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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 573 di giovedì 27 novembre 2025

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

La seduta comincia alle 9,30.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ALESSANDRO COLUCCI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 108, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,34).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 9,45. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 9,34, è ripresa alle 9,47.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA

Dichiarazione di urgenza del disegno di legge n. 2673​.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Dichiarazione di urgenza del disegno di legge n. 2673​.

Comunico che, a norma dell'articolo 69, comma 1, del Regolamento, è stata richiesta dal Governo la dichiarazione di urgenza per il disegno di legge n. 2673​, già approvato dal Senato, recante Legge annuale sulle piccole e medie imprese.

Su questa richiesta, a norma dell'articolo 69, comma 2, del Regolamento, non essendo stata raggiunta in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo la maggioranza dei tre quarti dei componenti della Camera, l'Assemblea è chiamata a deliberare con votazione palese mediante procedimento elettronico con registrazione dei nomi.

Ha chiesto di parlare contro l'onorevole Pandolfo. Prego.

ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Presidente, colleghe e colleghi, oggi ci viene chiesto di discutere e votare con urgenza una legge che dovrebbe e potrebbe rappresentare un segnale verso il cuore produttivo dell'Italia: le nostre piccole e medie imprese. Proprio sull'urgenza che la maggioranza pretende di imporre a quest'Aula, voglio dirlo con chiarezza, non c'è alcuna ragione reale che giustifichi questa accelerazione, se non l'esigenza politica di mascherare la debolezza di un provvedimento che nei contenuti resta povero e insoddisfacente.

L'urgenza l'avremmo accolta se ci fossero state date delle risposte immediate ed efficaci, quelle che chiediamo da troppo tempo per imprese e lavoratori, ma qui di risposte non ce ne sono. Non ci sono le risorse, non c'è un piano, c'è semmai un elenco di …

PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio, per favore.

ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). … intenzioni insufficienti e prive di strumenti operativi. Lo abbiamo già segnalato attraverso i senatori del Partito Democratico e lo ribadiamo oggi qui, perché questo testo non accompagna le piccole e medie imprese nelle sfide cruciali, che sono quelle della transizione ecologica, dell'innovazione, dell'intelligenza artificiale e dei mercati internazionali. E non solo non le accompagna, ma le espone a nuovi rischi, a causa anche delle modifiche che sono state introdotte dal Senato e che peggiorano ulteriormente il quadro. Un esempio per tutti: il nuovo articolo 30, che introduce un vero e proprio scudo nei confronti delle responsabilità per le imprese committenti nel settore della moda.

Quanto approvato dal Senato va assolutamente cambiato, bisogna modificare questa norma che deresponsabilizza rispetto al sistema di caporalato e di condizioni di sfruttamento che sono inaccettabili. Il PD non è certo contrario alla certificazione della filiera, ma non vuole che questo strumento diventi esonerante rispetto alle responsabilità delle capofiliera. Già la normativa attuale permette come esimente la predisposizione di un idoneo modello organizzativo gestionale, volto a prevenire l'illegalità, fra cui il caporalato, ma questo modello presenta delle falle che sono, ad esempio, il fatto che non siano state messe le risorse necessarie, che le ispezioni siano carenti, che il personale non sia competente.

Dunque altro che scudo, l'impresa capofila ne deve assolutamente rispondere. Lo stesso deve avvenire anche qualora quel modello inidoneo sia stato certificato da un soggetto terzo, scelto e pagato - ricordo - dall'impresa stessa. Nel settore della moda abbiamo spesso il caso di società capofila che affidano commesse a fornitori che poi non sono in grado di svolgerle, perché non hanno né personale, né strutture. I fornitori diventano a loro volta i capofila di subappalti che sfuggono alla legalità, ricorrendo al caporalato, eludendo i controlli e praticando un dumping contrattuale.

Siamo davanti a degli sfruttamenti indegni per orari di lavoro, condizioni di sicurezza, che vanno contrastati con forza. Per rompere questo sistema l'ultima cosa da fare è escludere, ovviamente, da ogni responsabilità l'impresa capofila. Ci appelliamo, allora, ancora una volta, perché l'urgenza che ci volete imporre oggi si traduca in un cambiamento di quella norma, che non va bene per i sindacati naturalmente, non la vogliono neanche le piccole imprese, ma non la vuole la società civile, perché è una norma ingiusta, una norma sbagliata, che colpisce proprio gli anelli più fragili e più deboli della filiera, e contraddice ogni principio di legalità e concorrenza leale.

Quindi, mentre il Governo introduce gli scudi per i grandi committenti, il mondo produttivo in realtà soffre. La produzione industriale è negativa dal 2023; l'export crolla, meno 7,7 per cento ad agosto, meno 21 per cento verso gli Stati Uniti; i dazi americani minacciano settori strategici. Lo abbiamo detto molte volte qui: dalla meccanica alla chimica, al farmaceutico, fino all'agroalimentare.

Quindi, come Partito Democratico, noi abbiamo scelto la proposta. Abbiamo scelto di fare proposte per rafforzare le reti, per sostenere la crescita dimensionale delle imprese, per potenziare l'internazionalizzazione e l'imprenditoria femminile. Tutte proposte che sono ad oggi state respinte. Allora, signor Presidente, questa legge non aiuta le PMI, non protegge, non orienta, non sostiene la competizione globale, e l'urgenza con cui il Governo chiede di approvarla è soltanto il tentativo di evitare una discussione seria sulle mancanze. Per tutte queste ragioni, il Partito Democratico si dice contrario all'urgenza che oggi chiedete, senza sottrarsi, ovviamente, alle responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, intervengo a nome di AVS per annunciare la nostra assoluta contrarietà alla dichiarazione di urgenza sulla Legge annuale sulle piccole e medie imprese, calendarizzata insieme alla legge di bilancio, nonostante sia stata presentata il 12 maggio, sei mesi fa. La norma parte da intenti nobili e pure condivisibili, come quello di sostenere l'aggregazione delle piccole e medie imprese, rafforzare la tracciabilità delle filiere, migliorare la legalità nel sistema moda e affrontare il tema del ricambio generazionale.

Tuttavia, il disegno di legge presenta criticità profonde in più parti, che rischiano di produrre effetti contrari agli obiettivi dichiarati. Il provvedimento non definisce una politica industriale, ma un insieme eterogeneo di misure, spesso sperimentali e temporanee, prive di una strategia coerente e non coordinate con gli strumenti esistenti. L'attenzione alle PMI è condivisibile, ma non può tradursi in una riduzione delle responsabilità datoriali, in modelli di governance senza rappresentanza dei lavoratori o in semplificazioni che incidono sugli standard di sicurezza.

Il DDL, notevolmente peggiorato durante l'esame nella 9a Commissione del Senato, con una visione fortemente orientata alla leva fiscale e finanziaria e ben poca attenzione agli aspetti contrattuali e sociali o al coinvolgimento di lavoratrici e lavoratori, affida alla volontarietà delle imprese misure essenziali come la certificazione delle filiere e la corretta applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro.

Le finalità espressamente richiamate dall'articolato, cioè garantire legalità, tracciabilità e correttezza in materia di lavoro e legislazione sociale lungo tutta la catena produttiva, sono completamente disattese, in particolare dal Capo VI, che la maggior parte degli auditi intervenuti nel merito…

PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Per cortesia.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Dicevo che la maggior parte degli auditi intervenuti nel merito hanno chiesto di stralciare e rinviare a una riforma ad hoc del settore, ispirata ai principi della transizione giusta. Il settore italiano della moda sta attraversando un momento molto delicato. Le indagini della procura di Milano degli ultimi due anni hanno dimostrato il ricorso strutturale all'utilizzo e sfruttamento di manodopera irregolare razzializzata nelle catene dei subappalti, al cui vertice si collocano proprio le case di moda.

A queste ultime, che decidono unilateralmente i volumi, i tempi di consegna, il prezzo per la commessa e i termini di pagamento, viene contestato il reato di agevolazione colposa del caporalato, perché è stato dimostrato che non possono non sapere che i fornitori ricorrono sistematicamente a subappalti irregolari, non avendo la sufficiente capacità produttiva per evadere ordini e dovendo accettare prezzi di commessa troppo bassi per ottenerne di nuovi.

Eppure, come certificano le sigle sindacali, molte delle imprese subfornitrici delle filiere di grandi marchi risultano certificate, nonostante i lavoratori subiscano condizioni gravissime di sfruttamento, sia per quanto riguarda gli orari di lavoro, sia per quanto riguarda le retribuzioni. Il sistema è distorto già ora, nonostante le certificazioni siano effettuate tramite audit e non siano esclusivamente documentali, come prevede invece questo disegno di legge.

Cosa pensate che possa succedere avallando questo sistema? State decidendo di delegare a privati il controllo sul rispetto delle normative sul lavoro: una decisione, per noi, gravissima. E ancora, non è previsto alcun meccanismo per prevenire il fenomeno del dumping salariale.

Oggi le committenze possono permettersi di spostare lavorazioni e commesse verso fornitori e subfornitori che offrono il massimo ribasso, di fatto incentivando evasione e lavoro nero, bypassando e contrastando, anche con la violenza, come denunciato più volte dal collega Grimaldi, fenomeni di sindacalizzazione all'interno della filiera. Vi sta bene così o vogliamo lavorare per modificare questo sistema fondato sullo sfruttamento e sul caporalato (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)?

Ci preoccupa anche la delega al Governo per la riforma dell'artigianato, non perché non sia necessaria, ma perché, intervenendo anche sulla dimensione delle imprese, temiamo che molte di esse, con un numero di dipendenti significativo e attualmente facenti parte del comparto industria, possano rientrare nel comparto artigianale per sfruttarne i benefici, con un forte rischio di dumping salariale, visto che il contratto collettivo nazionale artigiani ha retribuzioni più basse e un regime fiscale agevolato, determinando il fatto che imprese che operano in un mercato uguale possano, potenzialmente, avere regole diverse. Ci sarebbero tante altre cose da dire rispetto a misure pericolose quali l'esonero dall'assicurazione obbligatoria dei carrelli elevatori e di altri veicoli utilizzati in aree ferroviarie, portuali e aeroportuali: una deroga inaccettabile, su cui confidiamo di farvi cambiare idea, però con i tempi e i modi che un intervento normativo come questo richiede (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.

EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Oggi ci chiedete di votare l'urgenza su un disegno di legge che di urgente non ha assolutamente nulla: nessuna urgenza normativa, nessuna richiesta immediata delle imprese che giustifichi questa accelerazione. Anzi, l'unica fretta evidente è quella della maggioranza, di confezionare l'ennesimo provvedimento bandiera da esibire all'esterno: un prodotto da comunicare, più che uno strumento da mettere davvero nelle mani di chi, ogni giorno, produce ricchezza reale. Ed è già questo il primo segnale di quanto questa proposta sia stonata rispetto ai bisogni veri del Paese.

Si parla di aiutare le piccole e medie imprese, ma poi si ignora tutto ciò che esse chiedono da anni e non arriva mai: certezze, continuità, energia a prezzi sostenibili, investimenti seri, non bonus spot e slogan. Le PMI non chiedono procedure d'urgenza, chiedono ascolto, chiedono confronto, chiedono rispetto, esattamente ciò che questa maggioranza evita con cura. L'unica urgenza qui non è economica né produttiva, è comunicativa. Da mesi assistiamo a una sfilata di annunci trionfali, miliardi promessi, riforme epocali, mentre le imprese continuano a resistere da sole, tra bollette insostenibili, tassi elevati, dazi, burocrazia che rallenta ogni cosa, un mercato internazionale che corre mentre il Governo resta fermo. E adesso vorreste addirittura imporci di correre per approvare un provvedimento che, non solo non risolve nulla, ma rischia di creare nuovi problemi, come abbiamo ascoltato durante le numerose audizioni. Perché questa legge non nasce da un confronto con i territori, né dall'ascolto delle categorie; nasce dalla necessità politica di piantare un'altra bandiera, poco importa se piantata male.

E c'è un punto ancora più grave, colleghi. Dietro la retorica della semplificazione e del sostegno alle imprese, si nasconde un colpo durissimo ai diritti dei lavoratori, soprattutto del settore tessile: norme sulla tracciabilità della filiera, che rischiano di trasformarsi in uno scudo di responsabilità per i grandi committenti, permettendo loro di chiamarsi fuori, persino quando emergono sfruttamento e caporalato negli appalti e nelle forniture. Questo non è progresso, è un ritorno indietro.

Ed è proprio per far passare in fretta questa regressione che oggi ci chiedete l'urgenza. Ma l'urgenza non può diventare la scorciatoia per zittire il Parlamento ogni volta che la maggioranza preferisce evitare un dibattito vero. L'urgenza serve a proteggere i cittadini, non a salvare la comunicazione del Governo. Diciamolo chiaramente: non esiste alcuna ragione reale per ricorrere all'urgenza; esiste solo la fretta di intestarsi una legge da vetrina, presentarla come un successo anche se rischia di produrre più danni che benefici a chi lavora davvero. A questo gioco non ci stiamo, difendiamo il ruolo del Parlamento, la qualità delle leggi e, soprattutto, la dignità delle nostre imprese e dei loro lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Perché ogni mattina, quando alzano la serranda… chi combatte con i costi, la concorrenza, la burocrazia, chi tiene in piedi questo Paese con il proprio lavoro, non ha bisogno di slogan (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ha bisogno di stabilità, di strumenti concreti, di politiche industriali vere.

Per tutte queste ragioni, Presidente, il MoVimento 5 Stelle voterà contro questa richiesta d'urgenza, perché l'unica urgenza che riconosciamo è restituire all'Italia una strategia industriale seria, diritti certi e una visione che non trasformi le piccole e medie imprese in un pretesto comunicativo, ma metta finalmente al centro chi produce, chi investe, chi lavora (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Non risultato altre richieste di intervento, passiamo, pertanto, ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, con registrazione dei nomi, sulla dichiarazione di urgenza del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2673, recante: "Legge annuale sulle piccole e medie imprese".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1).

Dichiarazione di urgenza della proposta di legge n. 834(ore 10,04).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Dichiarazione di urgenza della proposta di legge n. 834​.

Comunico che, a norma dell'articolo 69, comma 1, del Regolamento, è stata richiesta da parte del gruppo MoVimento 5 Stelle la dichiarazione di urgenza per la proposta di legge n. 834​, recante modifiche al codice penale, in materia di procedibilità, e all'articolo 599-bis del codice di procedura penale, in materia di concordato anche con rinuncia ai motivi di appello.

Su questa richiesta, a norma dell'articolo 69, comma 2, del Regolamento, non essendo stata raggiunta in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo la maggioranza dei tre quarti dei componenti della Camera, l'Assemblea è chiamata a deliberare con votazione palese mediante procedimento elettronico con registrazione dei nomi.

Ha chiesto di parlare a favore l'onorevole Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Grazie, Presidente. Signori colleghi, un attimo di attenzione soprattutto voi della destra che ponete la sicurezza del Paese come uno dei momenti fondamentali e centrali della vostra politica. Ed è proprio sulla sicurezza che noi, con questa richiesta di dichiarazione d'urgenza, vogliamo sottolineare l'importanza di un intervento legislativo.

Cosa vuole questa proposta di legge? Vuole semplicemente tradurre in procedibilità d'ufficio ciò che nel 2022 è stato posto come delitto procedibile a querela. La querela è - per coloro che ascoltano e non sono tecnici - la richiesta, da parte della persona offesa, che si proceda penalmente.

Cosa comporta la querela? Che il soggetto che va a denunciare è un soggetto che si espone comunque rispetto all'autore del reato.

Non solo: le Forze di Polizia, per procedere eventualmente all'arresto - perché alcuni di questi reati richiedono l'arresto obbligatorio o facoltativo - devono procedere comunque all'arresto, poi trovare la persona offesa che ha il diritto di querela e chiedere ad essa se vuole o meno esercitarlo; ma, se nelle 48 ore non la trovano, sono costrette a scarcerarlo.

Quali sono questi delitti? Il sequestro di persona o il furto: il furto, a meno che non avvenga in ufficio o stabilimenti pubblici. Tutti i furti: nelle abitazioni, i furti di materiale nei negozi, i furti che avvengono da parte dei borseggiatori sui treni, sugli autobus, tutto ciò che voi della destra avete sempre ritenuto prioritario rispetto alla sicurezza del Paese. Ebbene, sono reati di una gravità enorme: la violenza privata, le lesioni personali, le violazioni di domicilio. Sono, cioè, tutti reati posti a tutela di diritti costituzionalmente garantiti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e non è pensabile che lo Stato rimetta alla volontà del privato la tutela di un diritto costituzionalmente garantito.

Peraltro, con riferimento al furto, l'unica procedibilità d'ufficio è prevista per i furti commessi in stabilimenti e uffici pubblici o su cose in sequestro, cioè sempre il pubblico e il privato: allora la sicurezza del privato in che cosa consiste (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? La sicurezza del privato deve essere tale da consentire l'intervento dello Stato senza che la persona offesa si esponga. Pensate a un sequestro di persona, alla persona offesa che deve fare la querela per un sequestro di persona, un reato gravissimo: togliere la libertà a una persona (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E i reati di furto - come vi ho detto - si moltiplicano negli ultimi tempi. I furti non si contano: pensate ai furti degli autoveicoli, ai furti dei ciclomotori, ai furti delle cose esposte alla pubblica fede, dei negozianti che le tengono esposte nei loro negozi. Tutto ciò determina un danno grave alle persone. Ebbene tutto ciò, secondo il decreto legislativo del 2022, richiede oggi la richiesta del privato, della persona offesa, e questo è assurdo.

Proprio a voi, colleghi della destra, chiedo un'attenzione particolare, perché è una cosa sulla quale siete sempre stati d'accordo. Non è pensabile che un DDL Sicurezza, un DDL Caivano preveda i Daspo, preveda altro e non preveda la procedibilità d'ufficio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) per questi reati, per gli stessi reati per i quali voi avete chiesto i Daspo nel disegno di legge Sicurezza, ossia nella legge che è diventata oramai la legge Sicurezza.

Chiedo, allora, che voi possiate riguardare questa proposta di legge e con noi condividere l'esigenza di una dichiarazione d'urgenza.

Lasciamo stare, poi, se siete o meno d'accordo sul concordato preventivo con rinuncia ai motivi di appello: sono parti che possono anche essere escluse dalla proposta di legge, quando l'andremo a discutere.

Così come, se vi è una fattispecie che non è stata aggiornata - perché la proposta di legge è del gennaio 2023 e, nel frattempo, sono intervenute altre norme che in qualche modo hanno modificato una parte della fattispecie, senza però riportare alla procedibilità d'ufficio, ma sempre lasciando la procedibilità a querela - sono tutte modifiche che possono essere fatte, rispetto alle quali siamo tutti d'accordo a intervenire o modificare.

Ciò che è importante, però, è restituire la procedibilità d'ufficio ai reati gravi di sequestro di persona (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), furto, violenza privata, lesioni personali, violazione di domicilio, tutti reati di una gravità assoluta, per i quali la richiesta di intervento dello Stato non può essere rimessa soltanto alla persona offesa. Lo Stato deve proteggere i cittadini.

Noi siamo per la sicurezza dei cittadini e, se votate contro, significa che voi non siete realmente per la sicurezza dei cittadini, ma utilizzate la sicurezza solo strumentalmente per altri fini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare contro l'onorevole Enrico Costa. Ne ha facoltà.

ENRICO COSTA (FI-PPE). Grazie, Presidente. Voglio fare un intervento non di merito, ma di metodo. Ho ascoltato le parole - diciamo - forti del collega Cafiero De Raho. Consiglierei al collega Cafiero De Raho di consultarsi con i suoi colleghi parlamentari del MoVimento 5 Stelle che erano in quest'Aula nella scorsa legislatura, perché le osservazioni che ha fatto oggi sono contro un decreto legislativo, posto in essere, approvato in questa legislatura, ma come una delega alla legge Cartabia, approvata dal MoVimento 5 Stelle nella scorsa legislatura.

Ora, io capisco tutto, capisco la propaganda, capisco far intervenire un collega che non c'era nella scorsa legislatura. Però, mi sembra veramente troppo questa pioggia di attacchi a una norma che ha avuto una genesi in una delega votata dal MoVimento 5 Stelle, che oggi la contesta (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE, Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, con registrazione dei nomi, sulla dichiarazione di urgenza della proposta di legge n. 834​: "Modifiche al codice penale, in materia di procedibilità, e all'articolo 599-bis del codice di procedura penale, in materia di concordato anche con rinuncia ai motivi di appello".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Seguito della discussione della proposta di legge: Di Giuseppe ed altri: “Modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e altre disposizioni in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio” (A.C. 1042-A​) e delle abbinate proposte di legge: Di Sanzo ed altri; Onori ed altri (A.C. 1415​-1998​) (ore 10,13).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 1042-A​: “Modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e altre disposizioni in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio” e delle abbinate proposte di legge nn. 1415​ e 1998.

Ricordo che nella seduta del 10 novembre si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.

(Esame degli articoli - A.C. 1042-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate (Vedi l'allegato A).

Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A), che sono in distribuzione.

Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85-bis del Regolamento, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.

Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli della proposta di legge segnalate per la votazione.

Prego l'onorevole Ciocchetti di dare il suo parere, per favore.

LUCIANO CIOCCHETTI, Relatore. Grazie, Presidente. Allora, a parte l'emendamento 2.1013 Di Giuseppe, su cui il parere è favorevole, sugli altri emendamenti e subemendamenti vi è un invito al ritiro o parere contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Sì, grazie, Presidente. Parere conforme al parere del relatore, onorevole Ciocchetti.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI (ore 10,15)

(Articolo 1 - A.C. 1042-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.2 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Quartini, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo all'emendamento 1.3 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Quartini, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'emendamento 1.4 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Sportiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all'emendamento 1.5 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Sportiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 7).

(Articolo 2 - A.C. 1042-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo al subemendamento 0.2.1013.1 Porta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Porta. Ne ha facoltà.

FABIO PORTA (PD-IDP). Presidente, intervengo su questo subemendamento per chiedere all'Assemblea un voto favorevole, perché questo progetto di legge aumenta le possibilità di assistenza sanitaria per gli italiani all'estero e quindi non ci vede contrari nel principio, ferme restando le tutele già garantite dall'attuale ordinamento.

Noi però abbiamo chiesto - e lo facciamo in particolare con questo emendamento - che il contributo, la quota di partecipazione degli italiani extra Unione europea e, in particolare, quelli che vivono in America meridionale, che sono la maggioranza di questo contingente, che il pagamento di queste persone sia progressivo e proporzionato al reddito e, quindi, anche al potere d'acquisto dei rispettivi Paesi di residenza. Mi sembra e ci sembra un principio di equità, coerente anche con i dettami della nostra Costituzione. Quindi, invitiamo ad approvare un emendamento che stabilisce che questa quota sia proporzionale, non sia uguale per tutti, anche perché i nostri residenti nei Paesi al di fuori dell'Unione europea vivono in condizioni, situazioni economiche, Paesi con profonda diversità, ed è giusto che il loro eventuale contributo tenga conto di questa eterogeneità della loro situazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.1013.1 Porta, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo al subemendamento 0.2.1013.2 Zanella. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Presidente, la ragione del subemendamento è la medesima spiegata ed esposta dal collega che mi ha preceduto. Si tratta di rendere più equo questo contributo, previsto per 2.000 euro, e di tenere in considerazione le differenti posizioni della persona, della famiglia interessata, per una questione di equità sociale e anche per una questione che ha a che fare con il nucleo familiare.

Perché qualora - intervengo ora per non riprendere in altri momenti della discussione sugli emendamenti - ci fosse un minorenne che, secondo la normativa proposta, non deve pagare il contributo di 2.000 euro se è accompagnato da uno dei genitori o da un tutore, altrimenti lo dovrebbe cambiare. Tenendo in considerazione la qualità oggettiva del tipo di immigrazione che interessa questa platea di cittadini e cittadine, noi dovremmo esentare la persona minorenne e la persona, secondo noi, che abbia disabilità gravi, anche in assenza della figura del tutore o del genitore o genitrice che sia. Concludo, questo perché potrebbe essere che un minorenne, per esempio, è per un certo periodo ospite di zii, di nonni, di amici perfino e, in questo caso, si troverebbe a dover pagare anche 2.000 euro in assenza di un reddito personale o di una capacità contributiva della famiglia stessa (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Avverto che il gruppo Azione ha ritirato tutte le proposte emendative firmate dai componenti del gruppo.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.1013.2 Zanella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo al subemendamento 0.2.1013.3 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.1013.3 Zanella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo al subemendamento 0.2.1013.4 Toni Ricciardi. Ricordo che l'identico subemendamento 0.2.1013.5 Onori è stato ritirato.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.1013.4 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo al subemendamento 0.2.1013.6 Zanella. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.1013.6 Zanella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'emendamento 2.1013 Di Giuseppe. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1013 Di Giuseppe, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'emendamento 2.1001 Zanella. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1001 Zanella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'emendamento 2.1009 Di Sanzo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Sanzo. Ne ha facoltà.

CHRISTIAN DIEGO DI SANZO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per presentare questo emendamento, come i successivi, proprio per illustrare alcuni dei miglioramenti che noi vorremmo fare a questa proposta. Questa è una proposta molto sentita, soprattutto dal mondo dell'emigrazione, della nuova emigrazione, che mantiene un legame molto forte con l'Italia. Tante famiglie, che vengono a trascorrere anche lunghi periodi in Italia, richiedono questa proposta; una proposta molto sentita dalle comunità che vivono nei Paesi fuori dall'Europa e fuori dall'EFTA, che non hanno oggi una possibilità di accedere al sistema sanitario pubblico, il sistema sanitario per eccellenza del nostro Paese. Rimangono, quindi, fuori da tante cure disponibili. Proprio questa proposta di legge va nella direzione di un mio ordine del giorno, che era già stato approvato a dicembre 2023.

Quindi ci troviamo d'accordo con la direzione di questa proposta di legge, anche se avremmo voluto renderla più inclusiva delle diverse comunità che vivono all'estero. Proprio in questo emendamento e nei seguenti proponiamo alcune correzioni. Prima tra tutte, un'esenzione per gli studenti di laurea e gli studenti di dottorato che spesso sono privi di reddito, e quindi, se mantenessero la residenza in Italia, comunque non pagherebbero alcuna tassazione in Italia. Solo per il fatto che la trasferiscono all'estero ora potrebbero doversi trovare a pagare un contributo.

Quindi, ovviamente, sarebbe una proposta che va incontro a tutta questa fascia di emigrati, che vedono anche un attaccamento molto forte all'Italia e che tornano annualmente in Italia. Poi, avremmo voluto un'esenzione più esplicita verso i pensionati, che non usufruiscono della detassazione, e quindi pagano le imposte in Italia con l'addizionale regionale Lazio e al comune di Roma. Ci sembrava giusto anche porre attenzione su questo tema, e, come ha ricordato il collega Porta, avremmo voluto vedere una progressività con il reddito, per una misura che riteniamo semplicemente di equità sociale.

Detto tutto ciò, noi abbiamo provato a dare al Governo queste proposte emendative, questi correttivi, questi miglioramenti, quindi spero che, se non ci sarà la possibilità di approvarli oggi, si vedranno questi emendamenti approvati in qualche forma in alcune successive modificazioni di questa legge, perché riteniamo che la renderebbero più giusta, più equilibrata e più corretta, proprio per rispondere a un'esigenza molto sentita di tanti italiani che vivono fuori dall'Italia, ma ritengono il collegamento, il legame con il nostro Paese, un legame indissolubile.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1009 Di Sanzo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'emendamento 2.1010 Di Sanzo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1010 Di Sanzo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'emendamento 2.1012 Di Sanzo. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1012 Di Sanzo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

L'emendamento 2.5 Onori è stato ritirato.

Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione. No, revoco la votazione, perché il collega Porta aveva chiesto di intervenire. Se vi segnalate un secondo prima… forse non aveva sentito che era stato ritirato l'emendamento 2.5 Onori.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Porta. Ne ha facoltà.

FABIO PORTA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi scuso per non averlo segnalato in maniera tempestiva, ma recupero con la tempestività dell'intervento. Non credo che sia opportuno fare un intervento complessivo sull'articolo 2, perché è l'articolo che riguarda proprio il contributo, e quindi la quota economica di partecipazione dei cittadini italiani residenti all'estero, che non fanno parte dell'Unione europea.

Come ho avuto modo di dire, presentando e sostenendo il mio emendamento, ma questo ragionamento è stato ripreso anche dai colleghi Zanella e Di Sanzo, noi non siamo contrari al principio generale per il quale, ripeto, mantenendo tutte le attuali tutele e coperture relative all'assistenza sanitaria di urgenza per gli italiani all'estero, mantenendo ovviamente la validità degli accordi bilaterali di sicurezza sociale, che già stabiliscono determinate tutele in questo campo, si possa introdurre una nuova fattispecie, uno strumento aggiuntivo per coloro che vogliono avvalersi pienamente della nostra copertura, della copertura garantita dal sistema sanitario nazionale, a fronte appunto di un contributo economico.

Ciò che, però, evidenziamo e che in questo articolo non è stato pienamente colto, e per questo preannuncio un voto di astensione sull'articolo anche da parte del nostro gruppo, è proprio il punto sul quale ero già intervenuto. Noi siamo convinti che questo provvedimento, all'articolo dove si parla del contributo, doveva essere più equo, cioè più coerente con il nostro ordinamento legislativo, indicando una quota corrispondente, proporzionale al reddito dei nostri cittadini all'estero, e, quindi, al loro luogo, al loro Paese di residenza, in ragione di forti, fortissime sperequazioni che esistono soprattutto in aree come quella dell'America meridionale.

E, allo stesso modo, lo ricordava poco fa, sostenendo il suo emendamento, da me sottoscritto, il collega Di Sanzo, noi avremmo voluto introdurre delle esenzioni dovute a questo importante progetto di legge, in particolare, per i giovani studenti. Ricordiamoci che il nostro Paese è diventato un Paese di emigrazione grazie al fatto che, cito il 2024, 190.000 giovani studenti, giovani adulti, sono emigrati dal nostro Paese. Ma anche i pensionati, che già pagano le tasse con la loro pensione, dovevano essere esentati da questo contributo.

Ecco, per questi motivi, io credo che, fatto salvo il principio complessivo della legge, su questo articolo noi ci limiteremo all'astensione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti del Polo liceale statale “Saffo” di Roseto degli Abruzzi, di Teramo, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 18).

(Articolo 3 - A.C. 1042-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.30 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.30 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 20).

(Articolo 4 - A.C. 1042-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.2 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.2 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

L'emendamento 4.1010 Onori è stato ritirato.

Passiamo all'emendamento 4.3 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 Sportiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

L'emendamento 4.1011 Onori è stato ritirato.

Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 23).

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 1042-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Avverto che l'ordine del giorno n. 9/1042-A/2 Toni Ricciardi è stato ritirato dal presentatore.

Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/1 Di Sanzo il parere del Governo è favorevole, con le seguenti riformulazioni: all'ultimo punto della premessa, sostituire le parole: “forme di esenzione o” con la parola: “una”…

PRESIDENTE. Va bene. L'ordine del giorno n. 9/1042-A/2 Toni Ricciardi è stato ritirato…

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Chiedo scusa, Presidente…

PRESIDENTE. Ah, non è finita, scusi.

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Invece negli impegni, è riformulato come segue: “a valutare l'opportunità, nell'ambito di successivi provvedimenti legislativi, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di introdurre, in materia di iscrizione volontaria al Servizio sanitario nazionale, per i cittadini italiani iscritti all'AIRE in Paesi che non appartengono all'UE e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio una riduzione del contributo della quota annuale di 2.000 euro per gli studenti universitari AIRE regolarmente iscritti a corsi di laurea triennali e magistrali o a dottorati di ricerca”.

PRESIDENTE. Bene. Come dicevo, l'ordine del giorno n. n. 9/1042-A/2 Toni Ricciardi è stato ritirato.

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/3 Porta il parere è favorevole con le seguenti riformulazioni: nelle premesse eliminare le parole da “pertanto” fino a “giustizia contributiva”. Invece, l'impegno viene riformulato come segue: “a valutare l'opportunità, nell'ambito di successivi provvedimenti legislativi, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di ridurre progressivamente l'ammontare del contributo volontario di cittadini italiani iscritti all'AIRE in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio necessario per poter aderire al Servizio sanitario nazionale”.

Sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/4 Longi il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “a promuovere, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.

Sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/5 Marianna Ricciardi, il parere è contrario su tutte le premesse, mentre il parere è favorevole sull'impegno con la seguente riformulazione: “ad esaminare gli esiti del programma sperimentale di cui all'articolo 1 della legge del 18 novembre 2024, n. 176, al fine di valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di bilancio, di porre in essere tutte le azioni di competenza volte ad assicurare progressivamente il diritto all'assistenza sanitaria alle persone senza dimora, prive della residenza anagrafica nel territorio nazionale o all'estero, che soggiornano regolarmente nel territorio italiano e per consentire alle predette persone l'iscrizione nelle liste degli assistiti delle aziende sanitarie locali, la scelta del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta, nonché l'accesso alle prestazioni incluse nei livelli essenziali di assistenza”.

Sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/6 Quartini, idem all'ordine del giorno precedente.

PRESIDENTE. Come l'ordine del giorno n. 9/1042-A/5 Marianna Ricciardi.

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Sì, contrario alle premesse e favorevole con riformulazione: “ad esaminare gli esiti del programma sperimentale (…)”. Voglio ricordare al collega che, fondamentalmente, abbiamo già affrontato il tema della sanità, dell'accesso alla sanità per i senza fissa dimora. C'è una sperimentazione che riguarda le dieci città metropolitane, siamo in attesa dell'esito di questa sperimentazione, che è stata coperta all'epoca con una congrua dotazione di bilancio. Quindi, è un parere favorevole, però aspettiamo quella sperimentazione.

PRESIDENTE. Quindi, stava leggendo la riformulazione dell'impegno.

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Sì, identica a quella di prima. Quindi: “ad esaminare gli esiti del programma sperimentale di cui all'articolo 1 della legge del 18 novembre 2024, n. 176, al fine di valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di bilancio, di porre in essere tutte le azioni di competenza volte ad assicurare progressivamente il diritto all'assistenza sanitaria alle persone senza dimora, prive della residenza anagrafica nel territorio nazionale o all'estero, che soggiornano regolarmente nel territorio italiano o per consentire alle predette persone l'iscrizione nelle liste degli assistiti delle aziende sanitarie locali, la scelta del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta, nonché l'accesso alle prestazioni incluse nei livelli essenziali di assistenza”.

PRESIDENTE. Scusi, Sottosegretario, quindi, sono riformulati identici gli ordini del giorno n. 9/1042-A/5 Marianna Ricciardi e il n. 9/1042-A/6 Quartini?

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Sì.

PRESIDENTE. Perfetto. Grazie.

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Anche l'ordine del giorno n. 9/1042-A/7 Sportiello.

PRESIDENTE. Perfetto. Quindi, non la rileggiamo.

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/8 Onori il parere è favorevole con la seguente riformulazione degli impegni: invece di “a valutare l'introduzione di”, “a valutare l'opportunità di introdurre una consultazione con le regioni” e poi identico.

Sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/9 Grimaldi il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/10 Zanella il parere è contrario alle premesse e al primo impegno. Invece, il parere è favorevole al secondo impegno con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di - compatibilmente con i vincoli di bilancio - prevedere in un successivo provvedimento normativo una riduzione del contributo anche alle persone con necessità di sostegno intensivo”. Sugli ordini del giorno n. 9/1042-A/11 Bonetti e n. 9/1042-A/12 Pastorella il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/13 Ruffino, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità, nell'ambito di successivi provvedimenti legislativi, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di ridurre progressivamente l'ammontare del contributo volontario dei cittadini iscritti all'AIRE in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio necessario per poter aderire al Servizio sanitario nazionale”.

Sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/14 Sottanelli il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/15 D'Alessio il parere è contrario al primo impegno, invece è favorevole al secondo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Iniziamo dall'ordine del giorno n. 9/1042-A/1 Di Sanzo, su cui vi è il parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/3 Porta, su cui vi è il parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/4 Longi, su cui vi è il parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/5 Marianna Ricciardi, su cui vi è il parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? No, allora lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/5 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/6 Quartini, su cui vi è il parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? No, allora lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/6 Quartini, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/7 Sportiello, su cui vi è il parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? No, allora lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/7 Sportiello, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/8 Onori, su cui vi è il parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/9 Grimaldi, su cui vi è il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/9 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/10 Zanella, su cui vi è il parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/11 Bonetti, su cui vi è il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/11 Bonetti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/12 Pastorella, su cui vi è il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno 9/1042-A/12 Pastorella, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/13 Ruffino, su cui vi è il parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/14 Sottanelli, su cui vi è parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1042-A/14 Sottanelli, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1042-A/15 D'Alessio, su cui vi è il parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1042-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.

MARIA CHIARA GADDA (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretario Gemmato, il diritto alla salute è sancito dalla nostra Costituzione. È un diritto fondamentale individuale, ma anche un interesse collettivo. Quindi, questa mattina, ci troviamo a dare alcune risposte a una platea specifica di cittadini italiani rispetto proprio all'attuazione del diritto alla salute. Ormai da molti anni il fenomeno migratorio, che riguarda tanti cittadini italiani che animano molte comunità nel mondo, ha raggiunto dei livelli enormi: milioni di cittadini che si spostano, che forniscono e che arricchiscono altre comunità con le loro competenze in ogni parte del mondo. Lo fanno per motivi di studio, lo fanno per motivi di lavoro, lo fanno anche per scelte di vita e per motivi affettivi.

Questa proposta di legge, su cui il gruppo di Italia Viva voterà a favore, è un primo passo non soddisfacente, ma prova a dare una risposta iniziale a tutti quei cittadini che, appunto, trasferendosi all'estero e trasferendo la residenza all'estero, devono iscriversi all'AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all'estero) entro dodici mesi dal trasferimento della residenza.

Questo trasferimento implica l'uscita dal Servizio sanitario nazionale. Quindi, quando si trovano a rientrare in Italia, molte volte. appunto, se non con risorse proprie non riescono ad accedere ai servizi del Servizio sanitario nazionale, al medico di base o ad alcune prestazioni, se non a quelle, ovviamente, previste dalle terapie di urgenza.

C'è un tema, c'è una disparità, perché i cittadini italiani iscritti all'AIRE, che si trasferiscono in Europa, hanno comunque accesso alle prestazioni, perché esiste la tessera europea di assicurazione e malattia che permette l'accesso al Servizio sanitario nazionale, ma questo non vale per quei cittadini che si trasferiscono extra-Europa in Paesi in cui non sempre esistono accordi bilaterali e convenzioni sanitarie stipulate con l'Italia. Quindi, la proposta di legge, appunto, prova a colmare questa discrepanza e prova a dare risposta a questo bisogno, consentendo a questi cittadini iscritti all'AIRE, a fronte del pagamento di un corrispettivo, a fronte del pagamento di un contributo di 2.000 euro, di accedere alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale e al medico di base quando rientrano in Italia. Questo è importante, perché altrimenti non colmare questa discrepanza risulta nei fatti un disincentivo all'iscrizione all'AIRE.

Ci sono degli elementi positivi che sono emersi nel dibattito parlamentare e nel lavoro trasversale dei gruppi, come, per esempio, l'esonero dei minorenni dal pagamento di questo contributo di 2.000 euro. Come è stato specificato anche nel dibattito di questa mattina in Aula, noi avremmo preferito che questo esonero dei minorenni non fosse legato alla presenza o all'assenza della tessera sanitaria nazionale del tutore o del genitore, perché comunque riteniamo che il diritto alla salute dei minori o delle persone con disabilità, come ha ricordato la collega Zanella, debba essere preservato, perché la nostra Costituzione parla molto chiaro da questo punto di vista.

Voteremo a favore, ma anche qui ci sono degli elementi su cui invitiamo il Governo e il Sottosegretario Gemmato a monitorare l'effettiva applicazione poi di questa norma, perché ci sono delle categorie a cui noi, come Italia Viva, vogliamo venga data un'attenzione particolare. Mi riferisco ai pensionati e agli studenti. Noi siamo un Paese che in 10 anni ha avuto un'emorragia di ragazzi: non soltanto universitari, ma parliamo di ingegneri, di cuochi, di infermieri e di tante professionalità che noi formiamo e che non vanno all'estero per una scelta di vita o per un'esperienza, ma ci vanno per fuga, perché le condizioni di vita e i servizi stanno degradando, perché i salari sono troppo bassi nel nostro Paese e perché il primo accesso nel mondo del lavoro è di fatto gratuito. Quindi, questi ragazzi portano le loro competenze all'estero.

Noi vogliamo che ritornino. Infatti, non a caso, anche nella prossima legge di bilancio il gruppo di Italia Viva ha presentato un emendamento chiamato Start tax, perché noi vogliamo che ci sia un equo salario in ingresso nel mondo del lavoro; dunque, non uno stage, ma un salario. Da questo punto di vista, è importante anche l'aspetto sanitario, quindi i servizi che vengono prestati a delle persone che noi vogliamo che rimangano più tempo, che ritornino anche più spesso nel nostro Paese e che magari scelgano di ritornare indietro e di animare quelle nostre comunità che si stanno svuotando, al Sud così come al Nord, perché altrimenti possiamo fare tutte le leggi che vogliamo per animare i borghi abbandonati. Quindi, quale migliore strategia se non ritornare ad attrarre i nostri giovani? Lo stesso vale per i pensionati, un'altra categoria che in questi anni ha deciso di andare all'estero perché le condizioni di vita sono diverse anche in altri Paesi europei e, quindi, scelgono di andare altrove, portando i loro consumi, portando i loro valori altrove e non arricchendo il nostro Paese dal punto di vista economico e dal punto di vista sociale.

Poi c'è un altro punto, perché questa proposta di legge è importante ma assistiamo a un paradosso, perché sicuramente è fondamentale far accedere ai servizi del Servizio sanitario nazionale i cittadini italiani residenti all'estero iscritti all'AIRE e anche nei Paesi extra UE, però c'è un dato di fatto: il nostro sistema sanitario nazionale, Sottosegretario, sta andando a rotoli. Abbiamo delle liste d'attesa che, purtroppo, durano mesi o anni, in alcuni casi. Di prevenzione ormai non si parla più. Mancano e sono carenti anche gli interventi e gli esami diagnostici di emergenza per persone che sono già malate e lo stesso dicasi per i medici di sanità del territorio, i medici di base; non se ne trovano più non dico solo nei microcomuni, ma ormai neanche in quelli di medie dimensioni.

Quindi, con l'occasione, con l'approccio positivo e propositivo che Italia Viva cerca di porre sempre quando si fa l'interesse dei cittadini, noi cogliamo, però, l'occasione per dirvi di sentire maggiormente l'urgenza verso questi due aspetti: i giovani, che non devono scappare dal nostro Paese, ma il nostro Paese deve tornare a essere un Paese che è attrattivo e con un ambiente dove costruire la propria vita, personale e lavorativa, importante, e dall'altro lato un'attenzione all'organizzazione della nostra sanità, perché è veramente l'anello debole di un Paese dove in un solo anno i cittadini tirano fuori di tasca propria 7 miliardi di euro - praticamente metà della vostra legge di bilancio - per curarsi privatamente. Anche qui, non è normale che per avere una prestazione sanitaria o per avere un esame in intra moenia magari si attenda una settimana e per fare quello stesso esame nella stessa struttura il cittadino debba aspettare 9, 12 o 15 mesi. Quindi, questo è un tema importante.

Noi voteremo a favore. Il gruppo di Italia Viva voterà a favore per i nostri italiani residenti all'estero, a partire da quelli che sono residenti in Paesi extra UE, però dall'altra parte non facciamo finta di non vedere che esistono dei problemi grossi come una casa che riguardano i nostri ragazzi e che riguardano proprio l'andamento della nostra sanità pubblica, che sta diventando tutt'altro che pubblica, perché, appunto, ormai i cittadini non sanno più dove e a chi rivolgersi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. La proposta di legge in esame è di iniziativa parlamentare ed è finalizzata a garantire il diritto all'assistenza sanitaria nel nostro territorio per le cittadine e per i cittadini italiani residenti all'estero, iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero - AIRE - in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio.

La proposta di legge in esame prevede che l'assistenza sanitaria sia erogata a questi cittadini italiani previo pagamento di un contributo, su base annua, che viene fissato in 2.000 euro. La decorrenza parte dalla data di rilascio della tessera sanitaria nazionale. Si prevede, come è stato detto, che siano esonerati dal pagamento del contributo i soli cittadini minorenni iscritti all'AIRE, purché almeno un genitore o il tutore abbia fatto richiesta di rilascio della tessera sanitaria nazionale e, conseguentemente, abbia pagato il contributo dei 2.000 euro.

L'articolo 4, comma 2, demanda a un decreto del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle finanze, da adottare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, l'individuazione delle modalità attuative per l'accesso al Servizio sanitario nazionale dei cittadini interessati dal provvedimento. Il decreto dovrà anche definire gli aspetti relativi al procedimento amministrativo correlato e all'attività di monitoraggio degli effetti della legge in esame, una volta che sarà ovviamente definitivamente approvato in attuazione.

Veniamo all'ammontare del contributo dei 2.000 euro annui. Come è stato quantificato? È stato quantificato sulla base della spesa pro capite annuale che lo Stato italiano programma per la fruizione da parte di ogni cittadino o cittadina italiana di tutte le prestazioni sanitarie offerte dal Servizio sanitario nazionale.

Ciò, tenuto conto del criterio dei costi standard, applicando a tutte le regioni italiane il valore medio della spesa pro capite rilevata nelle regioni benchmark, che per l'anno 2023, ultimo esercizio finanziario disponibile, è pari appunto a circa 2.000 euro. Questo per dire che c'è stato un criterio di definizione di questo ammontare.

Da segnalare come la platea dei soggetti ai quali la norma si rivolge riguarda coloro che già utilizzano, in forza della normativa vigente, le prestazioni di ricovero che sono offerte dal nostro Servizio sanitario nazionale entro 90 giorni dall'ingresso in Italia, senza che sia richiesto alcun corrispettivo; però, è una norma sicuramente insufficiente.

Sono da segnalare - e lo facciamo anche nel corso della dichiarazione di voto - alcune criticità che abbiamo cercato di evidenziare con i nostri emendamenti. Ne abbiamo, in realtà, potuti segnalare solo quattro.

Prima di tutto - lo ripetiamo - ci sembra eccessivo l'ammontare del contributo richiesto, che sarà anche parametrato ai costi del Servizio sanitario nazionale ma che non tiene assolutamente conto delle condizioni economiche dei cittadini ai quali sarebbe richiesto il pagamento del contributo. Sarebbe, invece, indispensabile prevedere che il contributo venisse parametrato alle condizioni economiche dei cittadini italiani interessati. Noi abbiamo proposto che questo contributo fosse articolato, in base al reddito posseduto, tra i 500 euro e i 1.500 euro annui; così come ci è parso non tanto condivisibile, nella definizione dei decreti attuativi, il coinvolgimento della Conferenza Stato-regioni e province autonome.

Il provvedimento in esame prevede che siano esenti dal versamento del contributo i minorenni, ma questo solo se almeno un genitore o un tutore legale abbia chiesto la tessera sanitaria e, quindi, versato il contributo. Se i minorenni devono essere esentati, dovrebbero avere il diritto soggettivo ad esserlo, a prescindere dal fatto che siano in compagnia del genitore o del tutore legale e che questi abbiano richiesto la tessera sanitaria.

Così come abbiamo chiesto che, oltre i minorenni, fossero esentate - e non sto neanche a spiegarne le motivazioni - le persone con gravi disabilità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992. Anche la previsione della possibilità di aggiornare annualmente l'ammontare del contributo sulla base dell'inflazione ci interroga un po', rappresentante del Governo, perché in Italia non si aggiorna nulla sulla base dell'inflazione, a partire dai salari e dagli stipendi, ma per i cittadini interessati, oltre a chiedere un contributo in un'unica soluzione, questo verrebbe anche aumentato tenuto conto dell'aumento dell'indice dei prezzi.

Anche quanto previsto dal comma 3 dell'articolo 2 pone qualche interrogativo: questo prevede che il mancato versamento del contributo comporterebbe non solo la messa in mora del cittadino utente ma anche la sospensione dell'accesso alle prestazioni; non sarebbero quindi erogate le prestazioni sanitarie programmabili e non urgenti (vorrei anche vedere), con buona pace quindi di tutte le attività di prevenzione.

A questo si aggiunge che, qualora il cittadino o la cittadina italiana di cui alla presente legge rinunci all'eventuale accoglimento della nuova richiesta, che è subordinata al pagamento dei contributi per gli anni passati, tra la rinuncia alla nuova richiesta ovviamente non ci sarebbe la possibilità di avere la garanzia dell'accesso all'assistenza.

Si tratta, a nostro giudizio, di una modalità molto economicistica, ragionieristica, che mal si addice al diritto alla salute, che contempla sia il diritto alla cura che alla prevenzione. Sarebbe stato meglio limitarsi alla semplice messa in mora ma garantire comunque le prestazioni, anche perché parliamo - come è stato sottolineato anche nel corso del dibattito - di una platea molto particolare.

E bisogna tenere in considerazione che la migrazione - e anche l'immigrazione ovviamente - è andata molto modificandosi e, come ha sottolineato anche la collega Gadda, noi dovremmo avere l'interesse di fidelizzare e di fare rientrare in particolare i nostri giovani all'interno del nostro territorio, di favorire anche con azioni di questo tipo - cioè, la garanzia di una piena assistenza sanitaria - e di garantire la possibilità dei cittadini e delle cittadine che hanno scelto temporaneamente - e non vogliamo pensare definitivamente - di andare all'estero.

Questo mi sembra in discussione anche all'interno della Commissione parlamentare , una delle modalità imprescindibili…

PRESIDENTE. Concluda onorevole.

LUANA ZANELLA (AVS). …per risolvere il problema a tutti e a tutte noto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.

FEDERICA ONORI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretario Gemmato, colleghi e colleghe, il provvedimento che ci accingiamo a votare e che abbiamo discusso è un provvedimento molto importante per gli oltre 6 milioni di italiani che vivono all'estero e fa riferimento ad una richiesta che i cittadini italiani all'estero avanzano ormai da tanti anni. Ovvero il fatto di andare ad aggiustare quel meccanismo per cui l'iscrizione presso l'anagrafe degli italiani residenti all'estero comporta il totale allontanamento dei connazionali dal nostro sistema sanitario nazionale.

Giustamente si potrà dire: ma chi va fuori, risiede fuori, lavora fuori e paga le tasse fuori perché dovrebbe avere accesso ai servizi sanitari nazionali? Ed è questo il motivo per cui si è previsto il pagamento di un contributo, perché chiaramente è bene guardare anche alla sostenibilità poi del nostro sistema sociale. Anche perché, se non prestiamo attenzione al fatto che sia finanziariamente sostenibile nel tempo, banalmente non ci saranno più servizi da erogare, a quel punto, per nessuno.

E ci tengo a iniziare il mio discorso, il mio intervento, con questa nota: il contributo di 2.000 euro che i residenti all'estero, se lo decideranno, se lo riterranno, pagheranno al nostro Paese, allo Stato, per poter accedere ai servizi sanitari, perché sia ben chiaro, fin dall'inizio, che qui non stiamo facendo un favore a nessuno.

Questo non è un provvedimento di favore, non è un favoritismo verso una categoria di cittadini con la conseguente discriminazione di altri cittadini, ad esempio, i residenti senza una dimora in Italia, che pure è un problema e su cui pure dobbiamo intervenire. Per questo Azione ha votato a favore degli emendamenti che riguardavano questo tipo di problematica nello specifico. Ma bisogna fare attenzione a non cadere sempre nella guerriglia tra soggetti, tra categorie che subiscono ingiustizie diverse soltanto per averne una narrazione che potrebbe sembrare più convincente all'inizio, ma poi vediamo bene che non lo è.

Bene, parliamo quindi della possibilità adesso, per i cittadini che risiedono all'estero in Paesi non dell'Unione europea e non aderenti all'EFTA, di pagare 2.000 euro l'anno, non frazionabili, per il pieno accesso ai diritti sanitari nazionali.

I minori che fanno riferimento a un genitore o a un tutore che già paghi questa quota sono esonerati dal pagamento della stessa. Certo, si poteva fare meglio da questo punto di vista.

Il gruppo di Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe ha presentato… a parte che noi abbiamo una nostra proposta di legge sul tema che, infatti, è stata abbinata (è a mia prima firma), in cui è riportata la nostra visione sulla questione e abbiamo poi cercato di migliorare il provvedimento in esame con emendamenti e ordini del giorno. Tra queste migliorie, che noi abbiamo individuato, c'era sicuramente quella di un sistema o meccanismo progressivo di natura progressiva e incentrato sulla reale possibilità contributiva di ogni connazionale, in base all'ISEE o a indicatore equivalente. Ovviamente all'estero potrebbe non esserci l'ISEE, in quel caso ci sono però dei modi per capire se il connazionale è in una condizione di indigenza oppure può tranquillamente pagare 2.000 euro l'anno; in maniera non dissimile da quello che viene fatto quando uno studente italiano, residente all'estero, vuole iscriversi ad un'università italiana. Quindi c'era un precedente su cui potevamo immaginare un meccanismo più equo.

Non solo, anche per gli studenti - quando vanno fuori, quando pensano di studiare per più di 12 mesi e quindi sono tenuti ad iscriversi all'anagrafe dei residenti all'estero - sarebbe stato opportuno prevedere meccanismi che mantenessero il legame con l'Italia più morbido, un collegamento più vivo e che non lo si scindesse immediatamente. Questo dovrebbe rientrare in una visione di mantenimento di vicinanza, in una strategia. Per cui noi vorremmo che gli studenti che vanno all'estero possano rientrare facilmente. Noi vorremmo che i giovani professionisti possano pensare di rientrare in Italia. Noi vorremmo pensare anche che i pensionati che sono andati all'estero possano rientrare in Italia.

Allora, in questa strategia di riavvicinamento e di ricomposizione della popolazione italiana, che, diciamo, soffre una diaspora vera e propria (non è per motivi di guerra, ma per motivi economici nella stragrande maggioranza dei casi), è interesse nazionale mantenere la comunità nazionale più coesa e vicina possibile e nella comunità nazionale rientrano certamente i connazionali all'estero.

Quali erano le altre migliorie che avevamo individuato e avevamo suggerito al Governo e alla maggioranza? Allora, noi parliamo di servizi sanitari. I servizi sanitari vengono erogati in Italia, come sappiamo bene, dalle regioni. Il fatto che in questo provvedimento la parola “regione” o “regioni” non sia stata mai menzionata, a nostro avviso, è un grave vulnus e voglio spiegare con un esempio molto semplice perché. Immaginate un italiano residente in Brasile che decida di sottoscrivere questa forma di polizza assicurativa con lo Stato italiano pagando 2.000 euro al mese e che torni in Italia per godere dei servizi sanitari che gli spettano o le spettano. Bene, secondo voi dove andrà a farsi visitare? In quale regione? L'erogazione dei servizi sanitari non avviene in maniera uniforme, con la stessa performance e qualità sul territorio nazionale. Presumibilmente, ragionevolmente, il cittadino o la cittadina rientreranno per andarsi a curare nelle regioni che hanno quantomeno la nomea di erogare i servizi sanitari migliori (faccio un esempio su tutti: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto che sono, tra l'altro, regioni governate da colori diversi, colori politici diversi).

Bene, noi possiamo, dobbiamo immaginare che ci sarà una distribuzione non uniforme a quel punto sul territorio nazionale, di cittadini connazionali residenti all'estero che rientrano per godere dell'erogazione di questi servizi sanitari. Come possiamo non tenere conto del fatto che le regioni devono avere una voce su questo tipo di iniziativa? Come possiamo pensare che questo flusso in ingresso, che noi ci aspettiamo, non venga monitorato?

Ecco perché avevamo proposto che Agenas, l'agenzia preposta a questo tipo di coordinamento sui diversi livelli amministrativi in merito ai servizi sanitari, potesse intervenire e mettere a punto il proprio contributo, diciamo mettere a servizio la propria expertise per essere sicuri che questa iniziativa avrà un buon esito perché, anche qui, l'idea è buona (abbiamo presentato una proposta di legge con la stessa ratio) ma l'attuazione e l'implementazione non sono secondarie.

Avevamo poi chiesto che fosse scritto in maniera molto chiara che tutti gli introiti, che deriveranno dalla sottoscrizione di questo tipo di polizza, potessero confluire direttamente ed esplicitamente nel Fondo sanitario nazionale; e questo perché? Perché ovviamente le regioni erogheranno più servizi, o meglio erogheranno servizi a una platea maggiore. Per quanto riguarda gli introiti dei 2.000 euro l'anno è importante che vadano a confluire in quel fondo che poi è quello che si occupa di mantenere in piedi la sanità nazionale. Qual è il rischio altrimenti? Che questo sia il colpo fatale a una struttura già molto fragile, già molto instabile e a quel punto non ci saranno più servizi da erogare per nessuno, né per i residenti in Italia, né per i residenti all'estero.

Noi voteremo a favore di questo provvedimento, anche se questa formula esplicita che noi proponevamo non è stata accolta. Ma sia ben chiaro che non è un voto a favore su foglio bianco: monitoreremo in maniera molto dettagliata l'attuazione e l'implementazione di questo provvedimento, Sottosegretario, perché crediamo che assicurare la sostenibilità finanziaria nel tempo di questo provvedimento sia interesse di tutti, in primis degli italiani all'estero che adesso penseranno e potranno nutrire la speranza di tornare in Italia per alcuni periodi, magari settimane o pochi mesi, e godere anche dei servizi sanitari del nostro Paese, che, nonostante tutto, godono ancora di buona nomea.

Bene l'accoglimento di alcuni nostri ordini del giorno, quantunque con alcune riformulazioni, per esempio quello volto a introdurre la consultazione con le regioni, così come quello volto ad immaginare, nel tempo, di andare da una quota fissa - 2.000 euro l'anno - a una quota che sia, invece, progressiva o che rifletta la reale capacità contributiva del connazionale.

Bene anche l'accoglimento del nostro ordine del giorno che chiede di chiarire la posizione dei connazionali residenti nel Regno Unito. Il Regno Unito non è membro dell'Unione europea, non aderisce neanche all'EFTA, ma noi sappiamo che gli accordi Brexit e post Brexit hanno traghettato tutta una serie di condizioni nell'attuale ordinamento per cui vorremmo che si facesse chiarezza sul fatto che il connazionale nel Regno Unito può avere una convenienza nel sottoscrivere questa polizza, oppure che gran parte di quei servizi, che dovrebbe ottenere, sono già in suo possesso e in suo diritto.

Il voto di Azione, come dicevo, è un voto a favore, ma monitoreremo con molta attenzione l'implementazione di tutta questa architettura (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Grazie, Presidente. Oggi andiamo a votare un provvedimento che vorrebbe mettere i cittadini italiani iscritti all'AIRE in un contesto di copertura sanitaria. Evidentemente, ci sono alcuni aspetti che sono anche condivisibili, ma riteniamo che, con tutti i problemi che il Servizio sanitario nazionale ha sinceramente mettere qualche bandierina su qualche provvedimento, diciamo, minore ci lascia un po' perplessi. Così come ci lascia molto perplessi il fatto che chi è residente all'estero e paga le tasse all'estero avrà diritto all'assistenza sanitaria, se paga una quota, mentre chi, al contrario, ha perso la residenza in Italia ed è cittadino italiano non ha diritto neanche al medico di famiglia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), se non in un contesto di sperimentazione e con pochissimi euro messi a disposizione.

Noi sappiamo che siamo in un contesto di sistema sanitario che è al collasso, tra liste d'attesa e pronto soccorso che sono assolutamente affollati da persone che non trovano risposte nel territorio. Poi mancano i posti letto dentro i reparti e il pronto soccorso è da trincea, la vera trincea di questa, purtroppo, condizione esistenziale dei nostri malati. In tre anni, da 4 milioni sono diventati 6 i milioni di cittadini italiani che rinunciano alle cure. In questi tre anni avete governato voi, non altri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Non potete dare la colpa agli altri in questi tre anni. In tre anni, 17 miliardi in meno sono stati messi a disposizione del Servizio sanitario nazionale. È vero, non è solo colpa della destra, ci mancherebbe altro; sono 15 anni che si definanzia il Servizio sanitario nazionale, ma dopo tre anni qualche responsabilità forse dovreste assumervela.

Del resto, noi sappiamo che, rispetto alla media OCSE, in Italia si investono 48 miliardi in meno all'anno, 800 euro a testa in meno all'anno. Mancano medici, mancano infermieri, mancano gli OSS. Si assumono medici da Cuba, infermieri dall'Uzbekistan, India e Pakistan. E anche ammesso che vengano in Italia, appena si accorgeranno che all'estero si guadagna di più, scapperanno subito.

Peraltro, mancherebbero 70.000 infermieri e almeno 10.000 medici. Nella legge di bilancio si cerca di dare un contributo, si sventola questa grande narrazione, e voi, al posto di 70.000 infermieri che mancano, ne proponete 6.000, che dovrebbero assumere le regioni, peraltro. Al posto di 10.000 medici che mancano, ne proponete mille. Ma sapete quanti sono quelli che vanno in pensione? Ancora non sono stati abbassati i tetti all'assunzione di personale, restano un miraggio.

Al personale bisogna dare dignità. Una dignità che passa attraverso un benessere organizzativo, che vuol dire assumere il personale. Una dignità che passa attraverso un benessere salariale, che vuol dire che il nostro personale guadagna il 100 per cento in meno rispetto ai Paesi più significativi del G7 (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Occorre aumentare i posti letto ospedalieri, occorre rendere davvero operativo il PNRR, quei soldi che il nostro presidente Conte ha portato nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), sviluppando la medicina territoriale di iniziativa. E bisogna eliminare le disuguaglianze regionali: altro che autonomia differenziata, il Sud del nostro Paese deve al Nord molto di più delle vostre manovre finanziarie destinate alla sanità nazionale.

Che dire? Bisogna cominciare a investire anche in prevenzione primaria, secondaria e terziaria, e tutto questo non si fa. Investire in prevenzione primaria vuol dire, prima di tutto, contrastare il determinante più importante di cattiva salute che è la povertà. Ma a voi investire sulla povertà non interessa, il contrastare la povertà non lo state facendo. Contrastare il secondo determinante di cattiva salute attraverso la prevenzione vuol dire intervenire sull'inquinamento, vuol dire riuscire a fare politiche green sul serio: sono 90.000 i morti a causa dell'inquinamento in questo Paese, e non si fa granché.

Sulla prevenzione secondaria, Presidente, voglio ricordare i grandi divari che ci sono sugli screening oncologici su tutto il territorio nazionale. L'articolo 32 della nostra Carta costituzionale non recita che tutti i cittadini hanno diritto alle cure, ma che tutti gli individui - non parla di cittadini - hanno diritto all'assistenza sanitaria. Non a caso, le nostre madri e i nostri padri costituenti, prima fra tutti Tina Anselmi, definirono il diritto alla salute come diritto fondamentale di tutti gli individui, aprendo alla più grande conquista sociale del Paese. Il diritto dei diritti è una precondizione, un prerequisito all'esercizio di tutti gli altri diritti.

E qui risiede un grosso problema, perché si tratta, nel caso di questa proposta di legge, di un modello che trasforma un diritto fondamentale in una prestazione a pagamento, scardinando la logica stessa su cui è costruito il Servizio sanitario nazionale. Il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione non può essere subordinato al versamento di un contributo o a una condizione economica. Evidentemente, si aggiunge uno squilibrio importante, che ho già raccontato. È un paradosso etico e politico: un cittadino residente all'estero, che paga le tasse all'estero, se versa un contributo, ha diritto all'assistenza sanitaria in questo Paese; un cittadino che, invece, perde la residenza perché è in condizioni di vulnerabilità importante non ha diritto al medico di famiglia, non ha diritto all'assistenza nel nostro Paese.

Credo che si vada a legittimare una disparità importante. Chi vive all'estero paga le tasse altrove e potrà mantenere il proprio medico di fiducia e accedere ai livelli essenziali di assistenza; chi vive in Italia, ma per ragioni economiche ha perso la residenza, resta escluso dalle cure primarie. È un'ingiustizia, è un'ingiustizia che stride con la missione stessa del nostro sistema sanitario pubblico e che mostra, ancora una volta, la miopia sociale della maggioranza, più attenta ai messaggi simbolici che ai bisogni concreti dei cittadini.

Per di più c'è una clausola di invarianza finanziaria in questa proposta di legge che rappresenta un'ulteriore criticità. Estendere i servizi di assistenza sanitaria a una nuova platea di beneficiari non può essere considerato a costo zero, soprattutto in un contesto in cui le regioni faticano già a garantire i livelli minimi delle prestazioni ai residenti. E di certo non può il pagamento di un minimo contributo coprire finanziariamente i costi di questo provvedimento. Ci chiediamo, quindi, chi sarà a sostenere gli oneri di questa misura; ancora una volta, si scaricano sulle regioni competenze e costi senza fornire strumenti adeguati di copertura.

Avremmo voluto discutere di un piano organico di rafforzamento dell'assistenza territoriale, di riduzione di disuguaglianze regionali, di investimenti in personale e strutture, non di un provvedimento che istituisce, di fatto, privilegi e disparità. Per tutte queste ragioni, noi ci troviamo costretti a esprimere una valutazione di astensione a questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marrocco. Ne ha facoltà.

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Gemmato, intervengo in nome del gruppo di Forza Italia per annunciare il nostro voto favorevole sul provvedimento in esame. Ritengo che questo provvedimento rappresenti un importante passo avanti nel segno della coesione nazionale, della tutela dei diritti e del riconoscimento della comunità italiana all'estero, e voglio argomentare le ragioni della nostra posizione.

Come è stato ricordato nel corso del dibattito in Commissione, chi è iscritto all'AIRE, trasferendosi all'estero per lavoro o studio, perde la residenza in Italia e, conseguentemente, l'iscrizione nei registri dell'unità sanitaria locale e l'accesso ordinario al nostro Servizio sanitario nazionale. Questa situazione può determinare una forma di disincentivo all'iscrizione all'AIRE, con effetti negativi sotto il profilo della trasparenza, della registrazione e della tutela dei diritti degli italiani all'estero.

Il provvedimento va, dunque, incontro a una necessità concreta: garantire la possibilità che i cittadini italiani, pur vivendo all'estero, possano conservare, con le opportune modalità, un legame effettivo con il sistema di tutela della salute del Paese di origine. In primo luogo, Forza Italia ritiene che la tutela della salute sia un valore essenziale, che non può essere rimesso unicamente ai confini geografici. Il legame con la nostra comunità nazionale si allunga oggi ben al di là dei territori nazionali, e l'Italia deve riconoscere responsabilmente che i suoi cittadini, anche all'estero, meritano rispetto e protezione.

Questo provvedimento lo fa stabilendo che, previo un contributo annuale, i cittadini iscritti all'AIRE residenti in Paesi terzi possano accedere alla prescrizione del Servizio sanitario nazionale. In secondo luogo, il contributo previsto, pari a 2.000 euro annui non frazionabili per persone residenti in extra UE, appare ragionevole, in quanto commisurato alla spesa pro capite stimata dal sistema sanitario nazionale, evitandosi così che l'estensione del diritto crei un onere ingiustificato alle finanze pubbliche.

In terzo luogo, il provvedimento favorisce la regolarizzazione e la trasparenza. Consentire agli italiani all'estero di mantenere un rapporto con il Paese di origine significa anche rafforzare la partecipazione, il voto all'estero e il radicamento della comunità. È un segnale politico forte: l'Italia non dimentica i suoi cittadini, ovunque essi siano. Forza Italia ha dato e continuerà a dare il suo contributo affinché il regolamento attuativo, che dovrà essere emanato entro 90 giorni, sia efficiente e non solo formalmente previsto.

Vorrei sottolineare due benefici molto concreti per i nostri connazionali che risiedono all'estero e rientrano saltuariamente in Italia per visite, per cure o per assistenze familiari. Questo provvedimento offre certezza e rapidità all'accesso delle prestazioni. Per lo Stato stesso avere cittadini italiani che mantengono rapporti strutturati con l'Italia significa capitale relazionale, significa maggiore partecipazione, significa maggiore trasparenza e legame; e ciò è in linea con la nostra visione: l'Italia che tiene insieme, anche fuori dai confini nazionali.

Concludo, Presidente, ricordando che la politica, quando è giusta, non lascia indietro nessuno. Quando afferma che tutti sono uguali davanti alla salute non è solo uno slogan, ma un principio che oggi, con questo provvedimento, trova concreta applicazione verso i cittadini italiani che vivono all'estero.

Forza Italia crede in un'Italia aperta che guarda al mondo senza dimenticare le proprie radici; un'Italia che tutela i suoi cittadini ovunque essi siano. Per queste ragioni e per la coerenza con la nostra visione di comunità e tutela, il gruppo di Forza Italia-Berlusconi Presidente voterà con convinzione a favore dell'A.C. 1042-A(Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Billi. Ne ha facoltà.

SIMONE BILLI (LEGA). Grazie, Presidente. Sottosegretario, cari colleghi, la legge che esaminiamo è rivolta agli italiani iscritti all'AIRE che vivono fuori dall'Unione europea o dall'Associazione europea di libero scambio, l'EFTA. Questa misura non è obbligatoria, è uno strumento in più che ciascuno potrà scegliere in base alle proprie esigenze personali e familiari per ottenere l'accesso diretto al sistema sanitario nazionale in Italia durante i rientri. Per onestà intellettuale, Presidente, Sottosegretario, è giusto ringraziare l'onorevole Andrea Di Giuseppe per il lavoro svolto su questo testo e voglio elogiare il Governo di centrodestra per la coerenza e la concretezza dimostrate verso gli italiani nel mondo: dalle semplificazioni consolari all'integrazione AIRE-Anagrafe nazionale, alla digitalizzazione dei servizi fino a questa misura che non fa proclami, ma dà soluzioni concrete e pratiche mettendo in rete Ministeri, regioni e territori. Continueremo a lavorare e proporre eventuali miglioramenti, anche in seno al comitato per gli italiani nel mondo della Commissione affari esteri su tutte queste questioni relative agli italiani nel mondo.

A nome della Lega, Presidente, Sottosegretario, confermo il voto favorevole. Diamo ai nostri connazionali all'estero una possibilità volontaria, chiara e operativa per curarsi anche in Italia, nel rispetto delle regole e senza creare sovrapposizioni. Grazie ancora (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Di Sanzo. Ne ha facoltà.

CHRISTIAN DIEGO DI SANZO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi, oggi andiamo a esprimerci su un tema importante, un tema fondamentale per gli italiani che vivono all'estero; un tema che riguarda sempre di più gli italiani appartenenti soprattutto al mondo della nuova mobilità. Infatti, se un tempo l'emigrazione italiana si caratterizzava per essere un'emigrazione per necessità, un'emigrazione dovuta, perché le condizioni di povertà nel nostro Paese, soprattutto al Sud, erano insostenibili, oggi si caratterizza per la ricerca di migliori opportunità che spesso, diciamolo con amarezza, il nostro Paese non riesce a offrire: pensiamo ai tanti studenti, ai ricercatori e ai professionisti che si trasferiscono all'estero. Ne parlo con cognizione di causa, perché sono stato proprio uno di questi che, per studio e lavoro, è andato all'estero. L'ultimo Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes ci consegna un quadro desolante: più 123.000 italiani all'estero nel 2024 (più 38 per cento in valore assoluto rispetto all'anno precedente), un aumento del 50 per cento dei giovani di età tra i 18 e i 34 anni, e tanti minori al seguito dei genitori che si trasferiscono all'estero.

Se un tempo, però, gli italiani si imbarcavano in navi stipati e in condizioni precarie verso le Americhe senza sapere quando sarebbero poi tornati in Italia, e con molti che non hanno più visto l'Italia se non dopo decenni, oggi, i giovani italiani e le famiglie italiane, che vivono l'esperienza dell'emigrazione, mantengono stretti contatti con l'Italia, tornando anche più volte durante l'anno e mantenendo rapporti indissolubili con le famiglie in Italia.

E proprio questo cambiamento dell'emigrazione, che è sempre più una mobilità temporanea, che conserva legami ben saldi con il nostro Paese, ci richiede una riflessione. Per mantenere e facilitare il contatto con l'Italia abbiamo visto, abbiamo sentito, abbiamo ascoltato le nostre comunità. Un problema fondamentale rimane proprio quello dell'assistenza sanitaria. Al momento dell'iscrizione all'AIRE, infatti, i cittadini sono cancellati dal Servizio sanitario nazionale, mantenendo una copertura limitata alle emergenze, però i cittadini che vivono nei Paesi europei e nei Paesi EFTA hanno a disposizione la TEAM, la tessera europea di assicurazione malattia, che permette l'accesso al Servizio sanitario nazionale italiano per i residenti in questi Paesi. Quindi rimangono fuori i cittadini dei Paesi extraeuropei che, non avendo questo strumento a disposizione, sono, di fatto, impossibilitati ad accedere alle prestazioni del medico di famiglia e ai servizi sanitari del Servizio sanitario nazionale.

Si tratta di una difficoltà che va ad aggiungersi a un'esperienza che a volte è difficile, quella dell'emigrazione, che può essere appunto difficile e complicata. Pensate agli studenti che devono affrontare nuovi percorsi di studio in un Paese in cui magari non conoscono pienamente la lingua, nel quale devono trovarsi a che fare con dottori, assicurazioni mediche, sistemi sanitari completamente diversi dal nostro e che, quando tornano poi in Italia, magari per le vacanze estive o le vacanze natalizie, non hanno più la possibilità di rivolgersi a una faccia familiare, quella del medico di base, e quindi si sentono isolati, ancora più rigettati dal nostro Paese, quindi è un modo che rende la loro vita ancora più difficile. Ecco, perché non trovare quindi un modo per aiutarli, un modo per cercare di facilitare, di mantenere questo legame con l'Italia?

Questo è un problema, come è un problema quello di tante famiglie che oggi conducono una vita a metà, una vita a metà tra l'Italia e il loro Paese di residenza. E proprio per cercare di continuare a tenere i contatti con le famiglie, i nonni, che sono qui, spesso portano i loro figli, i nipotini in vacanza proprio per mantenere un contatto importante. E qui si manifesta il problema di non poter accedere, nei mesi in cui si è in Italia, al Servizio sanitario nazionale.

E pensiamo poi ai tanti pensionati che spesso trascorrono lunghi periodi in Italia, per tornare arricchendo e ripopolando i nostri borghi, i nostri piccoli borghi, che tanto parliamo di cercare di ripopolare e poi, quando dobbiamo cercare di facilitare i legami veri con l'Italia, ci perdiamo in misure che spesso non sono efficaci. Invece, oggi abbiamo l'opportunità di approvare, di portare a casa - tutti insieme - una misura che riesce veramente a dare la possibilità di mantenere un legame con l'Italia. Quindi, la misura di accedere al Servizio sanitario nazionale diventa fondamentale perché in un Paese come il nostro l'eccellenza della sanità è nel pubblico, è nel servizio pubblico e, per inciso, vogliamo che rimanga così. Nonostante i vari tagli del Governo, che è un tentativo surrettizio di cercare di smantellare la sanità pubblica, molte cure oggi sono a disposizione, di fatto, solo nel settore pubblico. Proprio in questi giorni ho ricevuto una e-mail (tra le tante che ho ricevuto in questo periodo, in questi mesi su questo provvedimento) di una ricercatrice di Harvard, che mi diceva che vorrebbe passare alcuni periodi in Italia, che purtroppo le cure di cui ha bisogno può trovarle solo in ospedale in Italia, ma che oggi deve rinunciare a passare lunghi periodi in Italia proprio perché non ne ha accesso.

E quindi vogliamo negare a queste persone la possibilità di portare il contributo al nostro Paese? La possibilità di creare un legame vero, importante e anche di risentirsi a casa e di portare un vero contributo? Ed è proprio per questo che in campagna elettorale avevo proposto un sistema che riuscisse a coprire questi bisogni e che, allo stesso tempo, non gravasse sullo Stato italiano perché oggi - diciamolo - non stiamo facendo un regalo a nessuno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). La proposta quindi del collega, onorevole Andrea Di Giuseppe, che ringrazio per aver lavorato su questo provvedimento, insieme alla proposta abbinata a mia prima firma, va nella giusta direzione. Il concetto di fondo era, infatti, già stato approvato in un mio ordine del giorno, presentato a dicembre 2023, approvato con l'accordo di tutti i gruppi all'unanimità dalla Camera e proprio questa proposta, seppur nelle limitazioni che vediamo oggi, diventa la conseguente espressione di quell'ordine del giorno.

Per una volta possiamo dire che l'ordine del giorno ha dato i suoi frutti. Quando lavoriamo tutti insieme, riusciamo a produrre un risultato importante. Per la prima volta, quindi, andiamo a creare un nuovo diritto, a sostenere gli italiani all'estero come cittadini di questo Paese, a dare alle nostre comunità all'estero, anche le più lontane, la possibilità di sentirsi parte integrante del nostro Paese. La proposta finale devo però ammettere e sottolineare che presenta alcune limitazioni, che avremmo voluto correggere, prima fra tutte il fatto che il contributo sia stato stabilito con una quota fissa per tutti, senza tenere conto delle sfaccettature della realtà della nostra emigrazione all'estero.

Avremmo voluto una misura che tenesse in conto un contributo proporzionale, proprio per una questione di equità sociale. E infine, ovviamente, avremmo voluto delle misure che guardassero un po' più ad alcune categorie più deboli, come la categoria che ho menzionato, quella degli studenti, che spesso sono privi di reddito, e la categoria dei pensionati, che si potevano avvantaggiare tramite specifici accorgimenti. Accogliamo però, devo dire, con favore l'inclusione dei minorenni, che era anche nella nostra proposta, che vengono inclusi in modo gratuito insieme all'iscrizione del genitore.

Questa è una risposta molto importante a quella che è l'esigenza di tante famiglie che saranno le principali beneficiarie di questo provvedimento. Questo provvedimento, quindi, pur non accogliendo tutti i nostri correttivi, è un concreto passo avanti per dare concretezza a quei diritti di cittadinanza di chi vive all'estero e riavvicinare i cittadini italiani che vivono fuori dai consigli nazionali. Ci auguriamo, però, che, dopo questo provvedimento, dopo questo passo avanti importante, si possa, nei prossimi provvedimenti, lavorare insieme anche per migliorare questa proposta, introducendo dei correttivi che la rendano adeguata a tutte le realtà della nostra emigrazione.

Ci tengo anche a sottolineare che è un provvedimento che non toglie nulla all'esistente; infatti aggiunge solo una nuova opzione e le cure di emergenza fino a 90 giorni rimangono coperte. E chiariamoci, non stiamo facendo un regalo a nessuno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). È di fatto un provvedimento che aiuta i nostri italiani all'estero, e non mi azzarderei a parlare di rischi di responsabilità finanziaria, perché, se vogliamo pensarlo, dovremmo anche calcolare tutti i benefici economici che ci saranno da persone che restano più a lungo in Italia e nel nostro Paese.

E quindi è per questo motivo che dichiaro il voto favorevole del Partito Democratico, perché oggi andiamo ad aggiungere una nuova possibilità per gli italiani all'estero, senza togliere nulla a nessuno. Per una volta possiamo dire che ci siete venuti incontro sul considerare gli italiani all'estero una risorsa e non un peso per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Di Giuseppe. Ne ha facoltà.

ANDREA DI GIUSEPPE (FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Sottosegretario Gemmato, oggi discutiamo un provvedimento che nasce dalla vita concreta dei cittadini italiani, non da un'astrazione tecnica o da un esercizio di scrittura normativa. Nasce dalle storie vere dei nostri connazionali che vivono fuori dai confini della Repubblica, ma restano parte viva della Nazione. Per troppo tempo ci si è illusi che l'Italia fosse definita dai confini della carta geografica; per troppo tempo abbiamo lasciato che la burocrazia definisse la dimensione della patria e, ogni volta che abbiamo fatto questo errore, l'Italia si è rimpicciolita.

Oggi, invece, riaffermiamo una verità che sorprende solo chi non guarda la realtà. L'Italia è più grande dei suoi confini (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e, ogni volta che l'abbiamo considerata solo dentro la penisola, l'abbiamo indebolita, perché non esiste competitività dell'Italia residente senza la forza dell'Italia che vive nel mondo. Questa è la parte che per decenni abbiamo finto di non vedere. La proposta di legge che votiamo oggi interviene su una frattura evidente: chi risiede in Europa gode di una copertura tramite la Tessera europea di assicurazione malattia; chi vive fuori dall'Unione europea, anche se italiano, rimane in un limbo.

E qui permettetemi di dire qualcosa che vale più di mille analisi: io ho ricevuto lettere, e-mail, messaggi, chiamate di italiani che vivono in Paesi dove la sanità non è universale, che hanno pagato di tasca propria cifre enormi, pur essendo cittadini italiani. Ho parlato con una giovane ricercatrice italiana a Toronto, che lavora in un laboratorio di eccellenza mondiale e che, ogni volta che tornava in Italia, si sentiva dire: per lei qui dobbiamo reimpostare tutto, perché non risulta iscritta, residente all'estero, come se la sua identità medica venisse ogni volta azzerata.

Ho parlato con un imprenditore italiano a Dubai, che crea lavoro, che assume italiani, e che però non poteva avere continuità terapeutica nel suo Paese di origine, perché formalmente non risultava dentro: è assurdo. Ho parlato con un giovane ingegnere italiano, che vive negli Stati Uniti e che sviluppa algoritmi che qui in Italia usiamo senza sapere chi li ha inventati, un italiano all'estero, e mi ha detto: ma perché in Italia smetto di essere parte della sanità che ho sempre sostenuto e nella quale sono cresciuto?

Non sono storie statistiche, sono carne viva della Nazione. Non è logico, non è equo, non è giusto. Un cittadino italiano non può essere più o meno cittadino in base alla latitudine dove vive. Con questo provvedimento introduciamo uno strumento semplice, trasparente, sostenibile, un contributo annuale volontario che permette ai nostri connazionali residenti all'estero di mantenere la continuità dell'assistenza sanitaria italiana. È un passo di civiltà.

Permettetemi di aggiungere un'altra evidenza che fino ad oggi è stata scomoda da dire, ma che questo provvedimento finalmente mette in luce con chiarezza: negli anni, migliaia di nostri connazionali residenti all'estero hanno evitato di iscriversi all'AIRE, e tutti lo sanno, non per superficialità o disinteresse, ma per timore di perdere l'accesso al Servizio sanitario nazionale. Questo ha generato una doppia distorsione: da una parte, dati statistici completamente falsati sul numero reale degli italiani residenti in Italia e all'estero, perché la mappa demografica della Nazione non corrispondeva alla realtà; dall'altra, un carico occulto sul sistema sanitario italiano, che si è trovato a sostenere costi per i cittadini che, di fatto, non contribuivano correttamente al mantenimento della struttura.

Questo disequilibrio non è nato per malafede dei cittadini, è nato per paura di essere tagliati fuori. Oggi, con questa riforma, noi chiudiamo questa stagione di incertezza, noi ristabiliamo un ordine che crea trasparenza nei numeri, correttezza nei flussi, verità nel rapporto tra Stato e cittadino. Non riguarda un numero su un algoritmo, riguarda il fascicolo sanitario, la storia medica, le esenzioni terapeutiche, le continuità delle cure. Il fascicolo sanitario non è una scheda tecnica, è la memoria clinica di una persona, è la sua storia biologica.

Nel 2025, nel mondo della medicina digitale, la continuità del fascicolo sanitario è più importante della medicina stessa, perché è grazie ai dati longitudinali che si salvano le vite, è grazie alla continuità che si prevengono le patologie, è grazie alla memoria terapeutica che si evita il danno. Interrompere questa continuità solo perché una persona vive fuori dai confini nazionali è stato per anni uno strappo che non potevamo più permetterci. La sanità non è un servizio, è un'identità misurata nel tempo, e c'è un dato che spesso sfugge: non siamo più davanti solo a migrazioni permanenti, come nel Novecento.

Sempre più italiani oggi vivono periodi fuori dall'Italia senza rompere il legame con l'Italia: lavorano, crescono, stringono reti internazionali, poi rientrano e, in questo andare e tornare, si crea un valore che spesso qui dentro, nelle istituzioni, non è mai stato compreso. Non lo dico retoricamente, molte cose che in Italia oggi diamo per scontate sono arrivate grazie agli italiani all'estero e non grazie alla vecchia politica domestica. È stata la diaspora, più della politica, ad aprire porte che qui non si sapeva come aprire. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo, non è una provocazione, è la realtà.

Se oggi guardassimo l'Italia solo nella sua componente residente, se la riducessimo alla dimensione interna, l'Italia non ce la farebbe, non reggerebbe economicamente, non reggerebbe culturalmente, non reggerebbe diplomaticamente. Solo l'Italia nel suo complesso, con i suoi cittadini nel mondo, riuscirà a vincere le future sfide che ci attendono nel mondo. Senza questa estensione, l'Italia sarebbe un Paese provinciale, non una Nazione globale. Ecco perché la diaspora non è un fenomeno da gestire, è un fattore da integrare nell'idea stessa di Nazione.

Onorevoli colleghi, a titolo personale, voglio ringraziare i parlamentari di maggioranza, di opposizione eletti nella circoscrizione Estero come il collega Di Sanzo, che ha dato un contributo serio, offerto su questo provvedimento. Quando la collaborazione parlamentare serve a risolvere una questione concreta dei cittadini, credetemi, si nota.

Permettetemi di ringraziare il professore Antonio Giordano per il suo contributo scientifico (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Permettetemi di ringraziare l'onorevole Ciocchetti, l'onorevole Vietri, tutti i funzionari della Commissione affari sociali e dei Ministeri coinvolti; un particolare ringraziamento al Governo, al Sottosegretario Gemmato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) che è stato, in questo percorso di tre anni, al nostro fianco in questo traguardo storico. Permettetemi di ringraziare, ancora con più convinzione, il mio gruppo, Fratelli d'Italia, per aver sostenuto fin dai suoi albori questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché senza la sensibilità politica verso gli italiani nel mondo, sensibilità vera e non dichiarata, oggi non saremmo qui. Voglio ringraziare e prendo atto anche dell'astensione del MoVimento 5 Stelle che, quando c'è da scegliere tra tutelare la salute dei cittadini e fare opposizione, riescono sempre a non scegliere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Lasciatemelo dire con trasparenza politica: le politiche pubbliche che non riconoscono il mondo come territorio della Nazione italiana sono politiche miopi e, per 25 anni, questa politica, questa miopia ha prodotto inerzia, rimozione e rassegnazione. Noi rompiamo questo silenzio, noi restituiamo all'Italia la sua dimensione reale, planetaria. Questo provvedimento combina umanità e responsabilità, non chiede assistenzialismo e costruisce partecipazione. Non crea spreco, crea equilibrio. Non limita, espande. E riafferma che la Patria non termina a Ventimiglia o al Brennero, non termina a Lampedusa o a Trieste. Oggi l'Italia abbraccia l'Italia nel mondo e lo fa finalmente non con nostalgia, ma con giustizia e senso di responsabilità. È questo il senso, il senso più profondo del voto di oggi.

Per tutte queste ragioni e con commozione sincera, a nome del gruppo Fratelli d'Italia, esprimo parere favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 1042-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1042-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 1042-A​: "Modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e altre disposizioni in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 31) (Applausi).

Dichiaro così assorbite le abbinate proposte di legge nn. 1415​ e 1998.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Le chiediamo un'informativa urgente al Ministro Urso e alla Ministra Calderone.

Abbiamo denunciato in quest'Aula, la scorsa settimana, il licenziamento di tre lavoratori del Pam Panorama. Sono dei cassieri: due a Livorno e uno Siena, quello a Siena forse è quello che ha fatto più clamore. Non so se i colleghi conoscono il cosiddetto “test del carrello”. Sapete cos'è? Sapete cos'è un cliente invisibile? Vuol dire che un lavoratore può essere sottoposto, da un suo datore di lavoro, magari con un finto cliente, a un test che più o meno funziona così: mentre stai lavorando, questo cliente invisibile ti mette alcuni oggetti nascosti e se tu non li trovi… Questa pratica - così nasce - dovrebbe migliorare, in teoria, la qualità, la qualità del servizio e la qualità del tuo lavoro. Peccato che questa pratica sta diventando una pratica ritorsiva. Già, anche perché quel cassiere, Fabio, lavorava da più di 13 anni al Pam, aveva già superato i test, ed è stato licenziato perché non ha trovato, dentro una scatola di birra, dei lacci per i capelli.

Guardate, da quando abbiamo denunciato questa vicenda, altri lavoratori hanno iniziato ad alzare la mano: è successo anche a me, è successo anche lì, anche a Firenze, anche a Roma. Allora, più che rivolgermi al Governo, ci rivolgiamo, come Alleanza Verdi e Sinistra, a Pam Panorama e a tutta la grande distribuzione: a che gioco volete giocare? State per perdere in tribunale su questa vicenda, ma c'è bisogno che sia un giudice a dirvelo? C'è bisogno che ci sia un parlamentare a farvi un'interrogazione? Ritirate quei licenziamenti. Fatelo! Fatelo perché voi potete pure dire che questo è il capitalismo, ma guardate che c'è la forza, c'è la forza del lavoro, perché quelle solitudini possono organizzarsi, perché qualcuno potrebbe dire che questa vicenda non finisce qui. E allora ve lo dico così: immaginatevi che ogni cassiere da domani, per solidarietà, invece di fare così…sapete come funziona? Tin, tin, tin. Mi dia altre due buste: Tin, tin, tin. Come posso pagare, con la carta, con i buoni, con i soldi? No, inizia a far così, a guardare, a guardare dentro quella scatola, a metterci il doppio, il triplo, il quadruplo. Che cosa succederebbe ai vostri conti? Che cosa succederebbe dentro quei supermercati? Ritirate quei licenziamenti, ve lo diciamo perché il diritto del lavoro non finisce dietro una cassa, non finisce in un supermercato. Ve lo diciamo perché diciamo che in questo Paese i ricatti devono finire. Siete forti? Pensate di essere impuniti? No, esiste ancora la Costituzione, ma prima che un giudice del lavoro vi fermi, vi chiediamo di farlo per riportare la civiltà nei nostri supermercati (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Guerra. Ne ha facoltà.

MARIA CECILIA GUERRA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci associamo, come Partito Democratico, alla richiesta di informativa urgente alla Ministra Calderone e al Ministro Urso su questa vicenda dei supermercati Pam Panorama. Effettivamente, come ha già spiegato il collega Grimaldi, la vicenda è paradossale, cioè quello che viene imputato a questo cassiere è di non avere, di fronte a una cassa di 15 birre, scoperchiato, tirato via questo coperchio, per potere notare che dentro, da una fessura laterale, era stata infilata qualche piccola merce.

Ora, effettivamente, se ogni cassiere si mettesse a fare, per ogni cliente, questo tipo di controllo, questo è indubbio che creerebbe un problema, però, al di là del fatto che esista o non esista un diritto a un rilievo di tipo disciplinare rispetto a una situazione di questo tipo - cosa che a me sembra paradossale -, c'è il fatto che la conseguenza di questa eventuale carenza che comporta appunto un rilievo di tipo disciplinare, è stata il licenziamento. Ora, il licenziamento non è una cosa che si possa fare a cuor leggero, perché ha un'implicazione - lo ricordo banalmente - drammatica sulla vita di una persona.

Tra l'altro, persone che non avevano mai avuto rilievi disciplinari, anzi il cassiere di cui parlava prima l'onorevole Grimaldi era stato addirittura premiato 7 volte dalla sua stessa azienda. Quindi, di fronte a questo, la richiesta che i sindacati hanno fatto alla Pam non è stata: fai finta di niente. È stata: ragioniamo insieme su una adeguata sanzione disciplinare, però l'azienda pone un netto rifiuto. Ora, ovviamente, ci saranno battaglie legali, battaglie sindacali, ma siamo di fronte a una situazione assurda, non si può giocare con la vita dei lavoratori in questo modo.

Vorrei sottolineare in che tipo di condizione avviene questo lavoro, veramente una condizione in cui la sollecitazione che viene da tutte le aziende del tipo, i supermercati - e non parlo di PAM in modo esplicito -, è quella di fare in fretta, di evitare il formarsi di code, non quella di essere un agente segreto che ispeziona con cura - ma con una cura, lo ripeto, non ovvia e dovuta, ma così invadente nei confronti della merce acquisita - il passaggio del cliente. Cioè, una cosa di quel tipo, così confezionata ad infilare cose particolari, sarebbe stata, in una normale situazione, fermata ben prima di arrivare alla cassa. Un ladro, diciamo, non ha il tempo e la possibilità, in mezzo a un supermercato, di costruire una cosa così ben architettata, no? Possono essere casi eccezionali. Fra l'altro, in questo caso, nel caso che ricordava l'onorevole Grimaldi, la persona che si è presentata alla cassa era una persona nota come ispettore PAM e, quindi, dava anche un messaggio del tipo: mica vai a controllare l'ispettore, verrebbe da dire.

Comunque, al di là di questi aspetti che richiamo, per dire che siamo di fronte a una cosa che lascia attoniti, io credo che una riflessione più ampia, come quella che proponeva l'onorevole, che io mi permetto di sottolineare, va fatta. Da qui la richiesta di parlarne anche con le massime autorità di Governo, perché si stravolge un rapporto tra lavoratore e datore di lavoro facendo leva, in modo assolutamente improprio e forzato, su un provvedimento disciplinare, che può essere o non essere legittimo ma che sicuramente, di fronte al contesto che ci viene rappresentato, non può tradursi in un licenziamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Riferirò delle richieste di informativa appena giunte dai gruppi.

Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Aiello. Ne ha facoltà.

DAVIDE AIELLO (M5S). Grazie, Presidente. Anche noi del MoVimento 5 Stelle ci associamo alla richiesta avanzata dal collega Grimaldi di AVS, relativa a questa richiesta di informativa urgente rivolta alla Ministra del Lavoro Calderone e al Ministro Urso. Ciò che è avvenuto ai supermercati PAM è veramente sconvolgente e ci lascia attoniti. Per questo chiediamo al Governo di venire in Aula a rispondere su queste pratiche sleali. Ovviamente, siamo di fronte a episodi che legittimano un licenziamento ingiusto. Qui non c'è nessuna giusta causa. Stiamo parlando di un cassiere, con tanti anni di esperienza, un cassiere di 62 anni che viene licenziato per non aver superato il cosiddetto test del cliente misterioso, del cliente occulto. In questo caso stiamo chiedendo a un cassiere di cambiare mansione, di trasformarsi in un vigilante, in un agente di sicurezza. Un cassiere che si vede occultati degli oggetti ovviamente di piccolissime dimensioni all'interno di un cartone della birra e non ha superato il test in quanto gli è stato detto che lui avrebbe dovuto addirittura aprire quel cartone e andare a scoprire se all'interno ci fossero degli oggetti nascosti.

Intanto, c'è da dire che i lavoratori non hanno mai avuto una formazione in tal senso. Quindi, ci troviamo di fronte a una richiesta che va oltre la loro naturale mansione per la quale, ovviamente, svolgono il lavoro per il quale sono stati assunti. Noi riteniamo che sia, appunto, una pratica sleale, messa in campo da parte di questi gruppi della grande distribuzione. Com'è noto, da questo fatto se ne stanno evidenziando altri, perché tante persone, che magari prima non avevano parlato di aver ricevuto questo trattamento, ora, a seguito di tali notizie, invece hanno avuto il coraggio di dire, di denunciare queste pratiche sleali che vanno avanti da tanto tempo.

Noi riteniamo che il lavoro sia un diritto e un diritto va garantito e tutelato. Un lavoratore non può perdere il posto di lavoro soprattutto se si trova anche in un'età ormai avanzata, a 62 anni. Mancano pochi anni alla pensione e si ritrova a perdere il lavoro dopo essere stato addirittura premiato, nei mesi precedenti, come miglior cassiere, premiato proprio dalla stessa azienda che poi lo va a denunciare per non aver superato un test, test che, tra l'altro, non erano stati neanche annunciati da parte della PAM in questione.

Quindi, sono episodi gravissimi che si stanno ripetendo non soltanto al Nord ma in tutta Italia e noi su questo vogliamo vederci chiaro, noi come tutti i lavoratori che ogni giorno subiscono queste e tante altre vessazioni da parte dei datori di lavoro. Quindi, per questo chiediamo al Governo di venire qui in Aula urgentemente a spiegare cosa sta avvenendo, cosa sono queste pratiche sleali che vengono messe in campo e quali azioni intende intraprendere per tutelare i lavoratori. Infatti, non è giusto perdere un posto di lavoro per non aver superato un test sul quale, tra l'altro, i lavoratori - e lo voglio sottolineare - non hanno ricevuto nessun tipo di formazione. Dunque, è veramente una cosa assurda. Chiediamo al Ministro Urso e alla Ministra Calderone di venire urgentemente in Aula a spiegare cosa intendono fare, perché questi fatti sono inaccettabili (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la collega Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. In sincerità non avevamo mai sentito parlare del test del finto cliente. Abbiamo, invece, sentito parlare dell'angoscia che attanaglia molti lavoratori per mantenere il loro posto di lavoro. Siamo rimasti stupiti nello scoprire che questo lavoratore era stato premiato per le sue capacità e per la sua attenzione, però poi, improvvisamente, questo lavoratore non era più adeguato, si vergognava nel tornare a casa e nel dire alla moglie e ai figli che era stato licenziato.

Allora, invito l'Aula a pensare a noi tutti in coda in una cassa in un supermercato e alla velocità che hanno i cassieri nel passare la merce, nel comporre le borse, perché spesso ci sono delle code. Invito anche noi tutti a pensare se avessimo la capacità di scoprire un qualche cosa di minuscolo, se non erro, in una scatola della birra…

PRESIDENTE. No, c'è un problema. Aspetti, collega, non aveva affatto finito il tempo. Qui è ricominciato il tempo e si è spento il microfono della collega. Adesso lo riavviamo, aspetti. È radio Aula, che immagino mi senta. Provi a premere il microfono. Prego e scusi.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). La ringrazio. Allora, prima del licenziamento, se proprio bisogna essere così drastici, ci sono dei richiami. Questa è una modalità che crea un precedente, che assolutamente, come gruppo, non condividiamo nella maniera più assoluta. Pensiamo che ci debba essere la tutela del lavoratore e la tutela della dignità del lavoratore e crediamo ci debba essere una presa di posizione da parte del Governo.

Per questo chiediamo venga in Aula la Ministra competente, la Ministra Calderone, per parlare di questo accaduto, per stigmatizzarlo e sicuramente, per quanto ci riguarda, per dimostrare la vicinanza a questo lavoratore e alla sua famiglia (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Come dicevo prima, riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi. Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti della direzione didattica statale “Franco Rasetti” di Castiglione del Lago, in provincia di Perugia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). I miei conterranei.

Seguito della discussione della proposta di legge: S. 316 - D'iniziativa del senatore Bergesio: “Modifiche all'articolo 40 della legge 28 luglio 2016, n. 154, in materia di contrasto del bracconaggio ittico nelle acque interne” (Approvata dal Senato) (A.C. 1806​) e dell'abbinata proposta di legge: Comaroli ed altri (A.C. 830​) (ore 12,05).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 1806: “Modifiche all'articolo 40 della legge 28 luglio 2016, n. 154, in materia di contrasto del bracconaggio ittico nelle acque interne” e dell'abbinata proposta di legge n. 830​.

Avverto che il nuovo schema recante la ripartizione dei tempi per il seguito della discussione è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (Vedi calendario).

Ricordo che nella seduta del 24 marzo si è conclusa la discussione generale e il relatore e il rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 1806​ e abbinata)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico della proposta di legge e degli emendamenti presentati (Vedi l'allegato A).

Avverto che, fuori dalla seduta, l'emendamento 1.1000 Cerreto (Nuova formulazione) è stato ritirato dal presentatore.

Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85-bis del Regolamento, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.

Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti riferiti all'articolo unico della proposta di legge segnalati per la votazione. Prego, relatore.

FRANCESCO BRUZZONE , Relatore. Grazie, Presidente. Sull'emendamento 1.500 della Commissione il parere è favorevole, mentre il parere è contrario su tutti gli altri emendamenti.

PRESIDENTE. Il Governo?

PATRIZIO GIACOMO LA PIETRA, Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste. Conforme al relatore, Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.500 della Commissione. Ha chiesto di parlare il collega Ferrara. Ne ha facoltà.

ANTONIO FERRARA (M5S). Signora Presidente, colleghi, l'emendamento che oggi ci viene presentato aggiunge il Lago di Lugano o Ceresio all'elenco dei grandi laghi d'Italia. Un inserimento che sulla carta potrebbe anche avere una logica, ma si tratta di un bacino internazionale complesso - quindi, sarebbe il quarto lago dell'Italia -, con una storia economica e ambientale articolata e condivisa con la Svizzera. Ma se questo emendamento ha un senso geografico, è proprio da qui che dobbiamo partire per porre una domanda fondamentale: quali sono i criteri reali che guidano questa maggioranza nel definire cosa sia un grande lago? Perché, se l'inserimento del Lago Ceresio può essere giustificato, quello che non è in alcun modo giustificato è stato l'inserimento del Lago di Varese nella stessa categoria, quella appunto dei grandi laghi.

È qui che questo emendamento diventa un gancio perfetto per affrontare la distorsione politica evidente: il caso del Lago di Varese, un grande lago solo per la propaganda. Il Lago di Varese non è un grande lago: non lo è per volume, non lo è per profondità, con appena 60 metri come punto massimo, e, soprattutto, non lo è per lo stato ecologico. È uno dei laghi più fragili e compromessi del Paese, segnato da oltre 60 anni di inquinamento industriale, scarichi storici, eutrofizzazione e impoverimento biologico. È un lago che richiederebbe, da parte del legislatore, un approccio scientifico, prudente e rigoroso, non un'improvvisa formata promozione a lago maggiore. Infatti, quando la politica decide che un lago fragile diventa improvvisamente grande, la scienza non c'entra più nulla, non c'entra molto altro, perché il nodo è politico.

Chi ha interesse che il Lago di Varese diventi un lago grande? Chi controlla la regione Lombardia? La Lega. Chi controlla le politiche territoriali sul territorio dei laghi? La Lega. Chi guida il governo regionale che da tanti anni tenta, con operazioni mediatiche, di far apparire balneabile ciò che balneabile non è? Il presidente Fontana. E chi è il Ministro del Varesotto, l'uomo influente sul territorio, membro di questo Governo? Il Ministro Giorgetti. Ditemi voi se è un caso che il lago e la loro provincia vengano promossi in questo elenco. Ditemi voi se è un caso che a beneficiare sia proprio il soggetto istituzionale che, in virtù della classificazione adottata, avrà il potere di legiferare con maggiore autonomia e discrezionalità. Ditemi voi se è un caso che il criterio adottato per il Lago di Varese non abbia nulla di tecnico e nulla di politico, anzi direi quasi tutto di politico.

Allora, sì, colleghi, l'aggiunta del Lago Ceresio ci offre un quadro completo. Siamo davanti a una geografia disegnata più con la penna della politica che con un righello della scienza. Nel frattempo, continua la sceneggiatura dei micro-specchi balneabili. In tutto questo non possiamo ignorare la vicenda, ormai celebre, dei micro-specchi d'acqua balneabili sul Lago di Varese. Aree delimitate più per l'esigenza del servizio televisivo che per un reale miglioramento della qualità dell'acqua. Il presidente Fontana - lo ricordiamo - pure ci ha fatto il bagno: un gesto simbolico - sicuramente -, un gesto coraggioso - forse -, ma certo non un gesto replicato dai cittadini e neppure dal sottoscritto. Chi conosce davvero quel lago preferisce restare all'asciutto.

Lo capiamo: non serve una foto in costume per risanare un lago, servono depuratori, interventi ambientali, monitoraggio, risorse. Tutto ciò che in questa legge non compare. Non è il Lago di Varese ad essere grande, è grande la contraddizione di questo punto. Quando un lago così fragile viene dichiarato grande, non cresce il lago, cresce la contraddizione: una contraddizione politica, scientifica e legislativa, una contraddizione che vede la maggioranza spingere per classificazioni utili più alla gestione politica che alla tutela ambientale.

Concludo. Non si finge grande ciò che è fragile, non si consegna la tutela ambientale a equilibri di partito. Il Lago di Varese non aveva bisogno di un titolo che non merita, aveva bisogno di essere curato. Voi volete continuare a vedere grande dove è piccolo. Almeno abbiate il coraggio di ammettere che non lo fate per l'ambiente, lo fate per convenienza politica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.500 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo. Dichiaro aperta la votazione…Revoco l'indizione della votazione. Colleghi, non avevo visto che il collega Pellicini aveva chiesto di intervenire. Prego.

ANDREA PELLICINI (FDI). Grazie, Presidente. Un intervento brevissimo. Ho sentito l'intervento dell'onorevole Ferrara, che è di Varese. Io non sono di Varese, sono di Luino. Al primo posto dei grandi laghi viene inserito il Lago Maggiore, quindi non faccio contestazioni di nessun tipo. Mi spiace, però, rilevare come si dica che il Lago di Varese non necessiti di quella protezione che la legge stabilisce anche per il Lago di Varese. Non possiamo qui discutere se il Lago di Varese sia o no un grande lago. È inserito in un elenco importante ed è garantita al Lago di Varese quella protezione da sistemi di pesca assolutamente abusivi che non possono fare altro che danneggiare le acque e il bene ittico del lago. Quindi, proteggiamo anche il Lago di Varese (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.500 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 32).

Passiamo all'emendamento 1.4 Cherchi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Cherchi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

Passiamo all'emendamento 1.8 Cherchi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Cherchi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 34).

Passiamo all'emendamento 1.10 Cherchi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Cherchi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).

Passiamo all'emendamento 1.12 Cherchi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.12 Cherchi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).

Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 37).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01000 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01000 Zanella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 1806​ e abbinata)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

PATRIZIO GIACOMO LA PIETRA, Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste. Grazie, Presidente. Sugli ordini del giorno n. 9/1806/1 Cherchi e n. 9/1806/2 Zanella, il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/1806/3 Longi, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di”.

Sull'ordine del giorno n. 9/1806/4 Romeo, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di”. Inoltre, togliere: “nel primo provvedimento utile”.

Sugli ordini del giorno n. 9/1806/5 Borrelli e n. 9/1806/6 Dori, il parere è contrario.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1806/1 Cherchi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1806/1 Cherchi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 39).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1806/2 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1806/2 Zanella, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 40).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1806/3 Longi, su cui vi è parere favorevole con riformulazione: va bene? Sì. Sull'ordine del giorno n. 9/1806/4 Romeo c'è parere favorevole con riformulazione: va bene? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1806/5 Borrelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1806/5 Borrelli, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 41).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1806/6 Dori. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1806/6 Dori, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 42).

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1806​ e abbinata)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Maria Chiara Gadda. Ne ha facoltà.

Colleghi, se dovete uscire, in silenzio, per favore.

MARIA CHIARA GADDA (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretario, il gruppo Italia Viva voterà a favore di questo provvedimento, come abbiamo fatto al Senato, perché è necessario dare un messaggio di un primo passo rispetto a un tema che colpisce molte aree del nostro Paese. Quello del bracconaggio ittico è un fenomeno presente, che cresce nelle aree marine, ma anche in quelle aree interne dove i nostri laghi, i nostri fiumi, le nostre aree salmastre e lagunari sono costantemente violentate da bracconieri, che, peraltro, usano tecniche molto invasive aventi un impatto negativo sull'ecosistema. Vengono utilizzati metodi di cattura e di stordimento con reti, con attrezzature non consentite a chi fa pesca professionale, né a chi fa legalmente, lecitamente pesca sportiva. Vengono utilizzati metodi come bombe, elettrificazione, messa in secca di queste aree, causando la moria non soltanto dei pesci che si vogliono catturare, ma di un intero ecosistema. E poi il bracconaggio ha altri fenomeni negativi. Infatti, tale fenomeno vede grandissime infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Ci sono fenomeni di bracconaggio che provengono dall'estero e a questo si assiste soprattutto nelle aree del delta del Po, dove questo fenomeno è presente e fa anche una concorrenza sleale a chi ogni giorno si rimbocca le maniche, come i nostri pescatori, come la nostra piccola pesca, che assistono al danneggiamento del loro ecosistema. Poi, al fenomeno del bracconaggio ne sono connessi altri. Quindi, non c'è soltanto l'aspetto ambientale, ma anche un fortissimo tema legato alla legalità, al lavoro nero, perché quei prodotti vengono poi piazzati sul mercato e rischiano di finire sulle tavole dei cittadini senza alcuna tracciabilità, con modalità di conservazione altamente insufficienti. Questo è un rischio per la salute.

La proposta di legge, chiaramente, non è sufficiente. Noi votiamo a favore, perché riconosciamo che è un passo in avanti per dare organicità e anche una corretta definizione alle acque interne, cui è legato questo sistema maggiore di sanzioni, però, dall'altro lato, non possiamo non riconoscere e non dire in quest'Aula che questo provvedimento non può essere esaustivo nel risolvere un problema in crescita, che danneggia i nostri ecosistemi e la nostra economia. Infatti, è un provvedimento a invarianza di risorse che nulla fa rispetto al tema vero, che è quello dei controlli. Noi abbiamo bisogno di rafforzare i nostri enti di controllo, che devono monitorare su quello che avviene sul territorio, la concorrenza sleale, le pratiche veramente dannose per il nostro Paese.

Quindi, da questo punto di vista, invitiamo il Governo a porre maggiore attenzione alle risorse, ma soprattutto ai mezzi che vengono dati alle Forze dell'ordine, perché chiarire in modo definitorio le aree di interesse, le aree in cui vengono applicate le sanzioni, le aree in cui la pesca illegale deve essere arginata, non può bastare, se questo non è unito a un adeguato sistema di controlli.

Quindi, speriamo che questo avvenga nella prossima legge di bilancio, altrimenti in quei territori si vedranno continuamente sottratte risorse importanti e i nostri pescatori continueranno a vedere una concorrenza sleale che fa male alla nostra economia e, soprattutto, a quegli imprenditori del mare e delle acque interne che oggi fanno grandissima fatica a mantenere una remuneratività e quel ricambio generazionale che è sempre più scarso.

Quindi, voto a favore da parte del gruppo Italia Viva, ma speriamo che ci siano a favore dei pescatori e dei nostri territori altre misure, perché altrimenti questa rischia di essere soltanto una misura bandiera che non porterà effetti positivi (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Questo provvedimento prevede modifiche all'articolo 40 della legge 28 luglio 2016, n. 154, in materia di contrasto del bracconaggio ittico nelle acque interne.

Con le modifiche proposte viene esplicitato, in primo luogo, che le acque lagunari (questo è un dato molto importante) rientrano nella definizione di acque interne.

L'elenco delle attività vietate dal comma 2 dell'articolo 40 vigente viene applicato esclusivamente ai laghi indicati nell'allegato 1 al disegno di legge, nonché alle acque salse o salmastre o lagunari. L'allegato 1 individua otto grandi laghi - Lago Maggiore, Varese, Como, Lecco, d'Iseo, Garda, Trasimeno, Bolsena, Bracciano ed è stato aggiunto quello di Lugano con l'emendamento della Commissione - e ulteriori 22 laghi minori. Per le acque interne non ricomprese in tale allegato viene disposta una nuova e più stringente lista di divieti che introduce un generale divieto di pesca professionale, contenuta nel nuovo comma 2-bis.

Il bracconaggio ittico su scala industriale, nonché la pesca illegale, sono una vera e propria piaga che affligge il nostro Paese e lo ha afflitto per anni, con conseguenze devastanti sotto il profilo ambientale, ma praticamente a lungo ignorata e comunque sottovalutata. Si tratta di un fenomeno gravissimo di autentico prelievo di risorse naturali, che, per le modalità con cui questo saccheggio viene perpetrato, coinvolge pesantemente tutti gli ecosistemi preziosissimi delle acque interne e la relativa biodiversità, nonché quella degli habitat circostanti.

Le acque interne rappresentano un ecosistema particolarmente ricco di biodiversità: secondo gli aggiornamenti della Lista rossa dei vertebrati italiani, i pesci ossei e le lamprede delle acque interne costituiscono la categoria a maggior rischio di estinzione e il fenomeno del bracconaggio e della pesca di frodo ne acuisce la vulnerabilità.

Stando ai dati forniti dal Rapporto Zoomafia, alcune province del Nord del Paese sono oggetto di vere e proprie azioni capillari di bande organizzate provenienti, come è stato sottolineato, anche dall'Est Europa. Negli ultimi anni questo fenomeno ha assunto una dimensione non solamente locale, quindi. Le specie acquatiche prelevate illegalmente vengono rivendute sia nelle piattaforme interne che su quelle estere. Notevoli quantità di prodotto provenienti dai corsi d'acqua italiani vengono immesse, in spregio alle disposizioni vigenti, soprattutto nel mercato dell'Europa orientale.

Gli strumenti di pesca utilizzati dai bracconieri sono particolarmente invasivi e pericolosi per l'ambiente e l'ecosistema. Oltre alle classiche reti a tramaglio, fisse o manovrate a strascico, vengono utilizzati gli elettrostorditori, veleni e fertilizzanti agricoli, che hanno la funzione di rendere anossica l'acqua, e, per quanto riguarda gli elettrostorditori, questi provocano grandi sofferenze e agonie ai pesci. Tutto ciò non solo comporta il rischio di determinare un progressivo e sistematico depauperamento del patrimonio ittico dei numerosi corsi d'acqua, ma sta già causando effetti notevoli a livello economico e sociale, in quanto la progressiva carenza di pesce ha finito negli anni per incidere negativamente su numerose attività di pesca lecite.

Quindi, considerata la portata di questo fenomeno e gli effetti che produce sulla biodiversità e sugli ecosistemi, dobbiamo considerare un altro aspetto, quello relativo al fatto che il 68 per cento degli ecosistemi italiani è in una situazione di pericolo e il 35 per cento in pericolo grave, critico. Il provvedimento in esame, pur rappresentando - lo abbiamo visto anche con i nostri voti - un passo avanti nella sua disciplina, sconta la mancanza di interventi strutturali sulle due cause che principalmente agevolano la proliferazione del fenomeno nel nostro Paese, ovvero un impianto sanzionatorio ancora insufficiente e l'attività di vigilanza non sufficientemente supportata.

La vulnerabilità della nostra penisola è dovuta proprio alla mancanza di una rete capillare di controllo sul territorio, nonostante l'impegno sapiente - sottolineo - profuso dalle Forze dell'ordine, a causa della riduzione del personale della Polizia provinciale, l'abolizione del Corpo forestale e delle mancate assunzioni previste dal Piano nazionale antibracconaggio, e, sottolineo, all'insufficienza dell'impianto sanzionatorio. Si tratta di contrastare, colleghi e colleghe, Presidente, rappresentante del Governo, un fenomeno criminale collegato a quello delle zoomafie, come denunciato dal Rapporto Zoomafia 2024 dell'Osservatorio nazionale della LAV.

Sotto il profilo sanzionatorio il provvedimento non introduce alcuna innovazione e determina un irrigidimento del quadro esistente. Quindi è del tutto insufficiente ed assolutamente inadeguato. É quindi necessario affrontare il problema ampliando la prospettiva analitica, intervenendo sulle concause strutturali che rendono la nostra penisola una preda perfetta per i bracconieri, anche dall'estero. Da parte nostra, ogni intervento volto a contrastare fenomeni che mettono a rischio la biodiversità troverà sempre il nostro sostegno, ma questo provvedimento presenta alcune lacune importanti, che abbiamo cercato di colmare con le nostre proposte emendative.

Colleghi e colleghe, è necessario e urgente che si proceda con ulteriori interventi normativi e capaci di affrontare in modo più incisivo le cause del problema, prevedendo adeguate sanzioni e destinando soprattutto maggiori risorse per la vicinanza, sia in termini di personale che di dotazioni di strumentazione tecnologicamente avanzata, quindi per una prevenzione, soprattutto secondaria, all'altezza della sfida che qui ci proponiamo tutti e tutte (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il provvedimento che esaminiamo oggi riguarda il contrasto al bracconaggio ittico nelle acque interne. È una tematica che non occupa ovviamente, tradizionalmente, un ruolo centrale nel dibattito politico, però coinvolge diversi aspetti dell'ordinamento, cioè il rispetto della legalità, la tutela degli ecosistemi, la regolarità delle attività economiche, la sicurezza alimentare. Quindi è corretto che il Parlamento intervenga per aggiornare norme che necessitano di maggiore coerenza rispetto a dei fenomeni che, storicamente, hanno poi una loro evoluzione.

Negli ultimi anni il bracconaggio ittico ha assunto sempre più forme organizzate, e non si tratta, quindi, di comportamenti episodici, ma di attività illecite strutturate, che incidono negativamente sui vari territori. Le aree più colpite hanno segnalato, a più riprese, la necessità di un intervento del Parlamento, di un intervento legislativo, normativo, più chiaro. Anche per questo l'esame del tema in Aula oggi rappresenta un segnale di attenzione verso le comunità e verso la comunità tutta, che richiede da tempo una risposta in merito.

Il testo in discussione modifica diversi aspetti dell'articolo 40 della legge del 2016, ridefinendo con precisione le acque interessate, aggiornando i divieti, introducendo misure di sequestro e ulteriori misure che rafforzano, sostanzialmente, il quadro sanzionatorio. L'obiettivo è quello di creare un sistema più chiaro, più nitido, che consenta alle autorità di controllo di operare con riferimenti normativi meno ambigui di quelli che attualmente disciplinano la materia.

Da questo punto di vista è un intervento condivisibile, assolutamente ragionevole, che ha una sua coerenza e che, però, evidenzia delle criticità, che sono sostanzialmente due. La prima: il testo, pur ampliando i divieti, non affronta un nodo centrale, cioè quello delle risorse necessarie per l'attuazione e la concretizzazione dei controlli, elemento indispensabile per rendere effettive ed efficaci le norme. Il fenomeno è diffuso, e quindi richiede una sorveglianza capillare, che risulta complessa a causa della carenza di personale e mezzi.

Una normativa chiara rischia di non produrre risultati, di non produrre effetti nel concreto, se non è accompagnata da un adeguato supporto operativo. Il secondo elemento di criticità riguarda la tracciabilità del pescato. Parte delle problematiche deriva dalla difficoltà nel verificare l'origine dei prodotti ittici e nell'evitare l'ingresso del pescato illegale nel mercato. Su questo aspetto gli interventi sono presenti, ma rimangono margini per dei miglioramenti che potevano essere già concretizzati con il provvedimento odierno. Manca, inoltre, una visione complessiva.

Il bracconaggio non è solo un reato da reprimere, è legato alla gestione sostenibile delle acque interne, alla cooperazione tra i livelli istituzionali, al bilanciamento tra la tutela ambientale e le attività economiche lecite. Quindi, una strategia nazionale più ampia avrebbe potuto rendere il provvedimento più incisivo e più efficace, assolutamente più efficace.

Questi limiti, ovviamente, secondo noi non annullano gli aspetti positivi del testo, però ne limitano, ne perimetrano in maniera troppo circoscritta la portata. È un passo avanti utile ma non risolutivo, a nostro avviso. È su questo equilibrio che si fonda la posizione del nostro gruppo. Optiamo per l'astensione perché il provvedimento contiene, sì, degli elementi migliorativi che non intendiamo ostacolare, che non vogliamo assolutamente non sottolineare ma, allo stesso tempo, non possiamo esprimere un voto favorevole su un intervento che non affronta alla radice le criticità operative.

La nostra astensione è un segnale di responsabilità istituzionale: riconosciamo il lavoro svolto ma richiediamo un impegno ulteriore affinché la normativa trovi concreta effettiva applicazione. Auspichiamo che, dopo questa fase, si proceda a rafforzare la capacità operativa degli organi di controllo, a migliorare la cooperazione istituzionale e a definire una strategia più ampia capace di tutelare le acque interne e le attività che da esse dipendono. In questo contesto, noi confermiamo la nostra astensione (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Morfino. Ne ha facoltà.

DANIELA MORFINO (M5S). Presidente, colleghi e colleghe, oggi discutiamo un tema che non può più essere trattato come una questione solo di settore. Il bracconaggio ittico è ormai una vera emergenza nazionale, un fenomeno che attraversa territori, regioni e perfino confini, e che si intreccia sempre di più con reti criminali organizzate. E mentre questo sistema illegale cresce, lo Stato cosa fa? Arriva tardi. E con questa proposta di legge, purtroppo, arriva anche male. Il bracconaggio non è pesca, è devastazione. Il bracconaggio ittico non è un comportamento irregolare, non è un'infrazione minore: è un crimine ambientale che devasta gli ecosistemi, altera gli equilibri naturali, impoverisce la biodiversità e distrugge l'economia legale dei pescatori onesti.

Parliamo di reti illegali, elettrostorditori, veleni e sostanze che sterminano tutto, tutto ciò che incontrano. E tutto questo per alimentare un mercato parallelo che vale milioni gestito da vere e proprie zoomafie, capaci di incassare perfino 40.000 euro a settimana. Uno scenario grave documentato da procure, Forze dell'ordine e associazioni ambientaliste. E davanti a questo quadro lo Stato dovrebbe reagire con decisione. Invece no, questo testo non è all'altezza di questa emergenza.

La prima grande criticità è lampante: le deroghe inserite nel testo. Queste deroghe sono incomprensibili e così rendono la legge vuota: deroghe sulla pesca delle specie eurialine, deroghe sul gambero di fiume, deroghe che aprono crepe enormi nella norma. Ma davvero pensiamo di contrastare un fenomeno criminale introducendo le eccezioni nella stessa legge che dovrebbe vietarlo? È un controsenso, è una porta spalancata agli abusi, è un segnale di debolezza. Noi abbiamo presentato emendamenti per eliminare queste scappatoie, ma voi avete scelto di mantenerle: avete difeso le eccezioni invece delle regole e avete difeso la debolezza invece dell'efficacia.

Poi ci sono le sanzioni. Restano queste sanzioni basse, poco chiare, insufficienti come deterrenza: così non si ferma nessuno, colleghi. Noi, invece, abbiamo chiesto il raddoppio delle sanzioni, la confisca obbligatoria di mezzi e attrezzature, la revoca delle licenze ai recidivi, pene realmente proporzionate al danno ambientale. Tutto respinto dalla maggioranza. Ma è evidente che, se lasci in mano ai bracconieri gli strumenti del reato, il bracconaggio non finirà mai.

E ancora, i controlli sono deboli. Abbiamo chiesto anche un rafforzamento di questi controlli coinvolgendo Carabinieri forestali, Guardia di finanza, Capitaneria di porto, volontari qualificati: nessuna apertura. E allora diciamolo chiaramente, colleghi: senza controlli questa legge non può funzionare. Stiamo scrivendo una norma che pretende risultati senza prevedere strumenti adeguati. E poi non c'è alcuna risorsa stabile, così non esiste una strategia. Il Fondo antibracconaggio, istituito nel 2016, è ancora privo di una base finanziaria solida. Noi abbiamo proposto di destinarvi i proventi delle sanzioni e di renderlo strutturale con almeno 3 milioni di euro ogni anno. La maggioranza ha detto “no”, un'altra occasione persa. Ma come si può pensare, allora, di contrastare una rete criminale con risorse occasionali senza un piano pluriennale? Ve lo chiedo. Servono mezzi adeguati alle pattuglie, droni, telecamere, tecnologie di sorveglianza, formazione per il personale, interventi mirati nei fiumi più colpiti: senza fondi, tutto questo resta sulla carta.

Per noi questo è un testo confuso, pieno di ambiguità, lacunoso, contraddittorio, poco coordinato con la normativa vigente e rischioso perché mescola l'illecito amministrativo e fattispecie penali senza un disegno chiaro. È una legge affrettata, colleghi, poco ponderata; una legge più utile a dire “abbiamo fatto qualcosa” che a risolvere davvero un problema serio.

E allora chi sono le vere vittime? Le vere vittime sono i pescatori onesti e i territori; i pescatori onesti, quindi, i gestori delle acque interne, le comunità locali che vivono di turismo ambientale, gli ecosistemi che impiegano anni per riprendersi. Il bracconaggio non ruba solo pesce, ruba lavoro, ruba legalità, ruba lavoro ai territori. E la nostra posizione oggi, colleghi, è di astensione, ma è un'astensione netta e critica, un'astensione che è un atto politico chiaro: non siamo contrari all'intenzione di intervenire, ma non possiamo avallare una legge così debole, così piena di falle e così poco coraggiosa.

Vogliamo una legge forte, chiara, senza deroghe, con risorse adeguate e tempestive, con sanzioni efficaci e con controlli reali, e continueremo a pretenderla. Noi continueremo a portare la voce dei territori colpiti, le richieste degli operatori onesti e le proposte delle Forze dell'ordine che ogni giorno combattono questo fenomeno: la difesa della biodiversità e della legalità, perché l'ambiente, cari colleghi, non è una bandiera da sventolare, ma è un bene comune da difendere con strumenti veri, non con provvedimenti annacquati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto comprensivo statale “Giovanni XXIII” di Pineto, in provincia di Teramo, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).

Ha chiesto di parlare il deputato Gatta. Ne ha facoltà.

GIANDIEGO GATTA (FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, la proposta di legge oggi alla nostra attenzione è stata approvata dal Senato il 27 marzo 2024 ed affronta il tema della pesca illegale e del bracconaggio ittico nelle acque interne, elencando le attività vietate in tali siti. Questo perché tutte le acque interne del territorio nazionale sono interessate dal fenomeno, sempre più dilagante, della pesca illegale e del bracconaggio ittico il cui pescato, di dubbia tracciabilità, di incerta provenienza e di carente certificazione sanitaria, non trova grande apprezzamento sul territorio nazionale e la cui destinazione trova particolare collocazione principalmente nei mercati dell'Est europeo, laddove viene trasformato e commercializzato.

Non è un caso che spesso autori di tali fenomeni siano cittadini dell'Europa dell'Est, che compiono vere e proprie mattanze, riuscendo a lucrare, Presidente, dai 20.000 ai 40.000 euro a settimana per tale attività illegale che attenta all'ambiente e all'ecosistema ed al tasso di biodiversità. Il costante e massiccio prelievo di fauna ittica, anche pregiata, da parte di gruppi organizzati avviene con mezzi vietati ad elevata capacità di cattura e distruttivi per l'intero ecosistema acquatico, come l'utilizzo di corrente elettrica - i cosiddetti elettrostorditori -, di materie esplosive, di veleni e di altre sostanze chimiche, di reti vietate per struttura delle maglie e per la loro collocazione, ed addirittura di prosciugamento di interi tratti fluviali. Il tutto con un giro di affari di circa 3 milioni di euro annui, un giro che la nostra collettività paga con il sensibile depauperamento della risorsa ittica e che incide in modo sensibilmente negativo sulle attività economiche riconducibili al settore della pesca sportivo-ricreativa, come le aziende produttrici, le strutture ricettive, gli operatori turistici, le attività commerciali, oltre ad essere in netto contrasto con la normativa in materia ambientale.

Va anche detto - per dovere di esaustiva rappresentazione delle varie sfaccettature del fenomeno - che molto spesso la pesca illegale viene esercitata da possessori di licenza di tipo professionale, di nazionalità prevalentemente straniera, i quali però usano tale licenza non tanto per esercitare una reale attività di pesca, quanto per riuscire ad ottenere la regolarizzazione del pescato in modo da poterlo commercializzare ed indirizzare verso i Paesi esteri. Il tutto esponendo i consumatori a gravi danni per la salute, aggirando ogni ostacolo di legge finalizzato al controllo e alla tracciabilità.

Vale la pena di soffermarsi per un attimo sulla disamina degli articoli più significativi contenuti in questo provvedimento che introduce nella definizione di acque interne anche le acque lagunari e individua in un apposito allegato, l'allegato 1, i grandi laghi e i cosiddetti laghi minori. Ebbene, il nuovo testo legislativo prevede il divieto di pescare, detenere, trasbordare, sbarcare, trasportare e commercializzare le specie di cui si vieta la cattura in qualunque stadio di crescita e mi spiace che questo aspetto non sia stato sottolineato da chi mi ha preceduto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE); mi spiace davvero perché spesso si estrapola surrettiziamente questo o quel contenuto dal dettato normativo, soltanto poi per piegarlo alle proprie capacità di analisi critica, ma non per analizzarne l'effettiva portata normativa.

Ed ancora c'è il divieto di stordire, uccidere e catturare la fauna ittica con materiali esplosivi di qualunque tipo, con la corrente elettrica e con il versamento di sostanze tossiche o anestetiche nelle acque, perché anche questo purtroppo accade. C'è il divieto di catturare la fauna ittica provocando l'asciutta, anche parziale, dei corpi idrici; per l'esercizio della pesca sportiva, il divieto di utilizzare reti, attrezzi, tecniche o materiali non configurabili come sistemi di pesca sportiva ai sensi dei regolamenti e delle leggi vigenti; il divieto di utilizzare attrezzi per la pesca professionale nelle acque dove tale pesca non è consentita o senza essere in possesso del relativo titolo abilitativo; il divieto di utilizzare reti e altri attrezzi per la pesca professionale difformi, per lunghezza o dimensione della maglia, da quanto previsto dai regolamenti vigenti. Il nuovo comma 2-ter dell'articolo 40 dispone che la detenzione e l'utilizzo di reti, attrezzi, tecniche o materiali non configurabili come sistemi di pesca sportiva siano consentiti esclusivamente - e ripeto “esclusivamente” - nell'ambito di interventi di recupero e trasferimento, autorizzati dagli enti preposti, organizzati al fine di tutelare l'igienicità delle acque destinate al fabbisogno potabile o per ragioni di pubblico interesse o per motivi di studio o per la salvaguardia della fauna ittica che si trovi in situazioni di carenza idrica.

Il testo prevede inoltre un inasprimento delle sanzioni - e dell'inasprimento non si è parlato abbastanza - per le violazioni dei divieti, contemplando l'arresto da due mesi a due anni e l'ammenda da 2.000 a 12.000 euro, oltre alla sospensione della licenza di pesca per tre anni e la chiusura dell'esercizio commerciale che venda le specie vietate da 15 a 30 giorni. Mi verrebbe voglia di dire: cos'altro potevamo fare di più? Come potevamo ulteriormente inasprire la portata sanzionatoria di questo provvedimento nei confronti di coloro i quali attentano (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) all'ecosistema, all'ambiente, al nostro pescato? Va allora anche detto che il materiale ittico sequestrato ancora vivo o vitale è reimmesso immediatamente nei corsi d'acqua, qualora tale reimmissione sia compatibile con le norme relative alla conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatica.

Per riassumere e concludo, trattasi di un testo di legge che risponde appieno alla sensibilità di Forza Italia di tutelare l'ambiente e l'ecosistema, mettendo al riparo le nostre risorse ittiche da comportamenti illegali ed irresponsabili che attentano a ciò che noi invece abbiamo il dovere di preservare e trasmettere alle future generazioni. Ecco perché, Presidente, ecco perché, signor Sottosegretario, il voto di Forza Italia non potrà che essere a favore di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (LEGA). Grazie, Presidente, Governo. Oggi siamo qui per analizzare questo provvedimento, un disegno di legge che parla proprio di quelle norme che serviranno a contrastare il bracconaggio ittico.

Il bracconaggio ittico è un fenomeno che, purtroppo, nel nostro Paese è andato ad aumentare sempre di più negli ultimi dieci anni. Ha colpito principalmente le regioni del Nord, soprattutto le regioni che hanno acque interne, quindi grandi laghi, fiumi. Una regione come la mia, l'Emilia-Romagna, è una regione che è stata fortemente colpita dal bracconaggio in questi anni sulle sponde del fiume Po, in quelle zone delle aree interne che con questo provvedimento andiamo a determinare, all'interno del territorio nazionale. L'emergenza del bracconaggio è reale, grave. È un'emergenza strutturata che ha portato in questi anni vere e proprie bande di delinquenti organizzate sul nostro Paese, come ha detto anche chi mi ha preceduto prima, il collega Gatta, spesso provenienti dai Paesi dell'Est, che hanno preso di mira il nostro Paese proprio quando, all'interno dei loro Paesi, si sono attuati provvedimenti che miravano a contrastare questo tipo di attività illecita sul territorio.

Oggi, quindi, con questo disegno di legge andiamo a cercare di dare soluzioni, di dare risposte concrete, soprattutto risposte che vadano a salvaguardia dell'ambiente, della nostra fauna ittica, ma diamo anche strumenti a tutte le Forze di polizia, a tutte quelle forze che si sono messe a lavoro in questi anni per contrastare questo fenomeno dilagante che, come ho detto poc'anzi, vede vere e proprie squadre di delinquenti veri, anche organizzati, con strutture organizzate, a volte con stampo di tipo veramente mafioso. Ci sono quindi stati anche diversi casi dove sono state assalite le Forze dell'ordine. Ci sono i volontari che, ovviamente, vogliamo ringraziare insieme alle Forze dell'ordine, che hanno contrastato in questi anni questo fenomeno, anche a volte con molto rischio nel cercare di ostacolare e di fermare questo fenomeno delinquenziale.

Il bracconaggio ha raggiunto dimensioni tali in questi anni da richiedere interventi straordinari. Con questo disegno di legge andiamo a colmare, diamo degli strumenti, cerchiamo di aumentare le pene. Dispiace vedere come i colleghi del MoVimento 5 Stelle cerchino sempre di essere contrari a qualsiasi provvedimento che si porta all'interno di quest'Aula, perché comunque avrebbero fatto prima a dire: siamo contrari alla pesca. In quel modo avrebbero perlomeno detto che sono contrari alla pesca e non si può più pescare nulla nemmeno nel pieno rispetto delle regole.

Dire che questo provvedimento non prevede sanzioni è una bugia detta all'interno di quest'Aula perché, come è già stato ricordato da alcuni colleghi, sono previste sanzioni amministrative fino a 12.000 euro, addirittura in alcuni casi è previsto l'arresto fino a due anni. Come è stato suggerito prima, quindi, cosa si poteva fare di più?

È comunque una norma che va a contrastare un'attività illecita e assolutamente va a cercare di supportare il settore di chi fa la pesca in modo normato, di chi rispetta le regole e di chi cerca, ovviamente, di rispettare quello che è il nostro ambiente, quelle che sono le nostre acque interne. Con questo provvedimento si vanno anche a mettere all'interno delle sanzioni il sequestro e la confisca dei beni che vengono utilizzati per la pesca illegale. Si cerca di andare a contrastare tutti quei sistemi di pesca che non sono contemplati. A volte vengono utilizzati sistemi come esplosivi all'interno delle acque, scariche elettriche, reti che non sono regolari.

Quindi vanno, oltre che a pescare, a creare un danno a chi fa l'attività di pesca in modo regolare e anche a creare proprio un danno all'ecosistema perché portata avanti con strumenti che non sono leciti, che non sono legittimi. Oltre che a mettere anche in discussione quella che è la sicurezza alimentare, perché non dimentichiamoci che la pesca portata avanti in questo modo poi va a portare centinaia e centinaia di chili di pesce sui nostri mercati, sui mercati stranieri, ma anche su mercati paralleli nazionali, dove le Forze dell'ordine spesso hanno individuato traffico di pesce illegale proprio all'interno anche del nostro mercato nazionale.

Voglio anche aggiungere, Presidente, che negli ultimi anni sono state eseguite operazioni anche molto complesse dalle Forze dell'ordine, che hanno dimostrato, oltre che un livello crescente di questo fenomeno, anche proprio un livello di aggressività, che è diventato sempre più pericoloso. Quindi, non è un fenomeno isolato quello del bracconaggio, ma è un fenomeno di sistema, un fenomeno che è diventato un saccheggio sistematico del nostro patrimonio ambientale, ed è sempre stato più difficile contrastarlo.

Quindi, oggi un ringraziamento va proprio a tutte quelle persone che lo hanno contrastato in questi anni. Con questo disegno di legge avranno sicuramente degli strumenti attivi che permetteranno loro di salvaguardare il nostro patrimonio ittico, di contrastare la criminalità, di tutelare il nostro ambiente e dare un rispetto a quelle che sono le regole proprio per chi pratica la pesca in modo onesto e rispettando le norme che sono all'interno del nostro Paese.

Credo che questo disegno di legge sia un esempio di come dal Parlamento, anche grazie al lavoro che è stato fatto dai colleghi del Senato, grazie alle audizioni, ascoltando le associazioni di categoria, ascoltando le associazioni di pesca, sia uscito un lavoro che va sicuramente a favore di questo settore e possa dare una risposta concreta a quella che è un'esigenza vera all'interno del settore della pesca, del comparto della pesca. Un settore che è stato colpito sicuramente da grandi difficoltà.

Quindi, contrastare la pesca illegale è sicuramente anche una dimostrazione… che questo Governo sta dimostrando un'attenzione all'interno del mondo dell'agricoltura, all'interno del mondo della caccia, all'interno del mondo della pesca, che va a tutelare tutto ciò che è regolare e, invece, va a punire tutto ciò che è irregolare, va a punire chi non rispetta le regole. Proprio per questo, Presidente, il gruppo Lega-Salvini Premier esprimerà un voto convintamente favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Romeo. Ne ha facoltà.

NADIA ROMEO (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi ci troviamo a votare un provvedimento che - qualcuno lo ha detto prima - sembra che non debba avere un ruolo centrale nelle politiche parlamentari, perché, magari, molti che non vivono i territori immaginano che sia un problema di semplice frodo. Ma, invece, chi viene da quei territori, dai territori del Delta, delle province di Rovigo, Ferrara, Mantova, Ravenna e Padova, come me, sa che non parliamo più di semplice frodo, ma di un fenomeno criminale strutturato, organizzato con ruoli, gerarchie, competenze tecniche e profitti davvero rilevanti. Nelle audizioni le Forze dell'ordine ci hanno fornito dati concreti.

Ogni gruppo può guadagnare da 20.000 a 40.000 euro a settimana, operando in squadre da 4 o 5 persone, prevalentemente di notte e in aree difficili da controllare. Solo lungo l'asta del Po si contano oltre 200 bracconieri abituali e il giro d'affari complessivo stimato supera i 5 o 6 milioni di euro all'anno. Cosa significa bracconaggio ittico? Noi non stiamo parlando di pescatori improvvisati, parliamo di persone che svuotano interi tratti di fiume o di lago con reti illegali lunghe centinaia di metri.

Utilizzano elettrostorditori, veleni e fertilizzanti che devastano pesci, microfauna ed ecosistemi. Catturano specie protette, spesso in periodo di riproduzione, compromettendo i cicli biologici e la biodiversità. Trasportano il pescato senza catena del freddo e senza garanzie sanitarie, immettendolo poi in mercati paralleli, con documenti falsi, depositi irregolari e ristoranti compiacenti. Alimentano reati collaterali: furti di barche e motori, pendolarismo fluviale, traffici con l'Est Europa e riciclaggio.

Questo, quindi, come vedete, non è più un fenomeno marginale, ma è un vero e proprio business criminale, che distrugge l'ambiente, danneggia l'economia legale, la pesca legale e la pesca sportiva, che coinvolge oggi oltre 2 milioni di cittadini, e che mette a rischio la salute pubblica. È anche un problema ormai europeo, perché mette in crisi anche quegli obiettivi delle direttive Habitat e Acque, che impongono di tutelare gli habitat naturali e lo stato ecologico delle acque. Ogni volta che un fiume viene svuotato o un ecosistema devastato rischiamo di non rispettare impegni chiari e vincolanti a livello europeo.

Alcune associazioni nelle audizioni, come la Federazione pesca sportiva ed attività subacquee, hanno detto che gli ecosistemi non hanno più - cito testualmente - il tempo di rigenerarsi, il bracconaggio svuota i fiumi e danneggia tutto il nostro settore. Allora intervenire era necessario? Sì, davvero era necessario. Non possiamo non riconoscere che alcuni passi avanti e alcuni contenuti di questo testo sono contenuti condivisibili, ma sono miglioramenti semplicemente parziali. Dobbiamo essere chiari, questa legge non è la risposta che i nostri territori si attendono.

Perché? Per un motivo semplice: mancano le risorse. Con l'invarianza finanziaria non può esserci una risposta vera e incisiva, e non si contrastano organizzazioni criminali strutturate senza uomini, senza mezzi, senza turni notturni e senza controllo della filiera commerciale. Non possiamo pensare che le guardie volontarie, che ringraziamo per il loro impegno, possano essere l'argine principale contro bande professionali che operano di notte con mezzi potenti e con logistica consolidata. Ce lo hanno detto loro nelle audizioni: siamo volontari, non possiamo sostituirci allo Stato. Ce lo hanno detto loro.

Restano anche altre criticità. Il sistema sanzionatorio, collega Gatta, non è omogeneo, non è sufficiente e non costituisce un deterrente vero per questo tipo di sistema. La recidiva non viene affrontata con la necessaria severità e manca una strategia nazionale coerente, perché il fenomeno ormai da Nord si sta estendendo anche al Sud, e la tracciabilità commerciale non è rafforzata, lasciando quindi aperta tutta la questione di una filiera parallela.

Per questo motivo noi, credendo fortemente che questa sia una proposta da portare all'attenzione dell'Aula e del nostro Parlamento, abbiamo provato a presentare un ordine del giorno, e ringrazio anche per averci dato un parere favorevole, ma con una riformulazione, però. E noi lì chiedevamo che cosa? Chiedevamo di reperire risorse, organici e mezzi adeguati, perché non è che lo chiediamo noi, ma sempre nelle audizioni i Carabinieri forestali e le Forze dell'ordine ci hanno detto - cito testualmente - che le sanzioni attuali non intimidiscono chi ha profitti così alti.

Quindi, questo è un elemento davvero centrale e davvero importante. Anche rendere il sistema sanzionatorio omogeneo è importante, così come rafforzare la tracciabilità del pescato e i controlli sugli esercizi commerciali, istituire un fondo antibracconaggio stabile, costruire una strategia nazionale coerente con tutti gli obblighi europei. Questo chiedevamo per cercare di migliorare una norma che, lo abbiamo detto, ha fatto sì dei passi avanti, ma sui cui davvero non possiamo votare a favore, perché farlo significherebbe dire ai cittadini di quei territori e ai pescatori di quei territori che noi abbiamo risolto il problema e che questa legge è la risposta. Ma non lo è! Non lo è senza risorse, senza uomini, senza mezzi, senza presidi e senza controlli. Senza tutto questo non si può contrastare questo fenomeno.

Per questo, come Partito Democratico, annunciamo la nostra astensione. È un'astensione motivata e responsabile, un'apertura per dire: bene, possiamo fare di più, impegniamoci a cambiare questo percorso, diamo risorse, uomini, mezzi, cerchiamo di garantire e sostenere davvero l'economia legale e la salute pubblica e di combattere la criminalità organizzata.

Noi su questi temi ci saremo sempre, abbiamo fatto la nostra parte con le proposte rispetto a questa proposta di legge, ma purtroppo non è sufficiente, e noi dobbiamo essere seri e responsabili verso i territori, ai quali dobbiamo dire che purtroppo non è la soluzione, ma solo un passo avanti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ciaburro. Ne ha facoltà.

MONICA CIABURRO (FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghi, la legge oggi in esame e già approvata dal Senato in prima lettura rappresenta un passo significativo nella tutela delle nostre acque interne e nella salvaguardia della fauna ittica dai fenomeni di bracconaggio e pesca illegale.

Le modifiche proposte all'articolo 40 della legge 28 luglio 2016, n. 154, mirano a rafforzare le misure contro il bracconaggio ittico, fenomeno che minaccia non solo l'ecosistema acquatico ma anche le attività economiche legate alla pesca. Il depauperamento della risorsa ittica nelle aree fluviali è un fenomeno pericoloso, causato anche dal massiccio prelievo di fauna ittica con mezzi vietati ed invasivi.

Addentrandomi nel merito, il provvedimento introduce una definizione più precisa dell'esercizio illegale della pesca nelle acque interne, includendo ogni azione di cattura o prelievo effettuata con materiali, mezzi e attrezzature vietati dalla legge, nonché modalità non conformi alle normative vigenti.

Viene altresì specificato che per acque interne si intendono fiumi, laghi ed acque dolci, salse o salmastre o lagunari delimitati rispetto al mare dalla linea congiungente i punti più foranei degli sbocchi dei bacini, dei canali e dei fiumi, e ciò in conformità al nuovo comma 1, modificato dal testo del provvedimento.

Queste disposizioni pongono, dunque, le basi per un intervento più mirato da parte delle nostre Forze dell'ordine, alla luce del mutato scenario in cui si trovano ad intervenire per garantire legalità e tutela ai nostri habitat.

Proprio in questo senso, non solo si circoscrivono le aree oggetto di divieto, con riferimento specifico ai laghi indicati nell'allegato 1 del provvedimento (8 grandi laghi e 22 laghi minori) e anche alle acque salmastre e lagunari, ma si istituisce un doppio regime per le acque lacustri nell'allegato e per quelle invece escluse da tale elenco secondo i nuovi commi 2-bis, 2-ter e 2-quater.

Quanto ai divieti, il testo conferma e rafforza il divieto di pescare, detenere, trasbordare, sbarcare, trasportare e commercializzare specie ittiche in violazione della normativa, nonché l'uso di materiali esplosivi (corrente elettrica, sostanze tossiche o anestetiche) e la pratica di provocare l'asciutta, anche parziale, dei corpi idrici per la cattura della fauna ittica.

Oltre al quadro sanzionatorio, è altresì rafforzato il potere di sequestro e confisca: il nuovo comma 6 dell'articolo 40 prevede che gli agenti accertatori procedano al sequestro e alla confisca del pescato, degli strumenti e attrezzi utilizzati, nonché dei natanti e dei mezzi di trasporto o conservazione del pescato, anche se di terzi o non utilizzati unicamente a tali fini.

Un aspetto di rilievo riguarda la cooperazione istituzionale e territoriale: il nuovo comma 7-bis dell'articolo 40, introdotto da questo testo, consente l'accertamento delle violazioni da parte delle guardie volontarie delle associazioni di protezione ambientale riconosciute, nonché delle guardie addette alla vigilanza dei parchi nazionali e regionali.

È importante sottolineare che, al contempo, le attività di recupero e trasferimento della fauna ittica autorizzate dagli enti preposti per motivi di tutela dell'igienicità delle acque destinate al fabbisogno potabile, laddove motivate, continuano ad essere consentite. Questo equilibrio tra la necessità di proteggere l'ecosistema e la possibilità di interventi mirati permette di mettere a sistema diverse esigenze di cura e gestione del territorio.

Certamente, le modifiche intervenute alla Camera renderanno necessario un ritorno in terza lettura al Senato, ma non per questo privando di rilevanza il lavoro profuso per arrivare al testo posto in votazione oggi.

Un aspetto particolarmente rilevante di questo provvedimento è rappresentato dal rafforzamento del quadro normativo volto a consentire ai pescatori di operare in condizioni di legalità, sicurezza e serenità.

Questo provvedimento, infatti, introduce definizioni più chiare e strumenti più efficaci per distinguere con nettezza chi esercita la pesca nel rispetto delle regole da chi, invece, con comportamenti illegali, arreca danno all'ambiente ed alla collettività tutta.

Attraverso la repressione più severa del bracconaggio e la valorizzazione delle attività regolari, questo disegno di legge contribuisce a ristabilire un contesto competitivo leale, nel quale chi rispetta la legge non si trova penalizzato rispetto a chi agisce nell'illegalità.

Concludo, signor Presidente. Questo disegno di legge rappresenta un ulteriore tassello nella costruzione di una gestione degli stock ittici in ambito fluviale attenta e responsabile, nella solida convinzione che con questo testo contribuiremo, in modo significativo, alla salvaguardia delle nostre risorse naturali, alla tutela della biodiversità, al contrasto delle pratiche illegali che ne minacciano l'integrità e, al contempo, al sostegno delle attività legali di pesca, che rappresentano un valore per la Nazione tutta.

Pertanto, non posso che annunciare il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 1806​ e abbinata)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1806​ e abbinata)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 1806​: S. 316 - "Modifiche all'articolo 40 della legge 28 luglio 2016, n. 154, in materia di contrasto del bracconaggio ittico nelle acque interne" (Approvata dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 43).

Dichiaro così assorbita l'abbinata proposta di legge n. 830​.

Secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame dei successivi argomenti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna si intende rinviato ad altra seduta.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà. Colleghi, vi prego di lasciare l'Aula in silenzio per consentire al collega di svolgere il suo intervento in un clima adeguato. Prego, onorevole.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. In queste ore le immagini da Gaza ci mostrano l'orrore di due anni di guerra, di macerie. Fateci dire che in quel fango, in quell'acqua, che sta travolgendo tutto - un sistema fognario bombardato, chilometri, chilometri e chilometri di macerie che non sono state tolte, rimosse - dopo anni di crimini, crimini contro l'umanità, le immagini di quei bambini che, al freddo, provano a fermare quell'acqua dalle tende, ci fa rivolgere un appello a tutte le autorità competenti, alla comunità internazionale.

La verità è che, dopo il cessate il fuoco, dopo la tregua, è calata l'attenzione mediatica, ma gli aiuti umanitari non entrano: entrano con il contagocce, mentre l'acqua travolge tutto e travolge persone affamate, affaticate, malate.

Con questo appello rinnoviamo l'invito a tenere gli occhi aperti su quell'occupazione, su quell'apartheid e su quelle persone che, disperatamente, chiedono di riavere una vita (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Venerdì 28 novembre 2025 - Ore 9,30:

1. Svolgimento di interpellanze urgenti .

La seduta termina alle 13,15.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 1 il deputato Bruno ha segnalato che si è erroneamente astenuto mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario;

nella votazione n. 2 le deputate Marrocco e Tassinari hanno segnalato che hanno erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbero voluto esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 6, 12, 17, 19 e 25 la deputata De Micheli ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 7 i deputati Alessandro Colucci e Pella hanno segnalato che hanno erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbero voluto esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 8 la deputata Montaruli ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 14 il deputato Penza ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 19 il deputato Trancassini ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario;

nella votazione n. 21 i deputati Dell'Olio e Furfaro hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 22 la deputata Andreuzza ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 25 e 35 il deputato Soumahoro ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 30 il deputato Furfaro ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 31 la deputata L'Abbate ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DDL 2673 - DICHIARAZIONE DI URGENZA 200 199 1 100 116 83 93 Appr.
2 Nominale PDL 834 - DICHIARAZIONE DI URGENZA 202 193 9 97 78 115 92 Resp.
3 Nominale PDL 1042-A E ABB - EM. 1.2 204 202 2 102 86 116 92 Resp.
4 Nominale EM 1.3 203 202 1 102 88 114 92 Resp.
5 Nominale EM 1.4 203 201 2 101 87 114 92 Resp.
6 Nominale EM 1.5 203 201 2 101 87 114 92 Resp.
7 Nominale ARTICOLO 1 203 202 1 102 197 5 92 Appr.
8 Nominale SUBEM 0.2.1013.1 203 201 2 101 92 109 92 Resp.
9 Nominale SUBEM 0.2.1013.2 204 203 1 102 89 114 92 Resp.
10 Nominale SUBEM 0.2.1013.3 207 205 2 103 93 112 92 Resp.
11 Nominale SUBEM 0.2.1013.4 208 206 2 104 92 114 92 Resp.
12 Nominale SUBEM 0.2.1013.6 205 203 2 102 92 111 92 Resp.
13 Nominale EM 2.1013 210 117 93 59 114 3 92 Appr.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale EM 2.1001 208 203 5 102 87 116 92 Resp.
15 Nominale EM 2.1009 210 208 2 105 90 118 92 Resp.
16 Nominale EM 2.1010 208 206 2 104 90 116 92 Resp.
17 Nominale EM 2.1012 207 205 2 103 90 115 92 Resp.
18 Nominale ARTICOLO 2 217 124 93 63 123 1 92 Appr.
19 Nominale EM 3.30 214 212 2 107 92 120 92 Resp.
20 Nominale ARTICOLO 3 215 183 32 92 183 0 92 Appr.
21 Nominale EM 4.2 211 208 3 105 91 117 92 Resp.
22 Nominale EM 4.3 213 210 3 106 91 119 92 Resp.
23 Nominale ARTICOLO 4 216 185 31 93 184 1 92 Appr.
24 Nominale ODG 9/1042-A E ABB/5 209 156 53 79 37 119 92 Resp.
25 Nominale ODG 9/1042-A E ABB/6 208 160 48 81 40 120 92 Resp.
26 Nominale ODG 9/1042-A E ABB/7 213 161 52 81 40 121 92 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale ODG 9/1042-A E ABB/9 214 213 1 107 94 119 92 Resp.
28 Nominale ODG 9/1042-A E ABB/11 214 212 2 107 92 120 92 Resp.
29 Nominale ODG 9/1042-A E ABB/12 213 213 0 107 93 120 92 Resp.
30 Nominale ODG 9/1042-A E ABB/14 216 214 2 108 93 121 92 Resp.
31 Nominale PDL 1042-A E ABB - VOTO FINALE 192 163 29 82 162 1 92 Appr.
32 Nominale PDL 1806 E ABB - EM 1.500 183 183 0 92 182 1 92 Appr.
33 Nominale EM 1.4 181 177 4 89 77 100 92 Resp.
34 Nominale EM 1.8 179 175 4 88 77 98 92 Resp.
35 Nominale EM 1.10 179 178 1 90 77 101 91 Resp.
36 Nominale EM 1.12 185 184 1 93 82 102 91 Resp.
37 Nominale ARTICOLO 1 182 179 3 90 177 2 91 Appr.
38 Nominale ART AGG 1.01000 179 178 1 90 77 101 91 Resp.
39 Nominale ODG 9/1806 E ABB/1 184 183 1 92 81 102 91 Resp.


INDICE ELENCO N. 4 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 43)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nominale ODG 9/1806 E ABB/2 185 184 1 93 80 104 91 Resp.
41 Nominale ODG 9/1806 E ABB/5 187 187 0 94 81 106 91 Resp.
42 Nominale ODG 9/1806 E ABB/6 186 182 4 92 78 104 91 Resp.
43 Nominale PDL 1806 E ABB - VOTO FINALE 163 101 62 51 101 0 90 Appr.