XIX LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 640 di mercoledì 8 aprile 2026
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'
La seduta comincia alle 12.
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 1° aprile 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).
Saluto e ringrazio per aver avuto la pazienza di attendere le studentesse, gli studenti e gli accompagnatori dell'Istituto di istruzione secondaria di secondo grado “Giuseppe Verdi” di Valdobbiadene, che, come ci insegna l'onorevole Comaroli, è in provincia di Treviso. Benvenuti alla Camera dei deputati… arriviamo all'onorevole Mancini, ma prima salutiamo come si deve chi oggi rende visita alla Camera, cioè le studentesse, gli studenti e gli accompagnatori dell'Istituto salesiano “Sacro Cuore” di Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Vi ringrazio di essere qui con noi.
Ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori l'onorevole Mancini, ma dopo aver comunicato le missioni.
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 87, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).
Sull'ordine dei lavori e per richiami al Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mancini. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Niente. Non sull'ordine dei lavori, ma sul processo verbale. Se lei ha chiesto se c'erano interventi, io vorrei intervenire perché non sono soddisfatto del come è stato riportato l'episodio del 30 ottobre che ha prodotto le sanzioni da cui anch'io sono stato colpito.
Io penso che nel verbale andrebbe riportata la motivazione. Per quel che mi riguarda la motivazione che porta, cari colleghi e care colleghe, a ben quattro giorni di sospensione dei lavori parlamentari è per aver contribuito a saturare i posti della sede…
PRESIDENTE. Mi perdoni se la interrompo però, sull'ordine dei lavori, lei interviene sul processo verbale però non è previsto un intervento sulle sanzioni o comunque su ciò…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Non sto intervenendo sulle sanzioni, sto chiedendo la modifica del verbale.
PRESIDENTE. Nel senso, parla di quello, però il verbale…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Sto chiedendo la modifica del verbale.
PRESIDENTE. Ok, il verbale…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Chiedo che vengano riportate nel verbale…
PRESIDENTE. Ok, le stavo…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …le motivazioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)…
PRESIDENTE. …le stavo…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …che l'Ufficio di Presidenza…
PRESIDENTE. …le stavo spiegando…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …ha dato…
PRESIDENTE. Allora…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …per portare alla sospensione dei parlamentari…
PRESIDENTE. Onorevole Mancini, le stavo spiegando che quando…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …di 32 parlamentari.
PRESIDENTE. Non sono riportate neanche nella comunicazione in Aula le motivazioni, quindi non soltanto…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Ma non possiamo votare?
PRESIDENTE. No, no, ovvio che no.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Non possiamo votare…
PRESIDENTE. No.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …la mia proposta? La mia richiesta?
PRESIDENTE. No.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Devo fare un emendamento?
PRESIDENTE. No, non è previsto, non è proprio previsto dal Regolamento…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Perché?
PRESIDENTE. …la comunicazione prevede soltanto che venga data lettura in Aula della determinazione dell'Ufficio di Presidenza…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). E allora…
PRESIDENTE. … senza ulteriore…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …e allora lei mi perdonerà…
PRESIDENTE. Cioè, il verbale non può essere…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …se io voterò contrario. Chiederò di votare, io voterò contro la formulazione riportata.
PRESIDENTE. No, no, nel senso che allora…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Contro il testo, c'è un precedente, lei lo conosce, possiamo votare.
PRESIDENTE. No, no, non è così, onorevole Mancini, nel senso che io sottopongo, se vi sono osservazioni sul processo verbale…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Eh…
PRESIDENTE. …in quel caso, avrebbe dovuto comunicarlo prima alla Presidenza, se aveva da osservare…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Lei, Presidente, lei ha chiesto se ci fossero osservazioni all'Aula…
PRESIDENTE. Sì.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …un deputato alza la mano e osserva…
PRESIDENTE. No, nel senso…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …e fa la sua osservazione…
PRESIDENTE. …nel senso che…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Adesso che succede?
PRESIDENTE. Succede che è agli atti il fatto che lei contesta il verbale, così come è formulato. Rimane agli atti come sua posizione personale, ma non è soggetto a votazione il processo verbale.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). C'è un precedente in cui è stato votato.
PRESIDENTE. Adesso - come dire - recuperiamo anche i precedenti, ma non era…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Il Segretario lo ricorda certamente…
PRESIDENTE. … esatto, non era di questo tipo - mi sa che peraltro presiedevo io - ma era di altro tipo, dove ci fu una lunga discussione, ma non era su questo. Nel senso che, in questo caso, sulle…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Comunque, la mia osservazione è che non è riportata la motivazione a verbale…
PRESIDENTE. Esatto.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …la motivazione delle pretestuose…
PRESIDENTE. Ho capito.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …ragioni addotte, utilizzate dall'Ufficio di Presidenza per sospendere i parlamentari. Sarebbe utile che venissero riportate perché tutti i cittadini e tutti i colleghi avrebbero modo di comprenderne il carattere strumentale.
PRESIDENTE. Onorevole Mancini, ripeto, la comunicazione non prevede che ci sia altro rispetto al nominativo dei deputati che sono stati sanzionati dall'Ufficio di Presidenza. Quello che lei propone può essere oggetto di variazione regolamentare che però al momento non è prevista, perché il Presidente di turno dà soltanto lettura non delle motivazioni, ma soltanto delle sanzioni. Però, ripeto, sta comunque agli atti, nel senso che…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). No, Presidente, scusi, io ho chiesto una modifica. Se non venisse accolta…
PRESIDENTE. Eh, ho capito.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …non so se lei deve valutarla da solo, ma se non venisse accolta chiedo di votare.
PRESIDENTE. Ma non si può votare. Onorevole Mancini, io lo ripeto, non è che non voglia…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Presidente, perché? Non si approva il verbale, non si approva il processo verbale…
PRESIDENTE. Perché il …
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). … ci sono dei precedenti…
PRESIDENTE. Allora…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …in cui questo è avvenuto.
PRESIDENTE. Onorevole Mancini…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Io considero, Presidente…
PRESIDENTE. Prego.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …sinceramente un'ingiustizia il fatto che non solo siamo stati sospesi in maniera pretestuosa, ma neanche si voglia dare atto delle motivazioni per cui siamo stati sospesi.
PRESIDENTE. È chiaro.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). E dato che questo è il verbale in cui questo avviene, la comunicazione all'Aula, la comunicazione all'Aula fatta all'epoca deve riportare le motivazioni…
PRESIDENTE. Ho capito.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …quantomeno per blocchi.
PRESIDENTE. Onorevole Mancini, intanto diamole più tempo, altrimenti si spegne il microfono. Allora, dal punto di vista, diciamo, procedurale e regolamentare, non è previsto quello che adesso sta succedendo, cioè che vengano introdotte surrettiziamente in Aula motivazioni o approfondimento di ciò che è successo in Ufficio di Presidenza. Nel senso che…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Beh, capisco la vergogna, Presidente, però…
PRESIDENTE. No, no, no, ma che vergogna…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …questa non è una spiegazione…
PRESIDENTE. No, no, onorevole Mancini, no.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). … questa non è una spiegazione, sinceramente.
PRESIDENTE. Guardi, la discussione è, come dire, serena e pacata. Mi creda non è vergogna, è regola e siccome…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Mah, è regola abbastanza, come dire…
PRESIDENTE. …allora, siccome le motivazioni che lei vorrebbe fossero lette sarebbero non ultronee, ma sarebbero un plus rispetto a ciò che è stato comunicato dall'Ufficio di Presidenza, dal Presidente, nella seduta del 1° aprile, lei chiede …
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Sono dieci parole, eh.
PRESIDENTE. … lei chiede un'integrazione…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Sono dieci parole…
PRESIDENTE. No.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …io chiedo un'integrazione…
PRESIDENTE. No, onorevole…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …del verbale.
PRESIDENTE. Onorevole Mancini, mi scusi. Allora, non posso integrare ciò che è stato comunicato nella maniera in cui lei sa il 1° aprile. È impossibile da integrare perché, se fosse stato comunicato qualcosa di diverso, allora lei mi direbbe: guarda, hai comunicato qualcosa che devi integrare. Qui è stata data lettura di un elenco di onorevoli deputati ai quali sono state irrogate sanzioni disciplinari. Cioè, si tratta di una deliberazione dell'Ufficio di Presidenza sulla quale non ci sono le motivazioni.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Quindi, lei dice: dato che non le abbiamo lette all'Aula…
PRESIDENTE. Non ci sono proprio nella deliberazione…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …non possiamo riportarle nel verbale.
PRESIDENTE. …onorevole Mancini, non ci sono…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). E le sembra normale che 32 parlamentari vengano sospesi…
PRESIDENTE. A me quello che è normale e anormale non… come le devo dire… io mi devo attenere a un Regolamento.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …e lei nel dare lettura all'Aula neanche dice perché?
PRESIDENTE. Allora…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). È abbastanza incredibile.
PRESIDENTE. Allora, onorevole Mancini, io devo dare atto del fatto che, ai sensi dell'articolo 60, comma 3, del Regolamento, le decisioni in tema di sanzioni adottate dall'Ufficio di Presidenza sono comunicate all'Assemblea e in nessun caso possono essere oggetto di discussione.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Qui non è oggetto… qui non stiamo discutendo questo…
PRESIDENTE. No, ma scusi…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …stiamo discutendo il fatto che la comunicazione all'Assemblea contiene solo l'elenco dei nomi e non contiene le motivazioni.
PRESIDENTE. Chiaro.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Io richiedo che siano inserite nel verbale della seduta le motivazioni dell'atto che abbiamo…
PRESIDENTE. Ho capito, ho capito...
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …così ai posteri resteranno le ragioni pretestuose con cui questo è avvenuto. Questo è un punto di vista…
PRESIDENTE. Onorevole Mancini, è un suo punto di vista…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …ma che riguarda il verbale, non è una discussione sulle sanzioni.
PRESIDENTE. Ok, allora, Regolamento e prassi consolidata prevedono che, ai sensi dell'articolo 60, comma 3, venga data lettura della deliberazione dell'Ufficio di Presidenza senza dare origine ad alcuna discussione. Questo è quello che prevede il Regolamento attuale.
Il Regolamento che abbiamo modificato e approvato prevederà, invece, che vengano anche aggiunte le motivazioni, ma dalla prossima legislatura, nella quale mi auguro che lei ci sia certamente; io non lo so, ma spero che lei ci sia.
Questo è, onorevole Mancini. Che le posso dire… contro il Regolamento io non posso andare, cioè prendo atto di ciò che lei ha spiegato, lo mettiamo agli atti.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Insoddisfatto dalla formulazione del verbale, vorrei esprimere la mia contrarietà.
PRESIDENTE. Esatto, allora, come dire, è a verbale, nel senso che è agli atti.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). No, la vorrei esprimere votando.
PRESIDENTE. Ma è stato già approvato. No, allora…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). No, non è stato approvato.
PRESIDENTE. Come no…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Lei ha chiesto se c'erano osservazioni…
PRESIDENTE. Esatto.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …e io ho osservato.
PRESIDENTE. No, lei ha osservato comunque dopo, nel senso che …
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). No.
PRESIDENTE. …sul verbale, ove ci fosse stato qualcosa, doveva intervenire prima. Quindi, io non posso dar seguito…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). No, Presidente, lei ha chiesto se c'erano osservazioni e io ho alzato la mano.
PRESIDENTE. Allora, onorevole…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Il Segretario gliel'ha segnalato…
PRESIDENTE. Il Segretario… no allora…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …lei mi ha dato la parola. Siamo nella normalità.
PRESIDENTE. Le ho dato la parola sull'ordine dei lavori, non sul processo verbale. Ripeto, se ci fosse stato un problema sul processo verbale, me ne sarei accorto.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Se fosse stato sull'ordine dei lavori…
PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori, quindi…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …sull'ordine dei lavori avrei il libretto in mano.
PRESIDENTE. Onorevole…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Non ho il libretto.
PRESIDENTE. Quello è sul Regolamento, non sull'ordine dei lavori, ma non stiamo qui a… nel senso che lei sa che non è che io ho problemi a dare la parola.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Io voglio votare contro questa formulazione, non capisco perché non posso.
PRESIDENTE. Non la può votare, non posso dare seguito perché è stato già chiuso. Onorevole Mancini, lei può insistere, ma io non posso dar seguito. Se lei poi ritiene che ciò che è stato fatto non è nei canoni, può rivolgersi alla Presidenza della Camera che eventualmente…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Cioè, se io lo avessi sollevato prima, mi avrebbe fatto votare?
PRESIDENTE. Le avrei dato la parola e avrei ascoltato ciò che aveva da dire.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). E avrei potuto votare?
PRESIDENTE. No, perché a quel punto, ripeto, non l'avrei fatta neanche votare…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). E dove è scritto che il processo verbale non viene votato? Io non l'ho trovato da nessuna parte…
PRESIDENTE. Allora, però…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …e i precedenti non dicono questo.
PRESIDENTE. …però siccome…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Presidente, i precedenti non dicono questo e lei lo sa.
PRESIDENTE. Se lei mi fa parlare… se mi parla addosso tipo talk televisivo non ci capiamo. Lei ha finito? Bene, allora io le dico - e poi chiudo e vado avanti, chiudo e vado avanti - che, rispetto a ciò che è previsto dal Regolamento, rispetto a ciò che è contenuto nel verbale, è stato dato atto precisamente ed esattamente di ciò che è accaduto in Aula, cioè non poteva essere integrato con qualcosa che non è successo in quest'Aula.
In quest'Aula è successo ciò che è stato detto dal Presidente di turno e, cioè, che l'Ufficio di Presidenza aveva irrogato quelle sanzioni. Non è previsto dal Regolamento che venga integrato da qualsiasi altra comunicazione. Non c'è un'omissione nella lettura che è stata data e, quindi, non può esserci contestazione rispetto a un verbale di seduta che rispecchia ciò che è accaduto.
Ciò che lei chiede è un'integrazione al Regolamento che - le ho spiegato - verrà fatta ed è stata fatta, ma dalla prossima legislatura. Non è previsto, non essendo stato oggetto di discussione…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Presidente…
PRESIDENTE. … a norma dell'articolo 60, comma 3, il concetto dell'irrogazione.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Non faccia sfoggio della sua abilità, l'ho già spiegato quello che …
PRESIDENTE. Ma io l'ho capito, ma…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Io le sto dicendo: preso atto della procedura seguita, io voglio votare contro la formulazione del verbale e chiedo di potermi esprimere contro, attraverso un voto; in qualsiasi Assemblea c'è il voto sul Regolamento.
PRESIDENTE. Va bene, ma non è il Regolamento…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Sul verbale… c'è il voto sul verbale, mi scusi.
PRESIDENTE. Va bene, va bene, è uguale, è uguale.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Quindi, io voglio votare contro quel verbale che riporta il mio nome in un elenco di sospesi senza spiegazioni.
PRESIDENTE. Quello che io posso fare, avendo già dato seguito, avendo già approvato il verbale, è mettere agli atti, come è agli atti tutto il… tutto… non si può votare il verbale.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Ripeto. Presidente, sia preciso, perché questo quindi vuol dire che, se io domani mi alzo prima, lei mi fa votare?
PRESIDENTE. Se domani lei si alza prima e contesta il verbale della seduta in corso, domani…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Allora…
PRESIDENTE. …sul processo verbale che noi leggeremo domani, non su quello che abbiamo già fatto.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Io non ho ascoltato lei che ha detto che è approvato. Lei ha chiesto se c'erano osservazioni, io mi sono alzato…
PRESIDENTE. “Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato”.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …ma le osservazioni ci sono state…
PRESIDENTE. No, sono tardive, onorevole Mancini.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …e quindi non si può intendere approvato.
PRESIDENTE. Sono tardive, tanto che io le ho dato…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Presidente, non sono state tardive. Lei ha chiesto: io ho alzato la mano e lei mi ha dato la parola.
PRESIDENTE. Le ho dato la parola perché dagli uffici mi è stato detto che lei chiedeva di intervenire sull'ordine dei lavori, non sul processo verbale.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). No, è un'interpretazione del Segretario che le ha dato un'interpretazione erronea. Io ho alzato la mano quando lei ha detto: “ci sono osservazioni?”.
PRESIDENTE. Allora, siccome - ripeto - a me la comunicazione è stata data sull'ordine dei lavori, onorevole Mancini, che devo fare io? Io ho chiuso il processo verbale, dandolo per approvato, e le ho dato la parola sull'ordine dei lavori…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Presidente, non dica questo perché, sennò, ogni volta dobbiamo votarlo il processo verbale.
PRESIDENTE. Certo, se ci sono osservazioni va votato, ma non in questo caso.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Allora, metta in conto, Presidente, che adesso, ogni volta che avrò modo…
PRESIDENTE. Onorevole Mancini…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …le chiederò di votarlo.
PRESIDENTE. Io di questo ne prendo atto. La prego di…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Quindi non mi dica che non si può votare…
PRESIDENTE. No, no, no, no…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …perché ha appena detto che si può votare, no?
PRESIDENTE. Certo che si può votare, nel tempo e nei modi previsti.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). E allora perché non ci fa votare? Perché lei interpreta…
PRESIDENTE. Perché se lei mi avesse chiesto…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …perché lei sta interpretando…
PRESIDENTE. Onorevole…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Lei ha chiesto se c'erano osservazioni: io ho alzato la mano, ho fatto l'osservazione. Come fa a intendere approvato il verbale? Presidente…
PRESIDENTE. Allora, laddove il verbale…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Capisco la sua difficoltà…
PRESIDENTE. No, no, no. No, ma che difficoltà?
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Guardi, io sono una persona di mondo, chiami i venti…
PRESIDENTE. Io sono di Marte, ma è uguale.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). … i venti della maggioranza che vi garantiscono l'approvazione e lo faccia votare il verbale…
PRESIDENTE. No, sa perché? Perché se la sua osservazione fosse stata su un elemento che…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Perché adesso se votate andate in minoranza, andate sotto, ce l'ha chiaro?
PRESIDENTE. Onorevole Mancini, non c'è manco il numero legale…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Quindi lei sospenda…
PRESIDENTE. No, non… onorevole Mancini…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …faccia venire qualcuno…
PRESIDENTE. Onorevole Mancini, non c'è…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …così poi votate in maggioranza.
PRESIDENTE. Però abbia pazienza…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Vi approvate, come vi siete approvati all'Ufficio di Presidenza le sanzioni, anche il verbale.
PRESIDENTE. Onorevole Mancini, la sua osservazione sul verbale non conteneva un'osservazione su una incompletezza o su qualcosa…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). No, Presidente, siamo oltre. Adesso io ho chiesto di votare.
PRESIDENTE. No, io non posso integrare…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Io ho fatto un'osservazione, lei mi ha risposto…
PRESIDENTE. No, non l'avrei fatta votare. Sa perché? Certo che non l'avrei…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Ma, mentre lei prende tempo, c'è qualcuno che chiama…
PRESIDENTE. No, allora…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …quelli della maggioranza per venire a votare?
PRESIDENTE. No, non c'è nessuno da chiamare. Onorevole… prego.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Sennò lei mi fa…
PRESIDENTE. Io sto avendo la cortesia…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …fare uno sforzo al di sopra delle mie possibilità…
PRESIDENTE. No, onorevole Mancini, però così adesso mi costringe…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). …oratorie.
PRESIDENTE. …a toglierle la parola. Anzi, le tolgo la parola, così andiamo avanti. Allora, per favore spegniamo il microfono. Non l'avrei fatta votare perché la sua osservazione non era nel merito di qualcosa che il verbale non conteneva. Il verbale conteneva esattamente (Commenti del deputato Mancini) ciò che il Presidente ha letto in Aula, quindi era qualcosa che superava ciò che era avvenuto in Aula e che lei chiedeva fosse integrato con le motivazioni che lei ritiene dovessero essere aggiunte al verbale e di cui il verbale non dà atto perché non sono state lette, non essendo previsto che ci fosse una discussione.
Quindi, per me, il discorso finisce qui (Commenti del deputato Mancini). In ogni caso la sua osservazione non avrebbe trovato un voto, perché non conteneva un errore o qualcosa che nel verbale… o qualcosa accaduto in quest'Aula di cui non si era dato atto o di cui si era dato atto in maniera sbagliata. E per me la discussione è finita là. Andiamo avanti.
Quindi…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori ha già parlato, però, perché per me l'intervento era sull'ordine dei lavori.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Sul Regolamento!
PRESIDENTE. Vuole parlare sul Regolamento? Le do la parola sul Regolamento, se vuole parlare sul Regolamento, altrimenti devo andare avanti. Vuole parlare sul Regolamento?
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Sul Regolamento. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mancini. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Sulla conduzione dell'Aula.
PRESIDENTE. Articolo 8. Prego.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Io non penso che aiuterà la conduzione dell'Aula il fatto che lei abbia impedito la votazione sul processo verbale, perché lei, come ha appena spiegato, è entrato nel merito delle osservazioni di un parlamentare sul verbale e ritiene che io non abbia la possibilità di votare contro.
Poi ha detto che io posso votare contro, ma lo dovevo dire prima; poi ha detto: “l'aveva detto prima, ma, dato che l'ha detto in un modo non pertinente, non la faccio votare”. Qui siamo all'esaltazione dell'abuso. Come dire, da prepotenza scende prepotenza. Quindi, avete fatto la prepotenza nell'Ufficio di Presidenza e non avete neanche la dignità di difenderla, perché non c'è nessuno che si è alzato a spiegare all'Aula le ragioni di un provvedimento così abnorme - abnorme - per numero e per giorni rispetto ai fatti avvenuti; non c'è nessuno che si è alzato. Adesso non ha acconsentito di votare il verbale… La conduzione dell'Aula, che è sua responsabilità, non sarà avvantaggiata da questo atteggiamento; non sarà avvantaggiata. Quindi, io penso - per concludere il richiamo al Regolamento - che lei, Presidente, abbia fatto due forzature: sia nella formulazione della comunicazione all'Aula, cosa rispetto alla quale lei dice che difende il suo operato e ne prendo atto; secondo, non consentendomi di votare contro un verbale che non condivido, che, a mio avviso, riporta in maniera infedele quello che è avvenuto nella seduta precedente. Avrò torto? Può darsi, ma l'unico modo con cui si misura la ragione e il torto qui è il voto e il fatto che lei non ci faccia votare il verbale e che non sia neanche in grado di chiamare qualcuno per fare i numeri in questo Parlamento, è la conferma del fatto che è in malafede nel non far votare il verbale.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola, però, ci tengo a dire che la mia malafede non è ammissibile, nel senso che io applico il Regolamento e mi attengo a ciò che c'è nel Regolamento (Commenti del deputato Mancini). Quanto al resto delle sue considerazioni, anche rispetto all'infedeltà, le rimetto tutte alla Presidenza della Camera, che valuterà ciò che lei ha appena detto.
Le ribadisco che, a norma dell'articolo 60, comma 3, in Aula è stata data comunicazione delle sanzioni irrogate, che non prevedono alcuna discussione. Tutto ciò che era contenuto nel verbale riproduce esattamente e fedelmente - quindi non infedelmente - ciò che è accaduto in quest'Aula.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Su cosa? Sul Regolamento? Su cosa? Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie. Intervengo per un richiamo al Regolamento, per un fatto, e vorrei che non ci fosse un precedente. Ogni deputato può intervenire sul processo verbale e, forse, quello che lei sta dicendo è che, secondo lei, essendo un ordine dei lavori, non era sul processo verbale e quindi, in tutto questo, il processo verbale era esaurito. Se intende così, allora è una cosa e allora non c'è stato abuso. Se, come però penso io, l'intervento dell'onorevole era giustificato proprio per dire che il processo verbale non riportava quello che lo stenografico dice, allora è un'altra cosa.
Allora intendiamoci: lo stenografico non può, come dice lei, riportare cose non dette in Aula, perché sarebbe un abuso; ma il processo verbale, invece, potrebbe, in termini più estensivi, dire cose più simili a quelle che dice lo stenografico. L'abbiamo fatto più volte: abbiamo richiamato nel processo verbale il fatto che il processo verbale fosse più ampio e più simile allo stenografico, non identico allo stenografico, e questa cosa era del tutto legittima. Così come era del tutto legittimo dire che, in quella ricostruzione stenografica, il Presidente non aveva detto tutte le motivazioni.
Quindi io vorrei, però, che chiudessimo questa vicenda tenendo conto del fatto che ogni deputato può intervenire sul processo verbale, che sia o no consono allo stenografico, così come riportare, secondo il proprio parere, cosa in quella seduta non è stata conforme o in linea con le proprie opinioni.
Vorrei solo che non creassimo un precedente e che anche il Presidente, però, capisca che, se un deputato interviene sul processo verbale - anche se ha chiuso la frase, magari ha già firmato il verbale - bisogna però riscrivere questa cosa qua in una discussione su cui siamo tutti d'accordo. Però non vorrei che, chiuso il processo verbale, con un silenzio-assenso, una persona non possa alzare la mano e, come è giusto che sia, riportare le proprie considerazioni, come abbiamo fatto in altri momenti.
Vorrei solo che questa vicenda qui non si inscrivesse in un'anomalia anche dei rapporti fra noi. Vorrei, però, che questa cosa venga messa agli atti e, se è possibile, anche codificare quello che è stato, a questo punto, un fraintendimento, perché - ripeto - non è possibile che, in qualche modo, questa vicenda del processo verbale non abbia un'apertura e una chiusura, anche solo di intendimenti, se i colleghi vogliono o no inserirsi in questa discussione.
Convengo con lei che, ovviamente, nello stenografico - cosa diversa - non si possano riportare cose non dette, nel senso che, ovviamente, questa cosa è una discussione che però sta a lato di quello che invece è appena successo. Non vorrei, quindi, che ci fosse un fraintendimento di quello che è davvero avvenuto in Aula.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Non so se è sullo stesso argomento, così poi diamo la risposta cumulativa. Prego, onorevole Alifano.
ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Difatti, il richiamo che è stato fatto dai colleghi è all'articolo 32, comma 2, che per l'appunto recita: “La seduta inizia con la lettura del processo verbale”, cosa che lei ha fatto, Presidente, ed esso si intende approvato se non vi sono osservazioni. Di fatto, il collega Mancini ha, per l'appunto, formulato delle osservazioni. Ora c'è questo dilemma da sciogliere, cioè se il Presidente, nel caso di specie lei, ha una discrezionalità nello stabilire se vi possa essere una votazione sul processo verbale. Questo è il tema, perché mi sembra di aver compreso dal dibattito che lei ha rifiutato, di fatto, l'intervento di una votazione sul processo verbale, perché lo riteneva, comunque, corretto e fedele. Il problema è un altro, che, invece, il collega Mancini ritiene che il processo verbale non sia completo.
Quindi, il tema è questo: è possibile fare una votazione qualora si ritenga che il processo verbale non sia completo? Perché nel momento in cui non è completo, finisce con l'essere non propriamente, a parer mio, fedele. Quindi, nel caso di specie, io ritengo che sia necessario, per l'appunto, una votazione, come richiesta dai colleghi, e come, del resto, previsto dall'articolo 32. Non credo che vi sia il potere, nel caso di specie, del Presidente, di proibire un intervento del Parlamento sul tema (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e del deputato Mancini).
PRESIDENTE. Dunque, onorevole Alifano e onorevole Grimaldi, rispetto a quello che è stato detto. Il processo verbale, nel momento in cui è stato letto in Aula e poi è stato approvato… quello che io sapevo è che chiedeva un intervento sull'ordine dei lavori. Quindi, se c'è stata una comunicazione difforme, non precisa, bene; questo va agli atti e io me ne scuso, perché non ho problema a scusarmi se lei ha detto qualcosa e, invece, gli uffici ne hanno capita un'altra. Io non l'ho capito. Io pensavo che… ero certo che fosse sull'ordine dei lavori. Però, siccome questa mano pare che sia avvenuta dopo che il processo verbale è stato (Commenti)… ma non ha importanza, mi prendo io la responsabilità. Comunque, a proposito, di prassi, quando vi sono interventi del genere sul processo verbale, vengono anticipati al banco della Presidenza, perché così sono pronto nel definire i tempi, però, va bene.
Detto questo, quando poi lei ha spiegato il motivo del suo dissenso rispetto al processo verbale, abbiamo discusso sul fatto che, dovendo dare atto il processo verbale di ciò che è avvenuto e non prevedendo che si possa fare altro, se non comunicare gli atti e le deliberazioni dell'Ufficio di Presidenza, non sarebbe, comunque, stato possibile integrare il processo verbale con le motivazioni che non possono essere accluse al processo verbale, non essendo proprio previsto che vengano inserite nel processo verbale, al contrario di quanto, invece, accadrà dalla prossima legislatura con la riforma del Regolamento. Questo è e questo rimane e di tutto ciò di cui noi stiamo discutendo da circa mezz'ora rimarrà tutto traccia nel resoconto stenografico.
Un grazie per la pazienza e per questa disponibilità ad ascoltare all'Istituto comprensivo “Evangelista da Piandimeleto”, di Piandimeleto, in provincia di Pesaro e Urbino. Benvenuti alla Camera dei deputati (Applausi).
Discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione (A.C. 2807-A) (ore 12,34).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2807-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione.
(Discussione sulle linee generali - A.C. 2807-A)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La Commissione Bilancio si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, la deputata Vanessa Cattoi.
VANESSA CATTOI, Relatrice. Grazie, Presidente. Grazie Governo, Ministro e Sottosegretario, e grazie ai colleghi relatori e ai colleghi della Commissione che hanno portato avanti, in queste giornate, un lavoro importante. Vorrei cogliere anche l'occasione, Presidente, per ringraziare soprattutto la struttura e l'ufficio della Commissione bilancio per aver lavorato alacremente per permetterci, ieri sera, anche una conclusione ordinata dei lavori in Commissione. Quindi, ritengo doveroso fare questa prima precisazione e questo ringraziamento perché, ovviamente, noi tutti siamo al lavoro, ma abbiamo, dietro le nostre spalle, una struttura importante che ci sostiene e ci supporta in questo percorso.
Io, con il suo permesso, Presidente, leggerò solo la parte introduttiva e, con la sua autorizzazione, poi depositerò agli atti la relazione integrale, in modo da lasciare spazio anche ai colleghi per una migliore illustrazione. Però, prima di addentrarmi nel riepilogo illustrativo del provvedimento, ci terrei a ringraziare, in particolar modo, tutti i colleghi parlamentari dell'intergruppo “Insieme per un impegno contro il cancro”, perché ieri sera, sul finire dei lavori di Commissione, siamo riusciti ad approvare un importante emendamento, un emendamento a mia prima firma e degli altri colleghi relatori ma che, di fatto, è un lavoro congiunto di tutto l'intergruppo e, quindi, di tutto l'arco parlamentare che qua ha la possibilità, oggi, di dire che effettivamente la politica si sa unire per le giuste battaglie, sappiamo lavorare insieme e portare a casa anche risultati importanti, soprattutto per i pazienti oncologici. Questo lo dobbiamo grazie anche al fatto che, in ogni legislatura, viene ricostituito il nostro intergruppo “Insieme per un impegno contro il cancro”, grazie al lavoro della presidente Anna Maria Mancuso, delle 50 associazioni di pazienti che sostengono questo nostro lavoro e questo nostro percorso parlamentare e, per i quali, noi siamo impegnati quotidianamente e cerchiamo, in ogni provvedimento, di portare loro delle risposte concrete.
L'emendamento che abbiamo approvato ieri sera, Presidente, va proprio in questa direzione, cioè cercare di utilizzare gli strumenti che vengono messi a disposizione dal PNRR e che, di fatto, sono già attuati all'interno delle nostre case di comunità. Quindi - e abbiamo all'interno della Missione 6, riferendomi soprattutto alla Componente 1, in particolar modo al sub-investimento 1.2.3, che si riferisce alla telemedicina per il miglioramento del supporto dei pazienti cronici - qui abbiamo inserito proprio la telemedicina, il teleconsulto a supporto dei malati oncologici. Questo non è sostitutivo di quello che è un rapporto diretto tra paziente e malato oncologico, che deve rimanere prioritario, ma è un'integrazione e un supporto veramente importante per quelle circa 390.000 persone che ogni anno sono soggette a dover intraprendere questo percorso di cura oncologica. Quindi, cerchiamo di ridurre le distanze e cerchiamo di essere più vicini ai territori, di permettere alle case di comunità di istituire questi servizi importanti che avvicinano un servizio prezioso, che è quello del teleconsulto in favore del malato oncologico e in favore di quei pazienti che hanno veramente delle difficoltà non solo nei trasferimenti, ma anche e soprattutto nel recarsi nelle strutture dove, di fatto, possono esporre la loro salute cagionevole a dei danni, viste anche le difese immunitarie che sono particolarmente basse per i pazienti che sono affetti da queste patologie oncologiche.
Il risultato di ieri sera - lo sottolineo - è un risultato di gruppo, è un risultato che ci vede coinvolti tutti e, per il quale, la politica dà un bel messaggio di unità, visto che, comunque, sui giornali e sulle cronache quotidiane vediamo una politica divisa. Penso che noi ieri abbiamo dato un bel messaggio e un bel segnale in favore soprattutto dei pazienti oncologici anche all'interno di questo provvedimento.
Quindi, faccio preliminarmente presente che il decreto-legge in esame, il decreto che prevede disposizioni recanti misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza in materia di politiche di coesione, era composto da 32 articoli inizialmente. Ieri sera, a seguito del lavoro portato avanti in Commissione, si è concluso con 40 articoli. Segnalo che il titolo I, rubricato “Disposizioni per l'attuazione del PNRR”, articolato in due capi, reca le disposizioni urgenti finalizzate al conseguimento degli obiettivi del PNRR quale risultante dalle modifiche apportate dalla decisione del Consiglio dell'Unione europea del 25 novembre 2025, disciplinando, altresì, il regime applicabile agli investimenti non più finanziati dal medesimo Piano a seguito di detta revisione.
Il capo I, composto dagli articoli da 1 a 3, reca disposizioni in materia di governance del PNRR, con particolare riguardo alla disciplina in materia di responsabilità per il conseguimento degli obiettivi del PNRR e di rafforzamento della capacità dei soggetti attuatori.
Il capo II, composto dagli articoli da 4 a 27, contiene le disposizioni necessarie al fine di assicurare la realizzazione degli investimenti e delle riforme previsti dal PNRR. In tale ambito, la sezione I, composta dall'articolo 4 e dall'articolo 4-bis, reca misure di semplificazione di carattere generale, finalizzate ad assicurare la tempestiva realizzazione degli interventi previsti dal PNRR, nonché il completamento di quelli non più finanziati dallo stesso all'esito della revisione, oltre a disposizioni per il miglioramento della presa in carico dei pazienti oncologici, di cui ho appena detto, precedentemente.
Le sezioni II, III, IV, V, VI, VII, VIII recano, invece, misure che, a vario titolo, concorrono ad assicurare il conseguimento di specifici obiettivi del PNRR, anche con riferimento agli obiettivi rilevanti ai fini del pagamento della nona e della decima rata del PNRR.
In particolare, la sezione II, composta dagli articoli da 5 a 15, contiene disposizioni in materia di semplificazione e di digitalizzazione delle procedure amministrative in attuazione della Missione 1, componente 1, del PNRR.
La sezione III, composta dagli articoli da 16 a 17-bis, reca disposizioni urgenti in materia di giustizia, riferite in particolare alla riforma della giustizia tributaria e alla riforma della giustizia civile.
La sezione IV, composta dagli articoli 18 e 19, reca disposizioni urgenti in materia di istruzione e merito, riferite a riforme e investimenti di titolarità del Ministero dell'Istruzione e del merito.
La sezione V, composta dagli articoli da 20 a 21-bis, reca disposizioni urgenti in materia di università e ricerca, riferite a riforme e investimenti di titolarità del Ministero dell'Università e della ricerca.
La sezione VI, composta dagli articoli da 22 a 24, reca disposizioni urgenti in materia di infrastrutture e trasporti, riferite in particolar modo al rafforzamento dell'infrastruttura ferroviaria e alla concorrenza nel settore, agli investimenti delle infrastrutture ferroviarie, agli investimenti infrastrutturali nel settore idrico.
La sezione VII, composta dagli articoli 25 e 26, reca disposizioni urgenti in materia di investimenti riferite in particolar modo alle misure di titolarità del Ministero delle Imprese e del made in Italy e al completamento delle misure relative alla riforma concernente la legge annuale sulla concorrenza.
La sezione VIII, composta dal solo articolo 27, reca disposizioni urgenti in materia di ambiente ed è riferita in particolar modo agli investimenti in impianti di produzione di biometano, agrivoltaici e di comunità energetiche rinnovabili e di sistemi di autoconsumo collettivo.
Il titolo II, rubricato “Disposizioni in materia di politiche di coesione”, si compone di un capo che contiene il solo articolo 28, che reca misure finalizzate a consentire un più efficace utilizzo delle risorse della politica di coesione, in coerenza con gli obiettivi di cui alla riforma 1.9-bis della Missione 1, componente 1, del PNRR.
Il titolo III, composto anch'esso di un solo capo, composto dagli articoli da 29 a 32, reca infine disposizioni finali del provvedimento, anche con riferimento alle disposizioni di carattere finanziario. Lascio il seguito della relazione a disposizione degli uffici e, quindi, deposito anche la relazione integrale (Applausi dei deputati Comaroli e Romano).
PRESIDENTE. Autorizzo, grazie onorevole Cattoi. Non so se vuole intervenire anche l'onorevole Romano o se ritiene il suo intervento assorbito da quello dell'onorevole Cattoi. Non so se chiede di intervenire il Ministro per gli Affari europei, l'onorevole Tommaso Foti. Non mi pare che voglia intervenire adesso. Quindi, andiamo con la prima deputata iscritta a parlare, che è l'onorevole Francesca Viggiano. Prego.
FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo. Prendo oggi la parola a nome del gruppo del Partito Democratico - che ringrazio per la fiducia accordata -, con un sentimento che, però, oscilla tra la profonda preoccupazione e l'indignazione civile.
Non siamo qui, oggi, per celebrare il successo di una Nazione che corre verso il futuro, ma per assistere, attraverso la conversione di questo decreto-legge, al triste spettacolo di un potere che cerca di nascondere il proprio affanno dietro una coltre di proroghe, centralismi e acrobazie contabili.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza doveva essere il nostro Piano Marshall del XXI secolo, una promessa di rigenerazione dopo il trauma della pandemia. Siamo giunti, però, a un punto critico dell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Eppure, il Governo continua a procedere con la logica dell'urgenza e della frammentazione normativa, presentando un provvedimento che, dietro la maschera della semplificazione, nasconde criticità profonde, stime finanziarie poco prudenti e una preoccupante deriva burocratica. Invece, sfogliando queste pagine, leggiamo la cronaca di un'occasione che sta svanendo tra le dita per colpa esclusiva di questa maggioranza.
La prima ammissione di colpevolezza la troviamo all'articolo 2. È un articolo che parla chiaro, non siete pronti. Prorogate la Struttura di missione PNRR, le Unità di missione presso i Ministeri e persino il Nucleo PNRR Stato-regioni fino al 31 dicembre 2029. Presidente, ma il PNRR non doveva concludersi nel 2026?
Perché questo orizzonte temporale così dilatato? La risposta è amara (Commenti del Ministro Foti)… Ministro Foti, adesso mi risponde? In Commissione ho richiesto la sua risposta più e più volte, però era distratto e oggi mi risponde. Sono contenta, è un passo avanti. La risposta è amara…
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Presidente, ora che il Ministro interrompa è il massimo. Non si è mai visto!
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Non si è mai visto!
PRESIDENTE. Onorevole Mancini, la prego.
CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Ma non si vede che il Ministro interrompe?
PRESIDENTE. Ha soltanto… cioè, non è che adesso il Ministro non può neanche commentare.
FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). No, però io apprezzo…
PRESIDENTE. Ma…
FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). …visto e considerato che in Commissione tutto si è svolto con…
PRESIDENTE…. scusate, tra l'altro…
FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). …favorevoli, contrari, astenuti…
PRESIDENTE. Il Ministro…
FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). …respinto.
PRESIDENTE. Onorevole Viggiani.
FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). È un passo avanti. …Viggiano…
PRESIDENTE. Il Ministro casomai interverrà in sede di replica. Intanto lei continui pure, prego.
FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). La risposta è amara. Vi siete resi conto che la capacità amministrativa che avreste dovuto costruire sui territori è rimasta solo sulla carta. Invece di investire sui dipendenti pubblici, sui giovani professionisti da inserire stabilmente nei comuni, avete scelto la via del centralismo dirigenziale. Avete scelto di non estendere la durata degli incarichi dirigenziali anche presso gli enti locali, derogando ai vincoli di spesa per trattenere le competenze tecniche, mantenendo così un accentramento decisionale presso la Presidenza del Consiglio. Questo impedisce ai comuni di stabilizzare il personale necessario, trasformando una struttura temporanea in una burocrazia infinita e continuando a disperdere risorse umane già formate. Prorogate incarichi in deroga alle percentuali di legge, cercando di trattenere una memoria istituzionale che non siete stati in grado di trasformare in sistema.
È il fallimento di una visione. Avete trasformato l'eccezionalità del Piano in una burocrazia infinita, che sopravvivrà - ahimè - al Piano stesso e anche a un costo altissimo. Parliamo di una spesa autorizzata di oltre 24,6 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029; solo per le unità di missione dei Ministeri la spesa annua è di 11,5 milioni di euro.
Non paghi delle strutture esistenti, si autorizza addirittura la Presidenza del Consiglio a bandire un concorso per altre 26 unità di personale non dirigenziale ed ovviamente il rammarico non è nei confronti dei lavoratori che andranno a lavorare presso la Presidenza del Consiglio, ma sul sistema, con un costo a regime, dal 2028, di oltre 2,2 milioni di euro.
Perché, onorevoli colleghi, in una fase che dovrebbe essere di conclusione, il Governo pensa ad ampliare apparati che dovevano essere temporanei, gravando sulle casse dello Stato per i prossimi anni? Uno degli emendamenti più allarmanti riguarda, poi, la qualità tecnica del provvedimento. Il servizio bilancio della Camera ha sollevato, infatti, dubbi pesanti sulle verifiche delle quantificazioni, soprattutto sull'assegno unico universale che, per quanto sia stato rivisto alla luce dei rilievi della Commissione europea, è corredato da una relazione tecnica definita non prudenziale.
Come possiamo votare un provvedimento se non abbiamo la certezza della sua copertura reale? Scientemente avete scelto di illudere così proprio quei cittadini più bisognosi, senza dare loro un minimo di stabilità. Ed ancora, l'articolo 5 introduce misure sui regimi amministrativi che destano forte preoccupazione. Con la modifica dei termini di conclusione della Conferenza di servizi e in tema di silenzio-assenso si riducono drasticamente i tempi per i pareri delle amministrazioni, portandoli a 30 giorni; a 60 per la tutela ambientale e della salute.
Avete avuto il coraggio di bocciare anche un emendamento di buonsenso, quale quello della collega Roggiani, che criticava la rigidità del dimezzamento dei termini, chiedendo di escluderlo per i procedimenti che avevano già termini brevi, pari o inferiori a 30 giorni, per evitare che l'eccessiva fretta portasse a valutazioni superficiali o a un ricorso sistematico al silenzio-assenso per mancanza di tempo istruttorio.
La vera criticità, infatti, è l'estensione della formazione del silenzio-assenso anche a domande non conformi alla legge, salvo annullamento in autotutela, così determinando di fatto un appesantimento delle procedure e del lavoro degli uffici, che si troveranno a lavorare due volte sulla medesima pratica. Questo rischia di generare un caos amministrativo e un indebolimento dei controlli preventivi su beni primari.
È lampante che il Governo non viva nel mondo reale ed ignori completamente il funzionamento della macchina amministrativa; se no, saprebbe che questa semplificazione frettolosa determina, di fatto, l'introduzione di una responsabilità diretta. La mancata o tardiva adozione del provvedimento conclusivo, dopo la formazione del silenzio-assenso, costituisce elemento di valutazione della performance individuale, oltre a poter generare responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile. Questo sposta una pressione significativa sui dirigenti che devono gestire procedure più veloci con minori margini di errore. In tema, poi, di sanità, si è avuta una risposta così timida e priva di concretezza da passare sottotraccia, nonostante l'importanza della tematica. Io ovviamente prendo per buono il lavoro che è stato fatto dal gruppo di lavoro sulla telemedicina orientata ai pazienti oncologici, ma quello che bisognava fare, con una possibilità come quella del PNRR, era proprio andare ad abbattere ulteriormente le difficoltà di chi si approccia alle cure e di chi ha bisogno di cure da parte del Servizio sanitario nazionale.
Per quanto la proposta di vincolare i Fondi sanitari regionali all'integrazione obbligatoria con la piattaforma nazionale di telemedicina entro il 2026, così da limitare i grandi gruppi privati nell'accreditamento sanitario in favore, invece, della capillarità del servizio pubblico territoriale abbia come obiettivo quello di rendere obbligatori i criteri di interoperabilità tra le piattaforme regionali e la piattaforma nazionale di telemedicina con sanzioni per le regioni inadempienti, il fine è e deve essere sempre uno: garantire un diritto alla salute uniforme su tutto il territorio nazionale, evitando che la digitalizzazione crei ulteriori divari tra Nord e Sud.
Chiediamo cure concrete per il Paese reale e non soltanto strumenti che possano limitare le “difficoltà”, lo dico tra virgolette, ma che non vadano al cuore del problema. Serve unitarietà e uniformità sull'intero territorio nazionale, perché il Sud e il Nord non possono più viaggiare in due velocità, soprattutto quando le due velocità vengono rese ancora più difficoltose dai problemi infrastrutturali e ci ritroviamo, purtroppo, i malati, anche oncologici, costretti a fare del turismo sanitario con infrastrutture e mezzi di trasporto sicuramente non degni di un Paese che con il PNRR puntava a diventare una punta di diamante dell'Europa.
Si contesta il fatto che il Governo si sia limitato a truccare il termometro, sospendendo i termini procedurali o spostando fondi, per far finta che la sanità stia migliorando, mentre i servizi reali ai cittadini diminuiscono. Lo diciamo con forza: con la bocciatura di tutti questi emendamenti, con gli emendamenti che erano stati proposti anche dall'opposizione, soprattutto dall'opposizione, la Missione Salute del PNRR è snaturata e si è persa l'ennesima buona occasione.
Veniamo, poi, al cuore pulsante di questa analisi: la Missione 2, la rivoluzione verde. Io la chiamo in italiano rivoluzione verde perché credo che rivoluzione green non sia efficace.
Qui, l'attenzione reale verso i territori e la tutela dell'ecosistema cedono il passo a logiche di potere centrale che ci spaventano; purtroppo, è così, signor Ministro. È stato bocciato l'emendamento a firma della sottoscritta e dei colleghi Simiani, Stefanazzi e Guerra all'articolo 14, comma 2: così, in nome di una presunta semplificazione e riforma della tassonomia delle aziende da insalubri a salubri, qualora siano in possesso di autorizzazioni statali o regionali, si elide totalmente il potere del sindaco quale massima autorità in tema di salute pubblica. Per cui, di fatto, viene eliminato il potere di ordinanza dei primi cittadini, privi dello scudo necessario per intervenire quando la salute pubblica dei propri territori è in pericolo. Io giusto per dare la misura di cosa significhi considerare salubre un'industria dotata di AIA, vi ricordo semplicemente l'ex Ilva. Non so se ci siano ulteriori notizie sul tema, ma credo che non sia diventata salubre tutto ad un tratto né che ci sia un piano serio di ripartenza per lo stabilimento, se e quando dovesse essere compatibile con la vita dei cittadini tarantini. Questo glielo ricordo sempre così magari, prima o poi, riusciremo a raggiungere l'obiettivo. Di fatto, viene eliminato il potere di ordinanza dei primi cittadini che rimangono privi dello strumento necessario per intervenire nei confronti della propria collettività e sono anche i vostri sindaci, non soltanto quelli del Partito Democratico. Noi non siamo contro l'industria, siamo per la legalità sanitaria, al contrario del vostro Governo che, in nome della presunta semplificazione, tradisce i territori e tutti i sindaci, anche i vostri.
Avete, poi, introdotto la possibilità per la rete ferroviaria italiana di espropriare aree non solo per i binari, ma per lo stoccaggio di terre e rocce da scavo. Parlate di ri-ambientalizzazione, ma la realtà è che state bypassando la concertazione con le comunità locali; il rischio è che i nostri territori diventino discariche legalizzate di grandi cantieri con il ritorno dell'area al comune solo, e forse, a lavori finiti, quando l'impatto paesaggistico e idrogeologico sarà ormai irreversibile.
Istituite, poi, uno strumento nazionale da 1 miliardo di euro. Mentre i nostri agricoltori guardano il cielo e la pioggia e le nostre città perdono litri d'acqua ogni minuto, voi cosa fate, signor Ministro e signori rappresentanti del Governo? Centralizzate tutto sotto Invitalia e riducete di un terzo i tempi per la registrazione dei controlli della Corte dei conti. Velocità, dite voi; noi diciamo, invece, che c'è il rischio di opacità. L'acqua è un bene comune, non una posta di bilancio da gestire con convenzioni accelerate tra Ministeri e società partecipate, allontanandosi sempre di più dai cittadini.
E ancora, il Governo riorganizza i programmi di sovvenzione affidandoli al GSE, ma fissate termini di decadenza draconiani: chi non entra in esercizio entro 24 mesi decade dai benefici. Come pensate che le piccole realtà agricole possano rispettare questi tempi, se non avete semplificato le autorizzazioni a monte, ma solo la rendicontazione a valle? Perseverare in una semplificazione di facciata senza conoscere minimamente cosa, invece, serva alle persone e agli imprenditori agricoli non è opportuno per un Paese, come l'Italia, che vive anche una fase di grave crisi finanziaria ed economica.
L'articolo 23 del DL autorizza RFI a erogare anticipazioni provvisorie fino al 10 per cento dell'ammontare delle riserve iscritte in contabilità. Ma vi rendete conto che questo è un grave rischio per la finanza pubblica? Sebbene si parli di neutralità finanziaria, questa misura sposta il rischio sui conti pubblici per far fronte ai ritardi nei rimborsi dei Fondi europei e all'aumento dei costi dei materiali. È il segnale lampante che il sistema dei cantieri PNRR è in sofferenza e il Governo sta cercando di metterci una pezza.
In tema di stabilizzazione e certezza del lavoro, la volontà del Governo è emblematica e di minima visione strategica: si procede, infatti, alla proroga dei contratti per tutto il 2026 per i cosiddetti precari della cultura, garantendo così la prosecuzione delle attività museali soprattutto al Sud, e si avvia la procedura concorsuale di stabilizzazione dei cosiddetti precari della giustizia, per i quali è aperta in questi giorni la possibilità, appunto, di accedere al bando di concorso. Ma queste procedure non ci soddisfano completamente perché, per quanto garantiscano un minimo di serenità a quei lavoratori che hanno lavorato per lo Stato, sono prive di certezze sul lungo periodo e lasciano fuori dal settore giustizia almeno il 20 per cento della forza lavoro e non offrono, ad oggi, garanzie per i lavoratori del mondo della cultura dopo il 2026. Qual è il senso pratico di impegnare risorse, accogliere professionalità e formarle per poi far sì che si disperdano dopo un tot di anni?
Con l'articolo 24 avete voluto istituire lo strumento finanziario nazionale per il settore idrico. Così per l'ennesima volta si affidano 1 miliardo di euro e la gestione delle proposte a Invitalia Spa, sottraendo centralità alla programmazione territoriale e ai soggetti attuatori locali. Perché creare un nuovo strumento unitario, invece, di rafforzare le capacità di spesa degli enti che già operano sul territorio e conoscono le emergenze idriche delle regioni colpite da alluvioni? Invece di proporre una politica di prossimità efficace e vicina ai territori si continua a centralizzare, allontanandosi dai cittadini.
Presidente, colleghi della maggioranza, l'empatia e la vicinanza in politica non sono un vezzo, sono un dovere morale. Dove sono le risposte per i cittadini? Leggiamo l'articolo 17 sulla giustizia civile sulla quale sono puntati i riflettori dell'Europa: per raggiungere i target europei e sbloccare le rate proponete di sospendere i procedimenti durante l'attività dei periti tecnici, CTU, per un massimo di 6 mesi.
È un trucco statistico: quel procedimento risulterà definito o non pendente per l'Europa, ma per il cittadino, che aspetta una sentenza, quel tempo è ancora tempo perso ed è ancora vita sospesa. State truccando il termometro per dire che la febbre è passata. Questo decreto-legge non è un atto di coraggio, purtroppo, ma è un atto di sopravvivenza burocratica. Ammettete che molti interventi sono stati definanziati dal PNRR e ora cercate di salvarli con i fondi nazionali del Fondo per l'avvio di opere indifferibili, ma i soldi sono quelli dei cittadini italiani e spostarli da una casella all'altra non significa creare ricchezza, ma significa soltanto coprire dei buchi. Voi celebrate le milestone, noi contiamo le occasioni perse per la transizione ecologica vera, per la giustizia di prossimità e per i diritti dei disabili, i cui percorsi di sperimentazione vengono dilatati ancora nel tempo.
Onorevoli colleghi, il Partito Democratico non può e non rimarrà in silenzio. Lo facciamo perché crediamo in un'Italia che non ha bisogno di proroghe fino al 2029 per funzionare, ma di un Governo che abbia il coraggio di dire la verità. Avete rallentato il Paese, avete centralizzato le decisioni e avete lasciato l'ambiente in fondo alle vostre priorità, trattandolo come una seccatura procedurale, invece che come il nostro unico futuro possibile. Non c'è un pianeta B, per citare una famosa frase. La storia non vi darà altre proroghe e ci auguriamo che non lo facciano neanche i cittadini italiani. Il tempo del PNRR sta scadendo e voi state ancora discutendo di come spostare i dirigenti da un ufficio all'altro.
Ecco, signor Ministro, io mi auguro che lei faccia tesoro del grido che proviene da molti territori, che si assuma la responsabilità e che, dove il resto del Governo ha errato e non ha portato le giuste risposte al nostro Paese, appunto, si faccia latore di risposte positive. Mi auguro soprattutto che il Paese possa andare avanti nel senso della trasformazione e in un senso di tutela di salute, ambiente, diritti civili e diritti sociali. Non abbandonate il Paese, perché, purtroppo, questa legge di conversione non porterà quei benefici che noi auspicavamo con il PNRR e il Paese rischia di rimanere molto indietro. Siamo nelle vostre mani, io mi auguro ancora per molto poco (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del Liceo scientifico e delle scienze umane “Salvatore Cantone” di Pomigliano d'Arco, in provincia di Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti alla Camera dei deputati (Applausi).
È iscritto a parlare l'onorevole Amich. Ne ha facoltà.
ENZO AMICH (FDI). Signor Presidente, Ministro Foti, Sottosegretario Siracusano, onorevoli colleghi, intervengo a nome del gruppo di Fratelli d'Italia sul decreto-legge n. 19 del 2026, recante ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e in materia di politiche di coesione. Come è ben noto a tutti noi, insomma, a chi è all'interno di quest'Aula e a chi è fuori, non stiamo discutendo di un decreto ordinario. Con questo decreto, nel modo in cui lo stiamo anche affrontando, stiamo decidendo se l'Italia è in grado fino in fondo di mantenere gli impegni che ha assunto davanti ai cittadini e davanti all'Europa e, quindi, se questo è un Paese capace di trasformare le risorse in risultati.
Siamo in una fase conclusiva del PNRR, quella in cui non bastano gli annunci, ma servono organizzazione, responsabilità e capacità di esecuzione. Da chi mi ha preceduto, insomma, abbiamo sentito parole importanti, quali “traditori” e “indignazione civile”. I pochi numeri che andrò a leggere, per una questione anche di tempo, lo dimostrano con chiarezza: non sono opinioni, sono risultati. L'Italia ha già ricevuto 153,2 miliardi di euro, a fronte del conseguimento di 366 milestone (pietre miliari, cioè punti importanti) e target. È in corso la valutazione della nona rata, pari a 12,8 miliardi, mentre nei prossimi mesi dovrà essere completata la rendicontazione degli ultimi obiettivi. A questi dati si affianca un elemento altrettanto significativo: il 25 marzo 2026 risultano finanziati 648.000 progetti, di cui 527.000 già conclusi. L'Italia così si colloca tra i Paesi leader in Europa nell'attuazione del PNRR, secondo i criteri formali dell'Unione europea, risultando tra i migliori per percentuale di fondi incassati e obiettivi conseguiti. Analisi indipendenti di Confindustria, di think tank, di The European House Ambrosetti e dell'Osservatorio sul Recovery Plan dell'Università di Tor Vergata la riconoscono come capofila. È la misura concreta di un piano che non è rimasto sulla carta, ma si è tradotto in interventi reali nei territori. È il segno di un Paese che ha scelto di rispettare gli impegni e portarli a compimento.
Se oggi siamo in questa condizione, alla luce anche di queste analisi, è perché si è superata una fase in cui il PNRR rischiava di rallentare tra procedure complesse e difficoltà operative, passando da un'impostazione orientata alla realizzazione concreta. Diciamocelo con chiarezza, colleghi: il vero rischio non era solo di non avere le risorse, il vero rischio era non riuscire a spenderle e spenderle bene. Il rischio era di rimanere impantanati tra burocrazia, ritardi e incapacità di esecuzione. Questa evoluzione nasce da una scelta politica chiara: considerare il PNRR una priorità nazionale e la revisione del Piano riallineando interventi, tempi e risorse, rendendo gli obiettivi concretamente raggiungibili e consolidando gli investimenti strategici. Il punto è questo: il PNRR non è soltanto un insieme di finanziamenti, ma uno strumento di modernizzazione di uno Stato. Questa fase si inserisce nel decreto in esame.
Il titolo I rappresenta il cuore operativo del provvedimento. È qui che si misura la capacità dello Stato di portare a termine il Piano. Il decreto prevede che ogni amministrazione e ogni soggetto attuatore rendano conto in modo puntuale del raggiungimento degli obiettivi assegnati. L'aggiornamento mensile sulla piattaforma ReGiS diventa così uno strumento di verifica sostanziale che consente di monitorare in tempo reale l'avanzamento dei progetti e di individuare eventuali criticità. Questo meccanismo permette di intervenire tempestivamente anche attraverso l'attivazione dei poteri sostitutivi. Il messaggio è chiaro: nessun intervento può rimanere bloccato senza un'assunzione di responsabilità e senza un'azione correttiva. Se noi a questo punto, da una parte, chiediamo comunque responsabilità, parallelamente si consolida la capacità amministrativa. La proroga delle strutture di missione, il potenziamento degli organici e il supporto tecnico degli enti territoriali consentono di accompagnare concretamente lo sviluppo dei progetti soprattutto nei contesti più complessi. Da amministratore, che sa benissimo la fatica e che lavorava gomito a gomito con i tecnici comunali, so quanto sia importante questo punto.
Particolare attenzione è riservata al settore ferroviario, tra i vari provvedimenti all'interno di questo decreto, dove si intensificano le attività di monitoraggio tecnico e finanziario su investimenti strategici per la mobilità e la competitività del Paese. Un elemento decisivo è il sostegno agli enti locali, attraverso strumenti operativi e assistenza tecnica, che permettono di affiancare comuni e amministrazioni territoriali, aiutandoli a superare le criticità e a procedere più rapidamente nella realizzazione delle opere. In sintesi, il titolo I segna un passaggio netto, dove diventa un sistema fondato su controllo, responsabilità e capacità di esecuzione.
Il decreto interviene poi sulle semplificazioni. In sanità, ad esempio, introduce misure operative per sbloccare e completare la realizzazione delle case della comunità e degli ospedali di comunità, semplificando le procedure, rafforzando il coordinamento tra i vari livelli istituzionali e garantendo tempi certi. Si tratta di strutture che avvicinano i servizi ai cittadini, migliorando le prese in carico e contribuiscono a ridurre - ahimè - quelle liste d'attesa che a volte sembrano infinite.
Sul piano digitale si semplifica in modo concreto il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione. L'acquisizione automatica dell'ISEE, ad esempio, elimina passaggi inutili, accelera l'accesso ai benefici e rende più efficiente l'erogazione delle prestazioni. Si migliorano, inoltre, accessibilità e inclusione per le persone con disabilità, si snelliscono le procedure per pazienti cronici affetti da patologie rare e si riducono gli adempimenti per le imprese.
Per il sistema produttivo il decreto riduce gli oneri amministrativi per microimprese e imprese agricole, intervenendo su autorizzazioni e procedure in ambiti chiave come ambiente e comunicazione. Accanto a queste misure si consolidano riforme strutturali. Tra i risultati più significativi va richiamato anche quello relativo ai tempi di pagamento della pubblica amministrazione. Dopo anni di ritardi oggi lo Stato paga mediamente in 30 giorni. È un cambiamento concreto che rafforza la fiducia delle imprese e la credibilità delle istituzioni stesse.
In materia di giustizia si introducono strumenti per migliorare l'efficienza del sistema civile e tributario a contenere la durata dei procedimenti. Nel settore dell'istruzione e dell'università si potenziano i percorsi formativi, si interviene sul reclutamento e si ampliano concretamente le soluzioni abitative per gli studenti, rafforzando così il diritto allo studio. Sul piano infrastrutturale si accelerano gli interventi ferroviari, come abbiamo detto, e si migliorano le infrastrutture idriche e i collegamenti strategici, con effetti diretti sulla crescita e sulla coesione. Non è un caso che questi risultati siano oggi riconosciuti anche a livello internazionale: dalle istituzioni europee al Fondo monetario internazionale, fino alle principali agenzie di rating. Il rapporto Forum PA ha evidenziato come la pubblica amministrazione italiana abbia aumentato in pochi anni di dieci volte la propria capacità di spesa dei fondi europei.
Anche nei servizi pubblici locali si introducono meccanismi di verifica della gestione e leve per aumentare l'efficienza. Sono azioni diverse, ma con un obiettivo comune: rendere più semplice, più veloce e più competitivo il sistema Paese. Sul fronte energetico si rafforza lo sviluppo di comunità energetiche, biometano e agrivoltaico, con benefici in termini di costi e di autonomia.
Il titolo II interviene sulle politiche di coesione, consolidando programmazione e utilizzo delle risorse. Gli accordi per la coesione vengono gestiti attraverso cronoprogrammi finanziari verificabili che consentano di monitorare l'impiego delle risorse ed evitare ritardi.
Si afferma così un principio chiaro: le risorse devono tradursi in opere e risultati entro tempi definiti. Si prevedono interventi mirati per le aree interne e per i territori esposti al rischio sismico, con l'obiettivo di rafforzare sicurezza e capacità di sviluppo. Il potenziamento del Fondo turismo e le iniziative dedicate a specifici territori sostengono le economie locali e favoriscono nuove opportunità di crescita. Ridurre i divari territoriali significa questo: strumenti operativi, risorse certe e tempi verificabili. E riguarda tutto il Paese, non solo il Mezzogiorno, ma anche molte aree del Centro-Nord che rischiano marginalità.
Questa esperienza pone anche una responsabilità per il futuro: consolidare quanto realizzato e trasformare l'efficienza raggiunta col PNRR in un metodo ordinario dell'azione pubblica e fare in modo che questa sfida sia dei prossimi anni, che non sia qualcosa di straordinario, ma che questo iter sia normale, che sia l'iter ordinario.
Consentitemi, infine, un passaggio sul titolo III. Il decreto rafforza la vigilanza sui fondi sanitari e integrativi e garantisce una gestione più trasparente delle risorse. Abbiamo sentito in apertura la relatrice, onorevole Cattoi, a supporto ad esempio dei malati oncologici. Un altro tema che a me, ovviamente, è molto vicino è il tema dell'amianto. Interviene anche su questo tema. Il decreto interviene sul Fondo per le vittime dell'amianto nei cantieri navali, rafforzandone l'operatività e ampliandone la platea. Per il 2026, gli indennizzi sono estesi a tutti i lavoratori colpiti da patologie asbesto-correlate, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del datore di lavoro e dei loro eredi. È inoltre prevista la possibilità per le società di ottenere il rimborso delle somme già corrisposte.
L'attività emendativa, durata fino a poche ore fa, ha ulteriormente affinato un impianto già solido, intervenendo in modo puntuale per rafforzarne l'efficacia operativa. Gli emendamenti approvati hanno inciso innanzitutto sulla capacità amministrativa, garantendo continuità alle strutture impegnate nell'attuazione del Piano. Parallelamente, è stato rafforzato il profilo degli strumenti operativi a disposizione delle amministrazioni, prevedendo anche l'incremento fino al 50 per cento delle capacità degli accordi-quadro e dei contratti per servizi strategici.
Desidero, in conclusione, esprimere un doveroso ringraziamento al Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, alla V Commissione (Bilancio) e a tutti i colleghi che hanno contribuito con serietà e competenza all'esame del provvedimento, a partire dal relatore in Aula, Paolo Trancassini, al capogruppo Ylenja Lucaselli, per aver portato avanti un lavoro puntuale e determinante. Ma soprattutto voglio sottolineare un punto. Questo decreto non è assolutamente un punto d'arrivo, è un passaggio decisivo, perché la vera sfida non è soltanto completare il PNRR, è dimostrare che l'Italia può funzionare così, come sempre, con tempi certi, con responsabilità chiare e risultati concreti. E questo è il cambio di passo che i cittadini ci chiedono, ed è questo l'impegno che oggi assumiamo e dimostriamo con serietà (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO (M5S). Grazie, Presidente. Purtroppo l'intelligenza artificiale non era con noi in Commissione, quindi queste sintesi che abbiamo appena sentito dobbiamo per forza smentirle con il lavoro fatto concretamente sul campo. Chiaramente siamo di fronte all'ennesimo provvedimento sul PNRR, e già questo dovrebbe farci riflettere un attimo, perché quando un piano strategico viene corretto, viene rivisitato, viene riscritto per sei volte, il problema non è il piano, è chi lo sta gestendo ora, in questo momento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
E vede, Presidente, questo decreto ci è stato presentato un po' come lo strumento per rafforzare il monitoraggio, per semplificare le procedure e per accelerarne l'attuazione, però la realtà è che siamo davanti a un Governo che non governa il PNRR, ma lo rincorre. E mentre lo rincorre, il Paese si ferma e si fermerà, perché sono i numeri quelli che parlano chiaro: crescita sotto all'1 per cento, i salari in calo, la produzione industriale che arretra, ahimè, ormai da tre anni. E tutto questo mentre è in corso il più grande piano di investimenti pubblici della nostra storia, perché - diciamolo chiaramente, ma lo dicono anche le vostre stesse stime, Ministro - senza il PNRR oggi noi saremmo già in recessione, e questo è un dato di fatto.
E allora la domanda che ci poniamo è semplice: come è possibile gestire così malamente un'occasione storica? E la risposta, colleghi, sta in quello che è successo in questo Parlamento, sta nella distanza abissale tra ciò che approvate voi e ciò che bocciate quando le proposte arrivano dalle opposizioni. Perché, mentre raccontate che servono rigore, tempi certi e responsabilità - l'abbiamo sentito -, nei vostri emendamenti di maggioranza fate esattamente il contrario, e cioè trasformate il PNRR da un piano straordinario a un sistema permanente. Prorogate incarichi, consulenze e strutture fino al 2029, quindi avanti con poltrone e con caselle da riempire. E allungate tutto: i tempi, le funzioni e gli apparati. Quello che praticamente doveva essere temporaneo diventa strutturale. Ma strutturale in che modo? Perché poi - attenzione - non stiamo parlando di uno strutturale che sia una visione strategica della pubblica amministrazione, noi stiamo parlando di proroghe generalizzate, di estensioni automatiche e di un sistema che in qualche modo si autoalimenta.
Poi però, quando le opposizioni propongono di strutturare seriamente il lavoro pubblico nei servizi essenziali (per esempio, nei comuni, nei servizi sociali, nella scuola), di creare un sistema che è quello che la pubblica amministrazione vuole (efficienza ed efficacia), quando si arriva a questo, dite di no. Quando si chiedono più risorse per i Vigili del fuoco, dite di no; quando si propone di aiutare i giudici a smaltire l'arretrato e accelerare la giustizia civile, dite di no (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), stranamente, dopo aver votato “sì” e aver preso la batosta, continuate nel vostro errore; quando si chiede di sostenere i piccoli comuni o di recuperare il patrimonio culturale nei territori, dite “no”; e ci dite “no” quando chiediamo di mettere a norma l'adeguamento antincendio nelle strutture sanitarie - addirittura, la maggioranza presenta emendamenti che dicono esattamente il contrario, quasi a portarci al limite della legalità. Allora vi dico: risolvete i problemi di responsabilità a causa di vuoti normativi su questo aspetto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), piuttosto che dire “eh, va beh, proroghiamo, teniamoceli questi ospedali non a norma”. E intanto prorogate consulenze e incarichi ai soliti noti, a chi nel sistema c'è già, e qui emerge tutta l'assurdità della vostra linea politica.
E, Ministro, badi bene, perché oggi in questo Parlamento c'è lei, ma non deve sentirsi l'unico responsabile, perché - devo dirglielo - onestamente non è a lei che mi rivolgo, anche perché abbiamo preso atto in questo percorso della sua volontà di collaborare, però purtroppo le hanno legato le mani e quindi più di tanto non ha potuto fare (ma è sempre così), e quindi io quello che si deve riconoscere, lo riconosco. Però, tramite lei, mi rivolgo a chi invece ci ha negato, con pareri contrari, proposte utili, proposte di buonsenso. E allora mi rivolgo al Ministro dell'Economia Giorgetti, che praticamente non sa più dove andare a sbattere la testa pur di tenere in ordine i suoi conticini (Commenti di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), ai Ministri della Salute, dell'Istruzione, della Cultura e dei Trasporti, che hanno bocciato tutto quanto poteva essere proposto a favore di una comunità sicura, di una comunità sana, di una comunità bella. Tutto, è stato bocciato tutto. E quindi lei oggi qui fa un po' le veci di tutti quanti, un po' come il popolo italiano, che paga gli errori di chi decide per tutto il Paese. E quindi lei adesso starà provando quello stato di umiliazione, di frustrazione e di impotenza: lo stato di chi sconta i danni provocati dagli altri. E se non è così, allora vuol dire che lei è complice, Ministro.
Allora, perché le parlo di danni? Perché, sa, da un lato, voi dite di aver allungato i contratti, di aver aumentato al 50 per cento il valore degli appalti esistenti, di aver ridotto le gare - e quindi di aver snellito, in barba alla trasparenza e ai controlli (perché, poi, diciamolo in italiano quello che voi raccontate); dall'altro, però, avete bocciato proposte cristalline, proposte innocenti, proposte di buon senso che davvero miravano a ridurre la burocrazia.
Da un lato, accelerate le procedure anche indebolendo soprattutto i controlli ambientali, dall'altro, respingete misure che migliorerebbero davvero la qualità e la trasparenza dei processi. E mentre fate questo, trovate anche il tempo per infilare nel decreto norme che non hanno nulla a che vedere con il PNRR, come l'emendamento con cui la maggioranza ha tentato, fino all'ultimo momento, di aumentare di 100.000 euro lo stipendio del Presidente della Covip: 100.000 euro in più, Ministro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti del Ministro Foti)! Lei dice di no, ma infatti io adesso voglio raccontarla bene questa storia, perché non tenete più neppure i vostri parlamentari perché, di fronte all'invito al ritiro, questi continuano fino ad andarci a sbattere la testa e poi il Governo deve intervenire là a mettere le toppe. Brutta figura, brutta figura.
Vede, per una figura che già percepisce oltre 160.000 euro l'anno, ce ne volevano 100.000 euro in più, no? In questo Paese siamo tutti molto equi. E allora mi viene spontanea una domanda: ma davvero, non ci sono soldi per gli ospedali, non ci sono soldi per le scuole, non ci sono soldi per la sicurezza sui territori e i vostri deputati vengono in Commissione e insistono perché voi troviate un aumento per gli stipendi dei vertici (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Questo non è solo sbagliato, Ministro, è uno schiaffo in faccia ai lavoratori, ai giovani, a chi fatica ogni giorno. È una vergogna! E poi dovete intervenire, come dicevo prima, dal Governo e far fare, in qualche modo, marcia indietro a Lega e compagnia bella. Veda Ministro, non è solo un caso isolato. Potremmo parlare di Brunetta, potremmo parlare dell'aumento degli stipendi ai Ministri e ai Sottosegretari mentre bocciavate il salario minimo per migliaia di lavoratori e lavoratrici italiani, perché poi le cose vanno ricordate. Questo è il simbolo di una linea politica che parla di merito e poi, però, difende soltanto gli amici e i privilegi. Una classe politica che nega dignità di vita e di lavoro a milioni di cittadini e poi appena trova uno spazio, magari fiscale, interviene per aumentare le retribuzioni di chi è già ultra privilegiato. Questa è la vostra coerenza.
E ancora, vado avanti perché, da un lato, in questo decreto aumentate l'età dei medici fino a 72-73 anni per tamponare l'emergenza - facciamoli schiattare pure questi medici, perché così mi verrebbe da dire -, dall'altro, bocciate interventi strutturali sulla sanità, più controlli, più qualità, più trasparenza: tutto bocciato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Prima io ho sentito parlare dei giovani. Io non so a quali giovani voi vi rivolgiate o quali giovani ascoltiate perché vedete, avete bocciato tutti gli aiuti per gli studenti fuori sede dopo averli messi in difficoltà per votare un referendum. Parlate di ricerca, ma respingete gli strumenti per valorizzare i ricercatori precari. Parlate di territori, ma dite “no” a misure che aiuterebbero concretamente i piccoli comuni, sa quelli delle aree interne per cui Salvini si strappava i capelli, poi facciamo i decreti di montagna e compagnia bella.
Però arriviamo al punto più grave, perché quando le opposizioni propongono semplicemente di salvare i progetti PNRR - asili nido, scuole, impianti sportivi - evitando di disperdere le risorse europee, anche lì la risposta è “no” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), cioè “no” a soluzioni concrete, “no” a interventi utili, “no” al buonsenso: questo ci è stato detto. Poi, però, abbiamo visto fiumi di “sì” a proroghe, “sì” a deroghe, “sì” a un sistema sempre più opaco e centralizzato. E, nel frattempo, si continua a tagliare dove non si dovrebbe mai tagliare, perché tagliare sul dissesto idrogeologico…
TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. No, no.
DANIELA TORTO (M5S). …eh, Ministro, lo so che le dà fastidio, però in un Paese fragile come il nostro è qualcosa di gravissimo. Sono bastati tre giorni di pioggia battente per mettere in ginocchio intere comunità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ma sa perché questo? Perché non si investe sulla sicurezza del territorio. E lo sa perché non si fa? Perché non porta consenso, perché le persone dimenticano. Poi, però, si interviene in emergenza quando le persone sono in difficoltà. Eh ma non è così, non è così, Ministro, che si fa il patriota, non è così che si prendono le difese degli italiani e dell'Italia. E allora il Ministro Salvini, che lei sicuramente potrà portare in Abruzzo, anziché venire a fare le passeggiate per la famiglia nel bosco, dovrebbe venire a vedere come si fa a passare, ormai, da Vasto a Termoli (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), dall'Abruzzo al Molise. Quello dovrebbe fare il Ministro Salvini, perché oggi di famiglie nel bosco ce ne sono tante, però non per scelta: perché la casa l'hanno persa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
Vi chiedo soltanto di guardare in faccia la realtà prima di dire che noi siamo qui solo a polemizzare o che bastano poche centinaia di migliaia di euro per mettere a posto questa Italia, perché non è così. Non è così, perché quella del dissesto idrogeologico non è semplicemente una ferita del territorio, oggi è una piaga che va curata alla radice se veramente ci teniamo e non vogliamo andare avanti e galleggiare tamponando all'occorrenza. Fare tagli sulla sicurezza dei territori significa poi assumersi una responsabilità, perché voi state decidendo della vita degli altri e di solito, quando si decide se qualcuno deve morire o deve vivere, io direi che sfioriamo quasi il reato.
E allora, colleghi, il problema non è solo questo decreto, il problema è il quadro complessivo in cui questo decreto si inserisce, perché noi siamo di fronte a un'Italia ferma, a un'economia che sopravvive solo grazie al PNRR - grazie a Dio - e a un sistema industriale in calo da tre anni, glielo dicevo prima. E mentre questo Paese rallenta, voi continuate a rincorrere le emergenze senza prevenirle - l'abbiamo già detto -, a produrre decreti e a raccontare una realtà che non esiste. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti e vi sta già chiedendo il conto, perché non si costruisce il futuro prorogando, non si governa un Paese bocciando il buonsenso e comprimendo gli spazi democratici, perché non è possibile che tutte le proposte di questa minoranza e del MoVimento 5 Stelle erano inutili. Non è possibile giustificare una bocciatura di tutti gli emendamenti del MoVimento 5 Stelle, al lato di quelli che, magari, erano condivisi dall'intero arco parlamentare e ce li siamo ritrovati anche riformulati.
Voi siete il Governo italiano e avete giurato di perseguire un solo obiettivo, che era quello della tutela dei cittadini italiani. Evidentemente, i vostri giuramenti lasciano un po' il tempo che trovano. Voi dovreste occuparvi di tutti: di quelli che vi hanno dato fiducia, di quelli che avete tradito e di quelli che la fiducia non ve la danno e non ve l'hanno data mai. E vede, non si rilancia l'Italia trasformando un'occasione storica, come quella del PNRR, nell'ennesima occasione sprecata. Noi questo ve lo continueremo a dire perché, vede Ministro, questa occasione l'avete persa definitivamente, altro che “è il primo passo”: siamo alla fine, a giugno 2026 questo PNRR scade. Ma voi avete fatto questa scelta, che è una scelta politica, una posizione se vogliamo anche ideologica, perché è una scelta che avete preso ben cinque anni fa, o forse anche qualche anno in più, dopo esservi astenuti per ben cinque volte sull'arrivo di queste risorse del PNRR, questo non lo dobbiamo dimenticare.
Io ho provato a immaginare questa situazione con una piccola metafora: è come se voi aveste ereditato una macchina in corsa, una macchina che qualcuno, prima di scendere, vi ha lasciato con il pieno fatto. Voi siete saliti e non avete messo più benzina, anche perché con i costi che ci avete rifilato è difficile oggi fare il pieno. Questa macchina ora la guidate male e vi vantate pure che l'auto cammina ancora. Però la verità è che non è merito vostro se quest'auto cammina ancora, è che c'è ancora il carburante dentro quest'auto. E sa qual è il pieno, Ministro? È proprio il PNRR! E senza quel pieno, fatto da Giuseppe Conte e voluto dal MoVimento 5 Stelle, oggi l'Italia sarebbe ferma (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Ministro, lei fa così… ma, in realtà, questa macchina la state parcheggiando in corsia di emergenza ed è proprio questa la metafora giusta per definire un'Italia che si avvicina alla recessione. E la firma di tutto questo è anche sua e del Governo Meloni che lei sostiene, nonostante volesse tentare di parlare con queste opposizioni. E allora, la invito a mettersi veramente una mano sulla coscienza perché lei lo può fare. Ha dimostrato di volerlo fare ma poi le mani legate sono state più dure. E allora, a questo punto, direi anche basta sopportare queste situazioni. Perché mentre fate i fenomeni alla guida di quest'auto, l'Italia inesorabilmente sta morendo, Ministro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, domani, a quanto pare, Giorgia Meloni si presenterà qui, davanti a noi; esprimerà - possiamo supporre - “preoccupazione”. Una parola che ossessivamente ha detto per l'instabilità internazionale e l'escalation bellica. Di fronte alla minaccia di cancellare intere civiltà magari due frasette andranno dette. Per ora, lo diciamo, non condanna e non condivide. Magari a scoppio ritardato Meloni finalmente si disallineerà da Trump; di nuovo solo a parole.
Ecco, di certo la Presidente nemmeno questa volta riconoscerà i suoi errori, come l'aver pensato anche solo di dare un Nobel per la guerra, per fare la pace, a Trump. Ma magari sarà anche l'ennesima occasione per criticare le opposizioni; oppure, come ci hanno detto ieri, magari per richiamarci a stringerci attorno all'Esecutivo, all'unità nazionale di fronte all'emergenza, magari con un richiamo al patriottismo. Vedremo. Di certo - lo diciamo già da molto tempo, lo diciamo al Ministro Foti - noi siamo patriottici. Da tempo denunciamo l'impatto della guerra commerciale ingaggiata da Trump sulla nostra economia, così come la militarizzazione di un'Europa che non ha mai scelto di essere un attore di pace.
Ecco, da mesi noi denunciamo l'impatto dei dazi a cui si è risposto importando ancora più armi e ancora più gas. E siamo contro. Siamo contro un'economia di guerra che sottrae risorse alla coesione sociale, alla ripresa economica, alla salvezza climatica. Di fronte a tutto questo il Governo ha posto la sua ossessione, quella di fare dell'Italia l'hub del gas. Ecco, ed oggi, alla guerra totale reagisce con il ritorno all'uguale. Tutte queste sono delle premesse. Arrivo proprio al PNRR ma bisogna inquadrarlo.
Salvini propone di riaprire al gas russo; Meloni si mette in viaggio in cerca di altri mercati e spera magari in più gas liquido statunitense. Nel frattempo non tutti fanno così. Per esempio Sanchez chiude agli USA le basi militari e lo spazio aereo dopo aver riconosciuto lo Stato palestinese. E sapete come lo fa? Lo fa con il taglio di imposte sull'elettricità e carburanti e con più finanziamenti alle rinnovabili e all'efficienza energetica. E lo fa perché la Spagna è la leader europea nelle energie rinnovabili, con oltre il 55 per cento - e sta per arrivare al 60 - della produzione elettrica nazionale proveniente da fonti verdi.
E sapete cos'è? Uno dei più grandi risultati del Next Generation EU. Ecco, arrivo al punto.
Il PNRR nasceva dall'esigenza di portarci fuori dalla pandemia. E possiamo dirci di non tornare come prima della pandemia, ma, dopo l'invasione russa dell'Ucraina, doveva e poteva essere anche altro: l'occasione per emanciparsi una volta per tutte dalla dipendenza del fossile; per arrivare a una conversione ecologica che fosse anche indipendenza energetica; e doveva essere il più grande programma di investimento pubblico della storia recente della nostra Repubblica, 750 miliardi di euro di risorse immesse nel tessuto socio-economico, oltre la metà a fondo perduto. È stato un patto solenne stretto non solo con l'Europa ma, soprattutto, con le generazioni future. Nasceva per essere un cambiamento radicale; una risposta a fragilità strutturali che ci portiamo dietro da decenni: i divari territoriali che spaccano il Paese, la precarietà del lavoro, le disuguaglianze sociali e di genere, la lentezza cronica della nostra amministrazione.
La crisi internazionale, con i rincari sul costo delle materie prime, peserà anche sui cantieri del piano. Di questo non c'è dubbio. Ma non pensiamo - e lo dico al Ministro Foti - che tutti i danni arrivino dall'esterno. Il PNRR era uno stress test (possiamo chiamarlo così) necessario per tutta la macchina pubblica, che imponeva un salto di qualità a tutte e a tutti. Non conta solo quanto si spende ma quali risultati tangibili si raggiungono. Il punto non è solo finanziare progetti ma rendere credibili e verificabili le scelte di politica economica su tutti i territori e costringere le amministrazioni pubbliche, centrali e locali, a lavorare per obiettivi, a lavorare insieme, integrando dati con responsabilità e tempi certi.
Guardiamoci in faccia e guardiamo in faccia la realtà oggi. Dopo nove revisioni del Piano e cinque decreti-legge, ci troviamo di fronte a ritardi accumulati spesso insostenibili. Ritardi che rischiano di rendere inutilizzabile una parte rilevante delle risorse europee.
Il 30 giugno, come sapete, è dopodomani, e quel giorno dovremmo certificare di avere ultimato il PNRR ai fini del target. Il 31 agosto, sempre di quest'anno, è il termine per gli interventi revisionati finanziati nel 2023. Il provvedimento oggi in esame interviene appunto su diversi ambiti: governance e responsabilità, accelerazione degli investimenti e semplificazione procedurale, digitalizzazione, disabilità ed inclusione, giustizia, lavoro e standard retributivi, scuola, università e ricerca, infrastrutture e trasporto idrico, impresa, ambiente, energia e politiche di coesione.
Ma parliamoci chiaro, Ministro, tutto questo è tardivo e insufficiente e non servirà a risollevare quei settori, come i trasporti e la sanità, che più hanno subito gli effetti dei ritardi e delle inefficienze nel completare appunto il piano. E che più hanno subito il disimpegno colpevole da parte di questo Governo. Parliamo di settori vitali per la società e la tutela dei diritti delle persone.
Lo dico qui, accanto alla collega Zanella che si occupa di sanità. Il monitoraggio della fondazione Gimbe è un grido d'allarme. Ed è un grido d'allarme inascoltato. Su oltre 1.700 case di comunità programmate solo 66 sono state operative e lo sono tuttora. Parliamo del 3,9 per cento del totale. Per gli ospedali di comunità la situazione è altrettanto critica: su 590 programmati, solo 163 hanno attivato almeno un servizio e, a oggi, nessuno risulta davvero pienamente funzionante. Parliamo del 27,4 per cento del tutto. Il rischio reale è che l'Italia sia costretta a restituire i fondi europei e, ahinoi, l'elenco dei ritardi e dei problemi è più lungo di questa controrelazione.
Gli investimenti per l'edilizia giudiziaria sono fermi: sono fermi al 20 per cento.
E guardate, noi chiediamo anche che vengano qui a relazionare i Ministri competenti, magari in relazione a quanto abbiamo visto, sulle scene del DAP, sui dirigenti in note bisteccherie d'Italia.
Ve lo diciamo sinceramente: guardate che quella è la fotografia di un fallimento. Basta vedere i dati cronici e lo dice un soggetto politico che è contro la vostra idea carcerocentrica della società. Noi vogliamo misure alternative, vogliamo un altro tipo di giustizia; eppure rispetto a voi che dite che tutto passa dal carcere, basta vedere i dati di quell'edilizia per dire che è un fallimento devastante. Così come tutta l'edilizia giudiziaria e che dovrebbe servire a una svolta. Altro che i motivi del referendum; ma su questo tornerò dopo.
Ecco, il Piano del dimensionamento scolastico sta portando a forzature e anche a commissariamenti che colpiscono le realtà più piccole e le aree interne. Significa che i polmoni del nostro Paese rischiano l'asfissia. Un titolo che riassume tutto questo: un Paese mancato, la terra in cui un'occasione irripetibile rischia di trasformarsi in un paradosso grottesco e intollerabile. Cioè risorse messe a disposizione o per ripetere gli errori del passato o per essere sprecate. Sono d'accordo con chi dice che lo decideranno i posteri se c'è stato o non c'è stato dolo. Ma il rischio che corriamo non è solo amministrativo, Ministro, è sistemico. Se non raggiungiamo i target, i contributi a fondo perduto svaniranno. Significa che le opere avviate andranno completate comunque, ma magari a carico della nostra finanza pubblica.
E sapete che cosa vuol dire in una fase di inflazione e soprattutto di alti tassi di interesse crescenti? Rischiate di trasformare un investimento europeo in un debito interno insostenibile. Ecco, il provvedimento oggi in esame introduce misure di accelerazione e semplificazione necessarie, ma non sufficienti, se prive di una visione di insieme. Sarebbe stato necessario e urgente rafforzare le capacità amministrative degli enti locali, senza i quali i progetti non possono essere realizzati. Servivano certezze per i lavoratori precari della giustizia e della ricerca, su cui poggia appunto l'attuazione del Piano. La digitalizzazione, come il fascicolo sanitario elettronico, sarebbe dovuta diventare un vero servizio e non un'infrastruttura spesso vuota, se non incompleta. E allora vi lanciamo un ultimo appello. Vi chiediamo di assicurare la conclusione dei progetti avviati, specialmente da parte degli enti locali. Vi chiediamo garanzie e prospettive per i lavoratori coinvolti nell'attuazione del Piano e ve l'abbiamo chiesto in tutti gli emendamenti e continueremo a chiederlo in tutti gli ordini del giorno e continueremo a richiederlo in tutti i provvedimenti utili; stabilità per il personale assunto a tempo determinato in tutte le amministrazioni pubbliche, così come i nostri emendamenti vi chiedevano; così come vi chiedevano di istituire una task force per supportare quegli enti attuatori, di supportare interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio delle scuole.
Insomma, onorevoli colleghe e colleghi - ho finito -, bisogna dire la verità: a oggi il PNRR era l'unica vera leva di crescita in un'economia stagnante e fortemente minacciata. Lo dicono i dati di chi abbiamo consultato. Sono i dati di Confindustria a descrivere questa immobilità, non certo quelli di una nostra fondazione ecosocialista. I consumi sono deboli, frenati dall'incertezza, l'export soffre, l'inflazione è ancora alta e i tassi di interesse sono cresciuti vertiginosamente nel giro di pochi mesi. Significa erosione del potere d'acquisto dei salari e ancora maggiori disuguaglianze. E il Governo Meloni, fin dall'inizio, secondo noi non è stato in grado, né ha avuto la volontà politica di fare del PNRR la sua bandiera. Era semplice: bastava attrezzarsi per utilizzare al meglio uno strumento già nelle nostre mani. Ma il tempo sta per scadere, Ministro. Il 2026 è già oggi e questo domani è un domani che rischia di essere fosco.
Le farei un'ultima domanda: siete riusciti a portarci sull'orlo della recessione, avendo a disposizione miliardi di euro a fondo perduto; cosa succederà quando questi fondi cesseranno di esistere? Ma sa qual è la bella notizia? È che è una risposta che non darete voi, perché l'avviso di sfratto è già arrivato, la stagione è cambiata e non sarete voi a rispondere a questa domanda (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra – Commenti del Ministro Foti).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Ottaviani. Ne ha facoltà.
NICOLA OTTAVIANI (LEGA). Grazie, Presidente. Noi abbiamo l'onore e anche la possibilità di intervenire dopo che il dibattito si è sviluppato, quantomeno per quanto riguarda le dichiarazioni di introduzione alla discussione sulla conversione del decreto PNRR. E quindi, sotto questo punto di vista, siamo facilitati, ma come al solito bisogna sempre far riferimento al vecchio concetto dell'onus, per cui onus senza “h” vuol dire sostanzialmente onere, honos con la “h” onore, quindi una semplice consonante può cambiare di molto il profilo relativo al peso o alla prerogativa che si va ad azionare in positivo.
E, quindi, quando si parla di questa materia e quando si invoca l'importanza del PNRR, soprattutto da parte di coloro che oggi sono all'opposizione e che in passato erano in maggioranza, potremmo dire - citando il testo di Mario Raffaelli, che è l'ex presidente della Conferenza di pace per il conflitto in Mozambico, per il Corno d'Africa, per il Nagorno-Karabakh, quindi non è certamente un propugnatore delle tesi della sinistra politica in Aula, ma della sinistra forse culturale, quando ha scritto qualche tempo fa il famoso libro Si fa presto a dire pace.
Ecco, allora, in questo caso potremmo dire “si fa presto a dire PNRR”, perché dovremmo intenderci sull'oggetto della discussione. Perché lo diciamo, signor Presidente? Lo diciamo perché, quando si sbandiera il fatto che oggi questo PNRR rappresenti sostanzialmente l'unica leva dell'economia, l'unica possibilità per rimanere aggrappati a una percentuale in positivo del prodotto interno lordo, ci si dimentica con una certa facilità - soprattutto tra i banchi del MoVimento 5 Stelle - che qui in realtà si sta parlando della seconda versione approvata del PNRR, perché la prima versione del Piano venne bocciata da Bruxelles proprio quando era Presidente del Consiglio il cosiddetto - anzi, si predica di essere - “avvocato del popolo” Conte.
Non solo, ma quando si arrivò all'approvazione dell'attuale versione del PNRR, con il Governo Draghi, i mugugni si levarono soprattutto da coloro che, invece, volevano riportare le lancette dell'orologio alla prima approvazione. E, quindi, quando si parla di numeri, bisogna andarli ad analizzare. Ecco, si fa troppo presto a dire PNRR, se non si sa bene di che cosa si sta parlando.
Viene spesso invocato il famoso numeretto magico “194,4 miliardi”, ma in realtà quello è un numeretto che si compone di due sottoinsiemi, per citare la vecchia teoria dell'insiemistica che spesso ci toglieva il sonno durante le notti nelle aule, soprattutto nelle primary school. Infatti, quei 194 miliardi si dividono in 69 miliardi che sono a fondo perduto. Quello è l'aiuto che l'Europa ci ha dato, ma, in realtà - pensate un po' -, non sono soldi dell'Europa, erano soldi nostri.
Infatti, quando si dice “ma l'Europa ci ha messo a disposizione delle risorse”, dovremmo ricordare a tutti noi parlamentari che quelle risorse, che vanno in Europa e che tornano indietro, sono risorse che noi abbiamo finanziato. Non è che la Banca europea stampi banconote di notte (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) e le metta a disposizione, come se fosse un superpremio, di chi magari tende la mano; no, sono soldi che, in realtà, sono il frutto e la produzione di quelli che sono i nostri tributi.
E poi c'è un altro numeretto - questo meno magico - che ci toglie il sonno, perché quell'altro numeretto meno magico è il 123: sono miliardi. Il problema è che, però, quei 123 miliardi sono a mutuo, sono a prestito. Quindi, quando venne sbandierato da parte dell'allora Governo Conte il fatto che in Italia siamo stati i primi in assoluto, probabilmente al mondo, a chiedere sostanzialmente 194 miliardi, dato che nella vita sociale, politica e anche professionale dobbiamo sempre un po' dubitare di chi le cose ce le fa trovare per strada, ci siamo chiesti: ma siamo stati veramente i più bravi e, probabilmente, anche i più furbi? Oppure siamo stati come quelli che andarono per - si passi l'espressione, che ormai è molto italiana - mazzolare e, in realtà, vennero mazzolati?
Perché poi è questo il problema di fondo: se quella stessa Europa ti impone poi, di fatto, una percentuale di interessi che va dal 3 al 4 per cento all'anno - perché di questo stiamo parlando - mentre, probabilmente, con le emissioni di titoli del nostro debito pubblico avremmo finanziato benissimo quella parte di 123 miliardi di euro per evitare di ripetere quelle follie che sono passate per il superbonus, per arrivare oggi a 180 miliardi che gravano su 60 milioni di italiani, dopo che appena 500.000 li hanno potuti prendere (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), beh, allora si impone, per lo meno, una bocciatura in prima battuta all'esame di economia politica. Magari poi si può ritornare, si può ripetere l'esame all'interno delle aule universitarie, soprattutto per coloro che dicono di essere docenti universitari; però, in prima battuta, c'è una bocciatura senza alcun tipo di appello. No, non al secondo appello: bisogna andare a una seconda sessione, magari l'anno dopo, l'anno successivo.
Pensate un po' che, come noi, ha provato a farlo - ma non c'è riuscita - la Romania, perché ha chiesto 15 miliardi, soltanto 15 miliardi di prestito. Noi siamo riusciti a chiederne 123: “ma siamo più numerosi rispetto alla Romania”. Beh, dovremmo ricordare a quelli che parlano sempre di case, per quanto riguarda il nostro patrimonio immobiliare, e vogliono spesso tassare, continuare a tassare la casa come se fosse un bene di lusso, soprattutto i piccoli immobili, che in Romania - pensate un po' - circa il 94 per cento della popolazione è titolare di immobile, di prima casa, e la derivazione di questo risultato proviene dai tempi di Ceausescu. Quindi, anche l'impostazione sotto il punto di vista della comparazione tra noi e gli altri è un'impostazione che - attenzione - può difettare, in alcuni casi, di alcune cadute di stile, che poi si traducono in cadute di rivisitazione storica.
Qualcuno ci può dire: sì, ma in realtà quegli interessi sono interessi che poi si vanno a diluire nel corso del tempo. Non è esattamente così, perché 3-4 per cento di punti all'anno soltanto per il 2026, dai calcoli che sono stati forniti ed effettuati dai nostri uffici di bilancio - che non sono gli uffici di Governo, ma sono uffici super partes -, danno un risultato di 2,8 miliardi per il pagamento degli interessi nel 2026 e di 3,4 miliardi di interessi per il 2027.
Questo non si chiama investimento: si chiama debito negativo, perché è un debito che non corrisponde a un investimento ottimale, ma è un debito che corrisponde a una pessima ponderazione di quella che doveva essere una valutazione preventiva sugli interessi da pagare. Ma pure questo, insomma, probabilmente è stato saltato all'esame di economia politica. Speriamo che nell'esame di politica economica e finanziaria, per lo meno in seconda battuta, qualcuno se lo legga.
Allora andiamo un po' a quelle che sono, invece, le note importanti in positivo, perché questo Governo ha dimostrato che, quando sono in gioco gli interessi del Paese, esiste un principio che molto spesso, però, la sinistra non ha portato avanti nel corso degli anni; un principio davanti al quale ha dimostrato un digiuno istituzionale senza precedenti. Si chiama principio di continuità istituzionale. Cioè, non è che arriva un Governo e allora si può dire: guardate, i danni nefasti che sono stati trovati (come per la vicenda dei superbonus) li addebitiamo, magari con una sorta di comunicazione fatta alla Corte dei conti, ai parlamentari o ai Governi che ci hanno preceduto e, magari, cerchiamo di far disperdere quella che è la responsabilità ad incertam personam.
No, la responsabilità ad incertam personam non fa parte del diritto penale; ma, nella politica, la responsabilità è una responsabilità non individuale: è una responsabilità storica. È il motivo per il quale, anche non condividendo quello che era stato fatto, ci siamo guardati bene, come Governo di centrodestra, dal dire: non si può fare più nulla; cestiniamo tutte le carte, le rimandiamo con un BRT a Bruxelles perché, obiettivamente, non c'erano gli elementi oggettivi e soggettivi per la sostenibilità del piano. No, ci siamo caricati di quelle che sono le difficoltà di attuazione, con una serie di reset che sono stati fatti, intestandoci - torniamo all'inizio del nostro intervento - oneri e onori: quindi l'onus (senza “h”) e l'honos (con la “h”).
Però, adesso non ci vengano a dire che il fatto di utilizzare fino all'ultimo dei giorni disponibili o di chiedere eventuali proroghe costituisca un fallimento, perché è come se noi fossimo davanti all'imprenditore che va a dissipare tutto quello che è il credito bancario che gli viene concesso per l'impresa comprandosi la Ferrari o andando alle Seychelles e poi dice: beh, in effetti, purtroppo sono stati folli i miei lavoratori che mi hanno permesso di uscire quel giorno dall'azienda con la Ferrari; avrebbero dovuto bloccarmi al momento in cui ero al cancello.
Insomma, questo dover per forza andare a cercare nel Governo attuale una sorta di peccato, che non è originale ma successivo rispetto a chi ha dato causa ad un effetto che oggi si sta producendo, mi sembra davvero una sorta di harakiri sotto il punto di vista istituzionale che è sotto gli occhi di tutti.
Quindi, si sta cercando di non perdere neppure uno di quegli euro che sono stati stanziati, malgrado quella ricerca estenuante e folle di un primato che non aveva senso, ossia dire: ma siamo stati quelli che hanno richiesto di più in assoluto. Quel primato non aveva ragione di essere.
E allora guardiamo, anche se en passant, perché se ne è parlato da parte delle minoranze ma con troppa velocità, quelle che sono le note, che sono sotto gli occhi di tutti, che danno il segno positivo a questo provvedimento normativo.
Si è parlato prima di semplificazione e da parte dei banchi delle opposizioni - riprenderemo questo elemento più avanti - si è detto: eh no, ma la semplificazione con il silenzio-assenso significa, di fatto, evitare i controlli. Allora, delle due l'una: è semplificazione o è esercizio di un ufficio di complicazioni di situazioni normali? Perché poi di questo stiamo parlando.
Le due visioni dello Stato e, soprattutto, le due visioni delle dinamiche istituzionali che ci distinguono sono e rimangono tali. E quando si dice che, per il futuro, probabilmente il popolo sovrano deciderà altro, beati coloro che hanno la possibilità di ipotecarlo con questa sfera di vetro il futuro. Noi ci occupiamo del tempo che oggi abbiamo a disposizione per ultimare quel programma del 2022 che sta continuando a marciare a vele spiegate verso la realizzazione di ognuno di quei punti che erano stati inseriti.
E allora, sulla semplificazione: come si fa a dire che le innovazioni sulla certificazione ISEE non sono importanti? Ma è normale che, ancora oggi, fino a che questo decreto non sarà convertito completamente, una famiglia sia costretta a perdere tempo - che poi non è soltanto danaro, ma anche stress fisico - per duplicare, e magari centuplicare, quelle che sono le certificazioni ISEE, che sono sempre quelle, soprattutto quando sono già nella disponibilità della pubblica amministrazione? Allora, bene ha fatto il Governo ad intervenire su quello che è il principio dell'once only.
Quindi, se dall'altra parte, come cittadino, ho lo Stato, ho la pubblica amministrazione che è già nella disponibilità - anche attraverso la digitalizzazione - di quel certificato, perché dovrei continuare a duplicarlo all'infinito, producendo carta e distruggendo magari quei famosi alberi, davanti ai quali ogni tanto qualcuno fa finta di piangere? Per non parlare, poi, delle tessere elettorali: ma vi sembra normale che, nel 2026, il cartaceo e non la possibilità di digitalizzare uno strumento ordinario sia ancora una chimera nel nostro ordinamento? Ecco perché, sulla materia della semplificazione, non ammettiamo nessun tipo di falso e di finto contraddittorio; si sono raggiunti dei risultati e si continuerà a lavorare verso quella che è la regola del silenzio-assenso con le dovute eccezioni che riguardano delle materie assolutamente inderogabili, ma, pur all'interno delle materie assolutamente inderogabili, ci deve essere la massima responsabilità e, anzi, lo Stato deve cercare di responsabilizzare al massimo quelli che sono i propri funzionari e i propri dirigenti perché quelle lancette dell'orologio che vanno avanti e che sforano il famoso termine di 30 giorni, più gli ulteriori 30 del procedimento amministrativo della vecchia legge n. 241 del 1990, sono termini che, poi, coincidono con i costi: costi sociali, costi per le famiglie, costi per le imprese che, poi, si vanno a spalmare su tutti coloro che hanno bisogno di andare poi a bussare allo Stato che deve restituire, con l'altra mano, quello che ti prende con la prima.
E, allora, quando si parla di sanità e si dice che è stato fatto poco sulla sanità. Allora, qui, Presidente, davvero, ho una crisi esistenziale che riguarda anche una crisi di lettura di quelli che sono stati i Governi che, dal 2011 al 2021, si sono succeduti nel corso degli anni: stiamo parlando dei Governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte I e II, Draghi. Governi a trazione, mi sembra evidente, di centrosinistra, se non in alcuni casi, addirittura, di sinistra-centro con qualche eccezione di carattere istituzionale. Bene, in quel periodo, Presidente, 2011-2021, sa che cosa è successo sulla sanità? Che hanno chiuso 125 ospedali. Sono stati chiusi il 12 per cento degli ospedali delle strutture pubbliche di questo Paese e si viene a parlare a noi, in questo momento, di scarsa attenzione verso la sanità pubblica? Purtroppo, i numeri hanno la testa dura (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Che cosa è successo dall'altra parte? Grazie ai nostri decreti, grazie a quello che ha fatto il Governo, anche in ragione del PNRR, in ordine a quelli che erano i due cavalli di battaglia che, spesso, sono stati utilizzati e, possiamo dire, abusati e vituperati da parte della sinistra, ossia gli ospedali di comunità e le case di comunità, vediamo qual è il risultato? Ebbene, per quanto riguarda gli ospedali di comunità, è stato centrato l'obiettivo di 307, obiettivo rivisto, inferiore rispetto all'obiettivo iniziale che era di 403; fortunatamente, le previsioni ci dicono che, addirittura, riusciremo entro la fine del Piano e, quindi, del programma, a superare l'obiettivo iniziale, non quello rivisto al ribasso e questo non è un risultato che è a favore di tutti gli italiani? Per coloro che anche non hanno votato per il centrodestra (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)?
Per non parlare, poi, delle case di comunità: ecco, anche in quel caso, l'obiettivo era di 1.038, che è stato superato, e si arriverà, con una ragionevole certezza, a fissare e raggiungere l'obiettivo di 1.350, ossia oltre il 100 per cento di quello che era stato programmato quando, probabilmente, i numeri erano stati dati, come davanti all'agenzia dei monopoli all'8 per cento, perché di questo si parlava e null'altro, non avendo studiato bene di che cosa il nostro Paese non potesse avere bisogno, ma di che cosa potesse eventualmente dotarsi. Obiettivi, questi, che sono stati rilevati nel 2025 e nel 2026. Ecco perché quando si parla di target e di milestone, mai come in questo caso, tutto quello che il Governo sta continuando a fare è in funzione di quello che è l'interesse pubblico e non comprendiamo per quale motivo il PD ci critichi per la digitalizzazione, dicendo che, in questo modo, c'è un divario ulteriore tra Nord e Sud, ma la digitalizzazione serve ad attuare anche una parte della nostra riforma in materia di autonomia differenziata perché serve ad abbattere le distanze sociali e distanze geografiche che la sinistra ha creato in questi anni e vado a concludere. Quando, poi, da parte del MoVimento e Alleanza Verdi e Sinistra si dice: ma quello che avete fatto su queste materie è tardivo e insufficiente. Bene, noi auguriamo, perché teniamo a questo Paese, che, un giorno, tra almeno 40 o 50 anni, quando questa sinistra tornerà al Governo, non prima, perché i calcoli, insomma, e le stime sono tante e tali, possano anche loro macchiarsi di questa presunta tardività e di questa presunta insufficienza perché significherebbe aver centrato l'interesse pubblico del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
(Repliche - A.C. 2807-A)
PRESIDENTE. Prendo atto che i relatori rinunziano alla replica.
Ha facoltà di replicare il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, l'onorevole Tommaso Foti.
TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Grazie, Presidente. Sì, Presidente, replico alle osservazioni che sono state mosse e ringrazio i pochi colleghi rimasti in Aula; a dire il vero, non è mai stata molto piena, ma diciamo che l'argomento, invece, penso che sia un argomento importante.
All'onorevole Viggiano che, Presidente, mi ha accusato di non aver risposto, in Commissione, agli emendamenti presentati o alle richieste specifiche presentate non contrappongo la mia tesi, ma contrappongo i numeri. Allora i numeri dicono che chi parla è intervenuto, esattamente, 24 volte mentre lei, onorevole Viggiano, 3 volte; ma, a dimostrazione che ho parlato e ho risposto - poi le risposte non si possono condividere e questo è un altro paio di maniche - faccio presente che… e cito testualmente dal bollettino delle Commissioni, perché bisogna parlare con gli atti e non con la fantasia dei popoli. Bollettino delle Giunte e delle Commissioni, mercoledì 1° aprile 2026, pagina 97: “Silvia Roggiani, intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 19.6, desidera in primo luogo ringraziare il Ministro Foti per la fattiva partecipazione ai lavori della Commissione e la proficua interlocuzione assicurata, circostanza non frequentemente riscontrabile nell'ambito delle attività svolte dalle Commissioni in sede referente”. Questo, per la cronaca, e non per la storia. Potrei aggiungere, sempre per la cronaca e non per la storia che, analogo giudizio, martedì 7 aprile 2026, il Bollettino della V Commissione permanente , pagina 20, ha espresso l'onorevole Grimaldi, del gruppo AVS, dove dice: “nel ringraziare gli uffici della Camera per il lavoro svolto, nonché i membri del Governo, in particolare il Ministro Foti per la disponibilità dimostrata e la presenza costante nel corso dei lavori sul provvedimento in esame, preannuncia il voto contrario” così come, logicamente, si fa quando si è all'opposizione o quando non si condivide un passaggio o un emendamento o un provvedimento; ma, già questo, mi porterebbe a dire che, forse, sarebbe opportuno che, nelle critiche, vi coordinaste, oltre che nei cartelli del no. Perché, vede, onorevole, quando lei dice che questo decreto crea una burocrazia elefantiaca, si deve mettere d'accordo con l'onorevole Torto che, successivamente, ha detto che questo decreto, addirittura, spoglia, ai limiti della mancanza di trasparenza, tutta una serie di vincoli che, in realtà, servivano per la trasparenza. Allora, delle due, l'una: o è un decreto troppo burocratico o è un decreto troppo spostato verso una liberalizzazione; non può esserci la conciliazione degli opposti. E, poi, dice: “siamo ancora nelle vostre mani per poco”, ma questo lo decideranno gli elettori, non lei, gentile collega.
Le faccio, però, presente un piccolo particolare che, quando parla di alcuni elementi, come l'assegno universale, dovrebbe avere l'onestà intellettuale di dire che il provvedimento, e l'emendamento presentato in questa Commissione, serve a colmare la procedura di infrazione aperta dall'Unione europea.
Addirittura, diciamo di più: siamo davanti alla Corte di giustizia europea per il precedente assegno universale che era stato approvato dalla sua maggioranza. Quindi, questo è un regalo che facciamo agli italiani, non che facciamo ovviamente ad altri, ma per mettere una toppa su quella che era un'inadempienza precedente e del Governo precedente, perché noi siamo andati in procedura di infrazione sulla base di una normativa non approvata da questo Governo. Lo dico per la cronaca e non per la storia.
Quando poi parla di uno strumento nazionale di 1 miliardo di euro riferendosi al settore idrico, guardi, qui bisogna forse coordinare un attimo le questioni, perché questo strumento finanziario è stato realizzato solo perché, diversamente, si sarebbero persi quei soldi, perché se lei andasse a vedere i provvedimenti, saprebbe che molte delle regioni che dovevano intervenire al riguardo, manco erano nella fase della progettazione esecutiva. E allora non si possono dire cose che non esistono. Bisogna andarli a vedere gli atti, possibilmente studiarli e, poi, commentarli, perché ragionare per sentito dire non porta bene.
Così come, quando ci ricorda che l'ex Ilva forse non è in una condizione salubre, a dire il vero l'ex Ilva ha avuto un parere di un'AIA positiva per il recupero al riguardo, poi c'è un intervento recente dell'Istituto superiore di sanità che ha proposto delle altre obiezioni e vedremo nel contraddittorio delle parti quali saranno. Ma bisogna chiedersi se lavorare perché l'ex Ilva torni a funzionare dà fastidio a qualcuno o meno, perché se si vuole la chiusura dell'ex Ilva bisogna avere il coraggio politico di dire che si vuole la chiusura dell'ex Ilva, non dire delle mezze frasi, messe lì e che, tra l'altro, con la vicenda PNRR non c'entrano assolutamente nulla.
Aggiungo che quando, a volte, si mettono così delle obiezioni, dove si dice, ad esempio, che noi avremmo aiutato i giudici a smaltire la giustizia civile con un trucco, ma a dire il vero, guardi, l'Europa non la pensa così. Tra l'altro, debbo dire che su questo PNRR chi l'ha votato evidentemente non l'aveva mai letto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché è un continuo ribadire luoghi comuni, senza sapere neanche di chi siano le competenze al riguardo. Allora, questi obiettivi, per raggiungere milestone, traguardi e quant'altro, non li ha stabiliti questo Governo. Questo Governo li ha modificati alcuni laddove era possibile, ma l'impalcatura di questo Piano tale è rimasta. Poi, capisco che oggi dobbiate cambiare il disco perché per due anni e mezzo avete continuato a dire che il Governo Meloni avrebbe bucato tutti gli obiettivi e dopo che abbiamo centrato 9 rate su 9 allora non sapete più cosa dire al riguardo e allora cambiate discorso (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Addirittura, avete fatto l'elenco delle revisioni del Piano. Andatevi a vedere gli altri Paesi. A parte che solo i paracarri sono immobili e non penso che nessuno abbia invidia per i paracarri, ma vorrei suggerire di andare a vedere come è cambiata la situazione sotto il profilo politico e geopolitico in questi anni di Piano e soprattutto - questo me lo consenta l'onorevole Grimaldi - la sua affermazione relativa ai fondi a fondo perduto che andrebbero persi: ma lei crede veramente che 194,4 miliardi siano a fondo perduto? No, perché lei il Piano l'ha votato. Allora, iniziamo a distinguere tra grants e loans, iniziamo a dire che 72 miliardi sono a fondo perduto e 122 miliardi sono a debito. Iniziamo a dire che non solo noi, ma l'Unione europea ha iscritto a bilancio 24 miliardi per 7 anni nel bilancio e nel quadro finanziario pluriennale 2028-2034 per il rimborso dei fondi del Next Generation EU. Che adesso si voglia parlare di fondi a fondo perduto ci sta, tra l'altro le posso assicurare che, a differenza di altri, noi i grants li abbiamo curati, perché quelli sono i fondi a fondo perduto, e li abbiamo curati a tal punto che, le dico, noi raggiungeremo l'obiettivo di aver speso tutti i fondi a fondo perduto. Il ragionamento è un altro, il ragionamento è che, lo dico all'onorevole Torto, i 194 miliardi non ce li avete lasciati, erano assegnati, così come dimostra la Spagna che ha rinunciato, l'avete citata più volte, a 60 miliardi di euro del PNRR. Andatevele a vedere le revisioni. Noi non abbiamo tolto 1 euro dalle previsioni di spesa che erano state fatte (Commenti della deputata Alifano). Non abbiamo tolto 1 euro! Ma l'assegnazione è una cosa, la spesa e il passaggio di aver riconosciute le rate per poter liquidare le spese e, quindi, il raggiungimento degli obiettivi sono un'altra cosa, perché noi abbiamo ereditato, certo, 40 miliardi, di cui 20 miliardi erano d'acconto, non erano di raggiungimento di rate e di obiettivi, perché le rate raggiunte, prima di questo Governo, erano due, perché anche la terza l'ha dovuta contrattare il Ministro Fitto.
Se poi volete fare l'elenco delle altre rate, vi dico gli obiettivi e i soldi che sono arrivati: non a caso, nel mese di maggio verrà liquidata la nona rata e sulla decima, certo, è la più impegnativa, è la rata da 28,4 miliardi, è una rata da 150 e oltre obiettivi, lo sappiamo bene. Ma quando si parla di sanità - io ringrazio chi, ottimisticamente, come il collega Ottaviani della Lega, ha già detto che abbiamo raggiunto gli obiettivi - a dire il vero, gli obiettivi, ad esempio, nel settore delle case di comunità, degli ospedali di comunità e degli ospedali sicuri sono raggiunti in relazione alle conferme che ci hanno dato i presidenti di regione. C'è stata una conferenza apposta sul punto e abbiamo aperto un tavolo permanente che, mensilmente, monitora la situazione, perché le case di comunità, come gli ospedali di comunità, come gli ospedali sicuri, beh non è che li realizza il Governo centrale. Addirittura, dirò una cosa: la Conferenza Stato-regioni ci ha sollecitato un emendamento, che è arrivato come risposta da parte del MEF quando avevamo chiuso i lavori della Commissione, che non può entrare in questo decreto-legge non certo per colpa della maggioranza; lo metteremo in un altro provvedimento.
Io capisco le riserve, le posizioni singole che si possono avere; faccio presente che non stiamo parlando di interventi sulla sanità privata, cioè chi dovrebbe disattendere le leggi, se l'emendamento, come è stato scritto dalle regioni, perché ce l'ha mandato la Conferenza Stato-regioni testualmente, questo come quello che riguarda il Fondo per lo sviluppo e la coesione, se qualcuno ritiene che quell'impostazione è un'impostazione “troppo liberale”, lo dico tra virgolette, o che lascia, legittimamente, troppi margini, sappiate, però, che il soggetto che valuta questo sono le Aziende sanitarie locali comunque denominate, non è il padrone delle ferriere. No, perché, a volte, bisognerebbe anche guardare a chi sono rivolti poi gli emendamenti. Io, tra l'altro, mi stupisco che si sia detto ciò che si è detto su questo decreto, perché, guardate, che questo decreto penso che abbia avuto un livello di modifiche e di accettazione di emendamenti che non so quanti altri decreti abbiano avuto, anche da parte dell'opposizione. Poi, si dice: ma ci sono degli emendamenti comuni. Ma, signori, se sono emendamenti comuni, non vorrei usare il termine che qualcuno ha usato ieri in Commissione per un emendamento, ma se sono emendamenti comuni vuol dire che c'era una visione comune che non dovrebbe fare scandalo nel momento in cui si dice che le misure vanno assunte nell'interesse del popolo italiano.
Quindi, se vi è una convergenza su 7, 8 o 6 emendamenti non credo che sia uno scandalo, penso che, indipendentemente da chi l'abbia presentato per primo o per ultimo, sia un merito da ascrivere alla logica parlamentare. Faccio presente che di modifiche ne sono state introdotte: sono stati approvati, non considerando le firme plurime, 47 emendamenti, di cui 16 dei relatori, 3 del Governo, ma 28 dei parlamentari e sono tutte qui.
Allora, in conclusione, perché non vorrei far ritardare la richiesta del voto di fiducia, faccio presente che la seduta non è iniziata alle 12; lo dico per la cronaca e non per la storia, quindi i tempi dovremmo averli a disposizione tutti. Dico soltanto che il nostro impegno è quello di concludere il PNRR, chiuderlo nel migliore dei modi, ma dico anche che non bisogna dire delle bugie, perché, quando si dice che abbiamo prorogato le strutture per tenere sulle poltrone certe persone, io vi sfido a dimostrarmi che ho mai assunto una persona nel momento in cui sono diventato Ministro o che ho implementato una struttura da quando sono diventato Ministro. Dico soltanto che - e forse qualcuno non lo sa - su quei fondi, proprio perché sono fondi che vengono dall'Unione europea, per cinque anni la Corte dei conti europea avrà costanti confronti con le task force dei singoli Ministeri per verificare che le spese rendicontate, così come le abbiamo rendicontate, abbiano effettivamente una risposta positiva anche da parte della Commissione, che lavorerà, certo, per campione, ma per le quali non possiamo pensare che non se ne occupi chi se ne è occupato nella fase di realizzazione di questo sistema.
Quanto ai comuni, non è vero che si è detto “no” a quelle strutture prorogate. Il problema vero è che le si voleva prorogare e anche qui è simpatica una cosa, perché se proroghiamo noi lasciamo sulle poltrone e se si prorogano in altri enti evidentemente si lascia sugli sgabelli. Ma, al di là di questa piccola definizione diversa, farei presente che le richieste di stabilizzazione che vengono avanzate sono esattamente in contraddizione con quando si contesta la proroga degli incarichi, perché, addirittura, mentre noi ci limitiamo a un necessario adempimento legislativo c'è chi, invece, sostiene che bisognerebbe direttamente metterli tutti in pianta organica e farei presente che, ad esempio, per quanto riguarda l'ufficio del processo 9.000 e più persone verranno, invece, stabilizzate. Anche questo non era previsto, tant'è vero che, come è noto, le risorse del PNRR non possono essere utilizzate per fini di spesa corrente se non nei casi legittimamente autorizzati e quella stabilizzazione avviene a carico del bilancio dello Stato per quanto riguarda il comparto del Ministero della Giustizia.
Dopodiché avrei ancora tante cose da dire e da replicare, ma capisco perfettamente che bisogna stare nei tempi e, quindi, altre risposte non ne posso dare sicuramente non per colpa mia, ma perché non ho utilizzato tutti i tempi che avevo a disposizione come Ministro (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
(Esame dell'articolo unico - A.C. 2807-A)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e degli emendamenti riferiti agli articoli del decreto-legge (Vedi l'allegato A).
(Posizione della questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2807-A)
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti. Ne ha facoltà.
TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. A nome del Governo e autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2807-A, nel testo della Commissione.
Sui lavori dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Secondo quanto convenuto nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo dello scorso 25 marzo e in relazione all'orario nel quale è stata effettivamente posta la questione di fiducia sull'articolo unico del disegno di legge n. 2807-A, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, la votazione per appello nominale avrà luogo nella seduta di domani, giovedì 9 aprile, a partire dalle ore 14,25, previe dichiarazioni di voto a partire dalle ore 12,45.
Dopo tale votazione, i lavori proseguiranno, anche nella parte notturna della seduta ed eventualmente nella giornata di venerdì 10 aprile, a partire dalle ore 9,30, per il seguito dell'esame del provvedimento, sino alla sua conclusione.
Estraggo quindi a sorte il nominativo del deputato dal quale avrà inizio la chiama.
(Segue il sorteggio).
La chiama avrà inizio dal deputato Maerna.
Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Federico Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, signor Ministro, il ricorso alla decretazione d'urgenza e al voto di fiducia di fatto spoglia la Camera della funzione legislativa e impedisce il dibattito parlamentare. La Presidente del Consiglio Meloni, quando era all'opposizione, censurava con forza l'uso del decreto-legge che oggi ha invece il primato. Peraltro, con questa votazione, il Governo supera il totale dei voti di fiducia della scorsa legislatura.
Questo decreto è l'ennesimo provvedimento con cui il Governo continua a compromettere un Piano che era stato predisposto dall'Esecutivo Conte per la crescita del nostro Paese. Il PNRR è l'unico strumento che negli ultimi anni ha impedito al Paese di cadere in recessione. Anche gli industriali lamentano la rottura del patto di fiducia con il Governo. Per Confindustria l'economia italiana regge solo perché gonfiata dal PNRR e alla sua scadenza si vedranno gli effetti sul già fragile tessuto produttivo della penisola. Questo Governo interviene con l'esorbitante ridimensionamento della Transizione 5.0, determinando un grave danno per numerose imprese. Interviene con riduzioni per le comunità energetiche rinnovabili e per il contrasto al dissesto idrogeologico, ciò che in questi ultimi anni si è rivelato un'emergenza nazionale. In questo decreto una discussione sui fondi di coesione sociale sarebbe stata indispensabile. La riprogrammazione dei fondi di coesione, strumento fondamentale del welfare e della lotta alle disuguaglianze, è inaccettabile. È inaccettabile che ciò avvenga per arricchire l'industria della guerra, è inaccettabile in un Paese in cui sono milioni le persone che vivono in stato di povertà assoluta. Nel decreto vi sono poi deroghe alla disciplina del codice degli appalti. Il Governo qui non ha tenuto in alcun conto le critiche dell'ANCE né quelle dell'ANAC.
Con la fiducia si impedisce alle Camere di discutere. Quella tripartizione dei poteri, che è garanzia della democrazia, viene così compromessa e inficiata e di ciò dobbiamo preoccuparci. A impedire lo straripamento dell'azione del Governo non è bastato evidentemente il “no” del popolo italiano. Quel “no” ha voluto impedire la proiezione autoritaria di questo Governo, che intendeva sottrarsi al controllo di legalità e legiferare annullando il ruolo del Parlamento. Ponendo la fiducia si impedisce all'opposizione di partecipare, ma oggi, ancora più di ieri, si può avere il coraggio di chiedere fiducia? Come si può dare fiducia ad un Governo che con i propri Ministri ha violato le regole del diritto internazionale, rifiutandosi di dare esecuzione ad un mandato di arresto della Corte penale internazionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Oggi l'Italia per questo deve rispondere all'Assemblea degli Stati parte dello Statuto di Roma. L'Italia è venuta meno all'obbligo internazionale di cooperazione. Lo Stato di diritto non consente illegalità a chi governa, come non la consente a nessun altro soggetto. Questo Governo ha esposto alla vergogna il nostro glorioso Paese, che per oltre 50 anni ha guidato la legislazione internazionale, quella anticorruzione e quella antimafia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Come si può dare fiducia al Governo che ha abrogato il delitto di abuso d'ufficio, portando indietro il nostro Paese di oltre 200 anni? L'Italia con questo Governo si è unita agli unici due Paesi che non l'avevano adottato, mentre gli altri 25 hanno tutti al loro interno questo delitto. Come si può dare fiducia a un Governo che ancora impedisce alla magistratura di svolgere il proprio lavoro nei confronti della ex capo di gabinetto del Ministro della Giustizia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?
Come si può dare fiducia a questo Governo quando gli italiani gliel'hanno revocata con un risultato referendario che non vi conferisce più alcuna legittimazione? Io direi: anche a voi della maggioranza non date fiducia al Governo. Torniamo al voto o almeno tornate al rispetto delle regole e restituite al Parlamento il suo ruolo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piero De Luca. Ne ha facoltà.
PIERO DE LUCA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Come Partito Democratico, riteniamo doveroso intervenire anche noi, a seguito della posizione della questione di fiducia da parte del Governo, per stigmatizzare questa ennesima richiesta di porre la questione di fiducia. È un modo per comprimere il dibattito parlamentare ed è un modo per fuggire dal confronto e dal dibattito sul PNRR. È sintomo di paura e preoccupazione ed è qualcosa che contestiamo e stigmatizziamo con forza. Ci vorrebbe un dibattito approfondito, vero, profondo e nel merito sul fallimento di questo Governo nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che non è il Piano di un partito politico o di questa forza di Governo. È un Piano dell'intero Paese che abbiamo ottenuto con risorse acquisite attraverso l'emissione di eurobond per la prima volta nella storia dell'Europa, nella precedente legislatura, come forze di centrosinistra, che questo Governo, purtroppo, sta dilapidando.
I dati sull'attuazione della spesa - quelli disponibili, perché non abbiamo ulteriori dati ufficiali che arrivano dal Governo - ci dicono che la spesa si attesterebbe attorno al 55 per cento delle risorse. Questo desta un'enorme preoccupazione perché rischiano di saltare progetti importanti legati alla scuola, alle politiche sociali, alle infrastrutture sanitarie, alla riqualificazione del territorio, alla messa in sicurezza del Paese, alle infrastrutture digitali, alle residenze universitarie e alla transizione ecologica. Rischiano di saltare i progetti strategici per rafforzare la coesione sociale e territoriale del Paese.
Voi sarete responsabili, se non riusciamo, se il Paese non riuscirà a spendere tutte queste risorse nei tempi dovuti. Siete responsabili soprattutto del fatto che non avete ascoltato le opposizioni, quando vi hanno chiesto di prendere in considerazione alcuni emendamenti che erano di buon senso e che miravano ad aiutare il Paese, i comuni e gli enti locali, coprendo, con risorse nazionali, quei progetti che rischiano di non essere completati nei termini previsti, anche per responsabilità delle varie modifiche, dei vari cambiamenti e dell'attenzione maniacale che avete mostrato più alla governance che alla messa a terra dei progetti e degli investimenti strategici per il Paese.
Avete perso più tempo a modificare che ad attuare questo Piano nazionale di ripresa e resilienza che abbiamo a disposizione grazie al centrosinistra, perché ricordiamo al Paese che la destra non l'ha mai votato e non l'ha mai sostenuto né in Italia né in Europa; e oggi sta sprecando questa occasione strategica e storica, peraltro mettendo a rischio la possibilità che, in futuro, vengano riprodotti a livello europeo progetti strategici e straordinari del genere attraverso l'emissione di eurobond che questo Governo dimostra di non voler sostenere né nelle parole né nei fatti, purtroppo. È un problema non solo per l'Europa, ma anche e soprattutto per il nostro Paese che avrebbe bisogno di investimenti strategici per l'Italia, per le imprese, per le aziende, per i lavoratori, per le nostre famiglie, anche e soprattutto grazie alla messa in campo di risorse e di linee di investimento europee. Ci vorrebbe un nuovo Next Generation strutturale da mettere in campo nei prossimi anni. Dovreste lavorarci voi, invece di dilapidare questa opportunità che oggi avete per il Paese. Ne risponderete di fronte alla storia.
E il fatto che abbiate deciso di porre la fiducia, invece di alimentare, consentire un dibattito pieno in Parlamento è un'ulteriore responsabilità e un ulteriore macigno che grava sulle spalle di questo Paese. Ve ne assumerete la responsabilità nei confronti della storia e nei confronti degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Sospendiamo a questo punto la seduta che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 14,35, è ripresa alle 15.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Istruzione e del merito, il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro della Cultura, il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare e la Ministra per le Disabilità.
Invito gli oratori a un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
(Iniziative di competenza al fine di scongiurare forme di propaganda di ideologia politica o religiosa presso istituti scolastici - n. 3-02595)
PRESIDENTE. Il deputato Sasso ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02595 (Vedi l'allegato A).
ROSSANO SASSO (MISTO). Grazie, Presidente. Signor Ministro, apprendiamo dagli organi di informazione che, in occasione del Ramadan, presso la scuola “Sassetti Peruzzi” di Firenze il dirigente scolastico avrebbe adibito alcuni spazi della scuola a luoghi di preghiera per gli studenti musulmani, con tanto di islamico divisorio per non contaminare, come prevede tale religione, i maschi con le femmine. Nella stessa scuola, inoltre, sarebbero stati rimossi i crocifissi dalle aule.
Curioso come certi docenti di sinistra acclamino la laicità della scuola quando si tratta di rinnegare la propria identità, le proprie radici e la religione cattolica, e poi corifei e baccanti delle sinistre, invece, si esaltino nella propaganda della religione musulmana. Sono numerosi gli episodi in cui i docenti e i dirigenti scolastici ideologizzati di sinistra, nel nome di una finta inclusione e dell'autonomia scolastica, hanno ceduto il passo alla propaganda islamista nella scuola pubblica. Ormai 8 mesi fa ho depositato una risoluzione contro l'islamizzazione delle nostre scuole. Futuro Nazionale con Vannacci le chiede, Ministro Valditara, se intenda appoggiarla o in alternativa…
PRESIDENTE. La ringrazio.
ROSSANO SASSO (MISTO). …cosa intenda fare per arginare tale deriva progressista e filoislamica (Applausi del deputato Ziello).
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Gentile Presidente, onorevoli colleghi, in relazione alle polemiche emerse negli ultimi giorni riguardo alla gestione del periodo di Ramadan in un istituto di Firenze l'Ufficio scolastico regionale per la Toscana si è immediatamente attivato, chiedendo chiarimenti all'istituzione scolastica interessata.
Il dirigente scolastico ha spiegato che la decisione assunta non risponde ad alcuna impostazione ideologica o politica, ma si colloca nell'ambito dell'autonomia organizzativa. Alcuni studenti - ha dichiarato il dirigente - hanno chiesto di poter pregare all'interno della scuola durante la pausa didattica per non essere costretti ad assentarsi e a perdere diversi giorni di lezione. La scuola ha, quindi, dichiarato di avere concesso uno spazio inutilizzato al solo fine di assicurare il diritto allo studio costituzionalmente garantito.
Stante questo chiarimento, non vi sono dunque i presupposti giuridici per un intervento ulteriore degli organi ministeriali e del Ministro sul caso in questione. È mia ferma intenzione, dimostrata in più occasioni, vigilare affinché la scuola rimanga sempre un luogo dove si insegni lo spirito critico, nel pluralismo delle idee e nel rispetto delle diversità delle opinioni, senza ricorrere mai a forme di indottrinamento o di propaganda. Chiunque contravvenisse a questa impostazione, fondata sulla nostra Costituzione, sarà, secondo quanto prevede l'ordinamento, oggetto di procedimenti disciplinari (Applausi di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Il deputato Sasso ha facoltà di replicare.
ROSSANO SASSO (MISTO). Grazie Presidente e grazie Ministro. Ministro, noi non abbiamo dubbi sulla sua sensibilità, quello che ci preoccupa è ciò che la circonda, cioè la sua maggioranza. La scuola italiana è da sempre ostaggio della strumentalizzazione da parte di gruppi di pressione e docenti ideologizzati di sinistra, che indottrinano i nostri ragazzi e, da qualche anno a questa parte, si sono lasciati affascinare anche dalla propaganda islamista. Consentono una strumentalizzazione della scuola italiana da parte di una religione, quella musulmana, che, lo ricordo, non è pienamente riconosciuta dallo Stato italiano, perché non ha mai firmato l'intesa con lo Stato prevista dall'articolo 8 della Costituzione.
E come mai nessun musulmano ha mai firmato questa intesa? Forse perché i precetti coranici non sono compatibili con il nostro ordinamento? Forse perché la sharia non è compatibile con i corsi di educazione all'affettività? E allora perché concedere spazi delle scuole pubbliche, e non solo, agli imam e ai muezzin, come è accaduto a Crema, a Vigevano e in tante altre città italiane? Quindi, Ministro, io la invito a ricordare le opere di Oriana Fallaci. Futuro Nazionale con Vannacci la pensa esattamente come la grande Oriana a proposito di Islam. Anche la nostra è una critica radicale e intransigente.
Sì, siamo intransigenti, perché quel tipo di precetti, quel tipo di religione comporta un'incompatibilità tra noi e loro. Tra Maometto e i suoi seguaci e i valori occidentali c'è un'incompatibilità che nessuno riuscirà mai a sanare. L'Europa è diventata sempre più Eurabia, è una colonia culturale dell'Islam. E, come la Fallaci denunciava la mollezza degli europei, accusandoli di rinunciare alla propria identità nel nome di un falso multiculturalismo, Futuro Nazionale con Vannacci…
PRESIDENTE. Concluda.
ROSSANO SASSO (MISTO). …denuncia la mollezza di questo centrodestra, che ha deposto le armi e, nel nome del politicamente corretto, ha rinunciato a una battaglia valoriale.
PRESIDENTE. La ringrazio.
ROSSANO SASSO (MISTO). Se il centrodestra vuole continuare a interloquire con Futuro Nazionale con Vannacci, deve capire che questa è una linea rossa oltre la quale noi non riusciremo mai ad andare.
PRESIDENTE. Grazie.
ROSSANO SASSO (MISTO). Approvateci la risoluzione che vieta l'islamizzazione nelle scuole.
PRESIDENTE. Deve concludere.
ROSSANO SASSO (MISTO). Grazie, Presidente (Applausi del deputato Ziello).
(Ulteriori iniziative di competenza al fine di concorrere all'educazione delle nuove generazioni e tutelare i minori dagli effetti pervasivi delle piattaforme digitali - n. 3-02596)
PRESIDENTE. La deputata Carfagna ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02596 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
MARIA ROSARIA CARFAGNA (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, abbiamo presentato questa interrogazione per fare il punto su un tema rispetto al quale molte Nazioni europee stanno agendo con determinazione, cioè la protezione dei minori dall'abuso dei social network. Sappiamo ormai che l'utilizzo delle piattaforme digitali e dei social network rappresenta una componente strutturale della vita quotidiana dei minori e sappiamo anche che queste piattaforme sono proprio state progettate per generare dipendenza. Ce lo dice una recente e importante sentenza della Corte della California di Los Angeles.
E dati clinici mondiali dimostrano gli effetti nefasti che questo abuso può avere sulla salute mentale e anche sul rendimento scolastico dei minori. Per questo, Ministro, le chiediamo se condivide questo allarme e quali iniziative intende intraprendere lei e, ovviamente, il Governo per fronteggiare questa situazione, anche alla luce delle diverse proposte di legge che sono state presentate in Parlamento (Applausi di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Presidente, gentili onorevoli, consapevole delle evidenze scientifiche che dimostrano come un uso eccessivo o non corretto degli smartphone incida negativamente sul benessere psicofisico degli studenti e sulla qualità dei loro apprendimenti, ho voluto introdurre il divieto di utilizzo del cellulare durante lo svolgimento delle attività didattiche, richiamando, nel contempo, le istituzioni scolastiche a rafforzare le azioni per educare all'uso consapevole e responsabile di tutti gli strumenti digitali.
Il monitoraggio promosso dal Ministero restituisce risultati molto incoraggianti e conferma che il sistema scolastico sta affrontando con responsabilità la sfida del digitale. Le scuole stanno rafforzando sia le regole, sia le azioni educative per promuovere un uso consapevole delle tecnologie. Infatti, oltre il 90 per cento degli istituti ha già inserito nei propri regolamenti misure sul divieto di utilizzo del cellulare in classe, e oltre due scuole su tre hanno attivato moduli di educazione civica dedicati all'uso corretto degli smartphone, dell'intelligenza artificiale e ai rischi e ai pericoli dei social.
Queste azioni sono state sostenute anche da rilevanti investimenti, pari a 800 milioni, per la formazione del personale scolastico, incluso l'ultimo avviso specifico sull'intelligenza artificiale. A breve, con il supporto di INDIRE, partiranno corsi per i docenti per dare piena attuazione alle Linee guida sull'educazione civica, che prevedono l'insegnamento di una gestione corretta di smartphone e social media. Anche le nuove Indicazioni nazionali sottolineano l'importanza di educare all'uso critico e responsabile dei linguaggi digitali, che sono strumenti essenziali per orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo e per contrastare efficacemente disinformazione e manipolazione informativa.
Inoltre, abbiamo posto particolare attenzione al contrasto del fenomeno del cyberbullismo, con la realizzazione di numerose iniziative di carattere preventivo e con una strategia di tutela nei confronti dei minori, sia nella posizione di vittime, sia in quella di responsabili di atti illeciti. Non solo, abbiamo inserito i contenuti relativi all'educazione al rispetto, alla non discriminazione e all'empatia nelle nuove Indicazioni nazionali e nelle Linee guida sull'educazione civica.
Infine, ricordo che da quest'anno abbiamo messo a disposizione degli studenti un nuovo servizio di sostegno psicologico online con l'obiettivo di affrontare il disagio psico-emotivo dei più giovani. Il Governo ha inoltre allo studio misure volte a proteggere i minori dai rischi del web e dei social.
PRESIDENTE. La deputata Carfagna, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
MARIA ROSARIA CARFAGNA (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro per i chiarimenti, la condivisione e anche per aver ricordato le meritorie iniziative portate avanti dal suo Ministero, come il divieto dell'utilizzo del cellulare in classe: le nuove linee guida.
Noi pensiamo che bisogna fare un passo in avanti. Il nostro invito al Governo e alla maggioranza, a questo punto, è accelerare l'introduzione di norme più stringenti, facendo sintesi delle diverse PdL già presentate riguardo l'utilizzo dei social e delle piattaforme digitali.
Io penso che ci siano tutte le condizioni per introdurre una nuova, seria tutela legale prima dell'inizio del nuovo anno scolastico. Lo dobbiamo, Ministro, alle famiglie e agli insegnanti che vedono il loro faticoso ruolo di educatori vanificato da quella che potremmo definire la diseducazione digitale, ma lo dobbiamo anche ai tanti ragazzi e ai tanti studenti che restano letteralmente incollati per ore agli schermi degli iPhone, vivendo una realtà virtuale che li fa piombare in un mondo di violenza, di odio e di discriminazione.
In particolare, la proposta che abbiamo presentato come Noi Moderati è una proposta di facile realizzazione: prevede il divieto di accesso ai social al di sotto dei 13 anni e un regime protetto e diversificato tra i 13 e i 16 anni, prevedendo anche la disattivazione dei sistemi di raccomandazione algoritmica che creano dipendenza.
Io penso che si possa fare bene e si possa fare presto. Chiediamo a lei, Ministro, di aiutarci a considerare questo tema come una priorità assoluta alla quale anche dedicare una corsia preferenziale nel dibattito parlamentare (Applausi di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
(Misure volte al rafforzamento economico e professionale del personale della scuola - n. 3-02597)
PRESIDENTE. La deputata Miele ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02597 (Vedi l'allegato A).
GIOVANNA MIELE (LEGA). Grazie, Presidente. Notizia recente è la sottoscrizione, lo scorso 1° aprile 2026, della parte economica concernente il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto istruzione e ricerca per il triennio 2025-2027.
La valorizzazione del personale della scuola costituisce, infatti, una delle priorità politiche ed istituzionali individuate nell'atto di indirizzo del Ministro dell'Istruzione e del merito che si afferma non solo mediante il riconoscimento economico, ma anche attraverso la valorizzazione del capitale umano come da lei, Ministro, ribadito nei giorni scorsi a margine del XIII congresso SNALS a Roma.
A tal fine, si chiede di conoscere quali siano le misure messe in campo dal Ministero per rafforzare concretamente il personale della scuola sul piano economico, professionale e simbolico in una fase in cui la scuola è chiamata a confrontarsi con tensioni sociali, fragilità territoriali e aspettative crescenti, e quali ulteriori iniziative si intendano adottare per garantire, anche in prospettiva futura, il riconoscimento concreto di chi lavora in tale ambito (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili onorevoli, dall'insediamento di questo Governo ad oggi è stato conseguito un risultato storico: la sottoscrizione di tre contratti del comparto scuola in tre anni e mezzo. Un traguardo che segna una netta discontinuità rispetto al passato e pone fine alla stagione dei blocchi e dei ritardi che, per circa un decennio dal 2009 al 2018 e poi dal 2019 al 2022, ha lasciato il personale scolastico senza rinnovi contrattuali e con stipendi fermi. Noi, invece, sin dal primo giorno abbiamo scelto di restituire centralità, dignità e riconoscimento concreto ad oltre 1.200.000 lavoratori che garantiscono quotidianamente il funzionamento della scuola italiana attraverso azioni, risorse e risultati misurabili.
I tre contratti sottoscritti determinano incrementi retributivi complessivi pari a 412 euro mensili per i docenti e a 304 euro per il personale ATA. Tutto questo è stato possibile grazie ai finanziamenti assicurati dalle leggi di bilancio di questo Governo a cui abbiamo aggiunto, come Ministero dell'Istruzione e del merito, ulteriori risorse decisive per la chiusura dei primi due rinnovi. Mi riferisco ai 300 milioni a regime e a 100 milioni una tantum per il contratto 2019-2021 e ai 240 milioni una tantum per il 2022-2024. Accanto agli interventi retributivi, in questi anni abbiamo lavorato di pari passo anche sul rafforzamento dell'autorevolezza del ruolo del docente attraverso un insieme di misure in grado di ampliarne le tutele e di consolidarne il ruolo nella società.
Mi riferisco, innanzitutto, alle misure con le quali abbiamo assicurato una maggiore tutela penale ai docenti prevedendo pene più severe e l'arresto in flagranza per chi agisca in loro danno, oltre che la garanzia dell'assistenza legale da parte dell'Avvocatura dello Stato; ma anche la nostra riforma della condotta che ha restituito centralità al valore del comportamento e del rispetto del ruolo degli insegnanti. Voglio ricordare anche il nostro importante investimento nel welfare del personale scolastico. Infatti, per la prima volta, 1.200.000 lavoratori della scuola, inclusi i docenti a tempo determinato, beneficeranno di una copertura sanitaria integrativa gratuita grazie ad uno stanziamento di 320 milioni di euro per il quadriennio 2026-2029.
A questo intervento si aggiunge anche la copertura assicurativa a regime per gli infortuni in ambito scolastico per studenti e personale della scuola. Questi sono fatti concreti: tre contratti firmati, due in particolare con risorse stanziate da questo Governo - lo ribadisco - e 300 milioni con variazione di destinazione decisa da questo Governo. Stipendi incrementati, diritti rafforzati e tutele estese. Su questa strada intendiamo proseguire per recuperare un gap che aveva davvero penalizzato il comparto della scuola. La nostra priorità resta, infatti, migliorare sempre di più le condizioni retributive e rafforzare le misure di welfare di tutto il personale scolastico (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. La deputata Miele ha facoltà di replicare.
GIOVANNA MIELE (LEGA). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro Giuseppe Valditara per la risposta esauriente. I numeri parlano più di qualsiasi slogan: tre contratti collettivi sottoscritti in questa legislatura segnano una vera discontinuità con il passato. Del resto, la qualità del sistema scolastico dipende, in larga parte, dalla condizione di chi vi opera ogni giorno. Un percorso di questo Governo che restituisce dignità agli insegnanti e al mondo della scuola, rafforzandone il ruolo e l'autorevolezza, con più tutele contro le aggressioni e oltre 156.000 assunzioni tra docenti e personale ATA.
Per la prima volta si interviene anche in modo strutturale sul welfare con una copertura sanitaria integrativa gratuita estesa anche ai precari. Sul piano dell'offerta formativa vanno nella giusta direzione il rafforzamento della cultura classica e il modello “4 più 2” che avvicina scuola e mondo del lavoro. Prosegue l'impegno sull'educazione all'affettività, studio della storia, ampliamento del tempo scuola e misure concrete sulla mobilità come il ricongiungimento ai genitori over 65, come ultimo impegno di questo Governo. Quindi prosegue il lavoro sull'educazione all'affettività, ma per noi la scuola è centrale e non è propaganda, ma luogo di formazione libera e seria dove non entra l'indottrinamento e si formano coscienze. E questo ci teniamo a ribadirlo. C'è chi rincorre il consenso e chi costruisce. Noi scegliamo di costruire, tutelando chi lavora, le famiglie e, soprattutto, gli studenti.
Il percorso è avviato e sta dando i suoi risultati. Proseguiamo su questa linea. Grazie, Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
(Iniziative in relazione alla crisi umanitaria in corso a Cuba - n. 3-02598)
PRESIDENTE. Il deputato Fratoianni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02598 (Vedi l'allegato A).
NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, mentre Donald Trump incendia il mondo intero, la sua amministrazione ha inasprito negli ultimi mesi in modo drammatico il blocco, la pressione nei confronti dell'isola di Cuba, impedendo l'arrivo di moltissimi generi di prima necessità fra cui, in particolare, il petrolio ed ogni risorsa energetica.
La situazione si sta aggravando in modo sempre più insostenibile, ancora una volta, in violazione della legalità internazionale nei confronti di un Paese che non rappresenta in alcun modo e in nessuna forma alcuna minaccia né per gli Stati Uniti, né per il resto del pianeta.
Allora, signor Ministro, sono a chiederle una sola cosa: se e in che modo abbia agito nei confronti dell'amministrazione statunitense per impedire che questo blocco illegale continui a svilupparsi in questo modo così aggressivo e quali iniziative di cooperazione intenda mettere in campo per sostenere il popolo cubano (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. La ringrazio, signor Presidente. Il Governo segue con la massima attenzione la grave crisi politica, economica e sociale che sta attraversando Cuba.
Negli ultimi 5 anni oltre un milione e mezzo di persone ha lasciato il Paese. È il segno questo, evidente, di una situazione non più sostenibile. La posizione dell'Italia è chiara: sosteniamo con convinzione la prospettiva di un futuro democratico e di libertà per il popolo cubano ed auspichiamo che le autorità cubane avviino un percorso credibile di riforme non più rinviabili per democratizzare il sistema istituzionale e offrire nuove prospettive al Paese. L'Italia è pronta a fare la sua parte insieme ai partner europei e alla comunità internazionale per accompagnare questo percorso pacifico di necessaria trasformazione. Nel quadro dell'Unione europea portiamo avanti la linea di un dialogo critico con Cuba, che unisce il sostegno alla popolazione civile alla richiesta di aperture concrete sul piano politico ed economico che avrebbero ricadute positive sulla tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Accanto all'azione politica, resta forte il nostro impegno sul fronte umanitario. Cuba è un Paese prioritario per la cooperazione allo sviluppo. Abbiamo in corso 28 iniziative per circa 45 milioni di euro e siamo presenti in settori essenziali come l'agricoltura sostenibile e la sicurezza alimentare. L'impegno verso Cuba si inserisce nel quadro dell'attenzione prioritaria con cui il Governo segue l'America Latina. Anche per questo l'Italia ha designato il Sottosegretario uscente, Giorgio Silli, per l'incarico di segretario generale dell'Organizzazione internazionale italo-latina americana con l'obiettivo di rafforzare, ancora di più, i nostri legami politici ed economici con questa regione cruciale, compresa Cuba.
È in quest'ottica che abbiamo sostenuto in Europa la conclusione dell'accordo commerciale con il Mercosur, così come la modernizzazione dell'accordo globale con il Messico. Siamo inoltre lavorando alla promozione di nuovi fori imprenditoriali, come previsto dalla strategia europea di investimenti del Global Gateway. L'energia è uno dei pilastri di questo progetto, ma penso anche alla conoscenza, alla tecnologia e alla ricerca; rafforzeremo la collaborazione scientifica e accademica per dare basi solide alla nostra crescita comune.
Questa attenzione verso l'America Latina non nasce solo dal grande potenziale economico della regione, ma anche dai valori comuni che ci uniscono e dai profondi legami tra i nostri cittadini. Le relazioni tra l'Italia, l'America Latina e i Caraibi si fondano su una lunga tradizione di vicinanza, solidarietà e cooperazione, che negli anni si è estesa a settori sempre nuovi. Penso, ad esempio, alla diplomazia giuridica. In questo ambito, siamo orgogliosi dei risultati raggiunti, anche insieme all'IILA, con programmi come l'iniziativa “Falcone e Borsellino”, che contribuiscono alla formazione di magistrati e funzionari latinoamericani nel contrasto alla criminalità organizzata. È questo il nostro impegno verso Cuba e l'intera regione latino-americana, per promuovere stabilità, crescita e sviluppo nel rispetto dei diritti e delle libertà dei popoli (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
PRESIDENTE. Il deputato Fratoianni ha facoltà di replicare.
NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, Presidente. Abbia pazienza, signor Ministro, ma il nostro impegno, per come lo ha descritto, è l'impegno di chi sta a guardare un popolo e un Paese strangolati (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), strangolati letteralmente da un blocco illegale che - ancora una volta lo ripeto - viola clamorosamente la legalità internazionale.
Insomma, se lei ci dice che l'obiettivo è quello di favorire riforme e transizioni di fronte a una pressione illegale, lei ci sta dicendo che in questo momento la postura del nostro Paese è quella di chi accompagna l'azione illegale, l'ennesima di Donald Trump, per provocare, attraverso una pressione illegale, un regime change a Cuba, perché questo è l'obiettivo dichiarato del Presidente degli Stati Uniti, e che di fronte a tutto questo il nostro Governo osserva, forte di una lunga tradizione di solidarietà e di amicizia, che nessuno mette in discussione. Solo che quella tradizione, per essere resa viva oggi, avrebbe bisogno oggi di qualche iniziativa straordinaria, perché siamo dentro a una condizione straordinaria.
Cuba, in modo ordinario, ha resistito ad oltre 60 anni di blocco economico e anche dentro quel blocco ha trovato modo di produrre iniziative di solidarietà come, quelle che hanno riguardato il nostro Paese. Ancora oggi nel nostro Paese, in una regione governata dal suo partito (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), ci sono medici cubani che sostengono la nostra sanità in crisi.
Di fronte a tutto questo, forse una telefonata al vostro amico americano per dire: fermatevi, e forse qualche iniziativa straordinaria di sostegno, qui ed ora, alla popolazione cubana, al di fuori della retorica, sarebbero state un dovere minimo e necessario. Invece, niente di tutto questo e parole vuote. Ancora una volta vi schierate dalla parte di chi demolisce il diritto internazionale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
(Iniziative di competenza nei confronti di Israele, con particolare riferimento alla sospensione dell'accordo di associazione con l'Unione europea, a seguito della recente legge in materia di pena capitale approvata dal Parlamento israeliano - n. 3-02599)
PRESIDENTE. La deputata Ascari ha facoltà di illustrare l'interrogazione Francesco Silvestri ed altri n. 3-02599 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
STEFANIA ASCARI (M5S). Grazie, Presidente. Il Parlamento israeliano ha approvato la pena di morte. È l'unico caso al mondo di pena di morte su base razziale, perché applicata esclusivamente ai detenuti palestinesi condannati per terrorismo, ricordandovi, però, che la cosiddetta unica democrazia del Medio Oriente ammazza i neonati, accusandoli di essere terroristi, e mette in carcere i bambini solo per avere lanciato un sasso.
Cos'altro deve fare questo Governo, genocida e criminale, per ricevere una vostra condanna? Cosa aspettate ancora per riconoscere lo Stato di Palestina e per interrompere ogni rapporto economico, diplomatico e militare con questo Governo terrorista che ha realizzato l'ennesimo atto disumano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. La ringrazio, signor Presidente. Sin dalla sua presentazione al Parlamento israeliano, ho espresso la mia più profonda condanna per il disegno di legge che prevede un significativo ampliamento della possibilità di imporre la pena di morte in Israele. Per questo, ancor prima del voto della Knesset, ho voluto promuovere un coordinamento con i Ministri degli Esteri di Germania, Francia e Regno Unito per l'adozione della dichiarazione richiamata nel testo della vostra interrogazione.
Abbiamo voluto mandare un messaggio chiaro e fermo al governo di Israele: la legge deve essere ritirata. È profondamente discriminatoria e introduce una punizione disumana e degradante priva di qualsiasi reale effetto deterrente. È una posizione che è stata ribadita, senza equivoci, all'ambasciatore israeliano in occasione della convocazione alla Farnesina il 30 marzo scorso, una convocazione che avevo disposto in segno di protesta per il grave diniego di accesso al Santo Sepolcro al cardinale Pizzaballa.
La vita è un valore assoluto. Nessuno può arrogarsi il diritto di toglierla. Il nostro rifiuto della pena di morte è netto e senza eccezioni, sempre e ovunque (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). È un valore fondante dell'identità e della civiltà europea che l'Italia ha contribuito a costruire.
L'Europa è l'unico continente al mondo ad aver abolito completamente la pena capitale. Penso alle esecuzioni delle scorse settimane in Iran, che abbiamo condannato con la massima forza, ma anche alla brutale repressione delle proteste dei giovani iraniani, uccisi a migliaia dal regime solo perché chiedevano libertà e democrazia. Difendere la vita significa difendere la civiltà, significa credere in sistemi di giustizia giusti, umani, capaci di riformare e non di vendicare. L'Italia sostiene questo principio con convinzione e responsabilità, continuando a essere voce autorevole e testimone della civiltà dei diritti. La campagna internazionale contro la pena di morte è una priorità della politica estera di questo Governo e rappresenta un pilastro del mandato che l'Italia ricopre attualmente nel Consiglio per i diritti umani.
Al Governo israeliano continuiamo a chiedere con grande forza di garantire l'accesso umanitario alla Striscia di Gaza, di condannare e reprimere i comportamenti dei coloni violenti, anche contro le comunità cristiane, di astenersi da qualsiasi inaccettabile ipotesi di annessione della Cisgiordania. Sono iniziative e comportamenti che non aiutano i costruttori di pace e che puntano a pregiudicare la soluzione a due Stati che resta l'obiettivo politico del Governo. L'Italia continuerà a lavorare con determinazione per promuovere la pace e la stabilità della regione, sostenendo in modo concreto la popolazione civile palestinese e confermando il proprio impegno a favore del rispetto dei diritti umani e della giustizia (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
PRESIDENTE. Il deputato Francesco Silvestri ha facoltà di replicare.
FRANCESCO SILVESTRI (M5S). Grazie, Presidente. Quindi, Ministro, dopo basta bombe, basta guerra, adesso abbiamo anche basta pena di morte. Lei ha capito che questo tipo di linguaggio non serve assolutamente a nulla e che non ha sortito nessun effetto da tre anni a questa parte? Ogni suo richiamo è stato completamente ignorato e lei continua a utilizzare lo stesso metodo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Lei è un Ministro che in questi due anni è venuto alle cronache perché non vede, non sente e soprattutto non parla. Lei non ha detto assolutamente nulla. Lei è un Ministro degli Affari esteri, come ha definito sul diritto internazionale, “fino a un certo punto”, perché non è riuscito a incidere su nulla, in questi tre anni, di quello che è successo.
Le leggo un'agenzia uscita in questi minuti: Croce Rossa, oltre 300 morti e feriti a Beirut per i raid israeliani; per il Ministero decine di morti e centinaia di feriti.
Netanyahu non riesce a stare un giorno senza distruggere la vita di qualche civile e lei mi viene a dire, qui dentro, nelle sue interviste, che è l'unica democrazia, lì? Netanyahu è una bestia, non è, non rappresenta l'unica democrazia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), non somiglia a me, non somiglia alle persone che rappresento, alla mia comunità, non somiglia alle persone che sono scese in piazza contro un genocidio. E tutti i suoi richiami, se non ha capito, non servono assolutamente a nulla.
Quindi, noi le abbiamo chiesto se ha intenzione di intervenire non con le sue parole vuote, ma con delle sanzioni, con la rottura dei rapporti commerciali (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). L'unica cosa che lei doveva dire è “basta parole”; e date seguito alle azioni, se ne siete capaci (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
(Ulteriori iniziative a sostegno delle imprese esportatrici per far fronte alle criticità derivanti dall'attuale contesto geopolitico - n. 3-02600)
PRESIDENTE. La deputata Deborah Bergamini ha facoltà di illustrare l'interrogazione Barelli ed altri n. 3-02600 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
DEBORAH BERGAMINI (FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, la tregua che si è raggiunta nella notte nel conflitto in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran è senz'altro una buona notizia, ma si tratta di una tregua che è fragile e che chiede il massimo impegno nelle prossime due settimane da parte di tutta la comunità internazionale per giungere ad una pace vera.
Nel frattempo le enormi tensioni di quel conflitto si ripercuotono su tutto il mondo e si ripercuotono sulle nostre imprese, imprese che sono esportatrici, imprese che si trovano a dover affrontare rincari energetici massicci e difficoltà nella catena di approvvigionamento.
Questo Governo, il Governo italiano e il suo Ministero, Ministro, la Farnesina, si sono dimostrati veri tifosi delle nostre aziende esportatrici fin dall'inizio. Molte sono state le misure di sostegno alle nostre imprese che esportano. Non si vedeva una capacità di fare sistema così forte dai tempi dei Governi Berlusconi. Sono a chiederle, signor Ministro, quali ulteriori misure…
PRESIDENTE. Concluda.
DEBORAH BERGAMINI (FI-PPE). …il Governo voglia mettere in campo per sostenere (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE)…
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. La ringrazio, signor Presidente. La crisi del Golfo e la situazione nello Stretto di Hormuz hanno un impatto diretto sul sistema economico globale, quindi anche sul nostro Paese.
La nostra economia - come lei ha sottolineato - è votata all'export e le tensioni commerciali e l'aumento del prezzo dell'energia sono sfide gravose per le famiglie e per le imprese. Per questo il Governo è in prima linea in tutte le sedi, dal G7 all'Unione europea, dalle Nazioni Unite e con tutti i partner della regione per favorire la de-escalation e ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Lo abbiamo sempre detto: la diplomazia deve essere la strada maestra. L'abbiamo ripetuto anche quest'oggi con una dichiarazione che è partita dai quattro e che ha avuto anche il sostegno del Canada - è di un paio di ore fa - firmata dal Presidente del Consiglio.
Questa notte abbiamo accolto con sollievo la notizia in merito al cessate il fuoco di due settimane. Speriamo che in questi giorni possa essere raggiunto un accordo. La nostra priorità è sostenere le famiglie e le imprese esposte al rincaro del prezzo dell'energia. Per questo gli sviluppi di questa notte sono positivi anche per la nostra economia. Abbiamo visto il calo del petrolio, il calo dello spread, la borsa che cresce.
Il momento resta comunque difficile, le sfide si vincono se tutto l'equipaggio rema nella stessa direzione e la nave Italia va nella giusta direzione.
Con il Presidente del Consiglio stiamo portando avanti una strategia di diversificazione, in primo luogo delle fonti di approvvigionamento per rafforzare la nostra sicurezza energetica. Siamo in costante contatto con tutti i principali partner. Sentirò oggi i colleghi di Algeria, Kuwait ed Egitto. Il Governo è intervenuto con decisione per mitigare gli effetti dell'aumento del prezzo dell'energia. Al Consiglio dei Ministri di venerdì abbiamo deciso la proroga del taglio delle accise e abbiamo adottato un nuovo pacchetto di misure a favore delle aziende esportatrici.
Abbiamo esteso l'accesso al fondo Simest di 800 milioni di euro per finanziamenti agevolati, prevedendo contributi a fondo perduto fino al 30 per cento per le piccole e medie imprese. Con SACE abbiamo rafforzato le garanzie pubbliche per l'accesso al credito e gli strumenti di assicurazione del credito all'export. ICE ha previsto forti agevolazioni per sostenere l'internazionalizzazione delle nostre imprese, con specifica attenzione al Golfo. Sono misure concrete che aiuteranno le imprese a continuare ad operare sui mercati esteri.
Lavoriamo per rafforzare la diversificazione dei mercati di sbocco per i nostri prodotti, puntando su tutti i mercati a più alto potenziale. È un impegno che portiamo avanti da tempo grazie al Piano per l'export, che ha portato un incremento delle esportazioni italiane del 3,3 per cento. Sarò a breve a Pechino per un vertice economico con la Cina, continueremo ad avere lo sguardo rivolto anche all'Africa. Il 20 aprile è in programma un grande forum imprenditoriale con il Kenya. Nel prosieguo del 2026 abbiamo in cantiere iniziative in tutti i continenti, dell'America Latina all'Africa, all'India. Nei prossimi mesi organizzeremo a Miami un grande business forum con gli Stati Uniti.
Stiamo spingendo la Commissione europea ad accelerare sugli accordi di libero scambio, sempre tutelando gli interessi - concludo - del nostro mondo produttivo. Penso al Mercosur, all'India, al nuovo accordo con l'Australia, ai Paesi del Golfo.
Siamo in prima linea nei grandi corridoi logistici come IMEC, il Corridoio VIII, l'Iniziativa dei Tre Mari verso il Baltico e il Mar Nero. Stiamo lavorando alla prossima edizione della Conferenza nazionale dell'export, che sarà preceduta da tre tappe di avvicinamento: la prima a Torino il 29 aprile, poi a Bari a giugno e, infine, a Roma ad ottobre.
Il dialogo con il nostro tessuto produttivo è costante e concludo rivolgendomi proprio alle imprese: il Governo c'è, è al vostro fianco. Anche in questa congiuntura complessa il saper fare italiano saprà dimostrarsi più forte di ogni turbolenza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
PRESIDENTE. La deputata Deborah Bergamini ha facoltà di replicare.
DEBORAH BERGAMINI (FI-PPE). Grazie, Presidente. Grazie Ministro, Forza Italia è pienamente soddisfatta della risposta che lei ha voluto dare a questa interrogazione perché dimostra la postura di questo Governo, checché ne dicano le opposizioni, che a mio parere perdono un'occasione, data la gravità della situazione e del contesto geopolitico; perdono un'occasione per aiutare il nostro Paese e fare sistema, remare - come diceva lei - tutti dalla stessa parte e rendere l'Italia ancora più forte sullo scacchiere internazionale.
Al di là di del gioco che fanno le opposizioni, la postura di questo Governo e del Ministero degli Esteri è la postura giusta perché è una postura pragmatica che interviene direttamente nei problemi, dove può intervenire, e si pone come stella polare la salvaguardia del nostro sistema dell'export.
Ricordiamo che l'Italia è il quarto esportatore al mondo, ricordiamo che è, dopo la Cina, il Paese che esporta la più ampia variegazione di prodotti, dunque ha in sé una grandissima complessità che bisogna salvaguardare e anche sostenere. Ricordiamo che il saldo commerciale del nostro export, nel 2025, ha superato i 50 miliardi di euro e - come lei diceva -, nonostante i dazi e tutto quello che sta accadendo nel mondo, le nostre esportazioni aumentano.
Questo è frutto di una visione ma anche di una grande messa a terra. Questo Governo sa farsi sistema per le nostre imprese. Imprese che - nessuno lo nasconde - devono affrontare difficoltà molto importanti perché è vero che paghiamo molto cara l'energia, è vero che l'approvvigionamento delle materie prime che ci occorrono è più difficile, ma è altrettanto vero che le aziende italiane sono forti, anche se sono piccole e medie sono forti perché sanno innovare, sanno creare, sanno commercializzare…
PRESIDENTE. Concluda.
DEBORAH BERGAMINI (FI-PPE). …e sanno di poter contare su un Governo che le capisce e le supporta (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
(Iniziative diplomatiche volte a scongiurare un maggiore coinvolgimento del Libano nel conflitto in corso in Medio Oriente, anche a tutela del contingente militare italiano stanziato nel Paese - n. 3-02601)
PRESIDENTE. Il deputato Loperfido ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02601 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
EMANUELE LOPERFIDO (FDI). Grazie, Presidente. All'indomani dell'importante missione del Premier Meloni nel Golfo Persico per affrontare le urgenti questioni dell'approvvigionamento energetico, dell'immigrazione e della nostra sicurezza interna, il Governo in carica ha dato prova del suo assiduo impegno per proteggere l'interesse nazionale.
Il Presidente Meloni, unica tra i leader dell'Unione europea, si è infatti recata in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, Paesi partner dell'Italia su diversi fronti: quello energetico, dal momento che il 15 per cento del greggio proviene da Paesi del Golfo Persico, e commerciale, con un interscambio di 30 miliardi di euro, 20 dei quali costituiti dalle esportazioni italiane.
L'Italia, con la visita del proprio Capo dell'Esecutivo, ha dimostrato di essere al fianco dei suoi partner anche in questi momenti difficili. L'Italia ribadisce la necessità di attivare tutte le vie diplomatiche che servono alla riapertura sicura dello Stretto di Hormuz, da cui transita il 20 per cento del petrolio mondiale e occorre lavorare anche al fine di evitare un'eventuale escalation del conflitto nell'area del Medio Oriente, anche in considerazione della presenza di oltre mille dei nostri militari nel Libano, un Paese amico dell'Italia…
PRESIDENTE. Concluda.
EMANUELE LOPERFIDO (FDI). …trascinato nella guerra dall'azione scellerata di Hezbollah.
Gravi sarebbero le conseguenze di una massiccia ondata migratoria dal Libano verso l'Europa. Per sapere quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di scongiurare un maggiore coinvolgimento del Libano nel conflitto.
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Purtroppo, l'appello lanciato dal Presidente del Consiglio italiano e da altri leader internazionali non ha avuto risposta positiva per quanto riguarda il Libano. Vi leggo la notizia che mi è appena giunta: c'è stato il più violento bombardamento israeliano dalla ripresa della guerra. Si parla di 150 aerei impegnati su tutto il Libano. In particolare, a Beirut, Sidone e Tiro si contano decine di vittime fra i civili. Una colonna italiana dell'UNIFIL che portava elementi a Beirut per il rimpatrio è stata bloccata dall'IDF.
I colpi di avvertimento israeliani hanno danneggiato un nostro veicolo; per fortuna nessun ferito, ma la colonna è dovuta rientrare. Appena uscito da quest'Aula, chiederò al Ministero degli Affari esteri di chiedere informazioni immediate all'ambasciatore di Israele in Italia su ciò che è accaduto e che ha portato al danneggiamento di un mezzo militare italiano, per ribadire che i soldati italiani in Libano non si toccano (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE, Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier).
Le forze armate israeliane non hanno alcuna autorità per toccare i militari italiani. Insomma, purtroppo, la tregua in Libano non esiste. Siamo profondamente preoccupati per le ripercussioni di tutta la crisi in tutto il contesto regionale. Dicevamo proprio del Libano, che è il fronte sempre più critico, e resta da vedere se, come auspichiamo fortemente, si possa ricominciare a dialogare, ma mi pare che i segnali che stanno arrivando in queste ore vadano in una direzione negativa.
Abbiamo richiesto più volte a Israele di astenersi da reazioni sproporzionate alle inaccettabili azioni di Hezbollah, che hanno trascinato il Paese in un nuovo devastante conflitto. Ripeto, la nostra priorità è la sicurezza degli oltre mille militari italiani impegnati nella missione UNIFIL e nella missione bilaterale MIBIL. Lo abbiamo ribadito con forza a tutte le parti: i caschi blu non devono essere bersaglio di attacchi e di intimidazioni di alcun tipo. Su questo saremo inflessibili.
Il sostegno al Governo e alle forze armate libanesi è cruciale per rafforzare la sovranità del Libano e per giungere a una soluzione politica negoziata con Israele, e il disarmo di Hezbollah rappresenta un passaggio imprescindibile. Si tratta di messaggi che avevamo trasmesso anche attraverso la dichiarazione politica sottoscritta da altri 14 partner europei. Hezbollah deve cessare immediatamente tutte le azioni ostili e Israele è obbligata a rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario.
Dobbiamo evitare che il prezzo più alto venga pagato dalla popolazione civile. L'Italia, infatti, è in prima linea anche sul fronte dell'assistenza umanitaria. Concludo: abbiamo già stanziato un primo pacchetto di aiuti da 10 milioni di euro e inviato un volo con beni di prima necessità; un segno tangibile di vicinanza alle comunità cristiane più vulnerabili e all'intera popolazione libanese. Lo voglio ribadire: quella della diplomazia è l'unica via percorribile. Continueremo a lavorare con determinazione per rafforzare il dialogo e porre le basi per una de-escalation duratura in tutta la regione (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Il deputato Calovini, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
GIANGIACOMO CALOVINI (FDI). Grazie, Ministro, per la sua risposta. È chiaro che stiamo vivendo ore sicuramente non facili, in virtù anche di quello che ci ha appena detto lei in Aula. Eravamo, in un qualche modo, contenti delle ultime notizie di questa notte, dopo la volontà da parte americana di sospendere, per almeno due settimane, il conflitto nei confronti dell'Iran, senza chiaramente dimenticare quello che l'Iran rappresenta oggi sullo scenario mediorientale e che cosa il regime iraniano ha rappresentato, soprattutto nei confronti della popolazione di quel Paese, negli ultimi decenni.
Bene, come ha fatto l'Italia, continuare il dialogo con i partner europei; benissimo le dichiarazioni che sono arrivate nelle ultime ore; bene anche la visita del Presidente del Consiglio Meloni, che è stata citata dal mio collega qualche minuto fa, nei Paesi del Golfo, proprio per cercare di aumentare la collaborazione con i Paesi di questa zona, che sono e diventeranno sempre più importanti sullo scenario geopolitico internazionale. È chiaro che, però, ci aspettiamo, anche nei confronti del Libano, una particolare attenzione.
Quindi, con piacere ascoltiamo le sue parole di una volontà di confrontarsi con l'ambasciatore israeliano nei prossimi giorni, o nell'immediato, proprio per comprendere quali sono le decisioni politiche che Israele vuole avere nei confronti del Libano, ma non possiamo dimenticarci che, all'interno di quel territorio, ci sono anche circa 10.000 caschi blu delle organizzazioni sovranazionali, di cui circa 1.300 sono italiani.
Quindi, è con piacere che ascoltiamo la volontà di continuare la linea della diplomazia e del dialogo, ma, nello stesso tempo, non possiamo, ovviamente, non auspicare che cessi, anche in quel contesto, una serie di bombardamenti che stanno mettendo a dura prova non soltanto la popolazione civile, ma anche i nostri militari, che sono da sempre portatori di stabilità e di pace (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
(Chiarimenti in ordine all'esclusione del documentario «Giulio Regeni, tutto il male del mondo» dai contributi per il cinema del Ministero della Cultura - n. 3-02602)
PRESIDENTE. La deputata Manzi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Schlein ed altri n. 3-02602 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
IRENE MANZI (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Ministro, quanta paura può fare un film? Secondo noi può farne molta, quando scuote le coscienze. Noi oggi siamo qui a chiedere una spiegazione, chiarezza in ordine alla scelta fatta da una delle sottocommissioni ministeriali di non finanziare il docufilm dedicato proprio a Giulio Regeni. Una scelta discutibile, che è stata, tra l'altro, accompagnata dalle dimissioni, 24 ore fa, di due figure di prestigio come Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti, che facevano parte di un'altra delle sottocommissioni.
Noi riteniamo quella scelta, oltre che discutibile, fondata su motivazioni politiche. E proprio per questo oggi siamo qui a chiedere a lei, che è il responsabile politico di quel Ministero, le motivazioni e le ragioni di quella scelta. Noi chiediamo chiarezza, verità e anche giustizia rispetto a quella scelta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha facoltà di rispondere.
ALESSANDRO GIULI, Ministro della Cultura. Grazie, signor Presidente. Grazie agli onorevoli interroganti. Il Ministro della Cultura, per legge, non esercita e non può esercitare alcuna influenza sulla commissione chiamata a valutare i contributi selettivi - selettivi -, né a monte nella formazione dei giudizi, né a valle rispetto agli esiti delle valutazioni. Ed è giusto che sia così, perché proprio l'autonomia della commissione costituisce la garanzia fondamentale di imparzialità, trasparenza e oggettività.
Quanto al mio giudizio sulla vicenda, sulla tragica vicenda di Giulio Regeni, faccio mie le parole del Presidente del Consiglio - e direi anche le sue, onorevole Manzi -, il quale ha ribadito che il Governo non ha interrotto e non intende interrompere la ricerca della verità sul caso di Giulio Regeni. Proprio per rispetto della memoria di Giulio Regeni, è necessario attenersi ai fatti. I contributi selettivi previsti dalla legge del 2026 non sono attribuiti sulla base di valutazioni politiche, ma all'esito di una procedura tecnica, pubblica e predeterminata; essi sono assegnati sulla base di bandi e vengono valutati da una commissione composta da 15 esperti, articolata annualmente in sezioni, con un criterio di rotazione, proprio per garantire l'imparzialità, la trasparenza e l'oggettività delle valutazioni.
I criteri sono stabiliti dal bando e riguardano profili tecnico-artistici e produttivi ben definiti. Nel caso del documentario in questione, Giulio Regeni - Tutto il male del mondo, una prima domanda di contributo selettivo - badate bene - era stata presentata nel 2024 e non aveva ottenuto il contributo richiesto, non avendo raggiunto la soglia minima di punteggio prevista dal bando; una nuova domanda per il medesimo importo è stata poi presentata nel 2025 e, anche in questo caso, il progetto non ha raggiunto il minimo punteggio.
È significativo che il progetto sia stato valutato in due annualità diverse da sezioni diverse della commissione: questo conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico reiterato nel tempo, che, come sapete, perché lo avete letto sui giornali, ma lo ripeto, non condivido né sul piano ideale, né sul piano morale, ma che non è il frutto di una scelta politica. Occorre dirlo con chiarezza: il Ministero non può intervenire sulle determinazioni di una commissione tecnica indipendente, né orientare i giudizi in un senso o nell'altro, senza violare - violare - proprio quei principi di autonomia e terzietà che la legge impone di garantire.
Va inoltre osservato che, a fronte del primo mancato finanziamento del 2024, non risultano essersi sviluppate polemiche pubbliche di analoga portata, e su questo vi invito a riflettere. Il caso è stato trasformato, dunque, in terreno di scontro politico-mediatico soltanto dopo il secondo esito negativo, pur in presenza della stessa cornice normativa precedente. Concludo, Presidente. Per completezza, segnalo infine che per la medesima opera è stata presentata, a fine dicembre, anche una domanda di tax credit, che è tuttora in fase di istruttoria.
In conclusione, attribuire al Ministero della Cultura una volontà di censura, un condizionamento politico è una rappresentazione priva di fondamento e il tragico caso di Giulio Regeni, ripeto, confermo, sottolineo con forza, ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi; ben fatto o mal fatto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Il deputato Cuperlo, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
GIANNI CUPERLO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, le confesso che speravamo, oggi, in un sussulto di orgoglio che, ancora una volta, il Governo non ha avuto. Negare ogni contributo al film su Giulio Regeni non è stato, come lei dice, il frutto di norme applicate. Indipendenza, imparzialità, lei ha detto, procedure tecniche, ma è stato l'esito del sistema che voi avete introdotto: concepire la cultura, nella sua ricchezza e complessità, come terreno di conquista, per un'egemonia fondata, non già sui contenuti, il merito, i talenti e la creatività, ma sull'occupazione di ogni ambito, postazione, incarico.
Ministro, era l'11 settembre di due anni fa, e lei, da quello stesso banco di Governo, aveva citato come esempi di competenza e pluralismo di questa Commissione, uno tra i critici più illustri del Paese, Paolo Mereghetti; lo stesso critico, Ministro, ne prenda atto, che con un atto di coerenza quella Commissione ha deciso di abbandonare nella giornata di ieri, assieme a Massimo Galimberti. La realtà è che avete piegato quella e altre Commissioni a giudizi e logiche amicali e criteri, me lo consenta di dire, in questi termini, in quest'Aula, di pura e persino, a volte, sciocca fedeltà. I risultati sono sotto gli occhi, anche i vostri occhi. Invece, per il racconto del sequestro e uccisione di un ricercatore italiano di 27 anni, nulla. Non ha raggiunto il punteggio minimo, Ministro. Qual è il punteggio della vita di un ragazzo di 27 anni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Ce lo può dire in quest'Aula? A protestare contro quella scelta sono stati il coordinamento degli autori e delle autrici, lavoratori del settore, persone comuni; tutti coloro che, in quel ragazzo, rivedono un fratello, un figlio, un nipote. In Paola, Claudio Regeni, una famiglia dove il dolore più immorale si è elevato in un bisogno di giustizia. “Dove hai imparato a resistere così alla tortura?”, chiede a Giulio uno degli aguzzini. Lo si racconta in quel film, Ministro; se ancora non lo ha fatto, lo veda. “Mi cercarono l'anima a forza di botte” cantava De André, ma Giulio non era un matto né un blasfemo: era uno dei figli migliori di questo Paese.
Ministro, parafrasando chi lei sa, le persone scelte, anche da lei, potevano scegliere tra il cinismo degli interessi e la difesa della vostra dignità; hanno scelto il servilismo degli interessi e avete perso un pezzo della vostra dignità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
(Iniziative per la messa in sicurezza dei territori della regione Abruzzo a più alto rischio idrogeologico, anche alla luce dei recenti episodi franosi e alluvionali - n. 3-02603)
PRESIDENTE. Il deputato Sottanelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02603 (Vedi l'allegato A).
GIULIO CESARE SOTTANELLI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, dal 25 marzo al 4 aprile, le regioni Abruzzo e Molise hanno subito un'ondata di maltempo intensa con il persistere di pioggia, neve, piene fluviali che hanno prodotto frane diffuse; addirittura, una lunga di 4 chilometri e alta 5 metri. Case crollate e lesionate. In particolar modo, nei comuni di Silvi, Chieti, Pescara, Spoltore, Penne, Torino di Sangro, Roccaspinalveti, Petacciato e altri comuni ancora. Complessivamente, sono centinaia di famiglie evacuate. Migliaia di ettari agricoli allagati, strade interrotte per frane, interi paesi isolati, infrastrutture idriche compromesse, il ponte della strada statale 16, sul fiume Trigno, è crollato con un disperso; crepe sull'autostrada A14, binari deformati della rete ferroviaria, pertanto, sono stati chiusi; praticamente, la dorsale adriatica dell'Italia centrale è letteralmente tagliata …
PRESIDENTE. Concluda.
GIULIO CESARE SOTTANELLI (AZ-PER-RE). … in due con grandi disagi per i cittadini e l'economia. I cittadini vogliono sapere quali iniziative di competenza ha preso o prenderà.
PRESIDENTE. Il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, ha facoltà di rispondere.
NELLO MUSUMECI, Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. Grazie, Presidente. Come ha appena accennato l'onorevole interrogante, a partire dalla giornata del 25 marzo, le regioni Abruzzo e Molise, ma, anche in parte, la Puglia, sono state interessate da continue e diffuse precipitazioni che, in quota collinare, spesso, hanno avuto carattere prevalentemente nevoso. Gli eventi hanno determinato significativi incrementi delle portate dei corsi d'acqua e il superamento delle soglie di allarme e l'attivazione di dissesti franosi.
Aspettiamo che la regione, non appena sarà completata la ricognizione, inoltri al Governo la richiesta per l'esame della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Intanto, non mi pare assolutamente inutile ricordare che il territorio abruzzese è esposto a fenomeni franosi per il 18,3 per cento. Sono le frane censite dall'inventario dei fenomeni franosi in Abruzzo e risalgono a 8.493 eventi.
La competenza - come sa l'onorevole interrogante - per il contrasto al dissesto idrogeologico è assegnata alle regioni, i cui presidenti operano in qualità di commissari dello Stato, con risorse erogate dal Ministero dell'Ambiente. Per quanto riguarda il 2026, la regione Abruzzo ha avuto 8.509.000 euro su un totale nazionale - per il 2026 - di 313.479.000 euro. Sul Piano di ripresa e resilienza, l'Abruzzo è destinatario di 69 interventi, per complessivi 53.749.000 euro. Risultano oggi conclusi 54 interventi su 69 totali. Per quanto riguarda la piattaforma, la regione Abruzzo ha operato 1.746 interventi intestati, per un finanziamento complessivo di circa un miliardo di euro: 547 sono conclusi per 242 milioni, e 205 interventi sono in corso di esecuzione. Allo stato attuale, il comune di Silvi (parliamo della provincia di Teramo) risulta intestatario di sei interventi, di cui cinque già conclusi.
Quale Ministro - concludo, signor Presidente - per la Protezione civile, consapevole che la competenza alle regioni non appare sufficiente per far fronte ad una complessità particolarmente articolata, ho proposto un piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, da affidare alle sette autorità distrettuali. La proposta - questa è la notizia - è all'esame dei Ministeri dell'Ambiente e delle Infrastrutture. Spero che prestissimo qualche burocrate possa avere la consapevolezza di far giungere alla definizione questo progetto, con il necessario senso di responsabilità.
PRESIDENTE. Il deputato Sottanelli ha facoltà di replicare.
GIULIO CESARE SOTTANELLI (AZ-PER-RE). Sono molto deluso della sua spiegazione. Sono molto deluso perché da lei, per la sua storia - è stato vice sindaco, presidente della provincia, presidente della sua regione -, io mi aspettavo una risposta molto più pragmatica e concreta rispetto al fogliettino che le hanno preparato i suoi bravi uffici.
Io penso che lei doveva venire qui con la nomina di un commissario, perché se l'Italia è divisa in due, c'è l'emergenza e non deve aspettare, nella maniera più assoluta, che il presidente della regione debba inoltrare la conta dei danni del tutto; perché, se abbiamo la statale 16 interrotta per frana di un ponte, la ferrovia che è ferma, perché appunto i binari sono stati dalla frana, ovviamente, messi … disassati, e nel momento in cui abbiamo l'autostrada con le crepe, quindi bloccata, noi abbiamo parte dell'Italia che è bloccata. Quindi io mi sarei aspettato, in maniera pragmatica, che cosa? La nomina di un commissario; rassicurare i cittadini sulla certezza che i fondi per ricostruire le loro abitazioni fossero certi; per le imprese (settore agricolo, settore turistico), dare delle certezze sui tempi.
Noi abbiamo già una legislazione, anche grazie a un mio emendamento del 2017, con cui abbiamo parificato i danni da frane a quelli del terremoto. Quindi dare delle certezze a questi cittadini, alle aziende, ai comuni, ai presidenti delle province e agli acquedotti, che oggi sono tutti messi in difficoltà da questi eventi di calamità naturale. Che abbiano delle certezze per poter intervenire al più presto. La stagione estiva è prossima, quindi è un'economia importante. Bisogna subito ripristinare sia il ponte sulla strada statale 16, sia l'autostrada e sia la ferrovia, e penso che ci voglia un commissario con poteri straordinari (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
(Tempistiche per l'adozione del nuovo Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027 e del decreto di riparto del Fondo nazionale per la non autosufficienza per l'anno 2025 - n. 3-02604)
PRESIDENTE. Il deputato Del Barba ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02604 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
MAURO DEL BARBA (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, come lei sa, il Fondo nazionale per la non autosufficienza, istituito nel 2006, è stato reso strutturale, lo abbiamo reso strutturale dal 2015. Perché lo abbiamo reso strutturale? Per garantire la necessaria pianificazione, tant'è che da allora le cose sono migliorate: sono stati introdotti i livelli essenziali delle prestazioni sociali e dal 2022 abbiamo il Piano nazionale per la non autosufficienza; Piano che è scaduto il 31 dicembre 2024 e che è in attesa di essere rinnovato. In questo momento, sta creando gravi disagi - alle regioni, agli enti locali, ma soprattutto alle persone in condizione di non autosufficienza e alle loro famiglie - questa mancata approvazione del Piano da parte vostra. La domanda è semplice: a che punto siamo? Vi date una mossa?
PRESIDENTE. La Ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha facoltà di rispondere. Ministra, a lei la parola.
ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Grazie, Presidente e grazie all'onorevole interrogante. Intanto rassicuro che il Piano è stato approvato, è stato rinnovato. Nel rispondere do lettura di quanto riferito dal Ministero del Lavoro che è competente in materia. L'interrogazione fa riferimento allo stato dell'iter amministrativo finalizzato all'adozione del decreto di riparto del Fondo nazionale per la non autosufficienza. Si rappresenta che il Ministero del Lavoro, nell'ambito della rete della protezione e dell'inclusione sociale, ha avviato e coordinato i lavori per la predisposizione del nuovo Piano per la non autosufficienza già a partire dal febbraio 2025. Tutto ciò, considerando i nuovi criteri di riparto richiesti dalla Commissione tecnica, gli approfondimenti e i confronti necessari avviati con le regioni e con ANCI. Questo ha portato all'approvazione del nuovo Piano in data 18 marzo 2026 in sede di Conferenza unificata, con l'intesa delle regioni dopo, appunto, numerose trattative.
Nella giornata di ieri, 7 aprile, si è concluso l'iter con la trasmissione della documentazione a Palazzo Chigi. In ogni caso, la continuità e la prosecuzione degli interventi già in essere è stata garantita in accordo con le regioni stesse. Indipendentemente dal riparto dei fondi per la non autosufficienza, che sono comunque importantissimi, voglio ricordare che è anche fondamentale rinnovare il sistema di welfare e di presa in carico delle persone con disabilità e delle loro famiglie sui territori, così come previsto dalla riforma sulla disabilità. A tal proposito, serve lo sforzo di tutti per cambiare prospettiva e per vedere nelle persone le potenzialità e non solo i limiti per passare dal mero assistenzialismo alla valorizzazione delle persone.
In quest'ottica mi preme dare la comunicazione che ha avuto un grandissimo successo il bando “Vita & Opportunità” che investe 380 milioni di euro per supportare le dimensioni della vita abitativa, lavorativa e ricreativa delle persone con disabilità attraverso anche gli enti del terzo settore. Sono, infatti, oltre 600 i progetti presentati che al momento superano le richieste di più di 850 milioni di euro. Comunico che Invitalia ha già iniziato l'iter per la verifica dei requisiti e della validità delle proposte e che entro la fine di aprile annunceremo, quindi, la data di chiusura del bando che ha avuto, a questo punto, un enorme e più che inaspettato successo. Dobbiamo mettere sempre al primo posto le persone, investire di più, a tutti i livelli istituzionali, lavorare per garantire maggiori sostegni alle famiglie per una qualità della vita migliore delle persone con disabilità e sostegni adeguati a chi ha una malattia cronica o degenerativa rara o oncologica, tenendo conto non solo del benessere della salute, ma anche della dignità, della vita sociale, delle relazioni di ogni persona e del diritto della piena cittadinanza di tutti. Così, solo così, mettendo al primo posto le persone, cresceremo economicamente come Paese e anche come civiltà.
PRESIDENTE. Il deputato Del Barba ha facoltà di replicare.
MAURO DEL BARBA (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministra, lei ha perso un'occasione per scusarsi con le persone in condizione di non autosufficienza e le loro famiglie. Scusarsi per il ritardo era l'unica cosa sensata che avrebbe potuto dire. È inutile che ci ricordi, come le abbiamo scritto noi, che il Piano è stato approvato il 18 marzo 2026 nella Conferenza Stato-regioni, se poi sa benissimo che, senza il decreto, il Piano non serve a nulla; e ci dice che state lavorando al decreto. Ma lei si rende conto di quali sono le conseguenze? Ci dice che viene garantita la continuità, ma lei lo sa che dal 31 ottobre 2025 tutte le persone che avrebbero bisogno della Misura B1 e che si sono aggravate non possono ricevere l'assistenza? Non glielo dico io. Guardi, le leggo il comunicato di Ledha che lei dovrebbe conoscere molto bene: “Siamo molto preoccupati (…). Stiamo parlando di uomini e donne con bisogni di sostegno molto elevati che restano privi di interventi essenziali per la vita quotidiana”.
Noi stiamo parlando di questo. Lei parla di tempi, di iter che sta arrivando a conclusione. Questi sono giorni di vita per queste persone, giorni di vita che la vostra inefficienza può cambiare: da una vita non assistita a una vita assistita. Mi domando: a cosa serve allora il suo Ministero se non è in grado nemmeno di accorciare questi tempi? A cosa servono i tempi record che state inseguendo con il Governo Meloni? Sono solo tempi record di ritardo. Dispiace Ministra, non siamo per nulla soddisfatti.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 88, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.
Interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Daniela Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO (M5S). Grazie, Presidente. Presidente, quello che sta accadendo a Palermo e in tutta la provincia è davvero molto grave, perché state mettendo a rischio il diritto allo studio degli alunni con disabilità. Sto parlando di una riforma partita in via sperimentale ma che sta già mostrando effetti veramente devastanti e preoccupanti. Ecco, con questo nuovo sistema, con questa nuova sperimentazione, praticamente la valutazione dei bisogni e dei fabbisogni degli studenti viene progressivamente affidata all'INPS, cioè a un insieme di persone che non conoscono né la scuola né gli alunni, quindi in sostituzione del lavoro svolto dall'ASP che conosce scuola e alunni.
Addirittura, abbiamo appreso che si starebbe anticipando la rilevazione del fabbisogno di sostegno con la determinazione delle ore prima ancora della conclusione del GLO e della verifica finale di giugno. Ecco, Presidente, quando si mette mano al sostegno scolastico ci vuole preparazione, cosa che non ha il Ministro Valditara, perché non si sposta una pratica da una scrivania all'altra, da un ufficio all'altro; si toccano diritti, vite, percorsi educativi costruiti con grande fatica. E non si colpiscono solo gli studenti e le loro famiglie; si mette in discussione anche il lavoro dei docenti e degli operatori ASACOM perché questa sperimentazione frutterà solo tagli: stiamo parlando di tagli dal 50 al 75 per cento. Quindi, su questo non faremo mezzo passo indietro, perché, dietro questi numeri, ci sono bambini, famiglie, insegnanti e vite vere. Quindi, Presidente, fermatevi e fermatevi adesso, prima che questa sperimentazione diventi l'alibi perfetto per smontare, pezzo dopo pezzo, il diritto all'inclusione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Luciano D'Alfonso. Ne ha facoltà.
LUCIANO D'ALFONSO (PD-IDP). Presidente, grazie. Intervengo anch'io per richiamare l'attenzione del nostro ordinamento sul dramma che ha colpito l'Abruzzo e il Molise.
Abbiamo assistito a fotografie drammatiche e a sopralluoghi che danno consapevolezza a proposito di Silvi in provincia di Teramo, Castiglione Messer Marino e Fraine in provincia di Chieti, Petacciato in provincia di Campobasso, nel Molise.
Sono stati colpiti questi centri e i territori di riferimento confinanti dalle alluvioni e da situazioni di dissesto dei giorni scorsi. Noi dobbiamo lavorare, ovviamente, per assistere i piccoli comuni per la stima e la segnalazione dei danni a beni pubblici e privati, ma dobbiamo attivare, attraverso gli uffici di via Ulpiano, il riconoscimento dello stato di mobilitazione nazionale, di cui all'articolo 23 del nuovo codice della protezione civile, e poi arrivare anche al riconoscimento dell'emergenza nazionale che ci consentirà l'effettiva fotografia speciale per quanto riguarda le situazioni di danno, di pericolo e di rischio che stanno vivendo le popolazioni. Teniamo conto che sono interrotti alcuni diritti fondamentali, come il diritto al raggiungimento dei luoghi di cura, per quanto riguarda il Molise, e anche il diritto al raggiungimento dei luoghi riguardanti l'informazione e l'istruzione fondamentale. Teniamo anche conto che abbiamo un fronte di frana nel Molise di 4 chilometri, concernenti sia la statale 16 sia la statale che porta a Isernia, che è denominata “Trignina”. A fronte di tutto questo, noi dobbiamo cogliere l'opportunità del lavoro sul decreto Niscemi e lavorare per un provvedimento normativo nazionale dedicato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Ordine del giorno della prossima seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
Giovedì 9 aprile 2026 - Ore 9:
1. Informativa urgente del Presidente del Consiglio dei ministri sull'azione del Governo.
(ore 12,45)
2. Seguito della discussione del disegno di legge:
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione. (C. 2807-A)
Relatori: CATTOI, PELLA, ROMANO e TRANCASSINI.
3. Deliberazione in merito alla proposta di elevazione di un conflitto di attribuzione innanzi alla Corte costituzionale nei confronti del Tribunale ordinario di Roma - Collegio per i reati ministeriali e nei confronti della Procura della Repubblica presso il medesimo Tribunale.
La seduta termina alle 16,13.
TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: VANESSA CATTOI (A.C. 2807-A)
VANESSA CATTOI, Relatrice. (Relazione – A.C. 2807-A). Ricordo che il disegno di legge A.C. 2807-A, all'esame dell'Assemblea della Camera dei deputati, prevede la conversione in legge del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione”. Il disegno di legge, presentato il 19 febbraio 2026, è stato assegnato in sede referente alla V Commissione, che ne ha avviato l'esame il 25 febbraio 2026. L'esame si è concluso nella giornata di ieri, martedì 7 aprile 2026.
Faccio preliminarmente presente che il decreto-legge in esame, originariamente composto da 32 articoli, suddivisi in tre Titoli, si compone ora, a seguito delle modifiche introdotte in sede referente, di 40 articoli.
Segnalo che il Titolo I, rubricato «Disposizioni per l'attuazione del PNRR» e articolato in due Capi, reca le disposizioni urgenti finalizzate al conseguimento degli obiettivi del PNRR, quale risultante dalle modifiche apportate dalla decisione del Consiglio dell'Unione europea del 25 novembre 2025, disciplinando, altresì, il regime applicabile agli investimenti non più finanziati dal medesimo Piano a seguito di detta revisione. Il Capo I, composto degli articoli da 1 a 3, reca disposizioni in materia di governance del PNRR, con particolare riguardo alla disciplina in materia di responsabilità per il conseguimento degli obiettivi del PNRR e al rafforzamento della capacità amministrativa tanto delle amministrazioni titolari degli interventi del Piano quanto dei relativi soggetti attuatori. Il Capo II, composto degli articoli da 4 a 27, contiene le disposizioni necessarie al fine di assicurare la realizzazione degli investimenti e delle riforme previsti dal PNRR. In tale ambito, la Sezione I, composta dall'articolo 4 e dall'articolo 4-bis, reca misure di semplificazione di carattere generale, finalizzate ad assicurare la tempestiva realizzazione degli interventi previsti dal PNRR, nonché il completamento di quelli non più finanziati dallo stesso all'esito della revisione, oltre a disposizioni per il miglioramento della presa in carico dei pazienti oncologici. Le Sezioni II, III, IV, V, VI, VII e VIII recano, invece, misure che, a vario titolo, concorrono ad assicurare il conseguimento di specifici obiettivi del PNRR, anche con riferimento agli obiettivi rilevanti ai fini del pagamento della nona e della decima rata del PNRR. In particolare, la Sezione II, composta degli articoli da 5 a 15, contiene disposizioni in materia di semplificazione e di digitalizzazione delle procedure amministrative in attuazione della Missione 1, Componente 1, del PNRR. La Sezione III, composta degli articoli da 16 a 17-bis, reca disposizioni urgenti in materia di giustizia, riferite in particolare alla riforma della giustizia tributaria e alla riforma della giustizia civile. La Sezione IV, composta degli articoli 18 e 19, reca disposizioni urgenti in materia di istruzione e merito, riferite a riforme e investimenti di titolarità del Ministero dell'istruzione e del merito. La Sezione V, composta degli articoli da 20 a 21-bis, reca disposizioni urgenti in materia di università e ricerca, riferite a riforme e investimenti di titolarità del Ministero dell'università e della ricerca. La Sezione VI, composta degli articoli da 22 a 24, reca disposizioni urgenti in materia di infrastrutture e trasporti, riferite in particolare al rafforzamento dell'infrastruttura ferroviaria e alla concorrenza nel settore, agli investimenti nelle infrastrutture ferroviarie e agli investimenti infrastrutturali nel settore idrico. La Sezione VII, composta degli articoli 25 e 26, reca disposizioni urgenti in materia di investimenti, riferite in particolare alle misure di titolarità del Ministero delle imprese e del made in Italy e al completamento delle misure relative alla riforma concernente la legge annuale sulla concorrenza. La Sezione VIII, composta del solo articolo 27, reca disposizioni urgenti in materia di ambiente, riferite in particolare agli investimenti in impianti di produzione di biometano, agrivoltaici e di comunità energetiche rinnovabili e sistemi di autoconsumo collettivo. Il Titolo II, rubricato «Disposizioni in materia di politiche di coesione», si compone di un Capo, che contiene il solo articolo 28, che reca misure finalizzate a consentire un più efficace utilizzo delle risorse della politica di coesione, in coerenza con gli obiettivi di cui alla Riforma 1.9-bis della Missione 1, Componente 1, del PNRR. Il Titolo III, composto anch'esso di un solo Capo, che raccoglie gli articoli da 29 a 32, reca, infine, le disposizioni finali del provvedimento, anche con riferimento alle disposizioni di carattere finanziario.
Nell'illustrare sinteticamente le disposizioni del decreto-legge, rinviando per maggiori dettagli, anche con riferimento ai profili finanziari, alla documentazione predisposta dagli uffici della Camera, rilevo, innanzitutto, che l'articolo 1 reca disposizioni in materia di responsabilità per il conseguimento degli obiettivi del PNRR. In particolare, il comma 1 dell'articolo 1 prevede l'obbligo per i soggetti attuatori dei programmi e degli interventi previsti dal PNRR di rendere disponibile sul sistema informatico «ReGiS», entro il decimo giorno di ciascun mese, i dati sul cronoprogramma procedurale e finanziario, con l'indicazione dello stato di avanzamento rilevato alla fine del mese precedente per ciascun programma e intervento. I soggetti attuatori devono altresì comunicare anche le informazioni sull'effettiva capacità di conseguimento dell'obiettivo PNRR assegnato al singolo intervento, dando evidenza di eventuali criticità. Il comma 1-bis, introdotto in sede referente, modifica il termine per l'ultimazione degli interventi finanziati con le risorse PNRR, oggetto di convenzioni, contratti di appalto o atti di obbligo con data di ultimazione fino al 30 giugno 2026 e i cui obiettivi finali siano da conseguire entro tale data. Il comma 2 stabilisce per le amministrazioni centrali titolari di misure PNRR e per i soggetti attuatori degli interventi l'assolvimento degli adempimenti di gestione, monitoraggio, rendicontazione e controllo anche oltre il 31 dicembre 2026, nel rispetto degli obblighi previsti dal PNRR. Il comma 3, al fine di supportare l'assolvimento degli adempimenti di cui al comma 2 nonché in previsione di eventuali esigenze di monitoraggio di programmi e interventi finanziati con risorse nazionali ed europee, prevede lo sviluppo delle funzionalità della piattaforma informatica ReGiS da parte del Ministero dell'economia e delle finanze-Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, anche ricorrendo a specifiche convenzioni. Il comma 4 reca, infine, una clausola di invarianza finanziaria riferita all'attuazione delle disposizioni dell'articolo in esame.
In relazione all'articolo 1-bis, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, ricordo che esso reca disposizioni volte al rafforzamento delle funzioni della Commissione parlamentare per la semplificazione. In considerazione delle esigenze di monitoraggio e coordinamento delle misure di semplificazione connesse all'attuazione del PNRR, si prevede che la citata Commissione formuli osservazioni e proposte in materia di semplificazione normativa e di semplificazione delle procedure amministrative, oltre ad elaborare una relazione annuale sui processi di semplificazione normativa e amministrativa.
Faccio presente che l'articolo 2 reca disposizioni in materia di rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni centrali titolari delle misure PNRR. Nello specifico, il comma 1 proroga al 31 dicembre 2026, se con scadenza anteriore, la durata degli incarichi dirigenziali di livello generale o non generale conferiti alla struttura di missione PNRR presso la Presidenza del Consiglio dei ministri nonché alle unità di missione ovvero delle strutture di livello dirigenziale presso ciascuna amministrazione centrale titolare di interventi previsti nel PNRR. Il medesimo comma dispone, altresì, la proroga al 31 dicembre 2029 della durata di siffatte unità di missione ovvero strutture di livello dirigenziale, nonché del Nucleo PNRR Stato-regioni. Analoga proroga è dettata per il personale non dirigenziale loro assegnato in servizio, quanto ad efficacia dei provvedimenti di comando, di collocamento fuori ruolo o altro analogo istituto. Per gli incarichi dirigenziali in quegli organismi, il medesimo termine vale per il conferimento in deroga rispetto ai limiti percentuali previsti dalla normativa vigente sul pubblico impiego. Il comma 1-bis, introdotto in sede referente, proroga al 2029 alcune deroghe sugli incarichi dirigenziali nelle amministrazioni coinvolte nell'attuazione del PNRR. Si estende fino al 31 dicembre 2029 il meccanismo che consente di applicare quote fino al 12 per cento della dotazione organica dei dirigenti per coprire posti presso soggetti attuatori del PNRR (lettera a)). Si prevede il differimento al 31 dicembre 2029 del termine massimo di durata degli incarichi dirigenziali conferiti a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale connessi all'attuazione del PNRR (lettera b)). Si dispone che gli incarichi già conferiti per meno di tre anni e con scadenza entro il 31 dicembre 2026 siano automaticamente rideterminati in tre anni dalla loro efficacia (lettera c)). Il comma 1-ter, anch'esso introdotto in sede referente, consente, infine, dal 2026 al 2029, il rinnovo degli incarichi dirigenziali conferiti a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale nelle amministrazioni centrali titolari di interventi previsti nel PNRR. Il comma 1-quater, risultante dalle modifiche introdotte in sede referente, interviene sulla disciplina che ha previsto, in via transitoria, che i lavoratori dipendenti delle società a controllo pubblico e degli enti pubblici non economici possano essere posti in posizione di comando o distacco presso pubbliche amministrazioni; la novella di cui al presente comma differisce dal 31 dicembre 2026 al 31 dicembre 2027 il termine massimo per l'utilizzo, nell'ambito delle suddette fattispecie, del personale in oggetto e prevede che, nel rispetto di tale limite temporale, i comandi o distacchi, di durata non superiore a un anno, come dispone la norma già vigente, siano rinnovabili. Il comma 1-quinquies, introdotto in sede referente, attribuisce agli enti territoriali la possibilità di prorogare gli incarichi, anche non dirigenziali, da essi conferiti fino al 31 dicembre 2026, in deroga ai limiti di spesa vigenti. Il comma 2 amplia la dotazione organica della Presidenza del Consiglio di ventisei unità di personale non dirigenziale, da assumere, mediante contratti di lavoro a tempo indeterminato, con concorso pubblico per titoli ed esami, con apposito punteggio riconosciuto all'eventuale esperienza professionale maturata presso la Struttura di missione PNRR della Presidenza del Consiglio dei ministri o presso le unità di missione ovvero le strutture di livello dirigenziale delle amministrazioni centrali titolari di interventi previsti dal PNRR, con destinazione in servizio, finché essa operi, presso la Struttura di missione PNRR della Presidenza del Consiglio. I commi 3 e 4 recano disposizioni di carattere finanziario riferite all'attuazione dei commi da 1 a 3. Il comma 5 dispone che, per le finalità di cui al comma 1, i contratti degli esperti selezionati dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ai sensi dell'articolo 34 del decreto-legge n. 152 del 2021, possono essere prorogati, per un contingente massimo di trentanove unità, fino al 31 dicembre 2026, mentre il comma 6 provvede alla copertura finanziaria degli oneri di cui al comma 5. Il comma 7 proroga al 31 dicembre 2029 la struttura di missione per l'attuazione del PNRR presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, autorizza la spesa per la dotazione organica prevista per il suo funzionamento per un importo complessivo di circa 4,52 milioni di euro per il triennio 2027-2029 e provvede alla copertura dei relativi oneri. Il comma 8 amplia e dettaglia la casistica di utilizzo dei fondi stanziati per l'attività di controllo e monitoraggio effettuata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sui progetti afferenti al PNRR di sua competenza, permettendone l'uso anche per attività di indirizzo e supporto tecnico ai soggetti attuatori e per attività di coordinamento istituzionale e relazionali. Il comma 9, al fine di assicurare lo svolgimento da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti delle attività di verifica delle rendicontazioni e di monitoraggio degli interventi, finanziati nell'ambito della Missione 3, Componente 1, del PNRR, sull'infrastruttura ferroviaria, autorizza la spesa di euro 700.000 per l'anno 2026. I commi 10, 10-bis e 11 intervengono in merito alle disposizioni sulle procedure di gara per la sottoscrizione di accordi quadro, convenzioni e contratti quadro relativi all'affidamento di servizi specialistici di supporto alla trasformazione digitale, servizi applicativi in cloud nonché di servizi di demand e project management office. Il comma 11-bis, introdotto in sede referente, prevede la possibilità, nel caso di esaurimento delle graduatorie regionali relative a specifici profili professionali, di riassegnare il personale relativo ad altri profili professionali, al fine di consentire il completo utilizzo delle graduatorie e il completamento del piano di assunzioni di personale non dirigenziale a tempo indeterminato autorizzate dalla normativa vigente per le regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, le città metropolitane, le province, le unioni dei comuni e i comuni appartenenti a tali regioni e per il Dipartimento per le politiche di coesione, nel limite massimo complessivo di 2.200 unità. Il comma 12 incrementa la dotazione del Fondo volto al finanziamento dei provvedimenti normativi diretti ad ottimizzare le funzioni e i compiti svolti dal personale permanente e volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Il comma 13 interviene sull'articolo 4-bis del decreto-legge n. 92 del 2024, recante la disciplina del Commissario straordinario per l'edilizia penitenziaria, introducendo una serie di modifiche volte a rafforzarne l'assetto operativo e organizzativo, nonché a prorogarne la durata, in coerenza con l'ampiezza e la complessità degli interventi affidati alla struttura commissariale. Il comma 14 reca la copertura finanziaria degli oneri derivanti dalle modifiche introdotte dal comma 13. Il comma 14-bis, introdotto in sede referente, consente di prorogare, per un periodo non superiore a ventiquattro mesi, i contratti a tempo determinato dei dirigenti generali, in scadenza entro il 31 dicembre 2026, preposti all'attuazione del programma degli interventi di edilizia penitenziaria. Il comma 15 proroga al 31 dicembre 2027 l'autorizzazione, per il Dipartimento per l'informazione e l'editoria e per il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri, a coprire i posti dirigenziali aggiuntivi loro assegnati dal decreto-legge n. 44 del 2023, in deroga ai limiti quantitativi previsti a legislazione vigente. Il comma 16 autorizza il Ministero del turismo a modificare la programmazione del fabbisogno relativo ai dirigenti di seconda fascia, nei limiti della disponibilità assunzionale, riferita al triennio 2023-2025, per adempiere opportunamente agli obblighi collegati all'attuazione dei progetti del PNRR. Il comma 17 differisce al 31 dicembre 2029 la possibilità per la Presidenza del Consiglio dei ministri di conferire incarichi dirigenziali a soggetti di altre amministrazioni o organi costituzionali ovvero a soggetti esterni alle amministrazioni pubbliche, in relazione alle esigenze della Scuola nazionale dell'amministrazione e in deroga ai limiti percentuali vigenti. Il comma 18 amplia la dotazione di personale dirigenziale dell'ufficio di supporto del punto di contatto unico in materia di resilienza dei soggetti critici (PCU), istituendo un ulteriore posto di funzione dirigenziale di livello generale, e prevede la possibilità di assegnare tali incarichi, compreso quello aggiuntivo, a personale dirigenziale proveniente da altre amministrazioni e a personale esterno alla pubblica amministrazione, anche in deroga ai limiti percentuali vigenti. I commi da 19 a 21 autorizzano, per l'anno 2026, il Ministero della giustizia, nei limiti della facoltà assunzionali previste a legislazione vigente, ad assumere con contratto a tempo indeterminato le unità di personale già impiegate a tempo determinato nell'ambito della realizzazione dell'obiettivo europeo Convergenza. Il comma 21-bis, introdotto durante l'esame in sede referente, consente il rinnovo dei contratti di lavoro a tempo determinato del personale impiegato presso il Ministero della cultura, in essere alla data del 31 dicembre 2025. Il rinnovo, finalizzato all'attuazione delle misure del PNRR e all'attuazione delle politiche di coesione nell'ambito delle regioni del Mezzogiorno, può essere effettuato entro il 31 dicembre 2026. Resta fermo il rispetto dei vincoli di spesa vigenti e del limite massimo di durata dei contratti, pari a 36 mesi, anche non consecutivi. Il comma 21-ter, introdotto in sede referente, autorizza la Presidenza del Consiglio dei ministri a indire una procedura selettiva per reclutare, mediante contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, un contingente di 10 unità di personale di Categoria “B”, con il profilo professionale di assistente di settore tecnologico. La selezione è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi del PNRR e può valorizzare esperienze già maturate presso la Presidenza. Il comma 21-quater, anch'esso risultante dalle modifiche in sede referente, incrementa il numero delle unità di personale che il Segretariato generale della giustizia amministrativa è autorizzato a stabilizzare nei propri ruoli. Il comma 21-quinquies, introdotto in sede referente, reca disposizioni volte a chiarire, secondo la lettera a), che la potestà normativa attribuita a regioni e province autonome di Trento e di Bolzano in materia di valutazione di impatto ambientale (VIA), ricomprende anche il provvedimento autorizzatorio unico regionale, nonché precisare i termini non derogabili da tale potestà, e, secondo la lettera b), prorogare, fino al 31 dicembre 2028, la possibilità di svolgere in videoconferenza i compiti istruttori dei Commissari nell'ambito delle Sottocommissioni e dei Gruppi istruttori della Commissione PNRR-PNIEC. Il comma 21-sexies, aggiunto in sede referente, consente al Ministero dell'università e della ricerca di conferire, fino al 31 dicembre 2026, due incarichi dirigenziali di livello non generale, in deroga ai limiti percentuali previsti dalla legge. I commi da 21-septies a 21-decies, inseriti in sede referente, recano alcune disposizioni in merito alle procedure di assunzione in enti e aziende del Servizio sanitario nazionale. Le disposizioni sono dirette a consentire, in via eccezionale e temporanea e con attivazione delle procedure entro il 31 dicembre 2026, una quota di riserva nell'ambito delle procedure concorsuali, non superiore al 50 per cento dei posti disponibili, in favore dei soggetti di cui alla lettera a) del comma 21-septies, personale che abbia maturato, alla data del 31 dicembre 2025, almeno diciotto mesi di servizio, anche non continuativi, negli ultimi cinque anni, presso enti e aziende del Servizio sanitario nazionale, con contratti di lavoro flessibile, ivi inclusi i contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Il reclutamento, nei limiti del 50 per cento dei posti disponibili autorizzati a legislazione vigente, mediante procedure selettive per titoli e colloquio del personale rientrante nella fattispecie di cui alla successiva lettera b), ossia il personale che abbia maturato, alla data del 31 dicembre 2025, almeno ventiquattro mesi di servizio continuativo presso i suddetti enti e aziende, con contratto di lavoro dipendente a termine, purché in ogni caso previo reclutamento con procedure concorsuali. In base all'alinea del comma 21-septies, tali disposizioni sono applicabili entro il limite massimo del 30 per cento dei posti complessivamente programmati nel triennio di riferimento. Ulteriori disposizioni finali sono introdotte dai commi da 21-octies a 21-decies.
Rilevo, quindi, che l'articolo 3 reca disposizioni in materia di rafforzamento della capacità amministrativa dei soggetti attuatori delle misure PNRR. In particolare, il comma 1 demanda a un decreto ministeriale l'aggiornamento del riparto delle risorse, tra le regioni e le province autonome, destinate al conferimento di incarichi di collaborazione per il supporto ai procedimenti amministrativi connessi all'attuazione del PNRR. L'aggiornamento del riparto è effettuato sulla base delle informazioni concernenti lo stato di utilizzo delle medesime risorse. Il comma 2 prevede che, con lo stesso decreto, siano definite le procedure finanziarie, di monitoraggio, rendicontazione e controllo dell'utilizzo di tali risorse. Il comma 3 prevede che, a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto, nei comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti la spesa per il segretario comunale, per gli importi previsti, secondo la popolazione dell'ente, dagli articoli 57, comma 3, 58, comma 1, e 61, comma 2, del contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale dell'area funzioni locali del 16 luglio 2024, non rileva ai fini del rispetto dei limiti previsti dall'articolo 1, commi 557-quater e 562, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e dall'articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75. Per gli enti interessati, resta applicabile, fino alla scadenza prevista, l'articolo 3, comma 6, del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2023, n. 74, che ha previsto, per gli anni dal 2023 al 2026, che per i comuni sprovvisti di segretario comunale alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge n. 44 del 2023, indipendentemente dalla popolazione degli stessi, la spesa per il segretario comunale non rileva ai fini del rispetto dei limiti di cui alle sopra richiamate disposizioni della legge n. 296 del 2006 e del decreto legislativo n. 75 del 2017. Il comma 4 incrementa di 250.000 euro per il 2026 l'autorizzazione di spesa per garantire un servizio di supporto tecnico specialistico per la gestione, attuazione, monitoraggio e rendicontazione delle risorse del PNRR assegnate ai comuni dalla Direzione centrale per la finanza locale del Ministero dell'interno. Al fine di garantire continuità ed efficacia ai programmi di trasformazione digitale avviati in attuazione dei progetti previsti dal PNRR e dal percorso strategico per il raggiungimento degli obiettivi del decennio digitale 2030 e del rafforzamento della sovranità digitale dell'Unione europea, nonché di assicurare l'efficace espletamento delle funzioni attribuite al Presidente del Consiglio dei ministri nel settore dell'innovazione tecnologica e della transizione digitale, i commi da 5 a 7 incrementano la dotazione organica della Presidenza del Consiglio di una posizione dirigenziale di livello generale e di cinque posizioni dirigenziali di livello non generale, da assegnare alla struttura della Presidenza del Consiglio dei ministri competente in materia di innovazione tecnologica e transizione digitale, nonché di centotrenta unità di funzionari di categoria A F1 del Contratto collettivo nazionale di lavoro della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il comma 6-bis, introdotto in sede referente, consente la proroga, non oltre il 31 dicembre 2026, degli incarichi conferiti agli esperti dell'unità operativa assegnata alla struttura per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il comma 8 autorizza la società Eutalia S.p.A. a prestare attività di supporto tecnico-operativo, ivi compresa l'assistenza tecnica, in favore di regioni, enti locali, altri enti pubblici territoriali, società a totale partecipazione pubblica, enti pubblici non economici, agenzie, enti strumentali e altri organismi integralmente pubblici, sulla base di accordi quadro, convenzioni o altri strumenti di collaborazione istituzionale. Il comma 9, interviene sulla tabella denominata «Gruppo» dell'allegato A del testo unico delle società a partecipazione pubblica disponendo che il Gruppo FVG Plus, attualmente in formazione, sia inserito nel citato allegato. L'inserimento in tale allegato consente alle pubbliche amministrazioni di detenere partecipazioni anche qualora le società del gruppo abbiano per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie al perseguimento delle finalità istituzionali delle pubbliche amministrazioni. Il comma 9-bis interviene sull'articolo 1, comma 645, della legge di bilancio per il 2026, estendendo anche ai comuni tra i 10.000 e i 20.000 abitanti la possibilità di accedere alla cancellazione degli anticipi di liquidità, già disposta per le regioni dall'articolo 1, commi da 638 a 644, della medesima legge, e ampliando i requisiti d'accesso anche agli enti che, fruendo di un'apposita deroga, abbiano accantonato una quota di pari entità nel Fondo anticipi di liquidità nell'esercizio 2025 anziché nell'esercizio 2024. Le modalità di fruizione del citato beneficio per i comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti saranno definite da un Tavolo tecnico istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze. Il comma 9-ter modifica il comma 6-ter dell'articolo 10 del decreto-legge n. 77 del 2021, intervenendo sulla disciplina delle assunzioni a termine effettuate dalle società in house qualificate, previste ai fini del supporto tecnico-operativo alle amministrazioni pubbliche, con particolare riguardo alle attività di monitoraggio, rendicontazione e controllo. Il comma 9-bis estende altresì il termine già previsto dalla normativa vigente in relazione alla durata dei contratti di lavoro a tempo determinato riferiti a progetti PNRR.
Nell'ambito del Capo II, recante disposizioni di accelerazione degli investimenti e di snellimento delle procedure per il conseguimento degli obiettivi del PNRR, la Sezione I, che si compone degli articoli 4 e 4-bis, prevede disposizioni per l'attuazione degli investimenti del medesimo Piano e sul servizio per il miglioramento della presa in carico dei pazienti oncologici. In particolare, evidenzio che l'articolo 4 reca misure di semplificazione per l'attuazione degli interventi previsti dal PNRR e per la realizzazione di quelli non più finanziati con risorse del medesimo. In tale contesto, il comma 1, introduce delle misure di semplificazione volte a consentire alle amministrazioni centrali titolari di interventi previsti dal PNRR, come modificato a seguito della revisione approvata il 27 novembre 2025 con la Decisione di esecuzione del Consiglio dell'Unione europea, di adottare i provvedimenti necessari a garantire il rispetto dei tempi di realizzazione degli interventi e di conseguimento degli obiettivi previsti nonché delle modalità di rendicontazione e di formalizzazione delle richieste di pagamento così come stabilite dal regolamento (UE) 2021/241 e dalla comunicazione della Commissione europea COM(2025) 310 final del 4 giugno 2025. I commi 1-bis e 1-ter individuano la disciplina applicabile a seguito della risoluzione dei contratti relativi alla realizzazione di opere pubbliche finanziate con fondi del PNRR. Il comma 2 individua misure di accelerazione degli interventi volti a fronteggiare il rischio di alluvione e idrogeologico. Il comma 3, modificando il comma 1 dell'articolo 13 del decreto-legge n. 77 del 2021, specifica che, nell'ambito di un progetto o intervento del PNRR, le determinazioni del Consiglio dei ministri adottate per superare il precedente dissenso di un organo statale tengono luogo di tutti i pareri, nulla osta, autorizzazioni o provvedimenti necessari. Il comma 4 incide sulla categoria di interventi per i quali le regioni possono accedere, a copertura dei maggiori costi emergenti, alle risorse previste per l'edilizia sanitaria dall'articolo 20 della legge n. 67 del 1988, al fine di assicurare la tempestiva realizzazione degli Investimenti 1.1 «Case della comunità» e 1.3 «Ospedali di Comunità», della Missione 6, Componente 1, e dell'Investimento 1.2 «Verso un ospedale sicuro e sostenibile» della Missione 6, Componente 2, del PNRR. La disposizione, in particolare, sopprime la previsione che condizionava la possibilità di accesso agli stanziamenti previsti per l'edilizia sanitaria alla mancata assegnazione di risorse dal Fondo per l'avvio delle opere indifferibili (FOI). I commi 4-bis e 4-ter, inseriti in sede referente, ampliano il periodo temporale di applicazione della disciplina che in via transitoria ha elevato da 70 a 73 anni il limite massimo di età per lo svolgimento dei rapporti di convenzione dei medici con il Servizio sanitario nazionale; in merito, la novella proroga al 31 dicembre 2027 il limite temporale vigente, posto al 31 dicembre 2026, e prevede che, nell'ambito del medesimo anno 2027, tale ulteriore proroga non abbia effetto oltre l'eventuale entrata in vigore di una riforma del settore. Il comma 4-quater, anch'esso inserito in sede referente, estende l'efficacia temporale della disposizione che ha fatto salva fino al 31 dicembre 2025 - con riguardo all'accertamento delle condizioni di non autosufficienza per gli anziani di età pari o superiore a 70 anni - l'applicazione delle procedure già vigenti per l'accertamento delle condizioni di disabilità; in base al comma in esame, la competenza dell'accertamento nel caso specifico in oggetto, in via transitoria, fino all'attuazione delle norme di cui al titolo II del decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29, e successive modificazioni, e comunque non oltre il 31 dicembre 2027, resta attribuita alle commissioni mediche, competenti per l'accertamento delle condizioni di disabilità, costituite presso le aziende sanitarie locali. Il comma 5 reca novelle alla legge di bilancio per il 2025, al fine di chiarire le modalità di adeguamento degli atti aggiuntivi alle convenzioni in essere con i beneficiari del Piano Italia a 1 Giga a seguito della rimodulazione del PNRR. I commi da 6 a 8 prevedono disposizioni volte a dare attuazione agli obiettivi della Riforma 1.15 «Riforma delle norme di contabilità pubblica» della Missione 1, Componente 1, del PNRR, la quale ha come obiettivo la realizzazione di un sistema contabile unico per tutte le amministrazioni pubbliche, basato sul principio contabile accrual. In particolare, si disciplinano gli adempimenti relativi allo specifico obiettivo M1C1-118, finalizzato alla definizione di programmi di formazione per la transizione al nuovo sistema contabile accrual. In particolare, il comma 6 prevede che, mediante apposita convenzione tra il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato e la Scuola nazionale dell'amministrazione, siano individuati i profili organizzativi e attuativi del programma di formazione nella fase di transizione al nuovo sistema unico di contabilità accrual. Il comma 7 delinea il contenuto del suddetto programma di formazione prevedendo che alle attività formative erogate direttamente dalla SNA si affianchino progetti formativi proposti da altri soggetti pubblici o privati. Infine, il comma 8 individua la copertura finanziaria degli oneri derivanti dalla predisposizione del suddetto programma di formazione. Il comma 9 dispone che per gli interventi non più finanziati, integralmente o parzialmente, dalle risorse a valere sul PNRR, trovano applicazione le misure di semplificazione in materia di affidamento dei contratti pubblici e in materia di procedimenti amministrativi previste dall'articolo 12, commi 1, 2, 3, 4 e 5-ter, del decreto-legge n. 19 del 2024.
L'articolo 4-bis, inserito in sede referente, detta disposizioni concernenti il servizio per il miglioramento della presa in carico dei pazienti oncologici. In particolare, il comma 1 prevede che le regioni attuino un servizio di telemonitoraggio e teleconsulto del paziente oncologico, qualora non sia stato ancora attivato con le modalità previste dal comma 2, al fine di garantire una presa in carico tempestiva dei pazienti oncologici. Il comma 2 prevede che il predetto servizio di telemonitoraggio e teleconsulto nei riguardi del paziente oncologico sia attivato dalle regioni nelle province del proprio territorio in cui sia stato già finanziato un servizio di telemedicina nell'ambito del PNRR - Missione 6 «Salute», Componente 1 «Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l'assistenza sanitaria territoriale», intervento 1.2 «Casa come primo luogo di cura e telemedicina», sub-investimento 1.2.3 «Telemedicina per un migliore supporto ai pazienti cronici». Il comma 3 stabilisce che al servizio di telemonitoraggio e teleconsulto del paziente oncologico di cui al presente articolo si applica, in quanto compatibile, quanto previsto dai decreti del Ministro della salute 30 settembre 2022 e 21 settembre 2022. Il comma 4 detta la clausola di invarianza finanziaria.
Nell'ambito della Sezione II, recante disposizioni in materia di semplificazione e di digitalizzazione delle procedure amministrative in attuazione della Missione 1, Componente 1, del PNRR, l'articolo 5 introduce disposizioni di carattere di semplificazione procedimentale in materia di regimi amministrativi con particolare riferimento alla conferenza dei servizi asincrona; SCIA; silenzio-assenso e insegne di esercizio. In particolare, il comma 1 alle lettere a) e b) riduce i termini entro i quali le amministrazioni partecipanti ad una conferenza decisoria in forma semplificata e in modalità asincrona devono rendere le proprie determinazioni; rafforza altresì l'obbligo di motivazione del diniego; introduce una riunione telematica di tutte le amministrazioni entro i dieci giorni dalla scadenza del termine per rendere le determinazioni; riduce i termini entro i quali l'amministrazione procedente può procedere direttamente in forma simultanea. La lettera b-bis), introdotta nel corso dell'esame in sede referente, introduce l'obbligo per gli organi consultivi delle pubbliche amministrazioni di motivare i propri pareri obbligatori o facoltativi e di esprimerli in termini di assenso o dissenso indicando, eventualmente, le misure mitigatrici ai fini dell'assenso. Alla lettera c) la norma interviene sul regime della SCIA precisando che in caso di provvedimento di divieto si applicano le sanzioni relative alla decadenza da eventuali benefici da parte dell'istante. La lettera d) stabilisce che la formazione del silenzio-assenso non è pregiudicata dalla facoltà dell'amministrazione di richiedere le informazioni o integrazioni documentali previste dalla legge; individua i casi in cui non si forma il silenzio-assenso ovvero se l'amministrazione competente non ha ricevuto la domanda o se quest'ultima è priva degli elementi indispensabili per individuare l'oggetto e le ragioni del provvedimento richiesto; rende automatico il rilascio dell'attestazione circa il decorso dei termini del procedimento. I commi 1-ter e 1-quater dell'articolo 5, inseriti nel corso dell'esame in sede referente, apportano modifiche rispettivamente al decreto governance del PNRR e al codice delle comunicazioni elettroniche al fine di rendere stabile il regime di semplificazione per le infrastrutture di comunicazione elettronica, svincolandolo dalla cornice temporanea del PNRR. In particolare, il comma 1-ter rende strutturali alcune misure di semplificazione, come il ricorso alla micro-trincea per la posa della banda ultra-larga e aggiorna i riferimenti al vigente codice delle comunicazioni elettroniche. Il comma 1-quater reca modifiche puntuali alla disciplina autorizzatoria concernente gli impianti radioelettrici e le relative infrastrutture passive e ne uniforma gli obblighi documentali. Il comma 1-quinquies, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, apporta modifiche al codice delle comunicazioni elettroniche volte a introdurre un'ulteriore deroga al dimezzamento dei termini procedimentali nelle conferenze di servizi relative ai procedimenti per infrastrutture di comunicazione elettronica (nuovi impianti radioelettrici e opere civili, scavi e occupazione di suolo pubblico), escludendo da tale riduzione anche i termini pari o inferiori a trenta giorni. Il comma 1-sexies, introdotto in sede referente, stabilisce che per le attività private per le quali è previsto il regime amministrativo della comunicazione si applicano le disposizioni in materia di controlli sulla veridicità delle dichiarazioni. Si prevedono, inoltre, per il caso di dichiarazione mendace o di falsa attestazione dei requisiti, la decadenza dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera, nonché il divieto di svolgimento dell'attività avviata sulla base della comunicazione. Viene, altresì, specificato che, laddove vi siano irregolarità od omissioni rilevabili d'ufficio, trova applicazione la disciplina sulla regolarizzazione o il completamento della dichiarazione prevista in materia di controlli sulla veridicità delle dichiarazioni. Il comma 2 introduce misure urgenti e transitorie di semplificazione del regime amministrativo delle insegne di esercizio prevedendo che la collocazione di tali insegne lungo le strade, anche su suolo privato, o in vista di esse è subordinata alla presentazione della SCIA allo sportello unico per le attività produttive (SUAP) del comune ove è svolta l'attività.
L'articolo 5-bis, introdotto in sede referente, prevede l'istituzione di un Fondo per il contrasto dell'evasione dei tributi regionali destinato all'acquisto di attrezzature di ufficio, supporti e servizi informatici e alla loro manutenzione, all'implementazione delle banche di dati per il miglioramento della capacità di contrasto dell'evasione nonché alle spese per la partecipazione del personale a corsi di formazione specialistica e di aggiornamento, anche con riferimento al miglioramento delle competenze digitali, definendone le modalità di alimentazione, di attribuzione delle risorse del medesimo e delle priorità da finanziare.
L'articolo 6 reca misure di semplificazione in favore dei cittadini e dei consumatori. In particolare, il comma 1 prevede che le scuole, le università, i comuni e le altre amministrazioni pubbliche competenti alla concessione di prestazioni agevolate, comunque denominate, acquisiscono d'ufficio i dati relativi all'Indicatore della situazione economica equivalente del nucleo familiare presenti in base agli inserimenti operati dall'INPS nella Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND). Tale acquisizione d'ufficio è limitata ai dati strettamente necessari al fine della concessione della prestazione agevolata. Il comma 2 stabilisce che la carta d'identità elettronica, rilasciata a soggetti che abbiano compiuto il settantesimo anno di età, abbia una durata illimitata, anche ai fini dell'espatrio, ferma restando la facoltà dell'interessato di richiederne il rinnovo dopo dieci anni per esigenze connesse al certificato di autenticazione. Il comma 3 prevede che la tessera elettorale possa essere rilasciata in modalità digitale, sulla base dei dati integrati nell'Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR). Il comma 3-bis, introdotto in sede referente, autorizza la spesa di 400 mila euro per il 2026, di 800 mila euro per il 2027 e di 400 mila euro per il 2028 in favore del Ministero dell'interno per il potenziamento del Sistema informativo elettorale - SIEL, anche in relazione alla introduzione della tessera elettorale digitale. I commi da 4 a 6 modificano la disciplina relativa al ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Nello specifico, si prevede una riforma dell'istituto attraverso l'eliminazione del ruolo esercitato dal Capo dello Stato nell'ambito del rimedio giustiziale in oggetto. In particolare, vengono modificate una serie di disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica n. 1199 del 1971, al fine di espungere il riferimento al Presidente della Repubblica.
Ricordo che l'articolo 7 reca misure di semplificazione per l'attuazione della riforma in materia di disabilità. In particolare, i commi da 1 a 3 intervengono sulle disposizioni in materia di disabilità contenute nel decreto legislativo n. 62 del 2024. In primo luogo, il comma 1 prevede l'estensione delle attività di sperimentazione relative alle nuove norme in materia di accertamento della condizione di disabilità attraverso la valutazione di base e di elaborazione del progetto di vita individualizzato e personalizzato attraverso la valutazione multidimensionale a ulteriori 40 province. Inoltre, il comma 2 reca una disposizione volta ad assicurare la formazione dei soggetti coinvolti nella progressiva attuazione della riforma della disabilità. Il comma 3 modifica, infine, le norme relative alla composizione delle unità di valutazione di base, all'avvio del procedimento per l'elaborazione del progetto di vita e alla condivisione di banche dati e informazioni per l'erogazione di prestazioni assistenziali o sanitarie alle persone con disabilità. Il comma 4 modifica le modalità di utilizzo e di riparto del Fondo unico per l'inclusione delle persone con disabilità, attribuendo all'Autorità politica delegata in materia di disabilità la competenza a definire, con proprio decreto, sentita la conferenza unificata, le modalità di utilizzo del Fondo per l'attuazione delle misure di competenza statale. Per la finalità relativa al finanziamento del trasporto scolastico degli studenti con disabilità, il riparto del Fondo è disposto con decreto della medesima Autorità, da adottare d'intesa con la conferenza unificata, mentre, per la finalità riguardante il potenziamento dei servizi di assistenza all'autonomia e alla comunicazione per gli alunni con disabilità, il riparto del Fondo è attuato con le modalità definite dall'articolo 1, comma 710, della legge di bilancio per il 2026. Il comma 5 reca un'integrazione della disciplina sulla procedura di definizione, nell'ambito del Piano integrato di attività e organizzazione (PIAO) di una pubblica amministrazione, delle modalità e delle azioni intese a realizzare la piena accessibilità, fisica e digitale, all'amministrazione da parte degli ultrasessantacinquenni e delle persone con disabilità. L'integrazione concerne l'ambito dei soggetti destinatari della comunicazione del nominativo del dipendente incaricato della suddetta predisposizione; la novella inserisce nell'ambito dei soggetti destinatari, finora costituito esclusivamente dal dipartimento della funzione pubblica, il Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. Il comma 6 prevede che il Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità possa presentare osservazioni, nei modi definiti dall'Organismo indipendente di valutazione della performance, al Piano della performance di una pubblica amministrazione e alla relazione annua sulla performance, con riferimento ai profili riguardanti le possibilità di accesso e l'inclusione sociale delle persone con disabilità. Il successivo comma 7 prevede che anche il Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità possa presentare ricorso al giudice amministrativo nei confronti di un'amministrazione pubblica e di un concessionario di servizi pubblici, nelle ipotesi di mancata attuazione o violazione dei livelli di qualità dei servizi essenziali per l'inclusione sociale e l'accessibilità delle persone con disabilità; il ricorso in oggetto, inteso a ripristinare il corretto svolgimento della funzione o la corretta erogazione del servizio, può essere proposto qualora dalla suddetta mancata attuazione o violazione derivi una lesione diretta, concreta e attuale di interessi giuridicamente rilevanti e omogenei delle medesime persone. Il comma 8 modifica la procedura per l'adozione del programma di azione triennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità. La novella integra la disciplina vigente, la quale prevede che il programma, inteso all'attuazione della legislazione nazionale e internazionale, sia predisposto dall'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità; la novella prevede che il programma sia successivamente adottato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri ovvero dell'Autorità politica delegata in materia di disabilità, previa deliberazione del Consiglio dei ministri. Il comma 9, lettera a), consente all'Ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità di avvalersi anche del personale delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco nel limite complessivo di una unità. Il comma 9, lettera b), introduce una norma di interpretazione autentica che estende l'applicazione del regime delle spese di giustizia previsto per le amministrazioni anche al Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. Il comma 10 reca una clausola di invarianza finanziaria riferita all'attuazione del complesso delle disposizioni dell'articolo 7.
L'articolo 7-bis, inserito in sede referente, amplia la platea dei soggetti beneficiari dell'Assegno unico e universale. In particolare, con le modifiche agli articoli 1 e 3 del decreto legislativo n. 230 del 2021, tra i richiedenti rientrano anche i lavoratori degli Stati membri dell'Unione europea non residenti in Italia, che hanno un contratto di lavoro subordinato o di attività da lavoro autonomo con iscrizione a una gestione previdenziale obbligatoria secondo la legislazione italiana e versamento effettivo della relativa contribuzione sociale obbligatoria secondo la legislazione italiana, e coloro, in possesso dei requisiti previsti, che hanno figli residenti in un altro Stato membro dell'Unione europea a carico fiscalmente secondo la legislazione italiana.
Segnalo, inoltre, che l'articolo 8 reca semplificazioni in materia di obblighi amministrativi e di obblighi di pubblicazione per amministrazioni ed imprese. In tale contesto, il comma 1 dispone l'eliminazione dell'obbligo di conservazione decennale delle ricevute cartacee diverse dalle fatture, scontrini o ricevute fiscali, generate dai terminali POS abilitati ad accettare pagamenti con carta di credito, debito e prepagata. In luogo a tali documenti cartacei, è possibile utilizzare le comunicazioni inviate ai clienti e la documentazione fornita, anche in formato digitale, da banche e intermediari finanziari, qualora le stesse contengano le informazioni relative alle singole operazioni poste in essere e siano conservate secondo le modalità civilistiche. I commi 2 e 3 dispongono in merito ad obblighi di trasparenza in capo ad una platea di soggetti che operano con risorse pubbliche, dalle pubbliche amministrazioni agli enti privati. Si prevede che adempimenti di trasparenza riguardanti i dati sui pagamenti siano assolti tramite la pubblicazione di un link al sito internet «Soldi pubblici» e collegamenti diretti con talune banche dati centralizzate. I commi 3-bis e 3-ter, inseriti in sede referente, introducono delle semplificazioni in materia di termini di fatturazione delle operazioni IVA.
L'articolo 9 reca disposizioni in materia di opere in prossimità della linea di vigilanza doganale e nel mare territoriale, sostituendo l'articolo 7 dell'Allegato 1, del decreto legislativo n. 141 del 2024, al fine di introdurre una semplificazione procedimentale alla disciplina dei divieti di edificare in prossimità della cosiddetta “linea doganale”, senza ulteriore aggravio a carico della finanza pubblica.
Faccio presente che l'articolo 10 reca misure urgenti di semplificazione in materia di circolazione stradale e di abilitazione alla guida e di navigazione. In particolare, il comma 1 intende superare le criticità riscontrate nel contesto ordinamentale vigente legate all'esame di idoneità professionale degli autotrasportatori prevedendo che i cittadini potranno sostenere l'esame di idoneità in una provincia diversa da quelle di residenza. Il comma 2 prevede che, nelle more della revisione organica della materia e, comunque, non oltre la data del 31 dicembre 2026, possano essere nominati componenti delle commissioni mediche locali di cui all'articolo 119, comma 4, del codice della strada, anche i medici in quiescenza, fino al compimento del settantacinquesimo anno di età, già appartenenti alle amministrazioni e ai corpi di cui al comma 2 del medesimo articolo 119, previa comunicazione all'azienda sanitaria locale della disponibilità a proseguire nell'incarico. Il comma 3 è volto ad assicurare su tutto il territorio nazionale il corretto svolgimento degli esami di guida, consentendo l'utilizzo dei dispositivi di inibizione delle frequenze anche agli uffici della motorizzazione civile delle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, al fine di prevenire eventuali episodi di utilizzo fraudolento di apparecchiature di ricetrasmissione durante lo svolgimento degli esami di teoria per il conseguimento della patente di guida. Il comma 4, all'esito delle modifiche apportate in sede parlamentare, introduce una novella dell'articolo 5, comma 3, del decreto-legge 21 maggio 2025, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 2025, n. 105. Si prevede che il numero massimo delle autorizzazioni alla circolazione di prova concesse alle aziende che utilizzano le targhe per attività di ricerca, sviluppo, produzione e collaudo di veicoli ovvero di loro componenti è fissato in quantità non superiore al numero dei dipendenti del titolare dell'autorizzazione e degli addetti che partecipano stabilmente all'attività di impresa in ragione di rapporti di collaborazione funzionale, attestato da idonea documentazione e da apposita delega. Alle imprese autorizzate a svolgere le attività di imbarco e di sbarco da e su nave e quelle di movimentazione di veicoli non ancora immatricolati nei porti e tra le aree portuali e le zone retroportuali esterne alle aree operative portuali, in attesa del successivo trasporto alla destinazione finale, può comunque essere rilasciato un numero massimo di autorizzazioni alla circolazione di prova pari al numero dei dipendenti addetti alle attività operative e dei dipendenti e dei soci del soggetto autorizzato alla fornitura di lavoro portuale temporaneo ai sensi dell'articolo 17 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, di cui ordinariamente l'impresa autorizzata si avvale, come attestato dalla competente Autorità di sistema portuale. Le autorizzazioni alla circolazione in prova consentono il trasporto, oltre al conducente, di un solo passeggero, individuato nella persona del titolare dell'autorizzazione ovvero selezionato tra i dipendenti del titolare dell'autorizzazione o tra gli addetti titolari di rapporti di collaborazione funzionale con il medesimo. Tale limite non si applica alle autorizzazioni alla circolazione concesse alle aziende, alle università e agli enti di ricerca che utilizzano le targhe per attività di ricerca e sperimentazione, di sviluppo, di produzione e di collaudo di veicoli ovvero di loro componenti. Si prevede infine che chiunque circola in violazione delle disposizioni suddette è soggetto alla sanzione prevista dall'articolo 98, comma 3, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Il comma 5, modificato nel corso dell'esame parlamentare, reca l'interpretazione autentica del comma 3 dell'articolo 172-bis del codice della navigazione, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 327. Tale norma si interpreta nel senso che il trasbordo del personale imbarcato tra unità dello stesso armatore, entrambe regolarmente armate, non comporta la messa in disarmo dell'unità di provenienza, purché essa rimanga ormeggiata.
Segnalo che l'articolo 11, modificato in sede referente, apporta diverse modifiche al codice dell'amministrazione digitale (Decreto legislativo n. 82/2005). Si prevede, in particolare, il riconoscimento del diritto di ciascun cittadino di accedere alle informazioni relative ai propri strumenti digitali (CIE, SPID, PEC), oltre all'introduzione dell'obbligo di iscrizione all'indice dei domicili digitali delle p.a. e dei gestori di pubblici servizi anche delle società a controllo pubblico. La disposizione introduce il divieto per le p.a. di richiedere ai cittadini e alle imprese dati e informazioni già detenuti da un'amministrazione secondo il principio dell'once only, prevedendo l'accesso automatico delle p.a. ai dati contenuti nell'Anagrafe nazionale della popolazione residente, l'istituzione dell'Anagrafe nazionale digitale della gente di mare e l'accesso e l'utilizzo del punto di accesso telematico ai servizi della pubblica amministrazione, da parte dei soggetti che abbiano compiuto il quattordicesimo anno di età senza bisogno dell'autorizzazione dei genitori.
Faccio presente, quindi, che l'articolo 12 reca misure urgenti in materia di microimprese. In tale ambito, il comma 1 reca novelle al codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003, introducendo una specifica disciplina relativa alla procedura di notifica delle violazioni di dati personali da parte delle microimprese, mentre il successivo comma 2 reca una clausola d'invarianza finanziaria riferita alle disposizioni di cui al comma 1. I commi 3 e 4 prevedono e disciplinano la nomina di un responsabile tecnico temporaneo, rispettivamente, per l'attività da estetista e per l'attività di acconciatore. Il comma 5 introduce e disciplina il rilascio del modulo unico per la trasmissione in via telematica degli attestati da parte degli enti di formazione inerenti ai titoli di qualificazione per l'attività di installazione e di manutenzione straordinaria di impianti alimentati dalle fonti energetiche rinnovabili.
Segnalo, quindi, che l'articolo 13, modificato in sede referente, interviene sul codice delle comunicazioni elettroniche introducendovi misure dirette, anzitutto, a semplificare e accelerare i procedimenti per la realizzazione degli allacci e delle infrastrutture di rete a banda ultra larga, prevedendo deroghe procedurali e termini certi per gli interventi di limitata estensione sulla viabilità ed abbreviando il termine entro cui le autorità devono autorizzare l'installazione di infrastrutture di comunicazione su suolo pubblico o privato. La disposizione interviene, inoltre, su profili tecnici concernenti la disciplina relativa alle interferenze con condutture e linee, estendendone l'ambito di applicazione anche alle linee di telecomunicazioni, e rafforza gli obblighi di trasparenza informativa gravanti sui fornitori di servizi di accesso a internet in ordine alle tecnologie disponibili presso l'indirizzo dell'utente e alle relative prestazioni.
Osservo, poi, che l'articolo 14 reca disposizioni in materia di bonifiche, di industrie insalubri, nonché in materia di rifiuti. In particolare, il comma 1, lettera a), provvede ad aggiornare il riferimento normativo, contenuto nell'articolo 216 del decreto legislativo n. 152 del 2006, alla cosiddetta lista verde dei rifiuti recata dal regolamento (CE) n. 1013/2006, in ragione dell'abrogazione di tale regolamento, richiamando piuttosto l'allegato III al regolamento (UE) 2024/1157, mentre il comma 2 prevede che la novella introdotta si applichi a decorrere dal 22 maggio 2026. Le restanti lettere del comma 1 recano novelle al decreto legislativo n. 152 del 2006 relative alla disciplina delle bonifiche, al fine di precisare l'ambito applicativo del regolamento relativo agli interventi di bonifica delle aree agricole, facendo riferimento alle aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento previste dagli strumenti urbanistici vigenti, nonché al fine di chiarire che i permessi, le autorizzazioni e le concessioni acquisiti nell'ambito della conferenza di servizi deputata all'approvazione del progetto di bonifica siano efficaci per un periodo pari a quello previsto nel progetto approvato per la realizzazione degli interventi, fatti salvi il mutamento del contesto ambientale di riferimento o modifiche progettuali che chiedano una nuova valutazione. Si interviene, quindi, sulla disciplina degli interventi realizzabili nei siti inquinati ampliando l'insieme degli interventi che possono essere realizzati ai sensi dell'articolo 242-ter del decreto legislativo n. 152 del 2006, tra i quali sono compresi quelli del PNRR, inserendovi anche quelli previsti dal Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR, precisandosi altresì che, nelle more dell'adozione da parte delle regioni della disciplina attuativa, le categorie di interventi, nonché i criteri e le procedure di valutazione e le modalità di controllo definiti dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica trovano applicazione anche per le aree ricomprese nei siti di competenza regionale. Il comma 3 prevede che le industrie in possesso di un'autorizzazione integrata ambientale o di un'autorizzazione unica ambientale o di autorizzazioni relative alle emissioni in atmosfera e agli scarichi idrici non sono classificate come insalubri. I commi 4 e 5 sopprimono le disposizioni recentemente introdotte dal decreto-legge n. 116 del 2025 e dalla legge n. 182 del 2025, in materia di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche per il potenziamento del cosiddetto ritiro «uno contro zero», cioè della possibilità di restituire gratuitamente al distributore un'apparecchiatura usata senza l'obbligo di doverne acquistare una nuova equivalente. In virtù delle soppressioni previste dai commi in esame, il ritiro «uno contro zero» ritorna ad essere disciplinato dal solo comma 2 dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 49 del 2014.
L'articolo 14-bis, introdotto in sede referente, stabilisce (al comma 1) che i piatti, le posate, le cannucce e gli agitatori per bevande in plastica sono considerati riutilizzabili e idonei a garantire effettivi molteplici utilizzi per gli stessi scopi per cui sono stati concepiti e sono commercializzabili come tali, a condizione che rispondano alle caratteristiche tecniche individuate dal presente articolo. Tali disposizioni (per espressa previsione del comma 2) si applicano a decorrere dal 365° giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge e nel rispetto della normativa vigente in materia di materiali e oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti.
Rilevo, quindi, che l'articolo 15, composto da un unico comma, reca misure urgenti di semplificazione a favore dei malati cronici e delle persone affette da patologie rare. In particolare, l'articolo dispone che, al fine di garantire adeguata continuità terapeutica, per l'approvvigionamento le regioni possano procedere all'acquisto dei farmaci coperti da brevetto in indicazioni d'uso esclusive, ivi inclusi i farmaci per il trattamento di malattie rare e i farmaci innovativi forniti sul mercato da un unico operatore detentore dell'autorizzazione all'immissione in commercio, attraverso una procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando, secondo quanto previsto dall'articolo 76 del codice dei contratti pubblici.
Nell'ambito della Sezione III, relativa a disposizioni urgenti in materia di giustizia, l'articolo 16 reca disposizioni per l'attuazione della riforma della giustizia tributaria realizzata nell'ambito del PNRR. In particolare, il comma 1 modifica in primo luogo la disciplina riguardante la nomina a presidente di Corte di giustizia tributaria, precisandosi che il presidente non potrà essere nominato tra i soggetti che raggiungeranno l'età pensionabile entro i quattro anni successivi alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda per partecipare all'interpello, e non più entro i quattro anni successivi alla loro nomina. Si modifica, inoltre, la disciplina relativa allo svolgimento delle prove scritte del concorso pubblico per accedere alla nomina a magistrato tributario, consentendosi altresì la nomina quale presidente della commissione di concorso anche del presidente di una Corte di giustizia tributaria di primo grado, anziché esclusivamente del presidente di una Corte di giustizia tributaria di secondo grado, come precedentemente previsto. Si apportano, altresì, modifiche alla disciplina del tirocinio dei magistrati tributari. A seguito delle modificate apportate in sede referente, il medesimo comma 1 specifica, infine, che tra i magistrati reclutati tramite concorso possono essere nominati giudici delle corti di giustizia tributaria di secondo grado solo quelli che hanno conseguito un'anzianità di servizio di almeno 3 anni presso le corti di primo grado. Il comma 2 amplia le competenze del giudice tributario monocratico di primo grado aumentando il valore delle controversie ad esso devolute da 5.000 a 10.000 euro, con modifiche che, ai sensi del comma 6, si applicano ai ricorsi notificati a decorrere dal 2 maggio 2026. Il comma 2-bis, introdotto in sede referente, è volto a sostituire il riferimento al dipartimento delle finanze con quello al neo istituito dipartimento della giustizia tributaria quale organo incaricato di tenere l'elenco dei soggetti abilitati all'assistenza tecnica nel giudizio tributario, diversi da avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro. Il comma 3, in linea con gli interventi normativi compiuti dai commi precedenti, apporta le medesime modifiche al testo unico della giustizia tributaria di cui al decreto legislativo 14 novembre 2024, n. 175, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2027. Il comma 4 modifica la disciplina relativa alle prove scritte del concorso bandito dal Ministero dell'economia e delle finanze per il reclutamento di 68 unità di magistrati tributari, aumentate delle unità non assunte negli anni precedenti. Il comma 5 prevede che le entrate derivanti dal riversamento al bilancio dello Stato degli avanzi di gestione conseguiti dalle Agenzie fiscali diverse dall'Agenzia del demanio possano essere destinate anche al potenziamento dei servizi digitali della giustizia tributaria, ivi inclusi quelli relativi al processo tributario telematico. I commi da 6-bis a 6-septies, introdotti in sede referente, istituiscono tre direzioni territoriali del dipartimento della giustizia tributaria del Ministero dell'economia e delle finanze presso le Corti di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia, del Lazio e della Campania, individuandone i compiti e le dotazioni organiche. In particolare, il comma 6-bis ne prevede l'istituzione, stabilendo che ogni direzione territoriale sia articolata ciascuna in due uffici dirigenziali non generali, e che ad essa sia preposto un dirigente di livello generale con corrispondente incremento della dotazione organica di 3 posti di livello generale e di 6 posti di livello non generale del Dipartimento della giustizia tributaria del Ministero dell'economia e delle finanze; ad ogni direzione territoriale è attribuito inoltre un contingente di venti unità di personale amministrativo, di cui dodici unità di area funzionari e otto unità di area assistenti. Il comma 6-ter disciplina le funzioni dei direttori con funzioni dirigenziali di livello generale delle direzioni territoriali sopra indicate che, nell'ambito territoriale di competenza individuato nella tabella di cui all'allegato 1-bis al decreto nelle more del perfezionamento dei provvedimenti di riorganizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze. Il comma 6-quater individua ulteriori compiti attribuiti ai predetti direttori e il comma 6-quinquies definisce le funzioni dei due uffici dirigenziali non generali presenti in ciascuna delle direzioni territoriali. Il comma 6-sexies individua la copertura degli oneri derivanti dai commi precedenti. Il comma 6-septies infine dispone che, nelle more del perfezionamento dei provvedimenti di riorganizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze, al fine di assicurare l'immediato funzionamento delle direzioni territoriali, si provvede al conferimento degli incarichi dirigenziali di livello generale e non generale previsti nei commi dalle disposizioni sopra indicate.
Evidenzio, quindi, che l'articolo 17 reca un complesso di disposizioni volte a garantire il conseguimento degli obiettivi della Riforma 1.4 «Giustizia civile» della Missione 1, Componente 1, del PNRR, con particolare riferimento alla riduzione dei tempi di definizione dei procedimenti civili e commerciali, da conseguire entro il 30 giugno 2026. Più nel dettaglio, il comma 1 interviene sull'articolo 3 del decreto-legge n. 117 del 2025, che disciplina l'istituto dell'applicazione a distanza dei magistrati per lo smaltimento dell'arretrato civile, nonché reca disposizioni volte a consentire ai magistrati ordinari in pensione che non hanno compiuto i settantacinque anni di età di partecipare, su domanda, al programma di smaltimento dei procedimenti civili arretrati, mentre il comma 2 provvede alla copertura degli oneri derivanti dall'attuazione del comma 1. Il comma 3 introduce modifiche agli articoli 696 e 696-bis del codice di procedura civile, in materia di accertamento tecnico preventivo e di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, disponendo un meccanismo di sospensione e successiva definizione del processo, mentre il comma 4 disciplina il regime temporale di applicazione delle novelle introdotte dal comma 3 e il comma 5 reca una clausola di invarianza finanziaria riferita all'applicazione dei precedenti commi 3 e 4. Il comma 6 introduce modifiche al decreto legislativo 28 marzo 2024, n. 45, recante la disciplina dei criteri e delle modalità di conferimento degli incarichi extragiudiziari ai magistrati presso le pubbliche amministrazioni.
Rilevo che l'articolo 17-bis, introdotto in sede referente, prevede che, fino al termine per la completa informatizzazione degli uffici delle corti di appello e delle procure generali, all'atto di appello del Procuratore generale presso la corte di appello continuano ad applicarsi le disposizioni dell'articolo 582, comma 1, del codice di procedura penale nel testo previgente al decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150.
Nell'ambito della Sezione IV, relativa a disposizioni urgenti in materia di istruzione e merito, l'articolo 18 reca disposizioni connesse all'attuazione delle riforme della Missione 4, Componente 1, del PNRR di titolarità del Ministero dell'istruzione e del merito. In particolare, il comma 1, in materia di mobilità del personale docente, demanda alla contrattazione collettiva integrativa l'individuazione di ulteriori criteri integrativi in tema di mobilità. Inoltre, in materia di formazione, si introducono disposizioni tese a semplificare il quadro normativo relativo agli accreditamenti degli enti di formazione. Il comma 2, in materia di reclutamento dei docenti, modificato in sede referente, interviene sulla normativa concernente l'accesso al ruolo: in primo luogo, resta ferma la possibilità di presentare domanda di assegnazione provvisoria, provinciale o interprovinciale, per il ricongiungimento con un genitore che abbia compiuto 65 anni; in secondo luogo, si estende la possibilità di essere inclusi negli elenchi regionali, ora prevista per i soli candidati risultati idonei nell'ambito dei concorsi per docenti banditi a decorrere dal 2020, anche ai candidati risultati idonei alla prova scritta della procedura straordinaria per i docenti della scuola secondaria bandita nel 2019; in terzo luogo, si prevede che l'ordine dei candidati da collocare nei previsti elenchi regionali, oltreché il criterio cronologico, segua il punteggio conseguito nelle prove scritte e orali dei concorsi, senza considerare la valutazione dei titoli; infine, si dispone che gli elenchi vengano suddivisi in due sezioni distinte, a seconda se vi sia o meno corrispondenza tra regione di svolgimento del concorso e regione per il cui elenco si chiede l'iscrizione. Il comma 3 interviene sulla normativa riguardante la riforma degli istituti tecnici, che partirà a decorrere dall'anno scolastico 2026/2027. In particolare, si sostituisce il riferimento temporale all'anno scolastico 2023/2024 con quello all'anno scolastico 2024/2025, quale anno da prendere a parametro per la definizione del numero massimo di classi attivabili nella scuola secondaria di secondo grado a decorrere dall'anno scolastico in cui entrerà in vigore la riforma. A seguito delle modifiche apportate in sede referente, si interviene sulla disciplina concernente il curricolo dei percorsi di istruzione tecnica dello studente. Il comma 3-bis, introdotto in sede referente, prevede che, per il perseguimento degli obiettivi della riforma degli ITS Academy, questi possano avvalersi, a determinate condizioni, anche di risorse derivanti dalla concessione in uso temporaneo dei laboratori alle imprese del settore produttivo che utilizzano le tecnologie caratterizzanti l'ITS Academy. I commi 4, 5, e 6 incidono, invece, sulla riforma riguardante la riorganizzazione del sistema scolastico. Si prevedono, a beneficio delle istituzioni scolastiche delle regioni che hanno adottato i piani di dimensionamento della rete scolastica per l'anno scolastico 2026/2027, risorse aggiuntive pari a 19 milioni di euro per l'attivazione di incarichi temporanei fino al 30 giugno 2027 di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, nonché un trattamento favorevole in termini di criteri da utilizzare per la determinazione dell'organico di istituto del personale ATA, ai fini del quale le istituzioni scolastiche accorpate si considerano invece alla stregua di istituzioni autonome. Si prevede, inoltre, l'attribuzione di ulteriori posizioni di esonero o di semiesonero dall'insegnamento nel limite di spesa di 9 milioni di euro per l'anno scolastico 2026/2027. Il comma 6-bis, aggiunto in sede referente, consente alla regione Friuli-Venezia Giulia, per gli anni scolastici dal 2027 al 2030 di attivare ulteriori autonomie scolastiche per le istituzioni di lingua slovena, in deroga ai limiti vigenti sul dimensionamento scolastico. Il comma 7 proroga di un anno, all'anno scolastico 2027/2028, la decorrenza del nuovo ordinamento professionale del personale ATA previsto dalla contrattazione collettiva vigente. Infine, il comma 8, in ragione del differimento disposto dal comma 7, sopprime il riferimento normativo ai sensi del quale era necessario procedere entro l'anno scolastico 2025/2026 alla revisione dei criteri e dei parametri per la definizione delle dotazioni organiche del personale ATA.
Faccio presente che l'articolo 19 reca novelle a diverse disposizioni di legge concernenti le attività dell'Unità di missione per il PNRR del Ministero dell'istruzione e del merito, al fine di garantire la regolare prosecuzione delle attività di controllo e monitoraggio di tale unità. In particolare, tra le modifiche introdotte, segnalo che il comma 1 proroga fino all'anno scolastico 2026/2027 l'operatività del Gruppo di lavoro di supporto alle istituzioni scolastiche per l'attuazione degli interventi legati al PNRR relativi alla digitalizzazione delle scuole, riducendosi da 100 a 70 unità il numero di docenti e assistenti amministrativi destinati al gruppo di supporto alle scuole e sopprimendosi la possibilità di disporre il comando di tale personale presso gli uffici scolastici regionali. Si proroga, inoltre, dall'anno 2026 all'anno 2027 il vincolo di destinazione delle risorse in corso di utilizzo per la realizzazione dei progetti PNRR. Il comma 2 proroga di un anno, fino all'anno scolastico 2026/2027, l'operatività delle équipe formative territoriali, individuate dal Ministero dell'istruzione e del merito al fine di fornire supporto alla formazione del personale scolastico, nell'ambito dell'unità di missione per il PNRR. Il comma 3 interviene sulla disciplina relativa alla progettazione di scuole innovative. In tale ambito, si estendono, fino al termine di operatività della medesima Unità di missione, le task force in materia di edilizia scolastica attivate in collaborazione con il Dipartimento per le politiche di coesione e per il sud e si proroga fino al termine di operatività della medesima Unità di missione la possibilità per quest'ultima di avvalersi degli uffici dirigenziali di livello non generale del Ministero competenti in materia di fondi strutturali. I commi 4 e 5 provvedono alla copertura finanziaria degli oneri derivanti, rispettivamente, dal comma 2 e dal comma 3, lettera a).
Nell'ambito della sezione V, relativa a disposizioni urgenti in materia di università e ricerca, l'articolo 20 reca misure urgenti in materia di alloggi e di residenze per studenti universitari per l'attuazione della Riforma 1.7 «Riforma della legislazione sugli alloggi per studenti e investimenti negli alloggi per studenti» della Missione 4, Componente 1, del PNRR. In particolare, il comma 1 dispone che l'apposito Commissario straordinario, attualmente nominato fino al 31 dicembre 2026, resti in carica sino al 31 dicembre 2029 al fine di monitorare la fase esecutiva connessa alla realizzazione degli obiettivi della Missione 4, Componente 1, del PNRR, relativa alla realizzazione di nuovi posti letto destinati agli studenti universitari. Il comma 2 prevede, invece, che gli interventi edilizi necessari ai fini del mutamento di destinazione d'uso, funzionali all'impiego, quali residenze universitarie, di immobili già esistenti, possano essere realizzati con permesso di costruire convenzionato, qualora sia necessaria la realizzazione di opere di urbanizzazione a potenziamento di quelle già esistenti, funzionali all'intervento, da cedere al comune. In tali casi, si prevede espressamente che non sia necessaria, laddove prevista dagli strumenti urbanistici, la previa approvazione di un piano attuativo o di un piano di secondo livello comunque denominato.
Rilevo che l'articolo 21 reca ulteriori disposizioni relative a interventi della Missione 4 del PNRR di competenza del Ministero dell'università e della ricerca. In particolare, i commi da 1 a 4 recano disposizioni volte alla semplificazione e all'efficientamento del diritto allo studio universitario, in linea con gli obiettivi posti dal PNRR. Il comma 1 autorizza gli organismi regionali di gestione del diritto allo studio universitario ad accedere, a certe condizioni e rispettando determinate garanzie, ai dati personali degli studenti, trattati dal Ministero dell'università e della ricerca, per rendere più semplici le procedure connesse alla tutela del diritto allo studio universitario. Il comma 2 demanda ad un decreto del Ministro dell'università e della ricerca il compito di stabilire gli elementi essenziali del trattamento dei dati personali degli studenti per le finalità di cui al comma 1. Il comma 3 introduce una disciplina transitoria per assicurare il tempestivo ed efficace espletamento delle procedure di verifica delle autocertificazioni degli studenti interessati dalla riforma dell'accesso ai corsi di laurea in medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria e veterinaria, così da garantire l'erogazione delle borse di studio anche in caso di mobilità fra regioni diverse. Il comma 4, infine, interviene sulla disciplina delle politiche di bilancio e di reclutamento degli atenei, stabilendo che le spese sostenute per i contratti di ricerca e, entro alcuni limiti, per gli incarichi post-doc e per gli incarichi di ricerca, sono escluse dal computo delle spese complessive del personale. Il comma 4-bis, aggiunto in sede referente, introduce deroghe ai vigenti limiti di spesa per i contratti di ricerca, per gli incarichi di ricerca e per gli incarichi post-doc, relativamente alle risorse provenienti da finanziamenti esterni, ivi comprese quelle rivenienti dal PNRR. Il comma 4-ter, aggiunto anch'esso in sede referente, prevede misure di coordinamento alla luce di una delle deroghe disposte dal comma precedente. I commi da 5 a 8 recano alcune modifiche all'organizzazione delle scuole di specializzazione per le professioni legali al fine di ampliarne l'accesso e l'offerta formativa. I commi 8-bis e 8-ter, introdotti in sede referente, recano disposizioni relative al finanziamento dei dottorati di ricerca nelle istituzioni attivati dalle istituzioni statali dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), in linea con gli obiettivi posti dal PNRR. In particolare, il comma 8-bis incrementa il Fondo per il funzionamento ordinario delle citate istituzioni di 17 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2031, destinando le risorse al finanziamento dei dottorati di ricerca ivi attivati. Il comma 8-ter reca la copertura finanziaria degli oneri di cui al comma precedente.
L'articolo 21-bis, introdotto in sede referente, al comma 1 incrementa di circa 22 milioni di euro per il 2026 per il finanziamento del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca, al fine di consentire agli enti pubblici di ricerca vigilati dal Ministero dell'università e della ricerca di completare i progetti finanziati dal PNRR, mentre al comma 2 reca la relativa copertura finanziaria.
Nell'ambito della sezione VI, relativa a disposizioni urgenti in materia di infrastrutture e di trasporti, l'articolo 22 reca numerose modifiche finalizzate all'attuazione della Riforma 1.3 della Missione 3, Componente 1, del PNRR relativa all'efficienza dell'infrastruttura ferroviaria italiana, come modificata a seguito della sesta revisione del PNRR approvata a novembre 2025. In particolare, il comma 1 reca modifiche volte a rendere più efficiente la pianificazione e la gestione degli investimenti infrastrutturali nel settore ferroviario, tramite modifiche al contenuto e alla durata del documento strategico pluriennale della mobilità e al contenuto del contratto di programma tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rete Ferroviaria Italiana (RFI) S.p.A. Il comma 2 novella l'articolo 37, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, in materia di poteri dell'Autorità di regolazione dei trasporti, mentre il comma 3 novella in più punti la legge sulla concorrenza 2021, di cui alla legge n. 118 del 2022, relativamente al quadro normativo per i principi di affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale. Si introducono, inoltre, disposizioni in materia di affidamento dei servizi ferroviari intercity e di valutazioni economiche e finanziarie nei servizi pubblici di concessione. Il comma 4 modifica i criteri per la ripartizione del Fondo nazionale per il concorso dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale, al fine di fare riferimento agli «affidamenti non conformi», anziché solamente alle «gare non conformi» alle delibere dell'Autorità di regolazione dei trasporti. Il comma 5 reca una clausola di invarianza finanziaria riferita all'attuazione dell'intero articolo 22.
Faccio presente, poi, che l'articolo 23 reca disposizioni in materia di investimenti relativi alle infrastrutture ferroviarie di cui alla Missione 3, Componente 1, del PNRR. Il comma 1 autorizza RFI S.p.A., fino al 30 marzo 2026, a erogare ai soggetti affidatari dei lavori ricompresi nella Missione 3, Componente 1, del PNRR un'anticipazione provvisoria, fino al 10 per cento dell'ammontare delle riserve riferite agli oneri già sostenuti, sulle quali non si sia già pronunciato il collegio consultivo tecnico. Il comma 2 attribuisce a RFI S.p.A. il potere di procedere all'espropriazione delle aree individuate quali siti di conferimento delle terre e rocce da scavo prodotte dai cantieri ferroviari, ai fini della relativa riambientalizzazione. Il comma 3, infine, precisa che i soggetti che possono usufruire delle semplificazioni amministrative e procedurali previste dalla legge di bilancio 2025 per la realizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili direttamente interconnessi alle infrastrutture di alimentazione della trazione ferroviaria sono il gestore dell'infrastruttura ferroviaria e le società ad esso collegate o appartenenti al gruppo Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A.
L'articolo 23-bis, introdotto in sede referente e composto da un unico comma, dispone l'obbligo per l'appaltatore, nell'ambito di interventi finanziati, in tutto o in parte, con le risorse del PNRR, del Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR (PNC) e dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali dell'UE, di comunicare la conclusione dei lavori del subappaltatore. L'articolo disciplina poi le modalità di acquisizione del documento unico di regolarità contributiva del subappaltatore (DURC) del subappaltatore ai fini del pagamento dello stesso.
Rilevo che l'articolo 24 istituisce lo Strumento finanziario nazionale per gli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico e detta disposizioni di attuazione dell'Investimento 4.5 «Regime di sovvenzioni per gli investimenti in infrastrutture idriche» della Missione 2, Componente 4, del PNRR. In particolare, il comma 2 prevede che lo Strumento di cui al comma 1 è alimentato da una quota pari a 1 miliardo di euro a valere sulle risorse assegnate al citato Investimento 4.5 della Missione 2, Componente 4, del PNRR dal fondo Next Generation EU-Italia e dalle risorse, pari a 39.848.621 euro, nella disponibilità della società INVITALIA assegnate ai sensi dell'articolo 1, comma 613, della legge n. 232 del 2016. Il comma 3 prevede che lo Strumento possa altresì essere alimentato dalle eventuali risorse, derivanti da riprogrammazioni, definanziamenti, rifinanziamenti ovvero rimodulazioni afferenti al PNRR, al medesimo assegnate nel rispetto delle competenze e delle procedure previste a legislazione vigente. Il comma 4, coerentemente con le finalità istitutive dello Strumento finanziario indicate al comma 1, prevede che le risorse rivenienti dal fondo Next Generation EU-Italia siano destinate al finanziamento dei progetti del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico e degli interventi del settore idrico ricompresi tra le opere di cui all'allegato IV al decreto-legge n. 77 del 2021 riferiti in particolare alla realizzazione delle opere di derivazione della Diga di Campolattaro e alla messa in sicurezza e ammodernamento del sistema idrico del Peschiera. Ai sensi del comma 5, le risorse nella disponibilità di Invitalia sono destinate a finanziare gli interventi del settore idrico relativi ai territori colpiti da eventi alluvionali ricompresi nell'Investimento 4.1 «Investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell'approvvigionamento idrico» della Missione 2, Componente 4, del PNRR, con particolare riferimento agli interventi di adeguamento e messa in sicurezza della cassa di laminazione del fiume Secchia e agli interventi di recupero di bacini di ex cava del fiume Marecchia, entrambi già ricompresi nel Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico. Il comma 6 prevede che gli interventi di cui ai commi 4 e 5, qualora rientranti nell'Investimento 4.1 «Investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell'approvvigionamento idrico» della Missione 2, Componente 4, del PNRR, sono contestualmente definanziati dal medesimo Investimento. Il comma 7 prevede che le risorse di cui al comma 4 dello Strumento sono finalizzate al riconoscimento, anche a titolo di cofinanziamento, di contributi a fondo perduto, di contributi in conto interessi, ovvero mediante la partecipazione in fondi rotativi o altri strumenti finanziari destinati al cofinanziamento di interventi infrastrutturali nel settore idrico ricompresi nel Piano di cui all'articolo 1, comma 516, della legge n. 205 del 2017. Il comma 8 prevede che per l'attuazione delle attività di cui al presente articolo, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si avvale, mediante apposito atto convenzionale e in coerenza con le disposizioni del PNRR, dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A. - INVITALIA S.p.A. Si prevede che con la medesima convenzione sono, altresì, definiti le modalità di accesso e i criteri di valutazione dei progetti di cui al comma 4 e finanziati a valere sulle risorse di cui al comma 2. Il comma 9 prevede che in relazione ai contributi da riconoscere a valere sulle risorse assegnate al citato Investimento 4.5 della Missione 2, Componente 4, del PNRR dal fondo Next Generation EU-Italia, entro trenta giorni dalla sottoscrizione della convenzione di cui al comma 8 e, comunque, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, la società INVITALIA S.p.A. provvede a definire e a rendere pubblici una serie di elementi specificamente individuati. Il comma 10 prevede che la società INVITALIA S.p.A. provvede all'esame delle proposte presentate ai sensi del comma 9 e alla predisposizione di un apposito elenco contenente le proposte ammissibili a finanziamento ricomprese nel Piano di cui all'articolo 1, comma 516, della legge n. 205 del 2017. Il comma 11 prevede che gli oneri per le attività di gestione dello Strumento di cui al comma 1 da parte della società INVITALIA S.p.A. sono posti, nel limite del 3 per cento, a carico delle risorse a valere sul citato Investimento 4.5 della Missione 2, Componente 4, del PNRR dal fondo Next Generation EU-Italia. Il comma 12 prevede che per la registrazione da parte degli organi di controllo della convenzione di cui al comma 8, i termini di cui all'articolo 3, comma 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, sono ridotti di un terzo. Il comma 13 prevede che sono fatte salve le funzioni e i compiti assegnati al Commissario straordinario nazionale per l'adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica di cui all'articolo 3 del decreto-legge 14 aprile 2023, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 giugno 2023, n. 68.
Nell'ambito della Sezione VII, relativa a disposizioni urgenti in materia di investimenti, l'articolo 25 reca disposizioni volte all'attuazione di interventi del PNRR di interesse del Ministero delle imprese e del made in Italy. In particolare, il comma 1 autorizza il Ministero delle imprese e del made in Italy a stipulare convenzioni con il GSE e con l'Agenzia delle entrate per l'attuazione dello scale-up dell'Investimento 9 della Missione 1, Componente 2, del PNRR, «Transizione 4.0». Il successivo comma 3 prevede che il medesimo Ministero pubblichi l'elenco dei beneficiari dei crediti di imposta relativi agli investimenti finanziati con le risorse PNRR del citato investimento «Transizione 4.0». Il comma 2 autorizza il Ministero delle Imprese e del made in Italy ad avvalersi di enti in house delle amministrazioni dello Stato, di società o enti selezionati in base alle norme in materia di contratti pubblici, per l'attuazione dell'Investimento 2.3 della Missione 4, Componente 2, del PNRR dedicato al potenziamento dei centri di trasferimento tecnologico. Il comma 4 autorizza la spesa di 6.324.763 di euro per l'anno 2026 per assicurare la continuità operativa dei progetti Testing and Experimentation Facilities. Il comma 5 stabilisce che al GSE debba essere riconosciuto un compenso di 5 milioni di euro, per ciascuno degli anni dal 2026 al 2028, a fronte dello svolgimento delle attività di gestione delle procedure di accesso e controllo dell'agevolazione fiscale relativa al cosiddetto iper-ammortamento, di sviluppo della relativa piattaforma informatica messa a disposizione delle imprese per effettuare le comunicazioni ivi necessarie, nonché delle altre attività di assistenza tecnica necessarie alla gestione della misura. I commi 5-bis e 5-ter, introdotti in sede referente, incrementano da 4 a 8 milioni di euro la spesa prevista per l'anno 2026 per lo svolgimento del servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari, a finanziamento degli oneri connessi al contratto tra il Ministero delle imprese e del made in Italy e la società Centro di produzione S.p.A., titolare dell'emittente “Radio Radicale”. L'autorizzazione di spesa è dunque portata ad un livello pari a quello già previsto per il 2025. Contestualmente, viene abrogata la previsione in base alla quale possono essere stipulati accordi diretti tra le Camere e il soggetto emittente per l'espletamento dei medesimi servizi. I commi 5-quater e 5-quinquies, introdotti in sede referente, introducono un regime temporaneo e derogatorio che consente di richiedere ex post (entro il 31 maggio 2026) la detrazione del 65 per cento per gli investimenti in start-up innovative effettuati nel primo semestre del 2025, regolamentando contestualmente i controlli ministeriali sul rispetto dei massimali previsti per gli aiuti de minimis. Il comma 5-sexies, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, autorizza direttamente il Ministero delle Imprese e del made in Italy ad assumere 40 unità di personale da inquadrare nell'area delle elevate professionalità.
Osservo, inoltre, che l'articolo 26 reca misure urgenti in materia di mercato e concorrenza in attuazione della Riforma 2 della Missione 1, Componente 2, del PNRR. Il comma 1, lettera a), novella la disciplina concernente la verifica della situazione gestionale dei servizi pubblici locali dettata dall'articolo 30 del decreto legislativo n. 201 del 2022. Tale disciplina prevede, qualora dalla ricognizione periodica della situazione gestionale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica emerga un andamento gestionale insoddisfacente, l'adozione da parte dell'ente locale di un atto di indirizzo con le necessarie misure correttive per il miglioramento della qualità del servizio interessato. Prevede, altresì, che l'Autorità garante della concorrenza e del mercato effettui un'attività di monitoraggio su tali atti di indirizzo, sentite le altre autorità competenti. Si specifica, altresì, che l'andamento gestionale deve considerarsi insoddisfacente anche al verificarsi di una sola delle condizioni già elencate dalla norma finora vigente. La disciplina applicabile in caso di situazione gestionale insoddisfacente stabilisce che, in caso di grave inadempimento nell'attuazione del piano previsto per intraprendere le necessarie misure correttive, l'ente locale possa risolvere anticipatamente il rapporto contrattuale. Con la novella in esame si prevede che tale disposizione si applichi anche in caso di mancata adozione del piano medesimo entro i termini temporali stabiliti oppure in caso di adozione di un piano insufficiente o inefficace. La lettera b) del medesimo comma 1 prevede che l'Autorità nazionale anticorruzione comunichi il termine perentorio, non superiore a trenta giorni, per le integrazioni ritenute necessarie, all'ente locale che non abbia adottato la relazione sulla situazione gestionale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, che non abbia pubblicato la medesima relazione nel sito internet istituzionale o che non abbia adottato l'atto di indirizzo previsto in caso di esito insoddisfacente della ricognizione periodica della situazione gestionale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica nei rispettivi territori. Il comma 2 integra le previsioni della legge annuale per il mercato e la concorrenza del 2025 volte all'accelerazione del trasferimento tecnologico, prevedendo che l'atto di indirizzo strategico adottato, con decreto, dal Ministero delle imprese e del made in Italy e dal Ministero dell'università e della ricerca abbia il preciso obiettivo di rafforzare e rendere più efficienti gli uffici per il trasferimento tecnologico; il medesimo comma proroga inoltre il termine entro cui tale atto di indirizzo dovrà essere adottato al 30 giugno 2026. Il comma 3 modifica la disciplina che ha previsto la definizione, sulla base di un'intesa, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, successiva agli esiti delle attività di un Tavolo di lavoro, di una revisione delle norme relative agli accreditamenti delle strutture sanitarie o sociosanitarie, pubbliche o private, rilasciati da parte delle regioni o province autonome, e agli accordi contrattuali delle suddette strutture accreditate con i medesimi enti territoriali, o con gli enti e aziende del Servizio sanitario nazionale. La novella definisce alcuni criteri per la suddetta revisione, prevedendo lo svolgimento di una procedura ad evidenza pubblica per la selezione dei soggetti erogatori, al fine della stipulazione degli accordi in esame che consenta comunque di salvaguardare i livelli occupazionali e la continuità assistenziale, articolata per tipologia di paziente o assistito e relativa fragilità, e che sia improntata a determinati parametri individuati dalla lettera b) del medesimo comma 3.
Nell'ambito della Sezione VIII, relativa a disposizioni urgenti in materia di ambiente, l'articolo 27 istituisce programmi di sovvenzione PNRR per la concessione di contributi a sostegno degli Investimenti 1.1 «Sviluppo di sistemi agri-voltaici», 1.2 «Promozione delle FER per le comunità energetiche e l'autoconsumo» e 1.4 «Sviluppo del biometano» della Missione 2, Componente 2, del PNRR. Il comma 2 individua nel Gestore dei servizi energetici S.p.A. il soggetto gestore dei tre programmi di sovvenzione, prevedendo il subentro della società al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica nell'erogazione dei contributi nonché nei rapporti in essere con i soggetti già selezionati o beneficiari dei medesimi contributi sulla base dei provvedimenti già adottati alla data di entrata in vigore del provvedimento in esame. Il comma 3 prevede la possibilità per i progetti dei tre Investimenti in questione di accedere alle risorse dei programmi di sovvenzione introdotti dall'articolo in commento, ponendo come condizione il rispetto dei requisiti previsti dai decreti di attuazione relativi al citato articolo 14, comma 1, lettere b), c) ed e). Il comma 4 pone come obbligo il rispetto del principio di non arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali, nel rispetto dell'orientamento tecnico sull'applicazione di detto principio fornito dalla Commissione con la comunicazione 2021/C58/01 del 18 febbraio 2021. Facendo salva la disciplina prevista dall'articolo 9 del regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 febbraio 2021, il comma 5 reca la non cumulabilità dei contributi concessi nell'ambito dei presenti programmi PNRR con altri contributi, crediti di imposta o agevolazioni, comunque denominati, a valere su risorse dell'Unione europea. Il comma 6, modificato in sede di esame referente, fissa al 30 giugno 2026 il termine ultimo entro cui la società GSE stipula accordi di concessione con ciascun soggetto beneficiario dei programmi di sovvenzione di cui al comma 1, sino all'esaurimento dell'importo previsto per ogni programma di sovvenzione. Fermo restando l'entrata in esercizio entro il termine di ventiquattro mesi degli impianti che accedono ai programmi di sovvenzione, di cui al comma 3, gli accordi di concessione devono indicare anche la tempistica di rendicontazione delle spese ammissibili. A seguito di una modifica apportata in sede referente, è stato disposto che il termine del 30 giugno 2026 può essere prorogato di ulteriori 60 giorni, in presenza di comprovate difficoltà procedurali o amministrative. Il comma 7 dispone che i contributi in conto capitale siano assegnati dalla società GSE a maggioranza da un comitato indipendente per l'investimento, appositamente istituito, nel rispetto della disciplina prevista dal PNRR. Il comma 8 prevede che la società GSE adotta regole operative per gli Investimenti 1.1, 1.2 e 1.4 della Missione 2, Componente 2, del PNRR, entro il termine di 45 giorni dalla data di stipulazione degli accordi di cui al comma 2.
Nell'ambito del Capo I del Titolo II, relativo a disposizioni in materia di politiche di coesione, l'articolo 28 reca misure urgenti in materia di investimenti finanziati con le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione. In particolare, il comma 1 interviene sulle disposizioni contenute nel decreto-legge n. 124 del 2023, allo scopo di ridefinire le modalità mediante le quali è possibile procedere alla modifica del cronoprogramma finanziario degli Accordi per la coesione. Si prevede la soppressione della disposizione che limitava la modifica del cronoprogramma esclusivamente nel caso di impossibilità di rispettare il cronoprogramma per cause non imputabili ai soggetti attuatori o all'amministrazione titolare delle risorse, chiarendo, al contempo, che gli Accordi possono essere modificati solo a seguito di verifica della compatibilità con gli equilibri di finanza pubblica, nel rispetto dei limiti finanziari annuali relativi al Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2021-2027, previsti dall'articolo 1, commi 750 e 754, della legge di bilancio per il 2026. La disposizione eleva dal 10 al 20 per cento il limite massimo dell'anticipazione del piano finanziario annuale, indicato nell'Accordo per la coesione, che può essere erogata entro ciascun anno finanziario. Il comma 2 incrementa in misura pari a 200 milioni di euro per l'anno 2026 la dotazione del Fondo turismo di cui all'articolo 178 del decreto-legge n. 34 del 2020, destinato alle iniziative di valorizzazione del patrimonio turistico nazionale. Il comma 2-bis, inserito in sede referente, estende l'ambito territoriale di ammissibilità degli investimenti finanziabili a valere sulle risorse del Fondo di sostegno ai comuni marginali anche gli investimenti realizzati nei territori dei comuni ricadenti, alla data di entrata in vigore della disposizione, nell'ambito di competenza del Consorzio industriale del Lazio e del Consorzio per lo sviluppo industriale Piceno Consind, anche qualora non inclusi nelle aree di cui all'articolo 3 della legge n. 646 del 1950. Il medesimo comma 2-bis stabilisce specifici criteri di imputazione dei citati investimenti con riferimento alla ripartizione di cui all'articolo 3 del D.P.C.M. 19 maggio 2025. Il comma 3 autorizza uno stanziamento di 10 milioni di euro per l'anno 2026 e di 80 milioni di euro per l'anno 2027, per il finanziamento di interventi di prevenzione del rischio sismico su infrastrutture pubbliche nei territori dei comuni intermedi, periferici e ultraperiferici rientranti nella mappatura delle aree interne del periodo di programmazione 2021-2027, tenuto conto della relativa classificazione sismica, ponendo i relativi oneri a carico delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2021-2027. Il comma 3-bis, aggiunto in sede referente, prevede il riconoscimento di un contributo annuo di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2030 all'Istituto italiano per gli studi storici e all'Istituto italiano per gli studi filosofici, da ripartirsi in pari misura, al fine di concorrere alla realizzazione delle attività di ricerca e formazione di rilevante interesse pubblico per lo sviluppo delle aree del Mezzogiorno. Agli relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027. Il comma 3-ter, anch'esso introdotto durante l'esame in sede referente, incrementa l'autorizzazione di spesa per la realizzazione di una scuola primaria nella frazione di Vena Superiore del comune di Vibo Valentia di 600.000 euro per l'anno 2028, di 500.000 euro per l'anno 2029 e di 500.000 euro per l'anno 2030. Il comma 4 prevede l'assegnazione, con delibera CIPESS, delle risorse disponibili del Fondo per lo sviluppo e la coesione, nell'importo di 8,5 milioni di euro per il completamento del complesso denominato «La Balzana» situato nel comune di Santa Maria la Fossa, in provincia di Caserta, nell'importo di 7,2 milioni di euro per interventi di recupero ambientale e di mobilità sostenibile nel comune di Statte, in provincia di Taranto, nell'importo di 4,9 milioni per il completamento dell'investimento relativo al Polo Scolastico Alta Val di Trebbia nel comune di Bobbio, in provincia di Piacenza, e nell'importo di 7 milioni per la realizzazione di interventi di valorizzazione e riqualificazione dell'area dell'ex base NATO nel comune di Affi, in provincia di Verona. Corrispondentemente, il comma 5 dispone la revoca di 27,6 milioni di euro delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione assegnate al Programma operativo complementare al Programma Operativo Nazionale Governance e capacità istituzionale del ciclo di programmazione 2014-2020, non impegnate, alla data di entrata in vigore del presente decreto, per le finalità per le quali erano state assegnate. Infine, il comma 5-bis, introdotto in sede referente, interviene sull'utilizzo delle risorse nazionali rinvenienti dalla riprogrammazione dei programmi nazionali e regionali della politica di coesione 2021-2027, ad un tasso di cofinanziamento dell'UE fino al massimo del 100 per cento, effettuata entro marzo 2025 per il perseguimento degli obiettivi STEP, al fine di consentire alla Amministrazione titolari dei programmi di utilizzare le risorse nell'ambito del rispettivo Accordo per la coesione, senza più l'obbligo di destinarle agli obiettivi previsti dal regolamento STEP.
Nell'ambito delle disposizioni finali di cui al Titolo III, il Capo I reca disposizioni di carattere finanziario e clausola di salvaguardia. In tale contesto, rappresenta che l'articolo 29 reca disposizioni in materia di Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP). Il comma 1, modificato nel corso dell'esame in sede referente, intervenendo sulla disciplina delle forme pensionistiche complementari, prevede l'obbligo per i soggetti nei cui confronti la COVIP (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) esercita la propria attività di vigilanza di aderire a sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie - per la cui regolamentazione si rinvia ad un regolamento della medesima COVIP - con i propri iscritti, pensionati e beneficiari, stabilendo la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 500.000 in caso di inadempimento. Si precisa inoltre che il ricorso a tale sistema di risoluzione delle controversie è alternativo all'esperimento della procedura di mediazione già prevista dalla disciplina vigente in relazione a determinate tipologie di controversie e non pregiudica il ricorso ad ogni altro strumento di tutela previsto dall'ordinamento. Il comma 2 modifica la disciplina che concerne la possibilità di integrazione del finanziamento della COVIP da parte delle forme di previdenza complementare, in particolare incidendo sul limite massimo di versamento annuale. Il comma 2-bis, aggiunto nel corso dell'esame in sede referente, al fine di assicurare il rafforzamento della COVIP - intervenendo sul comma 4 dell'articolo 18 del decreto legislativo n. 252 del 2005 - prevede che l'assunzione del suo personale avvenga mediante concorsi pubblici, per titoli ed esami (indetti dalla medesima COVIP e da svolgere secondo i bandi appositamente emanati), che prevedano la richiesta di rigorosi requisiti di competenza ed esperienza nei settori di attività istituzionali della medesima Commissione. Si prevede, da ultimo, che la stessa COVIP possa inoltre avvalersi, quando necessario, di esperti da consultare su specifici temi e problemi, specificando che essi siano remunerati secondo le tariffe professionali nel limite dispesa di euro 1.500.000 annui. Il comma 2-ter, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, prevede che agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 2-bis, pari ad euro 750.000 per l'anno 2026 e a euro 1.500.000 annui a decorrere dall'anno 2027, si provvede a valere sul bilancio della COVIP. I commi da 3 a 8 sono stati modificati in sede referente con la contestuale soppressione dei commi da 9 a 11. In particolare, il testo originario dei commi da 3 a 11 introduceva una funzione di regolamentazione e di vigilanza da parte della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP) sui fondi sanitari e socio-sanitari integrativi, comunque denominati, limitatamente ai profili organizzativi, di governo societario, amministrativi, finanziari, contabili, di trasparenza e di corretto funzionamento. Il testo delle disposizioni approvate in sede referente prevede, per i fondi sanitari e socio-sanitari integrativi, comunque denominati, gli obblighi di redazione e di pubblicazione sul proprio sito internet istituzionale, nonché di trasmissione alle amministrazioni competenti alla relativa vigilanza, dei bilanci e delle relazioni indicati nel comma 3, i quali devono avere almeno gli elementi stabiliti nel comma 4; sono esclusi dal presente ambito le imprese di assicurazione e i prodotti assicurativi vigilati ai sensi del codice delle assicurazioni private. Il comma 11-bis, inserito in sede referente, differisce dal 1° luglio 2026 al 31 ottobre 2026 il termine di decorrenza dell'applicazione della nuova normativa sul diritto del lavoratore al versamento ad una nuova forma pensionistica complementare da lui prescelta degli accantonamenti inerenti alle nuove quote di trattamento di fine rapporto e degli eventuali contributi a carico del datore di lavoro.
Segnalo, quindi, che l'articolo 30 reca le disposizioni finanziarie del provvedimento. In questo ambito, i commi 1 e 2 disciplinano le modalità di accantonamento e successiva destinazione delle economie generate dai progetti del PNRR a seguito del completamento dei medesimi progetti da parte delle amministrazioni centrali, che restano nella disponibilità dei conti di tesoreria. I commi da 3 a 5 disciplinano le modalità per l'accertamento, decorso il termine del 30 giugno 2026, delle risorse del PNRR libere da obbligazioni giuridicamente vincolanti e non più necessarie al conseguimento degli obiettivi del PNRR oggetto di rendicontazione all'Unione europea, definendo altresì le modalità del loro reimpiego mediante apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. In particolare, il comma 5 prevede che il predetto decreto dovrà prevedere in via prioritaria il rifinanziamento del Fondo per le esigenze indifferibili di cui all'articolo 1, comma 200, della legge n. 190 del 2014 per l'importo di 18.232.210 euro per il 2027 e di 18.030.231 euro per ciascuno degli anni 2028 e 2029, in termini corrispondenti alle riduzione operate per i medesimi anni dall'articolo 2, comma 4, del presente decreto-legge, nonché delle autorizzazioni di spesa di pertinenza dei Ministeri interessati dalla riduzione del fondo speciale di parte corrente operata dall'articolo 2, comma 4, lettera b), pari complessivamente a 8.998.702 euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029. I commi da 6 a 10 definiscono il monitoraggio e le eventuali riprogrammazioni e recuperi delle risorse PNRR utilizzate mediante strumenti finanziari gestiti da soggetti terzi indipendenti per incentivare gli investimenti privati e dilazionare la spesa oltre la scadenza del 2026. Il comma 11, infine, specifica l'ambito di operatività del Fondo per le vittime dell'amianto istituito per gli anni dal 2023 al 2026 in favore dei lavoratori di società a partecipazione pubblica che hanno contratto patologie asbesto correlate durante l'attività lavorativa prestata presso cantieri navali, o, in caso di decesso, in favore dei loro eredi. In particolare, esso amplia il predetto ambito di operatività per l'anno 2026, disponendo che per tale anno gli indennizzi siano erogati in favore dei lavoratori di cantieri navali o delle società titolari dei cantieri stessi indipendentemente dalla natura pubblica o privata della società, e interviene sulla definizione delle modalità di erogazione degli indennizzi, precisando l'ordine di priorità nell'utilizzo delle risorse già stanziate, e di presentazione delle relative domande. I commi 11-bis e 11-ter consentono al Comitato per le Agevolazioni del “Fondo per l'internazionalizzazione delle PMI” di destinare una quota non superiore a 150 milioni di euro del citato Fondo a interventi in Africa da realizzare anche senza il coinvestimento di Simest S.p.A. o Finest S.p.A.
Faccio presente, inoltre, che l'articolo 31 prevede che le disposizioni del decreto-legge in esame sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.
Da ultimo, rilevo che l'articolo 32 dispone, infine, che il decreto-legge in esame entri in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.