisce Giorgia Meloni “la donna forte dell'Europa”. So che questo non le piace, perché lei avrebbe preferito sentire: la donna che guida la Nazione forte dell'Europa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Ma ce ne facciamo una ragione. Ci accontentiamo, l'intenzione era quella.

Andando avanti fino ad oggi, alla stampa internazionale di oggi. Dalla Germania, Handelsblatt: il suo tono è nazionale, ma la sua politica è europea. The Times: combina fascino con ferrea disciplina; la longevità del suo Governo è dovuta tanto al controllo quanto alla cautela. Su Süddeutsche Zeitung: sa che l'Italia deve restare europea; La Vanguardia, dalla Spagna: ha ottenuto ciò che i suoi predecessori non erano riusciti a garantire: la stabilità politica; La Tribune: dopo tre anni dal suo arrivo, come prima Ministra d'Italia, Giorgia Meloni è riuscita a stabilizzare la crescita economica del Paese.

Guardate, quando poi arriva da così tanti lati - è vero che la calunnia viene sussurrata, è un venticello, ma queste non sono calunnie -, quando arrivano da tante parti, ci dovete credere! Ci dovete credere e ci dobbiamo credere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE)!

Signor Presidente, l'Italia è tornata protagonista, rispettabile e credibile nel mondo: merito di un Governo che ha scelto la via della serietà, della libertà e dell'orgoglio nazionale. A lei, che guida questo cammino con coraggio e visione, il sostegno di chi crede in un'Italia forte, libera, sovrana. Ancora fieri di noi e orgogliosi di essere italiani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Signora Presidente del Consiglio, lei oggi parlando al Senato - vado all'essenziale - ha difeso il diritto di veto, il fatto che l'Europa debba funzionare all'unanimità, perché - lei dice - vuole difendere l'interesse nazionale. Vede, io penso che il diritto di veto in Europa non solo sia antieuropeo, antistorico, ma sia contrario all'interesse reale dei cittadini italiani, che sia contrario all'interesse nazionale.

Guardiamo avanti di qualche semestre, se possibile. La possibilità per un'Italia che conti qualcosa - come piace dire a lei - è essere parte di un'Europa che sia protagonista nel mondo, che sappia muoversi come uno Stato, come ci ha detto Draghi, che sappia superare il diritto di veto per avere una politica estera e di difesa comune, come ci ha spiegato tante volte Mattarella, altrimenti non ci sarà nessuna sovranità. Non avrete nessuna sovranità con 27 Paesi - pensiamo poi all'allargamento - divisi, che devono trovare l'unanimità e non la trovano, perché c'è sempre l'Orbán di turno.

Lei oggi ha parlato di Occidente, ma bisogna capire che cos'è l'Occidente. Vede, io vengo da una tradizione, a differenza della sua, che è sempre stata una tradizione politica profondamente filoamericana. Io oggi penso che serve un'Europa unita, forte della difesa, dello Stato di diritto e che non sia impantanata dal diritto di veto nelle sue decisioni, proprio per salvarlo l'Occidente e per salvarlo da quello che Trump sta facendo dentro gli Stati Uniti. Trump sta distruggendo la democrazia americana, sta distruggendo il potere diviso. Lo vuole vedere o no quello che accade alla Federal Reserve? Vogliamo vederlo o no che Trump vuole schierare la Guardia nazionale nei centri storici delle città, solo perché amministrate dai democratici? È questo l'Occidente che vogliamo difendere?

Un telegramma sull'Ucraina. Abbiamo depositato una risoluzione sull'utilizzo degli asset. Presidente del Consiglio, il quadro giuridico c'è. Il suo collega Merz ha già detto che si può fare e ha suggerito sul Financial Times di farlo. Fatelo! Facciamolo! Difendiamo il diritto internazionale, anche di fronte a un sopruso del diritto internazionale come quello di Putin contro la libertà e l'autonomia degli ucraini.

PRESIDENTE. Concluda.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EUROPA). Ma facciamolo. Si può fare, facciamolo! Chiedo il “sì” alla nostra risoluzione a tutta l'Aula. Make Russia pay.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, onorevoli colleghi, il prossimo Consiglio europeo affronterà temi che toccano il cuore stesso del progetto europeo: la sicurezza, la difesa comune, i fenomeni migratori, la transizione verde e digitale, la competitività e le politiche abitative. Non si tratterà solo di meri dossier tecnici, ma di scelte che plasmeranno il modello di società in cui vivremo.

In un contesto che vede la Germania affrontare una delle peggiori stagnazioni economiche della storia recente e la Francia una crisi politica, che sta penalizzando le istituzioni e dividendo il Paese, l'Italia ha un Governo stabile, guidato da una leader autorevole, con un grande valore politico.

Solo chi è stabile può essere credibile e solo se si è credibili si può incidere realmente nei grandi tavoli internazionali, Presidente, con buona pace degli invidiosi, degli iracondi e degli accidiosi.

Presidente, sa dove finiscono gli invidiosi? Dante li mette in Purgatorio, con gli occhi chiusi, costretti a sedere l'uno accanto all'altro, praticamente il campo largo. E gli iracondi? Nell'Inferno, immersi nel fango melmoso.

Allora suggeriamo a questi invidiosi, a questi iracondi e a questi accidiosi di superare tutto questo astio. Ci sono anche dei professionisti che possono aiutarli. Se non lo vogliono fare per il bene della Nazione, che lo facciano almeno per il loro bene spirituale, perché Purgatorio e Inferno sono dietro l'angolo (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier).

Se oggi l'Italia è in serie A, lo dobbiamo a un lavoro politico, costante, della nostra Premier Giorgia Meloni, sostenuta convintamente da questa maggioranza di centrodestra che, pur nelle differenze, perché nella differenza c'è la democrazia, ha saputo rimanere sempre compatta nell'interesse nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

È così che l'Italia, grazie a un Governo riconosciuto e rispettato, ha tessuto relazioni internazionali solide e costruttive, guadagnandosi un ruolo centrale in Europa e costruendo ottime relazioni con molti Paesi del Mediterraneo e con gli Stati Uniti.

Allora, mentre le opposizioni hanno cercato di strumentalizzare quei cittadini che, senza colore politico, sono scesi in piazza contro la guerra, un sindacalista, in maniera ignobile (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier) - e lo dico come donna, ma anche come presidente della Commissione femminicidio -, ha etichettato la nostra Premier in termini dispregiativi, una segretaria nazionale vede complotti terroristici di destra a scapito di giornalisti di sinistra; un'accusa che io ritengo gravissima, perché, come ha detto la collega Ilaria Cavo, per noi un attacco alla libertà di stampa è un attacco allo Stato (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

La diplomazia italiana dialoga con tutti e senza troppo clamore, in maniera incessante, lavora per la pace con realismo e pragmatismo, Presidente, con buona pace degli invidiosi, degli iracondi e degli accidiosi.

Gestire situazioni geopolitiche complesse e provare a mettere ad un tavolo palestinesi e israeliani e ad un altro tavolo ucraini e russi, spingendoli a raggiungere un accordo equo e accettabile, che ponga fine a queste tragedie, è un compito per leader capaci.

Serve autorevolezza, servono alleanze internazionali e anche forza persuasiva. Serve un'Europa capace di difendere se stessa, i propri valori e i propri confini, ma senza rinunciare alla propria identità di ponte tra i popoli.

Oggi però non basta più dire che siamo solidali con i popoli aggrediti. Serve tradurre questa solidarietà in una strategia europea, che unisca deterrenza, diplomazia e, quando saranno finiti i conflitti, anche la capacità di ricostruire, non per inseguire le logiche di potenza, ma per garantire ai nostri figli e ai nostri nipoti di poter vivere in un continente libero e sicuro.

Anche in Medio Oriente il nostro Paese gioca un ruolo determinante: l'Italia partecipa alle iniziative di pace, collaborando con Europa, Stati Uniti, Egitto, Qatar e Turchia. Il vertice a Sharm el-Sheikh ha rappresentato una tappa significativa per il percorso di pace, con obiettivi concreti: cessate il fuoco a Gaza, rilascio degli ostaggi e ritiro delle Forze israeliane su linee concordate, partendo da un presupposto fondamentale: i terroristi non vanno capiti.

I terroristi non hanno fatto anche cose buone, i terroristi vanno combattuti, arginati ed eliminati: Hamas fuori da qualsiasi neo Stato palestinese. L'Italia, quindi, sostiene la stabilizzazione e lo sviluppo della Striscia di Gaza, valorizzando il ruolo dell'Autorità palestinese e rafforzando la cooperazione euromediterranea (Applausi dei deputati dei gruppi Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare, Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Lo abbiamo sentito: pronti ad aumentare i nostri Carabinieri nella missione a Rafah per la formazione della polizia palestinese; la nostra Protezione Civile e la nostra Croce rossa si sono attivate per Gaza in uno sforzo umanitario che non ha eguali in Europa.

Nel Mediterraneo non possiamo essere spettatori, Presidente, siamo parte in causa. Il mare è da sempre un incrocio di culture, flusso di commerci e luogo di confine. Ed è proprio lì che si gioca gran parte della stabilità europea, una partita che necessita di un'Italia garante di equilibrio, dialogo e sviluppo come finalmente lo siamo diventati, Presidente, con buona pace dei soliti invidiosi, degli iracondi e degli accidiosi.

L'Italia può e deve ricoprire un ruolo guida nei processi di stabilizzazione geopolitica, nella cooperazione energetica e nei progetti di sviluppo infrastrutturale. Il Piano Mattei per l'Africa, che il Governo sta portando avanti, non è un'iniziativa isolata ma è una visione lungimirante: quella di un'Europa che non subisce l'Africa, ma la accompagna nella crescita. Certo, le infrastrutture dobbiamo costruirle anche a casa nostra, soprattutto se vogliamo un'Europa in grado di proteggersi. Rimanendo sul fronte economico, mentre la locomotiva tedesca rallenta e si interroga sul suo modello industriale, l'Italia propone una via alternativa come quella della concretezza.

Colleghi, concludo. Tutti questi temi - difesa, crescita, migrazione, casa - non sono separati, ma costituiscono parti di un'unica macro questione: quella dell'identità europea, nodo cruciale dal quale dipende il futuro dell'Europa. Di questa, che è una grande sfida, ci rincuora sapere che l'Italia si presenterà al Consiglio europeo con una linea chiara, una voce autorevole…

PRESIDENTE. Concluda.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). …e una guida salda, quella della nostra Premier Giorgia Meloni, Presidente, per buona pace degli invidiosi, degli iracondi e degli accidiosi (Applausi dei deputati dei gruppi Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare,, Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Buon compleanno a questo Governo, buon compleanno per questi tre anni di Governo. Sapete chi è che festeggia questi tre anni di Governo? Chi da tre anni, casualmente, fa 165 miliardi di profitto, come le banche, e ha uno Stato che gliene chiede, non si sa in che modo, 3-4. Le grandi banche festeggiano con voi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) perché in questa grande torta di 165 miliardi ne danno 3, che poi non si capisce se li dovranno ridare, non ridare: una confusione totale.

Sa chi non festeggia i tre anni di Governo? Le imprese con meno di 20 dipendenti in Italia, che sono il 98 per cento delle imprese in questo Paese, che hanno visto restringersi il credito e i prestiti delle banche di 6 miliardi nel 2025 (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), mentre le grandi aziende sopra i 20 dipendenti hanno visto aumentare di 8 miliardi l'erogazione dei prestiti: le grandi imprese vedono 550 miliardi di euro di prestiti, le piccole imprese 96; quelle piccole imprese per cui le tasse, invece, sono chiarissime - sono chiarissime - mentre le grandi imprese, che spesso appaltano il loro lavoro in situazioni ben poco chiare, magari con delle scatole cinesi hanno le sedi fiscali con holding in Lussemburgo, in Irlanda e in Olanda (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E noi vorremmo una Premier che domani andasse al Consiglio europeo e facesse valere il suo peso politico, come lei dice, per dire: non è accettabile che si drenino soldi degli italiani e delle italiane e vadano a favorire Irlanda, Lussemburgo e Olanda, ma questi devono pagare le tasse in Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Noi vorremmo questo da una Premier. Invece, il peso politico della Premier si vede in un passaggio: il Piano ReArm non si chiama più ReArm grazie alla Premier, si chiama Readiness. Cioè, una volta si chiamava “riarmarsi”, adesso si chiama “prontezza”.

Peccato, questo è il contributo che ha dato. Ma prontezza per chi, se lei oggi ci dice che dal novembre del 2022 ad oggi Mosca è riuscita a conquistare appena l'1 per cento del territorio ucraino, peraltro a costo di grandi sacrifici in termini di uomini e mezzi? O Mosca è quel grande esercito per cui noi dobbiamo militarizzare tutta Europa altrimenti ci invadono, oppure l'esercito - a proposito di Russia, un argomento che dovrebbe conoscere bene - viaggia con le scarpe di cartone e non riesce neanche a conquistare l'Ucraina (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ci dica dov'è, cos'è la Russia! Perché il Commissario Andrius Kubilius, il Commissario europeo per la difesa, ci dice che, entro il 2035, quegli 800 miliardi di riarmo, che sembravano tanti, diventeranno 6.800 miliardi di euro in armi e quindi chi è che festeggia il vostro compleanno? I grandi produttori d'armi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Quelli festeggiano eccome! E utilizzate il nome SAFE, sicurezza, come se gli italiani volessero la sicurezza perché la Russia sta arrivando.

Gli italiani vogliono quella sicurezza che voi avete promesso nelle periferie e che non arriva (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Vogliono la sicurezza nei luoghi di lavoro e che non arriva. Vogliono la sicurezza nei loro territori contro il dissesto idrogeologico e voi state dicendo alle aziende: noi non facciamo nulla, sapete cosa dovete fare? Assicurarvi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! E festeggiano le grandi compagnie di assicurazione. Sa chi non festeggia? I pensionati o chi dovrà prendere la pensione, perché state dicendo: il TFR lo Stato non ve lo può più garantire, lo dovete mettere in fondi privati, in fondi di speculazione privati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) che festeggiano e vanno a festeggiare anche a Gaza, col piano Trump.

Presidente, un equivoco che lei sta strombazzando, lei e la sua maggioranza, da settimane. Noi in Aula abbiamo votato un impegno che accoglie con favore l'apertura del cessate il fuoco su iniziativa del Presidente americano, ma lì ci abbiamo messo la politica, che significa dire: lo accogliamo con favore, ma si parli di autodeterminazione del popolo palestinese, lo Stato palestinese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), i coloni in Cisgiordania. Voi l'impegno che ci avete dato è: va bene il piano Trump qualsiasi esso sia, perché basta seguire il Presidente americano di turno. Ieri si chiamava Biden, che le dava la carezzina in testa, oggi si chiama Trump. Noi lì ci vogliamo mettere la politica e, mi permetta, Food for Gaza - non entrerò nei dettagli - è un aiuto umanitario (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) che è il minimo sindacale che un Paese come l'Italia debba dare in una situazione di calamità. Noi avremmo voluto la politica, avremmo voluto una posizione.

Guardi, lei, parlando dell'Ucraina, sulla pace in Ucraina, dice: “Tale pace deve però essere giusta, e non frutto della sopraffazione. Il che implica una soluzione equa, frutto di un percorso negoziale credibile, nel quale, chiaramente, nessuna decisione sull'Ucraina possa essere presa senza l'Ucraina (…): le sanzioni economiche non sono contro il popolo russo, ma contro il regime che trasforma la ricchezza della Russia in armi e distruzione”. Ogni ricchezza “… oggi non serve a costruire scuole, ospedali o a generare lavoro, ma serve a finanziare la guerra, e la distruzione di scuole, ospedali o lavoro in Ucraina”.

Aver sostituito le parole Russia a Israele e Ucraina e Palestina avrebbe dato almeno una coerenza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), invece tutta questa gente che si è mobilitata e che è andata a rischiare la propria vita nella Flotilla, non a danneggiare un processo di pace, lo ha fatto contro questa ipocrisia insopportabile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e contro questo doppiopesismo che è inaccettabile.

E allora voi a Sharm-el-Sheikh, nel board di finanzieri - dove lei magari ambisce di sedere, pensando che sia un processo politico, mentre è un processo finanziario -, potete contribuire e magari riuscirete pure a rimuovere le macerie materiali che ci sono a Gaza, ma le macerie morali che avete dentro di voi e che avete dato a tutta la nostra parte di mondo, quelle non sono removibili (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché Jared Kushner, il genero di Trump, è andato a Gaza. Ha detto: “A Gaza è come fosse scoppiata una bomba nucleare. Ma non è genocidio”.

Signori, accontentiamoci: siamo in un periodo in cui la bomba nucleare va bene, il genocidio è troppo. Lo ha detto Kushner, il mediatore di Trump (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E allora lei oggi ci viene a dire che difende i valori dell'Occidente? No, lei difende i valori del capitalismo finanziario che specula sulla vita delle persone, perché i valori dell'Occidente sono un'altra cosa: il mercato libero e trasparente è un'altra cosa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E chi oggi difende i valori dell'Occidente e che era dalla parte di Gaza stia tranquilla che sono quelli che oggi non festeggiano i tre anni del suo Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO BATTILOCCHIO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, l'Italia arriva a questo Consiglio europeo con una credibilità rafforzata sul terreno della politica estera. In questi mesi abbiamo dimostrato capacità di dialogo con Israele e con i partner arabi e transatlantici e affidabilità nei rapporti con l'Unione europea. Non abbiamo inseguito i riflettori. Il Governo ha cercato risultati, tessendo relazioni, costruendo convergenze, favorendo compromessi ambiziosi e sostenibili. Un lavoro paziente, che ha dato frutti e che ha valorizzato il ruolo dell'Italia come ponte tra le due sponde del Mediterraneo. È con questo capitale politico, credibilità e affidabilità, che domani lei, Presidente Meloni, si presenterà a Bruxelles.

Sul Medio Oriente partiamo da un dato semplice e duro: la tregua su Gaza è fragile, ma reale. Il nostro compito e quello dell'Unione europea è contribuire a trasformare il cessate il fuoco in pace, passo dopo passo, non con slogan, ma con un metodo: coinvolgere l'Unione europea e i partner regionali, sostenere i percorsi negoziali possibili, legare sicurezza e sviluppo, ricostruzione e istituzioni. È stato ricordato, l'Italia sta oggettivamente facendo la sua parte con serietà.

Come ha detto il Ministro Tajani, dobbiamo consolidare la tregua e trasformare il cessate il fuoco e la prima fase del Piano Trump in pace. È esattamente il punto: consolidare la tregua significa salvare vite, garantire accessi umanitari e, in parallelo, costruire un percorso politico che rimetta al centro l'Autorità palestinese e disarmi Hamas, con l'obiettivo di “due popoli e due Stati”. L'Italia, forte della sua credibilità, lavorerà perché l'Europa abbia un ruolo proattivo; non una somma di dichiarazioni, ma una strategia che lega sicurezza, sostegno umanitario e prospettiva politica.

Sull'Ucraina la nostra posizione resta chiara: sostegno all'integrità territoriale di Kiev, impegno per una pace giusta e duratura e rifiuto di qualsiasi imposizione unilaterale. In sede UE è giusto lavorare su misure contro la cosiddetta “flotta ombra” e sull'eventuale uso dei proventi delle attività russe immobilizzate; questo, però, sempre nel pieno rispetto del diritto europeo e internazionale e con equa condivisione dei rischi nel quadro G7. Questo Consiglio affronterà anche il tema della difesa e sicurezza europea.

Serve passare dalle intenzioni alle capacità, contrasto ai droni, protezione del cielo e dello spazio, sicurezza delle infrastrutture critiche, dimensione marittima. Noi siamo convinti che serva un approccio a 360 gradi: il fianco Est conta, ma il Mediterraneo conta altrettanto. La difesa europea deve rafforzare e non sostituire la NATO; più cooperazione industriale, capacità comuni e piena interoperatività, evitando duplicazioni e sprechi. Vogliamo un pilastro europeo più solido dentro l'Alleanza.

Vengo alla competitività: la doppia transizione, verde e digitale, può essere un volano di crescita, se abbiamo il coraggio di tagliare gli oneri inutili, accelerare autorizzazioni e cantieri, sostenere ricerca, intelligenza artificiale e tecnologie pulite, accompagnando le filiere tradizionali nei loro investimenti. Nessuna ideologia, nel momento in cui le scelte del Green Deal hanno mostrato rischi di eccesso regolatorio o impatti distorsivi è giusto che l'Unione corregga la rotta, è un bene.

È ciò che chiediamo: obiettivi ambientali ambiziosi sì, ma con valutazioni di impatto serie su industria, lavoro e coesione sociale; un quadro abilitante europeo che aiuti imprese e territori a fare la transizione, non a subirla. Per questo anche sul tema dazi respingiamo letture caricaturali. L'Italia non gioca da sola, lo abbiamo detto con chiarezza; sulle politiche commerciali si lavora nella cornice europea, in sintonia con la Commissione, informando e assistendo il nostro tessuto produttivo e parlando con Washington per tutelare al meglio industria e agroalimentare.

C'è il tema della casa e l'Unione fa bene a pensare ad un piano europeo per l'edilizia abitativa popolare che mobiliti investimenti, semplifichi dove ha senso, sostenga l'efficientamento, senza scaricare i costi sui cittadini. Un'Europa che vuole attrarre talenti e far crescere le sue città deve trattenere i giovani e le competenze, e deve rimettere l'abitare al centro di un'agenda competitiva. L'immigrazione resta una priorità su cui l'Italia ha riportato l'Europa a un approccio di serietà e di concretezza. Questo Governo, sin dal suo insediamento, ha tentato di dare e sta dando una risposta sistemica a una sfida strutturale.

E lo fa con una linea chiara: una dimensione esterna forte, con partenariati nei Paesi di origine e di transito; lotta senza quartiere ai trafficanti e alle reti criminali; canali legali e mirati per lavoro e formazione; rimpatri rapidi e coordinati verso i Paesi sicuri; piena attuazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, con regole chiare per tutti e un ruolo più incisivo di Frontex. Auspichiamo che anche l'Unione europea accompagni questi obiettivi con strumenti concreti, superando contrapposizioni sterili tra responsabilità, da un lato, e solidarietà, dall'altro.

Presidente Meloni, l'Italia è credibile perché è affidabile: affidabile nel Mediterraneo, dove non ci limitiamo a commentare, ma interveniamo concretamente; affidabile sull'Ucraina, dove sosteniamo con coerenza la resistenza di Kiev e lavoriamo per una pace giusta, cercando al tempo stesso basi giuridiche solide e una condivisione dei rischi tra alleati; affidabile nella sicurezza europea, dove spingiamo perché l'Europa trasformi la sua ambizione in capacità; affidabile nell'economia, dove proponiamo una doppia transizione non ideologica e un'agenda di competitività che metta al centro impresa, lavoro, innovazione, con meno burocrazia e più investimenti. È con questa postura, credibilità e affidabilità che l'Italia può contribuire a guidare compromessi europei ambiziosi e sostenibili (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Presidente del Consiglio è venuta in quest'Aula oggi a dirci molte cose. Ha cominciato dalla vicenda di Gaza, forse la più grande tragedia del nostro tempo e lo ha fatto ricordando, a più riprese, quanto la pace, o meglio la tregua, il cessate il fuoco, comunque un risultato di straordinaria importanza, sia merito innanzitutto del Presidente Donald Trump.

Ora, io non so se questo suo ricordare, ad ogni piè sospinto, la centralità, il protagonismo assoluto, il merito assoluto di Donald Trump, abbia come obiettivo quello di metterci in imbarazzo.

Per quel che mi riguarda, per quel che ci riguarda, non c'è alcun imbarazzo. Siamo stati i primi, con tutti e tutte noi, a riconoscere l'urgenza di un cessate il fuoco e a benedire tutto ciò che poteva, anche soltanto temporaneamente, interrompere il ciclo infinito e terribile del genocidio in Palestina.

Vorrei piuttosto segnalarle che tutta questa centralità che continuate ad assegnare a Donald Trump non fa che segnalare la scarsa rilevanza del nostro Governo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), della comunità internazionale, dell'Europa, che avrebbe invece potuto e dovuto avere un ruolo assai più significativo. Ci ha detto poi, poco dopo, che il nostro Paese è pronto, prontissimo, per il giorno dopo, dopo il cessate il fuoco, quando arriverà il momento della ricostruzione.

Saremo in prima fila per ricostruire Gaza, a partire dalle infrastrutture sanitarie, così come siamo stati in prima fila per assistere i malati, curare i bambini, accogliere gli studenti e distribuire un po' di cibo con l'ormai famosissimo programma Food for Gaza. Bene, signora Presidente, mi tocca ricordarglielo ancora una volta: la grande maggioranza degli italiani e delle italiane, moltissimi di questi sono quelli che l'hanno votata alle elezioni, che probabilmente hanno continuato a votarla anche alle elezioni regionali, avrebbero voluto trovare il nostro Paese pronto non dal giorno dopo, ma dal giorno prima (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Lo avrebbero voluto vedere in prima fila per impedire il genocidio, per fermarlo, capace di riconoscere lo Stato palestinese, di chiedere la fine dell'occupazione, di emettere sanzioni non contro i singoli coloni cattivi e violenti, che sono cattivi e violenti perché sostenuti dal Governo israeliano, dall'esercito israeliano nella sua interezza. Avremmo voluto, avrebbero voluto un Paese capace di emettere sanzioni contro il Governo israeliano. E vorrei ricordarle, signora Presidente, che abbiamo bisogno, oggi più che mai, di un'iniziativa politica in grado di trasformare quella che è ancora una fragile tregua in un processo di pace.

Per farlo servono però scelte coraggiose: serve finirla con la politica dei due, dei tre, dei quattro tempi, del domani, del dopodomani, e poi forse, un giorno, vedremo riconoscere lo Stato palestinese, pretendere il protagonismo dei palestinesi e delle palestinesi, la loro capacità di autodeterminazione per definire il loro ruolo in un futuro Stato palestinese. Avremmo bisogno di un'iniziativa capace di guardare a quello che succede in queste ore. Non so se l'hanno informata: oggi, alla Knesset, nel Parlamento israeliano, c'è stato il primo di tre voti per annettere la Cisgiordania.

Bene, quel voto ha avuto esito positivo, il primo di tre passaggi necessari in quel Parlamento ha sancito l'annessione della Cisgiordania. Avrei voluto sentire una parola, qualcosa in più di qualche generica condanna sugli eccessi o sui rischi di qualche ulteriore eccesso da parte di Israele (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ma pazienza, confidiamo che le parole che non sono arrivate arrivino domani, non ci rassegniamo.

E lo stesso vale, signora Presidente, per la vicenda Russia-Ucraina. Anche qui, siamo tutti speranzosi che il Presidente Trump ottenga un cessate il fuoco. Vorrei però che uscissimo dall'ipocrisia: parliamo tutti di pace giusta, ma Trump, ogni tre per due, chiama Zelensky per dirgli “arrenditi”, perché questa è la realtà. Lo sanno tutti, lo sapete tutti nelle cancellerie europee. Di che cosa stiamo parlando? Si legge, leggiamo sulla stampa di un'iniziativa europea, finalmente, insieme al Presidente Zelensky, pensate un po', per congelare la situazione sul campo.

Vivaddio! Forse qualche anno fa sarebbe stata più opportuna. Se qualche anno fa, invece di insultare i pacifisti in tutta Italia e in tutto il mondo, accusandoci di putinismo, di essere paci-finti, aveste riconosciuto che, invece della vittoria militare, che sbandieravate ad ogni piè sospinto, occorreva investire allora sulla diplomazia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), forse oggi anche sul campo saremmo in una situazione diversa.

E poi, signora Presidente, si è concentrata su uno dei suoi obiettivi preferiti: il Green Deal, la transizione, la neutralità climatica. Qui ha comunicato la sua dichiarazione di guerra, una volontà belligerante nei confronti della Commissione. Ha detto: su questo l'Italia non si piegherà, noi su questo terremo il punto, perché sì, è importante la transizione, ma, insomma, per carità, senza ideologia. Ora, vorrei dirglielo anche qua, proprio dritto, dritto. Siccome l'obiettivo della neutralità climatica è considerato un obiettivo fondamentale per questo Paese, per il pianeta, per le imprese, per la vita di tutti e tutte noi, non da noi dell'opposizione, cattivi, congiurati, che tramano contro l'autorevolezza del suo formidabile Governo, ma dalla comunità scientifica mondiale all'unanimità, l'unica ideologia che c'è è la vostra.

E sa come si chiama? Negazionismo, negazionismo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Investire, accelerare sulla transizione, di questo c'è bisogno, anche e soprattutto per difendere la competitività delle nostre imprese. Ma come fate a non capire che rinviare, rinviare e rinviare significa rendere obsolescenti le nostre catene produttive, condannare alla disoccupazione milioni di lavoratori in tutto il continente, e sì, a quel punto, diventare del tutto dipendenti dai Paesi, i grandi player mondiali, che su questo hanno invece scelto di accelerare in modo decisivo?

Certo, per farlo in modo giusto serve coraggio; serve andare a prendere i soldi dove ci sono, tassare le grandissime ricchezze (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), prendere i soldi dagli extraprofitti, per non farlo pagare ai più deboli, ma su questo, come al solito, non c'è alcun segnale. Ultima questione. Invece, un'altra cosa qui ce l'ha detta: sulle armi ci indebitiamo, non c'è ombra di dubbio, altri 23 miliardi nei prossimi 3 anni, ci indebitiamo eccome. Sulla sanità, su altri temi, per carità, l'indebitamento non lo prendiamo in considerazione, ma ci ha rassicurato: non toglieremo un euro agli altri capitoli. È vero, perché non c'è più nulla da togliere, li avete già tolti i soldi agli altri capitoli (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Avete definanziato la sanità, l'istruzione.

PRESIDENTE. Concluda.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Se un Paese come il nostro - chiudo - spende 23 miliardi in tre anni per le armi e poi aumenta di 1,70 euro gli stipendi a chi guadagna 1.500 euro al mese o di 2 euro le pensioni minime, allora ci sta dicendo che scelta ha fatto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), quella di continuare a favorire le élite contro la grande maggioranza dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Peluffo. Ne ha facoltà.

VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO (PD-IDP). Presidente, Governo, Presidente Meloni, colleghi deputati, il Consiglio europeo che si apre domani a Bruxelles, al quarto punto dell'agenda, si concentrerà sui temi della competitività e della doppia transizione. È di particolare urgenza, perché nell'attuale contesto globale è vitale rafforzare la competitività dell'Unione europea, oggi in difficoltà rispetto alle altre potenze economiche e ulteriormente danneggiata da una guerra commerciale che produce contrazione degli scambi, aumento dei prezzi e impatti negativi su consumatori, imprese e occupazione.

Il Governo arriverà a questo appuntamento con poco di concreto e di utile da dire, poco di pragmatico, per usare un aggettivo spesso abusato dagli esponenti di maggioranza, perché c'è un vizio di fondo, un problema di approccio, testimoniato anche dal suo intervento, Presidente Meloni, che spinge questa maggioranza ad avere sempre come obiettivi polemici il Green Deal, gli obiettivi di decarbonizzazione, la transizione ecologica. A fronte di un mondo che accelera gli investimenti nelle energie rinnovabili, nella transizione ecologica e digitale, nell'intelligenza artificiale, voi continuate ad opporre una resistenza ideologica.

Quale alternativa proponete per recuperare competitività di sistema, per aumentare la produttività dei fattori, per sostenere la crescita? Nessuna, e aumentate l'isolamento del nostro Paese, del nostro sistema economico e produttivo rispetto alle dinamiche economiche globali. La competitività non può più essere pensata in termini tradizionali, va integrata con la duplice transizione ecologica e digitale. Si tratta di un nuovo paradigma industriale da rendere operativo e sostenibile, e la vera sfida oggi è ottenere che l'Europa sia conseguente a quegli obiettivi; non deroghe, ma sostegni economici mirati, per accompagnare la transizione, per rendere più competitive le imprese, per includere i lavoratori.

La vostra parola d'ordine è “rimandiamo”. È un errore tragico dal punto di vista economico; non ci servono dilazioni, ma strumenti per recuperare il gap competitivo con gli Stati Uniti e la Cina. Il problema non è metterci un po' più di tempo rispetto agli altri, ma riacciuffarli nella capacità di guidare l'innovazione nei comparti più avanzati. Nel nostro Paese, in Europa, servono investimenti nella ricerca e nell'innovazione, intelligenza artificiale, infrastrutture di ricerca, reti tra nuovi saperi e industria. Occorre promuovere filiere strategiche che integrino digitalizzazione, sostenibilità ambientale e coesione sociale.

È decisivo che le imprese, in particolar modo le piccole e medie, non vengano lasciate indietro, ma siano accompagnate attraverso incentivi selettivi. L'altro macigno che grava sulla competitività è il costo dell'energia. L'Europa paga l'energia più di Stati Uniti e Cina, l'Italia più di tutti gli altri Paesi europei, con un forte impatto sulle imprese italiane e sulla competitività del nostro Paese. L'Europa deve, quindi, giocare un ruolo decisivo nel ridurre il costo dell'energia, promuovere le fonti rinnovabili e favorire un ecosistema stabile per gli investimenti.

Quello che manca, in buona sostanza, per garantire la competitività dell'Unione europea è una vera e propria politica industriale europea fondata su quattro pilastri: potenziamento della capacità produttiva, costruzione di catene del valore comune, indipendenza energetica, autonomia strategica.

Dobbiamo innovare e rilanciare il nostro sistema produttivo. La dimensione e il protagonismo europeo sono essenziali e, quindi, l'Europa deve cambiare in questo senso, produrre riforme e investire risorse. È necessario proseguire con decisione e rafforzare la politica europea di investimenti comuni, avviata con Next Generation EU, rendendola strutturale. Sono necessari almeno 800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi annui, da finanziare anche attraverso un nuovo debito comune. Per tradurre questi investimenti in risultati concreti occorre un bilancio dell'Unione europea più ambizioso e servono strumenti permanenti di investimento comune.

Il passo in avanti che dobbiamo ottenere in Europa è proprio questo. Non basta più limitarsi a dettare regole e tempi, ma è necessario mettere gli strumenti di accompagnamento a disposizione; costruire una vera politica industriale comune; fare gli interessi nazionali oggi e pretendere più coesione europea, più strumenti comuni europei, più politiche comuni. Lo dimostra la vicenda dei dazi unilaterali imposti dall'amministrazione Trump. Essere stati accondiscendenti, essersi baloccati con attestati di vicinanza politica, aver indossato il cappellino MAGA (Make America Great Again) non è servito a niente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). I sovranismi nazionali di cui siete tanto orgogliosi hanno avuto la responsabilità politica di non aver fatto valere il peso di un'Europa coesa e determinata nel difendere i propri interessi. Il risultato è che i dazi colpiscono in modo rilevante le esportazioni europee italiane, incidendo sul PIL e sull'occupazione nel nostro Paese, seconda manifattura in Europa e tra i più esposti.

Avete detto, a lungo, che una volta arrivati al Governo sareste andati a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo per fare gli interessi degli italiani. Fate una cosa utile: chiedete un piano di investimenti orientato a rafforzare la politica industriale dell'Unione europea (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista); chiedete la creazione di una governance industriale europea rafforzata; chiedete la promozione di una strategia europea di commercio internazionale, che combini l'apertura verso nuovi mercati con la protezione delle filiere strategiche e un supporto concreto alle imprese esposte.

Poi, se ci riuscite, fate anche qualcosa qui, in Italia, visto che sulle politiche industriali non avete fatto niente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Automotive, chimica di base, acciaio, moda e tessile: l'elenco delle emergenze a cui non state dando una risposta diventa sempre più lungo, ma le imprese e i lavoratori italiani non possono più aspettare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. È di oggi la notizia di un attacco russo su un asilo a Kharkiv. Colpire un asilo è l'orrore più disumano che una guerra possa avere. Ormai sono innumerevoli le bambine e i bambini vittime dei crimini di Vladimir Putin. Noi ci chiediamo come, di fronte a tutto questo, ancora oggi, si possa mettere a tacere la propria coscienza. Ed è per questo, invece, Presidente, che noi abbiamo apprezzato e sostenuto la chiarezza e la forza con cui ha dichiarato un pieno e totale sostegno all'Ucraina, da parte del nostro Paese, e una condanna e un contrasto alle mire espansionistiche, imperialiste di Putin.

Guardi, lo diciamo senza doverci giustificare nel dirlo, perché siamo all'opposizione - forse non faremo notizia perché oggi non ci mettiamo a urlare insulti a lei e al suo Governo -, ma oggi la nostra è una voce ferma e forte, e continuerà ad esserlo, nel dire quello che noi riteniamo serva all'Italia e che abbiamo ritrovato nelle sue parole.

Tuttavia, Presidente - lo ha detto oggi il nostro segretario Carlo Calenda nel condividere sostanzialmente l'impianto delle sue comunicazioni a questo Parlamento - ci sono dei “ma” che vorremmo esplicitare in questo dibattito.

Il primo “ma” è una mia esperienza personale: io mi sono trovata spesso in dibattiti, anche televisivi, con esponenti della sua maggioranza. La cosa bizzarra che si è verificata è che io dall'opposizione sostenevo con forza le posizioni che lei oggi ha espresso in quest'Aula, mentre gli esponenti della sua maggioranza sostenevano delle posizioni diverse, ad esempio, affermando - come chiede una parte dell'opposizione, dell'altra opposizione - che nei confronti del conflitto russo-ucraino serva adesso mettere in campo un po' di sano buonsenso e - come dice il Presidente Trump - congelare la situazione, come se stessimo discutendo di un gioco a risiko, di una plancia, di un gioco in scatola e non di terre, di vite umane, quelle di quelle donne e di quegli uomini che, come lei giustamente ha ricordato a tutte e tutti noi, stanno resistendo eroicamente anche per la nostra difesa e la nostra libertà.

Ecco, noi pensiamo che questo buonsenso sia un modo per nascondere, invece, un vile e indegno cedimento a degli interessi filorussi, perché non c'è niente di buonsenso nel tacere di fronte a questi orrori di cui ho già detto. E non c'è niente di buonsenso nel concedere a Putin, per esempio, di rapire proprio quei bambini russofoni, dei territori russofoni, per deportarli in Russia e allontanarli dalle loro famiglie.

Ecco, siccome io penso, noi pensiamo che lei condivida questo nostro pensiero, le chiediamo di dirlo con forza intanto alla sua maggioranza, di dirlo con forza al Presidente Trump e di dirlo con forza in Europa anche agli altri Paesi che già hanno dichiarato che metteranno un veto nei confronti del sostegno a Kiev, proprio oggi che lei dice a tutti noi che non vuole togliere il diritto di veto a questi Paesi.

Secondo punto: noi condividiamo l'accesso che lei ha dichiarato alla forma SAFE europea. Azione lo aveva chiesto con forza per sostenere le spese della difesa comune. Riteniamo importante che questa difesa comune vada a costruire un'azione europea che presidi tutti i confini europei che sono i confini di fatto anche del nostro Paese. Bene, lei nella sua comunicazione ha ricordato il confine Sud, perché noi abbiamo chiaro, a differenza di alcuni colleghi della maggioranza, da chi ci vogliamo difendere. Per esempio, le basi russe in Libia ci sono e la Libia è particolarmente vicina all'Italia.

Quindi, certo che dobbiamo investire in difesa comune sui confini dell'intera Europa di cui l'Italia fa parte. Però, allora, Presidente, le chiediamo: perché non avete esplicitato con nettezza e chiarezza nel quadro programmatico che avete presentato con la legge di bilancio l'inserimento del quadro SAFE e lo avete rimandato, invece, ad una futura discussione? Noi sappiamo il perché. Perché avete un partito nella vostra maggioranza che, anche in quest'Aula, ha ribadito che sarebbe contrario. Ma, invece, è quello che serve al Paese e, quindi, noi la sosteniamo nell'andare avanti con forza in questa direzione.

Così come abbiamo apprezzato la posizione sul Medio Oriente, abbiamo apprezzato che il Governo finalmente abbia detto una parola chiara, ad esempio, sulle sanzioni verso i Ministri del Governo Netanyahu, le sanzioni individuali che l'Europa deve mettere e che Azione ha chiesto con forza. Quello che oggi è un contesto, diciamo, una situazione di tregua, che abbiamo tutti quanti dichiarato con forza essere positiva, deve essere trasformata in un processo di pace anche a tutela del popolo palestinese, del riconoscimento dello Stato palestinese e della liberazione da parte dei terroristi di Hamas.

Però, Presidente, perché a Gaza – come giustamente lei dice - noi siamo disposti a mandare in un contesto internazionale, in un'azione internazionale di pace e di presidio alla pace i nostri soldati, ma in Ucraina in un'analoga situazione di contesto internazionale, di presidio alla pace, quando di pace si potrà davvero parlare, dice “no” all'invio dei soldati? È solo perché al partito della sua maggioranza, al Ministro Salvini questo farebbe dispiacere? Guardi che non è molto coerente. Quindi, questo ci pare un altro punto che andrebbe chiarito.

Ultima questione: bene anche il sostegno con forza al piano del Presidente Draghi per la competitività europea che prevede - lo dico in modo che sia chiaro a tutti - l'accesso alla forma del debito comune. Quindi, in virtù anche dell'autorevolezza che lei ha rivendicato con orgoglio e credo che bene abbia fatto dal suo punto di vista - prima donna a guidare questo Paese, terzo Governo più longevo della storia della Repubblica - con questa autorevolezza vada in Europa e dica con forza: l'Italia chiede la piena attuazione del piano Draghi a partire dall'introduzione di un debito comune per poterlo finanziare. Perché oggi non c'è spazio per ambiguità o tentennamenti o balbettii. Noi dall'opposizione questa chiarezza l'abbiamo ed è la stessa chiarezza che chiediamo al Governo del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Buongiorno Presidente, io ho solo due minuti. In due minuti le chiedo solo due cose. La prima: io non ho difficoltà a dire che la politica estera che lei ha intrapreso sulle due questioni principali dei nostri tempi, cioè il conflitto a Gaza e il conflitto in Ucraina, è esattamente la politica estera nella quale io mi riconosco e si riconosce il Partito liberaldemocratico. Non so quanti partiti in questo Parlamento quando vanno a letto la sera possono dire la stessa cosa. Io sogno un partito in cui sulla politica estera c'è unità fra le forze di maggioranza e di opposizione come si confà a un grande Paese. La cosa che non capisco, però, Presidente è quando lei si scaglia contro il voto all'unanimità.

Il voto all'unanimità oggi in Unione europea c'è praticamente solo per la politica estera e per altre questioni, forse minori in realtà, per l'armonizzazione delle imposte indirette – e, qua, non so se cambieremo mai l'IVA - perciò come fa lei ad affermare la necessità di un nuovo protagonismo dell'Unione europea nel mondo, se nega la possibilità di superare il voto all'unanimità in politica estera?

La seconda cosa, Presidente: lei accanto a sé e alla sua destra, dopo il Ministro Ciriani, ha Schäuble redivivo. Io dico sempre al Ministro Giorgetti in audizione che lui è dottor Jekyll e mister Borghi; cioè, come fa a essere un Ministro che ha affermato - e ha tutto il mio e il nostro plauso - il rigore nei conti pubblici, quando viene da un partito che per 15 anni ci ha fatto una testa così contro il rigore dei conti pubblici? Giorgetti non mi risponde mai su questo suo tormento interiore fra dottor Jekyll e mister Borghi (Il Ministro Giorgetti: “Il tormento è tuo mica è mio!”). Lo chiedo a lei, Presidente: lei di aver fatto una legge di bilancio prudente e che guarda alla sostenibilità dei conti, se ne vergogna…

PRESIDENTE. Concluda.

LUIGI MARATTIN (MISTO). …o ne è fiera? Se non ci fossero stati i vincoli europei, l'avrebbe fatta così oppure no? Cosa pensa: può rivendicare questo risultato di prudenza nei conti pubblici o se ne vergogna?

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Candiani. Ne ha facoltà.

STEFANO CANDIANI (LEGA). Grazie, Presidente. Ma credo che l'onorevole Marattin non farebbe fatica ad avere già una risposta, se pensasse che Giancarlo Giorgetti viene da Varese, pragmatica terra lombarda (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Punto. Abbiamo già dato una risposta sul perché sì, sul perché ora e sul perché quando.

Vede, noi abbiamo un Consiglio europeo, Presidente, che prevede: Ucraina, Medioriente, difesa e sicurezza europee, competitività, duplice transizione, alloggi e migrazione. È un corposissimo ordine del giorno che, come sempre, la vedrà impegnata in faticosi incontri che sono già stati trattati dagli sherpa in questi giorni, ma che necessitano del sigillo politico. Per mettere un sigillo politico occorre avere autorevolezza. Non piacerà all'opposizione, ma questo è quello che bisogna riconoscere: la sua azione politica ha dato e sta dando a questo Governo credibilità.

Come credibilità ha acquisito il Governo mettendo i conti in ordine, con una gestione - ripeto – pragmatica, nello stile del Ministro Giorgetti, e che caratterizza l'azione dei Ministri della Lega. “Le nostre politiche hanno aiutato Pechino nel solare, nelle batterie, nelle auto elettriche. Adesso rischiamo una nuova dipendenza”. Queste frasi non le ha dette qualcuno di noi, non le ha dette l'onorevole Bagnai piuttosto che qualcuno del mio partito politico, ma sono affermazioni di tutta evidenza fatte da Ursula von der Leyen negli scorsi giorni. Benvenuta! Hanno capito che gli errori ideologici hanno spinto l'industria europea nelle braccia di Pechino. Ecco, questa è la ragione per la quale noi continuiamo a nutrire diffidenza rispetto alle proposte che vengono fatte in sede europea. Perché oggettivamente le scelte finora fatte hanno dimostrato incapacità e immaturità politica. Immaturità certamente nella visione della politica estera: l'Unione europea è completamente assente nel giungere a una soluzione di pace tra Israele e la situazione a Gaza ed è completamente assente in qualsiasi discussione seria riguardo al cessate il fuoco su Ucraina e Russia.

Ecco, questo è quello che ci preoccupa, ancora di più se si sente dire, come nelle ultime affermazioni di von der Leyen, che è ancora più necessario che ci sia una politica europea sulla difesa. Attenzione! Attenzione, Ministri! Attenzione, Presidente Meloni! Perché l'indebitamento proposto per la difesa è sostanzialmente il nuovo cavallo di Troia per condizionare la nostra politica economica. Noi abbiamo certamente bisogno di spesa in difesa, a partire da quell'interna, e di consolidare la nostra capacità di garantire ai cittadini la sicurezza interna innanzitutto. Abbiamo bisogno di garantire certamente il rispetto degli impegni dei patti presi all'interno della NATO, ma abbiamo bisogno anche della consapevolezza che, se ci si affida a strumenti di indebitamento europeo, che prevedono alte condizionalità, si arriva inevitabilmente a produrre lo stesso effetto che qualcuno avrebbe voluto tenere con il MES al tempo.

Presidente, ricordiamo poi - e mi avvio velocemente a concludere - di non seguire entusiastiche dichiarazioni per le quali, con l'ennesimo pacchetto di sanzioni, avremmo piegato la Russia e saremmo giunti a un cessate il fuoco, perché queste erano le stesse dichiarazioni che faceva l'allora Presidente Draghi il 21 settembre 2022 sull'efficacia delle sanzioni.

Occorre il pragmatismo che potrà piacere o non piacere, ma che ha dimostrato il Presidente degli Stati Uniti nella chiusura della questione palestinese. Occorre evitare che ci sia assuefazione allo stato di guerra. Sono 4 anni che ormai continuamente parliamo in queste Aule dello stato di guerra in Ucraina. Non ci può essere peggiore nemico che l'assuefazione e l'abituarsi a pensare che ci sia sempre bisogno di mettere legna sul fuoco, perché questo fuoco si spegnerà mettendoci legna. Occorre certamente giungere a una soluzione per salvare le vite degli ucraini e perché ne abbiamo bisogno noi per i nostri conti. I nostri conti non vanno in difficoltà per questioni di dazi: vanno in difficoltà per il costo dell'energia e vanno in difficoltà per una dipendenza, ancora troppo forte, rispetto alle forniture di energia che vengono da fuori l'Unione europea.

C'è una questione poi di polemica. Le opposizioni hanno fatto polemica su tutto. Mancava ovviamente che non ci fosse una polemica su un video che riguarda le dichiarazioni fatte da Trump sul rapporto tra Italia e Stati Uniti per la gestione dei dazi. Non vedo il Ministro Lollobrigida, ma so che ci sta ascoltando. Bene fa l'Italia se deve trattare con gli Stati Uniti direttamente per difendere la propria industria agroalimentare, perché non possiamo permetterci di andare in difficoltà su questo. Dovere è, all'interno dello scacchiere europeo, affidarsi alle trattative per quanto riguarda gli accordi che fa l'Unione europea rispetto agli Stati Uniti, badando bene che l'interesse dell'Unione europea non può essere quello della Germania e della Francia e non quello dell'Italia. Ricordiamo che l'interesse comune non è la sommatoria degli interessi particolari.

Ci sono poi polemiche che avremmo voluto evitare di sentire in queste giornate e mi riferisco alle dichiarazioni fatte dall'onorevole Schlein quando, parlando del nostro Paese, lo ha descritto come un Paese dove la libertà e la democrazia sono a rischio, laddove e quando l'estrema destra è al Governo, alludendo a Palazzo Chigi e alla Casa Bianca. Sono surreali. Ma questo non vuol dire - per l'amor di Dio - non ammettere al dibattito politico gli argomenti, ma vuol dire dare una relazione tra causa ed effetto. In Italia c'è libertà, la libertà è garantita dalla nostra democrazia e chiunque va all'esterno a descrivere l'Italia come un Paese non democratico, dove a comprimere la libertà di stampa è il Governo, racconta una bugia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Questi, Presidente, sono gli stessi che tifano perché gli accordi di pace a Gaza falliscano, ma sono gli stessi che poi vengono qua dentro a dirci che il Governo avrà poco di concreto e di utile da dire a Bruxelles.

Noi abbiamo sentito certamente molto di astratto ed inconcludente dagli interventi delle opposizioni. È invece utile ricordare che anche in questa circostanza, come è avvenuto questa mattina quando abbiamo trattato di politiche di coesione, le opposizioni hanno presentato 5 differenti mozioni e, come questa mattina in Senato, le opposizioni hanno presentato 4 differenti risoluzioni. Noi siamo compatti con questa maggioranza e le diciamo: Presidente, vada a Bruxelles e rappresenti l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.

VITTORIA BALDINO (M5S). Signor Presidente, oggi che celebriamo i tre anni di questo Governo, dovremmo fare un'operazione verità. Allora, io vorrei sfidare la Presidente Meloni a fare un gioco estremo oggi con noi: rispondere a delle domande, cosa che non fa mai e che non è solita fare. Allora, cominciamo da un tema che lei ha trattato nella sua relazione al Senato poco fa: l'immigrazione.

Lei ha celebrato le sue politiche sull'immigrazione come un successo e allora io vorrei chiedere alla Presidente Meloni e al Governo, così schierato oggi: ma come fate a celebrare le vostre politiche migratorie come un successo se, per poterle sbandierare come un successo, siete costretti a manipolare anche i dati che voi stessi diramate, dicendo che da quando ci siete voi gli sbarchi sono diminuiti? Se c'è stata una diminuzione, cari colleghi, care colleghe e cari esponenti del Governo, sì, c'è stata, ma da quando al Governo c'era Giorgia Meloni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e da quando al Ministero dell'Interno c'era Matteo Piantedosi, mentre i dati che oggi voi sbandierate come un successo in realtà sono gli stessi dati del Governo Draghi quando al Ministero c'era la Ministra Lamorgese, per la quale voi chiedevate le dimissioni un giorno sì e l'altro pure.

Come fate a sbandierare le vostre politiche migratorie come un successo se il vostro cavallo di battaglia sulla politica migratoria è stato un memorandum con l'Albania che è il più grande fallimento della storia dell'immigrazione negli ultimi anni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? È il più grande flop, è la più grande e dispendiosa operazione di propaganda politica mai esistita. Sapete quanto hanno speso i cittadini italiani? Anzi, a proposito, oggi celebriamo anche un anno dai centri in Albania. Sapete quanto ci sono costati questi centri in Albania? Un milione a migrante per centri che hanno trattenuto 100 migranti e ne avrebbero dovuti trattenere 3.000 al mese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Cento migranti in un anno, e voi lo sbandierate come un grande successo. Come fate a sbandierare come un grande successo la vostra politica migratoria, se, per amore della vostra propaganda sui migranti, ci avete fatto fare una grandissima figuraccia internazionale, rispedendo in Libia un torturatore, una persona perseguitata e ricercata dalla Corte penale internazionale, rilevando un ricatto del nostro Paese per le politiche migratorie? Vi do una notizia, cara Presidente Meloni: l'80 per cento degli sbarchi che sono stati rilevati in Italia nell'ultimo anno arriva proprio dalla Libia. Allora, come fate a rivendicare le vostre politiche migratorie come un successo?

Dite la verità. Saremo pure iracondi, invidiosi o peccatori di accidia, ma il nostro dovere, signora Presidente, non è fare gli adulatori, come abbiamo sentito poco fa nell'Aula rispetto agli interventi di maggioranza, ma fare delle domande. Allora, io vorrei porle un'altra domanda, signora Presidente. Lei ha detto che rispetteremo gli impegni assunti in sede NATO e con l'Europa per l'aumento delle spese militari, ma da ciò non arriverà nemmeno un euro sottratto alle vere priorità del Paese.

Allora, siccome vi siete impegnati, per vostra stessa ammissione, nel Documento programmatico di finanza pubblica, a spendere ulteriori 23 miliardi in armi, o ci intendiamo su quali sono le vere priorità del Paese o allora vuol dire che state dicendo una falsità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Allora la domanda è: dove li prendete, signora Presidente, questi 23 miliardi? Dove li prendete? Ditelo! Quando io leggo la vostra legge di bilancio, dove c'è scritto “taglio alla spesa sociale”, io leggo “spesa militare”.

Quando nella legge di bilancio c'è scritto “diminuzione al tetto delle assunzioni del personale sanitario”, io leggo “spesa militare”. Dove c'è scritto “accorpamento e chiusure di 700 istituti scolastici” - lo avete fatto in questi 3 anni di Governo -, io leggo “spesa militare”. Dove c'è scritto “tagli agli incentivi alle imprese” - signora Presidente, è il 31° mese consecutivo di crollo della produzione industriale e non fate nulla per aumentare la produzione industriale delle nostre imprese -, io leggo “spesa militare”. Dove c'è scritto che l'aumento della spesa militare è condizionato alla diminuzione del disavanzo, io leggo che i sacrifici che voi state chiedendo oggi al popolo italiano non li state chiedendo per spendere domani i soldi dello Stato per nuovi ospedali, per non chiudere le scuole, per aumentare il potere di acquisto delle nostre famiglie, per aumentare la produttività delle imprese.

No, voi state chiedendo sacrifici oggi agli italiani per aumentare la spesa militare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Allora, abbiate almeno il coraggio di dirlo, non siate pavidi! Dite qual è la vera priorità di questo Governo Meloni. Allora, signor Presidente, mi avvio a conclusione. Faccia una cosa per celebrare il terzo compleanno del suo Governo, signora Presidente, faccia un regalo a noi, faccia un regalo a lei, faccia un regalo agli italiani: dica per una volta la verità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Gardini. Ne ha facoltà.

ELISABETTA GARDINI (FDI). Grazie, signor Presidente. Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, colleghi, il prossimo Consiglio europeo si terrà, ancora una volta, in un momento di grandi trasformazioni e tensioni globali, ma, ed è ciò che da qualche tempo fa la differenza, l'Italia, dopo anni in cui la nostra voce a Bruxelles sembrava flebile o addirittura assente, si presenta con la forza di un Governo stabile, con una visione chiara e con una credibilità che le viene riconosciuta da tutti i partner europei e internazionali.

E allora mi piace ricordare proprio oggi, al compimento del terzo anno di questo Governo, che il Fondo monetario internazionale ha riconosciuto la solidità della nostra economia; che l'agenzia DBRS Morningstar ha promosso l'Italia alla fascia A; che lo spread è ai minimi storici; che, grazie al Presidente Meloni e al suo Governo, l'Italia è un punto di equilibrio, un ponte tra Mediterraneo, Europa e Alleanza atlantica. È un'Italia che dialoga con tutti, ma che non si piega a nessuno, che parla con autorevolezza perché sa di avere una bussola, una bussola precisa: l'interesse nazionale inserito nell'interesse europeo.

E allora, Presidente, la ringraziamo per le parole dette sulla proposta di modifica della Legge europea sul clima.

La ringraziamo per avere detto con chiarezza, come è sua consuetudine, che l'Italia non potrà sostenere la proposta della Commissione così come formulata, serve un vero e sostanziale cambio di approccio. Sottoscriviamo le sue parole sulla neutralità tecnologica, principio che c'è, ma che è tanto bistrattato almeno quanto il principio della sussidiarietà. E la ringraziamo per come l'Italia sta contribuendo con forza ad un cambio di paradigma, riportando al centro semplificazione e competitività per rimediare agli errori del passato che hanno indebolito l'Europa.

C'è un'immagine che riassume meglio di qualsiasi discorso questo nuovo ruolo dell'Italia grazie a Giorgia Meloni: Sharm el-Sheikh. In un momento di massima tensione, con i riflettori del mondo puntati sul Medio Oriente, Giorgia Meloni era l'unica donna accanto a tanti leader, protagonista attiva del piano di pace promosso dall'Amministrazione americana. Una foto con un forte valore simbolico: Giorgia Meloni rappresentava un'Italia autorevole, rispettata e fedele a se stessa, e ha cancellato anni di subalternità.

Ha fatto dimenticare tante foto negli anni di figure femminili, che allora ricoprivano ruoli politici a livello nazionale e internazionale, che si presentavano prone e compiacenti, indossando il velo, che certamente non appartiene alla nostra cultura e identità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), come fosse indispensabile per mostrarsi accettabili. Grazie, Presidente, ha dimostrato che non era indispensabile, era una scelta. La ringraziamo per avere dimostrato che si può essere una Nazione dialogante senza mai rinunciare alla propria identità, e noi saremo al suo fianco per difendere il lavoro, la libertà e la sovranità di una grande Nazione europea: l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. L'Europa è di fronte a sfide esistenziali, ha detto il Presidente Mattarella. Stiamo vivendo un chiaroscuro della storia, una spirale di guerra e protezionismo, attacco alle istituzioni multilaterali. Se tornano la diplomazia delle grandi potenze e le sfere di influenza, l'Europa è tagliata fuori, e non da questo o quel tavolo, ma dalla storia. Presidente Meloni, l'Italia in serie A c'è sempre stata, protagonista dell'integrazione europea, alfiere del multilateralismo, del diritto internazionale, della costruzione di pace e dialogo nel Mediterraneo.

Questa è la nostra storia e non inizia con lei. Avremmo voluto discutere di come preservare questo ruolo, come Italia, come Europa, nel mondo nuovo, un discorso all'altezza di questo tempo tragico per certi versi. E invece non ce la fa, in Parlamento deve attaccare le opposizioni. A Gaza la tregua noi la chiedevamo da 2 anni, voi solo nel febbraio del 2024, sulla base di una nostra mozione. Quando è arrivata, abbiamo gioito, chiunque l'avesse portata. Certo è fragile, fragilissima, incerta.

Una tregua non è una pace, tra l'una e l'altra servono dei passi da compiere, serve la politica e anche la giustizia, perché i crimini compiuti non possono restare impuniti, se vogliamo ricostruire la credibilità e l'integrità del diritto internazionale, che a Gaza sono state seppellite (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Contro tutto questo si sono mobilitate le opinioni pubbliche. Trump ha detto a Netanyahu: non puoi fare la guerra contro tutto il mondo.

Lui lo ha capito, lei ancora no, perché qui ha parlato di cinismo, a favore di telecamere, per le missioni umanitarie. Mi ha colpito, sa perché, Presidente? Perché ha parlato di cinismo anche per descrivere quel macellaio di Putin, che le missioni umanitarie le bombarda (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Lo stesso termine, lo stesso concetto. Lei è la Presidente del Consiglio di tutti, anche di chi manifesta pacificamente, anche di chi va in missione umanitaria. Vanno ringraziati, non criminalizzati.

Poi, certo, la pace la porta la diplomazia, giusto, ma, fin qui - raccontatevi quello che volete -, noi non ci siamo stati. A Sharm el-Sheikh, i leader europei erano comparse, tutti, non solo lei e non ci fa piacere, anche perché non è stato sempre così. Nel 2006 fummo noi a spingere l'Europa e le Nazioni Unite sulla tregua in Libano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e non è detto che non sia così in futuro, ma dipende dalle scelte politiche che faremo sul riassetto degli equilibri in Medio Oriente, sulla questione palestinese.

Lei ha parlato qui degli orrori di Hamas, il nostro stesso sconcerto, si figuri quando l'abbiamo sentita paragonare quell'organizzazione terroristica alle opposizioni democratiche del suo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista); sarà stato l'appello alla responsabilità. Glielo faccio io un appello. Nel Piano Trump, la prospettiva dei due Stati è avvolta nella nebbia, c'è un solo modo per diradarla: riconoscere lo Stato di Palestina, perché significa riconoscere non Hamas, ma l'Autorità palestinese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), per dargli forza, condannare l'occupazione illegale, l'annessione della Cisgiordania. Lo hanno fatto più di 150 Paesi: è degno dell'Italia arrivarci per ultimi?

Non c'è pace senza l'Ucraina, non c'è sicurezza senza l'Europa, lo diciamo anche noi e lo diciamo dal primo giorno, ma qual è l'iniziativa dell'Europa? Ora c'è attesa per questo nuovo vertice tra Trump e Putin, forse in Ungheria. Io credo che anche lei, anche se non lo dirà mai, spera che non si ripeta l'errore dell'Alaska, il cui unico esito è stato una rilegittimazione di Putin sul piano internazionale, che ha usato per continuare a massacrare l'Ucraina, i civili inermi e chi resiste eroicamente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Sì, e lo sdegno del Parlamento su questo io voglio credere che sia unanime. Ma di una cosa sono certo: Vannacci, il supporter del macellaio del Cremlino, non lo troverete qui. Qui non troverete gli amici di Orbán, che sono amici di Putin, di questo sono certo.

Lei ha parlato di Occidente e l'Occidente sono diritti umani, democrazia: questo dovrebbe essere ancora oggi, non la legge del più forte, i tagli agli organismi internazionali, il letame sulle opposizioni, la deportazione dei migranti, il modello Albania da esportare. Chissà cosa diranno in Europa quando scopriranno che quei centri sono costati più di un milione di euro a migrante: uno spreco enorme per una crudeltà gratuita.

Lei ha detto altre volte che la sua idea di Europa non è la nostra. Ci sta, ma noi le diciamo qual è la nostra, non abbiamo sentito qual è la sua. E basta ipocrisie, Presidente, perché lei in Europa è al Governo, ha un vice presidente della Commissione, al Consiglio europeo ci va a lei e anche noi, pur non risparmiando critiche nelle nostre battaglie, abbiamo sostenuto questa Commissione, perché quelle che lei chiama “bizzarre maggioranze parlamentari” sono la democrazia. E, allora, invece di fare l'opposizione all'opposizione, dica anche a noi quale Europa secondo lei serve nel mondo di oggi, quale Europa almeno serve all'Italia. Ha attaccato il Green Deal e, allora, diciamoci la verità: le direttive e i regolamenti sul Fit for 55 li avete negoziati voi, non noi, che per attuarlo volevamo investimenti comuni e politiche di innovazione, per recuperare una credibilità che era stata perduta prima, e una competitività che non c'era nelle nostre posizioni.

Qui ci dice: servono risorse. Noi le abbiamo portate le risorse con il PNRR; con voi l'Europa torna ad essere quella dell'austerità contro cui urlava dall'opposizione e che noi, invece, avevamo cambiato dal Governo durante la pandemia, perché non la fa una battaglia sul debito comune (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) o l'orgoglio italiano è l'interesse nazionale si fermano davanti ai Wilders, agli Orbán (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Noi proponiamo un Next Generation EU di 800 miliardi di investimenti comuni, non solo per la difesa, che deve essere europea se non vogliamo sguarnire il fianco Sud, perché, altrimenti, la corsa scoordinata al riarmo di 27 nazioni non porterà altro che al riarmo tedesco e, soprattutto, al riarmo dell'Est.

Qui ci dice che vuole difendere la nostra industria: ma chi le ha impedito di presentare uno straccio di politica industriale, se non europea, almeno nazionale, dopo il record del crollo della produzione industriale? E la nostra industria - le do questa notizia, perché nella relazione, forse, le è sfuggita - è minacciata da una cosa che si chiama “dazi di Trump”. L'accordo siglato da von der Leyen sulla vostra linea compiacente con Trump è una resa. Lei fa i regali alle multinazionali americane, al G7; lui le fa i complimenti e rilancia i post che lei poi è costretta a smentire, però, poi, annuncia i dazi sulla pasta. Vede, l'interesse nazionale non coincide con il suo ego, Presidente. E basta giochini, e chiudo: lei continua a rimproverare l'immobilismo dell'Europa, ma quell'immobilismo è il frutto degli egoismi nazionali delle destre al governo, di una Commissione che vi corre dietro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), dei veti che lei oggi ha detto di voler riaffermare, Presidente.

PRESIDENTE. Concluda.

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). E, per ogni mancata risposta, anche qui, oggi, lei ha indicato un nuovo nemico. Un grande Presidente americano, conservatore, diceva che una casa divisa non può reggere: no, non era Donald Trump (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Loperfido. Ne ha facoltà.

EMANUELE LOPERFIDO (FDI). Grazie, Presidente. Presidente Giorgia Meloni, innanzitutto buon anniversario a lei e a tutto il Governo, ma soprattutto grazie (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), grazie perché avete reso l'Italia coerente, credibile, protagonista. E in situazioni di tensioni, situazioni di guerre che ci circondano, l'Italia lavora con equilibrio, con responsabilità, con concretezza, non si fa scrivere l'agenda della diplomazia dal mozzo della Flotilla. Un'Italia della quale essere fieri (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), un'Italia, un Governo, una coalizione che lavorano per la pace, sapendo che c'è una grande differenza tra la pace e la resa, sapendo che non c'è pace possibile se non si distingue tra vittime e carnefici, tra aggredito e aggressore, tra chi difende la libertà e chi la calpesta e, soprattutto, tra chi combatte l'antisemitismo e chi l'antisemitismo o gli antisemiti li candida alle elezioni regionali, con frasi che dicono: “peccato che il lavoro di Hitler fosse non concluso”. Queste persone non hanno niente a che fare con la democrazia e dovrebbero essere espulse da ogni lista elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Un Governo che, in soli tre anni, ha impostato le direttrici sulla base dei valori che da sempre ci hanno contraddistinto, e hanno contraddistinto il nostro impegno in politica - atlantismo, europeismo, battaglia per la difesa della libertà, della sovranità e della democrazia -, e che in Europa ha imposto un'agenda che è prioritaria per tutti: controllo dei flussi migratori e un Green Deal che sia sostenibile anche per l'economia. Un Governo che sta lavorando concretamente per la stabilità del Mediterraneo, con un Piano Mattei che è punto di riferimento per tanti Stati europei. La stabilità del Mediterraneo è un dovere per tutti ed è un'opportunità di sviluppo per noi.

Signor Presidente, l'Italia è tornata al centro della scena internazionale, riconosciuta come voce autorevole e punto di equilibrio nel mondo. Lo dice la rivista americana Time, che ha scritto che Giorgia Meloni sta costruendo una nuova forma di nazionalismo popolare, radicato e occidentale, ma pienamente impegnato nelle alleanze europee e atlantiche, sottolineando che il suo esempio influenzerà la direzione futura della democrazia occidentale. Ecco, colleghi, dove Giorgia Meloni sta conducendo l'Italia e, con essa, l'Europa: verso una nuova stagione di sovranità, di coraggio e di responsabilità, dove la parola Nazione è sinonimo di libertà. Tre anni dopo quel giuramento, l'Italia siede idealmente a capotavola del consesso europeo, con la forza della sua identità, la credibilità della sua politica estera e il rispetto dei suoi alleati. Questa è l'Italia che vogliamo: libera, sovrana, protagonista, fedele ai suoi valori, capaci di costruire pace e sicurezza nel mondo. Noi siamo con lei, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È così conclusa la discussione.

(Annunzio di risoluzioni)

PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Mantovani, Candiani, Rossello, Pisano ed altri n. 6-00207, Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00208, Braga ed altri n. 6-00209, Zanella ed altri n. 6-00210, Richetti ed altri n. 6-00211, Boschi ed altri n. 6-00212 e Della Vedova e Magi n. 6-00213. I relativi testi sono in distribuzione (Vedi l'allegato A).

(Replica e parere del Governo)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni.

GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Grazie, Presidente. Sarò abbastanza breve. Voglio ringraziare ovviamente tutti i colleghi che sono intervenuti nella discussione e mi concentrerò su cose che non ho già detto stamattina, nella relazione e nelle repliche, e su quello che non condivido che ritengo meriti una risposta.

Voglio dire al collega Bagnai che sono d'accordo con quello che diceva relativamente alla strategia europea. È un fatto, colleghi, che per anni, anche nel nostro dibattito, in molti abbiano tentato di spiegare come l'elettrificazione forzata, come unica opzione, rischiasse di andare soprattutto a vantaggio dei nostri competitori sistemici, prima di tutti la Cina. Venivamo per questo definiti, nella migliore delle ipotesi, dei retrogradi, poi, come spesso è accaduto negli ultimi anni, la storia ci ha dato ragione. Ora l'Europa cerca di correggere alcuni dei molti errori che ha commesso. Cerca di farlo nonostante le spinte contrarie di chi tende a non confrontare le sue granitiche convinzioni con la realtà dei fatti. L'Europa in ogni caso tenta di correggere, credo che sia un bene, credo che vada data una mano (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare) e credo che, per dare una mano, delle volte si debba anche dire di “no” rispetto ai tentativi che si continuano a fare di una deriva che non tiene conto di quello che sta accadendo sul quadro geopolitico.

Penso, come dicevo, che siano positivi gli ultimi passi in avanti, in particolare da parte della Commissione. Citavo la lettera che la Presidente della Commissione ha inviato in vista del Consiglio europeo sul tema della competitività dove, per la prima volta, ad esempio, seguendo quella che è stata anche una lunga, faticosa, battaglia italiana, si apre all'utilizzo dei biocarburanti. Ora voi capite che l'utilizzo dei biocarburanti, andando verso quindi la neutralità tecnologica, consentirebbe di salvare i motori endotermici, che significa salvare un pezzo fondamentale della nostra industria, della nostra economia (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare – Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Mi auguro che almeno su questo possiamo tutti essere contenti e spingere tutti nella stessa direzione.

Voglio dire al collega Faraone che, diciamo, ha totalmente decontestualizzato quello che io avevo detto al Senato almeno in due occasioni, e quindi mi corre l'obbligo di tornarci su. Intanto, sulle Big Tech, io mi sono limitata a smentire l'accusa del collega Borghi di aver dato delle garanzie al Presidente degli Stati Uniti americano riguardo alla tassazione sulle Big Tech. Ho banalmente dichiarato di non averlo fatto, ricordando che quando assumo un impegno sono abituata a farlo pubblicamente e non sono abituata, com'è accaduto in altri casi, a prendere impegni che poi o smentisco o faccio finta di non aver preso di fronte alla pubblica opinione.

Dopodiché, sull'invio delle truppe, dice che io vi ho accusato di essere favorevoli all'invio delle truppe in Ucraina. Anche qui, il collega Borghi diceva e mi accusava, e accusava il Governo, di indietreggiare sull'Ucraina, motivando questo indietreggiare con il nostro rifiuto all'invio di soldati in Ucraina. Io, chiaramente, ne ho dedotto che voi non foste d'accordo con la mia posizione; prendo atto che, invece, siete d'accordo con la posizione che, in questo caso, mi pare una volta tanto una posizione sostanzialmente quasi unanime all'interno di quest'Aula, ma allora non c'è ragione di accusare l'Italia di indietreggiare sull'Ucraina: delle due l'una (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Quindi per chiarire che, di solito, quando dico delle cose spero che vengano riprese per quello che ho detto. Dopodiché, collega Faraone, lei con il solito garbo, mi ha paragonato a Gollum, ma temo che lei non abbia letto Il Signore degli anelli, perché, vede, Gollum è la metafora di chi non riesce a fare a meno del potere. Ora stia tranquillo che io, per mantenere il potere, non sarò mai disposta a fare quello che ho visto fare da molti dei miei predecessori (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

Collega Della Vedova, sul diritto di veto non torno. Non siamo d'accordo sul tema del superamento del diritto di veto, dell'unanimità, per andare verso - questo vale anche per il collega Marattin - il superamento dell'unanimità. Su questo mi pare evidente che le nostre posizioni sono diverse. Del resto, lei guida un partito che si chiama + Europa e io ne guido uno che si chiama Fratelli d'Italia, quindi, evidentemente, abbiamo di fondo delle priorità che sono diverse (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Dopodiché, sul tema dell'Occidente mi ha colpito quello che le ho sentito dire, perché, vede, io penso che, fondamentalmente, una grande differenza che esiste tra noi e molte delle cose che sento quando vengo in quest'Aula è che, secondo noi, la storia non si legge con la lente dell'adesione di partito. In buona sostanza, la tesi che lei sosteneva, e che ho sentito anche sostenere questa mattina, è che questo Occidente, in fin dei conti, forse non merita più di essere difeso, perché guardiamo le scelte che fa il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e siccome non condividiamo le scelte che fa Donald Trump negli Stati Uniti, forse l'Occidente non vale più la pena di essere difeso. Guardi, io non la penso così. Io credo nell'Occidente oggi che gli Stati Uniti sono guidati da Donald Trump, come ci credevo, pur non condividendo molte delle cose che faceva in patria, quando gli Stati Uniti erano guidati da Joe Biden. La differenza è che per me la priorità è data dai valori di una civiltà, che sopravviveranno ai Governi, che sopravviveranno a noi, che sopravviveranno a Trump, che sopravviveranno a Biden, che sopravviveranno se noi saremo in grado di continuare a difenderli e a batterci per quegli ideali (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare). Se invece facciamo l'errore di anteporre l'adesione di partito a quella che è stata la nostra civiltà, siamo noi che stiamo distruggendo la nostra civiltà (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

Collega Ricciardi, io non so perché vi appassioni trattare proprio le materie sulle quali siete più in difficoltà. Allora, lei ha esordito dicendo - con i soliti toni molto enfatici - che questo Governo, in buona sostanza, sbaglia perché le banche hanno avuto molti dividendi e noi non abbiamo preso abbastanza risorse dalle banche per la legge di bilancio. Perfetto. Possibile. Però devo fare io due domande. Punto primo: come hanno collezionato le banche quei dividendi? Le banche hanno collezionato quei dividendi grazie, soprattutto, a due provvedimenti: i crediti fiscali del super bonus e la famosa potenza di fuoco, con la quale avete consentito, con una garanzia dello Stato italiano, che gli istituti di credito rinegoziassero prestiti che avevano già dato alle famiglie e alle imprese. Ecco come hanno collezionato questi profitti, collega Ricciardi. Li hanno collezionati grazie alle scelte del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare – Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – I deputati della maggioranza si levano in piedi). Dopodiché chiedo anche di sapere…visto che i 5 miliardi di questa legge di bilancio non sono sufficienti e i 3,6 miliardi della precedente legge di bilancio non sono sufficienti - do atto che forse non sono sufficienti - , spero che nel prossimo intervento ci sarà una dichiarazione di voto e qualcuno del MoVimento 5 Stelle ci dica anche quanti soldi, quando era al Governo, sono stati chiesti agli istituti di credito per aiutare i salari come abbiamo fatto noi (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare – Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Sulla sicurezza…

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi! Non si urla!

GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Sulla sicurezza: sono molto contenta che ora vi stia a cuore il tema della sicurezza, colleghi, sempre del MoVimento 5 Stelle.

Non era quello che sembrava quando è stato fatto l'ostruzionismo che è stato fatto contro le nuove norme sulla sicurezza, per garantire sicurezza, che questo Governo ha portato avanti, che sono state definite una deriva illiberale, le norme del decreto sicurezza, che ricordo, a beneficio di chi ci guarda da casa, essere delle norme che inasprivano le pene verso chi aggredisce le Forze dell'ordine, contro chi manda i bambini ad accattonare, contro chi truffa gli anziani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), contro chi occupa abusivamente le case! Queste norme sono state oggetto di un ostruzionismo che è durato più di un anno e, quindi, sono contenta se adesso si è cambiata idea e ci si vuole aiutare a difendere la sicurezza dei cittadini.

Su Food for Gaza, il collega Ricciardi dice che è il minimo sindacale. Guardi, non so se sia il minimo sindacale. Come ho detto e come rivendico, è più di quanto abbia fatto in Europa chiunque altro e penso che sia un errore minimizzarlo, collega Ricciardi, perché non l'ha fatto il Governo, l'ha fatto l'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare)! L'ha fatto l'Italia con le sue strutture, con il suo volontariato, con i suoi militari, con i suoi funzionari. Lo ha fatto anche rappresentando voi e penso che anche voi dovreste esserne fieri, a maggior ragione perché avete salutato come un grande traguardo umanitario la consegna di 40 tonnellate di aiuti da parte della Flotilla e, quindi, a maggior ragione dovreste considerare un grande traguardo la consegna di 2.200 tonnellate di aiuti che aveva garantito l'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare)!

Collega Fratoianni, dunque su Gaza, punto primo: chiaramente segnalare che la tregua a Gaza è un successo di Trump non è qualcosa che dico per mettervi in imbarazzo. Penso che semplicemente si debba dire la verità e credo che non dica neanche che siamo stati irrilevanti, intanto perché non lo siamo stati, ma anche perché, chiaramente, a nessuno sfugge il ruolo e il peso che hanno gli Stati Uniti d'America. Avrebbe insomma sì, probabilmente, potuto essere compensato da un peso europeo, ma l'Europa su questa materia, come lei sa, non aveva una posizione unitaria.

Mi dice che voi avete salutato positivamente la tregua e ogni proposta di pace - è stato detto anche stamattina in Aula -, mi corre l'obbligo però di continuare a chiedere ai partiti dell'opposizione, di fronte a un appello che io avevo fatto - che il Governo, la maggioranza avevano fatto, quando è stato annunciato il piano di pace - di arrivare in quest'Aula e sostenere con un voto unitario quel piano di pace: perché vi siete rifiutati di farlo (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare – Commenti di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), se salutate favorevolmente ogni proposta di pace? Perché purtroppo alle parole poi non corrispondono i fatti.

Sull'Ucraina, approfitto per dire che intanto mi pare che il dibattito stia evolvendo, non all'interno di quest'Aula, fuori dai confini di quest'Aula. Avrete letto una dichiarazione nella quale il Presidente Zelensky dice che un'eventuale apertura di un tavolo di negoziazioni, basato sul congelamento del fronte, sarebbe una buona proposta. È una proposta che, anche qui, era stata tra le altre accarezzata sempre dal Presidente degli Stati Uniti. Chiaramente sarebbe un passo in avanti rispetto al dibattito che facevamo qualche settimana fa, sulla cessione di territori - lo dicevo anche questa mattina -, che la Russia non è stata in grado neanche di conquistare e che pretende le siano consegnati. Eppure anche qui devo tornare su un tema sul quale mi pare che non ci capiamo: certo che serve la diplomazia per costruire la pace, però la diplomazia ha bisogno di una precondizione e quella precondizione è la deterrenza! Se noi non avessimo aiutato l'Ucraina in questi anni, se noi non avessimo creato lo stallo sul fronte che, di fatto, il coraggio degli ucraini, ma anche il sostegno occidentale hanno garantito, oggi non ci sarebbe alcuna possibilità di aprire un tavolo di pace (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe), perché noi avremmo avuto una Nazione conquistata e non avremmo avuto bisogno di alcuna diplomazia! Il presupposto, quindi, per la diplomazia è la deterrenza e, in questo senso, ho detto mille volte ormai in quest'Aula che ritengo che il sostegno all'Ucraina, cioè costruire un equilibrio che altrimenti non vi sarebbe stato nel confronto tra le due Nazioni, era la precondizione per arrivare alla pace. Lo rivendico a maggior ragione oggi, perché è esattamente quello che vediamo accadere di settimana in settimana.

Sempre al collega Fratoianni sul Green Deal: guardi, io non credo che il nostro si possa definire negazionismo. Io ho premesso questa mattina che condividiamo gli obiettivi di riduzione delle emissioni, che condividiamo che su questo tema si debba lavorare, ma ho anche aggiunto che lo si deve fare tenendo conto della realtà, che lo si deve fare con pragmatismo. In questo senso non accetto l'accusa di un approccio ideologico, perché l'approccio ideologico significa: io ho delle convinzioni e non mi interessa se quelle convinzioni si attagliano o meno alla realtà dei fatti, che è esattamente quello che ci si propone quando oggi si continua a pretendere che l'Europa faccia di più, nonostante noi stiamo rischiando la deindustrializzazione, aiutando i nostri competitori sistemici e non stiamo neanche aiutando seriamente l'ambiente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)! Allora, io penso che quella sia ideologia, perché chiedere invece di adeguare - fermo restando che si hanno degli obiettivi - alla realtà che ci si trova di fronte le scelte che si fanno, quella non è ideologia, si chiama pragmatismo.

Dopodiché, però, non ho capito, per i colleghi che contestano la mia posizione, se condividete o non condividete le proposte che l'Italia sta portando, perché io stamattina sono stata molto, pure troppo puntuale su che cosa diciamo. Noi abbiamo detto che non siamo disponibili, allo stato attuale, a sostenere un obiettivo di emissioni intermedie al 2040 al 90 per cento, da aggiungere a quello della neutralità tecnologica al 2050, e ho detto che chiediamo un cambio di approccio basato su tre priorità. Chiare e definite condizioni abilitanti: per esempio, collega Fratoianni, conteggiare fino almeno al 5 per cento dei crediti internazionali, che vuol dire? Vuol dire che quando noi interveniamo con nostri investimenti in Paesi in via di sviluppo per aiutarli a ridurre le emissioni, quei crediti vanno considerati. È giusto o non è giusto? Perché le emissioni si definiscono globali per una ragione. Non è che se noi diminuiamo le emissioni in Europa all'interno dei nostri confini e fuori tutto continua com'era prima stiamo aiutando l'ambiente: il saldo comunque rimane negativo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)! Quindi, io credo che, per esempio, il lavoro che si fa nei Paesi in via di sviluppo per aiutare anche quei Paesi a diminuire le emissioni sia una cosa che mi aspetto venga sostenuta, esattamente come il tema di applicare flessibilità nella contabilizzazione della riduzione delle emissioni ottenute dai diversi sistemi di cattura del carbonio, perché noi dobbiamo anche rimanere aperti all'innovazione e alle nuove tecnologie.

Quand'è che abbiamo smesso di sperimentare, quand'è che abbiamo deciso: si ferma tutto qui, si ferma adesso e quello che viene scoperto domani non ci interessa perché non ne terremo conto? Ma non è l'Europa, signori, non è l'Italia, non è la nostra civiltà!

Dopodiché, abbiamo chiesto una clausola di revisione degli obiettivi. E qui torniamo al tema dell'ideologia, perché, se non si è ideologici, a un certo punto che si fa un percorso ci si ferma e si valuta quali sia il risultato di quel percorso. E se il risultato di quel percorso non è quello che ci si attendeva, si corregge il percorso. Questo fanno le persone pragmatiche che non hanno un approccio ideologico alla materia. Quindi, spero che su questo siate d'accordo, perché in tutti gli interventi che ho sentito sia questa mattina che questo pomeriggio non ho capito se queste proposte, che l'Italia porterà al tavolo del Consiglio europeo, sono o meno condivise.

Mi consenta, Fratoianni, un ultimo passaggio sulle pensioni minime, che lei citava. Ora, io devo ricordare: durante il Governo Conte 2 le pensioni minime sono cresciute di 2,50 euro in due anni; con il nostro Governo in due anni sono cresciute di 90 euro e con la terza legge di bilancio cresceranno ancora di più. Quindi, è possibile che non stiamo facendo abbastanza, però voglio dire: ma non era la sinistra che si doveva occupare dei più fragili (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare)? Che cosa è successo? Si è ribaltato il mondo? Visto che noi abbiamo fatto molto, ma molto, ma molto di più per i fragili di quello che abbiamo visto fare alla sinistra al Governo.

Collega Bonetti, apprezzo le sue parole sull'Ucraina, apprezzo la posizione di Azione, ma l'apprezzo perché è stata la stessa posizione che, come ricorderà, Fratelli d'Italia tenne, quand'era l'unica opposizione del Governo Draghi, nel senso che io continuo a ritenere che ci siano delle materie che sono molto più grandi di noi, delle nostre divisioni e che quando si deve per forza attaccarsi sulle materie di politica estera - anche quando sostanzialmente, poi, alla fine, si sarebbe d'accordo - si rischia di indebolire la Nazione.

Quello che le voglio dire è che la maggioranza è compatta e penso che lo dimostri la chiarezza della posizione italiana di questi anni, al di là di quelle che possono essere le sfumature, al di là di quelli che possono essere i dibattiti, che sono legittimi, che sono giusti, che sono anche utili, perché aiutano sempre a far ragionare. È un fatto che tutto il mondo riconosca a questa Nazione una posizione chiarissima (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare) e questo lo si deve alla compattezza della nostra maggioranza che approfitto per ringraziare.

Collega Marattin, sull'unanimità, ho già risposto. Sulla legge di bilancio, credo che sia questa la domanda che lei mi avevo fatto, perché non ero sicura: sono fiera della legge di bilancio che abbiamo fatto, sono anche fiera del lavoro che ha fatto il Ministro Giorgetti, sono fiera del fatto che, in questi tre anni, questo Governo, avendo poche risorse a disposizione, ha stabilito una strategia e l'ha perseguita senza tentennamenti (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare). Abbiamo scelto delle priorità: famiglia, natalità, potere d'acquisto, salari, sanità, sostegno alle imprese che assumevano e che investivano, e in ogni legge di bilancio abbiamo aggiunto un pezzetto. Questo serve anche a dire - per chi dice 3 euro, 2 euro con la riduzione delle tasse - che chiaramente la diminuzione della seconda aliquota Irpef va letta anche insieme all'accorpamento delle prime due che abbiamo fatto lo scorso anno. Esattamente come mi colpisce non aver sentito assolutamente nessuno citare una innovazione che ha introdotto questo Governo con la legge di bilancio - che dovrebbe essere abbastanza cara alla sinistra -, che è la detassazione degli aumenti contrattuali, che non solo lavora ancora e, quindi, si somma al cuneo, per cercare di aumentare i salari dei lavoratori, ma lo fa anche dando centralità alla contrattazione. Mi stupisce che, su questo, nessuno abbia ritenuto di dire neanche una parola (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare), però tutto va letto come parte di un disegno e io sono fiera di aver finalmente dato - giusta, sbagliata questa è una questione chiaramente di punti di vista - a questa Nazione qualcosa che non aveva e che non aveva per la sua assenza di stabilità: una strategia che si persegue di anno in anno, perché il destino delle Nazioni non si decide in un anno e mezzo di politiche di bilancio, di politiche economiche o di politiche industriali; si decide avendo la possibilità di applicare e di dare continuità al lavoro che si fa. In questo, certo che la stabilità è un valore ed è un'occasione. Penso che lo stiamo ampiamente dimostrando, perché l'immagine dell'Italia, in questi anni, è cambiata anche per questo, non è solo un tema di rapporti del Presidente del Consiglio, degli altri Ministri o delle posizioni, è anche il fatto che si abbia oggi un interlocutore continuato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Sa quante volte mi è capitato di sentirmi dire dai miei colleghi: era impossibile, Giorgia, riuscire ad avere, a fare seri Accordi con l'Italia, perché ogni volta che ti mettevi seduto cambiava l'interlocutore. Diverse volte mi è stato detto anche: era qualche anno che non sapevamo bene più chi fosse il Presidente del Consiglio dei ministri in Italia (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). In questo, certo che la stabilità è un valore, che è dato dalla continuità, ok? E penso che sia qualcosa di cui noi dobbiamo approfittare nelle politiche di bilancio ed economiche che portiamo avanti. Ed è esattamente quello che stiamo facendo, quindi, sì, sono fiera anche di dottor - non ricordo com'era - Monti e mister Borghi… Eh va beh, non me la ricordo benissimo, ma era efficace.

Dunque, collega Baldino, guardi, rivendichiamo le nostre politiche migratorie e le rivendichiamo, banalmente, perché gli sbarchi, rispetto all'ultimo anno in cui governavate voi, sono diminuiti del 30 per cento e i rimpatri sono aumentati del 52 per cento (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare – Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), quindi comunque abbiamo fatto meglio.

Sull'Albania, rivendico la scelta dei centri in Albania (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – La deputata Torto: “Blocco navale, blocco navale!”), vedremo se alla fine funzioneranno, però una domanda la voglio fare: non vi sembra bizzarro che, nella proposta della Commissione europea di una lista europea dei Paesi sicuri, ci siano tutte le Nazioni dalle quali arrivano i migranti per i quali i giudici italiani non hanno convalidato il trasferimento in Albania? Chi ha torto e chi ha ragione (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare – Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Il deputato Alfonso Colucci: “No, non è così!”)? È l'Europa che è diventata xenofoba o sono alcuni giudici italiani che fanno scelte dettate da ragioni ideologiche? Mi piacerebbe avere da voi una risposta, perché uno dei due deve avere ragione, uno dei due deve avere torto.

Sulla legge di bilancio, io non so lei, collega, cosa stesse leggendo esattamente; non mi risulta niente di quello che lei ha letto, e mi sembra molto più affine a quello che accadeva negli anni passati, perché le risorse che abbiamo messo sulla sanità sono decisamente superiori a quelle che sono state messe dai vostri Governi e le spese militari, in ogni caso, saranno inferiori a quelle che sono state messe particolarmente dai Governi di Giuseppe Conte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) che, in alcuni anni, ha moltiplicato e si è impegnato a moltiplicare la spesa di difesa per decine di miliardi di euro, salvo poi, oggi, dirci: mettete i fiori nei vostri cannoni. Siamo abituati, per carità, a queste inversioni a U e, quindi, non ci stupisce più.

Dopodiché, collega Provenzano - e chiudo -, allora mi consenta di chiarire una cosa, perché ho sentito anche qui dire una cosa abbastanza, anzi, parecchio inesatta e cioè che io avrei paragonato l'opposizione ai terroristi. Ora, per chi conosce la lingua italiana, io non ho accusato l'opposizione di essere terrorista o di essere peggiore di Hamas. Io ho detto che voi vi eravate rifiutati in Parlamento di sostenere il Piano di pace per Gaza, che poi era stato sottoscritto persino da Hamas e che, quindi, la vostra posizione era stata più fondamentalista di quella di Hamas (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Ora, fermi, è possibile che a sinistra non si comprenda o non si conosca il significato della parola “cortigiana” (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare – I deputati del gruppo Fratelli d'Italia si levano in piedi – Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), ma spero che si conosca almeno il significato della parola “fondamentalista”, perché il significato della parola fondamentalista è: chi sostiene intransigentemente una dottrina senza ammettere mediazioni o compromessi, che, mi dispiace, signori, è esattamente quello che avete fatto.

Dopodiché, c'è qualcun altro che, semmai, ha accusato il Governo italiano o ha accostato il Governo italiano ai terroristi: il segretario del principale partito di opposizione ha affermato, in un contesto internazionale, che in Italia sono a rischio la libertà e la democrazia, perché governa l'estrema destra, e ha subdolamente collegato queste affermazioni all'attentato subito dal giornalista Sigfrido Ranucci.

Quindi, dopo la Meloni, complice dei morti in mare, dopo la Meloni, complice di genocidio, abbiamo anche la Meloni complice o mandante - questo spero che ce lo chiarisca la segretaria del PD - dell'attentato a Ranucci. Io penso che queste siano oggettivamente delle dichiarazioni gravissime, ma non perché sono gravi nei confronti del Governo, perché il tema non è andare all'estero e criticare il Governo, per carità, non mi stupisce. Questa è un'altra cosa, questo è gettare ombre sull'Italia, sulla qualità della sua democrazia, sul valore dei suoi cittadini (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare), sulla maggioranza che i cittadini scelgono. Non è secondario, signori, perché immagino che non sfugga a nessuno che in uno Stato governato da pericolosi estremisti e attentatori si tende, per esempio, a non investire; si tende, per esempio, a non fare accordi commerciali, cioè sono dichiarazioni, ed è un tentativo di gettare fango e ombre sull'Italia, che l'Italia rischia di pagare. Io penso che questo non sia il modo corretto (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare) di rappresentare la propria Nazione, perché noi siamo tutti pagati per rappresentare al meglio la nostra Nazione! Voi sapete benissimo (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare – I deputati del gruppo Fratelli d'Italia si levano in piedi – Commenti della deputata Boldrini) che non è vero che in Italia è a rischio la democrazia! Voi lo sapete benissimo che non è vero che in Italia è a rischio la libertà! Ma se sapete che non è vero, perché lo andate a raccontare all'estero? Perché non vi aiuterà a governare sulle macerie, invece di stare all'opposizione in una Nazione che prospera (Vivi e prolungati applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare, che si levano in piedi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, per l'espressione del parere sulle risoluzioni presentate. Prego, Ministro. Silenzio cortesemente in Aula, silenzio.

TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Sì, signor Presidente. Il Governo esprime parere favorevole sulla risoluzione n. 6-00207 Mantovani, Candiani, Rossello, Pisano ed altri. Il Governo esprime parere contrario sia sulle premesse che sugli impegni della risoluzione n. 6-00208 Riccardo Ricciardi ed altri, sulle premesse e sugli impegni della risoluzione n. 6-00209 Braga ed altri e sulle premesse e sull'impegno della risoluzione n. 6-00210 Zanella ed altri.

Il Governo esprime parere favorevole, condizionato alle seguenti modifiche, alla proposta di risoluzione n. 6-00211 Richetti ed altri: espunzione delle premesse ed espunzione degli impegni 1), 8), 11) e 12). Riformulazione dei seguenti impegni: sull'impegno 2) premettere la parola: “continuare” ed eliminare le parole da: “o estorte” fino alla fine del periodo. L'impegno 3) è riformulato integralmente nei seguenti termini: “a promuovere soluzioni negoziali che favoriscano il processo di adesione dell'Ucraina all'Unione europea”. L'impegno 4) è riformulato integralmente nei seguenti termini: “a continuare ad impegnarsi per il rispetto degli obblighi connessi alle sanzioni alla Russia e per un efficace contrasto alla flotta fantasma utilizzata per aggirare le limitazioni al commercio del petrolio e del gas russo.

L'impegno 5) è riformulato integralmente nei seguenti termini: “a promuovere una reazione coordinata in sede europea alle minacce ibride e al pericolo che esse rappresentano per il funzionamento delle istituzioni democratiche, nonché dei servizi di interesse pubblico e delle infrastrutture critiche”. L'impegno 7) è riformulato integralmente nei seguenti termini: “a continuare ad impegnarsi affinché l'emergenza alimentare e sanitaria di Gaza sia affrontata in modo rapido ed efficiente e affinché sia avviato il programma di ricostruzione di sviluppo della Striscia”. All'impegno 9) inserire dopo le parole: “per la difesa” le seguenti: “e per la sicurezza”. Parere contrario sulle premesse e sugli impegni della risoluzione n. 6-00212 Boschi ed altri e parere contrario sulle premesse e sugli impegni della risoluzione n. 6-00213 Della Vedova e Magi.

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.Ha chiesto di parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EUROPA). Grazie. Dopo tante chiacchiere, il Ministro Foti ha fatto chiarezza su tante cose, ma ne cito una: la nostra risoluzione chiedeva al Governo italiano di dare mandato alla Commissione perché tornasse con una proposta dettagliata sull'utilizzo dei beni finanziari congelati del regime putiniano come garanzia di un prestito volto a sostenere l'Ucraina per la difesa e la ricostruzione. Avete detto di “no”, ma non è che mi stupisco, Ministro Foti. Meloni ha ribadito in quest'Aula che lei è contro l'abolizione del diritto di veto, non ha neanche spiegato il perché.

Glielo spiego subito, perché tra Foti e Orbán c'è unità di intenti, non so se di sentimenti. Leggo l'ANSA di oggi pomeriggio: “Verso nuovo veto di Orbán a conclusioni summit UE su Kiev”. Quindi, la partita è già chiusa, anzi, potevate dire di “sì”, tanto ci pensava lui a dire di “no”. Meloni insiste a dire che lei…ho sentito parlare un collega di una nuova forma di nazionalismo. Il nazionalismo non ha forma, è nazionalismo. Un grande liberale, Einaudi, risolse il problema del nazionalismo all'indomani della Prima guerra mondiale, disse: il nazionalismo è polvere, senza sostanza.

Non venne molto ascoltato allora e si vide come è finito. Il diritto di veto è esattamente questo. Se non mettete mano in Consiglio in particolare, perché il Parlamento lo avrebbe già fatto, al diritto di veto, l'Europa rimarrà impantanata, e la vostra illusione nazionalistica di una sovranità nazionale che porta a qualcosa si rivelerà per quello che è: la tragica illusione del nuovo secolo e del nuovo millennio, che porta alla totale irrilevanza, perché basta Orbán e l'Europa non esiste sulla politica internazionale; irrilevanza sul piano geopolitico, geostrategico, e inefficacia dal punto di vista interno.

Meloni oggi, nella sua replica, ha ribadito che noi dobbiamo essere per l'Occidente perché gli Stati Uniti sono l'Occidente, sia che ci sia un Presidente repubblicano sia che ci sia un Presidente democratico. Ma oggi il tema non è che Trump sia repubblicano, perché Trump non è McCain, non è nemmeno Bush junior, non è Bush senior, non è Reagan. Oggi Trump è il Presidente che mina le fondamenta della democrazia americana dello Stato di diritto, ma c'era il Progetto 2025 in cui tutto già era scritto.

È un grave errore quello che fate di non sostenere la proposta, che è anche del Cancelliere Merz, di avviare rapidamente, prima che arrivi Putin a dirvi di “no”, magari lo ha già detto, lo ha già fatto passare alle segreterie e alle cancellerie attraverso gli zelanti ambasciatori russi, come quello che abbiamo in Italia. È un grave errore. Certo che difendiamo…

PRESIDENTE. Concluda.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EUROPA). …il diritto internazionale, certo che ci vuole una cornice legale, che c'è. Lo difendiamo il diritto internazionale, ma non è che facciamo un favore a chi violentemente fa i soprusi in Europa, viola la libertà degli ucraini e viola la libertà degli europei con la sua guerra ibrida.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Steger. Ne ha facoltà.

DIETER STEGER (MISTO-MIN.LING.). L'Europa attraversa una stagione decisiva. Attorno a noi la storia si muove con rapidità, mentre troppe volte l'Unione resta ferma e impantanata in procedure, paralizzata da veti, rallentata da un linguaggio più teorico che politico. L'Europa deve tornare a decidere, non può limitarsi a commentare gli eventi, deve guidarli. L'Europa delle regole ha funzionato. Ora serve, però, l'Europa del coraggio. L'Europa delle norme deve cedere il passo all'Europa dell'azione e delle scelte.

In Ucraina non si combatte soltanto una guerra, si difende l'idea stessa d'Europa. Sostenere Kiev non è un gesto di solidarietà, è un dovere politico e morale, significa difendere la libertà e il diritto alla pace come fondamento della convivenza. Ma non basta inviare aiuti, serve una visione strategica per la pace, una pace giusta e duratura, una pace non fondata sull'imposizione della forza; una pace fondata, invece, sulla sovranità dell'Ucraina e sulla sicurezza collettiva del continente intero. L'uso dei profitti dei beni russi congelati per la ricostruzione è un segnale di giustizia, ma deve accompagnarsi al coraggio politico di un'Europa che sa guidare e non solo amministrare.

Su sicurezza e difesa ci vogliono meno riunioni e più azione. Ogni volta che l'Europa ha esitato, qualcun altro ha deciso al suo posto. Il piano Readiness 2030 e il rafforzamento della difesa europea non devono restare dichiarazioni. Serve un'Europa che produca, investa, reagisca, non che rediga indefinite linee guida. Difendersi non significa militarizzare il continente, ma renderlo più capace di garantire la pace. La sicurezza comune non è un costo da dividere, ma è una responsabilità da condividere. Difendersi non è un atto di paura, ma di dignità.

Con riguardo a competitività e transizione, dal dogma dobbiamo passare al pragmatismo. La transizione verde e digitale sarà credibile solo se saprà essere anche economica, sociale e produttiva. Non deve essere un campo di sperimentazione ideologica. Il Green Deal non può trasformarsi in una selva di vincoli che penalizzano le nostre imprese e i nostri agricoltori. La sostenibilità non può essere il lusso dei forti: deve essere l'opportunità di tutti. Semplificare, digitalizzare e garantire regole certe e proporzionate: questa è la condizione perché la transizione sia non solo ecologica, ma anche competitiva e socialmente sostenibile.

In tema di immigrazione l'Europa non può più oscillare tra il buonismo sterile e le chiusure egoistiche, serve una politica di verità, accordi con i Paesi d'origine, lotta ai trafficanti, rimpatri rapidi e integrazione per chi ha diritto alla protezione. Non basta commuoversi di fronte alle tragedie del mare, occorre governarle. Un'Europa che difende i propri cittadini e i propri confini difende anche il valore della vita umana, che quelle traversate mettono a rischio.

Sul Medio Oriente serve la voce dell'Europa. Il cessate il fuoco a Gaza e il rilascio degli ostaggi sono un primo passo, ma non bastano. L'Europa deve tornare ad essere ponte di dialogo e garante del diritto, non spettatrice. Solo una soluzione a due Stati, giusta e sicura, potrà garantire pace vera, ma perché diventi realtà l'Europa deve parlare con una voce sola e con coerenza. Il mondo attende una voce europea che parli di giustizia, non di calcolo, di libertà e non di neutralità.

Il capitolo alloggi entra finalmente nell'agenda europea. Bene, per i giovani e per i ceti medi la casa non è un bene qualsiasi: è ascensore sociale. Il piano di azione UE avrà senso se porterà finanza mirata, leva regolatoria e semplificazione. Servono progetti cantierabili, indicatori di impatto e tempi certi; meno linee guida e più chiavi consegnate.

Onorevoli colleghi, la nostra Europa è una grande conquista della civiltà, ma negli ultimi anni ha smarrito talvolta la sua energia morale, la sua concretezza, la sua ambizione. Un'Europa che si rinchiude nei propri regolamenti, che discute per mesi su dettagli marginali e, poi, tace sulle grandi questioni strategiche è un'Europa che rischia di perdere sé stessa. Ma oggi più che mai serve un'Europa che decide, che agisce, che protegge, servono meno parole e più fatti: un'Europa che non abbia paura della propria grandezza e che non dimentichi che la sua forza più grande non è la burocrazia, ma la libertà.

Signor Presidente, con questa convinzione e con la certezza che l'Europa deve ritrovare il coraggio delle sue origini e la concretezza del suo destino, confermo il nostro consenso alle conclusioni del Consiglio europeo di ottobre e annuncio il voto favorevole alla risoluzione di maggioranza e alle risoluzioni a prima firma Richetti, Boschi e Della Vedova (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Minoranze Linguistiche).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boschi. Ne ha facoltà.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-C-RE). Grazie, Presidente. La Presidente del Consiglio mancava da quest'Aula da 4 mesi, fatta eccezione per la fugace apparizione per salvare il suo fido Sottosegretario Mantovano dal processo Almasri. Deve essere spossata, perché abbiamo visto che ha già lasciato l'Aula, la Presidente del Consiglio. Del resto, siamo abituati in questi 3 anni a vedere la Presidente del Consiglio che si sottrae al confronto, se non in vista del Consiglio europeo, perché è obbligata per legge a farlo, preferendo parlare da altre sedi e fare annunci in altre sedi. L'abbiamo visto anche quest'estate al Meeting di Rimini quando ha annunciato un piano casa straordinario da 15 miliardi di euro. Nulla di male che decida di dirlo a Comunione e Liberazione, il problema è che, evidentemente, si è dimenticata di dirlo al Ministro Giorgetti, perché nella legge di bilancio, che cuba, come manovra, complessivamente 18 miliardi, non c'è traccia del piano casa e non c'è traccia dei soldi per le giovani coppie, nonostante avesse preso, senza contraddittorio, una standing ovation al Meeting di Rimini e oggi la Presidente del Consiglio cerchi di ributtare il problema sulla Commissione europea, dicendo che i soldi ci devono arrivare dall'Europa. Apprendiamo, invece, dai social del Presidente Trump che la Presidente del Consiglio scriverà un libro che venderà negli Stati Uniti, anzi, meglio, che il figlio del Presidente Trump scriverà la prefazione alla versione americana del libro della Meloni e che il Presidente Trump invita i suoi followers ad acquistare il libro.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI (ore 18,40)

MARIA ELENA BOSCHI (IV-C-RE). Noi siamo contenti per la Presidente del Consiglio, le facciamo i migliori auguri per i suoi incassi, però è l'unica ad essere contenta di vendere al di là dell'oceano, perché le assicuro che tutte le altre imprese italiane sono sotto il macigno dei dazi voluti da Trump. Non a caso, nel mese di agosto, l'export verso gli USA del nostro Paese ha avuto un calo del 21 per cento. Anche qui, la Presidente del Consiglio aveva promesso un fondo da 25 miliardi di euro per le imprese e anche su questo non c'è niente in legge di bilancio. Poi il Presidente Trump ha usato i suoi social anche per dire che è intenzione della Presidente Meloni uscire dall'Unione europea e, almeno su questo, la Presidente Meloni non ha rilanciato attraverso i suoi social, ma non ha avuto il tempo di commentare o di smentire questa notizia.

Non so se la Presidente del Consiglio, però, ha avuto tempo di comunicare al suo alleato, al suo amico Trump, che l'impegno che ha assunto per le spese militari, per portarle al 2 per cento del PIL, in realtà non lo sta mantenendo, nonostante, anche oggi, ci abbia ribadito l'importanza dell'Accordo NATO, della serietà degli impegni sulle spese in difesa, perché al 2 per cento di PIL ci si arriva, ancora una volta, con un'operazione di bilancio, in cui vengono conteggiate spese sulla sicurezza, sulla cyber e, addirittura, sulla Guardia di finanza che non c'entrano niente con la difesa. Nella legge di bilancio non c'è nulla in più. Poi si potrà dire meglio o peggio, ma, di sicuro, anche su questo, la Presidente del Consiglio non è seria e non è chiara. E non ci dica che i fondi arriveranno dal SAFE, dai fondi europei, perché nel 2026 sicuramente non saranno in vigore.

Allora, noi le diciamo, Presidente del Consiglio, che sicuramente non condividiamo e siamo molto critici sulle politiche di Trump, sui dazi e su tante altre scelte dell'amministrazione americana, però siamo onesti intellettualmente e troviamo encomiabile l'impegno di Trump per raggiungere la pace a Gaza. Noi siamo a sostegno del piano Trump-Kushner- Blair, perché è l'unica prospettiva per arrivare ai due popoli e due Stati e perché ridà protagonismo ad una leadership araba giovane che, negli ultimi 10 anni, ha anche evitato che ci fosse una trasmissione quasi di una jihad globale partendo proprio da quei teatri critici. Però, le diciamo anche, Presidente del Consiglio, che lei su questo ha più volte detto che c'è stato un sostegno silenzioso al piano di pace da parte del Governo italiano.

Noi siamo contenti e orgogliosi degli aiuti umanitari che ci sono stati da parte del nostro Paese e apprezziamo l'impegno che c'è stato nelle varie amministrazioni da parte di tutti coloro che si sono impegnati per quegli aiuti. Quello che è mancato però, Presidente, su cui c'è una critica, è l'iniziativa politica. Lei ha sentito l'esigenza di parlare di Gaza e di parlare di questo suo impegno sostanzialmente soltanto da Firenze, soltanto dal palco in cui è andata a tirare la volata al suo candidato per le regionali, Tomasi, che poi è stato sconfitto da Giani. Lei anche qui, oggi, in replica, ha detto: guardate, io non vi ho mai paragonato, non ho mai paragonato le opposizioni ai terroristi. Su questo le devo dare ragione, perché è stato il Ministro Ciriani, il suo Ministro, a paragonare le opposizioni alle BR, semplicemente perché le opposizioni fanno il loro lavoro e fanno le interrogazioni in Parlamento. Lei ha detto una cosa diversa e l'ha ribadito oggi: ha detto che la sinistra è oltre Hamas. Lei è bravissima con i giochi di parole, ma non è un gioco di parole dire che la sinistra è oltre Hamas, perché - se lo lasci dire da una forza politica, Italia Viva, che ha votato a favore del piano di pace, anche rispetto alla mozione di maggioranza - Hamas ha ucciso bambini, ha violentato donne e uomini e oggi continua ad uccidere inermi palestinesi, e qui devo dire nel silenzio di una parte dei pro-Pal che si sono dimenticati di essere pro-Palestina quando è Hamas che ricomincia ad uccidere i palestinesi (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe); lei non può dire che le opposizioni sono peggio di Hamas, perché quella è tecnicamente un'infamia - proprio dal greco -, sono cose che non si devono dire, Presidente. Non deve dirlo un Capo di Governo, è una caduta di stile.

Presidente, lei, anche oggi, ha ribadito che il punto di forza del suo Governo è la stabilità, è la longevità del suo Governo, che sta battendo tutti i record. Io, che sono all'opposizione e non le voto la fiducia, posso non essere entusiasta, ma, da italiana, dico che è una cosa positiva che ci sia stabilità del Governo, soprattutto vedendo anche quello che succede nei Governi europei al di fuori dei nostri confini, compresa la Francia. Quindi è un elemento che ha una forza per il Paese. Però, allora, Presidente, su questo dobbiamo essere chiari: se è da tre anni che a Palazzo Chigi ci siete voi, allora voi vi dovete anche assumere le responsabilità di questi tre anni, perché non può essere che quello che va bene è merito del Governo Meloni e quello che non va bene è colpa dei Governi precedenti (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe e del deputato Steger).

Se siete i più stabili, i più longevi, se siete da tre anni a Palazzo Chigi le scelte sono vostre. Lei prima ci ha detto: eh per fare delle manovre non basta un anno, non basta un anno e mezzo, ci vuole continuità. Siete da tre anni al Governo e la continuità ce l'avete garantita: ogni anno sono aumentate le tasse, ogni anno è aumentato il debito pubblico, ogni anno sono aumentate le bollette e il costo della vita per le famiglie. Grazie Presidente di averci dato questa continuità.

E vede, Presidente, lei ha detto anche che è orgogliosa di questa legge di bilancio, che per me è una delle più mediocri degli ultimi trent'anni. Allora se lei orgogliosa, anziché venire solo per il Consiglio europeo, venga in Aula, non mandi altri, a difendere la sua legge di bilancio e a spiegare agli italiani perché è orgogliosa che gli stipendi aumentino di 4 euro al mese, perché è orgogliosa di aver aumentato l'età delle pensioni dopo aver detto che avrebbe cancellato la legge Fornero con una grande operazione di fake news mediatica. E ci venga a dire, Presidente, dopo che lei da leader dell'opposizione per anni ha detto che avrebbe abolito le accise, che avrebbe cancellato le accise, come mai quest'anno in legge di bilancio siete intervenuti in modo così pesante sulle accise? Perché adesso arriveranno i fratelli e le sorelle d'Italia a spiegarci che non sono aumentate le accise, che è un allineamento, perché aumentate, sì, le accise sul gasolio, ma riducete quelle sulla benzina. La verità vera, però, la dite voi nella relazione tecnica, quella del Governo che accompagna la legge di bilancio, che dice che per il 2026 dalle accise arriveranno maggiori entrate - vedi maggiore spesa per gli italiani - per 587,2 milioni di euro e 404,6 milioni di euro per il 2027 e così negli anni successivi. Allora gli alfieri antitasse di Forza Italia cosa dicono, cosa fanno? Si sa, niente, ma sono anche silenti. E allora Presidente lei prima ci ha detto che quello che promette mantiene, quello che promette fa. Aveva promesso che tagliava le accise e le ha aumentate; che riduceva le tasse - addirittura il 40 per cento di tetto in Costituzione - e le ha aumentate; che avrebbe avuto un piano da 25 miliardi contro i dazi per le imprese e non c'è, un piano casa da 15 miliardi e non c'è. Proviamo a invertire le cose: lei non ci prometta più niente, non ci dica più niente, che forse è la volta buona che una tassa la diminuisce dopo tre anni, da qui alla fine della legislatura.

E allora, Presidente, noi rispetto agli impegni del Consiglio europeo le auguriamo una cosa: di riuscire a riportare più politica e meno burocrazia in Europa. Lei ha salutato la Commissione von der Leyen con una certa fiducia, un certo entusiasmo. Noi pensiamo che sia una squadra tra le peggiori degli ultimi anni, e anche lei oggi ha criticato alcune scelte della von der Leyen sui limiti alle emissioni , soprattutto perché manca una politica estera comune e noi su questo insistiamo dal primo giorno, soprattutto rispetto al conflitto russo-ucraino, perché ci sia un inviato speciale, una voce unica della Commissione europea. Allora Presidente noi le auguriamo buon lavoro in vista del Consiglio europeo, però le auguriamo anche di non arrivarci con la lamentela, il piagnisteo, ma con le proposte; di arrivarci più con lo spirito dei costruttori di cattedrali, che non con la barricadera che deve attaccare le opposizioni, incrementando anche un clima di odio sui social e nel Paese. Le chiediamo Presidente, in un momento così complicato, di essere davvero una leader di cui c'è bisogno e non continuare a giocare il ruolo della vittima (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Angelo Bonelli. Ne ha facoltà.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Presidente Meloni, io devo dire che ascolto sempre attentamente le sue repliche, sono veramente molto interessanti, nonché sorprendenti. Oggi lei mi ha però sorpreso oltremodo quando ha affermato - ha un po' rivoluzionato il mio intervento, glielo confesso - che sono anni che non si sapeva chi fosse in Italia il Presidente del Consiglio. Presidente Meloni, per favore, scenda sulla terra (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) perché, guardi, glielo dico con franchezza: l'ego ipertrofico è una brutta cosa; le do anche un consiglio, bisogna avere anche una dose di modestia, anche quando si è Presidenti del Consiglio, perché la storia della Repubblica italiana andrebbe vista con molta attenzione, anche quando c'erano avversari politici.

Detto questo, signora Presidente del Consiglio, lei oggi - e le spiegherò nel dettaglio, perché, probabilmente, sarò uno di quelli che entrerà nel merito riguardo alla questione della transizione ecologica - ha sferrato un attacco molto forte alla transizione ecologica e devo dire svelando - dal nostro punto di vista - il vero volto della destra, della destra che lei rappresenta. Una destra per noi egoista e attenta solo ad alcuni interessi. Gli interessi di chi oggi ha accumulato non solo in Italia, ma nel pianeta, una grande ricchezza derivante dal consumo, dall'uso delle fonti fossili.

Lei non dice agli italiani che cosa ha rappresentato la crisi climatica in questo Paese negli ultimi anni; non dice agli italiani che c'è una tassa occulta - se lo faccia dire dagli uffici del Ministero dell'Ambiente: 284 euro per abitante - legata alla crisi climatica, ai danni provocati dalla crisi climatica. Lei non dice che, ad esempio, negli ultimi tre anni gli eventi meteo estremi in questo Paese hanno determinato danni per 27 miliardi di euro. Chi paga tutto ciò? Non paga Pantalone, pagano gli italiani e lei dovrebbe essere molto attenta ad un equilibrio da questo punto di vista.

Lei ha detto: ma non avete sentito il mio ragionamento sulla transizione ecologica? Non è vero che io sono negazionista. Però, signora Presidente, chi è che ha votato contro la legge sulla natura al Consiglio europeo? Voi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)! Chi è che ha votato contro il regolamento contro la deforestazione, che distrugge le foreste, la certificazione della provenienza della foresta del legno nel mondo? Voi! Chi è che ha votato invece a favore dell'abbattimento di specie protette in questo Paese e in Europa? Voi, lei, il suo Governo ha votato contro! Quindi, io mi chiedo: lei come fa a sostenere questo? Lei sostiene questo solo in virtù di una forte propaganda che lei porta avanti, forte anche della propaganda che un sistema mediatico consente e la sostiene.

Il Consiglio europeo dove lei andrà dovrà discutere di una cosa molto importante e a questo punto io le contesto una cosa, perché lei qui, in questo Parlamento, non è venuta a dire che cosa farà sul costo dell'energia, perché nel Consiglio europeo si discuterà di questo. Lei è favorevole quindi al decoupling per quanto riguarda il prezzo? Quali sono le proposte del Governo italiano? L'unica proposta che noi vediamo è quella di continuare nella logica di una politica del gas che è responsabile di aver indebitato le famiglie. Lei lo sa che 2,6 milioni di famiglie italiane sono in povertà energetica? Lei lo sa che ci sono famiglie che rinunciano a riscaldarsi durante l'inverno e si mettono il cappotto e le coperte perché non possono pagare le bollette? Lo dica a Descalzi perché penso che il suo discorso, in buona parte, gliel'ha realizzato e scritto l'ENI, perché quando lei mi parla di neutralità tecnologica, signora Presidente, lei lo sa che cos'è la neutralità tecnologica? La neutralità tecnologica è continuare a bruciare combustibili fossili per far sì che nulla cambi, è continuare ad arricchire chi oggi trae giovamento da questo, questa è la neutralità tecnologica (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Quando lei mi parla di biocarburanti, signora Presidente, ma lei sa che cosa significherà portare avanti i primi step di obiettivi di biocarburanti in Europa, con la vostra implementazione e con l'apertura che la von der Leyen ha fatto a voi? Significherà prendere terreni destinati all'uso agricolo food - quindi, cibo - e deforestare 10 milioni di ettari. È questo il vostro modello sostenibile? È questo? Ditelo agli agricoltori, perché in Kenya e in Ruanda, dove ENI deve fare un progetto di biocarburanti, è andata a sottrarre terreni agricoli - mi ascolti, signora Presidente, perché io vorrei capire come lei può essere d'accordo su questo punto! -… l'ENI è andata in Ruanda e in Kenya, dove è più alto l'indice di mortalità, per fare biocarburanti per prendere l'energia e portarcela a noi. Ma questo si chiama egoismo, altro che Piano Mattei (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Boldrini)! È un modo predatorio di interessarsi.

Io le rispondo sul tema dei crediti, sul 5 per cento. Il punto è che, siccome i crediti non si possono sdoppiare, come la banda degli onesti di Totò e Peppino, non si possono falsificare i crediti perché o li usiamo noi o li usano loro. E siccome voi state usando il Fondo sociale, il Fondo per il clima, quelli sono Fondi della cooperazione, non potete andare a lucrare sui Fondi della cooperazione quando andate a chiedere anche il gas, che poi ci prendiamo in particolar modo dall'Africa (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

E, guardi, le posso dire con molta franchezza che lei ha avuto un ruolo passivo di fronte alla politica di Donald Trump, che mette chiaramente in difficoltà l'Italia. Dietro il suo apparente protagonismo internazionale, c'è la passività che lei ha assunto rispetto a un presunto alleato che in realtà crea solo problemi e danni all'Italia. Il suo rapporto privilegiato con Trump, signora Presidente, si è trasformato in una tassa per l'Italia. Glielo spieghi a Salvini, che ancora oggi pensa che i dazi sono una grande opportunità per l'Italia, che Confindustria dice che rappresenteranno un danno di almeno 16,5 miliardi. Lei è molto brava, è molto brava, se no non farebbe la Presidente del Consiglio, è stata più brava di noi e noi speriamo di organizzare, sulle proposte, un fronte che possa mandare noi al Governo e lei all'opposizione.

Però, vede, in questo momento è lei che governa. Lei aveva promesso di rivedere la Fornero, e con la legge finanziaria avete aumentato l'età pensionabile. Altro che rivedere la Fornero, una menzogna incredibile. Avevate promesso di rivedere le pensioni minime: nulla di tutto ciò. Avevate promesso la riduzione delle tasse, ma la pressione fiscale è arrivata al 42,8 per cento. Il taglio dell'Irpef non riguarderà il 75 per cento dei contribuenti e i redditi a 28.000 euro avranno un beneficio di 1,70 euro al mese, mentre la povertà assoluta…cosa di cui lei non parla perché le vostre politiche sono state di esclusione sociale, non di inclusione, perché la povertà assoluta in questo Paese, signora Presidente, è aumentata, arrivando a 5,74 milioni di persone.

Un fatto drammatico, da questo punto di vista. E sì, il tema della ricchezza che si è accumulata, gli extraprofitti: cercheremo di capire questa volta come farete il favore alle banche, dopo che avete rimandato il pagamento delle tasse più avanti. E pure sul tema delle armi, lei ha detto che non sarà tolto un centesimo agli altri settori della pubblica spesa, ma lo ha detto lei, il progetto Safe, 14,9 miliardi di euro, è un finanziamento. Come restituirete questi soldi? Voi state indebitando, state costruendo un debito bellico nei confronti delle future generazioni.

Vengo a una questione che riguarda il tema della Palestina, lei gioca. Noi ci siamo astenuti sulla risoluzione sulla Palestina, sul Piano Trump, perché abbiamo segnalato delle questioni: il tema del ruolo del popolo palestinese, il tema delle occupazioni illegali in Cisgiordania, che ancora oggi sono un problema. Il cardinale Parolin ha denunciato non il massacro, ma qualcosa di francamente inaccettabile riguardo alla comunità cristiana, che viene percossa, insieme ai palestinesi, dai coloni israeliani in una fase, per esempio, di raccolta delle olive.

Voi dite: domani faremo le sanzioni, domani riconosceremo lo Stato palestinese. Siete diventati il Governo del domani sulle questioni su cui avete paura di metterci la faccia. Abbiate coraggio. Il punto è che lei ha usato, invece, parole dure nei confronti dei ragazzi, delle ragazze, degli uomini e delle donne della Flotilla che hanno voluto segnalare un grande problema, quello della chiusura dei corridoi umanitari in questo Paese. E lei ha usato delle parole così dure che non ha mai nemmeno usato nei confronti del criminale Netanyahu (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Perché non ha mai usato queste parole? Perché non riesce oggi a dire “domani convoco il Consiglio dei ministri e sanziono i coloni, sanziono Ben-Gvir, quel criminale, sanziono Smotrich, che ha usato parole infami nei confronti del popolo palestinese”? E guardi che noi Hamas l'abbiamo sempre condannata e lo ribadiamo qui: è il peggiore nemico del popolo palestinese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). E quando parla della libertà di stampa, a parte gli sfondoni che ha fatto oggi sulle classifiche, le vorrei chiedere, in chiusura…

PRESIDENTE. Concluda.

ANGELO BONELLI (AVS). Le vorrei chiedere in chiusura: la direttrice dell'ufficio stampa della Rai, Incoronata Boccia, ha pronunciato delle parole indecenti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Boldrini) - indecenti, chiaro? -, dicendo che non ci sono prove che i palestinesi siano stati uccisi dalle mitragliatrici israeliane. Ebbene, avete chiesto e hanno ottenuto provvedimenti disciplinari contro Ranucci, mentre la Incoronata Boccia sta nel suo posto ancora a proferire bugie e parole indecenti.

Lei è stata in silenzio, la sua maggioranza va con la carota e il cognac da Ranucci a dirgli “questa è la carota e il cognac”, e lei continua a proferire queste parole indecenti. Lei è d'accordo, sì o no (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Boldrini)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signora Presidente del Consiglio, dichiaro sin da ora, subito, il voto favorevole da parte del gruppo di Noi Moderati alla risoluzione di maggioranza. Non stiamo qui a ripetere i contenuti della risoluzione, perché siamo convinti di tutti i contenuti che ci sono, e, tra l'altro, sono aderenti alle comunicazioni del Presidente e anche all'ottima risposta che il Presidente ha dato alla fine del dibattito.

Quello che vogliamo dire è che questi contenuti fanno emergere con molta chiarezza la coerenza e la fermezza della condotta del nostro Governo in politica estera. Anche dopo le parole del collega Bonelli, apro e chiudo una parentesi. Secondo un ragionamento - e già la parola “ragionamento” riferita al segretario Landini può essere un complimento -, per un noto sillogismo, avendo noi adesso affermato che emerge con chiarezza la coerenza e la fermezza della condotta del nostro Governo in politica estera, anche noi potremmo essere accusati di cortigianeria.

Non ho sentito molte condanne da parte della sinistra quando è stata detta una cosa di questo genere. Se fossi accusato di cortigianeria, credo che questo mi porterebbe ad avere un'offesa al mio modo di intendere la politica e alla dignità della mia persona. Ma questa offesa è ancora molto meno grave di quella che è stata rivolta alla Presidente del Consiglio, ed è per questo che la condanna avrebbe dovuto essere unanime, da parte non solo di Noi Moderati o del centrodestra, ma di tutto il Parlamento.

Perché lo scadimento del linguaggio politico e del contenuto del dibattito politico porta in maniera inevitabile a non comprendere e a non capire la realtà che abbiamo davanti, né che cosa sta accadendo, quali risposte dare, anche da parte dell'opposizione. Voglio esattamente fare alcuni esempi di questa declinazione, di questo scadimento. La testimonianza di questo scadimento e di un'ottica sbagliata con cui si legge quello che accade sono le parole che ho sentito pronunciare dal collega Bonelli: “signora Presidente del Consiglio, scenda sulla terra, la smetta con il suo ego ipertrofico”.

Rimanere su questo contenuto, può piacere o non piacere, non fa comprendere qualche cosa. Non fa comprendere, per esempio, il primo punto, che è quello della stabilità di cui stiamo discutendo tutti. La stabilità di un Governo, sia di destra che di sinistra, sia di centro che di qualunque colore, crea, caro Bonelli, anche se è assente, non un ego ipertrofico, ma innanzitutto stabilità nel Paese. E la stabilità nel Paese crea fiducia nella gente (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Due esempi, per essere molto concreti. Il primo lo ha fatto la Presidente del Consiglio nella replica: se io ho una stabilità del Governo, mi posso permettere di fare politiche non solo di breve respiro, ma politiche concrete nella risposta ai problemi del Paese che siamo stati chiamati a governare, e quindi per dare queste risposte nel medio e nel lungo periodo. Non capire questo vuol dire, anche da parte dell'opposizione, non comprendere il cuore del problema e, magari, porre un'alternativa diversa.

Creare fiducia, lo dico a chi mi ha preceduto e ha detto che in questi 3 anni abbiamo affamato gli italiani. Ma se avessimo affamato gli italiani, qual è la ragione per cui, al terzo giorno di emissione dei BTP Valore, a fronte di un obiettivo che tutti gli analisti si erano dati di 10 miliardi di raccolta, in 3 giorni sono stati raccolti più di 13 miliardi, cioè più di 300.000 italiani hanno avuto fiducia nell'azione del Governo e nella stabilità del Governo?

Li abbiamo affamati o c'è una riflessione che poi dobbiamo fare (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? È questo che non si comprende. E questa dovrebbe essere una lezione che io mi auguro anche l'opposizione impari, perché l'opposizione fa bene alla maggioranza, ma laddove non sia strabica, laddove non si rifugi in una limitazione della contrapposizione. Se questo è il terzo Governo più longevo della Repubblica e i 3 Governi più longevi della Repubblica sono stati 3 Governi di centrodestra, qual è la ragione per cui questo accade?

Perché il Governo e il centrodestra hanno scoperto l'elisir di lunga vita, magari rileggendo Il Signore degli Anelli, che vale la pena rileggere, oppure perché c'è una ragione che può far comprendere alla politica come si fa a dare stabilità nel governo di un Paese? E la ragione è che la proposta politica del centrodestra da 31 anni si basa esattamente su identità e valori, cioè desiderio di cambiare questo Paese partendo dalla propria storia, che si mettono insieme non per contrastare il nemico, ma per governare e per cambiare il Paese. È una logica diversa, ed è la logica che poi, se tu la attui, ti fa confrontare sulle risposte concrete; se non la comprendi, ti fa essere strabico.

E permettetemi, lo dico sempre alla sinistra: denunciare che questa contrapposizione dell'amico-nemico fa male - si dovrebbe studiare Tucidide, ma magari un certo Landini non sa neanche chi sia Tucidide, che non è un fumettista (Il deputato Fornaro: “Ma basta, un po' di rispetto per le persone che non possono rispondere!”) o un fumetto, ma è stato un signore, particolarmente nei tempi antichi -, denunciare la logica amico-nemico, mi perdoni, nel dibattito politico non vuol dire essere vittimisti, ma vuol dire ritornare a far capire che il confronto dovrebbe essere basato esattamente su visioni diverse, sfide di governo diverse. Infatti, noi stiamo insieme, il centrodestra sta insieme per un progetto, per un'idea di società, di civiltà, di progresso, di rapporti internazionali. Abbiamo fatto bene a sottolineare che per noi non è in discussione l'asse che ci porta a governare l'Italia e dove portare l'Italia. Quest'asse è quella occidentale, perché è l'Occidente che ha fatto grande la storia dell'Italia, dell'Europa e del mondo!

E, allora, questo è il punto essenziale: lo strabismo, la riduzione del linguaggio politico porta ad allontanare milioni di cittadini, che non vanno più a votare. Questo è il punto, questa è la sfida che noi abbiamo davanti. Il centrodestra è insieme con storie diverse, identità diverse, ma che sono unite da una comune visione. Quattro partiti che lo sostengono. Quattro partiti che hanno la loro identità, che danno i loro contributi, ma che hanno il coraggio di dire: la nostra sfida è il Governo, cambiare il Paese. E i fatti lo dimostrano.

Anche qui, lo dico alla collega Boschi, al collega Bonelli, al collega Fratoianni, a tutti quelli che sono intervenuti: se fossero vere tutte le analisi che avete fatto, forse una domanda ve la dovreste fare. Perché, dopo tre anni e mezzo di Governo, il consenso degli italiani, che è l'unico strumento su cui si misura la politica, è aumentato e non è diminuito? Se li avessimo affamati tutti, se non avessimo mai fatto nulla di concreto, se fossimo ritornati al detto - qui il Ministro della Giustizia si ricorda, perché è giovane come me - “piove, Governo ladro!”… Bene, piove e tutto quello che accade è colpa del Governo. Qual è la ragione per cui c'è questo consenso? E se non lo condividi, come contrastarlo? Quali proposte alternative fai? Non vuoi la contrattazione collettiva per migliorare i contratti, per aumentare i salari? Abbiamo discusso per anni in questo Parlamento sul salario minimo e abbiamo detto che lo strumento non è il salario minimo per legge, ma la valorizzazione della contrattazione collettiva. Qual è la ragione per cui, oggi, non ci si confronta su questo e si dice: benissimo, cari sindacati e cari imprenditori, cogliete al volo questa opportunità, perché il 5 per cento di tassazione, anziché il 23 per cento, permette realmente, per i salari più deboli, più piccoli, sotto i 28.000 euro, di aumentare quegli stipendi? Qual è la ragione per cui non si parla di questo? Secondo me, ovviamente, per la debolezza di tutto ciò.

Per quanto riguarda la politica estera, l'Ucraina - e concludo, cioè, potrei andare avanti, ma devo concludere -, permettetemi di fare una riflessione su tutto quello che abbiamo ascoltato. In Ucraina è avvenuta una cosa che nella storia non avveniva da tantissimi decenni: la deportazione. Otto milioni di ucraini, su 30 milioni di abitanti, allo scoppio della guerra, sono stati costretti a scappare dalla loro Nazione. Bambini sono stati deportati dall'Ucraina alla Russia. Ed è per questo che non abbiamo mai avuto dubbi nello schierarci…

PRESIDENTE. Concluda.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). …in politica internazionale, di mettere tutto il nostro peso al fianco dell'Ucraina, perché quell'invasione vergognosa da parte della Russia potesse terminare. E se oggi, forse, finalmente si apre uno spiraglio di pace è grazie a quella determinazione.

Per questo ribadiamo il voto favorevole sulla mozione presentata dalla maggioranza, condividiamo la relazione del Presidente del Consiglio dei ministri e la replica. Facciamo un invito alla maggioranza e alla Presidente del Consiglio dei ministri: avanti in questo modo, tutti insieme, perché gli italiani e l'Italia hanno solo da guadagnarne! Noi Moderati voterà a favore (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato Richetti. Ne ha facoltà.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente Rampelli. Presidente Meloni, ho ascoltato il suo intervento al Senato, la sua replica, l'intervento di oggi e oggi ho capito che lei dà il meglio di sé quando non ha i due Vicepresidenti di fianco. Io l'ho capito che oggi ha dato il meglio di sé e sa perché? Perché mi rendo anche conto che tenere una posizione in un contesto complicato, come quello che lei deve affrontare, quello che il Paese deve affrontare, con tutte le mattine uno che sta con Putin e l'altro che sta Zelensky, uno che vuole il MES e l'altro che è contro il MES, uno che vuole lo ius scholae e l'altro che è contro lo ius scholae, uno che vuole la tassa sulle banche l'altro che è contro la tassa sulle banche, uno che vota la fiducia alla von der Leyen l'altro che vota la sfiducia alla von der Leyen… Non faccio dell'umorismo. Lei rivendica un'unità che sa benissimo, nella sostanza, non solo quanto è faticoso tenere, ma che posizioni dentro contiene.

Il suo Ministro Giuli ha interpretato ottimamente “Albachiara”. Io, da modenese, l'ho apprezzato. Ce n'è un'altra di Vasco che s'intitola “Sally” e dice: “E' tutto un equilibrio sopra la follia”. Perché lei deve stare in un equilibrio sopra la follia e glielo dico riconoscendo che fa benissimo a rivendicare la durata del Governo, a costruire posizioni complesse, ma c'è un punto: lei oggi ha usato su Putin parole nette. Io le ho apprezzate, le plaudo, le ripeto: la sua mancanza di volontà di pace, lei ha detto, il suo preferire il bombardamento al negoziato, e ha ragione. In questa operazione di verità, ci deve mettere: comprendo tenere il rapporto con il nostro alleato storico, sarebbe un errore clamoroso rompere con l'Occidente, rompere con l'Europa e farlo con gli Stati Uniti. È un errore clamoroso non cogliere la difficoltà storica che il Presidente Trump sta ponendo all'Europa, che non vuol dire mandarlo a quel paese, ma vuol dire assumere che, se incontra Zelensky tre volte, la prima lo prende a ceffoni, la terza gli fa le carezze, la quarta gli promette i Tomahawk, poi i Tomahawk non ci sono più, tra le righe ammette che l'Europa è fatta di parassiti, lei ai giornalisti americani prova a spiegare che non l'ha mai detto, ma lui aggrava la posizione, dicendo che hanno costruito l'Europa per danneggiare gli Stati Uniti: non è semplice.

Come si tiene la relazione dentro al mondo occidentale, senza rompere con l'alleato storico e - aggiungo - senza allontanarci troppo da quell'asse di riferimento europeo, che è il nostro asse?

Lei, molto spesso, rivendica il perdurare della storia rispetto ai Governi. Riguarda anche il nostro Paese. Ci sarà un Governo dopo il suo e dovrà continuare a tenere l'Italia in una posizione che è quella del nostro Paese, e non possiamo non considerare che l'atteggiamento di Trump impone all'Europa e a noi tutta un'altra attenzione e tutta un'altra posizione.

Guardate, noi oggi voteremo la mozione della maggioranza e si dirà: Azione fa l'occhiolino alla Meloni. No, perché, come lei ha rimproverato l'opposizione, il cosiddetto Campo largo, di non aver votato quello sforzo unitario, partito da Carlo Calenda, e che lei ha raccolto e che, con gli altri capigruppo, abbiamo costruito in quest'Aula, cioè dire: proviamo a unire il Parlamento sul sostegno al piano di pace e qualcuno non l'ha accettato, qualche giorno dopo, con una risoluzione a firma mia e del collega Rosato, abbiamo chiesto di sostenere il suo Governo sugli impegni che lei ha preso alla NATO. La maggioranza non ci ha seguito, perché, in quest'Aula - purtroppo, lei lo sa -, prevale la logica di un posizionamento circa una logica di merito.

Sa perché io voto oggi la vostra risoluzione? Non perché mi è particolarmente piaciuto il dibattito in Aula, ma perché avete scritto: punto 1, a proseguire l'impegno per la realizzazione di una pace giusta e duratura in Ucraina; punto 2, assistenza finanziaria e ricostruzione dell'Ucraina; punto 3, forti pressioni sulla Russia sulle sanzioni; punto 4, sostegno umanitario ad ottenere il rimpatrio di tutti i bambini russi in Bielorussia; punto 5, sostegno alla realizzazione del piano di pace; punto 6, l'Iran dentro alla cooperazione con l'Agenzia nucleare; punto 7, il pilastro europeo all'interno della NATO.

Non so come facciamo. Lo chiedo fieramente da esponente delle opposizioni: ma stiamo votando contro questa roba, eh? Poi non ci piace la Meloni, la destra, la deriva autoritaria, ma noi stiamo votando questa roba ed io, contro questa roba, non ci voto (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE)!

E la cosa che mi addolora moltissimo - e se mi consente, Presidente, suo tramite, mi rivolgo a tutti gli amici del Partito Democratico, che sono amici, perché quel partito lo abbiamo costruito insieme - è che oggi hanno chiesto la votazione per parti separate sulla nostra risoluzione su un punto che dice: “a ottemperare agli impegni presi, secondo quanto stabilito in sede NATO, con il Defence Investment Plan.

Noi stiamo chiedendo le parti separate per votare contro gli impegni che il nostro Paese prende da 70 anni nell'Alleanza atlantica e che quando andiamo in giro per il mondo - che ci vado con Calovini o con la Malpezzi o con Cesa o con Losacco - tutti ribadiamo di volere mantenere e sostenere. Allora io non ci credo nell'opposizione fatta così. Non credo all'idea che prendiamo le carte e le facciamo diventare carta straccia perché stiamo all'opposizione! Sto fieramente all'opposizione, ma se mettono Industria 4.0 e mi sbatto perché ci sia, poi la sostengo!

Se la Presidente del Consiglio porta a casa che rafforziamo il tema della difesa… Perché io sono frutto - se posso rivolgermi al Presidente Conte, con grande rispetto, che condivide con me la sensibilità francescana - e figlio di quell'idea che la politica è, per un po' di tempo della propria vita, lasciarsi dietro l'interesse particolare per servire quello generale. Tuttavia, devi servire l'interesse generale esattamente con la cura e la premura con cui seguiresti il tuo di interesse. Perché a casa nostra non mettiamo in contrapposizione le grate e il sistema di antifurto con i farmaci? Diciamo che, per assicurare le grate e i farmaci, non vado una settimana in più in vacanza!

Spiegare agli italiani che le spese per la difesa sono spese per i missili, come ha detto quell'altro genio del senatore Borghi davanti a lei, oggi. Infatti le ha detto: Presidente, mi raccomando, spieghiamo bene che ci sono i soldi per la sanità e non li spendiamo per i missili! Bisogna rifiutare insieme questa politica, perché se non torniamo a fare le cose impopolari (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe) e dire agli italiani che tanto la salute, come la sicurezza, è come fossero la nostra salute personale e la nostra sicurezza personale!

Perché lì ci mettiamo premura e quando diventa, invece, una dimensione di interesse collettivo possono essere straordinari terreni di propaganda? Sapete perché? Perché, in fondo, abbiamo tutti piegato la politica al consenso, quando facciamo la campagna elettorale e, addirittura, quando prosegue nella stagione di Governo!

Allora, Presidente, glielo dico (non le citerò più Vasco, che però, da modenese, apprezzo): lei ci troverà pronti a sostenere l'interesse di questo Paese. Abbiamo chiesto al Ministro Crosetto di discutere il piano della difesa. Facciamo lo sforzo, insieme, di fare diventare questa discussione una discussione che non è “le armi contro le TAC”, ma è: come si mette in sicurezza l'Italia. Facciamolo nella consapevolezza che, senza mettere in discussione quell'Alleanza atlantica nei prossimi anni, però qualcosa è cambiato. Quando il Presidente degli Stati Uniti ci dice: adesso, cari europei, il vostro fronte ve lo presidiato un po' voi. Io sono membro della delegazione parlamentare della NATO e sono anche straordinarie occasioni di comprendere il mondo, non solo dall'angolatura italiana. Quando parli con i tuoi colleghi finlandesi o svedesi, molti dei quali hanno fatto i Ministri della Difesa prima di diventare parlamentari colleghi tuoi, che ti dicono: abbiamo 1.300 chilometri di fronte in comune con la Russia, Richetti, non arretrate; collega, amico caro, non arretrate; che gli diciamo? Che torniamo in Italia e su questo ci facciamo propaganda elettorale? Io non me la sento, Azione non se la sente! Abbiamo fatto questo partito perché siamo convinti che tornerà la possibilità di stare in questo Parlamento, guardando i documenti e votando il merito, ed è quello che faremo anche oggi (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Giuseppe Conte. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente Meloni, lei purtroppo con l'economia ci litiga proprio. Si è fatta spiegare male, in passato, lo spread e oggi si è fatta spiegar male come le banche accumulano mega utili. È molto semplice, glielo spiego io. La BCE aumenta i tassi di interesse e li scaricano su famiglie e imprese - si parla di mutui - mentre non fanno il contrario, invece, quando si abbassa il tasso di interesse. È per questo che lei doveva prelevare da lì, per ridistribuire agli italiani in sofferenza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Lei è da marzo scorso che ha sottoscritto tantissimi impegni per gli italiani, in nome degli italiani, senza nessun mandato. Spese pazze per la difesa e per le armi. Il risultato è che ha ipotecato il futuro dei nostri figli, oltre che quello nostro. Che cosa offriamo ai nostri figli? In Germania già stanno discutendo - vede, perché quando c'è il riarmo, poi bisogna rafforzare gli eserciti - e stanno parlando della leva obbligatoria; la introdurrete anche qui? Quindi, che cosa offriamo ai nostri figli? Uno stipendio sicuro in guerra? Il risultato di tutto questo sono i tagli al welfare, alla sanità, alle politiche del lavoro, alla scuola, all'istruzione, ai servizi, a tutto quel che serve agli italiani.

In questa manovra che avete presentato non c'è nessuna visione per il futuro dell'Italia: non c'è un piano industriale, non c'è un piano sanitario, non c'è un piano per la cultura, per il turismo, per le infrastrutture, per i servizi. Nulla di nulla! È una manovra che contiene solo briciole, solo tagli. È una manovra completamente insoddisfacente, addirittura ridicola. Vi presentate con 4 euro per chi prende 1.700 euro al mese. Vi presentate con 4 euro per chi ha la minima; Tajani la voleva portare a 1.000 euro, lei semmai poi li voleva distribuire col click. Nulla di nulla!

E ancora, addirittura l'età pensionabile. Ma lei ci ritorna, si incaponisce! Ha già sottoscritto, 14 anni fa, la Fornero, adesso la peggiora (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Eppure, guardi, la situazione è così grave che noi ci siamo predisposti al dialogo. Vi abbiamo detto: lavoriamo insieme; dobbiamo assolutamente ampliare significativamente la no tax area; dobbiamo assolutamente aumentare significativamente l'assegno unico - prenda appunti - per i figli. Niente di nulla. E dobbiamo farlo perché c'è finanza, appunto, con le tasse sugli extraprofitti, banche, imprese assicurative, giganti del web americano. Abbiamo assolutamente bisogno di intervenire in questo modo!

Le nascite in Italia crollano. Stiamo sparendo e lei che fa? Si sta preoccupando del giudizio delle agenzie di rating? Ma non le odiava quando era in opposizione, scusi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

Lei si vanta di tre anni di Governo. Scusi, ma di che cosa si vanta io non l'ho capito. Di 31 mesi su 34 di crollo della produzione industriale? Del fatto che dal 2021 a oggi i salari reali mostrino un segno negativo, meno 9 per cento? Di che cosa si vanta? Di 6 milioni di cittadini che rinunciano addirittura a curarsi? Si vanta di 6 milioni di precari che non arrivano, con meno di 1.000 euro, a fine mese? Del record della povertà assoluta?

Poi oggi si è superata: ha rimproverato noi, opposizioni, perché non siamo stati al suo fianco quando ha lavorato per aumentare i salari. Ma lei ha le traveggole! Guardi, io sono venuto a Palazzo Chigi, mi sono affiancato a lei, le ho portato la proposta, insieme alle opposizioni, sul salario minimo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e lei che cosa ha detto all'Italia intera? Ci penserò. E come ci ha pensato? Sono andato via e ha aumentato lo stipendio a Brunetta, ai Ministri e ai Sottosegretari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

Lei si presenta, ancora oggi, in una situazione drammatica, di difficoltà reale per famiglie e imprese, con il libro dei sogni. Guardi, smetta di prendere in giro gli italiani. Noi abbiamo confezionato in realtà, per lei, un libro dei record, perché lei ha stabilito il record delle tasse. Pensi, con lei la pressione fiscale è aumentata negli ultimi 10 anni come non mai! Le abbiamo confezionato questo libro (Il deputato Conte mostra un libro). Adesso glielo consegno, un attimo solo. Lei lo prende e lo sfoglia, guardi: aumento accise su gasolio, aumento dell'IVA su pannolini, e via discorrendo. Però non ci rida. Sa perché non deve ridere, secondo me? Perché questo libro - l'aumento dei balzelli, delle tasse - sa che cosa significa? Concretamente, quando lo sfoglia, deve capire che c'è una famiglia al supermercato che nel carrello non può mettere più nulla, che deve rinunciare alla carne, deve rinunciare al sogno di comprare una casa, deve rinunciare semmai ad andare, un fine settimana ogni tanto, al ristorante, deve rinunciare a fare un viaggio. È questa attualmente la realtà degli italiani, su cui lei ride! In questo libro - faccia attenzione - non troverà, invece, nessuna tassa per quanto riguarda banche, imprese assicurative e giganti del web americano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché lei, che era contraria all'assistenzialismo - se lo ricorda? Ha fatto la guerra contro l'assistenzialismo -, si è rivelata adesso favorevole all'assistenzialismo per i poteri forti, per arricchire solo loro!

Eh sì, perché la pressione fiscale si abbatte solo per fasce deboli e ceto medio, ormai completamente impoverito. Guardi, oggi noi siamo in declino. Sa perché non ancora si vede bene e lei fa finta e ci gioca per non vederlo? Perché ci sono dei cantieri aperti. Gli unici cantieri aperti oggi in Italia sono con i soldi, che abbiamo portato noi, del PNRR (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Marine Le Pen ha detto che l'unica cosa che le invidia sono quei 200 miliardi e ha aggiunto: è facile governare, ma non sa che li sta sprecando tutti. Anche qui voi siete completamente incapaci. E attenzione: quelli per noi sono importanti, perché dovevano rilanciare l'Italia. Per noi erano i cantieri per una nuova scuola, per un asilo nido, per la medicina territoriale: i cantieri della speranza. Voi ci state, invece, aprendo i cantieri della guerra (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Attenzione: ma non si è posta un problema? Confindustria ha detto: senza i soldi del PNRR saremmo già oggi in recessione, segno meno del PIL. A giugno finirà il PNRR, i rubinetti Bruxelles li chiuderà. Come pensa di gestire tutto questo con quelle spese pazze a cui si è impegnata per le armi? Allora, se vuole davvero restituire credibilità all'Italia, se vuole davvero tutelare l'interesse nazionale dei cittadini italiani, ci sono poche cose da fare: non le ha mai fatte, le faccia. Vada a Bruxelles, ma vada a dire: scusate, ho sbagliato, ritiro la firma per gli impegni militari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), non mi sono resa conto che avrei messo in difficoltà famiglie e imprese italiane. Ritorni a Bruxelles e dica: guardate, non possiamo lasciare a Trump il negoziato in esclusiva sul conflitto russo-ucraino; quel negoziato dobbiamo farlo anche noi, perché quel conflitto è qui in Europa, a casa nostra (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e dobbiamo tutelare gli interessi anche europei e gli interessi italiani.

Poi, c'è questa benedetta amicizia che, con questi sorrisetti, vanta con Trump. Io ci sono passato, ma io ho chiesto, non ho dato a senso unico come sta facendo lei. Non la utilizzi, questa amicizia, per la prefazione al suo libro per vendere qualche copia in più negli Stati Uniti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), la utilizzi per azzerare i dazi. Azzerare i dazi ma - attenzione - insieme e con l'Europa, non con qualche trattativa sottobanco, perché quella furbizia fa male a noi e fa male all'Europa.

E poi, per quanto riguarda le politiche sull'immigrazione, vada in Europa, sia più umile e utilizzi un linguaggio di verità. Dica ai suoi partner: non funzionano; abbiamo 300.000 sbarchi, Piano Mattei zero, blocco navale zero, i centri deserti in Albania. Prenda quel miliardo e lo porti qui (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché quei soldi servono qui per la sicurezza delle nostre strade, dei nostri centri, delle nostre periferie: mancano 11.000 poliziotti.

Su Gaza oggi lei, ancora una volta, ha detto che non usa la sofferenza per la propaganda. Ci risparmi queste ignobili lezioni, perché lei è stata complice, nel silenzio, di un Governo genocida (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e addirittura non ha interrotto neppure la cooperazione militare con il Governo di Netanyahu. La nostra non è propaganda, il nostro è senso di umanità, che va oltre anche alla politica e al diritto, che vale sempre, e riconosca subito lo Stato di Palestina (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che si levano in piedi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Rossello. Ne ha facoltà.

CRISTINA ROSSELLO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente, colleghe e colleghi, Forza Italia voterà a favore della risoluzione di maggioranza che accompagna le comunicazioni della Presidente Meloni in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre, riconoscendo l'impianto pragmatico, come definito dalla stessa Presidente, con cui l'Italia sta contribuendo a far avanzare un'agenda europea che mira a coniugare sicurezza, crescita e responsabilità internazionale, ruolo che ci sta valorizzando come ponte credibile fra Mediterraneo, Europa e mondo transatlantico, costruendo con tessitura diplomatica alleanze, iniziative concrete e parola mantenuta. Una linea che abbiamo sempre sostenuto e che non è una novità per noi, ma che oggi ci consente, con questo Governo ma soprattutto con la Presidente Meloni, di assumere maggiore autorevolezza in Europa per le posizioni assunte, tenendo insieme, con coerenza, interessi nazionali e bene comune europeo in una cornice chiara, in raccordo con i partner e il G7.

Sul Medio Oriente la tregua a Gaza è fragile: c'è, ma va trasformata in una pace sostenibile. L'Italia, parallelamente all'interlocuzione diplomatica, ha scelto la via degli aiuti umanitari continui. Rinvio a quello che ha già detto il mio collega Battilocchio in sede precedente, ma sottolineo il carattere criminale dell'uso del cibo come arma di guerra e sottolineo l'importanza del programma Food for Gaza per portare derrate e sostegno alimentare per la cooperazione sanitaria e per rafforzare questi nuovi invii con una filiera logistica più stabile, incrementando tutti i possibili canali di cura e di riabilitazione per i feriti. Siamo a sostegno della ricostruzione con il sistema delle imprese e del Terzo settore, sempre insieme all'Unione europea e ai partner regionali. In questo quadro partecipiamo allo sforzo di mediazione in atto affinché l'Europa sia parte attiva di questo percorso per consolidare la tregua, garantire accessi umanitari e costruire la prospettiva di due popoli e due Stati. In questa stessa direzione l'Europa deve mobilitare il lavoro comune con gli Stati arabi moderati per rendere credibile il cammino verso la soluzione dei due popoli e due Stati.

Sull'Ucraina la nostra posizione è chiara e lo è sempre stata: sostegno all'integrità territoriale di Kiev, lavoro per una pace giusta e duratura che non premi l'aggressione e rafforzamento sulla resistenza ucraina, in particolare valorizzando la resilienza ucraina. La scelta del Governo è di mantenere il sostegno a Kiev rafforzando l'efficacia delle sanzioni e il contrasto alla loro elusione e sostenendo la resilienza energetica in vista dell'inverno in Ucraina anche con strumenti finanziari europei stabili. Anche di fronte all'ipotesi di un nuovo incontro fra Washington e Mosca - inizialmente annunciato, poi visto come imminente e ora rinviato - noi confidiamo che si tenga il punto: nulla sull'Ucraina senza l'Ucraina, pieno coordinamento tra Unione Europea e G7, chiari freni per un negoziato che possa definirsi minimamente credibile. Sottolineiamo l'importanza anche per l'Ucraina, avendo attenzione ai prigionieri di guerra e ai bambini deportati.

Il Consiglio europeo tornerà su difesa e sicurezza europea. Forza Italia da sempre sostiene con convinzione una rotta che rafforzi il pilastro europeo dentro l'Alleanza atlantica. Come già anticipato dal collega Battilocchio, salto i punti già detti. La nostra posizione è coerente ed è stata espressa più volte, quando ritenevamo che la difesa europea non fosse un'alternativa alla NATO - l'abbiamo sempre detto - ma che l'avrebbe rafforzata e avrebbe dato all'Europa gli strumenti per contare di più. Ora lo ribadiamo. Occorre spendere meglio insieme, evitare duplicazioni e accelerare gli appalti congiunti, mettendoli in rete a grandi gruppi e PMI innovative.

Importante è la posizione che ha assunto la Presidente sulla rinnovata richiesta di aprire un serio dibattito sulla possibilità di rendere permanente la flessibilità del Patto di stabilità e di crescita con riferimento agli investimenti in questo settore. La grande sfida dei prossimi anni è una forte ripresa di competitività nell'Unione. L'Europa ha bisogno di un cambio di passo che liberi energie, anziché imbrigliarle: semplificazione vera, neutralità tecnologica, valutazioni di impatto serie su industria e lavoro, un quadro abilitante che accompagni territorio e filiere in transizione, senza scaricare i costi sui cittadini.

Nella definizione degli obiettivi 2040 il tema non è solo ambientale ma anche industriale e sociale e occorre calibrare obiettivi e mezzi alla luce della competitività. Quando è stato necessario, l'Unione ha già introdotto correttivi per evitare eccessi regolatori. Ora bisogna fare, però, anche una riflessione sulla ripresa delle politiche finanziarie e sul completamento dell'Unione dei mercati. I mercati di capitali a livello UE hanno avuto un ruolo che deve essere più profilato per la Banca europea per gli investimenti e per il nuovo quadro finanziario pluriennale.

Infatti, non si possono lasciare i sacrifici che le banche hanno avuto anni addietro, addirittura dovendo portare i propri i dati e le proprie politiche adeguatamente al sistema bancario europeo, anche con grandi sacrifici dei risparmiatori. Questo non può essere vanificato.

In un mondo di concorrenza sempre più dura, la bussola italiana è duplice: difendere imprese e lavoro nel quadro delle regole UE e mantenere un dialogo costruttivo con i partner strategici a partire dagli Stati Uniti. Trattare con gli USA in materia commerciale è una competenza esclusiva dell'Europa e questo Governo l'ha fatto, mentre la risposta dei dazi è di una maggiore competitività anche per noi e, per questo, auspichiamo che il Governo e il Ministero degli esteri rafforzino la rete di diplomazia economica, aprendo e consolidando corridoi commerciali e accordi di accesso in aree strategiche.

Quanto al voto all'unanimità in Unione europea, il nostro Vice Premier e Forza Italia sono invece favorevoli a superare, almeno in varie materie, il voto all'unanimità, passando alla maggioranza qualificata per rendere l'Unione più rapida ed efficace. Questo era nel programma di Forza Italia per le elezioni europee e si prevedeva, infatti, di eliminare il diritto di veto in settori chiave come fiscalità e politica estera, privilegiando l'approvazione a maggioranza qualificata per decisioni più agili ed efficaci. Ci sembra un punto sul quale fare qualche riflessione.

C'è poi un tassello sociale, che è anche leva competitiva: la casa. L'Europa non può permettersi città dove giovani, lavoratori e famiglie sono espulsi dal mercato dell'abitare. È bene dunque il percorso verso un piano europeo per l'edilizia abitativa accessibile che mobiliti investimenti, semplifichi dove serve e sostenga l'efficientamento, senza scaricare costi insostenibili sui cittadini.

Sull'immigrazione, sosteniamo una politica europea che si basi sui quattro pilastri già citati dal collega Battilocchio e ripetiamo, concludendo, quindi, Presidente: europeismo serio, atlantismo pragmatico, crescita e sicurezza sono i nostri valori. Per questo sentiamo l'urgenza di un'Europa più forte e più coesa, capace di proteggere le democrazie e guidare i processi di pace con realismo e coraggio, un europeismo che non confonde l'unità con l'uniformità, che sa dialogare con Washington e con i partner mediterranei, che mette al centro l'interesse dei cittadini e delle imprese.

Per queste ragioni non posso che ribadire il voto convintamente favorevole di Forza Italia alla risoluzione di maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Giglio Vigna. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO GIGLIO VIGNA (LEGA). Grazie, Presidente. Anche sull'automotive abbiamo avuto la prima svolta che va nella direzione opposta all'elettrico a tutti i costi. Ribadiamo allora, dai banchi della Lega, ci sembra giusto ribadirlo: l'elettrico al 100 per cento è una follia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) dal punto di vista della produzione e del lavoro e dal punto di vista dell'indipendenza strategica. La linea della Lega è neutralità (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) tecnologica: stop ideologie super ambientaliste.

Gaza: i nostri complimenti vanno evidentemente agli Stati Uniti, al Presidente Trump per l'accordo, la restituzione degli ostaggi; bene, signora Primo Ministro, il ruolo dell'Italia. Ci chiediamo dove siano i pro-Pal ora che Hamas sta fucilando palestinesi, violando l'accordo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). L'Italia ha fatto e continuerà a fare la sua parte.

Ucraina: sempre dagli Stati Uniti, vi sono tentativi di arrivare ad un accordo. Noi vogliamo lanciare un appello all'Unione europea: l'Unione europea si allinei agli Stati Uniti d'America sul tema dell'Ucraina. È l'unico modo per arrivare a una pace vera, a una pace duratura. L'Unione europea non può spaccare il fronte occidentale e non può continuare a produrre una propaganda di tipo bellicistico sul tema Russia-Ucraina. Bruxelles si allinei a Washington (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Prima di questo Consiglio europeo dai banchi della Lega vogliamo lanciare due messaggi verso i Paesi del Nord Europa, i cosiddetti nordici, e verso quei Paesi che si considerano il fronte Est. Messaggio numero 1: mai soldati italiani in Ucraina, mai soldati italiani in Ucraina (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Permettetemi di dirlo, per quelle che sono le impalcature degli accordi internazionali e delle sovrastrutture internazionali: mai soldati europei sul suolo ucraino. Siamo contenti che questo punto sia ribadito nella nostra risoluzione di maggioranza perché è un punto caro alla Lega.

Messaggio numero 2, per i partner nordici e per i partner che, appunto, si considerano il fronte Est: l'Europa, cari amici, cari partner, non siete solo voi, non esiste solo il fronte Est.

Questo, signor Primo Ministro, l'abbiamo ribadito anche in diversi momenti internazionali, in diverse conferenze interparlamentari. L'Europa non è solo il Nord Europa e non sono solo quei Paesi che confinano direttamente con la Russia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) e se dobbiamo spendere soldi in sicurezza, come Lega, identifichiamo almeno altri tre scenari in cui investire.

Scenario numero 1, la cybersicurezza: oggi un F-35 si può abbattere con un missile, come si può abbattere con un hackeraggio, quindi l'importante dominio della cybersicurezza.

Scenario numero 2: il cosiddetto fronte Sud, quello che come Italia e come Paesi del Mediterraneo ci vede in prima persona sul fronte; appunto, sul fronte: e quindi, l'immigrazione; e quindi, l'ingresso di cellule terroristiche sul territorio europeo e sul territorio italiano, perché - me lo permettano gli amici del Nord Europa e gli amici dell'Est Europa - oggi è ancora più probabile un attentato di tipo terroristico islamico in una delle nostre capitali europee che le truppe di Putin marcino su Varsavia, su Tallinn o sugli altri Paesi Baltici (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). E quindi, il fronte Sud diventa non importante, ma importantissimo.

Legato al fronte Sud c'è il fronte interno, la sicurezza interna, la sicurezza nazionale. Se dobbiamo investire in sicurezza rafforziamo le Forze di polizia per rendere le nostre città e le nostre periferie più sicure. Pensiamo di nuovo al tema del radicalismo islamico.

Questi sono i messaggi che, signora Presidente, vogliamo lasciarle in vista di questo importantissimo vertice europeo e sono i messaggi che, dai banchi della Lega, lanciamo ai partiti e ai Paesi partner di tutta Europa.

Detto questo, siamo molto soddisfatti della nostra risoluzione in cui - come ho detto - vi sono questi e tanti altri punti fortemente voluti dalla Lega e già esplicati in modo egregio dai miei colleghi della Lega, Candiani e Bagnai intervenuti in discussione generale e non mi rimane nient'altro che dichiarare il voto favorevole del gruppo Lega (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Elly Schlein. Ne ha facoltà.

ELLY SCHLEIN (PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente, so dove mi aspetta, ma non decide lei che cosa dice l'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Io sono qui a parlarle delle slide che mancavano alle 68 che oggi avete pubblicato. Perché lei oggi festeggia tre anni del suo Governo, ma gli italiani non hanno niente da festeggiare. I salari reali si sono abbassati di 7 punti dal 2021: è il dato peggiore tra i Paesi europei; la pressione fiscale, invece, quella è ai massimi dal 2020: avete aumentato le tasse; sotto il suo Governo sono aumentati i lavoratori poveri - lo dice l'Istat, non il PD - e le nascite sono scese ancora dall'anno scorso, perché, se volete contrastare la denatalità, dovete combattere la precarietà, invece che aumentarla (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

In un anno, i prezzi degli affitti sono aumentati del 10 per cento e, negli ultimi quattro, quelli delle stanze singole del 45 per cento. Lo chieda agli studenti che non riescono a uscire di casa per andare all'università, lo chieda alle loro famiglie, le stesse che, quando vanno a fare la spesa, spendono il 3,5 per cento in più, come per acquistare i libri scolastici. Sono aumentate del 25 per cento in un anno le bollette. Abbiamo le più care d'Europa.

È la prima questione che ci pongono le imprese, ma voi, per tre anni, non avete fatto nulla su questo, perché non avete il coraggio di intaccare gli extraprofitti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) delle grandi società energetiche come ENI ed ENEL, che fanno per voi la politica energetica, anziché il contrario. Con il suo Governo, in un anno, sono aumentate di 1,5 milioni le persone che rinunciano a curarsi, mentre qualcuno tra i vostri ci guadagna con le sue cliniche private. Anche prima, ha rivendicato di aver aumentato le risorse alla sanità di 30 miliardi di euro, ma, visto che è aumentato di più il PIL, e l'inflazione, voi state tagliando: questa è matematica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Smettete di litigare con le calcolatrici e di prendere in giro gli italiani.

Fuori dalla sua propaganda c'è un'Italia che è fatta da chi fa fatica, ha stipendi bassi, da chi cura gli altri con stipendi da fame e da chi non riesce nemmeno a farsi curare. Nonostante le ingiustizie, continua, però, ad andare avanti. Lei da tre anni ci racconta un film a colori, mentre l'Italia vive in bianco e nero, dove la luce costa troppo, dove mancano i medici nei reparti ospedalieri, quella dei giovani che partono con la valigia.

Ma veniamo ai temi del Consiglio europeo. Una cosa mi ha colpito, Presidente, della sua relazione: lei ha delegato la politica estera di questo Paese a Donald Trump, mentre ha dimenticato l'Unione europea, proprio oggi che servirebbe un salto in avanti nell'integrazione europea per non rimanere schiacciati dall'aggressività di Trump, dalle minacce di Putin e dall'espansionismo cinese. Lei potrebbe spingere l'Europa a un protagonismo politico e diplomatico per riportare la pace, anziché spalleggiare Trump in questo tentativo di smantellare le sedi multilaterali e sostituirle con le sue telefonate, mentre vuole rimpiazzare, quindi, il diritto internazionale con la legge del più forte.

È importante che ci sia un cessate il fuoco a Gaza, che ha fermato le bombe sui palestinesi e ha riportato gli ostaggi israeliani a casa. Ma questi, come lei ha detto stamattina, sono primi passi, non è una pace. Tutti abbiamo riconosciuto gli sforzi diplomatici dei mediatori - dal Presidente americano al Qatar, all'Egitto, alla Turchia - e tutti gli attori devono rispettare l'accordo di tregua e impegnarsi nei prossimi passi, su cui l'Unione europea e l'Italia devono portare un contributo decisivo. Ma attenzione: una pace giusta non significa dimenticare i crimini di questi anni del Governo di Netanyahu (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), che gli esperti hanno definito di genocidio e non si può, davanti a questo, dimenticare né dare l'impunità.

Serve sbloccare subito tutti gli aiuti umanitari per Gaza, serve il pieno coinvolgimento dei palestinesi in questo processo, perché di pace si può parlare solo se è giusta verso chi è stato oppresso, solo se assicura l'autodeterminazione del popolo palestinese e se punta ai due popoli e due Stati, entrambi con il loro diritto di esistere, di vivere in pace e in sicurezza. Per questo, torniamo a chiedervi di dare un segnale politico con il pieno riconoscimento dello Stato di Palestina, ora, come hanno fatto 150 Paesi. Guardi, prima l'ho ascoltata: non ci sono scuse, perché tutti sappiamo che Hamas deve essere disarmata e che non può essere né gestire il futuro di Gaza, altrimenti lei sta accusando Francia e Regno Unito di aver legittimato Hamas, e sappiamo che non è così.

Lei prima ha detto che bisogna mantenere alta l'attenzione sulla Cisgiordania, ma non basta. Bisogna mettere fine alle occupazioni illegali, rafforzare l'Autorità palestinese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E noi non ci sottrarremo alla discussione su quale contributo possa dare l'Italia - ha detto che ne parleremo in Parlamento, bene -, un contributo da dare sotto il cappello delle Nazioni Unite per la ricostruzione a Gaza e per la pace.

La pace giusta è un obiettivo che dobbiamo perseguire anche per gli ucraini mentre li sosteniamo. Non ci può essere una pace giusta senza che a quel tavolo negoziale sieda l'Ucraina e, accanto all'Ucraina, l'Unione europea, perché non sarà Trump a garantire gli interessi di sicurezza ucraini ed europei (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Anzi, se Putin oggi è più forte, si sente più forte almeno, o ha intensificato, come lei ha raccontato stamattina, i brutali attacchi anche sulla popolazione civile ucraina, è proprio anche perché Trump lo ha riabilitato, accogliendolo su un tappeto rosso, senza ottenere garanzie. La pace non può essere la resa alle ragioni dell'aggressore. Bisogna aumentare la pressione su Putin, anche con le sanzioni, e portarlo a negoziare. Per fare questo, serve un'iniziativa politica e diplomatica europea, senza aspettare gli umori alterni di Trump. Per questo sono preoccupanti le sue parole contro il superamento dell'unanimità nell'Unione europea, soprattutto adesso che leggiamo che il suo alleato Orbán vuole di nuovo mettere i suoi veti per aiutare Putin. Questa subalternità a Trump e a Orbán la paga a caro prezzo il nostro Paese, perché va contro l'interesse nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Lei ha detto che non vuole essere subalterna, ma gli atti dimostrano il contrario. Ha detto stamattina che possiamo rafforzare la nostra competitività e la nostra sicurezza e, invece, avete accettato a testa bassa l'aumento delle spese militari al 5 per cento e questo mentre, ancora oggi, lei si dichiara contraria alla difesa comune europea, dicendo che è solo una competenza nazionale. Addirittura, ha rivendicato di aver agito perché lo strumento EDIP non compri solo dall'industria europea, ma compri anche da Trump. Ma questo, Presidente, ci rende più dipendenti sulla sicurezza, non meno dipendenti.

Ha detto che non ha mai garantito a Trump per le big tech. Ma, allora, Presidente, doveva essere un sosia di Giorgetti quello che al G7 ha accettato di cancellare le tasse minime globali sulle multinazionali americane (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Un altro regalo ai più ricchi, come fate con questa manovra, perché lo sapete che date 30 euro in più a chi ne guadagna 30.000 e 440 euro in più all'anno a chi ne guadagna 199.000. Questo state facendo. E le rispondo io all'appello di prima. Ai lavoratori del ceto medio, accorpando - uso le sue parole - il taglio del cuneo, la riduzione dell'aliquota Irpef e pure la detassazione parziale dei rinnovi, voi state comunque dando meno di quanto togliete con il drenaggio fiscale. Fate due conti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Non ha mai parlato di dazi in 45 minuti di relazione: una rimozione freudiana. Avete minimizzato per mesi e, ancora oggi, non avete chiarito come sosterrete le imprese e i lavoratori di fronte ai danni dei dazi. Confindustria parla di almeno 20 miliardi di export in meno l'anno prossimo, posti di lavoro a rischio, delocalizzazioni. Per tutto il suo intervento - mi ha colpito - non ha mai citato gli investimenti comuni europei, che sono indispensabili anche per il rilancio della manifattura italiana, oltre che per l'autonomia strategica europea. Lei sa bene che i dati dell'occupazione e anche la riduzione del debito che rivendica non ci sarebbero se non ci fosse stato il PNRR, che nemmeno avevate votato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Perché non batterci per portare avanti altri investimenti comuni europei? Questa battaglia non la state facendo perché siete ideologici e perché non volete urtare Orbán, ma ne ha bisogno la manifattura italiana. Anche oggi avete preso a sassate il Green Deal. Vorrei ricordarvi che tutti gli atti attuativi li avete negoziati e adottati voi.

Ha detto che per la transizione servono risorse. È vero: servono risorse. Ma, allora, perché non si batte con noi per 800 miliardi all'anno di investimenti comuni europei che accompagnino le imprese nella conversione? Lo vuole fare con questa manovra rinunciataria? È la più piccola che si ricordi: una manovra di austerità, che prevede la crescita a zero, senza nulla sulla casa. Vada a raccontare domani che qui, in tre anni, avete solo cancellato il Fondo affitto da 330 milioni e ora tante famiglie rischiano lo sfratto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Ora è il tempo della verità, Presidente. Lasciamo alle spalle i monologhi sui social e anche “TeleMeloni”, lasciamo alle spalle i video della pompa di benzina in cui prometteva l'abolizione delle accise. Volevate abolire la Fornero e state ritardando la pensione al 99 per cento dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Concluda.

ELLY SCHLEIN (PD-IDP). Concludo. Guardi, la sua incoerenza ormai è conclamata. Dice di avere cambiato la politica europea sull'immigrazione, mentre l'unica cosa che è cambiata, Presidente, è che non si parla più di solidarietà all'Italia, e nelle cancellerie europee la prendono già in giro per quel suo “funzioneranno”, che doveva cambiare in “soldi buttati” (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) per fare prigioni vuote, inumane e illegali, dove portare i torturati, mentre liberate i torturatori.

Fatevi aiutare, perché è chiaro che non avete una visione per portare avanti questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, che si levano in piedi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Donzelli. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Grazie, Presidente. Con l'occasione mi preme ringraziare ovviamente il Governo, il Presidente del Consiglio, la maggioranza intera, perché oggi, dopo 3 anni di Governo, non solo ci sono risultati importanti nella nostra Nazione, ma l'Europa ha finalmente compreso alcune questioni che da sempre provavamo a sollevare. Ha compreso che è necessario e utile difendere i propri confini, non solo orientali, ma anche meridionali, quindi il nostro Mediterraneo, e che è necessaria la lotta ai trafficanti, perché in Europa a nessuno sfugge che i trafficanti non fanno salire sulle navi le persone che scappano dalle guerre peggiori, né le persone che hanno più bisogno, ma fanno, banalmente, salire sulle navi chi paga di più il trafficante (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), e chi paga di più il trafficante non è il più debole. Grazie a questo Governo, in Europa finalmente si è capito che la tutela dell'ambiente è necessaria e può andare avanti solo in equilibrio (Il deputato Ciani: “Sono morti dei neonati oggi, un po' di dignità! Sono morti dei bambini in mare!” - Proteste di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)

PRESIDENTE. Deputato Ciani…

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Presidente, non si preoccupi, siamo abituati che la verità disturba sempre a sinistra.

PRESIDENTE. …deve ascoltare gli interventi del collega, come gli altri colleghi hanno ascoltato…

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Non c'è niente di nuovo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), la verità non l'hanno mai accettata.

PRESIDENTE. …quelli del suo partito.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). La tolleranza della sinistra è sempre nota. Hanno imparato in Europa che la tutela dell'ambiente è necessaria e si può e deve raggiungere con un equilibrio nella difesa della produzione. Abbiamo, grazie a questo Governo, evitato all'Europa un'assurda e incredibile guerra commerciale con gli Stati Uniti, perché giustamente il Presidente Meloni ha ricordato che l'Occidente non è un luogo geografico, ma la difesa di valori. È anche la difesa di quei valori non solo economici, ma di civiltà, quelli che vogliamo garantire al futuro, perché io voglio anche che un domani le nostre bambine non siano costrette a sposarsi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE - Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), quando non vogliono sposarsi. Vogliamo che le nostre donne possano continuare a vivere in civiltà, senza essere costrette a portare un velo.

Vogliamo che sia difesa la libertà di impresa, che sia difesa anche la proprietà privata. E lo dico anche a tanta ipocrisia della sinistra, perché in Occidente sono difesi anche i valori della libertà e dell'orientamento sessuale, perché non vi sfuggirà l'ipocrisia che, mentre difendevate i vostri uomini e le vostre navi sulla Flotilla, sulla Flotilla si perseguitavano i gay (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier - Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) perché c'erano gli estremisti islamici che non li volevano sulle barche della Flotilla.

E allora la difesa di quei valori passa anche dalla difesa commerciale, da un Occidente unito che rispetta i propri competitor internazionali e mondiali, che vogliono sovvertire l'equilibrio mondiale, che deve rimanere unito. E mentre altri accusavano il Presidente Meloni, il Governo, di essere complice di genocidio - l'ho sentito dire anche oggi in quest'Aula -, noi ringraziamo il Presidente Meloni di essere stata complice della pace che si sta costruendo in Medio Oriente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Non sarà una pace facile, ma la strada è quella giusta.

Perché, Presidente, mi rivolgo a lei, ho sentito dire dall'ex Presidente del Consiglio Conte alcune cose e vorrei specificarle velocemente. Ho sentito dire delle cose sul PNRR: mi permetto di dire che non ha portato gratuitamente dei soldi in Italia, perché i 68,9 miliardi di sovvenzioni che sono arrivati dall'Europa arrivano grazie al contributo dei contribuenti italiani, che pagano le proprie tasse e che vanno in Europa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia); che 123 miliardi sono arrivati in debito e che, per esempio, la Spagna ha ricevuto 70 miliardi di sovvenzioni, la Francia 40, e anche quei soldi che hanno ricevuto la Spagna e la Francia sono grazie ai contribuenti italiani, perché il “gratuitamente”, Presidente Conte, non esiste.

Quello che lei dice essere “gratuitamente” (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare) è pagato dagli italiani, così come lo è stato, purtroppo, il disastro che lei conosce bene del superbonus, perché anche in questa legge di bilancio dobbiamo pagare le conseguenze, nel 2026, di 40 miliardi, solo in questa legge di bilancio, che cuba 18,5 miliardi. Quindi i danni del superbonus, solo nel 2026, saranno il doppio di questa manovra finanziaria.

Lei ha fatto anche una battuta sullo spread, dicendo “si è fatta spiegare male lo spread”. Io non so se il Presidente Meloni si è fatta spiegare male lo spread o bene, però faccio presente che, quando lei era Presidente del Consiglio, Conte, lo spread nel marzo 2020 è arrivato a 250, ha avuto la media di 167. Non so se la Meloni se lo è fatto spiegare male, ma oggi lo spread è a 78,66 (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

Anche sul miliardo di sprechi in Albania, con tutto il rispetto, vorrei ricordare a Conte che l'Albania non è uno spreco, dimostreremo e lo faremo funzionare, ma che, rispetto a un miliardo di euro, lui ha speso 1,2 miliardi per le mascherine farlocche (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), più i milioni per poterle buttare al macero, perché erano soldi che gli italiani hanno sprecato.

Oggi poteva essere l'occasione per rimediare a tante scelte sbagliate che erano state fatte dall'opposizione: la scelta di non avere votato il piano di pace; la scelta, magari, di usare parole poco adatte all'estero contro l'Italia, parole gravi che mettevano in dubbio la nostra democrazia; poteva essere l'occasione, magari, per provare a spiegare perché, mentre scoppiava la pace, qualcuno giocava alla guerriglia navale (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle); potevate spiegare perché avevate alzato i toni del dibattito democratico; poteva essere l'occasione anche, magari, per parlare dei contenuti di oggi.

Ho sentito la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, parlare di tasse, precarietà, università, dei salari reali che sono diminuiti dal 2021. È vero, sono diminuiti dal 2021, ma sono aumentati dal 2023, cioè da quando noi siamo al Governo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Quindi, accusate la Meloni dei disastri creati da voi sul salario minimo. Comprendo che non abbia seguito il dibattito nemmeno questa volta, perché arriva sempre all'ultimo minuto. Per fortuna, a differenza dell'assemblea del Partito Democratico, non ci ha letto “pausa teatrale”, e di questo le siamo grati (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Mi permetto anche, in conclusione, di dire che reputo insopportabile l'ipocrisia di una sinistra che si è scandalizzata perché il Presidente Meloni ha ricevuto all'estero i complimenti; perché Trump ha detto al Presidente Meloni “beautiful”, ha riconosciuto che era in buona forma (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Beh, io non capisco l'ipocrisia di chi si indigna perché vengono fatti i complimenti al Presidente Meloni, ma ha giustificato chi l'ha paragonata a una meretrice (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare). È un'ipocrisia incredibile!

Con questa ipocrisia sono cadute le maschere. Sono cadute le maschere con una donna, la presidente, anzi la segretaria del Partito Democratico, la leader del Partito Democratico, che giustifica delle parole vergognose del suo capocorrente, uomo, Maurizio Landini (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), semplicemente nel frattempo accusando la prima donna Presidente del Consiglio di essersi difesa da delle accuse volgari (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

E allora la Presidente Meloni ha fatto vittimismo perché ha risposto a un uomo che la insultava? Qual è il messaggio che volete dare alle donne? Quando vengono insultate da un uomo devono stare in silenzio (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare) perché altrimenti vengono accusate di vittimismo? Oppure volete, forse, dare il messaggio alla Nazione che, se una donna offesa è di sinistra, è gravissimo, ma, se una donna offesa è di destra, allora si può fare (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare), perché c'è una differenza fra le donne di destra e di sinistra? Qual è il messaggio che volete dare?

E allora, guardate, noi siamo orgogliosi di questo Governo, che dopo tre anni ha ancora il consenso degli italiani, anzi, per la prima volta nella storia, è un Governo supportato da una maggioranza che, dopo tre anni, ha aumentato il proprio consenso rispetto a quando è stato eletto. Ne siamo orgogliosi, ringraziamo il Governo, ringraziamo la maggioranza, gli amici alleati, e ringraziamo anche voi, ringraziamo l'opposizione. Perché questo vostro goffo, grottesco, continuo tentativo di delegittimare, magari anche di provare a sciacallare sulle varie disgrazie che ci sono nel mondo, lo avete già fatto, lo avete fatto in altri tempi, lo avete fatto ultimamente con la tragedia che è successa a Gaza, sperando di provare a vincere le elezioni nelle Marche, senza riuscirci.

Avete provato a farlo con l'attentato a Ranucci, a cui continuiamo a dare la nostra solidarietà, continuate a sciacallare e continuate a delegittimare, ma questa per noi è la migliore conferma che stiamo facendo quello che serve agli italiani e lo continueremo a fare con la stessa serenità, determinazione e, a differenza vostra, col sorriso sulla bocca (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia, che si levano in piedi, e di deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Soumahoro. Ne ha facoltà.

ABOUBAKAR SOUMAHORO (MISTO). Grazie, Presidente. Alla luce della lettera di invito del Presidente António Costa ai membri del Consiglio europeo, vorrei soffermarmi su due temi che sono la competitività e il tema della migrazione.

Sul tema della competitività l'Unione europea deve aprirsi a mercati emergenti e in espansione. In questo senso, l'Africa rappresenta un'opportunità strategica e la vicinanza del nostro Paese, l'Italia, al continente può trasformare questa vicinanza non soltanto in uno strumento capace di rendere competitiva l'Unione europea, ma favorire una collaborazione reciproca tra Europa e Africa, quindi un partenariato win-win; un partenariato definito gagnant, nell'ottica della reciprocità.

Presidente, il secondo tema è quello della migrazione. Io resto convinto che non può più essere affrontato il tema della migrazione a prescindere dal riconoscimento del diritto di scegliere se restare, migrare o rientrare.

PRESIDENTE. Concluda.

ABOUBAKAR SOUMAHORO (MISTO). Ed è in questo senso, Presidente… Presidente, ci sono tanti rumori.

PRESIDENTE. Sì, deve concludere, però.

ABOUBAKAR SOUMAHORO (MISTO). In questa ottica, penso che la creazione di un ecosistema capace di favorire investimenti nel continente africano è un modo per dare una prospettiva a quello che rappresenterà, da qui ai prossimi dieci anni, la forza lavoro più numerosa al mondo, mettendo insieme India e Cina. Presidente, vado a concludere…

PRESIDENTE. Concluda. Non ha più tempo.

ABOUBAKAR SOUMAHORO (MISTO). Presidente, vado a concludere, dicendo che mai come oggi questa situazione è la prova che (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe)

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazioni)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti (All'uscita dall'Aula della Presidente del Consiglio dei ministri, Meloni, applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle risoluzioni - ove necessario - hanno prestato il consenso previsto a seguito delle riforme regolamentari.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Mantovani, Candiani, Rossello, Pisano ed altri n. 6-00207, con parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 30).

Passiamo alla votazione della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00208.

Avverto che il gruppo del Partito Democratico ne ha chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, il dispositivo, ad eccezione dei capoversi 3°, 5°, 6°, 7°, 8° e 9°; a seguire, il 3° capoverso del dispositivo; quindi, congiuntamente i capoversi 5°, 6°, 7°, 8° e 9° del dispositivo; in fine, ove il dispositivo venga in tutto o in parte approvato, la premessa.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00208, ad eccezione dei capoversi 3°, 5°, 6°, 7°, 8° e 9°, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 3° capoverso del dispositivo della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00208, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 5°, 6°, 7°, 8° e 9° del dispositivo della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00208, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

In virtù della reiezione del dispositivo, non si procederà alla votazione della premessa.

Passiamo alla votazione della risoluzione Braga ed altri n. 6-00209.

Avverto che sono state avanzate richieste di votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, il dispositivo, ad eccezione dei capoversi 1° e 10°; a seguire, distintamente il 1° e il 10° capoverso del dispositivo; in fine, ove il dispositivo venga in tutto o in parte approvato, la premessa.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00209, ad eccezione dei capoversi 1° e 10°, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 34).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 1° capoverso del dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00209, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 10° capoverso del dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00209, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).

In virtù della reiezione del dispositivo, non si procederà alla votazione della premessa.

Passiamo alla votazione della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00210.

Avverto che il gruppo del Partito Democratico ne ha chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, il dispositivo, ad eccezione dei capoversi 1°, 2°, 3°, 4°, 5°, 8° e 9°; a seguire, congiuntamente i capoversi 1°, 2°, 3°, 4° e 5° del dispositivo; quindi, congiuntamente i capoversi 8° e 9° del dispositivo; in fine, ove il dispositivo venga in tutto o in parte approvato, la premessa.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00210, ad eccezione dei capoversi 1°, 2°, 3°, 4°, 5°, 8° e 9°, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 37).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 1°, 2°, 3°, 4° e 5° del dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00210, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, i capoversi 8° e 9° del dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00210, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 39).

In virtù della reiezione del dispositivo, non si procederà alla votazione della premessa. Passiamo, dunque, alla votazione della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00211.

Avverto che i presentatori hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo, ivi compresa l'espunzione della premessa e dei capoversi 1°, 8°, 11° e 12° del dispositivo.

Avverto altresì che il gruppo del Partito Democratico ne ha chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare il 9° capoverso del dispositivo distintamente dalle restanti parti della risoluzione.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Richetti ed altri n. 6-00211, come riformulata, ad eccezione del 9° capoverso del dispositivo, con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 40).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 9° capoverso del dispositivo, come riformulato, della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00211, con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 41).

Passiamo alla votazione della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00212.

Avverto che il gruppo del Partito Democratico ne ha chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare il 3° capoverso del dispositivo distintamente dalle restanti parti della risoluzione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00212, ad eccezione del 3° capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 42).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 3° capoverso del dispositivo della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00212, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 43).

Passiamo alla votazione della risoluzione Della Vedova e Magi n. 6-00213.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Della Vedova e Magi n. 6-00213, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 44).

Sono così esaurite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025.

Comunicazioni del Presidente ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 1, del Regolamento e assegnazioni di disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica.

PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 1 dell'articolo 123-bis del Regolamento, la decisione in merito al seguente disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica: “Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento forense” (2629).

Alla luce del parere espresso nella seduta odierna dalla V Commissione (Bilancio) ed esaminato il predetto disegno di legge, la Presidenza comunica che lo stesso non reca disposizioni estranee al suo oggetto come, definito dall'articolo 123-bis, comma 1, del Regolamento.

A norma degli articoli 72, comma 1, e 123-bis, comma 1, del Regolamento, il disegno di legge è assegnato, in sede referente, alla II Commissione (Giustizia), con il parere delle Commissioni I, V, VI, VII, XI e XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Comunico, ai sensi del comma 1 dell'articolo 123-bis del Regolamento, la decisione in merito al seguente disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica: “Delega al Governo per la riforma delle amministrazioni straordinarie e per la riforma della vigilanza sugli enti cooperativi e mutualistici” (2577).

Alla luce del parere espresso nella seduta odierna dalla V Commissione (Bilancio) ed esaminato il predetto disegno di legge, la Presidenza comunica che lo stesso non reca disposizioni estranee al suo oggetto come, definito dall'articolo 123-bis, comma 1, del Regolamento.

A norma degli articoli 72, comma 1, e 123-bis, comma 1, del Regolamento, il disegno di legge è assegnato, in sede referente, alla X Commissione (Attività produttive), con il parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), IV, V, VI, IX, XI e XIV.

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Avverto che, con distinte lettere in data odierna, i presidenti della Commissione giustizia e delle Commissioni riunite VII e XII hanno manifestato l'esigenza di posticipare l'avvio della discussione in Assemblea, attualmente previsto dal vigente calendario dei lavori a partire da lunedì 27 ottobre: della proposta di legge n. 1822​, in relazione alla quale è stato richiesto di posticiparne l'avvio dell'esame in Assemblea al prossimo calendario; della proposta di legge n. 1311​, in relazione alla quale è stato richiesto di posticiparne l'avvio dell'esame in Assemblea di un mese.

Secondo le intese intercorse tra i gruppi, tali provvedimenti non saranno pertanto iscritti all'ordine del giorno delle sedute della prossima settimana.

Riarticolazione dei lavori della Camera per il periodo 27 - 31 ottobre 2025.

PRESIDENTE. Secondo le medesime intese è stata altresì convenuta una riarticolazione dei lavori per la prossima settimana che è pubblicata sul sito istituzionale della Camera.

Organizzazione dei tempi di esame di una mozione.

PRESIDENTE. Avverto infine che, nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per la discussione della mozione in materia di percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici (Vedi l'allegato A).

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di parlare la deputata Carmen di Lauro. Ne ha facoltà per due minuti.

CARMEN DI LAURO (M5S). “Ogni servizio, ogni santo servizio era in mano alla camorra”. Con questa frase il procuratore Gratteri ha commentato l'ordinanza che ha colpito la Juve Stabia, la squadra calcistica di Castellammare di Stabia. Dalle indagini, infatti, è emerso che tutti i servizi, quasi tutti i servizi, erano in mano alla camorra, in mano ai clan. Parliamo della sicurezza, della biglietteria, delle pulizie, dei trasporti: un vero e proprio business criminale che ha sfruttato la passione di un popolo. La camorra non tifava Juve Stabia, la camorra la usava. Questo modus operandi, purtroppo, è anche frequente negli ultimi tempi, così come ha evidenziato il procuratore Melillo. Infatti, abbiamo dei casi analoghi a Foggia e a Crotone.

Un ringraziamento oggi va sicuramente all'autorità giudiziaria: l'autorità giudiziaria non pulisce, l'autorità giudiziaria ripulisce e ridona - o almeno cerca di ridonare - quella fiducia e quella credibilità che vengono minate da questi personaggi, perché quello che oggi noi stiamo avendo, cioè il fatto che la Juve Stabia sia balzata agli onori delle cronache nazionali, è un danno gravissimo. Stiamo parlando di una realtà consolidata nel panorama calcistico professionistico, una vetrina per la nostra città, che ha accolto in città centinaia di tifosi e che raccoglie centinaia di tifosi che con passione seguono questa squadra in tutta Italia.

Allora, io oggi voglio dire una cosa a queste persone, a questi criminali: la dovete smettere di allungare le vostre mani sporche su Castellammare (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Sono cinquant'anni che soffocate la nostra città, sono cinquant'anni che danneggiate la sua bellezza, che depredate, che la sfruttate. State danneggiando le persone perbene…

PRESIDENTE. Concluda.

CARMEN DI LAURO (M5S). …state danneggiando chi vuole il bene di questa città.

Allora, io voglio dire un'ultima cosa: Castellammare non è vostra; Castellammare è delle persone che la difendono e le persone che la difendono oggi dicono: via la camorra da Castellammare. Noi, come rappresentanti politici, saremo sempre in prima linea per ribadirlo, con più forza e sempre con più forza (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Stefano Vaccari. Ne ha facoltà per due minuti.

STEFANO VACCARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi in quest'Aula vogliamo rivolgere un caloroso augurio per il centesimo compleanno di Sergio Flamigni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), deputato del PCI dal 1968 al 1979 e poi senatore fino al 1987. Flamigni ha iniziato l'attività politica nel 1941, allorché scelse l'attività clandestina insieme ad un gruppo di giovani antifascisti di Forlì. Durante la Resistenza è stato commissario politico della XXIX Brigata Garibaldi GAP "Gastone Sozzi".

Dopo la liberazione, è stato nominato, nel 1952, segretario della camera del lavoro di Forlì e nel 1956 segretario della federazione provinciale comunista. Ha ricoperto ruoli dirigenziali nella segreteria regionale e, a livello nazionale, nel comitato centrale e nell'ufficio di segreteria della direzione nazionale.

Flamigni è un uomo politico e un democratico al quale il Paese deve grande riconoscenza, sia per l'impegno diretto da partigiano, nella battaglia per restituire democrazia, libertà e dignità, umiliata dalla dittatura nazifascista, sia per il suo fervido contributo nelle Commissioni parlamentari di inchiesta sul caso Moro, sulla Loggia P2 e in quella Antimafia.

Dopo la conclusione della IX legislatura, Flamigni lascia l'attività parlamentare e inizia un'intensa attività di ricerca e studio sui fenomeni del terrorismo, della Loggia P2 e della mafia, che si concretizza anche in numerose pubblicazioni.

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani”. Così scriveva Antonio Gramsci ed è in queste parole che si riflette il senso profondo della vita del compagno Flamigni, mai spettatore, né osservatore neutrale della storia, ma protagonista, un uomo che ha scelto di stare da una parte, quella delle lavoratrici e dei lavoratori della Costituzione, della verità e della giustizia sociale.

La sua ricerca instancabile, la lucidità del suo pensiero, la coerenza morale con cui ha attraversato decenni di storia repubblicana rappresentano la forma più alta di militanza civile. In un tempo in cui l'indifferenza sembra spesso prevalere Sergio Flamigni ci ricorda che la libertà si difende solo prendendo posizione con la forza delle idee, il coraggio della verità e la responsabilità della memoria storica. Caro compagno Flamigni, tanti auguri e grazie per i tanti insegnamenti che ci hai consegnato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Venerdì 24 ottobre 2025 - Ore 9,30:

1. Svolgimento di interpellanze urgenti.

La seduta termina alle 20,25.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DELLA RIUNIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 23 E 24 OTTOBRE 2025

GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Grazie Presidente, Onorevoli colleghi, il Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre si terrà ancora una volta in un frangente internazionale estremamente complesso.

L'Italia si presenta a questo appuntamento al compimento del terzo anno di questo Governo, forte di una stabilità politica rara nella sua storia repubblicana, di un ritrovato protagonismo internazionale - che le viene riconosciuto da tutti - e di indicatori economici e finanziari solidi, che la rendono apprezzata dagli analisti e attrattiva per gli investitori.

Il riconoscimento del Fondo Monetario Internazionale e l'ultima valutazione sul rating dell'Italia da parte dell'agenzia DBRS, riportano finalmente l'Italia dove merita di stare, cioè in serie A, e dimostrano la correttezza della strategia di sviluppo e delle politiche di bilancio messe in campo da questo Governo, confermate anche con la legge di bilancio varata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri.

Tutto questo consente all'Italia di presentarsi con autorevolezza al tavolo del Consiglio europeo, per contribuire, con le sue posizioni, a scelte che necessitano di pragmatismo, di visione e di ambizione.

Naturalmente, anche questo Consiglio europeo partirà dalle gravi crisi internazionali che stiamo vivendo, sia per i continui e deliberati attacchi russi nei confronti degli obiettivi civili in Ucraina, l'ultimo questa notte con la morte di addirittura sei bambini ucraini, sia per la grave situazione in cui tuttora versa la Striscia di Gaza.

Il recente accordo sul piano in 20 punti presentato dal Presidente Trump - e firmato a Sharm el Sheikh - sulla crisi mediorientale, ha rappresentato uno sviluppo estremamente positivo e concreto, ed è frutto di un lungo e complesso lavoro diplomatico, al quale l'Italia ha contribuito con costanza e pragmatismo.

Siamo molto grati a tutti i mediatori per gli sforzi diplomatici che hanno reso possibile questo importante passo in avanti: mi riferisco ai Governi di Egitto, Qatar e Turchia, ma mi riferisco soprattutto al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha dedicato energie straordinarie per raggiungere quello che è un suo indiscutibile successo.

Dopo molto tempo ci troviamo di fronte a una prospettiva credibile verso una pace giusta e duratura in Medio Oriente.

L'entrata in vigore del cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi e la ripresa degli aiuti umanitari sono i punti imprescindibili da cui occorre ripartire, ma chiaramente costituiscono soltanto i primi passi di un percorso che sarà lungo e faticoso.

Le vicende delle ultime ore dimostrano quanto l'equilibrio sia fragile e sottoposto a rischi quotidiani, e la comunità internazionale è chiamata a disinnescare quei rischi, con determinazione e con pazienza.

La violazione del cessate il fuoco da parte di Hamas dimostra ancora una volta chi sia il principale nemico dei palestinesi, ma la conseguente rappresaglia israeliana concretizzatasi in nuove vittime civili e nell'interruzione del transito degli aiuti umanitari rappresenta un'altra scelta che non condividiamo.

Tuttavia, quello intrapreso con la firma della tregua è l'unico percorso che valga la pena di essere perseguito, l'unico che possa portare alla realizzazione della soluzione a due Stati. Il Piano del Presidente Trump riconosce, infatti, l'aspirazione all'autodeterminazione del popolo palestinese, la cui realizzazione, insieme alla sicurezza di Israele, costituisce la pietra angolare della nostra azione per garantire un futuro di pace, di stabilità e di prosperità alla regione.

Ma per giungere a questo obiettivo, Hamas deve accettare di non avere alcun ruolo nella governance transitoria e nel futuro Stato palestinese, e deve essere disarmato, per impedire che continui a rappresentare una minaccia per la stabilità regionale. Abbiamo avuto, anche in questi giorni, prova della ferocia di questa organizzazione anche nei confronti degli stessi palestinesi, in una pericolosa serie di esecuzioni sommarie che consideriamo inaccettabili.

Sono queste le precondizioni necessarie anche per il riconoscimento da parte dell'Italia dello Stato di Palestina, come anche da indicazione di questo Parlamento. Il Governo è pronto ad agire di conseguenza quando queste condizioni si saranno materializzate.

L'Italia esorta tutte le parti a cogliere l'opportunità fornita da questo spiraglio di pace rispettando i termini del Piano. E, ovviamente, è pronta a fare la sua parte da protagonista.

Nell'immediato è centrale la ripresa degli aiuti umanitari a favore della popolazione di Gaza, con un rinnovato ruolo centrale delle Nazioni Unite. In questo ambito, l'Italia continua a svolgere un lavoro intenso, che la pone al primo posto tra le Nazioni occidentali, ed è ovviamente pronta a incrementare i suoi sforzi.

Vale la pena di ricordare il lavoro che la nostra Nazione ha portato avanti in questi mesi, perché da troppe parti - soprattutto per interesse - si finge di non vederlo o addirittura si tenta di negarlo.

Nell'ambito dell'operazione umanitaria Food for Gaza abbiamo inviato nella Striscia oltre 2.000 tonnellate di farina e oltre 200 tonnellate di altri aiuti.

Così come siamo in prima fila nelle evacuazioni sanitarie da Gaza, con un totale di 196 persone, tra bambini che avevano bisogno di essere curati nei nostri ospedali e relativi accompagnatori. Siamo stati i primi a creare dei “corridoi universitari”, che hanno sinora consentito di accogliere in Italia 39 studenti universitari beneficiari di borse di studio. Perché non c'è modo più efficace per aiutare la nascita dello Stato di Palestina se non sostenendo la formazione della sua futura classe dirigente.

Questo sforzo, ribadisco, unico tra le Nazioni occidentali, fa giustizia delle polemiche e delle troppe menzogne che abbiamo ascoltato in questi mesi e mi rende orgogliosa di rappresentare una Nazione nella quale la maggioranza dei cittadini sa ancora distinguere tra il cinismo sbandierato a favore di telecamera e la solidarietà vera e silenziosa.

E mi consente di ringraziare il Ministro Tajani, la Farnesina, la Difesa, e i tanti funzionari, i militari, i volontari che in questi mesi si sono prodigati nel silenzio, raccontando ancora una volta quale sia il volto più bello di questa Nazione.

Intendiamo continuare - ovviamente sulla base di adeguate garanzie di sicurezza - in questo sforzo umanitario, sia intensificando le iniziative rivolte alla sicurezza alimentare, sia sul fronte sanitario, continuando con le evacuazioni dei malati verso i nostri ospedali, ma anche intervenendo sul campo con apposite strutture sanitarie. Fattispecie per la quale tanto la Croce Rossa, quanto la Protezione civile e la sanità militare sono state attivate.

Anche sul piano della sicurezza e della transizione politica il nostro impegno sarà deciso.

Siamo pronti a fornire tutto il sostegno necessario all'Autorità nazionale palestinese, anche sul piano della formazione dei quadri dirigenti, affinché essa possa presto assumere piene responsabilità di governo all'interno di confini riconosciuti. Siamo pronti a contribuire con i nostri Carabinieri, già da anni presenti a Gerico, per la formazione della polizia palestinese, e nella missione UE per Rafah, il cui numero siamo pronti ad aumentare. Lo ribadirò di persona al Presidente Abbas, con il quale mi sono data appuntamento a Roma per i primi giorni di novembre.

L'Italia è allo stesso tempo pronta a contribuire attivamente al “giorno dopo”, anche partecipando - qualora le fosse richiesto - ai lavori del “Board of Peace”, l'organo di governo provvisorio per la Striscia.

Siamo pronti a fare la nostra parte sul piano del ripristino delle infrastrutture essenziali a Gaza, specialmente quelle sanitarie. Abbiamo inoltre espresso la nostra piena disponibilità a essere co-organizzatori della Conferenza sulla ricostruzione della Striscia di Gaza, che si terrà al Cairo dopo il cessate il fuoco.

Un momento che sarà cruciale per coordinare gli sforzi della comunità internazionale finalizzati a una nuova stagione di sviluppo per la Striscia di Gaza.

Manteniamo alta l'attenzione sulla Cisgiordania, dove una politica dei “fatti compiuti” e la violenza dei coloni rischiano di compromettere le prospettive della statualità palestinese.

Abbiamo condannato i piani di espansione degli insediamenti israeliani e riteniamo inaccettabili le dichiarazioni violente di alcuni esponenti delle istituzioni israeliane. È la ragione per la quale siamo pronti a sostenere misure restrittive individuali nei loro confronti.

Dal punto di vista della sicurezza, infine, siamo pronti a partecipare a una eventuale Forza internazionale di stabilizzazione e a continuare a sostenere l'Autorità nazionale palestinese nell'addestramento delle sue Forze di polizia e nel rafforzamento delle capacità operative. Dobbiamo ancora definire i dettagli del nostro contributo, ma ritengo fin d'ora opportuno un passaggio parlamentare su queste materie e avremo quindi modo di approfondire insieme. E sono certa che, trattandosi di contribuire realmente e concretamente alla pace in Medio Oriente, tutte le forze in Parlamento non mancheranno di dare il loro sostegno convinto.

Naturalmente al Consiglio europeo si parlerà anche di Ucraina, come avviene ininterrottamente dal 24 febbraio 2022.

Lo faremo, a maggior ragione, partendo dai nuovi colloqui svolti dal Presidente Trump sia con Vladimir Putin che con Volodymyr Zelensky.

Sull'Ucraina, la nostra posizione non cambia, e non può cambiare, davanti alle vittime civili, alle immagini delle città, delle case, delle stazioni elettriche e di stoccaggio del gas sistematicamente bombardate dai russi, con il solo e preciso intento di rendere impossibile la vita alla popolazione civile, che resiste eroicamente da quasi quattro anni a un conflitto su larga scala.

Lasciatemi notare che questo cinismo non si è fermato nemmeno di fronte ai convogli umanitari delle Nazioni Unite che trasportavano beni di prima necessità. Anche questi, la settimana scorsa, sono stati bersagliati senza alcun ritegno dai droni russi. Anche se la cosa, per ragioni a me oscure, non ha destato lo stesso moto di indignazione che abbiamo visto per altri scenari.

L'ho ripetuto a Volodymyr Zelensky a margine del Consiglio europeo informale di Copenaghen, e ancora al telefono qualche giorno fa: il nostro sostegno al popolo ucraino resta fermo e determinato, nell'unico intento di arrivare alla pace.

Tale pace deve però essere giusta, e non frutto della sopraffazione. Il che implica una soluzione equa, frutto di un percorso negoziale credibile, nel quale, chiaramente, nessuna decisione sull'Ucraina possa essere presa senza l'Ucraina e nessuna decisione sulla sicurezza europea possa essere presa senza l'Europa.

Assicurare la difesa dell'Ucraina è interesse dell'intera Europa perché, se venisse consentita l'invasione di una Nazione europea, dal giorno dopo nessuno potrebbe sentirsi veramente al sicuro da aggressioni esterne.

Per questo, contiamo di proseguire il lavoro che stiamo conducendo, insieme agli Stati Uniti che, come ho sempre detto, devono essere parte integrante di questi sforzi - per definire garanzie di sicurezza robuste, credibili ed efficaci nella loro chiaramente capacità di deterrenza, per Kiev e per tutti noi.

Deterrenza che si basa innanzi tutto sulla forza dell'esercito ucraino, che ad oggi è uno degli eserciti principali del Continente. Gli altri due perni su cui questa architettura di sicurezza si deve reggere, dal nostro punto di vista, prevedono una componente politica, con un meccanismo di assistenza modellato sull'articolo 5 del Patto Atlantico; e una componente di rassicurazione prevista dalla cosiddetta coalizione dei volenterosi.

Su quest'ultima però, lasciatemi nuovamente e nettamente ribadire la posizione del Governo: ciascuna Nazione contribuirà a questi sforzi nella misura in cui potrà e riterrà necessario. L'Italia ha già chiarito che non prevede l'invio di propri soldati in territorio ucraino.

Quest'estate, dopo l'incontro in Alaska tra il Presidente Trump e il Presidente Putin abbiamo accarezzato l'idea che fossimo finalmente all'inizio di un percorso negoziale. Purtroppo, poche settimane dopo, la Russia ha nuovamente gettato la maschera, portando avanti tattiche dilatorie e ponendo condizioni impossibili per una seria iniziativa di pace. Mosca chiede che l'esercito ucraino si ritiri dalle regioni che la Federazione Russa ha formalmente annesso ma che non controlla sul campo e che non riesce a conquistare. Non dobbiamo dimenticare che, da novembre del 2022 ad oggi, Mosca è riuscita a conquistare appena 1'1 per cento del territorio ucraino, peraltro a costo di grandi sacrifici in termini di uomini e di mezzi.

È esattamente questo stallo però che oggi può rendere possibile giungere ad un'ipotesi di pace.

Non possiamo considerare accettabile l'atteggiamento ambiguo di chi promette impegno negoziale e poi bombarda costantemente gli obiettivi civili.

Per arrivare al tavolo delle trattative serve, quindi, anche incrementare la pressione su Mosca, come stiamo facendo con il 19° pacchetto di sanzioni europee, che stiamo approvando e che contribuirà a ridurre ancora di più le risorse che Mosca può destinare allo sforzo bellico perché giova ripetere un concetto importante: le sanzioni economiche non sono contro il popolo russo, ma contro il regime che trasforma la ricchezza della Russia in armi e distruzione. Ogni risorsa che la Russia accumula oggi non serve a costruire scuole, ospedali o a generare lavoro, ma serve a finanziare la guerra, e la distruzione di scuole, ospedali o lavoro in Ucraina.

È noto, inoltre, che stiamo discutendo con i partner UE e G7 di ulteriori possibili misure relative ai beni congelati russi, rispetto alle quali tuttavia riteniamo - e non siamo i soli - che sia necessario rispettare il diritto internazionale e il principio di legalità; tutelare la stabilità finanziaria e monetaria delle nostre economie e dell'area euro; garantire la sostenibilità di ogni passo che dovesse essere intrapreso.

Sempre in tema di sicurezza europea, le recenti violazioni dello spazio aereo europeo hanno dimostrato, una volta di più, l'attualità del percorso di rafforzamento della prontezza europea di fronte a possibili minacce.

Insieme agli altri leader europei discuteremo la proposta della Presidente della Commissione von der Leyen e dell'Alto Rappresentante, Kaja Kallas, su una Roadmap per la prontezza europea nella difesa, che raccoglie le proposte su come unire le forze degli Stati membri per colmare alcune lacune nella nostra capacità difensiva. La Commissione, inoltre, proporrà alcuni progetti di interesse europeo, i cosiddetti “Flagship projects”.

In questo quadro l'Italia intende soprattutto ribadire l'importanza di assicurare che questi progetti siano mirati a garantire la sicurezza di tutti i Paesi dell'Unione. È evidente, ad esempio, che tutti i confini dell'Alleanza hanno la stessa rilevanza e che la prontezza europea nella difesa deve essere sviluppata a 360 gradi. Tutti conosciamo e supportiamo la necessità di proteggere il fianco Est dell'Europa e della NATO ma non possiamo consentire che si perda di vista il fianco meridionale dell'UE: la sicurezza dei confini esterni dell'Alleanza è indivisibile. Dobbiamo essere pronti anche di fronte alle minacce alla nostra sicurezza portate dai conflitti e dall'instabilità nel Medio Oriente, in Libia, nel Sahel, nel Corno d'Africa. Sappiamo che i nostri competitor sono molto attivi anche in questi quadranti, così come conosciamo molto bene i rischi che possono derivare dal terrorismo e dalla strumentalizzazione delle migrazioni. Il Ministro Guido Crosetto, che ringrazio, è stato molto chiaro su questo punto durante l'ultima riunione dei Ministri della Difesa della UE.

Intanto, l'Italia ha già cominciato il percorso di rafforzamento della sua difesa, aderendo ai finanziamenti agevolati previsti da SAFE (Security Action for Europe), con l'assegnazione di 14,9 miliardi di euro.

Il che ci consente, come abbiamo annunciato e come dimostra la legge di bilancio, di rafforzare la nostra difesa senza distogliere un solo euro dalle altre priorità che il Governo si è dato.

È ora in corso un attento lavoro di selezione dei progetti per i quali sarà utilizzato questo strumento, con un'attenzione particolare a massimizzare lo sviluppo dell'industria della difesa nazionale e le ricadute occupazionali sull'Italia, così come allo sviluppo di strumenti dual use, che abbiano, cioè, una utilità tanto militare quanto civile.

Un altro importante passaggio è l'adozione del Regolamento EDIP (European Defence lndustry Program), il programma europeo di sviluppo per l'industria della difesa che prevede un sostegno europeo di 1,5 miliardi di euro.

L'Italia ha seguito con molta attenzione questo negoziato, riuscendo a ottenere che fosse mantenuto l'equilibrio tra la volontà di rafforzare l'autonomia strategica europea e la necessità di consentire alle nostre industrie della difesa di continuare a rifornirsi anche di componentistica da altri mercati, per non creare divari con altri partner europei.

Su un piano più ampio, il rafforzamento della difesa europea richiede soluzioni finanziarie ancora più ambiziose. Chiediamo fin d'ora di aprire un dibattito sulla possibilità di rendere permanente la flessibilità del Patto di stabilità e crescita, con riferimento agli investimenti in questo settore.

In parallelo, come abbiamo sostenuto fin dal primo momento, la mobilitazione dei capitali privati è essenziale per sostenere un'accelerazione degli investimenti.

Il che implica, a nostro avviso, il completamento dell'Unione dei mercati dei capitali a livello UE e un ruolo più profilato per la Banca europea per gli investimenti.

In ultimo, sempre in materia di difesa, per l'Italia è molto chiaro che il ruolo centrale in tutto questo processo rimane quello degli Stati membri, che ricordo avere competenza esclusiva in termini di sicurezza nazionale. Sono e devono rimanere gli Stati membri i decisori in questo percorso.

Così come all'Italia è chiaro che il processo di rafforzamento della prontezza europea deve avvenire in piena complementarità con la NATO, che rimane l'alleanza deputata a garantire la nostra sicurezza. L'obiettivo rimane quello di rafforzare il pilastro europeo della NATO, complementare a quello nordamericano, mantenendo il vincolo transatlantico come orizzonte imprescindibile per la nostra Nazione e per l'intera Europa.

Il Consiglio europeo sarà anche l'occasione per affrontare una questione che io considero determinante per il futuro dell'Unione: ovvero, la proposta di emendamento della Commissione europea alla Legge europea per il clima, con la quale si intende fissare un nuovo obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni nette del 90 per cento entro il 2040 (rispetto al livello del 1990), quale tappa intermedia verso l'obiettivo già previsto della neutralità climatica, ovvero del 100 per cento di riduzione nel 2050.

Voglio premettere che l'Italia sostiene, e continuerà a sostenere, un ambizioso percorso di riduzione delle emissioni, un obiettivo che consideriamo importante per la nostra salute e i nostri territori, per la nostra autonomia strategica.

Ma riteniamo che il modo migliore per non raggiungere questo obiettivo sia continuare a rincorrere un approccio ideologico, e pertanto irragionevole, che impone obiettivi insostenibili e irraggiungibili, che producono danni al nostro tessuto economico-industriale, indeboliscono le Nazioni europee e rischiano di compromettere definitivamente la credibilità stessa dell'Unione europea.

Perché qui si tratta prima di tutto di credibilità: come possiamo risultare credibili agli occhi dei nostri partner internazionali, e degli investitori, se ci poniamo obiettivi inverosimili, perfino dannosi, per chi volesse fare impresa in Europa e in Italia?

Noi vogliamo abbandonare quell'approccio ideologico che ha caratterizzato la stagione del Green Deal, per abbracciare un pragmatismo serio e ben ancorato al principio di neutralità tecnologica.

Per questo, lo dico chiaramente, l'Italia non potrà sostenere la proposta della Commissione di revisione della Legge Clima europea così come formulata ad ora, a maggior ragione se non sarà accompagnata da un vero e sostanziale cambio di approccio.

E per noi questo cambio di approccio deve sostanziarsi in tre ambiti principali, in cui le rinnovabili hanno un ruolo nello sviluppo ma devono essere integrate in un sistema equilibrato, tecnologicamente attrezzato per contenere al massimo le emissioni.

In primo luogo, un'eventuale modifica della Legge Clima europea che preveda un nuovo obiettivo intermedio al 2040 dovrà essere accompagnato da chiare e definite "condizioni abilitanti", ovvero strumenti che consentano di raggiungere gli obiettivi senza compromettere irrimediabilmente l'economia europea, a vantaggio, peraltro, di un numero sempre più alto di concorrenti strategici a livello globale, che fanno salti di gioia di fronte alle follie verdi che ci siamo autoimposti e che vogliamo continuare ad autoimporci. Mi riferisco in particolare alla possibilità di conteggiare sino almeno al 5 per cento (tanto degli obiettivi a livello UE, tanto di quelli nazionali), i cosiddetti crediti internazionali, ovvero quei progetti di cooperazione internazionale che l'UE e gli Stati membri finanziano in Paesi terzi per ridurre le emissioni di carbonio. Anche considerato che le emissioni di carbonio UE ammontano a circa il 6 per cento delle emissioni globali, non è trascurabile il valore che ha, ai fini dell'obiettivo finale, favorire un'economia sostenibile nei Paesi in via di sviluppo. Ed è esattamente lo spirito del Piano Mattei e del focus che il Piano ha sui progetti ambientali.

Ne sono un esempio, nell'ambito del sostegno italiano alla strategia internazionale di rafforzamento dell'accesso all'energia elettrica “Mission 300”, le iniziative che stiamo portando avanti in vari Paesi, come la Costa d'Avorio e la Repubblica democratica del Congo, e le iniziative ASCENT, in co-finanziamento con la Banca Mondiale, in Tanzania e in Mozambico, a cui l'Italia contribuisce per espandere l'accesso all'energia elettrica da fonti rinnovabili in contesti remoti nei quali la rete elettrica nazionale non risulta sostenibile.

Aggiungo anche la necessità di applicare la massima flessibilità nella contabilizzazione delle riduzioni nelle emissioni ottenute dai diversi sistemi di cattura del carbonio attualmente in uso, restando aperti alle nuove scoperte e alle nuove tecnologie che vengono man mano affinate in questo settore.

Allo stesso tempo, chiediamo di prevedere una robusta clausola di revisione degli obiettivi climatici sanciti dalla Legge Clima europea. Tra cinque anni sarà fondamentale fare il punto su dove siamo, su cosa avrà funzionato e su cosa no a livello UE e nelle differenti Nazioni europee e, se sarà necessario, adottare le misure correttive conseguenti. Dobbiamo, insomma, porci degli obiettivi realistici, verificabili e compatibili con la sopravvivenza dei nostri settori produttivi e industriali.

La seconda condizione che poniamo è che questo cambio di approccio preveda una piena applicazione del principio della neutralità tecnologica a tutta la legislazione climatica UE, a partire da quella relativa al settore automobilistico e a quello dell'industria pesante, dove esiste un limite tecnico alla transizione e bisogna ragionare anche in termini di integrazione energetica. Lo ribadiamo: non può esistere solo l'elettrificazione per il futuro dell'auto, e tantomeno per quello del trasporto pesante o per l'industria, a partire dall'industria dell'acciaio, del vetro e del cemento. Dobbiamo al contrario rimanere aperti a tutte le soluzioni, come anche i biocarburanti sostenibili, che possono contribuire alla decarbonizzazione e che devono essere consentiti anche dopo il 2035.

Finalmente, anche grazie alla nostra insistenza su questo punto e alla nostra capacità di portare su queste posizioni altri importanti partner europei, registriamo una prima apertura da parte della Presidente von der Leyen che, nella lettera sulla competitività inviata ai leader lunedì scorso, in previsione del Consiglio, fa esplicito riferimento a questa possibilità.

Applicare questo principio significherebbe garantire la sopravvivenza del motore endotermico, alimentandolo con carburanti alternativi e sostenibili, e quindi salvare gran parte della nostra filiera dell'automotive e del gas. Un obiettivo che ci siamo posti fin dall'inizio del nostro mandato e sul quale non intendiamo arretrare.

E infine, terzo punto per noi dirimente è quello delle risorse. Perché nessuna transizione è davvero possibile senza stanziare le risorse adeguate. Il nuovo Quadro finanziario pluriennale (QFP), che abbiamo cominciato a negoziare e sul quale saremo determinati, sarà un fondamentale banco di prova insieme - lo ripeto - all'avanzamento verso l'Unione dei mercati dei capitali UE, fondamentale per favorire gli indispensabili investimenti privati necessari e complementari a quelli pubblici.

È quest'ultimo, peraltro, un tema di cui discuteremo anche con la Presidente della Banca Centrale europea e il Presidente dell'Eurogruppo in occasione del Vertice Euro che avrà luogo a margine del Consiglio europeo.

Chiediamo, in sintesi, un intervento coraggioso alla Commissione per correggere un ampio numero di scelte azzardate compiute con il Green Deal, che oggi stanno chiaramente mostrando tutti i loro limiti.

Diversamente, voglio essere chiara, l'Italia non è pronta a sostenere nuove iniziative autodistruttive e controproducenti per inseguire gli interessi di bizzarre maggioranze parlamentari in Europa.

Altro tema di particolare rilevanza per la competitività europea e la transizione, di cui discuteremo a Bruxelles, è quello della semplificazione normativa. Alcuni primi passi in avanti sono stati fatti con i diversi pacchetti Omnibus sinora presentati, per i quali ringraziamo la Commissione europea.

Così come abbiamo accolto con interesse gli impegni assunti dalla Presidente von der Leyen nella sua lettera ai leader di lunedì, con una concreta pianificazione di proposte che si prefiggono l'obiettivo di semplificare ulteriormente il quadro regolatorio europeo e di sostenere la competitività del nostro continente, bilanciando le esigenze della sostenibilità ambientale con quelle dello sviluppo industriale e dell'innovazione. Chiaramente le valuteremo man mano che emergeranno e, come sempre, non faremo mancare il punto di vista chiaro e costruttivo dell'Italia.

Ma riteniamo si possa fare di più. Per questa ragione, su questo tema, insieme al Cancelliere Merz e a circa altri 15 leader europei, ho indirizzato una lettera alla Presidente von der Leyen per accelerare ulteriormente la semplificazione sulla base di tre principi:

i) revisione dell'intero acquis regolamentare (cioè dell'insieme delle leggi, dei regolamenti, delle sentenze e delle consuetudini che compongono il diritto dell'Unione) per individuare tutto ciò che è obsoleto e non funzionale;

ii) cancellazione tramite i pacchetti Omnibus della regolamentazione non necessaria;

iii) contenimento all'essenziale delle nuove proposte legislative, limitandosi alle sole materie delegate dove maggiore è il valore aggiunto di un intervento europeo. In altre parole, piena e semplice applicazione dei principi di attribuzione, di sussidiarietà e di proporzionalità che sono sanciti dai Trattati.

L'Italia ha contribuito con forza al cambio di paradigma europeo che sta finalmente riportando al centro le tematiche della semplificazione e della competitività.

Terreni su cui per lungo tempo l'UE ha seguito traiettorie sbagliate che l'hanno fortemente indebolita nei confronti dei suoi competitor globali.

Ora non è il momento di esitare. Tutt'altro. È tempo di porre rimedio agli errori del passato, rimettendo al centro concretezza e visione, con l'unico obiettivo di rendere più facile la vita ai nostri cittadini e alle nostre imprese. E noi continueremo a fare la nostra parte in questo percorso, perché non intendiamo rassegnarci al declino delle nostre società e alla deindustrializzazione del nostro continente.

In Consiglio europeo, anche su richiesta italiana, si discuterà poi di politiche abitative, a fronte del sempre più pressante problema dei costi immobiliari, in particolare per le fasce più giovani della società.

Come sapete, il Governo sta lavorando, e ringrazio per questo il Vicepresidente Matteo Salvini, ad un importante piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie, per aiutarle a compiere quel primo passo fondamentale anche per la costruzione di una famiglia.

La questione della casa è per noi un tema fondamentale, che tocca direttamente la questione dell'equità sociale, intersecando molti settori.

Per questo abbiamo accolto con favore che, nella revisione di medio termine della politica di coesione proposta dal Vicepresidente Fitto, la casa sia una delle cinque nuove priorità finanziabili.

La Commissione presenterà il Piano d'azione per l'edilizia abitativa accessibile (previsto entro metà dicembre 2025), la cui proposta attendiamo con molto interesse.

Sarà essenziale che il Consiglio europeo fornisca orientamenti e indichi come offrire un valore aggiunto tangibile, ovviamente nel rispetto delle prerogative degli Stati membri e delle competenze nazionali.

Infine, come i precedenti, anche questo Consiglio europeo tratterà di immigrazione. È un punto su cui, come sapete, l'Italia ha insistito fin dall'insediamento di questo Governo, ribadendo come la gestione delle migrazioni sia una questione di livello europeo che si può affrontare seriamente soltanto attraverso politiche chiare, attuate con determinazione e costanza.

In questo senso, la lettera che la Presidente von der Leyen invia ai leader, ormai di regola in vista dei Consigli europei, rappresenta uno strumento importante di aggiornamento e di coordinamento. A quasi tre anni dal mio primo viaggio a Bruxelles in qualità di Primo Ministro italiano, il 3 novembre 2022, in cui avevo posto la migrazione come uno dei grandi temi su cui lavorare insieme dopo anni di contrasti e divisioni, dobbiamo constatare che molto è cambiato.

L'approccio italiano, ispirato a fermezza contro l'immigrazione irregolare e contro i trafficanti di esseri umani, cooperazione con i Paesi di origine e transito, governo della migrazione legale, politiche più efficaci di rimpatrio, è ormai divenuto maggioritario in Europa.

L'Italia ha saputo proporre idee e soluzioni innovative che vengono guardate con sempre maggiore interesse.

Lo dimostra in primis, il focus sulla dimensione esterna. La logica del Piano Mattei per l'Africa è ormai un modello, non solo per l'Unione europea - che con la Strategia Global Gateway si muove sempre più su binari paralleli ai nostri - ma anche per le singole Nazioni europee, che sempre di più ci chiedono di condividere la nostra esperienza e di poter collaborare con noi.

Riscontriamo un forte interesse anche per il Processo di Roma su migrazioni e sviluppo, come dimostra anche il recente annuncio da parte del Primo Ministro britannico Keir Starmer, che ringrazio, di aver innalzato il proprio contributo alle nostre iniziative sui rimpatri volontari, in collaborazione con OIM e UNHCR, a 5,75 milioni di sterline.

È ormai divenuta un appuntamento consolidato anche la riunione informale dei Capi di Stato e Governo che sostengono le soluzioni innovative a margine dei Consigli europei e che sono ospitate a turno da Italia, Paesi Bassi e Danimarca. Ci rivedremo nuovamente in questo formato e sarà l'occasione per fare il punto anche sul tema delle Convenzioni internazionali e sulla necessità di assicurare che la loro attuazione consenta di affrontare anche le sfide della moderna immigrazione irregolare, impensabili quando quelle Convenzioni furono scritte, e sottoscritte anche dall'Italia.

Proporremo, in questa occasione, ai partner una tabella di marcia che dovrebbe, anche in collaborazione con il Segretario Generale del Consiglio d'Europa, portare nei prossimi mesi ad un primo dibattito a livello politico, sul tema, a Strasburgo.

Intanto, procedono in Consiglio i negoziati sulle proposte normative che consideriamo particolarmente importanti avanzate dalla Commissione, su impulso italiano, prime fra tutte l'adozione di una lista europea di Paesi di origine sicuri, come previsto dal nuovo Patto Migrazione e Asilo e la revisione del quadro giuridico europeo in tema di rimpatri, per rendere le procedure più rapide ed efficaci.

La proposta della Commissione contiene elementi positivi, che rispondono alle istanze italiane in materia, tra cui la definizione più ampia di Paese terzo di rimpatrio, che può includere un Paese terzo sicuro e un Paese con cui è in vigore un accordo.

In questo modo, verrebbe introdotto a livello UE il presupposto giuridico per l'istituzione di centri di rimpatrio ("return hubs") destinati alla permanenza (a breve o a lungo termine) in Paesi terzi, di migranti irregolari in attesa del loro rimpatrio definitivo.

Insomma, continua l'azione decisa dell'Italia nel contrasto all'immigrazione illegale di massa. I risultati stanno arrivando e, una volta che avremo finalmente creato un quadro di norme europee efficaci, siamo certi che quei risultati saranno ancora migliori.

E a beneficiarne saranno soprattutto i quartieri periferici delle nostre città, le fasce più deboli della nostra popolazione, le nostre autorità di pubblica sicurezza che non vedranno più frustrati i loro sforzi, e gli stranieri regolari che scelgono di integrarsi nella nostra società.

Ma più in generale ne beneficeranno tutti gli italiani, anche quelli che non sono d'accordo con il nostro approccio.

Lo avevamo promesso e lo stiamo facendo.

E continueremo a farlo, perché la storia recente ci ha dimostrato che non importa quante menzogne si raccontino, né di quali nefandezze ti si accusi, né quanto si tenti di metterti i bastoni tra le ruote. La maggioranza degli italiani, sempre più maggioranza, riconosce il lavoro serio, la buonafede e i risultati.

E finché quella maggioranza sarà dalla nostra parte, noi andremo avanti con la testa alta e lo sguardo fiero, consapevoli della grande Nazione che rappresentiamo, in Italia e all'estero, perché sempre più italiani possano essere fieri di noi e, soprattutto, orgogliosi di essere Italiani.

Vi ringrazio.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: PATRIZIA MARROCCO (A.C. 1686​)

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). (Dichiarazione di voto finale – A.C. 1686​). Grazie Presidente!

Con il voto odierno questa Camera si appresta a dare il proprio via libera alla ratifica di un importante Accordo fra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Regno di Thailandia, dall'altra, siglato nel dicembre 2022.

L'Accordo rafforzerà il dialogo politico su questioni di interesse globale e offrirà un più ampio margine per una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in un gran numero di settori strategici tra cui l'ambiente, l'energia, i cambiamenti climatici, i trasporti, la scienza e la tecnologia, il commercio, l'occupazione e gli affari sociali, i diritti umani, l'istruzione, l'agricoltura, la lotta al terrorismo, alla corruzione e alla criminalità organizzata.

L'Accordo dimostra l'importanza e il potenziale delle relazioni bilaterali tra UE e la Thailandia impegnati a collaborare a sostegno dell'ordine internazionale basato sulle regole e a far progredire la prosperità e la stabilità regionali.

La Thailandia è il sesto partner dell'ASEAN a concludere negoziati con l'UE, dopo l'Indonesia, il Vietnam, le Filippine, Singapore e la Malaysia. Fino ad ora, la cooperazione UE­Thailandia si basava sull'accordo di cooperazione UE-ASEAN del 1980. Con questo nuovo Accordo si dà alle relazioni tra l'UE e Thailandia una nuova base giuridica, più completa e comprendente un maggior numero di settori di cooperazione in grado di rispondere meglio alle attuali sfide globali.

Per queste ragioni preannuncio il voto favorevole di Forza Italia.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: PATRIZIA MARROCCO (A.C. 1589​)

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). (Dichiarazione di voto finale – A.C. 1589​). Grazie Presidente! L'Accordo all'esame dell'Assemblea oggi è finalizzato a disciplinare le relazioni aeronautiche tra i Paesi membri dell'Unione europea e l'Armenia, sostituendo contestualmente gli accordi bilaterali vigenti e si inserisce nel solco della definizione di un unico mercato del trasporto aereo.

L'Accordo mira alla convergenza regolamentare: si va dai requisiti dei vettori aerei ai diritti doganali e di fiscalità, passando per la tutela dei lavoratori, dei consumatori e dell'ambiente.

Si tratta di un passo importante sia nell'ottica di apertura dei mercati, sia in quella di proiezione esterna dell'Unione europea, capace di esprimersi con voce unica nel proscenio globale.

Alla luce di tali considerazioni, preannuncio il voto favorevole del Gruppo di Forza Italia.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 9 il deputato Soumahoro ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 12 i deputati Carotenuto e Loperfido hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 20 la deputata Serracchiani ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 21 la deputata Gardini ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 35 il deputato Ottaviani ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario;

nella votazione n. 44 il deputato Enrico Costa ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale MOZ 1-511 NF 261 254 7 128 154 100 73 Appr.
2 Nominale MOZ 1-513 NF 261 258 3 130 101 157 73 Resp.
3 Nominale MOZ 1-514 NO CPV 3 DISP 260 249 11 125 99 150 73 Resp.
4 Nominale MOZ 1-514 CPV 3 DISP 261 257 4 129 13 244 73 Resp.
5 Nominale MOZ 1-515 261 258 3 130 100 158 73 Resp.
6 Nominale MOZ 1-516 261 258 3 130 101 157 73 Resp.
7 Nominale MOZ 1-517 260 217 43 109 68 149 73 Resp.
8 Nominale DDL 1686 - ARTICOLO 1 254 246 8 124 245 1 72 Appr.
9 Nominale ARTICOLO 2 253 245 8 123 244 1 72 Appr.
10 Nominale ARTICOLO 3 254 246 8 124 245 1 72 Appr.
11 Nominale ARTICOLO 4 253 245 8 123 245 0 72 Appr.
12 Nominale DDL 1686 - VOTO FINALE 251 250 1 126 241 9 70 Appr.
13 Nominale DDL 1687 - ARTICOLO 1 260 251 9 126 251 0 70 Appr.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale ARTICOLO 2 259 250 9 126 250 0 70 Appr.
15 Nominale ARTICOLO 3 256 246 10 124 246 0 70 Appr.
16 Nominale ARTICOLO 4 259 250 9 126 250 0 70 Appr.
17 Nominale DDL 1687 - VOTO FINALE 263 253 10 127 253 0 70 Appr.
18 Nominale DDL 1589 - ARTICOLO 1 263 263 0 132 263 0 70 Appr.
19 Nominale ARTICOLO 2 262 262 0 132 262 0 70 Appr.
20 Nominale ARTICOLO 3 258 258 0 130 258 0 70 Appr.
21 Nominale ARTICOLO 4 256 256 0 129 256 0 70 Appr.
22 Nominale DDL 1589 - VOTO FINALE 261 261 0 131 260 1 70 Appr.
23 Nominale DDL 2345 - ARTICOLO 1 261 261 0 131 261 0 70 Appr.
24 Nominale ARTICOLO 2 258 258 0 130 258 0 70 Appr.
25 Nominale ARTICOLO 3 257 257 0 129 257 0 70 Appr.
26 Nominale ARTICOLO 4 262 262 0 132 262 0 70 Appr.


INDICE ELENCO N. 3 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale ARTICOLO 5 265 265 0 133 265 0 70 Appr.
28 Nominale ARTICOLO 6 266 266 0 134 266 0 70 Appr.
29 Nominale DDL 2345 - VOTO FINALE 263 263 0 132 263 0 70 Appr.
30 Nominale RIS 6-207 301 301 0 151 197 104 39 Appr.
31 Nominale RIS 6-208 NO CPV 3,5,6,7,8 E 9 DISP 298 245 53 123 41 204 39 Resp.
32 Nominale RIS 6-208 CPV 3 DISP 298 298 0 150 42 256 39 Resp.
33 Nominale RIS 6-208 CPV 5, 6, 7, 8 E 9 DISP 297 294 3 148 95 199 39 Resp.
34 Nominale RIS 6-209 NO CPV 1 E 10 DISP 300 284 16 143 99 185 39 Resp.
35 Nominale RIS 6-209 CPV 1 DISP 297 295 2 148 70 225 39 Resp.
36 Nominale RIS 6-209 CPV 10 DISP 298 273 25 137 58 215 39 Resp.
37 Nominale RIS 6-210 NO CPV 1-5, 8 E 9 DISP 295 243 52 122 42 201 39 Resp.
38 Nominale RIS 6-210 CPV 1, 2, 3, 4 E 5 DISP 294 291 3 146 93 198 39 Resp.
39 Nominale RIS 6-210 CPV 8 E 9 DISP 294 294 0 148 41 253 39 Resp.


INDICE ELENCO N. 4 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 44)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nominale RIS 6-211 NO CPV 9 DISP RIF 294 234 60 118 191 43 39 Appr.
41 Nominale RIS 6-211 CPV 9 DISP RIF 291 284 7 143 193 91 39 Appr.
42 Nominale RIS 6-212 NO CPV 3 DISP 294 239 55 120 19 220 39 Resp.
43 Nominale RIS 6-212 CPV 3 DISP 294 293 1 147 114 179 39 Resp.
44 Nominale RIS 6-213 292 282 10 142 73 209 39 Resp.