XIX LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 671 di martedì 9 giugno 2026
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI
La seduta comincia alle 10,05.
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ALESSANDRO COLUCCI, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 5 giugno 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).
Per richiami al Regolamento e sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per richiamo al Regolamento, il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI (M5S). La ringrazio, Presidente. Intervengo nei termini degli articoli 8 e seguenti del Regolamento per denunciare le gravissime criticità che sono emerse nella gestione della Commissione d'inchiesta COVID.
Abbiamo, infatti, appreso che sarebbero stati, anzi che sono stati tenuti degli interrogatori di persone asseritamente informate dei fatti presso un commissariato di pubblica sicurezza da parte di soggetti estranei, esterni al perimetro parlamentare della Commissione. Parliamo di soggetti che sono consulenti della Commissione, nominati dal partito di Fratelli d'Italia o dal presidente Lisei, che è espressione del partito Fratelli d'Italia. Ciò avviene in evidente spregio della Costituzione, della legge istitutiva della Commissione COVID e del suo regolamento.
Presidente, queste attività non sono in alcun modo delegabili a soggetti che non siano commissari componenti la Commissione, e, ove mai il presidente Lisei - come pure sembra abbia dichiarato - le avesse delegate, la delega sarebbe radicalmente nulla e illegittima, e, conseguentemente, sarebbero radicalmente nulle e illegittime le attività che sono state poste in essere in conseguenza. È inaudito, signora Presidente, che tali attività, di così grande rilevanza e che fanno parte del nucleo costitutivo della funzione della Commissione d'inchiesta, vengano svolte al di fuori della Commissione stessa, vengano esternalizzate, affidate addirittura a consulenti indicati da uno specifico gruppo parlamentare, il gruppo di Fratelli d'Italia.
Presidente, è come se, in questa logica, oggi o domani le chiedessi l'autorizzazione di far intervenire un mio delegato in quest'Aula per votare in mio nome e per mio conto. Siamo evidentemente di fronte a delle gravissime violazioni di natura costituzionale, legislativa e regolamentare. Ieri, peraltro, Presidente, nel corso dell'audizione in Commissione di una di queste persone, già interrogate presso il commissariato di pubblica sicurezza, abbiamo anche appreso come questi interrogatori si sarebbero svolti. Questa signora ha dichiarato di essere stata letteralmente perseguitata, di aver dovuto presentarsi presso un commissariato di Polizia di Stato piegata in due dal dolore, con la febbre, con svenimenti, con una dissenteria pazzesca - e ripeto, letteralmente, le sue dichiarazioni -, pur avendo ella sollevato il proprio legittimo impedimento. Nonostante questo, questa signora ha dovuto sostenere l'interrogatorio circondata da cinque finanzieri e da un pubblico ministero antimafia, piegata in due dal dolore. Presidente, questa è una vergogna!
Basti poi vedere, ieri, la registrazione in web TV di come si è svolta l'audizione presso la Commissione: l'evidente sproporzione tra i parlamentari di Fratelli d'Italia, che si fanno scudo della propria immunità parlamentare, e una privata cittadina, che viene chiamata a dichiarare sotto giuramento, con urla e minacce, con il presidente Lisei che materialmente le spegneva il microfono. Ciò, Presidente, in spregio di basilari diritti, quali la tutela della dignità della persona, la tutela della sua riservatezza, il divieto di coercizione e di pressioni indebite.
Non è accettabile, Presidente, che tutto questo accada nel Parlamento, che è la casa degli italiani. Ed è per questa ragione che tutte le opposizioni, noi, tutte le opposizioni, abbiamo inviato ai Presidenti di Camera e Senato una lettera, e sono qui a rinnovare, nei termini regolamentari, le richieste contenute in questa lettera, che, in primo luogo, vedono la rimozione del presidente della Commissione Lisei che, evidentemente, è inadatto a interpretare quel ruolo di terzietà e garanzia che il presidente di qualsiasi Commissione parlamentare dovrebbe avere.
La necessità di incontrarci, i Presidenti di Camera e Senato - e le chiedo di rendersi latrice di questa nostra ulteriore, reiterata richiesta -, al fine di esplorare la possibilità di ricondurre i lavori di questa Commissione nel perimetro della legittimità e della legalità, ed ove questo non fosse possibile, disporne lo scioglimento. Presidente - qui concludo -, il fascismo in Italia è finito ottant'anni fa e noi non permetteremo che si ripresenti in qualsiasi forma (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per un richiamo al Regolamento, sullo stesso tema, il deputato Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi unisco anch'io, con un richiamo al Regolamento, all'articolo 8 e seguenti, all'argomento trattato dal collega Colucci. Presidente, purtroppo già dalla sua istituzione, avevamo capito che lo scopo della Commissione speciale COVID - che poteva essere un luogo interessante, importante per le istituzioni italiane per affrontare quello che è stato un dramma mondiale, una pandemia, e per capire come era andata a quel tempo per il nostro Paese e come, poi, avremmo potuto affrontare meglio, in futuro, un dramma di queste proporzioni -, in realtà, per come i partiti di maggioranza e, purtroppo, specificamente Fratelli d'Italia l'avevano immaginata, non era di capire cosa era accaduto, di approfondire cos'era accaduto per migliorare la risposta delle istituzioni, ma era di creare una sorta di tribunale speciale, al di fuori di qualsiasi regola.
E lo abbiamo capito per un motivo anche molto banale, che anche parlando con i nostri concittadini è emerso con grande chiarezza: cioè, noi in questo Parlamento, voi in questo Parlamento, avete istituito una Commissione speciale che doveva trattare la gravissima pandemia che ha portato lutto, dolore, morte, desolazione nel nostro Paese, nel nostro mondo, trattare un argomento che riguarda la sanità pubblica e avete deciso di lasciare fuori da questa Commissione le istituzioni che in Italia si occupano della sanità pubblica, cioè le regioni. Allora, già da questo era evidente a chiunque, a qualunque cittadino in buona fede, che l'idea non era quella di trattare seriamente questo argomento.
Dopodiché, con grande senso di responsabilità, le opposizioni hanno deciso comunque di partecipare a questa Commissione e abbiamo assistito, Presidente, una dopo l'altra, una seduta dopo l'altra, a un comportamento ignobile, indecente da parte della maggioranza, da parte di alcuni deputati, in particolare da parte della presidenza. Perché, in continuazione, l'atteggiamento era quello di audire personaggi sconosciuti, che si presentavano come liberi cittadini e ci tenevano ore ad ascoltare teorie antiscientifiche calate da non si capisce dove, per allisciare il pelo a tutta quella galassia no-vax che, per anni, ha attaccato in ogni luogo, dai social alle strade, ai luoghi pubblici, con scritte, con minacce, chi? Gli operatori, quei medici e quegli infermieri che abbiamo chiamato eroi al tempo del COVID e chi, dietro di loro, ha operato perché si potesse dare una risposta scientifica alla pandemia.
Nonostante questo, abbiamo partecipato, siamo intervenuti, non ci siamo sottratti a un confronto anche aspro perché l'atteggiamento della presidenza è sempre stato molto sprezzante. Lo abbiamo segnalato più volte alla Presidenza della Camera, alla Presidenza del Senato, al presidente della Commissione. Nonostante questo, sono andati avanti come se niente fosse, per arrivare alla cosa denunciata dal collega che, colleghi di maggioranza, è molto grave. È molto grave apprendere che dei semplici cittadini siano stati interrogati su delega - su delega -, in un commissariato di polizia, da delegati consulenti del presidente. È una cosa che, per quanto ci riguarda, è al di fuori di ogni norma e al di fuori di ogni regolamento e al di fuori anche della dignità della nostra istituzione, della dignità delle nostre Commissioni, del nostro lavoro, del nostro mandato di parlamentari.
Per questo, Presidente, la prego, informi il Presidente della Camera della nostra preoccupazione innanzitutto, oltre che del nostro sdegno, perché, nonostante abbiamo accettato un confronto democratico, ora si è superato il segno e penso che bisogna prendere dei rimedi e delle risposte all'altezza (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per un richiamo al Regolamento, sullo stesso tema, il deputato La Salandra. Ne ha facoltà.
GIANDONATO LA SALANDRA (FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per un richiamo al Regolamento dopo aver ascoltato quanto hanno affermato il collega Colucci e il collega del Partito Democratico. Intervengo perché quello che è stato affermato è di una gravità profonda, posto che mi risulta che, negli uffici di presidenza che si sono avvicendati nella Commissione d'inchiesta COVID, i colleghi avevano prestato il proprio consenso: le decisioni che sono state assunte in Commissione COVID sono state assunte all'unanimità.
Ed oggi lamentarsi di comportamenti che sono rientrati nella dinamica della Commissione mi sembra assolutamente paradossale, se non per una piena conformità al comportamento che la minoranza ha assunto all'interno della Commissione COVID. Perché i colleghi dimenticano che è una Commissione d'inchiesta, ed è una Commissione d'inchiesta funzionale ad accertare che cosa è successo in quel periodo. Il comportamento che le minoranze - che oggi vanno qualificate esclusivamente come opposizioni - hanno tenuto all'interno della Commissione è un comportamento qualificabile esclusivamente come una forma di ostruzionismo politico all'accertamento di cosa è successo in quel periodo. Le persone che sono state audite, gli auditi non sono dei liberi cittadini raccolti per strada, sono delle persone che hanno avuto contatti e relazioni con lo Stato, con la pubblica amministrazione, con quei Governi, in uno dei periodi più critici. E quello che sta emergendo dai lavori della Commissione è che qualcuno, in quel periodo assolutamente tragico, ha inteso profittare di quella situazione. Ed è per questo, signor Presidente, che sono io il primo a denunciare i comportamenti che stanno tenendo alcuni componenti nell'ambito della Commissione, finalizzati ad occultare o, quantomeno, a non rendere chiaro che cosa è successo in quel periodo.
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente, naturalmente, che è informato, come già è stato ricordato dai vostri interventi.
Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente al Ministro Tajani. Ieri, la procura di Roma ha annunciato che è iscritto nel registro degli indagati per reati gravissimi, sequestro di persona, tortura, crimini di guerra, il Ministro della sicurezza nazionale dello Stato di Israele, Ben-Gvir.
La reazione di Ben-Gvir è stata terribile e inaccettabile. Ha definito l'Italia come “il Paese dello stivale che è diventato il Paese delle ciabatte”. Oggi il Ministro Tajani ha utilizzato parole altrettanto forti e penso che sia un fatto importante, positivo. Ha detto Tajani: sono parole inaccettabili, non degne di un Ministro; questo è il livello morale di questo signore. Giusto, condividiamo, e siccome Tajani da settimane, dopo che fu diffuso quel video orribile dove c'erano decine e decine di attivisti sequestrati, picchiati, tenuti in manette, legati e insultati dal Ministro, disse che avrebbe agito presso l'Unione europea per delle sanzioni nei confronti di Ben-Gvir, dovrebbe iniziare dall'Italia.
La Francia, la Polonia, l'Irlanda e l'Olanda, prima ancora di aspettare il Consiglio europeo, hanno deciso di dichiarare “persona non grata” Ben-Gvir. Aspettiamo lo stesso passo da parte dell'Italia, perché lo può fare senza passare dall'Unione europea. Vede, signora Presidente, l'Italia dovrebbe fare, invece, un altro passo verso l'Unione europea, quello, sì, deciso e rapido: dovrebbe unirsi ai 19 Paesi europei che chiedono la sospensione dell'Accordo di associazione tra Unione europea e Israele. Quella sospensione sarebbe un segnale fortissimo che il nostro continente non pratica il doppio standard, che il nostro continente, quando si tratta di difendere la democrazia, i diritti umani e proteggere un popolo da un genocidio, agisce. Invece finora, da parte dell'Italia, tranne le parole, pochi fatti.
Aggiungo: siccome le inchieste della magistratura rispetto al destino degli attivisti della Global Sumud Flotilla sono aperte da sei mesi, si attende con ansia che il Ministero della Giustizia dia seguito alle rogatorie internazionali preparate dalla procura per acquisire ulteriore documentazione rispetto ai fatti di sei mesi fa.
Dunque, signora Presidente, noi apprezziamo la condanna da parte di Tajani delle parole di Ben-Gvir, ma attendiamo i fatti. Fino a quando non vedremo i fatti, le chiacchiere staranno a zero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, signora Presidente. Anche noi del MoVimento 5 Stelle ci associamo alla richiesta formulata dal collega Scotto di informativa al Ministro degli Affari esteri, che, effettivamente, sembra avere una doppia faccia: sembra che oggi condanni il Ministro Ben-Gvir e domani, però, alla fine tutto sommato legittimi quello che sta succedendo in Medio Oriente, quello che sta succedendo adesso in Libano, Presidente, perché mi preme raccontare anche - e dire e sottolineare - che purtroppo in Libano continuano i massacri di civili nella totale indifferenza dell'Occidente e questo è quanto mai grave.
Ovviamente, le offese che sono state rivolte al nostro Paese sono, di per sé, incommentabili. Essere definiti “il Paese delle ciabatte” e non sollevare alcuna questione, non sollevare nessun incidente diplomatico, è già di per sé vergognoso. Ancora più vergognoso, però, è stato il trattamento inumano che è stato riservato agli attivisti della Global Sumud Flotilla, che - voglio rammentare a quest'Aula - non sono assolutamente dei terroristi, ma sono semplicemente dei giovani animati da uno spirito buono che cercano di portare soccorso a una popolazione che è allo stremo. Eppure anche questo non è stato rammentato dal nostro Paese. Non c'è stata una vera e propria presa di posizione da parte di questo Governo a favore di quei ragazzi che si sono recati lì, assolutamente. E allora io vorrei che, a questo punto, il Governo esprimesse con chiarezza la sua posizione. Non può condannare le parole di Ben-Gvir e non fare nulla, però, di concreto contro l'azione che si sta muovendo in Israele nei confronti di popolazioni inermi.
Per cui, ovviamente, noi del MoVimento 5 Stelle ci associamo alla richiesta di informativa da parte del Ministro. Venga in Aula a dirci chiaramente come stanno le cose da parte di questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai Gruppi.
Discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, recante disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all'occupazione e di contrasto del caporalato digitale (A.C. 2911-A) (ore 10,25).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2911-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, recante disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all'occupazione e di contrasto del caporalato digitale.
Ricordo che nella seduta del 12 maggio è stata respinta la questione pregiudiziale Carotenuto, Scotto, Mari ed altri n. 1.
(Discussione sulle linee generali - A.C. 2911-A)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La XI Commissione (Lavoro) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Nisini. Prego, onorevole.
TIZIANA NISINI, Relatrice. Grazie, Presidente. Prima di illustrare la relazione, vorrei ringraziare il Ministero del Lavoro, con il Vice Ministro Bellucci, gli altri relatori del provvedimento, ma, di fatto, tutti i commissari della Commissione lavoro e, inoltre, gli uffici non solo della Commissione lavoro, ma anche del Ministero, che ci hanno seguito in tutte queste giornate.
Il provvedimento, originariamente composto da 19 articoli, risulta, a seguito dell'esame in sede referente, composto da 30, suddiviso in cinque Capi.
Il Capo I disciplina taluni incentivi all'occupazione. In particolar modo, l'articolo 1 introduce in favore dei datori di lavoro privati un esonero contributivo totale, cosiddetto bonus donne, per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2026 di donne svantaggiate. L'esonero è riconosciuto per un periodo massimo di 12 o 24 mesi e per un importo massimo pari a 650 euro mensili. L'importo è elevato a 800 euro se la lavoratrice è residente nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno.
L'articolo 2, bonus giovani, per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2026 di soggetti che ancora non hanno compiuto 35 anni di età. È un esonero che viene riconosciuto per un periodo massimo di 12 o 24 mesi, per un importo massimo di 500 euro mensili, elevabile a 650 euro per assunzioni in unità produttive nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno.
Bonus ZES - articolo 3 - per assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2026 di soggetti che hanno compiuto 35 anni di età e sono disoccupati da almeno 24 mesi, da impiegare in unità produttive e regioni della ZES unica per il Mezzogiorno, esonero che viene riconosciuto per un periodo massimo di 24 mesi e per un importo massimo di 650 euro mensili.
L'articolo 4 introduce in favore dei datori di lavoro privati un esonero contributivo totale che, dal 1° agosto 2026 al 31 dicembre 2026, trasformano senza soluzione di continuità i rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati entro il 30 aprile 2026 in rapporti a tempo indeterminato per personale non dirigenziale di età inferiore ai 35 anni. L'esonero è riconosciuto per un periodo massimo di 24 mesi e per un importo massimo di 500 euro mensili.
L'articolo 4-bis stabilisce in 12 mesi la durata massima complessiva dei tirocini extracurriculari per ciascun gruppo di imprese, fermi restando gli altri limiti previsti dalla normativa vigente.
L'articolo 5 abroga delle disposizioni con l'obiettivo di coordinare la disciplina degli incentivi con il nuovo impianto del decreto-legge in oggetto.
Nell'articolo 6, dal comma 1 al 5, si introduce, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, un esonero contributivo, in misura non superiore all'1 per cento e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna azienda, a favore dei datori di lavoro privati delle aziende che possiedono le certificazioni utili a dimostrare l'adozione di misure a sostegno della natalità e delle esigenze di cura.
L'articolo 6 dispone inoltre, ai fini dell'erogazione del cosiddetto bonus asilo, che a decorrere dal 1° luglio 2026 gli enti locali comunichino all'INPS, in fase di prima applicazione entro il 1° settembre 2026, il codice fiscale e gli altri elementi identificativi delle strutture pubbliche e private in possesso del titolo abilitativo.
L'articolo 6-bis riconosce agli enti responsabili dei programmi operativi nazionali e regionali la possibilità di istituire la figura del tutor per la sostenibilità economica, con il compito di prevedere servizi di assistenza intensiva rivolti ai lavoratori fragili e in transizione occupazionale.
L'articolo 6-ter dispone che i lavoratori disabili mantengano la posizione nella graduatoria del collocamento obbligatorio anche se assunti con contratto di apprendistato o con contratto a tempo determinato, fino alla trasformazione o alla stipulazione di un contratto a tempo indeterminato.
Il Capo II reca disposizioni in materia di “salario giusto”. L'articolo 7, ai fini dell'individuazione del “salario giusto”, fa riferimento al trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, avuto riguardo al settore e alla categoria produttivi di riferimento, nonché all'attività principale o prevalente esercitata, alla dimensione e alla natura giuridica del datore di lavoro e, per i settori non coperti da contrattazione collettiva, al settore maggiormente connesso all'attività effettivamente esercitata dal datore di lavoro.
Tale trattamento si compone di tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese le mensilità aggiuntive e le indennità fisse e continuative, nonché le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti ed eventuali altri istituti che hanno valore economico. Sono, invece, escluse le voci retributive discrezionali e variabili riconosciute ai singoli lavoratori. Il presente articolo 7 prevede altresì che, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le posizioni di lavoro disponibili, pubblicate sul Sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa, rechino anche alcuni dati inerenti al contratto collettivo applicato alla retribuzione.
L'articolo 7-bis interviene in materia di contratti collettivi di prossimità. L'articolo 8, invece, prevede un'attività di raccolta e condivisione dei dati in materia retributiva, nonché di elaborazione di appositi indicatori e analisi periodiche in tale ambito. L'attività è svolta in collaborazione con CNEL, INPS, Istat, INAPP, INL e altri soggetti individuati con decreto attuativo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. L'articolo 8 reca altresì la clausola di invarianza finanziaria con riferimento all'attuazione di quanto ivi previsto.
L'articolo 9 prevede che il CNEL elabori, con cadenza almeno annuale, d'intesa con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, un rapporto nazionale sulle retribuzioni nel settore privato, che deve anche essere trasmesso alle Camere; l'istituzione di un archivio amministrativo relativo ai contratti collettivi di lavoro del settore privato, aziendali e territoriali, facente parte integrante dell'archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro; che il CNEL estragga dai contratti collettivi di lavoro depositati il trattamento economico complessivo ivi contemplato, inserendo i relativi dati nel suddetto archivio nazionale.
L'articolo 10 prevede che le parti stipulanti dei contratti collettivi nazionali prevedano procedure idonee a garantire regolarità dei rinnovi, nonché meccanismi per assicurare copertura economica adeguata nel periodo che intercorre tra la scadenza del contratto e la sottoscrizione del rinnovo. In caso di mancato rinnovo entro i primi 9 mesi dalla scadenza, si applica un determinato meccanismo di adeguamento basato su IPCA-NEI, salvo diverse pattuizioni contrattuali, che, per determinati settori, possono anche fare riferimento a indicatori economici settoriali. Il contributo di assistenza contrattuale, ove previsto, non può essere riconosciuto decorsi 12 mesi dalla scadenza naturale del contratto fino al suo rinnovo.
Tali previsioni si applicano dal 1° gennaio 2027 per i contratti scaduti prima della data di entrata in vigore del decreto, ossia il 1° maggio 2026.
L'articolo 11 prevede che il codice alfanumerico unico dei contratti collettivi nazionali del lavoro deve essere comunicato al lavoratore prima dell'inizio dell'attività lavorativa.
Il Capo III reca misure di prevenzione e di contrasto al caporalato digitale: misure che, per espressa previsione dell'articolo 11-bis, si applicano ai soggetti che consegnano beni in ambito urbano (rider). L'articolo 12 disciplina la qualificazione del rapporto di lavoro intermediato mediante piattaforme digitali, attribuendo rilievo, a tal fine, alla concreta modalità di svolgimento della prestazione, prevedendo di tenere conto di tutti gli elementi utili alla riconduzione del rapporto di lavoro all'effettivo tipo contrattuale, compresi, tra l'altro, quelli desumibili dall'utilizzo di sistemi di monitoraggio automatizzati e di sistemi decisionali automatizzati, e stabilisce una presunzione relativa di rapporto di lavoro subordinato laddove emergano fatti che indicano direzione e controllo, anche mediante i richiamati sistemi di monitoraggio automatizzati e i sistemi decisionali automatizzati.
L'articolo 13 integra la disciplina in materia di comunicazione obbligatoria dei datori di lavoro privati, prevedendo a carico delle piattaforme digitali obblighi informativi, nonché di registrazione e conservazione dei dati sull'impiego dei lavoratori in tali piattaforme. L'articolo 14 disciplina gli obblighi di informazione delle piattaforme digitali nei confronti dei lavoratori relativamente all'utilizzo dei sistemi automatizzati o algoritmici che incidono sul rapporto di lavoro e sull'accesso alla piattaforma, prevedendo il diritto del lavoratore di ottenere, su richiesta, una spiegazione intelligibile della decisione automatizzata, nonché il suo riesame mediante intervento umano.
L'articolo 15 modifica la disciplina vigente prevista specificatamente per i rider, disciplinando l'accesso del lavoratore alla piattaforma digitale in condizioni di sicurezza; prevede, inoltre, obblighi formativi di base a carico di tali lavoratori.
Il Capo IV, all'articolo 16, per i periodi di paga di competenza del primo semestre 2026, proroga, dal 16 maggio al 16 luglio 2026, il termine entro cui i datori di lavoro devono effettuare il versamento al Fondo tesoreria degli accantonamenti del TFR dei propri dipendenti. L'articolo 16-bis interviene in materia di previdenza complementare.
L'articolo 16-ter interviene in materia di erogazione delle prestazioni da parte delle forme pensionistiche complementari. L'articolo 16-quater ammette, in via sperimentale, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione e previo accordo sindacale, il distacco del lavoratore anche in assenza dell'interesse proprio del datore di lavoro distaccante.
PRESIDENTE. Concluda.
TIZIANA NISINI, Relatrice. L'articolo 16-quinquies tratta della somministrazione. Poi depositerò la relazione, perché la relazione era abbastanza lunga (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Sì, certo. È autorizzata, onorevole. Ha facoltà di intervenire il relatore, presidente della Commissione lavoro, deputato Rizzetto: si riserva di farlo in seguito.
Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo: si riserva di farlo successivamente.
È iscritto a parlare il deputato Aiello. Ne ha facoltà.
DAVIDE AIELLO (M5S). Grazie, Presidente. È già mortificante di suo iniziare una discussione generale con soltanto 4 iscritti su un decreto Lavoro emanato il 1° maggio, quindi proprio la festa dei lavoratori, dove tutte le forze politiche giustamente fanno una narrazione dicendo che è importante sottolineare il ruolo del lavoro in Italia, visto che la parola “lavoro” è quella che apre la nostra Carta costituzionale… Presidente. Presidente, dico, è tra me e la Presidenza, giusto? Io mi devo rivolgere alla Presidenza, quindi…
PRESIDENTE. Collega Aiello, si rivolga alla Presidenza e faccia il suo intervento.
DAVIDE AIELLO (M5S). Sì, lo sto facendo. Siccome…
PRESIDENTE. Non capisco qual è il problema. Non c'era silenzio in Aula? C'era qualche problema? No, prego. Continui.
DAVIDE AIELLO (M5S). L'attenzione…
PRESIDENTE. Prosegua il suo intervento, prego.
DAVIDE AIELLO (M5S). L'attenzione da parte della Presidenza, perché, appunto, sto intervenendo e mi sto rivolgendo alla Presidenza. Visto che…
PRESIDENTE. Lei sta lamentando l'assenza di altri suoi colleghi.
DAVIDE AIELLO (M5S). No, no…
PRESIDENTE. Ovviamente, come sa, non è tra i compiti della Presidenza occuparsi di questo.
DAVIDE AIELLO (M5S). No, no, no. Scusi, Presidente, io non volevo offendere lei.
PRESIDENTE. Io la stavo ascoltando. Prosegua.
DAVIDE AIELLO (M5S). Sì, grazie per l'ascolto. Oltre all'ascolto, ovviamente, da parte della Presidenza ci vuole la massima attenzione, perché, siccome i colleghi non mi ascoltano…
PRESIDENTE. Collega Aiello, è la terza volta che la interrompo. La Presidenza le sta dedicando la massima attenzione e il massimo ascolto. La prego di proseguire nel suo intervento. Grazie.
DAVIDE AIELLO (M5S). Prego, Presidente. Dicevo che vedere iscritti, in discussione generale, soltanto 4 gruppi sulla totalità dei gruppi, che, se non sbaglio, sono 10 o 11… ora non si sa perché nascono anche gruppi di soggetti che non erano presenti alle ultime elezioni. Anche su questo, io interrogo la Presidenza e vorrei che la Presidenza interrogasse anche gli organi superiori che garantiscono il diritto nella nostra Nazione, se sia una cosa degna di un Paese civile che si entri in Parlamento attraverso la tattica del trasformismo e non attraverso il voto popolare, che è il voto che legittima la presenza di tutti noi in quest'Aula e la Presidenza in primis.
Siccome attualmente si sta adottando il nuovo metodo di entrare in Parlamento e formare delle formazioni parlamentari e, possibilmente, addirittura un gruppo parlamentare non legittimato dal voto popolare, ma attraverso un trasformismo vero e proprio, che sta dando un'agibilità politica che non viene dalla legittimità popolare, poi vedere qui, invece, i gruppi che sono legittimamente composti in Parlamento e rappresentati in Parlamento non iscriversi a parlare sul tema del lavoro, quando in Italia muoiono più di 3 lavoratori al giorno sul campo, quando abbiamo 5 milioni di lavoratori poveri, ovvero lavoratori che, nonostante il loro sacrificio quotidiano, non riescono a fare la spesa quotidianamente, quando abbiamo lavoratori che, prima di entrare al supermercato o al panificio, vanno al compro oro, ovvero, Presidente, vanno a vendersi la fede nuziale pur di fare la spesa, vanno a vendersi l'oro dei propri figli pur di dargli un piatto caldo la sera.
L'Italia è questa. È questa l'Italia che vedo io, con i miei occhi, quando torno a casa, a Casteldaccia, nel piccolo paesino in provincia di Palermo. Questo segna la distanza tra quest'Aula e la realtà, il Paese reale. E lo segna anche l'assenza di gruppi importanti, come Forza Italia, come la Lega, che non si iscrivono a parlare, quindi gruppi di maggioranza che si isolano e prendono le distanze.
Dicevo, mi riferivo alla discussione generale (Commenti della deputata Nisini)… Sì, lei è la relatrice, collega Nisini, ma il suo gruppo poteva fare un ulteriore intervento…
PRESIDENTE. Collega, si rivolga alla Presidenza e, a questo punto…
DAVIDE AIELLO (M5S). Certo, la collega…
PRESIDENTE. …entri nel merito del provvedimento, per cortesia. Prego.
DAVIDE AIELLO (M5S). …la collega mi stava chiedendo un chiarimento e stavo rispondendo alla collega, con il massimo rispetto, e la massima educazione che ho sempre avuto, di quest'Aula e del mio ruolo. Quindi, è mortificante iniziare un dibattito senza un vero confronto con le forze politiche, soprattutto le forze che hanno voluto questo decreto. Infatti io voglio ricordare, Presidente, che questa non è un'iniziativa parlamentare, è stata un'iniziativa del Governo: il Governo il 1° maggio, oltre a manifestare con i post, ha lavorato; il Governo, il 1° maggio, ha lavorato, hanno fatto una bellissima seduta, sicuramente, in cui hanno detto che avrebbero risolto le principali criticità dei lavoratori, del mondo del lavoro. Ma abbiamo di fronte un decreto che, invece, dice tutt'altro.
E adesso entro nel merito del provvedimento, Presidente. Oggi interveniamo in una data che non possiamo dimenticare, perché siamo a giugno del 2026 ed è passato un anno - più di un anno - da quando è stata approvata la direttiva europea sulle piattaforme digitali. Quindi, è passato un arco di tempo che definisco ragionevole: più di un anno. Cosa ci chiede l'Europa con questa direttiva? Ci chiede, appunto, di alzare le tutele nei confronti di quei lavoratori che sono subordinati alle piattaforme digitali. Quindi le richieste quali erano? Di alzare le tutele, dare dignità, di combattere il lavoro povero, quindi la povertà che attanaglia anche questo settore del lavoro digitale. Questo Esecutivo, invece, il Governo, ha persino avuto il coraggio di battezzare il provvedimento con il nome altisonante di “salario giusto”.
Ieri, anche ai relatori, avevo fatto un invito al buonsenso, dicendo: guardate, se proprio, alla fine dei conti, volete approfittare di un mio consiglio, di un mio parere, prendetelo da parte di un collega che, oltre ad essere un componente di quella Commissione, ne è anche il segretario e, da quando è in questo Parlamento, siede da sempre in quella Commissione. E chi mi conosce lo sa - e i colleghi mi conoscono, sia il presidente Rizzetto che la collega Nisini -, ho sempre rispettato il ruolo e le posizioni, ho sempre lavorato per il bene e per migliorare i provvedimenti, non per fare becera propaganda, ostruzionismo o via dicendo.
Ieri avevo detto ai colleghi di ascoltare le mie parole, visto che sono gli unici che fino alla fine possono modificare anche il titolo del decreto: avevo consigliato di togliere, ad esempio, la parola “giusto”; di fermarsi alla parola “salario” ed eliminare la parola “giusto”, perché qui di salario si può parlare, ma non di un salario giusto. Al massimo potete parlare di un salario tecnico o di un salario teorico, perché è questa la cifra del vostro TEC, del trattamento economico complessivo. Invece nulla, Presidente: si insiste a chiamarlo “salario giusto”. Alla fine, le parole non costano nulla, potevano cambiare una parola; la realtà, invece, costa cara, Presidente. La realtà costa cara, molto cara agli italiani, perché la realtà di questo provvedimento, per come esce fuori dai lavori della Commissione, dopo i voti di ieri… conclusasi la Commissione, tra l'altro, con i banchi vuoti dell'opposizione perché, giustamente, abbiamo abbandonato i lavori, visto l'atteggiamento di chiusura totale. I nostri emendamenti sono stati bocciati in blocco: 109 emendamenti cestinati senza entrare neanche nel merito. Poi si mette la fiducia, quindi si comprime ancora di più il dibattito parlamentare, e questi sono i risultati.
Quindi, Presidente, le dicevo, i lavori si sono conclusi tra i banchi vuoti dell'opposizione: sia noi che i colleghi del Partito Democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra abbiamo deciso unanimemente di abbandonare i lavori della Commissione, perché la Commissione a tutto si era ridotta, tranne che a un organo parlamentare che dovrebbe, invece, dare il miglior testo possibile all'Aula, trasmettere il miglior testo possibile all'Aula, coinvolgendo anche le opposizioni; perché non è detto che dalle opposizioni non possano arrivare delle proposte di buonsenso e delle proposte degne di essere inserite meritoriamente all'interno di un testo di legge.
Quindi, prima di entrare nel merito del provvedimento, Presidente, io vorrei denunciare in quest'Aula e denuncio alla Presidenza questo metodo autoritario, per cui vengono bocciati ben 109 emendamenti del MoVimento 5 Stelle in blocco, senza un briciolo di discussione. Dentro c'erano proposte sul salario minimo a 9 euro, sulla retroattività dei contratti e sull'esenzione Irpef per gli under 35. Avete cancellato tutto con un colpo di spugna, stravolgendo l'agenda all'ultimo minuto solo per assecondare i diktat che arrivavano da Palazzo Chigi. Questo non è un Parlamento, questo è un circo, si è ridotto a un circo.
Se oggi non siamo al disastro totale, Presidente, è solo grazie alla ferrea opposizione del MoVimento 5 Stelle in Commissione, che ha costretto il Governo a clamorosi dietrofront. La Lega ha dovuto ritirare l'assurdo emendamento che proponeva di cancellare dall'archivio del CNEL e far cessare ogni efficacia ai contratti collettivi nazionali non rinnovati da oltre 6 anni: una follia, Presidente, che ignorava il principio di ultrattività e che avrebbe lasciato migliaia di lavoratori - a partire dal settore dei giornalisti, quelli che garantiscono l'informazione nel nostro Paese - privi di tutele normative e retributive. Questo stava succedendo, Presidente.
Allo stesso modo, sotto il peso delle nostre costanti richieste, avete dovuto ritirare gli emendamenti “salva imprenditori”, che erano della Lega e di Forza Italia, che miravano a bloccare l'efficacia della retroattività della rideterminazione giudiziale della retribuzione nei casi di violazione dell'articolo 36 della Costituzione sul giusto salario. Quindi, volevate togliere persino le tutele fornite dai giudici in via giudiziale, perché, giustamente, il cittadino che si vede danneggiato nella propria posizione si rivolge ai giudici per ripristinare l'ordine legale, ripristinare la legalità nel nostro Paese. E fortunatamente ci sono i giudici che ripristinano la legalità, applicano l'articolo 36 e, quindi, bypassano i problemi che, a volte, i contratti collettivi nazionali non riescono a risolvere.
Voi stavate facendo questo, stavate eliminando l'efficacia di determinati contratti non rinnovati da 6 anni, che ovviamente vanno rinnovati. Io non sto dicendo che sono contro il rinnovo, anzi, dobbiamo pretendere i rinnovi, ma di tutti i contratti, di tutte le categorie, ed evitare anche che le parti sindacali vadano lì a giocare al ribasso. Quindi, partire da una soglia minima che vada bene per tutti, che può essere 9, ma, se non vi sta bene 9, aumentiamola. Noi siamo per l'aumento, appunto, a partire da 9: 9 è il minimo, è la base, è il pavimento da cui partire, ma un pavimento che deve essere comune. Io sto facendo un ragionamento insieme a voi per migliorare, magari, anche il prossimo vostro provvedimento. Cioè, partiamo dalle basi unitarie nel mondo del lavoro, non scherziamo sul lavoro, perché non stiamo parlando, come qualcuno pensa, di fannulloni che non vogliono lavorare. Queste sono norme rivolte a chi lavora, e chi lavora ha bisogno di sicurezza, sicurezza economica, perché lavorare e non arrivare alla metà del mese diventa frustrante, diventa un problema per il Paese, diventa un problema per la sicurezza, diventa un problema per tutti gli ordini del nostro Stato.
Quindi, prendetelo come un accorato appello il mio. Dietro le mie parole non c'è rabbia, non c'è mai stata rabbia. Mi dispiace se ieri ho alzato i toni, ma, dietro i miei toni caldi, non c'è rabbia: c'è passione, c'è ardore, c'è voglia di cambiare le cose, c'è voglia di dare il contributo fino alla fine, perché sappiamo tutti che la legislatura sta finendo, manca un anno alla fine della legislatura. Quindi, in quest'ultimo anno, vorrei che tutte le forze politiche veramente bypassassero i colori e ci concentrassimo tutti su una chiara direzione, soprattutto per quanto riguarda il mondo del lavoro.
Presidente Rizzetto, approfitto della sua attenzione e la ringrazio per la sua attenzione: il mio non è stato, ieri, un intervento di propaganda in ufficio di presidenza, anche perché sapevo che… Presidente, mi sto rivolgendo alla Presidenza e, tramite lei, al collega che mi siede a fianco, il collega Rizzetto, il mio presidente di Commissione, il nostro presidente di Commissione. Se avessi voluto fare un intervento propagandistico, avrei approfittato delle telecamere accese per potermelo vendere sui social. Invece, come avete visto, ho preferito parlare in ufficio di presidenza, al momento giusto, per poter fare un appello rivolto a tutte le forze presenti in quell'aula della Commissione; ed era un appello al buonsenso, ad evitare di fare errori. Poi, magari, non li ho chiamati errori, ho usato un sinonimo di errore, e me ne scuso se qualcuno si è sentito offeso, e ho detto: evitiamo di fare ulteriori errori, perché un giorno, magari, i lavoratori, che tutto sono tranne che stupidi, potranno chiedercene conto a livello elettorale, dicevo, intendevo.
Sono un pacifista convinto, e sono convinto che il Parlamento sia arrivato a un punto per cui deve dare un segnale al Paese e lo dobbiamo dare dal mondo del lavoro, che è la prima cosa su cui è fondata la nostra Repubblica: l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, poi viene tutto il resto. Se non c'è lavoro e se non c'è lavoro dignitoso, allora il sistema non parte, perché sappiamo tutti che l'Italia sta in piedi soltanto se i lavoratori stanno bene, le imprese sono sane e si fa un chiaro disegno per lo sviluppo tecnologico e innovativo dell'Italia e dell'Europa. Bisogna partire da queste basi comuni, che, tra l'altro, ci chiede l'Europa. Quindi, quando noi non seguiamo le direttive europee, le direttive sui salari, le direttive sulle piattaforme digitali, ci stiamo escludendo, ci stiamo escludendo da un mondo che ci appartiene - perché noi siamo all'interno di Unione europea - e ce ne freghiamo anche delle direttive che servono proprio a indirizzare l'omogeneità della normativa a livello comunitario, a livello europeo. Quindi, Presidente, veramente, prenda queste mie parole come un invito a cambiare rotta, a cambiare marcia.
E torno a parlare di questo provvedimento, perché di cose da dire ce ne sarebbero tantissime. Veniamo alle note dolenti e ai vostri emendamenti-manifesto: partiamo dal famigerato emendamento 7.68 sul TEC, sul trattamento economico complessivo.
La riformulazione dei relatori prevede che nel TEC rientrino i trattamenti fissi dei contratti collettivi nazionali leader; include le prestazioni di welfare contrattuale, elimina il riferimento ai contratti equivalenti, e avete inventato, di fatto, quello che posso definire il salario teorico. Questo è un salario teorico, non è un salario giusto perché - tradotto in soldoni, Presidente - per voi, se un lavoratore prende 1.000 euro netti in busta paga, più una polizza sanitaria da 300 euro oppure buoni sconto da 300 euro, allora per voi guadagna 1.300 euro. Questo è il vostro TEC.
Bene, andatelo a spiegare a chi deve pagare l'affitto a Milano, a Roma, a Palermo, che può liquidare il proprietario dandogli voucher e buoni pasto oppure con la polizza dentistica. Alla cassa del supermercato non si paga con il welfare aziendale, si paga con gli euro. Non c'è un euro in più in questo TEC.
Questo è il ragionamento che ho fatto io: non c'è un euro in più, ci sono buoni pasto, c'è la polizza assicurativa, la polizza sanitaria, ma, quando uno va a fare la spesa, non può dire: guardi, posso pagare con i buoni pasto… con i buoni pasto, sì, per la spesa, scusate. Però, attenzione, questo è un ragionamento che va fatto seriamente. La spesa non si fa con il welfare aziendale.
L'articolo 36 della Costituzione, Presidente, parla chiaro: la retribuzione deve essere monetaria, quindi, in moneta, in euro, sufficiente e proporzionata. Con i nostri subemendamenti, infatti, noi chiedevamo tre cose chiare: via il welfare dal calcolo del TEC, una soglia minima legale a 9 euro lordi agganciata al minimale INPS e lo stop ai contratti pirata. Tre cose. Ovviamente, tre cose bocciate perché questo è il metodo adottato.
Che fine ha fatto la sbandierata tutela dei salari di fronte all'inflazione? Il Sottosegretario Durigon - che a volte viene, a volte non viene, si sa, spunta quando è disponibile, giustamente, in Commissione - insieme alla Lega, aveva promesso la retroattività degli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali. Era prevista nell'articolo 10. Ebbene, quella promessa è stata completamente sfumata, quindi, anche loro non riescono a garantire le loro promesse. Questo è grave per la Lega, per il Sottosegretario Durigon, per la collega Nisini. Questa promessa non c'è, la retroattività non c'è più.
L'unica parvenza di novità è l'adeguamento della retribuzione alla variazione dell'IPCA, dal 30 al 50 per cento, ma solo se superi i 9 mesi di stallo. Quindi, se rientri in questo criterio, allora sì; altrimenti neanche quello. Quindi, una goccia inutile nell'oceano del carovita che non risolve nulla. Anzi, avete fatto peggio. Presidente, hanno fatto peggio: hanno introdotto una norma terribile che estende la variabilità salariale ai soggetti erogatori di prestazioni sanitarie e sociosanitarie per conto del Servizio sanitario nazionale. In sostanza, avete inserito i lavoratori della sanità, compresi i gettonisti nelle strutture convenzionate, tra coloro che non avranno diritto al pieno adeguamento automatico IPCA. Quindi, avete demandato tutto a indicatori economici settoriali. Questo avete fatto. Questo è il vostro modello di sviluppo di Paese? Ovviamente, è una domanda che porgo - tramite lei, Presidente - ai colleghi della maggioranza, alla relatrice, al Governo, perché arriverà un momento in cui dovranno rispondere o, magari, fare un intervento per ringraziare anche gli uffici per il loro lavoro.
Vi faccio queste domande: è giusto? È questo il vostro modello di Paese? Questo è il vostro modello di sviluppo? Tagliare le tutele di chi salva le vite umane? Questo è il vostro modello di sviluppo, anche in ambito sanitario e sociosanitario?
Andiamo, invece, alle Big Tech. Le piattaforme digitali, quelle che citavo prima, Presidente: Glovo, Just Eat e tutti quelli che fanno servizi su piattaforme digitali. Sul lavoro tramite piattaforma digitale, assistiamo alla proposta emendativa 012.01: lo definisco, Presidente, un vero gioco di prestigio. Un gioco di prestigio inaccettabile dove avete approvato una riformulazione che circoscrive il pacchetto di norme esclusivamente ai rider, escludendo, quindi, i taxi e gli NCC. Quindi, anche all'interno delle piattaforme, ci sarà chi avrà delle cose e chi non le avrà: dipende anche dal lavoro.
Soprattutto, avete letteralmente cancellato dal testo la parola “algoritmo”. Le parole “algoritmo”, “controllo” ed “eterodirezione” sono scomparse, eliminando, quindi, gli elementi per identificare la presunzione legale di subordinazione. Cioè, se non ho l'elemento dell'algoritmo, del controllo e dell'eterodirezione nel testo, non riesco a identificare la presunzione legale per la quale devo, appunto, presumere che si tratta di un subordinato. Avete tolto i parametri e gli indicatori che lo caratterizzano.
Presidente, sono dei rilievi tecnici, anche normativi, che le sto facendo. Quindi, se abbiamo la possibilità di migliorare ancora il testo, proporrò anche un ritorno in Commissione, e che si voti ora; un voto procedurale per far tornare il testo in Commissione, se è possibile, se il nostro Regolamento lo permette e se anche la Presidenza lo concede. Poi, ovviamente, alla fine, magari, ci sarà anche un'interlocuzione tra gruppi per chiedere questo.
Mi avvio alla conclusione, Presidente. Quindi, avete cancellato dal testo queste parole che non fanno presumere la subordinazione; avete stabilito che la presunzione di subordinazione vale solo ai fini del diritto del lavoro, escludendo il fisco, il penale, la sicurezza sociale.
Per quanto riguarda la crisi aziendale e le marchette, Presidente - perché le marchette ci sono sempre - sulla crisi aziendale c'è il caos totale. Un emendamento doveva vincolare i finanziamenti pubblici ai crediti di imposta per la ricerca e lo sviluppo a un piano triennale ed è scomparso, è saltato. E, poi, la classica marchetta che non manca mai: hanno trovato i soldi, con un emendamento, per dare un assegno, senza bando, a un'associazione privata, come la Federazione Nazionale Maestri del Lavoro, una misura totalmente estranea all'oggetto del decreto. Noi vi diciamo, chiaramente, che quelle risorse…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
DAVIDE AIELLO (M5S). …vanno tolte ai privati e date ai centri per l'impiego. Vi diciamo che queste risorse vanno date ai centri per l'impiego, Presidente, perché i dati dell'Unione europea vedono l'Italia restare tragicamente in coda per salari e qualità del lavoro. E questo decreto che, originariamente, doveva parlare di salario giusto e contrasto al caporalato digitale, è diventato l'ennesimo manifesto della precarietà.
Avete espresso l'intenzione di mettere la fiducia per tapparci la bocca, ma il MoVimento 5 Stelle vi darà battaglia, sia in Aula sia in ogni subemendamento, sia su tutto. Voi proponete flessibilità mascherata da sfruttamento, e la protezione dei giganti del web. Noi vi chiediamo, semplicemente, salario vero in busta paga, tutele reali e difesa della sanità pubblica. Ho concluso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Marcello Coppo. Ne ha facoltà.
Troppa irruenza, collega, provi a usare il microfono del collega La Salandra. Ah, no, lo ha anche aggiustato. Va bene, la chiameremo, la prossima volta, se c'è un problema tecnico.
MARCELLO COPPO (FDI). Funziona, Presidente. Scusi. Forse, mi ha fatto un po' innervosire l'intervento del collega, quindi, vedrò di calmarmi, magari, nell'intervento…
PRESIDENTE. Almeno non se la prenda col microfono, collega. Scherzo, prego, prosegua.
MARCELLO COPPO (FDI). La potenza è nulla senza controllo, come diceva qualcuno.
Presidente, onorevoli colleghi, io non so se il collega ha letto il provvedimento perché devo dire che le conclusioni che ha tratto sono decisamente fuorvianti rispetto a quella che è la realtà. Anche perché, qui, siamo a convertire, sì, un decreto-legge, ma, soprattutto, a continuare una linea che è stata tracciata; una linea netta tra il passato, ovviamente, e il futuro del mercato del lavoro in Italia.
Il decreto-legge n. 62 del 2026 affronta il tema della precarizzazione e delle nuove forme di sfruttamento. Per anni, una sinistra visione, quella della lotta di classe, ha propinato la tesi secondo la quale, per creare occupazione, bisognava comprimere i diritti e distribuire sussidi a pioggia. Questo Governo è ovvio che ha scelto un'altra strada; la strada, ovviamente, del buonsenso, cioè la strada della dignità del lavoro in linea con quella che è la nostra Costituzione, articoli 1 e 36 in primis.
La nostra visione è semplice e, rispetto a quella di prima, è quasi rivoluzionaria. Anche perché, a volte, il buon senso è rivoluzionario di per sé. Il lavoro deve essere stabile, secondo noi, sicuro e pagato. Mi sembra puro buonsenso.
L'impianto di questo provvedimento si fonda su una logica di condizionalità, cioè lo Stato è pronto ad aiutare le imprese, se queste, ovviamente, assumono a tempo indeterminato e garantiscono salari giusti. Non finanziamo, certamente, il precariato, con questo provvedimento e nemmeno con gli altri provvedimenti. Finanziamo il futuro. Questo è il cambio di passo, ovviamente, che gli italiani ci hanno chiesto e questo è quello che stiamo facendo.
Il tema centrale, quello su cui l'opposizione ha costruito le sue barricate ideologiche, è, appunto, il concetto della retribuzione: questa dicotomia tra il salario minimo e il salario giusto. Loro intendono fissare questo salario per legge, come se, facendo una legge, si possano sistemare tutte le questioni; un po' come quando, bene o male, hanno brindato sul balcone perché avevano sconfitto la povertà. Eppure, gli esperti e i dati dimostrano proprio che questo salario minimo rischia di abbassare le retribuzioni medie. Andate a chiederlo in Puglia, dove, bene o male, hanno provato a fare un esperimento su questo ed effettivamente le retribuzioni si sono abbassate.
Noi abbiamo proposto il salario giusto, che è l'attuazione vera dell'articolo 36 della Costituzione; invece di una cifra rigida che non si adatta, abbiamo stabilito una bussola per le retribuzioni in Italia che devono essere i contratti collettivi nazionali firmati dai sindacati comparativamente più rappresentativi. Questo significa nella vita reale una cosa semplice: la fine dei contratti pirata; significa che non si potrà più fare concorrenza sleale abbassando il costo del lavoro. Abbiamo introdotto l'obbligo di indicare il codice alfanumerico del contratto collettivo nazionale di lavoro nelle comunicazioni di offerta del lavoro: chi vuole i nostri incentivi deve pagare il lavoratore non un centesimo in meno di quanto stabilito dai contratti collettivi più rappresentativi.
Noi non livelliamo i salari verso il basso, noi rafforziamo la contrattazione per spingerli verso l'alto. Un Governo serio, ovviamente, non si limita a fissare le regole, la legge, la cifra, ma dà alle imprese gli strumenti per crescere. Parlano ovviamente i fatti: abbiamo messo sul tavolo uno stanziamento imponente, 1 miliardo di euro nel triennio per supportare le aziende che decidono di investire nel capitale umano; abbiamo introdotto un esonero contributivo del 100 per cento di decontribuzione per chi assume donne svantaggiate e giovani under 35. C'è chi propone il divano o i rave party e chi come noi dà un'opportunità di futuro.
Abbiamo proposto un esonero che arriva a 800 euro mensili per le donne e 650 euro per i giovani se le assunzioni avvengono al Sud, nelle regioni della ZES unica e premiamo anche chi stabilizza i precari, trasformando i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. È bene anche ribadire - magari a gran voce, senza dover per forza mimare delle scene teatrali ma, bene o male, essendo molto precisi e puntuali - che premiamo chi stabilizza i precari, trasformando i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. Ribadiamo, però, nuovamente: questi soldi pubblici non sono un regalo. Infatti, il bonus scatta solo se c'è un incremento occupazionale netto e se l'azienda non ha licenziato nei 6 mesi precedenti. Soldi pubblici solo per vera occupazione aggiuntiva, perché è quella che crea ricchezza: questi soldi poi ritornano, e ritornano anche in termini sociali. Questo si chiama governare con responsabilità.
Il lavoro, però, non è solo uno stipendio, così come è appunto sancito dall'articolo 36 della Costituzione, è conciliazione con la vita familiare: un Paese che non fa figli è un Paese senza futuro. Per questo, con l'articolo 6 e gli altri articoli abbiamo introdotto uno sgravio contributivo per le imprese che si certificano secondo la prassi UNI/PdR 192:2026, adottando modelli organizzativi che favoriscono la maternità, la paternità e la cura familiare. Le aziende socialmente responsabili, ovviamente, vanno premiate e vanno premiate perché danno futuro, oltre che dignità nel presente.
Rivendichiamo anche con orgoglio il lavoro fatto in Commissione. Infatti, la maggioranza non si è chiusa in se stessa, checché ne dicano, ma ha migliorato il testo: abbiamo approvato emendamenti, anche qualcuno della minoranza, proprio perché la volontà era quella di migliorare il provvedimento, di migliorare la situazione in Italia e non precludere nulla che potesse farlo, anche se arrivava dall'altra parte. Ovviamente abbiamo trovato un muro dall'altra parte, addirittura hanno lasciato l'Aula e non hanno continuato con il confronto, per poi fare i soliti comunicati stampa di chiusura da parte della maggioranza, del Governo e quant'altro.
Tra questi emendamenti ce n'è uno che, secondo me, è abbastanza innovativo che è quello relativo al tutor per la sostenibilità economica per accompagnare i lavoratori fragili, gli ultracinquantenni che perdono il posto e hanno debiti o mutui, aiutandoli a rinegoziarli e a ripartire, perché anche questo tipo di attività purtroppo incide molto sulla vita, anche familiare, delle persone, dei lavoratori. Abbiamo garantito che i lavoratori con disabilità mantengano la posizione in graduatoria finché non ottengano il contratto a tempo indeterminato. Era importante questo perché magari qualcuno cercava di non prendere il lavoro a tempo determinato perché avrebbe perso, magari, l'occasione di essere assunto a tempo indeterminato. E mettere in mano certe scelte così difficili a persone che, purtroppo, vivono anche in condizioni dove una scelta per una persona normale può essere facile, per loro, invece, può essere molto più difficile. Questo, quindi, è un Governo che coniuga la crescita economica con una profonda umanità. Poi, ragioniamo sullo sfruttamento, che ha assunto addirittura forme un po' subdole, quelle della tecnologia. Non so se sapete che c'è addirittura un sito, chiamato rentahuman, dove le intelligenze artificiali possono assumere una persona per fare dei lavori che loro non possono ancora fare. Quindi, parliamo della gig economy, delle piattaforme digitali, dei rider, ragazzi che sfrecciano nelle nostre città, spesso invisibili, senza tutele e, magari, anche senza formazione. Noi diciamo: basta al caporalato digitale. Con questo decreto, l'Italia si pone all'avanguardia in Europa, abbiamo stabilito una regola di civiltà: se un algoritmo ti controlla, decide i tuoi turni o il tuo compenso, allora, scatta la presunzione di lavoro subordinato. Finiamola con le false partite IVA imposte dalle app addirittura! Abbiamo imposto la trasparenza algoritmica: il lavoratore ha diritto di sapere come viene valutato e a farsi spiegare le decisioni prese da una macchina. Per ragioni di sicurezza e legalità, l'accesso alle piattaforme avverrà con SPID o identità digitale, ostacolando così il mercato nero della cessione degli account. Infine, formazione obbligatoria sulla sicurezza per tutti i rider nei primi 30 giorni. Dietro uno smartphone c'è una persona e la dignità di quella persona, per noi, viene prima di tutto.
Avviandomi alla conclusione: la politica si misura sui fatti e non certo sugli slogan. Ci accusano di voler smantellare i diritti sociali, veramente li hanno smantellati loro; la verità è che stiamo smantellando il sistema dei sussidi senza prospettiva, per sostituirlo con il diritto al lavoro vero. Tra dare un pesce ogni tanto, preferiamo dare una canna da pesca e insegnare come usarla, perché la libertà è indipendenza dalle mancette, è testa alta e sguardo al futuro senza il cappello in mano.
Stiamo dicendo ai giovani: vi aiutiamo a trovare un contratto stabile. Stiamo dicendo alle donne: vi diamo gli strumenti per conciliare carriera e famiglia senza dover scegliere. Stiamo dicendo alle imprese oneste: vi difendiamo da chi fa concorrenza sleale, sfruttando i lavoratori. Questo decreto-legge è la prova provata che il Governo lavora bene con una strategia chiara e risorse imponenti rispetto a quella che è la condizione economica in cui ci troviamo. Un miliardo di euro non sono bruscolini.
Votare per la conversione di questo decreto significa stare dalla parte dell'Italia che produce, dell'Italia che cresce, dell'Italia che non si arrende al precariato. Da decenni la sinistra visione aveva offerto una concezione del lavoro come un qualcosa di negativo.
Da quando il muro è caduto in testa a chi guardava a Est, questi si sono sentiti smarriti e hanno trovato una luce nell'idea che la grande finanza avrebbe dato briciole alle persone grazie ai profitti creati con il dumping produttivo generato grazie alla delocalizzazione in Paesi poveri del mondo. Ce lo ricordiamo tutti: lavoreremo un giorno in meno, guadagneremo un giorno in più.
La realtà è arrivata più veloce della luce a spiegare che sono il lavoro, la creatività produttiva e la natalità che rendono grande una Nazione e creano benessere. In questo mondo in tempesta il Governo Meloni ha tirato su le maniche, ha preso il timone della barca e con forza sta invertendo la rotta verso porti più sicuri e più coerenti con la nostra storia e la nostra natura di Nazione lavoratrice e piena di ingegno. Qui è ora di remare tutti nella stessa direzione ed è per questo che ritengo sia importante per il lavoro dare voto favorevole a questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Signora Presidente, grazie ai colleghi e alle colleghe della Commissione e alla presidenza. Sono stati giorni molto difficili, dove il Governo ha brillato per assenza, per incapacità e per approssimazione. Il Governo è stato un elemento di disordine dentro un provvedimento già profondamente complesso. Noi abbiamo scelto ieri, a un certo punto, di lasciare i lavori della Commissione, innanzitutto in solidarietà con i colleghi della maggioranza, perché vedevamo nei loro occhi la difficoltà a confrontarsi su un provvedimento che sembrava una sorta di porta girevole tra quello che arrivava dal Parlamento, poi usciva dal Ministero del Lavoro, poi entrava al MEF, si perdeva in quel porto delle nebbie, poi ritornava al Ministero del Lavoro e non si sa che fine faceva. Non abbiamo avuto il piacere di audire o di ascoltare la Ministra Calderone, nonostante sia stato chiesto dalla presidenza della Commissione. Non abbiamo avuto il piacere di confrontarci su nessun emendamento avanzato dall'opposizione.
La qualità di una legge, signora Presidente, si giudica anche dalla qualità del suo percorso. Questo decreto, che ha assunto abusivamente la denominazione di Primo maggio, non farà fare nessun passo in avanti alle lavoratrici e ai lavoratori italiani, né sul terreno dei diritti né sul terreno salariale. Voglio rassicurare il collega Coppo: non succederà nulla di tutto quello che ha previsto. Vedo addirittura che vengono tirati fuori i soliti aspetti caricaturali: la sinistra della lotta di classe. Io non so a che cosa alluda l'onorevole Coppo, so una cosa molto precisa: questo provvedimento parla soltanto alle imprese, non parla a nessun lavoratore italiano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Questo provvedimento è l'ennesima operazione… tra l'altro, con soldi racimolati da altri fondi. Non c'è nessuna risorsa fresca: erano soldi che non avevate speso prima e che avete messo qui per far fare una conferenza stampa alla Presidente del Consiglio, non sia mai con domande. Sono soldi racimolati di qua e di là, ma non avranno nessun effetto nelle buste paga dei lavoratori, perché uno può pure dire: noi vogliamo il salario giusto e passa attraverso gli incentivi alle imprese, ma poi quando quel salario giusto viene declinato esclusivamente sul trattamento economico complessivo - e la definizione di quel trattamento economico complessivo compete alle parti sociali, tant'è che le parti sociali avevano avviato una discussione e una trattativa e ci chiedevano e vi chiedevano rispetto su quell'orientamento - in quel trattamento economico complessivo c'è di tutto e c'è anche il welfare. Allora, proviamo a capirci: stiamo parlando di salario giusto o di Ok, il prezzo è giusto!? Io credo che non stiamo parlando di salario giusto, stiamo parlando di un'operazione manipolatoria. Perché? Perché non ci può essere definizione del TEC senza una definizione normativa del trattamento economico minimo e senza che si vada a stabilire per legge quali sono i minimi tabellari.
Qualche giorno fa ero in giro per l'Italia e a Biella ho incontrato dei giovani lavoratori del sistema museale di Biella. Fanno un lavoro molto significativo di 8 ore al giorno. Il loro contratto prevede, per un lavoro di grande responsabilità, 5,78 euro l'ora lordi, tant'è che molti di loro fanno il doppio e il triplo lavoro. Questa è la condizione di un pezzo di generazione e lo sappiamo benissimo. A loro il salario giusto non cambierà nulla. La loro condizione materiale non sarà elevata, signora Presidente, perché, non andando a toccare i minimi tabellari, quel trattamento economico complessivo non modificherà lo scandalo di uno stipendio sotto i 9 euro lordi l'ora. È qui l'inganno, è qui l'operazione manipolatoria, è qui la manomissione persino delle parole.
Tra l'altro, non ci fa evitare il pericolo, che abbiamo denunciato, signora Presidente, in maniera molto forte, in maniera molto netta e in maniera molto radicale, dell'equivalenza, cioè che quello che a parole usciva dalla porta poi rientrava dalla finestra. Certo, abbiamo discusso molto. Io voglio ringraziare il presidente della Commissione, che ci ha informato passo passo. Se aveste lasciato fare al Parlamento, signori del Governo, forse saremmo andati persino un po' meglio.
Però, non è questo il punto. Forse quell'emendamento è stato scritto in maniera un po' frettolosa, tant'è che c'è stata una levata di scudi. Noi abbiamo chiesto il ritiro e continuiamo a chiedere il ritiro, inserendo nella definizione sbagliata di TEC anche l'equivalenza, ma chiunque abbia letto la legge sa benissimo che l'equivalenza già c'è. Dunque, quei contratti, cosiddetti pirata, e quei sindacati minori non faranno nessuna protesta nei confronti di questa legge. Era semplicemente un tentativo di rimettere un po' a posto rapporti con alcune centrali confederali, ma sostanzialmente la natura di questo decreto resta quella di un decreto che riapre la partita dei contratti pirata.
Vede, accanto a questo ci sono altre misure - e avremo modo di discuterle - che non affrontano alcuni nodi strutturali che riguardano il mercato del lavoro. Vedo che Coppo esulta rispetto al principio della trasparenza dell'algoritmo.
Peccato che il primo di questa lunga sfilza di decreti Primo maggio, o sedicenti Primo maggio, votati e varati da questo Governo eliminava una norma introdotta dal Ministro Orlando sulla trasparenza dell'algoritmo. Se siete tornati indietro dopo due anni e mezzo, siamo felici, anche se lo avete fatto in maniera un po' lasca, come si direbbe da altre parti, ma non avete migliorato la loro condizione, perché non si fa alcun passo nella direzione di una garanzia contrattuale e di stabilità di quei lavoratori rider. Non si fa alcun passo nella direzione della direttiva, anzi, si depotenzia la direttiva.
E aggiungo, con l'operazione sulla somministrazione, il prolungamento da 24 a 36 mesi, state ulteriormente dimostrando che la stabilità del lavoro per voi non è un tema, non è un'emergenza, non è una priorità. Se volevate fare il decreto Primo maggio davvero, dovevate reintrodurre le causali sui contratti a termine, quelle che avevate tolto, dovevate intervenire sullo scandalo dei subappalti. È di oggi la denuncia della CGIL di Massa, settore nautico, lo conosciamo bene, tantissimi lavoratori, un'eccellenza italiana: un lavoratore in subappalto è stato picchiato perché, sui 2.200 euro che gli spettavano in subappalto, 300 non glieli avevano corrisposti.
Perché? Perché ormai siamo dentro un sistema totalmente arbitrario, dove il datore di lavoro può decidere, qualora si tratti di un contratto non buono, qualora si tratti di un lavoro in subappalto, di fare quello che vuole con il salario del lavoratore (magari te lo do tra tre, quattro mesi); e magari quel lavoratore ha un'emergenza. Non sappiamo com'è andata la vicenda di Amendolara. Ci sono le indagini della magistratura, siamo disponibili tutti a collaborare e abbiamo tutti l'interesse a sapere la verità.
Però la cosa più probabile e più realistica che è accaduta è che a quei lavoratori, a quei tre lavoratori afgani e a quel lavoratore pachistano, i caporali pachistani avevano detto, nonostante avessero un contratto regolare: quei soldi non te li diamo, perché ti stiamo dando la casa. È un po' come quando si affronta il tema del trattamento economico e complessivo e si dice: non ti diamo il salario, ti diamo un po' di welfare. E non si capisce che cosa significhi, perché il welfare dovrebbe essere garantito innanzitutto dallo Stato e dalla dimensione pubblica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
I datori di lavoro devono garantire salari decenti. E allora anche questa vicenda del caporalato ci racconta di un fallimento che è drammatico. Io non lo attribuisco, naturalmente, a chi governa oggi, però alcuni ritardi sì, alcune omissioni sì. Vedo che oggi la Ministra Calderone, colpita dalla vicenda di Amendolara, dice: potremmo utilizzare i droni. Lo stiamo proponendo da un anno e mezzo, da quando fu evidente la tragedia nei campi di Latina, con l'omicidio di Satnam Singh. Così come stiamo proponendo il DURC di congruità, perché, se io ho dieci ettari di terreno e tengo un lavoratore stagionale soltanto, significa che c'è qualcosa che non va.
E allora significa che, se devo produrre fragole, mele, pomodori, e ho una dimensione del terreno molto ampia, non posso pagare i lavoratori in nero, non posso non tenere un problema. Il DURC di congruità, come nell'edilizia, qualche elemento lo ha risolto, ma c'è una cosa che grava sulla vostra responsabilità in maniera enorme. Perché non è solamente il tema di non saper spendere i soldi, quei 200 milioni strappati con i denti, inseriti per bonificare e abbattere i ghetti nei quali vivono i lavoratori dei campi. Duecento milioni del PNRR, questo sconosciuto.
Quei soldi servivano per costruire case dignitose, servivano per evitare i quartieri ghetto. Signora Presidente, i dati sono pubblici. In quattro anni di Governo Meloni, nonostante la nomina di un commissario, dei 200 milioni per abbattere i ghetti dei caporali ne sono stati spesi poco più di 20. Stiamo parlando del vostro fallimento, non potete prendervela con gli altri. Siete voi che avete detto che eravate in grado di mettere in campo una grande iniziativa. Vede, questi sono soltanto alcuni dei dati, io chiudo su questo. Somministrazione, rider, TEC: la parabola di un fallimento.
Uno scontro tra la Lega e Fratelli d'Italia, violentissimo, sulla definizione del TEC, sull'apertura ai contratti pirata, sulla vacanza contrattuale, sulla retroattività, che poi non c'è, nonostante gli annunci molteplici del Sottosegretario Durigon. Consiglio spassionato, visto che non lo vediamo da un po' di anni, signora Presidente: meno interviste, visto che aveva promesso che avrebbe abolito la Fornero, che sarebbe intervenuto sulle pensioni, che avrebbe risolto quel problema, e poi abbiamo visto, nell'ultima legge di bilancio, come questo Governo, che si era presentato come quello che avrebbe superato la Fornero, è riuscito ad aumentare l'età pensionabile.
Consiglierei al Sottosegretario Durigon meno interviste, più presenza sulle vertenze, più presenza nel lavoro di Commissione e un confronto magari più costruttivo con l'opposizione, perché magari qualcosa in più riusciamo a mettere in campo. E invece ci troviamo di fronte alla certificazione di un fallimento. Finirete a breve questo mandato di Governo, al netto dei numeri che esibite urbi et orbi, dentro i quali bisognerebbe andare a vedere. Noi avevamo presentato un emendamento - l'opposizione ha avuto un atteggiamento costruttivo, ce ne daranno atto i colleghi della maggioranza - dove vincolavamo quelle risorse per i contratti a tempo indeterminato al tempo pieno.
Perché succede un fenomeno singolare: anche il contratto part time è a tempo indeterminato molto spesso. Il problema è che talvolta è di due ore, è di quattro ore. Poi, magari, le altre quattro ore il lavoratore se le fa, ma gli arriva un fuori busta. Se io devo vincolare degli incentivi sul cosiddetto “salario giusto”, il tempo indeterminato deve equivalere al tempo pieno, soprattutto per i giovani e per le donne, che sono le vittime principali del part time involontario.
Alla fine di questo bilancio la precarietà sarà aumentata, i salari non saranno riusciti a recuperare il tasso d'inflazione, 6 per cento a fronte del 24 per cento del carrello della spesa, che cresce. Lo vedono nelle loro tasche i lavoratori italiani, cominceranno a farvelo vedere anche nel loro voto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Eh sì, siamo di fronte all'ennesimo decreto del Governo, adottato in occasione del 1° maggio - in quattro anni sono stati quattro i decreti -, e ancora una volta si utilizza la festa delle lavoratrici e dei lavoratori evitando, però, direi accuratamente, qualsiasi confronto reale con i medesimi e con le loro rappresentanze.
Il decreto-legge di cui ci stiamo occupando rappresenta davvero un'occasione mancata, un provvedimento che pretende di intervenire sul tema del salario giusto, ma che, nei fatti, evita accuratamente di affrontare le cause strutturali della crisi salariale in Italia. Non solo. E questo metodo contraddice apertamente anche le indicazioni europee - se ne volessimo tener conto una volta tanto - che prevedono il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nella trasposizione anche delle direttive. E mentre si esclude chi rappresenta il lavoro e si destina quasi 1 miliardo di euro alle imprese sotto forma di incentivi, nessuna risorsa va direttamente nelle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori, dei pensionati e delle pensionate, che, negli ultimi anni - come è stato ben detto dal collega Scotto che mi ha preceduta -, hanno subito pesanti perdite nel potere di acquisto e un aumento di pressione fiscale. È una scelta chiara la vostra: sostenere i margini delle imprese - e vabbè - senza affrontare la questione salariale. Quindi è, in radice, un salario ingiusto.
Da parte del sindacato si è con forza chiesto di intervenire sul drenaggio fiscale - e non solo da parte del sindacato, quante volte l'abbiamo detto in quest'Aula -, che ha sottratto, di fatto, miliardi ai redditi di lavoro e di pensione, e si chiedeva, si chiede, di introdurre dei meccanismi di tutela necessariamente automatici. Niente è stato previsto in questo senso. Così come non si interviene sull'elemento strutturale, non più rinviabile, che contribuirebbe a correggere, invece, questa ingiustizia di fondo, che è l'introduzione del salario minimo legale. Questo decreto va nella direzione opposta. Non contrasta nemmeno in modo efficace i contratti cosiddetti pirata, non pone mano alla legge sulla rappresentanza, che non è più rinviabile. Il decreto si limita a richiamare il trattamento economico complessivo dei contratti, senza definire criteri chiari, aprendo così la strada a nuove forme di dumping contrattuale. È un impianto che, in realtà, colpisce e indebolisce la contrattazione collettiva.
Anche sul fronte degli incentivi, il provvedimento ripropone schemi già rivelatisi fallimentari. Si trasferiscono risorse alle imprese, senza valutare efficacemente e senza condizioni poste in relazione alla qualità del lavoro. Il rischio è di finanziare assunzioni, che, poi, sarebbero comunque avvenute, senza incidere sulla loro precarietà. Il cosiddetto bonus giovani esclude - facciamo un esempio concreto - proprio quella vasta platea di giovani intrappolati in lavori discontinui e precari. Non si interviene sulla qualità dei contratti né sulla stabilità, si incentiva il costo del lavoro, non il lavoro dignitoso. Analogamente, il bonus donne affronta l'occupazione femminile come una questione di incentivi economici, ignorandone le cause strutturali e, soprattutto, non mettendo mano alla disuguaglianza nei carichi di cura, alla carenza dei servizi, al part time involontario e al divario salariale, che è sempre lì a ricordare la gravità dell'occupazione femminile in Italia.
Andrebbe, invece, riorganizzata in modo radicale proprio la società, in cui la cura, che è prevalentemente garantita dal lavoro gratuito delle donne, sia centrale, non residuale, sia al centro della riorganizzazione sociale. Si pensi al problema mai risolto dei caregiver, ma anche della montagna di lavoro gratuito, che poi aumenta quando una donna ha uno o più figli e figlie. E questo è chiaro che si traduce in una disparità anche rispetto all'occupazione e al lavoro femminile in relazione a quello maschile.
Gli sgravi contributivi che sono previsti da questo decreto-legge non sono selettivi, non sono legati ad una strategia industriale, non sono legati nemmeno a criteri stringenti di qualità occupazionale, non sono duraturi, sono limitati, destinati ad esaurirsi nel tempo. Insomma, non hanno un effetto chiaro, diretto, visibile sull'aumento dei salari, che, evidentemente, non è il vostro problema.
In particolare, rispetto all'articolo 4, che introduce un incentivo alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro mediante l'esonero contributivo per i datori di lavoro privati che trasformano contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, anche in questo caso, si segnala la non previsione di adeguate condizionalità volte a garantire la qualità del lavoro e a prevenire utilizzi opportunistici delle risorse pubbliche.
Per rendere efficace la previsione dell'articolo 4 si dovevano prevedere integrazioni al testo che garantissero l'accesso all'incentivo a fronte di rapporti di lavoro stabili, adeguatamente tutelati, non caratterizzati da precarietà e ridotta intensità lavorativa. Così come sarebbe stato giusto ed auspicabile escludere dall'accesso agli incentivi i datori di lavoro che, nei tre anni precedenti, abbiano delocalizzato attività produttive fuori dall'Unione europea o ridotto in modo significativo l'occupazione nel territorio nazionale, in assenza di un giustificato motivo industriale, prevedendo, contestualmente, che i benefici fossero subordinati all'impegno a non delocalizzare le attività produttive per un congruo periodo e, in caso di violazione o di significativa riduzione dell'occupazione, alla restituzione delle somme percepite.
Ancora più evidente è l'inadeguatezza delle politiche riservate al Mezzogiorno. Le misure per le aree ZES - zone economiche speciali - risultano contraddittorie e selettive, con il rischio di escludere proprio i giovani più fragili, quelli con percorsi lavorativi discontinui. Insomma, non si crea una domanda di lavoro qualificato, non si contrasta il dramma del nostro Paese: la migrazione giovanile.
Ancora più problematico è il riferimento al trattamento economico complessivo, che consente di gonfiare il salario includendo elementi variabili e accessori. Ma la dignità del lavoro, il giusto salario, non dovrebbe dipendere, non deve dipendere da premi, indennità, deve essere garantito dal salario base.
Sul fronte dei rinnovi contrattuali, la previsione dell'anticipazione, pari al 30 per cento dell'IPCA - indice dei prezzi al consumo armonizzato -, dopo 12 mesi di vacanza contrattuale, è del tutto inadeguato.
Non copre la reale inflazione, non rappresenta un elemento efficace che contrasta azioni dilatorie in merito alle trattative sui rinnovi contrattuali. Anzi, la previsione del 30 per cento, paradossalmente, incentiva la volontà eventualmente dilatoria da parte delle aziende.
In tale ambito, non a caso, abbiamo proposto che questa percentuale fosse elevata al 150 per cento e a decorrere dalla scadenza del contratto: questo, sì, avrebbe prodotto un'accelerazione dei tempi di stipula dei rinnovi contrattuali.
Insomma, sul salario si compie un'operazione grave: si richiama in modo parziale l'articolo 36 della Costituzione, si omette il riferimento alla dignità dell'esistenza senza una soglia minima legale e si lascia spazio alla competizione verso il basso, che alimenta la povertà lavorativa. Io vorrei sottolineare che la nozione di salario giusto, che ha avuto uno sviluppo veramente molto interessante e molto importante, anche all'interno della dottrina sociale della Chiesa, non trova una traduzione adeguata. Potevate benissimo chiamarlo “salario giusto”, ma poi anche concretizzarne il senso profondo. E noi, con i nostri emendamenti e con le nostre proposte di legge, abbiamo indicato una strada.
Prendiamo in esame l'articolo 7, che è stato tanto discusso, dove si parla di adeguatezza alla quantità e alla qualità del lavoro - sempre parlando di salario giusto -, ma si cancella completamente il riferimento costituzionale alla sufficienza della retribuzione, cioè l'obiettivo di garantire un'esistenza libera e dignitosa non soltanto rispetto a se stessi, ma anche alle necessità della famiglia, a voi, tra l'altro, molto cara.
Il rinvio, pressoché esclusivo, ai trattamenti economici complessivi definiti dalla contrattazione nazionale da parte delle parti sociali comparativamente più rappresentative, in assenza di adeguati meccanismi di verifica della rappresentatività delle parti stipulanti e di una chiara definizione delle componenti di questo trattamento economico complessivo, rischia di legittimare i fenomeni di dumping contrattuale e salariale. Siamo sempre lì. In particolare, la possibilità di raggiungere il trattamento economico complessivo con tante voci, anche eterogenee, addirittura welfare aziendali, superminimi individuali, può determinare una vera e propria distorsione del salario reale, del valore reale della retribuzione. Ebbene, andava riaffermato il ruolo della giurisdizione quale - almeno quello - presidio di garanzia di diritti costituzionali, assicurando al giudice la piena facoltà di verificare, in concreto, la conformità della retribuzione ai principi sanciti dall'articolo 36 della Costituzione.
C'è anche un altro grande assente nel decreto-legge ed è la regolazione di una delle forme più importanti delle economie al presente, la cosiddetta gig economy. Nella parte dedicata al contrasto del cosiddetto caporalato digitale, il Governo riconosce implicitamente l'esistenza di nuove forme di sfruttamento legate alle piattaforme, ma le misure previste sono davvero ridicole, insufficienti.
Sul lavoro tramite piattaforma digitale non viene recepita la direttiva europea, manca un riferimento chiaro al lavoro subordinato, manca la necessità di trasparenza sugli algoritmi, mancano le tutele effettive su salario, sicurezza, limiti, eccetera. Si interviene su aspetti formali e si ignorano quelli sostanziali.
Migliaia di lavoratrici e lavoratori delle piattaforme (rider, driver, addetti alla logistica digitale, eccetera) continuano - veramente questa è una cosa ridicola - a essere autonomi, capite? Lavoratori autonomi, professionisti, ma robe da matti! Tuttavia, sostanzialmente, sono subordinati, senza tutele, senza salario minimo, senza diritti collettivi effettivi.
In concreto non introduce, se non come mera presunzione, il lavoro subordinato nei casi in cui emergano indici di eterodirezione - capirai - o controllo, anche attraverso la gestione automatizzata del lavoro; non rafforza i poteri ispettivi in modo adeguato; non garantisce trasparenza sugli algoritmi che organizzano il lavoro. Si limita, ancora una volta, a interventi marginali senza scalfire il modello del business delle piattaforme, che si regge proprio sulla compressione del costo del lavoro. Eppure è evidente che la questione salariale oggi passa anche da qui: dalla frammentazione del lavoro, dalla sua esternalizzazione, dalla digitalizzazione senza diritti.
Il lavoro tramite piattaforma digitale rappresenta una componente crescente del mercato del lavoro, caratterizzata da frequenti condizioni di precarietà, carenza informativa, opacità nei meccanismi di gestione algoritmica. Quindi risulta indispensabile rafforzare strumenti adeguati e aggiornati di tutela dei lavoratori delle piattaforme digitali, anche attraverso la maggior trasparenza dei sistemi di tutela utilizzati per l'organizzazione del lavoro e la determinazione dei compensi.
È quindi necessario introdurre la presunzione di subordinazione, al fine di evitare i fenomeni di elusione normativa e di garantire condizioni di lavoro dignitoso.
Non a caso - chiudo - il gruppo di AVS ha proposto di introdurre il concetto che i rapporti di lavoro svolti mediante piattaforma digitale siano considerati lavoro subordinato, quindi rafforzativo rispetto a quanto ho cercato di spiegare finora e a quanto è indicato nell'articolo 12 del provvedimento.
Insomma, in poche parole, serve un cambio di paradigma: investimenti in servizi pubblici, politica industriale, rafforzamento dei diritti del lavoro, salario minimo, misurazione della rappresentanza, superamento della precarietà, riconoscimento che il lavoro svolto con le piattaforme sia effettivamente subordinato, ripetiamolo per l'ennesima volta.
PRESIDENTE. Concluda.
LUANA ZANELLA (AVS). Chiudo, Presidente. Invece di combattere la povertà di chi lavora, si dà legittimazione ai contratti pirata, si destruttura addirittura la contrattazione collettiva.
In poche parole, il decreto, per chiudere, esce peggiorato perfino rispetto alla…
PRESIDENTE. Onorevole, concluda.
LUANA ZANELLA (AVS). … prima stesura, e quello che devo sottolineare in chiusura è che si è rifiutato, ancora una volta, il confronto con l'opposizione, addirittura costretta ad abbandonare l'Aula della Commissione nell'impossibilità di portare avanti con…
PRESIDENTE. Grazie.
LUANA ZANELLA (AVS). …dignità e anche efficacia il proprio lavoro.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
(Repliche - A.C. 2911-A)
PRESIDENTE. La relatrice Nisini ha esaurito il suo tempo, ha solo un minuto se vuole replicare: rinuncia.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo: si intende che vi abbia rinunciato.
Poiché, secondo quanto comunicato nella seduta di venerdì 5 giugno, è previsto che non si passi alle votazioni prima delle ore 12, sospendo la seduta fino a tale ora.
La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 12.
La seduta, sospesa alle 11,50, è ripresa alle 12,23.
(Esame dell'articolo unico - A.C. 2911-A)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge (Vedi l'allegato A).
Avverto che è stato pubblicato un errata corrige riferito al provvedimento in esame, disponibile sul sito istituzionale della Camera dei deputati.
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A), che è in distribuzione.
(Posizione della questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2911-A)
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, senatore Luca Ciriani. Ne ha facoltà.
LUCA CIRIANI, Ministro per i Rapporti con il Parlamento. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, a nome del Governo e autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2911-A, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, nel testo approvato dalla Commissione comprensivo dell'errata corrige.
Sui lavori dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Secondo quanto comunicato nella seduta di venerdì 5 giugno: a seguito della posizione della questione di fiducia sull'articolo unico del disegno di legge n. 2911-A, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, comprensivo dell'errata corrige, la votazione per appello nominale avrà luogo nella seduta di domani, mercoledì 10 giugno, a partire dalle ore 12, previe dichiarazioni di voto a partire dalle ore 10,20; dopo tale votazione, i lavori proseguiranno con l'esame degli ordini del giorno, limitatamente alla fase dell'espressione del parere del Governo, fino alle ore 13,30 e, a partire dalle ore 16,45 con prosecuzione notturna ed eventualmente nella giornata di giovedì 11 giugno, dalle ore 15, per le ulteriori fasi di esame.
Estraggo a sorte il nominativo del deputato dal quale avrà inizio la chiama.
(Segue sorteggio).
La chiama avrà inizio dal deputato Molinari.
Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, Ministro, oggi la maggioranza e il Governo Meloni batte ogni record in termini di fiducie in questa legislatura. Noi denunciamo con forza in quest'Aula, come già fatto dal collega Fornaro la scorsa settimana, veramente quelle che sono le condizioni di lavoro in cui ormai il Parlamento italiano viene ridotto. Già la scorsa settimana abbiamo denunciato le continue inversioni, modifiche dell'ordine dei lavori. Il nostro calendario d'Aula è stato trasformato veramente in un menù al servizio della maggioranza, che sceglie, di volta in volta, che provvedimenti portare.
E adesso si torna a quella che è la grande passione di questo Governo, quella di portare e trasformare ogni voto su ogni decreto in un voto di fiducia. Sta diventando un ricorso sistematico che, sommato al monocameralismo alternato, di fatto svilisce totalmente il ruolo del Parlamento, delle istituzioni che rappresentano tutti i cittadini. Voi continuate a chiedere la fiducia in quest'Aula non solo perché avete perso la fiducia nel Paese, e anche questo decreto lo dimostra plasticamente, ma perché non avete più nemmeno fiducia nei confronti della vostra maggioranza.
Questo decreto Lavoro manca totalmente dell'obiettivo di dare risposte concrete e vere ai problemi, alle sofferenze e alle difficoltà delle lavoratrici e dei lavoratori. Lo hanno spiegato bene il collega Scotto e gli interventi dell'opposizione: è un decreto che non parla e che non risolve i problemi delle lavoratrici e lavoratori. E sapete bene che, se si potesse votare sugli emendamenti, non sareste d'accordo su tante delle questioni che vi siete rifiutati di affrontare.
Noi, quindi, in quest'Aula continueremo a denunciarlo. Denunciamo anche quello che è avvenuto in Commissione per le divisioni e per le indecisioni che ci sono state, i ritardi che hanno portato le opposizioni a lasciare, a dover lasciare i lavori di Commissione, per denunciare il fatto che il Governo tiene in ostaggio non solo l'Aula parlamentare, ma anche le aule delle Commissioni. È veramente un declino che noi vogliamo arrestare, denunciare e che continueremo a contrastare con tutte le nostre forze dentro e fuori da quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso tema, sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, signora Presidente. Sì, effettivamente è un'osservazione che noi continuiamo a fare a ogni fiducia messa. Sembra che, però, siamo delle voces clamantes in deserto, perché non vi è alcun riscontro da parte, ovviamente, del Governo. Siamo a oltre 113 fiducie dall'inizio di questa legislatura. Io leggevo qualche tempo fa uno studio fatto da un ricercatore dell'Università di Oxford su 14 Paesi, che dava il conto che l'Italia è il Paese che mette più fiducie; il Governo italiano rappresenta, praticamente, un unicum in relazione a tanti altri Paesi occidentali perché è quello che, di fatto, pone più questioni di fiducia.
Ovviamente, poi, con l'accoppiata con la decretazione di urgenza, che viene pure utilizzata al di fuori dei limiti stabiliti dalla Carta fondamentale, effettivamente, qual è l'effetto che si produce? Si produce l'effetto della vanificazione della funzione parlamentare. Noi, alla fine, finiamo con l'essere dei meri ratificatori delle decisioni prese in sede governativa, e questo, ovviamente, comporta una deviazione dall'architettura costituzionale del ruolo del Parlamento, perché non è stato così ideato nella Carta fondamentale.
Noi dovremmo essere il terminale di quanto espresso dal corpo elettorale, ma purtroppo non è così, non è più così. Continuiamo a ripeterlo in quest'Aula, ma non vi è alcuna risposta da parte del Governo. Non c'è la possibilità di emendare i testi, quindi lo stesso dibattito parlamentare finisce con l'essere pesantemente castrato. Lo diciamo ancora una volta, lo stiamo dicendo e lo stiamo ripetendo: io, a questo punto, penso che stiamo andando verso un'altra forma di Governo, che non è più quella della democrazia parlamentare.
Noi stiamo virando pesantemente verso una forma di autoritarismo, che finisce con lo schiacciare la volontà popolare. Noi lanciamo questo allarme un'altra volta e speriamo che ci sia qualcuno che possa ascoltarci (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, Presidente. Il Ministro Ciriani è il Ministro più impegnato di questa legislatura. Tutte le richieste di fiducia che ha dovuto porre al Parlamento in questi anni ne fanno veramente un recordman di questo argomento, e la dice anche lunga sull'incapacità, da parte della maggioranza, di gestire il Governo del Paese e i provvedimenti che devono essere approvati in Aula con quello che prevede il Regolamento, cioè con le procedure ordinarie. Perché io vorrei ricordare che la richiesta della fiducia si dovrebbe basare su alcuni elementi: l'urgenza del provvedimento stesso, l'indifferibilità.
Argomenti che, le devo dire, Ministro, sono spesso carenti nelle sue richieste, seppur formalmente ineccepibili, perché poi bisogna andare nella sostanza. Guardate, io penso che ci troviamo di fronte a una vera emergenza istituzionale, perché, quando non ci pensa il Ministro Ciriani a spogliare il Parlamento delle sue prerogative attraverso un utilizzo eccessivo, ricorrente e mostruoso di fiducie, ci pensa il capogruppo di Fratelli d'Italia, che ormai, con il metodo sperimentato dell'inversione dell'ordine del giorno, disattende anche quella che è la programmazione ordinaria della Camera dei deputati.
Da questo punto di vista, io faccio un appello, in primo luogo, alla Presidenza della Camera, affinché venga ripristinato il necessario metodo ordinario per affrontare le questioni e gli argomenti, basato, certamente, sul diritto-dovere della maggioranza di approvare i provvedimenti che intende approvare, ma anche sul diritto-dovere dell'opposizione, che deve avere gli strumenti per poter esercitare la funzione che il Paese le ha dato. Questo non avviene, Presidente.
Per questo, faccio appello alla Presidenza perché su questa questione faccia una lunga riflessione, ma faccio anche appello al Ministro Ciriani affinché, anche all'interno della maggioranza che lei rappresenta, il Paese che rappresenta in quanto Ministro, si ponga la questione della liceità di questo utilizzo incredibile della fiducia, si ponga il problema della liceità della costante inversione dell'ordine del giorno, che, di fatto, calpesta i diritti delle opposizioni.
Io penso che ci troviamo di fronte davvero a un'emergenza istituzionale e questo la dice lunga pure rispetto a una maggioranza che non ha capacità di dialogo né capacità di confronto, perché il Parlamento - lo dice proprio il termine - serve a parlare e a confrontarsi. Quando ci si sottrae sempre dal confronto ciò indica una debolezza di fondo. Diceva il collega Casu che la maggioranza è divisa: non è questa la prima volta, è un elemento costante e, comunque, le maggioranze non si possono tenere insieme forzando, ogni volta, l'utilizzo del Regolamento per evitare che ci siano dissensi in Aula o per evitare che i voti possano mostrare quelle discrepanze.
Soprattutto, Ministro, io le voglio dire che tutto ciò è inaccettabile. Di fronte a un argomento come questo - quello del lavoro - in un Paese dove i salari sono i più bassi d'Europa, voi potete raccontarla come la volete, ma la realtà è questa: in un Paese dove le famiglie non hanno la possibilità - e vado a chiudere - di andare al supermercato e riempire neanche la metà del carrello che è necessario per la sopravvivenza delle famiglie, di fronte a una situazione come questa, voi vi rifiutate di affrontare seriamente il problema del salario giusto, il problema del giusto salario per i lavoratori, la questione fondamentale del lavoro, e questo credo che sia un elemento molto grave (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò, naturalmente, al Presidente.
Modifica nella composizione di gruppi parlamentari.
PRESIDENTE. Comunico che, con lettere pervenute in data 8 giugno 2026, i deputati Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof hanno comunicato di dimettersi dal gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier, chiedendo di aderire alla componente politica “Futuro Nazionale con Vannacci-Free” del gruppo parlamentare Misto.
Comunico altresì che, con lettere pervenute in data 8 giugno 2026, i deputati Attilio Pierro e Davide Bergamini hanno comunicato di dimettersi dal gruppo parlamentare Forza Italia-Berlusconi Presidente- PPE, chiedendo di aderire alla componente politica “Futuro Nazionale con Vannacci-Free” del gruppo parlamentare Misto.
Il rappresentante di tale componente, con lettera pervenuta in pari data, ha comunicato di aver accolto le richieste.
Nuova organizzazione dei tempi di esame di argomenti previsti dal vigente calendario dei lavori dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Avverto che, a seguito delle modifiche intervenute nella composizione della componente del gruppo Misto “Futuro Nazionale Vannacci-Free”, nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna sarà pubblicata la nuova organizzazione dei tempi per l'esame degli argomenti previsti dal vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (Vedi l'allegato A), per i quali si è reso necessario provvedere in tal senso.
Interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Il Governo ha detto “no” al salario minimo e ha proposto il salario giusto che è un termine ambizioso. Peccato che questo salario giusto, secondo Giorgia Meloni, corrisponda soltanto ad un adeguamento all'inflazione pari al 50 per cento, traducendosi, quindi, in una perdita del potere d'acquisto nel corso degli anni.
La cosa più interessante deriva da un emendamento proposto dalla Lega e approvato con i voti di Forza Italia e Fratelli d'Italia: questo emendamento prevede che, per i lavoratori stagionali e per chi eroga prestazioni sanitarie e sociosanitarie per conto del Servizio sanitario nazionale, neppure questo minimo adeguamento, al 50 per cento dell'inflazione, viene considerato.
Questo significa: niente adeguamento all'inflazione per chi lavora nel turismo stagionale; niente adeguamento all'inflazione per chi lavora nelle RSA; niente adeguamento all'inflazione per operatori sociosanitari, tecnici, infermieri che, ogni giorno, tengono in piedi le strutture e i servizi essenziali. Perché sono stati esclusi questi lavoratori? Davvero il problema dell'Italia sono gli stipendi troppo alti di chi assiste anziani nelle RSA? Davvero il problema dell'Italia sono gli stipendi troppo alti di chi passa l'estate, sotto al sole, a lavorare nelle spiagge?
Allora, io penso che siamo di fronte all'ennesimo tentativo di scaricare il costo del lavoro sui lavoratori e tutelare i margini di chi quelle attività le detiene. Questo dubbio e questa domanda sono legittimi perché ci sono esponenti della maggioranza che sono proprietari di strutture sanitarie e sociosanitarie. Allora - e concludo - quando c'è da chiedere dei sacrifici, questa maggioranza sa sempre dove andare a cercarli: nelle tasche dei lavoratori. Questa non è una cosa accettabile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Ordine del giorno della prossima seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
Mercoledì 10 giugno 2026 - Ore 10,20:
(ore 10,20 e ore 16,15)
1. Seguito della discussione del disegno di legge:
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, recante disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all'occupazione e di contrasto del caporalato digitale. (C. 2911-A)
Relatori: NISINI, RIZZETTO E TENERINI.
(ore 15)
2. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata .
La seduta termina alle 12,38.
TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: TIZIANA NISINI (A.C. 2911-A)
TIZIANA NISINI, Relatrice. (Relazione – A.C. 2911-A). Il provvedimento originariamente composto da 19 articoli, risulta, a seguito dell'esame in sede referente, composto da 30 articoli, suddivisi in V Capi.
Il Capo I disciplina taluni incentivi all'occupazione.
In particolare, l'articolo 1 introduce in favore dei datori di lavoro privati un esonero contributivo totale (c.d. bonus donne) per le assunzioni a tempo indeterminato, effettuate nel 2026, di donne svantaggiate. L'esonero è riconosciuto per un periodo massimo di 12 o 24 mesi e per un importo massimo pari a 650 euro mensili, importo elevato a 800 euro se la lavoratrice è residente nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno.
L'articolo 2 introduce in favore dei datori di lavoro privati un esonero contributivo totale (c.d. bonus giovani) per le assunzioni a tempo indeterminato, effettuate nel 2026, di soggetti che non hanno compiuto 35 anni di età. L'esonero è riconosciuto per un periodo massimo di 12 o 24 mesi e per un importo massimo pari a 500 euro mensili, elevabile a 650 euro per assunzioni in unità produttive nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno.
L'articolo 3 introduce in favore dei datori di lavoro privati che occupano fino a 10 dipendenti un esonero contributivo totale (c.d. bonus ZES) per assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2026 di soggetti che hanno compiuto 35 anni di età e sono disoccupati da almeno 24 mesi, da impiegare in unità produttive in regioni della ZES unica per il Mezzogiorno. L'esonero è riconosciuto per un periodo massimo di 24 mesi e per un importo massimo di 650 euro mensili.
L'articolo 4 introduce un esonero contributivo totale in favore dei datori di lavoro privati che, dal 1° agosto 2026 al 31 dicembre 2026, trasformano senza soluzione di continuità i rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati entro il 30 aprile 2026 in rapporti di lavoro a tempo indeterminato per personale non dirigenziale di età inferiore ai 35 anni. L'esonero è riconosciuto per un periodo massimo di 24 mesi e per un importo massimo di 500 euro mensili.
L'articolo 4-bis stabilisce in 12 mesi la durata massima complessiva dei tirocini extracurriculari per ciascun gruppo di imprese, fermi restando gli altri limiti previsti dalla normativa vigente.
L'articolo 5 abroga specifiche disposizioni con l'obiettivo di coordinare la disciplina degli incentivi con il nuovo impianto del decreto legge in oggetto.
L'articolo 6, commi da 1 a 5, introduce - a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge - un esonero contributivo, in misura non superiore all'1 per cento e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna azienda, a favore dei datori di lavoro privati delle aziende che possiedono le certificazioni utili a dimostrare l'adozione di misure a sostegno della natalità e alle esigenze di cura.
I suddetti incentivi, così come tutti i benefici riconosciuti dal decreto legge in oggetto, sono concessi a condizione che il trattamento economico individuale corrisposto al lavoratore non sia inferiore al trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (di cui all'articolo 7).
L'articolo 6, comma 5-bis, ai fini dell'erogazione del cosiddetto bonus asilo, dispone che, a decorrere dal 1° luglio 2026, gli enti locali comunichino all'INPS - in fase di prima applicazione entro il 1° settembre 2026 - il codice fiscale e gli altri elementi identificativi delle strutture, pubbliche e private, in possesso del titolo abilitativo all'esercizio delle attività relative alla fornitura di servizi educativi per l'infanzia; gli aggiornamenti relativi ai dati e agli elementi identificativi suddetti sono trasmessi entro il 1° settembre dell'anno di riferimento.
L'articolo 6-bis riconosce agli enti responsabili dei programmi operativi nazionali o regionali la possibilità di istituire la figura del tutor per la sostenibilità economica con il compito di prevedere servizi di assistenza intensiva rivolti ai lavoratori fragili e in transizione occupazionale.
L'articolo 6-ter dispone che i lavoratori disabili mantengono la posizione nella graduatoria del collocamento obbligatorio anche se assunti con contratto di apprendistato o con contratto a tempo determinato, fino alla trasformazione o alla stipulazione di un contratto a tempo indeterminato.
Il Capo II reca disposizioni in materia di salario giusto.
L'articolo 7, ai fini dell'individuazione del salario giusto, fa riferimento al trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, avuto riguardo al settore e alla categoria produttivi di riferimento, nonché all'attività principale o prevalente esercitata, alla dimensione e alla natura giuridica del datore di lavoro e, per i settori non coperti da contrattazione collettiva, al settore (coperto da contratto collettivo) maggiormente connesso all'attività effettivamente esercitata dal datore di lavoro. Tale trattamento si compone di tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese le mensilità aggiuntive e le indennità fisse e continuative, nonché le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti ed eventuali altri istituti che hanno valore economico (sono escluse le voci retributive discrezionali e variabili riconosciute ai singoli lavoratori). L'articolo 7 prevede altresì che, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le posizioni di lavoro disponibili pubblicate sul Sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa-SIISL rechino anche alcuni dati inerenti al contratto collettivo applicato e alla retribuzione.
L'articolo 7-bis interviene in materia di contratti collettivi di prossimità disponendo che tali contratti e le specifiche intese da essi realizzate siano depositati presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il CNEL e che le intese che derogano in senso peggiorativo a disposizioni di legge e della contrattazione collettiva nazionale siano comunicate ai lavoratori interessati e, se riguardano datori di lavoro che occupano fino a 15 dipendenti, siano altresì sottoscritte presso l'Ispettorato territoriale del lavoro.
L'articolo 8 prevede un'attività di raccolta e condivisione di dati in materia retributiva, nonché di elaborazione di appositi indicatori e analisi periodiche in tale ambito; l'attività è svolta in collaborazione tra il CNEL, l'INPS, l'ISTAT, l'INAPP, l'INL e altri soggetti, individuati con decreto attuativo del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Il presente articolo 8 reca altresì le clausole di invarianza finanziaria con riferimento all'attuazione di quanto ivi previsto.
L'articolo 9 prevede: che il CNEL elabori con cadenza almeno annuale, d'intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un rapporto nazionale sulle retribuzioni nel settore privato, che deve anche essere trasmesso alle Camere; l'istituzione di un archivio amministrativo, relativo ai contratti collettivi di lavoro (del settore privato) aziendali e territoriali, facente parte integrante dell'archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro (già curato dal medesimo CNEL); che il CNEL estragga dai contratti collettivi di lavoro depositati il trattamento economico complessivo ivi contemplato, inserendo i relativi dati nel suddetto archivio nazionale. Il presente articolo 9 reca altresì le clausole di invarianza finanziaria con riferimento all'attuazione di quanto ivi previsto.
L'articolo 10 prevede che le parti stipulanti dei CCNL prevedano procedure idonee a garantire regolarità nei rinnovi, nonché meccanismi per assicurare copertura economica adeguata nel periodo che intercorre tra la scadenza del contratto e la sottoscrizione del rinnovo. In caso di mancato rinnovo del CCNL entro i primi nove mesi dalla scadenza si applica un determinato meccanismo di adeguamento (basato su IPCA-NEI), salvo diverse pattuizioni contrattuali che, per determinati settori, possono anche far riferimento a indicatori economici settoriali. Il contributo di assistenza contrattuale (per il finanziamento delle attività delle parti firmatarie del contratto), ove previsto, non può essere riconosciuto decorsi dodici mesi dalla scadenza naturale del contratto, fino al suo rinnovo. Tali previsioni si applicano dal 1° gennaio 2027 per i contratti scaduti prima della data di entrata in vigore del presente decreto, ossia il 1° maggio 2026.
L'articolo 11 prevede che il codice alfanumerico unico del CCNL deve essere comunicato al lavoratore prima dell'inizio dell'attività lavorativa, deve essere presente nei prospetti paga e venga utilizzato dagli enti competenti (MLPS, INL, CNEL e via discorrendo) ai fini del monitoraggio dell'effettiva applicazione dei contratti collettivi.
Il Capo III reca misure di prevenzione e di contrasto del caporalato digitale, misure che, per espressa previsione dell'articolo 11-bis, si applicano ai soggetti che consegnano beni in ambito urbano (rider).
L'articolo 12 disciplina la qualificazione del rapporto di lavoro intermediato mediante piattaforme digitali, attribuendo rilievo, a tal fine, alle concrete modalità di svolgimento della prestazione e prevedendo di tenere conto di tutti gli elementi utili alla riconduzione del rapporto di lavoro all'effettivo tipo contrattuale, compresi, tra l'altro, quelli desumibili dall'utilizzo di sistemi di monitoraggio automatizzati e di sistemi decisionali automatizzati. Stabilisce una presunzione relativa di rapporto di lavoro subordinato laddove emergano fatti che indicano direzione e controllo, anche mediante i richiamati sistemi di monitoraggio automatizzati e di sistemi decisionali automatizzati.
L'articolo 13 integra la disciplina in materia di comunicazioni obbligatorie dei datori di lavoro privati, prevedendo a carico delle piattaforme digitali obblighi informativi, nonché di registrazione e conservazione di dati sull'impiego dei lavoratori in tali piattaforme. Si prevede la messa a disposizione degli indicatori di rischio e dei dati agli organismi competenti, al fine dell'esercizio delle attività di vigilanza e controllo (e dell'aggiornamento degli indicatori di rischio). Si prevede infine che siano comunicate all'Autorità europea del lavoro (European Labour Authority) le violazioni commesse dai committenti che si avvalgono di piattaforme digitali per l'intermediazione del lavoro.
L'articolo 14 disciplina gli obblighi di informazione delle piattaforme digitali nei confronti del lavoratore relativamente all'utilizzo dei sistemi automatizzati o algoritmici che incidono sul rapporto di lavoro e sull'accesso alla piattaforma, prevedendo il diritto del lavoratore di ottenere, su richiesta, una spiegazione intelligibile della decisione automatizzata, nonché il suo riesame mediante intervento umano.
L'articolo 15 modifica la disciplina vigente prevista specificatamente per i rider, disciplinando l'accesso del lavoratore alla piattaforma digitale in condizioni di sicurezza, tramite SPID, CIE o CNS, con credenziali personali, e assoggettando i committenti all'obbligo di elaborazione e consegna del libro unico del lavoro (a decorrere dal 1° luglio 2026, fatta eccezione per le registrazioni relative al periodo in corso alla data di conversione del presente decreto, per le quali il termine è prorogato di 90 giorni).
Prevede inoltre obblighi formativi di base a carico di tali lavoratori autonomi, nonché la previsione di sanzioni in caso di inadempimento a carico dei committenti che si avvalgono delle prestazioni di un lavoratore segnalato per non aver svolto la formazione. Infine, estende ai lavoratori subordinati mediante piattaforme digitali la disciplina che qualifica come redditi da lavoro dipendente le somme destinate dai clienti a titolo di liberalità (ossia le cosiddette mance), assoggettandole a tassazione sostitutiva.
Il Capo IV reca ulteriori disposizioni urgenti.
L'articolo 16, per i periodi di paga di competenza del primo semestre del 2026, proroga dal 16 maggio al 16 luglio 2026 il termine entro cui i datori di lavoro devono effettuare il versamento al Fondo tesoreria degli accantonamenti del TFR dei propri dipendenti che hanno deciso di non conferirlo alla previdenza complementare.
L'articolo 16-bis interviene in materia di previdenza complementare prevedendo che, a decorrere dal primo rinnovo successivo all'entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, gli organi di amministrazione e di controllo delle forme pensionistiche complementari, escluse quelle individuali e i fondi pensione aperti, durano in carica cinque esercizi e gli incarichi non possono essere rinnovati per più di due mandati consecutivi. Si dispone inoltre che il presidente e il vicepresidente di tali forme pensionistiche sono eletti dall'organo di amministrazione tra i propri componenti.
L'articolo 16-ter interviene in materia di erogazione delle prestazioni da parte delle forme pensionistiche complementari. In particolare sopprime una modifica che troverebbe applicazione dal 1° luglio 2026, relativa alla possibilità di liquidazione in forma di capitale di una quota di prestazione complementare. La modifica - oggetto ora di soppressione - eleverebbe il limite dell'importo eventualmente liquidabile in forma di capitale dal 50 per cento al 60 per cento (in rapporto al valore attuale del montante finale accumulato). Inoltre, viene differito dal 1° luglio 2026 al 31 ottobre 2026 il termine di decorrenza della possibilità di liquidazione della prestazione di previdenza complementare in una specifica forma di rendita, costituita dall'erogazione frazionata, per un periodo non inferiore a cinque anni, del montante accumulato.
L'articolo 16-quater ammette, in via sperimentale dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e sino al 31 dicembre 2029 e previo accordo sindacale, il distacco del lavoratore anche in assenza dell'interesse proprio del datore di lavoro distaccante, come invece richiesto dalla normativa vigente, e anche tra aziende non appartenenti allo stesso settore o che adottano il medesimo contratto collettivo, quando ciò sia finalizzato alla salvaguardia dei livelli occupazionali o della continuità produttiva.
L'articolo 16-quinquies dispone che qualora il contratto tra agenzia di somministrazione e lavoratore sia a tempo indeterminato, la missione presso un medesimo utilizzatore può avere una durata massima di 36 mesi, salvo diversa previsione del CCNL applicato dall'utilizzatore. Quindi non si applicano i limiti di durata complessiva della missione (o delle missioni) a tempo determinato presso un soggetto utilizzatore pari a 24 mesi.
L'articolo 16-sexies autorizza la spesa di 130.000 euro per il 2027 e di 260.000 euro a decorrere dal 2028, quale contributo statale a favore della Federazione nazionale Maestri del lavoro, per lo svolgimento delle attività di interesse sociale e formativo previste dal proprio statuto.
L'articolo 16-septies interviene sulla disciplina temporanea che consente, fino al 31 dicembre 2029, ai professionisti e operatori sanitari l'esercizio dell'attività professionale sulla base di un riconoscimento regionale e in deroga alla disciplina sul riconoscimento delle qualifiche conseguite all'estero, prevedendo una specifica intesa Stato-regioni per la definizione dei parametri formativi minimi che le qualifiche professionali conseguite all'estero devono soddisfare. Per gli operatori di interesse sanitario si prevede altresì che la verifica della sussistenza dei requisiti, posti dall'intesa, sia svolta dalla struttura e che ad essi sia applicabile la disciplina sul permesso di soggiorno per lavoro al di fuori delle quote programmate di ingresso (già prevista per il personale medico e infermieristico interessato dalle medesime deroghe).
Il Capo V reca disposizioni finali ed entrata in vigore.
L'articolo 17 provvede alla copertura degli oneri finanziari derivanti dai precedenti articoli 2, 3, 4 e 6, oneri pari complessivamente a 160,9 milioni di euro per l'anno 2026, 411,9 milioni per l'anno 2027 e 250,7 milioni per l'anno 2028.
L'articolo 18 definisce l'ambito generale di applicazione delle norme di cui al presente decreto, stabilendo che esse si applicano ai rapporti di lavoro subordinato privato, con conseguente esclusione dei rapporti di lavoro e dei contratti inerenti alle pubbliche amministrazioni. L'articolo 18 reca altresì la clausola di salvaguardia delle autonomie speciali territoriali e fa salve le prerogative costituzionalmente garantite alle parti sociali.
L'articolo 19 dispone che il decreto-legge in esame entri in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.