XIX LEGISLATURA
COMUNICAZIONI
Missioni valevoli
nella seduta del 30 aprile 2026.
Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Calderone, Cappellacci, Carloni, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Enrico Costa, Sergio Costa, De Corato, Deidda, Della Vedova, Donzelli, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Guerini, Gusmeroli, Lacarra, Leo, Lollobrigida, Lucaselli, Lupi, Maccari, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Mollicone, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Pagano, Patriarca, Pichetto Fratin, Pittalis, Prisco, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Tajani, Trancassini, Traversi, Tremonti, Vaccari, Varchi, Vinci, Zanella, Zoffili, Zucconi.
Annunzio di proposte di legge.
In data 29 aprile 2026 è stata presentata alla Presidenza la seguente proposta di legge d'iniziativa dei deputati:
AMICH ed altri: «Modifiche al codice di procedura penale, alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del medesimo codice e alla legge 14 novembre 2012, n. 203, in materia di ricerca delle persone scomparse» (2909).
Sarà stampata e distribuita.
Adesione di deputati a proposte di legge.
La proposta di legge COMBA: «Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime della strage dello stadio Heysel di Bruxelles» (1858) è stata sottoscritta, in data 29 aprile 2026, dal deputato Berruto.
Trasmissione dal Senato.
In data 30 aprile 2026 il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge:
S. 1832. – «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni» (approvato dal Senato) (2910).
Sarà stampato e distribuito.
Assegnazione di un progetto di legge a Commissione in sede referente.
A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, il seguente progetto di legge è assegnato, in sede referente, alla sottoindicata Commissione permanente:
II Commissione (Giustizia):
PITTALIS: «Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, al codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, al decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, e al decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, in materia di segreto investigativo, di divieto di rivelazione e pubblicazione di conversazioni e immagini intercettate, di protezione dei dati personali, di tutela della riservatezza e della libertà e segretezza delle comunicazioni, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di condanna del querelante e di segreto professionale, nonché disposizioni a tutela del soggetto diffamato» (230) Parere delle Commissioni I, V, VII, IX e XIV.
Trasmissione dal Presidente del Senato.
Il Presidente del Senato, con lettere in data 28 aprile 2026, ha comunicato che sono state approvate, ai sensi dell'articolo 144, commi 1, 1-bis e 6, del Regolamento del Senato, le seguenti risoluzioni:
risoluzione della 10a Commissione (Affari sociali) del Senato sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al monitoraggio e al controllo dei precursori di droghe e che abroga i regolamenti (CE) n. 273/2004 e (CE) n. 111/2005 (COM(2025) 747 final) (Doc. XVIII, n. 31), che è trasmessa alla II Commissione (Giustizia), alla XII Commissione (Affari sociali) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea);
risoluzione della 4a Commissione (Politiche dell'Unione europea) del Senato sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che sospende l'applicazione delle norme relative alla designazione dei rappresentanti autorizzati per la responsabilità estesa del produttore per i rifiuti, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e i rifiuti di plastica monouso (COM(2025) 983 final) (Doc. XVIII-bis, n. 36), che è trasmessa alla VIII Commissione (Ambiente) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
Trasmissione dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere.
Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, con lettera in data 29 aprile 2026, ha trasmesso – ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettere a), b), c), d) e m) della legge 9 febbraio 2023, n. 12 – la relazione sui dispositivi elettronici di controllo da remoto delle misure cautelari e di prevenzione (c.d. braccialetti elettronici), approvata dalla medesima Commissione nella seduta odierna.
Il predetto documento sarà stampato e distribuito (Doc. XXIII, n. 20).
Trasmissione dal Ministro dell'economia e delle finanze.
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 30 aprile 2026, ha trasmesso, quali allegati al Documento di finanza pubblica 2026 (Doc. CCXL, n. 2), il documento sugli indicatori di benessere equo e sostenibile (Doc. CCXL, n. 2 – Allegato VI) e le relazioni dei Ministeri sul grado di raggiungimento degli obiettivi di spesa 2023-2025, 2024-2026 e 2025-2027 (Doc. CCXL, n. 2 – Allegato VII).
Questi documenti sono trasmessi alla V Commissione (Bilancio) nonché a tutte le altre Commissioni permanenti e alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Trasmissione dal Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Il Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 29 aprile 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, comma 2, secondo periodo, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, un documento concernente la posizione del Governo nell'ambito della procedura di consultazione pubblica avviata dalla Commissione europea in materia di «Servizi di media audiovisivi – valutazione e aggiornamento delle norme dell'UE».
Questo documento è trasmesso alla VII Commissione (Cultura), alla IX Commissione (Trasporti) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
Annunzio di progetti di atti dell'Unione europea.
La Commissione europea, in data 29 aprile 2026, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati alle sottoindicate Commissioni, con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):
Proposta di decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare a nome dell'Unione europea in sede di convenzione per la protezione dell'ambiente marino dell'Atlantico nordorientale nella riunione della Commissione OSPAR del giugno 2026 (COM(2026) 172 final), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
Relazione della Commissione – Relazione 2025 della Commissione europea sulle emissioni di gas a effetto serra generate dal trasporto marittimo (COM(2026) 173 final), che è assegnata in sede primaria alla VIII Commissione (Ambiente);
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio che illustra i progressi compiuti nell'attuazione della direttiva 2014/89/UE che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo – Seconda relazione (COM(2026) 174 final), che è assegnata in sede primaria alla VIII Commissione (Ambiente);
Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2021/2278 recante sospensione dei dazi della tariffa doganale comune di cui all'articolo 56, paragrafo 2, lettera c), del regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per taluni prodotti agricoli e industriali (COM(2026) 176 final), corredata del relativo allegato (COM(2026) 176 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla X Commissione (Attività produttive);
Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2021/2283 recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari autonomi dell'Unione per taluni prodotti agricoli e industriali (COM(2026) 177 final), corredata del relativo allegato (COM(2026) 177 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla X Commissione (Attività produttive).
Atti di controllo e di indirizzo.
Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell'Allegato B al resoconto della seduta odierna.
DOCUMENTO DI FINANZA PUBBLICA 2026 (DOC. CCXL, N. 2)
Doc. CCXL, n. 2 – Risoluzioni relative al Documento di finanza pubblica 2026
RISOLUZIONI
La Camera,
premesso che:
il Documento di finanza pubblica 2026 (Dfp) costituisce il principale documento della politica economica nazionale, rilevante anche ai fini del coordinamento con le regole europee riformate in materia di governance economica e di bilancio;
il Dfp 2026, presentato con un ritardo di circa due settimane, certifica la revisione al ribasso delle stime di crescita del Pil reale per l'intero triennio di riferimento, dallo 0,7 per cento allo 0,6 per cento per il 2026, dallo 0,8 per cento allo 0,6 per cento per il 2027, dall'0,9 per cento all'0,8 per cento per il 2028, una traiettoria che colloca l'Italia, secondo le stime del Fondo monetario internazionale, tra i Paesi con la peggiore dinamica di crescita dell'intera Unione europea, un ritardo che il Governo non ha mostrato la volontà né la capacità di affrontare con adeguate politiche di rilancio;
questo sensibile peggioramento dell'economia italiana dipende solo in parte dalla crisi internazionale, ma è, piuttosto, largamente attribuibile alla assoluta mancanza di efficaci politiche a sostegno della crescita;
il quadro macroeconomico tendenziale delineato nel Dfp appare, peraltro, significativamente sovrastimato rispetto alle più recenti indicazioni provenienti dai principali organismi internazionali ed eccessivamente ottimistico rispetto al contesto internazionale caratterizzato da elevata incertezza geopolitica e dalle conseguenze della guerra in Medio Oriente e del blocco dello stretto di Hormuz, dal ritorno al protezionismo a causa dei dazi di Trump, dal rallentamento della crescita globale e persistenti tensioni sui mercati energetici;
anche l'Ufficio parlamentare di bilancio, nella lettera di validazione, ha sottolineato come le previsioni siano ottimistiche sia sulla crescita sia sulle componenti interne della domanda, principali fattori di spinta dell'attività economica, all'interno di uno scenario internazionale esposto a fortissimi rischi e tale da determinare, anche in misura significativa, una revisione delle previsioni nell'arco di un breve intervallo di tempo;
le previsioni di crescita del Pil risultano non adeguatamente supportate da misure strutturali credibili e verificabili né coerenti con gli effetti della politica economica del Governo Meloni, che ha contributo a determinare una debole dinamica della produttività registrata negli ultimi anni, un progressivo indebolimento della domanda interna, aggravato dalla perdita di potere d'acquisto delle famiglie, un basso tasso di partecipazione al mercato del lavoro, in particolare per giovani e donne, nonché un rallentamento degli investimenti privati in settori ad alto valore aggiunto;
il processo di deindustrializzazione del Paese prosegue ormai dal 2022, con l'industria in senso stretto che nel 2025 ha fatto registrare una crescita del valore aggiunto di appena lo 0,3 per cento;
in questo contesto si inserisce il fallimento, certificato dalle notifiche di Eurostat del 22 aprile 2026, nel raggiungimento dell'uscita dalla procedura di infrazione, con l'indebitamento netto che si è attestato nel 2025 al 3,1 per cento del Pil;
anche in questo caso il Governo, anziché affrontare con serietà e consapevolezza il proprio fallimento, ha tentato vanamente di attribuire le colpe al superbonus e, in modo del tutto pretestuoso, persino all'Istat;
nonostante la propaganda del Governo, la permanenza nella procedura di infrazione non avrà effetto alcuno sui margini di politica di bilancio, quanto piuttosto in termini di credibilità finanziaria, circostanza particolarmente grave per un paese con un debito pubblico elevato come il nostro;
il rapporto debito/Pil, già attestato al 137,1 per cento nel 2025, è destinato ad aumentare ulteriormente al 138,6 per cento nel 2026 per poi mantenersi al 138,5 per cento nel 2027, con una discesa solo lenta e parziale nei bienni successivi, collocando il nostro Paese all'ultimo posto in Europa, dopo la Grecia;
con un debito vicino al 139 per cento del Pil e una crescita allo 0,6 per cento, il margine di sicurezza dell'Italia rispetto a possibili shock sui tassi di interesse rimane pericolosamente ridotto, esponendo il Paese a rischi di instabilità finanziaria che il documento non affronta con la necessaria determinazione;
secondo i dati Istat, la pressione fiscale ha raggiunto nel 2025 il 43,1 per cento del Pil, il livello più alto degli ultimi undici anni, con un incremento di 1,2 punti percentuali rispetto all'anno precedente, rendendo l'Italia uno dei Paesi con il carico fiscale più elevato d'Europa a fronte dei tagli a servizi fondamentali come sanità, trasporti e scuola;
il carico fiscale, inoltre, si riversa in modo sproporzionato su lavoratori dipendenti e pensionati, attraverso il drenaggio fiscale, l'elusione, l'evasione e la congerie di regimi sostitutivi, come certificato dalle analisi delle dichiarazioni dei redditi appena rese disponibili, tutti fenomeni aggravati dalle politiche tributarie del Governo Meloni;
il Dfp 2026 non contiene alcuna misura strutturale credibile per rilanciare la produttività, l'innovazione e la competitività del sistema produttivo italiano, limitandosi a una rendicontazione degli impegni assunti e a previsioni macroeconomiche già riconosciute come incerte dallo stesso Ministro proponente;
il PNRR, principale strumento di rilancio della spesa per investimenti, avanza a un ritmo insufficiente e questo andamento rappresenta una delle principali responsabilità dell'esecutivo;
la questione salariale, con salari reali ancora sotto i livelli pre-COVID per molte categorie, continua ad aggravarsi, comprimendo i consumi delle famiglie (cresciuti solo dello 0,9 per cento nel 2025 nonostante il favorevole mercato del lavoro) e riducendo la domanda interna, unico vero motore della crescita italiana;
nel documento manca una vera strategia per riequilibrare il carico fiscale e rilanciare un sistema di welfare capace di includere davvero tutti: un'altra occasione mancata per coniugare rigore e giustizia sociale. Si segnala inoltre la totale assenza di soluzioni strutturali di fronte alla tendenza crescente della spesa pensionistica, che il documento si limita ad illustrare senza prospettare interventi in merito alla evoluzione del tasso di sostituzione per i futuri pensionati e sulle prospettive dei lavoratori con carriere discontinue e/o basse retribuzioni, ma piuttosto azioni insufficienti e inadeguate incentrate sull'aumento dei requisiti per l'accesso ai trattamenti pensionistici basate quasi esclusivamente sull'età di uscita;
nello specifico, in ambito previdenziale, l'azione di governo si concentra sul contenimento della spesa, attraverso: l'introduzione di incentivi, sia fiscali che retributivi, volti alla permanenza nell'attività lavorativa; il rafforzamento della previdenza complementare attraverso la previsione di meccanismi di adesione automatica e strategie di investimento di lungo periodo; la mancata proroga di misure generalizzate di anticipo dell'uscita dal lavoro;
il documento si limita a propagandare un supporto statale totalmente insufficiente alle spese di gestione dei servizi educativi per l'infanzia e delle scuole dell'infanzia e a ricondurre la tutela del diritto allo studio ad un contributo fino a 1.500 euro per ciascuno studente frequentante una scuola paritaria secondaria di primo grado o il primo biennio di una scuola paritaria di secondo grado;
il quadro che emerge a quasi quattro anni dall'insediamento del Governo Meloni è quello di un Paese più debole, impoverito e privo di ambizioni,
impegna il Governo:
1) a sostenere le iniziative in ambito UE finalizzate a varare un piano di investimenti comuni sul modello di Next Generation EU, finalizzato alla crescita economica e alla realizzazione della piena autonomia strategica, in grado di aiutare a proteggere i posti di lavoro e i lavoratori messi a rischio dalle crisi settoriali e in conseguenza della situazione geo-politica internazionale;
2) a predisporre misure straordinarie per sostenere la crescita e la competitività del nostro sistema economico, per il sostegno dei redditi delle famiglie colpite dalla perdita di potere d'acquisto, per ridurre le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali e i rischi di impoverimento dei cittadini;
3) ad adottare iniziative urgenti in sede di europea volte a promuovere una revisione del patto di stabilità che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello di spesa pubblica attraverso investimenti destinati all'istruzione, alla sanità, alla transizione ecologica, alla tutela dell'ambiente e del territorio;
4) a garantire che un eventuale scostamento di bilancio sia esclusivamente indirizzato al contrasto della povertà assoluta, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica, al finanziamento della sanità pubblica e non a impegni di spesa militare;
5) ad accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili e ridurre nell'immediato i costi dell'energia per i cittadini e le imprese, con particolare attenzione alla tutela delle persone più fragili e alla sostenibilità del sistema energetico nazionale, attraverso misure selettive e a rafforzare e integrare le politiche nazionali per la transizione ecologica e la sicurezza energetica, assicurando coerenza tra di esse, definendo obiettivi concreti e misurabili, individuando le risorse e gli strumenti necessari al raggiungimento degli impegni europei e internazionali in materia di clima, energia e sostenibilità, facendosi anche promotore delle opportune iniziative, tra le altre, in ambito unionale tese a revisionare il meccanismo di formazione dei prezzi del gas naturale basato sul Ttf nonché a sollecitare il disaccoppiamento dei prezzi del gas da quelli dell'energia elettrica, al fine di offrire prezzi maggiormente competitivi e stabili nel medio-lungo periodo per famiglie e imprese; a perseguire una posizione, in ambito nazionale, tesa a rafforzare il quadro regolatorio dei Power purchase agreement (Ppa);
6) a mettere in campo politiche per la crescita e l'allineamento dei redditi medi italiani a quelli europei, predisponendo, a tal fine, misure per migliorare realmente la condizione economica di milioni di lavoratori e una strategia a sostegno dei salari, anche attraverso una legge sul salario minimo per contrastare il lavoro povero, garantire retribuzioni dignitose e rafforzare la contrattazione collettiva nazionale delle organizzazioni comparativamente più rappresentative, e migliorando la normativa sull'equo compenso;
7) ad elaborare un piano per il diritto alla casa e per l'edilizia residenziale pubblica volto a contrastare il sempre più dirompente fenomeno del disagio abitativo, attraverso l'aumento dell'offerta di alloggi, anche tramite la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, con l'obiettivo di rispondere ai fabbisogni abitativi delle persone e delle famiglie, con particolare attenzione ai giovani, la predisposizione di programmi di inclusione abitativa e di edilizia sociale, il rifinanziamento congruo e pluriennale, almeno ai livelli del 2022, del fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione e del fondo per la morosità incolpevole;
8) a incrementare l'indennità di maternità e introdurre un congedo paritario di maternità e paternità;
9) ad adottare un piano nazionale per garantire il diritto a restare e contrastare il fenomeno dell'emigrazione giovanile, creando opportunità di lavoro qualificato, con prospettive di carriera e adeguata remunerazione, e prevedendo una applicazione graduale delle normali aliquote d'imposta Irpef per i giovani lavoratori (cd. Start Tax);
10) a introdurre correttivi fiscali in grado di neutralizzare gli effetti del fiscal drag, restituendo ai contribuenti le somme erose a seguito dell'innalzamento del costo della vita, con priorità di intervento in favore dei soggetti più deboli e più esposti al rischio di impoverimento;
11) a realizzare una vera riforma tributaria, necessaria ad assicurare il rispetto del principio costituzionale della progressività, l'equità orizzontale, la redistribuzione della pressione fiscale effettiva al fine di preservare il potere di acquisto delle famiglie, riducendo drasticamente i regimi sostitutivi, anche prevedendo una riforma della tassazione dei profitti straordinari generati da circostanze eccezionali con ricadute sui cittadini, e non dalla sola iniziativa imprenditoriale;
12) a perseguire il contrasto dell'evasione fiscale, a non ricorrere a nuove forme di condono e a rafforzare le politiche finalizzate alla riduzione del tax gap;
13) a perseguire una posizione negoziale in ambito europeo che miri a un cambiamento per migliorare l'efficacia del sistema Eu Ets, assicurando la stabilità del quadro regolatorio necessaria per orientare gli investimenti verso tecnologie a basse emissioni e per garantire la resilienza del sistema industriale nazionale, garantendo che i proventi delle aste Ets siano integralmente e stabilmente vincolati agli interventi previsti dalla normativa europea;
14) a predisporre un piano di rilancio della produzione industriale sul modello del programma Transizione 4.0 attraverso incentivi mirati all'innovazione tecnologica e digitale, alla riconversione ecologica e al sostegno dell'industria manifatturiera e alla riqualificazione delle lavoratrici e dei lavoratori; a sostenere in modo adeguato gli investimenti delle imprese, semplificando le regole procedurali per la fruizione degli incentivi;
15) ad assumere tutte le opportune iniziative volte ad assicurare la chiusura del PNRR, al fine di garantire l'integrale utilizzo da parte dell'Italia dei fondi europei, assicurando prioritariamente il raggiungimento di obiettivi trasversali, come la sostenibilità economica, sociale e ambientale degli interventi, nonché la relativa attuazione nell'ambito delle transizioni digitali e green e del riparto bilanciato delle risorse con la destinazione minima del 40 per cento delle stesse al Sud;
16) a predisporre un Piano di interventi da destinare al sostegno dei settori produttivi maggiormente esposti agli effetti della crisi internazionale, che preveda misure per favorire l'accesso al credito per le imprese, la previsione di ammortizzatori sociali, interventi per il sostegno all'internazionalizzazione e per evitare le delocalizzazioni;
17) a incrementare il livello della spesa sanitaria allineandola progressivamente alla media dell'Unione europea; a garantire un'offerta uniforme su tutto il territorio nazionale dei servizi e delle prestazioni e a ridurre le interminabili liste d'attesa che costringono i cittadini a ricorrere al privato o a rinunciare alle cure;
18) a cambiare la traiettoria intrapresa sul percorso di riforma previdenziale adottando una riforma strutturale che renda il sistema pensionistico un reale strumento di giustizia sociale e inclusione, che contempli nuove forme di flessibilità in uscita;
19) a definire e attuare una strategia organica di politica industriale orientata all'innovazione, alla digitalizzazione e alla transizione ecologica, capace di rafforzare la competitività del sistema produttivo, sostenere le filiere strategiche nazionali e favorire la creazione di occupazione stabile e di qualità;
20) a promuovere un piano straordinario per il rilancio della produttività e della domanda interna, attraverso il sostegno agli investimenti pubblici e privati ad alto valore aggiunto, il rafforzamento delle competenze e della formazione continua dei lavoratori e l'introduzione di misure mirate a stimolare i consumi delle famiglie, in particolare di quelle a basso e medio reddito;
21) a rifinanziare in misura adeguata il trasporto pubblico locale;
22) a incrementare le risorse destinate all'istruzione, all'università e alla ricerca, portando gradualmente il livello di spesa in rapporto al Pil in linea con la media europea, assicurando al sistema educativo nazionale le risorse umane e finanziarie necessarie a garantire il diritto allo studio e la qualità dell'offerta formativa su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento all'accesso all'asilo nido e alla scuola dell'infanzia a tutte le bambine e a tutti i bambini all'interno del territorio nazionale, superando ogni forma di discriminazione sociale e territoriale, all'estensione del tempo pieno nelle scuole primarie e del tempo prolungato negli istituti di istruzione secondaria di primo e secondo grado in tutto il Paese;
23) a contrastare i divari territoriali abbandonando il progetto del governo di autonomia differenziata, rifinanziando il fondo perequativo infrastrutturale e procedendo ad un piano straordinario di assunzioni nelle pubbliche amministrazioni del Mezzogiorno, stanziando risorse per le aree interne finalizzate a contrastare il fenomeno dello spopolamento attraverso politiche nazionali che incentivino lo sviluppo socio-economico di queste aree e garantiscano l'accesso ai servizi essenziali, in particolare a quelli relativi al trasporto pubblico locale, all'istruzione e alla sanità;
24) ad assicurare adeguati spazi finanziari per gli enti locali, in assenza dei quali si determinerebbe l'impossibilità di erogare i servizi essenziali e garantire il funzionamento delle opere previste dal PNRR;
25) a promuovere, nelle sedi Ue e Nato, il rafforzamento degli strumenti di diplomazia preventiva, sicurezza cooperativa e stabilizzazione, con l'obiettivo di prevenire i conflitti;
26) a prevedere che ogni iniziativa di carattere normativo e regolamentare suscettibile di produrre effetti significativi, in ambito ambientale e sociale, sui giovani e le future generazioni sia sistematicamente accompagnata con la valutazione di impatto generazionale (Vig) di cui all'articolo 4 della legge 10 novembre 2025, n. 167, al fine di certificare la compatibilità di tali scelte con i principi di equità intergenerazionale e con il diritto dei giovani a un ambiente salubre e a uno sviluppo sostenibile.
(6-00247) «Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi, Guerra, Torto, Grimaldi, Faraone».
La Camera,
premesso che:
1) il 22 aprile 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di Finanza Pubblica 2026, che contiene anche quest'anno il solo quadro tendenziale, senza specificare il quadro programmatico, cioè senza illustrare quali misure intende adottare il Governo per incidere sull'andamento dell'economia del nostro Paese nel prossimo futuro;
2) per quanto riguarda il periodo 2023-2025, la crescita del PIL si è fermata allo 0,5 per cento nel 2025, un dato molto inferiore alle aspettative e desolante se confrontato con l'1,4 per cento dell'area euro e con il dinamismo della Spagna (2,8 per cento), un andamento che la Corte dei conti è netta nell'attribuire all'effetto distorsivo del «Superbonus»;
3) secondo quanto riportato nel documento in esame, il Governo prevede una crescita del PIL dello 0,6 per cento in ciascuno dei prossimi due anni, una stima rivista al ribasso rispetto ai precedenti documenti adottati dal Governo, fatto che – anche alla luce del trend degli ultimi anni – dimostra come la crescita del nostro Paese si stia sostanzialmente fermando, tornando ad un andamento dello «zero virgola», nonostante gli ingenti investimenti effettuati in questi anni grazie ai fondi del PNRR, i quali nel 2025 avrebbero contribuito ad accrescere il livello del PIL dell'1,3 per cento secondo le stime del Governo stesso. Se a un picco storico di investimenti corrisponde una crescita reale di soli 0,6-0,8 punti, significa che l'efficienza marginale del capitale pubblico in Italia è ai minimi storici, e dunque la spesa non si sta trasformando in produttività, ma rimane un mero esercizio di assorbimento di fondi europei;
4) lo scenario di crescita illustrato dal Governo, inoltre, si basa sull'ipotesi che il conflitto in Medio Oriente si concluda nel breve termine, mentre se la situazione dovesse perdurare il costo per il nostro Paese sarebbe elevato: secondo Confindustria, nel caso in cui il conflitto continuasse fino a giugno la crescita nel 2026 sarebbe pari a zero, mentre nel caso in cui il conflitto dovesse proseguire fino a fine anno l'Italia entrerebbe addirittura in recessione;
5) secondo quanto riportato da ISTAT, tra il primo trimestre del 2021 e l'ultimo del 2025, le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8 per cento in termini reali, un perdita che è stata più marcata nei Servizi privati (-9,4 per cento) e nella Pubblica Amministrazione (-9 per cento), mentre è risultata più contenuta nell'industria (-5,4 per cento), con un quadro che per il prossimo futuro è reso incerto dal nuovo shock energetico e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, fattori che hanno portato a una revisione al rialzo delle previsioni di inflazione (stimata ora al 2,9 per cento per il 2026), il che potrebbe ostacolare il pieno mantenimento del potere d'acquisto delle famiglie;
6) la situazione per i giovani è sempre più critica, con l'occupazione nella fascia 25-34 anni che è calata dell'1,0 per cento tra il 2023 e il 2025, a fronte di un aumento del 6,5 per cento nella fascia 50-64 anni, e con l'aumento di 790 mila unità nei servizi (91 per cento dell'incremento totale) che maschera un declino nel settore manifatturiero e una cronica incapacità di assorbire laureati. Un effetto di questo quadro è il peggioramento del tasso di migratorietà dei laureati (25-39 anni) nel 2023, che conferma che l'Italia esporta il suo miglior capitale umano, mantenendo una struttura produttiva basata su titoli di studio medio-bassi e settori a basso valore aggiunto;
7) la produttività è soggetta ad un calo ormai strutturale, e il nuovo shock energetico dovuto alle tensioni in Medio Oriente non farà che peggiorare il quadro: l'energia è il canale attraverso cui la crisi geopolitica rischia di trasferirsi dall'ambito finanziario all'economia reale, dato che quando i prezzi di gas e petrolio aumentano o le rotte di approvvigionamento diventano incerte, l'impatto si trasferisce immediatamente su imprese, famiglie, inflazione e, dunque, sulla finanza pubblica;
8) per questo la sicurezza energetica deve essere trattata come una priorità trasversale, non come un tema tecnico separato dal resto della politica economica. Al fine di aumentare la sicurezza energetica, è necessario lavorare tanto sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento quanto sulla transizione energetica, la quale richiede tempo e investimenti e dunque non può essere gestita con soluzioni improvvisate o ideologiche, ma solo attraverso una politica industriale che accompagni imprese e famiglie nella trasformazione;
9) inoltre, sul tema della produttività la Corte dei conti da un lato segnala come gli investimenti in Proprietà Intellettuale (R&S e software), vitali per la competitività, restano confinati al 3,0 per cento del PIL, contro il 5,2 per cento della Francia, e dall'altro denuncia l'assenza nel DFP di una valutazione quantitativa sull'impatto dell'Intelligenza Artificiale: ignorare la frontiera tecnologica, mentre la Produttività Totale dei Fattori (TFP) è attesa fornire un contributo marginale negativo alla crescita potenziale, è un errore di programmazione che rischia di condannare il Paese a una stagnazione secolare;
10) per quanto riguarda il rapporto deficit/PIL, il documento registra quanto accertato dall'ISTAT, vale a dire che nel 2025 non è stato raggiunto l'obiettivo di scendere sotto la soglia critica del 3 per cento, e dunque l'Italia non uscirà dalla procedura di infrazione già da quest'anno, che era l'obiettivo dichiarato dal Governo e dal Ministro Giorgetti in primis;
11) per questo, gli spazi fiscali sono ulteriormente ridotti rispetto a quanto auspicato dal Governo, il quale ha dunque ipotizzato di richiedere maggior flessibilità in sede europea, ed in particolare uno scostamento di bilancio per mitigare gli effetti del caro-energia su imprese e famiglie, senza però indicare quali strumenti si intenda adottare e quali misure si intenderebbe finanziare con questo scostamento, possibilità peraltro già sostanzialmente esclusa dall'Unione Europea, dato il quadro attuale;
12) per quanto riguarda il settore della difesa, il documento inserisce la difesa all'interno del quadro delle riforme e degli investimenti strategici, sostenendo che gli obiettivi internazionali in materia di difesa risultano raggiunti (2 per cento del PIL);
13) allo stesso tempo, il Ministro Giorgetti segnala che i margini di bilancio si sono assottigliati, affermando che sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, «ivi inclusa la difesa»;
14) relativamente allo stato di avanzamento del programma SAFE, il quale costituisce uno dei pilastri della strategia europea per incrementare rapidamente le spese in difesa degli Stati membri attraverso prestiti garantiti dall'UE, il Ministro in audizione ha chiarito che il Governo sta valutando di utilizzare questi fondi per finanziare spese già previste, e non per incrementare la spesa in questo settore strategico;
15) le dichiarazioni del Ministro in audizione relativamente all'andamento del debito pubblico, che farebbero presupporre la volontà di non far pagare alle future generazioni il costo degli interventi di oggi, sebbene lodevoli, risultano assolutamente distanti dalla realtà: nel documento si evidenzia infatti come il rapporto debito/PIL nel 2026 sia cresciuto rispetto alle stime precedenti, toccando addirittura il record storico del 138,6 per cento, e che le spese per interessi continueranno a crescere fino a toccare il 4,5 per cento del PIL (111,6 miliardi di euro) nel 2029,
impegna il Governo:
1) a riferire alle Camere in merito allo scenario programmatico almeno fino al termine della legislatura, indicando quali misure intende adottare per riportare l'Italia in una traiettoria di crescita e non di rischio stagnazione;
2) a introdurre nuove misure per aumentare le retribuzioni reali, e quindi il potere di acquisto dei cittadini, a partire dalle giovani generazioni, in particolare prevedendo strumenti come una no tax area fino a 20 mila euro per i giovani under 35 o un sistema di decontribuzione per aumentare gli stipendi fino a 30 mila euro per i giovani under 35 attraverso un meccanismo che preveda uno sgravio progressivo che cresce all'aumentare dello stipendio, con l'obiettivo di rendere uguale per il datore di lavoro il costo di un giovane retribuito 20.000 o 30.000 euro;
3) a eliminare i meccanismi di incentivo alla produttività che prevedono lo strumento del credito d'imposta, riconvertendoli in strumenti come l'iper- e il super-ammortamento, i quali hanno dimostrato negli anni di essere più efficienti e di avere un impatto sui conti pubblici più prevedibile e diluito nel tempo, garantendo allo stesso tempo maggior certezza e prevedibilità agli imprenditori;
4) a non richiedere in sede europea di attivare i meccanismi che consentirebbero uno scostamento di bilancio prima di aver adottato tutte le misure possibili per efficientare la spesa pubblica e i fondi già a disposizione, ed in particolare:
a) a non richiedere lo scostamento prima di adeguare i parametri regolatori per allineare a livello di Francia e Germania la remunerazione del capitale investito e dei costi operativi per i concessionari della distribuzione e della trasmissione di energia elettrica;
b) a utilizzare tutti i fondi non spesi del PNRR per mitigare gli effetti del caro energia per imprese e consumatori;
c) a incrementare la quota di rimborso delle spese ETS a carico dello Stato per le imprese energivore:
d) a ripristinare il fondo automotive e redigere un nuovo piano automotive che preveda anche l'equiparazione delle aziende che operano in questo settore alle imprese energivore per quanto riguarda il quadro regolatorio del costo dell'energia;
e) a introdurre una nuova disciplina per l'assegnazione a gara o rinnovo delle concessioni per impianti idroelettrici e geotermici che preveda remunerazione dell'energia tramite contratto a due vie, con prezzo da determinarsi al ribasso in caso di gara o stabilito al livello medio di borsa del decennio 2011-2020 in caso di rinnovo senza gara;
f) a mantenere fino al 2038 in «riserva calda» le centrali a carbone per la produzione di energia elettrica per tenerle pronte a intervenire qualora il prezzo del gas superi circa 50 euro per megawattora;
g) a introdurre con la massima urgenza il nucleare nel mix energetico italiano;
5) solo una volta adottate tutte le misure possibili per efficientare la spesa pubblica, a richiedere lo scostamento di bilancio per aumentare le spese per la difesa accelerando il trasferimento delle competenze tecnologiche dall'Ucraina, rendere i siti produttivi dell'ex ILVA e dell'ex ALCOA di interesse nazionale e garantirne la sicurezza al fine di produrre acciaio primario e alluminio anche per il settore della difesa, introdurre un sistema automatico mobile per le accise per far fronte agli shock dal lato dell'offerta, per non dover ricorrere a strumenti temporanei ed incerti in caso di nuovi cali nell'approvvigionamento delle materie prime;
6) per quanto riguarda il settore della difesa, ad accedere allo strumento SAFE per aumentare le spese per la difesa in linea con gli impegni assunti in sede NATO e promuovere in sede europea ogni iniziativa volta alla realizzazione di un esercito comune europeo, iniziando eventualmente da un nucleo di Paesi più ristretto come avvenuto per la moneta unica;
7) a perseguire una politica di bilancio che non gravi sulle future generazioni:
a) prevedendo una traiettoria di discesa del debito pubblico e contrastando qualsiasi tentativo di superare la legge Fornero e di aumentare la spesa pensionistica a danno dei giovani;
b) difendendo il principio dell'adeguamento automatico dell'età pensionabile alla speranza di vita, prevedendo che ogni intervento in materia previdenziale sia accompagnato da una copertura finanziaria strutturale e permanente senza scaricare nuovi costi su lavoro, occupazione giovanile e politiche per la famiglia;
c) rafforzando la previdenza complementare attraverso incentivi fiscali mirati, meccanismi di adesione più efficaci e una maggiore informazione, soprattutto a favore dei giovani, dei lavoratori con carriere discontinue e dei redditi più bassi.
(6-00248) «Richetti, Bonetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».
La Camera,
premesso che:
in considerazione delle nuove regole di governance economica dell'Ue e in coerenza con quanto previsto dalla Risoluzione n. 7/00380 approvata dalla V Commissione – Bilancio, tesoro e programmazione – della Camera dei deputati in data 7 aprile 2026 e dalla Risoluzione n. 7-00039 approvata dalla 5a Commissione – Programmazione economica e bilancio – del Senato della Repubblica in data 8 aprile 2026, il 22 aprile il Governo ha trasmesso, in luogo del Documento di economia e finanza, il Documento di finanza pubblica 2026 (DFP 2026) articolato in due sezioni tra loro integrate;
la presentazione del DFP 2026 avviene in una fase che continua a essere caratterizzata da un contesto globale estremamente incerto, nel quale alle crisi già in atto da tempo si è recentemente aggiunto il conflitto in Medio Oriente;
in questo quadro, la crescita del PIL reale per l'anno in corso e per il 2027 è stimata allo 0,6 per cento annuo, mentre nel successivo biennio si attende una crescita reale dello 0,8 per cento annuo;
le previsioni macroeconomiche tendenziali del DFP 2026 sono state validate dall'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) con nota dell'8 aprile 2026, al termine delle interlocuzioni previste dal Protocollo d'intesa tra l'UPB e il Ministero dell'economia e delle finanze;
l'aggiornamento delle previsioni sul rapporto deficit/PIL relative all'anno in corso e al successivo triennio, effettuato a legislazione vigente e tenendo conto dell'evoluzione delle variabili esogene su cui incide il deterioramento del quadro economico internazionale, conferma che il deficit si manterrà su un profilo discendente, sebbene su livelli di poco superiori a quelli indicati nel DPFP 2025. In particolare, il deficit del 2026 è previsto al 2,9 per cento del PIL, mentre quello per il 2027 è stimato al 2,8 per cento del PIL. Il miglioramento è atteso proseguire anche nel biennio successivo, quando si prevede che il deficit si attesti al 2,5 per cento del PIL nel 2028, per poi chiudere al 2,1 per cento del PIL nel 2029;
il rapporto debito/PIL è atteso raggiungere il 138,6 per cento del PIL nell'anno in corso, per poi avviare un sentiero di riduzione a partire dal 2027 che porterebbe a raggiungere un livello pari al 136,3 per cento del PIL nel 2029;
l'indicatore della spesa netta mostra, per gli anni di consuntivo, un andamento sostanzialmente conforme con il percorso indicato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029 (Piano) e previsto nelle raccomandazioni del Consiglio del gennaio 2025; sebbene per il 2025 la spesa netta sia stimata in crescita dell'1,9 per cento, al di sopra del limite dell'1,3 per cento indicato nel Piano, il saldo del conto di controllo si manterrebbe entro la soglia di tolleranza consentita, su base sia annuale (0,3 per cento del PIL), sia cumulata (0,6 per cento del PIL). Gli andamenti a legislazione vigente per il 2026 mostrano che, allo stato, il tasso di crescita dell'aggregato di spesa netta è coerente con quanto previsto nel Piano;
il monitoraggio delle riforme e degli investimenti previsti nel Piano illustra i progressi realizzati, fornendo elementi che mostrano un quadro nel complesso positivo, in particolare nelle aree relative all'estensione del periodo di aggiustamento;
gli eventi bellici sviluppatisi a partire dal 28 febbraio scorso hanno determinato una situazione economica caratterizzata da un rilevante impatto asimmetrico sui costi energetici, in conseguenza di fattori chiaramente al di fuori del controllo degli Stati dell'Unione, suscettibili di motivare il ricorso alle clausole di salvaguardia previste dal nuovo assetto della governance economica,
impegna il Governo:
1) a rispettare il percorso di spesa netta programmatica indicato nel Piano e previsto nelle raccomandazioni del Consiglio del gennaio 2025, attivando al contempo interlocuzioni presso l'Unione europea volte al riconoscimento dell'eccezionalità della situazione in vista di una possibile attivazione delle clausole di salvaguardia, nell'ottica di intraprendere ogni più opportuna azione per tutelare le necessità del tessuto economico nazionale ed europeo;
2) a perseguire l'implementazione delle riforme e degli investimenti indicati nel Piano;
3) ad attivare tutte le opportune iniziative, nelle sedi europee competenti, per sfruttare le flessibilità del quadro di governance economica europea al fine di soddisfare le misure in materia di sicurezza economica ed energetica generate dalla crisi internazionale, e fornire risposte efficaci e tempestive nel quadro del perimetro finanziario complessivo delineato nel Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP) 2025;
4) a prevedere misure fiscali mirate, temporanee e non distorsive per mitigare l'impatto del rialzo dei prezzi dei combustibili sulle famiglie, e in particolare su quelle più disagiate, sull'industria ad alta intensità energetica e sui settori dei trasporti, agricoltura e pesca;
5) per finanziare le suddette misure, nel rispetto del percorso della spesa netta, a perseguire in tutte le sedi opportune una soluzione a livello di Unione europea che consenta di utilizzare il gettito fiscale straordinario derivante dal rialzo anomalo dei prezzi dei combustibili fossili, secondo le azioni già intraprese in materia di profitti straordinari delle imprese del settore energetico di cui alla lettera indirizzata al Commissario europeo Hoekstra da cinque Ministri europei delle finanze;
6) a chiarire che il riferimento al provvedimento collegato alla manovra di finanza pubblica indicato nel DPFP 2025 come «Disposizioni per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024», e confermato a pagina 98 del DFP 2026, è da intendersi ricondotto al disegno di legge recante «Disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché disposizioni per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024» approvato dal Consiglio dei ministri dell'11 febbraio scorso (A.S. 1869).
(6-00249) «Lucaselli, Comaroli, Pella, Romano».