XIX LEGISLATURA
ORGANIZZAZIONE DEI TEMPI DI ESAME: DOC. II, N. 11, DDL N. 2370 E DDL N. 2605
Doc. II, n. 11 – Modifiche al Regolamento per la razionalizzazione del lavoro parlamentare e la valorizzazione del ruolo delle Commissioni, per l'abolizione del termine delle 24 ore in caso di posizione della questione di fiducia, per il rafforzamento dello statuto delle opposizioni, delle attività di indirizzo, informazione e controllo, per la revisione della disciplina dei Gruppi e delle procedure di collegamento con l'Unione europea e per l'aggiornamento del testo
Tempo complessivo: 13 ore, di cui:
• discussione sulle linee generali: 7 ore;
• seguito dell'esame: 6 ore.
| Discussione generale | Seguito dell'esame | |
| Relatori |
30 minuti
(complessivamente) |
30 minuti
(complessivamente) |
| Richiami al Regolamento | 5 minuti | 5 minuti |
| Tempi tecnici | 10 minuti | |
| Interventi a titolo personale | 1 ora e 11 minuti |
1 ora
(con il limite massimo di 7 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato) |
| Gruppi | 5 ore e 14 minuti | 4 ore e 15 minuti |
| Fratelli d'Italia | 35 minuti | 50 minuti |
| Partito Democratico – Italia democratica e progressista | 33 minuti | 36 minuti |
| Lega – Salvini premier | 32 minuti | 32 minuti |
| Forza Italia – Berlusconi presidente – PPE | 32 minuti | 30 minuti |
| MoVimento 5 Stelle | 32 minuti | 29 minuti |
| Alleanza Verdi e Sinistra | 30 minuti | 16 minuti |
| Azione – Popolari Europeisti Riformatori – Renew Europe | 30 minuti | 16 minuti |
| Noi Moderati (Noi Con L'Italia, Coraggio Italia, Udc e Italia al Centro) – MAIE | 30 minuti | 16 minuti |
| Italia Viva – Il Centro – Renew Europe | 30 minuti | 15 minuti |
| Misto: | 30 minuti | 15 minuti |
| Minoranze Linguistiche | 17 minuti | 9 minuti |
| +Europa | 13 minuti | 6 minuti |
Ddl n. 2370 – Modifica della legge 22 novembre 1988, n. 517, di approvazione dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione
Tempo complessivo: 14 ore e 40 minuti, di cui:
• discussione sulle linee generali: 8 ore;
• seguito dell'esame: 6 ore e 40 minuti.
| Discussione generale | Seguito dell'esame | |
| Relatore | 10 minuti | 20 minuti |
| Governo | 20 minuti | 20 minuti |
| Richiami al Regolamento | 10 minuti | 10 minuti |
| Tempi tecnici | 10 minuti | |
| Interventi a titolo personale | 1 ora e 22 minuti |
46 minuti
(con il limite massimo di 10 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato) |
| Gruppi | 5 ore e 58 minuti | 3 ore e 14 minuti |
| Fratelli d'Italia | 43 minuti | 40 minuti |
| Partito Democratico – Italia democratica e progressista | 47 minuti | 45 minuti |
| Lega – Salvini premier | 36 minuti | 30 minuti |
| Forza Italia – Berlusconi presidente – PPE | 35 minuti | 29 minuti |
| MoVimento 5 Stelle | 41 minuti | 38 minuti |
| Alleanza Verdi e Sinistra | 32 minuti | 24 minuti |
| Azione – Popolari Europeisti Riformatori – Renew Europe | 32 minuti | 24 minuti |
| Noi Moderati (Noi Con L'Italia, Coraggio Italia, Udc e Italia al Centro) – MAIE | 31 minuti | 20 minuti |
| Italia Viva – Il Centro – Renew Europe | 30 minuti | 22 minuti |
| Misto: | 31 minuti | 22 minuti |
| Minoranze Linguistiche | 18 minuti | 12 minuti |
| +Europa | 13 minuti | 10 minuti |
Ddl n. 2605 – Modifica della legge 5 ottobre 1993, n. 409, di approvazione della modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione
Tempo complessivo: 14 ore e 40 minuti, di cui:
• discussione sulle linee generali: 8 ore;
• seguito dell'esame: 6 ore e 40 minuti.
| Discussione generale | Seguito dell'esame | |
| Relatore | 10 minuti | 20 minuti |
| Governo | 20 minuti | 20 minuti |
| Richiami al Regolamento | 10 minuti | 10 minuti |
| Tempi tecnici | 10 minuti | |
| Interventi a titolo personale | 1 ora e 22 minuti |
46 minuti
(con il limite massimo di 10 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato) |
| Gruppi | 5 ore e 58 minuti | 3 ore e 14 minuti |
| Fratelli d'Italia | 43 minuti | 40 minuti |
| Partito Democratico – Italia democratica e progressista | 47 minuti | 45 minuti |
| Lega – Salvini premier | 36 minuti | 30 minuti |
| Forza Italia – Berlusconi presidente – PPE | 35 minuti | 29 minuti |
| MoVimento 5 Stelle | 41 minuti | 38 minuti |
| Alleanza Verdi e Sinistra | 32 minuti | 24 minuti |
| Azione – Popolari Europeisti Riformatori – Renew Europe | 32 minuti | 24 minuti |
| Noi Moderati (Noi Con L'Italia, Coraggio Italia, Udc e Italia al Centro) – MAIE | 31 minuti | 20 minuti |
| Italia Viva – Il Centro – Renew Europe | 30 minuti | 22 minuti |
| Misto: | 31 minuti | 22 minuti |
| Minoranze Linguistiche | 18 minuti | 12 minuti |
| +Europa | 13 minuti | 10 minuti |
COMUNICAZIONI
Missioni valevoli
nella seduta dell'11 febbraio 2026.
Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Cappellacci, Carloni, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Sergio Costa, D'Alessio, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Grippo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Loperfido, Lupi, Maccari, Magi, Mangialavori, Maschio, Mauri, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Pagano, Pellegrini, Pichetto Fratin, Prisco, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rosato, Angelo Rossi, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Sportiello, Tajani, Tenerini, Trancassini, Tremonti, Vaccari, Varchi, Vinci, Zoffili, Zucconi.
(Alla ripresa pomeridiana della seduta)
Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Cappellacci, Carloni, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Sergio Costa, D'Alessio, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Grippo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Loperfido, Lucaselli, Lupi, Maccari, Magi, Mangialavori, Maschio, Mauri, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Mollicone, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Pagano, Pellegrini, Pichetto Fratin, Prisco, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rosato, Angelo Rossi, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Sportiello, Tajani, Tenerini, Trancassini, Tremonti, Vaccari, Varchi, Vinci, Zoffili, Zucconi.
Annunzio di proposte di legge.
In data 10 febbraio 2026 è stata presentata alla Presidenza la seguente proposta di legge d'iniziativa dei deputati:
SIMIANI e MANZI: «Istituzione del Centro di studi “Maestro Alberto Manzi”, in occasione del trentennale della morte» (2795).
Sarà stampata e distribuita.
Assegnazione di progetto di legge
a Commissione in sede referente.
A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, il seguente progetto di legge è assegnato, in sede referente, alla sottoindicata Commissione permanente:
II Commissione (Giustizia):
RAVETTO ed altri: «Modifica all'articolo 609-bis del codice penale in materia di pena applicabile per il delitto di violenza sessuale» (2697) Parere delle Commissioni I e XII.
Annunzio di petizioni.
Piercarmine Lombardi, da Monteforte Irpino (Avellino), e altri cittadini chiedono:
l'incremento dell'organico e la stabilizzazione del personale addetto all'Ufficio per il processo (1440) – alla XI Commissione (Lavoro);
misure per la riduzione delle liste d'attesa e il potenziamento della medicina territoriale nelle aree interne, anche con particolare riferimento all'Irpinia (1441) – alla XII Commissione (Affari sociali);
provvedimenti per garantire la continuità del servizio idrico nei comuni della provincia di Avellino (1442) – alla X Commissione (Attività produttive);
iniziative per assicurare alla città di Avellino un servizio ferroviario regolare ed efficiente (1443) – alla IX Commissione (Trasporti);
Giovanni Peroncini, da Ronciglione (Viterbo), e altri cittadini chiedono:
una serie di misure per realizzare una transizione del sistema alimentare italiano verso un modello etico, sostenibile e basato su un'agricoltura vegetale (1444) – alla XIII Commissione (Agricoltura);
il riconoscimento legale della non necessità dell'alimentazione carnea e la conseguente revisione dell'articolo 19-ter delle disposizioni di coordinamento e transitorie per il codice penale (1445) – alla II Commissione (Giustizia);
Nazareno Elia Rendesi, da Monzuno (Bologna), e altri cittadini chiedono:
il rafforzamento della tutela pubblica delle vittime di violenza, abusi e crimini motivati da pregiudizi (1446) – alla II Commissione (Giustizia);
misure per garantire il corretto funzionamento degli organi di controllo dello Stato (1447) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
l'istituzione di laboratori di fabbrica comunali per la realizzazione di creazioni materiali o digitali (1448) – alla X Commissione (Attività produttive);
Aniello Traino, da Neirone (Genova), e altri cittadini chiedono l'istituzione di un contributo straordinario di solidarietà sugli extra profitti derivanti dai bonus edilizi e sui beneficiari del superbonus 110 per cento (1449) – alla VI Commissione (Finanze);
Francesco Pedone, da Bari, chiede che nell'ordinamento penale italiano non sia introdotta la cosiddetta castrazione chimica (1450) – alla II Commissione (Giustizia);
Francesco Pedone, da Bari, e altri cittadini chiedono:
un provvedimento di indulto per le pene residue inferiori a quattro anni (1451) – alla II Commissione (Giustizia);
un provvedimento di amnistia e indulto (1452) – alla II Commissione (Giustizia);
Mauro Manservigi, da Bondeno (Ferrara), e altri cittadini chiedono che la pinacoteca civica «Galileo Cattabriga» di Bondeno sia trasformata in un museo permanente di arte locale (1453) – alla VII Commissione (Cultura);
Giovanni Bello, da Ferrara, e altri cittadini chiedono:
l'esenzione dal pagamento dei ticket sanitari per gli inoccupati (1454) – alla XII Commissione (Affari sociali);
la fuoriuscita dell'Italia dalla NATO (1455) – alla III Commissione (Affari esteri);
l'abolizione delle province e delle città metropolitane (1456) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
l'assegnazione a vita di case popolari a persone con disabilità (1457) – alla VIII Commissione (Ambiente);
norme in materia di rimpatrio degli stranieri disoccupati (1458) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
l'abolizione del contributo unificato per le cause civili (1459) – alla II Commissione (Giustizia);
l'abrogazione delle norme che limitano l'utilizzo del denaro contante (1460) – alla VI Commissione (Finanze);
la modifica all'articolo 52 della Costituzione per prevedere che il servizio militare non è obbligatorio (1461) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
la fuoriuscita dell'Italia dall'Organizzazione mondiale della sanità (1462) – alla III Commissione (Affari esteri);
l'assunzione come lavoratori dipendenti dei fattorini per la consegna del cibo a domicilio (1463) – alla XI Commissione (Lavoro);
Marco D'Adamo, da Ascoli Satriano (Foggia), e altri cittadini chiedono disposizioni per la riammissione del piano di dilazione decaduto delle somme iscritte a ruolo (1464) – alla VI Commissione (Finanze);
Roberto di Gaetano, da Vecchiano (Pisa), e altri cittadini chiedono:
norme che vietino ai titolari di cariche istituzionali di utilizzare i social media a fini di propaganda partitica (1465) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
l'obbligo di dimissioni per i membri del Governo in caso di condanna in primo grado per reati gravi (1466) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
Pasquale Silvestro, da Crispano (Napoli), e altri cittadini chiedono la possibilità per le aziende florovivaistiche di vendere prodotti non alimentari (1467) – alla X Commissione (Attività produttive);
Mirko Antonio Spampinato, da Catania, e altri cittadini chiedono modifiche all'articolo 42 della Costituzione per il rafforzamento della tutela della proprietà privata (1468) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
Fabio Costantini, da San Cesareo (Roma), e altri cittadini chiedono l'istituzione di ospedali veterinari pubblici e del servizio sanitario veterinario nazionale (1469) – alla XII Commissione (Affari sociali);
Giuseppe Trepiccione, da Santa Maria Capua Vetere (Caserta), e altri cittadini chiedono disposizioni volte alla valorizzazione e stabilizzazione del personale precario della giustizia assunto con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (1470) – alla II Commissione (Giustizia);
Pier Luigi Cascioli, da Campi Bisenzio (Firenze), e altri cittadini chiedono di portare in detrazione le spese necessarie a garantire la sicurezza degli impianti e dei veicoli nonché le spese per le bollette dell'acqua, della luce e del gas (1471) – alla VI Commissione (Finanze);
Nicola D'Attolico, da Bussolengo (Verona), e numerosi altri cittadini chiedono interventi per migliorare la condizione economica di infermieri e studenti in infermieristica (1472) – alla XI Commissione (Lavoro);
Mauro Pili, da Iglesias, e altri cittadini chiedono che non sia introdotta la possibilità di concedere incentivi sull'energia producibile, invece che su quella effettivamente prodotta, dalle fonti rinnovabili (1473) – alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive);
Arturo Iannelli, da Salerno, e numerosi altri cittadini chiedono la reintroduzione del voto di preferenza (1474) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
Andrea Capra, da Porto Viro (Rovigo), chiede norme per il recupero e la redistribuzione solidale delle eccedenze alimentari (1475) – alla XII Commissione (Affari sociali);
Saverio Sarcina, da Trinitapoli (Barletta-Andria-Trani), chiede interventi urgenti a tutela del diritto alla salute (1476) – alla XII Commissione (Affari sociali);
Raffaele Mancuso, da Porto Empedocle (Agrigento), chiede l'abolizione del numero programmato per l'accesso ai corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia e la riforma dei criteri di accesso e formazione (1477) – alla VII Commissione (Cultura);
Riccardo Vizzino, da Napoli, chiede iniziative per riformare l'assicurazione obbligatoria degli autoveicoli in modo da contrastare i comportamenti illeciti e le distorsioni del mercato assicurativo (1478) – alla VI Commissione (Finanze);
Valerio Masiero, da Rubano (Padova), chiede di portare a 4,5 chilowatt la potenza minima per le utenze elettriche domestiche standard senza aggravi di costo (1479) – alla X Commissione (Attività produttive);
Giuseppe Tizza, da Düsseldorf (Germania), chiede di introdurre nel procedimento elettorale italiano il voto anticipato e il voto per corrispondenza come previsto dal sistema elettorale tedesco (1480) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
Annunziata Patrizia Difonte, da Fagnano Olona (Varese), chiede il riconoscimento normativo della sensibilità chimica multipla e dell'ipersensibilità ai campi elettromagnetici e misure per la tutela delle persone che ne sono affette (1481) – alla XII Commissione (Affari sociali);
Desi Bruno, da Pianoro (Bologna), chiede modifiche alla legge istitutiva del Garante nazionale delle persone private della libertà personale per assicurarne l'autonomia dal Governo (1482) – alla II Commissione (Giustizia);
Ernesto Marino, da Sant'Antonio Abate (Napoli), chiede misure per garantire la tutela, la sicurezza e la dignità del lavoro (1483) – alla XI Commissione (Lavoro);
Alberto Cicala, da Novara, chiede di garantire la gratuità e la trasparenza del sistema di prenotazione dei visti presso i consolati e il rafforzamento dei controlli del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale sui medesimi consolati (1484) – alla III Commissione (Affari esteri);
Roberto Cacioni e Stefano Pagani, da Roma, chiedono una semplificazione delle procedure relative al decreto ingiuntivo per oneri condominiali e la tipizzazione e limitazione dei motivi di opposizione al medesimo decreto (1485) – alla II Commissione (Giustizia);
Riccardo Mantovani, da Limbiate (Monza e Brianza), chiede una riforma delle norme sullo stato civile in materia di cambiamento del proprio luogo di nascita con un altro a cui ci sente più legati e la possibilità di aggiungere al proprio nuovi cognomi sui documenti personali (1486) – alla II Commissione (Giustizia);
Marco Preioni, da Domodossola (Verbano-Cusio-Ossola), chiede norme che garantiscano la libertà di scelta in materia di motorizzazione delle auto senza favorire le auto elettriche a discapito di quelle con motori endotermici (1487) – alle Commissioni riunite IX (Trasporti) e X (Attività produttive);
Antonio Pappalardo, da Roma, chiede modifiche agli articoli 100, 103 e 111 della Costituzione per l'istituzione della giurisdizione unica (1488) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
Vincenzo Gennaro chiede norme per esonerare i collaboratori e gli ex collaboratori di giustizia dal pagamento delle spese processuali (1489) – alla II Commissione (Giustizia).
Assegnazione del programma di lavoro della Commissione europea e della relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea.
La comunicazione recante il programma di lavoro della Commissione per il 2026 – È ora che l'Europa si renda indipendente (COM(2025) 870 final), corredata dei relativi allegati (COM(2025) 870 final – Annexes 1 to 5), di cui è stato dato annuncio nella seduta del 3 novembre 2025, e la relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2026 (Doc. LXXXVI, n. 4), annunciata in data odierna, sono assegnati, per l'esame generale, alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) e, per l'esame delle parti di rispettiva competenza, a tutte le altre Commissioni permanenti nonché al Comitato per la legislazione.
Trasmissione dalla Corte dei conti.
Il Presidente della Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con lettera in data 10 febbraio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, la determinazione e la relazione riferite al risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'Istituto nazionale di studi romani, per l'esercizio 2024, cui sono allegati i documenti rimessi dall'ente ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della citata legge n. 259 del 1958 (Doc. XV, n. 509).
Questi documenti sono trasmessi alla V Commissione (Bilancio) e alla VII Commissione (Cultura).
Trasmissione dal Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione.
Il Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, con lettera in data 10 febbraio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 13, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2026 (Doc. LXXXVI, n. 4).
Trasmissione dal Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Il Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 11 febbraio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 4 e 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione, predisposta dal Ministero dell'interno, in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2021/1232 per quanto riguarda la proroga del suo periodo di applicazione (COM(2025) 797 final), accompagnata dalla tabella di corrispondenza tra le disposizioni della proposta e le norme nazionali vigenti.
Questa relazione è trasmessa alla II Commissione (Giustizia) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
Annunzio di progetti
di atti dell'Unione europea.
La Commissione europea, in data 10 febbraio 2026, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati alle sottoindicate Commissioni, con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al monitoraggio e al controllo dei precursori di droghe e che abroga i regolamenti (CE) n. 273/2004 e (CE) n. 111/2005 (COM(2025) 747 final), corredata dei relativi allegati (COM(2025) 747 final – Annexes 1 to 10) e del relativo documento di lavoro dei servizi della Commissione – Sintesi della relazione sulla valutazione d'impatto (SWD(2025) 399 final), che è assegnata in sede primaria alle Commissioni riunite II (Giustizia) e XII (Affari sociali). Questa proposta è altresì assegnata alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane per la verifica di conformità, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea, decorre dal 10 febbraio 2026;
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2023/956 per quanto riguarda l'estensione del suo ambito di applicazione alle merci a valle e le misure antielusione (COM(2025) 989 final), corredata dei relativi allegati (COM(2025) 989 final – Annexes 1 to 3) e del relativo documento di lavoro dei servizi della Commissione – Sintesi della relazione sulla valutazione d'impatto (SWD(2025) 989 final), che è assegnata in sede primaria alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive). Questa proposta è altresì assegnata alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane per la verifica di conformità, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea, decorre dal 10 febbraio 2026.
Il Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 10 febbraio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, progetti di atti dell'Unione europea, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi.
Questi atti sono assegnati, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alle Commissioni competenti per materia, con il parere, se non già assegnati alla stessa in sede primaria, della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
Nell'ambito dei predetti atti, il Governo ha richiamato l'attenzione sulla comunicazione della Commissione – Seconda nota di orientamento sulla piattaforma per le tecnologie strategiche per l'Europa (STEP), che chiarisce alcuni elementi del regolamento (UE) 2024/795 e della comunicazione C/2024/3209 della Commissione (C(2025) 8922 final), che è assegnata in sede primaria alla X Commissione (Attività produttive).
Con la medesima comunicazione, il Governo ha inoltre richiamato l'attenzione sui seguenti documenti, già trasmessi dalla Commissione europea e assegnati alle competenti Commissioni, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento:
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2019/1238 sul prodotto pensionistico individuale paneuropeo (PEPP) (COM(2025) 840 final);
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2019/2088 relativo all'informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari e il regolamento (UE) n. 1286/2014 relativo ai documenti contenenti le informazioni chiave per i prodotti d'investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati e che abroga il regolamento delegato (UE) 2022/1288 della Commissione (COM(2025) 841 final);
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il carattere definitivo del regolamento, che abroga la direttiva 98/26/CE e modifica la direttiva 2002/47/CE relativa ai contratti di garanzia finanziaria (COM(2025) 941 final);
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (CE) n. 561/2006, (UE) 2018/858, (UE) 2019/2144 e (UE) 2024/1257 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la semplificazione delle prescrizioni tecniche e delle procedure di prova per i veicoli a motore e che abroga la direttiva 70/157/CEE del Consiglio e il regolamento (UE) n. 540/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (COM(2025) 993 final);
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2019/631 per quanto riguarda i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli leggeri nuovi e l'etichettatura dei veicoli, e che abroga la direttiva 1999/94/CE (COM(2025) 995 final);
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 92/6/CEE per esentare taluni veicoli elettrici della categoria N2 dall'obbligo di montaggio e impiego di dispositivi di limitazione della velocità (COM(2025) 999 final);
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 528/2012 per quanto riguarda la proroga di determinati periodi di protezione dei dati (COM(2025) 1020 final);
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 98/58/CE del Consiglio e la direttiva 2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la semplificazione e il rafforzamento dei requisiti in materia di sicurezza degli alimenti e dei mangimi, e che abroga le direttive 82/711/CEE e 85/572/CEE del Consiglio (COM(2025) 1021 final);
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Unione dell'uguaglianza: strategia contro il razzismo 2026-2030 (COM(2026) 12 final);
Comunicazione della Commissione al Consiglio a norma dell'articolo 395 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio (COM(2026) 64 final).
Trasmissione dall'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente.
Il Presidente dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, con lettera in data 11 febbraio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 172, comma 3-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, la relazione sull'adempimento degli obblighi posti a carico delle regioni, degli enti di governo dell'ambito e degli enti locali in materia di servizio idrico integrato, riferita al secondo semestre del 2025 (Doc. CXLVI, n. 7).
Questa relazione è trasmessa alla VIII Commissione (Ambiente).
Annunzio di provvedimenti concernenti amministrazioni locali.
Il Ministero dell'interno, con lettere in data 11 febbraio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 141, comma 6, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, i decreti del Presidente della Repubblica di scioglimento dei consigli comunali di Arcugnano (Vicenza), Arzignano (Vicenza), Bordighera (Imperia), Campofilone (Fermo), Castro (Lecce), Castrolibero (Cosenza), Cirò Marina (Crotone), Lucignano (Arezzo), Marcianise (Caserta), Portico di Caserta (Caserta), Porto Cesareo (Lecce), San Bonifacio (Verona), Sorano (Grosseto) e Villapiana (Cosenza).
Questa documentazione è depositata presso il Servizio per i Testi normativi a disposizione degli onorevoli deputati.
Comunicazione di nomine ministeriali.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 11 febbraio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le seguenti comunicazioni concernenti il conferimento, ai sensi dei commi 4, 6 e 10 del medesimo articolo 19, di incarichi di funzione dirigenziale di livello generale, che sono trasmesse alla I Commissione (Affari costituzionali), nonché alle sotto indicate Commissioni:
alla V Commissione (Bilancio), la comunicazione concernente il conferimento del seguente incarico nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze:
alla dottoressa Laura Cotterli, l'incarico di direttore dell'Ufficio centrale del bilancio presso il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, nell'ambito del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato;
alla XII Commissione (Affari sociali), la comunicazione concernente il conferimento del seguente incarico nell'ambito del Ministero della salute:
all'avvocato Francesco Paolo Perchinunno, l'incarico di direttore nell'ambito dell'Ufficio di Gabinetto del Ministro della salute.
Richiesta di parere parlamentare
su atti del Governo.
Il Ministro della cultura, con lettera in data 11 febbraio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, commi 9 e 10, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale recante approvazione del secondo programma per l'utilizzazione delle risorse del Fondo per la tutela del patrimonio culturale, per gli anni 2025, 2026 e 2027 (380).
Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla VII Commissione (Cultura), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 3 marzo 2026.
Atti di controllo e di indirizzo.
Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell'Allegato B al resoconto della seduta odierna.
DISEGNO DI LEGGE: CONVERSIONE IN LEGGE, CON MODIFICAZIONI, DEL DECRETO-LEGGE 31 DICEMBRE 2025, N. 201, RECANTE DISPOSIZIONI URGENTI PER LA PROROGA DELL'AUTORIZZAZIONE ALLA CESSIONE DI MEZZI, MATERIALI ED EQUIPAGGIAMENTI MILITARI IN FAVORE DELLE AUTORITÀ GOVERNATIVE DELL'UCRAINA, PER IL RINNOVO DEI PERMESSI DI SOGGIORNO IN POSSESSO DI CITTADINI UCRAINI, NONCHÉ PER LA SICUREZZA DEI GIORNALISTI FREELANCE (A.C. 2754-A)
A.C. 2754-A – Ordini del giorno
ORDINI DEL GIORNO
La Camera,
premesso che:
il Governo italiano ha adottato il decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante «Disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance;
nella 594ª seduta dell'Assemblea del 15 gennaio 2026 è stata approvata una risoluzione votata anche dal gruppo parlamentare della Lega – Salvini Premier che impegna il Governo italiano a continuare a sostenere l'Ucraina, in coordinamento con la NATO, l'Unione europea, i Paesi G7, e gli alleati internazionali, attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione, delle infrastrutture critiche ed in prospettiva alla sicurezza complessiva del continente europeo» nonché «a rafforzare il contributo italiano alle iniziative di resilienza energetica, di ricostruzione, sviluppo e stabilizzazione macro-finanziaria dell'Ucraina, in coordinamento con la piattaforma donatori G7, anche attraverso forme di cooperazione industriale e partenariati strategici, in un'ottica di sicurezza, cooperazione e crescita europea, e facilitando il coinvolgimento del nostro tessuto imprenditoriale, incluso nei programmi UE in corso di attuazione»;
durante l'iter di conversione del presente decreto-legge in sede referente è stata soppressa la parola «militari» nel titolo e nella rubrica del decreto con il tentativo, ad avviso dei firmatari del presente atto, rocambolesco di provare a far passare il messaggio che non ci saranno più invii di armamenti, ma l'espressione «militari» non è stata espunta dal corpo del provvedimento, mantenendo attiva, di fatto e diritto, la fornitura degli stessi a favore dell'Ucraina,
impegna il Governo
alla luce di quanto rilevato in premessa, a riconsiderare i contenuti del provvedimento in esame, adottando ogni iniziativa atta a:
interrompere immediatamente tutte le forniture di mezzi e materiali militari destinate alle autorità governative dell'Ucraina;
desecretare le liste del materiale militare precedentemente inviato;
destinare le risorse conseguenti dal relativo risparmio di spesa al rafforzamento degli organici delle forze dell'ordine al fine di innalzare i livelli di sicurezza per i cittadini italiani.
9/2754-A/1. Ziello, Sasso, Pozzolo.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame reca disposizioni urgenti in materia di proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, nonché ulteriori misure connesse al protrarsi del conflitto armato tra la Federazione russa e l'Ucraina;
il conflitto in corso continua a produrre gravi conseguenze umanitarie, economiche e geopolitiche, incidendo sulla stabilità europea e sugli interessi strategici dell'Italia;
la Repubblica italiana, nel rispetto dell'articolo 11 della Costituzione, promuove la pace e il dialogo tra gli Stati come strumenti fondamentali di risoluzione delle controversie internazionali, nel quadro delle alleanze e degli impegni multilaterali assunti;
appare opportuno accompagnare le misure di sostegno adottate con iniziative politiche e diplomatiche volte a favorire una progressiva de-escalation del conflitto e la creazione di condizioni favorevoli a un negoziato credibile;
l'interruzione dell'invio di armamenti non può essere intesa come una resa nei confronti della Federazione russa né come un venir meno del sostegno all'Ucraina, ma come un segnale politico distensivo, finalizzato a incentivare un rinnovato e più incisivo impegno della comunità internazionale verso una soluzione negoziale;
un simile orientamento può contribuire a moltiplicare, a livello internazionale, gli sforzi affinché tutte le parti coinvolte, inclusa la Federazione russa, siano sollecitate a pervenire in tempi ragionevolmente brevi a una pace possibile e duratura, tenendo conto del quadro militare e delle condizioni reali sul terreno;
l'eventuale avvio di un percorso di pace entro un termine ravvicinato nel corso dell'anno costituirebbe un significativo mutamento del contesto politico e internazionale di riferimento;
il mantenimento di rapporti positivi, costruttivi e orientati al futuro tra la Repubblica italiana e lo Stato ucraino rappresenta un obiettivo strategico, in particolare nella prospettiva della ricostruzione civile e della cooperazione post-conflitto;
il ruolo storico e riconosciuto della Santa Sede quale soggetto di mediazione morale e diplomatica, nonché la sua capacità di interlocuzione con le diverse confessioni cristiane, incluse le Chiese ortodosse, può costituire un contributo significativo alla promozione del dialogo e alla creazione di un clima favorevole a iniziative di pace,
impegna il Governo
alla luce di quanto rilevato in premessa, a riconsiderare i contenuti del provvedimento in esame, adottando ogni iniziativa atta a:
disporre la cessazione dell'invio di armi, mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all'Ucraina, chiarendo che tale orientamento non costituisce una resa né un arretramento politico o strategico, ma un atto responsabile e consapevole volto a favorire la de-escalation del conflitto, a rafforzare gli sforzi diplomatici internazionali e a incentivare tutte le parti coinvolte a un confronto negoziale credibile;
considerare la possibilità di proseguire il sostegno all'Ucraina attraverso strumenti economici, finanziari, umanitari e di cooperazione civile, con esclusione chiara e inequivocabile di forniture di armamenti, nell'ipotesi in cui si avvii, entro un termine ravvicinato nel corso dell'anno, un concreto percorso di pace tra l'Ucraina e la Federazione russa;
mantenere e favorire relazioni positive e cooperative con lo Stato ucraino, promuovendo, successivamente alla cessazione del conflitto, specifiche partnership bilaterali nei settori dell'università, della sanità e dell'energia, quali ambiti prioritari per la ricostruzione, la resilienza sociale e lo sviluppo sostenibile;
proseguire e rafforzare l'impegno dell'Italia nelle sedi internazionali e multilaterali, al fine di incentivare un'intensificazione degli sforzi diplomatici verso tutte le parti coinvolte, con l'obiettivo di giungere a una pace giusta, possibile e duratura;
farsi parte attiva nel promuovere un coinvolgimento della Santa Sede, anche attraverso forme di cooperazione e partenariato istituzionale, al fine di favorire iniziative di dialogo, inclusa l'interlocuzione con le Chiese ortodosse, e sostenere la convocazione, in un breve lasso di tempo, di una conferenza di pace che contribuisca alla cessazione del conflitto in Ucraina;
a riferire periodicamente al Parlamento sull'evoluzione del quadro politico-diplomatico e sull'attuazione degli indirizzi assunti, con particolare riguardo alla distinzione tra aiuti civili e militari.
9/2754-A/2. Pozzolo, Ziello, Sasso.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame interviene in materia di proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore dell'ucraina, nel contesto del conflitto armato in corso tra la Federazione russa e l'Ucraina;
il protrarsi del conflitto continua a generare rilevanti effetti sul piano umanitario, economico e geopolitico, con ripercussioni dirette sulla sicurezza europea e sugli interessi nazionali italiani;
l'Italia, nel rispetto dei principi costituzionali e degli impegni internazionali assunti, ha sostenuto l'Ucraina attraverso molteplici strumenti, inclusi aiuti civili, umanitari, finanziari e militari;
appare necessario valutare, nell'attuale fase del conflitto, un riequilibrio degli strumenti di intervento, rafforzando l'azione diplomatica e la cooperazione civile, anche alla luce delle mutate condizioni politiche e militari sul terreno;
la sospensione o la cessazione dell'invio di armamenti non deve essere interpretata come un disimpegno politico nei confronti dell'Ucraina né come una concessione alla Federazione russa, ma come una scelta orientata a favorire una de-escalation del conflitto e a incentivare il ricorso a soluzioni negoziali;
il mantenimento di un sostegno civile, umanitario ed economico all'Ucraina consente di preservare rapporti positivi e costruttivi tra i due Paesi, anche in vista della futura fase di ricostruzione;
la cessazione delle forniture militari comporterebbe un risparmio di risorse pubbliche che potrebbe essere utilmente destinato al rafforzamento della sicurezza nazionale;
il contesto internazionale e le crescenti sfide alla stabilità richiedono un potenziamento delle capacità operative, logistiche e infrastrutturali delle Forze armate italiane, nonché maggiori investimenti nella difesa del territorio, nella sicurezza dei cittadini e nella tutela degli interessi strategici dello Stato,
impegna il Governo
alla luce di quanto rilevato in premessa, a riconsiderare i contenuti del provvedimento in esame, adottando ogni iniziativa atta a:
prevedere la cessazione dell'invio di armi, mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all'Ucraina, precisando che tale scelta non costituisce un arretramento politico o strategico, ma un atto responsabile finalizzato a favorire una riduzione delle tensioni e un rafforzamento degli sforzi diplomatici;
garantire la prosecuzione del sostegno all'Ucraina attraverso aiuti civili, umanitari, economici e di cooperazione, escludendo in modo chiaro e inequivocabile il conferimento di armamenti;
destinare prioritariamente i risparmi di spesa derivanti dalla cessazione delle forniture militari all'Ucraina al rafforzamento della sicurezza nazionale e al potenziamento delle Forze armate italiane, con particolare riferimento all'ammodernamento dei mezzi, alla formazione del personale, alla difesa del territorio e alla tutela delle infrastrutture strategiche;
proseguire l'impegno dell'Italia nelle sedi internazionali e multilaterali per favorire una soluzione politica e negoziata del conflitto, sostenendo iniziative volte a una pace stabile e duratura;
riferire periodicamente al Parlamento sull'attuazione delle eventuali misure adottate e sull'utilizzo delle risorse risparmiate, assicurando la massima trasparenza nella distinzione tra spese per aiuti civili e spese per finalità militari.
9/2754-A/3. Sasso, Ziello, Pozzolo.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge oggetto di conversione, all'articolo 1, comma 1, dispone la proroga fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo delle Camere, per l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari e di difesa civile in favore delle autorità governative dell'Ucraina. Il decreto-legge n. 201 del 2025 rappresenta la quarta proroga della misura descritta;
il comma 3 dell'articolo 1 stabilisce che agli oneri connessi all'attuazione della disposizione citata si provvede nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente;
in attuazione del citato articolo 2-bis, ad oggi, sono stati emanati dodici decreti interministeriali contenenti allegati, considerati «documenti classificati» e illustrati dal Governo in seno al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), per un valore complessivo di oltre 3 miliardi di euro, come dichiarato in una recente intervista dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Portolano;
sarebbe opportuno e necessario, considerata l'esorbitante cifra succitata, fornire chiarimenti sulla piena sostenibilità della cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti, anche in relazione alla corsa al riarmo ormai protagonista che condiziona la politica interna e quella europea,
impegna il Governo
a presentare una relazione dettagliata alle Camere in merito alle spese sin qui sostenute per le cessioni di forniture militari, anche con riguardo alle relative spese di trasporto in particolare, nel rispetto del principio di trasparenza e del controllo parlamentare.
9/2754-A/4. Perantoni, Lomuti, Pellegrini, Riccardo Ricciardi, Francesco Silvestri, Dell'Olio, Carmina.
La Camera,
premesso che:
a quasi quattro anni dall'aggressione della Federazione russa nei confronti dell'Ucraina, il conflitto si è trasformato in una mera guerra di logoramento, avente come obiettivo principale i sistemi energetici, che prosegue all'ombra di iniziative diplomatiche per lo più inconsistenti. In concreto gli interventi a sostegno dell'Ucraina si sono quindi concretizzati in un mero e costante invio di armamenti;
il decreto-legge in esame rappresenta la quarta proroga per la cessione di materiali d'armamento nonché la base normativa per emettere il tredicesimo decreto interministeriale contenente gli allegati classificati con la lista degli armamenti da inviare;
secondo la normativa vigente, gli allegati dei decreti interministeriali contenenti il dettaglio delle forniture di armamenti inviati all'Ucraina sono considerati «documenti classificati» e illustrati dal Governo in seno al Copasir. Tale elemento di segretezza assoluto è stato mantenuto solo dall'Italia a differenza degli altri Paesi europei che inviano armi all'Ucraina;
la declassificazione degli allegati è diventata improcrastinabile considerati gli ingenti costi sostenuti sinora, ossia oltre 3 miliardi di euro, e la politica di riarmo messa in campo dal Governo,
impegna il Governo
ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative volte alla declassificazione degli allegati di cui in premessa, al fine di garantire la trasparenza e il pieno controllo parlamentare delle eventuali future autorizzazioni nel rispetto dei principi democratici e costituzionali, in particolare dell'articolo 11 della Costituzione.
9/2754-A/5. Francesco Silvestri, Lomuti, Pellegrini, Perantoni, Riccardo Ricciardi, Iaria, Dell'Olio.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in oggetto prevede la quarta proroga per la cessione di materiali d'armamento nonché la base normativa per emettere il tredicesimo decreto interministeriale contenente gli allegati classificati con la lista degli armamenti da inviare;
la prosecuzione di invio di materiali d'armamento all'Ucraina non rappresenta una soluzione per il conflitto in atto e neanche un elemento di protezione per la popolazione ucraina o per la riconquista dei territori, rappresenta piuttosto il fallimento della linea oltranzista assunta dall'Europa e dall'Italia confermato anche recentemente dall'ex Ministro degli Esteri ucraino Kuleba, il quale, come risulta da notizie stampa, ha dichiarato che le armi non sarebbero risolutive del conflitto e che la guerra finirà solo quando si troverà una soluzione complessiva;
inoltre, dai lavori in sede referente delle Commissioni riunite affari esteri e difesa è emersa una grave discrepanza nella maggioranza di Governo con l'approvazione di un emendamento che di fatto, ad avviso dei firmatari del presente atto, sconfessa il voto della medesima maggioranza espresso il 15 gennaio 2026 in occasione delle comunicazioni del Ministro della difesa, ai sensi dell'articolo 2-bis del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, che rappresenta un atto necessario e prodromico ai fini della cessione dei materiali militari. Quanto accaduto ha creato una evidente confusione sia politica che legislativa sotto il profilo della chiarezza, proprietà della formulazione e fruibilità della norma per il cittadino,
impegna il Governo
alla luce di quanto premesso, a rivalutare gli effetti della misura di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, al fine di adottare ogni iniziativa atta a interrompere immediatamente la fornitura di materiali di armamento alle autorità governative ucraine.
9/2754-A/6. Lomuti, Pellegrini, Perantoni, Riccardo Ricciardi, Francesco Silvestri, Dell'Olio.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in oggetto prevede la quarta proroga per la cessione di materiali d'armamento e la base normativa per adottare il tredicesimo decreto interministeriale contenente gli allegati classificati con la lista degli armamenti da inviare;
la mobilitazione per l'invio di armi all'Ucraina si riflette in una serie di iniziative sia a livello europeo che internazionale;
il 6 gennaio 2026 nella riunione della Coalizione dei Volenterosi a Parigi si è stabilito che in caso di tregua fra Russia e Ucraina la Coalizione è pronta a dispiegare una forza militare per sostenere la ricostruzione delle forze armate ucraine e sostenere la deterrenza a partire da un sistema di monitoraggio del cessate il fuoco continuo e affidabile guidato dagli Stati Uniti. Al termine dell'incontro, su impulso principalmente di Francia e Regno Unito, si è fatto strada il progetto di una forza multinazionale da dislocare sul territorio a difesa dell'Ucraina, in aggiunta all'invio dei materiali d'armamento, all'addestramento dell'esercito ucraino sul territorio nazionale e alla fornitura di supporto logistico e di intelligence alla missione;
riguardo al progetto sopradescritto, la Presidente del Consiglio Meloni ha escluso, da parte del Governo, l'impiego di truppe italiane sul terreno, nulla specificando in merito agli ulteriori impegni assunti dalla Coalizione e semplicemente ribadendo una generica conferma del sostegno dell'Italia alla sicurezza dell'Ucraina;
lo scorso ottobre il Governo italiano dichiarava l'intenzione di aderire al programma North Atlantic Treaty Organization PURL (Prioritized Ukraine Requirements List), il meccanismo che consente agli alleati di acquistare armamenti direttamente dagli arsenali statunitensi per fornirli all'Ucraina, ipotizzando un contributo per la prima tranche pari a 140 milioni di euro. Tuttavia, ad oggi l'Italia non ha ancora aderito al programma PURL, definendo una eventuale adesione prematura come dichiarato il 3 dicembre a margine della ministeriale NATO dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani,
impegna il Governo, nelle sedi opportune:
a non dare seguito agli impegni assunti nell'ultima riunione della Coalizione dei Volenterosi, di cui in premessa, con particolare riferimento all'invio di materiali di armamento all'Ucraina;
a non aderire al programma NATO PURL (Prioritized Ukraine Requirements List).
9/2754-A/7. Pellegrini, Lomuti, Perantoni, Riccardo Ricciardi, Francesco Silvestri, Dell'Olio.
La Camera,
premesso che:
a quattro anni dall'inizio del conflitto russo-ucraino continuiamo ad assistere ad un flusso continuo di invio di armamenti alle autorità governative ucraine, come attestato dalla proroga prevista dal decreto-legge in esame perfettamente in linea con la svolta militarista e bellicista assunta dall'Unione europea in tale contesto;
l'Unione europea ha manifestato il suo completo disorientamento e la sua incapacità negoziale e diplomatica sul conflitto in atto, mostrandosi divisa su molteplici fronti politici sui quali manca la coesione degli Stati membri, né appare tanto meno in condizione di esprimersi con una voce unitaria, essendo completamente stretta e disorientata tra la nuova dottrina statunitense e una Federazione russa che ha portato la guerra ai confini dell'Europa;
in questi ultimi giorni abbiamo assistito ad una recrudescenza degli attacchi russi verso l'Ucraina, con il numero delle vittime civili che continua a crescere tra una popolazione ormai allo stremo, considerate anche le proibitive condizioni climatiche e la crisi energetica in corso;
un altro dato inquietante riguarda militari sia ucraini che russi: nell'ultimo rapporto pubblicato dal Center for Strategic and International Studies, con sede a Washington, e ripreso dal New York Times, si stima un totale di circa 1,8 milioni militari uccisi, feriti o dispersi tra russi e ucraini,
impegna il Governo
alla luce di quanto esposto in premessa, a riconsiderare i contenuti dell'articolo 1, comma 1, del provvedimento in esame e contestualmente a imprimere una concreta svolta per profondere il massimo ed efficace sforzo sul piano diplomatico con una prospettiva multilaterale per l'immediata cessazione delle operazioni belliche, in luogo della perdurante fornitura di materiali d'armamento alle autorità governative ucraine, e promuovere ogni iniziativa negoziale utile ad una totale de-escalation militare, coinvolgendo a tal fine le Nazioni Unite nell'ottica di un percorso di soluzione negoziale del conflitto per il raggiungimento di una soluzione politica, giusta, equilibrata, duratura.
9/2754-A/8. Riccardo Ricciardi, Lomuti, Pellegrini, Perantoni, Francesco Silvestri, Dell'Olio.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 2 del decreto-legge oggetto di conversione prevede specifici obblighi in capo agli editori in materia di formazione sulla sicurezza e di copertura assicurativa in favore dei giornalisti freelance che vengono inviati in zone di guerra, prevedendo un contributo statale sperimentale per l'anno 2026;
in particolare, la disposizione citata pone a carico degli editori committenti obblighi di formazione e di copertura assicurativa in favore dei giornalisti freelance inviati in aree di guerra o ad alto rischio di conflitto armato, prevedendo, in via sperimentale per l'anno 2026, un contributo statale a copertura dei relativi costi, erogabile su richiesta dell'editore, nel limite di spesa massimo complessivo di 600.000 euro e nel limite massimo di 60.000 euro a singolo contributo;
in ordine alla copertura degli oneri finanziari non sono previste risorse aggiuntive ma si provvede a valere sulle risorse del Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria di cui all'articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198;
appare oltremodo necessario per la tutela dei giornalisti inviati in scenari di guerra nonché per garantire una maggiore copertura mediatica, stanziare specifiche, ulteriori e adeguate risorse finanziarie,
impegna il Governo
ad accompagnare le misure contenute nell'articolo 2 con ulteriori iniziative normative al fine di reperire specifiche e ulteriori risorse finanziarie volte a garantire la tutela e gli obblighi di formazione e di copertura assicurativa in favore dei giornalisti freelance inviati in aree di guerra o ad alto rischio di conflitto armato.
9/2754-A/9. Orrico, Caso, Amato, Dell'Olio.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 2 del decreto-legge oggetto di conversione prevede specifici obblighi in capo agli editori in materia di formazione sulla sicurezza e di copertura assicurativa in favore dei giornalisti freelance che vengono inviati in zone di guerra, prevedendo un contributo statale sperimentale per l'anno 2026;
in particolare, la disposizione citata pone a carico degli editori committenti obblighi di formazione e di copertura assicurativa in favore dei giornalisti freelance inviati in aree di guerra o ad alto rischio di conflitto armato, prevedendo, in via sperimentale per l'anno 2026, un contributo statale a copertura dei relativi costi, erogabile su richiesta dell'editore, nel limite di spesa massimo complessivo di 600.000 euro e nel limite massimo di 60.000 euro a singolo contributo;
in ordine alla copertura degli oneri finanziari non sono previste risorse aggiuntive ma si provvede a valere sulle risorse del Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria di cui all'articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198;
appare oltremodo necessario per la tutela dei giornalisti inviati in scenari di guerra nonché per garantire una maggiore copertura mediatica, stanziare specifiche, ulteriori e adeguate risorse finanziarie,
impegna il Governo
compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, ad accompagnare le misure contenute nell'articolo 2 con ulteriori iniziative normative al fine di reperire specifiche e ulteriori risorse finanziarie volte a garantire la tutela e gli obblighi di formazione e di copertura assicurativa in favore dei giornalisti freelance inviati in aree di guerra o ad alto rischio di conflitto armato.
9/2754-A/9. (Testo modificato nel corso della seduta)Orrico, Caso, Amato, Dell'Olio.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge oggetto di conversione, all'articolo 1, comma 1, dispone la proroga fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo delle Camere, per l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina. Il decreto-legge n. 201 del 2025 rappresenta la quarta proroga della misura descritta;
a quasi quattro anni dall'aggressione della Federazione russa nei confronti dell'Ucraina, il conflitto si è trasformato in una mera guerra di logoramento, con interventi a favore dell'Ucraina che si concretizzano in continui invii di armi o in misure di sostegno a livello europeo destinate principalmente a rafforzare la capacità di acquisto di armamenti da parte dell'Ucraina;
lo scorso 4 febbraio il Consiglio dell'Unione europea ha dato il primo via libera al quadro giuridico per l'erogazione di un prestito fino a 90 miliardi di euro a favore dell'Ucraina per il periodo 2026-2027. Questo impegno finanziario assumerà la forma di un prestito a ricorso limitato di 90 miliardi di euro all'Ucraina per il 2026 e il 2027, noto come Prestito di Sostegno all'Ucraina. Il sostegno proposto sarebbe strutturato in due componenti: circa due terzi, pari a 60 miliardi di euro, saranno destinati all'assistenza militare, mentre il restante terzo, pari a 30 miliardi di euro, sarà fornito come sostegno al bilancio generale;
nell'accordo concluso, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca risultano completamente esentate da tutti gli obblighi finanziari, compresi i pagamenti annuali degli interessi, mentre la Commissione europea stima che gli altri 24 Stati membri dovranno pagare tra i 2 e i 3 miliardi di euro ogni anno per coprire i costi associati;
questa ulteriore iniziativa europea conferma ulteriormente quanto le risorse finanziarie sia nazionali che europee messe in campo per il sostegno militare dell'Ucraina e in generale per la politica di riarmo e militarizzazione europea abbiano causato, ad avviso dei firmatari, un grave squilibrio di investimenti nelle politiche sociali,
impegna il Governo
alla luce di quanto rilevato in premessa, ad accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative volte a non persistere nel sostegno militare dell'Ucraina, al contempo adoperandosi in sede europea per promuovere politiche volte a riallocare le risorse destinate al riarmo verso politiche di coesione sociale, sanità pubblica e protezione ambientale.
9/2754-A/10. Appendino, Lomuti, Pellegrini, Perantoni, Riccardo Ricciardi, Francesco Silvestri, Dell'Olio.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in corso di conversione, così come pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2025, reca disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance;
nel corso dell'esame in sede referente è stato espunto il termine «militari» dalla rubrica dell'articolo 1 e dal titolo stesso del decreto-legge;
tale previsione – oltre che essere presumibilmente in contrasto con l'articolo 15, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, – risulta in un ben più evidente contrasto con la risoluzione approvata dalla Camera dei deputati a seguito delle comunicazioni rese nella seduta del 15 gennaio 2026 dal Ministro della difesa, il quale ha ribadito la centralità e la assoluta necessità di garantire adeguati aiuti di natura militare all'Ucraina;
come riferito dal ministro della Difesa nel corso di tali comunicazioni, nell'ultimo anno la Russia ha lanciato sull'Ucraina oltre 55.000 droni a lungo raggio, quasi 2.000 missili, colpendo soprattutto infrastrutture civili ed energetiche, causando più di 2.500 vittime e 11.000 feriti, in aumento del 26 per cento rispetto al 2024 del 70 per cento rispetto al 2023;
gli attacchi a lunga gittata, che hanno interessato soprattutto i centri urbani, sono la causa del 51 per cento delle vittime civili, mentre il 93 per cento degli attacchi russi colpisce obiettivi civili;
nei primi giorni di quest'anno è entrato in servizio un nuovo missile ipersonico ad altissimo potenziale che è stato impiegato nella regione di Leopoli, mentre il 13 gennaio la Russia ha condotto il bombardamento più intenso degli ultimi 24 mesi;
a partire da 24 febbraio 2022, l'Italia ha tenuto una linea di sostegno politico leale all'Ucraina, pur con contributi militari quantitativamente inferiori a quelli di altri Alleati;
come ricordato dal ministro della Difesa, è necessario agire subito, senza ambiguità, per rafforzare la capacità militare di difesa dell'Ucraina, offrendo ogni mezzo per difendere e proteggere i civili dagli attacchi russi;
l'impostazione a triplo binario fin qui adottata consta – nell'immediato – nella fornitura di sistemi militari di difesa, nell'assicurare assistenza umanitaria e nel futuro rafforzamento della capacità di deterrenza dell'Ucraina, attraverso mezzi, formazione, addestramento e una cooperazione strutturata;
lo spirito con cui l'Italia fin qui ha sostenuto l'Ucraina è stato quello di impedire che chi voleva piegare la popolazione ucraina potesse farlo, consentendole di resistere all'attacco iniziale e ancora oggi di non essere assorbita dalla Russia;
la linea politica coerentemente tenuta dall'Italia sino ad oggi, proprio mentre le città ucraine subiscono quotidiani attacchi, con ricadute dirette sulla popolazione civile, necessita in prima istanza di chiarezza politica e non di modifiche volte, nella sostanza, ad ingannare in modo pretestuoso i cittadini italiani,
impegna il Governo
a confermare senza alcuna ambiguità, e fin quando ve ne sarà necessità, la linea politica descritta dal Ministro della difesa secondo cui la cessione all'Ucraina di equipaggiamenti, materiali e mezzi di natura militare rappresenta una assoluta priorità nel contesto del conflitto in corso e, nel medio-lungo periodo, per il rafforzamento della capacità di deterrenza dell'Ucraina.
9/2754-A/11. Rosato, Bonetti, Richetti, Onori, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Pastorella, Ruffino.
La Camera
impegna il Governo
a confermare, fin quando ve ne sarà necessità, la linea politica descritta dal Ministro della difesa secondo cui la cessione all'Ucraina di equipaggiamenti, materiali e mezzi di natura militare rappresenta una assoluta priorità nel contesto del conflitto in corso e, nel medio-lungo periodo, per il rafforzamento della capacità di deterrenza dell'Ucraina.
9/2754-A/11. (Testo modificato nel corso della seduta)Rosato, Bonetti, Richetti, Onori, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Pastorella, Ruffino.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in corso di conversione, così come pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2025, reca disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance;
all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge, è stata prevista come prioritaria la cessione di mezzi logistici, sanitari, ad uso civile e di protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici;
tale disposizione predetermina, ad avviso dei firmatari, la natura degli aiuti da fornire non sulla base delle oggettive esigenze della difesa ucraina, ma sulla base di un principio astratto e non rispondente all'obiettivo di minimizzare i danni per la popolazione civile;
non va dimenticato come il Ministro della difesa, nel corso delle comunicazioni rese in Assemblea nella seduta del 15 gennaio scorso, oltre a soffermarsi sulla drammatica situazione umanitaria dell'Ucraina, ha insistito in modo specifico sugli aspetti di aiuto militare all'Ucraina. Quello in corso, infatti, è un conflitto armato e, in assenza di un pronto sostegno militare, l'Ucraina non potrebbe resistere all'aggressione russa;
subordinare, invece, come indicato dal decreto-legge in esame, tale azione attraverso indicazioni che privilegino le forniture civili potrebbe determinare un contributo insufficiente alla difesa ucraina e una linea politica incoerente con l'indirizzo approvato meno di un mese fa,
impegna il Governo
a verificare per quanto di competenza, in linea con quanto evidenziato in premessa, che la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti di natura militare alle autorità governative dell'Ucraina siano corrispondenti alle effettive esigenze di protezione della popolazione civile ucraina.
9/2754-A/12. Bonetti, Richetti, Rosato, Onori, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Pastorella, Ruffino.
La Camera
impegna il Governo
a proseguire, per quanto di competenza, nell'assicurare che il supporto, ivi compresa la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti, anche di natura militare, alle autorità governative dell'Ucraina sia continuamente orientato e funzionale alla difesa dello Stato ucraino e alla protezione della sua popolazione civile.
9/2754-A/12. (Testo modificato nel corso della seduta)Bonetti, Richetti, Rosato, Onori, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Pastorella, Ruffino.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in corso di conversione proroga l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, rinnova i permessi di soggiorno dei cittadini ucraini presenti in Italia e introduce disposizioni in materia di sicurezza dei giornalisti freelance;
il sostegno dell'Italia all'Ucraina non costituisce un atto contingente, ma una scelta politica strutturale di difesa dell'ordine internazionale basato sulle regole, della sicurezza europea e della credibilità internazionale del nostro Paese;
decisioni di tale rilevanza strategica richiedono un pieno coinvolgimento del Parlamento, quale sede primaria del controllo democratico sull'azione del Governo;
peraltro, il protrarsi del conflitto rende inaccettabile che cittadini ucraini presenti in Italia continuino a vivere in una condizione di incertezza amministrativa, che ostacola l'integrazione sociale e lavorativa e rischia di trasformare una misura emergenziale in precarietà permanente;
infine, la tutela dei giornalisti freelance, che operano in teatri di guerra senza adeguate garanzie contrattuali, assicurative e di sicurezza, rappresenta una cartina di tornasole della qualità democratica del nostro Paese;
alla luce di quanto premesso, la trasparenza e la tracciabilità delle decisioni in materia di invio di materiali militari hanno anche l'obiettivo di rafforzare il consenso pubblico e la legittimazione democratica delle scelte compiute,
impegna il Governo:
a garantire un coinvolgimento pieno e continuativo del Parlamento sull'attuazione delle autorizzazioni alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all'Ucraina, anche ai sensi di quanto previsto dall'articolo 2-bis, comma 3, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14;
ad assicurare che tali informative consentano una reale valutazione dell'impatto politico, strategico e finanziario delle misure adottate, nel rispetto delle esigenze di sicurezza nazionale;
ad adottare iniziative volte a superare l'approccio meramente emergenziale al rinnovo dei permessi di soggiorno dei cittadini ucraini, favorendo percorsi stabili di integrazione lavorativa, abitativa e formativa;
a definire, anche mediante il coinvolgimento delle competenti autorità e degli ordini professionali, un quadro organico di tutele per i giornalisti freelance impegnati in contesti di conflitto, con particolare riferimento alla sicurezza operativa, alla copertura assicurativa e all'assistenza in caso di infortunio o rimpatrio;
a promuovere in sede europea un'iniziativa coordinata per la protezione dei giornalisti nelle aree di crisi e per il riconoscimento del loro ruolo essenziale nel contrasto alla disinformazione.
9/2754-A/13. Ruffino, Bonetti, Richetti, Rosato, Onori, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Pastorella.
La Camera
impegna il Governo:
a continuare a garantire un coinvolgimento del Parlamento sull'attuazione delle autorizzazioni alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all'Ucraina, anche ai sensi di quanto previsto dall'articolo 2-bis, comma 3, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14;
ad assicurare che tali informative consentano una valutazione dell'impatto politico, strategico e finanziario delle misure adottate, nel rispetto delle esigenze di sicurezza nazionale;
a valutare l'opportunità di definire, anche mediante il coinvolgimento delle competenti autorità e degli ordini professionali, un quadro organico di tutele per i giornalisti freelance impegnati in contesti di conflitto, con particolare riferimento alla sicurezza operativa, alla copertura assicurativa e all'assistenza in caso di infortunio o rimpatrio;
a valutare l'opportunità di promuovere in sede europea un'iniziativa coordinata per la protezione dei giornalisti nelle aree di crisi e per il riconoscimento del loro ruolo essenziale nel contrasto alla disinformazione.
9/2754-A/13. (Testo modificato nel corso della seduta)Ruffino, Bonetti, Richetti, Rosato, Onori, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Pastorella.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge oggetto di conversione, all'articolo 1, comma 1, dispone la proroga fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo delle Camere, per l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina. Il decreto-legge n. 201 del 2025 rappresenta la quarta proroga della misura descritta;
secondo l'ISTAT, nel 2024 oltre 5,7 milioni di individui in Italia vivevano in povertà assoluta, pari al 9,8 per cento della popolazione residente – una quota stabile rispetto al 2023;
l'incidenza di povertà relativa raggiunge quasi il 14,9 per cento degli individui e si stima che oltre 8,7 milioni di persone siano sotto la soglia di povertà relativa;
povertà e rischio di esclusione sociale restano superiori alla media dell'Unione europea: nel 2024 circa il 21,0 per cento della popolazione dell'Unione europea era a rischio di povertà o esclusione sociale, e l'Italia si colloca tra i Paesi con i livelli più alti;
disuguaglianze territoriali e di composizione familiare sono marcate: le famiglie con almeno un componente straniero affrontano livelli di povertà molto più elevati rispetto a quelle composte soltanto da cittadini italiani,
impegna il Governo
a rivalutare l'impatto economico e sociale dell'incremento delle spese militari connesse all'attuazione del decreto-legge in esame, confrontandolo con i bisogni interni legati alla povertà assoluta e relativa, e conseguentemente a destinare una quota significativa delle risorse pubbliche a misure strutturali di contrasto alla povertà, rafforzando gli strumenti di inclusione sociale, sostegno al reddito e promozione dell'occupazione qualificata, in coerenza con le evidenze e le raccomandazioni degli istituti statistici nazionali.
9/2754-A/14. Carotenuto, Dell'Olio.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame all'articolo 1 dispone la proroga fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo delle Camere, dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina;
l'invasione russa dell'Ucraina ha condotto i Paesi europei ad una corsa al riarmo. Il vertice Nato dell'Aia del 24 e 25 giugno 2025 ha assunto l'impegno a innalzare la spesa per la difesa dei Paesi membri al 5 per cento del Pil entro il 2035. A dire il vero, ci sono state eccezioni: il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha richiesto e ottenuto un'esenzione dal target Nato, fissando per Madrid un obiettivo di spesa più contenuto al 2,1 per cento del Pil, subordinato al rispetto degli obiettivi tecnici e operativi stabiliti dall'Alleanza. Sánchez ha motivato questa posizione dichiarando che un incremento al 5 per cento sarebbe incompatibile con il modello di welfare spagnolo e sostenendo che il 2,1 per cento sarà sufficiente e realistico per le esigenze nazionali;
è evidente che i soldi che saranno impiegati per l'incremento delle spese militari saranno tolti da settori già gravemente sotto finanziati come il welfare, la protezione ambientale e la sanità, minando la vera sicurezza delle persone, che non si tutela con le armi ma con i diritti e la transizione ecologica;
secondo i dati dell'EDA, Agenzia europea per la difesa, nel 2024 i Paesi dell'Unione europea hanno speso 343,2 miliardi di euro per la difesa. La Germania guida la classifica con 90,6 miliardi, pari al 26,4 per cento del totale UE. Segue la Francia con 59,6 miliardi, il 17,4 per cento del totale. L'Italia è terza con 32,7 miliardi, seguita da vicino dalla Polonia con 31,9 miliardi;
l'Europa spende già tre volte la Federazione russa per la difesa: 454 milioni di dollari nel 2024 contro i 145 milioni di Putin (dati SIPRI), mentre il mondo intero nel 2024 è arrivato a una spesa militare record (2.718 miliardi di dollari, + 9,4 rispetto al 2023), senza che questo abbia garantito una diminuzione dei conflitti o maggiore sicurezza globale, anzi;
l'aumento della spesa militare è la risposta sbagliata alle crisi internazionali: tutti gli indici che misurano il tasso di conflittualità mondiale ci dicono che negli ultimi 20 anni di crescita dei bilanci della difesa, il livello di pace globale si è drasticamente deteriorato. Più armi non ci rendono più sicuri e non aumentano la crescita economica del Paese: garantiscono solo più profitti alle aziende della difesa;
una classe dirigente europea all'altezza dei suoi padri fondatori promuoverebbe, invece, la necessaria strada per la creazione di una difesa comune europea attraverso un progressivo coordinamento e una razionalizzazione della spesa militare e una progressiva autonomia dalle alleanze militari esistenti,
impegna il Governo
a riconsiderare il contenuto dell'articolo 1, comma 1, del provvedimento in esame e contestualmente a rivedere la posizione assunta dal Governo italiano in occasione della Dichiarazione finale del vertice Nato dell'Aja, gli scorsi 24 e 25 giugno, che impegna i Paesi aderenti all'Alleanza Atlantica ad investire il 5 per cento del PIL per spese relative alla difesa e alla sicurezza entro il 2035, al fine di utilizzare le risorse per investimenti nella sanità pubblica, nella contrasto alla povertà, al cambiamento climatico, alla ricerca e scuola, coinvolgendo le Camere in una adeguata discussione e determinazione di indirizzi nel merito, nonché promuovendo e sostenendo, nelle competenti sedi europee, la creazione di una difesa comune europea, attraverso un percorso opposto a quello scelto in Europa dell'aumento delle capacità militari nazionali, percorso che consiste in una razionalizzazione nonché integrazione della spesa esistente.
9/2754-A/15. Bonelli, Zanella, Fratoianni, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in corso di conversione reca disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti in favore delle autorità governative dell'Ucraina, con priorità anche per dotazioni «di protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici», ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge medesimo;
l'esperienza maturata dall'Ucraina nel contesto bellico ha accelerato in modo significativo lo sviluppo e l'impiego di sistemi a pilotaggio remoto, con l'emersione di una filiera produttiva e di competenze tecnologiche che, secondo recenti ricostruzioni giornalistiche, si stanno strutturando anche in chiave di esportazione e collaborazione con partner europei;
i recenti episodi di incursioni o avvistamenti di droni che hanno determinato sospensioni operative e chiusure temporanee di aeroporti europei, come le interruzioni e cancellazioni legate a segnalazioni di droni presso l'aeroporto di Monaco in ottobre 2025, nonché le chiusure temporanee di Bruxelles e Liegi in novembre 2025, e le misure straordinarie adottate in Danimarca e Norvegia dopo avvistamenti che hanno inciso sulle operazioni aeroportuali, evidenziano la crescente vulnerabilità delle infrastrutture critiche a minacce asimmetriche e ibride e la conseguente necessità, per i Paesi europei, di dotarsi di capacità efficaci di rilevamento, prevenzione e contrasto, anche mediante droni e sistemi anti-drone, a tutela della continuità operativa e della sicurezza;
il Documento Programmatico Pluriennale della Difesa 2024-2026 conferma l'interesse e la necessità di dotarsi di sistemi a pilotaggio remoto, prevedendo l'acquisizione di nuovi aeromobili a pilotaggio remoto a supporto delle capacità di sorveglianza e ricognizione e, più in generale, dell'intelligence, surveillance and reconnaissance (ISR/ISTAR) anche a sostegno delle forze terrestri e della protezione delle infrastrutture;
l'interesse nazionale ed europeo alla sicurezza, alla resilienza delle infrastrutture critiche e alla protezione civile può essere rafforzato anche attraverso forme strutturate di cooperazione industriale, tecnologica e formativa con l'Ucraina nel campo dei droni e dei sistemi anti-drone, in coerenza con il quadro di sostegno previsto dal provvedimento,
impegna il Governo
a promuovere e rafforzare, nel quadro delle iniziative di sostegno alle autorità governative dell'Ucraina e in coordinamento con i partner europei e atlantici, forme di collaborazione con l'Ucraina finalizzate allo sviluppo, alla sperimentazione e alla diffusione di tecnologie e capacità nel settore dei droni e dei sistemi di contrasto ai droni, anche valorizzando iniziative di cooperazione tra amministrazioni competenti, centri di ricerca, università e imprese, con particolare attenzione alle applicazioni di difesa e di protezione delle infrastrutture critiche.
9/2754-A/16. Pastorella, Rosato, Richetti, Bonetti, Onori, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Ruffino.
La Camera
impegna il Governo
a continuare a promuovere, nel quadro delle iniziative di sostegno alle autorità governative dell'Ucraina e in coordinamento con i partner europei e atlantici, forme di collaborazione con l'Ucraina finalizzate allo sviluppo, alla sperimentazione e alla diffusione di tecnologie e capacità nel settore dei droni e dei sistemi di contrasto ai droni, anche valorizzando iniziative di cooperazione tra amministrazioni competenti, centri di ricerca, università e imprese, con particolare attenzione alle applicazioni di difesa e di protezione delle infrastrutture critiche.
9/2754-A/16. (Testo modificato nel corso della seduta)Pastorella, Rosato, Richetti, Bonetti, Onori, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Ruffino.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame all'articolo 1 dispone la proroga fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo delle Camere, dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina;
il 24 febbraio 2022 la Russia ha scatenato una criminale aggressione su larga scala che ha portato in poco tempo le proprie truppe in prossimità di Kiev e di centri nevralgici nel Sud e nell'Est dell'Ucraina;
oltre ad aver aggredito un Paese sovrano, da febbraio 2022 la Russia ha moltiplicato gli atti di repressione nei confronti di attivisti, giornalisti, dissidenti e di chiunque provi a contestare le scelte del Presidente Putin. La Russia ha rafforzato la repressione delle libertà fondamentali anche ricorrendo in modo abusivo a ragioni di sicurezza nazionale per colpire dissidenti, accademici, giornalisti e attivisti che hanno osato esprimere critiche nei confronti di Putin;
nel rapporto del 16 settembre 2025 la Relatrice speciale Onu sulla situazione dei diritti umani in Russia, Mariana Katzarova, scrive che la Russia ha iniziato a fare un massiccio ricorso alla normativa sulla sicurezza nazionale accusando attivisti e dissidenti di cooperazione con gli Stati esteri, di spionaggio, di aiuto al nemico, di violazioni del segreto di Stato. Inoltre, Putin ha dato il via a misure che hanno portato a includere 150 minori nell'elenco di terroristi ed estremisti, con condanne elevate come quella arrivata a luglio 2025 a un quindicenne, punito con 5 anni di carcere. Dal 2024 a luglio 2025, scrive la Relatrice, sono stati aperti 8 nuovi procedimenti contro i giornalisti, 12 sono stati condannati per estremismo e 7 per propaganda;
secondo i dati dell'ultimo rapporto pubblicato dal Center for Strategic and International Studies (CSIS), dall'inizio dell'invasione in Ucraina circa 1,2 milioni di soldati russi sono stati uccisi, feriti o risultano dispersi. Secondo le stime, solo i caduti russi dall'inizio della guerra sarebbero quasi 325 mila. Solo lo scorso anno la Russia ha avuto 415 mila morti e feriti. Per quanto riguarda l'Ucraina, il rapporto stima che siano morti tra i 100 mila e i 140 mila militari (600 mila in tutto se contiamo anche feriti o dispersi che sommati al numero complessivo dei russi raggiungerebbe la cifra spaventosa di quasi 1,8 milioni);
colpisce il numero dei caduti russi considerando che Mosca ha forze in campo sostanzialmente maggiori di Kiev, un rapporto di tre a uno, e anche una popolazione enormemente più grande tra cui reclutare nuove forze. Il cinismo di Putin, evidenziato dall'invasione dell'Ucraina e dai tanti giovani russi mandati a morire sui campi di battaglia, svela la natura autoritaria e sovranista del governo russo;
in Europa avanzano partiti sovranisti di destra ed estrema destra. Solo per fare alcuni esempi, in Alternativa per la Germania (AfD) e nella Lega in Italia emergono posizioni esplicitamente filo russe, con rapporti di natura politica. In un contesto internazionale in cui si assiste all'abbandono del multilateralismo accompagnato dall'inevitabile e conseguente tentativo di smantellamento del diritto internazionale, emerge non casualmente un rapporto privilegiato tra Trump e Putin. Il Governo italiano ha scelto l'acquiescenza, se non l'aperto consenso, alle politiche patronali dell'amministrazione Trump, mostrando, inoltre, un'apparente riserva e dissenso sulle iniziative di alcuni partners europei e della NATO proprio sull'Ucraina;
le politiche di riarmo dei singoli Stati europei, le quali peraltro prevedono ingenti acquisti di armamenti dagli Stati Uniti, come anche pubblicamente vantato dal Presidente Trump, non contraddicono, anzi appaiono funzionali, alle analisi e alle strategie contenute nel National security strategy 2025 dell'Amministrazione statunitense, le quali impongono un modello di ordine mondiale basato sul confronto sistemico permanente e sulla subordinazione militare ed economica degli alleati e dell'Europa in particolare, prefigurando un ruolo ancillare dell'Unione europea nei confronti della proiezione strategica USA;
in questo nuovo contesto internazionale la fine del conflitto e una pace equa per l'Ucraina non potranno essere assicurate attendendo un eventuale accordo tra U.S.A. e Federazione russa, che rischia di essere funzionale solo agli interessi geopolitici ed economici degli Stati Uniti e della Federazione russa, limitando il ruolo dell'Unione europea o di alcuni Paesi di questa ad una presenza militare di garanzia, qualora accettata dai contraenti, proseguendo nel frattempo la cessione di armamenti all'Ucraina;
è necessario un cambio di passo dell'Unione europea affinché si lavori attivamente in ogni consesso internazionale per arrivare il più presto possibile al raggiungimento di un immediato cessate il fuoco tra Russia e Ucraina e alla costruzione di un accordo di pace fondato sui principi dell'Atto finale di Helsinki e della Carta delle Nazioni Unite,
impegna il Governo:
ad adottare ogni iniziativa volta a sostenere la popolazione civile ucraina con l'invio dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti logistici, sanitari, ad uso civile, anche a tutela delle infrastrutture civili ed energetiche e a interrompere la cessione di mezzi e materiali d'armamento in favore delle autorità governative dell'Ucraina;
ad adoperarsi in ogni competente sede europea e internazionale al fine di raggiungere un immediato cessate il fuoco tra Russia e Ucraina e per costruire un accordo di pace duraturo ed equo, fondato sui principi dell'Atto finale di Helsinki e della Carta delle Nazioni Unite, compresi la sicurezza collettiva, la moderazione militare e gli impegni di disarmo.
9/2754-A/17. Fratoianni, Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame all'articolo 1 dispone la proroga fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo delle Camere, dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina;
secondo un'analisi pubblicata ad ottobre 2025 da Analisi Difesa, da febbraio 2022 il Ministero degli Interni ucraino avrebbe perso le tracce di 491.426 armi portatili;
già nel 2024 anche il Pentagono aveva sollevato la questione. Un rapporto dell'Office of Inspector General del Pentagono diffuso all'inizio del 2024, affermava che tra ottobre 2022 e febbraio 2023 non sarebbero stati adeguatamente monitorati 39.139 articoli militari di quelli consegnati all'Ucraina (per un valore complessivo di circa 1,69 miliardi di dollari;
il paradosso è che i sistemi di tracciamento esistono. Stati Uniti, Regno Unito e Ucraina hanno messo in funzione fin dai primi mesi del conflitto piattaforme informatiche per seguire il flusso degli aiuti militari. Ma questi strumenti sono pensati soprattutto per il materiale pesante, costoso, simbolicamente rilevante: carri armati, sistemi missilistici, mezzi corazzati. Le armi leggere, quelle che fanno davvero il mercato nero, restano invece molto più difficili da monitorare, soprattutto in un contesto di fronte mobile e catene di comando sotto stress continuo;
la Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOC) ricorda che «l'afflusso di armi in Ucraina dopo l'invasione su vasta scala della Russia nel febbraio 2022, sommato a una riserva di armi già ampia nel Paese (soprattutto dopo lo scoppio del conflitto nel 2014), ha destato preoccupazione per la diffusione di queste armi nelle mani di criminali nell'Europa occidentale e per il possibile effetto sulle attività della criminalità organizzata». Soprattutto considerato che l'ondata di conflitti tra Medio Oriente, Africa e altre aree a rischio funge polo di attrazione per nuove forniture d'armi tramite traffici illeciti;
il problema non riguarda solo il presente del conflitto, ma il suo futuro. Le reti criminali, dentro e fuori l'Ucraina, si muovono con grande rapidità: l'Ucraina rischia di diventare un hub del traffico d'armi;
un rapporto del 2023 dell'Ispettore generale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, reso pubblico dalla Cnn, ha segnalato che molte delle armi e delle attrezzature che l'anno precedente l'occidente aveva inviato a Kiev sono state, in realtà, sottratte da trafficanti, criminalità organizzata e mercenari,
impegna il Governo
ad adottare, nell'ambito delle proprie competenze, le necessarie misure di sicurezza e di tracciamento, attivandosi a tal fine anche nelle opportune sedi dell'Unione europea, dei flussi di armamenti, rafforzando altresì i controlli sugli stessi, per evitare che l'Ucraina diventi un hub del traffico d'armi e che gli effetti del conflitto, anche dopo la sua auspicata cessazione, continuino a mietere vittime.
9/2754-A/18. Zanella, Bonelli, Fratoianni, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti, Carotenuto.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame all'articolo 1 dispone la proroga fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo delle Camere, dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina;
come previsto dall'articolo 2-bis, comma 2, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, l'elenco dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari oggetto della cessione, nonché le modalità di realizzazione della stessa, sono definiti con uno o più decreti del Ministro della difesa, adottati di concerto con i Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'economia e delle finanze;
finora, secondo la normativa vigente, sono stati emanati dodici decreti interministeriali contenenti gli allegati con il dettaglio delle forniture di armamenti destinate alle autorità governative ucraine. Gli allegati sono considerati «documenti classificati» e sono illustrati dal Governo in seno al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica;
il 25 novembre 2025 il Ministro della difesa è stato audito dal Copasir in riferimento ai contenuti del dodicesimo decreto relativo agli aiuti militari a Kiev, che contiene l'elenco dei materiali inviati. Anche questa volta, a differenza di altri Paesi che hanno operato cessioni di armamenti all'Ucraina ben maggiori di quelli dell'Italia, l'elenco è stato secretato «in quanto documento classificato» precludendo all'intero Parlamento l'esercizio delle sue prerogative e privando i cittadini italiani del loro diritto a conoscere la reale entità e tipologia dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari ceduti all'Ucraina;
dopo quattro anni di guerra, permane la più totale assenza di informazioni ufficiali sul costo del supporto militare che l'Italia ha fornito finora a Kiev in termini di armi e munizioni inviate,
impegna il Governo
a coinvolgere le Camere sugli sviluppi della guerra in Ucraina, secondo le modalità di cui al comma 3 dell'articolo 2-bis del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, e a trasmettere alle medesime informazioni trasparenti e complete circa le forniture militari cedute in favore delle autorità governative dell'Ucraina, come peraltro avviene in molti Paesi dell'Unione europea, in cui le informazioni su mezzi, materiali ed equipaggiamenti ceduti in favore dell'Ucraina sono pubbliche.
9/2754-A/19. Grimaldi, Zanella, Bonelli, Fratoianni, Dori, Ghirra, Mari, Piccolotti, Zaratti.
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
Ulteriori iniziative in ambito diplomatico per assicurare alle imprese italiane un accesso stabile alle catene di approvvigionamento delle materie prime, con particolare riguardo ai minerali critici – 3-02484
DEBORAH BERGAMINI, ORSINI, MARROCCO, BARELLI, ARRUZZOLO, BAGNASCO, BATTILOCCHIO, BATTISTONI, BELLOMO, BENIGNI, DAVIDE BERGAMINI, BICCHIELLI, BOSCAINI, CALDERONE, CANNIZZARO, CAPPELLACCI, CAROPPO, CASASCO, CASTIGLIONE, CATTANEO, CORTELAZZO, ENRICO COSTA, D'ATTIS, DALLA CHIESA, DE MONTE, DE PALMA, FASCINA, GATTA, GENTILE, LOVECCHIO, MANGIALAVORI, MAZZETTI, MINARDO, MULÈ, NEVI, PAGANO, PATRIARCA, PELLA, PIERRO, PITTALIS, POLIDORI, ROSSELLO, RUBANO, PAOLO EMILIO RUSSO, SACCANI JOTTI, SALA, SORTE, SQUERI, TASSINARI e TENERINI. – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. – Per sapere – premesso che:
la sicurezza e la diversificazione delle catene di approvvigionamento delle materie prime rappresentano un elemento essenziale per la competitività del tessuto produttivo nazionale, in particolare nei settori strategici, come la difesa, le tecnologie digitali, la transizione energetica e l'automotive;
la produzione e la lavorazione dei cosiddetti minerali critici – terre rare, litio, cobalto, nichel e grafite – risultano oggi concentrate in pochi Paesi, con conseguenti rischi di dipendenza strategica, volatilità dei prezzi, frammentazione degli scambi e possibili interruzioni delle forniture;
il 4 febbraio 2026 il Ministro interrogato ha preso parte a Washington a una riunione ministeriale dedicata ai minerali critici, promossa dagli Stati Uniti con l'obiettivo di rafforzare il coordinamento tra Paesi partner, favorire investimenti congiunti, sviluppare filiere affidabili e ridurre le vulnerabilità strategiche;
l'iniziativa si inserisce nel più ampio quadro delle politiche europee e transatlantiche volte a costruire catene del valore più sicure, sostenibili e diversificate, anche attraverso partenariati con Paesi terzi e il coinvolgimento diretto delle imprese –:
quali ulteriori iniziative il Ministro interrogato intenda promuovere, anche nel quadro della «diplomazia per la crescita», per assicurare alle imprese italiane un accesso stabile alle catene di approvvigionamento delle materie prime, con particolare riguardo ai minerali critici, e rafforzare la sicurezza e la competitività del sistema produttivo nazionale.
(3-02484)
Posizione del Governo in merito alla governance dell'Unione europea, con particolare riferimento al superamento del diritto di veto e all'accorpamento delle cariche di Presidente del Consiglio europeo e di Presidente della Commissione europea – 3-02485
DELLA VEDOVA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
è in corso, a livello europeo, un dibattito sempre più intenso sulla necessità di rafforzare la capacità decisionale e la leadership politica dell'Unione europea, anche alla luce delle attuali sfide geopolitiche e internazionali;
durante il Consiglio europeo informale del 12 febbraio 2026 si discuterà di competitività e di rafforzamento del mercato unico europeo – coinvolgendo i Presidenti Draghi e Letta, redattori di importanti rapporti sul tema – che coinvolge direttamente il nodo della governance europea;
alla riunione in videoconferenza del 28 gennaio 2026, convocata dal Ministro delle finanze tedesco e alla quale hanno partecipato anche i Ministri dell'economia di Francia, Italia, Spagna, Polonia e Olanda, è stata promossa l'idea di un'Europa «a due velocità» anche in campo economico e di un uso più ampio dello strumento delle cooperazioni rafforzate, tema sostenuto anche dalla Presidente Von Der Leyen nella lettera ai Capi di Stato e di Governo in vista del vertice informale del 12 febbraio 2026;
in recenti interventi pubblici, il Presidente Draghi ha sottolineato come l'attuale modello di integrazione, fortemente improntato alla cooperazione intergovernativa, appaia inadeguato ad affrontare le sfide globali, evidenziando la necessità di un'evoluzione verso forme di integrazione più avanzate;
il Presidente del Partito popolare europeo e del relativo gruppo al Parlamento europeo, Manfred Weber, ha posto al centro del dibattito politico europeo il tema del rafforzamento della leadership dell'Unione, avanzando la proposta di accorpare in un'unica figura i ruoli di Presidente del Consiglio europeo e di Presidente della Commissione europea, nonché di superare il diritto di veto degli Stati membri, in particolare in politica estera;
non è per nulla chiaro, ad oggi, quale ruolo l'Italia guidata da Meloni voglia svolgere, se di sprone o di freno al rafforzamento della leadership politica e della capacità decisionale dell'Unione;
in un'intervista a Il Corriere della Sera risalente all'8 dicembre 2025, il Ministro interrogato afferma che «è ora di eliminare il diritto di veto almeno per molte materie (...) poi unificare il ruolo di Presidente della Commissione europea con quello del Consiglio europeo, eletto direttamente dai cittadini. E rafforzare il Parlamento europeo, che non ha ancora iniziativa legislativa. Tutto questo per avere un'Europa più politica e meno burocratica» –:
se il Governo intenda, nelle sedi istituzionali europee competenti, promuovere o sostenere il superamento del diritto di veto degli Stati membri in determinati ambiti decisionali, nonché l'accorpamento delle cariche di Presidente del Consiglio europeo e di Presidente della Commissione europea, così come proposto dal presidente del Partito popolare europeo Weber.
(3-02485)
Iniziative di competenza volte ad assicurare la tutela dei diritti degli insegnanti e degli studenti delle istituzioni educative cristiane di Gerusalemme – 3-02486
LUPI, BRAMBILLA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il 14 gennaio 2026 gli organi di stampa, tra cui Il Sole 24 Ore e il sito Vatican News, hanno pubblicato articoli che citavano i contenuti di una nota del Segretariato generale delle istituzioni educative cristiane di Gerusalemme, che lamentava restrizioni arbitrarie imposte dalle autorità israeliane ai permessi per gli insegnanti che vengono dalla Cisgiordania;
sempre secondo il sito Vatican News, «circa 10.000 studenti delle scuole cristiane di Gerusalemme non hanno potuto riprendere le lezioni (...)», mentre i direttori di 12 istituti educativi «hanno indetto uno sciopero contro la decisione delle autorità israeliane di non rinnovare i permessi di lavoro di 171 insegnanti provenienti dai Territori palestinesi occupati»;
la nota del Segretariato generale delle istituzioni educative cristiane di Gerusalemme riporta anche che le restrizioni imposte «avvantaggiano solo coloro che desiderano danneggiare la vita educativa e pedagogica» del Paese;
il Ministero dell'istruzione dello Stato di Palestina ha definito le misure citate «parte integrante di un attacco (...) al sistema educativo palestinese (...) nel tentativo di minare l'identità palestinese»;
in un'intervista rilasciata all'agenzia AsiaNews e pubblicata il 23 gennaio 2026, padre Ibrahim Faltas, frate francescano e direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa, ha dichiarato: «All'inizio del secondo semestre erano 335 gli insegnanti interessati dal provvedimento, cui hanno impedito gli spostamenti il sabato quando noi abbiamo lezione. In un secondo momento li hanno bloccati il venerdì e la domenica e anche in questo caso abbiamo protestato. Ora quasi il 90 per cento dei docenti può viaggiare tutta la settimana, senza restrizioni. Il problema è quasi risolto, anche se non si capisce la logica alla base del provvedimento: abbiamo parlato con il Ministero dell'istruzione, coi militari ma nessuno ha saputo, o voluto, fornire una spiegazione»;
sempre in occasione dell'intervista citata, padre Ibrahim Faltas ha dichiarato: «Restano comunque criticità e sacrifici – aggiunge – perché nelle nostre scuole a Gerusalemme ci sono insegnanti che vengono da Hebron e si alzano alle quattro del mattino per arrivare puntuali alle otto per l'inizio delle lezioni» –:
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere nei fori bilaterali e multilaterali per assicurare la tutela del diritto all'educazione e il diritto alla libertà di movimento degli insegnanti e studenti interessati, nonché per promuovere il rispetto delle norme del diritto internazionale in materia di istruzione.
(3-02486)
Iniziative di competenza per il contrasto della violenza digitale di genere, con particolare riferimento al monitoraggio sistematico degli abusi sulla rete internet – 3-02487
RAVETTO, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, PRETTO, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. – Al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. – Per sapere – premesso che:
i siti «Phica.net» e «Mia moglie» sarebbero stati utilizzati come piattaforme per la diffusione sistematica e organizzata di immagini e video a contenuto sessualmente esplicito senza il consenso delle vittime, spesso accompagnata da condotte di ricatto ed estorsione finalizzate a ottenere denaro o ulteriori contenuti intimi;
una parte rilevante del materiale sarebbe stata manipolata o generata artificialmente attraverso l'uso di tecnologie di intelligenza artificiale, incluse tecniche di alterazione dei volti e dei corpi, rendendo particolarmente complessa la rimozione dei contenuti e amplificando in modo significativo il danno psicologico, sociale e reputazionale subito dalle persone coinvolte;
i deepfake, come chiarito dal Garante per la protezione dei dati personali, sono foto, video e audio creati grazie a software di intelligenza artificiale che, partendo da contenuti reali (immagini e audio), riescono a modificare o ricreare, in modo estremamente realistico, le caratteristiche e i movimenti di un volto o di un corpo e a imitare fedelmente una determinata voce;
particolari tipologie di deepfake, detti dal Garante «deepnude», riguardano persone ignare di essere rappresentate nude, in pose discinte o situazioni compromettenti o addirittura in contesti pornografici. Con la tecnologia del deepnude, infatti, i visi delle persone (compresi soggetti minori) possono essere «innestati», utilizzando appositi software, sui corpi di altri soggetti, nudi o impegnati in pose o atti di natura esplicitamente sessuale. È anche possibile prendere immagini di corpi vestiti e «spogliarli», ricostruendo l'aspetto che avrebbe il corpo sotto gli indumenti e creando immagini altamente realistiche;
al continuo dilagare di varie forme di discriminazione e violenza contro le donne, l'Unione europea ha risposto adottando la direttiva (UE) 2024/1385, che prevede misure che gli Stati membri sono chiamati a recepire entro il 2027;
il cyberstalking è punito dalla legge italiana, ma non esiste una legge specifica per il cyberstalking. L'introduzione di pene specifiche e l'adozione di misure di prevenzione più efficaci sarebbero fondamentali per contrastare il cyberstalking e proteggere le vittime –:
se il Ministro interrogato, contribuendo alla promozione del contrasto della violenza di genere online come priorità strutturale dell'azione di Governo riconoscendone la natura sistemica, intenda, per quanto di competenza, promuovere il monitoraggio sistematico della violenza digitale di genere, anche con particolare attenzione alle fasce più giovani della popolazione, attraverso la raccolta e l'analisi di dati disaggregati per genere ed età, al fine di orientare le politiche pubbliche per rafforzare le strategie di prevenzione e sviluppare interventi mirati contro le forme emergenti di abuso online.
(3-02487)
Iniziative volte a contrastare il fenomeno dell'acquisizione di imprese italiane da parte di investitori esteri, nonché a rilanciare la competitività delle medesime imprese – 3-02488
PANDOLFO, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, PELUFFO, GHIO, FERRARI, FORNARO e CASU. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
secondo l'area studi Mediobanca, la quota di fatturato delle imprese medio-grandi a controllo estero è passata dal 29,7 per cento nel 2022 al 34,5 per cento nel 2024;
nei settori strategici, il passaggio di imprese italiane sotto il controllo estero, spesso realizzato da fondi di investimento con orizzonti temporali di breve periodo, può comportare una perdita di produzione, competenze e occupazione, con scelte che rispondono a interessi geopolitici e industriali non coincidenti con quelli nazionali, come nel caso di Nerviano medical sciences, centro di ricerca oncologica acquisito integralmente da un fondo cinese, con prospettive di ridimensionamento delle attività di ricerca in Italia;
dal 2023 numerose aziende italiane di rilievo strategico e simbolico del made in Italy sono passate sotto controllo estero, tra cui Iveco group (per la parte «non difesa»), Comau, Piaggio aerospace, Ip-Italiana petroli, Bialetti, Tim (rete fissa), Ita airways, oltre a casi in corso di definizione come l'ex Ilva;
negli ultimi tre anni la produzione industriale italiana si è ridotta complessivamente del 3,8 per cento;
uno dei principali fattori di perdita di competitività è il costo dell'energia, che secondo la Confindustria risulta superiore di circa il 30 per cento alla media europea;
a fronte di continui annunci, le politiche industriali appaiono caratterizzate da continui cambi di indirizzo, ritardi nei decreti attuativi e incertezza sugli incentivi, in particolare nei settori automotive, «Transizione 5.0» e «Industria 4.0»;
nel settore strategico dell'automotive, in particolare, il fondo da 8,7 miliardi di euro istituito dal Governo Draghi per il periodo 2022-2030 è stato drasticamente ridotto e a oggi le risorse residue non risultano utilizzabili per la mancanza dei decreti che definiscano i criteri di utilizzo;
le politiche di incentivazione risultano caratterizzate da continui cambi di impostazione e insufficienza delle risorse, generando incertezza per le imprese che devono pianificare investimenti di medio-lungo periodo;
senza certezze sugli incentivi, senza una strategia sull'energia e senza una visione di medio-lungo periodo, il rischio è continuare ad assistere alla vendita di imprese e competenze costruite in decenni di lavoro –:
quali scelte concrete intenda mettere in atto per arrestare la perdita di fondamentali aziende del nostro sistema industriale e rilanciare la competitività delle imprese italiane.
(3-02488)
Iniziative urgenti nei confronti di Stellantis al fine di affrontare le criticità dovute all'assenza di un piano per lo sviluppo delle produzioni in Italia – 3-02489
GRIMALDI, GHIRRA, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. – Al Ministro delle imprese e del made in Italy. – Per sapere – premesso che:
l'azienda Stellantis, che ha come principale azionista Exor della famiglia Agnelli-Elkann, intende realizzare una filiera produttiva nello stabilimento di Tafraoui, in Algeria, espandendone la produzione con 6 nuovi modelli per un obiettivo di assemblaggio di 90.000 vetture l'anno; uno stabilimento dove già si producono i modelli Tipo, Scudo, Ducato, Doblò e la Grande Panda dedicata al mercato italiano; Stellantis ritiene necessario creare una filiera corta in Algeria, abbattendo i costi e velocizzando la disponibilità dei componenti;
Stellantis il 2 febbraio 2026 ha organizzato un incontro presso la sede dell'Unione industriali di Torino per spingere i fornitori a investire in Algeria;
quanto prospettato da Stellantis produrrebbe un inaridimento delle aziende in Italia, in particolare in Piemonte, con la scelta di effettuare investimenti che garantiscono volumi e livelli occupazionali, fuori dall'Italia;
oltre agli investimenti in Nord Africa, Stellantis ha annunciato 13 miliardi di euro di investimenti negli Usa;
pur tenendo conto del lancio della 500 ibrida a Mirafiori e della nuova Compass a Melfi, questi progetti non sono sufficienti a dare una prospettiva ai due stabilimenti;
Stellantis ha dichiarato perdite per circa 22 miliardi di euro per ipotesi strategiche errate e 6,5 miliardi di euro di dividendi mancati: segnali di una crisi strutturale conclamata, ma soprattutto dell'abbandono progressivo da parte di Stellantis degli investimenti e della spesa in ricerca che non le permette di sostenere la competizione tecnologica;
si evidenzia la volontà ad avviso degli interroganti di non procedere alla definizione di un vero piano industriale che garantisca un futuro stabile, la piena attività e i livelli occupazionali;
si avvia così la completa desertificazione del tessuto produttivo italiano, in particolare piemontese, basato sulla massimizzazione del profitto, tenuto conto che il costo del lavoro, in Algeria, vede retribuzioni mediamente di 130 euro mensili;
è improrogabile assumere una iniziativa affinché Stellantis definisca un nuovo piano industriale con investimenti industriali effettivi integrati da ulteriori risorse sulla ricerca e sviluppo;
la gigafactory di Termoli non si farà Acc, joint venture tra Stellantis, Mercedes e Total, ha comunicato la decisione di abbandonare la costruzione di gigafactory in Italia e in Germania;
per gli interroganti il Governo resta spettatore, mentre Stellantis effettua investimenti esclusivamente fuori dall'Europa, abbandonando progetti in Italia, con gravissime ricadute produttive e occupazionali nel nostro Paese –:
se non intenda assumere una iniziativa urgentissima nei confronti di Stellantis, coinvolgendo i sindacati, al fine di affrontare le criticità derivanti dalle gravi scelte operate che denotano l'assenza di un piano industriale per lo sviluppo delle produzioni in Italia.
(3-02489)
Iniziative di competenza per contrastare il crollo della produzione degli stabilimenti Stellantis e salvaguardare investimenti, produzione e livelli occupazionali in Italia – 3-02490
BENZONI, BONETTI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. – Al Ministro delle imprese e del made in Italy. – Per sapere – premesso che:
il 6 febbraio 2026 Stellantis ha annunciato un cambio di strategia che costerà 22 miliardi di euro di oneri straordinari all'azienda, per il 75 per cento dovuti a previsioni che si sono rivelate errate, basate su un ottimismo eccessivo riguardo all'adozione dell'elettrico, e per l'altro 25 per cento dovuti a decisioni che hanno minato la capacità industriale dell'azienda, come ha spiegato l'amministratore delegato Filosa, ammettendo anche che in passato i costi sono stati tagliati in maniera probabilmente eccessiva, tanto da licenziare migliaia di ingegneri;
negli ultimi due anni Stellantis ha perso quasi l'80 per cento in borsa, bruciando oltre 60 miliardi di euro di capitalizzazione, e ha ora annunciato che sarà emessa un'obbligazione ibrida non convertibile fino a 5 miliardi di euro, un segnale del fatto che non sono previsti aumenti di capitale nel breve periodo;
la produzione di Stellantis in Italia nel 2025 è crollata: sono stati prodotti meno di 380 mila veicoli, il dato più basso degli ultimi settant'anni, con una diminuzione del 20 per cento rispetto al 2024 e del 64 per cento rispetto al 2017, ultimo anno dell'«era Marchionne», durante il quale furono prodotti più di un milione di veicoli;
il calo della produzione ha avuto un impatto su tutti gli stabilimenti italiani, che sono sfruttati per circa un terzo della loro capacità e dove oltre la metà dei lavoratori è in cassa integrazione o coinvolta in altre forme di ammortizzatori sociali;
dal periodo pre-pandemico, le vendite di veicoli nel mercato dell'Unione europea sono diminuite di circa 2,5 milioni di unità, di cui 1,6 milioni prodotti da Stellantis, che oggi vende meno di quanto vendeva la sola Psa prima della fusione con Fca;
l'incertezza del piano industriale di Stellantis sta colpendo anche l'intera filiera, composta in gran parte da aziende monocommittenti oggi in forte difficoltà per la riduzione delle commesse: ne sono esempio Tiberina, Smc, Trasnova e altre realtà che dipendono quasi esclusivamente da Stellantis;
in tale contesto, va ricordato che il Governo Meloni ha sostanzialmente cancellato le risorse del fondo automotive istituito dal Governo Draghi e non ha definito alcuna strategia per contrastare il declino del settore, ignorando anche il piano proposto da Azione per la salvaguardia della filiera –:
quali iniziative di competenza intenda adottare il Ministro interrogato per contrastare il crollo della produzione degli stabilimenti Stellantis e assicurare che il nuovo piano strategico dell'azienda salvaguardi investimenti, produzione e posti di lavoro in Italia.
(3-02490)
Iniziative urgenti di carattere strutturale per la riduzione del costo dell'energia per le imprese italiane, al fine di preservare la competitività del sistema manifatturiero e scongiurare un processo di deindustrializzazione – 3-02491
BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il sistema produttivo italiano è gravato da costi energetici strutturalmente superiori rispetto a quelli sostenuti dalle imprese dei principali Paesi europei, determinando un persistente squilibrio competitivo che incide direttamente sulla redditività, sulla capacità di pianificazione industriale e sull'attrattività del territorio nazionale per gli investimenti;
secondo recenti dati Eurostat 2024, le piccole e medie imprese sostengono un prezzo medio dell'elettricità di circa 253,6 euro per megawattora (contro i 213 euro per megawattora della Francia e i 166,8 euro per megawattora della Spagna), mentre per le grandi imprese il costo si attesta intorno ai 154,6 euro per megawattora, a fronte degli 89,4 euro per megawattora francesi e dei 115,4 euro per megawattora spagnoli, configurando un divario strutturale idoneo a compromettere la sostenibilità economica delle attività produttive e la capacità di competere ad armi pari nel mercato unico;
l'aumento del prezzo dell'energia non rappresenta più una criticità congiunturale, ma un fattore sistemico che compromette la solidità della base manifatturiera italiana, colpendo in misura crescente l'intera filiera del made in Italy;
il differenziale energetico rispetto ai competitor europei ed extra-Unione europea sta comprimendo i margini delle imprese e favorendo processi di delocalizzazione, ridimensionamento produttivo e cessione a gruppi esteri;
in tale contesto si registra una preoccupante accelerazione della dismissione di asset nazionali: circa 429 imprese italiane sono passate in mani straniere nell'ultimo anno, fenomeno che segnala un'emorragia di controllo su realtà produttive spesso operanti in comparti strategici e ad alto valore aggiunto;
la dipendenza energetica dell'Italia rimane elevata, attestandosi al 74 per cento, superiore alla media dell'Unione europea (56,9 per cento);
negli ultimi tre anni, la produzione industriale italiana ha registrato una contrazione del 3,8 per cento, segnale di un indebolimento strutturale del comparto manifatturiero;
nonostante la transizione energetica rappresenti una leva strategica per la competitività industriale, si registra una situazione di sostanziale stallo nello sviluppo della capacità rinnovabile nazionale e nell'adozione di misure efficaci volte a favorire l'autoproduzione energetica delle imprese, con conseguente permanenza della dipendenza da fonti più costose e maggiore esposizione alla volatilità dei prezzi –:
quali iniziative urgenti e di natura strutturale il Governo intenda adottare per ridurre il costo dell'energia per le imprese italiane, anche mediante meccanismi di riduzione del carico fiscale e degli oneri di sistema gravanti sul costo dell'energia, nonché il rafforzamento degli strumenti che favoriscono l'autoproduzione e l'indipendenza energetica del comparto industriale, al fine di arrestare la cessione di asset strategici, preservare la competitività del sistema manifatturiero e scongiurare un processo di deindustrializzazione del Paese.
(3-02491)
Iniziative volte a salvaguardare e rafforzare, in modo organico e strutturale, le imprese del sistema produttivo nazionale – 3-02492
APPENDINO, PAVANELLI, CAPPELLETTI e FERRARA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
secondo il Data Room di Milena Gabanelli su Il Corriere della Sera del 9 febbraio 2026, negli ultimi tre anni la produzione industriale italiana si è ridotta complessivamente del 3,8 per cento, confermando l'indebolimento della manifattura;
in particolare, la crisi del tessuto produttivo nazionale, con riguardo al made in Italy, si è manifestata in una riduzione della capacità produttiva e in un aumento delle chiusure aziendali, tenuto conto anche della concorrenza internazionale e della contrazione dei consumi interni;
sempre nel citato articolo si legge dell'accelerazione del processo di trasferimento del controllo industriale all'estero di aziende medio-grandi che nel 2024: secondo le analisi dell'indagine annuale dell'area studi di Mediobanca, risultava pari al 34,5 per cento del fatturato complessivo, contro il 29,7 per cento del 2022. Inoltre, rilievi di Kpmg evidenziano come, nel solo 2024, le operazioni di fusione e acquisizione di imprese italiane da parte di fondi o gruppi stranieri sono state 429, per un valore record pari a 36,2 miliardi di euro;
tra le aziende più rappresentative del made in Italy passate o in procinto di passare in mani straniere figurano – inter alia – Iveco group, Comau, Bialetti e Cvs Ferrari;
il recente crollo, poi, del titolo Stellantis, a seguito dell'annuncio di svalutazioni per 22 miliardi di euro legate alla revisione della strategia sull'elettrico, mostra come l'assenza di una visione industriale chiara e stabile per i settori strategici, quali l'automotive, esponga l'intero sistema produttivo ad elevati fabbisogni di cassa, a ristrutturazioni senza reali prospettive di rilancio e al ricorso continuo alla cassa integrazione;
il quadro testé delineato – a cui vanno aggiunti i dati de Il Sole 24 Ore sull'aumento significativo delle liquidazioni e dei fallimenti d'impresa nel Centro-Nord, con Lazio e Lombardia tra le regioni maggiormente colpite – contribuisce, in molti casi, al dissesto e/o alla vendita di marchi storici italiani, spesso destabilizzati dai reiterati stop and go di finanziamenti statali cruciali, quali, ad esempio, il passaggio dal credito d'imposta all'iperammortamento e il finanziamento/definanziamento del fondo automotive –:
quali urgenti iniziative intenda adottare per salvaguardare e rafforzare, in modo organico e strutturale, le imprese del sistema produttivo nazionale, oggi fortemente compromesso dall'assenza di una progettualità industriale coerente e di adeguate tutele per i marchi storici del made in Italy.
(3-02492)
Ulteriori iniziative per rafforzare l'attrattività dell'Italia per gli investitori esteri – 3-02493
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, CARAMANNA, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI e ZUCCONI. – Al Ministro delle imprese e del made in Italy. – Per sapere – premesso che:
in un quadro globale dominato da incertezze e rischi politici, l'Italia si distingue positivamente per la stabilità del Governo, elemento chiave per rafforzare la credibilità internazionale del Paese e sostenere la crescita economica;
la continuità politica rappresenta una leva competitiva che in passato è stata scarsamente valorizzata dall'Italia, nonostante i suoi indubbi benefici nel favorire investimenti di medio e lungo periodo, grazie ad una maggiore prevedibilità del quadro politico;
dal 2022 ad oggi, gli indicatori sull'attrattività dell'Italia confermano chiaramente il crescente interesse degli investitori stranieri, che vedono il nostro Paese come una meta privilegiata per i capitali esteri;
in particolare, l'aumento degli investimenti esteri diretti ha contribuito alla risoluzione di crisi industriali complesse, favorendo l'apporto di capitali stranieri per il rilancio di imprese in difficoltà cronica o fuori mercato;
questi risultati sono confermati dalla crescita del mercato dei capitali che vede l'incremento del numero di investitori esteri tra le società quotate, in parallelo ad una tendenza «rialzista» di fatto ininterrotta dall'ottobre del 2022;
una tendenza speculare si riscontra nel settore turistico, dove, a fronte di un record di presenze nel 2024, i turisti non residenti rappresentano ormai la maggioranza del totale, contribuendo a un considerevole afflusso di capitali in entrata nel Paese –:
quali ulteriori iniziative il Governo intenda adottare, in continuità con gli strumenti di semplificazione e coordinamento già attivati dal Ministero delle imprese e del made in Italy, per rafforzare l'attrattività dell'Italia verso gli investimenti esteri diretti.
(3-02493)