XIX LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 567 di lunedì 17 novembre 2025
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI
La seduta comincia alle 15,05.
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
GIOVANNI DONZELLI, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 10 novembre 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 82, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).
Discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2025, n. 146, recante disposizioni urgenti in materia di ingresso regolare di lavoratori e cittadini stranieri, nonché di gestione del fenomeno migratorio (A.C. 2643-A) (ore 15,08).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2643-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2025, n. 146, recante disposizioni urgenti in materia di ingresso regolare di lavoratori e cittadini stranieri, nonché di gestione del fenomeno migratorio.
(Discussione sulle linee generali - A.C. 2643-A)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, Sara Kelany.
SARA KELANY, Relatrice. Grazie, Presidente. Io volevo innanzitutto ringraziare il lavoro che è stato fatto, in Commissione, dagli uffici. Volevo ringraziare la dottoressa Febonio e tutto l'ufficio della I Commissione, per il grande lavoro che hanno fatto e per il supporto che ci hanno fornito. Volevo ringraziare il Governo, il Vice Ministro Bellucci per l'impegno su questo che è stato un provvedimento complicato, che ha coinvolto molteplici dicasteri; quindi, come al solito, la sua competenza sempre presente ci ha aiutato ad esitare questo provvedimento. Volevo ringraziare, infine, il presidente della Commissione Pagano e le opposizioni con le quali abbiamo lavorato - posso dire - serenamente per l'esito di questo provvedimento.
Per il resto, Presidente, le chiedo l'autorizzazione al deposito della relazione, alla quale mi rimetto integralmente.
PRESIDENTE. Va bene, la ringrazio. Ha facoltà di intervenire, se lo ritiene, il Vice Ministro Bellucci. Si riserva di farlo.
È iscritta a parlare la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE' (PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi siamo qui a discutere dell'ennesimo provvedimento d'urgenza in materia di immigrazione. Mentre noi discutiamo e domani, presumibilmente, approveremo questo decreto, il Governo ha già annunciato, negli scorsi giorni, l'adozione di un prossimo ulteriore decreto in questa materia o, meglio, di un prossimo decreto Immigrazione e sicurezza; o, forse, sarebbe meglio dire Sicurezza e immigrazione. Nel continuo sfornare, uno dietro l'altro, decreti sulla stessa materia, il Governo dimostra, intanto, un approccio poco serio al tema, sicuramente strumentale e propagandistico che, però, non ci stupisce.
È la dimostrazione di come per il Governo l'immigrazione - anche quella regolare, sia chiaro - è un fenomeno da trattare come una continua emergenza e, soprattutto, da legare alla sicurezza; anche se, poi, da quando c'è questo Governo, sarebbe meglio dire all'insicurezza, visto che gli ultimi dati a nostra disposizione - che sono i dati del 2024 e non i dati del primo semestre del 2025 che continua a utilizzare il Ministro Piantedosi - ci dicono che c'è un aumento di reati e ci mostrano come il Governo non sia nemmeno stato in grado, nonostante tutti questi decreti, di garantire in questi tre anni la sicurezza, a partire da quella delle grandi città.
Devo dire che noi, come gruppo del PD, abbiamo sempre respinto con decisione questa impostazione, cioè le migrazioni per noi dovrebbero essere governate come un fattore strutturale, di trasformazione e integrazione delle società moderne, anche in virtù del fatto che le nostre società avanzate stanno sempre più invecchiando.
Come dichiarato dall'Istat, a gennaio dello scorso anno, cito il virgolettato, “Il progressivo invecchiamento della popolazione rappresenta una delle trasformazioni demografiche più significative in atto in Italia e in molti altri Paesi sviluppati (…) le fasce più anziane diventano sempre più numerose rispetto a quelle in età lavorativa (…). Meno persone in età lavorativa significano meno lavoratori disponibili, con conseguenze sulla capacità produttiva generale e sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici e di welfare”.
Ecco, bene, se questo è vero - ed è vero, peraltro certificato dall'Istat -, di fronte a tutto questo, io mi domando e dico: ma di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, a partire da quella demografica, il Governo come sta rispondendo? Come intende rispondere? Ecco, risponde intanto con quello che è più facile fare e con quello che di fatto sta facendo da tre anni a questa parte: con i tagli al sistema del welfare. Penso alla scuola, alla formazione, al sostegno alla morosità incolpevole, ai trasporti e alla sanità.
Anche nell'ultima legge di bilancio questo è il filo rosso: i tagli al sistema del welfare. Risponde, poi, anche con politiche totalmente inefficaci sulla natalità - al contrario di quello che dice, a partire dalla Presidente del Consiglio - e, per quello che riguarda la materia oggi in discussione, con politiche altrettanto raffazzonate e ideologiche sull'immigrazione di cui questo provvedimento è solo l'ultimo esempio.
Non sto parlando solo dell'immigrazione irregolare, come quella dei centri in Albania costati 800 milioni al contribuente italiano, che avrebbero dovuto risolvere tutti i problemi, che avrebbero dovuto costituire un fronte di deterrenza nei confronti dell'immigrazione irregolare e che, invece, sono pressoché vuoti e non stanno incidendo da nessun punto di vista. Ma, insomma, io mi riferisco anche all'immigrazione regolare. La dico così: nel contrastare l'immigrazione irregolare a colpi di propaganda il Governo ha finito per stringere un cappio ideologico, purtroppo, anche intorno all'ingresso regolare dei migranti che, alla fine, produce solo nuove irregolarità e non ha dato una risposta adeguata - dico: una sola - a categorie economiche in cerca di lavoratori e lavoratrici e a famiglie bisognose di assistenza per i propri parenti anziani o non autosufficienti.
Mi spiego meglio: proprio a partire dalla legge Bossi-Fini, che, infatti, noi chiediamo ripetutamente, a gran voce, di abolire, e poi con i successivi interventi normativi di questi ultimi anni, specie i numerosi decreti Sicurezza, si è voluto superare uno dei punti più qualificanti dell'iniziale disciplina della fine degli anni Novanta che, guarda caso, portava anche il nome di un autorevole - allora - Ministro dell'Interno poi diventato Presidente della Repubblica. Ecco, si è passati cioè dalla possibilità, allora prevista a determinate condizioni, di ottenere un permesso di ingresso regolare per lavoro a un sistema improntato solo alla fissazione di quote di ingresso; il più delle volte le quote individuate di volta in volta per incrociare la domanda e l'offerta di lavoro si sono rivelate, poi, inadeguate rispetto alle reali esigenze del mercato e le stesse quote, poi, sono state assoggettate all'infernale e inefficace sistema del click day e all'essere di fatto già in possesso di un contratto di lavoro in Italia. Un sistema perfetto solo sulla carta o nelle parole dei nostri Ministri, ma in realtà farraginoso, burocratico e spesso fittizio, nel quale si presuppone che si faccia domanda per figure di lavoratori non formate che si trovano all'estero, quando poi in alcuni casi si tratta anche di lavoratori già entrati illegalmente in Italia.
Il tutto, purtroppo, è condito dalla narrazione del lavoratore straniero che, nel migliore dei casi, viene comunque a rubare il lavoro in Italia, quando nella realtà questi migranti hanno finito per lo più per svolgere lavori di assistenza domiciliare e domestica o lavori stagionali che nel nostro Paese, con economie più avanzate dei loro Paesi di origine, ben pochi italiani sono ed erano disposti a svolgere e diventando, questi migranti, figure imprescindibili nel nostro vivere quotidiano.
Colleghi e colleghe, il decreto che oggi esaminiamo, pur presentando forse alcuni elementi positivi in termini di rafforzamento dei controlli, del tavolo sul caporalato o come nel caso dei permessi di lavoro per casi speciali e nella razionalizzazione di alcune procedure, non apporta però alcun miglioramento su altri punti critici sul piano burocratico che denunciamo da tempo. Ad esempio, non si ravvisano avanzamenti per quel che riguarda i tempi del rilascio del nulla osta, i ricongiungimenti, la tutela dei lavoratori truffati e il ruolo fondamentale e molto importante dei patronati.
Ma la cosa più grave, che ci porta ancora una volta ad esprimere un voto contrario, è proprio la totale assenza di una modifica di prospettiva. Quello che contestiamo non è tanto quello che c'è in questo decreto o le piccole modifiche sul piano burocratico, ma quello che non c'è. Non c'è, appunto, il cambio radicale di prospettiva che porti a regolamentare i flussi migratori regolari, considerandoli come un'opportunità; anzi - come aveva scritto questo Governo nel Documento di economia e finanza dello scorso anno - come una necessità per il nostro Paese.
Si continua con la sostanziale inefficacia dei canali legali di ingresso legati al click day unitamente alla materiale impossibilità di regolarizzare le condizioni di soggiorno di chi sia già sul nostro territorio e che, magari, ha già lavorato in Italia per un periodo, che si è integrato nel nostro Paese, che ha pagato le tasse, che ha fatto crescere i figli, che ha maturato competenze e che si trova, dall'oggi al domani, come tanti italiani, senza lavoro, ma nel suo caso, dopo un certo periodo, senza permesso e, quindi, da rimpatriare.
Insomma, per noi questo decreto è la dimostrazione della continuazione di politiche fallimentari sull'immigrazione e, aggiungo, mutando la lettura della destra, sulla sicurezza. Invece di investire su percorsi legali e sicuri, questo Governo aumenta l'illegalità, il lavoro nero e l'insicurezza.
È un decreto che non va incontro alle esigenze della nostra economia, della nostra società e delle nostre famiglie e che si aggiunge a provvedimenti non solo inutili, ma anche dannosi che il Governo sta mettendo in campo da 3 anni a questa parte.
Peccato, però, che la realtà è più forte della propaganda e sono proprio i numeri a smontare tutto l'impianto fallimentare di questo Governo. Quel che è peggio, però, è che, anche di fronte all'evidenza dei fatti che imporrebbe al Governo un cambiamento di rotta, si seguita a percorrere una strada fallimentare che, purtroppo, presto ci presenterà i conti in termini di integrazione e, per l'appunto, in termini di legalità e sicurezza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Paolo Pulciani. Ne ha facoltà.
PAOLO PULCIANI (FDI). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 146 dell'ottobre 2025, oggi all'esame dell'Aula, ci dà l'occasione di riaffermare con forza la linea del Governo di Giorgia Meloni in materia di immigrazione, legalità, trasparenza e sovranità nella gestione dei flussi migratori. Queste sono le linee guida della nostra impostazione.
Dopo anni di approcci confusi, l'Italia torna a decidere chi entra nel nostro Paese, in quali numeri, con quali competenze e per quali esigenze secondo regole chiare, nell'esclusivo interesse nazionale e secondo i bisogni reali del nostro tessuto economico e sociale. Diciamo basta agli ingressi fuori controllo e alle sanatorie mascherate. L'immigrazione regolare e programmata diventa perciò uno strumento cardine per togliere terreno all'illegalità e alle infiltrazioni di organizzazioni criminali.
Mentre stringiamo accordi bilaterali con i Paesi di origine e transito per fermare le partenze irregolari e smantellare la rete di trafficanti, l'Italia si distingue in Europa per aver potenziato i canali di ingresso regolari attraverso il decreto Flussi.
Il provvedimento oggi al nostro esame, il cosiddetto decreto Flussi, appunto, si inserisce pienamente in questa strategia, rendendo più efficiente, sicuro e trasparente il sistema di ingresso dei lavoratori stranieri, di cui il nostro Paese ha necessità e bisogno. Il decreto-legge in conversione introduce una serie di novità normative e strumenti operativi volti a migliorare la procedura di ingresso dei lavoratori extracomunitari e a favorire un'integrazione immediata e regolare nel mercato del lavoro italiano. Riassumo velocemente alcuni punti principali del decreto.
Le procedure digitalizzate e limiti antiabuso: tutte le domande di nulla osta al lavoro devono essere ora presentate in via telematica, superando le lungaggini burocratiche del passato. Inoltre, per evitare richieste speculative o poco trasparenti, è stato fissato un limite di domande annue per ciascun datore di lavoro privato, limite per il quale sono previste deroghe, sempre tese a impedire al piccolo sedicente imprenditore di richiedere decine e decine di ingressi senza reale capacità di impiego, concentrando invece le quote su chi può davvero offrire occupazione stabile.
Controlli preventivi rigorosi: il decreto rafforza la verifica di veridicità di tutte le dichiarazioni e gli atti prodotti durante la procedura. Ciò significa che le informazioni fornite dal datore di lavoro sulla posizione offerta, dall'eventuale organizzazione promotrice per il volontariato o dall'ente ospitante per ricercatori e trasferimenti intra-aziendali, saranno sottoposte a controlli stringenti e sistematici. Basta false promesse, documenti fasulli o datori di lavoro fantasma, chi presenta l'istanza dovrà dimostrare di avere i requisiti genuini.
Ricordo anche che, prima ancora di presentare domanda per un lavoratore all'estero, l'azienda è tenuta per legge a verificare presso il centro per l'impiego che non vi siano candidati disponibili sul territorio nazionale per quella specifica mansione. Questa verifica, da effettuarsi entro pochi giorni, garantisce una doppia trasparenza: prima gli italiani, se disponibili per quel lavoro, e, in mancanza, si procede con il reclutamento dall'estero.
Semplificazioni e tempistiche più efficienti: abbiamo snellito le procedure per evitare attese inutili e sovrapposizioni burocratiche. Anzitutto, il termine entro cui lo sportello unico per l'immigrazione deve esaminare la richiesta di nulla osta decorre dal momento in cui la domanda rientra effettivamente nelle quote disponibili e non dalla data di presentazione. In questo modo, i famosi 60 giorni previsti per il nulla osta - 20 per il lavoro stagionale - vengono calcolati solo a partire dalla effettiva allocazione della quota, evitando che il decorso dei termini possa scadere sulla carta mentre il posto in quota non era ancora libero. Un cavillo burocratico che, però, in passato rischiava di generare permessi accordati automaticamente, senza poi poter fare i dovuti controlli.
Tutele contro lo sfruttamento e il caporalato: parallelamente alla facilitazione degli ingressi regolari, il decreto innalza la guardia contro ogni abuso e sfruttamento. Questo si realizza tanto con delle procedure rigide e innovative, quanto anche con l'ampliamento dell'accesso al Fondo di contrasto al caporalato, includendo nuovi soggetti, anche enti accreditati regionali, per rafforzare la vigilanza sulle filiere agricole e non solo.
Ingresso mirato per lavoro domestico e di cura. Il decreto trasforma in misura strutturale pluriennale ciò che finora era solo sperimentale: la possibilità di ingresso fuori quota per i lavoratori dedicati all'assistenza familiare. Fino al 2028 sarà possibile far entrare ogni anno 10.000 lavoratori extra-UE al di fuori delle quote specificamente per assistere persone con disabilità o anziani over 80. Questo vuol dire dare respiro alle famiglie italiane che non trovano assistenti, integrando poi, al contempo, in modo legale migliaia di persone in un settore, quello del lavoro domestico e di cura, dove c'è sicuramente estremo bisogno di manodopera e dove troppe volte abbiamo visto il proliferare di un meccanismo di contratti in nero.
Nel corso dei lavori in Commissione si è deciso di estendere la possibilità di ingresso fuori quota anche ai lavoratori domestici impiegati come babysitter per la cura dei bambini da zero a sei anni. Troverà così soddisfazione anche la necessità delle famiglie con bambini piccoli, che potranno reperire regolarmente personale all'estero se non lo trovano sul territorio nazionale. È un ampiamento che risponde a un bisogno sociale reale e aiuta a far emergere il lavoro sommerso in un settore cruciale come la cura dei nostri figli. Anche queste assunzioni avverranno, naturalmente, con tutte le garanzie e i controlli previsti, ma senza gravare sul tetto delle quote.
Nel corso dell'esame in I Commissione (Affari costituzionali) alla Camera, il testo è stato poi ulteriormente migliorato e, oltre alla modifica sopra richiamata, ne sono state effettuate diverse altre. Ne indico solamente due. Grazie a un emendamento presentato dal collega Walter Rizzetto, anche le agenzie per il lavoro potranno ora assumere direttamente lavoratori stranieri nell'ambito dei flussi. Questa misura amplia le opportunità di incontro tra domanda e offerta di lavoro e rafforza il ruolo di queste agenzie quali strumenti efficaci per l'inserimento regolare dei lavoratori immigrati.
In altre parole, valorizziamo la professionalità degli intermediari autorizzati per canalizzare al meglio le assunzioni, evitando che la ricerca di manodopera passi, invece, attraverso vie opache o, peggio, attraverso caporali o intermediari di sorta, magari illegali. Le agenzie opereranno in coordinamento con le imprese e con gli uffici pubblici, garantendo trasparenza e velocità nelle procedure di reclutamento internazionale.
Un'altra modifica votata in Commissione riguarda i programmi di formazione professionale dei lavoratori nei Paesi di origine. È stato esteso da 6 mesi a 12 mesi il periodo entro cui devono avvenire l'assunzione e l'ingresso in Italia di un lavoratore che abbia completato un percorso formativo all'estero. In pratica, se un'azienda italiana forma, ad esempio tramite un progetto bilaterale, del personale qualificato in un Paese terzo, avrà adesso un anno di tempo per farlo arrivare e assumerlo, raddoppiando in questo modo il periodo rispetto al passato.
Questa procedura viene resa molto più agevole e realistica, diminuendo i costi e gli ostacoli logistici - si pensi, ad esempio, alle spese di viaggio, ai visti e agli alloggi -, e permette alle imprese di investire davvero nella formazione all'estero, senza il timore di perdere i candidati perché non si riesce a sbrigare tutto in così pochi mesi. Non vado oltre, onorevoli colleghi: con questo decreto in via di conversione l'Italia afferma un principio semplice, ossia che l'immigrazione non è più subita, ma governata; governata secondo l'interesse nazionale e senza ipocrisie buoniste di sorta, ma anche governata con lungimiranza, perché un'Italia che cresce ha bisogno certamente di forze nuove, inserite regolarmente nei settori dove servono.
Chi ha i requisiti, chi è disposto ad integrarsi rispetto alle nostre leggi, troverà nell'Italia un Paese pronto ad accoglierlo. Chi, invece, pensa di entrare illegalmente e di sfruttare gli esseri umani come schiavi troverà tolleranza zero. Con la conversione in legge di questo decreto affermiamo, pertanto, il primato della legalità sul caos, della sovranità sul pressappochismo, della solidarietà concreta su una visione ideologica, di un'Italia padrona delle proprie frontiere e capace di attrarre chi veramente può contribuire alla sua crescita. Questa è l'Italia che stiamo costruendo e per cui lavoriamo ogni giorno.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Filiberto Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Signor Presidente, siamo all'ennesimo decreto, da parte del Governo, sul problema e sulla gestione della questione dei migranti, e temo non sarà neanche l'ultimo. E mentre è in discussione alla Camera dei deputati questo nuovo decreto Flussi, abbiamo assistito, nei giorni passati, alle nuove performance della Presidente del Consiglio nell'incontro con il Presidente Rama, occasione in cui la Presidente Meloni ha riaffermato, direi con puntigliosità, il fatto che i centri in Albania continueranno ad esistere e che funzioneranno, sempre in una data che deve venire.
Qualche tempo fa dovevano passare soltanto alcuni mesi, poi questi mesi sono diventati anni, adesso la Presidente del Consiglio ci viene a dire: sì, funzioneranno, ma funzioneranno a giugno del 2026. E questo alla faccia dello spreco enorme di denaro pubblico. Centinaia di milioni di euro delle italiane e degli italiani che sono stati spesi per niente, buttati dalla finestra, semplicemente per la voglia di propaganda della destra. Tuttora soltanto poche decine di migranti, così come avevano denunciato le opposizioni, si trovano e sono stati nei centri in Albania.
Ecco, questa è la realtà con la quale noi dobbiamo fare i conti, e questo nuovo decreto Flussi non fa la differenza. Io vorrei anche ricordare al Ministro Piantedosi, che si è lanciato con uno spericolato paragone tra il condono edilizio e la sanatoria dei migranti, che un conto sono i condoni edilizi di tutti coloro che fuori da ogni forma di legalità distruggono l'ambiente, distruggono il territorio dove i cittadini e le cittadine devono vivere, dove ci sono i cittadini che pagano le tasse, che non avranno mai la possibilità di realizzare qualcosa perché qualcuno prima di loro abusivamente ha realizzato una casa, e un conto è la sanatoria per i migranti, perché in questo caso si tratterebbe, semmai, di riconoscere diritti a delle persone che sono già nel nostro Paese da anni e che vengono schiavizzate sul mercato del lavoro. Quindi la differenza è notevole, Piantedosi, studi prima di parlare, perché ne ha davvero bisogno.
Anche sul decreto che stiamo discutendo oggi, mi pare dovuta la presa d'atto dell'inefficacia del sistema attuale, che dovrebbe servire a disciplinare l'ingresso e il soggiorno dei lavoratori e delle lavoratrici di origine straniera; peraltro, sono stati già fatti diversi interventi normativi e questo è l'ennesimo che rischia di frantumare un meccanismo che è già scassato. E queste non sono parole nostre, ma sono le parole del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano.
Che l'intero quadro normativo debba essere radicalmente ripensato è dimostrato chiaramente anche dall'opera di monitoraggio dei dati della campagna “Ero straniero” sugli esiti degli ultimi decreti Flussi. Negli ultimi tre anni, solo una parte minima delle domande presentate nei diversi click day è stata finalizzata con la sottoscrizione di un contratto di lavoro e il rilascio di un permesso di soggiorno. Dai dati forniti dal Viminale - aggiornamento al giugno 2025 -, emerge chiaramente che solo una parte esigua delle persone entrate con il click day negli ultimi anni - e, cioè, il 20 per cento rispetto al click day del 2023 e il 12 per cento rispetto al 2024 - ha sottoscritto un contratto e ha un permesso di soggiorno per il lavoro. Il resto, molto probabilmente, vive nel nostro Paese nella totale precarietà, senza documenti e a rischio sfruttamento. Siamo di fronte a un sistema che, di fatto, finisce per rendere irregolare la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici che, pur avendo fatto un ingresso con il nulla osta, rimane in Italia senza documenti.
Alla luce del quadro fallimentare delineato dai dati, il decreto in oggetto ancora una volta risulta insufficiente, perché non affronta alla radice e in maniera efficace quelle che sono le evidenti storture del sistema dei decreti Flussi, ma si limita ad introdurre qualche parziale correttivo, il cui impatto sarà, comunque, minato dall'attuale disciplina. Niente si è fatto per intervenire sulle conseguenze più gravi che l'attuale quadro giuridico comporta, a partire dalla possibilità di avere un permesso di soggiorno temporaneo per cercare un nuovo impiego per le decine di migliaia di persone che hanno fatto ingresso in Italia con i flussi, ma che, poi, sono rimaste senza documenti perché non sono state assunte dall'azienda che le ha chiamate, per i lunghi tempi burocratici e per tutta un'altra serie di ragioni, ma comunque non sono state assunte. Queste persone sono tornate in questura a chiedere il permesso di soggiorno; non avendo ovviamente il contratto di lavoro, gli è stato, in base alle norme, rifiutato, e questi sono i nuovi clandestini che ci sono nel nostro Paese, a rischio di essere sfruttati e diventare schiavi. Si tratta di vittime, spesso inconsapevoli, di un sistema che non funziona, dei tempi lunghi della burocrazia o, peggio, a volte, sono nelle mani delle reti criminali. Si è persa, ancora una volta, l'occasione di modificare sostanzialmente il sistema attuale con una riforma dei canali di ingresso, introducendo meccanismi di superamento della condizione di irregolarità che lo stesso sistema, alla fine, finisce per alimentare.
Con questo provvedimento non si determina una doverosa accelerazione della procedura, ma un allungamento della sua durata. Peraltro, svolgere i controlli su tutte le domande prima del loro invio, e non in seguito al click day, e solo sulle istanze che rientrano nelle quote, di fatto costituisce un notevole aggravio per la pubblica amministrazione. Tale aumento di lavoro amministrativo necessiterebbe, per essere efficace, di moltissime risorse in termini di organico degli uffici ispettivi, che allo stato non ci sono, né nel decreto-legge vengono stanziate nuove risorse. Si rischia così di ripetere l'esperienza fallimentare dello scorso anno, in cui, per stessa ammissione dell'Ispettorato nazionale del lavoro, nonostante le domande di ingresso fossero state compilate da oltre due mesi prima del click day, nessun controllo è stato effettuato delle stesse.
Eppure, è noto che la cronica carenza di personale adeguato alla lavorazione di queste istanze da parte degli sportelli unici per l'immigrazione presso le prefetture è alla base dei ritardi e dei tempi lunghissimi delle pratiche, finendo per pregiudicare il buon andamento delle procedure. Servirebbe, invece, dotare tali uffici di fondi adeguati, al fine di stabilizzare il personale precario e procedere a nuove assunzioni. A questa esigenza l'Esecutivo ha deciso di non rispondere concretamente, ma ha semplicemente allungato i tempi per l'esame delle domande: il termine di 60 giorni per il rilascio del nulla osta all'assunzione comincia a decorrere non più dalla data di presentazione dell'istanza, ma da quando viene assegnata la relativa quota. Si tratta, a volte, di uno scarto temporale di mesi, che genera ulteriore sfiducia e confusione nel corretto esame delle domande, tanto per chi deve fare ingresso in Italia per lavorare, quanto per chi ha bisogno di assumere manodopera all'estero: un sistema che non funziona, né per i migranti, né per le persone che vogliono venire a lavorare e non funziona neanche per le imprese, che chiedono manodopera qualificata e a cui, invece, non la diamo. Basta vedere i dati dello scorso anno: su circa 160.000 posti messi a disposizione nel concorso - diciamo così -, alla fine sono state regolarizzate 12.000 persone. Ma tutte quelle imprese che hanno chiesto manodopera, spesso, a volte, anche in parte, qualificata, come hanno risolto questo problema? Aumenta sempre di più la difficoltà delle nostre imprese, della manifattura, dell'agricoltura, del settore dei servizi alla persona.
Anche la proroga del tavolo operativo per la definizione di una nuova strategia di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e l'ampliamento dei partecipanti non è sufficiente se non è accompagnato, anch'esso, da un rafforzamento delle risorse dell'Ispettorato nazionale del lavoro e degli interventi strutturali su trasporti, alloggio e condizioni di lavoro. Inoltre, non è stato mai realizzato un effettivo raccordo con il Comitato nazionale per il contrasto al lavoro sommerso, con il rischio di duplicare in maniera inefficace i luoghi di confronto su tematiche analoghe, senza rafforzare la capacità di intervento concreto.
Servirebbe più coraggio: non una manutenzione con l'aggiornamento delle procedure e delle tempistiche, ma una sostanziale rivisitazione della normativa degli ingressi per il lavoro, insieme alla cancellazione dei tratti punitivi e securitari introdotti con la legge n. 189 del 2002, la cosiddetta Bossi-Fini, e ulteriormente accentuati con successivi provvedimenti, i cosiddetti decreti Sicurezza e il decreto Cutro.
L'Italia ha oggi bisogno di una politica industriale dell'immigrazione, intesa non come gestione emergenziale dei flussi, ma come architettura stabile, selettiva e veloce di canali di ingresso per competenze e famiglie. Una politica che riconosca l'immigrazione qualificata come infrastruttura produttiva; un corridoio competitivo per competenze, programmato e tracciabile, non una risposta episodica e carente di manodopera. Senza un innesto stabile di lavoratori qualificati, l'Italia rischia di perdere, ogni anno, capacità produttiva e domanda interna.
Secondo l'elaborazione di Unioncamere Excelsior, nei prossimi 5 anni, il fabbisogno complessivo di lavoratori sarà compreso tra i 3,3 e i 3,7 milioni, tra espansione e sostituzione, con difficoltà di reperimento che superano il 45-50 per cento nei profili tecnici, manifatturieri e dei servizi avanzati. In questo quadro, circa 650.000 dei profili richiesti saranno lavoratori immigrati, soprattutto nei settori chiave della manifattura, dell'edilizia, della logistica, dell'assistenza e della ristorazione.
Quindi, parallelamente, la popolazione di età lavorativa tra 15-64 anni è destinata a ridursi - oltre un quinto entro i prossimi 25 anni - aggravando il disallineamento tra domanda e offerta del lavoro.
Questo scenario non riguarda solo l'Italia: a livello globale si parla ormai di talent scarcity, che sta ridefinendo le strategie industriali di molti Paesi (Stati Uniti, Canada, Germania, Regno Unito). Alcune economie del Golfo hanno avviato piani strutturali per attrarre capitale umano qualificato, integrando i canali migratori con le loro politiche industriali e di innovazione.
L'Italia, per restare competitiva, deve partecipare a questa competizione e non continuare con questa politica che è basata soltanto sulla propaganda; e soprattutto non continuare a sperperare il danaro pubblico, come si sta facendo in Albania: un miliardo di euro semplicemente per poter far dire alla nostra Presidente del Consiglio “io avevo ragione”. Aveva torto allora e ha torto adesso. Quei soldi, se impegnati veramente per gestire una politica dei flussi utile al Paese, sarebbero ben utili davvero; sarebbero importanti. E invece, voi li buttate dalla finestra, ancora una volta, in Albania (Applausi della deputata Bonafe').
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Vittoria Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO (M5S). Grazie, signor Presidente. Quando nel nostro Paese si parla di flussi migratori, di immigrazione, sento sempre un profondo imbarazzo perché la comunicazione politica è fatta di semplificazioni. E allora, per semplificare e rendere più semplice a chi ascolta, la destra è quella che vuole chiudere i porti, chiudere i canali di ingresso, rispedire a casa loro gli immigrati, mentre la sinistra è quella che, invece, vorrebbe accoglierli tutti.
Scopriamo però, poi, negli atti e nei fatti che la realtà è molto diversa rispetto alle semplificazioni comunicative di chi vuole, appunto, in una logica di polarizzazione, semplificare eccessivamente il messaggio politico. E oggi questo decreto ci offre proprio lo spunto per far capire quanto la realtà sia molto diversa dalla narrazione. Perché la realtà è diversa dalla narrazione? Perché, ogniqualvolta ci si ritrova a interloquire con un esponente del centrodestra di immigrazione, ci viene rivolta un'accusa: l'accusa di appartenere a quella parte politica dello “accogliamoli tutti” e della “immigrazione come una risorsa”.
Oggi scopriamo che per il Governo Meloni l'immigrazione è una risorsa, gli immigrati sono una risorsa. Scopriamo che, per far andare avanti il tessuto produttivo italiano, per il Governo Meloni sono necessari gli immigrati, tant'è vero che si stabilisce, con questo decreto Flussi, il più alto numero di quote di ingresso di lavoratori e lavoratrici extracomunitari: circa 500.000 in tre anni. Quindi, questa è la prima finzione che oggi, finalmente, superiamo discutendo, esaminando, questo decreto: anche per la destra gli immigrati sono una risorsa. Quindi, questa è la notizia che bisogna dare, anche per sfatare un po' una narrazione comunicativa che vuole parlare alla pancia delle persone e disumanizzare alcune categorie di persone per dire che c'è chi vi difende dal pericolo. Nessun pericolo: sono persone che cercano lavoro e la destra li vuole accogliere per farli lavorare. Questa è la prima finzione.
La seconda finzione è nei termini: il decreto Flussi è una finzione. È come voler curare un'infezione che ha bisogno dell'antibiotico con una tachipirina e ostinarsi a voler curare un'infezione con una tachipirina. Allora, il problema dell'immigrazione irregolare purtroppo - e dico, purtroppo - esiste e persiste. Nonostante i “millemila” decreti Sicurezza, chiusure di porti, Memorandum in Albania, Memorandum in Libia, esiste ancora l'immigrazione irregolare. Ma esiste soprattutto da quando nel nostro Paese è stata introdotta una legge - la legge Bossi-Fini - che, sostanzialmente, chiude i canali di ingresso regolari nel nostro Paese.
E allora da quando esiste quella legge, dai primi anni Duemila, ci siamo resi conto che le cose non funzionano. Allora, tutti i Governi che si sono succeduti, che si sono avvicendati, hanno trovato lo strumento del decreto Flussi per ovviare a questo grande problema senza avere il coraggio di dichiarare la legge Bossi-Fini come un problema e di cambiarla, dicendo: signori, non funziona, le cose non funzionano, non ha raggiunto l'obiettivo che magari aveva dichiarato, quindi, bisogna avere il coraggio di cambiare le cose. Nessuno ha avuto il coraggio di cambiare le cose, nemmeno il Governo di Giorgia Meloni, quindi si persevera nello strumento del decreto Flussi che, appunto, è la seconda finzione. Perché è la seconda finzione? Perché, se osserviamo i dati, la realtà, i numeri che ci consegnano gli ultimi anni osservati, ci rendiamo conto di come - nella maggior parte dei casi - non si tratti di altro se non di una sanatoria, di una regolamentazione fittizia di lavoratori che sono entrati in Italia irregolarmente e, poi, vengono regolarizzati attraverso uno strumento perverso, che è quello del click day.
Questo decreto non cambia le cose, le mantiene tal quali, quali sono: aggiunge piccoli accorgimenti che, sì, possono essere considerati anche come positivi sul lato burocratico, sul lato dell'incrocio dei dati, però non cambia nella sostanza un sistema che è farraginoso e che non risolve alcun problema perché chi oggi assume un lavoratore o una lavoratrice extracomunitari che non conosce? Nessuno lo fa.
Nella maggior parte dei casi, si tratta di lavoratori che già sono sul territorio, che già conosciamo, li richiediamo e con un meccanismo molto lungo, poi, fanno finta di ritornare nel proprio Paese per ottenere il cosiddetto visto e rientrano in Italia.
Peccato che - lo abbiamo osservato - molto spesso sia capitato che questi lavoratori e queste lavoratrici, per ottenere un'intermediazione, in alcuni casi, con alcuni datori di lavoro, quando non sono stati regolamentati fittiziamente e, quindi, non già richiesti da datori di lavoro per cui già lavoravano irregolarmente, abbiano dovuto pagare miliardi… miliardi no, però tanti soldi, dai 7.000 agli 11.000 euro, in media 10.000 euro, a intermediari fittizi per poter essere richiesti in Italia, salvo poi pagare ulteriori quattrini, numerosi quattrini, per poter ottenere il visto. Poi, cosa succede? Arrivano in Italia e quell'intermediario scompare, il datore di lavoro non esiste, quindi vagano sostanzialmente da irregolari senza ottenere visti, senza ottenere permessi di soggiorno, senza ottenere un contratto regolare nel nostro Paese, come veri e propri clandestini. E spesso cosa succede? Per poter vivere vanno a lavorare a nero, a farsi sfruttare e ad essere sotto ricatto di caporali o, comunque, datori di lavoro che li sfruttano per fargli avere, poi, mezzi di sostegno, salari miseri al limite dello sfruttamento e poi i documenti per la regolarità, quindi finiscono sostanzialmente nelle sacche della criminalità organizzata.
Ecco cos'è il decreto Flussi; ecco cosa sono i decreti Flussi che noi, ogni anno, annualmente, continuiamo ad approvare, alimentando questa macchina infernale che non risolve alcun problema.
Per questo voteremo contro questo provvedimento. Voteremo contro perché siamo proprio contrari a questo sistema farraginoso; è un sistema che non funziona, è un sistema che è una finzione. Si finge di voler aprire canali regolari che però non sono, in realtà, canali regolari; fungono proprio da tappo - da tappo - e rendono impossibile il vero canale regolare e legale di accesso nel nostro Paese, che è l'incrocio tra la domanda e l'offerta di lavoro. Non è così che funziona e così, signori, non funzionerà mai: dobbiamo avere il coraggio di dirlo.
Quindi, abbiamo proposto degli emendamenti per correggere le storture più macroscopiche, come quella cui accennavo poc'anzi - cioè del paradosso di chi entra, di chi pensa di entrare regolarmente e di poter ottenere un permesso di soggiorno per un contratto di lavoro; poi entra in Italia, attraverso il decreto Flussi, ma non riesce a rintracciare il datore di lavoro per cui vaga sostanzialmente da irregolare sul nostro territorio - introducendo un permesso di soggiorno per attesa occupazione, temporaneo, per consentirgli almeno di trovare un altro datore di lavoro che possa contrattualizzarlo, che possa assumerlo.
Abbiamo fatto anche altre proposte, ma le proposte più concrete, secondo noi, quelle più sostanziali, sono quelle che chiedono di superare questo sistema, reintroducendo il meccanismo dello sponsor, cioè per consentire a un lavoratore straniero di venire in Italia attraverso un intermediario reale, che esiste nel nostro Paese, nonché l'introduzione del permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca dell'occupazione.
Questo sarebbe un vero, reale canale legale di accesso, che toglierebbe dalle mani dei trafficanti di esseri umani gli extracomunitari che vogliono entrare regolarmente nel nostro Paese per lavorare, per integrarsi, per contribuire e non vogliono rischiare la loro vita in mare, perché nella maggior parte dei casi è l'unico modo che hanno per arrivare in Europa, non tanto in Italia ma in Europa. Molto spesso lo fanno dalla Libia, perché è lo Stato che ha una disciplina meno severa per i visti e, quindi, è da lì che arrivano, ma quelli che arrivano dalla Libia in gran parte non sono libici, ma arrivano, ad esempio, dal Bangladesh, perché è tramite quel canale che riescono ad arrivare in Italia.
Ed ecco che tutti i memorandum che abbiamo fatto sono memorandum che non funzionano, ma che hanno un prezzo e il prezzo è o il mancato rispetto dei diritti umani oppure un costo proprio economico, che è quello che stiamo pagando in Albania, con dei centri fantasma che non funzionano e non funzioneranno. Non funzioneranno perché non è così che le cose si fanno funzionare. Non si fanno funzionare con la propaganda, non si risolvono i problemi attraverso soluzioni semplici da raccontare ma che poi sono infondate, infattibili nei fatti e costano anche tanti soldi dei cittadini italiani e costano anche una sottrazione di sicurezza ai cittadini italiani, perché poi è facile fare questo passaggio tra l'immigrazione e la sicurezza, quasi come se fosse un passaggio automatico, però se vogliamo farlo facciamolo e facciamolo anche rispetto ai centri in Albania: a cosa serve tenere confinati in Albania i nostri agenti delle Forze dell'ordine, che sarebbero più utili e più preziosi nelle nostre città, nelle nostre periferie, dove l'esigenza di sicurezza è sempre più sentita e dove tutte le Forze dell'ordine - le categorie ce lo stanno dicendo - sono sotto organico? A che cosa serve? Qual è il prezzo della propaganda di destra, che è utile a quella narrazione semplificata che ci fa dire che per la destra vanno buttati tutti fuori e per la sinistra, invece, vanno accolti tutti?
Questa non è una narrazione funzionale a un Paese che vuole gestire un fenomeno e non vuole trattarlo all'infinito come un problema per poter dire che esiste un problema e per poter dire che c'è una parte politica che lo vuole risolvere. Questo è un fenomeno da gestire e solo se si tratta come fenomeno da gestire e se si abbandona il terreno della propaganda si riesce a gestire questo fenomeno epocale. Lo si fa, prima di tutto, aprendo canali legali di accesso, perché l'immigrazione non si ferma né con un decreto, né con le leggi, né con gli annunci, né con i memorandum. L'immigrazione ci sarà sempre; bisogna soltanto capire come gestirla, bisogna soltanto capire come togliere il tappo che non fa incrociare la domanda e l'offerta di lavoro e avere il coraggio di andare fino in fondo e dire che fino ad ora abbiamo sbagliato tutto.
Se questa destra, che è la più lontana dalla nostra idea di Paese, avrà il coraggio di fare questo e di dire che vuole superare questo strumento della finzione, che è il decreto Flussi, e vuole finalmente superare la legge Bossi-Fini che, di fatto, impedisce l'incontro tra domanda e offerta e, quindi, impedisce di aprire dei reali canali legali di accesso, il MoVimento 5 Stelle dà la sua disponibilità a parlarne e a poter trovare finalmente, dopo anni, una soluzione reale a un fenomeno che altrimenti diventa sempre più ingestibile. Quindi, oggi cade la propaganda del centrodestra con questo decreto Flussi. Io mi auguro che tutti i cittadini e le cittadine capiscano che è stata solo propaganda, che con la propaganda non si risolvono i problemi e che i problemi si risolvono con coraggio, determinazione e visione, cose che questa destra finora ha dimostrato di non avere.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
(Repliche - A.C. 2643-A)
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, che rinuncia.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, Vice Ministra Bellucci, che rinuncia.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Ordine del giorno della prossima seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
Martedì 18 novembre 2025 - Ore 11:
1. Svolgimento di interrogazioni .
(ore 14)
2. Seguito della discussione del disegno di legge:
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2025, n. 146, recante disposizioni urgenti in materia di ingresso regolare di lavoratori e cittadini stranieri, nonché di gestione del fenomeno migratorio. (C. 2643-A)
Relatrice: KELANY.
3. Seguito della discussione del disegno di legge:
Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico. (C. 2423-A)
e delle abbinate proposte di legge: AMORESE ed altri; SASSO ed altri. (C. 2271-2278)
Relatore: SASSO.
4. Seguito della discussione della proposta di legge:
DI GIUSEPPE ed altri: Modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e altre disposizioni in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio. (C. 1042-A)
e delle abbinate proposte di legge: DI SANZO ed altri; ONORI ed altri. (C. 1415-1998)
Relatore: CIOCCHETTI.
5. Seguito della discussione della proposta di legge:
S. 316 - D'INIZIATIVA DEL SENATORE BERGESIO: Modifiche all'articolo 40 della legge 28 luglio 2016, n. 154, in materia di contrasto del bracconaggio ittico nelle acque interne (Approvata dal Senato).
(C. 1806)
e dell'abbinata proposta di legge: COMAROLI ed altri. (C. 830)
Relatore: BRUZZONE.
6. Seguito della discussione delle mozioni Cafiero De Raho, Graziano, Piccolotti ed altri n. 1-00519 e Montaruli, Candiani, Paolo Emilio Russo, Alessandro Colucci ed altri n. 1-00524 concernenti iniziative volte alla tutela dei giornalisti e della libertà di stampa .
7. Seguito della discussione dei disegni di legge:
S. 1503 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo concernente misure di solidarietà volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas tra il Governo della Repubblica Federale di Germania, il Governo della Confederazione Svizzera e il Governo della Repubblica Italiana, fatto a Berlino il 19 marzo 2024 (Approvato dal Senato). (C. 2592)
Relatrice: GRUPPIONI.
S. 1520 - Ratifica ed esecuzione del Protocollo di modifica dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo, del 23 dicembre 2020, fatto a Roma il 30 maggio 2024 e a Berna il 6 giugno 2024 (Approvato dal Senato). (C. 2593)
Relatore: FORMENTINI.
(al termine delle votazioni)
8. Discussione sulle linee generali della proposta di legge:
BOLDRINI ed altri: Modifica dell'articolo 609-bis del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso. (C. 1693-A)
e delle abbinate proposte di legge: SPORTIELLO; ASCARI. (C. 2151-2279)
Relatrici: DI BIASE e VARCHI.
La seduta termina alle 15,55.
TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: SARA KELANY (A.C. 2643-A)
SARA KELANY, Relatrice. (Relazione - A.C. 2643-A). L'Assemblea è chiamata oggi a esaminare il disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 3 ottobre 2025, n. 146, recante disposizioni urgenti in materia di ingresso regolare di lavoratori e cittadini stranieri, nonché di gestione del fenomeno migratorio.
Ricordo che la Commissione Affari costituzionali nella seduta del 14 ottobre 2025 ha avviato l'esame del provvedimento, nel corso del quale si è svolto un ciclo di audizioni informali che ha coinvolto sindacati, associazioni di categoria, rappresentanti del mondo dell'associazionismo oltre al capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Al termine della fase istruttoria, si è proceduto all'esame delle 127 proposte emendative presentate, nel corso del quale sono state introdotte alcune modifiche al testo originario.
Quanto al contenuto del provvedimento faccio presente che il decreto-legge, che consta di 12 articoli, interviene sulla disciplina dell'immigrazione e della condizione dello straniero, con particolare riferimento alla disciplina del rapporto di lavoro dello straniero, anche in relazione al settore dell'assistenza familiare o sociosanitaria per l'assistenza di persone con disabilità o grandi anziane, nonché in materia di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al reclutamento illegale di manodopera straniera.
L'articolo 1, comma 1, lettere a) e b), modifica, in primo luogo, le disposizioni del testo unico sull'immigrazione di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 concernenti la disciplina sulla decorrenza dei termini per la decisione sul nulla osta al lavoro da parte dello sportello unico per l'immigrazione, nulla osta previsto nell'ambito delle procedure per il rilascio dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro a cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea o ad apolidi. Nello specifico, le modifiche di cui alle lettere a) e b) - relative, rispettivamente, al lavoro subordinato ordinario (a tempo indeterminato o a termine) e al lavoro stagionale - prevedono che tali termini decorrano dalla data in cui la richiesta nominativa del datore di lavoro rientri nell'ambito della quota massima stabilita dalla programmazione dei flussi di ingresso per la relativa tipologia di richiesta. Le novelle sono dunque intese a risolvere il problema derivante da una possibile divergenza tra la data della richiesta e la data della suddetta inclusione nella quota, divergenza che si verifica nell'ipotesi di inclusione nella quota solo a seguito delle rinunce di altri richiedenti e del conseguente scorrimento della graduatoria; tale divergenza, nella legislazione vigente prima delle novelle, poteva creare problemi applicativi, in quanto il termine per la decisione decorreva in ogni caso dalla data della domanda e in quanto vige il principio che, qualora il termine scada senza che siano state acquisite, tramite la questura, informazioni relative ad elementi ostativi, il nulla osta deve essere comunque rilasciato (principio che resta fermo).
Ricordo, al riguardo, che, nell'ambito della procedura per il permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato ordinario (a tempo indeterminato o a termine), il termine per la decisione sul nulla osta è pari a sessanta giorni; l'omologo termine relativo al nulla osta per lavoro stagionale è pari a venti giorni. La disciplina specifica sul permesso di soggiorno per lavoro stagionale concerne le fattispecie di lavoro subordinato a carattere stagionale nei settori agricolo e turistico-alberghiero.
Ricordo, altresì, che la richiesta di nulla osta deve essere preceduta dalla verifica, da parte del datore di lavoro, presso il centro per l'impiego competente, dell'indisponibilità di un lavoratore presente sul territorio nazionale (qualora il centro per l'impiego non comunichi la disponibilità di lavoratori entro otto giorni dalla richiesta del datore, la verifica si intende eseguita negativamente); dopo il rilascio del nulla osta, il datore deve procedere alla conferma della medesima richiesta di nulla osta, conferma alla quale è subordinato il rilascio del relativo visto di ingresso; il rilascio del permesso di soggiorno è subordinato anche alla stipulazione del contratto di soggiorno per lavoro subordinato (contratto che deve essere stipulato dal lavoratore, successivamente all'ingresso nel territorio nazionale, con il datore di lavoro); nelle more della sottoscrizione del contratto di soggiorno il nulla osta consente lo svolgimento dell'attività lavorativa nel territorio nazionale.
Nel corso dell'esame in sede referente è stata introdotta la lettera a-bis) che - novellando il comma 5-quinqiues dell'articolo 22 del testo unico - porta da sette a quindici giorni il termine entro il quale, dopo il rilascio del nulla osta, il datore di lavoro deve procedere alla conferma della medesima richiesta di nulla osta (conferma alla quale è subordinato il rilascio del relativo visto di ingresso); ricordo a tale proposito che il termine temporale in oggetto decorre dalla comunicazione al datore dell'avvenuta conclusione degli accertamenti di rito sulla domanda di visto di ingresso presentata dal lavoratore.
Durante l'esame in sede referente sono state introdotte anche le lettere a-ter) e b-bis) che - novellando rispettivamente il comma 6 dell'articolo 22 e il comma 11 dell'articolo 24 del testo unico - elevano da otto a quindici giorni il termine, decorrente dalla data di ingresso del lavoratore nel territorio nazionale, entro il quale il lavoratore medesimo e il datore di lavoro devono stipulare il contratto di soggiorno per lavoro subordinato (ricordo che a tale stipulazione è subordinato il rilascio del permesso di soggiorno). La novella di cui alla lettera b-ter), anch'essa inserita in sede referente, interviene sull'articolo 24-bis del testo unico, prevedendo che - come già ammesso per la richiesta di nulla osta - la conferma del nulla osta, il contratto di soggiorno e l'eventuale documentazione da allegare ad esso, nonché la richiesta di nulla osta pluriennale nell'ambito del lavoro stagionale, possano essere presentati anche tramite le organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o tramite soggetti appartenenti ad alcune categorie di professionisti - consulenti del lavoro, avvocati, dottori commercialisti ed esperti contabili.
Le lettere c), d), e), f), g) e h) del comma 1 dell'articolo 1, sempre novellando il testo unico sull'immigrazione, impongono alle amministrazioni di svolgere i controlli sulla veridicità delle dichiarazioni fornite:
- dal datore di lavoro ai fini del rilascio dell'autorizzazione al lavoro in casi particolari;
- dall'organizzazione promotrice del programma di volontariato ai fini del rilascio del nulla osta per volontariato;
- dall'istituto di ricerca ai fini del rilascio del nulla osta per ricerca;
- dal datore di lavoro ai fini del rilascio del nulla osta al lavoro per i lavoratori stranieri altamente qualificati;
- dall'entità ospitante ai fini del rilascio del nulla osta al trasferimento intra-societario;
- dall'entità ospitante ai fini del rilascio del nulla osta al trasferimento intra societario nei confronti dello straniero titolare di un permesso di soggiorno ICT rilasciato da altro Stato membro.
I controlli sulla veridicità delle dichiarazioni sono effettuati secondo le modalità e con gli effetti di cui all'articolo 71 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, che impone alle amministrazioni procedenti di effettuare idonei controlli, anche a campione in misura proporzionale al rischio e all'entità del beneficio, e nei casi di ragionevole dubbio, sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive di certificazioni e delle dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà, anche successivamente all'erogazione dei benefici, comunque denominati, per i quali sono rese le dichiarazioni. Qualora le dichiarazioni sostitutive di certificazione o le dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà presentino delle irregolarità o delle omissioni rilevabili d'ufficio (purché non costituenti falsità), il funzionario competente a ricevere la documentazione dà notizia all'interessato di tale irregolarità, il quale deve regolarizzare o completare la dichiarazione affinché il procedimento possa avere seguito.
L'articolo 2, alle lettere a) e b) del comma 1, introduce agli articoli 22 e 24 del testo unico alcune modifiche relative alla fase procedurale precedente la presentazione di richiesta di nulla osta al lavoro nonché alla definizione di limiti numerici (per ciascun datore di lavoro) delle richieste medesime; tali disposizioni concernono il nulla osta che il datore di lavoro deve richiedere (in forma nominativa) nell'ambito delle procedure per il rilascio dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro, relativi a cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea (o ad apolidi). In particolare, la novella di cui al comma 1, lettera a), capoverso 2-bis.1, pone a regime la fase della precompilazione - già introdotta per il solo anno 2025 dal decreto legge n. 145 del 2024 - come fase precedente alle richieste di nulla osta che si intendono presentare nell'ambito dei termini temporali stabiliti dalla programmazione dei flussi di ingresso; la precompilazione concerne moduli di domanda prestabiliti e avviene tramite il portale informatico messo a disposizione dal Ministero dell'interno; la novella disciplina anche lo svolgimento dei controlli sulla veridicità delle dichiarazioni così effettuate, anche in tal caso rinviando all'articolo 71 del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000. Una disposizione aggiunta in sede referente nell'ambito della suddetta novella di cui al capoverso 2-bis.1 prevede che l'Ispettorato nazionale del lavoro possa effettuare anche in via anticipata le verifiche ispettive di competenza sulle domande precompilate rese disponibili dal Ministero dell'interno, al fine dell'eventuale esclusione anticipata dei datori di lavoro o delle relative organizzazioni dall'ambito della procedura di richiesta di nulla osta.
La novella di cui al successivo capoverso 2-bis.2 pone a regime - in termini sostanzialmente identici alla norma transitoria già stabilita per l'anno 2025 dal citato decreto-legge n. 145 del 2024 - il limite numerico (per ciascun datore di lavoro) di tre richieste di nulla osta; il limite si riferisce alle quote massime annue di ingressi per motivi di lavoro stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con applicazione di un nuovo limite di tre richieste per ciascun eventuale successivo decreto di ammissione, per il medesimo anno, di nuove quote di ingresso per lavoro; il limite in oggetto non si applica alle richieste presentate tramite le organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale nonché tramite soggetti appartenenti ad alcune categorie di professionisti (consulenti del lavoro, avvocati, dottori commercialisti ed esperti contabili) e - a seguito di modifica in sede referente - dalle agenzie di somministrazione di lavoro, a condizione che si garantisca che il numero delle richieste di nulla osta al lavoro presentate sia proporzionale al volume degli affari o dei ricavi o compensi dichiarati ai fini dell'imposta sul reddito, volume ponderato in funzione del numero dei dipendenti e del settore di attività dell'impresa.
Nel corso dell'esame in sede referente, è stata introdotta la lettera a-bis) che intervenendo sull'articolo 23 del testo unico immigrazione nell'ambito della procedura relativa agli stranieri che abbiano seguito un percorso di istruzione e formazione nei Paesi di origine:
- introduce il termine massimo di trenta giorni per il rilascio del nulla osta al lavoro dal momento della presentazione della richiesta nominativa (numero 1);
- elimina il requisito secondo il quale la domanda per il visto di ingresso deve essere corredata della conferma della disponibilità ad assumere da parte del datore di lavoro (numero 2);
- prevede che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali comunichi al Ministero dell'interno e al Ministero degli esteri e della cooperazione internazionale, entro sette giorni dall'inizio dei corsi nei Paesi di origine, le generalità, non solo dei partecipanti ai corsi (come già previsto), ma anche dei datori di lavoro (numero 3), nonché, al termine dei corsi, le generalità dei datori di lavoro interessati all'assunzione dei partecipanti (numero 4).
La novella di cui alla lettera b) del comma 1 specifica che le novelle di cui ai precedenti capoversi si applicano anche per le richieste di nulla osta nell'ambito delle procedure per il rilascio dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro stagionale.
Il comma 1-bis dell'articolo 2, inserito in sede referente, estende a dodici mesi, in via sperimentale sino al 31 dicembre 2027, il termine per presentare la domanda di visto di ingresso allorquando siano state completate le attività di istruzione e formazione nei Paesi di origine.
L'articolo 3 apporta alcune modifiche alla disciplina applicabile ai soggetti in attesa del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno, sostituendo il comma 9-bis dell'articolo 5 del testo unico sull'immigrazione. In primo luogo, si precisa che la medesima disciplina si applica anche alla conversione tra diverse tipologie di permesso di soggiorno. Tale modifica, secondo quanto precisato nella relazione illustrativa, è dettata da motivi di uguaglianza e ragionevolezza e recepisce in una norma di rango primario quanto già previsto dalla circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 10 del 5 maggio 2025. In secondo luogo, si precisa che gli interessati potranno svolgere attività lavorativa in presenza degli altri requisiti previsti dalla legge. Viene poi meno una delle due condizioni richieste al fine di consentire di svolgere attività lavorativa, e cioè l'aver presentato la richiesta di permesso di soggiorno per motivi di lavoro all'atto della stipula del contratto di soggiorno o, nel caso si tratti di un rinnovo, prima della scadenza del permesso di soggiorno o entro sessanta giorni dalla sua scadenza. Infine, con riferimento all'altra condizione prevista (la circostanza cioè che sia stata rilasciata dall'ufficio competente la ricevuta dell'avvenuta presentazione della richiesta di rilascio, di rinnovo o di conversione del permesso), si precisa che devono essere comunque rispettati gli altri adempimenti previsti dalla legge.
L'articolo 4 interviene in materia di armonizzazione dei termini in materia di permessi rilasciati per casi speciali. In particolare il comma 1, lettera a), numero 1), e lettera c), amplia da 6 mesi ad un anno la durata dei permessi di soggiorno dei cittadini stranieri rilasciati per motivi di protezione sociale (vittime di tratta o grave sfruttamento) e di quelli rilasciati agli stranieri vittime di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (caporalato). In entrambi i casi si prevede, inoltre, la possibilità di prorogarne la durata per consentire l'inserimento socio-lavorativo. La lettera b)-bis, inserita nel corso dell'esame in sede referente, stabilisce che l'Ispettorato nazionale del lavoro, nell'esprimere il parere all'autorità giudiziaria o al questore in merito al rilascio di un permesso di soggiorno per le vittime di caporalato, è tenuto a tramettere ogni elemento ritenuto utile a sostegno del parere medesimo.
La lettere a), numero 2), e la lettera b) del comma 1, modificando gli articoli 18 e 18-bis del testo unico sull'immigrazione, riconoscono ai titolari di permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale e vittime di violenza domestica la possibilità di beneficiare dell'assegno di inclusione, prevedendo la non applicabilità nei loro confronti delle norme vigenti che prevedono, ai fini della fruizione del beneficio, specifici requisiti di cittadinanza, di residenza e di soggiorno, nonché altri requisiti connessi alla condizione economica.
Il comma 2 dell'articolo 4, modificando la normativa recata dall'articolo 6 del decreto-legge n. 145 del 2024, che già prevede la possibilità di beneficiare dell'assegno di inclusione per il lavoratore titolare di un permesso di soggiorno vittima di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ammesso alle misure di assistenza ivi previste, ne chiarisce l'ambito di applicazione, specificando che l'estensione dell'applicabilità della disciplina di cui al citato articolo ai familiari del lavoratore non riguarda le disposizioni in tema di assegno sociale contemplate da tale articolo, bensì soltanto quelle relative alle misure di assistenza.
Il comma 3 provvede a individuare la copertura finanziaria in relazione all'attuazione delle disposizioni di cui al comma l, precisando che ad essa si provvede a valere sulle risorse disponibili a legislazione vigente di cui all'articolo 13, comma 8, lettera a), del decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 2023, n. 85, relativo alla copertura del beneficio economico dell'assegno di inclusione e degli incentivi ai beneficiari dell'assegno di inclusione che avviano un'attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o una società cooperativa entro i primi dodici mesi di fruizione del beneficio.
L'articolo 5, modificando il richiamato decreto-legge n. 145 del 2024, proroga fino al 2028 la possibilità di ingresso e soggiorno extra-quote in favore di massimo 10.000 lavoratori stranieri da impiegare nel settore dell'assistenza familiare o sociosanitaria a favore di persone con disabilità o grandi anziane o, come introdotto nel corso dell'esame in sede referente, a favore di bambini dalla nascita ai sei anni.
L'articolo 6, novellando l'articolo 27-bis del testo unico sull'immigrazione, dispone che il contingente d'ingresso degli stranieri (tra i 25 e i 35 anni) ammessi a partecipare a programmi di volontariato in Italia, definito con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sia determinato non più annualmente, bensì nell'ambito di un triennio. Di conseguenza, tale decreto - non più da emanarsi entro il 30 giugno di ogni anno - effettua una programmazione triennale dell'ingresso di stranieri ammessi a partecipare a programmi di attività di volontariato di interesse generale e di utilità sociale. La scansione procedimentale rimane, invece, invariata: si tratta di un decreto emanato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con i Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale, sentito il Consiglio nazionale del Terzo settore. Come precisato nella relazione illustrativa, la novella ha lo scopo di superare la “fase di inattività” dell'istituto in esame, dato che i decreti ministeriali annuali di determinazione del contingente non sono mai stati emanati.
L'articolo 7 modifica il termine per il rilascio del nulla osta al ricongiungimento familiare, estendendolo da novanta a centocinquanta giorni.
L'articolo 8 estende la possibilità di partecipare alle riunioni del Tavolo per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura, istituito sulla base della normativa vigente, anche agli enti religiosi civilmente riconosciuti e stabilizza l'operatività del medesimo Tavolo, abrogando la disposizione che poneva finora un limite temporale di tre anni. Ricordo in proposito che tale Tavolo, presieduto dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali (o da un suo delegato) e che riunisce i vari soggetti istituzionali, nazionali e territoriali, è stato istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociale dall'articolo 25-quater del decreto-legge n. 119 del 2018, al fine di intraprendere una strategia efficace di contrasto al caporalato e allo sfruttamento della manodopera nel settore agricolo.
L'articolo 9 modifica il novero dei soggetti che possono accedere al Fondo per il contrasto del reclutamento illegale della manodopera straniera, includendovi gli enti autorizzati all'attività d'intermediazione e quelli all'erogazione di servizi per il lavoro.
A tal fine viene modificato l'articolo 1, comma 889, della legge n. 207 del 2024 (legge di bilancio 2025). Tale disposizione, nella formulazione originaria, prevedeva che al Fondo potessero accedere gli enti del Terzo settore disciplinati dal codice del Terzo settore in presenza di determinati requisiti, ossia che dovessero esser contemporaneamente:
- regolarmente iscritti nella prima sezione del registro delle associazioni, degli enti e degli altri organismi privati che svolgono attività in favore degli stranieri immigrati (ai sensi dell'articolo 42 del testo unico immigrazione);
- autorizzati all'esercizio dell'attività di agenzia per il lavoro;
- titolari di piattaforme telematiche dedicate all'incontro tra domanda e offerta di lavoro da parte di lavoratori stranieri, regolarmente accreditate presso la società Sviluppo Lavoro Italia Spa.
L'ultimo requisito viene soppresso dalla disposizione dell'articolo 9 e si consente l'accesso al Fondo agli enti del Terzo settore (che devono sempre essere iscritti alla prima sezione del registro dei soggetti che svolgono attività a beneficio dei migranti) autorizzati come agenzie per il lavoro o autorizzati all'attività d'intermediazione o accreditati dalle regioni all'erogazione di servizi per il lavoro.
L'articolo 10 estende al biennio 2026-2027 la possibilità per il Ministero dell'interno di avvalersi della Croce Rossa italiana per la gestione del punto di crisi (hotspot) di Lampedusa, prorogando fino al 31 dicembre 2027 quanto già disposto dal comma 2 dell'articolo 5-bis del decreto-legge n. 20 del 2023 (cosiddetto “decreto Cutro”), a norma del quale il Ministero dell'interno può affidare alla Croce Rossa italiana la gestione della struttura per far fronte a situazioni di particolare affollamento.
L'articolo 11 reca la clausola di invarianza finanziaria generale riferita al complesso delle disposizioni recate dal decreto-legge. L'articolo 12 prevede infine l'entrata in vigore del provvedimento il giorno successivo alla pubblicazione. Il decreto-legge è pertanto in vigore dal 4 ottobre 2025.