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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 29 aprile 2026

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzione in Commissione:


   La XII Commissione,

   premesso che:

    la tragedia verificatasi a Crans-Montana ha provocato numerose vittime e ha lasciato un numero significativo di feriti, molti dei quali colpiti da ustioni gravi e gravissime, con conseguenze permanenti;

    le ustioni costituiscono una delle condizioni cliniche più complesse e invalidanti, il cui trattamento non si esaurisce nella fase acuta, ma richiede percorsi di cura, riabilitazione e monitoraggio che possono protrarsi per anni, fino a configurare una vera e propria condizione cronica;

    la cosiddetta «malattia da ustione», pur presentando caratteristiche epidemiologiche e cliniche compatibili con le patologie rare, non è attualmente inserita nei Livelli essenziali di assistenza, con la conseguenza che i pazienti non beneficiano di un regime di esenzione uniforme sul territorio nazionale;

    tale vuoto normativo determina una condizione in cui il paziente ustionato, una volta superata la fase emergenziale, rischia di diventare un «malato invisibile», privo di adeguata tutela sanitaria e socio-assistenziale;

    il trattamento dei pazienti ustionati comporta interventi ripetuti di chirurgia ricostruttiva, terapie farmacologiche continuative, l'utilizzo costante di presidi specifici e percorsi strutturati di riabilitazione motoria e funzionale, oltre al necessario supporto psicologico;

    la continuità delle cure rappresenta un elemento essenziale per il recupero delle funzionalità compromesse, per la prevenzione delle complicanze e per favorire il reinserimento sociale e lavorativo delle persone coinvolte;

    in particolare, la gestione post-dimissione comporta costi rilevanti e continuativi, spesso interamente a carico del paziente, tra cui i presidi medici essenziali, quali creme idratanti specifiche prive di additivi, unguenti, gel al silicone e protezioni solari ad alta protezione, necessari per prevenire infezioni e degenerazioni cicatriziali, ma non rimborsati dal Servizio sanitario nazionale;

    tra i trattamenti indispensabili rientrano altresì i percorsi di fisioterapia specialistica e riabilitazione funzionale intensiva, spesso necessari con elevata frequenza per il recupero motorio e lavorativo, ma frequentemente accessibili solo in regime privato, con costi mensili particolarmente gravosi per i pazienti e le loro famiglie;

    permangono inoltre rilevanti criticità relative a protesi, tutori articolari e guaine compressive su misura, strumenti fondamentali per il controllo dell'evoluzione cicatriziale patologica, che non risultano previsti dal nomenclatore tariffario nazionale, determinando inaccettabili disparità territoriali tra regioni diverse;

    l'assenza di un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) nazionale dedicato alla malattia da ustione comporta una forte disomogeneità nell'accesso alle cure e nella presa in carico dei pazienti sul territorio nazionale;

    la mancata piena considerazione della disabilità cicatriziale e degli esiti invalidanti delle ustioni ostacola il corretto reinserimento sociale e professionale dei pazienti, aggravando le conseguenze di un evento già di per sé traumatico ed eccezionale;

    le spese sanitarie sostenute privatamente risultano spesso insostenibili e compromettono l'aderenza terapeutica, con il rischio di aggravare le condizioni cliniche e psicologiche dei pazienti;

    alla luce dell'eccezionalità dell'evento di Crans-Montana, appare necessario un intervento straordinario e mirato, volto a garantire una tutela piena, immediata e uniforme ai sopravvissuti che necessitano di cure protratte nel tempo;

    l'articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo e impone alle istituzioni di garantire l'accesso alle cure senza discriminazioni di natura economica;

    appare pertanto necessario assicurare una risposta adeguata e uniforme che consenta ai sopravvissuti della tragedia di Crans-Montana di accedere a tutte le cure necessarie senza ulteriori oneri a loro carico,

impegna il Governo:

   ad adottare ogni iniziativa normativa e amministrativa di competenza necessaria al fine di garantire alle vittime e ai sopravvissuti della tragedia di Crans-Montana la gratuità integrale e l'esenzione totale dalla partecipazione alla spesa sanitaria per tutte le cure mediche, farmacologiche, riabilitative e assistenziali connesse alle ustioni e ai relativi esiti, per l'intero percorso terapeutico, in considerazione dell'eccezionalità dell'evento;

   ad assicurare che tale esenzione comprenda tutti i trattamenti connessi alla malattia da ustione, inclusi i farmaci, le creme terapeutiche, i presidi medici, i dispositivi, le guaine compressive, le ortesi, i tutori articolari e ogni altro strumento necessario alla prevenzione delle complicanze e alla gestione degli esiti cicatriziali;

   ad adottare iniziative di competenza volte a garantire l'accesso gratuito, continuativo e senza limitazioni ai percorsi di fisioterapia, riabilitazione specialistica, terapia occupazionale e supporto psicologico, anche quando erogati da professionisti diversi o presso strutture differenti, qualora ciò sia necessario al pieno recupero funzionale del paziente;

   a promuovere il riconoscimento della malattia da ustione come patologia cronica e rara, ai fini dell'inserimento nei Lea e dell'accesso uniforme all'esenzione su tutto il territorio nazionale;

   ad assicurare il riconoscimento della disabilità derivante dagli esiti cicatriziali e funzionali delle ustioni, ai fini del pieno reinserimento sociale e lavorativo dei pazienti;

   ad adottare iniziative per la definizione di un Pdta nazionale dedicato alla malattia da ustione, che garantisca una presa in carico omogenea, multidisciplinare e continuativa dei pazienti, dalla fase acuta fino al completo percorso di riabilitazione e monitoraggio;

   ad adottare iniziative normative volte a istituire, ove necessario, uno specifico fondo dedicato, ovvero a individuare le risorse necessarie nell'ambito degli strumenti esistenti, al fine di garantire la copertura integrale degli oneri derivanti dalle misure di cui al presente atto di indirizzo.
(7-00388) «Bagnasco, Mulè, Cappellacci, Patriarca».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta scritta:


   POZZOLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   il Nagorno-Karabakh (Artsakh), territorio storicamente abitato da popolazioni armene cristiane, è stato teatro di un conflitto armato tra Armenia e Azerbaigian culminato nella guerra del 27 settembre – 10 novembre 2020 e nei successivi eventi militari del settembre 2023;

   a seguito di tali eventi, l'Azerbaigian ha assunto il controllo dell'intero territorio, determinando l'esodo quasi totale della popolazione armena;

   numerose fonti, tra cui rappresentanti della Chiesa apostolica armena, organizzazioni culturali e osservatori internazionali, denunciano la distruzione, alterazione o profanazione di chiese, monasteri, cimiteri e khachkar (croci di pietra), patrimonio storico-religioso cristiano di valore millenario;

   tali atti, ove confermati, configurerebbero una grave violazione del diritto internazionale, inclusi gli obblighi di tutela del patrimonio culturale in contesti di conflitto;

   l'Armenia rappresenta storicamente la prima nazione ad aver adottato il cristianesimo come religione di Stato (nel 301 d.C.);

   analoghe condotte in altri contesti internazionali hanno portato l'Italia e l'Unione europea ad adottare sanzioni, misure restrittive e revisioni dei rapporti diplomatici;

   persistono accuse circa un processo sistematico di cancellazione dell'identità culturale e religiosa armena nei territori sotto controllo azero;

   tali dinamiche vengono da alcuni osservatori interpretate come una prosecuzione storica delle persecuzioni contro il popolo armeno, riconducibili fino al genocidio armeno;

   l'Italia intrattiene relazioni economiche e strategiche con la Repubblica dell'Azerbaigian, anche nel settore energetico –:

   se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e di quali elementi disponga in merito;

   quali iniziative diplomatiche intenda intraprendere per garantire la tutela del patrimonio culturale e religioso cristiano armeno nel Nagorno-Karabakh;

   se intenda sostenere l'invio di missioni internazionali, anche sotto egida Unesco, per il monitoraggio e la protezione dei siti;

   quali iniziative intenda promuovere, per quanto di competenza, per la difesa del patrimonio storico e dell'identità culturale dei popolo armeno;

   se, alla luce dei princìpi di coerenza della politica estera italiana, intenda riconsiderare i rapporti con la Repubblica dell'Azerbaigian, inclusa la valutazione di eventuali iniziative di carattere restrittivo o sanzionatorio;

   quali iniziative concrete intenda promuovere in sede europea e internazionale per affrontare quella che viene denunciata come una sistematica distruzione del patrimonio cristiano armeno.
(4-07753)


   ONORI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto si apprende da fonti stampa, Nessy Guerra, cittadina italiana originaria di Sanremo e madre di una minore, si trova bloccata in Egitto da oltre tre anni a causa di una complessa vicenda giudiziaria e familiare che coinvolge l'ex marito, cittadino italo-egiziano già condannato in via definitiva in Italia per stalking, maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti di un'altra donna;

   il 19 febbraio 2026 Nessy Guerra è stata condannata in primo grado dal tribunale egiziano a sei mesi di reclusione per adulterio, a seguito di denuncia sporta dal predetto ex marito; tale condanna è stata successivamente confermata in appello, aggravando ulteriormente una situazione già difficoltosa;

   la donna ha pubblicamente denunciato le reiterate minacce dell'ex marito; quest'ultimo ha inoltre ottenuto dal tribunale egiziano un divieto di espatrio per la figlia fino al compimento dei 21 anni, impedendo di fatto il rientro in Italia della madre, che non intende abbandonare il Paese senza la bambina;

   la condanna per adulterio rischia di incidere negativamente sull'esito del procedimento di affidamento della minore attualmente pendente, aprendo la concreta possibilità che la bambina venga affidata al padre;

   la vicenda è seguita dalla rete diplomatico-consolare, come si apprende da una nota del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, e già stata oggetto di interrogazioni parlamentari, da ultimo con risposta del Sottosegretario Silli nell'agosto 2024, nella quale si assicurava che il Ministero avrebbe continuato a lavorare «per difendere la dignità e i diritti delle nostre due connazionali» con l'obiettivo di «giungere ad una soluzione positiva e rapida»; nonostante tali rassicurazioni, a distanza di quasi due anni la situazione si è ulteriormente aggravata senza che sia stata raggiunta alcuna soluzione concreta –:

   quali urgenti e più incisive iniziative diplomatiche il Governo intenda adottare, in sede europea o internazionale, affinché sia garantita l'incolumità delle due concittadine, la revoca del divieto di espatrio imposto alla minore e il suo rientro in Italia.
(4-07754)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazioni a risposta scritta:


   BOLDRINI, AMENDOLA, PROVENZANO, QUARTAPELLE PROCOPIO, PORTA, BERRUTO, BAKKALI, SCOTTO, GHIO e FERRARI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il governo israeliano si appresta a entrare nella fase operativa della costruzione del progetto di insediamento illegale denominato E-1, indicando la data del 1° giugno 2026 per la ripresa delle operazioni di gara e quella del 6 luglio 2026 come scadenza per la presentazione delle offerte;

   questo progetto, in discussione da diversi anni e più volte sospeso per le pressioni della comunità internazionale, prevede la costruzione non soltanto di 3.400 unità residenziali, ma anche di zone industriali, commerciali e infrastrutture turistiche;

   questo nuovo massiccio insediamento interessa un'area di circa 12 chilometri quadrati a est di Gerusalemme, e salderà fisicamente l'insediamento di Ma'ale Adumim – che conta già 40 mila abitanti israeliani e si trova a 7 chilometri dalla città – con i quartieri orientali della capitale;

   una volta realizzato il piano E-1, l'area delle colonie israeliane attraverserà tutta la Cisgiordania centrale, interrompendo di fatto il collegamento diretto tra le comunità palestinesi del Nord (Ramallah-Nablus) e del Sud (Betlemme-Hebron), e isolerà definitivamente i 370 mila palestinesi residenti a Gerusalemme Est dal resto dei territori occupati;

   il progetto in questione prevede inoltre il completamento della Route 4370, chiamata non a caso «la strada dell'apartheid», la quale confinerà i palestinesi in una rete stradale separata e sigillata con un corridoio murato per impedire l'accesso nell'area di Gerusalemme Est;

   tutto questo, unito alle continue aggressioni ai danni di donne e uomini palestinesi in Cisgiordania messe in atto continuamente dai coloni e dall'Idf, e dopo l'azione di genocidio che ha distrutto Gaza, significherà mettere la parola fine alla prospettiva di uno Stato palestinese e renderà del tutto priva di significato concreto la formula «due popoli, due Stati»;

   il Ministro delle finanze israeliano, Bezalel Smotrich, al momento dell'approvazione del progetto E-1 ha infatti dichiarato che «lo Stato palestinese viene cancellato dal tavolo, non con slogan ma con azioni» –:

   se non ritenga il Governo di esprimere, nelle sedi europee e internazionali competenti, la più ferma condanna nei confronti di questo progetto che rappresenta una sfida aperta non soltanto verso il popolo palestinese, ma anche verso il diritto e la comunità internazionale, chiedendo che sia immediatamente fermato;

   se non intenda assumere iniziative di competenza al fine di prevedere azioni sanzionatorie nei confronti di tutti coloro, investitori finanziari, istituzioni bancarie, progettisti, costruttori, che si riveleranno coinvolti in questa operazione illegale.
(4-07749)


   ASCARI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   secondo fonti internazionali e organizzazioni per i diritti umani, il dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell'ospedale Kamal Adwan nella Striscia di Gaza, risulterebbe detenuto da circa 16 mesi senza accuse formali né processo;

   il medico sarebbe stato arrestato nel dicembre 2024 nel corso di un'operazione militare all'interno della struttura ospedaliera in cui prestava servizio, mentre svolgeva attività di assistenza ai pazienti;

   secondo le informazioni disponibili, il dottor Abu Safiya sarebbe attualmente sottoposto a regime di detenzione particolarmente restrittivo, in condizioni di isolamento e senza adeguata assistenza sanitaria, nonostante il deterioramento del suo stato di salute;

   la pratica della cosiddetta «detenzione amministrativa», utilizzata dalle autorità israeliane, consente la privazione della libertà personale senza imputazione formale e senza un processo pubblico, sollevando gravi preoccupazioni sotto il profilo del rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali;

   numerose organizzazioni internazionali hanno più volte richiamato l'attenzione sull'uso estensivo di tale misura nei confronti della popolazione palestinese;

   il rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale umanitario e delle garanzie fondamentali del giusto processo costituisce principio cardine dell'ordinamento internazionale e della politica estera italiana;

   la tutela del personale sanitario in contesti di conflitto è espressamente prevista dalle Convenzioni internazionali, che ne garantiscono la protezione nello svolgimento delle proprie funzioni;

   la detenzione prolungata senza accuse né processo rappresenta una pratica che suscita seria preoccupazione nella comunità internazionale –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza della vicenda relativa al dottor Hussam Abu Safiya e quali informazioni ufficiali abbia acquisito al riguardo;

   se siano state attivate, o si intendano attivare, iniziative diplomatiche nei confronti delle autorità di Israele per:

    ottenere chiarimenti sulla posizione giuridica del medico;

    garantire il rispetto dei suoi diritti fondamentali;

    verificare le condizioni di detenzione e lo stato di salute;

   se intendano sollecitare, nelle sedi internazionali competenti, il rispetto delle norme del diritto internazionale umanitario con particolare riferimento alla tutela del personale sanitario;

   quali iniziative intendano promuovere, per quanto di competenza, per monitorare e contrastare eventuali violazioni dei diritti umani nei territori interessati dal conflitto;

   se, alla luce di casi come quello sopra esposto, i Ministri interrogati intendano valutare l'adozione di iniziative volte alla revisione o sospensione di forme di cooperazione bilaterale nei settori sensibili, nel rispetto degli obblighi internazionali e degli impegni dell'Italia in materia di diritti umani.
(4-07760)

AFFARI EUROPEI, PNRR E POLITICHE DI COESIONE

Interrogazione a risposta scritta:


   PERISSA. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, al Ministro del turismo. — Per sapere – premesso che:

   il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) rappresenta il principale strumento attraverso cui l'Italia ha scelto di rilanciare la propria economia dopo la crisi pandemica, nonché colmare i ritardi strutturali in termini di innovazione, digitalizzazione competitività;

   nell'ambito del programma europeo «Next Generation EU», all'Italia sono stati assegnati complessivamente 191,5 miliardi di euro, risorse senza precedenti la cui efficacia dipende in modo determinante dalla capacità di spesa e dalla puntualità nell'attuazione dei progetti;

   Roma Capitale riveste un ruolo centrale nell'attuazione del PNRR, sia per l'elevato numero di interventi di cui è soggetto attuatore, sia in relazione alla misura «Caput Mundi», strategica anche in vista del Giubileo 2025;

   permangono tuttavia rilevanti criticità in merito allo stato di avanzamento degli interventi, con il rischio concreto di ritardi nella realizzazione delle opere e di conseguente perdita o definanziamento delle risorse assegnate –:

   quanti siano, ad oggi, i progetti del PNRR per i quali il comune di Roma Capitale risulta soggetto attuatore, quale sia la natura dei relativi finanziamenti, il loro ammontare complessivo e il livello effettivo di avanzamento degli stessi;

   con specifico riferimento alla misura «Caput Mundi», quale sia lo stato reale di attuazione dei progetti, se il Governo ritenga che le tempistiche previste siano effettivamente compatibili con le scadenze del Giubileo 2025 e del PNRR, e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare per prevenire ritardi, criticità attuative o il rischio di perdita delle risorse.
(4-07744)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazioni a risposta scritta:


   DORI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   sono state portate all'attenzione dell'interrogante circostanze relative all'abbattimento di numerosi esemplari di ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) nel territorio della Lomellina, tra i comuni di Breme e Valle Lomellina, in provincia di Pavia;

   secondo quanto riferito, nel mese di febbraio 2026 sarebbero stati abbattuti circa 400-450 esemplari mediante attività di caccia con armi da fuoco, con il coinvolgimento di cacciatori locali e, secondo quanto riferito, alla presenza o con il consenso di autorità locali;

   la motivazione addotta per tali abbattimenti sarebbe riconducibile al fatto che tali uccelli, divenuti stanziali, si nutrirebbero presso allevamenti bovini sottraendo mangime destinato agli animali;

   non risulta tuttavia chiaro il quadro normativo entro cui sono inseriti tali interventi, anche con riferimento alle autorizzazioni rilasciate e alle valutazioni tecnico-scientifiche sottese;

   l'ibis sacro è una specie alloctona presente in Italia, la cui gestione rientra nel quadro normativo nazionale ed europeo in materia di fauna selvatica e specie invasive, che prevede interventi fondati su piani formalmente approvati e su basi tecnico-scientifiche e sotto stretto controllo delle autorità competenti;

   emergono inoltre possibili criticità nella gestione degli allevamenti locali e nella disponibilità di cibo che potrebbe aver favorito la stanzialità della specie –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti descritti in premessa, se gli abbattimenti segnalati nel territorio della Lomellina siano stati autorizzati e sulla base di quali atti e valutazioni tecnico-scientifiche, se siano stati predisposti e attuati piani di controllo della specie alla luce della normativa vigente e con quali modalità operative e soggetti coinvolti;

   quali iniziative di competenza intendano adottare per garantire il rispetto della normativa nazionale ed europea in materia di tutela della fauna selvatica e delle specie invasive, assicurando trasparenza negli interventi di gestione faunistica e promuovendo soluzioni alternative e misure preventive.
(4-07747)


   CAVANDOLI, CARLONI e BRUZZONE. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   gli olivicoltori italiani sono in allarme per le importazioni di olio di oliva; a fronte di un fabbisogno interno annuo di 600.000 tonnellate, il mercato ha registrato un incremento del 40 per cento delle importazioni dalla Tunisia nei primi dieci mesi del 2025;

   l'olio tunisino entra in Italia a un prezzo medio di 3,50 euro al chilo, soglia che, secondo le denunce dei produttori, rende la competizione insostenibile e costringe molte aziende italiane a vendere sotto i costi di produzione; un dumping che scarica sull'anello più debole della filiera il peso di una concorrenza sleale, senza dimenticare i dubbi legati all'utilizzo di pesticidi vietati in Europa;

   i controlli sui residui di pesticidi funzionano bene per l'olio prodotto nell'Unione, ma per l'olio importato da paesi extra-Ue le verifiche risultano spesso «inesistenti o molto limitate»;

   con la guerra in Ucraina, si è assistito ad un aumento del costo delle materie prime, ma la situazione è peggiorata con la guerra in Medio Oriente, che ha fatto lievitare ulteriormente i costi di produzione per le nostre aziende agricole;

   il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha istituito un tavolo olivicolo nazionale per analizzare le criticità e individuare interventi di stabilizzazione e rilancio nonché per monitorare la situazione e valutare l'eventuale presenza di speculazioni sui prezzi, con possibili ripercussioni sui nostri olivicoltori;

   nel corso del tavolo olivicolo il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha definito la bozza del Piano olivicolo italiano 2026-2031, che successivamente è stata trasmessa alla Conferenza Stato-regioni per l'approvazione definitiva;

   il piano costituirà il principale strumento strategico per il rilancio della produzione nazionale, il rafforzamento della competitività del comparto e il miglioramento della redditività delle imprese olivicole;

   una bottiglia di olio Evo italiano racchiude un'eccellenza agroalimentare, un patrimonio nutritivo di valore e una tradizione profondamente radicata nei territori del Paese;

   il Piano olivicolo italiano 2026-2031 potrebbe fornire risposte organiche e durature in merito alle principali criticità emerse nel tempo, superando la logica degli interventi episodici e discontinui, dando una strategia di medio-lungo periodo capace di assicurare certezze operative e strumenti concreti per il recupero del potenziale produttivo nazionale –:

   a che punto sia l'attuazione del Piano olivicolo italiano nonché quali iniziative di competenza intenda mettere in atto al fine di valorizzare il comparto olivicolo, tutelare la qualità e il lavoro dei nostri produttori e anche proteggere la salute dei consumatori, affinché l'olio importato rispetti le stesse regole a cui è sottoposto quello italiano ed europeo.
(4-07763)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BRAGA, SIMIANI, CURTI, EVI e FERRARI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'Ispra costituisce un presidio fondamentale per la tutela dell'ambiente e per il supporto tecnico-scientifico alle politiche pubbliche, svolgendo un ruolo cruciale nella tutela dell'ambiente;

   l'Ispra ai sensi della legge n. 132 del 2016 svolge funzioni di monitoraggio, valutazione, controllo, ispezione e gestione dell'informazione ambientale, nonché di coordinamento del Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente (Snpa);

   l'Ispra rappresenta l'autorità tecnico-scientifica di riferimento a livello nazionale per operatori economici e amministrazioni pubbliche in materia di raccolta, validazione e diffusione dei dati ambientali, nonché per il supporto alla definizione e all'attuazione delle politiche pubbliche di settore, con un'autorevolezza costruita negli anni grazie alla competenza e alla professionalità dei ricercatori e dei tecnologi dell'istituto;

   l'istituto versa da tempo in condizioni critiche sotto il profilo organizzativo, gestionale e delle risorse economiche assegnate. Il drastico taglio del contributo ordinario ha comportato l'azzeramento dei capitoli di spesa assegnati ai Dipartimenti per lo svolgimento delle attività istituzionali;

   dal Piano del fabbisogno del personale contenuto nel Piao vigente, emerge che a causa della riduzione del contributo ordinario e dei vincoli di bilancio, non è possibile programmare nuove assunzioni nel triennio 2026-2028, né dare attuazione alle procedure di stabilizzazione o al turnover del personale cessato. Tale situazione determinerà un progressivo depauperamento delle professionalità e un conseguente impoverimento del patrimonio di competenze dell'istituto;

   due dei quattro dipartimenti – uno di rilevanza strategica per i controlli e le valutazioni ambientali, l'altro fondamentale per il corretto funzionamento dell'apparato amministrativo – risultano da mesi privi delle figure dirigenziali apicali. Tale perdurante vacanza sta determinando una situazione di stallo, con gravi criticità che incidono sull'efficienza amministrativa, sul coordinamento delle attività e sulla capacità di programmazione dell'ente, compromettendo l'idonea interlocuzione con le omologhe figure apicali del Ministero vigilante;

   appare pertanto evidente la necessità di assicurare una discontinuità con la attuale rovinosa gestione al fine di garantire la piena operatività dell'Ente;

   la recente nomina alla presidenza di una figura con un profilo politico ha sollevato diffuse preoccupazioni circa il rispetto del principio di autonomia e indipendenza della ricerca pubblica e delle funzioni di controllo assegnate ad Ispra;

   è di prossima scadenza il mandato del direttore generale, per cui si auspica la scelta di una figura di elevata professionalità e qualificata esperienza tecnica e amministrativa così come previsto dall'articolo 8 della legge n. 132 del 2016 e pienamente indipendente da condizionamenti o appartenenze di natura politica;

   per un ente di ricerca pubblica quale Ispra risultano imprescindibili la piena terzietà, l'autonomia scientifica e la libertà della ricerca;

   in una fase storica segnata dalla crisi climatica energetica e ambientale, l'attività dell'istituto risulta più che mai fondamentale per il Paese, in termini di supporto alle decisioni pubbliche, di supporto istruttorio nei procedimenti autorizzativi e quale presidio sul territorio attraverso l'attività di monitoraggio, vigilanza e controllo;

   appare pertanto necessario garantire, con la massima urgenza, il pieno rilancio dell'Ispra affinché torni ad essere un riferimento scientifico autorevole a livello nazionale e un efficace presidio ambientale;

   a giudizio degli interroganti la sovrapposizione tra incarichi politici e ruoli apicali in organismi tecnico-scientifici rischia di minarne l'indipendenza, incidendo negativamente sulla percezione pubblica compromettendo la fiducia del cittadino nella capacità dell'ente di svolgere il proprio ruolo –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda intraprendere per risolvere le criticità gestionali in cui versa l'Ispra e per garantirne il pieno rilancio, anche attraverso il ripristino dell'adeguato finanziamento ordinario dell'Ente;

   quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare, per quanto di competenza, affinché alla direzione generale dell'istituto sia nominata, attraverso procedure di selezione trasparenti e comparative, una figura qualificata dotata di adeguata competenza tecnica, esperienza gestionale e piena indipendenza;

   quali misure il Ministro interrogato intenda adottare affinché siano pienamente salvaguardate la terzietà dell'Istituto, la libertà della ricerca e l'autonomia della comunità scientifica operante al suo interno.
(5-05328)

Interrogazioni a risposta scritta:


   ILARIA FONTANA e SERGIO COSTA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:

   il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, con il supporto tecnico dell'Ispra, ha pubblicato il 23 aprile 2026 il Piano nazionale di ripristino (Pnr), redatto sulla base delle norme standardizzate e omogenee previste dal regolamento di esecuzione (Ue) 2025/912 approvato dal Comitato per il ripristino della natura, e ha avviato formalmente la consultazione pubblica, che resterà aperta fino al 9 giugno 2026;

   il Pnr rappresenta lo strumento operativo cardine attraverso il quale l'Italia è chiamata a dare piena attuazione al regolamento (Ue) 2024/1991 sul ripristino della natura. Tale regolamento, in vigore dall'agosto 2024, introduce obiettivi giuridicamente vincolanti per il recupero a lungo termine della biodiversità e la resilienza degli ecosistemi, contribuendo in modo determinante alla mitigazione e all'adattamento ai cambiamenti climatici, nonché alla neutralità del degrado del suolo;

   il cronoprogramma europeo impone scadenze serrate: entro il 1° settembre 2026, l'Italia dovrà presentare alla Commissione europea una proposta di Pnr, per poi giungere alla presentazione del piano definitivo entro il 1° settembre 2027, previa valutazione e raccomandazioni della medesima Commissione europea;

   l'attuazione del Pnr rappresenta un passaggio fondamentale per dare concreta attuazione agli articoli 9 e 41 della Costituzione, garantendo la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi mediante misure volte a ripristinare gli ecosistemi terrestri, costieri, d'acqua dolce, marini, urbani, agricoli, forestali che risultano degradati, nonché per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori e migliorarne la diversità e ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali;

   a tal fine, risulta fondamentale evitare deroghe o ritardi che possano pregiudicare il raggiungimento del traguardo del ripristino di almeno il 20 per cento delle zone terrestri e marine entro il 2030, e di tutti gli ecosistemi che necessitino di ripristino entro il 2050, promuovendo al contempo la rigenerazione delle aree dismesse e il contenimento del consumo di suolo, sospendendo gli interventi che possano inficiare il perseguimento dei predetti obiettivi, in attuazione al principio di precauzione;

   ad oggi risultano essere 2.761 i comuni italiani formalmente obbligati all'applicazione del piano secondo i criteri europei, su un totale di oltre 7.800 amministrazioni locali. Ma le misure del piano prevedono la possibilità per qualunque comune di aderire con un meccanismo volontario;

   un primo monitoraggio ha stimato, negli ecosistemi urbani italiani, una perdita di circa 4.000 ettari di spazi verdi e di quasi 600 ettari di copertura arborea. Il punto di partenza registra pertanto una regressione ecologica che rende ancora più urgente l'attuazione del regolamento;

   in questo contesto, la partecipazione dei territori è un elemento imprescindibile per il buon esito del Piano e la promozione dell'adesione volontaria dei comuni non ancora obbligati rappresenta una leva strategica per una tutela ambientale diffusa e capillare che, tuttavia, non può esaurirsi nei tempi estremamente ridotti della consultazione on line ma deve diventare un processo pubblico strutturato e continuativo, che sappia integrare responsabilità istituzionali, evidenze tecnico-scientifiche e sapere civico, al fine di bilanciare le attese di urbanizzazione con i nuovi e stringenti vincoli europei –:

   quali iniziative di competenza si intendano promuovere per incoraggiare la massima partecipazione dei comuni italiani, anche su base volontaria, nell'adozione delle misure previste dal Piano nazionale di ripristino;

   se non si ritenga opportuno adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte a sensibilizzare gli enti locali sull'applicazione del principio di precauzione, affinché le trasformazioni urbanistiche in essere non ostacolino o pregiudichino irreversibilmente gli obiettivi fissati dal regolamento (Ue) 2024/1991.
(4-07757)


   SERGIO COSTA e ILARIA FONTANA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato dal quotidiano «Domani» del 27 aprile 2026, nella rubrica «Razza poltrona», la dottoressa Emanuela Zappone, esponente di Fratelli d'Italia, è attualmente al contempo consigliera regionale del Lazio e presidente dell'Ente parco nazionale del Circeo;

   l'articolo riferisce che Zappone è subentrata nel consiglio regionale del Lazio al consigliere Enrico Tiero, sospeso a seguito di un'inchiesta per corruzione, successivamente alla nomina di Presidente del Parco;

   in base alla disciplina vigente in materia, la carica di presidente di Ente parco nazionale è qualificata come incarico di vertice in un ente pubblico non economico, con compiti di indirizzo e gestione dell'area naturale protetta e con responsabilità rilevanti sul piano amministrativo e finanziario;

   la stessa dottoressa Zappone è stata in passato componente del consiglio di amministrazione di una azienda speciale del comune di Terracina e risulta destinataria di una sentenza della Corte dei conti, che ha confermato, seppur in via sussidiaria, una condanna per danno erariale;

   l'articolo riferisce, inoltre, che nel corso dell'incarico di presidente del Parco del Circeo sarebbero emerse segnalazioni sui rimborsi per spese di carburante vicini, in alcuni mesi, all'importo di mille euro; rimborsi che l'interessata ha definito «cattiverie stupide», affermando che sarebbe «tutto pubblico e previsto nello statuto»;

   nello stesso articolo l'interessata rivendica di aver sempre vissuto del proprio stipendio da «umile dipendente provinciale», minimizzando la portata della condanna contabile subita;

   in via generale, la disciplina sui parchi nazionali prevede significativi obblighi di imparzialità e di indipendenza per gli organi di vertice degli Enti parco;

   nel caso di specie, la coesistenza dell'incarico di presidente dell'Ente parco nazionale del Circeo con la carica di consigliera regionale del Lazio solleva interrogativi sotto il profilo dell'opportunità politica e della trasparenza istituzionale, considerato che il consiglio regionale esercita funzioni di indirizzo e controllo in materie che possono intersecarsi con le competenze del Parco e che l'ente parco nazionale interloquisce istituzionalmente con la regione Lazio per la gestione dell'area protetta;

   più in generale, la normativa nazionale in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e gli enti a controllo pubblico è volta a prevenire situazioni di conflitto di interessi, di cumulo di cariche e di ostacolo al buon andamento e all'imparzialità dell'azione amministrativa, imponendo specifici divieti per chi ricopre cariche elettive o ha riportato condanne per danno erariale –:

   se, in occasione della nomina della dottoressa Zappone siano stati acquisiti e valutati tutti gli elementi informativi relativi alla sua pregressa condanna, ancorché in via sussidiaria, per danno erariale da parte della Corte dei conti;

   se il Ministro interrogato, all'atto della nomina, abbia effettuato specifiche verifiche di competenza in ordine alla sussistenza di cause di incompatibilità o di conflitto di interessi nonché alla luce degli obblighi di imparzialità, indipendenza e continuità nell'esercizio delle funzioni di presidente dell'Ente parco nazionale del Circeo;

   se alla luce delle notizie riportate in merito ai rimborsi spese sostenuti nell'esercizio dell'incarico di presidente del Parco, siano in corso o intendano essere avviate verifiche per quanto di competenza, nell'ambito della funzione di vigilanza del Ministro interrogato in ordine al corretto utilizzo delle risorse pubbliche;

   se il Governo non ritenga, anche in un'ottica di opportunità politica e di rafforzamento della fiducia dei cittadini nelle istituzioni preposte alla tutela dell'ambiente e delle aree protette, di promuovere iniziative normative volte a chiarire in modo inequivoco l'incompatibilità tra incarichi di vertice negli enti parco nazionali e cariche elettive a livello nazionale, regionale e locale, nonché a prevedere criteri più stringenti in materia di integrità e assenza di condanne contabili per l'accesso a tali incarichi.
(4-07764)

CULTURA

Interrogazione a risposta scritta:


   MANGIALAVORI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   la chiesa di San Giovanni Battista, sita nel comune di Cropani in provincia di Catanzaro e risalente alla fine del XVI secolo, costituisce, insieme all'antico Ospedale dei pellegrini, un complesso monumentale di rilevante valore storico e culturale;

   per secoli, l'antico ospedale è stato adibito a convento per le suore dell'immacolata di Ivrea e ad asilo infantile;

   l'ex convento versa attualmente in gravi condizioni di degrado e abbandono: la copertura, in più punti divelta, provoca infiltrazioni di acqua meteorica, che, soprattutto nel periodo invernale, stanno arrecando danni significativi agli ambienti sottostanti, agli arredi, alle reliquie e alle opere di pregio storico-artistico ivi custodite;

   i lavori di ristrutturazione eseguiti nel 1996 hanno interessato esclusivamente la struttura del tetto della chiesa, con la sostituzione parziale degli elementi portanti e del manto di copertura; tuttavia, le criticità sopra descritte coinvolgono anche la chiesa, trattandosi di un unico complesso edilizio;

   la chiesa di San Giovanni custodisce una pregevole tela del Seicento, «Il Battesimo di Cristo», attribuita al pittore caravaggista Andrea Vaccaro, nonché la tradizionale «Naca» (Cristo morto), manufatto settecentesco in stile napoletano, portato in processione il Venerdì Santo, costituito da un trono riccamente decorato con damaschi, seta, cristalli e ornamenti preziosi, al cui centro è raffigurata la Madonna Addolorata con il Cristo deposto;

   l'ultimo intervento manutentivo sul convento risale al 1999, quando furono stanziate risorse dalla regione Calabria – ufficio del genio civile di Catanzaro, destinate al recupero parziale della copertura;

   le attuali condizioni economico-finanziarie dell'ente locale, unitamente alla difficoltà di reperire risorse private, non hanno consentito al comune di Cropani né alla curia di Catanzaro di intervenire ulteriormente, anche alla luce di recenti e rilevanti impegni economici sostenuti per altri edifici di culto;

   considerato che si rendono ormai indifferibili interventi urgenti di restauro e risanamento conservativo, finalizzati ad impedire crolli e deterioramenti irreversibili con conseguente perdita di un patrimonio di inestimabile valore storico e identitario per la comunità locale;

   gli affreschi, i dipinti murali risalenti al Seicento e al Settecento e le altre opere presenti nel complesso risultano seriamente minacciati dalle attuali condizioni strutturali;

   appare necessario procedere con urgenza a un sopralluogo tecnico da parte di personale qualificato nella tutela dei beni culturali, finalizzato alla definizione degli interventi più idonei e all'attivazione delle procedure per lavori di somma urgenza;

   ad oggi non risultano programmati interventi idonei a scongiurare il rischio di danni irreparabili –:

   se il Ministro interrogato, nell'esercizio dei suoi poteri di tutela e conservazione dei beni culturali, non ritenga necessario adottare con urgenza le necessarie iniziative, anche mediante l'attivazione dei contatti con la soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio competente per territorio, al fine di valutare ogni possibile forma di intervento straordinario, volto alla salvaguardia e al recupero del complesso monumentale della chiesa di San Giovanni, evitando così la perdita di uno dei più significativi edifici di culto del territorio calabrese.
(4-07752)

DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:


   BORRELLI. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'operazione «Strade Sicure» è iniziata il 4 agosto 2008, sulla base della legge 24 luglio 2008, n. 125, che prevedeva la possibilità di impiego di personale militare appartenente alle Forze armate per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, in aree metropolitane o densamente popolate;

   attualmente l'Esercito impiega 6.635 militari, in detta operazione, suddivisi su 58 città italiane, a presidio di circa 1.000 siti e aree sensibili. Sono impiegati, altresì, 150 militari di Marina e Aeronautica Militare. Tra gli obiettivi posti sotto vigilanza vi sono: siti istituzionali, luoghi d'arte, siti diplomatici, porti, aeroporti, stazioni ferroviarie e della metropolitana, valichi di frontiera, luoghi di culto e siti di interesse religioso a cui si deve aggiungere il controllo delle aree interessate al fenomeno dello sversamento illecito e ai roghi di rifiuti nella cosiddetta «Terra dei Fuochi» e delle zone evacuate a seguito di eventi calamitosi ed emergenziali;

   in origine, l'operazione era configurata quale misura emergenziale; tuttavia, nel corso degli anni, i successivi interventi normativi e regolatori ne hanno progressivamente modificato la consistenza del personale impiegato e la durata, determinandone, di fatto, la trasformazione in una misura strutturale;

   la legge di bilancio del 2025 ha previsto il rifinanziamento dell'operazione «Strade Sicure» e il concorso del personale delle Forze armate nel programma «Stazioni Sicure» (231,5 milioni di euro annui), con riferimento al triennio 2025-2027;

   la principale criticità, a parere dell'interrogante, risiede – oltre che nel ricorso reiterato a una misura di natura emergenziale – nei profili di rischio giuridico e nelle incertezze procedurali connesse all'impiego del personale militare, il quale, a differenza delle forze di polizia, non è titolare di pieni poteri di polizia né può esercitare funzioni di polizia giudiziaria. Tale circostanza trova riscontro anche in un episodio, documentato da diversi contributi video pubblicati sulle piattaforme social, nel quale l'interrogante, a Napoli, è stato oggetto di una violenta aggressione da parte di una baby gang, a fronte della quale il personale militare presente non ha potuto procedere a un intervento diretto, in ragione dei limiti vigenti;

   in sede di audizioni parlamentari e interventi pubblici, il Ministro della difesa Guido Crosetto e il Capo di Stato Maggiore della difesa, generale Luciano Portolano, hanno evidenziato l'esigenza di rafforzare le Forze armate professionali, prospettando una progressiva riallocazione dell'operazione «Strade Sicure» alle forze di polizia. In tale prospettiva, è stato sottolineato come l'impiego dei militari per il presidio del territorio, originariamente giustificato da un contesto emergenziale, debba essere oggetto di rivalutazione alla luce dell'evoluzione dello scenario di sicurezza, favorendo il ritorno del personale militare ai compiti istituzionali primari;

   nonostante le dichiarazioni del Ministro della difesa, non risultano, all'interrogante, interventi in tal senso;

   è evidente, a parere dell'interrogante, che l'operazione non risulti pienamente idonea a garantire il livello di sicurezza per il quale è stata originariamente istituita, apparendo piuttosto orientata a incrementare la percezione di sicurezza da parte della collettività ed esplicando prevalentemente una funzione deterrente nei confronti di potenziali soggetti malintenzionati. Risulterebbe, inoltre, un disallineamento tra la retribuzione a parità di orario del personale delle Forze armate e quella delle forze di polizia –:

   se, alla luce delle dichiarazioni del Ministro della difesa, il Governo intenda effettivamente, a decorrere dal 2027, astenersi dall'adozione di iniziative volte alla proroga ovvero al ricorso all'operazione «Strade Sicure», che prevede l'impiego di personale delle Forze armate ai fini della prevenzione di episodi di criminalità in aree urbane e siti sensibili e, contestualmente, fin da ora, se intenda porre in essere le adeguate iniziative normative volte a provvedere ad un adeguato incremento degli organici delle Forze dell'ordine preposte alla tutela della sicurezza urbana.
(4-07762)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta scritta:


   DEBORAH BERGAMINI e DE PALMA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   ai fini della presentazione della domanda di adesione alla rottamazione quinquies (cartelle 2000-2023) entro il 30 aprile 2026, è possibile conoscere quali debiti rientrano nella definizione agevolata richiedendo, entro la medesima data, il prospetto informativo online sul sito di Agenzia delle entrate-Riscossione;

   tale documento elenca analiticamente le cartelle di pagamento e gli avvisi di addebito definibili, calcolando gli importi dovuti al netto di sanzioni e interessi;

   è possibile richiedere il prospetto informativo sia in area pubblica che in area riservata sul sito dell'Agenzia delle entrate-Riscossione. Nell'area pubblica può essere richiesto compilando il form disponibile nella sezione «Definizione agevolata» e allegando la documentazione di riconoscimento; in questo caso, dopo la convalida della domanda e la presa in carico da parte degli uffici, se la documentazione allegata è corretta, il contribuente riceverà una mail con il link per scaricare, entro cinque giorni, il prospetto informativo. In alternativa, tale documento si può richiedere direttamente dall'area riservata del sito di Agenzia delle entrate-Riscossione, nella sezione «Definizione agevolata», compilando l'apposita schermata; il sistema invierà, entro le successive 12 ore, una mail all'indirizzo indicato, con il link per scaricare il prospetto entro cinque giorni;

   da qualche giorno, non essendo più attivo l'accesso pubblico al sito dell'Agenzia delle entrate-Riscossione per richiedere il prospetto informativo, è possibile visualizzare l'elenco dei carichi definibili per la rottamazione-quinquies e presentare la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata soltanto tramite il servizio disponibile nell'area riservata fino al 30 aprile 2026, al quale si accede solo con Spid, Cie e Cns e, per professionisti e imprese, anche con le credenziali dell'Agenzia delle entrate;

   dal momento che l'accesso in area riservata può essere effettuato solo dall'area riservata con spid, carta elettronica, smart card o iscrizione a fisco on line, non tutti i contribuenti sono forniti di tali strumenti e molti si rivolgono a professionisti, CAF e patronati per essere aiutati in questa richiesta;

   questa importante limitazione a un servizio pubblico prima della scadenza del prossimo 30 aprile 2026 sta creando enormi difficoltà e molto probabilmente parecchi non riusciranno a presentare domanda di adesione alla rottamazione quinquies –:

   quali iniziativa di competenza, anche normative, intenda il Ministro interrogato adottare affinché entro la scadenza del 30 aprile 2026 possa continuare ad essere concesso ai contribuenti l'accesso al sito dell'Agenzia delle entrate-Riscossione per richiedere il prospetto informativo anche dall'area pubblica, o se sia possibile prorogare la scadenza per la presentazione della domanda di adesione alla definizione agevolata, al fine di raccogliere maggiori adesioni alla rottamazione quinquies.
(4-07743)

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta scritta:


   BENZONI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:

   recenti notizie di stampa hanno evidenziato come il fenomeno dei matrimoni forzati, pur scarsamente rappresentato nelle statistiche ufficiali, continui a manifestarsi anche nel nostro Paese, con situazioni che coinvolgono in particolare ragazze minorenni o giovani donne sottoposte a pressioni familiari, culturali o economiche;

   il matrimonio forzato rappresenta una grave violazione della libertà personale e dell'autodeterminazione – come confermato da numerose organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani e dei minori – oltre a configurare spesso contesti di violenza psicologica, coercizione, isolamento sociale e interruzione dei percorsi scolastici e formativi;

   in diversi casi, il fenomeno emerge soltanto quando la persona interessata tenta di opporsi alla volontà familiare, oppure quando si verificano trasferimenti all'estero finalizzati a celebrare nozze imposte, rendendo ancora più difficile l'intervento delle autorità italiane e la protezione della vittima;

   il fenomeno non riguarderebbe soltanto le grandi aree metropolitane, ma interesserebbe anche realtà produttive e socialmente dinamiche del Nord Italia, come il territorio bresciano, dove diversi operatori sociali e associazioni hanno segnalato la necessità di rafforzare strumenti di prevenzione, ascolto e protezione;

   nonostante l'introduzione nell'ordinamento italiano del reato di costrizione o induzione al matrimonio, permane una significativa difficoltà di emersione dei casi, dovuta alla paura delle vittime, alla dipendenza economica, al timore di ritorsioni familiari e alla mancanza di informazioni sui canali di aiuto disponibili;

   la scuola, i servizi sociali territoriali, i consultori, le forze dell'ordine e i centri antiviolenza rappresentano presidi essenziali per intercettare precocemente situazioni di rischio, ma necessitano di formazione specifica e protocolli operativi chiari –:

   quali dati aggiornati siano disponibili sul numero di segnalazioni, procedimenti giudiziari e interventi di protezione relativi a casi di matrimoni forzati o tentati matrimoni forzati negli ultimi cinque anni;

   se intendano promuovere linee guida nazionali rivolte a scuole, servizi sociali, questure e operatori sanitari per l'individuazione precoce dei casi a rischio, congiuntamente a campagne informative nelle scuole secondarie e nei luoghi di aggregazione giovanile sul diritto all'autodeterminazione e sugli strumenti di tutela disponibili;

   se non ritengano opportuno assumere iniziative di competenza per rafforzare la rete di protezione per minori e giovani donne esposte al rischio di trasferimenti all'estero finalizzati a nozze imposte, anche attraverso procedure d'urgenza coordinate tra autorità giudiziaria, forze di polizia e servizi territoriali.
(4-07740)


   POZZOLO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   presso la casa di reclusione di Milano Opera sono state trasmesse alle autorità competenti plurime segnalazioni, anche mediante atti formali di denuncia ed esposto, concernenti presunti episodi di violenza fisica, maltrattamenti e condotte abusive ai danni di persone detenute;

   in particolare, una dichiarazione manoscritta riferisce di un detenuto sottoposto a perquisizione e successivamente condotto in area di isolamento, ove sarebbe stato reiteratamente colpito da appartenenti al personale di polizia penitenziaria, senza apparente giustificazione e in assenza di resistenza;

   ulteriori elementi, emergenti da esposti articolati e corredati da testimonianze convergenti, descrivono episodi verificatisi anche in orario notturno, durante i quali detenuti sarebbero stati prelevati dalle celle e condotti in luoghi interni all'istituto, ove si sarebbero consumate condotte violente, con modalità tali da rendere difficoltosa un'immediata verifica esterna;

   le medesime segnalazioni prospettano la possibile esistenza di una prassi non occasionale, caratterizzata dalla reiterazione di condotte analoghe e da un clima di forte intimidazione, tale da incidere sulla libertà dei detenuti di segnalare i fatti e di esercitare i propri diritti;

   nell'ambito dei medesimi atti si evidenziano, altresì, rilevanti criticità relative alle condizioni materiali di detenzione, tra cui carenze igienico-sanitarie, insufficienza dei servizi essenziali, limitazioni nell'accesso alle cure mediche e alle attività trattamentali, nonché difficoltà nell'esercizio dei diritti di difesa e nei rapporti con l'esterno;

   vengono inoltre riferiti episodi nei quali, a fronte di situazioni di emergenza sanitaria o atti autolesivi, non sarebbe stato assicurato un intervento tempestivo, con possibili profili di responsabilità omissiva;

   il quadro sopra delineato appare ulteriormente aggravato dalla rappresentazione di una diffusa percezione di assenza di efficaci meccanismi di controllo interno e di tempestivo intervento da parte dei livelli di responsabilità dell'amministrazione penitenziaria;

   tali circostanze, ove accertate, risulterebbero suscettibili di integrare violazioni dei principi sanciti dagli articoli 13, 27, terzo comma, e 32 della Costituzione, nonché dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, oltre che delle disposizioni dell'ordinamento penitenziario in materia di tutela della dignità della persona detenuta;

   l'Amministrazione penitenziaria è tenuta a garantire condizioni di detenzione conformi ai principi di umanità, sicurezza e legalità, nonché a prevenire e reprimere ogni forma di abuso –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra richiamati e quali elementi informativi risultino acquisiti al riguardo;

   se siano state attivate verifiche ispettive presso la casa di reclusione di Milano Opera e, in caso affermativo, quali ne siano stati gli esiti;

   se non ritenga opportuno assumere iniziative per disporre, con urgenza, un'ispezione straordinaria, anche mediante il coinvolgimento di soggetti terzi qualificati, al fine di accertare in modo imparziale i fatti segnalati;

   se siano state acquisite, o siano in corso di acquisizione, le registrazioni dei sistemi di videosorveglianza e la documentazione interna utile alla ricostruzione degli episodi denunciati;

   quali iniziative di competenza siano state adottate o si intendano adottare per accertare eventuali responsabilità disciplinari o amministrative, anche con riferimento a possibili condotte omissive;

   quali misure siano previste per garantire l'incolumità e la tutela dei detenuti coinvolti o testimoni dei fatti, anche al fine di prevenire possibili ritorsioni;

   quali interventi strutturali e organizzativi si intendano promuovere per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali delle persone detenute, con particolare riguardo alle condizioni materiali, all'assistenza sanitaria e alle attività trattamentali;

   se il Ministro interrogato ritenga necessario adottare iniziative di competenza volte a rafforzare i sistemi di controllo e prevenzione di eventuali abusi all'interno degli istituti penitenziari.
(4-07748)


   BENZONI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   nel corso degli ultimi mesi sono emerse numerose segnalazioni da parte di detenuti ristretti presso la casa di reclusione di Milano Opera, in particolare presso le sezioni A, B e C del quarto piano del primo blocco detentivo, in merito a gravi condizioni detentive di degrado strutturale, igienico-sanitario, organizzativo e relazionale;

   tra le principali criticità evidenziate, vi sarebbero gravi condizioni igienico-sanitarie e ambientali, incompatibili con il rispetto della dignità umana e con gli standard richiesti sia dalla normativa nazionale sia da quella europea, in violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, nonché della legge n. 354 del 1975, recante «Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà»;

   nello specifico, sarebbe stata documentata la diffusa assenza di acqua calda nelle celle e nei locali doccia, caratterizzati altresì da condizioni fatiscenti e antigieniche, nonché aerazione insufficiente e riscaldamento inadeguato, presenza accertata di parassiti, topi e blatte, anche nei locali di preparazione e distribuzione dei pasti, e impianti elettrici obsoleti e privi di adeguata manutenzione, con frequenti interruzioni dell'illuminazione e rischio di corto circuito. Tali condizioni determinerebbero una grave compromissione del diritto alla salute dei detenuti, anche in conseguenza della cronica carenza di personale sanitario;

   sarebbero, altresì, state rappresentate gravi limitazioni arbitrarie e sistemiche dei diritti fondamentali, riconducibili a ritardi o negazione dei colloqui legali, negato accesso a biblioteca, scuola, palestra e lavoro, limitazioni all'acquisto di generi di prima necessità e igiene personale, e malfunzionamenti delle cabine telefoniche e della linea interna, che impediscono i contatti con l'esterno;

   a ciò si aggiungerebbero alcuni gravi fatti occorsi il 24 dicembre 2025 ne già oggetto di precedenti atti di sindacato ispettivo, riconducibili a quella che risulterebbe come una vera e propria spedizione punitiva da parte di alcuni agenti della polizia penitenziaria ai danni di un gruppo di detenuti, che sarebbero stati ripetutamente colpiti con calci e pugni, fatti spogliare e lasciati in una cella al freddo. Alla presunta aggressione sarebbero altresì seguite minacce di morte;

   il report annuale di Antigone ha riferito che nell'ultimo anno i tribunali italiani hanno riconosciuto la sussistenza di oltre 5.000 casi di persone detenute che hanno subito trattamenti inumani o degradanti in carcere, un dato che supera persino i livelli registrati nel 2013, che avevano fatto incorrere l'Italia in una condanna da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo, con la nota sentenza «Torreggiani e altri c. Italia» per gravi e sistemiche violazione dell'obbligo di garantire condizioni di detenzione conformi al rispetto della persona –:

   se non ritenga necessario avviare con urgenza un'indagine volta a verificare, per quanto di competenza, la sussistenza di responsabilità amministrative rispetto alle croniche condizioni inumane e degradanti in cui versano i detenuti del carcere di Opera, nonché disporre un'ispezione presso la struttura detentiva, con particolare riferimento alle sezioni A, B e C del quarto piano del primo blocco, con il coinvolgimento del Nas, della Asl e di funzionari terzi;

   quali ulteriori iniziative urgenti di competenza intenda adottare al fine di accertare lo stato effettivo degli impianti, delle cure mediche, delle attività trattamentali e dei servizi interni delle carceri italiane, con particolare riferimento alla struttura di Opera, anche in considerazione della normativa penitenziaria vigente.
(4-07755)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazione a risposta in Commissione:


   FOSSI, SIMIANI, SCOTTO, BOLDRINI, BONAFÈ, GIANASSI, FURFARO e DI SANZO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   lo stabilimento Beko di Siena rappresentava una realtà produttiva storica del territorio, attiva da oltre sessant'anni, la cui chiusura ha determinato la perdita di un presidio industriale strategico per la città e per l'intera area;

   nell'ambito della riorganizzazione del gruppo Beko Europe è stata prevista la cessazione delle attività produttive del sito, con un impatto occupazionale rilevante non ancora pienamente gestito;

   a fronte di una forza lavoro iniziale di circa 300 addetti, circa 140 posti di lavoro risultano già venuti meno, anche a causa dell'assenza di prospettive industriali chiare che ha favorito uscite anticipate;

   per la reindustrializzazione del sito sono stati sottoscritti accordi tra il comune di Siena e Invitalia, finalizzati all'acquisizione dell'area e alla successiva ricerca di nuovi investitori;

   secondo le più recenti notizie di stampa, il tavolo di confronto presso il Ministero delle imprese e del made in Italy (ultimo incontro il 28 aprile 2026) si è concluso senza risultati definitivi, senza l'individuazione di un soggetto industriale e senza un piano industriale concreto;

   nel corso del confronto, l'azienda ha riferito di attività di scouting che avrebbe coinvolto oltre 150 imprese, senza tuttavia tradursi in accordi vincolanti o in progetti immediatamente cantierabili;

   le organizzazioni sindacali hanno espresso forte preoccupazione, evidenziando come le ipotesi attuali riguardino una possibile frammentazione del sito tra più soggetti, con una capacità di assorbimento occupazionale limitata a circa 150 lavoratori, inferiore rispetto agli obiettivi iniziali;

   permangono, quindi, criticità rilevanti legate alla mancanza di tempi certi, all'assenza di un piano industriale unitario e alla scarsa chiarezza sulle prospettive occupazionali;

   anche le istituzioni territoriali, incluse regione Toscana e provincia di Siena, hanno evidenziato la necessità di un cambio di passo, chiedendo un maggiore protagonismo della società Beko e una più forte regia pubblica, anche attraverso il ruolo di Invitalia, al fine di garantire una reindustrializzazione piena e coerente con le dimensioni e il valore strategico del sito;

   il cronoprogramma che guarda al 31 dicembre 2027 appare, allo stato attuale, privo di adeguate garanzie circa il raggiungimento degli obiettivi produttivi e occupazionali;

   tali elementi confermano il permanere di una situazione di incertezza che rischia di compromettere definitivamente il futuro industriale del sito –:

   se non ritengano necessario, alla luce delle recenti evoluzioni, assumere iniziative urgenti, per quanto di competenza, per garantire la definizione di un piano industriale unitario, credibile e vincolante per il sito di Siena, evitando soluzioni frammentarie che riducano il potenziale occupazionale;

   quali iniziative di competenza intendano adottare affinché l'accordo tra il comune di Siena e Invitalia sia accompagnato da un piano industriale dettagliato, con tempi certi, investimenti definiti e garanzie occupazionali;

   se intendano rafforzare il ruolo di coordinamento pubblico, anche attraverso Invitalia, al fine di assicurare una regia unitaria del processo e un maggiore coinvolgimento della società Beko nel rispetto della responsabilità sociale d'impresa.
(5-05322)

Interrogazione a risposta scritta:


   LACARRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   la società Natuzzi s.p.a., storica azienda del comparto del mobile imbottito e simbolo del made in Italy, rappresenta da decenni un presidio industriale strategico per i territori della Puglia e della Basilicata, garantendo occupazione diretta e indiretta a migliaia di lavoratori e sostenendo un'ampia filiera produttiva locale; secondo quanto comunicato dalle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil di Puglia e Basilicata, l'azienda, a fronte di una dichiarata crisi produttiva e finanziaria e dopo diversi incontri presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, avrebbe unilateralmente manifestato l'intenzione di chiudere e vendere lo storico stabilimento «Jesce 2» sito a Santeramo in Colle, di cedere il ramo d'azienda relativo al sito logistico di La Martella (Matera) e di procedere alla vendita dell'impianto già chiuso di Ginosa, prevedendo inoltre la delocalizzazione in Romania di parti rilevanti delle produzioni attualmente svolte in Italia;

   tali scelte determinerebbero un esubero occupazionale stimato tra le 700 e le 900 unità, con il contestuale incremento del ricorso alla cassa integrazione, strumento già utilizzato in modo continuativo da oltre venti anni, con pesanti ricadute sui redditi delle famiglie coinvolte e sull'economia dei territori interessati;

   la vertenza in atto ha già determinato una forte mobilitazione dei lavoratori, con scioperi e presidi davanti agli stabilimenti del barese e della Basilicata, a testimonianza della crescente preoccupazione per il futuro occupazionale e industriale del gruppo Natuzzi e delle comunità locali; le organizzazioni sindacali evidenziano come il piano di ristrutturazione prospettato dall'azienda rischi di produrre un ulteriore impoverimento industriale delle regioni coinvolte, con ricadute sociali drammatiche su territori già segnati da processi di deindustrializzazione, scaricando sui lavoratori e sulle comunità locali il peso di scelte industriali imputabili al management aziendale;

   negli anni precedenti l'azienda Natuzzi ha beneficiato di ingenti risorse pubbliche, tra cui quelle derivanti dalla legge n. 488 del 1992 e da specifici accordi di programma regionali sottoscritti in Puglia e Basilicata, finalizzati proprio al sostegno e al rilancio dell'attività produttiva e dell'occupazione nei territori interessati;

   la prospettata riduzione delle attività produttive e le possibili chiusure di stabilimenti rappresentano una minaccia concreta non solo per l'occupazione diretta, ma anche per l'intera filiera del mobile imbottito, che costituisce un rilevante comparto manifatturiero del Mezzogiorno;

   la tutela dei livelli occupazionali e la salvaguardia della capacità produttiva nazionale rappresentano obiettivi strategici per la politica industriale del Paese, anche in relazione alla necessità di contrastare fenomeni di delocalizzazione produttiva verso Paesi esteri –:

   quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e garantire la continuità produttiva degli stabilimenti Natuzzi situati in Puglia e Basilicata;

   se il Ministro delle imprese e del made in Italy intenda convocare con urgenza un tavolo nazionale permanente presso il Ministero, coinvolgendo l'azienda, le organizzazioni sindacali, le regioni interessate e tutte le istituzioni competenti, al fine di individuare soluzioni industriali alternative alle ipotesi di chiusura e delocalizzazione;

   quali strumenti di politica industriale e quali eventuali misure di sostegno economico e finanziario il Governo intenda attivare per favorire un piano di rilancio industriale che consenta il mantenimento delle produzioni nel territorio nazionale e la valorizzazione delle competenze e delle professionalità esistenti.
(4-07756)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   Tesla full self-driving supervised è un sistema avanzato di assistenza alla guida. Non è un sistema di guida completamente autonoma. Secondo la classificazione Sae (Society of automotive engineers), è un sistema di livello 2, in cui è previsto che il conducente debba essere consapevole e attivo, monitorare costantemente strada e sistema ed essere in grado di intervenire in ogni momento;

   sul piano tecnologico, Tesla adotta una filosofia basata su telecamere, sia esterne sulla sede stradale, sia interne all'autoveicolo sull'attenzione del guidatore. Il sistema funziona come una rete neurale ed elabora l'attività di guida (dalla segnaletica orizzontale ai segnali stradali, dai pedoni agli altri veicoli) e genera direttamente i comandi di controllo del veicolo;

   i Paesi Bassi, sono il primo Paese dell'Unione europea ad aver dato il via libera, ad aprile 2026, al sistema full self-driving supervised; in Spagna la Direzione generale del traffico ha ricevuto una richiesta formale per accelerare l'iter di autorizzazione proprio in virtù dell'approvazione olandese;

   in Italia circolano decine di migliaia di veicoli Tesla dotati dell'hardware necessario per utilizzare full self-driving supervised. L'attivazione di questo avanzato sistema di assistenza alla guida consentirebbe di: migliorare ulteriormente la sicurezza stradale, riducendo il rischio di incidenti dovuti a distrazione o errore umano; mantenere sempre il pieno controllo e la responsabilità del conducente (come espressamente richiesto dal regolamento UN R171); allineare l'Italia agli altri Paesi europei che stanno procedendo con maggiore rapidità su queste tecnologie innovative –:

   se intenda valutare con priorità iniziative di competenza per l'approvazione del sistema Tesla full self-driving supervised per il mercato italiano, prevedendo l'opportunità di un confronto tecnico diretto con Tesla con le autorità olandesi (Rdw) al fine di velocizzare l'iter e fornendo, se possibile, un'indicazione sui tempi previsti per l'autorizzazione in Italia.
(5-05321)


   BARBAGALLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   i biocarburanti avanzati rappresentano una delle principali soluzioni disponibili nel breve e medio periodo per la decarbonizzazione dei settori dei trasporti difficilmente elettrificabili, quali il trasporto pesante su strada e il trasporto aereo;

   il diesel Hvo (Hydrotreated vegetable oil), conforme alla normativa tecnica EN 15940, è un biocarburante di seconda generazione ottenuto da materie prime rinnovabili, quali oli esausti e grassi animali, mediante processo di idrotrattamento, ed è utilizzabile nei motori diesel senza necessità di modifiche tecniche;

   il prezzo del diesel Hvo, fino a poco prima della recente crisi geopolitica nell'area dello Stretto di Hormuz, risultava presso alcuni distributori inferiore di pochi centesimi rispetto al gasolio tradizionale, mentre, a seguito delle tensioni internazionali, ha registrato aumenti analoghi a quelli del diesel fossile, pur trattandosi di un prodotto realizzato in Italia e, almeno in parte, basato su materie prime non direttamente connesse alle rotte energetiche del Medio Oriente;

   in Italia il diesel Hvo è prodotto da Eni attraverso bioraffinerie situate a Venezia e Gela, con una capacità installata complessiva pari a circa 1,5 milioni di tonnellate annue, e una rete distributiva in progressiva espansione;

   nonostante la produzione nazionale e l'impiego prevalente di materie prime di scarto, il prezzo al consumo del diesel Hvo risulta in molti casi superiore rispetto al gasolio tradizionale conforme alla normativa EN 590, con possibili effetti disincentivanti sulla diffusione del carburante;

   il Saf (Sustainable aviation fuel) è un biocarburante avanzato prodotto, tra l'altro, mediante tecnologia Hefa (Hydroprocessed esters and fatty acids), ottenuto da materie prime rinnovabili e utilizzabile in miscela con il carburante tradizionale per l'aviazione fino al 50 per cento, senza necessità di modifiche agli aeromobili o alle infrastrutture esistenti;

   i carburanti sostenibili per l'aviazione rappresentano una delle principali leve per la riduzione delle emissioni climalteranti del trasporto aereo, contribuendo alla diminuzione delle emissioni lungo l'intero ciclo di vita;

   il regolamento (UE) 2023/2405 (ReFuelEU Aviation), adottato nell'ambito delle politiche della Unione europea, prevede obblighi progressivi di utilizzo di Saf negli aeroporti europei, imponendo ai fornitori di carburante quote minime di miscelazione;

   lo sviluppo delle filiere Hvo e Saf richiede adeguati strumenti di sostegno, maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e solide garanzie sulla sostenibilità e tracciabilità delle materie prime impiegate –:

   quali iniziative il Governo intenda adottare per promuovere in modo coordinato lo sviluppo e la diffusione dei biocarburanti avanzati Hvo e Saf nel settore dei trasporti, anche mediante la definizione di obiettivi nazionali e tempistiche attuative coerenti con il quadro europeo;

   se il Governo intenda valutare la possibilità di incrementare ulteriormente la capacità produttiva nazionale di tali biocarburanti, al fine di ridurre la dipendenza energetica dall'estero, anche alla luce delle criticità emergenti nel settore del carburante per l'aviazione e delle potenzialità di utilizzo dell'Hvo in ambito aeronautico;

   se il Governo disponga di analisi ufficiali aggiornate sull'andamento dei prezzi del diesel Hvo e del Saf, sulle relative determinanti e sul differenziale risolto, ai carburanti fossili, e se intenda promuovere verifiche, per quanto di competenza al fine di scongiurare eventuali fenomeni distorsivi o speculativi;

   quali iniziative il Governo intenda intraprendere per rafforzare la produzione nazionale e la rete distributiva del diesel Hvo, nonché per garantire un'adeguata disponibilità di Saf nel settore aereo, anche valorizzando le capacità industriali esistenti.
(5-05327)

Interrogazioni a risposta scritta:


   SANTILLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   nella notte tra 1'8 e il 9 aprile 2026 un incendio ha interessato la facciata esterna di un edificio di edilizia residenziale pubblica situato in via Artom, nel quartiere Mirafiori Sud a Torino, immobile gestito dall'Agenzia territoriale per la casa del Piemonte centrale;

   secondo quanto riportato da molteplici organi di stampa, le fiamme hanno interessato il rivestimento esterno del palazzo, di dieci piani, propagandosi lungo la facciata dove era installato un sistema di isolamento termico assimilabile ad un cappotto utilizzato negli interventi di efficientamento energetico; l'edificio è stato evacuato in via precauzionale e non si registrano feriti, mentre i danni alla facciata sarebbero stati stimati in circa 100 mila euro;

   l'episodio di Torino, pur conclusosi senza conseguenze per le persone, richiama l'attenzione sui potenziali rischi connessi alla presenza di materiali combustibili nei rivestimenti esterni degli edifici, che in determinate condizioni possono favorire la propagazione rapida delle fiamme lungo le facciate, come evidenziato negli scorsi anni da altri casi di cronaca come il rogo della Grenfell Tower di Londra del 2017, quello della Torre del Moro di Milano del 2021 e quello occorso nel 2024 ad un complesso residenziale di nuova costruzione nel quartiere Campanar a Valencia, i quali hanno contribuito a evidenziare importanti criticità nei quadri normativi di riferimento e a promuoverne progressivi interventi di aggiornamento;

   quale che sia l'origine dell'incendio, la presenza di materiali combustibili nelle facciate può favorire la rapida propagazione delle fiamme, con rischi per l'incolumità delle persone e possibili rilevanti conseguenze anche per le finanze pubbliche, specie quando gli incendi interessano edifici pubblici o immobili oggetto di interventi realizzati con risorse pubbliche, quali l'edilizia residenziale pubblica, nonché scuole, ospedali e altre strutture frequentate quotidianamente da numerosi cittadini;

   il crescente ricorso ai sistemi di isolamento termico esterno negli interventi di riqualificazione edilizia rende particolarmente rilevante il tema della sicurezza dei materiali utilizzati e della loro capacità di limitare la propagazione degli incendi lungo le superfici degli edifici –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti;

   se e quali iniziative di competenza intendano intraprendere per promuovere una ricognizione e un monitoraggio delle facciate del patrimonio immobiliare pubblico, con particolare riferimento alla presenza di sistemi di isolamento termico esterno o altri rivestimenti contenenti materiali combustibili suscettibili di favorire la propagazione degli incendi;

   se e quali iniziative, di competenza, anche normative, intendano intraprendere per valutare l'opportunità di rafforzare gli standard tecnici e la disciplina in materia di sicurezza antincendio delle facciate degli edifici, anche con riferimento ai materiali impiegati negli interventi di riqualificazione energetica, favorendo l'adozione di soluzioni e materiali che garantiscano la sicurezza per le persone e l'immobile.
(4-07746)


   BENZONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da recenti notizie di stampa, il nuovo riparto del Fondo nazionale trasporti avrebbe fortemente penalizzato la regione Lombardia, alla quale sarebbero stati sottratti complessivamente circa 25,7 milioni di euro destinati al trasporto pubblico locale, passando da circa 954,9 milioni nel 2025 a 929,2 milioni, con conseguenti ripercussioni sui bilanci regionali e degli enti locali chiamati a garantire il servizio ai cittadini;

   tali riduzioni rischiano di incidere in modo diretto sulla qualità e quantità del servizio offerto, in una fase in cui il trasporto pubblico rappresenta uno strumento essenziale per studenti, lavoratori, anziani e pendolari, nonché un presidio fondamentale per la sostenibilità ambientale e la riduzione del traffico privato;

   tra i territori maggiormente interessati dagli effetti di tali riduzioni vi sarebbero anche le direttrici ad alta intensità di traffico pendolare, tra cui l'asse Brescia-Milano, strategico per migliaia di cittadini che quotidianamente si spostano per ragioni di lavoro, studio e accesso ai servizi;

   la provincia di Brescia rappresenta uno dei principali poli produttivi e manifatturieri del Paese, con un sistema economico fortemente integrato con l'area metropolitana milanese e con il resto della Lombardia, rendendo essenziale la disponibilità di collegamenti efficienti, frequenti e accessibili;

   eventuali riduzioni di risorse rischiano di tradursi in minori corse, aumento dei tempi di percorrenza, peggioramento della puntualità, incremento delle tariffe o rinvio di investimenti necessari al rinnovo dei mezzi e al miglioramento delle infrastrutture, contravvenendo agli obiettivi dichiarati dal Governo in materia di mobilità sostenibile, decongestionamento urbano e incentivo all'utilizzo del trasporto collettivo –:

   se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le ragioni che hanno determinato la riduzione di circa 25,7 milioni di euro delle risorse del Fondo nazionale destinate al trasporto pubblico locale della Lombardia;

   di quali dati disponga in ordine agli effetti che possono derivare, in termini di numero di corse, frequenza del servizio, investimenti e livelli occupazionali, per il sistema del trasporto pubblico lombardo;

   se possa confermare che tra i territori maggiormente esposti vi siano le linee e i collegamenti relativi all'asse Brescia-Milano e quali iniziative urgenti di competenza intenda promuovere al fine di tutelare i pendolari di tale direttrice strategica, tra le quali l'eventuale reintegro delle risorse sottratte e il rafforzamento strutturale del finanziamento del trasporto pubblico locale, anche alla luce degli obiettivi di sostenibilità ambientale e riduzione delle emissioni.
(4-07750)


   MANES. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il raccordo autostradale tra la A5 e la SS27 del Gran San Bernardo, gestito dalla Società autostrade valdostane S.p.A. (Sav) in regime di concessione per conto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, si sviluppa lo larga parte in galleria, in particolare attraverso le due gallerie monofornice bidirezionali di e Côte de Sorreley e di Signayes;

   tale infrastruttura costituisce un asse essenziale di collegamento della Valle d'Aosta con la valle del Gran San Bernardo e con il relativo traforo internazionale, consentendo il transito diretto dei veicoli leggeri e dei mezzi pesanti senza interferire con la viabilità urbana della città di Aosta, con rilevanti benefici per i pendolari, per i flussi turistici, per l'economia locale, nonché per i collegamenti internazionali;

   tale infrastruttura, peraltro, è tornata a ricadere nella rete transeuropea dei trasporti (Trans-european network – Transport), a seguito delle ridefinizioni della mappa TEN-T adottate, da ultimo, con il nuovo regolamento UE n. 1679 del 2024;

   l'inclusione nella rete impiantistico ai requisiti attuativo della direttiva TEN-T rende necessari interventi di adeguamento infrastrutturale ai requisiti minimi di sicurezza definiti dal decreto legislativo 5 ottobre 2006, n. 264, europea n. 54 del 2004 in materia di sicurezza per le gallerie della rete stradale transeuropea;

   i lavori, conformi al progetto di adeguamento delle suddette gallerie trasmesso l'11 giugno 2023 al concedente Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sono previsti a partire dall'11 giugno 2026, giorno successivo al termine dell'anno scolastico in Valle d'Aosta, ed implicano la chiusura totale del raccordo per un periodo stimato di circa un anno, con conseguente dirottamento dei flussi sulla viabilità ordinaria e, in particolare, sugli snodi della città di Aosta e dei comuni limitrofi;

   la chiusura del raccordo rischia di determinare un ulteriore aggravio su un'area caratterizzata da rilevanti volumi di traffico, rendendo necessario un adeguato e puntuale coordinamento con i lavori programmati lungo le direttrici di accesso alternative alla valle del Gran San Bernardo;

   sarebbe ottimale adottare soluzioni tecnico-normative, se fattibili, che permettano di evitare la chiusura totale del raccordo, come suggerito anche dalle delibere di indirizzo recentemente approvate da alcuni consigli dei comuni dell'Unité Grand-Combin e della stessa Unitè –:

   quali urgenti iniziative di competenza il Governo abbia intrapreso o stia per intraprendere, al fine di mitigare i disagi viari e ambientali che la chiusura del raccordo A5-SS27, di cui in premessa, comporterà per la viabilità di Aosta e della valle del Gran San Bernardo, oltre che allo scopo di attivare misure compensative a favore dei comuni maggiormente colpiti dagli effetti della chiusura.
(4-07761)

INTERNO

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

I Commissione:


   PENZA, ALFONSO COLUCCI, AURIEMMA e BALDINO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   le violente e gravissime aggressioni perpetrate su inermi passanti nel mese di gennaio 2026, hanno evidentemente, ad avviso degli interroganti, indotto il Dicastero a reagire – dopo innumerevoli segnali di aggravamento del contesto in termini di sicurezza, criminalità e costante degrado, dopo gli incessanti, e purtroppo vani, appelli e richiami di allarme e di attenzione espressi anche dagli interroganti e infinite segnalazioni degli abitanti e degli esercenti – con «una risposta potente» a sostegno dell'ordine e della sicurezza pubblica del quartiere Esquilino di Roma e delle altre aree limitrofe alla stazione Termini;

   il quartiere Esquilino versa da troppo tempo in una condizione di profondo degrado urbano e insicurezza, alla mercé di furti, rapine, aggressioni, bande di balordi con la percezione di «zona franca» – Comitati di cittadini hanno denunciano costantemente la situazione, chiedendo alle istituzioni una maggiore presenza delle forze dell'ordine e in particolare interventi di riqualificazione;

   attualmente l'area risulta blindata, con un effetto visivo da assetto di guerra – in proposito, preme ai firmatari rappresentare, in primis, che l'assenza di misure di prevenzione e la reazione tardiva, causata, ad avviso degli stessi, dall'indirizzo politico (in)espresso per tempo dal Ministro interrogato, ha determinato una sedimentazione della criminalità e il suo crescendo;

   i tentativi, come la zona rossa, di combattere la criminalità e il degrado nel quartiere e nelle aree limitrofe non sono stati sufficienti a bonificarli e permangono enormi criticità;

   per la vivibilità occorre prevedere, ad avviso degli interroganti, misure di riqualificazione, di contrasto alla desertificazione, scongiurando la perdita delle attività commerciali e turistiche, individuando misure compensative o incentivanti, alla stregua di quanto previsto con l'istituzione di zone speciali da un punto di vista fiscale ed economico, al fine di salvaguardare le attività presenti – questione sollevata, tra l'altro, dalle associazioni degli esercenti – si tratta di ambiti verso i quali i blindati possono poco o nulla perché necessitano di misure e di un'ottica di prevenzione –:

   se, per quanto di competenza, in base alle considerazioni svolte in premessa e alle pressanti richieste giunte dalla cittadinanza, non ritenga di dover assumere iniziative di prevenzione volte ad un piano per la bonifica e la riqualificazione del quartiere Esquilino e delle aree limitrofe, con il coinvolgimento e l'attiva partecipazione della collettività residente, anche alla luce dell'opportunità di misure incentivanti per le attività commerciali e turistiche, onde scongiurare la desertificazione delle aree.
(5-05323)


   BOSCHI e GADDA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   a decorrere dal 1° giugno 2026, in attuazione dell'articolo 5 della legge 19 gennaio 2026, n. 11, è stata prevista la possibilità per i comuni italiani di rilasciare la Carta di identità elettronica (Cie) anche ai cittadini italiani residenti all'estero iscritti all'Aire;

   tuttavia, detta procedura di rilascio della Cie non è immediata, in quanto il documento viene prodotto dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e successivamente spedito al cittadino, con tempi tecnici che possono variare;

   al momento della richiesta della (Cie) il precedente documento di identità viene ritirato, lasciando il cittadino temporaneamente privo di un documento valido;

   il documento provvisorio rilasciato contestualmente alla richiesta della Cie non è valido ai fini dell'espatrio, determinando una potenziale impossibilità di rientro nel Paese di residenza estera per i cittadini Aire che si trovino temporaneamente in Italia;

   tale criticità assume particolare rilievo nei casi in cui il cittadino debba utilizzare mezzi di trasporto internazionale, come il trasporto aereo, che richiedono un documento di identità valido per l'espatrio;

   numerosi enti locali segnalano difficoltà nel fornire indicazioni chiare ai cittadini Aire, con conseguenti disagi e incertezze operative, e subiscono le lunghe liste di attesa presenti in molti consolati;

   inoltre, a decorrere dal 3 agosto 2026, le carte di identità cartacee non saranno più valide, completando il processo di digitalizzazione del documento;

   attualmente, la carta di identità cartacea viene ancora rilasciata in casi di urgenza, ad esempio in caso di furto o smarrimento del documento a ridosso di un viaggio all'estero, garantendo un rilascio immediato e la validità per l'espatrio;

   la cessazione della possibilità di rilascio della carta di identità cartacea rischia di determinare una lacuna operativa, in particolare nei casi di emergenza in cui la Cie non possa essere consegnata in tempo utile –:

   se il Governo sia a conoscenza delle criticità connesse ai tempi di rilascio della Carta di identità elettronica per i cittadini iscritti all'Aire e quali misure intenda adottare, anche in vista della cessazione della validità delle carte di identità cartacee dal 3 agosto 2026, per garantire tempi di consegna compatibili con le esigenze di rientro all'estero, individuare soluzioni alternative nei casi di assenza di un documento valido per l'espatrio – ivi compresa la possibile validità temporanea del documento precedente –, fornendo ai comuni indicazioni operative uniformi per la gestione delle situazioni di urgenza, quali furto, smarrimento o deterioramento del documento in prossimità di viaggi internazionali.
(5-05324)


   BONAFÈ e GRAZIANO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il comune di Castel Morrone (Caserta) versa da anni in una grave situazione di dissesto finanziario, determinata dalla mancata omologazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale, presentato nel 2019 e rimodulato nel 2022, da parte della Corte dei conti con deliberazione del 27 marzo 2024;

   a seguito di tale pronuncia, l'amministrazione comunale ha dichiarato il dissesto finanziario in data 20 maggio 2024, con conseguente attivazione della procedura prevista dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Tuel);

   con decreto del Presidente della Repubblica 4 settembre 2024 è stato nominato l'Organismo straordinario di liquidazione (Osl), con decorrenza del termine perentorio di tre mesi, ai sensi dell'articolo 259, comma 1, del Tuel, per la presentazione al Ministero dell'interno dell'ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato;

   il termine perentorio del 4 dicembre 2024 è decorso inutilmente senza l'adozione del predetto documento da parte del Consiglio comunale, determinando il perfezionarsi dei presupposti previsti dagli articoli 262 e 141, comma 1, lettera a), del Tuel;

   successivamente, l'ipotesi di bilancio è stata approvata in data 18 gennaio 2025, con un significativo ritardo rispetto al termine perentorio previsto dalla normativa vigente;

   tale approvazione è stata oggetto di contenzioso amministrativo, con sospensione cautelare degli atti e successiva conferma in sede di appello, mentre il giudizio di merito risulta tuttora pendente;

   la Corte costituzionale, con sentenza n. 17 del 13 gennaio 2026, ha ribadito la natura perentoria del termine per l'approvazione dell'ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, chiarendo che il suo mancato rispetto comporta la definitiva consumazione del relativo potere in capo al consiglio comunale;

   nelle more del giudizio, l'amministrazione comunale ha adottato, in data 30 marzo 2026, una ulteriore ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato da sottoporre al consiglio comunale;

   tale reiterazione appare suscettibile di porsi in contrasto con i principi affermati dalla Corte costituzionale, determinando un quadro di incertezza giuridica e amministrativa, con potenziali ricadute negative sulla stabilità finanziaria dell'ente e sulla tutela dei creditori;

   appare necessario un intervento diretto del Ministero dell'interno, quale amministrazione titolare delle funzioni di vigilanza e coordinamento in materia di finanza locale, al fine di garantire l'uniforme applicazione della disciplina sul dissesto degli enti locali –:

   quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intenda adottare, nell'esercizio dei poteri previsti dal Tuel compreso, ove ne ricorrano i presupposti, il potere di cui all'articolo 141 del medesimo Tuel, al fine di assicurare il rispetto della legalità e la corretta conclusione della procedura di dissesto dell'ente.
(5-05325)


   URZÌ, MAIORANO e GABELLONE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il Governo, sin dal suo insediamento, ha lavorato per potenziare le strutture del comparto sicurezza, con la finalità precipua di migliorare la presenza e l'efficienza operativa delle forze dell'ordine sull'intero territorio nazionale, sia attraverso interventi di incremento degli organici, sia attraverso lo stanziamento di risorse destinate alle forze di polizia;

   le province di Taranto, Brindisi e Lecce sono territori caratterizzati da una significativa estensione e da peculiari esigenze di controllo del territorio, in particolare, durante la stagione estiva, quando l'aumento dei flussi turistici determina un fisiologico incremento delle esigenze connesse alla sicurezza pubblica, al presidio del territorio e alla gestione dell'ordine pubblico;

   gli operatori delle forze di polizia attualmente in servizio nelle suddette province assicurano con professionalità e senso di abnegazione il proprio contributo, anche attraverso il ricorso a prestazioni straordinarie, al fine di far fronte alle crescenti necessità operative;

   appare pertanto opportuno valutare ogni possibile iniziativa volta a rafforzare ulteriormente gli organici e a sostenere l'azione delle forze dell'ordine, quale importante presidio di legalità nei territori interessati –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle esigenze rappresentate e se intenda valutare l'adozione di ulteriori iniziative di competenza, anche nell'ambito dei piani di assegnazione del personale, finalizzate al rafforzamento degli organici delle forze di polizia nelle province di Taranto, Brindisi e Lecce, in considerazione delle specifiche esigenze di sicurezza dei territori.
(5-05326)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BENZONI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   nei giorni scorsi la Camera dei deputati ha approvato, il disegno di legge di conversione del decreto-legge cosiddetto «sicurezza-quater», recante misure volte al rafforzamento degli strumenti di prevenzione e contrasto dei fenomeni di illegalità e di tutela dell'ordine pubblico;

   nello specifico, il provvedimento amplia le competenze operative richieste alle forze di polizia, introduce nuove fattispecie sanzionatorie e attribuisce ulteriori strumenti di intervento agli apparati dello Stato chiamati a garantire sicurezza e legalità;

   ogni ampliamento delle funzioni attribuite agli operatori della sicurezza pubblica richiede un corrispondente rafforzamento degli organici, delle dotazioni strumentali, della formazione professionale e delle condizioni di lavoro del personale coinvolto;

   ciononostante, in numerosi territori del Paese, e in particolar modo nelle province ad alta densità produttiva e demografica del Nord Italia, vengono da tempo segnalate carenze di personale nelle articolazioni territoriali della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, con ricadute sull'efficienza dei servizi, sui tempi di intervento e sulla sostenibilità dei turni;

   con specifico riguardo al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, risultano diffuse criticità legate alla scopertura di organico, all'età media crescente del personale, alla necessità di rinnovo del parco mezzi, alla pressione derivante dagli interventi per incendi boschivi, dissesti idrogeologici, eventi climatici estremi e incidenti industriali;

   analogamente, per le forze di polizia si registrano da tempo difficoltà connesse alla carenza di personale operativo, all'aumento delle incombenze amministrative, alla necessità di presidio del territorio e al crescente impiego in servizi straordinari di ordine pubblico;

   a parere dell'interrogante, non appare dunque sufficiente attribuire nuovi compiti e nuove responsabilità alle forze dell'ordine in assenza di un contestuale piano strutturale di assunzioni e investimenti che consenta agli operatori di svolgere efficacemente il proprio lavoro –:

   quali siano, alla data odierna, le effettive scoperture di organico presenti a livello nazionale e territoriale nella Polizia di Stato, nell'Arma dei carabinieri, nella Guardia di finanza e nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco, con particolare riferimento alle province della Lombardia e, specificamente, alla provincia di Brescia;

   se non ritengano opportuno adottare, per quanto di competenza, un piano straordinario di assunzioni e di rafforzamento degli organici delle forze di polizia e dei Vigili del fuoco, indicando tempi, risorse e contingenti previsti;

   quali iniziative urgenti di competenza intendano adottare al fine di garantire adeguati livelli di sicurezza urbana, presidio del territorio e capacità di intervento emergenziale nei territori maggiormente esposti a pressione industriale, logistica e demografica, con particolare riferimento all'area bresciana, tra le quali il rinnovo dei mezzi, delle attrezzature operative e delle dotazioni tecnologiche a disposizione del personale impegnato nella sicurezza pubblica e nel soccorso tecnico urgente.
(4-07745)


   ZARATTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   le celebrazioni del 25 aprile 2026 sono state segnate da gravi tensioni e criticità nella gestione dell'ordine pubblico, principalmente a causa della forte polarizzazione politica e dei conflitti internazionali che si sono riflessi nelle piazze italiane;

   l'episodio più allarmante si è verificato nella Capitale, dove due iscritti all'Anpi sono stati feriti da colpi di pistola ad aria compressa sparati da un uomo in via delle Sette Chiese, nei pressi del Parco Schuster contro Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano solo perché indossavano il fazzoletto dell'Anpi;

   la coincidenza delle celebrazioni con l'approvazione definitiva del nuovo decreto sicurezza (convertito in legge proprio il 24 aprile 2026) ha alimentato le proteste contro quella che molte opposizioni e associazioni hanno definito una «repressione del dissenso»;

   secondo diversi osservatori, le falle non sono state solo tecniche ma sistemiche, dovute a un clima in cui il conflitto sociale e le posizioni sui conflitti internazionali hanno sostituito lo spirito di memoria condivisa della ricorrenza;

   le forze dell'ordine, pur avendo schierato dispositivi di sicurezza rafforzati, hanno faticato a prevenire attacchi mirati come gli spari a Roma;

   di sicuro, l'attentatore puntava al maggior clamore possibile per la sua azione, ora è ricercato ovunque;

   gli investigatori hanno acquisito le immagini delle numerose telecamere di vigilanza attorno al parco nel tentativo di individuare lo scooter bianco con relativa targa;

   si è trattato di un agguato in stile anni settanta per imitare quello che i terroristi di allora facevano con armi vere, scenario del tutto sottovalutato da chi doveva predisporre e garantire l'ordine pubblico durante la manifestazione;

   a contare non è solo il fatto di aver ferito intenzionalmente e con premeditazione due persone – in questo caso due iscritti a Sinistra italiana e all'Anpi che stavano tornando nell'area della manifestazione dopo aver pranzato in un locale lì vicino – ma che lo abbia messo in pratica in occasione della Festa della Liberazione e in un momento in cui la giornata si stava avviando alla conclusione senza scossoni e tensioni;

   a parere dell'interrogante è stata un'azione per stupire e anche per terrorizzare in vista dei prossimi appuntamenti di piazza, un messaggio che assomiglia a una sfida, tanto più che l'area della basilica è molto sorvegliata;

   a parere dell'interrogante la matrice sembra abbastanza chiara, legata agli ambienti dell'estrema destra e suprematisti, per questo si cercano collegamenti anche con gli striscioni affissi giovedì notte in alcuni quartieri (Tuscolano e Appio, soprattutto) con la scritta «partigiano infame» –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere per scongiurare il ripetersi di casi analoghi, considerato che nonostante i tanti provvedimenti sulla sicurezza varati dal Governo in questi ultimi anni, durante una manifestazione per celebrare il 25 aprile, impunemente siano stati colpiti due manifestanti, e ancora gli investigatori non hanno tracciato un profilo certo dell'attentatore.
(4-07758)


   ASCARI e CHERCHI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   dal 20 al 22 marzo 2026 si è svolta a Parma la manifestazione denominata EOS – European Outdoor Show, fiera dedicata al settore outdoor, che include anche esposizioni di armi da fuoco, munizioni e accessori;

   secondo quanto riportato da organi di stampa, la manifestazione ha registrato la partecipazione di circa 40.000 visitatori e oltre 300 espositori, distribuiti su circa 60.000 metri quadrati;

   sempre secondo le medesime fonti, sarebbe stato consentito l'ingresso gratuito ai minori di anni 12, se accompagnati, nonché la partecipazione di bambini e scolaresche;

   in alcuni casi, minori iscritti a federazioni di tiro avrebbero potuto interagire con i prodotti esposti, inclusa la possibilità di «provare» strumenti riconducibili all'uso di armi;

   tali circostanze sollevano rilevanti interrogativi in merito alla tutela dei minori, alla loro esposizione a contesti potenzialmente non adeguati all'età e alla possibile normalizzazione dell'uso delle armi;

   l'ordinamento italiano riconosce la necessità di garantire la protezione dell'infanzia e dell'adolescenza, anche alla luce della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo, che impone agli Stati di adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare il benessere psicofisico dei minori;

   la presenza di minori in contesti espositivi relativi ad armi da fuoco richiede una particolare attenzione sotto il profilo educativo, psicologico e di sicurezza;

   non risulta chiaro quali protocolli di sicurezza, limiti e controlli siano stati adottati per regolamentare l'accesso e le attività dei minori all'interno della manifestazione;

   appare necessario chiarire il ruolo di eventuali istituzioni scolastiche o enti formativi nella partecipazione di scolaresche a tali eventi –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopra esposti;

   quali siano le norme vigenti che regolano la partecipazione di minori a fiere ed eventi in cui sono esposte armi da fuoco;

   quali controlli di competenza siano stati effettuati in relazione all'accesso dei minori e alle attività loro consentite durante la manifestazione;

   se risultino coinvolte istituzioni scolastiche o enti formativi nella partecipazione di minori all'evento e, in tal caso, con quali modalità e autorizzazioni;

   se il Governo intenda adottare iniziative normative volte a rafforzare la tutela dei minori in contesti espositivi riguardanti armi, anche prevedendo limiti più stringenti all'accesso e alla partecipazione attiva;

   se siano state valutate le possibili implicazioni educative e psicologiche derivanti dall'esposizione precoce dei minori a strumenti di offesa, e quali, iniziative di competenza si intendano promuovere per prevenire eventuali effetti negativi.
(4-07759)


   PAVANELLI e CHERCHI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   in occasione della recente celebrazione dell'anniversario della Liberazione d'Italia, il comune di Castel Ritaldi ha previsto un programma di celebrazioni fissato per il 26 aprile, anziché nella data istituzionale del 25 aprile;

   il programma prevedeva, tra le iniziative, la deposizione di una corona presso il monumento dedicato al capitano Leopoldo Eleuteri, già oggetto di commemorazione in data 31 gennaio 2026 in occasione dell'anniversario della sua morte, nonché una benedizione religiosa da parte del parroco;

   la ricorrenza del 25 aprile rappresenta una data fondativa della Repubblica, connessa alla Liberazione dal nazifascismo e alla riaffermazione dei valori costituzionali, e si caratterizza storicamente come celebrazione civile e laica;

   la sovrapposizione di iniziative estranee al contesto storico della Liberazione, nonché lo spostamento della celebrazione rispetto alla data simbolica, rischiano di determinare una rappresentazione non coerente della ricorrenza, incidendo sul suo significato pubblico e sulla trasmissione della memoria storica;

   nella medesima provincia, parimenti in occasione del medesimo anniversario, è nota all'interrogante la decisione della Prefettura – Ufficio territoriale del Governo di Perugia di negare il patrocinio istituzionale per la cerimonia di inaugurazione di una targa commemorativa in memoria delle vittime Lgbtqia+ del fascismo, prevista per il 25 aprile presso i Giardini del Frontone di Perugia;

   il diniego sarebbe stato motivato, secondo quanto riferito, anche sulla base di generici indirizzi o circolari ministeriali;

   la concessione del patrocinio istituzionale da parte delle prefetture costituisce espressione di valutazioni amministrative che devono ispirarsi a criteri di imparzialità, trasparenza e coerenza con i principi costituzionali, anche in relazione a iniziative connesse alla memoria storica e ai diritti fondamentali;

   non è escluso, a giudizio degli interroganti, che episodi analoghi possano essersi registrati in diversi contesti territoriali, evidenziando una tendenza a rimodulare o ridimensionare il significato delle celebrazioni del 25 aprile, con possibili ricadute sul piano della memoria collettiva e dell'educazione civica –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;

   se esistano linee guida, atti di indirizzo o raccomandazioni rivolte agli enti locali in ordine alle modalità di celebrazione delle ricorrenze civili di carattere nazionale, con particolare riferimento alla Festa della Liberazione;

   quali siano le motivazioni del diniego di patrocinio da parte della prefettura di Perugia e se esistano circolari, direttive o atti di indirizzo del Ministero interrogato in materia di concessione del patrocinio da parte delle prefetture con riferimento a iniziative attinenti alla tematica dei diritti Lgbtqia+;

   se non intenda, per quanto di competenza, adottare specifiche iniziative al fine di promuovere il rispetto del significato storico e civile del 25 aprile, garantendo uniformità e coerenza nelle celebrazioni su tutto il territorio nazionale.
(4-07765)

ISTRUZIONE E MERITO

Interpellanza:


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione e del merito, il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dell'interno, il Ministro della cultura, per sapere – premesso che:

   in data 28 aprile 2026, presso l'educandato statale «Maria Adelaide» di Palermo, durante lo svolgimento delle lezioni si è verificato il crollo di calcinacci dal soffitto di un'aula, causando il ferimento di tre studentesse e di un docente, fortunatamente con conseguenze lievi;

   l'episodio rappresenta un grave segnale di allarme sullo stato di sicurezza degli edifici scolastici, in particolare quelli storici, spesso caratterizzati da una sovrapposizione di competenze tra amministrazioni diverse che determina ritardi negli interventi, scarico di responsabilità e carenze nella manutenzione;

   l'immobile che ospita l'istituto risulta essere un complesso storico di proprietà pubblica, con passaggi di competenza tra demanio dello Stato ed enti territoriali, e assegnazioni in uso alla città metropolitana di Palermo, configurando un quadro amministrativo complesso che rischia di tradursi in una frammentazione delle responsabilità;

   in tali contesti, la distinzione tra proprietà formale e responsabilità gestionale non può tradursi in un vuoto operativo: il demanio, quale titolare del bene, e l'ente utilizzatore, quale soggetto responsabile della manutenzione, sono entrambi chiamati a garantire condizioni di sicurezza adeguate, attraverso un coordinamento effettivo e non meramente formale;

   la normativa vigente, in particolare la legge n. 23 del 1996, attribuisce alle province e alle città metropolitane competenze chiare in materia di edilizia scolastica per gli istituti di istruzione secondaria superiore, incluse manutenzione e messa in sicurezza degli edifici;

   tuttavia, tali competenze risultano spesso disattese o esercitate in modo insufficiente, anche a causa della cronica carenza di risorse, della mancanza di programmazione pluriennale e della difficoltà di coordinamento con altri livelli istituzionali, tra cui il demanio dello Stato nei casi di immobili vincolati o di proprietà statale;

   appare quindi necessario verificare se, nel caso specifico, vi sia stata un'inerzia amministrativa imputabile ai soggetti competenti, anche in presenza di eventuali segnalazioni o evidenze tecniche che avrebbero richiesto interventi tempestivi;

   secondo i più recenti dati nazionali, una quota rilevante degli edifici scolastici risulta ancora priva delle principali certificazioni di sicurezza, tra cui agibilità, prevenzione incendi e collaudo statico, evidenziando un ritardo strutturale del Paese nel garantire ambienti scolastici adeguati e sicuri;

   il caso in oggetto impone di accertare se vi siano state segnalazioni pregresse di criticità strutturali o manutentive e se le amministrazioni competenti abbiano tempestivamente adottato le misure necessarie per prevenirne l'aggravamento;

   episodi analoghi, verificatisi negli ultimi anni in diverse realtà territoriali, dimostrano come il tema della manutenzione dei solai, dei controsoffitti e degli elementi non strutturali rappresenti uno dei punti più critici della sicurezza scolastica, spesso trascurato rispetto agli interventi più visibili ma non meno rilevante ai fini della tutela dell'incolumità; la sicurezza scolastica costituisce una priorità assoluta e non può essere subordinata a vincoli burocratici o a rimpalli di competenze tra enti; il caso dell'educandato «Maria Adelaide» impone dunque una verifica puntuale delle responsabilità del demanio dello Stato, della città metropolitana di Palermo, della ex provincia e degli altri enti coinvolti, nonché un intervento nazionale che eviti il ripetersi di episodi analoghi –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti e quali elementi abbiano acquisito in merito;

   se sia stata disposta o si intenda disporre, per quanto di competenza, un'ispezione urgente per accertare le cause del crollo e lo stato complessivo dell'edificio;

   quale sia l'esatta titolarità dell'immobile e la ripartizione delle competenze tra demanio dello Stato, città metropolitana di Palermo e altri enti, con particolare riferimento agli obblighi di manutenzione e sicurezza;

   se risultino segnalazioni, richieste di intervento o relazioni tecniche precedenti all'evento e quali iniziative siano state adottate dalle amministrazioni competenti;

   se l'edificio sia dotato di tutte le certificazioni previste dalla normativa vigente, tra cui agibilità, collaudo statico e prevenzione incendi;

   quali interventi di manutenzione o messa in sicurezza siano stati programmati o finanziati negli ultimi anni e con quale stato di attuazione;

   se, oltre all'aula interessata, siano state disposte verifiche su tutto l'edificio per escludere ulteriori situazioni di rischio;

   se il Governo non ritenga necessario attivare un tavolo istituzionale tra i soggetti competenti, inclusi demanio, enti locali e amministrazione scolastica, per garantire interventi rapidi e coordinati;

   quali iniziative di competenza, anche normative si intendano assumere per evitare che la complessità dei regimi proprietari e dei vincoli storico-artistici ostacoli gli interventi urgenti di messa in sicurezza;

   se il Governo intenda rafforzare il monitoraggio nazionale sull'edilizia scolastica, con particolare attenzione agli edifici storici e a quelli caratterizzati da competenze condivise;

   quali misure si intendano adottare per garantire trasparenza sui dati relativi alla sicurezza degli edifici scolastici e sullo stato degli interventi;

   se non si ritenga necessario potenziare un piano nazionale di manutenzione ordinaria e straordinaria delle scuole, superando l'approccio emergenziale;

   quali azioni si intendano intraprendere per accelerare l'attuazione degli interventi in materia finanziati anche attraverso il PNRR;

   se intendano verificarsi, per quanto di competenza, eventuali responsabilità amministrative per omissioni o ritardi;

   quali misure urgenti di competenza si intendano adottare per garantire la sicurezza della comunità scolastica dell'istituto e la continuità delle attività didattiche.
(2-00825) «Morfino, D'Orso, Aiello».

Interrogazione a risposta scritta:


   BENZONI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   la salute mentale rappresenta una delle principali sfide del nostro tempo, segnata in particolare dalla mancanza di personale, dall'estrema variabilità tra regioni e dall'emergenza giovani;

   secondo i dati riportati nell'ultimo Rapporto salute mentale del Ministero della salute dello scorso 20 aprile 2026 e riferito all'anno 2024, gli utenti assistiti dai servizi specialistici ammontavano a 845.516 unità, con una prevalenza degli utenti di sesso femminile (55,9 per cento) e la più alta concentrazione nelle classi 45-54 anni e 55-64 anni;

   i dati variano a seconda delle regioni, con tassi di assistenza psichiatrica che oscillano dai 119,1 per 10.000 abitanti delle Marche ai 447,2 della Liguria, rispetto a un valore Italia di 171,9 utenti per 10.000 abitanti;

   è tuttavia guardando al dato dell'incidenza relativa ai pazienti che hanno avuto per la prima volta un contatto nel 2024 con strutture psichiatriche che si osserva il dato più allarmante. Dal rapporto emerge infatti come nel 2024 vi sia stato un incremento di 75.000 nuovi pazienti under 35, con un tasso di incidenza per i giovanissimi (18-24 anni) particolarmente elevato (82,4 per 10.000 abitanti nei maschi; 105,6 per 10.000 abitanti nelle femmine), e relativo a diagnosi di sindromi nevrotiche e somatoformi;

   molte famiglie denunciano tempi di attesa eccessivamente lunghi per l'accesso ai servizi territoriali nonché forti disomogeneità regionali. Anche in considerazione di ciò, risulta, a parere dell'interrogante, particolarmente determinante la prevenzione precoce, in aggiunta alla continuità delle cure;

   in tale contesto, la scuola e l'università rappresentano luoghi strategici per la promozione di campagne di sensibilizzazione, nonché di servizi di ascolto e supporto psicologico, quali incontri di gruppo dedicati a temi come il disagio relazionale e le problematiche legate alla vita scolastica e universitaria;

   scuole e università offrono spesso tali servizi gratuitamente, pur non disponendo nella maggior parte dei casi di un supporto e degli strumenti adeguati per garantire un'azione preventiva efficace –:

   quali iniziative urgenti di competenza intendano assumere al fine di rafforzare i servizi territoriali di salute mentale, incrementando il numero di psicologi, psichiatri ed educatori del Servizio sanitario nazionale;

   quali iniziative intendano adottare, per quanto di competenza, al fine di rafforzare la rete di prevenzione delle scuole e delle università, favorendo ad esempio la diffusione di sportelli psicologici stabili;

   se non ritengano opportuno rafforzare, nel quadro del Piano di azioni nazionale per la salute mentale 2025-2030, gli interventi finalizzati alla tutela della salute mentale in particolar modo giovanile.
(4-07739)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta scritta:


   MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   la Corte dei conti, con delibera n. 60 del 2026 della Sezione controllo enti, ha analizzato la gestione 2024 dell'Inail, evidenziando rilevanti criticità nella gestione delle politiche di prevenzione e sicurezza sul lavoro;

   in particolare, con riferimento ai finanziamenti a fondo perduto Isi (Incentivi di sostegno alle imprese), destinati a sostenere gli investimenti in sicurezza, la magistratura contabile ha rilevato che, nel quinquennio 2019-2024, a fronte di somme impegnate per 1.991,7 milioni di euro, risultano liquidati solo 270,7 milioni, pari al 13,59 per cento, evidenziando una evidente farraginosità delle procedure;

   per le annualità 2023 e 2024, a fronte di risorse stanziate rispettivamente pari a 508,4 milioni euro e 600 milioni di euro, le somme liquidate al 31 dicembre 2024 risultano pari a zero;

   la Corte dei conti ha inoltre sottolineato come le procedure di assegnazione dei contributi risultino «eccessivamente lunghe» e non adeguate a rispondere tempestivamente ai mutamenti dei rischi per la salute nei luoghi di lavoro, in particolare per le piccole e medie imprese;

   ulteriore elemento di criticità riguarda l'attività ispettiva, che ha registrato una riduzione significativa: le ispezioni sono passate da 8.739 nel 2023 a 7.735 nel 2024 (-11,49 per cento), con un rapporto tra aziende ispezionate e aziende in portafoglio estremamente basso (dallo 0,27 allo 0,24 per cento);

   permane inoltre un livello estremamente elevato di irregolarità: nel 2024, su 7.735 aziende ispezionate, 7.197 sono risultate irregolari (93,04 per cento);

   i dati complessivi sugli infortuni sul lavoro restano drammatici: al 31 dicembre 2024 si registrano circa 593.000 infortuni denunciati e 1.202 decessi, mentre le denunce di malattie professionali hanno superato le 88.000 unità, evidenziando una situazione che non mostra segnali di miglioramento strutturale;

   tale quadro evidenzia una evidente inefficacia nell'utilizzo delle risorse pubbliche destinate alla prevenzione e un'insufficienza delle attività di controllo, con possibili ricadute dirette sulla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori –:

   quali siano le cause specifiche che hanno determinato il bassissimo livello di utilizzo delle risorse stanziate attraverso i bandi Isi e quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per semplificare e accelerare le procedure di accesso ai finanziamenti, in particolare per le piccole e medie imprese;

   se il Ministro interrogato ritenga adeguate le risorse umane e organizzative attualmente destinate dall'Inail alla gestione dei bandi e, in caso contrario, quali interventi intenda promuovere per rafforzarle;

   quali misure intenda adottare per incrementare il numero e l'efficacia delle ispezioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro, anche alla luce dell'elevatissimo tasso di irregolarità riscontrato;

   se il Governo non ritenga necessario predisporre un piano straordinario di prevenzione degli infortuni sul lavoro, che integri l'azione dell'Inail con quella dell'ispettorato nazionale del lavoro e delle Asl;

   quali iniziative di competenza intenda assumere per garantire un utilizzo pieno, tempestivo ed efficace delle risorse pubbliche destinate alla sicurezza nei luoghi di lavoro, anche attraverso strumenti di monitoraggio e trasparenza;

   se, alla luce dei dati riportati, il Ministro non ritenga urgente fornire elementi al Parlamento sullo stato complessivo delle politiche di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e sulle azioni che il Governo intende intraprendere per invertire l'attuale tendenza.
(4-07767)

PROTEZIONE CIVILE E POLITICHE DEL MARE

Interrogazione a risposta scritta:


   BENZONI. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   nel luglio 2022 il comune di Niardo, in provincia di Brescia, fu duramente colpito da un grave evento alluvionale che provocò ingenti danni al territorio, alle abitazioni private, alle attività economiche, alla viabilità e alle infrastrutture locali, imponendo l'attivazione di misure emergenziali e successivi interventi di messa in sicurezza;

   a distanza di quasi quattro anni da tale calamità, l'amministrazione comunale continua a segnalare il permanere di criticità rilevanti, tanto da aver rivolto un nuovo appello alle istituzioni regionali e nazionali chiedendo di non essere lasciata sola nel completamento del percorso di ricostruzione e rilancio del territorio;

   secondo quanto riportato recentemente dal Giornale di Brescia, il sindaco di Niardo ha definito la situazione «ormai insostenibile», evidenziando come, nonostante alcuni lavori avviati sul fronte della sicurezza idrogeologica, restino ancora numerosi interventi indispensabili da realizzare;

   in particolare, sarebbero in corso opere sul torrente Re per oltre 20 milioni di euro, nonché altri interventi sul Cobello, mentre resterebbero da finanziare o completare ulteriori lavori per l'allargamento dell'alveo, nuove briglie e aree di deposito a valle, con un fabbisogno complessivo superiore a 60 milioni di euro, cui si aggiungerebbero ulteriori 24 milioni per la messa in sicurezza del torrente Fa;

   permangono altresì forti criticità sul versante dei ristori economici a cittadini e imprese: secondo le stime riportate, i danni complessivi supererebbero i 10 milioni di euro, mentre i contributi risulterebbero in larga parte ancora non liquidati;

   in conseguenza di ciò, il comune starebbe subendo pesanti ripercussioni finanziarie, tra cui calo del gettito Imu, aumento dei costi dei servizi e conseguente pressione sul bilancio comunale e sulla fiscalità locale;

   la vicenda di Niardo rappresenta la condizione di numerosi piccoli comuni, spesso montani, colpiti da eventi climatici estremi, nei quali la fase emergenziale riceve attenzione immediata, mentre la successiva ricostruzione e il ristoro effettivo rischiano di protrarsi per anni –:

   se siano a conoscenza della situazione descritta in premessa e quali iniziative urgenti di competenza intendano assumere per il completamento della ricostruzione e della messa in sicurezza del territorio del comune di Niardo;

   quali risorse risultino già stanziate, impegnate ed effettivamente erogate per il comune di Niardo e per i soggetti privati e produttivi danneggiati dall'alluvione del luglio 2022, e quali siano i tempi previsti per la liquidazione dei ristori ancora pendenti;

   se intendano adottare iniziative di competenza per prevedere ulteriori stanziamenti finalizzati al completamento delle opere di difesa idraulica e di prevenzione del rischio idrogeologico indicate dall'amministrazione comunale;

   se non ritengano opportuno attivare specifiche misure di sostegno ai bilanci dei piccoli comuni colpiti da calamità naturali, al fine di evitare che il peso economico dell'emergenza ricada direttamente sui cittadini residenti, e quali iniziative strutturali intendano promuovere al fine di accelerare, su scala nazionale, le procedure di ristoro e ricostruzione nei comuni colpiti da eventi climatici estremi, con particolare riferimento ai territori montani e alle aree interne.
(4-07742)

SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, commi 376-379, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio per l'anno 2026) dispone che l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) provvede, con cadenza annuale e comunque entro il 30 novembre dell'anno precedente a quello di riferimento, alla revisione e all'aggiornamento del prontuario farmaceutico nazionale (Pfn) dei medicinali erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale;

   risulta all'interrogante che Aifa abbia avviato detto procedimento il 30 marzo 2026 per la revisione dei prezzi di riferimento dei medicinali a brevetto scaduto attualmente presenti nelle liste di trasparenza Aifa, al fine di intervenire sul raggruppamento degli inibitori di pompa protonica, con una riduzione della spesa a carico del Ssn pari a 122,34 milioni di euro annui, basata sui volumi di consumo OsMed 2024;

   un'analisi Pharma data factory per l'Osservatorio Egualia su scenari e tendenze dei farmaci accessibili evidenzia, però, la crescita della spesa privata e il ruolo stabilizzante dei farmaci fuori brevetto;

   dal documento citato emerge chiaramente che la spesa territoriale non è «fuori controllo», ma presenta dinamiche definite e riconducibili a fattori specifici, estranei alle classi consolidate dei farmaci fuori brevetto;

   dopo un periodo di sostanziale stabilità (2019-2023), la farmaceutica territoriale italiana è entrata in una fase di trasformazione per fenomeni che si collocano al di fuori del perimetro del comparto dei farmaci fuori brevetto, che invece continuano a svolgere una funzione di contenimento e stabilizzazione. I dati forniti evidenziano che i farmaci sotto brevetto registrano nel 2025 una crescita sostenuta rispetto all'anno precedente, trainata in larga misura dalla componente di acquisto privato, mentre quelli a brevetto scaduto evidenziano un andamento quasi piatto (+0,4 per cento);

   nonostante questi dati, proprio i farmaci detti «off patent» dovrebbero essere quelli sui quali Aifa intende attuare la revisione prevista dalla legge di bilancio per il 2026. Non è in discussione il principio della periodica verifica da parte del sistema pubblico dell'appropriatezza, dell'efficacia e della sostenibilità delle scelte, ma, a parere dell'interrogante, è necessario valutare con attenzione dove si intenda incidere e quali possano essere gli effetti, tenendo conto della funzione di stabilizzazione dei prezzi che i farmaci fuori brevetto svolgono;

   inoltre, non risultano essere chiariti tempi e modalità della revisione prevista dalla legge di bilancio per il 2026, mentre è necessaria chiarezza nei criteri e nelle procedure –:

   di quali elementi disponga in ordine ai criteri di revisione scelti da Aifa nonché ai tempi e modalità di tale revisione.
(5-05320)

Interrogazioni a risposta scritta:


   LAI, MALAVASI e GIRELLI. — Al Ministro della salute, al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:

   a gennaio 2022 è entrata ufficialmente in vigore la nuova classificazione statistica internazionale delle malattie e dei problemi di salute correlati (ICD-11) predisposta dall'Organizzazione mondiale della sanità, che rappresenta lo standard di riferimento globale per la definizione, la codifica e il monitoraggio delle condizioni patologiche;

   l'ICD-11 ha introdotto un cambiamento sostanziale nel riconoscimento del dolore cronico, qualificandolo come condizione patologica autonoma attraverso il codice MG30 e articolandolo in diverse forme cliniche, tra cui il dolore cronico primario – che include la sindrome fibromialgica – e il dolore neuropatico cronico, inclusa la forma periferica;

   tale evoluzione scientifica e clinica, già recepita in numerosi sistemi sanitari europei, non risulta ad oggi tradotta in modo organico e uniforme nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, determinando un evidente ritardo dell'Italia rispetto agli standard internazionali;

   in particolare, l'assenza di un riconoscimento esplicito del dolore cronico nei livelli essenziali di assistenza (Lea) e la mancata previsione di esenzioni specifiche per patologie riconducibili al codice MG30 continuano a limitare l'accesso alle cure per migliaia di pazienti. Tale lacuna normativa ha prodotto una frammentazione degli interventi a livello territoriale, con iniziative regionali disomogenee e non coordinate, che in alcuni casi prevedono misure di sostegno circoscritte a singole patologie, escludendo altre condizioni clinicamente affini e riconosciute dalla medesima classificazione internazionale;

   questa situazione sta generando evidenti disparità di trattamento tra cittadini affetti da patologie analoghe, compromettendo il principio di universalità ed equità del Servizio sanitario nazionale e determinando una inaccettabile disuguaglianza nell'accesso alle prestazioni sanitarie; numerose segnalazioni evidenziano come pazienti affetti da dolore neuropatico periferico cronico, pur in presenza di diagnosi certificate e di un impatto significativo sulla qualità della vita, restino privi sia di esenzioni sia di adeguati strumenti di sostegno, con conseguente aggravio economico e sanitario. Il mancato allineamento tra il riconoscimento scientifico internazionale e la sua applicazione nel sistema sanitario nazionale rischia di tradursi in una sistematica sottovalutazione del dolore cronico e delle sue implicazioni socio-sanitarie –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza del ritardo nel recepimento dell'ICD-11 da parte del Servizio sanitario nazionale, con particolare riferimento al riconoscimento del dolore cronico (MG30) e delle sue diverse manifestazioni cliniche;

   se il Ministero della salute abbia provveduto a emanare indirizzi o linee guida nei confronti delle regioni finalizzati a garantire un'applicazione uniforme della classificazione ICD-11 e a evitare disparità territoriali;

   se risulti quali siano, allo stato attuale, le regioni che non abbiano ancora adottato misure coerenti con tale classificazione e se il Governo intenda assumere iniziative di monitoraggio e verifica sull'effettiva attuazione;

   se il Governo non ritenga urgente assumere iniziative normative per superare l'attuale frammentazione della disciplina e garantire il pieno riconoscimento del dolore cronico come condizione patologica rilevante ai fini dell'accesso ai livelli essenziali di assistenza;

   quali iniziative di competenza, anche normative, intendano assumere per assicurare, in tempi certi, l'introduzione di misure omogenee su tutto il territorio nazionale, comprese eventuali forme di esenzione o sostegno, al fine di tutelare i pazienti affetti da dolore cronico e garantire il rispetto dei principi di equità, universalità e uniformità del Servizio sanitario nazionale.
(4-07751)


   IACONO, PROVENZANO, MARINO, BARBAGALLO e PORTA. — Al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   risulta pervenuta all'interrogante una segnalazione sottoscritta da dirigenti medici dell'Uoc di pediatria del P.O. «San Giovanni di Dio» di Agrigento e dell'Uos di diabetologia pediatrica, nella quale si evidenziano gravi, persistenti e ormai strutturali criticità organizzative, assistenziali e di sicurezza relative all'Uos di pediatria di Licata;

   a decorrere dal 24 aprile 2026, a seguito di dimissioni volontarie e astensioni obbligatorie, l'Uos di pediatria di Licata risulterebbe priva di dirigenti medici in organico;

   da anni, secondo quanto segnalato, la copertura del servizio viene assicurata mediante il ricorso reiterato agli ordini di servizio per mobilità d'urgenza, istituto previsto dal Ccnl esclusivamente per eventi eccezionali e temporanei, ma di fatto utilizzato in modo strutturale per sopperire a una cronica carenza di personale;

   tale modalità organizzativa appare in evidente contrasto con la natura stessa dell'istituto della mobilità d'urgenza, trasformato da misura emergenziale in strumento ordinario di funzionamento del servizio;

   la distanza tra i presidi coinvolti e le condizioni logistiche dei professionisti determina un significativo aggravio del carico di lavoro e un impatto diretto sul benessere psicofisico del personale sanitario;

   la mobilità dei dirigenti verso il presidio di Licata comporta conseguenti scoperture presso l'Uoc di provenienza, con effetti potenzialmente negativi sulla continuità assistenziale e sull'organizzazione dei turni;

   il punto nascita di Licata opera in regime di deroga rispetto agli standard nazionali previsti dall'accordo Stato-regioni del 16 dicembre 2010, ma risulterebbe oggi privo delle condizioni minime organizzative e professionali per garantire adeguati livelli di sicurezza materno-neonatale;

   il numero di parti annui registrati presso il punto nascita, già di per sé parametro rilevante ai fini della valutazione della sicurezza e dell'appropriatezza del mantenimento del servizio, risulterebbe tale da collocare la struttura in una soglia critica, ulteriormente aggravata dalla carenza di personale e dall'utilizzo di pediatri non abitualmente dedicati all'assistenza al parto e alla neonatologia;

   la gestione della carenza di personale appare inoltre disomogenea tra le diverse unità operative pediatriche aziendali, con un carico concentrato su un numero ristretto di strutture, senza un'equa redistribuzione delle responsabilità;

   analoghe criticità risultano segnalate anche per l'Uos di pediatria di Canicattì, che presenta condizioni organizzative e carenze di personale sovrapponibili a quelle del presidio di Licata, con conseguente aggravamento del quadro complessivo della rete pediatrica provinciale –:

   quali iniziative urgenti e strutturali intendano assumere, per quanto di competenza, anche di carattere ispettivo rispetto alla situazione dell'Uos di Pediatria di Licata e dell'UOS di Pediatria di Canicattì con riguardo agli standard minimi di sicurezza assistenziale dei servizi sanitari e ricorso alla mobilità d'urgenza;

   quali iniziative di competenza intenda adottare in raccordo con la Regione Siciliana, affinché si prevenga in tempi certi al ripristino di condizioni di sicurezza e continuità assistenziale nel presidio di Licata, anche attraverso una riorganizzazione della rete pediatrica e neonatologica, il superamento delle attuali modalità emergenziali di copertura del servizio e l'attivazione di un piano straordinario di reclutamento del personale medico, così da evitare il permanere di una situazione che appare ormai strutturalmente insostenibile.
(4-07766)

TURISMO

Interrogazione a risposta scritta:


   BENZONI. — Al Ministro del turismo, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   numerosi organi di stampa nazionali sono tornati a evidenziare di recente come il fenomeno degli affitti brevi stia assumendo dimensioni sempre più rilevanti, sia nelle grandi città d'arte e nei principali poli turistici, sia nei centri medi e nelle province italiane;

   in particolare, il fenomeno si starebbe rapidamente estendendo a territori finora considerati marginali rispetto ai tradizionali flussi turistici, con effetti crescenti sul mercato immobiliare locale;

   secondo numerose associazioni di categoria e amministrazioni locali, la crescita degli affitti brevi produce, in diversi contesti, una riduzione dell'offerta abitativa destinata ai residenti, con conseguente incremento dei canoni di locazione ordinaria e crescente difficoltà, soprattutto per giovani coppie, lavoratori stagionali, studenti e famiglie a reddito medio-basso;

   tale fenomeno interessa in misura significativa anche molti territori turistici secondari, località lacustri, aree montane, città d'arte di media dimensione e comuni ad alta attrattività temporanea, determinando il rischio di progressivo svuotamento dei centri storici e di trasformazione del tessuto urbano in funzione esclusivamente ricettiva;

   la normativa nazionale ha di recente introdotto il Codice identificativo nazionale per migliorare la tracciabilità delle strutture ricettive e contrastare l'abusivismo, ma risultano ancora diffuse criticità applicative, ritardi nei controlli e difficoltà operative da parte dei comuni, spesso privi di personale e strumenti adeguati –:

   quali siano, secondo i dati aggiornati, il numero e la distribuzione territoriale degli immobili destinati ad affitti brevi in Italia, con particolare riferimento ai comuni capoluogo di provincia e ai centri medio-piccoli, e se non ritengano opportuno pubblicare periodicamente dati aggiornati e accessibili relativi all'utilizzo del Codice identificativo nazionale, alle registrazioni effettuate e agli esiti delle attività di controllo;

   quali iniziative siano state assunte per supportare i comuni nell'attività di vigilanza contro l'abusivismo e l'evasione fiscale nel settore degli affitti brevi;

   se intendano, per quanto di competenza, promuovere iniziative normative che consentano ai comuni caratterizzati da elevata tensione abitativa, ovvero da forte pressione turistica, di introdurre strumenti regolatori proporzionati al numero e alla concentrazione degli affitti brevi, nonché l'adozione di un piano nazionale volto a riequilibrare il rapporto tra sviluppo turistico e diritto all'abitare, con particolare attenzione ai giovani, ai lavoratori e alle famiglie residenti nei territori maggiormente interessati dal fenomeno.
(4-07741)

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta scritta Gadda n. 4-07642 del 21 aprile 2026.