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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato A

Seduta di Giovedì 11 giugno 2026

COMUNICAZIONI

Missioni valevoli
nella seduta dell'11 giugno 2026.

  Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Barzotti, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Calderone, Cappellacci, Carloni, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Enrico Costa, Sergio Costa, D'Alessio, Deidda, Donzelli, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Lucaselli, Lupi, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Mollicone, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Pagano, Patriarca, Pichetto Fratin, Pittalis, Prisco, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Sportiello, Tajani, Trancassini, Traversi, Tremonti, Vaccari, Varchi, Vinci, Zanella, Zaratti, Zoffili, Zucconi.

Annunzio di disegni di legge.

  In data 10 giugno 2026 il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

   S. 1863. – «Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di partenariato economico interinale tra la Costa d'Avorio, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, con Allegati, fatto ad Abidjan, il ventisei novembre 2008, e a Bruxelles, il ventidue gennaio 2009, rispettivamente» (approvato dal Senato) (2956);

   S. 1878. – «Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 13 gennaio 2026» (approvato dal Senato) (2957);

   S. 1880. – «Ratifica ed esecuzione dei Trattati di estradizione, trasferimento delle persone condannate e assistenza giudiziaria in materia penale tra la Repubblica italiana e la Repubblica Socialista del Vietnam, fatti a Roma il 18 e il 26 luglio 2023» (approvato dal Senato) (2958);

   S. 1879. – «Ratifica ed esecuzione del Trattato sul trasferimento delle persone condannate tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Paraguay, fatto ad Assunzione il 7 luglio 2023» (approvato dal Senato) (2959);

   S. 1884. – «Ratifica ed esecuzione dello Scambio di Note Verbali, fatto al Cairo il 3 agosto ed il 10 settembre 2025, concernenti la proroga di validità del Memorandum d'intesa tra il Ministero della difesa della Repubblica italiana ed il Ministero della difesa della Repubblica Araba d'Egitto sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 23 marzo 1998» (approvato dal Senato) (2960);

   S. 1635. – «Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti» (approvato dal Senato) (2961).

  In data 11 giugno 2026 il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge:

   S. 1891. – «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della crisi dei mercati internazionali» (approvato dal Senato) (2962).

  Saranno stampati e distribuiti.

Adesione di deputati a proposte di legge.

  La proposta di legge LA SALANDRA: «Disciplina dell'attività di costruzione, trasformazione e adattamento per la personalizzazione di autoveicoli e motoveicoli nonché istituzione del Registro nazionale delle imprese di customizzazione» (2800) è stata successivamente sottoscritta dal deputato Perissa.

  La proposta di legge AMICH ed altri: «Modifica all'articolo 1 del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, e altre disposizioni concernenti l'accesso anticipato al pensionamento per il personale ferroviario di macchina, il personale viaggiante e il personale addetto alla manovra nei servizi ferroviari» (2815) è stata successivamente sottoscritta dalla deputata Giorgianni.

Ritiro di proposte di legge.

  In data 10 giugno 2026 la deputata Bisa ha comunicato, anche a nome dei cofirmatari, di ritirare la seguente proposta di legge:

   BISA ed altri: «Abrogazione dell'articolo 323 del codice penale e modifiche agli articoli 322-bis, 323-bis e 346-bis del medesimo codice, in materia di delitti contro la pubblica amministrazione» (738).

  La proposta di legge sarà pertanto cancellata dall'ordine del giorno.

Trasmissione dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

  Il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha trasmesso un decreto ministeriale recante variazioni di bilancio tra capitoli dello stato di previsione del medesimo Ministero, autorizzate, in data 3 giugno 2026, ai sensi dell'articolo 33, comma 4-quinquies, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

  Questo decreto è trasmesso alla V Commissione (Bilancio) e alla XIII Commissione (Agricoltura).

Trasmissione dal Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri.

  Il Dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 10 giugno 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 4 e 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione, predisposta dal Ministero della salute, in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro di misure per rafforzare i settori delle biotecnologie e della biofabbricazione dell'Unione, in particolare in ambito sanitario, e che modifica i regolamenti (CE) n. 178/2002, (CE) n. 1394/2007, (UE) n. 536/2014, (UE) 2019/6, (UE) 2024/795 e (UE) 2024/1938 (regolamento europeo sulle biotecnologie) (COM(2025) 1022 final), accompagnata dalla tabella di corrispondenza tra le disposizioni della proposta e le norme nazionali vigenti.

  Questa relazione è trasmessa alla XII Commissione (Affari sociali) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).

Trasmissione dalla Commissione europea.

  La Commissione europea, in data 3 giugno 2026, ha trasmesso i seguenti documenti, che sono trasmessi alle sottoindicate Commissioni:

   documento C(2025) 3659 final, recante la risposta della Commissione europea al documento della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) (Doc. XVIII-bis, n. 83) in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2021/1232 per quanto riguarda la proroga del suo periodo di applicazione (COM(2025) 797 final) – alla II Commissione (Giustizia) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea);

   documento C(2026) 3870 final, recante la risposta della Commissione europea al documento della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) (Doc. XVIII-bis, n. 82) in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) 2024/1689 e (UE) 2018/1139 per quanto riguarda la semplificazione dell'attuazione di regole armonizzate sull'intelligenza artificiale (Omnibus digitale sull'IA) (COM(2025) 836 final), la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) 2016/679, (UE) 2018/1724, (UE) 2018/1725 e (UE) 2023/2854 e le direttive 2002/58/CE, (UE) 2022/2555 e (UE) 2022/2557 per quanto riguarda la semplificazione del quadro legislativo nel settore digitale e che abroga i regolamenti (UE) 2018/1807, (UE) 2019/1150 e (UE) 2022/868 e la direttiva (UE) 2019/1024 (omnibus digitale) (COM(2025) 837 final) e la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'istituzione dei portafogli europei delle imprese (COM(2025) 838 final) – alla IX Commissione (Trasporti), alla X Commissione (Attività produttive) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).

Annunzio di progetti di atti
dell'Unione europea.

  La Commissione europea, in data 10 giugno 2026, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati alla V Commissione (Bilancio), con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):

   Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni e alla Banca europea per gli investimenti – Semestre europeo 2026 – Pacchetto di primavera (COM(2026) 200 final);

   Raccomandazione di raccomandazione del Consiglio sulle politiche economiche, sociali, occupazionali, strutturali e di bilancio del Belgio (COM(2026) 201 final), della Bulgaria (COM(2026) 202 final), della Cechia (COM(2026) 203 final), della Danimarca (COM(2026) 204 final), della Germania (COM(2026) 205 final), dell'Estonia (COM(2026) 206 final), della Grecia (COM(2026) 208 final), della Spagna (COM(2026) 209 final), della Francia (COM(2026) 210 final), della Croazia (COM(2026) 211 final), di Cipro (COM(2026) 213 final), della Lettonia (COM(2026) 214 final), della Lituania (COM(2026) 215 final), del Lussemburgo (COM(2026) 216 final), dell'Ungheria (COM(2026) 217 final), di Malta (COM(2026) 218 final), dei Paesi Bassi (COM(2026) 219 final), dell'Austria (COM(2026) 220 final), della Polonia (COM(2026) 221 final), del Portogallo (COM(2026) 222 final), della Romania (COM(2026) 223 final), della Slovenia (COM(2026) 224 final), della Slovacchia (COM(2026) 225 final), della Finlandia (COM(2026) 226 final) e della Svezia (COM(2026) 227 final);

   Raccomandazione di raccomandazione del Consiglio che approva il piano nazionale strutturale di bilancio di medio termine dei Paesi Bassi (COM(2026) 301 final).

Annunzio di risoluzioni e dichiarazioni dell'Assemblea parlamentare della NATO.

  L'Assemblea parlamentare della NATO ha trasmesso, in data 9 giugno 2026, la dichiarazione n. 504 – Incoraggiare un salto di qualità nella deterrenza e nella difesa: un'agenda parlamentare per una NATO più forte (Doc. XII-quater, n. 32), adottata nella seduta plenaria dell'Assemblea il 1° giugno 2026 a Vilnius, nel corso della Sessione di primavera, che è assegnata, ai sensi dell'articolo 125, comma 1, del Regolamento, alle Commissioni riunite III (Affari esteri) e IV (Difesa), nonché, per il parere, alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).

Comunicazione dell'avvio di procedure
di infrazione.

  Il Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, con lettera in data 4 giugno 2026, ha dato comunicazione, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, dell'avvio, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, della procedura d'infrazione n. 2026/0247, notificata in data 28 maggio 2026, avviata per mancato recepimento della direttiva UE 2024/869 recante modifica della direttiva 2004/37/CE del Parlamento e del Consiglio e della direttiva 98/24/CE del Consiglio per quanto riguarda i valori limite per il piombo e i suoi composti inorganici e per i diisocianati.

  Questa comunicazione è trasmessa alla XI Commissione (Lavoro), alla XII Commissione (Affari sociali) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).

  Il Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, con lettera in data 9 giugno 2026, ha dato comunicazione, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, dell'avvio, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, della procedura d'infrazione n. 2026/4004, notificata in data 4 giugno 2026, avviata per violazione del diritto dell'Unione europea in relazione alle condizioni di lavoro dei giudici tributari onorari in Italia.

  Questa comunicazione è trasmessa alla II Commissione (Giustizia) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).

Annunzio di provvedimenti concernenti amministrazioni locali.

  Il Ministero dell'interno, con lettere in data 9 giugno 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 141, comma 6, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, i decreti del Presidente della Repubblica di scioglimento dei consigli comunali di Isola del Giglio (Grosseto), Rossano Veneto (Vicenza) e San Prisco (Caserta).

  Questa documentazione è depositata presso il Servizio per i Testi normativi a disposizione degli onorevoli deputati.

Atti di controllo e di indirizzo.

  Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell'Allegato B al resoconto della seduta odierna.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DELLA RIUNIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 18 E 19 GIUGNO 2026

Risoluzioni

   La Camera,

   premesso che:

    1) il 18 e 19 giugno si terrà il prossimo Consiglio europeo, che dovrà affrontare nodi strategici cruciali, tra cui il supporto all'Ucraina, la crisi in Medio Oriente e la sicurezza e difesa comune, in una fase storica densa di sfide globali e caratterizzata da un rapido deterioramento del quadro geopolitico ai confini dell'Unione, con immediate ripercussioni sulla stabilità economica e sulla coesione politica dell'intero progetto europeo;

    2) a più di quattro anni dall'invasione su vasta scala da parte della Federazione russa contro l'Ucraina, il sostegno dei Paesi europei si conferma determinante per il contenimento dell'avanzata delle truppe occupanti, il cui controllo territoriale resta confinato a meno del 20 per cento del Paese;

    3) gli ultimi dati ufficiali del Kiel Institute rilasciati il 4 giugno 2026 (dati aggiornati ad aprile 2026), certificano che gli Stati europei hanno mantenuto elevato il proprio supporto con una media di circa 2 miliardi di euro al mese nel primo quadrimestre dell'anno, confermando una decisa leadership internazionale guidata dai significativi stanziamenti per aiuti militari nel bimestre marzo-aprile 2026 di Germania (4,2 miliardi) e Regno Unito (1,3 miliardi);

    4) il medesimo monitoraggio del Kiel Institute evidenzia tuttavia un preoccupante e marcato rallentamento sul fronte degli aiuti finanziari e umanitari europei nei primi mesi del 2026 rispetto all'anno precedente, dinamica causata principalmente dal prolungato stallo politico che ha ritardato fino ad aprile 2026 l'approvazione formale del nuovo pacchetto di aiuti dell'Unione europea da 90 miliardi di euro per il periodo 2026-2027, finanziato tramite debito comune;

    5) si assiste a una profonda evoluzione tecnologica e strategica dello strumento militare a sostegno di Kyiv, con un incremento senza precedenti degli stanziamenti bilaterali europei specificamente dedicati ai droni, balzati a circa 1,6 miliardi di euro nei soli primi quattro mesi del 2026 (rispetto agli 1,2 miliardi dell'intero 2025), delineando una cooperazione industriale su larga scala che genera importanti ricadute tecnologiche per la difesa del continente europeo;

    6) sul piano militare, il conflitto ha registrato una drammatica e violentissima escalation aerea da parte della Federazione russa, culminata dapprima nel pesante attacco del 13-14 maggio 2026 – registrato come il più massiccio attacco coordinato di droni dall'inizio della guerra – e, successivamente, nel devastante raid della notte tra l'1 e il 2 giugno 2026, nel quale le forze di Mosca hanno lanciato un imponente sciame di 656 droni e 73 missili (inclusi 8 missili ipersonici Tsirkon) contro Kyiv, Dnipro, Kharkiv, Poltava e Zaporizhzhia, provocando oltre 22 vittime civili e il ferimento di circa 140 persone;

    7) tale prolungata e sistematica campagna di bombardamenti aerei mira deliberatamente al collasso delle infrastrutture energetiche nazionali ucraine, come dimostrato dai blackout totali che nei primi giorni di giugno hanno lasciato oltre 140.000 residenti della sola capitale Kyiv privi di energia elettrica, aggravando la crisi umanitaria alle porte dell'estate;

    8) l'impegno italiano dall'inizio della guerra ammontava al 30 aprile scorso, secondo i citati dati del Kiel Institute, a circa 4 miliardi per gli aiuti bilaterali e a circa 11 miliardi attraverso il bilancio dell'Ue; si tratta complessivamente di un importo pari a meno dello 0,2 per cento del Pil cumulato del periodo;

    9) è necessario un potenziamento di questo impegno nel quadro delle decisioni assunte in sede europea e internazionale, dando piena attuazione alla proroga formale autorizzata dal decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201 per tutto il 2026;

    10) in questo quadro geopolitico ed economico complesso, il prossimo Consiglio europeo rappresenta lo snodo fondamentale per garantire l'immediata operatività e traduzione in interventi concreti dei finanziamenti deliberati dall'Unione, rafforzando la posizione dell'Ucraina e assicurando certezza al suo percorso di adesione;

    11) la maggioranza di Governo nelle ultime settimane ha espresso ripetutamente una posizione di scetticismo quando non di aperta ostilità circa la rapida conclusione del processo di adesione dell'Ucraina all'Unione europea, contro le posizioni della Commissione e dei principali Stati membri e contraddicendo le posizioni espresse in passato;

    12) la volontà di anteporre all'adesione dell'Ucraina la conclusione del processo di adesione degli Stati balcanici è priva di qualunque ragionevolezza politico-istituzionale ed è solo un modo per dissimulare una decisione che indebolisce in modo grave la posizione ucraina e il quadro di solidarietà europea alla resistenza della sua popolazione all'aggressione russa;

    13) il quadro di sicurezza in Medio Oriente continua a registrare una gravissima instabilità strutturale dovuta agli impatti della vasta escalation militare che ha visto contrapposti la Repubblica islamica dell'Iran e l'asse israelo-statunitense, con pesanti raid strategici contro installazioni e infrastrutture critiche del regime di Teheran;

    14) sebbene siano stati promossi faticosi tentativi di tregua, la cessazione delle ostilità nell'intera regione (compreso il quadrante libanese) permane estremamente fragile e costantemente minacciata da attacchi aerei e ritorsioni missilistiche incrociate, come confermato dai recenti attacchi di inizio giugno diretti a colpire basi e postazioni strategiche, dinamica che rischia in ogni momento di far collassare i canali diplomatici e di riaccendere un conflitto su vasta scala;

    15) le ripercussioni economiche globali della crisi sono entrate in una fase critica a causa della perdurante minaccia alla navigazione e del blocco di fatto del transito navale commerciale e petrolifero nello Stretto di Hormuz, area formalmente designata come ad altissimo rischio bellico, con ripercussioni dirette sulle catene di approvvigionamento energetico e sulla stabilità dei mercati europei e nazionali;

    16) lo Stretto di Hormuz rappresenta l'arteria marittima più critica del pianeta per il transito delle risorse energetiche globali; di lì transita quotidianamente circa il 20 per cento del consumo mondiale di petrolio greggio e oltre un quarto del commercio globale di gas naturale liquefatto (Gnl), configurandosi come un punto di passaggio obbligato e privo di rotte marittime alternative immediate per i Paesi produttori del Golfo Persico;

    17) la situazione di blocco di fatto e l'instabilità militare nell'area hanno determinato l'immediata impennata dei costi assicurativi dei trasporti marittimi e il dirottamento forzato delle rotte commerciali, costringendo i vettori energetici a circumnavigare il continente africano con un conseguente prolungamento dei tempi di navigazione stimato tra i 10 e i 14 giorni, generando pesanti ritardi nelle catene di approvvigionamento;

    18) la riduzione dei flussi fisici di greggio e Gnl attraverso lo Stretto ha innescato una forte volatilità e un repentino rialzo dei prezzi delle materie prime sui mercati di riferimento internazionali ed europei (in particolare sul benchmark del Brent per il petrolio e sul TTF di Amsterdam per il gas), minacciando di vanificare i recenti sforzi di contenimento dell'inflazione;

    19) tali dinamiche speculative e di mercato si riflettono con immediatezza sulla struttura dei costi energetici per il sistema produttivo e manifatturiero europeo e nazionale, esponendo le imprese italiane, specialmente quelle operanti nei settori ad alta intensità energetica, al rischio di una drastica perdita di competitività rispetto ai concorrenti globali, oltre a prospettare un imminente aggravio sulle bollette e sui costi dei servizi essenziali per le famiglie;

    20) il rapido deterioramento del quadro internazionale e il moltiplicarsi di minacce asimmetriche ai confini dell'Unione europea rendono il rafforzamento delle capacità militari integrate e della cooperazione industriale nel settore della difesa un passaggio non più rinviabile per garantire l'autonomia strategica dell'Unione, la sicurezza dei cittadini e la credibilità geopolitica del continente;

    21) le sistematiche operazioni di guerra ibrida, le campagne di disinformazione e le azioni di interferenza politica perpetrate dalla Federazione russa ai danni delle istituzioni democratiche e dei processi decisionali degli Stati membri dell'Unione europea confermano la natura strutturale e permanente di una minaccia che mette a rischio il funzionamento dei servizi d'interesse pubblico e l'integrità delle infrastrutture critiche europee;

    22) le audizioni istituzionali del Ministro della difesa hanno evidenziato la vulnerabilità dei sistemi di difesa aerea, missilistica e anti-drone nazionali ed europei dinanzi alle moderne evoluzioni tecnologiche del conflitto, evidenziando il grave ritardo accumulato dall'Italia rispetto al fronteggiamento di attacchi aerei di massa e la necessità impellente di potenziare la prontezza operativa dei nostri apparati;

    23) la Raccomandazione della Commissione europea all'Italia, presentata il 3 giugno 2026, ha confermato la persistenza di squilibri macroeconomici strutturali dovuti all'elevato debito pubblico (atteso al 139,2 per cento del Pil nel 2027) e a prospettive di crescita del Pil reale condizionate al ribasso (+0,5 per cento nel 2026 e +0,6 per cento nel 2027), sensibilmente inferiori alla media dell'Unione europea;

    24) nel medesimo documento del 3 giugno 2026, la Commissione ha espressamente raccomandato all'Italia di potenziare la spesa e la prontezza in materia di difesa, evidenziando tuttavia che nel 2025 la spesa totale delle amministrazioni pubbliche italiane per la difesa si è attestata su un modesto 1,3 per cento del Pil e che nel 2026 subirà una contrazione scendendo all'1,2 per cento del Pil, smentendo le stime puramente contabili precedentemente comunicate;

    25) l'attuale andamento della spesa ordinaria della Difesa, stanziata nel Documento programmatico pluriennale in 31,3 miliardi di euro nel 2025, 31,2 miliardi nel 2026 e 31,7 miliardi nel 2027, risulta del tutto insufficiente e distante dagli impegni assunti in sede internazionale; in particolare, rispetto agli obiettivi del Defence investment plan siglato al Vertice Nato de L'Aja, che fissa il traguardo del 5 per cento del Pil complessivo entro il 2035 (suddiviso tra requisiti di capacità militare e protezione delle reti civili e industriali), configurando un quadro di insostenibilità pluriennale in assenza di riforme organiche;

    26) il prolungato congelamento degli investimenti reali per la sicurezza nazionale, motivato dal Governo con la prudenza di bilancio e l'attesa dell'uscita dalle procedure di infrazione dell'Unione europea, contrasta con le facoltà concesse dalle stesse istituzioni comunitarie, le quali hanno esplicitamente autorizzato l'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia del Patto di stabilità per scorporare i costi della difesa dal percorso correttivo;

    27) il Governo ha finora evitato di attivare sia la suddetta clausola di salvaguardia ex articolo 26 del Regolamento (UE) 2024/1263, sia la linea di finanziamento da 14,9 miliardi di euro già formalmente autorizzata dall'Ecofin tramite i fondi del programma di assistenza finanziaria Safe, rinunciando a risorse preziose destinate al consolidamento e all'innovazione della base industriale e tecnologica della difesa nazionale ed europea,

impegna il Governo:

   1) a garantire nel 2026 lo stanziamento di risorse finanziarie e materiali adeguate, concreto e coerente con le capacità economiche del Paese per il sostegno militare, finanziario e umanitario all'Ucraina, in linea con gli impegni internazionali e in coordinamento con l'Unione europea, al fine di colmare efficacemente le asimmetrie e i ritardi accumulati rispetto alle necessità del fronte;

   2) a indirizzare il supporto militare prioritariamente verso le nuove tecnologie difensive, con particolare riferimento ai sistemi anti-drone, ai dispositivi di protezione aerea e missilistica e alla cybersecurity, promuovendo partnership strategiche tra le industrie della difesa italiane e le imprese ucraine per favorire l'innovazione tecnologica e rafforzare la capacità di resistenza di Kyiv di fronte ai massicci raid aerei russi;

   3) ad adoperarsi in sede comunitaria per l'immediata e rapida operatività delle risorse del pacchetto di aiuti UE da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, formalmente approvato nell'aprile 2026 tramite l'emissione di debito comune, garantendo che i finanziamenti europei deliberati si traducano tempestivamente in forniture concrete volte a proteggere la popolazione civile e a mettere in sicurezza le infrastrutture energetiche e critiche ucraine dal rischio di collasso;

   4) a sostenere con continuità, determinazione e in tempi rapidi il percorso di adesione dell'Ucraina all'Unione europea, promuovendo riforme strutturali condivise e contrastando in sede di Consiglio europeo iniziative o veti politici che ne ostacolino o rallentino l'avanzamento strategico, riconoscendo tale integrazione come un pilastro fondamentale per la stabilità e la sicurezza democratica dell'intero continente europeo;

   5) a rafforzare la posizione negoziale dell'Ucraina attraverso un supporto multidimensionale continuo, sostenendo che qualsiasi scenario di cessate il fuoco, tregua o futuro accordo di pace debba necessariamente fondarsi sul pieno rispetto del diritto internazionale, sulla tutela della sovranità e dell'integrità territoriale di Kyiv e su garanzie di sicurezza internazionali credibili, esigibili e di medio-lungo periodo;

   6) ad adoperarsi nelle sedi europee e internazionali per la promozione di una posizione diplomatica comune, finalizzata a una decisa de-escalation militare nell'area mediorientale e alla definizione di modalità e obiettivi che mettano in primo piano il pieno rispetto dei diritti umani, la transizione democratica in Iran e la cessazione delle storiche attività di destabilizzazione regionale perpetrate dal regime;

   7) ad assumere soluzioni strutturali e di lungo termine per il contrasto al caro-energia e alla volatilità dei prezzi causata dal blocco dello Stretto di Hormuz, superando la logica degli interventi temporanei, congiunturali o dei sussidi di breve durata – quali i decreti di riduzione temporanea delle accise sui carburanti – in favore di riforme organiche volte alla definitiva stabilizzazione dei mercati, alla diversificazione strategica delle rotte di approvvigionamento e al rafforzamento dell'autonomia energetica nazionale ed europea;

   8) a operare in sede di Consiglio europeo affinché, per tutta la durata della crisi geopolitica in atto e sino al rientro di condizioni di assoluta normalità e stabilità dei mercati, sia adottata una sospensione temporanea o una profonda revisione dell'operatività del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets), ovvero siano varate analoghe misure di salvaguardia straordinarie per tutelare i settori industriali ad alta intensità energetica, preservando i livelli occupazionali e la competitività delle filiere manifatturiere italiane ed europee;

   9) ad adeguare con urgenza la spesa nazionale per la difesa e gli investimenti strutturali connessi (prontezza operativa, sistemi missilistici, difesa aerea e anti-drone), invertendo la tendenza alla contrazione registrata dalla Commissione europea per il 2026 attraverso una programmazione pluriennale vincolante, trasparente e verificabile, volta a traguardare progressivamente gli impegni assunti in sede Nato e Unione europea;

   10) ad attivare senza indugio la clausola nazionale di salvaguardia per la difesa prevista dalla nuova governance economica dell'Unione europea (ex articolo 26 del Regolamento UE 2024/1263) e concordata nel Pacchetto di primavera, al fine di scorporare gli investimenti strategici per la sicurezza e la resilienza energetica e militare dal percorso di correzione del disavanzo pubblico, superando i ritardi legati alla procedura di infrazione;

   11) ad accedere con tempestività alla linea di finanziamento da 14,9 miliardi di euro formalmente autorizzata dall'Ecofin nell'ambito del programma di assistenza finanziaria Safe, destinando tali risorse straordinarie al potenziamento, all'innovazione e al consolidamento della base industriale e tecnologica della difesa nazionale, con particolare riferimento alla protezione delle infrastrutture civili e delle reti energetiche;

   12) a promuovere e sostenere la rapida costruzione di un pilastro europeo della Nato credibile e interoperabile, mediante l'integrazione delle capacità, l'armonizzazione della pianificazione e il rafforzamento di catene di comando e controllo europee, partecipando attivamente ai programmi di coordinamento industriale in sede PESCO per evitare frammentazioni ed eliminare le attuali inefficienze e duplicazioni strutturali nei processi di produzione degli armamenti;

   13) a sostenere, in conformità con le raccomandazioni del rapporto sulla competitività europea dell'ex Presidente del Consiglio Mario Draghi, l'avvio di un sistema federale e stabile per il finanziamento dei beni pubblici europei, a partire dalla difesa comune e dall'autonomia strategica, promuovendo remissione di debito comune europeo strutturale parallelamente a una reale integrazione politica e fiscale e a una razionalizzazione delle spese dei singoli Stati membri nei settori ceduti al livello comunitario;

   14) ad adoperarsi per il superamento del principio dell'unanimità e del diritto di veto nelle deliberazioni del Consiglio dell'Unione europea e del Consiglio europeo in materia di politica estera e di sicurezza comune (PESC), favorendo l'introduzione del voto a maggioranza qualificata e promuovendo, nell'immediato, il pieno utilizzo degli strumenti flessibili già disponibili come le cooperazioni rafforzate e le clausole passerella.
(6-00255) «Richetti, Bonetti, Rosato, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Ruffino».


   La Camera

impegna il Governo:

   1) a garantire nel 2026 lo stanziamento di risorse finanziarie e materiali adeguate, concreto e coerente con le capacità economiche del Paese per il sostegno militare, finanziario e umanitario all'Ucraina, in linea con gli impegni internazionali e in coordinamento con l'Unione europea;

   2) ad adoperarsi in sede comunitaria per l'immediata e rapida operatività delle risorse del pacchetto di aiuti UE da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027;

   3) a sostenere il percorso di adesione dell'Ucraina all'Unione europea;

   4) ad adoperarsi nelle sedi europee e internazionali per la promozione di una posizione diplomatica comune, finalizzata a una decisa de-escalation militare nell'area mediorientale e alla definizione di modalità e obiettivi che includano anche il pieno rispetto dei diritti umani;

   5) a operare in sede di Consiglio europeo affinché sia adottata una profonda revisione dell'operatività del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets);

   6) a promuovere e sostenere la rapida costruzione di un pilastro europeo della Nato credibile e interoperabile.
(6-00255)(Testo modificato nel corso della seduta) «Richetti, Bonetti, Rosato, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Ruffino».


   La Camera,

   premesso che:

    1) il 5 giugno 2026 si è tenuto a Tivat, in Montenegro, il Vertice Ue-Balcani occidentali, un incontro di rilevanza strategica per il futuro delle relazioni tra l'Unione europea e la regione balcanica, dedicato in particolare ai temi dell'allargamento dell'Unione e dell'integrazione economica, con un focus sull'Ucraina legato alle iniziative diplomatiche del Presidente francese Macron e del Cancelliere tedesco Merz. In tale contesto, la mancata partecipazione della Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, ha determinato l'assenza dell'Italia a livello di vertice in un'area di tradizionale interesse strategico nazionale, nella quale il nostro Paese mantiene consolidati legami politici ed economici e assicura un rilevante contributo alla sicurezza e alla stabilità regionale attraverso la partecipazione alle missioni di pace nell'area;

    2) la mancata partecipazione dell'Italia alle consultazioni promosse nell'ambito del formato E3 (Francia, Germania e Regno Unito) che, il 7 giugno scorso, si è svolto alla presenza del Presidente ucraino Zelensky, per un coordinamento politico e diplomatico volto a delineare le prospettive per una soluzione del conflitto in Ucraina e a definire gli orientamenti relativi alla futura architettura della sicurezza europea, appare particolarmente significativa alla luce del ruolo che invece abbiamo sempre ricoperto in tal senso e degli interessi strategici del nostro Paese nel contesto continentale;

    3) l'assenza del Governo italiano al Vertice di Tivat e alle consultazioni del formato E3 evidenzia un progressivo indebolimento del ruolo del nostro Paese nei principali processi decisionali europei, proprio mentre si definiscono gli equilibri futuri della sicurezza continentale e dell'integrazione europea, finendo per subordinare l'azione internazionale dell'Italia agli equilibri e alle convenienze dei partiti di maggioranza e con il rischio che scelte strategiche di diretto interesse nazionale vengano determinate prevalentemente nei formati di coordinamento franco-tedeschi e anglo-francesi, senza lo storico e naturale contributo dell'Italia;

Ucraina

    4) a fronte dell'assenza di significativi avanzamenti sul terreno e delle difficoltà incontrate dalle forze russe nel modificare gli equilibri del conflitto attraverso le operazioni lungo la linea del fronte, la Russia di Putin sembra aver accentuato il ricorso a campagne di bombardamento sempre più estese e intense contro il territorio ucraino, con preoccupanti incursioni in territorio europeo. A oltre quattro anni dall'inizio dell'aggressione russa contro l'Ucraina, il persistente incremento degli attacchi contro abitazioni, infrastrutture energetiche e obiettivi civili rivela una reale mancanza di volontà della Russia di perseguire una soluzione negoziale del conflitto: in tale quadro, l'Italia e l'Europa devono continuare a sostenere l'Ucraina, non solo sul piano umanitario, economico e militare come ha fatto finora, ma anche sul piano politico e diplomatico, reiterando la richiesta, finalmente avanzata dai principali leader europei (in assenza della Presidente Meloni) e dallo stesso Zelenksy, di veri colloqui di pace;

    5) la prospettiva dell'adesione dell'Ucraina all'Unione europea rappresenta una scelta strategica fondamentale per il continente europeo e il concreto avanzamento del percorso di integrazione europea di Kyiv appare ancor più significativo nel momento in cui alcuni leader europei provano a mettere in campo una seria iniziativa diplomatica per una pace giusta e duratura: la consapevolezza che l'esito del percorso richiederà il soddisfacimento di condizioni e criteri previsti dall'ordinamento europeo – incluse le necessarie riforme in materia di stato di diritto, trasparenza e contrasto alla corruzione – deve costituire un incentivo a rafforzare il sostegno politico e tecnico all'Ucraina e non essere utilizzate – come in questi giorni hanno fatto alcuni membri del Governo – come un alibi per rallentare o rinviare indefinitamente il processo di allargamento;

Medio Oriente

    6) i negoziati tra Stati Uniti e Iran per il raggiungimento di un'intesa generale sono entrati in una fase cruciale e delicatissima, all'interno di un quadro di perdurante instabilità regionale, segnata dal moltiplicarsi delle iniziative militari israeliane e da operazioni indirette nell'area del Golfo Persico e lungo lo Stretto di Hormuz, in violazione della tregua, che contribuiscono a un progressivo deterioramento della sicurezza complessiva dell'area, con effetti diretti sulla sicurezza delle rotte commerciali e sulla tenuta delle catene di approvvigionamento energetico globali;

    7) la nostra ferma e reiterata condanna verso un regime liberticida come quello iraniano non giustifica il ricorso ad azioni militari unilaterali, che, violando il diritto internazionale e scavalcando ogni consesso multilaterale, hanno scatenato il caos nell'area e legittimato la legge del più forte come unico regolatore dei rapporti tra Stati, dando l'ennesimo colpo a un ordine mondiale basato sulle regole;

    8) tra le principali cause di instabilità dell'area, che incide anche negativamente sui negoziati in corso, vi è l'invasione del Libano da parte di Israele, in palese violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, le cui truppe presenti sul territorio con la Missione Unifil sono state ripetutamente colpite. Secondo il Ministero della salute libanese, dall'inizio dell'offensiva israeliana del 2 marzo 2026 il bilancio delle vittime ha superato i 3.150 morti e i 9.500 feriti, con conseguenze umanitarie gravissime per la popolazione civile e un numero di vittime in costante aumento. L'accordo sul cessate il fuoco, che gode del sostegno del Governo libanese e della stragrande maggioranza della popolazione, che prevede la creazione di zone di sicurezza affidate esclusivamente alle Forze armate libanesi e che noi dobbiamo sostenere con forza, è stato ripetutamente violato. Anche in queste ore le ostilità sul terreno continuano, con attacchi indiscriminati condotti in territorio libanese, come l'ultimo di ieri in una zona residenziale di Tiro, e con Hezbollah che ha proseguito il lancio di razzi e droni contro il nord di Israele. L'offensiva israeliana in Libano rivela ancora una volta la totale indifferenza del Governo Netanyahu per le vittime civili, per il diritto internazionale per i nostri militari impegnati in missioni di pace nell'area;

    9) malgrado la tregua, combattimenti e sofferenza continuano ad essere all'ordine del giorno nella Striscia di Gaza, mentre prosegue incontrastato un piano di annessione di fatto della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, con violenze quotidiane e l'espansione degli insediamenti illegali. Il pieno esercizio del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese non è più rinviabile e richiede scelte nette, anche da parte dell'Unione europea. L'Italia deve contribuire, insieme ai partner europei, a contrastare ogni forma di occupazione illegale e a sostenere una prospettiva di pace fondata sulla giustizia e sulla legalità internazionale, seguendo il mandato reale della risoluzione n. 2803 del 2025 e non il suo sostanziale tradimento ad opera del cosiddetto Board of Peace di Trump, che si è già rivelato un dannoso fallimento in cui il nostro Paese non avrebbe mai dovuto essere coinvolto;

    10) dinanzi alla drammatica crisi che investe tutto il Medio Oriente, l'immobilismo del Governo appare grave e ingiustificato e si configura come una rinuncia all'esercizio pieno della nostra sovranità diplomatica e come una rottura rispetto alla tradizione di dialogo e autonomia che ha storicamente contraddistinto la politica estera italiana nella regione;

Energia

    11) la guerra illegale di Trump e Netanyahu all'Iran, con la conseguente escalation nel Golfo persico e l'occlusione dello Stretto di Hormuz hanno prodotto pesanti effetti sui mercati energetici internazionali, con un fortissimo aumento delle quotazioni del petrolio e del gas, mostrando come la dipendenza dalle fonti energetiche fossili rappresenti una gravissima fragilità strutturale che espone l'Europa, e in particolare il nostro Paese, a crisi internazionali, shock dei prezzi e ricatti geopolitici;

    12) nel nostro Paese, il prezzo dei carburanti alla pompa è salito rapidamente e ha stabilmente raggiunto quota 2 euro al litro in modalità self service, un rincaro prolungato dei costi energetici con ricadute dirette e pesanti sulle bollette di famiglie e imprese italiane, minando la competitività del sistema produttivo nazionale e il potere d'acquisto dei cittadini: le aperture del Governo alla proposta avanzata dal Partito democratico di applicare nell'attuale congiuntura il meccanismo della cosiddetta «accisa mobile», che avrebbero rappresentato un primo passo per tutelare le famiglie e le imprese italiane, non si sono concretizzate e il Governo appare privo di una reale strategia;

    13) la decisione della Commissione europea di estendere la flessibilità fiscale anche agli investimenti energetici è una notizia positiva, per le famiglie e per le imprese, ma la possibilità di attivare fino a circa 14 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi è vincolata a quegli investimenti nelle energie rinnovabili, nei sistemi di accumulo, nel rafforzamento delle reti e nelle infrastrutture necessarie a ridurre strutturalmente la dipendenza dai combustibili fossili, che il Governo italiano in questi anni ha rinviato e ritardato: ora è necessario che l'Italia non solo colga al meglio questa occasione nell'interesse del Paese, programmando bene gli investimenti e non puntando su sussidi o interventi episodici ed emergenziali, al fine di una riduzione strutturale della bolletta energetica, anche mettendo subito a disposizione le risorse già disponibili, poiché dal sistema Ets l'Italia ha incassato dal 2022 oltre 9 miliardi di euro che, secondo la normativa europea, dovevano essere destinati alla decarbonizzazione e alla transizione energetica;

Autonomia strategica e Difesa comune

    14) l'Unione europea si confronta, nella drammatica congiuntura internazionale, con l'esigenza della propria trasformazione, sia economica sia politica, e del rafforzamento della sua dimensione unitaria, rilanciando la sua autonomia strategica e l'opzione federale come unica risposta credibile alle sfide globali;

    15) appare essenziale e non più rinviabile la creazione di una «vera unione di difesa», superando la mancanza di volontà politica degli Stati membri: tuttavia, gli investimenti in sicurezza devono accompagnarsi e non sostituirsi a quelli necessari a realizzare l'autonomia strategica in altri settori prioritari, a partire da quelli per la coesione e la protezione sociale, garantiti dai Fondi strutturali e di investimento dell'Unione europea;

    16) occorre, pertanto, lavorando per un maggiore coordinamento, condizionando tutti gli strumenti previsti a progetti di difesa comune insieme a più Stati membri, in modo da favorire l'interoperabilità, il coordinamento tra i sistemi di difesa e il rafforzamento della capacità industriale comune, nella direzione avviata con lo Strumento Edip, anche con l'obiettivo di superare un sistema di acquisti dei Paesi membri che, privo dell'obbligo di coordinamento, favorirebbe i sistemi produttivi al di fuori dell'Unione europea che al momento pesano circa l'80 per cento dell'approvvigionamento complessivo;

Dazi

    17) l'aumento dei prezzi del petrolio e del gas naturale si sommano agli effetti dei dazi voluti da Trump, che gravano sull'economia europea ed italiana in particolare: secondo la recente analisi dell'ufficio Studi di Confartigianato, nel periodo compreso tra agosto 2025 e marzo 2026, l'export italiano verso gli Stati Uniti nei settori del made in Italy a maggiore presenza di micro, piccole e medie imprese, è crollato del 10,4 per cento, con una flessione tendenziale di oltre 1,29 miliardi di euro, che si traduce in una perdita di esportazioni pari a 5,3 milioni di euro al giorno;

    18) il 20 maggio 2026 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno dato il via libera all'attuazione dell'accordo commerciale tra l'Unione europea e gli Stati Uniti, secondo gli impegni assunti ad agosto 2025. Ciononostante, e in vista della scadenza, il 24 luglio 2026, del dazio temporaneo aggiuntivo del 10 per cento su tutte le importazioni – introdotto da Trump dopo l'annullamento da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti dei dazi basati sull'«IEEPA» – l'Amministrazione statunitense minaccia adesso di imporre dazi aggiuntivi del 10 per cento o del 12,5 per cento sulle importazioni provenienti da 60 economie, tra cui l'Unione europea e il Regno Unito, o contrastato in modo adeguato il commercio di beni prodotti con il lavoro forzato, danneggiando così i lavoratori e le imprese statunitensi;

Competitività e riforme

    19) per sostenere il modello di sviluppo europeo, occorre proseguire sul percorso inaugurato con il Next generation EU, promuovendo investimenti congiunti per consolidare l'autonomia strategica e la competitività dell'economia europea, l'indipendenza energetica, la costruzione di catene europee del valore, il potenziamento della capacità industriale e una transizione ecologica e digitale giusta, con investimenti che giungano al 5 per cento del Pil Ue annuo; occorrono altresì un bilancio dell'Unione europea più ambizioso, governance economica flessibile, un mercato unico compiuto e pienamente integrato che semplifichi il quadro legislativo per le imprese e protegga il modello sociale europeo;

    20) in questo quadro, la sfida dell'intelligenza artificiale rappresenta uno snodo decisivo per la competitività, la sovranità tecnologica e la qualità democratica del modello europeo di sviluppo: occorre promuovere una capacità pubblica europea di ricerca, calcolo, dati, competenze e sviluppo di modelli affidabili, trasparenti e verificabili, anche raccogliendo la proposta avanzata dal premio Nobel Giorgio Parisi per la creazione di un centro europeo per l'intelligenza artificiale sul modello del Cern, quale infrastruttura comune di ricerca e innovazione al servizio della comunità scientifica, delle imprese, delle istituzioni pubbliche e dei cittadini;

    21) il 30 aprile 2024 è entrato ufficialmente in vigore il nuovo Patto di stabilità e crescita (Psc) dell'Unione europea, che introduce una governance economica basata su aggiustamenti di bilancio specifici per ciascun Paese, frutto di un negoziato in cui il Governo italiano ha espresso il proprio consenso e ha sottoscritto i testi definitivi, accettando un quadro regolatorio che impone vincoli stringenti sulla spesa netta e percorsi di rientro forzato del debito. La richiesta italiana di sospensione generalizzata appare in palese contraddizione con la linea politica seguita dal Governo in sede europea solo pochi mesi prima, configurando un atteggiamento di grave incoerenza;

    22) un'Unione europea realmente capace di agire in modo incisivo deve poter superare il vincolo dell'unanimità, che spesso paralizza le scelte comuni, non solo in materia di politica estera, difesa e sicurezza comune, ma anche nel settore relativo alla regolazione del mercato, così da garantire capacità decisionale e unità di intenti, superando la logica puramente intergovernativa: in tale prospettiva, diventa altresì decisivo sostenere, se necessario, anche l'utilizzo dello strumento delle cooperazioni rafforzate, per avviare da subito progetti e azioni comuni con gli Stati membri che vogliono farlo, senza aspettare l'accordo di tutti;

Balcani

    23) il Consiglio europeo non può più rimandare scelte coraggiose sul futuro dell'allargamento ai Balcani occidentali, una regione che costituisce un permanente mosaico d'instabilità ma che rappresenta una cerniera strategica fondamentale per la nostra sicurezza comune: immobilismo e lentezze hanno già spalancato le porte a pericolose e pervasive ingerenze straniere, assistiamo da anni all'offensiva ibrida della Russia e a una sistematica penetrazione economica e culturale da parte di attori terzi, che esercitano un soft-power religioso e commerciale sempre più marcato. Il recente e clamoroso fallimento del Consiglio per l'attuazione della pace (Pic) nel designare il successore di Christian Schmidt nel ruolo di Alto rappresentante proietta un'ombra allarmante sul futuro della Bosnia-Erzegovina e sull'intera architettura degli Accordi di Dayton. A questo quadro, si aggiunge un inedito elemento di instabilità che tocca direttamente l'Adriatico e l'interesse nazionale italiano. I massicci investimenti immobiliari di Jared Kushner sull'isola di Saseno (Sazan) in Albania, autorizzati dal Governo di Tirana con procedure accelerate in un'area naturale protetta e storicamente sensibile, non rappresentano una mera operazione commerciale di lusso, ma la chiara proiezione di interessi geopolitici privati ed extra-europei in un avamposto strategico sul Canale d'Otranto;

Migrazioni

    24) le migrazioni rappresentano una sfida epocale che l'Unione europea deve affrontare in un'ottica strutturale e non emergenziale. Al contrario, il nuovo approccio europeo al fenomeno migratorio e ai rimpatri, che dà sostanza a posizioni estremiste e propagandistiche, formalizzando l'esternalizzazione delle frontiere rischia di creare aree extra-Ue dove concentrare migranti e di considerare sicuri Paesi che in realtà non offrono protezione sostanziale e sufficiente. Un maggiore coordinamento e convergenza a livello europeo nella gestione delle politiche migratorie è fondamentale, ma ciò deve avvenire nella piena garanzia dei diritti umani e nel rispetto degli accordi bilaterali; le modifiche alla normativa in materia di immigrazione e asilo frutto dell'accordo tra popolari ed estreme destre europee minacciano invece il diritto d'asilo in Europa e i valori su cui l'Unione è fondata. Il diritto d'asilo è un principio inviolabile che riguarda la situazione individuale di ogni persona: non può essere indebolito o aggirato attraverso scorciatoie normative o accordi opachi,

impegna il Governo:

   1) a ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina e a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, anche attraverso un utilizzo legalmente fondato dei beni russi congelati, sostenendo con urgenza ogni iniziativa diplomatica e politica che garantisca un ruolo dell'Unione europea, in collaborazione con gli alleati, per il perseguimento di una pace giusta e sicura che preservi i diritti del popolo ucraino;

   2) ad adoperarsi, insieme ai partner europei, per garantire la prospettiva dell'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea e promuovere l'apertura dei capitoli negoziali, accompagnando il Paese e le istituzioni europee nel raggiungimento delle condizioni necessarie al conseguimento dell'obiettivo, confermando credibilità e sostenibilità del processo di allargamento all'Ucraina e agli altri candidati;

   3) ad assumere, in ogni sede bilaterale e multilaterale, una posizione di ferma contrarietà alla guerra in Iran e in difesa del pieno rispetto del diritto internazionale e a sostenere ogni iniziativa utile e urgente volta a fermare le azioni militari in corso in Medio Oriente, promuovendo con determinazione un cessate il fuoco immediato e sostenendo con fermezza la via negoziale per pervenire a una soluzione politica e duratura della guerra, nel pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario, nonché ad adoperarsi per la liberazione di tutti i prigionieri politici in Iran, a chiedere la sospensione immediata di ogni esecuzione capitale e a favorire una transizione pacifica e democratica nelle mani del popolo iraniano;

   5) a riconoscere, sia in sede nazionale che a livello europeo, la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo, al fine di preservare nell'ambito del rilancio del Processo di Pace la prospettiva dei «due popoli, due Stati»;

   6) ad assumere, in seno all'Unione europea, ogni iniziativa necessaria a porre fine all'occupazione illegale dei territori palestinesi, in conformità al diritto internazionale e alle risoluzioni delle Nazioni Unite, anche sostenendo in sede europea l'adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario e nei confronti dei coloni responsabili delle violenze in Cisgiordania, inclusa la sospensione dell'accordo di associazione Ue-Israele;

   7) a promuovere l'embargo totale di armi da e verso Israele e sospendere qualsiasi forma di cooperazione militare a partire dal Memorandum d'intesa tra il Governo italiano e il Governo dello Stato di Israele, inclusa la fornitura, l'acquisto di armamenti e tecnologie, compresi quelli da e verso Paesi terzi, fino all'esito del processo di pace;

   8) a farsi promotore in seno al Consiglio della predisposizione di uno strumento legislativo volto a vietare in modo esplicito qualsiasi rapporto economico e commerciale con gli insediamenti israeliani situati nel Territorio palestinese occupato (Tpo), inclusa Gerusalemme Est, accompagnando tale misura con sanzioni economiche mirate, al fine di garantire il rispetto del diritto internazionale e promuovere politiche europee coerenti a sostegno della pace, della legalità e della tutela dei diritti delle popolazioni locali;

   9) a sostenere, in tutte le sedi internazionali e multilaterali, il pieno afflusso di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, il pieno rispetto del diritto internazionale ed ad intraprendere tutte le azioni necessarie, in ambito nazionale e internazionale, per garantire l'operatività dei corridoi via terra richiesti dalle organizzazioni umanitarie, incluso un corridoio umanitario dedicato che consenta agli studenti palestinesi ammessi presso università italiane di raggiungere l'Italia;

   10) a sostenere, in tutti i consessi europei ed internazionali, la legittimità e l'operatività della Corte penale internazionale e della Corte internazionale di giustizia e a dare piena attuazione ai loro pronunciamenti, in linea con il diritto internazionale e in virtù del previsto obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri, e ad assumere tutte le iniziative di propria competenza affinché l'Unione europea attivi il «Regolamento di blocco» per rendere inefficaci o quantomeno alleviare gli effetti delle sanzioni che puntano a minare dalle fondamenta qualunque possibilità di giustizia e di convivenza pacifica nel mondo;

   11) a fronte dell'evoluzione dello scenario energetico, anche nell'ambito dell'attuazione della comunicazione «Accelerate EU» della Commissione europea del 22 aprile 2026, ad avviare con urgenza un confronto costruttivo per l'istituzione, nel rispetto dell'attuale quadro finanziario pluriennale e in coerenza con il processo di definizione del prossimo quadro finanziario dell'Unione europea per il periodo 2028-2034, con gli obiettivi di REPowerEU e la riorganizzazione degli strumenti finanziari esistenti, di un Energy recovery fund, quale strumento volto a garantire una maggiore autonomia sul fronte energetico, attraverso l'attivazione di strategie e investimenti per accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, le tecnologie di accumulo e gli interventi sulla rete di trasmissione dell'energia elettrica, nonché la promozione di piani di acquisto comuni e condivisi;

   12) a farsi promotore delle opportune iniziative, tra le altre, in ambito unionale tese a revisionare il meccanismo di formazione dei prezzi del gas naturale basato sul Ttf, nonché a sollecitare il disaccoppiamento dei prezzi del gas da quelli dell'energia elettrica, al fine di offrire prezzi maggiormente competitivi e stabili nel medio-lungo periodo per famiglie e imprese; a perseguire una posizione, in ambito nazionale, tesa a rafforzare il quadro regolatorio dei Power purchase agreement (Ppa);

   13) a collocare l'Italia da protagonista nella costruzione di una vera difesa comune europea e non di un riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento, esprimendo la chiara volontà politica di andare avanti nel percorso di realizzazione di un'unione della difesa, anche partendo da forme di cooperazione rafforzata o integrazione differenziata tra Stati membri, attraverso la pianificazione, l'acquisizione e la gestione di capacità condivise, al fine di efficientare le risorse già previste e sfruttando le economie di scala;

   14) a promuovere un percorso di reale costruzione di una difesa europea, attraverso una governance democratica chiara del settore e investimenti comuni necessari a realizzare l'autonomia strategica e colmare i deficit alla sicurezza europea, anche introducendo clausole vincolanti sul «Buy european», all'interoperabilità dei sistemi di difesa verso un esercito comune europeo;

   15) ad adottare ogni iniziativa utile, anche in sede europea, al fine di garantire la predisposizione di misure urgenti da destinare al sostegno dei settori produttivi maggiormente esposti agli effetti dell'introduzione dei dazi e colpiti dalla situazione di incertezza dei mercati mondiali e dal rallentamento del commercio internazionale, che preveda misure per favorire accesso al credito per le imprese, la previsione di ammortizzatori sociali, interventi per il sostegno all'internazionalizzazione e per evitare le delocalizzazioni, nonché misure volte a rafforzare le scorte strategiche e a calmierare i prezzi dei beni essenziali; in particolare, a sostenere le impresse le filiere maggiormente esposte e a prevedere un piano di ristori o di incentivi fiscali specifici per le PMI;

   16) a sostenere ogni iniziativa dell'Unione europea, anche alla luce dell'accordo commerciale oggetto della Dichiarazione comune Ue-Usa di agosto 2025, finalizzata a contrastare la politica protezionistica adottata dall'Amministrazione statunitense, con il costante ricorso alla minaccia di nuovi dazi come leva geopolitica da parte di Trump, anche mediante il supporto alle azioni di rimborso delle somme sin qui illegittimamente riscosse;

   17) ad adottare iniziative urgenti in sede di Unione europea volte a promuovere una revisione integrale del Patto di stabilità e crescita, che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello di spesa pubblica;

   18) a promuovere l'adozione di un bilancio europeo più forte, che preveda l'aumento del budget pluriennale europeo, per sostenere investimenti comunitari attraverso un grande piano europeo, sul modello del NextGenerationEU, da 750-800 miliardi di euro annui – anche ricorrendo a debito comune e a nuove risorse proprie, da indirizzare verso l'innovazione, la competitività, la transizione verde, la coesione sociale e il rafforzamento del Pilastro europeo dei diritti sociali; a sostenere, nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale 2028-2034, la creazione di una grande infrastruttura europea pubblica per la ricerca e lo sviluppo dell'intelligenza artificiale, ispirata al modello Cern; nonché ribadendo l'urgenza di realizzare il mercato unico dei capitali, di affrontare il grande tema della riforma dell'armonizzazione fiscale tra i Paesi membri e di costituire una capacità fiscale comune e nuove risorse proprie per interventi anticiclici efficaci e politiche europee più solide;

   19) a favorire il superamento del potere di veto e una coerente riforma dei Trattati, come richiesto dal Parlamento europeo per abolire l'unanimità nel sistema decisionale dell'Unione europea, e a rilanciare la pratica istituzionale delle cooperazioni rafforzate, per avviare da subito progetti e politiche comuni con gli Stati Membri che vogliono farlo;

   20) ad assumere nuovamente, come è sempre accaduto nei passati Governi di ogni colore politico, un ruolo guida e d'impulso a Bruxelles per accelerare l'adesione dei partner balcanici, sottraendoli definitivamente alle diverse forme di influenza estranee ai valori e agli interessi europei: l'integrazione dev'essere graduale e concreta, fondata sul merito, sulla sicurezza e sulla difesa dei diritti, e a tale scopo chiediamo anche che l'Italia mantenga un ruolo guida nel network di Stati degli Amici dei Balcani occidentali, per promuovere la consapevolezza che l'allargamento agli Stati candidati, rappresenta una via maestra per un nuovo protagonismo dell'Unione europea e per scongiurare la frattura tra Occidente e Oriente;

   21) a sostenere la realizzazione di corridoi umanitari sicuri e l'istituzione permanente di una missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, a promuovere la costruzione di un sistema comune, coordinato e solidale per la gestione strutturale del fenomeno migratorio che assicuri la tutela dei diritti umani, a garantire procedure e percorsi equi, sicuri e legali per migranti e richiedenti asilo, in particolare i minori, nonché a contrastare efficacemente il traffico di esseri umani, anche attraverso partenariati con i Paesi di origine e transito purché responsabili e trasparenti, evitando in ogni caso disumane, inefficaci e costose forme di esternalizzazione delle frontiere dell'Unione europea, come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi.
(6-00256) «Braga, Provenzano, Amendola, Graziano, De Luca».


   La Camera,

   premesso che:

    1) il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026 prevede i seguenti temi all'ordine del giorno: Ucraina, Medio Oriente; Quadro Finanziario Pluriennale; Sfide economiche globali; Sicurezza e Difesa Europea; Migrazione; Droghe illecite;

    2) la situazione internazionale, con i diversi scenari di crisi che la caratterizzano, sta creando pressioni tali da richiedere una decisa capacità europea di fornire risposte concrete per il proprio tessuto economico e sociale e dimostrarsi all'altezza del suo strategico ruolo di riferimento politico;

    3) in questo quadro la gestione/soluzione della crisi energetica rappresenta una priorità fondamentale per i nostri cittadini e il nostro sistema produttivo e richiede un intervento concreto da parte dell'Unione europea;

    4) in questo senso lo scorso 17 maggio il nostro Presidente del Consiglio ha inviato alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen una lettera per formalizzare la richiesta che la deroga al Patto di stabilità – attraverso la national escape clause – già prevista per la difesa sia estesa anche alle spese per la crisi energetica, richiesta alla quale proprio pochi giorni fa la Commissione ha risposto positivamente, riconoscendo una flessibilità sulle spese in materia di energia che avrà un ruolo fondamentale nel contrasto all'aumento dei prezzi;

    5) questo Consiglio si svolgerà subito dopo il G7 di Evian, che tra i diversi temi discuterà dei conflitti internazionali in corso e della stabilità globale, e in vista del Vertice Nato del prossimo luglio ad Ankara, a sua volta incentrato sui temi della sicurezza e della difesa euro-atlantica, ivi inclusi il rafforzamento dell'industria europea della difesa e la situazione nel fianco sud dell'Alleanza;

    6) in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti sfide alla sicurezza europea, appare sempre più necessario rafforzare la capacità dell'Europa di contribuire alla stabilità e alla sicurezza del continente, in piena complementarità con la Nato;

    7) i Capi di Stato e di Governo ribadiranno il sostegno all'Ucraina e all'avvio di negoziati per una pace giusta e duratura, da raggiungersi anche attraverso l'adozione delle decisioni necessarie per continuare a esercitare pressione su Mosca;

    8) lo scenario medio-orientale e la crisi iraniana continuano a restare centrali nelle evoluzioni negoziali in corso; il dibattito dei Capi di Stato e di Governo sarà orientato dalla situazione sul terreno, alla luce dei progressi che si potranno registrare in merito ai colloqui di pace tra gli Stati Uniti e l'Iran e alla situazione nello Stretto di Hormuz;

    9) per quanto riguarda il prossimo quadro finanziario pluriennale i Capi di Stato e di Governo avranno uno scambio di opinioni sulla base della proposta negoziale, cosiddetto negotiating box, che sarà presentata dalla Presidenza di turno cipriota;

    10) il tema delle sfide economiche globali intenderà fornire una base di confronto aperta per i Capi di Stato e di Governo, toccando le cruciali tematiche della sovracapacità produttiva globale nel settore industriale, della crisi energetica, e della competitività del nostro Mercato Unico europeo, nonché della necessità di favorire investimenti, innovazione e semplificazione normativa;

    11) il sistema di scambio delle quote di emissione europeo (ETS) sarà oggetto di revisione anche per ridurre la volatilità del prezzo del carbonio in linea con gli obiettivi del Piano «One Europe, One market»;

    12) i Capi di Stato e di Governo faranno un punto sul tema «migrazione» anche alla luce dell'entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla Migrazione e l'Asilo;

    13) un ulteriore punto sarà dedicato al tema delle droghe illecite in relazione alla nuova Strategia dell'unione in materia di droghe, presentata lo scorso 4 dicembre 2025 dalla Commissione europea insieme a un piano d'azione contro il traffico di stupefacenti per contrastare la diffusione di precursori di droghe, la creazione e vendita di droghe a basso costo, e smantellare le nuove reti online che coinvolgono soprattutto i giovani con gravi conseguenze in termini di aumento di reati violenti sul territorio UE. Linea di azione che si sviluppa in coerenza con la Coalizione europea contro la droga, promossa a livello europeo nell'ottobre 2025 su iniziativa di Italia e Francia;

    14) come da richiesta italiana, all'agenda del Consiglio europeo è stato aggiunto un punto relativo al recente focolaio di virus Ebola Bundibugyo (BVD) nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda,

impegna il Governo:

   1) a lavorare con i partner europei, internazionali e regionali per sostenere l'impegno delle diplomazie al fine di risolvere la crisi medio-orientale affinché i nostri interessi di sicurezza possano essere efficacemente tutelati anche nel dialogo tra Stati Uniti e Iran;

   2) ad assicurare ogni utile iniziativa volta al raggiungimento di una pace giusta e duratura in Ucraina, nel pieno rispetto della sovranità e dell'indipendenza, in coordinamento con gli Stati Uniti, la NATO e i partner del G7, e promuovendo un ruolo attivo dell'Unione europea nel processo di pace e nella definizione della futura architettura di sicurezza continentale; a garantire la continuità del sostegno multidimensionale alle istituzioni e alla popolazione Ucraina, con il pieno coinvolgimento del Parlamento in ordine a qualsiasi iniziativa di potenziale grande impatto economico, iniziando a costruire un phase-out dell'impianto sanzionatorio a seguito del termine del conflitto, suggerendolo anche come leverage negoziale; ad adottare iniziative affinché le istituzioni europee assicurino pieno sostegno politico, economico e operativo alle associazioni e organizzazioni impegnate a fronteggiare le conseguenze umanitarie della guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina;

   3) a procedere con urgenza alla soluzione del conflitto in Medio Oriente, promuovendo un processo politico inclusivo che garantisca sicurezza e stabilità regionale, nel rispetto del diritto internazionale e delle legittime aspirazioni di tutti i popoli coinvolti;

   4) a sostenere il processo di allargamento dell'Unione europea fondato sul merito individuale, sul rispetto dei criteri di adesione e sulla parità di trattamento tra tutti i Paesi candidati, quale strumento di rafforzamento della stabilità, della sicurezza e della coesione del continente europeo, con particolare attenzione ai Balcani occidentali, fornendo ogni necessario elemento al Parlamento circa le conseguenze economiche di qualsiasi nuovo ingresso; sono necessari progressi concreti e tangibili capaci di alimentare la fiducia dei cittadini dei Paesi candidati nella credibilità della prospettiva europea e di rafforzarne il sostegno al percorso politico e alle riforme richieste per l'adesione;

   5) a ribadire, nel rispetto dei vincoli di bilancio e della flessibilità riconosciuta dall'unione, la necessità di misure che mettano tutti gli Stati membri in condizione di rispondere in maniera adeguata a questa crisi che si presenta come uno shock asimmetrico e che rischia di provocare un effetto domino su tutte le industrie ed economie europee incidendo sulla competitività del sistema produttivo e sulla capacità di sostenere le misure necessarie alla sicurezza energetica;

   6) ad affrontare il dibattito in materia di sfide economiche globali a partire dalla sicurezza energetica, con particolare attenzione alla questione degli alti prezzi dell'energia, richiamando la necessaria semplificazione della burocrazia europea, il sostegno agli investimenti e all'innovazione ed una politica commerciale europea ambiziosa e volta a ristabilire la parità di condizioni sui mercati, che assicuri altresì catene di approvvigionamento resilienti e il sostegno all'export europeo;

   7) ad adottare ogni iniziativa utile per finalizzare un sistema di scambio di emissioni europeo compatibile con il nostro sistema industriale, e in grado di garantire stabilità e prevedibilità agli investimenti delle imprese attraverso correttivi all'Emissions Trading System volti ad evitare la speculazione finanziaria, le distorsioni competitive e gli oneri non correlati alla decarbonizzazione, compensando le asimmetrie presenti tra Europa ed il resto del mondo;

   8) a negoziare il prossimo quadro finanziario pluriennale con una visione funzionale al ruolo centrale della politica agricola e della pesca, alla convergenza e coesione dei suoi territori, e alla competitività del sistema europeo in termini di industria, ricerca e innovazione e sviluppo; in particolare, sarà fondamentale preservare le risorse dedicate alle politiche previste dai Trattati, garantendone al contempo un utilizzo più efficace, orientato agli investimenti, alla crescita e alla competitività del sistema europeo; sarà altresì essenziale sostenere gli investimenti europei in innovazione, tecnologie avanzate e autonomia strategica, mettendo l'Unione in condizione di colmare il divario competitivo che la separa da Stati Uniti e Cina in settori chiave quali l'intelligenza artificiale, i semiconduttori, la cybersecurity, le tecnologie quantistiche e le infrastrutture digitali;

   9) a lavorare per una politica di sicurezza e difesa europea che sia realmente efficace, calibrata sul rispetto delle competenze sovrane degli Stati membri, sostenuta da una capacità finanziaria adeguata, in piena complementarità con la Nato e che riguardi tutti i confini dell'Unione secondo una visione a 360 gradi, valorizzando altresì la cooperazione con partner strategici europei quali il Regno Unito e la Norvegia, che contribuiscono alla sicurezza del continente e al rafforzamento del pilastro europeo dell'Alleanza Atlantica;

   10) a continuare a lavorare per rafforzare e rendere più efficace le politiche europee di gestione del fenomeno migratorio, anche alla luce dell'entrata in vigore del Patto europeo sull'asilo e la migrazione e della imminente finalizzazione del nuovo Regolamento rimpatri;

   11) a mantenere prioritario, in materia di droghe illecite, il coordinamento delle iniziative unionali con quelle della Coalizione europea contro la droga (ECAD), per rafforzare l'efficacia dei nostri sforzi contro il traffico di droga e le reti criminali transnazionali a esso collegate, nonché per prevenire e contrastare i fenomeni di dipendenza;

   12) a mantenere alta l'attenzione dell'Unione europea relativamente al virus Ebola Bundibugyo (BVD) favorendo – nel pieno rispetto delle prerogative nazionali in termini di tutela della salute – il coordinamento della vigilanza alle frontiere, in particolare attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi diretti e indiretti di persone esposte al virus.
(6-00257) «Mantovani, Giglio Vigna, Rossello, Carfagna, Ambrosi, Candiani, Battilocchio, Colosimo, Bagnai, De Monte, Di Maggio, Polidori, Donzelli, Giordano, Pisano, Rotondi, Rachele Silvestri».


   La Camera,

   il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026 sarà chiamato ad affrontare questioni di fondamentale rilevanza per il futuro dell'Unione europea, tra cui la guerra in Ucraina, la situazione in Medio Oriente, la sicurezza e la difesa europea, il nuovo Quadro finanziario pluriennale, la competitività europea, le politiche migratorie e le principali sfide economiche, sociali e climatiche che interessano il continente europeo;

   premesso che:

    1) l'Unione europea si trova oggi di fronte a una fase storica caratterizzata da una pluralità di crisi tra loro interconnesse – geopolitiche, economiche, sociali, climatiche e democratiche – che richiederebbero una profonda ridefinizione delle priorità politiche europee;

    2) l'Europa resta il luogo da cui costruire una prospettiva alternativa alla logica della guerra permanente, della competizione tra blocchi geopolitici e del ritorno delle politiche di potenza, riaffermando invece il valore del multilateralismo, del diritto internazionale, della giustizia sociale e della transizione ecologica;

    3) la guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina continua a rappresentare una gravissima violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e oltre tre anni di guerra hanno prodotto centinaia di migliaia di vittime, devastazione economica e sociale, milioni di profughi e gravi conseguenze per la stabilità e la sicurezza dell'intero continente europeo;

    4) l'Unione europea ha fornito in questi anni un sostegno politico, economico, finanziario e militare senza precedenti all'Ucraina, senza che ciò abbia però prodotto le condizioni necessarie all'apertura di un percorso negoziale credibile e duraturo;

    5) l'Europa ha progressivamente rinunciato a svolgere un ruolo autonomo di iniziativa diplomatica e politica, risultando oggi marginale nei principali tentativi di costruzione di un percorso negoziale volto a porre fine al conflitto;

    6) una pace giusta e duratura può essere costruita esclusivamente attraverso un percorso diplomatico e multilaterale fondato sul rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite, sulla sicurezza reciproca e sulla costruzione di un nuovo sistema di sicurezza cooperativa europeo;

    7) il processo di adesione all'Unione europea è intrinsecamente collegato al rispetto ed alla promozione dei valori comuni esplicitati nell'articolo 2 del Trattato dell'Unione europea, quali il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. In particolare i criteri di Copenaghen definiscono le condizioni essenziali che tutti i paesi candidati devono soddisfare, sottolineando che forzature o deroghe geopolitiche rischiano di compromettere la credibilità del processo di adesione all'Ue e creare squilibri anche nelle relazioni di vicinato;

    8) in Medio Oriente si è assistito ad una ulteriore e drammatica escalation a seguito dell'attacco militare congiunto condotto il 28 febbraio 2026 da Israele e dagli Stati Uniti contro la Repubblica islamica dell'Iran, che ha colpito infrastrutture militari e obiettivi strategici nel territorio iraniano aprendo una nuova fase di conflitto armato nella regione a cui si è sovrapposto un ulteriore attacco di Israele in Libano. Tali attacchi rappresentano gravi violazioni del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, mettendo in campo una logica di guerra preventiva al di fuori di qualsiasi quadro multilaterale e senza autorizzazione del Consiglio di sicurezza;

    9) desta forte preoccupazione il rischio di un ulteriore allargamento regionale del conflitto in Medio Oriente, alla luce del deterioramento del quadro di sicurezza nell'intera regione che rappresenta una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale;

    10) il Libano attraversa una gravissima crisi economica, sociale e istituzionale aggravata dagli effetti delle operazioni militari condotte sul proprio territorio e dall'instabilità regionale;

    11) appare pertanto indispensabile rilanciare una iniziativa diplomatica multilaterale che favorisca la de-escalation regionale, il rispetto della sovranità degli Stati coinvolti e il pieno rispetto del diritto internazionale:

    12) la destabilizzazione dell'area innescata dalla guerra illegale avviata da Stati Uniti e Israele ha ricadute gravi e imprevedibili sull'economia mondiale. L'escalation militare nel Golfo Persico e l'interruzione dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz stanno già producendo effetti pesantissimi sui mercati energetici internazionali, con un fortissimo aumento delle quotazioni del petrolio e del gas. Il protrarsi della crisi sta già conducendo verso una drammatica impennata dei prezzi del gas, dell'elettricità e dei carburanti, con conseguenze dirette su famiglie e imprese, già provate da anni di instabilità energetica e inflazione;

    13) la tragedia del popolo palestinese continua in forme drammatiche nonostante gli annunci di cessate il fuoco che sono stati ripetutamente violati attraverso bombardamenti, incursioni militari e operazioni terrestri che hanno ulteriormente aggravato le condizioni della popolazione civile nella Striscia di Gaza;

    14) la distruzione di ospedali, scuole, reti idriche e infrastrutture essenziali, unitamente all'utilizzo della fame come strumento di guerra e alla sistematica compromissione delle condizioni di vita della popolazione civile, costituisce una gravissima violazione del diritto internazionale umanitario;

    15) destano particolare allarme i progetti del Governo israeliano volti all'occupazione permanente di ampie porzioni della Striscia di Gaza, così come il continuo ampliamento degli insediamenti illegali e delle attività di colonizzazione in Cisgiordania, in aperta violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite;

    16) sono fermamente da condannare le decisioni adottate dal governo israeliano nel febbraio 2026, tra cui l'avvio di un processo sistematico di registrazione delle terre nella Cisgiordania occupata e misure volte ad ampliare il controllo amministrativo israeliano sul territorio, provvedimenti finalizzati a facilitare l'acquisizione delle terre da parte degli insediamenti israeliani e consolidare un'annessione de facto. Tali iniziative legislative e amministrative rappresentano passi concreti verso l'annessione della Cisgiordania, in aperta violazione del diritto internazionale e in contrasto con il parere della Corte Internazionale di Giustizia;

    17) l'Unione europea si è limitata ad esprimere una generale preoccupazione per la situazione umanitaria a Gaza, ma non ha ancora assunto iniziative adeguate alla gravità della situazione;

    18) in tale contesto, l'Unione europea ha invece progressivamente orientato la propria agenda politica verso una crescente militarizzazione delle politiche comuni, come dimostrano il piano Readiness 2030 ed in particolare il programma SAFE, il rafforzamento dell'industria militare europea, l'espansione dei programmi europei a sostegno della produzione bellica e la crescila della spesa militare nazionale prevista nei prossimi anni;

    19) le recenti iniziative della Commissione europea e del Consiglio mirano inoltre a consentire l'utilizzo di quote crescenti delle politiche di coesione e di altri strumenti finanziari europei per obiettivi legati alla sicurezza e alla difesa, rischiando di sottrarre risorse fondamentali alla riduzione delle disuguaglianze territoriali e sociali, alla transizione ecologica e agli investimenti pubblici;

    20) la sicurezza dei cittadini europei non può essere ridotta alla sola dimensione militare, ma deve essere costruita attraverso la diplomazia, la cooperazione internazionale, la prevenzione dei conflitti, la sicurezza energetica, la resilienza climatica, la protezione civile, il rafforzamento della democrazia e la tutela dei diritti sociali;

    21) la revisione del Quadro finanziario pluriennale rappresenta un passaggio decisivo per orientare le priorità dell'Unione europea nei prossimi anni;

    22) l'economia europea continua a essere caratterizzata da una crescita debole, da livelli insufficienti di investimento pubblico e privato, da persistenti squilibri territoriali e da un significativo rallentamento della produzione industriale in numerosi settori strategici;

    23) l'aumento delle disuguaglianze sociali, il deterioramento del potere d'acquisto dei salari e la crescita della povertà rappresentano fattori di fragilità democratica e sociale che richiedono una risposta europea coordinata;

    24) l'Europa continua a scontare un ritardo negli investimenti pubblici comuni rispetto ai principali competitori globali, con effetti negativi sulla capacità di innovazione, ricerca, autonomia tecnologica e transizione ecologica;

    25) il Patto di stabilità e crescita e la nuova governance economica europea continuano a presentare elementi di rigidità che rischiano di comprimere gli investimenti pubblici necessari alla transizione ecologica, alla coesione sociale, alla riconversione industriale e alla realizzazione degli obiettivi strategici dell'Unione;

    26) appare pertanto inopportuna e pericolosa qualsiasi proposta che incrementi le risorse destinate al riarmo europeo, fatta peraltro senza prevedere un corrispondente rafforzamento delle politiche sociali, ambientali, industriali e di coesione;

    27) la competitività europea non può essere perseguita attraverso la deregolamentazione sociale e ambientale, l'indebolimento delle tutele del lavoro o l'arretramento degli obiettivi climatici; destano notevole preoccupazione le iniziative europee volte a ridimensionare gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità, di due diligence ambientale e sociale e più in generale gli standard ESG, con il rischio di compromettere la trasparenza, la responsabilità delle imprese e gli obiettivi del Green Deal europeo;

    28) la crisi climatica continua a rappresentare una delle principali minacce alla sicurezza, alla salute e al benessere delle popolazioni europee e richiede un'accelerazione, e non un rallentamento, delle politiche di decarbonizzazione e di adattamento climatico;

    29) la persistente volatilità dei mercati energetici e le tensioni geopolitiche internazionali confermano la necessità di accelerare il percorso verso l'autonomia energetica europea attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili, dell'efficienza energetica, delle reti intelligenti e dei sistemi di accumulo;

    30) la sicurezza energetica europea non può essere perseguita attraverso nuove dipendenze da fonti fossili o attraverso il rallentamento della transizione ecologica, ma richiede un forte programma europeo di investimenti pubblici e privati orientato alla decarbonizzazione dell'economia;

    31) la recente decisione della Commissione europea di estendere le clausole di flessibilità della governance economica europea agli investimenti finalizzati alla sicurezza energetica dovrebbe essere integralmente orientata ad accelerare l'uscita dalle fonti fossili, lo sviluppo delle energie rinnovabili, l'efficienza energetica, la modernizzazione delle reti, l'accumulo energetico e la riduzione strutturale delle bollette per famiglie e imprese;

    32) è preoccupante l'assenza di una strategia nazionale coerente che utilizzi tali margini finanziari per rafforzare l'autonomia energetica del Paese e ridurne la dipendenza dalle importazioni di gas e dalle oscillazioni dei mercati energetici internazionali. La sicurezza energetica, infatti, non può essere perseguita attraverso nuove dipendenze fossili o il rilancio di opzioni costose e di lungo periodo come il nucleare, ma richiede investimenti immediati nelle fonti rinnovabili, nell'efficienza energetica e nella democratizzazione dell'accesso all'energia, contrastando il potere oligopolistico dei grandi gruppi energetici e la rendita generata dalle crisi internazionali;

    33) la gestione dei fenomeni migratori non può essere ridotta a una logica emergenziale e repressiva, ma richiede una strategia europea fondata sulla cooperazione internazionale, sulla tutela dei diritti fondamentali, sull'apertura di canali regolari e sicuri di ingresso, sul rafforzamento dei sistemi di accoglienza e integrazione e sulla condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri;

    34) desta forte preoccupazione il recente accordo politico raggiunto tra Consiglio e Parlamento europeo sul nuovo Regolamento europeo sui rimpatri, che completa l'impianto del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo accentuandone ulteriormente l'impostazione securitaria. Tale accordo prevede l'introduzione di meccanismi che consentono il trasferimento di persone destinatarie di provvedimenti di rimpatrio verso cosiddetti «hub di rimpatrio» collocati in Paesi terzi, l'estensione degli strumenti di trattenimento amministrativo e un generale rafforzamento delle misure coercitive connesse alle procedure di espulsione;

    35) questa impostazione rischia di compromettere il pieno rispetto del diritto internazionale, del diritto d'asilo, del principio di non respingimento e delle garanzie fondamentali della persona, alimentando processi di esternalizzazione delle responsabilità europee verso Paesi terzi privi di adeguati sistemi di tutela dei diritti umani;

    36) è necessario superare definitivamente il modello di esternalizzazione delle procedure migratorie e di trasferimento delle responsabilità verso Paesi terzi, che ha trovato una delle sue espressioni più controverse nel Protocollo tra Italia e Albania, rivelatosi inefficace, costoso e incompatibile con i principi fondamentali dell'ordinamento europeo e internazionale,

impegna il Governo:

   1) a lavorare per un'autonomia strategica europea fondata prioritariamente sulla capacità dell'Unione di agire come attore di pace, di cooperazione internazionale, di giustizia climatica e di progresso sociale, rafforzando il multilateralismo, il ruolo delle Nazioni Unite e gli strumenti internazionali di prevenzione e risoluzione dei conflitti;

   2) a lavorare attivamente per la fine della guerra in Ucraina, affinché l'Unione europea si renda protagonista di un accordo di pace duraturo e globale che affronti le cause profonde del conflitto e che sia fondato sui principi dell'Atto finale di Helsinki e della Carta delle Nazioni Unite, compresi la sicurezza collettiva, la moderazione militare e gli impegni di disarmo, escludendo la partecipazione italiana a eventuali missioni o contingenti permanenti destinati al territorio ucraino nell'ambito delle cosiddette garanzie di sicurezza;

   3) a difendere la credibilità di ogni percorso di adesione all'Unione europea quale strumento di consolidamento democratico, cooperazione e pace, nel pieno rispetto dell'articolo 49 del Trattato sull'Unione europea, dei criteri di Copenaghen e del principio del merito individuale, garantendo che il processo si svolga in modo rigoroso, trasparente e uniforme rispetto a tutti i Paesi candidati, senza deroghe o scorciatoie motivate da esigenze geopolitiche e assicurando il pieno coinvolgimento dei Parlamenti nazionali e del Parlamento europeo nelle scelte relative all'allargamento dell'Unione;

   4) a sostenere in tutte le sedi europee e internazionali iniziative volle alla de-escalation delle tensioni regionali in Medio Oriente, al rispetto della sovranità del Libano e degli altri Stati della regione e alla costruzione di un quadro multilaterale di sicurezza fondato sul diritto internazionale, nonché a favorire in sede europea ogni iniziativa volta a ottenere un immediato cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, la piena protezione della popolazione civile e l'accesso immediato, continuo e senza ostacoli agli aiuti umanitari;

   5) a promuovere la sospensione dell'Accordo di associazione tra Unione europea e Israele ai sensi dell'articolo 2 del medesimo accordo, in ragione delle gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, nonché a sostenere l'adozione di un embargo europeo sulla vendita e sul trasferimento di armamenti verso Israele e di misure restrittive nei confronti dei responsabili delle violazioni del diritto internazionale, delle attività di colonizzazione e delle violenze perpetrate nei territori palestinesi occupati;

   6) a riconoscere lo Stato di Palestina nei confini del 1967 e a promuovere una soluzione politica fondata sulla coesistenza nella pace, nella sicurezza e nella libertà, sostenendo una conferenza internazionale di pace sotto l'egida delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, finalizzata alla cessazione delle ostilità, alla ricostruzione di Gaza e alla costruzione di un quadro stabile di sicurezza regionale;

   7) a opporsi all'ulteriore incremento delle spese militari nazionali richiesto nell'ambito delle iniziative europee di riarmo e a promuovere una revisione profonda del piano Readiness 2030, del programma SAFE e degli strumenti ad esso collegati, affinché le priorità dell'Unione europea tornino a essere orientate alla pace, alla cooperazione e alla sicurezza collettiva;

   8) a contrastare l'utilizzo delle risorse della politica di coesione, dei fondi strutturali e di altri strumenti europei destinati alla riduzione delle disuguaglianze territoriali e sociali per finalità di riarmo o di sostegno all'industria militare, preservandone la destinazione originaria a favore della coesione sociale e territoriale, della transizione ecologica, dei servizi pubblici, della ricerca e dello sviluppo sostenibile;

   9) a sostenere la costruzione di una effettiva difesa comune europea fondata sul coordinamento e sulla razionalizzazione delle spese esistenti, sul controllo democratico del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali e sulla progressiva autonomia strategica dell'Unione europea;

   10) a contrastare ogni tentativo di destinare quote crescenti del nuovo Quadro finanziario pluriennale alle spese militari e agli strumenti dual use, privilegiando invece investimenti in transizione ecologica, innovazione, ricerca, istruzione, sanità, politiche sociali, cultura e coesione territoriale;

   11) a promuovere una revisione della governance economica europea e del Patto di stabilità e crescita che consenta di escludere dal computo degli obiettivi di bilancio gli investimenti pubblici destinati alla transizione ecologica, alla sicurezza energetica, alla ricerca, all'istruzione, alla salute, alla protezione civile e alla coesione sociale;

   12) a promuovere un rafforzamento significativo del bilancio dell'Unione europea, anche attraverso nuove autentiche risorse proprie europee e strumenti di debito comune finalizzati agli investimenti strategici, sostenendo in particolare una tassazione europea degli extraprofitti, un contributo effettivo delle grandi multinazionali e delle grandi ricchezze finanziarie e patrimoniali, nonché strumenti comuni di contrasto all'elusione e all'evasione fiscale;

   13) a sostenere un grande piano europeo di investimenti pubblici per la riconversione ecologica dell'economia, l'autonomia energetica da fonti fossili, la resilienza climatica, la proiezione civile europea, la sicurezza energetica e la creazione di occupazione di qualità, respingendo altresì ogni arretramento rispetto agli obiettivi del Green Deal europeo, della legge europea sul clima e degli impegni internazionali assunti dall'Unione europea in materia di decarbonizzazione, accelerando invece la transizione ecologica, l'efficienza energetica e la tutela della biodiversità;

   14) a sostenere le politiche sul green deal per rafforzare la transizione energetica, le politiche di elettrificazione favorendo i processi di innovazione e produzione tecnologica che vedono le imprese italiane leader in questi settori;

   15) a sostenere una strategia europea per l'autonomia energetica fondata sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, delle infrastrutture energetiche comuni, dell'efficienza energetica e della riduzione strutturale della dipendenza dalle fonti fossili, utilizzando ogni margine di flessibilità previsto dalla governance economica europea e dalla recente clausola energetica esclusivamente per investimenti finalizzati alla riduzione strutturale della dipendenza dalle fonti fossili, allo sviluppo delle energie rinnovabili, delle reti intelligenti, dei sistemi di accumulo, delle comunità energetiche, dell'efficienza energetica degli edifici e al contrasto del caro energia per famiglie e imprese, escludendone l'utilizzo per il sostegno a nuove infrastrutture fossili o per il rilancio dell'opzione nucleare;

   16) a rafforzare le politiche a tutela della biodiversità assicurando l'applicazione del regolamento Ue Nature restoration law, a rispettare le direttive habitat e uccelli anche in considerazione del disegno di legge 1552 in discussione al Senato su cui vi è una lettera di osservazione della Commissione Ue;

   17) a contrastare in sede europea ogni deregolamentazione ambientale e sociale giustificata in nome della competitività, incluse le proposte di indebolimento degli standard ESG, degli obblighi di rendicontazione e due diligence di sostenibilità, delle tutele ambientali e dei diritti del lavoro, promuovendo invece un modello di competitività fondato sull'innovazione, sulla qualità del lavoro, sulla giustizia climatica e sulla responsabilità sociale d'impresa;

   18) a promuovere politiche industriali europee orientate alla transizione ecologica e digitale, subordinando ogni forma di sostegno pubblico al rispetto di criteri ambientali, occupazionali, sociali e territoriali e favorendo la riconversione sostenibile delle filiere produttive e a sostenere il rafforzamento del Pilastro europeo dei diritti sociali, la tutela dei salari, della contrattazione collettiva, dei servizi pubblici essenziali, della coesione territoriale e delle misure di contrasto alla povertà e alle disuguaglianze;

   19) a chiedere una profonda revisione delle politiche migratorie europee fondata sul pieno rispetto dei diritti fondamentali, del diritto internazionale e del diritto d'asilo, opponendosi a meccanismi di esternalizzazione delle frontiere, ai cosiddetti «hub di rimpatrio» nei Paesi terzi e a ogni forma di trasferimento delle responsabilità europee in materia di protezione internazionale verso Stati che non garantiscano standard equivalenti di tutela dei diritti umani, favorendo invece l'apertura di canali legali e sicuri di ingresso, il rafforzamento dei sistemi di accoglienza e integrazione e una più equa condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri;

   20) a respingere ogni iniziativa volta alla creazione di centri di trattenimento o piattaforme di rimpatrio al di fuori del territorio dell'Unione europea e a promuovere invece meccanismi europei di ricerca e soccorso in mare, percorsi di ingresso regolare e programmi di reinsediamento umanitario coordinati a livello dell'Unione.
(6-00258) «Zanella, Fratoianni, Bonelli, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».


   La Camera,

   premesso che:

    1) il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026 riveste un'importanza strategica per il futuro dell'Unione europea, chiamata ad affrontare alcune tra le principali sfide geopolitiche, economiche e istituzionali che condizioneranno la stabilità del continente nei prossimi decenni;

    2) all'ordine del giorno della riunione è prevista la trattazione di questioni cruciali, quali: il sostegno all'Ucraina, la situazione in Medio Oriente, la definizione del prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, le sfide economiche globali, la difesa e la sicurezza europea, l'immigrazione, il contrasto alle droghe illecite e il semestre europeo;

    3) la guerra di aggressione russa contro l'Ucraina, ormai al quinto anno, prosegue con un quadro militare ancora instabile lungo la linea del fronte, un continuo utilizzo da parte russa di missili e droni contro infrastrutture energetiche, logistiche e civili ucraini e un logoramento economico e sociale del Paese che rende imprescindibile e urgente il sostegno europeo alla resistenza del popolo ucraino;

    4) a più di quattro anni dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina, si deve constatare come l'Unione europea non sia stata in alcun modo in grado di produrre azioni e misure diplomatiche in grado di incidere realmente all'interno degli eventi: tale mancanza è da imputare, con ogni evidenza, alla carenza di una politica estera comune da parte di tutti gli Stati membri, alcuni dei quali sembrano rispondere più ad interessi avversi a quelli europei e di stampo meramente nazionalista;

    5) alle sanzioni e ai circa 200 miliardi di euro di sostegni finanziari, umanitari e militari deve accompagnarsi il – più volte sollecitato – avvio di un'azione diplomatica europea attraverso la nomina di in un inviato speciale con il mandato di perseguire la cessazione delle ostilità e la normalizzazione dei rapporti tra le parti in conflitto attraverso il dialogo, confermando il ripudio della guerra quale mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;

    6) in questo contesto, appare quanto mai urgente superare il meccanismo dell'unanimità per garantire il funzionamento istituzionale europeo secondo il modello degli Stati Uniti d'Europa, con reiezione diretta del Presidente della Commissione europea e il rafforzamento delle prerogative del Parlamento europeo: il consolidamento delle istituzioni europee risulta improcrastinabile sia per garantire univocità alla propria azione, sia per mettere al riparo i valori europei da interferenze esterne volte ad amplificare eventuali carenze sul piano dell'unitarietà dell'azione dell'Ue;

    7) i recenti avvenimenti di intensificazione delle minacce ibride in Europa attribuite alla Russia e alla Bielorussia si collocano sotto la soglia del conflitto armato tradizionale e mirano a delegittimare il valore della mediazione e del dialogo (tipici della democrazia) in termini di vulnerabilità e debolezze, con l'obiettivo di indebolire la coesione dell'Unione, condizionare decisioni sovrane degli Stati membri e ridurre la capacità europea di sostenere l'Ucraina e difendere i propri interessi strategici;

    8) in questa prospettiva, è da stigmatizzare la mancanza di una posizione chiara e definita da parte del Governo Meloni sull'Ucraina. Lo scorso 5 giugno, a Tivat, i leader europei e dei Balcani occidentali si sono riuniti per discutere il fondamentale allargamento dell'Ue a Serbia, Montenegro, Kosovo, Bosnia-Erzegovina e Albania – obiettivo da sempre al centro delle priorità nazionali anche per evidenti ragioni strategiche – ma la Presidente del Consiglio Meloni è risultata assente perché il giorno stesso ha preferito trattenersi a Reggio di Calabria per la presentazione di un francobollo celebrativo in prefettura: un espediente per evitare di assumere, ancora una volta, una posizione chiara anche sul processo di integrazione dell'Ucraina, tanto più grave alla luce degli sviluppi del conflitto;

    9) in tale quadro, l'Unione europea, anche nell'ambito del piano Readiness 2030, è chiamata ad accelerare gli sforzi per una risposta coordinata, anche rafforzando le strutture comuni di analisi e coordinamento, la cooperazione di intelligence e la capacità di attribuzione e contrasto delle operazioni ostili, al fine di tutelare lo spazio informativo europeo, la sicurezza delle infrastrutture e la tenuta dei sistemi democratici;

    10) la creazione di una difesa comune europea – sul solco degli Accordi per la Comunità europea di difesa, firmati a Parigi il 27 maggio 1952 – e in parallelo di un mercato unico della difesa rappresentano un passaggio obbligato per l'affermazione dell'autonomia strategica europea, anche alla luce del più volte annunciato disimpegno economico, militare e logistico dell'attuale amministrazione statunitense rispetto all'organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO). Tale percorso deve tendere a rendere più efficienti le spese militari nazionali attraverso il coordinamento degli investimenti degli Stati membri e a prevenire duplicazioni nei processi produttivi; la costruzione di una difesa comune europea, infatti, è inscindibilmente legata alla cooperazione tra gli Stati membri nei settori della ricerca e dello sviluppo tecnologico, nonché alla condivisione dei risultati conseguiti dall'industria della difesa, così da promuovere, nel medio-lungo periodo, una sinergia industriale europea capace di garantire uno sviluppo equilibrato ed efficace del comparto;

    11) in questa prospettiva si rende quanto mai urgente intervenire per regolamentare l'accesso ai social network attraverso l'introduzione del concetto di maggiore età digitale, quale strumento volto a scongiurare l'utilizzo prematuro di dette piattaforme e salvaguardare lo sviluppo psicofisico dei bambini e preadolescenti. Le minacce rivolte dal Presidente statunitense Trump al Premier britannico Starmer, «colpevole» di aver proposto una legislazione in questo senso, rappresentano un'aggressione alla sovranità e ai valori europei, cui occorre dare una risposta coordinata e condivisa a livello eurounitario;

    12) l'azione comune europea rimane auspicabile da intraprendere altresì sul fronte mediorientale, dove gli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023 da parte del gruppo terrorista di Hamas nei confronti dello Stato di Israele ha gettato al macero anni di relazioni diplomatiche nell'intera regione mediorientale, dando avvio a un conflitto di vasta scala che ha generato, in oltre due anni, una devastazione senza precedenti nella Striscia di Gaza, con un numero elevatissimo di vittime civili, una distruzione massiccia delle infrastrutture e lo sfollamento forzato di gran parte della popolazione;

    13) nel gennaio 2026 è stata avviata la seconda fase per la demilitarizzazione della Striscia di Gaza, con la firma della carta istitutiva del Board of Peace – presieduto dagli Stati Uniti – e l'istituzione di un comitato transitorio palestinese di carattere tecnico per l'amministrazione di Gaza (National Committee for the Administration of Gaza), con sede in Egitto e privo di componenti di Hamas e dell'Autorità nazionale palestinese;

    14) la prima riunione del Board of Peace si è tenuta a Washington il 18-19 febbraio 2026, alla presenza di rappresentanti di una quarantina di Paesi, con impegni finanziari per la ricostruzione e l'impegno di alcuni Stati a fornire personale per la forza internazionale di stabilizzazione; nessun grande Paese europeo ha aderito al Board in qualità di membro, anche in ragione di perplessità sul suo mandato, sulla sua composizione – che non prevede alcuna rappresentanza palestinese al proprio interno ed è presieduta dagli Stati Uniti – e sul rapporto tra tale organismo, costruito al di fuori della cornice multilaterale delle Nazioni Unite, e il ruolo dell'ONU;

    15) in tale contesto, l'Italia ha scelto di partecipare alla riunione inaugurale del 19 febbraio 2026 come osservatore, con la presenza del Ministro degli affari esteri senza che tale scelta sia stata preceduta da un adeguato e preventivo coinvolgimento del Parlamento e in assenza di una posizione comune europea sul punto: allo stato attuale, peraltro, risulta che il Board sia sostanzialmente fermo, sprovvisto di fondi, privo di progressi sui negoziati per il disarmo di Hamas e con fondi promessi non giunti, negoziati sul disarmo di Hamas fermi, attenzione spostata altrove e con il comitato del Ncag bloccato al Cairo;

    16) nonostante una riduzione delle ostilità, si sono registrate ripetute violazioni e nuove vittime, mentre gli aiuti umanitari, pur in aumento rispetto al periodo precedente, restano inferiori agli impegni assunti; secondo le Nazioni Unite gran parte delle strutture a Gaza risulta danneggiata o distrutta e milioni di persone vivono in condizioni precarie, con accesso limitato all'acqua, ai servizi sanitari, all'energia e agli aiuti. Permangono inoltre nodi irrisolti quali il disarmo di Hamas, il ritiro graduale delle forze israeliane e la piena riapertura dei valichi;

    17) il quadro regionale si è ulteriormente aggravato nel 2026: il 28 febbraio 2026 Israele e Stati Uniti hanno avviato una serie di attacchi contro il regime liberticida dell'Iran, cui hanno fatto seguito attacchi di rappresaglia iraniani contro Israele, basi statunitensi e Paesi della regione. Dopo oltre cinque settimane di ostilità è stato dichiarato un cessate il fuoco condizionato l'8 aprile 2026, con mediazione del Pakistan; il conflitto ha avuto gravi ricadute regionali, tra cui un'escalation in Libano – oggetto a sua volta di un cessate il fuoco nell'aprile 2026 – e una crisi nello Stretto di Hormuz, con effetti di rilievo sui mercati energetici e sull'economia globale. Il cessate il fuoco resta tuttavia fragile, come confermato dai nuovi e gravi scambi di colpi tra Israele e Iran registrati all'inizio di giugno 2026. Tali eventi rendono ancora più urgente un'azione europea coesa per la de-escalation e la stabilizzazione dell'intera regione;

    18) nel Libano meridionale, in particolare, gli attacchi israeliani hanno colpito una base UNIFIL, cagionando vittime e feriti (anche italiani) in un corpo internazionale chiamato a garantire pace e stabilità nella regione: occorre adottare a livello europeo ogni iniziativa utile alla cessazione delle ostilità;

    19) l'Unione europea è chiamata a supportare, tramite qualsiasi azione diplomatica necessaria, il rispetto del cessate il fuoco a Gaza e l'ingresso stabile degli aiuti umanitari, nonché della risoluzione 2803 (2025) del Consiglio di sicurezza dell'ONU, propedeutici alla piena attuazione della fase di ricostruzione civile, governativa e finanziaria della Striscia di Gaza, nella prospettiva della soluzione dei due Stati, fondata sul pieno riconoscimento del diritto all'esistenza e alla sicurezza di Israele e sul riconoscimento dello Stato di Palestina;

    20) in questo contesto, appare senz'altro urgente accertare le responsabilità del governo israeliano con riguardo alle ipotesi di tortura valutate dalla stessa Procura di Roma anche nei confronti del Ministro della sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir, in relazione all'abbordaggio e all'arresto degli attivisti italiani in acque internazionali, nell'ambito dell'iniziativa nota come Freedom e Sumud Flotilla;

    21) nella primavera del 2026 si è registrata in Europa una grave ondata di attacchi antisemiti, tra cui l'incendio doloso di una sinagoga a Rotterdam, un'esplosione presso una scuola ebraica ad Amsterdam e un ordigno fatto esplodere davanti a una sinagoga a Liegi, oltre a una serie di attacchi incendiari contro sinagoghe e strutture comunitarie ebraiche a Londra, in parte rivendicati da un gruppo di matrice filo-iraniana. Tali episodi confermano la persistenza di minacce terroristiche e antisemitiche, rafforzando la necessità di garantire il rispetto del diritto internazionale da parte di tutta la compagine governativa israeliana e l'esigenza di un'azione europea coesa per la tutela delle comunità ebraiche, il contrasto dell'antisemitismo e la prevenzione della radicalizzazione violenta, anche sul piano della sicurezza interna e della cooperazione tra Stati membri;

    22) con riferimento alla definizione del Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, il relativo negoziato assume un valore strategico perché determina, in modo vincolante, la capacità dell'Unione di sostenere le priorità politiche e di sicurezza dei prossimi anni, tra cui: il sostegno di lungo periodo all'Ucraina e la ricostruzione post-bellica; la competitività e la politica industriale comune; la transizione energetica e digitale; la resilienza economica e la coesione; la gestione integrata delle migrazioni; nonché le esigenze connesse all'allargamento;

    23) l'attuale contesto geopolitico conferma che la politica di allargamento dell'Unione europea costituisce una scelta di natura strategica che incide direttamente sulla sicurezza del continente, sulla stabilità delle aree di vicinato, sulla capacità dell'Ue di proiettare pace e prosperità e sulla credibilità dell'ordine internazionale;

    24) in tale prospettiva, l'allargamento rappresenta uno strumento di stabilizzazione preventiva: l'adozione dell'acquiscomunitario, l'allineamento progressivo alle politiche europee e l'integrazione nel mercato interno riducono i rischi di conflittualità regionale, aumentano la cooperazione transfrontaliera, migliorano la sicurezza delle infrastrutture e favoriscono la convergenza normativa e giudiziaria, con ricadute dirette anche sulla sicurezza dell'Italia e dell'area adriatico-balcanica;

    25) l'Italia, per collocazione geografica, legami economici e interessi di sicurezza, dovrebbe avere un interesse diretto a sostenere in modo attivo e credibile la prospettiva europea dei Balcani occidentali e dei Paesi del vicinato orientale, favorendo processi di riforma sostanziali e irreversibili, consolidando la stabilità regionale e rafforzando la proiezione dell'Unione europea: nel Mediterraneo allargato e nello spazio europeo orientale, senza porre in essere un quadro di artificiosa contrapposizione Ucraina e Balcani;

    26) l'attuale contesto internazionale caratterizzato da instabilità geopolitica, competizione strategica e pressione sui bilanci pubblici rende necessario che il QFP sia costruito su risorse adeguate, regole di spesa efficaci, maggiore capacità di risposta alle crisi e un quadro di finanziamento coerente con l'ambizione dell'Unione di agire con tempestività e credibilità;

    27) l'Unione europea è esposta a rischi specifici derivanti dal proprio grado di apertura economica e dalla struttura delle proprie filiere industriali, che in alcuni settori strategici dipendono da fornitori extra-Ue per componenti essenziali, tecnologie critiche e materie prime, con vulnerabilità che possono tradursi in interruzioni produttive, aumento dei costi, perdita di competitività e riduzione della capacità di risposta in situazioni di crisi;

    28) le sfide economiche globali si sono acuite per effetto delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti: l'accordo quadro Ue-Usa raggiunto nel 2025 ha fissato un tetto del 15 per cento ai dazi sulla maggior parte delle esportazioni europee, a fronte della riduzione dei dazi Ue sui beni industriali statunitensi: a seguito della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 20 febbraio 2026, che ha invalidato gran parte dei dazi adottati su base IEEPA, l'amministrazione statunitense ha introdotto nuovi dazi su base diversa (Sezione 122 del Trade Act del 1974) e ha più volte minacciato ulteriori aumenti, anche in settori specifici come quello automobilistico;

    29) la competitività dell'Unione europea risente, al tempo stesso, di fattori strutturali interni quali frammentazioni regolatorie e fiscali, disomogeneità nel mercato dei capitali, costi dell'energia differenziati, ritardi infrastrutturali e difficoltà nel trasformare ricerca e innovazione in produzione su scala, elementi che riducono la capacità del mercato unico di esprimere pienamente le proprie potenzialità e di attrarre investimenti in modo stabile e duraturo;

    30) ne consegue che la discussione del Consiglio europeo sulla situazione geoeconomica e sulle implicazioni per la competitività non può limitarsi a un'analisi congiunturale, ma deve spingersi a ripensare ogni strumento utile – ivi incluso il QFP – in un'ottica strategica, secondo le linee di indirizzo tracciate nel cosiddetto Rapporto Draghi;

    31) in questa prospettiva, il meccanismo di coordinamento avviato dal 2011 con il semestre europeo andrebbe ripensato per finalizzarlo non solo al rispetto dei vincoli di bilancio, ma anche in ottica propositiva e, cioè, nell'individuazione di priorità di intervento debitamente sostenute dalle risorse eurounitarie e che possano colmare l'output gap del Paese;

    32) il Governo, inoltre, in sede europea è chiamato ad attivarsi per promuovere un cambiamento del sistema ETS affinché tale scambio di quote di emissioni non aggravi eccessivamente le imprese europee a discapito della loro competitività, incentivando allo stesso tempo investimenti verso soluzioni tecnologiche di basso impatto ambientale;

    33) il 3 giugno 2026 la Commissione europea ha presentato il pacchetto di primavera 2026, con raccomandazioni specifiche per ciascuno Stato membro orientale a rafforzare competitività, produttività, innovazione e investimenti – in coerenza con la «Bussola per la competitività» – preservando al contempo la sostenibilità delle finanze pubbliche: in tale ambito, l'Italia figura tra i nove Stati membri sottoposti a un'analisi approfondita sui rischi per la convergenza sociale e tra i sette Stati membri oggetto di un esame approfondito nel quadro della procedura per gli squilibri macroeconomici, a conferma della persistenza di fragilità strutturali – in particolare sul fronte della produttività, degli investimenti e della crescita – che richiedono riforme e investimenti adeguati;

    34) nel medesimo pacchetto del 3 giugno 2026 la Commissione europea ha aperto a una flessibilità di bilancio per gli investimenti nella transizione energetica, estendendo – su richiesta degli Stati membri, tra i quali l'Italia – l'ambito di applicazione della clausola nazionale di salvaguardia, già prevista per la difesa, alle misure adottate a partire da febbraio 2026 che riducano la dipendenza dai combustibili fossili importati, nel limite dello 0,3 per cento del PIL annuo e dello 0,6 per cento cumulato per il periodo 2026-2028, con esclusione dei sussidi al consumo e dei tagli alle accise;

    35) tale spazio fiscale, stimato per l'Italia in alcuni miliardi di euro l'anno, è vincolato a investimenti strutturali in rinnovabili, reti ed efficienza energetica: il suo utilizzo è fondamentale per preservare la competitività dell'industria italiana, già fortemente pregiudicata da costi energetici ben al di sopra della media europea, ma richiede una capacità di spesa che il Governo non è riuscito a dimostrare in questa fase di attuazione del PNRR, alla luce dei ritardi registrati sul piano degli investimenti e opere infrastrutturali;

    36) un riposizionamento strategico è urgente anche sul fronte migratorio, aggravato da conflitti, instabilità regionali, crisi climatiche e dinamiche demografiche, e che richiede una risposta equilibrata che coniughi il rafforzamento della gestione coordinata dei flussi migratori con la tutela dei diritti fondamentali e con un'effettiva solidarietà tra Stati membri;

    37) l'azione esterna dell'Unione in materia migratoria, inclusa la cooperazione con Paesi di origine e transito, deve essere rafforzata in modo coerente e trasparente, affinché contribuisca alla prevenzione delle partenze irregolari, al contrasto delle reti criminali di trafficanti e alla costruzione di canali regolari e sicuri, evitando che la gestione dei flussi si traduca in una mera esternalizzazione priva di adeguate garanzie sui diritti umani;

    38) resta imprescindibile la necessità di preservare il principio di salvaguardia della vita umana in mare e l'osservanza del diritto internazionale, assicurando che la gestione ordinata dei flussi non comprometta obblighi di soccorso e tutela della dignità delle persone;

    39) anche sui flussi migratori e lo sfruttamento dei migranti prospera il traffico di droghe illecite che costituisce una delle più gravi minacce alla sicurezza in Europa, alimentando violenza, corruzione e infiltrazione dell'economia legale: secondo i dati dell'Unione, metà delle reti criminali più pericolose è coinvolta nel narcotraffico, i flussi di cocaina verso i porti europei sono cresciuti in misura rilevante negli ultimi anni e il mercato delle droghe illecite rappresenta un valore stimato di almeno 30 miliardi di euro l'anno;

    40) il 4 dicembre 2025 la Commissione europea ha presentato una nuova Strategia dell'Unione europea in materia di droga e un Piano d'azione contro il traffico per il periodo 2026-2030 – imperniati, tra l'altro, sull'approccio «follow the money», sul rafforzamento della dimensione marittima attraverso l'Alleanza europea dei porti e sul contrasto al reclutamento online dei minori – e il Consiglio «Giustizia e affari interni» ne ha approvato il quadro strategico il 5 marzo 2026;

    41) anche su questo versante, l'Italia è chiamata ad assumere un ruolo di primo piano, quale Paese fondatore e terza economia dell'Unione europea, abbandonando ogni equilibrismo che la vede ai margini dei processi decisionali o addirittura assente: l'estemporanea mancata partecipazione del Presidente del Consiglio Meloni al vertice europeo di Tivat testimonia invece il ruolo del tutto marginale che il Governo intende riservare al nostro Paese nel processo di integrazione europea,

impegna il Governo:

   1) a proseguire e rafforzare, anche attraverso la nomina di un inviato speciale per la pace, il sostegno politico, economico, umanitario e militare all'Ucraina, in coordinamento con l'Unione europea e gli alleati, assicurando al contempo che tale sostegno sia accompagnato da una pianificazione strutturata della fase di stabilizzazione e ricostruzione, con particolare attenzione a energia, infrastrutture critiche, servizi essenziali e rafforzamento dello Stato di diritto;

   2) a sostenere con determinazione il percorso di integrazione dell'Ucraina nell'Unione europea, riconoscendone il valore politico e strategico per la sicurezza e la stabilità del continente;

   3) a sostenere il rafforzamento dell'autonomia strategica europea in materia di sicurezza e difesa, promuovendo il progressivo sviluppo di una difesa comune europea quale pilastro della capacità dell'Unione di garantire la propria sicurezza, anche attraverso iniziative concrete volte a ridurre le duplicazioni, accrescere l'interoperabilità e le capacità comuni, rafforzare la base industriale e tecnologica della difesa europea e dare piena attuazione agli obiettivi europei di prontezza alla difesa entro il 2030, in piena complementarità con la Nato, anche alla luce del più volte annunciato disimpegno americano in materia di difesa europea;

   4) a promuovere in sede europea le necessarie modifiche ai Trattati al fine di superare il diritto di veto in materia di politica estera, così da consentire all'Unione europea di affrontare in maniera unitaria e coordinata le sfide globali e il nuovo scenario internazionale;

   5) a promuovere la realizzazione di un'Unione europea che superi il meccanismo dell'unanimità in favore del principio maggioritario per garantire il funzionamento istituzionale europeo secondo il modello degli Stati Uniti d'Europa, con l'elezione diretta del Presidente della Commissione europea e il rafforzamento delle prerogative del Parlamento europeo;

   6) a favorire, per quanto di competenza, l'iter parlamentare volto alla ratifica e l'esecuzione degli accordi per la Comunità europea di difesa, firmati a Parigi il 27 maggio 1952, al fine di avviare quanto prima il percorso di costituzione dell'esercito unico europeo quale elemento indispensabile per la definizione di una strategia europea nello scenario globale;

   7) a sostenere in sede europea, tramite qualsiasi azione diplomatica necessaria, il rispetto del cessate il fuoco a Gaza e l'ingresso stabile e adeguato degli aiuti umanitari nonché della risoluzione 2803 (2025) adottata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, affinché sia possibile la piena attuazione della fase di ricostruzione civile, governativa e finanziaria della Striscia di Gaza;

   8) a favorire azioni diplomatiche europee volte a sostenere la soluzione «due popoli, due Stati», fondato sul pieno riconoscimento del diritto all'esistenza e alla sicurezza di Israele e sul riconoscimento dello Stato di Palestina;

   9) a fornire compiuti elementi al Parlamento sulla partecipazione italiana al Board of Peace – ad oggi assunta in qualità di osservatore senza un adeguato e preventivo coinvolgimento delle Camere – e adoperarsi affinché l'azione dell'Italia sul futuro di Gaza sia ricondotta con priorità alla cornice multilaterale delle Nazioni unite e a una posizione comune europea, subordinando ogni eventuale contributo nazionale al pieno rispetto del diritto internazionale, alla soluzione «due popoli, due Stati» e a una preventiva autorizzazione parlamentare;

   10) a promuovere, anche in considerazione dei recenti sviluppi del quadro regionale connessi alla guerra tra Israele, Iran e Libano, un'azione europea coesa per la de-escalation e la stabilizzazione dell'intero Medio Oriente e promuovere, in sede di Unione europea, un'azione coesa e strutturata per la riapertura dello Stretto di Hormuz, nonché per il contrasto all'antisemitismo, rafforzando prevenzione e repressione dei reati d'odio, tutela e sicurezza dei luoghi di culto e delle comunità ebraiche, monitoraggio e raccolta dati sui crimini d'odio, contrasto alla radicalizzazione e alla propaganda online, nonché iniziative educative e culturali coerenti con i valori europei;

   11) a contribuire alla realizzazione di un negoziato ambizioso e tempestivo sul QFP 2028-2034, affinché l'Unione disponga dal 2028 di programmi finanziari adeguati alle nuove priorità strategiche, garantendo risorse coerenti con sicurezza, competitività, transizioni, coesione, migrazione e allargamento, nel rispetto dell'obiettivo di raggiungere l'accordo entro il 2026;

   12) ad adottare iniziative urgenti in sede europea volte a promuovere una revisione del Patto di stabilità e crescita che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescila inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello della spesa pubblica: a tal fine, a sostenere un piano di investimenti comuni sul modello del NextGenerationEU da 750-800 miliardi di euro annui, anche ricorrendo all'emissione di debito comune, finalizzato alla crescita economica, nonché a promuovere azioni volte a realizzare lo scorporo dal calcolo degli indicatori sul deficit per gli investimenti nazionali destinati a interventi di carattere economico-sociale a sostegno delle famiglie e imprese, evitando pesanti tagli allo Stato sociale e sostenendo una crescita inclusiva e sostenibile di medio e lungo termine;

   13) a promuovere iniziative europee volle a ridurre le dipendenze critiche in settori strategici (tecnologie essenziali, energia, materie prime critiche, componentistica), rafforzando la resilienza delle filiere e la sicurezza economica dell'Unione, anche mediante partenariati affidabili e strumenti di tutela da concorrenza distorsiva, sostenendo il rafforzamento del mercato unico e la competitività dell'industria europea, anche attraverso la riduzione delle frammentazioni regolazione e l'avanzamento dell'Unione dei mercati dei capitali, al fine di aumentare investimenti, innovazione e crescita;

   14) ad attivarsi, nelle sedi opportune europee, per promuovere un cambiamento del sistema Ets affinché tale scambio di quote di emissioni non aggravi eccessivamente le imprese europee a discapito della loro competitività, incentivando allo stesso tempo investimenti verso soluzioni tecnologiche di basso impatto ambientale;

   15) a sostenere in sede europea una strategia coordinata di diversificazione e rafforzamento dell'export dell'Unione, finalizzata a favorire l'internazionalizzazione dei settori maggiormente colpiti dai dazi statunitensi, promuovendo l'accesso ai mercati degli altri Paesi del continente americano, dell'india e dei Paesi arabi, e sostenendo, altresì, la ratifica e la piena attuazione degli accordi economici e commerciali tra l'Unione europea e i Paesi dell'America Latina (Mercosur), già applicato in via provvisoria per la parte commerciale dal 1° maggio 2026, nel rispetto degli interessi strategici e produttivi europei;

   16) a sollecitare in sede europea il rafforzamento delle deroghe al regime di divieto di aiuti di Stato al fine di predisporre ogni intervento utile per sostenere le imprese italiane, ivi compresa l'attivazione di un fondo europeo e nazionale per l'accesso a finanziamenti agevolati e con ampi piani rimborso, sì da favorire la liquidità e gli investimenti per i comparti maggiormente colpiti dai dazi;

   17) a proseguire nell'attuazione di una politica migratoria europea efficace, solidale e umana, sostenendo una gestione coordinata delle frontiere esterne, procedure chiare e tempi certi, e un'equa condivisione delle responsabilità tra Stati membri, con particolare attenzione ai Paesi di primo ingresso, preservando come priorità inderogabile la salvaguardia della vita umana in mare e l'osservanza del diritto internazionale, garantendo che le politiche di gestione dei flussi non compromettano gli obblighi di soccorso e la tutela della dignità delle persone, operando pertanto in tal senso nelle intese bilaterali con i Paesi mediterranei di partenza dei migranti;

   18) a rafforzare l'azione esterna dell'Unione in materia migratoria, in cooperazione con Paesi di origine e transito, per prevenire le partenze irregolari e contrastare le reti criminali, assicurando trasparenza, monitoraggio e rispetto effettivo dei diritti umani nei partenariati e negli accordi operativi;

   19) a riconvertire le strutture realizzate in Albania – oggi dedicate alle procedure accelerate – in centri destinati all'esecuzione della pena per cittadini albanesi detenuti in Italia, al fine di ridurre la pressione sul sistema penitenziario nazionale e garantire un utilizzo più efficiente delle risorse impiegate;

   20) a promuovere canali regolari e sicuri di ingresso, laddove compatibili con il quadro europeo, con l'obiettivo di favorire una gestione ordinata dei flussi, anche in relazione alle esigenze demografiche e del mercato del lavoro;

   21) a sostenere la piena e tempestiva attuazione della Strategia dell'Unione europea in materia di droga e del Piano d'azione contro il traffico per il periodo 2026-2030, assicurando risorse adeguate e certe, il rafforzamento della dimensione marittima e della resilienza dei porti, l'approccio «follow the money» con il pieno utilizzo degli strumenti di confisca e recupero dei proventi illeciti, il contrasto al reclutamento online e allo sfruttamento dei minori da parte delle reti criminali, nonché il potenziamento delle politiche di prevenzione, riduzione del danno e tutela della salute pubblica, in stretto coordinamento tra autorità di contrasto, doganali e giudiziarie degli Stati membri;

   22) a dare seguito, nel quadro del Semestre europeo 2026, alle raccomandazioni specifiche per l'Italia, affrontando con priorità le fragilità strutturali rilevate dalla Commissione – in particolare la bassa crescita della produttività, gli squilibri macroeconomici e i rischi per la convergenza sociale – attraverso un programma credibile di riforme e investimenti nonché utilizzare effettivamente la flessibilità di bilancio aperta dalla Commissione per la transizione energetica al fine di accelerare in modo concreto gli investimenti in energie rinnovabili, reti ed efficienza energetica – colmando il ritardo accumulato dall'Italia e riducendo i costi dell'energia per famiglie e imprese – senza distoglierla verso misure prive di effetti strutturali, e riferendo periodicamente al Parlamento sullo stato di attuazione delle riforme e della spesa;

   23) a sollecitare, in seno alle istituzioni europee, l'adozione di una regolamentazione volta a limitare l'accesso alle piattaforme social per i bambini e i preadolescenti introducendo il concetto di maggiore età digitale, coerentemente con quanto stabilito nel corso del Consiglio europeo del 23 ottobre 2025 e del 19-20 marzo 2026 e al fine di preservare gli interessi dei medesimi e delle famiglie, la protezione dei dati, la trasparenza e l'inclusione sociale.
(6-00259) «Boschi, Bonifazi, Del Barba, Faraone, Gadda, Giachetti, Madia».


   La Camera,

   premesso che:

    1) nel prossimo Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026, i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri saranno chiamati a trattare un ordine del giorno ampio che spazia dai temi di politica estera a quelli più strettamente economico-finanziari: oltre al punto sugli ultimi sviluppi delle crisi internazionali in atto in Ucraina e in Medio Oriente, verranno poi affrontate nuovamente le politiche migratorie e di sicurezza e difesa, per poi occuparsi di aspetti più economici con il prossimo quadro finanziario pluriennale, il semestre europeo e il ruolo europeo nelle sfide economiche globali, per poi concludere con un'analisi sul traffico di stupefacenti;

    2) il conflitto russo-ucraino attraversa una fase di profonda mutazione tattica e strategica, caratterizzata dal superamento di una fase di stallo operativo dovuta all'impiego massivo di innovazioni tecnologiche che hanno parzialmente compensato la disparità di forze convenzionali. Come noto, l'Ucraina è diventata una superpotenza dei droni, producendone circa quattro milioni all'anno e mettendo a punto sistemi come quello dei droni First-person-view (Fpv), a basso costo e in grado di distruggere sistemi d'arma costosissimi;

    3) in tale contesto si inserisce il dibattito su una possibile adesione dell'Ucraina all'Unione europea entro il 2027, che necessariamente dovrebbe basarsi sul principio merit-based che subordina la membership al rispetto dei criteri di Copenaghen e all'adozione dell'acquis comunitario, al fine di garantire la credibilità del progetto europeo senza sottostare a logiche geopolitiche potenzialmente atte a minare le aspettative di altri candidati;

    4) sul fronte del Medio Oriente, nonostante la vigenza formale di un cessate il fuoco assistiamo ad una gravissima escalation militare in Libano, teatro di scontro tra interessi esogeni, segnatamente riconducibili alla contrapposizione tra Israele, Iran e Stati Uniti, che sta mettendo a rischio i negoziati in Iran che considera il cessate il fuoco in Libano condizione necessaria e preliminare per una tregua più ampia con gli Stati Uniti. Teheran parrebbe orientata verso un accordo transitorio con Washington volto all'alleggerimento delle sanzioni economiche e allo sblocco dei proventi petroliferi, pur senza affrontare nel breve periodo la questione del programma nucleare. Tuttavia, il Dipartimento di Stato americano, per il tramite del Segretario Mario Rubio, ha escluso concessioni sanzionatorie vincolate alla sola riapertura dello Stretto di Hormuz;

    5) gli attacchi di Israele in Libano hanno generato pesanti frizioni politiche tra il Presidente Trump e Netanyahu, che accusa quest'ultimo di ostacolare i negoziati con la sua linea d'azione militare indiscriminata. Il raggiungimento di un accordo per gli Stati Uniti appare in questo momento storico ed economico indispensabile soprattutto per porre fine all'operazione militare più destabilizzante e mal gestita condotta dagli Stati Uniti da decenni. L'attacco all'Iran, infatti, ha causato il terzo grande shock energetico globale in sei anni, con conseguenze economiche difficili da calcolare, considerato che il blocco dello Stretto di Hormuz e gli attacchi a diversi asset infrastrutturali nella regione non si traducono solo in una crisi energetica mondiale, ma anche in una crisi logistica e industriale che sta riguardando tutto il mondo;

    6) la crisi umanitaria devastante provocata a Gaza da Israele, contro ogni logica del diritto internazionale umanitario, rischia di aggravarsi ulteriormente dopo gli ultimi annunci di Netanyahu che intende estendere l'occupazione nella Striscia di Gaza per raggiungere il controllo del 70 per cento del territorio. Le manifeste intenzioni del Presidente israeliano costituiscono una violazione del cessate il fuoco e dell'Accordo di pace in 20 punti siglato a ottobre 2025. In base all'accordo di tregua, le forze israeliane si erano attestate lungo una cosiddetta «linea gialla» che conferiva a Israele il controllo diretto del 53 per cento della Striscia. Da allora, quella linea è stata sistematicamente spostata verso ovest, restringendo lo spazio vitale dei palestinesi, con le modalità di un piano strutturato che presenta i connotati di una pulizia etnica. A tutto ciò ci aggiunge il ripetersi di episodi che hanno coinvolto le imbarcazioni civili della Global Sumud Flotilla, impegnate in missioni umanitarie dirette alla popolazione di Gaza, sollevando rilevanti questioni concernenti la libertà di navigazione, la protezione dei civili e il rispetto del diritto internazionale umanitario;

    7) il rispetto e l'effettività del diritto internazionale richiedono la piena indipendenza e operatività delle Nazioni Unite, della Corte internazionale di giustizia e della Corte penale internazionale, quali pilastri dell'ordinamento multilaterale fondato sul diritto. L'Italia ha un interesse fondamentale a promuovere un ordine internazionale regolato da norme condivise e istituzioni efficaci, anziché da rapporti di forza tra Stati; e le crescenti campagne di delegittimazione, le pressioni e le misure ritorsive rivolte negli ultimi anni contro organismi delle Nazioni Unite, relatori speciali, magistrati e istituzioni internazionali rischiano di comprometterne l'autonomia e l'efficacia;

    8) la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato il 9 giugno 2026 il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia che include la proposta di vietare l'ingresso nel territorio dell'Unione europea a chiunque abbia prestato servizio nelle Forze armate russe dall'inizio del conflitto russo-ucraino, con l'obiettivo dichiarato di precluderne l'accesso in Europa;

    9) con questo ultimo annuncio viene confermata la postura europea di un incomprensibile doppio standard adottato nell'approccio al conflitto in Medio Oriente rispetto a quello russo-ucraino, laddove da un lato si promuove l'esclusione totale dei militari russi dal territorio europeo, mentre dall'altro assistiamo nel totale silenzio del Governo italiano e delle istituzioni europee all'utilizzo del territorio sardo come meta di ristoro e recupero per militari dell'Israel defense forces (IDF), coinvolti in un conflitto caratterizzato da una indescrivibile crudeltà e disumanità;

    10) dopo il rinvio nel precedente Consiglio europeo di marzo 2026 e la discussione avuta nel summit informale di Cipro, il Consiglio europeo di giugno 2026 sarà un passaggio importante per i leader europei per raggiungere un possibile accordo entro la fine dell'anno sul nuovo Quadro finanziario pluriennale per il settennato 2028-2034, un tema quanto mai strategico, ma divisivo tra le istituzioni europee e gli stessi Stati membri;

    11) come noto sulla proposta avanzata nel 2025 dalla Commissione europea, diversi osservatori hanno espresso preoccupazioni per il potenziale ridimensionamento dei sostegni sia al settore agricolo (Pac), sia soprattutto agli interventi di coesione territoriale, i due ambiti tradizionalmente maggioritari nel bilancio dell'Unione. Il prospettato inglobamento in un fondo unico della politica di coesione metterebbe in discussione l'unica politica europea orizzontale che coinvolge tutto il territorio dell'Unione, nonché il suo carattere trasversale «place based» che ha finora garantito il ruolo centrale delle regioni, a partire dalla fase di programmazione delle strategie e degli interventi da realizzare e che ha consentito di indirizzare il supporto ai territori in maniera specifica e adeguata ai diversi bisogni espressi;

    12) a tal proposito il 25 maggio 2026 il gruppo informale «Amici della coesione» che riunisce 16 Stati membri su 27, tra cui anche l'Italia, ha prodotto una dichiarazione congiunta in cui si chiede di continuare a garantire adeguate risorse ai due tradizionali settori di finanziamento europeo: «Nella proposta della Commissione, la politica di coesione e la politica agricola comune (Pac) sono le uniche politiche che rischiano di subire riduzioni in termini reali, nonostante l'aumento complessivo delle dimensioni del nuovo quadro finanziario pluriennale» – si legge nella dichiarazione dei 16 Stati membri che chiedono anche «un aumento nella allocazione gli Stati membri» nei due programmi, visto che coesione e Pac, «sono le politiche europee più visibili per i cittadini»;

    13) alle richieste degli storici beneficiari netti dei fondi di coesione si affiancano da un lato le richieste di mantenere una stretta austerità da parte dei Paesi cosiddetti frugali e dall'altro il Parlamento europeo che nella sua posizione negoziale chiede un aumento delle risorse del 10 per cento rispetto alla proposta della Commissione europea, portando il totale di bilancio a circa 2.014 miliardi di euro a prezzi correnti, equivalenti all'1,27 per cento del reddito nazionale lordo dell'Unione europea, a cui si aggiunge separatamente il rimborso del debito contratto con il Fondo per la ripresa postpandemia, il cosiddetto NextGenerationEu, che il Parlamento chiede venga contabilizzato al di fuori dei massimali del quadro finanziario;

    14) l'urgenza geopolitica e a competizione globale disegnano sempre più un'Unione europea armata e militarizzata dove il comparto industriale della difesa orienta ricerca, standardizzazione e spesa pubblica, rischiando di trasformare l'Europa da attore di «soft power» e diplomazia preventiva in un soggetto di «hard power» privo di una visione strategica di lungo periodo, perdendo la propria identità civile. La sicurezza militare non può prescindere dalla sicurezza ambientale, climatica, sociale ed economica, l'Unione europea deve recuperare i suoi principi ispiratori e fondatori, quando dalla distruzione del secondo conflitto mondiale si è dato vita a un progetto basato sui diritti e sull'uguaglianza, come bussola da seguire per garantire la via giuridica e istituzionale della pace;

    15) il 30 novembre 2025 è scaduto il termine per la presentazione dei piani nazionali per l'accesso ai finanziamenti del programma Safe (Security action for Europe), uno dei pilastri del piano di riarmo europeo, strumento da 150 miliardi di euro volto a promuovere acquisti congiunti di mezzi e tecnologie militari e a sostenere l'acquisizione di capacità di difesa moderne, in particolare per l'acquisto di sistemi di difesa aerea e missilistica, artiglieria, missili e munizioni, droni e sistemi anti-drone. Il 17 febbraio 2026 sono state ufficialmente approvate dall'Ecofin le decisioni del Consiglio dell'Unione europea relative all'assistenza finanziaria a favore di Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia nel quadro del succitato programma Safe e per l'Italia sono stati messi a disposizione 14,9 miliardi di euro;

    16) considerata la grave crisi energetica che ha colpito il Paese, l'Esecutivo aveva deciso di congelare e non di rinunciare all'accesso ai suddetti fondi che sembrerebbe invece riprendere quota a seguito della decisione annunciata il 3 giugno 2026 dal Commissario all'economia, Dombrovskis, della possibilità di deroghe al Patto di stabilità e crescita non solo per la difesa, ma anche per l'energia e per l'Italia si stima una cifra tra i 13 e 14 miliardi. La cifra che sarà richiesta per i fondi Safe sarà di 5 o forse 6 miliardi di euro, che andranno comunque a gravare sul deficit pubblico e, in un quadro di fragilità macroeconomica come quella attuale, rischiano di tradursi in una gabbia contabile a scapito del sostegno sociale;

    17) le politiche migratorie dell'Unione europea hanno ormai assunto una direzione ultra securitaria e assomigliano sempre più a quelle portate avanti dall'amministrazione statunitense;

    18) il recente accordo tra i legislatori europei sul nuovo Regolamento rimpatri relativo ai cittadini extracomunitari non regolarmente soggiornanti conferma totalmente l'esternalizzazione della politica migratoria europea: con la creazione dei cosiddetti «return hubs» i migranti irregolari vengono delocalizzati in Paesi terzi, potendo costituire gli stessi la destinazione finale del rimpatrio se non possibile nel Paese di origine o costituire una dislocazione transitoria aumentando fino a due anni e mezzo la detenzione nei centri per il rimpatrio (contro i sei mesi attuali), creando delle zone grigie legalizzate dove risulterà difficile garantire il pieno rispetto dei diritti umani, il principio di non respingimento e il divieto di detenzione arbitraria visto il rafforzamento dei poteri delle forze dell'ordine nell'Individuazione dei migranti irregolari;

    19) l'Unione europea si arrende alla propria incapacità nella gestione dei flussi migratori, rinuncia a considerare i fattori globali e strutturali delle migrazioni indebolendo i sistemi di asilo e i rimpatri volontari dignitosi, allontanando la creazione e la programmazione di corridoi legali e ordinari di ingresso nel territorio dell'Unione europea e l'individuazione di una più ampia gamma di permessi di soggiorno oltre a quelli familiari e per lavoro;

    20) in un quadro geopolitico internazionale estremamente instabile, l'Europa deve dotarsi di adeguati strumenti economico finanziari per far fronte agli shock dei mercati e fronteggiare con maggiore velocità eventuali crisi di settori strategici. In tale contesto, preme evidenziare che la comunicazione «Accelerate EU» – adottata il 22 aprile 2026 dalla Commissione europea – si inserisce nel quadro delle iniziative volte a fronteggiare la recente volatilità dei prezzi energetici, delineando al contempo una strategia di medio-lungo periodo finalizzata a rafforzare la sicurezza, la resilienza e la competitività del sistema energetico dell'Unione, in quanto l'architettura degli strumenti finanziari europei, pur articolata e significativa, presenta ancora limiti in termini di capacità di mobilitare in modo rapido e su larga scala investimenti aggiuntivi nei settori strategici della transizione energetica, nonché di garantire un adeguato coordinamento tra interventi emergenziali e strumenti strutturali;

    21) la necessità incombente di una transizione verde nel settore energetico è confermata dalla scelta della Commissione europea di concedere agli Stati membri che intraprendono azioni per rafforzare la sicurezza energetica e accelerare la transizione dai combustibili fossili una flessibilità di bilancio limitata nell'ambito dell'attuale clausola di salvaguardia nazionale per la spesa per la difesa;

    22) unitamente alla flessibilità sulla transizione energetica, la Commissione europea ha presentato il pacchetto di primavera del Semestre europeo in un quadro di «profonda incertezza geopolitica» e di «crescente competizione globale», come dichiarato dal Commissario all'economia, Valdis Dombrovskis. Le raccomandazioni specifiche relative all'Italia disegnano un Paese in crisi economica e sociale dove il lavoro dipendente è tra i più tassati d'Europa, ma anche tra i più precari con una strutturale stagnazione produttiva. Un Paese che soffre una forte denatalità, dove i giovani altamente qualificati lasciano l'Italia per migliori prospettive all'estero, dove la crisi abitativa è una delle più gravi d'Europa con il costo degli affitti che rappresenta più di un terzo dei salari medi, dove la quota di edilizia sociale è bassa ed è alta la quota di abitazioni non occupate. Anche la situazione della sanità finisce sotto la lente di Bruxelles: accesso alla sanità pubblica peggiorato, liste d'attesa sempre più lunghe e notevoli disparità territoriali nell'accesso ai servizi sanitari;

    23) nello scacchiere internazionale merita particolare attenzione la situazione a Cuba che è ormai oltre la soglia dell'allarme geopolitico con un Paese di fatto al collasso e una grave emergenza umanitaria a causa di una vera e propria «carestia energetica» indotta dalla politica di massima pressione esercitata dagli Stati Uniti. La guerra degli Usa contro l'Iran ha di fatto esacerbato il contesto di privazioni e carenze nel sistema economico e sociale cubano;

    24) la crisi cubana ha acceso lo scontro diplomatico tra Cuba e l'Unione europea, tanto che il Ministro degli esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha respinto con fermezza le critiche della Vicepresidente Kallas, la quale aveva attribuito il collasso del sistema cubano alla cattiva gestione interna e alla repressione politica. La posizione europea non è affatto lontana da quella dell'Esecutivo italiano, come emerso dalla risposta di una interrogazione a risposta immediata presentata dal Gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle in Commissione Affari esteri alla Camera dei deputati, in cui non è stato fatto nessun riferimento alla citata politica di pressione statunitense a dir poco discutibile, considerato l'uso di misure coercitive unilaterali e una violazione palese dei principi di sovranità e non ingerenza sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite;

    25) per la prima volta il Consiglio europeo discuterà delle sfide legate all'uso e al traffico di droghe, facendo il punto sulle basi scientifiche e sui progressi della strategia europea in materia. Il Consiglio giustizia e affari interni, il 4 giugno 2026, ha approvato il quadro di implementazione e rafforzamento della strategia stessa per rispondere alle sfide sociali e sanitarie poste dal consumo di droga e i danni a essa correlati, oltre al contrasto al traffico internazionale che richiede una cooperazione interistituzionale a più livelli basata sul rafforzamento dell'approccio «follow-the-money» e sul potenziamento del controllo del traffico marittimo di stupefacenti e le tecniche di adescamento dei minori on-line,

impegna il Governo:

   1) a scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte le minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall'Amministrazione americana, l'interesse europeo, all'interno del quale si promuove e realizza il nostro interesse nazionale, collocando l'Italia sulla frontiera più avanzata dell'integrazione contro le spinte disgregatrici, le interferenze esterne e i ripiegamenti nazionalisti;

   2) a condannare ogni azione militare unilaterale fuori dal quadro del diritto internazionale e dell'articolo 11 della Costituzione repubblicana;

   3) a fronte del perdurante conflitto bellico russo-ucraino e preso atto dell'ormai consolidato posizionamento delle parti, a promuovere un inedito protagonismo dell'Unione europea nell'approccio alla risoluzione della crisi per imprimere una concreta e reale svolta politico-diplomatica con una prospettiva multilaterale per l'immediato cessate il fuoco, affinché l'Europa possa tornare ad essere protagonista politica nella promozione e costruzione di un ordine internazionale fondato sulla pace, sul dialogo, sul rispetto dei diritti umani, sulla giustizia sociale, considerato il provato contesto geopolitico internazionale aggravato dalle continue violazioni del diritto internazionale;

   4) a interrompere gli aiuti militari alle autorità governative ucraine, implementando allo stesso tempo le misure di sostegno umanitario e gli aiuti alla popolazione civile e nel prossimo futuro a sostenere il processo di ricostruzione, nell'interesse del popolo ucraino e della stessa Europa;

   5) nell'ambito dell'accelerazione per l'adesione dell'Ucraina all'Unione europea, ad adottare le opportune iniziative in sede europea volte a verificare e garantire il principio merit-based che subordina la membership al rispetto dei criteri di Copenaghen e all'adozione dell'acquis comunitario;

   6) ad assumere, in ogni sede bilaterale e multilaterale, ogni iniziativa utile e urgente volta a fermare le azioni militari in corso, promuovendo con determinazione un cessate il fuoco immediato e un processo strutturato di de-escalation del conflitto, nel pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario, favorendo la riapertura di canali diplomatici e il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali competenti, al fine di pervenire a una soluzione politica e duratura della crisi;

   7) ad adoperarsi per la liberazione di tutti i prigionieri politici in Iran, a partire dalla premio Nobel Narges Mohammadi, nel rispetto dei diritti fondamentali della persona e a chiedere la sospensione immediata di ogni esecuzione capitale, quale misura imprescindibile di civiltà giuridica e di tutela dei diritti umani fondamentali, e a favorire una transizione pacifica e democratica nelle mani del popolo Iraniano;

   8) ad adoperarsi, in cooperazione con i partner europei, nel quadro di solidarietà prevista dai Trattati, per la protezione e la sicurezza del suolo europeo, e a tutelare, nei Paesi dell'area con cui abbiamo relazioni consolidate e interessi strategici, la sicurezza dei nostri contingenti militari impegnati in missioni di pace e dei civili;

   9) relativamente alla situazione della Striscia di Gaza a riconoscere, sia in sede nazionale che a livello europeo, la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, con la piena assunzione del reciproco Impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo, al fine di preservare nell'ambito del rilancio del Processo di Pace la prospettiva dei «due popoli, due Stati»;

   10) ad assumere, in seno all'Unione europea, ogni iniziativa necessaria a porre fine all'occupazione illegale dei territori palestinesi, in conformità al diritto internazionale e alle risoluzioni delle Nazioni Unite, anche sostenendo in sede europea l'adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario e nei confronti dei coloni responsabili delle violenze in Cisgiordania, inclusa la sospensione dell'accordo di associazione Unione europea-Israele, in permanenza delle ripetute violazioni dell'articolo 2 del suddetto accordo da parte del Governo israeliano e della violazione delle fondamentali regole dello Stato di diritto in atto, come denunciato dalle forze di opposizione israeliane;

   11) a sostenere nelle opportune sedi europee l'attivazione del regime di sanzioni dell'Unione europea nei confronti del Governo israeliano per le continue violazioni dei diritti umani e per i trattamenti disumani riservati agli attivisti della Global Sumud Flotilla;

   12) a promuovere e sostenere nelle opportune sedi europee l'adozione di sanzioni volte ad introdurre misure restrittive per ingresso e la mobilità nel territorio dell'Unione europea nei confronti di chiunque abbia prestato o presta servizio nelle forze armate dell'Israel defense forces dall'inizio del conflitto in Medio Oriente, considerata la complicità materiale in crimini di guerra e violazioni dei diritti umani;

   13) a farsi promotore in seno al Consiglio della predisposizione di uno strumento legislativo volto a vietare in modo esplicito qualsiasi rapporto economico e commerciale con gli insediamenti israeliani situati nel Territorio palestinese occupato (Tpo), inclusa Gerusalemme Est, accompagnando tale misura con sanzioni economiche mirate, al fine di garantire il rispetto del diritto internazionale e promuovere politiche europee coerenti a sostegno della pace, della legalità e della tutela dei diritti delle popolazioni locali;

   14) a promuovere l'embargo totale di armi da e verso Israele, e sospendere qualsiasi forma di fornitura, acquisto e trasferimento di armamenti e tecnologie, compresi quelli da e verso Paesi terzi, fino all'esito del processo di pace;

   15) a sostenere, in tutte le sedi internazionali e multilaterali, il pieno afflusso di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, il pieno rispetto del diritto internazionale e ad intraprendere tutte le azioni necessarie, in ambito nazionale, europeo e internazionale, per garantire che i corridoi via terra richiesti dalle organizzazioni umanitarie, come Music for peace, possano consentire agli aiuti di raggiungere Gaza in tempi certi e in piena integrità e che le missioni umanitarie civili – tra cui la Global Sumud Flotilla – si svolgano nel pieno rispetto del diritto internazionale marittimo e umanitario; ad attivarsi sul piano politico e diplomatico per l'apertura di un corridoio umanitario permanente che consenta il pieno afflusso di aiuti alla Striscia;

   16) a sostenere e difendere, in tutti i consessi europei e internazionali, l'indipendenza, l'autorevolezza, la legittimità e l'operatività del sistema multilaterale fondato sulle Nazioni Unite, sulla Corte internazionale di giustizia e sulla Corte penale internazionale, a dare piena attuazione ai loro pronunciamenti in linea con il diritto internazionale e in virtù del previsto obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri, contrastando ogni forma di pressione, delegittimazione, sanzione, condanna o misura ritorsiva nei confronti dei loro funzionari e organi, come quella subita da ultimo dal giudice italiano Rosario Aitala, nonché quelle ripetutamente adottate avverso la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati Francesca Albanese e promuovendo altresì il pieno rispetto delle decisioni e delle misure adottate a tutela del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario;

   17) a salvaguardare la finalità propria dei fondi di coesione europei, scongiurando che siano destinati a scopi diversi rispetto a quelli riferiti alla riduzione dei divari territoriali;

   18) ad adottare iniziative di competenza volte a rafforzare con coraggio il bilancio dell'Unione e impedire la decurtazione delle risorse destinate alla politica di coesione; a sostenere la costituzione di una capacità fiscale comune e nuovi strumenti di imposizione fiscale propri, tali da consentire rapidi ed efficaci interventi anticiclici e dotare di risorse adeguate le politiche europee;

   19) a scongiurare il rischio che, nell'ambito delle interlocuzioni in corso sul riordino del Quadro finanziario pluriennale dell'Unione, le risorse a valere su un futuro Fondo unico europeo vengano distratte per altri flussi di spesa, tra cui la difesa, con grave pregiudizio per la politica agricola comune e la coesione territoriale;

   20) a promuovere una politica di difesa comune europea attraverso la pianificazione, l'acquisizione e la gestione di capacità condivise, al fine di efficientare le risorse già previste e sfruttando le economie di scala;

   21) a riconsiderare urgentemente gli impegni assunti in sede Nato in materia di spese per la difesa, considerato l'impatto strutturale sulla finanza pubblica di fatto insostenibile alla luce dei recenti dati Istat relativi al deficit interno;

   22) a non accedere ai fondi Safe, al fine di evitare che ulteriori spese per la difesa gravino sul deficit pubblico a scapito di misure volte al sostegno sociale, considerato il quadro di fragilità macroeconomica attuale;

   23) a sostenere la realizzazione di corridoi umanitari sicuri e l'istituzione permanente di una missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, a promuovere la costruzione di un sistema comune, coordinato e solidale per la gestione strutturale del fenomeno migratorio che assicuri la tutela dei diritti umani, a garantire procedure e percorsi equi, sicuri e legali per migranti e richiedenti asilo, in particolare i minori, nonché a contrastare efficacemente il traffico di esseri umani, anche attraverso partenariati con i Paesi di origine e transito purché responsabili e trasparenti, evitando in ogni caso disumane, inefficaci e costose forme di esternalizzazione delle frontiere dell'Unione europea come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi;

   24) ad adottare iniziative urgenti in sede di Unione europea volte a promuovere una revisione integrale del patto di stabilità che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello di spesa pubblica; a tal fine, a sostenere un piano di investimenti comuni sul modello di Next Generation EU da 750-800 miliardi annui, anche ricorrendo a debito comune, finalizzato alla crescita economica, nonché a promuovere azioni volte a realizzare lo scorporo dal calcolo degli indicatori sul deficit per gli investimenti nazionali destinati ad interventi di carattere economico sociale a sostegno delle famiglie e imprese, evitando pesanti tagli allo Stato sociale e sostenendo una crescita inclusiva e sostenibile di medio e lungo termine;

   25) ad adoperarsi, per la revisione delle regole fiscali comprese nel Patto di stabilità e crescita, al fine di adattarle alle nuove sfide che l'Unione europea e i suoi Stati membri sono chiamati ad affrontare, nonché a perseguire politiche di bilancio sostenibili, prevedendo percorsi di rientro dal debito più realistici che tengano conto delle specificità degli Stati membri e del loro quadro macroeconomico complessivo;

   26) a promuovere iniziative volte a porre le basi di una riforma sul tema della creazione di un'adeguata capacità fiscale dell'Unione, che riveste un'importanza centrale per il processo di integrazione europea ed è strumento essenziale di governance economica in quanto strettamente complementare alla disciplina di bilancio per gli Stati, in particolare chiedendo che le politiche economiche nazionali siano sostenute e integrate da efficaci politiche europee, uniche in grado di far fronte a gravi shock (simmetrici o asimmetrici) o farsi carico della produzione di beni pubblici di interesse generale;

   27) ad adottare iniziative in sede europea volte ad adattare alcuni elementi di successo dell'esperienza del Dispositivo di ripresa e resilienza alla nuova architettura della politica di bilancio europea, trasformando il programma Next generation EU in uno strumento permanente, da finanziare attraverso il bilancio europeo con la conseguente istituzione di nuove fonti di entrate nella forma di risorse proprie dell'Unione europea e l'inclusione dell'emissione di debito comune europeo come strumento stabile, finalizzati a sostenere l'impegno comune per il rafforzamento degli investimenti nella produzione di «beni pubblici» che consentano di rispondere al meglio alle esigenze concordate a livello europeo, come ricerca, innovazione, sicurezza e transizione energetica, al fine di assicurare all'Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo, capace di avviare una politica economica anti-ciclica, che la sottragga a quelli che i firmatari del presente atto di indirizzo giudicano «ricatti» dei contributi nazionali;

   28) a fronte dell'evoluzione dell'attuale scenario energetico, anche nell'ambito dell'attuazione della comunicazione «Accelerate EU» della Commissione europea del 22 aprile 2026, ad avviare con urgenza un confronto costruttivo per l'istituzione, nel rispetto dell'attuale quadro finanziario pluriennale e in coerenza con il processo di definizione del prossimo quadro finanziario dell'Unione europea per il periodo 2028-2034, con gli obiettivi di REPowerEU e la riorganizzazione degli strumenti finanziari esistenti, di un Energy recovery fund quale strumento volto a garantire una maggiore autonomia sul fronte energetico, attraverso l'attivazione di strategie e investimenti per accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, le tecnologie di accumulo e gli interventi sulla rete di trasmissione dell'energia elettrica, la mobilitazione di risorse e il sostegno alla bancabilità e scalabilità degli investimenti nelle energie rinnovabili, anche mediante strumenti di de-risking e contratti a lungo termine, il rafforzamento delle infrastrutture di rete e dei sistemi di accumulo, quali elementi essenziali per la flessibilità del sistema e per l'integrazione delle fonti rinnovabili, nonché la promozione di piani di acquisto comuni e condivisi, al fine di contrastare la crisi attuale, prevenire future criticità e sostenere cittadini e imprese maggiormente esposti al caro energia, assicurando altresì la salvaguardia e la qualificazione dei livelli occupazionali, anche attraverso misure di riconversione industriale e riqualificazione professionale connesse ai processi di transizione energetica;

   29) ad adottare urgenti iniziative affinché le risorse rese disponibili nell'ambito della clausola delle spese supplementari in difesa per gli investimenti energetici nel periodo 2026-2028 siano tempestivamente destinate ad interventi funzionali alla riduzione dei costi dell'energia nel breve-medio periodo, con particolare riferimento allo sviluppo delle reti elettriche, dei sistemi di accumulo, dell'efficienza energetica, della flessibilità del sistema elettrico e dell'elettrificazione dei consumi, escludendo l'utilizzo delle medesime per il finanziamento della progettazione, realizzazione o esercizio di nuove centrali nucleari da fissione sul territorio nazionale;

   30) ad adottare urgenti iniziative nelle sedi europee ed internazionali volte a promuovere e garantire il multilateralismo, il principio di non ingerenza e la revoca di sanzioni extraterritoriali contrarie alla Carta della Nazioni Unite, al fine di tutelare i diritti fondamentali della popolazione cubana e il pieno rispetto del diritto internazionale considerata la politica di massima pressione esercitata dagli Stati Uniti nei confronti di Cuba;

   31) a garantire che un eventuale scostamento di bilancio sia esclusivamente indirizzato al contrasto della povertà assoluta, al sostegno per la sanità pubblica e per famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica, escludendo che le risorse disponibili siano assorbite da impegni di spesa militare;

   32) ad adottare iniziative volte a rivedere l'indicatore della spesa primaria netta, basato sulla spesa nominale, per tenere adeguatamente conto degli effetti dell'inflazione sulla dinamica della spesa netta, al fine di consentire una più corretta approssimazione del saldo primario depurato delle componenti cicliche e, conseguentemente, evitare che errori di previsione dell'inflazione producano valutazioni distorte dell'aggiustamento fiscale richiesto agli Stati membri;

   33) a promuovere in sede europea una proroga degli eurobond emessi per finanziare il Pnrr, al fine di evitare una compressione del bilancio e, conseguentemente, delle risorse destinate agli investimenti, in particolare quelli destinati ai territori;

   34) nell'ambito del contrasto al traffico di stupefacenti, a sostenere e rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia con i partner europei al fine di raggiungere gli obiettivi della Strategia europea in materia di droghe 2026-2030, nonché promuovere l'armonizzazione della normativa in materia degli Stati membri per un migliore coordinamento a livello penale del fenomeno e rafforzamento del controllo dei sistemi finanziari, diventati ormai parte integrante del narcotraffico internazionale.
(6-00260) «Riccardo Ricciardi, Conte, Francesco Silvestri, Lomuti, Pellegrini, Perantoni, Scerra, Bruno, Cantone, Alfonso Colucci, D'Orso, Torto, Alifano, Caso, Morfino, Iaria, Pavanelli, Carotenuto, Marianna Ricciardi, Caramiello, Auriemma, Ilaria Fontana, Quartini, Santillo».


   La Camera,

   premesso che:

    1) l'Europa attraversa oggi un vero spartiacque storico in cui la capacità di reagire alle sfide globali, attraverso una sempre più stretta integrazione procedendo sulla strada di riforme strutturali non più rinviabili, rappresenta l'unica via per garantire non soltanto la sopravvivenza del progetto europeo, ma anche la centralità del Continente nelle relazioni internazionali;

    2) la guerra di aggressione della Russia all'Ucraina prosegue ininterrottamente da quattro anni e ad oggi appare del tutto aleatoria la probabilità che il conflitto possa concludersi con un successo bellico russo, ipotesi considerata fino a poco tempo fa ineluttabile sia da varie forze politiche sia da autorevoli commentatori. La resistenza del popolo ucraino rappresenta oggi la prima linea di difesa della democrazia europea, dello Stato di diritto e della sicurezza del continente. Ne consegue, che il futuro dell'Unione europea e dell'Ucraina sono indistricabilmente legati e il processo di adesione di Kyiv rappresenta una scelta strategica e politica volta a completare la riunificazione democratica dell'Europa;

    3) la capacità di resistenza dell'Ucraina trova il suo fondamento anche nel rilevante sostegno economico e militare fornito principalmente dall'Unione europea e dai Paesi che fanno parte della «coalizione dei volenterosi», che tuttavia non vede l'Italia in posizione preminente, evidenziando un'ambiguità o marginalità dell'Italia sia in relazione al sostegno all'Ucraina, sia rispetto la sua prospettiva di adesione all'Unione europea;

    4) il processo di allargamento (definito dal Presidente del Consiglio in più occasioni come una «riunificazione») ha assunto una centralità nuova all'interno del dibattito politico continentale grazie alla prospettiva di accesso del Montenegro prevista entro il 2028, che deve essere sostenuto con forza e decisione;

    5) sul tema dell'allargamento e della situazione in Ucraina si sono tenuti nei giorni scorsi due importanti vertici a livello europeo: il primo in Montenegro dove i leader europei hanno discusso con quelli dei Balcani delle prospettive di adesione all'Unione europea dei loro Paesi, e la seconda a Londra, dove Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno fatto il punto sul sostegno della «coalizione dei volenterosi» all'Ucraina in presenza di Volodymyr Zelensky;

    6) al Vertice tenuto con i Paesi dei Balcani in Montenegro è stata avanzata da Francia e Germania l'ipotesi di un'integrazione graduale per settori e la possibilità di accelerare l'integrazione graduale già prima dell'adesione piena dell'Ucraina all'Unione europea;

    7) per diverse ragioni, il Presidente del Consiglio non ha partecipato a nessuno di questi appuntamenti, entrambi propedeutici agli importanti orientamenti che dovranno essere assunti dal Consiglio europeo del 18 e 19 giugno in materia di allargamento dell'Unione europea;

    8) considerato l'apparente ritrovato slancio del processo di integrazione, assume un rilievo ancor più importante il tema della riforma dei trattati e in particolare il permanere dell'unanimità e del diritto di veto in settori decisivi dell'azione europea. La persistente difesa di un modello puramente intergovernativo si è dimostrata inadeguata ad affrontare le sfide attuali. Parlamento europeo, la Conferenza sul futuro dell'Europa e numerose forze politiche europeiste hanno indicato la necessità di una riforma dei Trattati finalizzata a rendere l'Unione più democratica, più efficace e più capace di agire;

    9) i rapporti presentati da Enrico Letta e da Mario Draghi hanno evidenziato come non sia più rinviabile un intervento volto a rafforzare la resilienza dell'economia dell'Unione europea, attraverso un deciso e robusto impegno riformatore volto a completare il mercato unico, nonché a rilanciare la competitività del sistema economico europeo;

    10) il negoziato sul prossimo Quadro finanziario pluriennale rappresenta un passaggio decisivo per rafforzare la capacità dell'Unione europea di finanziare beni pubblici europei comuni, dalla sicurezza alla ricerca, dalla transizione ecologica alle infrastrutture strategiche;

    11) secondo il recente report dell'Euda, il mercato della droga e le reti criminali che lo sostengono stanno diversificando sia le proprie rotte, sia i metodi per eludere i controlli, una situazione che dimostra come anche sul più ampio livello europeo l'attuale clima incentrato sul proibizionismo non rappresenti una risposta efficace nell'ottica della tutela della salute e della sicurezza dei cittadini europei, anche in virtù del fatto che tali sostanze sono sempre più diffuse e consumate,

impegna il Governo:

   1) a richiedere con fermezza, in sede di Consiglio europeo, un rafforzamento immediato e duraturo del sostegno dell'Unione europea all'Ucraina anche mediante strumenti finanziari europei comuni e l'utilizzo dei proventi derivanti dai beni russi immobilizzati, respingendo ogni ipotesi di soluzione imposta che comprometta la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina;

   2) a sostenere con determinazione e senza tentennamenti il percorso di adesione dell'Ucraina all'Unione europea riconoscendo l'ingresso di Kyiv nell'Unione come un investimento strategico per la sicurezza, la stabilità e l'unità politica del continente europeo;

   3) a sostenere il processo di allargamento dell'Unione ai Balcani occidentali per ribadire con forza le ragioni della costruzione europea contribuendo al consolidamento della stabilità, della pace e della prosperità del Continente al fine di rendere l'Unione un attore centrale sulla scena internazionale e riconoscendo alla prospettiva dell'ampliamento dei confini europei il valore di un investimento strategico per la sicurezza, la stabilità e l'unità politica del continente europeo;

   4) a promuovere, nell'ambito del processo di allargamento, una contestuale riforma delle istituzioni e dei meccanismi decisionali europei che conduca all'abolizione del voto all'unanimità in materia di politica estera e di sicurezza comune e consenta all'Unione di accogliere nuovi membri, garantendo al contempo l'efficacia delle proprie istituzioni nell'adozione delle politiche e perseguendo l'obiettivo del rafforzamento democratico delle istituzioni europee, anche attraverso la promozione di una vera e propria iniziativa costituente europea volta alla progressiva trasformazione dell'Unione europea in una federazione democratica capace di esercitare competenze più ampie nelle materie strategiche in cui la dimensione nazionale appare insufficiente;

   5) a promuovere la costruzione di una autentica Unione europea della difesa, fondata su capacità militari integrate, una pianificazione strategica comune, programmi europei di investimento e approvvigionamento congiunto, una struttura permanente di comando e controllo e una crescente integrazione industriale nel settore della difesa, nonché a sostenere una gestione realmente europea delle frontiere esterne, volta alla creazione di un vero spazio comune di sicurezza;

   6) a sostenere con forza ogni iniziativa volta all'implementazione delle raccomandazioni contenute nei rapporti Letta e Draghi che portino al completamento del mercato unico, l'unione dei mercati dei capitali, il rafforzamento della politica industriale europea e l'incremento degli investimenti comuni, nonché a sostenere la possibilità di emissioni permanenti di debito comune europeo per finanziare investimenti nei settori della difesa, della sicurezza energetica, delle infrastrutture e della transizione climatica e digitale;

   7) a promuovere in tutte le sedi europee la prospettiva degli Stati Uniti d'Europa quale approdo politico del processo di integrazione europea, attraverso la costruzione di una sovranità europea democratica in materia di politica estera, sicurezza, difesa, energia, politica economica e tutela dei diritti fondamentali;

   8) a farsi promotore in sede europea, anche sulla base delle evidenze del recente report Euda, di un più approfondito coordinamento a livello Ue per il contrasto alle reti criminali che si alimentano del traffico e dello spaccio di droga, promuovendo un nuovo approccio che sia basato sulle evidenze scientifiche, sulla tutela della salute dei cittadini europei e sul sostegno delle persone tossicodipendenti impegnandosi a promuovere politiche pubbliche incentrate sulla riduzione del danno.
(6-00261) «Magi, Della Vedova».


   La Camera,

   premesso che:

    1) il perdurare del conflitto tra Federazione Russa e Ucraina continua a determinare rilevanti conseguenze economiche, energetiche e sociali per gli Stati membri dell'Unione europea e per il sistema produttivo italiano;

    2) l'eventuale adesione dell'Ucraina all'Unione europea comporterebbe rilevanti conseguenze economiche, finanziarie, agricole e geopolitiche per gli Stati membri, incidendo significativamente sulla distribuzione delle risorse della Politica Agricola Comune, dei fondi di coesione e degli strumenti finanziari europei, con possibili effetti negativi sulla competitività delle imprese agricole e produttive italiane ed europee, nonché sugli equilibri strategici del continente e sul processo di normalizzazione delle relazioni tra l'Unione europea e la Federazione Russa, rendendosi pertanto necessaria una preventiva e approfondita valutazione dei relativi impatti sugli interessi nazionali italiani ed europei;

    3) l'instabilità geopolitica internazionale, con particolare riferimento alle tensioni nel Medio Oriente, al conflitto che coinvolge Israele e Iran e ai rischi connessi alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, rappresenta un grave fattore di incertezza per la sicurezza energetica globale, per la libertà delle rotte commerciali strategiche e per la stabilità economica europea;

    4) le tensioni nell'area mediorientale incidono direttamente sugli interessi strategici dell'Italia e dell'Europa sotto il profilo energetico, commerciale, logistico, portuale e della sicurezza marittima nel Mediterraneo, pur trattandosi di dinamiche geopolitiche non originate né direttamente determinate dagli interessi nazionali europei;

    5) risulta pertanto necessario che l'Unione europea rafforzi la propria capacità di iniziativa diplomatica e strategica, coordinandosi con gli alleati storici dell'Italia e con tutti quei paesi e organizzazioni internazionali che abbiano interessi convergenti con quelli della nostra nazione al fine di favorire una rapida stabilizzazione dell'area mediorientale e la tutela degli interessi economici e di sicurezza europei;

    6) l'aumento dei costi energetici, delle materie prime e dell'inflazione ha inciso significativamente sul potere d'acquisto delle famiglie, sulla competitività delle imprese e sulla sostenibilità del tessuto industriale nazionale;

    7) appare prioritario orientare le risorse pubbliche verso il rafforzamento dei servizi essenziali dello Stato, con particolare riferimento alla sanità pubblica, alla sicurezza interna, alla tutela del lavoro, al sostegno delle famiglie e al potenziamento delle capacità strategiche nazionali;

    8) il perseguimento della pace, della stabilità internazionale e della sicurezza europea richiede una rinnovata centralità dell'iniziativa diplomatica e politica dell'Unione europea;

    9) l'Unione europea è chiamata a rafforzare la propria autonomia strategica e la propria indipendenza nello scenario geopolitico globale, sviluppando una capacità decisionale maggiormente orientata alla tutela degli interessi dei popoli e delle relative economie nazionali, pur nel quadro delle storiche relazioni di cooperazione e alleanza con gli Stati Uniti d'America e con i partner euro-atlantici;

    10) la sicurezza energetica rappresenta un elemento essenziale della sovranità economica nazionale ed europea e richiede approcci pragmatici, sostenibili e coerenti con gli interessi strategici degli Stati membri;

    11) le politiche derivanti dall'attuazione del Green Deal europeo necessitano di una revisione che tenga adeguatamente conto dell'impatto economico e sociale sulle imprese, sui lavoratori e sulla competitività industriale europea;

    12) diversi Paesi europei stanno rivalutando il ruolo strategico dell'energia nucleare civile di nuova generazione quale strumento per garantire continuità produttiva, indipendenza energetica e stabilità dei costi dell'energia;

    13) i crescenti flussi migratori irregolari verso i Paesi dell'Unione europea stanno determinando crescenti pressioni economiche e preoccupanti conseguenze negative sulla sicurezza e sulla coesione sociale degli Stati membri;

    14) risulta necessario sviluppare una politica europea maggiormente efficace nella difesa dei confini esterni dell'Unione nel contrasto all'immigrazione illegale, alla tratta di esseri umani e alle reti criminali internazionali che operano lungo le principali rotte migratorie;

    15) appare altresì necessario rafforzare i meccanismi europei di rimpatrio dei migranti irregolari e dei soggetti stranieri destinatari di provvedimenti definitivi di espulsione o che abbiano manifestato, attraverso comportamenti accertati e reiterati, incompatibilità con i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico e della convivenza civile degli Stati membri;

    16) l'Europa sta attraversando una grave crisi demografica caratterizzata da un progressivo calo delle nascite, dall'invecchiamento della popolazione e dalla riduzione della popolazione attiva, fenomeni che incidono negativamente sulla sostenibilità economica, sociale e produttiva degli Stati membri;

    17) l'Italia rappresenta uno dei Paesi europei maggiormente esposti al declino demografico, con effetti rilevanti sul sistema previdenziale, sul mercato del lavoro, sulla tenuta del welfare e sulla coesione sociale;

    18) risulta pertanto necessario promuovere un grande piano europeo di investimento demografico e familiare, fondato sul sostegno concreto alla natalità, alla maternità, alla genitorialità e ai servizi per l'infanzia, analogamente agli strumenti straordinari di investimento predisposti dall'Unione europea in altri settori strategici;

    19) occorre garantire una maggiore tutela degli interessi strategici nazionali nell'attuazione delle normative europee, con particolare riferimento ai comparti produttivi tradizionali italiani, evitando l'applicazione di disposizioni suscettibili di compromettere la stabilità economica e occupazionale di interi settori;

    20) risulta necessario salvaguardare le specificità economiche e sociali del comparto balneare italiano, valorizzando il ruolo svolto dalle imprese concessionarie nella tutela del territorio, costiero, nello sviluppo turistico nazionale e nella continuità occupazionale,

impegna il Governo:

   1) ad effettuare iniziative diplomatiche che portino ad una pace negoziale, prevedendo, contestualmente, l'immediata sospensione di ulteriori forme di sostegno economico e militare a favore dell'Ucraina;

   2) a non sostenere iniziative volte ad accelerare o favorire il processo di adesione dell'Ucraina all'Unione europea, promuovendo invece una preventiva e approfondita valutazione degli impatti economici, finanziari, agricoli, sociali e strategici che tale allargamento potrebbe produrre sugli interessi nazionali italiani, sulla sostenibilità del bilancio dell'Unione europea, sulla competitività dei comparti produttivi e agricoli degli Stati membri, nonché sul processo di stabilizzazione e normalizzazione delle relazioni tra l'Europa e la Federazione Russa;

   3) ad adottare iniziative in sede europea affinché le risorse economiche nazionali possano essere orientate prioritariamente verso il rafforzamento del sistema sanitario pubblico, della sicurezza interna, delle politiche a sostegno delle famiglie e dei lavoratori italiani, nonché delle capacità di difesa e protezione nazionale;

   4) a promuovere, nel rispetto degli obblighi internazionali e nell'ambito di una strategia europea condivisa, il progressivo ripristino di relazioni economiche, energetiche e commerciali con la Federazione Russa, incluse eventuali forniture energetiche e di materie prime strategiche, laddove compatibili con gli interessi nazionali italiani ed europei;

   5) a sostenere in sede europea una politica estera maggiormente autonoma e indipendente, fondata sulla tutela degli interessi strategici dei Paesi europei, rafforzando al contempo la cooperazione con gli alleati storici e con gli Stati Uniti d'America nell'ambito delle relazioni euro-atlantiche;

   6) a promuovere ogni iniziativa utile a garantire la sicurezza delle rotte commerciali ed energetiche internazionali, con particolare attenzione all'area del Medio Oriente, al conflitto tra Stati Uniti d'America ed Israele contro l'Iran e alla sicurezza dello Stretto di Hormuz;

   7) a sostenere iniziative europee volte a favorire una rapida stabilizzazione della situazione mediorientale, al fine di limitare gli impatti economici, logistici, energetici e commerciali che le crisi dell'area stanno producendo sugli Stati membri dell'Unione europea e sull'Italia in particolare;

   8) a promuovere una profonda revisione del Green Deal europeo, al fine di proteggere il comparto industriale;

   9) a sostenere la definizione di un piano europeo di investimenti strategici nei settori dell'energia nucleare civile di nuova generazione, nell'idroelettrico, nelle biomasse, senza abbandonare settori essenziali come quello del carbone che ci ha consentito di mitigare gli effetti negativi delle ultime crisi energetiche;

   10) a sostenere il rafforzamento delle capacità europee di controllo e difesa dei confini esterni terrestri e marittimi dell'Unione europea, anche mediante il potenziamento degli strumenti di cooperazione operativa e di contrasto all'immigrazione illegale e alla criminalità transnazionale;

   11) a favorire l'adozione di politiche migratorie europee fondate sul principio della legalità, della programmazione dei flussi e della sostenibilità economica e sociale, favorendo percorsi di integrazione compatibili con la capacità effettiva degli Stati di garantire sicurezza, occupazione, servizi pubblici e coesione sociale;

   12) a sostenere, nelle opportune sedi europee, la definizione di strumenti comuni di coordinamento e finanziamento per programmi di rimpatrio e remigrazione volontaria o coattiva dei migranti irregolari e dei soggetti stranieri destinatari di provvedimenti definitivi di espulsione ovvero responsabili di condotte incompatibili con l'ordinamento giuridico e con i principi fondamentali della convivenza civile, accertate secondo le vigenti normative nazionali ed europee;

   13) a promuovere in sede europea la definizione di un grande piano straordinario di investimento demografico e familiare, dotato di adeguate risorse finanziarie comuni, finalizzato a sostenere concretamente la natalità negli Stati membri maggiormente colpiti dal declino demografico, attraverso misure, economiche, fiscali e sociali a favore delle famiglie e della genitorialità, sostenendo altresì nell'ambito del predetto piano europeo, il finanziamento prioritario di politiche nazionali strutturali volte ad aiutare le famiglie che vogliono educare i propri figli e al contempo ad ampliare la rete degli asili nido e delle case popolari;

   14) a valutare, nel rispetto dei principi costituzionali e dell'ordinamento europeo, l'introduzione di criteri di residenzialità stabile e prolungata per l'accesso ai benefici economici previsti nell'ambito delle politiche straordinarie di sostegno alla natalità e alla famiglia;

   15) ad assumere iniziative, nelle opportune sedi europee, finalizzate a tutelare gli interessi strategici italiani rispetto all'applicazione di normative e direttive europee ritenute incompatibili con la salvaguardia dei comparti produttivi nazionali, con particolare riferimento alla disciplina delle concessioni balneari e agli effetti derivanti dall'applicazione della direttiva Bolkestein;

   16) ad adottare ogni iniziativa utile in ambito europeo a rafforzare la sovranità energetica, economica, produttiva e sociale dell'Italia, tutelando famiglie, lavoratori e imprese nazionali nel quadro di una rinnovata centralità dell'interesse nazionale.
(6-00262) «Ziello, Pozzolo, Ravetto, Bof, Furgiuele, Sasso, Davide Bergamini, Pierro».